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Full text of "La Civiltà cattolica"

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La Cfiviltà Cfttoìiea pubblica ogni I" e HI" sabato del mese u 
quaderno ili 8 fogli In 16" grande. I sei quaderni di un trimettn 
compiono un volume; sì che ut^ni anno si pubblicano quattro to< 
lumi di 768 pagine ciascuno, Le asaociaiioni si prendono a trimestri 
ed un volume »i pn^'o quanto un trimestre: un fascicolo separai 
una lira; per l'Estero, più la spe&a dì posta. 



Prtui p» ìt \mt\mm, pu&ta cinprtsa, itw : 



Italia L 

Tripoli di Barbcria, Tunìai, Susa d'ACrJca o la 
Goletta. > 

Stati deirUoiODe postale Franchi 

India, Cina Giappone, Brasile, Messico e altri 
Stati ileirAnicFÉca centrale e meridionale, e 
dell'Affrico ooQ opparleaenti nll'Uniooo pò- 
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Australia. Nuova Z-^lauda e altre ìsole dvl* 
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Sipuó far capoo alia Dlrraiont» centrale In Firenze, Via di»! Conti, 
o presso i Sipnori G'.-rcnd cfn' qui sullo notiianó: 



AmatErdam. Mr. C. L. Van LangcD- 

liuyaen. libraire. 
Ano3na. D. Vincenzo Oasparooì, Parr. 
Arexzo. Gius<>ppD Itoss). libraio. 
Acooli Piceno. Giuseppe Ctalclli 

Clemeat), libraio. 
Baroellona. Sr. Pona y CompaDÌa, 

Calle de Pctritiol. 0. 
Basaano. Pietro Foutaaa, libraio — 

Aut. Sterni. libraio. 
Baatla. D. Michele Golzio, Aiimdtiictr 

de» Frèresdes Gcolcs CbrétienDirs. 
BerfsjDO. PH4^oticeIli — Zucca Lodi* 

giaoi — Luigi Savio — Fr. Lon- 

giootti — lVre.ia Milcsi, libraia. 
Bolocwt- Filippo Matteuzzj, Piazza 

PavaRjioiic — A. Mur<^KRÌ»oÌ, Tip. 
Breno. Fratelli DiLmuDtc, librai. 
BrMola- Giuscppo Bersi, tip. edit. lib, 

— Delai. libreria gii Valeatioi. 
Bmxalleff. Mr. Van dea Broeck. li- 
braire, rati d<'< Paroisaicnfl. 
Bada Peat. T. R. 8pc<lixione delle 

CiiiziLcttv, 



Oamorlno. Venanzio Vitali, libraio. 

Chlatl. Oaelauo Gcatili, Via Polli 
ne, 16. 

ClBOinnatl. Mr. Benziger. 

Cingoli. Paolo Prosperi, libraio. 

ClDsone. Giudici, libraio. 

Como. Cnn Ostinelli — Vigilio Mayt 
libraio. 

Cortona. Orcsto Muuccì, libraio. 

Coitaatluopoll. 00114^*1(3 di S Pti 
che ri a. 

Crama. Oraiio Merico, libraio. 

Cremona. Borico Maffezzonl, libraio, 

Coneo, Gia<!omo Slellino. libraio. 

Farmo. Filippo Oiovenlii. 

F*rrara. Antonio Taddei e F., Ptax 
detta Pace. 

rirenxe. Kui^ Mnnuelli — Iv 
Cini. Via Ghibi^llian — Fn.: 
Bocca. Via C«rrelaui — Frat 
Biigginì, Via Condotta - Erra: 
l.ocscher. Via Tornabuoni. 

rorli. Curi r;iyv»nnì Bald^lli. 

FrlbBrsO-(Bṛ<iJ'JVij,) Mi.lientnr, I 



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LA 

CIVILTÀ CATTOLICA 



AMO miGESIMOSETTIMO 



SB mttrto l^&H. 



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CIVILTÀ CATTOLICA 



AMO TEIGESIMOSETTIMO 



Btatut populu» ctiiut Dominut Deus eiut- 
PBA1.U. CXLIU, 15. 



VOL. II. 

BELLA SERIE DEGIBIATERZÀ 



FIRENZE 
FREB80 LUIGI HANQELLI, libeaio 

Vl« dal Prooonaolo, IO, 
fnm S. Uula la cuif • 

1886 



Proprietà Letteraria 



PraCu, 1 ip. liwtineui. i<ì(f ijo e U 



71 349 

LA QUESTIONE DEL PAPA 



E LA VIGILANZA ITALUNA 



30 



È proprio sing^olare il contrasto che, per rispetto alla q,ne- 
stìone dol Papa Ìq Roma, dura da sedici anni, tra noi italiani 
aUolìci ed i liberali italiani. Noi sempre abbiam sostenuto, 
Mi» cedere mai, che essa non era finita, nò eolia breccia della 
Porta Pia, nà colla legge delle Giiarentìge, né coir atto della 
«pitale politica del regno, portata nella capitale religiosa del 
noado cristiano; e sempre abbiamo ripetuto che il tempo non 
le ooceva, ma le giorava. E gli avrersarii, alla lor rolta, sempre 
à hanno risposto e Io han dotto a ridetto a so stessi per as- 
ùorarseoe, che dei morti non era più a ragionare; morta e bella 
« sepolta era la questione del Papa, ìrroTocabil mente e eempi- 
lemamente chiosa nella tomba dai fatti compiutisi Tanno 1870. 

Per altro noi non abbiamo neppur cessato mai di notare, che 
ad ogni stormire di fronda in Europa e ad ogni ancorché lieve 
ura propizia pel Papa che spirasse di fuori, sabito questa be- 
nedetta questione, già morta e sepolta, tornare a moTersì, ed 
Kl neeeesarìo che, almeno sei o sette volte Tanno costantemente, 
Biofitro liberalismo ci facesse udire il ritornello dell'irrevocabile 
«■enpiteroa sua morte. Caso che, per quanto la memoria ci detta, 
MB sappiamo siasi mai dì nessun altra questione avverato. 

£d ora. nel marso del 1886, eccoci di nuovo da capo col rì- 
torsellci, rìpetato in tono assai mm baldanzoso che per T addietro. 
0& dopo che la Germania mostrò dì volere por fine al KuUur' 
ÌOTip/. che la metteva in gnenra diretta colla Chiesa cattolica; 
e più dopo che implorò la mediazione del Papa, nella sua con- 
tnivenna delle Caroline colla Spagna; e più aattìn dopo il feli- 
ÓBÓmo esito di questa mediazione e lo scambio di cortesie che 
ae segni; e più che mai dopo che si è pubblicato lo schema di 



6 tA OUESTIOnE t>a. PAPA. 

nuore leggi ecclesiastiche, le quali possono condurre l'Imperc 
ad un accordo colla Sunta Sede, il liberalismo italiano è Tenui 
perdendo a grado a gnido la pace sul conto della questione deli 
Papa, ed ha preso a vivere in sospetti che lo tengono dubìtosoj 
e irreqnioto. 

È bastato un semplice telegramma, che annunziava da BRrIÌD>| 
nn pranzo datovi e un discorso familiare tenutovi con alcuni i 
personaggi dal principe di Bismark. per fare che tutto il campo-] 
liberalesco d'Italia si levasse a ramore. II telegramma dicera: 

« Parigi 9, — II Journal des Débais ha da Berlino: Bismark,] 
al pranzo parhimeutare di ieri, fece un grandissimo elogio dell 
Papa, che considera corno uno degli uomini di Stato più rimar-] 
chevoli dei tempi moderni. Secondo Bismark, il Papa diedy provi 
di alta perspicacia, comprendendo tutta l'iraportanM della Oer-l 
mania conservatrice nel centro dell' Knropa. 11 Vescovo di Fulda»] 
presente al pranzo, è considerato come un mandatario autoriK-j 
zato dal Papa nella Commissione ecclesiastica della Camera deiq 
Signori. » 

II- 

Quel che farebbe un fulmino, che a ciel sereno scoppiasse 
ana turba di epensit'rati, lo fece questo telegramma tra i nostrll 
giornalisti liberali. La gravo Opiniate di Roma, che ora, coli 
vecchia gonna di servizio, si è rimessa nelle sale della ConsultaJ 
allibì-, e perchè i suoi amici non se ne sgomentassero troppo, 
senza perdere nn momento, prese la penna e, fingendo di scri-j 
rere pei clericali, affinchè la intendessero i liberali, seriamentfrj 
li auimonl che smettessero speranze, le quali, si noti bene, nessii 
di loro ha mai espresse. K quali erano queste? e Che le dichiarv-] 
«ioni del principe di Bismark conti- nes«!i>ro quasi la promrasa 
nn'aziooe diplomatica, in favore della Santa Sede, contro l'Italia *.»( 

Quindi con argomenti proprio senza sugo, chetati cosi ali 
moglio i suoi, soggiungeva: < Ciò, ad ogni modo, come aUr 
volta abbiamo dimostrato, non esonera il nostro fioverno daìt'oòA 
òligo di vigilare. La questione di cui parliamo è assai più 

' Nvm- dt^Ti II niaiio ISS6. 



E UK VIGILANZA ITALU!(A 7 

^lle moschine lotte parla montar!, nelle quali, da qualch'j tdmpo, 
Ktapìatno la nastra attività. Ija concordia fra la Giìrmania e il 
i^pa può, checché se ne dica, esorcitaro una qunlclie injìuvnza 
«&ch» sullt) relazioni fra il Yaticaao >} l' Italia. Ma dipende da 
Mi, dal senno del nostro Oorerno^ il far si che questa iriQuon?^ 
sia benefica e risponda pure ai nostri interessi. Sai passato non 
é. rìttrna, ma nulla impedisce che sulle basi irrevocabilmente 
gin stabilile, le relazìoui tra li Papato o V Italia assumano un 
cftmttere meno aspro e ■piìi conforme allo scopo, ehe il Qoverno 
italiano intese di conseguire con la le^e dello guarentìge. > 

li quale oscuro lingLiuggio, spogliato da ogni involtura, o non 
signifìcara nulla, o sìgnifìcava che probabilmente la concordia 
fn la Germania ed il Papa farìL rivivere la ijuestìone della sna 
Ubortà; ed al Governo italiano bisogneri^ vigilanza e senno, 
ftocioochè non sì iornì sul passato; o alle basi irrevocabilmente 
' ' 'lite dalla rivoluziutit; in Roma, con sts ne sostituiscano altre^ 
1. ,iiaU assicurino lo scopo della legge delle Guarentige, cioè 
r indipendenza e dignità del Papato nella cittÀ sua, ben altri- 
Bfinti che qaesta legge non faccia. 

La Tribuna, portavoce della pentarchia, aspirante ad es&u- 
toTBfe il Depretis nel Governo d'Italia ed a sucd^dergli, così 
cODuuenbò invece quel tolegramnia: < Noi ricordiamo che, allor- 
fondo, fondato l' Impero germanioo, il gran cancelliere si ab- 
bftodonara alla latta titanica contro il Papato, i nostri uomini 
d'ordine, gli attuali conservatori, vedevano in essa la più sicura 
^amnzia dui uostro legittimo possesso di Koma. Quando si parl{) 
dc'It' alleanza colla Germania, il miglior mezzo per sostenerla, ed 
tocora recentemente T argomento precipuo per dichiararla indi- 
sp^a^bilo, fu qaesto: la QtìrniiLnia protestante ci garantisce dalle 
TelitiiU di ristorazione della Santa Sede, vista forse non di mal 
«echio da qualche Stato cattolico. Orl)one, coloro che fino a poco 
b COSI giudicavano delle relazioni rispettive tra la Germania, la 
Santa Sede e T Italia, che cosa dicono oggi del nuovo, cosi bene- 
nlo att^^iamento assunto verso il Papa dal cancelliere tedesco? 
Bbì trovano che il ravvicinamento dell' Impero alla tiara, av- 
l l'xiiu rispettivamente noi air Impero! Sicuro 1 II che, tradotto 



8 LA QUKSTM.IE DEL PAPI 

in Tolg&re, significa che dalla Santa S&de. a qaahiaqne coategnt 
d voti, noi non abbiamo nulla da temere; che dalla Gerniania,! 
qualunque politica adotti, noi abbiamo sempre qualchecosa a spe* 
rare. Èia storia doi cortigiani di quel re degli Animali partantìi 
i quali, pur di fargli piacere, negando egli che piovesse, rìcooo-j 
scorano di essere slati bagnati dal solel > 

Detto poscia che non pareva ai avesse fondamento a oon< 
timori di ristaurazhne, di restituzione et similia. concludt 
essa pure, come L* Opinione, a prò della vigilanza: ed ecco qual«j 
liberalissimamente la consigliava: < La nuova politica ecclesìa 
stica (della Qermanìa) potrebbe avere l'effetto d'imbaldanzire] 
chi già troppo baldan7.oso si mostra di rianimare folli speranze.] 
Mai come in questo momento si è fatto violento contro le nostra] 
istitazloai il lingui^gio della stampa clericale, e attive le mea< 
del Vaticano. Crediamo quindi che mentre una prudente vigilan»:] 
ò indispensabile nulla politica estera ,| un po' di quella mano dij 
ferm, tanto sciupata contro i radicali, sarebbe nella politica in- 
toma singolarmente necessaria contro gli eterni nemici nostri^ 
contro i perpetui insidiatori e cospiratori, a danno dei nostri in- 
teressi e del nostro avvenire, ì clericali '.> 

Di maniera che nei due campi, che divìdono il liberalismo ita- 
liano, cosi in quello che porta sugli scudi il Deprctis, come ii 
quello che porta i pentarchì, si manda il grido di all'armi, e 
prescrìve la vigilanza. 

m. 

Il monito ptTò dell* Opinio7ie seppe di agro al Diritto, licen- 
ziato ora, che vi domina il conte di Eobilant, dalle anticamere 
della Consulta, nelle quali, a' bei giorni del ministero del Man- 
cini, spati nmoggiava; e, non potendo altro, negò fede al tuk 
gramma del pranzo di Berlino, ed usci in rampogno e iiii)I.U>ggij 
contro la comare, che le ha preso il posto, e contro t'articolo 
essa pubblicato. Di che non tardò essa a rimbeccarlo, dando ai 
solenne lezione a tutti quei liberali d'Italia, ch'^ credono le coat 
correnti fra Berlino e il Vaticano sieno da prendersi a gabbo. 

1 Htncro dei ì'i ài uurio 1&S& 



B Lk nCILARZA TTAUtXA 

Prima dì tatto al petnlante Diritto scoccò questa gentilezza: 
tU Diritifi che, dopo la dimissione dell' onorevolo Mancini, ha 
perdalo, pare, la bussola nello questioni iatornazionali, nello 
quali del resto, sotto il ministero di qoell' uomo politioo, minac- 
eiava talora di farla perdere, co' suoi coBf^igli e co' suoi ardi- 
menti, al ministro, mette in burletta la notizia del Journal d€3 
DéÒafs ecc. ' Ha detto che la notizia era oonfermata da corrispon- 
denti berlinesi della Seue Freie Pr.sse di Vienna e del Times 
di Londra, ooU'aggìnnta che in quel pran?,o il principe di Bi- 
smark portata le insegne deirOrdine di Cristo, conferitogli testò 
dal Papa Leone XtlI, seguitava dicendo: < Siamo stati ì primi ad 
aTTertire il paese delle nuove tendenze del principe di Bismark; 
e par troppo, come spesso succede di tutte le avvertenze serie, 
il nostro ammonimento non fu accolto come si meritava. Qualche 
giornale ha persino osato dire che noi volevamo sparentAre 
r Italia a profitto del presente gabinetto! Non ragioniamo di 
ooetoro e passiamo oltre. I sintomi da noi avvertiti, poco tempo 
fia, cominciano a divenire ora un po'pìiì inquietanti. Il principe, 
nelle sue relazioni col Papa, ci mette ^^W osteniazione nella r«- 
VfrenzQy e coloro che la interpretano soltanto come atto dì astuzia 
p(ditìca non conoscono l'oomo. Ei mira più in là e più in alto; e 
vuol lasciare, quando eì dispaia dalla scena del mondo, i cat- 
tolici pacidcatì con T Impero. » 

lUastruta poi la necessità dì questa pacifìcazione, passava a 
din: «Ma il prìncipe, nei suoi colloquiì confidenziali, che per 
r indole loro, divengono spesso pubblici, ama da qualche tempo 
Bonsidermre il Papa come un grande elemento di ordine e di con- 
servazione; il quale deve pregiare l' effetto dell'accordo suo colla 
'r-j.'mania, essenzialmente conservatrice, E se s'intende per or- 
4ine^ l'ordine morale e politico, e per conaermzìatis, la invio- 
bbìiitjl dei grandi principìi, i quali gli anarchici negano e 
«Malcano, non vi ò dubbio alcuno eh* è nel vero. Ma for»', anche 
Icoitn) U volontà personale del Pontefice, vi 6 molta probabilità 
i(àe ordine e conservazione, sìeno interpretati dal Vaticano in 
laido ben diverso; e Tono e l'altro non si possano da esso 

* fimnerv ari 13 i\ mano 1S86. 



10 tA QUESTIONE DEL PAPA 

concepire, senza il fondamento del Poter temporale o di qualoo»] 
die lo equivalga. » 

È curiosa questa interpretaziono doll'orriing, che rO/>wifOiie' 
ascrÌTe al Valicano, contro la volontà personale del Ponteficerl 
come SB noi Vaticano fosso dualismo di dottrina e di dire;sione:j 
come 86 mille volte il Santo Fadro non si fosse publilicameat 
spiegato cbittrissimo, intorno ttXVwdine di giastizta, il qaal( 
richiede che la Santa Sode flia rimessa nelle giuridiche condi- 
zioni dì liberti^ che le spettano: e come se i grandi principila 
d&W ordine fossero àik conserrarsi unicamente contro il deliri< 
degli anarchici, e dod ancora contro le ipocrisie dì un libei 
lisnto, cho da per tutto agli anarchici apre la strada. Se 
che questi arzigogoli di parole servivano agl'intenti delT araldi 
della Consulta, in quel modo che le serve la ridicola fìnsiiom 
< dei clericali chi> già Sitgnano nel prìncipe di Bisinarli. il gr&ndt 
ristoratore del Potere temporale. > Non lo sognano i clericali, 
ma lo temono ì liberali, e la vecchia volpe dice a uuora, pei 
suocera intenda. 

IV. 

Però torna ella a ripetere e conclude: < È corto che il 
tatto amichovolo del Governo imperiale col Vaticano non pi 
passare ìuoss^ìrvato in Italia, e ci obbliga a una grande caut 
e a una grande vigilanza. Non bisogna dare al Vaticano alcui 
pretesto, alcana sembianza di ragione, alcun fondamento dì lagaoj 
pur mantenendo inviolati i diritti dello Stato e le prcrogatii 
della Corona. I nostri errori, le nostro pazzie, lo nostro impron^ 
titudini, le nostre ciarlo imprudenti sarebbero usufruite dui ole 
ricali, i quali possedono l'arte d'ingrossarle, e le deporrebbei 
ora ai piedi del principe di Bismark, invocandolo come un tìi 
dico. Fra il Potere temporale crudo e la garanzia interjiazk 
va/e della legge delle guaretiUge, cho qualche liberale cattolìe 
della tinta di Anastasio Leroy- Beaulieu non manchorobbo 
mettere innanzi, come fu già fatto nella Hevm des deux mont 
sì cercherebbe un compromesso, sapendo che nessun partito lil 
rale in Italia potrebbe accettare su questa materia qualsii 



L 



B LA VIGILANZA ITALIANA 



11 



kr&nsurìone. Tattavia ae doì oontiauiamo a dar la Broglia e a 
TÌDDovaro il grido d'allarmo, à perchè siamo persuasi cho nel 
Taricanu 6 nella politica esttira stieoo sempre le nostre mag- 
Ipori diffiooIU, le quali non si vÌdcodo che eolla m&ssima tem- 
penum tt colla massima cautela, coatiuuando per <^uella via che 
si batte sicarameute da qualche tempo, checche dica il Diritto, 
nella nostra politica estom. > 

1 monili dell' Olii» ion^ ai liberali, sotto forma di riprensione 
ai clericali, non sono punto piaciuti alla Hi/orma di Francesco 
Crispi, Essa con lei si accorda auU'auimetterB Ja gravità del 
caso: < È necessario, die' ella, che l'Italia e gl'Italiani non sì 
bedano illusioni. Noi abbiamo già da tempo rilevato V impor- 
luza delle relazioni che s'andarano stringendo tra la Oertoania 
ti il Valicano; e, oltre al pro^sento, un passato abbastau/.a re- 
ffìntf. prora che quelle relazioni possono esercitare una certa 
inUa^rixa anche sulla posizione delT Italia '. > Kinfaccia poi fìe- 
naieate ai moderati la gran colpa di non essersi uniti al Bi- 
filare, quand'egli nel 1873 ruppe guerra alla Chiesa; di non 
«Ter abrogata allora la legge delle Guarentìge; e di averlo 
«oAlretttì alla naova politica di alleanisa coli' Austria e col Papa, 
alla quale si è dovuto attenere; e termina dicendo, con ispartano 
«Btsiego: « ila se poteva essere ottimo consiglio l'unirsi a 
Ksoark per combattere il Vaticano, pessimo sarebbe ora quello 
dì piegare dinanzi ai Vaticano per paura di Bismark, corno, par 
•ìi<r- rido il contrario, fìuisc« col consigliar V Opiniom, fedele in 
qoesto ai suoi vecchi ideali. Contro Hismark, contro il Papa, 
«fkotro lutti, un solo contegno può valere all'Italia: quello che 

j opiri ad una coraggiosa e risoluta tutela di tutti gì' interessi 
wnii e materiali della nazione; primo dei quali, ò certo Tìn- 
<f=;):ndenza dall'oscurantismo, dal Vaticano rappresentato. > 

V. 

Ci ^ardì il cielo dall' entrare in questo battibecco, fra i più 
icdtrosi campioni dell'Italia rivolujcionarìa e della sua bassa 
us^meria! Noi, da semplici spettatori od ascoltatori, ce ne 

' >nnwirD rl«i 14 nano )88t). 




13 ^^^r LK OUESTIOnB DSL PAPA 

teaìamu al tutto in disparte. Ma ciò oon deve impedirà dal faroj 
alenao osserrazioDÌ, che & noi sembrano opportune. 

Per esempio, non è strana la oondinìoue di uno Stato, la cui] 
tranquillità, circa il possr-sso nientemeno che dtjlla stia capit&leJ 
dìpeudu da tm pran7.u parlamentare, datosi fuor di paese, da onft] 
insegna ciir&Ueresca che tì porta in petto il ministro che lo di, 
e da un ragionamento privato, ch'egli vi fa con alcuni com- 
mensali? Adunque tantae molis erat l' edificare una fabbrica, 
le cui basi avessero poi da tremare, al solo eco dell' annunzio di 
un pranzo si fatto? Ed è questa la i7tdipendema, doUa quale 
Don si finisce mai di assordarci le orecchie, acquistata dall' Italia,! 
dopo ventisei anni di miracolosa redenzione? Quando mai, noaj 
diciamo V antica Italia, ma la Bepabblica di San Marino, da ohe 
esìste, si è sgomentata per l'avviso di un pranzo, datosi a Vieni 
a I^etroburgoP 

Ma lasciando star ei&, è dunque vero, per confessione del li- 
berali stessi, cho la questione papale non ò altrimenti mortA d] 
sepolta, ma anche ora sussiste, ed hanno avuta ed hanno rat^ìono] 
i clericali di asserire, che è questione tutt* altro che risoluta.] 
Anzi sussiste così vivaco, che, al dire daiV Opinione, oggi, do[ 
sedici anni di domicilio in Roma, nel Vaiicano stanno semj 
U inaggiori difficoltà dell'Italia; così che la questione del V»« 
ticano ora dà più timori ai liberali, di quel che non dia sperai 
u clericalL Di fatto noi ignoriamo che veruno di loro abbii 
messa in campo, a proposito degli accordi della Germania coli 
Santa Sede, non pure V idea che il Bismark possa ristorare ì| 
Potere temporale del Papa, come paventano i liberali, ma 
disegno altresì di una Guarentigia intemazionale delta teg^ 
delle Guarentige, che, per la rivoluzione in Roma, sarebbe 
giore del Potttre temporale medesimo; giacché la costituirebl 
pupilla sindacabile di tutta T Europa. Ond'ò cho i liberali, col] 
l'eccesso delle loro apprensioni, hanno giustificate le spei 
dei clericali, che non ai distendono a tante particolarità, ma 
restringono a tenere per fermo che, quandochessia e coinechessi 
sul passato si tornerà, e Dio rendere la libertà al Capo del 
Chiesa; essendo impossibile che il presente suo stato, da 
dichiarato intoUerabtle, duri sempre. 



E LA \1UILAKZA ITAUA.tA 13 

Qoftli poi siano por essere le consegaenzo aticho politiche di 
im tale accordo della Germania colla Santa Sede, nelle materie 
«xlesiastiche, non pensiamo che sia facile, né ai clericali, né ai 
liberali indovinarlo. Che potò non debbano essere sfavorevoli alla 
libertà del Papato, ci rallegriamo in sentircelo dire con tremola 
voce &aM'Opiniom; dalla Tribuna e (Jalla Riforma. Noi non 
gindichiaino pradente il far pronostici, né lì facciamo, neppure 
Uttomo al valore pratico della conservazione, per la cnì via sembra 
Vibrai mettere la Germania. Ma certo, se a questa parola sì 
mftotìene il senso che le sì suol dare, non parrebbe che dovesse 
pToonnsiar cose liete per VUic manebimits optimey irrevoca- 
bilmente e seiupìternamente decretato ìn Roma dalla rivohiitione. 
Qnindi noi iotondiamo benissimo che l'esegesi di questo voca- 
bolo dia tormento al corvello daWOpinione e de'padroni snoi. 



Merita invece ponderazione il corollario della viffìlanzn, che, 
dftl temuto caso, deducono i due campi del liberalismo italiano. 
— Tigilìamo! gridano ambedue in coro: ma quello capitanato 
dallft Tribtina esclama : — Vigiliamo, con mano di ferro, sopra 
i cUricali: dovochè l'altro, guidato àaXV Opinione, dice: — "Vi- 
giliamo cautamente sopra noi stessi. 1/ uno ha paura dei cat- 
tolici; e Paltro dei liberali. L'uno chiede manette per gli eierni 
nemici; T altro suggerisce mordacchie pe' linguacciuti amici. 
Quale dei due ha ragione? 

Prìmìeramento si può dimandare al campo della pentarchia, 
eom' entrino i catbilici d'Italia nelle faccende politico-ecclesia* 
stiche della Germania; e se chi ha un granellino di buon gia- 
fizio, a loro merito o demerito debba ascrivere le nuove, previste 
impreviste, relazioni dell' Impero alemanno colla Santa Sede. 

Id secondo luogo sì può dimandargli, se i pericoli che si teme 
nano per nascere all'Italia legale da queste nuove relazioni, 
sieoo imputabili ai cattolici medesimi; e quel ohe abbian ossi 
htto per indurli, o accelerarli, o aggravarli. Essi continuamente 
à aon tenuti lontani dalla politica; non si sono impacciati di 
plebisciti, non di brogli elettorali, non di intrighi partigiani. 



[4 LA QrEsnonE dbl papa 

Essi non sono mai stati colti in nessuna congiura, uè mai con • 
(lagnati da nessun tribunale come rei di una cospirazione (iualsia»i. 
hlssi davvero hanno te mani nette e dal sangue e dalle lagrime, 
che l'epopea rivohuìonaria ha spremuto a fiumi dallo vene e 
dagli occhi dei loro connaKÌonali. Perchè dunque sottoporli ad 
tina leggo di sosi>etto? 

In terzo luogo si può dimandargli, se lo sperare o il mostrare 
legittime speranze, che il Papa sia finalmente liberato dalle 
angustio che h premono, sia delitto punibile da liberali. Come! 
Voi, signori, non vi stancate mai d'imprecare ai Governi che 
faceano, dite voi, processi di tendenze, che colpivano, secondo 
voi, non l'atto, ma il pensiero; e voi osate invocare la mano 
di ferro contro Italiani, solo perchè nutrono speranze, o le ma- 
nifestano, contrarie ai rostri interessi, ai vostri odìi settarii? 
Ma dov'è qui il rispetto alla libertà per tntti, di cui vi millan- 
tute, nei vostri simposii, paladini? Punite pure i fatti, se fatti 
colpevoli scoprite: ma punire gli affetti del cuore ed i sentiiuenti 
della coscienza, sarebbe tale indegna tirannide, che scapiterebbe 
al confronto di quella di Osman Digma. E voi, che la consigliate 
e la invocate, avete ancora fronte di chiamarvi liberali? 

lu quarto luogo si pud dimandare ai signori della pentarchia, 
se la vigilanza colla mano di ferro, usata contro i clericali e 
le attive mene del Vaticano, non fossa poi, in ogni caso, no 
rimedio peggior del male; e non alfrettasse dure conseguente 
per parte dì una Germania conservatrice e in buona armonìa 
col Papa. Perocché questo sfogo di rabbia rivoluzionaria contro 
il Vaticano non parrebbe che dovesse attirare all'Italia le ca- 
rezze di Berlino, quando fosse divenuto ceutro d'un Impero con- 
servatore. Di clie la mano di ferro che si volgesse a percotere 
il Vaticano, non sarebbe sicura di evitarne una più forte, la quale 
venisse a spezzarla, battendo qualche altro posto di Kuma. 

Poste le quali considerazioni, la vigilanza sopra i clericali, 
bandita dalla bissa massoneria, per guarentire il suo nido nella 
oittÀ del Papa, date le coso quali sono o si apprendono, sarebbe 
non solamente irragionevole ed iniqua, ma per giunta nocira e 
dannosa a* suoi intenti. 



E LA VlOIUnZ* rTALIANA 



15 



vn. 



BestiL peNÌù quolla ìnculcaU, con pressantissimi termini, dal- 
VOfìinione ai liberali, sopra so stessi: e deve consistere nello 
KÌiifer irrori, nel non far pazzie, nel guardarsi dalle improìf 
liiudini, noi contenersi dallo ciarle imprttdenfit noli' adoperare 
wtas9inta temperanza e massima catUela, per non dare al Va- 
ntano alcun pretesto, alcuna sembianza di ragione^ alcun 
fondamento di lagno. (k»me ognun Tede, questa ò tutt'altra dalla 
iBsensaU Ttgilauxa, con la mano di Jerro^ implorata dalla Tri- 
buna: è invece la vigilanza in maschera, colle scarpe di panno 
e coi guanti di velluto. La prima è canina, quest'altra è volpina. 
Ma anzi tr?itto ci sia lecito chiedere agli accorti signori àe\- 
V Opinione, se uaa vigilanza si fatta torni più possibile in 
questo [Mndemonio d' Italia, così partigianamente scompigliata, 
arruffata e divisa com'è ora; in questa loro Italia^ nella quale 
U politica non mira più, né meno per indiretto, al bene pub- 
Uico del paese, né al decoro, nò alla saluto della patria, ma 
onicameote alla soddisfaitìono di cupidige e dì supi-rbie personali. 
Non m avvedevo essi che questo lor metodo di vigilanm, appunto 
parche consigliato da loro, è tosto impugnato, screditato e con- 
trariato da tatto intero il campo degli avversarli, si numeroso 
e potente, i quali se ne serpono corno di un'arma di più, per 
dar loro addosso e balzarli dai seggi del Governo? 

In effetto che è egli succeduto, con appena V Opinione ha 
nundati i suoi gridi di all'armi e predicato il nuovo metodo di 
ngìUm»? Che an urlo spaventoso di guerra al Vaticano ed ai 
cUriaUi si è udito dall' uu capo all'altro della Penisola. Alla 
Tribuna, al Diritta, alla Rifortna di Roma han fatto eco tutti 
gli altri giornali grandi, piccoli e minimi dei fratelli delle logge 
e dei collegati toro nel combattere il Ministero. 

£ da questa torba di gente i signori dell' O/uh i'on« sperano, 
per amor dell'Italia, t^mperattza massima dallo ciarle impru- 
denti dallo pazzie? Ma non sanno essi che questa gente appic- 
eberebbe faoeo al Vaticano, pur di fkr loro dispetto, di scacciarli 
dal potere e dMQnaI/.arTÌ i caporioni, dai quali si ripromettono, 
Dfo la sicurezza d'Italia, ma posti, privilegi e quattrini? 



16 



LA QvesnoHE va. papi 



vm. 

Di poi ci sia lecito chiedere a questi signori, se il rimedio 
della loro vìgilanm non sia ora ÌDutile, ul fiae cho intendereb- 
bero. Col guardarsi dal dare alcuna sembianza di ragione ai 
laijni del Vaticano, che cosa pretenderebbero? Di mostrare forse 
che il Papa ri sta dentro assai bene, Ubero, indipendente, come 
bisogna airaltcììza delPuffizio suo ed all'onore della sua maestà? 
Ma questo è impossibile: giacché, dato ancora che non gli si 
poi^es^e argomento di nuovi I^ni, per nuove offese cho gli si 
recassero, le offese recute al suo diritto ed alla sua libertà, nei 
sedici anni decorsi, e la durez!»i delle condizioni in cui lo ha 
iwsto l'occupazioue di Roma, per parte dell'Italia legale, nosti- 
tuiscouo una tale fonte di mali per esso, che egli non può fluir 
di chiamare intollerabile il suo stito. 

Lo smettere perciò di fargli nuove ingiurie, di strìngerlo In 
nuove catene, di ferirlo con nuove punture, potrà servire a non 
i^gravar il peso dei torti che ha l'Italia legale verso il mondo 
criàtiauo e le Potenze conservatrici, pe' modi con cui ha trattato 
il Fkpa; ma non a sgravarla da quello onde va carica e del 
quale, presto o tardi, dovrà render conto a chi ha interesae e 
pot«re di rendere alla Santa Sede la sua libertà. 

Signori ^liW Opinione, che vi gioverà il dire: — Noi non 
prendiamo più nulla al Papato; quando già avete ancor nelle 
mani il tutto che gli avete preso? Noi non ribJidiamu più i ferri 
ai polsi del Papa, quando già pur nei ferri glieli tenete? N(^ 
non facciamo a pezzi la Tiara del Papa, quando già sotto i piedi 
Te la siet« messa? Noi rendiamo onori sovrani al Papa, quando 
già gliene avete abbattuto il trono? Noi veneriamo il Papa, 
quando lo avete ridotto a somigliare Cristo net Pretorio, con una 
corona di spine nel capo, con un lembo di porpora sulle spalle, 
con uno scettro di canna nelle dita e fra le contumelie e gl'im* 
pniperii, che ogni giorno gli scaglia contro la stampa da voi e 
dui vostri amici prezzolata? Credete sul serio che la vostra nuova 
politica dellMtie liabbi valga a salvarvi dallo soudiscìo di una 
Potenza, la quale intenda davvero rimettere le cose nell'ordine 



I LA vicilaivi:a italiana ^^^^^" 17 

tutelar© i primi principìi della sua conserrazionQ? Via, ponete 
da baoda le baio; che baia più frivola della vigilanza che sag- 
rite, non si può dare. 

IX. 

Finalmente i signori àeìVOpiniont! dovrebber capire che la 
loro vigilanza politica si ridurrebbe ad una grossolana ipocrisia, 
la quale troppo coofenncrobbo la ii-Tccssità di sottrarrò il Papato 
ad ana servitù che non v^^ durare. 

Al presente si vorrebbero usar-j cunti e delicati riguardi al 
Papa, perchè? Non perchè sieno dovuti alla sua dignità, né 
perchè il buon diritto li richiegga; ma per paura della Ger- 
mania. Dunque se non fosse questa paura, si tratterebbe il Papa 
a libito di passione. Dunquu Tunica e vera guarentigia che 
abbia il Pap», nelle mani dell' Ibilia legale, è, non nella legge 
delle Guarentige; ma nella p:tura che essa ha degli Stati, i f[ah\ì 
vogliono il Papa immune dai mali estremi. Dunque la nuova 
polìtica di vigilanza, persuasa dai signori àdìVOpinioìie, mette 
in sempre più fulgida evidenza che il Papato, da sedici anni 
in qoa^ è propriamente sub hosfili domittaiione constiiuius: e 
che, toltagli li solida, giurìdica e stabile guareotigìa dMndipen- 
dente sicurezza, che gli conferiva la Sovranità regia e reale, non 
gli resta più altro, se non la tutela dell'Europa, contro il potere 
che lo tiene assediato. 

Ecco le conseguen;» che per RI dì logica derivano dallMpo- 
erita vigilanza, con cui i signori deirO/)miort« presumerebbero 
di dar polvere negli occhi al principe di Bìsmark, qualora qnestì 
nutrisse disegni di render politicamente libero il Papato. Cose 
da rideru, se non fossero da piangere e da vergognarsene! Ep- 
pare a questo termino son giunti ì dis&^-poU e continuatori della 
politica del Cavour, Tanno ventesimosesto da che il regno d'Italia 
è fondato! E non abbi am noi ragione di diro, che il tempo giova 
e non nnoce al Papato; e la causa delia sua libertà s'incammina 
ad una di quelle vittorie, le quali manifestano sempre maglio 
la provvidenza di Dio, che scherza nel mondo e fa si che i suoi 
nemici lerram lingaiti'^ 



Sfit JUn. •<>/. //. fate. «5» 



£3 mw(0 1886 



STUOn RECEiNTI SOPRA I NURAGHI 



E LOBO IMPORTANZA 



Continua il Capo l. 

e) Nicchie — In queste ha luogo evMeiitemeTito un altro pria- 
eipio. ed à dì guadagnare spazio da usufruttuare, salva la sicu- 
Koxx 6 la solidità. E forse per salvar questa il Nuraghe de is 
Faras, avendo gii sopramnicHlo spaziosa la camera ' non mostra 
QÌcrJiie dì sorta: quanti poi le hanno, per riguardo alla solidità, 
aon sogliono averne dentro la camcnt se non una di fronte al- 
l' ontnta e duo attraversate nel mezs» de' fianchi, ovvero quattro 
tutte dai fianchi a rrociora. Ma il ?Jiiragho di Goni che ha nic- 
chie straordinariamente graadi in proporzione delle pareti, è 
compensato ad osara di questo indebolimento con aver nell'areft 
della sua cinta sino a 36 HIo di pietre, in qualche direzione. 
[S. M. US] come può qui rarcoglicrsi dai disegni del liauiannoni 
[PI. X[[. 2] rappreseutautì lo spaccìito di due metà del Nu- 
raghe e l'area della sua cinta con in mezzo la pianta ridotta 
d'na tento. 



* Veri) r)nad. 857, pa^. 556-57 1 del votame primo. 

• Secondo lo Spaso ch« seinlira arer pcvw tnìjurft |>iii fsille <ii questo Nuraghe, 
Q sua diaoii'iro misiimo sulla cìKontvrcuni t di 7." 20 [S. M. frft}. 



sruni RECExn $o^h& i ncracmi e loro mrofirAMZA 



19 



Flg. XIV 

ODE SPACCATI B PIAITTA DEf. N. GONI 



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Cun nu ctireluo di muro tar^^ due metri è compoasato attrosl 
fi Nuraghe Corazza (lolla Giara, che per ine/xo allo parati (li 
•5 metri ha uc*6ant;hi due celie ovali ed a mpola, capaci ciascuna 
di diH persoue, che ri stiano a giacere non che diritte. E simile 
rompeDW fa dato al Nuraghe Trepabulus, che per quanto in graa 
ptrte di:4faito, uutstra tuttora una nicchia, dove si può comoda- 
ueute staro e giacere, e mostra insieme uaa specie di sottoscala. 
[q corrìspoa<leu/A di che egli à da notare, che per guadagnare 
spKdfì seojia trop|M indebolir le pareti, certe nicchie arrivate al 
mexzo del muro voltano dire^tione e così si raddoppiano ed anrhe 
più si proloDgULO, come a ingoiar mente osserrasi nella pianta del 



so STUDU nKcexn sopkì. i irtiniciii 

grandioso Nuraghe Tuttaaone di VigQola, dìsegoata dall'Angius u 
pul)blicata dal Lamanuora [PI. XIV, 3]. 

Tig XV. 

PIANTA OBI NUn&CBE TUTrUTONB 



Una nicchia simile a quella che apresi a sioistra dell* entrata 
(la qiiitle dall'Aagius è cluamata mezza galleria) trovò egli al 
Nuraghe Agug^ira del medesimo territorio, e uua vera retroca- 
mera di simil forma vedasi al Nuraghe Pajolu di Nuratlao. Un'in- 
tera gatlorìa con qiutttro larghi sbocchi por comuDicar eoo la ca- 
mera vedesi poi al Saniiou. 

Con ciò sì comprende cho le nicchie grandi da accogliere una 
persona giacente non che diritta, non hanno da essere così rare; 
e infatti ne furono trovate frequentemente, lunghe due metri ed 
altee larghe in proporzione, dall'Augins ne' moltissimi Nuraghi 
da lui osservati, quantunque il liam»rinora [41] poche ne osser* 
Tassodi simil genere. E con l'ADgìus concorda il Tyndale ' per 
cinque ^?u^a^'hidi parti diverse, mon esaminate, a quauto sembra, 
dal liamarmora e pIO dall'Angius. Tali Nuraghi son due dell* Al- 
ghnre-ie, due dol Jtfonte Acuto e un Tresnuragfaes tra Piombo ed 
Ardara. ne'qnalì il Tyu<iale trovò tutto le nicchie, ad occezione 
di nna, lunghe 2 metri e alcune stese ai quattro ed ai sui. Con- 
eorda per divora nirnhie di tre Nuraghi del Cier Miss Bfacla' 
gan,- e per quelle d'un altro i Si<;nuri Baux e Goain*. Quan- 
tunque poi le nicchie siano sovente più brevi, non lasciano di 
accrescere lo spazio per forma da poter servire in qualche modo 
d'alcova a persone vive o defunte che mai vi giacessero. Gho 
88 a questo non servivano massime le più piccole, erano ntili 

■ Tht island of Sardinia Vnl [, i:>0; II. tìl. 62, 132. 

■ Chip* from old Blone/i. R<lintiur^)i ISSI. Piate I. 

* Maleritma 18». ~ V. aocbe per un Nui-achc di &i»ari, Pus, S81, «oc. 



0.1^ 



e LORO 1IIP0ATA.1ZA 



21 



N 



almeno a riporvi rasi, prorrigioui ed amosi, cbe è, secondo 
altri, l'uso unico da assegniire ali» nicchie. K perchò all'utile 
dorean aorvire aiuichà a belIo'/.yA noti si badò talvi>lta a farle 
irregolari, come duo assai graudi del primo piaao del Santiuu. 
[L. Pi. XIV]. Tuttavia il piit dello volte aochti alla bellezza sì 
provvide, s\ nella disposizioue più ordloaria icdioata di sopra 
[t. anche fig. XIU], »>me puro nella forma della baso dove 
nda od elitiica, dove triangolare, quadra, pentagoria, esagona, 
Toro costituita da duo parallelo ttsriuinauti ia punti od in se- 
micerchio, e coD cielo quaadu piano, qnaudo a cupola, quan<Io a 
I Beato acato, nel qual ultimo caso generalmente la nicchia si vien 
Hri[>baa5ando sino al fondo, ove muore nel suolo. 
^B ¥a per tutto questo suppongono for^e le uicchie, r.ome altri 
^Bcrisse, che i Nuraghi, dove olle sì trorann, slausi edificati in 
^■rtà tutta diveriia da quella de' Nuraghi più .semplici, ovvero che 
a tal naova età solameute siansl apert>ì oe' Nuraghi già semplici? 
Qoalcnna, non ve ne ha dubbio, potò veuir aperta col tempo; 
e ciò potò farsi talora s^'ii/a troppa fatica, spex^Audo alcuno pietre 
della parete e cosi traendone fuori molte, conformando poi le 
rimaste uel vano alla mauiera che pìA piacesse per fare la nic- 
chia. Su non che qui chiediamo. Bove sono, seppur non si tratti 
di caso multo particolare, le tracco di tato lavoro? Deve ì tagli 
3ì profondi e moltiplicati, che per esso volevauci? Questi tagli 
dovrebbero saltare all' occhio di chicchessia ; perchè necessaria- 

tinte avrebbero ad apparire assai più irregolari degli smussi 
delle intaccature notato già nello camere. Kppuro nello nic- 
ie non lia notato veruno questo maggiori irregolarità di pa- 
reti, se non anche si nota, staudo ai disegni, il contrario. Come 
poi sospettare anche solo un tale lavoro nel maggior numero 
dei Nuraghi, costruiti corno sono, di pietre non lavorate? Forse 
da pietre in/ormi lasciato al loro luogo nel muro, tanto solo 
ohe dal loro mezzo se ne sottraussero delle simili, potea venir 
fuori già bella e /ormata la nicchia? Eppure son appunto i 
Nuraghi più semplici di pietre infermi quei che si reputarono 
in generale più antichi, laonde sarebbero des.si, in cui si do- 
vevano aprire col tempo più ordinariamento lo nicchie. Non è 
dunque ragionevole Timmagiuare che molte tra esso venissero 



% STUDI! UBCaXTI SOPBA I M'HACIII 

fatte gran tempo dopo ì Nuraghi nei quali si trovano. Resta per 
riguardo olle nicchie tutte U vedere, se ci volussti ima nuova 
l'tii per concepirue l'idea o per metterla in fìsecu^iioDe, tautochà 
siaaf» senm dubbio afisai più recenti i Nuraghi che le conten- 
gono. Ma l'idea delle più piccole sta ne' ripostigli, con che i 
pastori tra^ono partito dalla scarpa delle loro capanne; Tidea 
delle massimo sta uol Nuraghe medosituo: né il farne la Itase 
poligona, auKichò circolare od elittica, riesce ad altro che a to- 
glierà la difficoltà delle cnrve nelle cestnaioni più piccole a 
grosse pietre. Fioaliiieate l'idea delle mezzano sta nella porta 
quadrangolare, quaudo sì supponga murata da fuori, ovvero sta 
nel corridoio della porta mudosiiiiiL. Ciò voggasi da due schizzi 
di Miss Haclagau [1. cj di cut uno rappri^seuta la pianta di un 
Nuraghe di Pauli Teatino con le misure in piedi inglesi» TaUro 
rappresenta ingrandita la porta col corridoio, il quale sulU 
pianta si stende per il piedi sino alle lìnee AA. Si ritraggono 
dall'origiimle singolarmente le linee più notevoli pel nostro scopo. 

Fiff. XVI. 

PUNTA KD E.vni.\TA 111 UX KVRAGirE Dt fAl'LtUTINO 



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Nel disegno a destra, che vale insieme a scolpir nella menta 
come sia architettato il corridoio d'entrata, è facile lo scorger© 
che prolungando qnoato ed al tempo medesimo gradatamente 
abbassandolo oltre il luogo dell'uscio, andrà a toccar terra sènxtL 



iDa oaoTiL difficoltà. K la tocchorÀ in dae parti opposte, se 
in nna cella ovale, come sono lo trattoggiato nella pianta, la 
Tolta sì faccia scendere alla stessa maniera dai due lati doll'ain- 
pieusa madore. Non recano adunc[ne le nicchie nessuna nuova 
dJflkoJtà nemmeno neir esecuzione, tantoché convenga tutto sup- 
porlo opere d'età più tarda. 

j) Scale — Il simile ha da dirsi, benchò sulle prime ciò non 
ptrrebbe, di quelle scale a cfaiocfiola, di cui diceva il Iiamar* 
mora [157], che fanno la nostra ammirazione. Suppongono quoste 
al certo grande maestria negli artefici, o valga a mostrarlo 
nn'UorizioDO di Sargon a Eorsabad, dov'egli si vanta d'una scala 
ft chiocciola fatta costruire ad imitazione di altra trovatane in 
an gran tempio di Siria '. Ma la grande maestria che ci voleva 
per cimile costnixiono, non si trova già forse nei fabbricatori dei 
Nuraghi più semplici? E quantn ora facile in primo luogo, che lor 
renisse in mente di costruire una scala a chiocciola almeno este- 
iofe ! Si noti di grazia. Per trasportare di suolo in suolo le pietre 

Mine a iinalche notabile alte/'/a. nulla di meglio che addos- 
alla parete estema del cono una scala o rampa di simile 
eostrumne. E agevolmente ne potea sorgere il desiderio anche 
per miifruttuaro più comodamente la cima del Nuraghe termi- 
ite in terrazzo. In fatti scale di simil genere si trnovano e 
torrette dui Sinai ' e nei Talayots delle Baleari quasi identici 

•t costruzione ad esse ed insieme ai Nuraghi. Né vale oramai il 
dubbio mosso dal Lamarmora sopm un l'alayot da se veduto, quasi 
avesse la scala d'origino posteriore a quella del cono; perchè 
oltr») il veduto altrove dall'Amstrong e dal Saint Sauvour con 
cui s'accorda lo Smith ', oggidì il dubbio è dissipato per opera 
,diìl Martorell y PeSa *, che riconoscendo due intere classi di 

lyots a scala intema e d'altri a scala o rampa esteriore. 

tiRlUNT, Manuel d'hìntoire ancienne de V Orimi, I. IV, e 111, 2. IV. 

PAUIEn and TYltWIllTT-DfltKE, 1. & 

L. 5i7. — Sumi. op. cit. pag. 5. 
• Apinte^ arijuetìlitgicM de D. Foanciwo MAnTonRLL tf Perut, oràmado» por 
SALTAnoii SAsrEni! V MiooBL. puMiraSos por tton Ican Mautoheu. y Pe.-,a. 
elqna, 1KT9, l»jt: 199-20S. Qaeslo fplpiidiito loluuie, xlninpln in 300 «wTti|tlniÌ 
• wtnto n rppilo. onorn nltamciite rAiiloiYi Hefanlo e il nabile fa nltrfllant» gi-tilile 
Bdo Pnlrllo che r« I» fmori- 



,^a_L 



94 STtlHI BCCK^n SOPRi. I KtlRAGHI 

traova o disegna la scala o rampa esteriore talvolta bensì dirìtU, 
come uel Talayot di Torello ad un'ora da Kahoa, ma talor nuche 
anipìammite svolta tutto intorao al cono aopra un piano jndìuato 
spirale o quadrangolare, come se ne liaiino assoiìiati gli esempi 
in due TalayoU di BcuicodreU de Dalt, aiiprusso Sau Orìstolnl 
di Mìnorca. Tniovansì aurora scale esteriori a chiocciola nelle 
casMdhe pagUesi, se uod che queste le haano a sitalzo, cioè 
formate per ogni grado d'una sola pietra sporgente senz'altro 
appoggio dalla parct.iv, n parimenti) a sbalxo, benché non a rhioc- 
ciola, ma tutte in una striscia verticalo e con intramezzativi fori 
come ne'pozxi, lo hanno lo torrette dei deserti verso Tjibia ed 
Arabia ai fianchi del Nilo '. 

Or se si desiderino le scale esteriori in Sardegna, queste non 
mancano, e di vario genero por assicurarci, che fu abbastanza 
comune il costruirle si veramente, che non ne avesse scapito, ma 
piuttosto vantaggio la sìcure/^iia. K imprima una scala i-steriorc a 
chiocciola, di oni riinaugouo tre scalini, menava sopra il cono 
malore del Nuraghe Bingia de Crobus nel territorio di Gestori^ 
sorgendo da un irmraglionc che fortificava da settentrione tre 
torri schierate quivi dì fronte in sul termine d'un altipiano, e 
così servendo a far vigilare e respingere gli estranei o nomici 
che volessero di là giungere all'imtrata, per ogni altra parte inac- 
cessibile e difesa ancora al sud, doro stava, dal muro d'una 
piattaforma. OsservaàoDi non guari dissimili potrebbero farsi 
sopra le scale a chiocciola esterne di due altri tra' madori Nu- 
raghi del medesimo territorio. It>;u e Simone, secondo le relazioni 
oltreuiodo accurate del Cav. Onorato Puddu*. Un principio di 
scala esteriore osservasi pariniento al cono nii^gioro del Nuraghe 
Crastn, posto ancor esso ad un termine d'alto])iano e sopra una 
cìnta neirisilesd; come anche sopra una cinta, trovasi una sca- 
letta esterna', ma quasi diritta, del Nuraghe Coni di Nuragiis. Di 

' Tultf Ir 0<8PmiÌ0Dl sopra tali torrellc, e su quelle di Belbeis, sonn del prò* 
rtssor LiKzoME. 

■ Cfui li-ltirra Aeì U mappìo IRTS. 

* Cbe quesbi sia vstnrua. w l'asncorA il -riilorora l»pi>lU)r ddle antkbìti Dot- 
tore neViu,4, il ijunle inchc iioU^a, a proposiln ileirinlonacoche ivi Irotawì sopn 
DI carrìdoKllo, wm? a Nnragus vi sia una lem argiUosi e loolto allaccaliccia. 
aieehè poA wr%'iiv in c«rio modo da miistice. 



-ze. 



E LORO lllPOnTl!«ZA 



25 



^' 



quivi poi passando a GvDoni, ecco al nord del Kuraghu .>4upcrìord 
dì Pobalus, dove in me/,^o a rupi scosceso è la porta con da lato 
il Tìottolo pur la gente piuiroua o custode del luogo, dal lato 
opposto aaa sc&ta esteriore, e nel fondo a sbatj»* che intìiia di- 
lilto in cima al bastione formato dal Nuraghe inferiore, doTe 
esto si cougiuDge e quasi si ragguaglia col superiore. Ma T<eg' 
i rampa singolarissima del Nuraghe Santa Perda. Essa muore 
m duo rami dalla sommità di uu Nuraghe inferiore a levante, 
dove rispondeva, come sembra, niàa flner^tra del superiore, e av- 
Tolge questo fia presso alla cima guardando ad occidente la punta 

|*an bivio. Ma discendendo ai fìauchi si raddoppiava, e correva 
Dcbd diritta dì qua e dì là per due bastioni assai belli, uno 
fr'qoali riverso, e l'altro ancor tutto in piedi, e por questo prò- 
ade, sinché per ria dì curva gra/Jnsa metto capo in uq ripiano 
inferiore. Una rampii duplice estorna par che avvolgesse ancora 
sino ad alttuxi considerevole il Nuraghe Muuaginì della Giara, 
movendo dai due lati della porta e servendo ancora a diteuderla. 
Ed altre o rampe o scalo, semplici o doppie, avremo poi forse 
a Tedere oelPosterior dei Nuraghi quivi ed altrove.' 

K Altre ne avea trovate già l' Angina (art. Nuraghi), nominata- 
ente quella del rozzo Nuraghe Zuddas di Gus]titn, ed egli cru- 
devale pmprie dei Nuraghi più antichi. Or questo in parte può 
bea credersi: ma la rampa del Sautu Perda mostra rafBnata 
eleganm, anrJchè primitiva rou^/:£!i.. Dall'altro tato la royMVi& 
del NutHij'he 2uddas non Ijasta a provarlo più antico, giacché 
essa può procedere da noncuranza, povertà, decadenza duU'arte; 
né impedì a quel Nuraghe dì es:jei'si conservalo meglio di altri. 
Molto meno vaie, considerando quel Nuraghe essere di pietra 
Tult-anica, ohe piiì i^evolmeute sgrtitolamlosi si deforma, come 
ootaao col Iiamannora{5V| i signori Baux e Goiiin '. Vale poi 
ueor meno la mediocrità delle pietre che l'Angius purnotaìu 
queir edifixio, giacché questa accenna piuttosto all'arte micro- 
litira, die vien riguardati come più progressiva. Laonde messa 
da banda questa sua o]iinione, noi q^ui procediamo con dire. Tanta 
larietà di scale or diltìcilmente si può riconoscere: giacchia si 

' JfffteWawx, p. 199. 



se STUon HEcen'i sorn& i mntACUi 

coufoDdono di loggierì cod quel cfao rimane dei coni, qaali in- 
gombri, quali ridotti a jtarer tutta una scala [V. fìg. 1" B]. Ma 
fissa coacorrd a mostrare quel che ci attestavano i vecchi più 
pratici della Giara ode' luoghi d'intorno, che la scahi, quau* 
tuuque non fosse propria d'ogni Nuraghe, tuttavia a mirar beuo 
non solea mancare. Non era propria, ripetiamo, d'ogni Nuragh», 
perchè a cf^ion d'esempio non l'ha il Piscu di Suelli, né l'ebbe 
m^, per quanto a noi sembra, il sant'Antiue di Crenoni, nò tam- 
poco mostrano d'averla avuta molti de' Nuraghi piccoli aggiunti 
a'maggiort Ma sopra i piccoli aggionti salivasi o direttamente 
dai principali o dallo opere collegato agli uni e agli altri, comò 
al Saat'Autitie, o queste opere 3tesso con esso la naturale ele- 
vay.ione del suolo supplivano all'uso del terrazzo in certi do' prin- 
cipali, posti addentro al sicuro, come appunto il Piscu u il San* 
t'Antine. Oltrechò, com'è ben da notare, la mancau/a di scala 
non impediva gijl d' usofruttuare il terrazzo sovrastante al Na- 
raghu, ma potca risfìrbarlo, anche meglio di una scala esteriore, 
ai padroni o costodi del sito. Bastava infatti adattarvi una scala 
mobile di legno o di corda per cosi riserbarlosi. K qui valgano 
prìuiierameute in esempio le case di legno del Fu» o d'Arabia, 
quali eraao IG o 17 secoli innanzi all'Era cristiana, secondo 
i monnmeuti Kgimui '. 

Queste case, fatte a cupola conica ed elevate su quattro pali, 
T^goQsi rappresentate con una scala mobile in legno simile in 
tutto alle nostre, ma questa appnggiata con una punta sola, e 
con Taltra pendente in aria, accìocchd le belve volendovi salire 
invece precipitassero, e all'incontro gli abitatori riy.siudola scen- 
dessero e salissero a lor piacere. Valgano pure in esempio le tor- 
ricelle da guardia nel territorio di Belbeis, che per lo stesso pe- 
ricolo delle fiere od anche di altri nemici hanno l'uscio a un 
tre metri da terra, sicché non vi sì sale in diversa maniera. Val- 
gano inline le torri quadro della Tripolìtania commemiirat« da 
Biodoro come ripostigli di prede, che furono trovate con non 
altro per penetrarvi che un foro uelhi sommità '. 

' CSAftAS. StH^es tur Pantiqui^ hialoriitte, 1872, pag. 175. 
• Ds RouiiEHOHT, L'Offe dn bronse, pag S70. 



B LORO IMPORTANZA 



27 



Ma per serbare ai possessori dei "Nuraghi ed ai lor confidenti 
l'oso più comodo ed insieme sicuro dei torrax:fi e dello camere 
soperìori, nulla di meglio per fermo che lo scalo spirali interiori. 
Queste adunque, come avverte il Iiamarniora [42J, sono nume- 
rosissime, né paft valere in contrario l'autorità dello Spano, che 
riapondeado a certa difficoltà nella ten» edi/jono della sua Me- 
moria |5SJ dice r.m\: «Di tante migliaia di Nuraghi cho sono 
in parte intieri, appuDa un centinaio hanno la scala intema per 
alìro al terrazzo. Tutti gli altri si compougono di una sola ca- 
mera terrena ». A queste parole se ne contrappongano altre pub- 
blicate dair illustre Archeologo nella stessa Memoria |6S] e que- 
ste scc^mde non una rolta sola e rispondendo ad una difficoltà, 
ma in tutte e tre lo odixìoni, r^imìnciando dalla prima ' sottoposta. 
al sindacato del pubblico sin da 13 anni innanzi o riuscita ad ac- 
ereditare le posteriod. k i Nuraghi, egli dice, per lo più avevano 
due camenj, sebb^ino la seconda raramente apparisca intera. L'uso 
di molti piani nelle case era conosciuto dagli antichi. * Qui ma- 
nifeitaiuunie (^lì afferma che non un centinaio di Nuraghi, ma 
ì piA avevano due camere in diversi piani. Ora poiché, volendo 
t^lt ui^re il gran numero delle scale interiori, i>er ciò appunto 
Mgava quello dei Nuraghi a pili piani, ognuu vede cho dove 
•ooo pili ]<iani. ammetteva col Ijamannora una simile scala, e 
p«rciò nella sua seconda asserzione che ammette nel piiI de'Nu- 
nghì duo piani, si suppongono le scalo interiori pii\ numerose 
tha non le facesse il Tjamarmora. Son dunque numerosissime, 
toniiamo pure a dirlo, le scale interiori a spira. Or vo^giksi come 
lOB fossero difficili a costruin;, por chi sapesse addossare al cono, 
com'era facile, una scala o rampa esteriore. 

Mettiamoci dunquo dinanzi una di simili scale che sarà quella 
del Nuragh*> Borghidu [L. PI. XUI], e perciò vediamola, come 
sa demolita ne fosso ÌI muro esteriore, restando questo solamente 
a'due fianchi contrassegnato dalle linee più chiare. 



' Jfewtoria fOjtra i Nara'jhi, Cn^liari 1S&(, pa;. i3, e Appendice al ItulleU 
tim Areheoi. tiardu Atitio Vili, |ng. 191. 



38 



STODII RECENTI SOPRA I HORACni 



Fls- ZTH. 

!>CAU DEL .STinAGUS BORGHtin) 



Certo a chi trasportava pifi agernlmente le pietre per via della 
scala rampa a fin di posarle dal lato di dentro, tornava ugnai- 
mente fiwilo per simil via il trasporto di nuove pietre a fio di 
posarle dall'altro. N6 doveva ej^li penare a disporle, trattandosi 
solo dì cingere con un cono maggiore un altro minore : eppcrciò 
bastando posar lo pietre del lato di fuori al modo medosirao con 
cui le posava nel cerchio prr>ssÌmo del lato di dentro. (The so 
Tùie» coprire la scala a sesto acuto, Rorae fu assai frequente, 
ovvero a lastre piatte, come pur non fu rado ', non area che da 
imitare salendo qoe'corridoi che già si trovano iu piano all'en- 
trate. Or in questo consiste tutto il magistero proprio della strut- 
tura delle scalo inttTiori a spira. Allargausi esse infatti più or- 
dinariameutp per un metro tra pareti targhe ciascuna altri duo 
metri. E sia che talvolta le pareti ristringansi ad un metro per 
parte, sia che talvolta si stendano a pìil di due metri, e sia che 
la scala parimente ristringasi o allarghisi in propor/ìonc, o il 
tetto, alto ordinariamonto a statura d'uomo, s'abbassi od ìnnaln 
di più, la difficoltà non è punto diversa nella sostanza. Sarobbs 
questa bensì d'un genere assai differente e in molti casi sarebbe 
pur apparsa alla pruova invincibile, atteso le ragioni addotte nel 

' Ciò Bou sl&golanneMe il Cocco, pniko dei Norastii del Mandrolisai. 



B tono IMPORTANZA 



39 



ttrlir ddlle nicchi'^ quaodo lo srale -ii fossero volute aprire in 
yarughi che non le avessero da prioi^ipio; ma appunto nelle 
acsle, secoodo le osservazioni dui Cocco, non sì trovauo le in- 
taecatare e gli smu^)^! s\ frequeiiti nelle camere ancor più por- 
fette. Resterebbe dunque, per suppor tatUvia le scale fatto dopo 
i Xura^'hi, crederle ag^onte di pianta con aggiungere nuova 
astrazione di foori. Ma in tal caso le pareti interiori si trove- 
rebbero assai volte maggiori di iliie metri, come trovanti ne* Nu- 
raghi di qualche più notabile ampìo/za che non abbianri sciù&. 
Or ne' Nuraghi di scala a chiocciola le pareti interne non sogliono 
superare in ampiezza i due metri: e perciò convien dire che le 
nsìf altresì siano state ordì narìam ente costruite co' Nuraghi 
medesimi. 

Fa certo con questo di gran Innga maggior la &tic& e con 
^sa il dispendio o di tempo o di uomini net tanto ingrossare 
Qn dall'orìgine te pareti per intrame/jtarvi scalo sì artificioso: 
oift ciò dimostra eh» non si volle al certo prendere tal disagio 
«Qza aver ben di mira que' compensi di solidità, sicurezui. co- 
modità e lìbera padronanza o dell'intero Nuraghe o almeno della 
sua parte di sopra^ che da scale cos) costruite procedono natu- 
nlffiente. Ed è proprio delle scale arrecar sicurezza, comodità e 
libera padronanza per rìgtiardo nll'intero Nuraghe, quando le 
«aie stiano al suo ingrosso medesimo, com'è più frequente [L. 43]. 
Perchè così riesce più facile a chi stia sopra, t'uscirne all'aperto 
9 poi risalirvi, ed accorrere quando sia d'uopo, ad impedir 
l'accesso a chi se ne voglia escluso. Bensì ò chiaro che cou 
questo vantaggio v'è congiunto il pericolo che un nemico od 
estraneo s'introduca con minore difficriltà nella stessa parte dì 
sopra; bionde por assicurare maggiormente questa, per cui son 
fìitti> direttamente le scale, non è maraviglia che esse talvolta 
& aprano allato alla nicchia che sta in fondo alla camera, od a 
<ia<]Ue dij'Oanchi, od anche in un forame particolare. Dovunque 
poi siano collocate le scale, giova che salgano alla sinistra del- 
l'entrata lor propria, lascinndo alla diritta la nicchia o ridotto 
rh(^ hanno di fronte, acriocphà una guardia in questo appostata 
iV'- ì la sua man destra più libera per trattenere e respingerò 




30 STUPII ItECE»n SOPRA 1 KVRACBI 

chi voglia a forza o per frode inoLtrarsi. Sebbene ancora sia atUa 
che talvolta, come al Corazm. siano scambiato le posizioni della < 
scala lì del suo ridotto, afliiichò chi conoscendo V onlinaria pò- 
SLiioue della scala creda imboccarla, trovi invece la ^ardìa ad 
arrestarlo. GHora altresì per la sicuroKxa nell'un caso e nell'altro 
che Tentrata propria della scala, corae quella del Nuraghe, sia 
bassa/ e il suo corridoio s* innalzi sol dopo l'entrata, com'è più; 
frequenta. Ma in questo «ravi ancora un pericolo, ogni qualvolta] 
la scala stesso vicina all'adito del Nuraghe; perchè la dìflìcoltàj 
di balKir fuori da tale strettoio per chi stessevi dietro a dìfesat] 
e quella ancora di maueggiaro da dentro liberamente le armi,.] 
impediva dal trattenere con ogni vigore il frodolento o l'audace,; 
che tentasse di ponetntr nella camera. laonde per liberarsi daj 
affatto pericolo potè anche piacere di far il corridoio della! 
sr^a spazioso, come si vede al Corancu e non raramente altrove. 
Invece se la scala riesca dentro alla camera stesso, né ad altrol 
si miri nel fkrne l'nscita che ad assicurare la parte di sopra,] 
non può recaro pericolo, ma unictiinonto vantaggio che vi .siano 
impedimenti speciali a passarvi per entro. K lo speciale impedi-| 
munto, che si vede usato, si Ò che l'adit/) a tali scale sìa ni 
piccola buca situata a un dito metri dal suolo ', ovvero tanto di 
scosto che il Cocco sfidava a trovarla in un Nuraghe del Uaa- 
drotisHÌ, 

Si scorgono in simili casi vere scale .segrete, che tuttavia, vai 
cato che abbiasi il foro, sposso riescono comodissime per 
tutto intorno il Nuraghe, conio avviene al Borghidu ed all*Ortt 
(fig. XTI all'altexita D. e fig. VIU, D); ma iuvece altre voli 
son poco girevoli e qaasi diritte e in un medesimo strette, c< 
aver principio da celletta bassissima ^ S'incontrano queste 
time principalmente in Nuraghi d'un solo piano: ed atteso 
diroccamento di moltissimi tra tali Nuraghi, che sol si elevai 
di pochi metri dal suolo, difficilmente vi si possono rintracciai 



■ Li «ola iIpI Nnraghf Borphidu sU ad on mciro e assania dal hioK \L. 
<tDelln d«'l Nuni!:ht> Jf ii; Pira» >U iit«KV ai i metri il'allrzu [L 63]: la< 
3 metri 90flo nna misura di nmio. 

' V. Bp. XIV — «i e. 



LORO INPOBTAffZA 

ero. Nondimeno oltre quelle de' Nu- 
nghi Adoni, de ìs Paras e di Goni, disegnate dai Laniarmora \ 
e oltre quella trovata da Sliss Maolagaa al Nuraghe Anua ', altra 
a« trOTamino al Nuraghe Biriii; e par che l'avesse volgente nel 
salire a sinistra, come il Birìu. anche il Plann Olla, giacché tutti 
t dae uè hauno adibì in(Hlesima pesi/aone il forame. È poi da 
conginngere a simili acale quella trovata dal signor Pais [287] 
sol Nuraghe di Sant'Anatolia presso Sassari, singolarissima, per- 
ire quivi insieme v'è scala a chiocciola. 

ila poichà tali scalo poco girevoli si trnovano di preferenza in 
Xnraghi di pareti men ampio, è da veder» comò in questi siasi 
assicurati la solidità. Avea già affermato TAugius, che ogniqual- 
volta i Nuraghi abbiano scale oel grosso dello pareti, essi hanno 
H cestro delia camera fuor del centro dell'edilizio. Negollo il 
bunarmora [12] do'Nuraghi a gran moltitudine da sé misurati. 
E a ragione il negft pe' Nuraghi numerosissimi di scala a chioc- 
ciola che faccia tutto il giro deirodifizlo, porche questi non re- 
^ndone indeboliti più da una parte che dall' altra non richìe- 
' ":;io se non grosse pareti per ogni lato, e non già di varia 
^....■.iHixm nelle vario parti, ila il coatrario avviene nei Nuraghi 
dì scala quasi diritta, qualor non siano, come il Goui. iudeboUti 
da ogni parte per altra uuiniera [t. fig. XIV]; e qui veggasi 
ovatcla usata nel Nuraghe de is Pams. Salendo in mia rima per 
b scaletta fa maraviglia veder più là dal mezito del terrazzo un 
foro lai^ un decimetro, se non meno, che risponde alla ftommità 
Mia cupola. Questo foro non potea vedere il Liinarmora, che 
trovò il Nuraghe coperto d'arbusti, come il rappresenta massime 
tftl disegno comunicato al Micnli : ma or nettato il terra/.Ko, questo 
fero è patente, né lasria dubitare che in qoel Nuraghe perfet- 
tissimo e principalissimo la parete indebolita dalla scaletta in- 
tranessaTi (ed ò la parete medesima che ha sotto la porta) sia 
«tata rinforzata con altri me?,/.ì giri dì pietra. Or che fossero si- 
niUndute di varia grandezza in diverse pareti altri Nuraghi for- 



i d - PL vn. s. — 03 —PI. VII. I, - so - n xii. 2. 

■ CSItjw- Pbte 1. 



33 



sruDii REccm sopra i kuraghi 



nìti di scaletta simile, già lo facca siippnrru il TodorL\ che 
anche ìu essi gì* indebolimenti imiri o principati non si trova?anQ 
nella parete opposta all'entrata. 

Cosi nel Nuraghe Biria dove non sono nicchie, ma s\ a destra 
dell'entrata la scaletta col proprio foro. Ma del Birin possiamo 
dire hen più. Duo intelligenti Qenonesi, Q. Onida e F. Serra, 
presero a nostra richiesta le più accarat» misnre di questo Nn- 
laghe qnasì intatto. Misurarono sul tcrnu^to due opposti diametrtt 
e li trovarono entrambi di S"", 50; misurarono tutto intomo al 
terrazzo la differenza del diametro di sopra da quel delle basi 
estiTÌori del cono, e la trovarono (Vogai parte di un metro e 
venti. Con questo ebbero accertato il diametro delle basi essere 
di 10*", 90. Non si contentarono, e presero le misure dello oircon- 
feren»i del torrazzo e dello ba-ìi, o in queste misuro più difFìcili, 
percliè nel contorno di sopra manuino dellft pietre o in quel di 
sotto Ti è ingombro di t«rn. commisero due di que'piccoli errori 
in meno che confermano la veritìi del massimo dMle primo misure, 
r&stando il diametro di sopra così diminuito di 7 centimetri e 
quel di sotto di 20. Misurarono poi la grossezza della paa'tc ai 
lati dell'uscio e la trovarono di 4'". 40. Misurarono la circon- 
ferenza interiore della carnea e la trovarono di 14% 30 risul- 
tandone UD diametro di 4*", 50. Ora da tutto questo seguiva 
necessariamente, che per essere il centro della camera al centro 
dello stesso cdifizio, doveva anche la parete oppo:ita all'entrata 
aver grossezza dì 4"', 40. Ma in tal caso il diametro delle basì 
sarebbe di Ur, 30; laddove noi l'abbiamo veduto di 10", 90 
al pili. Punqué il massimo in grosse/jca della jiarete opposta al- 
l'entrata non può essere che di due metri ; e per consegnenKa è 
chiaro, che la parete non indebolita da veruu vano non è rin- 
forzata come le nltre. Ma un'evidente rìpruova del medesimo 
aTTiMliuieiito ci Tìeu dato da Miss Maclagon ' nel Nuraghe Anna. 
Veggasi il disegno. 



' CAfiw... Plule I. 





-;^.^^a^.,*^;;^NV 



^ nella cani>?ra di sinistra che Doa ha scala, le pareti ap- 
rono per ogni lato di i?j^aat grundezza: ma noli* altra la scala 
Ngnata in AA, oltre all'essi^TO in laogo dove si scorgono mag- 
giori parotì, s' innalza, dal proiungatacQto di noa di osse fatto 
a maniera di virala : oode questo Nuraghe ò dichiarato di forma 
«ngoUre dail'Angias '. 

Per tal gui-^a più i XiirfLghi si studiano, o pìfi si scorgono in essi 
gelosamente osser?ale le palitele piti accouce per ransolidarli. 

^) SpiTagli. Ma già i furi trorati nello sommità dolle capole 
Q chì&manu a parlare d'altro importante argomento: cì6 sono gli 
tpvragli por arieggiare le camere, od anche alcun poco per illumi- 
aarie ed inoltre por portarne ria il fumo, quando piaiie^sse accen- 
derti il fuoco. Diciamo imprima per arieggiarle, perchè le camere 

' Il giro klf (Mitrata rabhiam irotato tolo al Nuraghe SkcÌ ili Cinns, n» qQ)?i 
tj ciwnijoia anrlir i4l«, tt pare cbf pmligiipndosi ^frri'sp per montare sopra il Nu- 
nihf ri) Imienic per comunicare a mtta lia i:ou allrth Nuraghe s;eoielIo, ni.1 in 
WÈSàm che U «codilo (irolungamfinU) uoa Tien»^ che rinfnnar^ \\ Nuraj^e da) 
Ims ìDiirbolito pel lann M corndoio, così «iltaodo la soIidiUi, non allriinentì che 
al Noraghe Kna». 

StrU XJJS. •ol. //, fUK. IJ5» 3 Z4 nutno 1886 



34 



STVPii nBCEcm sopra i huracui 



terrene di cui trattiamo, sia che ne abbiauo altra dì sopra, sia (tliej 
non n'abbiano, non mostrano il più delle volte d'aver accolt&j 
mai luce bastevole, se non per f entrata: o so questa era pic- 
colissima ìntCTuata nel fondo d'un corridoio, non potevano pi-1 
gliar lame altro che artificiale per via di lampana o fiioi!o. K\ 
certo non dà tura al Nuraghe d'Istli quel foro, che dalla cameml 
nemraen s'avverte. Ma per isfogar l'aria più calda che tonde] 
all'alto, quel foro aperto in cima alla ramerà certo è valevole^] 
come per mantenere la corrente deiTaria è valevole il foro sa- 
periore della scaletta. E pel corso lihero dell'aria e della luce an- 
che grandi sale Assire, sfornite di finestre ne' lati, avevano delle] 
aperture ue'Iacunarì ', come arevane. a quanto sembra, un'aula 
della reggia di Tirinto che molto ritraeva dell' oriontale ', e conia 
uè hanno ne'lor soffitti le case moderno d'Armenia'. E meglio 
per dar aria che prender luce le avevano le rase a cnpola co-{ 
Dica do'villaggi Assiri, come l'hanno le simiti della Siria'. Lei 
hanno ancora lo torrette di Belbeis e par che le avessero le casa] 
dei Pun, tt^minanti in una spedo d'abbaino circolare più alto< 
da un lato che non duU'altro. acciocché una tenda o pelle ste-j 
savi sopra e sollevata alquanto dal lato inferiore servisse al corso 
dell'aria, senza dar adito a' raggi cocenti del sole. 

Invece per dar più luco che aria evvi un foro nella sommità] 
di certo sepolcro dì Petra, fiUto a tempio rettangolare con ampia i 
porta e [)erÌstilio e scalea e di più cou iscala a chiocciola in vi-j 
cinuiza per giungervi, il tutto scavato nel masso ^ Doveva poi : 
servire principalmente a recar calore un foro somigliante, ohe 
s'apre in cima ad una casa de' Pitti nella gelida S(w.ia *. 

Ma quanti sono poi ne' Nuraghi gli spiragli di simil genere? 
Non gli hanno le camere inferiori di Nuraghi a più piaui: pdiv{ 
che poco in e^i gioverebbero ad arieggiare ed anche meno adi 
illuminare le camere, e darebbero impaccio a chi stesse sopra,! 

' I^-MWaiwr. Mnmitl de Vhiitoire ancienne, 1. 1, J (j, tli. 
' AoLsn. QuarterUj Raviea, l'&seic. 1886, [Mg. (23-130. 

* Lewruìkt. 1. e. 
' nA1VLIKW.S G., I. e. 
■ LABOnpe, Voyas€ de l'Arabie Pilrét, p. 60, pE. il. 

* Miss Maclacax, Hill farla. t6, dove si duna anche aUrf esempì. 



B LORO INPORTA^ZA 



3: 



od ftlmeno diminuirebbero la solidità, più rinhii^ta ia tal caso, 
impedeodo la chiusora del fc»ro con piètra centrale. Ma nun vale 
il medesimo per la camera che non ne abbia altra dì sopra, e 
molto meno pe' Nuraghi d'uu solo piano, che non hanno tan- 
t'aria, atttwo l' elevazione minoro e la manoan/ii di ampia finestra 
sostituita da porta generalmente piccola. K qui primo testimonio 
à sitk il maniTigUoso Nuraghe Tittirìolo di Bolotana, alcuna delle 
cai pietre ocenperebbe sin dieci planstri, e così collocata nem- 
meno si molerebbe da tre gioghi di buoi [L. 105|; il Tittiriolo 
della cai maggior camera asserisce sens» esagerazione lo Spano che 
suol ricoverare attempi piovosi un branco d'oltre a cinquecento 
animali ' ; il Tittiriolo privili^giato forse tra quanti ve n'erano a 
tre piani, per averli tutti e ire intatti. Outìsto ha in cima lo 
^l'iniglio, rome anche il 5^0* Chircost altro Nuraghe intattij iì>.d 
4mo territorio. Scendendo poi a quei di Grencni. che con- 



ni e- 1 



servano b sommità dei cono, ha il foro assai ragguardevole in 
cima il cono eentralo del Nuraghe Tresvias, e lo ha fiwciato di 
pietre assai levigate il Nuraghe Secci di Cixins, nel quale noi 
ci calammo per tal via. Inoltre il Nuraghe superiore ili Pobulus 
ha pure aperta la cima, sebbene quivi, t-ssendo smosse lo pietre, 
il foro non sia regolare. Che se non par che l'avesse il Nu- 
raghe Biriu, questo nella parte inferiore della scaletta ha in 
«ompeuso un Snestriao. Più notevole è il foro del Nuraghe Mas- 
•enti di Bamminì. Quivi entro, come ci attestarono separata- 
mt^nìa due intervenuti allo scavo, non solo si penetra per tal 
via, ma nel pavimenta) di sotto si trovò a perpendicolo ona ci- 
sterna in forma di pera, entro cui si raccoglieva l'acqua dal 
tetto certamente concava. Anche il Nuraghe intatto d'Arnmngia 
ha simil foro, come attestava rArcivesccivo itonsignor Balma. 
L'ha parimente, e Tavea prima dello scavo fattovi sotto, il Nu- 
laghe VìAcn di Suelli. E al Nuraghe di Goni il cavaliere D. GHu- 
■ ■'^'i! Pnddu, già Sindaco di Gestori, trovò pure la lastra assai 
o:r_tUi y sottile che lo copriva; il che vale a spiegare come e 
quivi ed altrove non sia stato avrertito. Finalmente il foro me- 

l'er lettera del Ruv. Parroco I). Kraucesco Cadfudi;, accompagnata da carta 
lopoErUicJ ett altre indìraiionì pivcisc 



36 



sivvtt nBCExn sopra i kuractu 



ilesimo fn trovato da Hiss MaiUagan, sbariu/AUilu la sommità 
de' due coni {jornelli del Nur^lie Anna, doade calato iiD perpen- 
dicolo D'ebbe T altezza di uu Ó metri p«r amenduc '. 

Or se si considera, quanto pochi siano i Nuraglii che serbino 
intatto il cono, qui ben si scorge quasi una regola per dar aria, 
se non anche luce alle «imere. Bou è da avvirtiro che altri spi- 
ragli si .scoprono nelle pareti. Singolare tra questi ó il sognato 
tramezM) a'due coni dui Nuraghe Auna. non più grande di quanto 
è necessario a^l introdurvi una mano, ma effiracissimo a luante- 
nere il corso dell'aria nella stauza a sinistra, quando ne fosse 
chiusa l'entrata. Altro spiraglio tì è molto pìccolo a quadro nel- 
l'alto della piircte dui Nuraglie Coni di Nuragus. Altro quadrato 
sta sulla porta del Piscu di Suelli, del Bidighin/u di Ploaghe, 
d'uu N'uHigho di Laerrui di parecchi di Faulilaliuu, e r«sì ria 
discorrendo in varie regioni '. Altri anche talora a triangolo se 
ne veggono in direzioni ed altezze diverse delle pareti [S. )1. 64]. 
Altro sirailmcute quadrato nel 3" Nuraghe di Sant'Antino di 
fienoDÌ, ma questo che potea dar modo di vedere e ferir dentro, 
saldamente otturato con due pietre verticali. Altri finalmente 
nell'alto delle nicchie (AN.). 

Or passiamo a' Nuraghi che hanno scala a chiocciola. Questi 
se non lianno più camere, hanno più virino lo spiraglio formato 
dall'apertura superiore delia medesima scala. Che se abbiano una 
seconda camera, all'eutrata di questa hanno per ordinario un'am- 
pia finestra che porti ben l'aria ad aggirarsi per l'edifizio. S 
altri spiragli dove quadri, dove triangolari, si vedono lungo le 
scale [S. M. 64 L. di], siugolarumnte al San Luca d'Illorai, al 
Losa d'Abbassanta, e al Santinu. ma in quest'ultimo per buona 
parte alla banda dell'ovest che rimau nascosta nella Fìg. I. '. 
Benché poi questi spiragli sembrino feritoie, tuttavia essendo, 
corno i prementovati, e piccoli ed orizzontati, né per lo più vale- 
voli a far vedere altro che il cielo, si veggono sol ordinati ancor 



• r/ii>»... pap. 4- 

* S. M. Ki. F'. ?HÓ. M. MAatfìAN. fìau 1. C<u1 pr<r alrro Noragha del Mar- 
sliinc V. M\iiTunKU_ IK'j. <co. 

' I,. U- III -PI. X. 



e tono raPORTANZA 



37 



ead A rlar aria ed alquanto dì luco. Bensì al rinnovameuto del- 
Vutìa salgono molto, troviindosi g<meralmcnte in alto sopra luoghi 
ben Tuntilati. Or aggioDgasì che la pnrta dovea certo star aperta 
almeno di giorno, perchè si chimic rtj dentro, o nessuno s'ìma- 
ginerà ''ho ohi tì stosse per sorto la notte, volesse starvi chiuso 
aurhe di giorno. Aggiungasi chu no'' casi medesimi dì pericolo 
ti molto più noi tempi ordinarli, pfìr impedirli a nfìitiici ed estranei 
l'ingrosso, tastava chiudere o stanar l' uscio in maniera che vi 
rimanesse <jnalohe spiraglio. Aggiungasi iqfine quel che notava il 
s^or Nissardi, che dentro camere murate a socco e a pietre non 
esattamente collegate, come sì veggono ne' Nuraghi, una corta 
penetraKiouo dell'aria ò infìillibilo ad avure rreqnoi ito mente ìaogu, 
e no avverrà quel che sperimentammo in diverso stagioni, che 
dentro i Nuraghi non si provi mai afa, ma solo una temperatura 
fresca d'estate, e calda d'inverno, cimic succede nelle Basiliche 
maf^ori di Roma, grazie aireuormì pareti. Certo l'afa non si 
attesta sporìmentata da verun de^ moltissimi che volendoli cdder 
tombe, non li volendo creder luoghi atti all'abitazione, avrebbet') 
in tal esperienza un perentorio argomento: o sì, che tra essi il 
Lunariuora scese in Nuraghi chiusi ed ingombri per ogni late*, 
tranne il pìccolo andito che vi scoperse od apri. Che se il Ten- 
dale ' parU di afa ed aria mefitica trovata in nna stanza tutta 
ottnrata. con entrovi gli avanzi di un assassinato, questo egli 
twa qual eccezione tutta propria di quella camera, p<T così spio- 
girno la denominazione che il volgo lo dava, di covo do'diavoli. 
Per tutto questo è ben chiaro che por mancanza di aria non si 
pad dire inabitabile il Xuragho, come infatti il signor Pais [280], 
benché stimi improbabile il riputarlo casa, dice ben dimostrato 
(lai Canonico Spano. 

' Op. dL tu 131 



ASSURBITi DELLA SEPARAZIONE DELLO STATO 



UA].LA CHIESA 



Pur un cattolico Tassurdità delia separazione deUo Stato dalla 
Chiesa non lia bisogno di dimog trazione, bastandogli la voce del 
Vicario di Cristo, maestro ìufullibilo di verità; il quale nel 
numero LY del Sillabo condannò la proposizione: Erclesia a 
Stahty Sfahisgtte ab Ecclesia seiungcndus est. A chi poi amasse 
vederla altresì razionalmente dimostrata, dovrt'bho bast^ire il 
preoedcDto articolo sopra il diritto della Chiesa ali* assistenza 
dello Stato. Di fermo, se lo Stato ha dovere di assistere ed aiu- 
tare co'suoì mezzi U Chiesa, non pnò in conto alcuno sepa- 
rarsi da lei. Nondimono per rfrcdi-re più chiara ed aperta una 
tal verità, stimìami} furne qui materia di diretta dimostra7.ione. 
A schivar poi il pericolo dì ripeterci, ne tratteremo piuttosto 
in forma ptilomica, ribattendo i sofismi onde il Liberalismo mo- 
derno si studia di propugnare l'opposto errore. 

I. 

La c(mdizioì\e normale della società a'istiana richiede runìone 
dello Stato colla Chiesa. 

Noi non neghiamo che in alcuno contingenze la separaziona 
dello Stato dalla Chiesa può essere una necessità sociale. Così 
aTTÌene negli Stati Tuiti dì America. In una società costituitasi 
di popoli, già professanti culti diversi. Io Stato non avrebbe 
potuto, senza irritare furiosamente le passioni, protegger l'uno a 
preferenza degli altri. Essendo poi irragionevole proteggerli 
tutti (come il vero, cosi anche i falsi); non restava altro par- 
tito, salvochè dì separarsene onninamente, lasciandoli in balia 
dì loro stessi, e sol provvedendo cho l'uno non recasse all'altro 



àssunofri della scrAnAZtnnR rcllo stato dalla cntesA 



m 



la menoma offesa. Ijo Stata dunqao avvisatamente sì realrinse 
aliasela tutela do*diriUì comuni del cittadino, stremando cosi 
il fine, assai più ampio dellik natura nolTordiuar 1' uomo a civìl 
societÀ. Ma fu costretto a ciò dalla moral qualità della moititu- 
dino che concorreva a formarlo. 

Concediamo altresì che in quei paesi^ ore Io Stato per ispirito 
dì eresia o di 'scisma pcrsoguita la verace Chiesa dì Cristo, la 
sepaniziune tornerebbe a lei più vantaggiosa, porcile la lasce- 
rebbe altiiono libera e senza impacci. Cosi in Russia, dove sì 
buidiflcono i Vesoìvi porchtì fanno il loro dovere, s' impedisco la 
libera corannica^ione tra i Pastori ed il gregge, e sì costringono 
allo scisma i fedeli col fcnout e colla spada, certamente la se- 
parazione dello Stato dalla Chiesa sar^^bbe nua manna. Lo stesso 
dito della Prussia pel suo Kulturkamp/. Mon male assai non 
riceverò almm' assistenza dallo Stato, che vedere dalla propotenza 
politica cliiiisi i Seminarli, esiliati ì religiosi, assoggettato il 
Clero ad insegnamento officiale, puniti colla multa e col carcere 
i preti, iwl solo delitto d'avere amministrati i sacramenti o 
«elebrata la Messa. La separazione è sons;a dubbio preferìbile 
«Uà por&eca7,ione. 

Ma quLyta è condizione fuor di norma, e riguarda Stati sci- 
smatici o protestanti che manchino all'obbligo assunto di pro- 
le^ate ì sudditi cattolici nel libero esercizio della loro Kelìgione. 
Prescindendo da queste eccezioni e guardando la cosa in ni* stessa, 
flecondo il disegno dirìno, è innegabile che ì due poteri debbono 
«aser congiunti insieme e concordi pel regolare governo del mondo. 
OoDvien qui revocare alla memoria ciò che dicemmo negli ar- 
tìcoli precedenti. Uno è l'assoluto Sip;nore degli uomini, e questi 
è Dìo. Egli a reggerli visibilmento noi puro ordine di natnra 
«istituì il principato cirile, divìso secondo la dtversitì^ delle 
gADti: In unamquamque ffetttem praejìosuii rectorem '■ Ma nel- 
l'ordine della grazia volendo elevare a più sablime perfezione 
l'opera sua, degnò di venire egli stesso tra noi nella persona del 
Verbo fett'uorao a render visibile lo stesso suo regno, e dargli di 
propria bocca costitusìuDO o leggi. Poni haee in terris visus est 

• I lAbtr £ccie$ia9ttci, XVII. U. 



rid^ 



iSa 



4U 



ASSURDITÀ DELLA SEfAnAZIONE DELLO STATO 



et cum hominibus conversatus esi '. Questa costituzione, data da 
Cristo, fu di scerdrare l'ordine spirituale. dal tomporale, e la- 
sciando TuDo al reggimento del principato, commettere TalUo 
al potere d' un supremo Sìic<)rdote che lasciava qual suo Vicario 
sulla terra. Or, poìchft il corpo ncU'uoiao è congiunto collo spirito, 
e il temporale dere servire allo spirituale; è impossibile con- 
cepire non aver Cristo voluti Tuaione tra il Principato e il Sa- 
cerdozio, oon soggezione del primo al secondo. Senna dubbio egli 
lo volto, perchè autore dell'ordine: Qttae suiìf a Tko ardìnaiae 
sunl -; ed ò questa l'idea cristiana, espressa divinamente dal 
gran Pontefice Innoconr/; IH con quella elegantissima siniilitu- 
diue del Sole e della Luna, stoltamente schernita dai liberali. 
Ad jirmamentum caeli, hoc est U7ìiversalis Ecchsiae, feeU 
Deus duo magna luminaria, idest duas instifuit dignìtates^ 
quae sunl Foutijicalis auclorìias et Regali$ pofestas. Sed illa 
quae praeest diebus-, idest spiritual ibus^ maior est; guae vero 
earnalihus, minor; ul quanta est inter solem et Ittnam^ tanta 
iiUer Pontijices et Reges differsìifia dignoscalur \ l^a Urna ha 
Boe influenze sulla terra, a lei non comunicate dal sole \ ma 
ben l'è comnnìcata dal sole la luce che illumina insieme e ri- 
scalda. Parimente il Principato civile non riceve dalla Chiesa il 
potere sullo cose mcramonto temporali; ma ben riceve da lei la 
legge evangelica, fondamento primo e regola suprema d'ogni 
ordinamento civile tra' cristiani. 

Q Dottor san Pier Damiani voleva che P unione tra il Sacer- 
dozio e l'Impero fosse sì stretta, che in certa guisa il Pontefioe 
à trovasse nell'Imperatore, e l'Imperitore nel Pontefice; ren- 
dendo cosi un'immagine della congiunzione dei due poteri che 
splendono in Cristo e da cui procedono entrambi : Sicut in uno 
mediafore Dei et hotnìnum kaec duo, Regnum scilicet et Sa^ 
cerdotium divino sunt confata mysterio; ita ^uhlimes ìstae 
dttae personae tanta sibimet invicem unanimitate iunganiuì\ 

' B.vnor.n, U, .18. 
' A<] Box. XIII, I. 

* Vedi Corpus luriè Canonici, 1. 1. T>ecrelaUs Gregorii, lil), I. Ut. 33, e. VJ. 
Imptrinm non prattft Saccrdotio. »etl anbest el « O^dtrc lautur. 



DALLI nniesA 41 

irf qutìdammodo ?nutuae charitafis glutine et Rex in romano 
Ptnttijice ut romanus Ponti/ex inmnmtur in Rrge '. 

Questa è la uoiirersale e cosUvnto tradi?;ioQu detta Chiesa, 
tiwmessa a noi da* suoi Pontefici, da' suoi Dottori, da' suoi teo- 
logi; sicché heu può appellarsi dottrina cattolica. 



II. 

H0i^on» in nostro favore, non diaconosduU dagli stéssi av- 
versarii. 

Tra i difensori della separazione dolio Siato dalla Chiesa ben 
può dirsi cho io Italia primeggi il Minghetti, non solo perchè 
a sostenerla ha raccolto nel suo libro, Stato e Chiesa, i più 
speciosi argomenti, ma ancora perchè li ha esposti in bello stile 
e confortati di artifizii avvocateschi. Noi dunque combattendo 
lai, arromo impHcitameute combattuto tutti, noti avendo gli 
altri aggiunto nulla di meglio. Ora egli oomìncìa il suo scritto 
«on la seguente confossiono: « Chiunque mediti lo istorie scorge 
manifestamente come nei tempi passati la unione fra lo Stato 
V la Chiesa fosse universalmente reputata necessaria. Questo 
«ODcetto signoreggiò finora le monti, informò gli ordini civili 
ed ecclesiastici, e lasciò impronta di sé in tutte le legislazioni. 
Kno è fondato sulla identità del subbietto, in questo senso che 
I'qihdo è ad un tempo ciltiidino e credente, né lo duo qualità 
foaeono scindersi fra loro nella medesima persona. È fondata 
tltresì nella intima connessione dell' ohbietto, in questo senso 
the l'appagamento e la perfezione, il fine terreno e il fine oltre- 
Dondano, ai quali l'uomo è indirì/.^ato. hanno comuni e strette 
ittinonxe. È fondato finalmente nella nozione giuridica dello 
Stato, al quale si attribuisce non solo la tutela dei diritti indlvi- 
4i»Ii. ma altresì un'azione diretU al buon essere e al mìgliora- 
IBentn del cìtbidino, alla coiiserva/.ìone e al progrtìsso della società. 
Dìlk posto, si vede chiaro perchò si elevasse a principio la unione 

* Opmrolo Vi, DiaetptaUo inter S^fù adrocalwn et nymaHat SKxlefitn 
\4eftmtorrm, Cljiu:iuki «ìicliomis. 



42 



ASSURDITÀ DELLA Sllt>ARA£IOHC UCLLO STATO 



per lo meno l' accordo iotimo doliti istìtiizioaì cìrili e relìgìoM^ 
ODd« il privato o Ji; sycietà sudo governati '. > 

Non potevano in poche parole accennarsi con più limpìdez» 
i fondameati a cui l'unione tra lo Stato o la Chiesa 3i appoggÌL 
Quando i liberali vogliono esporre un concetto vero (il che è 
rarissimo) lo san fare meglio di noi. I più di loro haoau ìd- 
gegno, benché pervertito. 

L'unità del soggetto, cittadino insieme e credente; lo stretto 
vincolo che lega il fine temporale airetemo; la missione propria 
dello Stato in bene de' sudditi, sono innesto ragioni tali, che c^ 
scana dì esse è sufficiente a dimostrare la necessità doirarmoniai 
tra lo Stato e la Chiesa nel governo de'popoli. 

E vaglia il vero, come volete che si concepisca nello stat 
normale della società (giacché di questo parliamo) il medesinio^ 
uomo, soggetto a due supremi poteri, i quali non s'iiccurdin&j 
insieme? Sarebbe come una nave governata da due piloti^ i quali I 
sen^a intesa scambievole la guidino a diversi porti. Potrà acca-i 
dere per avventura che l' un cammino sia come scala per l'altro;] 
ma potrà anche accadere Tcpposto. Ed in tal caso che sarà delli 
mistìra nave? Che sarà anche dei due Piloti? Ckinverrà che 9i| 
azzuilìno tra loro, pLTchò il più forte prevalga. E cosi in coteat 
sistema di separazione tra lo Stato e la Chiesa, ci sarà contini 
pericolo che il potere spirituale vada in guerra col poter tee 
porale, e la persona soggetta ad entrambi si trovi nella dora oc 
cessità di seguire Tobbligaìiioa di coscien:»i con danno d« 
interessi civili, o di seguire gl'interessi civili con danno dell'I 
bligazioue di coscienza. È conforme a ragione un tale state di 
cose? Può esser conforme all' Intesa divina nell'ordinainent 
delle due società a bene dell'uomo? Lo stesso dite del 
argomento. Se il fine terreno e il fine oltremondano hanno, eoi 
concede il Mìnghetti, continue e strette attinenze; come pot 
mirarsi al primo, son// alcun riguardo al secondo? £ se un 
riguardo deve aversi, non sarà necessario che ci sia concert» 
subordina/ ione tra ì curatori di outrauibi? La separazione d« 
Stato dalla Chiesa importa un indiriz») civile ai soli beni 

' Stalo e Chiesa, |»g I. 




qaaggiù. Un lale ìndirÌKxo potrà ben avrenirsi a una niandra 
idi ciacchi ma non a una congregaziuno di uoiiiìdÌ. Oltreché por 
•esso si giunge ad avirìllra e curroiupero la niission» stessa dello 
Stftto. II floo dello Stato non ò Boatanzìalnioute direrso dal fino 
deiruomo: Non aliunde beatus homo, aliitnde civitas ; 
HOrt aliitd »U civiias. t/uam cotKors hùminum muUttudo: 
«iraziono sapleatissima della mente sublime di S. Agostino '. 
^1^ società Tnomo A sospinto dalla natura o, moglio da Dio. II 
^P'dnnque della società non pud essere altro se non quello che 
ai^eae Dio. Ora Dio eertament'j lotose che l'uomo pur essa rìce- 
iresse un aiuto alla propria p^rreztone; e la perfcsione dell'uomo, 
qoikl che ella sia, non può disgiungersi dall'ultimo fine. Come 
Jungione di onte, per la sua unirersalità, riroca a sé tutti gU 
^feti producibili dalla causa efficiente; cosi il bone 9'>mmo, l'ul- 
^H line, per \& sua supremazia sottordìuii a sé tutti ì beni, 
^■bili dal soggetto appetitivo. Niuu bisim pvi<^ sciridursi da Ini, 
IBhndo bene. Di» duntine talmente inteso la società per l'uomo, 
iCbe il bene, da ottenersi mediante lei, giorasse al conseguimento 
[deiruttimo fine. Da ciò non può torcere il guardo il goremaote 
», se ruol amformarsi agi' intendimenti divini. Egli dunque 
talmente disporre l'ordinamento generale della società, che 
lioio fine ne riceva sussìdi», o negli ordinamenti particolari 
aliHun procurare che non ne riceva impedimento. Ciò non 
'farsi nella separazione dello Stato dalla Chiesa. Dunque eo- 
separa/jone contraddice al disegno divino; e perdountrad* 
alia natura stessa dell' nomo. 



UL 

Vano ricorso alla Storia. 



Minghetti, per farsi stnidu al suo vagh^gìato disegno di 

ione, si volge alla storia. Pessimo metodo. La storia di 

so d dice il fatto, non il diritto; e il fatto ci dice ciò che 

m cifi che dev'essere. Più; la storia, maneggiata abilmente, 

trasforma in tutto quello che voi volete, tanto solo che sap- 

i S. ACOSTINU, D» Civitatg IkU 





44 



ASSURDITÀ DELLA SEPARAZrOKB DBLLO STATO 



piate ili qua e di ih scegliere i pQxzi, che rispondono &1 tatti) 
inteso, e somministriate ai suoi ugenti intuDzionì diverse da quelle 
che vbboru, uu cbu ris^Kindmig al vostro proposito. Così il Mìii' 
ghetti si studia di far apparire che l'unione tra lo Staio « Il 
Chiesa non riuscì ad altro, che o alPassorhiinenti) del primo aelll 
seconda o airassorbìmento delta seconda nel primo. E parlands 
della lotta della potestà secolare contro i Papi, lungo il secolo XVU 
e XYHI, dico cho « i Priucipi i qimti introdussert) le riforme 
non si arvisarono di combattere la religione, ma soltanto di n» 
dicarne gli abusi e di rivendicare allo Stato quei diritti che Bti< 
marano giustamente competergli'. > Per contrario rappresenti 
i Papi come intesi ad attribuirsi sopra i poteri civili uu dominii 
assoluto ed universale, che quantunque potesse essere giudicati 
profìcuo in tempi di barbarie, malamente si pretendeva eoati 
nuaro in tempi di civiltà. < L' terrore nacque allorquando si fdl 
di oiindi^iioni temporanee farne regole assolute e non ostante ti 
mutata condizione dei tempi si pretese signoreggiare il l&ieatO| 
mentre esso aveva già acquistato la coscienza dei propri! diritt 
e la deliberata volontà di esercitarli. Però non è senza timori 
che noi reggiamo questo terribile edifizio innaharsì e aduggiafl 
poi con la sua ombri tutte le istituzioni civili'. » 

Xel numero XXUI del Sillabo ò condannata la propt^ìsione 
Romani Pontijices et Concilia oecutnettica a lìtnitihtts saae pò 
testalls recesserunt, tura Principum lufurparunt E voramenl 
se la Chiesa non può errare, come in fede, così ancora in co 
Btume, gli ammaestrarne atì dì lei, come sono appunto quel 
de' suoi Pontefici e do'suoi unirersali Concili!, non possono esser 
usurpatori de' diritti altrui. Ma l'autorità del Sillabo, come aneb 
rinfatttbitìtà Pontificia, non ò riconosciuta dal signor MinghotU 
il quale reputa potersi impunemente tra' cattolici non ammetter 
nò Tono né P altra \ Ma se egli, in cambio di travisare la stoni 
volesse attenersi al razionale discorso, noi ben gli potremmo di 

• Pbk- 16. 

* (^li aDOovera ira le iatpronliiuilim del Clero: t L'airotel lamento coQtnt 1 r 
ttonn^sti. la zelo tomaodiilo ^\ [mirr lrin[MralL- rli'lla Chii^, t \p. iinftnvntoai cMUi 
coloro c)i« non ommeltono il Sillabo e U ìn^llibiliU del fiipa. > Plg. SO. 



DALLA OlteSA 



45 



itnre come tutti gli atti de' Papi non furono che legittimo 
_ oteri. èiti loro da Cristo pel governo de'fedeli. La Chiosa, 
operante come Chiesa, cìuè per vimm de* suoi Pontefici e do' suoi 
Concilìi, non ha Tatto mai altro, se non che sostenere V infiiienm 
che dare avere la legge di Cristo nel formare e dirigere i costumi 
de'popoli battezzati; e se osteggiò l>ene spesso ì potenti del se- 
colo, non fu cho per respingere i loro assalti e difenderò i diritti 
a lei Cfioferìti da Dio. Il sistema romano, come il Minghetti lo 
appella, è quello che noi, salvo involontario errore, stiamo espo- 
nendo in questi articoli, e sfidiamo il Minghetti a confutarci: 
ma, badi btme. non con cìiince o gratuiti asserti, bensì con argo- 
menti condotti a filo di Logica, da principii indubitati di Fede 
t* di rugione. 

La Chiesa, benché immutabile ne' suoi poteri, nondimeno nel 
cono de'sacoli cambia tenore, quanto all' uso de' medesimi, sapien- 
tornente accomodandolo alle diverse esigenze do' tempi, de' luoghi, 
delle persone. Altro è il diritto, altro l'esercizio del diritto. Ha- 
staado immobile il primo, ben pu6 variarsi il secondo; in con- 
formità delle mutate ooudìzìonì del mondo. Omnia inihi licenl, 
tova san Paolo, sed non omnia expedtuni. Omnia mikì Heent, 
aed non omnia aedijicant '. Cortamente nessun Papa pensa oggidì 
^\ esercitare sulla politica, e sopra i Be ed i popoli quel potere. 
die i suoi antecessori esercitarono nel medio Evo. Ma ciò non 

;hè siasi in sé cangiata la potestà dello Chiavi; sìbbene per- 
le l'osarla in quel modo non tornerrbbe oggidì opportuna al 
Iwi della Chiesa, pel quale essa fu data, nò giovevole al tran- 
quillo vivere dello nazioni. Il fine determina, come il diritto, cosi 
laeora la legittimiti^ del sno esercizio. L'Apostolo parlando della 
potestà data da Dio ai reggitori della Chiesa, avverte che essa l 
in aedijicaiìonan et non in desfructionem^. La Chiesa, assistita 
ne'sooi atti dalla sapienza divina, tempera in alcuni casi perfino 
Taso delle sue armi spirituali. Il Libemlismo cho nulla capisce 
De dì Chiesa uè di Dìo, attribuisce ciò, col nostro Minghetti, al- 
l' easersi quello armi spuntate. No; non sono esse spuntate né 

• l" md Cor. X, W, M. 

• a* lui Cor. X, 8. 



{6 ASSURDITÀ DELLA SCPAtlAZIONE DELLO STATO 

possono spuntarsi, giacché traggono fov?A non, come le armi del 
secolo, dalle braccia dell'uomo, ma dall'onnipotenza divina. 

Tornando ora alla storia, si cara al nostro scrittore, egli si 
sollucehera alla vista dei passi successivaniunte dati dalla 8oàet& 
nella via della lìbertÀ religiosa. Movendo dal trattato di Westfalìa, 
in cui il Protestantesimo fu legalmente riconosciuto nelle svariate 
sue forme, fino ai tempi nostri, si avverò < quella maniera di 
generalizzazione, per la quale lo Stato si eleva ad una forma 
ognora più astratta di religione, sino alla pura murale' >. Sta 
l>eDe;-ma il valentuomo dovrebbe osservare Che di sopra a questa 
forma astrutta, ci ha un'altra forma anche più astratta, ed è 
quella dì proscindere dalla stessa morale ed elevarsi alla pura 
volontà, sdolta da ogni t«^ge, coll'anarchia, coU'ateismo, col 
libero amore. Ad essa sì perverrà senza fallo; ed il Minghettì 
potrà compiacersene fin d'ora, 

È molto infelice quol pubblicista, il quale senza esaminare se 
la tendi-Dza sociale sia buona o rea, accomoda ad essa le suo 
teoriche e consiglia il l^islatorc a seguirle. A questo modo la 
sofietà non può non andare di male ìn peggio, fino ad Incorrere 
in bi>tale soq*|uudro. Il governante non ò un pedissequo, ina na 
condottìere. Lo stesso Mioghetti riconosce che lo Stato, < non 
può considerarsi estraneo alla moralità ed al costume, in che il 
cittadino attinge le forze necessarie allo svolgimento delle saa 
facoltà'». Ora, senza religioae, non può darsi moralità; perchè 
senza Dio non può darsi dovere. Pii^, che por la pt^rsona indivi- 
dua, vale per le moltitudini queir osservazione Dantesca del bi- 
sogno che ha l'uomo di freno e di legislatore, che della vera città 
discema almen la torre '. Celesta torre della vera città, non ò Sft 

• Stato t Chiesa, pos. 37. 

• Pag. 31. 

• ■ Di iiiwTìol IwDi! in pria stmlt M|ii)re. 

(joivi t'ing»[ina. t i)ì«tro ad imso corre, 
Sp pHJ'I-i fn>n non torce il soo amore. 
OaAc a>iitt>niie Ipkjtc pr tev« porri;, 
flljivpnni' R<!gi! aver clip iliwerneBsc 
Della vera citlade almen h torr«. 

Puryatorio, Caolo XVI. 



RALLA CIIIKSA 



DDQ rnltìmo nostro fine, e la virtù che ad esso ci mena. Or elio 
»llr<>, s*; non la religione, mostni all'uomo (luest'uUimo fine? » 
ehi, se non la Chiesa., lo mostra all'uom cristiane? Non pu6 
dtmqne in niui società cristiana dis^ungersi dalla Chiesa il 

remante oÌTile d'un popolo fedelo. 

Il Minghetti dice in sostanza: La BocieUi tendo al razionali- 
smo; secondiamola. È corno se un medico dicesse: Il malato tendo 
alla morte; oonfortiaiuocelo. 

IV. 
Si rispottde alle ragioni contrarie. 



A quattro possono ridursi gli argomenti che i lihorali accam- 
pano contro la tesi da noi propugnata; e sono esposti limpidamente 
4al Hinghetti. Da lui li toglioremo, rispondendo ad ossi per 
nugolo colla massima brevità. 

PatKO ABT.oMESTO. « Il fine dello Stato è duplice: la difesa dei 
diritti individuali, e la cura di quegli interessi generali, a cui 
per se soli non possono supplire i cittadini e le loro spontiinee 
associazioni '.> Né all'uno né all'altro è necessaria T unione 
eoUa Chiesa. Pel primo bastano i principii della giustizia, attìnti 
alla pitra ragione; al secoudo le forze sociali, non aventi alcuna 
relaziono col culto. 

Primieramente il fine dello Stato è qui malamente definito. 
I liberali confondono il fine inteso dalla natura, neir ordinar 
^ì uomini alla vita sociale, col fine che essi arbitrariamente si 
stabiliscano. Certamente l'uomo, essendo dotato di libortà, può 
volere V associazione civile per quei due soli scopi dianzi accen- 
aati; an/j può restringersi al solo primo. Ma tale non è l' inten- 
dimento della natura. L'intendimento della natuni ^ più ampio. 
£881 spinge l'uomo alla società, acciocché ne venga aiutato al 
«eseguimento della folicità t&mporalo; la quale, acciò sia propria 
dell' nomo, convien che sia connessa c»)lla felicità sempiterna. Ora 
alla felicità sempiterna non iscorgc, se non la Chiesa. Ma omot- 

■ Pifj. 33 e 37, 



48 ASUmWTA DKLLA SSPARAZtOIfE DELLO STATO 

tiamo di argomentare da questo lato; sapponiamo puro quell'idea 
lìberab>3ca, intorno al fìno dtilta socìetìi civile. Noi &:)acedìaiiio che 
molti interessi pubblici, a cui provvede lo Stato, comu la Finanra, 
r Igiene, Li Sicurezza interna ed esterna^ il Commercio, la Dì* 
plomazia e va dicendo, non hanno alcuna rebizione cui Culto, 
finché si tengono nel puro ordine materiale, sen/^i offesa deU 
l'ordine morale. Ma della giusti/.ia non è cosi. La giustizia, 
attìnta alla pura ragione, potrebbe bastare (sìa dato o non con- 
ceaso, perchè fuori della prosente quistione), se l'uomo fosse 
rimaso nel puro ordine naturalo. Ma la bisogna corre altnimeote. 
L'uomo, per divina merco, ò prosentemunto elevato all'ordine 
soprannaturale della fede e della grazia; e con esso è mestieri 
che pongtLsi in armonia la giustìzia naturale. Si dirà: Lo Stato i 
non bada a ciò. Deve badarci; perchè egli è chiamato non a{ 
reggere l'uomo in astratto, ma l'uomo in concreto; altrimenti noB| 
salverà neppure i diritti individuali, che dice di voler proteggere. 
Rechiamone un esempio. Lo Stato dalla giustizia naturale, iotesftl 
a suo modo, deriverà verbigra:{ìa il divorzio, come ha fatto la 
Francia ed è disposta a fare anche l'Italia. Or il divorzio offendei 
il diritto individuale del cattolico, perche ne scjmpìglia la co-l 
scienza, e lo costringo o al concubinato o a forzatA continenza. Lo 
stesso dite di altri punti, connessi colla religione. Imperocché ij 
liberali hanno un'arte ammirabìUtnel far i-ho lo Stato, dnpn lai 
sua separazione, rientri in tutto ciò che gli aggrada, in virtù! 
della tutela eminenie, che gli concedono, sulle amministrazioni] 
parziali '. E così lo Stato, attingendo a suo modo ì principii della 
giustizia dalla pura ragione, vi prescriverà la scuola atea, violando i 
il diritto paterno; Iaici:ìzerà le opere pie di beneflceniui. costrìn-j 
gendo il povero a ricevere la limosina dall'uomo in nome dull'uomo;] 
vieterà la profiìssione de' consigli evangelici, con oppressione 
diritto personale in ordino alla scelta del vìvere; e cosi del re 
Il Minghetti mostra in ciì) un'abilità portentosa. Sotto lustra dP 
libertà relìgÌos:i, riesce nel suo libro a porre interamente laj 
Chiesa, e quindi i cattolici, sotto la piena tiniuriia dello Stato-j 
SficoKDO AKOOXRN'TO. < La Chìesa cattolica, che un tempo e&*| 

■ Fif. 36. 



DiltA «RISSA 49 

pifiUMTa la scienza e la socieU, s' è a poco a poco allontanata 
di esse, ed ba finito coU'ostei^giarle entrambe '. > Or come to- 
Me che lo Stato moderno, il quale ha vìscere bÌ pietose verso 
la aeienKa e la società, sì coUcghl colla loro nemica? 

I liberali, con singolare ooRtaii/,a non si stancano di ripetere 
fibe U Chiesa è oggidì divenuta fìera avversaria delta civiltà. 
Certose cìviltÀ ò la barbarie inassonioa, a cui ossi son mancìpatì; 
DOD haooo torto. Ma se civiltà è quella che ci ba recata il 
TiogeJo, la Chiesa come ne fu madre e promoirice in addietro, 
cosi à al prestante. Per sostenere il contrario, converrebbiì diro 
che la Chiesa abbia disertato il Vangelo. La miscredenza libe- 
ralesca non si periterà di affermarlo; ma chi ha fedo nella pro- 
messa di Cristo: Eoce ego vf^biscttm aum omnibus dieòits, vsque 
di/ cofisumtnationem saecufi % ascolterà con orrore la sacrìlega 
Beozognii. U Mioghotti per avverarlii, ne reca in provii il Sillabo 
d l'infallibilità poiitìHcia. < Nel Sìllabo infatti, egli dice, tu trovi 
ianmilate e sottoposte ad iinatema tutto le proposizioni più ossen* 
aalì de-gli Statuti moderni e i diritti più gelosamente custoditi 
dhi :i[>polì. Coir infallibilità del Papa poi è tolto ogni sostanziale 
dirìibn ai fedeli, al clero, all'episcopato stesso nel roggimento 
delU Chiesa'. » 

(jimnto air infallibilità Pontificia, si compatisce l'ignoranza 
iMlogica dello Scrittore. Quella dofìnizioue non potò togliere ai 
Ett'eli al clero inferiore nessun diritto sostanziale e neppure 
icidciitale nel reggimento della Chiesa, per la semplice ragione 
de ai fedeli ed al clero inferiore non compete alcun diritto In 
Ul reggimento. Il reggimento della Chiesa appartiene ai soU 
Vflcovi: apiriius Sonclus po-'^uif Episcopos ngerc Ecdesìam 
■ki '. Ora i Vescovi appunto furono quelli, che raccolti io Cou- 
alÌQ, definirono T infallibilità Pontifìcia; ed è credibile che essi 
s'intendessero de'loro diritti un po' muglio del nostro Minghetti. 

K deplorabile l'abuso, invalso oggidì, che laici, niente istruiti di 
jetie ecclesiastiche, uc sfringuellino all' impazzatu. 

' ì'^f. ah. 

' MiiTTUlH. XVVIII.10. 
» Pag. 55. 

• Actu» Apo9t. ?C. S8. 
Stri* XlJt. «of. //. ftuc. 85U 4 24 marta ISW 



50 àsscrdità oetiA sePAitAnons oklm stato 

Qu&Qto poi al Sillabo sfidiamo formalmente il signor Uin- 
ghetti a mostrarci una sola proposiziotiu da esso condannati, 1 
la qtiale alla stregua (lolla ragione contenga alcun diritto di 
popoli sentenza di Statato cbe non sia un solenne sproposito. 
Torniamo a riputore : lo sfidiamo qui tbrmalniento. Or se la Chiesa | 
condanna spropositi, con ciò non osteggia, farorìsce anzi I&< 
scienza e la società 

Tek/,0 jLRooiUHTO. Lo Stdto è incompetente in materia di reU-| 
gione. < Fra le fanziooì essenziali dello Stato, scrive il Uìnghcttt, 
non vi ò quella di discemere la verità dall'errore religioso, pro- 
pugnare la prima e combattere il secondo... È incompetente fto 
Staio) in materia religiosa '■ » 

Noi domandiamo se Io Stato sia da meno di ciascun uom» 
individuo; e se V uomo individuo sia incumpetnnte iu materia 
religiosa nel senso dei libeuli, cioè incapace di discemere la 
verità dall' errore. Se cosi fosse ciascun uomo, quanto a religione, 
dovrebbe tenersi in un assolato scetticismo e non professate! 
nessun culto; cosa assurdissima. 

Quella proposizione, che ì liberali sempre mettono innanzi 
come un assioma indiscutibile, i> ambigua; ha un senso vero ed 
un senso falso. Lo Stato ò incompetente, rispetto alia religione, 
quanto a regolarla, non quanto a discertierla. Posta la distinzioM] 
del Sacerdozio dall'Impero, introdotta da Cristo, lo Stato non jutt 
senza sacrilega usurpazione ingerirsi di affari religiosi. Ma. come ' 
i sìngoli cittadini, cosi anche lo Stato che socialmente li rappre- 
senta, à tenuto di aderire alla vera religione, e conservarla ae{ 
già la possiede, e se n'è privo a cercarla. Gtli strasi doveri che 
corrono all' uomo individuo, corrono pruporxionevolmt'Uto allft 
Stato; il quale si distingue da loro, come dalla persona fisica, UJ 
persona morale. 

A reggere ed amministrare la religione si richieggono rii 
denti poteri ; e questi non son dati allo Stato. Ma a discemerteì 
dalla falsa basta il lume della ragione, e questo certamente èi 
nello Stato, com* à nelle persone che Lo compongono. Se lo Stato] 
mancasse del lume della ragiono, non sarebbe abile a governar 

• SUtto e Chieaa, Png. 7t. 



DALLA CHIESA 51 

aeppiird i gatti. [ curutteri poi d^ìlla Cliiesa sono cosi chiari ed 
tpo'tL, che basta aver occhi ìa fronte per ravvisarli. K nota 
l'eofotìca sontonin di Riccardo da siin Vittore: Domhie^ si fal- 
sum est quoii credimuSi a te decepfi sumus; ista enim itoltis ets 
n^is conjìrtnaia sunt, quae nomiisi a te fieri pottieruni ^ 
ÌA sola ostinata e fiera guerra degli empiì contn> l:t Cliie^a 
liasta a chiarii-Ia r-^ra figlia del cielo. Se ella non fosse tale, non 
à sarebbe ragione, per cui Satana dovesse scagliarle addosso ood 
luti) ìmpeto i suoi satelliti. 

I liberali sono reraiueute piacevoli ! Dicono lo Stato incompe^ 
teste a conoscere la vera Chiosa, e poi Io fanno competfintissimo 
ut entrare nulle sue leggi, ne' suoi giu(li?.ii, nella sua aiumini- 
strasione. Ar rovesciamento d'ogni ordine! 

QcASTO ABoosENTO. 1q taoto Sarebbe necessaria I' unione, in 
^uoL» si suppone che la Chiesa sia una vem potesti!, boncbè 
£ online spirìtnale; la qiuile jur conseguenza abbia mestieri di 
parsi in armonia coIPaltra civile, per evitare conflitti. Ora questo 
è falso. La Chieda non ha potestà nel senso proprio della parola. 
Se l'aresse, godrebbe di facoltà coattiva., e questa appartitme al 
' " ^tato, «Si parla souipre di due potestà, l' una temporale, 
. ...la spirituale; e da questo concetto, accolto a priori, si deduce 
;utu. una serie di conseguenze che repugnano al sistema della 
SApirazione, almeno inducono neir animo forti perplessità. Che 
<88i intendesi pnr potestà, sovranità, im/jcrèum? Intendesi pro- 
■-:ni.?nte la facoltà di fare leggi accompagnate da una sanzione 
. Citiva, cioè di obbligare ì citt'tditii a<l osservarle unche colla 
ftosa... Ora questa sovranità è la nota caratteristica dello Stato 
ed appartiene ad esso solo'. > 

L liberali hanno tanta flducin nella loro sapienza, che credono 
£ poter facìlmeute con una semplice loro sentenza disfare la 
à^ttrina di tutti i Dottori, di tutti i Teologi, di tutti i Giuristi, ì 
^i&ii Bn qui nei loro libri han sempre parlato di una doppia po- 
testà, runa Bcclesiastica, l'altra laicale. Né queste concetto è stato 
anmcsfio a prióri^ come dice il Minghetti ; ma bensì ò stato cavato 

' Dt Trimitlt, lib. -l, e. 1. 
» Stato e Chieaa, Pag. 7T 



52 ASSUnDIT\ OBLLA SEPARAZIONE DELLO STATO 

dal fatto, cioè dall' istìtozione dì Cristo, il quale conferì a san Pietn 
le chiavi del suo regno la Chiusa, o la facoltà dì sciogliere e d 
legare, ossia di obblii^are con logge i fedeli. Per diciannovu seool 
la costante tradizione ha conft^nnato ana tate dottrina. Ma poicb 
presso i liberali non ha forza né Scrittura, né tradizione, né in 
seguameuto di Padri e di Dotte-ri; guardino almeno c\ò che sfa 
tuttavia avvynondo solfe) ì loro occhi. Le Potenw, anche di prin* 
ordine, tengono presso il Pontefice raj» presenta» ti diplomatici, a 
modo stesso onde costumano con gli Stati laicali. Che segno < 
questo? È segno cho essi riconoscono nel Pontefice una veni potasti 
pubblica, un vero Impero, benché di ordine spirituale. Ci ha an 
che di pia. Gli stessi liberali han professato un tale rioonosoj 
mento. Essi han fatto una legge, la famosa legge delle gniJ 
rentìge, in cui assicurano al Pontefice prerogative sovrane. Oi 
possono competere siffatte prerogative a chi non ò vcntmenti 
sovrano in qualche senso? Vero è che i liberali sostengono chi 
tali prerogative possono abolirsi. SI? Si attentino a &rlo. 

Il Miughdtti per prova/e l'asserto suo ricorre alla definizioai 
delle sovranità, dicendo che essa è la facoltà di far leggi ae 
compagnata da una sanzione coercitiva. Ma primieramente 
dovrebbe sapiiro che la dofìniziono sciontifica deve esprimere 
senza, il iptod quid est, della cosa che vuol definirsi. Or la b 
ooltà di far leggi ò una funzione della sovranità, non Pess&m 
L'essenza della sovranità risiede nel diritto di ordinare la molti 
tadine al ben comune. Da siffatto diritto risultano, come attri- 
buinonisue proprie, le facoltà di far leggi, la facoltà dì giudicsn 
la facoltà di punirò. Or non ha la Chiesa il diritto di ordiqv 
ruDÌversità de'fedeli al conseguimento dell' etonia salute? Ma 
dia pure per buona la definizione dui nostro pubblicista. No: 
sono accompagnate da sanzione coercitiva le leggi della Chiea 
mentre legano la coscienza sotto pena di eterna dannazione? Noi 
è coercitiva, per esempio, la scomunica che separa il oontumaq 
dal corpo de'fodeli? iS. Paolo parlando della sua autorità apo 
stolica ai Corinti dice : In promptn lìaberites ulcisei omyten 
inohedimtiam '. Questo utcisci omnem inobedìentiam, attribuì 

• t* Ad Cor. X. C 



DALLA CHIESA 



53 



al potare spirituale, noa risponde perfetUnieittc & quel vindex in 
\ram «l tfui malum agii ', attribuito al poter tempurale? 

Si dirà: ma cotesto pene inflitto dalla Chiesa, son pene spi- 
rìtoalì. RtspuDilianio: Primieramente non è maraviglia che un 
potere spirituale abbia come suo proprio attributo l'infliggere 
pene spirituali ; le quali non, perchè spirituali, cessano dì esser 
peni'. In secondo luogo, la scomunica, da noi recatìi in esempio, 
benché pena spirituale, ha nondimeno eSTetti e^^iaudt» temporali, 
ft>mu rinabilità a qualsiasi ufficio ecclesiastico e l'esclasioue da 
«gni fomuieroio co'fodelì. Cum kuiu smodi lìec cibum sumereK 
iVft,* ave ei dixerltìs '. In terw) luogo, se il signor Minshetti 
richiedo (benché senza ragione) come esséiiziah carattere del 
[vit:re k^^isIatÌTO, la forra matorialm^'ute presa, dìcianiu che 
^oesta altresì appartiene alla Chiesa, se non formalmente, al 
certo virtuahnetiie. ì& Chiesa ha diritto di esigerla, ove occorra, 
dillo Stato, non per preghiera o richiesta, ma per comando. Si 
ricordino le parole di S. Bernardo, e dì Papa Bonifazio YUI, 
da noi recattì nell'artìcolo precedente. Ma il signor Minghelti in 
ambio de' Ponteflci e dei Dottor Santi, ama ispirarsi a Scrittori 
eterodoesi; e così in appoggio della sua tesi cita due protestJinti, il 
Tossio ed il Bohemero *. Ma iu tal guisa ogli digiterà un diritto 
pnbblìeo ad uso degli eterodossi, non de' cattolici. Or noi de' cat- 
tolici ragioniamo. 

Nà 8i obbietti che il Prìncipe potrebbe non obbedire a quel 
eomaodo del Pontefice; perchè ciò potrebbe accadere anche al 
Prìncipe in ordine alle proprie milizie. Queste, ribellandosi da 
lai, potrebbero non obbedirgli. Segue da ciò che il Principe non 
possegga la forza armata? Applicate un tal discorso propui'zìo- 
ndinente al Pontefice, rispetto al Prìncipe. 



• Ad homatm, \ì\ì, i. 
» S. P*WN) f ad Cor. V 11. 
> Epialola II. IOANNis, 10. 
* Stato e CAa'cta, ra{. 77 ìn poU- 



I DERELITTI 



vili, 

n. LAVORO E LA LOTTI CO» LA MISEKU E LB lALATTIK 

•-Id casa Belfioro Uvoravasi di gran lena da mane a s«m « 
gran parte della notte; e sino che v'era lavoro, vìvevasi è vero 
sottilmente, per essoro lo fatìchL^ dolio donni) mal rimniiorate, 
ma par si viveva, e col sopravanzo potevaaì pagare la riccbesn 
mobile e la pigione di casa. Ma il guaio era quando il lavon 
mancava, ovvero snaturati avventori diffalcavano o differiano la 
dovuta mercede alla vedova e allo soe figlinole. Allora le tapine 
troviwuiisi in si crudeli distrette, che non vedovano ver60 di 
uscirne. Un di fra gli altri Emma e la Marìuccina prosentutoai 
a ana ricca Dama, per riscuotere il prezzo dì un vistoso abito 
di seta, furono con mal piglio da quella accolte e su duo pift 
accomiatate, sotto pretesto che l'economo non era in casa. Torna- 
rono indi a tre dì; ma non furono da lei ricevute; perche sa 
quell'ora la Dama ritiratasi nei suo gabinetto di lettura, nim 
dava udienza a veruno. Il bisogno le spinse a tornarvi ancora 
per ben tre volte, e sempre invano; che una fiata ella era in 
vìsite, un'altra in villa e la terza a zonzo per le Capitali d'Bu- 
lepa. Ah cmdelaccia! ah ciurmiitrìcel Non sì recava a coscieusa, 
né arrossiva di portare in mostra nelle sue sfarzose vestì i sa- 
dorì e le lagrime di povero operaie defraudate della loro mer- 
cede!... ' 
Immagini ognuno lo sgomento e la pena dolla povera fami- 
glia Belfiore; la quale non aveva altro me?^^ di sussistenza 
che 11 lavoro dello sue mani, e faceva assegnamento sa quel 
guadagno per isdebitarsi col venditore delta stoffa di seta, e ti- 



I dchklitti • rm. it lavoro e la lotta co.» la MisERtA e t.e malattie 55 
rare inaaniii per qualche settimatia I» sua travagliosa viU! Nà 
^oesta fu l'unica volta ch'ella si vedesse cos'i bruttametite acor- 
iKchlata; che più altre fiate le incontrò Io Btesse; o alla men 
trista Tidesi costretta a pazieolaro lunga pezza per avere il suo; 
il che fio! di darle il tniceUo. 

Se celesta razzaccia di avventori, rei di tanta immaniUi e in* 
giustizia, veder potessero Io bigriiue che fanno versare al mi- 
sero operaio, quando la sera non può recare il pane alla digiuna 
&mìgliuola; se contemplar potessero la desolazione e il pianto 
di una madre, che non sa come sfamare i suoi figliuoletti ; se 
udir potessero le grida di questi, che' spunti e affilati per U 
^e cLieggoale na tozzo di paoe: per quanto avessero un cuore 
di selce in petto, se Io sentirebbero, ered' io, spetrare dalla 
pietà- Sia essi iuebbriati di piaceri, e con sempre sugli occhi 
Io spetlooulo del bel mondo lussureggiante nell'abbondanza e 
nel fasto, ueppur sanuo immagiuare le scene strazianti, che per 
loro colpa succedono entro le affumicate pareti di un abituro. 

Le loro sfoggiate masserizie, Le sontuose vesti e gli sfarzosi 
«bbigliaiuenti, dod pagati a tempo e a dovere, sudano sangue 
e lagrìme; e sodo le lagrime e il siingue del povero, che gri- 
danu al cielo vendetta. Dio le conta, Dio le nota, e guai a ohi 
le fa versare! 

La famiglia Belfiore mal rimuoerata delle sue fatiche, ebbe 
a lottare con tutti gli orrori della miseria. Elia reggeva si sot- 
tilmente la TÌta, che poco più era morte. Al mattino lo sdigiuno 
er» a solo pane, e questo, duro e inferigno; e tutto U desinare, 
pane e polenta con sugo di pomidoro. Solamente nelle feste con- 
solava il povero desco un po' di brodo lungo con un lucchetto 
di carne, e un virierelto annacquato o piuttosto acqua vinata. 

Malgrado il rigore della stagione, non acceudevasi fuoco in 
che pel desinare-, e tutti correvano a scaldarsi intorno al 
fornello della cucina, la notte non illuminavano il salottino da 
broro che due candele steariche; alla luce delle quali le donne 
agucchiavano, e Pierino studiava la sua lezione. Nà era mai che 
quelle togliesscro le mani dal lavoro, se non a tardissim'ora 
quaudo sentivansi st^pralTatte dalla stauchezza e dal sonno. 



56 



I DCKBtirn 



Solo allora gittaransi & sdraio sovra na misero letticcii 
ovp penavano gran pezaa ad assaggiare an po' di sonno; perei 
coperte appona da udii, semplice coltre, che mal le schermia dal , 
freddo. 

Che contrasto tra qaesto genere di vita e quello che menabò] 
ftierano oe' giorni della prosperità e dell'abbondanza! E a pen-' 
Bare che a tanta estremità aveale ridotte l'istesso padre, il quale 
per legge di natura dovea provvedere al loro avvenire! Orribile 
a dirsi, ma pnr vero! Oggi più non si contano, tanti essi sono, 
i padri dì famiglia che afTamano moglie e figliuoli per \ah-\ 
mare lo proprie passioni! 

Ad aggravare la miserub della famìglia Bulfmre all'estrema; 
peuDrìad'ogni cosa t-enne dietro, come naturai consegneny.a, l'in- 
fermità. La prima ad esseme colpita fu la Mariuccìna, vittiiu] 
di un lavoro superiore alle suo forze; la quale fin dai primi' 
tocchi del male per non riuscire di poso alla casa, chiese csx 
istanti di venire trasportata all'ospedale. Alla Marchesa però 
non pativa il cuore di abbandonare alle curu altrui una vita sì 
preziosa, su cui avrebbe voluto ella stessa invigilare. 

Se non che pressata dalle tìto istan?^ dell'inferma e del- 
l' istesso medico, acconciossi, mal suo grado, al loro volere; ftj 
fatta venire una lettiga, adagiowi dentro la Mariuccioa, e 
compagnoUa insieme con Kmma allo spedale; dove trattenutasi' 
alquanto coir inferma, sul punto dì separarsene, abbraccìolla più, 
volte lagrimundo, e premisele cho sarebbe venuta di frequente 
a visitarla. Emma poi, che Tamara come sorella, potòappenij 
con voce rotta dal pianto dirle — addio. 

Le disgrazie, dice il proverbio, non vengono mai sole. Noni 
istette guari cho cidde ammalata anche la Mima; a cui per 
una forte infreddatura, cagionatale dai brivìdori end* era assa-l 
lita nelle luughe ore del notturno lavoro, entroUe nell'ossa ami 
febbrjciattula ostinata, che tennela inchiodata per ben due set-^ 
timane a letto, lasciandola in seguito assai svigorita. 

Pierino auch'egli affilavasi ogni dì più e impallìdia: parea' 
un fiore aduggiato dalla brina in sul primo sbucciare. 

Emma era stremata di forze per lo scarso nutrimento e la 



Tm. a LAVORO B LA LOTTA CON LA HISGItlA K LE XALAITIE 57 

ktìca: e tutUvia liiagi dal rendersi a cura di iimdìco, per amore 
eLU f&miglia dimeaticara sé stessa. 
La poTem madre mal reg^entesì in pie, tant'era affranta 
alia miseria e dall'ambascia, raddoppiala di zelo e d'ardore 
«r oocorrore olle crescenti necessità; ootakhè il suo TÌrere e 
oeltu della famiglia non era ornai più che una lotta suprema 
disperata colla morte. Ila di la Marchtìsa leratasì, comò solea 
baoD mattino, dopo aver passata una notte iosonne, nel met- 
m&no a' suoi laTorietti, seutissi a un tmtto annebbiare la 
Uta, vacillare le ginocchia, e smarriti gli spiriti, stramax/.0 a 
un. Accorsero le figlìiiole atterrite; e levatala sulle loro brac- 
adagiaronla in letto. Emma spruzzolkk d'acqua fredda in 
; e la madre rìnrenne, apri gli occhi, mandò un sospiro, e 
olle alzarsi; ma sopralfatta da un accesso di febbre g^liarda, 
jffiincìò a dibattersi, a tremare, a crocchiare i denti, e ricadde 
upina. 

Emma corse pel medico; il quale udito il grave accidente, 
ffrettossi a visitare T inferma; e a forza di chinino levoUe di 
M30 la febbre. Tattavolta eli* era sì prostrata dal male, che non 
Dtea lasciare il Ietto. Le figlie intanto pt;r accudire alla madre 
ifenoa a al bimbo, e perdio aontìansi anch' esse dal tanto fa- 
care o patire, che avean fatto, smunte le forze, non potuaoo 
landaro innanzi ì lavori. Ondo venuta meno quest'unica risorsa, 
TÌdttru ridotte a tanta estremità, che più non si accenderà 
in casa, né vi avea per isdigianarsi se non del pane in- 
dgno e sempre a scarsa misura. La madre pii^ sensibile ai 
itìnenU de'Hgliuoli, che ai proprii, venta consumandosi sai 
letto di tristezza. Mandò impegnare al monte di pietà al- 
ano robicciuole; e non perdonò neppure all'anello numle 
a do« quadri, che si teaoa carissimi; perch'erano il ritratto 
l'gdoìtori sQoi. Ma ben presto veanole meno anclie questa 
; ed eccola di nuovo colla sua famiglia in braccio a tutti 
orrori della fame. 1 figUuoU le circondano il Ietto pallidi, 
■iKÌlenti, stremati dal digiuno ; e la Mima e Pierino talora 
Bngeudo, esclamano: — Mamma un pane, per pìeti un pane. 

f 



58 



1 DEnELim 



Ija povera madro odo que' prìoghi, vede quel pianto, som 
scoppiare il cuore di doglia, e dod ha un pano da sfamarli. 

Preso allora consiglio dalla nocessità, appigliasi a qndiranic 
partito che le rìraane, e da cai tanto per lo innanzi abborc 
Amto a sé Pierino, che per la tenerella età e le care manierìi 
pareale tutt' acconcio a muovere l'aUraì cuore a compassione, 
dico: — Figlio mio, tu ben vedi che qui ci moriamo di f» 
Ta dunque a chiedere mercé per amore dì Dio. 

Più dir rolea, ma il pianto soffucolle la voce. Pierino a ques 
comando sentissi salire il fuo^ alla faccia, e inumidire gli occl 
tuttavìa fattosi cuore: — Non piangere, le risposa;, mamma mi 
eh' io vo tosto a chiedere V elemosina ; e cacciatosi in capo il si 
berretto, partì come lampo. 



rx. 

VK po' DI ELEHOSINi PER ASORE DI DIO 



Chi può ridire la lotta ch'ebbe a sostenere con so stoBSoj 
povero Pierino, nato di nobilissimo lignaggio, e cresciuto tra 
agi e le morbidezze di una ricca casa? Kgli accostasi a 
Signore che pussavaglì dappresso, e col volto inriammato 
vergogna o con voce tremante gli dice: — Signoro, uu po*| 
limosina per amoro di Dio! — Ala quegli tira di lungo set 
rispondergli. Quest'atto disdegnoso cavò al misero orfanello 
lacrime dagli occhi. Indi a poco passa nn ricco borghese-, 
rìno gli si fa innanzi, e rinnova la sua preghiera: — Un po*| 
limosina per amore di Dio: — £ quegli senza neppure deg[ 
di un'occhiata, e crollando la testa, rispondeglì bru:ìcaD 
— lo non fo limosina agli accattoni. 

Queste ripnlsi; sconfortan)nIo par guisa, ch'egli avrebbe 
tosto rincasare; ma il pensiero della madre inferma e delle 
relle affamato gì* infondono coraggio st ch'egli non si rii 
dallo stendere or all'uno ora all'altro de' passeggeri la 
SenoQchè il tapinollo non sa domandare; molto meno sa imi 



U. l'N po' di ELl^HOSIKA PKR AUORE DI DIO 50 

tauare. Toma dnn'jtm a casa, a eapo chino, culle mani Tuote e 
gli occhi pi^ni iVì lagrime. 
Accorrono ansiose le sorelle: — Ebbene Pierino che ci porti ? 
D silenzio e il pianto sono Tuaìca risposta. La madre senza 
oeppure interrogarlo, intende Teloquea/^a di quel pianto, trae 
m gran sospiro, riguarda muta i fìgliuoli, che famelici aspet- 
tano ancora mi pane; e dimonticrbudo so stessa o la sua iiifer- 
■iti, b«lza di letto, restesi in fretta, e vaol uscire. Emma tì 
fì npjwne e fa ogni sfori» per dissuadernola, temendo che il 
Itilo rincappellì, e le si appicchi miovaiuente addosso la feb- 
bre, ila la madre non ascolta né ragioni, né preghi; esce, e 
n a picchiare alla porta di nna ricci Dama, alla quale aveva 
fit fntto un tempo di molte amorevolezKe e favori. Ahimè la 
Isnefìcata era donna in tutto mondana, ni avea scintilla di 
carità in cuore; chà il disordinato amore di sé slessii soffocava 
io l>^i ogni più nobile e santo affetto! E però quando il portiere 
lanunciolle la Marchesa Cecilia, rabbuiossi tutta in volto; e 
avvisando il motivo di quella venuta, mandolle dire: — Incre- 
nerle assai di non potoria ricerere i perchè era quel di trava- 
g&tA da un forte mal di capo. 

La i>overa Cecilia all'udire dal portiera questa risposta, si 
A? di fiamma in viso, e se ne uscì coi cuoro amaruggiato da quel 
|Ua^u per battere alla porta di un*aUra magione, ove ditno- 
aaa gentildonna di sua conoscenza. Questa cortesemente 
'■coolse iu una splendida sala messa a stucchi domtl e a tap- 
iBtzerie di un rasetto finissimo color aranciato, con intorno alle 
"luiulri e specchiere incorniciate di vaghissimi intagli» 
e dorature ; e sottovì seggioloni felpati di un verde nio- 
-ì sofò vellutati di rosso con origlieri e piumini a sovrap- 
d' oro e di seta. Nel mezxo vi tondeggiava una gran tavola 
Kaechiore coi quadrelli di malachite, di lapislazzuli, dì aga^, 
altri marmi e pietre preziose; e sopravi vasi di fiori, sta- 
di marmo di Carrara, panierini di frutta marmoreo fog- 
6 fiolorìte al vero, gra/Jose conchiglie, vagluBsimi colibrì 
liatt t colle alette spiegate, astucci a foggia di libretto, 



60 



IKHKLITTl 



impiallacciati di tnadreporU e filettati d'oro, e mille altri nimudij 
e gingilli. 

Tanto lusso e splendore faceva an terribile contrasto colt&l 
squaltidez/a del povero e nudo abituro, donde la Cecilia Tenira;] 
e richiamandole a memoria ì giorni dell' antica opuleD7,a, fìiCd&U 
sentire più acerba e dolorosa la sua presente misurìa. 

Dopo i primi convenevoli, mentre la visitatrice accingevasi atfl 
esporre alla Signora di casa il misero stati) in cui era caduta,^ 
questa mor.zollo le parole in bocca; e come sentiasi un gran pia- 
zicorc alla lìngua, dio la stura alla sua p;irUntiiia, e fé' Ut 
grand* afTolIata di ciance, taccolando della moda, del teatro, de 
politica, di mille cose a un tempo, sen?^ rifiatare un istante. 
che la povera Cecilia sentiasi i sudoretti addosso, e aspettai 
con eroica piuienza che spiovesse, per potere, colto il dest 
avviare il ragionamento a quello ch'essa volea. Ma la gentiU 
donna, o fosso per un potdnto bisogno di mantenere ìn esercii 
lo scilinguagnolo, o piiì vero, per furare le mosse a chi veait 
a dimandarle soccorso, non le die mai agio di parlare. Per k 
che la malcapitata Marchesa stanca e sfiduciata levossi, diman- 
dolle mille scuse di averla importunata, e tolse da lei commiato.] 
Di là fii a casa di un'altra sua conoscente ed amica: temi 
perduto! La buona amica fé' dirle dalla fantesca che la ps 
non era in casa. La povera Cecilia conobbe a prova cho bi( 
le amicizie del mondo; a quanto sia vero quol grazioso detto 
un poeta: < Tempore felici, multi numerantur amici : Si fa 
tutta perii, nulltts amictit erit. » 

Gli amici del mondo ìn fatti non amano l' amiro per Tat 
ma sé Bteasi in quello. Sono amici c(.>me V ape del fiore e Tauf 
della pianta. Finchò ride primavera, e ogni pianta si rir^ 
infiorasi ogni prato. Tape adescata dal guadagno, vola ^ 
per suggerne il nettare più soave, e l'angelhi allettato dal 
cere alla pianta, per nidificarvi e trastullarsi tra'snoì rami, 
aspettate che sopniggiungii, il verno, che le piante si schioi 
e dislìorinsi i prati, e allora vedrete come l'ape e l'augello 
deranno tosto il volo, e abbandoneranno alla vernata chi 
bravano tanto amare alla primavera. R tale ò appunto il 



PO or ELEMOSINA PETI AMORB DI DIO 



fìl 



amici mondaQi. Infino a tanto che a voi sorrido primavera, 

dirdf che roi siete in sul fiorirò ds^U anni, della btìlle7.za e 
prosperità, tì sono sompro d' altoroo, vezz'ggianTi, e tì 
iscoDO corttig^iuQo si che paiono spasimare & sdilinquire 
jì. Ma non sì tosto vi coglie il verno di un'infermità che 
Iggia e dislìors, o dolla sventura che vi ariiniìsorìsce, essi 
nano incontanente le ali, o fuggonsone, quanto pili possono, 
; lontani. Quti.st'abbandyno è cosa d'ogni giorno; nò v'è 
le al mondo che non ne abbia più o meno assaggiata Tania- 

e imparato a sue spese a conoscore la vaaitìk delle umane 
ne. 

doretìtta vedova bruciando di vergogna per tante ripulse 
Bpre trapanato d'acuta doglia rincasò sfinita di forze, e 
j^BOBSÌ aopra una seggiola oA volto chiuso tra le mani, in 
^B angosciosi e stra-^iiinti pensieri. 
^plÌTalft ridoa di troncarsi una vita peggiore della morte; 
ni riteneva l'amor de' figliunli o il timor santo dì Pio; ed 
•ss&v&le per l'animo un fugace pensiero di sacrificare ciò 
Uè aowr più caro della vita, l'onoro; ma l'orrore della colpa 
Dore dell'onestà faceanla a quest'idea tutta riscuotere, tre- 

e abbrividìre. Povero cuore così atrocemente straziato e 
In branil ìa Cecilia non era più che un'ombra dì sé stesaa: 
ehi incavernati entro a due livide occhiaie, melanconico il 
rdo, le guance smorte e affossate, i capelli innanzi tempo 

tlo labbra scolorite, e spento in esse il sorriso. Sotto il 
n'ambascia che serravale il cuore, sentissi venir meno 
I e riaccendersi più gagliarda la febbre; onde non reg- 
■ più in pie, gittoss) sul letto, e avuta a so Kmma. 
Figlia mia, le disse con languida voce, io mi sento morire. 
poeo tua madre nou sarà più!... 

ima die in uno scoppio di pianto — Non piangere figlia 
Per me, come vedi, it finir di vivere, nttn sarà che im finir 
orini. Ma i figli, oh Dio, 1 figli miei eh* io lascio in tanta 
da, ecco la spina che mi trafigge l'anima!... SI dicendo, il 
HoRbcoUe la voce. Dopo alcuni momenti di silenzio, rì- 
^inghio^zando. — In ine^z/) a tanta ambascia un solo pen- 




62 



1 biRKLirn 



siero mi conforta, ed è, eh' io lascio in to una. seconda madl 
non mouo tenera di mo per h fatuigliii, u coi vantaggio di 
teria aiittaro meglio di me, clie in questo stato esserle ne 
potrei so non di aggravio. Tu dunque sii più cho sorella, madi 
a' tuoi fratellini e alla Mima; e se il Signore si compiacere 
fondere la sanità e le for/.o alla Mariuccina, ella dividerà 
il peso delle fatiche e delle cure materne. Io intanto mi dispone 
a ben morire; e tu va tosto pel mio confessore, perché i'oj 
mia si appressa. 

Mentre la Marchesa facea, direm così, il suo testamento,' 
Mimii e Ficrinu, che oransi per volere di lei ritirati nella 
sima stan:ta, indovinando purtroppo dai singulti della 
quello che la madre allora diceate, levarono altissimo pis 
Emma con gli occhi gonfi di lacrime, lasciata l'inferma alle ca( 
della Mima, alfr«ttos3Ì ad uscirò e fu prima pel confessore e 
poi pel medico; ì quali non istettero guari a venire. 

L'inferma acconciossi dell'anima con Dio, e rincorata 
parole del buon sacerdote che udilla di confessione, abbandono 
interamente nelle mani della Provvidenza. Questi non si 
ancora da lei dipartito, cho sopravvenne il Modico; il quale 
la diagnosi del male, concbiuse che lo stato dell'inferma peri 
ricaduta era pericoloso, ma non disperato; e prescrisse gli 0| 
tuni rimedii. l'oscia ch'egli o il confessore si furono 
tati, Kinma tolta in mano la ricetta, entrò nella sua st 
deposela a pie dì una devota imagine della Vergine, dioel 
— Voi sapete, o Madre mia, eh' io non ho danaro per coi 
queste medicine. Or tocca a voi il provvedermi. E che? Voi 
voi ch'io ini vedessi morire sugli occhi miei la povera Ms 
mia senza soccorreria? Ah non ò possibile, non è possibikv^^ 
pianse. Maria non fu sorda alla voce di quel pianto; e U^^j 
mandolto dal cielo una di quello felici ispirazioni, che 80Q( 
un raggio di luce tra le tenebre del dolore. Emma subito 
colse, balfìni'i di un sorriso, ringraziò la Vergine, ed usci 
lesamente di casa. 

E qual era cotest' ispirazione del cielo, a cui la pietos.i dai 
zolla allom ubbidiva, e con tanta prontezza, che tra il soni 



n. TW T>0'l)t EIKHOSIKA PER AMORB 01 DIO G^ 

uscdre ÌD CQore e metterla ad eEfetto noD ri corse tempo ìa 
Qezzu ? 

Era nno di que'peuosi s&crifl:!ii che non s» Imporsi se non 
n* anima pia, generosa, eroicatuente cristiana. 



X. 

RKOlSaO DKILA FIBT^ FILULE 

Emma avriossì atta botte^ di un parrucchiere, che facoa 

le incotta dì capii^liaturt), ondo cryscoro il volume delle 

l*} alli^ giovani signore e ripararne le perdite alle attempate, 

gli anni spogliano senza pietà di sì leggiadro nrnamimto. 

Il parrucchiere ìaHù in opera di ben disciplinare il ^az- 

dì un giorauotto in sulla ventina, non p<:>3e mente alla 

slla che io quel momento entrava nulla sua bottega. Emma 

occhi bassi e nna fiamma in vis» se gU fé* dappresso e bisbi- 

jli con voce tremante all'orecchio. — Vorreste comprare i 

capelli?' 

Airìaaspettata proposta il parrucchiere giiatolla maravigliato 
volto, e disse tra sé. — Costei mi ha aria di gentildonna 
& vezzosa tanto ! Sarebbe dunque venuta a tanta estremità 
dovere mercanteggiare per vivere queir impareggiabile ma- 
di fili d'oro? IC potendo in lui pìCl Tamore del guadagno 
^Ja oftmpassione, accetta di gnin cuore ta proposta nella spe- 
di Éare un buon affaruccio, e risposale. — Damigella un 
ite, e sono a'snoi comandi. E intanto affrettò l'acconciatura 
testa del giovane; il quale udito quel pissi pisai tra la per- 
sopravrennta e il parrucchiere, frugato dalla curiosità, sì 
in dietro; e fo'lo maraviglie al contemplare quella graziosa 
'Ila, a cui una splendida chioma d'oro incorniciava una 
di neve e davu risalto al vivo ni bore di che la vergogna 

tatto Doo (Ttur) JHtimile Tu. tnolU anni sobo, narralo dal it. P. franco, 
"ntt ci tenne a noliiia noi copppfc che racemmo coll'occhio nni mccolw 
ilìlkanti compliau 1I.1I It. D. Z»:<:aria ; il i|inl«> lo trasse dai Itìcìt* cot*- 
la par Raoul oc ?Ìrvpit —L'Auttl <t U Fotfer. — 



[ 



64 



I ncRBLim 



spargevalft le giiaoM. Ma qoando i suoi sgaardi incontraronsi ii 
quelle due pupille brillanti in campo azzurro, ei le vide baleni 
e sparir come lampo. Dappoicbò Emma al vedersi guatar flì 
tutta vergognosa a sé raccolse gli sguardi e oonfìccolti in tari 
Il parrucchiere intanto fornita intorno al giovane l'opera si 
volgasi alla damigella, la quale area già disgroppata e Bcìoll 
la sua bionda treccia, palpale i capelli, glieli pesa colla man< 
e con aria Trodda e indifferente, come uomo ausato a simili coi 
tratti : 

— Questa chioma, le dice, non vale più di venti lire, 
contenta signorina? Kmma senza rispondergli, gittasi sovra 
seggiolone, o l'offre al taglio del pur ruc Ghiere. TuttavoUa 
aspra ò la lotta interna che mettete in iscompiglio il cuoi 
e cosi penoso è per lei cotesto sacrifizio, che mal suo gradfl 
spuntante sugli occhi le lagrime. U parrucchiere mett-e mano atte 
forfìci, solleva uua ciocca di capelli; e mentre Ò sul punto 
reciderli, il giovane cavaliere agguantagli il braccio, gridando 
Ferma; io non patirò mai cotesta profanazione. Poi volto 
damigella: — Signorina, le dice, conservate le vostre trecce d'or 
e consentite ch'io vi doni la tenue somma di cui abbisognai 
£ s\ dicendo, le offre venti lire, che Emma dopo un moment 
di esitazione, accetta con viva riconoscenza ; e ringraziato il 
benefattore, va tosto per lo medicine e pel pano, o poi tori 
di buon passo a casa. Il giovano tennele dietro da lungi, e 
dntala ontrare ia quel misero abituro, richiese di lei ad 
sua vicina; e seppe della nobile prosapia della donzella, e 
venuta fosso in tanta miseria, che non avea neppure con ci 
pagare i medicamenti per la madre inferma, né di che sfamai 
elk e la famiglia se non con un poMi pane e di poleuta. 
che il giovane impietosito e in pari tempo animiratissimo 
l'atto eroico, di cui era stato testimone, fermò seco 
venire iu aiuto della povera damigella: e poscia, a Dio pi« 
di darle ancora la mano di sposo ; tanto era l'amore che ave 
acceso in petto più che V avvenenza della persona, l'eroi! 
della virtfi di lei! Emma come fu giunta a casa colle mediai 
e col pane, ebbe i rallegramenti della sorella o del fratello, 



X. EHOtSUO DKLLA PIETÀ FIUALR Gt 

Il madre niiiravigliata le disse ; — Come mai in poco più di 
mtj£z*ura hai pobito avore Unto ben di Dio? 

— Mamma mia, ho avuto ricorso anxitultu alla Vergine be- 
Dedctta; ed Klla mi ha inaTidato tosto un angelo consotatoro 
iiìÌA srentura; il quale non appena ebbe udito da me il tuo 
ToiseFo stato e quello doUa famiglia, mosso a pietà, dìenimi 
reati lire. Cinque ne ho speso pei riroodii e pel pane, e le 
ultro quindici lianuo da sorviro pur te, mamma mia, hai inteso?... 
per te sola!... e sì dicendo, bacioUa teneramente in fronte. 

— Emma miI^ ti rÌngra/.io: ma non pcnsaro a me, pensa alla 
hmìglia che mi cale assai piU di questa mia miserabilissima 
Tita ornai presso a finirò. 

Emma non le risposo, asciugossi col dosso della mano una 
lagrima, e uscì di nuovo per comprare un po' di vino generoso 
da rinfrancare le forze alla madre, sfebbrata che fusse. 

Il dì seguente ecco giungere alla Marchesa un» lettera ano- 
rùioa con dentrori un biglietto di dneounte lire. La lettera 
(licea e Pregiatissimi^ Signora — Mi perdoni la liberta che mi 
prendo di mandarle questo tenue omaggio ch'io debbo all'eroica 
Tìrtù di sua figlia e all'onorata porertà di sua famiglia. Spero 
che qnesta offerta non sarà T ultima; e sol mi duole alVauima 
di Don potere disporro del mio, perchò ancor minorenne; altri- 
meuti di ben diversa guisa e pii*) degna vorrei addimi^strarle 
tutUi la pietà che m'ispira la sua sventura e l'ammirazione in 
che mi ha rapito Teroismo dell'angelica sua figliuola. — Un 
Momiratore. > 

Lft Marchesa al leggere queste liueo e al ricevere questo nuovo 
e inupett^Lto soccorso, esalò un largo sospiro di soddisfazione, 
ringraziando afTettuosamente la Provvidenza, di Dio. 

Ma dava invano le speso al cervello per dociforaro il senso 
di qaella lettera, la quale alluili3VLb a un certo atto eroico della 
Sgliuohi, di cui non area avuto dato; che la modestia di Emma 
srealo, come piìi sopra vedemmo, molto bene dissimulato. Però 
tonuita che questa fu a casa, ond' era uscita per le domestiche 
Ungne. contolle deiraviito soccorso e dielle a leggere la lett^*ra 
dell^ anonimo benefattore. 

Serie XJII. tU. ti. fmt. K» 6 26 ma^io 1&S6 



Kmma imporporossi le guance di quel dolco Tennìglio, di eli» 
le dipinge bellamente la modestia; e arrebbe voluto anche questo 
volta oocultaro l'atto eroico di virtù da lei praticato; ma pres- 
sata dalle vive istaniìtì della madre, glielo confessò, sebbene sotto 
credenza^ acciocchò fuor di Lei uiuno in casa d^ avesse vento. DI 
che la Marcliosa non ò a dire quanto rimanesse edificata e inte- 
nerita fìno alle lagrime; e abbracciando con trasporto la figlia: 

— Non piii> fare, sclamò, che Dio non ti benedica per la tua 
filiale pietà; ma guardati por P avvenire di fare simili saerìnsii 
per amor mio ; cliè troppo io ne sarei dolente. 

La lettera, che riferimmo più sopra, avregnachà anonima, lar 
sciava chiaramente scorgerà di che mano ella fosse; e mise in 
cuore alla .Marchesa e alla figlia un grand' uzzolo di avere par- 
ticolareggiato notizie del giovane benefattore. Xon andd guarì 
che ne furono da luì medesimo, sopra quanto potevano desiderare, 
appagato. 

Poiché indi a tre giorni egli mandò una seconda lettera alla 
Harohesu sottoscrittit col suo nome, e. nella quale aprìvale inte- 
ramente l'animo suo. La missiva era del seguente tenore. 

Pregiatissima Signora. 

« Non mi soffre T animo di vedere languire nella miseria UDft 
famiglia illustre, onorata e degna di miglior sorte, e alla quale 
appartiene chi coireroismo della sua virtù liammi rapito il cuore. 
Ho quindi divisato meco di unire per sempre la mia sorto a 
quella di sua figlia, ore a tei piaccia e sia a grado di Vossi- 
gnoria. Egli è questo il miglior modo dì assicurare Tarvonire 
di Emma e di tutta la famiglia. 

Non si prenda pensiero della dote; perch'io non ne abbisogno, 
essendo dalla Provrideoza fornite di beni a dovizia, [e non di- 
mando altro che il consenso di sua figlia, il beneplarìto di Y. S. 
e per ora il segrete. Quanto al rimanente, ne lasci a me lu cura. 
Iddio che vede la rettitudine delle mìe intenzioni e la puritik 
di un amore figlio di un'alta stima, ispiratami dilli' eroismo delta 
virtù, non mi può venir meno del suo santo aiuto. Aspetto con 



L 



K. EKOISMD DKLLA PIETÀ FILIALE 



tJ7 



■Ct 



ansietii nna risposta, che spuro couforme a'miei desiderìi; meotr^ 
eoi seosì di profonda stima mi protesto di V. S. 

Viho S/n-rìMrt 

Birso Blanho. 

Questa lettera era la genaina espressione dei sentimoiiU di 
Brnno^ agli occhi del quale Emma apparta più angelica che 
umana creatura. 

lie esterne attrattive di lei non avrebbero avuto forica di ni- 
i il cuore; ma ben avciigliolo oontiuisu la grandez?» e no- 
óltà deirunifflo, di che la donsella avea dato si luminosa prova. 
Una pietà filiale che giagnca fìoo al sacrifizio, una modestia 
contegnosa e piena di nobiltà e di grazia, e quel raggio virgi- 
nale che rifletteale nei sembiante tutta la lucentezza dcir anima 
immacolata, ecco quanto avea potuto invaghire il cuore di Brune, 
più accessìbile alle attrattive del bello morale che del cori>oreo; 
perchè informato da una cristitma edLiciL7.ione, ricevuta dalla sua 
piissima madre, airiimore e alla pratica dulia virtù. 

Ija Marchesa gongolando di gioia al leggere questa lettera, 
arrebbe voluto tosto comunicarla alla figliuola; ma prima volle 
sapere di che vita, condizione e costumi fosse il giovane Bruno; 
e presane voce da varie persone di sua conoscenza, n'ebbe le 
più belle e consolanti notizie cho desiderare si potessero. Ond'ella 
alTrt^ttossi acumiinicare la lettera ad Emma; la quale acouttò di 
gran cuore la proposta di Bruno, a patto però, ch'ella non do- 
lesse separarsi dalla madre u dalla famiglia, tinche '{uesta avesse 
bisogno di lei. La Marchesa fe'nota per lettera a Bnino Tac- 
c«ttazione di Emma e il proprio aggradimento, nngra;iiaDdo]e 
in pari tempo dui generoso soccorso inviatole pochi giorni innanzi. 



XI. 

L'àSOKB ìLLB PltESE COLL'AVimZU 

Bruno fu lietissimo della risposta eh' ebbe dalla Slarchesa, e 
aapetiavii cho gli si offrisse il destro per farno motte al padre, 
e chiedergli il suo beneplacito per !o divisate nozze colla da- 
RÌgv'tla Belfiore. Se non che conoscendo P anime dì lui ognor 



1 bEHELtm 

volto airiateresse, tetaeva assai di averlo ostile al suo disegoo; 
B ruminava il dì e la notte come |iot«sse parlargli di quest'affare 
in guisa che si piegasse a dargli il suo cousenso. Mentr'egli 
ondeggiava nel mare di questi p&nsieri, il padre avuto vento 
delle iui/.ìata trattative di matfiiuonio, avvampò come zolfo, 
troppo cocendogli che il figlio s'incapricciasse, com'egli diceva, 
di una giovane sunza dote; e posetìi in cuore di cavargli quel 
grillo di capo. Por lui, uomo d'affari, nobiltà, virtò, bellezza, 
tutto dovua piegare o ÌDgÌnocchiarsÌ ìonunzi al Dio quatirino. 
Kgli nun sapea valutare che a peso d'oro le pursone; ed è chiaro 
che in questa sua bilancia Emma Bel6ore dovea essere uua spo- 
sina ìmp;)nderabil6, e quiudi senza valore. Benché egli rugu- 
masso fiele e veleno, tuttavia dissimulando Tira e il dispetto 
sotto trauiiuillo sembiante, ebbe a so il figliuolo, e prese a dir- 
gli: — Vorrei da to supero l'uso che facesti dui danaro ch'io 
ti diedi pe'tijoi minuti piacaii. 

— IIoIIl appunto spesi per contentare le mie Toglie. 

— Bada Bruno ; non mentire a tuo padre. Credi tu eh' io non 
sappia ove andarono a parare? 

— A casa di una povera famiglia vergognosa, che sì moria 
di fame. Qual piacere più puro e santo che stendere la mano 
pietosa alT indìgeute, rasciugargli dagli ooctii le lagrime e rì- 
chiamare sulle sue labbra inaridite il sorriso! 

— Eh... eh... che cariti pelosa! Mal cerchi coprirla colla rerte 
della tua poetica fantasìa. Non fu, no, la pietà verso la sventura, 
ma r amore alla sventurata che ti mosse a mandarle una grossa 
somma. 

— La pietà, ò vero, fé' strada all'amore; ma a un amor puro 
e santo, natomi in cuore dall'atto più eroico che mai si vedesse 
io una donzella di nobile condizione. K qui si fo'a contargli 
quant' era intervenuto nella bottega del parrucchiere, ove aveva 
imparato a conoscerò chi fosse e di quanta virtù, Emma Bel- 
fiore; e conchiuse la sua narrazione con dirgli: — Voi che sìet© 
padre, potreste voi non apprezzare coteat' eroismo della pietà 
filiale? 

— Ti pare? Io ne fo gran conto; e convengo teco che Emmi 



XU L AMORE ALLE PHESE COLL AVAniZtA 



69 



)QrIa di fìgliiiola, an angelo di donna, tutto quello eh» 
QQÌ; e che por(> meritava d'essere soccorsii. Fin qni nulla ho 
ridire; né ti fo carico dì averle mandato le tne limoaine: ma 
ni dovea arrostarsi la tua pietà, e non trascorrere più oltre, 
DO a dimandarle improvvidamente la mano. K che? un dglio 
el banchiere Blando oserebbe dunque avrilire con un matriiaonio 
risì disuguale la nostra ^miglia? 

— Anzi Emma ed io faremo un bel paio; perchè nobiltà e 
icchezza ben si appaiano insieme, imprestando V uno air altro 
nello che gli manca per vivere in mezzo alla socìeIÀ con lustro 

deeoro. 

— Oh matto da catinai Che eonta oggi la nobiltà senza i 
notanti ? 

— Più di quel che vi pensate, Papà, E non vedete infatti 
ome in questi tempi di democrazia ferve pìO che mai sma- 
dosa la febbre de' tìtoli e delle commende; e come ognuno 
mbisc« di nobilitarsi? Kon sarà dunque avvilirmi, ma illu- 
tnrmi col dare la mìa mano ad una donzella nobile, avvegnaché 
apt^rerìta. 

— Baie, baie. Qìà voi altri fanciulloni avete sempre la testa 
iena, come un'otre, di vento! Io che ho più età ed esperienza 
[ te, eonosco meglio il mondo, e ti sa dire che, chi impalma 
sa doQsella senza dote, sìa pur ella una duchessa, è messo in 
vnXbk e proverbiato da tutti. 

— Volete dire da tutti gli adoratori del vitello d' oro ? Ha 
nate al cielo non è questa l'unica razza che viva al mondo. 
wi pur di qaellì che nutrono suDtìmenti più elevati; e questi 
pproveranno senza fallo la mia scelta e loderannola a cielo. 

poi che cale a me de' motteggi e delle dicerìe del mondo? 

— Ah. se non cale a te, gocciolone che sei, importa bene 
tao padre, che ha da mantenere il credito della casa Blando. 
A queste parole Bruno mestamente sorrise, e ttìntennaudo il 

ipo soggiunse : — ■ Perdonatomi Papà, non so persuadermi che 
li parliate da senno, quando mi dite che voi correte rischio 
i perderà il vostro credito, se vostro figlio sposa una giovane 
ov«n, è vero, ma nobile, virtuosa, un angelo di donna, come 
IH stesso avete confessato essere la donzella di mia scelta. 



70 

— Bruno... ripigliò lutto accigliato il padre, alle corte. Io noi 
to' superne di questo matrimonio. Scegliti un'ultra sposa 
ooetumata e nobile, i^uanto vuoi, ma clie porti una buona ài 
in ensa. Hai capito? una burina dote; altrimenti metto td e II 
sposa alla porta. E sì dicendo, Iptossì tutto scornibbiato, e ar 
doBsene pe'snoi affari, lasciando il povero Bruno triste e scorato^ 

Trascorsi appena un quindici giorni da questa prima vcrm 
s&glia, ed eccoti il Blando venire a un nuovo assalto e niett«T 
alle strette il figlio. Egli avea in questo mezzo intavolato delli 
trattative txA signor Dorè suo intimo amico, e ricco banchier 
francese, proferendogli la mano di Bruno per la figliuola di 
Ermeliuda; e l'amico, avuto prima il consenso della figlia, arei 
accettato di gran ctiore la preposta, come quegli che l»n «n 
nosceva le belle e rare doti del ffiovune, e a quanUt amuiontassa 
il suo ricco patrimonio. I>i che tutto arzillo ed esultante il BIi 
avuto a f.^ il figliuolo, e fattagli lietissima aceoglienr^, pi 
con modi umoreroli a persuadergli la convenìenm dì nn matriH 
monto cosi orrevole e vantaggioso, qua! era il disegnato da Ini, 
del quale già correvano col Dorò le trattative. Bnino impallidì^ 
e collo sguardo coufitto in terra ascoltò in silenzio le ragioni del 
padre, senza mai interromperlo. Quando questi ebbe terminal 
la sua dicerìa, risposigli colle lagrimt' iigli occhi, supplicandolfl 
che non volefise violentare i sooi affetti; dappoiché troppo 
pngnavagli l'anteporre un'Krraelinda, giovane mondana e 
vola, all'angelica Belfiore, e per la sola e vilissima ragioj 
delIMnteresse! 

Brano infatti, giovane t!i cuor bennato e gentile, cui atoT 
cavano le abbiette mire dciravarixia, non sarebbesi per cosa' 
mondo condotto a menare in moglie la damigella destinatagli^ 
padre; la qnale posto che ricchissima o di Avviint»ggiata e 
persona, era tuttavia d'animo in nulla rispondente' allo grazio 
sembiante: egoista, bix,/arra, attesa, cervellina, e tutta fronxol 
smancerie e svene volcstze. Avea dunque Bruno tutta ragione 
non te dare né il cuore nì^ la mano; ma il pndro non art 
gli occhi che nella pinguissima dote dì lei, erssi per tal 
incapricciato di quo.<!to matrimonio, che serpcntuva ogni di 



ZT. l'ahorc alle press coll' avarizia 



7! 



Sgliuolu, perchè oonseatisse a coleste nozze, metteadogli o^ora 
ÌMUìZì i vantaggi delia famif^Iìa. 

— Trattasi, diccra egli, di un milione di dote, hai capito? un 
milioDtj! e Bbarrava tanto d'occhi. È egli per te un ninnolo un 
tnilione? Eh grullo e hocco che sei, lasciarti scippare di toano 
noa SI bella e inrìdiabile fortuna! S qui sbuffava al vedere il 
figlio impassibile e freddo innanzi alla dorata prospettiva di un 
nilioDe! Quando poi questi ardiva di contrariarlo, e mustraTa 
di avere in picoiol conto la dote di una giovane ricca di ceaso, 
na povera di virtù, il padre andava in bizza e dara^li del tan- 
ghero e dello scempio pel capo. 

Un di fra gli altri che il padre, pift incaponito che mai nel 
no proposito, pressavalo con maggiore iusisteuza, il figlio dìs- 
«egli chiaro e tnudo: 

— L'affare del matrimonio non è un affare di banca. Con lutto 
n rispetto filiale ch'io vi dehb:, dicevi una volta per sempre 
«he Bruno non sarà mai sposo di Krmelìnda; e però vi prego 
» ri scongiuro di non farmene più parola. A che violentare inu- 
Ulmente gli alTettl miei? Io uoa l'amo, anzi la detesto; e si 
dicendo, divenne di braciiv in viso, e fé' uno sforzo supremo per 
c&ntenoro l' ira che sobbollivagli in petto. 

A iiueste parole il padrB tutto accigliato, gonfio e serpentoso 
balza in piò, e andandogli col pugni sul viso. — tu, gli dice 
tott voce cupa e arrangolata, farai a mio senno, o aspettati di 
■>. :■■ cacciato di casa e diseredato! Pensaci sciagurato, e lan- 
ciiiiagli uua fiera occhiata, volsegli dispettosamente le spalle, 
hscìaudolo intronato, sgomento e fuor di misura accorato. 



%N B. N«i baciio\o (iKc«dcntc, a 
|*lq^ ttronfiafano. 



'08, lin. 8, dove é statn[ntQ tronfiatsano 



RIVISTA DELLA STAMPA ITALlAiNA 



NOTIZIA UK' LAVORI UI KGriTOLOf-IA K LINGUE SEMITICh 
PUBBLICATI LN ITAUA LN OUKSTI ULTIMI UECENNII ' 

nr. 

LAVORI MITTOliOGlCt 

Lavori del prof. E. Schiaparelli - del P. Cesare A, de Cara 5. 

Del Prof. Ernesto Hdiiaparellì, conservatore del Altiseo egi 
di Firenze, eome del più giovane dì tutti gii egittologi Italia 
diremo qui aell'altimo luogo quel lauto, e non è poco, eh' 
venne pubblicando dal 1877 sino al 1S85; stilvochè del Calalo 
del Museo egizio gurentìno già compìluto da lui ma non ta 
pubblicato, non potremo portar giudizio se non por quella ^ 
che riguarda il metodo e i eriterìi, cu' quali fu fatto, esseod 
stato gentilmente permesso di percorrerlo nello studio stesso 
eh. Autore. 

Il primo lavoro adunque dello Schiaparelli è una Dìssertask 
presontata come Tesi di laurea, e versa intorno al sontime 
religioso degli antichi Egiziani ". L'Autore vonlonne, con ani: 
pio e riconos&'nte, dedica questa sua prima fatica a' suoi gè 
tori. 11 testo di a2 pagine è seguito da 60 pagine di Anno 
xioni, le quali consistono in iltustraziuni fìlulogiche come sag 
di trascriitione dal ieratico e di traditziono. Questa che può eh 
marsi seconda parte della Dissertazione, è di molto valore. 
dimostra la vasta erudìjsione e la buona scuola in cui quei 
giovano studioso e diligente fu ammaestrato. Infatti egli et 
per Maestri in Italia il eh. Prof. Rossi, del quale abbiamo 

' Vedi qiiad. 857. pndg. 588-598 dd folunic prtccdi-rilc. 
* Dti stnlimrtUo Tfh^iaso degli antichi Kffititttti aecondo i Monuwk 
DÌKwrtatione <li Knii-.ito Selliti (liiralli, Hoina, Turimu, Firuuii-, Fintclli Boccs tS 



DELLA STAMPA ITAUAItA 

BBf»T80, e il Prof. Maspero a Parigi. Questo primo lavoro pf?r- 
taoto, eoa tntti i sani difetti, merita lode per chiarez^ e grazia 
£ esposiziono, e nella parte filologica, salvo qualche piccola ine- 
sattezza, conserra ancora il sno progìo. I difetti che scorgiamo 
« chi» sono doniti alla glo7ÌDd?,za dell'Autore, riguardano cert« 
(oosidenuioni generali ch'egli fa a proposito dulia dilTerenza 
tra la religione dell* antico Impero e quella de' periodi succes- 
8ÌTÌ. Ora cotesta differenza non è così grande com'egli la sup- 
pose. L'altro difetto, secondo noi, consisto noli* aver considerati 
gji egiziani dotl'antico Impero molto migliori nella morale, dì 
qDeilo che in rerìtii furono. Di pari a piiginu 36, 33, ci sombra 
che il eh. Autore dia sorerchta importaniia alto spettacolo della 
natura sopra la morale degli Egiziani, mentre a pagine 44, 45 
«agdra alquanto. Oggi il eh. Autore giudica queste sue teoriche 
loehe an po' troppo sererameate, corno ci consta o dagli scritti 
pubblicati dopo, e dalle sue stesse dichiarazioni orali. Ciì) che 
T'ha di più importante in questa scrittura del eh. Autore, Ò l'as- 
nrziuno della realtà storica, del primitivo monoteismo egizio, dì- 
ttoetrato da lui con molti e indisputabili testi. Ala come qoesto 
punto fu trattato da noi altrove, a proposito d'un altro Lavoro 
dell'Autore, ei contenteremo di ricordar qui semplicemente il 
giudizio del eh. egittolog':) F. Robiou, il quale, esaminata questa 
Dissertazione, conchiudeva così: e Jo n'avais pas formulò Tea- 
flemble de ces romarques d'une manièro aussi pressante que l'a 
hit M. Schìaparetlì '. > 

Avendo noi già scritta in questo nostro Periodico ^ una lunga 
rivista dell'altro bel lavoro dell'Autore: Il signijicato simbo' 
Ubo delle Piramidi egiziane, non porta il pregio di ripetere 
i quoto fa allora detto. Quello però chs ci piac<; ricordar qui al 
cortese lettore, si è che i parecchi egittologi, co' quali avemmo 
MCasionu di abboccarci nella visita da noi fatta lo scorso anno 
a'princìpali Musei egizìi di Europa, ci parlarono tutti con molta 

' a. Mmùm. T. IV, n. I janr. 1885, p. 9S-I0A — Ci>i7M CiUoìica, Sf- 
rie XII, tol. X, 1)113']. 83(5. (love si le/gi" I» nn^Wa pccrnsioii'' del luroro dello 
fcllÌ8|Bn'Iti. tDiiinblo: SI $igmf\cato simbolico dtUe Pirnmiiii egìiian'. Hi- 
««*rrftÌiVnffi(o5oAia/«ireWsllMli'Accail.(lc'Liiicci. Aun.CCUXXI 1883 1884. 

■ Civ. Catt. loc ài. 



m 



74 RIVISTA 

lodo di qitosta Teramente pregevole fatica del Prof. SchiapareUi^j 
Anzi possiamo aggiuogere che la spiegazione che noi dcnsmc 
allora della frase del papiro n. U di Berlino, dove il Chaba»1 
credeva indicato il moto della terra, e noi non vi Tcdemmo, al 
contrario, che una scmplicu metafcra, fu trovata giusta dal com-j 
pianto eminente egittologo e Conservatore del Brilish Musett 
D'Bìrcb, col quale ne tenemmo discorso in Lomlra, nel giugno] 
dell'anno scorso. Ci giovi dnnque chiudere qnesto breve cenno-] 
sul Signijkaio simbolico delle Piramidi, con le parole onde 
ne scriveva l'illustre Conservatore del Museo egiaio del Lnavr^^J 
signor Pierret: J'avotte gue, jmitr ma part,pe» de mémoìre 
égypiohgiqxies rnont autafU interesse qxte celui-là (Lett. de 
3 marzo 1S8B). 

Anche dell'altra Svtizìa deirAulore circa le Migrazioni degli 
aniiehi popoli dell'Asia Minore '. facemmo già mon7.ioDft al^ 
lorchè rettìfìcammo un giudizio datone MVAcademy di Londnj 
il quale non ci stmbrò giusto *. Del resto se l'ipotesi svolt 
dal eh. Autore in quella breve Aotizia, riservandosi, com'egli 
dice, di tornarvi sopra con un lavoro più ampio, all'Ebers pai 
ardita, concede nondimeno il valente egittologo, che « l'ipot 
dello Schiaparelli si lega ad idee simili di E. Curtius, e sembr 
potersi accettare con alcuno restrizioni '. > Ma non sarà inutile 
osservare che il Brngsch medesimo, il quale nella sua storii 
dell' Egitto, e in una Liciterà allo Schliemauu, pubblicata nel'^ 
l'edizione tedesca dell' < Kivs >, aveva sostenuto idee quasi oj 
poste, ha ora modificato radicalmente le sue opinioni, e neU< 
stesso senso di quelle manifestate dallo Schiaparelli (Cfr. Scbli 
«iss; Ilio.% ville et pays des Troycns, trad. de M'. Egj^ 
Append. XI, pag. 977 e segg.; Troie et VÉgijpte par le pi 
H. BKnoscn-PiCBA). Il nostro Antoro tncca dello stesso ai^omeni 
nelle illustrazioni che fa dei monumenti egiziani rinvenuti so] 

' Le itigraiioni tìtslt nntichi pojioU delf^sia Minore studiale col si 
«tdio dfi tnonuwenti fffieianù Nolìiin di Emesto Sc)ila[>:)rclli. Reale Acc^itleinl 
dei LiRcd (Anno CCUXX 188^-83). 

• f.r. Ciciltà CalMica, Seri.- XH. mi VI. fase 8U. mapnio 188-1. 

* I^RKiifl. Anttrkità Sarde e loro pntvfttienca. tK^rutla AifM Annali <ìa 
f/»f. de Cwrigp. archfol anno lt(S3> noui3. coi lipi del Salviucci ISK3. p. tSl 



DELL* STAHPA ITALIANA 75 

TArea dell' Isóo del Campo Marzio *. Ecco breremeute ìndicutg il 
fiDUleuuto di questa dotta illustrazione. K primamente con^ide- 
{wn<j l'importanza dello Sfinge di Amasi. Ksso ò ia basalto, di 
squisito lavoro, e può riportardi al periodo saìtico pò' caratteri 
^lìU'arte, latte le iscrizioni della baso, la iscrìzioue in tre co- 
ioBDo incisa sul petto dello SRoge, salvo qualche sogno, furono 
om singolare accuratezza martellato in odio del Faraone Atnaù, 
la cui effigio ti riproilotta dallo Sfinge. Oodechìì corno otìserva il 
cb. Autore < l'imptirtunza speciale e VKraiiioutu grande di questo 
nonumento sta nolle orribili mutilazioni ohe attualmente pre- 
senta (p. 5). * Cagione di tanto oltraggio alPellìgie di Amasi fu, 
seenado lui, il disprezzo ch'egli mostrava della patria roligìone 
nealrtì che proteggerà i Greci e la loro religione. Oltraccii» per- 
»^QÌtuya e uialtrattara i S<tccrduti egizii, spogliara l templi di 
Saìs, di MernH e di Eliopoli e viveva licenziosissimamente. Laonde 
al primo urto dell' invasione Medo-Persiaua egli soggiacque. Cam* 
in&e fu cousiderato dagli Egiziani pili come vendicatore de'loro 
diritti Tìlipesi da Aniasi e da'Grecì, che quale iuTasore. Allora 
ta per t'opera di Cambise e del popolo egiziano perseguitata la 

ria di Amo.^il, le cui statue vennero infrante e cancellato il 

..-..i'- dai monumenti ch'egli aveva fatto costruire, lì nostro Sfinge 
fu segno a' colpi del martello iconoclasta ancho por questa prin- 
apaliasima ragione, che lo sdugo pel suo significato simbolico, 
n4>prùseulAva la Oivinità concretata nel Sole ; e e perciò, come 
dice il eh. Autore, il nostro Sfiugo non solamenttì ripnuliiceva 
FeSìgie del Faraone, di cui sì voleva distruggere la memoria, 
B& ne affermava l'apoteosi e la sua unione colla Uivinitìi su- 
prema di tutto l'Egitto. Non è quindi a stupire se gli Egi^iiani, 
b cui mente era penetrata da questo concetto, si scagliassero 
osn una rabbia spociale contro il nostro monumento (p. 9)... 
Quindi ò, ch& Come già dissi, rìmport:iuza dì questo Sfinge sta 
ipeniùal mente noUo stato di mutilazione ia cui giunse sino a 
noi Ohìd.). > 

' Monumenti effiriani rinreHnli ili rtcmte in Roma sttU'Area thlV I»to 
4d Campo Martie. — Lo Sfi$tge di Ainaei, i Cinoexfaìi di N^tharheh, Voht' 
iUto di HamuMi IL Notizia di Emesio Sclitafiarelti, Roma coi tipi ilei SaU 
itvcci 1883. 



76 RmsTX 

I due cìDocefali troTati poco dÌBCoati dallo Sfinge, sono del 
tempo di Se/tharhcb, il Neeianeìfo 1 de' Greci. Il eh. Autor» 
dopo di averae iutorpretato Le iscrizioni, entra a tmttaro del colto 
degli animali sacri e della teologìa egiziana, con molla profoa 
dit& di concetti. 

L'ultimo monumento scoperto nella stessa area dell'antico 
Is^o, è l'okMisoo ^iRaimsse II. E&so fu luvoratu nelle cavo 
dì Siene pressu le pi'ime cateratte del Nilo, verso Tanno 1400 
av. C. U eh. Autore prima d'interpretare le iscrizioni che ne 
coprono le quattro facce, fa una dotta e ingegnosa esposizione 
sopra il nome, il tronco, la sommità o il pijramidion e final- 
mente ^pra il sìgnifìcito simbolico dell'obelisco. Nel concetto 
deirAutore, iuformato allo ìudicaitioiii furoite da* moniimenti, 
gli obelischi e le piramidi di qualunque dimensione, rappre- 
sentarano agli occhi degli Egiziani il sole raggiante, e pur na- 
turale connessione diTcntavano il simbolo della DìtìiiìU Suprema 
di tutto l'Egitto, il dio lià che ora appunto concretato nel Sole. 
Sia lo svolgimento pieno di questo concetto è dato dull'Autore 
nella sua Memoria sopra il Sitpiijicaio simbolico dello Piramidi, 
da noi lodata in qtiosto Periodico. 

L'ob<;lìsco in granito di Siene misura m. 6, 34 in altossza,* 
presenta alla base un lato di 77 centimetri. Nel Pt/ramvlioH 
le quattro facce presentano lo stesso simbolo del disco solare, 
sotto il qualt' sta lo scarabeo ad ali spiegate, e sott'esso sodo 
incisi i due cartelli reiili di Ramesse lì, non preceduti nò se- 
guiti da' soliti titoli. Secondo il eh. Autore, avremmo nel com- 
plesso di quusti sìmboli rusprosstono dell'apoteosi di Ramesse 11 
e la sua unione col Sole, indicato da' due suoi simboli, il disco 
e lo scarabi'o. So|>ra le quattro facce del tronco è incìsa una. 
colonna i-orticaio d'iscrizioni, le quali non ci insegnano miUa 
dì nuovo, ma contongono due espressioni che confermano l' ìdM 
della potenza e delle conquisto fatto da Ramesse II, il quali 
trascina da lontani paesi in Egitto, intere trlbi\ di popoli vìnU, 
e se no servo per compire i grandi cdifìzii cominciati e noB 
finiti da'suoi anttiuati. Il eh. Autore scolpisce in brevi tratti, 
l'indole deiranìmo e la vita e le imprese di questo celebre 



MLLA WAHPJ. ITALIANA 77 

irionc, sotto il cui scettro il popolo di Dio fu tanto perse- 
'^itato od oppresso. 

Uft l'opera pift iraportanto e degna di particoI;ire encomio, 
onde restt^rà chiaro il nome dyl giovane egittologo, t> la scoperta 
« la pnbblirazione dui Libro de* fxtnerali degli antichi Egi- 
ziani'. Egli con gentile pensiero intitola, il suo lavoro alla re- 
Derata memoria d'ipplito Rosellini. Questo lavoro contiene la 
tradusìone del Libro de' funerali degli antichi Egiziani, quale 
risulta dallo tre versioni principali finora conosciuto, e (Jubblicate 
dal cb- Autore sullo scorcio del 1830. La traduzione ò accompa- 
gnata da nn continuo commento, con la discuss^lone critica del 
It^tfì e indicazione di monumenti editi ed inediti, por illustrare 
alcuni luoghi più oscuri. Allo studio del testo va innanzi una 
dotta Introduzione soViti funebri egiziani, in riscontro con (luelli 
de'Greci e de'Romani. L'antichità poi del Libro de' funerali è 
pari a quella del Todtenbuch o Libro de'inortì^ come risulta da 
molti passi notevolissimi contf^nutì nelle iscrizioni della piramide 
di Z7«fl», riaperta dal Masporo sul cominciare dell'anno 1881. 
L'argomento del Libro de' funerali 6 la Bcrie delle rarimonie 
fiinebri. le quali celebravansi nella siringa, dopo l'arrivo della 
Mummia, lino al momentfj in cui si murava la portai della camera 
dor'erasi posto il sarcofago. Ora delle tre parti in che può di- 
stiogacrsi il Cimplesso delle cerimonie funebri, cioè Pimbalsa- 
mamento, il trasporto funebre e il rito nsato nel sepolcro stosso, 
te prime due erano note, del terzo non si avi!va che un'idea vaga 
a confusa. Il Masporo col duplice testo di Buliiq e del Louvre, ci 
diede i riti deirimbalsamamento; un niimoro notabile di scene 
sepolcrali aveva messo sotto i nostri occhi il convoglio funebre; 
resteva danque a ben determinare il rito liturgico delta sepol- 
hnr», e questo è appunto ciò che ha fatto conoscere il eh. Autore, 
ristabilendo mediante tre testi simili, ma cho appartennero ad 
individui o a tempi diversi, il t^sto intero dol Libro de" funerali. 
Due de'tèsti sono in ieratico e trovansi sc^ritti, uno sopra un sar- 






■ Cv(i:<tTO SailAPAncU.!. lì lihrù dei funerali defili antichi Kffisiani. Due 
T«lnni in quarto moilc, Tavole e coiiiiiiniili. — Torinu. Roma e flreiue, K. Loe- 
«jter, 18«l e. IKttl 



78 



RIVISTA 



cofago del ifuseo di Torino; l'altro sopra papiro, e appartiene al 
Museo del Louvre. U terzo finalmente è un testo monumentale e fa 
parte dello iscrizinni che copronu le pareli del sepolcro di Seti I. 

Il tòsto di Torino oinsta di 300 lÌDoe ieratìclie orizzontalmente 
disposta, delia lunghezza media di 0°, 25. Esso è scritto parte 
S'>pra la superfìcie convessa d'un falso coperchio immediatament» 
collocato sopra la mummia, e parte sulla superfìcie interna del 
coperchio d' un doppio Karcof igo della stessa forma, ma di prò* 
porzioni di (ferenti, e l'uno rinchiuso nelTaltro. L'uno e l'altro 
sarcofago appiirtenenti al Museo di Torino, portano it nome del 
regio scriba Butehaà/non che n*era il padrone. Dai cartelli reali 
di Ainenofi I, delle regine Ààhhotep e Ààkmus Nofuràri^ o dell* 
principesse Àmonsal e Àmottmeri e del principe etiope .^apaàri, 
sì hanno le necessarie indicazioni per attribuire a'due monumenti 
una grande antichità, e farli risalire a'primi re della SVIU di- 
nastia'. Il Champollion, il Chabas, TEisenlohr e il do Rougó co- 
nobbero l'importanza delle iscrizioni ieratiche del sarcofago nu- 
nore: VEiscnlohr ne aruva anche copiato tutta la seconda parte, 
ma Uno al 1S77 Tai-gonieato preciso di quelle iscrtsioni fu ignorato. 

U testo del Louvre è scritto sopra un papiro lungo m. 5,50 
diviso in 3-* pagine. Appartenne a una donna di nome Sais, e 
può riportarsi al periodo romano, verso il secondo secolo d. C. Il 
Dereria ne conobbe T importanza, e ne tradusse una pagina e 
mezza circa; ma il primo a riprenderne lo studio e a scoprire il 
vincolo tra questo testo e quello dì Torino, fu il nostro Autore. 

Il t6r/,o è quello di Seti l. Lo duecento linee circa delle iscri- 
zioni scendenti in colonne verticali sopra i bassorilievi del se- 
polcro di quel Faraone, a BMn-el-Moliìk, furono copiate dal 
Kosellini e dal Naville, ma non mai pubblicato. La copia accurata 
ed esattissima del primo fu trovata dal nostro Autore fra' mano- 
scritti del Roscllini, a Pisa; la soc-oiida fu, con alto di rara 
genorofiitiL, messa a sua dispn^izioue dal eh. egittologo ginevrino 
Edoardo faville. Con questi tre esemplari d'un medesimo libro 
il oh. Autore ha potuto felicemente venire a capo della difficile 

■ Dra.cmiiu Tu .iccc(id.-)Io pib addietro, il vii. fiiillologo peii» di versa Dieole iB< 
lorno uil'iinticl)ili*i ili i|uhiì liui! moDumenti. 



DELLA STAMPA rTALIAMA 



79 



iupresa di compilaro un'opera^ cui sì potesse dare a buon diritto, 
il titolo di Libro (U'/unerali. 

Questo ^andd lavoro del nostro egittologo ò diriso in due 
parti. La primii coutieoe la riprodiuioDe de' tre testi rìcordiiti di 
sopra. La seconda consiste in una esposi7.ione siooltioa compara- 
tira du' medesimi testi, donde si possa rilegare la varietii delle 
leadoni e qnella delle scritture. Ti à poi la trascrizione e la ver- 
skme del /vtVo de' funerali, corredata di molte note e di com- 
inenti, l'aae e gli altri de^oi di lode. 

Un'opera di tauto pregio fu, compera naturale, salutata ed ac- 
eolta con vera gioia, da tutti gli egittologi di Kuropa. Infatti nelle 
Baliste e ne'Iibri Tenuti alla luce dopo la pubblicazione del Libro 
fU" funerali, tutti i più illustri egittologi onorarono di sincere 
lodi^ eome i pregi dell'opera, oosì la dottrina e la modestia del 
aostro Autore. Ne parlò distesaiuonto e più d'nna volta, nella Zeit- 
sehrift f aeg^pt. Sprache, 1879 Ìl Rcvillout; il quale designa 
l'opera col nome di Rifttel Schiaparelli. Molto la commendò 
]'£bera nel Literarisches Centralbiait, dove fra l'altre cose 
dice, che col suo lavoro lo Schiaparelli faceva alta scienza un 
dono utile e pregevole. Imperocché tanto la storia della reli- 
gione, quanto Io studio della lingini egi:''i:ina ne traevano no- 
tevole profìtto. 

Una grande scoperta la dice il Lepsiua, che riconobbe T im- 
portanza del libro, e la pubblictuione giudicò splendida e ben riu- 
adta. Nò meno notabile è l'opinione del Maspero, che questa sia 
osa delle migliori opere relative all'Egitto, che sieno vanute in 
laoe da molti anni addietro. Il Dilmichen, il Bnigsch^ il Ma- 
spero, ìl Von Lemm ed altri egittologi hanno fatto lor prò di 
qoeet'opera, e lo dichiarano o L'attostano con le citazioni che ri- 
petutamente De fanno ne' turo dotti lavori'. 

Il Catalogo del Museo egizio di Firenze, compilato dall'Autore 
e già in corso di stampa, sarà per Lui un altro titolo alla be- 



" Cr Pinu., Miuéon. 1 8XS; 1>uiiioiEN, T)er Grabp'ilmt dee Patàummàp in 
dtr T^ttomarhcn .VHropoWd ì/à\vìf;. t8S-l; M.vsr-Eiwi, Rectuil dm franine- re- 
'■<•• i'' fi /rt PhitoUffie tt à f ArchfOÌagie /f/yptie-nne et asttfn'mne, »ol. HI p IV 
Vr> Uhm. iMu RittuilitKh deti Aminondienutes, Uiptig, ìSKi. 



t 



80 



nivuTA 



nemerftnssa de' dotti. Diligenza, erudizione, esatta descrkione dai 
monumenti, testi geroglifici e brevi discussioui storiche, filolch 
giche e d'arte antica, sono ì pregi cha abjjiauio riconosciuto io 
questa pazìdQtd, ma grandemente utile fìttica dolio Schiaparelli. 
'SaW Album dedicato ed offerto da* dotti di tutta Europa, il 
3 dwembre 1885, all'illustre egittologo D.'C- Leenians, pel cin- 
quantesimo anniversario della sua nomina a Direttore del iluseo 
Archeologico de'Paesi Bassi', leggiamo una Jlemuria del nostro 
Autore sopra Li nocropoli di Chemmis (Acìimìm), da luì ritroTata 
lo scorso anno in Egitto. La città di Achmim stirge a un di- 
presso, sul luogo stesso dell'antica città cbìtimata Apu dagli Egi- 
ziani, e men coniuuomeiite Chemnu, la cìtlilk cioò del Dio Chem, 
Dom&che i Oreci mutarono in Xeuu(;, e che tradussero esatta- 
mente in quello di nav^RoX*;. Essa fu fiorente a' tempi di Ì?rt- 
messe II e i?amc5^ lU, e conservò il suo splendore sotto iToloinei 
e gli Imperatori romani. Ma quel che ri ha di piil nobtbile sono 
le sue due necropoli; l'uoa della XVIIl e XIX dinastia, è una 
serio di grotte scavate nel masso della selvaggia valle che apresì 

* Qrnsto superbo jI?/'»"» in i" srandc «oji cleKanl? Irgntur;!. ó u(i Icsorr; di eo- 
ccI)«R(l Hcino-ji! «critlo iu'pib illustri wi^ntintì del noMro ti>mpo, sopra .ir^omentì 
di areht?oln^Ì.i, <li iJiisiiPlica e >JÌ Moria, Ma la pirte. scronilo noi. piì] noliilp * Im- 
porlantr è iti priiiia c!j« vci-si iiiloiiio a s<()jrpi*ni ('C<l«>lo;:irÌ. In ((iii-sia <j Ir^goOO 
i fnCi bei nomi che toiHÌ al pivjcntp rcK'UuIojria: >l;i!t|>pru, Licbli-in. (vU-w, llwilloul, 
WÌ«Ipinann,\S':iili3 Buil(rc. l'idil, Pleylp. Ermaii, l^félmre, Schi.i[iiii'i;lli, XaMlIr, ile Hor- 
nicli, Vi>n Lemi]). Mis* A. Eduaitis, pd alili panvchi per ciA che m riferisce alla «torìa, 
alla li'Itpnit 1)111 *■ all'sriii l'giii-i; cointt de CifM'jc, Sls. Briiiircpinl. MniimiM>:ii, Cope 
Whiti'liou^i-, T'iitikiii*. Stciiiilarfr, Alitici ine» ii. in lutto l'Albiiui nrin abhinmo trovato 
Hip ■liif' <^nli iinmi d'I lai in ni. lutti e din' ri<-llii ]mrU' r{ritt(iloirica, i)n(-lli dello Scbia* 
paivUi e iJt*l P. C. (Il* Can. 0ii''*li illustri) h iiuuiimia d'un cerio Kf»t, porlal-i dal» 
IT^illo al Mnwo di Firnnxp. dilln .Mrsso ScfiiaiiarHIi. Per cìA c)ie s'atliene all'Asii 
nceiJentali^ ri sono laiori dnlli«inii del 1' Sli-i**<inier S- I., dfH'llalé»*, del Nviddie, 
iM [i'-r'i-r, del IfcTlin. ilpll'lhupl e ildriIomriK-l. IVr (r Iiidii', l'Il^lirino Oriente « 
l\\nit>rìc>, occorrono i nninì <l'-| KriTi. di Mn\ Mi^ll^'r. ili-l ItMli. Avi de ilatny, del 
Hanr, ili-l Serrtiriir. Per Ir wipiiw iiatiirnH splende il nome del Ae OuatrefajH»; 
per l'sitheologia g-'ucrale si Ifsnono i nomi dpi Willwia, du-l i'diiti, M da lliri; 
dot I'. Vnn drn C,\\p\r\ S. I, n) »)tri tTisotnma (luest'Album è iiitn cnrona intrrcciab 
sul capo vein'ratido del I)/ Lel■mIlll^ di 119 «:ieiw.iati di tiitla Rtimiu. e cli« re- 
sterà, conili srrirrva il I'. ds tiara nrlb sua Nottiin. wmjirc Terrli* e imniO'rlale Le 
quali parole nello lingua Mfi«si ìuliana. M piaceva njieleri! il lì.' Leeuiai» oelk Lnl- 
l«ra L'uearisiica inviala a lutti ^li •wnilon ilell'Albutn. 



nella catena arabica, e fronteggia la piaunra di Achmìm; l'altra 
è di Utiiijio t;ri!C>>-romano, e fu stioporta io que^iii ultimi tempi, 
rieoi di intimmid e di altre cose pre»io9D. 

Seaoncbè maocavani) notizie esatte ddt perìodo storico ante- 
òon alla XVIU dÌQ:i5tia, lo quali ora, almeno per l' antico Im- 
\ ci son fumiti dalla necropoli che il eh. Autore ebbe la fer- 
ia di ritrovare, dopocbò era stuta visitata, ma non iudioata in 
'lessaiia c&rta, dalla Commissione franceae, nel princìpio di questo 
«ob. Xò da quel tompo in qua vi arerà mai più posto mente 
Tema egittologo. Questa nui^ropoli giai'e sul confine Ira la pia- 
Biira di Achiniut e il deserto. Essa stendesi su'due fìaochi della 
montagna, e delle tombe scavate nel sasso, altre verso me/!itogiorao, 
apiartennoro alia IV e V dinastia, altro, tra settentrione e po- 
nente, alla VI II eli. Autore confronta queste tombe con quello 
di Giuhf di SaqqaraK dì fieni-Hassan. e di Tebe, e ne chia- 
rtsoe le somiglianze e le differenze. Esse furono ab antico 
riolat« dagli Egiziani, e poscia ne' primi secoli del Cristiane- 
simo, servirono come luogo di rifugio a' monaci copti, che vi 
lasciarono molti ricordi in graffiti e in croci dipinte in rosso, 
orvero scolpite sulle porU^ e le pareti delle tombe. Illustra poi 
gli scarsi frammenti d'iscrizioni rimastevi, specie quello delle 
tombe di Clìemàny,, di Tdà e di Ànyu. Un'altra tomba della 
parie sottontrionale della necropoli, che ci riporta al princìpio 
della VI dinastia, consiste in una piccola cameni coperta tutta 
di pitture assai ben conservate. II nome del dipintore ci è dato 
dalla seguente iscrizione: « Pepi-senb chiamato Souà dice: io 
dipinsi qtiesta ton^a dtU padre venerando > ; < ia sua moglie 
diletta^ real favorita... Ursetii. > 

Altri lavori di egittologia non si sono pubblicati fino ad oggi 
éa Italiani; Tultimo è questa Memoria delle Schiapareilì, o una 
Polizia del P. Cesare A. de Cara, tutte e due insurite nell'-U- 
Um di Leida già ricordato. Daremo qui per intero, salvo l'in- 
tmdnzione, a' nostri lettori, la Notizia ' del P. de Cara, non 
esst:iidu possibile ritrovarla altrove che ntAXAlbum^ il quale non 



■ Fltl'ìl E Comst. NELLE TAMBE ECIZUNS. 
Sci* XJIt. •»/. //. fate. »Mi 



8S mario 181» 



82 mnsTA 

è di pubblica ragione, ma pe'soli scrittori che vi presero parte. 
Si oiimttoDu por mancane!» dì tipi, i gorogliftci. 

< ViveQti e trapassati ebbero fìu dalla piiì remota antichiti, 
tributo d'onore e d'affetto simboleggiato ne' fiori e nelld oroue. 
L'Egitto (Uè ne porge esempii lucutentissiini. < Furono posti fiori 
intorno al mìo collo, secondo che il re usa fare con colui cb'egli 
favorisce'. » Così nella stela di Nebuaiu al Muiieo di Bulaq. Io 
qui accennerè a' fiori e alle ghirlande funebri perchè ctisì esigQ 
r illustrazione del nostro sarcofago. Chi voglia su questa materia 
informay.ìoni pìi\ ampie, leggerà con profitto la dotta memorti 
del D." Pleyte: « La conronne de la Jmtijicaiion. » (Act, dfl 
six. Congr. intero, des Orientai, tenu à Leyde, 1333, pagg. 3-30 
(Cfr. Miss Amelia B. Edwards, The Academy, Sept. 1882; — 
SchwtMnfiirth, Ueber PJlamenresle aus aUaeffijpfischen Grabem; 
nel Boi'ìchtc der deutscbon Botanìschen Gesellschaft. p. 351-371; 
— Maspero, La Trouvaille de Deir-el-Bahari, Toste). 

« La cassa che chiude la nostra mummia, fu rinvenuta net pas 
sato autunno in quella parte della necropoli di Tebe che è conO' 
scinta col nome di Sceikli abdef-Giimah. La tomba non era stati 
violata, e vi fu altresì ritrovata la mummia d*an tale chiamato 
Mahit, chiusa in una cassa di singolare riccheam e bellozza. I 
nome del nostro defunto è (ìuogo del fferoglijieo) Kent: la lun- 
ghezza della mummia l*" 58, della cassa 1*° 00. La maschera 
8en/.a barba, il cht> dimostra la falsità dui volitare criterio di ri- 
tenere per sarcofaghi di donne, quelli, la cui maschera è imberbft 
Dalla qualità e disposizion delle fasce, dallo stile del sarcofago 
dal nome del defunto, si deduce ch'essa appartiene al pili tardi 
alla XX Dinastia. Due ghirlande pertanto fregiau la mummia 
una intorno al collo, Taltra intorno al petto. La prima è coin 
posta di gnmi d'orzo germogliato ('mali) riuniti in un feltramenta 
formato dalle loro radici. La »!Conda è composta di foglie di appi 
selraggio (apinm graveohns). Tutto il resto della mummia ei 
coperto di rami di sicomoro, e la mummia stessa riposa sopra tu 
graticcio di biist<:mcelli legati insieme. Un lungo bastone le sta 
parimente da un lato. 

< Noi conosciamo le diverse specie dì foglie e di fiori che so 



DKLLA STAIPA ITALUHA 83 

Aosi finora trorató ne' sarcofìighi egizìi, sia spicciolate, sia tn- 
te^ute a ghirlande, e ne abbiam') vedute spocìalmente ne'Musei 

Firenze, di I^ida e di Berlino. Le più comuni sono: VOlea 
vropaea (Mus. dì Kjr. proveniente dalle tuiiibn di Tebe); te tre 
vieta del Mìmiisops ElengU Kummel e Sehimperi che lo 
Ichwbinfiirtb identifica cen la Persea degli antichi'; la .Vym- 
Àaea caeruha, V Acar.ia nilotica, il Carthimus (ittctortus^ 
Aleea JkifoUa, il Salìx sa/saf; il Detphinium orieHtaUy la 
ìtsbattia aegyptinca; la Parmelia furfuracsa, il Chrìjsantìm- 
Nuin. la Centanrm depressa (Mas, di Pir.): la Ceruana pra- 
fHSfS (Mus. di Fir); la Vitis vinifera (Mus. di Fir.); la Afentka 
iafriia (Mus. di Fir.). Resta ora a vedere so i rami del sico- 
IPii trerati dal nostro amico Prof. Scliiaparelli, non solo in (ine* 
cassa del defaoto KetU, ma in altre tombe eziandio della 
epoca, e in *ran quantità, possano avere un particolare 
i^DÌRcato relativo a qualche credenza religiosa degli antichi 

;i»iani. 

« Certamente il sicomoro è connesso nel simbolismo egÌKÌo, con 

purìfìeazione dell'anima e il coaseguimonto dell'immortalità. 
nfatti la dea Kut o la dea Huthor versano l'acqua al defunto, 
endeodo le braccia dal sicomoro. (Cfr. A. "VViedemanu Tlierati- 
che Tejcte, pag. 4 e Tav. LI. — Due stele del iluseo di Fi- 
ed» che portano rispetlivamentti Ì numeri d'inventario 2593 

2591). La doa Hathor è chiamati! su'mouiinionti signora del 
ieomora. (Cfr. E. Schìaparelli : Il signijìcato simbolico delle 

iramidi egiziane, pag. 15 u 30, dove ò citata l'iscrizione di 
Hotephiris sacerdote di Hatìior, signora del ificomoro, da' J/as^ 
bI Uariette pag. 90. Àgginngi che il defunto riceveva la co- 
vsa dì giusti fi cazioDe sotto l'albero del sicomoro, all'ingresso 
lall' inferno o dell'occidente, come risulta dal cap. 97 del Libro 
le' morti, dove è d«tte: e Afis en éqmììbrfpar la divine coìt- 
'ùnne sohs le sycomore » come traduce il nostro amico U.' Pleyte 
iella Memoria da noi citata, pa^. 9. 

< Non 6 dunque inverisìmile, anzi mi par molto probabile, 

• « L"o noyaa lic Hfìmvsnps Schimperi Hochil. {Ptrsea des unciens). i BiilIcUn 



84 RIVISTA 

cho l'uso di coprir la mummia con ramoscelli di sicomoro, arosse 
avuto UD slgaincato simbolieo religioso, all' epoca almeno delti 
nostra mu tamia. » 

Bai fin qui detto non è malagerole formarsi nn concotÈo ren 
del presento sUto dogli studìi egittologici in Italia. Ije tradi- 
zioni dol Rosellini vivono ancora fra noi, e non mancano opere, 
doUe ([ualì egli, senza difficoltarsi dicliiarerebbi) volentiori l'Au- 
tore. Ma pt)r l'Italia che p>3sìede ben cinque Musei di antichità 
egizie, non ancora illustrate nella massima parte, il già fatto non 
può dirsi molto, o quel cho piiì ci duole, non si vede oggi nolli 
gioventù itiLliana umoro por la scieam egittologìca, e si ò forse 
spento in quo* pochi e valenti, che in essa forse sì sarebbero 
rosi illustri, qualora il Cluveme gli avesse posti in condizione di 
prosegairo i loro onorati studii. 

IL 

Sancii Thomae Aqninatis Doetoris AngfUci OprswxxA philo- 
sopiiici ET TiiEOLOfiicA ad usutn Studiosae luventutis sekcta 
et iuxta ordinem rerum, quae in Schotis tractanlur, nunc 
primum digesta et exada. Acceduni QciEsnosK Qi'odlibb- 
TkhSi. Edilio accurate recogniia et nonnullis (fuaestiwtihus 
et scholiis aucla a Micuìelb De Hisia S. 1. 1» Pontificia Uni- 
versiiate Gregoriana Philosophiae Professore. Tro grossi vo- 
lumi in grande ottavo: il primo di pagine XXVI-555, il se- 
condo di pagine 6H, il terso di pagine 600. Prezzo L. 15. 

L' egregio Professor De Maria ha aelo sì acceso per la pro- 
pagazione della dottrina filosofica di san Tommaso d'Aquino, che 
ben potrà veuiru pareggiato da altri, ma da ninno superato. Xon-J 
contento d'infonderla colla voco ne* suoi numerosi uditori, appar-j 
tenenti alle principali nazioni d'Kuropa e di America, ha volte lei 
cure a propagarla colla diffusione do'preziosì volumi in cui quellM 
ò contenuta. Por tale scopo nou solo fé* venir dalla Francia, daei 
anni fa, più centinaia di copie dello duo Somme, la leol(^ica 6 
la filosofica, con grande riduzione di prezzo, acciò i giovani 
studenti potesst!ro più facilmente acquistarle; ma l'anno scorso 



fe'rist»mparc. sotto il suo indirizzo, in ele^anto ma economica 
eàmuno i i^uattro volumi dello Quistioni Disputate, aggiuntovi 
rOpuscoIu De Ente ei Esseniia col famosi commenti d«l celebre 
Cardinal Gaetano. A cunipimonto dell' opora^ ha curato ora una 
fiiidi/.io9a rac-culta de*più rilovanti Opuscoli fìlofio6ci e teologici 
dui Sunto Dottore, colla giunta dei QuodliheU. 

Volendo nei di questa oolIezloDe dare qui conte7.za ai nostri 
lettori} cominciamo dal notare ta sagacia del Do Maria non solo 
aeUa scolta degli Opuscoli, ma nell'ordine in cui lì ha disposti, 
e negli aiuti onde li Iia confortati pur fanlit;irne rintiìlli!;<3nm. 
Egli nei primo volume lia raccolti tronta opuscoli fìlosofiei, di- 
stribuendoli in modo rispondente all'ordino che suol tenersi nelle 
scuole quanto alla trattazione delle divyrao miUerie. Prima i logi- 
cali, poscia gli ontologici, t^uindi ì fisici e psicologici. Il secondo 
Tolumc comprende l'opuscolo De regimine Prluripum e le qui- 
stìonì Quodlibetali, in cui bene spesso sono svolte ''on grande 
acume dottrine di gravissimo momeato. Il ter^o volume contiene 
sotte opuscoli teologici, l'ultimo do'i^uali ('De pulcio et bono) 
TÌeue qui pur la prinm volta aggiunto agli Opuscoli di san Tom- 
Buso, dopo la acoperta fattane dal solertissimo Abbate Uccelli ; 
il che vuol dirsi altresì della terza parte dell' opuscolo: De più- 
ralitate formarum. Per comodo poi de* lettori, su ciascuna pa- 
gina si è ripetuto il numero ed il titolo di ciascLiu opuscolo, e 
il capo r articolo che vi corrisponde. 

A tutta l'opera il Do Maria ha premessa, in elegantùssimo 
Latino, Dna dotta prefazione De fontibus et excelìentia disci- 
plinae Docioris Angelini. In essa luminusamonte si dimostra la 
«aperìorità della filosofìa di Aristotele sopni quella che la pre* 
cedette, dal primi fisici o filosofi naturali fino a Piatone suo 
maestro; e la sapienza di san Tommaso nell'averla saputa sca- 
gliere e interpretare e svolgere, e comò a dire battezzarla r^n- 
dead*,i|a nmile ancella della rivelazione cristiana. Aristutile, ap- 
peUat«> il fìlusufo per ecciìllimza, con incrodìbilet acume speculò 
sopra lo cosa tutte, ragioaaudo del mondo, dell'uomo, di Dio 
mtflre « governatore dell'universo, e abbracciando nelL'ampìe/.za 
della sua mente quasi tutte le svariato disciplìae che formano 



86 UVIBTA 

il patrimonio della scienza. Beo può dirsi (giustamonte osserra 
il Dt! Maria.) esser egli pervenuto a. qimlla summità del sapere, a 
cui la mente umana, priva del lume della fudo, poteva pervenire. 
Onde alcuni Santi Padri, commossi alla vista di tanta e sì so- 
blimo dottrina, fra le tenebre del paganesimo, ebbero a dire che 
la peripatetica filosofia fu come un preambolo e una preparazione 
alla dottriua ovanguLic:i. 

Da tiuita a!tez/.a di razionale scienza S. Tommaso pigliando 
le mosse, e purgatala dallo pecche a cui l'umana fralozsa noa 
poteva sottrarsi, ed illustratala colia luce della fede divina, a 
co' dettati della sapii^n^^a de' Padri, giunse a fornure un sistema 
di fìlosoGa e teologia cristiana, che costituisce il piil valido ba- 
luardo della religione contro gli assalti dell' empietà e dell' er- 
rore. Il secolo stupefatto non seppe salutarlo altrimenti che col 
Dorui! dì Angelu delle scuole. Le lodi di tanto Dottoro sono svolto 
ampiameute dal De Maria con argomenti o mm tostimunìanzo 
de' Papi; tra' quali sì segnala io modo singolarissimo il regnuut« 
Pontefice Leone XIU, cho colla sua immortale enciclica Iluma' 
num genus, richiamò gli animi, miseramente sviati, agli am- 
maestramenti di un tanto Dottore. All' autorità de'Pontefìci tiea 
dietro quella de'pirt grandi maestri io divinità, tra' quali il Cardi- 
nale Pallavicino parlando di san Tommaso dico co.sl: SetUio quir 
(lem in me tanti Seriptoris pretium una cum aetate^ sed longe 
sìipra aelatin incrementa^ crevisse... Praeclare meeum eqìt di' 
viìia bonitas, qtiod me vocarif ad eam religiomm cahoriem^ 
qttae iiibelur Angelici Praecef^oris tììeologiam segui; eam enim 
sequerer vel iniussus, immo vix non sequerer vel pfohibr'ttts; 
certe perinde sequerer scriptoris aucioritate nikil Ulectun^ stfi 
cìiitisnam e-a essei ij^narus. Nimirum egregia scripta ceti vtna, 
soli qiuxmquam inceriì sint, cum sapore pretium ferunf. lamr 
r-ero hae postremi huius anni dispuialioties, qnas e suggesiu 
dicittviy et qìiarum lihi summam dico, plus aìiquanto quam 
superiores editae a tne, Ubi Aquinaiem redolebunt: quo faU' 
topere nunc deleetor, vix ut alium e scholasiicìs diu teram 
sine fasiidio. Non quod in ceteris ntìtUa non l'nceniam et 
ignota mihi et oppido pulcra; sed alia plnra et ìonge pul- 



DELLA STAKPA ITALIANA B7 

criora me ìiivetituntm fuisse inielligo, si Divo Thomae tempus 
illttd impendissem. Quis auletti piscatoHs eonsUium proòaret, 
qui, omisso vivario certissimam lectisshnnmque praedam poi' 
licentef in fluvio -potius, rpmmqiiam piscoso, reiia fot'tunae 
mmmiiieret? Id ex me saejìe andiunt qukumque me saepe att- 
diuni. Quamvis tanta ifit Divo Thoìnae et seciatorum frequen- 
tia et i<iudatorum approbatio, utrumque (amen adeo infra 
mtriiHm mihi pideri, ut inde eommnnetn humana^ perspìcien- 
tiar tftìuiiait'm rei aspernari cogar mt minerari '. 

Ma la parte più importante del lavoro del De Maria ci sembra 
qaella dello note o dolio quistioni dottrinali e critiche!, da luì 
fìiltd sopra molti opuscoli, intorno alla lot>7 autenticità, al concetto 
oDde sono informati, alle provo dal S. Dottore recate, e alle obbio- 
noni ohe sì proposero dagli aTTi?rsarii. Questa parte noi toglie- 
remo a s*)ggetto dì (luttsttt nostra rivista; e por non allargarci 
di troppo, ci restringeremo a due eoli opuscoli: quello cÌo^ De 
ente et essentia^ o quello De pluralitate fonnarum. Comìnciiimo 
dal primo. 

Como ognun sa, in questo opuscolo son contentiti ì prìncipii 
ontologici e fondamentali della filosofia di S. Tommaso. Il De Ma- 
ria dopo aver dato un breve prospetto delle materie che vi si 
trattano, prende a chiarire alcuni punti dì somma importanza. 

1. Qual è Stìoondo san Tommaso il primo cognito? L'anima 
umana, come rinfima delle inteltigcn/iU, prrchò ordinata ad ia- 
liBrmara il corpo, è io potenza alla cono8ceu7.a, la quale dev'alia 
prucacciarsì per astraziono dagli obbietti sensibili. Dovendo uscire 
dalla potenrt all'atto, prima perviene alla oiiiosconiìa iiiiperfotta 
e poscia alla perfetta, È questa la leggo d'ogni generazione: 
non pervenire all'atto perfetto, se non per gradi. Or la conoscenza 
è tanto piì) imperfetta, quanto ò più universale, percbf) meno 
distinta. Donque il primn atto conoscitivo dell'anima umana è 
quello che riguarda un oggetto unìversalissirao; e questa* è 
l'ente *. 



l 



' E(ii<tnla nnncupaloria,(|aiini .Min libro TM f^ncramenlo paeniteniiae [>r»t{ì\il. 
' Vnli »ot. I, pnp- fti. Ik origine et ordine coffniticnis, aeu dt primo ca- 
$nitó noetri intelleelu». QUAESTIO. 



88 RirtSTA, 

Né si oppimga che Tonto siguificando ciò che ha un* essenza, 
non prestìiiU la massi nui sirapliciU, richiesta noi primo cognito. 
Più semplice sarebbe l'essenza; e però riaesta dovrebb' essere 
il primo , oggetto della mente, non l'ente. A ciò ai risponde che 
essendo proprio della mente umana, come si è detto, raccogliere 
la sua cognizioni.'! dalle cose sonsibìli, lo iiiialì son composte non 
Homplicì; essa ^ naturata a conoscere prima il composti) che il 
semplice. Ondo il suo primo oggetto ò bensì nn nnirersalissimo, 
ma ravvisato a modo non di semplice ma di composto; il che 
appunto sì avvera dell'ente. 

Nel resto l'essenza non ci offrirebbe maggiore semplicità di 
concetto; perehAcome l'onte non può apprendersi senza l'essena, 
essendo id guod habet e$.tentiam; così ancora l' essenza non pn5 
apprendersi senza l'ente, essondo id quo determinalnr evs. Am- 
bìdiiB adunque congiunti insieme, Tuuo m^ i/ihìiÌ est^ l'altro ut 
quo est id qìwd est formano nn solo oggetto^ che preso nella 
sua massima astrazione è il primo cognito rispetto a noi, né 
pu& risolversi in obbietto più semplice. Fnfellerfus nnst^r, dice 
san Tommaso, a sensibilibus inUium sumens, ilium ntodum 
noti ira'isc^nditj qui in rebus sensibìlìhus invenitur; in quihtts 
aliud est forma, et habens formam. propler /ornine et mat^ 
riae compositionem. Forma autem ìn hìs rebus invenitur tjui- 
dem simplex; sed non per fede, utpofe ijon i;ubsìstenfi. flabens 
aulem formam invenitur guidem substsiens sed non simplex^ 
immo coTtcrefionem habens. (Inde iniellecttts nosler quidquid 
siffnijicat uf substsiens, in concreiione signijicat; quod nuiem 
ut simplex, non ut quod est sed ut quo est (C. G. lib. I, e. 30) '. 
Ora il più vicino alla conoscenza ìi il subsistens, ciò che vien 
significato ut quod est^e però è l'ente non l'essenza. 

2. Nelle sostanze composte l'essenza non dice nò la sola ma- 
teria nò la sola forma, ma il risultato di entrambe; perchè esso 
è propriami^nto il subbietto attuato riall' esistenza. E vagliai! 
vero, la sostanza composta non si dice tale, perché l'esistenza 
sua, ossia il suo ultimo atto (esse) che la pone in si^, fuori della 
causa effettriee, sia composta. Se così fosse, svanirebbe la sua 

* Velli png. !S8. ScHoiJùif. l'nopONiTCR buftiCM, 



DELLA STAMPA ITALIANA 

unità sostiiD7.iaIe, porche T unità procede dall'uno, ed uno non è 
pr^iprìaomute so non ij semplice. L'esistenza duniuo, la qaale dà 
(Mtesta unità, non può e.ssoro cbo soinplico. Enne (acconcia menta 
s&n Tommaso) neque particìpat aliguid^ ui eius ratio consti- 
Uiatur ex muUis, neqtui kab^ aliquid exlraneum admiztum... 
tt idee IpsH/n esse non est cotnposilnm (in Boef-hinm de Hubd. 
l'^t. 2'). Dunque la composizione in siffatta sostanze dere tro- 
Tarsi aeiroasens». che riceve l'esistenza, e corno subbietto ri- 
cettivo la restringe a tale o cotale natura. Si 8ubsiantìa (dice 
egreglautjnte il De Maria) appellalur composita^ hoc non ai- 
gnijicat ipsam aciaari osse aliguo composito, sed sofum de- 
notai ip^sam habere parks, (jutte cui xmitatnn essindi evehuit- 
tur per essa quoddam simplex et unum. Hoc paclo unitati 
substantiali egregie consulitur; na$tt diver$ae parfes sttbstatì- 
tiae, coagin-^niatae unico esso, const/ttmttt ch-s et unum per se. 

Di qui risalta un nuovo argomento in favore delta reale di- 
stinzione tra l'cssousa e l'esistenza '. £ poichò è questo un 
punt) di gravissimo momento nella dottrina di san Tommaso, 
il Dtt Maria ne tratta espressamente in una luoga nota che ap- 
pone al primo opuscolo della sua raccolta '. 

3. Tra i recenti avrersarii di questa distinzione reale del- 
l' esistenza dall'essenza nelle cose creato, ci ha non pochi i quali 
sostengono non averla san Tommaso in nessun luogo insegnata. 
Imperiicchò l'unico luogo, che putrebbe allegarsi, ò riuollo del 
dianzi citato opuscolo, e questo opuscolo evidentemente è spurio. 
Due cose sono qui dette: Tuna che quest'opuscolo non è lavoro 
di san Tommaso^ l'altra che solamente in esso si aGTurma la 
pretesa distinzione: In creaturis esse essentiae et esse adualis 
(xsistendae dìfferunt realìtcr. 

Quanto alla prima il De Maria concede potersi prudentemente 
dubitare delle genuità del detto opuscolo; perchè quantunque 
contenga ottima dottrina e conforme al Santo Dottore, nondimeno 
il suo stilo sì dilunga da quello di san Tonitiiaso, per essere 
bene spesso, oscuro, coutorti> e rotto. Ma la seconda è falsissima. 
fosso vera, lo Scoto e i suoi discepoli, osteggiando quella 



' Vrdì Tul. I, 



t'Ai. ScilOI.IOTf. 



Paf. 23, OfOK. I, Lofficat SummaCy UacL II cnp. XI. 



^ RIVISTA 

distinzione come tenuta da san Tommiiso, uvrobbero preso lue* 
cìole per lanteruo. Avróbben) inoltre errato tutti i segaaeì di 
Boa Tommaso, in i qimli il Pallavicini dice che qnolla dii{tÌD> 
zione è familiare al Santo Dottore o tenuta dal medesimo amie 
certa e fondamontale. Il Cardinal Toledo poi ed il Tifano, benché 
non l'ammettano, confessano nondimeno che essa è iusognata da 
san Tommaso. Au7.i il Tifano proferisce questa iucisÌTa seulunm 
contro coloro i quali negano o mettono in dubbio che quella 
reale distinzione sìa insegnata dal Santo Dottore: Quod exi' 
sfentiam in creainris rb diaiinguai ab essentia, ìd vel negare 
vel in diibium rerocare bomiuis est impmìentis vel in eitu 
doctrina peregrini. Ma Tenendo ad argomenti diretti, ìl De Maria 
mostra con tutta evideu^a come dai ragionamenti^ che san Tom- 
maso istituisce sopra le perfezioni divine, e la diversità funda- 
mentale delle creature da Dio, risulta la fermissima sententi 
di lui intorno alla dÌ3ttn;:ìone roale tra l'essenaa e l'esìstenxft 
nelle creature. Non ammessa tal distinzione, quei ragionamenti 
non avrebbero senso. 

Ma per convincere ogni animo riottoso alla forza del discorso» 
reca varii passi del Santo Dottore, nei quali quolla reale distin- 
zione Ò formalmente asserita. Xol Commento al libro di K.te-m 
De hehdonuuUhtts lezione seconda à detto; Esi ergo considvran- 
dum qttod sicut esse et quod est differunt in simplicibus se- 
cundum inteniionem, ii<i in coinposiiìs differunt realiter... 
Deinde cum dicil — Omne simplex esse simm et id quod esfc 
unum iuxbet — ostendit qualiter se habet in simplicibiis ih 
quibus necesse est quod ipsum esse et id quod est sit unum 
d idem realit«r. Si enlin esset aliud realiter ìd quod est et 
ipsum esse, iam non esset simplex sed compositum... Hoc a«- 
fem simplex unum et sublime est ipse Deus. Nel primo poi 
delle Sentenze, Distinzione KIX, q. 2, a. 2, è detto : Actus qui 
mensuratur aevo, scilicet ipsum esse aeviierni, differì ab «o 
cuius est actus re quidem, sed noii secundum raiìonem sttc^ 
Cfssionis, quia utrumque sine successione est. Et sic eiiam est 
intelliffendn differentiu aevi et nunc eius. Esse atttem quod 
tnensttraiur aefernìiate esi idem re eum eo cuiits est actus, sed 



9t 

Mffert tantum rafìone, et ideo aeteniHas et nane aeternitaiis 
non riifferunt re sed rottone tantum. lofioe nello Quìstiooi Di- 
sputato alla Questione XKVIC De veriiaie articolo primo nella 
rìspodU alla obbiezioDe ottava ò detto: Owne tjuod tal in ge- 
nere Sì^taniiae est composUiim reali eomposìtioite, eo tjuod id 
quoti ffirf fri praedicamento sub^antiae est in s\w esse subsi^ 
»itiis et oportet quod esse suum sit alind quam ipsum ete. 

Bene osserva il Pnilavjcìao che ogni obbiezione che si muovo 
eontro la distinzione re»lu deiressonm dall' esistenr^ nello nrea- 
tnre, nasce dii questo, che essendo gli nomini assuefatti a trat- 
tare mediante ì sensi e noreraru soltanto ì sussistenti indivi- 
àxaXxy difficilmente concepiscono che una cosa sia ut quo. senza 
cho la concepÌBceDO al tempo stesso ut quod. E per questa stessa 
ragione i filosofi anteriori ad Aristotile e molti tra' moderni ne- 
^no la. distinzione degli accidenti dal loro siibbietto, e tutto 
ridaeoDo ad atomi non e«mposti '. » 

■ 4. L*altrn punto rtlevautissimo è quello che riguarda il prin- 
eipìo d'individaa/.ìone, ossìa la radico della moltìplicitib d'indi* 
vidui nella stessa specie. Il Jourdain nella sua esposi/ione della 
filosofìa di san Tommaso, taccia qui il Suutti Dottore d'inutile 
suttiglie;:xa. Ma se una quistione per essere astrusa e sottile 
deve trasandarsi, eonverrfi duro un addio alla scienza filosolìca, 
la quale cerca le euuso, e tale ìnqiìtsizìotio non può non essere 
sottile ed astrusa. Cho poi la pres'.mte quistione manchi d' uti- 
lità, non puft dirsi se non da chi non pensa cho essa ò stretta- 
mente connessa coU'immortalità dell'anima umana, e vale a ri- 
battere l'errore di quelli che stoltamente opinano con Averroe 
le anime Fu^jiarat-e dai loro corpi confondersi in un solo essere. 

Il De .Maria, dopo aver mostrato la lotta ch'ebbe a sostener 
san Tommaso per questo capo, espone limpidamente la dottrina 
del Santo Dottore. Le forme separate, cioè esistentì-in loro stesse, 
tuo possono moltiplicarsi numoricamente nella stessa specie. Se 
ri moltiplicassero, la causa della loro scambievole distinzione 
dorrebbe essore una differenza formale j e la differenza formale 
ri dà ana specie diversa, non un indivìduo diverso in identica 

* Pa^. f3 M primo ioIddki. 




99 RIVISTA 

specie. Neppure possono elle molti pli'-arsi por una qnalclie acd* 
(lenza, perche l' uccidente presuppone la sustan/ji z\^ indÌTÌdinU 
ed esso stesso s'individua in quanto inerisce in individuo so- 
stanze. Dunque le forme appartenenti alia stisisa specie Qdd 
possono muUipiicu.rsi, se non pRr ragione do' loro subbietti, Tale 
a dire della utatoria in cui sorgono per aziono di agente fìsìco, 
a cui sono ordinate se lattasi di forma spirituale, non pro- 
ducibile che per creazione divina, come è Tanima umana. For- 
mae indiv{dua»iur ;<uis subieetìs. Ma qual è questa materia, 
principio e nidicc d'individuazione dello forme? Porse la ma- 
teria riguardata di per sé in quanto ìa^, materia eommunis? 
No; questa prescinde ancor essa da individuazione, ed è iadif- 
ferento a trorarsi in qualsiasi indivìduo. Il principio d'indÌTÌ 
duazione dev'esserti la materia desiff»ata o sif/nata, come or- 
dinariamente rappella san Tommaso, cioè la materia in quanto 
è questa o non altra, haec caro et haec ossa, non già caro tt 
ossa in generale. Uà d'onde avviene che la materia sìa ^uea/i 
e non altra'f Avviene dal suo stare kic et nunc sotto detormì 
oate dimensioni, ossia sotto data quantità, essendo strettissima 
la connessione tra le quantità e la materia, per essere la quantità 
r affezione prima e TacLÌdenta primo delle cose materiate. Qn» 
giunti non è dato procedere più oltre, perchè la quantità ò dì- 
visibile per 3à stessa, e quindi moltiplicabile e individuabile per 
so stessa. Si ascolti san Tommaso. Jlabet hoc proprìunt quantiUu 
dimeìisiva inter accidentia reliqua^ gtwd ìpsct secundum se 
dividuaittr; quod ideo est, quia ftositio quae est orda pariium 
in to/o, in eiits rotione includìtitr: est enim qiiantifas posi- 
tionem habens. l'hìnunujue autem inietligHttr diversUas par- 
tium eiusdem speciei^ neaesse est intellirfi individuaiioìxem; 
nam qtioe stint. nnius speciei non mitUipUcantur nisì seetM' 
dum individuitm: et inde est quod non possunt apprehen^i 
mtittae albedìnes^ nisì secundum quod sunf in dirersis su 
biectis, possunt autem apprefiendi muHae lineae^ eiiamsì se- 
cundum se considerantur : div&'stis enim st'/rtó, qui per se 
lineae inest, ad pluralitatem linearum sttficiens est. Et quùt 
quantitas dimensiva de sui rottone ftabet unde multiplicatio 



DILLA STAMPA ITALIANA 



93 



tndìviduornm in eadem specie possìi accidere, prima radix 
\uinsniodi muUipiicatiotìis ex dintensione t-sse videiur, quia 
il IH genere substanita*^ mvltiplÌ<MtÌo fit secundum divìsiomm 
ìiaifTÌne, quae nec intellitfi possei nisi secundum (jiiod ma- 
ina srih dimensionibuìi consideratur; nam. remoia (juanlilaU, 
mitìfaufia omnia remanei indivisibilis '. 

lì l>e Maria epiloga cosi la sua dìscettaKione: I. Ogni co3a, 
Nnnd<f che ha Tessere, lia la sua indiriduazione. 2. La causa 
rima è lo stesso suo es^iere; dunque ò la st«ssa sua ìndivì- 
luzione. cioè s'individua per la purezza stessa del proprio os- 
erà. 3. Le sostanze sempticl ricevono Tessere nella stessa es- 
eoa; duaqne s'individuano per la stessa loro osseuza o semplice 
arma. 4. Le sostanze oompiiste non ricevono l' essitre meramente 
tell^essenza. ma nel sabbietto che aggiunge qualche cosa sopra 
'eissenza; dunque non sono singolari por loro stesse, ma per ciò 
lode divengono subbiotto dell'essere, ó. L* essenza diviene sub- 
Inetto deir esaere per la materia segnata, ossia per la materia 
Inetta da detcrminata quantità; dunque la materia seg'natii, cioè 
la materia in quanto soggiace a tale o ratal quantità, è il pria- 
àpio d* individuazione nelle cose corporee'. 

Né alcuno quinci inferisca: Se la radico delT individuazione 
\ la materia segnata, e però T anima umana è individuata per 
'ordin..' a tale o cotal corpo; dunque, cessata Tunione con esso, 
Eessa in lei T individuazione. Imperocché altro è Tordine a una 
BDsa, altro è Tattriazione efTettiva di esso ordine. Gesisando l'unione 
pceaa Vattuazìone effettiva delTordine che T anima ha al corpo, 
kb^iion cussa Tordine stesso, il quale è intrinseco a tei e non 
Pwito realmente da lei; perchè appartiene alla stessa sua es- 
tà, essendo essa essenzialmente forma del corpo e però essen- 
Bàlioente ordinata al corpo. 

Diciamo ora qualche cosa dell'altro magniflco opuscolo, quello 
àie intitolato De pturalifak formarum, appellato aureo dal 
bttìssimo Cardinale Toledo. La dissertazione sopra di esso del 
le Uarìa abbraccia due parti: Tuna il contenuto ossia la ma- 
teria del dotto opustulo, l'altra la sua autenticità. Quanto alla 

' Cantra GfntiteM, lib. lY, e- G.1. 
• l'affi. 547-50, 



IL. 



94 RIVISTA 

prima, Passaoto, preso a trattaro dal Santo Dottore, si à la 4 
ftiUuione di coloro, i qaali aminetteTano potersi dare uoità 
sostanza, bonchò molte fossero le forme attuanti la materia. Di 
una ^ la sostanza, una è la forum sostaomle. 8. Tommaso 
dimostra con triplice argomentaKionc. La prima è tolta di 
gradazione e distinzione scambievole delle forme sostanittali] 
seconda dulia ragione di entità; la terza dalla ragione di un: 

Le formi; sostansiali ì.tanQo tra loro come i numeri e le figi 
Ija superiore contiene Tirtnalraente in sé l'inferiore, e Ti 
giunge qualche altra cosa. Se la forma pii) perfetta contiene ' 
tnalmente la meno perfetta; la presenza di questa «ella mat& 
è superflua, e niente di superfluo pui*) attribuirsi colla nati 
Pifi, ò impossibile che più forme, appartenenti allo stesso 
nere fisico^ attuino siinultaneauiente lu stesso soggetto. Cosi pO 
il calore ed il sapore, trovarsi nella stessa bevanda, perchè 
qualità appartenenti a generi diversi; ma non potrà giam 
una bevanda esser calda e fredda ad un tempo amara e dio 
Or lo formo sostanziali appartengono allo stesso genere; il cfa 
ampiamente dìmostmtu da san Tommaso con nove argoineo 

La seconda argomentazione, presa dalla lìigione di enliU, 
epilogarsi cosi: L'ufficio della furma sostanmle ò di o&stib 
il primo essere della co.sa, Vens s'mpliciter, ossìa l'ente 
sussiste in sé. Le forme accidentali (a cagion d'esempio il 
loro) non danno il primo essere, ma uu essere secondano 
accessorio. Onde gli accidenti, in rigore parlando, non tanto 
enti, quanto piuttosto appartenenze dell'ente: Non lam «i 
eniia, quam jwlìus enlis entia^ come ben disse ÀristotU 
enti secumiitm quid. Di che evidentemeutt; apparisce cho 
forma sostao/Jale non può essere che una; perchè ogni altra 
la seguisse non costituirebbe nella materia ii primo esserOi 
una giunta dell'essere, un perfezionamento del soggetto, già ] 
in attto pur la forma anteriore. Omnìs forma stthstanlù 
condituìi ens subsislens... Omiie gttoiì advenit rei stthsùit 
tatnqitam Ìpsu7n informam, acetdens est. 

Di che segue che se la sostanza avesse più forme, cosi 
tricì del proprio essere, non avrebbe vera unità sostanziale, 



UELLA STAMPA ITALIANA 



95 



miiUi accidentale; non sarebbe veramente una sostanza, ma 
aggio meraxtone di sostanze; perocché quello stesso, che Ah 
Bsere^ dà l'unità, non aggiungendo altro l'unità all'ofisere che 
ndirìsioDo. Del pari, essendo ogni forma per sa distinta dalle 
re, perchè diversa nel proprio essere; noli' attuare il soggetto, 
ciò stesse lo distiugiie attualrnecte e lo separa da ogni altro. 
ratione formae est, guod actit dmdat seu distinguat ilhtd^ 
M est /orma, ah omnt afio. Diiae ergo jorìtuie faciunt duo 
isa. Oportei eitim quml ttrui sii acittalUer divisa ah alia. 
EJaesto non h che un semplice schisi;») della lunga e striu- 
Itiauma dimostratone fatta dairAngelico della sua tesi; dopo 
ehe scioglie le difficoltà si fìlesofiche e sì teologiche che si 
OToDo contro di essa. 

DotC0to preclant opuscolo, celebrato con somme lodi dai cultori 
tft Slosofla peripatetica, Ano a poco tempo fa, era incompiuto, 
rehè mancante della term parte. Si deve alle solerti ricerche del 
arìssimu Dottore Uccelli l'essersi questa dualmente rinvenuta 
due codici manoscritti della Biblioteca vaticana, e cosi vedere 
luce, ed essere qui aggiunta alle altre due parti per integrare 
tutto. Che poi il detto opuscolo sia genuine parto di san Tom- 
01^11 De Maria lo dimostra con argomenti irrepugnabili; tra 
quali basterà qui ricordare il titolo ohe esso ha nel seconde 
dne codici scoperti dall' Uccelli, vale a diro l'Otto^joniano, 
qoal titolo dice così; Thtmvhs de gradihus formnrum. Al che 
.aggiunge la testimonian:<a di antichissimi catalogi, i quali 
rauo questo trattato tra le opere del Santo Dottore. Onde 
ente il De Maria, conchìude la sua disquisi;',iane critica 
le segwcuti parole: Quae cum ita se habeant, perspicuum 
titó! ratumque est iractatum de pturalitate fortnarum, qui 
nominibm congmentìiis inscribitur vel de Unitate forum- 
vel de Unitate formae, vel centra pluralitatem formanim, 
de gradibus fonnarum, ad Atjuinatem 7iostntm pertinere, 
Codices speeianfur in Vaticana Biblioiheca nuperrime 
%,»tve ivterum Cafalofforum testimonia coiuulantur^ sive 
tifw dodrinae in eodem explicata^, quae ne iransversum qui- 
ungmm a perìpatetìds pladtis dìsceditt ratio habeafur '. 

' W. l log. 397. 



96 



RIVISTA 



Noi ci ooDgratuliamo col dottissimo Professore por l'insìj 
servìgio recato agli studiosi di san Tommuso colla scelt» e 
sUmpa di questi opuscoli e per le sapienti &)Qsìderazioni 
eriticlid vuoi duttrioali, di cui bene spesilo li ha corredati, 
rito altresì notevole di questa eiÌ7.ione sì è la modicità, al tut 
singolare, del prezzo; giacché tutti e tre i grossi volumi si si 
discono franchi di porto in ogni parte d'Ibilia per sole 15 H 
e a chi ne prende sei copie sì d^ anche gratis la settima, puc 
si volga direttamente iill'Flilitore '. La qual cosa tt>rna a la 
non solo del l>e Maria per averla agevolata col rifiutare 
compenso del suo lavoro, sobbarcandosi per soprassello all'h 
proba fatica della correzione tipografica, ma toma a lode 
dell'ottimo signor Lapi, editore, il quale così ha mostrato 
neir imprendere quest'opera non si proponeva di far guads 
ma solo di promuovere lo studio di san Tommaso massiinam^ 
ne' giovani. 

III. 

IiKOiRii BuocKKONi e S. 1. Moralis Tlteologìae professoris 
Pontificia Univer8il<ite Gregoriana C. R. Commeniarii 
Beata l'irgine Maria. Editio altera ah Auetore reco^ 
et aucta. Bomae, ex typ. Poligl. 1885. Voi. in 16,di pa^. 31 

Tra le tinte migliaia dì opere che proclamano le glorie d( 
gran Madre di Dio, e la cui raccolta basterebbe ad arricchì 
una Bibltuteca di forse cinquanta e più milu volumi, Topera 
U. P. Bucceroni della Compagaia di G-esù ha un pregio 
lare, onde andri^ tra le molte contraddistìnta e con peculi 
favore d:igU eruditi accolta; ed è l'avere egli preso a tratl 
teologicamente e con mirabile wpia di argomenti, assennat 
di gindìzii e chiarezza di elocuiìione quanto sì attiene alla V4 
gine benedetta. La forma della trattazione è scolastica, eie 
dire, concisa, chiara, sugosa, e tutta acconcia a fornirò 
materia a ehi giovare se ne volesse nel ragionare di Cole 

■ L'indirtKo è: Slabilimenro Tipo-I ilojrafico Sig. Lapi. Cini ili CastnllA. 

Per l'Esicro. aliesi la diffi^n-ii^u dcJ [lorlo. ci ha una jiiocoU nrimioiia 
prmo. Kwt» è prr In Kraiicia e Belgio L. 16,00; per la Sp-ngna L IC&O; pH'j 
tosallo L. (7,00, «uiailra Jpcsi. 



HELLA STAMPA ITALUNA $7 

lì (andi risuonano da tatti i pergami della cristianità. E perchè 
fm^ piti uDiversate \ì nnUig^ìo, il nh. Autore duttulla nella 
fogna della Chiesa, ch'era appunto quella che meglio si addicca 
a on'opora di questa natnra. 

£gli divide il sao trattato in dodici commentarii, coi ^uali, 

a guisa di una corona dì dodici stelle, bellamente adorna e 

ilitistni la vita e ì pregi singolarissimi di natura o di grazia, 

(iDde Ta tra tntte le creature gloriosa la Vergine madre dì Dio 

«ifidcnsando in poche pagine il più e il meglio che di Lei si 

tìjgiie dalle Scritture, dai Padri, dai Teologi della Chiesa o dalle 

' tndìjtioni cristiane. Ci duole che la rÌ8trettez7Ji dello spazio con- 

flMso a questa nostra rivista non ci oonj<:'uta di dare ai nostri 

lettori un sunto dì tutti cotesti commentarli ricchi di teologica 

<nidi;:ìone: ma basterà sHorarae per saggio alcuni, ac«iocch^ da 

inni poco ognun possa far si'oo ragiono del merito e valore del- 

[fopen iul4;rj. 

U eh. Autore esordisce, com'era naturale, dal Commentario 
[intorno alla Predestiauiiione della Beata Vergine, ove dopo aver 
léito un& succinta nox.ione della med^'sima e toccato della distin- 
tm la Predestinazione adeguata e inadeguata, e delle due 
itemse in che a proposito delta seconda si dividono le scuole, 
[ifama e^seru la predestinazione della Vergine alla grazia attie 
7ÙKI merita, ma alla gloria post praensa merita. 
Da questa predestina/.ione, che è comune alla Vergine cogli 
[Ari eletti, sci^nde il eh. Autore a parUre della peculiare pre* 
lazìone di Lei a madre di Oio; la quale prodesti uaKÌoue, 
rado il nostro modo di concepire, è anteriore a qui^lla che 
irda la grazia e la gloria speciale annessa alla divina ma- 
lità. Indi passii a ricercare se qut'sta predestinaziune della 
poe a Matlre di Dio e quindi alla special grazia e gloria 
la oonsegiiita, sia o no per sé stessa e assolutamente an- 
alla previsione del peccato originale; o dice con ragione 
la risposta a questo quesito dipende dalla soluzione di un- 
problema, ciot\ se l' Incarnazione del Verbo sia stata de- 
lla da Dio prima della previsione del peccato di Adamo, 
idipendentemente da qnella, ovvero dopo e con relazione alla 



MrII//.ro/. i/./wf. 8W 



il ntar<i 1486 



WS RIVISTA 

medesima. E qui il eh. Autore adduce le due opposto opiaionlj 
quella cioò, dì Scoto e del Suarez, i quali affermauo che l'Iu- 
(^ruazione del Vei'bu fu decretata da Dio prima della prerisione 
del peccato dì Adamo, cotalchè anche allora cho Adamo uoa 
avesse peccato e qtiiuUi Tumauìtà non aveano livuto iiiBStierl di 
essere riparata, il Figlio di'Dio sarebbosi tuttavia incarnato p«r 
amore dell'uomo; e l' opinione di sin Tommaso che vuole il 
decreto dell' Incirnazione posteriore e dipendente dalla previ- 
sione della colpa di Adamo e dal cousegneute guasto dell* umana 
natura. Il cb. Autore sembra inclinarsi alla prima di questo du<? 
opÌDÌonì, dico sembra; perchè quanto in seguito va diceodo 
puosfiì, a nostro avi^lso, intondcre benissimo anche nulla sen- 
tenza tomistica, che ci pare più Rlosolica e meglio in armonia 
col linguaggio delle Scritture e deTadri. Questo tenue saggio 
del primo commentario ò pii^ che bastante a chiarire Timpor* 
tan/a doEle dottrino teologiche cho il cb. Autore va svolgendo. 

Tuttavolta ci piace di recarne qui in mesw un altro saggio; 
e co To^re il ter//] Commentario, in cui tratta doirimmacohit 
OoncfìpimfìQto di Maria. Ivi dopo avere accennato le prove tratt 
dalla Scrittura, dai Padri o Dottori dflla Chiesa, dalle trudiaioi 
cristiane e dalla definizione dommatica. che ha posto il suggel 
di un'autorità infallibile alla costante e universale credenza 
questo insigne privilegio della Vergine, il eh. Autore propone U' 
questione so la Vergine immune essendo dal peccato originali 
lo fosse altresì dal debito del medesimo. 

Tn le diverse opinioni do' teologi egli abbraccia quella 
Bellarmino, cui viene dilucidando; e dopo avere distinto 
bito del peccato originale in prossimo e remoto, esclude 
Vergine il primo e ammette soltanto in lei il secondo; e 
arreca buono ragioni. Quindi si fa a ricercare se la Vergine olt 
il singolare privilegio di un immacolato concepimento ai 
anche quello dell'uso della ragione (in dal primo istante 
sua concezione; e rafferma con Suarez e con altri Dottori, 
che a dir vero, non abbia in ciò a suo favore san Tome 
perchè questi proctidendo sempre a punta di ragione, nul 
ferma che egli non possa con saldi argomenti provare. Ort 



DELLA STAMPA ITALIANA Ìf9 

Sn&rez ù fonda sol fatto chi; nn tal privilegio fu altresì con- 
eosso al Battista, come si coglu, a suo avviso, dallo parolu: 
Eztiltavit infatis in ntero imo. Donde egli deduce che non 
putora essere siffatto privilegio ntìgatu alla Vergine. Ma è egli 
certo che il Battista avesse (iti dal sno concepimento T uso della 
r&gìone? È parimente certo che l'esultare che fece iu seno alta 
madre ElisaÌM^tta p^r la presenza deirToraoDio, che Maria chiu- 
deraei in grembo, fosse olTettu del couosclineatu, o dui) anzi un 
moto inconscio ìd lui prodotto immediatamente da Dio? Come 
H^pUD Tede da una premessa incerta uon puf) dedursi una con- 
Wgaenza certa. 3Ia questo non era forse l' intento del eh. Autore; 
il quale tiensi pago di avere esposte le dottrine teologiche in- 
tonio a questo punto, inchiuandosi tuttavia a iiuelle pie credenze, 
che sembrano meglio favorire i privilegi della Vetrine. Dopo 
nvr egli trattate della Conceziono di Maria sectauium gratiam^ 
ptsik a ragionare della medesima serundum nalitram, la quale 
non fìi certamente senza miracolo, perchè la Beata Vergine renne 
procreata da una sterile, e dì straordinarii doni di natura nel- 
l'anima e nel corpo arricchita, di che il eh. Autore con mirabile 
erudizione e a hingo discorre. 

Da questi due commeutiirìi, che per saggio citammo, può il 
lettore far ragione degli altri che riguardano i vaticinii intorno 
kllB Vergine, la Natività di lei e la sua genealogia, il suo Nome, 
Ift sua FreBeotazione al tempio, il suo sposalizio, la Visita a 
santa Elisabetta, il suo Parto, la sua Purificazione, la Fiij,'a in 
Egitto, e tutti in fine i principali misteri della sua vita, fino 
tlla sna beata Assunzione in cielo, a' quali U eh. Autore fa se- 
guirò per coronamento dell'opera un Commentario sulle Congre- 
mioni Mariano e un altro sulle preci che la Chiesa innalza alla 
u» celeste Avvocata o Madre. 

L'importanza e T utilità di questo libro, destinato a riempire 
Bu lacuna tra le tante opere scritte a onore della Vergìu Madre 
fi Dio, ci motto in cuore un vivissimo desiderio di vederlo pro- 
pagato nel mondo cattolico, o ci auguriamo che lo sta quanto 
^ima a giuria della Vetrine e a vantaggio della Chiesii. 



BIBJLIO GRAFIA 



AMtìFlOGIO(S.) — SaocLi Ambrosii Me-liolanensisopert omnia: lomus VI, 
fase. IX, X, XI ai \l\. Anni VI, fase. K, XI, X[| ai X[ll. Pretium 
L. I, 70. MetUoìntiK ly|)0^raphi.i Suntni loi^fiphì, via Sancii l^loj^rì) 
D.9,Mm:CC!,XXXV.'la \\ di paji^. 40, 

AUBIFODTyfA Siorico-bihlica, per cura del Canonico fi. G. Voi. VL 
Torino, lìhreria inlRrn azionale callolica e scieniirica Cdv. L. Roinaon,' 
editore, ISSti. In Hi, tlt pagg. \^\. Col presfnie seslo volume ha ler-j 
mine quest'opera di somma ulilità, specialmente p«i predicaiorì. Si< 
consulti il cenno che ire facemmo Dell'annunziare il primo voltuoe. 

BONACCIA PAOLO — Il perfetto manuale di Sau Oiuseppe. compost»! 
per uso dei suoi devoti dal Canonico Paolo llonaccla. IVofessore nel . 
Veo. Seminario Arcivescovile dì Spaleio. Seconda edizione riveduta' 
dall'Autore. Modena^ tip. Poniif. ed Arciv. delVImm. Concezione edi-j 
Irice, 188'». In 16, picc, di pagg. 65fi. Prezzo lire *. — Vendibile^ 
ancora press') L ManuelH libraio in Firenze. 

BOTTAHO LUIGI — Canta dei fratelli. Discorsi. S. Pier iCArma. 1885,! 
lip. e libreria S. Vincenzo. In 16, di pag?. 140. Prezzo cent. 60. 

— Carità di Dio. Discorsi. S. Pier rf'Xiwia, 188S, tip. e libreria S. Vin- 
cenzo. In tfì, di pa^g. Dtì. Prezzo cent. 50. 

— La felicilà nel cristianesimo, S. Pier d'Arena, 1883, tip. e librerìi^ 
S. Vincenzo. In IO, di pagif. 130. Prezzo cent. I>0. 
Il primo AftW Annunciati oputcoli, nell'anibìln dvlln «oc^tè in cui x\y%i 



|iÌMol» nella mole ma intlo suso di stura 
ilotlrìnn, ilimortra in tiovp c-api(vli come 
il solo crislianesimo è cspiM-e Ai ^oAMan 
3I intunte i«tiiito, clic Fia l'uomo. dclU 
relicilii. pn-M-Dnndojilkls in parte nella 
[insenle vitic facendola !ipi?rarG compilila 
I* piTrelia, in an online itifinilnitipnle nti- 
piM-ion- alla natora, niella vita ;tvvciiin'. 
.Non L> un'opera iiwramniite ascetica, ben- 
dw TasceiicA tì entri la parte »ua. ma 
pinllwin SlosoUca e polemici. «tauJii 
rondili 1.1 a (!l «li nRione, collo sludìo del- 
l' uotiin, i)g|le Nur facoltà, de'suoi bisogni, 



tiiui ì t:inui;.'ji tV o;riiì ^«ncre che rjai 
pli offiv. Ni'l qiinle compilo wne a 
A nanri ^fniandn i falfi rnncitl Ati nthl 
scredeuti di Ofiiii risina inluruo alla fai; 
r.itìt, montrandn le fDotradkiofu in 
K'ÌQipì]tliiinn e il lfrmìn« conlrnrio a ai| 
mcilonn rapo i toroHì^rmi. 

Gli Mitri ilue niniicnli conlt-njiODO al^ 
Clini di«-nr«i iij;nij lineine prcgt-voli. ì cu 
Miggeltì, nvl primo, soiio onlìnati ad 
rjlare rnmoi'f trino Dio, a, nnl secoo 
la carità vi^no il pro««imo. 



BIBLIOCHAKIA tfli 

CAPRA LUIGI — Il ?i*nÌo de] focolare. Utture giovanili e famigliari. 
Torino, lip. fi lih. \i. Oinonica e Filali erodi Binelli, Via Bolero, 
n. 8. laSfi. In 16, rti pag?. 271. Prezzo lire 1,70. 
Il lilolo «Irsso il( fiui-si» til)rÌcuìiiQ Gli aninurslraiiirriti dH pi-iiinA'l foTOlurf 



fono i)oi|ì |)iT >\:ì di U^n-lti. dei qiuli 
ogHD» fs lunnio sirno gioiti i fanciitlli; 
e ciascuno di qm-sti contiene sivif»iini 
ilocumftili tli virili nuirnli e cnsitani- 
proprie liM'i'lA piiirtM, e soiio rspo«ti 
con uno siile ro<^l fuirile. rasi nlTi-ltuosA, 
cesi iuviiiuBiilp, rlie debbono rimiinere 
indctcbilmmir impfr<<-M iti ^uei coricinì. 
Dal poco che ne aUliiim Orilo ojEoiino pw> 
ar^ninciila l'p iti qiinnin iililJlii i1f1i1li riu- 
scire l'opineHn (Ii'l eli Prof. Liiipi Capra 
|ier «iluwir slln virlù i potinplti, nsan- 
dolo coKiP irstti (li Icllure, die poi terrJ 
loro tiicIiinraniJo rnr.coriH iisliininrn. Li 
luoii» Kl.iinii.i III) f;>[|n phitiso » questo 
libro, e ai pinosi comuni iiiiìdiiio anc^ip 
I ootlri- 



»eli i!fat»5laii£.i r ulilrtà d^lln scofio, al 

^Ir il tit. AitDiT rtndinnn. Ffili vuole 

«dtin' r nutrir^ nel cuore lid fanc'rullo 

ronorp jlla fumii^lia, non lu-t »asù pa- 

BiwDlo i*lii»lnD«BatoraliMna pra' col- 

Hrjre, wrti'ddo^ ili noestn, in i[afgli 
(mtcìdIpII) j semi delle vlriìi d»- 
Mtfcfar. p fnrtc avsctrv impreziosii/^ di 
^^^1 piti di «opniMiultiralpcIii' vi puiì 

Blnifere la fi-dp e la relif^ioiircriFliaiia. 

I m4o che t'm« tulio acconcio a 

lirfta etJi, ppr remlprb nuvole e docile 

i siffi atDfli.-ii.-Atriiinenli cll^ le porge. 

blrvduri.' a hr da maestro il s<^nia di^l 

KOlan-; d:il ([uale t^li lìniie di avere 

Kolliu i|aanio siti per dim, e clic a 
I icinpa tifa nnche ai luoi pictoli udì- 
{ sentire ioiuinlialurDtuiiR la san vocr. 

CATECHISMO (IL) esposto iji ewmpii ad isiruzjone del popolo. 
T ««linone riveduta ed ampliala. MotUtui, lip. Pootir. ed Arciv. del- 
l' im ma cola t;t Concezione editrice, ISÌSj. Ln lii, di pagg. 490. Preitzo 
Un: l.àO. Venditiile ancora ìa Fireuze presso Luij^i Manueili libraio 
Via del Proconsnlo 10. 

lUC^'nNO ANTONIO — Le fondazioni soppresse ed affranchile in Ple- 
moDie e nel lj)m)>ardo Veneto in pririripto riel secolo XlX, per l'.Av- 
Tiicaio Cauciiio Antoaio. Torino, 18Sr>, ijp. Subalpina di SlijfaQO Ma- 
rino. Via Hertola, 21. In S, di pa}f]< :^IS. 

JltARlNI OIL'SKPPB — Vita e virtii di Moasigoor Luigi Bianchini, 
cattonico tiìolojio della cattedrale di BresctH, proposte a modello dei 
sacerdoti, da Giuseppe [Jbiarìui P. D. U. ilrescia, (ìio. Hersi o C. lip. 
' I Vescovili in Urescia, 1885. In 16, di pagg. iVl. Prezzo L. X 

I irrazioiie tldl-i vita Hi nw.ì- delle virlù propri)^ dfl loro itDto, e «i 

pnr h etilitira drllu vigna i)i>J Siinioir 
colk open? :ipiwilolii;lip. l'er i|ui;&[a m- 
^ioiit; .'^pecialuionitt. ali» litic di ciau'un 
r,ipiloJrt, cpli ng^itin^u per niodo di tei- 
rolhtrìo alcuno ritlcKioni nd ««oilaiionì 
attissime ad ìtiliammarc il clero mW imi- 
Inzionc di i|iiclk virtd di cui .irevn ili- 
scoRKi, e ctie, conte vjfli dice, gli uscivjifiu 



' ' wDio mccrdolp e p^rìii^imo 

nmart tli spirito die fu Mou*. Luit^i 
iPIPrilI,Ìl di. P.(>ii).%ppe (Chiarini iiou 
lo ti è pr<)[K»to dì cckhranit; la mr- 
Mrta t tniinandjrti ai postm, ma pria- 
iptlainlr di porgere ai uc^rdoli iin 
wniiiu praiiro da iniiuire, !<i por Ui 
liuga dfJ proprio spirilo coll'acuiuitlu 




J(K 



OIBUOGRAriA 



dalh peooa carnlt^li dnl gnnJt: amore 
T«M t suoi coRfr^ti^lli di mìiiiMPt'O. Noi 
starno certi che rci;re|rio Aulwv racco- 
glieri Tniiù e l'allro frullo da (luesu 
^^a n(iL'ml3. lanlo (if!i- b <)ualilò ilclle 



cose cIk' iwrni, cofaci iH illustrare li 
mcmfflia dH vewnnilo 'iio Kroe ed wii- 
lìcania i Irltori, tiuialo im- lo stilr «mi* 
(ilico-, iiilitlo, soaTP, die. s'iitsnoa dalM- 
ujiTilc ncffli auiiiii t' H «idg:ca sno lenoo. 



DK MARCHI ANTONIO - [I vero anin della nasciu di Gesù Cristo. 
Vieens'i, lip. S. rTÌHs«pp« di (}. Rumor, IHHri. In 16, di jiag/. 30. 



virato di rVii£ii*<l4i lìitu a\U Morie di Cnilo, 
ni tffom i tasti Uomini e Giudaici Ai 
quMto )»erioi]o. 

O'ianlo idi' npininiii^ ?fguita dal 
^Iro Aiitoi'e, eìia ha cffinnionir' in KiyOI 
ìqq prandi probabilil^; tn:i le ba coi 
irafto allrMi (lìlBcolli non leggiera, detta; 
quali ei non fa molto. Tm queste, et 
l)3sii accennnrr gli nrgomrnli, eoa col IT 
tiollissimo P. G,\nRro;i ÌiilLTpri*U)iiiIo Ir 
fìlli.- [sfriiioni niriirsiiiip sopni riDoiioalc, 
mo^lrO non polri'si ammrltcre itinnA I»- 
(raitione dì (inirinio in Sino, in mito il 
coi-so []r| 741 (Vedi Cìtiltik Cattotka. 
Serie XI, Voi. V, pagg. 7?4-:26>. 



Il Vfro nnna ilellA NiiKila di G. C, 
mcondo i) eh. Anlore, t il 7^7 dalla ha- 
daxionc dì Roma, selliiiiu prima dell' En 
votgare. Rtzii ifsai' in ci'> la salienza di 
multi i* vult'nii^sìmi eluditi ; e «pccial- 
niente dpi tS. Abnic Vìw;r\M) De Vit, 
il lutale ocl suo egizio Onotruutieott, 
alla voce legiu, pn-% a stAbilirLi. va- 
lendosi siiiKola i-mrntu di due fNcrìtioni, 
l'unn di ['. Sulpicio ijuirìnio. rnfcrn dì 
Q. Eiriillo i^■el■^lIt^lo, LVirltcoIo del [ir Vii. 
Iradotlo |)cr inil<-ro dal Itcmiin-ltj, (orma 
la parie KriNbniI.tlfdpl {>rf«fnt»- llp(iK:i>lo; 
s cni servo d'appcndic/t a eomplemcnlf) 
un' ampia Tavola i:rùiio!o?ica, che va 
dal 714 al 7Hi di Romu, cioè d^d Trium- 

FERIURIS F. LUCIO — V. Lucii Ferraris Soler-Alexandrini, Onlinis. 
Minoruni !{egularÌsr>t>servonLÌae Sancii IVaucisci Iliblioilieca c;>noQica 
iuridica mor;ilì$ i]itM)Io^ic.-L; nec non ascetica, polemica, rtibricistìca, 
historica: ediiio novissima meodis expurgata e\ novis addìiameolis 
locupletala. Tonirts seciiridus — C. — iìofwi/, ex lyp. PolyplotUl S. C. 
do ProiHigaiida lìde, MDCCCLXXXVI. In '*, di pagg. il-iS. 
Vedi il c«nno che m-l tate. S^. piijt. 81 d^^irim» ili questa impnnfDiabile ofrn, 

ed io poilicolan! dei pregi di i^uMla elep(iti«i)nia Mlitìone. 

FKRRUSOLA PIETRO — Peiri Fcrnisolae e Socieiate Iwiii cotnmeiH 
Luria in libnim exercìtioruin S. i*. Ignatii I/iiolaei, tiispanìce scrlpta 
latine reddidit [acolms Nnimll eiusdem SocJel»lls pmsbyKT. Barrinone, 
excudetrat t''r.ini;ÌscuK Rosulìus, MIUICCLXXKV. In lii, di pagg. 440^ 
Il 1'. ritiro FrriTisola d t. d. (1. ilo*-! gli eaTcirii spiriiuuli di saiit"irrauifl, nna 

nella scono incoio non meno per virtù a maniera dì un continuato coinmcntanob 



religiose e apwtoticlie. chf pei- lode d'In- 
gifio e di dfìilrìiia. Hùpn b ?«o]tpiv_v«ioflo 
della Compagnia ricoverowi in Bologna; 
ed in «jne^la cinA sr^iiii/i n Amv pruovo 
luinlnot« di it\Q npofiolko e dì t^niili- 
lione di wrio pwirre. K(rli lajcitV fra gli 
altri suoi maiiwcrittì, copio<>e noto sopra 



mii wtpni vnrìi pnnli rli^ pìd larpamMi 
sptifraii <> dic^innitì, \alt-«s<-ro « megli 
far coiiippcndeiT tirintrndimrnti del «inio 
Aolore, e dar a OBOfcore rìncstiinabilit 
lesorc) di c«tesle safrinrat che é raci-Jii 
in quel pia'olo IÌIhxcÌiio. Il eh. K Gt«- 
conio Noiiftl non ha voluto cita Hiwh 



BIBUOCRAnA 



105 



alira voltf pnrA {Hti nni« «ino eompreie 
in un ^olo cirpo. ed una soln fifrta è |)ar- 
tita in |)iìi Fupi. I trsti poi dui lihrn dc^'U 
Kwrciaii, che >en!;on cilsii, imi sotto lollÌ 
dalla vnrsionp voljcatn, liruclii- [«iti elo 
ftulc, ma per lo più diillj Ictteriile, per* 
elle )ilb conforme a)rArÌKÌD;ilcx])rip:nolo. 
Al iletlo livoro il bem'toerJlo V. Nonell 
prpniplle nn fora(ieiniio deli! vita del- 
TAnloi'e. ctie nella sua brevìlà tt risnl- 
Uiiv al vivo il rilnilU) ili qui'l dalto ed 
a[ii>4ti>lìro sacwdùle. 



btD' olilio qn«lo À pmaJMo icpiiio; 
ni a renderlo pib fnitlaosti ha creduta 
tene «fair un niijilicHv ordiiK ali? rruH 
Wrw, «■ irasportorlo Mia Impia btina, 
une fttnunenlQ di pia oniversnlo dilTu- 
■law. E|;h p««'hiiIo iti qaelle iwlv ba 
lenD>tto romr an latin da s^ staccandole 
M tr»io «Ifcli K5>-n:i?ii 9 cai si nr^iv 
«lao, p l'ialini iratlazion« ha diriga in 
4tt parli, cMMuna il(')l>.> ()<):ili cunli^ne 
BPTcWiioot, luddiviwaiich'iw.i' in allrti- 
l3At< npi. I ijiiali Mpi Lrnch^ il più 
4^» tnlic rorrùpoudauu a eia<4:uiia iioU, 

FORMISANO M.' GIDSMPPB — li Giubileo. Catechismo ira un parroco 
ed iin figliano, p^r Monsignor Giuseppe Formisano, Vescovo di Nola. 
Opereua utile per gli ecclesiastici e jiei laici. IO* edizione. A"o/(i, 
lip. Remigio Casori», (880. In 16, picc, di pajjg. Il'3. IVeno ceuL H5. 

(iÉRl.N CAHIjO — l,e Pape Innoceat XI et le Siège de Vienne ea l(ì33, 
d'aprèMles docunitiiils ìnéilils, par M. Charles Gvrìn, Ancien Gonseìller 
^ la Cour d'appel de Paris. (E.xtraii de la Repue iles questiona hisfO' 
riqttes, jaovicf, l88*jj. Paris, Librairie de Victor Palmo, édlieur, 
70 Rue dcs Saiats Pèrefi, 188^}. [n 8. di pa^g. oG. 

BLANfUNI MO.NS. GIOVANNI — Resolutiones casuum cooscienUaeet 
casuun) liiurgicorum, qui ao. Dni MDCCCLXXXV propositi fueruot 
clero Netutae lJìoi'ce<iis, iuiUu IHiìli ac Rrgi Dni toannìs Blandini Epi^ 
scopi Nciensift. Net», typis rrsnci.^cì Zammii, t8S^. In Ifì pìcc. 4t 
pagg. 48. 

Le Kiliniotiì (lei c;si <li co^cfuiiza ilaic posii nt>ll.i diucsi di Nolo, op]>orlunì«' 
4l proonaggi iltiUi ed aiilori^voli ni ar- nimi pei- le ([ui^titml clii^ vi sì IniUniiu 
«IpMO mopre eoo piactire e vaiitad^in it rìmltiti con (irofrinEU i? sicuro [loiirina 
4()ì nvlitni della IlhiIo^iii intirjle 1^ i quali u«cìiijiii> alla luce ptT optra del 
Merdai inaHtri. Citiamo <| Hindi voien- dolio n ittlanle l^reliiLocbe governa i|nL-l]a 
lini ijiiaAa, che riguardano i cad prò- Diocesi. 

MOVANNINI ENRICO — I doveri cristiani, esposti alla studiosa gio- 
ventù italiana dal .^cerdote Bolognese Enrico Giovaiinini, dottore di 
sacra teologia e Vicario Generale di Faenza ecc. Opera commendata 
da Sua Santit.^ Papa Pio IX e approvata da parecchi Cardinali, Ar- 
civeuovi e Vescovi e da altri ìllusiri scrittori e adottata già in milli 
Semiuri e lostiiuli di educazione. Se^ia edizione, con nuova appeo- 
dice ed aggiunte. Bologna, lip. Poniincia Mareg;;iani, 1886. Io 16. 
di pagg. Ì.:«J. Priexro L, 5.50. 
Sei r*KioDli Ò39. 633 e '09 del no- late loili iiiiwt'opcra dotta, prndiLi, np> 

Ifv fwrìodko anuumiamiDo eolle meri- portnuìssiina, il cui pit^io non comune 



104 



&IBUOCRAFIA. 



A ailesUilo aocora dalle Dunwra» cditiool 
che w ne f«*ro nel tono ili pochi »mil. 
Uniaiiw noi puiv l.i Dujlra deboli; voce 
iille Unto piti antorovoti socvanaU! dal 



eh. Antotv Rcl titolo tìsvo \ 
e lo raccomnndiaimo dì nuof 
corte» li'ilori. 






GIOVANNINl ENRICO — U forza della varila sull' erroreTfl 
saji^io (li apaloj^ia cristiana olTerlo ai giovani studiosi ilalia^ 
ricft Giovannini, dottore in sacra leologia e Vicario Getter^ 
diocesi di Faenza. Secnn.ja ediiìoite rtotabilrneiile cofrelia e' 
lata. Tonno, Likeria Salcsiau^, lìitìi}. lii Mj- di pagg. XIV, 
Il eh. Aiilorv Afi lìoeen' Crigliam a pubblirark !n disparte eoi) a! 

.iic%'a MI ìami-iit/> int>-iTìilaio ai imiti ))iù 

slreH.imrnti" 4liilnM:;ilici dH siin libro, 

akunc AppentVei, rivolle ad illuiiiraro 

con cura pnnicdlan' rtuollc ttht li dicono 

questioni niMltTne. Oj»T«Jndo poi cmne 

siffatte .ipppiidici lorfiitMi'm^iiifrnbi-nicnle 

{radili! D non podii iL-llorì. $ì dilemiiuA 



f^unlp. •i'.orii" .iMii>Ii;it» e iiil4'erai 
ocrnrrrvn, rostitui-^nno ori un'n 
da s^*, (junnlo dilrtteToIe a ìtftit 
lrL^tl.miù vjiiUi£i;io3a. E *[ua)lfc 
ancti'ecli ('li)« in breve roftflfl 
•iei:onilii(>iIii<one.cli«quÌ riiecoman 



— Il grido d'allarme emesso dal Ponlefice Leone XIH coli' Eoe 
JJmnonum Genits contro la Frammassoneria. O&servaziooì in 
posilo all.i siovemìi di Mons. Korico Giovanoini. Vicario Gei 
di Faea/a. Tbn'iio, Libreria Salesiana, ISSO. In \H picc- dì 
Prezzo Ceni. 10. 

0»p*l« oiwrvafionì sono esirait* in 
massìna parte Uà un c-npiiolo dello ^rittu 
or ora citala. La Fona delta Ve- 
rità «ce; e alte» riin|>orl.inEa delPar- 



frommlo r li mncarin, eoa 
inllalo, Ix-nr tv (noriuvarto. 
che ne ^ uwlio, sarft letto con ino! 
Itti inasime dai gionni. 



I 



LANFRANCHI VINCENZIO — Vincenlii Linfrandiii de Stilo pi 
acraasis facta studìis ausiticandis litieniriim laiiuarnni in Alb 
taurinensi XI cai. decemlires an. MDUCCXXXV. Torino, tip. 
stana 1886, npii»:c. In 8, di pagg. 24. ^ 

il cliiurj'>9 Doli. Vinc^nxo Lstifniiidii dei Intimiti ìialifini. e M'Olii dfl 
ci di nu di qiKlIe omrioni di npertunt di 



Aladii, che rATimnilc si incolUtnn, i-iìniidin 
in Italia, oi'é rimario il ;%it*o <■ ti prvfio, 
dclh sincen latìnilì. t!?Ii é rono<ciloi¥ 
profondo del suo soiiKelto: inipndiT! il h- 
vorìo M\s eommcdb pTanliJU. ne addita 
il fare romano, che ritrae In ilu cilia- 
dina, I« sqniute vrneri ilei lin^LiafrfriO. 
la Miciln e riiTHi'.-iRi ile'sBli, ì difetli. 
Vi N .«ente il Ir-tleiTiIo, eoiiMiiii'itn neJln 
tilolofiia. il quale Imita 1' .ir^zomrnto con 
alia padronaiini e maestria, .wconilo l'iuo 



il hello e noUlc dettalo eoo 
inutili axlruwrie Iclesche. CDtn*ai 
veniente al so^^-i'iio, e|rli me an 
che ha t)el i^iccmniano, ma non 
molli vui plautini. Noi in a«sop4 
i)iir<tlo nobile lavoro, rcnderano SI 
Dìo clic alinimo qupslo onore, ili 
eKrirere datrei-o il latino, non è ; 
inllo al nnsiro paese, ad onta delh 
e l)artiBiÌ<ti.e jjramiiialiclte _ 
•coolr. 



fli. 



ÌA SAINTE BIBM-: — Texle di; la Vuk'ale, Iraduclion francaise rr 
regard, avec Comm-'ntaires lbéolosi(|ues, raoraux, phiEosoiiliiques, 
bislorlques, etc, rédi^és d'après les m«i)leur& iravaux anciens et 
< l'nieraporaìns. 

1. i> Livre de Job. Inlroduclian criUqiie, iraductìon francai^ ei 
Commeutaires, par M. l'AbW il. LesAniB, Frtlre du Diocèse de Paris. 
Poti*. I'. Leibielleux, lidiieur, I83G. Uo Volume. Io 8, gnmdo dì 

'ì. 2ntrodueti<m Generale. Tome Premer, l. DéflnUìoQ. 11. Inspi- 
rano!». IH. Caoonicii^. IV. Hisioire du icxit', V. Vcrsions de la Bible, 
VI. IJvres apocryphes d perdus. VII. iivlcrprt^uilìon. Qaime piati' 
eR« et farsimile. Par M. l'Ahlxi Tnoctios, Doaeur en ihmiogifi. 
Parrn, P. TifMh'elleEix, i^diieur, IH8fi. Un Volume. In 8, i^r. dì pagg. 584. 
.Vn'sniitindHrp rpiesii ilu6 nuovi Vo- rignardano il Tesio blbliRO, e ehn vep- 



gonsi specifiiale nelle si-llt l'arli dpi li- 
lolo; fra ìs quali la IV, Hiiftoire «fu 
ttxU (poitj;. 20I-3K*>, coEIp sue Tavole 
e Fncsimili. 6 un vero cnpol»voro. A qoe- 
sio I* Tomo fari «'guiio in brere It li* 
chE! abbraccci'à l'Ardieologia, h Geo- 
grafia ecc. 

A. compicn.- quiiiOi riiitiera Colle- 
lionc, rcsipr.in '^lo da pubblicani i V(>- 
lumi del Ptniaieuro, e dell' Evangelo 
A' iS. Gìoranni, clic già sono i» corto 
(ti sUmpa ; poi 1' Tntro<ììuiotK agli 
Evanfffìi, f per otUmo le Tavole pt- 
neraìi, oMinna Inditi, iinnlnicfl, cronolo- 
gico ecc. «li lulla rOpi>ra, cli«!Ì ^lanito 
apparfrehiantlo dalIVgifgio Editore per 
la ^tiimpQ. 
iall« le qneBlioni fonJ,^mnntall, che 

MENEtrirZZI (jUISKFI'K — Calendario popolarfi perpetuo, Irasforma- 
bile iu cakndano-lacciiifio perpetuo, ed in c;ileiidario perp^^uo da ga- 
tiioelto; eoa le fasi della luna per cento anoì; una Tavola pUagorìca 
s«lliaMoale d'aì^'iunla, indica a ([ual di della .settimana corrisponde 
qoalmuiue giorno d'olii anno. Padova, tip. Orescinì, 18S3. io 16, 
dì pagg. 96. PreoiA lire 1. 

WNEO JANNY MARIO — Orazioni e discorsi del Can. Mario Mineo 
J.inny, Diretlire della Polìantea Oralnrìa (anno t88r>, S'i del Pi-rio- 
dìcn). Pti/emto, tip. deirArmmia. Vìa K. Hiagio, u. 2, 188."). In 8, di 
pagi;. 236. Preuo lire '2.20 Tranoo di posta. 
y cb. Oiiiooico JtJiwo JiDii) ci oITrc quenza (ti vario iicncrc, secondo i vnrii 

■1 (reieiuc tolunie saggi di sacra do- soggetti da lai iraiiali ed i ilJTerti ndi- 



lam 'li-IU fnn C^II'Vione di Comme-n- 
urii laltlict. pabtilicata dal L"Lliìcll«us. 
CI la»ti dire che ad «»i allrcti corurn- 
|msi ^ ehitfii, elle già fjconimo dei (irp- 
caJeHi, A mHDO a mnoo ch« vennero in 
Ikt. AmJie qai. oltre il (iore della scienia 
antica, trovasi raccoltoceli in bell'ordine 
«eoa sa^ia cntica op<»(i>, quanto i più 
•ondititì scrittori moderni, speciilinenie 
ifktì e liMeschi, mrrrf te rcventi sco- 
foir e il prosrfsso de?IÌ studii orì^nlali, 
hana, laao a quesio dì. (rotato di me- 
|S«, ail tllosl razione d'-lla Bibbia. In lin- 
1«kraUNlo pfrAcÌMmbraiIacomnirndare 
ì Tono I delta Introduction G^ntralt, 
fr la £010 rittlieiza che coniirne di 
■dU ervdi(Ìon« « di eccrHi'ntc doitrìna 



i06 



BIRtlOOftAFU 



lorii n cui diiTfiSP la paivll- Aliri stma 
tlÌ!!iCOi>Ì a inuOo (li canrcaeiun, per rac- 
rniii'indiin' )u i-m'uì nitlolica in geùe.n\c, 
o ijtiakli» Ili» opei'a in jiartK-ol'ire: iillri 
sona {inn'i'gin'ci in Indo (li <]it»li:li(! Santo; 
allrì sermoni sul SS. Sacramento e !ul 
Nome di fiiPSfi n:c. In miti cpVi 9] mostra 
ben iiwr{le<ro[c di i|iit>lla faiirn dì ccccl- 
Icnle oratore che «i * piinflnfmnlo noti 
pure nella sua Sicilia, mn nncho in ^■ 
rccchip principali eMih itigli' llalin. Lo- 
diamo sinicolarmeiile in lui uii vig^orc s«m- 
[irr Cfi'srentr'di arfrnmerttszionr' prr incuo 
del quale «(Tingendo f^pm- più i }uoi udì 



lM« nllrrltantA ÌiiovìuIhIÌ. A t]at^lc af" 
Bìunfte Tom la udtìUi dei oonc^lli «ncbe 
ofll'csprimeri' varili fon«icÌ«l«, li virt- 
cità delle ìididskìhì. h splcudore della 
parola, il catoi-c dell'alfetio : le quali 
doti nuilP ÌRM-'mr, caKiititi!iL'Oi)0 (vr *&. 
com^ ognun vedi?, la perfeiu i>[iW)ueiinL 
Sp iinnlclie rnw. Tra li'inli [irogi, ci è I^ 
cito di iippnnliii-c, ò torse «M ^nTrrchta 
psubeniniff a aHire di immagini e iti 
f1|titr«, (toglili i^irnndenlr reilnn, p forw 
ulla pncj [tazinij.! dWla Iìidìl Ma k ^ 
Rinfila Uri ci'ntiir.i, ^ m'alio mancar pPT 
rcvcuo die non pT diretto. 



tori 11 conduce a coDclusrnni quanto inat- 

MOROHI DAKIO — Vila di Sua Satililà Ro Papa Nonn; per il sacer- 
dote Dario Morosi. Volume secondo. Fireiìse, tip. della SS. Cooo^ 
ziotM dì Raffaello l^icci, 1885. ]n 8, di pagg. 48S. 
Neiranniiniiìiri! il priiiio volume di cerp qu^m s-rconrln roluiiip nd (|UBle t 



questa »iaria noi rsponfirinro il concolto 
(Tcnerelc, del liliale il eh. Autore inten- 
deva clic f-owc inronrmto il suo lavoro; 
ed era (jiirlln spirito «jn^olnre di carit.^ 
cìtp. anintA il l'ontifiraln di Pi», e fit la 
cagione poirssiina clrc i;u3dii(.'iiò alta Saiiu 
Sede la stima f [ili affetti di tutto il mondo. 
Facnnimo niicora Qotare 1 prt-^i artistici 
dtll'npcrj 5Ì neltu sot[:in7..i tifila narn- 
iÌoii« e M nella forma (Vvdi quad. 8^1, 
pagjf. 3i7-8i. Anouniiamo ori con pia- 



drui pmgi li»iitm pfTiivvciiInra inags>or 
campo, altt'sa la vnriplà e praiìlit d«gK 
avvcnimnnti. 5ppi;iii' jm-f I" empii fuena 
cite il Homano Pontilicato <'l*lifì 3 Kttt*< 
nen Hall» rivolirtioni?, d.i roi, v. mM 
usci vittorioso Riateiiiilineulc, rijiortA ro 
pc-riarito splcmlido irionra nifìnil« per 
r ammirabile condotta del Santo Pad: 
iHolume «i f.«li^nde dalla proctanatic 
(li^l Doiiima di'ir Immacolata ììÌho a) Cei> 
tPitóPio di San Pipiro celebrato net 1867 



NONEr.[, GIACOMO - V. FERRUSOLA PIKTRO. 

NOTIZIE istorìclie sulla miracolosa immagine di Maria SanlìsAÌma di 
sotto gli Organi, che si venera nella chiosa l'rimaiiale Pisana. Seel^ 
eclj£ione, cou aggiiiuie. Pisa, tip. e libr. Ungher e 0. editrice, I885t 
la IG, di patjg. 4S. Prezzo cent. 50. 

OFFICIA cura eorum diehus infra oclavam srtlwinitaiis Fpijih 
Dominicae Hesurrectionis, Pentecosifts, SS. Gorporis ('hristi. et 
vitaiis D. N. J. C. ad commodiorem usum uirius(|ue eteri, tum saecii 
larìs ciim rcgutaris i>ec non monìalium hreviarìo romano uiemiu 
iuxla novam Ruhricam. Keapali, ex Oflinina DspiLii Mi^ndicai 
rum MDCCCI.XXXIV. In l«, di |iagg. ia(i. Prezzo ceni. 75, 

ORSEMliO LUIGI — Si muore sema Dio! Conferenze tenute nelle 
nan»! ordinarie del pio consorzio di Sanla Savina dal Can. 
Or&enigo. Milano, Coi tipi di L. 1'. CtìgUali, Via Pantano n. '2G, 1 
In IG, picc di pagg. lOG. 



BIBLIOCRAFU lOT 

PAU.OTTI.VI SALVATORE. — Cilleclio omnium oncliisionum el re- 
solnti5num, quaf! ìii causis priifiosiiis apirl Sacrani Congregali onera 
Cardinali um S. Coiit>ilÌì Trideniini inierprétum prodieruiu, ah eitis in- 
siitulione anno MDI-.XIV ad anuum MUfX<JLX. dìstinnìs ijlulìs. al- 
ptubetico ordine per maierias digosia; cura « sIikMo Salvatoris F'allnt- 
Uni. S. Theolofjiae docioris ecc. ecc. Tomus XI. Fascic. CVtlI, CIX, 
ex, CXI, CXII- Jioinaf, typis S. Coiigreji;aUf>nis de Propai^auda fiJe, 
MDiJCCLXXXV. Cinfjue fascicoli ìu i. piec, di pag^- W l'uno. 

PARADISO (IL). Pensieri ed esempi. Torino, tipografìa e libreria 
S. Giusei»!»?. Collegio Ariigianelli, Corso Palesiro, li, 188(J. In Itìt 
di pagg. 23i l'rezzo lire 1. Vendibile anche presso L. Manuelli li- 
braio in Firenze. 



Hiporlìamo il gìuduio. a cnì tolrn- 
lifri toUcecnviamn, die di <iuesto bel 
IBw dà r esrt^" Unità Cattolica : 
t Sniiri qnPMo M lìlnln. essa dice, h 
«cito>l.illj iipAfn'afi.i S. liitivppe, defili 
iriigiatulli di Torino, un lìbrclto, clic è 
•u rvienlu di yetuieri ei\ esempi sul 
Ma conuibinUMiino del Parndiso. Kìs\i 
4ttftoilo !■ modo che, a «^uuluiKiue |>a- 
pm à ipn. k1 trovano miis^inie e Talli 
•ki* (Mitsouo «lari! il;t so, •^fiviì clic Ma 
J*Diipn )r|;Ferc lo cose inve»lenii; n lut* 
tnia iD»ti ratti e ^invsln nutrirne sono 
colhpiie: Ira Inro in modo da fonniirc 
l»iu intivra uni iratUìnoiic sul rara(li»o, 
* èane noa «jitaiun {«[loinrc mi ovvia, 



/ione. 1! lihi'D <i legFP ron V(*Po piacere 
e diletin K^iirìta-ili;: In e»ao «t apprenda 
.«peci.ilmrnli- dui lingii.'ìKsio Aei Santi. 
c}\p cnsn *iin i|ui'l)3 nann pnLrin l>oala, 
I! conH- >i ilobbiMno pm'iarv dilli i no- 
stri ptiisicri cri ;iffi-lLi. 1.1 slissa Tlpft- 
gr-ifiii l'jlitricp di S. (iiu'pppe .ivfia |»oi:o 
Ta pnIiIilÌBiln l'Inferno Ae\ P. Schouppe, 
al prwio ili coril. IKÌ-, ora il J'nradìto 
fa coir»' il .S''-};uiLo a iiudh puliMivn- 
m>m, atniilouo it iDritoiìmo fortiiatr). Ila 
iins frop^ru elppantis.tÌHta, cniinolilojrra- 
Hila Qi-lla stcsKi Tipo-litORntlia di S. Gin> 
Sleppe, in cui sono ^nig^iosaint-ole sinibo- 
tuf;];ial<> le dui; Gcru*al<.'mnic, la l«ni.'sin; 
e la ccli^Ptc. » 



JllmUn'o preci» «I allncnte descri- 

PàTERNO (DA) P. RAFFAKLK - iìma'^ia del moudo catlolico s 
San Francesco di Assid nella ricorrenza del VII centenario dalla na- 
sciU, 1882; pel M. R. P. RanTaele da l'aierno, LtìUoregiidiiiatn M. O. 
Parie V. Omaggio dei Poeli a San Franc«wco. Fascic. XXXVI-XMI, 
15 agosto — 15 ottobre '-Hi oUohre 31 ditiembre ISSJ. Napoli, offi- 
cina tipo^Taflca di H. Hiualdi e 4r. Sellato nell' :it»ol)to Mercato a 
Forcella, l^^^. SiHle Tascicoli in 8, ijr., di pii^g. fU l'uno. 

I^VCO EMILIO — Storia della leiicraiiira iialiatia. Volume primo. I>e 
orìgini. Firensey tipngrafia dì G. Barbera, 1886. le 16, di pagg. 184. 
Prezzo lire ì. ."jO. 



!&n è mne il numero dì storie ttf>lla 

Vomuoih ilaliiiiut, di<! fò pKit^tininn, 

*»o in ampie Iraltiiiiiii. owia In com- 

fn (iLOSk* ultime vt ne lia pripcn:- 

■ stirili' nni altbijmo lodaU; comi; 




opporliini- all^io^egimiiii'uta Ma iior pc-T 
qii(?tlorÌputi.iiiio mr'ii v»niii);;io5.i h pcu- 
ìcnic!, a. cui pulì nitiriu il di. Kinilio ['criRO 
[iFi' ^11.11)10 [irti giiiAlami'iili.- po^M.inio .ir» 
SjoJimciUirL' dal j)r<!Sttiile volume, in cui 



lOH BIBLIOGRAFIA 

ditcorre M\e orijiini Mìa nn«ln Ielle- 
ralun. l'.p]i non sì propone ili scrìvere 
un c4)r$o cliL- ilt*!')*:! •»-nir ili testo allv 
scDfllc: il 5ira inir-titl inrnio. carne nlmcno 
vi fi Fa miinircstu ilalln iurte clic aa é 
pabUlintia, « piullo^to <li Taro uno Mndio 
di pii>iui l'd EiCL-iimin (Tiiini ih-Ita nnHra 
l«tfpniiiiM, fbi^ nnn I;ini(> t\f din a co- 
nosctTi: i [iroctilinieiili. dirt'iii così mo- 
l^riali, qtianin Ir caasc, la «oM-'inui, pH 
fflTtUl )HT nii'llrriip in inosin il Im-Uo mI 
.1 norniii fli'i nfwiri prniMii cscrnpbri for- 
niiii'c il buciii ifu^lo li-Utcario. I) s»(i;gio 
cbu ac ih tnilCindo tirile ori[:iiii della 
Iplti-ratnra ci h noRiimrn un csìId r^iiia!- 
mcnlc filìce prl riinnnpni^ ilcll' opera. 
E):)] drwonv dapprima doll.i poesia perchè 
pwiici ftirono I primi lApli <lclla iinpu-i 
ii;isteiil!>; t^ coll'atutn della crilica Monca 
ti lìi ìmI indapre fU iniiii probaliili dt'lla 
QUQTa lingua, venutaci forinnudo co}:IÌ 
antichi di.ilHIi iIi-Hh vnrid «nnlnde, so- 
praffalli pitr gnn li>mpn dulia liiigiui 
vITieiDlc chi- ersi la blina, r clicdopcila 
caduta drl romano impero si tennero a 
ffKO a poco n[JÌI1c:indi) in iiri wh Jìii- 
^anpfiit l'oniunr. Fu un Livorio >1i molli 
8i^-oIi, clii' il no<ilro Aiilorp Tii>n<> spic- 
cando r.fìii fndiiiii. se non sempre- certi, 
almeno probntiiti Ma «e lum ostante i 
suoi srorti (K-ca luce poiè arrei'Oiyli su 
questo punto la •noria, migliori M>rvigti 
(li ba recala I'»u-tica nei giudìxii che 



loniu ili •luci primi moniiriKiili ilelti 
Mra po-un, dL<linpii<iida con ^ns 
la parlf clic v'elibrm la .«tliictU Da 
gli eipnx'nli »tninìen, r»»» delle cu 
ia ri'Iiiriciiie. ih) afs^nando al nati 
iMinto e pili nILi Ì!i|tiniliOAL' rrli^m 
che \*lia di [)ià Mtave. afrc(tD<iM fd 
roirahile in quelle prime pi'uove de' 
(ce(tno italiano, (iollo stesso metodo 
discon-e dei pn'nclpii della prosi, H 
piCi lardo Sfilici meri lo aiTwa le ni 
sioriclif. ed («mina iu inrllcotare 
vai'ii peneri, le ojn'i-e e pli aotori 
501)0 peneiiuli fino a noi; reli'E-md 
colie di quelle Tn le apocrife e fU 
uotareil pniioio tesoro dell'aurea ti 
che li si trova rai spccialiDewle no 
rinomali fra loro A qmsic fonti Tcp 
Auloi'e nella sua coiiclusìoue rkl 
frl'ltnii.-inì. se amano veramente la 
pati~Ia. disila i]uale una delle Klorit 
Hiteinnitte t. Ì9 «Mvissim» faiello 
raatidaUifi dai noslri avi; a li «-sa 
non voliTh imbiii'liarirr roi modi e 
u«ì rore!ilÌ<>rl, i quali pur troppa nnlli 
df'nie scrìlturp tronmo un hiiio ed 
Noi ci e ondimi uliaiiio i^on lui di q 
primo «issEif, anrlie pr-reh/-, ralpoP 
OKiti umano rispclia. ha saputo ri 
sccre nrlla «tnia no»ini itII^ìom 
f\rf:Ti driiieuti [liJi e{[ic:ici della si 
Dima rorni.-i che [tref-e Kino dai suoi 
cipii la lìQgua ilati^ina. 



a^ 



POMDORI EUGi^NIO — Dreve compendio delh Sinria (riialia. 
lato secnndo il programma minisiorialt^ dal pi^f. Eu/L;«aio Poli 
pei* l'Esame de^li studenti di [|uìnta giririiisìale, e per utile ed m 
leiluru della giovenifr iiiiliana cl'amNo i sessi. Seconda edizione 
reiui e mU'^liorata. Torino^ stamp. degli Ariigiiinelli. ISSfì. Cu 
lo IO, di pagg. 1SH. 
Aanuniiiamocan iiiiicere'juesla nuota 

nlizione, di molto act'rcwiiiCi e mìirlio- 

rala, che dopo pochi mesi iirralia h prima, 

di HR ercelloJile miinaale ili «inria: che 



fperinmo vedere ninmcsso nei coll^ 
schili e femminili, come di (traa 
niìliliore di molli altri usati nelle» 
in quiinlo a idee irlii^iOM^ e politic 

PUUIilO IjU'jIO — Pdldius IjIicìus. De Supremo veritatis criteri 
Ordine morali iuxia doctrinam SS. Eccl. doctorum Thomae Aqut 



J 



« Alphonsi M. A. IJj;opìo [Kx cphcmcrid-t Divus Thomas] Phicm' 
liag, typis « Divus Tlioiiias », IHSr». In 16, di pagg. CO. Prezxo lire I. 

SALA IJIUSEPHK MARIA — VeriUfi vanità. Considerazioni siiU'oriierno 
progresso ioiellelluaie, di Giuseppe Maria Sala, se^^reiarin in rilirn dfii 
MirrìMero della R. Casa. Torino, Ubr. editrice Eugenio Carello, 1886. 
In Iti, ili pa^% 17. Vreui lire 1. 



Ir jarit (\w*liuai ti-»tiatL' il) ([licito 

Miro si nnUfKlduo wì coiicmo pririri- 

fàtf ia evi è Millo jrniifutoil eh. Anlore. 

[irllo ili rocilrn" In f\'n\fma k 

■ I- liit«iUi dei moilprni sìMcmi «a- 

. il- .iiicg;[i.itl di inat»rìili«iiio. c*)lln 

.^L. jitiiila (liiMr vftÌIS riwliilp. F.pli tinn 



seg.av un oritiiit) fijsu di lnilla£ione : si 
contriiM d) esporre le xeriìli Ìaa(\ameavAi 
lit'l rmliaiT^inio, iti moslnrle tali con 
fiW .ir^iHiienii ilt>itì di crci)ib'i1iià. p cnn- 
(rip^ioHi- al ili'IUim Mìa taìf^^ srÌPiiya che 
¥i vii^lìoiio ail i-s<i(t snnitiiire. È un libro 
di ulilu lelluru nd o|;nì cU<ae di persone 



VINI OIUSEPPK — Ricordi della vita di Bernardo Savini, srriui 
dal suo iiifxile Giuseppe Savini. Firenze, lip. di (ì. Barbera, IH85. 
In 16. di pJiiiK. ti2. 

pf^no. H j>i a\»m,!} im[p\ntmf^nlf in varif 
di«ÌpIitgp<t|miHlin(^nu>nn1l(iRiati'matIci)^ 
N^' djir.iUro <Mnlo v^^nni» mai ni^iio In 



1j DWinorìa di iìiitsrpiM' &ivini ^ i!e- 
(H di TÌTvrc nella posurilA come (■RRnipìo 
4i iin6 religio«r. morali u civili di puo- 
forlp il'a iniÌL3EtoiK <lc0ti uomini del 
atùìù, pi^rch^ pr-Jiicilr da una di loro 
aMditiouv in niezio ìi(1r atlruKivR i*d 3i|« 
dóVu*vDi dd mondo. Il Snvini ^orlì da 
nun ouioio in^^o. Tu d' indtilp vi- 
noe, tbbe \a ri'iituni iJi liiiùnn ^liir^i* 
cune Irllrrsna i> murile n'-lhi fwt ttrm 
BMim ; i; »<■ da pniii'ipio noni mollo *.i 
■fnaliì |MT atnurr ullu Miidio, pruliiii 
Dm poco w't t)UOiiÌ cOKliimi, ii4?lI'iiinorf 
r Belle preiicfm della rrlitiluiiL'. Ma orila 
{iATeatb coltivft ìuhbì inf^lio il suo in- 



»ni ftìnii : la qin)'> niuì f:li crfltilie spin- 
prf piri noi cuoiv, .iltm<-nt.ilii ilallVwr- 
cIkìo Udir vind crÌMÌ-TiH'. « «prcì. il mente 
di una cwmplare paiienia nel lolk-rare 
1p conlinnair inrfi'mttò clic In iiccorapa- 
pnaforiD dnlla jiriom fanriulleMa itisiiin 
alla nmrlr. On *-I'' l'fWi' <1a itoi somma- 
ii;irH('iili> ac<-.i'(inaii* si Inivrrninno ampia- 
riL'iitL- (spusii; nei ricordi che ns scrive 
il srio iippolD («iuspppc, con alTeUo si di 
aoiuruso contiiunlo, ma ron tulli gl'in- 
diui iti im|Kirziale veraciili. 



SAVIO CARI/) FEDKI.E - Nozioni di lo^ic-a raziocinativa ed iodul- 
liva, secondo gli ultimi pro^raincni g''V(;nialivi ['ih ollohre 188^) ad 
uso del 1 e 11 corso Liceale. Torino, librerìa editrice 0. I). Peirioì, 
Ib Via Crarihaldi, iStKJ. In ir., di pajiff. 216. Prezzo L. 1.80. 



Le aonae e le mnlcrio, 5«condo le 
ijgalì il di. Autore si ^ pi-oiiosio di com- 
fiatr tyae^ta suo lavoro, sono (\wi\f) chn 
«ogODO dt'temtiultf dall'ultimo pro^nitu- 
n {ot«ii3iiio de) I8f<-i |wr T in^na- 
Befllu rtl'twilW-0, li'vUe vlaEsi lit^ali. R;;]i 
Rinviar ftOD era lib-^m di l'^npre qupi 
neindi. iiiuxli |wrliiD|i;ae<[H-ri(!Nza »wo 
tbii rifinkili piii tdnnei per t'ìnci^gna- 



mcriio lilMolko uà tratture, almeno nrllii 
mi5(ir.i cftjivpnieiiip, di latti i «Jgiftli pid 
capitali di qiitrsla •i{^:ieiir,3. 1'^ ani. prr 
qnesLa r:i(!ÌoRe, non vorrnniiio crrtainenle 
comiglianì il suo Corso a r.lii non fosse 
li'ipio dulie jiiisloii! t;()vn.nialì\G; gijcché 
a pnrer no'ilrn nvrfiibe Jii;i itiiltuiiotie 
pi!r diii^ cjpi incompiuta, maiicaiitf cJoò 
di molle iio/ionL di pi'iiiia necesiilS, n in 




HO 



aiBLIOGRAFU 



i|iielle ìteae che porge non Urne assodala 
p spfssrt inwria fu^ì manco di (|ii.-U3 lucr* 
the pruvL*iTf>bbi: (IjIIc p^irli viiiesjc. Mi 
anno riguordo allo conditiani. a coi 
l'Autore 9i è Ji«mo wltoporn-'. Jolbiainw 
conrtftiarfl che il <tno corso niDrìia non 



poco lodf, si per k dftllriiie che sodo 
gflnprnlmPTilf giuste, p si per hi «po»)- 
lione ctie è iiblnistaiiia diiura, che pfv- 
Cxde con buon If^'amc Ioe:ìco, e vku 
alle conclusioni con buon owbA dì ftrgo- 
nii^ili dintostmitiri. 



SERPIt^RI AL.ESS.\XDRO — Appuniì .sul skiema di educazione in un 
collegio, pubblicali net primo anniversario della morie del P. Ale^ 
saodi-o Serpieri delle Kcuole Fie. Firmte, lip. Calasanuana, 1836f uo 
opusc. in Itì, piec. di pafj}}. 92. 



Il nlorgeo e uoiverulniente com- 
pianto P. Serpieri salì in Eninn di dolio 
tra irli «cimiìatì <rita]ìa e d' l^uropa per 
tiobili^itni liivori piiblilii-ati per le «lain])R. 
Il Kuo opuscolo postumo, che qui nonon- 
liano. è poco eou in appni^ma, ma nel 
jtcnere suo è un oro. J'a nni'avivlia come 
un uomo int<'4o ;i pravi studii. abbia po- 
tuto discendere a tnli miiiulpiie pi-alìdie. 
IJue^to mnstra (Wii qituk coKitiJia, as- 
ininlo il campilo di odueetore. egli lo 
ewfitlìlei'. M.1 IrslnxiatA r.ot'':itii Ilio del 
libro, che ii»i'la il cuoip p b inniLif del 
rplijlioM), din-ino tW il libro in s^ >>tt«M 
ci K.-Hibi'a Jiiipoi'taiiLi; apjiuuto \ki' le nù- 
niite nsi^nnzioni, l<> qnsli agevolmente 
sroffono asli cdncalori nnclu.' prortitl. 
Cene dtliponie, cirrti .iwidiiiiffiti, ui'rti 
consigli »u cose da outla noi ijli abbiamo 
Imi. .iinmìrundonc !a ^iiutena, e persuasi 
noi poiv dalb e^pirienu, che postano 
divenir spim; di rilevami vantaci nella 
fducjtzioue colkgiflk'. Si le^^ano. a ca- 
gioii d'esempio, j>]i Appunti stU ^ìaochi 



da promuovere nelle ricreaiiooi <f»i;.35^. 
e sul provvedere al pioviin«lli pli opftelU 
di »crivani'i (paji. O^t) Su ((uvstni iillima 
nuilitàW sapietile tcrill(iii> ipi'imle quat- 
tro pagine e mnvi, tutte flore di Pernio 
educativo. P. un pereste <:be il Serpterì 
non ahtiia ti-nulo piò a lun|;o l'nRIcio dì 
dii'eKorr di convitli; fii arriccliiln rosi 
i »ioÌ lire<ri Appunti. Ad opni modo noi 
racicoinii udiamo il lilircito a lutti cui in- 
combe l'obbligo di ben guidare o coU^ 
o sf^ninarii. Vìuno di loro aì pentire iG 
livello letto; clit^ nnni rendere in cilor 
suo h doTult; lotli ni eh. P. Mao» 
Iticci, che sebbene occupato nei «upreini 
affari del suo Ordine, hn tullaTìa imvMo 
lenipo di apparecchiare alla nnmpa qae- 
sto gioìHIo di sana prilairoicia del suo 
codlralello. Noi per iriuiiUi t;li dobbtiin* 
pubbliche ^raiie delb esquisita gelili- 
lezsa, ond'egli si piacque di inlito{.-irf9a 
un UMtro colkga, U P. Gio. fiiii-teppa 
I'r3nco,con una dedica ([uaiitn cortese, al- 
irettanio dignitosa e di alti sensi adorna ts. 



SODARO ANTOjNIO —Aiuole puerili. o cerno poesie di occasiono per 
fanciulli e giovaneue di Antonio Sodaro (As della Follia). NapoUy 
Stabiliruenio tipoffralico dei fratelli Tornese, S, Geronimo alle Mi>- 
nadie, 1885. in IO, di pag?. 116. Prezzo tire 1,50 presso Tiiuiore 
S. liisgio dei Jjfirai l|-2 in Napoli. 
fi iiuii rnwoliina di poi-sie. une pi-o- generalin««tL' ben concepile, ed esprimona 



prie p»^j raiiciiilli, por le varie occjisioni 
incuiiii «iiylin dir facciano nn .lunario, 
nn sdato, una ^ralulaiìoDe, un coinpli- 
mmto ai loro cari od «sii amia. Sono 



in le^piadra forma pi^ii<.irri e conc^lt) 
ailnili quella elJl. Formano nn trsorii'lto 
tatto all'uopo dei maestri e delle imcsire 
in di'tte occasioni. 



BfBLRMmAnA ti" 

THDREAr-DANOIN PAUL — HùaMre de la Monarchie de Juillei par 
Paul Tliureau-Dsngìn. Tome iroisième. Paris, Liltrairie Plon, K. Plon, 
Nourrii el C", Impriineurs-Éditóurs, Bue (ìarancière, IO, 1886. In 8>, 
di pagg. 552. 

U Civilià CMtoUai neiraanuoziare 
I >lw jnmi loiiu della Sùtria delia Mo- 
wareJiM di Lttglio, tributata airiilnslrp 
kvHion UM lotte riu:inlo mcrtUia per 
rmnie (Ioli il'ÌDgEVOO B Splendore di sUIp 
( Dobiltb (li »«nlìm«nlA rflieioso. iiMrel- 
amo siocen »1 ìnipsrtialt; per ciù che 
i< le opinioni iiilorno jlla bontà 
.'in |iarìi«iraLane. L'Accademia di 
rniK» rironoscetulo il ntpritn ìDtignc 
£ ([pc'iliii' prinit volumi, nccordnva al- 
l' IdUtfT il Gnu l'rrmio GoWri, di 1 0,OOU 
bachi tti lIii' niH or ruecJniiio al i'\- 
pwr ThurfMu-ltxiijrin le nostre (liij a(- 
riinrw coograitiluiooi, e iiulriatiio ritii- 
JjUi t^tn-aeta cb^ b Meua 3«ru^ sia ptr 
loanri'Bl tomo urio drlb Sioria, venuto 
in loM tu') corrrnte anno. Inipnrorché 
e l'AcKMicaiìa lu il diriUo di diTrcinrc- 
i fnwn>* per doe anni coii»(.'ctttitÌ nILa 
ttaa tipera, e Topcr» del nostro Aritorf 
(4rgiÙBÌiD:) di oltenprlo; aric$ocliè tuuc 
le q«jit& FSn-ttiu dt^'dut primi Tnlunii. 
Il wniDÌr»Do [lel leno, pri, te non for- 
l'anco xaperìori. 

L'Autore iafalti, sta per In oaiura e 
qulità drllr com! eontimntc nel terso 
km, fia ptr b pernia die si Ts «cmprc 
■lipofe con IVsiTciiio Min «crivcrr, 
ki aputo f|ui dure alla lutrraiione de' 
btli m non so che di drammatico the 
<Utta e npisp l'aniiiK) del lettore di 
fom. che ioromiDriaU aaa volti) ta lel- 
uin noti ti pila piìi deporre il libro. Or 
limati HlMlo «rtanionle noicvolàssimo 
«meda pia cjiuse; dalla ^iista propor- 
noUf Mìf parti; dalla variai p dat con- 
iflMa ilei caraUKi-p dp'pi-rsanaftK) ^iiipm- 
duale »piT9so al VITO v conit- volpilo 



dall'Anlorv; da una qiianlilil di no^iie 
pariicol^ri ittitole liiiora e li-aitc da <lo- 
catiieiiU iiii;diti,dl iinrddolÌ.ilÌ motti vivaci 
e<l aiyuli, che- rittuiinl^iio lu rìta ÌEitinia, 
le uonIJdenzf di nmìri. di diplomatici, di 
ministri « del He slo.*Mi. L'c(|uÌlA de'fiu- 
dixii iiitoiDo a'fntli e alle pt!i'MRf\ a'Ioro 
uierili « (lemifrili, ì^nta ipiriln di ptn-te, 
5(!iiZ3 passiOM!, A Qu' :]Uni i|iia[ilè chr 
iiiPiitn' ci Ta ?«tiiiiarv di Atnaiv lo Jloricc, 
ci renili- alU'oi pii*! cura e gustosa la sua 
narrali Clip. 

Li- i(uÌKtinni rclJfios'. quelle della 
liLx-rlà dcirinM^snamentA, le predicaxiotii 
del f*. Lacordaire e d«l P. de llnvignan, 
i primi diKnrfi de) piovane Coiitft di' Mon- 
uleinlicit alla Camera de'l'arì, 1 xuoi Torti 
pro|vtsiti f rjivalirretctii di diliititer la 
Glie») cuttolira solo sana apoir et tana 
peur, in niiiw a'vollej-iaoi. ;isr indiffe- 
renti, a'rrpuhbliiianì, a'cditolici di nome 
« non d'cipcru, quali erano di quH tempo 
[praAì cli>i> tutti i mcmliri delta ruimcm. 
sono TorB! le pa^ltiv più Mie o almeno 
emanile cW più polÈDtcmcDte conimovono 
t'animo del Itiliore callolico. 

A coloro die. arnano di sliidinre le arti, 
le trame, ì rìpieclii dfpli «omini politici 
cbe )i.iniio in mano il Govcrnii dflle na- 
zioni, o^jvei'o l'agitarsi, il coware e il 
nriar coniinao drilli uomini parlifrianì, 
il ThiiTT» G il Guìtol, macsIrvvolnifRle 
dipinti dall'Autore, pi>iy«>ranno ampia 
maleri.1 ai utili coiKÌdcmiiuni. T(.'rmi- 
ninniu qiioMo rapido cenno, (arenilo ^-oti 
rhf! 1 niibili sudori del sìiinor Tliureau* 
Ikingin rniitiiio amore per la verità e la 
religione ne'prcicnli, riconosceva e kIo- 
ria al nome deirAalore, negli aweoiii? 



tJNGAlK) EMANULliil — Tobia, os.sìa lo specchio della hiiona religiasa 
iatoigVu. Lezioni scfitiur^li, recitate nel Duomo di Cerrelo-Saomle 



112 



BtBUOCHAFIA 



dal Cjiv. TiM)l. Emmanuel» Ungaro. Socio di varie Accademie. Cerreto 
Sannit'^, tip. dì Fasiiuale I.en, lS8j. In 8, di pa^^. 284. 



La racRÌ]!)ia ^ il pf-imo 'Iciwnto co- 
slìluiivo della socielii; poiché Jnll'a^^e- 
^alo ili:Ili! Fjintgli^, iiiiilIrJiU'fla aa pho- 
vijilo L'omunc di nulorilà rìsiiilla il con- 
»oniio cìTÌIe nmam società che voglìn 
dirsi, [tonde r.oiK'>(riiilo rlic la ben ordi- 
nala i)iK:iplina iti?1lp ^m{!(>te rsiiiìKiJr é il 
|irimo e pili ti eressi rio militilo pi-l Iman 
jiidumi'ntfi lidi' icitfn »ocii-lil. Fi [lOrA, 
noi vi>ili.inio rhe ^li sfoni delln fttilu an- 
tisoPJAli? ed iitilicriiiianii np[9iinto coiilrn 
la f;imiglia 5tiiio iirinciiKilniiMilc direni, 
per alierame iii primft luopo h belln 
armonia jmesQ ila Dio creatore e reden- 
tore, ed »tliianidcnl« per dislrii^ipirlfl 
afTiitto Non li if qnindi mesto più cflk'acc 
per opponi >irnzJon<' neh:iin dH nemici 
delki socÌRtà e del cristi ani^simo (della 
quale aiione pur troppo vediamo coi 
nssirì ocelli i p^inii eflettl) die rinvi- 
gorire i vincoli tiAtunill delh f:iintj,'lia fd 
aggiacitiervi q unii 'd Ili riiii ["wririioiit' che 
II' TKÒ il cn«ttani^ino. f. qncslo ^ il 
concetto tha b voltilo iraiiegiciaro il 
eh. Can. l'ninro in quexio cono di Le- 
lioaisuitliirali. .«crfrtir-mlo alale nopo il 
Libro di Toliiis ^irronn* qiiHIo che offre 
un tipo pi'rrollo della iaini^'lia, sta coh- 
sidenilu ncirontinn naturale e sia nrll'or- 



d'ruo so[ii'aniinturalr. K^li dnnquo pcrcofTF 
il dello libro, espnni'iiila ordinai:! mente 
la stori.i ihe vi e naimiit, toimiieu Landò 
le esimie vinti drl pran Patriarca ifi. 
Nef)i>li,cUe fa rilevare d.ille orrìUli tXnttt i 
in cai. permettendolo IdJio, fo mtSM 
dalli- condizioni di quei tempi, tIaM;i Ma 
rpilMui n tutta jH-itovu ai prrc«lti Mia 
\cg^i', e da t-nnli altri ca*i ed aTTenhirp 
che il lr^;[orii) in quel Ithro. Nrl qtnle 
ordito egli ha »«inpre la mitn al .'^uo coi* 
cello principile, die. comcabbìain ck-lto. t 
quello di far rilegare il tipo della perfriu 
Tamiglia, segnata ini'' me nella nlncaiiooe 
del Huo ToIjìoIo, che riu^vi anch' eiaA oo 
esempio perfiMta di sp»so srcoiido il CDOre 
di Ilio. I.e r|iiiili con^idpra/ionì rieitf pOf 
il dotto e.'^posiiore applicando n<><;ii nccoa- 
ciamentc allf condizioni Hei noMi-i tcropi, 
coarorme il santo Une inteso dn prìnd- 
pio, di propon* le norme e soffrire ì 
penti pratici per la riforma cristiana 
della ramipl'^. Crrdiamo che cguet bene 
che potè operare nella piccola Tn-reio b 
pnrola nJila, |>otrà piti ampiamentr op«- 
nrlo 01*3 cMe ^ pubblioala \w le Kiampe: 
ai qtiirle effrlto concorreranno non poco 
eli estrinseci urnum:-nli ili-lla Torma, colta 
ed clo^nle oelln sua «empliciti. 



VBRDON.\ (ilOVANNI - Sac. Giovanni Verdona. Panegirici. Volume 
primo. S. Pi(r d'Arm-i. ijp. e Libreria S. Vincenzo, 1886. In 16, 
di pagg. :t54. Precto lire 2.25. 

Non poteva iiKOOtrarc que*lo libro 
nn (rioflice pii» compelenle a rili-vanii' i 
pregi, ni l'AutorB di e»o un amico prii 
passionato a faiite apprrxtHre lu dolce in- 
dole e le care virtù iacrrdotiili che IVmi- 
neiitistimn Cardinale Alimondu. al qu.ile 
i;lì t>fTPp editori Salesiani lo Ikinno inii- 
lobio. Il daiiiffiimo Porporato a tiiostnire 
il fommo ^nvdiinenlo con cui accetta la 
dedica, ricorre cotl'nnimo ai tempi della 
prima ^oveniCi nei quali Icio^ col defiiHio 
Aetore qncir inUuia amicizia cJie (hiÌ 



nianienrH>i'o»emprc inviolata nfli nrgiteoli 
anni; e fa deirnmiico un fndele ritrailo. 
nnn&aiM piùnuKibileperlegìngcdai'i vìrtb 
da cui risului, più amnairevole per la , 
mano maestra che Io conduce. Ciò vaia 
» far concepire Mim:! ed amon; vene 
l' ilhwtie defuiuo \'*t le sue eitregie qaa* 
\Ah tu\»n\i e piT reccelteuza delle 5iw 
Tinti. M;i piti utile da an altro lato lifr 
scirA a) lettore il t'ifU^'o che un per-! 
sonii^Èo di tanto mi^rfto di drlleopett 
oratorie dfl compianto amico. Ntuno co- 



uiBLiocnAnA 



H3 



r>'it>i>' [iiu iniinuiQfiiif il Venjowi dt-\- 
l'fimiru-ntisimo Alimomla; ninno i piti 
il evo ii pititCAn- di-I »i<ì milito (ira- 
bria, di cbi gode menii)Rii>nti> lo binii 
M piò taieiUe orjilare df>ir lulia. Il <)•>• 
{U Porporato prcnwtlp, eh« il dilcuo 
no amico sin dai irìona) anni nvp.i pcr- 
fab ([lusi del mito )ii villa, sicchr ad 
am onltoalo uccniote ebbe [nr«lit}ri 
A {articolare dispetua; uè mnlto lai-dA 
(tw diictiiw a&iltn circa Pur ciA non 
|b tobe che con l' inferno «traorrliiinrìo. 
cu una metnuna (ironta i- tviiacmim», 
«rato dai din:epuli ed amici che gli 
l^nrtana e scrìveviitio «cito In tua del- 
atura non pntm«> rinseirR ([oo) valrn- 
timtiio tiratore chi- fa d» tutti riputalo. 
VoltJ (wgj b egli fOBsiderarp 5i dni |M- 
k^mi n«) prewBte Tolunne pubblicali, 
f à Belle prediciie, lu^ diaconi e atì 



wnimnì di nrtft peucrp di cui chìm cono- 
wrni-n per udito o letr^t-ndoli inaii»- 
scrilli. Moi riastRinrrido il (iittn in poche 
parole, (lo^duin dire che. a ^indino del- 
l' i:min<?nt̻irnA Atimonda, il Verdona 
andii e^cnlt^ dalle pecclie di tario pnnrre 
dei moderni oratori: chr In su;» *I*iue[iM 
sì Tonda s^ù-pn i-oia e vìsìa dottrina: che 
il 800 KPnerc ritrae, ()u;inl(i olii «oslanu 
del tipo clastico SegrirUno, ma aMomft- 
daln nella rorraii aljp nuove enKrme; 
iiliH mira sempre, aiiclic nei panegirici, 
al .solido riuUo defili uditori; che in- 
!iornnia e un buon esempla it* a cui faranno 
bene i giovani predicatori di conrormarsi. 
Noi non «ipremmo che sjiirlunypre alla 
Ri'DlL'iKa di trillo iriudici.\ al <in:>lp niuoo 
vorrà f.irpil torlo di stutpeiiari* clip l'nnii- 
ciiia per poco abbia potuto far telo al> 
l'ÌJilelletto. 



SXOL'ROUX F. — Us Lìvres Sainls ei la Grttiqiie Raiionalisle. Hi- 
stoire el Ri^fulatinn des ohierlions tles inrri^dules contro Ics Sainles 
ficritiires par F. Vigouroux fWlro de Saint- Sul pi ce, avec dps lllu- 
stnitoos d'Après ìes MoDura^nt^ par M. l'ahhè Dmiillard, Archìiecte. 
Tome premier, Paris, A. Roi.'er et F. Chernoviz, fiditfiurs, 7, Rue des 
Graods — Augusiins, 7. ISSfi. In 8, di pagg. XVIl-53ti. 

iHipo il Manuel bibliqn-! e La Hi- cordiiiio con tanto studio <• (ama opiTO- 
Ut tt U* àrcoMverU» mniUrnff, due Mia, quanl'i ^ ricliipftla a .«crtvere operft 



tinnì oAblliiisimì. Il secondo *]ii<ci3lnìeiile 
fw Uftità di enidiiion*" xccHi e ivfon- 
ita, lodalo aocbe da dotti IVou-tiluiili i; 
?Kxla di frsncew ia ledevo, TilluMre 
Ik Vigouroui rìiama Treico e spi^lìnio 
« ampo per conibaltei'e b critica ra- 
ÌH«!iiU e difmdiTe i lìhri sanlì. 

CM noti ben cooosce fiuenl" uomo 
tftrgin, »i maraviplieri cprtamcnle di 
i«dsvIo n-nire innanzi, a non liiiifihì 
liii-rrain di tmipn. con in nom qnnlcltn 
■ntn e «inlalo lavora Iin]i''i™cli(!' li* oc- 
'*[«i>»nì di lui rome ni.-i>rstro di ^rra 
Scrinerà nel Seminaiio di S. Sulpim, e 
TdMle della *ila frligiosa, e 1«' poche e 
hfore thne die (ili concde iino Anto 
di «Iute abtNiMania «ramo, non ben s\ic- 

Btrié Xitì. wi. /;. /ìmc. tfis 



•^^^ ■-■*». 




cosi pregevoli e onirei-saluicnte lodale. 
Ha chi wrivc <iiii^ti> pattini' non si me- 
ravii^lia puuloi tnea'«cchi^ In potuto ve- 
diTP B l'nrip TAb, Vipoiirmii: vptiire, 
subito dopo il dosìnaiT, alla Uiblioli?ca 
NmIoiidIi-, e studiarvi <^ni giorno sei ore 
di seguito. 

Lo fcopo di quMta opra èqnellotli 
cemKillern In crìtica raiìonati;la, cTie 
tolse j n'jraic la verìlil. la i.^toricilfi e Ìl 
soprannalunile ihi'IJtiri Santi. Nella in- 
Irodiiaionc l'Autore divorre con gran 
chiuj-rtia intorno alle i-au»*! delie didl* 
collS thf s'ini'onlnino nelle Scritliire, 
e «f noitia i; discuti: Ic apecJe principali. 
p.is-vi quindi a trattata del modo di ri- 
spondere olle obbiezioni contro la Uibbìa, 

7 27 mar^a 1886 



114 MouocnAnA 

e mpnn<de prima di lutto a qucllu clip Miinit-liei. de' primi i-azionaH-Mi, de 



pu4 ilirsi t'obiiienour univrrtale, e loD- 
(tilm«)lal<^ d<rl raiiotuitismo, il miracolo. 
L'Autore iì ^prndR intorno ben renlì [ki- 
ginP d'un njrionflmefllo Vitretto e vifforoio, 
ilovp lu ragione e il buon Sfiiuia liiffncloiio 
mirati inwii le la L'ausa il»lla poMibiliUi b 
ddl'i-sisLeiiia rta\e e ^lorka del fnincolo. 

Nella prima parlf si Ipwe la »tonH 
ikfll Bratti L'-onti'o 1.1 Uitibia, e la intona 
è diiin p«-r epoche-. Li prima Bpoc« \a 
dalle calunnila ili?' papacii contro i Giudei 
e i Lihri Snnti, tiiil princìpio del Crntia- 
Q»4iDo, lino a Giuliauo Apostata. In que- 
sto inrimln s' incontrano (tlì finosiiei, 
Olso. Litniino di Suiiiorain, Porfirio. Ip- 
rocK l-'ìrMlriilo e (ìiuliano ApOHtau. 

Nell'epocn «cuonda .ibbiiinio ^i as- 
silli roiitro b Uibbia dnrante ìi mnlio 
ICto, L'Afltorc fiiirh prìmicmmente del- 
l'onore e dflla rivoprnia in chp la Hihbin 



mimici, deRlI AtcttoìMÌ t de^l'inen 
LVpocn lena abhrnccia i tempi 
■lenii, ft] esordisce con I3 ribrllioi 
l.nU'rn. Sc^douo {;lt Anaballìsii, {eI'Ì 
doli italiani, il ^ocinìtnetno, l'iinni] 
ffiM e Sptnoxii. Ltinso iiupst'epoi 
a\tlceiidani) liilora lalinE; e tenpes 
npiiarc il pieiinno, « lo KetUcìSBlo < 
rìndiflereniixino inrsdr da opil 
ritalia. I] capitilo fk-uli inciWiiK IH 
6 dcpio d* eseo* leltn, fpgnatamrnt^ 
ciò cb^ rìf^arda qni-l Giordano 1 
che ora riceve onoranze |H'etSQcbft i 
da' noMri po^nni iint«enitarii. ami 
strati ((alla parola v. dall'cspnipin di 1 
niiionali.ni « ma«onÌ ioliaoj. Fli 
col tivo ilesidrrio di vuder pratoM 
a qiiMlo primo il nAcondo Uhm cb 
aifi^ mono bello pd importante. Id', 
lustrai ioni sono mollo belle v accre 



éni tenuta; e poscia inìta delle fiMte de' pregio all'opera. 

WKRNER P. 0. — Atlas iles missions caiholiques. Viogi can«s leiis 
«vec lexie explicatif; par le H. H. 0. Werner de la Compagni 
J^sus. Trailiiii de rallemanil, reviie et augment^ par M. Vah 
Gronier, aiilair ttti planisphère des cmyancRs relìgicii.ses el deS' 
sions chn^iennes. chevalier de l'ordre Pontificai lìf. Si. GtégoU 
Grand. Fribourg en lirisgau^ B. HciTler, lihrairp-i^dileur, 
Id 4, di pagg. 4i coli uvola Preuro fr. 5. I^ato fr. 7. 



CRONACA CONTEMPORANEA 



Firente^ 36 morto 18d€. 



COSE ITALIANE 

». it g«ictKac« ili Ile liiiluTlo — 2. Rìftpwliirn M\n Camera — 3. Scarso nu- 
twro ili dt-puUli alia Ciimrra e h ^ÌLuniioiic i1i-l Giiliiiii'tlo — 4. I'q (lasco <li- 
|)lonialtco — 5. Le oojie d'arperilo dciriuilia uiiilìcala - G. IJ line delia 
<lìKossioiic faierate sui provaci! imcnti lìnnniiarii — i. Il Ca[i<:Hliuru Rìsmiirk e 
Lmdc \11I. — 8. La (|uc5traiie del polens li'inporale — ^ U dislnnìcne di 
Rana e Vvscià\<> dei Cnbiii A{vn5taltci — )0. Il disasiro ferravi:! rio di Rao 
cabnrna — 11. Canini siulomi — 12. P(;ll«griDaggi regionali dciriJin'ra dri (."on- 
frtHÌ CaltnJieì a Loreto nel ms^o p, v. 

I. La f»iU oaLalìzia di re Umberto i\\ mollo fmlda in li«lia. Faite 
(Wbe eccttEionì. &i può dire che in qud giorno nevicasse io tuiia la 
pnisota; e, dove uoa cudde neve, ljras.se uua brezza che iiTtgidìva. Ju 
Boltt laogbi oon si poterono fare le coii&ueie parale iniliian, né le lumi- 
one più meno odlciati, né alcuna dì quelle manirestaxionì di uiw, alle 
fuali t giornali della grepfNa sojiliono dare grande iroportanz». forse perchè 
pnrzoQo loro materia di riempire le loro coloone di descrizioni, gonfiate 
<air adulazione. 

Io occasione |mì detta sua festa natili/ia re Umherlo fece alcune grazia, 
In le t]tuilt è notevole quella al Sani, al Mollo e ai compH^i, (-ondannali 
I {orecchi anni di carcere dal Tribunale di Roma a lifjlo di rik'tlione, 
perchè netta notte del Vi lucrilo t8K4, tornando da un liunclioito, tenuto 
ÌB campagna, in commom orazione de^li aiti selvaggi e sacrileghi com- 

à coolro le venerali? spoglie del Ponteflco Fio tX di s. m. nella luU 
|4Mta noLte del 13 lui^'tio IHHI. volevano passare da piaeza S. l'ielro, al 
tfce si opponevano i luiiztodarii della quesLma. 

'2. Il lù di mar^o, dopo dieci gioriii di ripuso, e per conseguenza di 

II, SI riaprivano le porle di Monlecitnrto. I,' ordine del giorno portava 
^ireniaselte capi, a cominciare dal disegno di legge [)er la dioiinu/iofld 
U prezzo del &ai e, che era il primo, sino a quello dell'immersione emanu- 
>^'jne dei cavi telegratìci snUoraariui. ch'era l' ultimo. Ma il vero ordine 

gioroo, tanio di quella prima tornata, quanto delle altre non si riduca 



1 16 CROrtACA 

che ad auerrare o so&lniprc il Ministero Dfìpretis. È avviso però di moliij 
che quejiio dei proweclimenlì finanziari), con cui il Governo intende rìj 
rare al vuoio dt^lla di mi [milione del prezzo del sale e dell' atlevtainenio de 
pesi clic opprimono la proprietà rondìaria, sarA un campo meno propino alt 
imprese dcll'opposiiione. Costoro non sanno comprendere con nual fa 
damemo 1'oppo.sizìoRC rimanda !»)ccon)l>en(e in una qiipsiinne d'indirìi 
generale, iu cui erano cerio molli i I:ut detN)ÌÌ della politica miuisieriale 
possa ancora sperare di vincere in un'altra questione, nelb quale e deal 
e fuori la Cimbra incontrereblie meno Tavore, Iniperocehè si itatta di prov-^ 
vedimeiMi, alcuni dei quali rappresentano i)n vantnj^gio i>er certe clas 
e che DOii m polrelibero respingere seaza produrre m alcune proviuce 
vero malcontento, del quale profiiterebbero naturalmente quei i.ili cbd 
volessero opp'Xsi alla rielezione di un deputato, dipitigendolo come ne 
mfco; poDiam% che t^ia la diminuzione del preno del sale, ovvero 
sgravio parnale dell'imposta fondiaria. 

3. I giornali hanno bmeotaio lo scarso numero dei deputati 
Camera hassa; dove dei 470 pre-seniì alla votazione del ó marzo, 
vi erano che soli Ili? il giorno lo, i più ministeriali, e appena 90 > 
l'oprio^zione. Sì spera dì vederne raddoppialo il numero al duplice a] 
pello. Il G'^vemo intanto paro disf>ostissimo a cedere su tulli i punii il 
controversia accettando tulu- le delilicrazionì prese intorno a\\'o-/inìb 
Hnanziario dalla (ìiunla parlameitlare. lu lai caso luancherehbe all'op; 
sizione ogni preiesto a comhallere, ed essa dovrebhe aspeliare coll'arii 
al piede un'atira occasiono per ri{.)elere il voto del 5 marzo sopra un'all 
quc^lioI)e politica. Cii") non toglie per altro che dal Dopnnis siano ani 
vamenle c<^>[]iinuate le pratichn con gruppi e deputati influenti per induri 
a modìllcare i l'irò crilerii sulla presente condizione politica. Comunque ; 
la aìiuazione del Gabineiiouon è scevra di perìcoli, uè niaucano al pr 
sidente del Consiglio gravi preoccupazioni, pel lìngiia>rgìo che i due 
ddla stampa liberale continuano ad adoperare contro di lui, chiamii: 
dolo in colpa di quanto si può imma^nare e dire a condanna di un 
di Stato. Ebhene, contro questo fuoco incrociato di imputazioni, « 
accuse, il Deprelis, che sembrò dapprima volersi dimettere, è ora più ci 
deciso a tener fermo e a rimanere a qualunque co^o al potere. Per quE 
i fojfli ministeriali del giorno II, ci davano l'ann'inzio che, in sognilo i 
Consigli dei ministri lenuli nei giorni passati per esaminare e dLscut 
la siiuazioTie parlamcoLare creala dal voto del 5 mai7.o, il Uabioetloi 
venuto nella dKerminazinne dì presentarsi compatto, qual era stalo prie 
del voto, alla Cantera, per propugnarvi l'approvazione dei provvedimene 
lioanziarii. Né male sì appoMa-o. 

■i. I.a risfiosla fatta il giorno 1^ marzo dall'onorevole ministero d{ 
affari e.sterni alla interrogazione mossagh dal deputalo Maurigi, riguard 
alla missione di cui era incaricalo 11 generale LV>zzoliuL, ha messo a ri 



COiVTBHPORAMeA. 117 

mnfe non pure il campo dell' opposizione, mn 41 ludi coloro, che, come 
od, luutiM secupre riguard;iio Ir cose (IflI'Abìssinìa un vero punto nero 
per la politica colouìale (!'It;ilìa. Altri inraiti chiama il rìinrno del ge- 
nerale una guanciata liillilia allMulia dal Ne^^us, altri una cattiva flj^ura. 
Il Popolo Itomano ha cercalo, ^ vero, dì rappresentare il ritorno della 
miflBioae diplomatica corno uoa determinazione prudente pi'esa dui mini- 
siero; ma sna parnle jier colorire uon disdetta. Mollo ìwm\ poi »iti riu- 
scui a persuadere amici e nnmicì gli arlì(l/ii diplomaiiri del ItoNìldOt. 
Ouesti. per non dire che la missione del generale Pouulinì era andata a 
Doote, ha voluto dare ad iuieodere alla Camera, che kI era creiliilo Tar 
bew a sospeuderla. È vero che i! RoUilnnl non entra direil»in<>nle |Ui- 
gsinre del ^asco presso la nazione, [lerchè tutii sanno, clif anclie questa 
corUlleria Tu ideala dui genio di 1). Pascjualt! Stanislao Mancìui; ma il 
bllo è un latlo. factum infeclMm fieri nerjttH, eonie le .•^cnse sono scuse. 

La rerilà è che il Neijus dì Abissìnia nnn ha volulo sapf^re nemmeno 
di ricevere la missione italiana capitannin dal Pojtzotinì. e per fìirla piti 
spiccia, col preifiito d'aver-e a comprimere una ribellione in nn punto 
auai remolo del suo regno, ha mandato a dire al generale italiano di 
Ut fognilo col suo i^egiiito e coi sii>>i doni. Questa ci iì pavsa come una 
9Kon<)a edizinne della viglia a Vienna non ancnrn reslilulia, con questo 
divario che il Re Imrharo ha Tatio meno complìmenii, ma in conc1u«iione 
rtia faito capir ctitnro. 

5. Il 17 marzo riialia legale dall'Alpi al LiliI»co avreblw dovuto cs- 
mttin fesu; come no? Essa avi-chlw^ dovriio celebrare le nnwe d'argento 
dell» saa unità e in(li|}enden/a; |>crchi> vi'nilninqtie anni h appunto in quel 
^no fu proclamata la costituzione del Regno. Invece appena un cenno 
uri ihornatì, un cenno davvero glaciale somiglìanle al Kilentio. Perchè? 
U Tribuna nel suo n. l'i si sforma dì Kpieuiarlo cm dire, che questo hel 
ngDO è venuto mt-no al programma tracciato dal Cavour, che con Napo- 
Inne IH e il Mazzini fu uno dei ratlori dell'unità ilatiana: donde la causa 
ddI'tndilTereiiu puhblica. Noi e con noi nnlU allri peiisiiito che la vera 
anca cau^ di sif^alla ìudìtTerenza dehtia atlrìbuìrsi all'abuso che si è 
bUo di questa uoiU, Tacendola «servire a tuti'aUro fine che quello di 
nodere l' Italia una nazione grdode. pro«:p«;rj, concorde. 

0. La di*icu!»ioi>e generale sui provvedimenti tinaoziarii se il giorno 
17 marzo non fu votala, fti però esaiiriia. In quel giorno parlarono ben 
dio deputati senza comprendervi il rchtore on. Ltranca. La discus^iione 
il complessa fu dagli uomini competenti in queste materie giudicata 
nga^ tanto che ìt relatore si è trovalo a non avere alcuna ohhieiiinne alla 
la^ da combattere, mentre t stato nece.'ìsdrìo al m)nt<itero d'agricoltura 
e Gomaiercio esporre le ide« del Governo circa i dazii proieltori dei 
cereah. 

Uoesta è siala la precìpua que.sLiune sollevala iu questa discussone, 



118 



CRONACA 



e sollevala conlro il Governo da Ire rappresenUnti dei tm diversi grvpp 
io cui si divide l'omogenea niaggioraiiui che sostieoe il Gabinello Dfr- 
prciis. In sostanza opposizìODe seria oon ce o'è stata, e il (ìoverno ha 
fatto quanto meglio ha potuto per mettere un termine a questa cliscusi-ionft 

7. Perchè ucerlo? Jl telegramma da Berlino al Journal des D^>at$ 
dì Pari^ ha messo sossopra il campo liberale, si ctie per poco leocbt 
del Catn pi doglio non hanno gridalo: la patria in pericolo; oiveant eotè' 
sHies/ Ma se non hanno parlalo in questi termini, non hanno però di: 
simulato il loro dispetto; e chi sa a quale lingi)agp[io non sarebliero irt* 
scorsi, se la paura tlel formidabile nomo di Stato tedesco, oon li avesse 
costretti a mozzicarsi la lingua. Quel lolegramma infatti nel quale si 
aunmizìavauo le parole c1(?lle da Itismark, nel pranzo parlamentare, io 
oiua^t^iu a Ijfione XllI « designandolo come uno degU uomini di Stato 
ptH aettti « più iilufninatì dei tempi attuali, il quale ha rìconosciuU) 
l'importan/ji di una nazione ronservairice e ben ordinata, come, la Gè 
manta, nfìH'Kiiropa centrale », quel lelognmma, diciamo, confennalo dal 
corrÌRp<)ndeute lierlinese del Times di I^oodra, delta Neue Freie i*rtas9 
di VicjiQa, e da tutti i più autorevoli organi dell'opinione pubblica 1d 
Luropa. ii stato ed è ancora una pugnalata al cuore degl'irreconciliabili 
nemici del Papato. Sul principio i giornali liberaleschi d'italia non voli 
lero crederci; e il Diritto di Roma andò lant' oltre nella sua incrediUiiA 
che non si peritò di scrivere, che quel lelegramma fosse una frottola be~ 
vuia dall'Anemia Stefani. Ma a poco a poco fu forza convincersi che k 
parole erano state proferite dal Gran Cancelliere, e per non |)arere stupidi 
mentitori, i giornali stessi che aveano gridato alla froltol», cambiarono 
lattic», e subito si misero all'opera di attenuarne !'imp'Hian/.a, liircndo, 
che quelle parole sonavano cortesia verso il l'onlelice, e punto uiiuacci 
a quell'ordine di cose che in Italia sì è da un quarto di se»)ln sljiliilitn, 
A noi non appartiene di indicare se l'einineuLe uomo di Sialo dell'impera 
germanico abbia voluto, facemlo l'elngio del regiiaiae Fontellce, tra: 
parlilo per eloi^iare l'opera propria; per noi «ta che l'elogio è data e Doa 
si può distruggere a murctr) iti.s|teiln di intle li? invidie dei pirmli uoraio 
di Stato, e di tutte le liiue dei liotoli della stampa. I-M C lauto più do 
levole l'elogio, in quanto viene da tale di cui si tia motivo di cred 
che oon abbia ancma smessa Javversinim che ei nutre contro i catlolicÌT 
comecbè la sua politica verso di essi sia diventata da (lua)cbe tempo {liii 
mite « più coDciliaute. 

8. Le parole di lode e di aramiraeionc che Di.smark ha proferito 
suU'alta mente e sul senno politico del nostro Santo Padre leeone X\U, 
liati dato occasione di parlare della sempre viva questione del potcM 
lentpnrale. Noi non riferiremo qui nò le spavalde minacce dei gion]. 
pentarchicì e radicati, ri^ le in^tmiiaxìoni inalile ed ipocrite dc^li or- 
gioì odlciosj; qual prò? Sono oggimai quìndici anni che ci sentiamo 



(»HTEUI>ORAnEA 



119 



iBMriiaLe le orecchte dal ripelio dd famoso delUi : in fioma ci siamo e 

«i rrsbmemo : senza dubbio, Diolli ci son rìmas^li, 6 Qi')lti aucbe, se, a 

Dio fiiac«r& di prolungare ancora quesui terrìbile prova per la sua Chìes:!, 

resteranno: ma l» questione è di sapere se ci resterà sempre la rivo- 

botoe. Forse perchè ci resti et<^riiamenio fu scrino l'articolo dell'Odi- 

In esso il ^tornale del partilo rivoluzionano moderalo, potievu la 

cbe la coudolia di Bìsmark potrebbe rendere necessario al Goveri» 

lUtUaoo di modillcare e ammorbidire le sue relazioni col Papa; a patto 

però cbe sul passato non si ritorni. « Nulla impedisce però, dice, che s«lle 

b«n irrevocabilmente stabilite, le relazioni tra il Papato e l' Italia assumano 

15 carattere meno a-Sfiro. » Ma VO/iinione igiinra, o fìnf^e ignorare che 

uo c'è diritto rooiro il diritto. C'uii^di, lasciando da parie che queste 

tesi non sono irrevocabilmente sibilile se non ueU' immaginazione del 

ponule rivoluzionario moderato, e che il Sommo Pontelice é per dirìiio 

wmfK il sovrano del buo Slnto, e lo ft in modo imprescrivibile; \'0[tmwnr 

Ha può ignorarfit e se l'ignorasse potrebbe chieilerne all'onorevole dì 

Bobilantf che Dell'ordine diplomalicci, nessuna Fnleiiza ha mai detto che il 

Hftk aou sìa il sovrano del suo Slat<i ; tJiiU) vero cbe il (lorte dovette, al 

Qttgresso dì BeHino, ritirare la mo/.iojje da luì falla a nome del Governo 

Italiana, che fosse riconosciuta dalle potenze riunite io Congresso l' Julia 

«li eoo Itoma capitale. Come dunque asserire cosi caiegoricamenlc: 

Boti sUtbfìtttf sul passato tion sì ritorna? 

U earioso si è che la Riforma, commentando l'articolo ùeìV Opinione 
proromffe in queste parole di una spavalduria che tiene il luogo dì mezzo 
Uà la grtHaijgKte e il ridicolo: < Sarebbe pessimo consiglio, cosi l'organo 
dì Fraucesco Crispì, sarebbe ora pessimo consiglio di piegare dìnnnzì al 
Vaticino per paura di Dismark, come, pur dicendo il contrario, Unisce 
»l consigliar VOjunióHe. fedele in questo ai suoi vecchi ideali. (ìontro 
Bismark, contro il Papa, contro miti, un solo conteso può valere al- 
Viulia: quello che s'ispiri ail una coraggiosa e risoluta tutela di lultì 
gl'b)tcre>si morali e maLerìalì della unzione; primo dei quali è certo 
l'iidìpemltìnza dall'oscuraniismo, dal Valicano rappresentato. > Anchn il 
tlfispì ha tlitnquc paura! Ma paura di cho? Che riiorni il potere tem- 
porale dt't Hajia? Chi .sa? Tulio ^ jioNsiliìEe a que.sto mondo. 

9. D'altra parte che ci sìa per l'aria qualche cosa sì sente da lutti, 
udie da quelli che alTeltano ima certa inUiUercD», come se si tenessero 
per Kìcurì da uno di quei colpì con cui la Provvidenza suole atterrare 
k più suf<ert« altezze. La prima a sentir rapprcs.sarsi della lempcjita è 
Il Massoneria, la quale, perchè il Pape non le sfugga dalle mani, né 
Roma rìloroi a lui, come prima, ha pro.«:> 1e sue precauzioni, e avvisato ai 
provvedimenlì. Si legga infatti la Capitala del 4 marzo e vedrassi, che non 
ci «aoM malo apposti. L'or^Mno dei radicali scrivea in quel giorno. « Il 
Vaticano, ora assediato, fra pochi mesi sarà bloccato come una fortezza... 




I?0 CRONACA 

UD rìcchissimo israelila di Torino ha acquistalo proprio sou^) le mura 
del Valicano iioa larga mai d'area, al solo scojk» di erigere ìi un colo*-i 
sale tempio israelitico, uoa specie di mole Adriana, dei cui siiidii e di- 
segni veoDe incaricalo l'ingegnere Arnaldi. > t^ la Cnpitnìe conchiude:' 
« e' ioganniam'}, questo è uno dei mezzi pii( pratici per tscìuglierai 
Ja questione vaiJcaoa: si meiia il blocco ai palazzi ap'>stolici; il prt^tK 
niei'o presLAo tardi dovrà arreolersi. » Ma questo, se noi vediamo nuUa,i 
è dar raj^ione a tulli coloro, che con il Papa dcpinrann Io sialo di raorals 
e maieriale prigionia in mi da piii dì tò anni gt^me il Ca[>o della Chiesa. 
U Lloi-co, nd assedici che vogliani dire dei palazzi apostolici, nei biechi 
disegni della Massoneria è il primo mcz/o per finirla col Papa; il secondo < 
è la dislru/.inDe o meglio la trasforraa/irtnc di Roma orii^iiana in cilU 
inieramenie civile; un tenlativo cioè dt ritorno al paì-Mnesimo. Di questo 
è un pezzo che s'erano accorti gli uomini di senno, e doì, con luna la 
stampa cattolica, avevamo in altra occasione gridalo al Vandnftsmo 
rivoluzionario che col martello in mano si arrabaila a mutare di punto 
in tiiauco il carattere cnsiìano della ciUà dei Papi. Ma i giornali libe- 
rale^clii aveauo fatto orecchie di mercanle. Non cosi oggi che alla voce 
dei giornali caliolici si è uoìia quella di autorevoli e compeienii «iranieri, 
che questo empio vandalismi) massonico hao tolto a sfatare, come coo- 
viensi. Tra questi, dopo il Mommsen « il Gregorovius, si è segnalalo il 
prof. Ermanno Grim « chiarissimo scriiiore d'arie e di lettere », come 
Io chiama la RasseffnOy ed è di fatto. Ura il Grim ha pubblicalo testi 
nella Deutsche Uudschau dì Berlino una sua leiiera magistrale da Roma, 
che ha mesiio a rumore tutto il campo hberale, dal Governo al Municipio 
romano, dalla Sasseyna alla Capitale. Il Grim accusa gì' Italiani inse- 
diatisi a Roma di aver fatto qtiod nm fecorunt barbari, e di conlinuare 
a fare quello che non si permisero le bande luterane e calviniste con- 
dotte al sacco di Roma dal Conastabìle di Borbone; né ^h con parole, 
ma con fatti di tanta evidtwza che nk il duca di Torlonia in Campidoglio^ 
né la Ritiseffna col suo Siminnco han potuto meiiomu mente indebolire^ 
Lo slesso C. Guerrieri -Gonzaga non polé a meno, vinto dall'evidenza dei 
fatti addotti d»l Grim, di confessare « che alcune delle cose toccate con 
aspra mano rial Grim, ei paiono degne di discussione e di considerazione. 
r.a nuova Roma pare incamminala a gareggiare nel hrultn, nel mostruoso, 
nel volgare m\\p, moderne ciuò, mentre poi, assai meno di queste, cura 
l'igiene e ciò che serve ai bisogni ed alla ricreazione del maggior numero 
dei cittadini. > hi coochìude: « Facciamo in modo di iraiieaerla su questa 
vìa che in pane disdice al valore-storico ed artii^ico della vecchia Roma, 
Cd io pane ai piii alti interassi della nostra (?) capitale. » Vana lusingai 
« 1 democratici, dice l'egregia Unità Cattolica a. 60, si vantano di 
migliorare Roma colle loro distruzioni; ma essi non sono guidali oell' im- 
presa stolta che dalla rabbia contro la Chiesa, e dall'avidiU del lucro. » 



CONTCMPOAANEA Iff 

10. n ilisairo ferroviario «catlmo m Montecarlo « Uoceattruna il 
IO ÓMrzo è slato sfiavenievole più che nm sì fosse credulo sul M prin- 
dpto. La eaiastrofe avveuoe a '200 meirì da Moniecarlo verso Rnccabruii» 
utpT* uu perit/ilnso iihìpiano in piTOpetlo del mare. I dtie treni viaggiatori, 
pQveDiciiti l'unn da Suza e perciò dalla Francia, e l'altro da Vcniimigha 
t (CTÒ dall' luilìa, spinti a grande velacìlA, sì urtarono in modo spaven- 
tefolc e jjfueinironn iiuasi l'unn denlm l'altm. I vagnni e le macchiutì 
hraurono un niUL-ciiio di roviite; le macdiine andarono in frantumi. Tre 
nguoi, ici cui si trovavano cinqtie via;.;giaiori. e la parte di una mac- 
dtitu preci|>iLsroiio in mare, V.a capo-iieno mori annegalo. Si ^ voluto 
tv credere clit; i morti sieiin siati IO e i feriti SO, ma si assicura che 
li oumefo .sia ittai > ìtea ma^^iore. La colpa della caiasLrofe pare che 
ridila in ra(>lia parte sul capi sia/Jone di Montecarlo, che venne arre- 
nalo; aiK'lie il capo della stagione di Galté-Hoccabruua non è scevro di 
r«^p<>Qsatillill 

L'Iieriori notJEÌo pervenuteci aggiutigooo che, il friomo Id marzo. « 
;proeed«tie alla islmtioiia contro il capostiiirionR di Montecarlo, e furono 
tutninaii lutti gì' impi&^ati che trovavano alla .sta/ione il giorno detU 
utasirofc. lindicì uomini di suppleiiieuio entno .siali spediti a .Montecarlo 
jKtkn il servizio di coloro che furono esjiminitti. Il capo stazione Chapuis 
( rolpevnle di avtTO confuso il suono di due campanclln. Quando infolti 
li cjm[iaoa son() due colili, cift che significava il treno essere partilo da 
Kocc^Firuna, Chapuis senza liadare al rumorn dei colpi, credeitc che 
bue uno dei suoi impiegali che dava il segnale della parlanza del treno 
Jì Montecarlo; e lasciò che partisse, credendo libera la via. Il suo errore 
(u dunque la eausa della catastrofe. 

11. Pochi socialisti, non più di nn centinaio, snpravvegliali da mag- 
^or ournero di potiziolli m assisa ed un hr>rghese ehhero il ticchio di 
caniMinorare il 19 la Comurm parigina di scelleral;i memoria. Al Campo 
Vanno dt!(x»sero una corona sulla tonila di un loro collega socialista, 
du non el)t)« mai a far nulla colla Comune; ascoltarono un'arringa 
iNigovernaiiva e antimonarchica, non mdto lunga per verìU, liscliiarooo 
«a ispettore di questura che cMie il coraggio di chiamare al dovere il 
fwwo oratore [nijur.irsi! im tipografo a nome RoiclliniJ, urlarono e sma- 
oiarono un poco, ma poi si mÌ.sero la via tra le gambe e corsero a bevere 
n gotto alla salute dei comunardi avvenire. Ma la vera commemora- 
liOBe fu quella che si fece in due tarverne presso S. Lorenzo extra 
mùaiia: colà demro si mangiò, si tracannò, si Lrìpiidiò senz'atcun grave 
iDcaDTenicnle, dacidiè i (fuoslurini facevano hiinn servizio, o d'altronde 
iumpi non sono ancora maturi... ma matureranno. 

Dove le cose andarono male fu al Testaecio; quivi una mano dì gio- 

avvioazzati penetrarono nel Cimitero dei pniiestiiuLi, divel^ero la 

che sta sul monte, la fecero in pezzi, che poi gettarono ijua e coli. 



122 cnoNACi. 

Vi tu qualche opposÌTÌone da parie di atcutii guardiani municipali, mi 
gli empii rurranti la vinsero, sicché poterono condurre a totale cnnijà* 
mento il loro sacrilego divisamenio. Il giiaie, hencli6 trattisi di cimiten 
protoNtaitte, non cessa di essere mie; ijerocchè da cerla canatflia ti 
guerra si fa alla Croce perchè (^coce, luiJitTtìrente \ìm se sia caliotica 4 
prate^Lant£. 

13. Per predisporre con preghiere e con atti di pietà te Te^te, che 
l'intero mondo cattolico prepara pel Giubileo Sacerdotale del Santo l'idre 
Leone XIII, il Comitato generale dell' Upera dei Congressi caitoUci (Mr 
mezzo dei suoi Comitali regionali sta organizzando pelleghoat^gi ndlt] 
varie Itegioni d'Italia per vì:^iiare ud p. v. mese di maggio la Santa Cm 
di Loreto. 

]l Santo Padre I^iie XI[], dietro ist^nM umiliatagli dal medenmsj 
Comitato generale, ha benignamente concesso che la visita che si IMJ 
alla Santa Casa di l^reto dai pellegrini organizzali dall'aniidetia Oj 
dei Congressi cattolici nrtl maggio p. v., valga per le sei visite prescritte! 
pel conseguimtMiio del Santo Giubileo, purché i pellegrini compiano um^ 
vìsita pfr una sola volta alla rispettiva Chiesa Parrocchiale. 

Sua Eccolleon Ktùa Mons, Vescovo di Lornio si ò compiaciuta Ji. 
auloriziare i <accrdoii tulli, che prenderanno parte agli anzidetti pelte-] 
grinaggi e che sono coiifessori «elle proprie diocesi, id esercitare 
mimstero nella loro dimora a Loreto. 

I Comiiaii regionali della suddeiu Opera sono particolarmente li 
ricali della organi/zazìone di questi Pellegrinaggi. 



II. 



COSE STRANIERE 



ami 



FRANCIA — I. Asicnsione del!» Francia iieltn quesllono ori.^mnlc — S. La 
i-eonomica — 3. II bando d'unii Orleans e rfiìi Uoniipsrte — 1. La ItlnrU iti 
porre i runrmlì cì?éIì — 5. Ii'n«v.-iiil>lei3 f^eaeratc (t« Circoli cattolici open! 
PorlKt — (}■ La c«Hbiiiu dt;! V«»oto di Pumìers — 7. Udo rotta intHSMilia 
Porip — S. J^ rallacie ilH imitato conchioso col Mada^'aKar — U. L'aiuil 
sario di-Ila (tmnuDO. — 10. hnìlo al Coaicn.'sso vucaii^lko di Tolina. 

1. La sola Francia, quantunque la sua azione diplomatica sia stai 
eguale a quella delle altre potenze, si è asteouia dall'iuviare le prof 
navi neirpigeo. È staio \i«r opposizione all'Inghilterra o alla ijirrmai 
che propugnano gl'interessi della Turrhia a danno della Orecia, ovi 
accorgimento politico di non andarsi a impegnare in una questione rwl 
quale si potrebl)cro trovare compromessi i principi! libcrah olio la Fr 
professa o di cui sarÀ setn^ire l' antesignana, (Indi') quel l)enedi^to 
sari governato dalla rìvuluzìoue? Vi lia chi crede, e noi siamo dell'ai 



COST8lffOnA»tA 



m 



enstoro, che. lulte e (ìae le ntn^tìi aUìman infltitio nella deler- 
mnuDone presa di non manilare ie su« corazznte nell'H^eo, come con 
tuta leggerezza ha Tatto l'Italia, per avere la meschina sodithrazione. 
ebu! riUilta eatra seR]{>rf^ se non la prima, non ultima in Limi i;li atTarì 
che si agitano e si discutono nel gi-andn an^opa^o dell<^ nazioni. Od 
rimaueiite, che la Francia tenga un contegno prudente e rìstirliato nelle 
Uoni estere, k una ini[A>rio^a noressil.^. Assorta ttellc (jiiestìoui iii- 
ndla crisi economica, negli sciO(iert che minacciano I" ordine so- 
tiàky nelle lotte instancahili delle ragioni polìtiche, è savio consiglio dì 
(bi governa la R'ipubhlica. ch^ non disperga di rnori le stie lwz&. Ma 
fUMU politica se è un bene da un lato, è un male dall' altro, perchè 
iQgbe alla Francia ogni prestigio e la fa discendere dal grado emioenle 
che ella el't'C sempre nei consìgli dell'Europa, e Dio non voglia che la 
ridarà un giorno a non cadere in quello slato ove cadde la Spagna per 
le Mie lunghe e dcsolairici guerre civili. 

3. Ma anche nelle questioni interne il ministero Frcycinet procede 
eoo grande cautela e palpando le pa.s.>iìoni del giorno. Dicono che il faccia 
I«r evitare luUo ciò che potrebbe maggiormeute dividere il partilo re- 

rhblicaiio, minacciato sempre più che dalla nutnarcliia, dal soclali&mo. 
ta soliU jxiliiica deU' opportunismo, il quale in Franniu come ali rove> 
Don mira che a lenirsi in piedi ed avere il mestolo in mano. Sventura- 
lamenie la crisi economica b eommerdale si aggrava ogi>i d\ più per ì 
coatuiu) scioiicri, ulcuni del quali sono stati aci;ompagnati da fenici mi> 
ditti. Il pelosi è die perOno l'assassinio dell' inrelìce Wairain a Deca- 
uville, ha travato difensori nella Camera dei deputali. Grande è dunque 
j] malessere in Francia, e ci sembrano pr>co adatti i me/zi immnginali 
farlo cesure. Qualcuno di essi va addinilura contro lo scopo. Si 
ige a ta) grado dì demenui, che per proleggere il lavoro nazionale sì 
vorrebbe rendere diflìcile agli stranieri il soggiorno in Francia. Ma quando 
Francesi saranno nusciii ad allomanare dal loro paese, e segnatamente 
^^lodi centri industriali, come Parigi, Lione e Marsiglia, gli stranieri 
prò ne ricaveranno per migliorare le loro scadute condizioni econn- 
f tjual poivili) si è mai arricchito chiudendo i propriì confini agli 
pnpoli? ivi resto i fautori dì qnesuo provvedimento dovrebl»ero ri- 
fluiere clie uno dei mali, a cui soggiace in questo momenio la Francia, 
è la iliminuila cspnnanione ilei suoi prodotti, il che dinoia chit gli altri 
(i^lì, pr>it(re<liti iicllfì industne, tendono a diventare r>gai giora<i meno 
Iribatirìi. Ouesla naturale tendenza non potrà che aumentare per 
-^iQO degli slrauìeri dal territorio della Hepublilìca. Certo nesi^uno 
<i>Q aspettalo che si pote»iero rimeUere in luce siffatte dottrine in 
fiMio secolo decimonono, e pres.so nazioni, come la Francia e la Prussia, 
feijuali, sebbene per lini diversi, han fallo dell' ostracisiDn un provvedi- 
booto di ecuDOniia e di sicurezza pubblica, come si diee. 



L 



l?f CROflACA 

'i. Uo aliro gravissimo errore si avrebbe voluto commi-linro col bsodt 
degli Orleanft e dei Booaparte. Fnnuiiaiitmeiitfl i mitiìsirì otitvro ffta 
abbastanza a non Tarsi trascinart» da quel gruppo di rppiiblilicsnì cbe 
Tallo dj soperchieriR p di vinlcnzR non la cft'liino ai pii'i Torseniiali desf 
che rammenti la slnria. Itjfatii, il l'J di Tebbrain la Conimissiorke d'ini 
zialìva della Camera, dopo uditi i miiiisiri e presi gli accordi con 
loro, respingeva, con IO voti coniro 7 la proposta Durhi^ di cspnltere di 
suolo francese i Principi d'Orleans e di Honaparte ; approvando in quel! 
vece, con I f voli contro fi, la proposta Rivet di dare semplicemfiote 
ministero la TacoltA di cacciarli in esilio per decreto, se cominelle 
alti noi-ivi aria sicurezza dello Stato. Ma questa propoMa, acceiiala 
altro dalla Camera, se non é pance focaccia; anti (ptalche cosa di 
perchè lascia all'arbitrio del ministero il giudicare sp convenga cspellcrl' 
e iien« sempre sospeso sul loro capo la spada di Damocle. In qwaVt 
casionp non polca mancare che il principe liìrolaino lìonaparie, ì\ 
preleudente all'impero, facesse udire la sua per nienie autorevole voc 
Il principe Napoleone padre infaiii, ha pubblicato a lale proposito, 
specie di raanif.'.sio o circolare che dir si voglia, per separare la caos 
dei Bonaparie da quella degli Orlean.s. Però non si può dimpiilicare 
sotto l'impero di Napoleone III gli Orleans e ì Borboni furoin barn: 
dalla Francia. Ma i tempi sono molati, e d'altro canto è nhìaro che 
prìncipe Napolrauc ha pre^iudJcalo sé stesso e il proprio parlilo domai 
dante che il ifoverua della Rfpubtdica adoperi due pe.ii e due misure, 
notevole, ad ogni modo, die 11 suo manifesto non ha falto né caldo 
freddo. Ciò prova che l'autoritii del Principe » k fatta anche più se 
cbe io passato, e che nulla ha da temere da lui la Repubblica. 

4. Trasformare prontamente e colla forza una società cbe da 
è cresciuta alla scuola del Cristianesimo sarebbe una vera illusioue. 
sètte anticrisiiaoe in Francia l'han compreso, e quindi si affidano 
libertà per in^^nnare col suo nome le molmudini. Cosi la proposta 
legge che portava il titolo di ìe>}gf sui funerali cmìi u religiosi è 
tornata il 1S febbraio dal Sanalo alla Camera col nome di legge 
libertà dell' '•.■requie. f/inioMerante tirannia di quelita leg^e fu eloqa( 
temente smascherala nella prima non menu che nella seconda disciiss)< 
che ne fu fatta nrtlla Camera. Ma che giovarono luUe le arringhe de 
oratori cHllolitn i^er iniperlire <piest' eccesso di tirannia mascheralo 
nome di liberti^? I.a legge i: stala iiiesorahilmcnie votala. In virtìi 
questa legge il minorenne, l'incapace perHoa, possono regolare prima 
morire il carattere del loro funerale, senza l'assisltiTiza del tulore o de 
curatori^, ma con un semplice scritto strappalo forse alla loro ine.speri<>(i 
da qualche società di propaganda per i funerali civili. Trenta o qui 
rant'anni dopo la morte, sebbene il dicliiaronte sia trapassalo cristiana 
mente, se non v'è stala una disposizione testa monta ri a, il cadavere di^ 



co^TEM^onANeA 



125 



' !■? [iroin-icia JcH'aifisum. i cui agenti ciierplibem la famiglia 
lunaazi al tribunale del sìu'lice di i»ace. K pnicliè non è iwssihile 
'1 definire io 31 ore [(lerioio diiniDlc il quale può sospendersi l'inumi- 
Tiriiii^j U> (iradrlie necessarie iHjr In viiriliea delle scriuure, delle maai- 
hia/jo!ii di volouiiì, eer. cosi il sitiJac) ette, come il ^indire di pace, 
f uà iltpentlenU.' dal governo, ptiò ordinare provvisoriji melile ì) seppelli- 
I <- m$\ l'erTeito di un runerali; laìooÈ olLenulo! In bit cÌrcoslan/.e 
kl ^ II', dii dttlla .siiiìMn fanno chiasso e si daa l'aria su|ifrha e Iran* 
folla del vincitore, accusando i caltfilici, cioè la famiglia itel morto di 
nUre i cadaveri; ina i .«eilarii della Camera .sarmo benisxitno quel che 
tanno loro delio i cons^rvalori, che cioè la Cl^ie^a rirmia dì ricevere con 
vutì e prc^tiiere il corpo di chìunijiic ha pas<)aio la vita e poi è morto 
hori di essa. Sanno tuito ci&: ma ad gìesì conviene di mcniire; e-^i te- 
mono di perdere un'altra preda come il IJttn^; e la st^xìsiicit degli 
ntpedali idaliìlisce che i 9 decimi dei malati oell' entrarvi s' iscri veano, 
I*r ihimaodare i soccorsi religiosi, in un re;^stro che ora è stato tolto! 
La perse^riifioue, quindi, to riconoi^cono tutti, va diventando o^ni di plii 
nnica e hbtillanle; non hasla pid l' astuzia, la violen/a ledale aiuterà 
rtos^oaincnlo perverso, percliè la passione settaria k intpa^ieole di rag- 
pitogere la meta. Per quanto pei^ questo stato di cosp sia doloroso, non 
T> dubbio che la violenza ^ minor mate dì un'az)on<! lun^'a ed ipocrita: 
h1 rooodn cattolico sì spera inTatti in una più pronta e più elTicace rea- 
ànne di tante aniioe neghittose indilTerrnli. 

5. [alauLo che i malvagi lavorano a scrìsiiaueggiare lu Francia, i buoni 
JHM si sUUKano di ÌRualure artjìut al torrente dell'empietà. A questo 
mirino principalmente i Circoli cattolici operai. 

Il ir> fel'Iiraio sì fece inraltì a Fari){i l' apertura dell'Assemblea ge- 
nerale di questi cìrcoli con una allocuzione pronunfiata dal R, 1'. xVlel. 
La prìroa tomaia dell'Assemblea fu presieduta da Monii. Reichard, a cui 
U flgDor de La Bouillerie, antico ministro, precidente del cnmiiaio della 
Società augurò il ben venuto. Poscia ricordò in poche parole ciò che sono 
i nunhri della Sficieià, ciò che vogliono e ciò che fanno. Monsignor 

jfiuiore loiò in modo speciale la Sociel:\ dPi circoli jierrhè si man- 
io una perfetta sommissione agrinse^iameniì delia Chiefia « impe- 
rocché, e^li disse, le quisiioni sociali sono talmente delicate che .sarebbe 
ve errore il non regolarsi ail ocni isianic! colle normp df^l Maestro 
bile delU verità. » Ai^giunse lIonlmentR che prnviivu indicibile gioia 
od potere ricordare ai membri dell'Assemblea urta parola pronunciala, 
circa dinoi m-ui fa, duU'I-lmo Cardinal di Parigi il giorno in cui fu più 
^ve il perìcolo di perderlo: « Una delle niiu grandi cons dafiooi a Fa- 
ri^ ecjli diceva, è dì avervi trovato tanti cristiani e laute cristiane che 
s dedicano a lotte le opere buone. » 

U 10 U loroala del luaitino fu presieduta dal conte Alberto di Mun; 



-^ *^= 



iii-wa r- 



m 



CRONACA 



qiiel[,*i del pomerìggio fu chiusa da un eloqueoiìssìmo discorso dì 3ioo 
signor Uoiirrei, Vescovo di Rodei. la sei":» poi vi fu seduta iminia 
lavoro iolerno. ]l signor I^one tlarmel esortò caldamente i coaiiuiì 
guardar!:] fl-illo AcorAggiameno, e il coni? de Mufi ìnsistetle sui dover 
sodali che le circostanze impongono alle classi elevale. 

6. Il Consiglio di Stato, com'era per altro da a!t{)6llarsi, condannav 
il 15 febbraio la Lettera pastorale del Vescovo di Pamiers ai 35 pr 
privali dal lìoMet della loro Indennità per avere tncoragirialo gli eleUoi 
a favorirli te «candidature contrarie al partito repabblicano. Il decrei 
contiene le seguenti necuse: 1' di essersi il Vpsoovo di Pamiws ingfrit 
nrt crit'Cftrc un allo della publiHua autorità, mediante una lt;tiera pasto 
rate, letta dal pulpito per ordine del Vescovo; 2" di avere dichiaralo clii 
la decisione ministeriale priva officiatmpnle dei loro pastori più di 30 mil 
cattolici» non pssondo i 35 preti dal T' diceml're pifi obbligali a com 
pierc le opere del loro ministero; invece di provvedere a quel servì» 
legaliHP.nte ohbìiyaiorio^ di avere intPri«!ll!ito dirMlamenic i fedeli 
pmvoratu uel loro spìrito il timore della sospensione del servizio rei 
gioso; 4° di avere cosi snaturato ii caraiterK e il senso della decistoiM 
ministeriale, e fatto uso di un procedere capace dì turbare arbìtrarìameoti 
le coscienee. Cosi P ukase del Consiglio di Stato; ma da tutti i peti 
catlolici prorompe ora una voce che dice come non si sia mai visto ani 
siiDile offesa al buon senso, alta gìusiizia e a tutti i doveri di un goverK 
che rispeiti si stesso e gli altri, e che miiìuri le conseguenze dei propri 
atti. Il decreto del Consiglio di Slato provoca molte considerazioni, 
vero no infatti che il niinislPo Gohlet ha soppresso l'indennità al [tre* 
della diocesi di Pamiers? Pi vero o no che ai preti privati della indenni 
mancano i mezzi per vivere? Qual maraviglia dunque che l' egregio p» 
slore di Pamiers abbia avvertito ì f«deii degli efTeiii inevitabili dell'aU 
mìnìsterìale, cioè che saranno privati dei loro pastori? Il vescovo no 
dovea dirlo! Ma perchè? Dove.i egli rendersi complice col silenzio? 
governo sa il cattivo elfello della sua persecuzione; ma non potendo fa 
altriiuenlì per i m passi hi iilA di resistere alla massoneria, corca di velar 
abilmenie la violetiza. Inalile! Né i cattolici, né tulle le persone impa 
ziah s'ingannano. [<a persfcuzion*:, da ipocrita qual ^ stata (inora, diveoi 
Cìnica e viotenia, ma occorre ancora tio passo perchè divenga apertament 
sfacciala. 

7. Che poi la massoneria imperi in Francia si rileva dalla grand 
pubblicità che ah alle sue feste. Non sarà dimenticato inietti 11 banched 
che In massonica loggia la Juaficf, diedi- il li del mese di febb 
Grande Oriente di Francia, presieduti dal signor Carlo Floquet, 
dente della Camera dei deputati. Alla tavola d'onore accanto al Floqi 
presero jìosio il signor Lockniy, ministro del commercio e dell'inda 
Upportuu, membro della loggia Justice, e varii consiglieri munid; 



COSTfiUPOnAXK* 



127 



Vani brìnilisi fiirooo fatti al presìileiue della Repulihlìca, ai due primi 
doli di Parigi, che auistevano alla fe-st», alla stampa e ai propagatori 
puhljlica iiUnuioac. Il liockray prese U parola e dopo aver detto 

8àrà brt^ve per noa ritardare l' ora dai ballo, soggiunse che, ooaostaale 
l'oMto iQ cui ha lasciato per qualche tempo i suoi doveri massonici, egli 
iiahloal potere fedele ai suoi principii e pronto a difenderli. « Se voi 
Mlale su noi, egli disse, anche nm vontiatno su voi, per questa propa- 
Dftda ammirabile che voi fate. Che saremmo noi, e che sarelihe oggi la 
RtfHihbhca, se souo t'itnpero, ({uaiido bisoguava resistere al tiranno, voi 
Ku foste suiri là, imponendo la vostra volontà al paese per dargli la re- 
pubblica ? Sieie voi che nelle vostre assemblee, uelle vostre feste, nei 
VMlri ^ornali, spandete le grandi idee della f^iiiMizia e della fratellanza. » 
Uu&sio è parlar chiaro! Il Loclcroy terminò propinando all'avvenire della 
framaia!»onena e in particolare della loggia Justìce, E questi sono i mi- 
nistri che Koveroano ora la Krancia * Né in Italia si su neglin. 

8. Quando fu proposto alle Camere di accordare un credito di 7ó mi- 
fiooi pel ToocbÌDo, il miuistero, afTme di conseguire ciò die domandava, 
diede il fausto annunzio che s'era ciiHichiusa la pace col Madagascar a 
condizioni vantaggiosissime. Or bette questo trattato, cosi vantato allora, 
a cbe rese un si grande servizio al gabinetto Freveinet, non ha potuto 
resistere all'analisi, a cui è stato .sottoposto dalla commissione incaricata 
di esaminarlo. (Juando infatti si è avuto sotto gli occhi il testo autentico, 
Ù è riconosciuto che non conteneva realmente un artìcolo che si potesse 
dire vantaggioso e favorevole alla Krainria. K questo è il luiwtr male; il 
|ieggio si è cbe vi si trovarono clausote sosp<!iie, equivoche, e di una per- 
Adia ule da aversi raf^ooe di considerarlo come un trionfo polìtico del 
governo malgascio. La Commissione én effetto ha riconosciuto, per esempio 
die r articolo 1 1, il quale mt^te in ajjparen.u) gli Stati dtOla Hegina del Ma- 
dagascar sotto la protezione del governo della Repubblica francese, po- 
teva imporre, in certi casi, alla Francia, gravosissimi doveri. Kssa ha 
pure rìconosciuio cbe 1* articolo 'ì pone la Francia nell' impossibilità di 
tttnnre dal suo protettorato vantaggi commerciali ed industriali, e ba- 
Hava quel solo articolo per ridurre in rumo tutta la teoria de^h sbocchi 
tanto .«frullati dai signori Ferry, Lanessan e consorti. La commissione ha 
notato alire.sl che, coll'anìcolo U, il governo della Repubblica olfrtva alla 
Rgioa del Madagascar tutti gli istruttori militari, costnitiori ingegneri, 
ynfesaori cbe le potessero giovare, ma che questa olTena era puramente 
pbtotitt'a; che la Regina era perfeitamenie lilwra di non accanarla e dì 
— '-r n> questi funiiionarli ira i sudditi di Sua Maestà JJrìiannica o del* 
i.ìtore di (ìerroania. Ofianto poi all'articolo relativo all'acquisto 
•Iella proprietà, nel quale consiste, in ciualche guisa tutta la questione, è 
GQOcejiilci in tali termioi da renderlo uua pura finnone, perche, non pre- 



138 



CRONACA CONTEHPORAKBA 



vede aicnna saozirtnt? nel caso ni cui il guveruo iii:il;ja.^ìo si oppone 
alla rouc)iìu.sJi>ne di coutratli di aflìtU) {ter un lenijn delerniinato. 

Ln Coiu missione inLinio. no» ptiLendo T^re altrimenti, propose Taf 
provmom del irailair), ma con f^ Umido linguaggio da lasciar miravi 
derc di esservi cosirecia. la discussione che s'impegnò nelle Caro* 
per que.<o tra nato fu Ijurrasmsa e scoperse, di nuovo luHe le piaghe 
della politica coloniale, così le^^genuenie intraprese dalla consorieria F^ 
Tuttavia il 27 felidraio )a Camera dei depnUli, dopo avere udito il _ 
dente del Consìglio approvò con 4'iO voli contro 'Ì'J la ratifica del iraiial 

ì). L'acmivcrsfirto della Comune é slato solennemente fcsicg^alo 
Parigi e altrove il 19 di marzo, con banchetii, riunioni e conferenie. 

Il prìncii>ale banclKito, organìnuito dal Gomitato cenintlu rivohii 
oario, si tenne nella sala Kiviu a l^lrigi, sotto la presidenza di Viiilt 
assistito da Rocherort, Camélioal, Boyer, Kiides, ed altri. Vi prespro 
pifi di 81KI persone, ti die persone! Durante il pranzo quella for^irmil 
di Ijiisa Miclit'l entrò nella sala e parlò Lrevemente, salutando la fnttsti 
ricorrenni dell' anniversario della Comnne. Alla fine del hanrbetto Vaf 
lant, Rochefoit e Cami'linat fecero l'af^iologia della f>)rauue e bevftU* 
alla salute dei minatori di LK^cazevJlIe: dissero ini le altre cùse, spera 
Odi prossimo rìlorao della rivoluzione. Povera Francia! 

IO. Anche (jueM'anno nella Francia Calloiica sarà tenuto il Gong 
Eucaristico, dal quale si ha ra^ooe di sperare truUi anche più cof 
dì quelli di cui furono fecondi gli aliti quattro celehrati negli anni pr 
oedcQii. Quello del presente anno si terrà uà il 'iO e il '^j di giugno iMlt 
cittì di Tolosa; e, come negli altri, vi {lotranrio aver parte ancbe 
tolicì di altre nazioni. Per inrormasioni più particolari si può far capo 
Segretario dell'Opera, Roe Negrier, n, 9 a Lilla (Nord) in Francia. 



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» Olivi- ^ -alÌB Xniv. 
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3, p. p. — Doriieuiuo Pa- 

Nfo S Gregorio Ariueuo. 2. 

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troadwar. 

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.,i.-du Utotitiiii, Via de] 

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ìanaparte, OO. — M.™» V," 
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Via dell' Cnivfrsitii. — Cnv. Fed. 
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Udine. Prak-lli Tosolinì, librai. 

Urbino. Pelrsnguljni. 

Venesla. Comm. Andrrn Battaggìa. 
Tipografia Emiliana S. Giacomo 
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Verosa.. Fp1ìc« Cinquettì, libraio — 
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QUA8 IN Si:ilOI,lS TilACTANTim, KVM: PHIWl'« PIORST* ET KXA(,TA. 

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di pagioe KI4, il lerm dì pagine fiUO. — Prezzo L. 15. 
Si veda la rìvìMa die oe racdamo in questo ste&so quaderno a pa^. B\ e 

LA CONTESSA INTERN&ZIONALE 

R.vrcnxTo «lei P. 010. GIUSEPPI? FfUNCO d. C. d. O. 
Seconda Edizione conforma al lesio pubblicato nella Civ. Catt. Serie Xl( e ' 
irava.ni*nts oorretto dtiU'Aatoro 
l'rain. tip. GincheUi, Fi'jlio e C. 1836. Dtvtvnl. in 16. PTfiz 
Tratta la ittorift dol It^TO-^l, e ah orrorr della MaaftODflrU n^. . 
apttoilliUQDttf dalla Loga 8ocinlista IuterDazioaal<^ ìq lulio, S[iaaaii. Krai 
RaMin, U perfidie ftftttartt? in tutto le attin«n/.e d^lU viia ^oiiato; p Iqf 
trappDno 1 grandi «Bcmpii <lena CHifidii catr^idicii. iiniroilui-aziont. D«ll4J 
ceni», nella a.-i-jimu K pori i p^rsonng^^i d-;! tnecouio. p'r una svurìC 
serie di awauture, »i Irovaao al cìui';d(o dtr^Ii errori Ii[)cr4li!<»cbi pid di<l 
e De fsizntvì illnmiDati d^lln verità sinagliaDla dulia r<'li_'ì m'? : n%v:ii 
coooi'io Vaticano « nll'auticoDcilto OBpoliUoo, al comun,- -7 

l'o^pizici Cat'.oleiifrii e ftU'utfcrnala bolgia dol Cainuna di .3' 

«cullo raet-'oglii? )■ fi'utlu delta sua aetnieata. Ti ai A nift;ÌuuU una T<i,vuJa 
materie, importante. 
Si rendt nirt'IPtio emtrale lIf■liaQlT.Ca^L e prntiio < princìpth OffffUi .ì^ln 

P. RAFA ELE CERCIÌ d. e. tf. G. 

IL LIBRO DEL PERCHÈ IN FATTO DI RELIGIOHE 

8S00in>A EDZZtOlTE 

Napoìi ■l'-ii/o />)ifw/r-f/*Vy di S.ifrni'trc J/'irc/iw, Viro ii^iSS~ 

e ' II. ^i. iS'NJ. In 16. rìi pf>fj. 3Hd. Prerzo L. 3. 

l,a molla opportmiilA •} g'H al': ^ rjucsl'npeva, Ji cui Irati 

plarnsutc io una nostra Rivista (■■■ , l i^ll. pa-r. Qi » w\s.\. luu 
che jn poclia SGttlri.auc qo Tu <jB«ariia la priiaa hIIiIodc. tJ» tncontu 

fiià fftforevfile nr^rTjrinri-^i a quoatn Heconda. In «l'inlf ^l il ti:(tsi7i.H 
« prima <lj ■ i; potcvili r • ' l, 

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AVVISO. — Chi volesse cedere aII'Amminl«nr;i 
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I'r»t". Tip (>iaili«m. Ki,|l»u e C 



PtO UOIIUNI. r;<r«Nlf nuy»! 



T.A. 



min CATTOLICA 



Boatta populta cuiu$ Dominua Deut ciuf. 
Psiui. CXIJII, 16.. 



ANNO TRIGESIMOSETTIMO 



;ERIE XIII. — VOL. II. — quaderno 860 



mmCB DI QUESTO QL'ADliRNO 

tir, ^/i.MiL(3»ll) rtTAtlA — Il MAtE ì'ig. ]^ 

AtliO UBLr.' ENCICLICA « IHlTORTALe UBI >....,.. . . » 1 43 
i ;^ .^' -»0 LlimO SVI. « SILLABA • 158 

I DEJlfXlTTl • Ì79 

XII. I.'abtMiii'Ioo') «- ivi 

XI1[. Il !:occorsu del cielo e la Iniona Gliila. . . «. > IS*Ì 

XIV. L'KrmHinJa e la sua vìla , • lf<9 

JUt»ta uclla stampa italfana. » 1U8 

I. N'oli/ia do' Invnri di egiilnlngia e Itfij^c semlUelie, pubblicHii 

io luliii in f]!iesii uUimi depoiinii » ivi 

It. Jacobi LfiynfB, stcuinli IVaetmsiii Cifflpralis S/H'icLiiis Icsii. 

liisputtìUones Triinìiinne. Ad mamiscriplonim lìileiii cdiilit 

ei comracnlariis hisfiriris insinixii flartmannus OristrS. 2. 

Hisi. Kcrl. in IlnivcrsilaW OwiipruiUinB l'mf. V. » 'itW 

111. Rime, ài Giuseppe Fi'frtiftio — Versi di Vinct-aio Podestà. » 'WO 
iB!f2K ■<atc;rau — I. Lo a|){<1ir3zinni nslrruimnicho dcllii foto* 

praflB. Ii« cJirl« celesti fntogr;tfsie dni fralellj Ilriiry. Alcutifi 

osservazioni sul mrlndn da rssi \cn\ì\n. Pregio di quelle cane. 

2. Una piccola i)n!emica inlorno nlP acqua di Kiii^i;!. . . » 296 

inOKACA CONTKXWOHANKA. * 237 

L CO*K hOMANE • iwi 

II. CuSS ITALUKE • 941 

ili. CosB sriiA^iiBfiK — l'rossia (Xùstra corrisj>o»'tensfij . . * 21'J 



PBBSBd LUIGI UANUKLLt, UBHkU 

Via liti I>i-atia i»M>U). lu 
(iiifM 8. nifi* la (Miro 

17 aprile \m\ 



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LIBRI VENDIBILI 

ALLAMMIMSTUiZIOÌNK DKLL.V CIVILTÀ CATTOfJ 

FIRENZE - S, Via de' Conti — FIRENZE 



A CHI BKN CKKDB Dio paovvBPE. Roccooto pubblicato ael periadico I& Ci 

Caltfìlìca. Secondu edizione, an clegmitc volumetto io 16. di \t*^^. *)0. 

tipoKrntU Oiachotli, KìrIio e C. 1«W. L. 

AoTA SS. D. N. Pii PP. IX. Ex quibuB excorptua est S^IInbus cditus die 

c<mbri9 MDCCCLXIV. Romae. typis &«t. Caiucraa Ajrastolìcae. Uà v«| 

in 8, di pngf?. SfìO. » 

Affeziomb accikca raoiohb. RaccoDto pubblicato nel Periodico In CimltA 

totica. Un voi io 16, dì circa pagg. 250. Prato, tipo^afia Giaclictti. 

e C tR"9. ► 

Alile* Tommafo Gnslialmo. La Cattedra di S. Pietro, rondamento della 

fallile de!U iiiurisdiziouu. centro dell'unità Uà Tolumo in S. 9 

Avog'adro Umiliano Conte della Motta. La Filosofia dell'Abbate Ao 

amini esamìoata dal coute Emiliano Avogidru dolla Motta. Un ro), 

di pn^'?- SQO. Napoli, tip. di F. Giaouiai b 

Ballaiiai Antonio {d. C< d- O.)- lus et officiuta Episcoporuui io Trreado 

fragio prò iufatlibilitata RoiiiAni Pontiflcis. coiitra nupcnu cavilla 

per disquiiiitiouem moralom a^serluui et vindìcatgio. Homao, irpia 

litafi.1 Cufhalicae. 
BM&rdÌa«lU Franoasoo :d. C. d. O.). TI Dominio t^oiporals d^i Papi 

cetto polìtico di Dante Aligliiert, con un'appendice sul senso 

della Divina Vommedia. Uu voi. io \Q, di pagg. 432. UudeoBi 

della Immacolata Concezioni?, IHflI 
Boaro Glxiseppe (d. C. d. O.)- Istoria dui Santuario della Beata V 

Galloro. Terza ediz. Un opuscolo di pa^^. Ctì. Uoma, tipograHa 

viltà Cattolica, 1863. 

— Vita del B. Oiovanni de Dritto M d. C. d. G. Koma, coi tipi d 

Cattolica. Un Voi. in 16, di pa^g. 3^4. 

— Biatretto della Vita del a Oiov«nDÌ de Britto d C. d. G In IO. df 

Roma, eoi tipi della Civiltà Cattolica, 

— littoria della Vita del V. Padre Giusoppu U. PigaatellI d. 0. d 0. 

lume io B, di pag^. 630. Ro<ua tip. della Oieitlà Cattolica I8S7. 



Ili GIC^ff.lO TKA I^R NPI.WE 

AMMAESTRAMENTI D[ S. ALFONSO M. DE' LIGI 

VRSCOTO K DOTTOne 

ALLE DONZELLE CRISTIANE 

COGLI ATTI PUR LA 3 ilLSSA. CfJNKtibSIONSi E COMCNU 
In 3U dipngg. 32S. Firenze presso L. jVamtelfi^ via del Proconsolo 16^ . 

Si vende prt-sso i gerenti della Civiltà Cattolica al preszo di C4 
Legato niringleae !•. 1,30. 



DEL SOCIALISMO IN ITALIA 



IL MALK 



— Da per tutto il soci&liamo rh\7SL la testa, fa le sue pror» 
e minaccia d'iogoiaro, ia uaaoomune catastrofo, la proprietà e 
'il capitale. — Questo si Ò inteso diro e si è letto a sazietà i 
[irimi mesi del corrente anno, di mano in mano cbo si son ve- 
nnU succedendo i saccheggi di LoDdni e i tiimulii di Leicester, 
di Kanccster e d'altri luoghi d'Inghìltorra; gli scioperi saogui- 
■ oosì dèi minatori di Dua^evìllo in Francia e quelli dei fìac- 
(■lihenu in Napoli, dei cocchieri e carrettieri in Roma; e poi quelli 
de^li addetti alle officino dolio vìe ferrate in Napoli, in Foggia^ 
in Ancona, in B<)logna, in Teron^i; e qnelli si spietati e disastrosi 
del Belgiu, al tempo medesimo nel quale il processo del socialisti 
malici di Mantova si svolgeva innanzi la Corto d'Assise di Ye- 
oi^ria, e si chiudeva con una sentenza assolutoria, segnita da 
plausi trionfi. E chi ardirebbe negare una veritÀ che, con tanta 
[tace di evidenra si manifesU? E chi, per giunta, se ne potrebbe 
wigliaro? 
Più che questi dolorosi fatti, ò per noi mirabile rammiraztone 
jlbe sembra mostrarne quella parto delle cosi dette elassi diri- 
li. che si oompuDu di piil o mono grassi borghesi, di pos- 
^lidenti, di commercianti, di banchieri, di padroni d'officine, i 
ypah non sanno persuadersi ohe, fra noi in ispecie, il preteso 
josinnalismo liberulesco, da lor promosso a tutt'uomo, abbia così 
inpidamuntf) genorat<) il socìulismo o questo siasi cosi bene or- 
ilinntn e disciplinato; e meglio anzi nelle campagne che nelle 
— Come! sclamaoo essi; ecco appena un quarto dì secolo, 
cho le nostre plebi sono state redento a libertà, cho hanno 
(ft patria, che godono diritti politici, prima non mai sognati; 

Arfc XJU. wt. il. /*•»«. »S0 U :> <ij.''t7<' ItlSÙ 



130 



DEL SOCI Al 



mas 
toH 



e già, nelle ambizioni di sociale ben essere, competono colle pio 
d'Inghilterra e di Francia, adulte « quasi invecchiate nell'ese 
cÌ7.to di questa libertà e di questi diritti? Che mistoro ò codesta 

a 

Signori, il mistero non è in ciò: è piiì tosto nella cortezn 
del TtMier vostro, o meglio nel volontario vostro accecamento^ 
quale non vi fa disceniere il nesso che lega il nazionalism 
rivoluzionario, da voi per int-eresse accarezzato, col socialismo eh 
per interesse detestate. Le mille volto vi si ò provati), che Tu: 
e l'altro hanno identica l'origioo di principii e di ^tti. ed osai 
gì* identici meszi per giungere al fine, e l'uno anzi ò mas 
necessario al fino dell' altro. Quelle stesse negazioni di d 
che hanno condotto voi alla rivoluzione politicoreligiosa co 
legittima antorità, debbon condurre naturalmente la plebo 
rivoluziono politicosociale contro la legittima proprietà; giaecli 
le due cose poggiano sopra un cardine medesimo: e non & leei 
scardinare socialmente il principio delTautorìtà, salvo quello del 
proprietà. Quella stessa massoneria, che ha prodotta e governa 
la riToliizione da voi supposta nazionale, perchè dalle mani de 
principato dovea far cadure la sovranità nelle mani di voi, cii 
vi arrogaste il nome di nazione, doveva produrre e goTenni 
r altra rivoluzione che, senza tante ipocrisie, si bandisce p< 
sociale mira a togliervi, col godimento della male usurpata 
peggio aiuminìstrata sovranità, ancor quello del bene che a boo 
diritto possedete. Quello stesse congiuro e violenze, che haai 
iwrtata al trionfo la vostra si preparano per portarvi, tra 
rovine dell'opera vostra, l'altra alla quale voi balordaraen 
avete agevolata la via, atterrando il baluardo dell' autorità, cb 
al tranquillo possesso delU proprietà era insuperabile scherni 
Voi avete ricopiata in Italia la rivolu;fione francese; e vi stupite 
vederne intorno a voi e contro v«ji solvere lo logiche consogueoaB 

« Dal potere politico noi prenderemo le mosse; così scrìvo 
tempo fa VÉgaiité^ giornale dei più moderati fra i socialisti, 
primo a sparire, o colla dinamite o senza, sarà il Parlament 
Il modo dì cacciare la borghesia dal Governo dipenderà piii dal 



ÉSa 



IL HAtS Ul 

rene àrcostanz«, che dagli uomini. £ procedendo in questa guisa, 
(Wcapando la fortezza del Governo, che domina tutta la società 
Wghfse, noi non faremo novità. Sognìrcmo la lezione immor- 
tale, che oi ò stata data alla fine dal secolo scorso dalla gente 
ifel Tereo Stato, cioè dalla borghesìa stessa, e ne imiteremo 
resempio. Prima farem uostro il potere e poi faremo uostra la 
prupriotà. » 
La cosa è logica; cammina, come snol dirsi, co' snoi piedi. 

IH 

— £ logica sìa, si risponderà. U mistero però non è qui : ò 
«1» questa conseguenza del socialismo, inelusa nei principii del 
Sberalismo, siasi con tale rapidità sviluppata in Italia. Che si 
sii tanto allargata ed abbia fatta sì fort*j presa verbigrazia in 
rrancia, dop«r quasi un secolo di libertà novella, s'intende: ma 
eke rabbia fatta e la faccia, massimamente nelle nostre plebi 
rustiche, appresso un cinque lustri appena di redenzione poli- 
tica, è duro a romprendersi. 

Baro per chi guarda alia superficie dei fatti, non per chi ne 
jwofttrft lo cagioni. Già ventisei anni di uu lavorio iudefesso, 
legale ed illegale, coperto e scoperto, oo.<^pirante a dissolvere 
tntti i tìdooU della società, non sono tanto pochi. La rivoluzione 
francese, dopo alcuni anni di freutrsia vandalica, fece una sosta: 
floggi&cqae alla dittatura napoleonica ed a guerre diuturne, che 
di dentro ne impacciarono il moto, e per qualche rispetto la 
onstrinsero di dare indietro. Non cosi è stato in Italia, dove 
l'opera corrompitrìce dt.d iiuzionalisrao liberalesC'O non s'è abbat- 
tuta iu intoppi di nessuna sorta: anzi è stata favorita con ogni 
Studio dal Governo che V ha capitanata. 

Oltre ciò questa rivoluzione, con appareniie regìe sempre e 
monarchicho, ancora quando speziava troni o corone, è progredita 
pnr sempre d'accordo collo sètto massonicho o si è valsi;, pt.^r 
rìuacire a' suoi intenti, d'ausiliarii di quaIuD(iue pelo^ non esclusi 
ì demagoghi più sbracati. Di fatto sino al compimento dell'unità 
politica, cho fvk concetto supremamente demasoerico. essa camminò 
Appoggiata quasi più agV irregolari che ai regolari; e la storia 



l'&i t>EL SOCUUSHO IN ITtUA 

□arre quanto beae ì primi nelle due Sicilie la aerrìssoro. Quinc 
è che, sotto l' ampio manto della sua monarohiii, fin» dagli esordii^ 
accolse quanto potè di democra:tia. Che più? Non giudicò n{ 
meno Stabile l'edinm che costruiva. Sd non no rafforzara U 
mura maniìtre col suggello dei plebisciti. Conseguentemente U 
leghe settarie^ che prima involgevano a pìccoli gruppi tutta 
Penìsola, si moltiplicarono tosto come i funghì e, purché avesaei 
innoono il titolo e legalo la bandiera dì mostra, ugni libei 
goderono di disciplinarsi in segreto come meglio loro paress 

Aggiungasi a questo il colico dolla nui>va moralo e del nuovo 
diritto, canoDÌJizato da un Governo che, per potervi conformare li 
politica sua, dovè promulgarsi ateo in massima ed anticristiano^ 
Aggiungasi la licenza d*una stampa, che non campava d'ali 
alimento che non fosse menzogna, bestemmia, emptetik, scandali] 
e derisione di quanto è più santo in cielo ed in terra. Aggìunj 
Tesempio solenne di socialismo che diede ai popoli il Govem( 
decretando che i beni della Chiesa eran beni dello Stato; e TÌolao^ 
così un diritto di proprietà che, per esser sacro, era considerai 
universalmente dalla plebe anche più inviolabile del comune. 

Finalmente, per tacere d' altro, si osservi come intanto che i| 
Governo pervertiva il popolo con quella che fu detta corruzit 
legalizzata della stampa e della scuola, e strappavagli cosi Dìt 
colla religione, dal cuore, pian piano poi, per l'eccesso dìsorbi' 
tante dei balzelli, gli toglievu il pane di bocca e lo riduce^ 
air estremo della disperaKÌone. Se tutte queste cause si riguar- 
dino insieme, non che stupire del celere apprendersi che hi 
fatto il fuoco del socialismo nelle plebi d* Italia, si ha più test 
di che meravigliare che ancora non sia da per tutto cosi di^iiaoj 
e gagliardo, che divori nelle sne fiamme le elassi, le quali 
vantano dirigenti e della rivoluzione gustano gli onori e i 
letti più lauti. 

IV. 

Se non che merita il conto che qnolla porzione di pingue] 
borghesia, la quale può molto influire negli andamenti doli 
cosa pubblica, e più teme, perchè più minacciata nell* interea 



IL MALE 



133 



é: 



». 



T&mpiro d«I socialismo, avverta le tre cause cho meglio 
d'ogni altra gli accrescono fra di noi vigore ed audacia: la 
miseria, l'arte settaria e la irreligiosità dello scuole. 

E conte Antonio d'Arco, rappresentante, del collegio di Man- 
lare nel Parlamento e ricco proprietario di quella provincia, 
interrogato all' udienza della Corte d'Assise di Yenex,iaf il 24 del 
decorso febbraio, qual testimonio nella causa contro ì socialisti, 
depose prima ch'irli aveva patito due inccndii, o nella sua casa 
4i Santiiva era stato scritto: L' ottantanove e la ghigliottina 
s'avanzano: e per altri capi rimandò i giudici alla lettura del 
discorso da lui tennto in Montecitorio, quando il mar^o del pa8- 
alto BADO Ti si discuteva la questione della così detta crisi 
agraria. Ora in questo discorso, ragionando delle associa^iioni di 
ooDtadlnì formate in Mantova, soggiungeva le sogueati parole 
leviam di peso d^li Aiti iijficiali. 

e I bassi fondi della plebe cittadina sono oramai pifi anar- 
dfttct che socialistici.' Socialisti sono la maggior parte degli 
iq>erai, e parte anche della borghesia benestante j il che potrà 
sembrare strano, se non pensiate ai modi coi quali sì diventa 
KKÓalisti. Essi, a mio parere, sono tre: o per un altissimo ideale 
imore dell'umanità (ma gli esemplari di questa categoria sono 
di !ina rarità desolante!) (Vìva ilarità. Benissimo fj *> perchè si 
troppo male (e sono ì pii^!); o porchL\ pur non stando male, 

soffre acutamente che altri stia meglio. La miseria dunque e 
l'invìdia, ceco i grandi fattori della nuova dottrina (Bravai) ^i<^i 
comunque sia, è positivo che la bandiera del socialismo raccoglie 
eramaì nella nostra provincia nove decimi della popoiaidone '! > 

Lasciamo T invidia, che può mono negli ordini infimi del po- 
polo, e noi avremo per potìssimo fomento popolare di socialismo 
la miseria. Di questa s' incontrano quadri o descrizioni orribili, 
ovunque si volge l'occhio nelle cittS e nelle campagne. Ma ovun- 
que si parla dì miseria, se ne ode ancora incolpato il QoTerno^ 
per la sformatamente esosa e crudele ingordìgia smi dì tasse. 
Lo dichiarò pure nel discorso medesimo il conte d'Arco. < L'ec- 
naso delle spese dello Stato, diss'egli, ripercotondosi nell'eccesso 



Va{. ii,m. 



134 



J)EL SOaAUSMO IN FTALU 



dello imposte, pone i propriutarìi ncll' impossibilità di sodisfare 
alle lagnante ed alle pretese, in parte giuste, dei braccianti, e 
TI prepara in parecchie proTÌnce del regno la rivolta '. > Questo 
eccesso d' imposte, che il senatore Jacini chiama spcgliatore, che 
il deputato Luzxatti qualifica di sehaf/ffio, che il deputato Son- 
nÌD0*Sidney dice tugmlom del Paitr nosfer, o volere o noD 
volere, entra per tre buoni quinti, nella causalità dell' odierno so- 
cialismo d' Italia. 

V. 

L'accusa dì aGTiimatore del popolo, che general menta si scaglia 
da per tutto e in ogni tono contro il Governo, ò pur troppo giu- 
fltifieata dai fatto e dall' attestazione universale. Per non dire 
dei quattordici millìoiii di pane, che esso cava di iMtccii ai poveri 
sulle Opere pie, per farli mangiare ai loro amministratori, non 
è egli spettacolo atroce, unico nel mondo incivilito e senza esempb 
nelle storie, quello degli ottantamila possidentucci, espropriati 
de' loro possessi, perchè inabili a pagare imposizioni di poche 
lire? E chi sono questi miseri, sopra le cui carni s'infiggoo co^ 
spietati i denti dal cerbero del fisco? Li dipingeva alla Camera 
il deputato Fìli-Aslolfoni, un giorno prima che il conte d'Arce 
vi esponesse la congiura del socialismo mantovano. < Sono mi- 
gliaia e migliaia d' infelici, ecco le sue parole, e quasi tutti ap- 
partenenti alle classi bisognoso e diseredate dei contadini che, 
spogliati inoHombiliiiente, privali del loro tugurio e del piccolo 
campieello dal fìsco, traggono una vita di stenti, e spesso per 
vivere devono stendere le scarne mani, appellandosi alla pubblica 
carità. Questtì stati) è giure, contro di esso si rivolta il sentimente 
dell'umanitÀ e nou può guardarsi con indifferenza', > 

Chiunque a mente riposata e senza nebbia di passionati pre- 
^udizii studia r aumento continuo delle tasse, gravanti sempre 
più anche le cose pti^ necessario alla vita, non può non conclu- 
dere che, a farlo apposta, non si potrebbe far peggio, per indurre 
il popolo ai più disperati partiti. In verità l'Italia, gran uieroè 

' Pag. 12.719. 

• Atti ufjic. pag. i% 735. 



n, «AU 



135 



<l9*ktrocÌDU fiscali, per la massima parte de' suoi abitanti, citta- 
dini, borsliigiani e cainpagnuoli, si viene trasformando in una 
Dazione di pitocchi, di inisonibili, di affamati: e vengono pro- 
priamente i brividi in pensare a quello che sarà, quando sì sieno 
spenti quei resti dì religione che ancora durano nel petto di molti, 
«quando sia cresciuta la generazione, che si tenta ora di allevare 
Senza fede e sen^ta Dio, cioè son:ca il freno salutare alle cupidìgo 
vd ai furori più bestiali. Le fresche stragi e grincendii della plebe 
scioperatasi nel Belgio, ci prennnzìano sinistramente quel chesar^ 
Il giornale L'Italia di Milano, il 27 del febbraio scorso, pub- 
Mimva una lettera del conte Ignazio Lana, dalla quale ci piace 
togliere questo passo, che dimostra se noi punto esageriamo lo 
stato dì miseria estrunia a cui le tasse riducono oggi la plobe^ e 
io ispMìe bi ^campestre. In essa, dopo accennate le condly^ioni 
anserrime dell' agricoltura, pei proprietarii e pei lavoratori, e in- 
^ntene vario particolarità, cosi proseguo. 
^B < Ha cÌ6 non è tutto ed havvi ben peggio; e cioè, pel Lombardo- 
^Boeto. la enorme ed ingiusta imposta fondiaria prediale, le sempre 
crescenti sovrimposto provinciali e comunali, gli aumentati dazii 
sugli zuccari e sugli spiriti, uecessarii per avvalorare i vini ; poi 
sa tatto e i>erlìno sul chinino, quasi ad impedire che i poveri 
«ontadini, massime quelli che prendono la febbre nei lavori delle 
naie, possano combattere la malattìa che li martoria o rende 
informi. Poi vi sono altre molteplici ed esagpmto tasse sul sale, 
sul tabacco, sul vino, sulle carni, sul pane; tutto t> tassato, meno 
Taria che si respira, ma che lo sarìi ben tosto. E tutte quoste 
tasse, il prodotto delle quali sale al Ooverno, direttamente o in- 
direttamente colpiscono la sola agricoltura ed i poveri agricol- 
tori ; qnesti poveri contadini che hanno acquistato per la maggior 
pariti il diritto di voto, ma non quello di sfamarsi; poicht), mentre 
gii artieri han veduto, più o menu equamente, aumentati i loro 
satarii, i coutadini sono pagati e maltrattati corno pul passato: 
né i crudi proprietarii, e spesso ancor piti crudi afiìttiialì ten- 
gono calcolo che questi infelici Paria, anco per l'aumentata mer- 
codd ai caUolai, ai sarti, ecc., devono oggi pagare vitto e vestito 
il doppio che per il passato. > 




136 



DEL SOCIAUSVO IK ITALIA 



Vedono i nostri liberali borghesi a che plinto han condotto 
le plt^bì d'Italia i Tentisei anni di Governo del nazionalismo ri> 
voluzionario? Vedono la bella unitÀ che ò uscita dallo mani di 
questo nazionalismo, alla cui intronizzazione si son sicrifìeati 
tanti diritti um&ni e divini? Non ne ò uscita l'unità degli spi- 
riti, né dei caori, né delle lingue, eh) mai non si è avuta Ba- 
bele più disordinata di questa; ma ne è uscita l'unità della 
miseria, che c'incammina tutti a quella dell'anarchia. < Se voi» 
concludeva il conte d'Arco il suo discorso ai deputati e mÌDtstii, 
se voi non provvedete a tempo, questa crisi agraria (madre del 
nostro soaalismoj sì estenden^ iu tutta Italia e si estenderà ac- 
compagnata dalle agitazioni, dalla turbolen?^, dalla rivolta dui 
contadini; perchè se già cotnincia da noi, ore non stanno bene, 
ma ove pure non stanno tm\ male come altrove, Ò logico che 
questa scintilla debba trovare dpJle cartuoeie di dinamite da in- 
cendiare iu altri luoghi, ove stanno assai peggio. E davvero nelle 
questioni di simil genere non è concesso ad alcuno dì starsene 
sicuro, come il villano del Manzoni, sulla porta, del qftieto ain^ 
turo, a sognar i nembi che scendon lontani, 
Sovra i campi che arato d non ha '. » 



VI. 



Data la disporazìono dfitla fame, cui aggiungono stimoli d'ira 
tanti nuovi bis^^gni artificiali, tabacco, spiriti, giuochi, spassi, e 
tanti vizii fatti contrarrò al popolo ; e date le idee dì sbrigliata 
libertà, ond^ per ogni modo si sono invasate le teste della plebe 
più T07.7,a, si scorge subito quale e quanta materia infiammabile 
siasi offerta agli agitatori delle sètte, dì suscitare incondii da 
lunga pezza premeditati. Il povero popolo è sempre, in tutte le 
rivoluzioni, lo strumento gabbiibile e gabbato, ma utilissimo, 
dogli ambiziosi e degli arruffoni. Del popolo si servi, anzi nel 
nome e pei diritti del popolo pretese operare, il nazionalismo li- 
beralesco, por giungere alla signorìa di tutta Italia; e giuntovi 
poi lo ha felicitato com'è al presente; spolpandone cioè le ossa, 

' H paf. 12, 750. 



)t VALE 



137 



fer « far niillionarii i vampiri » suoi favoriti, secondo il la- 
oieobo del deputato RomuDo alla Camera di Moatociturio'. Ora 
ii popolo attirano a sé, seducono e spingono avanti contro il gau- 
dente naf.ionalismo, i corifei delle sètte radicali, agognanti a sca- 
ntcare i suoi ingrassati, per sostitair^li un socialisoio che alla 
aia Tulta ingrassi loro. Kd il popolo, sempre uguale a sé stesso, 
n loro dietro o con loro s'imbranca e li segue tanto più volen- 
tieri, quanto più gli sembra impossibile che il socialismo dei ra- 
dicali lo burli e malmeni, peggio di quel che ha fatto il nazìo' 
nliamo dei liberali 

Ecco come il deputato d'Arco narrava a'suoi ooUeghi la storia 
deirorganamento Bocialistioo nel Mantovano. < Or son pochi mesi, 
(iDfliegli, ad imitazione di quanto era avvenuto l'anno scorso nel 
Ticino Polesine, si costitairono due associazioni di contadini. È 
mirabitti lo slancio col quale piovvero lo adesioni. F.sso trova la 
m ragione nelle laute promesse d'immediato conseguimento e 
uà più splendidi bagliori di un magnifico avvenire, lasciato in- 
travedere o misteriosamente sussurrato alle orecchie, e più anoira 
sella predisposizione dello spirito pubblico di quella provincia. 

€ In poche settimane pare che il numero dogli adepti sia 
salito a 30,000, ai quali potete francamente aggiungere anche 
tutti gli altri che, tenutisi neutrali per momentanee ragioni di 
prudenza, non mancherebbero di associarsi ai compagni in de- 
terminate occasioni. Fari alla rapidità della propaganda è l'ar- 
dore dal quale sono accesi, talché, alla festa, in tutti i borghi 
delta provincia voi vedreste nelle osterìe e nelle piazze dei forti 
«flieaibramenti di contadini, i quali discutono la loro causa, ed 
infiammati, come per una guerra santa, demoliscono e rifabbri- 
cano a loro modo tutto l' edifìcio sociale... La ragiono è molto 
•«mplioe, ma è anche molto grave. Ed è questa: le nostre po- 
polazioni sono quasi completamente socialiste. La propaganda 
attiva, diffusa, incontrastata della città, in cui trova un'alleata 
nella miseria di un paese in ispaveiitosa decadenza, si spande 
nelle campagne, colla rapidità di una scintilla lungo una 
lata di polvere '. > 

Iri, pis. 15,063. - * hi pag. ÌÌ.U'. 




138 PEL SDUALISMO IN ITAtlÀ 

Ha questa propaganda con quali mezzi si è &tU e si fa? 
Ooì soliti mezzi sottariì, di stampe e fogli che attizzano tutte 
le pili malrage passioni, e liberamente si lasciano correre, di 
bandi e proclami, e di arrolatori cho inserivono sempre novelli 
adepti ai gruppi, che poi s'incentrano sotto la mano di chi in 
occulto regola tutte le trame. Ed i fogli ed i proclami che si 
SUD trovati ammucchiati nel banat doUeAssise di Venezia, eranOf 
qoal più qual meno, conditi di frasi come queste, che il conte' 
d'Arco leggeva nella Camera ai deputati: < Operai, rallegratevi! 
i nostri nemici sono intimoriti. U regno dell'ingiustizia ornai 
finisce, e sta per cominciare l'eguaglianm completa, la libertà r 
U Governo della Monarchia barcollando sen va, e comincia il 
Governo del popolo '. » 

vn. 

Dal Mantovano i rinfocolatorì di agitazioni socialistiche posero 
gli occhi sui contadini della Brianza e dell'agro milanese; ed 
è viva tuttora la memoria degli scioperi che V andato anno, per 
bnono spazio di tempo, tennero come in istato d'assedio quella 
tranquilla regione. L'egregio signor Giuseppe Balconi ha testé 
pubblicato un molto savio lavoro, intomo a tali scioperi, del 
qnale abbiamo reso conto ai lettori nostri'. Essi conoscono 
futili pretesti a cui si ricorse per adonestare quei primi e^»^ 
rimeuti di turbolenze j ed il Balconi li ha con rara limpid'Uza 
esposti e sfatati. Ma importa conoscere altresì d'onde provenis- 
sero grìmpulsi ai moti, e con quali settarìi maneggi si condu- 
cessero innanzi. < Gli scioperi agrarii di Lombardia della sooni 
estate non nacquero, egli dice, spontanei, né sono opera dei eoD' 
tadinì, furono merce importata da chi aveva interesse d' import 
tarla. Non accade farsi illusioni. È la rivoluzione che serpeggia; 
è il partito della sovversione generale che opera. Come si spid' 
gherebbe altrimenti l'interesse delle società radicali, per qnest 
movimenti? Come il patrocìnio che ne assumono i giornali de 

* Iti Ì%U9. 

' Gii «n'operi ilei amtadini ìtmbardi. Vedi il Tolume nusiro praxdenl 
pag. j«3Mf. 



IL UAU 13» 

[artito? T&rdava al partito, il quale, è rìuseito a penetrare ornai 
tstte le arterie dell'organismo sociale, di operare una ricognizioD» 
tattica n«lle nostre campagne, he campagne non averano abboo- 
«ta con soIBcionte prontezza Fesca dell'allargamento del voto 
dottorale, dò pareva che gran presa ri avessero fatta ì giornali 
diffusivi e io ideo importate dai reduci doirosercìto; il quale, di 
^iì fatala presa, venne prima e più agevolmente avvicinato dagli 
agitatori. E le campagne dispongono del contiDgente piil nume- 
neo della società. LMmpurtante si era di organarlo e d'averlo 
otibedieate. 

« Trovato il pretesto sottile e maligno della esiguità della gior- 
nata colonica, l'officio di banditori fu affidato ai reduci deireser- 
<ilo, specialmente ad alenai dell'arma dei reali carabìniorì; feste 
« passeggiate di socleti^ operaie servirono d'occasione per appic- 
ore rapporti, prendere concerti e lasciare i semi della rivolta 
die, ben ricevuti, misero poi i frutti che tutti sanno. 

< Se non era un intervento estraneo, come sarebbe stato possi- 
faite il movimento? Come mai quattn) contadini avrebbero da soli 
Mogitato tutto un piano e trovato il coraggio di attuarlo? Essi 
flortitnirsi in comitati, indire assemblea, formulari; programmi 
«d esporre manifesti 1 Fatto sta che, scoppiati gli scioperi, la 
diffusione dei giornali del partito si ò straordinariamente al- 
largata in campagna. Appositi agenti ve li portano e spacciano^ 
esercitando il loro apostolato, e soffiando caritatevolmente nel 
faoBO. Né solo i procaccini dì basso ordine; anche i sopracciò, 
anche i grandi messeri del giornalismo e dello sòtte massoniche 
sono in faccende. I tramways e le ferrovie li portano qua e colà, 
seooodo il bisogno-, ed in qualche borgata si vedono scondere 
alte soglie di certi palagi, ove ossi hanno portiera alzata e 
«opexto a mensa, grazie alla sorprendente dolcezza di qualche 
mecenate^ t/is millionario, ferqtte quaterqm buono I £ vorremo 
«he questi semidei si degnino calare dai loro tripodi, proprio 
per amore dei contadini?» 

Il medesimo s'ba a dire degli scioperi dei fiaccherai di Napoli 
e di Roma, imposti e diretti da capi misteriosi, e di quelli delle 
vie ferrate, dai quali si deduce quale potenza dì lega abbiano 



140 



PEL S0C1ALISU0 IN ITALIA 



già stretto fra toro tante migliaia di operai, tutti indettati da 
giornali che predicano la crociata coatro la borghesia Torace, 
tutti obbedifinti ad ordini che non ai sa d'onde Tengano, e sog- 
getti a sicofanti, dei q.tiali ignorano U nome, il grado e gli 
ultimi intendimenti. 

Ed i nostri liberali, i quattrinai dello classi dirigenti, inti- 
moriti per conto delle loro borse, sì battono i fianchi e diman- 
dano attoniti, come mai sìa spuntato un tal brulicame dì so- 
cialismo uellii così mite e civile term d'Italia? Il come lo mo- 
stra loro la libertà, da loro tanto applaudita, della stampa e 
delle associazioni. Per loro, erano pericoloso, anzi dannoso, le 
unioni dei frati e dello monache; perciò le hanno disciolle, dopo 
ingoiatisene i beni. Ai corpi morali dei frati e delle monache, 
sotto il patrocinio del loro nazionalismo, sono sottentrato le sètte 
proteiformi dei socialisti. Ed ora soltanto si aTvedono che, colla 
Loro bella libertà, si sono alleTata la serpe in seno? 

vm. 

Qui non h tutto. Alle nostre popolazioni, così mal ridotte dalb 
fame, por dato e fatto di un sist-^ma tributario che impoTeri- 
rebbe nn popolo di Cresi, e abbandonate in balla di sètte che 
le raggirano, le deprarano e le addestrano al saccheggio finale, 
per soprappiù, quant'era ed ò possibile, sì è tolta e si fa ogni 
opera di togliere la religione, co' suoi conforti e co' suoi freni. Nel 
che ì propagatori di socialismo sono mirabilmente spalle^iatl 
dal Gorerno, dalla sua politica, dalle sue leggi e dall'esempio sm. 

Per non toccare altri punti, basti quello delle scuole primarie, 
ohe sono le uniche frequentate dai fanciulli della plebe, ed ora 
frequentate per obbligo legale: da un grandissimo numero d 
queste già è sbandito ogni insegnamento religioso; ed il morale 
è dato spesso con regole e da maestri, che daTTero non rassi 
corano la coscienza della gente onesta, non che cristiana. La 
pretesa educazione nazionale, tanto incielata dal liberalismo 
OTe non ò direntata, ognora più inclina a dÌTentare una per 
versiom bestiale. Lo proTò, tre anni sono, il deputato Bosano 
alla Camera, adducendo le statistiche criminali del rt^no, dall 



jSi_ 



IL MALE !4I 

'liiftlj apparisce chi&ro corno più si dilatano e moltiplìcaDo le 
ttoole, più aocom crescono i delitti dei mÌnorenDÌ, dai quattor* 
dici ai ventiin anno, alleTuti ia queste scuole. K l'ultima sta- 
tistica ch'ei potò citare, quella del 1830, dava a coDtemplare 
la orrida cifra di 22,527 miuorenai giudicati dai tribunali, con 
OD aumenUi di oltre il terzo sopra la cifra del 1875 e del 1876; 
kSérnkando poi che, per gli auQi ISSI e 18S2, questa cifra era 
■ «aisuratamente cresciuta '. » 

Dagli alunni, che si educano eosl nazionalmente al delitto, 
passando quindi ai maestri educatori, il medesimo deputato 
Ifitte sempre, s'intende, h debite e non poche eccezioni) ti 
siudìeara in globo, o inetti air ufficio, o nemici dello Stato, e 
Mcbiudera, che ia queste scuole: < iavece d'inculcare nel- 
l'uùmo dei discepoli i sentimenti dì vero patriottismo, i sen- 
timenti della verità, della rassegnaKiono, che le classi meno 
abbienti debbono pur sempru avisre; invece di parlare a questa 
gente dei loro doveri, il maestro parlerà loro soltanto dei loro 
diritti ; ed invece di avere dalla scuola una fabbrica di cittadini, 
fi avrà disgraziatamente una fabbrica di demagoghi. > 

E Ruggero Bonghi, rincarando la dose, e dalle condizioni 
eooDomiche di questi maestri, si mal pagati o tenuti sotto ì 
piedi di certi satrapi doi Comuoi, arg'omentando Le condizioni 
morali dell' ins<'^namento che danno, invocava una delle solite 
inekiests che finiscono sempre in fumo: pur la invocava e sog- 
gtODgeva: e La desidero, perchè cr^do fenuissimamente che, se 
procediamo per molti anni alla cieca in questa materia, ci tro- 
feremo col paese, non già più istruito, ma più corrotto; ed i 
fotti ci proveranno, che questi maestri ulomentari cos\ maltrat- 
tatit bestemmiando, come dice Dante: 

Iddio e i Icir parenti, 

L'umana spezie, il lempo, il luogo e il seme 
Di lor semenza e di lor Dasciraenii, 

in goerra perpetua contro questa societìi che li educa, per te- 
aotU soggetti a persone meno educate di loro, diventeranno ogni 




'SOOAUSMO in IT4LU - It.' 

giorno pili incapaci di esercitare uq' influenza buona ò morale 
sulle popolaaioui '. > 

Né pur troppo i &ittì hanno confutato queste sentenze e la- 
gnauze. È memorabilo l' indiriz?^ dei maestri elementari della 
provincia di Milano, chiedenti alla Camera una legge « che im- 
prìmessH alta scuola il carattero di pura laicità, in omaggio alla 
libertà del pensiero »: il che significaTa ateismo legalmente 
insegnato, con tutte q.uelte conseguenze, che dall'ateismo appli- 
cato colla I<^ìca del libero pensiero, derìrano nelle relazioni 
morali e sociali di ciascun uomo cogli altri; non eccettuate le 
pratiche del petrolio e della dinamite. 

Or l'ateìsmo, chi non lo sa? è la religione del socialismo. U 
sistema religioso che parte dal principio negativo: Dio nonè^ 
termina poi nell'ultimo principio positivo del suo corrtspnndonte 
sistema morale: La proprietà è un furio. D'indi riene tutto 
il resto, come ben disse U deputato Odescalchi nella Camera il 
Montecitorio V\\ marzo dell'anno trascorso. < Il socialismo ri- 
Toluiìiunario, nella sua Formola ultima e più diralgata in It&lia 
e Spagna, fi afTurmatirameutti ateo... alTurma l'anarchia... i suoi 
adepti lavorano all'universale distruzione, col petrolio e colla 
dinamite, sperandone poi un' ignota ricostruzione '. > 

Ed ecco mostrato come la scnola laicizzata dal nazionalismo 
liberale prepari la plebe, anche delle campagne, cui la scuoU 
divelle Dio dal cuore, a cercare un sollievo alle sue miserie nelle 
braccia delle sàtte socialistiche, promettitrìci dì una legge agraria, 
che alla borghesia riroluzionaria faccia pagar lo scotto della sua 
impresa per la redenzione dell'Italia. 

Vedremo, in un altro artìcolo, se e quali rìmedii sopravvauzino 
tuttora fra di noi ad una calamità sì esiziale. 



• Alti uffk. pag. 12,7W. 



COMMENTARIO DELL'ENCICLICA 

niMOIÌTALE DEI' 



VL 
Roma e la Chiesa di GesU Cristo 

Leone XIEI in ima nobilissima pdnD).-[lata presonta la Chiesa 
luale dovrebbe essoro ncUu Società Cristianii. A rendere popo- 
lari i ooncetti dell' aagusto Pontefice noi ora gì' incarneremo nel 
atto storico. Ma innanzi tutto rìchiamiatno alla memoria la 
spieganone che fece il Profeta Daniele della visione dì Nabu- 
etidonosor Quattro impori dovevano succedersi, innalzandosi Tuno 
toprft Le macerio dell'altro: e, dopo il quarto, un quinto aveva 
da esordire, non per umana potenza, ma sut^citato da Dìo stesso 
&tille mine dei precedenti, e sarebbe durato in eterno. I com- 
mentatori hanno per cosa evidente elio i vaticinati imperii fos- 
sero: Il primo, quello dei Babilonesi, che fu rovesciato dai Per- 
siani: il secondo, quello dei Persiani distrutto dai Greci; il terzo, 
quello dei Greci distrutto dai Romani; il quarto, quello dei 
Bomani conquistato dal Regno di Cristo, il quale conta oggimai 
più di diciotto secoli di esistenza, e innanzi alla fede dei credenti 
e innanzi ancora alla ragiono dei pensatori, ha tutti i caratteri 
d'intrinseca immortalità. Questo Regno di Cristo è la Chiesa 
cattolica, apostolica romana, il cui centro è Roma, in cui risiede 
qoal capo, che tiene il luogo di Gesù Cristo, il Papa. 

Osserviamo come ciò avvinane. Roma la città che fa detta dù 
pagani per un certo tal quale istiuto ìuoodbcìo dot futuro, la 
città eterna (appellazione non mai concessa a veruna città) ebbe 
Romolo a fondatore. Retta nei primi tempi dai re, sì tramntd 

■ Vedi qaid. 867 pag. 555-539 del volume prerMenle. 



144 



COHHENTAaiO DELt ENCICLICA 



in Repubblica, quindi io Imperio. L'indole del romano ò acu- 
tez^'U e vastità d'ingegno, lealtà, tenacità di propositi, amore 
di gloria, generosità di cuore, ed una costanza nelle imprese, 
che ad altri può sembrare tal Rata temerità e pertinacia. I suoi 
difetti, insi;parabili dalle umane pt_T fez ioni, non sono maggiori 
di qualsiasi altro popolo della terra. Sfette bene recare qui il 
panegirico che fa dei romani lo scrittore inspirato dei Maccabei. 
La versione è del Martini. 

< Allora Giuda ebbo contezza de' Romani, e come essi areano 
gran possanza, e ai prestavano a tutto quello ch'era lor doman- 
dato, e che con tutti quelli che si erano rivolti Terso di loro 
arean fermata amìci/.ia, e che erano grandemente potenti. E 
sentì parlare delle loro guerre e delle azioni grandi fatto da 
loro nella Qalazia, di cui eraosi readutì padroni, e l'avean sog- 
getta al tributo. E quante grandi cose aveano operato nella 
Spagna, e come avean ridotte in lor potere quello miniere di 
argento e d'uro, e avuan conquistato tutto quel paese col consiglio 
e colla pazienita. E aveano assoggettati dei paesi grandemente 
remoti, e sconfìtti de' re, che si erano mossi contro di loro dagli 
ultimi confini àé mondo, e gli aveano totalmente abbattuti; e 
che tutti gli altri pagavano ad essi tributo ogni anno: e cbe avean 
vinto in battaglia e soggiogato Filippo e Perseo ro de'Oethei, 
e gli altri che avean prese le armi contro di loro: e che Antioco 
il grande re di Asia, il quale era venuto a battaglia con essi, 
avendo centoventi elefanti e cavalleria e cocchi con un grandissimo 
esercito, ora stato sconfìtto da loro. £ come lo ebber vivo io 
loro potere, e gli ordinarono che dovesse pagare egli e i suoi 
successori net regno un forte tributo, e desse ostaggio secondo 
il convenuto. E il paese degl'Indiaiii n i Medi e i Lidi, ottime 
province, le quali conquistate da essi le donarono &I re Eumene. 
£ come quelli dulia Grecia fecer disegno di andare ad abbat* 
torli, ed eglino lo seppero, e mandarono contro di essi un con- 
dottìere, e venner con oasi allo mani, e ne fecero strage, e si 
menarono in iscbiavittl lo loro mogli e i figliuoli, e diserò il 
sacco al loro paese, e conquistarono le loro terre, e gettarono 
per terra le loro mura, e li ridussero in servita, come sono 



4 IMMORTALE DEI » 145 

audio in o^L £ come desolarona e ridussero ìa loro potere 
fli altri regni e le isolo, le quali una volta avean prose lo armi 
ODDtTD di loro. Ha co' loro amici e cdq quoUì che si fidavan dì 
loco, manteneran l'amicizia: e che i^i eran fatti padruni dei 
regai ricÌDÌ o dei lontani, perchè erano temuti da tutti quelli, 
tn i quali giungerà la fama dì essi. E che regnavano quelli, 
li quali Tolerano dare aiuto per giuugere al regno; e scacciavano 
lai trono quei, che volevano ; e che si erano sommamente in- 
p^ditì. £) che con tutto questo nessuno portava Ìl dìaduina, 
aè Teste dì porpora, per grandeggiare. E aveano formato un 
KBato, e 9gni giorno consultavano trecento venti persone, ìa 
foali ponderavano gli affari del popolo per far fare quello che 
ara conveniente- E ogni anno conferiscono la loro magistratura 
id un uomo, affinchè governi lo stato loro, e lutti obbediscono 
4 un 9olo, e non v'Ò insidia, nd gelosia tra loro '. > Ecco qual era 



< Gap. VIIL Lib- I. < Kl andìvit lurins DOmen nomoooruni. *|ui8 siiiil iH)ti>iitf>i 

vikn^ et ac^imétcnal od omnia qaac pwltibntur nb eis; el quicunitiiK' acirranerunt 

ut rtM, (UUDCruni cum ds amìcitias, ci quia siini polnili-s ttrihiis. Kl atidiprunt 

fradii eorom et ^irlnles bonas, (|ua« rfM:i>runL in Gtilalb, iguJa olilinucrunt t>(»>, ci 

iuenui suli iribiiluni. r.t quniiui ffcrninl in i-r[rtonc Ilif^panìaf, ci qiiml iti pAC^ 

<UMi mJrjteruni uirUlla arsemi et aurì, qnuc illic suol et [lossudc rulli oiuirni 

locim coa«ÌlÌo «uo, et pcilìicnlia ijKaqo^, iiiiai> \anff. emm tallir ab ei% ci repr» 

fu n/ienvBfnBl ea ab cxlrcaiis terne. cofilri>vruui, et peivu^serunt eof plaga 

aajtai: epuri aab^tn doni tìt iribamm omnilirLi annis. Kl l'hilippnm et l'pwn 

OliicnrutH Ttftsn fi cvt^rof (gnì d'ittersus cos ;inna lulcrant, contri vi<rujit in Iwllo 

fi ALtiftQpninl eco, VA Anliaclinm mngnum ri*};!^!!! Asirtc, qui cis pii;;nain hnttilcral 

hibeoi couiiiia vi)tiniì (■lL-iihaiit<» i-l vquilalnm rrl currus ex eicrvitum mairaum 

fililf, roQirìltun ab eis. Kl quia i^ppeninl enm vitoro el 5liititeriinl ei, ut direi ipse 

el ))ui ivfinareoi posi ifi^um, [rlliLitinit in;i^ririm. fìt darei nb^tdc» ri i:oii?iÌtiiiiim. 

(.t rrfiarnw Indirinini el MeAa^ el Uydoi, de optimi* rfK<(>"'biM eorum; et acrept^t 

r» ab eif, drderunl Kumrni regi. El quia ifuì crani apud Ildladam, voliirruni hi' 

H tsllm* km: «1 iDnotnit wrino bis et mitrrijnt ad eoi duccm unum, ri pufrim- 

lanini CHiiira lllas. et cflciilpnini n eix mtitti, et apliva» Juiijruot uxores eoruni et 

uh» ri iliripucrunt ma et tt-mm tonm positiUrutil ti il^'vlruiornTit muros coram et 

"Ji «pritirteni ÌII« rt-disernm usque in hunc dipni. Kt residua repna et ipsulas. quae 

abiniado miitenint illis, eiterminavcriint ci in potesiatrin arleficrnat: cum amici» 

aiton lail Pi qui In ipsis requiem hatirbaiit, consertavi' roDt atnìciliam: ci obtinup- 

mai nefu, <|iiae crani proxiinn el qiia^ emitl lonjro: qnin qiiicnnque aiirlieb.iiil noninn 

tflntm, timebaril eos. quibu:) vem Ti-lhiiit jiuiilio pese ul rcgnamni. re^iiabaiil, qiios 

iQlmi telleni r^froo delurb;iI)aDt e) oiallati «ani Talde. Et in omnibuit islis oemv 

S«f-M Xjrt. w>l. n. ftuf. a/&\ì lo 5 afiwUe IM86 



1^ 



COHHEKTAniO tKtt' KKCKtìCX 



Eoma destinata alla più grande missione, coi Dio abbia destina 
un popolo. 

Cessata la repubblica^ sotto Ottaviano Augusto fa tnaugorato 
r Impero Romano. Tutto il mondo era in paco, quando il Verbo 
divino unitosi alla natura umana nel seno della Vergine Maria 
in N'azaret, nacque da lei in Betlemme di Giuda e gli fu dato, 
per diviua rivelazione, il nome di Salvatore o flesù. Gesù costituì 
la sua Chiesa, mettendole a capo, come suo Vicario, san Pietro, 
quindi sulla croce offerse sé stesso vittima di espiazione per tntto 
il genere umano. Qesù era il vatìciuato e l'aspettato Messìa; 
ma il popolo ebreo, continuatamente inchinato alla terra, ma]e 
interpretando i Taticinii divini si rafBgurava il Messia solo quale 
apportatore di dovizie e di glorie terrene, non quale maestre^ 
di soprannaturali virtù, e quale vittima pura e divina per la 
Teden;!Ìone del genere umano. 

Gerusalemme ebbe il cuore indurato sotto la missione divina 
di Gesù Cristo, ed, oltre l'averlo confitto in croce, perseguitò a 
morte i suoi apostoli e ì suoi discepoli e volle esterminaro la 
sua Chiesa. Allora il popolo ebreo fa da Dio reietto; Roma, nel 
destino di Dio, fu surrogata a Gerusalemme e quella domina* 
zione sopra tutto le genti, ch'era a Gerusalemme vaticinata, fu 
trasferita a Koma. 

Gli Apostoli scotendo la polvere dai loro calzari e voltando 
le spalle al popolo ebreo proruppero iu quella grande sentenza 
di condanna per esso, e di gloria e di gioia pei gentili. < A 
voi si doveva da prima annunziare il verbo dì Dio: ma dacché 
voi lo rigettate, e da per voi stessi vi giudicate indegni del- 
Teterna vita, ecco che ci rivolgiamo ai goutìli. È Dìo che ci ha 
comandato così. Io ti ho destinato luce delle genti, a ciò che 
tu sia a salute fino all'estremo confìne della terra, l gentili 
udendo queste cose godettero, e glorificavano il verbo del Signore: 



poruboi diadema, dk indnebaiur piirpun m mflgnllìcaretur in e». Kt qnia curgiii» 
roMrnm sibi. ci «inoitflic con»ulrlKiiil tri?(»?nt09 vigilili, conslUuin aj^entcìi myhjwt de 
mnllitijdine, ut iiaae dign» sunt, gtnM. El commiUonl ani tiooiini DU^islratiuv 
aumii per siiiguli» ^oiKis dnniinuri unii-crsae icrnic suae et omiies abedinni ani, Pt 
non e$l iavidia, nfqoe tfh» intef «t». > 



« IMHORTALE ÙKt » 



147 



i tutti qutilli ch'enuio preordinati alla vita eterna eredetlero '. » 
fl rìcario di Gesù Cristo, Fiutro capo riaibile delia OhìeRa^ il- 
laniiiatu dallo spirito del Sigoora mosse alla volta di Roma ed 
eatratorì, la stabilì a sede dell' universale episcopato suo e dei 
mi successori in perpetuo. 

L'Imperatore Romano avrebbe dovuto prostrarsi a piedi dì 

Fifttro. esultare per la fatta elezione di Roioa, e iavitare il 

jwpolo a distniggere gì' idoli o ad abbandonare la superstizione 

abbominevole oad'eru turpemente allacciato. Tutt' altro \ laco- 

oiiiÉÌò in Roma una sanguinosa lotta contro Gesù Cristo e la 

aoA Chiesa, spietate carneficine, orrìbili oppressioni, incredìbili 

ÌBgiastude. Le carceri empieronsi di cristiani, gli anfiteatri 

«ebeggiavano di clamori al vederli a migliaia dilacerati dalle 

fiere, i carnefici rimanevano spossati innanzi alla costanza dei 

martiri di ogni età, d'ambi i sessi, di ogni condizione. Paolo 

ebbe tronco il capo nella via ostiense. Pietro fu crocefisso sopra 

il Gianloolo. E se vero è cid che affermano gravi scrittori ', cioè 

che Xoè sìa il Giano ch'ebbe culto nella sola Roma, e che sia 

stato sepolto in i^oel colle Gianicolo che da lui prese questo 

nome, si dovrebbe dire che, con ammirabile disposizione della 

divina provvidenza, Dìo fece si che il Vicario del Redentore 

del mondo per cui a tutto il gi.'nere umano si ofTria la vita 

nell'ordine soprannaturale, là fosse estìnto dove ebbe tomba, colui 

dal lanate nell'ordine uatunkle ebbe vita tutto il genere umano 

I ^abìs oportelnt prinitiin loquì verbum Dei: sed qaonìaiD rcficlUtis illiid, ci 
Mlfno* Tos iuilicsttt nelprnai' viUw, ecce convcpliuiur ad gtotes. Sic cnim praeccpiL 
wit/à IkHntau. Pmai le in lumen ^enlium ut si! 1n ,salu[eni umiline aà oxin^raum 
urne. ìuticues auUtn fcales gttviiai: «imi, i^t f;lorilic!ab3nt Ti^rbum Uomini: H 
tKàìdtraat i)uol<|iiot eraul jii'a conlina li ail viiiim aelernam. Aet. Apoal. .Mll. 

■ Vefj^n l'iTuititisiima A|if;ra ili Scipione Si^rnhato cliHla Compagnia ik tii^b. 
^RbMiini telerh lesumcnli Libri tros. Naijiolì 1~(>3. Libcr f, Tilnlus XV[. Xoè. 
Cià che àìCé qucu'aulurv ed filtri, si puA Hitiirrt^ al wfrutiilc siUn^LimA. |] Giano 
de'Roinaiu è il Noè Oiblion: ma il Giano (li-i Itomaiiì iiatÌRÒ vcno l'Italia e Tu 
*|wllo nd Gianicolo: dunque il Hoc Biblico naTi^A sprsD l' Malia e nel Gianìcolo 
fa Kpnlio. Le proTe della ni3!;sÌo[Y sono roi-tÌKsiiiii> e rì»|wltiibJtiuiiti(! In autorità 
'«alo pw (SU del Conulip a Lipid';, ili Nat:i9e Alessandro, (leirUuiio. del Vossirt ccc 
! ■ |rot« della mJoore nuu «nno illspre^pvuli, ma erravi. Per la qua! cosa 
me non si puà, ;t nottro atìiso, iliru iprcgevole non cliu ufeìurd;i. 




146 COHUBltTARIO DKLl.' BltCICLIC*. 

dopo l'uDÌrerBale dìliirìo. L'arca di No& simboleggìaTa la Chiesa, 
e di questa il noochii^ro, ruffi^iimto in quello^ era Pietro. 

Se noi oonsideriamo i fatti, dobbìam dir» che non fu tatta 
Roma che respinse la fede in Gesù Cristo, ma una fazione ca- 
pitanata da soz;ti tiranni, in gran parte stranieri, e che anzi per 
lo contrario ìnnumeroroli romani piegarono docili la fronte alU 
predii'aziono di Piotro e soffrirono glorioso martirio per la soa 
dife-sa. Quindi p<^)3siam diro invece che la parte pìiì eletta dì 
Roma si conTert'i a Oristo, e le testimonianze dei primi Padri 
della Chiesa e la moltitudine tragrande del loculi delle catfr- 
umibe romane assai bene ci ammaestrano della grandezza, del 
furvore, della nobiltà della Chiesa Bomana primitiva. Uà sopra 
ogni testimonianza va quella dell'apostolo Paolo che scrivendo 
&* Romani convertiti a Cristo da san Pietro, fa della lor fede quel 
sublime elogio e la vostra fede è annunoìata in tutto il mondo > 
fides vfJìira annuntiatur in itniversn jniindo (e. I, S). QQ''' romani 
che non abbracciarono allora il cristianesimo erano in vero 
colpevoli, ma rispetto iigli obrei, militava per essi, direm cosi, 
una circostanza attenuante, cioè che non erano i Romani i de- 
positarli dei libri ispirati da Dio, nei quali, per dio e per segno 
era tutto indicato ciò che riguarda la caduta dell'uomo, j^ 
redenzione del genere umano, le promesso del Messia, la 8^1 
dignità divina, il tempo il luogo e tutto le circostanze della 
sua vita e della sua morte. Gli ebrei erano cotesti depositarli. 
Laonde al ripudio che fecero gli Ebrei del JUessia e della divina 
parola dagli apostoli predicata, cessarono dì essere il popolo 
eletto, e sopra essi piombarono tutto quelle sciagure che por 
orano noi predetti libri vaticinate. Uà a cagione della persucu* 
zione contro i seguaci di Cristo sollevatasi in Roma, Dio non 
ehbe reietta questa città, bensì la ordinò dì fatto a quella gloria 
che sarebbe stata riservata a Gerusalemme se non fosse st^ta 
ricalcitrante, e così non avesse colmato il calice delle sue prevarì* 
cazioni e dell'ira di Dio. Nel cuore di Gesù Cristo si vide la lotta 
tra l'amore che portava alla sua prediletta città e la giustizia 
che ne richiedeva il ripudio e lo sterminio, quando, pur piangendo, 
le fe'il pauroso Tatìeioio. < Avvicinandosi alta città, rìmiraDdola 



piiQse sopra di Idi e disse: o se conoscessi anche tn^ e in questo 

fiomo, qu-jllo chtì importa al tuo T)tìno! ma ora quosto è a tuoi 

MCbi celato. Concitjssiachà verrà per te il t«nipo, quando i tuoi 

nemici ti ciroonderautto di trincera, e ti serreranno all' inturno, 

t ti stringeranno per ogni parte, e cacceranno per terra te e i 

tuoi figliuoli con te, e non lasceranno in te pietra sopra pietra; 

■éhè non bui conosciuto il tempo della risita a te fatta'. > 

pa dìTioa provvidenza prese p<^r mano Tito figlio dell'Imperatore 

'Vespasiano lo condusse in Palestina, e gii dio l'ulHcio dì cotu- 

ipiere la terribile predizione. Otìrusalemnio fu eguagliata al suolo, 

' combusto il tempio, il popolo ebreo fatto cattivo e disperso per 

lotto il mondo. L'arco di Tito net fóro romano offre eterna t-'sti- 

toooianm della divina giustissima vendetta. Cosi pag6 paga 

|il popolu maledetto quel sanffuis eius super nos et super Jilios 

rosy come sublimemente cantò il Manzoni : 

E quel sangue dai padri imprecalo 
SulU mìsera prole ancor cade 
Gite mtuaia d'etartc in cisdc 
Scosso ancor dal suo capo aoii Tlia. 

**eroÌca virtù dei cristiani fece traboccare le bilance della 
tua mis'jricordia in favor» di^ì martiri; di questi Tu la vittoria 
sconlUta dei tiranni che furono tutti atrocemente puniti. 
manifesKi a Costantino la Croce con queste parole: In hoc 
ììgno vinces; e l'eaercito di l'ostintìno sedendo il labaro della 
I erwB, che negli scudi era pnr« incisa, sconfisse Massenzio alle 
porte dì Uoma sulla sponda del Tevere al Ponte Mikio. 
1 Qni citmincia un'cpc^cu novella. Spezzati gli oculoi, rotto le 
^kri, prosciolti i prigioni, cerchi i carnefici, carichi dì ceppi i 
amplici Con Massenzio nella iniqua persecuzione. Fa inalzato nu 



^Sl alt I 



« Et ut ap[Htipinq invìi vidcns ckilat^m fl^vii snpiT ìllam Akpns : quia ^i co- 

et to. vi ^akh•al in hnc die lua. (fuse ìhJ iKicrni libi: nunc anicin alMcondiu 

1 alt Acni» Ui\%. (Juia vetiipnl ilies in !<■, el ctrcuniilobunt u inimici Cui vallo: 

circuRxbbnuL U', el cn>in;;usul]uni te unijiquc: Kl ad lormm prononionl tii llllos 

r^dt in le sunl, l>I non ri>liii<iu<->iic iti t^ Upidrm saper Upidem; <»> quwl non 

uni leoipns fisiuUoaJE \oae. Lue. ID. 




IM cimuENTAmo dell' encicucA 

arco marmoreo a Costantino, n&I quale ancor leggiamo che 
TÌttoriu ai dovette ad uno straordinario concorso della divinità, 
e impLicitamduto è così coafermaU T apparizione della luminosa 
Croco e delle cifre misteriose. ìa Chiesa esce dallo cat&combo. 
Ella si mostra cospicua nella sua grandezza o nella sua forzi. 
Costantino le dà la libertà dì cui abbisognava, no riconosce la di- 
vina origine, e piega le auguste spalle a portare le primo pietre 
che sernranao per foadainento al Tempio eretto in onore del 
primo Vicario di Gwù Cristo, là in quel luogo dove Nerone 
ebbro di Lascivie e di sangue facea abbruciare impegolati i eri* 
stiani, per diradare le tenebre dei suoi orti vaticani. Suscitò pnre 
Costantino le Basilicfae del Luterano, dei Santi Apostoli, quella 
di Santa Croc« ed altre. 

Se non che fin dal primo suo manifestarsi pubblicamoute la 
Chiesa Romana apparve quella società perfetta ch'ò por volere 
di Gesù Cristo, e quale la dipiogo Lwmo XIIE nelle seguenti 
parole: < Così il governo dell'umana famiglia Iddio lo volle com- 
partito tra due potestà, che sono la Ecclesiastica e la cirìle, 
l'una delle quali sovraintondesse alle cose divine, l'altra alle 
terrene. Ambedue sono supreme, ciascuna nel suo ordine, hanno 
amendue i loro propri! limiti entro cui contenersi, seguati dalla 
natura e dal Une proprio di ciascuna: di che intorno ad esse 
viene a descrìversi come una sfera, entro la quale ciascuna 
dispone iure proprio. Ma poiché uno e medesimo è il soggetto 
di ambedue le potestà, e potesdo una medesima cosa, quantunque 
sotto ragione ed aspetto differente, appartenere alla giurisdizione 
dell'una e dell'altra, la divina Provvidenza che le ha stabilite 
ambedue, deve pure avorio ordinate convenientemente fra loro. 
F4 quelle fpot-esiàj, cfie sono, son da Dio ordinate. U che se 
non fosso, sorgerebbero spesso occasioni di contese e conflitti, © 
non di rado l'uomo sarebbe costretto di rimanere in forse, come 
chi si trova in au bivio, e penosamente incerto circa il partito 
da prendere, posto egli come sarebbe fra le contrario disposizioni 
di due autorità, alle quali non può in coscienza ricusare di 
obbedire. Or questo ripugna in sommo grado che si pensi doli» 
sapienza e bontà di Dio, il quale eziandio nell'ordine fisico, oho 



« tHHORTALS DKI 



151 



è Unto inferiore, accordò tra loro Io forze naturali o Io 
loro leggi, con tanta soavità di arte e eoo una cotale armonia 
die nessuna di osse è d'impedimento alle altre, o tutte insieme 
ttflpirano concordemente e con aeeoueia maniera allo scopo finale 
del mondo. > 

E questo si Tid& tosto che la Chiesa gìttati i ceppi apparro 
aocìetà perfetta, eoa fine proprio, dispositrice del mezzi acconci 
al fine medesimo, retta da un solo indipendente e supremo 
mooaroa, il Papa Vescovo di Koma. Imperocché Costantino com- 
presa la perfetta natura della Chiesa, non si oppose alla suprema 
papale autorità, ma le leggi del successore di Pietro volle che 
limerò rispettato, fortificandole con proprie leggi. Comandò che 
à santificassero le feste cristiane, che le sentenze dei vescovi 
fossero ferme e indiscutibili da ogni potestà laicale; dispensò 
ileleco dalla milizia e dagli ufficii dei laici; riconobbe il diritto 
Della Chiesa di possedere beni stabili e territori!, ed egli stesso 
dotò «un munificenza da Cesare le basiliche da so costrutte, e 
parecchie di queste dotazioni tramezzo alle Ticissitiidini ed alle 
guerre di tanti secoli, rimasero superstiti fino a giorni nostri. 
Costantino riconobbe essere il Papa la mento e il cuore dcl- 
riffiperio Eomano, sé essere il braccio; riconobbe T inferiorità 
della civile autorità innanzi all' autorità divina della Chiosa; e 
80 talvolta meritò dagli storici, imparziali in tale proposito, 
qualche rimprovero, si fu perchè volea servire al bene della 
Chiesa nn po' dì proprio senno e alquanto più là di quei limiti 
che dal dovere e dalla obbediututa gli erano designati. Non mai 
adde nell'assurdo princìpio che ora vuoisi porre a regola delle 
relazioni tra Chiesa e Stato, cioè che la Chiesa sia una società 
.«nbaltcrna allo Stato e che lo Stato debba considerarsi indipen- 
dente dalle sue leggi. 

À'tompi di Costantino l'Impero Romano cominciò ad essere 
Socìeià Cristiana e ad esprimere io so quei caratteri che ci 
daiineò Leone XUI eoa tanta saggezza in questa stupenda En- 
cicliea. Fino a quell'epoca Tlmpero Romano era a gnisa di un 
•Mpi) vivente di sola vita vegetativa e sensitiva siccome è un 
bruto; materialmente cresceva e in quanto a delizie del senso 



153 



COMMI 



nBLL CnCKLIOL 



non era forse mm progredito di quello che ora sia la mode 
società, come ne fanno feda le storie e le reliquie delle p; 
mollezze che sono rimase nelle città vetuste. Mancava in 
Imperio il priacipio superiore che nelFuomo è la parte razionale. 
Qitftsto principio superiore glielo recò la Chiesa, e pert> l' im; 
Horoano solo ai tempi di Costantino incominciò ad arere t 
civiltà umatm, mentre prima, sotto le parvenze di eivilUt, era 
tente sì, superbo si, lussureggiante sì, ma sostanzialmente barbaro. 

A quei giorni, dopo che Costantino vittorioso per la croce, avei 
proclamato quel Chrisfus imperata dalla Chiosa, nella quale sola 
poteva germogliare l'albero della scien?^ vera e pura, pullula- 
rono tosto que' grandi maestri di sapere che illominaroDo il mondo 
con meravigliosa luce, tra' quali come stelle di prima grandezza 
rifulsero ben presto Atanasio, Ilario, Efrem, i due Cirìlli il Gero* 
solimitano e l'Alessandrino, Epifanio, Basilio, G^rogorio Nisseno, 
Gregorio Nazianzeno, Crisostomo, Girolamo, Antonio, Agostino 
ed altri. Allora nacquero i grandi ordini monastici nel cui seno 
ebbero vitale nutrimento, nei secoli successivi, la pietà, le arti, te 
scienze, la letteratura. Allora si raunarono ì Goncilii di Nicea « 
di Costantinopoli che aprin>no la serie dei Concilii generali e 
particolari di Roma e di tutto Torbe cattolico; i quali Concilii 
furono sempre le auguste assemblee dei più sapienti di ogni 
tempo, che tornarono a sommo vantaggio della Chiesa e ad uti- 
lità tragrande dei popoli. 

Quella solenne dichiarazione, Ckristus imperai, di Costantino, 
fu per lo sterminato popolo dei pagani come la voce di £se- 
chìello, quando ad una soonRnata moltitudine di cadaveri gridò: 
o-^na arida audite verbum Domini: e alla voce del Signore sì 
rimpolparono quello ossa, si vestirono di belle fattezze, di forme 
gagliarde a guisa di un immenso esercito schierato a battaglia. 
La Società principiò ad essere umana perchè incominciò ad essera 
cristiana. K certo per T immensa gloria che t«xìì Costantino aU 
l'Italia e al mondo, era egli non solo meritevole del nobile 
monumento che torreggia a piò del Palatino, ma che altro se 
ne ergesse più maestoso assai di quello che vuoisi ora ad altri 
eigere in Campidoglio per secondare specialmente i voti di coloro 



< IHMORTALE DEI > ^^^M 153 

die Torrebbero anniontaU l'opera di Costantino, o tolta dui corpo 
della società l'anima Tirificatrice per rifarla pa^jana, atea, cada- 
Tere. Ma il Christiis imperai di Costantino sta scolpito nRll'etemo 
gnmta deir0bclisft> neroniaiio cho sta iunanxl alta Basilica di 
). Cotesto Christus imperai ha il sigillo di Dio nò si pui> 
cvic«liard. Contro qodl marmo si romperanno le fronti di coloro 
(èe Togliono C07.7AT9 contro il destino di Dio, come l'onda dei 
secoli tumultuosi s'ìnfirange alla inconcussa sua base. 

Allorché spunta suirorÌ22ont6 il Sole nella schietta su» luce, 
la luna che prima, della compiirsa di quello, risplendeva bella 
B6l Armamento o parea la regina tra gli astri all'occhio cor* 
pareo nostro minori, impallidisco, pure restando visibile. Nessuno 
più la degna di un guardo. In simile maaìdra atTappiirìre pub- 
blicamente in Koma del Vicario di Qasù Cristo nella pienezza 
dalla Bua autorità, Costantino s'avvide che il suo proprio splen- 
dore Bcemara. Sia pure che non cedesse con sovrano chirografo la 
(atta di Roma al Papa, ma resta fermo che, por cotisorvare cotesto 
splendore, egli non fu né empio nò pazzo da ribtillarsi al Papa 
aedflsimu o da menom^trne l'autorità e la libertà, ma giudicò che 
Soma era anguaU per essere la stìde delle due supreme autorità. 
Eppure la Roma odiern-L^ innan;!! alla Koma di Costantino po- 
polata da parecchi milioni di uomini, ò a guisa di un viburno 
dì fronte a un cipresso, ^Hir adoperare il paragone usato da Vir- 
gilio tra Uoma e l'altre città de' suoi tempi. 

ì'erum fui^c tantum alias int^r caput extulit ttrbcSy 
Quantum lenta solent inter viburna cttpresii (Ed. 1,1. 

Son possono disconoscere la verità di questa afformaziond coloro 
che si assisoro por poco sopra gli augusti ruderi delU Roma 
pigana, e con equa monte ralcolarono lu immensa grandezza di 
qnal colosso dal quale furono diriiLsi e dal dente edace do; secoli 
ccintritì. 

Costantino edifica una città tatta cristiana senz'ombra di pa- 
$SD«iimo, le dà il proprio uomo e la costituisce capitale dell'Im- 
pero Romano. Costantino sul Bosforo fu ed è il sublime oggetto 
M profondi pensatori politici. Cotesto imperatore vittorioso in 



154 OOWlEXTAfllO DELL SKCtCLtCk 

tutte le sae guerre, onusto di allori e riaplendente di glot 
innanzi al dilemma; o il Pupa o l'Impemiure deve abbandonarej 
Roma; coDchiuse, non il Papa che per divino volere iv VescoTOJ 
di Boma. a cui Dio ha promessa suoc^ssione fino alla fine 
tempi; nm Flmperatore trasporti lontano il suo trono. E s'avriftl 
a Bisiinzio. Da quell'epoca naturalmente o per un arriceadanàj 
di fatti ordinati e governati in sapientissimo modo dalla vvu»\ 
di Dìo, il Papa incominciò ad avere ed esercitare un'autorità cblj 
non poteva competere a suddito, e a poco a poco apparve sovrano. 
Cosi sì compio la desti na/jo no di Roma fissa nei divini decreti,! 
come disse Dante in quo' versi non mai abbastanza ripetuti 

Ch'eì fu dell'alma Roma e di suo impero 
Nell'empìreo ctel per padre eletto : 
La quale, e 11 quale (a voler dir lo vero) 
Fur statiiliti per lo loco santo, 
ITsieile il succÉstsor dui maggior Piero [Inf. II). 

E qnesto ci viene indicato da Leone Xttl in quelle parola] 
della Enciclica: « Nti certo ò da credere, che sen^a speciale con-| 
siglio di Provvidenisa questa suprema potestà fosse munita 
un principato cimle, sicurissimo riparo alla sua iudipendenisa. 
E stoltamente fanno certi ceiumentatorì del divino poeta quandi 
per mostrare cbo osso era avverso al principato civile dei 
adducono que'noti versi: 

Ahi, Co&taiilin, di quanto mal Tu matre, 
Noa la tua cooversioD, ma quella dote, 
Qm da te prese il primo ricco palre! (Inf. 19). 

Imperocché Dante qui e in simili luoghi non disapprova 
principato civile dei Papi, il quale anzi ammette entro ì lìoiit 
di Stato particolare; come altrove sì è dimostrato ad erideoza il 
questo stesso nostro Periodico, dandosi, dei testi che si recai 
in contrario, con rigorosa esegesi, la vera si^ ni Reazione. Ciò di« 
si può dire si è, che egli condanna l'operato di alcuni Papi: aè\ 
qui vogliamo entrare a discutere se, in così fatto giudìzio pratico^ 
Dante prendesse abbaglio od altrimenti. Che an/.i l'acuto poel 
eni stava a cuore sommamente la proprietà delle voci, adopar 



< niHOnTALE DEI » 



155 



ooDsigl latamente la parola mafre, ehe indica una causa la quale 
è unÌToca nella specie, iu% equivoca nella qualità degli indiridui 
che genera, o perciò no può dare di tristi e di buoni. Similmente 
da (juella dote, nel concetto di Dante arriene ehe i Papi sieno 
li, ma ossa dote non ò causa determinata a produrre sovrani 
^tristi come che gli poBsa produrre tali e nel ^incotto di Dante 
sii abbia prodotti. Quando il btino compensa il male, si può ben 
porro la causa produttrice del bene, questo intendendo, oomechè 
per aceidens ne venga alle volto un qualche malo dalla causa 
nedesima. Questo è il criterio che in pratica usiamo nontinnata- 
iDBnte, e secondo tale criterio vuoisi prendere la dote dì Costan- 
tÌDO, alla quale Dante accenna. 

Di certo egualmente peccano, perchè danno negli estremi, co- 
loro che affermano essere il principato civile dei Papi es$enziale 
alla Chiesa, e coloro che affermano essere incompatibile colla 
papale spirituale antorità. Imperocché contro i primi v' è il fatto 
die noi primi secoli sen/^ principato i>ontifìcio la Chiesa pur 
esisteva, uè potè esistere senza la sua compiuta essenza: contro 
i teeoiidì v' iì il fatto che per un quattordici secoli i Papi l'eb- 
1)»ro, e in questo spajiio di tempo abbasUn?^ lungo, cioè pifì lungo 
della durata di tutte le monarchie d'Kuropa, più furono per la 
Chiesa i vantaggi ohe i danni. Tra ì vantaggi evvi quello po- 
tiflEiimo accennato da Leone XILL della indipendenza, evidente a 
tutti ì sovrani e i popoli, eh' è necessaria al carattere di Vicario 
di Gesù Cristo, tcscoto e padre universale di tutti i pitpoii e 
di tutti i re, quantunque di costumi diversi p contrarli o in guerra 
tra loro. Per la qtial cosa dalT Episcopato cattolico fa cotesto 
principato, nelle presenti circostanze, giudicato necessario al ben 
cnere della Chiesa. 

Che se sopra i fatti storici di tanti secoli vuoisi adoperare, 
fld è un dovere adoperarlo, l'argomento potissimo della univer- 
ale induzione, e se si voglia discorrere coi principii snggeritici 
dim& prowidenz!» divina rispetto alla Chiesa, Ò pur mestieri con- 
iare che Mdìo saprà bene trovar modo di ridare al Papa questo 
tieurissiino ri/ìaro delta Si*a indipendenza, cf ò II principato 
civile, tosto tardi. Per la qual cosa, posto che ad ugni modo 



156 COHKB?tTAAIO DSL t' ENCICLICA 

si fosse Tolnta l' unità sUtiiak> deiriUUa, avrebbono fotte ass 
m^io, nel loro stesso interesse, coloro che furono a capo 
QoTerno it»Liaao negli anni passati, ad imitare il gran Costanl 
il quale cruò una nuova capitale dell'Impero, e in essa collocò 
sua sedo. L'unità d'Italia sarebbe rìinasa intera, perchè come no 
la toglie'' la iattuni di Mz/a, doL Ticino, di Trento, della Corsii 
di Malta, di Trieste e di quel suolo al di sopra del 

Quarnaro 

Che lulìa chiude e ì suoi lermini bagna {Jnf. IX) 



cosi dal piccolo principato del Papa non sarebbe stata diatrutt 
ma sarebbe stata assicurata per secoli la patria indipendenza; 
e per l'unione colla somma e suprema autorità morale domìni 
tritìo in tutta la terra, sarebbe cresciuta la gloria civile o 
fonia militare della nazione. Già si sa cb'à fìne politica incon- 
tnire, qualora fosse uopo, un qualche sacrificio per allontani 
pericoli e danni graviasimi, come che sìeno solo probabili noe 
che moralmente certi. À capir ciò non è mestieri essere gì 
pensatore, basta avere un dozzinale cervello. Ma questo forse DOI 
l'ebbero i creatori dell'italica iudipenden^? È impossibile! P< 
Io che è giuoco fon» il dire, o die intendono solamente la distra- 
zione del Papato (voto da sciocchi che non discorrono niì coi fatt 
né coi principii di ragione) e a laesto scopo sacrideano VaTV« 
nire della patria; o che puerilmente sì lasciano trascinare 
una fìttì/ia pubblica opinione che vociferando altro non sa ripeter 
che frasi vuote di ogni significazione assennata sulla necessìt 
che Roma sia capitale d'Italia. 

Kppure non si fa altro che lamentarsi disila insalubrità de 
snolo romano, e per più mesi di astate la si lascia deserta. Ch« 
più? A questi giorui medesimi, perchè alcuni tedeschi strepita^ 
rooo contro la devastaaìone dethk Roma storica, della Roma 
pale, dai giornali liberaloschi italiani pur si dico che sarebbe 
stato mc-glin creare altrove una capitalo d'Italia, per lasciar Borni 
eolle sue storiche vetuste fattezze. Per questo motivo al! e per 
assicurarsi l'avvenire tranquillo, prospero e grande, no! È questa 
logica dei nostri tempi, è questa la sapienza dei nostri barbasaonJ 



« IKHORTALR DEE > 



157 



per clliudeni quest'articolo tjrniamo al poDto d'onde ab- 
iam preso le mosse, cioè al fatto storico ohe fu iniziato da Co- 
BlaatÌQo e che da sedici secoli dnm (Ino a A) nostri. Kgli rioo- 
aobbOr rispetto alla Chiesa, la rotontA dì Oosù Cristo u la dottrina 
4a questo espressa nel Vangelo. La Chiesa è società nel suo ordine 
perfetto I' indipendente dalla civile società, comechò i suoi sudditi 
pare appartengano alle HocieVi civili. La civile società, coi suoi 
capi, coi suoi re, coi suoi imperatori ha il dovere di essere o diven- 
tarle figlia, com'ella ha il diritto di esserle madre. Quella deve 
rispettare la Chiesa, devo difenderla, deve amarla. C^omo la por- 
feóoae del mondo fisico cousistfì nella sua corrispondenza, quale 
«Bemplato, alle idee divine archetìpe; cosi il mondo morale tanto 
più sarà perfetto quanto pii^ corrisponderà alla norma della mo- 
itJità che sta nella legge naturale, e Delta legge divina lascia- 
toci da Gteeii Cristo. Laonde Io sperare che si fa uà perfetto 
WaMtamiaito dell'umana famiglia prescindendo dalia Chiesa e 
antro La Chiesa è uno sperare vano; cagione di una fatale ir- 
naolatezza nel prendere que* consigli che sono della massima ri- 
IcTunza. Degl'immensi disastri sociali che si preparino e sono 
forse imminenti sopra chi cadrà la responsabìlìU tutta quanta? 
Spartaco alla testa di milioni di disperati, le^ttima prole del 
progresso pagano, rialxa furibondo la testa. Qià nella Francia e 
Mi Belgio è incominciata la selvaggia lotta. Invano è sperare di 
ivere tra' potenti della corrotta Europa un Grasso, che annienti 
qaell' esercito sterminato. .4Uro non resta che tutti i Re della 
fc^rr» e che tutti i governi, esclamando o Papa o Morte, implo- 
rino da Leone XIII il labaro di Costantino. Sopra questo e' 6 
h Oroee col motto In hor .s/^ho vineeff: perchè solo dalla croce 
deriva la carità e la pazienza onde il socialismo può essere 
divelto dall'ime radici. Meglio è buttarsi a' pie di Leone XIII 
A'essere schiacciato sotto i ruderi della società distrutta. 





UN NUOVO LIHRO SUL SILLABO' 



L'Abbate Bosseboeuf, ormai già noto ai nostri lettori, 
critici) e da vero cattolico sente la necessità di bussare ad an'al| 
porta ' per avere una spiogazione del Sillabo più esatta di qoQ 
ohe no diano i supposti fideisti. Noi, a dir vero, abbiain laMi 
di parlare din cinque che t^gli chiama « Prójngés », e sono ooi 
altrettanti punti la cui couside razione basterà sola per rendq 
sospetta la «interpetrazione fideista'. » Non potevamo notar tu 
né T'ora bisogno dopo il già detto: imperocché al primo e 
punto (cioè: lo spìrito dì passione e la stretta parentela col 
calismo *) BÌ saprfk ornai dar il suo giusto peso. Nel tenw dice: 
ne sait gue, après ses Pràlécessetirs, Pie IX a été qitelqw 
— on l'a empèché de l'&tre plus longtemps — h Promot 
acclamé d vènere des libres instUuthns^ en ce quelles 
avoir de raisoìttuible et de chréden''? Dunque il Santo Ponte: 
fu trascinato a riprovare ciò che nelle libres instifuiiotts v'ha 
ragionevole e dì cristiano! L'assennato lettore non abbisogna 
noi ci fermiamo a far communti ; meno male però che U 
gnor Abbate ha avuto la deltcatezsa di aspettare la morte 
venerato Pontefice per parlare di lui iu tal mtHÌol — Il quinto i^ 
sfuggirà alle nostre considerazioni quando esamiaeromo più 
la dottrina sul valore dommatico del Sillabo. II quarto fìnalmen; 

• Vedi quad. 858, pagf. 6Sie66 del Voi. pircfdijitf!. 

• Pag. OH. 
» Pag. 64. 

• Ln paation, VentraitUìtunt, rtXMf^ration... 1,'necord qui existe 
jttìfement rfw fidéisme et ceM du radicalitme : iéentitè de conci 

praiqtu Ionie la tigne pag. G1-6&. 

• ["ag. 05. 

• Uabsenet dea prineipes rfoìrj et prAi» qu€ rfylamt ìa eritique, et I 
notioì%s préltminoirea d'ej^^se, indirpcnsablea pour comprenHre ti cxpli^ 
exncttMCHt ita Uxte». Taf;. 66. 



'tni xnovo 



cispBce il dirlo, sembra proprio, socundo noi, il giudizio da por- 
tarsi della spiegazione del Sillabo proposta dallo stesso Bosso- 
IwQf: lo Tedremo a suo luogo. 

r II LiberalisMO. 

È il terso contendoate che vuole spìegpare il Sìllabo. \oi non 
pHBmmo tener dietro a quanto vìen qui detto; dopo il tanto che 
i^è scritto e prò e cotUra^ e si scrive tuttora del Liberalismo 
e delle sue molteplici forme, vi bisognerebbe beu altro che un 
Semplice cenno in passando, per dirne adi^quatamcutu e giusta- 
BflnteT sfuggendo il pericolo di dar nel troppo o di rimanersi 
ari poco. 

D Bosseboeaf non è per certo fideista; sarà forse liberale^ 
Nò punto nò poco: egli non Io fu mai né ha veruna reIa7.ìone 
ttm sìITatta scuola '. Ciò non ostante non può uascimdure la sim- 
patia che ha per ossa; ed il lettore, benché non appartenga ai 
sapposti fideisti, non potrà non restarnE! colpito, visto come egli 
abbia trattato quest* ultimi e dì quali bei titoli gli abbia onorati. 
U Liberalismo, secondo il Bosseboeuf, uè può dirsi sola ipotesi, 
ri sola tesi; A piuttosto iesi-ìpoUsi^. È Vaccepiation sincire 
it hyaie d'un fait\ quale è lo staio presente della società, am- 
Betteadocon un esame e giudizio à tour approbatif et restriciif 
ì diversi assiomi filosofici e sociali gui sont la trarne^ Vossature 
de luts inslitutions politiqites *, e con ciò sì distingue bonissimo 
fai liberalismo razionalistico'^. Vuol quindi chiamarsi piuttosto 
fUsv expérimentale \ — È una asserzione dottrinale, matura, 
pooderata^ se garde de ioute exagéraiìon fdckeuse, a ses ra- 
ànes dntts le domaiue de la pensée et des faU$\ Dall'attenta 
onsiderazione de' fatti, e dalla luce di principii della meute sa 
inmare nn simbolo sociale, appoggiato sui priui^ipìì ra^tionalì o 
Mila conoscenza de'tempì presenti, considerati nelle loro serie od 
miìicibilì aspirazioni ', la cui corona, secondo il nostro Autore '*, 
<* In sovranità del popolo con quel suo diritto... di cui parlammo 
nel precedente articolo, (voi. prec. pag. 66i). 

' Pij. Ki. - * hig. 7i. — • Pag. 79. - * Plf. "2. — ' P4p. 8«. 
• P^ 79. — ' Pag. 82. — ■ Pag. R» — ' Pag. 53. - " Pag. 72-73. 



tra nuovo uano 



Oli addetti a questa 8Cu>jIu sud piem di zelo, cosciensiosi. 
pronti al sacrijhiot dotati d' eloquenza , tVuna fede viva e lu^ 
minwa, d'una lealtà toute cheralerèsque, cruciati, nobili atleti, 
ai quali fu dato di conoscere non sappiamo qaali decreti celesti^ 
di capire i disegni della Provridenza riguardo alla Chiesa, e la 
grazia di secondarli '. Nau vuoisi con ciò dire, continua, che non 
s'abbia presso di loro a l'elever de temiiH à autre guelgues errata, 
anche riguardo a qualche ponto dottrinale (p. 86), specialmente 
poi all'apparire del Sillabo (p. SS); ma ciò tu cosa jtasseggieraA 
Poverini! il timore che i nemici della Chiesa s' inasprissero sempre 
pili, li commosse alquanto (p. 89) ! A che prò malignar soverchio? , 
il /aiti voir là:, les frayewrs d'en/ants peinés rf« voirdes mi^-1 
l'ables insnUer et ha/oner leur mère, et les angoisèes de coeurs 
fidèles^ auxquels il pesati d'enitnàre les blasphèmes et tea ou- 
tratjes lancés cantre l'Égli&e (p. 91 ). Oh, ci s'ìutonerisctì il cuore! 
Del resto il signor Bosseboeuf ci presenta un boi modo d'inter- 
pretare in buona parte i bei servigi invero che il cattolìcisawyf 
liberale rendeva alla Chiesa per rispetto al domina dell' Infal- 
libilità del Papa, fìno al tempo in cui questa renne soleDaemeotoi 
definita dal Concilio Vaticano! Kinchò si può trovar un modo di' 
scusare i nostri fratelli, perchè non farlo? Per i malcapitati sup- 
posti fideisti questo modo non si trovò: pazienza! )Ia merìte-J 
rebbe d'esser tutto qui riportato quante è detto a pag. 84; Ìl 
nostro Abbate sente il bisogno di dare pieno sfogo albi sua elo- 
quenza! È un mare tnagnum di elogi, in cui, secondo noi, ha 
fatto interamente nauFnigio quel suo sans pìkti pbis messo a tì- 
tolo del suo libro, e die ispira all' inconscio lettore tanta fiducia;: 
mare magnum, in cui corro gnin pericolo d'affondare la logica 
stossa: perche, dicianiulo pure sehiettam<>ntL\ signor Abbate, si 
tratta di encomiare il Liberalismo, e si esaltano le virtù d'ai- 
cani liberali, persone rispettabilissime quanto volete ; ma non vi 
pare con tutto ciò che la questione sul Liberalismo rimanga tale 
'filate era prima, nò più nò meno? 

Pio IX, non sono anoom dieci anni, di quest* isteaso neao 
termino ai serviva por trarne la conclusione del tutto opposta: 



SUt « SILLABO » IN 

fiamoinem ne^jitimus tton probare vos Syllabi Nostri senientms 
pfopitytuituias, t.v/'ilicand^sqHf^ suscejnsse, praesertrm adversus 
Liberalismum qttem dìcunt catholkumt gai cui vluriios habecU 
a inis HosesTES asssclas ef mtnus a vero recedere videatur^ 
fo^ieris est rBRiuuLOsioR, FAciLiusttuB decipii incaittos... (Breve 
ielCll dicembre 1876 spedito al signor Abbate Vernbet Dirat- 
lore del giornale Le Peuple) '.Il signor Abbate Bosseboeuf non 
urà a male se noi ci atteniamo al modo d'argomuntare dì Pio LX, 
piuttosto che al suo: e, notate strana coincideoza, si trattava 
proprio della spiegtdotie del Sillabo! 

i' Il Sillabo e rAbbale Bosseboeuf; varii gradi di eetxsxtre 
teàlogicìie. 

Siamo ulta seconda parte dell'opera ch'andiamo esaminandi); 
fc la miig^oft^, e iiuella che propriamente vuol dirsi dottrinale; 
in cai il signor Abbai)) dura il vero si-nso di ciascheduna delle 
propustKÌonì. È proprio il Sillabo, esso stesso, spiegato nò più nò 
Beno di quello che riohiog^» la sana critica, la lugìoa, la teologia, 
il gios: è la spiegazione vérifable du iitre syllabaire^ e ohe a 
npon»' può designarsi eoa dire le Sijtlabtts dans le Syllabus -, 

L'autore adunque nou soddisfatto neppure della spiegaiiione 
prMontAta dal liberalismo cattolico, neir accingersi a proporre 
Il sua ne sente tutta la difficoltà"; altro non desidera che far 
ttn pu*di luce, si che cessino tanti uiilintesi. Premette alcune 
«servazionì, vuoi generali, vuoi particolari sopra alcuni prin- 
àpiì teologici intorno alle definizioni dommatlche e condanne 
(l'errori e ai Tarli gradi delle note teologiche. Ciò va facendo 
eoa brevità, ed ordine, non sempre però con aggiustatezza di 
basi. Fatto il caso che una proposizione sia equivoca ', h os- 
Mrrare cho le terme de condamnation est impropre. Il n'y a 
rien id de condamné, ni dans la pensée, ni dans Vexpression. 
Le Pape ne fait que siffìialer la phrase comtne étant sutice- 
flìbte d'un mauvais sena, et pouvant induire en erreur. Elle 
ai désiffuée comme ambigue^ captieuse, et rien de p^us^ Ciò 



' Ve* Uiriltà Uatloìica, Serie X. toI I, pa?. 23*. 
• Vnt. .VII. - » l'iff.i)3. — ' rag. 09. - ' Patf. 109. 
StrU JUU. eoi. It, tate. 860 1 1 



S aprile ISM 



DH mwvo uà» 

vuol dirsi tropiH) pircu, chi ouasid&ri che il Santo Padre daado 
la uutu di equivoca ad una proposizione, QOQ solo la denunc'm 
(sìgnale. de^igne) come equivoca, ma di più la riprova; non 
determina il senso, è vero; imi Vespressione è censurata e pro< 
scritta in modo che non possa più essere usata da scrittore sen 
sato e cattolico. L'equivocare dioesi propriamente della locuzione; 
ohò intanto il scuso si dice equivoco in quanto viene manifusUito 
con termini, che sono segni del pensiero, non determinati é 
precisi. Quindi in qual modo potrassi concepire una proposizkmt 
proscritta come equìvoca, senza che la maniera di esprimerla resti 
anche essa proscritta? Vuoisi notare dì più che non è lo stesso 
parlare della nota ttM>logica di' equivoca, e della prop<>sizÌOM 
equìvoca; epperciò diverse sono le quistioni se la censura datit 
d'equivoca condanni o no la proposizione a cui è inflitta, e sa 
la proposizione t^itirora, (che è equivocaj, SÌ possa condannare 
DO con una censura teologii^a. Relativamente a questa seconda 
i teologi sogliono dare risposte dì vario grado : citiamo il sole 
De Uoatague, che IMsttìsso Bossehoeuf indica quale auto» 
cUssico su tale materia. ^ 

Egli pertanto nell'opuscolo^ De censuris, articolo 3, alla do- 
manda: an profiositiones mere ae.quimcae damnari po'^sini^ 
aggiunge una triplici) risposta: ~ la 1" col Suarez, dicendo ch« 
trattandosi di proposizioni im/jropria»wnle equìvoche, merita 
fiamnari possuntj — la 2' col P. Antonio Da Palermo, che si 
trattisi dì proposizioni equivoche, le quali abbiano un dubbia 
senso, quorum qtiilibet ita sii proprius ut muier alteri 5* 
prae/erendus... huiiismodi propoaitiones non esse in rigore 
damnatìdas; — la 3^ collo stesso Autore, che a quelle proposì- 
:eionì equivoche può essere mjiitta la censura, qua^ etsi propria 
oapaees sint uirìitsque sensus, sani et pravi^ attamen sensunt 
pravuM praevaUntem involvunt; sive quod verba earumdtm 
maiori cum proprieiaie expritnant setisum pravum quam sa< 
num^9ive ob exirinsecas circumslantiasy praeciaa proferentium 
&tndiUoru^.., S'avverta poi che la seconda risposta anch'essi 

■ Pig. 103. 

• PtTSso MiGXE: Theotogiac cnrauM eompUlus lom, I, pag. 1111. 

* MlcriE, toc. cit. pag. 121». 



SUL * SILLABO » IIVl 

ò espressa con la condizione nisi ex proferentùim ivi operum 
fiut tibrorum, in gnìbus extant, qualitatibus invoieseat eas in 
pravo scnftH prolatas aut scripias. Diindo apparo cho trattandosi 
ielle propoaÌ7.ioQÌ del Sillabo, attese le circostanze estrinseche 
delle persone, de' tempi, do' libri ecc., secondo il De ^fonfag)^e 
DOQ si darebbe caso in cai esse, benché equivoche, non possano con* 
dannarsi. Ciò notiamo perchè il lettore del libro del Bosseboeiif, 
redeodo ahe questi appalla al Du Montì^^no, non creda che in 
(oanto Tiene poi esponendo s'attenga fedelmente a Ini. Un* altra 
OBtarraziono, ed è che i teologi cercando 9<i alla proposizione e([ni' 
voc» possa essere inflitta una censura, non determinauo quale sìa 
il grado di questa, e ciò conferma la distinzione delle dne qne- 
Qtioai differenti che abbiamo di sopra accennato. Xon perchè una 
pn^usizione è equìvoca, la censura che le si può dare ò, o dee 
flBsere di equivoca. Ciò dipenderii dalla materia su cui si versa, 
egli eaerapii proposti dal De Montagne Io pn)Tano ad evidenza: 
ne riportiamo il seguente; unus de Triniiate t'st cnic{p'xus\ 
Che aiui, chi per poco sia versato nella lettura dei teologi in 
qoesta materia sa benissimo che la censura, la quale nelle mate- 
rie in cui la Chiesa suole intervenire più comunemente vien data 
ad una proposizione equivoca^ è di sapiens haeresim, o male 
xmtans, o pinTum aurìnm offensiva. E potrà dirsi con ciò che 
quando la proposizione ò equivoca non vi ha nuli» di condannato 
propriamente parhindo? £ qui meglio s'intende il nostro argo- 
mento intorno a quel brano del signor Bossoboouf: o si confonde 
li censura à.' equivoca, con la proposizione equivoca; o si sup- 
pone che alla proposiziono equivoca in generale nou compete, no 
Sdole inSiggorsi altra censura fuorchò quella AxeipUvoca: nel- 
1*000 e neiraltro caso sì ò lungi dal proporre la dottrina dei 
teologi. 

Né ci& è tutto: non può non destare meraviglia quanto il 
signor Abbate premette al brano trascritto: il imporle de se 
rappeler qtie ces not-es se rédtiisent à trois principales: néìti- 
nqtiBS, ?AmsE9, ÉqurvoquEB. Dove ha trovato Egli che la cen-sura 
di equivoca sìa tra lo principali ? Nou si ricava pnmieratnento 

' toc. cit. 



164 DN nuovo LIBJIO 

rlair uso dulie Coiigrega?io[iì EoiiiaDe o du' Sommi Fonteflfli 
noti' apporre tnoltt) censure, coni') suol dirsi in globo, ad un sil- 
labo di proposizioai. Per convincersi di cii> basta riandare le 
condanne fatta dal Concilio di Costanza dei 45 articoli di 
Wicloffo e dei 30 di Giovaoni Hus, come pare quelle ern-'inate 
dai Pontefici Alessandro VII, Inuocenz*) SI, Alessandro Vili, 
Innocenzo SII, ■^d altri; tra laala variet'i di censuro non si ri- 
scontra espressa quella di equivoca... Come spiegare rì6, se essa 
fosse tra le principali? — Non si ricava in secondo luogo dai 
teologi (il citarli sarebbe cosa lunga e superflua), i quali trat* 
tando delle censure dicono di volere esporre lo principali, e non 
^ mai che vi comprendano quella A'egnicoca. E tra costoro vuoisi 
compreso anche il D^ Montagne, il quale dirìde le censure in tre 
gruppi: le principaii ', dello quali tratta diffusamente; le meno 
principali, delle quali così scrive: Bttcustjite celebriorea propo- 
sitionwn censuras /iisius prosecuti sumus; iatn nonnuUae quae 
minus praecipìtae stint ac usitatae compendiosim sunt per- 
iraeiandae^. Ora, nò fra quelle ni\ tra questo enumera Vequi- 
vof-a: sì trova bensì tra queste ultime quella à\ falsa: ma anche 
ciò è contro il Boss^-boeuf, il quale la vorrebbe tra le tre princi- 
pali, come abbiain visto. D^l ter/iO gruppo dice così; sten/ et 
aliae guaedam notae diversis in censuris expressae, ut quod 
propositiù sii nrrorjanH, aspera, aversa a fide, suf}erstitùfsa, cfc. 
Verum cum iUae aint minus itsitaiae... N>>n IniUile tatn^n erit, 
ìiec forte iniiicundum prospectmn alpkaheticum hic exhibere 
omnium ferme cf».*wraKM?n, guae a Conciliis, SS. Potitijicibus, 
nec non a iheologicis faeultaiibus fuerunl usurpala^. Eas ex 
Àuciore scrutina extrahemns: V Abrogala, 2 ' Acerba, 3™ AeqxU' 
poca, 4' -lm&ij«a\.. Dove apparisce maoifestamtìnte che 9 
De Montagne avend»» sutto degli occhi il catalogo del P. Antonio 
du Palermo, in cui sì trova enuraonta la censura 6." equivoca, 
Tebbe in così poca considerazione, cha non la collocò in m.'ssuno 
dei tre gradi da lui proposti : oom*3 pertanto concordarlo col nostro 

* U"Ae. loc. ciL tln |up. tt^ lliM n |ki?. ìiOù. 
^ Loc. cil. paiT. tJDr>. 
' Loc. cil. pi^. Ii06, 



SUL «SILLABO » 165 

IMtìttì che la propone Ira le principali? Aggiungiamo che se per 
oso Utiinij credesse potersi giustificare il Bosseboeiir quasi che, 
dicendo la censura di equivoca tra le principali, volesse riguar- 
dare Vitso cbe se ne è fatto o se ne fa, piuttosto che il valore 
stesso di essa; ciò rimane escluso dal fin qui detto. Che anzi, 
il De Montagne al catalogo delle 69 censure proposto dal P. An- 
tonio da Palertno soggiunge cosi: celeòriores et. magi» usitatas 
hantm censurarum species exposuimus: aliarum vero si ((CO 
■ODO POTEST ESSK UTU.LS tKwiL soTiTM '... Giò vitol dire che il ce- 
lebre teologo nputò le censure da lui omesse nei tre gruppi, tra le 
quali quella di equivoca, di quasi nessun uso, e di poca o niuna 
ulililìi. K pensare che il signor Abbate v' insiste ripetutamente 
(pagg. 103, lOt), 117, 121), e tantfl: enjin., ob9krt.ition fosda- 
iMTU.B, gite le caracière d'óiuivoquo... (pag.109); come so fosse 
posto fuor d'ogni dubbio, che, non essendo, come dice egli, 
espressa nessuna censura in fine al Sìllabo, una delle principali 
a dovervisi Bottintendcre sia quella di equivoca! Noi non sap- 
piamo il perchè di tanto interesse, nò insistiamo per investi- 
garlo; ci siamo su questo punto fermati un po' più pel timore 
che il lettore del libro del signor Bosseboeuf, vedendo dall'una 
parte quanto questi dice della censura di equivoca^ e dall' altra 
Che. giunti alla spiegazione delle singole proposizioni, molte di 
qoeste snno esposte come areutì un doppio senso, non conchiuda 
trattarsi al trar de'conti di un equivoco^ ò ryoWa. più. 

3" Valore dommatico del Sillabo. 

Tra le cose che premettonsi nel libro che andiamo esaminando 
prima d'incomìnciaro la spiegazione dello singolo propo3Ì7.ioni 
wnlenute nel Sillabo, era ben necessario che non mancasse no 
ceoDo sull'autorità e sul valore dommatico del celebre documento 
apostolico venti de Rome et < envoy^ a toits ies Kv^queiì du 
mnnde catltolique » par Vordre d\t Pape^. Fa duopo sopra tutto 
«ere esatti, cosi l'autore; vuoisi evitare ogni eccesso. Dio buono! 
e chi non sa che qui ò proprio dove mancarono i fideisti? Kssi 

' Uè. cil. jog. 1S07. 
»Paf. ISI. 



-'>! 



IflS VK imOVO LIBRO 

fiiDUo d&I Sillalio une sorte de cale absolu, un sytnhole suprètw 
de croijanctì. » C'est Voracle, grida Mons. do Sogor, le Credo. 
le sytnhole de tout ckrétien, prStrRou simple Jidèle. > Eco fedele 
dì queste erano le parole di Puul Bert nel dichiarar cha fiweia 
dalla Tribuna che il Sillabo è parole saorée qui fait loi^ et lai 
infaiUihW. A nuli' altro molsi ciò attribuire che all'ignorar» 
ohe il Sìllabo e rfinciclica < Quanta cura > non sono unu stessa 
cosa. No; sono deur documenUy enmifé^ ensemble, il est vraij 
mais séparés, completa chacun à teur manière, dijfèrenls de 
nature^ de rt^dadion, deforme et de portée *. Il Sillabo, cel die© 
la parola stessa, è une nomenclature $mis forme nxi.omali<imt 
dcs principales proposttions plus oti rooins répréhensibles et 
captieuses... Pas d'en-iéie épìstoìaire, pas de signature^ pas de 
formule exptidie et concluanfe'. Conaultato ì principii teolo- 
gici, prosegue; alla loro luce scorgerete che il Sillabo non pre- 
senta ni le caradère^ ni le bui, ni la portée d'una bolla*; noD 
rincontrerete in f-sso pa» une seule condamnatio» prMise^ pO' 
sitive, direct, pas une seule note thmlogigue\S'ìQUiìià& UM 
ìmona volta: qui non si tratta d^une dèjimlion dogmatiqite d'^au^ 
-cajie sorte *. 

Non sappiamo l'impressione che riceverà il lettore net segniro 
l'autore in tutto quello che noi abbiamo qui breTemente riepi- 
logato; a noi per corto l'ha fatta varia e roen buona. Ci vuol 
del bello e del buono per arrivaro a capire che cosa viglia dire, 
affermare, proporre: quindi la difficoltfk di netterò tutte e sìngola 
le cose che pur andrebbero notate, e che cosi come stanno non 
possono passare. È un contìnuo parlare indeciso, inesatto, con- 
fuso, improprio e, se vuoisi, anche poco coerente. Non vorremmo 
passare per eccessivi: ma cho risponderebbe, di grafia al su» 
lettore il Bosseboeuf, se egli trovasse un po' difficile accordare 
insieme quanto i^ molto bene scritto a pag. 121 ': h catholique 
tloil d'ahord Vembrasser (cioè il Sillabo) comme oeuvre do /w- 



• ]'af!. 60, vedi ancbe pa^. 117- 

* Pn?. 67. — * Pair. llu. — * Pay. 117. — ' Pag. U7. 
' Vedasi .niclie pagf- 6", 120. 



SUL « StLLABO k 



107 



mière, di direction, avec une volont** cbéissante et croi/ante; eoa 
quelle altre a pag. 117 ': c'est done exagérer oh ignorer ia 
ttature de ce docnment (jne rfVii i^ouloir /aìre aoee eertains 
iibriiS'pHnseurs < la regie suprtiiitì et dorriière dos oonacienoes 
catholiques? > che s'ingannerebba forse chi considerasse e ri- 
toneese come vera regota della sua coscienza, quella che dee 
ammettersi comme oeuvre de lumière^ de direction? Qomii pò- 
trebbe al contrario persuadersi che pel signor Abbate le due 
parole del secondo testo supreme et damiere costituiscano co- 
tanta dìFferenza dal primo, che d^bba ammettersi l' uno e rigettar 
Taltro? Dovrebbe forse il lettore supporre che pel Bosseboenf 
iiQ vetivrc ile lumière, de dire-'iion^ elio venga dal Papa, qui 
tUi hatit de la colline rotnaine rappelU au monde le^ choses 
necessaires, fondwmntales '» manchi del visto, come suol dirsi, 
di qualche altra autorità dì quaggii\, per cui non possa aversi 
oame suprème et dernière? Cif> non ^li farebbe guari onoro. Altro 
adunque non gli rimarrebbe che considerare questo due parole 
intese in riguardo al grado supremo ed ultimo di censura, qual 
i quolla d'eresia. Ma come imina<;inare che il Bosseboenf creda 
the la spina, la quale punge il cuore dei liberi pensatori, sia 
proprio il maggiore o minor groilo dì censura, una volta che essi 
appunto della cosa non vogliono sapere, fosse pur la meìxoma tra 
le censure annessavi? 

E qui eccoti un altro imbarazzo. A pag. 66 vengono confusi 
insieme Mons. de Ségur e Paul Berti Ammosso pure che qnegli 
tsagerasae nello stabilire il grado di censura dovuto a ciascuna 
proposizione; certo che Paul Bert non si cura di ciò; ma sì 
per le dottriìie del Sìllabo egli dista d'un immenso tratto da 
Xons. de S6gur. Ora come congiungere ìnsiemo due locuzioni, 
che al tuttf) sì dtfferoazìano per riguardo alla sostanza di ciò, 

' V<(U» pure («lin;. 66. I ! *. 

« Pa?. 1 U. 

■ lei «ticorf, ih ti lideblil marctionl <1n concetl avcc lis mnttn?i Aa radicali- 
Mar. T«l iWpiil^ faiwni *fi (Wcijnnt il In trilmnc. i|Uf le .5yWV>i« «t paroh 
ncrée, qui fait PìÌ et loÌ infailUhU, qa'psl-il atilre tìllft»fi que l'écho di! ces jki- 
Kia ifni) puli1icÌ«U> oatli<>Ii<]ij«: e- ai Votacht, le credo, ìt Kymdolt de font ehré- 
ffan, prArt ou inmpìe fiiQk. 



168 vs tivovo usuo 

ft che esse sì riferiscono? Altro è cho ogni fedele deve ammet* 
iere il SìlUbo, o non sì dt^ve scostare da veruuu delle proposi- 
ùoui dì cui esso ò composti), altro ò cht) a ciò sia tenuto sotto 
uno e stes-iu peua o cetisura. Questa seconda ò ((uestioiift per 
così dire domestica, futta da Teologi, toccata dallo slesso Bo8Sft> 
boeuf, nella quale si puf» pensare dirersamente seuxa incorrere 
nella taccia i' imprestare le parole ad uu Paul Bert, il quale 
ci rimprovera che noi S€gì4ia»t'j il Sillabo come legge, o non 
ooDSidera i gradì di censura, nò la pena, nella naalù eadi-emmo 
non seguendo detta legge. K quando Paul Bcrt ci fa prussa con 
quel suo loi infaillible, non dubbi;u»o rulrocedore d'un milli- 
metro. Infallibile, si! II Papa anche Infliggendo una censura 
i»/eri<»-g a quella dVe/iVaè infallibile; ed è veramente mirabile 
ehe il nostre Abbate creda infetta di radicalismo una proposizione 
ehe deve essere ammessa da ogni cattolico. 

Ma ritorniamo sul tratto che stavamo esaminaodo. Il fedele 
deVH ammattere il SÌll;bbo aveo une volante obéissanle et croijanU 
(p. 121); verissimo! il lettore però non potrà non esilaro ricor- 
dandosi che a pag. 117 è stato scritto che nel Sillabo non si 
tratta d'une dejinition dogmatìque 4'i.iiciine sobte. So ciò è vero, 
non è fuor di luogo esigere la f&k'ì Ne il signor Abbate po- 
trebbe rispondere, che ciò ò detto in conseguenza all'aver di» 
mostrato che il Sillabo non ò identico alI'Kuciclica Quatiia cura. 
Ma, era ciò nocussario? Darebbe l'animo al Bosseboeuf di soste- 
nere che ove un documento non abbia forma d'una Bolla, d'uà 
Breve, d' un' Enciclica, non può contenere una definizione dom- 
matica di veruna sorta? N'on Io possiamo supporre. E poi? Non 
si tratterebbe qui di sapere in forza di quale raziocinio sia 
stata posta quella brutta atfermaKione; ù un fatto ebe b stata 
scrìtta, e colla qualu non si può cupii'o qiiul croyant-e. Lasciamo 
le altre osi^rvazioni che il lettore potrebbe faro simigliauti alte 
precedenti: p. e. a pag. 117 è scritto molto bene che il Sillabo 
nesi en quelque sorte qu'une tahh dcs matières, une nomen- 
clature par ordre des censitres docirìnales p&rtées par les 
DorJeurs, ìes Concìles^ et les Papes depuis plus de quime 
siècles. Il ren/erme en ttubsiance lk8 propositeoss signalées OH 



SUL < SILLARO > 109 

ttnacvéta par les Princes df, la Science iìièoìogique, d'Àugu- 
fJin à fìossuety — par hs Coìiciles. de }iicde à Trente^ — 
par les Pape», de Dnmasc à Pu-- IX. Dopo lutto ciò TÌenfi a 
parìar del suo raloro'. Qnalo sar^ mai la conclusione? Eccola: 
Dan» le Syllabua pis use seule cosoaks,vtios précise, posìiive, 
direete...; neppar l'ombra dUim d'^Jinition dotpttatiqtie rf'AiHjusi 
i«Bn(p. 117)! 

4' Le Sìflhbus est-U un acie ex cathedra? — Giudizio su di 
ciò del fì'mseboeitf. 

NtiD ti questo il luogo di tratUro una qui^stione si delicata: 
pertanto ci lìmit«riìino a riferire e giudicare la risposta data dal 
Boawboeaf alla questione, e a vedere se, ove pur taluno rimiri 
la cosa sotto quel punto di vistix, nel quale egli la riguarda, 
possaoo giustificarsi le parole da noi testò messe a riscontro con 
altrt) espressioni del medesimo. 

Le Syllabus estil un ade ex cathedra, c'est-à-dire ttn do- 
cumeiif Olì le souv^aìn Ponti/e parie lui-mème, d'une fa^on 
àutb'^ntique, à VÉglise unìverselle sur une matière qui soit 
oheAument et intégrahment Tobjet de son in/aìllibUité dodri* 
Mie '? Alcuni rispondono affermando'; il nostro Abbate la sente 
tìversamento \ e motte sonz' altro mano alle prove contro la 
Molenda alTermativa, dichiarando di voler insistere sur la forme 
tìie deve avere un tale atto, perchè la lumière soìl complète \ 
Quindi, per dirla in breve, crede dì provare che nel Sìllabo: 
— non è il Paini che parla; — non v'ha siijmiturei — manca 
U neiteté d'expression et d'intenlìo'i'^; — affinchè sappiamo 
doode esso venga, fa di mestieri ricorrere ad uua lettera del 
C»rd. Antonelli, la quale mi; saurait en modijier la nature^ le 
earactère, et les ejfets '. 

Per determinar buae lo stato della questione e dare il giusto 



*hg. 1l&-«Pa!t. 117. 

* Lk. cit. Alcuni! Tim cy<vi luUo l'EpìKOpalo callolico, il i|iialc uppìamo molla 
Ine «Hw! Ita aec«lLaio II Silinbo. 

' Piy. 118. — • Lnc. cil. — • PaRg. H9, 120. VeJusi ancJie pag. 67. 
' Pajr. 1 19. 



170 VS NltOVO tlBBO 

poso a ciascuna, cosa, preghiamo il lettore del libro del signor 
BoflStìboeiif di porre mente alle seguenti distinzioni. — Altri 
cosa è la propoatHt V invio o la trasmissione del Sillabo, ed 
altra ò il Sillabo stesso: quindi il trattare del carattere della 
proposta del Sillabo vuoisi dire diverso dal parlare del carattere 
del Sillabo stesso. Gli è pure sommamonto neccs3ario uuo con- 
fondere r atti) con cui sì raccolsero insients le proposizioni del 
Sìllabo, e le proposizioni raccolte ovvero la raccolta o collezione 
delle proposizioni ; che la collezione^ come tale, astrae, né dice 
alcun che, sia in più sia in meno, diverso dalle cose raccolta e 
riunite. 

Ci6 posto, noi crediamo non andare errati affermando che, qua- 
lunque dei membri sopra esposti si riguardi, il signor Abbate 
non potr^ gìustilìcare quanto lisserisce sul valore dommutico dot 
Sillabo. 

I. Consideriamo il carattere deirmtn'o del Sillabo '. ^— 
EsBo è /aito dal Papa, sebbene annunziato o fatto conoscere 

' Ecco per iiilero la ien^n dftl Cani. Anionelli. 

« Ul.mf^ iic Itpv.mp nomina 
■ Snnclìssimu^ Uomìuus No^ur i'ius l\. Ponlirpi Maximus, ileanìninrmn talute 
K de senn doctrina maiiim sollìcito*, vd nb ipm sui Pontitlenlu^ norrlio nnnitWHn 
desUUl sui! ICpUloIif IJicyclìcis, et Allw^ulionibus in Concistwia habilis, d Apono- 
licis sliis Lillcris in vnlfius edilis pnwipuos liaius pracscriìm infHii-Usifo« acliiUs 
errores, ai: iaì^K iJociriias prose rifM-nr et dimnare, (Jum aulem forte evenire po- 
tu^rìt. Dt iMinlii hn«c l'f^mlficia \cl3 ad Sln|;uf<Kc Ordìnarìos minitiii* pf^nrnpnoi: 
iilcinio idfiii ijuaimus l'oatìlex toliiit, ut eorumUeai errorum Srllabw ad ODines lul- 
verai cuiholicl orbis SBcrornm Anlìfititcs mìttcndusconflccri^iur, ffuo iitlcjn AiitisUla 
(Wte ociilì.s liabiTc [loMinl omnp^ pnoiT^ «e pRniiciitw» doctrinas, i]u.ie :ib ipvt n- 
pmliniiie .ir prfl'iTtpiae sunt. Mihi vero in mundnti^ dalil. lU hanc Svlhbuni tvfi» 
ediiuDi ad le, lILnie ac Itev.mc Domiiie^. perrereuduin cnnirpin hai; cH:cii5toii« ac Irtn- 
- pore, qaa idem Poniirei Maxiinus, prò rumina sun de i:iiiho]ic»r FxcIpsìsc >c univa 
Dominici gresis slln divinili^ coiiimi»! incolumi Ut? ac bono, mollici lud ine, aliam 
EocATlic-ìm Ppi^irìlnm ad cunciQ< cnihotirnfl Sacronim AntÌ«tìlM scribi'ndam rrmiilt. 
Eiiwlcin igimr l'oDtitids iuwa onini citU* al.icnl.ite et, «li par «l, uW-juio elfi- 
ciens, libi, IlLme <!t ltev.inc! fì<vijne, t'uindrin SvUaibiiin liis liiinris ailiniictnm inil- 
Itifj pi-op«ro. Duin («ro ol»«qucnli»ij»ì me In le animi s«ii9tr) ti.«lari ci coiilìnnare 
TfbpmE'ntnr gamleo, tanna omni» el saUillirìii Tllii a Pco O[iiimo Mn\imo e\ conte 
ajipiruoc 

< nominntioni» Tuae, lllme ne Rev.mc 

< Roinn.- die 8 .lecembris mi . Addictmus Ser^ 

< I. Card. ANTUKEtxi 



SUL « SILtADO > 171 

ds ua MÌDlstro, che ministerìalifer promulffam attesta aateo- 
ticameutie che è raandAto ilal Santo Padre. XoUa lotterà è il 
Xisisiro il quale {KirU con parote, che con taittu T aiitunticìtà 
riiTt'laDo e gli ordini del Sovrano e il pronto suo ossequio nel 
porli in csecuxiono. Epperò considerato il documento ministeriale 
ai ricava esser dichiarati anteatìcamente in rigaanlo al Sillabo 
i punti seguenti: — 1" la qualità di Pastore e Dottore nel 
FoBteRoe: Piu^ IX.., de animarum sahtfe ac de sarta doctrina 
maxime soUicUm; — 2' la n/itura dell'alto Pontificio: num- 
qtiam destilU proscribere or damnare; — 3' la soienttiià di 
tal atto: suis Epistolis encydicis et AUocutionibtts in Con- 
cistorio hahiiis et Apostolicis aliis lilteris; — 4" T Of/getto 
del medesimo: etrores ac falsas doctrinas; — 5" Vatto del 
neeoglìere insieme le 80 proposizioni: volnìt... conjiceretur ; — 
6' la natura dell'elenco o collezione: eonimdem errorumsijl- 
labus; — 7° la Chiesa universale alla qnale era diretto: ad 
omnes universi calhotici orbis Saornrum Antistites; — 8" il 
fine per mi il Papa mandava ÌI Sillabo: quo... prae vculis 
fciterff passini omnes errores ac perniciosas d-odrinas ; — 
9" quagli nhe condanna: ab ipso reproMae ac prosr.ripiae ; — 
IO quegli cììQ Tnandaoa il Sillabo: in mandatis dedit ut hunc 
•St(Uaò»m... perferendum curarem. 

Da tutto ciò non abbiamo che a conchiudoro esprimendo il no- 
stro pensiero così: Consideralo V invio fatto per mezzo del Car- 
diaal'j Antonolli, consta con certoKzii ed autenticitìi che il Sìllabo 
I? OD documento in cui lo sti^sso -Sommo Pontefice, dirigendosi 
alla Chiesa Universale, parla come Pastore e Dottore de' fedeli 
i condanna, riprova, proscrive gli errori e le perniciose dottrine 
de'nostri tristissimi tempi. Dunque c<msidi.'rato V invio del Sil- 
labo non può iu verna modo, a nostro credere, giustiricarsi il 
BBgare che il Bossehoeiif fa che il Sillabo sia un dopumeni oìt le 
99ttverain Ponlife parie tui-mSrne, d^une fa^on autì^entìqut à 
i'Eglìse miiverselle &ur une maiière qui soit ahnolument et 
^f-'gralement Vobjet de son in/aillibìHt'^ dodrìnale. Non po9- 
^ustificarsi le affermazioni: — che nel Sillabo non ci sìa 
iK/UU'd'expression et d'inUntion (p. 120); — che non v'abbia 



m 



D» HI 



■pas HM seule cùndanitiation prhìse, positive, direeie (p. 117); 

— cho Doa si tratti d'une d''JinUion dogmaiiqxte d^ aucune sorU 
(p. 117); — che il nostro rispetto pel Sillabo devo essere dif- 
férent de celui tenu à Vt'gard des (hcumenls ex cathedra 
(p. 120); — che il Papa noi Sillabo non putrii egli stesso (p. 1 19); 

— cho U Papa a entendu 8£tn.UEXT sionilbs (une proposition) 
ailktirs comme caplieuse, obscure et éqitivotfue (p. 121); — che 
i cosa da Uberi pensatori faro di tal documeuto la règie sh- 
prème et dertùère des cottsciences catholiqttes (p. 117). Non 
sappiamo ounprmidiìre cuino il nostro Abbate, che pur atea ri- 
petatamontt) promosso di procedere con molta critica, arando la 
lettera del Cardinale Antonolli non v'abbia saputo leggere altro 
che e il riunire le SO proposizioni in un elenco era stAto fatto 
per ordine dei Papa » '. £ tutto il resto? Eppure questo era quello 
che importava per la questione del Bosseboeuf o per le affer- 
mazioui che pone. Come mai non ha saputo leggerci che il Sillabo 
è un elenco di condamie di errori^ di false e perniciose dot' 
trine: oppure che è un elenco di proposizioni condannate, di 
errori. Ai falsf. e perniciose ilotlriue riprovati e proscritti dallo 
stesso Sommo Poutufice, qual Dottore e Pastore della Chiusa? Se 
citt, ripetiamo, v'avesse lutto, si sarebbe ben guardato dallo seri* 
verae in quella maniera, se non altro per non mettersi in aperta 
oontradizione olla lettera doE Card. Aritonelli, u quindi anche 
col giudL7.io dello stesso Pio IX espresso nella mede.sinm auten- 
ticamente dal suo Ministro. 

II. Passiamo ora a vedere che debba dirsi delle medesime 
frasi considerate per rispetto al carattere del Sillabo ste^&o. 
Prima d'ogni altro per^ fiicciamo d'iatt-uderci bene: U Bossc- 
boouf vuole parlare della forma (p. US) d»;! Sillabo, d'una 
certa auiitenlicité propre^ intrìnsèque (p. 119); dell'unii e del- 
l'altra manca il Sillabo, quindi afferma quanto abbiamo visto. 
Pas d'en-tUe épistolaire, pas de signature (pp. G7, 119), DOU 
v'ò aggiuuta aucune note ni àchacune, ni à l'enseini/le (des 
propositions) (p. 102). Non vi sembra con ci* provato ad evi- 
denza che il Sillabo non è un documeuto dommatioo? L'argo- 

*ft.g. 67. 



* Srt SILLABO * 173 

mento per noi ha qudstx) solo difutto, che la cosclusionò non é 
euitenuU nelle premessa, e che lotius pakt. Molte sarebbero le 
cose che, riguardo a quanto sì richiede purché un documento sia 
dominatici}, ìl nostro Abbate atfornia cou iuesaUo^vza: il notarle 
ad una ad una ci porterebbe truppo ìu lun^'o. Quel poco che 
diremo varrà altiieac a persuadere il lettor» di attingere da altre 
fonti dottrine più esatte e più sicure. 

1" Quando il signor Abbate dico di Tolere insisier sur la 
fornii gite doit présenter Vacte doctrinal (p. 118), perchè si 
Tersa chiaro se il Sillabo ò documento dommatiw; di qunl/orwa 
iDt'-ade parlwrtì? Affé, che per dedurrL^ iiualche cosa della rnarictnza 
iiiVen-téfe ep'sfolaìre e della signattt-ie, bisognerebbe confondere 
dae cose molto ben distinte fra loro; vugliam dire ciò che sì ri- 
ehlede perchè un documento »i't domtnaticoy e ciò che è necessario 
l'—'iiè un (loeumettio dommatko abbia foriìm. di Bolla, Brere, 
Liuiclka, Letica apostolica ecc. Il Bosseboeuf si sentirtìbbe 
fvnò r animo di sostenere che non vi può esser documeuto dom- 
natioo, se non sotto una dì queste forme? A'orii... easentialis est 
forma aliqua diterminat<i, dice il Card. tVanzelin, quam Ponti- 
fa adhibere debeat ad ha'-ìc suam volunialeni mani/esi-atidam. 
Qttamvis enim sinf. modi aliqui solemneSy qui ex se^se expri- 
munt locutionem ex cathedra, et quibas proinde Ponti/ex num- 
fiam uiitur nini loquendo ex cathedra, cunismodi sutit Bullae 
'loginaticae : haec fa men forma non est essenttalìs et exclttsiva, 
ita, ut sine illa Ponti/ex tamquam omptium ChriMianorum 
Pa&lor ei iJoclor definire dodrinam d-e fide vel tnoribas ab 
ttnii^ersa Ecclesia tenendam^ eique opposHos errores eodem hoc 
modo damnare, atque fianc suam voluntaiem mani/esiam rtd- 
d(re non /tossii ', 

' Ite Divirut Traditione. SecL I, Th. XII.. Scliolion I. Corali, d). — CniWM) 
ir hoc wl t7i'« pffrtirutari formt niliil cunniliim «w, modo eerto nt pubìico 
bL'<P»o wignn tannut PoniilKcm velie Univprsani Kcclpsiam allofini el docprc Miir^ 
ni Ile I'VI<'»Ì-i Ctimli llt>p. XX. Si-'cl, II, u. I 15. — VeJjsi eiiimlio il dotliwìmn 
t<-JiiAla dH l'almWi. \\f, ItnHAVO l'oNripinf; Th. \\\l, n. I. Qtiid nmplins potici 
*»i>t<irari7 ui ut ileiermìnutur specialis modw, i]iiu Itnmiiiiis PdikìCim drilinìai 
telrinam irncoilim ab nrtiv^nn KccI^mh, r|iin arJliibìln pìuk ttorinilio cKiiseiida .''il 
B afilliliilb, i|a-i non ailhiliito llct:al non Uilctii emn aniscrc ? Vcrain l't iil neccse 



174 



ti.** ^UOVO UDRÒ 



2" Ma v' ha im altra confusione, e consista nello scambiare 
la questione se il Sillabo abbia valore domiuatlco, con TalUa 
ben diversa donde consti che esso sia tale. Per questo al re 
dere che oè al principio né alla fine dell* elenco delle SO pro- 
posizioni condannate v'è Piu^ Papa IX (p. 66-67X il sìg. Ab- 
bate vorrebbe couchiudere che manchi quivi la marque proj/re 
et persoHueUc da Maitre (p. 119). No, non fa dunpo che cìA 
consti dallu forma speciale del Sillabo stesso, che ò quella di 
irn elenco. Vi sono altri mìqzaì onde venire con certoziui a tal 
cognizione. Ma la lettera de! Card. Antonelli, secondo lui (p. 1 1 9), 
è nn documento estrinseco... Lm concediamo di buon gnido, ma 
essa non comtifuiiìce dommatico il Sillabo, solamente con tutta 
l'autenticità Io fa conoscere tale. Quindi non è essa che dà al 
nostro duciiinentu la marffjw intrinsèque et ptrsonnelle dn 
.Vaiire, ma attestando che essa v*è la fa conoscere in modo 
Cèrto, autentico a tutti i fedeli. In altri termini, la lettera del 
Cardinale è documento estrinseco, se si riguarda ciò che deve 
costituire dammatico l'atto dottrinale ; non è estrinseco ove si 
cvDsideri il mezzo con cui nutenticamente iv fa palese che osse 
è tale. Eppori\ la poca auc(>rtf7./>:i nel soggiungere che essa let- 
tera non sarebbe capace dì modijier la nalure, le caraetère 
et ks e^/fets del Sìllabo '. Setorqueo argumeittum^ direbbero i 
li'gici : appunto purché quella lettera ti tate, a lui non serve nulla 
vuoi per argoiuentaro in riguardo al valore del Sillabo, vuoi a sta- 
bilire le sue assQVKÌoni, e pid ancora non vale a menoinurno 
d'un apice il valore dommatico: come non lo accresce, così non 
II) diminuisce, proprid perchè {\ documento estrìnseco. 

3' Ma, è poi vero che dal Sillabo stesso non si possa ri- 
cavar nulla? Non v' è forse a modo d' intesta/àone quel che solo 
C'uupete alla forma di un elenco, vogliam dire: Sijllabus cottf 
plectem nostra^ aei<ttÌH errores qui notantur in AUoeutioni- 
buit Conci.tforiiililììis, in Enr^cUcis alii.iqiie Aposiollcìs lUtcris 
Sandissimi Domini Xost'i Pii Papae /A'i^ Donde evidonte- 

|wr !« non esi ()ro cm'Io cmtcÌIìd oaiusqiiL- nacLoriliilts staltivit-.,. E coochiurl? cQ* 
rendo, che » piir un Ini iikkIo s'aves»^ a dL>tcriniDaro, Auttu rti dekrmiHntio ipti 
(l'ontillci) rnuii5U!i rtUnqvtniia tat. 
• Vai- 119. 



SOL « SILLABO • t75 

laenttì si rieara che il Sillabo è an elenco di errori condannati^ 
ffdi cofulanne d'errori, fatU; in Encicliche, eoe. Sogginngerassi, 
non è il Papa che lo dice: lo ©incediamo: che se ne conchiu- 
dem pertanto? Foree che noi Sillabo non è il Pupa che parli, 
che condanni? Oh. il gran salto! Tutto si ridurrebbe a qiifStiK 
il Sillabo non è documento domraatico. perchè non ce lo die© il 
Papa stesso. Infatti dov'è che il Papa, trattindosi d'una con- 
danna ex cathedra, deve parlare? Per certo, là dove condanna. 
Or bene, dove è che il Papa condanna? Forse nuli' intestazione 
dell'Elenco? no, ma nelle singole proposixioni di esso*, dunque 
perchè l'elenco di quelle sìa documento dommatìco, si rìchie* 
dvrà che il Papa parli nelle singole proposi-^ioni. Ora, doman- 
diamo, Don ò in verità lo stesso Pio IX che parla nelle pro- 
posizioni del Sillabo? Dunque non si richiede che il Papa parli 
iwirintestazione del Sillabo, perchè parli o condanni nelle prò- 
pusizioni contenute in esso. Dunque, avvegnaché nell'intostaziono 
(che appartiene ad una della varie forme, diroimi così, {'.dcrinri 
che può presentare nu documento che è dommatico) non sia il 
Papa che parli, non resta menomato d'un apice il valore dom- 
n&tioo del Sìllabo. 

Ha e perchè dovrebbe, secondo il Bosseboeiif, essere il Papa 
eh9 nell'intestazione parli solennemente? Forse perchè quel- 
l'elenco di orrori sia documento dommatico, ovvero per definire 
il Sillabo è un elenco di errori? Per il primo basta che mi 
isti cortamente ed autenticamente (benché non in/aUibiÌntente\ 
le qnanto è contenuto nel Sillabo è condanna fattj; dal Papa 
ttasso come Dottore de' fedeli ecc. Altro è che sia dichiarato 
solennemente il valore dommatico del Sillabo, altro è che il 
Sillabo abbia valore dommatìco; come pure altro è che, affinchè 
io sia tenuto ad ammettere ii Sillabo come atto dommatico. debba 
con ctìrUiz/Ài conoscere in qualche tnndo che è atto dommation, 
altro, che debba conoscerlo in guesto determinato modo, cioè per 
dichiarazione solenne dalla bocca dell' istesso Pontefice. 

E qui chiaramente apparisce l'abbaglio preso dal Bosaeboeuf, 
_qiiando pnr trattandosi di un elenco vuol argomoutare dalla man- 
za dell' f»-/é(c épistolaire, e della signature. S'è messo a 





176 UH «covo UBRO 

riguardar la cosa sotto d'un punt'> sbagliati e fUso. Dnu è quindi 
merariglia che noo abbia no' suoi riixi^KÌaìi olt» uòÌ sogno. Xè 
r iniostaziono, od In (Irma appartengono a qiiolla speciale forma, 
che è propria djl docuindnto ia i^iiiìstioad: v'è l'equi raion te. Tal 
a dire il fitofo, e rindicazione del documootfl da cui fu Ulta 
ciiwcuna proposizione, ed è quanto comporta la forina speciale, 
sotto laqnaie Pio IX volle presentare ai feddi il Sillabu. Qaindi 
possiain dire con tutta verità cho dall'elenco stesso ci consta 
impli'ife, che il Papa e non altri in esso parli e ooodaoni. 
Edall'app'irire soltanto imptìcUe e non eziandio explicite, nulla 
puossi ricavare contro il valore di.il Sillabo, j^arrM l' implìcite 
a Vexplieite sì liforìscc non già a quel che serve a costituirlo 
doinmatic*), sìbbeue al mo^zo per cui si conosca che esso è tale, 
stioondo la distinzione 90|>ra indicata. Se V intestazione e la 
firma fossero state poste espUcitimente dal Papa stesso, si doTM 
per certo concbiudure ohe il Sillabo ò documento domniatìoo: 
se poi esse mancano non s'ha diritto a dedurne il contrario; 
perchè la forma, di mi quelli sono i segni, non è la sola da 
da ciii apparisca il valore dummatìco, uè taltiteute necessaria 
che non possa mancare. 

B con ciò si risponde all'altra osserva^tìone del nostro Abate. 
che cioè non si scorge nel Sillabo espressa veruna nota uè alle 
singolo proiwsixioni, né al tutto insieme. Se Pio IX avesse 
«Oggiuato: noi condanniamo,.. i;cc., tutto sarebbe finito. Vale, 
diciamo, la stessa risposta; cioè, che se l'tisservi tale aggiunta 
gioverebbe 8en/.a dubbio per rafTennativa, il non esservi non 
vale nulla por la negativa. Per queste parole aggiunte si sa- 
rebbe condannato di bel nuovo quanto era stato già prhna da 
Pio IX ripn>vato, e Ìl quando, il dovt. il '.'0;«^, iu quaì grado 
Tengono a suffit^ionsa iadicati nel Sillabo stesso, per la cita- 
zione del documento da cui ciascuna proposi/iìone fu tolta. 

Quindi è die noi rigettiamo il modo d'opinare del signor Bos- 
seb;>9uf circa il rispetto che ogni fedéle deve al Sillabo. C'est un 
respect médiat et relatif, dice, qui dépìssi.>'t le Sillabus. se ré/ire 
directement et JinaUment aux d^cìsions papales, doni il n't^ 
qm la tabte, al atizquellcs s'adresae noire adiiéston de catholi- 



SUL «- SILLABO » 



177 



^wes, parce qudles portent avec eltes les garanties nécessaires 
it soìenniU et d'duthejìticité inlrirì!<èque \ Xoi, 8e?n*^ndo l'esem- 
f\i3 di-iV Epìscoixtto cattolico, e rìosegnament» doi più asseti' 
wiii teologi, prufussiuiuo nn rispetto imntddiiiio, cbe> si riferisca 
i] Sillabo stesso; perchè esso non t^ altro che un eleoei» di errori 
condannali dal Santo Padre Pio IX. e questo consta autentica- 
mente e con certexffii. Che v'entra qui ia distinzione accennata 
dAll'autiire? Egli ammette e professa venera?!Ìoue per le deci- 
fiboi Pap:ili; il Sillabo nun è che nn elenco di qneste; dnnque 
dijTe esserne differente U rispetto doruto! Qnal conclusionol Se 
il (ontenufo nell'Elenco non è altro che un estratto dì decisioìii 
fontifirie con quale logica si potrii negargli quello stesHÌHsimo 
risp'tto che si prifes^sa per le suddette decisioni? Non c'ò via 
dimezzo, disdirsi, o contraddirsi, o sostenere falsamr.nte, che 
quelle decisioni papati cessino d'esser tuli e mulino natura pel 
KDpIice fatto d'essere state raccolto insieme e presentate ai fedeli 
mtto forma d'Elenco per ordino od autorità del Papa. Quindi 
è che noi dichiariamo insttssistenie quella distinzione, che perù 
de6«ssere sconosciuta ai fedeli, come lo è al felicoraentc regnante 
lifiiDe XIII, il quale, tutt* altro che dépassant le Syllahiis, ecco 
(noe parta in una sua lettera data il 27 luglio ISSI a Mon- 
npor Dftbert Vescovo di i'eriguiMix; Gli insegnamenti emanati 
alt (juesia Sede Apostolica e contenuti sia nel Sillìbo e negli 
altri atti del nostro illustre Predecessore, sia nelle Xostre 
L^Ure EncicJichey /antro chiaramente sapere ai fedeli quali 
mnuio esìKre i loro srntiubnti e la loro condotta in mezzo 
difa difficoltà dei tempi e delie cose; qui troveranno anche 
um LRfìOB per dibidrkr il loro sfiHiTO « te loro wmn. E nell'En- 
pjdica Immortale Dei: Non absimili modo Pius IX, ut sese 
't.'l'ortttnttfjs dedit, ex opinionibus fahis, quae maxime valere 
|*'^epf**?frt^ ftlures notavit, easdemque posteit in tisi:» cogi ìussit, 
ut teilicet in tanta errorum collwione haìicreni cathoUci ho- 
Biì/i&s, quon sinc offens'one sequsrentur. K nella lettera de ope- 
'"'Iju.'! sancii Alpkonsi Marine de Ligorio (28 agosto 1879):... 
»' pierae4fue e propositionibus post saeculum ix Stlliso dau- 



' PV- 120. 
S»n« Xtlì. -^ì. JI. /tee, SflO 



12 



» apfiU ISM 



178 UN nOOTO tlBRO SOL « SLLADO > 

NjLTkK... Alla luce di questi sovrani iusegnamenti si giudicliì b 
coQClasione del 6o3se1)ooaf : O'est dotte exagérer ou ignorer la 
nature de ce docutnent (dol Sìllabo) quc d'en vouloir Jairt at« 
certaios libres-penseiirs < ìa règie supreme et dentière dts w»- 
sciences catholiques » '. Ripetiamo il detto di sopra; trattandwi 
d*im documento vomito dalla Santa Sede, sarebbe ridicolo il sop- 
porre che le parole suprème et dernière sieno proprio quelle che 
rendano riprovevole quella sdnteii:^a. 

Dal fin qui discorso il lettore del libro del signor Abbate ne 
conchiuderti che Kgli di fattouppartieneallacategorìadicotoroch4 
sono e» deQà du Stjlla^ms '. Coochiudi-rà che per avere una giusta 
idea delle censure teologiche Fa diiopo ricorrere ad altri autori. 

Conchiaderi che dì quanto 'dico in riguardo al valore M. 
Sìllabo: Primieramente; grande è la con/uKione, non poca l'iitf- 
sattezza, contìnua Vincerle:' za e, per dir così, la relicenza. Se 
coudainente, non sono da approvarsi le seguenti proposizioni: 
I* Al Sillabo manca rauthenticiifi propre, intrinsèque^ d* 
sia come lamarqtie propre ei personwUe du Maitre*. 

IV Dans le Syllabus pas une seule condamnaiion préeU^ 

positive, directe, ni une définition dogmatique d' ancune sorisK 

III' La nature des propoaitions qu'il (il Sillabo) coutieat, 

ne pennet pas cette assimilation ^ (vale a dire colP Eacìclici, 

insieme alla quale veoDe spedito). 

IV" C'est donc exagèrer ou ignorer la nature de ce doco- 
mont, quo d*en vouluir faìro avec certains libres-penseurs « la 
règie Buprètne et dernière des consciences cntholigues*. 

Queste proposi elioni, ove pur non suppongasi che rAntores'6 
messo a parlare del valore dommatico del Sillabo sotto un /afa) 
punto di vista, e confondendo tra sé questioni ben diverse^ Don 
possono, a nostro giudizio, suonar bene a chiunque è assuehtto 
alla lettura del Sillabo stesso, della lettera dol Card. Antonelli, 
delle pastorali dei Vescovi, delle jìarole del Homano Pontejitt, 

• Cag. 117.-' Pref. p. XII.-» Pag. 119. — * l-ag. 117.— ' Pajt. II". 

* Hf,. 17. Si rìn^lta altresì alla proposizione pliidicau a pa|. CO ivgta M 
Mantri iIpI radiea1Ì!iiiH>: U St/ÌIahut est paroUsttcrée fjui failìoi et tot infaiffibtt^ 



I DERELITTI 



xii. 

Pochi d: appresso & qiiosUi scena, Bruno obbu ordine dal padre 
fii mettersi in riaggio per Amburgo, ove chiamavanlo gì' ìnte- 
nasi della Banca. Kgli hon si addiedu ma ossero ootesto viaggio 
cIk an pretesto per allontanarlo da Emma; ma stimò suo dovere 
ubbidire; e scrisse alla Marchesa e alla figlia, rendendole avri- 
sate della sua partenza, e dando loro speranza di un pronto ri- 
torno. Chiudeva la lettera ad Emma con espressioni di caldo 
"''■', e ani promessa che non le avrebbe per cosa del mondo 
. • mai della sua fede. 

Fregavala inoltre che gli scrìvesse dì frciuente e indicuvalo 
ti suo ÌDdÌrÌ/.i»). La partonita di Bruno accon!) grandemente la 
M&rdiesa e la figlia; e il loro rammarico crebbe a dismisura, 
quando giansero a saperne la ragione. Chi la Dotifìcò loro fu 
ristesse banchiere Blando; il quale il di appresso alla partenza 
del figlio scrisse alta Marchesa, dicendole: — $&nou potere per 
n{,noni di famiglia approvare le divisate nozze di Emma con 
Bnmo ; e però pregarla che ritirasse a colui la parola data e 
stornasse Emma da un matrimonio impossibile; altrimenti egli 
sarebbesi veduto nella dura necessità di diseredare il figlio e 
cacciarselo di casa. Aver egli giti promussa la mano di Bruno 
a nna ricca straniera figlia dì un suo intimo amico; e non po- 
tere però venir mono al preso impegno. 

Questa lettera feTitCrutto che il Blando desiderava. Lo due 
donne rimasero sgomente e atterrate; ed Emma stessa, a cui do- 
leva airaniaia di essere cagione, Dio sa, dì quanti gnai pel suo 
Bruno, scrissegli che ore non potesse ottenere lioeaza dal padre, 



180 I DESiBLim 

abbandonasse pur lei alla sua mistìra aorte, e cliiutldra la let- 
tera con qiiuste generose espròssiojù: — È grande, è immeua) il 
mio sacrifì/Jo, è tate che Dio solo può posarne il valore. Costami 
uno schianto di cuore, qua! io non ti saprei ridire a parole; ma 
pur. Bruno mìo, piuttosto che vederti meco e per me infelice, 
preferisco redertl felice senza di me — . 

Emma ba^uò questa lettera di molte lacrimo e inriuUa al suo 
destino. Fu la prima e la sola lettera che non venisse intercet- 
tata, avvegnaché aperta e letta da un vecchio Commesso di Banca, 
che il Bbhuiju avea dato por compagno al figlio, con ordini se- 
greli che lo tenesse corto a danari e impedisse, il pìiì che [totesse, 
ogni sua corri sponden sia con Emma e con la madre di lei. 

Non è a dire il cordoglio di Bruno al leggere quelle linee; 
par ravvisando in esse T espressione di un affetto sincero, foi 
e generoso, aCFrettossi a risponderle — stesso di buon Animo; sé 
nutrire ferma spi^ranzià di ottenere, qiiaato prima, pLT le sospi 
rate nozze il consenso del padre. Frattanto non intermettesse 
punto la oorrispoiidfjnsa delle lettere. 

Scrisse in questu senso eziandio alla Harchesa per raffermarla 
nel suo proposito, rammentandole la santità della promessa fat- 
tagli innan;ìi al partire. Uà le due lettere vennero intercettate 
e segretamente spedite dal Commesso al Banchiere ; tenendo mano 
a quest;L tranelliTÌa un famiglio, che avea l' incarico d' impostare 
le lettere, e di cui Bruno non prendea sospetto. Trascorsero dae 
settimane, e qu'isti non vedendo alcuna missiva né della Mar- 
chesa DÒ della liglia, cordogliavasi a morte, interpretando questo 
loro silenzio, come una rinunzia a ogni disegno dì noz&e. Tat* 
tavia scrisse loro di bai nuovo, dolcemente U^uiudosi di oosl 
Inngo silenzio; e acchiusi; nella lettera un biglietto di banca di 
cinquanta lire, ch'era quid tutto, di cui allora poteva disporre, 
sottraendolo a'suoi minuti piaceri. Questa lettera ebbd la aort^ 
delle altre, e andò a parare insieme col danaro nelle mani del 
padre. Fiissavano intanto i giorni e le settimane in continua 
aspettativa di una risposta, la quale non giungeva mai; ondS 
Bruno più non dubitando che Emma atterrita dalle minacco del 
Banchiere neppur si ardisse di scrivergli, cadde in tanta malin- 



XII. LAUBAKDOSO 



181 



Qooii e «bbaUimeato dì spìrito, che cominciò a dimagrire e a 
stroggersi sì che il fatto suo era una pietà. 

Frattanto le lettere, di cui parlammo, Tenut» alle mani del 
padre lìraou state dì mantice al suo sdegno, e avoanlu infiammato 
vìe più nel propoait» di non lasciare nulla intentato per soIFucare 
in caore al figlio un amore, che agli occhi suoi era riprovevole; 
perchè ouUocat<.> in una giovane disoredata dalla fortuna. Però 
ipptgUo3si a un partito, da cui non che l'amare di un padre, 
la stessa onestà dell' uomo rifuggir dovrebbe; e noi vedremo in 
segnito qual fosse e di quanti mali cagione. 

In questo mezzo tempo Emma, anch'essa, non vedendo alcuna 
risposta alla sua prima lettera, che più sopra accennammo, av- 
TifiÒ che Bnmo si fosse veramente tolto gìil dal pensiero di spo- 
arla; e avvegnaché da ciò sentissesi profondamente umiliata 
e col cuore trapanato da acutissima doglia, pur memoro della 
lettera scrittagli e del sacrifu/io fatto al bene di lui e alla pace 
della fomigtìa Blando, si vivea malinconiosa sì, ma rassegnata 
ilU sua sorte. 
■ La M:irehesa sua madre, venutalo mono por la partenza di 
" '. rimira fonte di beneficenza, piìl non sap'-a coma tirare 
I, ....... i/.i la casa. Dappoiché quanto al primo soccorsn di duecento 

n ii;e, da lui ricevuto, orale appena bastato a pagare la pigione a 
li Petronio, e la ricchezza mobile all'inesorabile Fisco, che a niun 
mortai pagar perdona ; potendo appena col sopravanzo provve- 
4ènj di pane per una quindicina di giorui la famiglia. 

Ed ora stilhivasi il cervuUo a veder via e modo da sopperire 
ftl mancato soccorso: ma tutto in vano; ehò la famiglia era ornai 
itile lunghe sofferenze stremata di forzo, e quindi impotente a 
pCQOociarsi il piine col suo lavoro, ha. Marchesa infatti ancor 
fnsca della malattìa, che aveala condotta sali' orlo del sepolcro, 
nat poteva accudirò alle stesso faccende domestiche. L<t Rglif^, 
cuntichò accasciate anch'esse e svigorite, davanle mano in tutto: 
m Inro III)» S(.)|>nLvan:!ava nò tempo n^ tur;!a da lavorare per gli 
iTTontori. ì quali già oransi quasi tutti ritirati: e la procac«ianto 
■I « iufatìcabile Marìuccina non era ancora uscita dall'Ospedale. 
1^1 lo questo stato dì coso le domestiche strettezze giunsero a 



I 



k 



183 



1 OERCurn 



Ule, che le donne si videro costrette a imp>.?gnare perfino le 
Testi ola biaocheriii, riteaeodo appena per si^ t^uant'era riciiiesto 
dalla decenim» e un abito nero un po' pili orrevole per iiseire di 
casa,clie madre e figlie indossavano a irìceoda secondo il bisogno. 
Quanto poi al ntto, basti dire che la Marchesa venÌTa spo- 
stando ogni di e differendo alquanto l'ora del desinare; accioc- 
ché i figli mau mano si accostumassero a un solo pasto gior- 
noliero ; e piìì non aveudo di che comprare legna o carbone, dan 
di piglio alle foglia de' paglierìcci e a qualche vecchio trespolo 
anche allo tavole de' lutti per cuocerò un po' di polenta. Chi 
fosse in sul meriggio penetrato in queir ostello di miseria e di 
dolore, avrebbe veduto quella misera famiglia consumata dal ro- 
vello della fame circondare la madre e domandarle con dolente 
voce — Mamma, e quando cuoci la polenta'? 

. Ben vede il lettore che la derelitta famiglia non poteva dU' 
rarla a lungo in questo stato suti/,u venir mono sotto il peso éi 
taute prÌva;{ioQÌ, come alla maggior parte de' poveri, massime 
vergognosi, interviene: i quali stillano a goccia a goccia la vita e 
bevono a sorso a sorso la morte. E per6 ella si rivolse con fidacia 
al gran padre e tutore delle famiglie cristiane, S. Giuseppe; U 
quale accolse, come suole, pietoso e benigno la preghiera dei 
derelitti ; ma volle che F aiuto lor venisse onde meno se l'aspet- 
tavano. 

xm. 

n. 800001130 DSL CrSLO S LA BUONI OHITA 

Pierino arca letto nel suo catechismo: — Iddio ò buon padre 
e non abbandona mai chi con fiducia fa a Lui ricorso. — I^b- 
bene, disse tra sé, io ve' scrivergli una lettera, come fa Poppino 
(un suo compagno di scuola) col suo Papà, che ò lontano, quando 
ricorrono le feste del Natale) e ne ha sempre una baona strenua. 
E fregandosi [e mani di ootilento per la bella pensata, gitta giù 
in cartA una letterina, naturalmente scombiccherata di sgorbii 
e freghi di penna, nella quale con infantile candore e fiduci» 

' TkIIo cgneoio è storia e Dm invemione. 



Xin. IL SOCCORSO DBL CICLO C LA BUONA ClllTA 



183 



diceva fi Dio: e Padre nostro che se* ao' cieli dacci oggi il 
moriamo di fame. Abbi piòta della 



Siro 



perchè 



povera 

sorelle 
tbd soffrono tanto, del mio frdtellino che piange tutto il giorno, 
della Mariuccina che sta all'Ospedale, e di me tuo 

Amantissimo figlio Pierino. > 

Chiude la Mtera; vi scrive sopra — Al Signor Iddio — 

< Sue proprio mani, in Cielo. > 

E cueciatasì la lettera in seno, sen^a furne motto nò alla madre, 
né alle sorelle, naa Domenica sull'ora del catechismo va alla 
FarroecfaitL, si asside sul banco cogli altri fanciulli; e terminata 
l'istruzione, aspetta che tutti i compagni siono usciti di chiesa; 
« poi appressasi quatto quatto alla cassetta delle elemosine, 
dicendo ìu caor suo: — Il Parroco ha detto che chi fi Telo- 
nHeiaa al povero, la fa a Dio. Verrii dunque il Signore ad aprire 
^Qesbi cassetta e vi troverà dentro la mia letterina. 

^1 dicendo, guatasi d'attorno per tema di essere veduto, e 
credendosi ornai soletto, allunga la sua manina per gittarri 
dentro il foglio: ma mentre tenta indarno d'ìntrodiirvelo per la 
itnlta apertura, ecco sopraggiiiguorgU improvvisa alle spalle 
nu gentildonna da lui prima non veduta; la quale dal fondo 
di lina cappella avealo tenuto d'occhio. — Che vuoi? che fai, 
biubo, intorno a quella cassetta e con quella carta in mano? 
Pierino impaurito, vergognoso e confuso dà in un pianto; ma 
ictare^izato dairamorevole matrona e confortato a parlare, le 
narra con infantile ingenuità ì guai della famiglia e mostrale 
b ietterà eh' egli scriveva al Signor Iddio, chiedendogli aiuto. 
La signora era forestiera, e nulla sapea del casi dolorosi della 
nobìl famiglia Belfiore: ma per quel che ne udì dall' ingumio 
^cinllo, no le prese grandissima pietà; e fattasi consegnare la 
lèttec», mal pott> frenare le lagrime al leggervi qi<elle care pa- 
^ fole ohe 1* innocente bimbo dirìgtìm a Dio. Gli rivolse una te- 
li B«gra occhiata, o disseglì: — Figlio mio m'incarico io stessa di 
M ricapitare questa lettera a cui è diretta. Però non veggo qui il 
I tao ricapiti}, che sempre si suol mettere a pie delle lettera. 

ì 



1H4 



I DERBtnn 



— Mauiini mi ha détto le tante Toltfì che Dio sa tutto 
tutto, e ristesse dice il catechismo. 

— E dice rem, yerissimo, ripiglia sorridendo e intenerita la 
matrona: ma Iddio si vale de' servi suoi por ricapitare le ri- 
sposte a somiglianti lettere; e ben potrebbe intcrvtmiro che 
il messo, che ne sarà incaricato, non sappia la tna abitazione. 
Persuaso da qu^tstc parole, Pierino ne additò alla Signora la via 
e il nnmero; e ringraziatala del favore, se ne tornò correndo e 
tripudiando alla sua stamberga, senza però far motto in casa 
di quest'incontro. 

Poche ore appresso uno sconnsciuto picchiò alla porta di quella; 
e introdotto, vi depose una gran costa piena dì roba; e seun 
dire nò donde venisse né chi la mandasse, andossene con Dìo. 

ha Marchiisa maravigliata aperse la wssta, e vi trovò dentro 
un gran foglio su cui era scritto : — A Pierino il Signor Iddio — 
e sotto, un involto di camìcie, faz7.oletti e lenzuola, ub sacchetto 
di caffè, nn altro dì zucchero, e una busta con dcntrovi in bi- 
glietti dì banca trecento lire '. 

Non è a dire la maraviglia r la gioia di tutti per l'inaspet- 
tato soccorso e i ringraziamenti a Dìo e al provveditore delle 
cristiane famiglie S. Giuseppe! La Marchesa voltasi a Pieriao, 
a cui il dono era dirotto, vollo sapere da Ini come e donde Te- 
nìsse cotanto ben di Dio; e quegli contolle della lettera, della 
Signora e del ooUoquio avuto con lei; ondechè la madre e le 
sorelle ammirate della pietà e della viva fede del bimbo, ne lo 
commendarono assai, e fecergli un mondo dì carezzp. 

Quel dì fu un giorno dì festa per la povera furaiglìa; e se 
l'ignota benefattrice avesse fatto per coli più lungo soggiorno 
sarebtte forse stata per quella una fonte perenne, mentre non 
fu che una pioggia passeggera. Triste condizione del povero 
che un dì ha di che sfamarsi, e dieci non sa come sdigiunarsi! 
Tuttavìa la Provvidenza dispose che la pietosa straniera venisse 
in altri tempi e in eìrcostan;!e non meno difficili, come in seguilo 

■ Qaeiiìù Mtn md poca varìeiA Oi cirtA4.inio venne rìffiriio dilln Untzfiia dpi 
Villaggio, e riportalo dal II. D. Zsvcaria nel nio Tforo tt^ Raceont». 



XIII. IL SOCCOItSO DEL CICLO E LA BUOKA CUtTA 



185 



redremo, Ìd soccorso dullu durclitU famigUa Bulfioro Che però 
stimiamo ben fatto darla fin d' ora a conoscerò ai nostri Lettori. 

£Lla chiamairasi Margherita, e por vezzo Ghita. Era stata un 
<b povwra anch'olla; e poro sapeva taijglio corniiatin? i poveri, fd 
an più iocliaata a soccorrerli. Nata iu umile aiadi/.iooe e rimasta 
ìq tenera etìb orfana dì padre e di madre, non era in seguito 
Sftlita a stato di agiata fort^ma, eh» mercii la carità di una re- 
ligiosissima dama sua concittadina; là quale aveaLasi raccolta in 
osa come figliuola, e chiamatala in mort*; erede di tutto il suo. 
Cotalchò parve che Iddìo ora voloise per suo m-'^zo rendere allii 
Xarehesa la mercede di un somigliante- atto di generosa carità 
di questa praticato, come a sue luo^e dicemmo, colla Uariuc- 
(ÌDa, urfana anch'essa, mendica e ab bau donata. 

L'arrentara della Qhita merita che qui ne facciamo memoria. 
D& che la morte rapito areale i genitori, chi ne facea con lei 
h veci e prendeane amorosa cura, ora l'avida sua; la quale 
pvrehè povera e assai innamei negli anni, era forte impensierita 
pM' l'avvenire della sua diletta nepotina. Un dì, ed era Ìl prime 
di novembre sull'ora del vespro, ull'udire i rìnto(-chì delle cam- 
pue, che invitavano i fedeli a pagare l'annuo tributo della 
peU agli estinti, l'avola presa per mano la sua Ohita, avvìossi 
OD qnella al Cauiposant». Una tarba influita di pi.*pjlo, uomini, 
lioDDe, fuieìulli verso coU parimente incamminaransì, mesti, si- 
leotiosi, arieggiati a pietà, e molti di loro abbrunati pel recente 
lulto. Chi recava in mano cerei da ardere sulla tomba de' suoi 
Ari e chi corone dì freschi fiori o ghirlande dì semprevive da 
d^rre solla gelida pietra, che ne chiudeva le ceneri amate. 

La Ohita levando in volUt all'avola gli sguardi, e vedendole 
i lucciconi agli occhi: — Perchò piitngi nonna mia? le disse, 
« rtrìnsèle con affetto la mano. 

— Ta io domandi Qhita mia? Non odi il suono di qaella 
euipvia che ti dice: ìl tuo babbo e la tua mamma non sono più? 

— Nonna mia cara, non mi hai tu detto le tante volte ch'essi 
imù liusìi, lassù noi bel paradiso, ore si sta tanto bene? e ad- 
ditava colla manina il cielo. 

— Certamente, bimba mia; ma se essi sono lassù, tu se'an- 



1 DERELTm 

Cora quaggiù, ed io non so che sarà di te porera or&aellat B' 
qui ascLugossi h lacrime che u gran goccioloni caderanle pefj 
le aride g^un(^e. 

— Perchè mi chiami tQ orfanella? Non sei forse la buoni j 
mamma mia? 

— Ma io, figlia mia, sono ornai con un pie nella fossa; e 
quella campana ini arrisa cht) sU por sonare por me l'uliim'ora. 
Ah quand' io non sar^ più, che sarà di te, mia Ohita? £ in cosi 
dice le mori in un gran sospiro la voce. 

— Datti paco, mamma mia, ch'io pregherò il Signore, perché] 
mi chiami prima di te in paradiso. 

— Ah no, figlia mìa, pregalo piuttosto che ti mandi dopo' 
la morte mia chi abbia per te un cuore di miidre, o U teng» m 
mie veci; e ai dicendo, careszavala colla scarna mano, chd lft| 
nepotìna Tenia strìngendo e baciando con affetto. 

Tra questi ragìunamentl erano giunto alla porta del cìmitonk 
Qua e là vederansi pel funebre campo aggirarsi a coppie, a. 
gruppi, a capaaelli gli accorsi al mesto rito; e sopra ogni rottoj 
scorgCTiisi dipinto un senso profondo di pietà e di mesti/,ia. Tr&j 
quella selvA di croci e di statue, di epitalTi e di marmi ognanoj 
ricercava le tombe de* suoi cari; e trovateUs prostrarasi, baciav&le* 
oospergevale di fiori e pregava loro L'eterna pace a pie di qn«lhi 
croce, all'ombra della quale le amate ceneri riposavano, aspel-j 
tando il giorno della beata risurrezione. A piJ di una piccola 
croce, chu sorgeva sopra mi tumulo di terra duo o tre paini 
dal suolo, prostraronsi la vecchia e la bimba piangendo, pregandtj 
e baciando devotamente il segno augusto duU' umana Kedenzioc 
Era quella la tomba, ove riposavano insieme le spoglie mortali' 
dei genitori del l'or fa nella. Mentr'esse pregano, odono a pochi* 
passi dietro a loro una voce che tra il pianto esclama gem&-J 
benda: Ah mia Gbita, mia povera Ubita! L'orfanella a quell 
voce sì volge, e vede una gentildonna abbrunata che facea 
corrotto genuflessa innausi a uu' umetta sepolcrale; e avvisane! 
nella sua infantile semplicità sé essere quella che la gentildonoi 
cosi chiamava a nome, levasi ratta, corre a lei, ed eccomi qt 
le dice con ingenuo candire, che volete da me, o Signomf 



xm. IL SOCCOIISO DEL aELO e LA ei'OKA GUtTA 



187 






Qiiosta la guata attoniU, stupisce Titifispettato incontro, am- 
nìra I& cara aeniplìcità della fancìalla, d sembrale che la sua 
Qbita gliela mandi dal cielo in sua vece. Dopo pochi istanti 
dì silonzìo et di riflessione: 

— Chi sei tu fìglia mia? le domanda. 

— Sono la Gbita che avete chiamata. 

— Ojme qui bimba mia? 

— Sono Tenuta colla \onaa a pre^re babbo o mamma, chtì 
SbiSDO in paradiso, porchò mi chiamino con loro. Ma Xonna 
fDole invece ch'io li preghi, perchè dopo la murte sua non ri- 
niaa^ or5inell&. 

Sorpresa da qnesta risposta, la gentildonna sta alquanto sopra 
li sé, rirtetto, delibtìpa, o levatasi in piò — Dov'è tua nonna? 
dice alla bimba. 

— Eccola là che prega. 

— Bene, andiamo a lei. 

£ fkttasele d'appresso, salutoUa^ e le disse: — Buona donna 
è questa la vostra nepotina? 

— Si, signora mia, rispose la vecchia rizzandosi in pia, e 
inchinandola. 

— Io avevo una figlioletta che era tutto Famor mio, la mia 
pitia, la mìa delizia. Chiamavasi jinch'essa Ghita- Pochi dì sono 
li morte... me l'ha rapita... Ma ecco che queir angiolett<i mio 
mi manda in sua vece dal paradiso questa vostra bimba, che 
# tutta dttssa la mia Ohita. Sareste voi contenta ch'io me la 
adottassi per figliuola? Non vo'che vi sapariate da lei: verrete 
utche voi in mia casa, e dividerete meco gli uMzii della ma- 
ternità. 

La T«eehia che poc'anzi piangeva di dolore al pensiero di 
dovere in breve lasciar sola e doreittbi al mondo la sua cara 
nepotina, ora lacrimava dì gioia, benediceva Iddio, e ringraziava 
U pietosa benefattrice; nella cui casa fu ad abitare colla sua 
Ohìta e vi dimorò fino alta morte. Dopo tr<- lustri venne altresì 
a fin di vita la Signora, la qnale non avendo Qgli né strettì 
congiunti, legò in eredità ogni suo avere alla sua figliuola adot- 
tivi. Se la Ghìla non arricchì con questo; perchè l'eredità non 



188 



riKRBLiTn 



era dì gran valnro, ebbe tuttavia i^uanto le poteva bostwre 
vivere cou quiilclie agiute?;r.a. Ed ora di gran ciioro sovveni 
del suo l& derelitta famiglia Belfiore. Ma ella non era che 
passaggio per B..,, ove trattetiBesì appena una fiuindicina 
giorni^ però in sul partire mandò a Pierino nna seconda limo 
Sina di cento lire con un biglietto anonimo che dicea — Il boo 
Dio manda a Pierino Fuvo di Pasqua. Era il Oiovodì santo; 
la Marchesa e l<! figlie pìenu di riconoscenza per iiucsto nuov 
dono del cielo, offrirono a Dio la oomnaione pasquale per la \o\ 
occulta benefattrice. 

Frattanto piacque al Signore consolarle c;<iand)o col rendei 
loro sana e salva la fedel Mariuccìna; la quale uscita appan 
il giorno di Pasqua dall'Ospedale, rientrò con gioia indìeibi 
di tutti in seno alla famiglia. Glia era stata nella sua liing 
epi.Ticolosa infermità di parecchi mesi visitataassai dì frequen 
or dalla Marchesa od ora dalle figlie e da Pierino; e av(vi piea 
txmiearA dì quanto era ad essi intervenuto nella sua prolungata 
assenza. 

Smaniosa di scoprire chi fosse l' ignota benefattrice della e&al 
Belfiore, noli* intento di affe/.ìonarla viepìiì a una famiglia, cbff 
ella riguardava come sua, dìessi tanto d'attorno, aiutandosi con 
tutte le donnìcciuole di sua conoscensia, che vennele fatto di 
saperne quanto l'averlo saputo fu in seguito d'indicibile con 
forto e vantaggio alla Marchasn. Intese adunque esser lei nM 
ootal Margherita Alessandri maritata in Cenci, domiciliata oo 
suo marito in Alessandria d'Egitto; dond'ora tornata per dan 
ricapito a certi suoi affari in Italia, e ripartitane dne gion 
innanzi alla volta di Crenova, per imbarcarsi in un Vapore ita 
liane che salp:iva per P Oriente. Queste ni)ti''.ic raccolte dal 
Mariuccìna disacerbarono non poco alla Marchesa il dolore del 
partenza di così generosa benefattrice; poicbà avendo ella, conn 
si disse Un da princìpio, in Alessandria un figlio, bisognos 
anch'esso di aìnto, sperava che la carità della Ohitt do 
soTvenirlo. E perù scrissele una lettera, in cui dopo averla 
eepr'-'ssìoni di sentita gratitudine ringra^iiata delle sue I 
limosiue, scongìumvala per Kaniore di Dio che usasse la stc 



xin. a socconso ukl osto r la boona. oiiita tH9 

tnrWà col suo Cesarìno dimorauto nilà, e dì ctii dielle il ricapito. 
Id fatti qnestì troTaraai presso a poco nelle stesse tristissime 
ugQStief iu cui versavik la sua fiimij^Iia in Italia; e puro non 
nrao di quella bisogno*) di chi gli sten-lessa una mano soccorri- 
tiice. Non aTera ancora dopo molti mesi dal suo arrivo in Ales- 
auidria trovato ria nò modo da iiupiegarnsi orrevolmente; e però 
erasi messo per cameriere in un pubblico Albergo, mealeudo patria 
A Dttmi^ a fino di non essure riconusciato dai molti italiani che ri 
capiUf'ano. Di colà area scritto dne sole volte alla madre, scasando 
La rarità delle lettere con dirle, cbe non osava scrivere ciance a 
thx area mestieri di contanti, cosa che egli non potea mandarle, 
perche Don avoa il becco di an quattrino. Al che la buona Mamma 
ueagti risposto che mal conosceva il cuore dì una madre, se pen- 
sava doverle tornare meno accetto le lettere di un figlio, perchè 
MD aecsmpagnute da vernna rimessi di danaro; ed esortavalo a 
dirle spesso sue notizie e ad avere paziijn:;a ai^petUndo dì mi* 
gtiorì. E questi sorsero in fatti per lui fìn dal giorno, in cui la 
Qliita, avuta la lettera della Marchesa, fé' di lui ricerca, e prese 
I aoooorrerlo secondo suo potere, e a procacciargli per mezzo del 
no consorte un'occupazione più onorata da guadagnarsi la vita, 
come in seguito vedremo. 



xrv. 

L' KRHBLIKl)! K Lk SDA VITA 

Mentre U famiglia Belfiore lottava eroicamente colla miseria, 
ncevendo di tratto in tratto inaspettati soccorsi dalla Provvi- 
dffua, perchè non avesse a s«)CCombere sotto il peso dì tante prì- 
Yasìoni, Bruno là in Ambnr^'» battagliava fieramente col suo 
ire appassionato, e tempestava di lettere il padre, perchè lo 
GhiamtL^e in p:itria. Egli sperava di potere di presenta» sgom- 
brare dall' animi) di Emma ogni timore e rtappìccare con lei le 
bterruttc pratiche dì matrimonio. Ben diverso però era V intento 
del padre; il quale vedendo ornai che non potoa tenere piiì a bada 
il figlio; pressato vivamente dalle istaasie di lui e della moglie, 
ii risolvette di richiamarlo presso di so; ma prima fé' per lettere 



1\ 



t DERCurn 



gmn pressa al suo amico Dort- de Boh, perchè menuss» sooo 
sua figlia a B..., dicoodogli: sa volere quanto primn wndnrre 
capo le trattative di nozze tra Bruno e rRnuulinda; renisi 
dimquo, ohe giil era ìa proato a riceverlo oa appartamento Q( 
bilniente arredato. In fatti egli avealo tolto ad affitto in uno splea- 
dido palii^io, che grandeggiava quasi di frotitfì alla staiubttrgaf 
della Miivchesa, noi bel rao<;xo di un giardinetto ricco di fiori e| 
dì venura. Non è malagevole avvisare la vera ragione di questa 
sua scelta. U Banchiere voleva umiliare la decaduta famiglia Bel-i 
fìoro con dispiegarh; sott' occhio tutta la pompa u il lusso (lolla 
novella sposa da lui destinata al figlio ; e con questo tor gtilj 
Emma d'ogni speramm e pensiem di nozso. Mu la bisogna noni 
andò com'egli divisava; che una nobile povertfL non sentesi ut 
Hata davanti a nn vano sroggio di pompe mondane! 

Il Don'* do Boix dietro a questo invito affretVissi ii venire in- 
sieme colla moglie o eoa la figliuola; e prese alloggio netl' appa- 
recchiatogli appartamooto, evo trovossi a tutto suo agio, accoltovi, 
a grande onore dall'amico Blando. Cotest' aristarco dolla borsa, 
nuotante nell'oro fino a gobi, prese a tenervi gran vita e pom- 
posa dì banchetti e di feste, tanto che in pochi di la eittà 61 j 
piena della fama di sue sfondolate ricchezze. 

Il Blando ne gongolava di piacere pensando come la Simiglia 
Belfiore ne dovesse rimanere confusa, rappiccinita, annichilata. 

E in vero il contrasto tra l'opulenza altrui la propria i o- 
d igeala snoie inacerbire la piaga della miseria por forma, eb«; 
non avvi povero al mondo, a cni tomi più dolorosa u rea la au 
sorte, come quello delle grandi città; il quale ha sempre si 
occhi lo spettacolo dei godimoati e delle grandigie dei denarosa 

Se non che la povertà, da che venne sposata^dal Figlinolo di 
Dio sulla terra, nobìlìtossi tahnouto agli occhi del cristiano, de" 
gDO dì qnesto nomo, ch'egli ben lungi dairiavidiara la sorte del 
ricco gaudente, piuttosto) ìa compiange, e giugno perfino a spo-^ 
gliarsi non di rado delle sue ricchez:;e per abbracciare la po- 
vertà di Gesù Cristo. Di quest'animo e di questi sentimenti er»j 
Emma, la quale al vedere tanto sfoggio dei Dorò solea dire: — ( 
Anche noi fummo quel ch'essi sono: a Dio noy piaccia ch'i 




xir. l'krmblixda e la sua vita 191 

*A essere un giorno quel che noi siamo! Ogni fiata cho 
[da passare in cocchio sotto lo finestre la sua rivale, non soa- 
' tira per lei sregliarsi in cuore né rancore uè inridia, ma bensì 

g^'^'tsim» compassione. 
degna infatti più di pietà che d' invidia era l'ErmeliDda*, 
, lale, posto cho ricchissima, non arrobbo mai potuto rendere 
, felice un marito: eerrellin bizy,arro, estroso, tutto fumo di ranità 
I tìd'orgoglio; e corpicìno cresciuto usila bainbiigia, dilicalo, sro- 
mmle, insofferente drogai disagio e d*ogni ^tica. 

Allevata tra T incenso degli adulatori e idolatrata, da mille 
jdcisbei, che aleggia vunle ognora d'attorno, come le farfalle in- 
j tonto al lome, TErmeliada inebbriavasi de'suoi femminili trionfi, 
j e smammohkTasi di contento quando ecclissar poteva col suo fasto 
le più nubili donneile. Non si studiava che in ben parere, né 
■Éi ambiva che f^rsi vaghoggiare. 

^Era poi sovente di nmor bisbetico e nero ; e allora tutto sa* 
' pende agro, tutto facevala arrovellare e inserpentire contro la 
|auefiera e le fantesche; alle quali amareggiava silfattamento 
la vita, che queste votavaasi a tutti i santi del cielo, percb' ella 
indMse quanto prima a marito, e si abbattesse in chi fìaccas- 
9ele almeno le attJitisse lo smisurato orgoglio. Giusti e santi 
desiderìi, che il uelo doveva a suo tempo esaudire! 

L'Krmulìnda non era solo altezzosa e arrogante coi famigli, 
^^B[lì stessi genitori suoi ; coi quali spesso mostravasi dì mal 
HRM^ e corrucciavasL e veniva con loro alle rotte, sempre che 
IfcroTMBeli restii u secondarne i capricci. Dì religione poi non 
Igiene restava briciolo; che la lettura dì alcuno opere atee e ma- 
'terìalisto, messele in mano da una Mopsa di una loggia tedesca, 
arealL' strappato ogni sontimonto roligioso dal cnuni. La sua ino- 
raìe era la così detta moral civile, cho tanto accarezza le pas- 
j^ù e acconciasi a tutto le esìgen^te della vanità e deirorgoglio, 
^P prescrìvendo altri doveri, da quelli in fuori, che nascono dalle 
^a^ioni sociali; e questi medesimi son?,» un principio di vera 
KibbligaEÌonc onde emanino, e di un'adeguata rotribuaiono cho 
'fa muova efficacemente, anche con nostro disagio e sacrifizio, ad 
rorli. La sua vita poi era in perfetta armonia colla sua mo- 




3 



I 1>E»BLITTI 

mle^ cioàf mollo, vuliitLuosa & tittla iu coultMitaro U sensuali 
e 1& suporbia. Ella passava il suo taiapu in farsi iduUtrare e il 
mezzo a delìzie sempre nuove e sompre moltiplicate. Oj^ai sta 
gione offrìale qualche rosa di piareru; U verno, teatri e danxe 
la primavera, viaggi e cavalcate; la state, Itagoi e villeggiature 
Tautunno, caccia e gite a diporto. 

CoD Io splendore delle gemme e dell'oro meglio ancora ehfl 
oou quello della sua aggraziata persona e del suo vclto impa 
stato di latte e rosa, ella faceasi largo la mezito alle brigate, 
e tutta dentro scìr»ppav.i8Ì al vedersi ovunque accolta a grande 
onore e corteggiata come una regina. La sua giornatti era un 
crogiolarsi in o»io binato, sen>;'altn> pensiero in capo che quello 
di piacere al mondo e dar^i buon tempo. E perchò l'Ermelindft 
Ò per noi il tip*) della vita che m'iuane tante ricche e nobili da- 
migelle de* giorni nostri, non sappia male al lettore di seguirci 
nel segreto delle sue stan?^, per vedere cum'etla sciupi il dooa 
più prezioso dì Dio, il tempo; mentre a pochi passi da lei la sin 
rivale non mi perde briciolo, ma suda, si travaglia e consumasi 
pel bene della sua famiglia. 

Sono circa le nove ore del mattino, e l'Ermeliuda non apret 
ancora le assonnate pupille alla luce del giorno, che giii Ria 
suoi raggi per tutti gli .spiragli delle finestre. Solamente vera» 
le dieci una strappata di caoipaDotlp avvisa i famigli che l'ora 
dol suo destarci ò finalmente tuonata. Sia ringraziato il cielol 
La cameriera a quel animo accorre, recandole in argentea guao 
tiera del the e del latte bollente; porchf^ la signorina ha gli 
stomHCUx/.i e abbis'jgna dì rifocillarci a letto, per sostenere l'iM' 
mane fatica di levarsi suso. Ne' tempi and.iti inaaguravasi la 
giornata col sollevare il cuore a Dio; oggi il primo pensiero di 
molti si è darò un contentino allo stomaco, che è il Dio di chi 
vive aU'aniuuilesca: Qitorum Deus vetUer est. 

L'Krmelinda appena levatasi, untra nel suo tempio, vogltam 
dire, nel suo abbiglìatoìo; e non n'esce che dopo avervi speso 
una buon'ora di temi)o in lisciarsi tutta e alliudirsì, e ax>tìrairai 
e profumariii come una rosa dì int^gio. Colà dentro ha tutto an 
mondo di ba/.ìticature: vaselli di lìscio e belletto a ravvivare le 



Tir. t SRKKtitrDA e la sda vita 



Fnee dol volto; pomate ad allucidare ì capelli, e rammorbidire e 
lefìgare la pelle; pinzetto a sbarbaro ogni sottìl piiluz/^. che 
per reutura facria capolino in sul mento; saponette profumate, 
polreri odorose, ftaline, alberelli e guastadìne con dentro?! acque 
nanfe, distillati ed essenze aromatiche da imbulsainare tutta la 
per*>na. I/i tutto un emporio di ninnoli, di piumini, di guancia- 
letti, ili astucci, e spec<'hietti a mano e due grandi specchiere, 
runa a fronte dell'altra, nelle quali l'Ermelìnda, dime Narciso 
Bei limpidi cristalli di una fontana, lungamente specchiasi, si 
ngh^ggta e innamorasi di so stessa. 

Nel suo forzierino ella tiene guardato uno sfolgorio di vezzi, 
^ dondoli, e di cincinni d'ogni ragione: una coUuua a file rin- 
ate dì grosse perle; una catenus^ìa a maglia d'oro cadente 
h una rosetta itig<!iamata di dìamauti e di berilli ; un paio di 
vmille parimente d'oro niellato e grandinate dì baliiscì e di 
smeraldi; boccole da petto Cf>n caiumui di finissimo intaglio; orcc- 
cbini ooD eioadoli di grossi diamanti facettati a riflessi e sciniillii 
di mille luci; ansila ingioiellate di rubini e zaffiri legati in oro, 
Teetagli con le stecche di madreperla u di snudalo lavorato a 
sterno e uà quadretto incorniciato di lama d'oro e di perle, in 
ed campeggia l'idolo del i^uo cuore e il suo ritratto, miniato 
ÌB suir avorio. E la sua vanità appena di tanto sì appaga; ehò 
dbi non domanda meno per trabellire e pompeggiare. 

Nulla p^>i diremo della sua guardaroba, fornita a dovìzia di 
quanta l'imptiriosa moda, la tiranna del mondo femminile, esige. 
Etvì uno sfoggio di vestì di seta schì'.'tta o a opera di bei ri- 
euni; rasetti ed ermisioi a onde, gtierniti di balzane a crespe, 
I ^^ fi etti, a festoncini; duo Hnissimì si^ialli cinesi a fiori 
e arabeschi assai capricciosi; una polacchina orlata di martora 
e di zibellino; mantìglie e slolelto da collo ricamatti a giorno; 
eiaturini con b«>rchie e formagli d'oro vagauienle cìsellati, e 
scarpettine di seta e di raso a tacco altissimo e toinaietto basso, 
come oggi porta il caprìccio della moda, che fa andare sui tram- 
poli la donna. Di cappellini poi non se ne parli : avveue dit rifor- 
nire la bottega dì una modista, qual di seta o dì raso e qnal 
di fino p^lia di Firenze, l'uno piumato di marabù, l' altro in- 

Sm^ XStl. voi. II. f9K, «4 13 ì> opri/* 18M 



191 



DBflBLITTE 



crestato di una vaghissima para4istui, questo inghirlandalo 
fiori urlifìciuli, o qiitsllo di fìnti grupiititi o di altri frutti a pan-" 
nocchia o a corimbo. Il tempio insomma dolle glorie dell'Erm^- 
linda non potrebbe essere più splendido e suotuoso-, ed ella ts 
tutta in brodo di snccìole, i^aando apre ì suoi armadii, gflì stipi 
e ì for/,ierettì; e si la a contemplare tanta doviiiia di guernimenti 
d'ogui fatta. 

Ella non esco dalle sue stanm ohe sulle andioi, o siilPoni! 
dell' asciolvere; e la sua prima comparsa ò nella sala da desinare 
tra gP inchini de' famigli e i mirallogro de'pareutì e degli amici. 
Siede a tavola, sflora le vivande, che vuol sempre ammanierate 
coD leccornie, centella parecchie qualità di vini generosi e dà la 
stura alla sua parlantina, taccolando di mille oose senza sagOi 

È gi^ il meriggio; ed olla [ievasi di tavola, e tolto in manol 
il giornale dello mudo, che è il libro delle sue devozioni, stn-^ 
dialo con occhio attento ed esamina ogni fìgurìno neirintenta 
di uniformarsi scrupolosamente alle mode parigine, ancoraché 
spesso bizzarre, e mutabili poi sempre come le fasi della lana. 
Gitta anche un'occhiata sullo colonne di un qualche giornulo, cba 
le pare più addentro no' secreti de'Gabinetti: perch'elJa ha il 
vezzo di sfarfallaro in politica; e Dìo sa quante volte nel sag 
cervellino ha rimpastato l'Europa e il mondo! 

Ma la sua lettura prediletta t>i il romany.<); col quale passeggia 
a suo talento sulle nuvole, e va spaziando m'Ha regione del 
st^QÌ e de^ fantasmi. È un sollazzo il vederla languidamente 
adagiata sovra un'ottomana o in un seggiolone a bilico divorare 
a^li occhi qael suo libriccinolo legato in marocchino e filettati 
d'oro, e appassionarvìsì dentro, e ora affocarsi tutta in volto ed 
ora impallidire e di tratto iu tratto trar sospiri e lasciar cadere 
furtive lagrime dagli occhi. La sua sensibilitiì à scossa, il sistema 
nervoso ne patisce; e compassione e orrore serranle il onore a 
le affollano il respiro. Povera Ermelinda! 

Ma buon por lei che a dissiparlo i sogni dall'aDimo e a 
richiamarla alla realtà della vita vengono su quest'ora ì soliti 
visitatori, ch'ella riceve seduta, salutandoli appena con un liere^ 
piegare di capo, e porgendo loro a baciare la mano con un far da 



XIV. l' EltHELi:<DA t LA SUA VITA 195 

regina, inchini e cortosìo, complimenti e adulazioni s'all^rnauo 
senza posa; cbè ognuno agogna di conquistare il cuore delia 
deca erede del banchiere; ed ella sentesone tutta dentro insollu- 
etierare l'anima, e se ae smammola di contento. Coloranlesi le 
^anco, le hrìUaoo gli occhi, e uu sorrìsetto di compiacenza 
^zzale tra labbro e labbro. Tuttavia studiasi di dissimulare con 
paroline artatamente modeste il suo compiacimento: — ma che 
4iM? è troppa bontà la sua... io non merito tanto... 

Ogni adulatore sa quanto valgano questo lustro di umiltà^ e 
IKrfi viepiù accalorasi nell' incensare il suo idolo. La lode è per 
i'Ermelìnda un'aura sì care?Aorole, un profumo si dilicato, una 
ouù dolce armooia, che la rapisce, l'attrae di sé, TalTascina, e 
gonfiale il capo di pensieroni e di vento il cuore. 

Tuttu inuzzolita ed arzilla scioglie aUora il suo scilinguagnolo; 
flfrmguella di mille cose, saltando di palo in Frasca, senza mai 
filare dritto nn ragionamento, e sputa aforismi e sentenze, che 
è un sollazzo l'udirla. Novella di politica, ciugut-tta dì filosofìa, 
ciucia dì estetica; ed entra poi in un pecoreccio di buassaggiui 
tdi pappolate da non dire, sempre cho linguetta di religione. 
Od&ì sq le salta il tìcchio di taccolare de' fatti alimi 1 Allora 
morde, trincia, leva le berxe a questo e a quello, che è una 
pietà. Ma qual ch'egli sia l'argomento della sua coftversav.ione, 
U lìngua poi sempre le sdrucciola nel suo tema prediletto, cioè 
Belle mode, ne' balli, nelle feste e ne' teatri. E qui è dove l'Er- 
aelioda spiega tutta la pompa della sua fumuiìiiilo erudizione, 
mesciando tntt'a un fiato addosso a chi l'ascolta un torrente di 
pirolo, che non gli dà mai tempo da mettervi del suo una 
sillaba in mezìso, se pur non ò un eh di maraviglia o un sì di 
ipprovasione. Cosi tnuKorrono le due o tre ore in ciance inutili, 
che se spremere si potessero o distillare in na lambicco, se ne 
avrebbe per estratto qualche cosu mi-no di zero. 

Frattanto giù nel cortile gli staffieri sodo in faccenda; trag- 
gono la carrozza fuorì della rimessa e aggioganvi la ben pasciuta 
e linda parìglia; la quale sbulTa, nitrisce e scalpiccia il terreno, 
forse impaziente di trainare, come ì cavalli di Fetonte, questa 
beLU aurora. L'£rmelinda spacciasi in fretta dai visitatori ; 



I!)6 



I DERCLim 



ritirasi nelle sue stanise, rassettasi tutta, si ralfusula e oìdcìd* 
nasi per fare di so vistosa comparsa al corso e per le TÌe pidl 
popolato della città- Ma in ([iitvsto passa una buon'ora di tempo;! 
U eoochiere mormora ti'a deuti di quel riUu-do; ì fumigli bi- 
sbigliano, e Tua d'essi pit\ impaziente dei^li altri ì in procale a 
voce sommessa: — IX>mìae Falla trista! E uu altro — Che morta 
BÌa a ghiado! 

Finalmente eccola spuntare a capo dolio scalone, tutta sfoU 
gorante di vììmì e di gale, come una sultanina, e mollemente i 
appoggiata al braccio di un cavalier serveute, che va superbo 1 
dell' allo ufficio. Scende maestosamente le scale, traendosi dietro 
uuo strascico da regina; monta tra due braccia, chi^ le ranno] 
coloDDa, in carroz;fa; affondasi negli elastici cuscini e u 
sulle ginocchia una vezzosa catellina dal lungo e bianco pelo,] 
cai Tiene dolcemente coli' eburnea mano accarezzando. Ora 
madre ed or la gofcrnuute tengonle compagnia, ma anchu allei 
che le sta a fianco la madre, ella regola a 8uo senno la 
soggiata, e dà suoi ordìui al cocchiere, indicandogli le ne 
deve tenere, e che sono sempre le pil popolose dell'abitato, 
agevole indovinarne la ragione: l'Ermelinda vuol essere vagheg- 
giata; e però preferisce i luoghi frequentati ai S4)lLtarìi. Dair&ltol 
del suo cocchio, come dal trono dì sua vanità, abbassa con 
sovrana degnazione sui passeggeri, che spronano le scarpe, ì 
suoi sguardi; e tutta rìn^lltiaasi e gongola al vedere » s&j 
rivolti gli occhi della gente, e molte tàste scoprirsi sul suo] 
passaggio, e molto bocche aprirsi per maraviglia o atteggiarsi' 
al sorrìso. Sono le soddisfdjstonì dell'urgoglio, di cui ella seuUj 
ogni dì il bisogno. 

Ma intanto Tana imbruna, e la serotina brezsoUna la h] 
rientrare io palagio. Allo strepito delle ruote romoreggi&nti ' 
sull'ammattonato del portico e sul lastrico del cortile, tutti il 
domestici dannosi moto e facwnda. 

Già la mensa è imbandita, fumauo le vivande, spumeggUno] 
i generosi vini nelle bottiglie, e il maggiordomo affrettasi a] 
chiamare a tavola la signorina; la qnale dopo le fatiche di una) 
giornata si travagliosa sonte il bisogno di rifucillarsi. L'Erme- 



XIV. L enM£t,iNOA e la sua vm 

linda a mensa non diluvia nò tracanna, ma pilucca, sfiora e 
talla; perchè le portate e ì Tini sono molti, ed ella ruol 
re di tutto. Tolte letavole, eccola di nuovo nell'abbigliatoio 
fé la tolHtta della sera richiede da lei ben piiI accurato studio 
e quella del mattino. Trattasi nuIlameDo che di una solenne 
ra che ella dee far tra poco in meezo al mondo elegante, 
CDOTenutn al teatro, ove sfuggiasi in ogni sorta di acconciature 
B abbigliamenti; perche certe damigelle vi vanno per essere 
iozichè spettatrici, spettacolo al fiore della cittadinan^ia. Ij*Kr- 
Bfitinda infatti non mette piò fuori delle sue stanze se non 
ipo aver consultato cento volte lo specchio e stancata la pa> 
d'siÌA governante, della cameriera e delta faiitcscik, tutte 
id a raGfaxxonarta e illeggiadrirla e imbalsaiuarla di man- 
e d'acque profumate. 
E quando l'alta impresa è già compita, l'Ermelinda esee dal 
tempio femminile tutta raggiante di gioia, splendente di 
i, e olezzante come una rosa di cento foglie. Dìi la voce agli 
iffieri. riiuontH in cocchio, e via al teatro. Quivi le occhiate 
«{ sorrisi de' cicisbei, le visite dello amiche, tra le qnali quasi 
sempre traforasi un qualche damerino vago di faiie la corte, 
gl'incanti della scena o lo armonie dulia musica, il turbinio 
delle danzo procaci e i romorusi plausi della platea, tutto insomma 
inefabriale i sensi, scaldale la fantasia e affascinale il cuore. 
Ha scocca mezza notte: la giornata è tìnita, cala il sipario, 
tasi il teatro; e rErmelìnda tornasene a casa cogli occhi 
mbolati, e la testa a zonzo. 
Tal è il tenore di sua vita: questa è la gioia di sposa che 
il Banchiere destina a suo figlio. Ma buon per Bruno, che aven- 
dola conosciuta un anno innanzi in un viaggio da lei fatto in 
Italia, lungi dal rimanerne invaghita), avcala presa in uggia e in 
disptitto, eotalchè nulla avrebbe mai potuto indurlo a menarsela 
in moglie. 






RIVISTA DELLA STAMPA ITALIANA 



NOTIZIA DE' LAVORI 01 EGITTOLOGIA E LINGUE SEMITICHE 
PUBBLICATI IN ITALIA IN QUESTI ULTIMI DECENNI!' 



IV. 

La VOSI Copti 

Lavori di B. Peyron — Francesco Rossi — G, Torteli 
P. A. Ciasca — E. Teza. 

La lìngua copta ò Tatitica lìngua egiziana, e I vocaboli 
ziant scrìtti m caratteri geroglifici sopra i più antichi monO' 
inenti di Tebe, e in caratteri greci ne' libri copti, non differiscoDO 
in generalo se non per la muticaiiKa di corte vocali medie omesse, 
giusta l'uso orientalo, nella primitiva ortografia. > Così il Cham- 
poUion*. Il vocabolo copio ò un'abbreviazione di Ar/ysT^s;, egi- 
ziano, come dimostrò il HevilloatMI copto consta di due dialetti: 
il tnemjiiico e Ìl (ebano o sahidìco. Il Cosiddetto basmurieo ò 
una specie dì dialetto dell'epoca musulmana, con una c«rta ten- 
denza al vocalismo arabo, e segaatament« al suono a usato spesso 
in luogo di o; ma esso non ha regola fissa, come ii memjiiko 
e il iebano che son due dialetti al tutto regolari e d'origino 
remotissima e ignota. 

Non è qui il luogo di esporro le controversie intomo al posto 
che spetta al copto tra le diverse famìglie di lìngue; se cioè 
appartenga agli idiomi semìtici, come sostennero il Barthélemy, 
ìl de Giiignes, il Giorgi, LI de Rossi e il Kopp fra gli antichi; 
il Benfey, ìl Bunsen, il Ueìer, ìl Boetticher e il de Hougé 
fra' moderni, contraddetti dal Pott, dalTEwald, (che poscia mutò 

' Vedi qDail. 850. pci^g. TS-8Ì di qoMto volume. 
' Gram. p. X' IH. 

* a. Dti articola del nsYiLunjT, nel Dict. d'AreMoL ^ypt. ilei Pìerrei, p- 
Eìne ISt-ieO. 



RinSTA DELLA STAMPA tTALIANA 199 

lione) e dal Venrìch. II Lepsìus sostouQc ridontità ori^naria 
fare famiglie, indo -europea, semitica e copta, ed altri sono 

urei od Hltra ipotesi. Il probltìiiia mm è ancora sciolto, corno 
Mo faremo sciolti fln qui tanti altri problemi lingaistici della 
mkfisiina importanza '. 

Como, trattando dell* egittologia, abbiamo indicato i soli lavori 
pubblicati in questi aitimi t^npi, lasciando daU'uQ desiati qaelll 
BoSuUìdì, del SaWotini e di altri cospicui egittologi di più 
data; cosi Tenendo ora allo scritture rignardauti il copto, 
pass<>r»fflo sotto silenzio gì' immortali lavori di Amedeo Peyron, 
quelli altresì meritevoli di lode del suo maestro, V illustre 
Ab. Valporga di Misioo, conte di Calnso, e dello stesso Roael- 
lioi, tanto benemerito degli stndìi copti, dell' Ab. Bardelli, cui 
Mbiamo i preziosi codici Mpti da lui ìicquistati e ora posseduti 
dalla Biblioteca Nazionale di Firenze, e di altri; e prenderemo 
le mutise dui eh. lìtìmardino Peyron, nipote e discepolo di Amedeo 
e)ie cosi dì lui scrisse: gitem in litUris copUcia aliisqtte discì-' 
l/ulitm nai'um ac diligeittem h^uisae fflorior. Il più ìmportantft 
lavoro pubblicato da lui, è un codice copto -tebauo, contenente 
dieci frammenti di Salmi, e trentadue interi Salmi, con osser- 
Tuìoui critiche'. Pubblicò pure una dissertazione postuma dì 
Amedeo suo zio, di cui ora faremo menziono ^ Uo altro lavoro 
del eh- Autore, inserito come i precedenti, fra le Memorie del- 
V Accademia delle scienze dì Torino, tratta di cinque manoscritti 
Copti della Biblioteca Nazionale di Torino \ Diremo ora dì eia- 
tcana pubblicazione quale sìa la Importau?^ della nat'>ria, e 
quale il marito dell'Autore che la tolse a studiare. Pertanto dì 
questi tre lavori uno è dell'Ab. A. Peyron zìo dell'Autore, al 



' O. ]\iyxH, llijtl. de* lamy. »fmiL Liv. 1, Clisp. Il, pag. KO-9*. quinU l'di- 
simip, IH7H. 

* pMtltfrii copto thtònni xpfi^im'H quoiì omniìtm primum itt ìnctm prodit 
tamtineiu pr'uitr d*ctM p$aÌinoniiH /'raj/ittenta itttegros paaJmoi duo et tri- 
finia nd fidftH codieit t*MriniMÌ$ cura il critica animadvtrtinnibu^ Bernar- 
diti IVjTOni, IJt75 (aeììe 3f«iwr« deV' Aecad. deVt Snenre ài Tarino). 

» Nrflc MetHnrie diiWArcad. detta Scienie di Torino, 187?). 

■ Notiti* ed tìsxerciuinni intarHO a cinque manoscritti capti dtììa Bihlio- 
ttea .Vii;rV»wi,V di Tonno. 



^00 RIVISTA 

qaole noDdìmeno abbiamo l'obbligo gi-ande di non averlo lasciati 
iaedito. Ecco ìq poche parole il contenuto di questa cho s* intì 
tola; Diiserfado posthuma de nom copticae linguae orthogra 
pìtia aScJiivartzio excogitaia. U D'. Schwartze di Berlino, nel 
Topera dottissima che scrisse col tìtolo: Das Alte Mgìji^en 
«sposo oon mirabile enidìsìone, la sua teoria solle etimologi 
egiziane, e io conformità di questa teoria, composo iV.ìandio uha 
grammatica cho fu data iu luco dopo la sua mortd, dallo Steìiithat 
Senonchè la ortografia copta ch'egli propone è al tutto diversa 
dalla nnìversalmeate ac«ett;ita daMotti coptistì. Ora TAb. Peyron 
confuta nulla sua di$sert;i;:ìuue, con rigorosi argomenti, la teoria 
proposta dallo Scliwartzo. 

Un'utilo futìca del eh. Autore deve riputarsi quella dello no* 
ti/Je ed ossùrrasioni cho ci dà di cinque manoscritti copti della 
Biblioteca Nazionale di Torino. Essi furono donati dui benemerito 
Cav. Drovotti nll'Ab. Peyron quando era già stat») pubblicato il 
suo Lexicon e la Grammatica ropta. Passarono quindi non il 
lustrati, al tiiimti^, e dallo costui mani, con bolla generosità, alla 
Biblioteca N'azìuualo di Torino. Reco ora le notizie che ce ne 
fornisce l'Autore. Il primo è un papiro che ha 23 carto scritta 
da una sola facciata, tranne la seconda carta che h vuota. Esso 
contiene un tratt'to gnostico delle particolari virin che hanno 
da Dio gli spiriti celesti secondo la tradizione cristiana. È scrìtta 
in dialetto tubano misto dì formo mcmfltiche n di molti roca 
boli greci. Sh se ne considera la mati'rrìa, esso è anteriore al 
secolo XII, ma 6 forse piiì antico di tre o qnattro secoli. D 
secondo papiro iS pure scrìtto nello stesso dialetto, e non ci d& 
che un frammento di altro Trafialo gnostico sugli Angeli t 
gli Arcangeli. Il ter^o è un codice iu carta bombicìneaf d«l 
secolo XIV. di carto 139. Contiene Fromnimfl dt;l Salterio di 
Davide in dialetto memlitico. Del quarto diremo fra poco, es- 
sendo stato illustrato a parte, dal nostro Autore. Il quinto final- 
mente è un codice in pergamena, del secolo XI^ di carte 27, ìa 
• dialotto momfitico. Esso contiene parecchi frammenti; v'è un 
discorso sulla Penitenza. Nel foglio 1& si ba un framtmnto 
degli Atti del Martirio di Apa Victor Jiglio dì Romano; wA 



DEttA STAMPA ITAUAMA, 301 

fyglìo 20 si legge un /rammento degli Atti del Martirio di 
S. Teodoro Stratelaie (Comandante iQ capo). Degne di special 
Rumziontj sono lo osservuzioni fitologicbe delPAutoro, niassìma- 
neate quelle che riguardano etimologie dì roci copte. 

Ma il pnocìpale lairoro iloII'Autore è la sua pubblicazione 
e r iUustra/.ìuDe dottissima del terzo codice ricordato dianzi. 
prìtnamentd diamo la descrÌ7,ione dot codice. Usso è bombi- 
ifleo e consta di 3& fogli sciulti, i quali sono scritti a let- 
tere grandi, ma senza distinzion di parole. Manca la data. Il 
Doetro Autore lo crede del secolo ZIV. La preziosità di questo 
oidioe è manifesta da ci6 che la Torsione de' Salmi in dialetto 
aihidioo, è rara. I codici borgiani descritti dallo Zoega (Catal. 
{Mg. 197-19S), non ci danno che 8 Siimi interi; laddove U 
Metro codice oltre a molti frammenti di Salmi, ne contiene 32 
interi. Ondechè a bnun dirittt) può dirsi esemplare non solo di 
Sommo pregio, ma unico. Il eh. Autore dimostra contro Io Schwar- 
tn, di quanta importanza sìa il nostro codice neiresegesi biblica, 
ittesa la stia grande antichità. Imperocché fu opinione del dotto 
berlinese, che la versione de' Settanta fosse stata al tutto fedele 
il testo ebraico, e però quanrju i codici memfUici sono discordi 
^ loro, egli ricorre sempre alle lezioni greche de'cudici Alea- 
nadrìno o Vaticano. Ora quanto sia falso questo criterio dello 
Schtvartze, il nostro Autore lo prova da ciò, che la lezione 
della primitiva versione greca fa presto corrotta, tantoché i 
padri e gli scrittori de' primi secoli della Chiesa si adoperarono 
di rioiendarta e appurarla. Così fecero Origene, Eusebiu, Esi- 
(bio, Luciano e S. Girolamo. La traduzione copta adunque, la 
^oale appartiene alla recensione Alessandrina, come supera per 
antichità tutti i Codici greci celebrati in Europa, cesi funiisce 
agli esegeti biblici, molti preziosi riscontri e schiarimenti circa 
il significato e la forza di certi passi de* Salmi, comi- si fa chiaro 
dalle Animadversiones che il nostro dotto Autore aggiunse al 
lesto. Esse sono critiche osservazioni intorno alle voci del testo 
oopto del Salterio, comparato con quello del testo menifitico, 
ebraico, alessandrino, vaticano, aldino, di Alcalà, con l'esemplare 
ambrosiano e con Vitata vetus. Questa pubblicazione del eh. Ber- 



VtK RIVISTA 

D&rdiao Peyr<>n, fatta con sagace critica ed erodLìioQe sìogol 
torna a grande onora degli studii italiani. 

Un altro valoroso coptista è cortamtìnte il Prof. Francesco 
Rossi, come si par chiaro da'prcgovoli lavori finqni pubblicati^ 
e de' quali faremo ora, col solilo modo della breviti*, onorata men- 
aiontó. Della sna Grammatica copto-geroglìfica, coìt un' Apinm- 
dice ilei pi-inciiiati segni sittabici e dei toro signijkato^ illu- 
siraii ila esempii, non accade trattenerci, essendo stata da noi 
meriUiinetite lodata nella prima parte di qnesta Notizia. Diremo 
dunque alcuna cosa della pubblicazione de' papiri copti del Museo 
di Torino, intrapresa da lui nel 1883, e continuata fino al 18S5, 
Tutti sanno quanta sìa la dovizia e 11 pregio singolare de' ma. 
noscritti copti conservati nel Museo egizio torinese, e cbo appar- 
tengono alla CAilobre oolbsione Drovotli, acquistata da R*i Carle 
Felice nel 1S20. Essi venneri) assai malcnnci e sciupati dalTEgitto, 
insieme eo^ papiri egizìi, e furono ordinati e in parto trascritti 
dair illustre Ab. Peyron. 11 nostro eh. Autore gli ha ora quas 
tutti copiati con la massima accuratezza, prima che la lettini 
di essi divenga piti malagevole. Imperocché sopra ootc«tì fogl 
fragilissimi dì papiro ^'oiine, non si sa ben da chi, distesa uni 
vernice eompusta di resina, la quale, oltreché facilita b sfogliars 
del papiro, lo rende eziandio di giorno in giorno più seuro, e M 
rìSesso del Incido, porge fastidio all'occhio del b.-ttore. 

I nostri codici, già descritti dal Peyron nella prefazione i 
suo Lessico, contengono testi in dialetto tebano o sahidico, salv 
un codice membranaceo antichissimo della sapienza di Sìraeh 
di quella di Salomone, riunite in un volume. Tutti i manoecrit 
sono in t^llissimi e gn>8.si ciiratlori su papiro, e, summati insiem 
tutti i frammenti, si hanno non meno di uttocentti fugli di papii 
scritti da ambe le parti, e formanti un totale di mille e seceal 
pagine di testo, divìse generalmente in due colonne, di veatl 
ventisette lìnee in media, per ciascuna. 

II codice m*-mbrnnaceo, del quale accennammo, era stato ea 
piato e destinato alla stampa, dal nostro Autore, quando si TÌd 
provenuto dal do Jjagardc, nelle cui mani era stata nna copi 
de'due antichi testi comunicatagli dal Pejron. Duo altri fran 



DELLA STAMPA ITALUITA 



9(Xi 



meati furono editi dal Revilloiit col tìtolo : he Concile de Nieée 
4'après les iexUs coptes. Première sèrie de documents — Expo- 
iition de foi — Gnomes du Saint Concile (Papyrus dii Mast'jè 
de Turili). vVache il nostro Autore nella eollezione tlo'codici trovò 
alcuni tratti relativi allo stesso Concilio, in uno de'qnali leg- 
gonsl i nomi di parecchi Vescori che v'intervennero'. 

U primo tosto pubblicuto dal Prof. Rossi ò citato dal Peyron 
e»sì: Fitpyru-8 3«c«H(/«-v Taurinensis foliorum 54. Exhibei 
UifpomHemafa (acta) ^ervaiorìs conscripla stth Pontio Pilato 
fraesìdef quo nomine venit Evangelìttm Nicodetni saepe edi- 
ìam. titm non ita prtdem vulgattttn a Carolo Thilo: Codex 
dimrt/phus Novi testamenti. Lipsiae 1831 \ Come la prim» 
purte del cudice coutuuonto il Vatigulu di N'ioodemo, cioò i Gesta 
Pitali^ secondo il titolo che ha ae^li Esangelin apocrypha pub- 
bbeati dal Tìschcndorf nel 1 876, era uoU pur la traduzione latina, 
il nostro Autore pensò bene di restringersi alla tradu-^inne di 
oa'altra parte del codice stesse, dov'è una Eset/esi pronunziata 
i!air Arci vescovo TeofiJo, la quale ha per argomento la Croce e 
il Uilrooe. La pubblicazione d^I testo del Vangelo di Xicodemo 
e fatta con ogni accuratezza, notando lo varianti, le voci o forme 
«•frate che non occorrono altrove, nò sono registrate ne' lessici. 
N't)l ])riucì|iio della sua dotta fatica l'Autore d^ in pochi tratti, 
li lettore, contezza della lìngua e letteratura copta, e del rina- 
KÌm»ìnto di questi studi in Europa per opera massimamente dol 
P«Ìr«9C. dì Clemente XI e del Cardinale Borgia. 

Ia versione italiana dall'Esegesi è condotta on molta chia- 
Tezza, e rende quanto è possibile, la forza de' concetti e delie 
Difitaforo del testo, salvo certe locu^iioni metaforiche troppo di- 
scordanti dal genio della nostra favella. In fine sono date quattro 
Tavole chi) ripivducono, la I' e IV diifi pagine del codico coute- 
amU il Vangelo dì Nicodemo, col principio dell'Esegesi di Teofilo; 

• Tra»crÌtione di un codice copio ckl Mttaeo (ijisio di Torino con itluatro' 
^Mìimt t HOt< del J'ror.'FftANCEK:o Koaiii, Torinn, Krmanno Lf»*cher, 18H3. (EsiniUo 
^tfftorie dtlìa IleaJe Accwì. d'iie Si-Ìenie dì Torino. Scrii! Il, Tom. XXXV) 
Cf. l'nrfxxtofiff alta: NoUtia {ibromm manu ti/pi»ve 'irtcriplorum, qui do- 
Ah Thoma Valperffit-Calutio illtiti aunt ti* R, Taurintnais Alhenad 
iQtìutam- LipNoe. IHiU, del l'oyron. 




^k^ 



^i Br VISTA 

la Iir diifì pagine del codice su pergamena, della sapienza dì 
Siraih, la IV' da un saggio di diversi fnimmenti dì papiri. 

Con puri dilig6nsi o dottrina è fatta la pubblicazione dei 
testi copli del museo di Torino, i quali riguardano il Concilio 
di Nicea e il gniude Atanasio, ArcìrosooTo dì Alessandria'. Tatti 
questi testi con parec«liì altri papiri, erano stati raccolti in un 
sol oudice di 95 fogli, dal Peyron, con quosto titolo: Conlittet 
sennoìU's murales, sentenCias Synodi Nicaenae, tum viktw 
JJftanasii spuriam. Senonchè la divisione per matoria, fatta dei 
papiri copti dal Peyron, in setto codici, con una osatta o 80D1< 
maria descrizione nella prefazione al suo celebre Lessico, non sì 
muutennu Itinganientu, e quando il Prof. Russi sì accinse a tra* 
Bcrìvorli, l'ordino delle pagine era alterato, come confusi erano 
i fogli drllo Stesso codice con fogli di codici diversi. 

Il dottissimo coptista francese signor Rovìllout pubblicava 
nel 1873, due papiri del Museo torinese intorno al Concilio di 
Nicea (V. sopra pag- 203), e in una nota a pag. 21 dicera: D$ 
ftoitwaux /ragmenis di'couverts par nous, iant à Turin qu^à 
NapfeSt noHS ont ertjin conduìt à «»« iihntijiralion cerlaiw 
de ce texte (Ìn(fmatiqne. Ma il nostro Autore, per ciò che riguarda 
ì testi relativi al Concilio di Nicea, si crede in obbligo di far 
osservare che essi erano stati riuniti tutti col titolo: SenletUiae 
Synodi Nionenae, noi IV codice che il Peyron notificava ai dotti 
fin dal 18:Vi. 

Questa soconda pubblicazione del nostro Autore si compone di 
tre parti. Nulla V si dà il testo che rimane ancora della Vita 
dì sant'Atanasio; nella II" i t^sti spettanti al Sinodo N'iceno, « 
finalmente nella IH*, parecchi frammenti da lai trovati dispersi 
nella collezione torinese. Promette le notizie necitssarie sullo stato 
de'testi e le loro lacune, e dìchiarii ch'egli sarebbesi astenuto 
da qnesU pubblicazione, se il testo del Sinodo e il frammento 
che gli lieo dietro, contenente la vita del santo anacoreta Afu^ 
testé pubblicato dal KeTÌllout (Rev. égypt. 3' sòr.), fossero stati 

' Trattrirtone <U alami (exit rapti tratti dai Papiri dtì Museo rgitio di 
Torino con traduiiunt italiana e nou di Fft\Ni:K3i;o Itossi. Torino. Emuomi 



DELtA STiUPA ITALIANA 305 

trascntfi da questo illustre coptisbt, con più ordine e fedeltà. 
Egli iijfutti oon siigno rordine e la disposìzìoDe delle pagine 
e delle linee, ma fa una trascrizione continuata; dove omette 
talora alcuni tratti che dice illeggibili e che il nostro Autore 
leSBeiOoine si put'i vedere p. o. nel uilco dato .alla Tar. Ut dì 
questo rohime: modifica in alconi luoghi il testo, come per mezito 
di asterischi vien notato dal nostro Autore nella sua trascrizione 
del lesto originale. Il Rovilkuit finalmente chiude di spesso fra 
pansntesì, lettere che ne' papiri sono ancora [)ggi o del tutto 
visibili. presentino vestigia tali da non lasciar dubbio circa 
la loro forma originale. Queste ossiTvaiiioni dui Prof. R<tìsi intorno 
alla trascrizione del Revillout, son certamento giusta, ma per noi 
e per tutti cotoni che conoscono l'eccellenisa in questi stndii. del- 
remini'nte coptista francese, non escluso lo stesso nostro Antoro 
che pii^ volte la predica,, dimostrano lu fretta onde il Kevillout 
copiò i testi, e mm aUn), [| nostro Autore per oontra, potò hivoraro 
con pace e a tutto sno agio, sopra gli stessi tosti che sono sempre 
a sua disposizione nel Mnsw egizio di Torìao, di cui è constirvatore. 

La tnvduxioDC italiana del testo che contiene alcuni episodii 
della viu di sant'Atanasio, e che scuibraan tolti da un sermone 
dello stesso sunto, ^ fatta con buona lingua, e ritrae fedelmente 
lo stile dell' orìsiinale. Le stesse doti si riconoscono nulla versione 
delie Soticme del Santo Sinodo, e del P. LVIl che ha per ti- 
tolo: // Sìnndo di Nicea sulla Fede sana. La Fede slabiUta 
l'rt Nitxa dal Santo Sinodo. Le noto (Hologiche e storiche dal 
eh. Autore son date con parca mano, e solamente dove il testo 
le rìehi<*<le. 

L'ultima pubblicazione del Prof. Rossi è del 1885 ', e oon- 
tìenB la trasorì/.ì'me e traduzionL' di tre testi. Il I" in sedici 
fogli di papiro, ci dii la vita del beato anacoreta Afit già ri- 
cordato, il quale dalla solitudine del desorto venne chiamato 
da Teofilo Arcivcsc^ivo di Alessandria, alla sode episcopale di 
Pemge, nell'Alto Egitto. II U' è la storia o, come dice il Peyron, 
il romana) della vergine Eudossia, sorelU di Costantino ìmpe- 



' TVofirritiona di tre Xanoncritti copti del Musco egiiio di Torino con 
tni4MtMiu itaìinna di Kntvcesro Rmst. Torino, Ennanao Lor*cb«r, 188fi.. 



206 



RinSTA 



ratnre, la quale, nati i Persiani dal fratello, mnove a ristorare 
e abbellire i luoghi santi, e quiri persuade al fratello di per- 
seguitare i Giudei, se non prendano il battesimo. Così il Pevron. 
Ma il nostro Autore fatte altre ricerche, da' numerosi papiri, 
pota mettore insieme un tosto dì ventÌHiii fogli, donde risulta che 
Taatore copto avrebbe cominciato la sua narrazione dalla morte 
di Dioclesìano, cui fa miccedere nell'impero Costantino: racconta 
i prodigi ondo fu pmtelto da Dio questo monarca nella gaerra 
contro i Persiani, li termina con una visione della Vergine En- 
dossin. La parto ora pili compiuta del racconto ò questa visione 
apponU), nella quale il Dirin Salvatore appare alla donzella, e 
la sollecita a recarsi s*^nza indugio, a Gerusalemme, per irì ri- 
cercare il luogo della sua tomba, e della sua resurrezione. Il 
Iir manoscritto finalmente contiene un panegirico, mancante 
però del principio e della fine, dove ai descrive il modo di vivere 
di S. Qìov. Battista nel deserto, la causa della sua prigionia e 
i) suo martìrio. 

In questo lavoro l'Autore rendendo ragione delP avere pobbU* 
cato il manoscritto della vita di Àfu^ dopoché era giìk stato 
pubblicato nel 1883 dal Rerillout, ritorna su' difetti della tra- 
scrizione del coptista francese, il quale perì» non ce ne aveva 
dato la traduzione. Ll* lacune e lo iiltonwioni del testo, a gio- 
dizio del Prof. Rn.ssì, sono tali nella trascrixiune del Revìllout, 
che egli ha creduto neir interesse della scienza, dì ripubblicarlo 
nella sua integrità e riempirne, por quanto si poteva, le lacune. 
Due di queste sono abbastanza notevoli, perciocchò una com- 
prende una intera pagina, la seconda noè del racconto; l'altr» 
lacuna, che trovasi a pag. 27, è d'una intera colonna; e sebbt^ne 
il papiro sia qui molto annerito, non vi manca tuttavia veruna 
lettera, e il nostro Autore ha potuto con attento e paziente 
esame, leggerlo ititoramente, couie risulta dal calco che si ha 
nella l^v. II. Altre lacune indicate dal Rurillout, non esistono 
nell'originale, e moltissime lettere ch'egli rinchiuse fra paren- 
tesi, come restituite da lai, sono al contrario leggibìliBsime. 
Tutte queste asserzioni dell'Autore sono provate con noie perpetue 
a pie delle singole pagine del testo che egli ripubblica. 




DELtA STAHf'A ITAUAKA 307 

Del signor CHovanui Tortoli cultore della lìngua copta, non 
abbìaitto finora altro die un saggio di traduzione '. Questo saggio 
(■ certamente degno dì lode, e ci fa desiderare la continuazione 
itftll' opera da lui promessa, nel presentar il sno Saggio agli 
Urìentalìsti del IV Congresso Interna^iionale tenuto in Firenze, 
nei scttembro del 1878. Leggiamo infatti innanzi alla tradu- 
sone dtìl primo capìtolo del libro dì Giob, la seguente iscrixìone: 

JOB 

COPTO-SAHIDICE 

NVNO PRiMVM EDlDtT 

LATINE VERTtT 

NOTISQVE ILIiUSTRAVIT 

JOANNES TORTOLI 

Saggio dunque consìsta nella Versione latina d'un capìtolo 
k[ Qiob, in dialetto sahidico, preceduta da consìderaitìoni sopra 
l'ìmpiirtanza e la rarità de'testi copti in dìali^tto sahidico. dia- 
latto il quale ritiene più che gli altri, dell'indole primigenia 
Mia lìngua ogiziana; e seguito da poche noto critiche e filo- 
logiche riguardanti il testo del 1 capìtolo. Il testo dì questo 
libro di Giob che il eh. Autore iotoudera recare in latino e il- 
luatrare con note, è quello trascritt^i di mano dell' Ab. Bjirdollì, 
lai celebre Codice Borgiano. Tutte le norme che il nostro Au- 
tore dice di voler seguire nella sua pubblicazione, son commen- 
doroli, e dimostrano le miglinri qualitii di giudizio e di dottrina 
the per siffatti lavori son giustamente richieste. Ondechè ci sia 
lecito sperare che quell'ETUDtT dell' ii^crì/.ione, indichi quando- 
chessìa, un passato vero e nmlo, e non gì£k solo dì desiderio. 

I>egrìniiX)rtanti e dotti lavori del P. Agostino Ciasca, poiché 
Ite fu già data contezza in questo stesso Periodico, non crediamo 
necessario ripetere l'encomio ben meritato ^ 



' Sulla Veraione enpta del Ginh m Maltlto aaiiifo, eoi saggio à' una etti- 
rione di usa. Coinutiicaxione falla ila (ìiovasm ToiiTni.i (Cf. Alti del I V CoNpr. 
JiUtm. dei/W Orioni. Un. ut h'iirnir hi-1 *ftt 1S78). Vril. pr. p, 7!>-90. 

• S^CIlÒnVM BIHUOUVM FragmfMti Copto Sthidicn Musei Borjfi^tti. immm 
el tumptihtt* S. Ctmijreffttli'oHi» de Propttfatuin Fiàf, $tudto ?. Adccstini (^iJifCA 
mdinU ErtmUarum S. Auffmstini, edita. Yoinmen 1 nomar, lypts rìn<)dnn 5. Con- 




iÉfi RIVISTA 

Bue iscrizioni cristiane d'Egitto in copto, tradotte, illustrate 
e pubblicate dal eh. Prof. Emilio Tezu, ci sono stato gentilmente 
comunicato dal Prof. E. Schiaparelli '. Lo due iscrizioni appar- 
tengono airArchigiunasio di Bologna. Alessandro Paliigi, * rac- 
colto con molte futtcho, come dice il 'Tqz&^ un inaseo di anti- 
chità etnische ed egi?<ìaii6, ne fect; per testamento dono a Bologna^ 
sua città: e la cittìl rìconos^rente pose nell'Archìginnasiu lo nuore 
riccbozKtì. > Le iscri»ìoDÌ snuo in dialetto tubano, concepite e 
scritte in semplice stile. Precede nel primo epitafio un'ìnroca- 
KÌone alla .Santissima Trinità, a Geremia, ad Enoch con la Si- 
billa e Sauta Maria, a'Hiintì tutti secondo Ì nouii loro, e poi 
segue il nome del defunti), che ò mi Giorgio, prefetto, anziauo, 
cu* suoi titoli e la data della morte. Nel secondo epìtafìo, dopo 
invocato il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo, s'inroca padre 
Geremia, padre Enoch con la Sibilla, e poi viene il nome del 
defunto che è Macario, morto il diciotto di Thoyt. Il nostro 
Autore ne ék una in greco, dello stesso stile delle due precedi-nti, 
e un'altra copta, forse ìn-dita, che trovasi ne'fogli del llosellini, 
donati liberaluiente da* figli alla Università di Pisa. Dopo recalo 
di copto in Vi.il^aro iiuest* ultimo epìtafio, il Toxa co.<i chiudo b 
sua dotta luemoria: < Anche Ippolito Eosellìnì giace sott^ a una 
pietra: aspetta che al valoroso archeologo levi un monumento 
degno la sua Pisa. * 

Del Prof. V. Puntoni discepolo del Vescovo egizio Mons. Aga- 
pito asciai, noa abbiatuo trovato che questi sola pubblicazione: 
Gnomoloyii acrostici Fragmentwn gfaece una cum mf.tuphraxi 
copto-sahidica e pnpyro Aem. Sartii edidH V. Pufifom, Pisis 
ex officina ì^istriana, MDCCCLXXXIII. Sono alcune sentenze 
greclio di Menandm, por la ma^ffinr parte, trodutte in dialetto 
coplo-sahidico. Aspettiamo da questo giovane coltissimo, e nel 
oopto nt&ssimamente, uno fra noi, do'piìl riputati, opere dì mag- 
gior lena. 

K^r|^IiAnì^ MUrXCTAXW. In i gr. di ji»^. \XXII, ti»; con Wni Tavole bw 
Uloirniliche. Cf. Ciptìtà CatMien, »r. Xlir. voi. I, i|Da<l. «&3. poitir. 88-89. 

' IttcrÌBioni criitiant d' Egitto, dite in copto, una in greco publilìcale ^ 
E. Teo. l'isa, tip. T. Nislri p i: MntCClAXVIlL 



DELLA STAMPA rTALIANA 



209 



liCOBi Latsez, secundi PraeposHì Oeneralis Sncieiatis /esu, 
DisjuTATiosES Tkidbxtjxab. Ad manusGriplorum jihm edidit 
et commeiìtariis historicis instruxìt Hartscashvs Otìisìb S. I. 
Hi'si. Eccl. in Univeraitafe Oenipontatta Prof. F. 0. — 
Oenipontfj, Typis et sumplibus Folicìani Ranch, 1886. — Due 
Tol. in 8- gr., di pagg. 106 * 512; 85,' 568 '. 

Lo zelo Teramente ardente, da cui specialmente a'nostri giorni 
non mossi tanti e tanti uomini dotti ad inresti^are e porre ogni 
r&tica per dare alla luce con non ia*3diocre critica opere d'ogni 
sorta do' Sapienti, che per molli secoli ci preciìdettero, non solo 
poT» moltissimo al progresso scientifico; ma dimostra chiara- 
mente dì quali o quanti frutti sìono stata feconde (inette età, 
che pur vorrebbero farsi passare da' saccentucolì per tempi del- 
l' oscarantismo. Novella prova no dà il eh. Prof. Orisar in questo 
RM lavoro, io cui fanno si bolla mostra di sé la vasta erudirJone 
itorieii, il giusto giudizio, la diligente e profonda critica M 
rinomato Professore. La ristrettezza d'una semplice Rivista non 
ci permette di porre solt*) dngli occhi di?I nustro lettore che un 
pochissimo di quel tanto, che meriterebbe d'esser notato. 

Duo sono i volumi: nel primo è raccolto quanto riguarda la 
■luestione della Q)urì9dì/.ione de' Vescovi, e consiste in un lungo 
.to, diviso in sei questioni, e in tre voti dati dal P. Laynez 

tre differenti Congregazioni generali del Concilio di Trunto; 
net secondo poi sono raunalì alcuni voti id alcune disserta/.ìoni 
riguardanti lo stesso Concilio; seguono mme appendice alcune 

ipute morali ed Estrusioni dull' insigne Teologo. All'uno e al- 
lUro il eh. Professor Grisar premette un copioso e dotto prole- 
rumeno, il cui valore critico e scientifico apparirii nel corso di 
luesta Rivista. 

Per dire adunque in primo luogo del secondo volume, la se- 
conda parte di esso contiene dieci lavori, che per sa non hanno 

' Si ireia veaiiiliili! : Ruma. Via ilfll'llnivcrsilii 13; Paris, P. UlhErllcas, 4, ruft 
Quwiir; Mailrid, Adminitt radon de: h Cienci.i Cnstumu, VilUnu^va d. 
Strw Xltl. ivW. IJ. fixn. «50 14 9 apHtt ISM 



910 



RIVISTA 



veruna relaziono col Concilio di Trento; ciù non ostante non sem- 
brarono al dotto Professore doversi tralasciaro, quia ad delinean- 
dam ex suis ìpaitts scriplìs Lainii nus/n indohm moximopint 
deserviujtt '. Son messi quivi a modo d'appendice e d'aggiunta 
a tutto il resto, dal quale, oouie da parte maggiore, i due rolumi 
sono intitolati. Essi serviranno se non altro come documenti isto- 
rici, atti a porre ìu palese T iugeguu, la pietà, lu zelo, il gitidisiu 
pratico del Laynez e la vasta scienza di cui dorrebbe anduru 
adorno un ministro del Signore che si occupi della salute delle 
anime. Così il trattato de usura et mriis negoiih mcrcalorunu 
Cduiproso in 27 capitoli, pone sott' occhio come raccolto in uno 
quanto aniiguiius a legibus ecclesiasticìs usurain prohìbeufibas 
tradebatur ', ed ha gran valore se non altro in ciò, quod ima' 
ginem rep'aesentaf renati socialium iltius aeci, ojìciorumque 
tutrcaforibus tunc iemporis ineutnifeniìum ". E qui non pos- 
siamo non unirci al eh. P. Grisar noli' «'Sprimero il vivo desiderio, 
che uomini dotti fiac nostra aeia/e eodem aeutnine iurid-'co et 
theologko varius contractus pecimiarios, quorum genera ei 
speciea quotìdie non sine sttspicione dìeerstmodae iniitstiliae 
muWplicantur^ pervestigarent, atque ad usutn con/essariorum 
clariiate Laììtlava cxponerent *. 

Nel trattato de Simonia, scritto dal Laynez per ordine di 
Paolo IV, apparisco la sua grande erudizione e lettura de'SS. Pa- 
dri; a la sevuritA con cui esso è vergato, mostra P evangelio 
libertà con cui dall'autore sincero atque intrepido sentuìM 
lafebrac omnes^in quas simoniarus animus curialinm re/uyen 
possiti deteyantar '. 

L'opuscolo contenuto in 4 capi che s'intesta insiittUìo scho' 
laris christiani non i^trà non riuscire utilissimo a tutti coloro 
che hanno cura di educare la Oìoventù. 

La prima parte del secondo volume ha maggiore imporULom^ 
da cui appare in quale stima fosse il Laynez presso ì Padri del 

• Voi. i Proleg. p. 00. • 

• Voi. 4. Pro!, p. 6S. ' 

• Lflc. oit. p. 03. • 

• ÌJK. eh. 

• Loc. cit. p. Gì. ' 



DELLA STANtA ITAIUKA 3tl 

Sacrosanto CodcìIìo, presso ì Legati, e presso Vistesso Sommo 
Pont^lÌM; che a lui così di frequente, e eoa taata fidacìa, e in 
materia di tale o tanta imi>ortanzt si av«a ricorso. Ed è bollo il 

DDoaeere da per tutto il dottissimo teologo, l'ubbidiente ed 
umile religi»>sn, il rispettoso ma franco consigliere, l'eterno ne- 
aioo e terribile martello dell' eresia. 

Il qQÌnto laroro tra i 1 2, che sono stati raccolti io questa prima 
parte si Tersa nella concessione ai Laici della comunione sotto 
inbedue lo specie: esso venne scritto in Trento e recitato pubbli- 
amente nella Congregazione genoralo del 6 settembre del 1562, 
dopo che tutti n'ebbero parlato in prò o coiitra. 11 Padre Grisar 
pabblitò già questo discorso nel dottissimo Periodico Teologico ' 
>di Innsbruck; qui lo riproduce revisum et variis in Iocìh ad 
tjtnuitattm maiorein revocatum '; esponendo nel Prolegoniono, 
"" 'Hto giova a mettere in luce la causa, il progresso, l' esito della 
, I ^--ione, della quale gli stessi Onitorì Cesarei al Concilio confes- 
sarono che m'ha est unquam malori contentione et ciamorihus 
m coneilio actitm ^ Domandavano tal concessione con grande 
istanza gli oratori dì Ferdinando I. Imperatore, e di Alberto V, 
Duca dì Baviera, entrambi mossi da buon fine o colla sperane 
ebe essa gioverebbe a ritenere nel Cattolicismo i vacìlUnti, a 
rìeliiamarn coloro che n'erano usciti. Il Laynez si schierò per 
qqe' E*adrl i quali negavano tal concessione, e perorò con tale e 
tanta forza d'argomenti, che gli oratori Cesarei perdettero ogni 
^leruoza dì riuscire neirìntimto. Inde trae: scrissero airiinpe- 
talore del Laynoz quel peggio che seppero; non per questo desi- 
stette il dottissimo Twlogo dall'opposizione, conoscendo bene il 
vero spirito che animava la nuova setta luterana. Sost-eneva per- 
tanto che se l'uso del Calice ai laici dovesse concedersi a tutti, 
cosiffatta omccssione sarebbe dovuti farsi dal Concilio, se poi si 
trattasse di farla ad alcuni soltanto, sarebbe stato coureuientius, 
vt per summtftn Ponifjicem Jieret \ Venuto quindi alia questione 



« AtHtthrifl fùr Katholùche Th'ologù.- an. 18S2, pp. figO-TOa, e 708-713. 
• Voi. 9. p il. * 
' Loc. cìL p. li.* 
' Voi 5. p *H 



212 RITISTA 

di fatto, se cioè dovesse farsi, conchiudera cho (iniint'iiKjue tale 
usu pur 8è sitasse fossi! lecìtu, iiondìiimnu nun ora a ctmct^derBÌ alla 
Chiti£u Occidentale '.Questo d quanto rj prurandudai cap. 4, alS, 
ÌDclasiTainent^, conchiudendo : m kac mm «^ft/eri^Vi stcìUtts $um 
taineti, ni fallar, maiorem et meliorem partem Patrum hitim 
Concila K U dotto Professore nel suo Prolegotueno dopo arer 
dato un breve sunto di tutto it discorso, fu notare chi fossero 
coloro, ai quali il Liynez senza nuiuìnarli intcndovu rispondere'. 

I le.gatl desiderosi d'accomodare in quiilche modo le cuse, cam- 
biarono il decn.-to, e n^ prcseiitaronn un altro in cui si diceva 
cbe il Sommo Poutefìce etìam tx ìhAo, Consilio et assensii huius 
sattclae Stjnodi praefattétn calicìè vsuih.., concedere valeat *. 
Uessa la cosa in questiono vi furoBo le stesse opposizioni, ed 
il P. Ijayne» rispose: interim tamen thcntH.» proposUum non 
miki placet ", e prosegue adducundo quuttro ragioni. Si tt>lsero k 
parole: ex voto consiiio et asaensu imins SmieJne Si/nodi; e par 
la terza volta il decruto fu prupoat» ai Padri, per la turxa volta- 
discusso. Il Liiynez non cessò di mostrarsi contrario al decreto 
con nuovo rugioui, specialinetite vista la Tìolen^a che dall' Im- 
peratore parea farai al Sinodo; dio il stio voto dicendo: quod 
per se res non placet, sed si maiori parti patrum phicuii, 
mihi placet, luir. lege^ iti Hcrihafur ad SS. Domìnum nostrHMy 
qitod conHuUa Synodiis non est ausa dare cunaUium *. 
eh. Grisar espone come coloro i quali nel Concilio si upponevai 
non s'ingannavano, stante il nessuno o il triste effetto della eoo* 
cessione che in appresso Pio IV, uUe ripetute istanze deirim- 
peratore o del Duca di Baviera, foce il giorno 16 aprile 1664, 
e che Gregorio XLII. dovotto rivocare l'iiiinn 1572. 

I lavori contenuti nei numeri VI e VII furono fatti per ON 
dine dei Ijegati, che presiedevano al Concìlio. Nel VI si tratta 
se il Papa debba essere rìforinuto dal Concilio: era ciò che do- 

* Loc cit p. 31. 

* Ui p. 09. 
> Ivi, p. 09. 

* l'air. 30. ■ 

* l>oc. tiL p. 70. 

* Loc cit p. a:. ■ 




DBtU STANCA ITAUARA 3I<) 

liierar&DD, e richìederiLao istanteineote gli oratori del Bd di 
FnQcla al CodcìUo, aiutati non pi>co nei privati colloqui dai le- 
nti dell' Itnpuniture KerdìoaDdo, beocbò contro gli ordioi che 
qoesti ftveuno dal toro Signore, e sostenuti dai Vescovi francesi 
colla lorfi pnoo edi^cante resistensia riguardo al priniatu del 
Sommo PuiiU'tìce R-Miuiua '. Quindi ò che i Legati del Papa ri- 
chiesero il IjayiiBX di scrìvere su di ciò, e d'aggiungervi un olencu 
dì tati de'CuQCìli e de^Sommi Penttìfici, eoa aoimu di servirsi 
d^lPilDO e dell'altro scrìtto quodam quasi acuto ad sui de/en- 
'(. e c<)me un istruzione da coruinunicitrsì agli altri Padri -. 
.. .^.oro d"! saiiicntissimo Te*iI<igo a provare qitod peli non 
Hehent, ut Couci/ium re/onnt^ E-clesiam in Capite, è cunteuuto 
ìfi su capitifli: — l ' Illud Jierì non potest de iure; — 2 ' Jllitd 
de facto nunijtiam Jiet ac ite Jiei'i {juidem potest; — 3 ' Nulla 

-' : -fas (pio*.i ita fat; — i" Nulla ulilitas; —$' Più- 

^■"tììtnr incommoda^ si ita Jint; — 6' An Ponti/ex 
rt/ormitiuius sit per Conciliitm ^ Incomincia la dimo9tra/.ìone 
affermandit che Ponti/ex Romnniui iure divino est PastoTy 
ti Episcopus univet'salis Etrlesiae*, e cwsì feriva it 
^■«afco {W>priit nel cuere, e veniva dipoi provando questu e gli 
altrì capì pnipestiai con eruiliitiune non comune \ c»n solidità 
d'&rgoinunci d'ogni genere, con libertà^ e xt^Io veramìute apo- 
stulioo, nulla risparmiandi'SÌ, di nulla temendo quando trattavasi 
di difendere la Santa Sede di Pietro, dyvo siede il Viwirio di 
Gesii Cristo, il SoniiiM Pastore e Dottoro de' Fedeli. 

Ma 6 tempi) che diciamo alcuna cosa del l" volume, dove il 
tb. Frofeasere lia raccolto e iUustrat^i quanto il Laynez fece nel 
f'*irii*ilii> iuturuo alla questione insorta sulla Giurisdizione dei 
Vescovi. 

Esso è diviso in tre parti: la prìma contiene un Trattato de 



• Voi. 8. p iS. * 

• Vd 1 p 45. ■ 
' L«- ciL p 71. 
' l«c. cil p. 75. 
> tri p ti: K3. 

• Iti p. 87 t». 



^ 



314 RIVISTA 

origine iurisdìdionis EpÌ$coporum, divisa iu sei Questioni '. 
La secouda parte pfefieDta il Sumrnarium di tre Toti circa la 
stessa questione proaunciati l primi due nelle due Congregazioni 
Generali ai 20 ottobre e 9 decembre del 1562, e T ultimo pro- 
babilmente in un adunanza particolare di Prelati davanti ai 
Legati il 6 luglio del 1563. 

Tja terza parte ripmduco in 65 lettere il carteggio finora ine- 
dito, che dal 2Ì settembre del ]r)62 al 18 febbraio del 1563. 
passò tra ì Legati dui Pontefice noi Concilio e S. Carlo Borro- 
meo in Roma rolatiramente alla questione sopraccennata. 

Nei prt'Iegonieni che il P. drisar vi preni-.'tttì nulla ò omesw 
che valga in qualche modo» chiarire i documenti presentati al 
publico; e con cÌ6 reude un gran nervigio alla scienza ed alla 
sUiria; conciosiachi^, quantunque più o mono il Card. Pallavicino, 
il Bartoli, il Sacchlni ed altri ci abbian lasciato nnn poche coM 
relativamente alla parte che con gran servigio della S. Sede alla 
Maggior Gloria di Dio ebbe il Laynez nel Concilio di Trento, 
non pochi punti rìinaneTano ancora a mettere ìu luce. Il Pal- 
laTÌcino, esempligrazia, per quanto ricerche facesso, nou fu mai 
che potesse avere sotto dftgU occhi nò questo trattate sulla 
Giurisdizione de' Yescovi, nò un altro qualsiasi, ad eccezione di 
quello che riguarda la dottrina della giusti fìcaziooe riportato 
negli atti autentici. 

Una cosa pareva potersi opporre al eh- Professore, ed era che 
tra le opere del Salmerone, anch'esso Teologo pontificio nel Concilio 
di Trento, si trova un trattato sopra la Giurisdizione de' Vescovi, 
aggiunto ai Commeutarii dello stosso sugli Atti degli Apostoli, 
e stampato come se fosse del Salmerone, senza ch'appaia ve- 

> l. De ratione i»ris divini; contif>iie \ capi. — li. I)e Pott»tntt EccItM- 
ntka; ha 3 cai^. — III. He origine lurisdictionis Kpiscoporvm; ha due plftlt 
111 priiiu éùttriwtk in riti con n^rgnnipnii i)(^olti dalla Scrittura, dai Pjidri, dai 
T«o)o{!Ì, e sia Oiri-UaniL-nlc «a imlìn*lla[iii.'iite Oermli lUIla l'aliane teologica in 
i f.:\\n ilimostn l'iic essa derivaUr a S^ttmmn Pontifici; ta seconda Po'fwuca in 
cui per aUri i capi i-iijwnde nlle iliflicolti mu«c contro. — lY. De Modo fm» 
JurisdùUio a Samma Pontifica in Epittcopùs derieatur, contiene pur em 
1 capi. — V. Episcopornm luri^dieiio an tit cls tur* divino. — VI. Potestat 
ordiniM et póUaM» iurtsdirtionis inter ae tonferuniur ; (uUo e»i>i»lo ia G capi. 



...tefeL. 



DELLA STAMPA ITALUXA 315 

sUgìo (li surta del Layneis. D P. Grisar se no occupa, e fa os- 
servare (p. 53 *) che t»ss<j trattato uon pii& dirsi altro, nisi mu- 
tata ac deformala specìes DispitiiUioiiis Lainianae; e che due 
608O aoDO da porsi fuor d*ogni dubbio: ]a prima: cho il Laytie»s, 
DOQ già il Salmeroae è il raro autore del Trattato; la seconda: 
ehe noD fu U Salmerone, quasi volesse farsi bello dell'opei-e 
ritmi, che s'appropriasse sì dotto lavorìi. Ciò posto, ecco corno 
il P. Orisar spiega la cosa. Morto il Salmorone in Napoli, venti 
kodÌ dopo il LiifDQZ, nel 15S5, il R. P. Generale Acquaviva in- 
earioò il F. Perez di stamparau le opere, che egli stesso a^ea 
«nservato manoscritte presso di sé. Il primo tomo infatti delle 
opere dui Saloierone apparve in Madrid nell'anno 1593, e nel 1602 
li finì di stampare il decimosesto od ultimo tomo. Ora, nella 
prefazione il Perez alTerma di restituire al R. P. Aiv^uaviva le 
upfir» del Salmerone non solo stiunpate, non eitiaudio accresciute. 
Diinde puussi arguire che il Perez, trovato a ca.so il Trattato del 
liiiyiiex, crudutolo del Siilmerone lo incliinse di suo proprio giu- 
dizio tra le opere dì costui '. Del resto non havvi alcun iaterao 
tra il Trattato sulla Olurisdizìone ed i Oommentarii; che 
tua t'istesso Salmorone nella Prefazione del Tomo XL(, dice dì 
TOler solamente universas huius libri, seti Aduum apostolo- 
rui», hi^iorìas concisis ac brevibus verhis explicare \ 

Gmodissima poi ò V utilità che il lettore riceverà dai saggi 
« dotti prolegomeni dell'illustre Editore. In essi per tre interi 
paragrafi vi troverà esposto e chiarito quanto riguarda il prin- 
cìpio il progresso e V esito della controversia insorta tra i Padri 
del Concilio intorno alla Giurisdiziouo de' Vescovi*. Quanto poi 
al Trattato del Laynex, mette bene in luce il quando, per or- 
dine di chi, Olili' antio di chi, conlro quali avversari fu scritto, 
quattdij Iettai, Come giudicato dall'una e dall'altra parte do'cun- 
teadr;QtÌ. quanta ricercato ed apprezzato. 

Se non che. il P. Orisar col presentare al pubblico il lavoro del 
Lajnezha meritato moltissimo degli studiosi della sacra Teologia. 

* Loc ciL p. 5-1. > 

• L«. cil. p. SS. ' 

» lù pji. 30;* tì»;' 88.* 



Certo si è, a nostro giudìzio, che il Trattato, il quaìe por TinsorU 
questiono nel Concilio vonnu intitolato de iuhsdictione Eliseo- 
porttm, pu6 riguardarsi come uno do' più completi tratuti che 
8Ì conoscano finora snl Primato del Romano Poutofico. È quindi 
da tenersi in grandissimo pregio, e ciò sia che si riguardi l'autore 
sìa cho si considerino coloro, dai qaali fu ascoltato, lutto, ap- 
provato. 

Vantoro infatti era da quanti U conobbero ripntato uno M 
]iiù grandi ingegni o do' più valenti Tuologì del suo tempo. Ciò 
provano il piacere e V iiUen'sse con cui dai Padri era ascoltalo 
nelle adunan?^; — il luogo <ftWi»f«aluiasst>gnatop«^rdiro,dot-'^ 
solito che gli altri Generali, quandoché dicono, stanno in piedi 
a luogo loro., il Laines è chiamato in mezzo e fatto sedere; 
et alcune volte a' è fatta Congregatione per lui solo per dargli 
commodiià di dire ffuanto volete: così il Visconti scriveva al 
santo Cardinale Borromeo '; — il rimettere ad altro giorno 1» 
congregazione dei Teologi, so il Layoez sì trovasse malato; — il 
richiedersi da'Padri lo scrìtti') da Lui, il passarselo Tun Taltro, 
rinviarlo in Roma, Né tutto ciò vuoisi credere cosa pa^seggiera, 
ed impressione d'un momento, nti; conciosìach^ nella Chiesa di 
S. Maria Maggiore in Trento nella velusta Pittura, in cui è 
rappresentato accuratamente il Consesso de' Padri del Concilio, 
il Laynez si vedo nel mezzo su d'una bigoncia in atto di par* 
laro; e fin iti quest'ultimi tempi volendosi innalzare nella stessa 
Chiesa un monumoiito a coloro che sopra degli altri morita- 
rono bene dot (Lucilio, non si trascurò il Laynez; dacché delle 
6 grandi immagini dipìnte, tre rappresentano ì Sommi Pon- 
tefici Paolo HI, Giulio m, Pio IV; due i CardinUi S. Cario 
Borromeo, e Ludovico Madruccio; l'ultima il P. Layoez. — 
Il modo dì diportarsi dei difensori delta tesi contruria condooe 
alla stessa conclusione. Il Layne/, era il temuto, dichiaravano 
luì dover essor confutato, e mentre essi pur promettevano che 
Pavrebber fatto, frattanto senza il menomo scru|«ilo al mondo 
incominciavano a mettere in campo quegli argouii-nti, ai quali 
non è mai che non ricorra, chi manchi dì solide ragioni da op- 

' Voi. 1, p. 86 • in noli. 



UBLLA STAMPA ITALIANA 



217 






; TO^lìum dire a,\\Q poco meno che ealannìe, falso insìnua- 
iont, aMpt^ti (li seoundi tini ecc. Luì fucovano passare ciitiie il 
sostegno duUu parte, che difeudova i diritti della Santa Sede di 
Pietro. Oi sono pm, cosi scrìveva il nalino, anco molti de" no- 
stri eanonistit i quali con V aiuto dei Padre Laynez stanno 
fermi in questa opinione '. 

I>4l msto. oltre a quanto finora ne conoscevamo per lu sturia, 
bssta leg^'To i prologomeoi del dotto Professore (ìrisar, jier con- 
Ttneersi quale giudizio portassero del Laynez i Padri del Con- 
cilio, che difendevano i diritti del Romano FonteTice, e come 
rìpatassitro il giudizio dì Liti il meglio di quanto fo33e detto da 

i. liasciaodo stare quel che D'> scriase il Salmerone da Trento 
in una sua lettera, il Card. PuUaricini nella sua rinoma- 
tissima storia del Concilio di Trento, ed il Sacchìnì nel lib. VI 
d^lla sua St«]riu della Corupiti^iiia di Qesù, ecco come il ¥> (ìrisar 
riporta in latino lu parol'j dell'apostJita od eretico Paolo 8arpi. 
Sulta ex orationibusy quae in Concilio habitae «an/, magis 
fuit lawiata, nulla vìlu/jerala magn, scilicel iuxia varìum 
andilorum affectum. A PonlifieUs celehrabatur vi doctissima, 
!ierV'>3Ì5!iima. rationibas optimis innixa; ab aliis ttotahatnr nt 
adulatoria, ab aliìs etinm ut hueretica ^. 

Tutto il fin qui detto, varrà 8eny,ib dubbio meglio che qua- 
lunque nostro encomio a commendare non poco il Trattato del 
', Layne?.* e ad ìnculcartie una allenta, seria e protonda lettura. 

Esso per verità non va scevro di qualche difetto sti si consi- 
derÌDO qualche senteom che ora pud riputarsi antiquata, ed alcuno 
citaxioai che non reggono di fronte alla critica; ma per que- 
st'ultimo notisi col P. Grisar che era. piiì difetto de' tempi che 
altro, e che diam ndeersarìoritm argtunenln, qnibits Lainii 
thesei inipefeltaniur, hiiìnsmodi J'alsis alUgationibu^ piane 
tcatdìanf '-. Il dotto editore però vi rimediò facendo avvertito, 
quando ciò occorra, il lettore col presentare i tesfiuioni spurii 
« minoribus tijpis in ipso iextti, ovvero Hncinis inclusa nel- 
r'mdice ^aerale del 1 ' Volume. 

Vdl. I, p.DO.- 
«Uccil. p. 41." 
■ W; p. 51. * 



RIVISTA 

Il maneargli poi, come suul dirsi, un ultima mano, Tiiolsi 
attribuire, secondo l'istesso Professore, a ciò ctie esso non sU 
opus lungi) olio maturatum atijne absolutum ; sed in ipso aestu 
controversiarum syìiodalium feslioanter compositum. Che anxi 
ciò vale a provare ancor meglio la ral^ntia ingcnii shiffularia 
illìus hominis, qui hi ìjysa ade posifus tanta adhtic clariiate, 
ubertate, sagacìtate scriben valuerif- '. 

Ciò vie» diraostruto eriduotoraento dalla struttura stessa del 
liinghissirao Trattato, e ai vede a pp. 62*-6r»*, dove il P, Grisar 
oon saggia accortezza mette sotto gli occhi di ognuno quali fos- 
sero gli avversarli e (lualt gli errori che II Laynez area di mira, 
ed in quali luoghi lì confuti, trattenendosi piU a lungo e con 
più energia su quo' punti ne' quali, 1 contrari nelle sessioni pre- 
cedenti aveano riposta maggior fiditcìa. 

Del resto l' attento lettore di tutto il Trattato non penerà od 
accorgersi che esso può dirsi un preludio di quanto poi sanzionò 
il Concilio Vaticano: fin da quel tempo il Lajmez non temeva 
d'asserire contro i Gallicani con santa libertà di spirito qnelle 
conclusioni, riguardanti il primato del Sommo Pontefice Romano, 
quale dottrina cattolica ; perchè per legittima deduzione si de- 
rivavano dalla Scrittura, dalia Tradizione, dulia unanime sentenza 
dei Dottori scolastici. Cosi altamente asseriva, e ripetutamente 
inculcava l'infallibilità eh» hahel Papa e cathedra ìoqaens'i 
— la Potestà episcopale ed orditwria del Pontefice Romano su 
tutte le diocesi, quale Pastore non sotum Hotnanonun,.. std 
universalis Ecclesìae ', cioè Pastor Pastornm^ et OrdinariHi 
Ordinariorum, et imniediafui ovium Ch'isti Pastor*, — ìfi> 
culcava che il Papa è superiore ai Vescovi ed al Concilio *; — ehe 
era falsìssimo parein ejsse iui'isdictionem omnium Episcoporum 
cum ipso Papa, vel cnm nliquo Apostolornm *, concedendo chd 
ì Vescovi succedevano agli Apostoli in episcopatu, non aufem «'» 

' Iti p. 52. ■ 

* Pif. M, vrdf anche p. 2tl. 
» P»Bg. lÓtì. 157. m. 21!. 

* Va.f. 160, septimum. 

• Paf. 218. 

• l'aj. 225. 



DKLLA STANPA rr&UANA 219 

'olatu... In guo, licet UH no» mccedatU Apostolis, omnino 
n Homani Potttijices swc&Iuni Petro in universalis 
Ecchsiae regimine et pastoratu*. C«n riiie-ste e siruili afferma- 
ibai il Layuez teneva fronte a que' GalUcaoi che spropositando 
ftaserÌTUio non potersi dire: Episcopos locum habere depevdentem 
a Papa ; il Sommo Pontefice non avere la potestà pascendi, re- 
gendi, gubernandi universalem Ecclesìam; aggiungendo che il 
Papa, successore di Pietro, non fosse con lui pari regiminis <xu- 
Horitatt'; che la loro Religione ìaseguaYa Papam esse sitò 
Concilio, por la ijual cosa di ci6 non doreasi neppure fare que- 
itione, ea propter tiitlla prorsus ratione se assensurox in ter- 
minum vsiXTJìSkim Gcci,ESua ^. 

Daile medesime affermazioni deduceva il Loynez che la Giu- 
Qsdiùone de' Vescovi derivava in essi dal Sommo Pttntefice, e 
ecrroborava la sua conclusione con ogni sorta d'argomenti, giù* 
dkando alla presenza di dottissimi Ptidri, senza tema d'avere 
non smentita, la senten7,a contraria corno sostenuta, ctmtru quanto 
asserivano paene omnes dodores scholastici, soltanto da pochis- 
timi (i>aucÌ88ÌmÌ8), qui vel de schismate et de haeresi suspecti 
fiterunt, ut Joannes de PolUaco d GoHifreàus rfe Fontìhus^ 
Gtiìidmus Okatn, vel certe in hoc etrantnt*. E per tra- 
tare molte altre osservazioni in proposito, ecco come Egli 
jtsrla in sul finire della Questione III. Non opus est igitur 
mendicare Dorum et incertum ii*s divinami beri vel nndius tor- 
tìns a paucis sckolasticis et a communi sententia Docloritm 
^dinentieatibus inventum '. 



* fag. ìSi. 

• p»g. 81. • 

» Pa?. 8t • 
*Pif. 131. 
■ Pag. «53. 



m 



RIVISTA 



III. 

Rime di Oicsbppb FcRKiniio, Fal4>rmo, tip. Tambarollo Vìa Sant'I 

doro 19, 21, 1835, in 8, pa^. 55ó. 
Veni di VwcESzo Podestì, Genova, tip. del B. Istituto SordJ 

mati, 1885, in 8, pagg. 109. 

n eh. P. Gaetano Zoci'hi d. G. d. G., Dell'egrogia sua o[ 
L'Ideale neWarte^ della quale d occuperemo «j pro/esto 
una prossima rivista, ò di parere, che la bella e buojta 
italiana, sdet^oosa di vedersi trascìaata noi fango dai c^tA 
veristi, si sia rinoverata sotto le ali del chiericato oittidìco. h\ 
serTttMoae è giustissiiua. e noi nun esitiamo a farla nostra e 
virfouo eom« preambolo della priìsente nvi.st& che coi 
atresauid dui due volumi S'>praoceniiati. 

Pare duuquc anche a noi che la poesia italiana cerchi 
un ricovero nel Santuario, rinnovando Io spettacolo che in ant 
diede al mondo la civiltà, quando per sottrarsi alla barbane tMl 
nn a'dlo nei conventi. Tra (^uei t-impi e i nostri il divario stil 
questo, che allora i barbari ai r.hiatnavano Goti e Vandali, 
invece si chiamano veristi e realisti. 

Chi leg^ infatti le belle poesie contenute in quoisti duu 
Inmi non può a meno di portare questo giudizio, che il eli 
italiano, come in ogni genere di cultura, co:^ì anche in ptutoi 
poe:JÌa, ò in grado, non diremo ili sosteuere il paragone, per 
questo non sarebbe infin dei conti uu gran merito, ma di 
sciarsi indietro quel laicato scettico e orgoglioso che ha 
dotto la regina dellt; arti alle sitzzure del paganesimo senza 
levarsi alle splendide forme di qa^^ll'età. Vedano ora i 
lettori se abbiamo ragione di affermarlo. 

Cominciamo dall'egregio Can. Giuseppe Ferrigno di l^lenn^l 

Le sue Hime, a volerle gimlìrare inii>;iri!ialment«, non sontntU 
scevre di qualche neo, tuoì rispetto alla forma, vuoi ancwaij 
ordine al concetto; ma tutt<e hanno però il gran merito di 
informate di uno spirito eminentemente cattolico. Quindi ha &ltj 



bCLLA STAMPA ITALIANA 



221 



benissimo di appellarle VArjni cattolica^ non fosse altro a con- 
foodere il maltalento di quei Satanici «mfori che la divina urte 
dai rarrai fanno oggi servire a struineat^o di perversione morate, 
intt'llt'tliwlfj a rt'Ii^iosa. Tornando ai noi elio qua a là si rlnvon- 
gooo su queste Hime, è il raso di dire con Orazio non ego paucis 
ajfendar macuiÌ3, uscendo molto più grandi i pregi che vi rispleo- 
doDO. £ questi pregi, oltre a quello arcenuato di sopra, sono una 
imoile oatural^ffita di pensieri e d'iminagioi, spesso anche dei 
Tcri slanci pi«i'tici, un'esuberante affetto ed un'un/.ione dì spinto 
che va sino al fundo del cuora; un sentir nobile o dignitoso 
Jf'lU n:itura, una. apontaneiià dì espressione che non cade mai 
tifila tni-srurate/m. nno studio dili^ntc della forma ambiva di 
'Igni air-tU^ione, uno stile, se non sempre corretto, però gene- 
ndmonte ele^nte, facile, disinvolto; un'armonia dì ritmo chi» non 
infoerà s.v.iutà, e per dir tutto in una parola, una rena di poesia 
schietta e loggiadri. Il eh. Canonico palermitano tocca lutti i metri, 
« piir dir meglio tutti i metri gli sono faniiUari; ma quello iu cui 
più si f:i animiraro è l'ottonario. Si vede che l'egregio Ferrigno ha 
pieno rorei-chiu dui versi di qm^ll'intniitiibilo poeta di Bibbiena, 
do fu Giuseppe Borghi, uu vocchio ospito ed amico della bella 
lUormo. Ma so nuilto egli apprese dal poeta toscano por rendere 
vmouiosi e belli i metri lirici, moltissimo pure ha tolto, pt^r ben 
tornire le sue ter/jne, dairAlJghieri io prima, il creatore deiVal- 
Hssimc eanh, e poi da qu*ìl facitore di numeri divisiì, VincoDXQ 
Uonti a euij come scr.sse il Manzoni^ larr^l natura il doppio 
nagisteru dell'arto, 

n cuor di Dame e dH mio duca il canlo. 



Kon c'illudiamo: i poeti fanno i poeti; e se il eh. Ferrigno 
desta colle sue Hitne tanto interesse; se agiti lo fibre più de- 
licate del cuore; se solleva il pensiero non a bugiardi ideali, ma 
i quell'eterno splendore del vero che è Dio, bolle?./» sempre 
witira e sempre nuova, perchè increata; se ìnftne diletta tanto 
l'orcMbìo con quella soavità di ritmo, che i poeti della scuola 
va-Ì8Ìa hanno o^i bandita dalla sacra arto dei carmi, ciò accikdo 
perchè, nudi'ito di buon'ora nello studio dei classici antichi e 



^m 



HtrrsTA 



moderni ò riuscito a vestire le sae JUme di qaauto hawi di; 
nobile e sostao^iosu uolla classica poesìa, u di quoto e guatile 
nello forme moilerue. 

Il Ferrigno nei Fruiti della Libertà uelle Mascìtere 6 b& 
ToiDto (laro un saggio della sua perizia ael luanegfriare lo stile 
boniesro e satirico. Dì ugual merito anche in siffatto gt;nere sono 
i pregi dello stile, uguale la spontaneità, e uaturalexza dei pen- 
sieri; ma non seuipro le sue satiro ìiauno il lepurtì. die è il rarat- 
tero di questo genere; equaudo diriamo lepore non intendiamone 
il laz/.o plebeo della scuola bernesca, né nel gergo ingiustamente 
mordace del Giusti: rodesti sono sconci e non doti: abuso di iogegaoj 
ed arte aretina, ma non grazia di spirito, non vona di onesto urne 
satirico. Ora il Ferrigno, sì nei Fruiti della Libertà, si nelle] 
yfaschere, non riesce SBmpro a forti riderò, ma evita sempre dal 
farsi censurare come o troppo mordace o di soverchio pungente. 

Sommato tntto il volume delle Rime del eh. Canonico di Pa- 
lermo, non è solamente splendido pei tipi, ma lo è aucora e sopra 
tutto poi grandi pregi dì pensiero e di stile. 

Veuiamo ora all'egregio poeta di S^rstri-levante. I suoi Ve 
sono una eloquente smentita ai farabutti della letteratura 
giaccbò ora tuttu vuoi essere laico, anco il poetare, corno se l'j 
sere poeta debba credersi monopolio del laicato; i suoi Ve 
diciamo, sono una smentita a costoro non mai stanchi di urlare' 
contro l'ignoranza del prete. 

K come no ? Uu uomo clic, in mezzo alle gruTÌ e fastid 
euro del suo apostolico ministero, trova tempo anche per ooltii 
la più nobile delle arti, e scrivere con tanto brio, con tanta v( 
e con tiinta grazia, come s'egli vivesse noi boati ozii di un ril 
campestni. é pif) che un vanto un prodigin. Ora quf^sto ha sapi 
fitfe ed egregiamente il eh. Arciprete dì S estri-levante. E in 
questo è degno emulo del Ferrigno; porchà come l'uno, seudOi 
rettore del Seminario dell* Archediocesi palermitana, consacra i] 
rit^li del suo tempo in coltivare l'arto dei carmi, cosi il Podestà»] 
xelante delle animo a lui contldate, ma pur ingegnoso ed amante 
dello studio, consacra ì suoi a vestire di bolla e splendida poesit 
i più nobili pensieri dell'anima, i sentimenti più soavi del cnoM.! 



li i»rimo pre^o doi Versi dui eh. IVdesU è questo : cho scotu- 
iJSDono da an gran coucetto che nt: forma, & dir rosi, l'unitik; 
eoooetto emioeateraonte cristiano o civile, od è il ristauro doUa 
bmi^lÌA. Questo connetto cAinpeggJa dal priiicìjji'» ulla fine dei 
Versiy dalla dedicA all'appendici}, dalla prefa/.ione all'acato. 
Vediamolo alla prova. 

Il poeta lirico dedica i suoi Versi alla Madre e con parole 
M«l tenero, con sentimenti così elevati, con pensieri cosi nobili, 
•ht hctì rivelano la belloraa d'animo di (questo ministro ilei san- 
jll^o, e ti fanno esriamare: ecco un sacerdote secondo il cuore dì 
^K — In questa dedica infatti dopo aver detto che « la poesìa è 
u fiore delL-i parola cho fu data all' nomo per esprimere il più 
bel fiore degli affetti. * aggiungo. « Voi certo, guidata, dal sen- 
timento deiranìraa e dall'istinto di madre, mi avete insegnato e 
fetio g:nstaro il buono etl il vero, o mi foste musa ispiratrìre di 
una poesia tutta Fede, tutta Verità, tutt' Amore. » E sentano i 
bttori le bolle parolu, cou cui ogii traccia, pur dir così, il disegno 
dei suoi Versi. * Vorrei, nel presente scadimento dall' autorità 
t deil'iiìea della Famiglia cristiima, vorrei col fatto mio, non 
foss'aitro, spendere una parda per restituire intera la corona al 
c^ delle Madri, cho a ricompensa dei mille i^crifÌ7Ji, passano 
di8con'^sciQte, con cho amarezza loro non dico; mentre dovreb- 
bero essere portate in trionfi sulle braccia pietoso dei figliuoli. » 
Cìii srrivo cosi si apjjalesa uomo degno ili montare in Parnaso 
tilt sedere al banclietto delie Mxtse. Ma, intendiamoci, a qual 
Puraasn e a qual banchetto? Xou a quello certamente * dei bat- 
laglieri alunni del bioud'i num*'. com'ei spiritosamente scrive 
nella sua prefa/.ìone, intenti a saettarsi di avvelenati epigrammi; 
^tiali a maledire la luna, aìeste paototta; chi a dir comò son 
Hli maggio, lo peccatrici ed il peccato ; chi a dettar inni ai 
wttftnta mila diavoli, quanti mai sono in inferno > ed altre simili 
trompiaj^ini e castronerie piiì o meno blasfeme, e pirt o meno 
lanlollate di sudiciumi. Questi pùetnastri di «Satana, di Bacco e di 
Venere impudica, il cantore ligure li dispregia, e non vnnl avera 
di &re eoa essi. TI suo ardente desiderio, com'egli dico, < è di 
ri-Ypendero anzi tutto al compito che la Provviden/.a mi ha asse- 



Tii RIVISTA 

gnato e poi di consolare largamente il cuoro della madre luìa! 
E sì. che a questo campito egli rispomlu egregiaiiieute. Un rapii 
osarne lo ilimostn-nV 

Dalle beUi.w.e della natura e^li trae argomento di levare 
pensiero o il cuore, 

« Della vita universa al grao Motore! 

0D(Ì' 6i chiama 

« Misero chi non mira oltre il conltae 
D'ua'inrerma pupilla —egli non gusta 
li'iulìnit!) bellezza che risjilende 
l'è! regno ampio dell'acque... 

Nato sutl'incaiitQvoIe ligure riviera. IL poeta ha sempre sot 
gli occhi quel maro che, come il fìniiaiiitMUo, fiiroì sempre 
poeti materie alle loro ispirazioni. Qa&iite belle e s^npende ìd< 
non gli ijpira infatti uua Jiupe sul Mare? 

E da quell'altura, o meglio dallo spettacolo che gli iti par 
davanti, trae sempre argometito di lodare il Creatore. 

immenso il mare 

S'apre allo sguirdo atloniio. Respira 
DilTusameiiie il cuor che questa vive 
Piena vita di luce e d'armonia; 
Fallo di sé magiifior, dentro, lo spino 
Di oontenio lìamme^ia e seMe e allora 
I^csenie il Dio della natura... 

Il mare lo porta allo idee matoroe. caro argomento al pò 
della Riviera: quindi nella Pesca delle Alici entità: 

■ E voi [jr)vere madri 

Che dal balcone del ben chiuso ostello 

Col fargoleul figli 

Dei vegliami lor padri 

fìaj^iotiKte aliernaiido la preghiera 

Deh quai veri possenti a me scoprite 

E che fede sincera 

la quel pio cr>[] fidar? Tulio qui dice: 
« Povero, n»a felice! » 

Xoi potremtao contiaaare così siao alla fiue senza temttl 
stancare i lettori; perchè U poesìa del cuore vestita di una forni 



DELLA STAHI'l ITALUNA 



335 



«tegaate, aozi splendida, Ò come U musica del Cijj^o catanese, 
iB ricrea sempre, ma non sazia. E noi aggiungi amo, anche ixjr 
Imostrare una volta di piiì come la bulla u buona puosìa si sia 
og^ rifugiata nel santuario, che il eh. Podestà, so si jialusa posta 
dftì teneri affetti domestici a dallo tinte un po'maliuconiclio, ha 
pnfe degli slanci sublimi espressi o tradotti io un linguaggio 
ugualmente sublime. Leggasi infatti la stupenda ode H Pen- 
derò e VUman genere o vedrassi che, conrogli ci ricrea la 
ibn più delicata del nuore negli Angioti o Fanciulli, negli 
Afdti e Ricordi, nei Fiorellini di AtUunno; com'egli ci 
Tìdfflpte ranimo di soavi.'ìsimo immagini, o quasi quasi ci fa &m- 
I tv tutta le armonie della natura dal mare alla foresta, dalla 
wtte al giorno, dalla ram[>agna olle stagioni, così riesce a col- 
[■arci di stupore in quel suo canto polimotro che, se non ò il mì- 
l^ore, è sen/JL dubbìr» di un merito incontrastabile. 

E qui poniamo tennine alla nostra rivis'a rall^randoci di 

[tiro cuore coli' egregio Arriprote di Sestri-levantedel bene im- 

elle egli ha re.so coi saoi Versi all' Italia e alla Chiesa. 

quella perchè Tha compensata, quanti) è da siy del disonore 

\i à Tenuto dai poeti ispirantisi air empietà satanica e alla 

cÌTÌa gentilesca; e alla Chiesa, perchè, se d vero che le glorie 

M figli ridondano sulle loro madri, con più ragione qnetle dei 

ti operai ed egregii sacerdoti tornano a vanto della Chiesa che 

tu unti del suo crisma ed allevati col latte delle sue dottrine. 

perchè T illustre P. Mauro Ricci Vicario Generale delle 

sle Pie, rìnviavagli, per congratularsi, il seguente epigramma. 

Explodis Victor, Vincenti, vera Poiestas 
Qui, specie veri, <;armina Tocda canunl. 



rà»^ xj/r. wùi. ri. fàM-. tiflu 



1» 



10 apHle 1S86 



SCIENZE NATURALI 



f. U ajiplicazEoiii adirono iiiÌcIum[ì>II» rotut^mifia. 1^ cane cekrtì iotofnblt lìì'ttn- 
iclli Henry. Afcnnt ossmaiioni su! mctoilo t\a *>mì U-ntilo. Prf^iio dì quelle carte — 
& dia piccola polemica intorno all'acqua ili Fiuiigi- 

I. Non sono aè poche né poco importaoU le applicazìoai asirononiìcha 
della /olografia. II Ituscli fu il primo ad applicare cotcsio ritrovalo il 
l'osservaiiODe delle eclissi lotuli nel 1851, adauandoln airelioineiro di 
KOnigsberg. L'esempio dftl Itiisch fu poi imitato con successo molto mi' 
gliorp dal P. Seccjii e dal Warren de la Rue nell'eclissi del 180(1, il 
quindi io poi da altri astronomi nel I8r>.S, oet 09, nel 70. nel 71 e cod dfii 
seguito. Le imagioi foiograliche raccolte dal Secctii. dal Warren de la RiM 
dal Tennant, dal Vogel, dai gesuiti di Manila, sotto la direzioofi del 
P. Faura, dal Draper e da altri, (lirooo, sodo e saranno io avvenire di 
giovamento non pìccolo allo studio della fisica solare. 

Ricorderemo anche i ritratti fotografici dc^i spettri di stelle fisse, 
ricavali in prima datl'Huf^gins e dal Miller uel I86ì, e ripigliati nel 1879 
con migliori mezzi dall' Hiiggins ed anclie dal Uraper, il quale per iftn 
000 li put^blicò. Classiche poi riuscirono le fotografie della Luna prese 
dallo Struve: e i|ueste ed altre somigliami possono giovare segnaiameiM 
ad accertare, nel corso dei secoli, la veriUl delle mutazioni che sem 
occorrere talvolta sulla superflcie del nostro saiclliic, e dei piaoeif 
vicini alla Terra. 

Ma fra le varie applicazioni aslrooomiche della folograHa nessuna vi 
per importanza quella tentata con ottimo riuscimenlo dai due asti 
Paolo e Prospero Henry, nel ritrarre foUìgra fica mente il cielo 
Abbiamo altra volta fatto meuzioue dei piìi famosi calairtghi di f 
cominciando da quello d'ipparco, dell'anno l'2H av. C. colle posi: 
di lO^ò stelle, fino agli ultimi che si sono venuti compilando ai 
nostri, gli uni colla, semplice indicazione numerica delle («osizioni, gli 
in carte che rappresentano l'aspetto reale della volu oetestc. .\Iì: 
questi vanno segnalati per la squisita precisione, come <> quello 
156U stelle di Argelandf^r, il quale servi a fissare i moti propril 
stelle: e In simil mwlo si hanno per siogolarmcaie esatti quello dell' 
quello del Johnson, ecc. Allrì poi sgomentano col numero delle m9> 
migliata di astri, di cui appuotam le posizioni osservate ad una ad 



SCIENZE NATUnALt ^7 

(! notale o riportala nctle carte. Il catalogo di G748 siclle, accrcsdulo p^i 
6dd alle 76i6, onde it P. Piazzi hamahila si rese immorsile Tra gli istro- 
oomi. era slato preoìdiito da quello detto di I^alande, eoo 47 '^^ii stelle, 
fl h seguilo da quello del Utincker con 1 1 '.)78 stelle, da quello del Weisse 
eoa 62 530, e dal giganiesco catalogo dell' Argelander che ne con- 
lioie :{24 183. Ognuno può far ragione dell' improba Tatica e del dispendio 
intennìnabile di t<!ni;x> che silTatti lavori dovettero costare agli autori toro, 
sema che però mai vi fosse speranza di rat;ioungerc in così gran numero 
d'indicazioni un'esattezza libera da ogni errore. E a ciò si aggiunga che 
to 5ies»o catalogo dell 'Argelander, colle sue :jlX)(K>() stelle, non indica 
« non poco olire a un decimo dei circa *20 milioni di luoadì stellari, resi 
visibili dai icloscopii moderni. 

Ha ciò che coli' aiuto del telescopio e coti' opera del notare ad uno 
jd mo gli astri e la loro posizione richiedeva lunghi anni di fatiche, si 
Htabcbbe ottenere in poco d'ora e, ciò che non importa meno, senza pe> 
nbolo d'errore alcuno, se la volta celeste, cogli astri che l' ingfinimann, 
limrao&se a parte a pane in roio^'rafia. Forse gi^ per l' addietro se n'era 
(cauta qualche prova ; ina perchè questa riuscisse era d'uopo che Tane 
lltngnQca toccasse la perfe/inne-, a cui non è giunta rlm nogli ultinii anni. 
Il comodo ritrovato delle lastre secche, la sensihilìià dei vetri al gelalìno- 
tniinuro, la bontà degli obbiettivi, e tulli i diversi amminicoli che agevo- 
lano il'allronde l'uso della Tologralla, ne ^cililarono altresì l'applicaiionti 
di cui stiamo ragionando. 

L due aslronomi Henry, addetti all'Osservatorta di Parigi, idearono per 
db un apparecchio speciale, composto di due lelescopii appaiati insieme, 
Kdoo dei quali serve a prendere la mira, l' utlro, am gemello, reca, al 
poflù dell'oculare, l'apparato rotogranco. L'oggettivo fotografìco, il mag- 
poK rm quanti ne siano stati finora costruiti, può coprire con imagtoi 
Drtti<isimp, senza bisogno di diaframma, un campo di 3 Interi gradi di 
Aiinetro. La Nnlure di Parigi riporta la copia di una delle carte ottenute 
dai due predetti astronomi. On'«, sopra una superflce rappresemanie uno 
qmio celeste di circa 5" quadrati, si coniano da 'M)00 stelle, delle quali 
Ine cole sono visibìli ad occhio nudo, e tutte le altre vanno comprese 
In h 6* grandezxa e la 14*, cotesie ultime essendo ralìlguraie da punti 
niouttftsìmi, ma pure visìbili, di 'f,i, di millimetro in diamttlrr). A compiere 
laa carta siffatta, non senza pnrecchi eiTori, sarelìbir OL-corso un lavoro di 
(arecchi iiibsì, e la roLogralia lu dà compito in tre ore. l^a medesima inoltre 
ttmuiinisira la maniera di trasportare in istanti la caria da un modulo 
vuDore ad un altro maggiore senza alterare le distanze relative degli astri 
' lUratti, fé pure non si preferisca di cHeltuare l'ingrandimento con un 
apparalo di proiezione. 

U pic»^ez<ai delle imak'inì delle stelle minori poteva dare occasione 
tA ibùgli, occorrendo che simili leggere macclùuue rìlionscaiio sulla 




K8 



SCIENZE HAirnuU 



lasira ancbe per efTeun di un granello di poirere: e nel 
quel gi-aoello di polvere e quel puntino rtriuito menlireblj 
meno che l'esistenza di un sole stellata. (ìli Henry prevldef 
Ti trovarono un ingegnoso compenso, il quale consiste nel 
una ma ire volte siicceÀ.tiv;ime[ile Milla stessa lastra l'imagii 
trailo ili cielo. Imprassa che è la prima iniagine, essi sposi 
di non piii che ",i di millimetro e lasciano tempo alla secoB 
d' imprimersi; dopo ciò la lastra viene spostaUi di nuovo iu tal n 
la terza imagine rormi colle altre (]u« un triao^Lo equilatero, 
guisa ognuno dei punti rappresentami una sielln, l)«Dcbè per la 
nomezza appaia semplice all'occliio nudo, è composto in veri: 
punii disposti a triangolo, e come tnle si scorge applicaodod 
La formazione di macchioline, ohe imitino a caso condizioni tal 
minate, oltrepassa tutti i limiti del verosimile; e se pure si avvet 
rolla su mille o s» dim mila, il ci)nfrontu di altre tavole, ci 
mente si comporranno d'ora innanzi nel medesimo osservatorìofld 
ri velerei ibero dt presente l'errore. ■ 

l fraielli Henry ci danno il tempo mìnimo di esposizione rÌcl 
cia.scim orti ine di stelle («r ottenerne l' imagine. Ne) ruolo che 
le stelle sono distribuite secondo le consuete classi di grande 
d' asposizione in secondi, minuti e ore. 

r grandezza . . . 
2' » .... 
3' > .... 



0-, (HtS 


D* grandezta 


O',0I3 


10* > 


e», 03 


11' » 


O»,!» 


12- » 


0«,2 


13- - 


Cs 


U* » 


l'.3 


15' . 


3» 


16" > 



Ficeodo uso di lastre più celeri, che non .sono le Mooltt 
.sono quelle di recente inirodoLle dal lìeerahaert, il tempo 
zione si ridurreNbe ad un terzo dell'indicalo qui sopra. 

Riscontrando i termini della noia sopra citala, il lettore 
che il tempo di esposizione vi i^ regolato secondo la misura 
dorè, sapendosi che fra le stelle di grandezze successive lo Sf 
in ragguaglio come 1:3,^; onde occorre circa lOOOOOO 
14)* grandezza por uguagliare il lume di una stella di 1' 
cu^ dai T) millesimi di miouio secondo iiecossarii per fotogra 
queste, all' 1 ora e :V2 minuti die occorrono a fotografarne uni 
il divario è come di I : I 000 (Hk). Ora sebbene i due \'alenU 
francesi non ne tengano conto, nondimeno ogni fotografo trovcr 
cotesti varieU grandissima dì tempi s'asconde la cagìooe iuevi 



V 



SCtEKZe KATTRALI 229 

ano sconcio n^tn leggiero; ed è che per avnro le jma^nni delle stelle di 
Ì& grattdeua al puulu giuslo, tutte le altre si debboriD nilouere con ec- 
cesso di esp iMzioue, il quale va ({radalainenU: dalle 2 volle e meuo Qoo 
ad 1 00(1 0(Kt di volte oltre al tem[>o coQveaieate. E quariiiinqiie s'iuteada 
per ^ che ìu c(K>itTjUo tfeoere di lavori è già ass:ii t'ouenere l'impronta 
dell'oggetto celeste, e che non si richiede uq disegno ragguagliato dì una 
siella come si ri'-liiede quella della Luna o di Mano o di Venere; ciò 
nonostante, sapendoci quanto pregiudichi alla nettezza delle imaginì foto- 
grallcbe ani soverchia esp'>siitìone, si ha ragione di d1l^)la^« che il me- 
imo inl«rvengi nel raso nnslro, e jwr avvcniura so no ris^'niirchbero 
eSèuì Dello studio di sinllc vìcini-csinie a vicenda ed ancora in parte 
delle .solitarie. Ma di òi6 Itastt aver dato un cenno; chè^ (|ualora metta 
coato di rutivgraruru, secondo la esposizione propria, ciascuna classe di 
stelle, ora che ò dato l' impulso a cotesto genere dì lavori, gli astronomi 
non tralasceranno di occuparsene. 

Non vOi^liaino omettere un'altra nsservazlmie. I Tra lei! i Henry hanno 
IfiMmto » nonna del teni|io di esposiziotie I» splendurf! tnngipìnre o minore 
che rocchio i^corge nelle varie classi di stelle. Accennammo or ora che 
la difTerenia di spli^ndor^ fra le stello dt un grado inferiore e quelle del 
grado initnediiiiamenle superiore »i esprime colla ragione di 1:'2, 5. Ben 
inteso che cotesto valore si prende in ragguaglio, giacchi^ gli astri non 
si (tividODo rcaltnente Iq IO o in 20 classi, distinte fra loro rìcisanicnie 
per ispleixlorì corrispondenti a quella espressione, ^nii digradano insen- 
sìbilmente dalla massima ìniensiià Tino alla minima. Contuttocìò un certo 
tallo pure si osserva fra le classi successive, e la citata formola si accetta 
cane vera da tutti gli astronomi. Ma tuitì gli astronomi ammetiOino pure 
che il grado dì vtsìhiliià di una stella non va del pari col gratin della 
ma cHicacìa roiografìca. Può una .su-lla essere piii splendida, ed essere 
li)tograt1cai(n!nte più fievole, in guisa da richiedere una es[>flsì2ioiie più 
fHBga; e può un'altra stella essere meno splendida, anzi ancora iuvisibìle 
all'occhio, e lullavia spandere una copia di raggi cliimicì haslevolead 
imprimere la sua imagìne sulla lastra fotografica. Simili casi non si v& 
rìficano soltanto a riguardo di^i corpi per sé rilucenti, uè dei soli astri io 
pulicolare; e noi avemmo giii occasione di citare, a riguardo di oggetti 
terrestri illuminali, l'esempio di macchie invisihìli all'occhio, e rivelate 
ciò iton di meno dalla fotografia. E per non uscire d'argomento, la carta 
titogratica dei fratelli Henry rivelò una piccola nebulosa, per iscorgere 
la quale fu d'uopo ricorrere al gran teloscopio dì Pulkowa. Stando cosi 
le cose, la determinazione del tempo dì esjmsi/ione scelta dai due valenti 
astronomi francesi non ha propriamente altro valore che quello di un 
)rimo saggio, ed è assai verisimile che un conh-onio fra la pnenia fo- 
tografica dei varii astri rivelnUi dalln celerità deirimpres.siniio, e la po- 
Mza laminosa determinata^ por esempio, dal Pickering per 'ili-ÌU stelle, 



990 SaG?IZB »ATrRALI 

e per le altre appro&sìmaUvumenle dal limile di visibililà nei varti tele- 
&eopJÌ, è pos^bile, diciamo, che da lai coofrooto risuliioo dei faiu di non 
leggero momeDio per la cognizione della fisica stellare. 

Ma presa ancora qual i nei suoi esordii, l' spplicaimne della foiografii 
al rilievo della volta celeste dee chiamarsi uà passo felicissimo e di van* 
(aggio sommo per la scienia astronomica. Le nostre carie trasmesse at 
posteri rappresenteranno loro con tutta csaiiena lo stato presente dei cieli; 
e qualunque mutazione avvenga in essi, vi » potr^ riscontrare senza rischio 
d'errore. Anche ai giorni nostri poi sì potranno scoprire tm mediala meiila 
i pìccoli pianeti chti graviiaiin fra Marte e (liove. Difalti mentre le stelle 
fisse si disegnano sulla lastra come pìccoli pui)ti, un pianeta, che si muove 
fra esse durante l'esposizioEie, lascia impressa sulla medesima una linea. 
Ciò non sì può avvertire nei pianeli piii lontani, come surelibe quello di 
cui si sospetta resisten/a, collocato dì li da Netlunoi che il suo procedere 
nello spazio di un'ora 6 Iroppn poca cosa; e a volerlo scorgere conrer^ 
rebbe confrontare [e imagioi della regione celeste m cui forse si trova, a 
intervalli di qualche anno. Per gli asteroidi invece, circolami fra Marie 
e Giove, lo spazio di un'ora è già bastevole a renderne visibile lo «pò* 
ftiamento, e di uno d'essi ne ebbero esempio gli stessi fratelli Henry in 
una delle loro cario. 

?. Nel nostro fascicolo «ifi pel IO settembre 188.5, commendando, per 
le molte ripruovc che ve ne sono, la virtù dell'acqua di Fiuggi contro i 
mali di renella e di calcoli, citammo, come conferma indiretta, alcune 
esperienze del eh. dottor Morfino, secondo una delle quali, per lacere 
delle altre, un calcolo dì o^salain dì calce, immerso per 20 giorni in una 
bottiglia piena di quell'acqua, s'era ridotto ad un terrò del suo peso; 
ed altri 'S? calcolati di acido urico s'erano, Dell'acqua medesima e nel 
medesimo spazio di tempo, sciolti del tutto. Ritornando però sullo stesso 
argomento nel fascicolo 8'>? pel 19 dicembre dello stesso anno, ci facemo» 
un dovere di rnccontarc in breve ai nostri leiiori, come, avendo noi tentata 
una simile esperienza, non ne avevamo avuto nes.sim effetto adoperando 
l'acqua di Fiuggi, ed un effetto assai mediocre usandovi l'acqua di Col- 
IbIH. Ne coiichìiidevamo potersi avere costi un caso della diversa eflicveit 
che ha un'acqua minerale .iliìnta di fresco dalla sorgente o trasporta 
lungi da essa e tenuta in serbo. Cotesto racconto colla sua conclusione 
ha attirata l'attenzione del eh. Prof. SiAtuti, die credette di prenderlo ad 
esame in una sua Nota inserita negli Atti deir.Accademia Pontifìcia dei 
Nuovi Lincei- Dobbiamo subito avvertire che lo Statuti, e prima del 
Morfino e poi, aveva fatti studii speciali sulla predelta acqua minerale, e 
commendatane aliamenie la virtù; onde si capisce come egli entri nell' argtn 
mento con corrispondente cognizione di causa ed impegno. Dall'altro lato^ 
per non dir nulla deUa cortesia dei modi da lui usati, la qualità di Acca- 
demico del Lincei Pontifìcii ci assicura da sé che i suoi appunti non muo- 



scienze AATUitAU 33il 

voQo, come egli si protesta, se non dall' interesse per la scieoza. Ciò pre- 
Desto, risponderemo a parte a pane a1)e con^dcf azioni de) eh. Professore. 
Incomincili egli dal dìebiarar^i dì non saper comprendere a quale 
scopo noi abliìamo reso di pubblica ragione (piell'esperimenio, mentre 
« può ai^irsi dal contesto del suddetto articolo • che doÌ siamo < ben 
titro che sicuri dell' esattezza del nostro operalo. » lo argomento di cbe 
egli reca il sei^uenic periodo da noi scritto in quella congiuoiura « Non 
et fermiamo a dlsctilerc sti questa esperienza, né abbiamo intenzione di 
ripeierU con tuitn l'apparalo di misure r di riscontri necessari (il maiu- 
leoletln è qui introdotto dil eh. Proressore] a chi vuole sciogliere ded- 
uitivuneaie una questione. » Onde concbiude lo Statuti domaiiilaudn, in 
.sÉijU'iua, a che prò ci siamo lerati a rendere intralciata coiesla questione, 
e ad insinuare comcchessìa una lai qu;ile diflldenzA stili' operosiU del- 
Tiequa di Fiuggi, dopo averla nel sellenibre « encomiata e consigliata 
OOBK un farmnciì salutare. * 

Soddisfacciamo di liuoa grado a que.sie prime domande r dubbiezze 
id eh. Professore. I^ liducìa, di t^he ci onorano i nostri lettori, esige 
ia mi noa scrupolosa lealtà e scliìettezzu, segnatamente per ciò che ri- 
arda non cbe i rìroedii, ma qualunque altra cosa da noi raccomandala 
«d aocbe solo eocomìata. E similmente nelle questioni scieulilìcbe cre- 
diamo d'avere non solo il diritto ma il dovere di comunicare loro quegli 
eteokenli che lo studio proprir> ci sonHiiinì.slra a chiarìmmlo di ciascuna 
fneslione. Noi non avevamo eon?iÌgÌìato l'uso delle acque dì Fiuggi; le 
avevamo però in genere encomiale sopra autorevoli testimonianze cosi, 
cte per molti queirencomìo ebbe il valore di una raccomandazione; né 
iella ooticina del dicembre disdicemmo, come ora non disdiciamo» il peso 
a quelle testimonianze e di que'fatti, che ci sembrano i più davvero 
eaneiuilenli in favnre dì quelle acque. .\rrcc.ìmmo però tin'espcrii'Jiza che 
Iffide ad intralciare la questione. Sia pure: e perciò appunto voleva la 
lealtà che la puhhli cassi mo. 

Il eli. Professore opina il conlrarif), postochè gli è sembrato cbe noi 
sten mftìtra&simo di essere poco stcìtri dell' rsatteeea del nostro ope- 
rato. Chiediamo .-(cusa: noi ne siamo anzi sicurissimi, perchè l'esattezza 
OMMsarìa a verificare se un calcolo ìminersn nell'acqua di l'iuggi sì 
aeiolga più meno nel corso di un mese (uè uoi volevamo saggiare altro}, 
sinduce ad avere un calcolo e una boccetta di quell'acqua, mettere il 
primo nella seconda e serbare il tutto in uno stipo per 'M) giorni. Ora 
D« avemmo calcolo e acqua di Fiuggi; e l'operazione dell'immergere 
([uello in questa e conservarla cosi per un mese, collo steiiso eseguìria 
eseguita esaitanìente. Ma ad eseguìria inoltre con certo particolare 
lore ri moveva l'eswirci ella richiesta da un nostro famigliare solTer^-nte 
calcoli, il quale, u.>iata avendo fino allora senza bastevole giovamento 
leqoa di CoÌIbIIì, pensava di volgersi a quella di Fiuggi, e ne voleva 



532 



SOEMUI KATOIIAU 



innanzi trailo pr«so quel saggio. Sosteniaoto adunque cbe Del ansin 
esperimeoio v'elib« luua l'esattezza, bisognevole a noi per asserire il 
fatto che ri« mÌcoIo, immerso per itn mese in qn^W acqua, non se ne 
risentì menomamente: e non altro che cotesto fatto abbiamo asserito ed 
asseriamo, in5ii>tei)do di nuovo sulla probabile spie^^auone che noi m 
demmo, e che lo Statuii alla perriite non ricusa, dello scemarsi coll'ao* 
dare del tempo la virtù di quelle acque cont^rvate io bolligli»: nella 
quale spiegazione ci conferma t'avere intero che realmente l'acqua, quale 
» acquista ni^i depositi, può essere stata attinia alla fonte d'Aniicoti da 
parerclii mesi ed anchn da un anno intero. 

Ura quel dubbio nato imoruo alla durevolezza della virtù risolutivi, 
sperimcniata fuori dell' organismo, dev'ei^scre di momento non leggiero 
per vjo\ori\ che nel commendare o nell' estimare la potenza medicinale di 
un'acqua aniilitlaiui danno gran peso a calali esperimenti estcmL Nni 
gliene diamo ben.si, ma in misura multo ristretta : e ciò non osliinle, ponto 
il caso da noi riferito, crediamo cbe si provvoderet)l.« meglio e alla salute 
degl'infermi, e alla durevole riputazione dì quelle a<;que salutari, e alla 
scienza, se io cambio di discutere a parole, si istituisse da chi oe tu 
luto il comodo e gran pane dell'interesse, una serie di espoDeoze eoo 
tutti i riguardi che dicemmo veeesanni. non già a scorgere il semplice 
fallo da noi os!«rvato. ma a sciogìiere definitivamente ìa quentiame. 
Colle quali parole imendiamo dire che lenendo immersi per vario numen 
di giorni, in acqua auinta da diversi intervalli di tempo, calcoli di dh 
versa natura ed età, si chiariscano delermìnaiamcnle gli sccm^imenti della 
vini) diuliiìca esiraofganìcji, che la verchìez^a irreca per avventura a 
questa coiti<! ad altre ats]w minerali. Tulio ciò è mollo facile ad elTet 
tuare. Il peggio che possa seguirne, sarà che, irovandosi la suddetta viztii 
esposti! a svanire nel corso, per asempio, di alcuni mesi o di uo •odo, 
i pi-ophelariì della fonte .Steno costretti dall'esigenza tanto dei mediei 
quanto dei clienti ad apporre alle bottiglie messe in commercio ti dalai 
del giorno, in cui t'acqua fu attinta. 

Il eh. Prof. Statuti cercando una spiegazione del fallo da noi asse* 
rìlo, meiLe innanzi il dubbio che l'acqua adoperala da noi aoD fo&se delh 
vera di Fiuggi, ma una < comuiie qualsiasi, od anche, se cosi voglian, 
un'acqua di Fiuggi ddiiila alla n*"' potenza con altra ordinana >: il dxt 
gli sembra lanio meno inverosimile, in quanto la suddetta acqua miM- 
rale è « alTatlo limpida, senza verun sapore né odore parlicibrc. > Tra- 
lasciamo 1" ipertesi della n'"* diluzione, ci» ha un po'iroppo dell' ingenuo; 
e tocchiamo di quella della contraila zi one. A parer nostro, il cb. Pro- 
fessore, al quale dis]iiaee che nni abbiamo col noiilro racconto iniraleiaU 
la questione e insinuala qualclie ditfìden/a verso l'acqua di Fiuggi, in- 
troduce egli qui davvero un elemento, che noi escludevamo ed eachi- 
-diamo, di confusione e di diflldeoza. Foco monta che egli avvedendosi 



Kasnx (tATURAU 233 

del f^fìcolo, si protesti subito che < non tnteode di spargere il benché 
mioifuo (lubttiu sulla ^uuiuiiA dell' acijiia dì Fiuggi, che si irnvi m com- 
mercio nel divn^i depositi esilienti in varie cìtià d'Itali». * Txli prncesle 
nan disiruj^gono l'impressiooe contraria, prodotta dal vedere come egli 
uitni Oicile la ralsttìca/ìone, e come per luì sia già dì qualche pregiu- 
dizio, contro al valore del nrtslro esperimento, l'essere esKo i4alo fatto - 
ia Firaue e noo alla fmle d'Aotiooli. Siflatie insìnuamrrì non sono 
rtNlaraentc idoneo a rassicurare i medici e ì pazienti, sfarsi per l'Italia 
e ftwi, ai quali fosse per arrivare la Nota del eh. JYofKssore. Ma quanto 
li lettori nostri, imo esiliamo a prenderci l'incarico noi di accertarli che 
•lueOesooo vane nmhre. Segoaiameote poi qui in Firenze, ablfi-itoo buooo 
iD maoo per asserire che l'acqua di Fiuggi vi ritrova genuina quanto 
I Roina e quanto ad Aniicoli, dond'essa proviene direttamente con ol- 
Une guar^niige; oltreché convieo pur dire che coiest' acqua è tuttora hm 
Imgi dall'essere conosciuta e diffusa cosi da dare facile occasione a fal- 
tiflauìoDì. 

Ciò che ha mosso il eh. Professore a ricorrere a quell'ipotesi inve- 
roaimile, è un equìvoco •>cc:)sìon<iio dalla concìsinne, colla ijuale raccon- 
laamo il nostro speritnento. Kiferendoci a ciò che avovumo detto nel 
«ttembre antecedente sulle espojiense del Mor/lnn, e ricordatane solo la 
mei» splendida, quella cioè del calcolo di nssalalo di mire ridotto ad 
tn terzo del suo peso, noi proseguivamo dicendo che avevamo voluto 
lattare wna shnUe esperienea e che, avuti due calcoli àetia grandetwa 
a uaa ìcnticfhia, avevamo operato, come quivi si espone. Da cotesle 
parole il eh. Professore ha conchiusn senza più che noi avessimn ado- 
peralo dei calcoli dì os'ulato di calce, senza avvertire che la nostra 
eapenenza rimaneva sitnih a quella del Morfìno. ancorché ì calcoli usati 
da noi non fossero dì- quella sostanza, ma o dì acido urico o dì fosfato 
di calce di altra concrezione. E nel fatto, avendo noi letto nell'opu- 
leolo del Mrirfìno la serie d'e^iperimenti da luì eseguiti sopra sei diverse 
MMUnze minerali inor^niche, e. A\[to\ sopra calcoli di unito e di acido 
usalico, sempre con notevoli elTetiì, non facemmo la minima attenzione 
>IU natura dei calcoli presentatici dal nostro paziente, lenendoci fier si- 
oirì che, qualuuqut! ella si fosse, l'acqua dì Fiuggi iniarcherehhe poco 
a molto il catcoh immerso in essa, il che non e.sserKlosì avveralo, ne 
urgeva per nui, indipendentemente dalla natura del calrolo saggiato, 
^tirl dubhin geuenco, che esprimemmo, intorno alla stahìlit^i del potere 
dialitico estraufgariico dell' arqua. Letta poi la nota del eh. Professore, ah- 
loiiDO voluto riscontrare quel malaugurato calcoletio, e che vi trovammo? 
Paggio che peggio. Fgli Jt di acido urico, dì quelli cioè che nelle espe- 
lìeoie del Morllno non solo diminuirono di peso, ma si sciolsero per- 
■tUameote nell'acqua, recenhmenle altinta. dì Fiuggi. 

con ciò l'equivoco, cade tutto insieme la bella e stringente 



SM 



«ATDRALl 



dimoslrazione del eh. ProTessore. fondala sul suppa*ilo die noi avessìm 
allrìbuiu la viriii risoluiiva di concrezioni di ossalaio di calcti all'acqua 
di Collatli, che non la possiede per conressione del Taddei sno giiiMO 
encomiatore, e l'avessimo negata all'acqua di Fiìtggì, die la possiede (cr- 
senlcnza del MorDno e dello Statuti, ed anche per opinione nosira. 

Speriamo di avere cosi soddisfatto a luite le obbiezioni eie ioicrro- 
gazioni del nosifo cortese critico, del quale non possiamo a meno di ìo-> 
dnre )a saviezza e lo zelo nello studiare e far conoscere agritaliain un'aequit ' 
salutare, rhe miliì dì esni lasciano tm-sciiraln in casa loro per cercarne» 
a grandi! spisa di assai meno preziose in pnesi forestieri. Molti di cntoro 
cbesuffmnodel tormentoso male, a cuiquelleacque recano spesso rìaieiliQy 
saranno grati a chi le trae dall' oscurila in etti giacevano, non ostante la 
virtù loro attestata pel corso dì secoli. Ma in quest'opera di lodevole di- 
vulgazione è certo che le raccomandazioni di un tal rimedio saranno tantff< 
pili confurmi alla scienza e. alla coscienza, quanto pììi esse si regger:)Dm>> 
sopra argomenti solidi, messi da parie o nel secondo luogo die loro s'ap- 
particiie i più deboli, benché forse più speciosi agli occhi del volgo. K fra 
questi vanno annoverali senza dubbio gli sperimenti esiraorganici. 

Lo scamhio che in essi si prende è tanto evidente, che reca maraviglia 
come si possano citare se non in coda a tutto il re.<o, a tesi provata, 
qaasi per lusso e a tìtolo di dubbia erudizione. Sì noti il vtztn (onda* 
inent;i1e di tali saggi. Voi immergete un calcolo in una hocrelta di acqua 
aotiUtiaca, ve la lasciate 2(J giorni, cioè 48U ore contìnue (il che norr 
si verificherà mai nel!' organismo) e in capo ad esse ci mostrate il cal- 
coln sciolto del tutto o diminuito di peso, llate poi una porzione del- 
l'acqua nniilitiaca ad un chimico di valore, che con iscruftnto nota t 
millesimi, i ceutnmitlesimi e le tracce dì ciascun minerale contentilo is 
essa. Conveniamo che il volgo colto e incolto, ne) leggere il nome del 
diimico e quelle cifre lauto [^ù scìentiUche quanto più minute, si senti 
inchinalo a confidare maggiormente nella virtù di un'acqua, studiala da 
lai uomo e con tanta esattezza: e quando gli si fa rilleilero die il calcd» 
prefalo sì dovette sciogliere nella boccetta e. deve sciogliarsi nelli resi 
per naturale elTello del tale e tale elemento rivelalo e dosalo dall'analisi 
appena vi sarà cui cada in pensiero di osservare che lutti colesti sagg 
e ragionamenti si reggono sopra un falso supposto. 

E) pure tftn^^. L'acqua aniililìaca che desle ad analizzare al chtmicfl 
e percht> ella fasse più genuina gliela recaste auinia di fresco dalla Ibou^ 
quell'acqua adunque non ti il liquido entro il quale si hanno da scfogliei 
per ipolesi ì calcoli d'un malato clie ne beve; e il liquido che deve ese< 
guirc una tale operazione è tutt' nitro da quell'acqua che sdolse il calod 
nella bnccpiifl. Se vi (•. avvisa che l'analisi del liquido disisolvenle poaS 
giovare a scoprire il suo modo d' azione, se bramale di conoscere rintimi 
composizione di ootesio liquido, la via diriua perciò non k già di anatil 



208 l'aniu» antililìara nel suo staio naturaì.e, nel quale non verrà mai 
» tulUUo oi calonli ìtiUtnii, ma è quello il\iiializar1a nelio slato in cui 
l'i tramutata cìrcnlando p^ va&ì lìnratici, pei chiliferi e pei sanguigni, 
H fejjato, per ludi j varii tessuti e per le reoi : insomma quale airiva 
uel Nerbaioio dove rìnalmenle irovcrù i calcoli e li sciorrà, se m ha la 
Virtù. Ma essa iimi è allora più acqua di Fiugfji oè di CoUalIi oè di Evìan 
(Ij Vicby; essa è secrezione urinaria, cioè un nuovo liquido cliimica- 
mcnle diver«> dall'acqua primitiva, accresciuto di alcuni clemenlì, di altri 
lirivato stremato. 

Per la qtial osa, a voler concbiudere alcun che di serio per coiesU 

via, le analisi e i saggi avrehtiero a {Kirlarsi direttamctile r prìncipal- 

meme sopra sccrvziODi urinarie di calcolosi, e prima della rum quando 

ODO bevetleru che acqua ordinaria, e ai prìncipii di quella, quando l'acqua 

mioerale non potè cominciare ancor» a scio^^liere i calcoli, e più innanzi, 

ijuaiido si può presumere che ella già rechi in soluzione qnalcìie elemento 

inllo ai medesimi. Certamente un tal nietndn saretibe più complesso e 

ridtiedmihbe maggior numero di opcraziorù delicate, specie se vi si vo- 

iMce, anche riguardo a punti secondahi ed accidfuitali, fare il solilo 

sftiggM di superflua esalle/za: ma titicliè i saggi e le analisi si limitano ad 

un'acqua Jiiotriiiica, qual essa è attinta dal fonte, ogni fisiologo, e cliiun- 

t Kflso comune, tanto solo die capisca i termini, ammetterà ch« 

— ..i^jtp ed analisi scienti ficanunte peccano contro la regola più et»- 

flMMare del metodo sperimentale, poiché scambiano il soggetto; e pro' 

nte servono a poco altro che a dare la polvere negli occhi ai 

--..., ..cu 

Ed ecco perchè, in ragione dei contrarìì, Tesperienza da noi pubblicala 
noli detrae in nulla uH'elticacia dell'acqua di Fiuggi. Il eh. Prof. Statuti 
por professando alto il principio del non potersi validamente argomentare 
(tagli efietii cstraorganici agli ìntraorganici, inchina pur sempre nella sua 
«lata Nota a rai^guagliare i primi coi secondi; ed In ciò è riposta la 
differenza Tra il nostro modo di vedere e il suo. i'er noi sta in cjpoa 
buio il principio che siccome un'acqua per sé lìtoliiìca può, introdotta 
che sìa Dell'organismo e quivi trasformata, perdere in lutto o in parte 
Usua virtù, così un'acqua inotpiice dì natura sua o forse anche per 
i^ccluesea ad intaccare i calcoli, potrà intaccarli nulla di meno, elalKu^U 
cbe aia dall'organismo. Quando colesla eOicacia è verilìcala direttamente, 
f4ise rè [ter t'acqua di Fiuggi, non è huoua regola l'insistere con tanta 
(Htaura sopra rìpruove fallaci. Perciò a noi non recò nessuna maraviglia 
l'udire, e ci facciami anzi un pregio di riferire qui noi stessi, che mentre 
l'itcqua di Fiuggi da noi saggiala lasciava incolume il calcolo immersovi 
per 30 gtomi, un calcoloso qui stesso iu Firenze usando della slessa 
«equa presa allosies&o deposilo, non sappiamo però se della stessa elJi, 
iW^ dopo soli otto giorni espeilere con iarmito suo sollievo un grosso 



936 SCIERZE NATOnALI 

calcolo <*he lo tormeouva. Laonde, al Qostro modo di vedere, stando il 
dubtnn sollevalo per la nostra esperienza inioroo alla durevolezza della 
Tirlìi nsoluiìva di quell'acqua, gli esperimenii m avrebbero a rivolgere 
ai suoi eiTetti iniraorganìci e non agli e^raori^iinici; perchè quando fosse 
accertato che i primi per vecchiez/a dell'acqua non scemano, nulla ìo)' 
porterebbe che cessassero anche del iriito i secondi. 

Ma il soverchio peso dato a questi si trae dietro anclie un altro svan- 
taggio non lej^ifiero per chi cerca di chiarire l'anione di uu'acqua aniì- 
litiaca. Perocché fissandosi in quel materiale, oltreché difetto^), paragone 
dello scioRlimenio dei calcoli, v> pericolo che ejrli prescinda da un 
elemento che nell'azione di queH'aoqiia ha importanza capitale ed t forse 
il fondaraenio della stessa azione risolvente. Il Morfino vi srcMioa mollo 
savia iDetile nel suo opuscolo suirA«|ita di Fiugi^i (pa^;. ?'2). là dove asi^goa 
due modi alPa/iOTie di lei; il primo in qiiunlo impedisce, secondo che 
egli sjMP^a a p.-irte a parle^ alla Rec.rejfionc urinnrta di depositare i ma- 
teriali onde SI Tirmano i calcoli e le renelle; il secondo^ in quanto dis- 
solve i granuli che trova giik formali ed agi^lomerati. Ora per quanto 
al pazieoie. già alle prese coi suoi calcoli, prema soprattutto questa se- 
conda parte, chiaro è che la prima è i>er lui di non mmore monieaio, 
traltandf>!ii di impedire il rinnovamento continuo di sifTatte concrenoai, 
e di aapere qnìnli se e in qiml misura e a quali condizioni e per quanto 
tempo l'uso di una data at!qua aniilitiaca valga ad ottenere queireffetio- 
E pure tali que„«tioni importanti ss ime per la lei^rica e per la pratica 
facilmente restano tnscurate, quando l'attenzione si volge di preferenza 
al fallo pili apiiuriscenic della lilolisi, e massime delta esiraorà'anica. La 
stessa ana!i!4 i-himica dell'acqua minerale giova senza dubbio a recarrt 
lume, ma ve lo recherehl* assai nmggiore se fosse accompagnata dal- 
l'altra, che sopra accennammo, delle Kecreiinni urinarie. Per cnnchiu- 
dere, confessiamo di bunn grado clie altri pu6 presentare la questioni 
delle acijiie anlilitiaclie sotto l'aspetto Kempticissìmo di una esftei 
in cui mfislraiido un calcolo sciolto dopo ''Hi giorni d'immersioi 
persuada ai malati di pietra che altrettanto avverrà nel loro interno, » 
berranno dì qtietl'acq'ia. Ma la .<;pmplirità di una snhi/Jone- non dimostri 
mai n^ il suo valore n^ la sua pieniu/a; <: se nelle mitni nostra la qnesUooa 
apparisce piìi intralciata, ciò avviene perchè ella è piìi intralciala ìns&'l 
slessa, Cóme i nostri lettori Iirooo potuto giudicare da cotesti brevi 



-fc • 



CRONACA CONTEMPORANEA 



Firenze, fi aprUc 2886. 



COSE ROMANE 

I. Ite pro(«sU ori Seaato del Brlgio io U^\m tti;l dominio iempoml« d«l [>a|» — 
lITriJeiizn piiililkiu — 3. Pt'IkgriiiBjegì rr^iunuli alSantuBriodi Loreto — 4. FcMi* 
vfil^iurìca Savona «a Mintoin — h- fttwmw biMiciicenEediil $. Pndre LeoDcXIII. 
6. U Sanui Soild e lo Stiliti del Congo. 

I. Otiaodo ancora il Belgio non era divenuto teatro di scene mim- 
rude por opem degli operai, il I? del mese di marzo, discutendosi ìn 
ììttiU» il hilancio del minisiitro dfigli ftfTari e:ìlenii, rmifirevoltt senatore 
IjmiDeits w toijljeva occasioue j-er fare uo' aperta e Tranca prulesta in 
brore del Papa e dei' suoi imprescrivihili diriui, cno queste fiarole che 
1 noi piaLv di (\\ù rìrerìre. uon Tosse |)er altro a disinganno di cobra ehe 
■ arraUaiiaoo a voler diniosirare che la qiicsiion« del dominio tempo- 
nleè morta e sepolta. > Sii^norì, cosi retwinente iiotoo di Stato, lio adot- 
tilo per norma dì non vntare il bilancio degli alTarì esteri clie sotto ri- 
«rra. N<iu saprei dare la mia approvazione al credilo io favore dì un 
ntoistro beiffa. accreditalo presso colui che dal mondo diplomatico si 
cbiami il ile d'HaUn, credito che mi sembra ottendere i diriUi seco- 
lari dellj Santa Sede e la sovranità poniìticia. Se rinnovo oggi questa 
£chiarazioGC, cbe potrebbe parere inutile, viste le mie anteriori proleste, 
^ per i! grande avvenimento che, durante l'anno scorso, sorprese V lilu- 
rapa, e da molti Tu interpretato come una nuova conrentia dei diritti 
W Sommo Pontefice, voglia dire rarbiirato di Sua Santità Leone XIII 
adla qttestione delle Caroline. * E pro.'>e>;uiva: « In presenta di questo 
htlQ, n quale sembra ripristinare una condizione antica pienamente 
Itaiocia a prevenire i cootliili armali o ristabilire la pace sociale, ho il 
èrìuo di domandare a me .sltisso se coloro^ i quali presiedono ai destini 
ddl'Europa, non concepirono il pensiero dì schiacciare la rivoluzione e 
di appoggiare Unatmento le monarchie su basi durature, e se perciò non 
(itasarooo di porre la Santa Sede in grado di esercitare seniza ostacoli, 
U fua salutare azione nel mondo. Checché sìa dei disegni della Frov- 




238 CRONACA 

vìdRnu, fntorno alla risiaura^ìone della Monarchia ponliflcìa, non ioiendo 
per pane mi» Tare alcun atto che possa considRrarsi come una diinina 
ziooe dei dirilLi della Santa SihIk, e perciò rinnovo ie riserve precedei!- 
lemeate espresse ndla diKcu6sioite del bilaacio degli affari esteri. • Il 
IjmrneQ.s irovA appoggio nel senatore Ockroul: se non che, il minisira 
degli esteri, prìncipe di Caramao Chiinay, si rcstriose a proj)orre la 
questione preijiudiziale sulle cose delle dal Uroniens, senza però eoo- 
trastare le toro tiobìli proteste, le quali dimostrano che la questione ro- 
mani è sempre viva a dispetto di tutti i fatti compiuti e del nolo ri- 
lornetlo a Ifoma ci sitmo e ci resteremo. 

•?. La Saniiii di N. S. Papa Uone XIII si degnava ricevere ndU 
maltiria dell' 1 1 marzo in udienza pariicolare il cavaliere dì tput^iim 
Francesco Crìstorori del Sacro Militare Ordine gerosolimitano per inca- 
ricarlo di curare a sue spese e per suo comando la ricognizione delle 
tombe dei i'apì Alessandro IV e (ìiovanni XXI esislemì nella caltedrals 
di Viterbo e di trasferirvi il monumento marmoreo, eretto a quest'iiliimo 
Pontefice dal duca dì Saldanha, opera del defunto scultore Filippo Goao* 
canili. Si conipiaciiue inoltre l'au^uslo PoiiileHce incoraggiare ti suddetto 
signor Crislofon cun k-mivola approva^ioue per l' illustrazione da lui fatta 
delle Ton^ ptipaìi esistenti io ViierlM). Ueneijisse l'autore e l'editore 
il chiarissimo mnns. I^{)oldo Oufalini e confortò il Cristoforl a prose- 
guire neijli s'udii storici, che da molti anm ha intrapreso nella lìihtio- 
teoa e n^i Arcliivii vaticani. 

Il giorno lU dello stesso mese la SaaiiU di N.S. riceveva in uifiUH 
particolare S. E. il signor U. Lìioachlno J. Veler, venuto per preseol^H 
te lettere che lo accreditano ministro residente degU Stali Uniti di C»- 
lorobia presso la Santa Sede; e il ^'iorno *30 il CoUcjjio Lombarào onda 
Seminario dell'Alia Italia, presentatole dall' Eminenlissimo Mgnor Car- 
dinale Parocchi. Il Santo Padre accolse e intrattenne por un buon train^ 
dì tempo con paterna bunevolenia il rettore e gli aluimi di quel Semi- 
nario, che gli umiliarono l'obolo della loro filiale pietà; e do|»o averli 
oonforlati e consolati colle calde sue esortazioni, impartì loro l'Àposiolici 
flenedizione, clie volle estesa alte loro famiglie e ai loro vescovi. 

3. Come aunuuziammo nel precedente quaderno e crediamo tene di 
ripetere anche adesso, il Comitato generale dell'Opera dei Congressi cat- 
tolici pef mezzo dei suoi Comitati regionali, a predisporre con preghien 
e con alti dì pietà le grandi forze che l'orbe cattolico prepara \.tì CiuhiW 
sacerdotale del Santo Padre, va organizzando pellegrinaggi nelle varie 
rogioni d'Italia, per visitare net prossimo venturo maggio la Sania Ci4 
di Loreto. Il Santo Padre intanto, dietro istanza umiliatagli dal inedeùaH 
Comitato generate-, ha ttenignsmpnic annuito, che la visita da (arsi alti 
Santa Casa di l^retn dai pellegrini organizzati nel maggio p. v. valgi 
per le sei visite prescritte pel conseguimento del Giubileo, purché 1 p^ 



to:n'EHPonAREA 



539 



' comi»aoo una visita per una sola voli» alla rtspeiliva chiesa par- 
...vLiiule. Sua Eccellenza Reverendissima Moasignor Vescovo di Ijoreto 
9 k compiaciuta inianto di autorizzare i sacerdoti luui, che prenderanno 

le agli aiizidelti pellegrina gp e che sono orifossori nelle proprie dio- 
II, ad e!»erciure tale ministero nella loro dimora a Loreta I Comitali 
Rgionall della suddetta Opera sono particolarmente incaricali dell' orga- 
il2U(tone di iguesii pello^rina^gi. 

k. Narrare, anche in succinto, di luite e singole le grandi feste che 
io molti luoghi d'Italia sono stale con grande pompa e solennìtii celebrale 
ad M)lo scorcio del mcsr di marm e nella prima quiodicinii di aprile, i 
diwtro ira|»ossiLile. Forz'è che ci restriogianid a quelle che hanno mag- 
giore aitinenza con Roma papale sia per le memorie passale, sia anche 
per le circoManze presenti. (Jii indi tralasciando di dire dell'incomnaz-ione 
iMta Vergine Santissima nel Santuann di l'untelungn, il glcirno ^27i marzo; 
edel in Onleoario dei Ministri degl'infermi, ci fermeremo a parlare delle 
iMc al Santuario della Misericordia |>resM> Savona, e del Centenario dì 
Sut'ADselmo celebcilo in Mantova. 

Il Santuario di Savona ricoj-da i dolori e i Lriontl di Pio VII. Il 

cowffso dei fedeli al Santuario durante te feste, fu immenso; la iranqitiila 

«Ile del Letimhro non vide mai spettacolo somigliante. La (noia era in 

imi i cuori, e la festi in tutti i punii; perchè dappertutto non si vedeano 

die tiaadiere, anztù, archi di trionfo, ìscrinoni. Tutto parlava di Maria. 

bocciala del Santuario, vera maraviglia d'arie, appariva io Qtiesia 

tircostanza ancor più maravigliosa. Di dentro al Santuario è più facile 

rinmaginare che il dire quanto bella fos^e la pompa degli apparati e 

mi^nitico lo sfarzo dei dori, delle lampade e dei cerei. Vi intervennero 

l'Effio Cardinal Alimonda Arcivescovo di Torino, l'ArcIvescoro di Genova 

i Vescovi di Possano, di Veniiraiglia, di Savona, I^ feste cominciarono 

il 18 marzo ed ebbero termine il 21 con una illiimina;:ionc così .splendida 

che le strade, segnatamente le nuove, sembravano vere gallerie di ronco. 

Degno di assere riferito è il telegramma che l'Kirio Cardinal Alimonda 

spediva a Sua Santità leeone XIII d»l Santuario di Savona il 19 marzo 

alte ire 9 anlimeriJiane, « Qni dove pianse e pregò il Settimo Pio, il 

Mtloscritlo, in unione Arcivescovo Genova, Vescovi Savona, Ventimiglia, 

FoBUQO e fedeli popolo savonese, piang^^, prega per la Chiesa, per Voi. 

Padre Saoio, t^uedileci. (}. card. Alimonda.» 

U risposta non tardò a venire. « Santo Padre, ringraziando Vostra 
Eminenza, Prelati e fedeli secolari riuniti, per le preghiere fatte, imparte 
a imii. con effusione di paterno affetto, la implorata apostolica beoedi* 
lione. > L cstd. lacobioi. 

la quella che Savona festeggiava Nostra Signora della Misericordia, 
U pietà dei Mantovani rendeva uguale tributo di onori ali inclito suo 
protettore e patrono sant'Anselmo Vescovo di Lucca, tenerissimo di Maria, 



340 



lÒHACA 



quand'era in Mantova diruttore e consigliere delta pia contessa Matilde di 
IJauos8a, che eolle silfi caste mani ^o.sleniie il irono cotntialluio di saal'llde- 
brando, l'romoiorì di que$io oliavo ceoiuuaho sono stali MoosigDor Be- 
r«Df^, Ria vescovo di Mantova, iraslato poi alla sede arcivescovile di Udine, 
r attuate pastore monsignor Sano ed una CommissioDC di egregi niantovaoi 
presieduta dall'Arciprete parroco della Cattedrale. Le feste furono s|deo- 
didissìme; però ci duole cho di tanta puinpa spiedata nei tre giorni 
del T6, 17 e tS mano non ci sia permes&o di dire, qnauio ci vorrebbe ail 
encomiare la pieii^ dei caitnltci maoiovanl. Diremo soltanto, che tante 
furono le belle cose vedute e udite, e tanto l'entusiasmo e la gioia del 
popolo, che quei tre giorni non saranno mai dimenticali. 

't. Non son ora che pochi tinnii, racconta nel n. 77 l'egregia Unità 
CaitoUen, che un Vescovo d'Italia scrivea a ooo so quale persoiti di 
Torino, palesandole die una famiglia della sua diocesi versava in peoo* 
sissime disirrtie economirhi^, e che riponeva ogni sua fiducia nella infr- 
saurihile geucrasiià del Padre comune dei fedeli. I>a persona che ricevette 
la lettera del Prelato non indugiò a spedirla per la posta direttamente 
al Vaticaiw, senza aggiungervi parola. 

« Fu, dice l'egregio periodico un procedere troppo hliero, ma quella 
libertà non proveniva da mancanza di rispetto, sibbeoe da liliale conO* 
denza. * Comunque sia sialo, una cosa è certa che il Santo Padre vottf 
leggere quella leiien, e alfidare alla persona stessa, a cui ftra indinola 
ti generoso incarico di spedire un buoD soccorso a quella famiglia. ^ Donde 
appare, conchìudìamo anrhe noi col diario cattolico di Torino, che ti 
regnante l'oniellce, <M>t)lieufì .«oprafTattn da tante occupazioni, legge tutte 
le lettere che gli arrivano, e quaudo conosce qualche grande bisogm 
dei suoi figli, non bada nit al modo [lOco corretto con cui gli venne mani 
Testato, ak alle condizioni ineschine in cui egli stesso si Irovn, ma toglie, 
ptf cosi dire, a sé medesimo l'elemosina che gli fu falla, [ler distribuirla 
ai poveri. 

Carità veramente degna del Vicario di Gesti Cristo, e per la sostami 
t per la forma e pel tempo; carità che dovrebl« servire di esempio ad 
altri figli, per nascondere nei tesori dell'augusto Povero del Vaticano 
quei tesori, che i socialisti si dispongono a ruUire cotta violenza, ed a 
distruggere col petrolio e colla dinamite. » 

6. I^a Ktìhxisehe Xeiiung ci reca una notizia consola ntisu ma. che è 
pregio dell'opera che noi riferiamo in questa noslra cronaca. Ij notizia 
rigH.ird:i i rapporti ira la Sitnia Sedft u lo Siato del Congo. Siaiiilo dunque 
alle informazioni del diario catloEico di Colunia, il Santo Padre lia oramai 
regolati i rapporti della Chiesa collo Stalo del Congo. Coofiirrae al de- 
siderio del re del Belgio, I^e'potdo, ha delRrminato che il primate A4 
Belgio, r.'Vrcivescovo di Mahnes, vi eserciti giurisdizione ecclesiastica, e 
sia per l'avvenire il capo di lutto il clero dello Staio del Congo. U 



^i^ 



ooinn porì rni a 

otnKìoni intanto del Cardinile Lavigi^rìe nel Congo codiìdusdo s <:p!egare 
grande ailività. Il Seruìnarìo afTricnno, i-ec«iil«moflle ìsiiiiiìto nell'IlDì versila 
di Lovaaio, prepara i sauerdoit che divrumo poi e^iSi-re investili delle 
pirroochie die si siahitiranno nd Congo. 

li. 

COSE ITALIANE 

\. Li soerni al [leprelii t i Clericali — t. V OmnHf»t9 iìnaatìarìo — 3. 1) disastro 
iW Praii di Cisiello — 1 La Irp dei Tìgli dfl Lavoro p i torbidi di Mibno — 
5. Il ritoroo de] KeneraLe Pociolinì — U L' asMlatorìa dei <;ontadini di Nnalon 
ci t iripndd socìatlitl — 7. Nobile conlejcno dì nn consìjilien^ tnnnli'ifKilG — 
« Si'otpmi di socialismo oel Monfrrraro — 9. Lo ribellione dei minori commendi 
•el reclo-^orlo di lirenn — IO. Prof.(>s<« in Genova contro naarthid ù soi^ialisti. 
U. Fmì cotDunardi ìd varie provioce. 

I. La discussone del bilancio d'as.seMamento terminala con un volo 
liTorevole al Ministero nella seduta del ó marzo, pareva dover segnare 
h lìw del com baili mento, da f^rocchi ingaggiato ira il Deprelit e i suoi 
inersarii polilici. Ma non è stato cosi; perocché alla ripresa df-i lavori 
pvla menta rii, si è veduto la quesLionf delle fmatize passare in seennda 
IÌmi e gli assalti dell'Opposizione in^irìnarsi a tutta la politica del 

llnoetto. Per la qvial r.-osa il vero itnputalo nnn h più il Magliaai, il 
"(pile per confessione dei suoi avversarli non è colpevole d'altro che di 
nere enegoìio le deliberazioni del Parlamento. Il vero, il solo, il gr:in 
nipevole è il Depreiis. A cominciare dai {^ornali più moderali sino ai più 
ndìeili è un Tuoco incrocialo dì iicco^ cosi gravi che hasierelibe una 
iola di esse a mandare in Assise l'onorevole Presidente dei àMìnìsLri. [1 
male che si dice di lui, è, che di tutta la cornicione onde l'Italia 

dlTcntata la favola dellfl nazioni, la causa è quel vecchio gottoso che 
n ostina a non cedere il mestolo a mani più abili e più oneste. [I gior- 
nle ehiì più di tutti sì dislin^'ue in que^sia i^uerra è la Tribuna, l'organo 
Uassiroo dei Peolarchi; il quale Ira le allre accuse che muove coDlro 
il vecchio di Stradella è di essersi alleato, orrìbile a dirsi I coi Herìcali 
per preparare le eleeioni, Che la Tribuna però non ispacci lucciole per 
(mtènie; ì elencali ris|«iiano il Oeprtnis, come capo di un f^overno 
ociKtiliulo, ma quanto a prestargli la mano \m le elezioni, nemmeno per 
wgno. Imperocché dove non vi fossero nitre ragiam S'ardine atUsaimo 
nnneha detto il nostro Santo Padre Leone Xlll, die vietano ai cattolici 
tialiin) di presentarsi alle urne, hasterebtie u^'gidl per astenersene la 
Intta ingaggiala tra il Ministero e l'Opposi/ione. 

Tre sono i partiti che fanno guerra al Oepretis; quello di Destra 
ctptanatu dal Rudinì; quello di Sinistra condotto dal Crispt e quello 

SrW» SUI. «.>/. JI. ftuc. »UI Itì 10 aprila IMtì 



34$ «OMCA 

écìV Estrema Sinistra che ha per f^onraloniere il Itovio. 11 vecchio lU 
Stradella dee dunque tener leAa a ititii e tre: vedremo se vi rìascirà. 

2. Nella sediila del 93 muno Tu \niatn a scraliflio segrelo rotnmlii» 
niinnziflrio, o meglio la legge sui provvedimeoli Quanzìarii. Il rìsuUalo 
Tu il segueole. 

Volanli "245 — MaggioraoM 123 — Favorevoli 196 — Contrarli 49. 

La Camera approvò; ma prima che Tosse noto il risultato e la Camera 
approvasse, comincìfi lo svolgimento delle interrogazìoDi e delle iDi«r- 
pellanzQ accumulatesi io quest'ultimo mese nell'ordine del giorno. Ha 
avuto il passo su tutte le altre quella presentata dal deputato Nicoiera 
e da uua Irentina di altri deputali meridionali sulla ritardata costruzione 
della E Ijo li-Reggio, della Mcssina-Cerda e di altre linee secondarie nti 
ugualmente ioicressanii per quelle ricche regiouì. Queste ìoier{)ettaiize 
nnnovaroQst nella tornata del 30 per m&tta del deputato Sciarra e del 
deputalo l'arini. Il primo svolse un'interrogazione al ministro dei Urart 
pubblici sul ritardo frapposto alla costruzione delle ferrovie. 1/ onorevole 
interrogante avea in animo forse di allargare il campo dalla discussione 
alle costruzioni in generale, ma il dìbaitimenlo avvenuto il 23 lo consl- 
gh6 di limitarsi, a scanso di ripetizioni, alle sole linee abruzzesi e s|ie* 
cìalmente alla Roma-Si il inona. In quella stessa tornata il deputato Pa- 
uizza interpellò il ministro Tajani siili' inlerprelanonfl che gli udlciali del 
Pubblico Ministero danno all'articolo '2(} di'llo Statuto, e di riverbero sui 
DiiUi di Mantova, sul processo che ne segui, e sull' assolutoria colla quale 
fu chiuRO. Il Tajani per nulla commosso dalla requisitoria del Pauìz/a, 
rispose, che il proces^ era stato istruito «otto gli occhi del Goveruoi, , 
e che ì giornali veneziani avcano tenuto una condotta degna per ogoiJ 
riguardo di biasimo. 

3. Lagrimevole assai fu il caso avvenuto iu Roma il ?5 dì manco, ai 
Prati di Castello, dove setle poveri operai furono sepolti sotto le rovine i 
del cornicione di una nuova fabbrica. Gli operai muratori volevai» teoerej 
una grande adunanza sulla piazza deiritidipendcoza, per discutere U\ 
questione degl'infortunii del lavoro. Ma la Questura non ha permesso | 
l'adunanza che io luogo chioso. Il *34 [loi si celebrarono i funerali 
disgraziale viuime. Riuscirono solenni, e vi assistettero molte niigliaiftj 
di persone. Prima che i carri giungessero a Campo Verano furono dal 
alcuni ojH^rai profTcriti dei discorsi piìi o meno sediziosi, e tulli ÌD(i>rmati] 
dalle idee del più schietto socialismo. 

4. E poicbè ci troviamo a parlare delle di.sgrazie accadute agli operai] 
dei Prati di Castello, ecco alcuni particolari sulta Lega « dei Figli dell 
Lavoro >■ di Milano. Questa società pretendeva il '2B marzo, giorno di] 
domenica, inaugurare la sua liandiera; ciò che non fu consentito dall 
prefello Basile. 11 Secolo, sempre propenso a tialtem le mani a tulio tìit\ 
che ba carattere settario ed anarchico, condannò il prefetto, parent 



COrTTEKPORAMEA 243 

^imostraiione «iella Le/ja (osse innocua, come tante che si Tanno 
Ittsi ogni giorno in llalia. Il Corriere liella Sera però è sialo di cod- 
tnno avviso, ed ecco le ra^'ioni su cui si appoggia per direndere il 
Mcreto dai prefetto. •• Ci dicono che la proibizione sia .siala con<)igtiaUi 
^l'aDloriU da uu complessai di considerazioni che si collegano coH'altiva 
Ipropagaoda che il partilo socialista fa dapperiuiio; e più specialRKOte 
^Ita coosiijeraziooe cbe nell'occasione delta fesiicciuola organizzata «dai 
Ì5od«li.^i milanesi sarebbero convenuti a Milano gli elementi più Torosi, 
piti iiirholenli, piìi < pericolosi » per l'ordine delle vicine citUi e ppovinoe. 
Uaesu potrebbe essere un'auejiuaute algrave provvedimeuio pre^ dalle 
aiitoiilà. > 

Una circostanza deijuu di nota £ che gli operai componenti in Milano 

K^ dei figti del Lnvaro occupano nella gerarchia anarchica un 
eminrnit. « I soci di questa lega, prosegue il citato Corriere, 
>«,-.jiscoQD la parte più rac]i<»le del [urtilo anarehicn milaii'as^ Sono 
gfintnosigenti del radicalismo; ripudiano o^nì sistema, ogni si>etliejite 
dinuu cosi di transizione per raUn;i/.Ìone del loro programtiia; non accet- 
lìDO la teorìa dell'evoluzione; e confidaoo unicamente nella rivoluzione.» 
5. Il giOTDo 29 marzo arrivavano a Roma il generale Pozzoliai, il 
coiometlo brigadiere Saleiia, il dottor Nera^zini ed altri ufTIciali redud 
ila Ma^saua. Il PoiMlini fu subito ricevuto dal ilobilant e dal Ricotti. 
uolini insiste nell'afTermare che il Negus non l'ha ricevuto sol 
si trova impegnalo in una guerra lontana. Però spedi corriere 
corriere a Massaua, usandogli cortesie che t>on lo lasciano dubitare 
buone disposiziotti del re [ohannes verso l' Italia. Cosi conveniva dire 
a) sgDor generale per coprire il suo fiasco diplomaiico; ma ciò è smentilo 
ùl htto che il Negus, cedendo ai consigli della Russia, ha dichiarato 
Idw uè ora né mai vuol avern che fai'e cogli Italiani; Timeo Danaos 
\d ioìut ferentes. Intanto l'Italia, tra dnui, ìndennitè di viaggio, paghe 
iat^preli e simili ha speso [ter (juesia famosa spedinone piìi dì 
301} mila franchi. Poveri contribuenli I 

Il ministro Robiinnt, per quanto gli alibia detto, e per quante cooside- 
taiiuoi gli abbia jnsle sotto gli occhi, non ha [nlto buon viso al gene- 
nle Poz/oliui; e se noi non siamo male infunnali, abbiamo ragion di cre> 
tee che gli abbia anzi ro^inifestaLo il parere, che oramai è t«npo di 
Koirla eoi lisciare e lusingare l'Abissinia. e pensar piuttosto ad incuterle 
timore. .Ma sta qui il no^ìo! I^ mnraliià poi di questa rollila spedizione 
t, die l'occupazione italiana in Africa, l)en lungi dall'avere procurato al 
W» b ricchezza, i commerci, te alleanze promesse, gli hanno fatto 
buiare i quattrini e le vite dei suoi soldati, per raccogliere coll'umi- 
liuime di un rifiuto palhato, un pugno di sabbia in un lembo di terra 
«liiiiso fra popolazioni selvagge e nemiche. Buon per 1" Italia però che 
spedidooc imbasciata che si voglia dire, sia andata iu fumo e 




344 otoKA» 

non si sia corso il pericolo di dover fare nuovi sacrifici!, non più per 
occu|ar isole n spii^^c descrie, ma per veudieare l'ooor nazionale, E 
parliamo dell'onor naziouale e non del resto. 

6. I^arlammo a sud tempo del proces-so che s'è Tallo alle Assise di 
Venezia dei contadini di Mantova ; ora convien dire della loro assolutom 
e dei iripudii dei sodali^ii. Per chi hi ÌDraiiì occhi per vedere, è ab- 
bastknM rhiar.i la (mìricideiiza del verdetto assolutorio coi falli del Belgio. 

1 quesiti a cui dovenii'i rispondere i giurali erano molti: e rienlraU, 
nell'aula delle Assise, si die loUura del verdello. Nessuno dubitava cbt 
saretil<e stalo ìnlieramonle oeipitivo per tutti; sicché appena n»ilo, scop* 
pìarviuo applausi rreoetici. Uridavasi a squarcia gola: £crw't la giuria 
v«n«siattn / la giustizia italiana ! in Difesa. E poi : Viva C^Tieri / 
viva Vt-ntiln! viva Mantowxì Durante la firma del verdetto si seoi« 
di fuori il suono di una banda. Echei^^^iano nuovi apptaitsf. Firmate le 
questioni, rientrano gl'ìmpulìiti. Il presidente pronuncia l'assoluiione fra 
applnusi fragorosi. Gl'imputati venic^ono rilasciati in libertà, e la folla H 
acconipa),;iia c/in la musica lino a San Marco. Ivi la tkanda suona l' inori 
di (ìarihaldi e la marcia reale. Knirali i difensori e gì' imputali all'al- 
bergo de! Capju-Ho nero la genie si sbanda. Venuta la sera iwrft g]ì 
operai olTerscrn un hamrheltn agli imputati. K qui lasciamo al Corrien 
detta Sera ili Mitano di niccotitarr i [larticolari di questo bancbello 
sQcialisiìco. « Krano le poroerìdiDiie^ o gli assolti del proce.'vso di Man* 
tova, ìmliarcatisi su un va|iorelto in Canal (jrando, andarono fn Cana> 
regio, sbarcando a San Geremia, ov'erano attesi da gran folta con banda. 
Recaron.si in un orto privalo, ov'ebbero la ref&tioue offerta loro dagli 
operai. Si apri una collctta che fratto duecento tire, le quali furono dj> 
slribuiic ni^li ass'iUi poveri. Sempre i solili evviv.i, sempre l'inno di Giri- 
baldi. Alle oUo la comitiva ritornò alla spicciolala in piazza San Marco. ■ 

(^i terminava questa gazzarra! La difesa inuintn fa stamp.ire un re* 
socontn .stpuografìco del dibattimento in tre volumi, a beni^flirin delle 
raiglie degl'iniputali poveri. Ogni volume sar.t messo in vendila a 40 
tesimi. 

Questo è gii il terzo processo politico che nel breve giro di sei 
lìnisctì con un'assolutoria. 

7. Il fatto che saremo per raccontare è avvenuto in niella, la 
di quel gran nemico del Papa e della Chiesa che fu Ouiolino Sei 
venne lestfe riferito dall' UnUà Cattolica n. 76. Si trattava di uo 
numento a Garibaldi che il Mimicipio di Uìeila ave» volato, sin dal 
in cui li preteso eroe passò all'altro mondo. Sena tener conio e 
delitterazlnne di un monumento a Garìtialdi ^ra un irasc»;ndire le atUh 
buzioni dei Municipii, limitate ad interes.si escluuvamente locati, il Uo- 
nicipio biell&se nella seduta consdiare del 12 marzo, deliberava sulh 
concessione dell'area pel monumento, Questa deliberaiiooe porse il Aemn 



COn'BMI'OftANF.À ?45 

vao dei Con.qglierì di cimpìem un stin clm vimt essere additalo come 
ipio <1> imitare da tulli quei Consiglieri che gli eleUori catLoiicì miD- 
a far parte dell'azienda comunale. Sopra 17 eonidglieri vnianli, 
diftkro il volo io favore ed 8 conii-o la coaoessione: Ira quest'uiiioii 
n il sigoor nouio Secondo Caticint, fratello al celebre avvocalo, il quale 
w ragione del propno roU) dicendo pubblicamente che J' avrebbe dato 
Kgilivo, perch* i suoi priocipii reli^'iosi cosi Io consigliavano. (Juesi'aiio 
nri^oso e d^nio di un vero cattolico fece entrar la stizza addosso 
tì'EcK dell'Industria di Biella; ma tutta la rabbia del foglio gspibal- 
Im doo torrA al Caucino il vanto d'aver votalo contro una cnncp.tsione 
Oe^te e p»lesat« eoram popttJo le rai^ioni del suo rifiuio, (Jiiindi ri- 
Dttmmio niefliorabilì le parole, che in quiìlla tornata fiimno prolTeriie 
dall'egregio (^iMisii^liere caltotiro. « lo non posso separare nella vita del 
^aerile ()ahb.il'ii gli atti die applaudo ed ammirn, da quelli che di- 
Mpprppo e àrpìorof 

8. Che in vario pmvrnriiì d'Italia sì vadano manÌf»sLando da qiial- 
Ai lampo dei sintomi di sociaiìstuu, è cosa che sanno Uitij e flie tulli 
lOSMioo veliere coi jimprìi occhi. Narrammo pid sopra tlfirinaiigura^ione 
Min ban'lit?ra che La (ryn dei fifflì dH lavoro per divieto del prefello 
Hit |piiè rjr«, come si voleva, in pubblico, e d«'i tripudiì socialisti in 
Vwila per l' assolutoria dei Contadini maniovaoì. Or t>ene, in una coi^ 
ri^oodenza in daia del '29 marw all' Unità Oafto/i<yi eccn quanto è 
Alto Krìlio da Casale Mo(ir»rraU). « I villaggi e hnrMlii dei più fertili e 
licdii etili del basso Motirerraln sono fatali scelli dai capoccia del so- 
(iattsnio a campo della loro azione; e reggiamo in cerio modo l' apo- 
lli del socialismo. Si mandano alTiggere preventivamente in qualche 
borico manire^ti, che annunciano per un giorno liscio festivo F. irrivo di 
ino dei i-ap) della L'gn ilfi figli del lavoro per tentarvi conferena e 
Ubilire la Sodetà. È prodigioso rcfTelto che produrie il mnniresio, o 
iji vcramenie l'opera di porhi agenti secreti: le spiTiinzc pifi tnrredi- 
tilt e le til'pie più inconcepibili s'impadroniscono dei;li aitimi; dall'uno 
III* altro individuo e dall'uno all'altro villaggio si comunicano con ra- 
lidili inrn'dibile, e l'apostoln soi'inlista ^ sicuro di essere circ uidato da 
noliiiiidmi aiTallate e di es.sere frenetica m<>nl e applnudiin Tah Rceno sodo 
avvenute a Fra.ssinello, Vignale. MiraliuDo e Caniagna: in quest'ul- 
,'0 una turba di olire mille persone scese Un) alla sia/ione del 
disiatile più di un chilomelro dall'abllato, e, in barba di tulle 
aatorìU di polieia, con bandiera rossa scarlatta spiegata, senea che i 
carabinieri presenti potessero osare di cimeniarsi colla moltitudine. 
lOODO che l'apostolato s'icialisiico sia aUìdalo a quattri operai milanesi 
si qualificano meccanici, bronzisti, e torse le loro mani non Jncal- 
mai in ofiere meccaniche. » 
corfisiM)n' lente ikù aggiunge quest'alii-e rìnessloni per dicooslrare 



246 caonACA 

che la coDiloiia de MooreiTtni è del e-tti bile. < \j& condì/ioni, egli 
dei lavoralori dei colli m(»)rerriuì noo sono paragosabili con quella 
M.iniorano. Qui naa t oonoscìiiu la pella^a, e il bracciante nelle ai 
naie ordinarie A ben relribnito: in inedia negli anni passati giiadagnam: 
più di due lire al giorno, iu primavera anche tre e seniprtt tiou un Utroi 
dì tiuou vino... non conosce pane che non sia dì puro frumemo, vesuj 
deconiemenLe e anche crm un po' di lusso. Neijlì uhinii due anni 6 veroJ 
sono sopravvenute delle disgrazie e gli agiialorì lian saputo cogliere ili 
turo tempo per trascinar l'onesto coltiratore alle più rovinose imprese. •] 

9. Scriviamo questa cronaca in Firenze epperó potremmo Darrarelal 
rivoluzione dei luiuoh corrigendi cotne ci è siala raccontata da persoMj 
degne di fede e Lene informale delle sarete magatane di quel poveraj 
istituto. Tuliavi» amiamo oieMlio di riferire il triste e lamentevole casa' 
colle parale delta Xasione del 30 marzo, lasciando aì lettori la lit>arU 
di farvi sopra le loro ntlcssinni. 

« Nelle ore ponieridiane di domenica un buon numero di «orrigendi, 
guidali da alcuni sorveglianti, si recarono ad una pa.'tioggiata a San Do- 
menico di Fiesole, e via facendo sei di essi riuscirono per poco ad eludere 
la vigilanza delle guardie e a darsi alla fuga; ma due vennero dulie 
guardie slesse subito raggiuoii, eoo poca eoddìsfozione dei compa^. 
Tornali i corrìgeDdt dalla passeggiata allo stahìlimt^aio, renarono e, .sapula 
la fuga dei due, si moslrarono sdegnati perchè quesLi fosisero stali riprea 
ed anche maggiore sdegno provarono quando . conobbero che i dme enm 
stali puniti e chiù» perciò nelle eelle. L'intervento del direttore peraltro, 
parve t^asiasse a calmare il malumore, e nella fiducia che gli aaimtàj 
fossero pacificati, non si presero nella nottata staordiuarie precauzioni. 

« ieri mattina, lunedì, v^.rso le 7, ricevuto l'ordiue solito, dopo k 
refezione, di recarsi lutti ai rispettivi lal)OratorÌi, i minorenni dìsobbed^j 
rono; e circa la metà dei 140, ette si irovaoo adesso in queJlo siabiU- 
mento reclusi, sì portarono nel piamone, presero in dileggio il diraiore' 
e i sorveglianti, quindi si ammutinarono nel piazzale stesso. afTerraroi» 
dei tavoloni d» un capannone che appoggiarono al muro, il quale divide 
i) pianai dalla strada, e {irocurarooo fanwne strada per fuggire. E^i 
poiché ì sfirveglìauii tentarono d'impedire quella fuga, i ragazzi si died9ft| 
a raccogliere ì sa&sì, ruppero le vetrate di parecchie finestre e coromijer» 
altri guasti. 

« Visto che l'aramutìnamenlo prendeva sempre più gravi proporziOBl» i 
a che il personale dello stabilimento sarebbe stato iosudlcieiile a frenarlo» 
il direttore ricbie!<e le guardie di puhblÌKi iùcurezza alla promma is|Jt- 
ziono di Santa Maria Novella, contemporaneamente avvisando la truppa 
della caserma di Ognissanti. Uiuiiti per allro e guardie e snidati eo- 
rabìnieri, si trovò che gli ammutinati avevano chiuso e con molla d^, 
strezza assicurato il cancello di ferro che mena nel pianale, tanto 



COTfTSMPORAnEA 

Modo carabim^rì, goirdie ed un gro^i$o plotone di soldati do] Mcoado 
BgfCliDeolo, guidali da un sottoieneRic, si presentarono Innaniti ai fioltosj, 
oesli si diedero a liDCtar sassi contro la forza e riuscirono a cogliere, 
Da produeendo loro aoUanlo contiutoni l«ggier«, una guardia di put>blica 
inirezu e tin soldato. Forzata iodi a poco la porta, la truppa entrò nel 
portile, altorniò gli aminuiinaii che vennero dalle guardie e dai reali ca- 
rabinieri arrestati in numero di 50, e portati subito nelle camere di ni- 
tunrua della sezione di ^nia Maria Novella. 

« Giungevano frauanto sul luogo l'onorevole nostro prefflito col suo 
Kgretario caviiliere Aschel, i) questori; col delegato Seul, il colotuiello 
U lecoDdo reggimenio, il capitano dei caralrinìeri; e l'ispeitore della 
sedoue, e itello stesso tempo, tratti dai camliinieri, arrivavaDo altri ire 
dei reclusi Tra coloro che erano fuggili il giorno avaoii, duranle la pas* 
!<^giata ; tanto che uno solo rosla a trovarsi, e i^i fanno in projXisiU) 
leeurate ricerche. 

« 1," onorevole nostro prefetto ordinava che si procedesse subito ad 
iH'ìiicliif>-«ia auiministrattva, che etibe luogo con t' intervento anche del 
' ro di prefettura cavaliere Uarbìeri. Intervenuta quindi rAutorìlà 
...^.,.arta, essa ordinava la immediata traduzione degli arrecati al car- 
cere delle Murate, ove sì trovano adesso a disposizione del TrilMinale. » 

la Nei gi-^rnaii di Geoora leggiamo, che giusta le cnnclusioni del 
Procuratore generale di quella Corte d'appello, sono stati di recetite rin- 
natì, non alle Assise, ou al Tribunale correzionale dì Massa Carrara 
^individui tutti operai e lutti giovani dai 18 ai 30 anni, ad eccezione 
di 00 solo che ne ha 40, accusati di associashne di maìfaltori • per 
»ere in Massa, nell'anno t8Br>, fatto parte di un'associazione di mal- 
umori in numero non minore di cinque, organizzata affine di delinquere 
fiBDtro le persone e contro le proprietà, denominata iniemndonalc nnar- 
cUm tlti socialisti, con iscopo di ottenere violentemente la cosi detla 
eguat^hanza sociale, mediante reali cniiiro le persone e contro le proprietà; 
e di ostrìiigere cou violenze persouali, ad associarsi nell'associazione 
nloro che richiesti non vi volessero appartenere. » 

]l deputato radicalissimo Andrea Costa ^ montato su tulle le furie 
perrht: a colesti poveri a>isodalÌ si sia ditta la qualifica di tnalfatiori. 
E in un articolo, che porta il suo nome, puhhlinalo da quel laido gior- 
" I che è i! Messaggero tli Roma del '20 marzo, intitolalo: « Un 
, f>ce>% uifaniel > cosi sfoga la sua bile socialistica: < È una 
libidine di persecunooe — libidine da vecchi e da ìsUluziont cadeoll. 
Come !« non bastassero L processi di Roma e dì Venezia; come se non 
bau»se (pit-lb di Padova, ecco il Procuratore generale di Genova, che 
vuole siano rinviati non alle Assise, ma al Tribunale correzionale di 
Hassa iJarrara) l>er rispondervi dei T^:k\.o tV Associaxione di maJfaUori, 
cioè dei reato dì ^s^tt socialisti, i cittadini... (seguono i nomi dei 36 ac- 



rfiA 



a* 



248 



OtOffAC* 



cmaii). Quali \wcief\\ abbiado dalo orione a qiie.tto processo, dirà altra 
volta. Fr,iiiaiilo, imporla richiamane ro{iiriìoup pubblica sui conliniii d» 
ittli che si roinmm'inn (tall'atiioriià polìlica e dalh magisiraliira t^onin 
la libertà i}i>i cìuaditii. 1^ tempo che i processi poliiici finiscano una mila. 

11. È a lutti ijriia la questione dei rigori da/iarìì adottali alle portA 
delta ciliA di Milano da un certo signor Gerii, uomo del lempo, d'accordo 
colla Giunta, composta di lìlantropi del pìii pur^) saa^iie Sulla legìUl' 
raiU, od almeno Miiropjtoriunilà, d'introdurre huove ancjheric, ora ebi 
bollono l« pasMoui popolari ])er le cattive condizioni economiche delle io* 
dustrie. non è qui il momeato di discutere. In ogni modo questa è slatt 
la causa ed insieme 'il pretesto del coalcontenio. i cui elTellt sono staU 
dcplorartilÌ!>.simi. 

Da qualche tempo succedevano alle porte tutte le matiinf delle scese 
{nij meno violenti tra guardie daziane e operai, per 1' im{>edimento a 
inirodurre in città più di mezia libbra di panf^, n\m.n litro di vino eco. 
Il I aprile alle ore 7 ani. in seguilo alle dispo^noni adottate dal MiH 
nicipio, onde far cessare l'abuso dell'introduzione io città del pane ia 
quantità eccedente quella tollerata dai rcKQlamcnli daziarii mtlti operai 
commisero disnrduii al Dazio di Porla Tenaglia, volendo rilicllarsi ^ 
agenti daziarii che nhhedivano agli ordini rinevuti. Fumao lanciali sasà 
contro l'ufTioi) d^iziario, che sj)ezzarono i veirì e Terimno alla l&sla una 
giovinetta quitidìCBiitie. .\ccorsern ì questurini a prestar l'oitera loroagH 
imfHegaii del dazio, e furooo falli molli arresti. In quello che qucAie soeM 
avvenivaim a Tona Tenaglia, compariva sulle cantonate dolio vie j^ìl 
conlrnlt e specialmente nei sobborghi un ainsso che invitava gli operaj 
pel giovedì sera alle y a trovarsi tuUi rioniiì in Vìvua del Duomo- pei 
recarsi a protestare contro le infami dispo:4JzÌoni del Municipio. 

Alle i^ della sera di quel giorno ta Piazza del Duomo forniìcolavaA 
gente. Si incontìnilò a gridare lAbasio il Municipio! abloftso gli afjfi 
motori f ahtifisso i sciorri/ alieraali da evnva agli operai france,si e beli^. 
Dalle grida si pass6 ai fallì. Si presero i .sassi lanciatidoli centro le lais* 
pade a luce elctu-ica e i fonali da gaz. Indi si andft innanzi nelU sas 
.«aiuola contro il negozio Campari. Fu allora un precipito-^) chiudere i 
BCgozii della Galleria Vittorio llmmanuele. Frattanto dalla piazza delti 
Scala giun>{evan') carabinieri e guardie di questura, .avvennero colluUi- 
zioiiì fra militari e giovani borghesi, squilli di iromlia, arresti di ragazzi. 
Fu uopo che iniKr venissero gli Alpini, che a passo di corsa atiraversaronO' 
la piazza del Dunuio per farla sgombrare^ ma era la fatica delle Danaidi. 

Vers I la me/,zau'>tte, quando ancora molti curiosi sUiuisvan'i vicine 
al Duomo e sulla gradinata della cattedrale, il que.<4ore volendo OatM 
ogni cosa, fece caricare la folla dal battaglione degli Alpini : la fuga ^ 
stata generale. 

Gli arrestali sono 7ò; e il Frocuratore del Uè gli ha già iuterrogltl 



CONTEMPORANEA S49 

itniaDdoli al Tritiunale correzionale <toi(o l'accusa di JtìMìhne amano 
wrmuta in numero m^jgìore di tre con atti di vioìenaa. 

Anello ritiiloni;!»! sera una forza iinmen>u occufav.i la plagia del 
Duomo e le vie adiamuii. Tuli) i iiegozìì erano siali chiudi a tempo. Dn 
i^eraio parlA alta Tolla loviiandota ad essere calma; prf)po^ d'inviare 
m commissione al Sindaco |wr esporre le iai^nanze dei lavoratori. AN 
lora la dimoerò zio ne avriossi verso il Municipio, aura ventando la Gal- 
leria; ma Qrin prima era ^uma in piaz/a didla Smla, cIik si irov/) n ri*oule 
Mia Toro piiUlilica, la qunlo dopo raili molti arresti, la sgtmilirò suliiio 
eoa uaa più cariche di cavalleria- 



Iti. 
C03B STRANIERE 

PSVSSIA (yo»tra carrupand-'nza) — l.La jitìlilica («IjTìi. — 2. Lft li^ contro 
rrti-tm-iitn p>tar€0 ncllii l'iuwia orientJtle. -^ '3. Il KHlturkampf. — 4. La legxe 
contro i svclalìsl). — 5. Il bilancio ili-irimpcni, e. il cnnide Ti-i 1 mari Uiiltico e 
CavuùKO. — & Il rionlìnBmftnlo del partilo cullolico nel gr»ii^luc;)to di UiiiJen — 
& Va ADOfo ponna sul Mf^siu, 

1. Da parecchi anni le relazioni uRìciaU tra la Francia e la Germania 
uno eccelleoii; negli alTari coloniali, soprattutto, i due rinv>Tni han pro- 
adoto di pari passo e si son resi servigi scambievoli, tn questi ultimi 
lonpi hanno concliiaso un trallalo dì conlìnaziotie de'ritpctilvi loro pos- 
MESi io AtTrica. in forza del quale In Gemiaoìa ha ceduin alla Francia 
lÉefae ooQ uè abbia ricevuto. Negli alTari d'Oriente e d'Kgiiio nessun 
èaeoordo tì è mai mantfeAtato fra loro, e ordinariamente gli srorzt delle 
due potenze lenddno al med'jsiino lino. A malgrado, pert», di questa biiona 
intelligei]£a, la (k-rmania «oo pensa a partecipare ullicialmenle alla m» 
itra ouiversale, che sia preparandosi a Tarigi pel 1889. Certi fogli ulfìcìost 
pnteudouo di sapere che le maniresiazioni antjgcrmaiiiclie della lega dei 
PllnoUi, le quali è da prevedere che di v«rre libero più spiccate per la 
pNMOza nella mostra di una sezione tedesca, sono una delle cause del 
rìfluU). D'altra parl^, la poca <li.4posizioncdogrinditstriati a cariran;i delle 
ipeae ^ravissitne d'una mostra fuori della tìermania, è certamente una 
r^toae serÌ.<MÌma. Nel 1878 la Germania non partecipò alla niQ.>4ra uni- 
•enale di t'artgi: ed appunto da quel tempo iji poi i Francesi, gli In- 
glen, gli Olandesi ed altri dolgonsi cotanto amarami^nie della concorrenEa 
gennanlca negli altari indusiriali. Il vantaggio delia pariecipn/inne a 
4CaUa tnosira ^ io conseguenza, pur Io meno diihbio. Io credo, d'al- 
iTQBda, poier asserire che il nostro Imperatore e il suo governo ripugnano 
I lar figurare il paose io una .solennità preordinata ad esaltare la Rivo* 
luaQDe e con e.ssa il regicidio. Quanto all'Austria, la partecipazione è 




950 citort&CA. 

assolulamcnte impossihtlR per essere un'arcìducbessa austrìaca siala messi] 
a morie rtalla Rivoluzione. Anche, per seDliiuenU) d'amicizia inverso lAil-J 
Siria, deve la Oermaoìa aslenersi del pari cb« la Russia. 

È cosa ormai certa che le grandi poieaze Uniranno eoo imporre il] 
loro volere agli Slatj della penisola balcauica, e che coiti la pace geo^•j 
rate sarà, per quest' anno almeno, assicurala : ciò. peraltro, wm toglie ^ 
la condiitione di essi sìa oUremodo precaria. Si la Grecia come la 
si SODO ingolfate, a proposilo di guerra, in ispese assoluiamente 
zinnale a' loro mezzi, che sono di gran lunga insuRìdenii a sopportare: 
spe.se ordinarie: ^ quindi da temere una catastrofe late da mnanro a ^n1 
rischio l'indipendenza di qiic'duc Slati e far nascere gravi dinicnltl N«lj 
mentre che i laro Governi sono ben lungi dal farsi notare per desir 
e («r elemenii di stabilità, il L,'tuvìne prìncipe di Bulf^aria sì è cbiaril«| 
gran capilano e reggitore di piipoli dou meno vigoroso che perspicace.) 
11 suo Slato giovanissimo, con una [lopolazione semplice e operosa, semi 
adunquiN riunire assai mÌ{,'lìorÌ condizioni d'esistenu) e d' .tvvenirc, di 
non la Grecia e la Serbia. ì^ ipiesto un punto, che non va uiai piTdaMJ 
di vista. 

'2. 1j6 terrìbili minacce scagliale, nella seduta del Undiag del 2tfj 
Daìo, dai prìncipe Cancelliere routro i Polacchi non han tardato a ira 
io fatti. DairS al 21 di febbraio, non meno di cinittie disegoi di 
oontm le p'^polazioni d'orione polacca sono stali depositali nell' ufficip| 
della seconda Camera. 11 primo domanda un credilo di 100 inìliooi 
l'acquijtlo di proprlelà eque^rì apparteneutì alla nobìliii polacca, 
dt trasformarle in colonie tedesche. Il secondo abolii^ce Utili i dirit 
Comuni, della Chiesa e delle corporazioni sulte scuole primarie, per( 
ferirli esclusi va mente allo Stato, che eleggerà e destituirA quìnd'ii 
a suo talento, tutti quanti gV istilulori. Un aliro disegoo cnnfèrij 
auioritik speciale il dirìlio d'iniligt^er punizioni a quei genitori, che 
mandino i loro figli alla scuola. Un quario disegno conferisce aliai 
ildinlto esclusivo di elcgjjere medici vaccinatori. Altro disegno di 
per ultimo, domanda un credito di '200,01)1) marchi per istituire, io 111 
cittì p comuni, alcuni corsi dì aduUi, che ì giovani Iton all'età di 18; 
sarebbero tenuti a frequentare. Sembra, oltre di ci6. che sliausi medU 
alcuni atlri disegni lendcnli a iraiiformare per forza i Polacchi in Te 

I primi due fra gli accennati disegai sonn .siali discussi in adt 
pnma d'esser rìoviati alta commissione. Aoimatissima, e talvolta vi< 
è stata la discussione. I [H-incipalì argomeDii del Governo coosisl 
ralTermazioue dei progressi delli liiii,ma polacca a srapito della 
e nel rimprovero ai Polacchi di aspirare tuttora al ristabilimenti) > 
Polonia: ma questo è tulio. Non si riusc) a provaro che ì Polacchi 
più rivoluzionarìi dì tutti gli altri sudditi prussiaoì; come dall'altro 
fu facile il rìdurre a oieule le aflTermauoat del governo. Dal 181 o m 



mero dei Tedeschi si è triplicato, laddove quello dei Polacch) si è soltanto 
nddoppUto nella provincia di Posen. Lo stesso si dic^ per la provincia 
della (Prussia occidentale. M rimprovero che i cattolici tedeschi diventano 
Polacchi è a <<.iinjcienza confutalo dal Tatto di esservi oggidì S^OOO cat- 
iMìci tedeschi nella provincia di Posen, dove nel 1815 non se ne conta- 
vano che 100,000. Da quel tempo in qua, '200,000 ettari di proprieià 
«jaesire sono passiti dai Polacchi ai Tedeschi, i quali ultimi pnsse^^no 
al pffcseole eirca itn lenro delle propri)>Là lUesse. K ora si vuole eeipro- 
priire, iD via ammini8tmli%'a, i 'iSU possidenti equestri pniacclii, che tul- 
liTi» nmaiijjofiri* I signori Hnene, del centro, e Gerlach e Meyep, con- 
tervatori, tian Tatto risaltare che questa coloniz^azioue amministrativa non 
approderà a aieote,e che i 100 milioni passeranno, a titolo di mance e 
blòrct di altri raggiri, nelle mani degli sTacciali speculatori, onde sono 
ideatale le province di che si tratta. 

1 deputali del centra, soprattutto, ^ sono vivamente levali a combat* 
t*re l'estensione all'Alta Slesia delle leggi concernenti l' insegnamento, 
l' 1,100 000 cattolici parlanti un dialetto polacco, che abitano quella pro- 
lincia. Don han giammai mostrata la menoma simpatia verso la Polonia, 
hvMÌ trovansi scpnrali da cinque secoli in poi. Quelle popolazioni sono 
frtissiaiie per cuore e per iradizime, ri^ han conservato memoria alcuna 
della Polonia, cui il loro paese non appartenne che per un tempo brevis- 
sitno. Quanto al clero cattolico, è un fallo incontrastabile che neir.A.lta 
Slesia, del pari che nelle province di Pos^n e della Prussia occidentale, 
i}r6lt jiredicaoo dappertutto ìn tedesco, allorché questa lingua ^ parlat^i 
jalle l'ìm pecorelle. Se un rimprovero potesse muoversi ai preti, quello 
.viroIiltH iHuttosto di consaenre, io proporzione del proprio numero, assai 
piii tempo alle loro pecorelle tedesche, che non allo polacche. 

1 ' r i'ìiie all'Alta Slesia delle leggi, che Tanno della scuola uno 

flr 1' i>oStalo,è tanto pii'i significativa, quanto è eccettuata in questa 

i-jne la provincia della Prussia orientale, quantunque essa conti 

• i-v">-' abilant), che parlano un dialetto polacco. Se non che, questi 

700,OOU abitanti proTessano il proleslaalesi mo, laddove i cattolici del- 

I VErmelaod, loro vicini, sono Tedeschi. Di che, kIì oralori del centro non 

ban durato fatica a dimostrare che queste leggi d'eccezione sono prin- 

dpalmente dirette contro il cattolici srno, che sì vuole estirpalo a ogni 

cosio. Kntrate tuta volta in vigore nelle province ove sono dei Polacchi, 

verranno altresì introdotte nelle province tedesche cattoliche. Il line, cui 

mra il principe Uismark, è sempre lo slesso: estirpare il caltollcismo. 

La presfintadone di questi disegni di legge ha de.stato gran sensazione 

nliitta la (ìormama- .\l di Tuori del contro, chi vi sì oppone con maggior 

vigore sono i l'olacchi e i progressisti. Uno de'capi di questi ultimi, il 

«gnor Virchow, ha fauo risaltare che il più gran pericolo della nermania 

e nel panslavismo, onde la Prussia si è fatta rappresentante e &tru- 



CflOMiCA 



mento. I Polacchi saranno tutto quel che si vuole, mn sono avvi 
risoluti del |uosl:ivisuio ; pt^r com^egiienu, sono piuttosto nosiri alU 
che nostri nemici. Altri oralorì han fatto notare che le leggi proiMsle 
(ìovenio. liiDgi ilal rJcoi)cili.ire i Polacchi con la Prussia, non faraano 
ina-^rirli^ e lendtìrli neiihci ìrreconciiiubitl e oliremodo pericolosi. 

Ma lutto ciò a che vale? Gli oratori dei oonRervaiori e dei nazioiu 
lilierali han super-ito se stessi in puoto di servilità, ripetendo, e anzi r 
ivtramlovi sii, gli ari^'onwoli zoppicanti del Governo. La na£Ì<>iialiià gì 
manica, ouU'allro che la aazionalili germanica, e la distruzione dì > 
altra; ecco tutto il loro rajjionameolo. Tanto enf-i quanto il Governo 
si sono accorti del tono, che facevano alla Germania col dare ad tnienA 
che e$sa e la sua civiltà sono Tnìtiacciaic dall'invasione [«lacca. F 
coaservatori, due soli, cioft i signori Mcger-Arnswalde « (ìcrlacli, haa bi 
prova d'indi [tendenza, rìlrneiidosi dal loro partito e prendt^udn le diJ| 
del diritto contro l'arbiirio. Nella stampa stessa, i fogli progressisti h 
fatto risaltare che il principe Dismark non sa fare as<iegnamMtto che su 
foHM brutale, applicata da un'amministrauone ben congegnata e condfll 
con rigore .straordinario. Hgli s'immagina di poter tuuo ottenere con fi 
plìcaziniie della tara; l'imperio delle idee, le convinzioni, ì sefllìme! 
non M)no nulla per lui. Quindi è che le sue leggi antìpolacclie i^li farao 
provare lo stesso dihinganno che gli ha fatto provare la sua campaitl 
del Kuliurknmpf. 

3. 11 quale Kuìturkampf min adesso in nna nuova fase. Può dar 
che il lìoverno prussiano abbia <;oltnposto al Papa il nuovo ilisegon 
legge ecclesiastica; ma è assolutamente impossibile clie il Papa, 
grado delta sua estrema condiscendenza, siasi risoluto ad a|iprov; 
disegno è concepito in termini ingegnosissimi e tali da far ci'eder^ 
la PriLisia voglia lasciarsi andare a concessioni; laddove essa cerca 
camenie di e-scguire le legni dì maggio souo un'altra forma. Il di: 
abolisce l'asame ufficiale per i [»reli; permetie la riapertura dei sei 
e il ristabilimento delle pensioni ecclesiastiche presso i ginnasii, che 
nero un tempo il luogo dei piccoli seminarij; ma sottopone iati Isti 
alla vigilanza e airispezione dello Stato set-ondo le rcgol« generali intoi 
al pubblico ìnsfgnamentfì. Il disegno sopprime il tribLinalc ecclcslasti 
ma ne trasferi.sce i potori nel ministero e nel Kammergerichi di Beri 
Uuaste autoriU potranno, adumpic, mantenere nel suo iinirid un 
quando l'autorità ecclesiastica glielo abliia ritirato; imtninno, alU 
volta, destituire Vescovi e preti, dichiarandoli incapaci di adempiere (T 
innanzi il loro ministero. É uaa destituzione in regola, s^za usai 
cabolo destinato a signìHcarta. Si vuole con questa legge 
Vescovi ad aflidare i loro seminaristi alle università, i cui [irol 
de*ti dallo Stalo: imperocchi" sì sa benissimo che i Vescovi non 
accettare giammai la vigilanza dello Slato sui seiuìnarii. U line é 



CDNTEHPOnANEA 3j3 

»le»io: mloiidere oelU Chiesa lo spirilo anlicaltolico, e reoderla sog- 
gelU alto biaio. 

È impossibile che quesia legge possa. Delta presente sua forma, essere 
«cottau dai auolici. Frattanto, la stampa unkiosa e lilterale si sforza 
dìlnrre in inganno l'opinione cattolica, rapprascriLintln il disegno come 
un it^Uodono assoluto delle leggi di maggio e come ujia smt>uiiia, che 
ioAigge I s>'> ste.'vso Io Sialo. Si noti però che i caiiolici non si lasciano 
pmdere a simile tranello. Dfil rei^lo, le autorità non fan nascere alcun 
Adibio circa le loro intensioni verso i medesimi: di questi giorni, hanno 
■fttlso un prole della diocesi di Miinsler e un altro delhi diocesi di Posen 
per « esercieio illegale d'ufììci ecclosiasiici. » 

La Cifra totale delle rendile sequesIraLe a danno dei preti caliolid 
ininonta |ir<:^uteaieoie a \7)fi'i2 I3ì marchi, che è quauto dire a circa 
% milioni di franchi. 

Gh Arcivescovi e Vescovi dell'Australia, raiioaiì in concilio a Sydney, 
MUn la presidenra dell' BiTio Cardinale Moi:in, inviarono il 9!f novembre 
OB iodinzKo di congratulazione all' Episcopitn ({crnianico, di cui commen- 
daao il vigore e la perseverau/a nel difendere la causa della Chiesa. I 
nnwrabìli prelati sì cougratulnno aliresi col clero e coi fedeli della Uer- 
iBuia, c\w. con la loro unione e sommissione rendono certa la vittoria. 

4. Il (tovern<i questa volta dotn;iiida il prnl un [f amento della legge contro 
1 sociali.sli, ^fouendo in sodo, mediante mi fiiLtispecie assai patetico, che 
qwela le^e non ba pii/toriio luLii gli elTeiii desiderati, e che per coq- 
agaeuu n]\ è imimssihile farne di niLMio. II signor Wiifdihopsi ha pre- 
aealala una scric d' eiuemia menti, che han per oggetto di togliere alla 
logge il suo caratiere d'eccezione o preparare per tal modo il ritorno alla 
Jflgge comune. In uo discorso, r:he ha destalo gran .sensRziiine, rìllu.stre 
capo del centro lia esposto rrnsulTìcieoa e il laraiiere pencidn.so della 
Iflgge. i cui eflcilì principali sodo stali di ristabilire l'accordo fra le di- 
^■■iiftle socialiste e far nascere nel loro seno VatiurchisDU) e il ni- 
• >. Gli attentali, cui nel discorso $1 ili tanto peso, uon sono che 
opera degli anarchici. 

Ijt stampa cattolica si mostra risolutamente contraria al prolunga- 
iDento della legge. Noi solfriamo souo leggi d'eccenone, e non vogliamo 
die altri si trovino nello sie<iso caso: ecco qual l'i il ragionamento dei 
_,,,,,i..., j>jp| Rflipiisiag, il centro può fare accettare o andare a vtioto il 
.'iiiienio dt<IU legge, secondoohò dia volo coi conservatori o coi 
;sii. ICgli è quasi impossibile che il centro voti coi conservatori e 
<.-u <M/ti>nali liberali, dacché gli uni e gli altri lian manife^stato, in occa- 
af\w della legge contro i Polacchi, un odio cosi aecariito versa la (ìhiesa. 

■V 11 Iteichstag ha operato una diminuzione di %'ASi\i 907 marchi sul 
'''"'" ' dell' Impero, che rimane, per conseguenza, stabilito in marchi 
- ì'i7. Su questa cifra, vi hanno 75,^^05,000 marchi di spese straor- 
dinaha, 'IH mihoni delle quali saranno coperle da un imprestilo. 



C3tONÀCA 

Il 50 di febbraio. Il Reichsta^ approvò il disegno di cislruire un ami 
iDahltitu') fra ì mari Batiico e GermaDÌco, con la s[»e.s3 dì tÒH miltoe 
50 dei quali saranno sosienmi dalla Prussia, e il riroauenie doiriint 
Ouesto canale, che dispensa dal oiniortiai-p la Danimarca e psi^urf 
il ì^nnd, sarà d'una importanza capitale per il commercio e sopraUuill 
per la manna militare della Oermania. Esso si parte dall' ioibnccaUir^ 
dell' bllba non lungi da Ambur^, che è il primo porto cooimercii 
coniiitenie, e va a Tar capo odia baia di KicI, dove si trova il gran 
di guerra del Baltico. 

6. Da alcuni anni in qua, i cattolici del granducato di Iladeu, dopi 
avere con grandi sforai, e nonostante l'ostilità del Governo, ac<luÌ5lato ul 
luogo considerevole nel Farlameulo, avevano as-sai perduto di terreni 
onde il Governo, che erasi trovato coslreilo a fare notevoli concessioni 
aveva ripreso l' offensiva, dandosi di nuovo a perseguitare i catiolid 
Questi non tardavano ad accorgersi che la causa principale di stiTiQ 
rovesci era il modo di procedere del sig. tender, loro capo. 1) sig. Lfiide* 
infatti, crasi spinto fìno a sostenere nelle Camere la tauica del Goveni 
e a infliggere pubblicamente un biasimo alla stampa cattolica, cui morev 
rìmproveru di fornire occasione a tutto il male colle sue disorbitanti m 
g«axe e col suo spirito anticauolico. Stando alle sue affermazioni, soU 
airArcivescovo si competeva il diritto di levarsi a difesa della causi 
cattolica. Nou ci voleva altro. Il 'H di febbraio, un numero ra^uardevol 
di cattolici, preti e secolari, raunarontti a Friburgo sotto la preiiiJen?^ tìt 
signori Lindan e Marbi.^ per infliggere una smentita al signor Lender 
ristabilire nella sua interezza il programma dei cattolici, consistente ne 
rivendicare per la Ulùesa la sua autonomia, lutti i suoi legittimi dirilii) 
guarentiti da trattati pubblici, la libertù dell' icsegnameato cattolico, Mif 
eaziooe e la scelta del clero, la libera amministrazione dei beoi tttk 
siasiici ecc. Tali rMuzioni furon prese a unanimità di suffragi, non tDcn 
che quella di tenersi fermamente uniti al centro. Vennero, in/dirr, voui 
indirizzi a monsignor Arcivescovo di Friburgo e al valoroso capo A 
centro, signor Wiodtbtvst. 

Speriamo che un simile riordinamento porti i suoi frutti. Intanto, pert 
anche in questi uliimi giorni il Governo badesc Uà ns]}osiocon uo iirutali 
rifluto ai richiami lien gtustiilcaii di monsignor Arcivescovo Orfiii, col 
dipoi da grave malore. 

7. Come notizia letteraria si può aggiungere la pubblicazione, avveonl 
Dello scorcio del passato marzo, del GoigoiUa unti OeUterg di F«d. G* 
glielmo licite. Coletto volume s'interza agli altri due, intitolali lieMdm 
und Nazareth, Jordan unti Qethsemntii, e cjimiiie unito con essi f 
nuova Messiade in versi esametri tedeschi, dovuta alla devota e U 
vena del suddetto autore. Il poema ha riscosso lode io Germania dai 
dici autorevoli e con ragione pei nwlil pregi di cui va adorno. & 



cwmiPonAKeA 



255 



desiderare, ma da sperare altresì che queslo Ite) lavoro aliali 
la coDsiderazione dei grandi misteri cristiani, presentali loro soilo 
Dttova veste poetica miessula sulla Lrama di svarialissima entdiziotw:e 
ad ogni modo non si pu^ n meno di encomiare il Ifulalìvo fatto perciò 
dal Hclle, che vi lia dedicali lauti tesori d'ÌQijeguo a vt Ita speso lanle 
hiicbe. 



UNA RETTIFWAZIONE 

Nella corrtspondRnu di Prussia, pubblicala da noi nel quaderoo 849, 
il 7 di novemlire I8&r>, si contenevano, a riguardo d<!l .Mollo Reverendo 
Si^r Kayser, prevosto llapiiolare di Hreslavìa, alcuni cenni che il me* 
deamo in una leitera cortesissima ci |>regava di retiiricare. 

Pubblicheremmo senxa meno, anche per solo amore di ginsiizìa, le 
ASMtrvBzioRi del Molto Reverendo Prelato; ma lo facciamo dì tanto miglior 
irato perchè esse, mentre chiariscono alcuni e[]niv(ci, dimoslrano al tempo 
ftsw oon potersi dei medesimi accagionare l'egregio noidro corrìsjMin- 
dnte, die seguk in essi l' altrui esempio e l'aulorità. 

Primieramente adunque il cb. Prelato, dopo avere protestalo con una 
modestia che l'oaora, di non riconoscere io sé le doti neceftsarie ad un 
VBCOroC anzi di avere provato un senso di sgomento quante volle i giornali 
noffooo il SUD nome a quello di una sede vaennte; dichiara che qua- 
Inque proposla Tosse stata fatta della sua ptirsoua pel governo di una 
(Chiesa, ella avvenne cmo senza il suo consenso e a sua insaputa. Né il 
Bistro ccirrispon dente insinua mai il contrario. 

Passa di poi ad Cifaminarc quelle parole della nostra corrì<ipondenza: 
« II signor Kayser, quanturK|ue dal momento della sua sollomì.'Uiione ai 
(lecreii dell'ultimo Concilio :ilibia tenuto una coiidolia n'golari.'isinia ecc. » 
Rdle quali parole il Reverendo signor Kayser nota una doppia insinua- 
Itooe: la prima che egli sia stato mai in opposizione col Q)qcì1ìq, t'aUra 
inanzi alla sun presunta snmmi.ssione. Ir sua rj>ndolla non fosse re- 
' >ra, scrive il Reverendo Pnflatn, il fniin è che egli nò prima del 
CoocìUo né durante esso né dipoi, né a voce uè in iscrillo. non si irovA in 
Dpposizione con verun decreto di ipiello; né il suo Vescovo Morisig. Marlin 
di Paderborna, né allro dei Vescovi presso i quali il Kayser prestò l'opera 
sua, ebbe mai occasione di ctiiedergU una speciale sottomissione, dò gliela 
due»!, »é quesia ebbe mai luogo. 

L' 8bl):)glio può essere nato da ciò che, a quanto sembra, un sacerdote 
dello stesso casato e della stessa diocesi di Paderborna, il dotlor Kayser, 
gii rappelUoQ militare ed ora defcnlo, fu per alcun tempo dei rcnilenii 
alla decisione conciliare deirinfalUbilità pontiUcìa. E par che l'equivoco 



35e 



CnOMACA CONTEHPOBAKBI 



fosse abtustanza dUTuìV), poìchi- l'acconu il Ueverendo l'relalo di averu 
hcevuie più lettere di coagratulazione per la sua sottomissione al Coo- 
cìlio, da persotte che suppoDevano essere luì stato il cappellano militsre. 

Per qaanio poi concerne ta soa condotta sempre regolare, il Motto 
Reverendo signor Kayser oc appella alta Qducia e all' amicizia dì pHi 
etimìi Vescovi da lui goduta, alle cariche aflidaiegli, alle larghe testt- 
tnooianze dategliene d,ii suoi Superiori. 

Resta quella frase della noslra corrispondenza, nella quale » acceaoi 
a • ceni aotecedeoti disgustosi », non ostanti i quali il Kayser sarebbe 
slato promosso alla preposìtura. li eh. Prelato, notando che quelle vaghe 
parole lasciano aperto il campo a qualunque più siavorevole interpreta- 
òone, congettura che con esse si sia voluto accennare all'accusa mossagli 
da qualche giornale, di avere accettala dal Governo Prussiam la caria 
di Consigliere scoIssUco proviuciale, senza chiederne l'approvazione dal 
suo Sfijwriorft crolesiastico che era il Vescovo Martin allora esulo. A ciò 
risponde averla egli chiesta ed ottenuta in data del \'ì aprile 187H; e ne 
cita le parole, clie smenUscono l'opposta asserzione di un certo giornale. 
il quale pretese cfae cotesta Ucenza non gli fosse conceduta a sua riimaarii, 
ma imposta. 

Tale è in breve il contenuto della lettera indiri/.]:ataci dal Molto R^ 
vereodo Prelato; e noi siamo ben lieti di renderlo di pubblica ragione, 
deùderosi oome siamo che la verità ritenga ognora il suo luogo sulle 
nostre pagine o lo ripigli, quando abbagli non sempre evitabili bomeo- 
taneamente in qualche parte le facessero torlo. 



[strazile pratica iotomo ai SS. Unmtà Sella Feoìtra ed Eq[ 

l'iiiiiMSTA si*F,i:i^[.«i;NrK ai niuvASKTri 

da nn Kelìgpioao della Compagnia, di Geaù 

Scova Iùi>izior«e cuaiiETTA i^d Acaii!:sci(.'T&. Itoma, tip. Tiberini, 188C. 

PrCKKOt C«al«ttlail SO franca di poaia. 

Lb prima edÌ7.iODe dì 30O0 copi« in po-o più di quattro mesi fu esnurtU. 

Qui-niK Dtiovs cdìtionc ni avvfiutairgìii ^ulln priiua per alcune aef^iuntu e cor- 

—"■'-' 1 per QQit copiosa appendice, la quali! contitmu il modo di a$collare o 

1 Sauta Messa, luoltv dìvuto uniziuui e alcuou mossinie e regole di vita 

'. adaltnle sp'Cinliictite ai giovunetti 

'uva vt^nJilfilu in H'iuta alla libraria Siracfloi. Via doll'UuivursiuV 13, 
i r-iue alla litin-ria Uutiuutit. Via dol Pruconsolo, Iti. 



P. R\FF\t lL' au\\ d. C. d. G. 

IL LIBRO DEL PERCHÈ IN FATTO DI RELIGIONE 

SECONDA EDIZIONE 

ItiIBlì, ttabitimento Upografìm di S.il valore Mardiese^ Vicn dei SS. Ftììppo 
r Oiaromù, n. 21, 1HS5. In 16, di poi/ff. 3S3. Prezzo L. 3. 

t« molta opportuuità e ^'1ì altri preffì di qtiust'opQra, di cut tratlnnimo am- 
piiaDat4 in una no^lra lUvislu {t'Qì quad. ttll. pnfr. 6i e seg), han fatto M 

'^ -'■' a-jtiiu.ana no la còaurit» la pritn» edizione. Vn iocootro nuclia 

I" :•: auguriamo a quirata iiccotida, la quale ha il vantaggio aopra 

li^'..". 'ii^giur corriimnis e nolevoli aggiunta. Il pnizxo è L 3, a L. 3,30 

itiLto ^1 peata- Dirigerai all'Autore. Ntpolt. Sopportico Lopez, N. SO. 

UN ONORE DI ilAKIA VKRGINK MADRK DI niO 

lU »'AftSI Si-cÉjAl.UKNTK DALt.B FAHIOUt: CI)nTAlll.\t; 

Vcimia, iipogriifia lùniUana, IS-'^é. Un volume in 10, (U jtofftne .•57,?. 

BdcMJruaudiaruo in modo particolare quelito pio libretta, appartenente atla 
|)1)U«tcca gratuita, chu una pia e nobile puriiuiia ditfuude per iiu-/zu di;ltu Ti* 
~~ Illa Euidiiina di Vonevla. 

DI ESTERINA ANTINORI 

imoiuE riDiiuaiE n.i in padre della coupagkia di gesù 

Terxa Eillvlone 

K1e$ut« eheiiro ii U, ji {tagg. VÌÌI-3lS, 

Pt^zw): L. 1. — Con legatura all'inglese L. 1, 80. 

Flreuxfì, presso Luigi JUnnueììi, via dei Procons<^o IG, l$$d. 

DI ANGELINA NOSADINI 

UCORDI f. smini riDBLICATI DA m rADHE DF.LM COHI'AGMA DI (iESO 

IUtganU tli«vir» ia 32, di pagiac Vili :ìjS (un rilrilU 
Iftsfp. Tip Giachrlti, Figlio e C, 2884. — P*rezzo Una I.'ira 
n-Uhiti airr/ficto cenlrnlf ijUlta ClvtLTA CaTTOUCA inFir€HS€, t pretto 
ili Gcrmli della medtnima. 



I& 




''innibìtir) Minio, ualo ia Trevcri, il uuile rof 
. lina nronaci dal «Jfltto inonastiro nn'>r« Itu 



m P. MlimO D.CHKIMITtlNO HA TREVERI 
voskcn ?tKLta pnoTO-iubii oi sl'buco 
Roma, tip. Befam, 1S8S. fTn voi. in tjuarlo gr. dipayg. XXVII'Ti 

ì\ • 

fll!bi:i 

S ( iMiii «!iB(?ia criiica specialnii'iito HOiirs i r- 

Il .Tlitnu.inl'' HI (lrv« rw|i)i)!ir<> ila [frun tu'": 

ili uv-Liiii [t'ilj:»:ii:aU iiiIn«ao intcniinoiite,tlopo c!in nl(;iirii i^ag^i :li.l 

urntir) sliitt i^h ilith D'?gii Sludii in Uatia. E una «diziano dod s 

s' ' I ' ' ).)<ìt l'dfgaiiz'i >i)to^rRfi(!a. ma Bti'jura prtrzio^ii ijimiilo atte 

ne. e'J urriculiita ilt (EotLu noie trd Uj/gpjnlc, »ii\ ilen>< più miUcbtf 
M;i :iii r y luuito oel 17"ì 111 Suhittcoi Sia dolili [iiiì rficenli dt^l ilr)Ui9«i(; 
viitCB il'ifl tuuua'itt'ru di Siiuta S>.-o;iiiiri>;n P. L-'utio Alleili O 3. 6. Iu< 
ima iiilraprcAA che r« iiiol:» o»<.i^c m roligioii G4-iiD<l<:tiiiii fil al eli. Mun 
Croataro%a, a cut è prÌDci|iiiliaonla doruta la elo^nutiijjiina editlone. 

MANUALE DEI CONGREGATI DI MARIA 

Ofr(.-rlo ull» GiovutiLti HliicliosLi do S C S. [■ 
tloniA, tip. Armnnni, Orf. C<m.^ 1385. 

Ha dato ocoasioui? a qtioalo librt't'.u. iii>[i tn-iio i'ri!i:!D:iD ndlu ^uKtnncai 
clcf^iitr [iflla rorirm tìpO;,'niScn, la n* ' 

gregali Mariani di «Da nuvi-ll» f&n\' '■■ 

fi«8urllo le più aiUlohfl. Il eh. P. Clilavnrflli irde si è [jr. 
pUarlo, Bun »miIij hii qj<i*.sù ìn«ioni'.' (■^^■■•■■v- tc^iolti. ai gitoci i 
come speciali i>-pli uddetti ni div il d'UtiCongreetiZioiiiìt ot , 

una Dovellu L-oulcrniu dnl M K. I' "' ii-thIu d.C. d. G.. ma n^b** 

un cflnipimo Uatiiiok clic (n' in (ntti gii <■ ' 

quuCiUiiiui, o d'-i giurili dì COI'. . [inani occitsi' . 

A <|Uestn olie à ciiiR(^ lii sosiuti/.k drA .ibrt^ttù, |t ere e dono ncc-- lij 

crìtici iuLortio alk' CDn^rogaxionf Mariana, e fa sé^ultu uti'a^ A 

tÌDiU< iitìlii4!<tmi aiiMiiiii'slrarnen'.i p<Tr l« vita spiriliialo 11 pnri.i ik-i H 
rtlogalo in tfln con ta^rlio roma e monogrnin.-nii dm-nto, è di L.i.OOg^ 
Chi uo ao'iii'utar^ hfì copi» li: pa^licrà a ragione di L. l.lTi. « cpoIo vm 
avranno pnr L. 1.30 ciasL-una. Vi" aoiio uncbn copiu l'--gale lo obagrìn e 
dorato al presto di L. 5.00 ciucuaa. 

a HESS ut MACtiin rO\SAC».kTO ALIA GLOUIl UELLA MiDUE Di 

DECATO DAI. FnAKf.RW m ITAIlANO DAL P. TA&jUAl.E CAMl-flitA P.i:.ft.fi,.| 
Mfrrond* K4liloii« 
l'raio, tipografia Gìachetii, Figtio e C, ISSn. fa 33 dì pagg. 
Prezzo Centesimi 40. 

Ù> randibite in Fìrente ptt9M Uiiigì MhiiucHì. in tfapoH proaso 1*1 
sacciiraaie duUa Civiltà CatloUca, càia Cla/diKU, niriiRI':iodel giornale IMI 
dilla Verità. 



prato. Tip. Oia^hetli. FigUo ■ C 



PIO UaROM, 0<rrKU rsfrxm* 



Lj^ 



[VILTÀ CATTOLICA 



Beatut poputm euha DtHninu* IMui dut. 
PSALM. UUIl, 15. 



KMQ TRIGESIMOSETTIMO 



SERIE XIII. — VOL. II. — QUADERNO 861 



INDICE UI (iUKSTO QUADERNO 

[Ha. SOOALISUQ t» ITALU — I HIHEDn Pig. 257 

U» MOVO LIBRO SOL ■ SILLABO » > 772 

Srimn nE^exn sopra i NunAGiii e Lono DipaiiTAitz& * 389 

I DeREum ». SUO 

XV. LVtimllìAzione e un iradtroento > ivi 

XVi. Un v«loftt;irio esilio • 3(V> 

XVII. In viaKtfio w-rum iin soldo » 309 

XVIil. L'eremo di Rovorftlo > 'SVi 

HinsrA i>nLLA stabpa italiana » 318 

I. Noiim de' lavori di f^iilologia e lingue seraìticlio puliMicali 

ID ll'itia Ìd (jiiesli ulliml nf^cenni » Ivi 

II. Prof. Filippi) Lttsif'tniì. \a Circolazione del sangue ed i 

Papi. Memoria Iella .-illa K. Accademia di Scienze, lettere 
ed Arti in PadDva. nella tornata del giorno 17 gt-iinatu ltS80. > 32y 
IH. Storia Sacra illustrala dol Nuovo Testamento di A. P. . » 'JSò 

BrotiocnAiiA » 3;^8 

Us BBEVE t.1 S. S. Leo:ìb Xlllal fi. P. Miclietc Ih Maria d. Cd. G. 

IVoft^sore di Filosofia u«tlaPonlifioia Università Gregoriana. » 352 

K>OI»ACA COSTCSPOrtANKA * 355 

J, Uose noKASK. » ivi 

II. Cmp rTALiAXE » ."Wa 

ìli ' ntAMEWE — Uclgio (Smira eorri.^poniìtuzu). . . » 370 

J \ ' : (Sottra torri apondenea) ,....* 377 

V. Cantone Ticino (Nostra corri spondetuaj > 382 



rnssau I.VIGÌ MANUBLLI, LUKAto 

VIa ilei I'r.-oousol(>, ]()• 

1 maggio 1886 



LIBRI VENDIBILI 

'ALLAMMI.MSTIU7J0XE DELLA CIVILTÀ CÀTTOlH 

FIRENZE - 3, Via de' Conti - FIRENZE 



Boero GlnieppA (d,C>d. O.)- Istoria delU couTcrsiooc atlB Cliiess efttt 
di C&rlo II Uè d'Inghilterra carota da scrritture ftutonticbi! od origi^ 
Boma, coi tipi della Civiltà Cattolica. Va voi. ìd 8, dj pagg. HO. L.' 

— Vita dot P. Salmcrone d- C. d. O. uno dei primi compagni dì 6. Igoi 

Loiola. Va roì. io 16, di psgg> 187. Firenze, tip. Ricci. 1880. > 

— Titadet P. Simone Itodriguoxd. Cd. G. ano dei primi compagni di S.Tj 

di Loiola. Un Tol. in 16. dì pagg. 1%, Firenze, tip. Rìcci, ISflO. » 

— Vita del P. Giacomo Lainox d. C d. O. uno dfl primi compagni di 8. ìgai 

di Loiola. Un voi. in 16, di pagg. IX-3&V. Firenze, lip. Kioci. 

— Vita del P. Claudio Jaio d. C- d. G. nno del primi compagni di S. If 

di Loiola. Un ?ol. in 16, di pagg. Ìf50. Firenze, lip. Bfcci. 

— Vita dal P. Niccolò Bobadiglia d. C. d. O. uno dei primi compagoil 

S. Ignazio di Loiola. Un voi. in 16, di pagg. Sl>4. Firenze, tip. Ricci. > Il 

— Vita del P. Pascnsio Broct d C d. O. uno dfli primi compagni di 8. Igni 

Loiola. Un toI in IO, di pagg. VII-t32. Firenze, tip. Biccì. 

— Vita del B. Fabro Pietro d. C. d. G. primo compagno dì 8. Igoawo di Lo 

Un voi. in 16, di pagg. 887. Rema. tip. Bt-fani, 1873. » 

— 8. Francesco di Girolamo e le sue missioni dentro e fuori di Napoli. Fìi 

tip. Ricci, IR»?. » 

— Vita di S. Slutiislao Kostka. Un voi. iu 3?, di pagg. 360. Prato, tip. Oli 

Figlio e Compagai. 1863. » 

— Bintretto dulia vita del B. Giovanni Bercbmatis. Un voi, in 3S, di pagg.] 

Prato, tip, Giaclietti, Figlio e Compagni. 188^^. » 

BorpIaneUKP.Boricod.Cd G). Discorso dell'Antica « Moderna GeMll 

uKaia delle vere cagioni deirodio in Knropa contro la Compagnia di i 

Voi. tia» gr., di pagg. 376 e 330. Napoli. Cip. Vitale, 1»5U. 
BOTg^ Carlo (d. C. d. G.). Novena in preparazione alla fasta del 5(acro < 

dì Gesù Cristo. Un bel volumetto in 16 piccolo, di pagg. 15:^ Bonia*! 

della Civiltà Cattùìfea. 1870. 
Br««olan] Antonio (d. Cd. G.). Dei costumi dell'Isola dì Sardegna e«j 

cogli anricbiasimi popoli orientati. Due grandi voi. iu 8, di psgg.1 

Ronia. lip. della CiviUà CaUoilca, ISM. 

— tiei f^isiumi doli' Isola dì Sardegna ecc. Un volumu io 8. Roma, 

CiviltA Cattolica. 

— Descrizione dei trantn medaglioni dell'apparato e dalla fcata del CoB 

Romano per la visita fatta dal S. P. Più IX. Napoli, Stabilimento ti| 
di G, Nubile. Un voi. iu 10, di pagg- -'iX). 

— Letture ramllìuri. cruditiì u descrittivo. Roma, coi tipi della Cioittà C«( 

Oh voi. In 8 gr. 



DEL SOCIALISMO IN ITALIA 



I niMFIDII 



Il male del socialismo ha, o non ha rimedi!? Tal è la 
inda che, da molto in qua, suol forai comnoemeato: se ne 

ria, aa no disputa, se do filosofa, se ne scrive in tatti i paesi. 
essa poro si senton darò risposto assai diverse, secondo il 
arso modo di gitidicare. 

II m<ir2o doli' anno scorso, questa medesima dimanda fa posta 
tappeto nella Camera altresì di Montecitorio. Si leggano lo 
miì parole del deputato principe D. Baldassarre Odescalcht, 

[5nale meglio di tutti ne nigionft. < L'onorevole Luzzatti, così 
in nna discussione avvenuta poco tempo fa, diceva di at- 

idoro unii parola che avesse vivificata l'umunitài e Io avesse 

iaso rawoQÌrft; e l'onorevole Luxzatti diceva ancora, che dallo 
tioni economiche non sì poteva attendere la rigenerazione, 
bensì dalle morali. Non so da dorè e da olii attendesse 
nuova parola. So invece che lo questioni oconomìcho sono 
lente commisto collo morali, che non v'ha maniera di scia- 
lo une dallo altro: credo che ogni quostlono inoralo, quando 

li analizzi, arriva sino agli interessi economici; credo che 

interesse economico, quando si siuteti/.za invece, si sablima 

• raggiungere lo stadio dì questiono morale. Io credo infine 

PumaniU^, giii da molto, ha udito ciò che doveva sapere, 

SI perf(!ttameute riconosceru quello che è giusto e quello che 

onesto. Ed ho visto che nel mondo vi è stato nn periodo, in 

t ferri degli schiavi sono caduti; ò venuto un altro periodo, 

j servì della gleba hanno riacquistata la libertà. Ora siamo 



' rie XJIt. tot. TI. /Vmc «1 



n 



il) aprii* 1SS6 



358 ^^^ DEI SOaALISMO IN ITALIA 

al terzo, fi soq'ì i lavoratori che chiedono migliori condizioni 
più eque, e su questo richiamo l'ikttdnzioDd roetra, perchò i;(ie3| 
*.• il gran campilo dell'epoca nostra'.» 

Si, l'umanità, ossìa rumun genere, da secoli non pochi 
udito quello che doveva sapere, e Io ha udito dal Verbo di verit 
chi; Iddio nlalld^^ sulla torra instaurare omnia; a ristorare 
che l'ordine sociale, decaduto fra gli nomini. Per la luce del 
Vangelo ptir Topera dulia sua redett:4Ìone, pian piano si mn 
suefecero i barbari, si spezzarono ì ferri nei piedi dogli schìa» 
e i servi della gleba furono dall' abbiezione sollevati. Coll'ins 
gnaro che tutti indistintamente, piccoli e grandi, siamo tìglìuol 
di uno e identico Padre celeste, Creatore d'ognuno; che tutt 
senza eccezione, siamo redenti con uno e identico preazo; chfi\ 
ricchi od i poveri, (inei che chiedon l'opera altrui e quei ti 
la danno, son legati da reciproci doveri di carit^'i e di giastiinl 
fra loro; e che prima d*ogni altra cosa s'ha da aver l'occbiq 
al regno dei cieli, e il resto vorrà concesso per sopraggiunta; 
è dubbio che Cristo fece udire al ntondo ciò che doveva sa[ 
per mettere in buona armonia gl'intercesi economici cegtì«t 
blighi morali. 

Il rimedio dunque al male del socialismo vi è; n, quanto 
condizione del luogo & degli uditori lo comportavano, fu a ^nS- 
cienxa indicato dall' Odescalchi nel Partamonto italiano. 



II. 



Ma con ben altra cxmpetenaa ed autorità indicoUo al 
il Papa Leone XUl, uno do' cui primi atti, appena salito SG 
Cattedra di san Pietro, fu l'enciclica Apostolici muneris 
29 dicembre 1873, oolk quale, noverati ì pericoli del socialisn 
ne additava lo scampo nelle basi morali e religiose, sopra 
quali mostrava necc-ssario ristabilire la civile compagnia. 
mava egli allora in sostaoiìa, che sa Tordine sucì:Uo pericol 
ciò accadeva perchè s'era violato l'ordine etieogiuridtoo D( 
politica e manomesso il divino nella religione. Quindi, a rii 

' Aiti ufftc. pajr. H.765. 



I niMBnn 



SóW 



potissimo, saggorìva ruuione di questi tre ordini, rimettendo il 
nlijposo Del posto che tra gli nomini ad esso conviene. 

Son vi ha dubbio cho la icUgiono' ò funto primaria e legge 
rini, donde il concetto di ordine germoglia e si afforza e sì 
perfeziona. Essa educa gli animi alla virtù e li eccita a com- 
piere, per obbligo di coscienza, quello che insegna essere dovere 
di eiucum); penetra così nella società domestica come nellii ci- 
rile, e ne rogola le reUzioni, arinonixzaado i diritti e gli ufScii 
scambievoli di padre e di figliuolo, dì padrone e di sottoposto, 
di suddito e di sovrano, tempt^rando la legge della naturate 
giuFitizia con vuoila della rristiana carità. Per consegupoza il 
Santa Padre, qnale unico mezzo di salnte dalla sovrastante ca- 
tffitrofe del socialismo, inculcava il ravvìciuamentr.» del fanciullo, 
dell'operaio e del cittadino a Gesvl Cristo ed alta sua Cfiiesa, 
da coi la millantata civiltà odierna con ogni sformo si affatica 
di allontanarli. 

tn una parola, il Papa venno a dire: — Si conservi o sì 
rifaccia cristiana la società, ed i mali paventati spariranno. Qui 
è il rimedio e non in altro. E lo avvisava già da tempo anche 
UDO scrittore non sospptt/ì, il .Tourfi-uy, il quale, filosofando sopra 
la fìUlacia di tutti i moderni sistemi di libertà, ondo i lor maestri 
fi propugnatori han preteso felicitare il popolo, soggiungeva: 
< Studiate (in che volete; e Toi vedrete che nessun materiale mu- 
tamento ha virtù di appagare i nostri desiderii. Sottoponete pure 
h società nostra a tutte le rivolusiioni che piiì vi piacciono; 
neasnoa te darà mai le idee che le ntaucano e le gioverà. Quel 
fihe ci manca ò una me/.za do;:2Ìiia di soluzioni di problemi, che 
il cristianesimo già bene assai risolveva, e niuno e nulla a' nostri 
' può risolvere. I tumulti delle nazioni e gli sconvolgimenti 
Terni, meno che mai sono al 'Caso di risolverli. Chi ignora 
uno dell' nomo, ignora pur quoLI" delhi società: orchi ignora 
U destino della società è affatto incapace di ordinarla. La solu- 
zione del problema politico adunque ò in una fede moi-ale e re- 
ligiosa '. ► Ed il celebre nomo di Stato, il protestante G-uizot, 
pbadiva la stessa verità, esclamando : < La religione, la religione! 

' Zhà seiftimmc aetiuL 



tlBL SOCrAUSNO I» ITALIA 

Kc<» il grido dell' umauìtà in tutti i luoghi, in tutti i tempi, 
eccetto aloani giorni di vergognosa decadenza. Più il niorimonto 
sociale sarì^ vivo ed ampio, meno la politica basterà a dirìgere 
l'amanita agitata »; e volgendosi alla Francia, così T apostro- 
fava: < Tu niancbi di fede, di speranza, di carità. Se la tua 
fede fosse piiI potente, il comunismo ed il socìalisnio per te sa- 
rebbero inintelligibili pait/.ie '. * 



UL 



Sappiamo pnr troppo che il rimedio radicale di un ritorno ai 
principii sociali del cristianesimo dipende più dai Governi, clie 
non dagl'individui; e come il disordine politico religioso, pei tristi 
esompiì, per gli scandali, per le empie leggi e per le tìranneache 
ingiustìzie, è disceso in gran parte d'Europa dall'alto in basso, 
cioò dai Poteri costituiti noUo moltitudini, cosi it ristoramento 
non pnò aversi se in qualche modo questi Poteri non concor- 
rono all'opera dei privati. Sappiamo inoltre che un tale concorso 
non ò da sperare, finché il massonismo predomina nei Governi, 
e li trasforma in legali strumenti di antìcrìstian esimo e quindi 
di anarchia. E questo è il colmo del mali nel secol nostro, giac- 
ché include uno stravolgimento di cose appena credibile; il qa&le 
ò io cii>, che l'autorità, naturalmente fatta por tutelare Tordi' 
namento dei diritti e dei doveri sociali, contraddica il suo line 
e, per mero odio partigiano alla Chiesa, si renda autrice delU 
distruzione, o complice dei distruttori di tale ordinamento. 

Or questa è la condizione dì alcuni Governi, i quali, cadati 
iti balìa del massonismo, non si propongono più per ìsoopo il 
positivo bene del pubblico, ma l'interesse particolare della 
e sopra lutto il negativo, che h se ristia aizzare con ogni 
mento le plebi, e contentarsi di vederle imbestialito, parche 
veggano cessare di credere e vivere da cristiane '. E siceomi 



* 2>s in démaeratie tn Prance. 

* tb (|ui?«lo furore di odia nntic ridiano è pitt che mai ÌH\aHto II Gofcmn | 
oilìnnia Kppnbliliea in Kramia. Il phi nt.'iMonico ili lutti i CnTorni Anrnprì, a 
tale clic il Ministero ricevo pM ordini dalle Logge e la pluraliLi ildli Camera' 



I HiuBon 261 

questi Gororni hanno la ragion d'ossero soltanto dalla rtvola- 
xione, d'onde traggono ogni logittioiità, e sono stabiliti unica- 
muite per promuuTore lo sviluppo pratico di si fiitia rivoluziono, 
eosì loro non cale punto né di dinastie, nò di prosperità nazio- 
nale, uè di ben essere popolare; ma, «luale a termine ultimo^ 
mirano al pieno trionfo del sistema massonico, che ninno oggimai 
ignora essere la sorrersione della societlk. 

Uezzi poi principalissimi, a conseguire questo finale intento, 
sono il corrompimento dolio ideo o del costumo e l'impoveri- 
menlo generale: col primo sì studiano di preparare un popolo 
serrile, perchè dopnuato nei vizii, e col secondo di averlo docile, 
perchè snervato dalla miseria. Si pensano di tenerlo p»r questo 
modo più facilmente soggetto alla loro tirannide; oè mostrano 
di sospettare, che nn popolo senza Dio e senza pane dìventorà 
presto il flagello di chi crudelmente gli ha tolto e Dio dal cu«ro 
e il pane dalla bocca; e legge di superna giustìzia si è, che i 
Poteri oornittori soccombano sotto il ferro di genti corrotte. La 



«lo, non «eooDiJo Ia nipnu i](f;li i?]eltorÌ, ma per m»n[l«tn impcntiro ilcUe Im/ì^q 
■edoilBf. drlk quali è mpprcsi'iiunte. OnO'i^ che, nella aii» rathh, ({uel Goiri>riio 
HA ( nA frsncesr, u^ nationalc, ne dcniocnlico, né repubblicaHo, ma puramcnle 
MttrHk « cieco fsrcutore della volooti della wiu. la quah è presa da unii cm\ 
lonn libUlinu ili p«r«Pciiiiune crlMiaiui, die |i3s.<3 ol-hì {Kirte e mflCi- •jfcomi'nlo dpì 
Haotil «testi menu scnpaU. Di fnilP T^ Chatne tTCtuon di Pnii^i. periodico ilcltn 
miMMeriii vnÌTeralf. nel wo laailemio dvl x^nnaio di' quest'anno lS8ri. pubblica 
Bn RdutooP inlornn al Congresso M grande orienlc di l'>anL-i», teiiuiosi l'uUobri: 
MTaitno scorto, mI f|ii»lf il rplalorc. aiastono di prana wpraOìna, nc^rbnmenlr cen- 
■n b (jrannia che $'i inirmlolUi nella mn^ri^ta; f nota t^pKinlniPRle «l'intol- 
dei Duovi stillali dell' orhnoCrolio inn«yviiico, (luidita al pun(4> chu dai ))ai'(^nli, 
ti per la poverli Cfininu'Uono i Inrn (i[:liii(ili n tuli- i^m'lnin, ^i l'ictiìFde pcrruio 
li obblishiao a non laiciar (oro pmìcnre rn^uii cullu idigio^u, iii>ppurtr in ca«i 
rborì dilla jcaols. > Biasima ili più che si sia ilifTuso il discorso di mi orntDi'c, 
in quel CODfrreiAO dichiari': < chi< oFIJcìo della nu'^nnorìi era, non sciInmenlA 
lUrre il elericatìFrao (|«i:t:i r;ninlÌi:Kmo) ma «dopcraisi ancora a sbanilire M 
ltnD;:iii «rntiiTWDlo ivlijriom. » finalniMiip ripmYa die \a mns^unem [i-aneese < comi 
■Millo al fulu) dell' iildsmo « del ii3alo]'iali'>nto, cullo ancor e^a piii Inlolloranie 
rifltollerantisiiinode) culli »; e conclude che la uiassonei'ia in t'niQCia, demenuia 
éiU'odro saLaaico a Dio, si npara scmpii- più dalla mnssoiirrii universale < pei (a- 
BiliinMi <U>lb ncpzioni'. ■ E ponsurt- cIk> i|up«ln I1.1 oca ui mano U rniiicia. nella 
diftriiirge Inllo inanlo ri h di naiioanto nella frde, nrllc iradiitoni e iid- 
awrel 



909 KL SOCULKHn I» ÌTktìk 

quale rerìlÀ si udì intonata, il desembro del 1834, nel comis 
di oltre tremila socialisti anarchici, raccoltisi nella sala Lei 
di Parigi, quando uno degli oratori usci a dire : « I bari 
presero Bisanzio corrotta! Ebbene, noi, barbari, distruggerei 
la società moderna corrottissima! » Perchè corrottissima? Per 
corrotta dall'opera di GoTenii anticristiani, faTorili da nn'i 
biziosa dissennata borghesia, la quale si vanta di dar lo 
rindìrizM e l'appoggio. 



TV. 



Stando adunque le cose come stanno, niun Tondameato si 
di speranza che i Governi mvttan mano ai solo rimedio ef 
di evitare il socialismo. Tuttavia i singoli privati, quando il 
lessero, potrebbero certamente far molto, per ritardarne la 
toria, renderla, non fosse altro, meno rutnosa e funesta. Al 
dovrebbe muoverli, se non l'amore deir ordine e della pat 
quello almanco dell' ìntiTesso proprio e dolio loro famifflie. 

Le cosi detto classi iUrigentiy lo quali hanno tutto da penj 
o nulla da ii^nadagnaro in una rivoluzione sociale, che sot 
alla loro nazionale; esse che formano il bersaglio di tutte le 
della plebe, messa su dai corifei dell* anarchia; esse che bi 
professioni lucrose, capitali, officine, terreni, ville, palazzi e 
sano sotto nome di signori, di ricchi, di padroni, di pose 
di quattrinai, per nemici, oppressori e arfamatori del popolo; 
non avrebbero a contentarsi di sterili esecnizioni del gì 
fiitto che contro loro medita il socialismo, né di vano Ini 
alla forza del Governo, affinchè lo difenda e protegga. AU 
di più che questo avrebbero a Iure, che questo solo è ni 
poco meno. K dacché il (lovemo sottostà non poco ai loro il 
poiché esse molto possono su quel labile elemento che si ci 
Xopiniovt pubblica, e più ancora su quella mobile aree 
forma la massa del corpo elettorale; perciò avrebbero dtki 
perarsi, acciocchò il Governo sia costretto dì ricorrere a 
temperamenti murali ed economici, atti, più delle baionette e< 
carabinieri, a frenare l'impeto della temuta fiumana. 



niHEon 



963 



L Toechere1)be alle sì^orie loro bandire una poderosa crociata 
Botitro la piiliblica Immoralità, non solo per ciò che spulta ai 
Mstuiiiì polìtici e di partii», dei quali è moda farisaica ruffet- 
bra gelosìa, ma piiì assai pur quel che riguarda i oostiinii olici 
«d omani, dei quali non si tiene pressoché niim conto; doviìudo 
bssere persuase che, sopra le mutabili istituzioni civili, stanno 
le immutabili norme doli' oneste, violatele quali non ò monarchia 
« democraxia che a luugo possa durare. E la crix'.iuta non si 
.Trebbe da civcoscriroro a semplici roti, od arcadicliB lamenta- 
ieni^ ma dovrebbe richiedere leggi, e leggi severo, da appli- 
1 Con severità pronta ed esemplare. Né conrerrebbe che 
ro poi tanto di offendere la libertà coli' imbrigliare la 
« si lasciassero sbigottire dalle grida e dagrimproperìi 
meccani e trafficanti di corruttele. De re magna agitar : 
ragione sarebbe in ugni caso por loro; e sarebbe pure uu gran 
U poter pri)VT(*ddre nel tempo medesimo alta ragione con 
interesse loro, ed all'interesse loro con ragione. 

Similmetite toccherebbe a loro collegarsi, per ottenere in sul 
nno UD alleggerimento di tributi, che lasciasse respirare la 
presse popolazioni ; cos'i che per loro Tltalia una e rigenerata 
Boa BÌgnifìcassu poi sempro un' Ittilia, divisa in alTitmatrìce ed 
affitmftta; e non avvenisse tanto presto che la dispera/Jono fa- 
UBsa succedere al regnante nazionalismo un furibondo socialismo, 
CMoe prenunzio il 3 del decorso m&rzo il deputato Bovio alla 
Camera di Jlontecitorio '. £ l'interesse delle signorie loro si 
arvantaggerebbe insieme con quello delle plebi, massimamente 
.rurali: perocché il deputato d'Arco dimostra Tanno swrso al 
'adamentii che le eccessive spese dello Stato, imponoHti tasse 
r eccessive, mettevano in certe province italiane i proprietarii 
terre tra il fullimento, se cedevano le entrate del patrimonio, 
flooflsca dei beni, se ricusavano il pagamento d^lle tasse, e 
ÌTuItA doi lavoranti, se non aumentavano ì salarii; tre coso 
quali ninna da lor si poteva fare. 
Per Io che, apostrofando i ministri, che negano sempre il so- 
alleggerimento, e chiedendo loro se conoscessero un' altra 

•4M» »ffk. (Kif. I«,749. 



!2b4 DEL 50CULISHO IN ITfcUA 

maniera di trarrò con eqmi^ il paose dalla formìdabilo stretta 
in cui geiii6: « Se la couoscete^ diceva egli, atmuuziatecola, ed 
avrete per compagni nell' attuarla, non solo le masse dei prole- 
tarìi, non solo gli apostoli della nuova forma sociale, ma anche 
una parte dei prediletti delia fortuna; perchè davvero i gandiì 
ud i oonforti della ricchezza sono d' assai scemati, in qaesta lotta 
contìnua di una classe contro l'altra, in quest'antagonismo feroce 
di uomo ad nomo, che prendo tutte le forme e si presenta in 
tutte lo circostanze \ » 



Se non che bisogna ooncedero che, atteso il cozzo dai partiti 
ed il confondimento delle passioni e dello idee che turbano l' Italia ' 
legale, un'operazione politicamente! collettiva della borghesia, por 
difesa di sé contro una rivoluzione sociale, riuscirebbe difBcitis- 
slma. Mono difficile però si dovrà concedere un'operazione, dircia 
così, personale che, quando fosse praticata da molti, non man- 
cherebbe dì buoni eSfettì. Or a questa so non altro s' avrebbero i 
da attenere e da dare, non tanto per zelo di principi!, che forse 
non li scaldano, quanto per tutela d' interessi che son loro gnui- 
dumente a cuore. Noi toccheremo appena alcani capi più prin- 
cipali. 

Verbigrazia, posto che V indebolimento della fedo religiMftt 
bilita nel popolo il senso morale, vi accresce l'ansia dell'ai 
per bene stare e godere, vi eccita l'invidia di chi ha, beao, 
e gode e s'apre la via a cupidigie le pia insensate, i si 
della borghesia dovrebbero finire una volta di combattere o 
giare questa fede, collo scherno e col malo esempio, dilatando^ 
le plebi la miscredenza e l'empietà. Una plebe che non 
Dio, a mata pena temerà le baionette ed i carabinieri; e qns 
la forza del ferro venga meno, trascorrerà in mille t>ceei>ii. È 
questa nna verità che da tutti s'intendo. E perchò non l'inten- 
deranno oggimai tanti di questi signori, i quali, benché sena 
con poca religione, non possono però negare che oramai la 



1 ntHEDii S65 

ToU^toDe ha virtù sufficiento di salvare loro i quattrini e il 
patrimonio? 

Cessino dunque, almeno per amor dei quattrini e del patri- 
monio, di spiirlare sempre o della Chiesa e del Papa e dei preti 
e dei frati, come se fossero, mm già nn presidio di siciireiiiìa, ma 
nn danno ed un malanno por la società. Guai a loro se non ti 
fossero i preti! 

Tempo fa, il Proijrés Natioìtal raccontava che in Bordeaux, 
dentro il medesimo scompartimento di un carrozzone del vapore 
salivano due passeggeri, un denaroso borghese ed un operaio. 
Giunto che fu il treno in una stazione delle Lande od apparso 
ivi un prete che lo aspottava, per montiirvi dentro: — Ma a 
Che servono questi preti? esclamò il borghese con aria beffarda. 
L* operaio non zitti; ed il treno riprese il corso. 

Ad nn certo punto, quest») rivoltosi al borghese gli disse: 
— Signore, eccoci in una contrada inabitata e deserta; la sta- 
sene è lontana: io sono robusto e voi mingherlino. Se mi saltasse 
il Ucehio di strangolarvi, per togliervi quel che avcto con voi 
e gitUrvi dallo sportello, che direste voi? 

— Direi, ripigliè l'altro impallidendo, che vi arrischiereste 
invano; io non ho meco valori di nessuna specie. 

— Oh, non mentite! rispose l'operaio. Voi avete ritirala dal 
banchiere tale dei tali la bellezza dì trentamila franchi : io era 
in quel biinco, sentii parlarne e so che li lotiete chiusi in co- 
testa valigia. 

U borghese allibì, sndft freddo e si tenne morto. Allora l'ope- 
nio con tranquilla voce: — Rassicuratevi, signore, soggiunse; Ìo 
amico, anzi scolare dei preti; per questo non vi toccherò 
iffate un centesimo. Uà ricordatevi, che i preti e la religione 
preti servono a qualche cosa- 



VL 

Servono persino, aggiungiamo noi, a con.'iervare intatta la borsa 
ad un gran numero di paffuti ed imbecilli volteriani, che, in 
lambiD di deriderli, dovrebbero baciar loro i piedi. 



riÉlMta 



366 



DEL sor 



Parecchi si sodo quasi spauriti, leggendo nelle uUirae sta- 
tistiche demografiche d' ftalia, che vi si contano H'i diocesi con 
204G5 parrocchie. — Quanti iMirrochi! hanno mormorato;' sono 
troppi 1 

Ah, sono troppi? Ma so questi parrochi non si affaticassero 
notte e giorno a contenere nel dovere le popolazioni, i\ inaltnt- 
tate dal QoTerno e spesso da crudeli soprastanti, segnatamente 
delle ciinipagne; se non predicassor loro ogni fcsbi cho il furto, 
il latrocinio e la vendetta sono in abhouiinio a Dio, che lì pii* 
nisce con fuoco eterno; 8o non le esortassero alla pazienza ed alta 
nwsegnaiiione. mostrando loro il premio nella vita avronire;»» 
non inculcassero loro la soggezione alle leggi, il rispetto all'an- 
torità, la fedeltà ai lor signori, la concordia coi prossimi, oredon 
forse i prtidetti borghesi, cho avremmo ancora in Italia una parte 
si grande, come l'alihiamo, di contadini e di braccianti, cho non 
rubano, non assassinano, non sì stringono in leghe sottarie, noB 
congiurano contro la roba, o la vita dei possidenti ? Forsochè i 
ligi ai suggeritori di scioperi e gli adepti ai sicofanti del so* 
cialismo si formano dai preti, nelle chiese? Oh, questi signori 
TÌDgra/iino Dio con cento mani, che sopraranzino ancora alla per* 
secuzione tanti preti ; se non fossero i quali, non sappiamo a cbe 
punto sarebbero le terre, lo case, le ville o le officine di molti 
e molti fra loro! 

Il capo dol cenk.0, nel R«ichstag di Germania, il glorioso doi 
tor ^Yindthorst, ai 19 febbraio di quest'anno, discntiìndorisi 
leggi di repressione dei socialisti, non dubitò di dire francameli 
qneste parole ai ministri del Governo: « Oggi avete p&rU 
come 80 fosse in poter vostro il vincere la domocrazia 
stiea, con me^.Ki puramente materiali, Questo ò il male capi 
Hssimo dei ndbtri odierni Stati, il non volerò ca^Acitarsi d 
potenza delle idee e della vigoria della forza morale. Coi mi 
materiali, voi non arriverete mai, uè son certo, ad abbat 
socialismo. Al contrario ho sempre fiducia che il sentimento 
pio e ruLìgioso e l'efficacia della Chiesa varranno ad abba' 
Noi domandiamo che diate finuluiento piena ed ampia libe 
ali» nostra Cbiesa, e sopra tutto che richiamiate dall' esìlio 



ifitf 



I fUMKMI 



2b7 



nemici nati della democrazia socialista, gli Ordini religiosi. Ma 
qnosto uon lo voleto; e fiDchò continuerete a sostituire «inque 
carabinieri ad ogni Religioso che discacciate, e dieci ad ogni 
Suora che {iroscrivete, non raggiungerete mui lo scepo vostro. 
Bidonateci gli Ordini religiosi, e noi vi ringrazi eremo della tu- 
ela che ci uvroto concessa ctjutro ì socialisti. » 

Dalle quali savie parole del Windthorst impari la nostra bor- 
ghesia liberalo rìrroparubilo nocumento, che ha recato a sé me- 
desima ed a'suoi proprìi interessi, coll'oppriiuere il clero e di- 
sereditarlo, eoi dispordore i frati e disseniJDaro nel popolo la 
irreligione. Questo gran delitto, accompagutito coli' altro enormis- 
Btmo dei latrocinio dei boni dolla Chiusa, rendono, a parer nostro, 
berìtabile una preralen^ca del sociiilismo che, cun pena dì ta- 
gUone, opprima alla lor yolta gli oppressori e strappi lor di mano, 
M ben loro, il bene che hanim a Dio sacri le i^umento rubato. 

Ci pensino pertanto i nostri borghesi, atterriti dall'odio che 
érocemente contro di loro serpeggia uollu plebi, da loro, per vie 
dirette o indirette, rifinite e scristianizzate; e smettano di av- 
lìlire i ministri della r\;lÌgÌone, dei quali dorrebbero, ragionando 
Mnpre e solo d'interessi, fare almeno quol conto, che fauno dei 
carabioieri. 



VU. 



In secondo luogo, questi signori dovrebbero esercitare una sa- 
ubre influenza sopra il gioruatismo che, per due terzi, si regge 
loro. Essi per lo piil sono i sostenitori, i patroni, gli azio- 
idsU di qriasi tutti i giornali, che sì diffondono nelle province 

nello oitù, uon tiiuto coir abbonamento fìsse*, quanto colle spac- 
Mo avventìzio a un soldo per numero. Questi poi sono i più letti 
lai popolo nullo osterie, noi caffi), nei ridotti; o twssonu sugli 

imi infìuitamente più dei maggiori giornali, supposti seni e 
Nlitici, ma scarsi di lettori e tenuti ritti in buon numero coi 
Mi detti fondi segreti, provenienti al Governo dal meretricio 

ibellato; legione di giornali, che il deputato Cavallotti chiami^ 

obbrobrio della letteratura e dell'arte di Gutteuiboi^. » 



^(i8 



DEL SOGALISUO IN tTAUA. 



£ r influenza avrebbe du mirare a rendere questi gìor'oaliJ 
viventi por ordiuario di menzogne, di scandali, di luzxi, dì be-j 
stemmio e di lordure, mon peruiciosi alla pubblica morale, elit 
fosse possibile. Le loro signorie fanno sienramento una guemj 
spietata ai giornali che attÌK/.'Lno i rancori fra ordino e ordine 
di cittadini, e predicamo la guerra dei poveri contro i ricchi, d«ij 
proletarii contro i possidenti ; e bene sta. Or perchè non la faoi 
uguale agli altri che, con indefesso lavoro di corruzione, pi 
rano la guerra medesima sotto i lor occhi? Forsechò il socialismo] 
non ò uaturale conseguenza delia immoralità popolare? Forsechd 
ogni alimento sottratto alla immoralità^ non è sottratto al 
ùaMsmo ? 

La stessa cosa è a dirsi delle scuole. LMnteresse, il puro 
pretto interesso della borsa, dovrebbe indurre la borghesia, itó-* 
naccinta appunto nollii borsa, a ctìrcaro un riparo nella edu 
cazione cristiana doi figliuoli dei popolo e in quel benedet 
catcchìsiao, che è Torco dei maestri di socialismo e di anarchu 
perchè d*ogni buono e santo ordine è fondamento. Sappii 
di una città doli* lUtia centrale, il cui Municìpio mise anni 
sol tappeto nel consiglio la questione, se rinsegnamcnto dot 
techismo fosse o no da conservarsi nelle scuole comunali. U pU 
ardente proptiguatoro della sua couservaziouo s' iudovinerehbe 
chi fosse? Ko un ebreo, il quale vinse il partito, con questa «• 
gione da buon ebroo: che il catt.!Chismo, vìotando nel quinto 
mandamento di Dio il rubare, provvedeva alla sicurAzza deE 
roba dei cittadini. 

Il qual ebreo ò anche oggidì imitato da u^ certo signore 
sìdente di vaste terre, che, subbene, per sua disgrazia, forse 
creda in cuor suo nò meno al pan bufotto, pure, quando va 
sue fattorie a fare il saldo coi contadini, li raduna tutti 
lameute insieme, tien loro un discorso da santo Padre, e 
menta loro ben bene l'inferno che s'incorre dai ladri; usaaì 
ripetere agli amici, i quali di ciò lo motteggiano: — Amici 
la religione è una sì necttssarìa cosa per l' interesse nostro, el 
se Don esìstesse, bisognerebbe crearla. 

Kitongauo dunque per ferme i signori, ai quali preme il 






I nmRDn ^&é 

dBco possesso di quel che ìiann», fhe, a guarentirlo loro dal 
socialismo, vde più un poco di dottrina cristiana, calcata nella 
mente dei popolani, che non tatti gl'idillii alla libertà, al pro- 
cesso, alla ciriltà, alla grandezza della patria. Tolta la fede e 
la coscienza, la patria d'ognuno, in Rn dei conti, si riduce alla 
famìglia propria ed al proprio bò stesso. IL reato tS ciance e 
ani la più. 

Vili. 

Ud altro rimedio contro il socialismo la borghesia troverà nel 
campiere i doveri suoi più sacri di giustizia prima, e poi di ca- 
riti Terso i suoi sottoposti, contadini ed operai; nel trattarli con 
bencvolena; nel non palparne le passioni per acattare aura dì 
popolarità, e nel modorari' un lusso che li scandalizza e li pro- 
roea ad indignazione. La democratica Italia dì Alilann stampava, 
il *23 febbraio scorso, una lettera del conte Igna^tio Lana, che 
&iaesto proposito contiene buoni documenti. « Mentre vedo uma- 
nità, cosi egli si esprime, in qualcuno ìudìcato (iiialc aristocra- 
|tioo, ne vedo ben poca in molti, che fanno professione di demo- 
crazìa e van mitingando prò popttfo; come sarebbe il conte A. M. 
.senatore del Begno, ricc« signore aristocratico di nascita e più 
ancora di principìi, ma che ai ò messu, per note ragioni, a tin- 
gersi da democratico, pnssidente di popolari meetingsy e grande 
peroratore dei diritti della piazza: pagando però soli cinquanta 
centesimi la giornata ai suoi braccianti, e retribuendo con eguaio 
generosità o filantropia democratica gii altri suoi soggetti. E 
dissi di questo signore, per nominare un pesce grosso, ma, pur 
trijppo, sono molli cho mangiano i loro buoni bocconi, o spre- 
cano in immodesto lusso, mentre i loro poveri contadini non 
hanno pane per ìsfamarsi. E godo ripetermi: fra questi ve ne 
ha molti che in piazza e nei meefittgs fanno professione di de- 
mocrazìa, e lamentano le condizioni miserrime del povero popolo: 
ciò cho li rendo più condannabili ancora dì quel predicatore, no- 
tortamento conosciuto per vizioso e ghiottone, ma almeno sin- 
iro, cho dopo aver predicato T astinenza ed altre virtù, conclu- 
deva ; Fati quel cke dico e non guardate a quel che fo. 



270 DEL SOClAllSIIO m ITALIA 

« La è una vera vergogna, dir&, anzi, una bricc^aata, noo 
disgianta da stupidaggine, quella manìa in certuni di spendere 
ÌD vànìU e io lusso, cho poi non procura nessuna di quelle oo- 
modjtà della rìta, che gli inglesi indicano e qunlificiLno con U 
parola comfort, e consumare in fumo migliaia o migliaia di lire, 
mentre si nega ai poveri contadini, che ranno dì porta iu porta 
elemosinando, lavoro, per ìsfamiir sa e la famiglia. 

* Signori stolti, riflettete che il lusso ri rovina e vi reude 
ridicoli, mentre lo spendere, nel dar lavoro ai poveri, vi arric- 
chirebbe presso Dio e presso gli nomini dabbene. Catcoliit« olia 
la spesa di an solo paio di guanti sfamerebbe per nn giorno 
una famiglia dì contadini. 

« Ma che dir poi dovrei di coloro, che non vivono che per am* 
massar quattrini, lasciando che il povero soGfra per mancanu 
di lavoro? > 

Le quali parole encomiando il signor Oldofrodi Tadinì, vi ag* 
giungeva queste altre, che si leggono nel numero dei 9 marni 
dello stesso giornale: e L'amico mìo conte Lana, parlando d«Ì 
guai degli agricoltori e dì certi ricchi proprietari che si fanno 
filantropi a parole, ha dimenticato dì toccare una delle prìnn- 
pali cause del malcontento dei contadini, I grossi proprietari! 
mai quasi si pongono a contatto col contadino, lasciano 
ai loro fattori ed amministratori, i quali hanno un interesse gì 
dissimo che il colono non possa avvicinare il proprietario e fax 
conoscere i suoi bisogni, i suoi reclami. Questi fìkttorì ed am- 
ministratori sono per tal modo, in generale, veri despoti, e^ 
il rontudino, por timore dì essere fatto oggetto dì vendetta, 
soffre, oppure per vendicarsi ai fa infedele. I grandi proprie 
che il guaio maggiore è nei vasti possessi, dovrebbero m^lio 
informarsi de' loro affari, avvicinare ÌI colono, vedere che loMW 
tibitiizioni sìeno salubri, che il lavoro sia equamente distribuito 
e retribuito. » 

Cose tutte son queste eccellenti ed ottime, come ognun vede, 
e dì non tenue vigore a medicare la piaga del socialismo, sa 
dai più si effettuassero. Imperocché nel fondo della questione chQ 
gli ha dato origino e lo tion vìvo o bollente, stanno sempre di 



^ 



t itmemi 

ritti doveri di giustìzia ed usserranze di carità, dal cui atto 
prttico dipenderebbe il farlo sparirò, se i biechi artificii di sòU» 
Dffiinde non s'inframmettessero ad inasprirlo. 

Altru sarebbe a dire del riposo e dolla san ti fi camion delle 
feste, che i capi di officino e i padroni dovrebbero pronmoven;, 
per iitipedire che ì loro sottoposti non imbestialissero» lontani 
da ogni pratica religiosa, da ogni confortai di parola divina. Ma 
di questo punto amiamo ragionare più posatamente, e lo friremo 
ttn'altra volta con più agio. 

Adogai modo l'avere acwnnato. cast |ìer le generali, questi 
TÌmedti non sarà inutile, poiché il gran bisogno che si ha oggi, 
QOQ è 9<)]an)ente di ricondurrò la parte traviata delle nostre plebi 

migliori consìgli, ma di convincere gì' innumerevoli biasima- 
tori del traviamento, che se ancor essi non sì rìmettflno nella 
retta strada e non tornano ai sani prìricipìi della morale e della 
religione, che secoli di pace sociale fruttarono già all'Italia, e 
OOQ si adoperano a farli prevalere, omnes simul peribitnt, an- 
iQo ancor essi a catafascio, con tutto il loro nazionalismo 
ilosoo; ed a hnona legge si potrà dire di loro: 

Chi è causa del suo mal pianga sé stesso. 



UN NUOVO LIBKO SUL SILLAISO' 



Il tera> capitolo della secoQiIa parte del libro del slgQor Boa- 
seboeuf è la parte piii ToluiniQOsa; dacché si espengono io es» 
ad una ad aaa te otlont^ proposizioni dei Sillabo. È inuUte eh« 
avvortiamo di non poterci occupar© <1Ì tutte e singole, sarebbe 
un non Unirla per adesso: ci basterà pertanto notare qui e coli 
alcana cosa; rimettendo il re^to alla sogacità e dottrina del 
lettore, se è in istato di potere in tali materie giudicare da si; 
nel caso contrario, quel poco che ne diremo servirà a metterlo 
in guardia pel rimanente. In generale, ci duole dirlo, ncIU sua 
spiegazione il signor Abbate o non coglie nel segno n^^ si mette 
nel vero stato della questione, o dà in equÌToei ed inesatte^» 
alcuna volbi anche pericolose, specialmente quando parla dei di- 
ritti della CUiosa come società e di quelli dello Stato. 

V. Proposizione IH*. Hatìiana ratio, nullo prorstts re- 
spectu Dei habito^ unicus est veri et falsi, boni el mali at- 
biteti sibi ipst est lez; et nafuralibus suis vìribm ad hominum 
ac jfoptdorum bonum curandum sufficit *. 

Questa pniposizione contiene socoudo il nostro Autore (p. 125) 
due parti: nulla prima delle quali si condanna chi affermasse che 
la ragione umaua, considerata sen^ia veruna reloTiiono a Dio, è1 
V unica regola del Tero e del falso, del bene e del male, e legge 
a sÈ stessa; nella seconda si proscrive chi dicesse che la stesati 
ragione umana è sufficiente colle sue forze naturali a procurare 
il bene dogli nomini e dn' popoli, [^asciamo stare la prima parte 
in cui il Bossel>i>euf parla sufficiontemente bene. Ha la spiega-j 
Kione che dà poscia della seconda, non è esatta. Conciossiachft* 

' Vedi «itwtl. 8(V1, |w?- I.*)S e Mgg. del piysente volume. 
* Alloc. Marima quidem, 9 |Ìugno 1861 



SUL « SILLAOO > 273 

parlandosi nell'ipotesi non dì uno stato quatunqm possibile» ma 

É quello delia presunle ocotiumìitt eh» <i sUto di elevazione al 
9 soprantiatnrale, fa diiopo negare alle forze naturali della 
ngione ogni possibilitii dì coordinare ad esso gli uomini ed i 
popoli. Or il nostro Abkit<i si passa al tutto di ciò, e crede possa 
bastargli il dimostrare con l' esperienza di quattromila anni che 
la sola ragione non giunse di fatto a render fuiico il genere 
nmsno: epporò propone la proposi KÌone vera da tenersi no' ter- 
mini seguenti: Par ses propres forces uaturdles, elle (la raison 
bnmaine) ne suffit pan fx vxn à pracurer le bonìieur des ìn- 
'iiridus et deif peuphs '. Alla ragione lasciata a sé stessa si dee 
oegaro la siifBcìonm non solo riguardo al fatto, ma eziandio 
riguardo alla possibilità^ e questa non pur solamente morale sìa 
tmtmÌHm quid sia simpUcìfer, mvi. ancora Jisim. Donde appa- 
risce, che perchè s'abbia il vero senso dell'errore del razionai isuio, 
ooDdannato in quella seconda parte, non puossi menar buona la 
pirentesi del Bosseboeuf — t&uU Uiéorie sur les forces de la 
nison et la puissajjck de la ììberté kumaine mise de còtr — . 

*eift ai permette agli avversuril V antecedente, (ed Ò q,uel che 
importa) e si nega il conseguente, per una ragione che pro- 
priamente parlando non vale a dirimere la questione. 

2". Proposizione VI*. ChrisU Jidss humanae refragatur 
^màioni; divinaque retelaiio non solum niiiil prodesiy venim 
iw» nocet lìOminis per/ectioni. 

Dopo aver detto che non v' è, né vi può ©ssere opposizione tra 
k fede e la ragione, poiché amendue vengono da ima e stessa 
tbtite, cioè da Dio; il nostro scrittore passa a spiegare in che 
Onsista Terrore condannato nella 2' parte d'ella proposi KÌuiie. 
Esso, dice, apparisce di per so : conciossiachò, su la ragione 
umana fosse infallibile e vi potes.S6 esser opposizione tra essa 

É rivelazione, si capirebbe subito che questa é inutile e nociva 
prima. Ma una volta che questa opposizione non v'ì', la ri- 
TeIaìdoQO est graudement ufih à rimmanité pocit dosskr ti la 
mriti morale et religieuse use ivutcsios plus OfiSKR.aK, jj/tw 



1^*^ 



(•n?. 126, 

Xltl. voi. II. feuf. 861 



18 



20 aprite 1886 




?74 

pRoupTK et pfus siìRg, ciò cho non può faro la Filosofia '. Questo 
è ferissimo ma uon è tutto, anstl è il ineQu. Il Bosseboeuf (p. 131) 
rìeorro aU' Enciclica * Qui plurìbus « da cui ò statai presa la 
pFopo3Ì:iÌoim stessa, a ne cita iid brano per proraro non poterrì 
essere disaccordo tra la ragione e la fede. Ma perchè non serrìrsi 
altresì di ([uauto soggiunge rimmortalo Pontefice per eeporre 
anche la seconda parte?-, atque ita sihi mutitam opetnferaìU, 
ui reda ratto Jidei veritatem <hmoiistre(, Itttatur^ de/endal; 
Jìdes vero ratìonem ab omnibus erroribus MBKKirr, eatrujne dhi- 
narum rerum cognilione mirijiee UiLCStsot, cosfibmrt, aiqiu 
pkbpicut'? 

Ecco come parla Pio IX. Questa quadruplice utilità & non solo 
precipua, ma ej^tandio di somma importanza; ed essa vuol essere 
esposta e messa bene in vista, Unto pift che, chi ben riflptta. 
con ciò veramente si rispondo ai razionalisti, negando essi l'uti* 
lità che Ti sarebbe per riguardo non già alla difftiaione^ mft 
alla stessa ragione^ coli' asseverare stoltamente che questa nea. 
distrutta dalla fede, perchù legata ed inceppata dal Domma. 

3 . Proposizione Vili'. Quum ratio humana ipsi rdigionl 
aeguiparetitr, idcìrco theologicae dicipiinae periiide ac jihilo' 
sophicae tracf^ndae suni. 

Il Bossoboenf in dichiarazione dolla prima parte, dopo avere 
affermato che sotto diverso rispetto la ragione ò sufìfriore, eguale, 
inferiore alla fede, così parla qaanto al primo membro : sous ìa 
rapport de la cerfitude si4biective, de la fermetè personnelle et 
réftexe de Vadhésion, de Ventendemenfj la raison l'emporio sitr 
la fot'. Per verità, diversamente sogliono parlare l Teologi 
Questi infatti, allorché discorrono della relazione tra lu fede e la 
ragione, alTormano tutto il contrario; cÌot> che la fode h superiore 
alla ragione se si riguarda la femwzza dell'adesione, dìsthh 
gueudo solo X ap'^etiai'we dall' ni/etistev. Non fa di mestieri chft 
riportiamo qui tntlo quanto ossi dicono su tale materia. Ma h 
fuor di dubbio che l' alformaziono cosi assoluta del Bosseboeat 

' Epistola Cncvxlica < Qui pinribus » fi nav. tSIO. Ynluì aaclie Coik. Tot 
C(»iÌL Dwn. e. 2. ^ 

' Pi?. 13«. 
> Parp. 13M3S. 



St't « SILLABO » 975 

non ro^ti a Tronto della crìtica e del modo di parlare preciso od 
esatto dei Dottori. Ci basterà citaru rAngcIieu 8. Toiumufio, il 
qual6 &1 3. doUo Seotonzu D'tst. '2Z. q. 2. u. 2. sol. 3. ufferma 
che yidfA- ìtalet tnaìotem certiltidinem (juanium ud piuicitatkii 
ADtuKSiOMs, qtiamsii cerlUudo scieniiae vet itttcifecf us ; quamvis 
in scienlia et inttlUctu sit maior evidentia eorum quihtm as- 
MHtitur. £ proprio ta cuutrudittoria di quanto alfurma il nostro 
Abbate! Mu come va che ogli pur cita il S. Dottoro a cunrorto 
dotla 8Q& afformaìitonu? Kppiiro è un fatto! Farciamo prima dì 
tatto osservare che il Card, de Lugo afformando che contmunis- 
sùìia... et vens:iitna Theologorum sententia est /idem ease cerlio- 
rem aliis cognUionibus evidentibm naturalibtéS, qttai reffulo 
ì'iUr habemm, cita l'istesso luogo dell' Angolico Dottore indicato 
dftl Bosseboouf. )Ia sin r-iilla di ciò; esatiiiuiaiuo brer^ìmente 
il passo stesso dell'Aqaiuatij. Kglì pertanto nella Soraiiia Teolo- 
gica 2. 2. q. 4. a. 3 disti ngiifj lii cortezza t;z parte causaae et ex 
^te subiecli: quindi pone tre conclusloai. La prima, considd- 
tando la cosa ex parie cnussae, Jides est gsrtiok; la seconda, 
considerandola ex parte subiecti, Jidea est xiNns certa ; la torza, 
&S8olatanwnt« parlando Jides est suplicitbb ceekob, alia sunt 
eeriiora seocsDux qciD. Donde appariscono subito due cose : Pri- 
nierameute il mudo di parlaro assoluto dui nostro Ab1)ato non 
viene giustificato dal luogo del Santo Dottore; secondariamente 
Dun si dura fatica a rapire dove stia l'abbaglio preso dal Bosse- 
bwaf. Questi ha intesa per certezza soggettiva quella che l'An- 
gelico dice ceYiez7A ex parte subiectì, senza fare attenzione che 
il Santo Dottore nelia certezza ex parte subiecti considera in 
questo luogo solament-e quello che sarebbe ciucia dell' assenso 
ileterminaniL* nella ceguizione naf arale. Alio modo palesi con- 
iiderari certìtudo ex parte subiecti, et sic dicitur esse certius, 
^cen ELESius eonsequitur inleliectus homim's; et per hunc tno- 
ium quia ea qitae sunt Jidei sunt supra intelledum komims-, 
non auU:nt m gtuie subsunt tribus praedicUs (sapientiao, scien- 
liae, \niiA\t(t\A\\\ ideo ex hac parti Jides est minm certa. Dalle 
la&li parole il nostro Abbate, senza muli» studio, avrebbe potuto 
»do?ato capire che S. Tommaso considera V evidenza e non evi- 



976 



vy vvovo uano 



(lenza dell'oggetto, o che perciò parla della certezza che suole 
deuorainarsi oggettiva, non soggettiva: cioè, parla dellii cognosà 
biiità dell'oggetto e non dell' assemo che ad essa oorrisponde, 
e tien dietro. L'Aquìnate distingue nel soggetto oonoscente dae 
cose: visionem et assensum '; nel corpo dell'articolo, da cui è 
tolto il presunte tratto, parla della prima, quando dice di cossi 
derare la certezza ex farle subiectiy e snol chiamaci certezza 
oggettiva; del secondo, che viene importato per la certezza sog' 
gettiva, parla esplicitamente nella risposta alla terza difficoltà: 
Iterfectio iniellecius et scientiae excedit cognìfinncm Jideì quan- 
tum ad iLVJORBX XAMPESTATio.NEi, HO» (amen quantum ad ceh 
TioKEJi niuiRsioxE». Coucordemente airAngelico parla ti s^^rafìco 
Dottore S. Bonaventura (3. Disi 2S. a. I. q. 4.): Est córtiitiào 
SPKCCLATiosK tt cst certitttdo iPHACSiON'is... Si ìoquamur de ctf' 
iltttdÌM adhaesionis, sic maior est certitttdo in ipsajide... ResU 
pertanto dimostrato il brutto equivoco preso dal Bosseboeuf, t 
diciamo anche pericolóso^ in quanto che solo per esso, è giusto 
il non dubitarne, egli ha scritto una propo8Ì;«ione che non può 
reggere innanzi alla ragione ed alla dottrina commanissima e 
verissima di tutti 1 Dottori cattolici. 

Né minore ci sembra la confusione con cui ò esposta la 
2"* parte della Proposizione. La seconde partii de la prop<m 
iion, d/rivani de la première, les rfjlexions précédentes Ihtnt 
laute diffìCiiW^^, Vergiamo se l'esposizione ci dica qualche con 
di più chiaro. La tkéologie et la phitosophie, — ot c'est Ìcl I 
eondition et la garantìe de leur grandeur et de leur dignité, - 
ont chacane leur domaine dìstinct, leur mrtkode, leur pro<M 
iì part, à Paidf dcsquels elles gravifent, traraillent et ckerchen 
tibrement *. Mai no, signor Abbate. La filosofa ha un dominio 
metodo, modo di procedere distinto s\, ma sitbordinato per ri' 
gnardc alle sue conclusioni alla Teologia: quesU brero pareli 
tralasciata rende sospetta quella proposizione: sa questa bn)T' 
parola foese stata espressa, la frase « chercJtcnt ubrkilent » t 

< IM Vrritatf, q. U. 4. 1 ad Ld">. 
^ l>n;. 140. 
» Iti. 



SUL « SILLABO > 



277 



sarebbe rimasta nella penna; pcrchò 3arob1}0 apparso ad ondenza 
che essa non era contauuta nelle premesso. Pili, questa breve 
parola ò la sola che gardintisco lit vostra parentesi; perchd la 
condizione e sicttrtà tanto della graitdez;ta che della dignità della 
filosofia consiste appunto in ciò, che questa è e sì svolge suhordi- 
natamctite alla Teologìa: chó la grandezza e dignità della filosofia 
ooosiste Don già nel formar sillogismi, accumulare afferiuazioni pid 
meno peregrine, presentare considerazioni pia o meno sublimi, 
sì bene uel coglier nel sogno, mentre giusta il suo metodo pro- 
cedere dar nel vero e non nell'errore: a ciò serve il tener sempre 
d'occhio griasf^namontt della sacra scienza, perch'^ Jides rnth- 
nein ah innniòus errar ibtitì liberata Pio IX nella sua Lettera 
Tua» lìbenter,2\ dee 18G3, scrìveva: Quamvis enirtt naturales 
Ulne disctiilinae suis propriìs ratione cognifia principUs nì- 
iantiir, catholici inmen earum cultores divinam revftafionetn 
peluti KHCTHicEM stella7n pra^! oollis habkant oporfet, qua praetu- 
ixtite sibi a syrfibus et erroribrts caveaiU, ubi in auis isvestioi- 
^BOXIKUS et comiESTATiOKiBus animadvertant, posse se iUìs addttci^ 
^Hf UKPissniK accldit, ad ea proferenda, qme plus mìnusve 
^mveritentur infaUibili rerum rcriiati, 'ptae a Beo retelatae 
fmre. Quel elterclisiit librement sparisce dirimpetto a cosi chiare 
panile! Qitapropter, c'insogna ancora il felicemente regnante 
Pontefice leeone XEIl, qui philosophiae stmlium ctitn oasBqujo 
fidei christianae coniunfptnt, ìì optihk philomphanlar '. 

Nel resto che il Bossuboeuf va dicendo a [lag. HO, dobbiaui 
confessarlo, non ci riesce di vedere una esposizione della seconda 
parte della proposizione a cui si riferisce. Tutto si riduce a questo: 
La teologia e la filosofia altro non sono che la stessa ragione 
ui»ona(?!) che viene a dedurre conclusioni rigoureuses, néces- 
saires; per la prima partant des donw'es de la Hh^étaUon..., 
par la seconda des données da bon sens..., e che perciò queste due 
scienze procedono d'une facon tout à lafois distincie et iden- 
tiqtte. Distinta^ perchò ciascuna ha i suoi principii certi ; iden- 
tica, perchè è sempre la stessa ragione che discorre, sillogizza, 

* Encyctica * Ooi phirìlras > ì') nov 1K46. 
■ Iùic5c]ica « Aftcrui l>.ilm i I aug. i879. 



;9P 



^■vs 



978 vv Koovo Liano 

afferma, nega... des deiix cótt's c'eèt U ména moyen, le raisoH- 
neoient, c'enfi la métue dialectìqm, le ìtièim procesaus logiguet 
Vobservation de^i mémen règles p^ipeUifiiciennea '. Con ciò è 
cbìiiriio pifl che u sufficienza perciò o come à coodaDDato il dire 
che le scieaxd teolugichc dobl)»n0 esser trattate all' istesso Diodo 
ch^ le filosufìcht). Beato chi ci capisce! Eppure sarebbe stato 
cosi facile seguendo la stussa allocii/,ione Singulari guadam 
(9 doc. 1S54), donde questa proposizione è stata U>lta, oompi- 
lame una breve, chiara, giusta, aaiia esposizione ! Del resto il 
luttore il quale si ricorda di quanto fu dai TÌ*)S8eboeuf scritto 
sulla opposizione e convertibilità delle proposizioni (pag. 105-1 10)» 
e della formale promessa hìUi ripetutamente (pagg. 105, 110) 
d'attnnersi alle esposte regolo, appima crederà a' suoi occhi veg- 
gendo il modo c<>q cui qui (» non pochi altri somiglianti esempi 
si potrebbero citare) conchiude: I'oi7iì la perite SKìiè cO!n'n«ios. 
C'est lui demairer Jidèle gtte de dire: « La raìson humaìne 
n'ast pas égale de tout point à la róvélatìon, & la foi; supórieure 
cu cgalc par un c6té, elle lui est iuférieurc par un autre; Us 
nciencen Htcologìgues, tout en aijant ménte sujet, ménte inatnt- 
inent, mime processm qm les sciences philosophigiteSf ont un 
point partictUier par oit elles ne soni pas identigttes^ eoinme 
développement^ à ces dernières > (pag. HO). 

Nelle osservazioni poste in questa proposiziono 8* l' Autore 
credo ritrovarsi la spiegazione della seguente ancora: se è cosi 
il lettore ne rimarrà più confuso. Noi non crediamo dovercene 
passare; facciamo petò brevemente osservare le coso seguenti: 

Primieramcnto, la versione letterale della prima parte di 
essa noa risponde al latino: omnia indìscriminaiim dogmaU 
rotigionis chrìstiaoao sunt obiectum naturalis scientiae, sou 
philosophiae.'; tous les dogmes de la religion sojU ìndisfinck' 
metti, au imme titre^ Vohjel de la science naturelle oh de la 
philoflophie'. Queir mrfiscr/mirtti/*»rt non si riferisce al modo 
con cui un domma possa esser preneniato come oggetto alla 
mente, ma alla natura degli stessi dommi: son dne cose molto 
diverse. Quindi la confusione nell' asserire che il nostro Scrittoro 

M Pag. 140. — ' Si/ll. [»roi>. IX. — ' iMjr. Ut. 



tVl « SILLABO » 



toute la question rouh sur h mot isdiscrisusitim (messo 
cosi fuor di posto), wss distisction; al- mèke titbe '. 

SecoDdameuW, non su[>[><>ue nù gt!Dcra nitro che cunfusiouo 

il dire, cho la seconda parte dulia proposi :;ìono pud preseutaro 

questo senso vero: la Teologia scolastica è vera scienza. Ecco 

le parolo latine: humaiia ratio histtìrìce tantum ejrcuìta polcst 

ex Buìs nafuraiibits viribus et- princijìiìx ad veram de omniitis 

etiaui recomiitioribus dogmatibiis scienfiam pervenire, modo 

Aure doffmata ìpsi ratimii famfjuam obtecta proposìta fuefint. 

Per quanto taluno si lumbìcchi il corvello, non riuscirìt, crediiimo, 

a IroTarri uua sola parola da cui si possa ricamr il senso so- 

pmesposto: forae il signor Bosseboouf fu indotto ìii equivoci) por 

Her tradotta' quel potest... ad veram... scientiam pervenire così: 

petit... parvettir à une vraìe sciexcr invcco, di connaissance. 

Nò raeno infelice vuoisi dire la esposizione fatta (p. 144-146) 
della proposizione 10". Quum alìtid sii pltUtìSophus. alìud phi- 
losophia, iUe ivs et ojficium hahet se submittetidi auetcritali 
quatti veram ipse proitaverit ; at phùosophia neque poteat neque 
Aéet ulti sese submitfere attctoriiati \ Kcco quale, secondo il 
Boaseboeuf, sarebbe la prop^wizione contradittoria vera a tenersi: 
Autr»^ ti est vrai, est la phitosojée, et autre la pkilosophie; 
«pendant (comme en vertu de leur eonoexion de sujet à obJBt, 
ìls ont certains droìts et dovoirs communs), s'il est vrai que 
le phihsophe a le droit et le devoir de se soumetlre à 
l'autorilé iju'il s'est d-'-moniré étre l^giiime, il est également 
vrai que la pkilosophie peni et doit aussi ae soumettre à 
Cautorité qtt'elle a'eat égalemeni et par la nihne démonirée 
Ugitime\ — Ora, ecco brevissimamente come l'avea «sposta: 
se l'autorità è legittima, il filosofo o la filosofiii debl>ono ri- 
eoooscerla e rispettarla; poi viene a parlare di cost? che a dir 
vero non c'entran nulla per esporre il senso della condanna. 
Finalmente osserva che fliosofo e fìlosolla hanno un dirittf) co- 
mune, ed è quello d'esser rispettati dall'umanità; ambedue 
hanno anche nn dovere oouiune ed t quello di sottomettersi al- 
_r autorità legittima*. Ma quale ò questa autorità? Xoi non ce 

' \m. cit - » SyìL prop. X. — > Paf. U6. — * Pnj. liÓ. 




suo vn ffuovo Ltano 

uè orjìiipiamo, risponde; sìa quulla de la raison elìe-mhne, mlh 
de V ensemble ile grands penseurs, ou celle des domtf'es tradì' 
tiotielles de Ut raison unirerselle, révHée ou nafureUe '. Ma, 
come cì<!», se Pio IX nella oondanna delle opero dì Froschhammer, 
dulia quale ò stata tolta quella proposizione, dice espressameli te:... 
ita denegai ut nulla iioctui!ìiIR ekvblatab habUa ratinne asserat 
ipsam (philusophiam) nnncjuam dehere ae posse aticlwitaii se 
stibtniitere''^ E più sotto Tengono nominate: dtmna revelatio. 
Ecclesia, Ecclesiae auctùrilan V» Io stesso sì ricava dalla Let- 
tera Tìtas Libenter\ Questo è il punto, e l'essenKiale, verso cai 
e filosofo filosofia hanno uno strcti tastino dovere cojirsB. Perchi 
non accennarlo? Il non occuparsene lascia lo coso nell' oscuriti^ 
di prima. Ah, ì)Ì8og^na pur confessarlo-, non Ò questo il modo 
dì dare une interprélation laterale et motivée du Sytlabus ', 
né così s'arriverà giammai à en donner le Hens rigoureux et 
authenfigue"! Nà quando noi ricorriamo ai documenti, donde 
furono tolte lo proposizioui del Sillabo, per giudicare della espo- 
sizione del nostro Abbate, altro, a dir vero, facciamo che ricor- 
darci di quanto egli stesso ha scritto: Ajin de guider plm 
sùrement notre marche, prenant d'une main le texie originai 
du Sgllabm, notts aììonn entrejyris de Véelairer de Vautre par 
lea DÉCLARiTioss poxnPiCALES aniérìeitres ou posiérìeures*... B 
qui prendiamo Toccasìone di dirlo una volta per sempre: heti 
poche sono le proposizioni in cui il Bosseboouf non abbia man- 
cato a questa sua promessa. 

4". Proposizione Xr. Ecclesia non sotum non d^Kf in 

philosophiam unquam anìmadvertere, verttm eliam dehel ipsius 

philosophiae tolerare errores eiqtte relinquere tU ipsa se mr* 

rigat \ 

Diamo riassunto in poco quel che ne dice il Bosseboenf^:!* 

■ Pag. Ufi. 

* Liueme Graeitiima^, M di>c 18(ì3. 

* IjltiTae Tt.a» libfHter, 21 dee. 1863. 

* Pi'crace, png. XI. 

* Ivi, p3g. X. 

* Prtfatt, pag. XI. 

' Epist. aH Arcliiep. Krisinp. Granitsimat, Il dee. 18^ 

* Pag. Ufi-U:. 



SUL « SILLABO » 



28! 



(^ìesa fjnnnie sociéU doctrimle hti por suo scopo d'interpre- 
tare la BibbiUf Ai propa^uro la rotigionc e la vorìbV Ci<> posto, 
prinui questioDe: può essa e devtì de so[, oiitECTKaRNTt iiihkiìu- 
mest ontrare nel dominio della scienza filosofica? Nulleìneni. 
Seconda questione: lo pud o deve inoirkctejiest, c^est-à-dire en 
veriu de la cosnkxios aree felle ou ielle vériié kkligibcsb? As' 
surément elle nVn a ni le Umps, ni le moijen, ni la volente '. 
Ter» questione : Le è forse assolutamente proibito di venire a 
dare une indicanone un aviSt un $age conseil et une Juste ré- 
prìmande? Via, sarebbe un'inUilIcniriza surtoul en tcmps de 
lOìorté absalrn (p;ig. 148) il negare alla Chiesa ciò che peni 
le demier Journaliate^ fkrivassier ou philosophàlre à peine 
furti drs hancs!... Xa Chiesa, che possiede il piìl bel codice 
filosoiico, e la cui dommaticii è ciò che v'ha di più snblime in 
awtafisica; la Chiesa che pur ha ricevuto lu missione di inso- 
goars in quel Docele omnes fjenies (jiMecnmgne mandavi rohis; 
Bt, senza dubbio, la Chiesa io può^! Attenziono però; distili* 
piele bene errori da errori. Si tratta forse dì errori gai n'onl 
guère d*injlt4ettce au paini de vue tnorai^ relìgìeux, prattgite? 
H^ Chiesa »'a pas à intervenir fositìvement. — E questione dì 
VnTorì gravi che toccano la morale^ la coscienza ? La Chiesa de 
mèmc et pln3 enc<tre que font penseitr sérieux... non seuìemeni 
peni, mais dait intervenir^.,. (Quindi eccola proposizione con- 
tradittma che è la verità da professarsi : •VEglise petti et doit 
par/ois intervenir dans le domaine plillosophigne^ au tfwins 
au atvtne titre gite leti particuliers, ut giCelU ne. peut ni doii 
fermar les yeitx sur ioules les erreurs phìlosophiques *... 

In questa esposizione non poche cose sono inesatte, od oscure, 
alcune poi non vere. Prima di tutto per ciò che rìguurda la 
secunda parte, so cosi rogliam dirla, dell'esposizione, quello che 
coDcede alla Chiesa ò messo in modo da sembnir curue chi sta 
in gran timore di dir troppo, qA offendere le delicate orecchie 
dei laiacredenti, i quali per certo non potranno essere ridotti a! 
nleaùo per alcune insinuanti concessioni avtmti forza d'argo- 
lento ad homimm; come sarebbero, che la Chiesa può dire il 

Pbj. H6. — ' Pjg. 14". — • l'ag. ìli. — • l'ag. H8-1W. 




989 vs" KCTvo tiBiio 

suo giadizio per quella libertà che si promulga per lutti, e ai 
concede u-ll' ultimo giornalisla e 61osofotto. Quello eh» cuoce, e 
vi ramatili.', i seguaci del P^dre della meui^ogoa è che il giudìsììo 
delta Chiesa obblighi e leghi V intelletto, e la rolootii dei fodali. 
No, non 8an\ tua! che la Chiosa accolti questo stato di cose, che 
sia iinimessa u portare il suo gìndtKtn come una società dì no- 
mini, sian puro dottissimi e sapientissimi, o nulla piiV Sicivime 
poi cotesto modo dì procedere sembra molto familiare al nostro 
Abbate, diremo che egli ha promesso ripetotamente di dare una 
chiara, giusta, e ragionata spiegazione del Sìllabo; è necessario 
perciò che prima d'ogni altro faccia vedere bone il vero senso 
e la portati di ciascuna proposizione e rivendichi alla verità, 
alla giustì:ìia, alla Chiesa i proprii diritti. SulUnto dopo cìd gli 
sarà permesso, sen?^ scapilo della sua critica e scienza nioao- 
fica, giurìdica, teologica, dì argomentare mi homìttcm. facendo 
osservare ai nemici della Chiesa come ossi (iiuantanque contro 
ogni ragione ed empiamente non vogliano riconoscere io quesU 
qnel che por logge divina le si deve), almeno stanti i loro prin- 
cìpi di libertà ecc., non altrimenti che sragionando e dando nel- 
l' intolleranza s'arrovellano si stranamente contro dì Lei. Ciò 
notato come di passaggio, si ponga monte a riuanto segue. 

Certo si è che Tordind delle veritii naturali è di natura sua 
subordinato all'ordine delle verità rivelate e soprannatarali, e li 
nui)ifÉ'Rtazli)u«^ che Dio ft^ce nella croarjone è subordinata alla 
manifestazione da Lui fatta nella Rivelazione. Donde per neces- 
saria deduzione si conchìudi;, che ogni enunciato d'ordine natu- 
rale sia razionale, sia etico, sia giuridico, sia storico, à di natura 
sua subordinato alle verità rivelate. E poiché la Eivelazione non 
è cosa che stia sulle nuvole, ma dall' istesso autore di essa ^ stato 
istituito un vìvo, perenne, infallibile Magistero, che F abbia io 
custodia cim diritto dì (jneUo stesso genere, dì cni è la sua mis- 
siune, cioè divino; ne segue che ogni scienza sia teoretica, sia 
pratica, sìa giuridica, sia storica, è per natura sua sottomossa e 
subordinata in quanto al suo svolgimento a questo vivo Mogisterio 
infallibile, imperituro. Notisi bene: diciamo svolginxento ; non 
parliamo dei principti proprii^ AéiV oggeito, del metodo ecc. dì 



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SUL < STI.LABO » 383 

^ scìetua. Qualsivoglia Rcien^a, pur coaservando quello che 
d dì sua Datura nello svolgorsi che fa ilentro ì propri limiti con 
proporre conclusioni, vuoi affermative, vuoi negativo, non deve 
mal pon-e un'assyrzione che discordi da quanto il suddetto divino 
Magistero possiede in custodia. So dunquo ogni .scion:ni di qualsiasi 
specie d Del senso predetto di natura sua subordinata al magistero 
della Chiesa, sarebbe un coatrosenso il dire. che esso non ha in so, 
come in atto primo, la potestà o virtvì in ordine allf conclusioni 
di quella. Ciò posto seguono altre questioni a farsi, quali sareb- 
bero: — di fatto, cioè quando la Chiesa sogli» intervonire; — 
di dovei^e, cioè quando la Chiesa debba intervenire; — della 
tiu/Kfrt di tale intervento, cìoò se sia un atte con cui infalìi- 
biliHente o si definisce m& verità, o si condanna nw errore, o 
piuttosto con cni si mostra pur in/alt ibi! mente la sicurezza 
(vuoi parlando assoUttamente, vuoi soltanto in tali o tali circo- 
Stanzut nel seguire una via piiittosttì che un'altni. Por dare poi 
mi chiara e sicura solu/Jone alle accennate questioni, anziché alla 
àifftrt-nza tra orroro ed errore, vuoisi attendoro alla relazione, 
che le dottrino che si spacciano come scientifiche possono avere 
od hanno con il deposito della fede, di cni la Chiesa ò custode 
indefettibile, interprete viva ed infallibile. Questa è la condizione. 
al verificarsi della quale quella potestà, che ha la Chiesa vieue 
ill'utlo. Condizione, la qualy non r/<'( alla Chiesa detta pot*!stà, sì 
bene verìjìca ciò per cui essa passa airatto. Quindi alla domanda 
^mndo e come la Chiesa deve e suofe intervenire, non si risponde 
Hittamunie col dire: quando si tratta di tale o tale scienza, di 

e tale ordine di veritii, di tale o tale specie d'errori; s\ bene 
coll'affermare ohe allorquando v^ha alcuna reìaziom eoi de- 
ftiUo della fede, qualunque sia la scienza, qualsivoglia l'ordine 
di verità, qnalechessia la specie d'errori. E so ò da*» assegnare 
veri od errori, in riguardo ai quali la Chiesa non è mai in- 
tonrecQta, non interviene, né interverrà; ciò non si deve, a parlar 
ripetere dall' essere vern od errore d*«H<j piuttosto ohe 

altra specie; si bene da ciò che essi o non hanno mai avuta, 

non hanno o non avranno mai relaziona d'opposizione colle 

rivelate. Sicchò rimane sempre cho questa e mm altra sia 




%4 m nuovo libso 

la condiziono o m^ìone da assegnarsi per parlar giusto. Questa 
condizione, por ritornare al Bossoboeiif, è da lui sttjjkktiiemente 
indicata là dove àìcaill y a rf*a erreura qui ìi'ont guère d'in- 
Jìuence aii point de vuc moral, religiaux, pratiqwe; qui n'ci*- 
tament et ne fattssent en rien la conscience (pJig. 117); non 
ci sembra p«rù del tuff" esatto Dell'offerire a modo d'esempio: 
tels sotit les systèmes plus oit moins erron-^s sitr la nafure dt$ 
éUtnents \ AfTorinn^JoDe men giusta riguardata sia nssol utilmente 
sia relativamente a quel piintti di vista sotto cui egli T intende. 
Inesatto ò pure quanto segue, c|ie cioè in tal caso la Chiesa di* 
senta par le.'i organes cles ses pntseiirs émérites -. No, non è 
la Chiesa cliu esamina o prontmcìa un giudizio sulla prol>abilÌtÌL 
di tale tale sistema: essa è fuori da tutto ciò; né coloro, che 
Tongon detti ses pensears éméritts trattano in qualitii di teologi 
tali materie, allorché se ne occupano, ove pur non le riguardas- 
sero dal Iato di relazione che esse possono avuro o di conformila 
^'opposizione col depi>sito della fede. In tal caso però saremmo 
fuor dell'ipotesi posta dal signor Abbate. 

Andiamo avanti: il Boiseboenf (pag. 147) prova che alla Chiesa 
«0» è proihiio d'intervenire; che sarebbe sfacciata intolleranza 
il sostenerlo. Ciò non ra inteso detto da Lui in senso escliisivOy 
perchè sarebbe errore gravissimo; nondimeno il modo con coi 
parla non può andar a garbo. A che si ridurrebbe cosiffatto 
intervento? a null'altro che a dare une indimlion, un avis^ un 
suge conseil ei unejmfe réprimande^. Restando pur alla que- 
stione che alla Chiesa non è proibito 1* intromettersi, non per 
questo puossi sminuire la tuitura del suo atto. Né gioverebbe 
gran fatto l'osserrtre che ivi si parla della Chiesa méme en- 
visagée coinme soci''té purement kumaìne; perchè in primo luogo, 
ciò TDol riferirsi non alla natura del permesso intervento, ma a 
provare che questo non le deve esser proibito per la ragione cioè, 
che essa, considerata pur solamente come società umana, ha il più 
bel codice filosofico. In seoondo Inogo, più sotto parlando della 
Chiesa come società fondata da Gesil Cristo, s'esprime airistesso 
modo; Vempécherct-t-on... d'élabtir une cohparaisos enlre ce type 

' rag. liT. — » P*j. 118. - ' I-aj. 147. 



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SUL « SILLABO • ^ 

(rÉvangiló) ei ielle dodrine plus ou moins niahainey 
ée formuler mùremeni et dii}}tefn«»t les orskrvatioss CRiTiquBS, 
5W la plupart du tvinps }W$ pi:bi.iCiste3 font au couratU de 
h phnne et sans aucnn iitn ' ? Questo modo dì parlaro è ri- 
pTevolt) e non imitabile da vorun cattolico, che ami parlar 
fflnw si dove dtd magistero della Chiosa. 

ila che dire della risposta che il Bosseb«.)eut' dà allo due 
[iriiiie questioni delle tre surriferite? A nostro giudizio, egli i|ui 
ND Bolamentd ha parlato coti poca critica, ma ha preso un forte 
ibba^lio. Quanto noi pur ora abbiamo detto del magìsterìo della 
Chiesa e della subordinazione di ogni ordine di veritiì e di 
nme td esso, lo prova ad evidenza. 

I* Proposizione: la, Chiesa non può, nò dere da sé, dirot- 
tamente, immediatamente intrometterai nel campo della filofiofìa 
d'altra scienza analoga ^ 

Questa proposizione se s'intendesse, prescindendo dalle parole 
aggiunto de soi ecc., cho la Chiesa non pu6 né dove intromettersi 
Ketle cose filosoficbe, s'arrebbe un'alTermaKione assoluta, da non 
p>ter$i ammetterò; le cose premesse ne danno la prova, né cosi 
l'inteso il Bo83ob*3euf. — Se pi>i esso si considera noi senso a 
tal lo ristringono le parole de mi, directetnent, immédiatement; 
tllora facciamo osservare che ben poco si guadagnerebbe. Con- 
hè esse riguardano, se stiamo alla forza comune e rtafu- 
dei termini, non il fatto d'ingerirsi, ma il 7nodo con cui, 
ìe s'intervenisse, si agirebbe: cioè, esso significherebbero per 
flif cosi la modalità dell'atto con cui s'interverrebbe, piuttosto 
Il potere o dovere intervenire dì /alto. In tal caso (e neppur 
crediamo voglia dire il nostro Autore) non potrebbe se 
■E a sproposito supporsì che ta Chiesa avrebbe bisogno d'al- 
Enoo che l'aiutasse, o per me^szo del quale essa potrebbe o do- 
TTebbe agire- — L'unico senso, che, dato a quelle parole, to- 
{lierebbe ulhi proposizione quel di brutto che presenta, sarebbe 

■ Lac. cil. 

■ ^ Pfut-elte iVtfiWK) tt doit-eile de toi directemcni, immédiatement s'in- 
flftr JiiHÉ te d^mniité de la xcifftce pkiJoaaphi^ue, ou de tottte nutre scienee 

toffue? Nulttmtnt, ta mitsion directe, intmédialf, c'tnt la difftmon de la 
ti*ttt ti la minetìficaiion dea ilmea. i'n^. lifk 



SST) 



ttif nuovo Lnno 



qtiesto; senza che v'oblia relaeiotie d* alcuna sorte colle verità 
relìffiose. E questa» crrdìaino volesse vommentc tdtandere 11 
Boasdboenf, visto il modo con cui spit^a pia sotto la paroU 
indireeiemeui. 'Sé \\iwA oiiso, primìenttnonte : non piace che 
egli siasi limiiato a premettere soltanto : VÉglise, come sodétf 
doctrintile, mjant pour rùle princìpat (riNTEUPRÉTER la RihU, 
et de TtiiPAXDRE ìa religìon et la vénV (pag. Ufi). Il Concilio 
Vaticano, Const. Pistor aetkrkcs, c. IV, dice: Uuic pastorali 
muneri ut satis/acerenl Praedecessores Nostri i-nde/essam 
semper operam d<'Aerunl ut saluiarìs Chrisii doctrirta apud 
omnes tetrae populos pkopaoakktur, parique cura viou-ari xt, ut, 
ubi recepfa esset, sincera et pura cosservìRrtiib. Questa seconda 
doveva esprimersi non solamente per essere esatti, tua, e molto 
pili, perchè essa ò quella che verameatc fa al proposito per h 
materia in cui si versa la proposizione che si sta spiegandole 
ancora perohti hisogna siipporla per prendere la parola del signor 
Abbate nel senso che abbiamo detto: essendoché quando udii 
conclusione dì qualsiasi scienza è t« relazione colle writà re- 
ligiose la Chit^sa non interviene se non cume custode del de- 
posito della fede. — Secondamente, e si deduc-e dal detto toste;, 
il modo di parlare del Bosseboeuf vuol dirsi nuovo, impropricr 
ed oscuro per non diro onimmatico. Corto, Intendere che la 
proposizione « la Chiesa non può né deve da sé, dirfffameute. 
immediatamente ingerirsi nel campo della Jilosojìa ecc» • 
equivale a questa * la Chiesa non può né deve infrotnetler» 
ìlei campo della filosofa se non quando le conclusioni dì 
questa hanno relazione colle verità religiose *, non pnA dird 
così fkcilo e natiimle. In questa seconda s'esprime la condizionr 
richiesta porche la Chiesa possa o debba intervenire; nella prima 
si espone piuttosto il modo e la natura duiratto d'intervuota; 
e Tuno e l'altra rimangono inalterabili, si verifichi o no U 
condÌ!!Ìone. Breve: o la condizione, di cni parliamo non si Tfr- 
Tìfica, e la Chiesa non interviene; ovvero si verifica, e allora la 
Chiesa interviene da s^, diretfametiie, imniediatamenle. Con- 
ciossiachò in tale ipotesi l'oggetto del giudinìo è la relazione dt 
conformità o difformità di una oonclusionij scìeutifica .con JU^ 



SUI. « SILURO » 

. l^jffffVa fede; e in ciò iioQ ò in grado di giudicare 
ubeoticsaènte se noa chi possiede coi;nizione adeguata dtìirMjio 
tàéìì'altt'o termine di comparazioQe. Tale è La sola Chiesa. 
Oaindi ìu (\m\V ipotesi la Chiesa interviene da sé diretta menie, 
iMmediatamenfe, perchè ò si tratta d'un oggetto esclusiva^ 
mnte huo. Dunque nella protwsistiono del signor Ahhatc » non 
Q attende alle suddutto parole, e s'avrfi un senso intolliTabìle; 
p ri s'attende, ed allora esse o non sono a proposito, ovrero rìe- 
KOQo molto oscure. 

ir Propusiaione: La Chiesa non ha né il tempo» né i mezzi, 
DÌ il volere d'intervenire senza posa e contimiameTiIre, quando 
Duconclasione filosofica o d'altra scien^ia analoga è conneasa con 
verità religiosa '. 
Siamo proprio all'error j^ior priore! SI, «questa seconda è 
iorc della priiua ufferinazìone; perchò, come abbiam visto, 
prima pii^Sii a tutto rigore addurr» una scusa per la quale 
Bflsa, pur restando pessimamente espressa, può liberarsi dall' er- 
am. In questa al contrario si parla proprio nell'ipotesi che 
t'abbia relasiomcdi deposito della fede; perch'^ Vindirecttìmeni, 
m» è spiegato^ suppone appunto la connessione esistetife tra 
u conclusione filosofica o scientifica colle vorità religiose. Or 
«, — affermare in questa ipotesi che la Chiesa non ha hi vo- 
Wà d'iuterfenire, è supporla puco curanlo deiriuvìolabilità 
fede; — dire che la Chiesa non no ha il tempo, è supporta 
oceapata in affari di minore interesse; — asserire clw non 
hi i rruszi è far passare il ano divino Fondatore ed Architetto 
improvvido od impotente. Imperciocché, è sentenza eertissima 
be la Chiesa ha il diritto ed il dovere stretto d'intervenire, ove 
rattìai di custodire e difendere la Rivelazione che Le fu data in 
tposito da Gosft Cristo stesso. Terribili conseguenze, lo veggiamo 
eoe, ma se ne dee chiamare in colpa o 1» logica, o chi ha posto 
» premesse? — Ma vi sono aggiunte le parole sans cesse, con- 

tut^Tle (V^.tìt^) el doU eìlc indirtetemenl, e*e»t-à-àire en etrtu de la 

ap« teUe ou ttlU vérité ifligìfaie, inlerrenir puh? c'«e et conti- 

I? AasHidmfHi elle H'en a ni le temjts, ni le mo^rn, ni ìa volontà 




?88 ppf NUOVO UBao sol « sillabo ■ 

thiuellemenf. G]\ è bon chiaro, rispondiamo; che perciò? fori< 
qnella proposizioDe è sopportabile? Miù no! Noi non temiaum 
che la Chiesa s'abbia a sUncaro aell'o8«;guiro fedoimente la sni 
dÌTÌDa missione, quindi qael coniinuellement, non ci fa paan 
anai dobbiamo tutti ammetterlo. Per verità i Papi nelle loro 
lettore non mancano di attostarci la loro doverosa continua vi- 
gilan;!a per conservare rintegritii della fodc; e in quasi tut 
i documenti, da' quali sono state toU« le 80 proposizioni de 
Sìllabo, Fio IX rafferma espressamente. Che anzi^ non solo O) 
fatto, ma eziandio con solenni) dichìariizione dottrinate l'insego!! 
ai fedeli nella stessa Lettera Gravissimits. dalla quale e stati 
prosa la proposiziono XT. Ecclesia ex divina sua institution 
et divinae Jidei deponittim interprum inviolatumque diligenlisf 
sime custodire et animaruin saltUi summo stùdio debet Cui 
TiBSRTEK advtffilare, oc samma cura ea omnia atnovere et tU 
minare, quae vel fdei adversari vel ammanim saluli quovii 
modo in discrimen addticere posstttif. Se il Bosseboeaf avosa 
consultato questi lettera, non più che quattro righe più sotti 
della proposizione condannata, avrebbe letto quanto noi abbiami) 
qui riportato. E notisi che il conlinenier di Pio IX ò pnipriu 
il continwllement del nostro Scrittore: quindi da questa parola, 
non puossi ricavare nulla che valga a scusare Passerzione clii 
stiamo esaminando. Essa, stando al comune e naturale sqdsh 
delle parole, ha un suono molto disaggradevole por un catt^tlico 
non è conforme alla pratica costante dei Romani Fontulici <i 
della Ciiiesa; non si vedo come possa accordarsi con quello, citi 
il Sommo Pontefice Pio IX asserisce nella Lettera Oravissimns 
né colle parole indkpbssìx sbbfer operam del Concìlio Yaticaaa 



STUDIl RECENTI SOPRA I NURAGHI 



E LORO IMPORTANZA ' 



Continua il Capo I. 

Appendice al paragrafo degli spiragli. Un uso ilei Nura- 
ghi, £1 punto stabilitu .sul fino dol paragrafo autocedeote, che 
i Nuraghi non si possano dire ioAbitabili per difetto di aria» ci 
chiama subito a stabilire no oso dei Nuraghi, che vieti riguardato 
da altri come l'unico loro scopo, e da noi invece come aua srala, 
per conoscere a quanti scopi servissero. Troi)po i lettori sono 
rimasti sospesi circa tale questione, dì cui tatti desiderano U 
sollecito sciogUmentoj ed ora che il risoherla ò in parte pos- 
sibile, non 91 dee loro tardare una soddisfazione sì i-agionevole. 

I Nuraghi adunque son edifi/i più o meu forti, che valgono 
ad assicurare all'occorrenza cose e persone. Questa lor proprietà 
venne già affermata neir Introduzione": ed ora che manca per 
hastt'voi mente provarla? Tutti i Nui-aghi son torri dì straordi- 
naria sciIidiUl, e questi mosti-ano nello basi, nello pareti, nel 
coronamento, e nelle rautele usate por afforzarli in proporitione 
de' vani che in so racchiudono. Tutti ancora sono di entrata fa- 
cile a serrar fortemente da chi stia dentro; e serrati che siano, 
riescono il piò della volte poco meno che impenetrabili per chi 
stia fuori. Tutti infine sorgono in posizione piii o meno elevata 
sopra un vicin distretto; e così massime col terraiwo o con le 
opere circostanti valgono a scoprire un uomico, che in tal di- 
stretto presentisi. Valgono in un medesimo a darne awiao ad 
abitatori che non debbono mancare sul luogo (come proveremo 
bentosto), acxiocchè tutti costoro si guarJino: e i deboli tra essi 
QOD tardino a rifugiarsi nel Nuraghe, recando pure al sicuro, per 



' Vf-di quatl. S59. pagg. 11^7 del presente volarne. 
' Cirt'Ità Cattolica. 9 gennaio I88R, pag. 11. 
StrU Xjn. voi. II. fané. SCI 1» 



t% aprii* Vm 



990 



sTi'uii nt^ctim SOPRA i kuhacui 



(liianto si posso, ie robo non già prima riposto ed il bestiame; 
ì forti poi, se Inastino a tanta (come pur vedremo poter avvenire 
assiù volte] accorrano a discacciato il nemico. Che se questo ìd 
ont« (leMoro sfor/,t da principio s'avanzi, lo combattano dall'al- 
tura ove staono, col vantaggio del sito, e con quello unituri di 
falde ben erte di rocce frequenti a trovarsi sn per l'altare sarde. 
di argini, terrapieni e recinti che pur frequentemente si tro- 
Tano, di siepi e steccati che dovL-ano surrogare i recinti, quando 
questi mancassero per custodirvi le mamlre, ed inoltre di grossi 
alberi, dì forti cespugli, di massi sporgenti, di mucchi di vario 
genere, tutti valevoli a riparo do'difunsori. Con questo succederà 
di frequente, che il nemico s'arresti o seii vada: che se non 
ostante vien oltre, restano ai difensori le cinte o gli antemurali, 
fi dove questi non siano, gli scaglioni, i piedestalli, i corchi 
di muro, o sopratutto la sommità delle torri co' loro terrazzi, 
donde frombolare ciottoli, finché ì nemici rimangano a qualche 
distanza, e donde avventare a mano e rotolare pietre maggiori, 
quando si facciano sotto. Bensì è necessario, che di questo pie- 
trame non manchino mucchi, per moltiplicare i colpi al crescere 
dot pericolo. Questi mucchi poi, massime sul t,errar/.o, scuseranno 
con vantaggio il riparo, che non ci si trova ', di merli e para- 
petti, occupando da sé soli meno di spazio, uè obbligando a 
spolvero la testa e sollevar le pietre oltre il parapetto per as- 
sestare il colpo. 

3ta il nemico del tutto stringa: qui tutti raccoltisi entro il 
?3"uraghe i difensori, e sbarrato l'uscio; qual mezxo rimane li 
nemici per espugnare la torre! Non è loro dato scalarla atteso 
l'appianamento dolle mura, e la lor fievole inclinazione, e U 
niancanm di fori nel basso, e la vigilanza dì guardie da s^pra. 
forse à dato intromottorc il fuoco? Ma cift riesce impossibile, 

< iNemmeD si iror». ne'moiniiiiefili iiQìni, come nc'Tabyols. riclk fpeccbie « cft- 
sfilillic e truddli! dell' lUiIia uicrl^iDnalc, ncllr Kirrt'lli- ili tVIVis e del Sìnit. t pan 
file noti «i Dsassr nejipurp nMh lem di (Inniiiin, \wnhè la kt^islaiìoBe Musaica $mpra 
intera ad uDonkiiKtrf tfW Rbroi dnlle usante nm UiÌPvcAi <li^' Caiuitti'ì prescrìve %sfn^ 
atoettìe la coslruiioni? (if'pjtnipelU sopra i (Riruxì nel l'euinronoiiiio. Wtl. 8: o^ 
sLratìono, che. ;iI[rov<t (is-«ndn g'à usala p s\ ragioarvAlet non rarcHM* nata da 
piVKriverf, n» cht- in Pnk^tio;] ancho o|!^i talor con si osserra, come altesla C 
r. Noumano, Supi-rìorc di quella misùoiic d. C d. G. 



^i. 



E Lono lUPORTArrzi 



991 



quando l'uscio sia sbarrato del tatto; e nulla taIr, quando siavi 
nel Nnraghe scala od altro spiraglio da sfo^re il fumo, o g^nte 
apparecchiata a sinorzaro ogni materia iulìamiuata o fumante. 
Forse dnuque otterrasai la roRa, perché gli assediati si sentano 
soffocare dalla calca o dall'afa? Quando si pensa alla maniera, 
eoa cui la giunte, per non pericolare la vita, sta .sepolta nello 
stive nelle grotte, orrero marcisce imprigionata per anni dentro 
fon^ di torri ed altri sotterranei, Li difficoltà si dilegua; prin- 
tipilmente perdio trattjindosi dì perderò tutti la vita o la libertà, 
nemmen si bada, se alcuno od anche molti abbiano da morire. 
Sa qtii rediamo di più. Un Nuraghe che abbia una sola cannerà 
dì mezzana grande8/a (cioè di 5 metri di diametro) potrà con- 
t«nerTÌ 25 persone, che tutte avendo un metro di spaxìo vi stiano 
comodamente altresì coccoloni, come sogliono tuttora Lo Tillaneile 
le atte prediche e gli orioiitiiU in ogni occasione. Con un 
qnalcho disagio vo na stamnnci assai più; ed altrettanti non dì 
ndo in quel che rimanga di spa/Ao, computando l'andito dell'en- 
tnta, e le nìcchie e la scala e il terrazzo, o lasciando pur qualche 
Tuoto per le provvigioni ed altre robe più preziose. Nò per poco 
che così si duri, mancherà poi per ordinario un soccorso. Perchè 
sin da quando sia cominciato il pericolo, sì sarà cominciato a 
damo ranuunyjo ad altri Nuraghi del medtjsiiuo territorio, de' 
liliali taluno non manca per solito di trorarsi iu veduta si del- 
rajisediaiOr come dì altri. Che se i priuii annunzi non valgane 
per nuvole o nebbie, almeno col tornare la luce, tornando fuori 
ille opere e ai pascoli le genti vicine, avverrà die il pericolo 
naoifestisi da sé medesimu, e dato allora l'allarmo concorra in 
aiuto de* pericolanti anche un'intera tribù. E non dovrji dunque 
l'assalitore alfrettarsi alla ritiratti? Ma poniamo pure che prima 
che eia succeda, egli sia riuscito a .sforzar l' entrata. Bell'ingresso 
trionfale sari veramente il suo net più dei Nuraghi, quando 
debba penetrarvi carponi ed al buio, tanto che non vegga le 
gurdìe appostate in sull'uscio u nelle nicchie per farne macello. 
Che se por vedere questi nemici catiuninasse con in mano una 
fiaccola, questa gì' impedirebbe il procedere, e il levarsi a difen- 
dersi. Forsechè dunque non sarebbe &cile, che le guardie iu 



29S STUDIl IIECEttn SOPRA. I RIIRACill 

bello studio avessero lasciata cosi sforzare l'entrato, por attirar 
nulla trappola gli aggressori più acciaiti ed ardimentosi? Giun- 
gano pur (luesti sino all'adite della camera. Quivi troreranno 
nuovi ostacoli e forise maggiori, contro i quali lottando restino 
colpiti allo spalle ed uccisi : od anche penetrati che siano nella 
camera, tra difensori appiattati di qua e dì là della porta, e tra 
tua turba di gente compresa da disperato furore, forse avverrà 
che sin dai fanciulli siano fatti cadere e dalle donne tratitti. E 
chi nou vede adunque i Nuraghi nati fatti per assicurare all'oc- 
correnza cose e persone? 

Per supporli ad altro scopo ordiuati, quando v'ahhia una tanta 
diflìcoltà di entrarvi, è necessario che si credano semplici case 
od altri ricetti del tutto pacifici, come templi o sepelcri; ma par 
8i suppongano fatti a tal modo per servirsene ad occulti consìgli, 
od arcani misteri, od eyoca>:ioni magiche da celare al popolo. Ma 
le conveuticoli! stìgreto di qualsiasi genere, appunto per esser tali, 
sono mai sì frequenti, che eMgano l'iuiial/autento dì mille e mille 
Nuraghi ì od amano di farsi scorgere col tenersi ne'più cospicni 
edilnd, o non anzi cercano le tenebro degli spechi^ dei boschi, 
e l'orrore delle solitudini? Che se codeste conventicole richie- 
devano por loro scile torri sì forti ed impenetrabili, quanto uon 
dovevano essere abborrite dal popolo, e quanto per consegueoza 
esponevano chi le tenesse, alle ire comuni, appena fosse uscito 
da* suoi recessi? Siam dunque da capo a dover dire i Nuraghi 
fetti in bello studio per assicurare cose e persone esposte con- 
tinuamente ad estremo pericolo. E per conseguenza non si pad 
mni ammettere, che vi fosse gente da difenderli, e da riccttar- 
visi, e da tenervi riposte le proprie cose con insieme provrigiooi 
da bocca e da tiro per resistere agli assalitori. 

Ma questa ragiono tratta dalla difficoltà dell'entrato ^-alepol' 
più de' Nuraghi, nou però per tutti. Veniamo ad un'altra più 
generale, che tuttjivia nou ha forza se non per quel tempo, in | 
cui i Nuraghi già fossero grandomonttì in uso. Ttdè che allora. 
i Nuraghi restassero per Io più a bbiin domiti per essere t»peraJ 
come pur fu detto, di nomadi; o fato airaeuo che allora stesserei 
ai tutto discosti dall'abitato, come avviene nou di rado de'saD-Ì 



E LORO IHPORTAKZA 293 

tnarti, e spessissimo de' sepolcri. EssHudo essi sparsi a tanto 
QOmoro por tuttit l'isola, in luoghi donde si dominano i colli ed 
i piani, ed anche in corrìspotidenza a motti insieme tra Loro; che 
ne sarebbe avvenuto? Poiché non raaucano iu veran luogo de'fa- 
cinorosì che agognano di rapire raltrui, si come prima ne ab- 
biano il destro (e T occasione medesima fa molti tali), non ne 
poteano mancar di molti ab antico, quando il rapimento delle 
persone medesime celobravasi, come impresa di Numi ed oroi. 
Son sarebbero marnati adunque dn-vvero ben molti, che si na- 
scondessero nei Nuraghi (aperti com' erano al primo occupante) 
per cosi stare alla vedetta e piombare alle prede e nelle torri 
riporle. Né questi davvero avrebbero poi mancato, ogniqualvolta 
potessero farseue iissoluti padroni, di asserra^lìarvisi, e di prov- 
vedersi dell'armi cui dava il snolo, accumuìaDdo su per le citite 
e i temiscì le pietre da grandinare coloro che snidar li volessero 
da' loro covi ; ed a questo lavuro, iunanzirliè ad ogni altro, avreb- 
bero sottoposti gli schiavi che fossero venuti facendo; e meglio 
poi d' ogni altro si sarebbero ne' Nuraghi difesi, si per brutale 
f«ro«ia, si per non avere probabilmente famiglia da mettere in 
salve, ma solo masnadieri da aiutarsene per combattere, o vii 
nundra di schiavi da stivare cornochossia. Questi rapaci poi, 
quand'anche fussoro .sloggiati da un luogo, ricomincerebbero lor 
mestiere tramutandosi in altro, e non bastando da soli avrebbero 
riùamato neir isola gente straniera, o dalla Libia donde par che 
ne venisse ab antico, o dalla Corsica, per dove era facile che 
tragittassero anche altri venendo d' Italia. Or chi può dubitare 
lu istante, se un uso cosi funesto fosse quello, a cui si lasciasse 
ridurre anche un solo Nuraghe? 

Siano pur dunque, se così piace, i Nunighi, o tutti o in qualche 
namcro, templi, come hanno tenuto o tengono ancora gravi scrit- 
tori. For^e per questo all'occorrenza non hanno da servire 
d'asilo? E non hanno tenuto i popoli tutti o non tengono po- 
poli diversissimi, che per impetrare mercè dal ciclo, ed ancho 
talor da'ncmici più inesorabili, appunto negli ostrenii frangenti, 
CQUveuga correre a'tnmpli e stringersi all'are? Anche pe'mas- 
Bìmi delinquenti riguardarousi i sacri recinti come asili inviola* 



S64 STDDii Hccsnri sovnK i kvragri 

bili '; e non dovettero così rignanlursì per tutto il populo devoto 
ad UD&DiTÌQitàf Così a cagi(m d'esempio, l'ultimo osilo della oa- 
ziono Gindaica non fii il tempio di Gerasalemme? e l'ultimo asilo 
di Monteituma non fii il maggior tbeocalU del Messico? Ohe aè 
questi asili non valsero per chi vi si difesdeTa coU'armi, forse che 
i templi non ralsero agl'inermi Romani per iscamparc dal furore 
Taudalico con esso le robe portato seco? Ed anche a deposito' 
ordinario delle cose di maggior pregio non raìso forse ab antico U 
tempio di Gernsalemme? Ed anche tra'harbari dell'età di mezzo 
i sacri recinti de'mouisteri non salvarono forse (oltre innumerevoli 
moltitudini) tutti ì tesori delle arti, delle lettore, delle scieiufr 
dell'antichità? Infine ancor là tra'FelIani di Palestina, residuo 
di Cananei, il deposito fatto ad lui qnalche Santuario non è egU 
forse sacro o inviolabile?* Dunque solo tra'Sardi richiedeva ud& 
atolidissima supcrsti^ìono, che la rasa della divinila per non 
essere difesa annata mano, diventasse spelonca dì ladroni, u in nn 
medtìsimu insidia e sterminio di coloro che l' avevano dedicata e 
rispettavanla? Pro aris et focis doveva essere invece il grido di 
guerra che levassero i Sardi al vedere l'assalto sacrilego de'Nun- 
ghi, quando fossero templi ; e cosi sotto l'invocazione e quasi sotto 
la scorta dol Nume dovevano ìtifiaiiimarsi alla più vigorosa difesa. 
Il simile si dica riguardo all'opinione di quelli che hanno 
tenuto tengono i Nuraghi (almeno iu nn qualche numero) per 
sopolcri. Certo sepolcri che si chiudano dairiutemo, e non di 

< Arapitsfo i Latini fu anche sinonimo del pib sicuro riCQ^ìo, pciT:hfi i rei fr 
singoi armcntf gli «hiavì solftaQo là rìfinpiai-si, « ripulfli-asi «icrili-gio 11 partf (jnìrt 
sorr'otti le maDi: ilei clic vrili il Korci'llini allii ivre Ara. f. aiipplires atì aram 
chianavanst qtirMi prcfuiihi, «mr noia Ennio Visconli ae] Mateù Pio Clnnfnl. ttA. 3, 
U*. S8. Fu poi quifla Vf9ta.ii ù universale nella geniilil-i, che il S.irpi toIIc tfa'dun» 
le Icfiji caoonicho, nel suo traliaio dtirimmuriiià dello Chiese. Ma questa waut 
unitpnalc in inatrria per ti non pbcvvolp. (inai è ài non porre \« matti ixMmD 
alinfito ai ladri ni n»n5Nnl. >doI dirsi un rì«Uato Jclh naturo pir rì'tfK'tto al Ivoin 
acro; e il dirìUo dflla Ctiicu noi eaucire Io imrnanii» sfrondo l'itiitica Icì^i- ili D» 
che slibilÌTA imcK città di rirn^Jo, è [tifno pei^in ilal Yak Esi<en, De ìmmunilat», 
cip. 1 e sefis. 

' OtomONr Cankf»!!. Tfie Arahs in J*nlr»liné, prtg. 320 di-lb riiccolta THe 
Smnfy of vetlrrn l'alntinf. Sp<cial ìHìperr. IXSt. CIitìi il mpcHC. UNtlo dkgU 
sUssi Fcllani |K'Mfliwi«'niì rÌfo»rraii*i ijr's»m|nani, vitIì oollii si<»»a rsttolu Etl- 
SABETll Finn, The Feìlalmn of Palestine, jug. 345. 



rado alibiano scalo, terra/./.), cainorB superiori e talora persia 

cisterne^ e di più siano in corrispondenm tra loro, non furono 

naìcamonte eretti a riposo du' morti, ma insieme a qualche uso 

de'viri. Ora si che staremo a vedere se quest'uso do' vivi fosso 

si beo conciliato col riposo de*Ior cari defunti, che il sepolcro 

diventasse rìcotUeolo di assassini e giicsti poi mandassero ancora 

i tìtì agli eterni riposi. Inverti un mausolei! di tal fatta non dà 

egli piuttosto ragion di supporre, che lo volessero auch'osso un 

renerato santuario o in onore della Diviniti^, o de^lì stessi dcrunti, 

secondoclid santuarìi veneratifisimi dì tal genere ha la vera Eeli- 

gjone, la falsa altresì, seguatainonte dell'India, e come sono 

presso i Fellaiii e Beduini tenuti per inviolabili 1 Alakaiu dulia 

Triestina sur^eduti ai Makoni, di f:ui parla la Divina Scrittura? * 

Per tali ragioni noi crediamo, che quanti tengono i Nuraghi o 

aìcuni tra essi per templi e sepolcri, possano e debbano consentire, 

che fossero non solo atti, h\ ancoi-a ordinati, almeno per fine 

siKondario, ad assicurare al bit^ogno cose e persone. 

ila ì Nuraghi son tutti dunque per qiialclie guisa altrettante 
fortezze? ed in tre migliaia che tuttavia se ne contano, e nelle 
soi nelle nove che per avveutura ce ne furono, dovriissì i^li 
credere che altrettante sentinelle vi stessero notte e dì alla vedetta. 
e QQ nerbo di difeasori pur Asso per guarnigione, e che la gente 
4i lor fami^ie, che corto nou si voleva abbandonare alla mercè 
dei nemici, non dovesse dilungarsi da t-i-li rifugi per nun incapjwre 
Delle costoro manie divenirne schiava? 

Oh! non si tema che nulla di tutto questo si abbia daam- 
nettere per sostenere il gik stabilito. Perchè (quando stiasi al 
senso più proprio delle parole) tutt' altro sono i Nuraghi che 
forte?^ da guerra, ovvero torri corrispondenti tra toro, che così 
fostìtniscano, come ora si dice, nn sistema strategico di fortifi- 
cazioni. Se questo fosse, giacche i vanì gruppi di Nuraghi cor- 
rispondenti tra loro sì concatenano per tutta V Isola, la Sardegna 
con tali difese costituirebbe il maggior sistema di fortifìcazioni 
la maggior fortfì£<!a del mondo. 3Ia tale fii mai la Sardegna? 
sono i Nuraghi, sia che premiausi isolatamente od a molti 






* GBHMOrrr GikNNEAU, l e pae. 327. 



1 



Vio stmm nsceim sopra i niRAOHi 

insieme, valevoli a trattenere un esercito regolare, od a ininac- 
cìai^II le spalle^ 

Fortezze e torri di siinil genero non manciirono invero ai tempi 
in cui adoiwravasi la cristniziouo gigantea de' Nuraghi; e noi le 
troviamo nelle mura ed acropoli ciclopee d'Italia, Grecia ed Asia 
minore, e in quelle di Sìria, Sicilia ed ÀfTrìra. innalzate da Fenìci 
e Cartaginesi, e più nelle cittÌL deirAssiria, Mesopotamia e Su- 
siana con quelle reggie elevate sopra altipiani artificiali, sui quali 
puro torrfggiano le Zigurat, e nelle città turrite rappresentateci 
dai monumenti Assiri, e nelle fortezze cavate nelle rocce di 
Frigia ', e in quelle fondato su rocce tagliate a scarpa, che si 
trovano in Palestina': come anche un campo trincerato marari- 
glioso troviamo in quel d'IIaouar, capevoie di dugentoquaranta- 
mila guerrieri, che avevano da sostenere la monarchia degli 
Hylisos contro tutte le tnciirsioni d'Asia o le ribellioni d'Egitto *. 
Ma in pamgoiic dì tutto questo che sonrj in generale i Kuraghi? 

Pcgnaino chtì innau/.i ad un Nuraghe ordinario presentisi una 
sola centuria, qual vanguardia d'esercito regolare. Contro di essa 
correranno forse a far fronte i venti difensori del Nuraghe, o 
avanzandosi la centuria sul monte, T attenderanno sparpagliati 
sull'alto, stringendo gli assalitori, si rintanoranno nella loro 
fortexza, dando l'allarme agli altri del territorio, perchò tutti 
corrano contro il nemico? Cosi facondo, già avranno perduto U 
bestiame; ed or ecco qual fine gli aspetta. Oli assalitori collo- 
cheranno a buon numero arcieri, che saettino quanti sporgano 
punto il capo sul terrazzo, e altri intanto faranno ciò che or si 
costuma inchiodando i canuooi che non siano da tmsportare; 
chìnderanno cioè ron gran massi l'uscita, e poi scalando le mura, 
e disfacendo il tomizzo, faranno il simile nella sommità della 
scala. Così fatto del Nuraglio sepolcro a tutti i ricoverali, il suo 
terraxu) varrà per gli assalitori, qual cwntro di propria difesa. 
Tengano intanto d'ogni intomo i paesani: sopravverrà pure 

' PennoT el Coiu-icir, Explomtion arche'ot. àe la Gaìnlir. etc. Tst. Vili « X. 

• CONOeit, NoUa 0» archit6ctuT€ m PalrsHtw. pn?. \\t della luàata, nella 
RnCCOlla Thr Surtty of ìrnirrn Vnltitint, IRRli. 

* J(*SfKBO, Hisl. ancienne^ 1878, pagg. ("a e 77. 



' ■' -™- 



E LORO IMPOnTANU 



937 



l'esercito a riceverli, e troveralli impotenti a resistere perchè 
dirisl. e poi a iiiaa salva occuporii altri Nuraghi rimasti privi 
di difensori. E chi può credere adunque ch-j in tal cfrcostaiiwi 
vogliansi difendere tntti e singoli i Nuraghi? Una. delle due. 
i difensori, per salvar le proprie vite e famiglie con un po'degli 
averi, s'arrenderanno; o cercheranno uno scampo verso un centro 
più fortfl, là trasferendo le famiglio e il bestiame. Ma quale 
inciampo alla dift»a in questo tumultuoso aiTollamento d'imbelli 
6 d^aaimali, e qnal diflìcoità a sostoncro nn assedio contro an 
esercito libero da ogni tupedìmeuto consimile, ed allottato da 
à opime spoglie? Non basterebbe dunque uu centro minore, e 
ronvieuc ridursi in qualche centro più vasto ed insieme più forte. 
E qui non si può recare, uè recasi esempio più splendido che 
ta Giara di Gestori. Di questa avremo a diro ben altro, essendo 
stato un obbiotto singoiare do' nostri studii. Per om bastino al- 
cuni cenni '. 

LA CUIU III r.ESTOIII 




E 1&7 Giara una magulfica tavola di basalto, che elevasi 
5S6 metri sul livello del mare, e gira nel perimetro delL'alti- 
piMJo un quaranta chilometri, e più del doppio con le sue pen- 
fiifi. Neir interiore ha due monticelli vulcanici, il più elevato 

' UVJknMonA, Vùjfoge, U. i% 50. PI. Vili, 7. — ìtinérairt. La Giara. Carta 
ìAVUxAa. — Géoìogit. 



998 



ari'on rbcenti sopra i ìwiughi 



de* quali aon sovra-sta all'altopiano pii) di 6 metri; ed ontramlii 
s' iucoronaTauo d'un Nuraghe, come tutto parimcnto se ne inco- 
ronava il contorno deiraltopiano ad ogni sao sporto. Ora il 
Forgusson ', ci6 considerato, giunge a dire. Un uÉBcialc del genio 
ammirerebbe l'abilità, con cui fu scelta la posizione, e come tuUi 
fnryno tu'cupiiti i punti iinportanti del circuito, ron due punti 
dell'interiore, rhe fanno un secondo ordine di difese, in rni ri- 
tirarsi dopo sfornito il primo. L'autore del rampo trincerato di 
Lhiz, così egli prosegue, resterebbe attonito in vedendo rec&to 
in opera il suo disegno, tremila anni Innanzi che egli nascesse: 
giacché qui si scorgono le medesime torri con differenze appena- 
discemibili da un occhio sperimentato. Ma che? Popò sì magni- 
fico epifoneraa il dotto sttiriro dell'architettura ha da sogginn- 
gere. Così ragionando noi non 0i avvediamo di applicare allo 
antiche difeso ciò che sol vale delle moderne, atteso Ja lunga 
portata delle artiglierie, con cui è dato incrociare il fuoco tr» 
due forti collocati a distanza, e con questo impedire ogni passo 
in mexzo ad entrambe. K invero supponete pure, che le torri del 
circuito fossero quaranta, mentre sedici sole uè segua il Laiuar- 
mora omettendone altre: fato poi che rarii punti tra'più distanti 
delle sì ampie pendici siano oprupate dall'esercito degl'iavasori: 
6 come potranno accorrere prontamente a respìngerlo ì difensori, 
quando per varie partì salga las^ù? Saliranno dunque le schiert^ 
a gettar lo scompiglio tra tant^ì mandre e famiglie quivi sopra 
raccolte: e molti de'difensori a tal vista eleggeranno la resa, e 
gli ostinati a resistf^re, tra tanto scompiglio, rcstoran sopraffatti. 
Tal è il difetto di somiglianti difese, alla cui sformata gran- 
dezza, nelle guerre ben regolate, non bastano i difensori. E gran 
rìpruova ne ò, che i Ilomani medesimi quando si furono impa* 
droniti dell'isola e vollero assicurarla contro le scorrerie de* bar- 
bari delle montagne, avendo stabilito nn campo di guerra a fiy 
rum Trajani, quivi pres^so tnisformarono un Nuraghe iu Castello, 
alquanto più lungi il Nuraghe Longn di Samugheo ', ìu vedetta; 
come poi i Grtci nell'itltro termine del medesimo territorio (dore 

' Op. cit. 453, AÓi, donile ahlikimo u^Uo il ilbqtQo, rìlovnndoto attiianlo. 
* S. M. M - I8C0, 19, - l»Gi, 61 - L 65. 



E LORO IHPOItTANZA 



299 



«redram «rto che fossa un terzo Nuraghe) fabbricarono H Castel 
di Medusa ': ma sulla Giara, nò Romani, uè Greci, nò altri lor 
succedati lasciarono vestigio che ia fortificassero. Bensì presso 
k CHara elessero i Homani un colle assai meno elevato e setim 
pangone men ampio per fondarvi Taleiiza, nel cui sito par si- 
milmente che gUk per rinnau/i si fossero fortifir^ti i Carta- 
ginesi '. 

E che fecero i Sardi medesimi quanilo ehlwro a combattere 
contro Cartaginesi e Roiuatii? Non si liifesero con una resistcn» 
che sia paruta agli atorici memorabile, ne' Nuraghi, come invece 
ricorda la storia che si difenJesstìro contro i Romani nolle pro- 
prie torri griberi": ma durarono secoli e secoli a manteaerc 
Il propria indipendenza mWa fortiw^ie naturali de* loro monti, non 
li si lasciando mai rintracciare, e tenendosi appiattati ad ogni 
(fcricolo con le lor greggi ntì'soni do'modesimi monti e nello 
ttrenie*: o forse allori difiMidendosi pura alla Scitica e Mgsc<H 
vitica, distrassero da sé stessi assai volto e torri e colti e frut- 
teti, perchè non ne approfittassen» i ntìTuici per trattenersi in 
agiato nelle lor terr(\ Non erano dunque ordinati i Nuraghi 
a difendersi contro eserciti poderosi, che nommen s'avevano a 
temere noli' i.sola, quando veunero edificati, come vedremo. A qual 
gdaere di difesa appartengono essi dunque, e contro a quali ne- 
mici servivano? Lo vedremo nel seguente articolo. 

' %h»i, Snrdrfftut Militare^ Caslflli. 

* In faccia al Nuraghe Vali^iiiui r'b nel liaiso un tcpolcrcto Cariagiricsc nomnno. 

* SmiB. HI, 1^3; (Il cùnijiaran:- con Livio Wll, (3. 

* Dioo. iV, SU. V. 15 eoe Vi-dt Vwa, 311. 



^M 



I DERELITT 



XV. 

La vicioanza doliti ricca Ermelìnda e della povora Emma 
p&rova umi di quelle bizxarrio, di che si piace la capricciosa 
fortuna; ed era ìnrece, come pia innanzi vedemmo, cun find 
astuzia ordinata dal Blando; il qualo avca scolto a bollo studio 
per la fainìglia Ditte uno splendido appartamonto prossimo alla 
stamberga Belfìore, acciocché Emma vedendo tant' opulenta • 
lusso nella futura sposa di Bruno, cadesse dì speranza dì po- 
terle essere preferita. Xt^ Io scaltro Bancliiere erasi mal apposto; 
poiché il prolungato silenzio di Bruno faccale ornai cbiaro ed 
aperto che sarebbe follia T aspirare alla mano di lui-, tanto più 
ohe tutto accennava a ima prossima conclusione dello trattative 
in corso tra ì due genitori de'promessi sposi. Tuttavolta Emma 
accoglieva un raggìotino di speranza in fondo al cuore, senza 
che sapesse darsene a sé stessa ragione. Tanto è vero che chi 
ama osa sperare sovente coatra ogni speranza! 

Quando l'Ermelinda passava in cocchio per la via, Emma 
faceva capolino alla Hnestra, e dietro alle persiane sbirciava la 
sua rivale; e al vederla così carica di lisci, di vezzi e di gin* 
gilli, mestamente sorrìdeva, dicendo: — Che ricchezza! che 
sfoggio! che contrasto colla mia povertà! — E di scatto un pen- 
siero sorgevalc in mente. — Costei esser dovrebbe vanerella e 
smancierosa! Ma t^st) con orrore cessava da so questa sinistra 
idea; perch' ella era di delicata coscienza e d'animo bennato e 
gentile. La Marchi'sa pere sentiasi un piszioore alla lingua, che 
mal potea rintuzzare, e tal fiata sbottoneggiava; perchè troppo 
farevaló afa quello svenevole atteggiamento e quella studiata 
attilutura deir Krtuelinda. La Mima poi, ch'era una pispoletta, 



I UERKLrrri - xv. un miLuzioNE e vh thauuiìmto 



301 



tutta pepe e sale, aroane bel tempo, e alle rollo coc^avala da 
loBgi con atti di bertuccia; mentró Emma davale salla yoce e 
ne la rimbrottava dicendo — Dove hai tu imparato le regole 
della croan^ta e del rispetto che a tutti si deve? 

Uq dì che il vicino palagio, ove bancliettavasi alta grande, 
echeggiava di suoni, di canti e di evviva, la Marchesa disse 
sospirando ad Kmma: — Costoro gavazzano neir abbondanza, e 
noi ci moriamo di fame! Ah una sola di (inelle gioie, che porta 
indosso r Krmelinda, basterebbe a trarci di cenci ! À cui Emuia, 
— Certamente; ma ella non ha il cuore di Bruno. E qai le si 
eolerìrono vivamente le guance, e lo caddero duo lacrime furtive 
dagli occhi. 

La sera di quel giorno la gazzarra che colà presso facevasi, 
si protrasse fin oltre a mezza notte, tanto che la Marchesa ed 
Emma non poterono prendere un sorsellitio di souiio. Altre volto 
eitìandio incontrò eh' esse passassero le notti insonni a cagione 
della baldoria che facevasi in nasn Dorè. 

"So, non è mai cosi sensibile la miseria, come allora che raf- 
frontasi coir altrui felicità. Onde il dett^v del filosofo yemo wiser 
nixi comparatm. Quel continuo parallelo che fa il povero tra 
il sno languire d'inedia e T epnloneggiare degli altri; tra lo 
sqDaltore del suo abituro e lo splendore degli altrui palagi; tra 
la luridezza do' suoi pantiicelli o lo sfarzo dello altnii vesti, non 
fa che inasprirgli viepiù la piaga della miseria. Per lui vera- 
mente la terra è la vallo del pianto, ed egli non sì consola che 
colla speranza dì presto uscirne! Fu dunque crudele malizia 
quella del Blando allora che metter volle presso che a cont-'itto 
l'opulenza con la povert-^, noQ perchè quella stendesse a questa 
la mano, ma perchè rniuiliasso maggiormente col contrasto. Se 
non che la famiglia Belfiore era dì sentimenti più nobili ed 
elaratich'ei non sì pRnsava; e Tistesso suo figlio Bnino, fatto 
consapevole da lui delle grandigie dei Dorò, rispondevagli sec- 
camente che nemmeno lo splendore di una corona avrebbegli 
fatto obliare la povera ma virtuosissima damigella Belfiore; la 
qaale ancorachft avesse per allora dismesso ogui pensiero di nozze, 
(com'egli falsamente credeva) orì tuttavia tempre degna della 



302 I DERELirn 

sua stima e del suo affetto. Oadechè il Dlando uscito di speranza 
di potere coll'adopcrato artifizio invaghire il figlio della novella 
sposa, fo'suDÌ avvisi di allooUnare dulia città la famiglia Belfiore; 
il che ove venissegli fatto, egli avrebbe presso di sé rìchianiato 
il figlio, e icdottulu più aguvulmuDto a 8[>osare l'Eriiielinda. 

Ma, per iiuaato ugli si beccasse il cefrE;]lo per trovar» via e 
modo da colorire questo suo disegno, nou gli si affacciava al 
pensiero cosa che valesse. Laonde venutogli meno ogni consìglio, 
rimise l'affare «elle mani di un certo avvocato Bertone, piovuto 
colà non si sapoa ben donde, ma bindolo e mascagno piil che 
il fistoloso che per arrovìgliare e dipanar matasse, e all' uopo 
anche trancUare il prossimo, non area chi lo pareggiasse, oA 
manco V Azzeccagarbugli^ di cui parta il Man/xtni. Egli correva 
per la bocca di tutti sotto il nomignolo di Trappola^ che cal- 
zavagli a capello, e col quale anche noi lo designeremo. 

Il Trappola adunque tutto arzilto e gongolante di gioia al 
vedersi tra mano un affare, donde trar poteva dei grassi gua- 
dagni, ri si mise coir arco della schlona, risoluto di farsi ouore, 
fliccoui'eglì nel suo gergo dìcea, e voleva sigoÌ5cart.' che non 
avrebbe indietreggiata innanzi a veruna sorta di mezzi, ooesU 
ingiusti nou monta, pur di conseguire il suo intento. 

Chiesto pertanto e avuto dal Blando uno scritto, ne contraf- 
foco ojri arte iiiaravigliosa il carattere, e finse una Lettiira di 
Bruno alla Marchesi; in cui dicevole — SÒ non potere più a 
lungo ricalcitrare ai voleri del padre con rìschio di venire da lai 
diseredato e cacciato di caso. Però perdonassogli, so ora vuderasi 
dalla dura nect-ssità ustrotto n fallire della sua parola alla figlia, 
di cui un in momento di giovanile trasporto d'amore aveale chiusto 
la mano. 

Tal era il tenore della lettera, ch'egli chiuse in una busta 
improntata del timbro pestale e del francobollo di Ambnrgo. 
datagli dal Blande, che ne riceveva di Oìik dal suo Commesso 
quasi ogni giorno, e sulla quale cancellato con acqua chimica- 
mente preparata T indirizzo del Banchiere, avea scritto quello 
della Marchesa Belfiore. Quindi subornato con grossa mancia e 
con maggiori promesse un postino, gliela fé' ricapitare. La tra- 



XV. CV l'VILUZIOlte E UN THADIMENTO 



303" 



dita donna non sospettò mcaomamento della frode; e avendo 
per Terala mentita lettera, diella a leggere alla figlia dicendo: 
— Alla fine Bruno si è degnato di rìspondenai per farmi sa- 

Kre che non sarà piiì tuo. 
— Meglio per lui! rispose £imna eoa una fruddosza, che mal 
rù disstmniara l'interna lotta delP animo. S^, meglio per lui, 
»re9e, perchè sposando me si tirerebbe addosso lo sdegno del 
padre e di tutto il parentado, e con quello, Dio sa, quanti gnail 
Io stessa a piò della vostra lettera gli scrissi che — Preferivo 
vederlo anzi folice sunza dì me, che meco infelice! Egli è stato 
del mio avviso, ha seguito il mio consiglio, od io non ho di che 
lagnarmi. Disse Emma queste cose con voce tremante, facendo 
udh sforzo supremo per dominare il tumulto degli affetti suoi 
e r interno affanno che soffocavale il respiro. Poi non reggendo 
più a quello sforzo, fu a racchiudersi nella sua stanza per dare più 
Ubero esalo al suo cuore trambrisciato. Tja Marchesa, avvegnaché 
poco avesst) fino allora sperato di vedere un di la figlia unita 
in matrimonio don Bruno; tuttavolta al vedersi a un tratto car 
duU d'ogni speran/.a, ne fu assai di mala voglia. 

Frattanto l'Autore dell'infamo tranello volendo accertarsi del 
successo della sua bindoleria, simulo un'ultra lettera dì Bruno 
ti padre, in cui quegli chiedevagli perdono della sua resistenza 
e protestavasi pronto a fare a senno di lui, sposando V Erme- 
linda. Con questa lettera in petb fu a visitare la Marchesa, 
facendosi annunziare a lei come un incaricato d' affari del ban- 
uhiere Blando, che aveva bisogno di parlarle. 

Ella sentissi a quest'annunzio rimescolare il sangue e salire 
Daa vampa al volto. Pure accolselo; ma con quel freddo contegno 
di chi per mera cortesia riceve una visita, che le ò gnidita 
qaaoto il fumo agli occhi. Lo scaltro Trappola avvisò tosto dover 
esaere lei caduta nella sua tagliuola, avendo per vont la lettera 
dì Bruno; e a fine di meglio avvotpinarla, fatto sembiante 
d'uomo, cui forte incresca di dover dare una spiacevole notizia, 
Signora mia, prese a dirle, sono assai dolente di dovere, fin 

.Ila prima volta che ho l'onore di visitarla, venire a lei por- 

>tore di ana lettera spedita testò dal signor Bnino al padre, 



304 I oncurn 

nella qnale egli chiamasi in colpa d'avemo contrariato i Tolerì, 
e protesta di voler fare a scuuo di luì, spctsando l' Erinelìnda. 
Ecco la lettera; e sì dicendo, trassela del suo poiiafoglio o di- 
spicgolla migli occhi della Marcltusa; la quale sunxa degnarla 
neppure di un guardo, risposegli con tuono ironico: — Biporti 
pure la lettura al signor Blando, ringnizìandalo della sua ror- 
lesia. Non facea mt^stieri ch'egli sì disagiasse; poicbò io sapea 
prima di lui la nuora risoluzione di Bruno. 

— Ah, sclamò tra so il Trappola, avea dunque abboccato 
l'esca! Buono! 

— Dica al signor Blando, proseguì la Marchesa, che mia lìglia 
fa Tolif perchè il signor Bruno sia colla milionaria Ernielinda 
felice!... Anzi gli aggiunga che a non intorbidargli la gioia di 
qneste nozze, Emma se ne andrà il più che può Lontana. K dicca 
questo, perchè avea voramenlo in animo di mandarla per qual- 
che mese altrove. 

Kra quello che il Trappola volea, o ne gongolò in suo cuore. 
Ala, per non dante sentore, composto il volto a gravità e totto 
in sembiauttì pensoso, soggiunse: — Mi duole veramente che 
Vossignoria debba per qualche tempo privarsi della dolce com- 
pagnia di così buona figliuola: ma veggo anch'io Tassennatesza 
dì questa sua deliboraicione. Poiché coli' allontanare Emma dalla 
città viene a risparmiarlo l' umiliazione di dovere essere spet- 
tatrice del trionfo, dirò così, della .sua rivale, tanto più rhe da 
pezza qui facevasi un grande chiacchierio di coteste progettate 
nozze di Bruno con Emma. 

— Mia figlia, ripigliò con mal dissimulato dispetto la Mar- 
chesa, è superiore a cotesti meschini riguardi. 

— Ma sicuro, sicuro! Voloa diro cho e non fini che 

la Marchesa moK^xìgU le parole in bocca, soggiugneudo tosto: 
— L'unica ragione cbe mi muovo a mandare altrove mia fìgUa 
è un certo riguardo poi signor Bruno; il quale sarebbe un po' 
imbarazzato dalla presenza di lei. Daahè egli non si è indotto 
ad abbandonarla per capriccio, ma per acconciarsi alla TolonU 
del padre. 

— Già, già... ben inteso... Sarebbe sempre un atto dì dclica- 



XT. CH UUILIAZIO.XE B UV THAbI»E»TO 



3U5 



tez^a Torso il signor Bruno... Ma dubito che £mm;i possa partire 
prima cbo egli celebri le sue nozze coll'Ermelinda. 

— E perchè? 

— Perché cotesto matrìraouio dee farsi dentro il mese cor- 
rente; tal essendo la volontà del padre. 

La ftlarcfaesa tnrbossì u q u est* annunzio ; e dopo alcuni istanti 
di esitazioni.^ soggiunse: — Quanto a me, allontanorui la figlia 
sul momento, uiaudanduk per qualche mesi: a viUeggiam con 
DQ mio vecchio sio, che xm ritirato in campagna là sui monti 
tra Cagli o Urbino; ma egli è un benedetto uomo!... Basta... 
gli scriverò tosto; o vedremo quol cht! mi rispondorii. -Ma poi 
ewi ao altro guaio. I viaggi importano gravi spese; ed io sono 
corta a quattrini ; nò saprei come averli neppure in prestan/.a. 

— Quanto a questo, non si dia pensiero. M.' incarico io di tutte 
"se; e se le aggrada, sono anche in acconcio di dare una 

v.>L>it fino alia villa dello zio per ben disporlo a fare lieta ac- 
cozUenm alla sua nipote. Diceva questo ìl Trappola, perchò 
dalle reticenze della .Murchesa avea subodorato essere ìl vecchio 
m uomo uggioso e avaro. Questa acct'ttò di buon cuore l' offerta; 
ti il Trappola fattosi da lei promettere una lettera per lo zio, 
Wite andò tosto a ragguagliare il Banchiere dei fulice successo 
(UUe sue tranellerie. 

XYt 

UN VOLOSTiKlO ESILIO 

Ia zio della Karchesa, signor Taddeo Belfiore, detto il Mala- 
giunta, perchè facea per avariìsìa mal viso a quanti capitavangli 
ÌB casa, ancoraché fosse abbastanza agiat>] di beni di fortuna, 
vireva nondimeno assai sottilmente-, uom afferrato al danaro pio 
ohe rostrìca allo scoglio, tanto che di lui si solea dire, celiando, 
che sarebbesi lasciato trarre di frontti ambo gli occhi, anziché 
due spiccioli di borsa. A costui avoa fatto più volte la Marclit^sa 
ntorso pur lettera nello sub domesticho strettezze; ma da quella 
felce non avea saputo cavarne che qualche goccia di poche lire, 
che, sommate insieme per lo spazio dì quasi due anni, giun- 

<rtt UH. vcL ir, fate, »! SO 22 oprile 18M 



l 



306 I oKfìELim 

guraQo appena a una Stìttantina. E poi, oh quanto areale faito 
sospirare, e costar di più carissime pei rimbi'otti, con che solea 
accotiipaguarte, quasi che la ìUarcht'sa q la suo. iufijlice fairiiglia 
fossero per loro colpa e uoa per quella del defunto Marchese 
sprofondato in coUnta miseria! Chiudea di più le suo rarissima 
lettere con questo bel ritornello. — Kicordatevi che quanto vi 
Spedisco, ò altrettanto sangue che mi cavo dalle vene! La Mar- 
chesa per sua mala ventura non aveva altro stretto parente che 
lui*, e però anche questa fiata le convenne picchiare in quel 
maci^^o', e lo fé* con una tenerissiuia lettera, che speziati) avrebbe 
di piot:^ una roccia. 

11 dì seguente venuttì il Trappohi a pigliiwla, gliela consegnò, 
augurandogli un buon viaggio e un felice successo. Questi mes- 
sosi in ferrovia e, dove questa terminava, in una vettura presa 
a nolo, arrivò il giorno appresso alla sua partenza alla villa 
Malagiunta; ove smontato, sì fé' presentare al vecchio e oonse- 
gnogU la lettera della Marchesa. Il signor Taddeo salutatolo 
freddamente, preso in mano la lettera, l'aperse, e inforcato il 
naso con un paio di oochiatoni del suo trisavolo, si fé' a leggerla 
attentamente, stringendo di tratto in tratto lo labbra, tenteo- 
naiido il capo e facendo il niffolo, come cbi ha dato di duDt« 
In una lazza sorba che allappa. 

Il Trappola che seguiva coir occhio ogni suo movimento, bea 
compreso l' umorti della boatia, e wjme convcnissegli aguziare i 
suoi ferruzzi per entrare boi bello nell'animo dell'avaro e pie- 
garlo a quello eh' egli intendeva. Ma trovò un osso assjw duro d» 
rodere; che il Malagiunta entrato con lui a ragionare del cont«- 
nuto di quella lettera, metteva innanzi mille scuse e pretesti p«C 
non accogliery in casa la nipote. Non si smarrì per questo il 
Trappola, e fattosi a contargli per filo quaiit'era occorso tra Rmnift 
e Bruno, e come quella avea sacrificato alla felicita di questo 
tutte le sue sporanze e ì suoi progetti, venne in seguito a liir^l 
un mondo di belle cose della incomparabile hontil di Emmi 
rallegrandosi con lui che avesse una ni{)oia di tanta virtù e, 
assennatezza. Era questa per ventura una delle poclie volte che U{ 
Trappola dicea la verità; perchè tornavagli bene il dirla, li 



XVI. Vn VOLONTAHIO B3ILI0 



307 



k 



feeehio ili' udire tante maraviglie della nipote cominciò ad am- 
mollare e a cedere; fìnchà dopo dd pu'di titubiinza recossi a tanto 
iì concederle per un mese ospitalità in sua casa. E porche la Mar- 
chesa aella lettera supplicaralo che avesse per bene di accogliere 
MI Emma anche Pierino, non essendo cosa dicùvole 5ir viag* 
^ré soletta una giovane onesta, Io zìo Taddeo consenti eh' ella 
Tteism in compagnia del fratello; e incaricò il messo di riportare 
•jot'Stii fiivoryvolit risposta alla .VIarch''sa. U Trappola dopo averne 
commendato assai la geoenisità dell' anìni'), a fino di meglio 
lafrormarlo Cun questa ìncensatina nel sno proposito, tolse in 
tutta fretta da lui commiati^ e tornò a B..., ove era atteso con 
(^ premura, ma per motivi ben diversi, dal Banchiere n dalla 
Marchesa. La risposta favorevole dello zìa rincorò costai di guisa 
ebe non frappose indugio a fare gli appresti pel viaggio di 
Siuna e di Pierino, tanto più che l'Avvocato erasi proff^Ho a 
brne egli slesso lo spese. E ben questi poteva sfoggiare in 
glBerosità, perchà non cavava il valsente dalla sua borsa, ma 
h quella del Banchiere, che a tal uopo emgli sempre aperta. 
L £aiuia fatto fardello di alcnno robicriuote sue o di Pierino, o 
r dito an abbraccio e un bacio alla Marìuccina, che struggevasi 
^ in pianto e dovea rimanere in casa a cura del bimbo, avviossi 
iuienie col fratellino, accompagnata dalla madre o dalla sorella, 
stazione. Mentre atUmdevano il trono, la madre e i figli 
;1Ì occhi pieni di lagrime guatavanHi l' un l' altro 8en7.a far 
iio;to; che il dolore della separa:ìione. facea morir loro sul labbro 
It parole. Era quella la prima volta che si separavano!... ama- 
nasl tanto!... aveano sofferto insieme!... e chi non sa quanto 
kwmunanza del patire rinvigorisca tra le persone i vincoli del- 
l' amore e dia alle anime una tempra di più squisita sensi- 
bilità? 
Si ode un fischio acuto, suona la campanella, una voce sten* 
grida: — treno per Falconara. I passeggeri si precipitano 
lo sportello dei vagoni, e fanno russa per occupare i posti 
fliori; gli amici stringono la mano agli amici, e i parenti 
ino i parenti. — Addio, buon viaggio, a rivederci. Emma 
'Pierino si slanciano piangendo al collo della madre e della 



308 I DEFieLxm 

sorella, die si sciolgono anch' esse in lacrime, e con voce sotfo- 
caU dai singhiozzi dannosi a TÌcenda il doloroso addio. 

— Presto, signorine, si parte... grida loro il Capo -stazione. 
Emma e Pierino spiccansi dagli amplessi della madro e della 
sorella^ e salgono in un vagone di torza classe. 

Un nflSciale della stazione avvisando che avessero preso abba- 
glio, ne additò loro uno di seconda. 

— No, rispose Emma ritigraKÌando e colorendosi di viva por- 
pora in viso, questo à il posto che ci conviene; e il hiion nffi- 
ciale si strinse nelle spalle, parendogli quel posto dì ter^a classe 
poco degno dì persone, le q^uali ancorché fossero in assai modesto 
arnese di panni, avevano però aria e modi signorili. 

Dietro loro, senza che essi vi badassero, erasi slanciato dentro 
al vagone anche il cane. Un facchino della staziono volle affer- 
rarlo pftr tramelo giù; ma Fido arnifTossi, rincnlft, puntó i pie 
e ringhiando rabbiosamente mostrò le sue terribili difese. 

In questo nrla e fischia la locomotiva, suona di nuovo la campa- 
nella, si ode gridare l'ultima volta: — Partenza. Il treno si crolla 
e piglia l'abbrivo, e il facchino lasciato in pace il cane e chiuso 
in tutta fretta lo sportello, salta sul marciapiede della galloria. 
Emma e Pierino fattisi a un fìnestrino del vagone, ricambiano 
colla madriì e la sorella gli ultimi saluti; e poi gìttatisi a 
sovra una panca, si abbandonano in silenzio ai loro tristi 
sieri e copronsi con la bianca pe/./.uola la faccia inondata dì 
lacrime; mentre la madre e la sort;lla, quasi avessero accompa- 
guato il funebre convoglio de' loro cari, ritiransì desolato a casa, 
ove danno libero sfogo al luro affanno. Pareva che il loro cuore 
presagisse qualche nuora sventura; tanto Ò proclive a temere 
il male chi è stato a lungo sottro il pressoio della sventural 

Dopo sei ore di viaggio in ferrovia Emma e Pierino giunsero 
a Fano, nltima stazione per chi tiene verso le montagne del 
Furio, non potendosi fornire il rimanente del viaggio che in 
vettura. 

Fano, per chi noi sapesse, è una gaia e linda cittaduxza in 

snlb sbocco deiramenissima e rideute valle del Metauro tra 

-Pesaro e Senigallia; la qaale specchiasi nell^onda azzurra dd' 



XVr. DN VOUISTABIO ESIUO 309 

rAdrìatieo, che ne lambe il pie dì verso Oriente, ed è rìciota 
di un lai^o fosse, di mura e di bastioni. Fondaronlit i legìonarii 
romani capitanati da Livio Satìnatoro, t- dedicaronla alla dea 
Fortuna, a cui ìnoalzarono un tempio e una statua di bronzo per 
«eternare la memoria della gran rotta da essi data all'esercito 
à\ Asdrubale nella planì/.iu giacontu a solatìo della città, dono- 
minata HarottA, mala rotta. La statua di bronzo nipt>ru$entaatd 
U dea Fortuna» condotta con arte squisita, oggi campeggia sulla 
fontana della piazza maggiore, e ne rammenta l'origine; e un arco 
(li trionfo, chiamato l'arco d'Augusto, ne attesta l'antico splendore. 

xvu. 

IS TU6GI0 SlNZl UK SOLDO 

La gentil viaggiatrice e il suo fratellino colà giunti scesero 
di] trono; e si diedero tosto attorno in oerca di chi li vettu- 
r^iassB fino ai monti. Ma i^piand'Kmma volle m^^ttor mano al 
portafoglio per dare al vetturale la caparra, proruppe in un 
»lùratV. Il portafoglio cnlle conto lire che v'orano dentro, ora 
scomparso. Lascio pensare al lettore lo sgomento ed il dolore 
ii Emma e di Pierino. I tapinelli guataronsi l'un l'altro sen/^ 
hr motto; ed EmtuiL divenuta di bracia in viso fé' le sue scuse 
oot vetturale, prese per mano 11 fratello e avviossi fuor di città. 
Mille pensieri attraversavansi loro in mente intorno alla cagione, 
al tempo e al modo di quella fatale scomparsa: ma erano ben 
hngi dal sospettare che avesse lor fatto si brutto tiro un cotal 
Tìtggiatore, il quale facea mostra di molta urbanità e cortesìa 
nrso dì loro. Eppure egli appunto e non altri era il ladro, e 
foggiava adesso l' impiccataccio dove il diavolo lo portava col 
800 mal acquisto. Emma dolente e sbigottita diceva tra vìa al 
Catello: — Or che faremo Pìerìn*> mìo? Senza danaro uon si 
riaggia che col cavallo di san Francesco. Io potrei tel^rafare 
a Mamma^ e troverei forse qaalch<^ anima pietosa che mi volesse 
lUre una lira pel telegramma. Ha non mi basta il cuore di do- 
mandare del danaro alla povera mamma, che ha appena di che 



4^ 



310 



I DERBLim 



sfamarsi. Ella per veairci in aiuto farebbe tosto un nuovo de- 
bito, che poi sarebbe impotente a saldare. 

— Sai, Eninia, soggiunse allora Pierino con una risolutesn 
e nn ooniggìo cho mal sì poteva aspettare dalla sua tenera età, ì 
monti non sono lontani; eccoli là: io sto bone in gambo, e to 
vedrai che mi basta l'animo di fare il rimanente del viaggio 
a piedi. 

— Fratel mio, rispose Emma, i monti ti sembrano vicini, 
porche altissimi; ma ti so dire che vi corre m bel tratto fin 
là, forse un venti chilometri di cammino, e ancor d' avvantaggio. 

— Eh che gran cosa!... sclamò Pierino, a cui tutto parea 
^ile e piano. 

— Ben be*, metteremo a prova il tuo coraggio. Andìam pure, 
che Dio ci accompagni, e il suo buon angelo aia scorta ai nostri 
passi. 

Si dicendo, si misero per la strada che dall'Arco di Aiigtmto 
mena diritto al Furio. Erano le otto del mattino, un'ora dopo 
il loro arrivo a Fano col trono di Falconara; o i due poveri 
derelitti attraversato sovra un ponte il cattale che deriva rao^ua 
dal Metauro e la scarica per un piano inclinato ' al mare, an- 
davano, studiando il passo, a loro viaggio. Giunsero in sol me- 
riggio a un casale detto Lucrezia, forse dal nome della padrona; 
ove fecero sosta e rifiatarono ; ma avendo fatto parecchie miglia 
a piedi sotto la sferza di un cocentissiniu sole di luglio e tn 
nembi di un fìtto polverio sollevato dai tanti carri e pedoni, 
che battevano quella strada, aruano le fauci inaridite e riarse 
[e labbra dalla sete, per nulla dire della fame che cominciava 
a far loro sentire i suoi rabbiosi latrati. A chi ha valsente in 
tasca, non manca mai modo di cavarsi di grinze; ma il gran 
guaio è por chi non ha nella scarsella il becco di uu quattrino! 

E tal era appunto il caso di Emma e di Pierino; Ì quali 
.^dnti sovra un lastrone di pietni alta porta di quella locanda, 
vi gettavano dentro delle furtive occhiate; e vedendola pienftdi 



* Questo plano incllMta, delio eùl!\ la ìiacia, è un'opera brllissiina a xt^tm 
e at»i stioiaU dai iirriU dcirarte idrautiui. 






XVII. IK VIACCIO 8EXZA UN SOLDO 311 

arreitieri o viaggiatori che sTionibeltavano allegraraonte e ìd- 
gnbbiav&nsì di grossi catelli di carne, SiìQtivaiisi Tetiìre L'acquo- 
lina alla bocca. Pieriuo fattosi anìiao e vìnta la naturale ri- 
tiona, entrò, prcsontossi all'oste col cappello in mano e li volto 
tinto di rossore, e a mezza voce dìssegU: — Ho fame e mia 
sortjlla, cho è la fuori, ha fame anch'ossa. 

— Eh bimbo mio, rispi>se l'osto sorridendo, qui ?' è da fare 
naa scorpacciata e da distenderò ben bone la cute, che Dio 79 
la conservi! Gnardate \ìk qiie' papponi come scuffiano e cioncano 
9 ricioncano, che è una delizia a cederli! Dite su, bel Ninetto 
nio, che volete, che comandate? lasagne, zuppa stufata, carne 
bianca, cosciotto, costoletta, frittume con cn>cchette, fritlata ri- 
piena in zoccoli... sa parlato. E perchè Pierino abbassava gU 
occhi e non rispondeva, Tosto incalvava: — Dito su, vorreste 
pesce fri'sco o carpionato, moscìame, salumi? Qui v'ò di tutto. 

— Mia sorèlla ed io saréui contenti di quul che ci darete, 
pvr amor dt Dio, perchè non abbiamo neppure un centesimo da 
pigarvi. 

— Ah., ah... allora è un altro paio di maniche signorino! 
Xa voi, Ninetto mio, ma mi avete aria di accattapane, soggiunse 
l'oete sbirciandolo con occhio iTializiusetto e luiiteiiuando il capo, 
r&te così; tornate dalla 3famma a pigliare i soldi. 

— Ce li aveva dati; ma ci furono rubati, ris^Kise Pierino; e 
la Kamma nostra è molto lontana. 

— Kh via, le solite fandonie de' ragazzi! Avete visto quel che 
Ma scritto sulla porta dell' osterìa? Doniaui qui si mangia e 
beve a ufo. Avete capito? domani e non oggi. E sghignazzando, 
iibegli un paio di spallacce, larghe come quelle di Gerioae. Il 
povero Pìitrino tutto mortifìcato se no andava a capo chino e 
«Ila faccia che ardeva di rorgogna, quando una bimba dell'oste 
n»ssa a compassione di lui, corsegli dietro e dieglì di soppiatto 
un piino, che Pierino uscito dall'osteria divise tosto colla sorella. 
Enma non era stata presente al dialogo; perche il suo modf.sto 
ritegno non avcaio consentito dì entrare colà, ove avoa ogni fatta 
di gente, e non pochi amici di Bacco ben avvinazzati e brilli, 
« più d' uno anche cotticelo. 



312 



DEREUTtl - XVn. Ilf V11GGI0 SF.ttZk TY SOLDO 



Bla qiian(]o seppe dal Tratello la mala accoglionza che aveagli 
fatta l'oste, sclamò sospirando: — Dio gli perdoni, e non per- 
metta che aiich'egli abbia uu dì bisogno dell'altrui carità. Dis- 
setaroQsi ontrumbi a una fontana ch'ivi era, e sbocconcellando 
quel po' dì pano che avevano accattato dalla bimba doiroste, si 
rimisero a cammino, facendo però di tratto in tratto nna fer- 
matella per riposarsi e prendere un poM'asolo al rez:!o delle 
piante; che il sole friggeva Loro le cervella, e la lunga via, fatta 
quasi a digiuno, aveaii spossati si chu le ginocchia accasciavansi 
e si pipavano sotto il peso del corpo. Oiù il sole volgeva ornai 
al suo tramonto; od essi erano forte impensieriti del dorè rì- 
I)ararsi a pernottare. — So ci oogliù la notte in cammino, di* 
oeva Emma, ci converrà dormire a piò di un albero o salla 
sponda di un fosso alla bella Diana. 

— Non temi in i ladri? disse Pierino. 

— E che ci possono rubare, mio caro, se siam nudi e brulli 
senm un soldo in tasca? Non sai il proverbio che dice: — Il 
mendicante può cantare in faccia al ladro? E poi conti per nalla 
la guardia dA santo Angelo custode che ci accompagna? 

— Dici bene^ Emma mia, e aggiungi anche quella del nostro 
Fide, che saprfi ben mostrare ì denti a ehi ci volesse far del 
male! E intanto accarezzava colla mano il villoso collo del cane, 
che salteliavagli attorno e ganniva, come per confermare U 
buona opinione che aveasi della sua fedeltà. 

In questo sì avvennero in alcuni contadini che tornavano dai 
lavori del caiupo; e interrogatili se vi fosse per colà intorno on 
rifugio da passarvi la notte, seppero da loro che non guari lungi 
di là sorgeva sovra un i)oggerellu a cavaliere della strada da essi 
battuta, l'Eremo di Roveredo, ovo avrebbero trovato alloggio. 
Questi notìzia riconfortulli per guisa che, dimentichi della stan- 
chezza e della fame, tirarono di lungo verso il luogo loro in* 
dicato senza mai far sosta a* passi. 



313 



xvm. 

l'ebemo di kovbrbdo 

IiaDghesso la via ehe costeggia il Metaiiro e, tagliando a 
Mr.zo W, montagne dot Furio, gittasi per l'opposto versantu 
dell'Appennino e di là corre fino a Roma, lievasi il terreno in 
poverelli e collinette imboschite, pomate e ridenti, con qua e 
colà sai dossi e in sullo cimo molte castella e terrieciaole, la 
pift partii guernite dì mnra, e tiiluna pur anco munita di cortine 
erinHancata di torrazzi e bastite con vecchi muniglioui a scarpa. 
%n guari lungi da uno dì questi antichi castelli, chiamato 
Semingh orina, sui^e in sulla poppa di un poggorello un eremo, 
cbe biancheggiar si vede tra uaa selva, oggi assai diradata, di 
aaoose roveri, donde le venne il nome di Boveredo; e dov'è fama 
cbe si ritirasse in un suo viaggio il poverello di Assisi a gustiirvi 
le delizie del cielo. Una sorgente di limpidissiiii'acfiua ch'egli 
f, secondo che narra la tradizione, scaturire da una rupe indi 
in poi chiusa nel recìnti} della cliiesa, riorda ai terriizzani 
de' dintorni la gra^.Ìosa visita fatta loro dal Serafìuo d'Italia. 

Alla porta di quest'eremo verso le due ore di notte rifiniti 
di forze, trafelati, ansanti e fradici di sudore picchiarono Emma 
È Pierino, cercando un asilo all'ombra di S. Francesco, dove a 
niun infelice sì nioga ricovero e pane. L'Kremo fin dai tempi 
dell'invasione francese, che mise a ruba e desolò l'It-alia, era 
foerto di abitatori; e sol vi rimaneva a guardia un vecchio 
Castaldo che tenea in buon assetto la casa e ne coltivava in suo 
apo e a sue mani Tortfj dovizioso d'erbaggi e di frutta. Colà 
iniaudosi Emma e Pierino, avvisavano che quell'eremo fosse 
tuttora abitato dai figli di S. Francesco, dalla cui ospitalità 
ripromette vansi cortese accoglienza. Ma picchia, ripicchia, niun 
«i fa vivo. Alla fine dopo lungo aspettare, s'ode di dentro uno 
ariscio di pie e una voce steutorea che grida; — Chi 6 là? Che 
Toiete a quest'ora? A cui Emma: 

— Siam due poveretti colti dalla notte in questi luoghi. 
Apriteci per amor di Dio. 



Tonio, il veccliio custode, alPiidirc quella pietosa voce feiumi- 
nile rassicarato da ogui timore, toglie al portone la sbarra e il 
chìaTÌstelIo, gira nella toppa la chiave, apre, e vedesi iunaoù 
quella douitella e quel fanciullo, amendue di gentil fazione, in 
abito cittadinesco, ma assai dimesso, madidi di sudore^ polrecosi 
e stanchi- 

— Poveri fìgliuolì! sclama egli mararigliato e impietosito. 
Così soli?... a quest'ora?... in questo luogo?... 

— C incresce, disse Emma, di darvi questo disagio. Forse t 
quest'ora il Padre Guardiano sarà coricato?... 

— U Padre Guardiano? risposo maravigliato o sorrìdonta il 
vecchio. Ma il Guardiano sou io. 

— Voi? 

— Certamente; poiché è qmtsi un secolo che ì frati abban- 
donarono questo convento, oggi affidato alla mia custodia, tb 
entrate pure; che anche noi siamo cristiani, e sappiam fareoa 
poMi bene al prossimo per amore di Dio. K sì dicendo, intr»- 
dusseli in una stantìa a pian terreno, dicendo loro: — Aspet- 
tatemi eh' io vado e tomo. E fu a destare la sua moglie, la qiialv 
gi^ dormiva la grossa. La Monica tra uno sbadiglio e l'altro 
lovossi di latto, stropicciossi gli occhi, vestissi in fretta e senso 
a fare ai due ospiti le oneste accoglienise. ÀI primo vederli, usd 
in un oh di maraviglia e di compassiono: — Povere creature! B 
come siete capitati qua, di notte, e così soli? Avete forse smar- 
rito la strada?... 

— Non tanto ciance, dissole Tonio, Va; apparecchia loro Aw 
letti, ch'io To ad ammannire un po^di cena. 

La Menica fu alla sun bisogna, dicoudo in cuor suo: — Chi 
cosa s*ha da vedere ai tempi nostri! Anche le signorine e i gar- 
nonetti gironsano dì notte a rischio d'incappare ne' ladri e peggio.' 
A tempo mio questa cose non succederauo. Ma ora il mondo i 
tutto mutato. Lo diceva ben la buon'anima di babbo, rtquUsca 
in pacé. E tra questi pensieri monta al piano superiora, cava; 
fu'tr da un vecchio armadio due paia di lenzuola dì bucato, 9' 
acconcia i lotti, che soleano servire a due cappellani, quando vi 
venivano nelle feste per gli ufiBxii divini. 



xvni. l' srsmo di noveneoo 



311 



ima e Pierino intanto in due stanse attigue, asfieguate loro 
Il Tonio, poterono sciorinarsi, tergersi il sudore e rassettarsi. 
JA cena era pronta: quattro ova incamiciate, una caciuola, delle 
Mta, del pane e un Haschetto di vernaocja, che Tonio teneva 
n serbo poi di solenni. 

Pei due raminghi, allupati dalla fame, era quella più che una 
WQa, un desinare luculliano. Solo il decoro Titenerali dal git- 
arrìsi sopra e sparecchiare tutto in due minuti. Ma cenarono 
li bum dente; e seppe lor ogni cosa come una maona del cielo. 
fvaìo e la Menica incoraggiaranli a mangiare, e di tratto in 
tntto mesceano loro la vernaccia. 

t Poverini ! sciamava questa, si vede proprio che avete gran 
Ah so non fosse l'ora cosi tarda, avrei tirato il collo a 
MlIastr<ìllo per anuuannirvì un po' di brodo! 
Grazie, grazie, buona donna, riprese Emma, ò anche troppo 
qoesto ben di Dìo che ci date. Ch' Egli ve ne renda merito 1 
La Uenica si moria di voglia di sapore chi fossero, e come 
olà capitati. Tutta volta per non parere incivile, non osava in- 
imngarli, e aspettava ch'essi stessi gliene dessero il destro. 
Enmi non la tenne a lungo sullo gaicre; ma gentile e cortese, 
km' era, prevenne il suo desiderio, prendendo a narrare breve- 
DMte a lei e a Tonio i suoi casi e quelli della famiglia. 

Udivaola amendne senza riavere il fiato per lo stupore C'}lla 
HMiea semiaperta e gli occhi sbarrati ; e qnand' ella ebbe finito 
li parlare, la .Monica asciugandosi col dosso della mano una 
«erima di compassione: — Poveri figliuoli, sciamò, quanto avete 
offerto dal mondo tristo! E poi si ha a diro che ì Signori sono 
ietti? Eh quanti stanno peggio di noi povorottì! Figurarsi! Una 
fiuehesa con an carico dì fìgliuoli costretta per la miseria a 
hittdersi in una tana e a mangiare cruschello e polenta! Le 
IQD cose da non credere!.. ■ 

— Peggio è, riprese Tonio, ch'era stato muto fino allora e 
Noe intronato, peggio ò vedersi poi nella miseria da tutti ab- 
udonato! Ah mondacelo infame! E dato d'un gran pugno sulla 
ivola, che fé' saltellare piatti e bicchieri^ t)lse in mano la lu- 
dicendo: — Questi signorini sono stanchi dal viaggio e 




31 G 



1 DERBLfm 



cascano di sonno; andiamo a coricarli; e iatrodusse Emma «1 
Pierino in due camerette ben assettate e pulite, ove la Menia 
avea rifatti i letti; e data loro la buona notte, ritirossi colla 
moglie nella sua stanza. Emma e Pierino ringraziarono la Fror-< 
vìden;ìa di Dio; e dotte lor orazioni, non appena si furono co-j 
ricali, che vinti dalla stanchezza profondarono in alto sonno. 

Al seguente mattino in sullo schiarire gli acuti trilli di DQ 
nugolo di rondinelle, che nidificavano nelle arcate del portico q | 
sui cornicioni de'corridoì, avvisolli essere ora di rimettersi ini 
viaggio. Levaronsi tosto, e scesero in chiosa; ove Tonio mostrò] 
loro la prodigiosa fonte, di cui bebbero, e raccomandarono allk 
protoiìioue dì S. Francesco il loro viaggio. Xell'usciru dì chiesa 
Tonio additò ad Emma una lapit^ dicendo: — Qui fa sepolta 
ana delle primo vittime della rivoluzione; e continuossi namu* 
dolo la tragica fìoo di un antico e fedele impiegato del QoTerwj 
Pontificio, chu da lunghi aoni colà giaceva dimentic<j da tutti, 
ma non da Dio, che ne avea accolto tra le sue braccia Tanìaial 
benedettji- 

£ra infatti quello il sepolcro di chi pagato avea colla vita iti 
suo attttoc-iunento al Pontefice e alla Chiosa, spento di lento ve- 
leno dai Carbonari, fin d* allora che scoppiarono i moti di Rimìiii 
precursori della rivoluzione del 1848. Egli conoscea gli aotorij 
della sua morte, ma non volle mai rivelarne il nome. Perdockl 
lor di cuore, supplicando la divina misericordia che ne avessel 
pietà e concedoiìse lor salvezwi, pace e (^ni bene; e ricevuti gif 
estremi conforti della religione, die a'fìgliuoli, che circondavanglìl 
lacrimosi il letto, l'ultimo addiu; e addormentossi placidainentt] 
nel bacio del Signore. Ed ora il trionfo della rivoluzione d'ot 
ne coperse la tomba e il nome ; ma quella è agli occhi di 
gloriosa, questo ò scritto noi libro della vita. 1-a tnigica moi 
di questa vittima del suo dovere, che in un sol tratto di pool 
abbiam qui narrato, venne più distesamente o di un modo 
meno seniplico che veritiero descritta da Tonio ad Emma.e 
rino, che no furono commossi fino alle lacrime; e iirostran>Q6l| 
su quella pietra a pregare l'eterna pace all'anima dell' estinto.] 
Quindi rientrati nell'eremo, e tolta la loro sacchetta da rìagi 



XVIII. L EREMO ìil ROVCnEDO 



317 



eni la Meoica avea riposto ;t.lcimì patii e dulie frutta, acconi- 
Ìniatarou5Ì con molti riDgraziameuti dai loro ospiti, e ài rìmisdro 
in ria. 

Cammìn facendo veni&no ragionando non più de^ loro casi, ma 
iella morte del poreio avvelenato e della misera sorto de'fìgliuoli, 
rimasti orfani di padre e di madre, tanto è vero che cuori ben- 
patj e gentili fanno proprie le altrui sveuture! Kmnm dicea al 
fr^lo: 

, — Se sapesti, Pierino mio, quante vittime hanno fatto cotesti 
^ttarìi, che han nome di carbonari, frammassoni, e che so iol 
iHimma mi ha contato casi atroci, o tanti, tanti, eh* io non ti 
iBiprei diro! F.fta mi narrava che nelle passate rivoluzioni non vi 
'aveaqaasi città d'Italia, ov'essì non levassero a tradimento di 
iTita cui pugnale o col rok-no clii era d'intoppo ai loro perversi 
disegni; e gli assassinati erano la piil parto fior fiore di cittadini 

— Che mi conti Emma mìa? E la polizia che faceva? Perchè 
iBon davtt lor la caccia, e acciiiEfatìli non gì' impiccava? 

— Ah, Pierino mio, non sai tutto. Anch* io feci questa do- 
inianda a Mamma, e sai tu la risposta che n'ebbi? — La Po- 
lizia, mi disse, nulla allor poteva contro una setta, la qnale 
iavea saputo infiltrare i suoi afltliati in tutti i rami delia pubblica 
amministrazione, e talora line hm' posti più alti del governo. Or 
capisci bene che lupo non mangia lupo; e però quelli stessi che 
IpQuir dovevano per ufRcio gli assassìni, se ne facevano per in* 
teresse settario protettori. Che poteva dunque fare la Tolizia con 
jQ^le buone lane alla testa del goveruo? 

Tra questi discorsi pervennero verso il meriggio a Fossom- 
brooe, antichissima città che siede in riva ai Mctauro nella gola 
nidae monti, Pun de' quali lievalesi aspro e roccioso sopraccapo, 
Km qua e colà sugli scheggiati fianchi, ruderi e avanzi di antichi 
pdifizii; e l'altro che la fronteggia, spiegale dinanzi Io sue spalle 
imboschite e la sua cima incoronata da un antico convento di 
iPrancescani, che fu già santificato dalla presenza di S. Giuseppe 
'da Copertìno. 

■ Quivi riposatisi alquanto e rifocillati col pane della cariti^ le 
, prosegtiirono alla volta del Furio il loro cammino. 




RIVISTA DELLA STAMPA ITALIANA 



1. 

NOTIZIA DE' LAVORI DI EGITTOLOGIA E LlNTiUE SEMITICHH 
PUBBLICATI IN ITAUA IN QUESTI ULTIMI DECENNII • 



LATORI BUUTICI 



Lavori di 



Amari 



II campo più coltivato fra noi, e perci6 più fecondo, è stato 
in questi ultimi t^mpi quello delta lingua e letteratura aniw,] 
e ne fanno aporto segno le pubbtìcaziuni d* opero molteplici t\ 
di sommo pregio, che i dotti di Europa accolsero con noim-\ 
Bcenza e con plauso. Degno pertanto di essere ricordato pel 
primo nolPonorata scbiera, è Michele Amari, il quale por na- 
mero e splendore di dotte scritture, e per la ancor verde T«fr i 
ohìezza di ottant'anni, può salutarsi col nome di Xestore di^Bi 
italiani ambisti. X^acui principaU'! bonomerenza vuoisi riconosce»! 
nella illustrazione storica ed epigrafica che s'attiene segnata^ 
mento alla sua torra natale, Tistda di Sicilia. L'Opera più ìiH'] 
portante e veramente monuinontale dell'Amari è la BiblioUca, 
Araho-Sicula, la quale consta dì due parti, Tuna dove sono rac- 
colti i testi arabi, l'altra che dà la versione di questi stessi 
testi. La prima fu pubblicata in un volume, nel 1S57 in Lipsii» 
& suese della Società Orientale di Glennania', e fu seguita da 
an' Appendice Stampata anche a Lipsia, a spese della steasftj 

• fedi qtfiul. KfiO. iMps. I98-W8 del pppwnli' voluim. 

* Biòliateca Arabo-SìcuJa, otsin Raeeaita di tetti arabici cAt (rtconiA 
Geografia, la Sloria, la Bioffrafi'i e la Bibìioffrafia dtUa SìdUa mes^i inaeB 
A» VientìT. .WAni e Mamimii a ^pew rlnlh «mkÌi-iA (irirnUilc ili G<>rRMui>a- 
pres!i(> F. A. UrocUisos libraio della SocicUk. 1i(57. 



RIVli^TA DRLLA STAMPA ITAUaXA 319 

cCi germanica noi 1S75 '. La seconda oontenento la vorsione 
de' testi raccolti e tmdutti dal eh. Autore, è in due forti volumi 
in S, publilicati nel 1880-IS81 '. 

Nelle due profaziouì, Vntu alla Biblioteca arabo »icH!a con- 
tenente i testi, V aiti'A alla stessa Biblioteca dove i testi sono 
tradotti, il eh. Autore ti.'S8o la storia delie parecchie opere pub- 
blicata prima di lui e ìutorno alla stessa materia. Ricorda egli 
i nomi del Caruso e del di Gregorio, e ne nota i pregi o i difotti. 
Nel dare ragione del titolo delPOpem dice: < Col titolo di Bi- 
blioteca » ho volato designare 1 limiti dell'Opera, cioè: raccolta 
di tiitt4) le memorie geografiche, storiche, biograftclie e biblio- 
grafìcbe scritte in ambioo, che risguardlno la Sicilia. Non ab- 
bnocia le opere di Àrabi Siciliani in prosa e ìn verso; né i 
monumenti diplomatici, epigrafici e numismatici che rimangono 
iM>ir isola. > Di siffatte esclusioni rende egli le sue buone ra- 
i;ioni, mentre d'altra parto ci fa sapere, che dentro i limiti 
locennati, preso tutti i testi inediti o pubblicati che gli avvenne 
scoprire, tn questa Biblioteca egli riporta altresì quo' testi che 
ai riforiscono alla Sicilia, prima e dopo la signoria musulmana; 
Iff biografie arabiche di Empedocle e di Archimedo; alcuni ri- 
»rdi del XIII e XIV secolo. Fra le moraorie storiche inserì 
qnalche fhtto d' altri pae^i Italiani assaliti da' Musuluiani d'Africa, 
ftrettamente connessi con que'di Sicilia, e finalmente lascid come 
stava nel cLpitoIo di Fdrisi, la descrixiono dello altre isole ita- 
liane, premessa a quella della Sicilia (pag. 1-8 della pn^f. alla 
Bibl. arab. sic. 1857) ^ 

* ApjKndiee aila BibliotKa Arabo-Sieu!a per MrCHSLE Amari Cnn nu«ve 

owMMrtoni criliclif lii-l Prof. FLRlt;nitKii, aggiimte evariaHii nntaU d^lTjRtli- 
tsrt « corrtzioni di rntramln. staw\nl*: 8 s]ip« della Sodvlì OrieiiUil* ili G«r- 
UHiili. Ijirsio. pmao F. A- ItrochtiRiis libraio rklla Società, 1875. 

* SiblioUea Araòo-Sicula ossi] Ractoita di leali arabici rA< for.cnno ìa 
9vffrafia, in Storia, la Sioffrafia e la BibliOffrafia delta Sieilia. Rncculti e 
irWoni io iloiiiino da MiCHU.eAMA.ni. Voi, I e II 1880-1881. Turino e lloiai. ^v 

* Cf. b iJ')Ua ndaTiofiu M cU. tuici ScniACAKKi-i i irilil-jlila ; L' Ilatin de^erilla 
9el libro liti /?<! Rupffero rj>TnpìlalA Ah Fi>hi<ìi. Tiusto Ambo pubbUmia f.<m rcr- 
linn r noie di Micaela .Va^ni s OeLEriKO Si:iliAr.MiE<.Li. UcJaiioiie pti'ircijul.i dii 

^^■i<|(iMlro dfìfili Mndìl ^ogmlirì in Ocrirloiile dnt prinniivin dell' ln)|t<!ro l\oinati4 al 
^^■Iv un. di Lu.f^i SuuArAHELU, Torino, t^nnauuo Locsctier. IHitS. 



3S0 ninsTA 

H eh. Autore dichiara nello prefazioai, d'aver posto ogni studio 
nel ricercare e raccogliere tutte le notìzie che s'abbìaao od 
Mss. arabi di Europa e della costiera d'Africa. Tratta poi del 
pre^o delle notizie geografiche, storiche, biografiche e di rarii) 
argomento contenute ne'tosti. La Biblioteca de' testi contiena 
altresì Annotazin7n critiche del prof. Fleischer, aggiunti) dt! 
l'Autore e correzioni di entrambi. Nella Prefazione della Bibliih 
t«ca de' testi tradotti in italiano^ ripete quanto arerà detto io 
quella denteati, e b qaella anteriore, della saa Storia de' Mu 
mimarli in 5tct7ia (Firenze, 1854); solo vi aggiunge alcun» 
DotÌ7;ìe circa gli studi! storici avanzati di molto dal 1S56 ift 
poi, e ci espone i criterii e le normo da luì segnile nella Te^ 
sìone dentasti e nella trascrizione do' vocaboli arabi. Al qtnL 
proposito discorre della confusione che r^na fra' dotti in questo 
materia, e propone il sistema ch'egli intende adottare. Ija trv 
dazione è nella più schietta lingua italiana; le narrazioni sto* 
rìohe e lo descrizioni dì luoghi, di costumi e somiglianti cose, 
sembrano scritte quelle da4 Oavanzati, o queste da Franco Sa6> 
chetti. Noi II volume sono preziosi indici onomastici, topografia 
bibliografici e un Glossario di vocaboli arabi. 

Neir AppondrVY pubblicata nel 1875, le aggiunte piit notabili 
SMio: nuovi articoli biografici; due frammenti preziosi, il ca- 
pitolo cioè di Mokaddesi e i nuovi estratti del dittano del 
Ibu-Harndìs, donde si traggono importanti indicazioni sto 
geografiche e cenni caratteristici de' fuochi da guerra. Ha, 
afferma lo stesso Autore, parto prìncipalissima di questa 
dice sono le Nuove Annotasioni del Fleischer. 

Come per la Biblioteca arabo-sicula TAntore accrebbe, correa» 
e perfezionò quanto s'era fatto prima di lui dal di Gregorio» 
da altri, cosi per l'opera delle Epìgrafi arabiche di Sicilia, teond 
la stessa ria e approfittò uovarnento della fatica del di Oregorìo 
e di tutti quelli che dipoi trattarono la stessa materia. « F>glì 
era necessario di ristudiare da capo a fondo le epigrafi arabictte 
di Sicilia già pubblicate, fissare, per quanto si potesse, lo lezioni. 
dabbie, rifare le versioni (Prof, alla V par. delle Iscriz. edili-! 
Palermo, 1876). » Così ogli. In un articolo della Rivista Sicttla, 



IlELLA STAMPA ITAUAnA ^1 

(Voi. I, feb. 1869) il eh. Antere fa la storia e la critica di tutti 
i larori risguardanti l>pìgrafìa araba di Sicilia, e tratta delte 
diverso scritture o formo di canittcri arabi nsati ntUe epigrafi. 
Ripete le stesse cose nella Prefazione alla Parte prima pubbli- 
cità nel 1875 ', come nella Biblioteca arabo-sicula tradotta, 
arova rìpotnto quanto aveva dotto nella Bitiliofem amho-sicula 
denteati, e in questa, quello chs aveva scritto nella Prefazione 
tUa Storia de Musnlniani di Sidlia. 

L'Aatore distribuisce tutte le Epigrafi arabe di Sicilia in tre 
dassi : Bditiy Sepolcrali, Mobili- Le prime farono, come dì- 
ft^mmo, pubblicato nel 1875; le .S>/>o^Trt/i uscirono dallo Sta- 
bilimento tipografico del Viriil in Palermo, in due fascicoli, il 
primo nel 1879 e il secondo nel ISSI, l'uno o l'altro ornati 
di tavolo in fototipia. Ilosta la Parto torcia dello Epigmfi mobili 
dumestich di cui è stilo finora messo in luce il primo fasci- 
io. Notevoli fra le iscrizioni edili sono quelle del palazzo che 
Knggero inaugurava in Messina, verso il 1 1 40. L'Autore tratta 
di queste iscrizioni in una Memoria estratta dalle Memorie della 
Riale Accailemia de* Lincei, e stampata in Roma co' tipi del Sal- 
Tiaoci, 1881, col titolo: Su le iscrizioni arabi-eke del Palazzo 
Refjìn di M^itsina^ Memoria dì Micbele Amari. Xoi facemmo 
di questa Mi-moria una rivista nel nostro Periodico *, dove lo- 
dammo P ingegno e la dottrina dell'Amari, e ribattemmo come 
meritava, una bottata poco conforme a' canoni della buona critica, 
che il valente Arabista dava a'Gesuiti e alla loro critica, critica 
ch'egli chiamava grossolana, a proposito di queste epigrafi del 
Palazzo di Ruggero, che il P. Kircher non aveva tradotte bene, 
e che il Tychsen nn secolo e mcKzo dopy, credette eesere una 
titta di locanda. L'Amavi pt^rtanto, che nelle Prefazioni alla 
Jlìuteca arabo-sicula, saviamente osserva dovef^i tener conto 
de' tempi e degli stadii e de' mezzi degli Autori che scrissero dì 
(ose e di lingua araba, prima di lui in Sicilia, dimentica poi 

t- * Z» epigrafi arabiche d» Sieifia, trmcritU, tradotte e iìlmtrate da Mi- 

a<L£ AvtnL l'nrb! prirm. Jserisiom edili. — Pjli'rKio. Luigi Pedone •Laurid 
riUdrc MlìCCaxXV. (Fap. 92 in 4, con IO invole. tolop-alirJiet. 
' Cto. CfiU. Scr. XI, Voi. VII. Uuatlunio "i3. jiagg. SBU-yl 
Serie Xltr, pel. Il, foMc. m. SI S3 aprite 18W 






RIVISTA 



iDOiie di bouaa critica, parlando del Kircher e de'QesaiUj 
del B6C0I0 XVU, cou critica fp-ossolana. 

Tiu lu iscri/.Ìoiii sepolci'alt muritanu particular m6nx.Ì0Di) 
\a XXXII (Malta, Del pubblico Museo), della quale già averaoo 
scrìttx) ritulinslvi, il Fra^ihn, il Badger, il Lanci, il Nurris, il 
Lane, lo Shakesp^ar. il Fresnel ed alivi; e la XVII trilingue, 
cioè arub4t, greca » latÌDu, cui testo arubo scritto due volte, nella 
propria e Dolla scrittimi ebraica. L'epigrafó n. IS è trattnUi in 
una iinportaiite Appendice, dov'è letto, iuterprutata illustrata 
OOD Sagace crìtica ed onidiìtiune '. 

Della Storia de' Mnsubnfi ni di Sicilia^ diremo pochissimo; 
Manteche da una parte la sosta naa de' fatti è ricavata da'tesUl 
pubblicati nella Biblioteca atabo-sicula, come l'attesta lo stessei 
Autore nella Prefazìtme al III voi. Parte Prima; testi, < i quali] 
SODO la fonte priucipale di questo istorio »; e dall'altra è im- 
possibile accennare anche alla breve, l'immenso tesoro di Dotixie 
che l'Autore ha raccolto nel solo volume terso, Parte Seconda, 
circa gli stadii delle 8cìeu;£e, delle lettere e delle &rti dall' XI' 
al XII secolo. Il capitolo XI su'poeti, e gli altri sull'idioma 
arabico che si parlava in Sicilia, sul dialetto italico di SìcUiftj 
avanti il conquisto mii6iilmani>, ti uno de' più importuntj. If^j 
1" voi. degna dì lode è la Tarala analitica delle sorgeuli ar^'^ 
biche della Storia di Sicilia^ fatta con grande erodì^iMue e sodi] 
critica. È divrca in due partj, una delle opere perduto, e l'aUnl 
dello esistenti, molto pili copiosa. 

Abbiamo dello stesso Autore V < Abbozzo d' mi Catalo^ì 
d«^ ManoserUti arabici della Lucchesiana dì Girginli • obi 
ò del 1369. I codici sono XXX, alcuni de" quali preziosi, frati 
quali è l'opera filologico d'Ibn-ol-Kutiia, compiuta, corrotta, U'\ 
tic» e bolla »pia. « Moneta, del Califfo fatemila Mi>o/.z-lÌdiii* 
Utah * Lettera al signor H. Laroix Conservatore del Gabinetta ' 
Numismatico di Parigi (ronf. Rivista italiana U ott. 1863). — | 
< 8u la data degli 8))onsali di Arrigo VI con la CostADza er< 

' <X |j Cultura, Ilivi«t:i di ScietlJ^ LPltnreed \ni, on Art del di. PnLF^ 
I.A«r!tio, io|ira (tn«u polibHeaiioDfL 

' Storia dei .Vuvu/mnnr di Sicilia, «rtllt di MlcUEtK AWARl. wl. l. ItótJ 
Tol. II. I8.J», mA. Ili, l';irt<- prua. I8(i-i, fol. Ili, l'jrie sccoiiitd, IS73. FIj 
Telice Le MonnUT, r Succfinufi Li- Moniiier. 



DEtLA STAMPA ITALIANA 3?3 

d'it trono di Sicilia e su i Divani dell'azleada Donnanna in Pa^ 
leruio, Lettera del Dr. 0. Hartwi^ e Alemoriri del socio M. 
Amari. > Roma, ct)i tipi dol Siilviucci, 1878. (Estr. dalle Mem. 
della a. Accad. dei LìDcei, Ann. CCLXXV, 1877-78). 

Doir operoso ingegno doli' Amari e della sua scienza storica 
&Mino altresì chiara testimonianza i DliAomi Arabi del R. Ar- 
thivio Fiorentino*. Cotesti Diplomi sono altri arabi, e quasi 
tatti inediti, altri latini ed italiani e per la uiet^ quasi, inediti 
anch' essi. Concernono te reiaxioni politiche o commerciali di Pisa, 
di Firenze, e incidentalmente di Lucca, di Piombino, della Sar- 
degoa, di Oenora e di Venezia con l'Oriente, con l'Africa seltyn- 
trìooale, l'Egitto, la Siria, lo [sol*_> Baleari. la costiera urinntale 
di Spagna dal XII al XVI secolo. Il dotto Autore nelle LXXVII 
grandi pagine dulia Profa;:ione, dichiara distesamente TotilitÀ 
che viene alla Storia del Commercio italiano, delle scienKe, delle 
arti e delle lettere, da questi documenti, per la lunga tratta dì 
quattro secoli, ùm molta diligenita tt compilata la Tavola cra- 
nclogica dei diplomi; dove è data una br»TÌssima indicazione 
del contenuto in ciascun Diploma, del tempo e della lingua in 
ehe è scritto, arai», latina, araba e latina, italiana. L'Autore 
fu aiutato nella preseute piibblìca/iione dal Prof. Bonaioi, dal 
conte ìlinisculchi e dal Prof. Lasinio, il quale anche rivide le 
stampe de' testi arabi. Sono degne di cimsi de razione lo Lll note 
apposte dall'Autore in fine dt-l Tolume, e similmente l'aggiunta 
dei (Jlossario delle voci arabiche e dei air/nijìcati che mancano 
nel Dizionario del Freytag; del Glossario latino, del Glos' 
sarto italiano, e la notevolissima Tavola dei nomi proprìi e 
delle materie. Con Io stesso metodo e la stessa perizia fu piib- 
Uìnta dall'Autore un'Ap|)ondìco ', cui dieds occasione un Di- 
ploma arabo-latino in pergamena, rinvenuto dopo l'odizìono dei 
Diplomi fiorentini. 

I 2 Diplomi Ara/li dei It. AreMvio Fiorentino. Testo orif^Ri^lf^ con la li-a- 
l^adOBe kllfinle e t!)u^tJ■aIÌoni ili Michele Am.vri. In Kiri'H/t. diillu Tipot^ralia (il 
^Min Lb Hooaitr, con i carutt^H ;iralji «lolla Stamperìa Mcdìcva. NLiCCCL^dU. 

' I Thplomi Arabi dei R. Arrhitio Fiorentìito. TfsUt originale con la in- 
'4a^ùae Irtrcnie e illastniioni *JJ MtrtiM.K Amaiu. Appendice. Iti Kircroip, dalla Ti- 
|(fT«fia de' Suecrssori \*t Munaicr, eoo ì caruttcri anbi della S(.mj[ici'b Mniiccj, 

Moccaxvii. 



1^^ 



RrviSTA 

La traduzione Aq' Frammenti del geografo arabo 'Jlm Sa '«( 
su Vlfalia, è breve cosa, e il losttì non contiene nulla di molto 
importante. Si fa menzione di Napoli, Salerno, Roma, Fisa, Ge- 
nova e Puglia '. 

^ello stesso Bollettino Italiano sotto l'anno 1376-1S77, leg- 
gesi una Descrizione <ì{ lavori orientali con inci'iziom arabidte, 
esposti nel Mus^'O artistico e industriale dì Roma, altrioienti 
detti) A^fu^ieo del Medio Evo (Collegio Romano). Anche qui nulla 
che meriti speciale menzione. 

L'anno precedente (1875) nelle < Ptibblicazioni de! R. Isti- 
tìUo di Studi Superiori in Firenze (sez. di filos. e filolog.), 
troviamo la * Illustrazione di due Jserizioni arabiche, delle 
tiuali possiede i gessi Io stesso Istituto ; una sepolcrale del 1 2%^ 
Taltra pubblica del iril5, tutte e due di non molta importanza 
storica e filologica. 

Uno do'pìù antichi lavori dell'Amari è la versione italiau 
di un'opera di Ibn Zafer, arabo siciliano del X[I secolo, la qoaU 
ha per titolo « Soltvan el Mota » ossiano Conforti Politici *. CU 
fosse questo Ibn Zafer, dove nato, quale vita conducesse, qaaoU 
opere scrivesse e di che pregio, tutto ciò è ampiamento esposta 
nello liXXVlt pjtgine dell'introduzione, la quale contiene al- 
tresì una grande riccheziia di notizie storiche e letterarie intorno 
agli Arabi del Xll al XIU secolo. Il Solvran fu la pii) popo- 
lare e celebrata opterà d'Ibn Zafer, il quale sotto specie di ap- 
prestar nitri, ri inedii e consolazioni, intende additare a' prìncipi 
quello che debbono fare ne* casi avversi del loro governo. Pos- 
sono essi appigliarsi a cinque partiti: 1" abbandonarsi in Dio, 
cioè dire, andar diritto allo scopo, se giusta è la causa, rinun- 
KÌarvl se ingiusta; 2" confortarsi in quella via mentre che la 
burrasca dura; 3** perseverar con costau7.a; 4" rimettersi alla 
volontà di Dio, se l'esito 6 infelice; 5' considerar la vanità del 
potere, e sgravarsene quando pesi troppo. Il metodo tenuto da 

' Cf. Bollettino ilatiat%a <UgU Rtutìi Oritntali, Nuo^a Sem. Fìrcnw, coi 0|f 
ilc'SiKcr*sori U' Mounier. )S77-IH82. 

* Sfi'iraH el Moia, nyiiur.o Conforti Politici rf«" Zbn Znftr anlm sk'liaa* 
<lcl \ll secolo. Veisione iuilianii ili Ultuirii: Amami, sul testo .inibo ineditov M 
itailouo In nkuna liiigoa dcIfOtcìdcnlp- Firetite, Felice Le Mounier, J85I. 



DELLA STAMPA tTALUNA 



325 



Zafer ò insieme sintetico ed analitìo. Pone i precetti del 
nino, le sentt'nzo del Profeta, di antichi e fiiinosi dotti Mn- 
Bolmani, di filosofi, di poeti, e v'è pure una sentenza data in 
pome di Pudru Luca, com'egli chiama S. Lucìi. Poscia si passa 
all'appi icazione de'detti a fatti Teri o supposti, o favolosi. L'ana- 
lisi tuttavia ò la parte principale; mercccchd Ibn Zafer dice di 
[roler solo riprodurre alcuni racconti relativi alla polìtica, abbelliti 
le rallegrati di fiori letterarii. Egli attinse gran parte de* fatti 
a lotteratura persiana, e perciò PAraari stimò cosa utile il fare 
digressione dì 14 pagine, circa la storia e la civiltà del tmnpo 
Sassanidì, e un'altra intorno alle favole indiane, perciocché 
im Zafer ne riporta alcuno nel suo libro. 

Al XH secolo appartiene parimente un capitolo che l'Amari 
tndtiBse, togliendolo dal libro dì al-Haràwi che s' intitola: « In- 
dicazioni de' luoghi che vanno visitati » Contiene questo capitole 
i nomi di alciuii luoghi della Sicilia, con qualche ricordo storico 
relativo alle prime incursioni musulmane in Sicilia '. 

Anche al secolo XLL rìsalo l'IscrìzioDo arabica doUa Chiesa 
élla .Hartorana in Palermo, tradotta dal nostro Autore. Essa fu 
rttt dal prof. Palricolo nel mese di aprile 1871, nella cupola 
la Chipsa di Santa AUria doU'Ammira^lio, vidgarraonte dotta 
Oi!^ dtiila Martoraua. Il tempio fu fabbricato nella prima metà 
liei XII secolo, dal potente e dovizioso Giorgio di Antiochia» 
^ude Ammiraglio del Reame di Sicilia. L' iscrizione si wmpone 
di due (Hirti, formate l'uiia dal Sanctus (Isaia, VI, 3) aggiuntovi 
l'Ùsauoa cautato dalle turbe nelPingresso di N. S. in Oerusa- 
leEQmo(Jffi//.,XXI,9); l'aggiunta è antica ocomuno alla liturgia 
(TOriente e d'Occidente. NV*lla seconda parte si ha il « Gloria 
in ezcehis » che era solito cantarsi e recitarsi dal popolo anche 
Delle preghiere mattutine, come risalta da S. Atanasio (Martigny, 
Did. d'Anf. Chr.. 221), ma piti in Oriente che in Occidente. 
Cosi il prof. Ignaxio Guidi nella Lettem airAmari, del 27 giu- 
gno 1872. riportata dal nostro Autore, il quale dice essere stato 
liotato a decifrar l'iscrizione, da questo dotto giovane semitista'. 

• (X Arch. Storico Si<itiano, faH-- HI IV, Arjijo VI. ISSI. 

* Cf. Antuarut dfiia Sociflit italiana per ylt ttudi Orienlaii, KuM primo 1 87S 
Flmtc, Ernuinno Luescher. 4873. 




3M 



Ht VISTA 



Ed ora faremo onorata menzione d'altri lavori dell' iDfatiCabil 
Arabista sicilìaDO, che se cedono a quelli già ricordati^ per] 
ampiezza, non ne son meno pregevoli. Tali riputiamo prima- 
mente i suoi » iViiot'i Ricordi arabici su ia Storia di Ge-j 
nova '. » I testi messi insieme dal eh. Autore sono, parte editi] 
e parte incditì, e da lui tradotti. Oli editi son quelli di SU- 
Testro de Sacy, gli inediti quelli delI'Anbore, e fonino stampati* 
a Firenze, coi tipi medìcei presso i Successori Le Sfonnier. Ec-j 
cone la lista: 

I. Trattato del Comune di Oenora con Ishakibn-Mohammedl 
Signor delle Isole Baleari (1181). 

li. Trattato del Cornane di Genova con Abd-All&b fìgliaoloi 
e successore del precedente (1138), 

in. Estratto dalla Ci-ouaca di Kelaon, Sultano d'Egitto, » 
trattato di Genova con quel principe (1290). 

IV. Estratto inedito di un Ct>dice arabico di Copenhagen, n-^ 
latìTo a' fatti di Ceuta. 

V. Lettera inedita di OshmAn-ibn-Mohammed, principe hafsdU 
di Tunis, indirizzata al Doge e Comune dì Genova (1462). 

VI. Lettera inedita di Abu-Abd-Allfth-Alohammed, priDcipoi 
hafsita di Tunis, indirizzutn ad Ottaviano dì Campofregoso, flo* 
Tórnatore di Genova (1517). 

VII. Iscrizione Cufica inedita di Santa Maria dì Castello io 
Genova (X secolo?) 

VUI. Frammenti di un diploma arabico che sembra uscit»' 
dalla cancelleria dei CaliH fatemiti d'Egitto (prima metà del 
Xll secolo). 

IX. Passo inedito d'Ibu-el-Beitar su l'uso della Zedoariaìnl 
Genova (prima metà del XlII secolo). 

Nella lunga ed ermlitissima ìntroi1ti7.ionedi 42 p:igiiie, l'AutoR] 
racconta ed illustra con sagace critica, tre episodii di quell'epope». 
com'egli la chiama, d'otto secoli, ch'è la Storia murittima di 
Genova. Trattasi d'una briga che ebbero i Genovesi con Centi, 
verso la metà del secolo XIII; briga che fece muovere dal porto 

* MlClir.l.K AvAlil, NuòdÌ Rieoriii nrahìri »u ìa Storia ili Gttwva i,Ya 
dal Tol. V. Atti dtVa Società Ligure di Gloria Patria). GeiiOTa, Tipognlta^ 
ft. I. i]e'Sonlo-Mul>, MUaCIAMII. 



MLLA STAMPA ITALIANA 3?7 

dì Gettoni ben cento legni, dai quali fu stratta per parecclii 
Bi«si qnt«lb, a qne' tempi, forte e potente città, e obbligata a 
risarcire i daoni recati a' nuTcìtanti Genovesi. Ora rDri^ino dì 
colesti danni, non ben cbiitrit;i i>er uddii^tr», rien meglio indagata 
ti fatta paleso co'niiovi docinnonti dol nostro Autor». Il ijtiale 
prende di qni occasione di darci una breve ma compiuta nar- 
nzitine de' princi|)ali avveuiuientì do' popoli Musulmani stimziuti 
ÌBtoruo il bucino occidentale del Aluditerranoo, traundola da sor- 
genti iiiusulmane, e ristrettasi pe' tempi e si pe' luoghi, all'ar- 
gomento de'nnovi Ricordi arabici. 

Negli EsiralH del Tarkh ^faHs(ll•i ' il eh. Autore ci fa co- 
Duscere l'importanza della cronaca di Abù al Fadai/l Afitham- 
mad ibn Alt da Flatuah, p^^r Io nutìzic che contiene intorno 
\ Federico II Imperatore, e la luce che sparge sopra certi 5itti 
della sesta Crociata. I)i Federico U ci lia conservato due epi- 
ilolo genuine scritto in arabo. U Codice appartiene al -Mus'-o 
Asiatico di Pietroburgo; pare autografo, e s^ n'ebbo coutezm 
dal catalogo de' codici arabi di quel Museo, pubblicato dal Ba- 
!TOe de Rosea. Il nostro Autore si è limitato ad eslrarre i passi 
della Cronaca, che toccano da lungi o da presso, la Storia d' Italia 
e recarceli in volgare. Ma secondo il suo lodevoi costarne, oltre 
lu noie storiche, critiche e filologiche, il valente storico ci porge 
ma di quelle sintesi dogli avvenimenti del tempo, i quali hanno 
rebkzìone co' fatti da lui trascelti a illustrare, che la mente del 
lettore pienamente rischiarano e rendono atta a poter agevolmente 
giadicaro da sé il valore o l'importanza delle coso. Notabile ò 
poi in qnesta dotta scrittura dall'Amari, li digrossìono intorno 
alla setta diagli Ismaelìani, com'essi cbiamavansi, Batouii, Mu- 
Uhid; seguaci del Vecchio della Alontagna. o Assassini, come 
erano chiamati dagli altri, e anche PAUAWl, ossìa < dovuti alla 
Dorte. > 

Da un testo arabo di ^Al 'Umarì che tratta ddlle condizioni 
<l«glì stati cristiani dell' Occidente, secondo una relazione dì Do- 
neoichino Dorìa da Genova, il nostro Autore ci dà la versione 

It Aatftt, Eatratti del Tarich Mtnaarì. F.slr:rU<i daWArcbivio Storico 

I, N. 8., Aiuio IX, H8)tt. l'alermn, tipAgnfia dello Suiliilo, 1884. 




3!8 



RIVISTA 



accompagnata da molte note, u precodata da una intruduzionf, 
dove ci si fa sapere che 'Al 'Umttri^ il cui uome proprio 6 7*» 
fadr alhih, era nato in Damasco nel 1300, ch'era eruditissimo 
diligentissimo nelle ricerche geografiche '. ha. relazione chft 
^AVJJìnar\ ebbe dal Genovese riguarda, com'egli scrive, i più 
celebri Stati degli adoratori della Croce, e devono intendersi gli 
Stati continentali, efwliisi quo'dol maro. Si parla perciò dell» 
Francia, dtdla Germania (Alemannìa), della Provenza, del MoD' 
ferrato, de' Lombardi, del Ke de'Siciliani Federigo. de'VeneJsianì, 
de'PÌ3aai, de' Catalani, de' Genovesi, e delle condizioni do'Fmo 
chi in Oriento. ^Al ^Umarì morde e maledice come meglio piiù 
e sa, 1 cristiani. A queste Memorie l'Amari feW) delle Agtjitinie 
e Correzioni circa il Grande Emiro Bahadilr 'al Mu'ixr.i, pa 
drono un tempo di Domenìchino Doria (Cf. R. Acc. de' Linea, 
Voi. XI — Serie 3" — Classe di scienze morali ecc.). 

La Memoria intorno al Trattato di Giacomo li di Aragona 
col Sultano d'Egitto (1293)^ non 6 di grande importanza, es- 
sendochìs esso in gran parto ò copia di quello stipolalo tre anni 
prima da suo fratello Alfonso, e conosciuto per la versione h\f 
tane da Sìlve.stro de Sacy e pel sunto del Reinaud. Lo stesso 
Amari ne aveva anche pubblicato il testo nella sua Biblia 
aratfo-sicnìa, e la traduzione nella stessa Biblioteca da luì 
cata in italiano e nella Guerra del Vespro siciliano, D'a 
parto il trattato di Giacomo con l'Egitto, non ha carattere 
auteuticiti^, i\i*. si sa se in corte di Ancona fosse Rlato ratificato, 
L'Amari in questo, come in pressoché tutti i suoi lavori, 
sa temperarsi da una corta animosità contro il Cristian esime 
contro i Papi, la quale non gli fa giudicane i fatti seomdo U 
loro storica realtà, ed imparzialmente. Ci duole assai di vedor 
dò in nomo tanto degno di stima e dì riconoscenza per le 99t 
dotto fatiche. 



* 'Al 'Vmari Condtiioni degli stati crlstiaDÌ dPjrOcviilfuie («condo una 
di riOME-viaii.so DoiitA da Genotu Ivslo ^inifw coii \prMOiie italianii r- note ili >L Smì.% 
Runia. cui lt|>l (li>l Solvlucei, 1K83. 

' Tralliito ftìpulato da Oìacomo li di Aragona cot Sultano d'I 
S9gonoAio 1S93. Meoiorìa del uwio MicuEtEAsi/iiii, UdtiLiroi ti|ii ild S«)nne«i' 
(fMam dsgli Atti dtlla S. Acc. dei Lincei, Addo CCLXX. 188^83). 



VCLLA STAVPA ITAI.IAIIA 



II. 

Prof. PaiiTO LcssANA. La Circolazione del sangue ed ì Papi. 
Memoria Ulta alla li. Aeca/lemia dì Scienze, Lettere ed 
Arti in Padova, nella tornata del giorno 17 gtnimio 188G. 
Piulova. tip. Gio. Balt. Kundi, 1386. OpuM. di pogg. 28 in 8. 

che e' entrino i Papi colla circolazione del sangue? Questa 
demanda sorge spoDtftueaiaento alla letta ra dui titolo sopracci- 
tiUK e forse insieme con essa sorgerà in (iiialwino il pensiero, 
Ùe la connessione fra quei due soggetti cosi disidrati si debba 
il t-inatismo di qualche insulso encomiatore dei P»pi. Tutto al 
cnotrurìo: ella sì dorè al fanatismo de* loro insulsi detrattori. Il 
4 iutord infatti ci fa sapere che egli s'indusse a scrivere 
questa Memoria, dacché nel 2" volume k](ì]ì'' Encicloptdìa medica 
ila/irtiia, io corso di pubblicazione, all'articolo Circolazione, gli 
reonero lette le seguenti parole: * J^on potremmo tacere degli 
walcmi scagliati alle pratiche anatomiche dalle ire papali di 
B<mijncii' Vili e di Sisto l K, che a gran fatica seppe concedere 
« qualcjw. medico e alla sola scuola di Tubinga le dissezioni 
ùnatomirhe... Autopsie permesse da principi e severamente 
pwfli/c dai papi, comandate a Salerno da Federico II e proibite 
Wt fulminee bolle di Bonifacio Vili e di Sisto IV in quei 
ili oppressi dalla sconjinata potenza del clero: » che sono 
tltauti errori storici, men7»gnH e calunnie, quante panale. Ma 
Boar^rave,rnaller, il ]ìlumenbiich,il Krank, l'Haesor, l'Hyrtl 
IO ous), e i nostri piccoli increduli italiani, abituati ad in- 
>rsi culla fronte a terra davanti allo decisioni della scienm 
itiera, colpiti da una grettezza dì ui<}nte pari all' avvilimento 
del caoro, ricevono con tutto l'ossequio dagli stranieri l'istoria di 
propria,esi recano ad onore di ripeterne le spropositato lezioni, 
eh. Prof, [.usaana è tino di quei pochi scipnxiati veramente 
iani, che, conservando la più nobile fra le indipendenze, come 
"opposta 6 la più abbietta delle codardie, quella cioè dell' inteU 
sì rìfìutuno a piegaro il ginocchio davanti a cotesti simu- 
i di divinitii gallichu e teutoniche; e ne mettono senxa cerimo- 
ad esame e ne smentiscono, quando occorra, gli oracoli venerati. 



RtnSTA 

Xeir argomento presente gli somministrano già in parte k 
notizie bisognevoli il Corradi in nnB sua dissertazione suH'Am- 
tomia in Itali», letta al K. Istituto lombardo nella sedata dd 
31 luglio 1S73, e il Morpurgo nel suo pregeYole scrìtto Roma 
e la Sapienza ' pubblicato nel 1879. 

Rifacendosi pertanto dalla nnica connessione cbe vi possa es* 
sere fra l'argomento della Cimdar.iono del sangue e il nome dì 
alcun Papa, fa notare il Lussana cbe il Cesalpino^ vero autore di 
quella insigne scoperta, malament* attribuita all'inglese lUrreyS 
per essa singolarmente venne in tsinta estiraanione del Papa Ole- 
mente YIII, che questi lo chiamò da Pisa ad iua^gnare in Roma, 
e qnìvi lo ricolmò dei sogni della sua benevolenza, secondo cbft 
narra il FahbriiRCÌ contemporaneo dello stesso Cesalpino. 

Passa dipoi il eh. Professore a discutere le spensierate 
zioni dell'Enciclopedìa Medica, che nel sopraccitato artìcolo 
le pratiche atiafomicfte j-roibiie dalle fuhni'.iee Bolle di 
facio Vili e di Sisto IV, e comandate daW Imperatore F»-i 
derica II: dove adoperando e/.iandio queste parole: < La scuoti 
medica di Sulertto istituifu da Federico II di Svevìa ecr... 
studio atmudle delVanatomia umana era obbligatorio dal 1 
e di rigore la dissezione di un cndamre » accumula spro; 
a apropoaiti. Federico II, osserva giustamente il Lussana, 
bensì la scuola dì Napoli, ma non gì& quella dì Salerno, e 



' In scAperu rfrUn clrcolaxionc tiri sang:up, coin« luU« le icnDdi Koiwrte, 
ibi concursu di Turii iiigp^iiJ, iii;i xVw. ilir»i cwicepita, nau e compiitu ìd III 
primi germi se mi p(K*«lcv.iiio ppr trfldiiionu iiclk- scuole il.tli.iur, r rc ne Uà 
imliilo nell'opuscolo commcnl-ido ih maiu cardia Mlrihaiio a sta Tomaain.1 
n>npiirio itn Carpì ilólO-lóSUc il Colombo ^IMlVilirtlcro gii primo e ■eeoodoi 
atanli che il Seneio. gìoiaoiloti deylt Krilti ilH Coloniho. iintitiUnti H anni firil 
ilclla sua Chrùli'anfsmi ratitutìo, vi aicfhri!iw<e. y\ì Col"nibu li«e dietro il 
alpino, clif ilrstri«ie jnt iiitiro loilo il pino ili-l ».in|;(H! r eli Aink anrhf il do 
rinwsiogli ili rirralaeinne. Tulio cotwic cose iTnno ^'i^ puliblicalr e»! inwimiii! 
nniwi'silà il'Ilftlia fiuiiniJo l'HarTej oe\ U>9>( si reca a PaJnva per suiri^anl in 
Rllorn.llo in patri;], piililtliC'^ la stia n.-lrlre Exercitalia nnnivmica de molu > 
tt tai'gmnÌ»,:i{>f>rfipv\mii(»M non wlo le dwllriiie, ma porsìiifi in itim-clii trilli' 
inrole sIi-mt di-l Duilio san niai^slro, «w,n rilirlo, cani»- da itimostralo il Z-tehii 
l/llnricorlilK' il mehtoiti riscontrimcniidiliiicnli sa/yi [e YrrilJi Mopcrle ita 
c di esporle con haoti online e binilo npjtir.itn, mn i]iill;i pib. 

• Sa\uo ìtoì\PVM.O. Jitma f la inpiemn. Conipiwlio di notisie »lorieht\ 
tfàtSitkhe suUa Vnivernlà Somana. rioin», IK79. 



mSL. 



^^ 



Jb£: 



txìivk italia:ta 



331 



tiorìTa si^ mi se<»Io ìanaD^tì alla venuta di queir Imperatore, e 
ooetuì Don foco altro che riconfcrmarno gli Statuti. Celesta con- 
ferma poi essendo avrenata uel 1241, e la scuola saJernìtaDR 
«Tendo usato le sezioni anatomiche per obbligo fino dal 1213, ò 
chiaro chti cotesto studio era ia roga a quella scuola 27 anni 
prima che Federico II vi avesse parte, nemmeno imliretta. 

Al contrario prima ancora che nascesse Federico. Papa Inno- 
i!enzo III, nel 1200, fondava a Roma l'Ospedale di Sauto Spirito 
t v'istituiva la scuola medica, ed una scuola d*<t7iatomia sana 
< morbosa. Per l'Università di Bulognasi hanno documenti della 
Ieratica di tagliare cadaveri, già vigente nei pi'ìnii anni del se- 
colo XIV. A lloma poi, fondata da Bonifacio Vili l' Università, 
«Ure alTnso non mai intnuncs.io del tagli», Paolo IH fonda 
stabilmente nel 1540 una scuola speciale d'anatomia, e da 
Pule III in poi tengono quivi cattedra, chiamativi ancora di 
fuori, celeberrimi medici e anatomisti, come il Colombo, il 
Varoli, il Piccolomioi, il Cesalpino. Il Castellani vi pubblicava le 
Su rinomale tavole anatomicho, il Piccolomini dedicava a Sisto T 
l« !tue prele/.ioQÌ anatomiche, il Lancisi, medico d'Innocon7/> XI, 
iriva io tempo di earnefale pubbliclie dimostrazioni anatomiche, 

Il via discorrendo. 
n direttore del museo anatomico di Vienna non si peritava 
di scrivere, nel 1869, mordeado la ^ledicina senza anaiomia 
dei vecchi tempi, e la designava come una conseguenza dei (Jommc 
inviolabili dei pari che gli articoli della fede cristianat ac- 
casando lo spirito clericale che oslanae ad in^fegnare la strut- 
tura dei corpo unui7W. Di riiicvmtn) alle quali ciance insipida 
U Dfì Mattheìs dimostrava, tutto all'opposto^ che « la facoltà di 
analonii?:/.are i ca^Iaveri si devt: ai Pupi e allo spirito del Cri- 
stianesimo, che ha dissipato T irragiunerole orrore che quasi tutti 
gli antichi ebbero pei cadaveri. > 

Alle corte, stando alle dati; forniteci dalla storia dello varie 
Kunlo di oltretuoutì e d' ottremar'', < in tutte esse l' insegnamento 
dell' Anat4)niia con dissetìiorii cadav^icbe s' istituì pin lardi che 
nella Romad«i Pontefici. Neil' Università di Praga 57 anni dopo; 
101 anno dopo, a quella di Vienna; 73 anni ^ìù tardi, a .Hout- 
^lier^ 316 a Lipsia, 247 in Ispugna, 200 in Inghilterra. » 



3;« 



BmSTiL 



Era più d'un secolo, proseguo il Liissana, cho i Papi proteg- 
gevauo e favorivano le autossio cadaveriche, quando per la prinui 
volta, nel 1404, aprivasi, coq grande solennità, un cadavere nel* 
l'Ospedale della capitale austrìaca per opera del maestro Ga* 
leazzo di Santa Sofia: e solameute dopo 12 anni c^lebravasi colà 
la secotida anatomia; e solamente ^tro sei volte, in tutto il 
secolo, si ripeterono tali dituostrazìonì. E proprio di costi ci ave* 
vano da venire le parole or ora citate, in ìspregio dolla Medi* 
eina sema anatomia e dei dommi e dello spirito caricate ehd 
la volevano in tale condizione! Un' improntitudine per qnanto 
rara non può an'lvare a tanto travisamento di fatti: ma uat 
volgare ignoranti e una cieoa avversione sì; e vada questo cogli 
altri esempii, clie co ne danno in copia i mafstri esotici d^ 
nostri piccoli increduli, nò soltanto dì quelli AoW Enciclopedia 
medica. 

Ma questa, recitando sempre fedelmente le lezioni imparate, 
allegava le fulminee bolle di Bonifacio VIU e di Sisto lY, per 
le quali, secondo lei, erano proibite fé dissezioni anatomicht. 
Il Liissana non sì confonde a dimostrare che l'articolista dell' Kx- 
ciclopedia non ha lettone l'uno né l'altro di quei documenti; 
che cotesto già s'intende: il eh. Professore si volge a mostrato 
piuttosto elle non l'hanno Letto quei francesi e quei todcschì, i 
cui pronunziati V Etmclopedia accettò come tanti dommi. Per 
comodo di costoro egli reca il testo della Bolla di Bonifacio, « 
non occorre altro elio scorrerlo per vedere come quivi mm si 
tratti per nulla di dissezioni anatomiche, ma dì tntt' altro argo- 
mento. A chiarircene basterebbe già la pratica mantenuta io 
quegli stessi tempi, non cho a Salerno, ma nella scuola Pontifici» 
dì Bologna, di dissecare ì cadaveri. La Bolla prende di mìm un 
abuso determinato, introdottosi di quella sta;;ìone specìuluient» 
a riguardo di forestieri venuti u morte, i cui cadaveri, volendoM 
riportaro le ossa in patria o in altro luogo da loro eccito per 
sepoltura, per maggiore speditezza si squartavano, si tagt 
vano a pezzi, che si scarnavano facendoli bollire, sicché ne 
manessero polite le osaa. Corpora defundorum exenteraj 
ei ea immaniier decoqueiUes, ut ossa a carnibus separata^ 
rant sepelienda in terratn sitam, ipso facto swxt eJtrofflt 



DELLA STAMPA tTALIARA 



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)£: 



Praefati namqtte fideks... si quisquatn ex eis fjenere 
Vfl dìgmtafis tiiulo insignitm, praesertitn extra sua- 
m partium limiles, debitum nalttrae persolmt> m suis vel 
ìenis remotis partibns sepoltura eleeta, de/uncii corpus et qtto- 
dani impiae pieiatis affecht. truat/enter exenterant a<; iìlud 
' membratim vel in frusta immaniter ccncidentes ea sìthsequeìiier 
t aquia imjnersa exponant ignibiis decoqttenda; ut tandem (ab 
\^^sibHS teffumenlo cani'S ejcaissoj ead«m ad partes praedictas 
^ÈÈtHant $eit deferant tvmulanda. Nel nostro secolo di civiltà 
^P sono intesi doi miitcriu listi deplorare la perdita di sontunze 
^Btili sia airilluminaìtìonfì sia ad altri scopi, lo qtiali si potreb- 
"oero oltouero, distillando i ciidaveri degli uomini tome quelli dei 
eani e d'altre bestie. I crorna/Jonìsti poi pn^tendonn di abìtiiarni 
a tutte le forme di cottiim di carne umana, lessata o arrostita. 
E ciò noodimeno ossi medesimi forse, e certamente quanti serbano 
no senso di decenza e dì rispetto per la dignitii umana, si leve- 
rebbero contro chi rinnovasse ai nostri di in casa sua quei mn^ 
celli e quella cucina di cadaveri, che Bonifacio VIU detesta e 
condanna; e saprebbero che rispondere a chi lì accusasse perciò 
di eundanmiro la scuola anatomica. 

Resta a vedere a che ai riducessero Io ire fulminee di Sisto IV. 
Qui il Lussana racconta come, dato il primo avriamento agli 
studii anatomici, crescendo per una parte negli studiosi la cn- 
riosit& scientifica e por l'altra parte ìnctmtnindo essa un ostacDlo 
nell'avversione popolare, avvenne che si procedesso qualche volta 
al dissotterramento clandestino e al rapimento di cadaveri, con 
la conseguenza di altri disordini, onde la pubblica potestii dovette 
intervenire e richiamare a sa il permesso ufficiale delle autossie. 
E questo e non altro viene disposto nel suddetto Breve di Sisto IV. 
« Si autorizzava, scrive Siiviamente il Fiussana, col suddetto 
Brere il permesso delle sewoni cadaveriche, non si proibivano^ 
come asserirono erroneamente gli autori tedeschi. » E a maggior 
dichiara/.iooe e giustificazione del fatto (che del rimanente sì 
mantiene ancor nflle presenti lef islaxioni) il Lussana cita varii 
I esempii di cimiteri manomessi, di avelli aperti, di cadaveri ra- 
l piti con iadìgna^ione del pubblico e dei privati e con ìscEuidalo 
HnoD tollerabile. Ecco portuntf) contro che emno rivolte le ire 



3a4 



RIVISTA 



fulmhìee per meglio diro i savii ordinamenti di Sisto IV; i 
iiuiili non luutaronu nulla nella pratica del taglio, introdotta 
prima dì lui nella scuoU roiuanu e sempre contÌQuatti sotto di 
lui e dopo lui. 

Soddisfatto così pienamente non alle obbiezioni ma all'ìgno* 
ranza degli autori dì coteste insipienti calunnie, il eh. Professore 
non si tiene dal rimanduro la palla a chi primo la gettò. «Tengo 
alla conclusione. A codesti tedeschi, i quali accus;irono il Papa 
cattolico siccome il persecutore delle pratiche anaU.>miche. io do- 
mando volentieri che cosa ce n'abbia guadagnato la liberlii di 
scienza colla Riforma anticattolicjt. Kcc<:tlo. Dopo la cuiifossione 
di Augsburg... r anatomico Plater corre gravi pericoli per arerà 
maieriem secandi. Basilea stessa non vide la prima sezione, se 
non per mano dui Vesalio cha era venuto dall'Italia cattolica, ora 
già parecchie f>u?!Ìoiii egli aveva eseguito. » K infine il eh. fnr 
fessore ci mostra in Ginevra Michele Serreto medico>teo1ogo, 
preparatore della immortale scoperta della circolazione del san- 
gue, legato sul rogo e dato alle flamine insieme col suo libro 
per ordine del gran prot«.slante riformatore Calvino: mentre il 
Cesalpino autore della grande scoperta, e il Colontbo suo precur- 
sore, erano accolti dai Pontefici e circondati d'onori e di favori. 

La dissertazione del eh. Professore Lnssana non conta che 
37 pAgine, ooraprosivì i documenti; ma dal sunto e dalle cita- 
zioni che ne abbiamo dato, apparisce con quanta eviden/4i e eoa 
quanto nerbo egli non solamente dissipi la 8t^>tta calunnia apposta 
ai Papi, ma ranmìlii altresì i temerarii calunniatori. Allorché 
il Santo Padre Lenne XII[, con larghesiza non uguagliata da 
nt'^sun altro Governo, aperse alle indagini dei dotti gli Archivìi 
Vaticani, dichiarando di ci^ ^re affiuchò se ne traessero docu- 
menti in difesa della Santa Sede, parve a certi Tersiti che meglio 
si sarebbo Ditto a dure per iscopo di quell'apertura il chiarimento 
della TcrìtÀ storica, qual che ella si fosse, onorevole al Papat<i 
od obbrobriosa. Costoro non s'accorgevano che nel fatto l'tina 
cosa si risolveva nell'altra, mustraiidocì una costiinto esporìenn 
che, dove alcuna nebbia sembra levarsi ad oscurare le glorie del 
Papato, appena ò mai che sotto ai raggi della critica quelU nebbia 
non si dissipi anziché addensarsi. 



DELLA STAMPA ITALlAriA 3! 

^b lo scritUi del Lussaua per uq altro capo ancora piace in 
ringoiar modo e soddisfa II cb. Professore è caldo di qnel vero 
uiLore di patria che non si termina alla patria mangiatoia, ma 
della propria nazione cura folosaraunle l'oDure e la dignità. A Ini 
non VA il naovo genero dì schiaviti!) intellettuale venuto dì moda 
fra gl'italiani scienziati, nel tempo in cui si mena scalpore per 
ta indipendenr^ polìtica d'It&lìa. Troppo bisogno vi sarebbe che 
l'esempio del eh. Frofussore trovasse di molti imitatori, e già ci 
sembra che qualche indi^.io, sebbene raro, di riscossa scienttlìca 
si vada più qua pirt là manifestando. A promuoverla ogni dì più 
w>a v'è altro eccitamento piti efficace che la pubblicazione dì 
lavori simili a questo, dove il eh. Professore dà una lezione così 
solenne a nna meitza serqua di maestri oltramontani, i cni nomi 
altri non oserebbe di mentovare so non inchinandosi per rive- 
ti^nzu. Uà solo fatto di tal natura hasta \ìfX s^ a scuoterò la fede 
di chi la fonda, couie i piiì, sopra ropÌDione oramai fatta volgare 
che gl'italiani abbiano a ricevere la scionw da oltreraontì, corno 
ne ricevono il carbon fossile e i prodotti, che né la nostra terra 
la nostra industria sono capaci di darci. Xon isperiamo però 
10 la riscossa scientifica d'Italia sia mai per farsi univflrsule. 
^vr essa stanno e staranuo sempre gritulìaoi difensori del Papato 
e della fede cattolica: ma ì nemici e calunniatori non resteranno 
mi dal prostrarsi come scolari davanti a quegli stranieri, ai cui 
sentimenti e alle cui dottrine mostrano d'essersi informati. 



III. 

Storia Sacra illmtrata del Innovo Testamento rf» A. P. Trento, 
stai), tip. 0. B. Motiaiini Kd., un voi. di 173 pag. in 16. Preazo 
30 soldi austriaci ( — 15 soldi italiani). 



Non sapremmo di leggieri indicare un altro libro simile, in 
li si trovino accolte in eguale misura tante buone qualità a 
renderlo commendevole. Il santo Vangelo, in cui sì racconta ciò 
< che ha fatto l'Autore del Cristianesimo e per conseguenza il 
Fondatore delhi rìnoovellata societiV che passò, mercè di Lui, 
dagli errori e dalle brutture del paganesimo alla luce della t&- 




i 



336 



RtVISTi 



rilÀ >, è certamente < il libro per cccellensa ». Qaiadi « ottimo 
e proT7ÌdÌ5simo dirisameoto si è quello di porgerlo ai fanciulli 
qnal libro di lettum, percUù fino dai primi aani, in quell'età 
in cui le impressioni sodo indelebili, s'iimamorino dello sue 
OeliìStiali bellezze, apprendano a tenere in alto pregio la loro 
Religione, a venerarti quella Chiesa, di cui sono vivi membri, 
e ad amare st>mmameDt« quel Dlu, il quale pel riscatto delle 
anime uostrc lauto fece e pati. * Sono tutte parole d* oro, che 
noi trascriviamo dalla pn^fa^ione del libro annunziato, non po- 
tL-odosi con maggiore semplìcìti^ e verità esprìiimre l'iniportania 
della storia evaugelìc» nella prima educazione dei fanciulli, ud 
insieme il fine a cui si deve mirare noli'insoguamento di quella. 

ManOQSùDo uè poche uè facili le condizioni, a cui deve sa- 
tisfare chi, sulla trama della uarraxione evangelica, si adopera 
a comiwrrc «ii tesU> pei fauciuUi. L'Autore le ha adempiute peri» 
con rara felicità. 

I racconti vi sono tessuti con brevità, ritenendo in quanti» 
era poRsibilo le parole stesse degli scrittori ispirati, ritoccan- 
dole soltanto quanto era necessario per dare qua e \ò, maggiore 
scurrevolti/.i'.H al dettato e maggiore pienezza alla narrazione. 

Non possiamo poi a meno d' encomiare Io studio, posto dal- 
l'Autore, neir usare dì una lingua assai pura e prettamente 
italiana, non solamente Ifi dove si giova della ottima versione 
del Martini, ma anche nelle giunte che ci fa di suo. Il pr^io 
della buona lingua, che non pregiudica in nulla alla semplicità 
dello stile, è senza dubbio una dote che verrà singolarmente 
ajiprezzata in ordine all'ammettere cotesto trattatello come testo 
di scuola. K nondimeno l'Autore, mirando allo scopo princi- 
pale del suo lavoro, dichiara fino da principio dì avere sostituito 
frasi e parole pìiì usuati a quelle del Ktartiui, quando gli paren 
che queste rimdessiTo meno intelligibile e popolare il dettato. 
Al tempo medesimo si studiò di evitare ogni trivialità ed ogQÌ 
parola ed espressiouc che sentisse del dialetto. 

Ottimo pensiero fu altresì quello dì aggiungere dopo ciuscun 
racconto una o duo riflessioni ovvie, ma attinte tutto dallo spirito 
di Cristo, con che mentre si dà ai fanciulli già spezzato il pane 
della morale evangelica, se ne abituano le menti a non fermarsi 



OEtLA STAMPA ITALUXA 337 

corteccia dei f;itll, ma a p«ni!trarno il significato e grin* 
rDftDieDti, e soprattatbj i piCi appropriati ai nostri tempi. 
Similmento opportuna b la divisione della storia ovnngclici 
ìli otto epoche distinte, la quali* giova ad impriiiierfl meglio e 
pili ordì natamente iiolla memoria i hìiì distribuiti pur esse: 
« buoni aitrosì sono i commenti storici, sparsi qua p !à con so- 
hrietÀ somma, por chiarez;ui e per soddisfare a qualche piccolo 
dubbio cbe può nascere nelle menti dei bambini in occasione 
di qQttsto di quel racconto. 

[nfìne rAiit><re è venuto a capo d! farsi parvolo in ine^xo ui 
parvoll, senza pargoleggiare : cosii che assai di rado riesce agli 
writtori di gran merito; ma ai mediocri appena mai. Ct vien 
dutto che cotesto libro sia di mano non di un autore, ma di 
l'autrice. So C(jsì ò, ci spiegheremo più facilmente la felicità 
la nell'adattarsi alla capacità dei bambini. Ma per converso 
Bvremo Unto maggiormente ammirare la sobrietà d«l dettato, 
U sicorez^ca della dottrina, la conoscenza ermeneutica dei libri 
Stftri, ed altre tali doti per le quali può collocarsi con lode fra 
k opere dei migliori autori- 
Autore però Autrice che sijit noi ne raccomandiamo ainpia- 
tteote lo scritto non solo come testo per le scuole, ma come libro 
di lettura cbe lo madri cristiane metteranno con gran frutto 
tn le mani dei loro bambini. Ad esse è conceduta la prerogativa 
«I iffidat) l'ufficio di coltivare quelle tenere menti, quando stmo 
^wrjir vergini di ogni impri'ssiont). Così intendessero tutte quanto 
ori a formare quei cuori il racconto delta vita e delle parole 
|i Gesù Cristo nostro Redentore o Maestro! Andrebbero più guar- 
;fae nel rivolgerne siibiVi la milite o l' imaginaziuae ad altri 
soffitti vani, quali s'incontrano iu una moltitudine di libri 
eooiposti pei fanciulli. Una Storia Sacra, segnatamente se illu- 
strata da imagini, li diverte nienti:^ meno e li forma intanto cri- 
stiani di cuore e di spiriti); dovecli-', con libri di altro genere, 
il ililetto rimane sgiizìl fruttii, se pure nim rende a iweo a poco 
il frutto micidiale di istillare loro una murale apparente, natura- 
listica, sonata Dio, e perciò stesso di niun valore e di niuua durata. 



k 



XIIÌ,f>tìt.Il.f4Ue.èfA 



22 



U aprtu lìStA 



BIBLIOGRAFIA 



A!J)ECiRE G. — Impedimenlonim nialrìmonii Synnpsis seu breris expo- 
Kilio »d ustim Semiuarioruiu. Auctorfi (ì. Alltìgre Ductnrtt in S Thi-O' 
logia et in Iure canonico, necmon S. ItaMlìcae Laurelanae Canooico. 
Parìsiis, Rogtr et Ghernovjlz. Via dicla lìrauds-Augurtius, 7. la 8, 
iJi pagg. 81). 



Ulto i)fi liniLili (lì mnrnlf Ii'oIo^a 
[ih inrplii'Jli per !ii vurìi'tb [Ielle quesLioni 
e cUf pi'itiìi suole l'.renii' non poco im- 
paccio iiglì .ilnnnì di t[w^i9 ili^i'iplinii, b 
riupll" m cui » ili*pulJi dpjtli inipedi- 
nvoli dfl inalriniAnio. ddlu ilbpi^nst'clie 
ks i»^ possono otteni^re e dd modi di 
1:011 \iilpdiirlii i- Icgiliimarlo. (]uaiida ciò 
m |i(>v*ibili-. Il vh. V,.m. XWr^re^ in scr- 
vtim u|ipiiiito di!Ì diirfici studfrniì hi 
compiliilo j! pn^'ntf opuscolo, nel ^luale 



doltrirw^ f1pi pih ripuliti martiri )n ul 
iniilei'i-i, le ha dispOJ^e con lirH'oiiliar 
e fatConn carne un miiiiiialf^ por ritolvitrr 
con s'cuiTna le moliepjlci qiKstìoiii ei 
osi SìariMli dii' pomnao occorrer!" su tal 
SDjigetlo. tiriii lidia pruova del nu'iìiiif 
della iililiiÀ ilrl litiro, sono sii atlosuu 
di pnn'ccJii vescovi di Fraocia l'dì altri 
|)at«i. non che di ìnsipi jriornali cali»- 
liei, ctie ^ntli'iiK!utr lo commeiidiBo prr 
le ragioni minli'siinc da noi acceniutir. . 



si É studialo dì ridurre in coinpcndio le 

AKONIMO. ÌM Scala della Perfezione seconda le norme tracciale ili 
S. Giovanili Ciinoaco. Due voi. di pagg. 4U ciascuno, in 16. Vmetìa, 
tip. Emiliana, 1886. 



ft iin.T niiov.i opirrvlta. TmntH art ac- 
crrscffiv Ij BJhlJot«u yraluiia, fh« ptT 
opera r sj**a di tina rafignardeTolc pcr- 
fona fi pobljlìca dalla Tipogcalla Emiliana. 
L'impronlii pnrlìcnlnrc di-ì litiri clif la 
ctiiDponicnniD li 11U0 spirilo v(i..iai«iilf uri- 
sliniio (li Mv I' di rami, che neppure 
seiDbni addarsi del Crpfldo nniuralismo 
regnaale Of^i net mondo. Gli opuscoli 
cflirit qat-fio che anniinziaino. jiollevnuo 
il li-lton; atl 1111 ordine di coQcctli che 



rrnni'hf^iin <lajtli avelici moderni, pr 
tenia elio i lettori tìeno incapaci il gì*' 
inrsniCocl)« anche ne pmriano id^à 
E %ui il lero pf>r molti; ma |ier aititi 
allri lorna^rA pn<)vbil« 1^ fitovp.vob' il p(^ 
eludersi pralìcamcnlc ctie la (wrfpiìow 
chiitiann non è con die jimitl:! le noroe 
dal giudii-ii del mondo, iiù potrà cotv 
guini nd secolo Xl\, se non sef orod* 
!os( ancia linftktc le rie e i gradi clie al 
««a con(hicr\MBo Ufi secoli possnlL 



raromcntc si ìoìiIìodo pr^^dicarccon lanla 

i)£l\ZIERI UIIUI — PrÌDci[)u fon da mentali tl»;lla Ternindinamica e lort 
principati appHca/iotii atl» Fislcji, alla Chimica, alta Fisiologia eal* 
r.Vsironomia per Lui|?i Bprzieri. Vme3t\ lipogpalla Emiliana 1885, 
Un Tol. di pa;;;g. Atì'ì in 16. 
K n» i)|icra veraainiic di |>olso, che littvnir^ superiore di Milano, ed anfln 

l'esimio Prof. tVrrini, dd II. Istituto Po- nudi'igii di parwcbie opere di fr.iii |ir»- 



li prtt*nUirc eoo pflrote 

itllnlD Lomhardo ili Seii>nti) 

t. coinè SI li^c oiyli Alti di 

frvino Corpi) Accadi' mico (\ilu- 

I id nov«in)ir(' uliimo): e qncMi 

■U'Aiit4ir« UBA lettera di riii- 

ito. 

i|in propofiosi lini c!i. Ai>lori> 
etìt slevo ci iltcliian, fli me- 
fin on TolutDc di non moIt.i lanìe 
ili e ptii iiil/'nii.'Uttilì rì<inlt.i|i, i 
lijio lidia Tmno(liiu^iiic;i hii con- 
lloUi iki Rfl«tri l^'miii. Il tihr» v 
fliiuto u t'iiloro l'Ile pavscilt'iiilo 
Vnw^tt (Ifllti FÌ*tM, tli^la Chi- 
rlilfcpi-nzi.ilr ed ime- 
rere b niiitm-ia, (ti cui 
Blu, <!on iinnii-.irnif' ("ài^iisiorw r 
wnxn ewwre .win-iti di rii;or- 
tre opero, (arili, voi liminole, di 
lllfllijCUUll.Ml Mccuiljìiì »ldUlDlO 
lA d-fp in hn-viv il eh, Aulore 

[BLU GERKMIA 



BtBUOCriAPIA 

h» miratn n cnmpicrr un'ojx'n di con- 
cntlraiivtte « di t.et'iiil'ficaeiour ail oso 
(1ri:rini(ri;nc!-i, di*i risici, (tei CJiimici, in 
t^nenili.' dei cultori iìA\e scii-mi' mlunli. 
C)iiun(|ii'' poi dc5id«r.i |inti>r p.irl.irt' dfHa 
TiTiiiottiiiaiiiiriì ['on «rni cc>;:iitjioii'> di 
musi, trovprù riii'colto iti i|i]i-^lo libro 
lutto ciiì clif sii occami a u) iioek). 

Suoi prciji piincipalr sono I.-1 cìmrvxat 
deII'e«[iosRio3V!, la pìpiir/w diOb Initta- 
Jtoiie, CHn^iiiii'acon la ifthrirlA <^con nnn 
rarii av\«IolrHa iwllii wrlu d^-i (lunli 
piti capitali e HsUp diinrt>triiionÌ piti 
stringenti ''d olepaiili insii-nn», lriliii« il 
rispriw ni'l n<in dare fr cltIi', come da 
unti si Ta, conclusioni oprincipiiclii' *ono 
solianto probabili od ii'niedci. bmiidi*. 
Mbbenc in ijuakhp piU'tP sì possi dìssi-n- 
tire dii] eli. Aotoi-e, M «un lilmi w ln(- 
frcrà i)**rA wrnpre con mollo tuiiLijisì» 
da chi tieue dialro allo «voIbÌihwiIo dell» 
se iena moderna, 

L'eco di nove anni <ii S. Pietro di Crainona. 



lana, lipo^rrafia nell'lsiiluio Msnìai, Enrico MalToizoni libraio 
1885, ID Ifi, di pagi,'. 241. PreiiO L. 1. 
del titolo che riil.""' e «noi netmìci. die fanno opii oprra di Al- 



nw'lt'i' in (rotiti" a »|uc»ii suoi 
da lui sttwo *pirp.n.T tirila l.>l. 
Hixioiip. Non «ino tetn-nilninnLe 
eylì avrà recitati. nell'C annue 
'. Ptiitro ni'lla Miipsa t^rcpogi- 
ì. Pietro ili Cnynnnn : lìi-] qii;i1i 
lriKt:)3li cb«> «amplici apjmiui: 
mtosto nn'rt-o. pt'rclis pli ha 
(|uelti flt'ffiì appunti fier 
Icfi- al Tivo tliwidi rio mi^lra- 
otan)t!Dl(! i!.-il l'rcpnslln dìdi'tui 
r.urli di piiMdica ragione -i cu- 
li di-i fi>dr|[. Il i>(H!K<!lt<> ^riip- 
i t il primato ilei lloniTìno 
ORDun T<>dc (laanla ni; hh 
'jiic^ti mi^i-ri ii>iiipì. prr 
1 popitli qiiidl'iiMion'. fjiiH 
e qtwH'olibf'dieiiiD ;il supipmo 
Ila Gì'ìvfH clic fominno comt 
cri^liane^i mo, i; nii'lttrli in 
■Irò k' \JolciiKV f \e insidii! dei 



sln)(tgi'rae o altiiencj mt'noiiuirii»! i'snlo- 
riti p r.ijinnt'. ti eh. Alitoiii prcndn |p 
iii'USM> al suo ra[!Ponar<> dnlln ili^na iitli- 
intionc del Pnmato di S. Pietro. Indi 
pjiwa a diiiioslrare ne! «ctoiido diwoiijo 
con nrpronipnti di mpiouf t di ieAc la 
nwcAsiiii ili un nolo <■ supremo Capo 
nella CliifSJi. Ti:iUiYÌ!Ì-i nitratiiliTifrl'' nrl 
tn7o In llMOiioniia morali^ lì* H. l'ivlro. 
Ne! quarto rovelli) dell' intriHihililà l'un- 
lilìr.tn, innnlcrK'ndniie {-oiiii'n i moderni 
<Hver!Cirii r di>lraltori li" r;i;;inni. l'nsi;in 
ni'l qiiiiiiu <a iitvpsiigaiiilo il [H'frh.!: Pieim 
ptwc lii ■>.m Si^de in llomx l'aria nH setto 
della ruiidatium; del l'rìiiìnto del l'Hpa, 
Hj! «a rdn min In siccomp *]i!in(lidis*inift pfo- 
difio: e megli nllìini Ir** discomi mpiona 
del l'onliliciilo, miracolo penna nen le, dclln 
ma jutcniitii e della sua foiia morale. 
Sono Irmi, come o^inuti lede. solili a irat- 
tai-sf dalle cattedre, ed anche dai per- 



340 



MBUOCftAnA 



pimi; p nirinn iK-i-ció ilflTpehhe ripPliarsi 
■rulla di Hoovo da i)upiti ilìfcorsì. Con 
itiltoRìò prpiiijnon iinn fomn co<i »tim> 
t'ile^ cosi o|>|iur(u[i3, cosi vpti'utlida e 
insiftrif popoliirf. ni>l)n fi'conrin paroln 
i]dt*insi((iie Oi'storn, che fiinnn comn 
t'tfrcilo di tosn nuove. (Jndlc vcnii si 
insinDnrjo pai com proruudami'iiti: nL'jili 
animi, eoa bntn lii<v di m'i(lrn»;n. zm 
tanta FonD, chn non solo I» nmae lift 
resta contprwn, m.i il cnore vi corrisponde 
coti lutti i JUQt .-iITL-tli, di auimìniKionc, di 



t;ntltDilìnp. di rivcmua, Adìvola sofs^ 
lionr verso l'augusta Ciiltfdra di S. Pietro, 
AjTli accfimoti ragìonamrntj fanno scoilo 
dot vptfiididi dìKor» da S. R. nxilalj 
ueirnccsMooe di un fìlubliileo sacerdaiale 
e (li fcsU' ci'ntt>nii'ii!. Aiiguriamo a qnnt» 
nvijtnilieo saggio di soda * fruUoosa «fifl- 
(pifriin acni un Inrjro spaccio; aitche 
IKMX-lii^.sia sodisTdllD pi6 co)*io»fiie>te il 
)!p[iera$odìwgnoillMoB)<tÌsnorf,cberoUfe 
della vendila $ia dcMinnto a mitacp» 
diìlla chiesa [irciinsliunilf dt S. PìHiu 



UORllELM P.M. GIUSEPPE — Saggio stoiico. criiico ed archeologia) 
{Il Niiniismiiica Biblica, ossia delle monele ricorilale nella S. SrriUufa 
che ehhom corso presso gli Ebrei, preceduto (h uQ'irilrn(Ju/,i(uie su 
l'armcmia ddic f-chme colla rivelazione, per opera del P. M. Giuseppe 
Uorrelli .>uc>;rdoie napoiitano. JVa;»}/t, pe'iipi di Vincenzo Marchese, 
Via Seitenibridi (già Onicelln) :ìH, ISÌj'j, Un volume 8 piccolo, Ai 
paKff. IV. ?36. 



Ckiti f|iii^sto S'ii/<)io il eh. AiilDrc offre 
«Kli Miidiosi Ai'Wc hihliclic disciplini? un 
dallo <■ prr^evolL' Mjniule di yumisn%a- 
fica liibliea, nW iiiiali-, in |>ii:ctoI koUinif, 
«ìXk raccolte, e con \if\ niPlndo nnlinnte 
ed esposte, iiitonio alle Monett ritorilate 
ni>)ln Saci-a Scrillura, inlU! Ir notili^ che 
iiiaKgionacDti.' iuipoilano e giovano ad il- 
lustraiw 11 sacro testo. Quanto alla so- 
stanza della doLtrÌDa, taW si Bttietie ai 
pili vatrnti r ccl''bnitì mnustri, cumG «ono 
ìì Vilblpniido, l'Eckel,. Ìl Lctronoe, il 
Mionni^l, Carlo Lpnnrmani, il UorslifJi, p 
spctìa Inii'nlc il Cavcdonì, d»! «luale i dot- 
tissimi IiTori Itiblico-iliiinìsnialici fon dui 
llori'dii, non solo luiv»incnttt usufruitati, 
ina tolti por puidii i-. niimia p^rfii'tiia. Un 
ricca e sccll'i (-rndtzionp ddl'Aulore; il 
largo c.ìm|to die abìu-accia, iliscorn^ndo 
non .soWdotle monete gìmlaiclie. mn an- 
che ilellc persiano. gr«hf e romane, \a 
(|uanto hanno con quetl>> rapporto; I.i 
solida crìtica con i^ui. nollt inaicrif l'on- 
Irovprsi', Ri^'ionji e- slabiliscc b propria 
vnt4>n>;t ; la fcIii-ilA, omly nwlTe p spicp 
Icsli U5r.iiri ilrlb ilil)bi.i, e ne tnin luco 
n tonfcrman- «if nK-glio la veradlà del 
Libro divino; I\irtc infine di conKiungtre 



con sii^P'') armonia I risoltalf pib tìnti 
della scinnM antica coi prograwi intuii" 
accertali iIMln mmna moderna; sona t 
prci;i principali cIk' ivn^no i)iM$losn* 
S&pfTirt di Miitnismatit^Ji grandfiiii'nt<f ntik 
a chiunque s dilctUi di stuilìi bibSci-t 
v>pralluIlo al giovane Gi-ro, |wr evi U 
Itiljbia dci'ossere ìl liU'u di'Ì libri. 

L"iirrii!o liifi^ito dell'Opera è la mevH- 
nilè delb >e$lc nialerìah!, in cui ih* 
pr{^nuLa al pnbbrìco: raui i tipi, mista 
la r.irt.-i. scori'ellii-oon di rado la sawfk 
caniiuri greci àie (an pìPtA, maoano 
tolalr de'cunittrri ebraici, ai i]uali *oi 
RorroKali alla bella nipfriin carall»ri li- 
tini, e niun correJo inline dr tavole < 
li;rur<% che prr la rsntta detcritton <klk 
moneu* sono pare non solo alili, db 
<|ii;isi iildl^prjiMbili. Il diTi-lto vini cOBh 
[)4;Dsato toiv dalla lenuilà del preso 
che ^ di lire 3. Ma ad Oifni nodo èib 
de<ìderari!, die in una nuova piIìiÌom 
rrgrrfio \ulorc pnt^a dare al «ito libra 
una ronn.i incn povera e inoleg;iBte. U 
i]uali' in'-jiliD rj*ipnii«1a i-d al valon* in* 
triiiseco ilelln sciilto «t alle giosl^ psh 
gvme degli odierni lettori. 



JSS^ 



I 



6ISLI0CR&FIA 34t 

^SANZIO fP.) DA U.KVANERAS — Mariaift quoii-ìianiim, sive 
brevissima Mariana otisequia per sin^'ulo^v anoi dies disi ri tinta, ijuibus 
SS. Dei Geoliricìs nomeQ ei sublimiias Painini et Oorioruni encomiis 
celelirantur. Opus omnibus Roginae Coelnnim feHcissimis wrvis valde 
ioservififis, conrinnatoriliuwjuf! ci ecclesiasiicis haud inutile; cura et 
studio Fr. losephi (^slasauctti a Mevanera.s Ord. Min. S. Francisci 
Capii rcinorum. Mediotam^ ex typis Seraphìni Ghezri, Vìa A. Man- 
zoni, Vie. Facchini, G. 13S5, In 1(5 picc, di payg. XVl-7r>2. Prezzo 
per l'Italia lii^ 3, per l'estero lire 3, 50. Rivolgersi al ?. Egidio da 
Milano Cappuccino, Piazza Baiberini, Homa. 
Col litoln ili Miiri.ìle iJ'iotnliun*4m, ed una L'ralica specìiilc. corràpondcDle 



ti[ cb. AuiorvineltP in Trontp ii igiirilo 
MIO lllirD io otiorc Orila i!ran Hudru di 
Ilio, fsli offpr ni fcilcli, [wr eiiKun giorno 
Wl'annn un -leToto pell'-griimpeio ;■ qual- 
che Saniunrio l'cHre di Lo« cA una pa- 
nbvit, n K"'*-i ''i acrostico. Jflle ciiH|ue 
lettere rie) :^ijo notù^ iti cui i Snnii l'a- 
dii iwdbiio, con lireviainw un i>lut|iieii- 
^■TBT «rnipnirp. Ir lirtii, le fiorir e le 
^Kriconlii-. Ik^jK) (\[it*Av sontvtiEe, che 
fn|ioraio il ciioiv i)H ilevfìio di Mnria, 
fin» ana o ptù s\rofe dei cinti co»s.-i- 
tnlt dai tanti l':idri alle gnnrir'ir.r di 
quftta itr^n V<-?friii(!. ullc i^iiulì naliiral- 
DMtfMPCfvi pmuliri.rn s>viiìIo iin'Orn- 
ÙMK «slralia itariiiit^nte i];i.ll:i l';itm1iyÌ3 



sia al p<-Ui'|n'ioapì:io del iriorno. sia a 
qihilchp particolare iiilctiT.Ìii»c. Il Ma- 
viale Qi4otidianum sarj .indie di (n'ntide 
ulilitii e ^ant»(:ì!io ai itriniic^ttori «d ai 
maestri di (pirite, clic vi irournnno in 
siicciniu 1» inatenii ili di^ivrsi. re» r«il« 
dn nji ìndice allitLetico, ni incilmiipnli 
[liciii di dotlriii;! mih. sc«lainiale e cliiai's. 
A crcsccri' il Mnsn di piftii, rhr iras^iira 
ila lullv II' pag'iKT ilei libro, roncoriT Don 
[HiCO il siggìo chi! rAuloiv mtlo Lmlio 
ri itggÌuii{:o di quclb |»i^ia. cMf-, nvlta 
Tcnlopin Mariann dei sunti Vinìrì. e'i mo- 
f'tni comi' un rivcrlcro ilcIFa splendida 
CAronndi f^loriAilcllii Mndredt l)Iaeilf);IÌ 
iiumiiii. 



CEPPETKLLl MONS.GIUSEPPE — Synodusdioccesana ab Ilbisirissimo 
ac Reverendiwirao Domino loseplio Ceppewlli Dei ei A[mif»licae sedia 
gratin Episcopo Ripano celebrata, diebus XIX, XX, XXI octobrìs 
MDCCCLXXXV in cnlhedrali Ecclesia. Bipaetransonis 1883. Typis 

u Iiffei et Nisi. In H, di pagg. 2-22. 

^Ète ause ra^oni i;fii' Imntio ino»)! decreli in ordini; »II.1 (cili; ed allii dtsci- 



wbiiti Vcm:ovÌ il'lulin a ii'iiin! si- 
nodi dioc4<s:iaÌ, a noriDri delle pre^iiriiiìoni 
del RKitxuiito cnnciFio di Trento, Imim'a 
Ìa4olt() riti ino e R,mo Mons. rt'iijH'iclli 
tetcfivo ili |{Ì|K) trincone nd iiiliiiiai'e il 
ino (H-r qadla dìoci'si e cr1i!linir]<> nv'i 
gitmi 19, 30 e §t itllobi-c Jtl |tQS<ifìlo 
ma. Ciò che notammo noi d.ir conio 



plins, cirea la elfiacia iloi ine/xi per ùr 
ritlonn! l.i vita L'i'isliana nel (Kjpolo, circa 
l'iipjnirliinilà dei provu-dìuifiili, avuto ri- 
^iiiifilo nllr* cnnditidiii di-i li'ni|ii: lutto 
allo .sli'fcMi modo è d;i 3pplÌi\ii->- .il Sinodo 
picM-nlc. clic vicrtft antli*e«so ai intrec- 
ciarsi a r|i]f] wvìo di i^lorìn che fregia 
il nostro lelanilRsiino episcopaio. 



dei ppecedenli Sinoili, cii-c» la santità dei 

CEREBOTANl AB. DOTT. UIÌGI — La Tacbimctria senw studio, sc- 
ooodo il nuovo metodo (brevettato in liiui gli Stati d' Euroiui) dol- 
l|Ab. Do». L CfftìlKitani Sociu corrispondente dei Nuovi Lincei, Prof. 




3« 



«1 Seratniirìo di Verona. Ksposuioiie crìtica. Verorut, bbrerìa Aoli- 
qitarì,i editrice Iv>o S. Olsctiki 18tM}. Un opii^c. di pagg. 91) in l'i, 
con molte incisioni. 



Noii rìsliiivinn dì hiornitiv qi).iDti? 
volle 50 ne poi^prà roccnsioni' sutl'in- 
•iCTi" rilro».ilo JH Ct-ivlnttunì, il cui si 
li! nin trupiTa rns'i ciniKiinenU' slwiV pJ 
.*iiiti]Kilri«tlic:t. non |:i»?r iillrw se non p<-r 
««ITI- l'Aiilorp un siwrriolp, e un degno 
«iKifi-doti*. Bs«lì il dire che a Torino prIÌ 
iHui piiiA nlli'iipre cW iipjipor «no dei 
iiH>nihri del k'"''' <'t^"''''*P'**'i'''oi'. n cui 
?pciuiv.i U ^'inriiciirlo, koIcssc iroTnrsi prf- 
ft'iit^-igji e«pi-riini?rili snnunniali i]>*l Te- 
Iclopnrtifirft, fta chi <iMf poi al po^prnn 
d'Itali.! non »i rii't'OM: alle pnj|iostn dnl 
l^iffÈDiani vi <i fìspovi nel nioito più 
incoile) iideiil^. 

Gt'ìnjfognrri |K-i\'i r ì fisici t- rt qiwnli 
altri poA importarr di corioscero in tco- 



rii^n ci\ ifl praticu iid nuovo Islrnmcnia 
e un nnovo melotfo per acc«njre le di- 
stoni" « ledinien^ofii ili ogKftli loflUni; 
cnMnm, diriaino. vorranno \mre alla Une 
sa{wnie il nello; e trovando ctie il ritr»- 
Viito del CciTbotnni procaccia toro, CM 
miiiorf 5iii>«. lempo f falica. una pnti- 
sionc di a^«rnrnxtont fa i|ni tnaodili, 
liniraniio con farne loro pm, rli"C<:tièiì 
$in Ipiitilo in cnnirariti. 

Il [irewint*' optiafllo di-J eli. rro/ewore 
e<qKinc da cnpo tnlin lo t«orÌA del Toh^ 
topomciro. e risponde nlle futili obMt- 
iioni che pli ti sono levale contro. Noi 
Jo rnccDmnndrHnio » quelli fru i no^trt 
lellori 3 cui pali ÌnlwrMjir«. affineJrf lo 
Wksho es*i V ne procurino la (lilTu^ioiH. 



Cnr VrOL vìa CEUE a MAUÌA santifichi n mene di nutfffj.o — 
Mese Mariano dp.tlicaln ni popolo delle cilli. PVnfrw, lipoKrafìa Kmi- 
lisiia 18SG, Un voi. di pagg. :<70 in 16. 



IM;r*oti3 difron[le pfr muso dcllii T'po- 
fX»\\ii l'Inirliaiu. 1.0 ractomanilìaiDO conr 
altissimo a nutrire la |tielJi delle ainm 
detcìt; a Mann S<ui1Ìmìui>. 



Ann lini ÌAn ima li^lù un aìniìk- Uev 
Mariano ded calo nlle ge^Hli drl coutjtlo. I] 
pr«ìicnte composto pel popolo di citlù è 
dt-llfl Mt.'»a penna, e fa parie tlHIa Uì- 
iilioiPCQ gratuita, i cai volumi una \m 

ClNCl ANNIBALE — Dall'Archivio di Volterra, Memorie e dociimeoU. 
Volterra. lip. Volterrana, 1885. In 8 gr, conleneiile veiiiiire mooo- 
graPie. I*r«zzo L. 10. 



ijit\ titolo .snoplife di Memorie e 
Documenti il eh. Autore lia impj'rso a 
puliblicnr» nel prisunie volume- le pr^ 
lime notate concernenti la Moria di Voi- 
(erre, chi* ri coavruino nfll'iiitliivio ili 
lineila i)ol»il*? t'itli. .No» *'ino \wt!i win- 
ptrci («tnitli: pgli ne compila una ordi- 



nata narnzione aceomp3f;nau dn uitt 
DssLTv:ietoni, ixi tante monogralic i|tailli 
sono i jdjjTgPtli particolari, a cui si rifc- 
rifcono «pici ilocumi^nli. 1 più ImporUiti 
dr^i qnnli E'ipoi1:t trMuaImcnie. II prcwiue 
«oluiii(> contiiìnQ ana prima svrìe a cai 
altrp furmnnn seguilo. 



COLLANA di Letture Drammatiche — S. Ueriit;no Canavese, Lip. t 
libreria Salesiana I88x 



Questa publtlicaiionr fornìKe ura lii- 
hlinlecliiua l«itnilt> di opi>retlP M:eltc n 
17)1 iMy^vTi talli li <ln giotani noli, o sole 
doiiuOlr iie'ci)lle!rìf!daducatorìi cristiani. 
L'a^^ncia/ione obMi^'a sivio p<T mi anno, 
nmliante l' aulicìfiauoor di I. 1 annue. 



AsioclaudMi per IO copie te ne rice- 
vono M. Ci:iscnn fuscicnlu si vrnili-rft an- 
che separataniMile. Uivolp-rsi ulli Dire- 
zione delle Letture Dramma licite. Vii 
Colloleap), 32, Torino. 



CAVAVI (PLINIO — S. Martino in Kio. Ricerche sloriche [<Iat 1050 
al 1359J di Chnio Cottafavi. li-r/ffio ne//' i?wn7/.i, slabihruenlo lipo- 
lìtogrellco dtiK'i Artigianelli, Id8j. In 8, di pagg. IBO. 



Non ri bn i^ufl» niella uretra lulia 
in (UKw, pFT i|unnto pircolo <a e nelle 
MTpnie dt \itco conto, i) quulr nno 
Uà una sin stnrìa di mii^'Kiorn a nii- 
rìl<*v:itm iiiiilir p?r Ip .'iltinifiiu- nllit 
«tnrìn pMipralr ildlii n.i7.iiiiir. FVrdii no» 
gannii inni lodali ah)K)M:iiii[.l i|iirì h^oP- 
rrili i qiiiili rivul;;ono i Ioni 5lu(]iì ad 
liKtran* la 4urin tifili t'erri iinl.-ilo, 
Cfndd così opm ili |jatri.-t f..inli, inni 
ili nel witw» (tifi ri«|rt'l|o Mh [lacoln, 
snelli' iti qorlln pÀJi nni]>i(i clii- roiri- 
«udì' U iiilrrn ii;iAÌonc- V\-a t molli chF> 



encomiali ^ ara da noiri'an- Il eli. Cliiiio 
natiahvi, il (|iiali> iti'ir;iTìmiii7Ìflto vnlu- 
metto ravcofllip Itttf le nnpinwir, da I«i 
coosiHiiiia rtilìfifiiEii ricfC'cali'.iltM-iiRtHIo 
i]i S;iii Mnrliiin in lliu, d;il|p oriiiriiii piii 
iiiiIìcIk! clic rìKiliioiio iihiKriiii ull.i iiicià 
ili-l so'ft'n l\- Kpli ne na\c.m Jc varie 
siii:cr&sioni dinasiiclif, nobliJn li" c.i}tÌoni 
lìfi loro miiinmenti, nai'i^ le dÌvri-$o vi* 
ci'iidt- (tuliiiciMur luui ìiVi avtoi)iiiit.-i)li i!t 
r|itnlf hi> cunln inoiiin all' iilliir^ inilniioni 
|nilUirtii' ilririiatiu. Brn onlìnnui è la 
iniT^xinnri e condotlA con istile srmpììts 
mI a«'urnlo. 



TUlte aLiliÌ;ii»u pi'i' qiii-ftlo [itolo 

!. W. E. — li mese di maggio consacralo a Maria Santissima, eoa nuove 
considerazioni iraiie dalla Manna deU'anima del P. Segiim per K. W. C. 
Id 1*2, di pa?, 367. Seconda edi/ione. fiomn, tip. PoU^jImin della S. C. 
di Propaganda fide I&8G. Si vende in qiii'sia litografia t: libreria me- 
desima, ni prezzo di L !.25. 



Fra I;iflt3 co|iti ili iiii<i\ì mi'-«i Riariniii 
ctie ogni unno sì nmhi|ilìciiiii). iiiirr a noi 
die mrrili -•^fi><rbl«' ri^innrcln qu^sln, li 
qialp à □Itimi' ititarid ni sojit'plii, :il- 
rord<tir inrliiram dnl crIiiJirR V. Mnn'^- 
nm, clip dirilc l' itlm primitivo ài lai 
«nu pniira. i- nrtlo Holv'inw'nln sì «t^o 
'n più {Mi] pt'ii«ioi'i tolti d<ill'iiiii-tii 
inno del P. Si'gnpri. Ondi- vicfie a 
^uuf«i'e ÌRsiriiie pìptà, pcctlkrza tli 

itriiu ■■ lirl]i-»i) di lUifaa e di Mii«>. 

alla poi maiicii ni vultiuicUo ili àù die 

liiniKTC g|li «Uri meni mnru-it)i, pei* 
^expinpM. per ros*ef|uio j M;ina S."*. pcc. 

liadi noi lo rarcomamiintno nsKii, par 



liraUrmpiilP allo pprMiar clic alilii^ognano 
di Ipllnif! lu'^vì V iufxase \m' ì\wsia pn- 
ticn, drivf! noti pns.4ono tlvt:n'; In parola 
lini (li pri'dicaloj'i: i- ciwnibm chi' powi 
uliliini'nli' .«<MtÌttiii*r t\ttt>s,\ii pariìl.1 in moltt 
L-liii'se (■ in molli* uimuiiilà d'o);ni horU 
di pi>i'<>nni'. Il ti-iiui^^imn pn-iun poi al 
i]ii,'ilp H Tende, dovrebbe otcui&Uinii! lo 
spiccio. 

A riitilìiui'nc l'acquìMo saranno accor- 
flati ai Saii-rdolì sul pmio nr:i lidnllo 
a I.. 1 la copia. ì scpui-nti ribassi: ['er 
una rnpiftil IO"!,, L. (I,9lì — Pei- dirci 
copie il 20 "l„ L 8,00 — Per venti copìf 

il 30 \ 1,. i4.oa 



)E FRANCISCIS P. DON PASQUALK dei Pii OpcrariI - Pia opera 
di unn messa qiiniidiana per 1« sanie anime del Purgalnrift in S. I>o- 
renio in Lucina. Manii^tle ad uso degli ascrìlli, comodo a lutti i devoti 
delle anime sanie, per il P. Don Pasijiiale De Franciscìs dei Pii ope- 
rarli. Iloma, lipogr. Artigianelli di S. (liii.ceppe, via Mr.nserrato 149. 
Prezro una lira, e per [losla I.. I, IO. Un voi. in 8. pag. 274. 
Il eli e wlinle I*. Ile Kmiciscìs coricL'iit clil ojUcoH. alliii^ uti'nprn, 11 crii scopo 

^<U CflSlaolc atlivitó, superando non pò- vuol di\-%\ de'piii ciri al cuore de'fedeli. 



344 



BIDLIOCnAFIA 



V.sa cùmi*it: nel tar ct-ioUsn mu iiiiSKa 
qnoiidiniui in un'ara iNrrtnÌRal». e pratl> 
care filtri «liiftii i-*ercini. sifiio ituolrdiatii 
sìeno Hraai-iliiiurii nella rhin-a di S. lai- 
rcatb in l.iii'ìi).i in Doma io su(Tr.i|;io 
(Ielle anime del l'urgatorfo. Slnromc nnui 
e salutar cosa vipn dctin dalla Scrittura 
il pfiisarc a sovveiiin^ lAanitni' ptirsuiui, 
COSI non potn non coinnu-mliìrti xlla- 
nirnlf iiii'opcrs die è tmiii nrdiiinta con 
ìncluslrìuKi piciiì a romiiere que' vincoli 
cl)« tiene avvinte nrllp pene le animo 
ilo'nosiri fnlelli ìu Cesù Cristo, v lai- 
volifl i3 lidie de' nostri più cari p coi^iunli, 
K un'opem, [wr ilir cos'i, di snltaingifio, 
n cui DO euom ben fnito non può doq 
concorrere iiitiBta lu «uà hm. [>etu 
opera pia, eìw «h venne initnita nella 
pmletla ctiiwa con rescrillo deirKiiiÌMPi]- 
tissimo r..ii'(l!iiìil Vìrnho, si ^pei-n ed A 
Dcfiiro «ivo ileMilpi'i», clic saixi ben pi'Mlo 
trtUa canotucatntnte. 

m UCUORl (S.) ALFONSO M. — Le glorie di Maria. Opera di S. Al- 
fonso M. Dn Liguori, doiinre della Chiesa, ulile per leggere e pre- 
dicare, divisa ìd due parli. Terza edizione. XapoU, lipoi;. e libr. di 
A. e Salv. Fesia, S. Uiagio dei Lilirai, 14. 1883. In 16. di pai^. b88. 
V\eno L. t, 50. 
È una buona cditione rÌKt sj niceoniaitila anche pei- lu niiiczu del preiuk 

DESLMOiNl CORNELIO — V. STATUTO. 

DI VIANCLNO nONTB FRANCKSCO - U risposta dfilla sinraza alla 
domauda del catechismo Chi vi ha creiio? Confdratu i«iuiasi neJ- 
raduiiatizii dell' assoclazìutie cattolica uni versi la ria Torinese dal Coute 
Francesco di Vlancino» la sera della prima domenii-a di Quaresima 
del 1885. PìHcroio, lipasraViZ Chianlore e Mascarelli, 1885. In 8, di 
pRgg. 'MI 



Iut4iii(i il P. IV l'ranctKis per prcK 
poppe ne' Tcdeti nn'open cosi pieU» e 
crisUona, e p«r riicilitamo l<? pratiche di- 
Vote hi stampato u moilo di ifaMuaU 
un lilireUo di ^muo a 300 pupne. Il 
quelle ò difi»o in due parli. Niella pnma 
sono raccollc prrci rd (imutnii arrìocliiu 
(Ì'iii(Ii)lgfn«' fvr Mi(Traji;iiiT r.>iiiitiF da 
rr-dplì ilfCoiili; nella sciiiin^la mwo eipur 
tali cinniie, def;ii Mio di*corsÌ che nel 
prittH) solenni* OHarnria ct-lebralo io 
S. I^oretito in Lucìim, ilnl S al nnveiu- 
lire. vennei-o rvciiali ni fi-deli iiccorti io 
hiion nuinrro. V.^i ««niiino inolio mDI 
per eitiflciinte ol ìslriittìrji tellora. 

Noi inriiiamo i noiiri benoToli lettori 
a eoncorrefv a cuu bella e santa o^wn, 
rivolsendMì in moiln ^pn-ialc .ii kì^mì 
Parroclii e xi>l:iTiti «.ieprili)li, aflìDCli^ prò- 
[uig'tiiiio pr('.«.>^o i fed«]i uo f«crcÌzÌo co- 
tanto RiluWre e praikuo. 



Vìh volli- «)ibi:)iiio p^irlato «Iella uli- 
lilk delle confei-cnif! scienlitiche, Calie con 
lo scopo di inelt'ire in ariDOiiiu i veri 
dellnti dfllii srirnui col donuni(1e?Tfl ffde. 
Crìnrnyìyli ratino della iKtenia no" .inno 
eotitPo la riTeliifiodf. spurciuddo i loro 
M)^ì come logidie dcdojiiniii H;ieiuiliche. 
] oiltolici devono adnprrare ogni ninzo 
perÌ^entirli,D$$ia rolla «uiiu|).io£f la colln 
viva voci\ Cd lino dei piO acconci per ren- 



dere popolari le Irionfauli rìs|U)ilc elio U 
veni scieiira pnò opporrv a euuait bili 
scieniiali « appunto I'dmi delle oonlift- 
renxe. l/:i.<^inln di qarstn rtir abfabnio 
aniuuwiato rinuanl,i rondine dell'uOlB». 
1 poititivini ili Miri» Donw a n|)])i|;lìaiio 
a (|Uj|sivogtia piii assurdo rislrnia a col 
iì KToitAnfl ili dare una (luilctic appo* 
rcii7j suicnlilica \kt ispieiiarc l'isistGoa 
dtiir (IORIO ìmlipeiiilen temente da Dio, » 



JSSk 



UBLIOGHAPIA 



345 



rdiOKlWl'&iiODe di Dio 
rieorrnv alla irnsfonnazione dHtp. 
SfKcie. Il eli. Conte Ili ViancJiio, riJu- 
ccoilo eoo accnrJiia sintesi quei siMein) 
li opi prìnci|iali, li <tt«solTe 3'l uno od 



uno, Ricllendo in evidenisa le in«vilaliiH 
ccioimdiciani a aù Tanno ca;vo, on> non 
nmmMli*i r«ionp di Dìo crralorc, ov- 
vero si vo^'liii s|)ii'f nrc rorìE:>"i^ flfll'iiono 
col trajforinifnm. 



DOXXA FORTE (LA) — Dono ofTeno alle siMse e alle raidri da 
un vecchio cavaliere, Modena, tip. Poniiflcia eil Arcivescovile del- 
b l'iDUiiacotala Coucezinii^ I88(>. In IG, dì pagg. 50. PrcK/o cent. 50. 
■ Venilibile ancora prejwo L. MaiiuelH lihraio in Firenie. 



Il tetchio cni.ilim-, "Iir t\ui non th 
il 1U0 aotoe, prln alle «pn^^ ciì ntlc Die- 
dri Dou solo da veccliio, cioè da nomo 
hpii esperto «lei coMitmi ilei .vcolo, non 
Min da faMlipav, cio^ con motll prfmli 
» cort^. iilA t|iiel ctl« l>ilt mniitii da 
dtÌa crìMiano, F^li prcuile a cammc-n- 
Un; quel tnillo Jcl taj». XX\i iIpIIi- i'a- 
nhaif (li ^ilnmniie, nel qualr l'nuloiT 
ftnto h reIn;:io iIHla Donna forte, 
nncDdota cùiaf (Ì|>o a ciiì ilpbban 
toofarinanii Ir spOM e le Rindfì. Il trai- 
uiiao de) noslro reechio cafaliere si di- 
<i(lr in laoli pora^falì quanti fono i rer- 



h.i tre imrti : b primu, elio h lolìtnlHla 
Vner di Dia, espone e tlichiara I ucicla- 
iijpiiie II! prnlo di-l ic^ln m'iliiirjle; 
Il »«C0D<!n, intilolntn Vact del monito, 
t)]ipnn^iilla |tìrnl;i di Pio i {;iDdÌ?Ji pil i 
»(;iitiiiii-nli iHpìi':ili dal reo <>|>Ìi'ìlci di'l se- 
colo; l:i Ipna, itilitolula Voce deìtAn- 
grto, confuta i sofenii lidi» Jpiiilo midi, 
dano ed nortn la donns a i>Mondari? li 
TKfr (li Dio. 1,1? pochp pap'oc dtd tivictatino 
non soIqcoii [ondano .sitissimi contii^li; triu 
(\wix\ ìona r^spiMli con tnnta auennatcua 
e inntìi frrBEiu che Tolentieri si ledono i> 
penetrano soatemcnl»! nel fondo del cuorp. 



Kilidf qoft contnio. «I o;rnl para^fo 

DEFKRIS f'AOI/) — Discorso .sulla cronologia evangelica, dalla na- 
scila alla morte di Gesù Cristo; del sacerdote Paol» Dep^^ris, t:anO' 
Dico onorario della cattedrale di Tarenzo, Parroco di Valle iu Istria. 
Trieste, tip. S, l'astori, 1860. In 8, di pagg. HI Prezzo lire 1. jO, 
franco di porlo. 



Il 7ft'«ro'JOè.ltvi,'n in irp ?Virfi, che 

ri>i»9B(lono .1 ire Feriodi d^Ua VUa di 

Oatit Vrhlo. In *»> Il eh. .\iilori> di- 

KW. per ordine tutte le i)u«^Ìoiit die 

%inn1an(> la Cmnnlojiiii di^i ratti prin- 

lipali della Vita di N. S.. e che furono 

( »wt Inliari*! aplBtc fni i doni, con 

nyiwii quinci K •itiiu'li di non isprese- 

i*le Tslorr. Li NautiLi «li H. C, {posta 

ibll'l. al 'ìXi dkmihre d<<l 749 ili Roma) 

ridomtrdie dei M:ij;i, In Fii};i in l'fìlio, 

lì Slra;tP degrinmw^-nli, h Morie (In Erode 

il (ìnnidr <in:ir](6. 751), il Itilnrno ifW^ 

%. Famiiitu dall' R^ilto. riiii{H!ni iiroron- 

Hbfe di Tilu^rio, il Censi intanto della 

Uv^tSk, la Misione «lei Untlìsla e il llat- 



leslmo di G. C , infine h T'rrdirAzionp e 
la Morte di C. C. t'iXì in.ino. '8:f>; soito 
i M^jieLti capitali di [[iie^ta dÌ«qaÌ!Ì»on« 
cmimlogica ; intorno ai quali piìi altri 
spconthini si njcgriippiiiio. 

Kra i pregi. cIjc in qncsto pìceolo iiiii 
sugoso voliiiiie rnvtiiiiniiio. «pifc^inn la 
Iiir.tdr-i«i«l'-1[*csposÌrione,la l'ìccn ed eletta 
erii(lt;,Ìo(ip. il wy\>n «IrlU Iorìi;» rì]ioi-o<^i 
COR chI rxiiiore pniewlr. e ^inpriUalto 
la «i\ip«;i lidi'- wiiUjMe, a coi ejili i" 
tolte :!OtcilR oonlroTfTsic si attiene. Al 
Discordi) fa séguito ttna copiosi Tavaìa 
Cfaaohyiea dei fatti evnnifeìiei f. pro- 
fa»', io asso trattati; la titinle iiLbraccia 
tin secolo giusto, diti GSS di fìomn, anno 



346 



BIBl-IOCKAPIA 



«li'IU naiviti) (li Krodp il Grande, ni IH, 
9i>iiu lidia Mo;'Ui di >. S. 

timi Infn TOln ci avrcnne d'ineon- 
ir-iK iK'l libro. Il iguale et jmv ineiio 
*«iil.i ; <^ p a p3|; 9S, dove l'Autore, 
|iRi'lnii(lo per incìdente del mnprMfo 
unuiJKj, in Itti! stn tn nosira persona- 
ÌUAi dice ciiff es<iO f non jiixl cDnsiile- 



rai'sì comr rsiucnle tra ;Ii nomini, w 
non qanndii iIìtìod prrfrtto cwii b Eia- 
sciln. » Ora, il eompntlfi Htndno, a {nner 
nwiro, dt'e dirsi ed esi»ttnte n p<rftlto, 
i)uiinio atrcij«re, «ul>il<> chr T animi, 
creata da IIÌd, vini)* imita al corpo ori 
frto malcmo; In quale unione ceriaoWitt 
anteciilc d'asmi In nascita. 



FRANCO SKCONDO — Fnuliche morali e apologetiche, del Padre S«- 
condo Franco d. C. d. I>. Votumn I. Modena, tip. Ponliflcia ed Ar- 
civescovile dell' ImmacolaUi Concedone editrice, MDUOCl.XXXV. 
In 16, di pagg. bòG. i'reuo L. ì.Vj. VeJìdibile ancora jjresso L Ma- 
Duelli libraio in Firatze. 



Annuntinnu) per ora rfoeila volume 
ilHIt! predk'lie morali a apologetiche del 
eh. e. Si?i!ondo Fnioco, risiTluiidoci di 
(are ima nis^ivnu ili lutto le o]ici*e di 



quMto insigne «rittorw ed oratore, cb* 
vicnt! A maiiu n mano pnliklicanda la be- 
nemmla lipof;i-nlìa iteli' linmncolaUt CM' 
celione di Uoilenu. 



IGNAZIO (S.) MARTIRK — oliera di S. Ignazio Martire Vescovo dì 
Atiiinchìa ai Romani, volgarizzata. Bologna, Li|>ograna Poni. Mareg- 
giaiii, I8H6. In Iti, di pagg. Iti. 

//. FUTVliOE LE SCOPERTE MA JiA VIGLIOSE pel Sacer- 
dote l/idivico Sc!iu)li*r. Roma, lihreria relip>sa di A. Sai^acem, Vùi 
dell'Università, VX I88fi. Prewo miiI. HI). 



Con Iropiia lef^scniiia, oltre iiU'ein- 
pieli, M ripete tatto d) dni morirmi ff-VP- 
dnntt. dio i donami della Me sono inien- 
linni iimnne, «Olio ritrovati dei pMi. &'n 
iillrimpntì flu).! ili-ilii ixivii-a •ani i Me itIiì 
|)i-«rout]>inic]ilc la >tn(ii:t. |Krn:tiè "ladian- 
dola la trova impmnlHla di tali ramtteri 
di verilà e ragEÙinle di taolj luce divìiia. 
che non pnò a meno di riconoscere divina 
1.1 fede »te>Ki, e diiiiiaHifiitn riveijte le 
uriti die esKì ìiiw-jrna come npcrwirir a 
rrMi'i'ai pw b salute. Rd è questo tliu 
si propone di diniostmrr I'AuIdiv dell» 
(inMente open'tin, cioi- eome i dommi 
di-IU fede lutigi dallV^sere npiiiatiit^nti 
tinisiii, RÌeno a noi noli per iltvina rive- 
lafioii'C Con tale intendimento, dopo par- 
tilo in generale dei motivi di crtdibi- 
hlà clic provano divina la rFligione 
nostra .santissimo, si ferma a trallai-e di 
iropoìilo del morivo di cfedibiìità de- 



dollo dalle IVofczie reiiiMratc nellr fam 
palline, sin dell'anttcA Ria del nnmn Te- 
fMmenlQ, e dfl fedele avverameoiodiUi 
medmiiiie. Il eli. Autore per l^rsi lefpn 
e iiiiitare dnl popnlo e dai |;ÌovaDH1i, ■ 
cui principaline-nie è diretto il lihrrlld, 
ha sapnlo inti-etciare ingepnooamentF nel 
snu scritto Linta Kv.iriala erudizione, at- 
tinta «nunlonnente dalle scoficrtc ino- 
deriic e da sKiricì avvenimenti, die ima 
si Mprplibe dire » il liljro sìa riuiciW 
piti utile più i};]i>lti>volc. PertaolA ooo 
dubitiamo punta clic c]iiit«io nuoto laior* 
did eli. Autore incuniri il forore nirde- 
.«imo che iaeonlraronoKià rIì altri uni 
liliri di maffìTÌor Iena, che si trovano ifl- 
dimii nella coitertioa ilvasa del prcMola. 
U'eiliuire poi r.iri delle fucili laiìooi a 
(inrili rhf rivoljtrndoui diii-tunipou a 
lai, arqnìrtenoiio Imon numem di «ofiik 



BtBLIOGKJirtA 347 

MACHBTTJ GESUALDO — Rotazione della missione FrancescaDa di 
Manaos, pr^senUia al Rnìo Padre Ministro Uoneralc dei Minori Fran- 
cescani; fjer il P. Gesualdo Maclietii, Prcfóllo della missione. Homa, 
tip. editrice Romana, Via Nazareno, 14. I8B6. lo 16, di pagg. TiO-IV. 

UARIM ANDREA — Memorie imornoal martirio e cullo di S. Biagio V. 
Y e M. raccolte dall'AhhatP Andrea Marini. Ahtri, tip. di F. e C. Fra- 
P" lelli Sirambi, l8Sf;. [n Itì, di pagg. 118. 



Questo libn-iin i AeslUma a IHr ro- 
BMct-re b fila i- t mìr.'Co!i di S ItH^io, 
alia <l'i!i|itiiir(t iiflT animo [Iti'fpilcti iinu 
wda e fmorovi liiviytiart'' tmo <li Ini. 
Il eh. Autnrr ba nccolto [iittr le nolìiic 
che ha potuto, at(in;r'nt)«l'- M\c fonti pib 
fan e più sliin.ile. Lo siile t somplici?, 
h nuramnit iioii manca ili un ciTlo ef- 
IruoclipdiiTniBioHnnfnaticoie !<^ hrt\ì 
«Kt dii-rwiniii (lall'argom^iito, 
taaoccre, aggiungono Irlora (mia, 
'*frilà ti f.>\i\vina de' hKOiilri tra 



le TÌrtlj ik^li anticlii cristfnni tiinio ea- 
tuffìn^i ti'-!!;i prnfrsfione ili'lb loro Me, 
p h ttrMnjs o icpiilewa di moltissimi 
ilei no5li'o tempfl. ericliani pifi <ti nomi" 
clii" «li opcpp. XeiroUimo il «h. Aulnif 
ti h di'scrifione iIcIIl' fettt celeiji'nle ìli 
fìiinru diM ShiiKi MiirliiT, ni>llii rillA dì 
Abtri. Iwtnfni(> iiirrilrimt'iilt' il ?i|r .\deo- 
ihln T:irquì(ii clii- ne Tu p'''ii!i'eBn pr»- 
mol«rp. Li liTifrua spci^inlmcnlp 111 qiift- 
m p,irle, non è in generale: moliu cop- 
rptti e Tortiita. 



iRTUSCELLI FRANCKSCO — Canznnìere di Maria; per France.sco 
Mart'.iscfìlli. Kdi/ionn n Tavori! dell' af^sìctaKÌnne per la rinhilita^ione 
delle faitciulle dftrelitie. NnpoH, SlaltiliinfitiLct tipogrullco Perrntli, 
Strada MezaocarinouB, u. lOi, t8Sr). In Ifì, di |*a;^g. 178. Prezza 
lire 1,50. 



U l'oc»Ì3, non meno che ìa altre arti 

Medie. Iiit rtM) in tutti ì «m*o[Ì coMan' 

teuMU* i iutti laiflti tributi di lodi e di 

WM|Qi alh ^n Undr<^ di Din Qnunilo 

h awira liiijiaa aiipttu i-ipMi in inilb, 

h i pifi cari M>;;gptli .i cui corM'rn'i le 

ne prime tnclodic. fii Mnrìn; r allthrr.lii? 

tto Ilioto « con tVlrnn:.i locc<^ il M-^nn 
pili alta dt-i suoi voli, uno id'^li oliifìiii 
|llll Wìitì e piti nritjìli n i^iii «i indìrii:- 
armo (|vglì cimici fu p:irin»'ii[t! Miiriii. 
Kna prtU^ (lai>i|)ii' ninncur l,i rB.iti^ri:i ni 
elwro pdilorr di qin'sin CnnioiiifR' ]ier 
neroglipre dni nostri poeti componiinpnii 

MATTKfJCCI Mimi — ha fniniglia Irlandese, o le crmsi5i?iiefii!fi ti' uq 
primo fallo. Dal Trance-se per Luigi Malieucci. Torino, ISStJ. Tipogi-alia 
e libreria Salesiana. In Ifì piec, di pajcg. 151). l'rerao cem. 40, 

MAURO GIOVANXI —Tr.iti.itn della vita nomune perfeita, dedicalo a 
lutti i Generali degli Ordtjji religiosi, per Giovanni Mauro, Prete della 



irtìjrni Ki-'niira ia onor* lU'Ila auiiusia Un- 
cina del Citila; la diffiroiiii pin limi» do- 
veva incoiilrarlu nella scolla. Qii-itc cri- 
IPdo nl)l)in p^rli sotruilo in quinM, vpra- 
ii>i'iilL> uol i1ii!(.'. VL'di^iJiiu «julo i:tiL' f^iii bit 
dìsirihiiita h malr-rin per mitri, non fa- 
i!rnd<> nifo ili dÌvcr<rtÀ dì m-l-oIÌ. di siile, 
e d-'l mnftgiore o minor mmco dr-gli 
aolorl. Se qur-slo puA rìpalai'si un di- 
r<'-tto (-.mMilciMmlo Ili raecolta dal lato 
k-tlei-nrio, olire rioiidiniRnn (prulclK* v,iii- 
t.ig^'n il.illn (Urti? tecnico della ilrutliin 
dei Ycrsl. 




348 «BLiocniFiA 

MisKJotie. Homi, tip. D. Ripamonli, IHSO. In tGfncc., di pagg. 146. 
iVeizo lire l,*2a. 



li pfrtenlp opn^colulU) del eh. I'. fiio- 
vaoili K:iiin> S.I nniiiiiMt<>. cnine Mpltcn^jiic, 
Birjiltm «uu iin-zivftì opera «allo sU(o 
relif^OM (Il reliyiano in chie»a, H«f 
vMottro, nel tKch) ilH'-a (lunlc dcjnnn) 
nn eciiRo rrl nnMrr» (jnafl. 701) a [ttfr, 93. 

Il sogjiellD lì 1)1 mu c»iniiiii!, )irn)iri3 
flpUa condriione Af\ rrli^ioso; f ne ili- 
cliiara b iiaiiii-i. hl' Ta rjkvaiv i caolini 
tatiUf^I e ta riKMsità Maliva |icr la 
otaertaiua del >oto di povi*rlh. Quiriili 
dlscon*!; drlh tìIii privala, fspotiwiìo le 
tnolieplici l'DDilijLioni. per le* cfuall sino a 
un corto puiiln puA rncr Icditn : comi» 
dall' :<lln> ci'Dlo b considerai^ le varie 



icsii sì po<Nt moncan*, io Uil U-nore di 
vita, anclin irravcnk'iili'al volo ili povertà. 
TuUo il trattalo ò diretto ni saoln 500fM 
di ravT^vnrn in luili ulì istiinti rrlifia» 
lo spirilo dt!lla porerta, di citi conwda 
nAkf. germogliano i fruiti più eltUl 
della iffiotarc osfervanza, e di tneltcTT' in 
vigore, ornnqiie sEa pofsitiite. la p^rf^tu 
vita cornane. 

Con tianìA occasione neeocnaodliiia 
di nuovo le altro opere del mednino 
Aiilnri'. di «[lirLtualf amma^Mnimcnio pn 
chierici t' Kiccrdoti, kìu- furono da nù 
coirmendate negli auii pncolralL ijvau 
wciu: 



cÌrcosi.im«, nclt^ quali »oilo \Arii pi-p- 

— It giovane guiJaln al Sauiuarìo l'Or le i^cre ordinaciooi; Seconda edi* 
ziotie 188*2. Prez/o lire 2. 

— JI Chierico guidato al .sacertlozio per ta via della pietà; Seconda edi- 
zione. Prezzo lire '2. 

— Il sauuntiitt) DovMIo, gnidaLo air esercizio del kuo sacro miniiueroi Se- 
conda editine 188'3. Prczio lire 2. 

— Collejtioue di (piallro importanti documenti, esiraiii dall'opera Pra^ 
tt'tn dai Confesu(mah, nocessarii ad ogni confessore, sj»eciaImeiiU 
novello; Seconda edi/mnc IS82. 

NUSSi MONSIGNOa VINCENZO — Dei malrlmonio cristiano per Mon- 
sigoor Vincenzo Nussi. proloofilario apostolico, canonico valicano. Ri- 
cordo agli sposi cristiani. Romri, tip. Poliglotta della S. C di Propa- 
Saada, 1880. Prezzo ceni. -'jO. 



PLaci' ii^ai ipir^lo liivoro del drillo 
MoTi«. Nu^<<r, per l'arie con cnl In pocbe 
partine h.i npnlo rutrin^fri? quanto puA 
dirsi di iiiviiTio t'olia nalnni, ì caratteri 
ed i pre;;i di-l rnitrimonio crijlìano: e 
cìA COR i'tile SI propria e cbi^ro. die a 
inllo ininndi'ie h.i«t.i una mmle volpire. 
In leiTi|)i come i no^ri, aeì quali tanto 
si fa ppT profmìfC il Sarratnentum mn~ 
jm«m, rhr è ridire della famifrlin cri- 



sliana, ^ ulili^ che si adoperi ta scienn 
K r eloquenti», come u«a in (jocKto sM 
lavoro l'Aiilore chiarissmo, ]»r clcrirl» 
nclb vitina dei craduulì rd inculcanir 
it ris|>r-lin nella pratica. Utile poi sari 
la WliiiM di ifuosio »ao Krìlto. aachl 
ppiThè niccoplie con hrrrit.ì la snmu 
dei doveri clic K-ituriiiono d.il matri* 
■nonio f non mai ahM^lanm «i posnw 
rjmmrntan! ni coniuj^l criMinnì. 



S.\NNA SOti.XUO P. GIAMMARIA D. C. D. G. — Acquisto, conwrva- 
zione, tisimra degli arredi sacri. Insegnamenlì pratici del P. Giam- 



BisLiocHAru 349 

maria Saana Solare J. C. d. G. Prima e*1izìone ìuliana siili» sesta 
edizione ri^nc€J« de) medesimo Autore, rifusa ed ampliai.i. Un voi. di 
imgg. 348 in IO. Torino, tip. e lib. B. Canonica e ll^li, credi UinelH, 
Via Bolero n. 8, 1885. Pr^^zzo L. I, 50. Vendibile ancora presso 
Luigi Mauuellì, liNraio in Firenze. 
t du |in>jìiv;iuim.i mocolia ili elevile sili «o^ri ò nnn tacri At qualiiniiiuo in»- 



Fili amniiinptili pi-alici che Joucbbe 

A'ùn hinflini iroiarsi in lull*" li» "Jujitt^ 

*liA. ani nnooni in mite tu Eamigllc, Il 

ti. [*. Sinn.1 Solaro. il cui nnriiir per 

tffK di ^jn polfHt h fii cos) i^onnH'Iuin 

vi monilA virnlitico. non pntrvn fnre 

|ià bell'ileo dfll'r suk r.i.«tc co):nÌ£iDnì 

Iti nrii rami dì tcmte aatnnli. che 

[lyffiaiii) ad on anrommio pvdmrc^ In 

iffanna. mi nobìtet^ntn quanto h il 

I alto divino, al eni drcfìrn tf]ì prawcAK 

tt{1i Qcpi*lli ad 0»o dertiiiDti. IVr Aarv 

■t'Idea mrno iticompioin delle xviiria' 

I tMdit fi tutte pnttkhi^ noiionl cond^n- 

in qusto upiis<-olo. di>vn>iiiinn ri- 

'«Imenoi titoli dn 17^ p.ii-;i;:nri 

ÌeIk è dldw. >la pLT olTrìriH^ aNiicnu 

n f^kt. il cunitore dì una gIiìpdi e 

capo di fanii):lifl troveri quivi ì me- 

1 Wi ppr remlen- il Iompo e loglieiv l« 

cchir di «nric mani^^ne al va-ii e ulPn- 



lullti; |icr Mgj.'iar'e le MoHn d'oro, d'ar- 
genio, di 3<MA. di (ilo, di cnlnnr, ili Innn; 
per l:i\aiii e stirare, col lucido o seiiKi, 
i varii tesanti anroni pifi liticali; (>pr 
lorrs ]•■ niaci^liii', or waiio (riniliiosli-o 
» d'Alio a il'rfltra nnhnilto, dnlle ^lolTr, 
dnlla arili, dui Irgiiì. dalle pietre; pw 
ricoiunci'r« ]t vorie ri>l<i!GcniÌoiil della 
enra, dH tìbu, delta rariu». Vn i nidodi 
suggeriti dal eh. Knlorr si coniiinii -«iiIlc 
dil:i r|iit?lli che rìchìf^onn una rcrta fa- 
iiiilìiinli l'oi pri'priratì chimici. Tatti gli 
altri SODO racili»)mi ed e!<pO)ili con somma 
cht&i-eitta e precisione niipariniodi moll« 
9pen' e ficurciza di g:i).irciilir.^i contro 
le riibific-aiioni rtìvpiilaic op;!i così tomuni, 
sono i dtif grandi ì'aiiUigi^i clip Ddro co- 
lerlo piccolo ma preiio^o opiiscota Ce 
ne coiisramli.'imo non meno che coliWu- 
lorc, con lutti coloro chii ^.iiiranoo farne 
loro prò. 



SiNTI I-"RANCKSt;0 — Pra«leclion« iuris cunoniri, quas iiixln oriinfm 
DMreialiitm Gregorii IX iradehal in schnli); jiont. Scirtiiwrii loiuani 
fraocisciis Sanii professor. Ratisbona^, Neo Elioracì el Uiiiciunatii 
snmiitibus f\ tipis Fridcritii Puslei, S. Sedis Aposlolicae tipOK., ISST». 
5 wl. in 8, fli pag?. 438, 20fi, BS, 243, 15*). Pre//.o L. 18, :^. Si 
irot'a vcndtiiilc anche presso L. Mannelli libraio in Firenze. 
Uineaio di (|ii4.'«to pf^tole Cor>u -li Uirilto Oiiunicu una rawevn^i appnna ne 
iWTB» l'apo. 

'STATUTO ilei Padri litìl Comune della Heoirbblica Genovese, pubbli- 
calo per cura del .Municipio. Illustralo dalt'Avv. Cornelio Desliimni. 
Gt>iOF<\, slabilimenlo rralelli Pagano, Via Luccoli, n. \VÌ, 1883. In 4, 
di pa««. XXXIV-446. 



\on polrcl)lM'cnninifndaf^i:i|ib?(nn7i 
il diiisuncnlo d>'irillii<lrr Mitiiiripìn di 
Cmma. di nifllprc nlU \w. il pniio^n 
\tike In cut si conu-n^ono %\\ Slatini 
I iioel bnoMi inn^slnlo. il quali* c»l 
xmt di Padri det Comittu lo ^ovnrnA 



pc! cor50 di più srcoti. U loilp ili avnr 
copi.ìln con ini'3 inLelIif^fiiita ed c^numa 
il duitn Coilicp. in molli e molli lut^bl 
i]iia«t ititlj'cil'rabili', kì deve al eh. Avv. Ip- 
polito Kcderici che ineritamiMitP prosicele 
all'Ar^hiTio Civi<!0: e b iDAgrnilìra Mi- 



BlBUOGKAnA 



inawnlf secontlo !'iirii!C* 
dò che forsp ■• pia nouiMli 
<ilil« ntl suo h*oto ci wm 
ìmroduzÌDnt\ m'Ite quale el 
si ilalb Mitiiiii;:.-) Od codice 
Aa nitri <)ncunirnti di Gloria 
ciò elle |)iiA ilc^ideram Ini 
r ammiraliiEo JitlilniinitR de 
Ci^MHiM. Lo epzia onrj ci 
locfarnp i jinnicnlnri, clic 
lorc poni (lu i!ì stesso con 
50|iralarLìU inlnidtiiiont Ni 
col eli. Kililorf, cbc «im-lla 
un Mif^in ni.ir:t\ijrlÌo«i> iÌpII) 
vica ik-i ì\anrì ina^-piori : e ^ 
ri'jjgiloii ili |jo|inIi Lli^Iilif 
jìia, se prcni1fj.<:i^ notii.i{lro 
Aa altre simili iitiiuiioni p«P 
provM'ilìmeiiti pet t'ovrmo d 
K si nobile sropo potrebbe U 
qurMa, sotto ogni rìtpclto, p 
pdiiionr. 



]uoiie clf prr Is jifilrmliib rordin tu v»- 
ninicnlf oii«r<> n (|ui*l Municìpio, fu cural.1 
per commiMionr àe\ Municipio Mesin dal 
eh. Avv. Cortii'tÌD Petimoiil. K^li, (l<?po 
a\iT ri'so le (IcUlc lodi al (.'li. Federici 
pi>r III t-faUa copili ilei Cmltcr, fa dì qut>- 
»to h ilr«t'"«ioiir e ne »cc<'nna i difpiti 
non pni'bi, si primrinsi'cì d»'IIa rcihninni! 
uriiti Dille, t; st sii «itriiiswi di'ir.im.ì- 
nu' DM-, ^i.icclli- aneli* fsw è una cop'^i il 
cui onjÌMiiIv'più no» psìHp. 11^ <]iiinrti 
rnfirijip dirll'opcra da lui pti^U (wt uv- 
vìare ni tlifelti dtll'uno « dell'altro kc- 
nerc: aII<> av.iirild od ambi^iillii del Lc^ln 
niTTca In Ilice pc-r (hmjio di un giocarlo 
in oriliiii- niritielico i:h(> dii il «.ilarr- dei 
vocattolì riioiH (li usn; tH m-tr non tia.^lj, 
li occorri? con note ui propri! hioichi. Gli 
orrori ovldenli dell'antico fRncsnicnle 
correi-pe, i diibfiii, dubiloUvaiiifnie ac- 
ccnnii, stifiiiliscc l(> ciiii.viunì con voca- 
boli .i^iriiinli Tra pniviite^i. lascia il ri- 

STAZ2UGLIA AUGUSTO — Casiium raoralium de wcia ma 
soluiionos, quis anno MUCCCLXXW canta llluslris». ac 
Domino Domino loseptio Ceppatelli Episcopo d clero civìt* 
liahcbst Au^uslU!! SLazzuglia rathedratìs Ecclesiae canonie 
logiae dociorac professor. liìpaeiTansonis, lypog. laffei et 
In 8, iH pagg. 40. 
I rji5Ì clic ftinnin •>iikH:ìIÌ in qnefir 

conferrnx»^ mfìrnli de! t«?tó ripuardano 

lutti In srtia iiiss»onÌca r iuii poiili- 

flcii chi- la cAndarinano, e tì sono toccale 

Ir riiiìMinni pid pnilirlir e le cii-cortanie 

TOMEI.I.l CAIÌLO — V. IGNAZIO (S.) MARTIRK. 

TOMMASO [S.) D'AOUINO — S. Thomao Aquinaiis Siimma i 
diligenter emendala, On Rubeìs, DìDuart el nliorum nntis 
naia. Pars 2' 2" a Qu. CXXIV, ad fìiicm; Pars :ì* a 0". I 
Tomus quartus. Auffusfae Taurinorum^ ex ly^iographia 
et Archiepiscopali eq. fieli o MarieUi, I8SG. In 8, di pai 
Si veda t'anniii»iv olir Tu fallo di ove w Turoiio notali i pre^ 

i)iic?ta liella, cnrr^ltn r& (vonomioo edi- \f. «.-njiitiiìoiii drll'as^ociozioi 

»one x\v\ fascicolo 839 a panine 596-97 

TRIPLCPI LCiriI — Fonltifìci e scrittori, o nuovi aindii seiei 
ai l'api, di Monsignor Luigi Tripepì. Homa^ lipograCa lìue: 



piik ovt!c ad accadere. Aeca 
sono lp ris/iluiioni. «1 oli 
motto opportune nel lemfi 
canf«'ttoi-i. 



») [Wii^cnir vallimi nonn ncrAlli pii- 
ntrhi ftntlii iiilorno.! r:inl )>;i|iì, che il 
clu Aolorp avrva jiit ^ithMtfM* ix'l ^»o 
(fregio iwrìodico 11 Papato. Sotto rL'daiiì 
io fiirnu di <)Ì!uon>ì, di l'ontrovcivii^ o 
ii narrazioni, e vi vengono cssiuìnKle e 



BIBLIOCRAFU 351 

Via Joi Carbonari n. 13 presiio Cobnna Troiana, 1S35. Jn 8, di 

pagR. 442. 

dwiisv s^niMitp di tario Rpnpre di scrii- 
loi'i intorna ;iij iilctini smrniii l'onti-tiri. 
NpIIp rni)Itf()ltcl (|iicj.lioiii iih(^ di^culi- « 
iii3l<*rìii.' cln< <;iol^c> egli ^i fu amminrc non 
mrno per \s vn*liriì flciln pruflriioni*. ci» 
per l'ansi ii^tateu 3 e Mgucia liellìi critica. 

Lf&AZlO GIUSEPPE ~ Necessità della religione dì Gesti Crisio per 
salvarci. Oi»ere*ia del sacerdnie Giusftppe TTgazit>. Seorida elisione, 
riloccaU iI.iirAuiore. Milnno, lipi);i;raria Ardveswivilo Dilla Oiacoino 
Agoelli, Via Salila Marglicrìla, 'i, IS8G. [n Iti, di pagg. 102. Prouo 
Ceol. 30. 

VlLi/JRESI SILVIO — Elogio funebre do! P. Ermenegildo da Cliitignaiio, 
MiQor« Hiforni:iL<), leUo nella Cliiesa del Collegio Serafico dì Galceii 
dai Cao. Silvio Viiloresi. Doiiore in Sacra Teologia, li XVI dicem- 
bre MUCCCLXXXV. Quaracchi, pre.'wo Firenze, lipoi?. del Collegio 
di S. Bonaventura ilDCCCLXXXVI. In Iti picc. di paj?«. 4U. 

. iiiiamn enn rtcsidi'rio una storia ricevere irsrii-ioil pmiiiodcijp siif mre 



I La ili linci salilo relifiioso vd ituii|;u(' 
tfeRùo delLi Tipi» del Siprinrc. clic fu il 
ampì;inla P. Kninir*iMo da r|iìiip;ino 
iflIflnliDC di S. Frafiii^cù, il nuiile nd 
fmaaa ooTptnlirp Tu cbìnimio da Dio a 



vin{ieraticticapusluliclic.lDt;ii]toiid.iTi;re 
un sa^ìo di 6\l\ che Cj^ll f)i f z\vf apcrA 
ili prò iIi'IIp niiiiriR. rirril (iiicslo lirew 
di«coiso ilri eli. ()ari Vilturp*!. il i)uìiIì!, 
wiiljfiie in )iiccnlo. ne è un reilch rìlmuo. 



VITA di Suor Emilia Cona Salesiana ; per G. L. P. Catania, siaraperia 
di Boario Bonaignore, 1885. In 3"2, di pagi?. IK. Prezzo Cent. .'ìò. 



Holapi di cui dif pruowrosninii e sempre 
pili lumifioM' nrlli su-i brevi? ciirriTa, ne 
fiinnci un li|tn iriinlUiEioiifi alle ^elV'ni 
crisltanp, iiun *i>Io ni'i recinli dt-l cliiostro 
ni.i nnclie nelle |inui[r' raiiMglÌP. 



fi una lirmc storia della lila di un'an- 

(din cre3tuni, Inpiunlata coitk! fiore 

timo dajtll Klcrìli campi iti^l \Ka\n npl 

tfcioKi irinniino delle vcrcini aJeAìaiic. e 

*» i|itf«4o inuferiia oi-l cielo nc^tla (fio- 

Tumau età dì tent'anni. \a TìriA sin- 

VITA di due sanie V«ri^nl e di due sanlo vednvf. Ssuta Cri«;tina Ver- 
gine e Martire, .santa Demeiriadc Vergine ron sania Giuliana sua 
ottclre e santa Proba sua avola. Monen. 1866, lipo^raiia e libreria 
de'I^olinì dì Luigi .\anoRi e C. In 16 picc, di pagg. Vii. 



UN BREVE Di S.S. LEONE XIll 

AL R. P. MICHELE DE MARIA D. C. D. G. 
pRoressoDE tu riLOiiOriA ^£a& pontificii tntivEHSiTÀ <:Ha;onu:«\ 



Nel nostro (^uad. 859, a pagg. 84 e so^g., demmo conto delkl 
magnifica edizione degli opuscoli filosofici e twlosrici di S. Tom- 
maso, piti opportuni agli studiosi dell' una e dell' altra raonltìJ 
scelti ed ordinati dal cb. Prof. V. Michele do Maria coli' ag- 
giunta delle Quìstioni QuodlibelalU e da lui medesima arrìc-l 
chiti qua e colà di altre analoghe quistionì, dotti ssìmameBtftl 
trattate, e di scolii dichiaratìrì. Sarebbe inutile qui ripetere le] 
ragioni, che ivi largamente esponemmo, della somma utilità di] 
quest' Opera, resa a tutti accessibile per la modicità dol pn^xw. 
Qui vogliamo recar» un argomento ben più autorevole, che i»al 
fossero quelle nostre povere parole, della detta utilità ed impof') 
tanza. Questo ai^omento ò il magnifico Breve, col quale il noslrol 
Santo Padre lioone Xltl ha creduto di onorare l'illustre Profes-I 
Boro, oommemiandolo altamente per l'opera indefessa e ìnUìlli-| 
gente chtì egli pone nel formare i giovani alunni nelli* ammirabili] 
e pure dottrine dell'Angelico Dottore; ed in particolare 
miandolo per codesta edizione, da lui intrapresa e condotta al 
termine con tanto senno e accorgimento. Se non che coUjsto Brev»! 
^t\ sapicutissimo Pontefice non ò solamente un conforto ed uttj 
premio alla persona partìeolure che l'uno e l'altro ba si 
gnamento meritato; ma è di pìiì un novello impulso a rincalzar 
quel movimento da Lui niedesìiiio si felicemente iniziato, 
ricondurre l'insegnamento cattolico alle sincere fonti, che som- 
bravano quasi universalmente abbandonate, del supremo maeat 
della sapienza cattolica, S. Tommaso d' Aquino. Sotto qnes 
rispetto il detto Brere ba un'importanza universale; e noi punt 



DI 9. S. tBONT' 

^n dabitiamo che non abbia ad esercitare grandissima Ìorm 
per rendere sempre \nfi generale u accolurato ootusto moto dì 
aalotare ritorno alla antica sapiisn^. Ai qiial vantaggio viene 
Hd aggiaogersi un altro non inen salutare e riierunte. Questo ò, 
che il Santo Padre nell'atto di commendare il eh. Professore, 
traccia insieme la via certa e sicura che vuol tenersi per gina- 
gere alla meta desiderata. La via sono lo stesse opere del santo 
Dottore, interpetruto e commcntìito conforme all'antica e perenne 
tradizione de* dottori scolastici : e non gii^ le interpet razioni prò- 
poste a caprìccio secondo un sistema preconcopito^ e sostenute 
con sofismi e carini, con testi muurhi e inanifoste contradi/àoni. 
Ecco intanto il Breve del Santo Padre. 



l rìpelm 

r^ , ntOttl 
del 

pie, oh. 
là ed 

IkleU 
iistre 



DaECTO PILIO 

IIICHAELI DE MARIA S. I. 

Io PovtlBei* L'oircrtiUM OncpriaDii PliIlviopliMie Profi-iiiori 

LEO PP. XIII. 

DiUcte Jilì, salutem et Aposlolicam benedidionem. 

lamprìdoni compertum nobis est studium tuum, quo purissi- 

bam S. Thotiiae Aqniuatis aapietitìam proseiiiierls, et numerosiim 

iareatutem in Pontificia Unìversltate Gregoriana ad taati Do- 

etoris disciplinam inri>rm»ru strenue ut laudabiliter adniteris. 

! Hoc nobis gratissimam semper accidit, qai, utì crebro et aperte 

significavi mus, in theologicìs et philosophicis disciplinis impense 

Uoptamns et volamus clericorum studia revocaci ad doctrinam 

lib Angelico Dtwturo cxplicatam. Ad huuc flnem facile asstjquen- 

dum Dihil antiqnius, et magis accommudatum habemus, quam 

jpraedariora Opera ab Aquinato cutiscripta iuter iuvenes sludiosos 

fiivulg&ri. Cum enim adolescenti uni auimns integer ot incorruptiis 

ire accesserit ad purissimos tam excellentis Praeceptorìs 

ites, gustata eius divina sapientia, ardentem amorem erga il- 

excìtatum in se seutiet, et falsa dogmata, quae philosophiam 

aetate male pervadnnt, et meutes trausversas agunt, nitro 

Strie XIII. voi. II. fate. SOL £1 tK ajir-U/! ItUfS 



2SÀ va BREVE n s. s. usost: un 

aspdrnabttiir. Quaproptor liboati aDiino gratulamur tibi, dileete 
nii, qui, in iinbueiida optliiiis discipliois iuventiite, egregìaiii ÌQ-| 
dustricLiii tuam cjntulisti in editìoucs nunnullunim S. Tbuinad 
oporum adornundas, qiiiu* umnibus, et maxime iureQÌbus, qui in 
spem Sacerdotii ìnstitiiiiutur, sìqb ^ravi dispendio usui esse pos- 
Stìttt. Sicut ergo merita laude te prosecuti sutnog propter Qttae- 
stiones dispiifalas S. [X)ctoris, qiias concinna editione TulgasU, 
sic te iteruiu &)mmtìiidatione Xostra dìgnum habemus, qui selecta 
(tpusciila phiiosuptiica et theulogica curii Quaestiouìbus Quodlib»- 
tiilìbns eiusdem Aogelicì Praeceptoris trìbus voluminibus nuper- 
rimo trpìs edi curasti, ot quorum «xcmptum Nobis ubtnlisti in 
txfStimouiiim tuae ùbstiqutìutissimae erga Nus voluntatis. BÌudqs 
tuutu periucundum nobis fuit, et te optiiae consuluisse putamos 
emolumento ac dlscipliniae udol^scentium, quod qiiasdam qua»- 
stiones, et adìecta nonniillis Opusciilis scbolia elucubrasti, quae 
inexpertae ne tenerae aetati fidelitflr aperirent ea doctrinae ca- 
pita, quae Angelicus Magìstor iiti fundamenta proposuit totìui 
dìscipliuae ab ipso expressae. Duui ergo imploramus, ut labori 
a te prò doctrina S. Thomae Aquinatis dilatauda suscepto pro- 
pitius adsit Deus, auspichili divìnorum mimuriim Àpostolìcam 
Xostram beuedictioaum tibi, sodalibus, qui iu eodem oper*-- ad- 
Iubonint,etdiscipulis tuis, sicnt petiìsti, peramanter impertlmus. 
Datura Romae, apud S. Petruin die 1 aprilis an. «Mcasxin 
Pontificatus Nostri Nono. 



LEO P. P. XUL 



CRONACA CONTEMPORANEA 



Firmse, S aprile 7886. 



\. 
COSE BOMANE 

I. RiMtimtnlI in Vaticano — 2. II (riubilco «nennlrtial.- ilei Santo Paiiiv — 3. Nnftvp 
jnM^tii conim li ilintruvione <li Rama — i. I.a nofi iLiO Cimlimil f^f^^'ifiiiriD di 
Stalo e la pace ectMiaslica in l'ru-.sia — 5. tlii numo ^Irvpo .-il Ontolicisiuo 
wlla Itomi <lci rapi — 6 Ij) lient'Hinom- ili^Da cani|uii:i ilrlla Piiiriarcnlr tbsilica 
di Saaia Maria Màgiare — 7. Decreto dello Sacra O>n|^«gatione ddl'IndiM. 

1. Freqiieatj e numerosi sono stali ì ricevinieaii poniiflcii (felt* ultima 
ifoindicina. Ci liinìifìrt^mo ai priucipli non polendo riferirli tutti. 

Il 5 aprile il Satiio l'adre acco;^ìi«va t>eiiìgnaincnte in privata udienza 
HoBsigDor Salvìai Vescovn di Camerino. 

U 7 tn udienza di congedo Monsii^nor \itnm: vt;scovo di Briinn, Mon* 
àgBV 0' fìri«ii vescovo di Halifax, « Monsignor l'uzyua vescovo ausiliare 
di Lmpolt 

n 9 i Rtlìi n. (ìiovanni Sierra e D. Torquato {^ramù^ Uignilarì e 

Ciionìci della llasiitca Caticiirale di Granula iti Spa^n;( venuti a Kniua 

|ir presentare al S. Padre i ricchi ed ariisiici paramenti sacri, taseia- 

|UgtÌ In legato dal defunto Arcivescovo di Tiracata Mcnzon y Martins. 

E niulmtinte il lU il uuovo Ambasciatore di Spagna. Alla muria pCH 

' nerìdiana S. K. Don Alessaudro Croizard y (jomez de la Serena, reca- 

I fati m forma pubblica, col treno di gala della reale Ambasciata di Spai^oa 

'l legnilo dagli atiri equipaggi della medesima, al Vahiio Apostolico del 

Vai;caao p& presentare a Sua Saniiià le ledere che lo accreditano Am- 

tMcìitore straordinario e plenipoteoKiarìo di Sua Mae.st^ Caiiolica la 

[Icpaa-Reggcrrte dì S)iagna pr&sso la S. Sede. Monsigrior Pfffeuo delle 

GCrimonie Poniifieie ricereva il novello Ambasciatore, ed insieme al i^r- 

[■Male dell'Ambasciata l'intrmluceva, dopo averlo annnnnato, nella Sala 

[W Trono, ov'era seduto il Sommo Gerarca, circondato dalla sua nobile 

jCdne eodesiasttca e serolare, in abito di TormalilA^ nd avendo ai lati i 

l'&Ai BloiBÌginrì Maggiordomo *' Maestro di Camera. S. K. il signor Am- 

^bisciaiore, dopo avere reso gli omaggi di uso e bacialo il piede al S. Padre, 

ivagli le lettere credenziali» accompagnando quest'ano con nobi- 

tìnx parole, alle quali rispondeva il Santo Padre colla più grande 



356 cnoRACA 

beili goilik. Intimntosi i)uini]ì da Monsignor PrercUo delle Cerimonie V extra 
omtws, U5civan» lutti dalla S3I.1, rimnnmdo Sua Santità con S. K. l'Am- 
liasciiilore, col quale s'jtJtralleueva in privalo colloquio. Uienlrala poi 
nella Sala del Trono la Corte rnntìricia. e ritornato cia»cut»0 al suo poiiio 
il Sani» l'adre [lerinclleva die fossero ntinvamento ìnlrodotU ì Segreta ni 
e gli Addt;lti alla reale Aiiihascìata, i iiiiali da Sua Kccellenza venivaoo 
l^resenlali al Sommo l'ontellce die m degnava rivolgere ad essi paterne 
ed amorevoli parole. Infine t'ìllustre mp^re^ienidiiie della Cattolica Spa^^ia 
accompagnalo con tuiii kIì onon dovuti ni suo grado pas&ava, prima i 
complimentare TBifio (Jardmal Scgr^^tario di Slato, e poi alla Baalica 
Vaticana a visilarf! la intutia de) J'rìndpe de^Ii AposloH. 

^2. L'arustocraiìa romana, figlia fedele e devota al Romano PouleQoe 
non ha voluto rimanere ioeile e indifferente in mezzo all' universale mo- 
vimento caltolico pnr festeRgiarc solennemente il Giubileo sacrrdotak 
del Santo Padre l^one XIII. Per fare ciò in modo de^no delle &ae notali 
tradizioni, la parte più cospicua di {|uesla artslocraua si è costititila in 
Ootnitalo per le^imouiaie ancora una volLa l'affetto e la veaerazlone che 
la legano al Vicario di Gesù Cripto. Al grande Pontefice ctie Iddio lia 
posto al governo della sua Cbiesa, se riuscirà aggradila ogni te&limo- 
manza di alTeiio che gli venga da ogni classe di persone, grata soprato* 
modo tornerà quella dell'arisiocrazia romana, la quale non vinta né dalle 
blandizie uè dagP insulii della rivoluzione sopercbianle, come ha preso 
parte alle sue tribolazioni, così desidera dì partecipare ancora della «aou 
sua gioia nella fausta ricorrenza del suo Giubileo sacerdotale. Questo 
Comitato promotore si compone dei più splendidi nomi del romano pa- 
iriiiato: essi sono: Altieri principe, presidente; Dandinì-Giusiiniani pria- 
cipe Don Sigismondo; Capranica marchese Alessandro; Chigi prìncipe 
Don Mario; Laneellottì pririicipcì Don Filippo; Machì cooie VioceiM; 
Moroni conte Michele; Patrizi marchesu Filippo; RiispoH priadptf 
UoD Francesco; Salvìaii duca iJon Antonino; Serlupi marcbeiw Carlo- 
Altieri pririi:ipessa n. Archinio; Itorghesc [irin<;ipf.s.sa t). de la Kocbft- 
foucauid; I^ncellolli principessa n. Ald(il)randiui; Massimo prìnclpeau 
n. della Porta Kodianì; Odescak-hi principessa a. Uraaicki; Pairìii ntu^ 
diesa n. Altieri; Piombino principessa n. Borgbe.se; Rospigliosi prìod* 
pessa Q. Champaguy; Sacchetti mardiesa n. Orsini ; Serlupi marcbei 
n. Fiu Gerald. 

Come si vede a questa nobilissima gara non ban voluto mancare le 
donne memori della jiieià e devozione delle amiche mnimne romane. Mi 
di ciò non paghe si sono costituite in Gomitalo per {studiare i modi di 
tH)1e}inintare ì» IUcn-ta tiorW/ir del cMiiun Padre dei fedeli. (Jiiesit modi 
si faranno conosctrc alle si;7oorr.' c-attoliclie romane di ogni grado e con- 
dizione, con prouria circolare; perche ognuna di esse in occasione delh 
noMBe d'oro del Santo Padre prepnri con le proprie mani un lav 



BT le chiese povere, o lo comperi ?ià f:iHo. os'vero invìi al Gomitalo 
«Ile signore promoirici tin'otlerla qualunque. L'invilo ^ firmalo dalle 
reclurisMiDe signore; Principe»» Francesca Massimo; DiirhRssa SaWiaii ; 
[archesa Chiara Antiri Maltei; Marchesa Maria Cnvallotii; Marchesa 
iloiUde Vìtcllcschi, Krsilia Sierbìni; Giuseppina Bossi Uè Gasparis; Ào- 
ieUna Celerini; Virgìnia \Unicchi; ed b chiuso da quesle tielte parole: 
t Voglia il hHiignis'iirno IdJin tiMiffdire \c nostre InlcfiKioni, « far sì che 
Dpiose .nienti le aLlesionì alle circolari, che invieremn; così che il noslro 
ìoinilaU) possa rag^ungerc il santo fine di coFiforuii'e con uua grande 
li maslr azione di afTctlo l'aniiLio cuore del Santo Padre. » 

A questo nohilìssimo esempio delle .signore romane, bisogna aggiun- 
gere quello della signorina Maiè de la Hocbe, che in un invito indirizzato 
per mezzo dell'egregia Unità Cattolica di Torino u tulle le l'ie Unioni 
Mie Figlie dì Maria e giovinette cadoliche, pmpone loro di festeggiare il 
fatttto avvenimento con preghiere, eoa l'otTerta dell'obolo e con doni, e 
fra questi un ricco Contraitare. L'egregia e nobile signorina si augura 
dui. come i>el 1871 per lesleggiare il Giubileo sacerdotale di fio IX 
'fi s. m. si raccolsero oltre 10,000 lire, tutto obolo delle Figlie di Maria 

e giovinelle cattoliche; cosi ora sì abbia a rinnovare uno spettacolo so- 
' toigliante. Jl generoso dìvìsamenio, siam certi, sarà coronato da uno 

qileodìdo successo. 

3. Il Vandalismo settario che vassi consumando nella Roma dei Papi 
, coMinua ad eccitare le più vive proteste degli uomini onesti, assennali 
' « eompeienii in opera d'arte e di storia. « A Roma, ha tesu'' detto a Fa- 

lemio riUiLsire storico tedesco Gregorovius, non ho piii trovato le mi> 
, TÌe, le n"'« piazze, i i»iW monumenti!... ]a Roma dei Papi conserva 
taBbre il tipo veramente romano... oggi non la sì riconosce [liìi! Vi sor- 
HRb casoni alti, senza estetica^ e le belle/^ antiche spariscono !... » Uneste 

jarole farebbe bene a ponderare quel tale i^ignor Andrea prof. Husiri 

pfesiderite dell' Accademia Romana di S. Luca che alle censure del Gre- 

gorovius e a quelle molto più gravi del prof. (ìrimm, ugualmente tedesco 
I t protestanle, risponde le i-gi versando, equivocando e spostando ta que- 

«Kuie, come fece in '^onsiftiio municipale il Torlonia. La vcriii\ è che la 
, coodanna della settaria distruzione di Roma ^ venula donde meno ì nio- 
I itni vaodalì sì aspettavano, Questa ^ stata per essi una guanciata Isnio 

più dura, quanto meno vi erano avvezzi : 1' Kuropa da gran lempo non si 

occupava pu'i di quel che Tacessero i liberali in casa d'altri. Ma il risveglio 
I è vpnnio, e gli inventori delle guarentìgie, che che ne dicano la Tribuna 

t il Diriiio^ sanrn che oggi vi è chi si occupa dfll« cose di Roma, il 
, Ironie Soderini ha risposto con un miignitko *ì sinni^enie scritto alle 
I ladcnsaggìni de! Rusiri; e qucsi» risposta colla lettera dei Grimra for- 

nnoo un bel paio da olTrìrc ai nemici di Roma e del Papato. Intanto, 
le appaia sempre piii manifesto che colà dove futttì stjpuote ciò 




JÀ 



9p8 cronaca 

du si t'ucìcs ^i pensa » Boma e atta questione romana; ecco gìuiigem' 
in data del 15 il seguente iplfìgrninina at Monitfur lì^ Rome: 

« L' imperatore Guglielmo ha scriUo teslè una letier» aldaUorfìrìmm, 
« per feliciiarìo della s.va pruiesla contro la deformazìooe di Kon». » 

A proposito: ^armo i aoslrì tellori quale rìiuedLO la Ili forma sugge- 
risce? Ita prafetlnra del Tevere/ 

* Oli bel rimedio esclama la spiritosa Eeo d'Italia, soprattullo w 
il prerelto fosse don Ciccio Crispì col direttore delia Biforma per se- 
gretario generale ed una delle sue tre inof^li per Ninfa CgeriA! » 

S« il telegramma al Momltur de Home è vero, come non c'è fl»{ 
dubitare, i nuovi padroni di Koma se noo si saranno Talli gialli perb 
bile, l'avranno cerin masticato amaro. È una guerra ad olirania che lon 
fanno gli scienziati di Germania, i quali da Monaco hanno fatto una pro- 
teì.tii in questi termini: < La proiesia a favore della consrrvnzione di 
Roma che Emanno Grimm ha elevato nella Dmische Rwtdschau, e Gtfr 
gorovius ncW AHge7iie-tii' Heittittg, non ha fatto che esprimere i aenii- 
menti che nutrono in cuore tutti f^li uomini colti del moudo, ed ha trovato 
in Gerutaoia l'eco più dif^iiihta, Noi, e migliaia con noi, die atiiliama 
debitori alla Città Kteriia dei più nobili ricordi, intendiamo con tutte ia 
forze a conservare nel miglior modo postillile alle rmurc generauoni quelle 
veneraiidp e rolnssali nia nife si azioni del grande e del licito. 1^ diciamo 
espressamente, jiercliè sappiamo che là diive queste nostre dirliiaraironi 
dovrebt>ern produrre un qualche elTetlo, si ha la cura di Tarle creden 
come il suono di voci isolate. — Giammai U giudizio di tutti gV intd- 
tigcnU i sl-jto jìiù concorde. » Non 8Ì (loteva meglio sfatare la Itfissepia 
che con fronte invetriata accusava i clericali di Rama autori di queste 
proteste! I nomi degli scrittori della protesta sono ì seguenti: Dottor Ilai>* 
mei^ter; 11. Urum, M. Carriere; W. Chrisl; I. DoUinger; Uoiior Flaub; 
Dottor K. Friedrich; V. Uobach; Dotior E. Lingy; Dottor Pranll; C. H-j 
lotg; I. L Raab; F. Reber; A. Rothmund, R. SchoH; L. Tieracb;] 
M. Widmann: E. WoliUin. 

4. La pace religiosa in (ìennnnia non è ancora del tutto concbias» 
ma U si può dire molto bene avviata. Un dispaccio alla Gazzetta di 
Colonia alTermava ullimameDte che il principe di Blsmark. vuole aisth 
lulamentc conchiiiderl». La nota per allrodel Cardinale Jacohini pubbli- 
cata nel Mottiteur de Home ed in altri giornali caltolici, e che tanto bene ' 
fu accolta in lìeiniania ne è un buon presagio ■. 11 giornaliuno tcdcsoo, 
ttlip pochissime eccezioni, è tutto d'accordo per far plauso al Gran Cai- 
cellìere della buona volontà che ha messo nelle trattative colla Santa Sedej 
per raggiungere questo scopo. L'Edio der Gcgentcart scrivea testé: « L»i 

■ D leiiore oc Irm-rrà II tosto in fonilo allo Corrìgpondenia di Prussia e\ìi> po^J 
lilicliiaino in inceto tU^o iu.idornE>. «. 



CONTKMPORANEA 359 

lAlo ti aodalo iinn a Ciooski, ma a Roma. Esso si rìlira dal /CaUnr- 
VHpf passando per Roma: lo fa, p^rfA^ h ,iev€. L'evidenKi che Iloma 
l>ls poA dare la pace ^ cosi granrlc, ch« i nostri slessì proU!siantì cantano 
Il ÌDDO in Odore àtAValìmnsa col pnpiio. noma trionfa, e noi con essa! » 

Invece appena giunse la notizia che VRerr^^nhaus, cio^ la Camera dei 
ignori di Berlino, avea accettato la prima proposta della nuova legge 
cc!<*siastlc.ì, il giornalismo litier,iie italiano pensò subito a trame pre- 
esto di .iRoitlari* odio e maIev-ol4?n7.i alla ('hictsa ed al f'ajia. Li Tmp»- 
nrHin di Milani si fac6A iriratii lele^'rarai'e da Roma: « Si teme cite in 
nin|)rnsn dfHI'appoi^'^no dato dal Valicano alla politica dei principe di 
tistnark, ijuesti ilar:\ fra non molto il stio appoggio al Papa nei rapporti 
i8ienii(?} tra il Valicano e l'Italia. » Oreste parole non sono che una 
rariatite di (public stampate dalla Tribuna di Roma, la quale dice, che 
Sismark qnatrto pniiia passereliliK a trattare dei rappfiili tra il governo 
(aliano e il l'apa. < ^ inutile noia Y OìSt!rvature Cattolico di Milano, ti 
ftr rilevare lo scopo di queste perfide invenzioni, le quali per altro dannft 
risalto agli avvemmenii di (ìermanìa e del Vaticano. I nostri lilierali, 
ACDili a Caino, tremano a ogni stortnir di fì-onda, e leggono la vendetta 
fi Dio in o?ni frase: il sangue sparso H perseguita. > 

Intanto non h fuor di luogo il far conoscere ai nostri lettori cib che 
nuova legge approvata dalla Carniera dei Signori cn:,'li emendamenti Ì\ 
DOOSÌgDOf Kopp, accorda ali,-) Ciiiesa. II Moniimr de Home in un sd6 
lilleftlo riassume cosi l'imp-iriania della les^ge. Ess:i riconosce alla Chiesa: 
l*la lilierti dei grandi Seminarii, senza il diritto di t>eto per la nomina 
dei superiori e professori; 2° la lilierli dei Seminarii pratici di uri anoo^ 
mia di Seminarii un '[iiali gli alli<;vi in te'viogia delle Università com- 
piono ì loro sludii, dopo avere freipinitiato durnnle un triennio una facoltà 
di ii*riloi?Ìa cattolica; V la Hheni dei ('onvirl-ì, ossia dfii^rinleniati, che, 
«at)ilitisi presso le università e ginnasi, cosiitiiiscouo i loro allievi sotto 
la cTipendenza e direzione dell'autorità ecclesiastica; 4" la soppressione 
dell'eame di Stato. Viene inoltre: 1" Rislahilita l'aulorii^ dÌ.sci]tHRare 
della 3abta Sede in Prussia; 2' soppresso T appello per abuso e la de- 
(ja'sizìoDe dei Vescovi e sacerdoti per parte della C'>rle ecclestastics. 

5. Il ministro delle scuole, come venne qualificalo alla Camera il 
Oppino, volendo fare un nuovo sfregio al Cattolici^mo e giltare un'olla 
nelle bramose canne della Massoneria, eoo decrelo che rimarrà mamo- 
rabile nella storia del liberalismo settario, ha istituito testò nell'Università 
ili Rnnia una cattedra dì storia delle rcUgiùni La cattedra, che fu 
«ntdata, se non fondata proprio per lui, al professore Batda«isarc Labanca, 
non è che il trionfo del positivismo, in oggi dominante in quasi lutti gli 
Aienei d'Italia. Il Labanca k uno sfratato napoletano, levalo agli oniiri 
di professore di Filosofin morate & Padova da Guido Baccelli: traslocato 
Pisa, nella cui università dopo 1 (ischi ricevuti a Padova fu destinato^ 



JiL 



CnoNACA 

e dove fjassava la vita seoza inraaiìa e seaia lode, o [ter meijiìo dir 
senza allievi. Ui che sUoco chiese ai CopiHOO di cliiaiiiarlù a lloau 
dove avrebbe Tallo stupire il mondo colla vastìU del suo sapere in fa 
di religiose. Il Coppino tu lieto di conieotaflo. Indaroo gli si fece osse 
vare che la inaieria che il I^ltanca volea trattare era molto scabrosa; 
e indarno ancorìi che ^li, uod avendo mai lelio I testi religiosi dell'India, 
della Cina, della Persia, della Grecia e degrtlhrei non aveva competenuj 
!iCìoiUirica in questa ntaierja; l'extraie fn licenziato a ntoniara suU 
Duova catiedra ; e 11 giorno 1 1 aprile a fare la sua prolusione al stnl 
corso svolgendo questo lem»: « La religione per le Lmversilà non A uji[ 
«assioma, Iionsl un proMema. » Dasta il tema di qaenia prima lexiooej 
per argomemare quali inse^amejilì e quali (irìncipii saranno Unditi da] 
questo grande iliiiiore. Se la religione, ossia il culto dovuto a Dio, 
un prolilema, o allora perche non polreltbero essere altresì un problenuj 
l'obbedienza alle leggi, il rispetto alle autorità, l'ossequio al capo 
Stalo, e via dicendo? 

ti. 'loglìamo iia\[' Osservaiore Romano i iiarlìoolari di una belUl 
cerimonia che, il giorno 15 aprile, fu fatta nel Talauo Apostolico del 
Valicano; ove Sua Santità benedisse con solenne rito la nuova Campauj 
delta Falri;trcale Basilica di Santa Maria Maggiore, fusa, per gea«msaj 
munìtìcenifa del Sommo PooteGce, nelle ollìcine del Lucenli, valente roi*| 
ditore romano. 

< In fondo alla Sala Ducale spleodidamenle addobbata si elevava il] 
trono, e di fronte ad esso la inbuna destinata al Coro dei cantori ddUJ 
Capitila Poniillcìa. l^sso i gvAAww del irono erano disposte da aml)edaej 
i lati le bancate pel Capitolo [liberiano e pei personaggi addetti ali 
Corte I\)ntìncia. « Nel bel mezzo della Sala sorgeva un'elegante edicola.] 
sotto la quale era sospesa la Uattijtana. « Disceso il Santo Padre dai mioìJ 
privati appartamenti lino al piano delle prime logge, e recatosi ncirAula] 
dei i>arantciiiì, venne incontralo dairEmo Cardinale di Hobenlohe, .\rd-| 
prete della I^ilrìarcale Basilica Ulx^rìana e da quel (ìapìU^ in abilDj 
corate. Indossali quindi gl'indumenti ponlìncali, Sua Saiititiì, precedulal 
dalla sili] Corie e dalla Croce lupab', ed accompagnata dal Diacono e| 
Suddiacono, vestiti io abito sacerdotale, sedevasi in trono, mentre i Ca(^| 
pellani Cantori modulavano sulle armonie del Palestrina il DMttelto:! 
Tu cs Petrus. Terminato il monello il Santo Padre dava principio atli] 
sacra cerimonia intonando i salmi prescritti dal Ponteficale romai 
Quindi il Sommo Ponieilce, doi>o la benedizioDc del sale e deira< 
e le unzioni dei sacri olii e la ustione dei profumi secondo il nio, con 
piva le altre cerimonie prescritte dal Pontcfìcale romano, durante le quali 
i Cantori Poniitìci eseguivano le Antifone ed i Salmi indicali all'uo 
Cantatosi Analmenie l' Evangelo proprio della solenniti), il Santo Padr 
impartiva agli asianii l'apostolica benedizione.* 



CONTEUPDRANEA 361 

La cerìmoma fu maestosa; e il Saoln Padre beai guarnente atiaul che 
Dicrvenissero l'Arcivescovo di Praga e il Vescovo di Aiaccio. 
7- La S. Omgngarinw dell' Indice, con decreto del 1" aprile condanna 
recenle opuscolo del signor Enrico dcs t\mx già direttore del Journal 
)ìofii^. Eccone il leslo: 



Dbchktuii Feuu V ms I Apjiii.is MDCCGlv^^XXVl. 

.So/ra Congrcgatio Eminenti.'isimoram ae Ufivereìvìismnorum San- 
ate Homfinm EcdcsifU Cardinnhum a SANCTISSTMO DOMINO 
OSTRO LEOyE PAPA XIII Sanciaqiu Sede Aposhlicn Indici 
'rrorunt pravae doetrintte, eorumdemque proscripiìoni, expurgationi, 

pemtissioni in universa Christiana Bepvbiica ifracpositorum et 
beffai orttm, mandnvii et mandnt in Indicem lihrorutn prohibitorum 
ferri quoiì sequUur Opus ex Decreto Fer. I V diei .?/ martii 1686 
tfremae Saerae Congregaiionis S. OffiHi. 

Hekhi des Houx.— Souvenirs <Vun jottmaUste frangais à Rome. — 
■irij., Paul OllendorlT, ódileur, 8 bis. rue de Richelica, 1886. 

Itaifue nenio cuJuseitmqMe pradus et condUtotus praedictum Opus 
mnatiim atque proscripttim, guocumqun lof.o, et guocumque HiomaU, 
Jrt prt posterum edere, ant cdìtum legere vel retinere audeat, sed 
Iseorum O/dinanis aut haeretictie pratnl/itis Inquìsitoribus Hlnd ira- 
ìm teneatur sub poenìs in Ind-ce ìibrorum vetitorum indictis. 

Qhìòhs ss, domino nostro LEONI PAPAE XIII per 

infrascrtpttm S. I. C. n. Secrelis rehUis, SANCTITAS SUA 
Duretum probovit et ^omulgari praecepit. In quorum fidem eie. 

Daium Romae die i aprilis I^SB. 

Fr. Thomas Maria Episc. Sabinen. 
Card. Mabtiseli,! Praerecius. 
Fr. IIienoNYiiiTS I*ius S*t:cneiit. 
Onl. Pnwil. S. Intl. Coiigreg. a S«relÌ8. , 

liooo li! Sigilli. 

Die 1 aprilis ISSC ego infrascriptas Mar}. Cttrsoriun testor 8H- 
ndietum Deeretum a/fizun et piiblicatam fuisse in Urbe. 

Vi.icsKTius Bb;«aglia Mag. Curs. 



362 



CRO.VACA 



H. 

COSE ITALIANE 

i. Otiinilìci giorni dì chìacJiìcrc e dì pellf^coteu! — 2. Il IH 
S'iti àlia>ci*1ii tiei parliti fDalumii - 'A. l'Itimi livori df^llk Ca 
t'ainea bn»^ - 1. Tu inilotiio Inllilo rli niiiaoilnre in car 
6- U prorflpii del Parlnincnift — G. L'apilnironc *l«llornle — | 
tn molo — 8. Mene *ooiali*le e timori di MombuwoljiRenit 
PaifiM e !)r~:iMli«i — IO. Il Coltrgio-coiiTiilo roninno a Zìpoli 
ArcivcfCOTO San Kriioe. M 



1. Da [julmllci gioroi jl irgno d'Italia per longo r per lai 
assJMere all'inaurato spvUacolo ili un nirirido di ctii'acrliiei 
golezzi hlomacanli. La 8l»mpa, 1 circoli polilìci, le con^'reghi 
i rilrovi (lei poliiicanii d'ogni Ta/jone e risma, i propugnale 
e gli avveiilurieri del dtsordiike, hao fallo a chi ne sballavd 
neiriuieulo di nietleré in mala viida il Depreiis, diveoUtP 
ogni contraddizione, l'orco e la befana dei radicaleggia riti, 
ninne della palria e delle isliluzioni. j^cr dne settimane ^ j 
la Cantera si sringlie, il ininisipro si rimpasta ; Depreii.t gii 
zavorra e cliìama altri uomini ad aiutarlo a menare io p( 
Ma l'tiKtomani tulio l'fippnsio: la Camera non si scioglie pii 
è dimissionario: la Corona ha chiamalo il Hohilanl i«r rl( 
novello; un mtnisiern di nfTari; e poco dopo il Robilanl b^ 
s'^ diiYulo volgersi ni Iliauclipri; ma (]ur«i s'^ rifiuialo: s; 
raccattare la croce del |)ntere sia stato invitato il gran pai 
Che! chet Austria e (ìennaina non vogliono per oiun ca 
governo ttn df^i caporioni della garihalderìs; e d'altra pari 
ancora nella memoria gf infelici nuccpssì della stia imperijj 
è moglio rimanga al potere il Depreiis, dandogli per coi 
tera; cosLuì j- uomo da mantenere imbrigliata la canagl 
segno i rarahulti; ce n'è uggì tanto hisogno; ma ÌI Ni( 
da venir meno alla Tede giurata ai Peniarchi. Come far«f 
ebiacL-btere. S'è determinato che fi proroghi la Camera « < 
scioglimento ci sarà tempo da [«nsarci sopra durante le va 
Iti spediscono ordini ai prefetti e soitoprcreiti per preparai 
nuove eWioflì. Quando avverranno? Altri dice in maggio,! 
no in oitobre; in sei mesi chi sa quante c>fse polrani 
disiorrannn governo e paese dal riaprire le urne. A btJC 
t'è il punto nero della questione orientale per quei bcD( 
vogliono mettere l'Europa in fiamme; e non ci fo-ssc 




CO>n'GMI'OflA»RA 



S63 



ilibiaiQO in vista il cliolera... iniaoln a dar peso alle chiacchiere eccoti 

IQ fimeo iocrociato di peiiegoIezH. E ta Triìmnn ailacca il Popolo Ho- 

nano. Zerbi onl suo Fìrmln il Deprulis. It Sttr.Uo gitta Tiioco e fiamme 

nolro la Camera; la Perseveranaa si accende di nobile inde .^nazione, 

^ida contro la slampa sovvertiirice. Per Rimila alla derrata i giuraali 

Firenze son tialiali Tuori coti dire, che ìt Depreiis si è allealo col Va- 

icano, il quale ha promesso che non gli verrà mono il concorso di tulli 

parroci, curali, vicari e capp«llaiii (lolla gerarchia ecclesiasiìca italiana, 

pano però che il Orprntis dia carta liianca ai clericali di disfare l'Italia. 

uti'«uorniità! Calvari' mnsules! 

Sommalo ludo a noi pare che lo stato presente delle cose abhìa molla 
iglianza colla ooorusione babelica. Ecco tutto. 
1 Abhiamo detto che il Dopretis, da che si t dichiaralo di voler 
ire sulla breccia e l'arme in pu^no, ò sialo fuilo bersaglio ad accuse 
i Tarìo genere- Tra queste ta più grave, di essere un operoso ed esperto 
lUore di corruzione politica e morale 1 suoi avvcrsariicce n'èdi tutti 
colori, di destra e di sini^iira, di moderali o di radicali, di pro^rre^sisli 
idi Mcialisii, dal Rudiai al Itaccirinl, dal Oispì al MalTì; tutti costoro 
[ridano in corn: per l'onore d'Italia e per la incolumiiA delle nostre isli- 
tiiioni urttk si pub, non sì dee lollerurc che il Ueprelìs stia ancora al ti- 
Bene d«!lta tmve: se le elozioni si Tarann» liti imperante la fattura Camera 
lOfl sarà che un'acwwzni^lia fii furalnilli, di afTari?*i, uno scandaloso 
lercaio dt compre e di vendite, [tumpie gìii Dejìreiis e viva l'Ilalia! 
foi non fummo mai ammiratori del vecchio di Stradelta, per la sem- 
rof^ione che egli vale tanto sotto il rispetto imliiico, religioso e 
ile quanto valevano i suoi predecessori dui Cavour al Kicnsolì, da 
[vestt al Miiighetti. E per questo diciamo noi che l'accusa Talta al De- 
di corruttore, di despfili, di autorilirio e simili, non è ispirata da 
i dì onestà e di patriot tisnio. mn da aiubì^ione e partigianeria. 
iccurano di corruzione! Ma che il Cavour non creò l' unità italiana a 
di corruzione e di birbonate (bnlosmtejì l^ lui morto non s'è 
uaio su questo tono? Il Doprelis non ha altro torto che di avere 
ilo le pedate ifel maestro. Da uomo avvisato che è, si è accorto che 
governare il paese, quale è diveuiaio per opera delle <>èile e in parte 
la fiatar» slessa dHle istituzioni, bisogna fare di ojj'tìi erl'a fascio, e 
nkre gli uomini pel loro verso. Ora la corruzione in Italia è pressoché 
liversale; e l'nnpsià una «himftra; si- tRcessp altrimpnii è da credere che 
a\rfl'be questo matd e [te;^;,'io. Del resto si guardino bene allo specchio 
tuoi ileirniiorì, e vedranno che il loro volto È macchialo f^rse più di 
clic noi sia quello del loro ;ivvers;irÌo: an^ì r.tcciano l»ene l'esame 
cicD/a t! trov-Tannn che non è dni loro pulpiti che l'Ililia aspella 
"^prrdiche in favore deU'nn&stà. K se eglino snlisMero al pnt4;re, dopo 
rovesciato il Depreiis, siamo sicuri, che non soliamo l'onesi.^ ne 



364 



CRONACA 



sofTrìrebb«, ma la libertà, ma le isiìiu/ionì e qualche altra cosa che 
possiamo nominare, e che Lnliì indovinano. 

3. Kd ora volgiamo T aUcozione ai lavori della CaiDcra. Ltopo ave 
volalo il bilancio di asscslamenio o l'Omnibus llnaniisrio, nvca nel 
ordine del gionto un sacco di Icg^ a discutere ed approvare. Si cotoioc 
il 3 di aprile da quella sul ri conosci mento giuridico delle socìeli 
mutuo soccorso, di cui se n'approvarono gli articoli senza notevoli 
ficazioni ; » venne in seguilo aliti discussione della iena It^^ sui lai 
del Tevere; quindi colla soliu celerilà di tulle le cose che accauttooj 
line, si jia&KÒ a votare, poiohè la lìamera era in numero, otto leggi, 
lulte di UQ Gaio. A questo punto, e si ?ra al U di aprile, ebbero priocjf 
le leggine; tra queste quella pel bonifìcamenio della ciuà di Turino; 
quella per estendere a tulio il regno la legge delle serviiii militari. Qutt 
seconda fu molto dibauitta e vivacemente. Governo però e ComiuiifSic 
si SODO accordali su di un emendamento proposto dal Peruzzi ed 
costretto il Itaccclli a ritirare quelli da lui presentati. 

Ed ecco cinque leggine in una velia che i) giorno 10 sì pr 
alla dÌscHs»nite. In quel giorno sì nolo per la prima volta nella Cu 
un femineiio, non diremo nuovo, ma di trisEo pre&a;;^Ìo pel Governo; 
(.Camera clic in principio dr^llii seduta e alla prìmn votazione, s'era inv 
in numero, non l'era più' alla seciinda. Kra una protesta! ovvero 
cliezza? Poteva hen esserti sfaceln. Questo pretesto o sfacelo, che firl 
voglia, ùuTh per alquanti ii^ioriii. il 1!^ la Camera fu di nuovo in 
Che cosa uvea potuto attrarre in maggior numero ^li onorevoli 
l'aula di Monlecilorio? La domanda a procedere coniro lo Stiar 
inaspcltAtanienle e con .sorpresa di niolti si trovò all'ordine dd 
di cui ora diremo. 

i. Fu qiifisui domanda un colpo Talliio. Io quella tomaia lo Sbart 
tenue un lungo discorso iniercataio di allusioni più o meuo pungetffj 
di insinuazioni piii o meno gravi. Il fìudini che invece del Ut 
presiedeva alla seduta, era costretto a ricoodurlo sull'argomento 
l'oratore divagava spesso per quella Invincibile propensioDC che lo^ 
baro ha avuio sempre » divagare. Lo Sbarbaro cercò di 
r ingerenti che il potere esocuiivo ebbe sempre nel suo processo.^ 
questìoae in cui si Tonno l'attenzione della Camera fu quella che 
in fio di seduta il Parenzo: acc^irduia l'auiorizzazioite s'iniendeJij 
data la cattura ? La domanda nasceva s)K)nlanca, consideralo 
CBltura dello Sbarharn era una condizione sine qua non pcrcbè U 
discii.sso il suo ricorso. Il guardasigilli espresse il parere che la 
mera non poteva far distinzione ed arresto; dopo il suo discorsa 
duta fli rinviata al domani. L'indomani però i voli del De[: 
furono esauditi, e il colpo, all'ultim'ora preparalo contiti lo Stial 
andò a ferire nel vuoto. Difatto do^Kt i discorsi degli ou. Pareiuo, 



Nicotpra e Bonghi si venne alln votazione per dÌTÌ»onc. La pnmn pane 

era cosi conoepiU: < La Camera, prenitimdo allo iltìlle itìtihiaiii/iodi della 

■Apro (Urss ione che per procedere all'arresio dì Sharltaro orc'orra nuova 

PMt'>rìz/.azìone. > — Chi l'iipprova m alzi, dic« il l'reM'lente. — Restano 

seduti solo parecchi di delira e del centro. Alla controprova si aliano 

gli onorevoli Mingheiti, lirpii^'hi, Taiani e altri clni|ue o sei. Onesta prima 

, parte approvala, si pass'j alla seconda, che dice*: < La Camera cotjsente 

I ehe il prwedimento contro Pietro Sbarbaro .«ia approvalo? « £d ^ appro- 

rato aH'iinaniniiiA. Votasi dunque ed approvasi l' intero ordine del gjomo 

K° — enzo e la seduta è sospesa. 
a. S6 non che prima vhe fosse ripresa la scinta, ecco il Dcpretls 
tram Dell'aula. Vi venne accolto dai remori e dagli oh ' oh I della 
Mjiiiera; Dio cosi r»ernieUcrnlo ehe gli anelici di rivoluzioni sìeno \m 
^■K:rali dalle rivoluzioni. Chi potrebbe indovinare che cosa era riserhato 
rtl Cavour se finn fosse, iiraan-Tmenle parlaotfo, mono a lempo? Ceno 
dal modo onde è stato trattato Napoleone 111, e con cui è ora traUato 
il Depretis ben » può argunieulare di guello che .sarebbe toccalo al 
LJttlore principale dell' uoità ilaliana. La rivoluzione vuol gente che la 
^^va e non che la laceppi ; e&sa è come il torrente che sdegna le dighe. 
■ 0"ando gli onorevoli furono al loro posto e a bba ."Stanza tranquilli il 
' Presidente Uudini diaae: « Do la parola al presldenic del Consipi'O. » li 
' il Peprelìs si alza e legge il decreto ficl quale la Corona, sn proposta del 
mmistro dell'interno, udito il consiglio dei minislri e visto l'articolo U 
^^lù Statuto (ondameiiiale del Regno, decreta la proroga delle sessioni 
Bilia Camera alta e della Camera bassa, sino a che con un altro decreto 
'wa sarà provveduto iìh riconvocazione del Parlamento. 

Il Presidente della Camera riprende la parola e dice: « Do alto al- 
, l'on. presidente del Onsiglio della comuni Cif/inn e del decreto di proroga 
della sessione. I^ seduta è sciolta ! » K si cupre. I deputali scendono 
^^ora in frilla nell'einiciclo e le conversazioni si fanno animatisslme. 
^p Brano le ore 4 e venti minuti del pomeriggio del 14 aprile I 
" n. Non occorre osservare clin il |irovvc(Iìinento della proroga ha 
impedito la discussione dei bilanci, e troncato a mezzo quella ad arte 
procrastinala in Senato della legge per gl'ìiiforlunii del lavoro. R miai- 
stero sa|ieva di dover essere Iiaiiuto su questa legge nella Camera alta; 
e tMn ha voluto presentarsi alle urne coq una sconlìita, Era gù sìM- 
fUDza grande la sua debolezza per non desiderare di aumentarla. Resta 
nofìdinieflo dimostrato che egli non ha avuto auiorìtà per spingere i(iiian:;i 
\e famoite let^ sociali che erano parte integrante ihì noto programma 
di Stradella. K colle leggi sociali molte altre leggi sono state seppellite 
ila lui, chi sa se per sempre. 

Il decreto di proroga non •'' bastato a togli<?re iifTicialmente tutte le 
ioceriezze dello sialo presente delle cose. Nelle condizioni attuali la proroga 




36U CilONAlIA 

può ri.solrersÌ o nella chiusura dtAi» segone o oetb scioglimento delli 
Camera. Per quanlo guest' uUima sniu/ìone seml>n la più prntMibilc, pure 
nulli è slato ancora délinitlvameiite dclìlieralo. Una deei^ione su quest/^ 
punto DOQ verrà presa se non quaudo lo penueiierà la salute del pre- 
sidente del Coasiglto, che ora trovasi iDfermo per uoo dei suoi soliti 
attacchi di gotta. 

luanlo nella previsione di uno sctOKlimeulo della Camera, lutti ì 
partili, tutte ìf arobiKÌoai e lulte le cupidigie, e ce ite li3, Dio sa quanie 
hao comincialo ad jgiiarsi e ud agitare. Ognuno si vuol tenere prooit 
pel giorno della battaglia, e non lasciarsi cogliere alla sprovvista. PhmJ 
a dare l'esempio sono Mali i deptunii dell'opix^siiiione presenti a Rnni.i, 
i quali, in una riunione tenuta il 17 aprile, hanno preso i loro accordi 
sopra alcuni punii dei quali sarà Tana causa comune. Fra gli accordi 
presi ci k questo che pel buon successo delle elezioni si debba dividere 
il lavoro fluitonile. 

Se il 8eeoh dì Milano dice il teto, io quel concilialMlo dell'oppo- 
sizione pare si sia stabilito di dare la direzione del Ptemonie a Tntn- 
maso Villa; del Lon>bardo-Vcneio al Cairoli e al Zanatd(!lli ; delle Ro- 
inagne ed Emilia al Baccarini; del Napoletano, al Nicolera; della Sicilia 
al Crìspì ti al Budini; insomma ni coprirci della Pentarchia, lutti aspirami 
a raccogliere l'eredil.^ del Deprelis, che si reputa già mono e .v!p[>ellil0, 
e a melteivi sulle spalle la pesante croce del potere. Né questo è tutta 
Non .siamo ancora alto scioglimento e giA si mettono fuori programmi 
e discorsi. Dei piograniroi il primo eh» si sia [icescniAto è quello dd 
dis.sidenti del Ceolro destro, di coloro cioè che prepararono, inneggiarono 
e aiutarono il tnisformismo, ed ora sou quelli che tirano sassi sui vetri 
del povero vecchio di Stradella. Quanio ai discorsi non si conosce fibora 
che quello che il Nicoiera far.^ a Napoli, a Regorio di Calabria, a Po- 
tenza, a C:ttanzaro, a Chieli, ad Aquila, a Foggia, ad Avellino, a (^m- 
pobasso e a Ij^iievcnin. Potenza di polmoni che dee avere 11 gran barow 
di Salerno, se è capace di far risuonare la sua voce in giro per dodici 
Provincie ! 

Tutto sia a vedere se questi signori faranno i conti senza l'oste; e 
l'aste in questo caso potrebbe essere il cbolera che abbiamo alle porir. 

7. Tra quesii garbugli bi.sngna anche conlaro la Massonerìa che b 
capolino per pescare nel lorhido. Cominciamo dalla romana, la q'jsk tli 
recente, se è da credere ali» Rassegna, nel Ristorante le Venete, in ri* 
Camffo Marzio, tenue, il grande hancheit'j massonico o agape rralenia; 
c'era un centinaio di Trammassoni, che rappresentavarn tulle le logge 
massoniche di Homa. 11 gran Maesiro era assente non si sa per quali 
domcsiicbe cìrco^stanze; ma presiedeva tigrati eommendatore della .Mas- 
soneria italiana, il che non tòlse che « la più schietta cordialìtjk regnasm 
dal phncitno alla line dell'agai» fraierna che si protrasse ad ora lard* 




covTRHrnnANfu 367 

^sera. » Menire i missoni rimani liancheliavnno e cinnf^Bvaoo nul 
loraDle le Verfie, (\xm di Firenze seilevano a desco m i|iiet del- 
ÌAtet Miinn. QueMo haDchello noD fu che il nKi-essario coin[iltimenlo 
if^gello del Congresso massonico di rito simbolico, che si cominciò 
la sede della Loggia CotteorJia di Firen/e. Ctie cosa Abl>ia de- 
ll Coogresso non è più un mistero, per ({uanLo si sia cercato 
«rio naseosln. SÌ sa infalli rhe, oltre all'avere discusso suWtnradrìile 
pericoh itegli Ordini reliifiosi, e sulla alMau/.a dei clericali col governo 
di Uepreiis i capoccia della Massoneria ìniervenuU in qiif^Ua sinagoga 
iMuria proposero ch« si ralTerniasse la dipendenza dfi massoni floren- 
Ibi dal Oraode Ortenie di Roma e si costiiuisse un fascio di tane le 
knt massoniche. E poiché il line supremo della Massoneria è di dcmo- 
At, se potesse, il Crislìanesimn, l'assemWca lenehrosa dftiibfjrh di riac- 
Kiderti pm viva la lolla contro il Clero, nemico della patria e. ddla 
tU«n.1, dappertutto risori^nnie! » Oue-tlo riferisce il Seenìo di Milano; e 
COovicn prestargli fede, perchi^ delle cnse massoniche è or^uo ofQcialo. 
iKanlo pei j^oroali belici corre una circolare proposta colla data di An- 
versa 8.'. 7.'. 8 e li!.'. ;i877 per cj-sare un Papato massonico, che abbia 
«^e, areopago e curia in Roma. Per ci^ fare converrehl» convocare nel* 
l'alnui cilti un Congresso ffrneraìe dei ma.<>uom\ in ati (Uòbano eia- 
bararsi gli statuti di una tate isiUìuìone: pttr la stfssa ragione si 
^«erd a forma del Danaro di San Pietro un Danaro (klla Mnsso- 
HrM, (Ih le scimie! 

8. I^ mene socialiste si manirestauo o^ni di piii balde e amiacì. Ui 
cbe ì padroni delta nova Koma sono in grande {«nsiero. Uue grandi pe- 
ricoli infatti sono imminenti. Io scnp|iio di una guerra europea, e lo scop- 
pio de) socialismo in Italia. Sentano i lettori che co.<;a scrive» .su questo 
pmposilo la Democraeia del ì aprile. « Tulli i giornali conservatori 
mdann: 4rt' firmi/ Dal lepido Fan/w/fa alla decrepita Opiwone, dalla 
PfTsrveranta alla Hus^rgna, un urlo pauroso s'innatza all'unisono: 
Caiilina è alle pone di Roma! • K noia che «l'epilessia mordile mi- 
uccia d'impadronirsi dcll« mollìiiidinì lavoratrici dì tutto il mondo, 
dagl'impiefali ìpì trams di New- York ai minatori di Discare vii le, dai 
^en<ticftnli di Cbarleroi ni manuali di Milano •; ma di(!hiara c\w queste 
^■Dvulsioni popolari «sono inevitabili consegnerue deiringìu.sti7ia. * In- 
i^nto da Uorna ci è ehi ha scritto alla Perset^eranea che « nella Lnm- 
hardia e nei Novarese i Tugi* del Laroro, Il Consnfato Oitrraio di 
Milano ed altri Bodalizii minori mandano appositi cinìssarii nelle cam- 
pagne per diflondere le loro dollriue sovversive. Nell'alto mikinese. pf^r 
etìenipio, dove la coltivazione dei hachi ha iin'imporian/a speciale, la 
pnrola d'ordine, che gli emissari] cercano di far provalere nelle frequenti 
riunioni che ora tengano, ^ questa: nfli tersa. * fjt corrispnndf^n/a spieira 
che t|uesie due parole .signilicauo tutto un piano di guerra. < 'Juando la 




368 CROI 

coltivazione dei tiactii sarà giuau alta terja mula, i cooudini pre^ea- 
iKrarioQ ai proprìetarii le loro pretese minacciandoli, ove non le acceitino, 
ili non fiiii prestare l'opera loro per condurr-e a termiDe quella coltiva- 
Eione, mancando cosi aìrobljligo che hanno T>cr ontratto rortnalc. E pol- 
t-lift le toro pretese saranno ìnacceliabiti, è probabile che accada sppunu 
ciò che sì mÌDaccia. con quaoio danno di lotti è inutile il dire.» 

Ouesto lavorio dell? s^Uc anarctiiclie non è meno attivo ed inenìcace 
ne] Veneto. « Il Costa, dice 1' l'nìM C/ittoiitio, die b slato a Vennia 
durante il processo dei Mantovani, no »nrlr.t, se non ^ già andato, a Pa- 
dova {»er il proce.>uio dei socialisti padovani. Nel Verjeto poi i radicali 
fatino dappertutto causa comune coi BocìnlLsii, e lo slesso, ^ fari dicesif 
nel Bresciano.» Pur cooehìudere: le mene del Sicialismo aci)uisuin 
sempre più foru; e quel che è peggio oon si vede ctii contro questa 
crescente marea voglia e sappia resistere; anzi se si deve prestar fede 
alle noti^ift che ci vengmo da Roma, ei è qualche sintomo singolire di 
pusillauiuittj dm fa paura. 

9. 1 porti di mare furono sempre ì più esposti al iriMe morL» cht 
(li tanto in tanto Ilagetla l'Europa. L'anno scorso fu la volta della I>elU 
i'alermo, oggi lo è di Brindisi, da dove si annunzia il luttuoso avv<ni- 
menio della comparsa del cbolera. Il nwboera egli latente, ovvero dì- 
vamp/i improvviso, rome è accaduto in atire parli? La prp.tur»lnr»e Al 
pfl primo caso; e non ci fosse altra prova basterebbe quella della de- 
stituzione del Sottoprefeiio e del Sindaco; il morbo quindi eaislcva in 
liriitdisi, ma si lenea nascosto, e non si pensò a farlo sapere che quando 
gli attaccali ascesero a 75 e i morti a non sappiamo quanti. 

L'annunzio funesto ha messo i brividi ai Siciliani, i quali subito banw 
richiesto Ir iittarantcne e l'otterranno. I falli di Palem» dell' anno scorso 
non sono arn-ora dinientirati dal Depretìs e dal suo segretario guncnle 
ilorana; sicché è vnce, che dopo avere il Ministro dell' iuierno Hrmato 
il decreto delle quarantene per \e provcnieo/.e da Jtrindisì, lirraerA anche 
quello delle cotiiumacic generati por te isole. In questo caso, la (alla 
cadrebbe al hal/o del Depretis; perchè poste le contumacie generali è 
una necessità rimandare alle calende greche te elezioni. Che è quel che 
desidera. « In tal caso, dice la Trìbima, il suo programma sarebbe; 
Non chiudere la sessione, onde non riaprirla con vota/ioni contrarie; 
ritardare te relazioni dei bilanci e domandare che sieuo approvati senza 
significato pobtico- 

11. Nel cliiuderc questa nostra Cronaca della quindicina, non pos- 
siamo asienerL'i dal irihutare i nastri omaggi a quell'emineole Porponio 
e magnanimo Pastore, che fe il Card Arcivescovo di Napoli Guglielmo 
San Kelice. Qup.st'unmn secondo il cuore di Dìo, e che la Prowideoa 
chiamò a governare la diocesi principe del regno di Napoli, prende sempre 
il più vivo interesse per tuim ciò che può conferire ni bene .spirituale^ 



corrreitPonAKBA 

Ciuate (^ morale della mn dilfttu gre;;i;ia. Gli sta a cmtc. (>riiici{iat- 
eate rwJurarionp cristiana d^lla Rioveniù; * non si lascia mai sfuRpire 
iCisoDe di paleure ti sun grariftp smora per essa. l'À un' ultima pruova 
t è i'afTcsio veramente paierun diraostralo verso ;d;Iì alunni dui Collegio 
tonno, nella occa.>:ìone del trasrerìmenio di qiiesm i>lleKÌo nella ca^a 
9U della Conocchia- t/inaut^iranone del novello collegio, dir«ito da 
ìligiosi esperti nella ddirata e diflìeil arie ilell'ofliicare, fu falla il 1° aprile 
ilio <acvu> illustre Por{inrntQ, rhc soiLO il suo patrncìnìn lin |)osto quel 
im ed uicantevnle sito dixiiinatn ad fìdiirjire la Kii>ventii perchè divenga 
D giorno la ^'loria della iiatria e il vanto della retii;io»e. Terminala la 
Boedizioor; della Casa, Tati» secondo il riU). 1' KminenlissÌRir> Cani. Arci- 
escovo, lìRdendn pmsso l'alLirr; della napiiellfi. agli alunni, alle loro 
iinìglie e a quauii eram couvi-jiuii in quel santo luogo volle manifestare 
In Dna allocuzione il seulimeuto che lraho(^;aYa dal mio nobile animo 
ella solenne cerimonia che s'era cr>mpit)l3. Un »uoto di quel discorso Tu 
aio dalla Ubertà Cattoiicn di Napoli del 3 aprite: e noi non vogliamo 
Mutarne i nostri Icnori, tanto appropriati alle circostanze del luogo e delle 
lenone, tanto commoventi furono ì sensi da L<ii espressi, dei quali non 
ttra mai cancellarsi la memiiria eia impressione in quanti li ascoltarono. 
tAllopchè, miei fi^i (così in sentenza PErao Arcivescovo', poco innaitzj io 
isaliva a questo colle in me^zo all' onda festiva di jnoviinetii e di siitnorì; 
pii dove una volta sorge» l'ostello del dolore e della morte, i riii pianti 
ri i giui risonavano in eco spavcnievoie nella vicina città invasa dal- 
'qiidemia del chnlera, al ravvicina mfinin di tali idee il cuore mi ballava 
Kr lenovjia, e mi sono venute sul lahhro quelle cnmrnovenli parole che 
B^àmo nel XXXII capitolo della Vjmvs\, allorché (Jiacol)tie^ carico di 
unìgiiaedi beni rìpasKiva il Giordano:-- Dio dei padri mìei, ek'lisclam\ 
||awio picciolo innanzi alle mist^itcordie ed alln leali» che lini usato al 
^■rvn. Io passai questo (lume con un bastone solo ed oggi vi riloroo 
^■iM schiere. 

Buu^tì pensieri rìcorsei-o alla mia mente alla >ista degli splendidi 
ocelli che salgono questo colle, donde discendevan cigolando i funebri 
Vri: all'aspetto fedivo di questa gioventii studiosa piena di ardore e 
Ti speranza che inconiro sulla soglia onde la speranza fuggiva, a questa 
rimavera che ci soiride ^In dalle piante, d.ille quali l'una dopo l'altra 
ira? e gialle cadevan le foglie in qnel triste autunno. Si, il mutamento 
I (lue.sia scena mi fa piatii<<-re e rìn>;razi:ire Dio con i sentimenti di 
Naeolif*c. 

•e Allorcli^, cessala la morìa, gli illustri ni ppresen tanti dì questa cillà 

KKKfO a ri ni; radiarmi, io risposi ad essi dì :iver compiuto se tu pi icf mente 

pastorale dovere verso il mio caro po[jolo, e che io inveoe dovevo 

agra/iar loro per Topera dnl risjinamenlo a cui si accìngevano. Rìsa- 

ttwfo pure .Napoli inalerìalmeulA, ma non trascurassero il mighora- 

StrU XUI. poi 11. /lue. 8«1 2i ii "pr-iU l»5ij 





370 



CRONACA 



memo iiiornle del popolo, e specie la educazione della f^oventù ini;idìaU 
da lanli impuri miasmi. 

« H noi die esultammo non appena le chiare e fresche onde del Senno 
volsero fra noi pel commodo e la salubniik dei ciiladini, esuUiamo non 
meno oggi. Tingendo laoli doNÌIì giovanetti, educarsi al sapere, alla vini) 
alla religione soUo la guida di eocelleoli e ooti isiiiutorl. E qui. ilove la 
provvidenza del magistrato di salute ordinò un lazzaretto per arrestare 
i passi ai morbi infetitvi, qui appunto zampilleranDn ie mistiche fontt, 
e cosi, miei cari giovanetti, attìm/eretc con gaudio le lutqnf alle fomti 
dfiì Stivatore. Non bastano Ititi'i materiali vantaggi •^mm c)uest'ac(iua si* 
hitflrc, per cui sì tempera la febbre delle passioni sociali, che furiosamente 
oggi divampa e va seminando stragi e rovine in tante parti del mondo. 

« Avrei mollo a dire, ma l'ora ed il hiogo noi consente, lo i]ui giunsi 
col pensiero di Giacobbe, e di qui mi parto con la benedizione che egli 
lasciò ai suoi figli. Innanzi a me si schierino tanti e tnnti nobili gio* 
vanelii: or io dimando con Giacobbe: qui snnf isti? Che vogliono essi? 
— Son llgli miei, mi risponde Giuseppe: fìtii mei stmi, quos donavit 
mihi Dfus in hoc loco— M io di rimando: avvicinali a me perchè li 
benedica — VA ecco, o glorioso ]s4ituto, o Oiuseppe, che io ho riveduto 
il luo aspetto e di più il Signore mi ha mostralo i ttioì figli. — Io io* 
Èmcio le mani e benedico Efraim e Manasse, scio, scio; Cfln la sinistri 
giovanetti, vi strìngo su questo cuore die sente per voi il palpito del 
Vescovo, ed altiingo la destra sulla popolosa città che un di rimirando 
da i|ucsta altura mi riempiva di ansie e dì timoii — Autjfìmt qui eripuit 
me de cHìictis malis fxnedimt puens ist-s; o Au^etu di Dio, tu che 
mi serbasti incolume fra tanti pericoli, benedici a questi fanciulli.» 

Ed ora anche noi facciamo i nostri voti perchè i magnanimi doW 
derii dell' instane Porporato sì vedano realizzali, ed auguraotkt agli abili 
maestri del Pnntano i pì{i felici success), confidiamo che la Pro^'videnn 
copra delle sue sante ali quel caro nido di giovancui, speranze della pttrii 
e ilelle famiglie. 

III. 

COSE STHANIEHE 

BRLOIO fNof tra a>rritpond*nia) — I. Hwcrhionp cIpUp pani lo ehi» «i iifìit 
il popolo Mg» ~ 2- Grari rfìMniini nwpnulì in vnrir provìnec, notanirainiH 
a Liciti, a Tournni, a riiarltroi e a Swpiii'*, l,mlcu»lp ('nnic;;no ilei mìiii' 
giirri'a r ilft gcnenle V.in Aev S[iiiss''n - 3. IU«iiliatiK>iili di^li .vci i 
sonlini. Urguiit« iM<c«ssi(ji di uii iberno ciisliaiio e forlfi che uppia pivtrjiifv 
nuli ulteriori. 

I gravi avvenimenti, de* quali il Be1(;ioè sialo da un mn.'« in qua 3 
teatro, e te Inquietudini ch'essi h»n destate per l'avvenire, han hsvi^lljis 



CO.NTEMPORAKEA 




il desiderio di arere una relazione fedele e spassionata inlomo alle 
inse, alle circostaiue e agli efTetii rlì tal commozione non meno rejTtMIé 
le inaspettata. In qiiinili mi fo uà dovere di soddisfare, luitoctiè a<»8i 
[evempnte, al vostro desiderio. 

1. Il ooslro piccolo paese si divide in due parli beii dlsjjnie fra toro, 
^ntunqoe unite per religione e per amore di piitria. Dette nove prò- 
ncc che il compon^nnn, quattro, quelle einh (ti Namur, Lle;?i, Hainatil 
. tiUssemhurgo. parlano la lingua vnllona o la francese; (piatirò purlano 
i UtuuB fiamminLia ; la urMia, che è il Itrabaute, è per metà vaUnria, per 
keiit lìaminiuH'a. La pane iiai»uiìni{u del paese consiste iu piiiiiurt-, dove 
gncottra è quasi l'unico provento de^rli atiitanii, ciie delle lor terre 
Meriti tiau fatto il /jiartUno it Europi. L'agricoltore sente di 
esclusivarn''i]le dalla Frnvvideuza; onde, per que-sLo solo fallo, 

religioso e ama la iranquillìtà. Ad eccezione della citla di Irand, 
le hinumorevnlt mauifiiUure di paoni e di telerìe tiauuo aij;;;lomi.'ralo 
bglìaia d'operai, attaccali come tanti siruiueoli alle lor macelline, può 
irsi che iMtia la parte IlanamiDxa del Belgio è pacifica e alTaito immune 
iillo spirilo di sciopero e di sommossa. Anversa, col suo ceteUre porto, 
lalines e ilrugeit col loro commercio di trine e telerie, sono città calio- 
Bbe pef eccellenza, e dove ì giornali sociali-tii, per lo più francesi, non 
nnino che poehi adepti. Favorire l'agricollura, che è, g^insia un celebre 
etto, tuia delle mammelle dello Stato, è 1' imere.sse dei governi, * la cura 
rinapali-ssima del ministero cattolico, il quale ba perfino crealo a tal 
Beito un dipartimento di agricoltura e commercio. 
j La parie vallooa si ditTerenzia, per piti d'un rispclio, dalle quattro 
roriore fiamminghe. Specialmente da un secolo in qua, rindiistria vi 
B preso un prodì^o.«io <;vituppo. Nei bacini della Mense e della Samhra, 
I ricchi ilepnsiti di rarbnn russile e di ferro, le cave di pietra da eostru- 
bkK, di caloe. di marmo, sono fonti di rendite immense. Liefn f^on le 
ÉM fiibbricbe d'armi e cannoni, Mons cil suo carhone, Soigriies con la 
ka pietra da costruzione, Cliarloroi Ropratlutto con le sue miniere di 
IvbOD fossile, le su)t fabbriche di vtitro, le sue fonderie metallurgiche, 
tmn divenuti i centri rinomati dell' industria betj^ica. Ne' .soli dintorni di 
■barleroi si cnnLani^ un ceoiinain di foiiflerìe, ITiO sedi di escavazione di 
lirbOD fossile; e in questo centro ìndusihale, sopra uno spa^tio di pliche 

fhe, trovansj Impiegali meglio ctie fiU.lKKI o[>ei"ai. Non è mia intenzioae 
nule del popolo vallone: il Iteli^io caUi:)lic<> ricorda tuttora con rico- 
psceoza che furono le bande vallone, celebrate dal ljos>uoi nella sua 
hfiooe funebre del Condii che ■'ioiio la guida dei Lalaing, dei d'Arscbot, 
b de Crojr e di altri signori mnteontenti, aiutarono t'ilìppo II e il Tar- 
ine a ristorare l'ordine e la religirtne ne' Paesi Bassi. Non pn.sMO però 
e che lo svolgimento dell'industria atibia afrievolito in quella j>art6 
paese lo spirito religioso. \a comtman/a di lingua con la Francia 





òri CKOKACA 

vi 11» fatto eoo più dì radlìl& peitelrare le idfitt della rivoluzione det 17t^^ 
r industria, piii fiorenle e piii lucrativa dell 'agricoltura, vi ha fotta aflU 
n^n solo gran quantitiì d'operai liamiDin.i^hì ^e notiM ii^q esuere, 
ralmeoie parlando, i piii coimuendevoli iiuelli cbe $i ras^egoioo ad'at 
baodonare la toro provincia}, ma anche parecchi operai francesi e tedescUj 
Jvi natura stessa del lavrtro, cui l'iudustria assoggetta l'operaio 
(duderie, non lascia di esercitare una influenza sfavorevole sugl'ini 
religiosi di lui. Non potendo t forni e le macchine essere spenti semij 
gravi perdile per l'industriale, diventa una specie di necessiti ìl lavorai 
piirziale dolla domenica, e cosi rimane soppressa per un gran oumeroj 
d'operai 1* influenza mnraliziuiirice del cullo. Poiché l'industriale trova dell 
suo inierense il diminuire le mfircedi, e^li divide il lavoro, e djstlnj^uej 
gli o|)erai in lanle categorie, cìaseuira dolte quRli ha la sua parte ar* 
coscrìtta nel lavoro; dunne, fanciulle, ragaz-d nono impiegali ne'livnrrl 
pili facili, e finn dall'eli di dieci anni guadagnano uti tenue salano; liftl 
deve necessari a mcnle tornare a scapito dell'educazione; le fanciulle, giunte! 
una volta all'età di prendei- marito, entrano in famiiilia senz'avere affi 
preso nuli' altro che un mestiere non avente alcun che di comune caai 
Ja direzione d'una casa. Questa popolazione, che passa i tre quarti dcDil 
giornata e della noue soiierra nelle miniere di carhon fossile o in jin^j 
simili^ delle fornaci, pot^ quando r industria prosperava, guadagnare! 
salari considerevoli; ci6 malgrado si è mantentua imprevidenlr, disi-j 
palrice, povera. Nel 187'^, le mercedi giornaliere ragguagliavano a 
od otto franchi; ordinariamente^ esse andav.ino perdute in piac^, i>] 
spese pazze, in gozzoviglie; col borgogna e con Io sciampagna que'pov 
operai inghiottivano in poche ore il loro gujiilagno di scitimani' inim.l 
V'hanno, senja duhhio, non poche eccezioni; le Suore di Santa Marii 
della Provvidenza e Lame altre religiose, che hanno in quelle pravioc 
stahilito floride scuole, pongono o;^'n' impegno ad eccitare nell'aninm 
quella buona gente l'am'iriì dd bvoro, della famiglia, del risparmio. L'i 
diecina di collegi diretti dai Gesuiti o da preti secolari, un gran 
di scuole tenute dai Fratelli della l)fitirin.i cri.-tliauR, esercitano in 
paese una salutevole innuenza. Non ^ quindi raro il caso di rìot 
famiglie ricche, pie e che van debitrici della loro fortuna a un [udre,] 
a un avo stato un tempo semplice o])eraio; case provviste di luU) 
comodi possibili, quautuuqiie annerile dal fumo del cariioue, le quali ^-j 
vono di riceito a famiglie patriarcali e animale da scniim«nti religio 
Gli stranieri, che iraversann quelle cave di carbo/i fossile, rima 
attoniti in vedere ì piii degli o|>erai pieni di rispcito verso il prete, 
osservatori del precello domenicale, e che non scendono nella fossa 
prima essersi muniti del segno distia croce. Con lutto ciò molli cari 
allorcli^ r inilustrin maggiormenie fioriva, lungi dal jionsare all' inde 
e procacciarli |iel giorno nero un risparmio, che loro il rendesse me 



OOATEMPORÀNEA 



373 



appsreccbiavano a se stessi amari disingaDoi e desolante mi- 

ria. Avviene, infatti, un inforiiinio, uno scoppio di gas, uno sciopero; 

«eco che la famiglia si trova senza pane. Immat^malcvi U sorte, che dovea 

loro apprestare un'educazione irreligiosa, quale l'aveva nel 1870 stabilita 

il ministero liberale. 

Alle cause da me poc'anzi additate sono da aggiungere gli ccciu- 
Dienti della cattiva stampa, i concerti, le cas« di giuoco, le bdtolt;, e 
sopralliilto le congreghe dei socialisti. Nelle campagne del paese flam- 
tniiigt), queste inllueD^e sono mf^no sensihili, giacché alle II) della sera 
tulle te bettole si cliìudono. Nel paese valium:^ iuvece, le autorità comunali 
si moslranu \nii indulgenti ; sicché l'operaio, avendo da spendere di più, 
consuma la notte, i giorni interi all'osteria. Ora, quando le mercedi sof- 
{roQO una for/,ala diminuzione, che cosa fa egli? Dà retta ai meslatnrt, 
ebe gì' ine 11 1(^110 U resistenza al principale. Un lirauco d'avvocati si fa 
imtaiizi a perorare contro il capitale; una torma dì socialÌM.i difTomle a 
miuiiaia d'esemplari opuscoli rìvoluxiouarii e^«di£iosi. .-Vll'operuio più non 
^^'ms«goa in un catechismo cattolico, essef ejjli cristiano, crealo per una 
Hna eternamente beala, de^iiinato (piaF;giù al travaglio, al merito, alla 
^prova ; sibbenc gli s' insegna nel mtcchismo dei popolo, esser egli schiavo, 
it suo principale essere un lirannu, lutii gli uomini, essendo eguali, aver 
diritto a eguali godimeciu e alla spartizione della ricclieziEa e dei beni 
della lirra. Ouei poveri ignoranti cedono alla seduzione, si raccolgono 
tasìeroe per poter i^'sistere ali» necessiti del lavoro; una cassa socialista 
lomisce loro del di'nani per qiuilchc giorno; e frattanto il lavoro viene a 
maurari?; il priiicijiale si rovina «perde il frullo dei caplLali impiccali 
oeir industria. IL più delle volte, l'uperaiu deve tìriice cnl sriiiiiiiieilersi. 
L'operaio è egli colpevole? io ben mi guardo da scusarlo iotera mente; 
più colpevoli assai sono spesse volte i principali, che ne.ssuna cun 
s prendono de' suoi ìnlere.ssi religiosi, piii importanti di tulio il resto. 
iudustrìalì, homines novi, giunti io poco tempo al possesso dì 
fortune, gl'ingegneri, eh 'essi prendono al loro servizio, sono il più 
volle uomini senza fede pratica e di costumi liberali. Come sapete, 
lO le province vallone quelle, che forniscono al panilo liberale un eoa* 
'Ugeote poderoso: illainaul e Liegi non dàmio mai ni; senatori nò rap- 
preseoianti cattolici. Il Baudoux, l'operaio venuto dal nulla, le cui fonderie 
iDO siate devastate, incendiate, rovinate, era egli stes.<u), a quanto mi 
eoe assicurato, uno di quei lilierati esagerali, che vogliono revisiono 
della Costituzione, scuole neutre, suUragìo universale. Eppure, gli scioperi, 
i .sacctieiggi, le sommosse sanguinose dovrebbero servire a costóro d'in- 
weutn, e mastrar loro che, sen/a la religione, il pupolo più favorito 
t tieni della terra è un popolo sventurato, che pu6 da un ijionio al- 
l'altro trascorrere agli ultimi eccessi. 

Ma io m'accorgo d'insister forse un po' troppo sulla de&crizioiK delle 



tnesli 



leUe 





374 cnoKACA 

due pani, in che si dhide il popolo belga ; mH^ scendo senz' altro a p«r- 
Ure d(!gU avvcriimi-nti, che han lronc:ita di mtl^ In nnsir.i pacifica .«lorìa. 

3. I recRnli disOTdini di I/tnJra, stali roprc^v'^i dalla polizìa e dal- 
l'esercito inglese, ma sopniiuio la debolezzn, il funfìsiii favorc dim»«inti 
dalla Carniera rraiiccsc dinanzi a>;r insordenti di Dera/evillo, i uiiìtI 
giornali, che commentavano a moiìo loro silTmii avvcnim^^mi e istigavano 
dappertutto la clafi.se operaia alla rìvetidìcazìnfie sociale; lutto ci6 dnvevs 
produrre, iacomimnando dal paese, di Liegi, gli efTetti, di cui siamo stati 
testini'tni, e&sendochè iàn <|aella la parte del paese, in cui l'operaio le^^e 
il maggior numom di giomaìì. I^i prtlizia, n malgrad'i delta sua miglio- 
rala organi/.;.!! ;(iGnfl doveva a tm dato momi-nto trovaiM inijioteole; ts- 
itore, m virtìi delle moderne teoiif, uo-stretta a Ldllerare e incoraggiare 
la liberta di a ssocia ^iotie, gli «ccitainenii alla soiuuio<>sa, e per altra parte 
a reprìmere questa e quelli appena abbian prodotto l'efretlo voluto, i 
condi/iune assurda, ma alla Tine la poliitia Ta di tulio per lirari^rie fuori 
Sembra evidente che il socialismo non avesse orrjanistafo a siifliciean 
tulle le .«ommosM!, che abhiiimn avute nell'ultima quindicina; w tss» 
fossero sco[>piaie ftimiiliancsmcnte, nessuno ardirebbe atr(>rmare che tnssb 
Slato po-<;sihile reprìmerlo. — Fraitanto che la polizia di Liegi vigilava 
il giovedì 18 di marzo un mer^tìng, in quella parie della città che si 
stendi- olire Mense, bande d'operai scriba lavoro, d'anarchici, di mnudli 
assembra va nai in gruppi, e;, nnn trovando rc^^isicnza, fracassavano e .uo- 
ch^gìivano quanto voniva loro alle roani nel ctintro .stes-sn della dtli; 
cosi essi iiiiendftviino di celebrare l'anniversarìo della (Comune di Parigi. 
Fu i[uefla per l'aulorilà una sorpresa, e in pari tempo un avvertimento. 

Il momento era tale da mettere a grave rìschio t'avvenire del Belgio, 
conciossiachè, mediante la npidiU del telegrafo e della stampa, il fuoco 
prtteva comunicarsi a tulli i cenlri d'industria. Al pritm aunun»o della 
sommossa, io mi rammentai die nel 15tìfì [giacché convien risalire l 
quell'epoca per trovare nella nostra storia scene cotanto selva^ di 
saceh^lo e devastazione} la deliolena d'un sol uomo, d'un gran guer- 
riero mise io rìvolunone il paese: il d* Llgmooi, che n<»n aveva fuat tn- 
dieireiggiaio dinanzi agli eserciti francesi, indietreggiò dinanzi a un'orda 
di predoni, che alz^iva il capo allora in Fiandra; e, grazie a questa de- 
botena (che il duca d'Alba non volle perdonargli} imjierversaroao né 
Paesi Ba-isi venl'anni di rivoluKinne e di guerra civile. Queiua volta però 
noi avevamo, la Dio mercè, un ministero forle e vigilarne, un ministro 
della guejra coraggioso e intrepido, un esercito fedele alla causa dell'off 
dine. Appena il mini.slcro ebbe oerlt^zEa che polizia, gendarmeria e guardia 
civica erano state impolenli a mantener l'ordine nella ciuà di Liegi, t 
che nei comuni limitroll erasi fesleggialo l'anniversario delta Comune di 
Parigi, .si tenne pronio ad ogni evento; il governatore della provincia in- 
vocò l'iiitervenio della truppa, e il generale Ponlus, ministro delta guerra» 



Cn.STEJtl-OHAKCA 



375 



vlgi?ft in persona ad assicurare il inanteniraefiio dell' ordine. Da piti parli 
gidOi^eTiino rtntom; la sommossa iwrò uou cedeva, e poicli^ ikuvìi vio- 
Lriiz.1, i snidati Tccer usn delle anni; furnnvi multi Terili, qnalrlie morto, 
e UQ onmcro considerevole di pri^lonierì. l/auituiline vigom.sn de^ti 
uintriali, che nioslravafiw risoluU a] comlialiimento, fe'sospciMlere la re- 
sislr&za ; gli operai rirusavano di lavorare, Io scio[]ern andava altresì 
KLendendosi a lullo il Uicìno carhooìrero e alli; Tiibbriche d'aroii; ma 

Kordiue sembrava assicurato. 
Nel tempo stesso Urussetle assisteva allo spettacoli di numerosi nneffinys 
tcìatisti e di alcune mamfcsiaiioni minacciose; la polixia e la ^eiidar- 
leria disficrscro i dimostranti^ e volta iier volta clic tornavano » formare 
in gruppi, arre^slavann i principali agitatori. Ij bnrgl)e.sia stette per un 
momento io grave apprerusione, il re fu preso da impjietHdine. Tutto, [lerò, 
H ridusse alla rottura dì qualche cristallo: parve che Hnisselle votcs.se 
Mnenl in serbo per la dimostrazione socialisui dfl i:i giugno prossimo. 
^^ L'o movimento ben piò inquietante incominciava a Charleroi. Onivi 
Blglt sciopen sono, più che altrove, Trequenli; raro è che passino due anni 
senza elte l'esercito debba protegfrer l'ordine. Il 2ó di marzo, bande di 
scioperanti circolavano qua e là, costringendo gli operai a cessare dal 
lavoro, ìrromiiÉjndo nelle officine, e minacciando gli «scavatori di tagliare 
le ruoi M non risaliAsern. Sul princìpio, le auinrtlà locali non sì s]>8v«i]- 
larooo: il Koveniatore dell' Hjinanl aveva presi però gli opportuni prov- 
vedimeoli, facendo rinforzare la «narni^oone di Charleroi. 

11 ?6 gli srio|«raniì piombarono sui comuni di lumet e di Lodelinsarl; 
accanto a operai fuorviati, noiavansì non pochi condannali usciti dal luogo 
dì pena e alcuni siranicri tra franci'si e ledescbl. In men che si dìcf, e 
prima che le truppe dì Charleroi avessero il tempo di gitiogere sul lungo, 
le fatdirìche di vetro e \\ capitello l>audeitix furono in preda al saccheggio 
fil al fuoco: il Itoiidobix e la sna ffniiit^lia durarono gran fatica a porsi 
^kp salvo. Si die l'asi^allo ad altre latibriche di vetro e case particolari. 
Fu un'ora terribile: inanimiti dal successo, i predoni erano determinali 
a rif5.ist<.*re all' esercito, «'s.sendo parecchi di essi miuiiti ancora d'armi a 
fuoco. Ma la pre^en» del generale Van der Smissen, che il di '27 iro- 
vavasi sul luogo del pericolo, rassicurò pienamente il paese. A malgrado 
di luuc le notizie sconrofiaolì, a malgrado A\ quei primi dispacci, che 
uinuozìavano falsamente l'incendio di cinque castelli, di tutte le fonderìe, 
la ((ente assennala di Brusselle non ebbe un solo quarto d'ora d' inquie- 
tudine. « Il ministro d«lla guerra, essa diceva, e il generate [iresei.ie a 
Charleroi sono uomini capaci di tener fronte alle circostanze; l'ordine 
iri, senza dubbio, ristabilito. — Non bisogna tirare in aria, — avoa 
il Pontus — ciò rende ridicolo l'uso della forza militare, e scema 
il credito dell' autorità; ni predoni, che fanno la guerra civile, bisogna 
isjjondere con hi guerra. — L' esercito belga è fedele; il tradimento 




tOItlCA 

sembm nel suo seno cosa impossiliile; può la franmiassoneria avere qual- 
che adepto Tra gli udìeiali, il s^icinlismo iiefiimr uno. Olire a ciò, ucssup 
tninisiro della guerra è sialo mai taoio rispfllato, tanto amato, quante 
({DeUn del prexcnie i^atiìnctlo. G un vero soldato. Ottindi ^ clic., fino dalli 
prìnis Kioriijia, rì conobbe far^ì dalla truppa non vaoe dimostrazioni, ni 
un aitaeco sul serio; col massimo sangue freddo, e dopo le iDiimatiml 
d'uso, c.'tsa Tece fuoco; fn uno de'primi Aconiri, a Roux, nove scioperanti 
caddero moni, e un numero as<iaì mai^giorc ne rfmascr Terilì. I [liii fra 
questi ultimi, min apiienn trovatisi in mano dttlle Suore ìnfiaricaie dì 
asRisterli, mnaravansi pentiti: «ninn stati, diwvann, costretti a riliellarsi. 
Solo un yiovme ventenne, die i^nadagu:iv.i 'iOO franchi il mase, affermava 
che sa^eb^e tornato a prender le armi. (Inauro o cinque volte solianto, 
doveliero le truppe tirare sui rivoltosi. 

Lo sciopero, eìò nonostante, anilava estendendosi; meno vinlenlo, egli 
è vero, che a Charlf^rol, ma siwventevole per i! numero. Nei dintorni di 
Hons, nelle miniere carbonifere del Jloriiiage, nei dinlnrni, di Tournai, e 
perfino di Dinaui, il lavoro cessava, e una popolazione di 60,000 operai 
propa^fava la ribellione contro la capitale. Non eraoo, invpm, da temersi 
i medesimi ei-cessi ; ma ì 4vl,000 uomini di truppa. sparpai?liali su laoti 
punti, potevano diventare insudicieoLi a proteggere il paese. Furono dun- 
que ricliiamate soiin le armi le leve del 1881 e del I89'2; il che porta 
la forza dell'esercito a fi5,000 nomini. È corsa voce che la Oermanìa 
volesse intervenire, e che i) suo esercito sarebbe per entrare sul nostro 
territorio; notizia falsa quant'alira mai. Un simile intervento non aveva, 
d'altronde, ragion d'essere, e neppure pretesto. 

Dal 97 di marr^ In qua, grazie alla vigìlarna e ai severi provveda 
mentì presi dalle autorità, snnn rcssnic le violenze a mimo armata; gB 
scioperami snnn a poco a (locn tornati al lavoro; alcune migliaia hanno 
esitato. Tutto, forse, non ft per anco finito; il perimlo, però, è rimosso. 

X Quali sono di queste sommosse i risultamenli? Snpiio assoluto, 
si per i principali, si per gli operai, in complesso, una trentina di questi 
sono caduti vittime: molti dei feriti sono morti, riconciliati e loc^ì ds 
jientimcfllo: parecchie eeiitiniiin di rivoltosi .•iranno condannali dai tri- 
liunal'. Ma l'industria ha .sofferto un danno considerevole^ e del quale si 
risentiranno tanto gli operai quanto i principali. 

Il grande risultamento è sialo di mostrare col fatto l'inlluMiza delle 
teorìe sociahsle, e per ciò 8tes.so di fare aprir gli occhi a molli e molli 
liberali. I giornali hanno fino da principio notaio che l'operaio non ha 
dato addosso ai convonii o alle chiese, sibbene alle proprietà ; che non 
ha sfolla la cieca sua rabbia contro la religione, .litbene contro ì ca- 
pitalisti. I conservatori, e soprattutto il ministero cattolico, hanno, per 
questo solo fatto, immensamente guadagnato nell'opinione pubblica. Ijt 
elezioni d*una metA dei rappresentami !;aranno (v'ha ogni ragione di ere- 



COKTBMPOnAItBA 



STOfeynli al [(a^lil'^) caltolico. l^ provino» in cui esse debbono farsi, 
quuile apjNnil» tìnte la Miiiitiios^a Iia Ìuii)i:rver.salo; cosi a Toiirnai, 
a Cliarleroi, a Soignies potranno i callolici riparlare uq pieno trioiifo. 

C(Mi tulio tift. non c'è da farsi illusione. L'avvenire è fosco, li socia- 
lUsmo, al quale laute sommosse hao ninslraio la sua terribile possanza, 
n a^ia dappertutto e notantemente a' nostri confini. I^a vicinanza della 
repubblica francese è un pericolo permauenle pei- l'ordioe pubbbco. L'eser- 
cito ha potuto coitiprinoero la rivoluzione, perchè ha potuto arrestarne i 
pritDordii: tmitdpiis oOsta, Ma quanto necessario crebbe il potere ap- 
plicare quciia massima di saggezza ad altri principiì. che sono dovunque, 
e anche nd lìekio, la vera causa del [icrlcolo! 11 mettere in innim di 
un fanciullo o d'un pazio armi micidiali o sostanze venelìctie b certo 
una crudeltà; ma non minor crudeltà è il lasciar difTondere fra le mol- 
titudini dottrine sediziose e immorali. Ora, la libertà di stampa e d'as- 
sodazione, favorevole innanzi tutto al male e alla licenza, come ite fa 
Me r esperienza d'un secolo intero, crea fra noi e dapperiuito cerilo or* 
. gaoi di rivoluzione per dieci organi d'ordine. l£ auliche tradizioni» le 
doUrine del buon senso, le verit:^ più evìdi^ntì lian perdalo assai del loro 
credilo; dappertutto si vede scosso il ^rau principio d'autorità, h chi 
soffre m:iggiDfmeoie di un tale stato di cose noD è già t* autorità reli- 
giosa; ma t'auiontà civile, la magistratura, i padrifaraiglia, i principali 
di iranici sono quelli, che ne risentono le più funeste conseguenze. Che 
lui dunque ì) ministero litiga per opporsi ai principii del male? Farà 
quello, eh' è in suo potere di fare: ed è beo poco. Uuando un Ooverao 

C, quando il sovrano d'un grande Stalo ardirà lloalmenle « rassicu- 
i buoni e far tremare 1 malragi » non solamente per via di repressione 
.uo.^^riale, ma per via dì repres.«ioDe morale; quando un grande Stato 
no avri il coraggio di professare la fede in ('olui, che k via, verità 
e che è la salute si delle nazioni come d^V individui; allora il 
I popolo belga entrerà nello sU'sso movimento di riparazione socìtile 
e di pace. Vu^Ua Iddio che non liiccia di mestieri passare pei- una va.sta 
rovina sociale, prima che le monti umane si lascino convincere! 1) gn- 
veraarc consiste nel prev^li^re e provvedere ; e jioirbè non si prevede 
abbaslAnza^ per questo i governi son dcljoli. Kssi rasscj migli ano a co- 
loro, do' quali il Vangelo dice: Claudicatis in utrnmque partem. 

^^USSTA fìfoitfa eorrùpondensa) — I . Gli nflarì estpri — ?. Iji nnova ìffft 
^Kc«l«[ast!ei — 3. Il ministro ilei culti « i Polneckt — i. Altari i-eligioji, e Tatlì 
^^dl pmccmione — 5. Morie di monsifrnorc vad Aw Marwilt. 

1. Il nastro (lOverno noti ri(1iii.'«e dal professarsi sostegno principale 
pBC« in Europa. L' Ituperatoro, al cerio, i> sincero nelle sue assi- 



IV. 





378 



CRONACA 



ciirazìoni paciflclie, «, quanto »'sum coasiglieri, a'oon si possono mei- 
(ere in aperta ei>niraJdi/.ìnnti con lui: ma nel mentre che es» ranno (ti- 
chiaraKìwì pacilche insilino alla Cantera, la slampa, che direnile d'uffìcto 
la loro politica, fa lutto il conirario. Noi assìsiìamo in questo momiiiio 
a un nuovo armeggiare dir' nnstri fiigli ulliciosi. U Koifm'sciii Ztutnng^ 
la ^orddeutsche Atlgemeine Zcitung, e dietro ad esso Uitli i (^ornili 
rettili, putrhiicano un subisso d'ariicoli, che rappre^ntano la FraitcU 
cnmo animata da intenzioni bellicose. A .«entir toro, lo chaupiìtisme 
francese xarehhe alla vigilia di una nuova esplosione al di fuori, e l'eser- 
cito si apparccchierebbe alla guerra, intanto che la ìega ari patrioti 
fomenterebbe una coalizione dei popoli contro la Germania. In una pa- 
rola, quei giornali cercano dì far pnura ai Tede»!hi ; lo die oon ^, cer- 
lamcnie, adatto a ispirar loro quella fiducia nelle proprie fi>n:e, che ^ il 
carattere distintivo delle grandi uazioni. Si va dicendo che cosi filile ma- 
novre mirano a preparare il pubblico a un nuovo numenln delle $pei 
militari; ciò vuol dire che ne" posti governativi si fa ben jmhw asssegna- 
tnento sul vero patriottismo. K quanto a far paura ai Francesi, il pm- 
cedimento non è meno meschino. 11 solo elTetio, che può produm.', si é 
dì scuotere la fiducia delt'Kuropa nelle intenzioni pacilìche e nella forn 
della Germania, e far st che i Francesi Iroviosi, alla lor volta, ofluscaii 
e ini]isi«»i verso di noi. Tutto sommato, le manovre della slampa ntH- 
ctosa sono uno dei mei^zi più meschini e piti malaccorti, che possa ado* 
perare un Governo, il quale rispetta sé stesso. Fino a questo momffll» 
essi non hauno avuto citrise^ueu/e immediate ; ma simili minacce Hp»- 
luiamenie indiriz7^te alla Francia manterranno e aumenteranno m \(i 
l'animosili e ta sete di riscossa contro la Germania. Gli ulUciosi spar- 
gono cosi un seme assai pericoloso per l'avvenire. 

La Norddetit^ehe Aìl;i'rnmne Zeìtung ("■ andata fii\ tutle le furie 
contro il Momtxur de Ihymr per aver questo fatta parola d'una coalh 
zioue nni^Io-francnriissa roniro Germania, Austria e Turchia. Essa lia 
credulo ravvisare un nianei^io dei Gesuiti in un'asserzione, che altri 
giornali avevan messa innanzi prima del Momteiir: ma è incotiirasiaUto 
che le relazioni fra la Germania e In Russia non sono piìi quelle d'aita 
V'>lla. Da qualche giorno, i fogli ulllciosi prendono »d assalire tu Rnsal 
perchè si oppone alle prelensioui del principe di Oulgarìa. adesso sì adV 
nunzia che la Russia rifiuta di partecipare alta dimistrauone udivate 
contro la Grecia, di cui vuol conciliarsi l'amicizia. Da un'altra [uirie, U 
si:impft russa domanda con iusisietiu provvedimenti coercitivi contro iXt* 
deschi delle province l)altiche e <MIa Russia lu f^enerale, e non cessa dal* 
l'eccitare l'opinione puhlilica contro Germania ed Au.siria, le due nemiclM 
d<*l [cinslavismo russo. Oramai non è piti un mistero per chicchessia ctM 
la mtlura della Russia con le [wtonze K^rmaniche è diventata, da wi 
pezu, questione di tempo e dì circostanze, lu questo caso, non è da 



COtn-EMPOR&IVEA 379 

n dubbio che essa cercherà di assicurar» l'appoggio delle altre 
potenze. 

2. Dopo r ultimi) mia corri sponden/a le irallalive per la pacificazione 
religiosa della Prussia sono i-nlrak in una tiunva Tist;; e grazie alln 
rìjplanza, alla tenntiiis ed al garl)o dìjibtaalicu della Santa i^ede uè) 
trtelare gl'interessi più vitali dì queste ctiiese, promeiioiio di riuscire 
I lieto termine. Siccome io aveva arccnaalo od era da preTedersi, la 
Suta Sede non potè accellnie nella loro pninìtiva riMrelle/za le proposte 
dd nofitro Governo. Ixione Xlll era prouto di accondiscendere Ano al- 
ruhimo lìmite pecme^^so dulia co-^cienza, come lo Turono ognora i Pon- 
tefici coi potentati restii nel nudere aWa Chieda i suoi diritti: ma la sua 
coodiftcendenxa non poteva de^t^nerare né in dettolczia né in ìropi'eveg- 
pau. Avrete avuta gii notizia della Noia ', colla quale il Cardinale la- 

'Onliamo ticnt rii ripoitair t\n\ il lato dt-Hji Noia rii'lI'K.mo 4jntifl.ile latco- 
tini, > coi iiIIimJp ri tmim iiurrispiiniJi'iUp o cìw fu ]iahlilÌr:iL'i dill'cprt'i/i'» Om/t- 
Mtote Jiomano e dagli iillri ^ìoriiiili c^illoiìci ib]tai)ì. l leUnri \Ì polrsuno aiiiin'pi'are 

El un esempio ilnlla (iìwri3ÌQne, fnint'ua, vigìt^nz.-) che «i accolgono vs^M ani 



< Jìal PnUiut M Vaticano, i aprile 18SIÌ. 



«KeirDltiaa nota in data ÌQ ild mese kotìo. ii sotioxrìito ùirdrnnlest^rctsrìo 
imitilo In infomialo S. K. Il «ignor liiviitlo nnioriliiinrio e niliiiMro |ilf>ii))>ntcnKiari<i 
4> hunia clw immediabnieate ilofra ctir il proK^Uo di lc!!yi' "ttunio collo noli' 
ttBSkuiim sarclibe necfUflto e ^mimul^io. st inciiricticrt-libero i vcscniì dì noti- 
itwri) goremo pnjS5iaB0 i nomi df^li ecclesiastici clic «mniio chianinti, in <]u3litft 
Mftrrochi, ait r<<en:il;irp il minittcì'o nelle cure nttunlmpnU! vacnnii. Si n^^iniiii'f^ii 
Atte,tVttK K *ia[a «prrnirc. In ]>»(< rRlijrioM fa'vie vtlciuta, Ih nolilicutioiii? (toliY-blif 
■M nleu nll'av^pnirr. 0(k-'<Io moda» procfdfndi n sUito i>ri{tìn)10 iliillii r.m\sì- 
^BKioM.ebc, qumilunniiw l'^iUuvIr )ir«)j[<<t1o con ìr iillìini' moilì Tic M inni, rnnti-n|?r 
^ fliÌ|lkmii>eDl) iss^uivli. di fini ben volriuicrì si riconincr Tiiniiortnimn. liitUTìa 
ìM.A pu& amineltere chr In {kicl' rviinìosn »ia coiiiiilrlaTni^iiti- ragii^iuntn, lincile 
mMana anconi alln? ilispa^iiìntii dilla [irii:(>i)cnl(- Ic^ììkIu/ìoiu-, di-Ilc i[ii:iti noti si 
fc WniHìtt nel prt^^irlto di hf^e. Kd <^ \wr i|ue«tn clii> si rilìpnf I'.iiiIai'ìzx.i/Ìoiìr 
Mi notiùta per le (urrocchii! ailuiilniciiU' incanti conituin- un pasxD iniporcanic, 
• otU'ac-conlo iirogresMvo pivparaj^ il IciTeno aduno pac« rt^lÌRiotn comnJrta. Co» 
tH PaiiiorinMione prTiniiiciilu drllu iioliPica v collw-jiia mi un IrveUo e.ìì« corri* 
tponderrlilie con (inolio «laln d'm'iliiie cmiipli'Io clin la Santa S«Mlft vcilri-lilie con 
IMEere (valìuarsì il pifi presto pn!&ìbitif\ 

I Ha [i<>rt>! loro i calcolici non tcdtrbben) con MHliil«raiione che la Saoui Sede 
RnràuM questa aDtorìiiaziDnc pcrimincntc prìinn che Inro foiuc dato di godere 
Ma poc» relifciosa ilflinilìv^i. Si fa pare ajae^iaiiipiito su conti de raiicini che d^rivunu 
iblb ratara della co^a, e die si U'ovnno espresse fiRk |iniKF'jlnnli dDcuminii dnlb 
Stati Se<lv. 

«Tuttavia sièappmoda diverse pani e spet-iahii^ntE'. per Tullimu lilchiuruiiouft 



CROIfACi 

cobinì io data del 4 aprile h diperidfìrf: la cotioessìoiie pifrmanenie de)- 
VAne^igrpfhclit />d oiiblìgo di iiruseuUire al Uovortiu gli elelli alla curi 
di anime) dalla condiziooe che si sottopongano a revisione completa te 
legpi di magjrio, o alniwio se ne paranlisca !a revisione per un avveoifU 
mollo prossimo- La sua iswnza e Mata accolta in buon senso. Il progOIO 
di legge è già proposto alle «liscussioni del Parlaraenlo. Ud lueraorabile 
discorso del Pnncipe di Bismark iodica in luì la volontà e pel paese U 
couveoienza dì mettere un termino all'inlollerabile napello del KuUur- 
kampf. ],B pacineazione dunque si farà, speriamo, e si farà salvo Vaoon 
e l'interesse essenziale delle due pani. [| gran Cancelliere l'ha espresso 
per la parte sua assai bene, dichiarando che il liovorno» deponendo le 
arni), andava nno a Canossa ma a Roma. 

3. Il mese passato, nel presefiiure le leggi aniipolacche, il ministro del 
culti, signor von Gossler, inge^nossi a giusiìdcarle con accuse perllde da 

di S. EL il priiiciiM: di Etisinnrck, die T sii unte pioi^etto rli l>'?|r^, con le tur ultìtat 
mnlilicniionl, »areÌitM> ilffllcilmimir! uiloliatti dfllla iimpf'inTnnta del ParliinvAto, se ti 
Snnu S^dr non consentisse ari .lutoriitMPe fin <ta om la notilìcn pprouneitl*. 

( II Sanio Padrr, (i«nelniia (ìnlla gravili di questa peama siuinTÌoni-. |»ro|MmUi 
al privernn pniMiano, pej' (lltniuuìif^ da amlwdor le pMì lo dìTicollà, dì coinpb^UK 
il lU'PtfMlff progftilo di Icggt^ cna In revlnoim di disposlitnni anU^rìori, d> rn> noi 
li è parlato in qnel profielto, in modo da poti>r coniare sicuramcitte M>pra na> 
compiala rcj-taumionn disila pace rflijfioai. 

« La ren]ìzuziDDc di qiH'ila pniposta darebliv intiera ^ixIJisfaxioiw- al Santo 
i> sarchbi^ accatta ron gioii) <:ì iìncfn prr parte dei cattolici, che Saa Santità pai 
tln da 01*3 concedere la notlDca pcrmnnento. 

iSp, lulliiTin, nello nttunli cirta«liimi? la complnla ed imm/^ìati Kvuìnne iék 
le^gi di inailo nou potesse essere compluia nei itntjj imlicaii}, »ppciia il sMUKriW 
CJiiilÌn.i]e «o^etarin di Stnm ntrà ricoinlo nfflcialinr'iiti' l'asjir^nrazionp ehr io M 
HTTMiiie tiiollo prossimo si porrò mano a ()u«<U revisione. la Snnta Sedo accordrtl 
imnedlatanwitle la nntìlica prriitin<>nle nel vnso rnmenuio nrlla risposta del 16 
alta lena riupMionc pasti dulia Iff'viìone prussi?)na nella suu Nota del nedeslniii i^lonii 

< ijuanto a i|ursla trrta (|i)p.Miom>, la Sanili Scile inli^n^tc laKÌare il tnmpo lilirr* 
al gotvriio di far \a\en> pre.«»o ìv aiilorìlii diocesane i motivi por l'miduMOna 
persona |iropo«ta, appena fs*o ci'*d#rà h sua nomina definitila qI poitfl, iw 
coD l'onliiie pubblico il causa di un Tatto conosciuto dal gOTimoeda ma 
come grave. 

fll gnreiTio prussliinn riconOM:eiìk In queiti? nltìme proposle ni» pron norrtH 
doirin<^eMnflIe prpmiim diìl Smio l'aiiri- di rajcginnpfln' la p.ic* reli([i«a 
(lei fiiDÌ .«Toni \ipt riinuoifre pU c»i.iculi iii^iresame dei memi che polreld)er4' 
rjurrc nllu dettJi pnce. 

( Il »ttlowrtlto cardinale «K^FLirìn d[ Stalo ha l'onora di aMicurare VoMn 
fnoria dei wnsi della Mia piti aliti consideraiioni;. 

e Firmato Cauoimlr Jacohmi > 
(Nota ^lia SeJj 



CDNTBHPORArtEA 381 

]Cìale conlro il clero delle province polacche, cernirò il Vescovo <li 
ifina, e contro il sifiinor Kra'-iii?, ilircitore della divisione catiolii?» dei 
liistro dei culli, siala .•ioppros.^m nei 1871 sui primnrJi del Ktiflar- 
mpf. Il signor von fiosHter accusò noiantemenle il signor Kraetrig di 
er fallo sparire varii dociimenit riferentósi sd afrnri im|ioriaDii, e la 
i custodia era ad e^so alhtUta. A questo punto, i depiiLiU lìeì centrn 
tiauroiio primiera menie ai miolfiro d'intentare un processo contro il 
jBOT Kraetóig p farlo piiiiim ai termini (IcIIh Ifiis'gp; poi forulntno ampie 
DW che qiKìir onorevoli! fiinzinnario, il qual« fece un t«mpo parte del 
DUO, non aveva giammai mancato a'proprii dovori, e che quando, nel 1871, 
ibandooò la commessaceli amministrazione, il ministem d'allor», con alla 
SU il signor dì Bistnurk, gli manifeslò la sua graiiiudinc o In sua siima 
Irb fedcluV con che aveva adempiuto l'oflìcìo siio. IVea fu quindi al 
gnor (jossler di convenirti, in pubtilica adunanza, che le sue accuse 
Miro il signor Kraelzig niHiicavauo di ogni {bndjmenlo di giiistìiia. 

Lo sle&sn si dica delle sue accuse contro il clero. A sentire il mioi- 
|fcU clero si arrabaiiava dapperlutlo a propagare l'idioma polacco a 
^ào del tedesco. I deputati del centro e i Polacchi gli provano, in 
Rita vece, che il clero favorisce, in quanto le circostanze glioi permet- 
no, la lingua tedesca. Per citare un esempio, a Schweiz, su fÌ,(Klf) cal- 
liici non ve ne sono che ^OO, i quali non .sappiano il polacco: contui- 
kcjò, si predica in tedesco anche nella cliiesa parrocchiale. La statìstica 
lesM prova che il clero cattolico sa conservare in mezzo al suo gregge 
lingua tedesca. Nella provincia di Posen, infatti, si contano IJ?U,(JO(> 
molici, de'quali 870,(HX) sono polacchi e 250,000 tedeschi; nella Prussia 
rimale {diocesi di Culmal su 700,000 cattolici ve ne sono 900,000 tedeschi. 

Il signor vort (dossier moveva sopraliiitto rimprovero a monsig. von der 
lamitz, vescovo di Citlma. di dar opera alla pnlnniwa/ione. Su questo 

centro gli rispose vivameiiie, e lo costrinse a riconoscere il suo torio. 
uomma, il ministro dei culli fu tuli'allro che felice nella sua guerra 
'accuse contro il clero cattolico, Proliabilissimamenle, egli era in buona 
ide, fiiccoiue quegli, che sì appoggiava sulte rclanoni de' suoi subalterni: 
Il che tìtolo si meritano quei fununnarii, che stendono relazioni men- 
IgDere per nuocere a un'intera popobmne, e jier Iscrediiiire vescovi e 
Ktì? Quanto poi alle accuse lanciate contro il signor Kraetzig, esse sono 
Kolglameme inescusabilì. Quindi è che tulli i giornali indipendenti haa 
XKhiuso a una voce, non rimanere al signor von Go^ster alu-o partito 
lie quello di ritirarsi. 

4. Con leuera del 2 di marzo Sua Eminenza il cardinale Ledochowski 
Mgnìlic.iia la sua rinunzia alla sededi iJnesna-Posnauia. Il Capo su- 
Bo della (Chiesa ha ripudilo un lai sacrifizio neces.^rio alla quiete 6 

bene dei diocesnnf. Il Cardinale ringrazia le popolazioni della loro fe- 
Jjà verso la sua persona durante la persecuzione, e le esorla a ricevere 



L^^ 



38^ atoHAu 

con (Itlucin ìl nuovo Pandoro inviato dal Santo Padro e serbarsi a 

parinienie fi^ieJi. 

In rirlii d'un ordine del itrìo gabinetto, m^insig. Dinder, provo«lo » 
Ko«ni|>(sk'rga, è sliiUi rìcoiiosciiitn cnme Arci^Bscovo di (ìneAna-rosnaiiii. 
Con unni 4 pr;)nea monte è staio lotlo, ìniumiiiciaodo dal 1" di gejinan. il 
sequestro già messo sulle rendite occlesìasùche di quella diocesi. Mo»*, 
signor Dinder verri quanto prìni» consacralo, o prenderà allora possttWj 
della Sua Sede. 

CoDliDiiano pur lultavia .snllo aunve forme, io quella diocesi colulft 
tribolala, le per^^ecuEioni. I preti ausiliari, che cercjuo di soddiiifire al 
bisogni religiosi dei fedeli, sono incalzali di vilisni^io in vilagitio salii < 
minjiccc fli processi. Si lasciano «erciiare per qualche giorno il low 
ministero, e poi s'intima loro di sloggiare, se non vogliono essere in 
sili. S])(>r)amo che il novello Arcivescovo sappia rimediare a questa : 
zkme veramrnte intollerabile. 

Le espulsioni dei Polacchi russi proseguono a tuli' andare. A ZaI 
ÌD Slesia, f^ìiO persone, ira cui 38 fanciulli, lian rice^ulo ordine dlabbai^ 
donare U territorio; a Koenigshulie, lo. Un lavorante fornaciaio, 
Spaiek, di FiUcben, si è loltn la vita per la disperazione di vediirsi es[ 
un alln> è morlo di freddo sulla [nibblica via. La pulizia dà b 
ai Polacchi, die. invoce di passare il confine, prendono un'altra st 
per ishiggire all'espuKsioae. 

A Ponen, gli orfanoti-oli municipali sono dirolli da prolestaptt, OMt* 
stante die ire quarti degli nrf^ini profe-ssino il cattoticismo. 

0. Il *29 di manto {aas-ò a mii^lior vita in Pelplin, sua città epìscopsh, 
moDsig. (HovauQi von der Marwilz, Vescovo di Ciilma. Il venerabile 4s* 
funto era nato il $0 aprile I7yó, ed era staio eletto Vescovo ori 1857. 
Dopo aver falle le campagne dal 1813 al IRId siccome volontario bì\- 
t'esercito prussiano, non avev;i abbracciato che piii lardi lo stato «<hh_ 
siastico. I .tuoi ukimi giorni sono siali mntrisiati dalle persncuzinni i 
meuo violente ctie ingiuste, onde rilliistn; prillalo fu vittima da 
del ministro dei culli, e che atTrettarono la fine del santo vegliardi] 



V. 

CANTONE TÌCINO (Noétru MrrisponthnBaJ. 

U 21 marzo 1886 sarà rcffisiraio a caratteri d'oro negli annali delh 
pìccola repubblica ticinese; in quel giorno il popolo, chiamato a pmnuo- 
ciarsi sull'accettazione meno della ìcg^ per la libertà deìh CiùMm 
e relativa ammitùstranone dei beni eeclMiastìei sancita dal nostra 
Gran Consiglio il 28 passato gennaio, eoo voti 1,331 di maggioranza ha 



COn^E«i>OnA.XBA 



383 



U \esR^^ ta quale, oUemiti così la stazione popolare, potrà 
in vigore %nza altre dldicoliik. 
Voi già oonOMele la bont-^ inlrìnseca di questa legge, che ridona alta 
Ihieta ed al cirro la loro \mna libertà d'esercizio tini loro minÌKiero, e 
determina in tondo chiaro ed e.s|tliciio i limiti e te aiirìbunoni delle due 
antorlui, ecclesiastica e civile, assicurando la cuucordia a l'armonia uel- 
Veseraiio delle ris|iettÌYe attrì))u/.ìnni. Se si lieo rampone dei lei]i]iì cIm 
corrono, si puh diro con verità cbc questa è una delle migliori leggi, 
rlie eslKtr)oo in paesi caliolici. Una prova evideole della bniiLà delta me- 
deiima ta h può trovare uell" accanimento inferuale con cui essa fu com- 
baltata dai nostri radicali e dalla uiassoueria ìiviuera ed italiana loro 
alleata, Non furono rUparmiati meot di sorla per stravolgere il senso 
della legge, nnn arti le piìi infami per sorprendere ed ingannare la buona 
lisd« del popatft; lutti i jiregiudizii, possibili «il impossibili, furom evo- 
cati contro la Chiesa, contro la suprema sua autoritA e contro il clero. 
Uaa stampa quoiìdiann la piii impudente e xraertala difTondevasi Tra il 
popolo per ecxitarlo nlla rf-si.st(>ni;:i e per dispurlo alla ril)ellioiié cnolro 
il partilo conservatore. In sulle prime gli em|iìi riuscirono ad ini^annare 
m poebi cittadini, i quali con troppa facilità favorironr) coli» toro llrnia 
la domanda del rrffrendum. Infalii ìn mono di un mese furono racciolte 
ahre a 9 mila lirme, numero cnrlamcnte non pìccolo e che rappresenta 
fiui la mctÀ dei ntliftini ticinesi aventi dirillo di voto; queMa fa- 
dlkà trarata nel racco^iere le firme per il referen'luìn fece conceiijre 
il radicali le più liete s]>eranj!e di potere non solo impediit; ta sanzìoiie 
tila legge, ma ben anclie di poter dare un colpo moriate .ni (joverno 
taiservatore e riallerrare il ptìrdulo potere. Iddio perù Iia sventali i loro 
fCQgetti ed ha salvato il (Cantone Ticino dall' anarchia religioKa e civile. 
Chi per caso si f'tsw trovato nel Cantone Ticino nei pajisali mesi di fetj- 
lirùo e di marto nou avrebbe potuto a meno di fonu^inti un cailivo con- 
eeuo e un giusto timore sull'opinione pubblica fuorviala. Negli alberghi, 
■ri ailTè. nelle bettole, sulle piazze, nelle strade ferrate, era un couiinuo 
dir coolfo, falMiicare, iolert»ieiare a rovescio la saggia legge sancita dal 
Gran Consiglio; di guisa che fa mepaviglia che il buon senso popolare 
ablùa potuto farsi .strada e prevalere. Laonde biso^ìoa proprio conchiu- 
dere che fu Iddio quello che salvò il Ticino da una irrepnraliile mina. 
È beQsl vero che il partito cattolico-conservatore si scosse anch'esso; 
che comprese l'imporlan/a della lotta; la necessità e la bontà della legge, 
e ebe con lodevole slancio affermò ta sua ferma fiducia nel Lìoveroo e 
nel (Iran Ctom^'Iio; ma senza ta lllvina prntrzione. non sarclilie rinsf^ilo 
alla vittoria, percliè gli avversarli erano irnpjio hen prcpaniiic dispnnevaw) 
ili me£2i formidabili e di puLenii alleoLi. Siano adunque rese le ilovnie 
Itrazic alla Ihvinn UonU che ancora una verità ebbe di noi misericordia. 
il jxtjwlo ticinese riconosca piii da Dio ette dagli sforzi degli 




384 CBOSACA COriTEMPORANBA 

uomini la conseguila viuuria lo uiaaifestò apeflamenie »ppt^a ebbe 
tizia ili'ir oll«riulo trionfo. Non solo fé' palese la viva &ua gioia col m 
TesUvo delle campane in quasi tutte le parrocchie del Cantone, cu 
eziandio sollecito, in moltissimi paesi, di raccogliersi Delle chie» a 
tare iooi ili ringrazia mento al Dator di ogtii beoe, dal quale princii 
meaie rlcooo^icevano la olteoula viiioria. 

L' entusiasmi popolare e la soddisfazione di tulli i buoni si scerei 
assai i|uando si seppe pi>sitiva mente quello che i rniticali avevano \* 
paralo, dato il caso che la vittoria fosse stata per loro. Fi;;iir.iit!n, 
avevano organi/zato un pronunciimcnto nei principali centri del 
tnne; avevano desit^ale le bande armale, die dovevano pìoiuttare 
capoluogo, Itellinzona, per olibllgare II Lioverno a ilimeiirr.'u, Gi:i 
desgnatc le |wr.sone clic dovevano costituire un (Jovemo provvi 
quelle che dovean sedere nel tribunale statario, r:he sarebbesi etdio ^ 
la circostanza. Irtsoniina avevano orgauizzaia la rivoluzione, speraù'Ioi 
comiivcn/a e ueiraìiito dei radicali della Svizzera inlema, dai quali al 
ricevuto incoraggiamenti ed as^curazioQi. 

Delle scandalose dimostrazioni eransi preparale a Chiasso, a 
s BelUnzona ed a Uiasca. Ir queste dimostrazioni dovevano 
preti, frati e monache, e penino, inorrÌdì.«co al solo pennarlo, sì 
trascinare sulla scena le venerale immaf^ni del Sommo PAnieficea^ 
l'amalissimo nostro Amministrulorc Apostolico. Db! quanto dohti 
ringraziare la divina Provvidenza che ci ha salvati da laoii mali 
risparmiato il noslro liei fiacsedal cadere nell'anarchìa religiosa e 

Vi dico in verità die il nostro Cantone ha superata una brutta 
e die il Governo nostro non fu per alcuni giorni senza appren^ 
Umore. Fu questa In vero una paterna ammonizione di Uìo, [terch'^ 
a lungo fu protratta l'abolizione dì quelle leggi infami, che lei 
schiava dello Stalo la Immacolata Sposa di Gesù Crìjsto, che è la 
Santa. iSi può dire che da questa lotta iddio volle cavare due 
benencìi a v.inlaggio del popolo ticiocite. Volle cioè assicurarci la Ut 
religiosa colta sanzione popolare della nuova leu'ge •^clesiaslica civile, 
allo stesso tempo ammonire le auioriià «d i capi del parlilo coacervi 
aninch^, abbandonate le rivaliti^ personali e le gelosie di campeoil 
parino a tenersi più streuamfule uniti e concordi, a fine di poter 
promuovere il benessere murale e materiale del popolo, in tutto pr 
col buon esempio. 

Quando la nuova le;2ge san*^ messa In pratica, noi «iiemmo che 
durr.'i i piìi salutari e ImneHci effnii, che farà cadere i più invc 
pregiudìzi! contro della Chiesa e del clero, e finirà col guadagnarsi ili 
Toro degli stes.si avversari!. 



MESI DI MAGGIO 



Annunziamo per comodo di chi amasse pronttame i sef^uenti Uesi 
UsggL9 ultimamente pabblicatì. 

iXDpora. — NaoTo mese di Mnria o il mese di Maggio «oosaorato 
«Ila gloria delU Madre di Dio, recato dal francese in italiano dal 
P.Pasi^mk Campora d. Cd. G. Seconda edizione. Prato, tipografia 
Oiaohetti, Figlio o C, 1885. In 32 di pagg. 227. Prozw U — 40. 

t TAadJbils in Firenze presso Vskì^ Manuelli, in Napoìl presso l' officio 
Kcimk dclU CivUtà Cattolica, ed in Catania, sU' ulHoio d«l gioruale V Amico 
Vtrità. 



hi tqqI piacere a Maria santifichi il mese di Magg^io. — 
yiiiè ariano dedicato al popolo della città. Venezia, tipogr. Knii- 
iiana, 1886. Un voL di pagg. 370 in 16. 
VmIì il preseote quid«ruo a pag. 342. 

l V. E. — Il meso di Maggio consacrato a Maria Santìssiiua, con 
nuove ooQsiderazìoni tratto dalla Manna dotrauiina del P. Si'gneri 
pt C. ÌV. E. In 12. di pag. 367. Seconda edizione. Itoma, tip. Po- 
Ijgtotta delta S.C. di Propaganda fìdu 1880. Si vende in questa 
tipografia e libreria modesìma. » 1. 25. 

Tedi il pret»0i)to quaderno a png. 343. 

ari», — Sermoni sullo virtA e pregi della B. Vergine. Sorto di Fiori 
idatto massime pel mese dì Maggio, del Prof. C. A. Torino coi tipi 
£ Giacinto Marietti, 1886. Un voi. in S, di pagg. 150. » 4. — 
Vandibila ancora praaiìa L. MaDaelIi librato io Firenze. 

ab Paolo. La scuota di Maria nel suo Mese di Maggio pei niì- 
lierì del S. Rosario. Meditazioni cou esempi del P. Paulo Slub 
Barnabita. Torino, tipografìa Giulio Speìrani e Figli Via S. Fran- 
»9m d'Assisi, 11. 1886. In 16 di pag^. 430. > 1. 50. 



Satidl Tlifimar Ai|uiiintis Ducleris Aii^cllrl 
OPUSCIJLA PHILOSOPHICA ET THEOLOGICi 

AD UStm STUWOSAE lUVnNTI^TlS SCLICri RT TOSTA ORDIMltl* RKRLTI, 

yUAE irr scrolk inACTA-iTm, m:.vi: phimcm iucs^ta et macta. 

ACCEULNT Q1:AEST10I«KS UlODLillETALES. 

RttlllD accontili rccos'iitii el noiuiaìll^ <i ii'i^s tinnì bn." el schotra 

aueUa UICHAELeDEHUmS.1. 

iit I* otiti iK' in l.'fii»Br«rii" iir'-j;'""ii"i" Plii'.i! ijiL'ii"? l'rftf*«»c<» 

Tre grossi volumi in grande «lavo : il primo dì jva;^ìnc XXV|-(w5, il 
(li pa^ne 614, il term di pagine WH). — Prezzo U 15- 
DI questa eilixìODe verameatii prvztotiit ]>er U amta&ta, 6 aoQ p<M9 . 

g<evoI« aucora per la forma pstcrìon». demnii» rwpRimjrlio ti'»! uo^tro q< 

J»g. f-i e HegS- il S. Padre Leonn XltT, si ò degnnto di onorare di ar 
co Bravo ifch, Prof. P. De Maria, il qitnlt; con (unto -'•■•" -- ' 
parK, e vi agglua» del stio opportuDt^^lme qiiifltioul r 
egli altri socitoiameQto comnieDdeToli ^bi* profouilii e soda <ì'J 
possono legge** il test» in questi ste«<o quailcnio a pasr '■'S-' 
Tendìliila lu prezzo di L. 15, pruìiso l'cdilorii Snipiorm Lapt i; — .:. 
(Parogia) a presso Luigi Msuuelli Itbnua in Vixtxnn. 



DELLE ELEZIOM POPOLAKI ^ELL\ CHIESA 

DISCUSSIONE STORICA, CANONICA, PAATICA 

l'ntO, lipoijrafia GiachftU. Fifftio e C. 1S7S. Vh ì^-ìlitm'- in 16 lìi pti^. VIII-< 

rrrzxo ridotto, ^r taUt r lUlla. L I. 

si pvo trnnuv vniUhlfg prerr^i j Sigij. tì^rra-tii dtlUt firiliA CalloKoa 

fi on'opom iinportsDtÌ38ini& ai per conoioere la falsiti storica o .. 

de*prÌDCipii. sopra ctit i'iposrito zelo di alcoDi fallaci cattoliri Torreblia 
dare il diritto ti " ^ ~'":oni popolari de'sacn p&stori nella Cliicsa. t ~^ 
IMorgcre le fu- eonsognuuzc, a cai esse inenpfcbbero. 8« no »r| 

rivfiOa fattauf .„..;^ '..:iUà Cailolìoa nel quadcruu lì7d a pag. 70. 



S' 



TL CERTO E L'INCERTO 

LA NATURA. I PRESERVATIVI E I RIMEDI! DEL COI 

TllATlATF-Lhl SCIFNTlIKrt CrU'ni.Alli: 

» del P. PIUNCKSCO SALIS SKEWIS S. I. 

Pnilo, Tip. GiarJititi, Figlio e C. Zf-f^-t. Prezzo ridotte Cent 25. 

6 art Opuftculo di circa flO pagioe In IR, ani quale si svoli^ono pia 

(liutaiiiRntff a con imporl^inli ntfgitinte le ct>ae todenUi ttt'irAppeudlcv 
JalurBli del qnadcrQn8;]2 diilVa rJii'ttfà Cattutica. 

Ri ■'_-' ■•■(ilu e dihK'iiCrndu I« vari« opinioni « la pr»"'-"" ''■""' ' — " 

tradì' lilicatM da iiadirnlisri n da medici ititor&b 

l'AuU- MIMI» nellmnoutu ciò vite *>ì uà Onora «■ '->'' 

tul Mso; indica poi ì piil »i>.<uri modi di pregi?rva7i 
la acfenzA csporiiuontnlc dimostra inafioaci e che mi 
gravissimo (li chi vi rì affida: per nliimo anin 
denti a ciascuno stadio dDlI'iafoztune colerica, air 
conimcudnli dall'aunlisi scientìfica. 

Coai il U'Lturu trovurà in poche pagine vagliato e ravcoltv il uìà 6 H I 
di ciò cb« fu scritto fin qui per la Conoscenza del t<irribi[e tnoroo e dÀI 
di flooiliat torlo. 

Si pmdf air Itfiian etnlraìf .MlaQr. Ci», e pregio i prÌHcipaìi Grrenli tUUt 



fìMlo. Tip- liis'-iielti, Kiidi» i C 



PIO UOKOm. Otmu «W;hm« 



liA 



ilVILTA CATTOLICA 



Btatta popuìua euiu$ Dominui Dati «iW. 
PsAiJi. CXUII, I& 



MNO TBIGESIMOSEITIMO 



SERIE XIII. — VOL. II. — QUADERNO 862 



INDICE DI OCESTO QDADBRPTO 

TlOVtMì ITAIIA E IL VECCHIO rAPA,TO Pag. 385 

Del lillItlTO DELLA CHIESA ALL'lHUliniTA ECCLESIASTICA )» 401 

It TKSOnO, Li. MltLIOTBCA B L'aRCIIIVIO DBI PAPI NEL SECOLO XIV. » 419 

Deu.*K(tnAiQA PERSECTJiioHE cownin 11, criisTUSESiMO. Art. I. Come 
flu à»ì [nucipuì DOD gii \ crislìaaì ^li t!lin;ì, mi] gli ehm ab-, 

Uaao sempre persoguìUli i cristiani > 437 

I DiJiEiim ...» 447 

XIX. Il trafwro e la lacca del Farlo ...» ivi 

XX. Le loriure iIrIUi Taine e l'angelo del soccorso » 451 

XXI. II vocchiii .ivnro e la governante » 455 

Rin<iTA DELLA ST.\MI'A ITALIANA » 465 

L La Kiiuazioue del paese e le ^eiiooi. Nuova Anloloffìa, fase. '2° 

di aprile. » ivi 

Monsignor Donato Vflìuli di S. Vlement*. Vescovo ijiolare 
dì Oro|to : t.<e2ìoni escgciìche e morali soiira il sacro libro di 
GioWie » 472 

Cfl01«ACA COnrEXPORANEA » 475 

1. Cose robane » ivi 

li. COSK ITAMAtTE • 483 

ni. Cose smANtErtE — Spagna. . , , . » 493 

IV. Ingliillerra (Nostra eorn'spondensa ritardata) » 503 



FUnKNZE 

PBsseti LUIGI MA.NUt:LLI. libiui'I 

Vm (tei Hrouoiiaolo, IO 
fniH S. Uiria la Cta^a 

15 maggio im 



LIBRI VENDIBILI 



ALL'AM3UAISTIIAZI0:VE DELU CIVILTÀ CATTOUi 

FIRENZE - 3, Vlo do'Corili — FIRENZE 



Bretolkai Antonio \i. C d. O.)- Opero edite ed inedite p«r Ik prima ra 
riunite e corretie sopra gli origÌDali emendati e preparati dallo al 
Autore. Rouia, coi tipi della CicUtà Cattolica. Diciaasettu volutQi io tt 
L. iO non cotaprese le spese di porto; franco per tutta Italia L. iS 

■^ Opere minori. Volumi due che contengono i srjjucQli opaicoU: Mani 
iotorno alia vita del P. Michele ScitirxTtt — Arte di goder sempre — 
morie intorno ad Eugenio Cusani — Arte di bea governare — 
apiritnali — Vita dì Abulcher Bi-3ciarah — Oiof^rafle di tre alunni di 
patjTKnda — Aniwoniuieiili di Tiouide — Avvisi a dii vuol pigliar 
Romantici /mio italiano — Saggio di alcune voci loscnnc. Roma. co'tl| 
Civiltà Cattolica, i volumi in H grande, di circa òOO pagine cìkìmiuoo. > 6 

BranaoBV Olnieppe td. C. J. C). l primi Papi Re e rnliimo dei Re Lou 
bardi. Roma, coi IjpildelU Cioittà Cattnlica. Un voi. in 9, • 

— Le origini della SovranitA temporale dei Papi. Roma, coi tipi dalla Oit 

Cattolica. Cu voL in 8. (Rimangono poche copie). » 

■^ L'impero dì Babilonia e dì Nini ve, dalle origini fino alla conquista di Or 
descritto secondo i monumealì cuneifuniiì comparali con la Bibbia. Da 
volumi in 8, di pagg- 599.53ft. Prato, tip. Oiaf-hetti, ISai. » 

Oallno P. Oei&ra. Considerazioni e discorsi ramiliarì e morali per ogni ^e 
dell'nono. Prato, per Raairn Guasti, tHHl, .1 voi. ta S- » Di 

Catfirlml P.Pietro. Dell* origine dell'uomo seeondo il trasformismo, 
»cieQ tifi co-filosofico* teologico, t'u voi. in A, di pagg. X-3S0. Prato, lip.1 
chetti, Figlio e Compagni, 1884. (Rimangono poche copiuK » ft 

Outarlone P. Alberto ■■ (d. C. d. 0.;. Vita d..'l P. Fed«r>co M. Toc 
Va vùl. in If). di pu^g. 304. Torino, tip. Q. Speirani, ISSO. % 3 

Oh&Uoner Hoaa. Biooaxclo. Delli vita e gloriosa morto di molti Sacerdoti! 
laici, uucìhì iu odio delta fede cattolica uell' Inghilterra. On voJ. io lii 
pagg. 008. Prato tip. Giachetti. Figlio e C. IB84. » T' 

Comoldi O. M. (d. C. d. Q.). La Filoiìofla scolastica speculativa di 3. Te 
mo^ù d'.\quino. Terxa cditionc italiana accresciuta dall'Autore, Bolo 
tip. Pt;utlQcìa Alnreggianì, ìi)i\}, in H grande, pressa a IODI) pagiae. » ff- 

— Instituliooea Philoaopliicae ad mcntein Saucti Ttiomae Aquinatis Aac 

1. M. Comotdi S. I. in latinum versae ab Ex.mo et Bev.mo Vonetii 
Patriarcha et ab auctorc rcoogaita« et auctae. Bononias, Irp. Pont, 
giani. Va voi, in H, di circa 8l>D p-ngiUL'. » & 

— Alcune orazioni panegiriche e discorsi. Parma, 1875, ToL in ìù, 
pttgg. 172. » 1 

— Della plurnlilA delle fìjrme, secondo 8. Tommaso d'Aqutao — Commootar 

asconda edixioDo rivedo la dall'Auturo. Voi. io S, di pagg. ìiOi. Roaa, tip. : 
fanL , 4 



LA GIOVINH ITALIA 

E IL VECCHIO P»Ar>ATO 



I. 

Al)bÌJimo in Italia, iwste runa di rincontro all'altra, due isti- 
Vi;/)oDÌ sociali: l'nna recente, ma non così che non abbia avuto 
nel c^TSo di tiuasi otto lustri lutto l'agio di svolgersi e d' invigo- 
lirsì^ r altra, antica di Tenti secoli, e che ogni giorno, da chi vi 
ha interesse, si dà per decrepita e moribonda. La prima, già ci 
tf intende, ò l'Italia nuova coi suoi nuovi ordini, foggiati sui 
principii della rivoluzione, coi suoi propositi anticristiani, eoa a 
capo, per autori e sostenitori, ì settarii di una lega iinticrìstiana. 
l'«ltra istituzione è il vecchio Papato, coi suoi irremovibili prin- 
dpii religiosi, morali, politici e scientìfici, attinti dalla dottrina 
di Qesii Cristo. 

Uolti suppongono alla leggiera che un'Italia nuova, an as- 
setto, cioè, in cui fosse conceduto agi' Italiaui di godere i van- 
tlggì provenienti dalla unità dì Stato, e una più larga ma giusti^ 
aisora di franchige, non si potesse ottenere per altra via da 
VUllftì per cui la presente unità e gli ordini presouti sì sono 
ottenuti, e comunque si mantengono. Altri, andando più in là, 
iti lisciano cosi abbagliare dal poco bene acquistato, che non ve- 
lano non curano il cumulo di mali, che Taccompagnano così 
Mll*ordine morale come altresì nel materiale. Non ci fermiamo 
& dimostrare quanto v'abbia di falso e di perverso in cosiffatti 
BBDtimenti. Il fatto sta che l'Italia nuova si è costituita, qiial 
è, Don solo abbattendo i troni, ma combattendo sempre la Chiesa 
di 0e8ù Cristo ed il Papato. 

E si noti che una tale ostilità non ebbe origine dalla que- 
fltioDe sul possesso degli Stati Pontifìcii e di Homa. Chiunque 
ÌB Itali» ha varcato di poco il quarantesimo anno di età, si ram- 

Sfrù Xin.wol II. /are. mi 19. & .Haggio 1886 



LA GIOVrnB ITALIl 



meuta come il partito dominante, fino dal IS'ìS, nel suo trionroj 
momentaneo por tutta I» penisola e durerole nel Piemonte, in 
tendesse ognora, come a parte essenziale del suo programmai 
alla spogliazione della Chiesa, alla persecuzione del clero, alla 
espulsione dei religiosi, allMaceppamento dell'autoritÌL Pontificia 
nel governo spirituale: o come a mano a mano che 8*impadn>> 
nira nel 1869 della Lombardia e di gran parte dello Stato del 
Papa, e nel 1860 del regno delle due Sicilie, non si desse mag 
gior premura di introdurvi i nuovi ordini politici, che di com- 
battere la Chiesa nei suoi ministri, nel culto, nell' istrtiJììom.' e 
nel governo suo intemo. Sì volle insomma un'Italia una, ma 
cosi che fosse scristi ani aliata : né al secondo scopo si lavorò mai 
meno attìvameote che al primo. 

Solo vent'anni dopo gittate le fondamenta deiredifìzio, gli « 
pose il fastigio colla pru^ di Roma e col totale spogliamenb 
del Pontefìce. Le due istituzioni, la nuova Italia e il FbpaU, 
si trovarono così a faccia a faccia nella stessi capitale, ma in uà* 
dizioni troppo dìssomiglianti a vicenda: la prima, rittorioaa, oollt 
forza in pugno, coirimpuuità assicurata, cou tutti i mezzi wMtd 
per ìsTolgersi in pieno rigoglio: il Papato invece, material m«Dfae 
abbattuto, spogliato, senza appoggio e senza speranze da parto 
dei Governi, amici tutti dei suoi spogliatori. 

Sono corsi da quel tempo quindici interi anni, e i^uali sploi- 
dide prove di vitalità e di vigore stagniti a dare il l'apatf», lo 
vedremo poco stante. Quantj alla nuora Italia, sorta colla pre- 
tensione di avversarlo o colla speranza di distruggerlo, se le 
debobjvze e 1 danni del suo primo ventennio si poterono voler 
ricoprire ascrivendoli alle difScoltà dei primordii, superati questi, 
e scorso oramai poco meuo che un altro ventonnio nelle più fa- 
Torovoli condi^ìioni, si poteva ragionevolmente aspettare che U 
nuora istituzione, se non era viziata nelle radici e in tutto il 
suo organismo, ci stesse innanzi in tutto lo splendore, U roba- 
stezxa e la fecondità di una rigogliosa gìoventiV E in quelUb 
vece che vediamo? Egli è un fatto che dovrebbe aprire gli occhi 
a quanti vi sono ancora illusi : non i cattolici no, ma gli stoni 
autori sostenitori della nuora Italia antipapale, divisi in non- 



B IL VECCHIO PiPATO 387 

TÌi partiti, Tanno oggi più che mai concordi nel confeesare 
lo sfacelo sompre crescoute di cotesta loro fiitliira. Il noto Seeoto 
di Milano, per cominciare da ana cÌta;fìone qualunque, arrìrara 
ad sciamare testé': A qual prò fsiansì dislrufli sette (rojii, siasi 
sparso tanto sanytttr depauperata tanta gmt4 in Italia, lo 
v9ggano gV italiani! 



k 



II. 



U SkoIo ha ragiono da vondore, pt^rch*^ donde che bì miri 
la nuova Italia, tì si vedono non che le minacce lontane, ma, 
Domo nello società decrepite, il processo già avanzato della di9- 
6olu:doao, negli stessi ordini suoi costituenti. Ija Riforma^ non 
ha molto ^ io un articolo intitolato Parlamentarismo in rotta, 
predicava apertamente la trista pruova, anzi la disfatta oramai 
Compiuta, dì quel sistema in tutti i paesi, dove lo introdusse la 
lega liberalesca. K mostratane la vergognosa impotenza rA in- 
tossistenza in Francia, in Ispagna, in Austria, in Oeruianìa, 
leOa stessa Inghilterra, conchiudea: Nulla diciatno ddV Italia^ 
percJiè tutti sanno che essa si trova tra tutti i paesi nella 
condizione peggiore. E poco più sotto: Quello che non ha scttsa, 
ì ii parlamentarismo italiano : ed appunto per questo gli effetti 
iella sua malattia sono ancor piit dannosi; perchè qìtella ma- 
tacita non dipende già da eause gravi^ estranee^ che come non 
frano prima, possono cessare, cessandone con esse gli effetti; 
na si è prodotta speciabnente come conseguenza di una na- 
turale decomposizione degli spiriti, per cui si è perduto ogni 
retto senso intillettuale, quando pur non fa difetto la coscienza 
norale. Le quali parole conterrebbero la verità tutta intiera, 
M Ti bì aggiungesse che il parlamontarismo racchiude negli 
itessi prineipii, su cui si fonda, il germe della propria disso- 
luiose; e che la dissoluzione degli spiriti e la perdit;i del senso 
atellottuale e del morale in prò dell* individualismo, ò conse- 



^ir fJitoìo, ìi-ih aprile I88& 
' La Riforma, 2 oprilo I8W. 





38B iJ^ Gionnc itaua 

gneD;:a naturale ed ÌDevìtabile della rÌTiiinzìa ai grandi prineip' 
morali e sociali stabiliti du QviSh Cristo, insegnati dalla Chiesa, 
e voluti sempre escludere dalla vita politica della nuora Italia. 

Perciò la decoinp03ÌKÌono degli spiriti, lamentata pel presdnté.i 
dalla Riforma, non è UQ male duoto, se non in quanto col pro- 
ci-dere del tempo si è esteso largamente intorno: che quanto 
ai corifei della nuoTa istituzione, siccome impUcaron» nella lom 
oi)era la rinnozia alla morale cristiana, così era inoTitabìle 
ìnnestHseroa quella un contagio d'immoralitil, rcranU' alla dì 
1ii7,ione. Ciò conftìssa, senza volerlo, la stessa Riforma \ la 
lamentando che la politica del Depretis sia gitiiita ad involgere 
^1 urCaura sospetta tutta quanta la nostra vita parhunmtaru 
dichiara però che l' immoratìtà fu dote costante dei capi di 
nuova Italia: .Vf la cosa era nuova (cosi la Riforma):... Ti 
ministri da Cavour appunto a Depretis...^ meno rare fceezit 
pensarono che bastasse l'onest-à personale, e che di slrumtnH 
disonesti si potesse indirettatnenie o direttamente servìrsit pel 
trionfo d'una causa cìie ritenevano buoiui. Questa teoria, eke/n 
applicata sin dai primordii del regno, non ha poco coiUribuitò 
aW abbassamento della politica italiana. 

Lo crediamo anche noi. Perocché estendendosi nna cosiffatti 
morale alla maggioranza e alla quasi totalità del Parlamento, 
che sempre spalleggiò qaella politica nei successivi Hinisten, 
quale moralità era da aspettarsi che regnasse nell'aula parili- 
luentare e presedesse alto stabilimento dtti nuovi ordini e deUt 
nuova legislazione? Quale amore sincero di pa^a? Quale pre> 
mura pel suo vero bene? Anzi quale gelosia ancora per il de4Mni 
proveniente al corpo dall' irreprensibilità dei suoi eomponeuti? 
Il vero è che da auni e da lustri sentiamo dagli stessi fugU 
libei-alì deplorarsi la neghittosità dei rappresentanti del popolo, 
che lasciano deserta la Camera, accorrendovi molli di ossi al- 
lora soltanto quando vi sono chiamati a dare qualche voto par- 
ticolare, pagato, da ehi tiene il mestolo, a pre£;!o di favori paUog- 
giati: da anni e da lustri vediamo negli ultimi giorni di eiasonaa 



.V ilei Iti .i;>rìle IHSn. 




trenta 
j obbligano, gravano, 
[Mittun trenta tnilttxii d'IUiliuni: vediamo e Tedemtuu sompre 
T^uanloa rìforìrci la niooinhii, ì) popolo, o &TTorso o 85dQ- 
ito, aon si eiirure del diritto dì eledone, lasciundone l'esercìzio 
■BBO, spintiri pt>r la maggior parte dai capì delle leghe o 
xUistiehe muDirch ielle, a cui si ascrissero pi;r tutt' altri 
Andìmenti: Tediamo unchi* e Tedetnmo sempre sedere nel 
krlascoto Atto l'e^da detr immunità e della protexìoue della 
uuroìtii domandati ìnTann dalla gìustÌ7.ìa por Imputazione 
fankidio, dì truffa, dì altri dt'litti comuni. per5i]o borsaiuoli, 
aad grau numero, da ussorsì potuto diro che la crìmiualitài 
Camera italiana supera la proporzione raggiunta in qua- 
altro corpo onorato del regao. 
T«rgo^e non si Tìdero mai a mille miglia in nessuno 
emi soppressi. Quindi il Secoh area ragiono di scrivere 
Idsao artìcolo sopra citato, che A>.<(shh Parlamento, o meglio 
Mwn goìvrno ha giammai offerto uno spettacolo co^ «oii- 
■fit; e la Riforma: Siamo arrivati a tal grado di sfacelo 
ismo, che il G(n:erno piu) dìspensarH pure dal salvare 
■f,f^.!e}tze. Ma il torto dì quo' due giornali, e degli altri del 
colore, è di ritardare cotesto sfacelo come ud fenomeno 
lare nella storia della nuova Italia, dovuto allo sgoverno 
Dcprtìtìs. Sia pure che lo sraculo sìa giunto ora ad un grado 
i evìdeoi» e dì gravità, che dia a temere una catastrofe : egli 
ft giunto porA con uaturalo svolgimento di visiìi organici, ondo 
Mova ìstituKÌoDe nacque decrepita senza meno, o, fi« cosi si 
le, da una infanzia e adolescenza già per sé morbosa passò, 
ena on perìodo di florida gioventi'i, al disracimento della dc- 
re^tezza. 



IIL 



Colbi docrepitezita le paure dt^lla morte ^ aiVRicciano ad ogni 
ntomo sinistro, e peggio se i sintomi sieno molti e gravi. Ohe 
. eostìtu^iìone giovane e robusta trova in so st«ssa le riprese 




390 



LA CIOVIHS iTiLU 



contro malattie ancho mortali; ma uon così uà org&oistuo cfa« 
sì va sfacendo per intrinseca dissoluzione. Quindi ì timori di nna 
crisi Tunesta per questa giovino Itali», odia sua freschissima etì 
di meno che otto lustri, pochi alla rita di un uomo, im nulla ali» 
durata di un'istituzione che si darà per imperitura. Giova sen- 
tirò quel che ne scrire ['Opinioue, rìferondost allo unovn elettosi 
dei Deputati, indotte come exi>erimentum crucis, alla Toutura « 
di dare all'informo Tultima spinta o di prolungargli il filo di 
vita che ancora gli rimane. Aoi, così l'Opinione, non preoccupa 
sfgnaiamente tV pernierò di chi vinetrà dei partiti o meglh 
delie fazioni, che stanno nelVorbiia costituzionale: tna noi 
punge ramaro dubbio che h eiezioni generali, iinpegnaia in 
quesis contingenze, possano profittare agli avversarti delie no- 
stre istituzioni... Dì fronte alla comune difesa delle istìtu* 
zioni bisognerebbe far tacere gli odii di parte. Si parlerebb» 
egli altrimenti di un assetto sociale che per generale disgrega 
mento dei suoi elementi sia per andarne in isfascio? E pure ai 
medesimi timori e alle medesime inutili esortazioni dedicava il 
Bonghi nylla Permvranza del H aprile un suo articolo, ad- 
ditando iigli elettori il fantisma non vano del socialismo, spai* 
loggiato dalla formidabile lega di associazioni popolari nelle 
quali s' incarna; e ne inferiva il pericolo che correrebbe la si* 
etirez^ta del paoso e ì suoi supremi interessi^ se dalle elezioni 
uscisse una Camera radicale. 

N6 sì dia lungo alla vana sperimita che, qualora fra gli elementi 
ragnnatìcci dell' Opposizione venga al potere quella frazione, ohd 
si professa radicalo bensì ma non anarchica, sia rimosso il p» 
rioolo accennato sia àAÌVOpinione sia dal Bonghi. Perocché ogni 
passo che ora si dia innan^.i ueirapplicazione dei priucipii libe- 
raleschi, primieramente mirerebbe a scuotere le presenti isUlo- 
ssioni; secondamento ci recherebbe più da presso all'attuaziune 
d^H'uHiraH conseguenza logica di quelli, che ò il socialismo « 
Panarchia; e in turxu luogo^ dat^) che, per un miracolo di genio 
politico, fosse attuabile l'assurdo di un assetto, che si consolidi 
per rapplìcazione di principii dissolventi, di siffatti genii V Italift 
Doa ne possiede. Oi<> è sì conosciuto, che la stessa Opposizione, 



E It VEaHlO PAPATO 39t 

mentre rinfaccia al Depretis lo stmAo dellu p(i1)blìca cosa con- 
Bnmatost sotto di lui, noo trora da contrapporre al suo un altro 
nome cbe ispiri la fiducia di una qualsiasi ristorazioue. Sì sono 
Irilw-ttute agramonto dai Sinistri raolt*3 a8ser?,ioni doli' articolo 
dal BoDghi, ma i* rimaata intatta quella che < se il Afiniiìtiro 
fiiiuale non ha forse energia ed autorità bastevole al presente 
\bisoffno. si sa però che un altro ne avref^, ancora menò. > 
!S qaolla della Nazione, che a rendere piil grare il pericolo 
presf^nte contribuisca la mancanza di qtmUhe personalità po- 
fiUicfi intorno a cui poHsa raccogliersi una forte maggioranza 

^Insomma la massoneria italiana che si assanse il compito e 

|l||upt>gDO di guidare l'Italia, da sé trasformata, ai suoi alti 

|RUni, a cjuTÌDta di non arere nei suoi ruoli una mezza serqua 

'é'nomini capar.ì di mautenere il paese netta forma di governo 

che essa gli diede, e di rattencrlo sulla china della scioglimento 

I flocialistìco e anarchico, su cui essa modosima lo oollooò. Clio 

tm essa non ha un uomo solo capace di quegli nfficii meglio 

Doprotìfl, accagionato ora d'arerò condotto il parlamentarismo 

timo sfacelo. Non può negarsi al vecchio di Stradella una 

abilità nel mantenere a sé il proprio posto, al paese nn 

sufficiente di tranquillità, al parlamentarismo l'unità al- 

Beoo strettamente necessaria alla sua esistenza, poniamo che 

«IQftlla anitìi di elementi oramai sciolti fosse tuttih artifloiale e 

nsrcanteggiata. Or bene; il Depretis è l'ultimo uomo rimasto di 

quolU falcione, capace ancora di solo tanto: rigettato luì, non ne 

Tvsta alla massoneria un altro da ripromettersene neppure quel 

poco; e il Bunghi o VOpìnione se ne sgomentano, prevedendo 

il ca» che, crollato l'ordine presente, la nuora Italia scenda dì 

Caduta in caduta a queir estremo di obbrobrio e di miseria, di 

UB ci dà spettacolo la vicina Francia. 

"l 




IT. 



[| dif(>tto di uomini atti al governo h uno dei sintomi più gravi 
decrepitezza di uno SUto, come lo ò per un albero il non 




392 t* CIOVtMf ITALIA 

gettare piiì se noa rami strati e svigoriti, o U non mettere pia 
It&rbe robusto che inrunduuo la vita al tronco e ai rami. On 
Deanchtì oottìsto siiitumo, benché oggi Boltauto sentiamo lamdQ 
tarlo, non è nuovo nell' Italia della rivoluzione, allii miale la copia 
di insigni uomini di Stato era tanto piti indispensabile quanto pii'i 
ella recava nelle sue stesse massime fondamentali il geme della 
propria dissoluzione. L'edifìzio della nnova Italia fu costruito e 
altiraato sul disegno obbligalo delle massime massoniche, sena 
un lampo di gonio, senza che fra i suoi architetti e fabbri af' 
parìssero mai altro che uomini mediocri e al tutto insufficitìoti 
al grande assniito di dare un nuovo assetto ad una nazione. Q 
maggiore luminare fra gli uomini di Stato dell' Italia nuon è 
il Cavour, appetto del qaale tutti gli altri si nominano ixtm 
astri ineomparubilmont« minori: e pure la storia dirà come li 
colui politica si assommasse nel Watto di Nlzsa e Savoia, ptf 
la concessione fattagli dalla Francia massonica ed inleressatli, 
dMnvadere, per vìa più di tradimenti ch<^ di for7,a, lo terre & 
Stati amici. Se fra gli architetti più an^^iani del nooro edifiiio 
non mancarono uomini dotati dì qualche loffegno, essi Io rivol- 
sero tutto alla facile opera di spogliare e incatenare la Cbioa 
inerme; nel rimanente né essi né i loro successori, specie dopo 
il coronamento dell' udifiziu, quando era piil da aspettarsi, sep- 
pero venire a capo di verun memorabile, anzi neppur tollerabile, 
ordinamento in qualunque siasi ramo; nella poli^iìa, nelle fìnaniA, 
neir istruzione, nell'esercito, nella marina, nella politica estea 

Se noi esageriamo, sarà facìl cosa il convincercene con noUi 
più che proferirò i nomi dogli uomiui di SUto italiani, rendatinì 
degni di passare alla memoria della posterità, per avere pro- 
cacciato all'Italia nuova l'ordinamento di alcuno di quei capi 
tutti vitali ; per averle procurato fra le nazioni europee qnal 
grado dì considcnizione, a cui poteva con tatta ragione aspirate 
Quanto a noi, se dovessimo formare cotesto catalogo di nomi e dì 
fatti insigui, non sapremmo donde rifarci per pare incora in ci ari». 

So volgiamo l'occhio alla [wlitica osterà, non ci si presentan» 
alla memoria altri trattati pifl famosi, che l'illusoria ammissione 
dell'Italia come quarto membro nella triplice alleanza uurdi» 



B IL VeCCdlO PAPATO 39S 

ovvero il soleoDe rifluto dato nel Congresso di Serlìoo al Corti, 
chiedente il riconoscimento di;l nuovo Regno; ovvero rincoosulta 
difesa dei profanatori dol cadavere dì Pio IX, pubblicata dal 
Hancini o smentita appuato la ditaane dalla sentonm del Tri- 
lonale: ovvero La tragicomica siwdiztono di Malsana: & in tempi 
più recenti, continuando sempre nel modosimo tf^nore, i donneschi 
inutili maneggi per impedire lo. modiazione dui Santo Padre 
lU* affare delle Caroline; poi U ph\ fortunate ma non meno don- 
ii«6cbe pratiche per impedire l'accettazione del Kelley presso 
b Corte di Vienna; e per nltìmo la fam^tsa rlpntstL soTerta per 
parte dell'Abissinia dal Puzzoliiii. Se in questo novero ci è sfuggito 
gualche atto, per cui si vcdosso la nuova Italia, nel consossu delle 
ioni europeo, gettando sulla bilancia la sua spada o il con- 
sìglio, pesare sulle determinazioni comuni, siamo contentissimi 
Cke altri ce lo rammenti. Ma se non ostante la proverbiale sagacia 
della politica itiliana, non ostiinti i trenta milioni di abitanti che 
lilla rappresenta, noi vediamo 1* Italia trascurata nei convieni 
4elle grandi nazioni, costretta ad introdurvisi non chiamata, e 
ottenervi un posto poco pìi*! rlio onorario solo per gli nlBcii dei 
amici massonici; né runìre a capo, non che d'altro, ma 
pna* dì far ricom^scero la sua lugale esistenza, anzi neppure 
eonchindere un solo trattato commerciale veramente vantag' 
&io5o: dica chi vuole se una tale impotenza politica, in tale sog- 
getto, non ne indica l'ostPoma, fjuantnnquo precoce, dvcrepìtezKa. 
E alle meschinità della politica esterna corrisponde l'inettezza, 
li confusione, lo sfascio degli ordini interni. Nel CLmpo della 
Siusti:ìia e della polizia la storta della nuova Italia non ci pre- 
t& che T esotica istituzione della giuria, con qnel tristo nasci- 
Wto che tutti deplorano, e che si confessa dagli stessi giuristi 
ralì: poi l'abolizione pratica della pena dì morte, non am- 
Deancho dalla odierna Francia repubblicana e radicale: o 
gtl esempli d'incredìbili assolutorìii, che, come l'ultima dei oon- 
bdìni di Mantova, abbandonano gli onesti proprietarìi alla balia 
dei socialisti: e gli scandali dì alti e bassi impiegati della polizia, 
■Diti iu leghe facinorose. Risalendo colla memoria alquanto piil 
•ddietro, il ruolo dì tali vergogne non farebbe che accrescersi, 



394 u eiovirtE itaua 

sdUKa mutare dUspotto: e il tutto si esprime con una parola^ 
nimmeiitando che gli architetti della nuova Italia rhaaou con- 
dotta ad avere fra lo naaioni civili il funesto e obbrohrìoso pri- 
mato del delitto. 

Nel campo della pubblica auiiuinist raziono altri migliori fatti 
non ci si aFTuccìano se non 1* accrescimento del debito pubblico 
fino alla opprimente somma di 12 miliardi col carico d'almeno 
600 milioni d' interessi annui da pagarsi all'estero; e se si to- 
lesse entrare in ragguagli, le ripetute compere e Tendite delle 
ferroTÌe, collo spreco i>gnì volta di parecchie centinaia di milioni 
in prò degli affaristi; e le fantasmagorìe del pareggio; e l'aboli- 
zione illusoria della tassa sul macinato; e i sopra ad 80,000 pnh 
prietarii inesorabilmente espropriati por soddisfare al fisoo; e 
l'un miliardo e me:izo di beni ecclesiastici confiscati col diritto 
della forxa e sparnaz?.ato ; e il 45 per cento dei frutti delle 
Opere pie, sottratto alle miserie del popolo, parte sotto nome di 
tussa, parte sotto tìtolo di retribuzione ai loro amministratori: a 
il 45 per cento delle entrate del popolo estorto per daaio: e per 
ultimo risultaraeuto ìl primato prouuM^iato alta Italia novella 
come nei delitti, così ancora nelle tasse, nei debiti e nella mi- 
seria. Ik) ripetiamo: so questi non sono fatti o 8e la fazione do* 
minante seppe arricchire ìl paese, se crescere T agiatezza, d«b 
dei grossi speculatori ma del popolo, se diminuire gli aggrarii 
esistenti sotto i governi soppressi, se arrestarsi almeno con sarà 
ed efHcaci economie sullo sdniccìulo poi quale sì mise nei pri* 
mordiì, sarti ugevol cosa il citare i nomi e i fatti: ma in realtà 
se fra ì tanti economisti incaricati dall' Italia massonica d^ 
pubblica aminìnistrasione corre una differenza, non è che ([ioiìt 
può correre fra parecchi prestigiatori, che con maggiore o miaOT 
destrezza, con maggiore o minore eloi^uen/A ciarlata aesca, fanao 
sparire il napoleone d'oro dalle tasche degli astanti. 

Che dire dell* ordinamento della pubblica istruzione ? Tutti 
convengono non essersene recato in atto uessuno che meriti tal 
nome, poiché ogni nuovo Ministro crede necessario un nuoTO. 
programma. Nò in ciò si procede per modo di svolgimento, e 
per via di contraddizione: e il solo punto, in che si persista da 



G IL TCCCMIO PAPATO 



3U5 



tutti, è di volere imporre alle menti italiane i metodi e le dot- 
trine tedesche. Qiial prò di; abbia ricavato l' istm/.ìoQd della 
nostra giovdDtùf lo dicono ad ogni occasione i dolorosi Rapporti 
delle stesse Commissioni scolastiche governatile; e sono scritti 
«65i medesimi in lingua e stile cosi barbaro e con tanta povertà 
di criterio, che basterebbero da sé a dichiarare il decadimento 
-delle lettore e dell'insegnamento in Italia. A dir breve, i liberali 
non vennero a capo di dare alla nuova Italia un regolamento 
scolastico, non che tale da proporsi ad esempio, o tale che fosse 
almeuo cosa italiana e adattata al genio iUliano, ma seppur 
tale che si potesse per pochi anni tollerare. Ala in compenso di 
ciò la storia del rinnovamento scolastico potrà raccontare con 
qoantiL pntmura si siano commosse lo catledro a profosdori ostili 
olla Ktìligione, chiamandone eziaudio d' oltremonti, ad insegnare 
itpiù schifoso materialismo; o come nei consigli, iDCarìouti di 
presiedere alla ediicaKÌone della gioventi^ italiana, sì sieuo an- 
norerati inneggiatori dì Satana, autori di scritti pornografici i 
pifL nauseanti, ed altri di simile farina: e come il credito degli 
wituti governativi sia caduto così che un gran numero di dò- 
fatati, senatori e funzionarli liberali ne sottraggono i figliuoli 
per affidarne l'educaìiioue agli scolopii, ai barnabiti o ai gesuiti. 

Xon dìreruo nulla dell'organamento militare, perchè di esso 
lOD si giudica bene so non ai fatti; e, dopo la rotta di Ciistoza, 
l'esercito italiano non ebbe a compiere altra impresa da quella 
in fuori di schiacciare con 70,000 uomini e eoo formidabile ar- 
tiglieria ì 10,000 difensori di lloma papale. Ben sappiamo delia 
marina che duo volto si rinnovò, vendendo le navi quasi appena 

Btruite per ferrarecce; sappiamo che al varo di ogni nave 
italiana si dà maggioro solennità, clie non se ne darebbe da un 
popolo di bambini; ci rammentiamo lo schianto dei cannoni del 
Ihifio avvenuto per l'imperizia di chi ne volle riformata la 
struttura : ed oggi ancora siamo divenuti la favola di tutta 
l'Kuropa che ride alta notizia dei due caunoni da 120 tonnellate 
hbbrìcati dal ICrupp per ordine del Governo italiano, il quale 
non pensò che non v'aveva modo di trasportare poi quei ccdossi 

Italia. Che più? Xon sono ancora finite di costruire le navi 



:m 



LA CIOVinE ITAUA 



giganti, e già si discorre del vantaggio che v'avrebbe a seao- 
biarle con altre minori. Madie cosa valgano e la marina e l'eser- 
dto italiano si vedrfL :igU effetti: per ora le sole giornate a coi 
li guidò la ra?,ione massonica, senza aiuto uè dì stranieri nàdi 
tradimenti, sono denominata da Lissa, Custoza e Novara. 

Ricapitoliamo. Le condizioni della nuova Italia, oontrapposU 
dalla rivoluisione massonica al Papato, si riasso minano noi tratti 
seguenti: all'estero non calcolata nei consigli delle grandi Po- 
ton^e, mirata con diffidenza per le doppie»^ della sua politica, 
non riconosciuta neppure nella sua legale esisteuza, ridotta a 
campare di petttigole/^i da fantesca. Air interno con da una parto 
il primato dei delitti, dall'altra lo sfacelo nelt'amministraziow 
della giustizia: [e tasse, giunte a tale da rendere impossibile il 
migliommento né dell'agricoltura né delle mercedi de* contadini 
che già ai sollevano sotto ia bandiera del socialismo: la nascioiK, 
smunta dai debiti; lo ultimo riprese della finanza, esaurite colli 
vendita recente delle ferrovie: rosencito o la marina, sebbona 
chiusi nel segreto, screditati nondimeno da fatti che ne fan presi- 
gire altri tutt' altro che gloriosi. E ciò che conta più di tutto, li 
stessa fazione dominante, abbandonatasi tutta senza freno nò ver- 
gogna all'afTarismo, cioè allo sfruttamento delle cariche in pn> di 
privati interessi, sgninollatii in fazioni irreconciliabili, inoapaw 
perciò di mettere più insieme un governo e un corpo logìslativu, 
che secondo i prÌDcipii parlamentari regga le pubblichi^ sorti: 
sfacelo insomma dell'ordine presente ed imminente caduta 
lo sdnicciolo che mena all'anarchia, poiché il Depretis è Tal 
uomo che l' Italia nuova potesse produrre, capace di tenero > 
galla questa barca sdrucita. 

Che tale sia l'immagine viva delle soeietii decrepite, Io od* 
gherii soltanto chi ignora tutto insieme e la storia e i principii 
della filosofìa politica. £ In tali condizioni la giovine Italia cutn* 
parisce oggi, dopo meno dì quarant'aoni di vita e dopo vent'anoi 
di pace, di rincontro al vecchio Papato. &Ia a quale contrasto di 
Titalità, di vigore, di decorosa e splendida operosità, nMi sì trova 
ella esposta in quel paragone! 



e IL vEcano papato 



397 



V. 



Potremmo rammentare qui le dimostrazìoui d'i rirereoza e di 
BTozione che Pio IX riscosse dal mondo cattolico allora più che 
lai, quando la giorine Italia compiè Topera sacrilega: onde il 
icario di Cristo, appigliato d'ogni diiminio in lorra, fu costretto 

costituirsi prigionieru in Vaticano. Pur nondimeno la inasso- 
BTÌa imbaldan^fita dal suo trionfo poteva consolarsi di quelle 
imostrazioQÌ avverse all'opera sua, confidando che il tempo 
riebbe fiaccata la costanza dei Pontefici prìgioaieri, e il tavorio 
mcorde della setta mondiale avrebbe stremata rautoritii loro 
resso i popoli ed ì Governi. Essa non prevedeva quale serie 
^umilianti disingaoni le preparasse il divino Istitutore e So- 
lenitore del Papato. Per cominciare, sceso nella tomba Pio IX, 
teatro la nuova Italia finiva di mostrarsi al tutto sfornita di 
omini veramente politici, ella vide sorgere sulla cattedra di 
in Pietro un Pontefìc*,', che, ancora umanamente, sarà ricordato 
"a i politici più segnalati del nostro secolo. Lo riconobbero gli 
tessi likirali italiani fino dai primordii del suo Pontificato, e 
iDStrò di rìconoscoritt a piii riprose il gnindu politico dolTIm- 
ero germanico: buon giudice egli in cosiffatta partita, come i 
ofitrt libei'&ti sono testiuionii non sospetti quando lodano un 
'onteflce. E questo è il primo termine di parsone, fra le con- 
istoni delta giovine Italia decrepita e quelle del vecchio Papato, 
smpre del pari vigoroso. Con tale differenza negli uomini, già 
'intende qual differenza debba scorgersi fra le due istituzioni 
er rispetto sia all'operosità, sia alla considerazione, che esse 
orruino godere anche per soli riguardi umani, in faccia al 
tondo civile. 

S« non che sarebbe un avvilire di troppo la grande politica 
'un Pontefice, so ne restringessimo alla stregua comune il con- 
stto e la dignità- Il grande politico qui è tutto insieme il Pastore 

il Maestro universale, incaricato dall'Uomo Dio di reggere i 
Dpoli cristiani, di difenderne gì' interessi spirituali, di predicare 

teorìe non solamente morati ma sociali di Gesù Cristo, nel 




398 LA. CIOTIKE IT&Ui. 

quale solo possono trovar salute come gl'mdiriiJai, cos\ le »■ 
cietà. Io un personaggio tale la sapienza delle deliberaziooì, la 
giustezza teorica e pratica delle massime, la sagacia dei cno- 
pensì, rirremoTibilità dello resistenze, rivestono un carattere di 
grandiosità, dinanzi a cui spariscono non eho i maneggi dei pia 
abili ministri, ma le imprese dei più grandi sovrani. E talee 
il carattere degli Atti meraornljili, che, succedeudusi con serie 
non interrotta, tennero l'attenzione del mondo volta con riTe* 
reasa e stupore al gran prigioniero del Vaticano. 

Mentre la nuova Ltalia. trascinata noi gran vortice della ri* 
voluziono, veniva avvicinandosi al baratro soeialistìoo, sul cui 
margine oramai si trova; Papa Leone XUl, nell'anno primo del 
suo Pontificato, alzava la voce autorevole, ammonendo e popoli « 
Sovrani & premunirsi, ritornando alle massime sociali cristiaoe. 
contro le lusinghe e contro le minacce del socialismo giii im- 
minente. E le riconoscenti espressioni della Germania protestante 
e della Russia scismatica, a riguardo dell'Enciclica Quod Apo- 
stolici muneris, sognarono il primo splendido trionfo del Pont*' 
fico della polìtica cristiana. Gli altri non tardarono a seguirà 

Mentre la nuota Italia con uno scompìglio dì metodi assurdi 
8*«0tìnaTa di rifondere le teste italiano sopra stampi ledoficlù, 
Leone XLU, colla sua sempre memorabile Enciclica Aeterni Pa- 
tris, proponeva ai cattolici di tutte le nazioni, come maestro nel 
pensare, il sole dulia fìlusuna italiana e cattolica, san Tommaw 
d'Aquino; quindi apriva con esempio inaudito gli Archivi! Va* 
ticanì allo studio lìboro dei dotti, promoveva gli studìi storici, 
incoraggiava quelli delle scienze naturali, onorava e sussidian 
nelle sue ristrettezze ì dotti, fondava scuole. Gli applausi eoo 
che furono ricevuti in tutta Europa quei primi atti, e gli alta 
appresso in Italia e in Korna, fecero sentire come il Papato coo- 
serri inalienabilmente quel patronato della scienza, a cui le 
società cristiane vanno debitrici della loro superiorità iuteUet- 
tuale sopra tutte le altro nazioni. 

Intanto la massoneria, insignoritasi oramai in ogni luogo della 
pubblica 0060^ proseguiva in tutti gli Stati civili la sua guerra a 
morte contro il cristianosinm, e in Italia e in Roma segnata- 



K IL TECCntO PAPATO 



m 



mente raffermava lo sne usurpazioni ; q T invitto Pontufice fii[- 
minaTft liberamente La masstiiieria nella sua gloriosa Encìclica 
Hutnattum ffenus, & ad ogni occasione protestava altamente, 
dalla 9Qa carcere, respingendo ogni lasioga di codarde cessioni 
e ridomandando i diritti della Santa Sede. Quanto pagherebbe 
l'Italia liberalesca, non riconoscinta dalle potente se non come 
tin fatto senui diritU), perche tac>t>S8e quolta voce- che rimette 
sempre in campo la trepida questione romana! Essa sente che 
il Papato TÌve, uè vive soltanto, ma, mootre essa disviene, egli 
(quando meno s'aspetta, toma a rinnovare i fasti delle me età 
più gloriose. 
Chi s'aspettava piìl nel secolo nostro di vedere l'esempio di 
arbitrato pontificio fra due potenze in litigio? E di vederlo 
roprato da una potenza protestante? E dai protestanti giudi- 
irsl ragionevolissimo, attesa la di|;nità di Pontofic« e di Sovrano, 
uon dire dalle qualità perstìuati? Quanto non si pavoneggiò 
nnova Italia tuttora lattante, per 1* arbitrato circa all'ala- 
deferito non al suo (Governo, ma ad un giureconsulto 
liaDO? Ora, già adulta h insediata in Koma, le dovette sapere 
"igro che il messo, inviato a chiedere nn mediatore, si volgesse 
_il Vaticano anziché a Montecitorio. Ma che farci? Supposta la 
hita presunzione di floRrycare nella stossa sua Sode il Papato, 
nuovo lampo, che questi desse della sua maestà, doveva 
lominare le vergogno della sua avversaria umiliata. E i lampi 
succedettero senza posa. Mentre la diplomazìa italiana si sor- 
ìti le ripulse che più sopra ricordammo, Papa Leone XIII 
jlieva l'Inghilterra, desiderosa di riannodare colla Santa Sede 
relazioni interrotte da tre secoli; spianava le differenze man- 
Itaata per pia lustri colla Svizzera; ristabiliva la nunziatura 
_4t] Belgio; apriva rebizioni ufficiati colla Cina: e dava princìpio 
i]iielle trattative che doveano condurre, non a Canos.sa ma a 
la, il Cancelliere di ferro, il maggiore dei politici viventi, 
indurlo a ridonare ai cattolici di Germania una pace ormai 
jjsperata. 

Non 6 scopo del nostro articolo di rappresentare in tutta la sua 
ideista la maestusa figura dì Papa Leone XIII, nò di esporre 



iJb 



4(10 



LA GIOVILE ITALIA E IL VECCHIO PAPATO 



tutte le splendido mostre di ìodefettibìld vigore che sotto Lai' 
per Lui ha dato e dà al cospotto del mondo il Papato. L'abboz 
che no abbiamo t ratti i^giatu, <) piil ch<; bastfjrote all'intento no- 
stro. Noi ci eravitmo sempIiiM^meute proposto di presentare riuniti 
entro una sola coruìfìe due fritti, l'uno confessato dui suoi stessi 
autori, r altro evidente a chiunque ha gli oixhi iu fronte: il primo 
è lo .sfacelo della nuova Italia antipapale, l'altro la gloriosa vi- 
talitilt di quella divina istitu?,iene che è il Papato. Questo doppio 
spettacolo varrà forse a disingannare grillusi di nionU; sincera, 
certo infonderà nuovo contagio noi cattolici, fedeli senKa re' 
strizione al Vicario di Gesù Cristo. Se la fa-zione dominante nu- 
trisse vero autor di patria, se di questa ^meno le calesse piA che 
della satanica sua avversione a Cristo e alla sua Chiesa, quel 
doppio fatto, a lei troppo ben noto, l'avrebbe già indotta a rian- 
dare la via mal battuta, e lavorare al ristoramcnto di un'Italia 
unita, ma sui principi! delta morate eterna ed evangelica. Ma la 
maftsoneria, padrona oggi delle sorti d'Italia, la getterà prima in 
braccio agli orrori estremi del nichilismo, che lasciarla ritornar*' 
a Cristo. Si manterrà essa nel reo proposito? Speriamo che no. 
Ad ogni modo una cosa è posta ora fuor di dubbio: che il Papato 
non ha nò bisogno né paura della nuova Italia, e che la -vera 
Italia non ha altra spei'nu/,a di salute che nel Papato. 



lEL DIRITTO DELLA CHIESA 

Ahl/iailUNITÀ ECCLESIASTICA 



!!or nooie d'iminuniU ecclesiastica vien sigoificata Teseozione 
dc'MÌDÌstri e delle cose sacre dalla potesU laicale. CutesU esen- 
iKoe è strettamente connessa colla libertà della Chiesa, non pò- 
ttndosi dire libera una società, quando i suoi officiali e le sue 
a{ipartenonze soii sog^utte ad estrimeo poterò. Launde il Libe- 
Utismo. che vuole schiava la Chiesa, si sforza dappertutto di 
distniggero' ogni otuLira d'iminuQÌt:\ ecclusia^tìca, iiaitiindo l'em- 
[ND Apostata Giuliano, il quale, si tosto come fa giunto air Im- 
pero, riToc^t tutti ì pririlegi, di cui godeva la Chiesa sotto ì 
precedenti Imperatori cristiani. 

Tre specie d'itumunìtiv sogliono noverarsi: La personale, che 
ritarda la persomi stessa de'cleriei; la locale, che riguardai 
bogbi a Dio dedicati ; la reale, che riguarda le cose o le pos- 
Ksmioni appai-tenenti alla prima od ai secondi. Noi comodamente 
poniamo ridurle a due: alla pei'Souale cioè e alla reale, giacché 
uche i luoghi sono cose. Tuutu più che siffatta divisione sembra 
lilpoadere assai beae al liogiiaggio de' sacri canoni; i quali, par- 
b&do dell'immunità ecclesiastica, nomiuano per ordinario per- 
«jiww et rea. 

Bagioaeremo prima dell' immanità ecclesiastica in generale, 
tóroandone l'origino: poscia diremo della pt^sonale e della reale; 
4mhimo di quella iu particolare che corniate al Sommo Pontefice. 

I. 

DfN'immunitù ecclesiastica, tptanfo aWoriglne. 

Gli Statolatri pretendono che l' immunità ecclesiastica, gene- 
nlmeate presa, sia dì mero diritto civile, nel senso che tragga 
■rìgìitò da pura concessione dell'autorità politici. Questa sea- 



tSS^ 



402 



tenxa è in termini espressi coodannatn dal Sommo Poateflce 
Pio IX nella trigesima proposizione del Sillabo: Ecclesiae et 
personarum ecelesiaslicarum immuniias a iure civili ortum 
hahuU\ Forse ai predetti Statolatri fe'velo alla mente il ro- 
dere r immanità ecclesiastica sancita con legge civile fin dai 
primi tempi della conversione degl' Imperatori, e il vederla po- 
scia allargata bene spesso o ristretta da leggi parimente civili. 
Ma ogni persona d'intelletto comprende Che (|uella sanziono del- 
l'autorità laica, fu un riconoBci mento, non una creazione, di diritto; 
altrimenti potrebbe dirsi in egual modo che il diritto dell'uomo 
alla proprietà e alla vita trae origine dalla legge civile, perchè 
troviamo proibito l'omicidio' e il furto ne' Codici. Oltreché, come 
nel processo del nostro discorso apparirà, la Chiesa si attribuì 
rimmiinità, e la mantenne tra' fedeli, per quanto riniquità 
de' tempi gliel permetteva, anche prima che gl'Imperatori 8i 
convertissero alla Fede. Quanto poi allo modiricazioni fatte all'im- 
raunità ecclesiastica, nel corso de' tempi, dal potere civile, esse o 
furono consentite dalla Chiesa, e in tal caso dall' autorità dì lei 
ricevettero la loro legittimità; o non furono consentite, e in t&l 
caso debbono aversi per destitnte d'ogni valore. Il diritto noo è 
costituito dal fatto, ma dal tìtolo che origina il fatto. 

L' immunit\ erclesiastica trae orìgine da ordinazione divina; 
in altri termini, è di diritto divino. Ci& non può in conto alcuno 
negarsi, essendo formalmente insegnato dui Concilio Tridentino; 
il quale, parlando dell'immunità ecclesiastica, la dice Dei ordì- 
natione et canonicis sancttonibus coiisfittitam*. Lo stesso con 
parole poco diverse avevano affermato i Concilii anteriori, ogni 
qual volta toccarono dell'immunità ecclesiastica. Così il CoDcilio 
Coloniese.dice: Immunìtas eo-lesiastica v^fustissima rts w^ iure 
pariter divino ei humano introducta '; e il Concìlio Lateranose V 
dice non aver i Tjaici per diritto divino ed umano nessuna potesti 
sopra le persone ecclesiastiche: Cum a iure iam divino quam 
humauo Laìcis potestas nulla in ecclesiasticas personas aitri- 

' SyUabtu fcc. J V. 

- Sfwione .VXV. /te JUformaUone e, 20t 

» Par. IX, CUP. JO. 



^^ 



ALL' IMHUMTÀ KCCLeSIASnCA 403 

buia sìt K Cosiffatto linguaggio è conforiiiu al costante magistaro 
delia Chiesa. È cotesto un punto dì dottrina cuttvilica; n^ sopra 
di esso pui^ cader dubbio di sorto alcuna. Solo pu^ disputarsi del 
senso in cui debba togliersi quella frase: diritto divino; e di 
clft vogliamo qui ragionar breremeate. 

Ci ha de'Ttìoiogi, i tiuali non leggondo noi Vangelo alcun 
testo, in cui T immunità ecclesiastica venga esplicitamente im- 
posta, hurno opinato che esi^a propriamonto derivi dal diritto 
cmonico; e si dica de iure divino, in quanto l'autorità della 
Chiesa, da cui è costituito il diritto canonico, è divina, essendo 
l'autoritù stessa di Cristo. Mii una tale spiegazione non può 
aocottarsi, perchè non consuona al parlare de' Padri, dei Pon- 
tefici, de' Concili], se non in senso improprio: ed oltre a ciò 
sembra esclusa dalla Sinodo Tridentina; la quale, dicendo l'ito- 
manità ecclesiastica Dei ordinaliom el canonicis sanctìonihìts 
constitutam, evidentemente ammette, a rispetto di essa, oltre la 
legge canonica, una legge che venga direttamente e immedia- 
tamente da Dio. 

I Altri spiegano quel iits divinum si per legge naturale, e sì 
per illaziune da testi scritturali e dall'esempio de' Leviti nel- 
l'antico Testamento. La leggo di natura è certamente legge 
divina, da Dio stesso scrìtta ne' nostri cuori; e ad ossa giusta- 
mente si attribuiscono noti solo i primi priactpìi della sinderesi 
e le loro immediate illa/iioni, ma anche le illazioni mediate, che 
non appariscono a prima giunta^ ma esigono studioso discorso 
della ragione. A questo secondo genere d'illazioni, che suol de- 
signarsi col nome di diritto naturale non primario ma secondario, 
dicono appartenero V ìnjmunità ecclesiastica, e però andar sog- 
getta a temperamenti e modificazioni, indotte dall'autoriti^ della 
Chiesa, [n tal senso T immunità, ecclesiastica sarebbe di diritto 
divino naturale. Sarebbe altresì di diritto divino positivo, in quanto 
cavata per raziocinio da ciò che Iddio prescrisse alla Sinagoga 
in ordine ai lioritì, sopiirandolì dal resto del popolo e donandoli, 
come cosa in particolar modo sua, al Sommo Sacerdote Aronne 



' Sessione IX, OMiluiiane dì Uoiie X, Superttm <ÌÌspatitÌo»Ìi arltitno. 



net DiRmo della chiesa 

ed a* suoi sncceasori. Ego luti Levitas a Jiliia Israel '. Trtuti- 
digm eos dono Aaron et Jiliis ehts de medio poputi, ut ser* 
viant mihi'. Cotesta prescrixione, come apparteaente non ai 
preatti cereimmiali o giudi^tiali, ma ai precotti taorali, non è 
abolita; ed a pii'l forti3 ragiono dt» valero pel Clero cristiano, 
di Cui la dignitfL è tauto pili alta & la CDus^crazìoue più santa. 
Iddio impose che non si rechi offesa agli Unti suoi: Nolite lan- 
ffere Christos meos \ Un ttl divieto vuol intendersi anche del 
vilipendio che loro si recherebbe con sottoporli ad ufficiì difforioi 
dal loro grado e a giudizio laicale. Ora Unti del Signore sono 
in senso rigorosissimo i Ministri della Chiesa di Cristo. Lo stasso 
discorso si faccia sopra quei luoghi evangelici, dove si porla 
della missione degli Apostoli e della potestà data a Pietro di 
reggere e governare la Chiesa. Certamente con tal potestà gli 
fu implicitamente conferito ìl diritto di ordinare, a rispetto ddt 
Clero, tutto ciò che riputasse necessario per mantenerne la libertà 
in faccia ai magistrati civili, e il decoro in faccia al popolo 
de' fedeli. Per ambidtiu questi scopi era necessaria T esenzione 
dulia potestà laicato. 

Quaiitiinquu tutto questo sia vero, e assohitami^nto parlando 
basti a dire di diritto divino l'immunità ecclesiastica; nondi- 
meno stimiamo che non risponda in tutto rigore alla foitnah 
iuterprt-tazlone delle frasi adoperate da'Concilii, massime dftt 
Tridentino che dice l'immunità ecclesiastica Dei ordinati&ne... 
consiitufatn. SeconAo la predetta spicgastiono l'immunità eccle- 
siastica avrebbe fondamento in uua ordinazione divina, ma ooD 
potrebbe in proprietà di termini dirsi co^itttHa da ordinazioni) 
diviua. Per dirsi tale, noi crediamo che debba ammettersi, ri- 
spetto ad essa, un positivo comando, dato da Cristo agli Apostoli. 
Xè il non trovarsene espressa meny.ione nell'Evangelio Ò dif- 
ficoltà dì alcun momento. Imperocché ognun sa che oltre U 
parola scritta, verbtim scriptum, ci ha nella Chiesa k jiarota 
trasmessa, verf>um traditum: la tradizione divina. Or che U. 

■ .yiinereruM, III, 0. 

■ Numerorum, Vlil. 19. 
* PMmtmtta 101. 



all' IMUrxiTJt ECCLESIASTICA 



405 



tradi?.ioiie dirina mìliti a favore dell' iininiiiiità ecclesiastica, ben 
può raccoglierai dal vedere che il diritto ad essa fu sempre af- 
fermato nella Chiesa, senza che possa assegnarsi alcui] tempo in 
^i sorgesse In prima volta. Hanc exemptimiem, scrive il Suarez, 

mdam esse in Ecclesia docuentnt et praeceperunt Ponti' 
Jices et Concilia, fere ab ìnitio Ecclesiae ìisqite ad prat^senfcm 
diem '. Ora la tradizione quando A perpetua e costante, dimostra 
ehiaramente il gius diiino, segnatamente quando nun apparisce n- 
^ione alcuna ^ì attribuirla ad Isti tu ''.ione apostolica, né di questa 
liane menzione i Pontefici ed i Concilii, ma in forma assoluta 

10 essere la cosa de iure divino '. 
Cristo, dopo la sua risurrcxlone, si ferui''» sulla terra per qua- 
mnta giorni, apparendo spesso a^Ii Apostoli e istruendoli delle 
oose che riguardavano il regno di Dio, cioè I» sua Cbìfìsa. Prae- 
biiit seipnum vivitrn, post passionem Hiiam. in mnltis arfju- 
mentis^ per dies quadraginia apparens eis et loquens de regno 
Dei*. Qual meraviglia cho tra le altre istruzioni che diede, fosse 
anche questa dell'immunità ecclesiastica, sì strettamente legata 
colla dignità del ministero sacro e colta liberai della Chiesa? 
Ciò, a parer nostro, sembra indubitabile. 



' Jkftfuào Piati Calhnìifae, lib. IV. C. IV. 

* Quando traditio tut constati* ti perpetua, oalmdtre $oltt iu» liìrinttm. 
praetfrtitn quando nan apparti ratio iliam Iriòuendi Apostolicat: tHttt(ti< 
lioHì. Talis auten videlur traditio Kmus e.templÌonÌt. Eèt tnim adto aNfw/iMl. 
Mt HiàllitìH tiiu agnoncaUir iniltum. Tfam pra fmporum ap/iortunititlf. tumpcr 
obafrvala ut, praestrtim cera posi tempora Chritlianorum Imperatarum, ut 
capite XIJ lalitn viilt/umu.t. Sub Imperaloriftu» attlrm ethnicÌ9 non pofiùt 
ijuidem execuiionì mandari retpectu maffintratwim infideìium, qui Eteìmae 
non pnre/Atnl, qw>d ad fnelnm perlinel; tiM nutem Krrìrniitt non tUfnit, 
Cìaus ai'jnmn est qwjd Praeìati ErrìeBiaMiei hoc ìaa immunitntis aemper oh- 
ttrvari frcvrunl, quantum inter fidete* fieri polrral; et hoc otUnditnt antiqui 
ctnonet in fine eapitis tertii allufatit qui nitn^nam mferunt hanc caiuuelu- 
dtnan in aiiquom ÌnstÌtutÌonem apoi-toIicam,ted tnmquavi lììttnam illam w 
ncrantur tt obtervari studfnt. Siiark, rtf^fpuiìio Hiii'ì ciilliolìar ili-eli»!, U IV cK 

* Aetii» ApMtolorum 1, S. 



DEL DiniTTO Dn,tA CHIB8A 

IL 

Uno schiarimatio. 

Dirà talimo: Ciò, che ò di diritto divino immediato, ò ìmua- 
tabile ed intangibile, anche a rispetto della suprema autoriti 
ecclesiastica. Or noi nella pratica dolla Chiesa vediamo che il 
Sommo Pontetiee m'>difiea e tempera l' immunità del Clero, s»* 
ooudo Topportunità de'templ, doMuoghì, dolio (wr^one; ed anche 
per grave demerito ne spoglia talora il soggetto, corno fk col 
chierico degradato. 

Rispondiamo : Senisa alcun dubbio ciò che ò dì diritto dìviao 
immediato, è immntabile ed intangibile, anche a rispetto del- 
l' autorità papale; raa da quel solo lato, in cui la cosa è di diritto 
divino immediato. Or noi diciamo che Timniunità ecclesiastica 
è dì positivo ed immodiutu diritto divino qmmto alla istituzione, 
non quanto alla determinazione. Rispetto a questa la diciamo di 
diritto cttnoDtoo. L'immunità ecclesiastica fn stabilita da Crisbi 
e prescritta agli Apostoli in forma generalo, io quanto cioò foflsa 
richiesta dalla dignità de' sacri Uìnistri e dalla sanlitù delle tis^ 
a Dio dedicate. La determinazione poi di essa in particolare e 
r attuazione nelle sìngole materie e nelle singolo persone fu da 
Cristo lanciata al senno de* Sacri Pastori e segnatamente dui 
Sommo Pontefico; così richiedendo il ben delU Chiesa e il sir 
piente governo della medesima. Onde l' istituzione generica dvl- 
r immunità ecclesiastica d immutabile ed intangibile, sìcthh 
nessun Pontefice potrebbe abolirla del tutto o rinunciare vali- 
damoute a ciò che ò essenzialmente connesso colla dignità sa- 
cerdotale, e santità de' luoghi sacri. Tal sarebbe, per esempio, il 
privilegio del foro, almeno nello cause criminali, e rindipeudeoza 
do' templi dal potere politico. Per contrario ben può il Ponteflcd 
in molte altre cose, relative all'immunità ecclesiastica, recare 
quelle modificazioni che son o^nsigliate dalle circostanze, e attri- 
buirne maggior godimento a tale o cotale persona costituita io 
tate cotai grado della gerarchia ecclesiastica, e spogliamo al 



ALL n)H[ItflT& BCCLRSIASTICA 



407 



tlo il cbìerieo, reo dì enorme delitto, degradandolo econwgnan- 
dolo, corno suol dirsi, al braccio secoUro. 

Yale qnì, in certi gitìsii, ciò che diciamo del governo epi- 
scopale. Cristo stabilì cbfì I& Chiesa fosse retta, e governata da 
Vescovi, Como da Pasturi ordinarii, con dipendenza dal Supremo 
Fontefìc