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Full text of "La Civiltà cattolica"

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L^ 



CIVILTÀ CATTOLICA 

JìMttt* pópulue euiui Doau'mu 7V**« Wu#. 

l'sAiJi. ai.iii. 15. 

MNO TRIGESIMOSETTIMO 



SERIE XIII. — VOL. IV. — QUADERNO 871 



I. - 



^(L - 



IN DICK Ul OUKSTO OUADKILNO 
SxNCTifìsttn IkoHiM NosTiiiLeoMs MViNA l'itnviDcirrrA I'ai'ae XIII. 

IjrrCHiK ApOSTOLICAK de HlEflAhCllU l'ÌPISCOPALl IN INLIIS ORIEN- 
TALIBVS WSTITVKNDA l'aff, 

l/iui'KcsA M Roma giudicata da Ot!(o Cappom . . 

DKL flItSeNTK STATO DEGLI StrUII LINGUISTICI. 

L*rPKOTISMO TORffATO DI MODA 

Il rENSlFJlO CATTOLICO NELLA STOIUA CO.i;Tt£HI*uUA.>KA D ItALiA. 
1 DCWELITTI 

XLIV. I^a catastrofe il' Ischia 

XLV. Eroi.'^nio crisiiano . 

XIA'i. Il i»ennme/(lo. . , 

RmsTA DCLLA STAMPA (tauama — Un po'(1i lucc Stillo sfratto 

d«ì Gfótiìti dalla canouìi^a di S. (iSfiLano 

UlBLIOGRAFU 

(InoKACA CO?(TKIII'OI\ANKA . 

L Cose homane 

II. Cose ÌTALU.NK 

in. '->isK STHAMEnR — Bulgari» 

IV. lYutisia (N^ostra corrispondcnja) 



FJRENZK 



PRESSO LUIGI MANl'ELI.I, libr\io 

Via «Il-I l>i-noo(tiinlt.i, lo. 
p**<i« I. Ulti» la C4Mfi 



3 ollulii-e tBHG 



LIBRI VENDIBILI 

ALL'AMMI.MSTRAZIOIVE DELLA CIVILTÀ CÀTTOLIQà 

FIRENZE — 5, Via de'ConU. 3. — FIRENZE 



ornoldl G- M. (d. C. i). (ì.). Ln Filosofia acolaslica spttt-uJuliva di S. 
mii8o d'Aiiuino. Trrza edtiiono italiana (iccroseiuta dall'Autore. Bolo_ 
tip. Pontilìcia MttrL'pjfioui. 1880, in H giandiJ. pn-sao a IClO pa^tnr. L. ft 

— Institutiunes Pliilo^uptiictto ad mcutuiu S. TUumu'' A'jiiniatiM Auctoit 

I. M. Contoldi 8. I. io laliuuni versae ab Exc.tiio et Rev.nio Veuetiamn 
Putriarnha et ab aucturo rr.'co^ni(ae et auctno. Bunouiae, typ. Pont. Mar 
giani. Un Voi. in H. di circa ttOO pngg, * 

— Alcune orazioni panegiriche e aìdcursi. Partua, 1875. Voi. ia 16, 

gin» 17ìf. I 

— Della pluralità dolio forme, secondo S. Tommaso d'Aquino — Conmiontai^ 

Seconda odixione rivuduta dolT Autore. Voi. in 8> di pag'g. i*92. Borni 
tip. Befani. * 8 T 

— Il Panteismo ontologico a le nozioni d'Ontologia del R. G. Baroni P. (LJ 

Opuscolo in IC, di pngg. (36. Bolog'nn. » 

— 11 sette marzo ossìa i UIuhoH ni pittdi di Leoue XllI ristoratore della file 

Opuscolo in 16, di pagg. AH. Bologna. lrt**0. > 

— La com'iliaziono della vera scienvii con la fede cattolico, S" edizion 

appendice. Voi. in 16, di pagg 170. Bologna, l«7S. » 

•— La riforma della filo^ìoHa — Conimeiitano. Voi in 10, di pagg. iG?. 
logiia, 1880. » I 

— Nozione elementare dell'Ontologismo. Opuscolo in 16* di pagg. ì^. 

loena, 1878. » - 

— Prolegutneni .sulta filosofi i italiana e trattalo sulla eaiatenza dt Dio. VA 

in l«, di pagg. r>53. Bologna, (877. > 3 S 

— SentL'Dtia S. Tb. Aq. iìti Immunitate B. V. Dei Parenti» a peccati oHgiaaU 

labe, Kditio quarta. Voi in 10. di pagg. \'J-2. Parms. 1H73. * —r 

-~ Il Rosminianismo .tintesi deirOntoìogismo e del Panteiamo. Voi. io 9< 
pagg. 45;^. Roma. 1881. » S< 

— Dei principi! fisico-razionali «econdo 8. Tommaso d'Aquino — Commei 

tario dclPopnacolo — De Principiis iiaturae. Bologna, 1861, Voi. ìn Itì, 

pagg. ìrao. » I 

— Leone MIT e il Ouverno italiano di Euggiero Bonghi. Risposta. Opuae 

in >*, di pagg. 3<?. Roma, * — 

— Ln sintesi chimica uecotido i priDcipiì di S. Tommaso. Voi. io 8, dì pogg.l 

Roma. tip. Befìiui. 1SS*>. » ^ 

— La tutta del ^enjitrd. Opuscolo in 8, dt pagg. 16, Roma, tip. Befani. » 

— LMoIellettcngiMLttì. 0pu8C. in H di pagg. 'ó'4. Roma. Up. B<^r)ini. 13^!^. » 

— Della libertà umana. Diuserlazioae. Oputìoolo in 8, dì pagg. ^C. Ruma, I 

graOa Befani, 1884. » - 

— Autitetìi della doCtrinri di 8. Tommaso con quella del Rosmini. Opuao 

in H, di pagine ùA. Prato, tipogrnfln Oiaclielli, Figlio e C. 188^ > — ■ 

— La Storia del conflitto fra la reli^iuoc e la aoienza dì G, Draper dtscu< 

Voi. in Iti. di l>agg. HU. Bologna. 1^79. > ' 

— Del senso comuuu e d<-l senso foiidameulalo del Rosmini, Opuscolo 

dì pagg. 40. Roma. tip. B-fuuì, 1h8.'. » 

— Roiimini rispetto airinucguamcoto. — Qiicstiouc. Opuscolo in 8, di pn 

Roma, tip. Htrfaui. 188;?. a 






LA 

CIVILTÀ CATTOLICA 



ASNO TRIGESIMOSETTIMO 



2i lett'jmbre ItìWi. 



1L.A. 



CIVILTÀ CATTOLICA 



AMO TRIGESIMOSETTIMO 



Beatua populvn ■:uiut Dominvs Zkus eius. 

PSALM. CXLIII, 15. 



VOL. IV. 
DELLA SERIE DECIMATERZA 



FIRENZE 

PRESSO LL'IGl MA.NCELLT, libraio 

Via del Z*rooonaolo, IO. 
prcH* S. Miri» la C«»|« 

lyso 



PP.OPIUETA UtTERAIUA 



Hrato, Tip. Giachetti, Kijrli.^ e C. 



1 3^7 



AA 



30 



SANCTISSIMI DOMINI NOSTRI 

L :e O N I s 

U1V1N\ PHOVIDENTIA 

PAPAE XIII 



LITTEllAE AFOSTOLICAE 

DE Hlt-»IAIU:HIA EPISCOPALI IN' INDIIS ORIKXTALIBVS INSTITVENDA 



LEO EPiscopys 

5BBVVS SeRVOfìVM DEI AU rcnPBTVAM HKl MKMOniAM 



Humanae salutis auctor lesus Christus, cam nos sanguine stio 
de servitiite redemisset, et in caelos ad Patrem proxime esset 
reditorus. iis. quos Apostolo» nominavit, alumnisdisciplinae suae, 
et tcstibiis rerum quas Ipso fecerat et docuerat, imbnendum cae- 
lesti doctrina mundiyii rommisit Sanari enim oportebat, Consilio 
^tiaque Bei, omnes homÌDcs : nec saDarì nisi oblato verìtatis 
tornine potuissent. lUi itaque nobilissimi mimeris memores, ac- 
wpUi Spiritus Saurti virtute, in varias orhh partes tna^o animo 
ibeunt, Evangolii sapientiam quacumque nantiant, longius etiara 
progressi, quara quo arma domitoris termrum popull penotrarant; 
ita ut voi ab Ecclesiao primordiis vorissimum illud extiterit: hi 
omnem terram exivit sonus eoruìn, et in Jines orbis terrae 
tirlta eorutn. 

Apostolici muneris obeundi officium iu lalissimis ludiae re- 
gionibus Thomae obtigisse, memoriac proditnm est. Hic sane, uti 
Tetcra litteraruni monumenta tostautur, Cbristo in raolos rer^fìpto, 
fum in Aethiopiam, Persidem, llircaniani, ac demum in penine 
salam ultra Indnm raigrasset, diftìcilliraa peregri natione suscepta^ 
grarissimisquQ exantlatis lalioribus, primus eas gent«s christia- 
nae reritatis luce collustravit, redditoque snmmo animamm Pa- 
stori sanguinis sui testimonio, ad seuipiterna in raelis praumia 
evocatas est. 



ti SAMCn&Slia D. 5. LEOms MVi:CA providextu papac xoi. 

Exiude Àpostolam praeelare de ea regìono merìtam colei 
India Eou omnino intermisit: in viftustissiniis lìbrìs liturgìcanii 
precuffl alji^quo ìllamm ecclesiarum monumentis Tbomae noinè 
et laudes celebrari ronsueveruot, atque ios^uentìbus saeculii 
post ìpsam errorum luctuosam propogatJODem, nequaquam et 
i'ins deleta memoria; itcmque fides, quaia ìlle dissemìoanl 
tamctsi iotermortoa iacait, non tamon extincta funditus esse yh 
est. Qaarc novis viromin apostolicomm excitata cnris, latius mi 
Davit, egregiisque florens Tirtntiim exemplis. et martynim edaet 
sanguine, gentes ìilas ab immiti feritale revocata^ sensini ad h^ 
manitatem excoluit, Hac vero Retate christiannm nomwi t&nt 
apud Indos prosporitate vulgatnm est, ut Ecclosiae filii per uni 
Tersam peninsulam ad sexdecim centena millìa feliciter crererìnl 
tacerdotes magno in honore hahentur, catholica dortrina in srholi 
stimma ciim liberiate Iraditur, iamque certa spes affulget copio 
siores ex ea gente luanipulos ad lesnm Christum ai!eessuroj 
Ilaque decreviraus finniore ordine et modo rem Indornm catìwj 
licam constlluere: ea enìm, qnantumvis magnum et constans De 
cessorum Nostronim extìterit stndìuni, nondum illam adepta ee 
consti tu ti onem ordinalam et stabileni, cuius tanta vis est ad te 
tandam TJtae chri8tianae disciplinara, salutemquo populìs M 
ricndam* ■ 

Ut aliquid de praeteritorura temporura memoria perbrcTitfl 
attingamus, ìnito ìam saeculo XIV» autiquam fìdeni velut a 
interitu vindicaro conati swnt nobiies ex Franriscana et Domi 
nìciana familia alumni: qui, anctoritate missuque romanonii 
Pontitìcnm, ad Indias transgrcssi, plurimum operae in sanandi 
haereticoriim opinionibus, abolendùque ethuicorum superstition 
posuerunt. Ubi vero cxpeditior per proraonturiiim Bonao Sp^ 
])atuìt Europae gentibus ad oras Indicas transitus, una cum vi 
rerum apostolicomm adcursu salutares crevere fructus. Sìngu 
larom laadem eo tempore cousecuta estSocietas lesu: in primlsqu 
ad miraculum excelluit magnus Indìarinn apostolus Franciscu 
Xaverius, qui ìucredibiles labores perpessus, et maxiuiis peri 
culis terra marique excelso animo superatis, Cnicom sacrosanctar 
iis regionibus quasi triumpbator intuii!, et ingentem hominnt 



UTTERAE APOSTOLICAE 7 

nmltitudtnero ne data io ora Malabarica, sed et in Coromande- 
lica et in Ceylanensi insula, immo et in remotioribiH pn^vinclis^ 
}ì^ne ad laponio^, tniiltipLicl snperstitioutì sublata, ad lesam 
Ohmturu adiunxìt. 

Ad tantam rhristiani nominls propagationera, praeter iaborio- 
as Missmnariorum cura? pUiriinurn valatt illustriuni Portugal- 
lia*) et Algarbiomrn regum opera: quibu? merito contigit, ut ab 
kc Apo3toÌi*'a Sedu ptìrhonorifice coUaudarentitr, qaod eorum 
ministerìo tam lata orbis terrae pars an^ea ignota Europae 
innofuìsset: maxime vero gnod Ecdesiae Dal p^r agnitionem 
christiiinae rerUalis aggregaretur '. 

Iq prorinriis vero, quas vel iu ora Malabarira vel in Coro- 
iftandelloa Lusitani obtinuerant, cum latìus fldes catholira ma- 
uarìsset, praerJpna Pontifieum inaximorum cura fuit, sacerdotes 
tà sacra oflìrìa iis in rogionibn? obìunda undiqut» advorare, alla- 
qne sapienU*r (ìt utilitor, praesorlira quod ad eh ri stiano rum re- 
gimon pertineret, constltuere. Au^ta vero Lnsitanarum posses- 
sionnra amplitudine, novae Dìoeceses in iisdem colontis coustitutae 
sunt. In iis euiinot Goana, quam Paulu^ IV archiopiscopalis 
thrHui honore ot iuribus auxit: accedit vero Cochinensis et Crau- 
garioronsis : ìtem in ora Coromandelica Meliaporen=ds, quam in 
urbe Sancii Thomae Paulus V instituìt. Portugalliae vero aipio 
Algarbiorutn regibu?, quod rei catholicae iucremenlis profuissent, 
nominatimene Dioecese?, quae commemoratae suat, aere suo mu- 
aiflfr? dotassent, romani Pontificos grati animi caussa ius patro- 
natus in novensiies opiscopales Sedes concessero. Quae quidam 
cara in Tetorig ac recentis christiaaornm societalis atìlitatom 
'- -i? «ìtjcernerent. spe erigabantur. brevi futurnm ni estremi 

^Li8genlibu?Inx Evangelii longe lateqne afFolgeret, quae|ue 

ex illa sequnntnr beneficia, tamquam abundantissìmus amnls, in 
ipsam civileiii socictatem inflnerent. — Sed prospere coeptonini 
cnrsnra fortuna rotardavìt. Coorlìs enim bf^IIorum aliorumquò 
r-itìiMun propcliis, magna clades Ecclesia» apud ludos suc^re-sceuti 
:u?r0 ridebatur. Ita-iiie ne Erangelii interciperetur propa- 



■ t«0 X. Summam Nobia lattitiam — 1513. 



SAIfCnSSIUT D. N. tEOXtS IHVI?CA PnOVlBCWTIA PAPAE im. 

gatio, nou ÌD tot boiaìnum millibus si-mpiterQa aainiorum sàlin 
perìclitaretar, romani Pontìfices ad regoa illa amplìssima, prae 
sertini quao LusitAnls colonìis nequaquam coutiiiebautur, provi- 
dentiam suam transtulerunt, summaquo cura studuerunt, quanto 
piures ex ingenti Illa multitudiue pusseut, ad instituta Christiana 
traducere, item munire adiumentis iis quao ad excoleudos anlmos 
pertinent, et haeretica pravitato dopulsa, in sancta relìgiono re- 
tÌBere. f 

Quo autem cura diffieìlior ob immensa locoram intervalla, 
regionum latitudinem, incommoda itioenira, eo accuratins vel 
evangelicis operariìs deligendis vel Missionum regiiniui ordiuaiido 
oporam dare magna cum liberiate consaeveruut. Saeculo XVII 
et XVIII, praesertini oporà vironim religiosorum, quos sacra 
Congregati» christiano nomini propagando ad Indos miserata 
piures christiauonini coramunitates coaluere; liiiguae earum geii- 
tium varìae per Missionarios perceptae ; libri vernaciUo populi , 
sermone conscripti ; plurìmorum animi spirita cathoiicao instlS 
tutionis imbuti atqno in spem eaelestium erecti. — Quibns in 
rebus nobilitati sunt labores sodalium Carmelitidum, Gapulato- 
rum, Baruabitidum. Oraturianorum, qui quidera iu iis gentibu 
ad Christiana ìnstituta enidiendis non eodem omnos tempore, se 
idem studium coUocavere constantiamque parem. 

Gubemandis interea fidelibus moderandisque sacrorum operai 
riorum expeditionibu^i, idoneo antistitum regimino coustituto, prò** 
visum est. — Decessores autem Nostri singulari studio in id iu 
primis animum intendebant, ut apostolici viri doctrinam chri-^É 
stianam India tota sancto inviolateque servarent^ nec ullo nnqnam 
ethnicarum superstitionum vestigio inquinari patcrcntur. Roveraj, 
nomo ignorat qnam vigilanter iucubuerint ad erellenda radiciti 
Taoanim observatìonum rituumque a fide Christiana abliorrea 
tium zi/ania ab inimico homiae disseminata in novellis iis 
closiae germinibus. quae praesertim in regnis Madurae, May»-' 
sourìi et Camatjci adoleverant: item quani provido studuerint, 
quaestiones oiunes Inter regìonuui illarum Missionarios iti re gra- 
vissima exritatas pontificia auctoritate dirimer».'. De quibus ut 
Clemons XI apprimu coguosceret, CaroUim Thomam Touruoniui 



LlTTEnAE APOSTOUCAC 

^archaiii Antiochfìnum cum jiotestato Legati a latcro in Indiis 
wriontulibnsOomraissarimnarVisìtatoremApostolirumannoMDCCI 
destiuavit. Sapioutìbas Toarnonii decretis Clomens XF aurtoritatis 
8tU6 robur adiecìt, eisdemque Innocentius XIII, Benedictus XIII, 
et Cl^uitìiis XII. ut quiim diligentissiiiie obtemperaretur, gravitar 
■■"T- rtint. Benedictus vero XIV, edita Conatitutione Omnium sol- 
i'iinum\ aiaotis dubitationmn caiis^ìis additisque opportuiiis 
dt^'larationibus, confcroversiatn dimidio fere saeculo acriter agita- 
tam sQstuIit 

ALiqnanto seriuR, cum de Indiarum bono romaaì Poiitillces 
plura cogitareat, trauquillitas Ecclesiae per Europam turbulentis 
«$t affiicta temporibus; quae tempora vel apud Indos chrìsttanae 
fideì incrementnm prohibuere. Praetorea io proviuciis peninanlae 

StnJibus plaga gravis accessit, auctore tyranno Tipou Sahib, 
catholicam nomea multimodis vexavit. — Quamvis vero post 
id tempns apostolici viri prò nomine Christiane multum et utiliter 
«laboraverìnt, tamen Gregorius XVI, rem omnera animo et cogi- 
tatiorie complexas, intellexit et declaravit regiones ilìas neces- 
iario requirere ut Apostolica Sedes^ mutatis temporum adiun- 
cti$^ religioni in iis pertcUtanti succiérreret^ et ecclesiastici 
Tegiminis fnrmam ea ratione moderaretur, quae obtinend-ae 
fdei incolumiiati par easet ^ Statimque ad rem aggressus, non 
cnnstitiit christianis ex India hominibus salutaria, ampli- 
lUe per eos tractns religioni vaide opportuna. 

VerumtamoD Apostoliche Sedis curas, ntique comraimis salutis 
grulla suscejitas, multis longe secns iuterpretantibus, cum fune- 
stimi illud dissidium detlagravìsset quod in maiora mala eruptu- 
rum vidobaiur. Plus IX, cura Petro rege Fidelissimo semel atque 
itenim egit, ut quaedam communi Consilio decernerentur, quae 
tot iocommodonim reraedium alFerrent. Itaqne conventio u8t iuita 
anno MI>CCGLV1I; cuius tamen conditiones quominus perftce- 
runtur, variae diffimltates impedimento fuore. 

Ubi vero Nos, summa Dei benignitate, Ecclesiae gubemacula 
floaoepjmus, de gravissimo hoc negotio dilìgentissime cogitantes» 

* Un. Ap. Mutta pracciarc» die 24 aprili; 1838. 



10 



SAKCnSSim D. N. LROMS divina PBOVIDENTIA PAPAE 3U11. 



«uctores fuimus regni Lusitani aduiinistris ut ea du re XobiscuiUj 
agere, novasquo conditiones, quales tempora sirasissent, scriber 
ne reciisareot. Quod ìis cum plaruisset, mentem Nostram consi^ 
gnaviinus litteris ad dikctmu Filium Nostrum regeui Ludovicmu' 
missis hoc auooy dio TI lannarii, exploratai|no eius aoquititej 
cum coucordiae studio couiuacta. coitYctitioueiii rite pepìgiinus 
per quaui licuit plura utiliter communi scatealìa siatiioro, qua 
litteris, uti mos est, mandata suut '. In primis vero ius patronati] 
regum Lusitaniae acquo modo dclìnitum est: Archiepiscopatus^ 
Goanus dignitatc Patriarchali ad honorem auctus, eiusdemquu 
cum Dioeceses SufFraganeau designata», tum ìura cetera consti- 
tuta. Fraetereacouvenit, ut guhcrnatorea Lusìtauiae singulis Dioa^ 
ce.sibu8 supra dictis censum in tuitioaom Cauouicorum, CleriJ 
Semioarioruui publice assigueut: iidom oporam suam cum £pi^ 
scopis couferant ad schulas pueris, domos altricos pupìllis com-^ 
paraudas, aliaque pio instituenda, quae Tel christiauorum saluti 
prodtsse, vel tollere ethnicorum superstiti onom posse videantur. — 
His de caussis cum auimorum concordiam in christianìs ex India 
populis tranquillaiu ac firmam fore non iuiuria confidamus, idcirco 
maturìtatem venisse censemus rei catholii^o io universa cis Ghin* 
gem peuiusula constituendae, ut illae gentes ad moutem domiUHi 
Domini praeparatum accedentes, stabilis beneque ordinati regi-" 
mìttis beneficia seutiant. 

SeptentrionalLs Indianim tracttis tres excipit Yicariatas, quod 
antiqua mìssio ludostana a Gregorio XVI in duas partes 
an. MDCCCXLV divisa V età Nobis his postremis aunìs tripar 
tita\ Agrae, Patnao et Punjabii velnti ecclesiasticas regiones $i 
paratas modo complectitur. Prior veteri territorio con9tat,excepti 
partilms alteri assignatis; altera coustat regiouibus, qua<> appo 
lautur Nepal, Bthar. parva provincia Sikkìn», vetus regnuiu 
Ayadhya, Buudeikand; atiisque priucìpatibus iìnitimi.s. Torti 
vero Pnujabensi regione conlinetnr, cui reguum Cashmiro dein' 
additum est. 



' CooconJ. an. 1886. 

' Uh. Af>oM. Pafttoiafitt officii, dìo 7 Mm*. 18Ì5. 

= tiU. .\ì^>l Intcndentev, 21 se(it. Iti80. 



LITTERAE APOSTOLICAE "^^^■" tt 

11Ì6 sabiactìt ad Indiim Mis^io B^mbaronsis, quara Pius IX, 
ao. UDCCCfilV, bif^riain dìspertiens, regionem australeni, seu 
PooDensem, a boreali seiunxit. Haec 7ero, praeter insula^ Boitìbay 
et Salsettis habet provincias et regna Broai'lc, Ahmedabad, Ba- 
roda» Gu^rato, Marwar, Cati-h, Sindhi, Beluchistan usque ad 
Gabnl et Puiiiab: auitralìs autem regaa et proviacìas Koukào, 
Kandeìsh et Dukìcao niijue ad terminos regnorum Nizam, Maìs- 
m\T *ìi Canata Septontriouaìis, exceptis ex utraque terrìtoriis et 
proviDciis Arehidioecesi Goauonsì ncc non Archidìoeccsl Dauia- 
nensi seu Crangaiiom nupar aasigaatis. Subsequuntur per oram 
Kanaronstìm et Malabari/!am, praeter Archi dioeceiim Guauain, Yi- 
«iriattis tres ink'r raontes Gliates et mare occiduum s'ti, neiupe 
Maogaloreasis, anuo MDuCOLIII, a Vorapolitauo sou Malabarìco 
st'paratus ', per provinciam Kanarao ad fluinen Pouaoy; Vera- 
polltanus ab eo fluiniae ad terminos Dioccesìs Cochinensìs nuper 
a Nobis restilutae, et Quilouousis ab eiasdem Bioecosis finibas 
ad mcridiem sitis ad proinontoriimi Comorinum n?qne portiugens, 
excepUs paroecìis Diuecesi Cochiuenai assigoatis. 

Ad plagaiu peninsulari orientalem decem pHrtiueut Missiones. 
Io sJDii Bengalìco tres ad ostia fltiinitiìs Gaoges: uimirutu Vi- 
ariatO) occidentalis iu Calcattao urbe constìtutus, et orieutalls, 
ambo, anno MDCCCL, ab unico Btjugalcnsi derivati ^ Qui autem 
aJ iurisdiction'iui Episcopi Meliaporensis pertìnore dirti sunt, ex 
nomerà snbditorum utriusqDd Yieariatus excipiendì. Ilis accedit 
[q centro provinciae civìlis Bengaleu^is Praefectura A[)OituUca 

f-. MDCCULV orocta. Kinitima est Vicariatili occideuUll Beu- 

^ missio Tantissima de Vizagapatam niincupata, quao uni- 
vcrBum territorium intor fines Vicariatns Bombayeosis et maro 
' Jirum usquo ad flnmon Oodavory ad austrum coinprehendìt» 
' MDCCCL a Madraspatana divi.sa est\ Ilyderabadensis 
^; .;!:u JUÌ3SÌ0 per regnum Ni/am et provinciatu Maaulipatiun 
ad flameo Krichna proteaditur, quam a Gregorio XVI designa- 
tam, Pitu IX anno MOCCOLI * ad dignitatem Vicariatus evesit. 

* UlL Ap<HL JSz dfbito, 15 man. Ittolt. 

' \aU- Ap. Esponcndtim I^obia, 15 Tcbr. IH50. 

* lili. Ap- Kx ptuttoraìtH officio muttfru, It aprilis 1850. 

* Un. Ap. Ali WHiceraalis Ewlen'ae, 50 mail 1851. 



12 



SAKCnSSlHl D. N. LEONIS DIMNA PROVlDENTlA PAPAE XID. 



In ora CoroinaQdolica praecipna extai Miidraspatana cìtU 
quao ab anno MDCCCXXXEV Vicarium Apostolicum obtinij 
cuius iurisdictìo a Huinino Knchua ad Palar ìuter fìnes missioi 
BombaytìU3is et mare extenditur, eo praerepto tractu qui dii| 
a Nobìs Meliaporeusì dioecesi assìguatus est. Ad anstrales t^ 
eìus fìnes aatiquus Vìcariatus ofae Coromandelicac in tres quoq 
missiones auiio MDOCCL divisus fuit ', Derapo Pondicheriani 
ìnter tlumon Palar ad Septontrionem et tìumon Cavery ad ii 
ridieui : Mayssourensem ad regionein occiduam, huiiis noniii 
re^Dum et provincia^ Coorg, Gollegal, et partem Winaad et i 
lem coraplectens: demum Coimbatourensem quae Inter Missioi 
Yerapolitauain, Mau^lorenseiu et Madiirae ad orientein montii 
Ghates continetur. Es^trema iacet ad austruiii peninsulae uiag 
Madurensis Missio quae mari Goromandelico, montìbus G-hates 
flurainibus Carery et Tettar clauditur, iis sublatis regiouit 
et loris quae Episcopo Meliaporensi tribuiiuus : eamque an 
MDCCCXLYI paucis ante obituin diebus Gregorius XVI in ^ 
carìatum constituit^ fl 

Ceylaneasis vero insula iu tripUcem Vicoriatum distingmti 
Columbeuscm. Jatrnensem, et Kandrenscm: quorum priores 
unico autea extaute, a^siguatis alteri provinciis occidentali et n 
ridiouali, alteri vero reliquia iusulae territoriis, au. MDCCCXLK 
a Pio IX erecti sunt: tertias a Nobis, anno 5IDCCCLXXXII1 
separato ex primis in centro insulae territx)rio, constitutas e 

Cum igìtur in universis ludiae missionibus, quas commea 
raviuius, Evangelicorum nuntiorum studio et labori bus, eo il 
rea Christiana prorecta sit, ut non modo Salvatoris Nostfl 
men summa rum liberiate invoi^etur, sed Ecclesiae plure-s i 
merontur, caedemque multls sapieater et utlliter ìnstitutis i 
reant, Nos quidem primum omnium lieo optimo maximo | 
parta catliolico nomlui prosperitate singularo^ gratìas et ugim 
et habemus. Deinde vero quod Decessoribus Noatris 



< Litt Ap. Pastorah MSnisterium, 3 aprii. 1K50. 
' Lill. -Al». Erponrndum Nohis, \\) maW 18-40. 
» Un. Ap. Exponttndum Nohifi, t.t aprii. 1819. 
' LitL Ap. Quo 9atiu8, id apHI. 1883. 



LITTERAE APOSTOUCAE 



13 



optatìs fuìt Dt ecclesiastica hierarchia io ludia atque in insula 
(li^ylanensi constitueretur, id Nos ad effiiMeodum ajrgrediiuur. 
Qno fecto consequntara bona, Doo iuvaoto, coafidiiuos uou panra 
oec Gxigau. nomìiiatiiu concordiae carìtatisque ìacremeDium, sì- 
Dulitadiaem et firiuitatem disciplìnatì, populorum cum Eins<'ópÌ8 
Huuiraeque cum romano Ponti (ice stalnliorem coaiunrtiouem, 
eipeditiorem catholici tKtminis propagationem una cum ampliare 
virtatiini christianarum cultii. 

Itaque rogata, ut nogotii gravitas poslnlabat, Venerabilium 
Fratrura Nostronnn S. R. E, Cardiualium sacro Consilio cliri- 
stiano nomini propagando praepositorum sententia, fusis in hu- 
nilitate cordis Nostri ad omnipot^ntein Denm precibns, implo- 
mtaque ope Iraraaciilatae Dei Matrìs, sanrtorum Apostidortim 
Petri et Pauli, sjiiicturum Thomao Apostoli ac Francisci Xaverii, 
qui eas gentes sicut olim ad Evangelii lucem traduxere, ita 
aanc patr<">cimo caelesti tuentnr ac tegunt; motu proprio, certa 
vii?ntitt ac matura deliberatione Nostra, de Apostolicae pote- 
staUs plenitudine, ad maiorem divini nominis gloriam fideique 
rilholicae incrementum, hanim Litteranim auctoritate, in uni- 
Tersis ludìae orientaiis Missionibus Episcopalera hierarrhiam ad 
cathulicarnin legnm praescrìpta instituìmus. 

Porro I>ecess<)rum Nostrorum vestigiis inbaorentes, qui priuiuni 
Archidioectìsim Goanam eique suPfraganeas sedt'S Cocbinensem, 
Miaporeusem et Cranganorensem ereserunt easdem iuxta eam 
ratifmem ^quao in recenti conventione cum illustri Portugalliae 
•'t Algarbiorum rege Fidelissimo iniU significatur, confirmamiw 
L't in uoam ecclesiasticam provinciara iterum coalescere volumiis. 

Praeti^rea omnes totìus peniasulae atqui» insulae Ceylan Vi- 
rariatus Apostolicos, nti a Nobis supra descripti sunt, nec non 
Praefeduram in eentro Bengalicae provinciae sitam. in Episcc^- 
pales Ecdtìsias, auctoritate Nostra Ap-jstolica. tenore praesen- 
tiuiii erigimus et constituimus. Ex uovanim vero Dioecesinm 
numera quae sequantur. nempe Ecclesiam Agraeusetn, Bom- 
l-ayonsera, Verapolitauam, Calcuttensein, Madraspatanam. Pon- 
'hcherianam et Golambenseni ad Archìepiscopatls digiùtatis ho- 
uufem evehimos. Qaod autem pertìnet ad proviucial69 seu 



'14 SASCnSSIMI D. N. LEONIS DIVl.XA PROVIDENTU PAPAK XIII. 

suffragaoeas ecclesias desigaandas, ìotegrum Nobis erìt quod 
magis expedire videatur statuere. 

Archiepiscopi rero et Episcopi de suarum singuli Ecclesiarum 
statu. iustis temporibus, ad Nostraui Congregatìonera de propa- 
gauda Fide referant: qnae peculi&rem de iis regionibxis curam, 
liti hactonus gessìt, ita io postorum geret, cognoscetque de iis 
omnibus quae fiacroruin Antistite» inunerìs sai caussa propo- 
suerint. 

Archiepiscopus vero Goauensis eiusque Suffrag&aei Epìscopi 
de statu ecclesiaruin ad sacram Congregationem negotiis Ercle- 
siae extraordinarìis pertract^ndis referant. lidem summa cura 
studuaut res pie atqna utiliter, iuxta memoratam conveutionom 
iustituere, fideinquo catholicam iu finibua iurisdictionis quis^ne 
suae omni ratione tueri et amplificare. 

Uuiversis vero Indiae Episcopis iategnim erit seasim ea dy- 
ceruere, quae ad iuduceadum commuae ius. protit tempora si- 
veriat, couferre queant, quaeque ex generali Ecclesiali disciplina 
Episcoporum auctoritati pertnissa suut. Nostra» antoni et huìas 
Apostollcac Sedia partes erunt, Episcopis in perfunctione mu- 
neruiu suoruin opera, auotoritato, Consilio adesso, et quaecuniqne 
ad animornin saliiteni utiiia et opportuna videntur omni qua 
fieri jwterit ratione adiuvare. 

Reliquum est ut Clerug populusque uuiversus, id quoj vehe- 
menter hortamiir, rotineaut Toluntatum concordiam, inviolate 
servent caritatera, Episcopis atque iu primis hnic Apostolicae 
Sedi libentes atque alacres iu omni vita pareant. virtutibusqne 
rhristianis ita se oraatos atque auctos imperliant, ut qui adhuc 
a ventate misere deorrant, eos ìpsi voi exeuiplo suo vocent ad 
admirabilf> Christi lumen et regnum. 

Decoruiruus tandem has Nostras Utteras nullo unquam tem- 
pore de subroptiouis aut obreptionis vitio, sive intentionis Xo- 
strae alioquc quovis defoctu notari vel impugnar! posse, et semper 
valìdas ac firmai foro, suosque effecfcus iu omnibus obtincrc ac 
inviolabiliter observari debcre, non obstautibus Apostolici? atqne 
iu Syuodalibus, Proviucialibus et universalibui Couciiiis oditis 
goneralibus vel specialibus sanctioaibus, c^terisque contrariis 



irrreRAB awstolicae 



15 



quibuscumquo. peculiari etiam mentione dignis: qQHins omuibus, 
-juatenus siipra dictis obstaut, expressu derogamus. Irritmu qno- 
qne et ìoaue deceruimus si secus super bis a quoqiiam qimvis 
auctoritate scioater voi iguoraot^ir contigerit atteutari. Yolumus 
aatem ut harum litterarum oxemplis etiam iiuprtìssis, nianuque 
pablicì Notarii sabscriptis et per constitntum in ecclesiastica 
itiguitato TÌrnm suo sigillo munitis, eadem habcator fides, quiio 
Nostrae vohmtatis sigaiflcationi ipso hoc diplomate ostenso hii- 
beretur. 

Xnlli ergo horainiim liceat hanc paginam Nostrae erectionis, 
wnslitutiouis, iustitiitinnis, restitiUionis, dismembrationis, sup- 
pressionis, adsiguatioais, adiectionis, attributionis, decri^i, man- 
tlati ac volnntatis infringere, vel ei ausn temerario coiitraire. 
Si quia aut-em haec attentare praesumpserit, indignationem oinni- 
[wtentis Dei et beatorum Petri et Pauli Apostolormii Eius so 
QOTerìt incareurum» 

Datnm Romae apud S. Petrum, Anno Incamationis Doininicae 
millesimo uctingentesimo octogesimo sexto, Calendi3 Septeinbri- 
bos, Pontifìratus Nostri Nono. 



C. Card. SACCONI — M. Card. LEDOCHOWSKI 
ProDafaritifì 



Aeo li* PlnnUti 



VISA 
De CuniA 1. D& Aquila e Vicecouitibus 

lUff. in Secret. Jir/^viuni 

I. Ct'c?(o>.us. 



L'IMPRESA DI ROMA 

GIUDICATA 

DA GINO C.Al^POM 



I. 

All'Italia è molto noto il nome di Eugenio Rendu, fautore 
caldissimo dolla sua nazionalitli ed unità, fervido amico di tutti 
i liberali, che per quarant'anni si sono adoperati a costituirla e 
deTotissimo in ispecie alla persona, alla politica, ed alla me- 
moria di Gammilio Cavour, che egli per poco vorrebbe vedere 
canonizzato dal pubblico suffragio dei cattolici di tutto il mondo. 
lu un solo punto per altro e-gli si è sempre dìscostato dagli 
itulianìssimi amici suoi, settarii e non settariì; od ò quello di 
avere presa Koma al Papa e fattala, di capitale del cristiaoc 
Simo, capitale del regno. Nel Rendu bisogna riconoscere il me 
rito di una costanza insuperabile a riprovare questo, che egli do 
ha mai esitato a defìnlre errore, più ancora che delitto. 

^*0D è poi il caso di ripigliare ad esame le proposte da k 
messe innanzi, per conciliare 1' unità dell' Italia, col Papa 
di Roma. Lo abbìam fatto u suo tempo, salvandogli al possibile 
la lode di buona volontà, dal naufragio in cui perivano i prìn 
elementi stessi del buon senso. 

Ora eccolo di nuovo in campo, a ribattere con gran fon» l'i 
surdo di Roma capitale, in un opuscolo che fortunatamente ne 
offre proposte di conciliazione delTuDÌtà colla non-unità, ma 
ristrìnge a far toccare con mano che Roma capitale è un canee 
mortifero, non meno ai romani che agi' italiani, e concludond 
che guai all' Italia, se non si affretta a levarsi di dosso il ma 
di questo cancro ' ! 

' Roiw capitale et les Homalns, Pam libt:iiii« acudéinii(ue Hìdicr. Verr 
eie.'" I»8tì. 



l'iupresa di roma giudicata uk ciii\o CAP^o^(I 17 

E Topascolo presente noQ è se non araldo di uu prossimo 
Tolame, <\A quale ci dà il sommano doi capitoli e, siccome il 
titolo di Rome et Vltalie dimostra, sarà ordinato a rendere 
sempre più manifesta la evidenza della saa tesi. Aspettando noi 
danque che si pubblichi T annunziato volume, da quest'opuscolo 
ci piace ricavare un documento, il quale a noi pare degno di 
attenzione e di un breve studio, acconcissimo ai due giorni an- 
niversarii che ora corrono, sì festeggiati dal liberalismo in Roma, 
quello della breccia di Porta Pia (20 settembre) e quello del 
plebiscito (2 ottobre). 

n documento ò inedito: e consìste in un giudizio che, delle due 
imprese di cai si sono solennizzati o sono per solennizzarsi le 
wmmemonr/jnai, l'ottuagenario marchese Gino Capponi diede o 
(Iettò al medesinìo Eugenio Eeudu, pochi mesi avanti di morire. 

L'autorità del f apponi è grande suir animo di quasi tutti i 
liberali vecchi, adulti e giovani dell* Italia; e perciò noi crediamo 
ciie questo quasi suo testamento politico, religioso e profetico 
debbasi da loro tenere in tanto maggior conto, quanto si son 
rese e si vau rendendo ogni di piil chiare le verità che egli disse 
e predisse all' amico suo, prima dì lasciare il mondo. Questi le 
scrisse in una lettera famigliare al dottore e senatore Panta- 
leoni, già defunto ancor osso; e in appendice airopuscolo ha ora 
stampata la sua lettera. 

Premettiamo anzi tratto, che Gino Capponi, per quanto fosse 
liberala? nei pensieri ed avesse la mente annebbiata dalle teorie 
liberalesche, fu sempre però di cuore cattolico: e cattolico, non 
di nome solamente, ma di fatto, cioè, come dicono, praticante; e 
per conseguenza non fu mai settario. Inoltre, ohe egli non am- 
mÌ0e mai per giusto in sé e per buono all' Italia, che Roma 
fosse tolta al Papa. Onde fino dal \h marzo 1863 scriveva: 
« Io credo che il Papa deve avere una città nella quale niuno 
sìa superiore a luì ; che questa città dev' essere Roma, e che 
Roma sarebbe una cattiva capitale per V Italia. Credo ferma- 
nenie queste tre cose da molti anni in qua*. « Finalmente che 



r< Uci«r«. Tom. 111. p. 4ir>. 

«to-ft» XI ti, voi IV. faén. STI 



22 tettemh-e 188A 



1. IVPREs.. K 

opuscolo prasEi: 
^ del qnait e. l_ 
ii 5a/wi ■ \, ; 
' più mani^si» it. ■ 

che 8i pDbbiir:^ 
3 ricavare ni 
ot e di mi vt^\^ 
'ii che ora opituì: . 
Iella breociii e. r 
o (2 ottobre 
iifflentoèiwdi; •< 
di cai si flou., 
srasioni, T 

medflaiiiio 
»rìtà dei 
'6cchi,adniti 
to qnàfln 

TU 






1*J 

•.tkpckj t^uella cio^* 

• iuaftioUL, alle quali 

t«.- .iuoooul, r hanno 

T>^<.- ou u' è co!iim'>sso 

V au città capo del- 

.V... ^^cuio veramente 

..^i-.)dìtu, sia caduta 

^jùÌu ed a peggio.» 

, ...ai.iVa il Ciipponi, che 

■ ;: V idea ed il/a^^o. 

..-.u dei Papato, era di so- 

guarentige dMndipen- 

^£» ^a.^<.< rifiutando dì mettersi, 

. .*i, ju armonia colle nuove 

.. i.aiiU. Questa sostituzione do- 

«^11" i/rvivvidrnzìulmento, il Po- 

.. ..éLi'.), se non che un'occasione 

.. :).:-L;i.la!(.i. nel senso filosofico 

j; .i. '■■'■■ '^::-'st*i e cristiano cat 

■ -^ ■'■ ti-'] la mente dalle 

'. qnosta idea? Con 

\ l'illesa il sacro 

.1 esso lecito un 

il Pontefice non 

si assurda. E poi 

.:' Abolita questa, 

ilegio poteva egli 

indipendenza, cquì- 

; -ivilegio che poteva 



.*d è, a dire il meno, 

■Il più compassionevole 

i credeva giustificabile 

regio del Papa si era 

il (icario a seco 



20 



LIUPRESA DI nOMA 



nuove condizioni dell'Italia! Ma quali erano queste nuove 
dizioni? Assai bene le espose il Papa Pio IX nella sua leti 
a Napoleone ILI, che gli domandava la rìnun/ja dei diritti 
tificil sullo Romagne. Erano l'ateismo nel principio radicale 
Gbverno, la imruoraliUt riconosciuta come giurìdica e la con 
zione accettata come una delle pubbliche libertà; ia sosl 
era raaticrìstianesimOf surrogato air ordinamento cristiano 
popoli d'Italia. E perchè il Papa si era rifiutato a si orri 
enormità, un uomo, qual era Gino Capponi, potè dire ch'egli 
ciò dava morte al suo Potere temporale? Anzi che il conti 
patito dal Papa, pel santissimo rifiuto ch'egli dava, si con' 
tiva in uno scandalo filosofico? In un solo significato ciò sarei 
vero; posto cÌoò che la parola //(jso/Zfo sonasse /'atjano. In 
senso lo scandalo dato dal Papa, ricusando di aderire all'ai 
cristianesimo politico e sociale, con cui si pretendeva ohe 
esercitasse il Potere regio, ora filosofico^ come fu quello chi 
mondo dei Cesari prese dal rifiuto che Cristo gli diede di 
teggiare colle sue nefandità, colla sua idolatrìa, colle sue li 
surie, colle sue tirannie dei ricchi e dei potenti sopra i po^ 
ed i deboli. Se tutto ciò che scandalizza il massonismo dov* 
fatalmente perire, che resterebbe più di ordinatamente cristi] 
ed umano? 

Pur troppo di questa fisima, che il regio Potere del Papa 
ÌDCompossibile colla civiltà odierna, sono invasate le menti 
molti. Ma ciò avviene perchè non si entra nella verità delle 
sì pensa superficialmeute e si accettano per indisputabili 
stulati le imposture dei ciarlatani. Lxl Suvranità temporale 
Papi è ooncìliabilìssima con tutto quello che è retto, giusl 
buono; uou eschide altro, se non quello che ripugna al docali 
ed al Vangelo. Ed il rumano marchese del Gallo che, nel 
reconte scritto La verità vera ai Romani veri, dichiara di avi 
nel 1870 participato air errore del Capponi, dopo sedici anni di 
esperimento delle nuove condizioni politiche e sociali dell' Italia 
in Roma, non ha dubitato dì asserire che converrebbe essere 
ebeti, per lamentarsi del sistema amministrativo del Goveri 
pontificio; giacché i suoi fnnzionarii erano da preferirsi ai 



senti; minitiid le ^olvqz'aq, il ter//> appena di quelle cho ora 
opprìmouo i cìttadiDi; la giustìzia noa men bene diretta, o tiiì- 
gliore senwi paragone la procedura giudiziaria; meglio assicu- 
nta la proprietà^ T industria agricola nou minata com* è oggi: 

hA coDclufio con questa esclamazione: < Piacesse a Dio, che 
'sapesse e si potesse riprodurre ramministra/.ione pontifìcia 
ÌDtema! » 

£ qaesto era il Governo condannato a morire, perchè Jiloito- 
icnte scandolez/>aya quella gente, la quale ora edifica il mondo 
sua sapienza e felicita Tltalia co'^uot benefìzii! 

< — Sarebbe toccato a Pii> LS, continuava il Capponi^ ìnten- 
dare che egli si trovava alla voltata di una nuova strada da 
imboccare. Dio non ha permesso cho i suoi occhi si aprissero, a 
rivedere quello che al princìpio del suo regno sembrò vedere ; ' 
perocché la storia non dimenticherà che egli fu autore di una 
Dostitazioae e di un disegno dì confedera/àone nazionale, che 
avrebbero avuto Toffetto di sottrarre il Capo della Chiesa alle 
KApoosabilìtà dette propriamente politiche, alle questioni di pace 
di guerra. — •* 

Qui ancora il Capponi parlò da liberale. Pio IX assai bene 
nde la nuova strada, nella quale si voleva che entrasse il Pa- 
pato. Finché credè possibile accordare le forme del Governo colle 
ragioni della giustizia e colla salute dui poiwli, egli ebbe larga 
la mano. Xon si negò a concedere uno Statuto che, osservato 
lealmente dalla parte di chi si diceva rappresentare il voto del 
pubblico, potL^va riuscire senza danno; e trattò con alcuni Prin- 
cìpi dell'Italia, per dare un primo princìpio a quel modo di 
anione che era, è e sarà sempre il solo, che si concilìi, non pure 
coi diritti storici, ma col genio e colle inclinazioni degli abi- 
tanti della Penisola. Ma non tardò ad accorgersi, che ben altro 
di lui si protendeva. Gli fa profferta la roroua d'Italia. Poteva 
il Capo della Chiesa darsi in braccio alla setta, e gittarsi al 
mestiero di pubblico ladrone di troni ? La perfidia settaria e le 
ambizioni piemontesi fecero andare a monto ogni cosa. Lo Sta- 
tato gli fruttò l'assassinio del suo primo ministro e T esìlio: le 
pratiche per una confederazione gli furon voltate contro a mi- 



?2 



L IMPRESA DI ROMA 



naccia. Li storia non è piil secreta ; e chi vuole sapere la veri! 
schietta, non ha bisogno di frugar molto negli arcbiviì. La Ci 
viltà Cattolica per prima fece pubblica la lettera, che Pio I] 
nel 1S48 scrÌTeva a Carlo Alberto, dissuadendolo da una in 
presa, che sarebbe pagata caro dalla persona o dalla dinasti 
del Principe che T avesse capitanata. Il libro dei conti coli 
giustizia provvidenziale, che regola popoli e Stati, non è chiuse 
nt\ comò dice il proverbio, è ancor andato a letto chi dee aver 
la mala notte. Bisogna stare anche un poco a vedere» e si saos 
se Pio IX fu buon profeta. ^ 

Il Capponi avrebbe voluto, coi liberali della sua risma, eh 
il Papa sì fosse mutato in Ee irresponsabile: a questo patt 
il suo Potere non sarebbe più stato uno scandalo filosofico, n 
dannato a perimento fatale. Ma il caso è che la finzione dell 
irresponsabilità costituzionali non è accettabile dalla coscìbozi 
di un Papa-Re, il quale sa di dovere operare da Pupa e da R 
coram Deo et kominibus: ed è ridicolo che un nomo savio mo 
stri di persuadersi, che le questioni di pace e di guerra po8 
sano essere questioni meramente politiche, e non sommamenl 
morali, per un Re e molto più por un Papa. Disegno della Ri 
vohuioao era servirsi del uome e dell' autorità del Papa, pfl 
condurre a felice esito la guerra; e poi, terminata questa, ri 
volgere i frutti della vittoria a perdizione del Papato. Pio D 
vide ciò chiarissimamente; e perchè ciò vide, non si lasciò prei 
dero nella rete. 



IIL 



« — L' idea^ seguitò a dire Gino Capponi, non essendosi 
tuata nella sua logica purezza, noi Tabbinm vista alterata i 
convien confessarlo, sfigurata dal fatto, cioè dire dallo passion 
degli nomini. Il fatto è stato T assalto della violenza ed il bai 
baro sforzamento. Or questo fatto, per quanto in sé riprovevole 
essendo compiuto, l'idea che esso malamente esprime non dan 
indietro. — » ' 

Quest' irfta, di detronare il Papa in prò della nuova civiltjl 



CINO CAPPOM 



23 



iranticristìauesimo che si aveva da ÌBtrodurro in Italia, 
il Cappunì, avuva iioa pufuz/ia logica: beue disse logica^ 
OD giuridica, dacchò anco riniquità ha la sua logica. Questa 
»gica pura, purissima, sarebbe stata di esautorare il Papa 5q\i'aìx 
ioleaza. Ma come lo poteva sperare, fuori d'una ingenuità più 
ihe infantile, il vecchio Capponi? Sperare che il Papa si esauto- 
Asse da sé, era pazzia. Seuonchi\ trauue la voloutarìa abdicazione 
mpossibile, non riiuaueva se non la forza. Quindi era un'idea 
h»s nell'atto pratico, necessariamente aveva da perdere ogni pu- 
rezza logica e da tramutarsi in quell'orrida cosa, che egli chiamò 
Hrbaric e delitto. Compiutosi il mal fatto, e LMdea essendosi da 
Desto deturpala, conveniva rabbellirla, rìpurgarla e porla de- 
bitamente neireffetto divisato. Cioò dire, essendosi, con atto bru- 
sii tolta al Papa la guarentigia d'iudipendeuza che godeva 
IJk Sovranità, bìsoguava sostituirne un'altra. Or quest'altra 
^^ poteva mai essere? L'unica che restasse; la libertà privi- 
egìata. Ijo disse il Capponi con queste parole. 

< — L'idea non darà indietro, ma ad una condizione: che ri- 
Mperi la sua purezza cogli addolcimenti che si daranno aA fatto; 
t'oèa coDdizìone che la libertà int'^ra, assoluta della Chiesa si 
STotga dai fatti compiuti. Questa ù condizione sine qua mn, E 
SiH non dubitate che, so io sono liberale» sopra tutto lo sono nelle 
juestioni riguardanti la Chiesa. — > 
Costi l'ottuagenario Gino si rimise a discorrere tanto quanto 
itolico. Giacché il male era fatto, ed il male gli pareva 
e più nelLi forma che nella sostanza, cosi pensò che a rime- 
e le conseguenze si avesse da ricorrere alla libertà. Ma la- 
iamo stare la curiosa sostituzione, di una libertà dipendente 
i oouceditori, alla iudipendente e propria che godeva il Papa; 
consideriamo soltanto quella che potrebbe dirsi questione pre- 
'^ ^;!e. 

ripromettersi un'assoluta libertà spirituale, per la Chiesa 

pel Papa, da chi gli prendeva colle armi Roma, postochè la 
fesa di Roma, oell* intenzione di chi l'aveva da lunghi anni 
UMxhiuata, dovea avere per fino l'aanichilamento, se fosse pos- 
ibile, d'ogui religiosa autnrità nel Papato? L'impresa della 



l' IMPRÈSA DI noni 

breccia di Porta Pia fu supremamente massonica: e la masfl 
nerìa di tutto il globo la celebrò come un trionfo sommo della 
sua potenza. Gino Capponi non poteva ignorarlo; e, non ignoran- 
dolo, poteva confidare che la massoneria concederebbe al Papa, 
suo prigioniero in Roma, quella libertà, il distrugger la quale 
è scopo Anale della sua esistenza? 

La condi:;ione sine qua non, voluta da lui per ripurgare Videa 
e rendere perdonabile il fatto, era dunque impossibile, era un- 
sogno, un castello dì Spagna, una chimera, la quale però non è 
senza frutto il vederla da lui illustrata con queste altre parole: 

* — Noi un solo mez^o abbiamo di ottenere m1 perdono de^ 
violenta nostra entrata in Roma, ed è di porre la Chiesa in 
stato, che giammai, nel sistema dei concordati, abbia potuto s^ 
rare di conseguire migliori vantaggi, per la libera diffusione de 
propria sua virtù sociale. E questi vantaggi debbono essere 
veri e palpabili, che la Chiesa non possa non esser costrett 
riconoscerli ella stessa, nel cospetto della civiltà cristiana, 
questo caso, che passi non avremmo noi fatti faro al prìuci| 
dell'indipendenza delle forze spirituali nel mondo! — > 

Il sogno avea del bollo; e si capisce che seducesse Vi 
liberalescamente candida del povero Gino Capponi. Ma era 
altro che un sogno? Yien da ridere solo a pensare, che un 
uomo abbia creduto possibile, che la massoneria esautorasse 
liticamente il Papa in R()ma, per costituirsi esaltatrice e 
diutrice dell* apostolato suo neir universo. Sarebbe come diro 
il diavolo, dopo fatto mettere in croce Gesù Cristo, per odio 
sua qualità di Redentore, si fosse poi fatto prepagatore zel 
della sua redenzione. 

Eppure di questi ircocervi si sono pasciuti tanti vecchi \\\ 
rali, che non avevano rinnegato il Credo; e si pascono non 
altri anche giovani, i quali rìtengon per certo, che la cattii 
pontificia, nella odierna Roma massonica, sarà conciliabilia 
colla piena libertà della Chiesa nel resto del mondo! 

« — Sono sgomento, ve lo confesso, ripigliava poi il Cap[ 
sono sgomento della responsabilità di cui ci siamo aggr&i 



GIUDICATA DA CTXO CAPPOM 



25 



,001 siamo qa&si dìrenuti responsabili dell' azione divina della 
hiesa nella società moderna. — > 

£ con m^one si mostrava sgomento; perchè la storia cMn- 
a che cosa riescano le imprese dì tutti coloro, che colla 
presumono impedire razione divina della Chiesa. Il Cap- 
ii poteva es*ser certo, che la parte pensante e credente della 
^otà moderna nulla di buono si aspetti va da ijuesta respon- 
iliiil, di cui si aggravava la Rìvolnzioue in Italia; e, senza 
iersi, prevedeva alla fine quello che il Capponi tra chiaro 
acaro previde. 

€ — Tja prima delle libertà nel mio paese è dunque, per 

Dtimeato mio, la piena libertà della Chiesa, condizione del- 

[«Scacia del suo principio. Il Cavour Tolle questa libertà, che 

si sìa detto in contrario e non ostante certe a[>paren/ie. Io 

voglio, non dico più sinceramente, ma con una risolutezza piil 

lettuos^i e filiale. — > 

^Lodevole sentimento, che prova sempre meglio ooìne il Cap- 
I fosse più cattolico di cuore che di testa, e come una larga 
di buona fede possa in lui avere sensata, finn ad un certo 
B, la misura degli errori ond*era imbevuto. La qual buona 
si palesa nella credenza sua co.sì ferma, che il Cavour prò- 
lente volesse quella libertà della Chiesa, che egli sentiva 
TOlere. Quando Gino Capponi morì, non erano pur anco venute 
laee le lettore di colui od altri documenti, che hanno rischia- 
a meraviglia le sue intenzioni. Dopo la luce fattasi, il meno 
che possa giudicarsi è che il Cavour, in punto di libertà 
Chiesa, era opportunista: ma predicarlo, e peggio canoniz- 
\ per campione di questa libertà non si può, se non da chi 
negli occhi la benda deli* affetto, o trova il suo tornaconto 
irare bianco il rosso. 



IV. 



< — Ecco, così concluse il Capponi, quello che io spero debba 
sere ogni di meglio capito da' miei compatriotti. So cosi non do- 
n'essere, Videa misconosciuta contrarierebbe il fatto; e Topera 



26 L'itfPRCSi Df «/>■* 

compiala non tarderebbe a minacciare raina. Si è sorriso 
detto del Cavour: Li qaistione di Roma sì ha da risolrere 
tneczì morali. Egii però disse giasto, perocché in ciò ch^ 
attiene alla Chiesa, qnello che non ^ forza morale è per neeefl 
ÌQTalido e 8! ha da avere per Dulia e non avrenato. — »] 

la questa conclusione, dalla quale abbiamo tolto un itì< 
erroDdo, riguardante la podestà coattiva della Chiesa, che fgd 
fu inserito nella lettera per inavvertenxa, o per uno s&orsfl 
penna, è gran materia di meditazione, per tutti quei liberali c1 
desidererebbero eternato Teffett) dell* impresa di Roma. Nel 
sostanza, Gino Capponi ha dato questo giudizio. Il fatto del 
breccia del 20 settembre fu un barbaro delitto. Se si vuol i 
pararlo, a bene della causa per cai fu commesso, nn solo sramj 
resta; ed è che al Papa ed alla Chiesa in Italia si largisofl 
massima delie libertà. Sanza ciò, tutta Topera andrà in rnffl 

Àgli ammiratori di Gino Capponi od a quautì hanno comu 
con Ini ì principi! liberaleschi, noi facciamo questa sempU 
dimanda: Nei sedici anni, da che Roma è occupata, si è d&: 
ul Papa ed alla Chiesa una parte almeno di quella libertà ci 
il Capponi richiedeva, quale condizione sine gita non della 
rata delle nuove cose nell'antica meti poli del cristianesif 

Rispondano i lamenti e le protest*^ ijcessanti di Papa Pio] 
e del sapiente e prndentissimo suo Successore Leone XtlI^ 
essere lo stato in cui è ridotta la Santa Sede hifoìlerai 
rispondano le leggi che assoggettano il clero alla leva e qael 
che inceppano ogni libertà di cristiano insegnamento: risponda! 
le legature dei regii placet, ereqnatur e patronati, che si tengol 
saldo ed impacciano in mille modi il reggimento spirituale del 
Chiesa in Italia: rispondano le provocazioni della politica d 
^lancini e lo sacrìleghe nefandità della notte del 13 luglio, coni 
la venerata salma di Pio IX: rispondano le giudiziali senten 
date contro la legge stessa delle Guarentige, nella causa i 
Martinucci: risponda la dispersione delle caso generalizie de( 
Ordini regolari; risponda la spogliazione dei beni della Prop 
ganda voluta ed eseguita fra ì gridi di riprovazione del moni 
intero; risponda la massonica eloquenza del presidente del 



GICDICATA DA GINO CAPPOM 27 

dglio det mioistrì, Depretis, in quel niemorabìle suo discorso, 
»er la gitUta della prima pietra del monumonto a Vittorio 

mmaniiele presso IMr a Coeli; eloquen/a colla quale oppose il 
:edirivo paganesimo alta morente fede cristiana, e prenuo^.iò che 
1 gran sacerdote di Giove Statore nel Campidoglio avrebbe de- 
ronato il Pontefice del Vaticano: rispondano gli oltraggi con- 
iDui che lìberamente scaglia il giornalismo al Capo della Chiesa, 
■Qarentito, per legge, invìohbUe come il re; (j Tedioso lingnag- 
io, tenuto dal ministro Grimaldi, nella sua recente dicerìa uf- 
ciale in Viterbo, con cui non dubitò dì additare alle ire ìm* 
■kcabili della stampa settaria il Papa, quale nemico deiritalia, 
snidato in Roma, che senza tregua sì ha da combattere. 

Dalla parlante risposhi di questa sequela di fatti, che si pe- 
rebbe allungare por molte pagine, si deduce pertanto la con- 
eguenza, quale scaturisce lìmpida e diretta dalle premesse del 
oasi moribondo Gino Capponi. Nò si diriV che noi ne abbiamo 
Bgerato il valore, commentandone le parole; giacché, riserbati 
Ila verità i diritti suoi, noi abbiamo concesso quanto era pos- 
ile concedere: e ciò non ostante si vede la conseguenza che 
Q ultimo ne deriva. 

Confutino i nostri avversarli, se possono, i detti del Capponi, 

Qoi saremo ben contenti di riconoscere, se ce ne convincono, 
he aa Papa prìgioolero della Rivoluzione in Roma ed una 
ìùesa da essa incatenata e spregiata, sono le migliori guareu- 
ige dì sicurezza iutcrna ed esterna per Tltalia, o di consistenza 
er l'impresa compiuta colla breccia di Porta Pia, il 20 set- 
»bre IS70. 



?6 L'IMPRESA DI ftOMA 

compinta non tarderebbe a minacciare mina. Si è sorrìso 
detto del Cavour: La quistione di Roma si ba da risolverei 
mezzi morali. Egli però disse giusto, perocché in ciò che 
attiene alla Chiesa, quello che uou è for;!a morale ò per ne 
invalido e si ha da avere per nulla e non avvenuto. — > 

In questa conclusione, dalla quale abbiamo tolto un iniì 
erroneo, riguardante la podestà coattiva della Chiesa, che fo 
fu inserito nella lettera per inavvertenza, o per uno scorso 
penna, è gran materia dì meditazione, per tutti quei liberali 
desidererebbero eternato l'effetto dell'impresa di Roma. Ni 
sostanzia, Gino Capponi ha dato questo giudìzio. Il fatto di 
breccia del 20 settembre fu un barbaro delitto. Se si ruoli 
pararlo, a bene della causa per cui fu commesso, un solo scafl 
restii; ed è che al Papa ed alla Chiesa in Italia si largisci] 
massima dello libertà. Senza ciò, tutta l'opera andrà in ruij 

Agli ammiratori di Gino Capponi od a quanti hanno cot 
con lui i priocipii liberaleschi, noi facciamo questa semp| 
dimanda: Nei sedici anni, da che Roma è occupata, si è 
al Papa ed alla Chiesa una parte almeno di quella libertà 
il Capponi richiedeva, quale condizione sìne qua non della 
rata delle nuove cose nelT antica meti poli dei cristianesii 

Rispondano i lamt^nti e le proteste ijcessanti di Papa Pio' 
e del sapiente e prudentissimo suo Successore Leone Xllt, 
essere lo stato in cui è ridotta la Santa Sede ititoUerc 
rispondano le leggi che assoggettano il clero alla leva e qt 
che inceppano ogni libertà di cristiano insegnamento: risponc 
le legature dei regii placet, exegualur e patronati, che si tenj 
salde ed impacciano in mille modi il reggimento spirituale ài 
Chiosa in Italia: rispondano le provocazioni della politica Ai 
i^Iancini e le sacrileghe nefandìtà della notte del 13 luglio, contn 
la venerata salma di Pio IX: rispondano le giudiziali senteiuH 
date contro la legge stessa delle Guarentige, nella causa d« 
Martioucci: risponda la dispersione delle case generalizie degl 
Ordini regolari; risponda la spogliazione dei boni della Propa 
ganda voluta ed eseguita fra i gridi di riprovazione del moni 
intero; risponda la massonica eloquen;;a del presidente del Cd 



GIUDICATA KA Gl><t CAPI'ON 

;rì, Depretis, in 'jue; luein-* 
Iella prima pietra de: nvv 
ISO VAra Coeìi; elo'juea/:;. 
imo alla moronte f^d*:' cns;:^- 
e di Giove Statore uè. Cani* 
Ree del Vaticano: rispoa^:." 
ente scaglia il giorualisn: .. 
L'ggo, inviolabili C'.nii- : • 
ninistro Grimaldi, neii. s.i 
}, con cui non dubit -. *»!: 
ainpa settiiria il Fau^^. uUi. - 
la, che senza tregua : ... 
; risposta di quesia br^fj^-.. 

per molte pagiu-.. b, tir. 
scaturisce limpiau e air-.. 

Gino Capponi. N- t. «. 
re, coinmentaadou^ i*f ;,. 
itti suoi, noi abbufcUi 

e ciò non ostaok- 
riva. 

>stri aTreraarii, bc . 
Q contenti di ne 
igionieio dalia ^^ 
ncateinta ««m* 



(. 

Hi» 

tiiai 

'iuella 

:;i teoria 

• i'isrfibile 



■. iirii;i- dirsi, dei 

.rrt'Cure, sono molti 

.:l piM-Sf-na stessa del- 

'/'"' e ua:ioni » combatte 

rotazione de' suoni o Lau- 



-:, iNSS, I». :wn.33i. 



DEL PRESENTE STATO 

DEGLI STUDII LINGUISTICI 



LXXXI. 

Di qualche incocrenza de* fflottologì nelle quistioni fo, 
I (glottologi paragonati all' avaro dal Prof. d'Ovidio 
ferio metodico e criterio reale. Incoerenza delV Ascoli vu 
destramente dal d^ Ovidio^ rispetto alla sibilante arios 
Opinione delV Ascoli circa il doppio K indo-europeo^ 
iraddeiia da altri glottologi. Giudizio ingiustamente 
deir Ascoli contra il Dr. Pezzi, Limiti delVautorìt 
guistica. 

Nel discutere le log^i do' suoni e le cause delle loro 
fica/àoni sìa nolto stesso idioma, sia negli idiomi che con 
SODO imparentati, c'interverrò di sentire i glottologi piò ri 
concordemente dichiarare, affermare e quasi siam per dire, 
rare, che le qoistioni di Fonetica, quando si voglia bene 
in fondo e cercar di vederci chiaro, sono quistioni spinose e 
cili, se ve n' è altre. Or se voi vi aspettate di vederli ade; 
conforme a queste loro confessioni, allorché trattano d'una 
od*una eccezione alla lugge che tengano per certa e ime 
bile, converrà che vi discrediate. Le quistioni che erano det 
loro, oscure, divengon chiare, e le difficili facilissime a tale, 
se alcuno non entri con loro nella stessa sentenza, sopra q 
quell'altra soluzione che essi vi propongono, non si sannfl 
pace; si arrovellano e combattono quasi prò aris et focis.ì 
capo ameno del Prof, d' Ovidio con la solita festevolezza, 
traspare tuttavia molto buon senso ed acume, assonìi 

' Velli quaJ. 870, |»agg. 07y-(i91 del voi. HI. 




DEL PnESe^TK STATO DEGLI STtTDI LINGUlSTfCI 



29 



glottologi uLl' araro. Parlando egli delle divergenze dialettali 
protoariane, le quali per quanto minime, ci dovettero pur esaere, 
i detto che nessun glottologo intenderebbe oggi negarle, che 
uzi più d^uno mostra di ricordarsene, come l'Ascoli e il Bréal, 
soggiunge: e Senonchè, mentre le ammettono in teoria, difficil- 
mente poi, qnando ai viene al concreto, i glottologi s'inducono 
«1 attribuire ad esse divergenze la causa prima di qualsivoglia 
uchc minimo fatto fonetico o grammaticale o lessicale indivì- 
doalmente proprio di qnalche singola lingua o gruppo di lingue 
indoeuropee, e si sforzano sempre di trovare una causa più re- 
cente, t' insomma fanno sempre come se il linguaggio indoeuropeo 
indiviso fosse stato perfettissimamente eguale in tutta la sua 
estensione geografica e demotica. Somigliano un po' l'avaro, che, 
dopo avere a parole, messa tutta la sua casa a disposizione altrui, 
> risolutamente a una a una tutte le cose, per quanto in- 
..,^....;u.ati, che altri si facesse a domandargli '... » Il d'Ovidio 
son censura coteata avarÌ7iia de' glottologi, anzi in parto la loda, 
in quanto che ìmp<'dìsce in ragion di criterio metodico, la so- 
verchia licenza degli inesperti che di leggieri ricorrerebbero a 
quell'oscuri) periodo delle suddistinzioni dialettali protoariane, 
iid ipotesi cioè lìbere che né ammettere si possono uè combattere, 
Bomd quelle che tanto potrebbero esser vere quanto false, cioè 
anssÌBteuti. Questa comoda e lesta maniera di procedere com- 
irondtterebbd la severità dai metodi e la serietà della sciensia. 
h ripiglia giudiziosamente lo stesso oh. Professore: < Tutto 
^Ottsto sta bene; ma insomma un criterio melodico non è mai 
iin criterio reale; e Ìl voler per forza prescìndere da quella 
irticDla%ione dialettale della lingua madre, che pure in teoria 
i ammette, potrebbe condurre a voler talvolta V impossìbile o 
ilnen V improbabile {loc. cit). » 
Di questa incocrenza o contraddizione che voglia dirsi, dei 
lo^ì. S^i esempii che so ne potrebbero arrecare, sono molti 
^«^(ii^Viii. Ci basti ricordarne qui uno nella persona stessa del- 
. ìl quale nel suo scrìtto < Lingue e nazioni » combatte 
to^ÌDÌone dnl Grimni, secondo cui, la rotazione de' suoni o Lau- 

SMaU» tìi rtìologia, Ann. X, &tsc. 5-7. 18SÌ. p. 330-331. 



30 DGt PRESENTE STATO 

tcerschiebung, della quale diremo appresso, sarobbo avvenuti 
fra*GermaDÌ uellu seconda metà del primo secolo dell'Era volgare. 
Allora, giusta il Grimm, si sarebbero rlnfursate le ooosoDanli 
mute conformemente alla maggior forza che prendeva il seuti- 
meato o, come dicono, la coscienza nazionale. L'Ascoli osserva 
che fatti simili a quelli delle muto nel gotico, si possono vedere 
nollosseto o talora tanche nello zendo, e conchiude che la mu- 
tazione nel germanico non era se non una particolar qualitij 
dialettale « dì una qualche sezione della gran patria comune 
ariana, ia un'epoca anteriore alla separazione degli Italo-gre 
dall'Asia (Cfr. d'Ovidio loc. ciL). Dopo d'aver citato quest'argo- 
mentazione deirAsGoli contro Ìl Grìmm, il d'Ovidio ripiglia coshj 
< Or non si potrebbe argomentare allo stesso modo circa 
sibilante arioslava? » Questa è una ritorsione di argomento ? 
un argomentazione a pari che il d'Ovidio fa contro l'Ascoli, , 
proposito della teorìa da lui proposta e Gerameuto propugna 
del duplice K indo-europeo. Dee dunque sapere il cortese lettoi 
che TAscoli nella sua Fonologia comparata del sanscrito, 
gl'eco e del Ialino, parlando della tenue gutturale K, inse§ 
che essa si ridusse a sibilante in indo-cranico e in litu-slai 
mentre restò intatta nelle altre lingue della stessa famiglia, 
greco cioè, ueirìtalico, nel celtico e nel germanico. Ora lai 
miglianza speciale tra l'indo-eranico e il litu-slavo, si pu6, gina 
l'Ascoli, spiegare in due modi: o supponendo V intacco awent 
in un periodo di unità pre-istorica indo-erano-litu-slava; ovve 
immaginando che il K originano leggermente affetto da ai 
fricativa parassita « in un determinato numero di esemplari, s^ 
dal periodo proto-ariano, si venisse poi liberando, in alcnne favoli 
di questo intaca>, ed in altre, all'incontro, per conforme svilup| 
dell'antica affezione, subisse trasmutazioni conformi, te qafl 
rappresenterebbero effetti consimili, ma tra di toro indipendent 
di una medesima causa. « 

In questa ipotesi, il vocabolo per dieci, a cagiou d'esempi 
'^ avrebbe sonato, nel periodo unitario, con leggero intacco del 
dnhia; donde, dall'una parti*, il tipo ^/a/.;a, quasi il tipo risanati 
a cui risalirebbero il greco, T italico, il celtico, il germanic 



DEGLI STL'DU UrfCUISTlQ 31 

dalI'aìtrA, il tipo daìcjay Mila parassita invadente, al qnaU* 
iferrebbero... !« du(> voci in cui è la sibilante., che son la litu- 
lava 6 l'indoerana (p. 56-57). * Ora l'Ascoli sostion^s il risana- 
eoto la guarigione della gutturale per alcuni ìdloiui, mentre 
gli altri restano, non si sa perchè, soli infetti e insanabili. 
Assalirono Tipotesi dell'Ascoli il Bréil \ lo Schweiwr-Sidler -, il 
Ji;lly "'. e se no iwssono vedere gli argomenti presso il Dr. Pezzi *. 
Ma le ct)Usidtìrai!ÌonÌ del Prof. d'Ovidio, nel più volte citato 
hroro, sono per noi le più forti e convincenti contro la ipotesi 
asoolìana. E^li mirabilmente destro e sagace, confuta gli argo- 
menti deirA^'v>lì,appogi5Ì;inlo sempre le sng osservazioni critiche 
s<)pra princìpi! e dottrine dello stesso Ascoli, cui dà intanto 
^^regie Iodi h continue. Ora il Dr. Pezzi come altrove fu fatto 
inenzioue, riporta nella sua < Glottologia aria recentissima » 
ria dell'Ascoli sul doppio K indo-europeo, esponendola quasi 
re om 1 -3 stesse parole dì lui. Si noti altresì che alTespo- 
suwne va innanzi un vero panegirico, in cui son ricordati tutti 
i gran meriti dell'israelita glottologo, le lodi che ebbe da'dotti 
|p i premii ottenuti. Le critiche poi che riguardano la teorica 
liana, non sono fatte da) Dr Pez/.i, ma dagli autori ricordati 
L'unica rolpa dunque del Dr. Pezzi è d'averle riportate 
le! suo libro, dove pure si dovevano riportare, stantechè rinstì- 
ato pro;>osk>si da luì era quello appunto di darci a conoscere 
nuovi progressi negli studii linguistici, e però anche di quella 
Arte di essi che s'attiene alla Fonetica. Abbiamo detto consi- 
;Katamente colpa, perciocché come tale dovette considerarla 
Ascoli quando scrìsse ne'suoi Studi critici: < Anche il nostro 
olt Pezzi, dal quale mi sarà dato lodare, in questi stessi fogli, 
bella attività, s'avventurava non ha guari nel terribile spineto 
al quale finalmente usciamo {Glottoloffìa aria rei^^ntissima^ 
l4-17). Ma non è stata una prova felice. Non gli è riuscito 



Ktìf . Ann ÓV \*' seni. ji. 3ò"0l. 

hrift f vtrgl Spmchf., \XI. 257-260. 

\rifi far VòJktr — Pé^choloffie und Spratkvoiinintehaft, VI 



^ QÌ9iU>!ojfÌa aria rtcen'-iisima, p. 8-I0. 



32 



DEL pneSWTB STATO 



di padroneggiare il soggetto ìd veruna sua parte; e ne ha fat 
nn'esposìzione, che mi dà IMdea d*un paesaggio in cui i precet 
gli spedienti della prospettiva sieno appiicjiti a rovescio '. 

Cotesti giiidi^iìi deir Ascoli non meritano altro che biasimo. Il 
Br. Pezzi non doveva padroneggiar nulla, che questo non era 
il sno scopo; intese solo riferire ciò che i glottologi opinavano 
intorno al doppio A', e fece bene, perchè così domandava la 
ragione del suo lavoro. Che della teorica deirAsooli non si sieno 
mostrati convinti gli ilinstrì glottologi citati dal Dr. Perizi, non 
è colpa né demerito suo, sì bene c<>lpa e demerito delta teorìq 
stossa, per sostener la quale rAscoli è costretto di fabbric 
ipotesi strane e improbabilissime. Nessuno certamente ne 
airAscoli eccellenza di dottrina glotti'logìca, ma nessun glottologo 
ha mai pensato di dover accett^ire le opinioni di lui come 
oracoli, quasi che egli fosse Tunìco e solo depositario del saper 
linguistico. Molto vale Tautoriti^ in siffatti studiì, dove il cert) 
è poco, il disputabile ò quasi il tatto ; ma l'autorità del glot- 
tologo, sia pure quella grandissima deirAscoli, verrà semp| 
meno e non proverà nulla contro le ragioni della storia e 
buon senso. Ora le ragioni che contro la teorica ascoliaua pr 
posero i glottologi, e ultimamente il prof. d'Ovidio, sono appun^ 
siffatte. 



LXXXU. 

Delle leggi fonetiche e in che senso sien dette leggi. Opinic 
diverse de* glottologi riferite dal prof. Merlo, Natura del\ 
leggi fisiologiche inesattamente da lui dichiarata. Legge 
Grimm e illazioni del Wkitìiey. Eccezioni di questa leggi 
Osservazione del prof. d'Ovidio circa le aspirate gennanich 
e il valore delle lettere che le rappresentano. 

Attesoché nella presente trattazione de' suoni ricorre semp^ 
il nome di leggi fonetiche, ci si potrà naturalmente fare 
seguente quistione o dimanda: Cotesto che voi chiamate leg§ 
in che senso s* hanno a intendere? Sono leggi naturali, o ma 

■ SlHdi eritiei, T. U, p. 3£l. 



DECLt snnm utowistiq 



lè unirersalraente si osservano? Ovvero souo leggi 
ili dipendenti dall' umano volere od arbitrio ? In questo so- 
eondo CIV90, come si posson dir leggi mentre non sono norme 
certe e invariabili? E finalmente di cotesto leggio sia in senso 
proprio e strettii, sia in senso largo ed improprio, quali sono 
le cause? Può la linguistica da so sola sciogliere una questioae 

Sì complicata e difficile ? 
f. proposti qoesiti souo tanto giusti e legittimi, quanto im- 
portanti capitali in una scientifica trattazione come questa 
della Fouetica delle lingue indo-europee. I glottologi devono 
ilanqne rispondere, e di fatto rispondono. Senonchò qui, come 
pertutto e sempre, ci è forza riconoscere quel quot capita tot 
mtentiae. Diamo pertanto la parola al eh. professor Merlo che 
iODBÌ indica brevemente la varietà delle opinioni: « Il Curtius non 
i mol che si trattino le leggi fonetiche come vere leggi nù ddla 

Snaì^^ra né dello staio. Ijo Scherer crede che vere leggi non 
, ma osservazioni empiriche. Il Miklosich afferma soltanto 
aon sieno leggi della natura. E lo stesso par che dicano 
I il Paul e il Tobler, considerandole piuttosU» come leggi sfori-che. 
I II Delbnlck più cauto, avverto che sieno certo tendenze da non 
I potersi punto paragonai'e alle leggi fisiche o chimiche. E certo 
! else sono da dire più propriamente Jisìologiche. Ma si pu6 forse 
I dimenticare che intento AtìWn Jisiologia è sempre quello di -spie- 
gire i fenomeni de* corpi viventi appunto con le leggi fisiche 
e ebìmicho e ohe a queste si riducono dunque da ultimo le 
leggi fisiologiche? Si vedano le citazioni del Cairtius a pag. 9 
«aegg. Ma dopo di avere notato tanta incertezza di opinioni, voglio 
tteora avvertire che nessuno, a parer mio, andò più lungi dal 
ferodi P, Mnllor. il quale nel Giornale del Techmer (I, p. 212) 

£di poter dimostrare che le leggi fonetiche sieno dei ca^ 
della moda e nulla più '. » Noi ritorneremo su questo 
onto no' prossimi fascicoli, dove si tratterà delle controversie 
fin Faleogrammntici e Neogrammaiiciy le quali in gran parte 
n agitano circa la natura di cotesto leggi, se esse cioè debbano 
dirsi costanti ovvero no, e se la causa ]>rìucipale delle altera- 

• Hit. di Filoìog. Km. XIV. fase. 3'-i*, papg. ltìO-161. 
Sa^U XIII, voi. IV, (tut. 871 3 23 Kttemhv 188J 



34 ^^^^^^ DEL PRBSKNTE STATO 

zioni fonetiche sia Vanalo(jfh. 0^3i?rveremo pertanto così 
passata, che l'idea del eh. professor Merlo circa la natura delle 
loggi fìsiologlche, non ci sembra esattìi. Le leggi fisiologiche 
non possono ridursi a leggi meramente fisiche e chimiche. Se 
tali fossero, i fenomeni de' corpi viventi non sarebbero spiegati 
se «on erroneamwnto da' fisiologi. Oltre le leggi fisiche e chi* 
miche, bisogna tener conto di quel principio che trascende affatto 
l'azione fìsica e chimica, del principio cioè vitale, da cui di- 
pendono le operazioni fisiche e chimiche del coriM) de' viventi. 

Diremo ora d'un fatto particolare che fu osservato da laoojm 
Gfimm, e che suole andare sotto il nome di Legge di GrintJ^È 
di rotazione delle consonanti mute in favella germanica. 
L'importanza di questo fatto si pare da ciò, che per esso siamo 
ammaestrati, come bene avvisò il Whitney, « che il modo di 
pronunziare d'ogni linguaggio soggiace sempre a un cambia- 
mento, or più or meno importante o diffuso, ma giammai inter- 
messo dtìl tutto; e che due linguaggi non cangiano precisamente 
alla stessa guisa... Per etcrogoDei che i fatti possano sulle prime 
apparire, lo studioso trova subito che essi sou ben luogi dal* 
Tessere una mera confusione di mutazioni eslegi; essi hanno i 
lor proprii metodi e regolo. Un suono passa in un altro che gli 
è fisicamente vicino, che è, vale a dire, prodotto dagli s 
organi, o almeno in maniera affatto consimile; e il movìmen 
di transizione segue una direzione generale, o se no è regoli 
da cause speciali ^ » Il fatto adunque è questo, che in 
sento, greco e latino le consonanti mute generalmente restanò 
dello stesso grado, in oui erano nell'indo europeo ancora Indivi 
Anche il litu slavo mantiene le tenui e le medie. Ma Dell'ìdio 
germanico del periodo, in cui si separò dalla grande famìglia 
non ancora dispersa, e prima di moltiplicarsi in tanti dialet 
la consonante tenue primitiva si mutò in aspirata, la media 
toDue e r aspirata in media. E questo ultimo trapasso trovia: 
anche nel litu-slavo. Nella qual prima trasformazione di sno: 
durarono ì gruppi seguenti: il gotico, il nordico (antico nordii 
islandese, svedese, danese), il basso- tedesco che comprende 

• Tm Vita < lo Sciini-po <I-I LinifuaffffiQ irail. ilei l*rof. ù' OViUiO, p. ; 




DEGLI STCUn LiNomsTia 



35 



sd e il sassone, quindi T inglese che è nnglo-sassone, e 

itioo sassono ovvero olandese e i moderni dialetti basso-te- 
deschi. Senonchè T alto-tedesco, al quale spetta il tedesco lettera- 
rio, mutò poscia la tenue priinitira che era divenuta nel comune 
germanico, aspirata, iu media; la media fatta già tenue, in 
aspìnita, e T aspirata che prima fu media, in tenue (Cfr. d'Ovidio 
op. cit. p. 72-74, in nota). Diamo un esempio della legge gene- 
mia. U sanscrito ad-, il latino ed- di edere, mangiare, il greco 
tò- di édcj ci offrono costantemente la media; laddove il gotico 
et darà: itati; il tedesco tssetu con ss per t, cioè la tenue; Tin- 
gl«se mt. Cosi: lat. /u, ìogl. fkou^ ted. dn; lat. c^, ingl. ^o, 
kd. zu; lat. arcaico dingua (lingua)^ ìngl. iongue, ted. ziinge. 

Osservano i glottologi che la legge di Grimm non si verifica 
«■mpre e in tutti i cjisi. Così se un s preceda il / o il p, la 
tenue primitiva non si muta. Stare lat. stand, ingl. e steken 
t-^d. han tutti la tenue. Incompiuta è altresì di spi^sso la ro- 
tnione nel tedesco letterario, mentre che ne' dialetti alemannici 
f negli svìzzeri che ne derivano, si compie piiì fedelmente. Così 
'hi gotico gìbafiy ingl. give « dare » uéìV aìemannico si passa 
a Kfpaiu dalla media cioè alla tenue, mentre uel tedesco geben 
It media resta. 

Xota altresì il professor d'Ovidio che quando sì paria dì 

'ita nelle lingue germaniche, devesì intendere non delle 

..i.^.io del presente periodo, si bene del periodo fonico originario. 

In luogo di vere aspirate ora si hanno spiranti, vale a dire 

girate degenerate in consonanti non più mute o esplosive, ma 
roatinue, cioè h per la gutturale, / per la labiale, ss per la 
dentale. Né l'ortografia che s'incontra p. e. th^ come in Mmw, 
theil^ ha veruno effetto sulla pronunzia. Chi poi sia vago di piti 
impie notizie intorno alla legge dei Grimm, pu6 consultare, oltre 
il d'Ovidio, il Say&3, Introduction io ths science of language. 
Y»|. 1, pagg. 15Ì-313-B23. M. Mailer, NouveU. ler. sur la 
^-»'rH. dn lartgagey T. I. Pkonétique, e gli autori da Ini citati. 



X 



VKL PRC^£^TE STATO 



LXXXIII. 

Difficoltà di conoscere e rappresentare ì suoni delle lingue 
morte. Opinione de glottologi circa il suono della gutturale 
innatìzi ad e e ì nel tempo della RepubUica romat 
deir Impero e nelle lingue romane. Gli argomenti delW 
Joret pel suono gutturale del e innanzi ad a e \ fino al F^ 
al VI"" secolo delT E. V. si possono ridurre a due ca} 
alle Scritture (iscrizioni e trascrizioni in lingue stranierej^ 
e air autorità degli antichi grammatici. Si propongono 
cuni dubbii intorno al valore di questi argomeyiti, 

L* osservazione del Prof, d' Ovidio sopra il nessun valore 
la pronuncia, della manìora di scrivere i vocaboli nel tedea 
moderno^ quando trattasi di aspirate, ci conferniu seniprepì| 
nella nostra opinione, della quale fu accennato altrove, che 
alfabeti delle lingue morte non possano invocarsi come testimofl 
del vero valore che avevano i suoni dello lettere. E supposi 
pure che il suono corrisponda al segno che lo rappresenta, 
nou saremmo al raso dì portar giadizio che della sola pronunzia_ 
della lìngua letteraria, non già di quella del popolo o de* va 
dialetti. Anch' oggi lo persone colte, che correttamente scrivono^ 
la comune lìngua italiana, certe vocali e consonanti le fanno 
sonare, parlando, in modo conforme alla nativa loro contrada. Uj 
suono che prende p. e. il z in bocca al bolognese o al parin 
giano, è diverso da quello d'un toscano o d'un napoletano, 
siciliano e un calabrese di Reggio difficilmente vi faranno se 
tire un i schietto e vibrato nelle peutiltimL' non accentate, con 
p. e. in bellissimo; in botanica; dove Vi pende nel suono d'i 
e. Splendido^ sonerà sblendido sulle labbra del napoletano, come' 
il nome, napoletano, sarà dal HorentÌDo pronunziato col t aspirato, 
quasi napolothano. Ondechè gli argomenti, co' quali i romanisti 
dimostrano dalla scrittura, quando nelle lìngue romane comincia 
il suono palatino del e, che prima, secondo loro, sonava k ìnnanai 
ad « ed (, non ci hanno mai convìnto. Ciceì'o, p. e. fino al 
al VI' secolo, sarebbesi pronunziato Kilcero. Da quel tempo 



DRGU STUDII UNCnSTrCTI 



3T 



F^STsT sarebbe avuto la pronnu/Ja di ci e ce come nellMtalìano 
lerno, di si o se francese e /**i e tse tedesco. II signor Joret 
[ auu boi lavoro * Dn C dans les langiies romanes (Paris 1874) 
d h sapere che il e aveva conservato il suono gutturale fìno 
caduta dell' Impero romano; ma che poi < per una serie di 
iificazioni insensibili, questa boterà che fìno allora aveva 
lUdmente serbato il suo carattere gutturale primitivo, si tras- 
formò nei sno passaggio dal latino ai romano (p. 33). * Ecco 
le prore del buoqo gutturale che avrebbe, secondo Io Joret, con- 
ilo fedelmente il e fino al V e anche ai VI' secolo d. C. 
si riducono alla scrittura, e air autorità de' grammatici. Le 
rÌ£Ìoai de' primi tempi della Repubblica danno /veri, De^em 
'/hrestj; le trascrizioni Aecetini per Aequitiae e OìtUius per 
Quirttitis. Le trascrizioni che più tardi furono fatte di parole 
latine io caratteri greci: KnviGv, Ki>.5-&;, KsvTupta, Kt/.ipw^. I 
Bomani rendevano per e il /.; greco: Cecrops^ CiliXf C'tmon, 
Cineas^ Questo pe'tempi della Repubblica e deir Impero. Il 
eh. Joret si domanda se ne' secoli seguenti, le cose continuarono 
alb stesso modo, e risponde: Dal silenzio dei grammatici de* 
primi quattro secoli dell'Era cristiana, si può concbìudere che 
il e conservasse verisimil mente in tutti i casi, il suono guttu- 
rUe, anche in questo tempo: nessuno parla di modificazioni che 
sieno avvenute nel e seguito da e o da /; il che si conferma 
diJi' asserire che essi fanno, che il A- e il 7 erano lettere su- 
perflue, bastando a tutto il e. Cosi abbiamo Faquius e Pacius, 
Froquilia e Procilia. Altra conferma trova lo Joret in una 
Ctfta di Ravenna del 650, dove si legge quaimento per cae- 
menfo; altre carte dell' archivio ravennate offrono al VP e VII" 
secolo: òiA-t (decemj-, ^CdvaTfar/f, (donatricijj xt^^ftaTE (civitate)i 
xfG'jxi^ (crucesj ecc. Dipìù, soggiunge il eh. Autore, non mai 
il e fu reso per 4, t^, t? uj innanzi ad i e, come pur si 
fece più tardi; dunque all'epoca lombarda, e aveva in Italia il 
mono gutturale avanti e ^ ùo almeno aon era stato utiiversal- 
meate sostituito dai snono e to che finì di sostituirvisi. Se- 
TioDo due altre prove che sono W^fecit e il cera che nel dia- 
rio logiidorese in Sardegna, si pronunzia anch'oggi fekit, kera. 



!'>! r; si ricorre sempre 
i, dove e per luogo 
;i, quanto la sonora, 
. Anche a' di uostri 
■ grammatici fore- 
nttì a dar no' idea 
abbiamo on segno par- 
li acerbOy come è pro- 
'onosoe questa difficoltà 
A ad e e ha dovuto 
formazioni del e palatale; 
antiche iscri/àoni latine, nd 
L iirro, ma non poteva essere al- 
mo, nò il greco nò l'antico te- 
lare per il suono d: e però non 
i .t\> partito^ che ricorrere a un seguo, 
vicinasse, vale a dire ^ ovvero ^; 
i.oci del sec. XII, il nome del Re 
.■.:<xph^, rappresentando con ? il se- 
UiiD poteva essere che e o à^ p. 80-81) '. » 
•y (1871 p. HG) trattando dnlla pro- 
:<> ila e, f\ i/, che i tedeschi ruppreseu- 
Imprime: Ciò non prova che il Latino 
<s(^ allora pronunziato esìittamonte come >l 
la Solamente che il <iermaoìoo 2: o /2! si av- 
>iio Latino di e ìnnan^j ad e 1, cho non il 
K (ìli iirgomenti dunque che fondansì sopra 



'■ la formi.' prcinii'iT tira irarisfoniiaiiofis dii e pal.iUl; Wlte 

M-ai, ni HnfiR liH niM*icnnf>« inficriptions lalinrs ni ilaiK |ps 

•itran;rviv«i, moi^ il n'en pnuv.iit Aire .Tutrftneiil. piii<qt«f 

uu ruucìun allvtnaiii] n'avaìrnl fli* sigoi' pHrlicultr^r (tour le 

|lri ìnn aui «ribpj 1)11';^ prrmli'n cdui qui »'en repprorlmil 

o(j s; c'rst airiM qn'nn \li" stiwV Ie« (Jpec* *Vrtvaien( "Pit- 

loi (l'Anjriplpnrn Richard, rcpn'spni.mt par ^ le sipne eh, rioni 

t|ne e On «. » 

^)ìe Lhsl Ijirn e bcrorc p ami 1 was tlion pronouncod oiaclly 

e, bill onK tliat (k-rmnn riind /«come nr<nrf*r 10 the U Un 

I ifun Geim-in il- or eh. » 



49 DEL PRESETTE STATO DEGÙ STtDtr UNCnSTTCI 

i monumeati lettarariì, sìeoo ìacrìzionì, sieno trascrizioni, non 
ci sembrano apodittici. L'autorità poi de' grammatici non ag- 
giunge gran peso; essendoché il loro silenzio circa un snono ja- 
latino di e nel latino plebeo o ne^ dialetti latini, si spiega n* 
gionevolmente dal fine che essi si proposero, di scrivere 
della lingua letteraria e classica, né piiì nò meno di quello ci 
fanno oggidì i nostri grammatici delle lìngue principali dì 
ropa> della francese, dell'inglese, della tedesca e dellMtaltaa 
Danno essi le regole della buona pronunzia di cotesto lingue, 
senza curarsi decloro dialetti. 

Passando ora dalla quìstione di fatto a quella de' principi 
tre ipotesi, a parer nostro, si possono fare: l"" che il can^ 
mento della gutturale sorda e in nn suono palatino innanzi 9\ 
i, sia avvenuto nella famiglia romana d^orìente, neir italico cid 
e nel nimeno, in modo subitane e repentino; 2" che il cangì^ 
mento si operasse per lente e insensibili modificazioni; Z'* 
non vi sia stato vero cangiamento, ma propagazione ed est 
sione del snono palatino che già esisterà. Di queste tre ipot 
la r è inverisimile e nessun la sostiene; la 2' poggia 
un principio cho non è ammesso da tutti i glottologi: rest 
que la 3 ' che noi riputiamo più verisimile e probabile, se 
per positivi argomenti, i quali necessariamente mancano, poic 
sì tratta di lingue morte ; almeno per argomenti negativi^ 
tesocbò le prove in contrario, non sono o non ci sembrano 
vincenti. Quello nondimeno che può ritenersi per assohitame 
certo si è T impossibilità di determinare il quando della trasfd 
magione o del passaggio dal suono gutturale del e nel palatili 
mentre nulla vieta che in qualche dialetto esistesse già il sao 
palatino accanto al gutturale, come qui in Firenze si sente 3^ 
per stato^ e a Parigi amichié ^ramitiéy e ne' dialetti di Calabri| 
pt^r soffiare, scìuseiare e huh'h'arey snono che mal può indie 
per lettera. 



Li I P N O T I S M O 

TORNATO DI MODA ' 



XXVIIL 

U ipnotismo è profondamente immorale. 

questione della moralità o immoralità delT ipnotismo si 
risolre sostanzialmente con dimostrare che non è lecito rinan- 
xi&re alla propria libertà morale, come avviene nelle pratiche 
ipnotiche. E la dimostrazione è du gniu tempo fatta, e passata 
ia giudicato nei codici delle genti cìrilì. Ogni mente razionale 
sente eoa profondo convincimento, chjB non lice spegnere il lume 
dell'intelletto e con questo ammutolire il giudìzio della coscienza; 
perchè r Uomo rimarrebbe indififerentc a volere il bene doveroso, 
inditftirente a disvolere il male vietato. Quanto è grave l'obbligo 
6 &r il bene e schivare il male, altrettanto è assoluto il dovere 
4i non si rendere impotente all'uno e all'altro. Quindi la uni- 
TBreale condanna dell' ubbriachezza, del fumare l'oppio, del bere 
rbascisc, e di qualunque altra azione che inceppi, anche per 
pto tempo, la libertà morale. Non vi è uomo tanto selvaggio, 
die non senta la viltà e la colpa di <M volontariamente fa 
gettito del libero arbitrio, si espone natiiraluiente a mille pe- 
ricoli materiali, e diventa capace di ogni delitto; come se per 
hn non esistesse più legge, ed egli fosse tramutato in bruto. 
Sappiamo bene che alcuni dìf<.'ndono l'ipnotismo col paragone 
del cloroformio. Ma l'uso del cloroformio stesso è illecito per la 
sopra detta ragione, tranne il caso di grave necessità, e sempre 
olle necessarie cautele. Nel quale caso il bene durevole che si 
«Itìene con esso, compensa il male momentaneo della sospesa 

» Vfdi quod. 870, p«gy. 6fi5fi78 del Voi. III. 



42 

libertà morale. Bagiooe poi sssolnii di disparità tra 1* ipaolismo 
e i] elorofomio è, chA il cloroformio ooo e^ooe il paxìente a 
UD millesimo dei perìcoli a cui ra iocontro l'ipootiszato: perchè 
Don produce altro effetto, che od sonno tenaee, e lu» benefica 
anestesia, dorante la quale V infermo come è insensibile ad o^oi 
dekfe, cosi è anche inetto ad ogni attiriti malragia. Tutto il 
eontrarìo arrìene air ipnotizzato. Sotto T influsso deir ipnosi, la 
sua attìnta cresce a dismisura, e tra le allucinazioni e il delirio 
egli opera ciecamente, «eooodo ia suggestione estema. Non ri h 
disordine personale che non gli si possa imporre^ non t' è delitto 
a cui egli non porga la mano, tanto solo che gli venga comandato. 
L' ipDotiszato è un oomo che ha segnato oua cambiale io bianca, 
e Tha posta in roano ignota e però sopra questa il fiduciario pa6^ 
scrivere ogni danno, ogni rergogna, ogni mis&tto. Questa ragia 
fondamentale fu riconosciuta anche dal Consiglio superiore di 
Dita, rannate in Roma, con quelle parole imbrogliatOf si, ma 
sentenza degnissime di sarti legislatori: < Sollevandosi infine; 
questione etiou-gìuridica, e considerando che la tutela della libe 
non può permettere che la coscienza umana Tenga abolita 
pratiche generatrici di fatti psirhico-morbosì nelle persone pr 
disposte {e nelle non predisposte, aggiugnereramo noi^ così 
rendere no uomo mancipio di un altro, senza che quello abt 
cuDOSCenza dei danni che può subire o produrre: il Consìglio è < 
parere che gli spettacoli d'ipnotismo in pubbliche rinoioni ('e ^ 
che non anche mi le private?) debbano essere vietati ^ > 

Sappiamo hi difesa che tentano di opporre gripnofìli. Pr 
testano che il pericolo di abuso è allontanato pel solo fatto 
ninno è ipnotizzato male suo grado; e che però ciascuno è libe 
di accettare T ipnotismo in quelle sole circostanze in cui nulla 
sia da temere di abusi. Questa difesa, che noi gìii ;icceoDamii 
sopm al capo XL, venne escogitata dal padre della model 
ipnosi, il dott. Jamo<ì Braid ^, e ricantata dal Donato (vedi sopì 
cap<> II) e dai fautori tutti quanti dello pratiche ipnotiche. 



' Parere ecc. sopR cil. 

' IlTuin, Neurj/pnoìoffie, ed. oit. pog. 98. 



TOn!<ATO or MODA 



4S 



sappiamo egualmente che altri maguetizzatori negano asso- 
tameuto la necessità del consenso; e asseriscono invece potersi 
imotizxare altrui per sorpresa, e perfino contro la sua detormi- 
mk volontà. Tra questi à il dottor Hasson nella sua celebre 
iBlaxioao alla Fìicultà medica di Parigi', vL sono due celebri 
bagoetì/./^tori, il Lafontaine ed il Bertrand. Quest'ultimo dice 
sprossamuuto chu i fbuiiiueai magnetici si possono ottenere avec 
a volontà, sans la voloìUé^ contre la volente. SL sa infatti, 
ler citare solo fatti moderni, che il dott. Robouam magnetifs/A» 
IQ infermo airHotel-Dieu a Parigi, e una donna attempata, a 
)ro dispetto, e malgrado tutti i loro sfor/à in contrario ~, Il 
lott. Bemhuim e da lui molti scrittori d'ipnotismo riferiscono 
casi lacrimevoli di infelici donne ipnotizzate per sorpresa e di 
irodo^ Il Eicher racconta casi di ipnotizzali durante il sonno: 
1 che vuol dire, senza che questi se ne accorgessero, non che 
fiuQseatirvi liberamente. Si trovarono duni[ue tramutati dal sonno 
laUtnle e fisiologico al sonno ipnotico, nel quale rimanevano 
freda brida, come dirobbo il Lombroso, dell' ipnotixxatore*. Questi 
i di ipnotizza^.iono for7.ata sono rari, ma bastano per infermare 
ifesa che si reca della necessità del consenso. 

poniamo che sia necessario il consenso dell' ipnotizzando, 
ricevere l'influsso ipnotizzante: quale schermo ò cotesto agli 
del r ipnotismo? Ognun sa quanta) è agevole ottenere un 
iDSo. Abbiam visto nelle accademie ipnotiche di Torino, di 
ilano, di Roma, di Napoli, di Sassari, ecc. correre a rovina la 
ioventil e gli uomini maturi, sottoporsi all'ipnotismo studenti, 
littiuìali, militari, principi romani. Ognun sa che, nelle conver- 
ioni di civili brigate, nigazze e donnine vogliolose di nuove 
isaziooi, lasciansi ipnotizzare senza la minima opposizione. I 
ledici nella intimità dello fiimiglie e colla fiducia ispirata dal 



I^CL'iER, SUtr, del Maravii/iioaa, lol. Ul. \ììì^. i&O. 

Civiìtà Cattolica, $*.r. V, voi. Xlt, p;ij;. lOi. 
N. Vr/ioti. Iattura lììn Soz. Mwl nr) fnngrrwo *)i PiTiigìa, m-I Giornnìt tìi 

itol. i\\ Nspoli. ^0|in rit.ilo; e nella $t.im|Ki «spanila, (rtp. 36 (» *ejlg.; Ct't- 
MoffiUtiàme et Htjpnotiame, |n;. 'Ahi] u f^fv. 

MfXi, Lq Grande Nyatérie, \wf^, SUnWi. ^ 



L IPNOTISMO 

loro ufiScio salutare non penano punto a persuadere ana cnr 
ipnotica; neile cliniche poi degli spedali, ogni dottore, come i 
anvìui vili, è domino dom)nan;'.io. Quale {aociuUa innamorai 
resisterà alle insinuazioni d'un amante ipnotizzatore? Qual 
giovinetto allo istanze dogli amici, con cui si piace di far chiassa 
La necessità adunque del consenso dell* ipnotizzando, se pure i 
fosse (che non è sempre) sarebbe un ostacolo presso che no^ 
e dì cui ogni ardito ipnotizzatore può facilmente farsi gidj 
Un'altra difesa recano ancora gripnotisti; pretendendoci* 
che non sempre, durante il sonno ipnotico, resti velato il lun 
della mente, e obliterata la coscienza. Ascoltiamo con p:izien: 
anche questa vanìssima scusa. Per non accumulare qui un mon 
di citazioni, rechiamo solo in sentenza le tre opinioni deg 
ipnotisti. La prima afferma che durante l'ipnosi la coscien; 
rimane libera: la seconda h> nega assolutamente: la terza ool 
cede air ipnotizzato un qualche barlume di coscienza, in fod 
della quale può sino a un certo punto dìsaccettare una sugg 
stione esterna, se è immorale. Il vero tra queste sentenze è cM 
sono delle gradazioni possibili, ma che quando Tipnotizzazll 
è perfetta, è altresì porfeltameute abolita la coscienza. Cosi 
pensano infatti i dottori più accreditati, le cui sentenze bt 
mente epiloga il dotto Paolo Richer: < L'Heidenhain e il 
hanno avverato che i sintomi piil caratteristici deirautomat 
potevano esistere senza la produzione del sonno, e colla intd 
conservazione della coscienza. Il dott. Carlo Richet ha provd 
che r illusione e T allucinazione potevano avverarsi in sogget 
appena addormentati, quando non hanno ancora smarrito nò 
coscienza del loro stato e della loro personalità, né la raemor 
dei fatti che avvengono durante il loro sonno. Il dott. H. Tuke 
arriva a questa conclusione, che il soggetto ipnotizzato puM 
sere conscio; può passare rapidamente o leutamente alla piff 
coscienza; le manifestazioni ipnotiche non dipendono dalla p( 
maaenza o dalla sospensione della coscienza, che è puramdD 
an epifenomeno. A noi fPaolo Ricìxer) non fu mai coQceafl 
osservare nelle^nostre isteriche questi casi dMpnosi incompli 
con persistenza a un grado vario di coscienza. Il sonno 



TORNATO DI MODA 45 

sempre profondo e dal primo momento spinto ul suo liraitp 
estremo '. » Il che è quanto dire, che U coscienisa era al tatto 
abbaiuta ed abolita. 

Anche il prof. Fr. Vizioii, ricorda qualche ipnotizzazione, du- 
rante la qnale rimase nva qualche luce di coscìen^ ^ E ne re- 
cammo anchf^ noi dei saggi tra i fatti ipnotici nei primi capi di 
questa trattazione; acuì qualche altro ne potremmo aggiungere di 
nostra privata conoscenza. Ma due cose sono indubitate: la prima, 
che nm rari casi in cui T ipnotizzato conserva un crepuscolo di 
Oiiscienza ottenebrata e morente^ gli è tuttavia al tutto impos- 
sibile resìstere alla suggestione imperativa dell' ipuoti/zante: 
OOinpìrfi per forza ÌI suicidio, il parricidio, qualunque ultra 
atroce scellerate:!/^ gli sia suggerita; si piegherà al delitto, 
OOD segni forse di ripugnanza, con qualche conato di contrasta, 
ma si piegherai: Li seconda è, che in generale allorché T ipnosi 
è perfetta, T accecamento della coscienza altresì ò perfetto: e 
qoesto accecamento non dura solo neil' esperimento, ma può come 
sùbita nube riapparire suir orizzonte e rintenebrare la mente a 
•cadenza fìssa. Per giunta, dopo l'ipnosi niuna traccia resta 
nella memoria di quanto sotto l' influenza del morbo siasi operato 
di bene o di male; o tutto il più ne rimane una reminiscenza 
gparuta e ccmfusa. Ln conferma di queste verità, che affermiamo 
eome certe e fuori di controversia, potremmo, oltre ai già nar- 
rati, allegare un volume di fatti, senz' altra fatica fuorché di 
rieopiarli alla lettera dai trattatori d* ipnotismo, specie, medici, 
fio qui citati. 

Infatti gli ipnotisti tutti e concordemente rappresentano 
r ipnotizzato come un automa razionale. È la parola solenne e 
ooDsacratii dei dottori. Invece dì venti o trenta facili citazioni, 
nklga per tutti il Seppìlli, uno dei più pregiati trattatori di que- 
sta materia in Italia. < L'individuo ipnotizzato assomiglia ad un 
antoma, a un meccanismo vivente, che risponde ciecamente agli 
sUmoli che ricevo dal di fuori; e per tale proprietà si possono 
provocare su di lui, a volooià dell' esperimentatore, col mezzo di 

' RiCDER, La Orandc Ilystérìe, pag^. 772. 

* Fu. VI2IÙLI, Lettura soprn cit., opD»c K'pnmto, p.i£r. 51. 



46 TTFWìTiSMn 

opportuDÌ eccitamenti sui vari! apparecchi dì senso una serie in 
nuraerevole di fenomeai, dai pili semplici ai piìì complessi, in 
ogoi sfera deir attività a*robralo, i quali souo compresi sotto il 
nome geDorico di suggestioni ipmUclie '. > £ questa dottrin» 
egli dimostra con 25 fìtto pagine io 8 ', tutto di fatti che parreb- 
bero straordinarii ed incredibili, se non fossero siiiiilissiiui ^J 
quelli attestati comunemente dai medici ipnotisti. fl 

Ora si dimanda se la morale onesta (non parliamo della cri- 
stiana) possa tollerare cbe un uomo si renda mancipio tVun 
altro, come dichiara ìl Consiglio superiore dì sanitii? che 
si doni ad un altro, come esige ìl Donato? che si Eaccìa pr 
bruta dell'ipnotizzatore, come si esprime il Lombroso? che 
scenda alla condizione di un automa, di un meccanismo nelle 
mani altrui, come convengono il Seppilli e con lui unanimi tutti 
gP ipnotisti? Fa orrore e schifo solo a pensarlo. L'uomo noa 
deve sottomettersi ad altro uomo, tranne che questi possieda 
gittìmo diritto sopra di lui: perchè in questo caso, non all' no 
suo pari egli s'inchina, ma alla leg^e, a Dìo stesso autore del 
legge: e serbare Turdine costituite da Dio, conformando gli atti 
proprìì alla rettitudine infinita della volontà divina, non ab- 
bassa la creatura ragionevole, sì la nobilita e la sublima. Però 
è naturale il sentimento di dispregio che in noi sorge per chi 
volontariamente fa gettito della propria libertà e coscienza. Dtil 
quale giudìzio a condanna contro gli untomi ipnotizzati, si pos- 
sono rinvenire le tracce nelle stesse relazioni che noi citammo 
da principio dei fatti ipnotici di Torino e di Milano, benché 
scritte da giornalisti, pochissimo teneri della umana dignità; 
« Vi è, dicono essi, qualche cosa di penoso, dì spasmodico 
loro tratti, e di macabro nei loro gesti. * — « Questa lotta fi 
la volontà impotente e la forza esteriore che lì soggioga, si 
vela in atteggiamenti comici e tragici, che fanno pena e so 
presa, che suscitano le risa e straziano. » — Il pubblico, i 
pressionato, urlò il Bastai > 



* l'oU. (liL'S. SepMIU nclln KivÌBta ttp'^rimfntale di freniah-Ìa e tìi medidn 
hgalt ili HcifiTlo Einìlìu, l»«5. faiK-. UHI. pag. .125. 



TORNATO DI MODA 47 

lafaUi quale anima gontile pn& sostenere la vista di un palco 
scenìcn, ingombro di giovani cinli, di uomini onorati, di militari 
d ufficiali, di gentiluomini, e tutti ridotti a una grogge d' idioti 
volontarii, che vanno dietro a un giocoliere, come cagnuolì, che 
r ubbidiscono come bertucce addestrate, che saltabeccano air im- 
p&szata, che ridono senza perchè, che si scompannano villana- 
mente, che si patullano in tutte le pagliacciate loro imposte 
per divertire la brigata? Si rammentino i nostri lettori il branco 
di studenti sassarìtani, ipnoti?:xati dal prof. Battono (capo VILI), 
pittatisi carpone, spingando le piote, dibisciantisi per le terre: 
tì poi ci dicano se cotesto è scena sofFeribile a cuor tranquillo? 

Egli è impossibile, che tali esercizii non abbassino il carat- 
tere morale per la loro stessa indegnità. Oltre di che è proprio 

* ■ fisiologico delIMpnotisrao snervare il vigore dell'animo, e 
■iI^iJ'•^re lo facoltà corporali al vizio, e crescer materialmente le 
inclinazioni malvage. E perchè certe anime ingenue non sospet- 
tino d* esagoraKione noi uomini di Chiesa, che pure lo sappiamo 
di certo meglio che niun altro, e V affermiamo seu/^a dubbio 
renino, diamo mallevadore un dottore, certamente di merito reale 
10 questo genere di studii e di gran fama, sebbene traviato nelle 
idee religiose, vogliamo dire il prof. Cesare Lombroso. « Un danno 
j^ftggiore, scrive egli, perchè meno avvertito, è quello del carat- 
tere, già debaie tanto in noi per Uinte cause, a cui adesso sì 
i^gìagnerebbe una nuova causa e non delle meno intense d'in- 
fiacchimento. È noto che la momentanea mutazione del carattere 
morale, che sì osserva negli accessi {ipnotici) può perpetuarsi 
dopo una serie di codeste esperienze; ed è naturale, poiché ad 
ojDi condizioue anormale della corteccia s* accompagna una mo- 
dificazione del carattere e della moralità (questo particolare 
édla modificazione dipendente dalla corteccia ecc., con pace 
del dotto maierialinta israelita, lo crediamo fahoj. Già tutti 
STfltano mostrat? come questi individui diventino fucilment^j falsi, 
immorali od almeno deboli, in modo da cedere alle pili deboli 
pTflSsioni non solo del suggeritore, ma anche degli altri, cosi do! 
ttiV) comesi nota uhU' isterismi e in ogni irritazione corticale *. » 

I Vrol CK>A>it UiMmoiOt Stwiii suìr JpMtUmo, Tòrìiio, I8S6, pa^. 2?. 



L IPNOTISMO 

Fin qui il Lainbroso, che pnr troppo parla secondo la smenai 
l'esperienza. 

U rinunziare alla libertà morale e alla coscienza, anche poi 
breve tempo, sen;;a gravissima ragione, ò disordine per sé, e foate 
di corruzione. Dovremmo anche aggiugnere che rìpnotismo è som- 
mamente antisociale, in quanto può aprire F adito e porgere per- 
DÌcioso aiuto a mille frodi, a mille delitti. È troppo manifesto 
di per so, che una persona divenuta mancipio, possesso, preda, 
aniomay meccanismo in mano di un^ altra sia esposta ad ogni 
ingiuria, tanto solo che incippi in un ipnotizzatore di reo ta- 
lento. Or chi non vede che i malfattori possono impossessarsi 
deirìpnotismo ormai reso facilissimo e volgare? E senza tener, 
conto de' malfattori di mestiere, ogni uomo vinto da ima passioi 
violenta, sarà tentato chiamare in suo soccorso T ipnotismo 
raggiungere V intento. Si possono durante Io stato ipnotico 
pire al paziente secreti gelosi di famiglia e di stato; reno 
della donna è messo a discrezione dell* ipnotizzatore e di chiunque 
voglia abusarne, per suo mezzo; obbligazioni, cambiali, tost 
menti, consensi di matrimonio, saranno imposti a piacimento 
chi abbia per complice un accorto mestierante di magnettsn 

Sopra tutto poi, se si ricorre alle saggestioni dette a scade 
infinite sono le applicazioni che ne può faro un marìuolo a daoi 
della pace famigliare, della roba> dell'onore altrui. Sarebbe 
non finirla mai, se volessimo entrare io questo campo, che 1*^ 
sciamo percorrere alla immaginazione dei lettori, destata e 
data da quel poco che ne dicemmo, contando delle suggestionr 
a scadenza, e delle suggestioni a intento criminoso '. Il fat 
certo è che dei gesti del Donato non solo s' impensierirono 
egregi scrittori AéiV Unità Cattolica, del Corriere di Torit 
àeìV Osservatore Cattolico; ma anche i dottori medici di qualoli 
coscienza come il Tebaldi, il Bufalini, il Lombroso, e altri 
gran numero; e degli abusi criminosi in generale dell' ipnoti 
zazioDO trattarono di proposito i criminalisti, come il Lióge 
e il Campili. Quest' ultimo, si prende la cura di sciorinare ut 

* rj. ioiira i c;)pì X, XI, p anche gli nitri, ovu si n:irni)to fotti soniiglianli. 



TOn?fÀTO DI MODA 



W 



unga « CasuìÈlica esemplificativa sulla scorta del Cori. civ. 
f, \ » cht* è una grossa pagina di frodi che commettere si pos- 
sono age7olmeut6 coir aiuto delP ipnotismo. Ed ora, mentre ' seri- 
riamo, pende dinanzi ai tribunali la causa del dott. Catello 
Fusco, deputato al Parlamento, e del signor Conte, matassa arruf- 
tatissima di truffa ipnoticji, che nou sarà facile dipanare, come 
Dui impariamo da un giornale medico napolitano. 

È dunque Tipnotismo un nuovo fomite d'immoralità, un nuovo 
kilettativo allo scostume, un nuovo strumento posto in mano ai 
Etcinorosi. 

xxrx. 

L^ ipnotismo è anche piìt imtnorale 
nella gioventìt e nella donna. 

Potrebbe bastare il sin qui detto intorno alla immoralità del- 
l'ipnotismo in generale. Ma a pìi\ pieno document^j dei lettori, 
loro rammenteremo, ciò che essi sanno e avrertono e;siandio con- 
oordemente ì dottori d'ipnotismo, ed è che la gioventù e la donna, 
AKDB sono più agevoli ad ipnotizzare, cosi sono anche esposti a 
risentire più grari i danni morali quando sono ipnotizzati. 

Chi non sa che la gioventù ha di proprio dall'età sua di la- 
Kiirsi vincere spesso e volentieri alla vaghezza delle novità quali 
cb6 Steno? CKiai se le scene ipnotiche arrivano ad invogliare i 
fiovanil L'epidemia ipnotici, con tutti Ì danni saoi fisici e mo- 
rati diviene inevitabile e rovinosa. Udiamolo dal Lombroso, ipno 
tiffiatjre, e non sospetto di esagerazione. Secondo lui concorre 
« a diOfoodere rapidamente, in larga scala. Io stato ipnotico un 
poMMgnoranza, anche delle classi colte, in questa materia... che 
k vedere fenomeni nuavi e maravigliosi, iu fatti già da uu pezzo 
ODti, un poMa vanità di figurare in pubblico, per quanto do- 
irebbe rtesciro ributtante l'offrirsi, preda bruta, ai piedi d'un 
Domo volgare, e un po' quelle specie di voluttà d'ogni modlRca- 

' IKjit tìii'U)) Cavpim, // Grande ipnotismo, ecc. pag. 34, nota A. 
bt^i* Xttr, rai, JV, fate. Itìl 4 23 tettvmbrt ISSa 



l'ipnotismo 

: ^ti* miovii dei nL^3in grandi ceutri neiTosì per cni ricorriaraP 

*J»fOolici pia spiacevoli, fanno che una volta reso teatrale e 

iblico riuvit), vi si lotti por accorrervi; e quindi non solo 

numerosi gr ipnotizzati, ma anche gripnotizzatori di se-,, 

^x 'Mano, i quali pai trovano più facile la via sopra i sog^et 

1^ Woperatì, o ne abusano per proprio sollazzo, sicché ai foni 

* opidumia ; i dnbs non solo, ma fin le scuole ginnasiali ^rti 

} w « htlort: i clubs e le scuole ginuasialil) si riempiono i 

|v*»U<» che, tenta o eseguisce queste pericolose manovre. Spo 

V iptioti/.ztttori si ipnotizzano a vicenda prorogando il loro st 

*> tvpotoudolo in modo pericoloso alla salute. Chi può misurar 

U*UBi d'una simile epidemia che non permette pìii di cont 

'>omo rari individui gì* ipnotizzati, com'erano finora nei labor 

^^*rH, ma a masse, e non colle riserve e precauzioni dei olìni^ 

um a tutte le ore del giorno e per opera del primo venuto 

"■in qui il Lombroso, dopo avere veduto cogli occhi suoi] 
bruiti guai che avvenivano a Torino, durante le rappresentawo 
toatrali del Donato. Lo stessi», ma con forse meno furia, avven 
* Milano: lo stesso, con varie proporzioni, un po' per tutto ai 
viene. E quindi noi non sapremmo abbastanza biasimare un cer 
direttore di un certo collegio, il quale invitò il Donato a 
**ggio d'ipnotismo sopra gli allievi. Egli fece opera, il meno 
dire sì possa, imprudeiitìssima a danno fisico e morale dei gii 
vani alle suo cure alfiJati. Se non che ci dice un cuore che quea 
ubbate Bernard (ohe così si chiamerebbe) preside del collegio 
S. Francesco di Macon, in Francia, sìa nna mascherina imr 
ginata dalla fantasia del Donato nella lettera, in cui avevaj 
difendersi dalla taccia d'irreligiositìil Aia valga ad avviso a 
pii\ dovrebbe sconsigliare le pratiche ipnotiche, e le ha eoe 
gliate permesse. 

K si noti che ciò che negli istituti maschili accade, può 
cadere eziandio in conservatorii di fanciulle, con rovina dieci vol^ 
più funesta. Tutti conoscono la delicatissima irritabilità dei ner 



' IVof. i.vsxfiK. iMWiwtm, Studiiauìrij>fio!tftmo^ Twino 1886, [agp. 23-? 
' iKiNAfO, Lcttirrn dilla tii Milano H gnigno |S8tì, nr^iV Osservatore catto 
oo^ 0-10 KiuKOO IHWJ. 



TORIATO DI MODA 

3int.': mia epidemia nervosa può divampare in pochi 

hi medici nosografi ne cuutoranuo cento esempii registrati 
orie. À Dostra ricordanza, uno ebbe luogo in America re- 
luonte^ e uno in Itatia^ che fu brutta colpa dei direttori, 
idel Governo, e fu pietosamente coperto dalla carità 
5na. Fin da oltre quarant'anni fa, quando il Braid di- 
^U dottrina del T ipnotismo e dell' autoìpnotìsmo ricordano 
■oi la sciagura di no conservatorio di Glasgovìa in Isco/.ìa, 
H allievo si fecero tutto ipnotiz^^atrìci, e ipnoti^/iate a vi- 
Ifcon quale guadagno dello studio, della morigeratexza, della 
la, e con quale soddisfazione dei genitori, lo pensi il let- 
è da sapere che anche i fanciulli, addestrati a ciò, pos- 
jscire nel loro intento, oltre il credibile. 11 Braid stesso, 
re Braid, narra d'una bambina di cinque anni e mezzo, 
!b presente ud una stjduta ipnotica, e tornata a casa imitò a 
ino gli atti deir ipnotizzatore e ipnotizzò la sua governante '^ 
■l Aopterchìo dei perìcoli è nelle conversazioni, nelle veglie, 
ì ntrovat*^ ove s'incontrano con famigliare confidenza uomini, 
e, giovanotti, signorino. S'immagini il lettore una brigatella 
I entro un salotto o in villeggiatura ove accado, non già ciò 
lui palchi scenici di Torino e di Milano, non già T orgia ipno- 
degli studenti di Sassari da noi toccata poc'anzi, ma solo 
»m somigliante, e somigliante da lungi. Sarebbe vSpettaoolo 
degno e s<;hifoso, che fa male solo a pensarlo. Abbiamo in- 
^niili signore interrogarci trepidamente: Che sarà di noi. 
ipnotismo entra per le case? Rispondemmo e rispondiamo. 
Iddìo non pormett^rà che chi fa buona guardia alla fami- 
6 chi fugge il pericolo, v'incappi male suo grado: ma guai 
ra a sfìdarlol Sua coI^kì, e suo danno. 
)n sarebbe del resto cosa noova. L'ipnotismo nel 1778 
% si chiamava magnetismo o mesmerismo) riempì di scan- 
le famiglio di Parigi e della Francia. Tralasciando il Mi- 
ùL che talvolta invade interi paesi in Siberia e in Russia, 



^u;u:kh. Star- del Maraviffh'oao. tom. III. p. i35. 
ID, Xeuryptioloffìe, \ni?. ino. 



L trffOTISMO 

ed è forse uoa semplice epidemm nervosa; abbiamo una specie 
dMpnotismo, dicono i medici, conosciutissimo negli Stati Uniti, 
sotto Dome di Jumping, che fa impa/.:duru cau gesti e atti brutali 
chi n' è tocco. Vero è che questo jampiu§;, secondo noi, è più che 
altro una monomania diabolica la quale invade ì revivals di certi 
protestanti melodisti. Sono i revivals assemblee fanatiche, le 
quali si tengono nelle selve per più giorni, con promiscuo con- 
corso d'uomini o di donne, sotto la presidenza di uu ministro 
declamatore, che introna gli orecchi degli uditori, fìnchè qod 
comincino i fenomeni di penitenza, fenomeni che talvolta, quanto 
a decuro e decenza, si rassomigUauo a quegli degli ossessi. E i 
jumperSy ossia saltatori, hanno per fratelli altri metodisti detti 
barkers cioè abbaiatori, miagolatori, ragliatori, grugnitori, e i 
Jerkers cioè scotitori, tromatori dinoccolati di tutto le membra. 
Ciascuna ruzza ha i suoi osercizii di divozione separati, con mi- 
nistri proprii : tutti però possono benissimo riguardarsi in qual- 
che maniera, come affetti di ipnotismo '. I viaggiatori dello tertej 
Malesi descrivono una malattia indigena, vero ipnotismo, coD 
scinto colà sotto nome di Latah. Ora « il latah^ scrìvo un 
monìo oculato, che si mostra raramente prusso le giovani, è 
quente presso le donne mature ed agiate. Presso le giovanii 
caratterizza per un^ assenza completa del senso morale (che, i 
resto, non è certo la virtù caratteristica delle belle malesi), 
donne di una età avuuzata presentano il medesimo stato, e 
è certo uno dei fenomeni meno bizzarri del latah^ che un mot 
UDO sguardo, un gesto possono spingere una donna dì 65 ani 
condursi come una etèra (sgualdrina) di 20 anni -. 

Ci oppone un dabben uomo o una signora leggiera: — C-ot 
orrori non possono aver luogo in paesi civili^ tra le onesto 
gate. Dio io voglia! ristudiamo noi. Ma il fatto sta contro^ 
sicurezza vana che altri si ripromette. Molti casi di corrut 



< Vr^jli, chi vuole, storica mnn le descritti nel Rncconto del P. FiUNCo, Lt 
dei CHOre. luipo LXIV, Jerkerf, jHmprra, Bnrker$: 5* nliz. vul. Il, p;i^. I7<1 e ! 

> BolìettÌHo della Società usiatictt, Jii84, citato dal dott. Fn. ViztoLi. nellitl 
Relarione sopra cit-, riffrìla m\ Giornale di Nearopatolo^itt di Napoli, anDo] 
fax.. Il; ndl'Opusc. separalo, pt,'. t^. 



TOftJfATO m MODA 53 

f^i tvveratÙ e più frequenti si possono temere. Date la 
ad nn torrente: e allora solo si sapranno ì maiefìzii del 
Ite trariputo. E a paventare i danni morali dell' ipnotismo 
lianto soli noi, uomini di Chiesa (più avvisati dalla spe- 
e però più competenti): ma gli uomini di professione 
uìtaria parlano alto e chiaro, più forse che gli ecclesiastici. 
U uno per tutti il prof. Francesco Vìzìoli. Egli non è uil 

SCO timorato che si faccia spaventtcchlo della novità; ma è 
ibblìco professore di Neuropatologia nella Università napoli- 
ina, chiaro per molti titoli, ed uno dei più gravi dottori che ouo- 
ino la medicina a Napoli, eccellente negli studìi ipnotici, e però 
opracchìamato al Consiglio superiore di Sanità in Roma, per 
liscutere i partiti da prendersi relativamente alle rappresenta- 
doui ipnotiche; e i colleghi, tra i molti illnstri dottori riuniti 
fitw la presidenza del dott. Guido Baccelli, Io prescelsero ai- 
ore di essere loro Relatore. 

ecco con quali dimande egli cunohìuse la sua Relay.ìone 
Ibtto consesso: « Consiglìerete voi che seguitino a prodursi 
{li spettacoli d' ipnotismo per soddisfare una morbosa curiosità 
lei pubblico, ignaro di ciò che vede e desideroso di emozioni, 
kssistendo ad una ridda che può vedersi dalle istesse platee, 
ébUb scene dei sabba (inlendi i sabbats francesi, t-Ac: noi chia- 
niamo striaxzi) classici e romantici, ma con individui che si pre* 
itìno air esperimento, come per i veleni si faceva in corpore vili^ 
ì rìproduceudo in pieno secolo XIK gli spettacoli degli iloti 
■ft antichi Spartani? Almeno allora erano dati come esempi! 
^i effetti ributtanti della ubbriachez7,a, affinchè ì giovani aves- 

Kimaestrament*^ per evitarla. Noi, qual è lo scopo? 
Dsiglierete voi che in nome della scienza si ripetano quei 
sii; della scien/A, al cui vantaggio del resto non furono 
mi rirolti od indirizzati, non avendo essa bisogno che della 
kima, del silenzio, delle analisi diuturne, laboriose e metodiche 
iute negristìtuti e nelle Cliniche da cui sono venuti tutti i 
iù seri studii e scoperte sulT ipnotismo? 

< Consiglierete voi che in nome della pubblica morale si pro- 
Bguaoo quei spettacoli per disporre le nostre signore a tras- 



oi l'ipnotismo tohwato pi woox 

formarsi in altrettanttì donne Malesi affette da latah in cnì un 
gesto, uno sguardo, un motto, sodo capaci dMndurre una dooDi 
dell'età rispettabile di 65 anni & comportarsi come un'etèra di 
20 anni? 

< Cousiglierete infìne elio proseguano quei spettacoli in nome 
della civiltà, della libertà e dei progresso per osservare dei 
giovani italiani, iaconsciì del loro stato, in sembianze e oatiin, 
fosse pur momentaneamente, di Indiani moschitos, di Malesi,j 
di affetti da Jumping, i quali hanno un abbassamento mor 
ed intellettuale, ed il cui stato ò un tristo retaggio di razz 
tribù degenerate? 

« Alla vostra scienza e coscienza la risposta \ » 
Il medicale consesso détte pienamente ragione al relatore 
zioli, e senza un solo dissenso. Egli ù pure qualche cosa un 
giudizio concorde dei primarìi medici del nostro paese, 
mente non soverchio chiesastici nò scrupolosi. E almeno que 
vaglia per coloro, che si rendono difficilmente ai gindiziì de 
ecclesiastici, stoltamente riputandoli o male informati o occesa^ 
vamente sospettosi delle cose nuove. 



< DoK. Fu. Vizioi.i nella HeìaiioM sopra ciu sul CHorwiìe Si Neuropritoli 
n»^irO{msc. H'iiiiraio. jw^v Itì. 



IL 



CATTOLICO 



TfELLA STORIA CONTEMPORAXEA D^ITALIA 



Capitolo IX. 
Seguito del precedente. 

Nello stesso tempo che Vincenzo Monti ed anche nella stessa 
8«ietà viveva uu uomo, di cui s'è voluto esagerare il merito 
letterario e impicciolire ì difetti del carattere morale. Alludiamo 
ad Ugo Foscolo. 

La sua nascita in un* isola deir Ionio; la sua fanciulle/.za nelle 
noDtagne della Dalmazia; 1t> tempestose vicenda nulla Repub- 
Wica cisalpina e nel regno d* Italia ; le suo velleità bouapartesche 
eie sue lusinghe mal dissimulate verso l'Austria; la fuga nella 
Svizzera e di là in lughillerra circondarono il suo nomo di una 
celebrità fiavolos» per gli uni, equivoca per gli altri. 

Dopo l'Alfieri, il Foscolo ò il poeta che trasse a sé più forte- 
mente la gioventù italiana, alla quale tornò funesta col suo Ortis 
<-> cogli esempii di una vita in fatto di costumi punto corretta. 

Dal nativo aere sw-ro di Zante venuto colla madre vedova e 
eoo fratelli e sorelle a Venezia, ov'era nato il padre, vide gli 
aitimi giorni della Repubblica, e nella ti-agedia il Tiesfe, da 
lui scrìtta nel suo diciottesimo anno, maledisse alle discordie che 
armavano di pugnale la mano dei fratelli. Correva sulle orme 
di Vittorio Alfieri; benché fosse scolaro in Padova di Melchiorre 
Cesarotti, cui professò sempre amoro e riconoscenza, non seguì 
mai le sue dottrine poetiche; e della morte di Ettore e del- 
Wssian vaticinò quello che le età seguenti hanno confermato. Ad 
ana tenace memoria si univa nel Foscolo un finissimo gusto 
formato colla costante lettura di Omero, dei bucolici e lirici greci, 
di Tacito, di cui giovanissimo tradusse tre libri, e della Divina 

' Velli ((uMlfmo 8fi(ì, pog. 1li3 e scgg. del prf>c<'dente volume. 



m 



IL PERSIEAO CATTOLICO 



Commedia. Oiloardo Samaeli, un veii*?zìano dì quel tempo, in 
flcinelto che a lui diresse, dice tra le altre cose: 

Quand* io ti vidi, ratibufTato i crini. 
Con rauca voce e n;imnieggianti sguardi 
Cantare in suon feroce i sacri, ond'ardi 
Del tuo padre Allighier carmi divini ecc. 

Ugo Foscolo dice di Didimo chierico^ che dagli autori 
ci credeva degni di essere studiati atea tratto parecchie pagA 
e riunitele in un solo grosso volume. Crediamo fosse qaeetoj 
sno metodo, poiché nei suoi versi e nelle prosa appare costali 
la imitazione dei più bei passi d'autori antichi e moderni, 
tarsiatore e mosaicista, sapea per altro fondere e legare 
nicamente i varii colori; ma questo squisito sentimento del be 
per cai chiamava so stesso V incontentabile Ugo ZacifUìo^. 
ritardava la mano nell'opera e gli fact>va mutare e rimutare,: 
sempre in meglio, ì periodi. Poche sono le poesìe che ha laadi 
air Italia; ma non sì creda che fossero pochi i suoi gìovan 
esercìziì nella più difficile delle arti: ne abbiamo molte tradiizic 
dai greci e dai latini, una cantica contro Robespierre, versi 
tici ad una Laura, inni alla Verità^ al Sole ed altri comi 
da lai fra ì quìndici e i sedici anni. E memorabile la sua 
a Bonaparte liberatore, scritta in Venezia. Nt- giova il dire 
rabbia scritta quando non era consumato il tradimento dì Ca 
poformio; e che airannuncio di quel trattato fosse stato di col 
che proposero di mettere il fuoco ai canti della città e pe 
sotto le mine prima di rendersi alTAustrìa; perchè Tave 
dotto non prova che no fosse capace, bensì che fin d'allora 
ganeggìasse in politica, come l'Alfieri. Fuggì da Venezia 
fìne del 1797 e ricoverossi in Milano, ove, con Pietro Cust 
Melchiorre Gioia, attese alta compilazione del Monitore Ualk 
nel quale riferiva e giudicava i decreti del Gran Consiglio olfl 
pino. Scrisse allora il famoso sonetto contro la sentenza 
bandiva dalle scuole la lingua latina, e fece la nobile e cor 
giosa difesa dì Vincenzo Monti. 

Intanto la fortuna d'Italia era passata col Bonaparte 
Egitto, e la Cisalpina era corsa dagli eserciti austriaci e ru 
Il Foscolo, seguendo Quello spirto guerrier eli entro gli ru^ 



NELLA STOAU CO MT Eli POR Alt E A D' ITALIA 57 

Il arruola nella legione italiana; combatto a Cento, a Forte Ur- 
bano, alia Trebbia e colle ultime fatanti repubblicane sì cbinde 
a Genova, nel cai assedio rimane ferito. S' imbarca col Massena 
)er la Francia, ove resta poeti giorni, finché la vittoria di 
Marengo gli riapre le porte d' [talia. Fra questi ed altri av- 
[renimeoti dì minor conto andossi maturand(> il suo ingegno e 
svolgendo, pìfi che la sua operosità, la sua grande ambi/Aone. Nei 
lonetti e nella Ode alla Pallavicini caduta da cavallo, scritta 
B questo tempo, cercò emulare la perfeziono che il verso italiano 
iTe» acquistato con Vincenzo Monti, tu queste poche liriche ò 
«fidente lo sforzo che ei fa di gonfiare i pìccoli accidenti della 
TiUk senza che u la grandezza dulia natura, o le memorie sto- 
rìdkft, le passioni politiche potessero prestare colori alla sua 
arie poetica. Così se deve lasciare la donna del suoi pensieri, 
ricorda kjremenii Onde, che battono le Alpi\ i veìUi del Tirreno 
ehe sperdono i suoi voti, il lungo esigilo fra spergiure genti; 
te poi la rivede in Firenze, ricorda VArno e il Ponte e fonda 
impaurila in cui II papale furore e il ghibellino Afescean 
' - •ingue, ove oggi al pellegrino Del fiero ì^ate la magion 
ita. Di questa sua arte di gonfiare le cose che non hanno 
per sé importanza né pregio, si servì conti nnamonte n^W Ortis, 
Le ultime lettere di Iacopo Ortis erano state precedute dai 
Dolori del giovane Werthtìr di Goethe. Il Foscolo, dopo la sua 
da Venezia, era stato qualche tempo In Toscana, dove erano 
fresche le memorie del romanziere tedesco, e dove il 
^trther correva per le mani di tutti. Non è dunque da mara- 
iiare che da questo il Foscolo togliesse la forma del suo 
n. So non che, ove si paragonino i due romanzi noi rispetti 
arte, il Werther, oltre il vanto della priorità, ha quello di 
.lisi più profonda delle passioni, che passo passo conduco 
lice giovane all'orrenda catastrofe; sono più naturali, perchò 
comuni ì caratteri e le situa/iouì; più naturalo porche più 
lice lo stile. 'SelV Ortis invece la letteratura e la politica 
mescolano continuamente all'azione principale; le scene della 
hanno poca verità di colorito; e certa enfasi, figlia più 
testa che del cuore, affatica non di rado i lettori. Ha 
[dimeno qua e là pagine assai belle, per un misto felice di 



58 



ÌU PENSIERO CATTOLICO 



lingua ciisaliaga e poetica, che il Tommaseo, non molto amico 
ed ammiratore del Foscolo, pure imitò nel suo Fede e Bellezza. 
Diremo pertanto che se V Ortis cede al Werther come romanzo, 
lo supera come storia dei tempi in cui fu scritto; e le digressioni 
suiritaLia letteraria e politica, lungi dall'essere un difetto, 
formano il solo merito del libro. Ben è a dolersi che l'autore 
non abbia pensato all'efFetto morale delFopera. Nella prefazione 
alla W edizione fattane in Zurìgo, il Foscolo diceva: Se dopo 
fante edizioni non fosse cosa impossìbile^ lo scrittore abolirebbe 
volentieri quest'operetta; né taceva a Silvio Pellico i suoi ri- 
morsi d'avere spinto alcuni forsennati giovani a fino vituperosa* 

N'avea ben donde! « Quel libro, scrive il Canti\ ispirò libri 
ove la passione è divinizzata, e in favor di essa sMnvocano diritti 
superiori a tutte le leggi; ove spiriti entusiastici, non solo profes- 
sano quella malinconia che spesso rivela il non saper vìvere, ma 
con tesi maestosamente fanciullesche scatenansi contro la società 
e accusano le convenzioni di essa, invece di imputare sé stesso.» 

La prosa del Foscolo ritrae molto dalla prosa deirAlfleri 
negli scritti politici; ciò si fa palese nella Orazione a Bona- 
parte pei comizìi di Lione, che gli fu commessa dai triumviri 
della Cisalpina. Magnifica il guerriero, per inveire contro le 
rapine e lo dilapidazioni dei proconsoli cisalpini, esalta le armi 
italiane tolte alla ruggine di tanti secoli, raccomanda all'eroe 
di provvedere di buono leggi gli Stati con la terribile e qnasi 
profetica interrogazione: Vivrai fueterno? L'orazione fu stampata 
prima dell'Or/fS. Nello stesso anno 1802 il Foscolo s'era già ae- 
corto dei volpini Intendimenti doU'eroti; e però nell'Ortis mutò 
linguaggio. In tanta agitazione politica non tralasciava di colti- 
vare la poesia. È di questi tempi La Chioma di Berenice lavoro 
di minuta erudizione, con cui volle mostrare agli eruditi lombardi, 
che in due mesi scherzando poteva rapire ad essi la palma con- 
quistata con anni ed anni dì studio nella polvere delle biblioteche. 

Capitano nell'esercito d'Italia, dovette nel 1804 cangiare i 
rivi d'Olona con le squallide e nebbiose coste dell'Ocoauo. Fu 
al campo di Boulogne, quando Napoleone minacciava di discen- 
dere in Inghilterra. 



^ELLA STORIA CONTEMPORA>EA K^TALIA 59 

Di lì scriverà al Monti: 

io terra che non apre il seno 

Docile ai rai ilei sole onnipotenti. 

Passa la vita sua colma d'oblio; 

fioma il d«!Sirtero a galnp{»ar per Tonda, 

Sulle rocce piccarde aguziea il tirando, ^ 

£ misurando l'Oc^an cogli occhia 

D*Àuglìa le minacciale Alpi saluta. 

Sa quelle coste tolse a studiar la lingua inglese por tradurre 
il Viaggio ^Sentimentale di St«me, ch'ora dei suoi autori più 
cari. Tornato in Italia nel 1805, e messo di guarnigione a 
Brescia, si diede tutto alla versione d* Omero, e a Alo a filo venne 
tessendo la tela dei suoi famosi Sepolcri. Del suo modo di tra- 
durre dai classici diremo soltanto, che per T indole sua rigida 
a indocile mal poteva piegarsi alla tempra degli autori che 
tradnceva. Né la maestosa e serena calma di Omero rispondeva 
eerto alJa fiera e risentita natura di lui. Solo quando si abbatte 
in qualche racconto di dolore, come per pestilenza o per tnorte, 
il suo verso ai tinge ili una tristezza che emula il greco e si 
IftBcia addietro quello del Monti. 

Lavorò inturno ad Omero fino agli ultimi giorni della vita; 
e benché nel tradurlo si dipartisse spesso dal testo, si mostrò 
[«r altro profondo conoscitore dell'arte di tradurre in poesia, 
Della quale oltre alla fedeltà si domanda la bellt-^ss^ca. 

Nel carme dei Sepolcri il Foscolo ha seguito il suo metodo, 
che è di dare grandezza e novità all'argomento, coli' innestarvi 
la storia e la politica. Per quanto alcuni critici abbiano giudi- 
cato questo carme la poesìa più bella del secolo, non è men 
Vero che nella Elegia sopra un (^imiterò campestre del Gray 
ri ha un seutimeutu più largo e più fìlosofico, che abbracciando 
senza distinzione di fortuna o di schiatta tutte le umane con- 
dizioni, ne invita a meditare sulla caducità della vita, consolati 
nondimeno dalla speranza di uu migliore avvenire. Il evinto del 
Sray può dirsi il canto dell'uomo che cammina, colla sua tenda 
in ispalla, verso una patria più grande; il carme del Foscolo 
si arresti in questa patria terrena, a cui le tombe dei suoi 
gntndi sono scuola di virtù civili. Il Foscolo sì vede innanssi 



So tt PENSIERO CATTOtlCO 

un'Italia pagana; il Qray, il geoore umano redento da Cris 
questi aspira all' eternità, Taltro rinnega le dolci speranza 
una vita futura. Per l'uno la zolla muscosa, che copre le ossa 
del contadino, ha le stesse lacrime che. l'urna effigiata dell'ora- 
tore, dal cui labbro pendevano attenti i monarchi e le nazioni; 
per Taltro la tomba non è un ristoro pei morti, ma un'illusione 
ai vivi. Con ciò nun abbiamo inteso di fare nn paragone frai 
duo poeti, poiché la diversa materia non lo consente; abbiamo 
soltanto voluto notare come il Foscolo si giovasse doli' elemento 
politico, per dare al suo carme Tinterosse che nel Gray nasce 
naturalmente dal soggetto medesimo. D'altra parte i Sepnlrri 
avean dato materia di canto prima ohe al Foscolo, non solo 4^ 
Gray. ma al Young e alTHerrey. Il Pìndemonti stava comj 
nendo un poema su questo argomento, quando il Foscolo gli 
dava il suo Carme; il buon Veronese mutava allora la for 
del suo componimento e riduceva la tela alle brevi mìsare , 
un'epistola. L'ordito dei Sepolcri foscoliani, se non pecca 
troppa semplicità, pecca bensì per Teifetto morale, che è de 
stabile. Ridotto infatti ai minimi termini il Carme dic«: 
tomba non è di ristoro alcuno pei morti; è un'illusione 
vivi. Oggi una legge ci toglie questa illusione, imponendl 
sepolcri fuor dei gnardi pietosi e contrastando il nome u mo 
Forse il ladro ò sepolto accanto al Parini. La religione dei 
polcri è antichissima; erano altari; tali ora sono i sepolcri] 
Santa Croce, ove veniva TAlfìeri. Dalle tombe di Maratoi 
Greci traevano l'ira che li armava contro la Persia. La 
è giusta dispensatrìce di gloria, ma il sepolcro stesso perìfl 
se non lo rende eterno il canto dei poeti. Oggi si ò scoper 
sepolcro di Elettra nella Troade, ove Cassandra vaticinava la i 
duta di Troia, che sarebbe dimenticata per sempre se 
durasse nei canti di Omero. La fama pertanto in cui sono 
i 'Sepolcri non nasce da singolarità d' invenzione* ma da 
novità delle immagini e delle frasi, di cui molte passarono ne 
lingua comune come antonomasie e come prò verbi ì. Il Pìndemo 
rimproveniva al Foscolo di stendere huìghi voli lontano da 
e di cantare le troiane antichità, Ilo ed Elettra, in luogo 
memorie italiane e recenti; e il rimprovero è meritato» sebi- 



frKLLA «TORU COKTeWPORAWFA V ITALIA (il 

^m u scnsarlo ]>roteu(ìuuu che il Foscolo avendo detto che il 
spazza C071 le sue fredde ali fin le reliquie dei sepolcri^ 
che le Pimplee fan Iteti Di lor canto i deserti e r armonia 
^ince di mille secoli il silenzio^ doveva naturuliiiento ricorrere 
1a più loutana antichitii, per uiostniro che i sepolcri sono resi 
nmortali dal canto dei poeti. Come poi una poesia di tuute allu- 
ooi ftd atitìchì fatti e costami potesse ìnfìaminaru d'entusiasmo 
gonerazìouì che h> mandarono a memoria, non sì spiega se 
■^«on diro che gl'Italiaui sono idolatri della bella forma, e che 
l'artifìcio del verso, ora podestremento negletto, ora superbo e 
gnfio eserciti su i cuori una certa potenza affascinante. Cresce il 
stupore se pensiamo che nei Sepolcri, non v' ha un verso, 
ha notato il Carrer, che non abbia un vicino o lontano rì- 
itro in altri scrittori, compresi i greci e i latini. Agli esempli 
\M Carrer ci piace aggiungere il regno ampio dei vejìti^ che ò 
da an'ode del Chiabrera. Il Pindemonti, per mostrare al- 
lioo che si era accorto del furto, nella sua risposta inseriva un 
tolto dalla stessa ode del Savonese ed è bellissimo: Non 
vigli aprii vergini rose. V'ha chi dice che ogni fiore ru- 
mìgliora nello mani del Foscolo; converrebbe provarlo. 
Lo spirito militare, che s'era ridestato in Italia dopo la calata 
0Ì Francesi, avea messo in onore gli scrittori che trattavano 
ioose di guerra; una splendida edizione sì era fatta in Milano 
'architettura del De Marchi; il Lomonaco stampava le Vite 
fli iUt*3tri capitani^ e il Rosmini quella del Marmo Tri- 
tio, Il Foscolo si poso ad illustrare gli scritti di Raimondo 
ntecuccolì, LI vincitore dei Turchi sulla Raab, e T emulo di 
36. Rivide diligentemente il testo, cui tentò di ridurre alla 
loscione; che se la sorte gli avesse fatto capitare in mano 
ultori codici, V edizione veramente splendida per lusso tipo- 
sarebbe stata il più bel monumento che l'Italia avesse 
Ito erìgere al grande modenese. la ([uello che attendeva 
TediKione del Montecuccoli fu nominato professore di eloquenza 
Eivia. Succedeva al Cerotti, eh' era successo al Monti. Para- 
aado le prolusioni e le legioni di questi due grandi ingegni, 
possiamo non riconoscere la superiorità del Foscolo, nella 
deir erudizione e neir efficace calore della parola. lusegna 



rL mvmxo cittoucd 



die h lettere ooa som ■eree da fendeniì; che il l 
tnperm il suo mmistero qosado aiik i potsoti. die vMàù 
lettentara è il colto r«s9 alla reriti e al mi^lwramento 
genero amaDO, iadipeaiie p teiae B te éair arbitrio della fona e dell» 
Scende della fortona. Par troppe il Foaook» eeabfa eontraddJre ft 
eè stesso, qttando dipinge la vita aaam eiteoodala da perenDi illa* 
sioDi e da qnesta solameate spinta a4 operare; qaanéo afferma che, 
sottoposti al dominio d*an ignoto destino, i mortali rÌToao schiafi 
della pabblicaf opinione e della forza. Ma quando racoomaodi 
agr Italiani lo stadio della storia, li richiama senza avvedersM» 
al colto di quelle rirtù, che hanno la loro radice nel sentì 
della libertà, della giostizìa e della religione. Il Monti 
nara i gìoTanl colla splendida e fiorita dicitura, aiutata d 
canto di una bella pronnocia: il Foscolo trascinara gli 
col fuoco delle passioni, che i nomi, tanto abasati, di li 
«r indipendenza e di patria destarano facilmeote nei cuori 
rinesperta e incauta gioventù. Durò solo un anco nel pa¥ 
insegnamento, perchè le cattedre di eloquenza Tennero soppr 
Libero allora di dedicarsi agli stndii che più gli tomi 
grado, si Tolse alla tragedia, e scrìsse VAJace, 

Egli area a lottare non tanto con Sofocle, quanto con un 
tono moderno, per cai non ha valore il fato o rinterrento d 
dèi, che t*?ngooo sì gran posto ucU'antica tragedia. Dovette 
questo alt^'rare in parte i caratteri degli eroi \ Agamennone, 
Ulisse rappresentano più Napoleone, Morean o Fonchè, che 
quegli antichi condottieri dei Greci. Non possiamo infatti pei 
derci che il Foscolo non mirasse a Napoleone, che prepara' 
spedizione di Russia, in questi ultimi detti di Calcante al re d 

Veraci e ssaie le parole mie 
T'erano allor che per Tìgoolo Egeo, 
A inverso le folgori e la iiotie^ 
TrasRoro tanta gioveniii che giace 
Per te in esule tomba, o per (e solo 
Vive devola a morte 

Malcontento deira/tcoglienza fatta dai Milanesi dìVAjc 
Foscolo si condusse a virere in Firenze, ove prese a pigione] 
easetta sul colle di Bellosguardo. Tentò di nuovo la Ir 



LLA STORIA CONTEItPORA>EA ITALIA 



63 



il soggetto dai tempi di mezzo; un padre che uccide di 

maDO Tunica figlia, piuttosto che coucederk al figlio del suo 

ivaie, e poi volge il ferro contro so stesso, ò il tema dK'lIa Rie- 

iarda. Forse il nome di Guelfo le era pìf) conveniente. Il Carn-r 

a notato alcune inverosimiglianze detrazione, la quale nondi- 

le&o si svolge pii\ ordiuuta che utiU\Ìjac<% e dichiara che è 

rìporsi fra le più notabili tragedie del teatro italiano, per 

arte di tener sospeso lo spettatore sino al termine, e per alcune 

lellìssime scene, fra Guelfo ed Averardo, e fra Guelfo e Ricciarda. 

Intanto le sortì uapoleouiche piegavano alla fine, e con esse 

sorti dei bello Italo Regno, Il Foscolo dalla Toscana offerse 

saa spada ad Eugenio e, accorso in Milano, fu neiraprìle 

el 1S14 sp*?ttatoro del miserando eci-idio del Prina. Disperò 

eiritalia e fuggì fra gli Svizzeri. Comincia da questo tempo 

w\V Epistvìitrio, che i suoi ammiratori hanno voluto dare alla 

senza p*'rò riflettere che da quelle Ietterò la fama del can- 

ire dei Sepolcri dovea uscire più offuscata, che non da tutti i 

ooi scritti insieme. Fosse per consolare le tristezze del volontario 

ftlio^ per mitigare la povertà a cui si ridusse, fini di scrivere 

'Iptrcalùsi, già cominciata in Toscana. Imita quivi il Liber 

)morialÌ8 d*t Caleostro di Clementiuo Yannetti, in cui sì adopera 

iinguaggio della Scrittura a ritrarre uomÌDÌ e fatti di quel 

ipo; ma dove il Vannetti ò storico e scrìve collo stile del 

BOVO Testiimento, il Foscolo si atteggia a profeta, e scrive collo 

del Vecchio. L?i Chiave, che spiega le allusioni dello scritto, 

ti^ che V IparcalisHÌ ò una satira contro ì dotti d'Italia 

facendo trafSco del sapere, hanno, secondo lui, corrotta la 

ta letteratura; ma è satira virulenta che non risparmia nes- 

I, né tampoco i pift grandi letterati, come il Monti, il Lam- 

i, il Paradisi, e tant'altri. 

Nel higlio 1810 passò in Inghilterra. Lo Scalvini narrava 
Tommaseo come il Foscolo, a mostra di opulenza non curante, 
I, quando ne aveva, monete d'oro quasi sparpagliate a caso 
stanze, e come per far parere le piante del suo giardino 
ounente fruttìfere nel clima hrìtaunico, appendesse ai rami 
noni e gli aranci con un fìl di ferro nascosto tra il verde. 
: queste mostre, dì cui non saremo noi a fargliene culpa, cer* 



64 



IL PENSIERO CATTOtlCO 



cava di celare altrui la sua porertà, che d'altra parte era costretl 
di palesare alla sorella, che eredevalo ricco ed invocava il su 
soccorso. Fra le scritturi^ che uscirono dalla sua penna in Londm 
è memorabile il libro Sulla cessione di Parga, cominciato 
stampare noi 1820, e poi sospeso dalFautore, quando seppe eli 
la cessione di quell'isola fatta dagr Inglesi ai Turchi non « 
una vendita, ma T esecuzione di un patto segnato nel Cou^rett 
di Vienna. Tre anni dopo stampò i -^'aggi sul Petrarca. È libi 
in cui la critica più fine e la più recondita erudizione vestoi 
la leggiera forma del romanzo. Ai Saggi tennero dietro il Discari 
storico sul testo del Decamerone, il Discorso sul testo del j^oem 
di Dante e il Carme delle Grazie, che fu per venticinque ani 
il suo studio più caro. 

Conchiudiaino. La letteratura nelle mani di Ugo Foscolo I 
strumento di guerra, più che non fosse nel Panni e neirAIllef 
che vìssero si può dire più spettatori che attori nelle lotte politid 
del loro tempo. Se giovane sì lasciò sedurre dalle promesse dell 
Francia, ben tosto si ravvide, né cessò di ammonire gP Italiani 
non fidare nello straniero. I tre Discorsi sulla servitù d'It<tli 
da lui dettati negli ultimi giorni della sua dimora in Milai 
svelano Uberamente gli errori e le colpe che trassero in mina 
Regno d'Italia; e certe sentenze e certi giudizii paiono pp 
Quuciati ieri; tauto le cdpe delle due età si rassomigliano! Pod 
per altro crederanno che egli abbia avuto un alto e lumiiu| 
concetto della Religione. Professava infatti, che ninn popolo p| 
aver leggi nò costumi senxa la religione, e che gl'ItHlianìA 
voQo conservare la religione di Cristo; donde la necessità eli 
il Ponteflc^ rimanga in Italia libero e indipendente, per ordì 
Dare le cose della religione. Con questi concetti aveva abbfl^ 
zato un Discorso alla Santità dì Pio VII, pontefice v 
Eppure dalla sua scuola uscirono si può dire Giuseppe 
e Giacomo Leopardi; il primo acerrimo nemicx) del Papu- 
ditore di un deismo umanitario ; il secondo addirittura scet 
e pagano. Quanto a Silvio Pellico, se ebbe per lui un gr 
amore, se ne dipartì, quando disingannato comprese, eh*.' bii 
gnava gittarsì nelle braccia amorose della religione, per non 
i suoi giorni come il suo amico. 



I DERELITTI 



XLIV. 

LA CATiSTBOPE D* ISCHIA 

lieo di poc' oltre il meziio dì dol 28 luglio quando tì 
iQo; e messisi su per Torta del colle, sa cui grandeg- 
l.più pulito e nobile albergo di Casauiiccìola, detto La 
mentinella^ trovaronlo pieno a ribocco di forestieri. Iti 
D allegraiuento; o tolte le tavolo^ ne uscirono per ces- 
quella baraonda di gtjnte, che vi facea dentro grande 
Scesero in riva al mare nell'ora in che il sole tiiffan- 
i^nu alle onde, ne svegliava le serotino brezzoline, che 
tto i cocenti ardori de'glorni estivi. Un cielo ridonto con- 
1 suo dolce az^turro con quoUo del mare, e lo scintillio 
ri col luccicare delle acque fosforesceuti. Ija nostra bri- 
rescheggiando in sulla spiaggia, prendevasi di quella 
el soave aleggiare de' venticelli grandissimo diporto e 
rasi in piacevoli ragionari. Le altre brigate de'fore- 
à convenuti a sollaz») o per la cura delle acque mi- 
mpollanti dai cunicoli dello spento vulcano dell* isola, 
bai tutte rientrate nei loro alberghi, massime nella jpk- 
iìiella, ove più fervea la vita, e ove tutto era giocon- 
a e allegria. Chi sedeva al tavoliere del giuoco, chi 
1 pianoforte o arpeggiava; gli uni a quel suono mena- 
use daur^, altri vi associavano il canto con bel conserto 
Q questa sala facevasi un gran passeraio di signore eie- 
scuna delle quali aveva a contaro mille avventure ; e in 
vnax ancora a tagliere e diluviavasi e trincavasi alle- 
. A niun di loro per certo sarebbe caduto in animo il 
b* egli allora danzasse o si banchettasse suU* orlo della 
I doveva inghiottirlo! 

EA voi. IV. foéc. 871 r> U HUtmbre 1680. 



00 I DEnELlTTI 

Erano le 9 '/g della Tiotte\ qtiando di tratto tutta l'isola rin- 
tronò di un copo^ orrendo mugghio sotterraneo, segaìto da un 
rombo simile al bombare di un tuono; e tostamente un crollarsi^ 
UD dibattersi ed ondeggiare di tutta V isola come nave in bur- 
rasca*, poi un sobbalzare del terreno, e qua fendersi, là diruparci, 
altrove adimarsi con subito avrallnmento e tras.^inar tutto seco 
neiraperta voragine. Parea che tutta Pisola avesse a subissare 
nel cratere di un nuovo vulcano o ne'gorghi del mare. A quelle 
orrende scosse, che si protrassero tino a tro^ secondi, trabal- 
lavano gli edifìzii mal reggentisi in pie, e rovinavano con or- 
rendo scroscio in capo ai loro abitatori; i quali colti all'impen- 
sata, mentre daviinsi buon tempo o saporitamente dormivano, non 
poterono che in picciol numero gittarsi fuora delle loro caden 
abitazioni. Lo scompiglio, il rovinio e il fracasso delle case 
denti, i muggiti e i rintronanienti delle viscere della terra, 
urli de' pericolanti, le grida de' fuggitivi, i gemiti e i lamen 
de' feriti e de* moribondi facevano un frastuono che assordava! 
cielo, n fitto polverio levantosi dagli abbattuti edifizii, vei 
addensandosi in un'atra nube, che quasi funebre gramaglia 
pria la tomba di Casamicciola ; e dallo spalancate fauci del^ 
terra, in piì\ luoghi squarciata, sfumavano ondate deaeri va; 
e sgorgavano con impeto copiose pollo di acque bollenti che ino 
darono la piazza. Quando quella nube dì polvere e di vapori! 
fu dissipata, tutto era scomparse; e il silenzio della morte sed^ 
sovra monti dì cadaveri e di mine. 

Alla Roca e tremolante luce delle stelle vedevansi come de 
ombre vagolare attorno a que* mucchi di macerie. Erano i 
superstiti scampati all'eccìdio, che impietriti dì spavento, coi 
polli irti in capo e gli occhi tralunati riguardavano muti le 
case diroccate, 

< Siccome quei che con lena afTaonata 
Uscito fuor del pelago alla riva 
Si volilo air onda perigliosa e guata. » (Dante) 

Ma al subito terrore, onde in qne* primi momenti ogni anli 
era compreso, succedette ben tosto un disperato dolore per 




XUV. LA CATASTfìOFE u' 150 HA Gt 

ita deMoro cari e di tutto il loro avere. Era d'o^i intorno 
no piangere, uu guaite, un urlare, un gridar acrorr'uomo, e svel- 
lersi i capelli, e graffiarsi il viso e struggersi d^afFanno, chia- 
mando a nome i loro parenti e amici sepolti dalle mine. 

Mentre cotali scene strazianti avvenivano nelt'al)ìtato, che era 
delia nostra brigat<.'Ila? 

Colta dal treiuuoto meutre iuterteuevasi, come dicemmo, iu 
sulle rive del mare, cadde alle prime scosse genuflessa al suolo, 
levando più col cuor che colla voce una fervida preghiera alla 
Vergine benedetta. La Miirluccina e i duo bimbi erano in quel 
momento poco quinii. lunUini ìu uu tt3utrÌuo di legno in sulla 
*>ia3Ka, ove un Fulcinella sollazzava il popoletto co' suoi festivi 
ì e fri/.zi e piacovolezae. Ai primi crolli delia terra il Fui- 
,, che in quel momento per una strana coincidenza rappre- 
va una dì quelle scene che accaddero nel tremuoto dì due 

Ì* innanzi si fé' a gridare — Cimò! il tremuoto! al mare, al 
!.., e abbandonato il palcosceuioo diessì alla fuga. 
i spettatori tutti intenti alla rappresentaziono non avevano 
a avvertito la prima scossa, e avvisando che il Pulcinella, 
eom'è suo costume, celiasse, diedero in uno scoppio di risa: ma 
I ben tosto fatti certi di quello che era, cangiarono il riso in grida 
1^ urli e pianti; e precipitaronsl fuor del piccolo teatro, le cui 
pareti peraltro essendo di legno e ubbidendo ai moti della terra, 
«rane rimaste io pie. 

La Mariucciua tra la confusione e lo scompìglio della gente 
V'itosi in collo finricuccio e afferrato per mano Pierino, sei trasse 
dìfttro, e gittoHsi con essi fuor del teatro a salvamento. Indi tre- 
adtote avviossi verso la spiaggia; quand' ecco vmirle incontro 
^Bvido Emma, D. Qiulio e Bruno, trafelati, ausanti e convulsi. 
^^■HnaroDai tra le tenebro a nome, si scontrarono, si riconob- 
Rd tra il tumulto e la foga de' fuggenti, e non ebbero parole 
Ita lagrime por ringraìsiure Iddio d'essere tutti scampati dal- 
ida catastrofe. Emma col pallore delta morte sul viso per 
ita di cuore che avea provato, abbracciò e baciò ì suoi 
ti e la Mariuccina che aveali salvati ; o poi disse a questa 
pettaci con Enricuccio e Pierino qui air aperto, mentre uoi 

V 



ft raore sbossb aik fitÓBe «et aissziì; e si mt 

OnvEÌnTiM tedlHV, inHtl, mafoé, aà gaìiiati tn le te- 
KWe iiB» trawliMft a i«i ìam Mfe iteHe, èMido spesso 
ed pift atftnpriti Biflì e M^nttMi 4aBe Miffrin Non enmo 
^rfiSi «Ite a eesl» pust, ^«nfc nlin far «4à intorno 

— Cki Mie? $n4ft Bm»; • « «A «m twi cbe gli rispose. 

— AAòMt DisttiSM iTi^Nili Mia d a pig itt di 0«sù. 
«■■pli per pi«£git Mk olulnli; «»a par allon mea» 
Mh» » 4t*an pueatìi* ci «r wÉm m cwn del soo fratello. 
Gagfiriae» • ìm nato ddle atte fittia» del &ute. ÌU 
faelia de si facee ìSbibb ai Mstrì fìiggìifeKi, ebbe reduto ^ 
tana aa laetee spianti per «Haasi, a ii cai la bmU gt 

eMe»r«aRni,larioMobba. AyaèesmfBcOBil bastee del 
GogtìdMb il segaale deUa aaa aorta e èeOa aaa bomba! 
asBiealBbà,faBcaffÌBab^a— tiaai'acBÉadigfiate^aaareiicoor 
oasBiara la rìste, ìaoadaia gfi «esU di piaatoL Xà egli era 
dsto, ara figtio d* Igaaoel SefM ia easr T aflbaaa, dirorò le 
faigriine, neordò ia qaet ■sneafti il sa» dsmre, e gittata 
daleate e pìataa oeeUata aa qael aan» fctale, Hpiwwwri di 
per iware a ebi tìvwm aacora asOa la raìae i eoafbrti 
na carità. I nostri Tiaggiakirì lo ndero errare tatta notte 
le ■aesri6f e cadere e rìalsusi, affrettare il pasae e 
iaaaaai a qaeato e a faal eaaak di asà, sbando ognora 
aotia afoeUì vi iiaae per veatara aa faakbe aletta Tiro, e 
valofe. dargli ohuw ad oaeinie» o aoa psteis^ eeertarlo a 
segnarsi, a pentirsi, a qiefaie* aealr'cgli intanto 1* assoli 
da'peeeati e dìspooeralo a ben morirò. Abbatteronsi altresì 
un alteapoatole di earttà« eioè nel P. RaCasle De Martinis pr 
delk Miaoioae. il qaalo totta notte andò aaeVegli in vulta 
qne*aM»ti dì raino per arrecare il balsamo delle oonsolamai 
de)o ai feriti e ai moribMid). La aostn oomitÌTa brudara 
voglia dì potere strappare dagli artigli della morte qnalclid 
flelìee: ma eraau sì fitte le tenebre, si ingombro di amma 



XLIV. LA CATARTROFB D ISCHIA 



m 



mftcerìe le vie, che appena poterono iiuiorersi; onde con ansietà 
indescrivibile aspettarono il vegnente giorno. 

Già spuntava sulP orizzonte il sole, che illuminar dovea il 
teatro della più orrenda catastrofe che» da secoli si vedesse. 

La deliziosa e incantevole Ischia non era pili che Tinola della 
deeolasìone e della morte ; e Casamìcciola e Lacco Ameno e Porìo 
le necropoli di migliaia di sepolti vivi. II suolo appari» orribil- 
mente sconvolto: qua avvallato, là sollevato, altrove fesso da 
lunghi crepacci o adimatn in voragini, donde scaturiano, come 
si disse, acque bollenti e sulfurei vapori. Vedevausi rocce squar- 
ciate, rupi scoscese e massi travolti e franati sui culti campi; 
dove messi, piante, vigneti, tutto giaceva a terra in inji> scom- 
piglio impossibile a descriversi. Nell'abitato poi case crollate o 
cadenti, pareti inclinate, che a un soffio d'aria parea dovessero 
rovinare, facciate di edifizii rimaste sole in pie colle finestre e 
le porte che metteano rocchio per entro a'monti di m:icerie, ogni 
traccia di vie scomparsa, e tutto intorno feriti e moribondi, cada- 
veri sfracellati, o orrendamente deformati e guasti, cranii in- 
franti, gambe spezzate, braccia divelle dal busto, visceri sparsi 
e poz:&e di sangue. Ma dove la morte avea fatto più atroce scom- 
pio, era nel teatro di Casamìcciola affollato di gente. Là gia- 
emiu> ammonticchiate insieme lo vìttime del disastro, quali tutte 
iQCe e impotenti ad aiutarsi e quali boccheggianti o spente, 
uno strazio dì cuore V udire colà dentro un suon confuso di 
pianti, di gemiti e di strìda, che a poco a poco sì spegneano nel 
ktolo della morte. 
ò meno straziante era Io spettacolo che affacciavasi allo 
.rdo per le vie, in sulla piazza e tra le macerie de* crollati 
zìi. Veduto avresti qua e là giacer.* uomini, donne e fan- 
orribilmente storpiati o feriti. Chi dava gli ultimi tratti, 
dlbattevaai tra gli spasimi delle rotte membra e delle 
e ancora aperte e inacerbite dair umida brezza della notte, 
rimasti incolumi nella persona, ma col cuore fatt^ a brani 
perdita delN^ loro famìglio, dìscorreano seminudi in questa 
e in quella, chiamando a nome i figli, la sposa, i genitori, 
empiendo l'aereo di pianti, di grida e di ululati. A non pochi 



7Ì t DCRELim 

luu baracca di legno, che serrira eziandio di Ospedale, e 
loro an prolisso discorso, in cai argomentossi di persoaderlf 
aTerri ornai più speranza di salvare altre Tittùue; e però dorersì 
a preservameato deprivi, minacciati dair infezione di tanti cada- 
veri putrefatti, stendere sa Casamiociola uno stmto di calce vira. 
Un fremito e un mormorio d'orrore e dMndignaziono levosai 
da tutta r udienza; e Bruno eh' erasi traforato tra ì convenuti 
colà, all'udire quella spietata sentenza di morte lanciata coutru_ 
tanti infelici, probàbilmente ancora vivi, raccapricciò, e pien 
cruccio e di rabbia gittossì fuor della baracca per ritrova 
D. Giulio che Taspettava lì presso, o itogli incontro sbuffando^ 

— D. Giulio, mugolò, D. Giulio, dove sìam noi? tra barbano 
ira cristiani? Udite, udite; e contogli quanto aveva detto e 
proposto il Genala, intercalando il suo dire con esclamazioni di 
sdegno e di dolore, tanVera il bollore dell'ira che ferveagli in 
petto! D. Giulio alPudire lo spietato divisamento del MinistrQ^ 
basi d* orrore e sentissi trafìtta l'anima d'acutissima doglia; 
sovvenendogli in buon punto che arrivare doveva il di seguont 
il He sul luogo del disastro, ripigliato animo, disse a Bruno:^ 

— Il decreto del Genala non avrà effetto; perchè è impossibil 
cosa che il Re lo approvi. 

Nel che D. Giulio ben si appose, come il fatto di poi com-| 
provò. Frattanto i soldati, incaricati dello sgombro delle maceri^ 
lavoravano senza risparmio delle loro persone, felici di poter 
di quando in quando dissotterrare insieme coi morti qualch 
sepolto vivo. \è lavoravasi meno a Lacco Ameno e a Forio, of 
gli stessi abitanti lasciati liberi nella loro opera salvatrice, av4 
vano già prevenuto i soccorsi troppo tardivi spediti loro di 
Ministro. £ oh le scene pietose che vi ebbero luogo! 

XLY. 

EROISMO CRIPXrAMO 



Mai potrebbesi ridire a parole tutti gli atti di virti!) e 
abnegazione di che furono testimoni quelle ruine! Un sok 
udito avendo una voce uscire di sotto a una casa sprofondai 



XLV. EROISMO CniSTtANO 

torrono sottostante, sofficcusi col capo airìnghl tra le ma- 
cerie, tenendolo un de' compagni afferrato per un un piò, e 
dàssì di tutta lena allo sgombero. Poi stanco, trafelato e fradicio 
di sudore, si ritrae, rifiata un istante, e tosto ripiglia il suo 
impRìbo lavoro, nel quale durandola parecchio tempo senza posa, 
gìuDge ad aprirsi un varco. Vi penetra dentro, e sotto una volta. 
solo in parte crollata, scopre due donne ancora vive e poco o 
punto offese dalie mine. Manda un grido di gioia, a cui fanno 
eoo di fuora ì compagni: e cavatele Tuna dopo T altra da quella 
tomba, le inette in salvo. Le due donne rivedendo la luce pian- 
gevano di contento: e Tuna d*esse baciava con affetto la corona 
della Vergine che si tenea tra mano. I soldati anch'essi avevano 
gli occhi umidi di pianto, e congratulavasi a vicenda della felice 
Mroerta. 

VtJu altro soldato uffaticavasj per estrarre di sotto a un monte 
di sassi una giovinetta aucor viva, e non poteva venirne a capo; 
perch'ella^avea le vesti impigliate sotto un grosso macigno. 
OiKie il soldato sguainatala spada, accingevasi a taglìar^'liele; 
ma la pudica verginella gridando che non facesse, trattenevagli 
il braccio, e dicea — sé preferire di rimanere ivi sepolta al 
vedersi denudata, tanto in lei poteva la modestia! Il suo sal- 
ifttore allora chiamati altri compagni in suo aiuto, potò con 
Msi sollevare il macigno e liberare dalle sue morse la donzella, 
che fu tosto restituita viva e salva alla madre, da cui era stata 
pi&Dta oime morta. 

Una fanciulla, appena dodicenne, la notte stessa del disastro 

sriocolatusì con mirabile presenza di spirito dalle macerie, in 

j messo alle quali era caduta senz'offesa della sua persona, ne 

I trasse fuora a forza di nn costante lavoro dì piìl ore prima la 

oadre, e poi anche un fratellino rimasto assai malconcio dalla 

caduta, e che la buona sorellina sì fò tosto a curare e confortar 

«m mille flnesze d'amore. Cosi pure un giovane inglese uscito 

J^lume di sotto alle ruine, riuscì a dissotterrare e mettere in 

Hko tutta una famiglia, aiutato in questa bisogna da un suo 

Hco tedesco; e fu visto accollarsi un povero storpio, e gire 

per buon tratto di vìa a deporlo in una baracca, ove venivano 



74 I DEHEUTTI 

raccolti e medicati i feriti. Narrasi altresì del signor Chevrid 
francese un atto degno di essere tramandato alla posterità. Egu 
avvegnaché avesse sugli occhi T orrendo spettacolo della con- 
sorto dell'unico figlio schiacciati dalle mine della villa di 
Maio, ove abitavano, non lasciò per questo di accorrere alili 
salvezza delle signore Zuppelli madre e figlia, che facevano udii 
di sotto alle macerie lamentevoli voci. La sua cariUi ebbe a 
stargli pìfl ferite che riportò alla testa e al dorso; ma non 
vero ch'egli però si rimanesse dall'opera sua pietosa, finchò nq 
venneglì fatto di estrarre dalle macerie la fanciulla, chN^gli 
stituì sana e salva al padre e al fratello accorsi in quel mometi 
sul luogo del disastro '. Dopo di che vinto dal dolore e spossai 
dalla fatica e dui sangue, che a fiotti sgorgavagli dalle ferite, 
abbuudonossi sul suolo, sedendogli allato la fanciulla salvata: U 
qualo bcndogli le ferite e uvvolselo nella sua mantiglia, piangendo 
dì tenera riconoscenza e di dolore. Intanto lo zio di questa,] 
sacerdote Zuppelli, salvatosi nel vano di una porta al secon^ 
solaio, spioto dal desiderio di venire in aiuto alla A)guata, 
tuttavìa rimanea sepolta, gittossi giù con periglioso salto 
queir altezza, e dio mano al fratello e al nipote nell'epe 
salvatrice. Dopo un lungo e penoso lavoro poterono giungerò ft| 
a lei: ma la gioia del ritrovamento fu loro funestata dalla via 
del misero stato a cui la Signora era per asfissia ridotta. 
apri gli occhi, riconobbe i suoi, ne volle un bacìo, dìo lor I*ultì| 
addio, e poco stante tra i confarti religiosi del cognato ressj 
spirito al Creatore. 

Ma niente potea pareggiare Tabnega/^ione e Teroisuio 
soldati, acquali la carità cristiana e il nobile esempio del 
dell'Arcivescovo San-Felice, accorsi sul teatro della catastr 
servìa mirabilmente di sprone. Il rischio di rimanere anch*^ 



* Avciino anch'esci coi'so gravifismo rischio. Il giocane Zuppdlì sproToodo 
tino al)» tfsUi in um frodltuni tiri suolo, non n'cm uscito cito a slenlo r. coirj 
poggio di ai) ba«ton'.' c\w un gio\an:ilto avea po*to altraversn ilolla fessura; 
parìrr di lui prfcipilato in un borro trarupato e profondo, erane slato poc*aaxi 
liul tiglio con mia corda, che i|ue'<ti avoa fallo ìn(r«Ci-ìaDdo gli abili suoi eoa i 
di'l 9U0 giovane sil\aloro. 




XLV. EROISMO CRISTIANO 75 

traTolti nelle mine delle case crollaDti, ì moti conralsìvì del 

suolo che rìpetevAnsi di tratto io tratto, il lungo e penoso lavoro 

degli scavi sotto rocchio ardente del soUione, Tafa e il puzzo 

■^queiraere appestato dalla putrefazione di migliaia di cadaveri 

Vi'orrìfio aspetto di tanto lutto e di tante mine, nulla, nulla 

bastava a sgagliardire que* valorosi e a rattenerli dall'acoorrere 

ove 11 chiafflasse il bisogno. Quanto non costò loro il solo dìs- 

rrnmeoto de*due cugini Pisani, rimasti pirt giorni sepolti 

to al cadavere del padre, già putrefatto ! Vi lavorarono 

tomo nnMntera giornata, senxa ripigliar fiato che sol pochi 

ati an'ora dopo il merìggio. Erano stanchi, trafelati, coperti 

X polvere, cotti dal sole, molli fradici dì sudore, e tuttavìa 

veonta l'ora del riposo e del rancio, e invitati a sospendere il 

laroro, vL si riftutaruno. protestando che non avrebbouo levato 

mano dall'opera, se prima non fossero giunti a salvare ì due 

wpolti vivi. Il primo ad essere estratto dallo macerie fu Fran- 

cesso, che sirtì Uopo cinfiue giorni sano e salvo dalla sua tomba; 

DA il secondo, chiamato Nicola, non potè esserne cavato fuora 

che dopo un più lungo e pericoloso lavoro. Egli era sepolto sotto 

bh monte di macerie e impigliato tra 1 mobili rovesciati e le 

Inri abbattuto. Levando dal suo sepolcro h\ voce, diceva ai 

soldati : 

■ — Mi salverete? 

^K^Sl, rispondevano questi, sta certo, noi non ti abbandotio- 

^Rno: ti salviamo, o moriamo con te. Parole degne di caori 

Tftmmento generosi e cristiani! Il colonnello Xoce, il capitano 

XMchini, il tenente Alboni e il brigadiere deTarabìnieri, Leggio 

Biagio, dirigevano la squiidra di salvamento. Quest'ultimo cac- 

ciotti per ben due volte tra le rovine per raggiungere il sepolto t 

■1 la seconda Hata ìndiotreggì<\ vacillò e cadde quasi fuor dèi 

MisL Avea messo, senisa addarseno, la mano sulla testa de! 

«iiavere putrefatto, che smossa alle5!7iò fieramente e appestoUo 

pK guisa che fu for/,a trasportarlo quinci lontano e rianimargli 

MD aeqna e aceto gli spiriti suiarrili. Gli succedette nel posto 

4*oiiore un animoso soldato; ma anch'egli, malgrado l'acido fenico 

fthe enei premunito, ben presto cominciò a farsi bianco ia 



76 I DKRBUTTI 

viso, 6 fn presso a svenire. Onde renne di là rimosso e sostituito 
da un terzo; il quale riuscì a coprire di stracci ìmbeTuti di 
acido fenico il cadavere; e allargando il traforo api^rto dal bdH 
gadiere, pervenne finalmente a scoprire il sepolta vivo. Man^^ 
allora un grido di gioia a cui risposero gli altri soldati ; ma 
quando egli renne all'atto di cavar il sepolto dalla tomba, ogni 
suo tentativo tornò inutile e fu anche per riuscire al Pisuni 
fatale. Di qui nuovo scoramento^ nuova sosta, e nuove titubanze 
e consulte tra i capitani e i soldati. II sepolto grida loro: — Xoq 
mi abbandonate. E i soldati disposti anzi a morire dì stanchem, 
che ad abliandonarlo, indi a pochi minutif in cui tranguggiarol^| 
in fretta due bocconi e due sorsate di vino, mandandone per n^ 
pertugio anche al sepolto una boccetta^ ripigliarono con più lena 
di prima il faticoso lavoro. Erano già fino a lui pervenuti; roa 
non potevano spastoiarlo da quull* intreccio di tavole e travi 
in cui era malanionte impigliato, porche ogni loro sforzo potè' 
cagionare la caduta delle macerie sovrastanti. Alluru nn si 
dato, ch'era esperto legnaiuolo, si fo'a segare ie tavole, e sol 
questa guisa potè liberamelo. 

Erano le 5 pomeridiane, quando il Nicola uscì finalmen 
come un Lazzaro, più che quatriduano, del suo sepolcro tra 
grida festose de' soldati, che ne lacrimavano di tenerezza e 
contento. Poco quinci discoste erano la madre e le due sorelle 
salvato; le quali dietro alle mine della casa aspettavano tre 
danti Tesito dell'arduo e periglioso dissotterramento. Qui ni 
vi ha penna di scrittore, né pennello di pittore che valga 
ritrarre la commovente scena che allora ebbe luogo. La ma 
e le sorelle chiamate in fretta accorrono pallide o convulset 
ai loro sguardi si presenta a un tempo un doppio e ben divi 
spettacolo, il cadavere del marito e del padre, e accanto a quel 
il figlio e 11 fratello uscito per gran miracolo vivo dalla 
tomba. Esse abbracciano con tenerezza chi già aveano pi 
estinto; ma la gioia di questo ritrovamento è soffocata dall* 
bascìa che lor serra il cuore alla vista deirestinto coosor 
genitore. Chi fu presente a questa scena, affissò in quel memi 
il volto della madre, e vi scorso dipinta una tristezza profo: 



\IV. EROISHO CRISTIANO 



77 



IDA ralma, rassegnata o mista alhi maraTÌglia di una consoliuione 
inaspettata. Egli la vide baciare il fii^^Iio, e Tildi sclamare: — 
Sia ringraziato Dio l)eDedetto! E veramonte era tutta opera di 
Dio la salvezza di Fnincesco e Nicola Pisani; come q^uesV ultimo 
dbbe a dichiarare innanzi a tutti^ dict^ndo, ch'egli e il fratello 
non dubitavano punto del loro scamjw»; poiché aveann promosso 
ciasGUuo una messa, e racco maudatìsi alla protezione di san Luigi 
Oouzaga. miracoli della fede! 

I nostri viaggiatori non furono presenti a queste felici scoperte, 
ma pur furono testimoni di altri non meno ammirabili tratti della 
Provvideniia divina. Alla dimane del disastro, mentre aggiravansi 
tra le rovino, venne ad Emma veduta una culla, non rovesciata, 
ma in pie sull'orlo di una fossa. Ella monta sulle macerie, senza 
troppo badare al perìcolo a cui osponevasì, sì appressa alla culla, 
e manda un grido di maraviglia e dì gioia. Vi avea trovato dentro 
m bambolo, vivo, sano, senza una sola scalfittura, e che allora 
placidamente dormiva il sonno dellMnconscia innocenza. Xei trasse 
faora, sfcimpogli un baciozzo in fronte, se lo strinse al seno e 
portollo alla Mariticcina, perchè ne avesse cura. Bruno anch'egli 
si abbattè in due bimbi, che trastullavansi insieme tra le ruìne 
della loro casa crollata, e volto a D. G-iulio e ad Emma che lo 
seguivano : 

— Ecco, esclamo, un nuovo tratto della bontà divina verso 
l'innocenza. 

— finezze dell'amor di Dio! sclamò Emma intenerita, 

— I loro Angeli custodi, soggiunse D. Giulio, non hanno avuto 
bisogno di noi per salvarli. 

Ma che era intanto della madre de' bimbi? Ella non giacea 
sotto le macerie, bensì era impotente a muoversi, perchè isolata 
nel vano di una finestra della sola parete rimasta in pie, donde 
chiamava con pietose voci a nome i figli suoi. Accorsero ì nostri 
viaggiatori e alcuni soldati, e ne la trassero giù da quell'aerea 
prigione, non senza rìschio di vedersi piombare addosso la va- 
dllaate parete; mentfEmma avvisando che Ì due bimbi esser 
dovessero per ventura ì figli da lei chiamati, glieli menò davanti 
Come la madre ebbeli veduti, mandò un grido — ah i figli, i 
figli miei ! e corse ad abbracciarli. 



7rf 



ftERKLim 



Un'ultra non meno grata sorpresa ìu mezzo a tanto lutto 
aspettava. Poco quinci lontano s'avvennero in altri due funcitiUi, 
fratello e aorelia, ch'eransi addormentati tra lo mine della lora 
casa atterrata. Ne ti riscossero, interrogaronli, e seppero da loro, 
che avvallatosi sotto a' loro piedi il pavimento, aveali trascinati 
seco senxa recar loro danno di sorta. Il fratellino, come più 
gagliardo e animoso, avea dato mano alla sorellina, aiutandola 
a sbara:!7^rsì da quelle macerie; e poi vinti aroendue dalla 
stancht^zza e dal sonno eransi Ivi stesso addurmentati. In sul 
mattino di quel giorno la nostra picc<^ta comitiva fu presente 
a un'altra non men patetica scena. Sotto un acervo dì mine 
erasi ndita una voce infantile. Il povero padre che tutta notte 
orasi aggirato intornoca qne' monti di macerie tentando, ma in- 
vano, di estrarne un ano figlio, appena fu giorno ed ebbe visto un 
drappello di soldati, chiamolli in suo aiuto. Questi acc4)rs»;ro, <» 
mìsero tosto mano all'opera, che fu ben lunga e travagliosa, li 
padre intanto, pallido, convulso e palpitante tra la speranza e 
il timore aspettava la sua sentenza dì vita o di morte. Già la 
voce del fanciullo giunge a lui più chiara e distinta, ed egli 
con voce commossa risponde al figlio e lo rincora. Cresce in tutti 
la speranza, raddoppiasi Io sforzo, ferve il lavoro. Ancor qualche 
pietra da rimuovere, e il fanciullo è salvo. Ma, ahimè, un falso 
movimento può schiacciarlo! II povero padre impallidisce: Tansìa, 
la tema, la pietà, il terrore gii si dipingono in volto; il cuor 
gli martella fortemente in petto, un sudor freddo bagnagli la 
fronte e un brivido gli corre tutta la persona. Finalmente si 
giunge a scoprire la testa del fanciullo, e s'ode la sua voce 
argentina che grida: — Papà non temere. Vengono rimosso du^^ 
altre pietre; o il fanciullo balza fuor della sua tomba e abban^f 
donasi tra le braccia del padre; il quale muto per T eccesso della" 
gioia, r abbraccia, lo bacia, e se lo preme piangendo sul cuore. 
A questa vista nino de' presenti potè frenare il pianta), e i bravi 
soldati tergevansi anch*es8i col rovescio della man polverosa &_ 
stanca lo lacrime dal ciglio. 

Già apprussavasi po' nostri viaggiatori il dì della purtenz»^ 
e poro fu lor forza spiccarsi dal teatro della catastrofe, 



XhV. EROISMO CniSTUIfO 



79 




ebbero par ruluto soprassedere qualche gìoruo ancora nella 
speranza di arrecare duotì soccorsi ai colpiti dal disastro. 

Era il 31 di luglio, ciuand'essi fecero ritorno a Napoli in un 
Vaporetto che trasportava i feriti; a' quali nel breve tragitto 
prodi^rono tutte le curo pietose della loro carità. Scesi in Na- 
poli airistesso albergo, in cui prima avevano alloggiato, vollero 
ianiiDzi al partire, visitar Tospedaie, ov'erano raccolte le vittime 

[queir immenso disastro più o meno ferite e malcouce della 



XLVI. 

IL PlìNTIlENTO 



Lo Spettacolo era straKÌaute; ma ossi risparmiar non volevano 
ài loro cuore questo novello strazio; porche la carità movevali 
I recare gli umani e i divini conforti a chi soffriva. 

Or mentre aggiravansi por le corsie, consolando gli uni con 
noto parole e gli altri più poveri con larghe lìmositie, nell'at* 
tnversare la corsia delie donne abbatteronsi a un letto, ove 
giacova tutta malconcia e rotta della persona e col viso guasto 
e deformato una forestiera. Emma si appressa a quel letto, affisa 
la giacente, la riconosce e manda un grido: 

— Cielo! che veggio? la Rosina! 

Air udire il suo nome, la dolente apre gli occhi che tenea 
socchiudi, guata la donzella come trasognata, la riconosce an- 
ch'ella, ed esclama: — Oh Emma! Come qui? 

— Povera Rosina! dice Emma, dando in uno scroscio dì pianto. 
Come mai veniste ad Ischia? 

[— Po' miei peccati, rispose con un fremito queir infelice, e 
ìunse: — Xon mi compiangete; non sono degna della vostra 



'—Oh che dite? Voi ch'eravate così buona e caritatevole 
«ra noi? 

— lo? io buona con voi?... E mandò un ruggito di dolore e 
di disperazione ; e poi continuossi : — Sappiate eh' io ho tradito 
e il vostro xio. 



nU I DERStrm 

— Voi mi tnwliste? 

— Sì, e or» ne porto la pomi. 

— Ha come? ripigliò Emma stupefatta. E la Rosina per 
accìietare i rimorsi che straziavanlt^ il eaore, oonfessolle il suo 
tradimento, che a suo luogo contammo, ed aggianse : — Dopo aver 
tradito Toì, e indotto rostro zìo a racciarri di casa, come ladra, 
mi lasciai trascinare da nn gioTinastro, di cui andavo perduta, 
a derubare il padrone; e me ne fuggii con quello, e venni prìou 
a Napoli, e poi a Casamiociola, ove la giustizia di Dio ci colse, 
mentre facevamo gran vita coi danaro rubato. Il mio amaut« 
rimase schiacciato sotto le ruine, od io, come mi vedete, ornai 
ridotta a fine di vita. 

E dette queste cose cominciò a tralunare gli occhi, a sbattef 
ì denti, a serrare i pugni, e a dare in atti e la parole 
disperata. 

Lascio pensare al lettore come Emma e gli altri rimanessero 
tristi e sgomenti a quella vista e ali* inaspettala rivelazione 
lei fatta! 

Emma tuttavia dimenticando le passate offese e non d*a 
sollecita che della salute eterna dì queiranima, abbracciò 
ramente la Rosina, dicendole: — Fa cuore, la misericordia 
Dio è ìnfÌDÌta. Gittati tra le sue braccia; domandale perdono, 
e il pietoso Salvatore dell* anima tua ti perdonerà, sicoom* io dij 
tutto cuore ti perdono. E in così dire, dielle il bacìo della 
e Pierino, ch'era stato anch' egli vittima del tradimento, fltr 
sele in segno di perdono affettuosamente la mano. Bruno e 
U&riuccina lacrimavano di tenerezza alla vista di queir atto 
aeroso; e D. Giulio fattosi innanzi, e disporre volendo Tinfer 
a ben morire, pregò tutti che si ritirassero. Rimasto 8olo^< 
fé* con tutto l'ardore del suo zelo ad esortarla, perchè proi 
desso all'anima sua; e tanto seppe dirle e con tale efficacia i 
reoolla alla perfìue a fare una generale e sincora confessio 
de' suoi peccati. Dopo di che la Rosina, a riparazione del da 
cagionato ad Emma e a Pierino, volle con pubblico atto e 
presenza di parecchi testìmonii ritrattare la calunnia con 
aveaii diffamatù dimandando in pari tempo perdono ad 



XLVI. IL PENTIMENTO 



81 



al padrone, cui avea iogannato e poscia derubato. £ così ricon- 
dliata con Dio o con gli uonoini si dispose a comparirò ìananisi 
al tremendo trìbimale del Giudico eterno^ a cui fu la sera stessa 
di quel ^orno chiamata, confortandola fino ali* ultimo sospiro la 
carità di Emma: la quale non volle spiccarsi un solo istante dal 
letto della moribonda. E poi cbe questa fu trapassata, ella le 
chìase gli occhi, e ne lavò e ri restì il cadavere, uìutita in questa 
bisogna dalla Mariuccina. Anzi non volle neppur dopo morte 
abbandonarla; ma con bairesempio dì cristiana carità accompa- 
gnolla al sepolcro, seguilla colle sue preghiere fin oltre la tomba, 
e fé' celebrare più messe in suo suffragio. 
Così si vendica un^anima cristiana! 
Frattanto Bruno avea spedito al signor Taddeo copia auten- 
tica della solenne ritrattazìoue fatta dulia liosiau iniiauzi alla sua 
morte, e avea per l' istessa posta mandato una lettera al Pievano 
di Santa Maria, pregandolo che visitasse il vecchio a fine di per- 
suaderlo dell'obbligo che gli correva di riparare i danni cagio- 
hMÀ agli innocenti suoi nepotì. Al padre poi avea già mandato 
^p telegramma il giorno appresso al disastro, acciocchò non si 
desse travaglio per lui, e scrittogli in seguito una lunga lettera, 
narrandogli quanto era accaduto, e magnificando la carità e il 
cDmggio della sua fidanzata. 

Il Banchiere per tutta risposta fé' telegrafargli dal sao Se- 
gretario — sé essere gravemente infermo ; tornasse tosto, se pur 
caleva di vederlo ancor vivo. 

Quando giunse a Napoli questo telegramma ora già prossimo 
rarrivo del Vapore, che dovea tragittare la nostra brigatella ad 
ilessandria. Brano da questo telegramma, come da nn fulmine 
wlpito, rimase muto, stupefatto e dolente fuor di misura vuoi per 
ì» malattia del padre, vuoi perchè vedovasi differito il compi- 
mento de* suoi voti. Emma ne fu anch'essa di gran mala voglia, 
6 per un momento le balena nell'animo il sospetto che non fosse 
quella malattìa una fìu/'.ìono del Banchiere per separarla dal suo 
fidanzato. Dopo que' primi momenti di dolorosa sorpresa ripreso 
uiiu'i. amendue si strinsero con D. Giulio a consiglio, e ferma- 
nm che Bruno col treno colere volasse presso il padre, e veduto 

&i^ Xni. m/. TV, faxr. 871 6 S4 ^ttembr^t ISSd 



RIVISTA DELLA STAMPA ITALIANA 



I poUli luce sutlo sfratto dei Gesuiti dalla canouica di 
S, Gaetano, Firenze, tip. Ricci, 1886. Si vende io Firenze alle 
librerìe Cini e Mannelli al preazo di cent. 20. 

Bve siamo noi?si sentiva gli scorsi giorni dire per Firenze: 
imi paese dei Somali o dei Ziihl, o fra le mura della ^u- 
deirArno? Viviamo sotto le gnarentige della libertà 
donale, o sotto il forren capriccio di un Voglio della Mon- 
— Con le quali domande, seguite da risposte che non sono 
jjCTJTersi, si alludeva al tristo e barbaro fatto, compintosi da 
^flel Governo, il 4 dell'andato settembre, nella fiorentina ca- 
kln di S. Qaetano, e tiinto acclamato dal giornalismo che si 
iriR di essere sacro al culto della libertà. 
|g^ veridica storia di questo fatto, che indica il grado di ci- 
^gUtertà raggiuntrisi iu Italia, Tanno ventesimosesto dopo la 
i liberazione da tutte le tirannidi^ meritava dì esser tenuta 
conto e conserrata ud ius^'gnaniento dei posteri. Ci rallegriamo 
ìndi che sia venuto in luce il sopra mentovato opuscolo, il 

fecotl piena verità e semplicità somma, senz'altro commento 
schietta narraxiono delle cose, lo espone nella sua nativa 
ca. Il fatto poi è così per sé medesimo elcKjuente, che vale 
)prio la spesa d*tó»ere conosciuto co'anoi particolari, ad am- 
jgtf^tìnto altresì di coloro che ingenuamente credono il Go- 
^^Bll giornalismo libeì'ale essere pane e cacio colla libertà, 
[i*opn^co!o e* istruisco primieramente della condizione legale 
la Parrocchia rii S. Gaetano, e del Reverendo signor Priore 
à investito. li benefìcio, al tempo dell* ultima vacanza, 



era, com'è al presente, di privato patronato di S. E. la signor 
Principessa Antonietta Stroz/,i, pt*r dny quarti in proprio, oomn 
legìttima c&ssiooaria del f^overno e del miaoronne sig. Loreoxu 
Mancini, e per T altra metà, come mandataria generale del 
secondogenito D. Leone de' Principi Slroz/.i. I documenti i)arhil 
chiaro. L'opuscolo cita il pubblico strumento, con cui, in tu^ 
le debite forme, il Governo alla si^jnora Principessa non ce 
già il solo diritto di presentanone, secondochò pretesero ale 
dei soliti giornali, bensì cede per sé e suou in perpetuo, Vesi 
cizio dei dinttiy azioni e ragioni di patronato spettanti 
reale Governo sulla soprannominata chiesa^ unitamente 
ogni onere ed aggravio al ginspatronato inerente. 

Similmente cita l'altro pubblico strumento con cui. nelle ide 
tiche furme, dal cav. Alessandro Martelli, tutore del luin^ret 
Mancini, era ceduta alla Principessa la rimanente quarta ju 
dei ginspatronato. 

Per couscguen/a allorché essa, neiruitìma vacanza del 
tìzio, preeeutvi a parroco il Rev. signor l>. Ferdinando Biauc 
esercitò un diritto di prestmta/J<mo che totalmente le appar 
neva, e dal quale era esclusa ogni altra ingerenza giuridica ' 
Governo, il quale de' suoi diritti area fatta legittima e pien 
sima cessione a lei. 

Il j)arroco adunque essendo stato presentato, nei dovnti mo 
dalla Principessa, patrona unica del benefizio, ed avendo rì^ 
vuta la istituzione canonica e V investitura regolare, sotto 
rispetto ecclesiastico e governativo; ed avendo preso pos 
formale del medesimo benefìdo, sotto gli occhi dei rappresent 
ufficiali delle duo autorità, diocesana e civile, era ed è in 
fettisiima regola, e godeva e gode di tutti i diritti comnui, 
la legge in ijuesta materia riconosce nei parrochi e tutela. 

« Se qiiindi il parroco, così discorre V opuscolo, dalla {«t 
legittimamente nominato, o dalla curia arcivescovìlo fiorent 
approvato e legittimamente ìnstitaito ed investito, ha cred^ 
affittare una parte della sua casa parrocchiale al sacerdote D. Li 
Eosa, quivi posto col beneplacito deir autorità ecclesiastica e pie 



della suddetta patrona, alfine di prestare la sua opera 
ti'riio d^i miuisteri ccclusiastlci m quella chiesa, e rio a 
i per il beueficìo evidoQtemeate vatitat^gìose (come può 
rsl cou argomeutì ÌQeluttabili ancor di fatto), ha eser- 
d atto di ammiuistrazione, cho era nelle sue facoltà di 
e, die nessuna leggo gli vietava, che neppure la patr<tna, 
olendo, avrebbe potnto impedirgli ; e pt*rciò non ha vìe* 
rtito pretesi diritti patronali dol reale Governo, apparte- 
uesti per intero alla medesima .>)^'nora Priiu*Ì|>essa, Che 
1 si potevano, nò si dovevano dairautorità governativa 
molestie s<,>tto qualunque prete-st*), per obbligarlo a re- 
na contratto, cho d'altra parte non ò in sua Scolta di 
re, e per la rescissione del quale egli sarebbe in ogni 
tposto a dover restituire al conduttore il canone d'affitto 
lepito, ed a rifondere ad esso la non indifferente somma, 
Br restauri e miglioramenti che questi si era accollato 
Dfatto eseguiti. 

I dal 15 maggio, il sac. Luigi Rosa entrava ad abitare 
onii'a di S. Gaetano, chiesa parrocchiale di patronato 
della signora Principessa Sirom, come ò detto, la qiiale 
E»re vedeva, insieme ai cattolici schietti, il detto sacerdote, 
linvato da alcuni altri ospiti, con piena autori/.7A/ione di 
ore Arcivescovo, preudovauo ad assistere la detta chiesa 
ministero. » 

eco improvvisamente il giornale più immondo che si 
[q Firenze, e forse in tutta Italia, quel Fìeramosca, che 
dai pori tutti e sette i peccati capitali, ed ha avuto la 
i farsi censore della morale dei gesuiti, distruggitrice dei 
■mandamenti di Dio, ecco questo giornale pubblicare la 
di un Giuda, che l'opuscolo chiama « lettera infame- 
ìimosa di un sacerdote (cosi si soscrivova) nella quale 
Dava nel fango il venerato nome di monsignor Àrcive- 
quello del poolottì e dei gesuiti » ; e prendere occasione 
festa celebrata nella chiesa di S. Gaetano ad onore di 
icchiuo, unomastico del Santo Padre L^^one XIII, per ac- 



86 ^^^^ RIVISTA 

ceudere un fuoco di ire governativo contro il parroco ed 1 
doti ai quali aveva appigionata una parto della canonira. 

Di hito il 26 agosto il detto parroco fu chiamato datre 
nomo dei benefi/ài vacanti in Firenze, e si sentì intimare « 
ordine di S. E. il ministro Guardasigilli, col quale sì HStrini 
ad ordinare ed e^iegnìre sollecitamente lo sfratto dalla cauoi 
dei fjesuHh cosi detti da quelli che, sopprìmendoli già da md 
anni, hau loro tolto ogni carattere di ente morale e ridotti 
coDdi/.ione di semplici cittadini. « À tale enormità egli rh 
di non si poter sottomettere : « T perchè i gesuiti logaliuc 
pili non esistono: 2' perchò nella sua canonica abitava il 
cerdote Luigi Rosa, con altri pochi suoi ospiti, a servizio del! 
chiesa nei sacri ministeri, e ciò per volontà ed autiTÌz/:r r 
di Monsignor Arc.ive3novo, con pieno consenso e soiidirti.i !: 
delia patrona; e di più per diritto incontestabile di regola» 
locazione, come consterebbe a Ini stesso da legittimo documenti» 
dì atto legale, rogato e registrato in Firenze TU agosto 1886.» 

Queste erano ragioni calzanti. lia legge, avendoli aboliti ciqj 
monto e in quanto membri di un corpo morale, non rironfi 
più né ì gesuiti, nò i franr-escani, né ì domenÌr:aui, nA altri 
ligiosi, come tali. Ognuno di essi, secolarizzati tosi dalla l6 
e in facma alla legge, giuridicamente ì) divenuto libero cittadii 
tenuto sì ad osservare le leggi ed a pagare le tasse, ma gl{ 
pentito però, come tutti gli altri cittadini dello Stato, nd'l 
diritti nel loro esercizio dalla legge protetto. Il purroco 
alloggiare nella sua canonica chi gli paro e place; maggionne 
poi so si tratta di ecclesiastici, che. coli' approvazione del 
scovOi lo assist<ono nel ministero sacro; e massimamente sej 
si aggiunge per soprappiù l'assenso di chi ha il patronato 
henefi/io. Che aveva egli da vedere Teconomato iu questa 
cenda? Forsuchd aveva l'ombra di un diritto il più lontnni>, 
qualche porzione di giuspatronato clie al Governo upiKirt^e 
Mai no, giai^f.'hè tutti quanti i diritti di questo genere, nìii 
riserMo, erano stati ceduti già ospreasissimameute, o rou attol 
galissimo. alla Principessa patrona. Adunque con che titolo 



USLLA STAMPA ITALIANA 



S7 



tenderà l'economato di costringere il parroco di S. Gaetano a 

dare lo sfratto a pochi rispettabili ecclesiastici, ai quali, con tutto 

le regole, areva appigionata una parte della canonica, e Tavea 

fatto roa contratto lecito in sé, legale nella forma, obbligatorio 

ne*suoi tìffetli? E dato ancora che fosse potuta sorgere una larva 

di dubbio iut-ìrno ai diritti governativi di giuspatronatx), la piil 

elementare legge di equità e di prudenza non richiedeva per av- 

reutura che, prima di procedere ad un'intimazione così odiosa e 

^■'' ■! ''n, il Governo avesse studiati gli atti legali che conserva 

archivii? In qiial paeso del mondo s'intima lo sfratto 

i sua ad uu cittadino, e poi, dopo sfrattatolo, si esamina, 

su fuiise lecito il farlo? 

Si adduce da alcuni la qualità di fjesuUi nei sacerdoti, che 
aveviuin preso a pigione il quartiere della canonica. Ma i gesuiti, 
ui cospetto della legge, non esistono più. Come riconoscerli le- 
galmenie in un atto governativo, anni ed anni dopo che il Go- 
verno legalmente li ha annichilati? Che se Tessere stato membro 
un curpo religioso^ abolito dalla legge, togliesse a chi uè era 
bro il diritto di alloggiare dove gli sembra bene, per ciò 
solo che fu membro di quel corpo; iu tal caso si avrebbe a dire 
dw quel «cembro ha perduti i diritti civili, è fuori della legge, 
« tutelato dal coiuun diritto costituzionale. Può stare ciò iu 
di giurispnidenx^i ^ lK)v'ò una legge elio privi anche i soli 
do furono gesuiti dei comuni diritti dei cittadini? 

Eppure, tutto ciò non ostante, pochi giorni dopo» vale a dire 
il 3 settembre, il signor subeconou\o cav. Franceschi intimò al 
loco di S.'iD Gaetano * essere fino da allora la sua parroccliia 
_ Ltoposta a mano regia > ; e dovere lui ordinare ai sacerdoti al- 
loggiati nella canonica lo sgombero totale, nel tempo e termine 
di 24 uro; altrimenti lo sgombero si farebbe colla forza. Non 
DfJsero ragioni. Il cavaliere non aveva altro uffizio, se non che 
k inaoifestare il sic volo^ il sic iuheo di chi gli dà la pagnotta 
per campare. 

Fermi nel loro diritto, tanto il parroco, come il rev. don Luigi 
Rosi» che a nome anche degli altri aveva sottoscritto il contratto 



m 



RIVISTA 



di l(K^.Ioue, appettarono che l'atto bnitalo sì cominciasse 
piere: ma non cedettero di un punto. Nulla valendo la 
sporsero proteste per mano di pubblico notaio. 

€ È diflBcJle narrare, soggiunge la rela/jone dell'opuscolo, t*' 
ohi non fu presente a quella scena, il tramestio di voci o di 
movimenti, che sì avvicendarono in quel Inogo entro pochi mi- 
nuti. » U nobile cavaliere ito difilato alla vicina porta d'ìngres&> 
con dietro manifattori, guardie e facchini, ordinò si mettesse touo 
ai ip'imitlcUlli^ per isforzare le porte. * Si lavorò Ano a sen, 
prnaegue il testo della narrazione, da molti e robusti nomini nel- 
V opera di scassinare porte, trasportare e ammonticchiare ab 
rinfusa letti, masserizie, mobili, libri, scritti ed ogni altra cosi, 
che era dentro il locale abitato dagli inquilini ; tranne la bi- 
blioteca, lasciata pro^Tisoriamente al posto, per mancanza di tempv 
e dì mezzi di trasporto. Tutta la roba fu cacciata e gittata diso^ 
dìnatameute in due anditi di passo della canonica, posti Tono 
noi piano superiore, l'altro neir inferiore, quello cioè, che dall» 
porta d'ingresso in via dei Pescioni mette alla porta d'ingresso 
dell'abitazione degF inquilini. » Sgomberata così la casa, il prode 
cavaliere fece mutare gringegni alla toppa d'ingresso, la chiose 
e ne portò seco la chiave. < E sì che, dopo questo gloriort, 
fatto, conclude V opuscolo, la nostra Italia costituzionale non] 
ha davvero in questa parte da invidiar nulla agli Zulù. > 

Ed ecco perchè, diffusasi la notizia dì questa bella impreni| 
nulla ostante le grida trionfali del lercio Fieramoscay il 
dei cittadini, avvegnaché liberali, si guardavano in faccia e 
dimandavano, in che paese si fossero, e se potessero stare 
sicuri che domani o doman l'altro non comparisse in casal 
un cavaliere Franceschi qualunque, ad intimarvi la mano n 
e Io sfratto della famìglia entro le 24 oro, ed a mostrare, in ' 
diverso, il persuasivo e cavalleresco argomento del griraaid< 

Diciamo il vero: una parte notabile della stampa liberal 
d'Italia, conosciuta la onormezza di questa violazione dei 
volgari diritti dei cittadini, n'ebbe scandalo ed amarami 
rimproverò al Governo T ingiustizia dell'atto. Lasciamo 



OELLà STAMPA ITALUN'A 



89 



meli* altra porzione della stampa, che nega sen/.a pudore la li- 
bertà a chi per la siia setta non parteggia. Ma ì gioraali che 
mangiano alla greppia del Governo, volendo pure giustificare in 
ogni modo chi dà Iure la pagnotta, a che si afTurrarono? À dna 
miserabili e ridicole falsità. La prima, che il Governo aveva 
menni diritti di giuspatronato sulla parrocchia; falsità manifesta 
e comprovata dallo strumento pubblico di cessione di questi di- 
ritti. La seconda, che i gesuiti non godono del diritto comune; 
bestialità che farebbe arrossire un ciuco, se fosse capace d^ in- 
tenderne il senso. Ed è notabile che fra i quattro ecclesiastici, 
seaccìati in tal maniera e con tale giusti:!ia da casa loro, vi 
erano propriamente due fiorentini, Tun dei quali appartenente 
ftd una delle più cospicue famiglie del patriziato. 

Corre oggi Fandazzo dei monumenti. Koi crediamo che que- 
st*opuscolo sia nno dei pift degni di passare alla memoria dei 
posteri, per la gloria delia civiltà e della lil/etià fiorenti iu 
Italia, Tanno di grazia 1886, vigesìmosesto. della sua politica 
redenzione. 



BIBLIOGRAFIA 



ANCKI.IM P. NICOLA d. C. i G. - Vili del Venerahlle Ser^o dP 
Dìo Gaeuoo Brrìco foodMore della Coogrei^azinne dei sac^^rd'^tf mtìt- 
sioDari dei SS. Cuori di (fesù e dì Maria narrata dal P. Nicola Ao- 
gelini d. C. d. G. Pmto, lip. GiacheUi, Figlio e C 1886. la IO, à 
pigg, 'i02. PrezM lire 1.50. 

1.*f)pSaiiia di^l dettato, la ra^fZia renilono U lettoni di qoesu Vita 
(lei colorita, r l'acmnito stnHin mr^m ehk intmawuiWa». dit^iewle tmfu 
liBll'ffivpo Aotore, nel lapliare i (atlj 

BARDI Conte FERDINANDO — Vedi STUDTl STOHÌCL 

UÉNOIT D. P. — Li ciié AoiichrfHienoe ati XIX siècic pir D. P. 
docteur en philosophie et en théologie etc. P'iris. Socit'uf ^<6ièhdè] 
lit>rairie catholique, 76 rue des Saints-Père&, Tri. Opf^a lo due 
in 16, di 554 pagine il primo, e di 50fì il secondo. 
Il titolo (Ifir opera h la vera d^^flnì- lutto r«dilS«Ìor«tì?i<> i« 



lione della Mas-toofTÌa, la quale é «era- 
mfrnti* l.i cillA deirAntt-nristo, Il Uc^o 
dì Satana, o la <o.i maiiireflazionf f dì- 
rem quasi. incamaiìocM snili terra, tanto 
j^mltrano da uianico spirito io«asaiÌ eo- 
lorn chr, flmmrflsi ai pib alti gradi delta 
«ella, ne conoscono appieno i rei iiite»- 
dimeoii e ambnttan^ì per mandarli ad 
pA-lta. OhaIì f'^ao i ^«ri disef^l e i 
propositi della «ella aniìcristiaita toma 
chiaro ed aperto da quanto il eh. Autore 
espone nel primo locDO delPoperd sua, 
ove traccia con ntdia maoiria ti piano 
ideale del tempio maSMOÌco, ossìa di a 
cofUMc«re il Bo sapremo delle Onte so- 
cìel& sefTTt'le io coi b vita diramasi, o 
alle quali die nripinc. fonna e moTinienlo; 
corroU>rando le sue snertnazioni colla le. 
itlmwlaMa orale e Rritis dejFli stessi 
wttarìi. Palle loro parole ejili irai- ar^o- 
fneaiO per addimostrare fino all' evidenza 
cha U .Mamoeria mira ad abbattere 



francare rnooio da i 
ni umana e a tondurìo pwlac 
staio dì nalwra o alP assoluta 
denta della lita nomde e «elvaffìL I 
afcr descritto il tempio owBOiÌDD^t 
esposte le teorie della wita fai 
religioot', di incralee di politica. ilch.J 
tore vieoe a parlare de(;li operai 
tempio, o de'Masonì; e rDjrìooa dvttl^ 
rie tonne die essi diedero .tllo «cUlt f 
rarii riti in cni *\ divlv^n. de*| 
della ?er,i' 
di lutto 1 . _ 
centraioeiiio di*llr vTirie ««ite in qMÌ 
loriUk su|>renia moderatrice. Rlp 
giurniiienti «ejn^ti di eiascun 
converrai e il htnrn •■ 
aioBedepH sspìrinii v 
«cietà si^rele o pubhlirJic aflilìole i 
Massoneria o%tretlameii> a qoella ! 
Nel secomlo tomo deiroprra dtt 
a lungo «uiroripoe della 



BIBLIOGRAFIA 



^1 



Livuro «Ioli'' MKiif'U'i sn-gnMfi 

ì rstcma uionc. ed ionuenia, 

B tiiltc le lUHccliine di Ku^'m 

pp kiltono in breccia la Ta- 

|pitih;i t< \a Chiesa. Quindi si 

e lutto il pì.iiio tli l)a[lu;Mi:i 

pt^r arrflicsn* griiicaoli, 

|topoli> inàin i sovrani, 

QiicM. iiDpadt-oiiii-si del- 

{Kiiidoub tullt! le pasioiii, e 

\à rncandnsi in mino il go- 

Slnli. Cthade il eli. Auloiv In 

le e ulìliuima InlLazioue col 

I siti di'llfi pdbblicu e solenne 

bi quali olio Pontcfìci da Cle- 



im;nle MI lino n LcotiP XIII f. r. sn«<*^- 
sivuinentc faliniiiai-ono la Massorierìii o 
tutte k> sociotA starale che du r.ssa eb- 
hpso nìifcÌDienlo. o ro)l.i mcilcsinui co- 
spirano nlla dìnruzionc doll.i r<')ip:ioni?, 
della civil 80€Ìf*lii I-' dflU (;iinfglia. 

Questi ra[iidi loccbì hastaiiu a Tar 
conoscere ai nostri lottori luua l'impor- 
tanza d'ITeruditi opcia del H. II. Ut^iioit, 
a favor della quale, come di allre pub- 
blicazinai di siinìi i^Tiiere. facemmo di 
buongrado un'eccmone alla refcota,cbe 
ci siiimo Imposta, di non Un cioè rivi- 
ste G nemmen dar conni bibliografici di 
operi' slraniere. 



AG(JSTINO - Vedi CAPELLO PAOLO. 

tO i^UIGI — Pr. [Migx Dollaro. Luce e amore. Insegnaiuenlì 
I. 5. Pier d'.irena, 1886, tip. e lib. S. Vincenzo, lo 16, di 
931. lVez20 ceni. 90. 
roinpiutn t«inizionc chMjanoi 
illn <ua brevità uomprendr i 
wli di'IU' cose da cr(^lore e 
!a coj(jpu>j-L>. pspo&U) li prima 
1|U<'1U luce eil evidenu cbe 

verità accoDcìammlt; inani- 
iiraltm, ìnfalrali i «iocondi 
ribcucia clic huoìf ihpiraro i 
■fili della volontà. La isiru- 
,a iotto l'amena forma della 
ir ira un padre ed nna (iplia. 
mta lUil p:iib*fr, p«r vìo slraor- 
IV un n:iufi'af;io ed una lunga 
gli larusTn con una educa- 

r ci\ilc -M vernmenlc, ma 

) PAOLO — Vita d«l servo di Dio Venerahile Giuseppe He- 
> Couolengo, compilata dal sacerdoie D. Paolo Caiiollo, e con- 
dat caoonico A(;osiino Uei'teu. Torino, tip. Giulio Spcirani e 
8d(>. In IO pici'., di pagg. 654. Prezzo lire 3. 
riti erofcb» « sppcialmenie Ser. \l, voi. X). Ora viene alla luco questa 
lowu(>i-iv di orila ilei Vcn. più brevn storia della niod««ima vitn, la 
D Benedetto Couoteitf;o, irat- quale, in compendio, narra i mt-desìuii 
Ugo nel n*nd«!r niirùm*' della filili e celebr.i le stesse virili, roii sem- 
l0H.T)lta in tri- jf,rv^\ loluniì plicitì di siile ed uniionf di pietà die 
erdnle l'ìetro Caf^laldi (vedi no reodono cara li lettura. A cbi non 



siwoYvista di c^iii rJemcnlo rcligio»»: la 
quale egli, che appre^wo la morte delift 
sua sposa era div<!Duto Sacerdote, 5i af- 
frellu dì compiere con ogni sollrcìludìnc 
I- premura. ColeMa lìuxiooo dà ai tnlte- 
nini/nti uu MOKolarc ìntcmnc il quale 
coiifensce non poco a rendere piti eOicBci 
gli niinuiii^trameiiti ed a commuovere 
vie metilìOM cuori. ÌC un opu^olu. come 
i parecchi ullri di>l eh. Aulitre. asKii ulite 
ad ogni classe di persone, ma in modo 
speciale alla gìoveotìi, la cui reliitione 
6 ora tanto ifiMdiala fia coi fuintgliuri 
discordi, sia colla pubblit^ f!Utmp,i. 



9^ 



BIDUOORAFU 



avene Bjfio p Irnipo di scDnx-iv quella 
vìlB pib Bmpii). noi consiglianio il pre- 
scnle compt^ndio, Mccmrie cìipacff andw 
oso d' iDgeoerare un'alta itìoia di t|ud- 



r ìncompsnibilc ftwmpl.nr tfl 
cnrilà. e far conccpirr snnti ilr«id 
irimilaHo. secondo ette le coudlzioif 
II* cìrcosianse |>articohri lo 



DILLON (Mgr. GEORGES F.) — La Vier!?e, Mère de hoo Cooscil. 
stoire de l'ancien Saociuairc ile Noire-DameOe Iton Conseit fk 
iwzzano eie. par Mgr. lìeorges F. Dillon. Ouvrage iraduit de l'ang 
avt'c permissioD de Tailleur, par D. Marie Placide, B<*m*deciine 
Prlcurt^ du Sacrt^-Coeur Ventnor, Ife d* Wi^ht, Oesck^e de Brouwcr 
ci C. Imprimeurs des FacuU(?s caiholiques de Lille. Un voi. in 8 gr. 
di pagff. XXV-4yj. 



Mlir. Dillon copinolo per grave lnff:r- 
milà a lawiaiT pfr quaUlip irmiio IWii- 
5lralia. lioveavea per ben £U :innì (:iticato 
come Nissionarìo per b pi-opagaziooc della 
Unir, vi'nor romi{;liatn a proxaiT l'aria 
iV linlia. AndntQ n dimordro in Grnnii7- 
icano, t(>^|!i'n<l>> il dfvoiÌ<^Mmo santuario, 
la siii^'oltire divozione dfì Icdeli d*Of|:DÌ 
parie ver» la SS. TerfiiM, Madm del 
Buon Conitìf;lio, e mollo pid i continai 
proilieì ApeiTili dalla m<de5Ìm.i; <;i j^rnU 
mono a scriverne il presente libra in in- 
l^tew; die fn poi volto In francese. Suo 
scopo Tu quello dì far eonovere una 
presioM / tfefUsnma divozione prati- 
caia in Italia da piìt secoli, e che già 
s*K itahilita presso motte nltrt «<»- 
rioni: ìa dcvoiìorie cioè alla Madonna 
del Uuon Consiglio. \a> scopo fu perfet- 
tanienle M^giunlo, sia per le notliif! 
i^toriche e critiche con cai mene in sodo 
quanto dì poiiPiiloRO arcoaipagnò e sepiì 
il minibile irasferinicnlodeiriinapiQp dal- 
rAlUinia nel U<ìT; la non naturale eon- 
HTvayione della santa inii'gitie. Pneconeivi 
de'polleifrini d'oirni parie, l'operarvisi 
di %\tcisiì COS'I che timi dello stri<iitlin;irio 
osNii, ecc.; sia per le opportune e sapire 
nnervazioni sulle re-ite. iMtm|K' religiose 
e devote rniixìonl, di cui l'iste-s^io autore 
r» ^ttaloro. 1^ spirilo poi di acc«Ka 
devozione verso In SS. Verfrim* è i{ar%o 
ila ptT lotto, e le parole del pio Missio- 



nario Teramentc inlìammaiKi ad 
Maria, a ricorrere alla )ladre del 
Uinsiglio. 

La lettura del libro è resa ancon l 
poco dilettevole per ì larii cenni < 
5QÌ lun^h* e sulle persone chr in qnall 
tnotlo hanno miazinoe col sonloarìo,! 
trechè, il lavoro di M^. Dìlloo vool i 
una apologia della fede, dei costua 
mollo pììi della singolare divoaiose 
Popolo italiano alla SS. Vergine» p,| 
non fosse altro, per questo almeso 
i^ideivremmo vederlo tradotto nella l 
favella- 

Nel e. XVIII r autore parla della 
ffnioncj la quale nacque da rìit 
numerosi pellegrini iti n lisìlare il SwP* 
luario, a lenire il t^ran dolore d\-ilib9n- 
ilnnaiv sì cara dinioni. laKiavnnn in i%ì 
partire iscritti i loro nomi in nn ao 
lieo reginro;affinchèper lai modos'a 
a continaare in ispirilo quella 
d'onore e d'oss^iuio elle non potè* 
protrarre col corpo. Nnn e u dire qa 
piacc<w ai devoti della baona Madrvl 
fatto genera d* ossequiarla ; tanto pih( 
con eiA sì dava uno sfocio atta diva 
di tanti e tanti, i quali odile le 
frlie della M;Klre del buon Co 
potendo recarsi ìn perdona a 
aveano cw\ un mejzo d'amlarvi e 
nen'i in ispirilo. Iji Pin Unione 
ni t Loglio M'ù\ approvata Mileon 



UIBLIOCRAFU 



93 



col Brrvi; hùnmtnf 

rrtccliUi) (IMndiilRcnzi- y>ui'- 

\rie. Clic anii V L<l(ss* l*on- 

'»«re il [trimo tli'gli ìst'riiii e 

lafno vi M^nA il unn noinr. 

[>■ ' 'llti^tri v'np)Kirt''n- 

|. - 11» ItifUn'» t nniiiifii'- 

)i l'oitiflici l'io l\ ili sanla 

LconB XIII Mlceimnic tv- 

I Pia Uniofte è sparsa in 

Au!t(ra)i», in Ti'bnrt», In 

Belgio, ia Ofmanin. nrlln 

Bonitia ecc. e ocni *\\ si rice* 

B ntinv-m ì nomi di ilf voti che 

mn ÌKrìttt. in prò ile*qiiali 

Bftdono dalla htìona Mnrli-c 

kfate. Le prnticlie che si ri- 

MO molto «empiici: |o|i:irT 

cowerran> pi-e&sn ili $c una 

h Madre dvl Buon Consiglio; 

ofni giorno (re Ave Maria, 

no cclrbrarc o far ccldtnirp 

onvo Uk una comunione 



|wi' timi i iDi'OilirJ della !!Uil'l<'lta Pia 
Untone. È nostro urdenli* dosulerio che 
M beJrop'Ti si propaflii sonipmpiu nrllu 
iwslni lt.ilia, r pririò pro;rhiamo tutti, 
ina specialmenie l pn^tori delle aninnp a 
proiDttovertii ellllcareinente Fra' toro w?- 
;:ptli. Avvi <cerilin in ìLìliimo un riero 
e mollo opportuno Mnmtaìe di Let- 
ture e di Preghiere per i tìevflti ili 
Maria .75. Madre deì lìu/m ConsùjHo. 
compilalo dal P. M. Piertu) BRifiUANu 
Afjosìiniano ifìonia, Tìpogralìu delb 
Pace. V'wnvx della ("ace 35». In psm) co- 
loro ohe non s'inieodessero di francese, 
troveranno pid die a «uflicienza per essere 
isirnilì 9\t quei^ia divozione e per prali- 
C4irla con grande finito. 

Sia per yiscritìoHc, sin per avere 
ulteriori no(tri« «ull' Accennala ha 
Unione, poimnao i devoli rirolgersi ;il 
R.mo P. M.ro Guclieimu PiM'eni Affo- 
ntiniano, sotto sacrista di Sua Santitò, 
al Valicano. 



K PAOLO - Vedi STUDII STORICI. 

II per i mesi di marzo, maggio, giugno, ottóbre e novembre 
ti a S. Giuseppe, Maria SS., S. Cuor di Gesù, Angeli Cusiodi 
ne purganti. Operetta compilata da 0. Antonio Zaccaria par- 
Faenza. Dn voi. in 8, di pagg. 248. Bologna, tip. Mareggiani, 
snaia» 4, 1886. 

in che più abbisogna dì $lìniolì esteriori. 
Il perché ripuliauMi piti profìcuo, nMitsinic 
alla t^lovenlti u al popolo, ima ruceoll^ 
iti es^iiipii clic un irailiiio di morale e 



finanziare il titolo di i\\m^\ì\ 
ir dare a conoscere ;ii nostri 

nio vantaggio fp^'riiuiile può 
III» pretio^i raccolti di 
ooci ad inliammart! il cuore 
ifì Ijcsu Crifito e nello devo- 
> araorosisamo Cuore, nlla sua 
Madrr-, n jian Ciu^i'pik', a^li 
lodi e alle aninw del l'ur- 
ixempio ò pifi elo(|ii<'nli< dell;i 
f lìo d'oj^ni ragione persuade 
mimo alla pratica delta rinii. 

l'uomo vive d'imitay-iouc, 
pwiretB ili cui ih>l)h(>imp:ir:tre 
il) i^ueJlo «tato e condì/ione 



ili religione. Se non die l'accfiinala ope- 
retta può essere altresì vanUiRi;tosa alle 
persone più culle, e specialmente al Clero. 
;i cui soniuiinistra ona ritcì miniera di 
fatti etliticinli, de'i|na)i niimhilmenle i^io- 
var si potrà nella pn-dicarione. Però ci 
augiirìnmndì veilprla r.on-en* effnalnifnte 
per le mani drgli Keelesiasl^ci e de bici 
a mirande loro soddisfazione e spiriitmlft 
emolumento. 



FISiCHeLLA PROF. CA.N. FRANC£SCO - D6 n^^xu 
e [AtIMl 9t«Ba Ottvtào, tip. FraoeeKO UÉrtiaet, Va 



Lft bRTtti A aai — "f*"-^ ri«tiu fe»- A tela 



e I* 



Mfafnini 



iil»«« 



cJiìvVmM 



«tb |ir f—tf —— n*w Anici» «ttaa. Tks UNI cafiadiciia 

(MHk éel poidniaBo ia «tUIbb aDa ■»- i«lKi Mh» e ftca «e «ir^fe ai 

mltg«l<riiia.C4BgiAapipnnar— I pvnMl cittSLT«iHMBa4« 

il a» db ma»M on a cipf^fc a TkfMat,ra- farcii «m dna 

MM i(b iictriat el» I cIl kwtan h* ^mm* iac«H» im hi «(i || 
cndaia pvpMfHnj: ■• aorteii— tW taati dM an lar«M aiuxiri j 
m — Biro I ■■imi wiiicrimi^ncpo U i t m v m m éé % i k| ii f w w iJ 

FRA.VCESU L a — L & Trmeam de S. Anrclìo Augnilo 
dnaulin re do» panes ^Avactt, S. Bsnigmi ém SmiaÈSiij 
ficina Salesiaoa. MDCCCLXXXVI. In 16, <fi pigy. m 

Il m^ruo di qa««t« irvomi htÌM IkalUi a mtrabiW procwlilwiH 



r b emfpnuMw dri mnao DMtore 
't»ni Chieu fiiirAfosUUk SeiayliciMan 
w * ronfi Un, e couriilB MiriNircecio 
e ifttll^aKalo 4«i DoA anoÉDèOE cki 
utin^ UGntis, nel ricfaianire qae frioima 
•bile Tto dlelb penjiiioiir lU» «ic 4elb 
lolalc. Qò cW fom H iMOMr pnfio 
4dii iaHBziA«f, é appHMo dU; A <(*db 
mranioii», la qaite mmI tmer pf«pr<« 
di qwMo (eaere H poon, del Utiky) 
óoè drlli bnUiia wl fo^iare i ca&i 
d«iraxJoar ed t peRsi«rì ed aflèlli dr^G 
altorì, no» it r che il paro uec^Mùirio 
atratto dramtnaiicft. U HHt^ns fluita 
•Iflnca. f storici M>aa i penaerì ed 1 
«coiiinenU. atlribaili ti pfrwnagKi del 
dntaima, perchè son tolte cose atUnlr 
dal libro delle CooTesìoD), tiel qtulc lo 
5ie«o Mat'AEtt4iao nana eoo tutti i par- 



di Dio pn- 6rlo ranf4rrr; v 
eoa crea esodore gfì afrlti ivi 
rMbrii (ai avAi terriUt Mi 
fwioaia fri i Ma«& iflipat)|*rf 

e le tenaci la^ior^ drt riik». 
in >«n1 giaatb «tnpl. ifi rlepi 
cbniea. na eàa naloao pift p 
mate il colorito ftuinM Si yi 
bane allr r»ppre»atoii«ai, tkf 
Intere dafli «teani aei bopll |M 
oflh'ri dar ngnalalì nniaiq^tqi 
di fndrre ad wm fÀii CÌaHflii 
delle laliur plf-raoie. f V akxr 
nU{!CÌare di farli fnrlmpi dì q 
di litvobrr p\rù di CDt tmio 
pommealo è tiorlto. Ce ne coogn 
eoo Tef^reirio Aalore e col vi 
blituto SjItsiaDO a cui apportii 






FJiANC-MAroySERTE {LA) sous la S-"" République (Ta 
discoui^ maconnìgues proooucés dans les l/yg&y, par les FF.*. J 
Jal«s Ferr), Floquet, Aodrieux, V. Iteri, Cléuienceau, eie fl 
Adrìen I^eroux, ex-33v Souverain, Gnuid inspecieur Géoénl. 
prè^ Leiouzey et Aoé édilairs. 51, Rue Uoua^iarte^ 51. 



BIBLIOGRAFIA 



95 



lì ÌD 8» di 4'26 pagg. il primo 

dì fr. 3, 50 il volume. 
pjr(av:ìno di Mawonpria i Cal- 
lo dai Mnssùiii lacciati dì e*a- 
di men/ogiu e di cnlunnifl: 
qne*r opera fuirhno pli sU*mì 
i più autorevoli fra ili loro, 
dum^tit! didiitarR di<llj Yprit& 
Cattoliche potine lasciarono per 
tcriito ìnlomo al fuie cht; h 
«j propone, agli sUluti coi 
nppo, ai printìpfi dn rssa pro- 
ai riti cIm> :idoll:i. e al Timone 
? L'aolore di quP5ro|tera e 
jn fionrrrlito, ehf fu ph J>Pn 
tulli i misteri drìh m'IUi, che 
parte nel governo della mode- 
Graudt? Isprtior Ceoenile, p che 
knrttU* ili Min nel cuorn. «[H'ui'i 
^lojrn dHIa nnwonico «chinviiù; 
I Alto di onor^vol^ aninir>nd». a 
I di Leo Ta^il or fa udiri* al 

Feo dt niilli* voci maison ic hi*, le 

i 

Hgffli cnnrrimi sritiirii nper- 

iran (ami «^ijuivoci v andtiigi e 

llicooo quel clic inU-*ndouu, vu- 

PQo.È una it^iTibile rìiebzioiic, 

Klorc della inrdt'filina j^iuni^c .1 

H^«i»>tnrii»t che ffl rr>(ca- 

^^Pb8!toneri.ì, dic'oftli nt'iriit- 

iB'opM?. lui por oltbiftftt^o 

ritcmo dttVitomo t dtììa 



di 50'.^ il secondo, vendibili al 



iùtièth aliò stato seìvnffffio. Chi VbU 
fenna. bfii sa qo»'l clie dice, e or ce- 
dendo \n Hcptibhiica fntncese in mano 
alh) Massoneria, ne deduco che II fine di 
questa Hepubblica. eminonlpmmte mas- 
sonica, non può essere divergo d.i quello 
clic l.'i Miiss*>iieria sì propone, ci'»è, «op- 
primere, com>t'li dice In <:ioilfà,Q far 
di noi aìtrettanti $eìcagffi \ cM 16 
taccìasM* di menzo;rna o dì esacrrazionc 
ilch. \ulon> pone solt'i)Cchiu il ut' volumi 
di discorsi e di cooTrgrii niavonici nel 
primo de' qnniì rivela» tultn il piano dì 
^nena m0!»onica contro la reiifione, e 
nel sHfondo il piano di guerra polilìcn 
contro In »ocietii. l!^li non mìni con que- 
sta pnhhiicazìone a istruire soliamo i pro- 
fani, cioè i non massoni ma pli sfwì 
Mtflf^soni di hiioni fede, ile'qu.'^Ii pviindis* 
idino è il numero. Un sfinpiìro h'ttnra, 
senza cnmmmtì. dì quella \\ui^a 5frie rìi 
discorni pronunciali nellp n.wmhl*'e roa»- 
isonichv basta a eonvincrro clMcch''i''Ìa 
dello scopo a cui mira l.i satanica setta, 
che d la dt9lruziune della rdiflonr, del- 
raotorìlà, della proprietà del malrimonto, 
dHla famiglta, la lìberl?i ^H^nnOnata, la 
comunanza de' beni e delle donne, in onn 
parola \a aoppefjttione deffn i-iviftà e 
ti ritomo allo stato seli'a^/ffto. 



OCONO FRANCESCO — Il vero spirilo ecclesiasiiuo nel se- 
I^IX in rapporto alle at(u.iU esigenze della Chiesa e della snciet.^. 
loo$. Francesco Arciprete Giaiuhrocono. Seconda ediz. Volt tua, 
imicnio tipf)grafìt«) Alf. Sanianello, ISStì. In 8, di pagg. '?5-3. 

nrimn rdtxione rese conto la assai favorevole nel quaderno del I5mag* 
b<ft>/ica dandone un fcimlìzìo ^jo 1875 al quale ora ci rimettiamo. 

NF DOMENICO — l<a carità iielPediicare ed il sistema pre- 
ro del più grande educatore vivente, il venerando l). Ginvanni 
; pel sac. Domenico Giordani, 1886. S. Benigno Cnnavcse, 
ìib. Salesiana. In 16, di pagg. 24?. Freno lire *-?. 
deirLMlucarr. per ventura una a porre in pniticn, miglio che dai pre» 
lliflBcìlI a knc apprenderai ed celli è non |»oco agevolala dairanloritji u 



IIIOLIOGRAnA 



ilagli fsnmpìi. Perciò il eli. Autore de) 
prespntfi liliro. volendo in mia opera da 
lai scritm ÌQlorno nll'cdur^icionc, rafler- 
onrc Ip sQp icorìclie coplì ammaeslru- 
ruenli e coli* u!0 pmlico di ud educalorc, 
il (|u:)li- ha dato e sia duiido tutUitìa 
.prOTc atiiniinttitti dt-lla suu slraorJiiiiiria 
abilità in i^i dilGcil maKÌslino, propone 
come nuiistro Hn aKoIlaro <} modello da 
ìmiiaro il di. sacmlob! [K Giovanni Do- 
<co. Tutto il lilro. e&lmtto come ab- 
biamo ncccntiiiio, dalla sua opera sul 



ra^^'uaplio dei ntoltoplici docaiBfl 
dellc^ indostrìc di o^nii {;enere. del 
consigli, di lotti i modi in una paroU 
dn 0. Dnsco ado|wniti coi giovani di 0(rm 
condiiionct di opi e\ì, dì indoli ditcrv. 
|>er farli riuscire oiiìmi criKliaDì, ■■ * 
lutti alla società, quali nell'utTiii',:^ !> i 
Iptlern p dulie siriPDze, e (]u:ili di-Ile arti 
o de' mi'Uitiri. (^ni i^Ututore od educa- 
tore «■ ne dovrebbe pTOvvcdei-c, conni *li 
un pmLko manuale fi dì unn ^uida sii 
nel ìiuo iiialaifrTole incarico. 



redacaxiune, altro non è die un minuto 

L'AMOR 7)7 DIO E DEL PROSSIMO m\h Marchesa Eleoo 
Corsini. Firensp, lifiografiii del Patronato, I88G. In %\ dì P»g-8.J 
Son irt! :liscoi?i, rnlilmo in modo relli, il cui noniR va ornai noTenito I 

sp(>ciale, !criiti con purità dì lingua r<l i piò pur^iìitì >4:rìtlorì che ora Moti] 

elefanti dì «(ile, roni' è solito del eh. Mo- Toscan». 

iXKVANElUS {A} FR. GIUSEPI'E CALASiNZlO - Compeodiu 
henneiieiiiìc^e sacrae Beat;)e Marìac Vìrgini dicnium : siveinirodnc 
ad oniues et sìogulo.s Scripiiirae sacrae libros ItodìerrnH bìblici^ i 
giiitionibus adapiaU. Opus omnibus sacrts concionatori bus, exaa 
naodis eie. valde inserviens; auctore Fr. losepho Calasanctio a 
vaniMMs, tjrd. Minorum S. Francisci Capuccinorum. Edilio second 
Medioìani, ex lypis Serapliini Ghetti, Via Manzoni, Vie. Fac 
ni, *i, ia8<i. In IG, di pagg. 342. Prezzo lire *?. r>0, per l'estero lire] 
dirigersi al R. P. Egidio da .Milano, Cappuccino^ Piazza Barberi^ 
Roma. 

LOMRARDO FR. V. G. dei Predicatori — Paneginco di santa Cab 

da Siena. Acireaìe, tipografia Donzuso, 1S8G. 

Ouc5ila stupenda orazione panejrirìca f^or lode che ]>nln>riimo Tame r cbp] 
dcir cgrcfEto oratore domenkano. detta in e»<a rifulgono in giiido eniìnetite 1 1 
noma, ha avuto T onore, ben mi-ritato di coi Tanno oruair tutt*; le altre 
per sllro^ di quattro ediiioni. La mag- eh. domenicano djile alle 5tanip<*. 

MAGANI FRANCESCO — Ennodio ossia Vita di S, Enoodio Vesco* 
di Pavia per Francesco Magani (Parroco di S. Francesco in Pavi^ 
Volumi tre in 8" grande di complessive pagine I I.V) con ligure, 
vm, Tip. Fusi 1886. Prezzo Ure 15. 

Ecco un'opera insigne che lutti gli e vesì conciltftifini di S. Ennodio glia 
siadiosi della Storia Ixolfsiastica iraliata « debitori di una •>torJa un po^entai 
secoiKJM le più certe nurnio della crìtici < sua vita. ■ Noi possiamo assietir 
ammireranno certamoiite o sludìeranno. UoIlandisU che il coh^o è Maldato.] 
1 Boll.indi$ti al giorno 17 di luglio degli contentiamo, ;iImeno p«r om, di q« 
Ada SttHctoritm scrissero clie : * 1 Pa- cenno e di iinestJ raecomandazioDe. 



BtDLtOCnAFtA ÌH 

^VALE precum in usura Thw)lngoriini Fribitr/ji Bri^govine^ 
umptibus Herder, MDCCCLXXXVI. In Iliadi pagg. XII, 554. Prezxo 
3,75. 

ìfESE del Sacro Cuore, cavato dagli scrini delia B. Margherita M. 

Élacoque; con appendice. Massime per ogni giorno dell'anno. Ter/:i 
tu. Roma, utUcio del Meiìsaggei-o del S. Cuore, 1885. In 3^2, di 
jlp. 330. Prezzo ceoL 70. 
^juiìSIOXES callmlicae rilus Ialini, cura S. Congrega lìonis de propa- 
ganda Ade descriplae in annura MDCCCLXXXVI. }{omae^ ex lypo- 
graphìa HyglotU S. C. de propaganda lìde, MDCCCLXXXVl. In IO, 
pagg. 414. 



IR .savio cousj^'lio la S. CoaipT.^- 
Wiec De pTopatjandn Fide ha messo 
quu^*nniio ad uii'oiwi'n di sotimiii 
che i: t|uellu dj piibliiicari; un 
]n»pptto di ttitl'> \c itiissioni da t^sa dì- 
fniilefllj, iiicoiniitci^ndo por on da (|UL'llf 
«KKrto latino, e prn|>nocrulo^ disegnilJirlu 
nrll'ìivTenire per t|iie)le .iiiconi dì llìlo 
«icalale. liaoilo uu'ovcIiìhUi al iirt-^si-ult* 
iir >i sLorjje a colpo d' ottchio il 
titno caui|io. .iperlo ìiìiIì uuiiiiiiia|iu- 
ftàtieì in quella parte di mondo sollanlo 
ibii; i tnniilenuto il rito lutino. E il 
primo pensiero che nnlnralmcntt^ 9lT**cÌ.isÌ 
ifb nwnte. i' quello di ammirare 1» forzo 
iùna d»M-i frde. la f]ufde per iiiim \.in- 
nalurcil*', .in/i rolla cectezza di 
lOntri) .1 mill'* {luricolì ed iri- 
;ii. spinge Tra milioni in gmn 

MOIGNO FRANCESCO MARIA — La verità assoluta de* libri santi. 

rAI»ate Francesco Maria .Moiuno, estratia dalla sua grand'opera 
7* splr.ndori drt/a frdfi^ accordo perfetto <lella rivelazione e della 
ienza, della fede e della ragione. Versione (lai francese di Antonio 
iochì, dottore in scienze tisiche f inateniaticlie, ap|)rovata dall'autore. 

iida eiliz., riveduta e corretu dal traduttore. Prato, tip. (i. Salvi 
C. lb80. In IO, di pag^. 570. Vendibile in Prato alla libreria di 
efano llcllit al prezzo di lire -3, 5(J. 

Ìli.i>'SAtìRÉ 0. M. L. — Esposizione del dogma caUolico. Conferenze 

del Rev. P. G. M. L. Monsabn» dell'ordine dei Predicatori. Versione 

rnn note di Mons. (jcremia liinonielli, Vescovo di Cremona. (Juare- 

siina, I87W. Perfeizioni di lìesù Cristo. Torhio, cav. Pirtro Marietti, 

fterU XIIL tol. JV. f^tsc, 871 7 th iecietiibre 1SH6 



pirte bartare od anche sclTaggj<^ un «i 
grun numero di mÌ9doii»rì, most dal solo 
iv\o di libenire tanti- aiiìine dalla schia- 
vitù dell' inferno e jiuuJjigiiai'li a Cristo. 
Si', mono sì la Qtnmìnire il saplentrsùmo 
eoiigfpno, col quale mito cotesto ft^er- 
etto 6 dÌs)>osto ed ordinato sotto il co- 
itutndo del suprumo Gerarca della Oiiesa, 
coadiuvalo dalle S. Coni{rei;ozioni. Se lu 
Chiesa cattolica non pote^^c olTrJr« nitro 
argomento pej dimostrnre la sua divina 
origine, die cotesto delle missioni, coi 
frutti copiosissimi di viu t-iorna che pro- 
dnennn ila pertullo, lin.qlerebbe esso solo 
pfi' Ini'Ia credere In v«ra Cl)(e« di (»es(i 
Oisio: conv* per eonirarìo, la sterilii^ 
delle sètte anticalio!Ìchi* è un<i delle 
pruove piti evideotì della lor falsili. 



lifu talìt ei Arav^ 18861 la IC^ « p^S-SO. Pftao Hr 
Ve« gli MMn defle prereieMJ imié 

MO>TA>AR] D. ANTONIO — ^ «mv iBHtri A FaMa 
V«L 2, Parte i*. — Famm. SutL Tipa-Hofrafta» Coati, ! 
lane di fagy. 158 ìa 8l 
nk ««de hI aHln f i 'r i n d k ii lic«a- 

éti a. ■Mtwri. a iwi< tdK « niiH 

ittM h Mi pMrti^ li nafc iBh éà- 
r«Mé W MBpo k «cMrie 4er fmaioi, 
^ <ifMhr«HÌ «db irti drih pK« « 
iMb fam, • MhmM pir le firt* 
iMTMia* « per iiMnte ìmpn»r- h qoe- 
pu pTHH pan«! M leeaads tWan M- 
r*pm il dL Aalore fofll MltalO 4ffli 
AilìMì. A ni Facm fti ptrii ImaAi 
» M llnjto iiHricc fc WMo B tfdw» parili 
mASf' é BMKVMB Knicn tft opcnl ■>■ 
p o f wj wa che iChoo nifi! Kdii M le(- 
urr. t«tti fct i WB Wf ilì d^iratv, camp il 
wlitwi Cmiii dif uaifl bm li Mq«i- 
«i mAi PlRitiea, il MiMrdT il pili ìmh 
fH 'mdàm*- cht in i[oe»bù «nulo ooitfi 
riMi, il Sarti rìaonalo XaMtro » coa- 
ptdUn di optr iralnK, il Tanbanoi 
MCSTO MICHKLE M' d. C, d. G. — Ccsira o la tiiUma deirAl| 

biDiglia. Dramma ia cinque atti per Michele Maria Musio del' 

pagaia dì Geab, Modena^ Tip. poniifìcia ed ArcifescoTile dell* 

eéliU CooenioBe 188& 

QmM» lhM«BB«coa4Dtu> C0O nolu 
nmmru e «coodo l« bonne rrsole 
dvITaitr-. I earaitni «mo nhì, e il loro 
coatmto giova allo «copo d' isiroire e 
dOMlare, La mortle ch« dall'dxionf lìm- 
pUrniiaH e rort^meatf ri«iilta, è dalPana 
pBrt«. il pvfe d«tmo d'ara Hocnionc 
mofidafn per la catliTi acrlu dì chi devp | 

NILLES NICOLAUS S. I. — De rationibus festorum Sacratissimi I 
ìttn H purissimi Cordis Mariae. Libri IV. Auciore Nicolao NiU< 

S. Theologìae e* SS. Canonum Oociore, honimque in caesai 
regia Univcrsilatc oenipontana Professore puhlico ordinarla 1 
quinta novjs accessionìbus adornata. Oeniponte, libraria aeadi 
Wagneriana, 18a>. Due voi. in 8 gr. di pagg. LX-606; 664j 
iVià allrr volte ahiiiamo pnrliirn ai trina, eruilìziono r pii<ià. Lo 5* tf 
nojiriHion di i|PP«t' opera pirno di dot- che w ne e latlo, è una ooofei 



il rp de'bvilMà ed 

iMdMan éHb bMB Ubici ^ 

ivfehe EKatiJM. tinti altri d 

«rr»aelb gaflTi ■rihimiBn, 
flrffcma^ i 
«firinr CnlSiiB, M Aifgaa, 4 
noi. t T« Anad», È Tcnatau 
«a n a p il c o %mtn die 
•nva la eitH « rteau. ed é pd 
UT» dri mtà tna o ra ■•ora 
bai ■■irmi «trao fa mi 
eoo amor di flgfiiiob, eoa 
fbMd» ed ehpnt« strittore, ei 
«ìnbb dilfcan e «rrxia dij 
prw ad iUttictnirr. I Dwtn nil|p|g| 
■ lai e alb nnJiilc Famn cbe[ 
Platon* cotur rKoc.Dw CanUfaÉ 
c«idoU. come il cb. )f cvtaoarì, aHJ 
douj che pfi V caiiì di pilrìoj| 



ananacMnn*, e per li 
rana delle oudrì di fiimtjrlia. 
psrle, il «aprifiiio eroico d'nntd 
cmiiaoa che si offre riutina a I 
bene de' suoi, dimostri d valore) 
la preghiera e II booa esempio, S 
cedimento silotarr dei (rttiati. 1 



rmijiià rho ?^ ret»,!" Jfl ptr^ìo in che 
'rwnt.imonti* •» tenuU. Noi non slart'nio 
<iui a riprtere il dello allrp volte : riireino 
lite quesia edizione lia ilei veri vanUtgst 
'Opra le precedenti; conciossiacliè essa 
firettiDia molle cosiì nggìunle, per guisa 
che qoel che si U^e nel frontispizio 
I «0flù accesaioniòus adornata i non 
^ messo h |ier rulirica. cotim suol dirsi; 
sa risponde csattamcu'e alla rcatli. L'Aa- 
\(wr «tesso a pp. L\ del Tomo 1. indica 
;:li iiunirnli fatti, donde risulta che le 
iVgìunle eseguite ijua e colìi si nel Vii 



BIBLIOGRAFIA 

nel V volume ammonlano a 250 [WRÌnc 
incirca, 

Fio dal 1875 noi raccomandavamo 
r opera del dotto Pi-ofessore come libro 
al lutto classico: a piti forte nig^ìunc lo 
facciamo al presente |»er questa ijuinta 
Ktliiione. Tutti coloro, i quali bramano 
promuovere in sé ed in allri uua foiìa 
Jivokìoik* ai SS. Cuori di Gesti e di Marta, 
non sapranno trovare, a nostro gindìxio, 
un'opera più a proposito, più dmiziom, 
piti utile. |m6 rrilica, piti eruditi! di 
questa. 



OFFICI UM in Testo el per odavara Feuiecostcs una cum coraraemo- 
ratiotiittus festorutii, quae infra eam occurnint, secundum Mìssale el 
Breviarium Roraanura S. V\\ V Fonlif. M:^x. iussu ediium, Clenien- 
lis VllL Urbani Vili et Leonis XIU aiiciorilaie recogniium. Augu- 
$iae Taurinorum, ex lyp. Puntir. et Archiep. Kq. Petri Marielli, 1886. 
In IH, di pagg. IH;>. Prezzo lire 1,50. Copie \% lire 15, legato in 
lela lire '3, copie 1*3, lire *20. 

PALLOTTINI SALVATORE ^ Colleciio omnium conclusiouum el re- 
snluiiottum, ijuae in causis proposiiis a[)iid Sacram Congregationem 
Cardinaliuui S. Concìlii Tridealini ìnIcrpreLuin prodieruiit ab eius 
instiiuiiojitì anno MDLXIV a<i annum MDClXLX disiinctìs liiulis, 
alphalielico ordine per aiatcriiis digesta, pura et studio Salvaioris 
l'alloiiioi S. Tlieologiae dottoris ecc. Tomus Xll, fase. CXIV, UXV. 
Romoé^ lyp. S. Congregalionis de Propaganda fide, MDCCCFAXX VI. 
Due fase, in 4 picc. di pagg. 64 l' uoo. 

PATKRNO ,I)A; P. RAFFAELE — Omaggio del mondo cailolico a 
S. Francesca d'Assisi, nella ricorrenza del VII centenario dalla na- 
tila» 188-2; pel M. R. P. Raffaele da Paterno, Lettore giubilalo M. 0. 
Parte VI e VII, Omaggio delle arti, delle leiiere e della carità. Fa- 
scicolo XLIV, 15 giugno, 1886. Napoli, officina lipografìca di R. Ri- 
naldi e G. Sellino, nelP abolito Mercalo a Forcella, 1880. In 8, di 
pagg. 04. 
U ricuelliaiDo n quanto ne abbiamo denti di questo efin^io lavoro. Vedi 

iHicorvo rif-iraiinuuzìart> le parti prete- serie XH. voi. IV e seguenti. 

PIERALISI VENCESLAO — Insiiluiiones philosophiae raiioaalis pra- 
ciicae, seu de olTìciìs naturalìbus, auctore P. Venceslao Pioratisì ab 
Aesto, Ordinis Minorum Reforraaioniin. Opus postlurmum. Pisanriy 
tx lypis Federici, 1886. In 16, di pagg. .XII, 318. Prezzo lire '\. 
fi mi buon corM di etica, di diritto lato, per l'ordine, la chiaresza eia bre- 

liMlorjle e di diritto sociale, compilato >il.\ alln prima istituzione giovauile. 

sopra buone e sane dottrino; e ben adiil- 



100 BIUUOGRAFU 

PIOCHr ANTONIO - Vedi MOlliNU FRANCESCO MARIA. 

POLETTO GIACOMO — Prolusione alla caiieira »1i letieraiura dante 
nel Pontifìcio Lstutilo Miniano di alM letteratura {•>[ gennaio ìì 
6o\ prof, (liacomo Poleilo. Sietui, tip. editrice S. Bernardino, tf 
In tfì, di pag;. 60. 
fn plì uiiliniinì |irovToilitfipnli Ifiint) 

rìfll ';ipÌPnli?fiimo rc(rn:tnif l'ontclìcr \»'V 

rincn'inrnlo dri tiQOiii stada rwiriLiliir. 

è <tn novfc.ire In InitDiìono di nnn cai- 
miro di Itfllpraluni dnntrflca ne) l'Oiiti- 

licìo htittiln U-ufiiiio di ulta luUoi-Qtura 

Ne fu il(>piit.itn Prorpssnrc diil in<'di?>ìtiiii 

Soninifì Ponlelicp il di. siccrtlnlp Gìnconio 

Polcllo. il quale con dotti lurori già 

pubblicati supra il divino Vocis <1^P4 

date ottime jh-ovc du) suo »lto ulorp iit 

coM fatti 5ludii, Il discoi'so qui »opn 

annnnzioto Tu dn Ini Ipttn. sni prinoipìi 

del corremo anno, prr iiwiipiirarf le 

lezioni Intorno al sgommo l'ocui. K{tli 

movi'ndo dal princìpio freoeraliiH-at^ am- 

nU7$H), dtflla iiialu» innnt'nici e ncninbie- 

«olu nzìonc fm la civiltà di un popolo e 

la 8UH lelteraturi, spiep» dapprima I»' ca- 
gioni della corruzione laicamente dìfTusa 

per la nostra Italin sì delh letleratnra, 

ft'gnflinmente della poosifl, e $i delle arti 



«ornile: le r(n»lì ritfrioni i>j!li colloca ; 
tljiinenlf nrir tnvTil^o mnlenalismo e i 
l'ìrrHiifiono clic ne è la 
dai quali duf> f>lein«>nii, inne^iaU in 
sptxtc di coltirra |Hii o ramo niaiprlill 
s'inpiiiera ()dpII;i barluric rr.llìniti.i. che 
rostiliiisre la inodrma civilin. \dilita in 
sccmimìo tuojcQ un eOÌL'jice rìmeilio contro 
coteslu piap delln odirnin klt^ralars 
nelle opore, p mas^iimamcnle nel Poem 
delPìnimortnle Alìfihieri, che non »ola- 
intMite è Fonte di buon ;;tiMo, nia anrl»' 
(• «cuoln di sapieuM cattolico ; p don- 
!«folpore|«riano con tanta luce le «eriii 
couiraiii' ai principali pn'ori modenii, 
Noi auguriamo all' illustra Prof. ch'Ci^tl 
pos^ nicct^tien.' così preziosi fratti dille 
sue lezioni; e a così sprntre ci poiff 
buoni .irEionierili il suo ben CDnn«<-.ìutu 
valore nH pr-oelrarc gì* ìntimi inU'ndi- 
nienti dell'immortale Po^ta e Dell'ane 
di esporli con eflkacia e chiarata 



PUNZl (510. ANTONIO — U divina commedia di Danle Aliarhieri, i 
stiiuita air insegnamento cattolico; per opera di Gìo. .Antonio Pun« S.l 
Meffffio Calabro, sUmperia Lipari, 1883. ]d I*), di pagg. 416. Pr 
lire 4, .50. 



Chi si conosce per poco di lellcratuni 
dnniescn, Iten fn i|uanto studiti abbtiimi 
posto i lelteri'ti del litierall^mo per f.d- 
Kire erinlendinienti del sommo Poeta, 
dando molli di loro, i* sniio i più mo- 
di'rati. al suo Poema un ^e^nsn meramenie 
(lolitìcn, ed altri piti radicali, conn' di- 
cono, faci'ndolo pamai'e adillriltura come 
nitii niMxbìna di i,'ai'rrs contro In Chiis:i 
Gitlolica Oli 1] romano Poutificato. lion- 
tro colesti uinliv'o! deiraltori, in wm- 
bian'/a dì ammlralori dol divinn Vwia. 
no ìf\~m iiumcni di scrittori cattolii-i 



lianno levata la voce, confutandone 
faine inierpreiaxìoni. o dìniociranrlii 
t-onirario, con quella luce che dÀ la pie 
cvideitui, come ì) poema dantesco ^ i 
«oslanza tutto sacro, komo l'aaio 
«(««o lo dicei e nelle sue parli tutta I 
dato sopM gPinsi'tnnmpnli drlb 
cattolici. Il eh. Autore, nel lodevole i^ 
tendìmenlo di roniire alla iifoveatii 
nnlidoln contro le velenose dolirine r.hr| 
nome di Ibiite Atigliieri mI in comin''r 
del suo poema si vanno Kp:tr;:cn<K 
irisii-nii" .iiiimar-sir:!!'!! dr-i vrn ^-uk , 



R(BLIOGRAn\ 



é Joi, sulle iraccp dei |>iii approuli 
AUiiri CAtlolici che hanno scrìtin di llsnle 
h (lompilutn il prpsenifì maiiunli*. Not 



lo rl|Miiijinfì .'t<is:ii utile allo scopo a rui 
ò illrf'llu, e [ìPK'iò inolio lo raccoinao- 
(liiimo alla gtoventli sludio^ii. 



SETTENARI in preparazione alle feste dH selle Beali foudnlori del- 
l' Ordine dei Servi di Maria, e di S. Filippo Benizi del niedesinio 
Ordine e insigue propat^aiore del Terz'Ordioe di Maria Addolorata. 
Lucca^ lip. Arciv. S. Paolino, 18t^. la 16 pioc, dì pagg, 7i). Prezzo 
ceni. 25. 

SETTENARIO in preparazione alla fesla di S. Giuliana Falconieri, 
foudairice delle Manlellate, e insigne propagalrice del Terz* Ordine dei 
S(.'rvi di Maria. Lucca, tip. Arciv. S. Paolino, I8y(i. In IG picc, di 
pagg. 48. 

SrUDTI STORICI. Signoria dei Comi Alberti .su Vcrnio e TAppen- 
nino, di Paolo Kdlin.inu. Veniio; Vita e Morie di un Feudo; del 
(Joule Ferdinando Bardi. Firenze, presso Manfredo Balli, lip. Legale, 
Vi» deirOrivolo, 33. 1886. Un voi. in IG, di pagg. 27fi. Prezzo lire 4. 

di qucslo, 0. iDliiie dfjr indf bolimeiilo clcJ 
reudiiU^mo iti llalia. 

Pìi dlfTusamenle si aggii-a intorno 
alle mtHlpsìme quesliooi (conerali il se- 
condo scrino ctif^rccupn circa 150pagint' 
dfìtt'opn^olo aiinun7.i;iio. o t] eh. CouU 
Kpnliimmio Biirdi, cho l'aveva ;,'ià pub- 
hlicalo a parie, pen«i ijcne dì mtamparlo, 
dopo averlo rìioccato. in unione coHo 
urino dell' Kdlm.inn. Infailì il secondo 
hroro i\ ripiglia col primo. L' Kdlnaann 
ha preso a considerare Vcrnio sniiu il 
dominio de^Ii Alberti, il Cnnli lo con&i- 
deni sotto ti tloiitiitio d<-i suoi antenati, 
dacché nel 133^ Piero deMtanli, ricchis- 
simo cittadino di Firenze, ebbe comperalo 
fjui'lla piccola sovranità dn^'tj eredi degii 
Alherii, per 10,0(K> lìorini d'oro. Il 
eli. Autore, di cui ahliianm pìt dato it 
conowrrc il valon', oude irutui le (]ae- 
sloni sociali, nel depriverei la Vita e 
[a Morte di quel fi-udo. Itti lucf^o campo 
non pure di expoirc storicamcnl' le ori- 
gini d*!l roudalì^um r il dicndinmlo che 
nvevH ^'[ìì sahìto in iLilia uxnnlì la uietù 
del secolo XIV. ma $ì adilentn ìì ricer- 
care le falcioni di lale irasronnaKtone, e 
la ritrora princip;)lnienie nella tenta e 



Verni© è un piccolo lerritorio del- 
l'Appennino to«CJt)0 di circa IK miglia 
^pte, con 3OU0 in 4000 ahìlanli, riu- 
■U' per la maggior pdrte intorno all' an- 
ijro castello degli Alherti» che ne furono 
j priott Si<;nurì nominati dalla Storia. Ora 
IfìECendosi nel iraltaio dì Vienna, ceduti 
li governo iiranilucale toscano i Teudi 
imperiali di Vernìo, Montaoio e Monte 
Salita Maria; e della feudalità del domi- 
ilo degli Alberiì dìscorretidosi variamente 
ihgli sturici che ne toccano, iiiacque al- 
ttnidìto signor Edlmaun di ehiarirc co- 
I mto dubfiio col lume dei documenti 
I ntlebi. e in (.specie di ((uetli con^rrali 
I idrArrhivìo della Tamlptia Itardi, n a lui 
Lnrtesefflrnie comunicati dal ConU; Kcr- 
ando capo di (pie! nohile casato l.'ar- 
enlo è per F>è lenite, rij^uardando un 
'iaoiinìo di pìccola esinisione e di imjHir- 
jluin assai H'condnrìn nella f^lorìn non 
IcbrdMlatii, ma della stesa Toscana. Qò 
loodimeno il ih. Autore ha 5.iputo ren- 
r4tnr 1.1 div:uaiÌoiie siugobrnieuic iitte- 
Dnle |«M le chiaro nozioni clic Ti dà 
tllnllo feudale, dt^lle rptaxioni ^ìuri- 
4lcb(' e Moriclic fra ì fewlatarii e Tinh 
«ru, della conmirìn polliica dì quelli e 



102 



niBUOGRAf 



mollrplice inisfonnatione delle idee, tifile 
teiiilrnzp, iin coflmni, itetle ci ncuslnnu! 
«terne: lutle \v quali co'e uriile in?trme 
lanno si chu sotto alle istituzioni uiiinnc 
si muova, per cosi dice, il lcri**'no mpsjo 
t' rpnda iiisiahili .i(cor quelle che y\ sono 
ineciio rondale. 



lUiccomandìflinA di buon f^do qua 
.«crìtto a colon) che n dileiljino di s\t 
storici, |toÌchè vi troveranno ntf!»«fl 
pratica il vero metodo rlrl tmttarlì 
dijinilà, non IÌniÌtnndo<:t nlt<i notni.i d» 
fatti, ma questi nnnlitzjindo con occlit» 
filo^oftco e con crilcrii veniRirnle noi. 



TELONI GIOVANNI MARIA — Invito alla comunione frequente. Tren- 
t;tqusUro difTìcoltà e trontaqualtro soluzinni. Appello del sac. Gìm 
Maria IVIoni, Missionario Aposiolico, Veneeia^ tip. Kmìliaoa, 
In 16 picr., di pagg. ^80. Prezzo cent. 70. ^| 



Il solo titolo di que^'oporetln dp 
miiniMa la «omnia utilità. l->a iRtla 
di quel meuo inedhbile di .«ulule, Insiciaio 
dal diviii Sjjvulore allii sua Cliirsii. r.tio i: 
raugUKtJKsima Rac.iri5(,ìa. Il eli. Autore 
sac. GiovnDni Miirin Trioni itii<^.<[iniiurìo 
apostolico, notissimo per le ^ue TDliche 
in prò delle nntmi; e per altre innun>i<- 
rabili operi!tie dì pietà date ulta luce, 
propone in primo Inofo I niolìvi di Tsrio 
{cenere che possono e debbono iiirlurre i 
fedeli ali» |>rutir;i dell:) frequente comu- 
nione; confuta in secondo luogo le 



diflicnlià, «upperiip o«ia dall'amor pro- 
prio, ossìa dalla puMtlniiimità. te qitalt 
si sogliono opporre contro il frequcittr 
uso di questo S-icnimenlo. A ma^r^a 
cliiereua e [irofltlo egli couforU lei 
doUrinr con iintorevoli fsenipiì, 
con (!nn iliscernimento alt' un|Ki ilcJlr 
materie ohe va trattando. Rnccontandiiuw 
il prezioso libretto a lutti coloro che I 
mano accostanti colle dovute dispont 
a questa iriesaitrìbilt; fontana di gre 
yperlari dalla ìrienal)ile carili del 
dcntorr. 



TOMMASO (S.) D'AUUiNO — S. Ttioruae Aquinalis Summa Iheolo^e 
Uihgenier emendala, l)e Hiibeis, bjlltiari et aiioriiti) noiis sete 
ornala. Pars 3* a Qa. LXIII ari fìncm, ei Supplemenium teniae pardlj 
Tomu» quintns. Autjustae Tnurinorum, ex typ. Poniìf. et Archi^ 
ei|. Petri Marietti, 1886. In 8> di pagg. 8-24. 
A questo qu)nU> volume ^t-'idi'A tra Marietti, con quella diligen» ed accifl 

ttivre il S(9>lo, die »ii-<i l' ultimo della etti- teun, di cui gli tipmmo lode sin dal prìi 

zioae delti Somnui Troloiiicii di .san Tom- ìoluuii che no pubblica. 

inaso d'Aquino, cuniln dal eh. cot. Pietro 

TROSCIA JiUONFIGMO — Airaheio dell'anima cri.'iiiana. Pensieri esp 
.4i diil sac. pr. liuonlì^lio Troscia dei Servi di Maria. i?'Woj?rKi, li^ 
Pniiiif. Marejzgiani, 1886. In 16 picc, di pagg. 144. Prezzo cem. i 



Come TaKubelo contiene i primi ile- 
iiu-nli della scrii:nra; ed h la rosa rlie 
tnnaniì ogni altn deve npprendi*re chi 
^aolc |WMare olir»' n lejr^vre od a htì- 
^cr<':cosi i|ur*<lo libretto «i fa nd inse- 
;inare i prlnci|HÌ fundanienlali o le virtù 
neccsMrio della tltn crìMiam, che deb- 
lono Informare woondo le varie c'pco- 



.<t.inxc le azioni dui cristiano, penji* i 
sieme armonizzate costitui-teinn qa 
serie di openizioni e di <rsi>rcìxìi 
mfrilnrnenle iw^sano avere il nome 
vivrrt cristiano. Si rac4:oiniiuIi 
poco per t'olilllit depli iii^egnameRtl.] 
semplicità dello siile e Funzione 
pi eli, 



BIBLIOGRAFIA 103 

lei pellegrino Casimiro Barello. Genova, tip. Arciv. 1885. In 16, 
?g. 264. Prezzo L. 1. 



:iaino con piacere la Vita del 
rimiro Barollo, Prllegrino pie- 
ilo in Cava;,'nolo, provincia di 
ocesi di Casale, addì 31 gen- 
e morto ìn Alcoy di Spagna 
I 1881 in concedo di aaotilà. 
t»orte e delle straordinarie ono- 
glì dagli sjagnuoli, parlarono 
rincipnlì pioniali cauolici ; e 
IVO (lì Valenza costituì una 
ift di raj^uardf'voli personafigi 
liere ed esaminare i fiittì pro- 
e molle grazie che si attribui- 
Dlercossione di questo Servo dì 
alti dì questa Commissione Tu- 
è guari, presentali a lloma. 
manifestatosi nelle anime pie 
esid«*io di conoscere più in- 
vila dì quel Servo di Dio, un 
renovesc che fu in intime re- 
gtovane pell^rino, per con- 



siglio di persone autorevoli, si diede tosto 
con ogni sollecitudine a rncc(^lierne le 
notizie, e dopo un anno dì pazienti ri- 
cerche ne pubblicò la Vita che noi pre- 
sentiamo ai nostri leltori. V.?s& contiene 
molte cose veramente straordinarie, e fatti 
prodigiosi contemporanei, che destarono 
Tammirazionedi persone le più incredule, 
ed è scrìtta con semplicità dì stile, ma 
con accuratezza ni uniiione. Inoltre è 
opportunamente infiomla di spirituali 
ammaestramenti specialmente |)er la gio- 
ventù. Sicché questo libro merita per 
ogni rignardo il favore dei bnoni cattolici 
dai qunli non si potrà leggere senza di- 
letto e spirituale vantaggio. 

Si vende in Genova alle Librerìe Ar- 
civescovile e Lanata, e nelle principali 
Librerìe d'Italia al prczxo di L. I, a van- 
taggio dì un pio Istituto. 



CfiUNACA OONTEMrOlUNEA 



Firetue^ 23 setiembre. 1S86. 



I. 

COSE ROMANE 

I. I.'Kiiciclica: Humannf naJuth auctOT — 2. La bennlìztOiK (IpI SaotoPsdrri 
le ofTi-'t'te del Voto tutiionaU — 3. L' Kpistx)palti iUilÌJino e \e Noxsf d'oro del 
Papa — 4. l'n nuovo poi lepri nairpo Olandt'sc — 5, II polen* icmporale del Papa 
ni Coapw^iO di Ui'e^bvi;] — 6. li 7" Con{;r(>sw) coUoItco iliilìiitin p il divHH» 
minìsUrialc. 

1. L*Enciclica: Humanae salutìs aucior, segna una dell'epoche più 
nieroorabìli del pontifìcatn di I.^ne XIII, come quellii che ricorda lo 
siabilimenio della gerarchia episcopale nelle Indie Orientali. 

Sebbene il nome d'Indie Oieniali sia un nome comune, perchè viea 
dato alle due grandi penisole dell'Asia meridionale, l'India cisgangetica 
Ittdostan.e l'India iransgangeiica o Indo-Cina, m all'Arcipelago in- ^ 
diano; iu senso perù più ristretto vien duto alla prima delle due 
sole. Jn questa appunto si estende il benefizio della nuova gerarc 
episcopale, che il regnante Pontefice vuol fondare; ci^ in quella imr 
penisola che, a guisa di (riangolo, ha per base il monte iliiualaia, od] 
uno dei più maravigliosi paesi del mondo, per bellezze naturali svar 
tissime e splendidissime, per istraordìnarìa feracità del suolo e abbondai 
di prodotti preziosi d'ogni sorla, \^r originalità delle diverse e variopid 
popolazioni, e per la civiltà receniissima ed appartata, dimostrata 
avanzi di templi sontuosi e giganteschi e da una ricca letteralun. 
Kncielìea less** la storia d»?ir apostolato cristiano, a partire da san To 
maso che primo, dopo Alessandro il Macedone, visitò quelle imn 
regioni per soggiogarle alla Croce, sino ai missionarìi francoscai^] 
domenicani che dal 14'J8 coi Portoghesi, sotto Vasco diGama.giun 
neir India {ter la vìa di mare^ a quelli che nei tempi posteriori 
Duarono l'opera dello stabilimento del Cristianesimo. Tra questi il 
premo Gerarca ricorda i Carmelitani, i Cappuccini, i Bernabili, i Gè 
gli Oralnriani. K come del primo A[)ostolo indiano san Tommaso, cosi ( 
egregie vien dicendo di queir instancatiile e maraviglioso uomo che] 
san Krancesoo Saverio, mandatovi dal suo gran Patriarca, e che dalle* 



CRONACA CONTEMPORANEA tO^ 

del Mahhar al Coromandel ed airisola di Ceilan, corse Uinlo spazio di 
ifrra da parare un miracolo; e*) un miracolo altresì j^r avere in dieci anni 
di apostolico hando hati6z;.aio lama K^nte, quanta Torse nello slesso in- 
tervallo di lempo non ne aveario haUfì/zato dieci missìonarii insieme. Loda 
ì Re di PoriOi^allo clie lanio si ado|».'rarono per la conversione di quel 
tasiissimo impero; enumerai fonielìci che da Leone X sino a Gregorio XVI 
e a Pio IX rivolsero le loro apostoliche cure a spedir raissiouarii, fondar 
vicariali e prefetture, o a preparare lo stabilimento di una gerarchia 
episcopale che, colPaiulo di Dio, si spera sarà per essere il sugffello di 
tutte le grand! imprese che dalla Santa Sede furono condotte» per la con- 
versione e rìncivilimento di laoia e sì vasta parte dell'Asia Orieniale. 
"2. F. a lutti nolo lo zelo con cui da tulle le parli d'Italia ì cattolici 
italiani concorrono al compimento del m;ii<ninco tempio che in Roma si 
sta innalzando al Sacro Cuore, come Voto nazionale. Ora tra i prom'>lori 
di una si urrande e nohile opera, reminenlissimo Cardinale Arcivescovo 
di Torino s'è mostrato il più operoso e zelante, non pure per la devo- 
ÙOM che egli nutre verso l'amantissimo Cuor di Gesù, ma per secondare 
-I lo zelo della sua arcliidionsi, che in tulle le oohili imprese 
iicbe Don t> mai rimasia seconda a qualsiasi altra diocesi italiana. 
Per questo l'egregia Unità Cattoìica, Del n. 203, pubblicava testé la 
1 >'ia lettera che Sua Eccellenza Mons. Mocenoi. d'ordine di Sua Santità, 
I ' va il '3'i agosto airEmineniissimo Cardinale Alimonda Arcivescovo 
di Torino, in attestato dell'augusto gradimento dello slesso Sommo Pon- 
tefice per le olTerie del Voto ìiasionaìe, e per rinnovare un'altra volta 
ai alatori ed agli olTercnli l'apostolica benedizione. La lettera si esprime 
io qu&stt termini: 



Emo e RiùD signor Cardinale 

« HI Bono data sollecita cura di secondare ì dcsiderii che Vostra timi- 

uoM rcvereodissima mi ha fatto l'onore di esprimermi col suo foglio 

18 corrente. Ilo quindi ras*;egnato nelle venerate m;)nì del Sauto Padre 

ijfeuunsa lettera, con cui Vostra Eminenza lo fi^licila |»er la ricorrenza 

^kt^ di san Gioacchino^ ed invia le veniisei mila tire, colle ijuali 

chiusa la souoscrizionc per la facciata della chiesa del Sacro 

ire. Sua Santità, che ha in grandissimo pregio l'Eminenza Vostra» ha 

in modo del tutto particolare il fìgliale di lei otlicìo, e mi ha 

Desso l'onorevole incarico di renderle nota la sua riconoscenza pei 

Biimenti espressi nella lettera, e per la premura, superiore ad ogni 

;io^ con cui l'Eminenza Vostra ha promossa Tacconnaia sottoscrizione, 

quale ha dato cosi i pia confortanti risultali. Poscia mi ha ordinato 

rinoeUere aU'Etfio cardinale Parocchi le ventisei miia lire, come è 

Ilo già eseguilo. Inflne mi ha incaricato di significarle che con elTu- 



CnOVACA 

Hione di cuore benedice lei, cniesto Clero e portolo e tutti coloro 
hauDo contribuito alle spese deiranzideiu facciata. 

« Con questa risposta all'indicato di I^ foglio, inchinato al tiacio 
della sacra Porpora, mi onoro confermarDii con sonsi del più profondo 
ossequio. 

< Roma, 34 agosto 1886. 

« Di Vostra Imminenza Ueveremìissima: 

« Umiiissimo, devotissimo, ossequiosisstnto set% 

< ^ M. MoGENrfi, Arciv. dì Kttopoli. 

H. Ogni alto dell'Episcopato italiano, inteso a palesare il suo inalte- 
rabile affetio e il suo concorde ossequio verso il Romano rontetlce, ^ 
per la no&lra cronaca un argomento di speciale ammirazione; imperocchì' 
nulla meglio di questo afTelto e dì quosto ossequio mette in isbaraglio 
i biechi disegni dell'aniicristianesimo massonico, Ecco perchè tutte le 
volle the se ne presemi l'occasione, ci piace di registrare questi aiu 
nella nostra cronaca. Toccammo infatti dell'ammirabile pastorale con cui 
il venerato Pastore di'll'Archidiocesi genovese è venuto lest^ race" 
dando ai suoi diocesani di coiicitrrere alla solenne inauifeslazìon- i • 
vassi preparando pel Giubileo Sacerdotale del Santo Padre; ora ci 6 j 
di riferir quella che per lo stesso fine Tiilccellen/H RiTia di Moos. HM 
sepF»e Giusti, Vescovo di Arezzo il I** del passato agosto rivolgeva ai sttai_ 
diocesani. < Se è lecito scriveva il venerando Pastore, ai figliuoli del i 
colo celehrare i loro trionfi, e perche non sarà permesso alla famii 
cristiana festeggiare un giorno d' innocente letizia del loro Padre con 
e dar gloria al Signore, per quel giorno che Esso medesimo ha fati 
consacrando Lui Sacerdote, e così preparando alla sua Chiesa un ah 
nocchiero, che dirigesse questa mislica nave; a noi un Padre, un Pas 
un Maestro, a sé un Vicario sulla terra?» 

K |)er animare il suo clero ed il suo gregge a celebrare con din 
stra/ioni solenni questo giorno, provava come queste fossero una sole 
professione di fede nelle parole di Gesù Cristo: Portae inferi non 
vaiebunt. « Non disse Egli a S. Pietro, al primo Papa: — Tu sei Pl€ 
e su questa pietra edificherò la mìa Chiesa, e le [)ot&stù deirinfemoi 
saranno mai capaci dì gettarla a terra? — Che questa sua sposa, 
Chiesa, sarebbe siala sempre di una freschezza giovanile, senza rugai 
mxxm macchia? — Noi adunque, in questa dimostrazione di letizia o| 
gioia universale, attestiamo al mondo nemico di Pio e l'una e Taltra 
mostriamo al mondo che la Chiesa, lungi dall'essere soprafTatta, 
colla sua unità e compattezza, h tanto pììi forte di prima, quanto piii i 
è astutamente combattuta; e che mentre il mondo crede dì averla) 
mala e resa logorìi di fnrze cotte sue astuzie, essa ha il medesimo 
gore dell'era de'mortiri. E non sarà questa una solenne smeniìia ai 



CONTEMPOftANBA 



107 



<fel H6C0I0 che si credooo di aver violo DioT M» questo vigore di viia 
viene alla Chiesa dalla perfeita sua uniiJk. 

« L' uoità è indispensatiile a qualunque siasi società, afYlochè sus- 

stsu^ perche, mancando questa, la socieiA è disciolia. Ma quello che forma 

l'unità di ogni altra societ:^ umana non è il legame che forma quella 

della Chiesa. I/umià della Chiesa, per volontà di (ìesìi Cristo, è nel Papa. 

1 pietra, che simholicamente fu da Luì chiamata cj>si, is il legame 

:;...is.<timo (li tutto l'edilizio, di sorta che chi sta con Lui, sta nella 

Chiesa; chi non sta con Lui è fuori di questa^ e chi ^ fuori di questa^ 

è, davanti a Dio, 3icnt ethnicns et pubìicitnia: e quello peW» che ha 

di singolare questa uniiA della Chiesa sopra ngni ailra socirti^. sì è di 

eswre indistruttibile, per la promessa fatta da Gesù Cristo a S. Pietro, 

■• Papm. — Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, 

1 «Irte dell' inferno non saranno giammai capaci di iirevalere su lei. — 

Ma di c\h non ^ persuaso il mondo incredulo, il quale si di^ a credere 

die prima poi vincer.^ la Chiesa ; anzi ogi^i, attesa la grande scienzn 

e |>olenn che ha conseguito, reputa già compiuta la distnixione della 

Tut'ilt'simaf — Questa stoltezza sta a noi di confutarla, fralelli dilettissimi, 

Df I .'lorno della solennità del Giubileo sacerdotale del nostro Santo Padre, 

■I ii.do, raccolti intorno al Padre comune, mostreremo colle parole e coi 

bui quanto sia grande la famìglia dell'orbe cattolico, dì tutte le nazioni. 

adunala intorno al Vicario di Cesi) Cristo, .\llora apparirà come la Chiesa 

cjltnlica ahhia ancora og;<i un cuor solo e un'anima sola, cor unum et 

1 ««fl, e (juanto sì esimda la sua dominazione, che non deve trovar 

„;..._! su questa terra, secondo le profezie. > 

4. [n quello strenuo e vecchio campione della stampa cattolica pari- 
'gHia, che fu sempre Y (•nivers^ leggevamo lestft un interessante carte^'gio 
«he dall'Aia eragli diretto per dimostrare, che se da no canto il socia- 
lismo fa dei progressi nei Paesi Bassi, dall'altro il movimento cattolico 
diTìene ngnì di piìi sensitiile, e porge argomento di grandi consolazioni a 
mioro i quali non Isperano d'altronde la salvezza della socieiA che dal 
iieismo. (Ira tra le altre cose che danno luogo in quel paese a bene 
rrare c'é questo, che i cattolici olandesi fanno proprio a gara a chi 
può per esternare al Papa i sensi della loro più profonda devozione. 
«Invero, dice il corrispondente olandese del diario parigino, non appena 
j^jiellegriiH che, tre mesi fa, erano andati a prostrarsi ai piedi del Santo 
re, erano ritornali, si progellò nn nuovo pellegrinaggio a Roma pel 
fdi ntioSre dell'anno prossimo. Però, come fu conosciuto questo 
lo, si concepi, d'altro lato, l'idea di formare ancora un secondo 
plegrùiaggio \m quest'anno, e fu deciso, sotto l'alta approvazione di 
signor Vescovo di Hurenionde, di visitare la CiuA i^ilerna nel corso 
prosmmo olto!»re. IJucsto peilogriiiaggio è ora assicurato; si farà sotto 
direttone di Monsignor Byckers, Cameriere di Sua Santità, e partirà 



108 cnoNACA 

per Roma il IO ottobre prossimo, perchè un numero molto coasiderevolf 
dì partecipanti vi hanno ^à aderito. 

« ^on 6 uno spettacolo commovente e consolante ad un tempo, quando 
Leone XII I è detenuto al Valicano, vedere i Dgli amorosi ac^rrer 
dargli prova de) loro ossequio ? E TOIanda non è slata uno dei 
paesi die hanno dimostrato al Padre comune dei fedeli il proprio alti 
mento, a>\ mandare i suoi fìi^'li a JiferidiTKli il trono, e oggi per domanda 
la &Uii iHHieilizione e ofleriri^li l'assicurazione de* suoi sentimenti iìli«| 

« Dopo il pellegrinaggio d'ottobre se ne farà uo altro neiria 
prossimo, che è già deciso. 

4 Si è formato inoltre un Coraiiato por riunire doni e ricevere ade^ 
sioni alle feste giubllarì che avranno luogo a Homa. l'retì rispcuabilj 
simi si sono posti a capo di quesi'oi)era. (jià sono comparse su ciò 
circolan nei giornali cattolici, e noi non resteremo addietro. L'Olanda 
catl^dica occuperà certamente un posto degno di s^ fra i i»aesi che cete- 
tireranno il cinquantesimo anniversario di sacerdozio dt Sua Saniiti 
a Homa. » 

'). Non passa omai giorno senza che da questa o da quell'altra part« 
del mondo non si levi una voce per protestare contro l'esautoramerto 
temporale del Papa: gran prova è questa che la quisiionc romana ooo 
è ancora sciolta, e che i cattolici dell'universo non si adagiano sul 
presente stato dì cose, per cui il Pomellce è sempre s»b hostili doma. 
nattone eonstiitUtis. 

Ora tra le recenti proteste in favore del potere temporale del Pap 
ose meglio piaccia deirindi^Kìiidenza del Papa, quella del recente i 
gress^) caii'>lico ledei^co di ilreslavia ^ la più categorica ed energica.] 
per siffatto modo, che la stampa litieralesca italiana ha mandalo un ve 
grido di spavento, quasi Annibale fosse di nuovo alle porte di Ron 

lnnao/,i tutto diremo che questo 33" Congresso dei cattolici led 
fu aperto il '20 agosto a sera, con una festa di ricevimento nell'lsiiiu^ 
di San Vincenzo. Il presidente del Gomitalo locale conte Ballestrem 
noDCÌiì il discorso di apertura. Dopo di lui, parlarono il prevosto Nac 
come rappresentante di Wesifalia, Kofler per la Baviera, Gerber 
Baden, Liogans per la regione del Reno, Stoher per l'Austria. L'afllu 
divenne ogni dt più ^Tande. Il tempo fu quasi sempre superbo e splt 
dido. Il pontiflc.'ile del giorno 30 fu celebrato dal sutTraganeo dottor Gleie 
coir intervento di quasi tutto il Capitolo metropolita no. La pr 
dal duomo all'Istituto di San Vincenzo fu imponente. Nella pnma ad 
nanza se^^reia venne letta la lettera del Santo Padr(% in cui accordi^ 
all'Assemblea l'apostolica Benedizione. Fu eletto a presidente il 
di Heermanrj, a vice-presidenti il consigliere provtni;iale lanssen, 
Aquis^rana, e Schmida-Amlierg; per segretarii l'avvocalo Porcb, U 
tsssore Schiodler, Poesser e Krebs-Liebstadt. 



CONTEMPORAIfEA 109 

Ora fu in questa niliìlii Assemblea cattolica che il signor Win-lthorsl 
rronuniift il 1** settembre uno stupendo discorso, rli cui ci piace riferire 
il sunto trasmesso per l«legranima al Moniteur de Rome: L'insigne 
oratore eJ uomo ili Stato cominciò dal ringraziare Leone XIII, l'Impe- 
ratore e il prìQcipe di bismark per T ultima le^ge religiosa. Chiese in 
seguilo un'ulteriore revisione Jelle leggi di maggio e il hstatHlimeoto 
dello j;/'//ti quo ante. Uì mezzo agli applausi unanimi ed entusiastici di 
altre irt-mila persone, parlò in modo eloi^uentissirao e splendido del Papato, 
dì Leone XIII e deirinlliienza sempre crescente del Homano Pontiiìcato 
in oiir^/u alla società moderna. Rivendicò da ultimo il ristahilimemo 
il' Il indipendenza territoriale del Papa come una necessità ineluttahile^ e 
couchiuse invitando ì cattolici a contribuire vivamente al Danaro di 
San Pietro. 

6. Il giorno 22 settembre si dovea aprire in Lucca, sotto la presi- 
denza d'onore di quel zelantissimo Arcivescovo, monsignor Nicolò Uhi- 
lardì, il seiiìmo CooL^^re^sr» cattolico italiano; quando ci giunse la cir- 
colare ctie il Comitato generale permanente spediva ai Comitati regionali* 
diocesani e ai Corrispondenti. 

« Signor Prfisidenie 

« Nel momento in cui stava per inaugurarsi il settimo Congresso 
cattolico in Lucca, una ordinanza ministeriale, .sotto il pretesto delle con- 
dizioni sanitarie d'Italia, ne ha proibita la riunione. 

« Himandererao [witarito ad altro momento il piacere e la consola- 
àtsue di iMvarri m Tralerno conve^'no, per isiudiare insieme con calma 
e con interessamento qnello che meglio può giovare ai nostri bisogni 
religiosi e inorali e a^li interessi civili e sociah della patria nostra. 

« Ma .se ri è per ora impedito di unirci colle persone, raffermiamo 
ed accresciamo vieppiù l'intima unione dei nostri spirili e dei nostri 
cuori, e più che tutto manteniamo salda ed inconcussa contro qualsiasi 
evento la nostra cordiale unione a quel Centro indefettibile di verità e 
ih vita, che fatto segno a nuovi attacchi, non muove il labbro che per 
pregare e per in<^gnare e non alza la mano che per tienedire e per 
tcneBcare. 

« Continuiamo pertanto colla consueta calmi e colPahltuale alacrità 

l'opera nostra di p;ice fraterna, di elUcace servizio alla santa causa della 

Tedif che abbiamo la ventura di professare e di cordiale intcressameoto 

rdine s*>ciale, in tante guise minaccialo e pericolante. K ci fran- 

.. ^-,: mai sempre il pensiero che se tali nostri intendimenti possono 

sollevare recrimina/ioni contro di noi ed anche persecuzioni contro le 

nostre [tersone, pn^sio o tardi la verità si fa palese, rendendo manifnsto 

anche ai più ingiusti dei nostri avversarli, che i sovvertitori dell'ordine 

sodale e i distruttori delle pubbliche istituzioni non si trovano in quei 



cnofTAc* 

pacifici convegni, che si inati^urnoo nel ^nto nome dì Gesù CrìsioJ 
che si sciolgono acclamando al Vicario del Dio di amore e dì pace. 

< Con alita CircoUre sì daranno fra breve notizie ed isini/ioni in- 
loroo al difTerilo Congresso. 

< Mi è grato in tale incontro conrermarle, .signor Presidente, U 
Mima e il mio rispetto. 

< Bologna, lU tetiembre ISàij. 

« Pei Comitato (lencr aie permanente 
< M*BCBtLiN0 VBpm:ft0U, Prf»idfnte, 
* GlAMBATTtsTA Casoni, Segretarie^. • 



II. 

COSE ITALIANE 

I.'ag^taKionc nolìclerìcal^ e le finto pi ore dei liW'mli — 2 1^ rinrolar» rlpl ibh* 
nislro Taìnni — 3. Hi un baiiclicito mnssoriico a Nnpoli — \. riltintropii p )«r 
seoiuimie — 5. Mist'ha ilcll.i potiiìi-.*! estera — ti, Il pirsiilindi Massiiua — 7. CK 
rsami di licenui liceale — S. Il |ìì)«cv del XX Si'llrinbrf. 



t. Da quindici giorni PUalia assiste a uno sF>ettacoIo, non sappiamo 
se più ridicolo o indegno di un paese che professa l'uguaglianza di lutti 
in faccia alla legge e la libertit di vivete come più talenta, purché duo 
sia con danno dell'ordine putiMìco. Alludiamo a quella sjiecie di cro- 
ciala che i giornali lil)erali d'ogni colore paliiìco hanno bandita contro 
le associazioni religiose, designandole come un reale e permanerne pe- 
ricolo per la patria, e, peggio ancora, come la sorgente di tutti i nuli 
che ta travagliano. Due cose, secondo noi, han potuto contribuire a quesUi 
risveglio d'odio selvaggio contro gli ordini religiosi; 1' una il bisogno, che 
le fazioni avverse all'indirizzo presente del Governo sentono di Rtisciiargti 
imbarazzi, e di obbligarlo, |ier renderlo inviso, a una ingiusta persKU- 
/ione; l'altra, il timore che quelle provvide isliluzioni riprendano in meno 
alle lUuUitudini rinlliien/a che si credeva loro tolta per sempre. I/inìqui 
campagna, incominciala or son venticinque anni al grido di fuoriit^ 
tintoli, abbasso i conventi^ sì ì> dunque rinnovata di questi giorni; eoo 
questo divario però, che allora cercuvasi di ricoprire la persecuzione ooa 
meno odiose sembianze; oggi invece la persecuzione è sfacciala, e ptf 
consumarla non si ha vergogna di chiedere l'ostracismo della liberti 
Infatti, i cosi detti argomenti giuridici ed economici coi quali VÉ^jiticioqui 
anni fa sì teni/i di sorprendere la buona fede delle moltitudini, son oggi 
[tosti da banda, e si parla e si scrive come scnvc\a nei giorni (utssaii 
la Lthfrtà. « .Non si traila più, così questo diario, di combattere il f.tiLo 
materiale, cioè la riunione di 25, 3(1, 40 persone sotto il mede^mo 



CONTEMPORANeA 



111 



't^ìY^nri con uua medesima regola, o con uno slesso ginramenio. Si Uaiia 
tta%\ di comhattore la Undensa tjforale, ette trae codesii uomini a voler* 
v^ere ptuitosio io un modo che in un altro. » E com siamo giunii dov'era 
prrvidihile e naturale che si giungesse; perocché A la lit)erLà individuale 
cbe sì vuol risirata, e l'ioviolahile ricinio delle coscieo^c che si vuol 
maBomeltere. 

?. A raggiungere questo fine indefessamente lavora il Taiani; il ijuale, 
se é vero quel che riferiscono gli organi della massoneria, sta prepa- 
nndA UD disegno dì legge, che verrà presentalo alle Camere perchè sìa 
approvalo e messo in esecuzione. Intanto per non istarsene, coirne suol 
dirsi, colle mani in mano, l'operoso e zelante guardasigilli, dimentico 
die nel suo dicastero medesimo ci sono beo altri alTari, e di maggior 
momento, che quello di vessare i frali e le monache, ha spedilo di 
questi giorni ai procuratori generali e ai regii economi e subeconomi, 
non si S!! l>ene quante circolari, altre riservate e altre riserltfilissiine, per 
capere il numero di quelli e dì queste esistente nella loro dizione; il 
colore e la fr>rma dell'almo che ìndassano; T istituto che professano, i 
superiori da cui dipendono; le case dove abitano; se hanno noviziati o 
luoghi in cui si educano minorenni, fosse pure con espresso consenso dei 
loro genitori, in una parola una statistica generale e particolareggiata 
di quello comunità religiose, che la rivoluzione odia e delesta, perchè 
juesie fovere viitìrae di un simulato compatimento sono la negazione 
di quanto la massoneria promove, ama ed adora. Se il Taiani sia per 
venire a capo nel suo vagheggiato disegno di conculcare la libertà in- 
dividuale, violando rimpenclrabile santuario delle coscienze, non ii facile 
rhkdoviuare: viviamo in tempi giulianeschi, ed è possibile che abbiamo 
ul assistere anche a questo spettacolo; ma ben può darsi clte anche a 
lui succeda (juet che è succeduto ad altri, ed ì> di fare i conti senza 
rost«. E l'oste in questo caso è la rivoluzione, la quale non vìve che 
dìToraodo ad uno ad uno, come Saturno, i suoi figli: senza contare inoltre 
che ci t Dìo, che mentre gli uomini sì agitano, mena gli eventi per guisa 
fhe questi invece di servire ai biechi e volpini ioiendimeniì della setta 
perturbatrice del mondo iniero, approdino al trionfo degli oppressi e al- 
l'umiliazione dei loro oppressori. Il Taiani pertanto, invece di scrìvere 

olari a danno di persone che vivono in legittima associazione di pre- 
fi di ojwre s.inie e a vantaggio dei poveri, degl'ignoranti e d<'gli 

liei, farebfte Itene a studiare i modi di sanare le incurabih e profonde 

iit! cbe airiialìa provennero, dal giorno in cui fu proclamalo il regno 
libertà mas.sonica. 

Intanto che il Taiani medita e scrive in servigio della massoneria, 
[>rende il tempo come viene, cioè si divexle e banchetta. Di che 
nella Gassetia d* SnpoU del \\ passalo settembre. 
La rappresentanza della massoneria napoletana riunitasi iersera in 



11? 



CROlfACA 



agape allo scoglio di Krisio, per ODorare il gran maestro dellu mas 
nerifl italiana, Adriano Lemmi, e il prcsidenie del supremo consigli! 
Iriorgio Tamaio, fu numerosa e degna dello scopo (sic). 

* LMiicantevole sala, addohbala con semplicità ed eleganza, sfìd:iT| 
la Lellezza del cielo stellalo (!). 

< Fra le assenze più deplorate fu quella della Luna (sic, sic) e poi 
del Sundonaio, che ad un l>ancheito na|M)leiano ci aitcodevamo saluure 
pel primo, dopo i protagonisti della festa. 

« Oella stampa, oltre la nostra Gazzetta, erano rappresentali II lìormi^ 
il Ficcóìo, il Putìffoìo. 

«11 servizio fu inappuntabile (sfido io/j^ T orchestra diretta egr 
giaitienle dal primo violoncello di S. Carlo, il Salv;ilori. 

« 11 gran maestro iMancesco Serra-Caraccinlo fu primo a prendere 
la parola, al solilo champnyne. Salutò a nome di tutta la famiglia ita- 
liana il I^romi e il Tamaio. Ricordò i nomi di San Lk>naio« di Maocìni. 
di Crispi, di Nicolera e d'allri invitali, che eransi scusali, pur facendo 
atto di partecipazione alla manifestazione fratenia. Alla presenza di colui. 
che ehltc la uohile iniziativa di erigere un tempio massonico rìmpetlo 
al Valicano, Adriano Lemmi; di colui che lutto fece per l'Italia e pu^ 
dire a* giovani: imiiatemi, Giorgio Tamaio, disse T oratore, non farò 
disi ma voli per Napoli disgraziata per fallo dell'uomo (chi?) 

« Accennò a' suoi meriti ((ìeìl'nomo?) parlando dell' inqiiisiziooe i 
spinta a furia di popolo, de' gesuiti scacciali fmanco da un re Itnrbn 
che li rassomigliava, e della bolla testé risialiiliia (sic) a loro favore* 
Fu freneticamente applaudilo. Rispose il gran maestro l^mmi, il cui 
l.rìndisi al capo dello Stato suscitò un incidente da parte dei giova 
iforse ignari del rito) Hniio in udo scambio di cordiali spiegazioni, 
spose pure il presidente Tamaio fra l'entusiasmo dell'uditorio. E 
l'onorevole Billi, l'onorevole Petronio, il Losardo del Uoma con nota" 
spiccala anticlericale, che valse a destare una tempesta di applausi. 

Un'osservazione nasce spontanea nella mente di chiunque spassiona 
lamente legge la descrizione sgrammaticata e pulcinellesca di quello t>aa 
obetto mas.sonico, ed è che i fratelli dai tre puntini non ismeiiono mai i| 
loro odio contro le persone e le istituzioni calloliche, nemmeno inter jid 
cuìa^ quando cioè gli uomini si mostrano generalmente^ non diremo pil 
l>enigi)i, ma meno disumani. Ciò non dee recare stupore: massoneria 
satanismo sono termini equivalenti; e satana è queirodiatore implacabili 
degli uomini che ci è dipinto dalla divma Scrittura. 

4. l^a spieiale/za massonica non si fa per altro più palese che quando 
vuol far mostra di filantropia: allora più che mai scopre i suoi feroci 
istinti; perchè mentre con lagrime da coccodrillo compiange la sorte degli 
infelici, non ces.sa di volere il danno delle persone stesse che si propone dt 
soccorrere: largheggia con alcuni, ma spagliando gli altri, cerca il bette \ 



CONTEMPOBANEA 

; fonda ospedali, 



113 



a a danno di quelli ; fonda ospedali, ma li sopraccarica di Lasse, 
coaveoti, ma per aprir prigioni; dà con una uwm^ tn.i con 
l'altra rilira. A N.ipoti, per mo' d'esempio, nei giorni passHtì, col prelesto 
' lera, i n)as:v)ni han preso a lormeniaro lo povere monache. Nar- 
I falli. Ziersaglio alle loro lenebrose trame era da qiialclie tempo 
Il roonistéro della Sapieoza; non .si aspettava che un pretesto per lormen- 
ure le povere religiose che vi stanno dentro; e questo fu bello e trovalo. 
L'idea di fare s;^ombrare ì famosi fondaci favoriva ammirabilmente il 
eseguo dei seitani. Il sindaco richiede al (governo il mooistero della 
Stpiema: il roinislro Taiuni non so to lascia chiedere due volte; perchè 
pronto e lesto emanò un decreio, col quale veniva impoMo per misura 
<1) lUihtà pubblica che alle monache ^ì desse lo sfratto. Il Card. Sanfelice 
issa allora al Sindaco Amore una lun^a lettera di proie.sta. < L in 
della religiorte offesa, diceva l'eminente Prelato, che io protesto 
"«Diro questa espulsione. Né è da ritenersi che essa dolga alle reveren- 
divniruì Suore ()er l'abbandono del locale. Ben altri sacrill/ii esse soffer- 
«rn insieme a tutto il Clero nel 188'i quando il cholera infìcriva. Allora 
il Municipio ebbe lutto il nostro appoggio disinteressalo, generale; voglia 
Iddio che non gli si abbia a rispondere con un'empietà! > La lettera fu 
Iella in una seduta della Ciiunia. La discussione che ne segui fa breve, 
ni ai voti la evacuazione della Sapìeiiìca sostenuta dal sindaco, venne 
respinia per due voli. Mentre queste cose avvenivano in Napoli, il pre- 
fetto Saoseverino trovavasi a Roma in confabulaiione col ministro Taiani, 
il quale la decisione della Giunta e della Commissione provinciale dì sa- 
lila venne subilo telegrafata. Il parere della Commissione di sanità mette 
n chiaro come lutto questo armeggio del (jovemn e dei suoi satelliti, non 
era che per lormeniare le povere monache e mettere in mala vista 
l'egregio Card. Arcivescovo che si è saputo acquistare l'amore, il rispeito 
e la riconoscenza dell'intera popolazione. 

Kcco le parole con cui la Commissione sanitaria esprimeva il suo 
parere. 

«La Commissione sanitaria provinciale^ considerando: 
« r che il locale della Sapienza, posto nel centro di un quartiere 
«popoloso e poco salubre, non si trova in condizioni igieniche tali da 
« poter ricoverare semca pericolo le famiglie dimoranti nei fondaci, che 
4 eoo le loro sucide abitudini poirebl>ej'0 costituire nelle nuove residenze 
«fomiti di infezione: 

« '2** cbe non vi si potrebbe in tempo utile fare gli adaiiaroenii ne- 
«ceftsari per l'uso di quelle famiglie; 

« è contraria all'occupazione del monastero della Sapienza per parte 
< della (topolazioue che abita i fondaci di Napoli. > 

Che f:irà ora il Governo? sì chiedeva da tutti, (juel che ha fatto 
sempre, per tappare la l>occa allo spieiato Cerbero della massoneria; il 

Se* le XJJI. voi. l i , fate. «71 8 Ki settembre ììiSÙ 



I I 4 CRONACA 

tiecrelo di fare sfrattare le monache da) loro convento è arrìvaU) a >at 
sull'ali della folgore. Amore e Taìani hanno trionfalo* 

5. La stampa liberale ha un he! dire che la politica estera del 
bioetto d'Italia versa in condizioni invidiabili, e che tanto TAusi 
Ungheria quanio la Lìermaoia si tengono come fortunale di poaseé 
r alleanza. 1^ soo chiacchiere queste che non reggono alta prova dei 
falli che si vanno a mano a mano svolgendo^ e dai quali è facile ar 
(Dentare che l'Italia non gode presso le grandi polente quella coasidc 
zione, che goderebbe se si fosse mostrata più schietta e leale. Non parliamo 
della Francia, la quale, oltreché non si lascia sfuggire nessuna occastQ 
per umiliarla e recarle danno, non le parrehl»e vero se i^otesse distr 
gere, con armi repubblicane, l'opera che le armi imperiali confi'riron 
edilicare. i'oniamo da banda l'Inghilterra, la quale tiene sempre leti 
al dito il rifìuto dell'Italia di prestarle il suo concorso nel Sudan. Ma, 
tenendosi soltanto agli apprejzamenli del corrispondente ^\e\VOJun^a 
appare evidente qnanlo fondato sia il giudizio della liifornui sull'i 
ÌD cui versa la politica estera ilaliana : « Nessuna potenza, dice il dM 
del Crispi, commise più errori dell'Italia a partire dal 1878, quando 
revole Ocpreiis trascurava di concludere colla lìermania i patti al 
ÌDìziaiif e riflulavasi di accordarsi coll'Inghilterra. Fu questo l'errore] 
damentale, che una più avveduta [lolitica avrebbe potuto poi ri(^>arnr«." 
f'er giunta alla derrata la Nord-tìfutsche AUpemeine Zriittng^ orgau'» 
del Gran Cancelliere;, dava testé una mentila al contt'ituio del Uòn 
Verde italiano, in ordine agli avvenimenti della Bulgaria, dicendo, 
sere impossibile che tutte queste congetture possano essere state 
dagli amttasciatori d'Italia, perchi' in tutta la questione bulgara non i\^ 
fu alcun punto, in cui i tre Imperatori confederali iH)n fossero d'acc/i 
e non venissero inrormaii. > In altri termini viene a dire che la coudo 
del gabinetto italiano non fu né chiara ne esplicita. 

6. 11 Gottardo e il S. Gottardo hanno ìmltarcalo per Massaua i 
tanlo d'uomini, di cavalli e di munizioni che valgano a rir>mire Xt 
tivo delie truppe d'occupazione, in quel primo ed infelice possedir 
coloniale d'ilalia. L'effettivo delle truppe che in tempo d'estate a 
nuisce, perchè a un minor numero di uomini riesca gravoso il Mg 
in quel paese, si rinnova e si rinforza per 1* imminente inverno, 
ciò^ A star chinati in quel lembo di sabbie, come ci s'è stati da olirej 
anno e mezzo, ora che i lavori di trincea sono liniii e le baracdte | 
gli alloggiamenti costrutte, bastano e soverchiano pochisMuii uoo 
quanti sono imlispensabili all'ordine inierno e alla difesa delle triii 
A uscire da quel guscio, per icntare non sapremo oramai qual fortu 
JiOQ basterebbe il doppio dei soldati clie ora si mandano al Mar Ro 
Ne d'altra parte ci parrebtie bene scelto il momento per un'aud 
qualsiasi, siante l'arrulTio delle faccende europee. Non si sa dunque 



CONTEMPOHANEA 



US 



ire questo novello iuvio di truppe^ con grave scapito det bilancio della 
rra e della marina, senza alcuno scopo di ulilità ni: maieriale né mo- 
rale del paese e dell'esercito. Non ignoriamo die alcuni ulllcìali supe* 
non, por non apjirovando Toccupa/ione di Massaua, opinano, poiché Mas- 
ttua è occupata, che vi si debl)a mantenere lai nerlK> di ror/.e che valga 
apreoiunìre quel prejjidio, contro ogni possibile improvvisata di confinanti 
Remiri. Ma questa idea ^ interamente errone:i, [)Oicl)^, anche ammesso che 
gli accampamenti italiani possano essere minacciati e sorpresi da un 
oemico che non esiste, bastano e sono dì troppo pochi artiglieri che sap- 
sno valersi delle loro armi e dei ripari die si sono costruiti, per porre 
no e insormoDiabile ostacolo a qualunque invasore, Per la difesa dunque 
non giovano, son anzi un impaccio i 3000 soldati fatti imbarcare per 
Maiisaua: per TofTcsa non si può credere che ci sieno desiìaaii, ^lerchè 
manca al Governo l'intenzione e al presidio la forza e il numero. D'ahra 
ptrt« quando al Mancini segui nella direzione degli alTari eitteri il Kobi- 
laoi^ si di»se che non potendo far cessare di un tratto la disastrosa occu- 
pazione dì Massaua, si sarebbe almeno ridotta ai minimi termini. Come va 
ora che di questa riduzione non si parla più; anzi sì spediscono nuove 
fuppe e in numero maggiore di quelle rimpatriate? Ecco un enigma al 
DOn Mppiam trovare spiegazione. 
7. I/onorevole senatore Tubarrini, preside dfl Collegio degli esamina- 
per la licenza liceale, presentava testé al ministro Coppìno la sua 
relaxiooe sugli e^mi di licenza del 1885. Nella relazione il Tabarrini, se 
' h l'apologia, cerca per altro di scagionare l'insegnamento classico 
jtxusa di comprendere irop{)e materie; sostiene die l'insegnamento 
sico abbia ad essere il fondamento della cultura uiizionale; chiede sia 
iforzato l'insegnamento in quelle pani che gli esami lo palesarono dì- 
Mioso, curando che le lìngue antiche lascino però posto alle vìventi ; e 
naalroeote che l'insegnamento nelle scuole secondarie sìa subordinato al 
letterario e che allo scientifico si assegnino giusti coolìni. 

Il numero degh scolari che sostennero gli esami fu di 4977; dei 

puh solo 1513 ve/mero approvati nella sessione estiva; numero Iten scarso 

Idie dimostra come molti sì presentino senza la necessaria preparazione. 

Nelli sessione autunnale ripeterono Tesarne 3202 e lo passarono, 

Ivnndos] molta indulgenza, Ifi:^. 

Il (Collegio degli esaminatori deplora le frodi evidentissime avvenute 
lalcunesedi, raramente scoperte ed anche pììi rnramente punite. Venne 
ala una ragionevole severitA nella sessione estiva; ma luasimata 1" Ge- 
liva in'luU*i'uza, mi alcune sedi veramente scandalosa, nella sessione 
DDAale. 

Sommato tutto, negli esami dì licenza in Italia si ebbero a deplorare 
ouojw^Ji Bcliiaceiati ; 2'^ acjDdaloje lrpdi^3" mancanza di 



116 CRONACA 

8, 1^ Commemorazione del XX seiienibre, per uon dire della famos* 
breccia a m^^/zo la quale la rivoluzione [}eneir6 in Roma, non è rìusc 
quest'anno che a un lìasco, e a un fiasco lanto più sìf^nifìcalìvo, 
a prepararne il sueecsso s'eran messi d'accordo la slampa, il Governo, 
le logge massoni cite, e lutto quel complesso di cose che noi siamo soL 
chiamare la rivoluzione nitlitanie e trionfante. Egli è vero che i gior 
liberaleschi dal più grande al più piccino hanno imonain V Io trittmjiì 
ma i fatti dicono più delle parole; e i fatti sono che non vi fu città 
cento città del betì' italo retano, ^ove il termometro deirentusiasono ooo 
segnasse zito, e dove la se^rse/7^ delle bandiere, la tneschinjià delle 
sfilale, e il huio pesto della sera non indicasse le dis|*osizioni di malcon^ 
tento, di sllducia e di stanchezza delle deluse popolazioni ilaliaue. 
cosa fu notat;i nella dimostrazione che in quel giorno venne falla a Roc 
e fu il telegramma del Re Umherio all'Assessore Basiìauelli. In questo_ 
telegramma Ke Umberto chiama ìntafujibiJe la conquista dì Hon 
Inlangihile! e sia pure, ma \)ercìì>. dopo 16 anni di possesso, ribadir 
prò la stessa cosa? Di che temere? A noi pare che questa espressoli 
pu^ dar luogo al sospetto, che qualcuno possa minacciar Roma. E io 
questo sospetto ci confermano le parole della CnpitaU che dice: «del 
Vaticano nofi rimarri^ pietra sopra pieira, > Ma la minaccia del giornale 
di Sonzogno se non è una spavalderìa, è una mellonaggine, luvero, se] 
conquista é iniangihila chi volete voi che si occupi a toccarla? O" 
lunque polenza ci si mettesse se ne tornerelil)e come Napoleone dal 
Russia. Via, non turbiamo le gioie dellW^^o convUo rivoluzionano, e i 
qualche pusillanime ci ha in Italia che tremi, pensi che la tonq 
è intangibéìe. Re Umberto l'ha dello, la parola di Re 6 parola infallibilj 

ili. 

VOSE STRANfERE 

BULGARIA — I. l)0|H> rabtIitNixioae del priiici|)o Alos4.iii<lro — ì. Con^ettorfi 
pronnut'ici — 3. I partili in Uulgziria — i. \jx vlUoriu delta \\\i%<ìz ~~ !ì. Aliq 
Itiamcnlo ilriringhiltcrra — 6. I.:i \f^a fraiKorusa — 7. rArii|tltr^sìonì f 
coli per ravvcnirc — K La paure d<!l l'Ila Ita. 

1. Lo Czar di tutte le Russie è stato vendicalo: dopo avere abdic 

il principe di Itattemljerg ha lascialo Solla. Kgli era riiornatj) nella 
pitale dei suoi Stati per partirne, non già come un raalfatlore che si i 
resta e si caccia via, ma da sovrano, il quale rinunzia, volontarìac 
alta corona, siicriHcando s^ .sie.sso e le sue ambizioni per conferire lU 
felicita del suo popolo. Kgli, cailendo, è immensameme più grande 
qualsiasi possente imperatore; e coloro che hanno o direiiame^ie o 



COTTEMPORANEA 



117 



dirHiL'injf'ntt^ conirihuiio alla sua caduia, lianrio scrino una turpe pa^na 
adU .stona cooii'mporaDea, Oramai la Jtiilxaria puit ci^nsiderarsi come 
UM provincia russa: uq militare, in nome dello Czdr, è partito per 
prendenjH possesso» in atlesa ctie sia eletto il successore del princìfie 
Alessandro. 

t. Alcuni giornali han fatto T ipotesi che i Bulgari, o la loro A»- 
senobleu, aoclaineriinNo un'altra voltu la viiiìina della Russia. Sintomo, 
dicniio questi giQrn;iiÌf precursore di questo a vveuimeoio «;aretìbe la grande 
commozione del popolo alla partenza del Principe, e il grido qu^isi una- 
mme di n rwPtUrei col quale salutavalo la r<lla. Ma sareblm uii Tirsi 
illujdoue il cretlcre che la Russia loltereretiii- in pace una secoii'l.i di 
cambio; o |>er questo noi siamo d'avviso ohi^ il nuovo sovrano dei Uril- 
sarà una creatura della t{ussia, un vero luogotenente del poientis- 
10 Ciaf. come dice il giornale dei fkh'tts, un fantoccio di Pifiro- 
burgo. Nella commozione destata dall' iiliinio atto dei dramma, iiiioche, 
cominciato con le entusiastiche accoglienze fatte al reduce Principe, 
chiudcvasi, cosi rapidamente, col suo esilio, volontario in apparenza, for- 
cato nella sosiania, si capisce come il cuore dei Itulgan abbia fortemente 
battuto per quel Principe, che per sette aniii avealo governato con sag- 
i^zza, condotto alla vitioria, non cercando aliro che a renderlo indipen- 
dente e francarlo dal giogo moscovita. Ma quando l.i commoi^ìone sarà 
eessaU e la ragione riprenderà il suo impero, i Bulgari comprenderanno 
l'inamià di una dimosiraìcione anii-russa, ctiJì tale sarebbe la rielezione 
'inci|.e Alessandro; con questo di peggio che senza speranza di 
: io, e,ssi darebbero alla Russia il pretesio d' inlerveoire e di ven- 
dicarsi. Il po[)Olo bulgaro, ne siam certi, ci penserili due volte prima dì 
eomotedere un simile errore., epperò imiteranno l'esempio di colui che Tu 
loro sovrano. Ouesti ha preso la via deiresilio. per evitare un conOìlto 
WDza alcuna apparenza di buon successo; quello abdicherà alla propria 
iDdtpendenza, perchè si sente abbandonato da tutti e condannato ineso- 
ribiimenie, almen per ora, alla sorte dei popoli deboli e impotenti a far 
vilere le loro ragioni, 

3. D'altra parte vera unanimità di sentimenti non è mai esistita fra 
i Bulgari, 

Oaesii sono slavi; essi amano il Principe eroico che li ha governati, 
amano ancora piti lo Czar, il loro liberatore dui giogo ottomano. 
In Czar e il PrincijH'^ è naturale che preferiscano lo Czar^ poiché ò 
ato im[)ossihile averli entrambi. Ciò che potè tener desto r>er al- 
ili giorni r entusiasmo dei Ijulgari per Alessandro di It:ittemlK?rg, 
oltre air indignazione sollevala dall'infame agguato notturno consumalo 
palazzo del loro sovrano, è stato al certo la speranza di una lontana 
icilìazione fra questo e la Uus.sia. SìfTalia .speranza non era solo nu* 
Irila dal popolo, ma dai suoi stessi reggitori e un po' ancora dallo stesso 



tl8 



CHONACA 



principe Alessandro. Costui, se avesse potuto prevedere In risposta che 
dovca fargli lo Citar, non gli avrebbe iadiriz/.ato il lun^o teledramma 
destinalo a disarmarne la collera; né avrebbe falto qiieU' ullicìo, se avesse 
potuto sos|jeUare la ferma e incrollabile volontà dell' im^ieraLore di 
derlo disceso dal trono. Anch' ogii adunque s'era illuso, sperandone 
possibilità d'una riconciliazione, e contando di placare l'inesorabile 
scovila con la sua intera sommissione. Vana lusingai 

ì. E diciamo vana lusinga perchè la Russia, che ha veduto piegare 
ai suoi voleri quel Cancelliere dì ferro, che il mondo a diriiui o a n- 
gione slima Tarbitro dell'Europa, la Hussia non avrebbe di un solo 
giorno rilardata l'occupazione militare della Bulgaria. La vittoria delli 
Russia ha dunque giovato a questo dì impedire la guerra; ma non di 
salvare il paese; perchè alla Russia basta il sapere che fotrà invadorQ 
la Bulgaria quante volte le piaccia, avendone già l' autorizzazione della 
(ìermariia e dell'Austria. HJiminaio il Principe, oggetto dei suoi odiij 
delle sue rappresaglie, la Russia è sicura del fallo suo; tuislerà cìmti 
rivi a Sofìa il suo messo, perchè possa dire d' avere steso la mano sulli 
Hulgaria, di tener questa in suo potere e di poterne disfiorre come coia 
sua. Quando più tardi si verrà all'elezione del nuovo Principe delle du 
una: o le cose andranno secondo i suoi voti, e sarà consacrala di fall»] 
sua dominazione sulla Rulgaria; ovvero l'eletto non sarà quello del 
cuore, e allora si vedrà se non sia il caso di mandare un corpo d'e-M 
cito. Intanto le maggiori probabilità stanno in favore della Russia per 
compiacere alla quale tutte le potenze, tr.nnne una. sono disposte a ve- 
nire a patti, quale per un motivo, quale per un altro. 

5. Unica eccezione l'Inghilterra! Ma perchè l'Inghilterra faccia 
posizione eflìcaca, convieu che si decida a romperla con hi sua rivali 
1^ farà essa? È lecito dubitarne. 1 giornali officiosi di l^oodra, 
escluso il Times, lungi dall' assumere un contegno aggressivo ve 
Russia, fanno ogni rforzo per giustincarc P inerzia del governo, assi 
che, infìn dei conti negli ultimi avvenimeiiii bulgari la potenza ì cui! 
teres-si sono meno lesi i*. T inglese. Non s;ippìamo con quanta sino 
possa sostenersi una tesi simigliarne, ma il fatto prova che 1* lughiln 
è decisa ora più che mai a ritirarsi dal giuoco pericoloso. Essa è 
im[>ensieriia di certi sintomi di rìtiellione al suo dominio da parte 
alcuni rot/^s indiani, e nei quali lo zampino della Russia non si dà nepp 
la pena di nascon<lersi. Eppure un giorno la parola d'ordine della 
litica inglese era questa: < nessuno tocchi Costantinopoli. » I/intangili 
liià di Siambul era come la bussola dell'azione inglese. Perchè 
l'abbandona? Perchè, dice il Mémorial dipìomaU'que, l'Inghilterra 
lutto da perdere e nulla da guadagnare in una grossa guerra con 
RusMa. sia nell'Asia, sìa nel Mar Nero. Ks&a è quindi costretta a 
piere la più strana evoluzione, pur di evitare un conflitto armato 



CONT£MI'OIIA^EA 119 

«ta implacahile rivale. Ciò per altro non giova a ralforzare il preMìtrio 
(iella poicnza britannica: luu'aliro! Ogni giorno che passa il mondo va 
sempre più persuadendosi die la Gran Brellagna declina ; che essn ha 
oltrepassato il veilice della paratala, che luui i popoli sono obbligati a 
percorrere, ed ora si trova in sul discendere. Iji vastità e rirumensiià 
slessa della 6ua dominazione è la causa prima della sua presente debo- 
lezza. V'è pure la gran legge del taglione: l'Inghilterra ha troppi deliui 
da espiare» quindi ha da temere il giorno delle grandi giustizie che Dio 
suol compiere sopra le nazioni, quando egli crede e come crede, nellMni- 
peoelrabile segreto della sua Provvidenza. 

6. Chi sa se cotesia debolezza inglese non sia enlrala per qualche 
nelle ultime mauìrestazioni della pohtica bismarkiana f 
fogli dì Berlino infaitì cooiìntiano, con miratiìle insistenza, ad esporre 

gli argomenti che possono giusiilicare l' arrendevole/za del Gran Can- 
celliere verso la Uussia. Questi argomenti si riassumono lutti nella paura 
di una lega franco-russa, e perciò dì una doppia guerra sul Reno e sulla 
Vistola. 

K sia pure: ma la Germania, unita all' Ausirìa, all'Italia, air Inghil- 
t<m, alla Turchia, e a lutti gli Stali balcanici, quale paura poireblM 
avere di una lega franco-russa ? Perchè dunque ha essa preferito cedere 
alla Russia, anzicW' associarsi all' Inghilterra ? Se avasse avuto fede nella 
potenza di quest'ultima, essa non avrebbe al cerio tentennato. Non avrehlte 
avolo bisogno^ come esternano di far credere gli ofTiciosi di Berlino, di 
(ire la guerra alla Russia per imporle di non toccare la Dulgaria, giac- 
ché, forte deir appoggio di lutta TKuropa, eccettuata la Francia, avrebbe 
fiaccata ogni velleità russa e francese. Non credendo alla potenza del- 
l' Itighìtterra; non avendo Qducia alcuna nella forza dell' Italia ; non po- 
lonio conliire sulla Turchia, Bism;irk ha profetilo meilersi d'accordo con 
U Russia, a spese dulia Bulgaria e un po'anchc dellWuslrìa, alTronlando 
«oche il pencolo di vedeii; questa ultima allonunarsì gradatamente dal- 
liUeanza, la quale può l>ensl prò turarle qualche vantaggio immediato, ma 
le costerà iroppo caro in avvenire. 

7. E già vedoosi ì sintomi di un vivo malconiento manifestarsi a 
Vienna, ove cominciano ad accorgersi della pane che il Bismark vuol fare 

••'mare all'Austria. Bismark si è proposto di far da paciere tra 
j.i- :ia e la Russia, ma, come avviene spesso ai pacieri, egli non 
riesce a contentar Puna senza scontentar l'altra. 

Ecco il germe dì future complicazioni e di nuovi e più gravi pericoli 
per quella pace che si ostenta di volere, a tutti i costi, mantenere illesa. 
Hm quaolo durerà la pazienza e la rassegnazione dell'Aiislria? Sia bene: 
sarà dato il permesso dì annettersi la Bosnia e l'Krzegovina; le sarà 
icesso di fare un altro passo sulla via dì Salonicco; ma varrà ciò a 
cofDjiensarla della posizione che avrà preso la Russia alle porte di Co- 



m 



CMomàCk 



sUDlìno(ti»H ? Se ooi (iaaqae vetiaiM mMì, d pve d>« b ; 
4li/ion« iti cose, nelJa qimif ti ijfM doeiniefe ntàt da art 
:irrurTau, obbliga l' Europa a «are «io le ara» te p«3H> e «nfir inao 
;i prrirompere in aperta, spaveattwole gncan. 

». (Jtii torua IO acooDcio A dire atene parale calle lyerauK cbe gb 
uomini ili Stato d' Ualìa uuwmo di vedere cflìeOsati i ««gei d^irrcdeMHVi 
LML.itm, dii,*oao cosumi, laseercUie viriailicri OTpiire aH' Aasma qae» 
si* altro passo verso TK^ea, aè «OercreMc MieoHft parcbè te aeH 
asrìctintì da compeott. Ma. se per tee qMM* alilo paia» TAvaria dan ai 
compiere qualche sacrifizio ta akn pane delb aottircha, il raaiaipi 
e le pLT(Ìit4ì nnc si bilancerebbcfo? Cba eea doa^ avrebbe gaalaaMH! 
lVaUr.1 parte gl'italiaoi aoa peosaDO elle gfiaperi del opttro sm «as 
fare asir;)ziooe dell' Italia, ripatandooe l« forza iadegaa della più piceoli 
eorisiderazioDe. Che se l' ammettono tiella loro aoridiia, ipundo I saw 
nomini di Stato la domandano, è un semp&ee onere cbe e«5i le 
onore che esu ii obbVnisii a ricambiar loro od far» piccina; col 
domandar nulla di nulla, e coU'essere prooU ad obMire 
loro cenni. K se all'Italia ^legate) saltasse in peonero di nxtsirare H' 
menoma velleità di ribellarsi a que^ prescruiooi, ri è M.*mpre la Fr 
alle cui ire l'abbandoDerebbero. lofatU, se per dt^adere la Fraodaj 
rinunziare alta rivincita, bastasse prometterle la oentraliià io caso 
confliiio frantto-iialiano, noo è da dubitare che tiismark o)n teoieane 
00 secondo a fare una tale promessa. 



lY. 

PR USSIA (Nostra corrifpondensa) — 1 . 1 tre Iniprri r la nulysria — 
qiirtiMme de'C(^uili, r le faccende !WÌalbte-'3. Le condixinni ilrllji OitSi- 
4. Kaecriidf dflli Biviera ~ 5. Facceode pratMaoti — 6. Noiixie dtwrM. 

1. A. giudicarne dai fatti, sembra indubitato che il sacrifizio del 
cìpe Alessandro di Bulgaria Ma staio il prezzo dt^I risiabilimeoto 
buona inlelliKenza fra la Russia da una parte, e la Gt<rminia e TAii 
dall'altra Co giornale unicio«« di Monaco, \i Suddeutscìu* Presfe, 
ferì il 3 d'agosto come il principe di Bismark, trovandosi in qu 
capitale, si fosse alla presenza di un altissimo personaggio lasriam 
di liocca che lo stato delle cose era oliremodo grave. Da un lato, 
era impossibile una guerra con la Francia; dall'altro, un ordine 
Czar interdiceva 1* abboccamento col cancelliere russo. Ma ecco 
contro o;^ni aspettativa e avvenuto appena il colpo di stato dei si£ 
kow tonsorti, il signor di Giers e il Principe si sono incontrali 
scnfdtad. L'atteggiamento della stampa russa e de' nostri fngli ufttc 
per riitpetto al casi della Bulgaria non lascia il menomo dubbio dr 



CONTEMPORANEA 

Ié* ìQtenzioni dei gov4.*rnì. I giomnli russi non han cessato dì ripetere che 
il manieiiiniciilo dol prìncipe Alessandro sul irono delh Oulf^arìa ora 
ttsoltitamenie iucompatibìle coi diritti della Russia su quel paese; clie 
ooa rìconcìliazjoae del Principe con lo ì'.ibt era un'assoluta impossibitiii^. 
Allortiuando, poi, il princii)e Alessandro fu dai congiurali trailo via a 
tmz dalla sua residen;^, la stampa russa applaudi calorosamente: e 
làrGostanza ottremodo significativa) i nostri fogli uHìciosi partecif>arono 
iIU loro soddisfazione. Uggi per aliro, dopo la caduta dei congiurali, 
non cessano d'ispirar timori circa i pericoli, cui il Princii>e si espone, 
e cercano di dissuaderlo dal tornare iu Bulgaria. Se non die, irovansi 
costretti a tiarcamenare a motivo dell'opinione pubblica. 1) popolo te- 
tlesco, infatti, si è non meno unanimemente dei Itulgari chiarito favore- 
vole al principe Alessandro. Mai non regnò iu Berlino un'animazione, 
uD'efTervescenza più grande di quella, ciie manirestossi in sui primi giorni 
della crisi iti Buk'dna. Le strade rigurgitavano di gente fino a me<rza- 
QOUe, e nelle birrerie uno strappava di mano all'altro i giornali conte- 
Denti le ultime notizie. Non pu6, adunque, negarsi che il movimento in 
ktùrt del Principe e il suo ritorno a Sofia siano stali salutali con ge- 
nerale entusiasmo in lulta quanta la Germania. 

Il popolo ha, questa volta, mostralo di avere un seniimento giustis- 
amo dello stato delle cose. Hanno un Itel dire i giornali iiHìciosi per 
aiisiourarlo che la questione bulgara non ìnvolve alcun interesse germa- 
nico. Eì sa troppo bene che una Bulgaria indipendonie, sostenuta dagli 
litri Stati balkanici, chiuderà alla Russia la vìa di Costantinopoli. La 
nutomìssione della Bulgaria alla Russia trae necessariamente seco la 
sottomissione, a quella stessa jHJienza, della Rumenia e della Serbia: in 
<]ues(o caso, le potenze occidentali vrrrnnno a mancare di qualsiasi piinio 
di appoggio nella penisola lialkanica |}er opporsi alla marcia dei Russi 
su Bizanzìo. Ora, la presenza de' Russi in Costantinopoli d lo stesso che 
dire la domioa/ìone universale dello Czar. Questi dominerà la penìsola 
dei Balkani, l'Asia minore, il Mediterraneo, rGgitto: nessuno d'allora 
io poi potrà impedirgli di estendere il suo imperio fìno a Vienna, ad 
Amburgo, e anche più olire. Per lo meno, il possesso di Costantinopoli 
gli procurerà un vantaggio immenso, scoppiata che sia la lolla, ormai 
ioevitabile e non molto lontana, della Russia contro l'Austria e la 
GtfroaDìa. 

Sembra adunque assai strano che il nostro Govenio abbia potuto alf- 
bxndonare il principe Alessandro per mantenere t)Uone intellìgeoze con 
Il Russia; buone intelligenze, le <iuali nm fxnrebbero essere che tem- 
poranee. Ma egli è d'uopo far ragione dell'imperatore Guglielmo, il 
quale, e per tradizione e per principio di famiglia, vuole a ogni co.sto 
teoersi d'accordo con la Russia. Da un'altra parie, non v'ha chi non 
iteaiderì di risparmiargli in sul lluire de' suoi giorni una guerra. Senza 




ài ci\ mniMt immaà^mh U tnéen cte a 

Il MMéo dilli GwWBia, pi rìMerrau e ndona a 
U^^Mmìom dtVt Raaria. Li «Mgiora, che tobe per a 

Ifailgana ti pnoape Alenaodro, Ai ordiu e direna MU Rntfa: m 
ijon aroiDfU« eootertaziOMu Lt Oeranoi», è v«n, iMciè ftfc; ms, m 
v)ft(iin/ji. 000 può enere iMleamenit della restioniMae del PrìDòpe 

operala dal *m (K»polo. Gli erveoimeotì della Bolgarìa sparg«D«, al certe, 
iiiin ìurj* oUremodo sìErnìfif^tlvi «illf relazioni dei tre teperi fra len. 
U UuiKìti lia« dal canto ^uo, somministralo il peggioro degli csefl|fi 
fnfntfiiiando, siecome ha (suo. io modo cosi ostensìbile» ma cds-piraiieoe 
dirmin corKro un Sovrano <. 

"2, Il hrevu emanalo il di 13 luglio dal Santo Padre a favore dfli 
Uejtujii li.i cooiwrato a ravvivare in Germania le discussiooi religiose 
Urui da* giornali unicioM, la Pot^ che aveva pochi giorni prima traiuu 
nello Ulte colonne la queiitìone dei Gesuiti, tolse occasione da queir allo 
jioniilif^io \wr diKCuiore le inten/ioni del centro rispetto ai Religiosi la 
citio iiiilicalì. Non ci voleva altro (terch^ tutta la stampa aaiicaitolica 
il InneiaxHe di Rubito nella questione dei Gesuiti. | giornali cattolici. 
Qont'rni fiutnrAle, raccolfwro il gu:into di sfida, difondetido con vigore f? 
lalurito la (^nm|«goìa di (ìe.Mi. In primo luogo presero a dimostrare cW 
Miitzn rammiwtiono di lutti quanti gli ordini religiosi la Chiesa non go- 
dri'lilM) piena litieriA. Poi sntrKiiinsero essere altresì |ier la Chiesa una 
qut'siioiir d'onoro il non tollerare una prevenzione messa innanzi contro 
uno do' suoi ordini religiosi. Acconsentire all'esclusione d'un dato ordine 
(•quivalr ad ammettere che qiicsi^ ordine è dannoso, che rappresenta dot- 
trine e tendenze ^ovverxivo, nono.stante l'&ssere stato .tpprovalo dalla 
Chiesa. Tulli t nostri nvversarii. pi^r lo meno, ne trarranno questa con- 
sQguenia. Sarelibe adunque un tlar loro causa vinta il non sostenere a 
liiUa possa l'esistenM della Compagnia di Gesù. 

I.a Poxt ha imm:iginnt(> un altro modo di mettere la questione a 
profitto. Essa ha fatto credere che i conservatori prolesianii condiscen- 
derebbero alla rivocaziooe della le^ge contro ì Gesuiti^ a condizione che 
A «Min) desse votn per la proposta Mamn^erstein, stata approvala dalla 
dei Sgnorì il 30 ^iugtio ultimo. Il tenore di quella proposta è 
»: « La Gaaaera ìQviu il Governo a tar si che, eoo accordare 



B Mitr* ^nfio cf > fT l) |W < (n te npuneta q»psti bui retalhi alla Rul^arii, 

At i priadf» Xkmtàn si Im» noMfOiM ad abdicare. Di qoMia abdioH 

e «I atov^ riwwi — i«li0w ad «Ra «oi lUaaa abtutaina detM 

•» Onr 4ì Onmt». Om MM d* iHIibh crvlaa» }amì»rf inuiu 

r^nÉHvM «Mr» Mniifaa*na^ pmte it Wctarr lM»lafr^>di«alat:if«lA 

e im« ^^wimm ii w —aì tei Mk BalpRia e «A» M>m > taie 





COTTEMPOnAMKA l*iIJ 

ti bel nuovo una maggior lit»ertà e unn più estesa atiionomin alla Chiesa 
^Uolica, la Chiesa protestarne otleuga ìu [mri modo una lihertA iitaiL^ijiore 
p oq' autonomia più estesa, non die mez^i più abt)ondaiUi (jer sopperire 
)i bisogni religiosi. » È dunque chiaro che non si tratta soltanto di 
none dì diritti, ma anche di aumento delle rendite della Chiesa 
i?lìcia!t>^ Gli autori della proposta truvansi assai impicciali nello speci- 
licarci 1 diritti e l'autonomia d' una Chiesa, il cui preside nato è il mo- 
inrca. 1 più fra gli organi protestanti hanno sinceramente riconosciuto 
che U Chiesa protestarne i> un' istituzione strettamente congiunta con lo 
Stato, un* istituitone fonnant^, \^r cosi dire, un sempUce mmodell'am- 
mioislrszìone di esso, e che quindi non possiede né gli organi né l'or- 
gaoizuuone, che ^ir.iuloitomia si convengono. 

la proposta, per consegiien/a, non ha innanzi Lutto che un fine reale ; 

quello di far concedere siissidii più forti alla Chiesa ntfìciale, che riceve 

Ite dallo Stato soli 2,M0U,000 marchi all'anno, laddove la Cliiesa 

ilica, quantunipie non formante che un terzo della popolazione di 

Prassi», percepisce dalle casse publìliche *2,50U,O0O marchi. Ma v'ha tra 

runa e l'altra una differenza capitale. Ciò che riceve la Chiesa catio- 

Jica non è che un compenso di gran lunga insulliciunte pei t>eni toltile 

■b Sialo nelle conlische dal tSIO al 1818. In quel tempo la Chiesa 

fPnè, nella .sohi Slesia, una quantitik di Iteni stali venduti a hassissimo 

prmo |)er 38 rodioni e mezzo di m;irchi, e che oggi ne costerebbero 150. 

' a quc^i I t>eni confiscati durante l'occupazione francese 

-•> renane, e pei quali la Prussici obbligossi negli anni 1814 

Ilo a pag:ire una lieve indennità, si giungerà certamente a più di 

Imìlioni — corrispondenti oggi a f> in 7(K) — di iMìni tolti alla Chiesa 

ica io Prussia, il compenso, adunque, ch'essa al presente riceve, 

^èche una Hevissima Indonnila; a lei spellerebbe di diritto una somma 

volle maggiore. 
fhi Chieta prote-iiante, al contrario, nulla o ben poco ha perduto per 
efffitio di confìsche. Ci*'» ch'essa percepisce è un dono gratuito, compartito 
Stato a carico dei contribuenti si cattolici come protestanti. I cul- 
^jtdunque., farebbero atto di b;ilordag^ine procacciando maggior copia 
alta Chiesa nfli'iialf* in isrnmbio d'una lil»erià, cui hanno as- 
ole diruio. Dovranno kasi, al certo, concorrere a far concedere 
jjla Ctiiesa uf1ici.ile;una più estesa autonomia, ma senza menomamente 
sparsi de' SUOI interessi materiali. Del rimanente, è nelle massime 
seconda Camera prussiana il non promuovere leggi portanti la 
iltft di nuovi carichi per lo Stato. Quanto a liliertà, la Chiesa pro- 
la gntle amplissima nella sua <|tialiLà di f^hiesa ufficiale. Tutta 
liscussinne ha fallo sorgere la quisiione della libertà della Chiesa 
ilhi rivocazione delle leggi contro §i\ ordini religiosi; talché é pro- 
proposte in questo senso vengono messe innanzi nella prossima 



tu 

II 
e VoUbh; mieam 
Ut a aà mesa H e 
UDve ia HP«M r 
OMlrt i Mfiihii l0 



«Fnàtef 



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Mì(9B conilo à MciibMi testi BJMSre 
duceva MB cMio havi» par b wil 
politioo. L'wloriU gpiumin KM « 
jrtMtrarit te pcndae «ifMit 4ft ■•« 



t fri qMrii, 

nviBMiM e p» 
aocteUlM» 
di eiprflerr m ante alìMM 

A Dtf BIH^ MB ptfB 



scttimM ma ^Micbe npairina'. tt btaU éeii tfMifa. e q«ili 
iaprrtiad» di liiiim < * imbcìuìwi, «— » lirttttl— te afcwguMA 
polizia. Orme aUa leggi ivi smIìIwì, aefei e Malti pmmSk f<mtm 
nypcairi « qoui imie le pabbbcfae >■— ■« Modcot a BMml Ca 
gfM qnaniìià di anMciibow optate mm «ne, iBOkft. AaeUft; e i 
tBUoci6 il socialìsiiM DOS fi ehe ^ndagoare urroKL (Io laV; <uio 
OBK è, a gìsAtiio di uui, ii — ttef A hi e . 

S. La sUii|B cattolica n maailkaUaÓD caMiavi tìnari a 
della desigoaxiflw dei prai da pt m ^tàen i A bta eiu o, È noia d>e U 
Santo Padre boa ha fauni ilo a tale desàgaarioae.'^ae aoa a <WBdmnae 
c^e Biaoo rivadale la nad» coayqi M B te e d'accordo eoa la Saala SfdBn 
\e leggi di maggia Questa reviaioce, per altro, aoa è stala aoeora 
guiia ; che aoó le autoriU si acringoao a vaAern in ule propociia 
leggi di noaggio. f>ra, per qaeala prina volta che la designariflaa 1 
avveaota, il Governa al certo, aoa ri^Merà oeanm prete; ma qa 
suo modo di condursi è abitisamamcnte calcolalo per addonneMare 
vigilanza dei cattolici. Fraiunio le autoriti si dispoatfOBO ad applic 
le Ifh^gi di maggio, e8ercitan<l'> uaa vì^laaia aiiìvissioia so tulli i 
catlolicì. 1 fumionarìi socio tacaricaù di lare iochìeste sulla persooi 
questi uliimi, di esporre le proprie oasemziOQi a proposito della 
desi^azione; in una parola, le aulohtik sUhiliscooo il loro lil>m 
imemo ai clero, e in quesio libro scrivono giorno per giorno nò 
riescono a sapere circa i fìillì e le ge&ie dei preti. Le coi^e si ^ 
perfino al punto dì commettere a semplici agreniì dì polizia Vi 
<fi ona continua vìgitao/a sui parrochi. In conseguenza di ci6v 
prete ha il mio inserto particolare presso la presidenza della provili 
dove si acceolr.'ìno tutte le raccolte informaziom. 

Lo stesso avvien^^ per il pubblio» insegnamento. Le autorità si arrog 
il diritto di vigilare suiristruzioi^ religiosa, e di farla sopravvedere 
fanzionarii protestanti. Anche in quegli ultimi letnpi sodo siali d< 



CONTENl'OnANEA 



125 



ipeitori prou^Manii [>cr le scuole cauoliclie dei dìsireili dì Koeoigshiiite 
\ di Nauuiburgo in Islesia. Le auiorità si comporiano verso l' insegna- 
Demo religioso nella stessa guisa che per ogiìi allro insegnamenlo; esse 
UTOgansi il iJiputo d'incaricarne e di esonerarne chi loro pare e piace, 
i oo&i fa<:eQdo, vengono in modo perentorio a negare la missione della 

I Ma aociie in un allro modo conlinuano ad essere applicale le leggi 
|i maggio. Vu esempio Liasii per lutti. Il parroco d'Euren è da anni e 
lani afDiUo da infermiti^, e non può esercitare che a varii intervalli il 
Mg ministero. Il Vescovo di Treviri gli mandò, mesi sono, un vicario 
^K persona del signor Folleri: ma ecco che il l)orgomastro, per ordine 
PHilo dall'alto, interdice a quest'ultimo ogni funzione, compresa la 
^celebrazione della messa, permetieodogU soltanto ramminisirazioue dei 
ttcrstueoti ai moriliondi. 

Vescovi di Prussia adunamnsì il Ì7 d'agosto a KuMa per conferire 
tra loro intorno alle condizioni, in cui versa la Chi&«ia. Non occorre dire 
è slflto reso di pubblica ragione né il programma né Tesilo delle 
ize: ma è ceno che essi avran preso le opportune intelligenze 
|)er difendere I diritti e i vantaggi della Chiesa. 

" ''" iNto Padre ha designato alla sede episcopale di Culm — con 
ione, al certo, di tutti i fedeli di quella diocesi — monsignor 
fìtfdoer, canonico e vicario capitolare di Pelplin. 

lU. Volete voi sapere la strada, che tiene il signor von Lulz, primo 
Binistro della Baviera da quindici anni in qua, per sopprìmere i diritti 
politici dei cattolici? Eccola. A tenore della legge, viene eletto un de- 
putalo per ogni 31.500 anime, e le circoscriuonì amministrative formano 
pviawiite le circoscrizioni elettorali: se non che, il ministro ha facoltà 
;'iare le circoscrizioni amministrative per modo che ciascun 
'letterale elegga allo scrutinio di lista più deputati. L'elezione 
.1 due gradi. Ora, che fa il signor von Lutz? La circoscrizione 
lativa di Eichsiaedt ^ tutta cattolica, e ha diritto a due deputati^ 
rion conti che lOi elcilorì in secondo grado. Il signor von Luiz 
iMcoppta questa circoscrizione a quella protestante di Weissenburgo, che 
* V diritto a due deputali, ma conta IlVi elettori, che formano 

'>ranza ed eleggono i quattro deputali, ualuralmcnie ami- 
ci, delle due circoscrizioni riunite. Ecco adunque due deputali 
Id soppressile surrogali da due lilferali. Lo stesso metodo sì pratica 
li.-areili di Uayreuih, di Kronach. di Sidzhach. di (iunztmrgo ecc. 
sommato, una ventina di deputati sono lolii ai cattolici col fondere 
cnzioni cattoliche entro collej^i elettorali in maggioranza prore.slanli. 
ul modo si spiega come la (Camera non comi che 80 deputali cai- 
' 'rol^J litieralì, laddove i tre quarti della popolazione del regno 
i...Li>lici e conservatori, e dan sempre voto contro ì liht>rali. Di 



126 



CRO.fACA 



gui è che oeirelezioni pel Reichstag, con sulTragio universale e unìnomina 
ta Baviera fornisce 33 deputati catiotici contro t5 liberali e d'altro colore. 
Se non fosse la pressione amministrativa, che vjene esercitata sopraiiuUo 
in alcune circoscrizioni miste ed a Monaco, si corUcret>ljero io Baviera 
da 3H a 40 deputati cattolici; imperocché io Baviera tutti i catioliD 
sono conservatori, laddove lutti i protestanti e tutti gl'impiegati, com- 
presi gli uftiziali deiresercito, sodo liberali. 

Il signor von Lulz vietò nel 1S70 la pubblicazione del domma del- 
l'infallibilità del magistero suprema) nella Chiesa. 1 Vescovi non se ae 
dettero (ler intesi, ma il ministro prese provvedimenti disciplinari coniro 
i catechisti, che insegnavano quel domma nelle pubbliche scuole. Egli 
sostenne altresì ì preti apostati coniro i loro Vescovi, e in onta alli 
legge licenziò il signor Reiokeasa esercitare funzioni episcopali in Baviera. 

Del rimanente, la stampa ufliciosa e liberale non ardisce ormai piJt 
sostenere che la Santa Sede abbia manifestata la sua soddisfazione i 
proposito delle condizioni della Chiesa in Baviera, e anche l'Arcivescovo 
di Monaco, monsignor Steicliele, lia fatto a&soliiiameoie smentire di aver 
tenuto un linguaggio analogo. 

5. La Vossische Zeitung di Berlino rammenta che nel primo sinodo 
generale della Chiesa protestante, tenuto nel t8ÌG, il signor Nn > 
con lui altri teologi di gran riputazione avevano proposto di moi| i j 
la confessione apostolica, aHtne di eliminarne la divinità dì Gesù Chm 
la nascita di Kui da una vergine, la sua discesa all'inferno, la sua 
ascensione al cielo, e la persona dello Spirito Santo. Olire a ciò, il signor 
Nitzsch afTermava di tenere il sìmbolo degli Apostoli per un monumenio 
venerabile dell' aiiticbità, ma bisognoso di essere attentamente riveduto, 
(lercliÈ mancante di profoaditit. L:i proposta eliminazione aveva per o;* 
getto, secondo lui di racchiudere in una nuova forma la verità wvttjft 
nel cristiano con.sor/io. J/odieroo sinodo i^enerale, per altro — cosi a&> 
serisce il citato periodico — non tollera che sia messo in dìscusslou 
neppure un sol domma. K un fatto incontrastabile che la fede si è lo 
questi ultimi tempi con.solidata, soprattutto per ciò che concerne ì teologi 
protestanti. 

D'altra parte, molti protestanti sono scontentissimi delle concesikioi ^ 
fatte dal (loverno in favore d'un nc(K)i-do con la C.hiesa. ha NationaìzeHwHf ' 
pone in sodo che il KuìtitrkampfBvei dato un vigoroso impulso all'attiviti 
del Gustav Adolf Vcrein {.Associazione di Gustavo Adolfo). « 11 riero 
grido di sllda — essa dice — A'io» non anlrenu) n Canossa aveva infusi 
coraggi') anche nei protestanti più tiepidi. Ma che diverrà mai l'opera 
nostra, dopoché il Governo prussiano si è rappacificalo con la Curia j 
rotnana con sacrifìzìo di quasi lutti i suoi diritti? Pi da lemei-e die il 
santo sdegno suscitato nei protestanti dal novello alteggiumenit) del nostro 
Governo non abbia a convertirsi a poco a poco in uu senso di abbaili- 



COXTGMPORAIVEA 



t27 



Brazione. * Apparisco chiaro da quwie parole cl»e i 
A Rempro bisogno, per ridestare il loro zelo religioso, di 

contro la Chiesa catiolica. 

EOSto la Corte, le società scientiQche, l'esercito, le scuole e 
WciazioDi celebrarono il centenario della morte di Federigo 

1 Germania ricorda, a questo propasiio, l'ateismo di quel 
Ca : m:i c'era il suo motivo. 1 predioaiiLi, ctie gli compartivano 
lUsìosB, mettevano ogni premura nel calunniare e ingiuriare 
ipca, e piii specialmente tulio ciò che non rientrava nel- 
Bfchia. Kssi condannavano particola rnienie il cnsUanesimo 
t Lutero: da cì6 ebbe origine l'inditTerentisDio e Tincreduliià 
ile, con la sua ben nota perspicacia, diceva del riformatore: 
DIO assai mediocre, ma del quale i principi, più asltiti e 
9gni di stima, sapevano benissimo valersi per assicurarsi i 
emo della Chiesa. 

iste del quinto centenario dell' università di Heidell>erga, il 
Bdel Papa, signor Stephensoo, fu trattato con tutti i pos- 
IPQuest'uuiversità fu fondala da uo principe della casa di 
che rcj^na tuttora in Itffvtera, dove ha ereUo T università 
stala da gran tempo trasferita a Monaco. L'universitA di 
^»duia in mano d'un Governo protestante, e quella di Mo- 
■tlinali a un paese cattolico, è divenuta, grazie al lìoverno 
, il dominio del protestantesimo. 

jUdt Monaco e di Berlino, T ultimo de' quali per motivi di 
■ sono astenuti dall' accettare l'invito del municipio di 
Bcondo centenario della lihej*.i/ione dal giogo dei Turchi. 
P^r altro, ha fatto rappresentare a quella cerimonia feser- 

dai colonnelli de' due reggimenti, che in quel iem|)o com- 
i(ro i Mussulmani, non che da' parecchi uflìzìali, fra'quali 
Ihiui, di Schlichling ecc., i cui antenati caddero sotto le 
lapest. Oli Ungheresi faranno bene a rammentarsi che deb- 
Khi e agli Aiislriact la loro liberazione dal giogo dei Ttirchì. 

1 uomini, cui ammontava l'esercito cristiano, coniavansi ap- 
Ungheresi. ma v'erano meglio che 30,000 uomini dei con- 

iiisni, havari e austrìaci. Il gran pootefìce Innocenzo XI vi 
geoerosi sussidii e con un numero considerevole di volon- 

^k alla luce, coi tipi de! Herder a Friburgo in Brisgovìa, 
della Storia dì (Termania per moosìgonr Janssen. Esso 
vigilia della guerra dei Treni' anni. L'importanza di 
le consiste specialmente nella prova, che vi si contiene, che 
I terrìbile, i cui effetti non sono anche il di d'oggi ioiera- 
ia Germania, fu promossa dalle mene dei calvinisti 



198 ' — amsAJnsmPBnrbftANEA 

cospirami con Io slraniepo. Non c'è bisogno di ripelere che l'opera 
nuraeniale di naonsig. Janssen proscRtie a ottenere uno straordinario* 
sempre crescente successo favorevole in tutta Germania. 

Ha cessato dì vivere nella grave età di 82 anni monsignor I)ii( 
des LogeSf vescovo di Mel2 da 43 anni. I suoi funerali han fornito 
gomento a una granellosa diniostrazìone di caltolicismo nella capita 
della Lorena. Dicci Vescovi, 700 preti, tutte le associazioni ed of 
religiose^ le autorità civili e militari con alla lesta lo Staiikaìter (go- 
vernatore) principe di Hohenlolie e il generale barone di Loe, in tiiHe 
più dì 12,000 persone, formavano uno splendido convoglio, che ha |)er- 
corso le vìe principali della città immersa nel lutto. I/illusire deTunio 
ha disposto di tutte le sue sostanze a profitto di opere dì heneflce 



AWEBTENZA 



BfO»oimo sul punto di rammentart m eattoììd il piccolo sutsidio cAe i 

Vnutunno niamo »oliU far tfitàttffet'e ai tanti Motuvtitri di S*icre Vergitù^ « 
neirjta/ia hnffUÌscoH di famf; quando aie fatta ptJthìicrt la nuova rircol» 
dfl Ministro Tainni, che atfjiuHijerà pfnt a per»'' in qm^i tutti i Momufcrt' 
confÌKati,ovc dimorano tr potere religio^e^ »pr opriate d^ tìyiii ìor pnttimo 
e viventi co» pensioni dorinone. QuesV atto, che avrà per proOalnìt wnset/u 
di ffittare nel lastrico molte, t/ionani che net Monoitffi medesimi assiifono, c<> 
gratuito srrvicio. te ceeehie inferme e impotenti, r di privar quente del loro 
necesAitrio ainto, mrttet-à il i-oìmo ai dfdori ilt^ in quelle sante nate n jfnti» 
per l'amor di Dio e della profesaiont dei eongitffi evantielicì. 

Noi inorridiamo al pensiero delle lacrime che apremerà e dtdle watattit 
morti precotn cAe qur.Ua circolare cagionerà, fra le miijliaia di tnu" -a 

ture che tirannicamente percuote, (hrot reranno spese imprecitite.i!< A 

ranno sempre pHi la </iù compatì ionevole eoinìisione di tante. in7/iW lUiln rim 
vohuione spietata. K perciò noi sopra queste richiamiamo ì'ocrhior la carit 
dei cattolici, predandoli a ben persuadersi. r.he t/ra «Me ttieritano »occinr9Ì\ 
conforti sopra qiialitnque altro siasi povero e tritolato ; giacchi- alt estremo < 
rinopia sofferta per Geait Crieta, fi aijijiunQt m danno loro l'rstrrmo dtìi 
prepotenta. 



rTEirnrTTiTTwrEitTo 

pfOflNO LA NATURA, I PRESERVATIVI E I RIMEDiI DEL COLERA 

Tnliitelii sn«oti6(o popuUre li^l P. ÌUMW) S\LIS mm S. L 

Prato, Tip. Ghcheiti, Figlio t C. 1SS(Ì. 

NUOV& Edizione accresciuta. 

•. ohe il« njfni parla ci p*Tv.*ngon.t, *1?Ii'anniinKiato oputii^olo. 
Ir ^'lio ili o;?.tì altra com la sp.'riniontata boutA degli avviai e 

Tioienti ÌD 6380 coatcnuti, a <ÌiteA% e ri>nfìdlo contro Tepidetnift coterici. 
Perciò. t}<fnurit& la prlmu copiosa edizione, so n'à proouratA inimmliata- 
!(• naa eocOuUa, rifu^cata dalI'Atitartì e accri*3t:iitt& di nuove ia-liciKtOQ 
Kn alla i:ur« del morbo nei suoi vArii stadii. 

Ptr a/jevottirnff la diffuH'ìne segnatamente nfii p.i*:xi già invaxi si vende 
fftito di ^ii 30 centesimi franco di posta, U-ilC U/fltio Centrale delta 
Cattolics. Firenxe. 



ROMANZI STORICI del P.LfliiiPfeTitifl. CI E. 

10 L Carnefici e Vittime — L% Congiura di Babinstm. — Un 
volume di pagine 536. — Presso : Lire 2, 10. 

le IL Povera ILxmiua! — Dall'Osteria alla Rt?i5giu — I Dia- 
manti della Principess.! di Beiru. — Un volume di pagine 490, 
esso: Lire 2. 10. 

judo volume f;i di'pno rlsc:iatro si primo, piibblicnto nk-uni 

f ai;coUo COtt tnnto fiivoro dn| pul'btiuu. Vi si ainriiim In me- 

•eorrevolczza di stile, viracitÀ di dcscrìxioiiì e di dialoghi, e ìotreccìa- 

"di BTVfnturo e di ositi inn^pattali. Sopratuito pui In niedesimn aura 

ohe* ruudt; ogni pagina non mono vantaggiosa al cuore che dilettevole 

•in, 

' (3.J o.T'fVo ctntrale tUtlla Clv. CaU. e jtresM i prìHcipali Qtrenti deJìa medesima 



ISTITITO EMILIANI I^ VENEZIA 



iti acirotiSi!! pcdagogìoi dei RR PP. Soma-^chi ci sono buona gua- 
;fii a rsccon inni Iure unldameate quelito ietituto, diretto da qui-gli ottimi 
cuiUa città dì Veuetia. u che sìnora ba dato frutti corrispondenti al- 
i!tdu<:axiuu« ctio vi s'imparte. 

ninno dirìgi>ndasi al Dirctforc del finllodnto 
ma che fli spcdìsoe anche per posta 



KOTIZiA DE LAVORI DI EGITTOLOGIA E DI LINGIIK SEMÌTTO 

PURBr.IGAtl IH ITiLIi IN qUlSTì DLTIXI DRCRNNn 

del K CESAKB A. DS CARA d.O.d.O. 

IVato, tip, GiaciittU, Figlto e C. ISSO. — Un wì, in S difittffff. /rJj 
brezzo: Cita MAra 

ManciTt un libro che desse a cooo»acre sia nll* Italia sin alPesterd i 
dì egittologia e di lingue eetnitìobe pubblicati ia ItalìH in questi ulliaiì d< 
Quanto vasta e interessante era per molti capi ]a materia, altrottanto 
era a trattarsi* vuoi compiutamente per la difBcollà di riuiracclaie motti 
pochissimo couosciuti, e vuoi aotorevolmcntt: pur la moUipUdtà delle < 
siooì e per In sicurezza del giudizio a ciò ncccsitRrio. 

n P. "ùty Cara lia soddisfatto con universale compiacimento df«ì dotti, 
e all'altro compito: e il suo opuscolo per la perspicuità d(*l dettato «] 
rietJi delie notizie torneril non meno utile agli studiosi, di quello eke 
agli scienziati. 

Si vemìe alV Ufficio Centrale iltUa (jv. Cali, e pressa i principati Girati deìÌJ^ m§ 



DELLE MATERIE COiNTENUTE NEI DODICI VOLDJ 

che formano la duodecima Serie 

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LA 



VILTÀ CATTOLICA 

Beatu$ populitt cuiut Dominu» 2kmi ritm, 
PsAttL CXUll, l'i. 

ANNO TRIGESIMOSETTIMO 



SERIK XIII. — VOL. IV. — QUADERNO 872 



INDICE DI QUESTO QUADERNO 
DkLL' O^RkOSnO OBI CESLTTTI - Pag. 

Il valore del -« sillado * > 

u tahlato cattolico negli 5t\ti separati dalla c1ue5a ...» 

Srnnn nixENTi sopra i !n;RAoni e loro iworta?ixa > 

I DKMKLirn » 

XLVU. Dal Cairo a Memll e le origiui e vicende j)otiliclie del 

popolo egiziano » 

XliVlII. Le rovjue del SeTafx.'n e gl'ipo^'ei. . . , > 

XLIX. Noie di un viagj^o per le Teh;M'!i 

Rivista dblla stampa rrALiANA ^ 

L Mnrrfìlino VentHroIi, Della Icoiia evolutiva, a jinijiMio ili 
un <liw.*orso flol professor ^.toìco; e della iiecessiiii <Ji appli- 
care alle scienze fisiche e naturali i prinrìpji della fìlosoQa 

scolastica > 

JLÌ. Stilla doiii'ìna ideologica dell'Angelico Doimre S. Torooiaso in 
confronto a (juirlla dell'Ab. Rosmini. Lnitera Pastorale del- 
rillfflo e Revmo Mons. Vescovo di Concordia . * 

CnoxACA covreni'oiiA^KA 

L OkB nOVANE. . ....... 

It. Cose itauane * 

HI. Cose ,STiiA?(rEuE — PVancia » 



IVI 



FIKKNZE 

r&EfiSo LUIGI MAN'UEI.LT, libraio 

Vìm iIaI »• ooifMilu, IO. 
vraid S. V>ri« in Cinpo 

in ottobro 1886 



ht/'id.i\j c.ijya 



rornmaso Caiani D. S. P. 



UGO E TRUFFOLINO 

Firenze, tipografia Caìasnn:iana, 1S86, Un volume in 16 ^ di poff. 3^ 

Prezzo: Lire 1,50. 

Ilivo]|!m! alla litrciia Chiesi, Via do* ìlariellì, n. 8. Kircnn*. 

Il eh. P. CatftDÌ delle Scuole Pio ha trn garbo singolare Del safier coog 
gvre rutile al dolce De* suoi libri dì leElara pe' bambini. Della tinaie abiitt 
ora una pniova ancho più segnalata in questo che ultimamente ba pabblti 
Chi beo Io consideri, è riuasi un corso di 1* e ^ Classe El>^Qieotare; 
materia vi aon di«poat« per guisa, elic lungi dal recar uoia. diventano 
argomento di saporitissimo ricreationi. In esae la vita del ranciiiUo nella koÌ 
è al viro sceneggiata, con que*ri«conlri e contrasti cbc tanto accendono t'emu* 
lazione Dc'gioTnnetti; e sono insieme qua n colà rallegrate di 
apologhi ed osompii, e tutto in bel confiorto con istruitooi 1< 
morali e rc]igio«e, lo quali prooodono dt pari passo e s^insinuano suavemooSe «-j 
farmarc non meno le nienti che i cuori degli allievi. Noi non saprommoj 
comandare a bastanza agristitutori questo utilissimo libro. 



ISTRUZIONE RELIGIOSA PER ESEMPII 

SECONDO li'CtRDINE DELLE LEZIONI DEL CATECHISl 
dfl R. P. F. S. SCUOUPPE d. C. d. G. 

Versione italiana ccnwnliia dalTAtiIore 

ai»l Sac. BtJKZEXXI A.NXOIVIO 

Pz-ittiti Serie 

Un voi. in 10 dipagff. 474, — Prezzo : L 2.50. 

A commendazione di questa utilissima opera del ch.P. Schouppc. tradotl 
buon italiano dal eh. Burzotti. più di ogni nostra lode, varrà V autorcvolt | 
deirEmineotìssimo Alìmondn: il quale, ringraziando gli editori del dono dij 
copia del presento volume, cosi scriveva ad uno di loro: « Codesta 
degli Arti^iiinelli fa un ottiuju serviitio al cloro ed alle famiglie criat 
bliciindo tradotta l'Opera del P. Schouppe; fxtruzionf rrligiosa perì 
Io sono riconoscentjssimo alla S. V. M. K. e carissima e airAmmintst 
deiristjtuto pft il prezioso dono del primo volume, e con la «tessa ricono 
e soddisfazione accetterò i susseguenti, pregando ti Signore che rimniid 
bnon cuore e le bielle fatiche di codesta Ca^a benedetta. » — Sebbene wrìi 
parecchi libri di esempli per l' insegnamento del Cntochismo, questo 
Schouppu è ni tutto particolare e interessante: la rnccolta Ò copiosissi^ 
fatta con molto criterio; ai pnò quasi dire un Oatcchinmo 4torico, pervhi 
Ti ò tralasciato di quanto la storia può fornire ad illustrazione della doti 
cattolica. Il i* volume dichiara storicamente il Simhoto degli Apostoli e cai 
presso a ÓOO pagine di un bel formato; il prezzo di questo volume è di L. 
Sono in corso di slampa gli altri duo volumi, e l'Opera compiuta v«rHÌ 
«tare L. 7,60- Però l'Opera stessa si può avere por sole U •, ac que 
pagano aatictpatumeate oeiratto di acquistaro il primo volume. 



DELL'OSTRACISMO DEI GESUITI 



I, 



^n sa Io scorcio dell'estate di quest'anno è avvenuto improv- 
Tisamente, e dura a svolgersi, in Italia, un fatto strano, del quale 
Doo è ancor bene spiegabile T origine e la cagione. In quella 
eike terminavano, come ognun sa, i due clamorosi processi del 
^le des Dorides in Roma e del Lopez e compagnia bella in 
oQa, i quali avevano sollevata alquanto l'uggia che soglion 
ixò gli ardori del soUione, ed in quella che i novellieri ed i 
wliticanti eran fissi colla mente nella drammatica rivoluzione 
Bulgaria, ecco scoppiare all' impensata nei giornali una bur- 
i di anticlericalisì/Wt di anlipctoloUìsmo e di anti gesuitismo^ 
^ parve l' Italia essere sul punto d' andarne subissata. 
Tatti si guardavano in faccia Tua T altro; e si domandavano 
come e il percbè di tanta tompesta. Nulla, proprio nulla di 
m era accaduto, che giustificasse V abbaiare furioso di tutto 
fbr&nco dei diarìi frammassonici. Si è preteso che questa rabbia 
Hiaa fosse indotta dal Breve dei 13 luglio, col quale il S. Padre 
ooa XIII si degnava testimoniare la sua benevolenza alla 
Compagnia di Gasi), e renderle in modo sicuro e confermarle 
gli spirituali privilegi, che i Papi antecessori suoi le avevano 
largiti. Ma T effetto sarebbe troppo sproporzionato alla causa. 
Che importa al liberalismo di qualsiasi colore» che i gesuiti 
l^bianu più u meno di questi privilegi? Altri ha volato che il 
Dre nascesse dall'avere la Santa Sede dichiarato illecito, pei 
»lici, il concorso alle politiche elezioni. ìla in tal caso la 
bia sarebbe dovuta stare fra ì liberali monarchici, a cui pia 
leva l'appoggio di un buon rinforzo d'onesta gente e eri- 
non sarebbe dovuta bollire nei radicali e repubblicani, 



XIU. voi. IV, fate. 872 



ti nWibrt 1686 



130 

che tal gente non Togliono tra ì piedi: ed invece qaesti hann 
dato nelle smanie e sì sodo avventati allo spettro ini clerimlùn 
e del gesuitismo, assai più ferocemente che gli altri, arrer- 
sarii loro. 

Adunque un sospetto è sorto nell'animo de' più sagaci, 
simameute in vedere che il Governo ha tenuto mano a questif^ 
gran chiassata e fino a un certo segno l' hu promossa, in quella 
che la Da;!Ìone, ossia il popolo, 7Ì rimaneva estranea, fredda a 
più tosto che partecipe nauseata. Il sospetto è che, dopo gì' im- 
periali colloquii ed i segreti trattati di Kissingen e di (^teìn, 
al Governo del Depretis aia tornato conto od apparso neoeasario 
mostrare all' Europa che V Italia, popolo e nazione, è tutta quanti 
antichricaìe e antipapale; q quindi irreconciliabile col Papato 
in altra guisa, che non sìa quella delle Guarentige, fatta «ooBt- 
tare al Papa e riconosciuta; dalle Potenze, dentro lUma (aqiitfi 
del regno. 

Stando a questi sagaci indagatori, sì spiegherebbe con bcilità 
la parola d'ordine, passata dal Ministero ai caporioni della baB» 
massoneria, la quale con esso ha legami non occulti, oè igno- 
rati: si spiegherebbe l'inopinato grido di guerra al Pafiali, 
messo fuori dal ministro Grimaldi, nel suo discorso ufficiale del 
15 agosto in Viterbo; grido che additava alla stampa il Papa, 
qnal nemico d'* Italia, annidato in Roma, da combattere senA 
tregua: si spiegherebbe la parte che il giornalismo non radicale, 
ma in varii modi, inclusovi quello del soldo, favorito dal Mini- 
stero, ha presa, contro l'interesse suo, a questa vergognosa ba- 
raonda: si spiegherebbero gli atti arbitrari! od illegali del 
Governo contro i quattro gesuiti, alloggiati regolarmente nellft^ 
canonica di San Gaetano in Firenze; la circolare del guar 
gìlli Taiani, contro le abusive monaca/.ioni nei monasteri io 
mimiati; l'eroico sfratto dato alle povere monache della Sapien 
di Napoli, e la indutgt?nte coiioesBione fatta ai massoni di pilli 
blicare manifesti e di radunare comìzii, 1 quali, avendo pari 
espresso di eccitare il popolo contro un ordine di liberi cit 
dini e d'ingiuriarli, cadrebbero sotto il divieta del codiòe 
d^ ogni legge di civiltà: si spiegherebbe la proibizione fatta i 



DBi GEsn-n 



131 



Pbngresso cattolico di adnnarsi in Lucca, col frivolo pretesto 
deirigiooo pubblica, che non ha impedito le radunali!!^ di altri 
Ciìngressi altrove e dei comizii anticlericali di Bologna, di 
Siena, di Firenze e di Torino. 

Finalmente si spiegherebbe T inusitata pompa, con cui que- 
st'anno si è dal Governo pure tentato di festeggiare da per 
jtto, ma specialmente in Roma» T anniversario della breccia 
Ila Porta Pia; la studiata frase AeiV Ì7itanqibile conquista, 
«te eccitò i non meno studiati evviva al Re anticlericale, ri- 
petuti con mimcoloso accordo dal giornalismo d*ogni pelo; e la 
impassibile freddezza con cui gli agenti del Governo assistettero 
&l braciamento che fecero gli ebrei, in una affollata piazza di 
Padova, del Papa in effigie; di quel Papa, la persona del quale 
la legge delle Guarentige. dichiara inviolabile come quella del 
re; e la pìiì connivenza che tolleranza, onde si è permessa in 
Roma, sotto gli occhi del Papa e dei due corpi diploìnatici, l'apo- 
teosi di un assassino, acclamato martire solo perchè venticinque 
&BDi fa piantò il pugnale traditore nel fianco di un soldato del 
Governo pontificio, e soggiacque alla pena degli assassini. 

Sfa non convenendo a noi farci dentro questi misteri, che in 
OD tempo forse non lontano saranno svelati, preferiamo entrare 
in an altro argomento, che strettamente si collega cogli artifi- 
ciali roraori della presente burrasca; ed ò l'ostracismo dei ge- 
suiti, richiesto a gran voce dai piò autorevoli capì dei radicali, 
nei loro fogli e nei comizii loro. 
Si, signori: questi nobili paladini della libertà, non arrossi- 
ono di farsene pubblici oltraggiatori, purché sia in onta e in 
danno dì cittadini da loro abburriti, non perchè rei di nessuna 
colpa dimostrabile o dimostrata, ma perchè diversamento da loro 
pensano e diversamente vivono. Costoro pretenderebbero niente- 
fteno che i gesuiti, vale a dire i membri della Compagnia di 
su, disciolta per la legge di abolizione degli Ordini religiosi, 
_B non pici riconosciuta come corpo od ente morale, fossero per 
pii\ privati dei diritti comuni, messi fuori della legge e pro- 
critti, quali solenni malfiattori, dall'Italia. Tal è la t^si che 
onimaticamenta, in nome di tutti loro, sostiene la Riforvia di 



132 dell' OSTJtAaSMO 

Francesco Crispi ; la quale, come i sicofanti del comizio antige- 
siiitico raccoltosi in Fireniie, sì attacca a leggi nulle, o peFchò_ 
non mai eBistite, o perchè abolite da leggi posteriori. 



n. 

Vediamolo prima per ciò che si appartiene alla Toscana. Quei 
pi;ezico di frammassoni, che il 15 settembre scorso appiccarono 
pei canti delle vie di Firen^ie un loro arlecchitiesco manifesto, 
per adunare folla nel teatro in cui avevano divisato di celebrare 
il comL^io, così si esprìmevano: « FireD;{0, memore che rantìca 
Toscana decretò T espulsione dei gosaiti, deve reclamare dal 
Governo Italiano l'ossorvanza di questa legge. È a questo scopo 
che le Associazioni liberali fiorentine hanno stabilito di tenere 
un grande comizio, da cui si elevi il voto di Firenze, per l'ap- 
plicazione della legge Toscana contro i Gesuiti. > 

Or si crederebbe? Tutto il senno e tutta la sapienza dei duo 
tro venerabili delle logge massoniche e deMoro segretari!, che 
sottoscrissero quella capestreria, non giunse a far loro riflettere 
che, avanti di chiedere al Governo, in forma tanto solenne, l'ap- 
plicazione di una legge, bisognava ben bene assicurarsi che U 
legge ci fosse. Ma disgraziatamente il caso è che questa tof^f^e 
éeW antica Toscana, non solo non esiste, ma, da che la Toscann 
è, non è mai esistita in nessun capo della sua legislazione. Ed 
eccone le prove lampanti. 

Sino al Breve di sua generale abolizione, dato da Clemente XIV 
nel luglio del 1773, la Compagnia di Gesù era in Toscana, quo^J 
ente giuridico, riconosciuta come tutti gli altri Ordini relìgioflfl 
e vi godeva 1 diritti comuni ad essi, senza niuna eccezione. 
Pubblicatosi il detto Breve, usci a luce un decreto di reyl 
exeqiiatur del (Irauduca Pietro Leopoldo I, ai 28 agosto di qnel 
Tanno stesso 1773, nel quale, affermando di doversi uniformai 
alle disposizioni della Santa Sede, aboliva T Istituto; ed aceoi 
pagnava questo decreto con istruzioni ai deputati da luì, 
dare effetto a questa abolizione. In esso leggesi fra le altre cose 
< Tutto sì eseguisca con La possìbile decenza e con tutta r.umani' 



DEI cesurn 



133 



e ÌD rorma, che Teruno nou abbia giusto titolo dì dolersi dell'ose- 
cozioDe degli ordini di S. A. R. » 

A questo decreto, puramente esecutivo del Breve poutificio, 
tenne dietro un Motuproprio dei 20 settembre dell'anno mede- 
omo, col quale il Prìncipe costituiva un curatore del patrimonio 
spettante già air Ordine dei gesuiti^ e incominciava proprio col 
dichiarare che questi, pel fatto della loro canonica e legale 
jliziune, avevano * ricuperati in tutta la pienezza i diritti 
tilt, sino dal giorno della loro soppressione » : e quindi molto 
più conservavano pienamente il diritto civile di soggiornare nel 
Wro paese. Conseguentemente a ciascuno dì essi, secondo il grado 
■erctà^ fu assegnata dal Granduca medesimo una pensione vita- 
pala, colla quale potessero convenientemente vivere in qualunque 
^0 della Toscana; come di fatto seguitarono a vivervi, immuni 
[4 qoal sì fosse molestia e liberìssimì di stare ove a cìaschedun 
[di loro paresse o piacesse. £ così, fra gli altri assai, continuarono 
iTÌTervi, oDoratissimi dallo stesso Pietro Leopoldo, gli Ximenes, 
i Giocolai, ì Lanzi ed i Puccinelli. I quali, e prima del Breve di 
abolizione e dopo, non poco illustrarono la Toscana; ed il Granduca, 
Boo che li esiliasse, ma li nominò, il primo suo matematico 
regio, il secondo suo teologo regio ed il terzo antiquario delle 
regie sue gallerie; contuttoché il primo o il terzo uon fossero 
nemiueno sudditi toscani, l'uno essendo nato in Sicilia e T altro 
LBelle Marche. 

Finalmente il 3 marzo del successivo 1774 apparve un Bi- 
\slictto del regio diritto col quale, in ossequio al Santo Padre, 
li ordinava all'Arcivescovo di Firenze e, per suo mezzo, a tutti 
l Vescovi della Toscana, che si osservassero le prescrizioni sta- 
blite dalla Santa Sede, circa i ministeri ecclesiastici che, nelle 
si di Toscana, potessero esercitare ì membri dell' abolito 
stituto, che vi avevano domicilio. Il che mostra, a luce di sole, 
^ehe adunque i gesuiti non n'erano espulsi^ nò esiglìati. 

Eppure su questo Riglietto si fondò il famigerato dottor Ma- 

lenotti, direttore del giornale il Fieramosca, per provare alla 

torba raccogliticcia, nel comizio tenutosi testé in Firenze contro 

i gesuiti, che « Leopoldo I li espulse dalla terra toscana e tolse 



134 



DELL OSmACISMO 



loro qualunque possibilifà dì ritoniarvi sotto mentita veste '.*■ 
Il povero dottore che avea forse scritto, ma certo sottoscritto il 
manifesto del comìzio, non avendone altri, si aggrappò a questo 
gancio, il quale dimostra propriamente tutto l'opposto, cioè eli 
i gesuiti soppressi restavano dunque in Toscana; mentre ai V^ 
scovi della Toscana si rammentava il come, per disposizione 
Papa, si avessero a regolare nel servirsi di loro pel sacro mi- 
nistero. Ma che fanno le contraddizioni in ferminis al dottor 
direttore del Fieramosca? Egli avea bisogno di mostrare ai 
gonzi la luna nel pozzo : la leopoidina legge di espulsione dei 
gesuiti, per fare il suo mestiere, a dritto e a tmverso si aveva a 
tirar fuori. Non ci ora? s'inventava: e si facea vedere in un 
documento che la nega. Per un dotl*)r Malenotti, contro i ge- 
suiti tutti i mezzi son buoni. E pensare che questo dottore, in 
petto ed in persona, poco innanzi» aveva sfolgorata ^ la prim» 
delle massime loiolesche: Il fine giustifica e santifica i mczzi!> 
Ah, dottor Malenotti 1 se questa fosse la prima o sol anche l'uliima 
delle massime dei gesuiti, il vostro Fìeramosca non li morde- 
rebbe già, come fa, co' suoi denti spuntati, ma leccherebbe loro 
le scarpe e se li terrebt>e cari, quanto il pane che gli mancn. 
A buono intondìtor poche parole; e torniamo a bomba. 

Questi furono gli ultimi atti AfAVutniica Toscana, riguardanti 
i gesuiti. E noi sfidiamo i legulei scrittori del manifesto poi 
comizio florentino, a trovarvi dentro l'ombra pure dì quella j 
espulsione, che si sono sognati vi fosse inclusa* 

Dipoi né V antica Toscana, né la moderna ebbero possibilitii 
di fare altrr leggi, prò o contro i gesuiti. Ristabilito r0rdli»| 
dal Papa Pio VII nel 1814, questo non rientrò più mai oel' 
Granducat*?. Nou avendoci avuta nessuna esistenza legale, comft 
ente giuridico, non vi potè mai più essere abolito, e molto mem)] 
potè esserne escluso con nuove leggi, le qnalf, in tal caso, man- 
cando di oggetto, avrebbero colpito il nulla. £ del resto, 
queste leggi si fossero fatte, sarebbero citate, sarebbero note] 
almanco a qualchfduno. Ma chi può citarle? Chi può conosoetle! 

* Veiigitii lii Liiiinrci'n tutta du costui nrl comizio, e paliblicala Del suo 
yicramosca, nuiii. dei ÌÒ settoiiibre 188G. 



USI GKsin-n 1^ 

Interrogato da noi uno doi più provetti ed illustri giurisconsulti 
toscani, ci rispose fraDcamento, che la legge o le leggi inrocate 
dal eomisio massonico, per espellere i gesuiti dalla Toscana, non 
esistevano se non nel cerrello dei suoi profmoiori. 

E si noti bene, ciò senza pregiudizio deirargomento peren- 
torio, ohe i gesuiti legalmente non hanno più esistenza, e che 
quindi sono per sé, in quanto gesuiti, incapaci di applicazioni di 
leggi, (Wtìche o moderne, che li dovessero riconoscere per tali. 

È Oflsenrabile altresì che, quando il mioìstro Villa, nella sua 
famosa oiitoLare del ISSO contro i gesuiti, volle fttre efoggìo 
di tutti i ferravecchi delle abolite legislazioni in danno loro, 
dopo rovistati tutti gli arsenali dì quella di Pietro Leopoldo I, 
non potè afferrarsi ad altro, fuorché ad un Motuproprio del 1774 
e ad un editto del 1788. 

Senonchè la frivole^cza e inanità di queste armi fu messa in 
ffMBxtzz alla Camera dei deputAti, il 24 novembre di qaeiranno 
tflMBO, dall'onorevole Bortolucci, il quale, tr% la ilarità dei col- 
leghi, sostenne e provò che il Motuproprio e Teditto avean che 
fare coi gesuiti, * come i cavoli a merenda. > 

Di fatto nel 1774 e nel 1788 i gesuiti, qua! corpo giuridico 
e religioso, non aveano più esistenza, nò canonica uè civile, es- 
sendo stati abotiti nel 1773. In secondo luogo il primo dei dae 
atti, come avvisò il Bortolucci, regolava i rapporti delle corpo- 
fiiìoDÌ della Toscana con quelle straniere; T altro prescriveva 
aU^b'eolo 13 che i frati forestieri non potessero entrare e 
toorare nei conventi dalla Toscana, se non di passaggio e per 

^tone di ospitalità. Ma i gesuiti allora, non esìstendo più, né 
ivano corporazione, nò avevano conventi. 

E si avverta, che a quel tempo nella qualità dì forestieri non 
tnoo solamente compresi gli oltremontanì od oltremarini, ma i 
sudditi del Granducnto; cosi ohQ forestieri erano i romani, i 
kcnti, i lombardi e dite voi di altri italiani. Il Bortolucci per- 
ebbe buon in mano di chiedere al ministro Villa, se avesse, 

Ipn^o0?to 800, consisteuTia l'appoggio di prescrizioni, che sup- 
Bvano Ordini religiosi esistenti come enti morali, dopo che 

ino stati, come tali, aboliti; e supponevano che il Granducato 



t3o dell' ostraqsmo 

dì Toscana fosso uno Stato da sé, dopo fattasi T unità polu 
dell'Italia. 

Per conseguenza, comunque si giri e si rigiri, la domanda fatta 
fare per comizio popolare al Governo italiano^ che applichi ai 
gesuiti, non pia esistenti, leggi tion mai esièiite, di una Toscana 
che è cessata di esistere, ò stata uua di quelle castronerìe cha 
secondochò si suol dire in Toscana, non hanno proprìo uè babh 
né mamma. Ed ì venerabili e segretari! delle logge massoniche 
di Firenze, soscrittori del manifesto, dorrebbero dar querela ftl 
Fierantosca^ che li ha menati pel naso a fare corampopulo la 
figura, a dir il meno, di pulcinelli. 

III. 

Veniamo alle leggi u decreti speciali delle altre parti dì 
Italia. Il valore odierno di tali decreti fu messo in chiaro mae- 
strevolmente dal sopra nominato Bortolucci, alla Camera Aà 
deputati, quando, come abbiamo accennato, vi si trattò delU 
circolare del Villa, nella quale, per virtù loro, tontavasi di bandire 
e giustificare appunto Tostracismo dei gesuiti. I documenti a 
cui ricorreva il Ministro, per invigorire le protensioni della 
massonerìa, che gli aveva imposto di dar corso a quella circolaret 
sono i medesimi che la Riforma ha addotti e si sono allegati 
dai liberali, fautori dì proscrizioni nei loro comizii. Eccoli per 
ordine di tempo. Il decreto sardo 25 agosto 134S, con cui, 
scioltasi la Compagnia di Gesù negli Stati sardi, si mandavtmt) 
fuori dai loro confini i metìxbri stranieri, ossia gF italiani di 
altro regioni della Penisola; e quanto ai regnicoli sì assegnai 
una pensione, si stabiliva che dovesser fare la dichiarazione d&l 
domicilio e la domanda di secolarizzazione, sotto comminatone 
delle disposizioni contenute in certi artìcoli del codice penale» 
allora vigente. I decreti del dittatore Farlni e dei commissarii 
straordiuarìi, che nel 1859 e 60 estendevano, con qualche mo- 
dificazione, il decreto sardo suddetto alle province della BorEUkgiUh,] 
delle Marche e dell'Umbria. Il decreto del governatore 
Lombardia, che nel 1859 sopprimeva le case dei gesuiti e 



ORI GESUITI 137 

AllontaDara ì membri. Il comico decreto del Garibaldi dittatore, 
cbe, nel 1S60 scioglieva le congregazioni gesuitiche e dichia- 
rerà espulsi, senza distinzione di nazionali o stranieri, tutti 
quelli che ne facevano parte, e non solo dalla Sicilia^ dov'egii 
imperava, ma da tutto il territorio d' Italia,, dove non giungeva 
ÌA sua precaria autorità. 

À noi sembra che nulla di meglio si possa dire intorno a 
ciò che ora valgono giuridicamente questi decreti, di quel che 
disse il chiaro deputato Bortolucci, il cui discorso riferiremo 
quasi per intero, quale si legge negli atti ufficiali del Parla- 
mento *; ed alta cui dimostrazione fìniron coir acquetarsi o Camera 
e Governo. 



io dissi in princìpio che mi pareva questi decreti avessero faUo il 
loro tempo, e fossero, già da gran pezza, morti e sepolti ; di modo che 
OOQ avrebbero potuto rivivere per sola opera di un ministro, ma soltanto 
in virtù dei poteri legislativi dcUo Stato. E, se me lo permettete, dirò 
le ragioni di questa mia proposizione, la quale credo vera e gmsta, 
checché ne dica e ne pensi nella sua doUrìna l'onorevole Forlis. 

lofaui, signori, tulli questi decreti, tranne i due editti toscani, che 
io qaesla questione c'entrano coinè i cavoli a merenda, scusatemi la 
«spresìuoDe [«co parlamentare, tianno tutti T impronta e il carattere di 
provvedimenti eccezionali, temporanei, provvisori, sia guardando alla na- 
tura e ijtialiti^ dei poteri straordinari, da cui emanarono, sia considerando 
U tempo, il luogo e le circostanze io cui furono promulgati. Ili modo che, 
ragionando logicamente, cessate quelle circostanze, quelle cause che li 
produssero, coU'assetto detioìtìvo dei poteri pubblici della nazione, devono 
anch'essi venir meno. 

Sopra di essi passb la Humana dei plebisciti, ì quali demolirono e 
sptzzaroDO via i vari Stati, in cui era divisa l'Italia. 

Sopra di essi passai la costituzione e la proclamazione del regno 
d'Iulia con Roma capitale, l'unificazione dei Codici del regno, delle 
leggi organiche, e delle diverse amministrazioni del regno. 

Sopra di essi passarono le leggi di sopressione del ISGGc del 1873, 
^za che mai si fosse fatto cenno o hreriinenio a quei decreti. 

G notale, o signori, che questo riferimento sarebbe stalo necessario, 
iodispensabìJe per le Provincie romane, napoletane e della Venezia, nelle 
ì{m\ì, uè quei decreti, ite altre consimili provvidenze legislative furono 
promulgati. 

L* Tonuta dd il notembre 188)5. 



138 



DELL OSTRACISMO 



Ma vi ha di più, signori. La legge delle guarentige del 13 cnaggìo 1871, 
legge geocrale, fondamentale, organica, sui rapporti tra U Chiesa e lo 
Slato, all'articolo lì dispone, senza alcuna ItniitazioDe od eccezione, < è 
abolita ogni restrizione speciale allo esercizio del diritto di rìunicae dfl 
roembri del clero cattolico. » 

Ora, signori, chi può negare che il gesuita ìndi^duo^ o qualonqu 
congregaziooisia di altro Ordine religioso discìoUOt per ciò .solo ehe i 
sacerdote o ministro di religione, non Taocia parte del clero caitolico 
non abbia diritto d* invocare a suo favore, come tutti gli altri membri i 
questo clero, il suddetto disposto di una legge foudameniale d*'! regnol 
Io non ho bisogno di notare che una contraria sentenza condurrebbe allft' 
9ira5a ed assurda coaseguonza, die la soppressione del sodalizio poni cob 
sé anche la perdila dell' officio o ministero sacerdotale. 

Avanti ancora, lo domanderei all'onorevole guardasigilli come si ooft> 
cilii l'osservanza di questi decreti con la cambiata legislazione penale e 
politica dello Stato? M 

11 decreto sardo del 1848, come avete inteso, sì riferisce esplicita^' 
mente al Codice penale sardo del 1839, se non erro sulla data, che 
allora vigeva, e che fu abrogalo col nuovo Codice del 1^59, senza hi 
tare fra le sue disposizioni il titolo, a cui si riferiva il decreto mcdeslnio 

Cosi essendo la cosa, come si pub applicare questo decreto, seoia 
quella legge di riferimento che lo informava in una pnrie tanto sostau- 
ziale? Magistrato, io non saprei come applicare quel decreto. 

Comprendo robbiezione che mi farà l'onorevole ministro. Egli invo- 
cherà l'opinione di coloro, i quali pensano che se una legge speciale a 
riferisce ad una legge generale, che poi venga abrogata, la parte di questa» 
che ha trailo al riferimento, si deve ritenere per conservala. 

Ma io non ho bisogno di osservare all'onorevole guardasigilli che< 
ha luogo quando dalla nuova legge,«che sarebl)e net caso concreto 
Codice penale del tH59, si manteni;^ l'azione come reato, non net caso 
inverso, in cui la nuova legge tolga all'azione la qualità di delìttiKMi^ 
punibile. 

Domanderei ancora all'onorevole guardasigilli, come può concilllf 
r applica/ione del decreto Garibaldi del giugno IS60, che non si limitt 
ad espellere gli stranieri, ma sì estende agi* indigeni, col diritto che, dnpo 
la proclamazione del regno d'Italia, dopo l'attuazione del Codice civile 
ogni italiano ha di essere considerato cittadino, e di godere dei diritl 
annessi allo stato di cittadinanza del suo paese? 

Domanderei inoltre, come si conciha che un gesuita possa stare 
Roma e nelle province romane, in Toscana, a Napoli, a Venezia, a M4 
dena, e non in Piemonte, in I/)mbardia, nelle Romagne, nelle Marebll 
nell'Umbria, in Sicilia, io Sardegna? Dove d la parità di traltameatol 
Dove l'uguaglianza di tulli in faccia alla legge? 



DEI ossum 



13<r 



me. sembra diraostrau a luce dì meriggio V assoluta incoiapalibìlitA 
eiresLslen/a giurìdica e legale fJi questi decreti, con ciò che avvenne di 
poi e eoo lo staio preseiiie di cose. 

k un uUimo riparo si aHìda la circolare, cioè al diritto pubblico 
ioierno; e si dice: Vedete, la legge del I87:i sulle corporaiioni religiose 
ài Roma, nieolre all' articolo ^ conserva gli ulliii dei Generali e dei 
Procuratori generali dei vari Ordini religiosi soppressi^ ed accorda un 
«SMgno pecuniario alla Snnta Sede per le spese delle relazioni interna- 
iiODalì, coir articolo ì [tei ne esclude il Generale dei gesuiti. 

E questo ^ vero. Ma non lo sfratta, onorevole guardasigilli, e non 
proscrive dalP Italia né lui, né gli altri membri del sodalizio discioUo, 
come portano i decreti che si vorrebbero ancora in osservanza. 

Ed a proposito di quest'artìcolo 4, giova avvertire che all'epoca in 
cui si discusse quella legge furono fatie due proposte, l'una datronorevole 
Mancini, l'altra dall'ora compianto nnstro collega il generale Carini; 
«oiramlie dirette sosianzìalmenie a riprodurre le disposizioni eccezionali 
del decreto sardo del tSi8. Ebbene^ che cosa ne avvenne, o signori? 
Dopo un lungo animato dibattimento (e lo ricorderanno quei colleghi che 
si trovarono presentì in quella circostanza], l'onorevole Mancini, visti gli 
Dori della Camera, ritirò la sua proposta; e meas^ a partito quella del 
irini per appello nominale, Tu respinta con voti 179 contro 157, e passft 
hece la proposta dell'onorevole Oe Donno, la quale 6 appunto quella 
che costituisce l'articolo 4, cosi concepito: 

« La facoltà data al Governo col numero 4 dell'artìcolo 2 non si 
«tt^nde al rappresentante dell'ordine dei gesuiti. > 

Or non b d'uopo che mi fermi a spiegare questa disposizione. Essa 
* troppo chiara, per concludere che non si volle la espulsione né del 
generale dei gesuiti, né di alcun altro membro del disciolto sodalizio, ma 
viì«aoiente si volle che cessasse l'uHizio del Generalato, come ente o 
morale civilmente riconosciuta. 
Ecco r origine, la causa e la portala giuridica dell'articolo 4 invocato 
fjn.i circolare. 

Mirabili, egregi colleghi, furono i discorsi dei ministri d'allora, ono- 
wole Lanza, presidente del Consiglio, onorevole Sella, ministro delle 
Uninze» ed onorevole De Falco, ministro guardasì^^'illi, e fti pure mollo 
per sensi di schietta libertà il discorso dell'onorevole Varf». Tulli con- 
chinsero che con la legge di soppressione non s'intendeva che di scio- 
t sodalizi, rispettando la liberti) degli individui, cui si restituiva la 
Da personalità civile e politica, al pari di qualunque altro cittadino del 
regno. 

E rispetto al decreto sarda del 1848, che era invocato dall'onorevole 
tfincini a sostegno della sua proposta, mi piace ricordare ciò che ne 



140 



DELL OSTRACISMO 



disse il guardasigilli De Falco, e che esprimeva il concetto del Governa 
e della maggioranza della Camera : 

« I^ legge piemontese del 1848 è rimasta lettera morta, come doveva 
rimanere dopo la legge del 1H55, e ancor più dopo quella del 1866. > 

Conchiitdo dunque riepilogando. 

La circolare del 27 settembre non thìie una causa giusta e propo^ 
zionata e fu il prodotto d'infondali timori e di esagerati pericoli. 

1 decreti cilaiì in questa circolare sono di natura eccezionale e qoo 
possono pili avere vigore di legge, dopo il sopravvenuto ordine politico 
d'Italia, dovendosi intendere tacitamente abrogati o andati in dissuetudine. 

Essi urtano contro il diritto pubblico ecclesiastico del regno, e spe- 
cialmente contro la legge del 1871 sulle guarentige, e contro le le 
del tHfff) e del 1873, le quali si limitarono a sciogliere i sodalizi religio 
di qualsiasi ordine, rispettando la liliertà degli Individuila cui resero! 
godimento dei diritti civili e politici. 

Una ragione di assoluta incompatibilità esìste tra qnesii decreti e* 
diritti di libertà ed eguaglianza sanciti dallo Statuto fondamentale del 
regno, riguardo a tutti indistintamente i cittadini dello Stato. 



Codesti sono argomenti dì ben altra tempora, che non siei 
le pastocchie, le panzaue e le diatribe degli energumeoi dei 
comizi! e degli scribi della Riforma. 

IV. 

La serie dei dibattimenti, fra l'onorevole Bortolucci e il lai- 
nistro Villa, inU)rno a questa giuridica controversia, vide poco 
dopo la luce io un opuscolo separato \ il quale il Bortolucci 
accrebbe di alcune opportune appendici in forma di note. Or 
affinchè risulti sempre più splendida la dimostrazione doll^ 
nullità legale dei decreti, che i nostri frammassoni vorrebbero 
&r rivivere, d'ostracismo ai gesuiti, riporteremo in aggiuutaal 
suo discorso Tillustrazione che, nella nota quinta deiropusoolo 
predetto, egli vi fece. 

Uno degli argomenti più gravi che sì accampano per sostenere tutiari^ 
io vita il decreto sardo del 1848 dì proscrizione dei gesuiti, cogU lU 

* Solla circolare S7 .tellenibre 1880. concerDOiitc i gesuiti «pulsi italla l-niacli. 
loterrogniione e iliscorsi del deputalo G. Rorlotucci. proRmiziAli altn Camen nrìb 
lomiU dclli 24, 36 « 27 novembre 1880. Itonu, tip. eivdi Bulla 1880. 



DEI GESUITI 



141 



ti accennali nella circolare Villa, é quello che sì vuol desumere 
Ila disposizione eccezionale conienuia nell'ariicolo 4 della legge 19 giu- 
gno 1873, cioè da un preleso spirilo di esclusione che drmiiua tiitla la 
legge, io odio a quell'ordine religioso per ciò solo, che al suo generale 
non era concesso il benefìzio, che ai generali e procuratori generali degli 
allri ordini accordava il precedente articolo "2, o* 4, col concedere loro 
re ulTìcio in Roma, per le necessarie relazioni cogli Ordini esistenti 
estero e nelle varie regioni del mondo. 

Ma, oltre che questo nwdo d'inierpreiare la legge urta fiTidenlemenie 
TO una delle più elementari norme di sana ermeneutica, la quale nelle 
e odiose non permette la interpretazione estensiva, per comprendere 
'eccezione casi non espressamente in essa contemplali, giova ricordare 
(fai più distesamente, con la scorta degli Alti parlamentari, l'origine e 

tuloria di quella legge, e siierialraenle dell'arlicolo ■'», lìer afferrarne il 
h spìrito e il genuino significato. D ci6 in omaggio della giustizia e 
I sentimenti dì moderazione, onde si mostrarono animali gli uomini 
dÌ8lÌDti cosi per sapere, come per sensi di sincero palrioltisn)o e di onesta 
Uì)ertà, che dì quel tempo tenevano le redini del Governo, e la maggio- 
ranza della Camera che coi suoi suffragi lì sosieneva. 

Il disegno di legge presentato dall'onorevole Oe Falco guardasigilli, 

d* accordo coirinliero Crahinetlo, coli' articolo 1 estendeva anche a Roma 

e sua provìncia le leifgi 7 luglio |86r» sulla soppressione generale delle 

r corporazioni religiose, I.'j agosto 1867 sulla liquidazione dell'Asse eccle- 

t;tico, ?9 luglio 1868 sulte pensioni ed assegnamenii ai memltri di 
porazioni soppresse, e 11 agosto 1870 sulla conversione dei l>eni di 
Iriibrìcerìe. E coli' articolo 2 disponeva, in via di eccezione, che a cia- 

tpo dcKli Ordini religiosi aventi un generale o un procuratore generale 
Roma fosse conservata una casa, per la sua rappresentanza presso la 
Santa Sede. Per effetto di quest'articolo erano quindi mantenute in vita 
le rase generalizie di ogni Ordine senza alcuna distinzione, e ad esse era 
nserrata l' amministrazione dei rispettivi loro heni. 

La Commissione parlamentare, relatore Resielli, modilìcò radicalmente 
<»Wlo articolo "J, e dalla generale soppressione non eccettuò più le case 
Vmeralizie, ma col n" ^ dell'articolo '2 del suo progetto atirihul alla 
^la Sede una rendila annua di lire 40U mila, per mantenere la rappre- 
«ifiianza degli Ordini religiosi esistenti all'estero, cioè i generali e pro- 
«ratori generali indisi iniamente di ciascun Ordine, e diede facoltà al 
lìovemo di lasciare ai medesimi ì locali necessarii alla loro residenza 
fwsotuile e al loro ufiìcìo. 

Intorno a questo articolo, il quale net termini generali ond'era con- 
cepito, comprendeva la conservazione anche del generale dell' Ordine dei 
gesuiti, furono fatte varie proposte. 

Il deputato De Donno, a cui si unirono poi ì deputati Nicotera e 



m 



DELL OSrnAClSMO 



Pi&savinì, con le loro mozioni quasi idenlictie^ propose che in via dì emen- 
(lantenlo o di un articolo aggiuntivo si dichiarasse che: ' [^ facolU data 
al Governo col numero 4 dell' anicolo 2, non sì estendesse al rappresen- 
tante dell'Ordine dei gesuiti.» 

E sviluppando questa sua proposta fra le altre cose diceva : « I gesuiti 
potranno coniinnare a rimanere; potranno fare tutto ciò che meglio loro 
talenta, rispettando te leggi... La questione sta solo, se noi dobbiamo dare 
concedere un'ahiiazione qui in Roma ai rappreseoianii dell'Ordine dpi 
gesuiti, sia pure per poco tempo. Tale concessione non è sorrctla di 
nessuna necessit^V.. Eguaglianza per luiti, giustìzia per lutti, ma dod 
concessioni gratuite ai gesuiti. Io insisto dunque come conseguenza di 
quest'ordine d'idee nella mia aggiunta od articolo a pane, come megUo 
piacerà. * 

Veramente la conseguenza non era troppo logica, dopo avere invocata 
la eguaglianza e la giustizia per tutti; ma pur tuttavia nessuno vorrÀ 
Degare che il migliore interprete dì una proposizione non sìa quegli ctu 
la concepisce e la fa: ond'è fuor d'ogni dubbio, che nella mente dell'uno 
rcvole De Donno, per le spiegazioni che diede intorno alla sua proposti 
non vi fu nemmeno un lonlano pensiero di escludere, o di espellere, o i 
sottoporre ad altra misura o restrizione, il generale e ì membri della 
Compagnia di GesìL, ma soltanto di eccettuare quest'Ordine dal benefizio 
accordato a tutti gli altri, dì avere in Homa un rappresentante ufnciaie 
per te relazioni coi sodali/i dello stesso Ordine esìstenti all' estero. 

Ma oltre il De Donno vi fu l'onorevole Mancini, il quale fece una 
mozione dapprima m questi termini: « La Compagnia di Gesù e quelle 
ad essa alligliate sono dellnitivameote escluse in qualsiasi forma da totid 
lo Stalo, e^ sciolte le loro case e collegi, è vietata o^'ni loro adiinan/a in 
qualunque numero di persone. » Poscia la modiflcò in questa luauiera: 
« I^ Compagnia di Gesù e quelle ad essa affigliale sono defìniiivarattte 
escluse anclie da Homa e sua provìncia, come dal resto dello Stato: 
e sciolte le loro case e collegi, rimane vietata o^mi loro i^ita comune m 
forma di comunità religiosa. * 

Lasciando a parie il senso sibillino, e quasi dissi capzioso di quasU 
ultime parole, è corto che in entrambe queste propa^^te domina lost«su 
concetto di esclusione o di espulsione del sodalizio gesuitico da latto k> 
Slato, che informava il decreto sardo del 'l'i agosto 1H4S, e lo siesco 
divieto pei membri del sodalizio disciolto, che ora pure portalo da qu«l 
decreto, dì potersi riunire od associarsi fra loro in qualsiasi numero anche 
per .semplice coabiiazione. 

Animata dallo sle&so sentimento dì osiìlitì verso quel sodalizio lu la 
pro)>osia del deputato generale Carini, concepita come segue: • La Ci* 
mera, riconoscendo la necessita di un provvedimento speciale inteM adi 
escludere dt^nnitìvamenie, e sotto qualsiasi forma, dallo Staio le a&socia- 



Dsi cssum 143 

della Compagnia di Gesù, invita il Mioislero a presentare nel!' al- 
iale Sessione legìslaUva ud apposito progetto di Icgge^ e passa all'ordine 
dfli giorno. * 

Qui pure, come ognun vede, campeggiava la proibizione ai membri 
dalla disciolta Compagnia dì potersi adunare od associare privatamente 
M)Lto qualsiasi Torma, ma se ne protraeva la esecuzione dopo un formale 
disegno di legge, cbe il Cioverno avrebbe dovuto presentare il più presto 
il Parlamento. E intanto questa minaccia rimaneva qua! terrìbile spada 
(ti Damocle sospesa sul capo di tanti religiosi nostri connazionali, divenuti 
liberi cittadini del regno, aventi gli stessi diritti e gli stessi doveri ga* 
raotili dalla legge comune. 

Sopra queste varie proposte s'impegnò ana vivissima discussione, 
nella quale presero parte i principali oratori della Camera. 

L'onorevole Mancini fece capo «labile delta sua potente eloqttenxa il 
decreto Mrdo del 1848. £i diceva; non si tratta che di estendere la so- 
!4aDza di questo decreto, non mai abrogato e vigente nelle antiche pro- 
TÌnce e in quelle annesse, anche alla provìncia di Roma, mi alle altre 
dove non fu promulgato. E col fascino della sua parola eccitava la Ca- 
mera ad adottare la sua proposta, evocando a foschi colori le viete accuse 
OottrO UQ sodalizio, che aveva avuto la condanna perflno di un iKinteflce. 

Ma contro l'onorevole Mancini e gli altri oratori, che gli tenevano 
bordone, .sorsero i membri più influenti del Ministero e della Giunta 
pariamentare. 

(jià l'onorevole Visconti-Venosta, ministro degli esteri, io un discorso 
dei piti sensati, durante la discussione generale della legge, a proposilo 
del seniimento monastico che più o meno si sviluppa in tutti gli Stati 
Delle loro varie forme civili e religiose, aveva saviamente osservalo : 
• L'associazione monastica ò un fenomeno delia vita religiosa in quasi 
tutte le religioni, e certo nella cattolica non meno che nelle altre. Onesta 
aawdazione monastica noi non la riconosciamo civilmente, sta bene, ma 
non r impediamo come esi^rcizio di una libertà individuale, e non pos- 
siamo togliere che es.sa esista anche sotto una forma riconosciuta in altri 
pMSi e presso altre nazioni. > 

U ohe equivaleva a dire che in Homa, centro della cattolicità, dove- 
vano e-%servi tutte le rappresentanze di questi diversi Ordini religiosi che 
tÀsUtvana all'estero, e che l'Italia non poteva impedire che esistessero 
e per ciò solo che avessero rapporti col centro della loro vita e della 
loro fede. 

E il relatore Restellì ribadiva gli stessi concetti quando diceva: « Il 

potere civile non dà all'associazione monastica alcuna sanzione civile, 

■ non ne riconosce utilità civile: esso lascia libera l'azione dell' in- 

'>*.,;uo, rispelta i voti nel sacrario della coscienza, ma emancipa da 

questi voti 1 diritti civili e politici del cittadino. » 



tu DBtL OSTRACISMO 

Uà dair altezza di queste idee disceodeodo al caso pralico. contenuti 
nelle tuoziooi cooiro i gesuiti, l' onorevole Lanza, presidente del Consiglio/ 
eoa singolare fermezza si alzò a confutarle, esprimendosi in questi termini : 

« In quanto poi alta proposta itetl'onorevoli; Mancini, il quale vorrebbe 
che io questa legge fosse decretato che la Compagnia di Gesù e quelle 
ad essa allìglìate fossero defìnitivamente escluse, in qualsiasi forma, da 
tutto lo Stato, sciolte le loro case e collegi e vietata ogni loro aduaama 
in qualunque numero di persone, il che si riduce a impedire pernoo la 
convivenza di tre o quattro persone, a me pare così enorme da non potere 
eaaere accettata. Prima di tutto, questa sarebbe una disposizione d'ordine 
pubblico, di pubblica sicurezza. Ora ii egli in questa legge che volete 
introdurre una disposizione di pubblica sicurezza! £ mentre dichiarate 
che uno fra i motivi principali, che vi spiugooo a sopprimere le corpo- 
razioni religiose, è il grande principio di restituire tutti i diritti civili e 
politici agli individui che le compongono, volete voi all'improvviso meitir 
fuori del diritto comune quesii sie&si indivìdui? » 

Codesto argomento, a (11 di logica e di buon senso, e diciam pur ane 
dì buona fede, destò rumori a sinistra, ma il presidente del Consiglio con 
quel coraggio che infonde la verità, prosegui: 

« E non (jeusate che dopo che essi hanno cessato di esistere coiw 
sodalizio e sono tornali privali individui, mediante la soppressic 
Ordini religiosi, non è giusto metterli anctie come privali fuori del < 
comune, privandoli del diritto di libera associazione? Non pensale voi i 
tutte le vessazioni, cui dovrebbe di necessità ricorrere il Governo per 
applicare silfaita legge? Bisognerebbe pigliar nota, connotati e foiografla 
di ognuno di questi individui, perchè, cessate le congregazioni, non ne 
rimarranno die privati individui, e questi possono andare, venire e vestii 
come stimano. Quindi si dovrehlic ad ogni poco entrare nelle case priva 
e forvi perquisizioni per espellerli. * 

Soggiungeva che come ministro delV interno non riconosceva né 
Decessila, né la utilità di un si odioso provvedimento, e quando per ai- 
ventura ne sorgesse il bisogno, non solo in rapiwrto ai gt^suìii, ma n- 
guardo ai membri di qualsiasi altro Ordine religioso discìolto, si sarebti 
potuto allora proiiorre una legge speciale, restando al Mancini la fac 
di farsene egli stesso 1* iniziatore. 

E rispondendo all'argomento che si desumeva dal severo 
sardo del 1848, cosi continuava: « Una prova della saggezza del Plemo 
e delle altre pnrii d'Italia, cui fu esteso quel decreto, si è che il 
Simo rimase ìrttera morta, il sodalizio è slato certamente e per semp 
soppresso, ma non ci fu espulsione. I gesuiti hanno potuto ritornare 
menr> liberamente, hanno potuto dirigere delle scuole, attendere piùj 
meno alle loro cose. » E proseguiva: < Questi sono i miei principti, 
io ripugno assolutamente da qualunque disposizione violenta contro i|ii 



DEJ GESUITI 



145 



di citiaditii, quando doq vi è necessitò, quando la sicurezza 
dello Stato e dell'ordine pubblico doo lo ricbieggODO. 

«Io credo di aver cooscozientA meco l' immensa maggioranza del 
paese; io non reputo che si debba procedere a rigori inutili, e parlico- 
IlanDeoCe i violazioni non necessarie di libertà. 
I « Per queste considerauoni io concludo « che una proposta di tal na- 
tura, introdoUa in questa Icgfe, il mìnisLero non la può accettare. Quando 
^ poi sìa presentata con apposito progetto di legge, allora essa Tara il corso 

B altri progetti e la Camera deciderà. » 
coo&ideraTa la risoluzione ctie fo&se per prendere la ('amera di tale 
tà ed importanza, che, a nome anche dei suoi colleghi, non ebbe 
oiiucoUi di porro la questione di Gabinetto in questi termini: « lo dico 
questo oeir interesse del paase: del resto risolvete come vi piace: il Go* 
verno nalaralmente sa il suo dovere. Quando s'introducano proposte 
estranee alla legge^ e questa venga per tal naodo alterala nel suo concetto 
da non poter più produrre T effetto politico che il Governo ne spera, esso 
ripeto^ sa il suo dovere e saprà certamente rispettare il voto della Ca- 
mera > 

A questi nobilissimi sentimenti dell'uomo onesto e di tenace propo- 
sito, facevano eco l'onorevole Sella ministro delle finanze, e il guarda- 
sigilli De Falco, ai quali ceno non era simpatico il sodalizio gesuitico, 
di quello che lo fosse al presidente del Consiglio, 
/onorevole Sella dif^tingiiendo la socieU religiosa dagli individui che 
igooo, cosi discorreva: « Se a me è proposto di abolire l'ordine 
gesuiti, come si abolisce con questa legge, do il mio volo davvero, 
di cuore e d'animo. Ma se mi si propone una disposizione, che a me pare 
ibUa il carattere di per.<iecuzìonc contro le persone, dite quel che volete, 
so rassegnarmi a volarla. * 

l moslraodo la sua ammirazione per l'illustre astronomo padre Secchi^ 
a: « In quei giorni in cui fu cosiitiiiio l'impero napoleonico, in, 
vinetto, mi trovava a Tarigi, e rammento l' impressione grati»- 
'^nra, che fece a me, come certo la fece a tiilti coloro, i quali sono sin- 
oente amanti di libertà, il vedere Napoleone 111 dispensare dal giu- 
to Àrago, e conservargli il suo posto di direttore dell'osservatorio, 
ne sapesse che nessuno gli era nemico {hdIìiìco più acei'ho, più ìr- 
ìliabìle e forse più pericoloso, stante la sua grande auioritJ^. 
«L'onorevole Mancini mi dipingerà come gesuìtanie, non m'importa. 
riti mia dichiaro che si conservi l'astronomo Secchi alla direzione 

II' Osservatorio astronomico.» 
K guardando la questione dal tato prettamente giurìdico 1* onorevole 
waJco guardasigilli si domandava: « l'uò la pro[)Osia Mancini inserirsi 
P legge che discutiamo? * £ ri.sjwndeva no, poiché quella legge era 
lÙDJiaLa unicamente alla soppre:»sìone degli Ordini. E soggiungeva: < Fuori 

óertt X(li. voi. JV. fate. «72 IO ottobre \ÌÌ86 



f ^6 DELL* OSTRACISMO 

del diruto comune a me pare che non vi sia né vera giustizia, uè lit 
vera. Ad ogni modo poi parTebl)e a me un deplorevole avviso ii ' 
insinuare in questa legge una eccezione, che chiude in sii una nuova rorinx 
di diritto relativa a questione gravissima, e che nel modo oode venoe 
formulata alla Camera mostra il vario oscillare del concetto nella mente 
medesima di quelli che se ne fecero sostenìiori. » E conchiudeva col- 
resprimere la sua opinione, che il decreto sardo del tH48 dovevasi ri- 
tenere lacitaraenle abrogato con la legge di soppressione generale derli 
ordini del 1866. 

Finalmente non sì possono dimenticare le parole dell'onorevole \arf, 
oratore di sinistra e libero pensatore, il quale, propugnando la libertà di 
associazione, diceva: « Non voglio nessun privilegio odioso neppure per 
i gesuiti. Non voglio che un insieme di cittadini riceva dallo Slato questo 
sfregio e si dica loro: poiché v'intitolate gesuiti, voi siete dei cittsflini 
che hanno diritti minori degli altri. Ou&sta per* me è cosa contraria a 
quei principi) che mi onoro di professare. » 

Ed aggiungeva: «Con la proposta Mancini, invece di armare la»- 
cielà civile contro la Compagnia di Gesù, voi armereste l'arhitrio govtf- 
nativo contro la HbertA... Ed é in questo senso che col dolore di m 
rarmi questa volta e per unica questione dai miei amici, in nome 
libertà io respingo una proposta, la quale nel suo intrinseco, per qn 
rette e sante sieno le intenzioni di chi Tha fatta, sarebbe il principia 
una legge dei sospetti, sarebbe una dì quelle leggi, dalle quali si 
poi facilmente alla legge del domicilio coatto, e sì Qoisce alla Icggej 
proscri/.ione. » 

Agìtaiissìma era la Camera, e la sinistra combatteva prò 
foeis, per sospingere il Governo di destra a qualche impronlittidiuej 
campo della libertà ; e sottoposta a votazione per appello nominali 
mozione Carini, la quale nel mentre era più larga, conteneva io sé 
stanzialmente il concetto della proposta Mancini, fu respinu con 
selianla nove voti contro cento cinquanta sette. 

Contro questa tacita ma solenne sconfitta, il Mancini dichiarò dil 
tirare la sua mozione, riservandosi T esercìzio del suo diritto d'iniziali 
per riproporla in seguilo sotto altra forma, e posta a partito raggiu 
De Donno fu approvata e con essa si formo l'artìcolo 4 della leggei] 

Da questa lunga ed importante discussione e votazione si fa manif 
per chi ragiona di buon senso e non ha la mente preoccupala da 
sione, che la Camera non volle applicare a Roma e sua provincii 
decreto sardo del 1848, né altra misura eccezionale o restrittiva 
diritto comune a carico dei gesuiti disciolti; e se ciò faceva nel m<\ 
che estendeva a Roma la legge di soppressiotie generale degli 
religiosi del 18C6, implicitamente confessava che (picsta legge^ 
slessa sua natura e qualità di legge generale sulla materia, aveva! 



OSI GESUITI 



i47 



me abroj^ii quei provvedimenti speciali, a cui si allude nella cir- 
re Villa. Imperocché sarebbe strano e contro ogni principio di ragione 
le di ^ustizia il credere, che la Camera avesse voluto mantenere una si 
Itlagraoie contraddizione nello stalo e condizione giurìdica di una classe 
Idi ciiLadini, da considerare permesso e lecito in Roma e sua provincia 
Uno che QOQ lo è nelle altre provinre del regno. 



T. 

Noi provochiamo i gridatori di ostracismo ai gesaiti, iu nome 
delie leggi, ad infermare prima la forxa giuridica di questi fatti 
3 di questi documenti, ed a convincere chi pensa col capo e non 
»Ì piedi, che leggi tali esistono tuttora. Ma ne dubitano essi 
anto che non rifuggono nò meno dal chiedere che, se non altro, 
te ne facciano delle nuove. SI, costoro, insaziahili di licenza per 
tò, non rifinano d'implorare ceppi, catene ed esigli per chi con 
oro nnn istà, ed ai loro ricatti non si arrende. E costoro si 
ieono liberali, amici e campioni di libertàl « Pur troppo, scia- 
UTa a questo proposito, la Perseveranza degli 1 1 settembre, 
ino dei sentimeutì che andiamo perdendo, ò quello del diritto. 
la viok^iono del diritto, a dauuo degli uni oggi, è poi 
["occuione della violazione del diritto, a danno degli altri do- 
» E nel Corriere della sera dei 26 dello stesso mese, il 
le Clemente Corte, senatore e già prefetto di Firenze, 
èva: < Liberali per antica e profonda convinzione, noi non 
mo mai intendere come, sotto un regime di libertà, si doman- 
contro chicchessìa misure eccezionali. Cospirano ì gesuiti? 
deolpisea il rigore del codice penale: non s'invochino in loro 
viete misuro di prevenzione, decretate da Governi assoluti 
ripugnanti ad ogni elementare principio di vivere Ubero. In 
di quale diritto, in paese dove sia riconosciuta la prima 
le libertà, la libertà di codcieuisa, si vorrebbe impedire ad 
eattolìro dì poter scegliere fra i gesuiti il suo confessore od 
tao predicatore? Sarebbe tale ostacolo al pieno esercìzio della 
rtà di coscienza tollerata) dagl'Inglesi medesimi, dagli Ame- 
i del nord, o da un popolo qualunque che abbia istinti di 
ìpendenza personale? Ahimè! se non ce la spiegassimo troppo, 



148 



DELL OSmACISXO 



non sapremmo spiegarci la ragione per coi quegli stessi che? 
in nome di una inammissibile libertà di azione nel camp-ì p<> 
litico, vorrebbero coonestare ogni attentato coatro lordine attuai-! 
delio Stato e riabilitare persino la memoria del caporale Bar- 
santi, oggi inTocano, da un Governo che abborriscono, misure 
di eccezionale rigore contro la Compagnia di Ghjsù. » 

Ma, rispondo la Riforma di Francesco Crispi, noi Togliamo 
sacrificata la liberti^ alla moralità: or « la moralità dei gesuiti 
ò di quella specie che tutti sanno '. > Che dubbio c*è? I gesuiti 
insegnano la morale dai pulpiti, dai palchi, dallu cattedre, 
Toce e cogli scritti: quale sia lo sanno tutti; e tutti suo 
ancora essere dì tale specie, che riprova in modo assoluto Vv>e 
per esempio, tre mogli a un tempo stesso. £ forse questa, pel [ 
giornale di Francesco Crispi, una ragione onde ablnan esslj 
meritare l'ostracismo? 

Ma, replica il Curzio, presidente del comizio fiorentino, 
vogliamo sacrificata la libertà alla verità: or i gesuiti som^ 
« apostoli della menzogna ^ » E così sìa: ma la menzogna 
si combatte coi sopnisi e cogli esiglì, * si combatte, soggiung6 
difesa dei gesuiti il Popolo Romano del Chauvet, si comlM 
colla manifestazione delia verità e non colla violenza. LMnqaì- 
BÌzione spagnuola non deve essere surrogata da altra ìnqn 
ziono a nome della libertà ^ > Intende il signor Curzio que 
latino? Vuol egli, o non vuole, la massonica libertà della scienza 
e delia coscienza? Se non la vuole, rinneghi i dommi de 
massoneria e si faccia gesuita. Se t>oi la vuole, sì contenti 
altri insegni quello che a lui pare fal^ e menzogna ; già 
com'è impossibile che si dieno due verità opposte in ìsciena 
in religione, cosi è impossibile che si dia libertà di sciec 
di coscienza, e non ne nascano apostoli della menzogna. 
professore pari suo avrebbe da capire, che il miglior mod« 
liberare l'Italia da quella ch'egli dico menzogna dei gc 
non è di cacciarli dal lor paese, ma di bravamente coafut 

• .Som. dei 16 uuembrs IHKO. 

' Vi-ggnsi la dicerìa <)i costui, nel FicramoèCa dei 3G seUciiibrc 1S86. 

» Nurn. ilei \& seUemlire 1886. 



PEI cKsum 149 

Airapostolato della menzogna dei gesuiti contrapponga, non un 
ignobile apostolato di leggi draconiane e bestiali, ma un franco 
apostolato di lucido verità. I gesuiti gli danno parola d'onore, 
ebe terranno gran cmìo dello sue aposipliche elucubrazioni. 

Ha, incalza il dottor Malenotti, noi vogliamo sacrifìcata la li- 
bertà alla religione^ alla civiìtà od alla patria. I gosuiti sono 
ana « setta Utìfasta alla religione e alla civiltà, cospirano alla 
rovina del paese '. > Lo zelo del dottor Malonotti per la reli- 
gione è, a dir poco, zelo da Stenterello. Ogni giorno nel suo Fie- 
ramoxi-a non la lascia egli metterò in can/ionella e besteuimiaro? 
Obf il pio e religioso dottore ! Quanto poi a civiltà, tutto sta in- 
tendersi. Certo la civiltà del Fierainosca non ò quella dei gesuiti; 
ma non è neppur quella delle persone garbate e ben educate, 
STvegnachò liberali. I gesuiti non possono ammettere che la por- 
nografia, esercitata a scopo di lucro, sia parte di civiltà, nò to- 
scana, nò cristiana, né pagana ; che ne sia parte la calunnia, 
flpaociata per far quattrini ; che ne sia parte r eccitamento dei- 
rodio di un ordine di cittadini contro un altro. Ma se. perchè 
oon ammettono questo, i gesuiti si aressero da esiliare, conver- 
rebbe che facesser loro compagnia tre quarti almeno d* italiani. 
£h ria, dottor Malenotti, finché dirigerete un giornale, qual è il 
Fieramosca^ farete assai bene a non parlar mai di religione o 
di riviltà! Vi manca il meglio, la competenza-. 



' San ilìcerin, nel FÌ«ramQsca, iiuiii. cit. 

' Sfralre scrìtiaino. ci colle Mtl'occhio la leUcrs di un liorrnlino, ben altriinrnti 
ffSl^OM t filile che non si.i ìl doUoi* Malonolli. il qu:il(?, da S. Kvanci«f> in Cilt- 
Arvìi» C09Ì ripone nd mi ^ioninlc it.iliniio il quanto » Ìl come i fie^iiili ^rnn ancori 
foli mefasti alia rtligione td aììa civiltà. Detto che il nome italiano è onoiiilissimo 
■ %*eUe rrgìonì, prosegue: 

< Xa fé ìl nome italiano va atto e rispettato qui a &in Francisco. Tltalin lo deve 

sentano a quei Gcsoitì* chp i rivoluzionarli cacciarono via da Torino in vcntl- 

^IL'o ore nel I84A. (Cra un.n pleiade di giovnnf itoÌ. cho l.t provincia di Torino 

mmàft » c**n*arc ikìIo e hivoro fra pli Indiarti dell*" Montagni" Hocciose. — Kra Dio 

chr niettcta rìnìquilà d(dla scila, allora come o^g;r, a servizio dethi Cliicsa. Poco 

éùpo l'arrivo dei fifsnili, la scoprrla dell'oro crpax^a y''^"''' 'iii''rir5'=i (pia, e jiopolava 

lUlameiite la costa del Pacifico; e i Gesuiti scendevano dalle mnnta^^ie a [urtare 

Sai) Tnincisco qualche cosa pifi preziosa delPoro, cioè il timor dtl Signore. Anzi 

muM Iddio, nei suoi coas{|;li arcani, che in questa opera dì civiltà e di Tede scr- 



150 



DELL OSTA A GIS VO 



Qaanto poi alle cospirazioni dei gesuiti, per la TO' 
paese, compiaceteri dì fare un atto da gentiluomo; è il so 
gesuiti YÌ domandauo: recatene le prore. Mostrate quale 
suiti, dove^ come e quando cospiri contro il paese. Se sie 
tiluomo, tenete T invito. Ma portate fatti, non ciance; « 
frasi; non favole, ma verità. 

A che dunque si riducono tutte le ragioni, per la 
gesuiti avrebbero da soggiacere alla pena dell' ostracisq 
invettive, a denigramenti, a vituperi!, ad infamazioni, 
d* odio, ad enormità non probabili e non provato. Se ne 
troppe e troppo, contro uomini che vivono all'aperto, pa 
pubblico, trattano con ogni genere dì persone, vanuo da 
e mai non sono colte in fallo di nulla. È proprio il caso 
vincit opinionetn sceleris magnitttdo. Possibile che u 
così nefasta alla religione ed alla civiltà, come pre 
religioso e civile dottor Malenotti, non abbia mai uno, U! 
dei suoi membri, che incappi nelle mani della giustizi 
suiti, puta caso, conoscono qualche giornalista malfama 
faraato, che ha tentato ricatti sul conto loro : ed e|;lì 
asserire di conoscere un unico gesuita, che ne abbia ten 
conto di qualche giornalista? I gesuiti verbigrazia, oo^ 
qualche solenne calunniatore della loro morale, che ball 
moglie colla moglie dell'amico, come se le mogli fossercj 
che da latte: ed egli potrebbe indicare un unico ges 
tenga mano o dia il passaporto a simili ribalderie? 



tìsiCVQ i rraLelli stessi dei grnndi proUgonislì, nel dramma settario STolioj 
zioflr della fede e della Cbe.«a in Italia. 

4 CitiTÙ fm questi uoiiii un solo, quello del Bi\!o. Pochi gìonii mldìa 
ToDoi'e di conversare col GefnJUi Piidre Gìuvppe ni\io, fraldlo ilrl (retteli 
fìixio. — Che bei recctiìo! Alto e nobile portanicnto. lu nella frante scolpili 
Imloiiiiio del UenoTcse, e negli or.rlit lo «templlciiit del fjiiciullo. È una 
TnierJo, il partirgli una i;ioia. Cliì dei due fratelli lia meglio mmlaio dell! 
e dellii patria? Il missionarin. reducalorc di^^li Indiani e degli Americani, i 
hanlaton^ di Horoa, lo stermìitnlore di preti e di frati? Chi? Qoftllo che 
U bnmiiera delln fette e di'lla scienza italiana in .\mcrica, o colai che alt^ 
HuuM la bandiera del Papa? Il irioufanle £arÌl>aldino, o il proscritto 
spoiidano i lettori. > 



DB GBStnn 



151 



Bmpllfìcare all' infinito. Noi Tediamo tanti, ai quali il 
sDotti non esiterebbe a dare patente almeno dì civiltà 
f passare pei tribunali e dai tribunali far viaggio 
trìe galere^ a scontarri crìmini e delitti: eppure come 
» mai non si vede accader ciò ad nn solo gesuita, non 
i appartenga ad una setta così nefasta alla civiltà ? 
i dottor Malenotti darci la chiave di questo curioso 
!a, noti bene, una chiave vera, non una falsa. Lu falsa 

tasca al Fleramosca. 

isione, tutto il chiasso che sì è fatto e si fa intorno 
li gestéiti, dei clericali^ dei paolotiiy manifesta bensì 
[acabile della massoneria al nome eristiauo e catto- 
,ù tosto che ad un fine irreligioso, mira ad un fine 
litico per le sètte democratiche e radicali, che util- 
le servono a battere in breccia la monarchia ed il 
e la sorregge: politico pel Grovemo, che invano scherza 

fuoco, per vendere all'Europa lucciole per lanterne. 
temiamo che, allo stringer dei conti, il giuoco debba 
ì brutto ohe ì giocatori non sì pensano. Per ora si 
aie; ed ìntaato i gesuiti, i clericali ed i paolotti, con- 
ia bene la qualità dei nemici che li oppugnano e delle 
iiMti adoperano contro loro, se da un verso han ra- 
filìggersi per carità del prossimo, datraltro T hanno 
a di rallegrarsi. Chi da tal gente, con tali modi e 
tie causa è combattuto, può dire con umile verità : 
milito sotto la buona bandiera, la bandiera dell'onore, 

di Dio. 



CALORE DEL SILLABO 



ìO" Il valore del Sillabo e V Episcopato nei Sinodi dk 
e provincialù 

L'argomento che andiamo svolgendo è dì natura sua foad 
sul fatto^ 6 da questo prende le mosse e trae quella forza 
in appresso non mancheremo, per quanto ci sarà dato, di hai 
apparire in tutta la sua luce e piena efficacia. Per questo ci i 
stato indispensabile il trattenere i nostri benevoli lettori in molte, | 
e alcuna fiata eziandio prolisse citazioni. La qual cosa sebt 
per so soglia generare noia e fastidio; confìdìamo nondimenoj 
coloro, i quali in cosi delicata questione cercano non il 
si rutile, avranno di buona voglia tenuto dietro a quanto i 
non p<)ca fatica abbiamo potuto raccogliere ed esporre, a 
presentare ìii tutto il suo vigore un argomento di somma 
vanza, e forse tuttora bisognoso d'essere compiutamente esf 
Aggiungi che esso mentre dall' una parte, sen^a perdere un ! 
cìolo della sua for/^, prescinde al tutto da qualche differenn] 
esiste tra i difensori del valore doinmatico di quel documq 
la quale è onninamente domestica né può punto giovare ai o« 
di quello; dair altra parte ha una doppia utilità: in qc 
serve ad illuminare gli oppositori di buona fede, ed insien 
confortare i difensori non solo nella loro persuasione, ma 
nella pugna che per avventura si trovassero di dover 
In quella guisa appunto che il filosofo o il teologo, imprenda 



\'od\ quad. blO, iKigg. 691-705 del precederne roluinc. 



a VALOBE DSL « SILLABO » 153 

& dimostrazione scientìfica doli* esistenza dì Dio, o dei motiTi 
Sosi detti dì credibilità, mentre combatte ed illumina gli incre- 
laii, afforza nel tempo stesso ed aggaerrisce i credenti. 

Bitornando pertanto al nostro proposito, investighiamo il modo 
che ban tenuto i Vescori nei loro Sinodi, vnoi diocesani vaoi 
prorinciali, in riguardo alle proposizioni del Sillabo. 

1" Quali Bentimenti nutrisse TEmo Patriarca di Venezia 
l'abbiamo gìk visto in nn brano della Pastorale da Lui indi- 
rizzata a] Clero od ai fedeli. Il Clero non mancò di dare segni 
indubitati della sua adesione ; nondimeno, come ciò fosse poco, 
vile attestarla solennissimamente in occasione dei Sinodo dio- 
Bsaao tenuto in Yenezia nel 1865, e la cui brave relaziono 
è stato dato di leggere come appendice, coir indicazione di 
rticolo communkato, nella Libertà Cattolica di Venezia 
ttembre 1865. E quantanque quegli che agiva non fosse 
Patriarca, nondimeno siccome all'operato del suo Clero 
fli, che d'altronde avea sì chiaramente parlato, die solenne- 
te la più lieta approvazione; cosi abbiamo giudicato che 
meglio a proposito riportare qui che altrove questo 
Noi terzo giorao pertanto dello sinodali congregazioni 
Imo Patriarca tenne una caldissima orazione al circostante suo 
»n>, il quale lo avea colmato di consolazionti, allorché per 
di Mons. Arciprete) della Metropolitana il giorno prece- 
te gli avea fatto leggero un^ ossequiosissima epifitola (sono 
tle dell'articolo communicato) da loro indir itta a Sua San- 
ti rtgnaìiU Pontefice Pio IX, nella quale epistola, né 
'o é nemìnen consigliata dalVEmo al raccolto suo Clero, 
qMlla vece dì spontaneo unanime accordo voluta dal 
sUsso mir ultima Congregazione prosinodale, il Veneto 
ietrdozio sì Secolare, che Regolare^ a nome eziandio degli 
esenti /rateili legittimamente rappresetitati, faceva diretta^ 
mie al sommo Pontefice T adesione più esplicita insieme agli 
\tri oracoli ttseìti dalV autorevole labbro del Vicario dì Oestt 
Hato, in ispecial modo alla sua Lettera Enciclica Quanta 
m..., IH uno al Sillabo aggiuntovi contcìiente i pbincipali 
uumi della nastra età, già condannati dalla si'frbui A.tJTORiT\ 



I 



IL VALORE 

Pontificia;... Laonde fu ìtelh il vedere nel 3^ giorno éelU 
sinodali Congregazioni quanti componevano la reverenda 
adunama affrettarsi d'inxrivere il propHo nome nella sud* 
detta Epistola^ degnata d«2rapproTusiotie più lieta daW Emi- 
nenti,mmo Presule... \ 

Abbiamo qui un atto di na intero Sinodo, ritto coucepito ia 
termini cotanto solenni, emesso in pubblico sotto gli ocdhi e 
colla più lieta approvazione dell' £mo Porporato cbe presedeti, 
e il quale come colle sue pastorali e solenne omelìa area da 
buon Pastore, precedendo coir esempio, inculcato e promosso «(»• 
siffatti sentimenti, così ora li incoraggiava e sanciva colia saa 
presenza. 

Oltreché negli atti dolio stesso Sinodo, cap. IL De ejOBonMi 

' Ecco le porote dflla ÌHlnn in data 6 settembre 18f%, alle qnnli 5Ì ryhtìKB 
l'iriicolo: Quatmia autvm omnia et eingnìa Thì Banctissimi orit àoewmnU» 
pari nobis emetoritait poIUant, nunc tamen TAUras tua» Enctteìicas OukOU 
Cura VI. Jd, Dee. proxime elapsi anni dataa st^pìcientes, ncque satU exiàH' 
mantfs tVns nùbis a Tairinrcha nottro flagraniis9\mit tferttis commuMicOftV 
ìHCtinditisime ex^àpisae, oc Ttlig\o»i«»\me tenuhse; splendiiUor«m Aotsim 4««nNl 
60Ìt.mnHal«fn noeti, atqtte ex hoc ampìinimo Conwnttt ad Te, SeatiaailKt 
Pater, tocem attollentes, immortale^ easdem Literas Tuas piena, omnimùiiLf 
eaque inanime tjepUcita a^haesione ad uìttmum usque npicem, et ceneranuif 
et ampIectiiHHr; omniaque, qnne lum in ipiis tum in apposito SylLibo erronft 
c<>mmenta Tu dctest^hs, e-r^ecraris, anathematisas, noe qi*nqne deUn 
exsecramur, anaUumatisamus. — Alla quale» ai %5 dello st<»0 mese, cosi ri$|ioiiAev 
il SoiniDO Huolefìce Pio IX. Itaqne veheinenter ìaetati sumus, JMIecti /V/it, uU 
vestras accepimus literas, die 6 huitu menais in tertia istiua dioece^anrte 9g» 
nodi sesBÌotie datas, ^ibua et reitri animi dsMiderii» «t monitia diìecài 
nostri Jotcphi Fmbyteri S. R. S. Cardinali» Trcvisanato, vif/*1* 
vettri Patriarchoij obseatndaniea dare aperteque pro^eminij nihil vofru 
tius, nihil potius esse quam omni devotione noUa et huic Petri cathódi 
qwi Christiis Dominna inexpHgnalnle Eeeìesiae »une fundatnenium 
firmiler constanterque adhaerert. Alqr*e eodem ttmpore ìuntU^nter éi\ 
cum majcima ìaetiUa, ac pari veneratione a Vobts exeeptam fuisae £noye\ 
nogtram Epistotam die 8 decemffris superiore anno omnibus Venerab^ 
Fratribm totìu» cnthólici orbis Sacrorum Antistitibns scriptam, adiee\ 
Syìhbum, et a Vobis ex animo retici oc damnari pemieioriaftimot 
rores, impiasque doetrinns, quae a Nobis damnatae et proieriptaa f\ 
IlÌ8ce cgrtgiia veatrùt senaibus omni quidem lamie diffnissimig «ummoj 
hctati ffMmiM... Vedi : Stnodus Dioeccsaxa Veneta «h. 19€C. Appendix ad 
Sjfnùdi na. S< a 4*. 



DEL « SILLABO » 



155 




nosirorum (emporitm erroribiiSt n. 1, vien detto: Qnae quìdem 
omnia errorum f>ortenta qitum alias saepiuSj tiuperrtme t^ero 
a SS, D, y. Pio Pp. IX, universa Christi Ecclesia pian- 
tUnUy reprobata proscripia atgue damnatay vos omnes qiwiquot 
w juMlorali Noslroé cure eommisai, si quides Catholicab 

KUE piLiORi'M soumE IURE CENSERi 7BLITIS, reprobare proscri- 

atque damnare debetis; qu^smadmodum et No^ simplicìter 
iuU^ ornili ambage stibdolaque di^tindione remota^ re- 

mu8 proscribimus afqite damnamus, sinoixas exsecranfes 
■opoarnosK, quae vel in Enajcliai SS. D. N. Pii Pp. IX 
tnaiita Cura 8 dee. 1864 data^ vel in Syli.abo insimul evulgato 
atSBcm-iSDAE Christi jidelibus proponuntur. £ si conchiiide il 
B. 3 c«lle segueoti parole : ni in Ipna exsecratione Jirrmssìmde 
Ut Petrae a Chrisiu constifutae adìiaeréntes^ ipsi Christo 

ereamtis... 

2" Il Sinodo pur diocesano di Monreale, celebrato nel mese 
I settembre del 1879, al e. I. De Fide Catholica, ubi de 
ìtchsia et eiusdem capite Romano Pontijice, parla del Sillabo 
ella maniera segaeiite. Saepe etiam (Paroehi ac Confessarii) 
trU'j^int Sgllnbum ab eodem $nmmo Poutijice Pio IX editum 
it ^'III decembris 1864; hitic enim nosse poterunt quinam 
ratcipui sitU aeUitis nostrae errorrb, a quiBcs quam maxime 
dlaborandnm ipsis est, ut prò tiribcs abhorkeant, decmxbskjub 

IDELS \ 

"E tra gii statuii del Vicariato A^wstolico di Ginevra nel n** 5, 

el cap. 1, De Fide catholica, troviamo le seguenti parole: 

xxxMo OBSBqvio clerici habeant quaecnmque Summus Ponti/ex 

'ms IX asserw't in suis Epistolis EncycUcis^ Decrelis, Al- 

antliombus^ aique speciatim in Syllabo, quem ipse edidit die 

7// dee, an. 18U,„ \ 

3' Venendo ora ai Sinodi o Concilii Provinciali, la cui 
itorità è di gran lunga maggiore, riporteremo quei soli che 
^am potuto avere. Essi sono cinque, e di regioni, dei cui 
B900TÌ nulla noi abbiamo riferito nei precedenti artìcoli. 

<-fnntIut DÌ0tC€«ana MonrfgaJerutis, ConsUfationes synodales, e. 1, n. 8 
- :'>tta Vicnriatita Apostolici Gebennenaia; an. 1881, C. I, n. T>, 



156 IL VALORE 

I. Il Concilio Provinciale di Utrecht (Olanda), tornito ni 
Tanno 1865, spocialmeate al titolo L De Religione ret^eU 
éi. Ecclesia Ch'isti, nei dieci capitoli che lo compongono cl^ 
emìiinìiomeAU i documenti, da cui sono state tolte le proposizio 
del Sillabo, e le stesse proposizioni in numero pit\ di 30 eoi 
citajEione: con/er propositionem... Inter damnatas a Pio Ij 
In tal modo r£lt*n&^ delle medesime v'apparisce riconosciuto i 
fonte da cui ìu materia strettamente dommatica si possa e del 
attingere, quasi che esso esibisca non solo una retta e ait 
nonna per T insegnamento de* Pastori delle anime, ma eziand 
tronàii o^i questione, e fissi il da tenersi per TaTrenlre. ! 
oome s^ ciò fosse poco, nel capìtolo IX^ si propone espressame 
il Sìllabo oome regola da seguirsi da tatti. Eccone le par 
Ut rgro et Mìhjs sciane (Paiochi ceterìqae Sacerdotes minis 
addieti) quae a fidditms titìxi»! $ryr, ei facilius munéri 
prie saiis/adant^ iamquam ^oaxix habebuni epistolam enc 
oam, f«MU ìktud ita multo ante a supremo grtgis domi 
Pmtiani vi^lanfisiimo Poniifiee Pio IX ad omnes Epis 
dafa Mi, mx- non 0ÌmtHm€Ìdem0jnsiclQen9tO6iwsKt Và 
Taaia Sf^Ilabum. Hmne mai r$gmhm mmH smmus in Os 
r^nlms rtprobmHtii^ fnos spteialiter paroehwrmm vigii 
àmìfÈumàm «*** cm$uimì$s: UH ipà Ais^TCfUUt kkiilìi 
Im tmbi mmm mmm i n irù U ossi TisuuTKua ac roTATt 
iMAixt!n>rm *. 

IL // C^Nci/ìo mmwimmh II di B^timora (Stati Ui 
d*A » a ri ca M Xord) in taà ì&lomueri «otrAmTBseoTo di 
tÌMn»IM«8atoMteS«è»A9aitBtìas$lramoon,37 Y^^ 
TAMBiAisInlm M Tesmula di lUà (néeTaoMte), ìi 
«lilm M \mm dì MMaeiìa, % AMati, S2 Tiearii gè 
% It S^pinckrì di Ordìai Ratìgto^ fti oaMnl» Del 1S66^ 
Pyirì. T^l»!* IV, al «io UL IV Mmtrimùmi», citudo per Vi 
«Mhlìlìlà d«i ràMili ■atrìMimlii k iwfwìiiww 67* 
SQUa UMWfMÉk pania: Mnm cwwwdi im dm kotn 






S€it 



I». \. ^ ^ e 



« SILLABO » 

ìcìa, rursu^ hi eum (errorem) indamavit Plus 
LrJWtcìier regnanti, qui in Sifllabum complectentbm 
poa K06TR1S AETiTis EBROKES SUO ÌUSSU tdiiuiìu et hunc 
[voluit .. ^ £ Qella lettera, iavìata a Pio IX e sottoscritta 
9DCÌ1Ì0 al 21 di ottobre da tutti gli Arcivescovi in nome 
lei loro Suffraganei, trovìuuio le s^iguenti signlficantissìaie 
kÌ?tft7tti<; coelestìs huius Virginis aiispiciis atque nuxilio^ 
\ormies cantra Jidem hoflienioSy hakrbsbsquk quagtMversus 
es in unum quasi FAScirnjdit coi;6BB«ATOSf Syllabo TuOt 
posTOLici OLAi'ti MrcROKE iugulasti..^, 
|. II Concilio Provinciale di Quebec (Canada) celebrato 
p8. Del decreto V, De Ecclesia et Stimmo Pontifice pro- 
di adtirire alle condanne degli errori moderni fatte da 
li Pontefici da Pio VI a Pio IX, e prosegue: Statuitnusque 
ciae lilterae (Quanta cura) cum SifUabo ipsifi adiuncto^ 
lectente praecipuos nostrae aetatis errores, qui notantur in 
utionibus consistorìalibus, in Encyclicìs alìisque Apostolicìs 
rìs Sanctissimi D. N. Pii Pupae LX, ad calceni praesentia 
di nostrae, ad instructionem Pastorum et fiddium huitis 
nae, impriniantur ^ E più sotto, decreto Vili, De libris 
idìbusque improbis^ ritorna sulle proposizioni del Sillabo, 
dndo ai Confessori e Pastori delle anime dì ritenere come 
qnelle efomerìdi, nelle quali s'impugnano o T autorità, il 
i diritti, gl'insegnamenti della Chiesa, od il Clero, 
Bgue, e cùtìtrario ibi praedicari, de/endi^ aut insidiose 
tindtsci quahìncunigtte errorem sen propositiones^ qnae 
[X Stllabo, Encyclicis liiteris (Qaanta Cura) adnexo^ 
inveniuntur \ 
LimangoDO due Concilìi tenuti nel 1SG9. Quello di Sìnirne 
sione prima De Fide Caiholica, confessa che all'appa- 



feta Conditi pUnarii Baltimttrtniiig IT. Tìt. V, e. IX, n. 316. Colleclto 
^om. Ili, p.-ig. i^iì li. 

cìL png. 370 &. 

tta Quarti Cùneiìii Provinciae EedeaioMlicat Quebeeetuis V. Collectio 
III, pa?. -iTi h. 

«II. pajr. 7 1 i e. 



a VALORE 

rìre, specialmente in questi ultimi t^mpi, d 
zìali errori, n-ihìl sanciius vel meh'us vel ò^^ 
comuni, cui confirmare Fratres deaursitm dntum 
potuity qitam krrorbs hisce temporibus invalescsntes 
labum RELATOS DAMKARE. E prosegiioDo i Padri esp 
loro adesione con le seguenti solennissiine parole: 
omnes Congregati sm mnneris esse existimarunt 
Patria verba sectari, ìnonitis adhae^'ere^ quod i 
probare, guod coudemtiavit condemnare^ eiusque docH^ 
pttlis sibì commissis (radere, S. Innoceniil I ad P\ 
cilii MiUvitani seni enti am sequidi: Quoties fidei 
latur, arbitror omnes Fratres et Coepiscopos oostros 
Petrura, id est sui nominis et honoris auctorem, refe: 
ìxeque adhuc quAERBKncM examf.s qiod iam factcjc bs 
STOLICAM SBDEM, ìuxta S. Augustìnl rerba \ 

V. Resta da ultimo il Concilio Provinciale lP\ 
(Repubblica deir Equatore), I Padri, in esso cong] 
Decreto II, De Catholicae Fidei conservalìnne proj 
propagatione^ così decretano del Sillabo. Qimsi iNFAd 
TAQUE doctrinae norsu tam clero ntrìusque ordinìsti 
pulo commendatur quam nji\iutSyllabns, complectens | 
Dostrae aetatis errorcs qui notantur in Allocutionìbufl| 
rialibiis, in Encyclicis aliisqne Apostolicis literis SS.| 
Papae IX, qui ad calcem decretorum primi Condì 
cialis Qiiitensis ìnsertits et typis ìnandatus hoMii 
errores vero in praedìcto Sgllabo contcntos prod 
Ordinariis inxfa praescripta in praesenti decreto 

Ma il fìn qui detto non basta. La lettera che i 
Padri inviarono al Santo Padre Pio IX ritoma 
< Nulla stette più a cuore, dicono, ai Padri Cong 
prescrivere che s^osservaese il primo Concilio di Qui 
retto ed approvato dalla Congregazione del Concilio, 

' liecrela primi Ccnciìii tSmì/rnensig, «e. t e. \. Coli- Lac 
gìne &65 «, e 506 s. 

' Jkertta secun(2» Concila Provincialia Quitensit, Ikcr. II. n. 
imn. VI, pii?. 433 «. 



DEL < SILLABO » 150 

lieo eolle stampe anitamente air Encìclica Quanta Cura 

Sillabo di Vufitra Santità. E poichò molte delle false 

poi, la quali a' nostri dì vengono sì dì f regnante messo fuori, 

ràuàte « penetrare eziandìo in questa Bepubblica, visutn 

ridi epistola errores illos pqpulìs indicare^ breviter 

rCf (Hc tandwi ètlI/Hu auctoriTxtk, veluti districlo etsse, 

Qitid enim magis aut utile aut animariim pasto- 

honorificumy quam ut Priticipis Pastorum vestigia se- 

iur site in catholicà vkrititk ìsakrìinui sire in kkroribus, 

I o^roNDSTVK, MTHMtsuiH '? » lo qiiesto senso scrìTerano 

,eEoam oeir approvare, dopo maturo osamCf il medesimo 

ilio, rispondeva diie anni dopo (26 marzo 1371) in riguardo 

ll&bo Qe'termini seguenti: Haec nociata homintim vis fa- 

rtddel illorum decretnrum impl£ìnenti$m^ guìbns Jidei 

rkakm vallaiam voluistis; qucmadmodum documenta a 

ornino Nostro ^raaepe edita, ae paAEdK&Tnt Literae 

Quota Cura eisque adiiexus Syllabus, quae uti 

finae sobmam esse iiissistis, maximopere conducent ad «r- 

. pi nuHc circHtnferuntur^ »ive praecaveados sive convel- 

Dal fin qui esposto sì rende manifesto essere state le 

lisioai del Sìllabo riconostùute da Sinodi, vuoi diocesani 

l'pmnDciali, come errori coudamiuti dal Maestro Supremo 

tti: alla qnale condanna &s8i aderiscono di fatto, e dichia- 

tlKokaDO doversi aderirò da ornano; condanna, la quale 

quasi regola e norma sicura, apostolica, infuìlibìle, fa 

ere qnali sieno quelle perverse opinioni e peniiciose dot- 

)daouì con ogni studio si debbono, per qnanto bau cara 

Interna salute, guardare ed allontanare. Ma un atto eh* è 

*• par Vorigine, e fer il iermm$^ e por la materia, e per 

• e per gli efetfi importa un giudizio infallibile del Ma- 

sapremo. Dunque nei Sinodi diocesani e provinciali, che 

riportato^ il Sillabo venne giudicato come un elenco di 



*Unen M 57 febr. f869. Ltìc. ciu pag. 446 a. 
'W. cit. pag. 448 d. 



proposizioni condannate con giudizio infallibiU dal Magn 
del sommo Pastore e Dottore della Chiesa, 

5 ' Eìassumendo pertanto quanto in questo e ne' precedenti 
artìcoli abbiam dimostrato, siamo analmente in grado di poter 
qui formulare, senyA tema d'essere smentiti, la seguente pro- 
posizione. tJ un fatto c^rlo e incontrastabile che V Episcopi 
Cattolico in molteplici aiti, o siano lettere dì protesta aU« po- 
testà secolari, di istnuiotie al proprio gregge, ^'adesione al 
oomun Pastore, di consulto alla Sacra Cougregazione, o Mmt 
decreti di Sinodi vuoi diocesani vuoi provinciali, ha giudica 
le proposizioni del >Hllab0j come errori condannati con gi^ 
dizio infallibile dal Magistero dèi supremo Maestro né 
cose della fede e de" costumi. 

Stabilita cosi la verità storica d'un tale fatto, vuolai eonsid 
rare la forza che esso ha di provare e metter fuor di dablj 
la conclusione proposta fin da principio, il che potremo 
mare verità filosojka ovvero logica del medesimo. 

1 1" Natura e valore degli atti episcopali. 

Abbiamo già detto che il magistero di qualsivoglia Vesce 
in particolare, e di qualunque sìnwlo provinciale o na^sionale, < 
natura sua non è infallibile. Nondimeno, a non cadere in un In 
tissimo errore, convien distinguere T infallibilmente ver 
certamente vero, giusta q uè' varii gradi dì certezza che 
i filosofi. Il primo inchiude, e nel massimo suo grado, 
secondo, e non viceversa. 

Oltre a ciò una benché leggerissima riflessione sugli 
episcopali da noi riferiti basta ed avanza, affiochò si vegga 
esser essi da confondersi con affermazioni o couclusioni di teolo 
e nulla più. 

1' Altro s'ba a dire il parlare di un teologo, ed altro J 
parlar d'un Vescovo. N'abbiamo un esempio, a lasciarne 
altri, nel compianto Mons. Ferrè Vescovo di Casale, la cui 
storale diretta al suo popolo nell'anno 1865 in occasione 
Sillabo, fu da noi citata, ed il quale poi pii\ tardi nel 



DEL «SILLABO > l6l 

Bèlla sua opera: — La Costituzione dogmatica prima Intorno 
alla Chiesa di Cristo: Pastor akteknus, voi. 3, pag. 223, seg. in 
nota — difende il Sillabo come documento dommatico, e addotte 
eoD molta cbiare;'./^ alcuno distiDzìoni couchiude cosi : « Dobbiamo 
però aggiungere che IMnfallibilità pontificia non ha per suo og- 
§tìUo soltanto la fede, ma anche la morale; e che perciò, siccome 
il Sillabo non altrimenti delle Encicliche, Allocuzioni e Lettere 
del Papa, mentre dichiara essere erronee e diQbrmi dalla giustizia 
e dalla pietà le proposi/ioni in esse registrate, stabilisce in pari 
tempo essere cosa per sé stessa immorale Taderirvi, sotto questo 
upetto senza distinzione la sentenza del Sillabo dee ritenersi atto 
isfallibile del pontificio magistero. » Xel primo caso parla il 
VescoTo, nel secondo il Teologo. Sia pure la stessa conclusione 
eDanciata noli* uno e nell'altro caso, non sarà mai dello stesso 
nlore Tatto d'insegnare in quello ed in questo, E la ragione 
TQolsi ripetere da rio che nel primo caso Tatto dMnsegnare è 
potestativo, per così dire; nel secondo invece è soltanto /«oo^ia- 
fiw, se s'intenda con ci6 quella specie di diritto o facoltà, che 
Dftturalmeute ha di discorrere e d'insegnare in alcuna materia, 
chi è versato e dotto nella medesima; donde T adagio Peritis 
m arte credendttm est. 

2' Dicemmo potestativo^ aggiungiamo e per ragione W or- 
Unt superiore. Imperocché, quando il Vescovo parla da Vescovo 
la natura stessa delle coso, quali debbono essere conseguente- 
mente alT Economia presente voluta da Cristo e sancita col suo 
angue divino, richiede che parli come Superiore a'suoi sudditi^ 
come Pastore alle sue pecorelle, come Maestro a' suoi discepoli, 
E poiché l'Episcopato è d'istituzione divina, e per conseguenza 
i Vescovi nella consecrazione sono per certo, almeno in atto primo, 
costituiti per volontà dì Cristo Superiori, Pastori e Maestri dei 
fedeli , ne conseguita che il diritto che ha il Vescovo d' inse- 
pare e Vatto che ad esso risponde, siano non solo potestativi, 
ma eziandio entrino in un ordine superiore al naturale. Dalla 
pai cosa sì deduce che assegnato che abbia il Vicario di Gesù 
Cristo ad un Vescovo il determinato sno gregge, questi, sia che 



Sarit XXIL voi. l K. /«e. «72 



11 



7 O'to'trm I4SU 



IL TAtORK 

riceva la G'mrisdizioDe iramediataraont^ da Cristo ov7erf> dal 
mano Pootefìce^ di fatto in quanto al diritto ed atto d* insegnai 
non è sottoposto a veruna potestà, che non sia d' ordine soprani 
naturale e ùi" grado superiore 

3' Ma T*è di più. Quando il Vescovo parla da Vescovo 
esercita il suo sacro diritto d'insegnare, parla ed insegna in 
ordine alla conservazione delle sue pecorelle nella fede, ed alla 
salate eterna delle medesimo. Quindi la sua parola non si ri- 
mane nella sfera puramente scientifica e scolastica, una procede 
oltre; e pur proponendo^ discutendo, argomentando, e sciogliendo 
difidcoltà tende allo scopo predetto, pel quale fu istituito ed h 
perennemente conservato da Cristo nella sua Chiesa Ìl Magistero 
vivo di Testi autentici. Nel Teologo, per contrario, nulla di tutto 
ciò. E sì che esso eziandio potrà in ammaestrando prefiggersi 
d'illuminare ed istruire i fedeli nelle cose della fede, di gìov 
alla loro eterna salute; il suo atto però non sarà mai ex o^ 
perchè non ordinata a tal fine di natura sita, vale a dire 
istituxione di Colui, dal quale unicamente ha ragiono d'ests 
e d'operare ìl diritto di cui abbiamo ragionato. L' istruire 
giovare i fedeli sarà finis operanHs e non operis^ per 
scolasticamente. 

Breve, la parola del Vescovo è parola d'nn Teste autentk 
proordinato da Dio; quella del Teologo è d'un uomo dotto, e oq 
più. Quindi, allorché il Vescovo parla come Te*»logo si rivolge J 
dotti (de' quali non fu istituito nò Superiore, né iUaestro, né F^~ 
store) sottoponendo al toro giudizio le sue conclusioni scìcntificlie; 
quando parla com'B Vescovo si rivolge per ufficio ai fedeli, 
pecorelle, delle quali è per ordinazione sovrumana Pastore e 
toro, quantunque non supremo, s\ bene subordinato al Vicatj 
di Qtenti Cristo e successore di S. Pietro, al Romano Pontefi 
Ed i snoi insegnamenti in tal caso anziché lasciati al loro ; 
dizìo, vengono imposti. 

4" Qui siamo coadotti a toccare un altro punto che 
mirabilmente a chiarire quello che andiamo trattando: ed ò 
il diritto del Vescovo, quindo insegna comt3 Vescovo, è virlu 
mento doppio: à' insegnare cioò ex ojficio^ e ò.^ essere asmlt 



DEL «SILLABO > 163 

du fedeli commessi alle sae cure; al che risponde dalia parte 
di questi ultimi V obbligo di ricevere e di seguire gli ammae- 
e^jramenti del proprio Pastore, ove loro non consti che esso è 
disgiunto e separato dal resto de* Pastori e dal centro dell' Unità, 
ossìa dal B4)mano Poatefice, Pastore dei Pastori. Diciamo: non 
coìisti; non basta un sospetto o dubbio qualunque-, vi bisogna 
qualche prova positiva, od indizio gravo; perchè la comunione 
ni Romano Pontefice del proprio Vcscijvo^ quando questi inse- 
ga, si deve secondo ogni diritto snpporre. 

5" Stanti le cose predette non sarà difticile, crediamo, for- 
marsi una chiara idea del valore degli atti episcopali da noi 
riportati. Essi, non v'ha chi durerebbe fatica nel verificarlo, sono 
tatti atti dì persona non privata^ sì puffblica. Yogliam dire: in 
0Sai i Vescovi parlano per ufficio e con autorità. Concìossiachò 
qua li vedi omiò Cnatodi del deposito della fede, dei diritti della 
Chiesa e dell'Episcopato, levar alto la voce contro T imbelle, seb- 
bene in grazia della forza fìsica intollerabilmente prepotente, ed 
illogicamente redivivo Cesarismo; colà lì ravvisi eome Pastori 
istniire il proprio gregge, mostrargli quelle cose che deve o cre- 
dere od abborrìre e detestare per rimanere unito al Capo della 
Chiesa, della voce del quale essi non sono che Eco e Banditori 
fbdeli. Ora li scorgi rivolti al Pastore e Padre comune, il suc- 
0eBSore di Pietro, prestargli ossequio ed aderire a' suoi insegna- 
Énoti condannando ciò eh* Egli condanna; ora li consideri riòpon- 
ègre all'appello del medesimo, e per iscritto prendere premurosi 
forte alla solUcitudo omnium Ecclesiarum; ora Analmente li 
ritrovi (iua\\ fratelli e coepiscopi^ radunati in più insieme, con- 
tare^ deliberare e decretare cose, che concernono il bene delle 
e do'credenti d* un intera Provincia o Nazione. 

Ora non sono atti cotesti tutti che presentano un carattere 
li tatto giuridico ed autentico? Non sono atti che s'impongono, 
od a cui si deve soggezione? S'impongono, si; e non solamente 
le si riguarda la ginr indizione j di cui vanno rivestiti, alla quale 
vi deve, por lo meno, un religioso silenzio; ma eziandio se sì con- 

I-ra lu verità, di cui va adorno il giudizio espresso nei me- 
disimi, 6 la quale s'impone ad ogni uomo ragionevole. Imperocché 



164 ^^^^^K^^"^ it VALOKK 

qnesto giudizio renne espresso — da persone dotte e Tersate nella 
materia di cui si trattava; — moltissime in numero; — cop 
c^guì^ione di causa; — pubblicamente; — ripetutamente in di- 
verse circostao7.e; — senza secondi fini. Dunque se v*ha, eom« 
è indubitato, una certezza morah, e se l'argomento dedotto 
àaXV autorità vaio piO qualche cosa; ragion vuole che nel caso 
nostro e questo, ricco di così solenni requisiti, si svolga con tutta 
la sua forza, e quella s'ottenga in tutta la sua pienezza. 

Oltreché questo giudizio renne esposto in parecchi Coocilii 
Provìnoiali, e proprio in quella parte che sì versava io materie 
douiiuatiche. Gli atti dei quali Coocilii furono spediti a Romij 
e quivi accuratamente esaminati, vennero rimandati con quell'i 
pro^'azione, c'ue la Santa Sede suole concedere a somiglianti at{F7 
che sono 1 più solenni che l'Episcopato d'un intera Provii 
possa emettere. 

12** Valore della nostra tesi, 

• 

Stando dunque alle cose predette, noi non dubitiamo d'i 
rìre che, siccome persola ir ragionevolezza un chicchessia s'osti*^ 
nerebbe nel negare a cotesti atti quella verità che ad 
propria; così soltanto per una non comune temerità, per dir 
un cattulic'j negherebbe ai medesimi rispetto e dejeretiza, 
se tali sono i suddetti atti, come si vorrà negare Tistesso 
lore al giudiiiio che in essi ò espresso? Dunque il giudizio eme 
dair Episcopato in quegli atti ha tale valore, che solo per ir 
giouevolt; temeraria ostina^tioue potrà aversi iu non cale. 

Ma la nostra tosi non è altro che T espressione di quel gi| 
dizio, essendo più che manifesto che le proposizioni, le quali 
medesimo giudi;!Ìo vengono dall' Epis^pato proclamate ome. 
d'jiuaili: e proscritte con giiiiizio infallibile del Magie 
tfuprenw del Vicario di Gesù Cristo^ sono proprio le ott 
raccolte nel Sillaba. Dunque ragione ruolo che alla nostra 
6Ì riconosci queir istesso ralore. In altre parole : come qual , 
dizio è certamente vero, cosi cerlattuaUe vera ù la nostra 



clje cioè \& proposizioni del Sìllabo sono tutte errori proscritti 
e condannati con giudizio infallibile del Magistero supremo 
Pastore e Dottore de'/edeli. Capo della Cristianità^ Vi* 
trio di Gesti Cristo. 

Postt> ciò noQ 8i proverà difficoltà veruaa nel persuadersi della 
Tt'rità di quanto da principio per ntìcessaria conseguenza asse- 
ritntuo: vugliam dire che ciascheduno di dulti errori è per lo 
meno contra doetrinam catholicam et sanam. 

I In due sonai può una dottrina esser detta cattolica e sana, 
S'.'Ciudo i varìi rispetti, sotto cui si considera la proposizione 
chti la eoiincia. Priinieramente, se essa riguardata vuoi in sé, 
Tuoi relatiramente all' insegnamento della Chiesa, non ha nulla 
dì film, dì contrario a detto insegnamento, la dottrina si 
dini cattolica e sana, così che ogni teologo possa abbracciarla 
^ !'^'*pugtiarla, ed ogni cattolico seguirla senza tema d'offendere 
U) propone la Santi Madre Chiesa. In questo senso la dot- 
trina è chiamata cattolica negativamente; in quanto si considera 
la sua non-opposizione alle verità proposte dai Magistero della 
'^^'■sa. E notisi bene che l'essere una dottrina in tal modo 
•lica non potrà servire di ragione, per cui dì due sentenze 
itnrie una venga o debba essnre abbracciata a prefereniia 
tlFaltra; perchè ambedue sarebbero dottrina cattolica nega- 
lente. Quindi i sostenitori dell'una e dell'altra nella di- 
siane potranno eoo verità asserire di propugnare una dot- 
ìna cattolica, ma non possono dire di propugnarla perchè 
tiolica. 

2'' Secondamente una dottrina è detta cattolica e sana se si 
\à% a quello che positivamente propone il MagisU'ro della 
liesa, ed in tal caso tre sono i gradi che può avere una dot- 
appellata sana e cattolica. — Il primo sì ha ove rivolgasi 
^attenzione zW insegnamento comune dei Teoligi^ il quale sob- 
rio senso molto largo possa dirsi insegnamento del Magistero 
Chiesa (in quanta cioè quelli insegnano sotto la direzione 
[ rigilanaa di questo), nondimeno ha gran peso ed autorità: e 
[essere una dottrina in questo seoso citttolìca e sana può, suole 



It TAlOftK 



Sto dere senim aBBiwniiA telno» ri ét to r miu i 
]uuUMto«^ TAltn 4i da» (notaoit. — II 
^radftflfiJnrSfttìiiiiriBai 1 membri eamiwméi fteto» tpwt e re 
MÌA Chies»; o iiie|[ìio » poa^ui mente &I1a d/9itrmm pr opesa 

(tal 'I\^ autDstid A pnoritiimci da Dia, aàe oostitniaoMio ì& Chiesi 
(boantBr ^naii «HU» L Yiaam tatti tid il Bobud Phofesfice. Per- 
tvitow Ife'dàtiniuk benfaèiM» mm fm'mmimmt» rìnM^ Doa4i* 
neno ò <x>ii qaa^a «'ww mì w i, owsm è fnfo«t& da dna grm^ 
parte de* Yeseovi ooIl'apprspBuww dittila Sade ApostoBea, oppar» 
tV da questa «nundata, iacnkalat alakilitaaril* appone alla lio^ 
l'Wna conirnria. roai dirattameiìto foufc IwttnttaaeBte, una OM' 
»ura quale oht^ »ia; se mB Mbroa, £eìuM, è tale, sarà detir 
catUitica e sana nei senso stratfeo deUa pania; ed io tal 
servirà ad ogni eattalio» di morwta se Mtt di cnnicre, perche 
oaasa d«Td iwmro pesfeennite aiTeiéttiv ataeno, ed è eertis- 
aìma, dì soUìm laftrfiìi—irfi Suebte» per dirlo ooi Teologi 
twrma non quàimm endmài^ sed ftàinaKi memxsm. — Il ter» 
seneo arrassi quando ri tratti di noa dottrina proposta dil 
Magittefo della Oteesa SMae émmn ri m l w tO r e s* ha pt^r con- 
segMDsa a «federe cea Me tatliilBi. la qnesf nltirao caso 
dottrina è cattettea aeUn pia stratte seve pesribile, e tatto 
cbe se te eppooe è a rì^ettusi sette pena ^anatema e di daq* 
tru^ ndla fede. 

3^ Chiarito atqQaDte qwat» ponto, Teg^iamo che cosa ruoli 
intendere per dottrina cattoNea • sana nella nostra proposizioi 
Per certo non parliamo deiraltimo grado or ora accennato; 
neppure intendiamo di fennard a portare ra^oaì per esclnd^ff 
il primo senso, ch^) ìtaporta la sola mon-oppo-st^ìnni' all' insegni 
mento della Chiesa. Rimangono il primo e secondo grado dei 
ultimamente ìndìcMì. Se non che del prìmo. che riguarda 1* 
gnaaento cornane dei Teologi, non fu da noi peranco fatta psnl 
qiaatanqae avremmo pototo occupacene molto bene; stant€chè 
Teriegi dì qualche rinomansache in questi attimi 22 anni, qi 
ornai ne scorsero dalla promnl^azìone del Sillabo, hanno seri* 
sa tal pnnto, la massimi^ parte ha parlato delle proposi^ciooi 
colte nel Sillabo come ne parlò 1* Episcopato, e di esse si 



DEL < SILLAIIO » 167 

per argomoutaro in materie douitiiaticho o ia punti strottauidDte 
con queste connesse '. Che se t' è fra essi qaalctie difTerousa, 
qnesta non trascorre ì lìmiti d' una questione puramente domestica. 
Convengono lutti nell' alTerrnare e ritenere come condannate con 
gindi;!Ìo infallibile del magistero supremo del Sommo Pontefice 
tutte le ottanta proposizioni enumerate nel Sìllabo, e questo ò 
il punto veratmnfe importante, e che bene stabilito mette alle 
strette gli oppositori e li riduce ai tacere. Solo si diversificano 
neir assegnare donde sìa a ripetersi Vatto dì coDdanna, se dalla 
^fefma stessa e sola che ha il Sillabo in sé stesso considerato;; 
^rero piattosto dai Documenti pontificii, o meglio dal Sìllabo 
preso in scnsu composito con quo* Documeuti pontificii, da cui 
fiuono estratte (e ciò consta autenticamente e con certezza) e rac- 
o»lle, per ordine deirAutore dei medesimi Documenti, in un 
elenro le ottanta proposizioni condannate. Come ognun vede la 
questione ò Sf>ltaDto riguardo aWunde sil^ e non al quid o quod 
sii. Qui vanno tutti d'accordo e combattono gli stessi avversarii 
the noi combattiamo, e colla skssa affermazione, sebbene la pro- 
vino con differenti ragioni secondo la varia sentènza che hanno 
abbracciata. Quindi in tal modo potrebbero essore intese nella 
nostra proposizione le parole dottrina cattolica e sana; e se 
sa avrebbe un argomento ben a proposito e molto valido. 
4" Ma v'ò di pii^. Resta cioò il secondo grado sopraesposto, 
>t)do il quale ^ dottrin.a cattolica e sana quella cho, benché 
sia verità rivelata, è nondimanco con questa connessa» ovvero 
da nna ^raji parte de'Vescovi coli' approvazione della 
Sede, oppure Ò da questa enunciata, inculcata e stabilita 
.'apporre alla dottrina contraria vuoi direttamente vuoi ìndi- 
mente una censura. E che cosi s'abbia ad intendere nella 
tesi ò evidente. Basta riandare per poco il fatto da noi 
svolto. La materia delle ottanta proposizioni del Sillabo 



Vpili le op'«re lÌPifU Em«. I'hìnzelis a M\zzei.i-\, Ji Monsignor Keimr.. dei 

' |>At.HlK^I, llrRTFJl. ScilHlDetl, VlLUDA, lllH ProfT. MURRAV, W.VftD (Acta 

' i mnllo !ilini.iti PerìiHlicì wientriici la Bablin Review, Sc»oìa Cnt' 
y*iàdes, Stimmen atu U. Ln'Kh, Der KathoUk, non the gli ariicoli 
nel WatfdìiéchM Kirchmòlatt (an. tS65) ree 



1«8 



IL VALORE DEL « SrLLABO » 



è per certo o dommatìca o ad essa, più o meno direttamente, 
riferisce: le medesime vennero accettate, difese, proposte ed im- 
poste ai fedeli da moltissimi VesooTÌ, ed in più cìroostenxe, 
i^roTati in ciò e lodati dal Romano Pontefice, il quale in pre- 
cedenti snoi atti, pronunziati o scritti da Lai in persona, area 
rìprorato e coodunnato con varie censure tutte quelle proposi- 
zioni, e, fattelo raccogliere in un Elenco, ordinò si trasmettes- 
sero ai VescoTÌ sotto il titolo generico di errores qui notaniur 
in Allocutionibwt Cmsistorialibus, ecc. Puossi richieder di 
più? Dunque le proposizioni presentate dal Sillabo sono vera- 
mente contra doctrinam catholicam e sanam. ^ nessun catto- 
lico può in coscienza ammettere un errore che sia tale; dunqae, 
èia terza cosa che dovevamo dimostrare, nessun cattolico può ih 
ccsciema affermare o professare e propugnare qualsivoglia 
delle 60 proposizioni contenute nel Sillabo, 

5** Dunque, per riepilogare in pochissimo il discorso nei re- 
cedenti articoli, a parte ogni altra questione sul vero e gì ■ i 
senso dì tate o cotale proposizione, sul grado maggiore o minore 
di censura ecc. il punto cardinale e decisivo per un cattolico 4 
questo: he proposizioni raccolte nel Sillabo sono a riguardarsi 
come condafinate con giudizio infallibile dalla Santa Seà*^ 
VERAMENTE, rispondiamo, per la ragione che tali le rie 
r Episcopato, il cui giudizio siccome è un fatto imtegabile, 
è argomento inrepugnabile, e garanzia sicurissima della m 
e cattolicità della nostra tesi. 

Il medesimo giudizio neiristesso tempo è salda difesa cont 
gli oppositori, come vedremo in appresso, coli' aiuto del Signor 



IL LAICATO CATTOLICO 

NEGLI STATI SEPARATI DALLA CHIESA 



Dalla conversione di Costantino ai tempi nostri la società cri- 
stiana, come giù notammo altra volta, sì considerò, qual è vera- 
mente, un sol corpo, sotto un sol capo, Cristo, verace Dio, il quale 
la governasse por mezzo di due suoi rappresentanti, il Principato 
sacro e il Principato civile, secondo il duplico indìrì:2Zo di cui 
abbiamo mestieri quaggiù: Tuno per l'acquisto della felicità 
sempiterna, Taltro pel godimento de'beni, proprii della felicità 
temporale. Dì qui la necessità di armonia tra i due poteri, re- 
ligioso e polìtico; e il debito in questo secondo d'essere di aiuto 

_€ presidio a quel primo. 

Oggidì siffatte idee sono, dove in part« e dove integralmente 

lutate. Lo Stato alla rappresentanza della sovranità di Cristo, ha 
sostituita la rappresentanza della sovranità dell'uomo; e sepa- 
randosi dalla Chiesa, non pili le presta aiuto e difesa. In tal 
condizione di cose, alla Chiesa non resta altro nelP ordine civile, 
che il Laicato cattolico; e qual sia il campito di esso verso di 
lai, formerà materia dei presente articolo. 



I. 
Obbligo generale de' cattolici ivrso la Chiesa, 

Ci ha delaici, ì quali, al mirarne il contegno, sembrano essere 
ersuasì che il curare gP interessi delhi Chiesa spetti al solo 

biericato. Il che sarebbe giusto, se la Chiesa fosse composta di 
^li chierici. Ma il vero è che ella è composta anche di laici, 
il Laicato fedele ne è la parte più ampia e pifi poderosa, 
brrispondendo nella Chiesa a ciò che nel consorzio civile è la 

ititudine de'clttadini. Il chiericato ne è Telemento formale, 



170 IL LAICATO CATTOLICO 

la parte goveroatrìce ; ma l'olemento, diciam cosi, materiale, 
parte gorernata è costituita da' laici. 

Cbiuoque ha ricevuto il battesimo, ò divenuto membro di que 
gran corpo della Chiesa. Chntìes nos in unum corpus bapttza 
sum».s* sciiTera l'Apostolo ai fedeli di Corinto'. Se dunque 
salute e bene del corpo, fisico o morale che sta, der« Cooper 
ogni membro; è chiaro che tutti, chierici e laici, secondo la ^• 
colta di ciascuno, debbono concorrere all'incolumità e al beo es- 
sere della Chiesa. Le parti rispetto al tutto hanno natura di 
mezzi; e il bene del tutto è bene altresì delle parti. Non è questa 
la ragione per cui nella società civile si reputa giusta perfino la 
tassa di sangue coll'arrolamento alla milizia? 

Di pid. Inestimabili sono i beni che il laico fedele ha ricevut 
e riceve dalla Chiesa. Da lei gli è venuta T adozione a fìgliuo^ 
di Dio; da lei gli viene la conoscenza verace delle cose cele 
da lei la remissiou de' peccati, da lei la guida sicura alla fell 
cita sempiterna. La Chiesa è tutta intesa a procurare il 
laggiù dti'suui figliuoli. Per essi prega, per essi soffre, paressi 
dura fatiche incassanti e gravissime, per essi non rifugge ezian- 
dio il martirio. Non è dunque debito dì giusti/.ìa che il fedele 
ricambii, secjado che può, amore con amore, premura con premura, 
opera con opera? 

Ogni buon cittadino è pronto a dare il sangue in prò de 
patria. Eppure la patria per coloro che giungono a morire por 
non può faru altro che perpetuarne quaggiù la memoria con 
monumento. Misero conforto a chi, prevaricando per amore di 
lo sante leggi di Dio, sì fosse irreparabilmente dannato] Mal 
Chiesa non è ristretta, come la società civile, alia sola vita pr 
sente. Ella si stende, di là dalla tomba, ne' secoli eterni; e 
combatte solla terra in forma di militaut45, in forma di trio 
fante regna ne'cieli. Ivi corona d'immarcescibile alloro ì suoi 
lorosi campioni. Operare per lei vale altrettanto, che prò 
a sé stosso felicità e graudo7^.a. 

Ma sopra ogni altra ragione primeggia V amore che dol 
biamo a Cristo. Ia Chiesa è nn corpo. Il capo di questo oo^ 
^ I' Ao Con. SII, IX 



i 



STATI SRPAflXn DilLi CHIESA 17t 

è Cristo. La Chiesa è nn rei^no. Il Re di questo regno è Cristo. 
La Chiesa ò una mistica duona. Essa è ioanelhita a Colui che 
<id alte grida disjxìsò lei nel sangue benedetto '. Como Eva, dal 
costato di Adamo, addormeotato uali' Edea ; così dal costato di 
Cristo, addormentato sulla croce, uscì la Chiesa. Cristo V amò 
d'iafìoito amore e diede sé stesso per lei. CVirt^Vifs- dif>\tii Ec- 
ciesìam et senifitipsum iradidit prò m^^ 

Ciò posto, domandiamo: È teonto si o do oq cristiano ad amar 
risto? a zelare la causa di Cristo? a militare sotto il vessillo 
di Cristo? Certo che s\. Ora è possibile amar Cristi e disamare 
la diletta sua sposa? Amar Cristo, e noa far nulla per colei, 
per la quale Cristo versò tutto il suo saugue? L'amore di Cristo 
s'immedesima coiramor della Chiesa; sicché è impoBsibile tras- 
modare oeir amor della Chiesa, come è impossibile trasmodare 
nell'amore di Cristo. Ma che cosa è amore? Voler bene, e vo- 
lerlo in modo efficace, se efficace è Tamore. L'efficacia nel voler 
bene non può per certo conciliarsi coiriudifforen/^ e con Tinerzia. 
hii causa di Cristo ò identica alla cansa della Chiesa. Sante, 
(juid me persequeris? Fu questa k rampogna di Cristi a Saulo 
cbe perseguitava la Chiesa ^ E veramente che altro ò la Chiesa, 
8« non Cristo stesso, in certa guisa diffuso e misticamente per- 
'< riifìcato nella coDgregiixioDo dì coloro che credono in Inieobbe- 
aisojuoa Ini? Promuovere adunque gì' interessi di questa oongre- 
ione è promuovere gl'interessi di Cristo. Trasaudare i primi, 
è trasandare i secondi. Di Cristo è soldato ciascun fedele, e la 
Chiesa è suo regno. Curioso davvero il soldato, che non si cura 
Be il rogno del suo capitano fiorisca o vada in conqniisso! 

Questa ragione dimostra che il Laicato fedele in tutte le 
ipottifli, ia tutte le circustan/.e, anche sotto Governi amici ed 
alleati della Chiesa deve adoperarsi, secondo il grado e la con- 
diziou di ciascuno, al ben essere di lui. Ma negli Stati che rom- 
pono qoesV allean'^a, il dovere, dianzi detto, cresce a dismisura. 
[Saso da dovere privato si converte in dovere pubblico, da dovere 
ividnale diventa dovere sociale. 

• D*STR, Paraiiìxo, XI. 

» Ad Ephewos, V, 25. 

■ kctcs Aro$TOt.oiiUH, IX, 4. 



m 



Cato cattolico 



L^assistenza dovuta dallo Stato alla Chiesa ne^ Governi^ 
rati da leiy trapassa nel Laicato cattolico. 

La Chiesa, coma abbìam dimostrato nel prÌDcìpio dì qi 
nostra trattazione, è Religione in forma di società. A lei, 
tale, non basta la protezione privata, che le venga dalT amore' 
dallo zelo dei auuì figliuoli: ella ha mestieri di protezione pub* 
blìca, almeno nella misura richiesta al libero esercizio de'suoì_ 
poteri e al tranquillo godimento de' suoi diritti. Questa prutozioi 
pubblica in condizione normale non può venirle, se non dall' aiit 
rità pubblica, quella cinìt che prosiede all'ordine pubblico t^ 
in mano la forza pubblica. Essa veniva espressa colla frase, 
braccio secolare. Ora negli Stati, separati dalla Chiesa, ootesta 
protezione non ha più luogo; il Principato da sé stesso si dispogli 
di un tale incarico. Siffatto incarico, dispogliato dal Prineìf 
di natura sua vien devoluto al Laicato cattolico. C iugegneren 
di chiarire questo concetto. 

È principio di diritto pubblico razionale che nella società : 
pubblico potere, abdicato dal Principe, di natura sua cade nelli 
nazione, vai quanti) dire nella moltitudine de* cittadini. CiA 
dettame di natura evidentissimo. La società è essenzialmbn 
composta di due elementi : della moltitudine (popolo) e del dirìt 
di bene ordinarla (sovranità); il cui subbietto vien determinn 
da' fatti, di cui si ragiona nel diritto naturale, ed esso suol dij 
signarsi col nome di Principe, preso in senso generico. Per abd 
cazione che il Principe faccia della suddetta sovranità, questa 
può perire; perchè altrimenti perirebbe la stessa società, venendo^ 
meno il suo principio formale. Dove dunque va ella? Cade 
turalmente, no' cittadini, presi collettivamente; i quali potranfl 
ritenerla essi stessi, determinando la maniera di esercitarli 
trasferirla in altro subbietto da essi prescelto. Ne abbiamo 
esempio recente nella Bulgaria por l'abdicazione del Priuci^ 
Alessandro, despoticamunte imposta dalla Russia. 



NEGLI SrkXÌ SEPARATT DALLA CHIRSA 



t7» 



Applichiamo ora questa teorica al caso nostro. Nella società 
cristiana T ufficio del Principu è essenzialmente doppio: quello 
di ordinatore civile, e quello di proteggitore della Chiesa. II let- 
tore richiami alta mente quel nostro articolo nel quale dimo- 
strammo il diritto che ha la Chiesa air assistenza per parte dello 
Stato. Segnatamente riandi col pensieri» quel magnifico testo di 
san Leone Magno nella sua lettera a Leone Imperatore: Tu devi 
incessantemente considerare che la regal potestà ti & data non 
solo pel governo del mondo, ma preci pnamente per presidio della 
'^hit^sa. Dehes incessanter advertere regìam potestaUm libi ìion 
sohim ad tnt4tidi regimen^ sed maxttnead Ecclesiae praesidium 
esse col lalam. Qui il Gran Pontefice, esercitando l'ufficio di mae- 
stro, dichiara qnal è il concetto della sovranità nel Cristianesimo. 
E cosi appunto lo intese quel modello de' Primi cristiani Car- 
lomagno nella epigrafe che soleva porre in fronte alle sue leggi 
KaroltiS^ Dei grafia Rex; Ecclesiae defensor j et in omnibus 
ipostùlicae Sed/H adìutor Jidelts. 
Negli Stati che, vuoi per imperioso circostanze, vuoi per mal- 
;ttà dì Governanti, si separano dalla Chiesa, questo secondo 
Icio del Principato, quello cioè di proteggitore della Chiesa di 
Dio, viene abdicato dal Principe. E nondimeno esso non può pe- 
rire, perchè voluto da ordinamento divino ed essenziale alla so- 
cietà cristiana. Che dunque ne avviene? Ciò, che dicemmo av- 
reoire del primo ufficio, quello cioè dì ordinatore civile, quando 
il Prìncipe dn sé lo abdica: Di natura sua cade nel popolo de^fe* 
doli, ossìa nella moltitudine, non in quanto cittadina, ma in 
into crìstlana, in altri termini, cade nel laicato cattolico, es- 
Bndo attribuzione non clericale ma laica. Il ragionamento è 
lentico per tutti e due i casi; perchè identica per entrambi è la 
[>oe. Come nella società polìtica non può perire il diritto di 
rdinare civilmente la moltitudine; cosi nella società cristiana 
on perirà l'obbligo d'assistere e aiutare la Chiesa c^/mem 
'ordine temporale. 

Se non che, eziandio prescindendo da ciò, la sola obbligazione 
Boenlo che stringe ciascun fedele verso la Chiesa, secondo che 
libiamo veduto oel paragrafo antecedente, basterebbe a dimo- 



174 II laicato cattolico 

strard che Tenendo meno lo Stato neirassisten;;a alla Chiesa 
la separazione da lei^ il Laicato cattolico sottentra uatiiralmot 
nel luogo suo. Crescendo i bisogni e i pericoli della inadre^ ck 
ne' figliuoli il dovere di sovvenirla e difenderla. 

UL 

// Laicato caltolico rixpetto agli Stah\ separati lìnìln Chies 
per semplice negaziotie. 

CoQvìea distinguere due specie di Stati separati dalia Chie 
altri per semplice negazione, altri per positiva inAuenza del pri( 
cipia liberalesco. I primi non favoriscono la Ctriesa, ma nondi- 
meno la lasciano interamente libera, come vediamo accadere negli 
Stati Uniti di America; i secondi, oltre al non favorirla. le 
gano ogni libertà, tranne quel pochissimo che piace loro di OJI 
cederle. Cos), per chiarire la cosa con qualche esempio, lo Stato, 
separato dalla Chiesa per para negazione, non prendo parte 
processioni religiose; ma nondimeno lascia alla Chiesa piena bai 
di farle come vuole e quando vuole. Lo Stato, separato da 
Chiesa per positiva influenza del Liberalismo, non puro non 
prendo parte, ma nega alla Chiesa il diritto di farle senza saP 
permesso, e por lo più le divieta. Lo Stato, sepumtt) dalla Cbif 
per pura negazione, non riconosce giuridicamente gli Ordini 
ligiosì, approvati dalla Chiosa; ma lascia ohe vivano ia pi 
fìonscano, come ogni altra associazione libera di cittadini. 
Stato, separato dalla Chiesa per positiva influenza del Lìl 
lismo, non solo non riconosce giuridicamente i detti Ordini 
ligìosi, ma cen^a di spegnerli ad ogni costo; ed ove non rie 
a ciò con leggi di proscrizione, li abbandona, senza difesa, 
violenza selvaggia della piazza. 

Diversa dunque è l'attitudine del LaicaU> cattolico a rinculi 
deiruna o dell'altra specie di questi Stati. Diremo qui di que 
che riguarda i primi. Cotesti Stati si sepurano dalla Cbìfl 
senza però osteggiarla. La Chiesa rispetto a loro si trova iP 
analoga condizione a quella d'una Potenza a fronte d' altra P^ 
tenz:i, non confederata con lei nò avvinta da internazionali 



MBOtI STAtf SffPARATI DALLA CHIESA 



175 



ina tuttarolta non ostile aè invaditrictì de' suoi diritti. 

BifTatti ^tutì il Laicato cattolico doq ha quasi occasiono 

di difendere la Chiesa; la quale se non riceve protezione 

I, non ne riceve neppure oltraggio. In tal condizione di 

campito del Laicato cattolico si riduce soltanto a supplire 
a Chiesa l'azione positiva dello Stato che manca. Egli 

rispetto a lei le parti di semplice aiutatore: Adintor 

Egli le viene in aiuto associandosi al Clero in tutto ciò 

iiarda gP interessi della medesima, e favorendone il rai- 

oon tutti ì mezzi che ha nelle mani. Esso l'assiste quanto 

rvanza delle sue leggi, vuoi colla solennità dell'esempio, 

ndosi a viso aperto credente fervido e suddito obbedientia- 

lei; sia coli* esigere la medesima obbedienza da' proprii 
enti: i padri da' figliuoli, i padroni da' servì, i proprietarii 
perai, i capi di negozio da' fattorini, gli alti impiegati 

subalterni. Egli P aiuterà non solo coll'opera ma eziandio 
Qaro, concorrendo, secando la facoltà di ciascuno, al decoro 
iplì, allo splendore del divia culto, al mantenimento dei 
linistri, alle istituzioni di cristiana beneficenza. 
icfaò l'unione fa la forza, il Laicato cattolico sì studierà 
Dgersì in associazioni svariate per provvedere alfeduca- 
eligiosa del popolo, alla pia istituzione de' giovani, alla 
me de' buoni libri, al soccorso degl'indigenti, alla rcpres- 
el Tizio, alla fondazione di scuole, di giornali, di gabi- 

lettura, che propaghino la sana dottrina e confutino i 

errori che sorgono ad inganno dei semplici. La stampa 
iutto, attese h pri^senti condizioni sociali, può divenire in 
sua un aiuto potentissimo della Chiesa. 
solo quanto all'azione che la Chiosa esercita tra' fedeli 11 

cattolico deve venire in aiuto di lei, ma ancora quanto 
ne che ella esercita tra gl'infedeli. E così difatti veg- 
éhe oggidì il pii^ valido appoggio delle missioni cattoliche 
rande opera della Propagazione della fede, fondata da laici 
Bntata principalmente da laici. 

cosa però ÌI Laicati) cattolico deve con somma dilii^enza 

ed è che, sottentrando ai Governi nell'assistenza alla 



176 IL LAtC&TO CATTOLICO 

Chiesa, ne schivi il grave difetto iu cui quelli caddero 
saodo bene spesso i liinìti della loro iogeren/.a. Gonrer 
tico Impero alla fede, i Capi dì esso non seppero dir 
del tutto che V Imperatore nel Paganesimo era anche 
Massimo. Quindi benché in teorica riconoscessero T indio 
della Chiesa; tuttavolta nel fatto si arrogavano a qj 
quando più che loro non competesse negli affari ecclj 
Questa polìtica, jche prese il nome di bizantina^ si conlj 
rare eccezioni nel basso Impero, finché dopo lo scisrafc 
si convertì in una specie di Papato laico, ereditato ora d 
peratorì di Russia. La vera idea della regalità cristil 
prese propriamente corpo che nella fondaTiìono del saor^ 
in Carlottiagno; e che da quest'uomo, il quale merit 
grandezza in luì sMmmedesimasse col nome, fu espressa 
formola, non ripetuta mai a bastanza: Karolus, Dei gra 
Ecclesiae defensor et in oìnnibits Apostoìicae Scdis i 
Jidelis. Aiutatore del Papa e aiutatore della Chiesa i 
stesso; perchè l'aiuto del Capo è aiuto dell* intero corpo,| 
non vìve che sotto l'influemia del Capo. Questo aiuto J 
V* esser fedele; cioè dato nella misura e nel modo, prescrij 
Fede, di cui ò maestra la Chiesa. Il Laicato cattolico^ 
la Chiesa, ma sotto T indirizzo di lei; ne sarà il braccio* 
la testa; e vogliam dire che ne sarà parte operante, 
gente. La direzione della Chiesa è commessa da Cristo; 
Pastori, e massimamente a Colui, che ha costituito 



IV. 

Il Laicato cattolico risj/etlo agli Stalin separati dati 
;wr infltienza del principio liberalesco. 

Il principio liberalesco, come altrove dicemmo, è la 
dello Stato. Esso dicesi rappresentativo, in quanto rap 
Tuomo autonomo; l'uomo che sia legge a sé stesso. Daj 
cessuriamento conseguita la sua separazione dalla Chiesa 
gl'intima che l'uomo è creatura di Dio, e lo Stato cre&l 
Tuomo; e che la legge suprema è la legge di Dio, a cui 



NEGLI STATI 



IlALLA CBlESà 



177 



sur soggetti individui e naziooì. Ondo si vede che la sepa- 
rwiione suddetta non è effettj di mera necessità politica, come 
negli Stati, di onì dicemmo più sopra; bensì è effetto di coa- 
Imrìetà dì nn principio inorale supremo, dalla quale non può noa 
Biscere nimistà e lotta. In uno Stato sifTatto la missione del 
Laicato cattolico non si restringo al solo aiuto da dare alla 
Chiesa, ma Decessariamente si allarga alla positiva difesa, e di- 
fesa attuale e difesa gagliarda e continuata, per aversi a fronte 
un avversario ostinato e fiero, che non dà pace né tregua. Se 
negli Stati di cai si è discorso nul paragrafo precedente, il com- 
pito principale del Laicato cattolico è quello di adiulor Jidelis, 
oegil Stati liberaleschi è quello di Ecclesiae de/ensoi'. 

Vero è che nno Stato siffatto non riconoscendo la Chiesa, a più 
forte ragione non riconoscerà un tale uMcio nel Laicato catto- 
lico. Ma ciò che monta? Il detto ufficio nel Laicato cattolico, se 
a rispetto della Chiesa è un dovere, a rispetto dello Stato ò un 
diritto; e il diritto per legittimamente esercitarsi non ha me- 
stieri del riconoscimento di chi è interessato a disconoscerlo. 

Oltreché, se lo Stato lik^ralesco disconosce nel Laicato catto- 
lico l'ufficio di difensor della Chiesa, non paò in lui non rico- 
noscere quello di difensore de' diritti proprìi. Or dalla difesa 
appunto di questi diritti il Laicato cattolico pu5 pigliare ar- 
gomento alla difesa dei diritti della Chiesa. Diritto supremo 
della persona umana è quello che riguarda la religione: il diritto 
di ben ordinarsi a Dìo, nella maniera stessa da Dio prescrìtta. 
Pel cattolico questa manitìra sì è di appartenore alla Chiesa, 
farsi dirigore e governare dalla Chiesa, non solo negli atti in- 
terni ma ancora negli esterni ; da lei ricevere ammaestramento, 
guida, santifìca/ione. Egli dunque ha diritto che la Chiesa non 
Tenga inceppata in tutto ciò che si riferisce a tal direzione e 
a tal governo. Lu questa guisa lo Stato, in virtCl del rispetto che 
deve ai diritti de'suoi sudditi cattolici, sarà costretto a ricono- 
scere i diritti della Chiesa in tutto ciò che concerne la cura 
spirituale de' fedeli, u quindi a riconoscerne la libertà del reg- 
gimento e delle istituzioni. 

n Liberalismo per francarsi dalla forza di questo argomento 

Serie XIJL «/. n% /■(«*•. s'i 12 7 ottoOre ISSfi 



178 ' Il tkttkTO CATTOLICO 

ricorre al partito di guastar l'idea di Chiesa, riduceodola al 
esigue proporzioni di una società privata, formatasi per iibe 
consenso de' cittadini, e destìtuta d'ogni pubblico potere. « L'as- 
sociazione de' cittadini in una fede o in un eulto^ dice il Mii^l 
ghetti, forma la Chiesa, i cui capi non hanno potestà ma un'atff 
torìlà puramente morale '. > Così i cattolici non potrebbero in 
f^tt-o di religione^ presentare maggiore diritto dì quello che pu6 
presentare qualsiasi altra associazione, costituitasi dentro lo S 
e sotto la dipendenza dello Stato. Ma il Liberalismo fa i co: 
senza l'osto, come dice il proverbio. Egli non può imporre ai 
tolici il suo concetto di Chiesa; ma deve riceverlo da loro qual 
essi lo ricevettero dalla realtà della cosa. Or secondo la realtà 
della cosa, la Chiesa tra* cattolici non vien formata dai cittadini, 
associantisi in una fede o in un culto. Essa preesiste ad ogni attu 
che si ponga da qualsiasi uomo e da qualsiasi popolo. Essa fu 
formata da Cristo come società da accogliere nel suo seno lutti 
gli uomini e tutti i popoli; e Cristo, che ne fu il fondatore, 
determinò la fede ed il culto, o stabili ì ministri che dovessi 
insegnare la prima e regolare il secondo. L'uomo o il popò! 
ohe vi si ascrive. Taccetta e le aderisce, secondo che ella è, fr 
nella forma in cui Tha volata il suo divin fondatore. Or 
Tha voluta e costituita in forma di vera società perfetta, io 
pendente, nel suo organismo e nel suo ministero, dalla voloa' 
e buona graisia de' Governi e de' suoi stessi membri. Come 
il Liìcato cattolico ha diritto di sostenerla in faccia allo Sta 
e farla rispettare, per ciò stesso che ha diritto a mantem 
cattolico e professare la religione già da lui abbracciata. 

E notate che qui per luì non trattasi di acquistare un nuo^ 
diritto, ma di esercitare un diritto di cui già si trova in 
sesso. L'antico Stato pagano poteva, bonchè ingiustamente, alll 
gare contro i nuovi fedeli il fatto del possesso che militava 
suo favore. Ma rispetto ai Governi, che oggi si separano di 
Chiesa, l'anteriore po^esso sta da part« de* sudditi cattoli 
Essi non possouo Tooirue spogliati per apostasia dello Stato. 
Stato faccia di sé ciò che vuole; mu non violi né turbi il diri 

' SMo e Chìtati, pap. "8. 



KECU STATI SEPiAÀW b&LLi tJUt&k 179 

popolo, cho vuol rimaaere cattolico. Questo popolo, per ciò 
rtes9o cho vuol rimanerti catt<)lico, ha diritto a professare la 
^ede cattolica qnal è proposta dalla Chiesa, e sotto IMndiri/i^o dei 
acri Pastori. Esso ha diritto a comimicare senza ostacolo veruno 
ìOD essi, per ricavarne Ì3trn7Jone o conforto. Ha diritto a scogliere 
y seguire quel tenore di vita che secondo i principii evangelici 
;rede più conveniente ai suoi spiritnali interessi. Quindi il Lai- 
»to cattolico ha diritto a pretendere che lo Stato colle sue leggi 
pepila sua amministrazione non impediscane intralci alcuna delle 
[ledette libertà, né ordini cosa che ripugni alia credenza ed ai 
tostami cristiani. Un Governo che fosse sordo a sì giuste esi- 
^Dze, si convertirehhe in tiranno, e si spogliercbbe da so mede- 
limo in faccia ai sudditi d^ogni ragione di essere. Esso è costi- 
Uìto non per infrangere ma por tutelare i diritti de' suoi soggetti. 
Fra questi diritti primeggia quello della coscienza religiosa. 

Il Minghetti nega alla Chiesa la potestà. Ma ascolti ci6 che 
san Gregorio Na^^ianzeno insegna, allorché parlando al popolo in 
pubblica concione, così interpella l'Imperatore quivi presento: 
ÀMoltorai tu di buon animo una libera parola? e Taverti la 

;e di Cristo assoggettato alla mia potestà ed al mio tribù- 

»? Imperocché imperiamo anche noi; e, aggiungo, con impero 
jiore e pifl perfett*). Accogli dunque una parola anche pii^ 
i: So che tu sci una pecorella del mio ovile. Num vocem 

fipitiS'liberam? et qnod lex Ckristi vos mene poiesiatimeoque 
cit tribunali? Imperamus enim et ipsi; addo^ et imperio 
•i et per/t'ctiori. Suscìpe igifur vocem liberiorem: scio te 
esse grcgis mei \ Ma noi abbiamo già in altro articolo di- 
mostrato appartenere alla Chiosa vera potestà e, in rigor di ter- 
mini, pubblica: né qui ò uopo di tornare su cose già rese evideuti. 

Conchindendo dunque diciamo che a fronte degli Stati sepa- 
rati <1r\lla Chiesa por infezione liberalesca, il Laicato cattolico ha 
pi.-n-t diritto di difenderò essa Chiesa, sì per essere a lui devoluto 
l'ufficio di aiutatore e difensore della Chiesa, per T abdicazione 
Sittane dal Principato, o sì perché una tale difesa è corollario del 
Ithtto che ha il cattolico al libero esercizio della sua religione. 

Orano ad óvfs timore percuUos et PnHCiptm iraacenletn. 



STLDII RECLNTI SÙPflV I NURAGHI 

E LORO IMPORTANZA ' 



CosTocA a Cxro L 



nUBPEnO DCL HGIUCM (HUUX» IN rkCULATU» * 



«%^ 



h) Camere sovrapposte^ — Svolgasi il Nuraghe regolarmenter 
qnanilo nel tangere al primo piano non si arresta, afa reptin 
la stnittnni del pian terreno sostitaendo alla porta una finestra. 
Ma qui eccoci a varia/ioni, quali no i ci saremmo aspettai. Ci 
saremmo aspettato, che il Nuraghe noi jjìnngere al primo pian»), 
essendosi ristretto d'un quinto, restringesse parimente d'un 
quinto e camera e scale e pareti. Ovvero, poichò abbiamo già 
Storto che il Nuraghe serve a difesa, avremmo supposto é 
raddoppinsso nel piano di sopra ciò che serve a difesa, e 
Rimo neirarer di sotto la porta piccola riducesse la finestra 
una feritoia, e per alteriore difesa restringosse e abbassasse 
scalo l'adito della camera, ampliando invece T interiore 

• \nli quatl. HOll. \»gf. rit>:t-5<>0 ili) Voi. Il 
' Ila Miss 5I.\i:ia(ìas Ck'ps.. VìMv II. 



STUOn RECENTI SOPRA I HUnACHI E LODO IMPORTANZA 

[ii*3ta per riretturvi più gente in più sicuro riparo. Così il 
arigho si assomiglierebbe alle torri atiti'rhe [lìg. XI [I] e mo- 
ie di semplice difesa o rifugio, che uuu mostrano sino alla 
ima altro che brevi pertugi e feritoie; s' assomiglierebbe ancora 
illfl altro torri aventi uno scopo solo, che mostrano del tutto 
data sino alki cima la medesima costru/.ione, come vedesi 
eainpanili, nei minareti* nei fari e nelle colombaie. 
Ka pure nulla di simile uniformità si scorgo per ordinario 
t diversi piani dei Nuraglii. Perciocchò nel piano di sopra 
é ampio tranne la camera. E la finestra è larga prf?sso ad 
metro, alta anche due; con dietrovi un pianerottolo largo 
pari, alto anche più, che si protende iu croce fin presso ai 
ine metri tra finestra e camera, e tra scala e scala: e le 
di sopra e sotto generalmente sou comode, e così anche 
della camera [fig. XII]. Ma questa, a vece di restringersi 
aa solo quinto, restringesi d*uoa meUk o poco meno [L. 40]. 
[É dunque ampia la parte tutta che riceve più direttamente ab- 
,nza d'aria e di luce, e donde può sfogare il fumo, se vo- 
farrisi il fuoco, e por dove si comunica col terrazsio e col 
di sotto. 3Ia la camera che in un diseguo ordinato a pura 
dovrebbe esser l'unica dilatata al possibile, è l'unica 
ii«e a dover cedere il sito. Or dove si trova conformazione 
mile? Nelle torri abitate dai Signori, anche sovrani, dell'etìi 
met7.o, che mostrano dì sotto le mura da fortezza, e da sopra 
.1* ampie finestre, ed hauno camere sol bastevoli airabitazione 
iti Signore e della sua famìglia; tra lo quali ci giova coinme- 
nie ana del Castel di Vercelli, dove il Heato Amedeo di 
a aliitò, morì e riscosse omaggi di venerazione, 
E questa conformazione, se ben si considera qual è ue'Nu- 
;lii, appare il piil ragionevole svolgimento di ciò che essi con- 
l^tfono in genue nel primo piano. Perchè anche nel primo jiiano 
difese non son moltiplicate al possibile, ma varcat^v la soglia 
dito rialzarsi; nò per ordinario convìen riabbassarsi per entrar 
camenv. dove ò ben vero che non c'ò luce, ma si e* è aria 
«pftxlo da giacervi, ogniqualvolta piaccia, una fauiiglia dalle 
tqoe alle sette persone, serbando la metà o poco men dello 




192 STCOII RSCEim SOPfU l kuucsi 

spa;ùo alle robe da castodìnrì. Or aggiunto altro piano, e 
r inferiore a cusiodirri più comodamente la roba, si 
giunta di sopra comodità di stanrì anclie al giorno» eoi 
nerri pnre una camera di sette e me;!zo al nove metri 
conferenza che basti appuato a giacerri in semicerchio 
brago da piedi, come sogliono neH* invernata le genti 
in Sardegna] dalle ciu^ne alle sette persone. 

Che se si desidera spa/josìtà di stanza, questa pur 
nei Nuraghi più grandi e perfetti, e s'ottiene senia scapi 
solidità cuu pietre pìccole e lavorate meglio, che nieoi> 
« meglio combacino, od anche tenendo men inclinate le 
perchè men si restringano. Ha perr.hò ciò nonostante nel Ni 
Madrone, atteso T esiguità del suo diametro, le pareti rii 
troppo piccole, per questa ragione appunto vi ìÌ posero 
alla base del primo piano pietre maggiori che più r 
[fig. VI]. Incontrasi, è vero, anche in qualcuno de*Nurag 
giorì, quale l*Oschina di Faulilatioo. una camera superi 
è piccola 6n oltre alla metà dell'inferiore ed insieme 
luce ed aria che da un finestrino. Ha che? Veggaii 
spaccato. 

SVAGCira DR. !(L'RAr.HB 0<OllNA * 



Qui si scorgono invertite con laigo compenso le partì. 1 

* Ha Mii»s Naclacan. 1. e. 



e LOBO IMPORTANZA ^^^ 183 

la gran camera da bassi» ha porta ben alta c^n sopravi altro 
ìipìragUo, ed è protetta dinanzi all'ascio da uoa meìuuiliiua spor- 
gente sopra erta ripa. 

Bimane tuttavia tm' altra difficoltà rìsguardante 1* att^zaa 
Mie camere superiori. Percliè questa uon serba iu alcuni Nu- 
raghi de' più perfetti le proporzioui date por le camere iafe- 
riorì: e oel SantìDU benché arrivi presso a sei metri, è bea 
dì poco maggiore del diametro della base, laddove nel Madrone 
ne è quasi doppia. Or donde tal disaccordo? "Da un accordo 
bellissimo nel procurare solidità, cou cui passiamo al seguente 
paragrafo. 

ij Relazioni di ampiezze con altezze totali — Gli edifìci- 
tori dei Nuraghi son sempre solleciti di non gravare soverchia- 
muDt'j le basi, epperò di proporzionare alla loro ampiezza la 
mole che vi soi»rappoagono. Ora la mole del Santina doveva 
rìoscire soprammodo grande, per quanto vi si tene^ero basse 
lo camere superiori. Per altra parte un talo abbassamento non 
pot<^ torgli un'altezza dì venti metri. Perciò, sebbeae le sue 
Jiwi rinforzate come souo dalla gran cinta si sloudano ad am- 
troppo maggiore» tuttavia il vollero sollevato sino a tale 
Stozza e non più. AH* incontro il Madrone è di mole molto 
ore, giacché con tutto Tessersi condotte sì alte le camere, 
00 va sopra ai 13 metri e muzì», nò allargcisi più di nove 
h basì. Or appunto per questa ristrettegli» dì mole il vollero 
izaro al possibile, si veramente che vi rimanesse uaa certa 
liau^a tea base ed altezza. E perciò che fecero? LMncas- 
jo iu un piedestallo, e fecero si, che non tutto il Nuraghe, 
la sua parte debuie che ò risolata, fosse uguale in altezui 
diametro della base ìngrauJita dal piedistallo. £ con applicare 
%i la regola delle proporzioni più largamente, fecero questo 
jhtì più snello, come può vedersi qui stesso [fig. XX LI'], 
)re l'altro, cìoò il Santìnu, in virtù della stessa regola più 
attamente osservata appare più maestoso [fig. l'J. 



ÌHÌ 



STt'DlI RECENTI SOVtìk I NURACm 



riff. xxn. 



Ma il ragg-iiiiglio delle proporzioni è veramente rosola ^n 
ralc? Vediatuolo. Son rari, dice TAngius, i Nuraghi che abbii 
diametro minore di cinque metri, maggiore di venti. Or il] 
gner Paìs, dicluaraudo di prendere dal Laniarmora le mÌ9 
dice che i Nuraghi ordinariamente si elevano dai nove ai re 
metri. Ma il Ijamarmora non disegnò che Nuraghi dei più! 
guardevoli. Invece il signor Corbetta fissando IVcluo nei me 
conservati, ebbe a dire che i Nuraghi ordinariamente si eleT 
dai cinqne agli otto metri. E dentro qnestì confìol si ten 
gli niiìci Nuraghi del Qenonese visitabili da dentro e fQotì 
maggioro de'qiiali, il Biriu, non arriva che ai sette metri e vfl 
£ presso ai cinque metri arrivano anche i due coni dd 
raxi Anna. 

Or sommando it tutto insième ne siegiie. che i Nuraghi 
ordinario hanno dai cinque ai venti metri tanto in alte/^ca, qc 



E LORO nrPORTANZA fft> 

ampìezìia: laonde parrebbe da ammettere seu/'altro come re- 
"gola geuerale, quella del Fergusson \ che i Nuraghi abbiano 
pari le due dimensioni. Tuttavia la regola, u guardar bene, ci 
di sotto aa aspetto una misura di me/./x>, e sotto un altro forse 
ODA massima. Stantechè tutti ì Nuraghi d*an solo piano, che 
sono ì piiV secondo le proporzioni già date, son più larghi che 
alti. E ro«iì anche il Nunigho dato dal Lamarmora iu osempio 
d'un Nuraghe <|ua!siasi di due piani mostra il simile di questi 
altri Nuraghi secondo le piò ordinarie lor proporzioni. Per altra 
parta l'Àugias dic« non rari i Nuraghi che agguaglino nell'al- 
tex» una volta e mezzo il diametro della base^: e ciò ben 
s'accorda con T osservazione che le camere per ordinario arrivino 
a tal misura e il costruitovi attorno vi corrisponda. Non manca 
doHiae ragione di diro che la misura del Fergusson sia misura 
mesKana. Se non che rAngins nel misurar le basi manifosta- 
BUte nou tenne conto di tutti i loro rinforza, ma sol de'cerchi 
maro e de* piedistalli ; molto meno tenne conto delle rocce 
etti s'affondi il Nuraghe e che suppliscono sovrabbondanto- 
ate ad una cinta ben salda di maggior esteusiono. Or tenendo 
di tutto questo, forse non v*é Nuraghe che debba dirsi 
alto che largo senza un equivalente; e di molti che hauoo 
ita, con a capo il Sautiuu, dee dirsi assolutamente li contrario. 
16 dunque considerarsi la regola del Fergusson come conte- 
misura massima, ma certo contiene almeno una misura di 
. E con questo appare che i Nuraghi dai più piccoli ai 
grandi sono fatti con un* arte medesima, e ben possono ap- 
irteoere ad un solo sistema. E la solidità, che regna nella lor 
strurione, li mostra ben tutti edifizii forti, mentre la varietà 
lor dimensioni è tanto meglio esplicabile, quanto più vani 
IO ì loro scopi e varia la maniera di conseguirli. Lo stesso 
Brmasi dal paragrafo seguente. 
1} Varietà di altri particolari. Affissiamoci nella sommità 

* Appanro a tre «nniiliainr^lri ilcllu bnse ò aguale YaMttti dr^l N'uraxi Lonj^n 

^Sunmajh^S uAtnm li iKirti* monirMCirneiite aggiunta dappoi e probaliìlincnd' dal 

l'erció il Nm'3((hc più raro dì cui iibbiatno notizia, é iiueJlo di Abba Cadda 

UirAa;!iti^<)ua4iìniaiiood Azxaracon uri iliniurtro di ^'"30 ealteua di tì.òO. 



ìli. ■: ^.-''-i^tt'» ' 

■.■- : .-::■?. e- 

~: ..vi <• 
...il: , :v. ;i 



n> irli?" ■ ■- : -~ar 



e LORO IMPORTANZA. fot 

\eute fatto i>er escludere l'umidità sì perniciosa in Sardegna. 

i infero, poiché l'umidità nel fondo del Nuraghe non viene, come 

cima, dall'alto, ma dal basso, quiri troviamo ad escluderla 

sl'jssi suoli, ma in ordine opposto. E troviamo alla superficie 

li lastre, che invece sul terray^.o stau sotto; e poi troviamo 

tramezzata da ghiaia, qual fu trovata al Piscu, mentre al 

di Ghilarza invece di terra, sotto la ghiaia ben com- 

fu trovata cenere con pe/.zuoli di carboue e frammenti di 

terraglia. Sol maaca il pavimento nei Nuraghi fondati 

illa roccia viva o nelle lor caw(»re sotterranee che non potevano 

linariamente servire all'abitazione deiruomn, ma al più per 

overo di animali amanti del chiuso e dell'umido, come i ciacchi: 

le lotto insieme ben mostra, a quale scopo si potesse adoperare 

|jl Nuraghe, quantunque per sorte non si adoperasse. 

Or vogliamo veder altro modo di dar aria alle camere? E qui 
olarmente abbiamo da offrire un saggio delle molte e pelle- 
[riae notizie somministrateci dal Ileverendo D. Michele Lichen *, 
[«ile urna! sopra 225 Nuraghi comprovò ed accrebbe lo studiato da 
I9i. Ny' Nuraghi di Ghilara non si trova il foro alla sommità, 
liiDTenuto dal medesimo (come anche una scala esterna), al Bau- 
laendola d'Oristano. Ma aria e luce entrano da padrone nel 
Kttragho di San Michele, che ha porta di due metri e mo/^o 
[Mtesza; o in altri Nui*aghi si è provveduto anche meglio alla 
|drcolazione dell'aria, perchè delle porte ne banuo due, una che 
irò fatta per la gente del luogo, e questa scuz-a spocìali di- 
$e, la seconda per estranci, e quest'altra ben assicurata. Cosi 
al Nuraghe Crastu; e noi formiamoci dapprima a tal Nu- 
le, che ri darà uniti gli esempì di più novità riscontrate in 
cdii altri. Eccone la pianta. 

' Dal HcTcreotlo UcflKni abbiamo allrcsi ric^viKi rratntncritì della terrafjlia di 
che t ronicn ptr avM-nlura ili cui si aUim prova eniilenle, che sia itole- 
[I:i rtwiriizioiir di un Nuraglie. Rd ossa no» è neni ndT interiore, inn rossa, 
rnicinla in tirro da dfiilro k Tnorì in alcuni rmiitmenli ; non è ucinmciio 
co» grarti di rabbia; né cotct ni ^ok*: btondc non ò UcWa a sfurinanti, ma 
e dj intaccarsi col fen-o: linalmenle non è lavoraM u mano, nm .^piaiiaiii 
lU {tranne in un manico) conie sv ro*sc fnila, lionctiA roizameotc, nl^tonio, 
che giudicii il oliìai-D V. Sanna Sdiaiio. Mostra dunquo, per quiinlo sìa 
ina. una ^uDicienle perìiìa nella fìRulino. 



sTutiii necKtrri sopnk t ifcn&cRi 



rig. xxm. 

l'IASTA Itti. NL'nAGME CnAgTC 



;..--'■; 



..^<f 



Qui, corno altrove, la gran camera ovale non occupa che 
porzione del cerchio, epperò lascia dappresso spazio anche 
seconda entrata, dove corrispondasi con gli estranei. Dicii 
dovo corrispondasi, perchè Teotrata ^ fatta nel modo sf^guenl 

Dopo la porta ad altezza d'uomo s'apre un vestibolo semina 
ed elevato anche piii, che peraltro al suo mezzo riesce abba 
da un muro misterioso postogli obliquamente attraverso, 
prima di gìnngere al muro appare in alto un finestrino tot 
dato dalla disposi/Jone medesima delle sue pietre, di dove 
custode possa prendere noti/Ja di chi arriva, e consegnargli] 
riceverne quel che occorra; che se Testraneo pretenda poi 
andar oltre senza permesso, ad un*alzata di voce che faccìt] 
custode, potrà quelTaudace, appena valico il muro, trovarsi sì 
cato da fianco per un adito basso della camera altro domesti^ 
che l'arresti od anche Tuccida. Qui dunque è ben provveduto j 
corso dell'aria senza dar adito ad altri ospiti men opportn 

Ma or seguiamo il custode, che avendo chiuso da dentro] 
finestrino, scn va. Crederebbesi che ei si volgesse verso l» 
meiu, ma egli invece s'incammina su per quel muro che ori 
appare convertito in un cavalcavia e lo mena dalla banda 
posta. 



e LORO llIPOnTAXZA 



irAVALCAViA 



''^■■'M 



il cavalcaTìa racchiudo una scala che penetra il massiccio 
Nuraghe da fianco alla camera sino a comunicaro a mezzo il 
ramminocol terrazzo: poi ridiscende dalla banda opposta, finche si 
pénJf in uno sfacelo della parte snpi-riore del Nuragho da quella 
banda. Ma la scala ab origine non dovea certo finire con per- 
iersi: anzi perchè la scala ha manifustamonte da servire alla 
fute del Nuraghe per vigilare gli estrani e corrispondere con 
«ssi al sicuro, nella gran camera ha da essere il suo principio 
e ool finestrino il suo termine. Cerchiamo dunque nella camera 
j! suo principio. Né però siam costretti a trovarlo in basso: 
^p[K>ichè sappiamo esserci le scale segreto che muovono anche 
'^' "ìUro metri sopra il snolo. E perciò là dov*è lo sfacelo della 
. poteva nasc(^ndersl una cellctta, per cui si passasse dalla 
c&fflora alla scala. Che se la comunicazione della camera con la 
Metta consisteva in una pietra mobile, che non si facesse di- 
— -■ ' re dalle altre; e se questa, quando pur fosse riconosciuta, 
iitratovi alcuno, potesse fermarsi con altro pietre addos- 
e sopra, sicché non si potesse più smuovere, davvero che 
mo la più perfetta tra le scale segrete che desiderare si 
Or bene vediamo la struttura della camera. 



190 



STTOIl RECEim SOPRA 1 NFRAGIIl 



Tìg XXV. 

VOLTA IftL M'KACIie C'IASFU 



^> 



SatgOQO le pareti formando da priucipìo dogli ovali cootiniii, ' 
sinché si partono in due a guisa d'una cerniera, e Tapertura \m 
si vìeu cliiudendo di grado iu grado dou come iu certe tombe 
della necropoli etnisca d'Orvieto con pietre cuneiformi ', ma piut^ 
tosto come in cert'altra tomba Balearica-, con una serie di lastl 
posate tra l'una e l'altra parete, sol uiaDcando le lastre nella son 
mìtà della cupola, perchè da pochi anni ne furono tolte. E que 
lastre nella sommità reggevano il suolo del terra2/.o, laonde qui] 
erano immobili; ma più abbasso potevano ben risponderà ad 
vano; n,nyÀ cosi appunto avvenne più facilmente clie quivi 
cornice andasse in rovina. Ed ecco forse qui non solo la se 
segreta per eccellenza, ma la volta a scliiena di tettoia trov 
dallo Spano a Sorgono ed a Qfailar/ii, smz% che essa tniol 
nel Nuraghe Oschioii, come fh scritto. 
Or vuoisi novità più inattesa? Ecco Nuraghi senxa camer 
Sono il Suei di Norbellu e il Sumboo di Giiilaraa, che hi 
entrambi, a vece di camere, semplici androni coperti parimeli 
di lastre; e il secondo le ha in due piani con in cima al' 



* KofiTE, AnrtuH lieU'UtttHto di cotriMp, arcIteoìOff |tt77) 101. Monvn 
\ol. X. Tav. Xlll. 

' M*moHEii, Apuntcif arqueoìogkon , ?0'' — SvsTtUE V MiurEt , RfO\gta\ 
citncitts historiaif, 1HN0I88Ì, io*. È h^n pn^cvole (|U(.'*la Uiusta dircLU i 
inedcMmo signor Sanpeae. 



e LORO tSfPORTAIVZA 191 

per soprappiA, la pianta di un Xiiraghetto. simile per po- 
sizione ad altro cho sorge tnttora sul Nuraghe Orgono, seppure 
il cirrolo del Suinboe non voglia riputarsi un'area da sacrifizi!. 
Certo moli di struttura tanto diversa dai consueti Nuraghi recano 
altnea sospetto di scopo diverso dairordinario. Or che dire del 
ÌJuraghe Pedm Cosmi di NorboUo? 

Fis xzvr 

IMANTA DEI. NL'IlXr.aR NOIIRRI.I U 



Qni il Nunighe toudo di fuori è quadro al di dentro, ma pnr 
gli tondeggia in rapo uua svelta e graziosa cupola, ohe dal lato 
dell'uscio s'addentra sulla parete, e dal lato opposto sporge 
S115II an^U della ramerà, r^^ggendo'^i su due lastre ((uivi attra- 
iBcsate, che danno pur luogo io quegli angoli a due cupolini. 
(^este due nìcchie di forma eii alte/,/^ insolita, che ne lianno 
pur dappresso altre delia forma consueta a Ghilara, cioè dire a 
^imrto di pigna, sembrano nate fatte por accogliere due idoli o 
Àttboli pjligiosi funerei. K questo Nuraghe ha pur la scala 

aai diritta. Vedi, quanta varietà nei Niiraghi ! Ma il regno 
I iella Tarìetìi sta nei Nuraghi aggregati, ai quali facciam tra- 



I DERELITTI 



XLVII. 

DAL CAIRO X XEMFI G LE ORIOINI E VICENDE POLITICHE 
DEL POPOI^ EOIZIASO 



Se la madre di Emma e di Pierino avesse potuto ricevere 
le lettere de' figli snoi e quelle di Brano e della Marìiiccin», 
giunte poc'anzi alla posta di Alessandria, e nelle quali le m 
dava contezza dì quanto abbiain più sopra narnito dot toro casi, 
ella avrebbe interrotto il suo viaggio per T Egitto. Ma neirigno- 
r&iì'/a in cui era delT accaduto e confortata dulie prime notizie, 
le quali nulla lasciavano prevedere di sinistro, proseguiva traa- 
quiltainente le sue passeggiate per la classica terni de' Faraoni. 
Questa fìata elPera diretta verso l'antica Memfì, guidata dal 
suo Cìceroae e accompagnata dalla figlia e dalTamica. Dal Cairi) 
a Zaqquarah, che è il luogo di approdo per chi vuol visitare 
Abusìr e il campo dì Memfì, è appena un viaggetto di circa 
cinque ore; le quali furono dai nostri viaggiatori utilmente sp 
in riandare le memorie dell'antico Egitto. Dappoiché la Mar* 
cbesa bramosa d' istruirsi intorno a un paese, che ornai rigu&^J 
dava come uua seconda patria, volta al suo Cicerone, mentre ì 
battello a vapore salpava dal Cairo, gli disse: — Signor Filipp 
tra le tante notizie che ci deste sulT Egitto, lasciaste nel di^ 
menticatoio la più importante, e donde avreste dovuto pigtil 
le mosse. 

— E sarebbe? 

— L' origine del popolo egizio. 

— Avete ragione; ma eli' è più misteriosa che non fosse 
gli avi nostri la sorgente del Nilo su cui navighiamo, e che^ 
a di nostri fa scoperta nel lago Vittoria. Chi fa venire 
popolo dall'Etiopia e da altre regioni interne deirAfrica, eel 
dall'Asia. Io sono di questa seconda opinione; poiché il tipo da 



t DERELITTI - XLVII. DAL ClIRO À NEVFI 



198 



£gizìi^ qual si vede nelle statue, nelle pitture e nelle mummie, 
5Ì diBferenziii non poco dairetìopico e in genere dall'africano; 
a la loro lingua scritta nulla ha che fare con quelle del T Africa. 
fai è eziandìo il parere di Mariette, di Bragsch e di altri 
egittologi moderni. Tutti poi convengono che il ceppo della loro 
stirpe *^ Cam ovvero Mesraim suo figlio; dacché la Bibbia appella 
TEgitto ora la terra di Cam ed ora di Alesraim; e gli Arabi 
tenaci delle tradizioni, la chiamano anch'essi Masratm e la sua 
capitale Masr. Dell'infanzia del popolo egìzia non ci rimane 
nn^nioria. Egli si vede adulto o incivilito sopra gli altri popoli 
intorno, fino dai tempi di Àbramo e di Giacobbe. A non tener 
conto che de* tempi storici, la vita di questo popolo si può diri- 
dere in tre periodi ben distinti, e sono: il pagano, il cristiaut» 
e il maomettano. Il primo suddividesì in due periodile sono: 
Il kocratiro e il monarcklco; quello rimonta alla culla della na- 
zione governata per un luogo periodo di tempo da' sacerdoti in 
nome della divinità; questo data da Mene fondatore della Mo- 
■dhia Fanit>nicu, nativo dì Tini», il quale regnò prima in Tebe 
Hoscìa in Meiiifi in un' epoca assai remota, che gli egittologi 
PKno rìsìhtire fino a trenta, quaranta e cinquanta secoli avanti 
^8ù Cristo ' e protendesi fino alla soppressione del cnlto pa- 
^Keo Tanno 38 1 dell'era volgare. 

^^n questa lunga serie di secoli V Egitto fu successivamente 
I » signoria de' F'uraani nazionali e stranieri ^ de' Macedoni e dei 
Eomaiii. Allo dinastie faraoniche, dopo la conquista di Alessandro 
ibgno, succedettero quelle de'Tolomei, così chiamate da Tolomeo 
llglio di Lago, generale di Alessandro, a cui toccò in sorte 
l Egitto. 

— Adesso intendo, interrnppe la Mima, perchè indi in poi i re 
C Egitto ebbero indistintamente il nome di Tolomei e di Lagidi. 

* Intorno aMVpoca tlclU Tondoitione di queslo r^^o à annoTfimiio nou meno 

' ' opinioiti (liirrw, clip (ariano itj lom ili circa ireriiila anni! Per cllarnt 

. uwko (liirKiiiUo Munctont; )u fa n«ulir(! tino a ."iOOi nnni av. G. C. a 

I o[iÌniotir! r il Manette, mniLir il Bi'ti{r»b la rldoc« a >i<i55. il Lepsìn:> 

^. 4 il IIuiMui a 3Ai'.t, ril altri TalibaUoitu lìnn a i'Hl »v. U. C. 

■ Vi novero dell** »iraniere dìnaMie ('nti-tno ('(.•UopK.-n, In cildoa, rasi^ira p. U 



\/iI, tot ir. fase. 872 



» ottobre 1866. 



I9'é I OEREUTTI 

— Lo loro dinastìe, osservò la Marchesa, sì estiasoro nella 
famosa Cleopatra. 

— Àppunt), ripigliò il signor Filippo; e allora sotto Angusto 
ebbe principio la domioa^iioDe romana, la quale sì esteso floo 
all'Araba conquista. Ma sotto il romano imp(*ro e fin dai primi 
secoli dell'era nostra popolossi T Egitto di cristiani a tale che 
l'imperatore Teodosio potè abolirvi del tutto il paganesimo ooa_ 
un editto imperiale, da cui data il secondo perìodo della rij 
deir Egitto, repoca cristiana, feconda di grandi fatti e 
uomini insigni per santità e sapere. Senonchè l'anno 640 
G. C. venne questa classica terra invasa dalle orde degli Arabi 
sotto la condotta di Amru Ben-el-has generale di Omar succes- 
sore di Maomett«); il quato impadronitosi dell'Egitto, gì' impose 
come religione dello Stato il raaomc»ttismo, e col martello de- 
molitore del barbaro atterrò Tedìfizio di una civiltà, che oc 
stata per tanti secoli un faro luminoso non pure a tutto l'Orìenf 
ma alla stessa Grecia ed a Roma. Da quel di data il 
periodo, o T epoca maomettana, che è quella della dee 
dell' Egitto. 

— Che sventura, sciamò la Marchesa, piombar di tratto di 
l'auge della civiltà nel profondo della barbarie! 

— Fu certo una caduta così rovinosa, che anch'oggi ci pia 
il cuore al vedere qua' pochi testimoni deirantica grandezza, ; 
quali tuttavia ci riempiono di stupore. Fin da' tempi pifi remoti 
e prima ancora che le redini dello Stato passassero dalle 
de* sacerdoti a quelle dei re, l'Egitto era grande, potente e i 
una civiltà, la cui origine si perde nella caligine da' tempi, 
che si suol dire di questa na/Jone che non fa mai fanciu 
Qui ebbero culla le scienze, massime la filosofia, le matematick 
r astronomia e la medicina. I primi speculatori del cielo far 
i sacerdoti egizii; i quali determinarono la posizione degli astri 
raggmpparonli in co3tellazi*mi, ci descrissero lo zodiaco, calo 
larono il corso apparente del sole, lo tolsero a misura del ten 
fissarono le stagioni, divisero Tanno in 365 giorni e cioq^ 
ore e in dodici mesi, ciascano di 30 giorni, con uu sopr 
di cinque dì, detti epagomeni; e ripartirono anche ì me 



XLVII. DAL CAIRO A UEMPI 



l9o 



rìodì di selle giorni, che chiamarono settimane. Essi furono 
fn religione, in fìiosufia e in ^iurispntdoii/.a maestri ai suvìì 
della Grecia: a Licurgo, a Solone, a Pitagora, a Molampo, a 
Talete, a Piatone <ì ad altri. Da loro ehbe 1a medicina^, primi 
Hbri dì diagnostica, terapeuticiL e farmacopea ; la storia, i primi 
doconienti scritti di che giovossi Manetone, sacerdote anch' egli, 
per la sua storia de' Faraoni; e l'enciclopedia, l'opera del fa- 
moso Thot Ermete, la piti universale che vanti l'antichità, 
la quale in quarantadue libri, quanti ne contò san Clemente 
AlessftDdrino, percorreva presso che tutto il campo della scien/>a 
teorica e pratica di queM-empi. 

— Non è quindi da stupire, osservò la Marchesa, che venisse 
riguardato come il genio tutelare della scienza. E quando V Egitto 
passò sotto il greco e il romano dominio perdo nulla del suo 
splendore in punto di scienza? 

— Anzi l'accrebbe a molti doppi. Poiché Alessandria, sede 
del nuovo regno, divenne ancora il centro, verso cui convergevano 
i raggi deir umana sapienza, essendovi caldeggiati gli studìi, 
oDoruti i filosofi, e accolti a gran festa quanti dotti vi venivano 
ad alzarvi cattedra, o a perfezionarsi Delle varie discipline, che 
Ti erano io fiore. Il suo Atenèo fu la culla delle due più ce- 
Ifbri seuole che fiorissero in Atene e nella Magna Grecia, la 

onica e la Pitagorica. La sua Biblioteca, ricca di settecento 
bla manuscrittì, primeggiava su tutte le altre. Il suo famoso 
hro, fatto innakare da Alessandro Magno, e una delle sett<^ 
maraviglie del mondo, raggiava una Ince novella suU' universo; 
cbè vuoisi da molti ohe fosse il luogo prescelto alla riunione 
|li settanta traduttori della Bibbia. E a tanto splendore di 
ieoxa r Egitto accoppiava quello delle arti, come ne fauno fede 
sue gigantesche moli, veri miracoli di architettura, ne* quali, 
DOQ bì ammira il finito, il grazioso e il poetico deirarte 
Ti si vede però il severo, il solido, e il sublime. Anzi questo 
lesimo stile col tempo ingentilì le sue forme; e sotto la dò- 
Inazione de*Tolomei e degli imperatori rivesti tutte le grazie 
greco e del romano. 
Però, interruppe la Marchesa, convien confessare che la 



196 



I DEAELtm 



scultura e la pittura non vi progredirono di pari passo oon 
architettonica. 

È venssìmu; ma di questo non dobbiamo accagionarue Inatte, 
b*;D9l la superstizione: la quale non consentiva che si Tariis- 
sero le forme tradì^tionali della divinità; ondechè queste 
vani» anche sotto un eccellente pennello o scalpello conserv 
le ro£ze sembianze e le bizzarre attitudini dell'arte primìtii 

— £ poi, scattò du a dir la Mima, che prova di valore artistico 
potevau dare que' poveri pittori e scultori, cui la religion egìzia 
costringeva ad innestare al busto degli Dei teste di animali? 

— Giustissima osservazione, ripigliò il signor Filippo. Tutta- 
via non fauno difetto lavori di qualche pregii\ come t dipinti 
de* reali sepolcri di Mt^mfì, dì Tebe, e di Beui-Hassan, la statua 
di granito nero dì Tumtosi I[[, che sì ammira uel Museo di To- 
rìnu, quella di Hamessu II. o Sesostri, un'altra di Kefreoe sco- 
perta nel 1364, ì due colossi di Memnuue in Tebe e la gigantesa 
sfinge di Gizeh. Quello poi che è ammirabile nelle pitture si^ 
ò la vivacità e la durata de* colori, che non ismontano col tem| 
ma dopo trenta e più secoli brillano ancora nella loro pr 
freschezza; il che denota un'arte avanzatissima nella cono 
e manipolazione de' preparati metallici di cui sono composti. * 

Nelle arti eziandio dell'intaglio e del cesello, del tesserdj 
del ricamare e in quelle del gioielliere e del lapidario abbii 
prove non dubbie del progresso fatto dagli egiziì, in molti 
candelabri e altri utensili, in moltissime collane, anella, 
torali e simili ornamenti d'oro e d'argento, in gioielli e ai 
e in finissime tele e tessuti che si rinvenuero addosso 
Mummie o nelle loro tombe, oltreché il eh. Autore del viagi 
bìblico ' citi due fatti che provano ad evidenza la loro uiaastr 
in ogni sorta di arti meccaniche, Tuno narrato da Omero '>| 
sono i ricchissimi doni d'oro e d'argento di squisito lavoro, cH 
Menelao e la sua consorte ebbero dal Re e dalla Regina di Teli 
e Taltro dalla Bibbia \ la quale ci descrive i mirabili 



' T. 2, pi^. :u. 

* Esvoo. L-,ip. XVI, p segf. 



XLVlt DAL CAIHO A MEUH 197 

d«l ta1)ernucolo, deir altare e de^Ii ÌDdumeDti sacerdotali ese- 
gniti dopo il loro esodo dagli ebrei; che non dovevano al certo 
avere apparate le urti oel deserto, aia s) nel!' Egitto, duQd*orano 
lisciti. 

Senonchè il merito maggiore degli Egizii si è l'arer inven- 
UU, alroeu perfezionata e trasmessa agli altri popoli Farte 
delle arti, quella, cioi^, di esprimere e fissare il pensiero colla 
serìttiira. Questa ò triplice: la geroglifica o scrittura sacra, 
QS&ta Delle iscrizioni e nelle decorazioni de' templi e de' monu- 
menti; \& jeratica o sacerdotale impiegata dai sacerdoti nelle 
cose sacre e nei libri scientifici; e la detnofìca o popolare di 
uso comune nelle scritture e ne' contratti, e questa fu come l'om- 
brìonc della lìngua egiziaca^ conservatasi appena dopo T araba 
invasione nella liturgia della Chiesa Copta e ne' libri sacri. 

La prima scrittura geroglifica non era che un complesso di 
'tegni ideografici o una pittura dt'gli oggetti. Rappresenta vasi 
a mo' d'esempio con un disco il sole, con un occhio la vista, con 
aoa bocca la facolti!k di parlare, e via discorrendo. Ma il bisogno 
di esprimere oltre le idee concrete anche le astratte sujrgerl agli 
Egiziì rìdea dì aggiungere ai segni ideografici reali, i conven- 
zionali. Così con una spada e uno scudo significavano la guerra, 
OOQ una testa di leone forza e coraggio, col tfiau, o una croce 
Sormontata da un anello, la divinità, e ria di questo passo. 

Se non che dilatandosi sempre pili il campo delle idee col 
progredire della civiltà, ebbero la felice idea di perfezionare la 
loro scrittura coli* aggiunta di segni fonetici o alfabetici; e mercè 
questa loro invenzione, che fu per ventura V origine della nostra 
scrittura, ci tramandarono le memorie della più remota antichità. 

— Ma ora non è che un fossile, disse ta Marchesa. 

— Un fossile, riprese il signor Filippo, felicemente a' dì no- 
stri dissotterrato, interpretato, e fatto rivivere e parlare. A dir 
Tem la scrittura faraonica torturò lungo tempo l'ingegno de' più 
insigni egittofili, pe' quali era un enigma presso che insolubile; 
SUI la scoperta della pietra dì Rosetta, su cui un istesso de- 
noto, il decreto de' sacerdoti, era scolpito in tre lingue, cioè, 
Qella geroglifica o monumentale, nella demotica o volgare e nella 



19S 



ì DERELITTI 



lingua greca, die in mano a Champrjllion, il gioTane, la chiave 
per ginugere, a forza di paxieuxii e di studio, alta sospirata co- 
noscenza della lìngua faraonica. Scoperto ancora più recenti e 
nuoTÌ studii ttìrnaronla vie più aperta e chiara agli studiosi del- 
l' antichità, cotalchè ella non è più per loro un enigma, un mi- 
stero. E tanto basta averri accennato della civiltà e del progr^^sso 
dell'Egitto ai tempi dei Faraoni e de'Tolomei. Ora, per darvi qu 
tocco delTEgitto cristiano, vi basti sol sapere che in esso fiorirono 
que'grandi luminari della fllosofia e teologia cristiana, che fu- 
rono un Atenagora, un san Panteno, un san Clemente Alessan- 
drino, un Origene, un sant'Atanasio e un san Cirillo, e che la 
loro scnola detta dalla città ov'essi insegnavano, Alessandrina, 
era addivenuta il grande ateneo della scienza cristiana, a coi 
da ogni parte dell'Asia, dell'Africa e dell'Europa si acoorreva 
ad attingervi la vera sapienza. 

Ma più che le divine e umane scienze illustrò l'Egitto 1a 
predicsKÌone dì san Marco Evangelista, il sno sangue versato per 
Cristo, e quello di tanti martiri, che, al dire dello storico Eusebio, 
venivano in tenipt> di persecuzione immolati fino a cinquanta e 
cento per giorno. Arrogi le virtù eroiche de* primi Pastori, tra' 
inali brillarono di chiarissima luce un Cirillo e un Atanasio, 
fr l'austera e santa vita di un popolo innumerabile di anacoreti 
e di cenobiti, de'quali suona si alta la fama per tutto il mondo. 
1/ Egitto cristiano insomma era un gran focolare di scienza d 
dì fede. 

— Grazie al cielo non avea nulla a invidiare all' Egitto fa- 
raonico e Vdemaico. disse la Marchesa. Anzi lo superava dì tutto 
il vantaggio che ha la civiltà cristiana sulla pagana. 

— Però sventura volle che tanto splendore si venisse 
«eclissando per opera d'uomini superbi e traviati * che intenti 
brarono Tastro fulgentìssimo della fede colla caligine di motlj 
eresie. E allora Dio sdegnato dit> l'Egitto in preda al più 
roce nemico della fedo, della scienza e della civiltà cristia 
qua! era il Maomettismo. 

* Ti)i Torono i Gni»! ci, \ ValfnUnbnf, gli Ariani, i NcsioriAm, 1 rrìKillìi 
gli KttUchiaui e \ Giacotitii. 



XLVn. DAL CAIRO A VEMPI 



199 



Allor si videro atterrati ì templi^ messi a morte migliaia 
di cristiani, e i superstiti ridotti quasi allo stato di schiaviti^ 
ckiase le scuole, distrutto le biblioteche, mutata la legislazione, 
[a mezsa luna sostituitii alla croce, T islamismo al cristianesimo, 
alla civiltà la barbarie. \oq valsero a liberare da quel ferreo 
giogo la classica terra della scien^iu e della fede le spade dei 
crociati, e nemmeno poterono ridestarvi la spenta luce della ci- 
viltà cristiana le spirituali crociate da' Agli di S. Francesco, il 
cai apostolato non fu ivi, corno altrove, si fecondo di splendide 
conquiste. Il Maomettismo, trovandovi un terreno già preparato 
da tante eresie, vi avoa gettiito tropp*) salde radici ; e gran parte 
dal popolo già erasi, buono o mal grado, acconciato alla reli- 
gione, al governo, alla lingua e ai costumi do^suoi conquista- 
tori. Quindi il Corano, mostruoso impasto di verità e di men- 
r.ogDe, di tratti bìblici e di fantasie di Maometto, divenne ìl 
libro sacro dell'Egitto, e la lingua e i costumi degli Ambi, 
lìngua e costumi popolari. 

Con questa sua dotta dissertazione il nostro Egitt^dogo seppe 
tenere per cinque ore attento o sospeso il suo donnesco uditorio, 
che è quanto si può dir di meglio dell' eloquenza ed erudizione 
del signor Filippo. 

XLVIII. 

LI BOVINE DEL SERAPBO I! Ot/ IPOflEI. 

Quand'egli pose termine al ragionare, già il battello a va- 
pore gittate avea gli ormeggi nello scalo di Zaqquarah; ond' egli 
« le donne scesero a terra, e preso alloggio in un albergo, ivi 
pernottarono con altri viaggiatori; e il dì vegnente in suU'al- 
b^are si misero tutti di brigata in cammino verso Abusir e 
il campo di Memfì. Prima ancora di giungervi, videro da lungi 
paro maestosamente quattro piramidi di varia alte/^za. una 

ile quali saliva por gradi fino al sommo; e non guari lungi da 
<ìuelle altre dieci tra grandi e piccole. Pervenuti a pie delle 
prime, ristettero alquanto a contemplarle; e poi si sparsero per 
li vicina "Eampagna a riconoscere il sito ove sorgeva l'antica 



I DERELITTI 

Merafi, e dove non ridoro più che tombe e rovino. Ma l' Egit- 
tologo imprestando a quelle rovine la parola, si volse alla bri- 
gata, e in tuon solenne prese a dire. — Queste rovine che qni 
vedete, e additolle, ci ricordano che qui sorgeva il Serapeo, a 
cai metteva nn viale fiancheggiato da 141 stìngi, non che un 
prodromo ornato di statue rappresentanti ì principali filosofi dell» 
Grecia, por nulla dire de' portici e delie sale, che lo circondavano, 
e delle molte sculture e stele e lapidi di che era ornato, un» 
sola delle quali, assai preziosa per la storia, portava scolpili i 
nomi di cinquantotto Faraoni. Mi basti il dirvi che quasi tutti 
i musei d'Europa arriochironsi di queste grandiose rovine, li* 
sola statna che lìi vedete rovesciata a terra, vi può dare un'idea 
della grandezìsa e magnificenza del Serapeo. Era il colosso di 
Sesostri in granito, lungo ben diciotto metri, e intorno a cai le 
donne e con esse gli altri viaggiatori si assembrarono pieni di 
maraviglia. 

Il signor Filippo condusse qnindi la brigata & contemplare 
gì' Ipogei tanto reali quanto comuni, e perfino quelli degli aai- 
mali sacri, quali erano fra gli altri que' degli Ibis e d/lni ' 
Apis, di cui uvea colà molte mummie ìmbalsamatf* e chiust. iu 
sarcofagi di granito. 

Gl'ipogei più nobili tanto in Memfi, come in Beni-Hassan t^ 
in Tebe, hanno una camera dMngresso, la quale ne* sepolcri reali 
e de'grandi dìgnitarii del regno ha la volta dipinta in azzarr» 
e stelleggiata d'oro, e le pareti istoriate di affreschi rappre- 
sentanti il personaggio in atto di fare le sue offerte alla divi- 
nità, ovvero circondato dnlla sua famiglia e tutto inteso allei 
predilette oc-cupazioni. In altri ipogei in vece della camera d'ilio 
gresso apresi un vestibolo sorretto da grosse colonne, talora scan 
nellate e sormontate da capitelli a fiori di loto; il quale è otDI 
di statue sarte sa piedistallo di alabastro o di granito eoo < 
vanti tavole per le offerte e tntt'int<imo lapidi funerarie, 
vestibolo per un androne discendesi nella camera mortuaria,; 
cui mette un corridoio, fiancheggiato da cellette o nicchie 
piote, ove riposano le salme dei prìncipi del sangue e dei 
gnitarii del regno. La camera mortuaria suol essere quadrai 



XLVIir. tE ROTINE DEL SERAPEO E GL* tPOGEI ^01 

dd ampia eoo iu mw/M uu sui'cofago di granito resa o di 
te neru, avvero come negli iiwgei di Tebe, di siwmoro in- 
curruttibìle, deatro e fuor dipinto, ìstoriuto e smaltato di una 
Teraìce lustrante, che rogge al tormento dell'umidità e alle in- 
giurie del tempo. Dentro a' sarcofagi non di rado si rinvennero 
grappali d'ava, melagrane, noci moscate e altri frutti impietriti, 
e per fino del grano assai beu cooservato, e che una fiata semi- 
nato, germogliò e die frutto. Intorno p<>i a'ratìdesimi e lungo le 
pareti veggoosi alle volte figurine in terra cotta u in vetro, col- 
lane, scarabei, idoletti e aocho sedie, tavole e panieri di frutta. 
La vista delio mummia mise in corpo alla Mima un gran- 
de uzzolo di sapere come e per che modo gli Egìzii sapessero 
conservare &)sì bene i cadaveri, e ne richiese il signor Filippo; 
il quale a lei e alla brigata die la seguente 8piega7>ÌoQe. — Gli 
Egi/ji, diss* egli, solfano imbalsamare i corpi merco un processo 
ehe durava settanta giorni, ed era, come vedete, condotto con 
tanta maestria, che ne conservavano a maraviglia lo carni, la 
capigliatura, la barba, e perfino gli occhi e i lineamenti del 
loitt). Anzitutto essi estraevano dal cadavere i visceri, e concia- 
tili a parte con bitume di Giudea e resine o gomme, avvolge- 
nnlì in panni lini, e collocavanli dì nuovo al loro posto, ovvero 
cVmdevanli ne' vasi canopei, su cui effigiavano V immagine di 
quei Nume, alla custodia del quale volevanli raccomandati. Il 
eoTpo poi ben lavato, veniva iniettato di liquidi essiccanti, con- 
dito di aromi, e intonacato di una mistura di balsamo e bitume, 
il cui segreto andò perduto. Quindi lo si fasciava strettamente 
ojQ molti giri di bende, che formavangli attorno un involucro 
duro e sonante, su cui dipingevasi Osiride ad ali spiegate, Anubi, 
ii portinaio deirAmonti a testa di cane. Toth a testa d'Ibis, 
ìiì scarabeo simbolo dolla rigenerazione, il sol nascente, imagine 
ddla novella vita, e geroglifici esprimenti preghiere e consacra- 
li a varie divinità. Se il defunto era di nobile schiatta o di 
'lÌ0eo censo, apriva il funebre corteggio una turba di s^^hìavi a 
Iteffte rasa e con in mano oCferte ed aromi; seguivano i sacer- 
ti trascìuantisì dietro le giovenche pei sacrifìsìi; poi k prefiche 
id levavano altissimo pianto; ìndi la bara portata a spallo 



I DERELITTI 



denomini, e da ultimo nna schiera dì parenti e di amici. Qaefl 
funebre pompa già la vedemmo rappresentata in due lapidi ria 
venute in questa necropoli di Memfi, e trasportate nel Museo di 
Boulak al Cairo; Tuna delle quali, se ben vi rimembra, porta 
scolpito il cortèo e T altra la danza funebre delle donne. Abbiamo 
altresì tutto il rituale mortuario descritto in un papiro estratto 
dai sarcofagi delle mummie reali di Tebe e custodito noi museo 
egizio dì Torino. E tanto vi basti, chMo già affioco pel taiito_ 
parlare in mezzo a questo polverio e sotto la sferza di qnc 
sole che ci frigge le cervella. E sì dicendo, awiossi per partirT 
e dietrogli tutta la brigata. La sola Mima non si moveva, ma 
andava colf occhio misurando tutta la distesa di quel piano in- 
gombro di mine. 

— Chtì stai? dissele la madre. 

— Misuro col guardo 1* ampiezza della famosa Memfi. 

— Ve la dirò io, disse tosto il signor Filippo. Stando ailtj 
testimonianza di Erodoto, uno da' storici ptì) antichi che scrìi 
intorno all'Egitto, Memfi volgeva ben sei leghe intomo; il 
dHTV(>r<> D<m è da stupire trattandosi della magnifica capit 
do' Faraoni. 

■ — Qua venne Giuseppe, e poscia Giacobbe suo padre con 
la famìglia? dimand^ la Mima. 

— Appunto; e qui si svulso il pìrt bello e maraviglioso dran 
che il sole mai vedesse sulla faccia della terra. 

— E ch'io, soggiunse le Marchesa, non ho potuto mai 1« 
gbt^ vedere rappresentato sensta lacrimarne di compassii 
dì tenerezza e di gioia, il dramma di Giuseppe riconoscint 

Rientrata la nostra brigatella nel villaggio di Zaqquarah, i 
dì nuovo sul battello a vapore, o ritornò al Cairo; ove il 
gnor Filippo appena messo pie a terra, fu incontanente a prea 
voce della venuta del Pascià Zerbìb Effendi e del suo segoìt 
e riportò alla Marchesa essf^re giunta al Ministero quel gio 
stesso la notizia che la carovana del Pascià scendeva il N| 
per fare rìtorno al Cairo. Questa novella fe'balzare di gioial 
Marchesa e la Mima; e il signor Filippo e la Ghita anch'* 
00 fecero molta festa ; e si formò tra di loro che non sì dòvf 



XLVin. LE novixE DELsenxpR^^cilTpocKr 

più a lungo (Ufferire la gita a Tebe, ma ri3alire fio colà il Nilo 
colla spL^moza di scontrarla. U di appresso lu fatti presero pas- 
saggio in uu battello a vaporo della compagnia ogiziana, che 
tradita i passeggeri iafìoo a Tebe, ormeggiando neWarii scali 
delle città e villaggi giacenti in sulle sponde del fìame. 

XLIX. 

KOTK DI UH VtlQOIO FEB LE TBBUDI 

Nel viaggio per le due Tebaidi ad ogni scalo, a cui approda 
I Vapore, e ad ogni volger d*occhio su pi-r l'una e l'altra riva 
del Nilo, tu incontri una memoria o un vestigio di uno splen- 
dido passato, che vivrà eterno nelle pagine della storia. A uri^ora 
sola dal *}aÌro ti si para innanzi l'antico Troicus pafjus, oggi 
Torab, che vuoisi fosse asilo di molti profugbi troiani, e dove 
oe'bei secoli della Chiesa passò dalla terra al cielo il celebre 
Arsenio. Più oltre tu vedi Tmoui illustrata dal sangue de' Mar- 
tiri e dalla santità di un Serapiouo e di un Pafnuzio, padri di 
(jiiegli angeli terreni, che trasformavano i deserti in una celeste 
mi e in un tempio echeggiante delle laudi di Dio. Indi richiama 
i tuoi sguardi T antica Ermopoli, oggi Bonesoef, già fondaU, al 
fe dello storico Artapano presso Eusebio di Cesarea, da Mosò; 
e visitata, secondo lo storico Niceforo \ dalla santa famiglia Na- 
arena; e dove fiorirono un Pacomio, un Teodoro, un Onofrio, 
OH Apollo padre di cinquecento cenobìti, e un Isidoro che per 
qaa' dintorni ne avea fino a mille sotto il suo governo. Ma un 
luogo sopratutto attrae gli sguardi del viaggiatore e a sé lo invita, 
«d è il monte Kolzuin; il quale ne' due opposti versanti rinserra 
^ue spelonche d'immortale celebrità nelle storie della Chiesa, 
Tana santificata da S. Antonio abate, e l'altra da san Paolo ere- 
Rita; e dalla cui vetta apresi all'occhio il prospetto dell'Eritreo 
►ilell'arabo deserto, attraversato dui popolo di Dio, fino alle fa- 
I montagne del Sinai, che chiudono quel vastissimo ori/^xonte. 



Stona occ lib. 10, e. HI. 



904 



t oERELrm 



I nostri viaggiatori non ebbero tempo ed agio da condnmsi, 
ma ben y\ volarono co! pensiero e col caore; che il signor Fi- 
lippo si sarebbe recato a coscienza dì non additarli alla loro 
cristiana pietà. Da Benesoef, risalendo sempre il Nilo, faroBO 
all'antica Crocodiopolis detta io seguito Arsinoo, e oggi Me- 
dinet el Faiam, dorè nei pressi della città impaluda il lago di 
Caronte, che ha una distesa di dodici leghe; e air occidente di 
quello il famoso lago di Meride col suo celebrato labirinti), qui 
delle maraviglie dei mondo. 

II Vaporetto die fondo nello scalo della città; e il signor Fi- 
lippo dopo essersi accertato neir ufficio della polizia del porto 
che la carovana del Pascià non era passata e neppur era in vt-- 
data, invitò le donne a una git^ al lago e al laberinto. Grande 
fu la maraviglia della Marchesa e della figlia quando gìunsem 
innan/à alle grandiose rovine di quell'immensa mule di edifìzii, 
che andavano sotto nome dì laberinto; e rio maggior fu allora 
che avvolgendosi tra que^ ruderi e contemplando quel che tuttora 
ne rimane in pie, poterono foggiarsi in capo un'idea di quel pii^ 
che gli occhi lor non rederano, e che il signor Filippo da bmm 
Cicerone sbozzò loro in mente con un sol tratto preso ìu prestanz 
dalle storio di Erodoto '. 

— Questa gran mole, diss'egli, era ripartita in dodici cor 
di fabbrica allacciati insieme e a doppio ordine di stanze. M 
une sotterranee, le altre sovra terra in numero di tre milatr 
sale, camere e gabinetti, con tanti aggiramenti dì corridoi, i 
sbocchi e di riuscite, ch'era assai malagerole, se non anche in 
possibile senza il filo d'Arianna o senza una buona guida, no 
ismarrirvisi dentro. 11 tetto e le pareti erano, come vtMiele, 
pietra e adorne di sculture; le sale ornate di colonne dì mara 
bianco; e ad ogni angolo dell' edifizio grandeggiaru al di fu 
una piramide alta cento e sessanta cubiti. 

— E a che tanta maguifìcen/,a? domandò la Marchesa. 

— Per ouorare le spoglie mortali dì que' Faraoni che qui fll| 
bere sepoltura, e de'coccodrìUì che qui parimente hanno turni 
onorata accanto ai Sorrani dell' Cgitto. 

> Ub. Il, 0. 1Ì8. 



XLI\. NOTE DI r?» VIACCIO PER LE TEBAIDI 



?or. 



— Meritavano davvero quello bestiacce orride e crudeli un 
taatu oQure! disse indignata la Mima. 

— TanVè. La cecità de' pagani giungeva fino a quest' eccesso 
di onorare come cosa sacra quanta vi avea dì più 8tomaci)so e 
ribttttante al mondo! 

La nostra brigateli» tornando sui passi suoi, rientrò in città 
e imbaroossi di nuovo per proseguire il viaggio fino a Beni- 
husan e di là a Tebe. Il di seguente verso il meriggio costeg- 
giarono Bennhesa, popolata nei primi secoli della Chiesa dì tanti 
religiosi dell'uno e dell'altro sesso, che Ruffino, testimone di 
veduta, ne calcolò il numero fino a trenta mila. « Yi avea, 
dic'egli, più monasteri che case, ed era dapertutto un continuo 
salmodiare il giorno e la notte. » 

Il quarto dì dalla partenza i nostri viaggiaturi approdarono 
a Beni-Hassan: o scesi a terra, visitarono grip<.»géi reali appar- 
tenenti, secondo alcuni egittologi, alla duodecima dinastia, e per 
avviso di altri alla sedicesima e anche diciassettesima dinastìa 
de' Faraoni. 

L'entrata degli ipogei più nobili è un peristilio a colonne lisce 
Ofrero scannellate con capitelli a foglie di loto, uve tra una co- 
lonna e l'altra sorgono le statue de' monarchi colà sepolti. Dal 
peristìlio sì passa in una sala, la cui volta rappresenta un cielo 
stellato e le pareti a tinte gagliarde e vive il Monarca, dove 
ia alto supplice a pie di Osiride e con in mano le offerte, e dove 
nei tratti principali di sua vita. Dappoiché vi si veggono dipinte 
le sue imprese in pace e in guerra, e fin anco ì suoi gusti e i 
dì solla/xì, come la caccia, la pesca, la lotta, e vìa dicendo. Di 
Isi entra in un androne corso da ambo i lati di edìcole dipìnte, 
_m riposano le salme de' prìncipi del regno; il quale va a metter 
nella gran sala mortuaria, nel cui mozZiO campeggia il sar- 
'eofago ralle dì basalto nero, di marmo bianco, o di granito 
rwa, istoriato e talora cira>ndato d'idoletti, dì cofani, di ta- 
vole e di altri oggetti altrove mentovati. Dalla sala del Re 
per uno o più androni si passa a quella della regina, che suol 
essere riquadrata, atupìa e sfogata, come la precedente, con in 
loezìso il sarcofago della donna reale. Questi sarcofagi in pa- 



206 



I DERGLITTI 



recchi ipogei sono Tuoti, essendone state le mnminie tolto dagli 
arabi, disperse, o gittate nei Nilo, ovvero vendute agli europei; 
e in altri sepolcri mancano gli stessi sarcofagi, o porche furono 
sotterrati ne' pozzi che coTano sotto le camere funerarie, o percht* 
vennero di là tras(>nrtati ne' musei d'Europa, o involati e iDa< 
nomessi dagli arabi predoni. 

Tornata dalla vìsita degl'ipogei la nostra brìgatella fu di 
tiQovo a suo viaggio, costeggiando Rodda e le sue piantigiooi 
di canne da zucchero; le rovine di Aschmunein, tra le quali 
grandeggia un superbo portico di tempio colle colonne istoriate; 
e l'antica Antinoo, oggi Cheik-Abadè, fatta edificare dalTIra- 
peratore Adriano in memoria dì cotesto suo cinedo che vi trovò 
la morte, e poscia nel lY secolo dell'era nostra santificata da 
tutto un popolo (lì cenobiti e di anacoreti di austerissima vita. 
Lo storico Palladio fa ascendere il numero de' primi a ben di]<' 
mila, senza contare le numerose comunità di vergini che po]»-)- 
lavano dodici monasteri ; e quanto ai secondi, non potò averne 
il novero certo, perchè qua e là dispersi e sepolti vìvi nelle ca- 
verne dello rupi e de' monti. Tra questi ultimi fiori sant'Elia 
assai celebre pei rigori della sua penitenza e po' suoi lunghi di- 
giuni; ì quali lungi dall'abbreviarne, prolungart)ngli fino acanto 
e dieci anni la vita. 

fn tutto questo tragitto per la Tebaide inferiore dalla città 
di Minieh, che il Vapore toccò prima di dar foudo a Beni-llas^ui, 
fino al termine del viaggio o tino a Tebe, fu di gran mantvìglia 
ai nostri viaggiatori il vedere tutte le montagne del Mokaian 
perforate e che rendevano immagine di un grand' alveare. F.-"i"' 
le celle degli antichi romiti, i quali separati affatto dal m > ^ 
vi menavano una vita piil celeste che terrena. Verso il meriggio 
il Vapore ormeggiò innanzi a Siut^ l'antica Licopoli, città i 
industriosa o commerciante, vero emporio, a cui fan capo le i«M 
catiiDzio dell'Africa, dell'Asia dell' Europa, ma dovo vige anoofl 
lo spietato e barbaro costume di far gli eunuchi. Ìjò sorge 
cavaliere una montagna ohe sì spicca dalla libica catena 
monti, ed è tutta traforata da grotte scavate a mano; le qa 
furono ai tempi pagani sepolcri de' morti e nell' era cristia 



LXII. FtOTE M UN \lAGGtO PER LE TEDAlDt 207 

dè*Ttrì dei solìtarìi; tra' quali sali ìd gran fama san Giovunoi 
il profeta, cotanto encomiato da san GiroUm'3, da sant'Agostino 
e da altri Padri della Cbiesa. Gì' ipogei di Licopoli Tennero 
brutalmente manomessi dagli Arabi per ingordigia di preda, e 
oggi più noe vi si veggono che alcuni affreschi mezzo anneriti 
dai fuochi, che i prodoni vi accesero dentro. 

11 di vegnente i viaggiatori giunsero in faccia alF antica Àn- 
toopolì, oggi Gauv-ol-Kebir, ove furono da Pokoke e Brace dis- 
fpierrate le rovino di un gigantesco tempio dedicato al famóso 
'gigante Antóo ucciso da Ercole, e dove secondo 1* egizia mitologia 
avvenne il combattimento d'Iside e di Oro suo figlio contro 
Tifone; il quale vinto da essi in battaglia, n*ebbe fiaccato l'or- 
g<kglio e menomata la micidiat potenza. Oh come vedesi qui 
adombrata la vera vittoria che la Vergin Madre e il suo divin 
Figlinolo dovevano riportare sul genio del male o sul demonio! 
Pirt oltre il Vapore venne rasentando l'antica Ckemmia o 
Chemin degli Egizii e la Panopolt de' Greci, oggi Abnain, che 
lisi fondata da Cam ; siccome sembra indicare l' istesso nome 
%em che in lingua egizia suona Cam e Min città. L'antico 
ico Beroso, riferito dal eh. Autore del viaggio biblico, osserva 
qnello che gli ebrei chiamano Cam e gli Egizii Chem, i 
;i dissero Pan; od è questa per ventura la ragione de' diversi 
mmi dati a quella città, ove fiorirono un tempo gli studìi e 
poscia anche il cristianesimo per opera di santi vescovi e nu- 
merosi cenobìti. 

Potiù quinci lontana sorge la Tolemaide antica, oggi Meuscieb, 
ch'era a'tempi di Tolomeo Filadelfo, suo fondatore, la più grande 
città di Egitto dopo Memfi. Fu anch'essai innalzata sulle rovine 
di un'altra città piò vetusta, chiamata Psui, e venne dedicata a 
Thot Ermete; ond'ebbe l'aggiunto di Ermea, che serve a di- 
stinguerla da altre due Tulemaidì, Tuna della Siria, Taltra 
della Libia. Ivi pure prosperò la vita monastica, nella quale 
tra gli altri si distinse un san Teodoro. 

Vien appresso Qirgeh, che si può dir la quinta tra le grandi 
città dell'Egitto, metropoli di una ricca ed ubertosa provincia, 
e dove si fa gran mercato d'ogni sorta di derrate, ilulti la vo- 



'2(W 



I DEREUTTI 



^liono fondata da san Giorgio, uno dei patroni delT Egitto cri- 
stiano. Nei dÌQtorai di r^nesta città il signor Parlotto trovi) 
vestigia deir antica Abido, oggi detta dagli Arabi HarahaÌ-% 
Mad/uneh, Le rovine delle abitazioni non bodo che meati di 
macerie, ma quelle de' templi sono snperb'3. Dae di questi eoa 
nn lavoro di due anni vennero sterrati; Tuno de'quali, assi^ 
vasto e decorato di bellissime sculture, sarebbe stato, per avrise 
dell' illustre Egittologo, edificato da S')ti I, padre di Ramesse U. 
cioè di Sesostri il Qrande; e il secondo di minor mote dal fìgliu dì 
lui. Da questo secondo tempio venne estratta una stela fam(>sa 
detta poi di Abido, in cui sono registrati i nomi d-/ Faratmi dalU_ 
decima sesta dinastia fino a Sesostri della decimanona. L'Aat 
del viaggio biblico riporta T iscrizione di una delle lapidi trova 
in Abìdo, in cui un alto personaggio di questa dinastia, chiamat 
Roma, fa una preghiera ad Osiride; la quale, mutato nome, 
9i potrebbe dirigere a Gresù Cristo. Poiché in essa chiama Osirij 
il primogenito di Dio padre de' padri, il re dei tempi, il signo 
deireternità, il cui nome è ineffabile, ma che si moltìplica r 
seconda degli attributi sotto i quali è adorato; il primogeDÌto 
risuscitato fra i morti, potente sopra tutti, signore della rìtx_ 
per mezzo dì cui tutte le cose furono create. Egli ha creotoj 
sole, gli uomini e gli altri Dei minori e gì' immortali 

Gli egittologi riguardano quel luogo come la sede delVant 
Thinìs, culla della prima e seconda dinastia, dette p^rò Tioit 

Da Abìdo i nostri viaggiatori tragittaronsi ali* antica CI: 
reboscio. oggi Kasr et Sayad. illustrata dalla santità di un 
comio, dì un Petronio e da altri monaci di santissima 
venne poscia costeggiando la Tabenna, ove, ai dire di 
vivevano in varii monasteri sette mila religiosi sotto la diresio 
di un solo Abate. Tni quei che governarono questo popob 
solitarii si distinsero Teodoro, Pafuuzio, Ammone, san Beoii 
san Muxio, sant'Eleno, san Giovanni, Teona, Sura, Apelle, 
e altri che lungo sarebbe enumerare. Qui altresì fiorirono 
merosi monasteri di donne, in uno dei quali visse la gran ser^ 
di Dio Sal^m per la sua rara umiltà famosa. 

' Viagffio hUiìioa t. I, png. ÌJS. 



MIX. SIOTC DI Uff riAGGIO l*ER LE TCBAID! 



L'ottavo di ancorò la nostra brìgatella ìa faccia a Keoòh, 
l'Mtìca Caenopolis o Xeapolis de' Greci, di fronte alla quale 
sorge sulla sponda occidentale del Nilo Benderà, o Tanticii Tou- 
tira, OTe si ammirano le grandiose rovine del tempio di Hathor, 
io cui la maestà e la grazia rivaleggiano insieme, ed empiono 
^Aoimo di gran maraviglia. Un'ultissima porta consacrata ad 
;ustu dà adito al droma o a uu lungo viale, che mette capo 
al peristìlio o al vestibolo del tempio, il quale è chiuso da una 
cinta marmorea e istoriata, e sorretto da ventiquattro colonne 
ultissime, in tro file disposte, tutte di gran corpo e scolpite di 
g^'mglifici. Sulle colonne spiana nn grandioso architrave vaga- 
mente incorniciato, sotto il cui fregio leggesi uuMscri/.ione de- 
dicata a Tiberio. Le colonne terminano in un capitello a testa 
di donna fasciata, rappresentante la dea Hator, a cui era il 
tempio dedicato; e sul cielo del peristilio è dipìnto il zodiaco. 
Dal vestìbolo entrasi per una porta gigantesca nel tempio diviso 
in tre scompartimenti; il primo de'qiiali è sostenuto da dodici 
colonne, sei per banda, ed è fiancheggiato da sei stantie. Da questo 
per nn' altra altissima porta si passa al secondo e quindi al terzo 
compartimento, fiancheggiati anch'essi da stanze laterali; e di 
là s'entra nel santuario, ov' esser dovea la statua della Dea. Le 
pareti del tempio, tanto nel piano inferiore come nel superiore e 
perfino ne' sotterranei, ove si facevano le iniziazioni ai misteri \ 
erano al di dentro e al di fuori ornate di geroglifici e d'iscrizioni, 
« fi 8i vedeva eziandio sciilta l'effigie di Cleopatra e del suo 
figlio Cesarione. Attergati al suntuario orano gli appartamenti 
de'Siicerdoti; in una sala do' quali ammiravasi il celebre zodiaco 
circolare, trasportato poscia al Museo di Parigi; e ai lati del 
tempio sorgevano altri due di minor mule T uno dedicato ad Iside, 
l'altro a Tifone, che vi è scolpito nella sua orribile e mostruosa 
figura. Tentira va celebre pirt che altro per la santità di tanti soli- 
tarii e cenobiti che vi fiorirono sotto la disciplina di san Pacomio. 
Di là i nostri viaggiatori salparono per Siiid o per la Tebaide 
superiore, che incomincia appunto da Eenèh, e toccarono il 

■ TcrrìtHlì erano \p provi*, a cai ;tssoggeiLnvnnsi gì' iniziandi : tuoni, tnnipì. »p|ia- 
rixi(»iir di «.jwUri HC. Viwfffio hibìieo i. I, psp. 316. 

St^te XJir. voi. IV. fiuc. MT2 U 8 ottobre 1886 



l DEneLITTI - LXIX. WOTE DI Vtf YIACCIO rSR LE TRUA30I 

TÌllaggio di Keft, ove sorgea T antica Coptos, donde si vuol cf 
derivasse il nomo dì Egoptos o di Egitto a tutto il paese; e 
copti iufatti chìamansi anche oggi gli Egi;ìii. Questa città che 
riboccava (in dal secondo secolo di Cristiani fu fatta nel 282 di 
G. 0. distniggere da Diocleziano in odio al Cristianesimo ct>IU 
morte di migliaia di Martiri. In seguita rialzaUi dalle sue rovine 
per opera dell' imperatore Giustiniano, tolse da luì il nome e fa 
dettai Gìusttniauopoli. Dopo poche ore di navigazione comincìuroni» 
a scoprire in lontananza una lìnea nera che dìsegnavasi sol 
fondo azzurro del cielo: erano le gigantesche rovine di Karnac, 
ove sorgeva T antica Tebe, la Diospoli o città di Giove, che Urnem 
Chiamava ecafompile o città dulie cento porte, e che, al dire di, 
Diodoro, volgeva in giro 26 chilometri. A quella vista T Egitto! 
signor Filippi) sciamò più volte: — Tebe, Tebe! — o i\ì\ 
arzillo e giubilante si volse alla sua brigatella e prese a 
scriverle la città, qual era ai tempi della sua maggior prospe^ 
e grandez/A, dicendo: — Ecco là T antica Tebe, una città 
avea un milione di abitanti, una reggia superba, maravigtiftì 
mondo, templi giganteschi, pahigi che poggiavano fino al qui 
e quinto solaio, cosa unica allora, e fìualnieute statue, oboli 
sculture e ornamenti d'ogni fatta. Avvegnaché di tanta mag 
licenza non ci rimangano che poche ruine, queste tuttavia 
cosi grandiose, che il viaggiatt>re vi si arresta inuauzi estai 
a contemplarle. Le truppe francesi colà giunte, strabiliavanfl 
vederle, e non sapevano riaversi dal loro stupore. Oli egìttol 
che le visitarono, e tra gli altri il Bclzoni^ chiamano que'i 
numenti creazione di giganti, di cui è perita la razza. Ve 
e vedrete. 



RIVISTA DELLA STAMPA ITALIANA 



l 

Yestcroli. Della teoria evolutiva, a proposito di un 
del professor Gasco; e della necessità di applicare 
utenze fisiche e natnrali i priìicipii della filosofia «co- 
Bologna, tipografìa Arcivescovile, 18S6. 

già quasi un anno dacché il professore Gasco tenne 
il discorso, di rui nelle citate pagine si occupa l'egregio 
enturoli. 11 professore evoluzionistjv ne colse un premio 
retV) di approvazioni e d'applausi. Ad eccezione di una 
sommamente benevola > die' egli, del suo maestro Mo- 
nel rimanente egli non ebbe a rallegrarsi gran cosa 
soddisfatto al pubblico. Cotesti materialisti sono nella 
quello che i veristi nelFarte. Sboccati questi e quelli, 
superlativamente di sé, o3tentando dispre!S!;o per tutto 
on esce dalla loro scuola o non le si attiene, dommatici 
dossi e negli spropositi più ripugnanti, finiscono con 
fé i più non solo dei credenti, ma ancora degrìndiffe- 
1 s'aggiunga la noia del ricadere che fanno general- 
i qualunque materia si parlino, a ritessere tutti lo stesso 
, essendovi a quanb) pure, la leggi; fra loro ammessa, 
ono in ogni occasione rinverghi tutta la serie degli ar- 
1 loro Credo, Così, chi annunzia un argomento, puta 
atomico, v'annesterà sen;^ nessun fallo il politeismo 
passato in monoteismo, e i libri vedici e i popoli ariani 
lUnabile Iuqui:jizioQe e Galileo, e Giordano Bruno, e 
Campanella. K chi promette di esporre le origini dello 
si crederà in obbligo di magnificare i dommi e le 
iir evoluzionismo, e da capo l'Inquisizione e Galileo, e 
Brano, e Telesio e Campanella. Il metro è sempre il 
m due conseguenze; l'uua a carico del pubblico, 



RIVISTA 

condannato a sbadigliare por gran naia, l'altro a vantaggio de 
oratori o scrittori, esentati dal tenersi al filo di una discnssJc 
logica. Ne sgorgano però al tempo stesso due altre cooseguenzo^ 
runa a profìtto del pubblico, meno esposto a venir tratto io 
inganno, l'altra a carico degli oratori, che dopo aver molto par- 
lato non approdano a convincere nessuno. Il giornale dei salo 
di Roma, dando relazione del discorso del Gasco, rìassaue 
circa in questi termini ÌI concetto che del darvinismo dovevano 
eeservisi formati gli uditori: Egli è un siaieitta d'ovest am»| 
risce sempre^ senza mai provar*^. E pure il dotto professore! 
anatomìa ci*mparata s'era sfiatato a proporre le così dette pn)| 
del sistema, se non colla maggior forata, che non ne ban 
nessunissima, ma nel lume più favorevole; come evidenti io' 
sé, ed autenticato dal giudìzio dei migliori maestri. 

Il eh. dottor Venturoli, la cui penna ci ha dati già par 
utilissimi opuscoli in confutazione di errori scientìfici moder 
ba voluto prendere ad esame il discorso del Gasco. In quell'i 
raffio d'asserzioni gratuite e false, di errori storici mille voi 
confutati, di ragionamenti sctmnessi, e di conclusioni illegittil 
egli passaudu sceglie alcuni punti soltanto, dei quali sente ì 
jK>tere additare le pecche come medico che egli è e come f^ 
sofo. Egli lo fa con poche parole, troppo poche forse per ale 
a cui non basta porgere il pane della vera dottrina, ma conria 
spezzarlo. Ma questi altresì, se sono di buon ingegno, non 
ueraOQo a scorgere con quanto discernimento il eh. Autore abl 
scelte le pietre angolari di quella torre babelica, e come sii 
bene assestati quei colpi coi quali le scardina, e con esse tul 
il fantastico edifizio. 

Si sa che gli evoluzionisti presuppongono senz'altro che 
varie funzioni siano sorto negli animali in conseguenza deU*i 
sorsi svolti in essi meccanicamente gli organi corrispondenti.! 
senso comune protesta in contrario. Quando noi vediamo quc 
complicatissima e al tempo stesso ordinatissima macchina, 
è, a cagione d* esempio, il corpo umano, in cui ciascun or 
8i trova iu istretta dipendenza colle operazioni degli altri,] 
tutti concorrono a formare un iuteru e a renderlo atto alla 



DELLA STAMPA ITALIANA 

;iTa e Bensitira, non v' ò chi non capisca di trovarsi dii- 
jaDti agli occhi un essere ideato dalla N'atura, cioè dal Oroatore, 
bme capace di rodere, udire, gustare, sentire, e adoperare sotto 
k guida deiriotolligeuza ì corpi esterni per gli usi della vita; 
I di nutrirsi e crescere mediante l'ingestione e la digestione 
materia estranea: e perciò averlo il Creatore fornito dogli 
'gani proprii a ciascuna funzione, occhi, orecchi, uianì, e sto- 
e vasi chiliferi e sanguigni; u sistema nerveo; e cosi via 
liscorrendo. 

r evoluzionismo cotosta maniera di pensare, ovvia e dettata 
lenso comune, non può andare a versi, perchè, ateo cornee, 
ève escludere ogni ìugerenza dì un Artefice divino nel mondo 
lisibile; e. appunto per escluderla, si è rivolto a fantasticare 
che gli organismi presenti si sieno venuti svolgendo material- 
mente e fortuitamente in tutti i loro particolari, da altri organi- 
smi più semplici fino alla monera primitiva o al famoso batibio. 
Perciò se chiediamo ad un evoluiiionista dond' egli concepisca 
M«ere avvenuto che V uomo si trovi essere un animalo dotato 
della vista, egli vi risponderà francamente che ciò si deve al 
Ctóo fortunato dell'essersi in lui formati coli' andare dei secoli 
eoe occhi in fronte: e similmente cominciò a udire perchè un 
tei giorno si trovò dopo lunga evoluzione fornito di orecchi; e 
jentire, perchè e quando dal cervello si fu diramato in tutto 
nisrao il sistema nerveo, per la parto che spetta al senso ; 
in6nt) cominciò a nutrirsi quando e perchè la natura lo fornì 
ino stomaco. 

Como se la cavassero i nostri progenitori io quei milioni 

Ttoni, duranti i quali erano tuttavia seo/a occhi, senza tiiaui, 

sistema nerveo, senza stomaco, e come potessero allora 

re gr individui e la specie, cotesto gli evoluzionisti non 

'edono obbligati a spiegarlo. E nondimeno la questione me- 

bbe di venire sciolta da loro. N'eanche si curano di spio- 

per virtìi di qual principio regolatore in quella patlnttotu 

e di carne, che era allora la testa umana, si venissero 

a poco formando quei due strumenti ottici di così nàrubile 

ciò che SODO gli occhi, e gli altri due strumenti acustici 



214 RIVISTA 

che sono gli orecchi, per non diro del resto. Xon ci vens 
a parlare di conati clie oramui farebbero ridere le telline. 
nato! Ha conato di che? Forse quello dì rodere la luce? 
come paò 8for/.ar9Ì di veder la luce tm essere che non ha nes- 
suna no/iione né del vedere né della luce? E poi, ci indichino 
un solo esempio di retina, non che d'occhio, che accennasse pura 
a volersi formare pel vero e reale conato fatto da un cieco nel 
cercare la luce o perduta o conosciuta per gli altrui parlari. La 
causalità dei conati è dunque nel caso nostro assurda per una 
parte, e insufficiente dall'altra. 

Chi dunque regola la materia nulle sue supposte evoluzioni 
che condussero alla formazioue dì organi cosi artilìciosamentA 
adattiiti alla loro funzione? Il caso? Ma il caso non è nulla di 
positivo. La parola caso non significa altro cbe V nsHìiza di 
intenzione nella causa cbe produca un effetto, e non sigui&a 
già un agente. L'attribuire adunque al caso la produzione ^k 
organi ò una sciocche/>za per due capi: prima perchè del 
si fa un agente, mentre egli non è che uu concetto; dipoi perd 
vi si nega rintonzionc o T iutclligen/.a nella produzione di i 
pilavorì artificiosissimi, ed evidentemente formati con reUai^ 
ad altre concause esìstenti nel resto del creato. Cosi V oocbij 
evidentemente ordinato a ricevere V impressione della luce ; Tdf 
chio, quella del suono; lo stomaco a coucuocere certe sost 
da cui si trae il nutrimento. Ora essendo un principio, da 
ammesso in teoria ed in pratica, che una causa, operante 
direzione deirintelligea/.a. non può dare effetti neanche per 
ordinati, resta con ciò medesimo esclusa la sufficienza di 
fortuite e citSche alla produ/.ìone degli organi. 

Per iscampare dal greto, revolu^ìonìsmo ricorre al faot 
delle li'f/f/i ddla natura. Graziosi questi evolu/àouisti! 
ristanno mal dal rinfacciare a noi credenti V antropomorfi^ 
pBrc1]*> noi, a detto loro, concepiamo la divinità a modo urna 
attribuendole porsonalìtù, sapienza, provvidenza, giustim: 
siche nell'applicare quei concetti all'Essere dìvìoo, che conii^ 
iu sé ogni perfezione, non li correggessimo, uvvortondu che 
le perfezioni sono in lui in grado iuflnito, e perciò da paragoc 



DELL\ STAMPA ITALIANA $t5 

ro le umane solo per analogia, che non escludo per altro 
rità. StudiÌDo, questi filosofi della matoria, un po' di dottrì- 
lella cristiana prima dì impugnarne spropositando i nottissìmì 
nsegnamenti. Intanto però chi antropomorjizza^ cioè umanizza 
personifica, a tutto spiano, aon loro. In bocca loro la Natura, 
the in sostanza non è altro se non 11 complesso degli esseri, 
legli agenti o dei fenomeni corporei, diventa ima personalità, 
che dirige, vuole, ordina, dispone come potrebbe fare un artefice 
inttìlligento, E par loro d'avere chiuso l'adito ad ogni replica 
quando, interrogati dell'artefice che iu un t**8suto omogeneo fece 
che si svolgesse quel maraviglioso complesso di parti che è un 
occhio, vi rispondono solennemente: La Natura! 

È singolare invero che naturalisti abituati a mirare ogni 
cosa sotto r aspetto più crassainente positivo e concreto, non 
s'avveggano che le legfjì della natura, a cui essi volentieri si 
fermano come a cagione ultima e sufficiente dei prodotti della 
6Tiifp(}3ta evotu/ìon»^, sono una mora astrazione, se non si con- 
cepiscano concretate nella mente di un legislatore. I fisici e i 
'isti hanno tutta la ngione quando parlano di hggi tq- 
le varie operazioni dei corpi, siono viventi o no. Perocché 
n: con quel nome si soglia designare altresì abusivamente 
qualunque fenomeno, od ordine di fenomeni, costanto, ciò non 
t,» A chiaro ad ognuno che la costanza e F ordine dei fe- 
! presuppone una legge, ossia una necessità imposta alla 
i, di agire in un determinato modo, ordinato a certi ef- 
fttti costanti: perocchi^ colla mera ipotesi di a/.ioni fortuite, lo 
Veggono anch'essi, non si spiega né l'ordine uè la costanza. 

E qui appunto viene la domanda: chi stabilisce quelle leggi 
« le impone alla materia? la materia le impone a sé stessa, 
Q gliele impone un Reggitore supremo della Natura. L'evoln- 
lionismo ateo, non volendo accettare il secondo membro della 
disgiunlira, è costretto ad ammettere il primo, e a professare 
eoo ciò il più ridicolo, e assurdo dogli antropomorfismi, conver- 
tendo ciir Haeckel ciascuna molecola in un omuncolo dotato di 
Tolontà, e di un ingegno superiore a quello di qualunque più 
larìo naturalista, che sarebbe incapace di comporre non che 



216 



RIVISTA 



altro, uua sola fibra di aerro. E questa ò la scieu/o, dulia qu&T 
sollevati gli evoluzionisti avrebbero il diritto di compatire ai- 
r ignorai!/'^ altrui? Coiupatìaiuuli di ricambio e ripetiamo sìca- 
ramente col Veaturulì: * Gli orì;;aQÌ servono alla fan^iione e dob 
TÌcerersa; a perciò le particolarità anatomiche degli animali non 
sono accidentali, ma corri siK)n dono al (ine speciale della loro 
esìst«n/,a, nò già esistono essi porche quollt* date particolarità, 
anatomiche siano state accidentalmente acquisite. > 

Il eh. Dottore prosegue rintuzzando con una semplice 
ìoappellabile osserva/.ione la pretensione di certi anatomìat 
discorrere di biologia; e la lezione va bene aggiustata al 
e al suo discorso biologico-anatoraìco. « Per discorrerò dell'i! 
sere di un animale, scrive saviamente il Yenturoli, non bisog 
contentarsi di ciò che può dare Tosservamne anatomica,! 
qnulo non considera T animalo com'è, ma quella parte che 
dell'animale. Il cadavere non è T animale, è un avanzo ine 
pleto di esso. > Prescindendo dal nessun appoggio reale 
l'anatomia dà, né può dare, alla teoria della evoluzione, poi« 
essa non ò atta a rivelare, il più che sia, se nou una coafor 
nel disegno degli organismi e non mai il modo della lon> orìgil 
prescindendo, diciamo, ancora da ciò, Tavviso del eh. Àn\ 
non si deve mai perdere dì vista, quando sulle ossen 
anatomiche, massime degli avanzi fossili, si vogliono ap[ 
giare confronti e conclusioni, che peccano per difetto nel 
stesso fondamento. 

Il Venturoli che, come medico, non abbisogna di pres 
lezioni dai Professori dell' Università, sfata similmente qu< 
ammasso di postulati e di conclusioni illogiche, a cui gli 
Inzionistì danno il nome di argomento embriologico. Prìmie 
mente egli nota a buon diritto di grossolana 1* osservazione < 
ci rappresenta come indentici uoi loro principi! duo feti di 8{ 
diversi: grossolana ù, e non può essere altro, por la limit 
dei dati, intorno a cui essa si aggira e dei mezìsi di cui 
dispone. Anche fra alcuni organismi di ordine infimo il 
scopio non sa discernere la menoma di(feren:;a; e pure ano 
naturalisti fautori dell' evoluzionismo, vedendo che di due ce 



DELLA STAMPA ITALIANA 



217 



apparentemente iddotìche, ma provonute da due dìtrersi orgaaismi 
idiiltì, ciascuna sì svolgo nel modo suo proprio, bì sentono co- 
stretti ad ammettere che l'assoluta identità nei priacipiì non 
sia che apparente e dovuta alla sola imperfe/Zione dei nostri 
mezzi d'osst'rvazione. La medesima ragione logica vuole adunque 
che si ritenga del pari per apparente, e nulla più, la identità, 
primordiale di due embrioni, che si svolgono poco stante in or- 
ganismi diversi. Ma fossero veramente identici, continua il 
eh. Autore, noi domandiamo in virtù di qual principio logico o 
positivo no consegua il fatto di un'origine comune. Non se ne 
può allegare nessuno. 

Quando poi gli evoluzionisti si sbracciano a mostrare come 
gli embrioni dei mammiferi, prima di arrivare al proprio tipo 
organico, passano per la trafila di metamorfosi che in dati mo- 
menti nci>rdano. al dire del Glasco, una non interrotta serie di 
altri animali, il Venturoli risponde semplicemente che « questo 
modo dì vedere le cose è poesia e non scienza: è uno sforzo 
d'immaginazione inferma qaello che tende a prestare p. e. al- 
l'aomo ed ai mammiferi gli archi bronchiali invece dei loro 
polmoni in vìa dì sviluppo. > Dal che i profani alTembriologia e 
incapaci di accertarsi del fatto con osservazioni proprie, possono 
ilmeno dedurrò, che quel tanto decantato passaggio delT em- 
biioue umano per gli stadìi di monera. di axototi, di pesce, ecc. 
h lutt' altro che un fatto evidente, poiché chi se ne intende 
ratlribuisce a sforzo d' immaginiizione inferma. 

Noi aggiungeremmo che quello sforzo non conferisce nulla di 
aiiUa in conferma del sistema, che anzi gli crea una difficoltà. 
Sleghiamoci. L'evoluzionismo per sostenere che le specie su- 
leriori sieno derivate dal protoplasma primitivo passando con 
nooessivi perfezionamenti per tutti i gradi delle specie inferiori, 
deve supporre che una semplice cellula protoplasraatica sia per 
flè essenzialmente incapace di svolgersi, nel breve periodo della 
m vita indìvidnale, ad organismo perfetto. Ammessa infatti la 
possibilità di tale svolgimento, tutta rintorminabìle serio di 
trasformazioni imagiaata da quel sistema, diventerebbe inutile e 
mancherebbe quindi di fondamento. Perciò agU interessi del si- 



ai 8 m VISTA 

sterna metterebbe pìf) conto che gli ani mali snperiori fino dal pr 
cìpio della loro esìsten;;a si vedessero dififerea/.ìati, per complic»- 
tez'i^ di orgauismo, dagli esseri inferiori ed unicellulari. Ciò, a 
dir vero, non proverebbe nulla in favore della loro origine per 
evolu/Zione, ma neanche darebbe materia a combatterla con nn» 
nuova obbìe'/ioau, come accade al presente. Perocché vedendo doì 
nella formaì:ione embrionale delle specie ancora piti compio 
una sola cellula di protopksma essere capace di svolgersi i 
organismo perfetto, un tal fenomeno noti è gì4 pìiì una m^ 
possibilità, ma un fatto positivo: v'ò esempio, anzi vi sono 
migliaia di esempii costanti, quante sono le migliaia dì 8[ 
d'animali superiori, in cui il protoplasma iniziale si mostra dotato 
della virtù di operare in sé, iu tempo brevissimo, tutte le trasfor- 
mazioni occorrevoli per isvolgersi ad organismo superiore, se 
avvicendamenti né specifici né individuali. Sicché se anch»] 
serie genealogica, p. e. del T uomo, si vuole ricondurre ad 
menerà primitiva, é più conformo alla osserva^.ione positi^ 
mettere in capo a quella una menerà a dirittura antropogen| 
che non una menerà inferiore o un grumo di protoplasma 
tlstico, poiché questi non si dimostrarono mai capaci di una 
fra le innumerevoli trasfonna^.ioni specifiche attribuite loro 
revolu/iioniamo. 

Né contro questo chiarissimo argomento varrebbe il dire i 
la suddetta virtù evolutiva individuale si osserva oggi solt 
nel protoplasma derivato da organismi perfetti. A buon 
non è obbiezione che possa muoversi dal Gasco, il quale n< 
cellula germinativa non pué ravvisare altro che la rìproduzì^ 
identica del protoplasma primordiale: onde non vi dev'i 
secondo luì, differenza fra Tuno e T altro. Per qual ragiono^ 
queir identico protoplasma in alcuni animali odierni si si 
così in altri così, non tocca a noi lo spiegarlo, ma & chi 
mosso in quel ginepraio. Che se sì ammetta con una parte < 
evoluzionisti che le specie odierne non derivino da un solo 
tista mu da parecchi a cui fosse naturale lo svolgersi dive^ 
mente, tanto meglio; perché nulla ci vieterà di aggiunge! 
quelli il protista direttamente antropogeno, e con osso l'i 



DELLA STAMPA ITALIANA 319 

iberato dalla necessità di discendere dai pesci e dalle scìmmie. 
ìen^ sta. ripiglierà il Casco, ma quel primo protista da chi 
'enne egli? — Da chi? Da uà altro uomo pitt primo di lui: 
questi, da un altro ancora più primo, e così via via risalendo 
jr infinito. non c'insegnate voi stesso, signor Professore, nel 
lostro discorso, ad ammettere per buone cotesto serie ascendeuti 
esseri, senza un primo termine? 

Lasciamo da parte la metafisica, replicherà forse il Gasco: 
lei fatto sta che il passaggio dell'embrione umano per vurii 
,teri che rammentano specie inferiori, è un fenomeno inespli- 
ile, se non si ricorre al gran principio della legge delTere- 
lità. come spiegate voi quoi lampi passeggieri di somiglianza? 
|8olo la teoria ovoluxionista ne dà spiegazione. — A ciò rispon- 
jèamo che T evoluzionismo pad risparmiarsi la pena deiroffrirci 
'■ " - r:izione di quel fenomeno, tiitt'altro che astruso. Perocché 
. -.librione del mammifero, nei varii stadii del suo svolgi- 
mento, oSfre a momenti qualche carattere di lontana e parziale 
{somiglianza, che ad una i ni mag inazione ben disposta rammenta 
ilfiina delle specie inferiori, ciò si spiega agevolmente dall' omo- 
e dalla limitatezza delle forme, entro le qnalì oscillano Io 
;ìodì possìbili dì organismi, somiglianti fra loro nel disegno 
mentale. Ragionando solo dell' esterno, una lieve modifica- 
di certi tratti della flsonomia di un uomo ti fanno pensare 
tamente ora ad un ranocchio, ora ad un montone, ora ad 
guf(» (il celebre La Portii ne ha composto un libro), senza 
però ci venga in mente d'inserire ano dì quegli animali 
gli antenati dell' individuo che ne ritrae alcuna cosa. 
i evoluzionisti invece per ispiegare quel fatto a modo loro, 
ino coniare una legge, che non ha nessun fondamento né 
ifico né poHÌtivo: che, cioè, un organismo derivato, ])er sup- 
da BQOcessive metamorfosi, ha da riandare la medesima 
per ogni individuo che vi si riproduce; e deve riandarla 
rso del suo periodo embriologico. Perchè questo? E in virtù 
*qijal principio? Por la leggo, diciamo meglio, per un feno- 
no di eredità? Ma i fenomeni d'eredità non si restringono 
solo periodo embrionale: essi sì estendono a tutti gli stadii 



»0 



RirtSTA 



della vita. Dorremmo quindi aspettarci di Ted^re §ti lu^mii 
principiare, se cosi si mole, nella vita ìntrauterioa, la trafila 
delle Irasfurmazioni subite dalla loro specie, mu contintiarla 
dipoi e compierla, pesci nella adolescenza, scimmie nella Tiri* 
lità e uomini nella recchiaia. £ pare non s'è visto mai nuUi 
di somigliante. Del resto ì fenomeni d'eredità a noi conosciuti 
imporrino bensì la riproduzione, nel discendente, di qualche 
carattere del progenitore, ma nulla più. L'estenderla alla npr^ 
dazione di una serie di anteriori trasformiizioni specifìcbo 
poste anche vere, è un attribuirle un' efficacia al tutt> imi 
ginarìa. Un individuo di tipo formato e perfetto ritrarrà dei 
progenitori, questo lo sappiamo: ma non per questo dovrà rif 
la acala già percorsa da quelli passando da specie a specie, 
fatto poi nessuno neanche fra gli evoluzionisti s*è (tfferto 
a leggere la genealogia ne delle specie e neppure delle 
nello svolgimento embrionale degrìndividui derivati. Sicché 
trar de' conti, il graduale perfezionamento dell' embrione 
mammìferi per intrìnseca virtù del loro organismo, virtualme 
compiuto fino dal primo istante, è una difficoltà per la 
dell'eroluicionc e non una conferma. 

Seguitando il suo spicilegio, il eh. Autore raccoglie la 
frase del Qasco rivolta a negare l'azione creatrice: « 
si asserisca che molte migliaia d'anni addietro verìflcaronsi 
veniroenti ìu modo del tutto sconosciuto e contrario alle U 
esìstenti della natura, ogni onesto pensatore, che uou desid^ 
ingannare sé stesso o gli altri ha il dìrìtto di pretendere 
quest'asserzione sìa confortata da prove degne dì fede. » 
cogliamo a braccia aperte questa dichiarazione, e invitiamo | 
evoluzionisti ad applicarla di presente al loro sistema. Tatt 
loro sistema sì ricapitola in asserire che molte migliaia, 
milioni, d'anni addietro certe dosi di minerali acco7.zatesi ìnsifl 
in modo del tutto sconosciuto si tramutarono in uno o più gr 
di protophisma vivente: dal quale protoplasma tutte le s{ 
vive ora esistenti sì formarono gradatamente per vi» di 6V 
zione e di successiva trasformazione d'una in altra. Ora cis 
di ooteste due asserzioni annunzia un fatto, il quale, se 



DELLA STAMPA ITALtAffA 

vero, si sarebbe effettuato in un modo del tutto sconosciuto e 
contrario alle leggi esislcnli della natura. Infatti se v*ò legge 
delJa natura trovata sempre vera in tutti, sen^a eccezione, i casi 
a cui potè stendersi sia V o8Serra/.ione diretta sia V esperienza, 
tali SODO le due leggi seguenti: che un virente nasce sempre 
da UD vivente e non mai dalla materia inorganica-, e che ogni 
iadividuo di una specie deriva sempre per riproduzione da un 
altro individuo di specie ideutica e non mai per trasformazione 
da una specie diversa. Adunque Tevolu/.iunismo è tutto in as- 
serire e sostenere due fatti contrarii pur filo alte leggi della 
nati^ra da noi positivamente conosciuti : per la qiial cosa ogni 
onesto pensatore che non desidera d'ingannare sé stesso o gli 
altri, ha il diritto di pretendere e reciprocamente il dovere dì 
esibire per siffatte asserzioni dello prove concludenti. Ora 
l'evoluzionismo finora di siffatte prove non ne ha allegate. Il 
Virchow, incredulo anch*egli quanto qualunque più reciso ma- 
tt'rìalìsta, ha protestato più volte solennemente, che di dimo- 
strazioni per quel sistema non ve n'ha nessuna. L'Hartmann, 
più incredulo ancora del Virchow, il Tvndall corifeo della stessa 
scuola indipendente, TAgassiz a cui l'essere credente non impedi 
di assidersi nell'Areopago dei più profondi naturalisti, il de Qoa- 
trefages e fra gl'italiani il Bianconi e cento e cento altri, hanno 
trovato L'evoluzionismo mancante di prove e contraddetto dai 
fati. 

Non così può dirsi della sentenza di coloro che risalendo per 
U serie dei sedioli e degli esseri che si succedettero nella loro 
dorata, asseriscono doversi far capo ad un atto creativo, da cui 
Buveese la successione delle produzioni naturali. lia ragione ne 
h chiara: perocché in tanto si può spiegare l'esisten/^a degl'in- 
dividui d'oggi con dire che essi furono prodotti da quelli di ieri 
e quelli di ieri da quelli di ieri l'altro, in quanto si suppone 
d'arrivare ad un primo antenato che o fosse egli eterno, attri- 
buto inconcepibile in un essere dì limitata perfezione, ovvero 
fosse creato da un Ente eterno, supremo, di assoluta perfezione, 
cioè da Dio. 

Al contrario Io spiegarci l'origine delle cose, rimandandoci 



5<w 



RmstA 



su su per una serie senza fine, sarà un giuoco buono a conleo- 
tare i bambini, se pure vai tanto, ma non già nomini seriiii 
quali intendono che se nna catena non si suppone sospesa dt 
un punto fermo, tutto il sostegno che ciascun anello presta al 
susseguente non arriva a spiegare come ella sì regga. Forse 
neir India la gente si quieterà, quando quei dotti, a dichiararle 
come la Terra si regga nello spazio, le dicono che il nostro 
globo posa sulla schiena d'un elefante, e T elefante è sostenat» 
da una testuggine, la quale non è detto poi da chi venga sor- 
retta. Tali ciance soddisfaranno agP indiani oa chi s'è ridotto 
al loro livello intellettuale come nella religione cosi nell* acume 
logico. Ma in Europa, fra popoli a cui la dottrina cristiana ha 
abituata la mente a mirare con sicurezza anche neir infinito, 
non vi sarà per poco una vecchierella del volgo, la quale per 
quanto le si moltiplichino ì membri di quella torre o gli anelli 
della catena, non sia per domandare all'una e all'altra un primo 
sostegno; se pure tutto il sistema non si debba credere campato 
assurdamente in aria. Infiniti dipendenti non rappresenteranno 
mai altro che una serie dipendente, per la quale si duvrà rin- 
novare la questione che fu fatta per ciascuno dei suo termini. 
E ciò quanto alla inevitabile necessità di ammettere un'azione 
creatrice. Quanto air ammetterla distìnta per le varie specie, 
finché gli evoluzionisti non riescono meglio a dimostrare la de- 
rivazione delle specie per via d'evoluzione; finché non ritrovano 
qualche miglior mezzo di dimostrazione che le puerilità dei pre- 
gressi e dei regressi, dell'atavismo, della selezione e delle lotte; 
finchò non liberano il loro sistema da quella moltitudine di po- 
stulati, di supposizioni, di coincidenze, di riuscimenti manivi- 
gliosi che superano por incredibilità qualunque miracolo più 
strepitoso; finché tutto questo non s'avveri, la sentenza della 
creazione distinta delle specie rimarrà sempre anche scientìfica- 
mente la sola provata e corrispondente ai fotti. 

Essendoci dilungati oramai troppo, non seguiremo più oltre 
il eli. Autore nella sua stringente confutazione del discorso del 
Gasco. Ma non possiamo astenerci dall' unire la nostra voce alto 
savissime raccomanduzioni che egli fa intorno al doversi appli* 



OKULA STAKPA ITALIANA 

i&re alle scien/.e fìsìcho e naturali i principii dolla filosofìa 
scolastica. È certi) che uua cagione putissìma dei molti e gravi 
irrori in cui vediamo cadere non pare mediocri cultori ma 
maestri insigni nelle discipline fìsiche e naturali^ è la man- 
canza dì un:i buona coltura filosofica, di concetti chiari, di prin- 
cipii sodi, di logica sicura. Do' giovani poi che pure ricevettero 
un' educazione filosofica irreprensibile, nota il eh. Autore avve- 
nire par troppo non di rado chu recatisi all'Università per istii- 
diarri ingegneria, mudicioa o.i altri rami scientifici, e sentendo 
tuttodì cose che discordano fionimente dagl'insegnamenti avuti, 
provino sulle prime in loro stessi un'inquietudine e uua lotta 
Bbe, ineaporti quali sono, non trovano modo di sedare, finché il 
bisogno di rispondere agli esami come vuole il professore, e 
d'altra parte Tabbandono nel quale si trovano, non sapendo 
come opporre fatti a fatti od eccezioni ed interpretazioni più 
{ioste, finiscono con adattarsi al nuovo modo di veder le cose 
dulia natura. Cosi si perpetua nelle generazioni quel falso ed 
erroneo indirizzo scientifico che i ben pensanti con tutta forza 
deplorano. 

Ora il riparare a questo sconcio, che rende infruttuoso in gran 
parte il risorgimento della filosofìa scolastica nelle scuote cat- 
toliche, s'aspetta primieramente ai professori e in secondo luogo 
a tutti gli scienziati cattolici capaci di comporre libri adattati 
ìa ispecìe alla gioventil e alla classe colta della società. I primi 
a puco nulla approderanno, se nell' insegnare le grandi dot- 
trino della scuola non le applicheranno essi stessi e con piena 
eognizione della materia, ai ritrovati delle scienze positive, l 
secondi concorreranno efficacemente a divulgare le sane dottrine 
nella società colta e nel mondo erudito, se con trattai popolari 
« con libri dotti, nei quali rìsplenda una piena cogni/ione della 
parte scientifica positiva, porgano incorporata con quella la vera 
interpretazione della natura. Parecchi periodici cattolici, come U 
benemerita Scienza Italiana di Bologna e la Scttola Cattolica 
di Milano si sono segnalati in questo arringo. Noi pure ci siamo 
ndoperati e ci adoperiamo per non restare in esso dietro agli 
litri. Ma non può negarsi che dai dotti cattolici potrebbe farsi 



tm^mAj creAtaa» bm, per 

Per tstntcflft tastsrtf bbe 

■ BJ JMitt fn grinmduH 

•neiii dil psUfien, mia H tatto dò che ri- 

b mGù dei aoBé» Isie» e iwrhìwatf» ad amminr^ 

^ « K nSn a Baeitnu Ptfcàè ■■£ tenti scieiuiati 

fi vm Berìti ha e t ra tt a» por m fUtt onilte di hn 

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éeOft laco oparm. e \x fiKìIiU iasp^sto ooo osi Totter- 

e ràfcJmJMiMi M Cratto tàt w eD^enaaa» dm 

k hn BU pHk di d«si5le(« ddte «Me mtnpteM. 



ir 

5«i/« éoUrinn idéoiofìea tUU'Amgùteo DoOort S. To 
m etmfrwUo a qmdlm MVÀh. RmmimL iMUra Po 
itinilmo e Beemo Mtms. Teseaeo di Concordia^ 
graw», 1886. Tip. Castioii, p. 51 ìa S. 

Dk qiokkha tenpo noi, ìa qneeto periodico, bob d sìftmo 
copati 4eOe dottrìae rnwiittiai», sia perche rìpotìamo la qne- 
fltÌQBe rwrinfini essere mia qnestma, nel campo filooofioo. 05- 
gjuBai finita; àa pecche gli uKiiii seriUerelii che aleu&i 
dei Bvimteao ÌMmo pobMieati^ ìiifMB di onore prove o 
fifcw, BOB eonteoeru» ehe naor» ittsototte. alle quali meglio 
riqnndefe eoi nlenxio che eoa ìa poBXA. Tnttana non 
BOB eowBeodan alteaeate qoe*Te9ooTi, i qaafì per soddisfare ti- 
rali» dovere, ««de «sbo stretti, <U tatelare la fede eattoDea 
loro dìeeesi. aloBO la loce per ooodaBoare le dottrina poric 
ehe Ti spai goBo ì rosoimìaaL Tn qoestt mtsrìte speciale lo 
HDastn Tesooto diCooeordia fra Dimenio) Pio Rossi dei gì 
OrfiBo dm Predkatofi. 

fìnwrti dopo arere eoo opportani passi, tolti alle lettere dehi 
r^estab Paolo, dimostrato the il Ye^eoro ha dorerò d*ÌDrigtl»re 
eoa gran dllìgenia, affinchè tra Its sue peoorelìe non sì sparano 
dottdae cattire peneolose rìgnardo alla fede, Tiene a parlare 



M ITALIANA 



325 



opuscolo pubbiirAto nella sua diocesi di Concordia (dol- 
r autore dell'opuscolo tace il nomo) del quale opuscolo dice cosi: 
■< Voi già capite o venerabili fratelli che io accenno ad un opu- 
^lo pabblìcato non ha guari e diramato per la diocesi. In questo 

Epusooio che uoQ porta il visto e Tapprova/^ioDe deiraut(»rità ec- 
iesiastica, in outa al nostro Sinodo, si difende una dottrina che 
sta in opposizione alla sana dottrina cattolica. Non è a dirsi, 
b mìei Venerabili fratelli, di quanto rammarico sia stato per me 
■questo opuscolo, per me, che la Dio mercé sono tanto attjiccato 
ail verace insegnamento della Chiesa, tanto ossequioso alla pa- 
rola ed air autorità del Sommo Pontefice Vicario di Gresil Cristo, 
e tanto dìvoto alla vera dottrina dell'Angelico Dottore S. Tom- 
maso. » 

Le quali tre ragioni, sebbene muovano, a nostro giudizio, tutti 
D quasi tutti i vescovi dltalia ad avversare la dottrina del Ro- 
Bmiui, tornano nondimeno in commendazione del Vescovo di CK)n- 
rordia, mercecchè le virtù non cessano di essere tali perchò co- 
muni. Dì piò il Vescovo di Concordia ha il pregio di avere 
pubblicamente e con una circolare diretta al suo clero manifestata 
la p7x>prìa opposi^sioue alle predette dottrine e le ha solennemente 
Doodannate. 

Il sapiente Vescovo alla leggerezza del l'autore deiropuscolo, 
il quale, pur confessando che tra il Rosmini e l'Angelico Dot- 
tore v* è discrepanza, elegge la sequela del primo a preferenza 
di quella del secondo, oppone questo pnidentissimo avviso: « Egli 
itveva ben avvertire che un errore iu filosofìa, benché abbia 
ptrrenxa di poca entità, trasportato nel campo teologico può pro- 
durre delle gravi e fatali conseguente. » Esemplifica in una nota 
Otoeta asserzione così. « Se in metafìsica si ammettesse che gli 
icddenti non si possono assolutamente separare dalla sostanza, 
flenibrerebbe un errore di poco rilievo iu filosofia: ma portato 
ijaesto errore nel campo teologico, toglie e distrugge il Mistero 
Ablla Santissima Eucaristia. > Egregio avviso! Ond' è che la mas- 
BÌsia moderna, che la filosofia dev'essere libera nel suo campo, 
do totale astra;^ioue dalla teologia, come lo Stato dev' es- 
libero prescindendo affatto dalla Chiesa, ò una massima as- 

,S€rÌ4 XIIL vai. IV. fase. «Ti ih 9 oitobrt 1586 



'm* 



RIVISTA. 



surda, siccome quella che sostieoe tma mutua totale iQiiipendenu 
che DOD ha luogo oè può assolutamente arer luogo. Imperuochè 
come tra Chiesa e Stato corrono moltissime relaziooi, oosì an- 
cora tra filosofìa e teologia. 

Dopo <*he MoDs. Rossi ha descrìtta in brevi cenni 1% dottr 
di S. Tommaso intorno all' origine delle idee, viene a consid 
rare quella dell'abate di Rovereto e discorre cosi: « Esposta 
dottrina di S. Tommaso intorni alTorìgìne delle idee, vengo j 
esporre quella delTAb. R'vsiuini. E^lì esclude dairanima nostri" 
r intelletto agente, ma sibbene ammette l'idea aniversale del- 
l'ente comunicata immediatamente da Dio air anima nostra. £<1 
ecco in qual modo. Egli considera Teute universale in sé, ed in 
ordine alla nostra mente. Considerato in sé contiene virtualmente 
tutte le altro entità esìstenti e possibili, alle quali ò comune; 
inoltre Tente in universale ò qualche cosa delTente necessaria 
cioè dì Dio, anzi ha la stessa essenza con V essere divino. Pe 
Pente rosminiano non è qualche cosa creata, avendo la ni 
divina, benché non sì riguardi da noi sotto il formale tot 
di Dio. Però Tonte del Rosmini se nou formalmente, è però 
mente Dio. Questo ente poi universale secondo il Rosmioii 
r elemento propriamente intrinseco degli enti contìngenti, òai 
voco A Dio e alle creature. Basta questo poco per capire 
TÀb. Rosmini, sen/,a avvedersene è incorso in un gravissimo* 
rore, malgrado però le sae buone intenzioni, ch'erano di 
battere il sensismo tedesco: ma egli è caduto nell'altro estraa 
voglio diro nel panteismo. » 

Non v' è dubbio: la censura è gntve, anzi è gravissima, qu 
tnnque sìa corretta dal supporre le buone itiiemioni nel 
veretano. Né questa supposizione ò ironica perchè non è aii 
il caso che uomini dì alto ingegno e dì rara virtù precipiti^ 
in gravissimi errori con tutte le buone intenzioni. I fatti 
fatti nò vuoisi negare la loro esistenza quando esistono. Pi 
B^ue il Vescovo di Concordia: < La cosa ò ben chiara; 
Rosmini Tentc ò realmente Dio, ed è Telemento della creat 
dunque la creatura ha il medesimo ossero di Dìo, il che 
rebbe dire che l'essere possibile è lo stesso con Tesàere 



DELLA STAMPA ITALIANA 

allo purissimo; Tessere coutingtìnte, coir essere necessario; Tes- 
sere creato, colTessere iucrealo, la quale proposizione è pretta- 
ineote panteistica. Questo errore venne già confatalo dalTAn- 
^elieo dottore ecc... » 

Ecco come T illustre Yescoro con noi si accordi, brevemente 
roatringendo, come richiede l'indole di una pastorale, quello che 
noi abbiamo nel nostro periodico diffusamente esposto e dimo- 
strato. I nostri lettori per le testimonianze da noi allegate del 
Rosmini, già si sono resi capaci che net costai sistema Tante 
OODtingente è composto di due elementi 1" essere^ 2' lìmih' che 
restringe Tessero ad una specie o ad un individuo. Il Rosmini 
adduce la similitudine di una vasta, anzi indefinita candida tela, 
sopra la quale sia distesa una rete di tanti e tanti piccoli fori. 
È chiaro, che tutta la tela Mìun potei di quella tela che ai 
nostri occhi sembra limitata dai singoli contorni dei forellini 
della rete. Così latius patet Tessere preciso da' limiti, delTessere 
stesso in quanto è ristretto da questo o quel limite, che costi- 
tuisce in certa specie o in certo indivìduo. Laonde non si può 
affermare che per esempio la pietra è r essere: comechè si 
possa dire che la pietra è essere^ mercecchè se dalla pietra si 
toglie tutto ciò che ha la ragione di essere^ resta il niente. Cosi 
non sì può dire che la tela in quanto è designata dai limiti 
dei forellini sia tuita la tela o siiupliciter la tela^ quantunque 
si debba dire ch'essa è tela. Come la tela o tutta la tela è 
presupposta alla limitazione posteriore a cagione dei forellioif 
così V essere o tutto Tessere è presupposto ai limiti che riceve. 
L'essere o tutto Tessere è uno, iniprodotto, increato, necessario; 
i limiti sono contingenti, prodotti, e sono essi il termine della 
creazione. 

Ciò è contrario a san Tommaso ed è panteismo. Imperocché 
sempre insegna san Tommaso che il termine della crea/^ione è 
Véssere delle cose contingenti, e non già ì loro limiti soli, i 
quali, cosi considerati, sono l'elemento negativo e non il posi* 
iìpo dei contingenti. Se ì RosmiDÌani propugnassero una par- 
tecipazione delTessere divino per Irnitazioue, nulla ci sarebbe 
a ridire. In tale sentenza, tutt'altro che panteistica, si direbbe 



22t< 



RIVISTA 



con san Tommaso che l'essere dirino è causa efficiente ed esem' 
piare dell* essere delle creature. Ma nel loro sistema l'essere delle 
cose non è prodotto o creato ad Imitazione del divino; bensì è 
raoioo essere ìmprodotto affetto dai limiti, i quali sono prodot 

È vero che per difendersi dicono che la partecipazione pr 
fata è dell'essere divino ideale e non dell'essere divino r«dd 
ma questa è una scappatoia iiiouncliidentissima. Infatti tra l'es- 
sere divino reale e Tessere divino ideale, secondo il Rosmini, 
non c'è distinzione reale ma, Intt'al più, di ragione; quindi hoc 
ipso che si fa la partecipazione dell'essere ideale divino 
identità, deve farsi la partecipazione delfessere reale divino i 
mente per identità. Esemplifichiamo questo concetto. 

Per quale ragione l'IucariiazioDe del Verbo non trae secòT 
cessariamente la Incarnazione dello Spirito Santo o del Padrej 
Ris(}ondiamo : perchè tra le persone vi è distinzione reale, 
fosse soltanto di ragione tutte e tre le persone dovrcbbonsi dire 
incarnate hoc ipso che si è incarnato il Verbo. Similmente, 06 
vi fosse distinzione reale tra Tessere divino reale e Tessere dia 
vino ideale, potrebbe farsi la partecipazione, per identità, 
questo, senza che vi fosse necessità della partecipazione, per iden* 
tìtà, di quello: ma il contrario vuoisi dire se T*è sola distia' 
:ìione di ragione : e il Rosmini sostiene che è solo di ragion 
uè potè dire altrimenti. 

Che veramente il eh. Vescovo abbia colto nel segno si rilei 
anche dall'accusa che ci hanno fatta i rosminiani quando dicei 
die ciascuna cosa ha il proprio essere. Per esempio, dicevamo 
il cane ha il proprio essere, la pietra ha il proprio essere, 
talché quello potrebbe essere annichilato sen;sa che questo lo sii 
Ci si opponeva, ch'ora assurda questa dottrina, perchò r< 
non si può sbocconcellare^ Tessere non si pu6 ridurre infra» 
turni, ed è cosa ridevole, ci dicevano, TaGFermaro che ciascat 
cosa si porti sulle spalle il proprio essere. Infatti, dicevaa^ 
Tessere è uno, necessario, indivisibile, increabile comechè aie 
contingenti e prodotti i limiti dei quali Tessere può divenif 
soggetto. La quale risposta non può essere data se non dacl| 
professa il panteismo. 



DELLA STAMPA ITALIARA 329 

eh. Monsignore beo supera che una volta ammesso il pan- 
teismo, anc<»r l' anima razionulo sarebbe Dio, tuttarolta mostra 
come la dottrina rosminiana couduca direttamente al panteismo 
psicologico. Egli così discorre: < In ordine poi alla nostra mente 
linsegna Rosmini che l'ente in universale è non solo il termine 
e reggette immediato della naturale intui/joao della nostra 
|meDtef ma è il principio formativo e costitutivo della mente me- 
ideeima. Egli si spiega in questa maniera: suppone che Tanima 
nostra sia da principio sensitiva, fornita soltanto delle fucoltà 
sensitive. Quando poi Tonte eh* è intelligibile si presenta al- 
ir atto della sensazione, termina Tatto sensitivo, il quale essendo 
postandalmente e soggettivamente sensitivo^ nel momento stesso 
auidìnene intellettivo, in quanto è terminato ed ordinato alTin- 
'^eJIigibile. £ però delT intuizione delTente sì forma in noi la 
Beote» e qnesta nostra mente è qualche cosa di soggettivo — og- 
^ttiro, ma più oggettivo che soggettivo. Da questa dottrina 
smìnìaoa, se pur si può chiamar dottrina, ne risulta un pretto 
inteismo psicologico. > Né ha torto, giacché Tessere T anima 
intellettiva spetta alla sua essenza; però Tonte, divino elemento 
Che costituìsre T anima umana intelligente non paò soltanto 
dirsi estrìnseco termine delT atto sensitivo, ma intrinseco prin- 
tìpio delT intendere. E per verità Tanima sensitiva fìnchè resta 
Wle, assolutamente non può intuire Tessere ideale, altramente 
^ anima dei bruti lo intuirebbe, perch'esso a tutto è presente. 
Jde è mestieri dire che Dio. in quanto è V essere ideale, 
ndosi alT anima sensitiva umana e formando con essa un 
unum in atto primo, la rende possente a passare air atto 
io, ch'è Tintuizionc dell'essere ideale. Se Dio si unisse al 
umano in guisa da costituirlo corpo umano (cosa assurda!) 
sarebbe forma sostanziale del corpo stesso, e T individuo 
Bbbesi dire, senza fallo, Iddio. Similmente se quello che 
Piquinate diC/e intelletto niente fpotentin animae^ aliqnid ani- 
Jj fosse Dìo stesso, Tanima umana sarebbe immedesimata 
lo stesso Iddio. 
Altre accuse vengono date da Monsignor Ilossi al sistema di 
ini: < Se non che il sistema ideologico rosmiuiano esclude 



m 



RtTISTA 



ancora l'ordine soprannaturale » e poi < da ultimo aggiun^ 
cbe on t&le sistema non è a^tto confórme alle dirine Mpltoi 
Ma per brenta ci basti aver dato un saggio della critica 
stamente aererà^ fatta dair illustre domeoicano. 

Nella seconda parte della sua pastorale T illustre 
rimprovera severamente all'autor dell* opuscolo Taver pr 
di trarre a sua difesa l'autorità di Ijeone X[[[. « L* autore 
fermo nella difesa della dottrina rosminìana, e siccome, in ap- 
poggio alle sue asserzioci, sarebbe inutile cercare aa qualche 
argomento di ragione (e qui bisogna scusarlo, perchè in re 
uon ne aveva nessuno) cosi trova Tespediente di ricoverarsi 
l* umbra della veneranda e sapientissima Enciclica — AeUr 
patrh — del sommo Pontefice Leone XUL L'autorità a cui' 
appella è veramente augusta e sublime, alla quale noi chiniamo 
la fronte e ci prostriamo a terra : e lo facciamo con un anin 
ben leale e sincero. Ma Fautore dell' opuscolo, cita poi a proposi^ 
la venerata Encìclica? E^li pretende che il sommo PonteHce 
questo capolavoro di sapienza si mostri favorevole alte dottrine 
rosminianc; non basta: ma che di più il sommo Poct 
chiaro che non tutto quello che trovasi ttelle dottrine iU.. ..^^ 
nate è oggi da accettarn. Non posso a meno fin d'adesso dì 
gnalare V aperta menzogna e spudorata calunnia. » Qaìn 
Monsignor Vescovo si dà ad esaminare l' Enciclica e a dimostr 
le verità della sua asserzione. 

Inoltre egli adduce pìil discorsi privati di lioone XIIL 
quali il sapientissimo Pontefice si dimostrò apertamente 
trarlo alla dottrina Eosmìniana, e divietò che la si ine 
nei seminarli. 

Fiualmeate dimostra che il famoso dimittantur al quale pò 
tinacemente ricorrono i rosraiuiani non può confortare la lo 
causa oggìmuì perduta. La ci sembra una vera cecità V app 
gliarsi al dimittantur dopoché dalla Congregazione delV Indie 
che Io proferì, fu sentenziato cho soltanto significa non prò 
beriy e che l'opera dimessa può contenere errori in Jidt et 
rihufi, i quali errori possono con pieno diritto essere indicali 
combattuti dai cattolici dottori. 



DILLA STAMPA ITALIANA 



•231 



iQBOulo del YescoTo di CoDcordìa diretto a guisa di pa- 
al clero della sua diocesi e loderolissimo, ed utinam ! 
D avuto in passato tutti i Vescovi il coraggio di combattere 
(tmaro gli errori che pullularano nelle loro diocesi, o nel 
della morale, o nel campo domiaatico o nel campo fìlo- 
[uaado le dottrine filasofìche riguardavano le teologiche! 
a hanno il diritto, e l'apostolo Paolo ne fa loro prec^ìtto. 
Bsorvò r illustre Mlonsignore. La causa rosminiana scien- 
BDte considerata i!i decisa. Y' ò qualche testa ud pu^ log- 
ie si dii a caddero la causa rosminiana non essere ancora 
, perchè un chiaro prelato lasciò un'opera in difesa della 
ma in dieci volumi. Questo è giudicare che la verità o 

debbansi determinare coi chilogrammi del peso della 
0)1 metro che ne misura le dimensioni. In tanti volumi 
Té dimostrato che dia probabilità non che certezza alia 
h rosminiana. Anzi nella massima parte altro noa v' è 
friggere e rifriggere le stosse cose, e, tolte le ripetizioni, 
otrebbe raccogliersi in uà volume solo. Un cotal lotte- 
riò ad un suo amico molto semplice^ una sua opera che 
Itta in due volumi : ma, senza addarseue, gì' inviò invoce 

volumi^ due copie del priuio volume. L' amico dopo di 
etto per due volte lo stesso volume scrisse al donatore; 
Tovata l'opera stupenda, quantim(iue fosse lunghetta. Oì 
e un giudizio di egual senno proferiscano i lodatori dei 
Diami dell'opera sopradetta. 



CRONACA CONTEMPOHANEA 



Firenze, 7 oiiobrc 2886. 



L 

COSE ROMANE 

i. [jk iliinoc>inixìoru' ilei i(> M^LlPunlm e gli onori rosi otl un nmkiUa — 2. Un i 
ilei SiiDta Pallio airArciiliK.i i'ùìvh ^a\\Mon ed all'Ai lidiichcsu MAru la 
cobln nr^lla fiiusia occa^ìortr dellr> loro none d'ar^pnio — •{. Pi*r li* dou? d* 9fV 
del Santo Kirln* Uoiip XIII — i. Ut iliocosi d'Adriii ni Santo Padiv — 5. &i 
Sa/iio Padre, il Musco [tor^iu, ptì An-liiTìi e la ttihllod-cu Vaticana — 6.1 
delia suitD^u luasrionica — 7. U' nlTesc al Pujki — H. la oiiu^io al Psptl 
C-ongTPsw) jiociaift citloliro di Liegi — 4^ !'■ Morte del P. Gìj^ppr Ilelit 
raiorp Genprole d. C. d. G. 

I. Dopo il itasco delb conmiemora/ione della r.iinosa br 
Iterali avrchhero dovuto far winno e capire che in Uoina, come 
tutto in Italia, si è oramai stufi di coleste scenate; ma nn! Infìnti, 
non fosse bastalo quel fiasco, eccoli di nuovo in piazza il giorno S6 il 
tembre con una dimostrazione, che se dimostrò qualche cosa, è il 
timento del senso morale in coloro che l'hanno preparata e condotta. \ 
dìmostra/ìonc fu per altro mcschinUsima. ! dimostrami erano assai 
UN niì;,;liaìo appena cou due concerti e 2Ò bandiere. 

* Alle 9 e mezzo riferisce V Osservatore Romnno, il corteo si 
da piazza dei Cerchi e percorrendo il Foro Romano, via Uonella, 
Alessandrina, via Nazionale e piaizn di Termini si avviò al l^n 
Verano. 

« In ipsia al corteo marciava un drappello di guardie mimicipaU| 
uniforme di gala; quindi venivano le bandiere dei circoli anliclerìcahj 
concerto comunale e le associazioni. 

« I,uogo lo stradale |>ochissimi rurìosi, indiiTerenza generale, e 
menti poco cfiuforianii per gli organizzatori della dimostrazione. 

« Alle 1 1 e mezzo il corteo giunse a Campo Verano dove fu rìcetr 
dal consigliere comunale Domenico Ricci rappresentante la Triunta. 

< Le associazioni presero posto nel piazzate dinanzi alla cappellai 
sta in mezzo al cimitero; sulla gradinata si misero 1 dejititati Amid 
Ferrari, Cucchi, Di Breganze, Pianciani, la famiglia del I.ucfllelli, il 
sigliere Ricci e i veterani. 



OÌTACA CONTEMrOBAXEA 



23S 



^ Sèi mezzo venne collocato il feretro contenente te ùsìsa del nuovo 
^Ure deiriutìa. 

* Il primo a preodere la parola fu il Piaaciani, il quale questa volta 
riuscito a superare sé stesso per la violenza del linguaggio e per gli 
tsiulti e le plateali baJvsezze che seppe lanciare all'indirizzo del Pontefìce 
dei clericali. * 

Com'era naturalissimo, Tarìnga del cnate democratico fu coperta di 
pplausi ealusiastici, e dalle solite urla: «Morte ai tiranni, abbasso il 
rete, abbasso il Vaticano. > Terminati i discorsi e letta la pergamena 
I eslata nella fossa la cassa di zingo, contenente le ossa dell'omicida 
jBcatelli Cesare ed apposta sulla tomba unMscriziooe, in tutto degna dei 
^BOSlraotì e iìeW (ntspir,e municipio di Roma. 

Questa è la veriiÀ dei fatti; quanto atta moralità che da questa di- 
loslra/ione pare a noi si possa dedurne, è che il Governo, pur dì ami* 
irsi i radicali, ha permesso che ca*%ioro facessero in Roma l'apoteosi 
ella rivolta armata e dell'assassinio politico. 

'l. Atta stampa che^ per antifrasi, appellasi liberale^ è spiaciuio che 
Santo Padre, nell'occasione delle nozze d'argento di due illusirì esuli, 
tibia dimostrato come nell'animo suo veramente augusto e grande non 
•daoo dimenticati coloro che la rivoluzione, dopo averti sbanditi dalla 
lina, perseguita del suo odio nel loro lontano esilio. Alludiamo alle 
L. AÀ. PArcìduca Carlo Salvatore di Toscana coll'Arciduchessa Maria 
ittoacolaia, sorella di Francesco il re di Napoli, e alte loro nozze 
'argento. 

Dal Lmsar Woìkshìait togliamo i particolari di questa commovente 
9(a giubilare. 
I 11 19 settembre le LL. AA. hanno celebrato nella loro villa di Traun- 

tia le nozze d'argento. A cagione della morte della piccola figlia, 
uchessa Enrichetta, avvenuta un mese fa, veniva la festa solenniz- 
lla senza alcuna pompa, però in maniera cordiali.ssima nella solu Chiesa 
H i più stretti congiunti. Il giorno innanzi Sua Maestà l'imperatrice, 
Hbpagoia dell'Arciduchessa Valeria, onorava la coppia giubilare con 
^prisita, recando personalmente i .suoi rallegramenti. Nella stessa sera 
l^gevano altri illustri personaggi, fra cui il Nunzio Apostolico Mon* 
ngnor Vanoutelli, col segretario della Nunziatura, Monsignor Amoni. 

Sei giorno della festa, alle ore 7. Monsignor Cecconi, educatore dei 
Senapi, leggeva una messa bassa, in cui le LL. AA., la loro Corte e 
sii litri della famiglia, ricevevano il P:ine dogli Angeli. La messa so- 
Inue; coir assistenza dei Monsignori Amoriì e Cecconi, veniva celebrata 
Iti Nunzio Apostolico, Monsignor Vannuielli, il quale, prima di recarsi 
»1U Chiesa, rivoUe air augusta coppia, in presenza di tutti gli altri 
Vioeipt, le seguenti parole: 
« Sono ben lieto dì annunziare alle Vostre Altezze che il Santo Padre 



^ CK0NAC4 

Leonr XIII sì aKsocift di gran cuore alle gioie dell'odierna fesliviU delle 
vostre nozze d'argento. Egli manda dal Valicano alle Vostre Altezze vn 
speciale Benedizione Apostolica, estensibile pur anco ai vostri ar 
figli. E [er meglio testimoniarvi la Sua paterna tienevoleoza, ha »Ì 
alla Benedizione un prezioso ricordo, atto a tenere in voi viva la meo 
di questo fausto anniversario. La Benedizione è espressa nella lettera die" 
ho Voiiorc dì deporre nelle vostre mani. Il ricordo consiste in un lavo 
d'arte romana, ritraente T effìgie del Santo Padre. 

« Quanto a me, vado ora ad ofTerire («r le Vostre Altezze il Santo Si 
crìfizio della messa, e lo farò con quella medesima intenzione eoo cui lo 
faceva il Papa Pio fX, di a. m., quando, veoiicioque anni or aono, im- 
plorava sopra la vostra matrimoniale unione le celestiali tiencdi^ionì. IHd 
voglia esaudire la mia preghiera, unita a quella di tutti i mem!>ri deli|_ 
vostra angusta famiglia! » 

Araislevano alla messa Sua Maestà il re Franc&<ico II di Napoli,^ 
I.L A A. Maria Antonietta, fìranduchessa di Toscana, l'Arciduche 
Maria Banierì, Ferdinando II, (tranduca di Toscana, e la sua co&st 
Arciduchessa Alice, gli Arciduchi Salvatore, Carlo Stefano, l'Ardd 
ehessa iMaria Teresa di Vlitiemberg, i due fratelli deirArciduchc 
Maria Immacolata, il conte di Caserta eoo i suoi due figli maggiori,] 
conte di Itarì ed altri personaggi. 

Dopo \n messa, la coppia «giubilare riceveva le gratulazìoni di tutti | 
appartenenti alla famiglia arciducale e dei seguiti dei principi. In 
sala si mostravano ì preziosi doni inviati da Sua Maestà l'imperatr 
dagli arciduchi della Casa Imperiale e da altri molti. Cagionò gr 
gioia e meraviglia il dono del Santo Padre, consistente lo un can 
portante la sua efligie coronata di brillanti. 

3. Alte schifose ed empie minacce che nei giorni passati ?on 
la Captfafe contro il Pontefice, la vera Italia risponde, con una gara] 
amore e di venerazione, quale forse non s'era mai vista per 1 innaori.l 
Mlltno ft'è gtà formato un Comitato locale per le Noste d'Ufo del P4 
solio la presidenza d'onore dell'Arcivescovo monsignor Lui?! Naiartj 
Calabiana e relTcìtiva del duca Tommaso Scotti. fJon edilìc.ìnie armo 
hanno concorso a costituirlo varie società rauoliche milanesi, c^me qut 
dell'Opera dei Congressi e dei Comitati cattolici, rappresentata 
conte tìiuscpiie lìarhiano di lielgioioso, e quella della t.tioventi'i cjittol| 
dilli' ingegnere Cesare Nava. Oltredichi» è sorta in pan temim una As 
ciazione femminile, presieduta dalla duchessa Maria Mclzi, [h-j* cooq 
rere con doni e con lavori alle feste papali, e la cui aitivìL'i s'è tue 
gli elogi e gl'incoraggiamenti di monsignor Arcivescovo e del Cardii 
SchiafTini. 

Tanto ì Comitali quanto le Associazioni ìion cresciute di numero 1 
rte non ci rimatiO a far altro che nominarli. Ad Amalfi, \>tfr of 



CONTEMPOnANEA ^5 

Alfonso Camera e sotio la sua presidenza, s'è coslitiiìta una 
di pie porsoDO iniosi; a raccogliere doni ed olTerie. A Rovigo a 
}ì, a Saluzzo. a Ferrara, a lesi, a Firenze, a Keggio d'Emilia, si 
formali Comilali fi*mniiriili allo sh*ss<i scopo, promavii e presieduti 
e.i>iù ilIuiUri (lam« dell'aristocrazia, come la wnle^sa Teresa Do Mati- 
U la marchesa Polissena Cantono Ceva di San Marzanu, la conles&a 
mr''' . -j. la marchesa Anna Honorati Undi, la contessa Sotla 
pt :i>ri, la principessa Antooielta Strozzi e la conlessa Maria 

ia Saporiti Altieri. 

Ksono iJa dimenticare i nomi del cavaliere Francesco Halifl Ka- 
cbe presiede il Comitato già costituito in iìirgcnii, nò quello del 
cbese Raffaele Mereghi, anima del comitato di lesi, né T altro del 
iliere Gherardo Oherardi del Turco, che dirige il Comitato di Firenze, 
ultimo 'iiielli di monsignor Francesco Lorenzi, del canonico Fran- 
^Zugno, del conte (liuseppe Scapirudli e del Cardinale Canossa che 
|en(ì, a Firenze, a Padova, a Reggio d'Emilia e a Verona d:innu 
[e iDcoraggìamenio a questa grande dimostrazione d'amore Oliale^ 

vera Italia va preparando al Romano PontcHce. 
; La diocesi d'Adria è tra (4uelle che non vuol essere delle ultime 
eoder parte al Giubileo sacerdotale del Santo l^dre. Imperoccht'ì 
dalFaprile scorso che monsignor Antonio Polio indiri/ziiva dì par- 
^della diocesi una slupendii circolare nella quale, premesso che « la 
Biata idea di festeggiare con 1» maggior pompa possibile il Giubileo 
Boule d<'l Santo Padre^ )>artiia dallo zelantissimo Comitato perma* 
pi di Llologna, venne accolta con plauso e religioso entusiasmo dai 
li di tulio il mondo », giustamente osservava che la diocesi di Adria 
reggiò mai sempre con le diocesi sorelle nelle manifestazioni di amore 
, «iuccamento al Vicario di Gesù Crisio, e noi farà anchu nella pre- 
^rcostanza? Non è lecito dutiìtaroe, dappoichÌ! il sentimento della 
della piet.^ è ancora profondamenle scolpito nel cuore di queste 
iooL » Sappiamo che h parola del Vescovo trovò un'eco nel cuore 
lìgti, ed il dottor italo Rosa» di Rovigo, succeduto al signor 
iiattista Camploy, è il beaomeriio socio corrispondente colla 
aiooe centrale delle Nozze d'oro del Papa. 

dimustrarioni di fdiale pietà sono belle; ma più hello è il 
nero che le ispira, cioè a dire l'idea di contrapporre agli oltraggi 
ilUi offese che al Santo Padre vengono fatte da una turba di gente 
a fedo e seriM onore, le proteste più schiene e più disinteressale 
levcizione e dì fede. Possa iniiinto Iddio i>ent;dire gli sforzi dei zelanti 
OOtoh e coronarli del più felice successo! 

I allegravi e molteplici iriliolaziofti che lo trava«liano, in 

I -nle, t^ mirabile lo zelo col quale il Santo Padre si ado- 

accrescere lo splendore del Romano Pontincaio. Inralli grazie 



236 



CROMACA 



a molli, varii ed interessanti oggetti rJouaii espressamente da f^eoof 
e da lui hcevuU per parte di alcuni missionahi dell'Indie e della Qi] 
la grande e magnifica collezione etnograflca del Museo Borgiano M| 
arricchita per guisa« da eccitare la invidia e la cupidità dì certa gen 
che vorrebbe su quei tesori stendere lo bramose canne. Tra que^i 
centi doni del Santo Padre, oltre ad alcune tazze in bronzo cesellato, sì 
irovano dei vasi cinesi di finissimo e squisito lavoro, quali forse dod si 
videro mai nelle stesse fabbriche di Sóvres, di Sassonia e di Iloccia, r 
ventagli, e bicchieri d'osso e di corno, ed una canna dlpinia a intarsia, 
ed un elegante necessarie da signora con lutto l'occorrente in avorio si 
per cucire si per ricamo, e stuoie a colori, e piatti e vasi in caria pesta 
a fiorami, e stipetti in l>rr)nzo ed in legno decorati con lavoro a iraforo 
ed intarsio, e borsette ricamale io oro, io seta, in filagrana ecc. ecc. e 
varie monete dell' Indi.i, colà io uso. Quel che aggiunge pregio a questi 
tesori etnografi 6 che non sono roba rubata, ma offerte di missioouni 
die da quelle remole contrade dell'Asia ne vengono per deporte ai pie 
del Sommo Gerarca della Chiesa Cattolica. 

Gli Archivi! e la biblioteca del Vaticano formano un altro ogge 
delle zelanti cure del regnante Pontefice, fjuanio ai primi il Santo Pad 
ha incaricato il dotto ed infaticabile P. Niet, domenicano, di riordinar 
principiando da quella parte che comprende gli Atti delle Sacre 
gregazioni. come quelli che conieiigoni> dooume-nii preziosissimi, sop 
tutto per quanto spetta alle Congregazioni dei Vescovi e Reziari e óé 
Concilio. 

t'elicìssima ed utilissima è stata poi la innovazione per cui d'( 
innanzi la Biblioteca Vaticana, che prima si riapriva il t'2 novemb 
verrai apeiia il 1" ottobre. Oltre questa innovazione, si avrà anche 
nuova sala di studio. L'antica sala, della di Sisto V, quantunque 
lissima per architettura e decorazione, servirà ora come anticamera 
nuovo salone formalo dalle due sale attigue, e fornito del bisognevole | 
comodo di!glt studiosi. 

fi. Mette conto di riferire una sfacciata menzogna inventata dal 
naie V liaììn di Milano: i lettori ne trarranno argomento per conviacen 
della necessità di slare in guardia contro le insidie della slampa lib 
ticida. Fin dai 23 di settembre il giornale di Uitrio Papa pubbliral 
nel suo numero 'ìi^\ un telegramma colla data di lioina, S2^ ore fi; 
meridiane, intitolalo // XX settembre del Vaticano. Il lelegraina 
diceva cosi: 

< Come protesta alla dimostrazione del '20 settembre — che eblie i 
carattere ufllciale e popolare nello stesso tempo — Leor)e XIII Qss6^ 
Vaticano un sulenne rior'.vimenio. Vi iotervennero tulli gli alti Prell 
residenti in Honia, l' alla nristocra/ia nera, i redattori dei giornali 
lotici locali e gli ex-ulliciali pontifìcii. Il ricevimento avvenne odia ; 



CONTBSIPORANKA 



237 



del Trono. Molli furono i preii falli venire da Civitavecchia, Perugia e 
da altre fra le cìuà più vicine dell'ex-Staio poniincìo. Il Pontefice pro- 
miDciò un discorso, lameritando che le dimostrazioni di piazza vincolino 
la libertà della Chiesa. «Se per essere pri^oniero — disse — occorre 
« arere ì carabinieri alla [«rta del Vaticano, possiamo dirci liberi : ma 
« 4]aesr empia turba, che invade le vìe della capitale del mondo cailo- 
■ lieo, ^ ben più che i carabinieri alla nostra porla; essa ci dileggia 
• con grida invert^ofide, i suoi giornali la aizzano; la Chiesa dì Cristo 
«la si vuole sofTocare qui d'onde più importa che i suoi raggi henetlci 
« illuminino il mondo. » — Ad un suo accenno sulle speranze del futuro, 
quando la luce di Dio avrà sgombrato le tenebre dilTuse da Satana, ed 
il suo rappresentante in terra dominerà il mondo da un libero irono 
sfolgorante di divina verità, nell'ampia sala fu uno scoppio di applausi 
e un luogo evviva al Popa-Rc. — Molte furono le adesioni di Vescovi 
ed Arcivescovi, mediante dispacci pervenuti prima e dopo la funzione. — 
Parecchi altri discorsi vennero pronunciati, tulli in senso ostile al (lo- 
veroo, che permette ed aiuia le dimostrazioni anliclericali. In ultimo il 
Papa impartì la benedizione. » 

Tulio questo racconto ^ una pura e pretta invenzione. Non vi fu il 
solenne riceviraenio in Valicano, non si udì nessun discorso del Papa, 
non ftì gridò da nessuno evviva al Papa- He. Il telegramma è stato in- 
jrilDtato in Roma, donde si disse partito, o in MHano, dove fu pubbli- 
'tMo. Leone XtlI non \\a dotto flnora una parola sola, perchè egli co- 
Dosce il tempo di parlare ed il tempo di tacere; ed ^ su questa terra 
il Vicario di Gesù Cristo, che a sua volta fncea meravigliare i suoi ne- 
mici e colla forza della parola e coirel!>quenz:i del silenzio. 

7. h significativa la recru deiscenza di otTese al Pa[)a, che nella pas- 
stXz quindicina abluam visto manifestarsi in più luoghi della penisola. 
Infatti dal di in cui Bernardino Uriraaldi mise fuori quel grido di guerra 
che lutti sanno, si può dire che non è passalo giorno che il mondo non 
sia stato contristato dal veramente osceno spettacolo d'ingiurie, di ca- 
luonie, e di perfide insinuazioni vomitate contro il Vicario di Gasìi Oisio. 
Per Dulia dire dei giornali, notevoli sono le ofTese ohe alla sua augusta e 
vnneranda persona vennero fatte a Roma, a iNapoh, a Milano e a Padova. 
Di quelle di Roma toccammo in questa cronaca, delle altre di Napoli 
diremo più innanzi. A Padova, nella citU di San Prosdocimo, cosi cara 
alla Chiesa per la sua feije e per la sua devozione alla Santa Sede, il 
giorno '20 settembre, dopoché i dimostrami s'erano sfogati in grida ef- 
ferate, onde per lunga ora s'imprecò al sacerdozio cattolico, agli Ordini 
religiosi, e al Capo visibile della Chiesa, hruciarono la venerata effigie 
dd Santo Padre. 11 sacrilego atto più che indignazione destò in quella 
oobtle cilià orrore. Ciò che non si sa comprendere è l'inerzia dei (jO- 
verno che dì simili atti scellerati e nefandi resta impassibile spettatore, 



?3S CHONACA 

quasi la eflìgie del Romano Ponieflce non menui»se di essera rispet 
dalla canaglia, se non con niagi^iore, per lo meno con uguale titolo 
i]uella di qualche altra augusta persona. Queir imperterrito Vescovo. 
è nioos. Giuseppe Callegari, senti però la necessità di ima nobile e 
raggiosa protesta, e Ptia fatta non solo come Vescovo, ma come Iialian 
cosi a difesa della Chiesa e del Papa, come ad onore della sua Padov 
La lettera che ei pubblicò, coi tipi del Seminario, il *34 settembre del U 
è veramente stupenda, e noi di gran cuore glie ne facciamo plauso; 
gando Iddio che lo colmi dì bencdiziooi e gli die e forza e coraggio di 
combattere i nemici della vera Chiesa di Gesù Cristo. 

H. Monsignor D'Uutrehax, Vescovo di Liegi» inaugurando il "26 di 
settembre il Congn'sso sociale, dava lelluni della segueiilu Lettera del 
Santo Padre Leone \lll, colla (]uate Sua Santità risponde all'annuiuDO 
datogli della prossim.i apertura e dell'organamento del Congresso; 

■t- -4/ Xoatro venerabile Fratello Vittore Giuseppe, Vescovo di Lie^i 
« LEONE PP. XIII 

< Venerabile Fratello, salute e benedizione apostolica. — È con vivs 
soddjsfa/ione, che abbiamo emmsciuto dalla vostra s) ossequiosa leiien 

.del 15 di questo mese che un Congresso, al quale premteranno petti 
molte ooiabilitA ecclesiastiche e laiche di Francia, di (rermania e ih 
Olanda come del vostro paese, sì terrà quanto prima nella vostra città, 
sotto la vostra presidenza ed in presenza di altri Vescovi del Holijio. 
Di fatto la questione che formerà oggetto delle deliberaiioni dì quesu 
Assemblea è della più alta importanza e la sua pratica soluzione »* irta 
ai tempi nostri di molteplici diflìcoltà. 

« Seht>eno lo scopo principale, al quale mira la Chiesa cattolica, 
la salvez?4i delle anime riscattate dal sangue prezioso di Cristo, e»ca ti 
tavia non ha mai trascurato le grandi questioni dette seriali, 
le circostanze di tempo e di luogo, essa si sforzò o^-nora col 
zelo e colla maggior cura di alleggerire tutte le miserie e di raddo 
le sofferenze dell' ^manit.^. Noi slessi, come lo sapete, Ven. Fratello,! 
tralasciammo coi paterni Nostri avvisi frequentemente ripetuti e 
un'Enciclica specialrof^nte dedicata a tale argomento, di richiamare l'ilj 
ten/ione e la sollecitudine dei Vescovi e di quanti a buon diriiio si s(i 
ventano dei [>erico]i di questa crisi, intorno ai soli rimedi che pos^^ 
efllcacementc loro essere appli(;ali. 

< Kpiwrciò Noi ci rallegriamo che gli illustri nomini, i qaali » 
cano a questo Congresso, e che conoscoa'> perfettamente la doitriu» 
tolicn e sono animali verso la Santa Sede dei nobih spiilimenii che v« 
esprimete, intraprendano lo studio, so|)ralulto per quanto spetta 
pratica di tale ardua questione. Noi imploriamo l'aiuto divino sui \m 



CONTEMPOIUKEA ^39 

la^orif $\iì loro dìscorfii e risoluzioni, e come pe^o dei favori celesii e 
vi Nostro Sfociale anfeiio, impariiaino a voi, Ven. Fratello, ed a cia- 
tuDo dei inetnhrì del Congresso la NoMra tferjediziooe in Gesù Cristo 
ioalro Signore. 

tiaio in Roma presso S. Pietro, il 23 settembre 1886» *J* anno del 
Nostro f'onlilicalo. — * I^ONE PP. Xlll. » 



ili applausi con cui Ui s;»linala qutìsta apostolica lettera furono vi- 
vissimi, lo seguilo si appriwava un eloijuente indiri/.zo al l'onielìce, nel 
i|uale il Congresso insisteva sulla intiera confornììtà rlelle sue viste cogli 
ifisesrnaroenii autorevoli della Santa Sede, soprattutto colle animirabili En- 
cicirctie di leeone Xlll. K indirizzavasì al Cardinale Segretario di Stato 
il seijueote teledramma: « MilIed(K]uecenio caiiolioì t>e1gi, aderenti al 
Congresso, coi loro fratelli di Oermania, Francia ed Olanda, riuniti in 
Congresso, sotto la presidenza del Vescovo di Liegi, coli' assistenza di 
altri Vescovi nazionali ed esteri, offrono a Sua Santità T omaggio della 
toro gratitudine, per la ttenedlKione, pei consigli e gli incoraggiamenti, 
che si degnò loro inviare, e volano jjcr acclamazione un indirizzo al Papa» 

fii-hiarando la loro intiera obbedienza ai suoi ammaestramenti, e l' inal- 
terabile loro devozione alla sacra sua Persona. 

9. Il 3 di setiemhre in Castel Oandolfo, munito di tuUì i conforti della 
r''!i^ione, rend(»va l'anima al suo Creatore il P. Giuseppe BtHli, ottimo 
!^>ligirwo, d'animo mite, di cuore angplic/), pio, paziente, aiTabile ed amo- 
revole con tutti. Quanti lo conoI)t>ero ed usarono domesticamente con lui 
non possono che rartimeiilare le sue rare viriù. La Compagnia di Gesft, 
cbe egli per tanti anni servi con amore e con zelo, ha fallo in lui una 
grave perdita. Kra nato a Catdarola nelle Marche, il 7 giugno 1811, ed 
aT«i ricevili') la prima educazione dai suoi genitori medesimi. Venuto 
sa negli anni, n'andò a studiar legge all' Università di Camerino, e ne 
riporta la laurea di dottore. Piii tardi fu dal Governo Pontrficin nominato 
Governatore; ma non andò guari che, abbandonala la camera cbe gli sì 
apriva dinanzi, abbracciò l' Istituto di Sant'Ignazio di Loiola, per con- 
sacrarsi tutto a Dio. Fu procuratore sulle prime del Collegio di Ferrara, 
e p^i chiamato a Rom;i per coadiuvare il procuratore generale dell'Or- 
[4iDe. Nel 1818 fu imprigionalo per circa un mese, e in quei burrascosi 

nomi corse anche pericolo della vita. La Congregazione regoUrn di 
fdtsctplina lo volle suo membro consultore, e la Compagnia di Gesù, dojx) 

la mone del P. Chierighini, nominollo suo Procuratore generale; carica 

che - -on rara abilità e con indefesso zelo sino alla .sua morte. 

i... ■ ' OiUoìica^ alla cui amministrazione rese anche dei grandi 
^MrWgi, lo se^no di gratitudine e di benemerenza si associa al tuttodì tutto 
* '' prega il Signore perchè rabbia nel suo seno nella beata eternità. 



$40 



CROrtACA 



ir 

COSE ITALIANE 

I.Cooiixii (• comizianti in tralro — 5. Hìfre orrìbili — 3. U*baloM« btuIi! 
:inliclerìr;tli ifi \apr>li — i. 1^ 4n\io delle mon:irhr> ilplh tSnpienu» e la tntorìi 
(Irl SìmLico Amore — 5. Nobile tvempio rii GAralUTtf iw\ Mniiici|na di Brrxamo — 
6. U politica e«l«ni d^lI'lLsIÌA — 7. Lr oì«ncir del ministro Coiipìno — 8. U 
«coatro (li Zula ~ Hh 1). Lj morlK det Priucliie D. Mtrcanioiiio Itor^hrar. 



f. La quiadicìna ora trascorsa l>en si può chiamare la quiadirioa 
dei i^mmi. {ja spettacolo per/) che liao daio questi Cooiizìi i^ .^to lutUi 
a prolMto dei radicaU e in gem're delle fazioni demagogiche. Di questo 
avviso è stata V Opinione^ la quale disse apertamente che l'agilaziODe antH 
clerìcale non era che un pretesto. « Sul vero carattere di sifTalte dia»* 
sirazioni oon può nascer dubbio. Esse sono dirette principalmente contro 
il governo ed escono inevitabilmente dal loro programma, per entrare in 
quello delle censure poliiiche e tramare insidie alle istituzioni che d 
rej^gono. > La confessione non poteva essere piìi esplicita. Lasciamo ao- 
dare che VOpinione si vanti d'averlo capilo subito il pericolo: «a il 
ftiito però che essa fu il primo giornale che soOìù nelle passioni aa 
cferìcali, e sta pure il fatto che solo adesso confessa schiettamente 
tiiiia cotesta l>araon<l:i di Comìzii viene sfruttata dai partili sovveral^ 
}'olitica a doppio fondo! 

11 primo Comizio anticlericale fu tenuto a Bologna il 19 settembre 
si parlarono .\urelio Salii come presidente. Luigi Mìnelli operaio, 
dolfo Rossi, Luigi Ueufeoatì, fjuìrii'.n Fìlopantì, Osare Albiani, Ali 
Sandro Fortis, Andrea Costa; e si conchìuse con un ordine del gic 
del presìdejite^ approvato all'unanimità per alzata di mano. Contro qo 
Comizio protestò il generate Giuseppe Mirri, deputato al Furlafliefl^ 
dichiarando che « colte armi da palco-scenico non si vincono tialta^li 

Il 'JO fu la volta del Comizio lìorentim al teatro Ite Umherio. 
tre mila furono gl'intervenuti. Aderirono Ijovìo, Beccarmi, Cairoti, 1> 
Filopanii, Marti, Panaltoni, il senatore Magni e il professore Ceneri; tu 
gente radicale. Ubando il presidente annunziò che i deputati di Firen 
non avevano teoutn l'invito, scoppiarono lischi per tutta la .sala, 
pel i)rinio il professor Curzio, indi il doiiore .Malenoui, dit-etloie del Fie^ 
mu.tcvi.c il signor lì iannel li, delegato dell'associazione Mazzini. La questu 
era intervenuta con sufìncienie apparato di forze^ e il delegato cfvdeue 
anzi di mostrarsi e sost)endere la parola del Giannelli quando quest 
delle alleanze che l' Italia fa colle potenze centrali contrarie ai voti < 
aspirazioni del jiopolo. Fu votato un ordine del giorno, col quale A 



CONTEMPORANEA 



941 



limava dal governo die ross<!ro messe rigorosamente in vigore le lejfgi 
espulsione contro i Gesuiti e quelle di soppressione degli Ordini religiosi 
oleati in Toscana; ma quali? 

Lo stesso giorno fu tenuto nel teatro della Ltzia un Comizio a Siena. 
o mancarono né adesioni né discorsi. Le au(orìlì!i politiche e ì deputati 

Parlamento né risposero all' invito, né degnaronsì d'intervenire. Fu 

alo che il generale Mocennc, imitando l'esempio del generale Mirri, 
òb un telegramma, nel quale, non solo biasimava gli organizzatori della 
fctra;;ione« ma negava il diritto di questa specie dì plebiscito. 

Beo ahrimenii sono andate le cose in Torino, dove il Comizio, pro- 
isso dal professore Ariod;inte Fabreili, fu preceduto dalle adesioni di 

gran numero di senatori, di deputati, e di uomini politici che godono 
na di gente seria. Ma queste adesioni dimostrano che se altrove i 
roi£ii eMiero un colore di aperta guerra alle ìsiiiuzioni vigenti, a Torino 
Icsarono uno spirilo di opposizione al governo del Depreiis. Il vene- 
rile Villa si distinse per la sua gesuìiorobia e per le sue cootraddizioni 
L iliseorso che in quella teatrale adunala pronunziò. 
HOuanto però avrebl>ero fatto meglio questi retori da palcoscenico, 
nvece di calunniare gli Ordini religiosi e di reclamare dal governo 
(gì liberticide, si fossero |Kìsti a studiare seriamente il problema di cene 
re orribili che hanno destalo allo stupore nello slesso ministro di grazia 
l^ustizìa e gh hanno strappato un grido di prolesta! Kcco di che si 
H^ Dalle statìstiche degh affari civili e penali trattati nell'anno 1885« rì- 
ra che il numero degli imputali nelTanno scorso fu non meno di '217/2.jt, 

t cessi nei quali furoDo coinvolti ascesero a 188,900, L'accentramento 
cosi enorme cumulo di atTari in soli 16*2 unici di istruzione, il 
•0 non si perita di chiamarlo assurdo, e tale da disarmare oj^ni 
si volesse fare intorno alla lentezza dell' ammimstraziooe fra noi. 
delegazione di una parte di questo lavoro ai pretori, impedisce 
\&\ siano condotti con unità di concetti, e giova a fare smarrire 
I che avrebbe condotto airacceriamento delle prove. 
Dite istruttorie divagano nella ricerca di circostanze accessorie prive 
iise, « onde processi lunghi, voluminosi, complicali, rigoniì di 
Igli superflui, quando pure non sono cozzanti tra loro. » 
• I«e proposte (sooo sempre parole del minisirol, fatte al Ministero 
guardanti il personale da applicarsi all'istruttoria dei processi sono, non 
de volte inspirale più a cousidera/ioni di piccoli vantaggi lìnanziarii da 
recare o da togliere, anziché da severo esame sul come siasi disim- 
WÈàìn si disim|)egnerù la diflicile missione. » 
iHl loute di '2l7,*2r>t imputali nel ISSÒ, per benÒ^T'iU fu ordinata 
!^l3 la cattura, ma quanti di questi dovevano realmente essere tratti 
ere, quanti dovevano giustamente rimanervi durante il processo? 

I Ktrt, « r/. TV, fài^. tili l'i V ottobri 19BQ 



CROttkCA 

Queste sono domande molto interessanti, ed è iQtere&sante il conosc 
come vi mponda it ministro. Eccolo: 

Dei 51,720 individui di cui seguì la cailura. ui^nUmeno [l'ai 
è del ministro} nientemeno che 
9185 videro la cattura rivocata per dichiarazioni di non ià 

Ì>rocedere, 
60-25 la videro rivocata perchè la Camera di Consiglio non credette 

legiHimarln. 
5i66 la videro rivocata per provvisoria scarcerazione, 
4U09 la videro rivocata per ammssion^ a libertà pfotftfisoria, 

24G85 io totale. 

« Ecco aduoqne, dice Von. miniìUro. una cifra di ?46d5 lodii 

< catturati in t)Uona parte .senza sullkienie gin.^tillcazione^ cattare 

< giustificale da pericoli di fuga o altri motivi di sicurezza puhbH 
« perché nello stesso periodo istruttorio rìvocat«^ e per altro n^in pie 
a numero neanche giuslifìeatc dalla consistenza della pruova, per 
« catturati assolti senza il dibattimento, e, per 0025, neanche la calli 
mìetfiUima, il che vuol dire privi di quiUìa&i oon^sten^a o il 
* la sua prnva. » 

I^ luriÀ dunque di coloro che ;(irano ammanettati o languiscono i 
carceri in attesa di giudizio, solTmno a lorto questo iniquo ed iE 
iraltamenio; si deve riconoscere che o non esisteva il reato o nnn 
slevano |)rove contro di e.s.si; oitpure avevano diritto di aspetlart'. in liti 
il giudizio! 

',i. Ci piace di togliere dall' ottima Liberili CaUoUea di Nap 
resoconto delle batoste dm i dimusiranti anticlericali toccarono in qn 
nobihssima città il giorn> 2fi di sellemtire. In quel giorno i litterali) 
Consiglio Comunale aveano riportato viiinria sull'alTare dello >< " •i^'f>< 
monasteri; o jjer dir meglio sull'iniquo e inutitf> sfratto, C'< : 
diremo, delle povere monanhe dai loro conventi. 

Per questo faito i lil>ei-ali frammassoni si diedero ad inconsulte] 
di gioia ed ì giornali, che tejigono bordone alla setta esiziale, 
marono la morie del catiolicismo che essi appellano Clericatis 
Corriere dei mattino scrivea: 

« 1^ discussione di ieri, e pììi la dimosiraìione lunga ed cmusi» 
che accompagnò il Sindaco al suo uscire, moslrano che il partHci 
ridile non ò viro e se parla ancora^ è perchè non ^ sepolto. » 

Intanto come se ciò fosse stato poca cosa, immediatamente 
zarono nna dimostrazione verso l'una pomeridiana. - 

Tu nucleo di sfaccendati nppartenenii a circoli repubblicani e4j 
tìclericali mossero da piazza Dante verso San Ferdinando, e ik 



COVTEMPOnAIVEA 2A'i 

(iraoBdflre dalla bandiera nen della Le^a Anticlericale Ghrdfwo Bruyto^ 
di<]uel1a del Circolo repiibhlicanr> e da altre bandiere di società sorelle. 
I^a posta era al I^rgo della Carità, ove lia sede V Associazione 
Leone X.ITT. 1 soci» di questo Cintolo, ad evitare sconci, fecero trovare 
I balcorti e la sede socinle ermeticamente chiusa, per non essere chìa- 
(listi, r»el linguaggio litKìralesco. provocatori. 

I dimofilranii ci6 non ostante, sotto i balconi dell' aiuidetto (Circolo. 
^ diedero a gridare Abbasso Leone XIII, morU ai elencati e qualche 
atiro molto di colore nero. 

II Largo drlla Carità ^ mia piazza popolosa e molta gente vi sì tro- 
tiva assembrata. AI grido provocatore dei frammassoni si risi>ose una- 
nitnrmenle: Viva it Papa^ Viva Leone XJII, Viva la HcUgione 
f\f!Mra/ 

t.<iiLo bastò {)erch(> i dimoslranli alzassero le mani. Allora il poj^tolo 
mde/nato reagì e non si stette cortamente con te mani alla cintola, t 
«liotoslranti dispersi al Largo della Carità sì raggrupparono in altro 
Iko^ e tentarono assalire alle .spalle la sede .<v)ciale dei Circoli cattolici. 
Ma il popolo era ivi fermo a difenderla; accorsero le guardie di P. S. 
<^ 1 Heali Ciirithirticri che impedirono più brutte eonsegiienze. 

Aoclie io altri punti di Toledo i dimostranti furono accolti al grido 
a Viva il Papa e mcBsi in fuga. I signori da' balconi e dalle carrozze 
i^laudivano al Papa. 

Innanzi la Posta, ritentata la dimasirazione anticlericale, fu accolta 
il grido di Viva il Papa! viva la Jielitjiotie/ Altre colluttazioni e 
^«tonate. Passava in quel silo un prete in una carrozzella; quei dimo- 
«raoti r assalirono, ma il popolo li scacciò a furia di scbìani. Le ban- 
iliere sofTersero avarie: quella del Giordano Bruno fu spezzala. 

I diiuostraitti tentarono d'invadere la Chiesa della Madonna dolle 
Or»t6 a Toledo, ma prima il popolo e poi la forza li respinsero. 

HiDuucianio a narrare altri episodii. I fatti di quel giorno han dimo- 
ilo che non s'insulta impunemente alle credenze di un'intiera cittadi- 
, t che l'aulorit.^, la quale, con inesplicabile leggerez» permette 
l'insulii quando avrebbe il sacrosanto dovere di prevenirli e repri- 
Dlfrìi, si rende responsabile dei disordini che ne possono nascere, come 
^ iracqii'To di fallo. 

l'adronissiroi i giornali liberali di travisare questi fatti come loro 

lìn talenta : si sa, per questi si»inori i provocatori furono i cattolici, 
i^^li avrebbero dovuto .sorbirsi in santa pace il vocio, le male parole e 
magari le baronate deiranliclencaglia. Ma chi guardn le cose con occhio 
«Fissionato giudictierà ben diversamente: dall'una parte vedrà un mani- 
jiolo di perturbatori che insulta, facendo assegnamento sulla longanimità 
'lai cattolici; dall'altra parte un popolo che, provocato, perde la pa/ien/a 
e picchia di santa ragione i provocatori. 



944 Ckovxek 

Noi non approviamo al certo le colloitazioni che turbarono via ' 
e se avessimo potuto dare un consìj^lio ai catiolici .sarebbe stato 
di protestare col silenzio, non potendo due o trecento chiassoni mm 
il vanto che ha questa città di efisere profondamente cattolica. Vol< 
però dare la r&sponsabìtiiÀ a chi spetta, non possiamo non riconoscere eltf'^ 
agli anticlericali, e non ai cattolici, si deve se l'ordine fu turbato; ai 
primi che furono ì veri provacalori, non ai secondi che se ne sta vano 
tranquilli senza disturbare alctioo. B ripeliamo; la re^^ponsAbilità nsale. 
in ultima anali», alle autorità governative, le quali permisero, quando 
anche non fecero l'occhio dolce ad un» chiassata che, ove non fosse ^(3 
fatta contro ì clericali, sarel>he stala senita meno proibita per mrjlìvt di_ 
pubblica salute. 

4. Il 20 settembre a Napoli si compiva l'atto iniquo dell' espulsid 
delle monache dalla Sapieìua. Non si ehìie riguardo n^ alla detiolezn] 
gentilezza del sesso, n^ alla nobiltà del sangue, n^ alla veneranda cani] 
né alle legni della Chiesa. Dovettero sloggiare dalle toro celle, caccia 
Doo dalla giustizia ma dalla violenza. I>a strada Costantinopoli e l'aUn 
della Sapienza erano gremite di gente. Prima di partire le religiose »n^ 
rono in chiesa e si prostrarono innanzi all'altare ctie non rivedranno fd 
mai più. Colle lagrime agli occhi uscirono quelle venerande suore 
porla della chiesa, salirono in carrozze private, perchè il Demanio non] 
mandò, e furono condone a Santa Chiara. * lilra uno spettacolo rauristan 
ci scrivea un testimonio di vista; gli abitanti erano visibilmente eootc 
Sugli occhi di molti si scorgevano !e lagrime. » 

Monsignor Carbonelh, Vicario generale dell'ArchìdioceM» il 
assi8ieit« le suore fìnchè non si misero nelle canozze, si ebli« la 
segna della Chiesa in nome del Cardinale. Nel [uirtire le suore lasciar 
una protesta nobihssima, che il cavalier Parisio, rappresentante 
religiose, nel fare la consegna del monastr*ro al DemaDìo, rimise 
tnaoi rtel cavalier De Luca, ricevitore fiscale, ftercht) fosse inserita i 
verbale di consegna. 

Rd ora alcune considerazioni che noi togliamo di peso da una 
ri.spondenza napoletana al Popolo Romano, che è tutto dir& Il 
spondente dell'ofllcioso organo depretino in data del ? ottobre scrivea i 

«Se il t^onsiglio comunale non avesse dcitit^ralo di adibire la Sapifl 
ad uso scuole e deciso invece di itortarvi la gente che »fgnmitra dai Flj 
daci, dopo l'uscita delle suore, data una capatina ai locati, Mrebbe 
costretto a recedere dalla presa deliberazinne, visto e considenlfl 
t'aspettato diradamento delta |»opo)»7.ione attuato in quel modo « eoo < 
niez2i avrebbe prodotto l'elletto opposto, stabilito né più oè meoo, 
gli <4essi colori locali, un altro fondaco nel monastero della Sa( 

« Non disculo sul fatto couipiulo, conforme alle leggi, raa sulla ali 
di esso, »ul perchè della richiesta, poiché la visita ai locali della 



OO.YTBMPOHArfEA 



545 



pleoza ha trasformato a parer mio in una sconfìtta la viuorìa dell'ono- 
revole Amore. Che il Coasi^llo per qiietare kIì animi, visto Sfuirire sul 
DOAro orizzonte lo spettro del cholera, decida dì trasformare in ìscuole 
un luogo 'li clausura, e Hlìuti l'idea di mandarvi i poveri, vada; ^ un 
mezzo termine die, a chi può. armato della legge, farsi obt>edire, con- 
vieoe; ma che alla deliberazione segua raccertamento dei locali rìsulianli 
inadatti al line per cui furono chiefUi, diraodocht^ possa credprsi dai 
malevoli la seconda decisione imposta solo in vista d'uo fiasco che avrebbe 
dormo subirsi, a sgombro eseguilo, [costreui cioè a dichiarare: abbiamo 
chiesto un convento, messa sossopra lutia Italia, minacciala una cnsi ed 
ora vediamo che non serve allo scopo: è un grave inconvt*nien1c. 

« LMngegoere che ha rilevato io frctia la pianta del monastero ha di- 
che a voler adattare quel luogo a scuote è necessaria la spesa 
:ie tnilioocino e le aiiiorilà convenute riconobbero essere impos- 
iibilè trasportarvi, anche per pochi K'orni, >l ttrofetariato partenopeo. 
Si è rialTermaio un principio, ^ vero; si è avitio il bene(ìcio di pas- 
stTH in rasse>(fi3. di conosa'rsi. di stringersi, ma l'on. Amore, quando 
ha pensato alla Sapienza, non si aspettava cei-to U lotta che ha noste- 
outo, e che {«r giunta gli risultassimo i locali inadiiUi ad altila/ioni di 
famiglie povere. » 

Capile, lettori? te monache sono slate espulse non pr^r altro che 
(»er raffermare un principio, e per avere ti beneficio di possessi in 
rnttttffna. Tempi giulianescbi! 

5. [)egno di essere tramandato ai posteri è l'esempio di cristiano e 
ovile coraggio che fu dato da un italiano nel (Consiglio municipale di 
Bergamo. 

Il 18 del mese di seUembre, in quel Consiglio, presenti irenlalre con- 
siglieri, era all'ordine diU giorno « La domanda di cittadini ed associa- 
ÒODÌ cittadine perchè la via Praio venisse denominata Corso o Via Venti 
Seitrmbfe. > Aperta la discussione, la (tiunta si dichiarò favorevole alla 
peitziooe. Poi si successero varii oratori nell'ordine seguente: Homalli 
che dice di votar contro perchè, colla frequenxlt di sitTatlt cambiamenti, 
Ddte denominazioni delle vie della città, si vengono a cjitpestare la storia 
e le tradizioni della citiA medesima; Rossi Andrea, che osserva i nomi 
<Ms vie oon dovere cambiare perchè proprietà della ciitadioan^a ; e 
loilmente Roia-Kossi che, volendo motivare il suo voth a nome di alcuni 
Wn colle^hi legge la seguente dichiarazione. 

« I sottoscritti, considerando che la occupazione di Roma lìa parte 

truppe del (ìoverno italiano ha privato ti Romano Honielìce di quel 

Httre temporale, dall' unanime consenso dell' Lpiscopaio cattolico ricoiio- 

ici ' vririo. aflìnchè esso possa eflicacemenie, olire che in vantaggio 

jue, anche della civiltà, esercitare il suo santo ministero... 

tariamoci se le canne spuntale dell' anticlericalismo, ood'era in 



CRONACA 



gran parte composto il pubblico, potevano reggere ad un sin; ' i, 

giti! ili ratti, udito appena <|ucsLr) primo brano delb <liclti.ii:t 
peno tie'piìj forti schiama//ì. Ma il consigliere Roia-Ro«sì, ii)Ofttraiuk> 
loro coraggiosamente la fronte, risponde: « Sono inutili iiuesli nunoril 
Tanto e tanto io leggo lo slesso!! » E proseguiva a leggere: 

« Considerando che tale occupazione, stala dal Homano FonttMìce 
dannata con solenni dichiara/jonì, fu in precedenza nel Partamontn 
tiano dal nitnislro degli esteri Visconti-Venosta e da I^n/..i, preside 
del Consiglio dei ministri, i|ualiricatn una vioìatione <Ul dtritio 
genti; Considerando, quando mai ve ne foj^e d' uopo, che lo stesso ìdi 
re^M della cittadina concordia dove consigliare a respingere una propesa 
la i|uatc. ricordando un fallo per nulla glorioso, urta il sentimento re- 
ligioso della grande maggioranza di questi comunisti; I sottoscritti, e 
come cauolici e come italiani, dichiarano che voteranno contro la pro- 
posta di denominare la attuale via Prato, via Corso V<- > - -ibre.» 

S(*Knono le tìrme, e noi ci affreiiiamo a raccogliere ^\' m di 

dell'ammirazione e della riconoscenza di quanti non hamio voluui 
schiena al nome ed al carattere di Italiani. K^sì sono ì consiglieri 
nomi, Coltenni, Fumagalli, Medolago, Kossi Giovanni U:ittista, Rola-R 
Terminata la lettura della dichiarazione, il volgo auliclericale manda 
nuova .scarica di rumori e di vilipendi!. E sotto questi colpi di cai 
spuntale, tulli crollano, tolti cadono, lutti si danno a vituperevole fu; 
non riniatii^ono in piedi fermi, risoluti e tulli di un pezzo, che i 
(Irmaiah della dichiararne. 

(t. A chi iinia conoscere in quali condizioni versi la politica 
del felicisìiimo e (jotentissìmo regno d' Italia, otTi iamo la lettura dei 
menti con cui il Diritto empiva leste due lunghe colonne della 
prima pagina. L'antico organo ollicioso del ministro Uincinì iciitc 
contegno che tengono n'ci pocamente l'Italia e la Germaniji, e dice: 

4 1^ prima, non fa atto pubblico, in cm non ostenli il suo 
accordo, la ilofòrenza^ la sommis&iono ai voleri del grande impero i 
lani, insediatosi nel centro dell'Huropa con aria s[)avalda e (r 
non v'ha desiderio di questo, non prelesa, non ingenniza, che itìtti tt 
(Ittir ItalÌA aoddisfatti, a.ssecondali, accettati. » 

A qiM'siii umile e sottomesso contegno dcirilaha, ti Inniion^ 
i|uello alu>/io<u) e suiktIm) della (ìcrmanìa. 

« 1^ il rovescio da parte delU (ìermania. Senza dechnare lu'j 
che le fa comodo, ma agentln dei tulio indi|)endunteroenie ami 
i»m»'r.i«t. ^in noi riguardi degli »i4ere»si generali europei, clw W 
' -] più dirollu perliBo iourtu, dell' llalia, cssa ili5|M*l 

\<sHUt quasi MNua coMultarU. « quando le occorri 
^ (vnvksi) altrv [iol«iue ^ vogliasi per impedire atire al 
0|*, loutratuiarno ta ht>enÀ d'aiioQe, ad esempio oca 



COPfrENPORAXEA 



247 



«MSUlì.Tèff»!! dft cotniinaoea di vaniair^i marinimi col nostro — non 
ritrae neppure rtair inventare utlicialmente di sana pinnia una noiizìa, 
ivorevole al concetto generale, che si ha dell' Italia, tanto per aver 
occtswoe di darle poi una tirala d'orecchi col mez^o di una Gaxaeita 
Wwersale della Germania del Nord o di qualche altro straccio di 
^k della medesima specie (sic). 

^l Diritto ctiiiima ributtante quasto spettacolo ed aggiunge che « lo 
iveota ancora più allorché, per il vecchio andazrx) delta Consulta di 
nprìrsl il capi dinanzi ad una ramanzina, venuta dai cosideiti alleati, 

Kenlicri padroni, si vede l'Agenzia Stefani anch'essa cosidetta ila- 
— rpsa ulliciostssima pel controllo che il Governo iudiano esercita 
H suoi dispacci e per la comunicazione delle sue inrorraa/ioni di ga- 
ineUo, — riprodurre con cura quei gioielli di stile che, in forma di 
tbbufli, dì consigli, o di smentite, sanciti dalh stesso nostro iìoverno» 
imanniscoQo i giornali dell» cancelleria germanica! * 
>po aver Dolala la assurdità della smentita data dalla Gozzetta 
Oermatua de! Nord e riprodoUa dalla Stefani, circa il preteso 
Io anglo-ilaliann, relativo alla Bulgaria, il Diritto domanda: 
rDa qual pane la huona fede? E chi preienderebhesi giuocare? Chi 
inzonaio, chi il canzonator<^? Certamente quello che risulla è che 
Ila. che il Governo di quest'Italia f.mno una figura hen m^'scbìna 
kscinr jjigliare a /imticllo la dignità di un paese coirne il nostro dai 
llierì di UD Governo^ che non omelie occasione per mostrare a tutto 
loti poco c-ilcoln, il nessun risp^'tto ch'esso ha dell'Italia. Accade 
krse perchè il Governo di quest'Italia non sa oggi fir valere la sua 
né mctlere a prezzo tteu salato il suo militare conors'), la sua 
Ila, il suo milione di soldati e la sua marina di prim' ordine? 
[Checché sia, quanto succede ^ propriamente una vergogna. * 
conchiude con queste parole, che forse non suoneranno bene alla 
^Ua: 

[Ora noi ci crediamo in diritto — specialmente per la presenza dei 
file conte di Robilani al ministero degli altari esteri — di chiedere 
H'tUlia sia piìj rispettata. 

pjmiosto di vedere il nostro paese cosi trattato dagli alleali, ac- 
imo volfloiieri di perdere queste alleanze, dando la preferenza alla 
di quegli Stali, che si tengouQ in osservazione, ma pronti, s:ipendo 
k1 momento del bisogno, si dovr.^ pur fare assegnamento sullo loro 
e sul loro appoggio, e non miineheranno allora le sollecitazioni. 
La questiono i> una sola — dell'essere pronti. * 
dice bene: 1/ Italia non fu mai pronta che a farsi battere tutte le 
n si trattava di frati, di monache e dì preii. 
MI cui scriviamo, è siat:i hi quindicina delle ciance minì.ste- 
lUhmaldi, Cenala, e Coppino, ciascuno per la materia che gli è 



346 CROtVACA 

anid;)U hanno ciancialo e cioncalo, visto che in Italia non c> dù 
conferenza, comizio e simih ^^luntorio. che non terminino con un laai«j 
succulenio desinari'. Facciamo «ra/ia ai leiion delle chiacchiere dei 
primi, e tanto per dare un sa^^xo df*lle ciance imnisieriali, diciaitto i 
discorso tenuto ad Alha dai C'>(iptno. (Jt^^^io discorso, iiifdtt^se dohbia 
giudicarne dal sunto della AVff/Vxn/, fu cosi (K)vera cosa, che nou sapp 
persuaderci qual molivo ahbia avuto di recarsi &ìqo ad Aiba Po 
ÌD quel di Ctmeo, e nella patria di Pertinace, per dire verba, 
praeUreaque nihit. Tulli inianlo si aspettavano che il ministro, 
le deplorevoli condizìont dell' iasegnamento pubblico in Ita ha, si 
presenlaio al banchetto con uà vero programma di riforme scolastiche. 
coir annunzio di qualche nuovo allentalo alla religione cattolica; invece 
il ministro sì contentò di fare molle parole e di divagare nel vasto cani| 
delle memorie deir Italia rivoluzionaria senza venire ad alcuna conc 
sìone. se pure non voglia dirsi conclusione la promessa Ji far presto 
sciiiere la légge sutristrn/ione second-jri.-i presenl.it.i da lui nel I867J 
Veni' anni dopo!... Questi promessa avendo suscitato l'ilariiA dei comG 
sali, il Coppino, che non è poi un'oca^ aggiunse a mo'di correiliva « 
faccia maraviglia questo rilardo. È facile attolire ire decimi d'imf 
fondiaria, ma non è facile fare un maestro. » Il mioislro ha ragia 
Infatti coi programmi e colle scuote che si hanno, abbondano ì cali 
maestrif i quali sono /ailì dallo Stato. 

3. Dello scontro avvenuto il 1" settembre a Zula (Massaua) fra 
Landa di Abissini condona da un cerio Debeb e gì' irregolari al serv 
deir Italia, ecco il rapporto spedilo dal comandante superiore in AG 
generale Gene. 

€ Massaua, '.ì settembre 1886. 

« Il 1" seitembret di buon mattino, Del>eb con sessanta de' suoi 
ciipava Zula e vi sorprendeva il Naib Zebibbi intenlo alla preghiera i 
suoi dodici hasci-buzuk. Sulle prime pmiesiavasi amico; tna poi Umu 
disarmare i basci-buzuk di Zebibhi, e questi avendo opponilo resist 
uno rimase ucciso. Pare che intenzione di Debeb fos«e ricattare Zebiti 
istigato a ciò dai promotori dei disordini avvenuti il IH agosto p. p.] 
Zula, per astio contro alla famiglia di Zebibbi da parte di quella Abr 
ed i cui colpevoli sì erano rifugiali presso a Oeheb. Mentre questo i 
cedeva nell'interno di Zula, vi giungevano, ignari di tutto, cerno dd 
basci-bu^uk, i quaH, dopo di avere scortato una carovana sino ad HE 
Hamo, come da ordine avuto, nel ritorno in .\rkico passavano f»erZuIi.' 
onde constatare se tutto vi era tranquillo. Nell'avvicinarsi a Zula fiir 
accolti da una scarica generale della Itanda. I nostri irregolari risp 
all'attacco ed inseguirono la banda unilamf^nte a varìi abitanti di! 
inferociti per la supposizione che essa seco traesse Zobibbi. Nel con 
timento la banda lasciò selle morti, e fu vista asportare vani feriti.] 



COIVTEHPORANEA 



949 



polizie posleriori, che si stanno accertando, danno per morto cerio 
rìDoraaio sou' ordine di Oebeh, e che si vuole fosse il vero capo 
Ila banda, iterchb energico e coragirioso, mentre Debeb lo si dice timido, 
che nei combatlinionti se ne stia sempre alla lontana. Vuoi*;! pur** che 
ibeb su ferito ad una gamba. Da parte nostra avemmo le .seguenti 
r^te, cioè: il Jue-basci (capo dì cento) Hamed Aga, comandante quegli 
-e^olari, uomo energico e fra i migliori del suo grado, morto; 1 biiluc- 

k'capo di ■^.j) (ìabrj Mariam» pure bravo soldato, morto; l'i ba.sci- 
; dei quali un figlio del Jue [fasci, morti ; 6 bascì-huzuk feriti. Oltre 
sci-t)U2uk di Zula, morto, e ad alcuni abitanti morti o feriti. In 
lesa dei rapporti particolareggiati, die ancora non mi sono pervenuti, 
I inattdalo a Zula un rinforzo di oU irregolari con un Itimbascì (Vice 
agiac, od quale ho nducia] ad assumere il comando .superiore, 

* 77 maggior generale Ge.nl'. • 

f'^'^steriormeote a questo primo rap^iorto, il generale Gene, comao- 
supertore in Àfrica, telegrafò da Massaua, il giorno 10 seUembre, 
in appresso, e perciò le notizie contenute in questo telegramma 
no da considerarsi come maggiormente attendibili di quelle fornite col 

»i rapfjorto, sr»edito due giorni soltanto dopo lo scontro: 
Un distaccamento di cento ba^ci-buziik incontrò presso Wua, nelle 
ònanze di Zulù, la t)anda del fuoruscito abiSvSino Debeb. La banda fu 
^ks3 e fugata, la^ìando sul terreno tredici morti, tra cui il sotio- 
JPpriacipale, e [jortaodo via parecchi feriti, tra cui lo stesso Debeb, 
rìio alla gamba. I nosiri basci-buzuk ebbero 14 morti e t'2 feriti. 

« Firtnato: (jenè » 

Sul tramontare del 5 ottobre cessava di vìvere nella sua Villa 

_BCali il Principe Don Marcantònio Borghese. Ci rincresce vivamente 

(aoguslo spazio destinato nel nostro periodico alla Onnaca, ci vieti 

liueare, come T illustre estimo ineriterebbe, i tratti nol)ilissimi otte 

aroiio la sua lunga e^isit>nz;i; diremo soltanto che per quanto 

asse, non tralasciò un solo giorno in cui non si fosse adop>erato e 

cuore in sollievo del prossimo sofferente, in servigio del Romano 

pel Uioessere della sua [mtria R'>mai per 1' educa/ione della 

ole e pel culto delle [«Ile ani. 

ri qual visse, da cattolico fervente. Ricevula la benedizione ^)a[*nli^ 

smentì;^ inviatagli dal Sommo lìerarca, e di.staccatosi dai suoi con 

e alfetiuosissime parole, fin (vocili minuti prima di rendere la 

Duna a Dio e privo ornai d' ogni conoscenza, fu veduto farsi il segno 

tocQy e sForuirsi di rispondere iill'ultima prece dell'agonìa. 

ora pace alla sua Itell'anima! I^a Compagnia dì Cresìi, che egli 

di sua beoevoteiiza, prendendo p^ite al liilio delta sua nobili'^sìma 

IMi prega il Signore che l'abbia nella sua gloria. 



CnONACA 

Il Trincipe Don Marcanlonio Biir^bese nacqu»' a Parigi il ^ dì 
breiodetranno tSU, sposò in prime nozze Donna GuerKlalina Tal! 
Contessa dì Shrewsbury, ed io seconde nozze la Principessa Teresa 
de la Rochefoucauld. Dai dae matrimonil ebbe niimerMa prole delU qoaio 
vìvenii rimangono sette figli maschi e tre temniine, Questi Don apfen 
spirato con nobilissimo esempio ne composero il cadavere sul suo \tttn 
di morte. 



Ut. 

COSE STRANIERE 

KRAfìCU — 1. Li riapentira tifila Oirnt'ni f' le coiifTftlDn' in ordine alla 
(Ciorsnta — t. Uvoro di depumiìoup nflla (lipjotnaxia e orirmnrcilo trniemi 
3. La missione deirUtM-btlte — i. Le parole brllicose ilfl Boalnnjrfra frfl 
é prìiiibaniui <ld Freycinei — 5. Di un no\ elio allocco ni htlanelo <t^i colli 
H. Li* dìfiìcolià deireqnitìbrio fiitizio linìin/iArio — 7. Politica MUra ilrf 
biiiptto — K. U nurìDa rmitcesc t> ronlinameiiio dolb Afuadra di oomlollni 
9. Il discorso di Freycinei n Tolosii, 

1. M giorno i^ di questo ottobre, se è da credere ai giornali chei 
cevono Timlteccata dal governo, sembra ornai fissato per la rinpertn 
della Camera. Ma (jiialo <^rà la maggioranza, quale il ministero, qu 
la politica r indomani della riapertura di queste Camere, che. volere o i 
volere, comandano a bacchetta e impongono la loro volontà al minisi 
I deputali, che da qualche giorno bazzicano al palazzo Bourbon, agii 
queste quisiioni» ciascuno però secondo gì' interessi del proprio partii^j 
Dagli opportunisti Ferry e Steeg p. e. vennero fatte proposte di alle 
che furono sdefroosamenle accolte dai radicali Mannonnier e Achardj 
quali alla parola concfmtrnzione fy\\\yo%tro quella di cf^ssìotif, parole i 
tramile false, iwchè ognuna delle due fazioni repubblicane Intende ' 
mantenere il suo programma e il suo mentore, avvenga l'una orali 
cosa, non si fa che rendere fra loro il contrasto più spiccato e Top 
sizione più viva. .\ questo proposito è parso a tulli ridicolo il tinguag 
deJla Rf^pitbìique fran^aise, che ignora o finge di ignorare il vero i 
dì rodkalisino. Ma non l'ignorava certamente quando lo attacca il Fs 
nelle città di ILWre, perchè allora il potere era in mano degU Ap 
lunistì; ma ora che il vento repubblicano spira propizio al radicala 
volendo essi rimanere sempre al potere, cambiano il pelo ma non il vii 
opportunista, convinti che i radicali conducono direttamente alla i 
chia. L'aspetto dunque delle due fazioni parlamentari coi loro io 
colle toro idee, coi loro appetiti e coi loro pettegolezzi, rimane sea| 
quel che*? siato fin oggi, comecché tutti e opportunisti e radicali^ 
lino mansuetudine e moderazione. Quanto al ministero, in «sao 
Itca la medesima divisione. Durante le vacanze non s*è lascialo nii 



CONTEMPORANEA 



551 



inlenlalo per coslRulre una mag:gioranxa, sia otTronio pisii e portafogli, 
ora a qn&nì pjì or.i a quelli, sia iiinUiplicariJu grinierni screzii; niii rac- 
cordo vagheggiato riraarr.^ sempre un'iltusione. Infatti contro ìt ministero 
delle finanze, che come dircma, è incapace di trovare un equilibrio im- 
possihile, « contro quello dell'interno a i*ui è (ìeranienie ostile il Munì- 
eipio dì Parigi, pf<raiste la campagna, né accenna a voler finire. Questa 
peraltro del Municipio centrale, è quisiione di sommo rilievo, perchè 
Jivide in due it presenic gahinetto. 1 ministri radicali sono favorevoli al 
Municipio. Gli opportunisti invece minacciano di separarsi dal Governo 
se non cooibalte la tendenza del Mimicipio di Parigi a costituirsi auio- 
mmo e a formare uno Stato dentro lo Stato. Si crede tuttavolta che la 
politica del rittìdanio possa riuscire a frenare le esorbitanze dei radicali, 
se la Camen consentiri ad aspettare imietlnitivamente il nuovo progetto 
ifi organameolo municipale. 

9. Nfr il disaccordo d*'l ministero ò rnioore sulla interessante e di- 
licala (pjostione del deponimenlo, hendu^ radicili eil opjmrtnnisli sieno 
perfetiameute d'accordo tra loro stalla ueccssiià dì purificare i pubblici 
inpieghi e le alte cancli'^ dello Stalo dagli elementi conservatori. Finora 
000 !ti è applicato questo iniquo e ingiusto sisiem.i che alta magistr*-)(ur;i 
ed alle prefetture, le quuH, u forza di purilicazioni, sono, si può dire, tutta 
msa del ministero, strumenti più che ligi, cicchi ai voleri di chi ha in 
nano d mestolo della cosa pubblica. Giammai infatti un ptutcrsarifT i\t\c(t 
Al pHi sottomesso e tremante a un vaìì, come in Francia lo sono oggigiorno 
magistrali e prefelti inverso il ministero da cui dipendono. (ìli è una schia- 
tìiù Linio più umilianie, quanto t più generale. Ih questa fipttrasione come 
k chiamano in toro favella i giornali francesi, andavano sìuora immunì la 
diplomazia, e sino a un certo punto anche l'esercito; ebl)ene oggi la si 
TU(rte anche applicare nll'uno e all'altro. E gìA il Freycinet si nillegra 
il'averoe preso T iniziativa noniiminlo un puro repubblicano per In prima 
volta al principale posto diplomatico, cioè l'Herbetie, a Berlino, come 
a?fa ^à nominalo il Constans a Pechino e Paul Bert, al Giappone. Si 
aUributsce al generale Boulangcr, ministro della guerra, T intenzione 
li' imitare l'alto esempio del suo capo. Avendo osservato, come afTermano 
alcuni officiosi, che certi generali si sono dimostrali mollo inferiori ai 
colonnelli, egli vorrebbe che i genenili fossi-ro sostilnili da questi ultimi. 
Se questo acc.idcs.se, l'eserciio fruuccse sarebbe il campo di tutte le am- 
tiiitoni e cupiitigìe dei radicali. Costoro infatti dalla grande epurazione 
"i imprornettono mari e monti, e j^r questo non s'intendono punto coi 
low ;Jvvt;^^arii, gli opportunisti. Durante le vacanze si sono intavolale 
pratiche col governo dagli ulTìeii dei diversi gruppi repubblicani, ma non 
■ vi né ixtleudosi trov;ir modo di contentar tutti, i radicali son 
]; nl/ar la voce in Parl;imeiiio. 
3. Si è ripetuto da tutte le partì e si ripete aucom che la noiuina 



352 



CRONACA 



del signor Herhpttp. airamlmsciau ^1ì Berlino vuol dire pare e più 
chevoli rHazinni coll'iniperr) l^'dwico. il quale lìow d' iiiquiciarsi del, 
teg^anieoto t>olhcoso dttl focoso Boulanjj^r, e sacriHcò il principe Al 
saadrfl dì Battcmberg a coadizione cli& fosse evitata la sola alle 
vnglieggiala dalla Francia; o la Gasseiia delia Qermania del Nord, \ 
k ispirala dal gr.in Cancelliere, pubblicò articoli minaecinst a 
dell' es4TCito n-ancese e del suo capo. L'opera del futuro amhasòaK 
(rancesfi presso l'impero gernìanico è destinata a paralizzare l'effetto* 
i\y\f\\A prodotta dallo stesso ministro della (guerra. Ora tutto questo offre 
uno spettacolo (]i disaccordo fra i due membri più considerevoli del gì- 
hinetio. In sostanza i ministri del galiineUo attuale si intendono tra loro 
come i ladri di Pisa, e sono tra loro d'accordo comn le c:in)pai»e rotif. 

\. 11 If) di settembre, e quando era appena principiata la (iota bat- 
taglia tra Sauveterre e Castelvieil, tuuo a un tratto comparve sopra il vèù 
famoso cavallo nero il generale Boulani^er circondato dal suo brillanta e 
numeroso stato maggiore. Uo«sia Improvvisa comparsa, in mexco a 
folla di 4(J mila spettatori curiosi ed entusiasti, produsse una grande 
sazione. Sì gridò: viva l'esercito! la Francia! ed ancbe Boulangert Va 
salto fu stupendo; le truppe dopo le manovre avevano un as^ietto nn| 
nente. A Gornac, dopo le grandi manovre^ fu dato uno splcjulìdo baacbetì 
al quale parteciparono, oltre il ministro e ì jirenerali e colonoelll fraoc 
'28 utfìciali delle missioni straniere. Congratulandosi coli' eminente 
dame in cajx), generale Carooi, il ministro della guerra terminò con 
Mlicosissime, dicendo: « Possiamo ìulìoe rinunziare alla triste poli 
difensiva. La Francia deve oramai seguire coraggiosamenie la polii 
offensiva. » 

Che queste parole pronunciate innanzi a 28 unciali stranieri, fraj 
quali era pure quello tedesco, convitati alla sua mensa, Kiinnas.sero 
è cosa die vedono tutti. 

Ih vero, noli essendo i seatimenti del capo dell* esercito, dopo il 
centa articolo pubblicato dalla Francf Miliiaìre^che passa per suoi 
gano, ne] quale s'invoca la guerra per risolvere la quìsiione sociate,] 
non dimenticando né l'ispezione della frontiera germanica ed italiana,] 
le manovre dei due vicini, né i fatti dello spionaggio, si capisce l'inh' 
pressione che produssero a Parii^i le parole inconsiderate del UoulaDg 
Ili che grande è stata l'agitazione del ministero. Ma come fare peri 
perarne l'effetto? Dagli officiosi, non che dal Temps, non venne as 
tamente negalo il fatto, e parve più couvenieote di affermare 
accaduto uo malintes<^t: dì difensiva eJ offensiva certaroeole 
generalo, ma in un senso strategico, e non già allusivo. L' interpretalo 
però è stata universalmente giudicata infelice; perchè anche nel conj 
tularsi dell'essere stala, come all'assalto della posizione di t^asteWid 
adoiiaia la tattica dell'offensiva, si poteva avere in mira certo eveniuaH 



CONTEMPORANEA 



353 



qualche tempo sono in vista. Il corrisponJenle per allro tiel Sohil 
itermav.-! che il Boulanger avesse dello: ** iempo di abbandonare f in- 

rUa politica tUfensiva e di adottare una politim offensiva. In- 
dopo UDO scambio dì vivaci spiegazioni, il Frevcinei atiendeva dal 
(ilanger la reltìlìca necessaria a favorire il suo piano pacillco, piano a 
dovrebbe servire d' isiruinemo il novello ambasciatore ; indarno la 
mpa in servigio del capo del gahinetto, si h adoperala a giitar cenere 
le brac«: lionUnger coniiniia a mantenere il suo silenzio. Questo con- 
no che ne^e dannoso ai più utili negoziati, tiene il pn^sìdente de! 
DKìglio nella conunua appren<^Jone di veder snri^ere qualche grave in- 
dole diplomatico. Però il ministro degli esieri> ora più che mai. avendo 
d'inauRurure migliori relazioni colla Caocollcrìa germanica, 
|)e assai volentieri di un coltahoralorc a rovescio ; se non temesse 
scontentare la frarione radicale e il Ctt^menceau Kcco la dilTieollA ! 
.V Non passa icriorno in cui il (Joverno della Repubblica non compia 
licite nuovo attentato al t)ilancio dei culti. Kcco infatti \\u sunto della 
iea»iOD6 impegnatasi nel seno della Commissione a proposito di queAlo 

IQCiO. 

Joieso il rapporto verbale dell'Andrieux, ira membri sorsero subito 
muesere rhe era necessario anzitutto di stabilire in massima se quel 
lincio sarebite o no mantenuto; ma, considerando il signor Rouvier, 
esidente opportuni&tn, e il signor Wilson, relatore radicale di tutto i) 
ItoctOì die sarebbe stato inutile ripetere lo slesso voto due volte, dac- 
è (ulto il bilancio verrà discusso in pubblica seduta, essi insistettero 
■eoo atlìnchè il voto sul capitolo 5, relativo al trattamento dei Vescovi, 
^ oggetto di un voto fìn dal principio. Sette commissani dichiararono 
adottarlo, mentre cinque altri, ai quali dopo si sono aggiunti il so- 
dista l«aguerre e l'ebreo Dreyfus> impediti dì assistere a quella seduta 
t loro doveri di frammassooi, lo respinsero. Sì deliberò in seguito sopra 
sgDÌtlcatO dello scrutinio, e lopiiiione generale fu che, non volendo 
Mfjre la Chiesa dallo Stalo per via di soppressione di crediti, la Com- 
Issìoiie intinse votare un bilancio provvisorio proprio a stabilire il bilancio 
aerale delle spese. Numerose riduzioni seguirono: itn milione allocato 
caDonicì (come non concordatario! IlO.fXJO franchi pel clero d'Algeri 
Tunisi, 50U,000 franchi per soccorsi alle chiese ed ai presbiteri. 

ComA si vede rodio amicrisiiano del giacobinismo attuale non ha 
;i. ni.'mmeoo al patriollismo del (Cardinale Lavìger-ie. Il sussidio 
l«i<*.it.i<t franchi declinato al clero dellWIgeriu è sialo sacrificato con 
jpM^ d.inno della grande colonia africana. L.a Jusfice, organo del 
IVO minisiiTO, ha avuto la sfacciataggine di rallegrarsene; ma un gran 
MTO di giornali repubblicani, noli per la loro osiiliUi alla religione, 
liiasiroato sillatlp risoluzione della Commissione. Citiamo Fran- 
Sarcei/, gran divoratore di preti, il quale desidererebt>e invece 



254 



ghox&ca 



che fosse raddoppialo e triplicato il credilo pel (Cardinale IjivÌ] 
quale esercita Hopra tutte le popoìazioni del nostro territorio a^ 
una straordinaria inflHema, ftd Aa fondato «Ha quantttù pri 
di scuolf!. Il l'emps, il XIX Sièci^, il Gii Bios ed altri, ripe 
che dice la riessa lU'puhfique fran^iise, rendendo splendido 
all'illustre Cardinale 4^d aitcfaando che il (ìoverno e la Camera i 
tcranno a ristabilire il credito. Ne siamo anche noi sicuri. 

0. Ciò Dullostanie il ministro delle lìnanze si trova più che 
haraxzalo, come già il suo antecessore Tirard, nelle difl}c/}lia d'il 
tihrio fìtlizio, e dopo liinj^he ed abbastanza oscure spiegazioni 
valanga di cifre, è stato costretto a mandare alla Commissione del 
un inlerminabite erratum. Notiamo soltanto l'ar^iomeDlo più 
del signor Sadi-Camoi, quello ciò*'' nel quale alTt-rma che ai consi 
deve imputarsi il deficit e che biso>(na adottare il sno bìUocto 
struggere te critiche degli avversarli. Ma ognuno sa die nelle od 
conservatori le reudite enino in eccedenza e che, quantunque e« 
presentino alla Camera i due quinti del paese, ueppur uno dei loro I 
sentantt partecipa ai lavori tenebrosi della Commissione. E dovi 
\iQ\ esserne responsabili T* Un catiiiissimo elTeno ha poi prode 
commissarii il discorso del signor Sadi-Carnoi, che la Lanterne e 
sempre come il prossimo goveroaiore della IJanca di Francia, 
dunque un nuovo prestilo o verrà aggiunta qualche nuova impoe 
commissione sarebbe più favorevole al prestilo che ad una so 
sull'alcoiil, avendo gli amici ebrei e Irainmassoni le principali 
mentre l'interesse elettorale si opporrebbe a toccare l'alcool, al 
pure si deve una formidabile statìstica criminalf^. Alla i* 
voierehtie tale quale il progetto ministeriale. 1 commi ss^r ,. 
loro rapporti con una certa fretta. In quello dell'istruzione pubi 
nota che gii si procede oltre, sebbene limidainenie ancora perche 
dì perd^Tvi troppo, contro i cappellani dei licei, ai quali si 
()0,U00 fraociii, mentre si aumenta il bilancio di un milioo« a 
continuare la costruzione di scuole laiche. Quanto al bilancio d^l 
esteri, non si poteva aspettare un'interessante discussione ia 91 
Commissione. 

7. Higuardo alla politica cisterna del gabinetto presieduto dal Fi 
è evidente che esso nella questione balcanica non è uscito da 
prudente riserva^ nella quale pare voglia perseverare, se da 
credere alle dichiarazioni fatte dal signor Freycinei a Tolosa. 7* 
per altro nella quistione egiziana. Infatti la Francia, dove da grai 
sulle cose egiziane regnava il più profondo silenzio, in que-sti ultimi 
ha ripreso (iato, e vorrebbe ritornare al passalo, disiriiggero i (al 
piuli e ripigliare iu Egitto la propria parte d'autorili e d* loQuei 
è da sperare che essa Totteaga con meaì paciflcif ora sojìratlui 



CONTENPOK\CfB« 355 

llerrn sono al governo della cosa pubblica i conservatori. Grande 
filo è X irrilaziont» della stampa francese contro V InghìUerra che essa 
li»a di seguire una politica costantemente olitile agli interessi d«lla 
Princia. Anche m'IIe nuove difTìcolià sorte nel Madagascar, dove gli Hovas 
serbano fedfl al trattato conchiiiso (wchi mesi fa, si ft voluin Md ogni 
lo vedere la mano delia perlìda Albione. La controversia dtinqne re- 
ilira all'Egitto è uno dei punii neri della l^'rancia. (Juesta potrebbe con* 
ire il piissesso dell'Kgiuo atringlùlterra sol quando i gabinetti di 
P»rì^ e dì Pietroburgo stringessero nn accordo fìer uno scojjo comune, 
il princi(« di Ltìsmark si adopt^ra colle suet»roprie forze d'impedire. 
f)ét rimanerne una eosa ft c«rta« che la Francia fa sacrì[I/.ii im- 
per tenere in piedi un esercito di terra e di mare pronto a qua- 
le eventualità e capace di sostenere non pur ta dtfiisa ma l'ofTesa. 
Jiìéftto si rileva da un rapporto fatto testé al ministro della marina. 
:ipl>orto presema delle pariicolariià interessami circa la vera 
umt' della squadr;! di combatiimento: ^'ì corazzale di squadra 
ormidabìie artiglieria; 7 altre meno rapide e difese; 4 dì crociera; 
irda coste corazzati; 4 cannoniere corazzale. Un solo incrociatore è 
inza rapido [ht filare 18 nodi. Manca r^erò, massime alle squadre, 
"celerità. Nessuna corazzata è capace di filare piii di l'i nodi; ma si 
DO ora co.struendo parecchi incmcistori da \H e da IH «odi. 
|. Dal discorso pronunziato dal signor Kreycinel a Tolosa, dai comnoenii 
la «lampa francese, si rileva il Insogno che omai si sente di non parlar, 
ora, di rivmcita. I fogli repubblicani più moderati lodano infatti lo 
■ito pacifico rhe emana dalle parole del presidente del Consiglio, felici- 
in pan lemptt ilelI'alTermazionc energica! e chiara di volere la 
ms la pace con dignità, e senza compromettere in alcuna guisa i 
itti «fella Francia. Di questa parte però del discorso ministeriale, i 
tiiii più interessanti dobbiamo ricercarli a l^mlra anziché a Paiigi» 
laiuralin^ntp non possono essere che favorevoli, senxa distinzione di 
di gruppi. È a fjoudra ove l'allusione assai trasparente alla 
egiziana ed al suo a.ssetto definitivo puA tornare molesta o per 
assai meritevole di seria considerazione. 
se nella parte riguardante la {colìtica estera il signor Freycìnet 
DUlo dare al suo discf3rso un carattere che non manca di una certa 
ed originalità e di una reale importanza, non può farsi a meno 
ncono&cere che per. quel che riguarda la politica interna, nella quale 
!.. .U...VO fuori soltanto un programma d'affari, il signor Freycinel 
'■■i voti che sicuramente, egli per il primo, dubìi.i di poter 
ite, U presidente del Consiglio propugna, infaitì. rabt>andono di 
: questioni altea dividere le forze dei repubblicani, e ta cessazione 
le contese che tornano di pregiudizio ai veri interessi del paese. 
ta però a vedersi come farfk il signor Freycinel ad ottenere la 



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256 



CRONACA OOrfTBMPORANKA 



desiderata e tante volte: preconiz/ata uuiotitt delle forze repuMilM 
tianiìo, iafatti, delle queslioni attuali, ardenti, alte quali la Ca( 
il paese Don possono rinunziare in alcuna gui.sa. e sulle quali, 
costante ed [eloquente espenenjta, deve oramai riiouer&i icnpoìD 
concordia dei repubblicao). liifatti non basta ctie questa coDca 
desiderala e voluta da una parie soltanto, quella del signor Fra 
dei suoi amici politici, se driU altra parie, quella dei radicali, sì| 
nel voler sempre nuove coDcessioni e nuove conquisie, cercando 
gere il governo ove esso non )nie»Jeret)t)e di andare ed ove gli 
reali della Francia esigono cbe non si vada. 

In Francia, il ceniro DJnisLro ba potentemente contribuito a 
la Repubblica, coli' illusione fuoesla di poterla dominare, L'illui 
membri apparieocnti a questo gruppo si b dileguala: tenuti loti 
Governo non banno piii forse neppure l'influenza di far nomii 
prefetto di loro gradimento. iNelle elezioni d'nitoiire a stt^>nio iti 
temuto la grazia di essere ammes.si, m picciol numero, sulle \m« « 
ÌD cui (iguravano demagoghi loro irreconciliabili nemici. Il cu 
mento repubblicano .si è operato contro le loro tendenze e il loro 

Ora scoraggiali e mesti gridano cbe la locomotiva republtl 
deviala per colpa di deputali mcapaci di dirigerla e che tiamio li 
d'imporsi al Governo, intatti tutto il potere politico, linanziari 
nìstrativo appartiene al Parlamento e si cfUK'^ntra quasi luti 
Camera di deputali che a breve intervallo si rinnova. Il regi 
meniare viene da dieci anni esercitato lu Francia da una ma 
perturbatrice, e meno Dilli commetterebbero i ministri se potess«ru 
a talento, non avendo essi neppure la facoltà di determinare e 
pratica un piano di politica da applicarsi nelle questioni esterne 
cbe venp disapprovato dal Partamenlo. 

Non vi è ramo ammini.slralivo su cui non si r>onga la i; 
mutazioni di personale con danno mgente dell'erario; si sono mal 
grimpieghi superiori con una spesa maggiore di lOU annoi i 
dal 1877 al 188*? si sono spostali quasi tutti i giudici di pai 
medesima sorte banno subito 740 magistrati della Corte o dei ti 
Si fanno leggi funeste col prelesto di tenere a freno gl'impazienti 
Il bilancio si salda annualmente con un debito cbe, in noedia^ 
la cifra di un mezzo miliardo. lia i>otitica coloniale è cooti 
screditata, per cui l'azione del Governo è sempre lenta ed 

In questo complesso cosi anormale di co.He ceri- -■-'' 

ì loro lettori col mettere ad e.ssi in vista possibili 
accordi coi quali la Francia riprt-ndcreblu' il 
assetto alla questione d'Onenle e alla situaziou. .; 
A raggiungere un simile intento occorre, per k) 
neppur l'ap[»arenza cbe il Governo stia a rira( 



Da ChìMpano Vra IHrmciic^lldn 

L'UOMO IMPARADISO 

Seconda Edizione 

(Il voi. io S'iti pa!r.:iGK. l'ralo, Siebua Belli cilìiore- li brolo IS86. 
Prezzo : Z», S,BO, 
M>wi vfndibiU presso il P. Fra M.ichd(vufclo da S. Agaia^ GnJfrtl 
fhnio Toscana) e presso Stefano Belìi^ lihrnio in Prato. 

Qutfil'oUiitio libro del P. Fra Ermenegildo da Cbitiguano di chiara o aaiita 
tuona, fu come il coD^odo ch'enti prese da questa terra di cjiilio por lar 
ngeio Della patria celeste. Sembra che il prevedesse, giacché diceva ai >iuoi 
le» ctif iiifvta sarebbe stata l'ultima sua opera: e corto non avrebbe potuto 
lUai ' più acconcio a chi si dispone ad entrare, nel possesso dei 

di. . .1 l'anniin/iarno di bel nuovo in questa seconda edizione, oomo 

I ile j'iu pre^'iati lavori della i^ua penna, vuoi per la sostanza, che è tutta 
t c(i affetto, vuoi per la soavissima forma dello atilu e l'aurea lega della 
^aa Dei Qunli pregi qui acc^nuati per le generali, c'ìntrat'oneramo piiì in 
Incelare nella rivista ehe ut? fueemmo nel quaderno 8o0- Il rapido spaccio 
ibbo 11 primo edixiouR.ò anch' us^ìu una prova asdiii ul^jquente del valore 
libro; o ci fa augaroru la medcsiuia fortuna a questa aucoada edizioae. 



IL CERTO E li' INCERTO 

WTORNO LA NATURA, I PRESERVATIVI E I RIMEDII DEL COLERA 

TraU4l«yi ad^utiaco ptpoUro del P. rKiNtiKSGO SALIS SlBi) IS 8. 1. 

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Frezxo: Centcalmi 30. 

Pfy i2i;fvoiar7ie la diffusione Mt^Qnafamenle nei paesi già inì>atl H ì>etide 
\ssTf::ii di soft 30 centestuìi franco di pasfa, dall' Ufficio Centrale della 
Callohca, Firenze. 



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Lettera di GKjV. M. CORNOLDl d. C. d. G. 

Edizione riveduta dall'Aulore. Un roìum^. in 16 dì pa^jg. 38, cm 
itlfi-j- iìcti' Editore dì pftf/g. i^. — Venezia, tip. Emiliana, 1884, 
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dal Canonico D. FEDELE BOLOGNESI 

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li Opera eocnptota constcri^ di circo 60 dispense G^^ooui^ Uuv. 

settimiLoa. — Chi mauderà anticipntamento X*. é, sarà associato « tC 

compreso la coperta, l'indice i'<f il frontispizio. 

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Tutti i signori abbonati agli Spìriti delle tenebra ricever 

mente, non appena ci avranuo rinioi^iio l'importo, nna copia d« 

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mesi «lidietro, e accolto con tanto favore dui i^ubblico. Vi sì amflòi^ 
dosima scorre voi e7.7.a di atiic. vivacità di deàcri-^ioui e di dialoghi 
mento di avventure e di e^itì inaspettati. Suprnttutto poi U i 
morale che rende ogni pagina non meno vantaggiosa al cuore 
all'iaiaginazione. 

Si tendt all' Ufficio centrale tifila Civ. fatU e proso t principali Oerenti «Uk | 

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LA 



CIVILTÀ CATTOLICA 



Beatiti populuA cnius Do.ninnt Dcut tìus. 
l-SAiJi. CXl.UI. lo. 



ANNO TRIGESIMOSETTIMO 



SERIE XIII. — VOL. tv. — QUADERNO 873 



INDICE DI QUESTO QUADERNO 

=i '. »"ri!i?iiiii DoHin Nostri LKONra tivivK imoviDENTU Vwke XIII. 

roLA KpiovctiCA AI» Kpiscopoà LtJ.^tTAnue • ^7 

Il cLUlllUUSHO DEFINiTO DAL SIGNOR RUGGettU BoNGIII « ^65 

L'iPAOTISliO TORNATO Ul NODA » 277 

Ik NAIItrCOtKJNOSOR HI rilfUITTA * '^.JS 

I DcnEUTTI * 3IM 

L \ h'i)5'»"t» dell'arte o i raoniJinemi di TelK> * ivi 

LI. iir ipogei de* Faraoni . . •HIT 

RinSTA UHM-A «TAMI'A ITALIANA . * 3*2(> 

l Albata ( trita, ti Ihluvio .ivi 

U. TbiIoMiphia rnoralis, seu Insiiluiìones ethicaa oi mm naturae, 

cluculìrutae a luho Cosla-Ilosseiti Sacerdolc Soc. lesu. » 3:)7 

fiioi^cruKU * 340 

Caunaca coktcmi*ora.ni£a » 355 

I. Cose romane •ivi 

il. Cose italiasi; » 355 

HI. Cnsr. STRAMEriE — iWIgio (Xo.'ìtra corfi.iponticnS'^J. . . > 373 

IV. Prussia (Nostra corrispondonMj » 377 



FIRENZE 

pRK&Ho LUIGI MANt'KLLI, u»uaij 

Via d.L'J l'roooiiMolo, IH 

fmw B. RUfu tu rj«i» 



uovembre 1886 



r. ClllSEPPE BUimGO ti. e. d. G. 



L'IMPERO DI BABILONIA E DI NINIVE 

DALLE ORIGINI FINO ALLA. CONQUISTA DI GIR* 

DESCRITTO SIXONDl) I MONITMKNTI CUNRIFORMI COMPAItATI COIX.X 'V 
Pralo, tip. Giadiettiy Figlio e f., 1SH5. Due voi. in Sgr. dipagg. 6- 

PREZZO Zi. 8, 50. 
Todi la Rivista lattane nel quaderoo 853. , 



LA CRONOLOGIA BIBLICO-ASSIRA 

APPENDICE 

ili' Itoperi i\ BabiloRia e i\ Nìnire h\k orìgini Odo alla CH^uistd ^i Ciri 
ìtemiit secondo j DonuiKaii cuneìfirnì WBparatì culla Bibbia 
Pralo, tip. Giachetti, Figlio e C, 18SG. Opuscolo in S gr. di 

Preizot tàirtk i. 



P. C£SAR£ A. DE CARA d. C. d. 0. 



ESAME CRITICO DEL SISTEMA FILOLOGICO E LINGUISl 

A|>|»lieato alla Milologla « alla seieuza dHle HrligioDl 

Prato, Tip. Giackdti, Figlio e C.inS. dipagg. 414. Prezzo L. 4, 1 

DI qaesU dotta opera sì veda la Rivista ohe oe facemmo nel quad, Sii, pa 



NOTIZIi m LIVORI DI EGITTOLOGIA E DI LI^GHB SEUI 

PUBBLICATI (K ITXLU Ili QUUSTl CLTUI DKCBNNU 

Prato, tip. Oiachelti, Figlio e C. 1886. — Un voi ih 8 dipagg, 10$*} 
Marezzo: fina Eiira 



RACCONTO STORICO DEI TEMPI DI GIULIANO APOSl 
del P OZO GIUSEPPE FRANCO d. C. d. O 

TERZA GI)IZIO?rE NOTABILMENTEC ACCRCSCIDTA COK NOTE E IKDia 

Prato, tip, GiaehHii, Figlio e C, 13^3. Due voi. in Id di pagg. V)H 

Presso I Li. 9. so. 

Tutitle nuddftté opere ai trorano vmdtliU all'Ufficio CnUraif déllm QviUft ' 
■n JTtrrttie, e preuo i principali Qerenii deììa mtdtsima. 



oMi.vnrosTRi 
L E O N I S 



OmSK PROVIDENTIA 



PAPAE XIII 

EPISTOLA ENCYCLICA 

AD EPISCOPOS LUSITANiAE 



VEAERABILinVS FRATBlKVS PATRIAKCIIAG LISBONEWSI 
ABCllIKriSCOPIS KT EPISGOPIS VNIVEHStS IS REGrONE tVSITAK* 

LEO Pr. XIII. 

^énembites Fraires salufetn et AiKsfolicam Benedici iùnem. 

ergmta Nobis accidit c<3mmunìs epistola yestra, qaatn au- 
tore mense accepìmiu, qiiaeque illud maxime testabatur, vos 
{ne vestros lìbentìbus anìniìs cognorisse norissirna Aposto- 
Sedis cum regno Lusitano pacta conventii, de iisque laetari, 
rde re bene gesta ac bouo publico non minimum profutnni. — 
lino, qnod tos perspexistis, illud Nobis fuit in universo hoc 
ptìo proposituru, ut ea ad dìgnitatem imperii conservarentar, 
regibns vestris de catholico nomine mentis Poutiflcos ro- 
contulerant, uniLque meliari o)nstìtutioui commodisque rei 
ornm cbristianae consuleretur. Quod quìdem propositum par- 
videmur consecuti, partim coufìdimus Dei munere benefi- 
consecuturos. — Quaraobrem intuentibus anime» optatìs- 
, de quo loquimur, eventum, prosplcere licet in postenim, 
'ominari solum» sed piane spem c^rtam concipere, futnram 
iristìanum nomen in Lusitanìa vestra ad communium re- 
salutem tìorere pergat, et maiora in dies incrementa capiat. 
li spei ut ad plenum respondeat oxitus, Nos profecto primi 
im, itn Deus adsit propitius^ dabimus operam. Phtrimum 
,adinmenti iu prudentìa Tigilantiaquo vestra episcopali, m 
ia et virtuto Cleri, in roluutate popuLi Lusitani, sint» ulla 
' xiìf. *^iK Amc. sn i; ie attobrt is&a 



258 



ss. 0. N. LEOMS mVÌJik PROVIDEiau PAPIK lui. 



dnbitatione reperiemus, Immo in caussa tam nobili tamqne 
ctuosa nec parles desidenibuntur virorum qui rem publicam ^e- 
runt: de quibus minime dubitamus, quìn Xobis sapientiam 
aequitatem suam, sìcut niiporrime probarore, ita probare relì^ 
tempore velìnt: multo magis quod catholicae Mei studinm 
neque de Ecclesia laereodi coDsaetad<3 non est apud Lusit 
inusitata aut recens, sed pervetus diuque celebrata. 

Etonim quamquam est Lnsitania reiat ad extremitatem siU 
peniusulae Ibericae, eademque angustìoribus limìtibus circiim- 
scribitur, tamen reges veltri, qnae laas est non exigua. ìv 
finos in Africam, in Asiam, in Oceaniam protnlerant, nt oà -t - 
praestantìorìbus gentlbus nulli Lusitania cederet, multas ante- 
celleret. — Sed virtutem horum inceptorura magnitudini panai 
unde putandl sunt quaesìvisse? Scilicet si recte dìiudìcarì ratit, 
ex umore sensaque religionis. In iis euìm ad ignotas et bar- 
baras gentes laboriosìs perìculosisque expeditionibnSf sic anin 
affectos constat plerumqnc fuisse, ut Christo Domino prìas ì^ 
semrent, quara rei utilitati vel gloriae, serendi christiani 
minis, quam propagandi imperii sui cupidiores, Una cnm 
pressa imagino Tulnerum lesa Christi^ quod erat popolare gMÌ 
vexìllum, praeferre maiores vostri Crucem sacrosanctam in 
remibos, io acie, yeuerabundi simul ac fìdentes consuerer 
ut non tam armorum quam Crucis ipsìus praesidio nobiles rie 
rias, qnarum gloria perraansit, vidoantur adepti. — Quae piell 
tunc maxime enituit, cum Lusitaniao reges viros apoatoliooii 
exteris quoque gentibus arcessitos studiose conquirebant, 
cisci Xavorii vestigiis ingressuros, eosdem non semel a rora« 
Poutifìcibus Nuntiorum Apostolicoram auctos potcstate. Sin 
laris baec fiiit nec unquam interitnra maiorntu vestroniru 
quod in remotissìmas gentes fidei cbristianae lumen prìnci| 
invexerint, eoque insignì bent?fìcio Sedem quoiue Aposl 
sibi egregie demeruerint. \ec unquam sano Decessorcs 
destiterunt, quouiinus grati animi significatìones genti ?fl 
exhiberent; cuìus rei praeclarum sunt argumentum decora 
gularia in reges collata. Ad Nos quod spoetai, qnoties repat 
quam magna gesserit populas non ita magnus, gestii anii 



EPISTOLA ENCVr.LICA AD CPtSCOfOS LUSITAMAE 



■250 



implum a Lusitanis petere, quanta vis relìgìunis pictatìsqiii» 
: fiimulque Nostra veheniontius excitatur inixtii admiratione 
beoeToleDtia. Ita sane: puteroam vobis caritatem vel uuporrime 
re ridemur probavisse: quandoquidem in componenda de rebus 
Mae orientalìg controversia, Nos quidem, quantum officii No- 
stri ratio patiebatur, liberaliter cum Lusitauia egimus atque 
^■tilgenter. Qiioniamque rectum est parein voluntatem accipere 
^ reddere, idcirco pluriraum de studio faci litateque giibernato- 
nim rei publicae Xobismetipsis pollicomur. Fore nimirum con 
fidìmus, non soluni ut curam sainmam de ìis adhibeant quae 
^ jacta sunt, sed oporam Nobiscura pariter ac vobiscum libentea 
kftpfiìraat ad ea, quae istic Ecclesia accepit, detrimeata sarcienda. 
Sunt haec sano haud levia, praeserlìui si conditio spoctctur 
Cleri vostri, et Ordìaum reiigiosoruai: quorum clades non ia 
Ecclesiam solum, sed in ìpsain civitatem redundavit^ quae sibi 
seosit ereptos adìutores prudentes et strenuos, quorum opera 
laformaudis populi morìbus^ iustituendae iuvontnti, ipsis etiam 
eol(iQÌÌ3 ad Christiana ìnstituta lìngendis, non mediocri usui esso 
poiuisset, hodio maxime, cum tam late patentem sacris expe- 
ditionibus campum in Africa interiore videamua. 
Quod si ad ìpsas malorum orìgines animum adrertamas, im- 
it&tis libidìuem, quae superiore saeculo tatitopere ìnvaluit, 
uè unicani neque praecipuam caussam arbitramur fuisse. 
vtsit illa quidem, velut contagione morbi, vestrorum etiam 
mos, incursuquo suo graves ruìnas traxit: nihilominus non 
ideutnr longeavero discedore qui maiorera perniciem censent 
tam a puliticarum partium factiouibus, intestinis discordila, 
^ularìum seditionum procellis. Etenim religionis laudem et 
Jquam Lusìtanorum erga romanum Fontificatum Adem nulla 
extinguere, nullae artes labefactare potuerunt. In mediis 
v.jstrae reipublicae tempestiti bus, populi semper iudicium 
^t, focdus concordiamquc regnorum cum Ecclesia maximum 
principium, quo christiauas regi oi>ortea.t clvitates: eamque 
•ftcaiisam sanctura religiosae nnitatis vinculum non modo per- 
isit incolume, sed praebuit, auctoritate nutuque legum, cou- 
lUtioni politicae fuudameutum. Quae sane, laetabilia et ad 



26() 



ss. D. N. LEO.YIS OIVL'VA fAOVIDEXTIA TArAC XIII. 



commetnoraDdam inctinda, osteBdiint, rei catholicae stnlum, id4 
neis remedii9 adhibitis, non difficnlter fìerì posse longe inelioroi 
Yigent enim bona semina; quae si coastantìa auìmorum 
cordiàqiie Toluntatnm adoleverìnt^ optatorum fructuiiin copia 
submittent. 

Ili vero qui cum imperio praesnnt, quorum tani necessar 
est opera ad Ecclesiae ìncommoda sananda, facile intellìgent, 
quemadmodiim Lusitanum nomen ad tantum glorìue fastiginm 
catholicae religionis viriate beueficiuqne pervenit, ita unam es&ì 
TÌam toUendis malonim caussis expedìtam, sì eìnsilem religionis 
dncta auspiciisque res publìca constanter administretur. Qao 
fecto, cum ingenio, cura moribus, cura voluntate popoli fntiir» 
est gubernatio rei publicae cougnieus. Contìnet enim catholica 
professio publicam regni Lusitani legitimamque religiout;ra;pr'}- 
ptereaque omuino consentaneum est, tutela legum ac raagistr»' 
tuum [Mtestate esse defensara, praesidìisque omnibus ad inco- 
Unuitatom, ad perennitiitem, ad dccus, publìce rauoitam. Politìcae 
perinde utque ecclesiastìcae potestatìs sua legitimo constet et 
libertas et actio, omnibnsque sit pt-rsuasura, quod res ipsa quo* 
tidìano experimeiito confirmat, tantum abosse ut invidiosa aema- 
latione adversetur Ecclesia potestati civili, ut buie plurima et 
maxima ad salutem cìrìum tranquillitatemque publicam adiu- 
meuta suppcditet. 

Ex altera parte ii qui sacra auctoritalo pollent, quaecuinqne 
prò munere suo acturi sunt, sic agant, ut ìpsis piane fidere ^ 
posse ac debcre rectoros civitatis intelligant, noe uUara sibi 
oblatam caussam putent retìuendarum fortasse legum, quiis in- 
terest Ecclesiae non retiueri. Suspicandi, diffldendi locura pi 
rumque praebet politicaruni concertatio partium: idqne vos sii 
experiondo cognovistis. Profecto catbolicorum bominura et noi 
natim Clerìcorum primura muximumque olficium est, nthìl unqi 
nec re suscipere, nec opinione profiteri, quod ab obsequio fidei 
Ecclesiae dìssentiat, aut cum oonservatìone iurium eius coi 
Btere non possit. Quamvis autem fas ciiique sit suum de rei 
mere politicis ìudìcium, mudo ne religioni iustitiaeque repagi 
boneste legitimeque tueri, tamen videtis, Yenerabiles Fi 



EPISTOLA ENCVGLICA AU EPISCOPOS LL'SITANIAE 



961 



iiciosnm errorem eorura, si tpù snnt, qui rem sacram remque 
riJem non salis secernant, religionisque nomen ad polilicarura 
nriinin trahaat patrocìninm- 

Igitur prudHntia ac nioderatione adhibita, non solum nnllus 
H suspicionibus locus, verum etiam firmius consistei illa ca- 
lOlìcorum Tehomontor a Xobis oxpetita conseDsio. Qtiae si antea 
fficìlìor ad impetratidum fuit, ea de canssa fuìt, quod nìinis 
alti plus forsan, quam par esset, tenaces sententiae suae, nihil 
tqnam nullaqiie ratione a studio partium suarum recedendum 
itaverunt. Quae quidem studia, tametsi intra certos fines im- 
-obari neqoeant, adeptionem tamen supremae illius atque opta- 
96imae coniunctionis Talde impedìunt. 

Vestruni itaque crit, Venerabiles Fratres, omnem indnstriae 
ll^entìaeqiie tìiu iiluc intendere ut, prudenter amotis quae- 
unqne obstare videantnr, sahitarem concordiam animorura con- 
iielis. Idque commodius ex sententia succedet, si in re tanti 
tOTUenii non disiuucte, sed collatis in iinuni curis, maunm operi 
dmoTerilis. Quamobrera opportuna in primis videtur romrnuni- 
itìo et societas consilioruni inter vos, ut agendi ratio similis 
!^5tat. Quinam vero consilìorum delectus sit babendns, quid 
^pDsito conducat aptius, haud aegre dispicietis si vobis ob 
)Cq1o3 Teluti uormam proposueritis quae identidem ab Apostolica 
ìtAe de huìusmodi negotiis declarata ac praescripta sunt, ma- 
tirae vero litteras Nostras Encyclicas de constitutìone Christiana 
wpnblicae. 

Ceterum non omnia singulatini porsequomnr quae idonenm 
PBmedium desideraut, praesertim cum ea sint exploratiora vobis, 
^enerabiles Fratres^ quos incommodorum vis proxiine et prae 
eterìs nrget. Sìmìliter noe ea enumerabimns. qaae terapestivani 
poteslalia operam postulant, ut rei catholicae, quo modo 
im est, oonsnlatur. Cinu enim nec de paterno animo Nostro, 
vestro legibus civiiibus obsequio dubitare queant, rectum 
SDfidore, fere ut gnbernatores civitatis insto pretio aeati- 
propensìonera Nostrae itemque vestrar; voluntatis, Eccle- 
Inque, multis caussis afUictam, in libertatis dignitatisque 
gradum restitaendam cureot. Nos autem, quod est par- 



262 ss. 0. N. LKOMS DIVIDA PROVIDENTIA PAPAE XUl 

tium Nostrarum, paratissinio semper animo futuri suinus agerd_ 
oommuniquo consensu statuere de negotiìs ecclesìastìcis qo 
maxime opportunum videatur, honestas et aequaa conditiot 
Jibenter accepturi. 

Quaedum alioqui sunt, eaque doq parvi momenti, qaibns 
minatim debot industria veatra, Vonerabiles Fratres, moderi. 
Eiusmodi in primis est paucitas sacerdotiim, ex eo maxime prò- 
fecta, fjuod pluribns locis, nec brevi annorum intorTalIo, vel 
ipsa Semìnaria alumnìs sacrorum institu6Ddìs desiderata suot. 
Hac de caussa saope vel christianae iostitutioni mnltitiidinis^ 
Telsacramontorumadministrationi vix aogroqiie consultam. Nu§ 
vero^ quoniam dìvinae providentiae beneficio in Dioecesibiis sin 
gulis sua sunt Clerìconim seminaria, et ubi uoQdiim resUtu 
sunt, breTif uti speramus et cupimus, restituentur, supptea 
oollegia- sacerdotum in prumptii est ratio, si modo discìplioA^ 
alumnomm ea^ qua decet, ratione constìtuta sit. Quam ad 
piane conddimus, cogaìta Nobis prndentia sapientiaqne vest 
sed tamen ne consilìum Nostrum in hoc geuere desiderot 
dieta vobismetipsis putatote, quae ad venerabiles fratres Hfl 
gariae Episcopus paulo aate in caussa simili perscrìpsìma 

< Oiiinìno iu instituendis clericis sunt duae res oec 
« doctrìna ad c\iUum mentis, virtus ad perfectionem animi.- 

< eas humanitatis urtes, quibus adolesceus aetas informari soli 
« adiungendae disciplinae sacrae et canonicae, cauto, itt c^r 
« doctrinu rerum sana sit, us^iuequaque incorrupta, cum 
« siae documentls penitus cousentìens, hìsque maxime temi! 
«i ribus, vi et ubertate praestans, ut polena sU exhortnri^\ 

< eo8, qui contradicunt, arguere. Vitiie sauctitas, qua dea; 
« indut scientìa non uedifiCHt, complectitur non solum prot 
* houestosque mores, sed eum quoque virtutum sacerdotalii] 
« chorum, unde illa existit, quae efficit sacordotes bouos, sin 

< lltudo lesa Chrìsti, summi et aeterni sacerdotis... In iis 

< raìnariis) maxime evigilent curae et cogitationes vestr 

< eificite, ut lìtteris disciplinisque tradendis lecti viri pr 
« ciantur, in quibus do<;trìnae sauitus cum innoceutia mor 
« roDÌuncta sit, nt in re tanti momenti eìs conSdere iure opt 



EPISTOLA EftCVCLICA A» EPISCOPOS LDSTTAmAK 261 

« possìtìs. Rectores disciplinae, raagistros pietatis eligìte pru- 
« denti», Consilio, rerum iisu prae coteris commeudatos: com- 

< miinisiiUtì Tita« ratio, auctoritate vostra, sic tetnperetur, nt 

< non modo nihìl unquam altimnì olTondant pietatì coutrarium. 

< sed abmident adinmentis omnibus, quibus alìtur pietas: aptis- 
« qne exercitationtbus incitentnr ad sacerdotalium virtutum quo- 
* tidianos progressus. » 

Deinde vero vìgilantia vestra debct maxima et singularis esse 

in presbyteros, ut quo minor est operariorum numerus. eo sese 

impertiant in excolenda vinea Doniiai alacriorcs. Illud ex Evan- 

s;elio niessis ipihlem multa fere de vobìs nsnrpari videtnr posse, 

propterea qnod religiosam institutionem semper Lusitani homines 

adamare consuevorunt, earademqne cupide et libenter excipiunt, 

bì in sacerdotibus, magistris suis, ornamenta virtutum doctri- 

naeque laudem iotisse perspexerint. Ituque mirum quantum pro- 

fotura Cleri est opera in erndiendis popularibus snis, maxime 

adolescentibus, digne studioseque posila. Sed ad pariendum alen- 

liumque in homìnibns amorem virtutis, exploratum est, valere 

maxime exempla : proptereaque curent, quotquot in muneribus 

fiacerdotttlibus versantur, non solum ne quid in ipsis deprehen- 

datur ab officio institutoque ordinis sui dissentiens, sed ut morum 

Tilaeque saactitate emìneant iamquam lucerna super candela- 

brum, ut lucetti omnibus qui iti domo snnt. 

Tertium denique genus, in quo curas vestras oportet assidue 
Tfcrsari, earnm rerum est quae, mandutae litteris, in singulos dies, 
Mt statìs temporibus in luccm prodiro solent. Nostis tempora, 
fenerabiles Fratres: ex altera parte rapiuntur homines inexple- 
Ali cupidìtdte legendi; ex altera iugens prave scriptorum col- 
ivio liconter efFunditur: quibus causis vix dici potest quanta 
honestati raorura, quanta religionis incolumitati quotidie 
lina impendeat. Itaque hortando, monendo, omni qua potestis 
et ratione perseverate, ut facitis. ab istiusmodi corruptis fon- 
ibos homines revocare, ad salubres haustus adducere. Plurimum 
iverit, si cura ductnque vestro diaria pnblicentur, quae malìs 
Tenenis undecumque oblatis opportune raedeantur, suscepto ve- 
rìtatÌB, religionis patrocinio. Et quod ad eos pertinet, qui seri- 



ss. 0. N. LEOMS DIVINA PBOMDENTIA PAPAE xm. EPISTOLA ECC, 



bendi arteui cum amore studìoque rei catholicae honestìssimo 
sanctissiuioquo proposito coDÌungunt, si labores suos vere roluut 
esso fructuosoìj et usquequaque luudabiles, coostanter meinine- 
rint quid ab iis re(iuiratur, qui prò caussa optìma dimicant. Sci- 
licet in scribeudo summa cum cura adhibeaut Decesse est mo- 
derationem, prudeutìam^ maxinieque eam, quae Tel mater rei 
Comes est virtutum roliquarum, carìtatem. Fraternae vero ca- 
rìtati vidotis quam sit contraria suspicandi levitas, crìminandi 
temeritas. Ex quo intellìgitur, vitiose et iniusto facturos, qui 
faveut UDÌ parti politicae, sì crimeu suspectae fìdeì catholicae 
aliis inferro non dubitont, hac una do caussa quod sunt ex ai- 
tera parte, perìndo ac catholicae professionìs laus cum bis illisve 
partibus politicis necessitate copuletur. 

Hate, quae hactenus vel moniiimus vel praecepimus, aucto-' 
ritati vtìstrae corameudata siut; quaui quidem vereri, et cui sub- 
esse Decesse est universos, quìbus praeestìs, praecipue vero n- 
cerdotes, qui in omni vita cum privata, tum publica, sive ia 
muueribus sacri ordiais versentur, sive magisterium in Lyceis 
exerceiint, in Episcoporum potestate esse numquam desiount; 
ììdemque qaemadmoditm ad omne decus vìrtutis, ita ad obtem- 
peratiunem et obsequium« quod auctoritati episcopali tribuere 
oportet, debent vel exemplo suo vocare ceteros. 

Quo autem omnia ex voto ac prospere cedant, caelestem op^ni 
deprecemur; in primisque pereunom illum diviaae gratiae fouttìiH| 
adeamus, Cor sanctissimum Servatoris nostri lesu Cbrìstì, cai 
^get apud vos religio praecipua et vetus. Patrocinia imploremi 
Immaculatae Dei Geuitricis Marìae, cuius singularì tutela Lai 
tanum regnum gloriatur: item Eiisabethae vostrae, fominan 
regiarum sanctìssimae, sanctorumqua martyrum, qui vel a prii 
Ecclesiae temporibus profuso sanguino rem christiauam in Ltt^j 
sitanìa constituerunt vul auxerunt. 

Interea tostem benevoleutiae Nostrae et caelestìum dooorai 
auspicem, Benedictiouem Apostolicam vobis et Clero popuii 
vestro universo peramaiiter in Domino impertimus. — 
Romae apud S. Pctrum die xiv Soptombris An. atDccct.xxxvi, 
tificatus Nostri Nouo. LEO PP. 



IL CLERICALISMO 

[NITO DAL SIGNOR RUGGERO BONGHI 



I. 



^to, come apparve la Chiesa di Oesù Cristo su la terra, 
iìo Paganesimo la investi ferocemente, cercando di sof- 
nel sangue. Il nuovo Paganesimo, sorto oggidì col nome 
iralismo, vuole ancor egli spenta la Chiesa, ma non per 
dì cruente persecuzioni, sìbbene per via di aggiramenti e 
ini. QuestA diversità di condotta è suggerita dalla diversità 
Dopo. Allora trattavasi d'impedire che la Chiesa scinsi- 
e del mondo; adesso si tratta di spossessarla della si- 
gia conquistata. Il Cristianesimo, uscito vittorioso da qnel- 
% lotta, era penetrato in tutti gli ordini della vita sociale, 
I rifluire sopra di loro i benefìciì della redenzione divina. 
iglia,la scuola, il foro, le leggi, tutti i rami deirammìni- 
le civile eransi informati de'principiì evangelici. Or contro 
ersario divenuto potente, più che la forza, vale Tastuzia: 
t fwbis est; venite^ sapienter opprimamn.'t eum\ 
te precipua, di cai il Liberalismo si serve, è quella di 
ure che esso non intende di cf)mbattere la religione cat- 
ma gli abusi che vi si sono introdotti. Non intende stre- 
i Chiesa d'alcun suo vero diritto, ma solo rivendicare allo 
inelli/che essa area usurpati. E perciocché i balordi, 
et è sempre abbondanza nel mondo, più che alle cose 
-alle parole, i liberali han creduto bene inventare la voce 
lismo, contro cui dicono di averla, non già contro il 
Cattolicìsmo, benché questo veramente essi intendano con 
. Il furbesco tranello non è riuscito del tutto vano; 



S66 IL CLCniCAtlSXO 

giacché molti vi si sono lasciati cogliere, e noi abbiamo udì 
persone, del resto non cattive in punto di fede e di costnrai, dii" 
con certo sussiego: Noi vogliamo esser cattolici, non però cle- 
ricali. Ma che significa clericale? Ninn liberale, nel rispondere 
a tale dimanda, diceva lealmente ciò che il suo partito inten- 
deva sotto quel nome ; ma in modo vago gli dava quel senso cbe 
pili gli piaceva, purché fosse reo ed eeecrato. 

Dobbiamo pertanto saper grado oltre modo all'onorevole Rug- 
gero Bonghi, d'avere (certamente senza volerlo) tratta la mi- 
scherà a quel vocabolo, e chiarito il senso dì quel gergo fiir- 
besco; sicché d'ora innanzi niuno, per semplicetto che sia, poe» 
pili venirne abbindolato. 



IL 



L'enciclopedico parlatore ìu una sua conferenza religiosopo- 
litica, tenuta a Treviso, il giorno tre del passato Ottobre, presa 
appunto per tema del suo discorso la questione del ClericaUsm^ 
contro cui dalla setta anticristiana si procurava in quel ) 
nelle principali città d'Italia una grande agitarne \ Egi 
miociò dal confessare che < molti tempestano crjntro il CUt-m- 
lismo, e in realtà tempestano contro Dio, il quale è il concetta 

fondamentale della religione. » Questo è vero; ma, per ini' 

la verità, avrebbe dovuto, in cambio di molii^ dir tutti: giuo ;,. 
elTettivamente tutti quelli, che tempestano contro il GlericalisQUi 
tempestano in sostanza contro Dio. Soltanto egli avrebbe 
distinguere tra coloro che fanno ciò per miscredenza, e quelli > 
lo fanno per tornaconto, essendo del numero di coloro, che 
hanno altro in pensiero che sa medesimi » e veggono che al 
medesimi giova assaissimo quel tempestare. 

Dopo questo buon principio, il signor Bonghi si fa a chiarir 
il concetto dui Clericalismo, ed afferma da buon liberate eh 
< Religione e Clericalismo non solo non sono la stessa cosa, 

' Wili il niinwro 274 (mercolftlì 6 oUobrr; 1880) drirOpinMwr. l.-i qoalf i 
il rin^iinln ili (jttrl dÌMU>rso, quale uscì ;tlh luce nrll.i Persevtransa^ gìfl 
dimUo dair onorevole Dongbi. 



DEFIXITO DAL SICNOn nUGlìEIlO BOSGUI 



267 



quello che si può pensare di più diverso. » E la ragione che 
ne reca si è, perchè il Clericalismo è una corruttela del Sacer- 
dozio. « Il Cloriculismo nasco colla prima corruttela del primo 
Sacerdozio. E la prima corruttela è che il Sacerdozio, diretto, 
costituitfj dair uomo ìntorprL'te e mediatore tra so e Dio, fa Dio 
ìstrn meato di sé, fa termine e oggetto al culto non Dio ma sé 
stesso. » 

Yenimente nella religione non è l'uomo quegli che costituisce 
il Sacerdozio mediatore tra sé o Dio, ma è Dio stosso. Dio solo, 
signore degli aomiui, può costituire una tal mediazione, e im- 
porla agli uomini, suoi sudditi: non giù può costituirla T nomo, 
e imporla a Dio, suo sovrano. Ma non usciamo fuori del proi)osto 
tema. 

Nelle citate parole il Bonghi ci dà una molto vaga defini- 
zione del Clericalismo, non molto different-e dal concetto che vo- 
gliono inculcarne i suoi consorti in Liberalismo. Il Clericalismo 
é nn pervertimento del Sacerdozio. Esso consiste in ciò che il 
Sacerdote fa termine e oggetto del culto non Dio, ma sé stesso, 
servendosi di Dio come strumento pe^suoi interessi mondani. 
Niun liberale di puro sangue aveva detto né direbbe diversamente. 
Il perchè, se il Bonghi si fosse fermato qui, i cattolici non avreb- 
bero CJivato nessun vant;iggio dal suo discorso. La trappola del- 
l'invenzione liberalesca contro di loro sarebbe rimasa illesa; anzi 
00 sarebbero rimasi più denigrati e fatti segno a maggior odio, 
in virtù di quella gemma di spiritosa eloquenza, onde il Bonghi 
esriama: < Il Clericalismo e l' Ateismo vanno a braccetto. Questo 

:a Dio di fronte, quello di lato. L'ateismo non vuole i^he Dio 
; il clericalismo vuole che esista un Dìo, mancipio d' un in- 
umano. > L'ipotip<jsi è sommamente graziosa. 

8e non che nella foga del dire il valente oratore si fece uscire 

I», non ben custodita, chiostra de* denti un periodo, che svelò 
il relame del gergo liberalesco e chiari in maniera lampante che 
Ma egli e i suoi consorti intendono per Clericalismo. « Dob- 
tóamo ricordare, egli disse, che il Clericalismo ha in Europa una 
tese forte e larga in una organizazzlone potente, la gerarchia 
leeleeiastica, che ora è nelle mani del Papa, che ò non solo il 



268 IL CLERICA usuo 

primo Sacerdote del mondo ma, almeno rispetto all'Italia, il pia 
ostinato elencalo del mondo. > ■ 

Questo perìodo vale un tesoro. Con osso ò tolto ogni equivoco. 
Il Clerìcalismo nella mente deMiberali non ò altro che il pen- 
sare e volere in tutto coir Episcopato e col Piipa ; vai quanto 
dire essere schiettamentd e pienamente cattolico. Ogni persona 
sensata già lo sapeva e Tan^ermava. Ma i liberali negavanJo; 
perchè, confessandolo avrebbero suscitato contro di so Teseon* 
zione e Io sdegno di tutti i veri credenti. Il Bonghi ha ooit- 
messa T imprudenza di spiattellarlo, e spiattellarlo in maaienj 
pubblica e solenne, ila che volete ? In multUoquio non 
peccatwn '. Il Boughi parla troppo. Xou ci è quistione in 
egli non dee porro la lingua. Sciogliendo sì di fre-juente lo 
liuguaguolo, gli riesco poscia difficile il contenerlo là dove oc 
Il Bonghi ha detto ciò che doveva rimanere celato. Nel suo 
tiloquio è caduto in peccato, confessando che agli occhi dei lili 
rali la base del Clerìcalismo sta nella Gerarchia ecctesìastij 
in quanto è mossii dal Papa : < È ora nelle mani del Pap», 
quale è il più ostinato clericale del mondo. » La cosa ò ora 
spìcua; la luce è fatta. CLericali sono quelli che aderiscono 
Gerarchia, vale a dire a'proprii Pastorì, e seno consenzienti < 
Papa. Per contrario non sono clericali, quelli che si disoost 
dal r Episcopato, e non sentono col Papa. Sono poi anticleric 
tutti quelli, che contraddicono airEpiscopato e dissentono 
Papa; vale a dire grinfedeli e i cattivi cristiani. E vaglia 
vero: Se base del Clericalismo è oggidì la Gerarchia ecclesia 
chiunque oggidì sì appoggia a questa Gerarchia, pigliandola 
norma della sua credenza e della sua a/^ione, piglia per 
della sua credenza e della sua azione hi base del Clericalismo. ! 
dunque non può non essere clericale. Per non essero, dovrei) 
rimuoversi da quella base, cioè allontanarsi da^suoi Pastori. 
pari: Se il più ostiuato clericale del mondo è il Papa, chiun 
sente col Papa, non può non sentire clericalmente; e tanto 
clericalmente, quauto più si uniforma al sentire del Papa. Or ! 
costituiS4!e l'essenza appunto dì cattolico T adesione ai Sacri 

> TROvEni. X. 19. 



DEFINITO DAL SIGNOR nUGGEnO BONOIII ?69 

_ ì a dire alla Gerarchia ecclesiastica, avente a capo il 

Papa? E non è necessario, per appartenere all'ovile di Cristo, 
lasciarsi pascere, ossia ammaestrare e reggere, da colui, al quale 
Cristo ha d«tto: Pasce agnos tneos, pasce oves meas*? 

II signor Bonghi, per verità Tha fatta grossa! Ha scoperto 
il mistero, che ai liberali importava tanto tener nascoso. Ma se 
ha mal servito i lìburali, ha servito benissimo noi. Chi d^oggi 
innanzi si periterà di dirsi cltjricalo, quando sa, per dichiarazione 
espressa del signor Bonghi, cho il primo clericale del mondo ò 
appunto il Pupa? Chi an7.i non si glorierfl d' essere clericale, e 
clericale ostinato, per assimigliarsi così, il pili che è possibile, 
al Papa, il quale tra' clericali ù il più ostinato, per dichiarazione 
autorevole del signor Bonghi? 

Nò varrebbe al Bonghi lo scusarsi con dire che egli a quella 
frase ha posto una restri/.ione colle parole: almeno rispetto al' 
rifalia. Imperocché, trattandosi di sentire cól Papa, non c'è 
distinzione d'Italia o di Svizzera o d'altra nazione. Ogni sin- 
cero cattolico deve sentirla con luì, qualunque sia la questiono 
la materia di cui si tratta. Sarebbe curiosa questa nuova 
teologia del signor Bonghi, cioè che il Papa debba ascoltarsi 
e seguirsi in tutte le cose, eccetto quelle che concernono l'Italia; 
rispetto alle quali la sua parola non ha valore. Cosiffatta teo- 
logia sarà buona per lui ; non già pei veri cattolici. Il Concilio 
Fiorentino ha solennemente definito che il Papa è padre e mae- 
stro universale di tutti i fedeli, come Vicario di Cristo. Egli 
dunque è la guida, dataci da Dio, por regolare tutti i nostri giu- 
dìzii e tutte le nostre azioni nelle cose che tocchino in qualche 
modo i dorami o la morale, vuoi che riguardino l'Italia, vuoi 
che la Francia o la Germania o altra regione del mondo. La sua 
Tooe è voce di Dio: Qui vos audit. me audii; qui vos spernit, 
me spernit '\ Egli è stabilito da Cristo, per pascere noi, agnelli 
razionali, col pascolo della verace dottrina: Pasce agnos 9neo8. 
Chi segue lui, non erra; chi si dilunga da lui, brancolerà mi- 
seramente tra le tenebre dell'orrore. L'esser clericale da oggi 
innanzi è un vanto, posta la spiegazione fattane dal signor Bonghi. 

» lOAWSis, XXI. 16, i 7. 

i« LccAK, X. te. 



270 



IL CLEmCALISHO 



UI. 



Se il signor Bonghi con questo suo discorso ha mal serrita 
la causa liberalesca^ ha servito assai peggio la propria ripuU-_ 
zione. Egli dichiara il Papa il più ostinato clericale del mond 
dopo aver definito il Clericalismo la cornicione dei Sacerdozi* 
un sostituire so in luogo di Dio, cerne oggetto del culto, a^ 
andare a braccetto coir ateismo, e un superarne T empietà, ifl 
quanto inchiude minor malizia il negar Dio, che sottoporlo a 
y farlo servir di strumento ai proprii interessi. Se tutte qnes 
nefandità costituiscono il Clericalismo; il Papa, che è il più 
ostinato clericale dui mondo, no è infetto in sommo grado. Egli,' 
più di ogni altro, è uà sacerdote corrotto, sostituisce sé a Dio, 
va a braccetto cogli atei, adopera Dio a strumento delle sa? 
cupidigie. Può un orecchio cattolico udir senza orrore sì nefand^j 
bestemmie? E il signor Bonghi se ne solluchera; e non contenta' 
d'averle proferite in pubblica adunanza, le ripete noi suo gior- 
nale! Ecco che cosa sono ì liberali, non solo esaltati, ma tempe* 
ranti e dolcissimi, quul si pretende di essere il signor Bonghi! 
Ecco qual concetto hanno del Papa ! Or potranno costoro in qualche 
modo appartenere alla Chiesa di Cristo? piuttosto non dovraoM 
annoverarsi tra gli eretici e gl'infedeli? 

E notate che mentre egli gitta in faccia al Pontefice si in- 
vereconde contumelie, osa premettere che egli parla di lui sempre 
con grande rispetto: < Leone XLII, del quale discorro seinpro 
con molto rispetto. » E di lui in particolare, dopo questa pn)- 
testazione di rispetto, dice che, non contento dell'autorità sugli 
animi e sul sentimento, agogna sovranità sui corpi e sulle borse, 
e vuol guerra non pace. Se non ò sfrontatezza cotesta, bisogni 
dire che in quel punto l'onorevole Bonghi avesse allucinata li 
mente. 

Questa insolenza dei liberali verso il Pontefrce, mostrala iti 
modo straordinario nella recento agitazione, suscitata da loro, 
contro i clericali, ha mossi a stomaco perfino i protostanti ^i 
Oerraania. Ecco in che modo si esprime la Polìtische Cof 



DEnXITO DAL SIGNOR RUGGCRO BONGlIt 



271 



naenz di Vienua in un arlìcoletto, che la Gazzetta della 
Wmatìia del Nord di Berlino si appropria, riconoscendo la 
gravità della situazione. < V agitazione detta anlklericale 
minaccia dì prendere proporzioni tali, da indurre a riflettere 
chiunque ha a cuore la sorte del Papa e dei cattolici Italiani. 

Imniraenti succedutisi in questi ultimi tempi meritano dì ri- 
namare su questo intollerabile stato di cose l'attenzione dei 
rcoli diplomatici. Alcuni giornali liberali hanno in questi ul- 
timi giorni annunziato essere ioteuisìone del Santo Padre di 
iittciare T Italia. Ora, anche senza amoscere le intenzioni del 
^Ipo supremo delia Chiesa su questo punto, le persone di buon 
8«ndo, tenuto C'Onto della situazione sempre più intollerabile 
fatta al Santo Padre, debbono necessariameate prevedere che 
^Dime XIII, non ostante la sua gran dolcezza di carattere e il 
^m> spirito di abnegazione, dovrà, presto o tardi, prendere questa 
risoluzione estrema. Si assicura, inoltre, che la Segreteria di 
Stato pontifìcio abbia mandato alle Nunziature una protesta 
contro le recenti dimostrazioni anticlericali, ordinando di portar 
questo documento a cognizione dei Governi. E se si tien conto 
delle manifestazioni di questi ultimi tempi, tutte improntate 
d^odio contro il Papa e i cattolici in generale, questa notizia non 
è ponto inverosìmile. 

« Basta citaro due o tre esempi, per dare nnMdea della gravo 
4 penosa situazione nella quale si trova attualmente la Santa 
Sdde. — Un primo esempio è Io strano panegirico, misto a 
veemwiti invettive contro il Papa ed il Clero, fatto — con l'in- 
tervento della municipalità e dei rappresentanti dol governo — 
an certo Locatelli, che, per avere assassinato un brigadiere 
gendarmeria e giustamente convìnto dì questo delitto, fu 
Siiistiziato per ordine del governo pontificio. 

* Io questa occasione, l'antico sindaco di Roma, signor Pìau- 
cìaoi, disse: < Ignoro la sorte che attende le province non an- 
«oora affrancate (grida: Viva Trieste! viva Trento! abbasso 
il Clero!); lìia se esse saranno un giorno riunite sotto la 
nostra bandiera, noi festeggeremo i loro martiri, come oggi 
onoriamo una vittima del prete! 



972 



IL CLEAICAUSMO 



« Il secondo fatto ha avuto luogo a Padova. la questa eit 
fu portato, or sono pochi giorui, in prowssione un ritratto ca- 
povolto di Leone XIII, in mozzo ai sarcasmi e ai motteggi della 
plebaglia; dopo di che T immagine del Santo Padre fu solenne- 
mente bruciata sulla pubblica piazza, e ciò senza che le autorìU 
vi si fossero opposte. 

« Quasi nello stesso tempo, infine, si verificò un altro inci- 
dente inaudito. Un giornale, il Telefono, pubblicava testualmente 
quanto segno: « I cannoni che hanno abbattuto la Porta Pia 
« serviranno pare — lo sappiano i clericali — ad atterrare il 
« Vaticano^ ultimo baluardo della reazione. » 



IV. 

Uà che cosa ha mosso il Bonghi a tanta irriverenza verso l'Epì^ 
scopato ed il Papa? La fennezza de* Vescovi a sostenere i dìritl 
della Chiesa, e la costanza del Pontefice a dichiarare ìi 
nibìle la condizione a lui fatta coir occupazione di Homa. Cik^ 
é detto dal Bonghi assai chiaramente nel suo discorso. EocoM 
un tratto. < Il Clericalismo noi dobbiamo combatterlo. Abbiamo 
una speciale ragione dì farlo. Esso ò necessariamente neo 
della costituzione presento deiriUilìa; e questa è intangibile. 
Qui di bel nuovo apparisce che il Bonghi e i suoi consorti 
Clericalismo intendono il Cattolicismo ; perchè questo è m 
sariamente nemico della costituzione, che i liberali han voiab 
dare alPIUilia con darle Roma per capitale, e ponendo così 
Pontefice in uno stato insostenibile, perchè privo della sua li^ 
berta ed indipendenza. Nessun sincero catUtlico potrà mai fm 
vigere sopra cotesto punto. Imperocché dalla libertà e indi[ 
denza del Capo, vale a dire del romano Pontefice, dipende 
libertà ed indipendenza di*I corpo, vale a dire dell'intera Cbie 
cattolica. Ondecbè il Bonghi dovrebbe accorgersi che con que 
sua dichiarazione, viene ad assolvere il Clericalismo e condì 
nare il Liberalismo, facondo reo questo secondo flelle brutte 
chfi attribuisce al primo. 

E vaglia il vero. Il Clericalismo, dice il Bonghi, è nemic 



DEFINITO DAL SIGNOR RUGGERO BOKGHl '273 

detift presenta) costituzione d'Italia (cioè della serritù, a cui una 
tal costi ti r/!Ì0De riduce il Pontefice e couseguenteiuente la Chiesa), 
e perciò esso va a braccetto coir ateismo e antepone sé a Dio. 
Tutto il contnirio. D Clericalisiuo con ciò mostra anxi di credere 
in Dio e di antiporre ì diritti e gP interessi di Dio a tutti i di- 
ritti e interessi dell'uomo. La causa delia Chiesa è causa di Dio, 
perchè regno di Dio ò la Chiesa: Regnum menoì. Questo regno 
come Don ha origine da! mondo: regnum meum non est de hoc 
muiulo, così deve mantenersi e conservarsi indipendente dal mondo 
e djille potenze del mondo. Ogni dipendenza, in fin de' conti, 
si deriva dalla causalità. Dove non ci ha causalità veruna, non 
può esserci dipendenza veruna. Tale è la Chiesa rispetto al 
secolo, essendo essa del tutto soprannaturale e divina. Il soste- 
nere adunque questa indipendenza e libertà della Chiesa, riguar- 
dandola come interesse supremo^ da preponderare ad ogni altro 
interesse qualsiasi; è porre Dio in cima a ogni bene creato e 
unar Ini sopra ogni altra cosa, per amabile che essa sia. Ciò fa il 
Clericalismo, volendo il Papa indipendente e sovrano. Dunque 
iniqaamento viene per ciò accusato dal Bonghi dì ateìsmo, e di 
iutiiteismo- E converso il Liberalismo che non vuol tale il Papa, 
I per torto amore di patria, o meglio per mala voglia di domina- 
I xìoDe terrena, è giustamente da accusarsi di anteporre sé stesso 
I I Dio, gr interessi umani agi' interessi divini, e però andare a 
braccetto coir ateismo, ed esser anzi pirt abbominevole di lui. Che 
^ice il Bonghi di questo nostro ragionamento? Non è più logico 

800? 



il Bonghi, in fatto di logica supera sé stesso, allorché 
suo discorso propone i mezzi di abbattere il Clericalismo, 
propone che il Governo italiano invece di spezzare o al- 
no nilentare i lacci, onde colle sue leggi ha avvinta la Chiesa, 
finga vie piL"), e li raddoppi! ; benché, non mediante perse- 
ani sanguinose o clamori di piazza, ma per mezzo di atti 

XJJI. voi. I\\ fate. 873 18 «ì otl>Are lHfl6 



$74 IL CLERICALISMO 

governativi. Egli dice: < li Clericalismo si combatte con un^azioi 
seria, costante dolio Stato, informata a un sistema d'idee trutt 
dall'essenza sua stessa e da quella della Chiesa... In questa 6U& 
natura Io Stato deve cercare e trovare i meazì d' impedire che 
la Chiesa sì corrompa e degeneri in Clericalismo; che da una so- 
cietà spirituale, intesa a produrre certi effetti negli animi umaoi 
(per costoro la Chiesa governa non gli uomini ma i soli animi), 
diventi una società temporale, intesa a soddisfare i vantaggi e 
le ambizioni di quelli che la reggono. » Così egli fa lo Stato 
regolatore della religiosità della Chiosa, e gli dà il carico d'im- 
pedire che essa traligni e si corrompa! La cura suprema della 
Chiesa di Cristo, non a Pietro, ma fu affidata a Tiberio! 

Il signor Bonghi per ora non discende ai particolari, e solo 
ne accenna uno rispetto all' istru^tione ed educazione 4el Clem- 
e Quale sia rastiono che debba e possa, In relazione con questo 
concetto, esercitare lo Stato, in ogni altra parte delle sue rela- 
zioni colla Chiesa, sarebbe lungo a dire. Restringiamoci alla 
scuola. » In ordine a questa egli dice: < Occorre che lo Stato 
non si disinteressi deUMstru/.iooe stessa ed educagliene del Clero.. 
Non può ossero indifferente allo Stato come ia sua mente e 
suo animo si formi... Lo Stato italiano non ha fatto, rispetto j 
ciò, nulla; e può fare... Non ha preso rispetto ai Seminarii d« 
suna risoluzione che salvi i diritti del Laicato, dirimpetto 
quelli della Chiesa, come s'ora pur tentato nel IS76. > 

Capite voi questo latino? U signor Bonghi consiglia che 
Stato stenda alquanto pili la mano negli ordini stessi intor 
della Chiesa, per impedirne il corrompimento; e segnatameol 
entri a regolare T istruzione od educazione de' giovani levi^ 
ne* Seminarii per averne poscia un Clero, secondo il cuor sa 
Ma non s'accorge il valentuomo che egli così, invece di sv 
afforza la causa del Clericalismo? Quanto più il Governo 
soprusi invaderà le ragioni della Chiesa, quanto più smf 
la sua libertà, e T assoggetterà a sé, tanto maggiormente 
parirà giusto Tedio contro il presente disordino di cose in It 
splenderà di maggiore evidenza T impossibilità di dararla pia 



DEPiniTO nAL SIGNOR RUGGEnO BONGUI 



575 



ituigo, e la necessìU nel Pontodce di essere final mente liberato 
la tanta oppressione. 

Nel numero 283 della Libertà (anno XVII, 11 ottobre 1886) 
recata la lettera di un clericale, il quale mostra quanto in- 
gìa8tan:tente ì liberali sì lagnino de' cattolici, per la loro avrer- 
Bione ai presente stato di cose. Ci piace trascriverla quasi per 
intero. « Lasciamo che con le cannonate e coi grimaldelli non si 
iwtè conquistare l'amici/.ia dui Pai>a — Ma e dopo? Gli Ordini 
religiosi soppressi; le rendite dei vescovati passate al Governo; 
i preti sottoposti alla leva; negato alla Chiesa il diritto d'in- 
segnamento; non corretta la licenza della stampa che mette alla 
berlina preti, fniti^ vescovi e papi ; beffeggiata^ sputacchiata la 
religione cattolica ch'è la sola dello Stato, secondo lo Statuto; 
eedtato Tedio contro i preti con tutti i modi possibili, nella 
seoola, nella stampa, nel teatro. Diceva bene il Bonghi: odio per 
odio. Voi odiate i rappresentanti delia religione, li perseguitate, 
t poi pretendete che essi dicano : Noi stiamo benissimo sotto il 
vostro governo e vi ringraziamo del tanto bene che ci fate. Siete 
n&ttil 

* Voi avete promesso alla Chiesa libertà^ e finora avete dato 
tttene: e sarà contenta? Voi avete promesso uguj^lianza dinanzi 
alla legge, e poi volete T ostracismo quando trattasi di ecclesìa- 
8tiei, e questi vi baceranno la mauo? La patria è cara a tutti; 
ma quando in essa il potere è esercitato irreligiosamente e ti- 
nooeacamente, in patria non si sta beae. La libertà è cara a 
(hi l'ha, ma non a chi non Tha. Un figlio sinceramente cri- 
itìano non può star volentieri in famiglia, quando il genitore 
e i fratelli irridono alla sua pietà, lo tormentano e impediscono 
Teeercizio dei suoi naturali diritti. 

< Osservate : nessun atto ostilo dello Stato e delle fazioni set- 
tarie contro la Chiesa ò stato mai giustificato dall'oporare mal- 
ngio dei veri cattolici. Se cosi fosse stato, nominateci dove 
furono i colpevoli tratti ai tribunali, processati, condannati le- 
jalraente. Senza processi voi volete oppressi i veri catt^ilici. 

: Non temete le congiure dei cattolici! Sono sogni cotesti, 



276 



IL CI.GHICAI.ISM0 DEFINITO UAL SIGHOR nUGGEnO BOXGUI 



6 afTormandole non rimanete giustìtìcati nemmoDO inaai 
bimbi. 

« Se voi aveste trattato i cattolici come dovevate trai 
Don avreste nessuna paura dell'avvenire. Colpa vostra, se 
paura. Le minacce che fate di esterminii futuri mostrali 
disposizione dì essere assassìni e pronti a fare dei martìri 
ì martiri sempre furono e saranno quelli, che coudnrraun 
Chiesa ai veri trionfi ; e tosto o tardi rassassinìo è VL-ndicai 

Il Bonghi, quest'uomo dalle contraddizioni, benchò avesi 
altro scritto parlato, quasi al modo stesso della lettera qi 
portata, inferendone non essere merariglia se da parte dei 
tulici aveva luogo tanto contrasto, odio per odio, guern 
guerra; suggerisce ora allo Stato che per ammenda do'siK 
prusì, ne aggiunga degli altri verso la Chiesa. Ma così sta 
Nei decreti della divina giustizia sta scritto che le 
iniquità non si puniscono, se non quando giuuguno al coln 
così leggiamo detto da Cristo ai perfidi Ebrei : Implete 
suram patrum v€8trorHm\ E neir Apocalisse rAngelOj 
parlava a Giovanni, dopo aver detto: Tempus propt esf, 
giunse: Qui noctt^ noceat adkuc; et gul in sordibus est* 
descat adhuc '\ 



' Mattuaei. X.VIII, 3?. 

* ArocALYPSfs, XXII, iO, il. 



L' IPNOTISMO 

TORNATO DI MODA » 



XXX. 

Alcune pratiche ipnotiche sono certaìnenit empie. 

% 1. <^&ia seconda parte è pei xoÌi cnstiani. 

Per coloro^ che in mezzo alla luce eTaiigolica si fabbricano 
ombre della infedeltà e della irreligione, qui termina la nostra 
ittazioQd ipnotica. Basti loro, par ritrarsi dalle pratiche d'ipno- 
tismo, il sapere che questo morbo^ artificialmente provocato, è in 
sé profondamente tenebroso, né si confronta con veruna malattia 
prodotta dalla natura e conosciuta dalla scienza; e di piì» riesce 
_osÌ7.iale ogualmento alla sanità e all'onesto costume e alla civile 
onvìvenza. Delie quali cose tutte, se non erriamo, abbiam re- 
"cattì dimostrazioni evidenti ed autorità irrefragabili. 

Ita ci dice un cuore che ben pochi de' nostri lettori noverare 
jri debbano tra questi sciagurati che volontariamente si acce- 
co. E però 1 pili o tutti insistono tuttavia e ci dimandano: 
L'ipnotismo è anche irreligioso e diabolico, come riferisce la 
knui volgare? Rispondiamo loro supponendo fermamente che 
bì si sottopongano con sincerità di mente e di cuore al ma- 
9ro della Chiesa e alla rivelazione) defila divina Scrittura; e 
spondiamo a loro soli. Se volessimo convìncere d'irreligiosità 
erti fenomeni ipnotici dinanzi al tribunale degli scettici, dei 
9itirl;>ti, dei materialisti, degli atei, troppo lungo cammino ci 
chorebbe di percorrere. Dovremmo provare la esistenza di Dio, 
poi la creazione, la provvidenza, l'immortalità dell'anima, la 
ivelazione, la Chiesa, la bibbia, la caduta degli angeli, ecc. ecc. 
^(fpena basterebbe un giusto volume, volume che non siamo 
jiis|>osti a scrivere, coni' essi non sono disposti a leggere. 

* Vcnii itoad. 87i, ptgg. il-54 del |iresenlc volome. 



278 



L IPNOTISMO 



Ai cattolici adunque dimostreremo che, sì, ]* ipnotismo è i] 
religioso. Ma non tutti i suoi fenomeni il sono in grudo egua 
Per maggiore chiarezza ne formeremo tre classi ; e dì ciascuDa 
discorreremo la propria roità. Cosi resterà altresì chiarito quali 
pratiche dell'ipnotismo sieno assolutamente colpevoli o divietate, 
e quali si possano alcnnu volta e in qualche maniera tollerare. 
Nel tempo stesso ci si porgerà l'opportuna occasiono di ricapi- 
tolare e ribadire le pift gravi osservaxioni fin qui toccato, e utili 
a ritenore per pratico lume noiroperare. 

§ i. Quali fieno le pratiche piti irreligione. 

Alla classe dei fenomeni che certamente offendono la religione 
ascrìviamo V la penetrazione de' pensieri altrui in nessuna gnìsi 
manifestati, e la commuoicazione d'idee tra l* ipnotiszato d_ 
i* ipnotizzante o altri, senza mez/^ dì segni esterni; 2' Ubi 
nifestaxione dMdee, che T ipnotizzato non pu6 formare da 
come il parlare lingue ignote, per sola virtit d'ipnotismo; 3' 
divinazione dell'avvenire, e la vista di oggetti o fatti io luo$h 
remoti. 

Tutti questi fenomeni e i somiglianti, comunissimi pressoi 
antichi mesmeristi e presso gli odierni spiritisti, renìTaDO dt 
stinti in chiaroveggenza, sonno lucido, estasi magnetica, ecc., i 
talvolta includevansi sotto il nome generico dì fenomeni 
periori. Molti di coloro che si sforzarono di ridurre il misterio 
magnetismo a forme puramente scientifiche e medicali, n^garon 
la possibilità o la certezza dei fenomeni superiori: così il Er 
il Richer, il Morselli, il Gonzales e perfino il Donato, dei qa 
noi fiicemmo menzione (capo III e XIII), e potremmo accr 
la lista. Noi tuttavia recammo degli esempii recenti; alcuni 
quali per essere cose di spiritisti, non appartengono però pu 
meno all'ipnotismo. Ne narrammo degli avvenuti in Roma, qu 
sfanno 1886, sotto gli occhi di scienziati (capo XIY), e 
riferiti a noi per lotterà da personaggio degnissimo di f6 
(capo XV). Ne abbiamo degli attestati da insigni prof-*^-''^ 
dall'arte salutare, come il Cervello e il Semmola (capo XViliii 
It prof. Zanardolti ne aduna un gran numero sotto il nome ' 



TORNATO DI MODA 2?9 

fenomeDÌ di chiaroveggenza, dei quali si vanta o testimonio o 
parte \ Ed anche scien;^ìati apertameutu materialisti non si pe- 
ritano di auimetterli per possibili e veri. Il prof. Cosare I^oin- 
broso adduce parecchi casi, da lui provocati, d' ipnotizzati che 
nel sonno magnotico dicono e fanno ciò che assolutamente non 
avevano mai saputo. Uno scrive in lingua tedesca, che ignora; 
un altro fa da fotografo, un altro da musico, un altro da rica- 
matore •. Altrove ammetto, colla scorta dei dottori Pietro Janet, 
Gley, Carlo Richet, per veri i casi « della visione e della tras- 
missione del pensiero a distaum ^ » Li ammette il dottor Giulio 
Campili, che pretende di spiegarli, come vedremo, col moto 
meccanico! 

Del resto non ci preme qui di provare che tali fenomeni sieno 
frequenti nello pratiche ipnotiche: qui affermiamo per dottrina, 
che tali fatti, che pure alcune volte si avverano, sono certamente 
^ii ed illeciti. 

|3. Si prova che • fenomeni superiori sono eertamfnte preiematurnH. 

lo dimostriamo. Il criterio che ci danno i filosofi od i too- 

^. come infallibile per distìnguere un fatto preternaturale dai 

Iti naturali, ò la spropor7àone che esso ha colle forze naturali. 

ptti gli effetti che sorpassano certamente Tattivìtà della na- 

forza ò attribuirli ad un agente fuori natura; giacché 

Dte può esistere che non abbia la sua causa proporzionata. 

si considerino a mente serena i fenomeni sopra detti, e si 

nua specie d'iutuito immediato e razionale, che tutti e 

dIì alle sole virtù naturali sono impossìbili. Ogni uomo sa, 

sicuro senso ìntimo e con piena evidenza, che egli non può 

Detrare i pensieri altrui, nella guisa stessa che centomila 

lini, intesi a penetrare i pensieri suoi, non riuscirebbero a 

I. La spcrienza di tutti i secoli sta mallevadrice, che ciò 

fa possìbile mai; e l'universo genere nmano infatti rico- 

kbe sempre come atto di potenza superiore il leggere nel 

\* Prof fi. Zanamdku.i, Ln orritù tuli' ipnotismo, pa;?. 15 e spgg. 
M l'rol. Ces. LoMunoso, Stndii sulV ipnofùmo^ pa^g. 1-1 1, 
L» hi, (Hit. 18, 



280 



L IPWOTrSMO 



ciiore degli uoinìnì. I teologi cattolici poi, guidati dalle divifle 
Scritture, formano dello scrutare i sensi interni delTuomo 
un attributo proprio della DìvìDÌtà: *^ulan8 corda et ren 
Deus^' Ego Dominus scrutam cor et proÒans renes*; E^ 
8um scrutans renes et corda '. 

Lo stesso dicasi delia divinazione degli atti liberi e futuri, 
e dei fatti lontani. Nel nome stesso di divinazione si scorge 
il giudizio che ne formano le genti, come dì opera divina *. E 
con ragione, perchè l' intelletto umano non valendo a conoscere 
gli altrui liberi atti spirituali quando sono presenti di tempo, 
molto meno varrà a conoscere i non ancora esistenti e sempli- 
cemente futuri, e i fatti dipendenti da quelli. Anzi rinfonuitt 
umana non consente nemmeno di congetturare con certezza quegli 
effetti che da cause fisiche e però necessarie avverranno in tempo 
alquanto rimoto: atteso il numero presso che infinito di combi- 
nazioni possìbili, tra lo quali la monte non può ravvisare la vea 
Si può prodire che l'anno prossimo d'inverno striderà il freddo: 
ma non è in potere della scienza umana predire a qual grado 
scenderà il termometro il dì tale, ora tale. 

Simile raziocinio vale pel caso dì chi. per ipnotismo, pari 
ignote favelle. Perchè le nuove parole non essendo sapute 
mento individuale ignorante, è giocoforza vengano suggerite < 
un^ altra mente istruita. Il verdetto poi del senso personale 
del consenso universale su questo particolare vien consacrato 
giudizio della S. Madre Chiesa, la quale nelle cause di M 
maraviglìosi, sempre giudica preternaturale jl fenomeno del 
lare linguaggi sconosciuti : attribuendolo ora a Dio, come V6 
miracolo, so lo circostanze ne fanno fede; ed ora al demon 
come prestigio vano, non raro negli ossessi. 

Nella pratica pertanto, se il soggetto ipnotizzato rivela at 
della mente altrui, o intende comandi puramente mentali, o 
la diagnosi di una malattia intema, essendo egli ignaro di ma 
dicìna, o le prescrive una ricetta giusta, o profetizza il futu 



• VsAiM. VU, tO. - * ìm. XT», 50, 
' Annuntiate quae 



- * IBR. XVII, 1U. — * Apoc. n, 93. 

vtntura sunt^ et sdatttu quia dii etti» V09. Is*. XL^I 



TOnilATO DI MODA 



•2«I 



annunzia awonimenti die accadono in lontano contrade, o 
scopre un ladro ignoto ovvero im oggetto smarrito, o si esprime 
ÌD linguaggio non mai da lui conosciuto per lo addietro, o fa 
dice qualcosa dì sìmìgliante; egli dà chiaro a divedere, che 
nel sonno ipnotico un'altra mente, pii\ perspicace che la umana, 
Io assiste e lo abilita all'atto che pei* virtù propria compiere 
Don potrebbe. È questo il ragionament-o filosofico che sanno for- 
mare comunemente anche i semplici cristiani, alquanto istruiti 
di catechismo, per giudicare preternaturali i fenomeni dello spi- 
ritismo propriamente detto. Veggono, a cagion di esempio, un 
tavolino elevarsi da terra, correre, danzare, pel sulo contfitto di 
OD medio, ovvero veggono il picchiotto d' una tavoletta divina- 
toria scrivere una risposta razionale ad un quesito. Ragionano 
sabito: Un semplice contiitto umano non pu6 distruggere le 
leggi della natura che fa ogni grave tendere alla terra; non 
può QD pezzo di legno intendere un quesito né ideare una ri- 
sposta; dunque nei due casi è subentrata una causa nuova, fuori 
della natura, a produrre gli effetti che le cause naturali sono 
insufficienti a produrre. 

J \. Tflne spitgaxioni e oblntxù>ni degli ipnotisti. 

Sarebbe qui il luogo di rìsi)ondore alla nota e trita e vieta 
difficolti^: Che noi non sappiamo tutte le forze della natura, né 
fino a qual punto si estendano quelle che pur conosciamo. Dif- 
ficoltà Tana, che milita contro la verità e conoscibilità dei mi- 
nwoli. Essa non prova altro, fuorché ciò che tutti sanno, cioè 
darsi dei casi frequenti ue'quali è malagevole o impossibile 
distinguerò con certezza un'opera soprannaturale dalle opere 
naturali. Ma non prova cho non mai si possa distinguere. Si 
daano infatti certi casi nei quali le leggi della natnra, cono- 
milite e uni versali e certo, sono violate si flagrantemente e con 
le corteggio di circostanze, che T intervento preternaturale, 
^iQzi soprannaturale e divino, vi brilla con evidenza assoluta, 
li uomo razionalo che, in date circostanze, vede un infermo 
paralitico guarito radicalmente con un segno di croce, o un zoppo 
tvldrìzzato, o un cieco illuminato, o un morto risuscitato, ecc. 



28? l'imotisko 

per qa&oto n sforzi di farneticare euUa sofistica, se egli 
baoQ eoDto, rìeonoece il miracolo. Che se perfidiasse a iwa 
riconoscere, egli non è più an povero cieco ignorante, ma ti 
saperbo colperole. che chiode volontariaraente gli occhi alU 
maaifestaziooe divina^ per non si sottomettere. Gesù Crìa 
Signor nostro infatti darà come prova delia divinità della 
Persona e della sua dottrina i miracoli '. Ci6 che non arrebtM 
potuto logicamente, Ba i miracoli non fossero e veri e conoscibili 
e distingnibili. 

Per analoga maniera tra i fenomeni ipnotici ne appar 
alcuni taliuentti contrarli alle leggi usuali della natura, 
attribuirli alla natura stessa assolutamente ripugna- Tati 
quelli di cui fin qui ragionammo: rista del pensiero altrui, di- 
vinazione, ecc. Ogni lettore che cerca la verità da senno, dimandi 
a sé medesimo, so cotesti fatti preternaturali operati tra k 
scene, o da un medico ipnotizzatore, egli si sente il fegato 4ij 
attribuirli a Dio o agli angeli suoi. Egli udirà una imperioi 
risposta della coscienza razionale: Impossibile! Cotesto non 
divino, ma diabolico. Ora che egli ragioni diritto il dìmostrerea 
tra poco. Intanto questo basti, per rispondere a chi obbietta 
forze dì natura, somosciute. Noi conosciamo abbastanza tante fon 
della natura, che possiamo in molti cosi ipnotici rispondere 
inehittabile convincimento: Qua la natura non arriva; vi arri^ 
il diavolo. Ma lasciamo questa difficoltà, che non è eschisivamaa 
propria dell' ipnotismo : pei cattolici, ai quali soli parliamo 
qnest'nltima parto, la risposta è già piena e perentoria, sebi 
toccata solo di passaggio. Udiamo piuttosto le spiegazioni, che < 
fenomeni ipnotici escogitarono gli ipnotisti, specie i seguaci 
Epicuro, ì quali nel mondo non iscorgono altro che la mat 

Certi scienziati mutenalisti pretendono di darci la teoria de 
triismissione del pensiero, per via di sottilissimi olfluvii che ' 
trasportano da cervello a corvello. Per loro il ojsl detto pensil 
non è altro che uno speciale movimento molecolare neU'encef 

• Si non facto opera Patri» mfi, nohu credere mt'hi. Si autcm /owJ 
«I miAi non ifutti$ crerffre, operittua credile ut co{;Hoscati$ et cretbtìit 
Pater in me «I, tt tgo Ìh Patrt. lo. X. 3T, 38. 



TOn.^ATO 01 MODA "WK^M' 283 

[1 della loro scuola ridussero Tatto iiieuUle ad una combi- 
lae chimica, ad uà ossido cerebrale, ad una secrezione di fo- 
esceaza. Ma torniamo al moto. II moto pensiero deve produrre, 
affermano essi, sfericamente intorno a sé un'onda di vibra7.ioni 
Ttelle cellule aderenti, onda che si propagherà alle più rìmote, e 
poi intorno al cranio uelTaere circostante inaino al cervello al-> 
trai, e ÌD questo riproducendo un moto simile a quello del primo 
punto vibrante, vi riprodurrà ad un tempo il pensiero. Ma perchè 
Tondo, essendo sferica, non comunica il pensiero a tutte le toste 
d&gli astanti, ma solo airìpnotiz/.ato? IL perchè è chiaro, ripiglia 
r ipnotizzatore materialista, 1* ipnotizzato solo ò iperestetico, cioè 
oltre misura sensìbilissimo, e perciò esso solo percepisce la im- 
pressione originata dal cervello altrui. Questo è T intruglio dì 
I, che con sussiego cattedratico ci amministrai THuxley, rifatto 
copiato fedelmente da altri magni viri. À noi italiani lo 
%ZTe con rara ingenuità il dott. Giulio Campili, giureconsulto '. 
Rispondendo a questi, rispondiamo a molti: perchè in questo ge- 
nere di paralogismi altro non fanno e medici e ipnotisti, che co- 
rsi fedelmente gli uni cogli altri. 
iQ è qui luogo di opporre ai loro errori un trattato di me- 
tanto più che essi, come il Campili, con altezzoso di- 
nu professano dì tenerla in un calcetto. Ma il lettore assennato 
o^ervi brevemente da sé quanto è assurda V idea di ridurre il 
issìmo degli atti umani ad un semplice tic tac d'orinolo, che 
dentri la cassa cerebrale. Sarebbe la estrema ignominia 
delTuomo. Vero è che da tale cadirutBnto l'hanno difeso e il di- 
fendono tuttavia i più robusti peusaturì del mondo; lo difende 
il senso intimo di ciascun pensante, che ha coscienza di ben 

kì lavoro interiore che non di una vibrazione meccanica; Io 
ide la Chiesa, che bolla questa brutale Ulosofìa come eresia 
ro la rivelazione divina. 
La ragione si leva trionfante a dimostrare che il pensiero non 
può essere materiale: perchè qualunque rimuginare d'una col- 
d' un corpuscolo, o vuoi anche d' una molecola integrante 

Volt GiL'l.to r.AViMfj, // Crnnde ipnotùmo nei mpporti col diritto pe- 
e civile. Torino 1886, pag. ti e sgg. 



• fltftitoeate, qiuicmqae soo ranorersi o atteggiarsi non è e n^u 
po6 emn altro efae aa matar posto. On nn mutamento localfl 

• BM tMtutziale di tm peno di materia non pnò trasnaturarlo 
dd soo infimo stato di pesao dì matecia, non Io pu^ illnminare 
a floooseere akona eosa, non grìmprìme T immagine conoscitiva 
•di akon obbiettD, non poò eomantcargli Tatto elevatissimo del 
pensiero. Yi è ona sproporzione infinita tra aa moto meoeanìoo, e 
nn atto mentale^ qaale la esperienza c'insegna essere il nostro 
ideare e pensare. OgSnno sente la divina cosa elie ò Y idea, e coa^ 
per essa la mente con agilità infinita astrae, giudica, ragion^ 
speola, passeggia il cielo e la terra, legge il corso degli astri, ad- 
dimestica il falmine e se ne fa nn servo fedele nel telegrafo, 
s'immerge con delizia nel vero, e si bea nella contemplazione del 
bello, si adagia con voluttà divina nel bene, teme, spera, ha eo- 
scieoza, arde di sdegno, giubila di amore. A sì sublimi operazioni 
è inetta una molecola, sìa por danzante o formicolante, e per 
ragione stessa è inetto ogni organo corporeo. L'uomo sente 
tutti e ciascoDo di questi atti mentali non sono né quadrati, : 
tondi, né molli, né duri, né larghi, né stretti, nò verdi, né giallij 
che insomma trascendono ogni condizione materiale, e sono 
semplici e spirituali. Ad atto spirituale è inetta una pot 
materiale. Dunque al pensiero è necessario un principio semplic 
indipendente come gli atti che deve compiere e che compie 
realtà ; è necessaria, in una parola, Tunima spirituale, una par 
cella d'aura r^tVirm, come cantò Orazio, quasi traducendo in poesì 
le parole del Genesi: Facciam Vuomo ad immagine. no^ra«^\ 
inspirò in viso di liti lo spiracelo della vitale l'uomo fu dot 
di anitna viva \ Così T intesero Platone ed Aristotele, e prima j 
poi eoo loro r universo genere amano. 

E poi se il pensiero fosse appunto ua'oscìlla*-!Ìone mec 
come si spiegherebbe che l'uomo è libero di sentirla o di 
sentirla? In altri termini come accoderebbe che io posso a 
scelta pensare ad una cosa o non pensarvi? È chiaro che mn 

1 Faeiamut hominem ad imagìnem et simiìitutlinem nóstram, GEZvn. I, ! 
Et iwipirat'it in ffteicm fÌH$ tpìraeulum vitae, et factum ott homo in > 
vitf&ntem. U». Il, '. 



TORNATO DI MODA 



285 



Khe poDsioro libero. Inoltre io mi sento libero di volere o 
Ibvolere tante coso, di amare o disamare, ecc. Tutti questi sono 
htti dì libertà ossia di moto proprio; ora ripugna assolutamente 
l moto meccanico alla libertà: non può un pe>:zo di materia agire 
opra sé stessa, e comunicarsi il moto cbe non aveva e non ha, 
ome non può un occhio guardarsi da so medesimo; e però non 
;t è mai visto un orologio ribellarsi all'orologiaio, nò una loco- 
noti va contenderò col fochista. Dunque, o negare il Ubero ar- 
3Ìtrìo, ammettere un prificipio non materiale, spirituale, de- 
erminantesi da per so stesso ad agire, e però capace dì atti lìberi. 
or ipnotisti adunque, cbe mantengono il pensiero materiale, 
iesoono a negare il Lìbero arbitrio. Ma essi non si sgomentano 
Lei vedere le loro teorie ipnotiche contrapporsi alla libertà 
Imana, che anzi no fanno ferro e lancia contro questa, e non 
Bdegnano fare causa comune coi materialisti più smaccati. Il 
bravo dottor Campili, nelle sue disquisizioni circa le pene da 
stabilirsi contro gli abusi delT ipnotismo, non ha punto vergogna 
li sputare a tutto poterò « la pretesa libertà umana'. > Bravo 
U nostro giureconsulto ! E non vi accorgete che, tolta la libertà, 
lev(«tre leggi penali diventerebbero una infame tirannia? Ne- 
gata la libertà, ò uogata la colpa, anzi è negato tutto T ordine 
morale, la virtù, il merito, il dovere, la religione, le speranze e 
ilfisanzioni eterne; Tuniversa umanità non sarebbe che un gregge 
[di ciacchi, il cui codice civile mirerebbe solo a impedire che 
DOD grufolasse nel truogolo dell* altro ; e ciò ancora sarebbe 
posto, perchò tolta la libertà, ogni cittadino della repubblica 
opererebbe per necessità, e sarebbe crudeltà imporre 
tpena all'onesto maialo che per appetito irresistibile si croc- 
S86 la ghianda ove la trova. Ma basti degli spropositi degli 
i«iati eterodossi. Crediamo avere assai chiaramente mostrato 
ci conducano logicamente le pretese degl' ipnotisti di tras- 
il pensiero da uomo a uomo, col solo intervento delle 
naturali . 
[luoto ripugna alla molecola, vuoi ferma, vuoi oscillante, 
intellettivo, altrettanto e forse più ripugna il trasportarsi 

fViH, fAUniii. Op. cil., |iag. '^\. 



L IPNOTISMO 

il pensiero da an cervello all' altro nel modo proposto dagli ìpi 
listi. SappoDÌamo con loro che Tatto ìntellettÌTo, il sublime Tei 
della mente, sìa precisamente nn' oscillazione meccauica di un 
punto cerebrale; è un assurdo colossale, ma ammettiamolo per 
un momento. Chi ha rivelato airiiuxley, e agli ipnotisti suoi 
pedissequi, che T oscillazione primitiva non ai spegne subito dalle 
pareti entro cui si produce? La pretesa onda sferica di vibra- 
zioni dovrebbe certo ammortarsi nella massa anelastica del ott- 
robro circostante. Xon basta: come non si frange allorché intoppa 
nella dura maUr? Ma no, gP ipnotisti uè hanno necessità, e 
però quell'onda obbediente e docile attraversa i puri dell'osso, 
si spande fuori della testa, e benché sempre più attenuata 
suo cammino sferico non s'arresta finché non trovi un'altra 
umana ipuotizzataf penetra allora arditamente dentro il 
osso del cranio, e dentro la massa cerebrale, e ?a proprio, 
titillare il punto dell'encefalo, che corrisponde al punto dell't 
cefalo onde si mosse la prima vibrazione, e Io tentenna Rooi 
riprodurvi il moto e con esso il pensiero della testa da cui oacqn 
Tale è la fisiologia ipnotica! 

Ma perchè, dimandiamo noi, quolFonda di pensiero non por 
altro che un pensiero solo? se, come sognano gF ipnotisti, X\i 
non è altro che un tic tac, dovrebbero tutti i tic tac di un cerve 
per ugual ragione comunicarsi egualmente, e allora tutti i 
sieri dell'ipnotizzante, o di chi altro si fosse il comunicator 
si travaserebbero nel cervello ipnotìzKato, recativi dalla risp 
Uva sfera di vibrazioni. Il che è falso, per sentenza degli 
ipnotisti. Di più ancora: mentre il pensiero deiripnotii 
8* incammina al cervello dell'ipnotizzato, dovrebbero per p«ri 
gione mettersi in viaggio i pensieri degli altri astanti; 
tutti sono tic tac cerebrali, e tutti generano la propria %ì 
di vibrazioni. £ cdsì T ipnotizzato si troverebbe in uno istanl 
informato dei pensieri di una turba di gente e di tutto il loi 
intorno: pazzìa contraria alla esperienza, e tanto sbardellata, d 
nìun ipnotista osò mai pronunciarla. Dio buono! Li sono filr 
sofemi da centauri! E pensare che la buona gente ode sìiÉl 
oracoli, inorpellati di paroloni scientifici, greci, poco iat 



TORNATO DI MODA 

inarca le ciglia: Chi su? T ipnotismo!... la scienza!... La scienza? 
tirò la scienxa di Pulcinella in giornea di filosofo; è tale nna 
scicn^^a, che non vi entra una stilla né di fisiologia, né di fìsica 
sperìmentale^ nò di medicina, nò di filosofia, né di semplice buon 
senso; è una scienza da manicomio, anzi da camicia di forza. 

i 5. iW altri errori men gravi circa la tratmissicne del pensiero. 

Ci duole dover notare che anche alcuni cattolici, sen;^^ però 
traboccare nel materialismo, si accostarono all'errore fin qui con- 
futato. Il dotto Gorres sembra aver tennto come non impossi- 
bile la trasmissione del pensiero quando immaginò il riverbero 
delle idee e delle volizioni da anima ad anima. Qnandoque bonus 
donnitat Honierus! Riverbero è parola metaforica, riduciamola 
al positivo e proprio, e diciamo cominunicazìone d*idee, visione 
reciproca degli atti mentali tra più persone; e se ne sentirà 
agevolmente l'assurdo, per le ragioni fin qui disputate, e perchè 
distruggerebbe tutte lo dottrine degli ideologi e dei logici in- 
torno air atto deirideii e del pensiero. Senz'entrare novamente 
ael vìvo della questione, basta al nostro intento il senso intimo 
contrario che ne hanno tutti gli numinì. Ognuno sa che tutti 
Ji sforzi fatti per trasmettere un pensiero, un comando, un* idea, 
mezzo di segni esterni riesce al tutto vano. Se riuscis- 
ero efficaci nelT ipnotismo, converrebbe dire che una malattia 
Ucbè tale è T ipnotismo), prodotta da uno sguardo dì un medico 
Udi un ciarlatano, ha virtù di trasnaturare l'uomo, e infondergli 
Iqu facoltà superiore a tutte le facoltà osservate finora nella 
ra, una faa>ltà angelica, quella cioè di comunicare le idee 
Qxa fiegni materiali. Oltre che questo è assurdo in so, sarebbe 
rovesciament'} universale deirordine stabilito da Dio nelle 
rioni tra le creature umano, e osservato fino a questo giorno; 
bvescianiento che seco apporterebbe infiniti disordini. Grazie a 
lio, nulla è da temere: la esperienza ci assicura che ogni mente 
d ogni cuore restano sempre impenetrabili oggi come ieri e 
«me dal principio del mondo. Né gì* ipnotizzatori possono a loro 
»iai*iraenlo nuocere alla società umaua. Se alcuna volta riescono 
»i ion) intento, ciò avviene, non già per forza naturale che possa 



588 



L IPNOTISMO 



divenire usuale, ma solo per abuso dì rae^!!! pretomatnralì, 
QOD possono divenire comuni^ u nocenmno solo a cbì» per 
colpa, va a cercarsi suo danno. 

Anche un altro cattolico^ e non ignobile filosofo italiano, c-add<i 
pure in questa fossa; col solo divario che per veicolo dell' idea 
da uomo a uomo non scelse né l*onda dinamica dell' Huxley, q^ 
il fantastico riverbero del Gòrres, sì bene il fluido magnetid^^ 
Suppose che magnetizzato e magnoti/.zante si trovassero involti 
in una stossa atmosfera magnetica, e < posta questa iinmersioo^ 
di due persone in uno stesso fluido, non ripugna che a mezafl 
di questo fluido i due immersi producano dei movimenti l'ano J 
sull'altro, e communichino tra loro; come a mezzo del fluido ari& 
gli uomini producono movimenti l'uno sull'altro, e per essisi 
fanno intendere *. > 

Nella quale teorica il valente fllosofo non avvertì che il flaii 
magnetico umano fa sempre una ipotosi non mai provata, 
ipotesi che oggidì gli scienziati, massime ipnotisti, rilegano 
le chimere. Xon osservò che i moti prodotti da questo pre 
fluido sarebbero moti meccanici e non idee, ripugnando che 
moto meccanico della materia diventi un atto semplice e 
rituale. Né vale la similitudine del fluido aria, cioè della pa 
perchè la parola non porta veramente l'idea, ma produco m 
canicamente (come solo può un movente corporeo) una inipr 
sione fìsica nell'organo auditivo, la quale recata al centro 
serio vi ò letta in modo intellettuale dalla mente, che sola 
virtil spirituale attiva di generare il pensiero. La mente 
riceve propriamento iì pensiero dalia parola, ma lo forma da 
secondo l' abitudine che ha di rivolgersi a tale obbietto q 
riceve V impressione di tale parola. Il che è tanto vero, che ai 
stesso suono può essere causa occasionale di pensieri dìfferei 
tìssimi: caldo ad un italiano desta l'idea dì calore^ ad Q! 
spagnuolo l'idea di brodo; onos ad uu latino dice onore^ ad 
greco dice aaìno, E però i moti meccanici di un cervello, 
anche per impossibilo venissero sentiti magneticamente da 

■ fì. PrCTtu) CflUP, Corco elementare di fitoiofia, Bi'eMìa \H&\ voi. 1, ^t$\ 

ÌD nolu, 



TORNATO DI HODA 



389 



altro cervello, resterebbero semplici osciilazioni brute, e non mai 
seme e favilla di un verbo della mente; massime poi non es- 
sendo la mente umana né acconcia, né avvez^ta a tradurli in 
determinati concetti spirituali. 

Ma insistiamo tuttavia sulla spiegazione del Chiaf, perchè 
non sono pochi quelli che a simili vane ipotesi si attaccano. 
Supponiamo che il movimento meccanico prodotto dal preteso 
fluido magnetico noi cervello altrui, sìa al tutto simile a quello 
che gli diede origine neir intemo del primo operante, e che come 
nel primo operante quel moto va congiunto air idea, così questa 
$ia eccitata nel secondo che lo riceve di rimbalzo. A questo modo 
il movimento anche non portando con sé l'idea, le darebbe oc- 
ione, come dà occasione la parola. Chi sa? forse il eh. pro- 
cessore intese dì dire appunto questo. Ma anche questo monte 
di SQpposiKÌoni non regge a martello. Affinché una spiegamne 
letica di uua classe di fenomeni ottenga qualche valore, deve 
idarsi in leggi naturali già conosciute e certe, e di simili 
aTvalersì e afforzarsi ; e molto più poi si accredita, e si 
ferma indìrettam<'nte, qimudo la teorìa escogitata sì applica 
li svariati fatti di quella classe, e ribattendo con questi esat- 
lente, mostra che la ipotesi ha per dir cosi indovinato la vera 
e occulta della natura. Di qui hanno valore le spiegazioni 
parte ipotetiche della propagazione del suono e della luce. 
.ddove nella teoriai del pensiero commanìcato da movimeuti 
etici tutt<» è ipotesi infondata. È pura ipotesi che gì' immersi 
l'atmosfera magnetica (ipotetica anche questa) comraunichino 
ente in alcun modo tra loro: pura ipotesi che il fluido 
;Ìco sia sensìbile &ì muti delPuno o deiraltro: pura ipotesi 
anche essendo sensibile, sia poi atto a trasmettere il mot<); 
ipotesi, ohe il moto se fosse trasmesso arriverebbe giusto 
a fare impressiono nel cervello altrui; pura ipotesi che 
una impressione, questa sarebbe equipollente alla parola. 
^ krore di tutto queste ipotesi, non si può allegare né un fatto 

Lne chiarisca il modo, o ne provi resistenza o anche solo 
irof>abilit&. Non é dunque una spiegazione ipotetica, sì bene 
eamulo di gratuite e fantastiche supposl^ìionì da rigettarsi 
j^uii ' ■' ry. fiuc.òiz vò u ottobre iddo 



990 



L irrtonsMO 



come vane od impossibili: massime porche pretendono di rennm 
possibile ciò che la esperienza di tutti i secoli riconobbe come 
impossibile; e si fondano sopra la esisieu:ia d*un fluido che non 
fu provato mai, ed oggidì con ottime ragioni (vedi capo X[X> 
è rigettato dalla quasi totalità degli scienziati, specie, ipnotisti. 

Si aggiunga che questa pretesa spiegazione, so nulla spie- 
gasse, servirebbe pel solo caso di commuuicazioui dei peusit-n» 
a pìccola distanza; a venti o trenta metri avrebbe già dell' in- 
credibile, alta distanza di alquanti chilometri diventerebbe as- 
surda. Ora noi citammo esempii di pensieri trasmessi, ossia di 
comandi dati dall' ipnotizzatore a distanze indeterminate, mas- 
sime nei fenomeni imposti ascadenzii; i quali comandi possono 
seguire o colpire improvvisamente V ipnotizzato dove che sia. 
anche senza soffrire di attenuazione, per dirlo di passata, dalla 
uotA e inevitabile leggo della ragione inversa dei quadrati. lu 
questi casi la pretesa spiegazione del Chiaf non iapiegherebl)^ 
nulla. Di più, vogliamo noi supporre che non solo in luogo, 
anche in tempo lontano continui a farsi sentire il moTimeoio 
magnetico? Insomma T ipotesi del eh. Chiaf è una futa, come k 
ipotesi degli altri ipnotisti, che poc'anzi esaminammo, e o>mt! 
quella del Battandier di cui diremo ora una parola. 

Un francese, il dott. Battandier, narrati i casi di auggestìfl 
puramente mentale dell' ipnotizzatore prof. D. Zanardelli, pt»-'' 
pone timidamente una spiega;sione naturale della trasmissiimiìj 
del pensiero, adducendo la similitudine d'un corista (e potrebll 
anche dire d'una corda di violino) che vibra da sé, e rendo il 
suono corrispondente ad un altro corista che vicino ad esso rìbr 
mosso da forza estrinsecji*. Sarebbe una spiegazione analoga i 
quelle dell'Huxley e del Chiaf. E però con analoghe rispos 
si dilegua; né accado trattenerci su di essa parUeolarment». 

§ 6 Del fmomtn'ì di dioinasione in partieoìau. 

Piuttosto è da notare la incredibile baldanza, onde corti 
terlalisti tentano di spiegare non solo U trasmissione del 
siero, secondo essi, materiale, ma ben anco la visione fìsica 

' Don, fìATTANDiKR. nul Cogmos, ili Pji-ipì, cilalo «o|>ra al capo SUL 



TORNATO DI UOt*K 



m 



traverso i corpi opachi, eoe. e sopra tutto la previsiotje deil' av- 
venire, cosa evidentemente spirituale anzi divina. Pur vero dire 
non tutti grìpootistì sono ogiialmi.'nte corrivi; ed i più gelosi 
di Doa farsi ridere alla geute negano a dirittura questi feno- 
meni; e così si traggono dell' impaccio di averli a spiegare colle 
«ole forze della natura. Ma altri, mossi dal numero grande di 
colali fatti e indubitabili, fauno di necessità virtù, e sì acciu- 
gouo alla impresa erculea e ridicola di far profetare la materia. 
Bisogna vedere, per crederla, la ginnastica insensata con che vi 
si travagliano. [1 Campili, per esempio, si attacca alTHert/ieo, 
all'Huxley, per venirci poi a dire collo parole stesse del Fouillóe: 
< Conoscere e pensare Tavvenire non è forse soltanto prevederlo; 
è anche in una certa misura determinarlo '. :* 

Bella forzai GiJi si sa, che se nuo propouo di andare dimani 
iu campagna, può, senxa preternatuinile intervento altrui, pro- 
fetare: Dimani andrò in campagna. È cosa naturale, arcìnatu- 
rale. Ma non si tratta di così sciocche divinazioni, si tratta in- 
vece dì spiegare come naturalmente si conoscano i lutti altrui 
ed anche i proprìi dì tompo futuro e rimoio. £ qui è dove casca 
rasino a chi t^^uta di profetare. Ora di provare come Tuom possa 
eolio naturali forze conoscere l'avvenire, il Campili non ha pure 
il pili tenue tentativo, nò alcuno dei maestri dì cui egli «ìtu 
testi, si mostra in ciò più valente dì lui. Tutto finisco in 
loppi di concetti nebulosi, da cui, lo diciamo suH'onor uo- 
D, Don siamo stati capaci di raccaptv./.ure uua ragione che 
8embian/.a di prova. Tutto finisce in affermare, affermare 
ipre, seuxa provare mai. Il piit forte argomento a dimostrare 
ripnoti/./ato possa prevedere T avvenire sf riduco ad esa- 
ire i privilegi dello stato iperestetico, cioè della eccitabilità 
e della sottigliezza che acquista un cervello sotto Tin- 
oen^a deir ipnotismo. Ma ognun vede che dato anche cotesto 
Itremirabile raffinamenti) dell'organo pensante, come dicono i 
,a«erialisti, rimane tuttavia un abisso da valicare, per giugnere 
|tU vivacità del pensare alla visione dell'avvenire. 
£ ona pietà a vedere come uomini non privi dMngegno ar- 

* Pou. CàMPitr, lì Or(tmìe ipHOtiftno ecc., pag. 31. 



?9? L* ipnonsiio 

rivauo a prendere a noia le verità sode, lampanti^ e oonfer 
dalla sporjenzu dei secoli ; le verità che appagarono e convii 
le sovraue iutelligenze di Platone, di Aristotele, di Cicerone, di_ 
Agostino, di Tommaso d'Aquino, di Dante, di Galileo, di Nev 
e queste verità barattano a fanciullaggini, che easi stessi no 
capiscono e che nou li persuadono, poiché non sanno puutellarM 
non che d'una ragione, ma ueppur di un sofisiuo al<iuaat<> 
cioso. Tanto li dementa la mania di nulla < attribuire a forse 
latenti e misterioso \ » cioè alle forze spìrittiali! Sì ostinano^ 
a grande onta della logica e dell' onore e della coscienza, a ban- 
dire, senza crederlo, che « la dottrina ipnologica, purificata da 
ogui superfetazione iperfislcik o da ogni concetto mìstico in cui 
fu avviluppata dalle immaginose superstizioni dei volghi^ poft 
ora dirsi avere raggiunto la sua ultima fase, restiindo rivpa- 
dìcuta dalle poco pietose insanie dei demonologi o dalle sterilì 
congetture dei metafìsici alle analisi della sciensa {H>3Ìtiva~. 
Cosi la passione fa velo, così s'ingoiano monti dì misteri assur 
per isfuggire a misteri tanto semplici che non furono mai mi 
steri pei filosofi di buon senso. 

§ 7. <St eonchiudt che i fenomeni superiori mostrano V ìHterntmto 

\oi pertanto, dopo discussi e annientati i precipni sforzi 
tati per provare naturali i fenomeni ipuutici, detti superiori, 
stiamo in diritto di chiamarli preternaturali, cioè efettuati 
interamente o con parziale concorso di alcun agente fuori 
natura. E in verità lo affermiamo: la penetrazione e U cor 
nicazìone di pensiero, le idee infuse senza i proprii meissn a i 
destinati* la divinazione di fatti lontani di luogo o di tefflf 
e somiglianti non competono air uomo; e se nello stato ipnoti4 
talvolta si avverano, chiaro è che Tuomo ha in suo 
un*attività che non ò la sua naturale. 

Donde procede questa nuova attività? Xon certamente nh 
Dio, nò dagli spiriti buoni. Parliamo a credenti. L'oper&ziouQ il 

• Cknrnx Op. cit. pog. 38. 



TORNATO DI MODA 393 

medi&ta dì Dio, la qiiule produce effetti contrarli alle costanti 
leggi della natura, Ò ciò che si chiama miracolo. E l'atto mi- 
racoloso corrisponde alla maestà dell'Operante, e agli attributi 
della divina natura. Però ò sempre con alto e nobile scopo di 
glorificazione diTÌna, di vaataggio alla creatura umana, costante 
nella durata» decoroso ne'modi, secondo che reggiamo avvenire nei 
miraodi rireritì neirAutico e nel Nuovo Testamento, e secondo 
cbe dimostra la filosofia e la teologia V Lo stesso dicasi del co- 
stume degli Angeli e dei Santi; molto più che essi non inter- 
vengono nell'opera miracolosa, se non per mandato e virtù di Dio, 
il quale è Tunico arbitro delle leggi naturali, come n'ò runico 
creatore. Ora ò evidente che le prostige (cosi si chiamano propria- 
mente le opere preternaturali non procedenti da Dio) le prestige 
deir ipnotismo, seco non recano nessuna somiglianza coli' atto mi- 
racoloso, tranne che nella violazione delle leggi naturali. Troppo 
jipugna ad una mente religiosa il supporre che lo Spirito Santo, 

bbedisca al cenno d' un medico o di un giocoliere, e si abbassi a 
tenergli il sacco ogni qual Tolta uno di essi per sua professione o 
j per interesse si piace d' ipnotizzare un cliente, che può essere un 
'nemico dì Dio, come forse anche il medico o il giocoliere. Ripugna 
che lo Spirito Santo intervenga a rivehire air ipnotizzato ciò che 
qaesU ignora, cioè i pensieri altrui, o una lingua ignota, o un'og- 
getto nascoso, o un ladro fuggito, o un caso futuro; molto più 
poi in circostanze spesso indecorose alla santità di Dio. 

Kimane adunque che l'agente che interviene in questi casi 
da lo spirito malvagio, Satana o altro degli angeli decaduti. È 
bw vero che il demonio non può operare veri miracoli, perchè 
flon è padrone né della natura, nò delle leggi naturali: ma è 
|Terv> che può, così permettendolo Iddio, contraffarli si da ingan- 
Qire gli uomini imprudenti, ed è talvolta facile naturalmente a 

I, spirito perfettissimo, ciò che è naturalmente impossibile al- 
arne, come suggerire parole di una lingua dall'uomo ignorata, 
f» riferire ciò che avviene in lontana regione. Ma di questo diremo 



' I.L Th t, (\. MO, ari. 4: Utrum angeli poMtnt facere mìracufa ; e 1. q. IH, 
m. l: Iftrwm dacmone* postini howinct seducete per aliqua miracula. 



?Ul L iPNOTISnO T0R^ATO [il MODA 

più avanti cou maggiore chiarezza. Intanto si osservi, come questo 
concorso diabolico allo prestige è costume antico dell' avversario 
deila nostra salute. Ce lo insegna la Scrittura e la storia, che 
sempre con simili me^zi egli ÌQ3Ìdiì> il genere umano; e per^ 
non è per nulla inaraviglioso ch'egli tenti oggidì ciò che in ta^ 
i tempi ha tentato, e spesso con troppo felice successo. 

Ciò intoso, è superfluo aggìugnere, che commuaicare volont 
riamente cogli spiriti maledetti e nemici dì Dio, e chiainitr)) 
compagni e aiutatori in qualsiasi opera nostra, è atto di ribol- 
lìonu contro la Divinità, eziandìo che noi ciò facessimo eoo pre- 
testo di Ano onesto. Infatti ogni commercio col diavolo viene 
proibito con formidabili minacce nt'Ihi sacra Bibbia; di che wg- 
gasi san Tommaso 2, 2, questione 92 e le qq. seguenti, cho ii 
proposito dimostrano la reità delle supcrsti/àoni. La santa C4iieai 
cattolica poi, oltre al condannarlo, come supurstìzìune er-' 
e delitto enorme, anatemati/.za, cioò separa dal suo seno <.. 
lontanamente il commette. Ve n' ha molti documenti ; uno r 
è il Decreto della S. R. Inquisizione, diretto, nel 1856, a 
i Vescovi della cattolicitìi, nel quale si condannano espressaraei 
come èupersfiziosi i prestigi della divinazione, del som 
bulismo maymticoy della chiaroveggenza^ e dello scoprir^ 
ignote e loniofie e altre siffatte cose. Ma per non 
nulla neanche in questa materia, è da notare che ad incorrei 
colpa basta qualunque delle superstizioni fin qui annoverate; 
ad incorrere la scomunica conviene che v'intervenga alcuna 
Sessione ereticale; il che è frequente nelle pratiche spirìlM 
assai raro nelle ipnotiche. 

Ed ora ci resta a diro dogli altri fenomeni dell' ipnotisi 
misurarne la maggiore o minore reità, e poi conchìudere eoa 
cenno sintetico sull'azione diabolica in mez^so alla societikdi 
dei tempi nostri. 



IL NABUCODÒNOSOR DI GIUDITTA 



f 



IV. 
La nostra opinione 

^ere, nel precedente articolo, chiamate a general ras- 
rie opinioni che corsero flu qui e corrono tuttavia 
alla qnestìoae di Giuditta e del suo Nabucodònosor; nel 
'a a scegliere d' infra esse quella, a cui compete, a parer 
la preroinen^ta di probabilità, dobbiamo,, innaaiii tratto, 
io disparte la classe inliera di quelle che chiamammo 
7$at; le quali negano Tautenticità canonica del Libro di 
a e la verità storica del racconto ivi contenuto, volendo 
Libro sia apocrifo, e il racconto una mora finzione roman- 

favola allegorica, 
steste due coQdÌKÌoDÌ foudamentali, CanonicUà e Realtà 
/condizioni boa distiate tra loro, ma strettamente l'una 
.ra connesse, epperciò comunemente, o negate entrambe 
B, entrambe insieme ammesse dagli Autori, secondo che 
tpartengono air una o all'altra delle due scuole opposto, 
ed ortodossa; a noi non accade qui fare speciale di- 
controversia. Noi, con tutti i Cattolici, accettiamo dalle 
della Chiesa per indubitataruentti canonico, e perciò, di- 
Dnte ispirato, il Liber ludtfh, e presupponiamo realissima 
ria ivi rai-contata; realtà, cui prima dì Lutero, nìuno mai 
ognato di mettere in forse. Siccome queste pagine noi 
ad uso principalmente dei Cattolici nostri lettori, e 
Q altro iuteudiamu che di chiarire un tratto del Codice 
\ da noi tutti riverito per diviau; egli sarebbe cosa su- 
e al tutto un fuor d'opera l'indugiarci a dimostrare 
di che fra noi non ò, né può essere quistione. 



296 IL PCABtCOIfO.fOSOR 

Del resto, quanto alla prima questioDe, della canoniciiùy 
altri, cattolico, o eterodosso di buona fede, tuoI chiarirsene 
fondo; basta che legga nn dei tanti nostri teologi ed esegeti, i 
qoali di tal argomento sì sono occupati esprofesso, ed io favore 
deir autenticità canonica del Libro dì Giuditta, come degli altri 
libri deuterocanonici del Vecchio e Xuoto Testamento, han recato 
in campo tal cumulo dì prove apodittiche da non lasciarvi io 
torno ombra di dubbio ragionevole. E noi sìam certi che anct 
il Sayce, qualora volesse con serio stadio porre a cìmunto 
prove, le troverebbe d'irrepugnabile valore; e quindi, lungi 
chiamarsi fortunato^ insìem cogli altri protestanti suoi pari» i 
non essere nella tiecessifà di difendere la credibilità slot 
del Libro di Giuditta \ da essi spregiato corno apocrifo, iovi- 
dierebbe anzi la/or/u)ia dei Cattolici che tal Libro posseggODO 
e riveriscono a giustissimi titoli per divino. 

Quanto poi all'altro capo della realtà storica; questa risultici 
chiara e lampante dairesposi/jone medesima che verrem he. > 
del racconto biblico di Giuditta, e dalle prove ohe della $toriciià 
di questo ci accadrà di arrecare, altre diretto e cavate dall' io- 
dole stessa del soggetto, altre indirette nel rispoodere alle 
difficoltà mosse in contrario dagli oppositori. 

Messe adunque da banda le opinioni eterodosse, la nos 
scelta dovrà farsi entro il campo doUe ortodosse, quale piA 
innanzi Tabbiam descrìtto^ ed ivi posare sopra una delle moli 
(escluse, corno troppo stravaganti, le estreme) che vi abbiaa 
enumerate. Ora, a ridurle qui tutte come in brevissimo quadroj 
ecco quali sono i varii personaggi da esse datici, siccome 
prosentfinti il Nabucodònosor di Giuditta^ e da noi qui schk 
per ordine di tempi, procedendo dall'età più bassa insù*. 

IL NABOOODONOSOn DI GIUDITTA = 

1* Antioco Epifane (17*-164li.C,) socootlo gli Ebrei, ecc. 

i" SeUuco J. ,...,. (31S-SK1 » ) > il Ra8R* 

3" Artantne Oche (3CS-538 > ) » SULPir.ioSr.vwo 

4* Serèt X (4S5-47S » ) » liionr.io SiNry.i.iJ\ SiscliCl 

NRI.IO 1 LiflIlS 

^ Dario h ....^531485 » ) > S. Iptot.ito, Geaardo ^1 

TotiE, oce. 



* Vedi l'arilcolo preccdriue, pug. 420. 



DI GtUDtTTJl 



997 



Oaanòis* 

' Nabucodònosor il Grande. 

' Kitiiladan 

' i^u>tducAÌH 

' Assurbanipiil 

* Vo fi(rlio di AsarhadiloQ 

* l^a cognato, o genero, o Aglio 

AilolttYo ili Aurliadilon. . . 
I Un dei [HMtfrì di vVurliaildon 
' Aamrhaddon 

' Kerodach Baìadan, . . 



(5*9-5*2 If. Q.) secondo EcsEBto. S. Agostino, Slmda, ecf . 



(tìOi 50 1 

(Bl7-tì»5 
(667-647 



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(668 ... k ) I 

itit>H ... > ) » 

(ìM ... lì > 

(681-r)G9 * ) > 

(693 ... » ) » 



OENCmUllDO, DANKO.NETtLBK.KC. 
0. WOLFP, Gll«r»A(.H 
UsSEUtO, lENCLKT-DUHIlESNOY 
ROBIOU, DKLATrilE, VlCOOBOCX, 

E^LHiERi, ecc. 
Skiuhiu 

TlHINO 

Petavio 

TounNRMINB. MoNTPAUnON, Hou- 

niCANT, IlEHESRK, KaDLEN 
RfnXAHNlNO > )klF»N0CIIIO 



^^ono adunque almeno 15 i Nabncodonosorri che qui ci si 
ofrono a gara^ e con in mano la commendatìzia di Autori ed 
avvocati più o meno illustri e valeuti ambiscono ciascuno T onore 
della preferenza. Essi tuttavia, chi guardi più da vicino, facil- 
mente riduconsi a soli 10. Imperocché, i tre innominati, che 
abbiam posti sotto i numeri IT, 12^ 13", e son raccomandati 
dal Serario, dal Tirino e dal Petavio, col semplice titolo di figlio, 
congiunto, o successore di Asarhaddon, altro non sono real- 
mente che Assurbanipal ; il quale, come sappiamo dai monu- 
menti assiri (del tutto ignoti al tempo di cotesti scrittori), era 
fìglio di Asarhaddon, e gli fu successore immediato nel trono 
e il trono muntenne per oltre 40 anni, cioè dal 66S tìn presso 
alla ultima catastrofe di Ninive. 

I Parimente, il Kiniladun del num. 8**, messo in campo dal 
Uff e dal Gumpach, ossìa il Kandalanu dei testi cuneiformi, 
ktyt^atìay^;, a cui il Canone di Tolomeo assegna 22 anni dì 
^0 babilonese del 647 in giù; egli è ornai cosa dimostrata" 
^op dover esser altri che Assnrbanlpai, il quale, dopo la con- 
l^uta di Babilonia e la morte del ribelle suo fratello Samul- 
^Bakin, avvenute nel 647, prese eì medesimo col tìtolo dì Be 

l^v Secoodo il BELLAimiNO. (De Verbo Dti, Uh. \, e. 12), il Mtrodfich Baìadan, 
^ cui si parla ael IV Regum, XX ed in Isaia, XXXIX, e che regnava in Babilonia 
fi lrai|R di Ezechia, com|aisti^ poscia aiicli(^ TA^iria, proba bilinente rnnno 3* di 
IbUse, cioè ciriM il 693 av. C, e indi a VA anni, os.<iia uìcca il 6X0, mossr la guerra. 
4i cui ») porl.1 ne) Judith, 11, e se^g. 

* Vedi UitUNeNt^o, L'Impero di Babilonia e di Ninive ecc. Voi. Il,png. 1&5-1S7; 
( teOpf-re dello ScilRADEn, Evi cilate. 



298 IL TfAflCCOOONOSOR 

di Babitooia il goTerno immediato della Caldea, e Io tenne pe 
oltre a 20 anni. 

Quanto al Saosdnchht del num. 9", benché egli non posi 
identificarsi con Assurbanipal, è costretto tuttavia a cederg 
anch'esso il posto qui male usurpato. Egli era infatti frati 
minore di Assurbanipal; ed è quel medesimo SnmulsnmuH 
(o come altri legge '^'arnassurnukin) cho abbiam testé ricordato,' 
il Sammuffhe^ dei frammenti di Beroso, il i^a^ffS^Jx^vo; de^ 
Canone di Tolomeo*, il quale^ come attestano i monumenti ciifl 
nciformif alla morto del comun genitore Asarhaddon, ebbe nel GG7 
da Assurbanipal la signoria di Babilonia, e la tenne pacifioa- , 
mente, in qualità di vassallo dell'Assiria, fin verso il 650, quando 
levossi in aperta e trenienda ribellione, schiacciata poi da Assur- 
banipal nei 647. Ora cotesto Saosduchin non fu mai He di 
Ninire, dove e allora e poscia regnò indubitiitamente il solo 
Assurbanipal ; epperciò egli non può essere il Nabucodònosor di 
Giuditta, il Rex Assyrioruntt qui regnabat in Nhiite dvifaU 
magna ', come vorrebbero TUsserio o il Lenglet-Dufresnoy. Ma 
non è meraviglia che questi ed altri Autori pigliassero cosiffatto 
scambio. Eglino, ignorando i fasti, auzi il nome stesso, dì As- 
surbanipal, e supponendo per avventura che il Re babilontwo 
Saosduchin fosse a quei dì padrone anche di Nioive, a Saos- 
duchin attribuirono quel che era veramente proprio di Assur- 
banipal; ed oggidì essi medesimi, conoscendo i nuovi docum *^ 
assiri, Siam corti cho non esiterebbero punto di riconoacert 
Assurbanipal il Nabucodònosor, che essi credettero di trovare il 
Saosduchin. 

Tutti 1 nostri Nabucodonosorri si ridicono pertanto a soli 10: 
e sono i 2 Re Siri, Antioco Epifane^ Seleuco /; i 4 Re P< 
siani, Arfatierse Ocho^ >-erse /, Dario /, Can^hise; e i 4 
Mesopot^mici Nabucfdonosor il Grande^ Assurbanipal^ A 
ìuxddoHy Merodach Baladan, Sopra Tun d'essi dee cadere 
nostra scelta: e per dire ad un tratto quale fra essi ddbta, 
parer nostro, reputarsi il vero Nabucodònosor di Giuditta^ 
damo che egli è Assurbanipal. 

• Judith, I. 5. 





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21)9 

:.lla bibbia, 

■^ ! ■■■^k\ era per- 

; . i!-; llKUldÒ Olo- 

- ^mIì Asarhaddon: 

'■ 'f'n/n quispiam '. 

i !'.' itervcnnero, dopo 

. ■T^i'irt'ti. il Pi^avio e il Ti- 

• II it'Urie del Monarca Ni- 

iMvfiiiulo obblio, sotto la 

l' l'I' di Assurbanìpal, nel 

..■.. ìii'.' coi copiosi fasti (ben- 

.. :ì: traiulo regno, scolpito a 

-.\<': f>d lia gittate d'improT- 

.. 1 ■ dt.'llji storia orientalo del 

MM'r' di storia alla facoltà di 

: il primo, crediamo, & cai 

■ t'.'Sti fusti di Assnrbanipal 

-iscMiitro gli diede in mano 

:;inìiiiiti il racconto biblico; 

^ij-u-i'iuenti confermare la ve- 

>raiilo fino a qnesti dì dagli 

: ■liii'^ro dietro altri eruditi 

■\:À alhi mano, diffusero vie 

j'.'i ossi meritano singoiar 



MS. Tohinm, Judith. Esther, 
1 oiiiziono, Parigi, 1CH ; vodì 

.. 'ha Inscriptions et JieUes- 

■ 'h'i/iqite, e indi in Opuscolo 

■ '' ti hÌHtoire, éclfiirciea par 

il fin lÌH rhgne de C'ja.rare, 
i ' /''mie lioy^e de Jiclgìque. 

^fine, cn Éyypte et en Assi/rie, 
Miiioii, Paris 1885. Vidi Voi. JV, 



300 



IL MBOCODOIIOSM 



Per tal guisa, la sentensta già prevaleDie (come noUaiBo 
fìne del passato artìcolo) presso gli esegeti dei seeolì ao^rsi^ì 
Bentensia, diciamo, che tiene doversi il fatto di Otaditta rìfenì 
ai tempi dì Manasse Re di Giada (coevo di Assarbuiipal), si 
è Tenuta oggidì maggiormente corroborando; perocché alle gti- 
vissìme ragioni di prima si è aggiunto un uuoto e 
genero di argomenti e riscontri, tratti dai monumenti 
quali, mentre da un Iato contribuiscono a dissipare noa 
oscurità secondarie del sacro libro, datr altro stabilìseoiio senpm, 
più saldo il punto capitale: che sotto Manasse debba fif 
permio òhrico di Giuditta, e che nel suo Nabucodònosor ébì 
ravvisarsi non altri cbo Assurbanipal. 

Ora, siccome il regno di Manasse durò dal 696 al 641 av. i 
e quello di Assurbanipal dal G6S al 626; cotesto periodo ria 
di necessità a restringersi tra i due anni estremi, 66S 
di Assurbanipal} e 641 ultimo di Manasse, vale a direni 
la Cerchi i di 27 anni, collocata intorno al mezTo del 
Quale sia, in questo spazio, l'anno preciso, o almeno 
mate, dell'impresa dì Giuditta, lo studìeremo più innaniL' 
ora ci basta d' avere, per dir così, tracciate largamente le In 
estreme del campo, entro il quale la nostra questione dere i 
girarsi, e il nostro Nabucodònosor armeggiare. 

Prima nondimeno di chiuderci entro questo campo, ci h i 
stierì assicurarne, per dir così, gli approcci, e fare tutto ini 
al dì fuori un po' di scorrerìa, affiu dì respìngere e tener 
tani i namici che potessero assalirlo. Fuor di metafora, io 
dì farci a provar direttamente, che il Nabacodonosor di Gìodit 
dovette fiorire ai tempi di Manasse Re di Giuda, in sol 
del secolo VII av. C, ed essere quindi appunto T Assorbì 
assiro; ci convìen escludere tutti gli altri Pretendenti qui 
enumerati, mostrando che niun d*essi può soddìsrare aliai 
dizioni volute e inesorabilmente imposte dal testo medesimo) 
sacro racconto. Né ci ò punto bisogno il discorrere perù, idi 
ad una, tutte cotesto condizioni; ma ci basterà il rilevarne' 
cune fra le più importanti e cospicue, giacché il hUmi 
ad una sola dì queste è già bastevol titolo air ostracismo. ' 
intendiamo. 



DI r.ii'orrrA 



m 



finire, al tempo di Giuditta 

liiL 1" condizione viene ìntponta dal testo, che nella Volgata 
(I. 5) suooa 008Ì: Nahtichofionosor rex Asstjriorum, qui regna* 
haf in Ninim rivìtafe marjna: &d al quale perfettamente cod- 
siiona il testo greco: Naf^cj/^^ovcVop. oc ìftazty.yjTr^j 'A77jorfljv 
£v Nr^cvi? T>3 itiì.u T17 osyaXv;. Ninive adunque, al tempo di Giù- 
ditta, non pare esisteva tuttavia^ ma fioriva e soTraneggìuva, 
siccome capitiilt' d' nn vasto Impero, e sede stabile del Monarca 
degli Assiri; ella meritava il titolo di civiias magna, cìvitas 
fframiis col medesimo diritto che ai tempi del Profeta Giona ', 
e serviva di reggia a Nabucodònosor, a! modo stesso che. nei 
ti di Tob'a", servì a Salmanasar, a Sennacherih, ad Asar- 
uaitu.m. Tutto ci<> è in chiarissimi e irrepugnabili termini espres- 
samente affermato nel testo or ora addotto. A quei di pertanto, 
Ninive non avea per anco sofferto il gran disastro, Y int^itìts 
finale preveduto da Tobia ^ T eccidio tremendo, a cui ella, per 
opera dei Medi e dei Babilonesi, infìne soggiacque, come è noto 
per tutte le istorie. 

Ora cotesto eccidio avvenne, secondo T opinione più autorevole, 
« da noi altrove con validi argomenti corrolMjnita *. l'anno 625 

■V. C. II presso; secondo altri, nel 606 ^ nel 000 nel 596, 

* 
* /«iiu, 1. 2, m. 2:3, !v. n. 

» TofHoM, I; IV JUffum, XIX 36, 37. 
« 7hbi»M. XrV. 6. 13. 

* Vedi L'impero di Batiiìonia e di Ninice, Mpm citiito. Voi. II. pnf. '?10-SI7. 

* Il K4f'i£i4 (AKttyrién uttd BnòytoHi^n nach dan neuefiUn Kntti^kunfftn, 
irpo in ltri«povi;i. IKKri; pag. 2i3i scnveJi fstó: «Siccome ]'lin|)pro 
1.) il IV ^^^uw, XMII.^J. Ta nelFannofiOS luUora in piedi, (^iiii-oomi' 

loor) Del 605, hi CMloAtrore di Niiiivc dori! vsuv dunqop accndiita 
, p'(i tpforimilfnrntp iiH (iOri > Ln corM^Jiisinno delIVpreslo Autore saivlilw 
Unu, al' iwl iMtociUilo il HtJ Assyriorutn. contro cui marcìA il Kiinione Necliao, 
•D luv**' il I .il'ifo NiiiKK'oHouosor, i' VAnttt/riorHm non (i\sw pvv!%o qui i»p| si'nso 
"Vo, in t III I- i-t.srì di l>o«Ìùlo, t' (lall.i niljlila slpssn nel \ Esdra, VI, *J {i-or rcgis 
■r, ciu* di Ihirio) ; »pn*o che comprende, olire TAssirin propi'tn, anco la Cjhlpa ecc. 
retto, l'Antore «leittóimo, poclif Iìih'p appreso iwrrando che Nechao suir Kufrate 
A aconiro coli' esercito hahihnesr, e fa «:oiil1Uo da Nabucodonogor , moslra 
appunto '•srre II signllicato di qofl lier AtUifriorum. 



302 



a nABlTCODONOSOR 



in sul volgere cioè del secolo VIE ul VI. Ad ogai modo adnDi)tt« 
Ninìve stette e fiorì, come capitale delFImpero Assiro, fino al 625j 
ina, insieme coir Impero medesimo, dlspiirve dal mondo ìd quel- 
l'anno, pochi lustri appresso. 

Ciò posto, egli 6 mauifesto che il XabueodoDosor di Ginditt 
non può essere ninno dei Ke posteriori al fiOO, almeno, av. 
RìmaugoQO pertanto, con ciò snlo, assolutamente esclusi dal raol 
dei Pretendenti sopra descritti, ì primi sette: vale a dire. An- 
tioco Epifane, Seleuco I» Artaserse Oche, Serse I, Bario 1^ Gam- 
hise e Io stesso Nabucodònosor il Grande^ il cni lungo regno 
(604-561) appartiene presso che iutiero al secolo VI. Il vero 
Nabucodònosor di Giuditta deve adunque cercarsi, né può tro* 
Tarsi altrove che nel secolo antecedente, cominciato col 700 avJ 
allorquando e l'Impero Assiro, e Nìnive» sua reggia e metro^ 
poli, erano tuttavia in fiore. 

Ben sappiamo qual t^ l'appicco a cui, per eludere la fora di 
questa illazione» ricorrono i difensori dei Pretendenti da noi 
esclusi ; come Cornelio a Lapide ' avvocato di Serse I, Il Ne» 
teler ^ partigiano dì Nabucodònosor il Grande, ed altri lor ptrÙJ 
Nìnive, essi dicono, fu bensì espugnata, abbattuta e, al men*) ÌA| 
parte, distrutta nell'anno 625 o poco spazio più tardi; ma ella 
tosto risorse dalle sue rovine, e riprese vita» e tornò, sotto l'egid 
dei Monarchi Medi o Babilonesi, e poscia dei Persiani, a fio 
e prosperare, se non con tntto lo splendore e la possanza di un 
Tolta, almeno quanto convenivasi al decoro dì una delle più Dobili| 
e antiche città dell'Asia. £ ciò confermano coir esempio di alti 
famose e grandi metropoli, come Babilonia, Gerusalemme, iii*-| 
tiochìa, Homa, le quali fnrono, anco a più riprese, espag 
devastate, distrutte, e nondimeno ripigliarono in appressff^ 
vello rigore e racquistarono eziandio T imperio. 

Ma questo loro argomento, o piuttosto) sotterfugio, a nulla gi4 
Il risorgimento, da essi preteso, di Xinive, dopo il grande 
del 025, è una supposizione del tutto vana ed arbitraria, 

' Commtnt. in Judith. Prarfatin. 

* VntttÈuchuwf der t/fschichtiichen und der l'anonischcH Gfltung d<» 
Judith, Man«lpr, lSK(ì;pftg. 6-7. 



DI GIUDITTA 



3o:j 



iettale noD ha dìiid solido foudainento nella storia^ unzi da tutta 
lu storia è contraddetta e sfutita. 

Gli antichi storici e moQuiuenti sono infatti d^ accordo nel- 
r attutare, che Niuive fu dai Medi o Babilonesi mossa a total 
distrninone e rovina, o che da (Queste rovine inai pifi nun rilovossi 
a ninn grado di possanoli. Secondo Diodoro Siculo^ l'esercito vin- 
citore diroccò la gran città fino alle fondamenta o la raso al 
suolo: rii'j n&Xfv èi^ ISsy*; xatikxarl'-v *; e secondo Strabone, 
Xinìve da quel di rimase ad un tratto cancellata dui mondo: 
yrtor*i'3^i nci(>a-/jiY]fJLcc^. Erodoto, che fiorì nel secolo V av. C. 
(484-406), dopo aver accennato, corno i Medi proserò Nìnive e 
^ogi^iogarono l'Assiria, tranne la regione Babilonica ^ (da lui 
o)mpreda StHto il nome d'Assiria), ricorda che, dopo la distru- 
zione di NÌDÌre ed appunto a cagion d'essa. Babilonia, fra lo 
''•■ e grandi cittii dell'Assiria adebratissiraa e fortissima, 

alò e rimase capitale e reggia dell'Impero mesopotamico*; 

ed altrove parla di XÌdlvc sul Tigri, come di cittik, la t|uale un 
tempo era abit^ta^ con ci6 sìguifìcaudo che ai moì dì ella era 
disabitata e deserta ". E Senofonte, che verso il 400 av. C, nella 
&mo8a Ritirata de' suoi diecimila, attraversò il paese assiro, non 
pronancia neppure U nome di Ninive. 

Alto sileiuio serban pure di lei ì monuuieuti dei Ke Babìlo- 
D«83, e poi dei Persiani, dei Greci, dei Seleucidi. Della regina Ni- 
tois, madre di Naboaid, narra bensì Erodoto, che < veggendo 
•Ila la gran potcn/^a e V intraprendente audacia dei Medi che 
tìeano prese tante città, e fra esse Ninhcy fece ogni possa p^r 
premunire contro di essi Tlmpero babilonese^: » ma qui ma- 

■ Diooono SicULu, Bibìioteca, II, S8, 

' SrRAltONK, Qtot/rafia, Lib. XVI, e. f, ii. 3. 

• EWKIUTU, I, 100: Tliv T£ NtVOV £l/.OV, y.al TOtlr 'A^TJptOU^ UTTOXEtptOtiq 

' I, 178: TiQ5 ^ì 'Aorrtjfitr,^ cotì \U'j zou xat ti^^Xx tToXi7ji«T0t iiì'i'flXat 
», T5 9ì i^yvGjxa^TÓTaTOv zctì tay/Jp^Tarov, yal IvOa 791, ttÌ? Ntvou 

• I,1K5: NiTftwpi? TTiv Mii^tov òpiouTa ap/^''' («T^^'^l^ '^^ **^ 

llje' aTpi;».i^ouaav, ÀXX àlXa zi oipatptujiva «"rsa auTotatj ev ^e Jii 



304 IL NABUCODÒNOSOR 

niftìstamento si allude non già a una seconda e raeoote 
gnazione di Ninire, bensì alla prima, compiuta da Classare 
più di mezzo secolo inuauzì, e dalla quale appunto em oomin- 
cìata la grandezza e oltrapoteuza minacciosa dei Medi. Nella Ta- 
voletta degli Annali di Nabonid, prezioso documento cuneiforme, 
pubblicato dal Pinches, all'anoo 10' di Nabonid che risponde 
al 547 av. C-, è notato ' che « Ciro, Re del paese di Parsu 
(Persia), il suo esercito raccolse, e sotto la città dì Arbahil 
(Àrbela) il fiume Tigri ralìcò, e nel mese di Igyar al ptese 
d*/s... (marciò) > per punire, a quanto pare, il re di quella oon- 
tradu, a Ini ribelle; ma nìun cenno Wì è fatto di Xinive, come 
se punto non esistesse. 

Vero è che Àminta, un dei commilitoni, a quanto pare, di 
Alessandro Magno, presso Ateneo, parla d'un assedio, mosso d» 
Ciro contro Ninive. < Aminta, così narra Ateneo *, nel 3" hbrt 
delle Mansioni (di Asia) dice, che in Ninive esiste un tumultì 
btìo alto, cui Ciro mlV assedio fece abbattere e disfare, per iii' 
nalzarne argini contro la città. » Ma questo racconto, come pì| 
altri, del buon Aminta pute troppo di favola^; e non are 



> Colonna 11, lin. 1&-16. 

' J)eipno9ophistae, Uh i9: 'AjiuvTa^ 9' sm zpiTfti -T«fl(ifijy k'ip 
9rj7Ìy clvat /(ó^a utjnriiLòv, omp xaraffirasatt K'jpov tv ti' TToltp 
oivaxwvvuvTa rrj ttòXei. 

' Il lumaio era cDlro Ninive, cv tt]" NtV|); come dum|a4^ Oro, fhf ì> ; 
à\ luori. ftolè distrugiitirlo (wr hnc argiuì contro la città? Il tumulo |H)ì era, < 
li l'dttione di Amiota, la tomba dì Sardauapalo, e portava Mpra uiu cotooi^ 
(lietra ÌncJ»o. in lettere caldaiche (cioè in cantti*ri cnunirorml, del tulio 
Greci) il jtf'^Dpnle c|iilaflìo: < lo rr>(rnai, e Giicliè vidi la hire dol Sol**, ^mp 
mancai, ini »bl)ìitidori;iì allf voluttà, ben sapendo essrr brrvc il tempo 
umana e sogti'Cllo a molte mutazioni trd avventiti, e dei bt'ui cht lo laare 
altri ;;odrre. Perciò non lasciai Urascorrere giorno suiza lar tali cdM. • Aociut 
li^tPor, un altro éc'ì cooipafini e storici di Alessandro Mapno. parla, preso Sutdii 
ioc<> lapò^avaTTOcXXs^, di coletta lomb:i di uu S^irdanipolo a Ninlvr, ì\ \v* 
e d'uii'iscriztonfì atialo;;»; ma c^li non fn niun motto dell'assedio di Ciro; e 
la tomba, di cui egli parla, non crii a Ninive, come jcli fu dire Suida» ma ad Anditi 
presM Tarso; t di questa famio menzione paitechi autori antichi. Supra di che i 
gansi le dotte os^scrvazioni del WB^TEnMANN, a piif!ina ft deirli Scriptort 
Alexandri Magni, puhblicnti dal Mfìl.Li£K (i^dix. Didoii per Appendico olle I 
Arriouo. 



DI GIUttlTTA 305 

presso DÌiin altro scrittore aatico alcun riscontro in confenna^ da- 
rebbe saggio di poca critica chi vi prostasso fede. Ho può già dirsi 
che Erodoto, bench'") espressamente non parli dì cotesto assedio, 
tuttavia il comprenda in quella frase generalo, ove ricorda che 
Ciro tà ava ni; 'A^i'na òcjofjTctTtx ìkqUì \ soggiogò FAsia su* 
periore: iraperocchA \° sotto nome di Asia superiore^ Erodoto 
intende la grand' Asia continentale, posta a levante del flumo 
Haljs e della catena del Zagros, e sotto quello di Asia infe- 
riore^ T» xar^ X7j^ 'A!7t)7;, la penisola dell'Asia minore con tutte 
le regioni a ponente del Zagros, fra le quali è TAssiria; 2' e 
infatti, egli dopo le parole testé citate, soggiunge che Ciro * dopo 
aver soggiogato tutto il Continente asiatico (cioè TAsia superiore), 
assali gli Assiri'; » questi adunque apparteneano, non all'Asia 
superiore, ma air inferiore; 3" e infine, fattosi Ciro ad assalire 
rAsairia (sotti il qnal nome Erodoto comprende anche la Caldea), 
poiché ivi la maggior città era Babilonia, la quale, dopo la di- 
struzione di Ninive — -v); Nt'vou àvaixd-cov ytvùfiivvjt — era 
anche divenuta la sede regia, perciò contro Babilonia egli volse 
dirittamente le armi e le pose assedio, e conquistolla. come pro- 
sieguo narrando lo stesso Erodoto ' ; il quale con tal racconto, 
DOD solo non ammette, ma positivamente esclude il fatto che Ciro 
movesse mai niun assedio contro Mnive, a^Buoi di già da lunga 
in rovine. 

Dario d'Istaspe, nelle grande Iscrizione di Behistun, dove 

nominate tante città del suo vusto Impero, fa beasi men- 

one anche di qualche città o regione deirAssiria: come di 

hidus *^ teatro d'una battaglia vinta dal General persiano, 
liinisa, contro i ribelli dì Media e Armenia; e di Arbela ^ 



' r.HODOTo, I, n7. 

' hi. 178: Kvpo^ atrtiTS za iravra Ttjq TiTreipa'j ÙT'ìyiipKfx. STrolYJ^aTO, 

I»i, 178 f >"jt(:. 

' ìscrisione di Itfhùttun, coloni» II, pitragr. 10. ivi, paragr. f, IMmiVis è oo- 
ira it province ribelli; ma w\ conri^sto s«f{ucnie eM» appare ^oLimente come 
Bplieo delb gran rìbelilone ddta Media; e del rimanente fu tosto dallo anni dì 
no rìdcitu al ]p'aK<>. 
' N, parajrr. U. 
Str*^ XrJI, ttat. /)', fase. 873 20 £S ottobre 1806 



30ti 



IL NABUC0I>0!<030R 



dovu Dario stesso, nel 519 av. C. tenendo corte, pani con morte 
di croce il ribelle Chìtratakhma che avea sol levata la Sagartia, 
ed era stato ia battaglia proso prigioniero. Ma di Ninire noo 
fa renio motto; an/i dal detto testò sembra accounarsi che ÀrbeU 
fosse allora la capitale deirÀssirìa, mentre Tantìca NiniTe, poche 
miglia lontana ad occidente, gìaceasi del tutto dimentica e ne- 
gletta. 

Di Xiaire taccion parimente al tutto gli storici dì Alessandro 
Magno; benché la gran battaglia, ore faron decise daila spada 
del Macedone le ultime sorti dell'Impero Persiano, avTeaiss* 
appunto in quei dintorni, e gli eserciti nemici, per acjsojuiarà 
ad Arbela^ dovessero invadere prima e calpestare il territorio! 
Ninire. Il solo Inodoro Siculo ' narra, che Dario Codomano, mfl 
sosi da Babilonia col suo esercito di 800,000 fanti e 2óO,000 1 
valli, accampossi in prima presso Ninive — Tiipt tt^v Nt'vyv, — 
perocché ivi l'ampiezza della pianura parvegli comodissima 
accogliere e ad esereitarrì atrarmi l'immane moltitudine de 
sue schiere; poscia avanzatosi più oltre verso orienta, e valle 
il Gran Zab (l'antico Lycus) che divide la pianura di Xii 
da quella di Arbela, pose ad Arbela il suo accampamento, 
ivi aspettò Alessandro, che a gran giornate ginngea dall' Egit 
Ma qui ])iodoro altro non dice veramente, se non che 
attendessi nei campì, ov'era stata Ninive; e lungi dalPinsinc 
che la città fosse allora ttittavia quella grande e robusta 
tropoli, che ì nostri avverdarii suppongono, insinua tutto l> 
posto; in prima, perchè dicendo aver ivi Dario trovato li 
comodo spazio alle mosse del suo esercito, mostra che quei 
erano disabitati e sgombri; poi, perchè Dario, abbia 
d* appoggiar l'esercito ad una gagliarda fortezza dì città, 
a Ninive, gagliardissima in antico, ma ad Arbola ricorseli 
sotto le sue mura infine attendessi, ed a lei confìdò tutti i : 
tesori, ivi poscia predati, come narra Quinto Curzio ^, d&l viucit 



' £iMiaMe«a. Ub. XVH. e. 53. 

* 2)e refms focati» AUxandri Magni, Uh. V, e. I: Pou^o posi fr* 
Alejrandro Arhela traduntur, rtgia aupeVectili ditiqtte fOMarepttta. V<* 
miVia tahnttìm fmrc: pra^itrcn pretiosat vestet, tottw, ni tttpfa éictmmi 
ilÒKd in iU'im sederli congesti». 



Di GIUDITTA 



307 



udrò. Eppcrciò, la gran battaglia, vìnta noi 331 av. C. dal 
Sacedone, da Arbela prese il nome, non già dalla vicina Ninive; 
la qnale, bonohò un dì iacomp»rabilmente più grande e famosa 
di Arbela, allora per6 si giacca misera e nuda tra le sue rovine 
di ormai tre secoli. Il che viene mirabilmente conferaiuto da 
Amano, ou dei pii") accreditati storiografi delle imprese di 
Alessandro. Imperocché, parlando egli del Tigri, dico ' che esso 
Hbrre luvghesso Ninire, città un tetjipo^ anticamente, grande 
e opu/enta — napà iróX^v IVfvov, ffaXai ttotI {uydXyìV xat cùSaf- 
rxsyflft — questo rraXflte nort dice twppo olcquentemeuto, che, ai 
tempi di AlessjiDdro, Ninive, se pure serbava qualche nome, e 
larra di città, era tutto altro che la gran metropoli di un 
tempo. 

Solamente sotto l'Impero Romano, può dirsi con sicurtà che 
Xìnive tornasse in qualche sembianza e lustro di vita, benché 
It^Qtaoa assai dall' antico splendore. L'Imperatore Claudio, cho 
foad^ in Oriente parecchie colonie, una altresì ne piantò nel 
«to iBtico di Ninive o 1\ presso, come appare dall'epigrafe 
Col. Niniva Glaud. (^Colonia Nìniva ClandìopoìisJ che leggesi 
»pra alcune monete di Traiano e di Massimino ^ E questa è 
la Ninive, di cui parlano Tacito, Tolomeo, ed Ammiano Mar- 
cellino, Presso Tacito infatti, colà dove egli narra la spedizione 
^ G. Cassio, Preside della Siria, incaricato (nelTanDo 49 di G.) 
tà òoodnnre al possesso del trono Mohcrdat*?, che dai Parti era 
tctito chiesto per loro He air Impenitore Claudio, si legge: 
Transmisso amne Tigri, pertneant (^Cassius et Meherdatf^ 
AHiabenos... sed capta in transittt urbs Nnso*, vetuatìsshna 
Assyriae, et Arbela, casiellum insigìie fama, quod pò- 

• inter Darium atque Aìexandrum praelio, Persarion 

• >pes conciderant^. AI quale passo dello storico Romano 
OTA soggiungere la saggia chiosa del suo dotto commentatore, 

iMti: De Nino porro ne dubites^ quam yusDirts a Cyaxare 



\* Ap.niAM, JJistoria Indica, cn\>. XLII. 

Vedi Ti rUvM.iN-:oN. Iferodotuf, Voi. I, p.i|r. 50t. 
Annaìitàm. Xfl. u. 13. 



308 



Il >~ABi;CO00>OS0R 



et Xabuchodonosore dei.etai scimus: instaurata post vÌ4Ì 
sed ut ad prisiìnam magnitudine in non redirei: sic ride 
cum aliis^ tum Cellario etc, 

Tolomeo, nella sua Geografia (Lib. VL e TLII) novera tra la 
città, anzi tra le illustri città deirAssiria — twv ev t^ 'A^- 
Tjptu 3(a^awv rró).£4>y — anche Nìnive, e ne fissa il sito sul 
Tigri, co* suoi gradi di bngitudine e di latitudine, e colla di- 
stanza oraria da Alessandria; ma cotesto titolo d* illustre o per_ 
lo meno ambiguo, se uou debba riferirsi all'antica condixìo 
della città, quando era capital'.' d'un grande Impero» anziché 
alla condizione della Colonia romana, noi secolo U d. C, in cui 
Tolumeo scrivea. Per ultimo, anche Ammiano Marcellino, scri^ 
toro del secolo IV, parla di Ninivc, corno di città vivente; 
hoc Adiabena (^provitwiaj Nisus «rf eivitasi quae olim Persii 
regtm /tossetlerat, notnen A7»f, potetUissìmi quòmìam r^^ 
Scmiramidis mariti^ declarans etc. ': so non che con quL'UW^ 
egli fa troppo bene intendere, che la Ninìve de' suoi dì era 
inferiore airantica, e gnindemente dìsuaduta 4&lla poss 
dallo splendore d'una volta. 

Del rimanente, anche questa Ninivr» romana (per così difk 
della quale non ci son rimasto che poche e oscure memorie, 
tardò gran fatto a scomparire dal tnondo: e sotto il regno 
Sassanidi (22G-652 d. C.) succeduti nell'Impero mesopotan 
agli Arsacìdì, .ella andò interamente distrutta. D'altra 
siccome i t^rapi, in cui comechessìa fiorì cotesto Colonia Ninìi 
dì Claudio, sono già troppo lontani da quelli, nei quali s'oggid 
la nostra controversia di Giuditta, a noi perciò non accade 
brigarcene più che tanto. 

Da tutto il fìn qui esposto rimane adunque dimostrato» cq 
diamo, che l'ipotesi delPAlapide, del Neteler e di altri che I 
rivivere Ninive, dopo il grand'eccidio del 625 av. C, né 
rivivere, ma rifiorire in tal grandezza e potenza, da poter 
novamente chiamata civitus magna e servire di reggia e capit 
al Nabucodònosor di Giuditta: questMpotesì, diciamo, è al tul 



Eerum gestarum etc. Uh. X.XIIl, e. V[. 



DI GIUDITTA 309 

inaccettabile, perocché destituita d'ogoi fundamento storiro» anzi 
a tutti i dilli storici contraria. Quindi Tesumpio, da cotesti ìa- 
terpreti recato, dol risorgimento di altre famose città, come 
Babilonia, Gerusalemme, Antiochia ecc., ritornate dopo i primi 
eccidii in possanza ed imperio, non calza punto al caso nostro 
e non prova nulla; imperocché delle nuove fortune e grandezze 
a cui cotesto metropoli risorsero, si hanno nelle istorie docu- 
menti amplìssimi ed irrefragabili; laddove della pretesa risur- 
rezione di Xinive non si ha nulla di nulla. 

Aggiungasi per ultimo, che niun Monarca persiano da Ciro 
a Bario l'odomano, come osserva il Bellarmino, ebb^ mai, per 
quauto è noto dallo storie, sede in Ninlve, ma bensì a Babi- 
lonia, a Susa, a Persepoli, ad Ecbutaua, capitali celebratissime 
del loro Impero: dumiue niun d'essi potè essere il Nabucodònosor 
di Giuditta. E lo stesso argomento vale; sia pei Ee babilonesi 
da Nabopulassar Hno a Nabonid, dei quali ò notissimo, uuica 
sede essere stata Babilonia; sia pei Uè Soleucidl, le cui famose 
reggie furono a Soleucìa o ad Antiochia, non mai a Ninìve. 

Coucbiudiamo adunque, che niuno del Sovrani caldei, persiani 
tt greci, i quali imperarono nell'Asia occidentale dallo scorcio del 
^lo VII av. G. in giù, può soddisfare alla condizione fonda- 
atale imposta dal testo biblico {Judith I. 5), che abbiam da 

incipio allegato: in altri termini, niuno pu6 essere identificata 
Nabucodònosor, qui rkonabat in N]>'ive cititate uagnì. 




I DERELITTI 



I GIGANTI dell'arte I MONUMENTI DI TEBE 

Il Vaporetto ancorò nell' antico porto di Tebe, presso il rìl- 
la^gio di Liiqsor', ore la nostra comitira mise pie a terra per 
contemplare d'appresso quella gran maraviglia delFarle che n 
sotto nome di monumenti di Tebe. La sua aspettativa per gnu>de 
che fosse, venne a gran pezza vinta dalla realtà, tanto le parvero 
superiori alla stessa fama le colossali rovine, che vedevansì gran*, 
deggiare sulle due sponde del Nilo per una distesa di 
cinque miglia! Il signor Filippo sorridendo di compiacenin 
rimirare lo stupore delle due straniere, disse loro — Ebbi, o no, 
ragione d'invitarvi a Tebe? Vedeste mai in vita vostra opew 
titaniche pari a questo? Allor che qua arrivò l'esercito di Bo- 
naparte, sopraffatto dalla maraviglia proruppe in una bum»» 
di grida festose, di esclamazioni entusiastiche e di applausi %]b 
civiltii dell'antico Egitto. Quelle rovine, che voi qui vedete, so» 
gli avanzi del reale palagio di ÀmenoR UI e di Sesostri. Poichi 
è a sapere che al sorgerò dell* undecima dinastìa, la quale inìzio 
il secondo e più glorioso periodo della storia egiziana ^ la capi- 
tale del regno fu trasferita da Memfi a Tebe, la città di Am- 
mone, una delle più antiche città dell'Egitto, e i cui abitanti, 
al dire dì Diodoro Siculo, milantavansì d'essere il popolo pia 
antico del mondo. I Greci chiamaronla Diospofi o la città di 
Giovo per indicarne la grandezza, la potenza o la gloria. 

' I.u<|4or in .irnlio siionn cistelln o nnche palafpoi o dee p«r .ìttraian fi «f|| 
noiiin a^W av.inzi AA re^)^ palagio dp'Farjionr. 

' Il fM.*conilu perioda tlpir^v'i^'a 'loria. stuodo 3ì olcoli di^l Blarìr'lle e driU*] 
oomiant, sì est»ik*iYb)H* duU'iindK'ìin.-t ulta diciasfiiiosìiiia dioaslia. 



1 OEneum * l. i giganh DCLL'Anre o i monumenti di tcbe 311 

»[artellata dal U'mi>o. smantellata daHremuoti, arsa dal fii- 
delle guerre rovinò e giao^no nella polve che or la ricopre ; 
Della sua stessa tomba tanto ritiene dell'avita grandezza, che 
Don arvi al mondo piti superbe mine. E sì dicendo, sì appressò 
colla sua comitiva ad antiche muraglie, alle quali i Fellah avevano 
addt^sato le loro casipole di fango. Erano quelle mura ciclopee 
costrutte di grandi pietre riquadrate e scolpito di bassi rilievi, 
tra le quali aprivansi gallerie di gigantesche colonne e uua porta 
di smisurata grandezza — Questa, disse il signor Filippo, era la 
porta di un tempio dedicato ad Ammon-ra. Le donne stupirono 
al vedere le immani spalle o i massicci stipiti di quel portone, 
costrutti di gran cubi di pietra, foggiati a piano inclinato, scal- 
p^^llati e adorni di figurOf geroglifici ed emblemi, levantisi a 
gnìsa di due tronche piramidi fino air altez^^a di vontitrò metri 
sopra trenta di larghezza alla baso, o sorreggenti uno smisurato 
architrave di pietra, bellamente incorniciato e adorno di moda- 
aature e di fregi. 

D' innanzi alla portìi dalPun lato e dall'altro posano due statue 

ài dodici metri di altezza, assise in trono, mitriate e raffiguranti 

il Faraone, che quivi aveale collocato, perchè fossero come sen- 

n lineile avanzate del tempio; e avanti a queste, altre quattro, 

^bVesse dì gigantesca statura, fronteggiate da due obelischi 

^moliti di un bel granito rosa, poggianti Unno a venticinque 

^^' altro a ventitré metri d'altezza. Di questi peraltro solo il 

secondo è rimasto sni luogo, essendo stato il primo trasportato 

I Parigi, ove giganteggia sulla piazza di Luigi XVL 

Per P anzidetta porta la nostra brigata entrò in un viale* 
che mettea capo a un' altra porta di somiglìaute foggia e gran- 
dezza, istoriata anch^essa di figure e bassi rilievi; e quivi arre- 
fitossi alquanto a contemplare la figura del gran Sesostri rap- 
presentato fieramente in atto di far fronte egli solo a un esercito 
nemico, e fulminarlo e metterlo in isbaraglio ed in fuga. Di là 
P&3SÒ a un Secondo viale lungo diit- chilometri, che unir doveva 
OD tempo 1 reali edifìzii di Luqsor con quelli di Karnac. 

— Questo viale, disse rivolto alla comitiva il signor Filippo, 
^m da ambo i lati costeggiato da uua lunga fila di sfingi, forse 
uà seicento, fatte erigere da Amenofi IlL 



315 



I hEUKLITT! 



— Btìn 8i pare, soggiunse la Marchesa, da quelle che tuttora 
rìraangono o dai tanti frHntumi che incontriamo sui nostri passi. 

— Queir innestare, osservò la Mima, una testa di donna a un 
corpo di leone, comi* fecero gli scultori di qneste sfìngi, ò cosa 
che mi garba assai, perchè sembrami il simbolo della donna forte! 

— Ma altre ne vedrete tosto, ripigliò sorridendo il signor Fi- 
lippo, con testa di montone; e menò la brigata n nn altro viale, 
luogo un duecento metri e corso da due file di marmoree e co- 
lossali stìngi, come si disse, a testa di ariete, accosciate e alli- 
neate l'una di fronte air altra. 

— Oh! sclamò maravigliata la Marchesa, come mai poter 
queste sfuggire al dente edace del tempo? 

— È in vero cosa ammirabile ; poiché, come ben vedete, gli 
altri viali, che pure aver dovevano, secondo il costume di allora, 
eguale ornamento, ne sono pressoché del tutto spogli. 

À capo di questi viali affacciaronsì allo sguardo attonito della 
nostra brigatella quattro porte di gigantesca mole, tnttora io 
pie in mezzo a una selva di colonne. 

— Quello, disse il signor Filippo, erano le porte che met 
vano alla reggia e al tempio. Imperocché era costume deTi 
raoni soggiornato presso il Santuario in un col gran Sacerdoi 
6 i Ministri del regno. 

La prima porta, e la più estei'na, era questa che voi qui 
dote, colle gigantesche spalle a piano inclinato. Misuratene 
occhio Taltezza: che ve ne pare? 

— Yi potrebbero, disse la Marchesa, passar sotto comodament 
le torri e i campanili delle nostre cattedrali! 

— Vi basti dire che poggia lino a quarantatre metri 
altezza ! 

— Quanto, cioè, soggiunse la Ghita, sarebbe piò o men l'ali 
di due palazzi a cinque solai, sovrapposti Tuno alT altro. 

— Mio Dio che mole! sclamò la Mima; e misurando coiroceii 
il massiccio dogli stipiti e la larghezza totale della fronte, 
giunse : apposto che lo spessore del muro è di oltre ai 
metri e di cento e più la fronte. 

— Non andate a ferire molto lungi dal vero, soggiunse il 



L. 1 GIGANTI DELL* Altre O 1 MO.MJMBKTI DI TEBE 



Mò 



gaoT Filippo, perchè quello misura quindici metri di spessore, 
e questa ceutotredici di Ìarghez;!a, 

— È dunque la porta più colossale del mondo? 

— Certamente; o aggiugnete la pia antica, come quella che 
^^a resistito all'urto di aluien trenta socoli e forse d'avvantaggio. 

^ sì dicendo invitò la comitiva a visitare rinterno della gran 
mole, dove apronsi parecchie stanze e monta una scala che poggia 
fin sulla piattaforma, o sull'architrave delhi porta, donde rocchio 
gpasia a grande tratto d'intorno. Uà il debol sesso non si sentiva 
in flambé di poggiare a tauta altezza; e non tenne Tinvito. Laonde 
il signor Filippo T introdusse senza più in un ampio cortile, nel 
cui mezzo sorgono due tempietti, e ai due lati corrono grandiosi 
porticisorretti da gigantesche colonne, dictotto delle quali dalla 
banda di tramontana torreggiano Uno all'altezza di quìndici metri, 
mentre poche altre dall' opposta banda rimangono tuttora in pie. 
Vt^lesi altresì nel mezzo dello spianato una terza fila di colonne 
quasi tutte rovesciate a terra, ma che sorreggere dovevano un 
(K^rtioo centralo destinato forse ad ornamento do'due tempietti. 
Non è a dire gli stupori della Marches:i e della figlia innanzi 
jk quelle colossali rovine ! 
Io fondo a questo cortile apresì una seconda porta simile nella 
già alla prima ma non nella grandezza, non avendo che un'al- 
dì venti metri; la quale mette nella sala detta del trono o 
he delle C'Olonne. Ai due lati di quella seggono due statue 
inoiito di granito rosso, alte sette metri; delle quali una Ò 
Iconcìa e deformata dal tompo, non cosi l'altra, che può dirsi 
itelta, e rappresenta il Faraone Ramesse III. 
Le pareti laterali di questa porta sono scolpite a geroglifici, 
danneggiate dal terremoto e ornai ridotte poco men che a 
monte di ruderi; su pe'quali ò pur forza inerpicarsi a chi 
inde vaghezza di visitare la parte esteraa dell' edilìzio, ove 
,6si rappresentato il trionfo di un Faraone, che sarebbe, per 
di alcuni egittologi, Sesonki, o il Sesak della Scrittura. 
nostra brigatolla peraltro tcnnesi paga di ammirare soltanto 
interno dell'aula faraonica; ove appena mnsso piò sulla soglia, 
ossi colpita di stupore allo spettacolo della più vasta o 
Ida rovina che mai si vedesse, e innanzi alla quale 11 Ma- 



t DERcinn 

riette, il CharapoUion ed altri egittologi peritivansi di delinearn 
anche solo uno sbo;!zo, tant'era l'animo loro sopraffatto dalld 
grando/.za e maestà di quelle titaniche moli. L'aula di Earn&c_ 
è compartita in quattordici gallerie sorrette da conto trentaquattr 
colonne marmoree, tutte di gran corpo e di smisurata alte/.rj| 
Quello che adornano la navata di rae^/zo, in numero di dodie 
SODO alte circa ventitré motri, con un fusto di tre metri di dìi 
metro, tutte istoriate nella loro langhoEza e terminanti in ca- 
pitelli intagliati a dado, mentre quelli di altre colonne 80qo 
fiore spiegato di loto. Su per le colonne, nelle volute da*capitoI 
e nelle pareti deir aula ti si presenta allo sguardo sculta, 
pinta e scrìtta a geroglifici tutta l'epopea de'Faraoni: i 
nomi e i titoli della loro sovranità, le guerre e le vittorìe. t 
trionfi e la pompa religiosa, ch'era semjtre il ooronamen^3 del 
loro gesto. La nostra comitiva contemplò a lungo quelle reliqo 
di una gloria e grandezza impareggiabile, ma misto alla 
ravìglia provò quel senso di disgusto a di terrore che natur 
mente ispira Torrida vista di que'numi egiaii a testa di avoltoior 
d' ibis, di ariete, di lioue, di sciacallo, di coccodrillo, di serpeut 
e via dicendo, non che il ributtante spettacolo del Faraone vìe 
citore, che caccia una mano ne' capelli de* vìnti prostrati a'i 
piedi, tìen coU'altra sui loro capi sospesa la sua azza in atto 
accopparli; ovvero riguarda con feroce oompiacen7,a dal suo 
trionfale i trofei di ammonticchiate mani recise u'suoì nomìd 

£ qui piacemi notare le parole del Wilkinson riferite dal 
galdi '. 

* La crudeltà ò sempre stata in Oriente il criterio del 
gio; e la potenza di un monarca e il valore di ima nazione 
giudicarono sempre dalla fìere/.za del loro carattere. » 
infatti traspare da tutti ì monumenti sacri o regìì deir£gil 
pagano, i quali riguardati da questo lato chiamar si possono Ù 
titesi de* monumenti cristiani; essendoché questi mentre ci 
blimau Tauimo tn un ostasi di maraviglia, ce lo riempioni) d*l| 
offabile dolcezza, perchè ci riflettono la vera idea della dil 
e della sovninità e c'ispirano la religion dell'amore. 
Il signor Filippo addiu^ alla sua brìgatella le sculture e il 

' Rboaldi, Effitto antico e moderno, TiIm-, i;.ip. XI, paj. 273. 



L. I CtGATTI fiELL ARTE I UONUVENTI DI TEBE 

pinti raffiguranti le vittorie e i trioofl di Sisac, o Sesak, che 
spogliò la reggia e il tempio di Gerosolima e ne trascìuò il po- 
polo io dura scbiavìtt\; e le fé' osservare il mirabile stncronismn 
fra la biblica storia dei re di Giuda e quella de*FaraoDÌ, già 
avvertito da Ippolito Roselliai, e da altri egittologi citati poscia 
dal eh. P. Bnmengo '. 

Dairania aa/,id'.*tta. che vuoisi fosso la grau sala regia fatta 
t^diflcare da Sethos I padre di Sesostrì, passò la nostra comitiva 
per qd' altissima porta in un altro cortile, in cui giganteggia- 
vano un tempo due obelischi di granito rosa, alti ventitré metri, 
un Bolo de' quali, levigato e lustrante come uno specchio, sfida 
tuttam ritto in pie il lìotto do' secoli, mentre I* altro giace fatto 
iu pezsL a terra. In fondo a questo cortile sorge un propileo, che 
dà accesso a un* altra corte, ove torreggiavano due altri obelischi 
di trenta raetri di altezza, l'uno de' quali è tuttora in pie, e 
r altro rovesciattj al suolo. Questa corte mette alla sala delle Ca- 
riatidi, così detta, perchò invece di colonne è sorretta da smì- 
'i pilastroni, a cui erano addossate quaranta cariatidi, quasi 
wiU<^ tlal tempo malconce o atterrate. Le poche rimaste sul luogo 
statue colossali di marmo, che formano la più grandiosa 
ùone che immaginar si possa. 

In questa sala si cammina sopra un monte di statue rovesciate 

infrante; e tuttavia quinci furono estratte non meno di sedici 
le, sei delle quali perfettamente intatte, e che adesso deoo* 
raso il museo di Londra. 

Dalla sala delle cariatidi si penetra nel santuario o nella parto 

pi£l sacra del tempio; e però anche più riccani*mte decorata. Le 

sne pareti sono di un bello o fine granito, ben levigate e tutte 

allMatoruo fregiate di sculture rappresentanti offerte e sacrifìzii 

i^ Dei: ma sventuratamente or non offrono airocchio che ro- 

iteé. Corre attorno alk* mura del santuario un corridoio che dà 

■4ito agli appartamenti sacerdotali, in uno de' quali ammirasi 

■Ila splendida sala a colonne e altre sale minori, ove veggousi 

Hrflgurati i rarii minìsterii del sact*rdozio. Vuoisi che fosse Tap- 

jvtamento del gran Sacerdote preside del Concilio dei trenta, e 

à)Te si dovettero tenere le sedute del gran consesso. Gli altri 

Cronologia BibHcoAssìra, Ap|)en(Jice, cap. XVI, pag. 77, 78. 




:m 



I DERELITTI * L. I GIGANTI DELL ARTE I HO^l'MEfrn M TEBE 



appartamenti hanno stan'^e più piccole, compartite a dne solai» 
con belle scale di marmo, ornate di rilievi che rappresentano gU 
atti Holenni del culto. 

Àirusrìta del santuario e degli alloggi sacerdotali ti si ap: 
d' iunan/à un altro cortile di cinquantatrè metri dì lunghe 
sopra ottanta in circa di larghezza, in rae7>20 al quale posano d 
grandissimi piedistalli, eh* esser doverano la base di due gigaa- 
tescbe statue, ovrero obelischi, e innanzi a cui sorgono qaatt^H 
colonne polìgono e isolate, che sono forse avanzo di nn'&nti^^ 
costruzione, [n fondo al cortile grandeggia il real palazw, chia.- 
malo dagli egittologi il palazzo di Tumtosi IH, ossia del Merid 
il cui atrio ornato dì cariatidi, metteva a nn ampio salone 
cerato di circa cinquanta colonne, la pii*! parte atterrato dal 
tello demolitore del tempo. Lo fiancheggiano da ambo ì lati ali 
sale minori a dodici colonne ciascheduna, dietro alle quali apro: 
molte camere che riescono in un corridoio. In una delle dette 
sale figurava un sacrifizio fatto da Tumtosi III a cinquanta de' 
suoi pili illustri antenati disposti su quattro linee; o^^nnn ^i^'. 
quali portava il suo nomo scritto in geroglifici sovra un cartr i- 
Ma questo prezioso monumento, che tanta luce arreca all' arruf- 
fata storia delle faraoniche dinastie, venne trasportato al museo 
del Louvre a Parigi. 

La nostra brigatella a tanta magniflcen^^ di portici, di sale, 
dì colonne, di statue e di obelischi, tutte opere cìclopee, non 
poteva riavere il fiato per Io stupore; e il nostro bravo egittologo 
ne gongolava di allegrezza, e per accrescerne la maraviglia veni 
rammentandole le parole del celebre Ampère; il quale dice 
che lo spettacolo da lui contemplato in Tebe, avea suptirato 
lunga mano quanto in vita sua avea vist^ di grande e di subii 
al mondo. Il maresciallo De Marmont anch'egli diceva, e La peni 
mi cado dalle mani, quando mi accingo a descrìvere le tante 
raviglìe in quel solo quadro (cioè nella reggia del Faraone) adi 
nate. L' immaginazione non potrebbe crearle; e la parola ò im| 
tento ad esprimerne la mìnima parte. > Lo stesso assevei 
Champollion Figeac; il quale, benchò valente egittologo e 
protestavasi incapace di abbozzare appena non che ritrae 
sua penna la grandezza di opere che sembrano favolose. 



3Ì7 



LL 



OL IPOGEI DB FARAONI 



Dalla reggia fu la comitiva a visitnre nell'opposta sponda del 
Nilo in sulla libica montagna le tombe reali della XVIIl, XIX 
e XX dinastia dei tempi biblici. Recenti egittologi e viaggiatori 
Don noverano che diciassette tombe, ma più assai ne contarono 
Diodoro siculo e Strabone. Molte adunque serbano tuttora sotterra 
il segreto di altre rivelazioni, che verranno col tempo a spandere 
nuova luco sulla storia dell'Egitto. Tra le tombe scoperte meri- 
tano special menzione quello dei Ramasse, incavate a punta di 
scarpello nelle viscere della montagna, e tutte più o meno ornate 
di affreschi e di sculture. L'ipogeo di Ramesse II ò un androne 
che sMncaverna nel monte per uno spazio di centoquaraotacìnque 
metri di lunghezza e rinquantaaeì di profondità, colle pareti bel* 
lameate ornate di pitture; in cui sotto il simbolo del sole* che 
in sua celeste carriem illumina ed accalora tutti i popoli della 
terra, viene raffiguratii tntta la vita del Sovrano defunto, e fa 
capo a una gran sala anch'essa vagamente dipinta, e ove, quando 
fa scoperta, non appariva vestigio di porta alcuna. Se non che que- 
sta non è la sala mortuaria; poiché uu foro fatto aprire dal Bolzoni 
in ana parete, che al martellarla avea rimbombato, mise in luce 
no altro androne e in fondo a quello una sala riquadrata di 
otto metri cubici, la cui volta è sostenuta da quattro massicci 
pllastroni, e lo partiti sono tutte intorno abbellite dì hen con- 
servati aEfreschi, rappresentanti in molti gruppi di figure a varie 
tinte e fogge le diverse nazioni dal Faraone soggiogato, e in 
atto di rendergli omaggio. A tergo di questa corrono tre altri 
androni, che sboccano in altrettante saie; T ultima delle quali 
è ornata da sei colonne e corsa ai due lati da doppia fila dì 
stanze o edicole; e fa capo a una specie di cappella quadrilunga, 
bellamente fregiata di rilievi e di stucchi. Vi campeggiava nel 
meszo un superbo sarcofago, di un sol pezzo di alabastro, lungo 
più di tre metri e decorato dentro e fuori di geroglifici, venduto 
dai Belzooi a un ingleso per cinquantamila franchi. L'averlo 
trovato vuoto fé' chiaro allo scopritore che quello non ora l'arca 



318 I DERBUTTI 

del Faraone; e però egli fé' rompere il pavimento, ove a colpi di 
martello sentivasi il ruoto; ed eccoti aprirglisi sotto doe branche 
di scala, per le quali scese fino alla profondità di quaraotacinqae 
metri; ma giunto coluggiù, si vide chiuso da un cumulo di sassi 
e di macerie il passo. Forse in fondo a quel pozxo giace la salma 
del Monarca '. 

Un altro ipogeo, quello di Kamesse II[, scavato anch^esso 
vìvo della montagna per un tratto dì centoventicinque metrico' 
8i?condo altri, dì metri centoseasan lotto, è per le sue deeorazioal 
una vera piigina di storia. Il primo corridoio per cui si cQt 
dtt ambo i lati, è corso in tuttii la sua lunghezza di quarai 
metri da una fila dì camerette mortuarie riserbate ai miniìitn 
e ai grandi della corte; nel cui centro vaneggia un posao, 
sepolta la salma del defunto, e intorno alle pareti ?eg^ 
espressi in varie pitture gì' iucjirichi suoi. A rao' d'esempio» 
una è raffigurata la viticoltura, mercè una vigna tirata a porgo*. 
lati^ la vendemmia coi cofani pieni d'uva, i t'jrchi per pigio 
la ooltuni del mosto, e le giare per mettere in serbo il vino; 
ognun intende che quellu è la camera mortuaria del coppie 
dì Fanone''. 

Un'altra ritrae ne' suoi afroschì l'agricoltura; e tì si va 
il piccolo aratro di Osiride, l'annafGamonto artìfìcialer il ma 
di attìngere acqua, anch'oggi in uso, cioè coi mazzacavallo, 
mietitura, e via discorrendo. Una terza rappresenta la 
rizia dì casa, ove veggonsi arredi che oggi passano per oof 
della moda, ed orano in uso oltre a tremila anni h^ come 
gli altri, seggiole eleganti vagamento impiallacciate o intarsii 
con davanti distese al suolo pelli di leone o di altri anu 
in luogo di suppedaneo. In una quarta veggonsi dipìnte 
in uso a que' tempi: azze e picche simili alle nostre alat 



' Questa sembra nsscre suo (esl« dissollciraia; poiché i giornali d àeaait 
la Tnammiii dì n3inr5:«f II o di Scsostri, clic Lrnvo!?) [>errptUinienlr con 

' L*\ulore iltl Vinp^ io Ftìblico \\, 1, p. 30H) D0t3 V ì^MioninM dì VoltRlrSiii 
a proposilo di qoi'l òìòernnt ci irteOrutd itunt, che dice \a ScriUiin, pirluAl 
luachfUo ilaU) da ljiust'{>pc a'suoi rratclii, fscbinn -srhi^mazundo: — Coni 
e*»r questo, se in KfiUo non (^cevasi vino? A lui ritpoodono le più aniìchr ] 
(tirp de'inDnumfntt egiiii. Oraiio che ne saperli più dì lai, celebra il vino 
deH' Egiilo (1. I, ;J7) 



U. GL IPOr.EI DE FAnAOM 



319 



^hi a maglia, macchine d'approccio da arietare le mura e 
«bine dì difesa^ bundioro, a meglio insegne e emblemi ioa- 
i rappresentanti gli Dei creduti propi^ii air impresa. Nelle 
e celle erano effigiate la pesca, la caecia, la naTÌguzìonef la 
lìea, e dicasi lo stesso di altre arti coltivate dagli Egìzii ; 
'è agevole riconoscere i varii incarichi che ciascuno aveva in 
to, i diversi rami di arte, industria e commercio, a cui pre- 
leva in tutto il regno. 

Questo storico corridoio mette in nn secondo, che può chiamarsi 
h'esso una storia dipinta; dacché rappresenta le imprese del 
■aoDe. Esso fa capo a una gran sala, ove vedovasi un sarcofago 
granito rosa, che fa poi trasportato ne! Museo di Loudra. Nò 

[rmina T ipogeo; che altri corridoi e stanze al dì là della 
)ala sì protendono; ma che sarebbe superfluo qui descrivere 
aanto si è detto del primo sepolcro. Non toccherò per amore 
brevità neppure delle magnifiche tombe di Raiuesse IV, Ra- 
sae VII e di un altro E&messe, che non si sa ben qual fosse, 
redofii dipinto il giudizio delle anime» di cui demmo a suo 
go un cenno. Noterò solamente col eh. Autore del viaggio bi- 
M> eome in quella di Rimesse VII conservasi un dipinto, nel 
de il Faraone è vestito del suo real paludamento col capo 
imbrato dallo ali di uno sparviero, che porta negli artìgli il 
u, cioè il segno, come altrove si disse, della giustificazione e 
la vita eterna o anche il carattere adoperato a distinguere 
statue degli Dei da quelle de* mortali. Fu questo eziaudio il 
;oo dato da Dio stesso all' angelo delle sue vendette, perchè 
quello contrassegnasse i giusti ch'esser dovevano risparmiati 
iraltrioe sua spada, e che nelle statue e pitture egi/.iauL^ par- 
ie sempre nella destra le anime dei defunti giustificate e tutti 
Dei maggiori e minori; di quella guisa che i Padri del de- 
ia^ dietro air esempio di 8. Antonio, portavaulo cucito m;l loro 
VChe mistero non si nasconde in questo segno comune ai 
itili, agli ebrei e ai cristiani, e che fu fin da' tempi più re- 
ti il segno profetico doUa vita simboleggiata dalla croce del 
k Salvatore del mondo! 
pò la visita dogli ipogei la nostra brigatella die una scorsa 
dintorni per contemplare le rovine di uno de* più antichi e 



320 



1 DEnELim 



splendidi delubri di Tebe, che fu neirera cristiana trasfonnatfl 
-in chiesa^ il tempio, cioè, di Amon-ra dedicatogli^ più di tre mib 
anni sono^ dalla regina Hatasu moglie di Turatosi II. 

Anche qui porte gigantesche, viali di sfingi, dne obelischi 
giacenti al suolo tra lo rovine, belle tombe di sacerdoti e d' 
loro femiglìe, splendidi sarcofagi, di cui adornasi al presente 
museo del CairOf e ne' quali è rappresentato parimente il già- 
dizio delle anime e la finale sentenza di vita e di morte, e da 
ultimo bassi rilievi raffiguranti un trionfo colle spoglie del ne- 
mico. Di là fu a visitare nel vicino villaggio dì tìonrnah on 
magnifico palagio, opera per avviso dì taluni egittologi di Ba- 
messe II \ e dove accoppiato al gigantesco vedesi il grazioso e il 
finito, tanto che Io si direbbe un'opera greca o romana. 

Due grandi porte mexxo dìrorcate mettono a un riale di ^^^^^r 
tntto ingombro di rovine, al cui capo sorge la facciata d^! 
fisio, con davanti nn grandioso peristilio su(fulto da dieci co- 
lossali colonne, delle quali cinque sono tuttora in piò, formaia 
non come le altre di un fusto solo e massiccio, ma di un gruppo 
di colonnini figuranti il gambo del fiore loto, dì cui i l>i)ttoai 
e i fiorì spiegati incoronano a guisa dì capitello la cima. Aprssi 
nel bel meszo del palagio un'altissimo portone, che mette n^Ui 
prima sala ornata di sei colonne di gran fusto, detta la sali 
delle udienze; e ai Iati di qnello altro due porte che dànn*^ en- 
trata agli ap|iartamenti, i quali per mex») di quattro port^ in- 
teme fanno capo alla dettA sala. 

Ciascuna delle stanze laterali misura cinque metri in lungbezB 
e quattro in larghezza-, e tanto le pareti delle stanze, come qm 
della sala centrale, sono tutte fregiate di scolture rappreseni 
gli Dei. A qnesto salone fa seguito un altro sostenuto da quii 
colonne, con altre stanze laterali, tutte ornate dì sacre 
zioni, e in fondo a quello un vano ch'esser dovea la cel 
santuario. 

Quiudi passarono i nostri viaggiatori a contemplare i dne 
colossi, detti di Mumnone, unico avanzo di un gigantesco Um] 
di cui più non resta traccia sul luogo: ma quo* due colossi, 

' Mvcrse tra gli egittologi sono iitlomo a eia le opit)ioni, ira non »c<sd»i 
occuparsene. 



LI. gl'ipogei DB'PARAOia 3^1 

de' quali fu guasto dal tempo e dalle ire nemiche^ sono là a 
mostrare qual ossero ne doveva la grandezza e lo splendore. Le 
dae statue sono monolito e tagliate d'un sol masso dì gres calcare 
durissimo; e avvegnaché sedute in trono, misurano dalla punta 
del piede tino alla mitra, che lor copre il capo, quindici metri e 
cinquanta centimetri, e il loro piedestallo quattro metri e trenta 
centimetri. Intorno al plìuto e al trono veggonsi con belle scul- 
ture simboleggiati il Nilo superiore e T inferiore, e vi si leg- 
gono eziandio moltissime iscrizioni antiche e moderne de*TÌag- 
gìatori che le visitarono; i quali fìu su por lo gambe de' colossi 
lasciarono per memoria i luro nomi. La nostra brigatella vi lesse tra 
gli altri il nome dell'imperatore Adriano e di Sabina sua consorte. 

— Perchè, dimandò la Miirchesa, queste due statue ebbero 
il nome di Colossi di Memnone? 

— Perchè, rispose il signor Filippo, i Greci favoleggiando 
Tollero vedere in esse rappresenfcito Memnone, il figli) di Ti- 
tono e dell'Aurora; ma il vero si è ch'esse rappresentano il Fa- 
raone che le fé' erigere, cioè Amenofì, o come altri dicono, Ameno* 
fonte III. U colosso che voi qui vedete dalla banda di tramontiina 
fu neirantichità assni celebre per una sua singolare proprietà di 
rendere de' suoni abbastan^A sensibili allo spuntare dell'aurora, 
fÒDomeno dovuto probabilnienifì al subito e forte riscaldamentu 
del granito percosso dai niggi solari, ma dall' ignoranti de'pa 
gani avuto io conto di prodigio, quasi che lo spinto di Memnont; 
animasse la morta statua per niaudare un armonioso saluto alla 

, madre, l'aurora, quando sorgo dal talamo di Teti. Uà è tempo 
contempliamo altre maraviglie; e sì dicendo, die volta e meno 
o>3U)ìtiva a un campo sparso qua e là di rottami di colonne, 
capitelli, di cornici e di marjui, ove sorge un altro colossiOe 
ìfizio, ch'era palagio e tempio insieme. Nella sua cinta est>3rna 
si una lapide, in cui leggesi scritto a geroglilìci un sunt^» 
calendario delle feste che celebravansi nel tempio. L' archi- 
di questo tempio non diEferisce da quella degli altri, 
fqoali facemmo parola: una gigantesca porta colle due ali 
lieeiea piano inclinato; e una corte con molte stanze attorno, 
Bla da un portico sostenuto da otto colonne. Indi una seconda 



■ / I f ^ ; 



n: fvuc. 8:3 



I ottobre Itì 



322 



I DEHELIin 



porta che mette a od altro cortile, ìa fondo al qaale aprasi il 
dromos, sorretto da grandi piiastrooi a cui veggonsi attergate 
colossali cariatidi. Le pareti sono croate di affreschi e la volta 
dipinta di an Ml'azztirro stelleggiato d'oro. Iri veggoQsi effi- 
giate le imprese di Ramesse IH figurato sotto gigantesche forme 
ora in atto di offrire coi sacerdoti incenso agli Dei, ed ora sul 
suo carro di guerra in mezr.o alla battaglia. 

Dalla dotta corte passò la comitiva a un altro portico soste- 
nuto da otto colonne; entrò nelle gallerie terrene del tempio e 
per mezzo di scale, che montano nel vano degli stipiti delle 
porte, salì alle superiori, dove visitò la parto più nobile del- 
l'edifìzio, che è una sala, lunga quarantuno metri e larga tren- 
totto. Fili di venti altissime colonne di marmo ne sorreggono il 
soffitto, colorito di un vivissimo azzurro e tempestato di stelle 
d'oro, dinanzi a molte di quelle veggonsi tuttora parecchie 
statue a foggia di cariatidi. Lungo le pareti sono ritratte Id 
grandi imprese di Ramesse HI, le sue battaglie, i suoi trìoo^ 
le vinte nazioni, e la panegiria o festa in suo onore e in rin- 
graziamento agli Dei, cose tutte che diedero al nostro Egittologo 
ampia materia al ragionare. Al detto salone o aula massima fa 
seguito una sala adorna di ventiquattro colonne, tutte ptirò tronc 
a due tre metri di altezza, e che mette a sei stanza) latem 
indi una seconda sostenuta da otto colonne con parecchie oamei 
attorno presso che tutte smantellate e in rovina; e lìnalm< 
una terza, anch'essa decorata da ottu colonne con a capo la cei 
il santuario e d'ambo i lati le camere dei sacerdoti. Quivi 
signor Filippo mostrò alle donne Tara dei sacriflzii, cioè o 
gran tavola marmorea che poggiava su quattro basi, solcata 
mezzo da un canaletto col suo colatoio pel sangue delle rìttìai 
e incavata in piil luoghi per deporvì le offerte della forìna, 
vino e dell'incenso. Le pareti del Santuario sono adorne di 
riatidi, di sculture, di rabeschi e di fregi vaghissimi a vi 
ma la moltitudine stessa dì quegli abbellimenti stancò la 
e rammira/.ione della nostra a^mitiva; la quale uscendo di 
attraversò il viale delle sfingi e f n a visitare il Ramasseo, r^ift 
tempio e palagio insieme del Ramesse che lo fe^edificare. Miwt 
centosessanta metri in lunghezza e appresenta anch'esso Ti 



U. GL IPOGEI DB FAnAO.Nr 



3'r.i 



aspetto dr^'templì e palagi più sopra descritti: una gigantesca 
porta d'ingresso, il viale delle fidogit iin*Httra |K)rta che metto 
alla prima corte, ma tutto questo in rovina, e finalraentJ una 
^tua colossale assisa in trono, atta dodici metri e tutta d*un 
|kan blocco di granito, il cui peso si calcola fino a un milione 
dì chilogrammi. In fondo a questo cortile aprosi un altro portone 
che dà accesso a una gran sala, lunga cinquanta metri e larga 
qnasi altrettanto, lìaucheggìatft da gallerie sostenute da grosse 
colonne e oruaU ai due capi di cariatidi alte circa dieci metri. 
Da questa sala si passa a una seconda vastissima corte cinta di 
grandi porticati ; e di là per tre porte in granito entrasi in un 
altro salone ornato di quarantotto colonne allineate in otto file, 
^lle quali cìnquo restano ancora in pie, bellamente istoriate 
^ dipinti e sculture rappresentanti le guerresche imprese del 
faraone. Ivi per testimonanza di Diodoro siculo ammiravasi un 
toinp'^ un gran cerchio tutto d'oro dello spessore di un cubito 
e di una circonferenza di trecentosessantaciaque cubiti, in eia- 
senno de^ quali era segnato il giorno delTanno e il nascere e il 
cader del sole. Questo calendario di nuova foggia vuoisi che fosse 
jwl suo gran pregia tolto di là da Cambise quando invase T Egitto. 
Quanto ad altri templi di minor mole non mette conto par- 
larne ; e la nostra brìgatella non si diÒ pensiero di visitarli, 
^lUoea com'era e intronata dalle tante maraviglie che avea colà 
l'tre giorni di sua dimora contemplato. Le due forestiere poi, 
per la prima volta le vedovano, non aveano parole bastanti 
esprimere il loro stupore e sentiansi in faccia a que' giganti 
Tantica architettura come annichilito; tanto lor pareano a 
Qte di quelli piccoli e lilipuziani ì nostri edifì^iì! 
|I1 signor Filippo era contento del fatto suo, perchè da buon 
erone non avea lasciato di dar loro i necessari i schiarimenti: 
perch'egli era un Cicerone cristiano, guardossi bene dal porre 
^tacere le memorie dì un'altra ben diversa e assai maggiore 
ksdezKa, invisìbile all'occhio corporeo, non a quello ilella mente, 
sta per l'uom della carne, eloquentissima per Tuom dello 
rito, vo' dire la grandess/a morale, a cui poggiò un tempo la 
cristiana. Egli rammenta con vera compiacenìsa I tanti ana- 
li e i tanti martìri che illustrarono la Tebe cristiana, massime 



3^4 



I DEA BUTTI 



la faniosìL legione Tebea, che colà avea avuto il suo quartiere^J 
che vaolsi fosse pur anco in gran parte composta di legionari 
tebrffti : e da loro prendendo le mosse, venne a parlare de' mo- 
derni crìstiani dell'Egitto o de'Oopti uniti al centro della catto- 
licità, e che ritengono tuttora la liturgia ereditata da S. Maroo. 
In commendazione de' quali disse^ che ì Copti c^ittolici ritraggono 
molto degli antichi asceti, come quelli che sono assai dediti alla 
preghiera e al digiuno, a cui consacrano non meno di quattro qua* 
resime Tanno; e non si mostrano indegni figli de' martiri per 
la saldezì^a della loro fede, ferocemente combattuta ora dal fa- 
natismo maomettano, ed ora dall'eretica perfidia. Il loro picciol 
numero di froute a quelli che separarousi dalla cattolica fede e 
unità, ovvero imbrancaronsi nel gregge di Maometto, fn cagione^ 
ch'essi, avvegnaché veri discendenti del popolo deTaraoai, di 
conservano la lingua, il tipo, le tradizioni e molte costamani 
vivessero tuttavia nella loro patria in uno stato di servii dipdB^ 
donava, e venissero per lunga età riguardati come i Parìa d(3 
TEgitto. A spiegar poi come fuor di questo manipolo di eie 
che conserva ancor vivo il sacro fuoco della cattolica fede, il 
polo egizio da quella apostatasse, il nostro buon egittologo pr 
a fare un lungo ragionamento, di cui compeudieremo in 
tratti la sostau^^a. 

— L'Egitto, egli disse, ai tempi del basso impero era divenu 
come in generale l'Oriente, un campo di lotte religiose, di scia 
e di eresie che prepararono di lunga mano il terreno alla no 
versale apostasia. Maometto avea saputo compilare un codice 
ligioso e politico, che mirabilmente acconciavasi a tutti i 
e assicuravagli un esteso proselitismo presso popoli già coQt 
minati nella fede e noi costumi, comprano specialmeal 
Asiatici e gli Africani. Egli proclamò cogli Ebrei l'unità 
prescrisse la circoncisione, e professò gran vcnera^tione ad Abr 
e ai patriarchi della Bibbia. Ammise coi cristiani molti do 
della religìon rivelata e riguardò Gesù Cristo come un invitto 
Dio, un grande profeta nat^ di madre vergine, perchè non W 
capito da lei per opera d'uomo ma pel soffio di Dio. Aggradii 
pagani col permetterò loro la poligamia e gli eunuchi e gli : 
cose tutte passate nel gentilesimo in costumo. E meglio 



u. gl'ipogei de* faraoni 3S5 

seppe adagiarsi airindole l)attag]iera e feroce degli Arabi, pro- 
clivi alla rapina ed al sangue, giustificando ogni sorti di con- 
quiste, di rapine e di stragi, sol che tornino a danno degli 
infedeli, cioè di quanti non sono maomettani. Di questa forma 
r&gonia dì preda e T istinto guerresco e fiero di quella indoma- 
bile na^rione, le S(.'nsuali passioni degli Asiatici e la selvaggia 
natura degli Africani trovarono nel Corano di Maometto la loro 
religiosa sanzione. Ed ecco perchè questa setta cotanto sì diffuse 
nell'Asia e nell'Africa, mentre in Europa fé' pochi progressi; e 
questi dovuti solamente alla spada, che mieteva i popoli restii a 
corrare la fronte sotto il giogo miiomettano. Aggiungasi a tutto 
questo una dominazione despotica, che pesò suir Egitto e sullo 
terre conquistate dai seguaci dì Maometto per Ìo spazio dì circa 
dodici secoli, e sì avrà la ragione dell'apostasia degli Egizii e 
di tanti popoli deirOriente, presso i quali rifulgeva un tempo in 
tntto il suo splt^ndoro la vera fede predicata dagli Apostoli e 
dai loro successori. 

Questi ragionari tenea il signor Filippo alla sua brigatella, 
mentre Ja sera del ter^so di ricondottala al villaggio di Luqsor, 
s^ ne stava con essa a frescheggiare in riva al Nilo, ove su quel- 
l'ora, (era Torà delle abluzioni e del Namar^o preghiera ca- 
nonica) vi venivano i mnsalmanì a lavar le peccata nelle acque 
purificatrici del fiume, modo assai comodo di mondare Tanima 
alalia scabbia che V infetta! Già era calato il giorno, e una splen- 
dida luna specchiavasì nelle onde tranquille del Nilo, che ti 
Tendeva aria di una lunga strìscia di argento serpeggiante tra le 
itesche ombre dei monumenti di Tebe, quand' ecco spuntare 
... ...agi l'albero di un Vaporetto illuminato da più lanterne, e 

dietro a quello altri alberi ed altre faci. A quella vista tutto il 
rillaggio fu sossopra; e più voci udironsi gridare: — Ecco il 
Pascià, ecco il Pascià. Quel grido fé' sussultare dì gioia la Marchesa 
# la Mima, cho balzarono di scatto in piò, allungando la vista 
Terso il sospirato navicello. La venuta della carovana d^ì Pascià 
Tolea dire per esse l'arrivo del figlio e del fratello, da loro non 
piò veduto dal dì che fanciullo appena settenne venne dal padre 
tnio, DÌrcome da principio si disse, menato a educare a Parigi. 



RIVISTA DELLA STAMPA ITALIANA 



I. 



Albikto Citta. Il Diluvio. Torino, tipogralÌB ftutelli Speìreni, 
lfe86. Un voi. in 8' gr. di pagg. 320. 

Il Diluvio di Noè fu in ogni tomp4j tenui fecondo, e per oi6k 
dire iuesaarìbilo, di disqaisi/,ionÌ e disputo fra i dotti, int^i & 
rÌ9olTere i molti e oscuri problemi che intorno a cotesto gnu 
&tto e al t^to biblico che lo ntcconta, i3i aggruppano. Ma à 
dì nostri la questione ai è fatta più vira che mai, per due capi 
soprattutto: 1" por quel che riguarda V universalità del Diluvio. 
cioè se e dentro qttai termini possa e debba restringersi l'ani- 
versalità assoluta, che a prima fronte sembra affermata dalla 
Bibbia, e fu creduta comunemente dagli antichi suoi eorameo- 
latori: universalità che comprenderebbe tutto il globo terraqw» 
e tutti i virenti, uomini e animali, periti naufraghi, eccetto i_, 
salvati nell'Arca, sotto lo acque del gran cataclisma; S'operi 
rhe riguarda la spiegazione fisica del Diluvio, e la sua conne 
sione cogli altri fatti geologici^ già ben noti e acoertati ndl 
storia del globo. 

Quanto al T capo, levò non piccol rumore Tardità tesi d«i< 
TAbbó Motais',che il Diluvio restrinse alla sola miwa deidf 
scendenti di Seth e alla regione da essi abitata, fec^ìndouo io 
luuno il rimanente del genero umano, diffuso per !e altre contrade 

' Zrf Dèìuffe hibliqitt derant la Fot, l'Écriture et la Science, par \u I 
Pritrtt de VOrntoirr de Jlennu. Piirìs, ÌHSZy L'Autore, son poclii nit'xi, fu 
eoo monti rapito d'kuoì studìi e alle 5p«ranxc df-gli amici, che dal «uu nn> 
irno mirandi ccmc si proiiirUi;TBno. Prima del Molfli*;, altri dotti cattolici, 
SttliMtrl, il Ih; «^iiatn-Qi{;:<>s il Cdvicr, il D'OmalinF d'Ilnlloy, il Utior 
floll. \. Sctinlz di Woi7biir|:, dìTesom o rnvorcgfriarono la oiedesìtai wmmdSl 
prr nirìoiti priitci|i:itn)i'iito i'tiiogralìche; :irgoni(;nlJi)do9i con ean di spiegar 
roritciou ilellir mxxi' tt'idlu, nogi-a ecc. \r. <(uult hinonlfrr^jlMro ad anteiall ria 
fuor tlflI'Aica iiorttc^i, immuni dui Diluvio, 



mVISTA DELLA STAMPA ITAUAlfA 327 

e il sno assaoto sostenne con grande ingegao e dottrina, sfor- 
zandosi di dimostrare, che esso uieutro dalPuna parte non ripugna 
puato alla Scrittura né alla Fede cattolica, dall'altra s'accorda 
egregiamente coi dati della Scienza, e toglie ad un tratto di 
mexsio tutte o quasi tutte le difficoltà che i miscredenti hanno 
ipato finora contro il Diluvio, supposto universulf". La tesi 
al Motaìs ebbe approvatori e segnaci, anche fra ì cattolici; ma 
loontrò altresì oppositori gagliardi e valenti; come può vedersi 
[isJle dotte discussioni che prò e centra ne furon fatte, da due 
Unni in qna, in varii Periodici, tra i quali ci basta ricordare gli 
|vlnnaZ«j{ de phtlosopkie chrétienney e La Controverse di Parigi, 
Muséon di Fioranio, e la Revw des questions scUntifiques 
li Bmxelles. Ma noi siamo d'avviso, che ella non sia per avere 
grande e stabile fortuna; se pure un dì non andrà anco a 
ifmgare in sullo scoglio di qunlcbe antorerole condanna. li 
si è, che oggidì la maggìoraa/ìi degli esegeti cattolici, 
l&Hft la sentenita del Motais, e Testrenaa opposta, della uni- 
rersalità assoUda del Diluvio, inchina ad una via di mezzo; 
attribuendo al Diluvio una universalità relativa, tale cioà che 
|ei comprendesse bensì tutto il genere umano e le torre da esso 
lutate, roa non già tutto il globo terraqueo, e con esso tutti ì 
viteoti; e sostenendo che tanto, e non più né meno, sia richiesto 
Pdal testo biblico. li che viene ottimaìnento espresso, come segue, 
dal P. 1. Brucker S. l.> in un savissimo lavoro testé cominciato 
[«pubblicare m^la Bevue des gueations scienlijigues ' e intitolato 
I X' Untremalité du Déhige. 

Nqus admettonSy egli scrive, avec la plupnH des exégèfes et 
\ apologisfes contemporainSy gite les tejttes bìbligues n'oBLioB.VT 
à étendre Vinondation dlluvienne au globe font entier^ ni 
ìtHvelopper tous tea Ures vivants dans la destruction qu'elle 
causM; mais guils noits imposbst de croire que le délnge 
^% aiUini iouies les purties de la t^rre alors habitéss pib 



• Qauli'rnn tl<*l 20 Jmilet 1836; pap. MZUSl. In \\qvHo Livoro il P. nnucKKR 
a eoDfujirf la tesi ilei Motaìs, e di Ikan d'Ksdrnne suo st!gllac^ soitra 
r^itn dei TJitìti^io^ ^i*ec\aUnnìiti wUo il risptMlo ili^Ih Uibliiu r Hplf.i tm- 
P»ilri. 



^8 



ni VISTA 



l'sspècb huhatnr, de fa^n à déiruire toub lcs bokjus kt" 
LBS AimiAx;x qtji viTArBNT près d'eux *, 

E col Brucker si accorda pienamente l'Abbé Yigouroux, booa 
conoscitore e giudice in tali materie; il qnale, dopo esposta la 
medesima senten/A, soggiunge; Les principaux rtprésenianis 
de cette opinion soni dea Pères de la Compagnie de Jf*su$; 
le P, Pianciani'^ qui Va exposée et Houtenue à Uotne,, le 
P. Bellynck, le P. Scìmtppe, le P. Nicolai eie. '. Elle est ^ 
gén^^raletne^it admise par ceux qui se soni occup'^a risemi 
de V-accoì'd de la Bible atee les sciences naturp.lles*. 

Ed a <iuesta sentenza si ai;costa puro rAutorc dol libro insig 
sopra il Diltwio^ che qm annuuziatno al pubblico, e del qui 
per la sua iiuportauza ed originalità ben è pregio dell'opera il 
trattenerci a ragionare un po'iilla distesa. Il P. Alberto 
(d. C: d. 6.), dopo avere nel Capo l ricordate le varie trad;...o^ 
de*popoli antichi, Assiro-Caldei, Egiziani, Arabi, Greci, Me 
cani, ecc. rìferentisi più o meo da presso al DìIutìo bil 
entrando nel Capo II a trattare del Dilnvio, cotne fatto storia 
sì propone in primo luogo la domanda: /u parziale o universale 
E risponde, con escludere l* universalità nel senso più aasolut 
ma con estenderla tuttavia a tutte le regioni deirorbe, abit 
inabitate. Non fu, dic'eglì, universale * precisamente nel sea 
che le acque di esso abbiano realmente coperta tutt'intoroo 
faccia del globo, sino a levarsi al di sopra dei monti più altj 
bensì in quest'altro, che di quello sconvolgimento ne siano st 
affette, di un modo o di un altro, tutte le regioni deirorbe\| 

■ Ivi, pafr- 116. 

' PUNCiANl, Cósmo(/onùi fuiturah coy<ìparata col Geneti; Appenditt 
il Diluvio; nella CicìUà Cattolica del 10 «^etlentbrc ISfìS. 

' Qui II ViftoeuouK sofiv'iiin^i', tu noui, In ^ve muorila <ip| MnNIlon, e é^ 
sacra CoDgref^zionedell'lnilico.liripcrocché. evicmlo slnli noi IBSrttleuunctaU atl'li 
kIì opuscoli d* Isacco Vossio, in cui il tlotlo crìtico np^ava V anÌTRmaliti (i 
del Diluvio, i Padri ricliif!5frn «i[tn dò Hnl suo [tarerc il celol>re llcnedeltino, i 
liiinorante in nomn. Kd rpli. rspionnUi con buoni ar^omr'nli b co«, To d'sn 
non (>»ore tnl opinione t^onirarin .illa ppdr e alla morali*, né ator mai fa Chk 
dellnito nulla in lai punto. E) secondo quesl'avriso» i Canlioalì dcHModiceg 
zlarona 

* VicoiROux. Mamtet bibfique, T. I,pag. 473. 

• Il Dilutifl, pag. 1 1 . 



DELLA 5TABPA ITALIANA 3!9 

Indi faceudosi più da vicino a spiegare il racconto biblico, 
distingUB nel suo contesto due risguanli; per l'un dei «inali il 
Dilnvio delia Bibbia apparo roeramento regionale^ ossia parziale^ 
per l'altro, tmimrsaley nel senso testò accennato. Infatti, così 
l'Autore prosiegue: « Nel racconto dfiUa Genesi sul diluvio, ci 
hanno i parlamenti di Dio a Xo6, e ci ha la descrizione del 
diluvio come è avvenato; cioè come fu comparito agli occhi di 
iw pochi che ne furono proTvidenxialmonte salvati; e i quali, 
come videro e capirono, rac^ntarono ai figli e nepoti... Questo 
racconto è dunque racconto del gastigo divino quale è accaduto 
Della regione da essi abitata, e quale dall'atto della lor arca lo 
otoroQo osservare: e naturalmente eglino non potevano essere 
ìonìi, che di quello che sotto i lor occhi avveniva e secondo 
ippareoza che ad essi faceva... Dunque il Diluvio biblico, stimato 
ondo la descrizione che di esso ci è fatta, e per Tantorità dei 
loaii. i quali non ci poterono diro che quello, che essi 
l«ro, giusta le apparente che il fenomeno sui loro occhi pren- 
. fu un immenso disastro, ma pur sempre regionale, locale\» 
rio qui, del primo risguardo. 
Venendo ]>oi al secondo, ecco come TAulore si esprime: « Se 
D& che quel fatto regionale poteva essere collegato con altri 
OQVolgimenti, che contemporaueameute, sotto somiglievolì o di- 
(rse apparenze, succedevano altrove; e dì quelli sconvolgimenti 
poteva essere scossa tutta la terra. E questo appunto ci per- 
le rinsieme di quella mosaica uarraxione, ed è ciò, che pa- 
llente è ontrafj) nella credenza comune ^ > In prova di che 
allega parecchi testi dei capi VMX del Genesi, che sono 
parlamenti di Dio a Noè » cui egli poc'anzi accennava, 
[nei quali l'universalità del cataclisma è con termini pii) o meno 
;rMitorii espressa. Tali sono i testi: VI, 7, 13, 17; VII, 21-23; 
21-22; rx, 9-17. Non già che in questi passi certe frasi, 
Sé ogni carne, ogni creatura viv&nte o simili, debbano pi- 
m a tutto rigore: essendo ben noto, come nella Bibbia certe 
'sol gtineralissime e assolute (per esempio, l'ex omni na- 



RIVISTA 

tiwte quae sub caelo est de^lì Atti Apostolici, 11,5), spesso dio- 
<aasi a un seoso lìmiUto u reUtìTo: anzi qui stesso, come aota 
il Cetta, Inugi dall' esigersi che tutti gii aniioali vÌTenti perissero 
nel dilaTÌo, salvo quei dell'Arca, è accj?auato al contrario, che 
molti animali, riveoti ìd altre parti del globo» al diluvio sopravvis- 
sero: altrimenti queir nniverah besliis ierrae che uel testo IX, IO 
sì trova contrapposto al cunctis quae egressa suni de arca^ aoa 
avrebbe piò senso. Ma il complesso tuttavia di qaesti lesti, 
specialmente alcuni più decisivi, quali sono le promesse divi 
del capo Vili, 22 e IX, 12-17, importano evidentemente che! 
Diluvio non fosse stato un cataclisma ristretto ad una sola x^ 
gìone, ma al contrario esteso per guisa, che tutto Torbe d« 
terra, più o meno, di un modo o di tm altro, vi partec 
« Fu au avvenimento che, o prima, o poi, o contempomac 
(al fatto di Noè) involse nella ruìna tutte le parti dell'orbe 
raqueo: » del quale avvenimento, il diinvio regionale, vedut 
descritto da Noè, non fu che Mna fase, e come < una s«eml 
altra troppo più grande tragedia, un episodio della spaveot 
mondiale epopea *. » 

Come si scorge, il Cetta intende Tuniversalità del DilaTjoì 
modo anche più largo di quel che fanno i moderni difensori 
1* universalità relativa, da noi di sopra nominati. Imperoorll 
laddove questi si contentano dì estendere V inonda7Ìono a 
lo regioni, abitate allora dalTuomo, affin di comprendere 
stigo divino e nella strago tutto il genere umano con 
animali, presso 1* nomo vìventi ; il Cetta la estende auche 
regioni tuttavia ioabitate, ossia a tutte le regioni del globo:: 
già però nel souso voluto du^li antichi partigiani dell' univc 
assoluta, che fuceauo sommerso tutto ad un tempo L'intero ^ci 
con esso i monti anche più alti, sotto le acque, ma sibbeMj 
senso più mite e ragionevole, poc'anzi spiegato, che tutte 
del globo, intorno a quel tempo, si risentissero ìu una 
guisa, più men forte, del tremendo scDuvolginiento a- 
giacque la regione Noetica, e ne patissero somiglùintì rovin*-^ 
qnal senso, mentre salva intiera la forza e T estensione delle! 

* Parg. 15-16. 



DELLA STAMPA. ITALUMA 



331 



^ meglio ancora di altre interpretaziuni moderne, e 8od- 
istdvolmente alle esigeo/e dt^Ua Tradixàone riguardo al- 
Balità del Diluvio; d'altra parte, si acconcia ottimamente, 
idremo, a ricevere ima spiega/ione scientifica, cioè conso- 
4 fenomeni e coi dati pili sicuri della moderna Geologia. 
[»rima e capital questione, se il Dilnrio fosse parziale o 
%le, il eh. Autore tre altri quesiti soggiunge, strettamente 
connessi; e sono: l** Se, avanti il Diluvio, la progenie 
Hnini fosse già notevolmente distesa sulla faccia della 
Ò^ Se al DiiuviOf oltre a Noè ed alla sua famiglia, non 
tóero in altre parti altri individui: 3° So nelFArca, oltre 
lìoate, non sì salvassero anche altre persone. 
tutore risponde al 1" che sì; e adduce buoni argomenti 
[ti per mostrare, che nei 1656 anni, interposti tra la 
> d'Adamo e il Diluvio, secondo l'Ebreo e la Volgata 
} ancora nei 2242 anni, dati dai Settanta), il genere umano, 
I speciali e felici condizioui della vita di allora, « dovette 
lare e conseguuutemente allargarsi sopra la terra troppo 
iello che ci permetterebbuno di pensare le nostre condi- 
isenti; » sicché, avanti il Diluvio, gli nomini già popo- 
\ globo, e/Jaudio « in regioni molto distanti dal centro 

diffusione, o patria del ceppo della grande famiglia \ » 
b al 2^ quesito; egli, arrecata ropinioue del Cuvier e 
boderni, ì quali, come poc'anzi notammo, stimano potersi 
[»iù facilmente ragione della diversità delle ra/i/e umane, 
tdo che alcune, come la mongolica e la negra, non da 
I procedute ma da altri uomini antediUiviaui, scampati 
b\ risponde coli' osservare, che se tal supposizione <^ non 
I al dogma cattolico deir unità d'origine, perchò questa 
inde capo da Adamo ed Eva, ella potrebbe tuttavia di- 
Jal raixonto storico della Genesi »; o di fatto si allontana 
|Bo più naturale che fanno le parole della Genesi, X, 32: ^ 
bte aggiunge, che « di scostarsi da cotesto senso Todierna 
inologicìi non ne crea alcuna nticessità; perocchiì ognuao 

lente persuadersi che non ci ò spiegata meglio la diGfe- 



33'2 RIVISTA 

renza delle t&zts caucasea, mongolica e negra con ispingere 
loro sepnrazione più già nel tempo di qualche secolo ', > do 
con riportarla ad un'età anteriore al Diluvio. 

Ma egli avrebbe potuto aggiungere contro cotesti ipot 
un'altra rugione gravissima e, a parer nostro, perentoria: ngio 
teologica maglstralmeute svolta, contro il Motais, dal Brucker" 
nell'articolo che abbiam da principio citato. Questa ò, che sic- 
come per r una parte l'Arca di Noè fu, secoudo la dottrina di 
san Pietro (I Petri, 1I[. 20) e la concorde e perpetua interpre- 
tazione dei Santi Padri, vero tipo delk Chiesa di Cristo, in 
quanto che, come nìun uomo potè, fuor dell'Arca, andar salvu 
dal Diluvio, così niim uomo può salvarsi fuor della Chiesa; edj 
essendo per l'altra parte articolo di fede che fuor della Ohio 
non v'è salute eterna assolutaaieute per ninn mortale; 
dunque dirsi indubitato, che fuor dell'Arca niun raonale salro 
dalla strage diluviana. Altrimenti, fra il tipo e Tantitipo na 
correrebbe più la rispondenza nece&saria, e ciò appunto nel 
essenziale, per cui l'Arca dicesi tipo, ossia fìgura profetica àeìl 
Chiesa; e potrebbe per contrario sostenersi che, siccome fuo 
dell'Arca v*ebber uomini che salvaroasi dal Diluvio, cosi fn« 
delk Chiesa di Cristo può conseguirsi da uomini la saiate «ter 
eresia^ espressamente condannata dalla Cliiesa stessa. L'ipoi 
pertanto, di cui parliamo, se per altri rispetti pu6 apparir r< 
rosimìle o almen tollerabile, per questo rispetto devo al tstt 
rigettarsi, come opposta alla dottrina cattolica. 

Al 3" quesito fìualmeute il Getta risponde', che ver 
« son/A contraddizione del linguaggio scritturale avrebbood < 
l*Arca) potuto essere, oltre lo otto (Noè con sua moglie, 
Cbam e laphet colle lor mogli) nominate nel Genesi VII, 7, Il 
anche altre pelano: per esempio, fìgliuoli e figliuole dei tra ^ 
di Noè, i quali erano ammogliati tutti e tre, e di eth prefiw , 
c^tnt'anni; uomini e donne di servizio » ecc.: tutte persone,! 
nel testo biblico non son nominate, ina iiuppure es<';luse: la^i 
supposizione egli corrobora cou altri testi ed esempii di statistic 

« Pnpg. 19-20. 
* Pag. 20. 



w. 



^ 



DELLA STAMPA ITALIANA 333 

iblicbe. Ogui cosa egregìameutc, dicìaui uoi, flucliè sì guarda 
lo alle parolo del Genesi: ma se a (^UKSte si raffrontano quelle 
di san Pietro (I Petn\ HI, 20): in qua (arca) pauci, id est, 
odo animae salt^ae factae sunt^ ci sembra assai malagevole il 
ntenere a cotesta supposizione un senibiante di probabile, 
perocché qnel pauci^ id est^ octo non è solo frase affermativa, 
ma esclusiva; ed equivale manifestamente a non plures guam 
octo: laonde l'aggiungere a queste octo animae anche un'anima 
Sfila, rtiudertìbbe falsa TaSvSer/ione delTApostolo. Egli pu*"^ dunque 
mraettersi benissimo che, prima del Diluvio, Sem, Oham e laphet 
essero già figli e figlie, anche a gran namero; e che Noè 
esse al suo servigio garzoni e ancelle e domestici e lavoranti 
auti si voglia: ma non già che vernn di loro entrasse nell'Arca 
si salva.sse: anzi convien dire, che tutti perirono anch'essi, 
in tatto il rimanente del genere umano, non essendo di questo 
scampati e sopravvissuti alla universal l^atast^ofe che i soli otto, 
Douiinati di sopra '. 

Ma la questione biblica deWuniversalUà del Diluvio, colle sue 
affini, non è, nel libro del Getta, che un preliminare, del quale 
^li si sbriga in poche pagine. Assunto capitale del eh. Autore 
è la spiegazione Jisica del Diluvio, ed a questa egli consacra 
quasi intiero il suo voluuie (pagg. 2*J-314). Stabilito adunque. 
colla scorta della Bibbia, che il gran cataclisma Noetico non fu 
solamente un fatto regionale, ma nuiversale nel senso di sopra 
i^ito; egli cerca quali fossero le cause fisiche di così tremendo 
'ii-^a^tro; quai relazioni questo abbia colle altre rivoluzioni della 
erra, accertate dalla (reologia; in qual epoca o i>eriodo delta 
irìa geologica del Globo egli accadesse; quanta ne fosse la 
rata; quali gli effetti, e le rovine; quali gl'indìcii e le onne 
liatti del suo passaggio sopra la faccia della terra, e Tìsibili 

' L'diiìco persona j:}; io, clu^ polrphltc aci!ainpare qualche diriUo airpsrnzion'' rtnPa 
age oaivcrsalc, urrhbc M'itftujiaJ''m; il quale, «vnnilo U croiiolirpia dei Si'Unina, 
fbbe soprjiviMuto 14 uoni oJ LNIu«Jo. M.i, come gìA duiù san rimoLAXO fHehr. 
eat. in GeTuaim, Y. 25). in questo luogo dei SclUinUi, comi* in più alln. dfci 
iini die TI sia error in numero: il qua! errore è da coirefigere per m*>z20 del 
1^410 Ehrfu e Samaritano, secondo cui Slaltiusalem compiè i suoi 969 anni di viu, 
l'Anno medesimo do! Uìjuvio. 



334 



lUYISTA 



anche oggidì; con aiia filatessa di altre questioni secondarie cbftj 
a queste primarie fan (apo. 

Id così vasta e importante, non meno ohe difficile, ricerck, gli 
serve naturahneute di guida o face perpetua la scienza goologica. 
per quanto almeno ella può dirsi sn'euza; e^li si vale cioè delle, 
dottrine e dei fatti meglio autenticati dal consenso dei goologiJ 
e sopra questi va ragionando con acuta e rigorosa logica, p<ir| 
tramo quindi lo proprio cx)nclusioni. La profonda perizia che egli] 
mostra negli studii geologici, fattisi fino a questi ultimi dì io 
Europa e in America, e le larghe e frequenti citazioni chV^li fa 
dai libri dei più celebri maestri iu geologia, acquist&uo di prima( 
fronte non poco credito alle sue pagine presso il lettore: il quat 
credito va poi vieppiù crescendo, a misura che il lettore s'inoltr 
e si addentra nelle disquisizioni del eh. Autore, E tra i mattst 
testa accennati tiene luogo principe T abate Antonio Stoppaoi, al 
quale il Getta profossa meritamente singolare riverenza, non ap- 
pellandolo quasi mai senza il titolo à*illustre Professore, ed alte 
sm* dottrine generalmente attenendosi. Diciamo, generalmente: 
perocché l'ossequio del Getta verso tanto dottore (dottore, inten- 
desi. in geologia) non gli vieta tuttavia di ribellarsi talora ali» 
sue opinioni e di conlutarle con buoni argomenti, anche in punti 
di gran rilievo; al modo stesso che gli avvien di fare, ma più 
sovente, con altri famosi professori (specialmente col Lyell) vi- 
lentissimi nella conoscenza materiale dei fatti* ma non di rado 
cattivi deboli ragionatori. 

Golia Bibbia dunque dalTuna mano e cxtlla Geologia dalKaltra,, 
il Getta si accinge a studiare e risolvere il gran problema chi 
si è proposto. Nò ci si opponga, avverte egli in sulle prk 
mosse *, « che è da guardarsi dal fare confronti tra la narrazìc 
biblica e la geologia, perchè la Bibbia non aveva per ìaco| 
dMnstruire in geologia. Non ci pare osservazione giusta. 
Bibbia, senza punto volerci dare lezion i jij 
avvenuta) un grandioso fatto 
senza volerci dare lezioni *'• 
ricorda fatti duirAssiria, 

• Ptg. 24. 



DKLLA STAMPA ITALtAHA 



335 



non sarebbe dunque buono dì rìrercare so mai, amatori della 
storia del nostro globo, ci avvenga di leggere su lo pagine che 
6890 porta scritte sul suo dorso, quel fatto stesso che, credenti, 
leggiamo scritto nel libro santo, rantichissimo dei libri? * Cosi 
egli, e ad ottima ragione. 

Ora, cbi voglia sapore ad nn tratto qual sia la chiave maestra 
del Cotta per ispiegare il grande avvenimento biblico-geologiro 
lei Diluvio, diciamo che egli ricorre perciò al Periodo glaciale, 
"notissimo in geologia. < Il Diluvio delia Genesi, ò il periodo 
glaciale dei geologi »: questa è la tesi che il nostro Autore 
svolge ampiamente in tutto il suo libro: e il libro medesimo può 
dirsi una compiuta trattazione geologica sopra l'epoca glaciale, 
in relaziono col Diluvio biblico: laonde il vero titolo che il libro 
^^dovrebbo, a nostro avviso, portare in fronte, sarebbe: // Diluvio 
^Bb il Periodo glaciale, 

^B Per isgombrarsi la vìa, il Cetta comincia col confutare acceu- 
^^nandone i capitali difetti, e col porre da banda le spiegazioni che 
del Diluvio biblico altri già mise in campo; rome quella del 
' Figuier, il quale immaginò che esso venisse < provocato dal 
sollevamento di una parto della lunga catena di montagne che 
fonno seguito al Caucaso », ed affermò che « tutte lo particolarità 
del racconto biblico possono spiegarsi coU'eruzione vulcanica e 
' fangosa, che precedette la formazione del monte Ararat ' > : e 
I Taltra, meglio accreditata dai nomi illustri di Ornali us d*Halloy, 
del Beudaut, di Elia di Beaumont, e riferita dal Pouchet ; se- 
condo la quale « la catastrofe più imponente dei tempi storici, 
il nostro diluvio mosaico, non sarebbe stato, probabilmente, che 
l'effetto del più potente sollevamento del globo, quello delle Ande: 
l'emergere dell'America sopra l'oceano che ne fu l'effetto, avrebbe 
' prodotto il flutto immensurabile, che si rovesciò tumultuosa- 
' mente sul continente antico »': di modo che il Mondo Antico 
j sarebbe andato sommerso pel sorgere del Nuovo Mondo, coll'ap- 
I padre ed erompere che fece dagli abissi la gran catena delle 
: montagne, che si distendono dairOceano glaciale nordico fino 

' Pap. 57. 
' Psg. 3i. 



33G nmsTA 

alla Terra del Fiiof^o, interrotte solo dairistuio che separa U 
due Americhe. 

A questo preliminare negativo, un altro positivo ne soggiunge' 
TAntore, opportunissimo al comune dei lettori, poro pratici o 
ttilto nuovi di rose geologiche: e questuò un breve quadro, 
prospetto, a scala ascendente, delle epoche e dei terreni ci 
precedettero il mondo attuale, e di cui ricorre continuo il pa^' 
lare nel corso della trattazione. Ecco il prospetto, qoal è dato 
dall'Autore a pagina 40; 

< Epoca Azoica — Terroni primitivi, avanti la vita. 

Epoca Paleozoica — La prima e più lontana vita. Terreni Lau- 
ren/.iano, Cambriano, Siluriano, Devoaiauo, Carboaiferoi Per- 
miano. 

Epoca Mesozoica — La vita di mezzo: I terreni a&^ondariì; 
sono i terreni triasici (Trias), i terreni giuresi (Infralias. Lì; 
Uolite\ 1 terreni cretacei (Creta inferiore, media, superiore 

Kpoca Cbnozoica — Vita più nuuva: I terreni ferziarii; e sodo: „ 
L'jEowne (aurora del nuovo): il terreno nurauiolitico, il terreoofl 
parigino; Miocefte (meno nuovo): i Faluns, la Molerà; P/io-" 
cene (più nuovo): i terreni della Eresse e il terreno sabap- 
pennino. i 

Epoca Neozoica — Vita nuova: Il posfpìiocene, il recente. > 



All'ultima di queste epoche, la Neozoica, detta altrimenti anche 
IK)stterziaria, o quaternaria, che continua anche oggidì, ap^tar- 
tiene il così detto Periodo glaciale, e eoa esso il Diluvio biblico, 
secondo la dottrina del nostro Autore. 

Della qual dottrina a noi sembra che valga il pregio di fare 
unVsposi/Jone, succinta bensì, ma bastevole a soddisfare la gia.stai 
curiosità dei leggitori che alla gran quistione del Diluvio s* inte- 
ressano. Ma, poiché ella richiede più agiato spazio, ci convieo 
rimandarla ad un altro quaderno. 



DELLA STAMPA ITALIANA 



33/ 



II. 

Philosophia moralisj seu Institutiones ethicae d iuris naturaey 
tlucubraiae a Iulio Costa-Rossbtti Sacerdote Soc. lesu. Geni- 
ponte, MDCCCLXXXYI, pagg. XXXIt, 912. (Pel. Rauch- 
loosbruck). 

Ecco un'opera filosofica, degna del generoso slancio, elio han 
riceTuto sifTatti studìi dall'atto consìglio del Nostro Santo Padre 
Leone XLIL L'Autore è «n Padre della Compagnia di Gesù, il 
quale da hinghi anni ha educato il suo intelletto a forti pen- 
eieri e a sottili inquisizioni, come professore di filosofia scolastica 
«'giovani studenti del suo istituto in Ungheria. La materia è 
assai vasta: tutta quella cioè, che Aristotele svolse ne'suoi libri 
tetìci, economici, polìtici: e quella che nel diritto sociale, sugli 
scambievoli rapporti delle nazioni, e principalmente sulle rela- 
zioni della Chiesa collo Stato, per le moderne (luestioni vennero 
in disputa. Così ampio soggetto si può diro ampiamente trattato: 
tanto ogni paride è esaminata con cura, è discussa profondamente; 
e se a cosi grand-opera paia scarso un volarne, benché non di 
piccola mole, si osservi che v'è largo compenso nello stile ser- 
rato e conciso, e nella forma sempre costretta alle severe leggi 
del sillogismo. 

La divisione dell'opera è quella medesima, che secondo le 
Dorme dell'antica sapienza, comunemente sì segue. Da prima si 
pone innanzi agli occhi il fine dell'uomo, bene distinguendo quello 
che la pura natura esigerebbe da quello che di fatto ci è pro- 
jiosto, come suprema regola d'ogni nostra operazione. Quindi si 
^bano i principiì generali della moralità, de'suoi costitutivi, della 
Ulola estrinseca che è la legga, del soggetto che è l'uomo se- 
«ODd<> ì suoi atti liberi, che procedono dalle potenze e dagli abiti. 
Poi si disputa particolarmente degli atti che sono giusti o che 
aon sono: e prima del diritto in comune, poscia partitamentc in 
quanto è domestico, o politico, o internazìunulu. L'Autore ragiona 
sempre sottilmente e con retto criterio; mostra di più che ve- 
ramente ragiona colla forza del proprio intelletto, indagando e 



*vrw xrrr, «/. rv. /-«p. «73 



n 



29 ottobre 1S86 



338 RIVISTA 

giudicando da sè« non semplìcemeute raccoglieDdo quanto digli 
altri si suol ripetere. Che però rerameute ha dato alla laoe 
un'opera originale^ non un corso ordinario, simile & tanti altii 
che sono in voga. DI più si trova nel testo e nelle copiosis- 
sime note un vero tesoro d'erudizione e per quanto appartiene 
alla storia degli autori citati, o amici o avversari, e per ciò cb« 
spetta alle loro dottrine, delle quali i princìpii e gli argomeDti 
fondamentali si riferiscono per lo più colle parole degli autori 
medesimi, affinchè non vi sia dubbio che veramente professarono 
le opinioni a loro attribuite. In tal guisa chi legge quest'opera, 
che non può non esser frutto di faticose rirerche e diuturne me^ 
dita/ioni, acquisterà sicura notizia delle varie sentenze, ch*eb 
corso nelle materie trattate: sì di quelle che si devono sensa 
rigettar quali erronee^ come dell'altre che si concedono alla 
"bera discussione di ciascuno. Avrà inoltre una buona 
discerner fra tutte quelle opinioni, che per la conformità 
teologìa rivelata, per rautorìti^ dei sani fìlosofì.per la fbm 
ragioni, possono dirsi migliori e sicure dottrine. 

Certo non pretendiamo che si abbia da seguire il eh. Autore 
ogni sua sentenza. Molti per avventtira, glurìandosi di 
il Taparelli e il Liberatore, illustri nomi del nostro secolo, 
sentiranno dal Rossetti in quella questione assai celebre, se 
potere venga ne' principi in virtù d'alcun diritto prevalente 9 
per mezzo della moltitudine. Tuttavìa non oseremo dire che 
fatto invano il nostro Autore abbia cumulate tante testimoni 
delTAngelico S. Tommaso e tante citazioni di famosi scoi 
quante potrà vedere il lettore dalla pag. 002 alla 613, o che 
vano ahbia egli sillogizjtato la sua conchiusioue. Certo dieÈ 
che nessuno si pentirà d'aver letto il profondo esame elie 
di tal materia si va facendo. Ma pare anche a noi (e sìa 
anche per mostrare che son sincere le nostre lodi) che per 
della verità in più d*nn punto sia meglio disoostarsi dalla 
tenza del eh. Autore. Siamo neir assoluta persuasione che b 
dottrina sulla natura dei concordati non sia la più retta, e Q 
tunque si possano forse interpretar benignamente ì suoi pen 
doveva egli certo mitigare V asserzione che i concordatì 



DELLA STAMPA ITALIAITA 

di contratti bilaterali, nò lasciar credere che siano tali 
Dohe quando si tratti di materie, nelle quali la Chiesa potrà 
en concedere l'eserciiiio di qualche atto che appartiene alla gio- 
isdìzìone spirituale, ma non ntai far sì che non rimanga in lei 
dI& il vero e pieno diritto di esercitarlo, e ritirarne la conces- 
ione, quando il bone spirituale delle anime così richiede. — An- 
be ci faremo lecito d'accennare che più felicemente PAntore 
1 ftlcuni putiti di metafìsica connessi colla morale, avrebbe at- 
.into la verità alla pura funtti di S. Tommaso che non ai ruscelli 
liquel Grande derivati in alcuni scolastici posteriori. Per esempio 
fSi ci par giusta la defioizìone ch'egli dà del bello (pog. 96); 
Ul materia, tra l'opere recenti, molto più volentieri oon- 
>1amo a un altro esimio professore della stessa Compagnia di 
, il P. Ottavio Cagnacci, che in un'operetta sugosa e breve, 
pnrgatissima dicitura latina, di chiara forma, di sicuro gin- 
io, movendo dalle prime idee delt*AquÌnate, espone assai bene 
pnncìpii dell'estetica e mostra il bello della natura e dell'arte, 
nell'ampio volume del P. Rossetti son queste pìccole mac- 
che non ne tolgono lo splendore e il merito. Che però assai 
Dte noi raccomandiamo quest'opera a ogni scrittore cai- 
>, ohe spesso dovrà conoscere le opinioni da altri sostenute 
Tnrìi diritti che talora painn venire in collisione, e dovrà 
battere errori senza fine moltiplicati. La raccomandiamo ad 
professore di morale o di diritto, cui tornerà assai comodo 
accolte in un libro tutto le ìndicamni che nelle sue ri- 
e gli posson occorrere. La consigliamo altresì a quegli stu- 
li, che vogliano stendere le loro cognizioni oltre la cerchia 
l'insegnamento elementare. E perchè quest'opera divenga un 
di scuola, anche dove non si dà alla filosofia un intero 
io, manca solo che, emendati alcuni punti, si riduci in com- 
: per intraprendere il qual lavoro sembra che l'Autore me- 
solo aspetti l'invito di chi giudichi non inutile quella 



rende in Roma alla libreria della Propaganda, e presso 
sio Saraceni, via dell'Università 13. 



BJBLiOGKAFiA 



ACCADEMIA (V) ROMANA di S. Tommaso d'Aquino. PubMica 
/ione periodica. Voi. VI, fase. I. lionta, lip. e libreria di Roma del 
Gav. Alessandro Befani, 1886. In 8, di pagg. 238. 

ALIìKRTAZZI IJJIGI — Cenni biografici sul Bealo Giovanni lavelli dì 
Tossignano deirordine dei Poveri Gesuali e Vescovo di Ferrara, scriui 
nella ricorrenza del V cenlenario della sua nascita, dal sac. D. Lui^ 
AlJjeriazzi, Arcipreie della medesima Terra. Imola, I^ega lipograflca. 
Via Cavour {già CorsoJ, (il). 1880. In 10, di pagg. iìO. 

ALMERICI GREGORIO M. BARNABITA - Il Cuore di (iesù. Visioni 
di un Pellegrino. Boìot/na^ lipogr. Ponlifìcia Mareggiaai, I88G. lo 16, 
di pagg. V1I-I9Ì. 



Il pnfmcllfì che, ci è grato di dirlo, 
dfsiili'i-ninmo innlo di lc;:;r^i'c. on ch« 
rahbiiiniu iiaii pur Imo ma nfiMipi'uto, 
ò Tentilo a cotiffniinrcì nciridra clic sem- 
pre avemmo del eli, I'. AImnrici. orna- 
mento e uloria (loH'imi^nr Ordine IJ»r- 
nabita. L*<?;:reKio rettore del collegio di 
San Ltiiiri in Uutugna e pooui nel vero 
senso ilflla |Kirula. |»crchò amor nella 
menle fjH rapiono. chn è quanto dire: 
Dn uomo piciK) l'animo nobilissimo di an 
amore attinto ilalh .soi^rnlt^drll'ltinnllf) 
Bcnt'. La sua vocarioni' rclipiosa, la sua 
intimità con iiurlPanima gnindc che fu 
il Prioci|>e di SchiiwnlofT divenuto più 
lordi flgliuol di san Paolo, t* ardente zelo 
con cui s'è coiiMcnito alla educazione 
della g^iovt'ntli, sono [a pUi bella prova 
di quanto stiamo qni affrnnando di lui. 
Le sue V'miohì trnjrono on ad n^ion- 
geiv un titolo ntivrllo alle p;igiue jrlorioM' 
dell» su:) «ila, e a |trci)denr un posto lu- 
minoso nella Ktorin contemporanea della 
nostra poesia. Quanta poesia non 6 infalli 
in questi dodici canti ! (juatila olp^ranza. 
quanla armonia e quanta lifinlur.i di versi 
nelle sue oiiau*! Clic unr-iouedi cuori*. 



che Kiovilà dì «•nliineiili, clie noviti di 
concetti, che pntÌM, cbr spontoneiii il 
tulio, nella forma come nel ppn«*cro. nd- 
IVspressione corOf nell'idea! Aumiriutf 
dunque al |K)pmell(ìdp!rilfnit|reltaniiliÌli 
la 9ùrU\ e bnt la inerita, dei libn àaùnli 
a uvure quanto i socolt InuiAui. e cW il 
Cuore amorosìssiino di Vtcsh, per U r^ 
ploria fu wrilto, lo rmd;i raro e prr:iii»« 
a tutti colorn che nella piciA e oethi iIp- 
ìior.ÌODe di questo diviii Cuora spmnoC 
cedere riniui a vitacristiaun rimbar^rit» 
Ku-opji. Si, nuRurtamopIi che diventi uu 
i-i'nllà il pn-viclo che lo fo dir» twITol' 
tini.! pa)?ina del suo poema: 

< t mira or come tutta ^ii rbehlan 
Quella luce rKupopa, e in opni lem 
&>me l'onda del Vero opnor più rfiiin 
Scorre dal Vattcano. Opiri la poMn 
È cessaL'i nel mondo, e in sanU pn 
Moss)' ppr una l'c. che il vintol «cm 
D*Amor, le genti ornai «ecaru app*ffB 
Cercan riposo della Chlff» In mw. 
4 Cristo trionra, e già ripoA la 
Il mondo e ») cofiwb, a Boom «l 
Dal !iuo Cor richiamato... i 



Éiii 



BIBUOCnAFtA 341 

BARRE LODOVICO — Traclaius de virtulihus, nec non de donis Spi- 
rilus Sancii; cui pratmiuiiur iraclalus do passioniLus, iiixia mcntem 
D. Thooiae ad usum Seroìoarìorum et Cleri, auclorc Ludovico Barre 
in Seminario Vallemiidonensi sacrao ilieologiae professore. Pnrisiis^ 
apud Bercile et Tralin, ediiores, G9 Via dieta de Henues, 1830. Due vo- 
lami io 10, di pagg. 2U4, 396. 



Migliore ploitio ili (piosli duo volumi 
noti crrdiainn di poler Tare che nTerendo 
dh tratto di IcUera che il rh. Aoiorc de- 
gnava dirigerci. * \rur KminMitu»!» ici di- 
ceva eglij \f9 Cardìiiaux Pnrocchi. Peccì 
ti Zfpliara. qui ont dmpné prcndrp con- 
nais^nce de mon tmoìl, m'ont Tnit par- 



ti*inoit|:nagfs me font wp^rer quo cet ou- 
vrn{;u peut t\re utile oax i^Irvrs tìes 
St^iiinaiiTS, teiir donner le koQL t\es bon- 
nes òluiles tht''o1og)q(ii'5, et Icur rticilìier 
r intHlip^pn»^ du Hortpur \ii|Eclii|ue. » 
Dopo pli pncomtr di si ulti e si auloivvoli 
{ri'i'^onitggi, inutile tornerebbe e inO'L'hin.i 
0''nl nostra lode. 



voDÌr Icur piicouragentcnts. Ces prùcieux 

BAUNARD Mgr. — Histoire du Car-dioal Pie, Évi^que de Poiliers, par 
Mgr. Uaunard PriUat de la Maison de Sa Sainteié, professeur d'hi- 
sioire ecclésiastique aux faculLés cailioliques de IJUe etc. eie. Deu- 
xièiue 6JÌIÌ0Q. PùUiers^ IL Oudin, libraire-éditeur, 4, Ruede l'Épe- 
roo, 1886. Due voi. in !6, di pagg. 702, 758. 
Uno dei pn*.<ona(;j;i più ilhLsiri non Sanui Sede e davano occasione a sconci 



toto distia Ohie^ di Francia, ma, può dirsi 
con ogni ycrilà, della r.hinsa oniTorsnlf^ 
dai Boslri tempi, è stalo il Cii'dinnl Pie 
V8K0V0 di Poitien ; o si voglian conside- 
rart !c sue virtù episcopati nel (roverno 
della Diocesi adidiuoglì dalla S. Sede, o 
{"opera iDdefessa da Ini posta per di ren- 
dere con dottissimi lavori le Ycrità rat- 
loUcItr )■ propagarle dapperttillo. M<i cìA 
die massi ma Diente è du commentare in 
quesCaomo apostolico, è quel sublime 
inlento a cui diresMt tutte le stic cure-, dì 
far ctor* disparirti dada Chiesa dì Francia 
qaeUe non poche anomalie, le quali uè 



non lefTKìeri, spesso con pericolo di mali 
anche maggiori. Lu industrie f. lo fatiche 
Jeir esrpfc'io Prelato, riuscito a f^uada- 
^arsi il fSTore e la cooperazione di altri 
illojlri colle^ihi, furono coronale di feli- 
cissimo esito, e linalmente ebbero il plO 
spItMiilido snppello nei decreti del Sacro- 
samo Concilio Valicano, di cui fu uno 
de.i piii fnl'Tidi luminari. Ci lta«tino questi 
pochi cenni per invogliare alla iMtlura 
dell' aniiunxiata storia della sua viu, 
strilla con somma arcuratezza e sopra 
auieniìr.i documenti dal eh. Professore 
Mgr. Baonard. 



rallcntavanu i vincoli di anione colla 

BEATILLO ANTONIO D. C. D. 0. — Sloria di Bari, principale città 
delle Puglie nel regno dì Napoli. Edizione seconda, per cura del 
P. Raffaele d'Addosio d. S. P. Pastore d'Arcadia. Bari^ stabilimento 
tip. Cannone, 1886. In 8, di pagg. XII.^47. 
11 P. Antonio Uealillo di Bari, fu re- faele d\\ddasto delie Scuole Pie, che ne 



ligk»o di sinta riL-i e dì profonda dol- 
irin;!, come lo dimostrano le vite dei 
Santi ch(* sucres^i va m'unte seris-ie. e la 
Storia della Hua |>atna d.-i luì data allif 
stampe in Napoli nel 1G35. 11 cb. P. tur- 



ba curato con molla solerzia la ristampa, 
nel breve commentario sulla vlia di rjaesto 
insigne citladino dì Bari, prem'-i^n alla 
Sloria, sì laincnUi ebe a questo che eì dice, 
letterato, dotto, erudito linguista, profon- 



342 



BIBUOCFIAFIA 



ilo lcolo;!fl, G storico i>mr^rìIiS5Ìuio, i suoi ch't iiltro, pìd olir n enfiai, m d'arilo la 
coDciltadiiii nun;ibbÌano anconierella un slttulalo <li |i^liliiiline? chi (>ì6 chr< 
roonumento: e (|uiii(Ìi coDdiiudi*: ■ mn a »Uii die glori» ni fiuo lucae mlioti 

ÌÌESI ALhISSIO — inumazione e cremazìoue dei cadaveri. Padova^ì^ 
del Senaiaario, 1^0. In 1*2, dì pagg. 115. 
LV-i^regio signor ConlP Alessio i^t -viKliluire ol modo ordinario di &^ppp|ll 



a*ra pia iniltalo qaesto tin^rlantissiino 
ttmi\ io un libretto, di cui «fcrÌEse nlciint? 
pillole il nostro periodico. Ora gli ò |>iii%u 
Minuto il lotn|K> di riiornarc sullo «trsso 
argniiiPHlo, darido;:li una .'ini[Hezza iiiii);- 
jfiort* V un l'iù krgo svol};ini<^rito. Rpll 
prenditi li-oltai'c didl'itiuni-ixìnnc r dfTli 
crouia^tono doi ciid ivfrì. consideraU! iicljji 
ivligiom*, Ncll» 5tori», nclls I^^fm», nol- 
t'wonoinh o'nri s*'ntlmpnto. Mprito priri- 
cipilÌMiinn del libro i^ diinf)UP quf'.Mo di 
tnostrnrv' con arpnmf^nti dpftuiili piji cìw 
dalla mgitwi', dui Titti, che m^nfe rimi- 
mnzione é conForme agli insi'piramrnti 
dHlji religione e della scienza, l.i rrema- 
7Ìoite invfik* r in :iport<i pitrriit coll'iina 
r coITnlti'a. 5t>nu che, il Molimeiilo 
uinnno $i ribella all'idea di qtirsta prn* 
tica infernale, o rome la cbiatna il Uru* 
netti, di (|uo»ln tìeìirio: imporoccli^ * con- 
Wfuo aver perduto il capo, scrivea il 
celiliw MoipiiÒ nel suo prriodico Les 
Mondefi, (wr giiiniiere al punto, di voler 



inclito il processo delU crpriiatianr, 
rello a coaTcrtinì rinc^istellatun dpi] 
ossa umane in un piif^no dì crnrre. » ] 
libro del eh. Itesi ^ diinqin^ ìtnportaQ 
sinio non solo )>ci lanli pri^i di era 
zioiie^ di dultrino, e di lf)frica, ran p^n 
la ina^viupria in Italia l-ivora iiidefe 
monte per In <;oslitu;.loite del Tvnio cn 
inatorìo al seppellimento, e Non rvendo 
ancora, per Torluna, In lotta ai ctmdcn 
cristiani ed alla inumatìnne, f*ìuDia il 
^radodì |K)ter tenervi cena delta niitì 
f C05J proclamarla come una nuova 
qujsta della cìvIltA, nonTÌpne che noli 
atrgoerriamo contro di e^«o, cho conll 
itanio coiilrariaudole con tutte te fon» i 
lerrenoche vuole »*ur(tah:i. * 
noi Kulla coM delLi qorslint; 
masione, «ipandinnio piti di luce <ht < 
pnò. * Cosi l'anUire nelU pn>(aiion>, i 
da lutto >! coinplr.40 di'! <ìUo liliroa i 
[lan? che nulla iii^tnchì io ofo perqu 



doppio e nobilissimo Hoc. 

tìOCCACCINO FRANCESCO e CAUCINO ANTONIO - I legali 
pelai di messe diimstraiivi e lassativi eJ it favore delle cause pie? 
per gli Avvocali Boccaccìno Kranccsco e Caucioo Antonio. Tor tio IJ 
lip. Salesiana S. Marino, Via Uerlola, 21. In 8« di pai{g, 104. 

iìGNCOMPACiM nALDASSAHUb: - Bulleiiino dì hild-o^^rifia tà\ 
storia delle scienze tnniematiche e lisicho, publdieaU) da U. Uonc 
pagni, socio ordinario dell' A4u:ademia Ponlìncia de' Nuovi Lincea i 
Tomo XVIII, agosto, sellembre-oltobre 188). Roma, lif»o>,Tafia rtflli 
scienze roaiemaitche e tisiche, Via I^^u, n.3, 1885. In 4, di pagg ri(\9H 

BONOMELLI MONS. GEREMIA Vescovo di Cremona — Pwpnctì 
socialismo. Che devesi fare? Edizione '2' con aggiunte e ritocchi 
raniopft. Cremona, Enrico MafTezzonl, libraio editore, 1886, Ifi 16, i 
iiagg. 88. Prezzo L. 1. 

CALABRO GIUSEPPE MARIA — Il più bel giorop di mia viu;i 
il sacerdote caitolico sul triplice campo del sangue^ delP eresia, (M| 



BIBUOCRAFIA 



343 



scienza; pel sacerdole Uiuseppe 
Kraielli itertola, !88(). In 10, di 
È nna ìatu-, inn ben ra^'ionata e caMn 
apo)of:ÌA del Kici'rdozìocaUolico, deiloita 
iblle i»ernuii vìllorìu «la luì rìporUlo 
in una Iriplk'i! lolLi : cotiii-o h vìo|i>nz.i 
cioè da Ini vinia col ni:irlìrio; contro 
renaio dx lui debellata co) Tar trÌonr.ire 
la fede ; coDiro la fiilsa wirnza da luì 
fapcrilB colla laee ddb scienza vera. 
EcU la imlirìun ni fradtli nel ncerdo* 



Maria Calabro. Piacenza^ tip. e lit. 
pagg. m. 

Kìo, perchè non si lascino vincere dalla 
guferà che ora arde contro il clero, sin 
coi Tatli. sia colle calunnie e coi yìIu- 
pei'ii ; ma seguendo lo orine glorio.w dei 
loro consorti nolT apoittohtn cattolico, 
combntlauo rirìlmente contro le sètte 
massoniclip, onde ora è mo*Ka la gucrni, 
sicuri del trionro che coronerà il loro 
va Ione. 



CAIANI TOMMASO d. S. P. - Utjo e TrulTolino. Firenze, tipograHa 
Gala.*aii£ia(ia, 18S(i. Un volume in Ifi, di pagg. 306. Prczzn L. 1,50. 
Rivolgersi alla libreria Chiesi, Via de^Martelli, o. 8, Firenze. 



Rima, con que' riscontri e contrasti rhc 
tanto accendono l' emulazione nc't^iova- 
uetlì; e sono inMrmc iiu» e culù ralle* 
^tc di graiiosi aneildoti. aptdoglii ed 
esempli, e lutto in tri conserto con ijstru- 
xioni [elterarte ■ii*»<luate. nronilt e reli- 
gione, le quali (jrocedoiio iii [Ktrj f)asso 
e s'insinuano soaTenicme a forma ri' non 
rocno le menti che i cuori detili jOIÌbvì. Noi 
uon sapremmo ncconiandare a h»stanz» 
agristilotorì questo nlilissifflo libro. 



Il eh- r*. Oitaiii delle Scuole l'ie lia 
wn gflrho singolare nel s;i[»ef coripiungerc 
rutile «I dolce ne' suoi libri di lettura 
pe'hatnhinì. Della quale abilitJ'i di ora 
una pniov.! .loche più sejrnalata ìn(|nesto 
rhe nlliinamente ha puhhlieaio. (hi ben 
lo consideri, è quaM no corso di I* e 
2* Claw! FJi'Ujeutare; ina le materie vi 
SOR difprestr per f!iii>:y, che lungi dal recjr 
noia, diTealano anzi urfromento di sapo- 
ritissime ricreazioni. In esse lo vita del 
fanciutlo nella scuolii 6 al vivo sceneg* 

C^ 7**4 i 0(r O genei^ le della tipografia Pootificia ed Arcivescovile del- 
l' Imm. Concezione e della società liloleografìca San Giufieppe in Mo- 
dena. Modena, tip. dell' Imm. Concezione, 1886. In J6, di pagg. 2U4- 

CAUCINO ANTONIO- Vedi tìOCCACClNO FRANCESCO e CACCINO 
ANTONIO. 

CESARI ANTONIO — Ragionamenti inedili del P. Antonio Cesari, utili 
s[>ecialmentc al Clero, e per la prima volta pubblicali dal Tool. Mi- 
chele Ponza. TorinOy Collegio degli Ariigiatielli, tipografia e libreria 
S. Giiisepite> Corso Palcsiro, n. 14, 1886. In 16> di pagg. W. Prezzo 
L. \ franco dì (tosta. 



n nome solo del P. Antonio Cesari è 
di piò eliti lHt.<itevole encomio a ({uesla 
putidi icai ione. I i-a^ionaraenti riportativi, 
nos riguardano solameote ÌT cirro, quale 
p. (*. quello «uilo zelo e sol fervore n^- 
«esariì ad un prete, e sul frrquente trat- 
Ut col mondo che fanno i preti ; mo anche 



il resto dei fedeli cocne sareblie il rajriona- 
menlo <>opra l'Encarislìa e la niedttaziooe 
della morte. 

Ci rallegriamo periamo eoi eh. F^i- 
toif» e lo ringraziamo di cuore per aver 
inrj«o nlla luce questo tesurctto. finora 
nascosto. 



3$4 BIBLIOGRAFIA 

CJNQTTE VENEIWÌ DOMENICHE io ossequio allu «acre 
Sliiiiuiate del gran Patriarca S. Francesco J' Assisi; mirahile e salH- 
tare esercizio di pietà, proposto ai di voti del santo. Lodi^ tip. Uid- 
d(»nse di Giulio OMani, 188*>. In 16, di pagi;. '24. 

FERKARI D. UARNAll.\ — Del Salterio in ^^enerale. Venr^a, tip 
Patriarcali, MDCCCLKXXVI. In 16, di pa^^g. 5«. 
Non (M]ue5lo un coinnieuio ilei Salmi, presso ì giovani «ocoriloli 3|MTi:i|[nail4 

ma un iTiidilo e ben illecito Inilhlrllo «*qvi.ilì (liiirAntoi*^ e direllnja Htnn^ 

sai Salirrio in ^xwrv. chr può scusare |iiii ampi volumi drllo siewc nrpjmi-nta 

FORMICOLA GENNARO, Parroco di Portici— I/Arpa del Rosario. 
Napoii, R. stali, tip. con». De Aui;clis. Strada PortameJina alla Pi- 
gnasecca 44, 1886. In 12, di pagg. 56. 
IkltÌMima l'idea di coniare le (riorìe luce in un cIq!Jnl(wmo voluoit-, wwi 



<ld SS. Fto.^trio in trmpi in cui qnc;5t.i 
flolr^ximri pnitic-i ilcrola è dÌTnnuli l'np- 
peltn delle prissìme cnrp di»! repintili' 
Rotimno Pnnirflc/'. Il rpirrrndo Parroco 
di Ponici vt 1» posto, oltrccliè lotto il 
suo infrfìino, il suo cuore e hi sua piel.V 
iltielli' drttlìr.i popiMe che egli Iia dato nlln 



inralli detuie con tanto sbncio di rvusn, 
ed nrrinliile di tanti tesori di 
che i»l Ipirjrerle ti villi inKpni i 
in pili spimbilf* arn; e a benedire iJ Si- 
gnore che in meno al trìtio coro det ct^ 
lori di Sntann e di Venere impudica, el ti 
sentire Ipso-iviarmonìedeH^rparr.-ri 



GENNARO (P.) DI S. STANISLAO — Memorie archwlogiche e criuri 
sopra gli atti e il cimitero dì Sant'Eutezio di Ferente, preceduta da 
brevi notizie stj| territorio deirantica via Fereniana Romi^ tip. di 
F. Cuggiani. Via della Pace 3j, 1886. In 8 gr.di pagg. 388. 



Il dotto e lahorloso Pa^ùonrsta, che 
nel 1883 avea pà dato alla lare lo Mp- 
morìe itorìebe wpra S. Knlìzio di Ke- 
runto ed il suo Santuario, iiicoraETgiato 
dal favon* con voi quelle fiimno accolte 
dnl pubblico, tiu voluto in ijnest' altro mio 
lavoro critico ed archralopoo compiere 
lulln b storia di quell' illuMre confrssoi'L> 
della Tede. Per valutare il merito di 
(|ueslo libro converrebbe primn di tutto 
ronoMere 11 Innpo e faticoso stuilio rite 
il eh. Aalorc ha dovuto nultere a me- 
copltcre monomenti di ogni sorla per il- 
lustrare un si nobii sop'^'elto di criitliann 
nrcheologifl Innanzi lutto ha dovuto 5in 
disre irli Atti del Santo martire di Ke- 
rento; e studiarli binlo più ottesamcnte. 
in quanto qiirftto inugne testimonio ib-lla 
rwir è uno di quei molli U coi nit^niorin 
rimise quasi .sfieoia, e in quel poco die 
no giuiue Ano n noi, malamente travisala. 



Ora quelito ^lodio soli* autorità degli KVk 
ha avuto il vantaggio di condurre il t> 
lejiie siorìro ed orcbeoloKO a .<itJitidirt ti 
verità in tutte e .«ìndole le sue pini. 
sopra le quali d> irnijriunKvoli conlr*- 
versie erano state nddensalo tenebra. Ali* 
studio criliCA, dovea necosarian^'n'- " 
gìungi^rsi rurcheoloptco per is£iiar> 
su questo rampo i solìsroi dei ce 
lori, ì quali hanno nepato nome ni 
f;IÌ atti del martirio di S. FuNiin. inelli 
in dubbio la persecnzìone mossa control 
cristiani dall' im|)eniore Claudio 11 i 
il Gotico, intorno all'anno ?"0. On 
studio prelliiuRMile archeologica, ctw ' 
descrÌ7Ìnne della cripta e del ciii^UfW' 
cristinno clic si foru>ù tDiotuo alla l 
del Mnnire,'non che quella delti 
eJie nel tempo dolla pace fa eretta 
la medesima, inlìne motte alir» me 
che il eh. Autore fa rivivere o pcrcb* ì 



filBLlOCnAHA 



315 



(itncluif |MMvhi; nkil iiitcrprt-UiiL' do chi le «i 5on Tadf. K ciò basii a Tnri* ny^tm 

ynle iraiUiU? srnxa liL-m> studiar^ lutto 

^■bo lungo, affiidnn, fjiticoso lavoro HI 

nM&nì, chft unii ha dovalo ejrlì sppn- 

ierrefle hsnno avuto il r('lici«.«imo f«Ì(o 

di tfidffp confprniain iinn virila storica 

divi>nlati faiiinsa por le opposiiiojiì chi* 



zare dai nostri lettori il merito del pre- 
sente volume il qaale, imiiìine col prece- 
dente delle Memorie sLorìctie fonim un 
hfl pairt, a confosionc di cprla jimlr ehi' 
il Sucrrtlnzio uillolico 5pucemno idcaimco 
di sludii (li profonda ni .iixurala criiicu. 



GU[Ll/}IS AMBROGIO — 11 domma della confessione, difeso dagli 
atlaccbi degli eretici e degl'iocreduli dall'Ahate Amhro^o (iuiltois, 

I Parroco di Maits, Autore della spiega/.iooe storico, dommaiica, morale, 
tturgica e canonica del Catechismo. Traduzìooe di Monsignor Bal- 
lassarre Mazzoni, già Vicario della diocesi di Prato. Seconda edizione 
la esso corretta e ritoccata. Firenze, tip. editrice di A. Ciardi, I88*i. 
In 16, di pagg. 3*20. Prezzo L. 2. 50. 

ìHATTLER FRANCESCO d. Cd. G. — Piccolo giardino dei fanciulli 

crisiiani. versione littera dal tedesco di un Padre d. M. 0. In 12, di 

^Dagg. "JiW. Moiìena, tip. dell'Immacolata Concezione, 1886. Si vende 

^Biri al prezzo di L. I, 20. 



lesto ^Tatiosfl lihrello, stampato in 
Wli e nitidi canitleri, ihlln Itcncmninta 
ttpopralta drll'lnimacolnta di Mndrim, dal 
trsdoltorr ò. offprlo al UimlHni, cior» ni 
liOTunettl tPamho i seisì, pt>i qunli è 
idattaiis.simo. Contirne lutti ì piii pre- 
tiosi iase^iiamonli di veriti^, prr tempii, 
ìceìti fni ì più Opportuni che ci oITrn la 
^'ognitin cristiana. Onde, [K>r ((uesto ri- 
fpetto. sarà iilili.«$imo ai ;;enitO('Ì, ai inae* 
iitrì.a iiuanii cunmo r^lucuzioruMlei fan- 
ciuJli : ed a lotti mollo lo raccomandiamo. 
HWMtt volumelto é un t»ti-atto deU 
^^^Bb{rir'0''o put»l>licaia ila! 1'. Tran- 
'wsto HattliT, m» esiiaito che IWutore 

IL PnnOATOnrO e le anime PURGANTL Nmovo mese 
di novembre contenente il irailalo del Purgatorio scritto da santa Ca- 

^ terìna da (ìenova illustralo da copiosissimi esempii. Roma, lìp. edi- 
Irice romana, Via del Nazzareno, 14, 1886. Io )fi, di pagi?. 160. 

I P rezzo una copia Cejii. 15. Uo pacco postale (5U copie) L. 5. Mille copie 

^Bhitiche di porlo L. 94. 



ha compiuto e(;lì 5ln.^^o. L/acco{:llcnzA che 
ha avuUi iti rii'rm:iiiia e Tiiori, mostra il 
v.ilori? pno non coiiiuni>; [riacchè in poco 
tempo !ie ne ^ono fatte q^iallrn odi7ioni 
in Germania, ed È stato n'adotto in Tnin- 
cpsp, inpirse, anpher'w?, slavo, li.inimin|{0, 
olandese. I-n pre&mte versione ilaliana 6 
;is<ai stimabile pel candore df Ilo, 5tile e la 
purezza dell.i lingun. Il |vrchc Ì giova- 
netti die svolg:oranno le papinr di i|ue.<;io 
liol lii)rÌi.'£Ìno gusteranno a un tempo ni'^- 
desimo e le foavl Iwllezie della verdi, 
praticata tta loro coetanei, al il safiore 
di una Tavella 5ichiel in menti* ilalian:t. 



laureo iraltaicllo del Pnrfifalorio 
Mfflpootfì da Santa Caterina da Genova 
è ono dei più \te\h, (!ti> non forse il pifi 
kllo) che 4ia.si da mano ascetica scritto 
MI tale soggetto. Otlimo divlsmneoto udun- 



que fu <|uello dell' autore, <li dividere il 
suddetto li-nitato in tanti c;ipi (|unnti 
plorai conia il Novemlire, iis«r}^tMniÌnne 
un capo II ciascun ^'ioriio, Al irallalo delia 
Santa fa e^li sejiuire mi heiresrtnpio affine 



BIBLIOGRAnA 



In questo mese nero nllc nniiiif punr.iair. 
Doa poniiRio fore n nirao <lì nccofrai)- 
darf. c4t(hm«-n(f si OMirì leticri qncflo 
caro volumclio acconcinimo a àattn 
nelle animo iioliili e df lientc «na mm 
camp3sloiK per i loro anaui deAttlL 



di aeeaodere nfl pio \Morf. vùtna^pio^ 
matte la diroiione alle anlmr punranli; 
cA al]V-$«nipio h U'iior dietro la pratica di 
ulcuQc prcgiiterp. tn fioe è appendice al 
libro UD3 hrev» reluzione del Creolo at- 
tivo (ti MKcor^o vA udìoqr ai siiffraffi in 
prò delle anime pennuti del pu'Vatorio. 

L'ANIMA PIETOSA verso le aoimedel purgatorio con a^^iuiuvi 
la corona degli Angeli. Treviso, lip. dell'isiiiuio Mandar, SC. Ap. 1886. 
ÌD IG, di pagg. 1 12. Prezzo Cent. 25. 

LANNA DOMENICO — Discorsi in onore dell'Apostolo S. Paolo. Fro- 
teiiore della città d'Aversa, recitati nella Chiesa cattedrale nel Gea- 
naio 1886, ricorrendo la festa della sua conversione, dal ('ao. Don 
Lanna dì Caìvano. Aver^n, tip. nell'Istituto artistico Giacomo 
figli, IB8€i. In 16, di pagg. 46. 



Nel soloniio triduo che nella cillJi di 
Aversi precede la fi-ita d^-llu conversione 
(lcir.ipostolo tifile Genti, il eli. Autore 
lenoc nel pas-ìalo gennaio tre discorsi 
nella fUnr^t callcdrale, molto iiditti a' no* 
siri tempi, pmvanilo come il plonoM 
Apostolo sinasclienìle avesse 1" le r»lse 
dottrine del secolo die riguanlano b 



(tlia, e 3» le na<Bime che rirroUnn p 
la socielJl ri;:iiardo alte rn:>«M> popolari 

Oltre airinconlnwtabilc o; 
qoesiiti-e bei ih«cor»i e l'cn.' i' 

vendono dall'Auioiv abbelliti, è mnlioi 
lodnre In forui defflì argomenti ilcunli 
dalle sulitimi doltrìm> rivelate cootfao(« 
nelle lettere d'I Gr.inde Apodolo, éi 
qunJe si solennizzava la fiSln. 



sciiob. ^' le teorie spettanti all;i (um\- 

LEMOYNE (ì. B. — Scene morali di famìglia esposte nella vita di Mw^ 
gheriia Bosco. Racconto edificante ed ameno, pa] sac.iì. B. Lemoyi 
Torino, 1886, lip. e lib. Salesiana. In 16, di pagg. 188. Prezzo ceni. 
Chi non conosce ìl celfbre Don Itowo? l'Autore, ma con no Cior di regio* 



Una diMiianda na^ce però ?|M)ntanea nelli 
itienlt: chi è che lo ha così Tonnato? A 
«juryta lr|;ìltima curiositi «Mldisfi ti pre- 
sente racconto cdilkanie vei-aniente rd 
ameno ove dipingonsì a vivi colori e In 
madre di tton Dosco. e il riplio. U madri 
di fiintiglia «pecialmenie quanto non 
avranno ad impjmre da qnP5ta Irllura 
per bene nliirare i praprii pargoletti e 
per sust -nere con cristiano coraggio certa 
sventaiv di fHiiiglìa? < Non ricca dice 



istrutta in scienze proriirr ni» cdn 
nrl 5anto limon- di Ilio, prita tiea \tt 
di chi dovea c^stc il ^^uo ^coKiffno, i 
sicura coM'energìa delhi sua voloalli 
pog^ata airaiuto cdrstCt teppe eoiilii 
a termine MìcrmcnI'' la inl^^ioa* 
[ho aveale aflìdata. * Se lutir ]f 
roir esemplo di quwila, poit><^*rTn de*|i 
prit liglioolì formare (unti Ihm Ihaca.^ 
ne potrebbero cerlameair .uimar 



tiimte. 

LUCtllNI LUIGI — Il bealo Rollando da Cremona Maeìlro dì san Tofl 
maso d'A(|iiìM0 in Cremona e sue opere. Squarcio di storia d«l 
colo -Klll. Cremona, lip. Montaldi. J88S. In 8, di paa*?. 7^. 
ìjp nnlixir riccoUe in questo pmioM m.i<o d'Aquino sno dn^epoto in fx 

volume inloTfio ni D. Itolando. a S. Tom- e alla storia del secolo Vili, pah 



BiBLincnAru 



347 



^hdr itltt^o cliei ì'c^cjrio 0. Luigi Lii- 
chini hn (tmlo jiopra iiufirìmportaolc 
f»nio«l(> tli iinria, in cui per ro(>ei'a ili 
flftlnraln civmonpse o ilfirA(|ii)nale la 
KJfHm fponp « richiamala soprn roUn 
•«oliern, nnrj avviata ad intlclìnrbilr n)r>ln.> 
Il libro ilfl dolio pnrroro rrpninnpi<e lia 
poi )* importanza di far vi'derc IVnormità 



di coloro chi; menarono il piccone Ji- 
slrultoro huI ('otivriilo e Milla Chifsa à\ 
S. Donicmco, il più bc) moouiiiL'nlo di 
Crrmoiu), il nido avvealuraio d*iw Ho- 
lando errò In medicina r U iliali'iiics, e 
rAquinatf, educalo nlln sua scuola, porli5 
(|U(!&U dtJilellicJi n Uiiilu precisione da 
darle la solidità delle l'orme {geometriche. 



LUXARDO D. FEDELE — L*Arpa Angelica del Sac. Prof. D. Fedele 
ijjxardo. Genova, tip. Cristoforo Colombo, 1886. Un voi. io 12, di 
pagg. 3H, 



La fiYonda iena do! eh. I>. Luxai-do, 
lift ben imtn ai no<!lri h^ltnri per le varie 
pubMir^irioni in prns.-), dn noi a saoliiopo 
oonun«H(le, m m<istra io qunslo nuovo 
tDluini*aou iiii'iiii ricca in poesia. VArpa 
é nn.i raccolta di brevi coniponinieiiti 
poetici, sonetli, inni, ranzooi, canzoneine, 
ollat(*, ti^r2Ìne ecc., di argomenti svaria* 
Itfcuiii. m.-i lulli ^cri e pii; oiule per Lai 



rÌsp4*ltD ben le sta il nomo di Àìigtìka. 
Non diremo che anglica sia anche la 
pop5Ìa ; ma per la nobillii di sentimenti, 
pi vivo calore dei santi alTetli, che ella 
spira, e per una colale facilità non inete- 
goDledi verso che disti ii^ u« il nostro poeta, 
ella mtìrita eerlanienie un bri posto tra 
le poesie popobi'i d^ai'gomenlo religioso, 
onde la oosii-a Italia è pì\ $\ ricca. 



MARY CORRRALE — I^ Xifia del comm. Diego Vitrioli recato in versi 
ilAlìanì. Siena, tip. edit. San Uemardiiio, 1886. In 12 di pagg. :^J. 



SSe i\wsiti canne didattico al valen- 
llìvlmo ln(ii)i$ta comm. Piepo Vitrioli, de- 
cord della cilli'i ili H»-;ri;in di Dtlahria, 
mmliV oltre la meil.iglia d'orodolI'Ac- 
iHMlfmfii di .^m'Iei-dim, l'elogio di eU- 

If^Mimui» Intinae poèftton cuìtoreu^ 
iloffli dal celelìfe letterato olandese 
de Uppen.crediamoche non piccola 
lnd« drliba trihutiirsì .-il suo traduttore, 
pifrocchfr M con i suoi ele^ntissimi versi 
latini ««Ila pesca del Pf^ct-^pada, il 



dei rontani, dei Klamlnii, ilei Cnnich e 
doi Petrucci, il eh. M.irj-Correale colla 
»ua traduzione italiana ci richiama alla 
memoria i nomi di quei valorosi inidul- 
tori che da Vincenzo Monti sirlo ai plìi 
recenti dimostrarono col fatto che non 
tutti i traduttori son traditon. Ndla ver- 
sione infittii del Correatc c^è fedcltft, ele- 
ganza, spontaneilà ed armonia di verso, 
coiidchè tra l'autore e il ti'aduttoro non 
corra altra differbnza che quella del- 
l'idioma. 



Vitrioli rle^rda le glorie dei Sannajzari, 

MAZZOiM liALDASSARRE — Vedi OUILLOIS AMDRQlllO. 

'MBARfM P. CAMILLO d. C. d. G. — Memorie biografiche del P. Ca- 
millo Mearìni d. C. d. G. pubblicate da un Religioso d. in. C. Città di 
Casfeìh, stabil. tipo-lilograftco S. Lapi, 1886. In 16, di pagg. lV-214. 
L. 1, 00. Per chi ne acquista almeno 10 copie L. 1, 20 cia.scuna, non 
compresa la posta. 



LtpgCndo i|iie.\te memorie si dice tn- 
fto: Ficco Dna buona penna italiana che 
acrife già eoo bfl garbo e prnmcUc assai. 
Si bfgooo proprio volentieri, ed il pia- 



cere cresce coH'nndar avanti nella lettura. 
II P. Mearìni che per tanti anni e.<tercilìi 
r ufficio di maestro de'Novixii ti é ben 
(b|iÌQla e pare di vodercelo innanzi. Che 



348 



filBLlOGRAFU 



SO ciò accade a cliì non lo ha conosciuto, 
qoaolo piò dovrà avvenire a coloro che 
lo avvicinarono, e furono u>sUmonii delle 
sue non volgari vlrlù, p <;p(>cialm4?nlP a 
coloro a coi toccò lo Min sone di averlo 
a dirtUInrr dHlo spirilo? iVr ([or-stf aitimi 
lorncrà lii It-ttnra dille prpscnli meinorìL' 
pib ìntercsrantc ancora per Dna ftarlico- 
larc ragione, ctl èclie vi troveranno aliroji 
le bioirmlie di Uinte pemone cari' a loro 
note. (|i)alì sono ì PP. Altini, Arnonc e 



Miliardi, e noi^rnlnlto il Poti. Innario 
Roncliì morto novìiio iltj I'. Mearini. 

K non solo a''NoTtziì di detta Padre, 
e a quHIi che pìì> da vicino il conobbero, 
ma a tulli avvìfiamo che le prcvnti mr- 
morie sieno per esM^re di eccitamento a 
virtù e ^ouHiiinistniM* un non spreceiol 
modello d'imilazioDe sepualaiurnie a co- 
loro che oeJia n-ligione hanno l'arduo r 
delicato inc<irÌco di gnidarf la polenta 
per la via della sanlilA. 



MOROERA GIUSEPPE — L'alba e il meriggio della Redftnzione; ossia 
i misteri dell' Iminacolato Concepimento e delPAssuozione di Mani 
Vergiae^ predicati al popolo io due Novene ed in due Panegirici dal 
Canonico Giuseppe Morgèra F'arroco di Casamicciola. Seconda edi- 
zione. Napoli, Tipografìa editrice degli Accattoncelli, San HilTaete 
a Mater Dei, 1880. In 16, di pagg. 341 Prezzo L A. 
Airalha della Redenzione, pnhblicita mente nutrìUi di buoni stadìi dommalici 



dal eh. Autore la prima volta nel 1879, 
ag^[un«e questa volta ìl merip^io, OK^ia 
i misteri fieli' Assunzione di M. V. cli'ei 
fa di pubblica ntpone per lestifìcarc il 
suo rÌcono*ctmento alta stessa Vei-pine 
ehe da morte imminente lo campò nel- 
rorrìbil disastro di Casamicciola. 

La nobiltà de'coocettì nati ila una 



e biblici, li copia di erudìtione, lo fliir 
caldo, lucido e immaipnoso cfac nttn 
accetta la prima parie di questo loluM 
mas^tìme ai bandìlurì delb divina ptfob, 
raccomandano aì medesimi anche quefU 
secoDda, che spetta alla glorhM km> 
kìooc della gran madre dì Dìo <T. Out. 
Catt. Serie X, voi Xll. pag. ftOSt. 



OFFICI UM et Mis5Ui in fesio et per octavam Corporis Christi» una cnn 
commemoraiioDibus festorum, quae infra eam occurruut, secuodtnn 
missale et brevi;irium romanum S. Pii V, Ponlif. Max. iussu ediluoi. 
Ctcmentis Vlll^ Urbani Vili et I^eonis Xlli aucioriiate recognitum. 
Auf/tistat Taurinorwn, ex typ. Pontilicia et Archiepiscopali Kq. Ptflri 
MarìeUì, 1886. In 16, di pagg. 218. Prezzo L 9. 50, Copie 12, L 25._ 
In tela L. :\ Copie \% L. :V). 

OFFICIUM in fesio oniiHurii sanctorum, un.i cum o/Bcio defunctor 
secundum Breviarura Rnmanum S. Pii V, Pontif. Max. iussu edilu 
Glementis Vili, Urbani ViU et Leonis Xlll auetorìtate reoogotta 
Augtisiae Taurinorum^ ex typ. i'ooUricia et Archiepiscopali Kq. 1 
Marietti, 1886. In 16, di pagg. 126. Prezzo L 1. 50» Copie 12, L 
In tela inglese L. 2, Copie 12, U 20. 

TAGNUNE ALFONSO M. — Versi del Padre Alfonso M. Pagnoirt \ 
nabita. Torino^ tip. fratelli Speirani^ 5Ì via Itertola, I38f3. In 16« 
pagg. 56. Prezzo L. 1. 
Ripetiamo qui il giudizio che de{;li aliri versi del mnleittmo eh. Autore 

latnmo nelb Serie XI, rol. XI, pa{r. 3itì; al qoal luogo rìinettiimo ti corlcav ktlA 



BIBLIOGRAFIA 349 

PALMIERI DOMENICO S, I. — Commeniariiis in Epistolam ad Galalas, 
auciore Doininico Palmieri S. I. Phil. H Tlieol. Iwclore el SS. Scriplu- 
rarijni I^eciore. Gahpiae COulpen^ pressn Muestricht, Oìajida)^ tip. 
Albertss 1886. Un voi. in 8, di pagg. XX-262. Prezzo L. 3, 75. Chi 
acquista l'2 copie, ha i! ribasso del 5(1 per a^nto, e la copia 13* gratis. 
Dirigersi per la compera all'editore Monsieur P. Duffels, Bue de 
Tongres 9?37, Marsiricht. 



Soa pochi mesi, rìacr.lté Diiiiuncìiimmo 
(QaaderDO (UI3 luglio IKHfì) in Specimen 
cniJtewin rr/y/PdCMmdt'l di. F'. Palmieri, 
De vtritatf. ki»torÌca Lihri Judith, 
aUiaquc 8S. Scripturarum ioci»; ed 
ora ci ^oàp l'animo di prnsmlare ai no- 
utri lettori un nuorn iri.'tìgne Invoro dH 
medesimo: laTorodi map^ìorlpna, che non 
é più an tncro Saggio 5opnt alcuni tratti 
Ublicì, ma un pìono e. (Jni(i<^simo Com- 
tru-AUirio dett'ittiìeni epistola di S. Paolo 
ai Gala li. 

liopo uaa breve Praefatio, in cui 
l'Autore rileva h rallat-ia radicale del* 
I* odierno Raiionalisiiio biblico, viene unii 
Jmtroductio critica^ ote 5Ì |»roponpono 
9 risolrono alcnne questioni pridlminari. 
Intorno all'Autore, a! tempo, al luo^o, 
al ittM, allo scopo ecc. delP Rpistoln. 
Mi conlincia il Commentitrins ; nel 
(|iMlr il Palmieri, ^{[uJtanilo Cupo per 
Capo « ^erso per verso il lesto dell* A pò- 
Itolo, nclj' originate greco con a rronti; 
b vertione latina delb Volfcata, ad ogni 
piceni tratto si «oITcrm.'i prr esporre n>i- 
nolAm'>nte ed ilhisipre il testo merlesimo 
«otto ofrnj rispetto, (rramtnaticiite, fìlolo- 
|ico, dommalico, polemico, mostrando il 
lero ieiL'io deU'Atwslolu e il nesso delle 
sue aeulenze, dilucidando i passi oscuri, 
eonrulJiodo gli errori dei fiihi espjrell, 
pratttftanll e raiciniialisti, e ponendo in 
rìlie%o le sublimi dottrine oeU'Kpistola 
conienote. I>er maggior cljiarezzj». TAn- 
(ore diSliD^itn rapinola in due Parti: 
la I* Itiirelìcu ossia dogmatica iCap, \. 
— Cap. V, IJÌ, l:i '2' parencliua ossia morate 
4C»p, V, : — Cap VI, 10;; a cui sefloc la 
Cbfwr/ifs/oiie (Cap. VI, IM8i. Al Com- 



mentario inoltra son frauimfssc, nei luo- 
ghi opporluni. Ire importanti AppiMidìcì: 
la r (|Wg. y^I segg.) traila della Qac- 
slionc cronologica, accennala dal verso 1 
del Capo II; nella S* (p;ig. 98 segg.) si 
espone la JJoctrina Pauìi de fide iusti- 
flcante; nella 3* ipag. 249 sogg.) iaUìo- 
bla: Nonnulla de altera IJ. N. nat- 
pvysia^ si chiariscono alcune lilevanli 
qaestioni. relative alla seconda vennia di 
Gesù Cristo. 

In luogo d'Indice, il Palmieri racco- 
glie ì vari! capì della doltrinn teologica 
di san Paolo, in questa epistola trattati, 
wtto ì sttguenti titoli : Ve eccìesiastieo 
Magiaterio, De Trinitate, De /«» 
Christo, De cattea iitstitieie, De neces- 
sitate operum bonorum, Detiltimo fine; 
Divina Pr&videntia, Angeli; indicando 
a ciascun capo tutti i (kissì relativi del* 
r Epistola; della quale con cìi^ viene in 
{scorcio sìgnìfiCHla tutta la contenenza e 
rimporlania. 

A qiu-i lettori che già conoscono da 
altre sue Opere la profonda e solida 
scienza teologica e biblica del Palmieri, 
e l'arte ond>gli con <tlngolare chìarnHi 
e concisione ?a condensare in |toche pa- 
gine un Iciioro di squisita dottrina, non 
accade che noi raccom-indiamo questo suo 
Commentarius. Agli altri dìrem solo, che 
qui iTOvorannonn vero modello di Com- 
mento biblico, nel quale ai pregi degli 
arilichi e migliori esegeti rattolicl si ag- 
giunge il merito d'una sapiente moder- 
nit'i, quello C'O^ di averadntlato l'enegesi 
ai bi^o^ni od agli errori motleriil, ed ai 
progressi che anche la scienza esegetica 
TU coi nuoM' studli sempre facendo. 



;ìoO 



BIBLIOGRAFU 



PETRONIO FRANCESCO — In suraraam calholicac fìdH conira geo- 
tiles divi Thomae Aqtiinatis eliicirlationes; addita recentionim errorum 
refulatioTie piincipiis Angt^Iici eiusdem inrij\a, aucioru l-"r.incisco Pe- 
tronio Prolonotario Apasiolico ad instar Partioipantiuni capiruti coo- 
cathedralis lustinopoliiani. Nenpoli, ex lypo>^raphia A. el Salvaioris 
Festa, Via dieta S. Dlasii lìhrarioriuin, t-i, 1886. Due volumi in H, di 
pagg. 368, 400. 



Un conim'*nlo che fncilìli ai |?io\iinì 
Moiliodì rhktclli^f*!!!.') lidia Somma del- 
rimmorlal san Toinim^o contro i Gentili, 
e ne svolpa i principìi e. lut applichi le 
conwifo<*nz«r a'varii bisogni dt'U'^i:^ no- 
stra, non poi'» non toiTiarc in iiupsti tempi 
Dtilìssiino e (Il gradimento a chi Ita fior 
di senno. Imperocché in (jacsta Somma 
non !iolo porpon-ti conte in compeittlìo 
quellf cose clic nf;:lì alirt volumi del- 
l'Aquinate più diUuumi-nlc ^i tnillaiio, 
m.i ]ioninitni5lr.isì iin^arme [totente per 
corabatlcTe {ili orrori cui la inalvapii 
di*'netiiici di iio^ra fede uiìsc^ in luce. 
(Jiiivì ancora le \«'ilà (iairalto rìveUlt^ 
per numida alle razionali dlM:Ìpltuc si 
cangÌQi%ono, da :i|>fiurìr cliiara la con- 
cordia drfla fede colla r^ltn ragiona, PerA 
Don tutli gl'lDti^llfìtli, n multo m^no ì 
deboli dei KÌo\.ini, liin (anta forza dì 
\iflla, da discoprire dì piiiuu coIjk) di lall 
veritA \a portata. Quindi è che prr aiuto 



di (|ne3li il eh. Autore « é accìnto a 
quest'opera lahoriosa in coi, prvnipwo il 
\oslo di «an Toininuso. ne M:hiude il wmo 
arcano dietro la scoria di iWwin cwa- 
mi'DiHtori. e n'apn^ la via JcU' inlrlti- 
ireaza alla Mudìosii {^ìorentù chr ili pfr 
«è tif>ssi volrsre ìotroduniù e tmlarrlA 
proprie forze. S'icroinc poi la doltràl 
dell'AitT^elico è m piena e m fecoadiéi 
conl4>iiere in sé come in j^erwe b co»- 
futazìone degli erroii anoomdip ooofMV 
dopo nr\ ti>mpo; cosi il eh. Aalorc f^ 
fei'iti in hreve frli (»*rori deirft& ttùtìn 
vi risponde applit-Aiido loro i prineiffi 
(leirAnffplo dcllf vuole. I>i <fiif«*tn h- 
vnro danqan polmnoosi (ffovare i pò- 
vanì ecclesiastici non solo, ma asdie i 
secolari, citc \i troveranno e Midininì 
principii e perentorie riftpoAic a Unti er- 
rori che serpeggiano per il noiid*, «di 
u^vck'daiio la moderna mkÌcIA in imo» 
alla qualcuno essi costretti dì riiroiari. 



PIEDELAMA [DA) P. LCini — Memorie intorno alla vita del M. R. 
P. Luigi da S. Giacomo, Missionario Apostolico, Minore HifoniutodelU 
Provincia Serafica; per il P. Luigi da Piedelama della medesima Pro- 
vincia. Qttarijcehl presso Firenze, tip. del CoUeg^io di S. fiooavtt- 
tura, 188IÌ. Lo 16, di pagg. 196. Prezw L. 1. 50. 
Oneste memorie lonunn benissimo in vita per tanti anni a vantaggio dei poter) 



accoocìo per questi Inapi nc'qiiali f\ 
fiera (tuerra si muove agli Ordini religiosi. 
È prrlanln coki lodcTolÌ»Ìm.ì f»r veilon- 
obi <iniio<)uesiÌ uomini tanto dal mondo 
|ierM!f!uìlatt. Ciò ha fatto il 1*. L. da Piede- 
lama rendendo di pubblica ragione la vita 
di nn nomo che Un dalla sua piovìnezM 
diede il nome ad un istituto religioso 
così illustre e cosi benemerito della Chiesa 
e d«Ila civil società, che fpese questa 



monl.nnari, che la «spose si di «otnitoa 
pericolo in una tìera pestilenta la qaito 
in Tripoli Hi Unrberia mietei «Ulte 
senza Dumcro, e uè coiauind il riouiMU 
nella pmlicazioue della divina parola. 
nella preghiera, nella mortiAonkiaii i» ari 
consegnare alle cnrte u^Mn di m^km 
sacra. 

Alla vita di que^t'amno apo^Urileo, 
il eh. Autor» U sefoire il MgwiorimU 



BCBLIOCflAnA 



351 



d cspoAU coti s^mpltcilÀ e pur^ aiexu ili 

'IZZOLI SAC. DOMENICO, Parroco di S. Niccolò all'Albergheria — 
Pel fuf)ebre anniversario del Sac. Salvatore Lanza di Frabri dei FH. 
deirOralorio. Palermo, tip. fratelli Puglisì. Via Oioiamia, vicolo Ca- 
millo 20, 1880 Io 8, di paurg. 26. 
Uri l>. 5viK attore Lanza, om.imctito o ilpll'opiiiione pubblica d") pn^se p(|uunfto 

WH tifila Con]|;refr«ziotte ili Ssn Killpivo diciuno eloquente;, iiitendinmo di cosa 



im favori vritlo dal V. Luigi 

per ordine drl luo confessore. 

Crediamo che xyafAn ec«ll«n'.e liio- 

aia scritta con niolu conosrpoza di 

ina per avere PAutore diretta la co- 

imu del P. Luigi per circa un decfnriio. 



stili;, alihellilo qua f. colà da oppoilune 
riflfìftitioni. riuscirà di giovamento, come 
rXnlore desidera, ai giovani italiani e 
spcciatnicnle n^suoì fratelli della Serafica 
FtìfonnntJ Provincia, e servirà a lutti di 
sprone per emularo le Tlrtti del Krro 
di Dio. 



dettata dal coore, ed espressa in un lin- 
gn^in^ìo nobile, dipniloso, ricco d'unzione 
e !(cerro \Y o^ni lenocìnto. Auclic le 
Igcritiom, dìnio<tninD che il eh. (Cano- 
nico Kerrìgno è di quelli che si sanno 
levare airahetza del so^Eff etto senza per- 
dersi in frascherie e gonfiente. 



!Ì Neri non meno die della Chiesa pa- 
mitana e d^t pilrìxialo siculo, dopo un 
no M pnria nncora, come se In sua 
lorte foiose avvenuta ieri, tanto ora me- 
lOrti e desiderio di sé lasctd ndla n.ina 
khnno rillasire estinto. L'efnvj^io Par- 
D. Domenico Pinoli n.||« sua elo- 
BCTle orfirione fnnehre non è che Tt-co 

OLETTO G. — Dizionario Daniesco di quanto si contiene nelle opere di 
Dante Alighieri, con richiami alla Somma Teologica di S. Toniraaso 
d'Aquino; coll'iNustrazione dei nomi proprii naiiologici, storici» gco- 
graQci; e delle qiiesltonì più controverse, compilato dal Prof. D. Già- 

, coEDO Poletio. Volume Terzo G. U. I. Siena, tip. editrice S. Bemar- 
dioo. 1880. In 16, di pagg. 362. Prezzo L. 4. 

Himeliijmo 11 lettore a quanto seri- quaderno 863; essendo questo teno va- 
io di questo ìmpflregv'iabiledizìona- lume del tatto ajiuale ai pi'eccdenti nel 
raponnudo del prìoio volume nel metodo e negli altri pregi ivi notati. 
qiMdnrnn Hit. e dtjl secondo nel 

NO (DI) P. EPIFANIO — Opera scientinca sulla Vii Crucis o 
Calvario; per il P. Epifanio di Baiano. Terza edizione accresciuta. 
'//, Premiato stab. lipograGco e calcoUtografìco Gennaro De Masa, 
r.ida S Sebastiano, I83tì. In 16, di pagg. 128. Prezzo L 1. 
ITALE CARLO ANTONIO - Vila di S. Bassano, Vescovo e Pa- 
irono di Lodi, scritta dal prete CarrAnionio Remiiale, correiia e com- 
pendiata da un divolo del Santo. Mona^, 188f>, tip. o libreria de* Pao- 
ttà di Luigi Aononi e C. In IG picc, di pagg. 144. 
toDO ANTONIO — Il Ginbileo dfl 1881 e la Donna. Conferenze del 
Mccrdoie D. Antonio Hundo, Arciprete di Alcara li Fusi. Siena^ 
tip, editrice S. Bernardino, 1880. Io IG, di pagg. 92. Prezzo cent. 8(). 
|j donna »>coiido i disegni di Dio; smo; la donna in r.jccin al divorzio; «oiio 
iotita qua) si Torrelilie dal liberali- ì temi che in tre conlercnze con vivezza 



352 



BIBUOGrUFIA 



siciliann, eloqurnita e molta doiuinn la loro oppoi tonilo non ò (liminoìia prr- 
prrflilt! 3 svìlupitore il r.h. Aulon>. F.gli le duraudo toliaTta le cau»» clic all'XuiQ 
|ironainio per il Giuliitno del IH8I. ma le ispirarono. 

BESTINI S. — La carità privata in Italia. IV. (ìli ospizi marini. (Esiralto 
dalla Scuola catioìica, periotiiro retigioso-scientiflco-lelierarìo dì Mi- 
lano, Anno XIV, voi XXVII e XXVIII, quaderno 160-163}. Milano, 
lip. di Serafino Ghezzi, Via A. Manzoni, Vicolo Facchini, 6. 18vSG. In 16, 
di pagg. 24. 



licri anchf dai pio srogliati. Noi ce d^ 
con «rni tu li amo con lui sìnriTinvoi*', •* 
rnccìiimo voti che prnsqcoa il suo tul 
liivoro «u quo<iio rileianie aivoairnto da 
lui co«'i reliceoifnte cominciato. 



Anniinziamn con vero pincere qnfftn 
articolo cl))> ò il quarto amila earit-^ pri- 
vata in Italiii, d:il c^i. Autore sterrilo con 
vìracilà, e con quell'aurcìi disiinoliui-a 
di .stile colto che sì la lejiB'^i'fi «1 volrn- 

TACC0NI3-GALLUCC1 DOMENICO — Memorie storiche del santiurio 
di S. OoDìpnico di Soriano nella diocesi dì Mileto, per Of>m(»nico 
Taccone-Gatlucci, Canonico l'enitenziere della chiesa cattedrale della 
suddetta diocesi. Napoli, .«itamperia tcìà Fibreno, strada Pìgnatelli 
S. Giov. Maggiore, n. ;V4, 188G. In !(>, di pagg. 44. Prezzo L. 1. 
Per r,u:cO[n.ind;ìre ai ooslri lellorì trono, \kv il ((ualu odIto tolta la drio- 



qu(9to lavoro, ci ba<iterft qui rìfcrlrc la 
leltrra clip sua r.minonza il Olivi. Dome- 
nico Bartolitii :d quale é dedicato, sì defroa 
dlriìTt-rr all'Autore, nè* segiifnli Krmini: 
« AppfMznns^eaj i| lavoro etin la S. V. Ue- 
verendi^iin.i ha assillilo, dì tessci-p cìoA 
la storia del famoso Santuario di Sin Do- 
menico in Soriano, porclit!\ a quanto mi 
sembra, si è dato di rsso qualche conno, 
ma ninno ne lui |>:irlitto di pro|H>siio. Rni 
Tolenlifrì nerbilo la df^dica dì questo suo 



zìonp, f perchtV ho l'onorr di l'swnj Pro- 
loKoredoir ìnclito Ord(nf>diM Predicatori. 
OltiT di ciò «00 pcrstiaso chp .wrii tratuto 
con quella critica sana e $rvcra. dì cIk 
la S. V. Itovercodìfsinia lia dato cyppfii 
prova in altre storiche lacatM-ariooL &c> 
colp 1.1 S. V. neven>DdisiiÌinB resprvtfiOftf 
(Mia mia più alta e siocen alma, eoa 
cui Ilo il Itene dì conformarmi della & V. 
KeTerendissima 

« Dw, Servilor vtro 

e HOMGXICU Ckno, lUftTOUKI ì 



lavoro, perché riiruarda il mio Stinto Pa- 

TAROZZI VINCENZO — Vincenlii Tarorii sac. Bonon. Carmina, ì^omat, 
ex officina vaiic, an. MDCCCLXXXVI. In 8, di pagg. 28. 
Il sapore di cla<v«ìc.ìlalìniià che hanno p. e. die il eh. Autore fa dtl disastro di 

qoc&te [Kicsie. render le dehhono accetto Caj^mìcciola, ov'egli dipinge tatti quel- 

ad ogni buon letterato. (Vr rnnvìncerwne rorrfioda catastrofe. 

noi rìmoUiamo il lettore alla dB»:ny.ìone 

YALLAURI TOMMASO — Thomae Vallaurii Acroases faclae studiti 
aiispicnndis titierarum latìnarum io H. Athenaeo Taurinensi 
ex odlfina S. Bernardini, An. .M. DCCC. LXXX V. In Itì, di paj^^. .... 
Prezzo L. o 

Non ci occiiperenio qui ori del me- vennero v|tìrniainrT»le alla Iwe. i 
rito It'iierafio di queste prolusioni, del nouirc il merito Mugolare. Qui Uk- 
quale altre volte* quando le medesime soltanto di alcuni savii gitulitii. est^osti 4 



BIBLIOGRAFIA 



353 



chiariointo Autore in tnluni 
•orti Ìnnu[rurn1i. rìtruaniinti 
(ti inirodAUi nell(*!Cuolr! con 
Alodii rlAS^ici. 
naeaniQ Uiscoiso Irnutmbl 
Sbiuln nrll'aprllv ilf't f^8Ì. 
drclìiiniv dpj^li i^tmlii ff~ 
^^arn ^li di tu) divailiMi/;i 
nuoHTO cioè w)tt*rchin dell'' 
BritU» ni>i prntfrnmmi a;rli 
innario p del lirro, ! libri 
ad;illi, tni ipmlì t)pn>> luogo 
^mmnticn drfln Si:itllz, '^ 
I dannoso mrliulo miroilfillo 
Italiane por amnrv di novità 
«tvìIr imilazioiie dr^Ii sira 
tlWfi idee, pir<so » |>oro, 
tm ehwcn btimi r?oi|rienita 
HofSlt* prolusioni, ohissìmip 
! tki (H-r (ilr>lo: Tm dùci- 
tmm lattmirum ad Gtr- 
9$ÌOHem ticacta, 
b é cDs;i <:l)p inni s'intendo, 
^ Italiani vo;;|)ano di vìv.i 
é alli* nostre .^coolc melali 
« nir indole dei nostri in- 
ooa si addicono, ed nKiItinn 
tutori d'oltr'aI|ie chr di noi 
yìh Alinosi (Ultori hanno ine- 
ionceitri, p Ocerone. il più 
tini oniinri, «timauo non più 
cairtlo dii nulla e un \art>- 

P«N, Storiti Homnn», 
già clitf ijnel metodo 9t3 
Cu 8^ Jlei^o, né the nessuna 
r pom a'no«trì studi! Iriip- 

fé idatuioper fornMie 
uielli al buoni studi!, 
moderno il'ìn^gnare il 
l^rf'tfiiiiiiiTnlc il eh. Auloiv in 
XIX pmlunone) può Ir'osì 
le corredo di erudizionit a;:Ii 
ifctf lUnnom qoanUo sin in- 
B seaoli* wcondaric. Ili f:iitì 
nd nntomÌ3tz.ire, nd decom- 
dveriiiare i vocaboli Ialini, 



n«*' ccrCTTtie le or'ijtìni, vuoi mi «instrìio, 
ìiioi nel cHtiro amico; nel |wraironartÌ 
con vomitoli tiffini od e^iuiimllifitr, clic ^1 
trovano nelle altre linunr. Insoninii uri 
dare la penesì, la irasfonnfltione, la storia 
delle voci btinesenzii badare tampoco alla 
liellezxa dello stile, al modo di scrivere 
forbì tain fi iti% e Renza torcarn delle altre 
nozioni che gi debbono nalumlnienle riiM- 
vare d.illo studio di una liiiflua Antica On 
io domando, w un tale metodo sia editrji- 
tivo dulia niente debili scolari del (rinna- 
RÌo e del liceo, n pinttmlo non «i deliba 
dire nato fniio per iMTilire l'in^epoo. 
conllnandolo jn un pn'tto i>05Ìtlvi<.mo dì 
minute e nnime inda;rì>ii. Uddnve ijuando 
noi insediamo la linfnia latin» secondo 
il metodo antico, non miiiiino «wliaeio 
a far loro iinfidrare nudi iocal>oli. o, rlic 
é piscio, radici di vocafMìli.ma iinrianio 
a fnr loro npprendpn* la storia dell' unu- 
nilà, ed avveziarli al wuno del Im-IIo. a 
scrivere ron proprietS. con cbiarezra. curi 
elfvani:a« ad invot^liarli della imitatone 
delie eroiche virtù die illustnirono il pò- 
\>o\o più grande che sia vi5«uto 5uila 
terra. » 

E qu&l è la consegueozn di questo 
nuovo metodo coki avrcnw. come diccvaM, 
alla pnmn istituzione letteraria, e sc^'uj- 
liimf'ute airiiidoK-di'i nostri ini;<:^i?che 
il p-nio così proprio de^lì italiani viene 
nel primo appnrire sofTocfllo, che i pova- 
nettj si distillano e $liiiicano il cerMIo.id 
imp-ii-are una lari-apiiie dì cose v non ne 
approfondi.«cnnone*i*niKi.cherie'jCOtin Ict- 
leniti e scien/i.iiì «inperliciali. Ma die? SI 
dovrà dunque tornare indietro all'antico, 
ed escluilere dalle noì^tre s;uole tutto citi 
che da non molli anni vi <iì Mnlrodollo? Il 
discorso non torna, e i)iii cade ottlmiiitienle 
in noconcio quel di Oraxìn ; AVf mùdtm m 
reÒM, autu ctrti demque fìws — (^uos 
ultra citraqtte nequit consist^e r<- 
ctum. Sarà la voce autorevole del eh. Au- 
tore accoltella? Iddio lo faccia, e noi 
glielo auguriamo di vero coore. 

23 30 ottobre 1886 



354 



OiaUOQRAPlA 



VASSALLO-PALEOLOCJQ F. - La concorJanra dantesca. Fascìcolo 
Girgenii^ tip. di Ungi Carini, 1885. In 16, di piigg. 4(1. 
Yi'ttl clA che Krìvemmo del 1* faitcìcolo di qocsl'oprra il 7 agosto di qii«t*anii 
qtiadcrno 6G7. 

VERUCCHIO (DA) P. G. - Arte e morale. Nut>ve rime del P. G. da 
Verucchiù M. 0. R. Imoìa, tip. d' Ignazio Galeali e (li^lio, Via Cavour, 
già Corso, 35, 1886. In 16, di pagg. 183. Prezzo L. 2. 
^^ un M vfìlmiK'tln cli<! inroglin a seconiln cliecoinpreitdt>gli nr^ooienli i 



l^tr^urv ptr la gran varìclft dei temi elio 
vi si svolgono in non mfno di ITTi Fo- 
nali, 60 dei quali formano la primn parie 
f\Yf> Irati* so^geUi di arie, e gli altri la 



riti. Lo rwcomondi.inio »pt*cialtnrnle . 
.rioì^m avidi sempr*- di simili Htore,] 
(piali M poti-anno trov.irf* un paMVilo i 
rondilo ilalle p'nicio della poesia. 

VESPKiNANI ALFONSO M.' — Due memorie relative alla qiiestk 
circa l'origine dell'anima umana coirappeodìce di una terza stili 
uiei]ie del doiiorc san Tommaso d'Aquiao, intorno all' immacolato 
concepìaieiiio di Maria Santi&sima Ielle nell'anno t8Hf>, in lomi 
mensili dell'Accademia tomisiica imolese dal socio direttore Mo 
Alfonso M. Arcipr. Vespignani dcll'Accad. Romana di San Tomoli 
d'Aquino. Bologna, tip. Mareggiani, 1880, p. '201. 
Il nome del ci). Nontignor Voftpignani dell'edizione pirmeiMC: eoi quftti 



ó Qftginiai noli55Ìino e celebre in Italia. 
Seicttiliilore delln dodrinn di'irAn*rlleo 
Itftltore san Tommaso in quci'lo lilrro e<- 
iwnf le teorie Ile deH'Aqninatfi sopm l'ori- 
ìiìne deiruRima umm» e eomNail" il 
rofminlanistno che olle medesime teoriche 
hrnltimenie si opponp. Per ciò che w at- 
tìnie air immacolato Conccpimentn di 
Moria Sanlissìmn profezia i principti filo- 
soflci che per ispiegaro l'Ani^elìco doltoiv 
Ila sosttnnli il eh. P. Cornoldi in un Opu- 
scolo che eiiandia troviamo :$tampjlo nel 
XXV volume dell' o;>e»T di sin Tommaso 



cipii rimnnc chiarito chr 11 Santo dotlq 
nofi \\\xh fssf.T^ addotto com<* cwilrafj 
al singobrl<i<<imo priiilepodl Maria, 
linilo qual doninia di ffde dairi 
tale Pio IX, Allamcnie commendiano lo 
Ìllo«tre Monfij^nnr Vfspifrnnni, il qoalr r 
meritpvotpdi'lla gmliindine romtmr, pol- 
rh^ sirenunrnente anche nella Scttnxn 
italiana comlnito la fjl.<^ uiDd^rna lito 
solin. (Vr lo che fu dal MpifoliBino 
I/«tii* XIII innalulo «d essere tra ì diaci 
italiani :K:cad(!tu*«ì dell' Accademia Ito* 
mana di Sin Tommaso d'Aqnino. 



VITA dì S. Romualdo Ahatejoadatore delle Coitgrfì;;a/.ioui Cainaldolfl 
cenobitica ed eremitica, (ratta dalle opere del santo Cardinale Ve.scoij 
e Dottore Pietro Damiani, scrìtta da un idiota suo intimo dificepoll 
M<m:a, 18S6, tip. e Libreria de' PaoLini di Luigi Annoni e C. In IGpic^ 
di pagg. '208. 



357 



ir-oneiA, ha saputo compieri» 

it mondo traviato potr.^ 

h'^ farà vedere una volta 

^)ios« unità di mente 

.i**soo?o di Ferrara, che, sullo 

^rM. mi Arcitire.tie Vi- 

ii'-rilo, * itinenJo viva di?! 

1 1 itinria di una sifTatla di- 

'.ire che a tale scop'i si vanno 

'li.'Hndo e favorendo i lavori 

I H ti Corpi tiKjrali, e più che 

capo del grande movimento, si 

col publilico nlUislato di afTetto 

]*0{»>ln cristiano trova neiraitac- 

ilro un marsviglioso elemento di unità 

-j'rusù nelle Pasiorali di mons. Vescovo 

'Il S. Tommaso, ordinala dalla munìflcenza 

(in Leone XIII, procede regolarmente e per 

dì simili pubblicazioni, anche speJiumenle. 

Wiato, ha veduto testé la luce il IH volume, 

< III, Jiulla scoria di codici numerosi e più re- 

';i l'refazìone» e corredato di gravi ed eruditi 

. riscuotendo l'approvazione e la lode dei dotti. 

a il principale merito agli illusiri I^orporati, de- 

'' a tale pubblicazione, gli Kmì Si- 

b- I Domenicani che attendono in modo 

ova edizione, e che non rLs{)armlano studio e fa* 

risponda pienamente agf ioleiidimenli del Sommo 

I la Kua piena siddisrazione, il Santo Padre si è 
le menzionali Kmì Cardinali un l^revc di encomio. 
ano aggiunge a lai proposito: 
Emi Simeoni e Zigliara, vivamente penetrati dei- 
loro dal Salilo Padre, si sono atTretuili dì recarsi 
Denta per deporvi l'omaggio della loro profonda 

Re-gesti di Clemente V, iniziata sotto gli 
del Sommo regnante Pontefice, continua con 
[che mila la slamili ' ' : ' r 

Odiosi il quarto voi>: 



356 CAONACA 

Chiesa \a più accanila guerra. Esortò quindi i pellegrini ad usare tutti quei 
raenì che la Religione suggerisce per niaiiteaersi forti e costaoti nella ferie. 

Dopo questo discorso il Satiio Padre, impartita l'apostolica lienedi- 
zione, amineiieva i pellegrini al bacio del piede e della raaoo, non seoM 
esprimere a ciascun di loro parale di conforto e di paieraa tenerezza, 
die fecero a tutti provare iioa gioia divina. 

*?. In quella che la diplomazìa italiana i"* costretta, come sempre, da 
che ritalia diventò nazione di trema niilioni. a portare in pace, noa pur 
le insolenze francesi e lo sdegnoso contegno dei tedeschi, nia lìùo l« 
snhilole arti e ì rigiri di una piccola repubtdica americana; per un con- 
trap^toslo, che fa comparire più grande anche agli occhi dei poco ve?;- 
genti ristiiu/ione divina del Pii pitto, questa slessa repuliblica. che è quella 
dej^li Stati Uniti della Colombia, tratta co! Papa con una deferenza, rno 
un rispetto e (^n un c^nte^no quale non assumerebbe, non diremn io 
faccia air Italia, ma nemmeno colla fiotentissinia Germania. Di ebe leg- 
gevamo che il giorno P2 ottobre il Santo Padre riceveva iu udietiu il 
signor Velez, ministro plenipotenziario degli Stati Uniti di Colombia re- 
duce dal suo congedo. Sua Santità s'intrattenne in cordiale colloquio 
coir egregio diplomatico, a cui parlò a lungo degrinieresM religiosi della 
Colombia raccomandandoli airattenztone del ministro perchè se o« fa- 
cesse interprete presso il suo governo. 

Caduto poscia il discorso sopra Cristoforo Colombo, il Santo Padre 
dimostrò il più vivo interesse pel movimento che vi è sii» America, si 
in Italia per la celebrazione del quarto centenario della sco[>ena d<'i 

Mondo, e fece noto essere suo desiderio di awperare a quella sn. 

colla pubblicazione di documenti Vaticani che si rife^scono alla sco- 
perta di ColomlH) ed alla storia di quelbi regione. Da ultmm raccnroandò 
al Mirnstru gl'Italiani residenti nella Colombia, i quali, per una malao- 
gtirala vertenza, si trovano oggidì in poco buona relazioni con quel go- 
verno. Ei haec mmùm'sse iutahit a Bernardino Grimaldi autore del 
Vapfi nemico d' Itaìia, 

3. Man mano che ci è dato di conoscere gli atti dell' episcopato ita- 
liano in apparecchio alla celebra/Jone del (TÌubileo sacerdotale del Sai 
Padre, abbiamo caro di tenerne nota per la storia della inanìfì 
religiosi, che, a dispetto di tutte le agitazioni anticlericali, si coi 
cuU'aiuto di Dio da lutto il mondo alle line del prossimo anno; im(i 
la parola dei Pastori, meglio che quella dei giornali e dei ComiiaU ^uo 
niexzo eflìcacissinio a mettere in ogni luogo un santo moto di preparaiiOM 
per qn.dla carissima f^sta. Primo nella quìnlicina ora scorsa ci si pr»- 
henla rArcivescovo di Reggio di Calabria, il quale con una tiellissiau 
Pastorale al Chro ed ai dtletiiashno pofio/o reggino esorta ed eccita ( 
suoi diocesani « a concorrere coi credenti di tutta la terra a que.su solenne 
dimostrazione d'ntTetto al Padre comune al sapientissimo t^eone XlIL 



GONTEMPORAffKA 



357 



S in pochi anni e in me^zo a mille conirarieià, ha saputo compiere 

iminosarat'Die tante op**re grandiose; menire .il mondo iraviato polrA 

essere principio di ravvediinenio, come quella che far^ vedere una volta 

di pili la poterne vitalità della Chiesa, e la maravìgliosa unità di menle 

di cuore che anima i credeoli. » 

VicD poi monsignor Luigi Giordani Arcivescovo di Ferrara, che, sullo 

slesso argomento, dirigeva una circolare ai MM. RR. Arciprr.ti e Vi- 

catti foranti, perchè coadiuvino il bel movimonlo, • lenendo viva del 

continuo in mezzo ai loro parrocchiani la memoria di una sifTaUa di- 

irazione, partecìpjiiido loro le sante gare che a lale scopi si vanno 

li dì più palesando nell'orlie cattolico, dirigendo e favorendo i lavori 

preparatorii, che si allesliranuo dagl* individui e Corpi morali, e più che 

tatto mettendosi i singoli sacerdoii a capo del grande movimenlo, si 

octerni di ditnoslrare al mondo intero, col pubblico alie.siato di afTeito 

al Sommo l'ontefìce, che la lede del popolo cristiano trova nell'aitac- 

caniento alla Cattedra dì san l^ietro un maraviglioso elemento di unità 

e di vita. » 

Analoghi sentimenti sono espressi nelle l'astorali di mons. Vescovo 
di Mantova e di Alba. 

4. L'edizione delle Opere di S. Tommaso, ordinala dalla munifìcenza 
del regnarne Sommo l'ontefìce Leone XIIK procede regolarmente e per 
quanto lo comporta la natura di simili pubblicazioni, anche speditamente. 
Come già abbiamo annunziato, ha veduto teslè la luce il Ili volume, 
cirMlotto, come i due primi, sulla scorta di codici numerosi e più re- 
putati; preceduto da dotta Prefazione, e corredato di gravi ed eruditi 
comaipoti, che vanno già riscuolendo l'approvazione e la lode dei dotti. 
Se ne deve certamente il principale merito agli jllu.stri Porporati, de- 
sigoali dal Santo l'udre a presiedere a tale pubUicazione, gli Emi Si- 
DieoQì e Zighara; nonché a quei Padri Domenicani che attendono in modo 
; 'i:ile a curare la nuova edizione, e che non risparmiano studio e fa- 
I perchè questa C4>rrisponda pienamente agi' intendimenti del Sommo 

I Ponte lìce. 

I Per attestare intanto la sua piena soddisfazione, il Santo Padre si è 
I deguato di dirigere ai due menzionali Eiiii Cardinali un Breve di encomio. 
^^ ISOsservahre Rontano aggiunge a lai proposito: 
H^ « Sappiamo che gli Emi Sìmeoni e Ziglìara, vivamente penetrali del- 
I r«lta degnazione usala loro dal Santo Padre, si sono affrettati di recarsi 
' ' !i Lui espres^samcoie per deporvi l'omaggio della loro profonda 

■ !i/a. » 

La pubblicazione dei Regesti di Clemente V, iniziata sotto gli 

c'ìi e per la munificenza del Sommo regnante Pontefice, continua eoo 

<{iii e copiosi risultati, che tutta la stampa periodica ha potuto an- 

uua/jarc ai dotti e avli studiosi il quarto volume deir Opera importaci- 



358 



CnONACA. 



(issima. Ilo'altra cosa aggiunge pregio a questo {>rezioso volume ed è 
Tillustre P. Abate Luigi Toni e i suoi egregi collat)oralori, cioè 1 1^4 
J). Gregorio F'almieri, D. Anselmo Capici, D. Giovanni Sarcander 
Francesco Navraiil, han voluto, con nobile divisamenio, compierne 
stampa [ter Tonoraasiico del Santo Padre, loro augusto mecenate, 
esemplare assai splendido fu dunque, la vigilia di san Gioacchino, de( 
ai piedi di Sua Santità Leone XllI, il quale alle illnstri loro fatic 
die<]e degno conjpenso coU'aggradimento mostratone e la sua apostoHc 
benedizione. 

11 volume che annunziamo comprende gli alti del quarto anno 
Clemente V, dal 14 novembre I30.S sino al \'S novembre dell'anno 
guenie. I suoi 1469 documenti vendicano il nome di quel Ponieflce 
antiche e recenti accuse non pure nei fatti d' interesse generale, ma an 
negli eventi particolari delle diverse nazioni; avvegnaché vi si rinve 
in gran copia notizie sìnora non conosciute mtoroo a chiese, « mona- 
steri, a famiglie e istituzioni molteplici di quel tempo; e queste iri 
valgono a mostrare la nobile e lodevole operosit.'t di Pap:i Clemn.i 
Questo accenno dee mettere desiiJerio negli scienziati e segnaiameme nei 
cultori degli studii storici, di giovarsi di tante e si preziose notizie, e 4i 
rallegrarsi cogli insigni lìgliuotì di san Benedetto, i quali, secondando g& 
ahi intendimenti dì leeone XllI, danno mano a lavoro si splendido e 
monumentale. 

r>. Altrove toccammo delle trattative inuvolaie tra la SaoU Sedee 
il Montenegro. Ora, rìrerendoci a quanto già ne dicemmo, slamo llMl 41 
annunziare che il giorno 7 di ottobre fu fatto lo scambio delle Sorrau 
ratilìche apposte alla Convenzione stipulata il 18 agosto deeor^o. fn 
V Kmo Cardinale .lacohini, qual Plenipotenziario della Santa Sede e 
S. K. il cav. Giovanni Sunderic, Plenipotenziario di S. A. il Pnncipedi 
Montenegro, per la tutela degl' interessi cattolici in quel Principato. In 
Virtù di questa Convenzione venne distaccata la Chiesa di S. i 

quella di Aniivari e designalo Arcivescovo di Antivari il Urèo 1 
Milinovìch dei Minori Os!;ervBnti. Antivari, Bar in turco, già parte 
livah di Scutari, è ora monienegrìna, perchè presa dai Montenegrini 81 
10 gennaio del 1878. Col tratiato di Berlino, 13 luglio 1878, Aniirario] 
il suo littorale adriatico furono annessi al Montenegro; salvo Dufcig 
restituito alla Turchia e Sptza incorporato alla Dalmazia. Lo stesso tn 
lato fissò che il porlo d'Antìvari sia chiuso ai legni da guerra e che! 
polizia marittima vi sia esercitata dall'Austria. Il trattato tra la Sant.i Se 
e il Princiite è stato dunque, oltreché un gran tiene per gf interessi csi-j 
tolici, un imporiamissimo servigio reso al Principato. A queste sommi 
notizie ci piace dì aggiungere quelle che scrivono da Rom:i alla 

< Pel nuovo Concordato, di cui verrà quanto prima pubblie 
lesto, la gerarchia regolare è ristabilita in questa Sede, fondata neli 



CONTEMPORÀ.NBA 



359 



culo XI. Questa durò, malgrado uiue le diflìcollà, sino alto srorcin del 
secolo passato. L'ulLimo Arcivescovo residen/iattì fu monsignor Vincenzo 
ZCIUU6CÌC, io seguito trasferito all'Arci vescovato di Zara. Da quel giorno 
Amivari divenne sede titolare. Le continue vessazioni dei Turchi non 
aveaiio più permesso ai Vescovi di rimanere in Àoiivari. 

< Il primo Vescovo che ritorna a far parte dei Prelati residenziali è 
iDOQsignor Simeone Mìliuovic, dei Minori Osservami. Egli nacque il ^25 feb- 
Ilo 18:^0 nella diocesi di Spalato in Dalmazia. Studiò nell'L'nivcrsitJt 
VieoiiRi ed ottenne la licenza di io.segnare storia e geograna in lulta 
Austria. Nel ISWJ i sujìeriori gli conCerirono la cattedra di storia nel- 
)porlante Collegio dell'Ordine minoriiiro, che <ssi lond;irono a Stori 
Spalato, ed in questo moinenl^) era direttore del Ginnasio. 1 suoi 
udii storici sui fio[)oli slavi e le profonde sue cognizioni archeologiche 
ffcero conoscere al Principe del Montenegro, il quale apprezzava sopra 
Ito uno studio comparativo sulle liturgie Klave, che procacciò al suo 
jltnre l'ouore di essere nominalo membro corrispondente della Società 
JTctkeologica di Zagabria. 

Conoscendo profondamente le consueLudìni, i linguaggi e le tradizioni 
ive^ l'autore avea sert)aio grande imparzialità e |.k)sio ogni cura nel 
ofTendere gli scismatici. Perciò il Principe lo propose al Santo Padre 
&me primo Arcivescovo di Aniivari. 11 P. Milinovic fu meravigliato ohe 
peusas.se a lui [>er tale dignilò, ma obbedì alla volontà espressa dui 
l|ta e verrà consecrato il 15 di novembre dal cardinale Simeoni, pre- 
io di Prop:iganda. 
« Nella sua arcbidjocesì il nuovo Ascìvescovo avrà tutto da fare. Dai 
ne ai seimila sono i cattolici; mancano le chiese; vi sono solo 10 
1? parrocchie, ma da organizzare. M;)nca il clero, non vi sono scuole. 
Seminarti. Ij*Arcivescf)VO avrÀ per residenza la casa del Vicario di 
È sua inlen/.ioDe pi^r prima cosa aprire scuole pei ragazzi e le ra- 
lue; queste ultime adìdando a religio.se. > 
8. Merita di essere conosciuta dai lettori della nostra Cronaca la 
Pontifìcia che fu indirizzata al t^omiuto generate permanente dei- 
era dei Congressi cattolici, la quale dovea essere letta nella prima e 
il« adunanz:i del Congresso cattolico da radunarsi in Lucca. Il Cou- 
so, come fu detto, per ragioni igieniche fu impedito dal fiovemo; 
la Inciterà del Poiitedce dimostra che a Leone XIII stanno tanto a 
questi congressi quanto sono essi in uggia della massoneria che 
idroDi'ggia io Italia. 

* LEO PAl'A XIII. 
« Ditetti Figliy salute tnì Apostolica Benedizione. 

« Sono già molli anni dacché la benemerita Opera dei Congressi e 
Comitali cattolici rende io Italia imf)0i-tanii servìgi alla causa della 



3d0 CKONACA 

Religione e porge cosianlemente numerosi alleviati tli speciale devozion*^ 
alla Sania Sede ed alla Nostra Persona. Laonde Noi non pos<ianìo 
riguardare questa Opera se non con mu^j la nostra paterna benevoliMii 
e non desiderare che essa prosegua sempre con rinnovala lema nelle 
fruttuose riunioni e nel suo vivo impegno di raggiungere il lodevole se 
cui tende. 

«Abbiamo quindi letto con piena soddisfazione rosseqiiio^o foglia 
con cui voi, diieiti tigli, annunziale che il settimo Congresso cattolico 
italiano sarà tenuto quest'anno nella nobile città di Lucca sotto la guida 
di quel zelantissimo Arcivescovo, e ne delineate per sommi capi il pro- 
gramma. 

« Noi vi irovìamo nuovi molivi di |)ersoQale riconoscenza verw il 
Gomitalo permanente, e Ci è grato di manifestarla qui antìdpauroeote 
a tuui i membri di esso. 

« Ravvisiamo poi opportuni e degni di ogni lode i dìvisamcnii e i 
propositi che saranno soiioposti alle discussioni de! Conpresso, e confidiamo 
che col divino aiuto le risoluzioni di esso aggiungeranno altenori titoli 
di benemeronita a quelli che l'CIpera si ha guadagnati nei precedeaU 
Congressi. A questo fine rivolgiamo calde preci al Signore, e couipartiamo 
dall'intimo del Nostro cuore al Prelato anzideiio, a Voi, diletti figli. ^ 
a tutti coloro che prenderanno parte alla generale Asscmhlea, l'Aposto- 
lica Benedizione. 

« Dato a Roma presso San Pietro, il di 1 settembre dell'aono mdccclui 
nono del Nostro Pootilicaio. 

* LliO PP. XIII. » 

7. In le.sta al presente quaderno abbiamo pubblicalo la 5tu( 
£ociclica Poniifìcia che Papa leeone XIU ha leste diretta ai Ves«OTÌi 
Portogallo, JQ risposta al toro indirizzo, in seguito alla Controversia 
posta sul regio Patronato e al ristahiliniento della gerarchia catl 
nelle Indie. In questa Cronaca ci piace ora darne un sunto per con 
dei nastri letlori. 

Il Santo Padre comincia dniresprìmere la stia soddì.<ìfa£Ìone («ri 
lettera inviatagli. Dice che nel trattare la vertenza della Chiesa iodii 
Egli ehi* in vista di mantenere al Regno portoghese i privilegi i« 
dati da' suoi predecessori e DeirisLes.so tempo meglio provvedere al 
spirituale delle Indie. Confida esser riuscito nel suo intento. 

Spera che ciò profiiierù anche all' increme'nio religioso Del Porli 
stesso; e perciò olire che in Dio, confida nell'Episcopato, nel Cli 
Popolo, ed anche nei governanti che tanto buon volere dimostrar 
traltative leste compiute. 

K qui ricorda le antiche Imprese del Portogallo e lo zelo da 
dimoslrato per le missioni. 11 passato è arra dell'avvenire. 



CONTENfORANEA 361 

I^iiienla i mali delta Chiesa e la mancanza dei mìssianarii, tanto più 
neccssahi adesso che un vasiissinn campo si apre ad essi neirinterno 
deirAfrìca. Questi mali, per ciò che riguarda il Portogallo, non doversi 
ri|>f^lerc «^okarito dall' empiei!^ del secolo scorso, ma altresì dalle discordie 
civili, e dalle rivoluzioni. 

Tuttavia l'antico attaccamento del F'oriogalto ai Papi non venne mal 
iDeuo. 

1 gnvf!manti deb[)Ono ricordftre cheli Portoi^llo acquistò (gloria per 
virtJi della religione cattolica, e dello spirito di questa dehbonn informare 
»l loro (ìovcrno. I^e aiiioriià ecclesiastiche d' altro lato dehhono agire in 
mollo da [»ersuadere i governanti che possono aver fiducia in esse. Seb- 
bene sia lecito a toui avere nelle cose {lolitiche una opinione e difenderla, 
purché questa non ripugni alla religione e alla giustizia, tuttavia cadono 
in f»ernit'ioso errore coloro che non separano abbastanza le cose sacre 
dalle civili e si servono della religione a scopo politico. 

Ksoria i Vescovi a promuovere questa concordia, consigliandosi in- 
«teme e regolando la loro condotta su quella della Santa Sede e special- 
suir Enciclica sulla Crisiiana costituzione degli Slati. Quanto a sé, 
^■..^.c sempre pronto ad accettare e()ue condizioni in affari ecclesiastici. 
A molli altri mali deve inoltre portar rimedio T Episcopato porto- 
fra cui ^ principale la scarsezza dei sacerdoti. Li esorta quindi 
^ jprire o fondare Seminari, rii)etendo ci6 che disse nell'Enciclica 
airEpisc<)pato unifhercse. 

U esorta pure a vigilare sui sacerdoti, che occorrono tanto più ze- 
boti, quanto più risirexto è il loro numero. 

Raccomanda rmalmenie che sì fondino buoni giornali per combat- 
I'enipiei:i, e agli scrittori, che usino moderazione, prudenza e so- 
lito carità, contro la quale manca chi sospetta leggermente, chi ac- 
cusa temerariamente, cbi taccia altri di dubbia fede cattolica sol perchè 
ppartiene ad altro partito politico. 
Termma raccomandando la divozione del Sacro Cuore, della Vergine 
di Santa Etìsatietta. 
Di questa Enciclica ecco quel che troviamo scritto nell'egregio pe- 
lico caltolicfl di tìand, il ISien Public. 

In quest'Enciclica, come in tutte le altre di questo Pontefice, si 
9vaQ'j i più elevali insegnamenti della dottrina cattolica uniti alle più 

esortazioni alla concordia ed alla cariU. 
«Nelle sue encicliche Leone XIII ricorda, con altrettanta forza che 
llare^za, i punti )jrinciij?li della dottrina cattolica, soprattutto quelli che 
M> piii combattuti a'nosiri giorni, e accenna con una severità tempe- 
fU da accenti di misericordia paterna, i nemici della Chiesa, e della 
ICielÀ nonché i loro progetti ed intrighi. 
« L'Enciclica sull'organizzazione cristiana dei popoli, per non ricor- 



3G!2 eRo.vACA 

dare che questa, sarà la co^^tìtuzione delle nuove società quaodo la 
voltuione avrà Hnìto ta sua opera dì distruzione. 

< Olire le sue encicliche generali indirizzale a tutte le D.ìriont^ leeo- 
ne XIII ne ha inviate altre :ii diversi popoli in particolare^ alla Spat^o 
da priroa^ [>oi alla Francia, quindi all'Ungheria ed uUimamenle al Vi 
togallo. 

« Quantunque appropriate a circostanze locali e destinate a guitrìi 
le malattie endenniche delle nazioni a cui san dirette, queste enciclic 
contengono tuttavia^ misti a dettati e raccomandazioni puriìcolarì, ina 
gnameiiii di un interesse generale. 

« Si sarà notato quanto in quest'Knciclica ai Portoghesi Leone XI II 
insista sui Itenelìzìi dell'accordo fra i due poteri, nella fede e nWraiuofu 
verso la Religione e la Chiesa. È quest'accordo appunto che ha fattoi 
grandezza del Portogallo. > 

9. Se ne eccettui il prezzolato diario inftlese, il Morning Post, k 
relazioni del quale coiratnt>ascìata italiana a landra non sono ud mi- 
stero, tutta quasi tutta la slampa straniera ò stala unanime ne! L'in- 
dicare r agitazione anticlericale mossa tra noi dai giornali e dai st- 1 
Comizii, come un'opera dì partito, un ariillzio per creare fastidii Jii inr- 
vemo e un ripiego per isiornare T attenzione del popolino da cm 
piti serie. 

Conninciamo dalla Freìsinnige Z&tung. democratica per la 
diretta dal socialista Richier, la quale scrive: « Non cotnprendiamo <id 
sta frenesia contro il clericalismo italiano... Ci pare che il litjenilis 
italiano non sia punto sincero. AUrimenti non sarebbe si intolleratiie,] 
fanatico contro coloro che professano un'altra fede politica. Ogni ecra 
nuoce, tìli autori di questa guerra a coliello non fanno affatio Imd 
figura, stendendo contro il Valicano il pugno, come se questo colosso 
lasciasse atterrire. » 

Segue l'ufllciosa ScJtlesische Zeitung. « Avversarii dicliiarali dfl 
ultramontani, siamo tuttavia i primi a biasimare questa tarsia grotte. 
(ben detto!} contro il clero cattolico italiano. Temiamo che ti Oov 
italiano si lasci menar pel naso dai radicali, ohe in questa maoleni i 
cano di aìicnargli la fiducia e le siwpatie deìCEuropti. Altaccaodo i 
furia il Papa, minacciandolo nel suo palazzo apostolico, chiede 
squarciagola l'abolizione delta legge sulle guarontige, ì radicali riu 
rebhero facilmente a condurlo air isolamento più completo, ie_ 
qualche collisione diplomatica. Kcco perchè gli stessi aniicleric 
lano tanto contro le potenze centrali, principalmente contro la 
che — sebbene Stato protestante — tion tollererebbe mai simili agg^ 
sioni. Ia guerra al Papa quindi non ft che un pretesto^ per crear 
conte Robilant osincolìy ed imbarassi (ihba.<ìtatt.2a gravi. Sparii 
perb che la Consulta sventi questa catiala radicale e che proa 



COFCTEMPORàNEA 



3G3 



presto un vetn categorico. Soltanto cosi potrà conservarsi la simpatia 
tkìV Europa. > 

Vieo ora T organo di Blsmark la N. A. Zeiiung, e fa In voce un 
po' più (ffossa : * Sia che i suocessi riportali 'lai parlilo clericale nelle 
ultime eiezioni rauoicìpali at>!>iano provocato Vinvidia e la rabbia dei 
radicali che vi riportarono una disrait» micidìaìe, sìa che i radicali s'ac- 
ror>:«iio dell' insiiffìcien/a delle loro fo^^e iter lottare contro le isiiiuzioni 
munarchiche e che ^icrci^j le concentrino ora contro i clericali, fallo sia 
che r agitazione anticlericale acquista in Italia sempre diniensiooi mag- 
giorì, e die questa ai:iU/.ione incomincia gii^ a sor]ìfissare ìa misura 
<M p-^rtnesso. Non siìltanlo gli organi radicah quoiidianamcnle gridano 
nella maniera più arrabbiata contro i clericali ed il Vaticano, ma non 
trascurami anche nulla per eccitare gli spiriti contro i clericali, cercando 
d'estendere quesi' agitazione all'intero paese. A Roma, per esempio, si 
fecero vani Comi/iì con tendenza rnoUo aniicatinlica; ed nn comizio 
milanese decretava perfino Taholizione della legge delle guarenlige. 
« La grande maggioranza del popolo italiano detesta assolutamente 
Kmo e la guerra alla religione, predicala dai radicali, essendo pie- 
:..ii!.[jie convinto^ che il vero pairiottismo si accorda benissimo coìla 
stima per la reìigione e la Chiesa. Finché la Chiesa non minaccerà 
' ni vigenti dello Stato, l'osteggiarla costiluisce tma persccu- 
Nfj i^nhùf^ssìg) un grande maìe lUelicl}, e l'agitazione radicale 
ij uno scopo pratico. 
< Sinceramente parlando, bisogna convenire che da parie dei cleri- 
cali non la fatti assohitamenle nulla per provocare questa agitazione. 
I^i radicati dunque non esiste alcuna ragione per questa campagna an- 
tictaricate. > 

A sifTaiie rampogne della stampa tedesca potremmo ancora aggiungere 

della Cor rispondenza Politica di Vienna, e dei Debais di Parigi; 

IirevitÀ dello spazio non permettendocelo, ci limiteremo a quella del 

. l'organo della Cancelleria russa. 

I^OuesU agitazione aniiclericalc, esso dice, non ^ che una forma del 

nento rivohuionario mani f fatatosi in questi ultimi anni, cosi nei- 

«, nelle Romagne ed altrove. È d'altronde un'osservazione che può 

quasi dapp'erlulto, che cioè l'iinLiclericalismo, nel signincaio aggr&s- 

I ed iniQlleraiitc della parola, si trova ahitualmenie associalo allo spirito 

Qagogico, di cui è consideralo naturalmente dai fautori del radicalismo 

un ulili.ssimo ausiliario. 

>'on vi è, infatti, dì ciò una prova migliore della facilità con la 
gli operai ed i contadini, quando sì sono spogliali dell' inllucnza 
vengono guadagnali alte idee radicali e sncìalisU* Cosi i rivo- 
irii italiani si adoperano, con uno zelo estremo, ad invelenire quanto 
fr possono le questioni religiose, ed a strappare al popolo tutte le sue 



3G4 



cnowACA 



credenze; e^si fnnno la loro pane isiìgando le i>assioni coatro tulio 
che può servire d'appo/jgio al principio d'auLoriU... » 

1(1 Mentre b Firenze, a Torino, a Siena, a Bari e ann sappiamo io 
guai altra cìttii d'Italia sì bandivano l>)roì/ii anticlericali, in Pai 
dove il tnalconienlo e i disinganni arrivarono prima che altrove, inve« 
di un Comizio anilelericale, la domenica del 3 aiobre 8*è tenuto 
Comizio cb:ricale dei più splendidi e con una solennità degna dì un popoli 
che quando si mette nelle vìe del bene, non ci sono nò ditlicoltà 
ristretti umani che lo arrestino. Kcco infalli ciò che T egregio corrisf* 
dente dell' /7m/(ì CoWo&ca, scriveva sul proposilo in data del 5 oimbp 

« In cotesti giorni di burattinate anticlericali, fra cotanto salame 
arrovellarsi contro la Chiesa e l'augusto suo Capo: oggi che goal si sta 
scalzagatio si fa lecito insolentire contro il Romano Pontefice; i Pattar- 
mitani, veri figli di Maria, e degni concittadini dell'Eroina doll'Erda. 
domenica, festa det SS. Rosario, han tenuto un gran Comi/io cleriralc 
Della chiesa di San Domenico, sotto la presidenza della Regina del Sa* 
cratissimo Rosario; e, non dalle (re alle cinque, come dicaa ti valoroso 
suo foglio dei \M) dell'or caduto settembre, ma dalf aurora tino atia sera^ 
quel vasto tempio, capace di diecimila persone, era coniinua(neniegr«9| 
mito di genle^ che devola portava il suo voto di adesione al Comizio, eoo 
fervide preci a Colei che calcò la lesta al serpe maligno, perche Io ri- 
cacci presto nei profondi abissi, e ridoni |jace e gloria alla Chiesa e il- 
r augusto suo Capo, il forte e sapiente Leone, e salute, prosperìt.1 equi«l« 
ai f)Op(i]i! I^e comunioni furono innumerevoli; e in quasi tutte temesse 
(e non furono p^che), il sacerdote impiegavi! maggior ten][>o a inìniArare 
r Eucaristico Cibo ai fedeli, che a celebrare i divini misteri. 

* K mentre i cost delti organi della pubblic;i opinione si sbiz;'rr- 
scoQO contro i clericali, cioè contro i caitolici, riempiendo le colonn 
loro fogli coi fasti anticlericali di altre citt;^, il popolo palermitano 
corre in massa al gran Comizio cb'ricale! E... strana coincidenza! 
tempio di San Domenico è stato dichiarato ufTicialroenlt' Pantìwon oa^ 
zionale; ed ivi sono sepolti i m'irtln della patria, che in gran 
furono anticlericali. Il gran Comizio clericale quindi U\ tenuto sotto j 
occhi degli antidericnlì^ che versarono il loro sangue per isflerieisM 
la loro patria!... I martiri-anticferi^rtìi furono testimoni del gniitl 
clericale!... Se l'avessero potuto, sarebbero scappati dalle lorn lonib'**-..^ 

Un bravo di cuore alla cara Palermo! 



CONTEMPORAKEA 



11. 

COSE ITALIANE 



ì. %UU> polilico interno delle eose il* Ilnlia -• % CoiitlìzifìDi MVa sua |>oltticit («lem — 
3. ÌA ria)N>rliira ilelle Cxiieri^ — ^i. Cifre inalìilcnniclK.* — 5. Delìzie iiatianc — 
6, Il |>rinio Coii(!r(<s5o cQOfìtraiivo — 7. i.p nlltaiiM ilaliani' - 8. Cose mililrirì — 
9. La vi9iu tIcirimfirrJtinrc rf^Austrìt) liivciilati (In uà Rìoiiink sbullona. 

I. K ord accertato cha il ministero sì trova in una cùuAvmnt di cose 
somìgtiaote m quella dì chi versa tra Scilla e liarìddi, per aviere pernif^ffso, 
se pure non l'ha fomentalo, l'aiiitazioneanticlericale: il popolo non Tlia se- 
guito; i prefetti del Re;,'no Iiari fatto sapere al palazzo Uraschi che ovunque 
s'^ ninniresiato un grande disgusto contro ì teniaiivi anticléricali; in 
molle fiarii s'^ veduto che T irritazione dei cittadini caltoliri, nhc in Italia 
coslimiscono la gran ma;^gioranxa, avrebl>e cmidotio a reazioni putenti. 
D'altra parie al ministero degli esteri son venute serie lagnanze da alcune 
potenze, principalinenle da quelle che sospettano esservi legami d'amicizie 
tra Italia e Iniiliilterra. f^er questo iUioverno s'è veduto costretto di 
mandare a qnalclie prezzolato giornale estero le sue giustificazioni, len- 
laiido di far ricadere sul Papa la respoasabililA dell'atòlazione anticlericale 
da lui stesso promossa. Ora il ministero ha siahiliio d'accordo col Dcprotis 
dì continuare nella persecuzione anticattolica adoperando peraltro cautela, 
ed ipocrisia. SL coasolano però gli officiosi nella speranza dMmpaurire i 
cattolici e di aumentare il numero di coloro che sostengono non doversi 
in alcun modo movere opposizione al tìoverno. Vana speranza! Sommalo 
tutto, la situazione ìnierna del paese nella passata quindicina si riepiloga 
lu poche parole: scoraggiamento e incertezza, miseria economica, intrighi, 
malafede, immoralilA crescente. 

?. Né men deirinierna ^ arrufT.ila la situazione detta politica estera. 
InfaiLi i giornali austriaci e tedeschi s^mo unanimi a riconoscere che la 
gravitò deìia situazione noo è solo in linlgarìa e nell' Oriente, raa anche 
in Italia, e princi[>;ilmente in Roma. .Nf» questo fier colpa dei dericali, 
che non ban mosso un dito, liensi degli auliclcricali, che, senza il me- 
00010 motivo han fatto e van facendo alla Chiesa ed al Papa una i^uerra, 
non si saprebbe .se più empia o insensata. La colpa h in isi)ecie de.i mi- 
nistri, UDO dei quali il Grimaldi, indicò agl'Italiani il Papa come ii co- 
mune tifimico; e Taliro, il Tajaoì, che non rifmisce di perseguitare e 
torturare povere donne, di nicol' altro ree, che di seguire i consigli evan- 
ijciici. Ai ministri ban tenuto dietro i pubblici uflìziali. e perfino i Pre- 
ì^ideoti delle Coni Uì Cassazione, ì prefetti e i generali dell* esercito; e dì 
questo inaspettato concorso sì sono giovali e si giovano ì radicali. Pre- 



messo adunque che i clericali non hanno sollevalo questa tempesla, eh 
potrebbe avere conseguenze funeste, racconiiamo sloricamenie come Torgan 
massìnoo del Gran Cancelliere di (ìerniania sia giunto a conchaiilere che 
in Italia « la situazione è assai grave. > [..a quale conclusione non si da 
atlritmirc alle lagnanze del Papa, sjbhene ai fatti pubblici avvenuU 
Regno, e riferiti dagli stessi giornali italiani, come appare dalla reffuii 
toria in forma di articolo della Poliiìsche Corresporuìcm di Vienna 

È slato detto, e nc&snno si è levalo ancora a dare una smeoiita, 
allorquanlo gli Imperatori d'Austria e dì Germania convennero a (ìasteifl 
si fossero intrattenuti sulla Quisti^ne romana e sulla presente condizio| 
del Papa in Roma. E sembra che si risolvessero d'incaricare i loro 
nistri de?li affari esteri a sopravvegliare su ciò che in Italia avvenir 
Sarebbe stato dovere, non pur d'uomini onesti, raa di avveduti [nliti* 
adoperarsi adlnchè in Italia non avvenisse il menomo fatto che de 
materie dì lagnanze, ad eccitare neppure il sospetto che la Chie^^a patis( 
persecuzione in Italia, o il Papa corresse jjericolo in Roma. Fu mtto 
contrario; onde che si può dire che mai non apparve cosi intoIlerahl| 
la condizione del Sovrano Pontefice come dopo l'abboccamento di Oasleiii 

3 Nulla di preciso si sa ancora in ordine alla ripresa dei lavori 
lamcntari. L'idea mnnìfestata ultimamente di anticipare la convocazio 
della Camera semtira sia siala messa da parte e prevalga al presenle i 
proposilo di non allontanarsi dalla consuetudine perla quale lo. porrei 
parlamento non si riaprono prima della seconda quindicina di novemÈ 
Ì*erfino i fogli officiosi hanno ripetutamente espresso il desiderio che prie 
di Natale, la fJamera fosse in grado di discutere, oltre i bilanci, qiialcli^ 
altro progetto di legge, ma, a quanto pare, anche questa proposta ni: ; 
sen/.a effetto, e sarà già molto se prima delle vacanze natalìzie i tu .m: 
dell'anno finanziario in eorso, saranno in pronto per essere discussi 
approvali. Il presidente intanto del Consiglio, già di ritorno a Rot 
persiste nella idea, ed è agevole comprenderne il motivo, che n« 
modificazione del gabinetto debba farsi prima che sia stata discussa ed 
approvata dalla Camera la nuova legge sui ministeri. Sarebbe pertioiO 
questa la prima legi^e, che il ministero preferisce di veder approvafikj 
prima delle feste natalizie, durante le quali potrebbe prepararsi la duoi 
combinazione ministeriale, ma è tuttora mollo dìflicile che si 
attuare, attesoché l'accennato progetto di legge deve ancora passa^ 
agli ufilcii. 

4. 1/ Opinione, eijaminando testé le cifre del movimeuto delle aa^ 
italiane attraverso V Istmo di Suez, ha stampato un artìcolo che fa 
ramenie malinconia a leggerlo e ancor pìii a considerarìo; perch»i 
danno vi si trova aggiunto il disinganno, Io sconforto e lo scora 
mento, cose l»en più nocive dell' isiesso damio. Merita la pena il ripor 
quest'articolo. 



COMEMPORANEA 367 

< Fin dai primi ginrni, agli entusiasmi di quei pubblicisti i quali col 
canale dì Suez collegavaDO quasi il rUiorgimeoto economico d'Italia, at>* 
Liauio fatte le nostre più assolute riserve. H le cifre, davvero melanco- 
niche, hanno convalidata di anno in anno la nostra sOdueia. 

« L' Italia nel primo semestre di questo anno, ha veduto passare il 
canale '^iS dei suoi navigli, dei quali 14 erano da guerra, 17 tK)staii, cioè 
sovvenuti dallo Stato e '2 soli di commercio. 

« In lutto stjiz/avano ^2,801 tonnellate. L'Inghilterra su IGtìl navigli 
e 3«05(^o75 tonnellate prendeva essa sola 1*280 navi e '2v383,*3*21 tonnellate, 
il nostro possedimento dì Massaua ha cresciuto il numero delle navi d.i 
guerra che passano il canale pei movimenti della guarnigione, mi non ha 
dato luogo a nessun vasto movimento commerciale; poiché hnora sono 
^"It.inlo due generali che hnnoo cercato di dimostrare agli italiani l'im- 
^•oii:tDza eccinomica di Massaua. » 

A queste malinconiche note ùeW Opinione vogliamo ora aggiungere 
■ iurdrhe nostra osservazione. Innanzi tutto, l'Inghilterra fu la prima e più 
^u"rosa oppositrice della grand' oper.-i del geuio iniraprendeoie di un iilu- 
felre fraucese; senonchè l' Inghilterra che si avvide presto dell* errore è ora 
U pnma a cogheme ì fruiti più copiosi, mentre l' Italia t^ quella che vi 
gnidagna la meno di tutte le nazioni. E perchè ciò? Perche come a fnre 
un civet di cervo ci vuole il lepre, cosi per avere guadagni e com- 
aiercio bisogna lavorare e traflìr^re. Ora l' Italia non ha fatto né l'unii 
né l'altra cosa; e non è a far maraviglia se si trovi ad essere 1* ultima 
tra le nazioni nel transito del (Janiile. L' Opinione osserva che il posse- 
dimento di Massaua non ha prodotto nessun movimenio commerciale; 
quasi volesse dire che l' Italia dal giorno in cui cominciò n i>ensare a qual- 
che cosa fuor di casa, non ha fallo alcun progresso, E in ci6 V Opiniour 
dice lieiiisAimo. Ma di chi la colpa? Del sistema coloniale adottato, cioè, 
della coloni/zazione militare, che di natura sua è capace d'isterilire e 
non di promuovere il commercio e rauivilà nazionale. 

5. A farsi poi un'idea della nostra presente miseria, il miglior mezzo, 
crediamo sia quello dì dare uno sguardo all'emigrazione, poiché non fa 
bisogno dimostrare che nessuno emigra dalla sua patria, purché almeno 
^00 vi manchi da vivere. 

Ora remigrazione nell'anno decorso é siala di ceniotrenlacinquc mila 
^vantatre italiani (diciamo li35,19ij}, cifra che togliamo dalla Ca- 

11 luogo ove si dirigono la maggior parte d^li emigranti è l'America. 

é tien naturale, perchè non conoscendosi affatto lo stato di <|uelle re- 

abhhche^ sì suppone di trovare il meglio, mentre nei diversi rogiti ed 

iprn di Europa dominati oggi tutti dalla rivoluziono si conosce che non 

(lerelibe il conto di abbandonare i p;ttni lari, perché su per giù sou tutti 

Ij^^cchè non si farebt}e altro che cailere d.illa padella su la bracìa. 



S68 CBONACA 

È nahirale aliresi, che il maggior comìn^'^nifi aireraigrationc li* 
i contadini^ perdii* su i\us\\\ veri e propri cousumatnri^ va in uUima 
a piombare il peso importabUe delle imposte. 

E ^tefl-sare che non ha molto, uq giornale liiterale si r illeurava (lc!l 
mento della jiopola^iojiiì in Roma, doviiui alt' euiigra/ioue ddle proviuc 

Ma che cosa drmosira questa immigrazione, se noo che dieci o ve 
mila iDfelici non avendo più mi)do da vivere nell4 loro ca^. e 
loro pure i mezzi necessari per emi|.?rare si pKiano nella d, 
rando di trovarvi un modo di guadagnarti un lo/zo? £ vi è da rallei^ii 
.su questo fallo o non piuttosto da deplorarlo aliameole e studiare il uod 
di apportarvi un rimedio? 

Ma a che parlare dei mali che aflliggono l'Uatia, quando chi dovrei] 
sscollarne i »;ridi di dolore ha tanto udito 'pianln la «iiatun die sta 
spigolo del suo palazzi ? 

A noi ba^Li dimostrare coi fatti che quelli si&^si che si slrugK'>ntv| 
parole dì amore |)el popolo, e di iuiere^^ per la sua felicità, sono i 
più eiTerati oemici, i suoi veri vampiri, e questo crediamo di avertei 
flj!>SLrato maiemaiìcaiUfirie giù le mille volte, ma non ci ristaremo pvr i 

0. Nella cillà di Milano è stato di recente inaugura!o, e [>rosegue{ 
Mia tornata, il primo Congresso italiano delle società delie cooprratit 
Crinirresso. il quale, se avesse per guida i concelli uentrali r 
vt;ra coojwrazione e s:ii)esse cnulenersi nella cerchia delle sue .r 
nessun dubbio che potrebite condurre a preziosi vantaggi sociali. Nn 
infatti può tanto conferire allo svolgimento dei pubhlìri inieresst quia 
la riunioix^ di più persone cbc, a f'uze riunile, concorrono a ra^^giu 
uuo scopo comune, .specialmente se la politica, di sua natura gu 
mestieri, ne sìa tenuta lontana. Sventuratamente la cosa è andata, cea 
vanno tutte le cose in Italia. Hcco infatti che cosa narra di questo Co 
gresso r Ct9iià Cattolica di Torino. 

* Aperta la discussione coi soliti discorsi che si attai*tiaoo a io 
<!ooijresNÌ del mondo (.>.is<iaii, preseuti e futuri, venne la volta di direi 
sua ;il I)e Andreis di Koma, il quale, da quid caldo radicile che 
rovesciò addirittura il nome del Gougre^yw), reiideudoln comjì/ic^ iri iurta 
di cooperativo f 

« vSaltato a pie pari nella poziiaoghera della polìtica, senten/ió c^li, I 
Società cooperative non giovare punto alla prosperai!) delle classi openìj 
senza un riooìgimenio politico i conforme alle idee di \fags*mfQ[{ 
altro è questo so non la prnclaina/.ìone pura e semplice della Repa| 
ed un voto, niente ambiguo n<^ misterioso, di distru/ione del 
ordine di cose in Italia? Per fortuna gli stranieri, de'qualL i più, 
sanno acca d'italiano, nulla intesero della socialisiica lìrata, e vedtiad 
Costa, Malli, Armiroili spolmonarsi a gridare: Jìnivof ed applauJir 
st4!lU!ro mi po'a vedere e poi applaudirono essi purel M:i Lutaui,! 



CONTBUl>OHAtfe& 



369 



destro^ it iQOiIeritlo^ il motiarchico Lu£zaUì« colonilja ira gli sparvieri, 
allihbì e si fece piccÌD piccino ! 

« Terniìnat.i la seduta d'innugii razione 6 con)ior-.ì;it^ h prima tornat», 
cadilero in discussìoiia kIì argomenti da discutersi! E ijui, da capo, 
l'iDvialo di Fìoin;i sollevi» lali rumori, che, al dire del Corriere dtilìa 
Sera del \i oilohre, parve d'assisiere ad « una vera baUaglia! > Del che 
sorpreso, mio de'forcsUen, il sik^lo^ Wollt'nborg, cercò d'intendere di che 
cosa M traliasse, e a che mirasse quel fracasso. Saputolo fmalmente ed 
oti«ouio un rooaienio di silenzio, difde agli urlami Italiani la meritala 
lezione. « A quanto ho inleM). disse, si trulla di fondare una federazions 
iùteroazionale di tutte le Socieià cooperative; ma come vi riusciremo noi 
ae oon ci mostriamo capaci di combinare neppure una federazìDue na- 
zioiuile ? * 

« Rìsale da una parte e proteste dall'altra accolsero la savia ramanzina. 
B, sospesa per un momento, la tempesta ricominciò, io seguito ad una 
proposta dell'avv. CarolLi. < Che cosa avessero pel capo i congressisti, 
osserva qui il diario citato, non si sapi-ehbe Iwo definire, ma, come se 
Tainbieate fosAe un accumulato di eleuricìlà, il quesito Carottì risollevò 
la icropesla, .sedata soltanto dalla proposta della chiusura. * La Lombardia, 
poi, cosi descrive una delle lorcate presieduta dairArmiroili: 

< Ouest'adiinanza generale fu una vera habilonia. Davvero che lo spet- 
tacolo offertoci dalla irre<|iuetezza e intemperanza dì molli convenuti fu 
degno tutt'altro che di elogio, e adatto tutt*aUro che ad ispirare fìducia 
e liuon concello iu coloro che re^-ilmente hanno in animt di compire 
cose serie e dur;iture, o non di scatmanarsi fra una confusione di pro- 
ipj^e, di richiami, provocando disguslosissimi incidenti e degenerando 
nelb stima degli intervenuti straoieri. * 

7. Più SI va tnnaii/,i nella confusione delle lìngue e nella lotta dei 
pcrtitì^ e più si fa chiaro che l' Italia Hnirà, se non è già finita per essere 
isolata e senza alleati. Infatti i giornali radicali e di opposizione lutti 
si sollucherano di un articolo della R''imhlique Fravraise e di un 
articolo sihitliao del DebUs, nei quali si dichiiira che la Francia non 
ha la menoma intenzione d'impadronirsi di Tripoli, dichiarano che sia 
tempo oramai di abbandonare T alleanza colla Germania, e volgersi a 
quella della Francia, quando questa si decida a olTrìrci amicizia a patti 
ciliari, i'er la qual cosa la Tribuna^ poriavenio deiropposìzione, scriveva 
in data del IO ottobre. « Se la Francia vuole veramente degli alleali. 
UOD è alla Germania che si deve rivolgere. Altre nazioni vi sono in 
Europa il cui cuore ball^ tungamentò all'unisono con quello della Francia 
e che non su ne sono staccate che a malincuore, e quasi cosireite. Anche 
Ira noi in Italia una gran parte deiropinione jfUbhlìca è decisamente 
propeu^ ad un piii intimo accordo fra le due nazioni sorelle. A questo 
accordo essa vede anzi un ostacolo solot che non dovrebbe essere im- 

Stri9 XUJ. voi. IV. /iMff. 873 £4 30 ottobre lìi9^ 



370 



CnONACA 



possibile rimuovere, od è la rivalità fra la Francia e l'Inghilterra, riva( 
che ha reso e rende ancora impossibile il niorno all'antica e gtnric 
lega liberale delle potenze occidentali di Kuropa. > SilTulta alteaiiia 
va a sangue a\V Opinione, organo del paritto moderato e partigiana del- 
Palleanza colle potenze centrali. » 

« Non bisogna mai dimenticare, essa dice, che la Francia muta anche 
essa continuamente i metodi della sua pobtica estera; ch'essa è, per cosi 
dire, nella sua politica estera, come nell' interna, ciò che diceva Montaiga* 
dell'uomo: « un èire ondoyani et divers, » Un giorno si riawtcina il 
Cancelliere della liermania, e va a Tunisi e at Tonkino; un alin* 
amoreggia colla Russia, e non ci stupirebbe che, fia breve, si navM' 
alla Germania per riacquistare la base di mettere in mora l' loghllie 
nell'india. Nò di ciò la rimproveriamo; ogni popolo, in quesl'as 
d'idealità nei rapporti ìnteraa/ìonali, cura esclusivamente i proj 
tercssi. » 

Ora non è a dire quanto nuocciano all'Italia queste pubbliche 
sulle alleanze da disdirsi e su quelle da ricercarsi; le niiociono perche 
ofTendono la serietà degli uomini politici italiani presso gli antichi allttU 
che si vogliono abbandonare, e i nuovi che si vogliono riallacciare. (Juii 
la pentarchia si adunò al 1 ancheiio di Napoli, due dei suoi capi, Caif 
e Zanardelli, pur professando amicizia verso la Francia, cliiaraD 
stabilirono di non doversi dipartire dalle basi dell'alleanza cogli ia 
centrali, frocedendo in altra guisa con volubilit/i contìnua^ voli 
dìsvolendo, vi è il pericolo di [^«rdere la slima degli antichi amici 
acquistare quella dei nuovi. K forse a questo termine di non avere 
amici r Italia si trovi da un pezzo. 

8. In questi giorni di rumori di guerra si è sollevala fra alcuni gio 
una calorosa polemica sull'ordinamento dell'esercito italiano, su questo I 
nedetto ordinamento che è costato lami milioni, intorno al quale dice» i 
hanno sudalo tanti ministri della guerra, e che tuttavia non solo oooi 
raggiunto, ma che, datecene cnndirioni, non si arriverà mai a raggia 
Per dare un esempio ai lettori del come stiano le cose, e afTincbè 
farsi un concetto di quello che è Vesercito, sottoponiamo alla loro 
siderazione un articolo del generale IJoselli, relativo alTelfeilivo vcroi 
cavalleria. E perchè possano anche apprezzare nel loro giusto m 
certe pretese di ingrandimenti territoriali che hanno i più caldij 
italiani, riportiamo, sempre dietro la scoria dell'articolo dftl 
Ì3osellì, la statistica della cavalleria di alcune fra le fXitenze 
precisamente di quelle con cui T Italia ha buoni o cattivi rapp 
notino che quello che è della cavalleria ^ pure di tutte le altn; 
deiresercito. Ab uno dìsce omnes. Sulla carta si ha un grande* 
ma in elTeito è mollo meschino in confronto alle altre grandi 
Però i liberali intestati di volere uguagliare i potenti^ sono 



COlfTGUl'ORANEA 



371 



di volere aumeniare ancora di jjiti il hibocio della guerra senza puolo 
dirsi pensiero ctie si corre il pericolo di far la Gne della rana che vo- 
leva imitare il bue. 

« la tutte le nostre relazioni, dice il predetto generale, che ora pre- 
sedere la Commissione nominata dal Ministero della guerra per studiare 
e riferire sopra le varie proftoste — nei nostri prospetti ulllciali, nelle 
nostre istruzioni per la inoMlitazione, ed ullimatncnte ancora nelle di' 
Jcussioni parlamentari, trattando dei ì' effettivo della nostra cavfilferia^ 
&Ì aflferma, con ImfienurliaMle serenità e sicurezza che i nostri 22 reggi- 
menti fU canatferii debbono mohiliszftre 132 squadroni di 120 cnvnlìi 
eùueimo. Ciò ìùgniflcherebbe in altri termini, che la cavalleria italiana 
può nrioliili//are. in caso di guerra, 15840 comliatienii a cavallo, e cogli 
Stali maggiori reggimentali e ulfìciali circa t7,(J()U caV/ilieri. Or tiene, 
questa è una cifra non esalta, è un'illusione; questo è un elTettivo che la 
nostra cavallerì^^nioliilìz/ata nelle condizioni attuali, non r.igi^iungrr.^ mai! 

< I nostri rapporti -situazioni (mod, 80] non appartengono alla catei^oria 
dei documenti segreti, essi circolano in tutti i nostri uflicii reggimentali, 
lìono letti al rapporto giornaliero dei corpi, (luindi si possono citare senza 
veoir anno alla legge più rigida delle convenienze militari. Da essi appare 
che gli squadroni della nostra cavalleria hanno attualmente un efTettivo 
di 1H5 a 140 cavalli, forse meno, ma certo non di più. 

< Ciò premesso, veggasi .sulle basi delle statistiche degli altri Stati 
miliiari che cosa succedere, all'alto di mobilitazione, come nel fatto suc- 
cede ogni volta che parie un reggimento per le grandi manovre od anche 
solo |»er ta piazza d'armi. 

« Eceo le dcdusioni per squadrone, che converrà .subire: 

Cavalb giovani e tion ancora addestrati 18 

Cavali) ammalati ed esenti per cento 8 

Cavalli vecchi ed inetti 6 per cento 8 

Cavalli da Uro pel carreggio reggimentale 6 

Totale 40 

« Nella pili larga e benigna delle Ipotesi si supponga tuttavia di 
DEUere a cavallo lOU combattenti per squadrone; quindi con (3? squa- 
droni, a l(X) cavalli, avremo I-3,'^00 conibaitenU e non 15,800 e, meno 
Mcora 17,IXX). 

« Duemila e seicento cavalli in meno, rappresentano un effeitivOy in 
meno, di oltre quattro reggimenti di cavalleria. 

« Questa sola è la verìt;^ che si deve avere il coraggio di riconoscere, 
Quando si discute circa rcfTettivo della cavalleria italiana. 

* Ecco ora la statistica dell' efTeltivo cavalli della cavalleria regolare 
mohiiiuata di alcune potenze militari europee, desunto dalle opere del 
OQsiro stalo roaggioi%, sezione storia. 



372 



CRONAdA 



Eserciii di prima linea. 

« Francia: reggimenti 7(1, a 4 s(|uaJronì, reggimenti 6 a 6 squatiroi 
19 squadroni esploratori volontari; totale s(]uadroni ^U a U^ cavai 
totale cavalli 47,058. 

« Le tabelle di mohiliiazione portano 01,8118 cavalli, ma vi sono eoio* 
presi quelli degli uflìciali, indi una parie dei quinti squadroni cbe darann^^ 
le guide, scoria ecc. fl 

« Germania: reggimenti 93 a 4 squadroni, totale squadroni 37?^ 
a 1G8 cavalli, totale cavalli 0'2/iO(>. 

« Nei 168 cavalli di ogni squadrone vi sono compresi i cavalli dì 
servizio degli ufTiciali ed i ea valli da tiro. 

< Aitstria: regifimenli 41 a ti squadroni, totale squadroni 246 
16t cavalli, totale cavalli 39,6UfJ. 

« NcH'elTellivo controindicalo non sono compresi ì 41 sellimi jypii 
droni di riserva (olire agli s<|ujidrnni di deposilo) oò i due plotoni gul 
per ogni reggimento che aggiunti ai 246 squadroni formano un tot. 
dì 51, 8-27 cavalli. 

« Russia: squadroni l'2'20 a 100 cavalli, loule cavalli I2'2i000, 

« Cifra desunta dalle ultime relazioni ufTIcìali. 

« Italia: re^'^'inienli ^'1 a ti squadroni, totale squadroni 132 a l'io e* 
valli, totale cavalli 15,840. 

« Dei 1*20 cavalli |)er squadrone, non se ne potranno mobiliuar*' 
cbe 100, e cosi si avrà un lotjtle di 13,*300. 

« Eserciti di seconda linea. — Francia: In ognuna delle 18 regioni 
di corpo d'armata sonvi 8 S4]Madrnoi a 164 cavalli ciascuno, comprici 

9 cavalli per ullìciali — elTetiivo totale cavalli 23,616. 

« Germania: 25 reggimenti di landwebr a 4 squadroni di 168 ca- 
valli ciascuno — elfeUivo totale cavalli 10,800. 

• Austria: U Cisleitania 6 reggimenti a 4 squadroni. TUngheni 

10 reggintenti a 4 squadroni, il TiroLo 2 squadroni, fauno 66 squadroni, 
più 4t squadroni di riserva, totale 107 squadroni a 161 cavalli elletiivo 
toule cavalli 17,227. » 

9. Un giornale llorenlino. in voce di p-sscre sballone, non si sa con 
qual fine, annunziava che l'Imperatore d*Ausiria avreblte lìnalmenie re- 
stituito in quest'anno a re Umt>erin quella visita che egli colla n^gtna 
Margherita nell'ottobre del 1881 fecfiro in Vienna allo stesso Inqieralori'. 
Cogliendo l'occasione delle feste, che si faranno m Firenze per In ■■"■ 
prìinenio della facciala del Duomo, l'imperatore Francesco Gni 
scrivea il giornale shallnue. si sarebbe trovato sulle rivedcirAnio ii 
col re Umberto e la regina Margherita, i quali avrebbero reso nel p.ii.i... 
Pitti quelle gentile/7e afTettiiose, che gì.t si ebbero nel pala/zn ìmpensli* 
di Vienna. Ma coiilro tale notizia insorsero tasto il Diritto e la TV/frumidi 



COXTEMPORANEX 



373 



lindo in modo da incutere spavento: o 1a vìsÌUi s» reMihiisca a 

ppiire non si faccia la restituzione. Il Diritto dei IO di ottobre 

t^ Noi sappiamo senopre una sola cosa, in Tatto dì restituzione di 

le che Horaa^ la capitale dell' Italia, siavi ono un Papa oSuprcnno 

[della Chiesa cattolica. Quindi ripeteremo sempre die ogni vìsita 

atore d'Austria iu alini grande ciuA dell'Italia non sarebt>e 

la dalla nazione e dai suoi rappresentanti quale un ricamliio 

del nostro He a Vienna e non avrebbe, né poirebt>e, uè do- 

^vere per alcun italiano il più lieve valore politico. Ma contro 

erìcolo ci Tanno Tede la lealtà ed il patriottismo di Umberto I! » 

ta dello stesso giorno: « A nessun cittadino italiano, come, 

credere, a nessun membro del nostro 1 Inverno, può parer pos- 

restituziono di visita iii nostri Ridili fuori della mura di Homa 

: Il Firramoscn, 8cc*'tiando questa noti^ia, deve evideniemenie 

[iacinto a un assalto di eccessivo pessimismo. • 

ie queste smargiassate da arroi,'anitni ba messo termine il Peater 

queste precise parole: « l'Imperatore d'Austria non atìdrà 

orna. > Ouesu dichiarazione ha il valore di ima cefTau sul 

azza a chi tocca ! 



III. 

COSE STRANIERE 

(Nostra corrispondenza) — 1. Moto socialisti! — i. Nuovo vttioiie dei 
lotici ncir elezioni - 3. Tumulto socialità (li»l IT* D^ORto — (- Incliiesi» circa 

Irò; continuo il«II(> 0|>cr«: sociali in Liegi — 5. Morte di Giulio Malou. 
M (Ki.ssare rapidamente in ra.s.segni l'estate, che sia per finire, 
che le previsioni contenute ueirultima mia corrispondenza non 
IO» per buona sorte, avvenite. I torbidi di Liegi e di Charleroi avean 
tlel Helgirj il punto di mira del socialismo, e inquietato f^^li statisti, 
fite in ii'^rmania. Il tìoverno si trovava in non lieve imbroglio; 
Costituzione, costretto dal paltò del t83() a tollerare le ma- 
i dell'opinione pubblica e la libertà d'associazione, che cosa 
I fare [ter im|)t:drre i progres,si del moto socialista? Si annnn- 
secondo giorno della Pentecoste una raunanza immensa di so- 
belgi come stranieri; il borgomastro di llrnsselle, cui spella 
re l'ordine nella capitale^ era di.-sposto, dicevasi, a favorire la 
salvo a reprimere poi ì disordini che ne sarebl^ro scaturiti. 
IO ejitrò di mezzo e lo iudus.se a impedire la mani fe.sta zinne del 
. SitTiiita notizia fu accolta con viva soddisfa/i noe da tutti i 
<lcir ordine, non esclusi gli .sie.ssi lilierali. — Però la dillicolti 
riUrduta : appariva chiaro che tanto in Ilrusselte, quanto in 
in L)e;ir), il partita socialista pretendeva di spiegare o prima o 



374 



CnONACA 



poi iij tutta la loro larghezza i vessilli del suffragio univer<;;ile e d^ 
riveudicazione sociale. Come fare a iratU^nere per un u:mpo mdunuiti 
mosse della popolazione operaia, facente anch'essa parie^ e pane nume- 
rosa, del popolo sovrano? Desiiiuia per legge del sufTragìo nelPelezio 
non avrobh'ella giammai potuto rivendicare i suoi diritti, se non eoa 
volo all'urne, almeno con un grido immenso partente da ogni angola^ 
paese e condensantesi nella capitale del regno? Tal era la questione, j 
teneva in sospeso gli »nimi tutti. 

9. Apparecchiavansi, infraitanto, l'elezioni legislative del di H già 
Esse annunziavansi favorevoli all'opinione cattolica. Un successo 
minare dì granile importanza e di eccellente augurio erasi ottenuL 
un'elezione parziale a ftrusselle, dove dei tre candidali, che n'ansi >hH 
lato un seggio di rappraseni.tute, il candidato cattolico nella piTsoua 
tenente generale lacmari avea riportato circa 7,000 voti, batteudn 
suoi due rivali, l'uno socialista, l'altro litìerate; e solo in forza 
l'unione dei due avversi partiti il l»allotiaggio lo avca costituito in mt? 
uoranza di fronte al Buls. Un fatto era questo assai sigoiflcativo» ii 
rocche ne risultava che in Brusselle il partito conservatore o catt 
formava il gruppo politico più compatto, supcriore di gran lunga al par 
liberale e al socialista, Anche sono ira loro divisi. Di fatto l'elezioni ge- 
nerali del di 8 giugno furono un trionfo pel ministero, che g^.i-^*-^'^ 
12 nuovi seggi di rappresenlanli; i liberali toccarono piena sc^ i 
Gand, in Charleroi, in Waremmc; da oggi in poi, cosa inaudiut n. IIj 
storia del nostro paese, il partito conservatore conta 98 voti couiro 
che rimangono ai liberali. Le tre città più granii, Brusselle, Aov 
Gand, sono nostre insieme con l'immensa maggioranza del paese. 1 
tolici, adunque, uniti e maravighosamente ordinati, sono riusciti adi 
dersì stabilmente sulle rovine della frammassoneria. « Forti di tò so 
chiame maggioranza — diceva la stampa liberale — si irov 
faialmeiile spinti a commettere solenni sciocchezze.* Questa \ 
nostri avversari rimarrà, ne confìdiamo, delusa: nessun pericolo 
pei cattolici, tranne lo spìrito rivoluzionario o il socialismo, che va dil 
dendosi nelle moltitudini, e del quale si traila di reprimere le vio 
fino al giorno, ahi! troppo remoto, in cui sarà dato impedire la 
gazione delle sue perverse dottrine. 

'X Grande fu la meraviglia, grande l'inquietudine, allorché si 
che il ministero stava per affrontare il 15 agosto una manifestazione) 
cialisla. L'opinione se ne commosse, lo straniero se ne atterri, riiD|i 
germanico fu a un pelo di entrar di mezzo per impedire al mioi.^erol 
comraeuere una solenne sciocchezza. Ma il borgomastro Buls, iiuantoj 
sé, si chiamava responsabile del man lenì mentn dell'ordine, e pretead 
usare del suo diriiio di polizia. — I vostri lettori ignorano per lo |il^] 
differenza, che separa il nostro paese dalla maggior parte degli altri 



CONTEUf>ORANKA 375 

spello dei privilegi municipali. \^ nostra Cosn'tiizione de! IS^^O. meno 
Stonarìn di quella dei^lì altri popoli, Un rispellato parecchie tradizioni 
do comunale, e, fra le altre, maotenuio una grande indipendenza 
jomastri rimpetio al governo ; il iinale, litH>rale n catlotico che 
re lasciare una larga sfera d'anione ni capo del comune. I caliotici 
a profiuo UQ tale stato di cose sotto il governo massonico; allora, 
r i borgomastri opposero una (ìera resistenza ai maneggi dei niinisiri 
umasfioni nella (jtiesiione dell'ediicazione, non che io quella dei ci- 
erì. Oggi, invece, il ministero cattolico dee rener fronte ai borgomastri 
fall. — IVrò nelle circosliinze, di cui si trjitia, esso prese i suoi prov- 

fui; la polizia governativa e le truppe lenevansi pronte a reprimere 
ève disordino nel caso, io ctii il borgomastro facesse atto di de- 
dinan/i alla manifestazione del 15 agosto. Conoscendo la vigilanza 

I fcrmivza del niinisiero, il (>aese si mantenne relaii\amente tranquillo; 
inquieti mosiraroosi i governi esteri, e ì loro amltasciatori si tennero 

tal primo segnale di <l)sordine. [liciamo subito che la manifesta/Jone 
agoMo riuscì a poco più che nulla; r2,000 operai, in gran parte 
lìati, provenienti dalle grandi città, e punto o quasi punto dalle 
^ne^ trovavausi sul luogo per chiedere il suffragio universale, e la 
|o amnistia dei .'iDO operai condannati dai tribunati pei torliidi di 
di Cliarleroi: manifesia-iione. d'altronde, assai pacifica. Farehbe 
dentare la curiosità chi riunisse insieme gli apprez/amenii della 
^» Senta dubbio i giornali cattolici deplorarono P innalzamento della 
ra rossa, il canto della Marsigliese, e anco la liberlÀ ucconlata a 
lilo, che si era fallo notare per gli eccessi del marzo; ma la stampa 
^liberale fece, almeno in parte, confessioni tali che il Bien public 
palile di raccogliere. < Ciò che quel partito ha proclamato, diceva 
ire libérale^ t> la rivoluzione politica e sodale ; rio chn il socia- 
^rca di ottenere, oggi con la pace, domani forse con la violenza, 
Werlimento dell'ordine. (ìli è vero; un perìcolo immenso minaccia 
ente il Uelgio, non meno che gli altri popoli. Contro ì mali, che il 
atìsmo prepara, coniro siffaliì disordini promossi dall'operaio, la stampa 
Uobca va cercando rimedi.» < L'operaio de' nostri centri industriali 
allo stato di barbarie, diceva il Courrier de Bruzeìfes: a dilTe- 
;li opterai della campagna, egli ha cessalo d'esser cristiano; fa 
ricondurlo alla fe<le, so si vuole salvar lui e salvare gli Stati dalla 
irle de' costumi; fa d'uopo ch'ei tomi ad esser cristiano oelta fa- 
1. tìp] laboratorio, nella fonderia. Da qui innanzi non debtK)no esservi 

II scuole senza prete, nt> odìcine senza domenica. I caltoliri debbono 
ire i loro sforzi alla moraliz»izione degli operai, e prendere vi- 

a cuore il iH^ncsserr di questa classe di cilladini. » 
w provvt^dìmt'nli, dm vogliamo sperare eflicaci, sono slati presi 



376 



CRONACA 



in conseguenza delle .icce/inate raauìfestiizioni; l'uno dal Governo, 
(lai vescovo (li Ijegi. 

It Governo ha ordinalo un'inchiesta rirca il lavoro. I stioì comi 
sari vanno di riiift in ciilA inierro^ando e ascoltando gli opcr ■ 
die i iirincipali ; e questa commissione d'inchiesta riceve ,,: i| 
un'accoglienza delle più simpaiìche. Se da un lato essa pone in 
guasti, che nella classe operaia tia e.«ìerciiatì la cattiva siainpa, dall';! 
vede prodursi le più splendide testimonianze in favore delle n\tere si 
a prnpasia dei cattolici pel bene spirituale e tem|)orale degli operai. Si 
ha raifione di credere che dn sifTaita inchiesta risnlteri una le^ 
dente a consacrare il riposo domenicale e a porre im freno all'ahu^ 
l>ev3nd(.' spiriiose, 

li "ÌCì di seitemhre appivasi in Liegi nel colle;no dei Oesuiti il cod- 
gresso delle opere sociali; v'iniervennero più di lóOi) aderenti. Dopnswf 
data lettura di uu breve di Sua Saniiià Leone XIII, monsig. Dm 
commentò con linguaggio noagistrale le belle encicliche del Sonui^. . -.. 
tefìce. e indirizzò consigli precisi e pratici alle classi dirigenti. Feoen 
udire la loro voce i monsignori Mermillod e ('artuyvels, il come 
i signori Colinei e Wae^te, alcuni rappresentanti tedeschi e olaiiu. . .. 
movimento cattolico; e i sacerdoti, difensori e sostenitori del povero, di_ 
cui conoscono e voi^ijono guarire i mali, esposero alla lor volta le cafl 
gli elTdli, i rimedi adattati alla circostanza. Senza dubbio uscirà da qu 
congresso qualche bell'or^ra cattolica, una di quelle istituzioni, goal 
nrligiooe può sola creare, e che con alti, più che con disegni verij 
arrecherà un soccorso veramente utile alla popolazione oj>eraia. 
tere il socialismo con le opere di feda e di carità, la franimas.soDerìs4 
l'unione delle forze cattoliche, è il miglior modo dì soddisfare pìenan 
ai desiderii di I^one Xlll. Oufisio bel congresso, onde si («ce iniziai! 
monsignor vescovo di Liegi, tornerA all'augusto l*onterice non meno i^rti 
dell'opera del suo giubbileo sacerdoi;ile, che sotto ìa presidmsfi 
raria di monsignore arcivescovo di AfaUnes tanta simpatia h'i ifiÉ 
nel nostro 2>tes^. 

5. Voi, certo, non ignorate il liuto, onde TU di luglio fu colpii 
Belgio per la morte del signor Giulio Malou. già capo del mioi^erot 
lolico e ministro di Stalo. Noi abbiamo perduto in lui un egregio si; 
che pc'suoì talenti e per la sua prudenza fu, tino all' uliimo, il 
del partito. Se. in una celebre occasionerà chi gli rimproverava uil 
cesso di prudenza e una s[>ecie d' inazione, egh potè cnn mo!t« :i.sj* 
lezza rispondere: * Che cosa abbiani fallo ?.. Abitiamo vissuto 
avrebbe, durante T ultimo suo ministero, potuto dire con più uotitlet 
glio: «Abbiamo lottato, abbiami vinto, e regniamo. » Senza ferniarH 
lodare il gran fìnanaere, l'accorto diplomatico, io dovrei encomiare Ui 
vita privata^ semplice, pia, sempre fedele ai priucipii della sua educ 



CONTSMPOnANBA TStì 

tiana. II suo zelo per l'isiruzione reii^osa, per mtie le opere caiio- 
.per Ir fede «Je'^uoi padri, si rese mnoiresto coi fatti, col sacrilìcio 
ce d'una p.irtc di sua fortuna e di due tìgli carissimi, chiamati 
alla vila religiosa. I suoi avversarli, cosi spesso ingiusti verso 
rispettato sulla sua tomba la verità e gii han tributato la le- 
noniaoza della loro stima. 



IV. 



\U8SIA (Nostra eorrìspondfnsn) — 1. L* (fraudi [loteoxe e l'Orirolc — 
B. L*Als3«ia-l.oren&, te bccenile interne, la Baviera — 3. Faccende politico- 
rrtigioMs buuii" (li!t(>0<(i;.iniii deUa QinrHIpriu — i. Il XXXIII (ktogrouo cat- 
tolico in nrcsl.ivin . risoluzioni in favorr df^^li Ordini l'elìgiosi f 'Iella sovninitò 
ale del Sommo Pontclìcc — 5. Notixìe divf^nir. 



i. I ooslri giornali iilliciosi continuano a difendere la polìtica russa 
tolgaria. A sentire la Nonlleutsche AWjnneìnc ZvUung^ tutti i torti 
illa parte del principe Alessandro, che ha, senza ragione^ nbban- 
\\ suo priocipato bulgaro. Il primo fra gli utDciosi si accorge che 
ìdiscendenza della fiermania verso la Russia è beo lungi dal ri- 
vere la questione e dali'appiattare le dilììcoli.! Gli è che la Russia 
Ite iunanà pretensioni incompatibili coi vantaggi dell'Austria e della 
rmania. II generale Kaulbars la fa da dittatore con imporre al governo 
tgaro r impunità dei congiurati, la cessazione dello stato d'assedio, e 
\ negare alTassemblea nazionale il diritto di decìdere intorno all'av- 
lire del paese. La Russia sa tro|ipo bene che, ad eccezione dello Zankow 
('>£uoi compagni dì congiura, il popolo bulgaro ^ contro dì lei. Il 
irs si opp-me a un riordinamento del (governo ed esi^e la cessazione 
sto d'assedio per avere un pretesto di porre la Butgarui sotto il 
IOìqìo della Russia, e di occuparla militarmente. 1 nostri giornali libe- 
I, Don aUrimefiiì che la slampa cattolica, fan risaltare che, sposando 
causa dello Zankow e consortì, la Russia e la (ìermanìa vengono ad 
ilvere lutti coloro, che attentano alla vita e alla liberti^ dei Sovrani^ 
Ehft violano la fede loro giurata. A questo modo son discolpati gli 
fMEtoì dì Alessandro li e di Guglielmo I. 

Ciò nonostante, raileggiamenio della stampa e dei parlamenti del- 
la -l'tigheria non ha mancalo di produrre un cerio etTetto fra noi. 
1, pprsmo, fra i giornali uflkiosi sono stali costretti a ric/ìnosrere 
pi (are alta Russia delle concessioni le si dà coraggio di mettere 
pret«osiooì sempre maggiori. lia Nationaheitung, fra gli altri, 
in qoesia confessione: < Il principe Alessandro è il rappresen- 



378 



CRONACA 



tarile deir indipendenza bulgara. » Ma il metodo di mandare in 
a forza di conlese interne, i popoli^ che aspirano all' iudipende 
metodo ormai consacralo dalle tradizioni e familiare alla Russiate l'ap^ 
«azione di esso va compiendosi n^l modo più naitirale. «La Nordd4 
poi è costretta ad assicurare che, io caso d'una rottura con la Ra 
il Governo deirimperalore di Germania non reirocederebl>e dinanzi al 
(aie stato di cose^ ove (luesto non potesse evitarsi, ma fosse imposto i 
difesa de'nostrt vantaggi. » Confessione sì fatta dimostra cliiarame-nle i 
il giornale della Cancellerìa riconosca la possibilità di una rottura* 
aveva flnqul rappresentata (»me assolutamente impossibile. 

Invano i giornali ulHciosi si sforzano a persuadere il pultblico 
possibitit.^ di conciliare Futile della Russia con quello dell'Austria 
penisola balcanica; lo stesso Governo russo ci fornisce le migliori («r 
del contrario. Lo Czar ba testé conferito l'ordine di San WladimiroJ 
signor KalikotT, direttore della GatzeUa di Mosca, < \)er avere dii 
e anni difese con zelo e chiarezza U vere basi dello Staio e della 
politica della Russia. » Il signor KallkofT ^ il nemico più accaiula| 
tutto c\l), che non è russo, e sopratlulio della Germania, ch>i confa 
con vero furore. Secondo lui, I» Russia ba non solo il dinitn inoofl 
stabile, ma anche il sacro e imperioso dovere, di unire sotto il 
domìnio tulli gli Slavi e costringerli ad abt)racciare lo scisma. I.'ioid 
cizia di lui è più s{iecialmente diretta contro l'Austria, alla qmk 
rebbe togliere tutti i paesi abitali, anco in parte, dagli slavi, non i 
la Moemia. Quindi è che tanto in Germania quanio io Austria $\ i 
universalmente il bisogno d'impedire ogni e^siensione della Ruftsiai 
dianle un'intima unione de' due Imperi ledescbi. La Korìnische Zàti 
pur difendendo la politica hìsmarkiana, è costretta a convenire drtl 
leanza austro-germanica è più profondamente radicala nelle convtfl 
popolari de'due paesi, che non nella diplomazia. Tutti, infatti, e ìdI 
mania ed in Austria, sono avvezzi a ritenere l'unione de'due Impefn 
un fatto immutabile, come la base inconcussa della politica europeail| 
sono cx>ncordi nell'alTermare che questa unione deve aver per 
difendere i vantaggi dell'Austria contro la Russia; e ciò tanto 
in Oriente i vantaggi deirAustria sono assolutamente tdeotici CM; 
della Germania. Per questa ragione, il presenle aHe>;ifiaraento 
del Governo germanico forma subbiello dell'universale riproi 
Tedeschi e ^li Austriaci conoscono troppo bene l'odio inesoralnlB)] 
ispirano ai Russi, perche sìa loro [wssitule conformarsi alla 
m'intento. Pofiolarissima sarebbe in amltt^due i pae.st una gucr 
la Rus.sia; talché la Post, uno de' principali fo,^li udldosi, trovasti 
a dichiarare che ben si sapreblte tenere a freno il paoslammo, 
mai attentasse airuiile de'due Imperi. 



CONTKMPORANEA 379 

''ITiepìlogancIo, le discussioni sollevate dai faiti della Itulgaria proda- 
so l'impressioDe che ambe le parli si nascondono qualche cosa; che, 
■ fin (Ine, elisie da ambe le parli ta persuasione che tutti gli acco- 
Miamenti fliiqui conchiusi non saranno che temporarìj, nii varranno ad 

tuoa lotta terribile fra la Russia e i due Imperi tedeschi. 
[)al 10 al IH di settembre l' imperatore Guglielmo, circondato da 
n numero di principi tedeschi, assistè alle manovre delle truppe 
ir Alsazia-Lorena nei dintorni di Strasburgo. A giudizio degli uomini 
bpeiAntii gli eserci/.ii di tattica militare, la tenuta e l'ardore delle truppe 
eKàrono lati da destare l'universale atumirazione e da dimostrare i 
igrej^si coDtitiui dell'aserciio germanico. Ma il risultnmento più notevole 

I S4)>ggioruo dell'Imperatore in quei paesi consiste oeU* atteggiamento 
t' -lazione indigena che fa fede del suo ravvicinamento verso la 

. e del suo acconciarsi all'ordine di cose stabilito nel 1871. Le 
Ita e i villaggi erano magnifìcamente pavesali, e la popolazione tutta 
nota M portò festevolmente incontro all' Imperatore, che ricevette gran 

SLilà di Deputazioni e vide sfilare dinaOiti a s^ lunghi corteggi d'ìn- 
jk Certo, quei (lopolì non sono [»er anco guadagnati del tutto alla 
ftnia, ma vanuo raccostandosele; rìsultamento questo, al quale ha 
Oporato non poco il contegno concilìanie del governo di fronte alla Chiesa. 

II 1<> di settembre raunalosi per iilcum giorni il Ueichstag a line di 
Ddre il nuovo trattato di commercio con la Spagna, ì socialisti ten- 

% ma invano, di prolungare con varie proposte la sessione, e suscitare 

' '^ione generale. Si mirava, d'altra parte, a ima discu.tsione 

«stera: ma, e^isendosi il Cancelliere assentato da Berlino, 

era da Aspettarsi che il governo rìspODdesse; la discussione, per 

^- trehtte andata a vuoto. II governo imperiale sottopose in 

Jì! iitira alla coosìderazione del Keichstag la relazione intorno 

I coridizioDi di fJpsia sotto il pìccolo stato d'assedio. Risulta da essa 

verno noti riuscì ad arrestare i progressi del socialismo. 

le relazioni utUciali, gl'incassi dell'Impero presentano llnqu) 

io di 2*2 milioni. Sono del pari in aumento, soprattutto in 

■»ir, gl'iucassi delle vìe ferrate dello Stalo. Contuttociò v'ha motivo 

ere un disavanzo sul bilancio del 1S87, conciossiachè vengano 

Iti aumenti considerevoli nelle spese dì guerra. La cavalleria, 

Blarmenie, i> siala accresciuta, [>erchi'! la Russia possiede un si gran 

d'uomiui di quest'arma. È un fatto meritevole di nota speciale 

nostra amministrazione militare ^ da gran tempo occupala in 

tini per una prossima guerra con la Russia. 

Qtrmania aveva, sulla fede di un altro giornale, riferito come 

ti havari al Heichsiag avessero narmio che la deposi/ione del 

ri II di Baviera sarebbe già da parecchi anni avvenuta, se il Can- 



380 



CRONACA 



celliere vi avesse acconspnlìio; che, inollre, il principe Bismark ba 
pr(>siaio il suo aBsenso all' isiiiuzK'oe della reggenza prima Uì aver ( 
guarenilge die nulla si sai'el)t>e cambialo Dell' aiiìtudine del Govoa 
bavaro. Ora, il Cancelliere ha regalalo alla Germania una sf 
lalfì propesilo, rondandosi sulla cousidera/ioue che al Goverio 
non toccava a immischiarsi nelle faccende interne della iSaviera. OuoU 
t^ vero; ma non è> per allro, men vero che la Cancelleria e-serciU». (* 
Ugnando Luiin IK un'ìnriuojtza decisiva sul ministero havaro. 

Il quale ha ultimamente bandita una nuova crociata contro la sua 
cattolica; in conseguenza di che^ una diecina di giornali irovaosi 
posti a processo. 

X iji Grrmania ha da Roma ciie il signor von Schloeier ba 
ficaio al Santo Kidri% averlo il prìncipe Uìsniark assicuralo di 
persuaso dell'assoluta necessiU di un pieno accordo con la SaouSa 
Nella prossima sessione iiarbmentare si procederebbe, adunque, 
estesa revisione delle leggi di maggio; e il signor von Schloezer i 
gìA indicati i punti essen/.iali. Quanto al richiamo degli Ordini reli| 
nego/jatì non hanno per anco avuto principio; ma si ba la 
che qualche cosa occorra Tare, a line di preparare T abolizione ddli 
contro le rongregaziooi. 

i>e notizie della Germania trovano conferma in altri gior 
dunque, luogo a sjterare in un miglioramemo generale. Non 
altro, improbabile che i negoziali avessero a sollevare alcu 
A buon conto, vi è già la questione della notillcazione, che of) 
a discussioni e a dissensi ass;ii vivi da parte della stam^m. I gi| 
cattolici alTermaoo che con la noiincazione il S»n(o Padre noi 
inleso accordare al governo il diritto di escludere certi preti Jal| 
signazione a titolari delle pnrrnccliie; che solo era da animelle 
Governo il diriuo di mettere innanzi obiezioni politiche contro il 
notìficali, ma che non poteva giammai trattar» d'un diritto d'< 
vero e proprio. Dato, per conseguenza, il caso che l'autohL^ go« 
presentasse qualche osservazione, all' autorità dioctvsana non 
nlir'obblìgo da quello infuori di stabilirne l'aUendibiIitiì o l' inaiiend 
per mezzo d'una inchiesta canonica. Ci serva d'awertiiìteuto \'t 
della Baviera. La burocraiin lilterale di quel paese usa del diriUdi 
del t Governo («r mo<lo da cagionare i più gravi danni alla \iia 
e alla retta amministrazione delle parrocchie e delle scuole. 11 
della potest<^ civile alle designazioni ecclesiastiche non è 
non che quando alla potestà stessa e a' suoi rappresentanti Mia 
a cuore il fortificare lo spirito religioso e lo estendere le 
Chiesa. A' nostri giorni, disgraziatamente, i Governi non troVil 
spesso in siltaite disposizioni. 



C0KTeMt>ORAl>ÌEA 38 1 

ija XXXIll* asAomltlca generaltj dui callolid tedeschi, leiiulasi 
'.M) d'amasio al *2 di .settembre in Breslavia^ fu un avvcuimenio, che 
coinmo.(ise io modo straordinario la (ìermania. (ìià fìn dalla sera del 
■ft agosto, in cui ebt>e luogo it ricevimento dei coinponenii rasseinhiea, 
^Mran que<;linne del ricliiauio degli Ordini reltgi'^si diventò la nota do- 
^Kuiie. Allorché il sif^ior Lingens annunziò che Aquisgrana, sua città 
■mule. In aveva incaricalo di emettere un voto in favore del richiamo 
ideile r.on»;rega£ÌQni, la sala echeggiò di fragorosi e unanimi applausi. 
Nelle adunanze solenni, parecchi oratori manifestarono ugnali seoiinientì 
■HBgiriicoIsrniente il signor Kuhn, parroco di Monaco, de^iò l'entusiasmo 
Imperale con un dilTuso discorso sulla necessità di richiamare gli Urdinit 
impooeniesi come un sacro dovere» lutti quanti i cattolici. Nel discorso 
pd'a[)ertura, il presidente del Congresso, barone Ileereraan (vicepre.sidente 
Idei Reichsiag;, fecesi parimente a rivendicare per la Chiesa lilierift intera, 
^eompreso il ripristinamento degli Ordini religiosi. 

rt'n missionario, il signor Uoetie, fece una parlicolarei^giata relazione 
rno allo staio della Chiesa in China, nella quale provò che un più 
pio svolgimento delle missioni in quelle contrade non sani quasi pos- 
1e che a condizione di affrancarle dal protettorato della Francia. I 
|ChiDesi sono, per natura, diflidenti, e veggono io ogni missionario un 
'•gente francese, un nemico. Il professore Jarìette, di Rilwankee negli 
Ili Uniti d'America, fece un quadro attraenlissimo delle condiuoni re- 
di quel paese, donde i cattoUci avevanlo incaricato dì rappresene 
al (egresso. Cìiusta una relazione del signor Nacke^ preposto del 
jlKolo di Paderbona, T Opera di San Bonifacio ha lino ad oggi prov- 
to ai bisogni spirituali di 300,000 cattolici disseminati fra i prote- 
bti; ne rimangono tuttora a provvedere *200,000. Ul' incassi, che nel 1885 
Domarono a 750,i.MtO marchi, bastano apperja al mantenimento delle 
«nazioni fondate tinqiiì: occorrerebbe, adunque, procacciarne un con- 
svole aumento. 
Eccovi ora le risoluzioni prese dal Congresso. 1* L'assemblea rinnuova 
proteste contro la sjx>lia/ìone, di cui è vittima la Santa Sede, e 
rivendica gl'imprescrittibili diritti. ^2" Nel ringraziare dal piìi profondo 
^cuore il Santo l\idre de* suoi .sforzi per la pace della Chiesa di Oer- 
esM manifesta la llducia che un'ampia revisione delle leggi di 
io venga tosto a rimuovere tutu gli ostacoli, che ancora si oppon- 
■ll^sercizìo dei diritti e del ministero dei Vescovi e dei preti. 
lea rivendica la scuola confessionale, e it diritto nella Chiesa 
lere all' insegnamento religio.so. i" Cs.sa proclama il diritto di 
loa popolazione atl'insc;;namento religioso nella sua lingua materna. 
tto alla (piestione sociale, magistralmente trattata in un ampio di- 
dal M^mr Ailze^ l'assemblea esige; 1" la saniifictì/.ione della do- 



;%*2 CRONACA 

niewica, imposta dalla legge divina; 2" la fondanone d'T^KtiriOfH m pr^ 
videnza per gli operai malati^ vecchi e iofenni; la tìssaiioiie della durati 
del lavoro giornaliero; la restrizione del lavoro delle donne e dei faaciulK; 
la deiertnmazioiie delle prero;j;alive necessnrie per le maestraiixe (In-^ 
nungen), clie sono in via di ricosiìiuziooo in Germania. Conforme la 
proposta delle associazioni cattoliche d'Aquìsgrana, TaKscroblea rivendici 
la piena ed intera libertà per i Ve-scovì e per tulle le coogreKaùoai t 
Ordini rehgiosì. 

Nell'ultima seduta del Congresso, dinanzi a più di 6»000 uditori e 
salutato da unanimi ovazioni, il signor Windhorst riepilogò in uno »(*!«• 
dido discorso i lavori dell' assemblea. L'illustre oratore insi-iiiè sulla u^. 
cessila di appoggiare ed estendere tutte le Opere, quella di San 
le opere delle Missioni e di Terra Santa, l'opera di San HalTaele 
protezione degli emigranti, le associazioni dì studenti, d'operaie 
gozianii, le opere sociali. Fece notare che, sebbene le cor ' 

Chiesa siano in Germania migliorate, lo scopo non sarà piL ...^. 

tenuto senza una revisione totale delle leggi di maggio. A noi duoqi 
d'uopo, egli disse, continuare a tenerci sulla breccia e non la&ciarci 
lare da una sicurezza illusoria. 11 signor Windhorst rivendicò gU 
ecclesiastici come patrimonio di tutta la (Chiesa, e mostrò Tei» 
giusii/ia commessa a danno della Santa Sede, cui il Ijoverno ili 
incapace di proleggere anche con la sua legge di guarenugia. È 
diritto, continuò l'oratore, erigere il ristubilimcnlo della piena 
denza e sicurezza temporale del Santo Padre. Con la potenza, 
spone l'Imperatore di Germania, non sarebbe (lilTicile ottenere un 
soddisfacente, considerando specialmente che non mancherebbe il 
degli altri Slati. Quanto a noi, non cesseremo un istante dal nvendl 
r indipendenza temporale dell;i Santa Sede, e nulrìamo speranza 
slesso avverrà in lutti i paesi, dove sono cattolici. Me ne ai 
lutto ai cattolici dell'Austria, della Francia, del Uelgio, duglì 
Dinanzi al grido universale, le mura di Gerico crolleranno. Chiuse T 
tore la sua splendida arringa con raccomandan* preghiere e donali 
prò della Santa Sede. « Noi sappiamo quello, di cui siam di 
Santo Padre e all' Imperatore; io dunque vi chiedo dì gridar viva in 
loro. » L'assemblea si alza, mandando un triplice vìva. 

La ."Stampa si è vivamente commossa di una sì grandiosa mai 
zione catiolica. La Xorddeutsche Afìgeuìeine Zeitung ha diretto 
goroso assalto contro il signor Windhorst, rimproverandolo di Rtaai 
tutte lo pretensioni degh uliramoniani e di rivendicare con lania ini 
il riprìstinamenU) del potere temporale. \a Nationaìeeitung scorge 
cosi ratte rivendicazioni e nella domanda di richiamo degli Onlim 
giosi una prova del coraggio indomabile e dell' luviucibile feri 



COrrrBMPORANBA 



383 



ci. E b» ragiono; ma questo loro contegno non è dovuto, come 
lede quel giornale^ al capriccio dei capi. 

Durante il Congresso, fu tenuta in Hreslavia una mostra assai nate- 
Ila d'oggetti antichi e moderni dell'arte cristiana. Chiamarono più spe- 
umeoie la generale attenzione una SS. Vergine di Luca Cranacb, un 
\eee homo di (ìuido Reni, un Crocifisso di Benvenuto Cellini, e una pia- 
M ricamala da S. Edwige, duchessa di Slesia. 
I Nei giorni 7 e 8 di settemlìre tenue Tannusle sua assemblea in Dao- 
n, salto la presidenza del signor vou Hertlìng, professore a Monaco, 
iO^^rriavérein {associazione per la scienza cattolica). Scopo di qufst'as- 
leiazione è compilare annali storici, e distribuirli insieme con altre opere 
I 11 a* suoi ?,5(Ki componenti. È commessa a parecchi scienziati 
) < lopedia di sciente politiche. 

Hhin Diisseldorf il di «ettembre e giorni consecutivi adunavasi. come 
PRtnni passali, in assemhlea generale Tas-^ociazione di Gustavo Adolfo. 
!bt««*ne Dusseldorf sia città «ittotica, i'assemble:i protestante non reputò 
ir tuttavia neces.fario di osservare le regole più elemeaiari di coove- 
mtn verso i cattolici. Mentre a Breslavia, come in tutte le adunanze 
lOoliche, non fu nemmeiio fjiia menzione del protestautesimo e delle sue 
; a Dìisseldorf, invece, i protestanti, e noiantemente i predicanti 
diverse corti, non ces.<;arono dal lanciare calunnie e assalti i i)iìi 
oerì contro ta Chiesa, contro il clero, e in particolare contro ì 
iti. Un predicante, che esercita in Madrid, certo Fliedner, sostenne 
Gesuiti sono peggiori del chilera, dei terremoii, e di lutti gh altri 
li, che han desolalo la Spagna. Ma basti di ciò: ci vorrebbe un 
volume per registrare tutte queste ribalderie, 
vi un pìccolo esempio della tolleranza proici^tante. Il municìpio 
Hlz ha ricusato di ricevere una scuola normale cattolica, stala 
la in quella cittA, per causa di germanizzazione, dalla provincia 
Motivo del suo rifiuto ^. il timore cìie i 100 alunni cattolici di 
istitato facciano torto al carattere protestante delta città. Su 
anime^ Goejlitz non coma che 0,0(H) cattolici, 
congresso annuale dell* opera protestante delle missioni interne, 
in Rreslavia dal 13 al 10 di settembre, un oratore mise l'Inier- 
ile nera allo stesso livello dell' Internazionale rossa e dell'Interna- 
<1oraia (anarchisti e plutocrazia}. Ciò basii a dare un' ide^i del 



corso dì più d'una settimana. Berlino festeggiò i naturalisti adu- 
Iri in congresso in numero di 6,1*00. Accanto ai discorsi male- 
si notarono in quell'assemblea non poche confessioni assai signi- 
Fra gli altri oratori, il professore di Hreslavia signor Ferdinando 
traiUndo nell'adunanza del 21 di settembre la questione della vita. 



:^84 



JSACACOTITEMPOR A NF.A 



dovette conchiudere cliu l'ahisso fra la aiawrin inanifnata e gli «sscn 
animati rosta tuiiora siinlancnio; le i[K)tesi inventale [ter mimarlo sot 
desiìtuie di fondamento, e l>nimma della vita non sar.^, probabilm<*nl^ 
sciolto che insieme col gran problema del mondo, dell'uno e iiitio. U 
sìguor ColiD aveva, precede niemen te, dimostrata l'ìoaDità della doiirìoi 
darwiniana. 

Monsignor Roos, trasferito dalla sede episcop'de di Limbur^o atta 
meiropoli di Friburgo, fu in<;ediato il 20 di settembre, dopo aver bili 
un ingresso trionfale nel gritnducaio di Baden e nella slessa r< 

Il capitolo di Ijmburgo ba eletto Vescovo di quella cirià i^ 
generale monsignor Klein. 

11 17 di settembre mancò di vita a 75 anni in Traiicoforte su 
il signor Stuiate, ultimo avanzo di quella grande scuola dì maestri 
ligiasi, che illustrarono l'arie pittorica del nostro secolo, dei Corodiaf» 
degli Owerbeck, dei Veii, dei Piihrich, dei Dcger. degli Srhraudolpfe, 
degli iless ecc. II signor Sieinle aveva, sopraiiuiio, dipinto a fresca netìe 
cattedrali di Magonra, Francofone e Strasburgo. È superfluo il dire ch'd 
fu, al pari degli artisti g\à mentovati, un cristiano fervente. 



ROMANZI STORICI flelP. Luisi Fre7itifl.CJ.G. 

lume L Carnefici e Vittime — La Congiura di Babington. — Un 
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*rezso: Lire 2, 10. 

alo secondo voluaic fa degno riscoQtro al primo, pubblicato alcnnt 
ddietro. e accolto con tuuto r«voru dal pubblico. Vi si amniirn 1« me* 
MorrovoIexzB di alile, vivacità Ji de. -ieri /.ioni e di dialoghi, e introcciii- 
1 di KTvcutaro e di e5ìjti ina^pettittt. Soiiriiitutto piti la. mede.sima aurit 
che rt'ude ogni p&^ina npa meno vaotaggios* al cuore che diloLtoTole 
'ÌQazLouo. 



DI ESTERINA ANTINORI 

lOUE PCBBLIGATE DA IN PADKE DELLA COMPAGNA DI GESÙ 
Quarta Edizione 

Rk^ADtt tktm ìb 3S, di pag<. Vlli-Sli 
Irima pagina uon si vede il ritratto dell' Estbbinì e però il pre/^x» 

dft Una Lira a Cent. 80. 
' Ftreoze, presso Luigi ManucUi, via del Proconsolo 16, 1884. 



DK MATTEIS P. PASQUALE d.Cd.G. 

«eì Domeoicbe in onore 4i S, Luigi Goaziign. Norftna. Atti per U 

iJbvtioae e cDmunìoue. L. — 15 

ifn apparecchio divoto alla festa di 3. Luigi Gonzaga d. C d, G. > — 35 

»D .. Ilio divoto alla festa dei SS Angeli Custodi. » — 40 

in Ilio djvoto alta festa di S. Ignruio ili Loiola. * — 40 

rr nova giorni sono coiii distribuiti chu possono ugualmonto 

ft I luglio, che è il me^n da molti couaiicruto olle glorit* del 

ìij ■•* fondatore dtilla C»nipugnia di Oosd. 

in 1.10 divoto alla fu9ta di S Staniiilao Kostka della Compa* 

la di OchU. * — 35 

in apparecchio dìvoto alla festa di S. Francesco Saverio coli' aggiunta 

Dorena detta volgarmente d^lla grafia. > — 35 

LB. Qaestfi novene sono tutte del medesimo sesto, acciocché possano 
iuaieme legate in unico volume. 



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Qiiest'opt'ra vcram ■ ' ■urne eootieu« i prinoi|iii f ■ ?■ ' 

t ero corso di tìlui^olìa. iu oesa no» fiolo trov:i 

menti' tutte la \v^ii ùi . . v . j. .-usare e (fiuiliciirt'.. ma ;■. 

con mirabile rtrofohdità e climri.'«zi* le quciU-jm jtiil 6" 

ilell'ordiiu? rirlesso. come dell'ordiao dircUo dwllo n-'Sfr 

Topata il dottissimo Autore ^s'attiene s'i ("«"Jolnicnte 

cbe a stento sapremmo trovare chi mfiglio di lui, i 

abbia^ penetrato addentro nella sapieoza dcirAquinaio o più rati 

abbia' interpretata la meute. 

Laonde non pochi furono quei dotti cbe conoscendone il r< 
a congratularsene con lui; tra i quaJi non fummo ulrmii noi 
lunga riviat» in lodu della nuova opera, la quale riputiamo per gU é^i 
demente utile e pei profesaori, quasi diremmo, nccaasaria 

11 libro è vendibile pros^io ^li Editori tVin Bertola, 
presso .-*. Saraceni (Via deH'Uuiversilà. 13, Kouiaì . S. ii 
Magg^iore. 47. Napoli); P> Lathieiteuj} >Rne Cassette, 4. Pana^ ; r,. no 
burg-Badenì; P. Ùesbarajo (Louvain Belgiquej. 






UN PO' DI LUCE 

SULLO SFRATTO DE* GESCITI DILLA CA^OMCA DI S. GACIA^ 

Firenze, tip. Bicei, 188$. Un opuscolo di v(t<fff. JltS. Prezzo Ceii 

Si trova vendibile in Firenze presso ì librai Maiiuelli e Ci: 

TI pffìseflle opuscolo ha destato molto iateresM in gran part" ^J 
dinanzi pel fatto inijunlifirahili^^ di cui espone la sorle > 
KflHeudosi «paccintain nielli giorni la 1* edizione, di cui 'i 
quaderno STI a pag. B3 e«eg.. se n*è curata una aocooda ccu qu^liùM i 
Q corre/.iono. 



AVVISO 

Obi volesse cedere air Ammlnislruzione copie de' 
sotto Indicati potrebbe in compenso scegliere frn i libri d«l] 
ultimo cuittlngo quanto oornsponderè ni prexxo dei fascicoli 
calcolati a lira una ciascuno. Per questi cambii e per l'i 
faBcìcoli, anuute o collcKÌoui intiere dlrl^rrsl cscluftlvAarate 1 
AmmlnlslrAiEioaf rrotrtlc di Firenze. — I fa£cicoIi <i 

t53i). 040, 641, tu->, 829. — Si desidernoo pure j; , 

rie IV o^VI. Siamo 'pronti a cambiarli come sopra caI 
Lire 2 ciascuuoj 



Prato, Tip. OiaffaeUi, Figlio e C. 



PIO MOROSI. Ovtmt 



VILTÀ CATTOLICA 



Beaiui popuìui cwiim Domtwtè Iku* nw. 



AJSNO TR1GE81M0SETT1M0 



SERIE XIII. — VOL IV. — QUADERNO 87i 



INDICE DI QUESTO QUADKRNO 
[ih vsA LEGA ANTiMAssoMCÀ. Psrte 1. 1^ ragioni I^h^. 385 



-Ì26 
Mi 

ivi 

454 



t ,.,.....^.„ . 

^Bt VAUOrif. nsL « sillabo » . p 

^K)Ktt'KRn*i(u r«rtSKri'zioNK roxrno ir. cni-iTrAPiEMiiio. Arliirolo IV. 
^HTOuiii'lo >t crì.stiaiiosìmo trinnfaiitt! sotto CastanLinr) .\I.-i;;nr> sin st:iU> 
^B «luo vorso gli <»l'r)'i sempre peninoci nel loro odio contro il cri- 

^P sLiaru'situo e. l'i[i);»ero nunimo » 

— 1 Dkaklitti » 

l-II. Ddusc speranze ..,.,.» 

IJIL Un felice e itiaspmiaio iucoiuro ... . • 

IJV.Il giovane Ali e il viaKK"' =' ('rinn";! , * 

LV. Uà GialTii a Uerusaleinaio . » 

JV»TA Oel.tA STAHPA ITAUAMA » 439 

I. La mnnia Jelle .ijioteosi io Fireuzet os.servazinni del Cnnle Paofo 
Oalh'tii » ivi 

'II. 1 Gesitiii nitl Rtì|{an dtille Due Sicilie e in Ilalja, slori», pram- 
matiche, (lecrrti. d'ic'umeaii per Litìgi Conforti » 46*2 

[6ciBt>2E ^Arc-ltALl — i. L'innocuità del rame e dei suoi saM nei 
villico ne^li .'litri dlii u ttevando; <irgom''uli df^l Itiirq; pro- 
{.(0^11 del huMioulin e scnlea/a contraria dt'tl*Accadeii)ia 
medica del Jleli^io; fatti coinjirovauii l'innix'uilà del verdu- 
raniu — ?. Il polsoelcosserv.i/iouisli^ituiclie — 3. 1.a rnl^ortì; 

6taiiNtit'a dotte sutì viiiiim*; p4ìricoli e pntcauzioui » 

Cronaca co-sniMi-oiuNKA » 

L OosK no«Ai*K . • 

II. Cose irALiA-ti; . » 

III. 0»sti sniAMKUK — Ingldlirrra (yoHra eorriiitondman). 



471 

ivi 

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[IV. iivifWra <'i>Vj7/'a corrtapomicn^a) » 00 ì I • * 



PIRKNZE 

rft£830 LUIGI MANUBLLI, uoraiq 

Vln tlal l'n.ioonMoln. )0. 

>Tf«N S. Mtrla tR C«Bi« 

u, 

3U novembre 1886 



> J s- 

J w> -. 

< S5 



LIBRI VEN^ 



ALL'AMMINISTRAZIOIVE DELLA CIVILTÀ CATTOLICA 

FIRENZE — 3, Via de' GonU, 3, - FIRENZE 



OikUnO F. Oeiar* Considerftzioni o dificorai familinn a moniti [wr o^^nF 
dell' anno. Tre voi. in 8, di 703. 730,800 pagg. Qimrta edizione cou un lod 
rioc'hìsi^imo alla fine. Prezzo ridotto da L. 90 a L In - 

Caterlni F. Plstro nell'origine dcIPuomo secondo il trasformismo. Eia 
scientiflco-fllodoflco-teologico. TJa voi. in 8, di ps^. X-3R0 (riinaiigOQo] 
che copie . » 

Cballonor Moiu. Rlooardo. DoUa vita e gloriosa morte di molti Sacerdoti « 
laici, uccìiii iu odio d< Ila fedo cattolica nell'Ingbilterra. Xjti voi. io 8 gr^ di 
pagg. 90S. Elegante edizione. « ój 

Oalllato (P. C. della Provvidenza). Vita delta Vea. Anoa Maria luigi. Ila vatd 
in 8, di pagg. '^56. > I' 

Cesari tP. A.). Vita di S. Luigi Gonzaga. Ila voi. iti 16. dì pagg. ISO. » — Stf 

Do C&ra F. Cesar» (d. C. d. (ì.). Ksame critico del iaUtom > n p be* 

guistico applicato alla Mitologia e alla scienza dello K ^ lo 

gnifico volume in ft, di pagg- X-3W, » 

— Errori mitologici del Prot A. De Gubernatis. Uo oputfoolo ia 8. » 

— Clodoaldo Re di Dania. Tragedia linea in tre atti. » 
Dante. TvadiviuaCummedta. con note di Q. Lombardi o illu»traxìoBÌ. Da veli 

in B, gr. di pagg. 7111 i 

Ferrante Mone. Aniceto. Nuove Omelie sul Vangelo di tnttf In Demt 
e festività principali dult'unnOi per la fcHta di Muria Soatisisima ed aitivi 
Un bel voi. in 16, dì 7S0 pagg. > 

— Tratteoimeuti, Sermoni ed Omdie. Un voi. dì pagg. IBO. $ 
Breve orario Mariano, o letture morali, relìgioite e devote sopra le cola 

e fatti principali della vita dì Maria Sautìssima. Un bel toIuidb in 
pagg. 300. f 

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amici e a bene di tutti i cristiani. Va bel voi in 16, di pagg. fi&V > li 

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notabilmente accresciuta con note e indici storici. Due volumi te 1<3 
pagg. 1000 circa. » 

— Simon Pietro o Simon Mago. Leggenda. Edizione notabilmente aeerese 

e con note e indici storici. Di-serive i costumi c^isttaui ai tempi 
Apostoli. t 



DI UNA LEGA ANTIMASSONICA 



PARTE PEIMA 

LE RiOIONI 
I. 

* enciclica Hutnamim genus del Papa Leone XIII, in con- 
iazione della massoneria, Ira i molti beni prodotti nel cri- 
lesimo, ha portato pur quello di suggerire il disegno di una 
a, la quale da per tutto direttamente si contrapponga alla 
ragia setta. Boni omneSy diceva il Santo Padre in queir au- 
volissimo documento, amplissimam quamdam coeant opus 
et agendi societatem et precandi: è necessario che tutti i 
di formino una rastìssima società di azione e di preghiera, 
ro la satanica congrega che oggimai, nelle maglie della rete 
avvolge il mondo intero. Or questo concetto si è profonda- 
te studiato da uomini di gran cuore e di operoso zelo, e si 
<Bto cominciato ad eseguire, in paesi nei quali la massoneria, 
atto in parte, ha per cosi dire il dominio della società civile, 
lei novembre deir anno scorso fu presentato al Sommo Pon- 
te lo schema di ano statuto per una lega, la quale attuasse 
auto r idea della vastissima Società, da lui medesimo proposta. 
sto schema svolgevasi poi da un opuscolo, scritto in lingua 
cese, col titolo di Manuale di ima lega antimassonica. 
tane la sostanza, il Santo Padre caldamente F approvò, esor- 
io a spargere in migliaia di copie quest'opuscolo e a dargli 
aassima divulgazione possibile. Indi a pochi giorni, col se- 
nte suo Breve, gli piacque di encomiare e il pensiero della 

te XIII, voi. Il', foic. 874 25 8 noreinbt^e 18SÙ 



38fì M UNA LKCA A>TIMA550r(ICA 

lega il santo fine al quale essa mirava. Il Breve fu ìndirizxat»» 
a! P. Regnanlt: ed è del tenore seguente. 

« Carissimo figlio, salute ed apostolica benedizione. 

« Insieme coli* omaggio dell' opuscolo, ci fu rimessa la vostr 
lettera del 9 di novembre, la quale ci arrecava un attestato 
insigne dì vostra devozione. Ne provammo un dolcissimo senti- 
mento di consolazione, scorgendo che nulla avete più a cuore, 
negli uffizii che vi sono commessi, che di applicarvi con (>gai 
vostro potere a combattere ì ntggiri e le insidie della sattt 
massonica, come pure di adoperare ogni vostra cura nel pro- 
muovere le opero, che hi nostra Lettera Enciclica Humaitum 
genus espressamente indicò, quale baluardo da contrapporre agli 
assalti accaniti del nemico. Il vostro generoso zelo nelle lotte, 
carissimo figlio, T ardore di quanti sono iafiamraati dello steMD 
zelo al pari dì voi, meritano tanto più l'appoggio dei Nostri 
incoraggiamenti, quanto più Ìl supremo Nostro nfBzìo da Noi 
esige una maggior sollecitudine per la causa di Dio e delh 
Chiesa, non meno che per la salvezza di tutto il genere uui&no. 

e Poichò a' giorni nostri più che mai nelle vene della società 
umana s'insinua il veleno pestilenziale di questa scellerata co- 
spirazione, con gravissimo pregiudizio delle famiglie, dei wii 
ordini dello Stato e sopratutto dell'educazione della gioreot 
il nostro più ardente desiderio è lo scorgere le persone dabh 
riconoscere la necessità e prendere la determinazione di mati 
in comune la loro opera e la toro energia, per mandare a Tuolj 
i segreti disegni e le aperte violenze degli avverBarli, e 
sottrarsi, nella via che indicammo, a nessuno dei doveri imi 
ai valorosi soldati di Gesù Cristo. E perchè questo xelo e qne 
fatica dei buoni sieno largamente coronati di tatti i frutti 
si possono desiderare, supplichiamo la divina bontà a poteati 
monte difenderli nel combattimento ed a rivolgere nno sgoi 
propizio ai bisogni della Chiesa. 

Per auspicio poi del celeste aiuto, e pegno del nostro p&t 
affotto, ricevete l'Apostolica Benedizione che a voi, dillti 



PAflTK PIUMA. l.e HAGlOm 



387 



< LEO PP. XUI. » 



figliuolo, ed a tatù T associuzioQo, a cui con zelo sacerdotale 
presiedete, amorosamente nel Signore diamo. 

< Dato in Roma presso S. Pietro, il 14 novembre 1885 del 
I Fontifìcato nostro anno ottavo '. 

^■Avuta quest'apostolica sanzione, l'opera della lega procodette 
^on istraordiuaria alacrità. Il Manuale fu tosto voltato nello 
lingue olandese, tedesca, inglese, spagmiola e portoghese. Xel 
maggio scorso, l'Assemblea generale dei comitati cattolici in 
Francia, inteso un breve cenno di reÌH?.ione circa la lega, la 
T&coomaudò ai cattolici, insieme col Manuale, per acclamazione. 
nel mese antecedente il Convento massonico di Brusselle, in 



* Ecco il Ifsto in rmino: 

< UiiMrte lili, Satmern rt Api)5totii:am Bvnpiliclionem. 

« AlIaUte sunt uil No>^ un» ciitn opiim:iilì inim>TP. tuac Hlii'Tap, qnae die IX liujurt 

mentis nd Nos daiao, eximiuiii lui oti^quii U'«>limonÌutii N'olire .-ifTcrehant. V.x iis tii'aliim 

olii seitsam perctfpunas vrilenles nìliil tilii poiius esse in eo minì^lerìo riuo fun- 

i.% t|uam tuum op^t-ani m\ Mnssotùcap. sectan iiiolìliones el arlcs pnipulsantla? prò 

rio coiifenpp, el omnes curas luas ciplic-;ire ii& openbus prò move ndis, iniibus 

H-am Kcclesiao hosliiim conaiilms occurifinluin osse, per Apostotri-.iF liliens 

t|DJiniin inìliuin Huimtnum ffen'fs, e.xpi'C&sc ducuiiTiiis. 

( Hoc in re e^ie$;ìam luam, lìlecle 1 iti, eoruuir)uc omnium i)uì pari Iccuin sluilio 
(Accutluninr voluntiiliin co itnpunsius commenda mtis, quo ma^is. prò snpmno Nosli-o 
uunere, de Dei et Ec4;)esiae causn, ci hutnaiinc sociotatis salute sollictii ew^; de 
hitauR. 

K Cum eiiiiii Iiaoc improbao conioralionis p^v^ili^ inasim*' piT venas sùcietaiis hu- 
Oifiiie boc icinpon: &ei'pai« ac gvu>issiiiin p\ ca doinnn in fumilins-, in civiuilum ordioes, 
io iaTcnileni pracscrtim iii.vliiiitJoocm dlmanent, nihii niagiitcìipimiu! (|uam |)ersti:isnni 
liropositunutne esse iKints oiniiihi» coiiinncla slndin Tirtutrniqafì suatn iiilliilx-rc, ad 
hotiJum conitilla et «ini flidpndiiia niqiif^ in en quam commomti'avimu!^ ^ia nìliìl 
lelemiiUeriì qood itd f^livununim Chiù'li mìliiiitn ollicium pcrtìnot. 

;,tìao VITO honorum xelits et laljores opiatis cumalciiltir lruclil>us, divinac Lib- 
iti TOLi LNo^tni olTeniDU!:, ut valida opc cerlanliliuit nduil, elKcclesìac suae ne- 
propiiia respiciat. 
e Sii (ìemuo) auK|ke\ coelestis praesidli et pifinuit pternae dìlpctionis Noslrac Apo- 
IBmmIIciìo qiiam Tilii, Hikvtc Hli. et imìvenac coosociationi cai sacerdotali 
BRiidi-», pcrainunter in Ilomino iinpertiinus. 
e Doluin Roniae, apud S. Pclram, die XIV novembris, anno MDCCniAXXV, Pou- 
Rcnius No«tri ociavo. 

f LEO ?P. xiri. » 



388 



n OdA ttCK AMIUASAOMCA 



cui erano raccolti i delBgtitì di tutte le logge del Belgio, 
n'era già così impensierito, che trattò dei modi di combatter 
e srentarla. Senoncliè T ottobre scorso il Congresso cattolico il 
ternazionale di Liegi, con rinnovato calore, augurò che qne 
l^a, qaauto fusse possibile, si propagasse. 

Se ti è paese nel quale sia opportunissimo farla conoscere con 
qualche particolarità e diffonderne il Manuale^ certo ò Tltalia, 
che può dirsi tutta dal cupo appiedi infetta della lebbra '"^^• 
sonica; non tanto pel numero degli adepti alia coqscm; 
quanto pel potere che questa esercita, anche potiticamoute, ao- 
pra la Penisola. Noi lo faremo, seguendo compendiosamente il 
Manu ah. 

IL 



La lega antìmassonica è un'unione di difesa e di proser 
zione contro la massonerìa, a bone della società e degli ind 
vidui: dì difesa, pei luoghi ne^ quali essa ha un domiuio: 
preservazione, in quelli che ancora non ha occupati. 

Suo scopo è di combattere da per tutto e distruggere U ne- 
fasta potenza delle logge massoniche. 

Quale poi sia la perversità della setta massonica, il Santo Fade 
Leone XIII, nella mentovata Encìclica, lo dichiara sostansìi 
mente così. 

La massoneria Ve malvagia nel suo organismo, che cirorad 
di tenebre, che sussiste nel secreto, che richiede gluranwa 
ciechi di obbedienza a capi ignoti: 2' è empia ne' suoi priii 
ed atti contrarii alla religione, negando T ordine sovranatonl^ 
e guerreggiando con fina siinulazione ogni istituzione cris 
e pifl direttamente la Chiesa cattolica: 3" ò immorafe ne's 
principii e negli atti suoi contro la legge di natura, avverstód 
persino la credenza in Dio e neir immortalità doir anima, eh 
sono i due fondamenti della moralitài pratica, e disseminand 
ogni genere di corruzione, per sempre più avvilire Tui 
gnità: 4' è distruttiva della famiglia, riducendo il mat 
ad un semplice contratto mutabile, e promovendo scuole, in ' 
diasi ai figliuoli un'educcizione senza Dio: h** h rivotu2Ìùì\ 






PARTE PRIMA. LE HAGIOM 389 

nei prÌDcipìi e negli atti saoi, capovolgendo le basì di ogni 
antoritìi sociale e giustìflcando il diritto alla ribotlione: 6" ò 
piena di ipocrisia e di mttmognay celando or piil or meno, se- 
condo le 9116 convenienze, i biechi suoi intendimenti, coi nomi 
e colle larve della fìlantropia, della liberty del progresso, ad 
inganno dei principi e dei popoli. 

La qnale dipintura della reità massonica ha ricevuto nuovo 
nme in Italia ai dì scorsi» quando vi si è scatenata improvvisa 
la non ancora quietata burrasca di furore, contro il Papa, il clero, 
le monache, i gesuiti e via dicendo: da per tutto si sono visti 
i capi più notorii della massoneria di Firenze, di Siena, di Livorno, 
di Torino pubblicare manifesti e tenere comizii, nei quali si 
Rra::Huvano le più atroci e villane bestemmie a oltraggio della 
L'hi'-sa: ed i giornali più apertamente massonici diOfondere le 
più soKze ed infami calunnie e contumelie, a sfregio dì quello 
che pei cattolici v'ha dì più sacro e venerando. Chi i passati 
mesi in Italia non ha aperti gli occhi sopra la natura ed i fini 
del massonisrao, è a giudicarsi cieco insanabile. E sotto questo 
rispetto hanno avuto ragione di affermare quei liberali, che nel 
mal fare van più cautelati, le commedie antidericnli della mas- 
sonerìa aver fatto più utile che danno ai clericali, cioè ai cattolici : 
rw.r.u'ohè sono riusciti una dimostrazione liiculontissimadoiranti- 
.tnesìmo, onde tutto il corpo del massonismo è invasato; ed 
smascheramento che ha dato a vedere il grifo satanico, sotto 
Keli dell'amor patrio e ua^.ionale. 
La framTiiassoneria portento si propone, come si espresse il 
;pa nel precitato suo dc^cumonto, di annientare da capo a fondo 
Tordine religioso e sociale, quale fu creato dal cristìan»- 
: éverUre /ttnditus omnem eam^ quam instituia Christiana 
'crunt^ discipliuam religioni^ reique pnblica*'. E l'unifor- 
dei mezzi che adopera, ovunque le vi^n fatto di impadro- 
del pubblico potere o di conferire a' suoi andamenti, Io 
if^'Sta: da per tutto si affatica a sperdere gl'influssi benefici 
Ila religione dalla società, dallo scuole, dalle famiglio, e di 
•editare, indebolire ed impoverire la Chiesa, collo infamazioni 
stampa e del teatro, colla confisca dei beni ecclesiastici. 



S90 



DI UNA LEGA ANTIMASSOMICA 



colP abolizione degli Ordini regolari, col diminuire al possibi[ 
il clero regolare- Tutta ta storia della rivoluisione compiuta dulia 
setta nella nostra Italia, pnò dirsi che si riduce a questo: 8p<H 
gliare la Chiesa, incatenare e tenere incatenato il Papa, pei 
seguitare preti, frati e monache e scrisUani/>/^re le plebi- Ci) 
ha fatto e fa in Francia, in Ispagna, nel Belgio ed altrove 
AllMdeatità del fine corrisixmde costantemente T identità de 
mezzi, che variano solamente nelle forme, seoondo il Tarìa 
delle circostanze. 

Che co8a sono, nel comune linguaggio massonico, la fede 
tolica la pratica della vita cristiana? Superstùione, fanatismi 
intollei'ama, ignoranza^ lenebrey regresso. Pei frammassoni,] 
il Papa è il cancro, il vampiro delT Italia; gì' Istituti monastici 
ed il clero ne sono la lebbra; le Vergini sacre a Qesù Cristo 
sono le schiave bianche dei nostri tempi, ed invece le femmimr 
da conio, naturai frutto della morale settaria, sono generose per 
antonomasia. £ famoso il grido di guerra dell'infelice (rambctU: 
Il clericalismo è il netnico : ma nella BauhiliU di Lipsia, il 
Conrad più chiaramente scrisse che « Nostro (cioè dei massoDÌ) 
nemico ò la Chiesa romano-cattolica, papale, infallibile, col \ 
stretto organismo universale: questo è il nemico nostro er 
tado ed implacabile. » 

Questo finale disegno della massonerìa ò poi così descrìtto! 
denominato dal Papa Leone XIII. < Voler distruggere la nslli 
glene e la Chiesa fondata da Dìo stesso, e da lui assicur 
di vita immortale, voler dopo ben diciotti secoli risuscitare 
costumi lo istituzioni del paganesimo, è insigne follia e si 
tatissima empietà, insignis stuliitiae est impietaiisque auc 
simae. In questo pazzo e feroce proposito pare quasi pittcp?! 
riconoscere quell^odio implacabile, quella rabbia di vendelU,, 
che contro Qesù Cristo arde nel cuore di Satana. » 

Di fatto la setta, che in Italia ha posto il sommo degrii 
teressi suoi nel ritenere fra gli artìgli la Roma dei Papi, i 
istilo da veramente diabolica manigolda, signiflca il suo proponi 
di assassinarvi, se il potesse, la Chiesa e il Papato, Un AlbeiVi 
Mario, Tcrbigrazia, scriveva che in Roma la massoneria roo)] 



PARTK PRI«*. I.K RAGIOW 391 

decapitare la Chiesa. Un giudeo Arbib stiimpava, che vuole pian- 
(<irle una lama di coltello nel cuore, Uu Julius, che vuole 
Bvellerle dal seno il sacerdozio. LManografo di Satana, che vuole 
festeggiarvi la sconfina di Cristo. 

Uu recante Autoro, in un suo lìbriccino che vale uu Peni e 
si avrebbe aspargere quanto è possibile nell'Italia, giustamiMite, 
% questo proposito, soggiunge : « li satanismo della massoneria 
è più maaifosto della luce del sole. Essa forma Vantichiesa per 
BCC<41en/,a, che è la i^hiesa di Satìina, in perfettissima conti*Jid- 
dLxiuoo con quella di Cristo, Una setta che più della massonica 
sia diabolica, non si dar& mai; giacché nega tutto, si ribella 
% tutto, e non anela soltanto alla distruzione del bene sopran- 
aaturale deUMiomo. ma e^.iandio del bene suo naturale. Essa, 
mm» Satana che Tha generata, è veramente inimica del r umana 
fmura. L'odio della setta a Cristo passa Fumano; 6 al tutto 
lndferiDo: per ispiegarlo, convien ricorrere a Satana, del qualo 
h ministra fedelissima, nell'opora sua d'impedire che gli nomini 
Mano il benefi/.io e gli elfettt della Kedtmzione '. » Il qual 
Pnetto ò levato dall' Enciclica del Santo Padre, in cui si legge 
che la massoneria commette < T orrìbile ed intollerabile euor- 
nejE?a di ripudiare i benefizii, largiti per sua bontì^ da Qes(\ 
Cristo, non pure agrindividui, ma alle famiglie e agli Stati, p 
'Cosa propria soltanto dello spirito che odia il bene, perchè beue 
vuole il male, perchè male. 

fero Ò ohe un gran numero di ascrìtti alla congrega ìgno- 

t), per tenersi lonj occulto, F ultimo ano scopo irreligioso ed 

tisocialc: la credono anzi innocua e si meravigliano delle 

mre cui sottostà per parte, non meno della Chiesa, che degli 

JBi ben ìnstrtitti ed onesti. < Costoro dicova il "VVeishaupt, 

ade architotUtore di massoneria, costoro non hanno cervello, 

bftnuo scudi : di questa sorta di babbei noi abbiamo gran 

no, perchè ossi ci empion la borsa. Serviamcene: ma con 

j\ acqua In boc-ca! * 

[UtelTa Jifit*Jtoneria, qiul che è, qwì che fa, quel che VHole. UìalOfslii pò- 
i^ratu. Cuclit'Ui, ltft(3, (MK* ^- ^i ven'Jo iiir uDIcio (Iella CiviU^ CaitoHen 
Ji l'i-iii. 25. 



302 



m DNA LEGA ANTI MASSO IflCA 



ni. 



Eagionato della natura e del fine della massoneria, e oou 
gnentcmeote di quella e dì quello della lega antimassoDÌca, if 
Manuale passa a discorrere della necessità e dell' opportunità di 
combattere direttamente V una per via deir altra, opponendo forza 
a for/^i, unione ad unione, attività ad attività. 

Questo necessariamente ha da ummetterlo chiunque sia oae- 
st^uomo, e molto piìi chiunque sia cattolico. È indegno d'un 
uomo onesto farsi complice o zimbello delta perversità massonica: 
e si fa, qualora, potendo operare in contrario, si addormenta 
neir inerzia. È inoltre vergognoso abbandonare gV interessi prò- 
prii più gravi nelle mani degli occulti mestatori della setta; i 
quali, corno ognun sa, ancora governando, non eseguiscono già 
] supposti mandati del popolo, che sì vantano di ruppresentire. 
ma i mandati imperativi delie logge, di cui sono scbìaT). 

Il che va notato con tanto maggioro avvertenza, quanto cb< 
la massoneria è d'origino quasi tutta giudaica, e serve più rhe 
ad altri al giudei di validissimo strumento, per succhiare si 
cristiani il sangue coli* oro, e snervare o spegnere tra essi la 
fede in Gesù Cristo. Il Manuale non tocca questo punto. Mi. 
pensiamo noi che convenga metterlo in evidenza, a mu-.-veril 
tanti imbecilli, i quali, stimando di giovare alla patria ed aili 
civiltà, con legarsi alla massoneria, non badano che giovnnit 
soltanto airincremento della ricchezza e delta potensa israelitica, 
e concorrono alla mina delle nazioni cui appartengono. £ sarebli 
da desiderare che questMntimo nesso del massonismo col gin 
daismo, anzi questa subordinazione delT uno all' altro, s* illust 
di continuo e con sempre nuovi argomenti di fatto si oompr 
vasse, per convincere i cristiani, che, nell'atto pratico, la ma; 
sonerìa, cui danno sì cecamente il nouìe, altro non è se non i 
mezzo onde il giudaismo si vale, per soggiogare, smugnerei 
avvitire i popoli cristiani, farli servi delta sua ingordigia 
vendicare in essi la indelebile ignominia inflitta alla sinai^] 
dalla Croce del Calvario. 



PARTE PRIMA. LE RAGrOM 



393 



I 



* Io ho sempre avuto il sospetto, così il precitato Autore, 
che tutto il secreto niaaeggio della vera massonerìa fosse in 
pagno ai giudei; poiché non sono mai potuto capacitarmi, che 
gente batte^t^ata potesse covare un odio sì mortale a Cristo 
Redentore ed alia sua Chiesa, e tanto aOfanuarsi ad abbattere 
la propria religione domestica, patria e nazionale. Per me, da 
che son venuto meglio studiando l'abisso della malìzia masso- 
nica, meglio ancora mi sono persuaso, che nel fondo vi è una 
sopraffina perfidia giudaica: di quHsta sono zimbello i nostri 
settarii cristiani \ » 

Or la modesiuoa osaorva^iiono per la Francia ha fatta pure 
Edoardo Druoiout, nella sua reconte opera La France juire. 

Questo scatenamento d'invettive, dìc'ogli, di villanie e di 

'lenze contro Cristo, la Vergine Santa, la Chiesa, il clero non 
nulla che fare col sentimento reale della popolazione: ò cosa 
Ittizia, è un trovato dei giudei. Aggiungo di piti che, so espri- 
messe davvero le condizioni dello spirito comune, sarebbe un 
odio inandiio nella storia. I i)opoli anche pifi indifforontì sono 
affezionati alla religione degli avi, pel rispetto delia loro me- 
moria. Lunghi anni dopo venuto Gesi\ Cristo, Ì Romani avevano 
■■"' >ra attacchi ai Penati, al dìo Termine, al Genio tutelare o 
'stico dei loro padri. Il Battesimo, la prima Comunione ed 
il Matrimonio benedetto in Chiesa, sono ricordi cari alla im- 
nensa pluralità di quei Parigini st-essi, che vìvono tepidissimi 
sella fede*. » 

Lo stesso Autore poi ha voluto fare, nell'opera sua, la di- 
mo8tra};ione del nesso che corre tra il giudaismo ed il masso- 
nlsmo: e che abbia toccata col dito la piaga, lo indica il numero 
bocchevole delle edizioni, che in pochi mesi dell'opera me- 

lìma sì sono smerciate. ^ 



» Iri. poir. 30. 

* Pnf]I. il.VU. Pìb sotto l'AuloTR nota l'odio al Crocì5^«o, che la mafisoneria 

a' tuoi n'I^pli, c«me HTqIIo dello spihtr) gìuibìco-inlinudiro, iinimntore dì essi. 

mwiohili li le parsec i».ioni ni Croirili^si d^-lli' «t-uoli' e Hrpli j.pi^iljili in Fcancìaf 

Fili oltraffiii il'otTni 5orUi, onde ì iita»aonJ t:o]A 9on M-nud proCnnaiid'*!!. Si » itiollre 

il Éiro sfregio ni Crocifisso o calptslarlo, è ima delle corimoiiit' segrule per ram- 

RiOOC >*) K^^^li supcrioriori dnlla 5ftta. 



I i giudoi^ 

io 

hi 

la 

m> 

ni di ix^È 



A MÌ fiM» nfann fui «• digfi iipanti che reca, a iutneg- 
ipace fod^n* ekcuet, Mak hi— iifi e ahaiistka, deir empia 

0lHBÌ BM « cnuD A tn^po cAris. 6ÌMniÌ i 

tit» soip» fiù cUu», avtto veli più (nspanatL Ci Jo\ej% proprio 

rìa^Mviftà id cmlìaQi, a fare eh% nm iateidtiKro come chi 

li Hfitani ad vini, m svfTartin Tntiaa mduUk e nc*^strnì 

il Tbi^ì» ti SUDOMBe, li tBritava ad aiiionire il triou 

d'iRiaU*. 

< Aprite qoafauqae rìtoale ri piaccia, tatto ri parla della 
dradca. KtBJpmht H più aito grado, in ebrmioo^ si^ifica sani 
n f iiTirni a «etto braeda, Tarca dell^alleaiUEa, la tavola ii 
legso d'acsada, ooUa nanca a questa siaMka rìedificaxtoD»^ 
del Tempio. L'aaao aassonm è press" a poeo regolato ooiraBOO 
giidsifw : i aen onsseoid sono i nesi giodaid, adar^ 
«ìhon, tfaoii ea. Osserrale, se tì aggradai lo iaeisìoDl 
vvecfeio ritoalo degli alti gradi, e ri rieoiiosoerete tatto le figuit 
deir antica ìeg^e. Yi T«drete Mooè ed Elia oseeoti da una du- 
fola, e ana banderuola ìd cai sta scrìtto: Bendi fa libertà 
«i pri^onieri. Le parole di passo aooo Gimda € BeHiamine, 
Tioo TÌ si parla se non di A donai, della fontana di Siloe, di 7*9- 
robabele. Studiate il ceremoniale e vi porrà di essere in Qenisa- 
lemmo'. > 

Il qoale argomento dei ritaali salta agli oahi di chi a&efae 
transitoriamente li percorre. Abbiamo dinanzi quello delle So- 
relle massone^ orrero Mopse, edito poco fa da Lóo Taxil *. E 
che incontriamo noi, nelle cerimonie e riti dei vnrìi gradi? Nomi, 
allegorie, allasìoni^ parole, tratte dai libri deirantico testamento. 
\el primo grado di apprendista, avete la scala di OiacMe 
per parola di passo, avete la torre di Babek, la Tkfbìik, oros 
di' Noè, Nel secondo di compagna ^ v'imbattete nel Paradisa 
ierre&fre, néXAlbero^ nel SerpeuU^ in Abiie, io Caino e per 
parola di passo avete nientemeno che Ijomma Sabbaiiani, 

• Tomo II. |)af;.3l3 wf. 

> H^rtj'ationA rempUia $nr la frnne-mm^onnerit. Le mwkts i 



PAUTE PRIMA. LE RAGIONI 395 

Bì via via. Con ogni TeriWk può dirsi che tutto il simbolismo 

jnico è giudaico, come può dirsi che tutta la vita della mas- 

leria è Deiro<lierDo giudaismo, il quale la regge, la sostenta e 

^indirizza a' suoi fini di predominio e d*odio anticristiano. 

Or un onest'uomo, che abbia a petto gli iutoressi anche ma- 

rìalì e polìtici della sua famiglia e del suo paese, può volere 

schiavitù sua e della sua na^.ione, a sazìamento della cnpì- 

pa ebraica? Eppure a ciò si riduce la /iberfà dei cristiani, 

Idetti alla massonerìa: a vivere servi, nelT anima e nel corpo, 

de'iriudoi. 



IV. 



Inoltre ogni cattolico, per ciò solo che ò cattolico, in quanto 

\ s'ba da opporre alla setta: e quando non avesse altre ra- 

DDÌ, gli avrebbe da bastare la difesa della propria fede che, 

i beni d'ordine morale, è il principalissimo. Or che la fede 

e quella de'suoi figliuoli e de'suoi concittadini sia insidiata 

la massonerìa, la quale sussiste unicamente per istrapparla 

cuore dei credenti, gliene danno certezza tutti i Papi che, 

Clemente XLI, nel 1738, si sono succeduti fino al regnante 

le XIII. 

Per gr italiani poi si aggiunge una ragione piò particolare: 
è che nel centro della Penisola, cioè in Roma, la setta co- 
lopolita sta combattendo la più disperata battaglia, dal cui 
Ito dipenderanno le sorti sue future. Roma è voluta dalla setta, 
per amore d'Italia, come finge, ma per odio al Papato. Se- 
idoehò ben disse Massimo d^Azeglio, nel cui animo il senti- 
nto del ben patrio prevaleva alle passioni massoniche, la que- 
se di Roma non ò una questione dì civiltà, uè di nazionalità, 
di politica, nò di strategica; ma una questiono d'o7io. E 
Hnnque sìa vero che lo scioglimento finale non è dubbio e 
io un tempo più o meno lontano, dì pieno trionfo pel Pa- 
^io; tuttavia ninno può prevedere a quali e quante calamità debba 
ilia sottostare, prima di rigodere quella tranquillità delP or- 
che sarà inseparabile dalla vittoria dei diritti del Papa. 



396 



DI UNA LEGà ANTIMASSONJCA 



Perciò gritalianif che amano il proprio paese e lo desiderano li1)ei 
dai guai presentì e dai peggiori che minacciano di sopr&TTeDÌrq 
ddhhouo contrapporsi con vigore alla tirannide massonica, che gi^ 
r ha ridotta alle misere condi/ioni nelle quali giace e, se non 
frenata in tempo, la condurne agli estremi. 

A quest'uopo tomeril efScJice la lega che si propone: porocch) 
l'opera personale e sparpagliata di pochi poco potrà, contro una 
setta organìz;sata e costituita in modo, che ha capi risibili ed io- 
visibìli ed usa ogni mezzo, giacché tra i leciti e gV illeciti uofl 
pone diEferenza, ma pratica essa il dettame^ che calunniosamont 
appropria ai gesuiti, del fine che giustifica i mezzi. Di rincontro 
a quest' esercito del male, seny^ fede, sen^^a legge, senza patria 
senza Dìo, vivente di odio e di menzogna, sarà vano il geniit 
solitario di chi ne deplora le stragi nel campo cristiano. Alla 
Idga di Satana d'uopo è mettere di fronte la lega di Cristo; 
lega, come V ha definita il Papa Leone XIII, di azione e di pr 
ghiera, et agendi socktas et precancU. 

E con tanto maggior sicurezza questa lega otterrà TeffeC 
quanto più è certo che alla fìne dei conti i frammassoni, anche 
nelle regioni su cui imperano, sono il minor numero. La ior 
forza è nella debolezza, nella indifferenza, nella spensierat 
dei più. Essi regnano e sì sovrappongono a tutti, non col QO^ 
mero, ma coiraudacia, cogl' inganni, cogli schiamazzi. Diciamolo 
franco: poi peccati dei più questi barbari sono forti, come esci»- ' 
mava S. Girolamo dei barbari de'siioi giorni ; Peccatis nosfris bar* 
hariforf.es sunf; e sono specialmente i peccati di timidezza, 
rispetto umano, di amor dei comodi, di molle inerzia. Se inter 
gate i più, quelli che formano la immensa pluralità delle nazioDÌ,] 
tutti vi risponderanno che detestano le dottrine, le ipocrisie e J 
ribalderie del massonismo giudaico: ma poi? Pur troppo oli 
l'affetto non vanno. E nondimeno sarà ben difficile che nesco^ 
tane il giogo esiziale, se dalPaifotto non passano aireflfetto. Ne 
recente Congresso sociale cattolico, tenutosi in Liegi, il Vesco» 
di quella città, monsiguor d'Outreleau, favellando appunta 
questa fiacchezza del maggior numero dei così dotti ben pe 



PAdTG IMUUA. LE ItAGtOM 



:m 



saDti, ebbe a dire con rogÌDDe: « Oli iiomìoi che vorrebbero il 
bene bodo molti, ma quelli che lo vogliono sono meno. > Le vel- 
leità sono da per tutto, ma le voi onta ore trovarle? 



V. 



E tuttaTia se vi ebbe mai tempo che fosse opportuno alla 
costituzione di questa lega, 6 il nostro. 

Primierameate, perchè il Capo della Chiesa ha levata la sua 
voce, per ammonire tutti, piccoli e grandi, popoli e principi, del 
grate pericolo che le società massoniche fanno correre alla ci- 
viltà cristiana, svelandone, con inarrivabile magistero, la ne- 
quùia ed eccitando ognuno a guardarsi da tanto nemico ed a 
combatterlo. 

Secotuiariainente, perchè il pericolo, oltr*essere grave, è pros- 
simo; avendo la massoneria oggìmni in quasi tutta l'Europa 
ijjMplto il suo sistema di rivoluzione, fino alle ultime conseguenze, 
Hb sono quello del socialismo. Oude agi' interessi di ordine re- 
^poso, morale e civile, si aggiungono a spronare gli animi 
qnelli di ordine eziandio materiale, la cui difesa dimanda unione 
dMotendimenti, unione di forze, unione dì mezzi. Che il soda- 
no, nelle sue più orrido forme di negazione tt^orica e pratica 
Tautorìtii, della proprietà e della famiglia, sia il finale oorol- 
rio delle dottrine massoniche, non è più dubbio per chi ha 
Iche conoscenza di queste dottrine e delia maniera con cui 
propagano e si vanno applicando. Tutte le assocìa^ììoni di 
crai, che, con varii nomi, si moltiplicano per ogni lat4), fuori 
^r influssi della religione, sono altrettante compagnie del 
idd esercito massonico, cecamente guidate da ignoti capitani 
FassalU) dell'ordine sociale. Per l'apparenza, si mette in mostra 
civiltà, il progresso, il ben essere del popolo, il mutuo soc- 
D, la giustizia: nel fatto si mira al latrocinio ed al sac- 
Sgio. Quindi, posto ancora che molti si sentano tepidi o 
li nella difesa dei sommi principìi della fede e della mo- 
0, avrebbero da sentirsi ardenti in quella del patrimonio e 
borea. 



398 



DI vwà. LEGA ArmMAssnnicA . PARTE pruMA. LK riACiom 



Fioalmcnte lo società massooicbe in questo tempo si pro^ 
rano a tentare gli ultimi sforzi. Guai se la trascuranaa e 
ìuQugnrdaggiae dei più le lascia fìnire di corrompere le pleblj 
e d' impadroDÌrsi di tutto le arterie della vita sociale! Il re 
ceote appello ai lavoratori d'Italia, fatto da Parigi, per mez 
del giornale La Revolte che porta per impresa la infernali 
bestemmia Dìeu cV-s/ hmalj eccita senza riserbi i proìeiat 
a tutto distruggere, proprietà, famiglia, religione ed a far ofl 
della dinamite. Or questa è la mèta ultima del massony 
nichilista nei prìucipii ed annichilatore nelle opere. 

La Enciclica del Santo Padre Leone XIII ha causati in es 
gli effetti, che si soglion vedere negF indemoniati, ai primi esor- 
cismi che lor si fanno: ne ha raddoppiato il furore. Uno di 
questi ossessi dal maldèmono della massoneria urlava dianzi, in 
una città di Francia: < Il disperato appello del Papa è stiito 
inteso fino nei pifi remoti angoli delta cattolicità: al nostro 
grido di guerra: // clericalismo, ecco il nemico* il Papa hi 
risposto: Addosso alla massoneria! 

« La battaglia è ingaggiata, battaglia sen7.a tregua o pietà; 
dovunque comparisce Vxiomo nero è necessario che compariflc» 
il frammassone: dovunque s'innalza la Croce, in segno di dowi* 
nazione, è necessario che s' iunal/à la bandiera nostra, in segiw 
di libertà. > 

Per lo che è pnr mestieri persuadersi che il dolce non for 
niente, il facile non compromettersi^ la pratica di una ptésill^^ 
nime {prudenza e Tamore del quieto vivere, non salveranno n« 
dai temuti mali che, con una ordinata e vigorosa nnìone di 
sÌBtenza e di assalti, si potranno diminuire di molto, se non il 
tutto evitare. 

Resta ora che si espongano le condizioni e gP impegni 
qaesta lega antimassonica. Il che faremo in un Seguente artìcok 



LA FILOSOHA DI SAN TOMMASO 

E y EPOCA PRESENTE 



w sul tramonto del medio evo, diilTignorau^A goffamente ca- 
lunniato, dalla siDcera critica, in gran parto, esaltato, la filosofia 
e la teologia erano pervenuto ad altissimo onore. V*era unità'. 
Questa parola dice tutto. Non v'era, già si sa, quella unità nelle 
mentì, che soltanto si potrà avere in cielo, quando tutte Jmmc- 
diaUinente si appunteranno nella essenza di Dio; ma quella unità 
ehe quaggiù si può ragionevolmente desiderare e sperare, dove il 
ooDseguimento del vero è frutto di studii diuturni, profondi, e 
dorè ò discropanza nella olevatez/^ e acutezza degli ingegni ed 
ancora nella rettitudine delle umane volontà. 

La filosofìa era l' Aristotelica. Piigana nella sua origine, ina 
se era vera, si doveva non seguire perchè di orìgine pagana? 
Il vero e il buono non vuoisi ripudiare, chiunque sia colui che 
ce lo dà. Anssi Tessere pagana di origine e insieme vera era un 
titolo, onde da quei grandi pen.^tori dell'età, di cui parliamo, 
doveva essa pregiarsi, conservarsi, propugnarsi, purgandola da 
quella polvere che i secoli le avessero sopra sparsa. Imperocché 
Bd i grandi pensatori dell'evo medio, si avesser formata una pro- 
pria filosofìa, traendola dai princlpìì dalla fede cristiana, nei 
bmpì posteriori, sarebbesi potuto dire che così fu formata per 
altrui ad intendere che la cristiana fede e la ragione vicen- 
^volmente non si oppugnano, ma vanno d* accordo: come si ac- 
:>rda la veste con la persona, quando il sarto P ha cucita dopo 
^verne presa esattii misura sulla persona stossa. Fatto mirabile 
sbbe se una veste cucita due secoli fa, oppure acconciata in 
Patagonia, ai attagliasse alla sttitura ed alle proporzioni di un 
lomo di qui, gli stesse a capello. 

Questo fatto mirabile avveniva nei nostro proposito. Di vero, 
'orìgine della ftlosofìa aristotelica era pagana e veramente e 
Diauiento umana. In parte derivò per antica tradizione, in parto. 



400 



VA FtLOSOnA DI SAX TOUHASO 



e forse in massima parte, si ebbe dargenio dei greci. Yi fa chi 
disse che Fiatone l'attinse dalla Bibbia. Può ciò esser Tero per 
qualche lampo filosofico di Platune, ma non può passare per tatto 
il sistema filosofico: e gli Ebrei che avevano la Bibbia sempre 
alla mauo, furoDo iu filosofia poverissiiui e da nou mettersi i^ 
compara/.ione coi greci filosofi. H 

Questa filosofia ne' suoi principìi essenziali si aggiusta alla 
fede, e specialmeote nei due potissimi campi filosofici, cioè dei- 
Tessere delle cose, e dell' ideologia. Questa armonìa era stupea- 
damante ordinata dalla provvidenza divina. Imperocché dall* un 
desiati era un criterio della bunU di essa filosofia, e dall' altro 
era un segno della verità della fede. 

Adunque Tesserci, nella età predetta, unità in filosofia, era 
cosa ottima e non poteva non re&ire quei frutti che di fatto rMò 
e a perenne testimonianza si veggono nelle poesie di Dante, nelle 
opere degli architetti delle Basiliche medioevali, che sono musei, 
pinacoteche, t-esori di raanstàe di bellezza. Sfortunatamente v^'—^ 
Tepoca del così detto rinascimento; cioè Topoca del devìam 
nella filosofia, del cosi detto barocchismo nelle arti, e delle scisme 
deplorabili in punto di religione, che scissero popoli, guastai 
nazioni, e sancirono principìi politici dispotici o rovinosi che 
e-HSsero al falso i diritti proprii del vero. 

Il punto nel quale si deve fermare la nostra considenuì 
ola predetta filosofìa, della quale si perdette T unità all'è 
infausta del rinascimento. Ma come mai si perdette quest'unità, 
era in sì alto pregio? Come mai potè essere espulsa dalle ca 
dre, sostituita dalla Cartesiana, dalla Lockiana, dalla Kiintii 
dalla panteistica, dalla razionalistica, dalla materialistica, dalli 
epicurea, da tutte le follìe, da tutti i sogni delle fantasie scorrett 
Entriamo a scioglierò brevemente si gran questione. Essa fili 
sofia aristotelica era stata perfezionata e crìstianeggiata dall' 
gelica mente di Tommaso d'Aquino: sposata alla fede, da 
connubio era nata la scolastica teologia. Tutti i novatori ederel 
ablxirrivano cotosta teologia, perchè dalle sue serrate diinos' 
zioni venivano scoperti e confutati i loro infiniti errori con 
la fede cattolica. Ben videro che a loro farebbe gran prode 
la medesima teologia scolastica fosse recata in dispregio ed 



B t EPOCA. PReSENTE 



m 



minata dalle scuole. Siccome essa nella sua essenza altro non 
era che r unione drtlla ragione e della fede, cioè della filosofia 
mzionale con la teologia positiva, ben capirono ohe qualora si 
mettesse la di visiono tra filosofia e teologia avrebbono conse- 
r":'o il loro scopo. A ciò intesero con diabolica petulanza ed 
- Liiiazione. DLedersi a vilipendere la filosofìa di san Tommaso, che 
era sola nelle scuole sommamente onorata, la calunniarono, la 
infamarono: coir astuzia, coli' inganno, con la prepoten^^a trava- 
gliarono c*tsl, finché quasi quasi trionfarono; giacche l'abbandono 
dell» predetti filosofia divenne pressoché universale, e conseguen- 
temente alla teologia scolastica venne generalmente a poco a poco 
sostituita la teologia positiva. 

Se non che quando nu potentissimo impero è distrutto, toI- 
irmente si dice cbc oltre gU assalti, comechò gagliardi, di forti 
amici, ò mestieri rìcerC'Ure il tarlo interno che Tha indebolito 
e reso facile a soccombere. Così se l'Impero Komano si fosso con- 
servato in quella unìtìV sociale e sode/.%% di principii di onestà 
■-*':rale com'era nel tempo più bello della Repubblica, davvero 
ton siirebbono bastati tutti i barbari del settentrione a mi- 
narlo, e dopo infinite battaglie nel secolo quarto e quinto si sarebbe 
p4)tuto ripetere quell'antico adagio: Rotnani praelio aliquando 
:'■'', Mio aufem numqnam. Me la veneta repubblica dopo 
> i^tordici secoli di splendide glorie, sarebbesi spenta al soffio 
rtino della repnbblica francese, se nelle sue midolle non sì 
infiltrato il veleno morale e politico, e non avesse tramu- 
Ita la virile vetusta forza in femminile debolezza. Così il tarlo 
insoco convieu trovarlo anche rispetto alla filosofia di 
Tommaso: e poiché essa, siccome tale, è incormttibiie, con- 
ttovarlo in coloro che la insegnavano e la difendevano. 
Una buona parte dei seguitalori dell'Angelico che dalle cat- 
Ire e coi libri ne propugnavano la dottrina, caddero in un gran 
», e caduti si ostinarono a difenderlo e a propagarlo. Il fallo 
confondere ciò che veramente spetta alla filosofia con ci6 che 
tiene alla scien;!a naturale o esperimentale. La filosofia ab- 
la cognizione delle cose attinta dallo loro cagioni ; essa 
si appaga del probabile, ma vuole il cert^; nò si acqueta 
la sola autorità, ma vuol V evidenza. Per contrario la scieuza 

Xlil. v&L J r, /Ofc. «74 20 8 norfmbr^i 18S6 

-^ - r 



402 



LA FILOSOFIA DI SAN TOMMASO 



naturale si appoggia al testiioonio de' sensi, ed anche si conttìi 
doirumana antorìtà, la (inalo non sempre è infallibile criterio di 
verìtàf giacché per so non sa dare immutabile filosofica certez 
ma bene spesso dk solo probabilità morale. Aristotele e l'Aqn 
nate ci hanno lasciati tesori dì germana filosofìa, e rispetto 
verità, alla maniera di conoscerla, alle leggi onde rad ossene 
regolata l'umana ragione, alla ideologia, alla essenza di tutte 
le cose. Ci hanno lasciato perfettissime doUni^sioui di tutti gli 
esseri, definizioni che non si piegarono sotto il martello dì tutti 
i critici per secoli molti. Ma oltre ciò bannoci lasciate motte 
trattazioni non filosofiche delle cose naturali, nelle quali le af- 
fermazioni si appoggiano alia testimonianza dei sensi ed ulU 
umana autorìt-à. L'Aquinate, nei suoi Oommentarii sopra Aristo- 
tuLe, dilucidò le sue dottrine naturali, ma per questo sulo noa 
le innabò alla digniti^ di cognizioni filosofiche. 

Que' seguaci di san Tommaso che diceramo, peccarono nel pro- 
pugnare con eguale ardore le due specie di cognizioni, anzi m« 
rade volto sMmpuntarono a sostenere con incredibil ferme? 
ciò che punto non apparteneva al campo fìlosofloo, ma soloj 
quello delia scienza naturale, quasi fosse infallibilmente 
ed evidentissimo. Rechiamo queir esempio che a tutti è 
voglio dire il sistema dei cieli. L'Angelico dottore sì atteae 
in vero al Tolemaico, ma non l'accattava come verità filosofl 
evidente o dimostrata. Tutt' altro 1 Mostrava di rispettare qn 
saggi che lo propugnavano, esortava altri a seguirli, ma nel 
desimo tempo affermava che le apparenze della natura potef 
forse spiegarsi in un modo che fino al suo tempo non era 
anco stato ritrovato. < Illorum autum suppositiones (parla di Pl| 
tene, di Tolomeo e di altri), quas adiuvenerunt, non est 
sarlum esse veras: quia forte secundum aliquem alium modii 
Qondum ab hominibus comprehensum, appuroutia circa st«ll| 
salvatur '. > Ma quanti mai furono scolastici, i quali si sarebb 
condotti piuttosto a sacrificare cento rilevantissime verità pa 
mente fìlosoflcbe, propugnate dal santo Dottore, anaichè 
care il sistema Tolemaico? Questa imprudenza fu il gem»' 
contìnui insulti, calunnie, contumelie contro la filosofìa di A^ 

> De Catìo et Mundo. l. il, lect. 17. 



e L EPOCA PRGSE.NTE 403 

stotele e di san Tommaso, e la gaerra contro questa fìloflofìa si 
cangiò in guerra contro la Sede Apostolica e contro i Papi. Ancor 
o^gi dura; comechè le cose sieno la modo tale chiarite da ye- 
derne la irragioTievolezza. 

Un*aitra cagioae dello sfratto della filosofia di san Tommaso, 
l'hanno data i suoi stessi scguitatorì non pregiando, com* era loro 
dovere, le scoperte della scienza sperimentalo. A fatti certi op- 
posero principii certissimi, ma stortamente interpretati, ovvero 
vetusti pregiudizii privi affatto di fondamento. Era antichissimo 
Tadogio — natura abhorret a vacuo — Ma come da alcuni s* in- 
terpretava questo principio? S'interpretava quasi si trattasse di 
un abborrimento soggettivo, strano, inesplicabile: perciò per ri- 
verenza air antichità filosofica ai volea spiegare 1* ascensione del 
iiuTcurio nel barometro col detto principio che — natura abkor- 
ret a vactto. — 

Stoltezza ! Se avessero penetrata profondamente la filosofia 
antica, avrebbono veduto che queiraborrimcnto significava esservi 
Della natura certo leggi fisiche, messevi da Dio, affinchè nel- 
1* universo ci fosse unità, varietà, ordine stupendo. L« quali cose 
Don si sarebbono potute ottenere senza che le creature fossero 
tn» loro in continua relazione con azioni scambievoli. Ora l'operare 
-' '^wtanxa è affatto ripugnante. Per questo dovevano le creature 
iano venire a mutuo contatto o immediato o mediato. Laonde 
il vuoto assoluto non si può ritrovare: da per tutto ci sono corpi 
o solidi liquidi aerm o eterei, né arte umana riesci giammai 
""1 "Ttenore un solo dito di assoluto vuoto. Perciò con le leggi 
he deir attrazione, della comunicazione del moto, della dila- 
tazione della materia ecc.^ la natura fa si che il vuoto assoluto 
Hon punto esista. 

In questi ultimi tre secoli gli scienziati sì arricchirono di nuovi 

ifuontì per fare con vie maggior perfoxione le loro indagini. 

IO ripetuto, confrontate, rivedute fino allo scrupolo le loro 

doni, e non avevano poi tutto il torto se si ribellavano 

filosofi che con un detto malamente interpretato o con un 

apocrifo volevano confutarli. 

sofisticherie alle volte petulanti che si moltiplicavano tra 
litatori della scolastica, ed anche le lotte che spingevansi 



404 



tA riLOSOFU 0( SAX TONUASO 



iÌQo alla irragioudvoleìuui, contribuirono a rendere la stessa 
lastìca noiosa e vituperevole. Non vogliamo già noi biasimare le 
varie scuole teologishe, che in questi ultimi secoli illustrarono 
Chiesa e pel numero dei sapienti o per la immensa luce ond 
furono rischiarate questioni di couiprendimeuto difficilissimo, tn 
non possiamo negare che lo spirito dì parte fu spesso in ts^ 
scuole soverchio, né produsse buoni effetti. 

Da tutto ciò trassero buon partito i nemici della Chiesa e 
Dio, e finalmente ottennero il loro intento. La t<3ologia sC'Olastii 
cedette il luogo alla positiva; alta filosofia di san Tommaso fa 
rono sostituite successivamente filosofie, una peggiore dell'altra, e 
fin r altro ieri non c'ora professorino montato testé in cattedra che 
non si credesse in dovere di sputare sopra alla vetusta siipieoici, 
e non volesse alla filosofia deirÀquinate opporre i sistemi attrai 
ch'egli avea cecamente accettati come verità sacrosanta, o i so- 
gni del suo cervellino eziandio delirante. 

Ma la mercè di un indefesso studio di pochi gagliardi, " <^' 
nn coraggio a tutta prova nello sfidare le opposizioni pros^ 
universali, le contumelie e le ingiurie; esopratutt) in virtù dell» 
parola autorevole e della sapientissima operazione di Leone XllL 
e di quella divina provvidenza onde Dio regge la sua Thiesa, 
diradarono le tenebre artificiosamente e maiiziosauiente adde 
saie intorno alla filosofìa dell'Angelico, e questa riapparve doE 
sua candida luce. Tutt'altroche contraria al progresso scientififl 
È favorevole a questo, e l'unica, che bene adoperata, possa tor 
il velo dal quale sono coperti molti misteri della natura. 

In questi ultimi lustri, epoca, per così dire, di battagitft,{ 
bisogno stesso di sostenerci a vicenda contro gravissime dill 
collii e ìnnnmereroli eruditi ed acuti oppositori, ci tenne tati 
nella temperanza e in (^uel giusti mezzo ch'ò sempre assai 
portuoo per conservare ed ampliare le fatte conquiste. CoAJj 
tutte le cattedre cattoliche montò in alto onore TAquina 
massima parte dei dottori cattolici che sono di cuore unit 
Sede Apostolica uc seguono sinceramente la dottrina; gli antk 
oppositori si celano. Che più ? Gli stessi nemici della Chìest i 
vogliono essere creduti sapienti, mostrano di avere in pregili 
nome del santo Dottore, ne incielano T ingegno, non ne derid 



E L eruCA flIESENTE 



405 



più la dottrina. lu trt^oVanuì si ottenne quello che non si sa- 
rebbe creduto poter ottenere in due secoli. Tauto è vero che in 
ogni grande impresa, quando si motte alla tosta, siccome duce, 
il Papa, la vittoria è certa e presta. Alla grande impresa della 
riforma filosofica si mise alla testa Leone XIU e perciò fu co- 
ronata prestamente di lieto successo. 

Tuttavia e* è un tna. Questo ma accenna alla necessità dì avere 

somma pnidenza Dell'operare, alfine di non mettersi al pericolo 

di perdere il frutto di tante fatiche tollerate fin qui per ottenere 

la an7«idetta riforma filosofica. Prima di tutto conviene che siamo 

ben persuasi che i nemici della filosofìa vera di san Tommaso 

non sono pochi ma molti: né impotenti, bensì, o per le circostanze 

dei tempi o perchè adoperano tutti i mezzi, ancorché sconvenienti, 

a conseguire l'intento loro, sono veramente temìbili. Il moderno 

liberalismo che domina nella società li sostiene; e però vediamo 

ebd in tutta l'Europa le scuole governative professano dottrine 

-~- sta alla dottrina dell'Angelico, perchè professano, in generale, 

licione ai principiì della Sede Apostolica ed airiusegnameuto 

cattolico. Se talvolta da queste cattedre si ode un encomio alla 

^a ed alla filosofia dell* Aquinate ò solo ordinato ad /ìicum 

ìiìum; è un'esca per tirare alla rete e dare alla tradita 

o.-.^utù la morto delF intelletto. 

Inoltre, sebbene abbattuta e snervata non ò per anco morta 
fazione rosmìuìaua, la quale professa principìi fondamentali 
Dtralmenle opposti a qvieili della filosofìa di san Tommsso, 
i si adopem astutamente e persevonintemente i>er far suoi par- 
ai Del clero. 
Di più sono moltissimi tra i professori sinceramente cattolici, 
da anni assai hanno combattuta la dottrina delTAnge- 
l^ nel campo contrario hanno acquistati onori, od hanno avuta 
Dvule la pubblica opiuiouo. Questi nou si sono intellettual- 
ate convertiti, poiché assai difficilmeute si smette ciò che per 
■ighi anni si è tenuto ed insegnato corno vero, ed inoltre la 
ODtà tien chi\isì gli occhi dell* intelletto afiìnchò non vegga 
che non piace. 

Ulti questi stanno all' erta per cogliere i seguaci della dot- 
fdi san Tommaso in fallo, e riacquistare la posizione per- 



LA mosowìA m SA5 toksaso 

àatk. 5è iBteBdkmo parUre delk sote Itolu, poiebè addo noie 
tei yyiifa ni aperte o subdole cbe d si fiuiao da per tatto mcU^ 
in America. 

Ftile le qnali enee kiaogna eho erìtiuDo qne' difetti, oeN 
neener» gli antiebi iegnad dell'AqninatA, per li qaali dìfe 
•'iDdebolìrooo e diedero oeeasione agli aTrersarìi di Tinoere e 
dì dare Tostneisino alla filosofia deli* Aquiaate. Prima cosa è 
iliid iai t l di arere tra noi stretta aoioDe nel tìqooIo della carità. 
I/nieBe h la forza, e la disnnioDe h la debolezza. A questa 
nome m oppone II ridestare le antiche lotte delle scuole leth 
logiebe, e il rilipendere i sapienti dottori che appartenevan» 
alle medesime. San Tommaso dev'essere, secondo ciò che pre- 
aerìree Leone XriI, il nostro dottore cornane: seguiamone la dat- 
trìna con animo docile e lealmente. Deduciamo dai suoi prìncipìi 
qaelle illazioni cbe reramente seguono a rigore di logica: »■ 
stiliamole, propugnamele valorosamente; ma senxa me 
dispregio dì qneile scuole, che nella interpretazione deirAng 
lieo tenevano sentenze fra loro opposte, o da suoi prìncipìi 
ducevano contrarie illazioni. 

Esaltiamo quanto ci piace TAngelico Dottore; ma liOone XIII 
ce ne ha mostrato il modo^ nella Enciclica Aefeì^ni Pafris. Egli 
quivi stesso insegna che per ciò non sì debbono buttar nel faugo 
gr insigni dottori vetusti delle varie scuole. Queste scuole noo 
sono morte, e quelli che vi apimrteogono. non possono ascoltare 
con indiffenmza i vilipendii che scagliansi contro quei dottori 
che da loro si hanno in alta riverenza. E come gli unì non sof* 
frirebbono in pace T udire contumelie contro un Gaetano, on Far* 
rarese, un Goudìn, un Gotti, un Gonnet, un Bilhiart e simili, 
cosi gli altri non saranno insensìbili neir udire bistrattare mi 
Bonaventura, un Suarez, un Vasquez. un Ripalda, un Lessio, 
Pctavio, un Toledo, un Do Lugo, un Bellrtrmlno, un Mastrìo, 
Tonrnely, quasi nulla avessero di buono od avessero essi prop 
rovinata e filosofìa e teologia. Sobrietà nelle lodi, ma giustizia] 
prudenza, e scambievole rispetto e amore; non biasimi acort 
tanto più che i biasimi vengono divulgati assai più dttlle lodi, 
esagerati, e traggono seco qne' brutti effetti che si possono para- 
gonare a quelli che producono le scintille buttate nel fieno sectt. 



E L EPOCA PRESENTE 



407 



Ma r imparzialità che è nostro tosoro ci obbliga insieme ad 
appuntare certuni che si mostrano gelosissimi delF onore delle 
illustri scuole cattoliche e dei dottori che in esse come stelle 
rifulsero^ mentre poi non sono afatto coerenti a sé stessi, e danno 
a divedere che il loro zelo non è del tutto sincero. Parliamo 
dì quelli che vorrebbono esaltati a cielo non che rispettati co- 
ti dottori delle varie scuole in ciò, in cui talvolta discordano 
Ila dottrina dell'Aquìnate, mentre poi li bistrattano quando 
^li altri punti rilevantissimi s^ accordano con TAngelico Dot- 
Ad esempio, lì bistrattano nella dottrina della materia e 
^lla forma, dell'unione deiranima col corpo, delle specie intel- 
p bili, della quantità, delle qualità e degli accidenti, dell' in- 
ifìtto agente e possibile: e poi guai a chi dice loro contro alcun 
I quando negano la reale distinzione tra Tessenza e Tesistenì^a 
»lle cose, quando confondono la concezione con Tanimazione, 
lo impugnano la reale distinzione tra gli accidenti e la 
)Ka. e va dicendo. Questo vezzo è riprovevole e dannoso. 
)uo pesi e due misure non voglionsi adoperare da chicchessia. 
Dall' altro lato vorremmo che i segnaci di san Tommaso fossero 
rti e tetragoni contro rumano riguardo. Dio buono! Quanti 
reggiarono e abbandonarono principii rilevantissimi della dot- 
dell'Angelico (p. e. quello della materia e forma) solo per- 
loro sì opponeva T universale sentimento dei cosi detti mo- 
li scienziati! Le questioni fìlosofiche non si vogliono decidere 
la sola autorità degli uomini dotti, sieno pochi o molti, ma 
1« intrinseche ragioni e c-oi fatti. In questo punto ci vuole 
file fermezza; ma disgraziatamente, per umano riguardo, molti 
l^^oesU nltìmi anni furono impediti di seguire TAqui nate, molti 

riprovevole voltabilità disertarono dalla sua dottrina. 

, Serpeggiò nei tempi passati, ma specialmente ai nostri giorni 

^ìa un altro difetto che nuoce assai. Esso è di volere far 

ire come dottrina di san Tommaso quella che l'è affatto 

akraria. Ora che Leone XIII ha intimata alle scuole cattoliche 

sequela dell' Angelico Dottore, si sa che chi apertamente si 

arasse coutrurio non potrebbe fare fortuna. O'ò bisogno dì nm- 

Però colle grida, coli' intromettere personaggi stiraatis- 

li per altri capi, fuori di quello della filosoGa, si Tuole far 



408 



LA FILOSOFIA Di Skti TOUNASO 



passare come dottrina dì sau Tommaso, quella che ne dista le 
mille miglia. Ne abbiamo in questi ultimi anni amto un esempio 
nella dottrina rosminiana. Non c'è vero conoscitore di san Tom- 
maso che non veg^a che nella filosofia dell'essere! e del cono- 
scere, a cui si riduce tutta la specolazione filosofica* il Rosmini i^ 
agli antipodi delPAquinate. Questa essenziale discrepanza fn di- 
mostrata ad evidenza cento volte. Per un pezzo si volle far pas- 
sare il Rx)smini come fosse san Tommaso in persona: a poco a poco 
si venne a dire che il Rosmini era un complemento di san Tom- 
maso; fincht^ poi sì dovette confessare che la filosofia del Ro- 
smini non potea dirsi quella dell' Aquinate. Oggìmai il rosmi- 
nianismo nel campo filosofico ò fiacco ed infralito. Ma quanti 
dissidii ci furono fra i seguaci del Rosmini e quelli dell' Angelico, 
ed anco fra ì patrocinatori di quelli o di questi! Qualora ci sia 
chi, in buona coscienza, crede dovere scostarsi da san Tommaso, 
e tenere una dottrina ch'egli giudica migliore e vera, perchè 
non ha il coraggio di prL»seutarla come propria o dell* autore di 
cui Tha tolta, st>u/.a farla passar^^, a furia dì sofismi, come di 
san Tommaso? La proponga, la corrobori con quelle prove ch'egli 
giudica essdr buone, pronto a rigettarla e ridirsi, qualora oe 
venga dimostrata veramente la falsità. 

L'essere stata abbandonata per tempo assai lungo la dottrini 
di san Tommaso ha fatt« s) che in molte parti di Europa venga 
non rettamente ora adoperato il nome dì seguace di san Tom- 
maso e però molti sieno tratti in inganno. Quando taluno si 
attiene alle proposizioni, por cosi din-, dommatiche e professate 
volgarmente dai filosofi cattolici, e perciò sì oppone ai filosofi 
increduli del tempo presente; e di più, professandosi discepolo 
di san Tommaso, insegna la filosofìa in forma sillogistica, vol- 
garmente detta scolastica, si ha per vero seguace del sant*) Dot- 
tore. Ciò non corre. Non basta ad esser tale ammettere l'esi- 
stenza di Dio, ì divini attributi, la semplicità, spiritualità e 
immortalità delP anima umana, e quelle tesi che volgarmente si 
sostengono dai cattolici, uè basta adoperare la forma sillogistica; 
è mestieri di pii'i per essere vero seguace deirAqniaat.», seguire 
la dottrina ch'è sua propria specialmente intorno alIVasene delle 
cose e intorno al cmìoscere. Da molti ancora eì hanno in coni 



E L* EPOCA PRISBNTI ^l09 

li Terì espositori della dottrina dell'Angelico quelli che nella 
scaolu prendono a commentare il testo stesso del santo Dottore, 
anziché dare un corso proprio, benché tutto inteso a proporre e 
chiarire la dottrina deirAugelico. Noi pensiamo rhe tanto ì 
primi quanto i secondi possono benìssimo esprìmere la dottrina 
deil'xViigelico; anzi può talvolta accadere che chi dà un corso 
proprio la esprima anche meglio e più fedelmente. 

La storia ci ammaestra che precisamente nel tempo in cui 
nelle scuole pressoché tutti i lettori di teologia davano commen- 
tarìi di san Tommaso, incominciarono le più alto controversie e 
quelle lotte che dorarono alcuni secoli; né tra uomini di poca 
levatura o di prava volontà^ ma tra quelli ch'erano di eleva- 
tissimo ingegno e illustri per santità. Leone XIII ha prescritto 
di seguire la dottrina delPAquinate, di preferire le fonti ai rivi; 
ha lodato meritamente ed altamente il eh. Monsignor Satolli 
perché avea pubblicati commentariì della Somma Teologica e 
spiegandoli nella scuola di teologia si mostrava caldo seguita- 
tore dell'Angelico: ma non ha disapprovato che sì compongano 
corsi proprii di Filosofìa o di Teologia; e chi li dà, non dee, per 
questo solo, essere tradotto quale non sincero seguace di san Tom- 
mtao. Crediamo in vero potersi convenientemente raccogliere tutte 
dottrine filosofiche e teologiche commentando ordinatamente la 
>mma teologic^i e la filosofica dell'Angelico. Ma so altri giudica 
potersi ben coordinare tutto quello che, in tante questioni 
esotiche teologiche, è necessario a' nostri tempi trattar nelle 
iole, commentando le citate opere di san Tommaso, e sia più 
bSTeniente compone corsi, attenendosi però in tutto alla dot- 
dei santo Dottore, faccia pure ; perciò solo non V avremo in 
ito di non tomista. 

Finalmente esortiamo gli amatori dell'Angelico, a stare molto 
ontani da quel difetto di certi antichi scolastici, difetto che 
^^BBìmò una moltitudine di scienziati contro la filosofia di san Tom- 
maso. Vogliumo accennare al non tenero nel debito conto le os- 
lerrazìoni degli scienziati nel campo delle scienze naturali. Se 
ÀQì facciamo ecco/Jone di que'scien^ciati che impugnano la fìlo- 
Jofìa scolastica perchè si accorda con la fede e la teologìa cat- 
tolica, i quali scienziati sono capaci d' inventare fatti e preseli- 



410 



LA FILOSOFIA 01 5Alf TOUUASn B t' BPOCA PRESE^NTE 



tarceli come genuini, solo perchè giovano al loro inìquo fine, 
generalmente si può dire che gli scienziati neirosserrar 
natura sono ora diligentissìmi, e sono veritieri nel descriverli 
Non c'è la facilità d'una volta di accettare come veri i fat 
raccontati da persone che non meritano fede. Il vero poi al vero 
non può contradire, e come la ragione non può opporsi in realtà 
alla fede, così la naturti non può smentire la fìlosotìa sincera 
viceversa. Ci può essere a primo aspetto lotta apparente, reale 
non già. Adunque se, a prima fronte, ci sia, tra una sentena 
deirAngelico e la Fisica moderna, contrasto: spassionatamente 
rechiamo ad analisi quella senten/^, e rendiamoci certi del te- 
stimonio che ci dà la scienza fisica. Non adoperiamo troppa fretta 
nel trarre illuzioui; andiamo adagio. Talvolta ciò che un ali« 
ingegno non vede in un giorno lo vede in una settimana o io 
un mese. Avverrà sempre che la opposizione tra la vera filosofra 
e la Fisica sarà dileguata. Consigliatamonte scrìviamo Fisìoa^ 
mercecchè non rade volto conciliatesi Filusofla e Fisica, sarà me- 
stieri di opporsi ai fisici, i quali spesso pecx^no nelle dedu?:ioiii 
loro contro la logica; quando si danno a filosofare sbalestrano 
all'impazzata; e nelle stosso pagine confondono i fatti certi il ''a 
scienza, con le personali loro ipotesi o co' loro falsi e spre^- 
concetti. Per questa ragione nel campo dei così detti scien. -t: 
sì trovano tanti materialisti ed atei! 

Non prenda meraviglia il saggio lettore nel vedere che in 
questo articolo siamo discesi a tali e tanti particolari; lo plagi» 
non si medicano se non si scoprono. Riputammo ciò non mb 
conveniente ma necessario pel trionfo di quella bandiera che 
Leone XIII ha innalzata, intimando la riforma della filosofìa Xd 
conosciamo abbastanza i movimenti degli avversarli della Joì 
trina di san Tommaso in Europa e fuori: sappiamo quale 8Ì{ 
il loro vezzo, quali mezzi adoperano per conseguire il loro 
e finalmente quali sieno i pericoli nei quali sono incorsi o 
»mo incorrere quelli che si sono dati a seguire quella ono 
bandiera. Noi promettiamo di non essere codardi: o come in 
sato non siamo mai stati, così per P avvenire promettiamo di 
ritrovarci giammai nelle ultimo file dei combattenti. 



IL VALORE DEL SILLABO ' 



,ma che vi possa essere chi rettamente giudìcaiido 
i porre ìa dubbio la validità deir argomento, clie abbiamo 
bei precedenti articoli: nulla di manco giudichiamo ne- 
I prima che di esso ci serviamo per difesa dai nostri 
irij di stabilire e neir istesso t^mpo chiarire ancor meglio 
D, Blmoa<j quaute basti pel nastro scopo. £ ciò tanto più, 
criguardo al medesimo grande è la confusione in che si 
Ld i difensori dell' oppasta sentenza. Quando diciamo che 
l&sizioDÌ del Sillabo sono errori cundanuatl con oiuoizio 
^z del magistero supremo del Dottore de* fedeli, che cosa 

E' 9 intendere? L'abbiamo già manifestato chiaramente fin 
iipio, ed abbiamo soggiunto spiegando, che per avere sif- 
udizìo non v'è bisogno che il Papa parli in quel modo in 
ì presentala mo' d'esempio, la Bolla IneffabUls od un ca- 
Concìlio. Cotesto modo per contrario richieggono i nostri 
iri, allora che non cessano d' obbiettare non aversi im gìu- 
nallibile se il Papa non definisca una verità essere rive- 
da tenersi come damma da tutti i fedeli soUo pena di 
a e naufragio nella /e<k. Da questo loro asserto stabilito 
incipio, ed affermato che tal modo manca al Sillabo (e 
ibbe porlo in dubbio?) ne conchiudono contro di noi che 
lOQ è documento dommatico, ossia che le proposizioni in 
lite non sono a ritenersi come condannate con giudizio 
ile della Sede Apostolica. Ecco la principale difficoltà, 
sola; che le altre tutte si riducono a ben poca cosa, 
dromo. E poichò nell'accennato sillogismo nnlla puo:?si 
re nella forma, conviene che alla materia del medesimo 
,0 la nostra attenzione, e proprio a quel principio da 
quella forza che non avendola pur sembra avere. 
^mderao 87S, (lag. 152 e spgg. del pr«scnic voliirn*;. 



412 



IL VALORE 



13. Valore del giudizio del Papa quando condamia un erre 
con censura inferiore aW eresia* 



1. L'affermazione de' nostri oppositori, che cioè non s'ba gia- 
dizio infallibile, se il Papa non definisco una veriU esaere rivelata 
e da tenersi come domma di fede sotto pena d' anatema, è e va 
intesa (altrimenti non potrebbe giovare in nulla neppure nella 
forma del sillogismo la sentenza) opposta in senso ajfemtatiro 
insieme ed esclusivo. Or bene così essa non solo è gratuita, ma 
exìandio falsa, come dicemmo gi^ nel primo artìcolo. Gratuita. 
perchè fìnora non s' ò trovato argomento di sorta alcuna che valga 
a stabilirla; falsa per la semplicissima ragione che la conclu* 
sione è più ampia delle premesse; dovendo, come abbiam detto, 
quella essere afff^rniatWa ed esclusiva, perchè se ne possa con* 
chiudere alcun che; mentre queste non sono né, perchè sien vert\ 
possono essere che affermative soltanto. Ora dice di più chi af- 
ferma con esclnsione, che chi afferma semplicemente. E qui, a 
non perdere il tempo inutilmente, ragion vuole che gli oppo* 
sitori non già ripetano la stessa affermazione, ma s'accingano 
a provare che le loro premesso inteso in senso esclusivo sodo 
vere. Se non vengono a ciò, non progredirà d' un passo la discus- 
sione, nò si gioverà menomameute la loro tesi. 

2. Oltreché si crederebbe appena a propri! occhi nel veder 
citato por tale scopo il Concilio Vaticano. Duo sono le questioni 
che debbonsi distinguere. La prima: il giudizio, con cui il Pastore 
e Dottore de' fedeli afferma una verità esser domina rivelato » 
condanna il contrario, ovvero un errore, come eresia, e questa e 
quello con anatema e sotto pena di perdere la fede, è infallibile 
La seconda: il giudizio, con cui Egli afferma o propone, o in^ 
culca, loda una verità come dottrina certa, cattolica, sicura ; 
condanna il contrario, ovvero un errore, con nota inferiore a quel! 
d'eresia, è infallibile? All'una e all'altra questione noi rispon- 
diamo affermativamente, o sosteniamo che il medesimo deve 
spendersi da ogni cattolico, come lo vedremo alle prove. Parimene 
in riguardo al valore dell'una e dell'altra risposta affermatii 



DEL « SILLABO » 



413 



può dirsi la stessa cosa? Cioè: qual è il grado di verità dì cui 
fa adoma e la prima e la seconda conclusione? La prima è ìsfu.- 
LiBiLMESTE vera^ tutti 1* ammettiamo e dobbiamo aramottcrla spe- 
cialmente in forza della definizione dommatìca del Concilio Va- 
ticano, e tenere diversamente sarebbe eresia. La seconda è ceb- 
TiMBSTE vera: gode cioè di quella certezza e di quel valore che 
ha una dottrina tenuta da. tutti i Teologi, come vedremo in ap- 
presso. 

3. Ora variamente cadono in inganno intorno a ciò i nostri 
oppositori. Cadono in inganno, percht^ confondono la prima colla 
seconda questione; e solo in grafìa di siffatta confusione può 
loro venir in mente di ricorrere al Concilio Vaticano. Questo sta- 
bilisce il douima da tenersi da tutti sotto pena d'anatema: Do' 
cfnuts et divinitus revelatnm dogma esse dejinimus '. Di più, 
parla del Romano Pontefice il quale prò suprema sua Aposto' 
lica audorifafe docfrinam de Jid^ vel morìbus ab universa 
Ei'-!esìa tenendani definii *... ì& qual confusione meglio appa- 
riste- 80 considerisi il loro modo d'argomentare; dacchò pongono 
prima d*ogni altro come necessario, affinchè s'abbia un giudizio 
infallibile, che il Papa s\'Sprima come nella Bolla [neffabilisj 
iiVTero nella Costituzione Pasfor Aetertìus. Ora quivi bassi ÌI 
Wo caso della definiziono d'una verità da tenersi per domma 
^ fed^ da tutti i fedeli sotto pena d'anatema. Cadono in inganno 
Ooafondendo i gradi dì verità, tra sé molto ben distinti, sopra 
onati; perchè uel caso disila Bolla e Costituzione ricordate, 
mmo pel Concìlio Vaticano infallibilmente certi del giudizio 
llibile del Sommo Pontefice; il che non si pretende per la 
inda conclusione, quando cioè il Papa condanni un orrore con 
ita inferiore a quella d'eresia; nò si richiede perla nostra tesi, 
>doci per difimder questa che detta seconda conclusione 
d' una certezza rem quantunque non infallibile. 
Se' non che all'ossero proposta gratuit^imeute e difesa ma- 
enU> l'asserzione dei nostri oppositori, vuoisi aggiungere eh' è 
cf er verità, ossa si versa in materia puramente ed esdusi- 

Bjteym. PaSTOI\ AETBIINUS, Mp. \\ 



4t4 IL VALORE 

Tamente teologica. Ebbene noi riteniamo per certAiuente falsa 
una proposizìoQe che iu tale circostanza s^ oppone air insegnamento 
di tutti i Teologi. Infatti che il giudizio col quale il Sommo 
Pontefice, mentre parla come Pastore e Dottore della Chiesa, 
condanna un errore con nota minore d'eresia sìa iufallibìle» ^ 
sentenza di tutti i Teologi di qualche rinomanza, non solo an- 
tichi, ma eziandio moderni quali sarebbono, per accennare di 
quest^ultimi i principali, i PP. Palmieri, Hurtor, Schrader, 
Perrone, Cercià ed i Professori Murray, Scheeben, ed Heiuricìi, 
Ascoltiusi i duo Eminentissimi Franzelin e AlazzoUa. Questi Theo- 
logi ojiNES, dice, docent Ecclesiam esse in/allibilem in ferendis 
censuri^ kaercsi in/erioribiis ; atque id negare^ aìiqui censent 

— a) esse kaereticum — b) alii vel dubitant uirnm id sii 

Iiaereticumt erronexim, aiit errori proxirnum; vel erronnum id 
dicunt. D& Rklwiokb kt Ecclksu. ('Disp. IV, art S, n. 824, 2). 
E nel trattalo De Virtutìbis inpusis (Disp. Il, art. 10^ nn^ 518 
e 519j, pone e dimostra le seguenti due tesi: I. Certum t$t 
apud OHNBS censwam iudicialem dogmatìcam^ etiam guand$ 
inuritur nota haeresi iHFEmoR, grarem iìtducere obligationem 
UH adkaerendi — II. Certum est censurae iudiciali dogma* 
licae^ etiam haeresi infkkioui, a fidtlibns omnibus LSTKRirai ra* 
HUMQus HBHTis ossensum praebenditm esse. Quegli poi cosi 8crÌT«^ 
In hoc continetur atque inde immediate consequitur, infatliò 
liiafem promissam ad custodiendum deposìtum exteiuH ad 
tam custoiliendi depositi amplitudinem^ h, e. ad veritates eiic 
in se non revelatas, quatenus cum revelatia cohaereanty et 
earum custodiamo propositionemy explicationem^ defensiofti 
reguirunlur, Haec infaUibilitatis exlensìo omnibus TOKOLOtii^'^ 
cossENTiENTiBUS VERITA8 est theologice ita CERTA, Ut €ÌU8 ìtegaUo 
KRBOu esset oiuvissurus, rei ex plurium sententia etiam hàibisis, 
quamvis hactenus explicite haereseos damnata non $it. Ciò 
posto ecco come ristesso conchìude il Corollarinm a), che alta 
testé riportata dottrina fa immediatamente seguire: Quod er§9 
dodrina non dejinitur tamquam in se revelata^ seu qw>'^ "•* 
rores non singillatim d^zmnantur nota haercseos; sed vel ., 
determinata ceìisurat vel censuris inferioribuSy vel in gM$ 



DEL € SILLABO k 



4t5 



censuris pìuribus proscribunher: ob has caussas pei' se speda- 
tassine gravi errore affmnari non potest dejinitionem non esse 
hìfdìfibìlem, auf non esse locutioncm ex cathedra. Db mvinx 
TiuDiTioNK Sect. /, Cop. II, Tk. XII, Sckolion /, Principium 4.^ 

5. Donde apparisce chiaramonte: 

I. Che tutti i Teologi convengono unauìrai nell' insegnare 
e propugnare che il giudizio, con cui il Sommo Pontefice can- 
ina nn errore con nota inferiore a quella d^eresia, ò infallibile; 
IL Che la discrepanza, che v'è fra di loro, solo incomincia e 
si rimane nell' assegnare il valore che ha cotesta sentenza ; 
Ut. Che giudicano concordemente doversi alla sentenza op- 
posta una qualche ceìisura. bonchò discordino nello stabilire 
qtmle ; 

IV. Che conseguentemente la giudicano non solo/a/^a» ma 
'io tale che debba da ogni sincero cattolico ripudiarsi ed 
aLM.".iTÌrsi. 

6. Ciò posto lasciamo ai nostri lettori il giudicare de* nostri 
oppt^sit^Ki, i quali o esplìcitamente, o implicitamente (nella 
stessa affermazione cioè di quel loro principio) affermano non 
-- -•■ un giudizio infallibilo della Santa Sede, se non quando 

limo Pontefice definisce una verità essere domma rivelato 
da credersi da tutti i cristiani sotto pena d'anatema. Per 
itencre un errore (rautorità puramente umana del Sillabo) son 
iretti ad ammetterne nn altro, cioè che il Papa non è infalli- 
[e quando condanna nn errore con censura inferiore a quella 
S'eretica. N^ poteva essere altrimenti, stantechè il falso solamente 
falso s'appoggia, e dal falso unicamente trae per brutto so- 
quella forza, che apparentemente, in grazia della forma 
:istica, presenta. 

'uoqua che il Papa sia infallibile quando definisce nn domma, 

ita di Fede; ma non cosi T intendono o debbono, se pnr 

;liono nella presente questione rimaner coerenti a sé stessi, 

gli opposit«}ri; si bene che il giudizio del Papa è 

solamente quando definisce una verità essere domma 

fede. E a>3ì sono lungi dal vero. 

]. Per certo, perchè il Sommo Pontefice goda dell'assistenza 



,.^...1-, 



-il 6 IL TAUHUS 

dello Spìrito di Vorità, deve egli stesso ìq persona parlare (ebè 
aoD 8'avrù mai locuzione ex Cathedra^ ae non parla Oolui chi 
siede nella Cattedra) come Pastore e Dottore dei Fedeli nelle 
cose che riguardano la fede ed i costumi. Tuttavolta, chi non 
confonda cose tra so ben diverso, il modo^ e per dire così Ti»- 
lensilà della parola del Successore di Pietro sono varii. E ciò 
riguardo tanto vAV eskìmone dell'oggetto di cui parla, quaato 
al maggiore o miuore esercizio della suprema Potestà di scio- 
gliere e legare insegnando. L^ oggetto pu6 essere come, per 
r atto di defìnizione, una verità vuoi contenuta nel deposito delU 
Fede vuoi ad esso più o meno direttamente riferontesi; cosi, ^s 
Tatto di coodanua, un errore che sìa eresia ovrero ad essa pii^ 
meno s* accosti, o sia dottrina perniciosa, scandalosa, e va di- 
scorrendo. L* esercizio può essere piO o meno intensivo secondo 
che si tratti di affermare una verità corno donima rivelato e da 
credersi, ovvero come strettamente connessa con esso, o sana, o 
pia, dottrina ecclesiastica ecc.; oppure s'abbia a dichiarare au 
dottrina eretica, prossima air eresia, erronea, empia, coutre i di- 
ritti della Chiesa e cos'i di seguito. 

Neil' uno e neiraltro caso il giudizio del Papa è infallibile, 
con questa differenza che se definisce un domma o dmdaooii 
un^ eresia sotto pena d'anatema noi siamo infallibilmente ce 
che è infallibile. Se per converso dichiara una dottrina O' 
danna un errore secondo i minori gradi testé esposti abbiali 
non infallibile, s't vera certezza, che il suo giudizio ò infallibili 
perchè avremmo non una verità di fede, ma la dottrina di tati 
i Teologi come abbiam visto. 

Or bene parlando noi delle proposizioni del Sillabo, e i 
nondo eh* esse sono state tutte condannate con giudizio il 
bile del Magistero supremo del Pastore e Dottore delhv Gì 
nità, non intendiamo del primo si del secondo caso. Ed i 
oppositori sMlludono se credono "di farcì pressa C'A loro ar 
che poggia su d'un principio che va inteso soltanto nelpr 
supremo grado d' insegnamento. 

Chi del resto fosse desideroso dì conoscere gli argome 
quali è messa in evidenza quella verità, che noi ci siamo 1 



DEL « SILLABO » Ìt7 

tentati di mostrare come ammessa da tutti i Toologi, non ba che 
a ojasuitare le oporw di questi ultimi e specialmente i luoghi 
indicati dei duo Eminentlssimi Fran/.eliu e Ma/xella. Nostro 
scopo era non già dimostrare una tesi di Teologia, il che non 
arremmo potuto fare senza andar troppo per le lunghe; ma di 
far vedere il debole ed il falso deir argomento principale dei 
Bostri oppositori. 
8. Se non che anche in altro modo avremmo potuto rispondere 
dopo tutto quello ch'abbiamo riportato del giadim del- 
'Episoopato intorno alle proposizioni presentate nel Sillabo. Per 
Brìtà, essi negano il valore domiiiatico a ([uesf ultimo, perchè 
t'ò la forma della Bolla Incjfabilis^ della Costituxìoae 
jr Aeternits; perchè non appare che si voglia stabilire un 
[koama da credersi sotto pena d'anatema. Or bene, soggiuo- 
|iamo noi, essendo un fatto che T Episcopato ha pur attribuito 
SilUbtj il suddetto valore è segno evìdent^j che quegli indizii 
sotto nccéssarii, perchè si abbia un gindi'/io infallibile della 
sta Sede. In altre parole, i nostri oppositori nella minore del 
llogismo, con cui ci si oppongono, affermano che nel Sillabo 
vi S(mo grindizii testé indicati. Sia pure, diluiamo noi. Ma 
[ben varo, ciò non ostante, che T Episcopato l'ha riconosciuto 
ne docnmento dommatico: dunque se è vera la loro minore 
non rimane a dire che sia falsa la maggiore del medesimi) 
ismo, la quale afferma che quegli ìndizii sono necessarii, 
thè si abbia un giudizio infallibile del Supremo Pastore e 
jre de* Fedeli. Siamo proprio aUVx ore tuo le indico. No, 
rma, che essi richieggono, non è necessaria pel ^tto stesso 
l'Episcopato aderisce al Sillabo sprovvisto, secondo la loro 
zione, di ossa. È questa una risposta breve, chiara, deCi- 
fche tronca d*un adpo la difficoltà per sé riguardante il solo 
sento intrinseco, dissipa ogni cavillo e non ammette replica, 
non voglia sprezzare il giudizio sì solenne dell'Episcopato 
uto deir approvazione pubblica del Sommo Pontefice Pio IX. 



!*,xx/cwt/r./"««.»74 



r 



IO nor^vtbrt 1^86 



418 



il VALORE 



14" La promulgazione del Sillabo. 

Le difficoltà che rimangono, come già diceramo, sono nalle «^ 
ci sì perdoni' la parola, piioriti. Quali del resto che esse sie 
Tengono risolte seu:£a nessuna fatica col fatto deir adesione d 
l* Episcopato ; giacché osse ad altro non tendono che a stabil 
una sentenza apttrtaìnente contraria al giudi;iio, che il medesil 
ha manifestato intorno alle proposi;^ioni del Sillabo. Quindi e] 
si dovrà sempre spiegare come mai ne sappiano più i nostri op- 
positori che l'Episcopato. Se quei difetti, che gli oppositori ri- 
conoscono nel Doi'umento poutiTicio, non bastarono al medesimo 
perch*^ si astenesse dal giudicarlo, come lo giudica di fatte, 
basteranno forse per essi perchè gli neghino il valore dovuto? 

Direno, per esempio, che a! Sillabo mancò la pubblicazione, 
e che dove dirsi piuttosto divulgato che pubblicato. Sì eh! L» 
distinzione sembrerà forse un*argLizietta, ma certo si è che rap- 
pigliarsi al difetto di pubblicazione à non veder U luce in piene 
meriggio: quello che abbiamo riportato nel secondo articolo 1» 
mostra ad evidenza. Il Sillabo fu inviato nella prima metà i 
decembre dell'anno 1864, e già nei mesi di gennaio e febt 
veniva pubblicato in Austria^ in Ungheria, nella Spagna, 
Baviera, in Belgio ecc. con pastorali episcopali. È ben veroi 
in Francia ed in Italia i Ministri Baroche e Vac^ con pr 
tento sfacciataggine ed evidente contradìzione ai principii 
clamati dai loro Governi, tentarono d'impedirne la pubblica7.io 
ma ciò anzi che giovare nuoce agli oppositori. Porcht^ prirai^ 
rameute, que' Governi tolsero dopo alcuni giorni dett« proih 
xioue, ed i Vescovi poterono così, senza incorrere ubUo ire dfl 
illogici Governi liberali, pubblicare il Sillabo. Secondamei 
perche i Vescovi nelle proteste diretto ai Slinistri suddetti if 
tamente dichiarano che il Sillabo era già abbastanza pubbli) 
e che quindi la loro proibi'^sione era non solo empia, ma i^ 
E poi, nelle lettere che i Vescovi scrissero a Pio IX per 
air Enciclica ed al Sillabo dicevano che s'erano affrettati al 
conoscere ai popoli ad ossi affidati; e costoro sentonsi rio 



DEL < SILLABO » IÌ9 

d! obbiettare che il Sillabo noo fu promulgato! Più; Pio IX 
stesso Della solenne Allocuzione dei 27 di marzo 1865 ricorda 
ed enct)mia lo zelo dei Vescovi delTorbe cattolico nel commn- 
nicare ai fedeli i documeuti che loro avea inaiati, e s*ha a sen- 
tire che il Sillabo non fu pubblicato! Eh via, se fuvvi documento 
della Santa Sede del quale più si parlò e si scrisse da Vescovi 
alle proprie pecorelle^ questo è il Sìllabo, appunto per la non 
japrestì se più illogica che accanita opposizione degli empii 
hcontro a quest'ultimo. 

Senonchó vedi prodigiosa coerenza davvero do* nostri opposi- 
Bril Essi dissero tra le altre belle cose cbe il Sillabo non fu 
Iretto a tutt:i la Chiesa, ma ai soli Vescovi: e che perciò non 
Vtea attribuirglisì valore dommatic<>. A Uìi scempiojsze, rmtm 
leaiis amici! Quasi che il Papa sia uso promulgare i suoi 
Itti altrimenti che per mezzo de'Vescovi;o che il dirìgere la 
lurolu ai 3Iiic8tri del popolu de' fedeli non sia lo stesso che 
rìgerla all'intera Chiesa! 3Ia tal sia. Domandiamo noi, non 
dnne moMl Sillabo insieme all'Encìclica Quanta Cura spedito 
Card. Antoneili a tutti i Vescovi? Certo che si. Come dunque 
suore che il Sillabo non fu pubblicato, se era diretto ai soli 
^eacovi? A chi altro dovea essere pubblicato? ai Fedeli? sì, 
EMlué nou ai soli Vescovi il Sìllabo veniva diretto! Le due ob- 
|e:KÌ0QÌ fanno a calci e s'escludono l'una l'altra: e l'unica cosa, 
Ile rimanga a dare spettacolo di s\ è il pugrìaufia loqxti, al 
ile sempre si riduce chi combatte il vero! 

16" // sillabo considerato come Elrnco. 

; Un'altra dìlBcoItìi, suol farsi, della quale non dovremmo oc- 

ci, perchè riguarda esclusivamente Targo mento intrìnseco, 

etti al presente noi prescindiamo. Siccome però a rispondervi 

»!amo, SBDKU entrare in discussioni sull'argo mento intrinseco, 

auto basta e avan^ta, così la riportiamo. 

liì pertanto che il Sillabo non è altro che an indice, 

faccialo alla p^ffgio, compilato non si sa da chi,[accfalo^ 

ynaUf inanime. Come volete ch*ei sia documento doin- 



430 IL VALOR B 

matico? —Cotesto modo di parlare è riprovevole d'assai, e fa 
o:iure a coloro che V hanno adoperato. Anche stando a quel po^ 
chìssìuu' che essi concedono, pur negandogli il valore douimalico, 
al Sillabo, non sì possono giustificare parole, il cui minor malt* 
ò d'esser vuote di senso, e prive d'ogni verità. Ah» se il Sil- 
labo fosse tale quale cel descrivono, non gli aTrebbero fatto 
tanta guerra i nemici di Dio! Questi uou s'arruffano se nuu 
sentoasi feriti. Il Sillabo è un Documento pontificio belFe buono. 

1. Documento pontificio, so si considera chi voile e comanS 
si facesse la coUezione dogli errori condannati. Questi fu Tistesso 
Pio IX il quale proprio lui in persoivi li avea riprovati in pre- 
cedenti suoi atti, e di guesli stessi errori volle si compilasse 
la raccolta. Il S. P. Pio IX vel ab ipso sui Poììtijicatus exordio, 
scrive il cardinale AntonelH, 8 dee. 1864, numquam desiitif 
suis Epistoìis Encìjdicis et Alloeuiionibus in Concishrìo ho^U 
bitis et Apostolicis aliis Literis in vulgus editis priecipcoH 
huius pì'aeaeì'tim infdicissimie aetaits ebrores ac rxi.s^ do- 
i'Tiu>'i8 pRosirRiaBitc et oaxsare... idkm summus Ponftfex tol 
ut EORi'SDEM EimoKtx mfllobus conjiceretur. Quindi facondo 
tensione non a chi pose, diciamo così, la mano (Vopera^ sì 
movente^ et quidmn movente non per consiglio ma con ven 
autorità^ il Sillabo s'ha a dire: Raccolta autentica^ Elette^ 
giuridico e publico^ Sillabo del Papa Pio IX, 

2. DoouKENTO PONTIFICIO, 36 SÌ riguarda chi lo inno a tnttìi 
Vescovi dell'orbe cattt>lico. Questi parimente fu Pio IX- }fihi 
vero, è il medesimo Cardinale che co l'attesta, is masdatis i*w>£T 
(Pio IX) ut hunc sijllabum ad Te^ III. ac Rej\ Domine, perh- 
KESDtM enrarem. Farebbe increscere bonamente di sé chi richie- 
desse che il Papa stesso avesse dovuto scrivere di suo pugan 
la lettera d'invio, e conseguaria colle sue mani al corriere! 

3. DoccMESTo poxTiKicio, 86 SÌ attende da chi furono oondan- 
natl gli errori enumerati del Sillabo. Questi non fu, né potè 
essere altri che Pio IX; giacché il Sillabo ò V Elenco di quegli 
stessi errori (eorumdbh ehrorux), che Egli nwìiquam dksti 
£iiM Epistolis... FROscRrBBRE OC Di^uncARE. È chìaro questo modi 
di parlare sì o no? 



«tLUoo » 421 

> DOM«\Tico, se si pone mente 

e: e dalla materia contenuta 

r Elenco stesso. Or bene la ma- 

4t FALSK UOTTIilN'B PEt^SCRITTE C OON- 

Enrumdem errorum Syllabus^ i 
UH PKoscRiRBRB et DAMNARE...; omnes 
v«, quae ab ipso (Pio IX) repro- 
Ti dicano i nostri oppositori so ca- 
ie le proposizioni raccolte nel Sillabo 

ri CONO ANSATI dallo 9TRSS1SSJÌI0 Pio IX, 

: <ial medesimo mandati, raccolti in un 
'JoU'orbe cattolico! 
iri" in qualche modo e/.iaudio se si rimi- 
dopo ciascuna proposi/aoiie, giaccbà esse 
unenti dellMstesso sommo Pontefice Pio IX. 
"»*tcio se si ascoltino: 
inali sia nelle loro opere, sia nelle disser* 
latti nelle Commissioni al tempo del Con- 
^ompre ricordato il Sillabo, denominandolo 
laono citato le propoBÌzioui in esso raccolte, 
serviti vuoi per confatare errori, vuoi per 
trine. 

allo loro lettere o di Protesta, o Pastorali, 
IX, di Consulto alla sacra Congregazione 
^giungiamo verbo al tanto che abbiamo nei 
i portato, 
.nodali e Provinciali, de'quali ci siamo oc- 

nteflci Pio IX e Leone Xtll. Il primo non 
nelle suo Lettere: Sylhbì nostri, S7jllabu8 
nostro imfnt edrtus ecc. * U secondo poi 

iO citate le sepucotì parole ili ho 1\. rigunrtlo al Sìllaba: 
(Ufi fion et Syllahum coram vobin nunc confirmo, 6t 
ryu/am dorendi propone. Ora ik:co (iniiiito inturnu ad 
dopo uno 5tudio più accurato. 11 Snolo landre Fio IX, nH 
rio della !ua assunxìooo al PoflUficaio, celebrò la Mcaw 




422 IL VALORE 

specialmente neir Enciclica Immortale Dei ricorda il Silk 
io qual modo! Pitts IX... ex opiniouibus falsis.., plureJi'lè 
TAViT, EASDEiiqvE postea iti UNUM C(fgi IUS8IT, ut... koter^Nt 



Dplla Cappella Sisiinn, (ìnila la quale portiVsi allo Paolìnn àuse, deposti ì parammd 
Mcri, rcpveit^ gli angarìi fitil Sacro Coll^-cio d^'CArdinnlI wpr'-^si iti ik 
iHto tlall'Rjno Palriii Cardinale Vicario. Rran presenti eruoilio un ^i 

II Somo Padre die una breve risposta, nella r|uale vorrcblMsi dtce<^ Iv surrireriti! | 

L* CnHà Cattolica ebbe dal .«uo cotxispoùdpnle dì Ruma tin rsntto (come qat4 
i.*r«prinip) rÌJì$8unto del wngnifUo e €(mmov*nte discorso <M Santo Padre, ^ 1 
piiMdicA n' tt ;;itifnio IHtw iìunto rintsttnto, tradotto alla lettera dall' iulini 

III in^li>«4>, Vi'iiiit; m^rrito iii-Hj Duòli'» lieview, Jnhj Jd€T. yoticet of Bo& 
pay. MiU. In e<«o però non a^ipaiono le rectUte parole, sì le fegucntì: Io ho p9 
iato pulttiUcando »*«' Kncichca c/tf contieni una àtrie di propogieicni 
nnie, etti ai dà il nome di Sdl.ilx). Qursta io intemmentt conferma é rif 
in quenta Mirtine circostanxa. È dinicilc assni prrsonderat che qitfite pròprio 
stono itale b* p.irolc di fio IX. per la nuuifesia intisiitezu che coniciignno. yU 
r I^iu:iclir.>i Qitanlft cura non fu imi dato il nome di Siììabo, né In $ni> dvtlr- 
proposizioni oondannnic in t|nelln pnns.«i crtiifondore con la iterlc di^fli SO errofi 
fnameratt in qiifrsto. — Il Cani, Manninr. allora scmpltce ArcirpscoTO di We»iaitnfb 

r clte eia giunto in Roma 11 giorno 8 Giufno, nella lettera PaMorale ' 
in lUb H St'tlt'inbro 1807 narrando il pa!saLo^i nelLi Cappt;lla PaoltiL'i 
Santifà rispose immediatamente con parole che per maìa sorte non fuftmù 
subito messe in carta, r»a r.ran presso a poco le seguenti: t Io accétta dà i 
citort»^ NeìV Enticiica del J6fi4 e in quel che chiamaci 11 Sdlobo. >o Aoi 
chiarnto a] mondo i pericoli che minacciano la Società^ ed ho eoHda9m»14 i 
fallacie che attentano aila sua vita. Quell' atto io lo confermo ora atJa i 
presenta e lo propongo niiOVa>n^nle a noi dinanzi coim regola del to*tHìim*\ 
segnamento. > K cagione di questa iRstiinoniniiza pnó b«D credersi che li lHÈiUmi 
Hevietp, Aprile 1875, orL IH. Bishop Fts»Ur on InfalHbiHttj paff. 3W, s* iulure*» 
a riloniare lutla Risposta di l'io IX, e lìffrìnie le parole nella ^eeuenlc nuuitfi:j 
In vostra pre:«enta io ora confermo V Enciclica Anania cura ed anche ti S'Iiifc 
e nuocamentc li propongo a fot come regola d'insegnamento. Ij dotta nwttl 
ifrgiunpe poi in nota che il discorso del Santo l'adre era staio nel luitlì» 1K6T da mll 
rifento secondo che ora rìporlato djì giornali eoo qualche poco riìecatUe diftre0| 
di parole: ummportaht di fferencc ofwordiny. — Momìf;nor Plantier. che jpn 
in Roma ni \t di j.''u?»o si dovea irovnr prosonic nell.i CippeJla Paolini. i» 
lettera In data i^ frbbruio INfìK dlretlu fìir f/nit^» riferisce che il f*n|wi in i|«I-| 
roccafcJORe uvea detto due parole. Ui priina: Le Monde est perda dana t0^ 
nèbres, et j'ai public U Syllabus pour *jue lui serve de phare et U ré 
la route de la rérité. La seconda: Qaand le Pape parie dans un ade 
e' ept pour étre pria « la lettre ; ce qu' il a dit, il a ronht le dire, (Vt 
?7 feW)PÌo iSOKi. 

V Armonia dì Firenze del 90 giugno 1867 Ta oa articolo sofifa il twal^'l 
per Udegraro, dal discorso del Santo Pnilre. l/t parole notate eoa viffotette. 



DB1. « SILLABO » 413 

hoUci homities ijiiuP sine offensione sequerentur. Non sappiamo 
se si poteva dire di piò e di meglio. Qni sì ritrova affermato e flan- 
cito quanto noi finora abbiam ricavato dalla lettera del Card. Àn- 
tonelli. Pio IX che condanna: ex opinionibus fakis,,. plures 
sotavit; Pio IX che vuole e comanda sieno raccolte in unum 
le stesse opinioni false condannate: KiSDKiquE pastea in unum 
qji rcssjT: e qiiest'i::?uM, che è il Sillabo, è tale da segnirsi 
»me regola sicnrissìtna: ut haberent catholici hoin/nea, quou 
_sisE oFFKNsiosE seqtiet'entur. Il che è quanto dire che il Sillabo 
un Documento Pontifìcio che, norma sicurissima di condotta, 
>no sotto gli occhi di tutti i cattolici le st^^s^ false opiniotìi 
Pio IX AVEi coNDASKATK. K notìsì beue : il sapientissimo 
&iie XIII dicendo: Non absimìli modo Pins /,Y, ut s^se 
pportuniias dedit, ex opinionibus falsis, quae maxime valere 
v'sseiii, plures notavit, ea&demqne postea in unum cogt 
ìitssit; fa tre cose. Primieramente, pel lato cronologico^ distingue 
['atto glwlicativo o di condanna fatto da Pio IX di quegli orrori, 
Patto di comando che quegli stessi errori fossero raccolti in 
Elenco. — Secondamente afferma che le proposizioni raccolte 
esso SODO gli stessi errori precedentemente di tempo in tempo 



)tli a) caw) nostro, sono: procurò (il l'alia) tU richiamate gii spìriti traviati 

(AirrK Excici.rCME, ed inrìicando i princìpii fondnmentaìi del diritto^ del- 

|wK«/n e dfìhi rrìitfione. V Uni ver» o Le Moniìe^ 11) }riu((no IHf>7. pr4«(!nUino 

Mloi*« i|u.in!o avenn |)olulo avere dall' Agcnzin JInvas. Spnonclip rt'mner* si-l 

appresso (25 piugrno); voici, scrive, d'aprt» nott letlrts de Hom^, le tteng 

^«XìkCl quo possiblc da paroìes prononcéeg par ìe Saint^Père le 17 Jiti», 

«fon/ U té^ifraphe wiua a dotmé urne incomplete anaiyite. La pfirlc interowanU* 

noi h cotI rìlfrilfl: Nous nvona condamn/unr sèrie d'errewB gu'on a cf>m- 

r toitf 1t nom df. SyltaliQj!. Nowt repetons et renotireìoiM eette condamnatittn. 

yninci apiwrr chf, suintlo allp li'slimonianzc cilalc, tliiltii Ris|io<ta drl SiinlO Pailrn 

pò pu(>^u rìcnvArp cnn cprtczn r 5.inu rrìlicn Tri'Diiii rDnnuIn ilnti'rminnta. 

Per cofllrario quatlrn diarii die rf stflinjmvano in Momn — J? i>i>i« Saìvat^rf, 

Correspondance de ffonif. L'Ouervatore Homanfì, Il Giornale di Roma 

allora iiDìciiikM — rìTiìriKono \m»\ il fjlto, uà non riportìino verbo dflla 

Jd l*;ipa. Allo sloMo nioilo Degli Acta Pii IX non apparisce vettiglo ili 

I *li«(>rso. 

iVr II buio puriDiilo in elio sono arToltr le p^rok da prindp>o rlpoitiite, noi 
crtfilnlù Iti'mì dì non filarle comr nna prora ni noèlri lettori, ruicliè nuovi 
(sU non nr mrtlnno fuori di dohii'o Vesiflenta, « ne accrriino il sewo. 



424 IL VALOHE 

('ut sese opportunitas dedit), condannati. Ed in questi due pani 
convengono mirabilmente Pio IX e Leone XIII nel gindicara 
del Sillabo. Mettiamo a rincontro delle parole di Leone quella 
che per ordino di Pio IX scrisse il C^rd. Aotonelli. 



Non ul)^ìrllìti modo Vlus IX, ut sese 
opportunitas dedit, *!\ tnlsis opinìoui- 
biiSj qiiiie tiia\iti»e lat^rc coppissent, pìu- 

Tfg NOTAVIT, EAivUf^VOlJP. P06T£.\ ìli UfIWm 

r.ogi fCSSiT... Enciclica : Immortale Dei. 



...)'ìu<; iX... vej al> tpso miÌ Puaiì 
scordio oanH)i].-irn drstiiìt iqìk 
li&.. in valgos rditi^ praerÌpao<... ttm- 
res... pnuHCRiBKfiE et OKMHkviL. 
anicm...; ìdeìrco IdeinSum. Poni, v 
ut F.onuMDEM crivirum hìjIIv 
(icorcLur. Leu. itet C.ird. Aiu 
cpmbrn t8Gi. 



Ternamente accenna al modo e valore della condanna colU 
quale Pio IX proscrìsse le proposizioni presentate nel Sillabo. 
Imperocché dicendo: non absimili modo, afferma* una certa 9u- 
miglìanza colla condanna che Gregorio XVI avea fatto nella «^iia 
Enciclica Miravi vos, 15 agosto 1832, la quale incomincin^.i ' 
dairistesBo Gregorio (Enciclica Slnrfuìarì Nos, 23 luglio ]>oì\ 
è riooQosciuta come dommatica. Come se dicesse: ciò che fece 
Gregorio con la sua Enciclica Mirari vos, fece Pio IX condannando, 
M^ sese opportunitas dedita molte delle false dottrine de' giurai 
nostri facendole poscia raccogliere in un Elenco^ afQnchò i cAt- 
tolici avessero avanti agli occhi una nonna sicurissima da seguire. 
Dunque secondo il giudizio solennemente esposto del sapientis- 
simo Leone, il Sillabo ò un Elenco, fatto per ordine dì Pio IX^ 
che presenta raccolte in uno le false dottrine de' giorni nostri] 
condannate con autorità apostolica dair istesso Pio IX. 

6. Il Sillabo adunque ò indice^ sì; ma, come s'esprìme Ul 
vescovo di Cadice: Indice lUTomiiADO dsl Clero. È eleuco, sl;| 
ma Elenco non qualioigue, né di un chicchessia; si bene^ 
ientico e fatto per ordine e sotto gli occhi di quello stes 
condannò gli errori che poi volle fossero in esso raccolli. 
elenco, sì ; ma Elenco ammirabile^ che contiene istruzioni dci'ì 
triìiali, decisioni e giudizii della Santa Sede^ la parola saeraéi 
divina del labro infallibile del Capo della Chiesa; che èfmg 
di luce divina, chiave maestra^ che dissijHi ogni dubbio, togl 



DEL « SILLABO » 4^ 

ta maschera alV errore. Così parlarono i Vescovi ! Gli ime- 
fnamenti emanati da guest-a Sede Aposfolica^ e coniemtii sia 
ul Sillabo e negli altri Atti del nostro illustre Predecessore, 
sia nelle Nostre Lettere Encicliclie, fanno chiaramente sapere 
ai fedeli quali debbano essere i Im-o sentimenti e la loro oos- 
noTTA in m^zzo alle difficoltà de' tempi e delle cose; qui ^ro- 
teranfio anclw una leoge per tirioere il loro spirito e le loro 
OPERE *. Così parla Leone XIIIl 

Dopo ciò appariranno al lettore in tutto il loro orrore le pa- 
role de' nostri oppositori in riguardo del Sillabo. Esso sono a 
dirsi irriverefUi assai e del tutta contrarie al parlare dei Teo- 
Jogi, de' Vescovi, del Papa! 
Dunque, perchè si vegga d'un sol colpo d'occhio tutto il di- 
arso ne' sei precedenti articoli, il Sillabo è Documento Ponti- 
eia che presenta raccolti in un autentico ed autoritatìvo Elenco 
principali errori dell' età nostra condannaci con giudizio in- 
fallibile dalla Sede Apostolica. Tale Io riconobbe T Episcopato 
moIU^plici, pubblici, solenni, giuridici suoi Atti, seguilo in ciò 
lalta maggiore e più eletta parte de'TeoIogi, approvato lodato 
tcoraggiaio da Pio IX che aveva Egli stesso in persona condan- 
&to qne' medesimi errori., e finalmente raffermato da Leone XIII 
ie propone l' istesso Elenco come documento a cui attenersi per 
^mminare sine offensione, come norjTta e legge per regolare 
dirigere lo spirito ed i seìUimenti, la condoft-a e lo opere dei 
edeli. 



tlìen ili S. S. Lgone XIII a Hons. Untori Vescovo di Pcri^ieax, ti luglio 1d84. 



DELL'EBRAICA PERSECUZIONE 



CONTRO IL CRISTIANESIMO ' 



Articolo IV. 

Quanto il cristianesimo trionfante Botto Costantino Magno 
sia stato equo verso gli ebrei sempre pertinaci nel loro odio 
contro il cristianesimo e V Impero rmnano. 

Da Gesù Cristo fino a Cosbintìno AlagDo, duranti i primi 
secoli della Chiosa, quando essa fu sì spesso e s\ crudelmeat 
perseguitata, vedemmo che gli ebrei ne furono sempre quanto e 
peggio che non gli stessi pagani i più atroci» cordiali e per 
colosi persecutori; siccome quelli chu a questi sommìuistniroQ^ 
colle calunnie sempre e, quando il poterono ancor colle mani, 
cagioni delFodio e l'aiuto per isfogarlo. E perciò ant^he per que 
capo si possono gli ebrei definirò deteriores omnibus barhark 
come li chiamò T imperatore Marco Aurelio; secondo che wir 
Auuniano Marcellino citato dal Baronie al n. 4 deir&noo 
Cristo 178: Ille (Marcus Aurelius) c«ot Palestinnm tramile 
Aegyptum petens^ faetentium indaeorum et tumuUuaniiu 
haepe taedio percittts dolenter dicifur exclamasse: Mar 
mannij Quadt, Sarmatae! Tandem alioa vobi3 d€ter%ort$^ 
invmù Cioè: «Passando Marco Aurelio per la Palestina ti}*j 

< dando in Egitto, noiato del puzzo dei giudei e dei loro 

< frequenti tumulti, dicono che esclamasse: Oh Marcomannì, 01 

< Quadi. Oh Sarmati! Finalmeutc ho trovati dei peggiori di voi 
E queste persecuzioni movevano e facevano gli ebrei contro 
cristiani appunto quando, per confessione degli stessi storici fflo 
derni ebrei < i cristiani professavano vei*so gli ebrei pri' 
« dolcezza e di umanitii. » Come, fra gli altri, scrive i\i 

' Vedi (jum). 8C9. pagg. 5Ì(V5C0 ilei voi. 3<>ilj qncsui Serie. 



DELL' EBRAICI PEHSECUZIOWE CONTRO IL CRISTIAN ESIMO 427 

irrido (di cui ci dicono ijli Archìves ìsraelifes del 14 ottobre 
li quest'anno a pi^. 322 ossort» egli oni Presidente di Camera 
Sila Corte di Cassazione in Francia) iu sul principio del capo 2' 
iella sua opera intitolata: Les Jui/s en Frante^ en Italie et 
E$pagm depuis Uur dispersion jnsqu'à nos jours edita 
»t Levy in Parigi nel 1867. Non dei cristiani dunque martire 
vittima si ha da dire il popolo ebreo, sireoine iinpudenteinento 
lentiàrono ora lauti ebrei e mali cristiani, ma degli ebrei martire 
vittima non mono che dei pagani si ha da dire il popolo cri- 
tiaoo, almeno, come finora si è dimostrato, lungo i primi tre 
broli della Chiesa. Duranti i quali, giova ripeterlo, ninno finora 
riuscito a trovare pure un atto solo di persacuziouo o, come 
dicono, d'iute] lorauim di verun cristiano contro verun ebreo. 
Sappiamo che qualche erudito, non negando il fatto ma vo- 
idolo spiegare o scusare, difende gli ebrei dei primi tre secoli 
11a Chiesa considerando essere cosa ben naturale che essi do- 
serò combattere ana, come gli ebrei, dicono, setta od eresìa 
»rta tra loro contro di loro. Ma in primo luogo; se questa ra- 
^one Talesso per gli ebrei contro i cristiani, dovrebbe anche 
jl&lere non soltanto per i cristiani contro gli ebrei, ma per ognuno 
Mitro ognuno che egli tenesse per settario ed eretico. Ed allora 
»Te andrebbe la famosa tolleranza sì predicata appunto dagli 
ì^breì? In secondo luogo; non si,fa ora altra quistione se non che 
un fatto storico: cioè se di fatto, nei primi tre secoli come poi 
bì seguenti, siano stati i cristiani quelli che perseguitarono gli 
el>rei oppure gli ebrei quelli che perseguitando sempre e pei primi 
il cristianesimo (secondo che ora seguono a fare) si attirarono 
perciò contro quelle che ora si dicono reazioni, che gli ebrei 
chiamano persccu/ioni, e non sono state inai, né sono, nò saranno 
prftàso i cristiani che legittima e necessaria difosa. Difesa tra- 
lodata bensì talvolta per iscusabile furor popolare, ma sempre 
) subito ricondotta dalla Chiesa nei suoi giusti confini. Or noi 
|nesto solo fatto intendiamo ora di dimostnire; mii*aiido osclu- 
sivamente a strappare dalla fronte ebrea quella ^IsiQcata aureola 
b popolo martire fabbricata iu ghetto e spacciata dai suoi com- 
viaggiatori liberali e frammassoni a gloria dell'ebraismo 



^8 dell' eenAiCÀ pri^secuzione 

ed onta del cristianesimo. Che poi gli ebrei avessero od abbl&i 
diritto torto nel perseguitarti il cristianesimo questa, per o 
è per noi questione adiafora. Ma non per gli ebrei clie soinp 
vantano, falsificando anche e specialmente la merco storica, 
loro rullo della tolleran?^. Cioò; loro vogliono essere tollerai 
Ma pretendono di avere il diritto di non tollerare i cristianL 
Or passiamo a vedere se, salito sul trono con Costantino ma^i 
il cristianesimo, si sia punto mutato l'andamento dello cose, sii 
per parte, dei cristiani verso gli ebrei sia per parte degli vb 
verso i cristiani. Pretende il Bedarride al luogo citato che 
« col regno di Gostautino cominciò propriamente parlando i'e 
« delle persticuzioni reUgiose contro gli ebrei. I primi oristi 

< avevano professati principii di dolcezza e di umanità. L'ini 

< leraoza o Torgoglio ne presero il luogo quando il Labaro ft 

< spiegato dinanzi alle legioni romane. Gli ebrei furono i primi 
« a soffrirne. > Tanto bugie quanta parole. Secondo che del resi» 
s'incarica di dimostrarci lo stesso Bedarride poche pagine dopo. 
Dove a pagina 29: « il regno di Costantino, dice, non d pre- 
« senta ancora vcnm violento provvedimento contro gli ebrei. > 
Ma per mantenere comechessia il falso: « Vero è, soggiunge, thè 
« sotto Costantino fu tenuto il concilio di Elvira {presso il Mùmì 
€ Eliberitanum) che vietò ai cristiani ogni comunicazione cogli 

< ebrei. Il che già annunziava quali fossero a tale riguardo i 
e sentimenti della Chiesa. Questo concìlio vietava ancora ai cri- 

< Btiaui di lasciar benedire dagli ebrei i frutti dello loro terre.» 
Peggio scrive il più fantastico che erudito Basnagio al Capo 1 
del libro 8 ' della sua storia de'Giudei, donde copiò il Bi^darrid 
Ma leggiamo, di grazia, nt4 loro foute i documenti od i t^l 
dei decreti del Concilio di Elvira quali si trovano al principi»» 
del volume 2° del Mansi; e vediamo se anche il pii^ sfacciato! 
mentitore della storia può punto ricavarne altro che difesa dei 
cristiani contro le insolenze ebree. < Ci piacque, dice il Concili* 
« al Canone 49, di avvisare i proprietarii di terre di non ptf* 

< mettere che i frutti che da Dio ricevono siano benedetti 4a^' 
« ebrei; acciocché non rendano cosi irrita e vana la nostra bvo^ 

< dizione. Chi ciò farà dopo questo divieto sia assotntameut» 



CONTRO IL airSTlANESlMO 421) 

* cacciato dalla Chifìsa. » Se qualche cosa pnò rìravarsi da questo 
decreto conciliare, si è che iu Ispa^ua, o dove che siasi ce- 
lebrato quel CoQcilio (del che disputano gli eruditi) la tolleranza 
cristiana verso gli ebrei era cotanta sconfinata, da tollerare perfino 
r intollerabile comunicaxione dei cristiani cogli ebrei nelle stesse 
cose sacre. E ci vuole uu l>el viso, raro crediaino anrhe in ghetto, 
P<:t accusare perciò dNntollei*an7.a i cristiani e Costatitiuo Magno. 
Stiamo a vedere adesso che, per contentarfì gli ebrei e non dar 
loro occasione di credersi popolo martire e vittima dei cristiani, 
Oìnverrà chi