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Full text of "La Congrega dei Rozzi di Siena nel secolo XVI. Con appendice di documenti ..."

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mmmk dei rozzi u mu 

NEL SECOLO XVI. 



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CONGREGA DEI ROZZI DI SIENA 

NEL 8EC(JL0 XYI 

PER 

OXTRZIO BI^ZZI 

CON APPENDICE 



FIEENZE. 
SUCCESSOKI LE MONNIER. 



|. n. Il, Google 



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APPENDICE 111. 



BIBLIOGRAFIA DELLE COMPOSIZIONI BE' ROZZI. 



e. Huii.-Tol. U. 1 

D,<„n:^i t, Google 



I , Google 



PREFAZIONE. 



Fin da quando, sulla metà del secolo XVII, l'Ugurgeri,* 
parlando delle commedie senesi, annunziaTa ebe < l'Acca- 

> demia o Congrega de' Rozzi n' ha date alle stampe poco 

> meno d'nn centinaio, parte pubblicate a nome dell' uni- 

> Tersità dell'Accademia, parte a Home d'accademici parti* 

> colari s, ' è naturale sorgesse il desiderio dì conoscere, 
-almenoperi titoli, questa abbondante drammaturgia senese, 
che svegliava la curiosità degli eruditi per la singolarità sua 
come uscita tutta di fra '1 popolo. E di Cataloghi delle com- 
medie dei itozsi'diSienane vennero pohpiù d'uno, a statnpa 
e manoscritti. Pubblicandosi a Parigi nel 1756 l'Assetta,* 
favola rusticale AbW Appunlato (Francesco Mariani), vi fu 
aggiunta in fondo una noia di commi^dierusticali,' non tutte 
dei Rozzi; ma delle loro questo è il più antico catalogo stam- 
pato. Intanto la Congrega cominciò ad avere sue storie partico- 
lari, dove il catalogodelle commedio dei Rozz) era parte troppo 
essenziale cosicché fosse trascurato: ond'è che lo troviamo 
in tutte, ma sempre con poca critica; primieramente nella 
Bdazicae * del Ricci (o veramente di G. A. Pecci) poi nella 

■ UouieBRi, Pompe S(n«i (Pistola, 16M), 1, 6S0. 

■ redi più Ìddiidzì nella Bibliogrofia, Parte I, H' tS. 

' Questo Catalogo è diviso In due parli : Delta prima godo le 
Commedie rusticali rirerile dall' Allacci ; nella seconda Eono quelle 
cbe possederà il Farsetti e il Campo San Piero. 

' <7B7, Parigi (Siena) — Befqiiona Storica eo. (Ve* voi. I, 
pag.3, noia (). Io essa, a pag. Sì-tS3. 



I , Google 



4 APPENDICE TERZA. 

Memoria* e nella Storta' di Giuseppe Fabiani; il quale ri- 
chiama, nella Memoria, una raccolta al suo lempo osìstente 
Beli' archivio dei Rozzi, oggi perduta. E più modernamente 
il Ferrano j ripultblicando l'Assetta,' riprodusse, mollo 
ampliandolo. Il catalogo' che trovò dietro di quella comme- 
dia; anch' egli comprendendovi, per vero dire, alcune com- 
medie non senesi, ' e altre di autori senesi che non (iirooo 
Rozzi. ' 

Oltre questi, abbiamo altri cataloghi, (ormati pili spe- 
cialmente su biblioteche pubbliche o privale, bevendo 
spesso un po' grosso, e rimasti inediti. Cosi il Benvogltenti, 
in fine della Lettera piìi volte citala sulla commedia italiana 
-e sui Rozzi, pone la nota delle commedie loro da lui posse- 
dute; ' che è il più antico catalogo di esse fra i manoscritti 

' 1757, Veoezia (nel (omo IH, pag. 3-404, della Nuova Rao- 
colta ec. dell'Abbate Calogeri] —Mtmoria ec. (Vedi voi. I, pag. 3, 
nota i). Dove dei Rotti a pag. SMK, ricordandone, passim, gli 
scrini : e in line con uo t Catalogo dt opere ruslicali composte da 

■ più ecrlltorl saneil e epecialmecta dagli Accademici Roili, esl- 

> stenti Dell' Archivio dei medesimi • [ivi, pag. 83-9S)< Delle quali 
opere ora neppur una esiste in detto archivio. 

* 1776, -Siena — Storia dtli' Accademia de' Ratii ec. (Vedi a 
pa'. 4 nel voi. I, la noia). \a fise di essa: ■> Catalogo delle opere 
s rustica li e boscherecce fatte dal Rotzi, dalle q^uali parte sodo 

> slanpate e parte sono aianoscritte • (iut, pag. 48-67). 

' UIUdo, Classici, iSiì. -- Vedi Poesie drammatiche ruttleali 
icelte ed Uluttrale con na(R dal Doti. Giulio Ferrarlo ; e vedi 11 tomo X 
del Teatro antico italiano scelto e annotato dal medesimo Ferrarlo. 

* In queste due pubblicazioni a pag. 433-50 intllolandolo ■ Ca- 

■ talogo ragionalo di commedie rusllcall nuovamente compilalo ». 

' TalilaCalHnadelBen)i;la£iaifJa(JiiDicomano,' la Fortwut, 
di Iacopo del Bientina cerusico e Araldo della Signoria di Firenza; 
la Fiera e la Tancia del Buonarroti ì la Gelosia di M.Antonio Fran- 
ceschi AtMle dì Caserta ; il Giambaràa con il Lommlo d«l Signor di 
Faenìa ; e la Conlenaiom di Mona Cotlanta » Biagio contadino , attri- 
buita, luantlcbe stampe inonime ancbe da altri al Ro»tÌ, mentre 
è di Bernardo Giambullarl Sorentino. 

' Quelle degli fnifpidi e degli Àwiìaffati di Slena t la Filipfa 
di Silvio Forteguerrii eia BitquiUa di Alessandro Sozzili. 

■• Vedi a pag. 43S-(0 il Cod. C, IV, BT, della Comunais di 



BIBLIOGRAFIA SE' ROZZI. 5 

e gli Stampati; ' rimaneDdoci ancora il catalogo di queile che 
aveva un altro senese del secolo XVIIl, Giuseppe Maria Tor- 
renU. ' Pili recentemente, il signor Giuseppe Molini ne com- 
pilò uno delle esistenti nella Palatina di Firenie : ' un altro di 
anonimo, ve n' ha di quelle che si trovano nella Trivul- 
ziana dj Milano; * ai qual ultimo catalogo l'abate Luigi De An- 
geli», tiibliotecario, della Comunale di Siena, fece alcune Ag- 
giunto che ci accadrà di citare. E non gii particolari per la 
Congrega, ma come parte di Indici generali, abbiamo a 
stampa i Cataloghi delle Commedie dei Bozzi che si con- 
servano osi conservavano in molte altre biblioteche; come 
Capponiana, ' Chigiana, * Smithiana , ' Crevenna, ^ Farsel- 

Sieoa dove queste commedie del /to»< possedute dal Benvc^lleatl 
pasKaroao pai, con lutti gli attrl libri di lui. 

' QuestaLetteradelBenvoglieatihata data dellì di marzo ITI t. 

' Dì lui vedi nella Raccolla Biografica d' lUuttri Senni, 11 , 
881 (Cod. Z, II, 32 (Iella Comunale di Siena]; Gigli, Diario Smese. 
(Lucca, 17S3), II,37't. — Il Catalogo del Torre ut! esiste ora pressa 
il signor Giuseppe Porri di Siena. E questo, e II Catalogo suo pro- 
prio , ripete il BeDTOglienll nel tomo XIX delie a^ie Lettere (Cod. B, 
IX, 49, fog. 131-31, della slessa Comunale). 

' ludi rizzando! o , con una lettera del 1 ottobre 1831, al' 
■ Signor Abate Liilgl De Angelis Bibliotecario della pubblica Libre- 
* ria a Siena ■ , cbe glielo aveva ricbieslo. Questo ancora esista 
presso il signor Giuseppe Porri. 

' Aoc^or questo è posseduto dal signor Giuseppe Porri di Siena, 
e forse sarà slato ricbieslo dallo stesso De-Aagelis qui sopra ri- 
fi orda lo. 

■ Catalogo deUa Libreria Capponi o tiadei Ubrl italiani del fu 
Uareheie AUitattdro Gregorio Capponi. — Boma, appresso Bernabò 
e Lazzerìni, MDCCXLVII. — Un voi. in-Si per ordine alfalwtica 
d' aatorl. 

* Catalano Mìa Sibltolei;a Chighma giusta i nomi degli Autori 
coir ordine alfabetico disposti da Monsignor Stefano Brodio Asee< 
Dianni. — Roma , Bizzsrrini Komarek , MDCCLIV. — Un volume 
in tog. 

^ Bibliolheca Smithiana seu Catalogus librorum D. /omiiAìI 
SmUhidngli. - Venellis , tjp. Io. Bspt. Pasquali, HDCCLV.— Dn 
volume In-t, per ordine airabetlco d'autori. 

' Cataìogue ratinine de la coIUction de livres de M. Pier Àa- 



6 APPENDICE TEnZA. 

ti,' Pinelli,' Soleinne,' Selvaggi,* Farreog.' Una collezione 
ne è pure alla Comunale 5enese, arriccbio, da poco tempo, 
di quelle poàìedute dal compianto signor conte Scipione Bichi 
Borghesi dì Siena: una se n'è formala (attendendo a racco- 
gliere commedie Italiane) il signor marchese Ippolito Cavriani 
di Mantova, * comprando quasi tutte quelle della libreria 
Selvaggi. Altre non sappiamo che esistano:' qualche com- 
media forse sì, sparsa per le biblioteche d' Italia (come nella 
Hagliabechiana di Firenze, nelle Biblioteche di Roma) o 
fuori, ma non in raccolte: poiché di quella in due volu- 
mi , che Apostolo Zeno aveva e cercava aumentare , ' come 
dell'altra posseduta da Gaetano Poggiali,' rimane sola- 
mente la memoria. E di raccolto noi ne abbiamo esaminate 
tre. Quella (non di cose tutte roizesche) in due volumi,* 
alla Chigiana di Roma: quella della Palatina di Firenze dal 



MtM Creomna, oegoclaat à Amsterdam.— MDCCLXXV-Vi. — 
Voi. G iD-(; per ordine Bisbetico d' latori. 

' Catalogo di CaronwdiB Italiane. — Venezia, UDCCLXXVI. 

— Sebbene non vi sia stira indicazione non v' è dubbio Tra I bl- 
bliogrsQ ebe qneEto Catalogo non ala formato Bulla libreria Farsetti. 

— Vedi ivi, a pag. 187 e seguenti. 

' Bibliotbeca MjpM Pinelli a Iacopo IloreUìo dttcripla. — Ve- 
netiis, trp. Caroli Palesi!, UDCCLXXXV11. -Voi. 6 lo-8.— Vedi 
TOl. IV , pag, iBf-59. 

* BìbliothèquB Di'amatique de Mmiieur de SoUinve. Calalogu» 
rédigépar P. L. lacob, BibtiophiU. — Paris, IS43-4Ì. - Voi. 6 Ìn-8. 

— Vedi il voi. IV. 

* Catalogo M libri appartenuti al fii Doti Gutpare Selvaggi. — 
Napoli, 4869 — Do voi. in-ii, per ordine alfabetico d' autori. 

' Catalogue dit livret rarei etcurieux comipotani la BlUiotW- 
gtudeU.A. Farreng. - Paris , P*ìer , 4866. 

* RlDgrtiio pubblicamente questo signore cba mi ha gealll- 
mente eemunicato il Catalogo delle compoBiiionl del Rotti da Ini 
possedute. 

' Vedi le L«tt«ra di lui (Venezia, 41S6), VI , iSB e SS(. 

* Vedi a pag. 1S la aua Prersilone al tomo I delle Noveltt 
d' Autori Sentii da lui edite. Londra (UTorno], 179S. 

* Col titolo (vedi a pag. 49)1-63 il Catalogo di eaaa Cblglaiu) 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZI. 7 

Palermo, succeduto al Molici nell' ufficio, della e abboa< 
dante >; ' e pregevole aggiungiamo noi (come la raccolta 
Cavriani) per le antiche e rare edizioni che ha nei suoi 
eleganti volumetti, non tutti, a vero dire riuniti insie- 
me,' fra i quali alcuni non appartengono ai Rozzi: quella 
finalmente, ora in volumetti elegantissimi, della Comunale 



■ Baccolta delle Commedie Saoesi ■ ; cbe sono S7 nel volume I, e 
3S nel It: dalle quali bisogna togliere le segnenll; 

La Contenlions di Mona Coilania e di Biagio Contaiiw, — 
Siena , per Fraacesco di Simtone 1547 (voi, 1, N" 83). 

Sena/Ua Commedia Pastorale del D^iidM della CoDgrega degli 
Imipidi di Siena. - Kene, (ST6 [voi. II, S' 6). 

LibtraUtm» d'àmort Commedia Pastorale del Dnioto, ec. — 
aena IBTS(ivi, S' U]. 

Lilia Egloga Pastorale, con una canioDa a ImIIo. —Siena 
(fcj, N»<3). 

Comtiia di Loxio [Toizo] « CapptUtua tt il Lamtnlo di ttr Co- 
piccia buffata. — Siena [ìdì.N" 15). 

Le Matcheralt Rntticali del Detioso ec. — Siena {ini, N° 18). 

GV Inganni TiOanuclU Egloga nisticale del D«iioi0 ec. — Siena, 
45T6(fol,N''19). 

Trionfi delta Pa%%\a t delia Ditperaiiqnt del detto Deiioto. — 
Sieni , <S7S (<i>f , N° ÌO) 

' Manoieriiii Pataiiai , II, 565. 

* Pretentemenle , Insieme con tutu la Palatina, quaala colle- 
ziono t riunita alla Nazionale di Firenze. Le commedie aenesl sodo 
la maggior parte raccolle nelledue buste ocaaaelte segnateK, 6, 7, SS, 
intitolale, nella costola, ^CompODlmenti della Congrega del Rozti 
1 e degli Insipidi •; delle quali lai ne ha !G, eia II83. Ul frameiio 
a questi adunque bisogna togliere quelli del Detloia degli tniipidi; 
le Commedie ed Eglogtie /t Giusto lagimno ; Gt' Inganni Villartetehl; 
la Liberatone d' Amore; la rifa; e le Mascherate II Contlglio ViUa- 
MKO; il Trionfa della Pania; Il Trionfo della Ditperatione {B. 6, 
7,Bg. Caas. I, N> 9,1irf6i e Casa. Il, NHB, 19, tO.)E ancora bU 
sogneri togliere le seguenti, anonime alcune: 

Aeta 5emlcho — Senza noi. lipograf. - E. 6, 7,58. Cass. I, N" ^ 

Co«i«N(ioM« di Mona Goilama tt di Biagio Conlddino. El puofn 
fare i» Comedla — Nuovameata stampata In Siena Nel y.D.XLllI. 
— Ivi . N" 10. 

Bjìoaa Pottorlca a SdnuMa H Phj/lmio Citlo da Monticianù 



8 APPENDICE TGRZJL. 

di Siena, ricca nel numero più che nella rarità o aniicbità 
delle adizioni, la quale delle molte cose malamente attri- 
buite ai Rozzi quando era in seite volumi, ' ne conserTa 
sempre alcune. * Ciò che è da togliersi dalla collezione se- 
nese, floreniina, e romana (e valga ancora per altre raccolte 
e calajoghi) abbiamo segnato per ora qui in nota, rimettendo 
a più innanzi le ragioni delle esclusioni e dei dubbi nostri. 

— la fine: Stampali in Siena per II. di B. P. Ad loslaDUadlm. G. 
di A. L. Adi III di Luglio 152t. - M, N" 13. 

Comedia di due Contadini inlilolola Tattgoccio — la flae : Fece 
stampare Bartbolomeo di Matheo Caslelli [s.».).- Ivi, CaB«.II, N° 1 4. 

Commedia di Tonfo « Pippp contaiHni et j'Oits — (Senza oot. 
tlpograf.J. — M, Cass, ][, N" 1S. 

Commedia del Toxio e Capptitma. Et Lamenta di ter Cofaeca 
(fio) Èu/fone — (Senza noi. lipograf.). — lui, Cbbs. Il, N" il. 

Qualcbe altra eoEa dei Hozii è nella Palatina nella cassetta se- 
gDala D,i, 6,83. 

> Vedi Ilari , La Biblioteca Pubblica di Siena ec., 1 , 803 , il 
quale non lira fuori 1 tilolì aè i nomi degli autori , come fa qualcbe 
altro Indice di bibliolecbe. Questa colleilone cosi adornala e rlpo- 
■[a, a cura del algaor doli. Forlunalo Donati presentemeale Biblio- 
tecario, nella sezione delle Curiosità Senesi, porta le lodicaiiooi 

Q.vi.iSi o,vii. t-teo. 

* Sodo le segnenlì: 

Sei fra Commedie ed Egìogbe [Gl'Intrighi Àmoroii; Libi- 
ratioia d' Amore; T'ita ; Senafila; Il Ladra Caixo; GÌ' Incanni ViU 
lanetehi) e pib Mascbenle [Trionfi della Pania « della Ditperatione; 
Mascherate piacevoli rtuticali) , tulle dal Detiewo della Congrega de* 
gli Insipidi, (segnate Q. VII , 31-48] che abbiamo separale racco- 
gliendole tulle insieme in apposita BibliograSa (vedi l'Appendice IV). 

La Filippa. Favola di Silvio Forteguerri. Vedi, voi. I, S09. 
(Q. VII, 68.) 

Comedta del Giamòarda. Con il Lamento del Signor di Fatma. 

— In Florenia, nella Condolla {%. a.). (Q. VII, 19.) 

Egloga ruilicale chiamala Trabocco del Sacco ec, composta 
da un Geolltuomo senese ec. Vedi voi. I, 808. [Q. VII, 19.) 

Diverti Appetiti. Commedia di maggio contposia da no Gen- 
tiluomo senese eo. Vedi voi. I, 809. (Q. VII, (3.) 

La Fedeltà delle Dotine. Commedia del Signor ArciDgiolo 
Amaogioll. RappresenUU in Siena dalla OnlTersllà degli Scolari di 



BIBLIOGRAFIA DE' HOZZI. 9 

Queste opere di Bibliografia generale ' e pariicolare 
drammaljca^' e di storia letteraria,' sono le non pocbe 
fonti onde attingere per formare della Congrega det Rozzi una 
intiera e compiuta bibliografia. Alla quale Jl Visconte Co- 
lomb De Batines, benemerito per altri simili lavori, aveva 

questo Studio l' annj 1610. — In Siena , per Ercole e Aggmennona 
Gori, (6ìa. (Q. VII. I,) 

Commedia di diia Conladini mtitolata Beco e Fello. — In Fi- 
reme, rannolStìS. [Q. Vll,fi6.) 

Coinmedia ài Beco e Randello et VHoile. Con alcuae Stanis 
Id lode d'una Bua Innamorata. Nuovamente ristampata. — In Fi- 
renze, a stanza dì Ridolfo Pccavanza I'Addo UDLXVIII. — £ cosa 
diversa dalla qui sopra ricordata, [Q-.VII , SS.) 

Biiquilla. Egloga pastorale di maggio del Signor Alessandra 
Sanini Gentil Huomo Sanese ec. — Vedi nel voi. I a pag. 209. (Q. 
VII, lao.) 

Della VecchitMa [Capitolo]. Recitata a Papa Paolo lerzo da 
no vecchio sanese di eli d1 circa S6 acni , quando fu a Cbiuaura 
nel muDasterio di Honle Olivato. Et due Sonetti morali: ne l'uno 
sIcoDllene come è perdonalo ogni peccato a chi in pace vuol sop- 
portar la moglie, et l'altro della povertà. — Opere nuove et nuo- 
vamente stampate. — In S:ena , presso a San Viglio. A di ii di 
Gennaio MDXLVl. (Q. VI, 6.) 

Lilia Egloga Paitorale nella quale si conUene un lenletaioio 
parlare e notabili «latnpll e una caniana a ballo che caminria: Ogni 
cotavince Amore. — SQoza.not. tlpograt.; e stacapataia Siena presso 
a San Viglio a di Ji di Novembre MDXLVl. P. D. P. ad inslantia di 
Giovanni d' Alissandro Libraio ; e Siena, s. a. (Q. VII, 88-90.) 

' Rrijnrt, ifanuel ee. — Paris, Didot, t8fiO-BS. 

Ga*EBse, Tréior de Livrei rarei et précieux. — Dreade, 
4858-59. 

Helzj , Dtiionarlo di Opere ononims ec. ~ Milano , Piro- 
la, 1848-59. 

' Allacci, Drammaturgia continuata fino all'anno 173S. — 
Venezia. Pasquali , 1759. 

' CHESciHstNi, III. Voìg. Poet. — Venezia, Basseggio, 1T3t. 

Odaduio, Star. » Rag. d'ogni Poesia. — Bologna, 1739-4S. 
— (Vedi voi. Ili , parte II , pag. 64 e segg.). 

HizzncuiLLi , Scrittori d' Italia ec. — Brescia, tTS3. 

FoNTAniH^ £iìitial. Eloq. Ital. con le innotasloni di Apostolo 
Zeno. — Parma , Gozzi, 1803. 



.,,.., .,Got>gL- 



10 

poslo l'animo,* annubztandone prossima la pubblicazione,' 
sebbene poi non ne facesse allro. Impedito, forse, dalla 
morte: mentre un senese, più modesto, ma non men valente 
cultore di studj patrii storici e bibliografici, il gii nominato 
conte Scipione Bichi Borghesi, ' giovandosi di tutte le fonti 
accennate, combinando e radunando tulio ciò cbe avevaD 
fatto quelli cbe le precedellero, pose insieme delle commedie 
dei Rozzi non un Catalogo, ma una vera Bibliografia, e co- 
piosissima. La quale sa non fu pubblicata per la eccessiva 
modestia del compilatore, ci fu però dalla cortesia di lui 
data ogni facoltà di consultare per formare la presente Bi- 
bliografia. 

Ha prima di venire a parlare di questa e del modo da 
noi tenuto nel condurla, sarà bene tornare su quei Cataloghi 
anteriori, rammentati più indietro, e vederne un poco il 
merito. ! primi posti insieme mentre per una parte erronea- 
mente abbondano, molto trascurano, come sempre accade in 
amili lavori: e lasciando stare di quelli compilali su librerie 
pubbliche o privale, i quaii, registrando solamente ciò che 
esse ofTerivano, non è maraviglia riuscissero manchevoli, 
non sono molto più completi gli altri che ci danno gli storici 
della Congrega; a' quali rimproveriamo di non aver ado- 
prata quella diligenza che avrehber potuto e dovuto, scri- 
vendo essi la storia ie' Rozzi, sebbene sieno degni di una 
qualche scusa per cagione della dlfDcoltà, tanto maggiore 

* Vedi , a pag. 70, la eua Bibliografia iille antiche Rappram- 
taiionì itaUant tacrt eprofant ec. Firenze , 18SS. 

■ Nelle eoperlioe della delta Bibliografia dei Batlnea, fra le 

■ proBSlme pubblictiJoDi > del medesimo latore fu anooDiiato: 
t Bibliografia delle Comoiedle, Egloghe ed altre composiilooi ru- 

■ slicall e pastorali della Congrega del Bozzi di Siene, stampate 
• nel secolo XVI. i — Ci BBsicurava perù il signor Pietro Paoraii] 
cbe tra le carie lasciate dal De Bstinea e venute, alla sua morte, 
ta roano dell'Abate Casali, non si trovano né sppuoll né abbozit 
per tal lavoro. 

■ Del lavori , Bpeclalmente i bibliagraScI , del Bai^beal detl» 
notizia il signor Luciano Banchi nel Bibliofilo ; Blugot 1880 (anno 1 , 
nani. 6)- 



D,g,r,:^i t, Google 



B1BLI0GRAFr& DE' ROZZI. 11 

allora che oggi di aver nolizie bibliografiche. Più completo 6 
il Catalogo del Ferrarlo; ma pur sempre un Catalogo: non 
potendosi dare il nome di Bibliograda altro che alla compila- 
zione dei Conte Bichi Borghesi, come quella che sotto ciascuna 
commedia riunisce le varie edizioni fin qui conosciute. — II 
Catalogo del Ferrarlo va per ordine alfabetico d' autori ; la 
Bibliografia del Borghesi per ordine airabelico de'tiioii delle 
commedie registrate- Metodi poco dllTerenti; e se ambedue 
più agevoli per la compilazione, non rispondenti, secondo 
noi, allo scopo per il quale simili lavori vogliono esser (atti, 
perchè non teogono alcun conto dell'ordine cronologico: e 
più la Bibliografia del Borghesi non dà neppure un insieme 
delle cose scritte autore per autore, ma costringe chi legge 
andar cercandole sparsamente per l'ordine alfabetico del ti- 
toh; che equivale a lasciarne moltissime, se il lettore (cosa 
impossibile ai più) non conosce già innanzi e da sé tutte le 
ctHnposizioni. De' Cataloghi dati degli storici della Congrega, 
È migliore quello del Fabiani; ' che , insieme coli' altro del 
Ricci, mancanti come sono, più che di produzioni, di mol- 
tissime stampe di quelle , meglio procedono Rozzo per Rozzo, 
e quello del Fabiani con alcune distinzioni; sebbene ambe- 
due con nessun ordine cronologico. — E poi questi Cataloghi 
B dei Fabiani e del Ferrarlo e la Bibliogralìa del Borghesi 
(poiché questi soli meritano che prendiamo ora in esame il 
modo come sono condotti), si formano quasi esclusivamente 
delle commedie dei Bozzi a stampa ; e cosi sarebbe riuscita 
la Bibliografia deF Batines. Ma le commedie ed egloghe non 
furon la sola cosa che scrivessero quei Senesi della Congre- 
ga, né tutte le loro rime furon pubblicate: cbè anzi due 
Codici (segnati H. XI. i, e H. XI. 5),' di loro scritti sono 

' Il Cataloga che il PabUni pone in Sue tìì» sua Storia b aa- 
i:beDiB.,coD UDS breve notizia Innanzi, Iralla dalla S'orla tsede- 
eima, « rog. H!i^i6i óelii Bibliolhtca Setutuit del Bandiera (Cod. Z, 
I,1<, della ComuTtals di Siena), co] titolo: (Origine dell'antica 

■ Congrega dei Ro'zzl , e un Catalogo del loro compoolmeoti rusll- 

■ cali per l'Abb. Giuseppe Fabiani Accademico Rozzo e custode 
> delle memorie del Eoizi. ■ 

■■ Poeele rusttcìU, Commedie e Uascberale degli Accademici 



13 APPENDICE TEAZA. 

nella Comunale di Siena, rimasti fio qui inesplorati, anche 
dal Borghesi; 1 quali spogliati totalmente da noi, sono Tenuti 

> Ro»Ì. — Cod. cirU ìa-i, di carie 316. Sac. XVII.— ff, XI, 

> 4. — I Ilari, Li Biblioteca Pubblica di 5i«naec.,I, !D3. — Dia- 
mone uds deEcriilone un po' più ampia. È legato in cartapecora: 
a tergo dal primo foglio è scritto : ■ Del D. Gio. Batta Bandiera Ac- 

> cademico So»o. ' E sotto, d' altro carattere: ■ Adi 3 settem- 
s bre 17G9. — Queato libro è sialo donato all'inclita AccadetnU 

■ de'RoTzi, cbe eranella libreria di monsignor Leonardo Marsili, da 

> me comprala fino dal di KO Agosto 4 ISS ■. Le quali due note ci 
danno Indizio di chi ha posseduto il Codice. — A pag. 3 è una Inci- 
sione, cioè un Trontespizio di quelli stampati dal Plurimi, il cui 
meizo , rimasto bianco , è sialo riempilo , a mano , con la Sughera , 
impresa dei Rozzi. — A pag. S si legge questa intitolazione * Poe- 

> aie varie degli Aoticbi Rozzi ■ e plb in basso è li sigillo dell'Ao 
cademia — A pag. 7 e 8 è la • Tavola *, cbe registra 30 eompooi- 
menli. — A pag. 9 cnmincia una ■ Canzona del Lascha fatta 

■ sogniando >, cbe ha questo principio ■ Qual più diversa e nuova 

■ Fu mal disgrazia in qualche strano clima.... > e va &oo a pag, i% 
ed è una Indecente canzone. Dopo quesU cominciano i componi- 
menli del Rozzi e la paginatura del Cadice , conservato poco bene, 
logoro nel margine esteriore , scritto di carattere grosso e inele- 
gante , cbe può giudicarsi degli ultimi anni del secolo XVII , come 
conferma (a pag. 3li^3t3) une nota dì ■ Accademici Rozzi vivi al 

> 10 Maggio 1663 >, la quale ba t9 nomi. — I componimeati regi- 
alratì in questo Codice H, XI, 4, non sono tutti Inedili; alcuni 
SODO anonimi ; altri male altrlbuUi ; altri non dei Roxii , ma degli 
latipidi. 

L' altro Codice 6 cosi brevemente descritto datriLAai (Op. 
cjl., 1, 208); I Raccolta di diverse Rime delli pib dolli Rozzi. — 
t Cod. cart. In-i, di carte Sii. - Seo. XVII. — H, XI, 6. ■ — 
A pag. 3 è un frontespizio fatto con una incisione, col titolo, a 
mano, dato dall' Ilahi. — A pag. T-6 è la ■ Tavola ■ che registra 
SS componimenti. — A pag. 13 ba principio la paginatura del Co- 
dice eie rime, delle quali alcuoe sono anonime, altre degli Imi- 
pidi. — È conservato meglio del precedente, e scrillo dalla mede- 
sima mano. A nessun s^no apparisce se apparlenesse all'Accademia 
o a chi alin. 

A questi due potrebbe aggiungersi il Codice H, XI, 3,. [della 
stessa Comunale di Siena], intitolalo, nella costola, ■ Componi- 

■ menti degli Accademici Rozzi , maDoacrltti e a stampa ■• Ma è 



BIBLIOGRAFIA DB' R0Z2I. 13 

a ingrossare i Cataloghi delle cose dei Rozzi a stampa, già 
di per sé stessi copiosi, di molle cose iaedile, che tutte 
hanoo trovato posto in questa BOslra Bibliografia. 

Nel formar la quale , destinata a far parie di uno studio 
che Yorremmo poter chiamare critico sulla Congrega, due 
criteri ci parve Cossero da seguire: ricercare, primierameate, 
di questa poesia popolare senese quante più teslimonìanze si 
trovassero, pur attribuendole (per quanto riesce possibile) so- 
lamente ciò che ad essa si spetta; e a tutto dare poi acconcia- 
mente ordine e divisione. Cosi nella mèsse già abbondante 
posta insieme dai nostri predecessori, e da noi arricchita eoo 
tanta parte d'inediti, abbJamoinlrodolto, per chiarezza, una 
qualche divisione pergeneri, raccogliendola tutta set te quattro 
Parti: — I. Commedie, Egloghe, Farse, Dialoghi; — ll.Masche- 
rate; — III, Poemetti, Capitoli, Sottetti, Stanze, Strambotti; 
— IV. Bappreteniazioni , Poemetti sacri. Commedie spirituali: 
delle quali la II e la III erano rese necessarie dagli inediti 
che ora per la prima volta si registrano; la IV, dalla Rela- 
zione del Ricci. L' ordine cronologico poi e la verità sugge- 
rivano come necessaria ancora un'altra distinzione, per 
modo che ogni Parte 6 venuta suddivisa in Sezioni. Poiché 
la Congrega , l' abbiamo veduto, ' non fu istituita in Siena 
se nonne] 1531; ma a questo tempo molle egloghe e com- 
medie, di quel genere stesso che fu poi àe' Rozzi e scritte 
□guai niente da popolari senesi, erano già a stampa, e alcune 
con più edizioni. Queste, è chiaro, non possono dirsi de' Aoz- 
zi. Don ancora esìstenti: e in vero nei titoli e nei frontespizi 
(anche nelle ristampe fatte quando già viveva la Congrega) 
tali autori (che mai si trovano ricordati nei documenti di 
essa) posero sempre i soli loro nomi propri , e mai il so- 
prannome dicendosi de' Rozzi, come invece fanno sempre, 

poi cosi iafarcito d' ogni maletia e scrittura che ba , secondo noi , 
beD picco] B au [oriti per I componi meati eoo conferoiail de'Roiii 
da aicnDo dei sopraddelll. Ne abbiamo tratte pocbiBsime rime ,ia- 
cbe percbó il Codice è d' apparenza più moderna, e I vera ohe 
coDliene non anso di quel genere del quale piti spectalmeote tien 
conto la presente BlbliograHa. 
' Vedi ■ pag. 8i e aegg- 



I , Google 



14 APPENDICE TBRU. 

dopo il 1531, lasciando sempre i nomi propri, eli altri ch« 
s'incoDtrano In quegli stessi documenti: ma pur nonostante 
gli storici della Congrega ripongono ancora quei primi autori 
/ra i veri Bozzi; e, peggio ancora, alcuni bibliograQ e ca- 
taloghi di librerie, ' (indotti tutti da pia cagioni inenwe)* 
dopo il nome di quelli aggiungono quasi sempre « della Con- 
> grega de' Bozzi > , o e de' Rozzi > ; aggiunzione del tutto 
arbitraria (come ce ne slamo convinti consultando da per 
noi le molte edizioni anteriori al 1531 che si conservano alla 
Palatina di Firenze) e quindi tolta da noi perchè erronea. 
D'altra parte queste commedie ed egloghe stampate innanzi 
al 1531 non si potevano del tutto lasciar andare perchè ia 
esse abbiamo le prime provo e i primi accenni dì quella 
drammatica popolare senese d' onda usci poi la Congrega: 
sicché i loro autori abbiamo tutti riuniti in una- prima Se- 
zione, chiamandola degli Antecetsori dt" Bozzi. — Tutti gli 
altri, le cui rime sono pubblicale dopo il 1531, fOTmeao la 
seconda Sezione, che ha nome dei Veri ^zzi. — Ma per 
non rendere vane le intitolazioni dì queste due Sezioni, pa- 
revaci bisognasse andar molto cauti ; cioè raccolti e registrati 
In esse quelli che veramente loro «i appartengono, dislin- 

■ Come U Dratmaaiurgia dell'Allaui , i Cataloghi dette libre- 
rie Fartettl, Pinelli, e litri. 

* Cbe ee volesiliiio ricercare le csgtoDi dì quesC errore le 
trOTeremmo principalmente nel diretto d' ogni critica ; pai nella 
sonilgliinzB ctie hanno queste commedia ed «glogtia seoes! d' In- 
nanzi al 1531, con quelle che altri Benest, cioè 1 veri Aohì acrlssaró 
dopo mesu sa la Congrega ; e Dnalmente tors' anco in certi so- 
prannomi popolari cbe avevano ilcanl di tali rimatarì (p. e. Mt- 
(Colino ,' SlratctND; Pier Antooio Legacci dello Slrtóca , che «Icudì 
hanno letto malamente dello Strieca), soprannomi popolari , ri- 
petiamo, e Don poeti loro nell' entrar k Tar parte della Congrega, 
come SODO altri Tormati [n altra maniera; p. e. RliolulD, SUixhiUt, 
FalùUco, Fiunojo ec. Nel docamenti della Congrega ai trova il 
noma proprio di chi ebbe questi ultimi soprannomi, e quando fu- 
rono posti ; 11 MeieoUao, lo StratchiO, il Legacci dello Slricca non 
vi al vedono mai nominati; segno certo cbe mal furono ammead 
tra 1 Roni, da' quali basta a escloderli di per tè solo l' ordine cro- 
nologico. 



D,g,r,:^i t, Google 



BIBUOGHUIA de' ROZZI. 15 

guera gli altri pe' quali veagono a mancare le ragionij al- 
meno in parie, che ci hanno mosso a formarle; rigetlare, 
sulla fede dei documenti, quelli cbe ragìoneTOlmente non 
potevano averci luogo; sceverare i componimenti anonimi. 
Di qaeste distinzioni avremmo voluto Tare altrettante sezioni 
a parie; ma poi ce ne ba trattenuto il timore di generar 
confusione volendo troppo sminuzzare: invece per render 
ragione del nostro non agevole lavoro abbiamo posto un'Av- 
vertenza a principio di ciascuna delle quattro Parti in cui è 
divisa in questo volume la Bibliografia; e ancora per richia- 
mare il modo tenuto nel formarla, e meglio dichiararlo: e 
per giustificare l'esclusioni da noi fatte. — Nelle Parti e nelle 
Sezioni ci siamo ingegnati di seguire scrupolosamente, per 
quanto ci è stato possibile l'ordine cronologico, come pure 
l'abbiamo seguito registrando le diverse composizioni di un 
medesimo scrittore. 

Ad ogni stampa registrata facciamo seguire le solite note 
e indicazioni bibliografìcbe , solo più minulamante delle altre 
descrìvendo le stampe delle raccolte che si trovano alla Co- 
munale di Siena e alla Palatina di Firenze; e ciò per non 
ripetere troppo spesso le stesse cose. Ha non siamo stati 
contenti a queste sole note e indicazioni; che avendo con- 
sultato da per noi tre abbondanti collezioni ' di commedie 
dei Bozzi, ^ abbiamo potuto aggiungere quasi ad ogni tì- 
tolo, il numero e nome dei personaggi, il metro onde è 
tessuta la commedia, qualche altra osservazione, e ancora, 
in breve compendio, il fatto rappresentato. ' Con che, se in 
vero^amo usciti dai limiti di una bìbliograSa, ci pare non 
aver fatto cosa del tutto inutile , ma fornito il modo a con- 
fronti e comparazioni di questo teatro popolare senese sia 
colta drammatica pur nata nel popolo in altre cittì, sia con 
^lla tutta intera della nazione. In fine si è posto un In- 

* Quella della Comunale di Siena, della Cbigiana di Roma , e ' 
dalla Palalina di Firenze. 

* Certi giudìzi che il Bandiera cella sua Bibliolheea ■Seneniii. 
(Vedi a rog. 439-168 del Cod. Z, 1 , 41 , della Comunale di Sieos) 
dà EQ molle commedie dei Rozzi con li riferiamo , perchè di poco 
DfsgQD Talora. Bastyà averli cilaU per sspere cbe oÌ tono. 



I , Google 



16 APPENDICE TERZ\. 

dice degli scrittori ricordati e nella Bibliografia e in tutto ÌI 
lavoro. 

Non per scusa nostra, ma per chiarezza, bisogna pure 
diciamo come la presente Bibliografìa non lien già conto di 
lutto quello che i Rozzi hanno scritto e pubblicato fino ai 
nostri giorni. Muovendo dalle piti antiche testimonianze ri- 
masteci, nei primi anni del secolo XVI, di quella comica e 
poetica popolare senese, segue mano mano coi Rezzi, nati 
nel 153i; e a questi tien dietro solamente fino a che conser- 
varono la loro primitiva fisonomia e quella maniera e quel 
gusto (a loro anteriori) borghesi e popolari, arrestandosi 
a' primi del secolo XVII, quando vennero adagio adagio spe- 
gnendosi, e !a (Tongr^ifaa mutarsi in Accademia, e a non com- 
porsi più esclusivamente di popolani ; allora quando, estin- 
guendosi le egloghe e commedie pastorali e ruslicali, crebbero 
le altre di soggetto erudito, mitologico, storico, eroico (an- 
che musicate) le quali, com'è facile imagìnare, lungo quel 
secolo XVII, e il seguente, non furono poche; e che non 
rientrano nei limiti e nello scopo del presente lavoro e della 
nostra Bibliografia. Nella quale per quanta diligenza e studio 
abbiamo posto, non crediamo già aver fatto cosa scevra di 
mende e di omissioni. Di che bon vorrà farci troppo severo 
rimprovero chi può e sa giudicare simili lavori; e intende 
come in essi non si vorrebbe fidarsi altro che degli occhi 
propri, e ben conosce come più completo e migliore riesce 
quegli che più acconciamente ha disposto e meno ha lasciato. 



D,<„n:^i t, Google 



APPENDICE TERZA. 
BIBLIOGRAFIA DELLE COMPOSIZIONI DE' ROZZI. 



PARTE PRIMA 

COMMEDIE ED EGLOGHE - FAHSE - DIALOGHT. 



AVVERTENZA. 

Questa Parte I riman sempre la più copiosa e impor- 
tante dì tutta la BibllograBa. Dividesi , come è ayTerllto 
sella Prefazione, in due Sezioni; la prima delle quali {A^ 
leceitori dei Rozzi) comprende tutte quelle egloghe e com- 
medie già a slampa quando, nel 1531, nacque in Siena la 
Congrega. E poiché questo nostro Saggio vorrebbe essere un 
lavoro critico su i Rozzi di Siena, fra i loro Anlecessori re- 
gistrerà' solamente rimatori popolari e senesi; dacché, se in 
Qiuna città questi drammatici di popolo s' associarono Ira 
loro soli e formarono una Congrega, tale drammatica scrìtta 
dal popolo e pel popolo, in sul principio del secolo XVI, non 
fu propria, come abbiamo veduto, esclusivamente di Sie- 
na; ' e d' altra parie nessuno certamente vorrà pensare che 
basti vedere stampata in Siena una di tali egloghe o com- 
medie per credere, senz' altra prova, senese anche l'autore 
suo. Cosi da questa prima Sezione abbiamo escluso il Polla- 
lira Pollaslrino * di Arezzo, da alcuno malamente registrato 
fra i Rozzf, ' e Giovanni Crìsiino Poliziano e faceto uomo >, 

> Vedi voi. 1, pag. SS9 e ugg. 
' Vedi ini, pag. B5. 

* Nel Catalogo della PioelUana; vedi fui, pag. cit., in nota. 
C. Unii. — Val. II. a 



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18 APPENDICE TERZA. 

anche egli come non senese; ' e, di senesi, Pietro Raneani* 
e Giduo Bamiani, ' ambedue uomini di lettere, e Luca di 
Lorenzo da Siena, non perchè letterato, ma perchè dicen- 
dosi da sé stesso < mestissimo giovano > ' ci parve non rien- 
trasse bene fra quest'altri, spiriti bizzarri: drammatici in- 
vero da nessuno registrati (tranne il PoWojfrd) fra i Bozzi, 
ma de' quali le egloghe o commedìe*sono stampate in Siena 
prima del 1531. Abbiamo escluso ancora un tal Phylenfo 
Gallo autore di un' «. Egloga pastorica a sdrucciolo > * (àob 
tutta in versi sdruccioli), che potrebbe credersi degli Ante- 
cessori dei Rozzi, come nativo di un paese vicino a Siena , 
se non fosse chiaro che nella edizione fatta a Siena nel 
1524 fu stampato erroneamente t Honticiano > invece di 
e Monte Sano», terra in quel di Napoli, e patria di lui,* 
non ricordato dagli storici della Congrega forse perchè non 
conobbero questa edizione del 24 , ma riposto tra i Rozzi nella 
Palatina. 

Quelli da noi battezzali col nome di Antecessori dei Rozzi, 
e che veraimente crediamo tali, tutti del popolo e di Siena 

' Vedi voi. I, pag. SS, nota S- 

■ Vedi ivi, psg. 64. 

• Vedi ivi, p«g. 316. 
' Vedi fri, pag. 3(6. 

■ £ (Tedine 11 lllolo nel voi. 1 , a pag. 66 in noti) alla Palatina 
di Firenie, in un libretto ici-4 di carte 4!, (E, 6, 7, tSS; Cata. I, 
N' 43) rrammiala ad altre del Roiil,- e tra queste la ripose il Mo- 
llai nel ano Catalogo cit. Aache In un Catalogo di una tcelia col* 
Inlone di Ii6ri (Pisa, Nlstrl, 1837) al registrò questa medesima 
edlz. tati di questa medesiraa egloga dicendota di ■ Gillo Fjlena 
B della Congrega de' Rozzi >. — Sono Jnlerlocutori la ninfa Saflra 
e ti pastore Pilenio; i! quale, lasciato al pascolo 11 gregge io guir- 
dii del Buo cane, va cantando lameDlandosi d' essere [nnamonto. 
SaSra, ninfa cacciitrlce , sopragglunge; lo congola, lo confortai 
KioglierEl da queir amore, e ciDta con lui due cidkniÌ: dopo le 
qaili si accomiatano, e Fileala, net lornirsene, canta tre alnm- 
bolti contro Amore, e in alcune ultime terzine dice che oramil 
sari sempre lieto. — É tutta in tenlne di sdruccioli, meno le 
canzoni. 

■ Roacoi, Vita à Poatiltcalo di Lione X{m\aao,m6],ì,W . 



BIBUOGRAFIA DB' ROZZI. 19 

(come si conosce dai titoli e froolespizj delle loro commedie 
stampale, da' soprannomi popolaresctu , da qualche scrittore 
ch.e li ricorda) ' sono Leonardo di ser Ambrogio, detto Me- 
tcoUno; Mariano maniscalco da Siena; Pier Antonio dello 
Strìcca Legacci; Niccolò Campani conosciuto col nome di 
S&ascim da Siena; Bastiano di Francesco, linaiolo: regi- 
strati tulli, con poca precisione, fra i Rozzi da' loro storici e 
da altri, quando a riporli invece fra gli Anlecestori bastano 
per noi solamente le date delle slampe. — E come questi ve 
ne sono altri; Marcello Roncaglia, da Sarteano; Niccolò AI- 
ticozzi, cortonese; Francesco Fonsi, castiglionese; e Gio- 
ranni Roncaglia; i quali (lasciandoli stare, secondo l'ordine 
cronologico, al loro posto fra gli Antecessori) abbiamo di- 
stinti dicendoli incerti, appunto perchè non senesi; ma non 
si è voluto rigettarli percliò registrati fra i Rozzi nelle sto- 
rie della Congrega. 

In fine a questa prima Sezione sono riunite tutte le 
stampe anonime anteriori al 1531 , nelle quah la mancanza 
del nome dell' autore b un ostacolo di più per stabilirne l' au- 
tenticità. Da queste abbiamo rigettate la CorUenzione di Mona 
Costanza e Biagio Conladino e una Commedia di dna Conta- 
dini intilclata Beco et Fello, dal Ricci (Relazione ec, pag. 40 
e 47) attribuite ai Rozzi e registrate ambedue dal Fabiani 
(Catalogo cit.), come anonime fra quelle « di autori incerti, 
> la maggior parte Rozzi b: le quali però hanno stampe mollo 
anteriori a quelle che essi conoscevano,' essendo la Conten- 
zione (dal Palermo' ancora e dalla raccolta palatina attri- 
buita erroneamente ai Rozzi), non già scrittura anonima 
ma ora rivendicata a Bernardo Giambullari, * pubblicata 
fin dagli ultimi anni del secolo XV;' e il Beco e Fello (alla 

■ Scipione Barsaali, It Twambio, (Siena, 160i), pag. 100. 

■ Il Ricci e il Fabiani ricordano della Conttmiont una sola eài- 
zloae dl5ì«oadeH&43, ede[Beeot F«Ila una di Siena s. a., edoe 
di Firenze, del lti6S e del ISSO. 

' Vedi ne] voi. ], pag. 1IS6. 
' Vedi Curiorilà Uiierarie , Diep. XCVI. 
' Vedi Batinbs, Bibliografia detU anticht Rappreimtatbmi ila- 
liane $acre » profane ec, pag. 82. 



D,<„r,:^i t, Google 



90 APPENDICE TERZl,- 

ComuDale di Siena compreso Tra le cose rozzesche) ' forss 
stampato fin dal 1519, 'appartenente forse, per inframesso, 
a qualche antica rappresentazione, certamente fiorentina; 
come ce ne dà certezza, nel frontespizio della stampa a 
parte, la nota dei tre interlocutori ore Santi è detto 
non e padrone > ma a: oste > secondo cbe usavasi nelle Rap- 
presentazioni fiorentine, 'come in altre scritture, e non mai 
in Siena, tanto che non ce n' è occorso neppure un esempio 
solo in tutte le commedie popolari senesi avute alle mani. 
Dalla prima Sezione della Parte I abhiamo poi esclusa an- 
cora la Commedia di Beco e Saad^ et Lhoste * (malamente 

' Segnala '(? , VÌI , SS ; una edizione In-S , di carie S , ■ Slam* 
t paU la Firenze ['Addo UDLXVlll >, come al legge in fine di 
essa. Sotto l! titolo (« commedia di duo Coaladini inUlolala Beco tt 
Fello. iQterlocutorl Beco Fello et Santi Hoata >) una Incia. , ineor- 
iilci«(a, di (re Sgure e alcuni BnlmaK io una campagna. A tergo 
dei rronlespliio à un ■ Sonetto in (orma di dialogo; clo6 l'opera et 

■ un Cane: et il Cane dica >. A carie 8 comincia la commedia. 
.— L' Allacci ne ha uca edizione t in Firenze, presso al Vescovado, 

■ nei iH38>. — L'aiioDB è questa: Beco, ctielia ingannato II padrone 
teme d'avere a rendergli conto , e Fello gli fa animo e l'ammaestra ; 
sicché Beco discorre pazzeggiando al sapra^ungere di SanU, mM 
cioè padrone, utie non cava niente da lui; il quale, di clù lodandosi 
va ■ mangiare da Fello, che seguita a confortarlo. — La Comme- 
dia comincia cosi: f Fallo dice: Beco, che sia acopatol Ove ai va? 
> Hai lu veduto in qua Niun de' miei buoi? ■ : e Unisce • Habblste 

■ passione a lutti noi Brigata tutta, ch'io non vo' piti dire; Steo- 
« tale tanto ch'Io loml per voi. Spasimi iddeo voi ve ne poteia 

■ ire >. 

* Nel Calat. dalla Ubrtria Capponi [Roma, IT»), a pag. 3t9 
d registra: i Commedia di dua Contadini [■□ versi]. Siena, per 

■ Giovanni d'Alessandro, 1519. In-S >. E anche qui si pone fra le 
cose dei Rojti. — Co! titolo ■ Commedia di due ContadlDl ■ ne tro- 
veremo perù ancora qualche altra. 

■ Tedi D' Ancona, Or^'ni d«t T^l^-o b\ Ilaiia, II, SI. — Per 
questa ragione stessa del chiamare otu il padrone abbiamo detto 
fiorentina la Frottola di due Contadini Beco a Kannl. Vedi Del 
voi. I, pag.tSMS. 

' Al qual titolo A aggiunto t Con alcune Slanie In lode d'tioa 
a laa Innamorata. Nuovamente ristampata >. 11 rrontespìsio A In- 



SIBLIOORAFU DB' ROZZI. 21 

compresa alla Comunale di Siena fra quelle dei Rozzi), la 
quale non è altro che un inframesso del SatU'Oaofrio del Ca- 
stellani' (Rappresenlazione pubblicala nei primi anni del se- 
colo XVI),' stampato da sé, tacendo d'onde era stato tratto 
e mutando di fardello in Randello uno degli interlocutori. 
E ancora abbiamo esclusa la i Commedia di Tozzo e Cap- 
pellina Et Lamento <& ter Cosacca (sic) btffòne > * (che rìen- 

qaadrato ed ba udì piccola incisione reppreaenlante mletllorl. la 
fine : i Finita la Commedia o vero Framesu) di Seco et Randello ■; 
e dopo tre ■ Stanze balllaslme lo lode d'una sua lanamorala ■, ti 
leeee: < Slampala io Firenze a stanza di Ridolfo Pocavanza t'aODO 
> MDLXVlll *. Alta Comunale di Siena un libretto Iq^ , dì carte 4, 
segnato Q, VII, SS. —Altra edizione (io carte 4, frontespiiio in- 
quadralo e con piccola incisione di Ire figure sedute in terra, una 
delle quali ha nna cbitarra in maoo) alia Palatina , ma non tra le 
COM dei Rosxi. segnata D, 4, 6, 23, N° S: > Stampala in Firenze 

■ Appresso a Giovanni Baleni l'anno HDLXXXtll >, come ba lo 
One. Ancbe in questa sono le stanze della innamorata. — Comlo- 
eia: «Beco, buon di, e '1 lien trovalo ala.- E tu. Randello: 
qiUDt'è presso a sera? ■; e finisce: i Or au, Randello, addio.— 
• Beco, va sano; A rivederci a Prato oa San Casciano t. —Beco 
«Randello, mentre sodo all'osteria, dicono. male del loro padroni 
(chiamati anche qui a osti >), e si consigliaDo come rifarsi contro 
di essi. 

' Vedi D'Ancona, Sacre Rappretmtaitìmi, li, 398; Ori^fiiti 
iUlTaalroin Italia, II, 8Ì-34. 

* Vedi BiTiHis, Bibliografia detta. 

* £(iDPalatinaBegnataE.6, 7,53. Cass. I1,N° ITJin t carte; 
avente, sotto questo titolo, uoa alampa di una donoa e tre uomini, 
uno dei quali porge alla donna qualcosa cbe dlrebbesì an anello se 
Boa Tosse troppo grande. In fine: « Stampalo a pitizione di Meo 

■ Cbastelli t. È in ottave (■ Deh che te nasca mille vermocani I 

■ Dove De vai tu cosi aftllato.... lobo ricerco tulle quelle balie. Io 

■ t'bo Inteso, In ?uoi unpaio di calze •). Tonio e Cappellina, vlt- 
Isoi, iDcontraDdosi avviali per andare dai padrone, od oste, a go- 
dersela, poiché ba preso moglie e fa le nozze, dicono male di lui, 
che derubano, e degli altri padroni. Giunti, Tonio presenta alcuni 
t blroldi ■ (voce non usata a Siena) per la sposa, e Cappellina al- 
cune pescbe, lamentandosi che le migliori gli siano state furate. 11 
padrone ordina che ala dato da bere e colazione al villani, uno dai 
quali, nel rilomarsene , ti lamenta di con aTere avuto trsggea e 



32 APPENDICE TERU. 

trerebbe in questa prima Sezione poiché una stampa di essa 
senza nota tipografica è dal Graesse detta di t Siena, verso il 
1515 >) , assicurati dalla voce < oste > , usau qui ancora per 
.€ padrone > , a dall' altra e muggioe > per quel pesce che si 
chiamò sempre e si chiama tuttora a Siena < mazzone >j le 
quali Toci la rivelano senza fallo scrittura fiorentina, ed 
erroneamente rip06ta fra quelle dei RiZzi dal Fahlani * e 

berllDgozzi. Il giorno dopo lornano, come aveviDo dello, e nar- 
rano di aver coodollo piii bsìdI caricbl di prodotti campagnoli, 
che eDumeriDO, perù tutto • sradu di aero come dà la legge ■, cioè 
roba di magro. — A questa commedia «egue sabilo . carie 3', snelà 
pagina , Beai' alcuno intervallo vuoto il Limenlo di ser Cofacca o 
Cotsccla buCTone, io SO teriioe: > Pianga ciascun el suo bel.tempo 

■ perso: Prenda esempla chi in altri si confida.... El mio Falsino 
1 cbe m' ha tanto aspettalo. Valete : qui fo flne al mio sermoDe *. 
Nel quale ser Cofaccla, sopraggiunte dalla morie e non volendo 
andare chiama in aiuto gli amici: i oompagai delta Rosa, dicendo 

■ di vostra compagaia ero svrveole •; Batlleta tessitore; Pier del 
Tatto; Iacopo Serselli; Baccio del Sore; Domenico di Paradiso; la 
Lisa (• Lisa mia dilells in tristi spoglie Ti piangi e ti dibatti >) ; la 
Gevs gii d'Agabito; un'altre, lO villanella o flor del pescolino ■; 

■ el Tribotin mie Niccolò >, il quale scolpisca 11 suo nome In un 
marmo sulla tomba; e Hnalmente dice rbe va a trovare Pantone e 
Falsino i quali due tento lo avevano aspeltalo, cioè molto prima di 
lui erano morti. Delle quali persone ricordale Piero [è il fralello del 
celebre Iacopo Tatti scultore ed architetta detto il Saniovino), e il 

■ Tribolin mie Niccolò i (scultore vissuto dal 1500 al 50| ci confer- 
mano che in Firenze, e posteriormente alla Commedia, se eaaa fU 
davvero, come ha il Graesse, stampaU nel 4SIS, venne acritto 
questo Lamenloj e l'autore esclamando in esso non voglio morire 
io ■ cbe godo e do piacere a tulio el mondo -, cui la Morte risponde 
• o cieco stolto > nessuno mi sfugge, ci fa pensare, unilamente al 
titolo ■ buffone t applicato a quel soprannome Cofaccia (corruzione 
di Focaccia) cbe la poesia possa essere d' alcuno (forse cieco], di prò- 
feeslooe bufTcne, e appartenente alla famiglia Cotacci o del Cofac- 
cla sr^arpellinl di Seltignano, indicataci dal signor MIlaneEl. Di uno 
del butToni che usava Cenere la Signoria a Firenze escluderemo an- 
cora un Capiiolo dalla Parte III di questa BibliograSa {vedi l'Av- 
vertenza premaisavf). 

' Nella sua Storia ec., nel Catalogo, fra le opere ■ di Incarti, 

■ la maggior patte Rozzi. > 



" .....Google 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZI. 23 

dal Ricci, ' (ponendo ambedue < Torro > invece cbe < Toi- 
> 10 >)j e dalla raccolta nella Palatina. 

La Sezione seconda è dei Veri Sozzi; il Resoluto (An- 
gelo Cenni, manescalco) ; lo Stecchito (Anton Maria df Fran- 
cesco, cartaio); lo Strafalcione (Ascanio Cacciacoati, otto- 
naio); il Futnoso (Salvestro, cartaio); il Doleale (Ansano 
MgBgarì); il Falotico (Gio. Balta, sarto): tutti del secolo XVI, 
cbe stampando dopo il 1531, ci si dicono, coi sopran- 
nomi qui ricordati, da per loro stessi Rozzi, nei titoli dei 
loro scritti, e cosi ce li rirelano i documenti. Altri poi re 
ne sono , e del tempo medesioio, i quali pubblicando le loro 
commedie non si danno mai questo nome di Rozzi, né mal 
appariscono nei documenti cba ci rimangono della Congrega. 
Questi a rigettarli parevaci sarebbe stata troppa nostra pre- 
sunzione, vedendoli tutti accolti fra gli altri Rozzi dai loro 
storici (a' quali se pur troppo mw possiamo credere ceca- 
mente, neppure potrebbesi negar ogni autorità); e farne 
una Sezione a parto ci sembrò Tosse con troppa oResa del- 
l'ordine cronologico, e con pericolo di confusione; sicché 
abbiamo doyulo contentarci di lasciarli ancbe noi fra i Rozzi 
al luogo che loro spetta per ordine di tempo; però li ab- 
biamo dichiarati , mano mano, incerti, per manifestare i 
nostri dubbi. Poiché come mal di loro questo silenzio nei do- 
cumenti? come mai mentre i loro compagni, e contempora- 
nei, pongono sempre nei fronlespizj delle stampe il sopran- 
nome che avevano nella Congrega e sempre si dicono 
de* Jìazzi, quest'altri invece non lo fanno mai? Non sarà 
questa una doppia ragiona per entrare un poco in sospetto? 
Il silenzio dei documenti potrebbe, in certo modo, spiegarsi 
eoa la poca diligenza del Camarlingo che doveva registrare 
nelle Deliberazioni i nuovi ammessi alla Congrega;' ma 

' Relazione ciL, pag. 46. 

■ Vedi nell'Appendice I, il Capitolo VII. - ti difetto di pre- 
Gislnoe del Camarlingo sta, secoodo noi, pi!) cbe ne 11' omissione, 
nel modo di regi a trazione. L' ufScio di Camarlingo era a tempo ; e 
mentre un diligente registrava precisamente il nome proprio dal 
nuovo aotmeaso e il soprannome cbe gli era posto celi' essere ac- 
cettalo fra i Boni, un altro , trascuralo , notava solamente o il 



21 APPENDICE TERZA. 

come renderci poi ragione del nessun conto da essi fatto del 
loro soprannome e della qualità di Rozztr, mentre gli altri 
sopra ricordati sempre ponevano nelle stampe queste due 
note in vece del nome loro proprio? A questo potrebbe ri- 
spouiìersi che ancora fra le edizioni delle commedie di Asca- 
nio Cacciaconti, appena una ce n' è nella quale sia cbiamato 
e lo Straralcione de la Congrega de' Rozzi » ; e che di que- 
Et' altri che mai posero nelle stampe il loro soprannome né 
mai si dissero de' Bozzi fu perchè avevano già pubblicato 
tutte le loro commedie quando entrarono a far parte della 
Congrega; e che registrali, quando ri entrarono, solamente 
col soprannome, è cosi impossibile riconoscerli anche quando 
li ritroviamo nei vari uffici e deliberazioni dei Rozzi, dorè 
sono adoperali sempre e soltanto i soprannomi. Ha d' altra 
parie noi crediamo che non basii avere un'egloga o com- 
media nel genere stesso di quelle della Congrega, scritta da 
un senese, e pubblicata da'medesimi che stampavano quelle 
ie' Rozzi, per poter dire, cosi senz' altra prova , cbe quel 
tale ancora era della Congrega. Le commedie popolari senesi 
del secolo SVI sono pubblicate quasi tutte, nelle slampe più 
antiche da un medesimo editore , impresse da due o tre so- 
liti stampatori :' ora cotesti tali, cbe, stando nella mede- 
sima città, avranno conosciuto anche di persona quei rima- 



EopraoDome messogli o il nome proprio di lui. Di plttj esseodo 
frequentissime le espulsioni dalla Congrega per le tasse o ■ pea- 
■ sioni D cbe i Rozzi dovevano pagare mensualmeme (vedi nell'Ap- 
pendice I, il Cap. XIII, ed ivi le aole), te riammissioni Iquando 
aaldavano 11 debito, o era loro coodonato) di questi così espulsi, 
SODO spesso registrale per modo da dod iatendere facilmente se è 
UD Duovo Rozzo uno cbe rientra. —Ha una nuova ammissione 
era un fatto di per Gè troppo imporlanle percbè □□□ venisse nota- 
toj e l« dimenllcanza di notarlo se mai sarà accadala, credia- 
mo, solamente alcuna volta quando la Congrega si riapriva dopo 
uno degli inlervall! pib o meno lungo, cbe ebbe a soffrire , quando 
altri nuovi venivano a farne parte, mentre piti non si sapeva cbi 
fosse, ancora non era stato rieletto , il Camarlingo, cbe doveva 
prendere noia. 

' Vedi nel voi. I, psg. SO. 



I , Google 



BtBLlOGnAFlA Ob' ROZZI. 25 

tori popolari, mentre alcuni , in lutle le edizioni , ce li danno 
sempre per Rozzi, con qual ragione avrebtwr negato, e io 
tutte le slampe, questo tìtolo ali altri, se veramente fossero 
stati delta Congrega? Per esser ascrilli a questa bisognava 
fame domanda ed essere accettati da tutti gli altri : ' or po- 
teva esser benissimo cbe un popolare, senese, scrittore dì 
egloghe e commedie del genere stesso e valore di quelle 
àe' Mozzi, non ne facesse parte, o perchè non lo avesse do- 
mandato, perchè non accettato. E anche supponendo che 
veramente uno della Congrega fosse il quale pubblicando le 
sue commedie vi ponesse soltanto il noma suo proprio, e nos 
il soprannome e la qualità di Rozzo perchè appunto delibe- 
ratamente non ci volesse mettere queste due indicazioni, gli 
altri lo avrebbero lascialo fare? — Ad ogni modo ì nomi di 
questi tali (sempre nel secolo XVI), che, per le ragioni 
esposte disopra, lasciamo fra i Rozzi, ma dicendoli incerti 
per manifestare, in qualche maniera, il dubbio nostro che 
veramente debbano starci, sono Francesco di Iacopo Con- 
trini, Antonio di Pietro di Mico detto Correggiudo , Angiolo 
degli Oltradi. ' — Del secolo XVII ci mancano le delibera- 
zioni della Congrega, e con quelle le ammissioni dei nuovi 
Rozzi: e poi fin da questo tempo essa cominciò a perdere 
delia sua primitiva flsonomia accogliendo anche persone non 
popolari le quali avendo, com'era possibile, una qualche 
cultura, scrìssero commedie o egloghe rusticaii di pregio 
artìstico maggiore e mancanti di quell' aspetto popolare che 
distingue le senesi del secolo innanzi. Cosi vengono a man- 
carci due giudizi di critica, e bisogna più che mai rimet- 
tersi agli storici della Congrega, e a loro fidarsi. Di Bozzi 
secentisti troviamo ricordati (e sono quasi tutti rimatori non 
popolari) il Dilettevole (Benvenuto Fiorì) che stampando si 
confessa tale : il Bospiglioso (Agostino Gallini di Castel Fio- 
rentino) , r Universale (dottor Girolamo Ronconi), l'Abbozzato 
(Francesco Falerì, speziale), l'Appuntato (Francesco Maria- 

' Tedi Dell'Appendice I, il Capitolo XI. 
* Vedi nella BibUografia la breve aoll^a ■ ciascuno di qanti 
rimatori. 



D,<„r,:^i t, Google 



^ APPENDICE TEKZA. 

ni, prete),' datici dagli storici della Congrega: lUdolfoMar- 
tellini di Rapolano, Felice Arduìnl, Orazio Franchi, medico, 
datici questi ancora dagli starici della Congrega cbe non ce 
ne banno conservati i soprannomi. ' Oltre questi la presente 
Bibliografia non ba, in questa seconda Sezione della prima 
Parte, altri nomi: non perchè non se ne potessero trovar 
più, ma perchè la Congrega esce, qulnd' innanzi, da quel 
sug periodo primitivo e originale che segna i limiti non solo 
della Bibliografia, ma di tutto il presente lavoro. 

Finalmente dichiareremo in breve le esclusioni da noi 
fatte in questa seconda Sezione della Parte I. Di un tal Do- 
menico Guiducci da Montepulciano (non ricordato in vero 
dagli storici della Congrega) ci è bastato che nei suoi Strali 
d'Amore, stampati a Siena nel 1532, si dica e messere »: ' 
come abbiamo esclusi Silvio Fortegnerri per la Filippa * (re- 



' («commedie dell'appuntala rjrnQo pubbllciile nel secolo 
seguente e nel nostro. Vedi la BMiogrofia. 

' Duolml non aver potuto trovare tutte le stampe delle com- 
medie di questi Roiti secentisti per vedere se In esse si dicono 
apparleneati alili Congrega. 

' Vedi nel voi. I, a pag. 66, in Dota. Non abbiamo potuto 
trovare questa Egloga. 

■ Vedi nel voi. I, pag. 209. - NelU Filippa, cbe è Inleriioe, 
divisa in cinque atti e scene, un Fanciullo fa il prologo, e sono in- 
terlocutori Spacca, soldalo; Bellacbia, Peslarango, e Billera, villani; 
Neocia, vedova, Togna, Buaflgliola, e Filippa, Innamorala di Spac- 
ca, contadine. — I. Lo Spacca, negatagli dalla Neccia la sua Togna, 
minaccia; e a lui s'oETre, mezzano al parentado. Bel lachi a. XI quale 
mona Filippa , vecchia , lamentandosi di non eaaere pib corteggiata, 
confida d' amare easa io Spacca; e saputo come egli è innamoralo 
della Tugca, vorrebbe farsi sposare da Bellacbia steaso, cbe la ri- 
fiuta e la lascia disperata. Intanto la Togna afferma a gua madre 
Nencta cbe non sposerì mal lo Spacca: sicché Bellachia, venuto per 
la rlcblesla, avverte la Neocia clie torse va incootro a qualcbe pe- 
ricolo, avendo gli promessa ta Qgtio'a. Tt^na è sempre plb ferma 
nel suo proposito ; e dello Spacca, che, respinto, brava, si libera, 
rompendcfli In capo con una sassaia una brocca d'acqua che l'aveva 
mandato a prendere, e cosi lutto lo fa bagnare. — II. La vedova 
Nencla chiede consiglio , pe' casi suol , dall' amato Pestabogo , cbe 



BJBUOORAFU DE* ROZZr. 27 

citata in ana villa presso Siena nel 160i) e Alessaodro Sot- 
Eini per la BisgitiBa ' (rappresentata a Roma nel gìariìino 

si ama. La Filippi, per Indurre Neocia a disdire la Togna allo 
SptiDM, le dice cbe è poTero, pano, e veccbia ; slcchà li Bellacbia 
venuto ana seconda volta per la ricbiesta, trova la Nencia stizzita. Lo 
Spacca, raccODtsado a Bellacbia la burla, vanlaslche prenderebbe 
veodetta se non fasae contro una dunna. Peslabngo propone alla 
N'encia , e cosi sari fuori di tulli gli intrighi , di dare a lui la Togna. 
La quale in una canzone nanla di volere PeaUraogo a dispetto dello 
Spacca; e ad esso, cbe senu vendicarsi percb6 sempre l'ama s'è 
iotece nascosto al sopraggiungere di lai, di ad intendere di avere 
cantato a quel modo per amor fuo, racendoio poi fuggire col dirgli 
di veder venire Pestafango armato. — III. Peslafango armalo h II 
bravo buffonescamente. Billsra, Innamoralo, lanienlatasi che la Fi- 
lippi vada invece dietro allo Spacca, con lei ai bisticcia. Mentre 
Nencia consola la figlia Togna, cbè vedrà di contentarla dandole Pe- 
stafkngo, sente da Bellacbia che la Filippa le ha dianzi parlala male 
dello Spacca, percbè s'è innamorala: ed esse Nenciasi fa dal Bella- 
cbia offrire la moglie a BiUera. Peslafango, seguitando a bravare, 
imbattasi nello Spacca, col quale ba parole e poi t'azzuffai ma so- 
pravvenuta Togna leva ai due contendentt le spad^, e, mesEllI a 
forealla lotta, se ne va lasciandoli cosi senza risolver oulla.— IV. Fi- 
lippa per vendicare dello Spacca i: he l'abbia lasciata, gli di a bavere 
eerto vino fatturato e cosi lo ti Impazzire. Billera è contento di 
spoure Nencia, — V. Togna e PeslafanRO si sposano: Nencia e Bil- 
lera ancora. Filippa, fattasi portare a caaa lo Spacca legato, lo 
euiiisce della pazzia e lo spasa. — (Vedi nella Comunale di Siena , 
segnalaO- VII, 68.) 

' Vedi nel voi. I, pag. S09. La Bisquilta fu composta a rlcble- 
cU di uno degli fiutpidi, il Deiioso (vedi ivi) non dei Boni, al 
quali il Soziini donò, nel (G6i, un'altra sua commedia limastaci 
sconosciuta [vedi ivi, pag. iOO]. — £ la Bitqvilla divisa in cinque 
alti e scene. Tutta in terzine frammislevi alcune canzoni. — I. Papi- 
rio, giovanetto, dolendosi che Brisitla non possa corrispondergli 
in amore, perchè è una delle ninfe di Diana, va in ciKà a com- 
prarai una veste: mentre il villano Uirolla, lasciato di lavorare, 
va invece e coglier fiori, che quello è il primo giorno di maggio. 
Tiburzio consola Ligusto dell'assenza del figlio Papirio: il quale, 
vestitosi a ninfa, fa un prego a Giove perchè gli renda favorevole la 
sua amaU. Intanto Diana, con le ninfe Briailla, Flllzla ed Ermelli< 
oa. Tanno a diporto cantando una canzona di maggio: e soprag- 



28. APPENDICE TERl». 

de' Cenci nel 1580), scrittori ambedue accettati Delle storie 
dei Bozzi, e nella raccolta dolle loro composizioni nella Co- 
munale di Siena, mentre ambedue come « persone di grado > 

a cittadini graduati » non potevano essere ascrìtti alla Con- 

giunto Uirolla eoo un paniere di fiori, e toccandone dalle niob 
perchè ad esse vendendoli chiede baci e non monele , esse mandano 
lui a chiamar genie per celebrare la nuova sttgione, e, coronateli 
dei Bori, cantano un' altra canzona di maggio. — H. L^ueIo lamen- 
tasi di non aver ritrovato il figlio; e Tiburzio, consolandolo, ap- 
pende brevi pel bosco nel quali è dello che col gregge aon passati 
in allre parti. Uirolla conducendo Teotenca e Barblsllo, villaai, e 
non trovando più le ninre, a lui questi due, tenendo^ burlati, 
fanno culetta ; poi, volendo tagliare dei ramt e faroe mai, veduto 
un de' brevi posti da Tiburzio rialanno, temendo di qualche maliai, 
e Tentenna, faltoai ardilo, si ferisce con la scure io un braccio, le- 
meedo scioccamente di morire per questo e rlnjproveraadolo gli al- 
tri. LamenlaodosI di non avere ritrovato Papirlo, sopravviene Ti- 
burzio, e insegna un rimedia che guarisce subito la ferita; perii che 

1 villani credendolo uno stregone lo raggiungono, e legatolo all'al- 
. bere vanno a prendere te armi per ucciderlo. Titiurzio si racco- 
manda a lutti gli dei , Bnebè un Pellegrino pasaando, io scinglie, e da 
lui è rimesso sulla strada. — III. Ligusto, piange il perduto figlio- 
lo, e vedute le funi e le traccie di sangue nell' albero, è disperato; 
Tiburiin lo concola raccontandogli ciò cbe gli e successo in quel 
luogo: dove poi i vitlanl non avendo trovate più nessuno legato, 
Tanno Invece a Tarsi belli per andare a cantare. Intanto Diana e le 
ninfe cantano una lena canzona ; e il Mirella facendosi innaazi a 
presenlaral tuoi compagni alla dea, esaa.non ricordandosi dell'or^ 
dine a lui dato, balte inaleme con le ninfe, i vlllaoi cbe fuggono, 
e Diana e le nlefé cantano nuovamente. Vestito da ninfa e sotto nome 
'di BIsquilla, giunge ora Papirlo che, Talta domanda, è accettata, con 
uea cerimonia, da Diana, e dato compagna, per assonanza di nome 
a Brlsilla, la sua amante; iesieme colla quale tornalo indietro, col 
permesao della dea, a cercare una collana che nel venire ha lascialo 
cadere a bella posta, al dì a conoscere, e cosagli amanti fuggono. 
~ IV. Uà il tradimento è sooperto: e Diana, postasi in sgualo. Ira- 
figge con un dardo la ninfa Infedele e la toglie a Papirlo, che pel 
bosco fuggeodo vestita sempre da ninfa si libera dai villani lasciando 
cadere di nuovo la collana, sulla quale essi, non sapendo spartirsela 
fanno mille ragiona men li , rendendola poi a Ligusto, ivi giunto, olie 
Ja riconosce. Egli, In cerca tempre del figlio, non sa intendere 



Go.,glc 



BIBUOGARFIA DE' ROZZI. W 

grega:' e ancora i Diversi Appetiti * abbiamo escluso e II Tra- 
bocco del Sacco, (scritta nel 1550 e recitata in Siena nel 
ihlf) > egloghe rusticali , (accolte anche queste due da- 

come la collana fosM preaso usa oiofit: Tlbiirzio lo coosola; e so- 
pragg)up[o Papirio, si dì poi a coiMscere. — V. Dlioa e le Dinfe 
baono legata BrìsIUa per punirla : ma QnalmeDle la dea è conleDta 
che essa sposi Papirio. Le DJafe cantano uaa csozona, a uo* altra i 
Tillani. — (Vedi nella Comunale di Siena , segnala Q. VII, ito.) 

> Vedi nel Toi. 1, nell' Appendice I, fra 1 Capitoli del 1631 II 
X; e nella Riforma del 1561 il Xlli. 

' Vedi nel voi. 1 , pag. SM. — I IXvtrti Appttili sono In leril- 
ne, senza divisione di atti o di acane. Oli interlocutori sono cosi re- 
gislralL' «Paraclita, niora dlsamoratai Emilia, ninfa Innamorala; 

■ Seolllo, pastore veccblo innamorato; Pitunio, pastore giovane dU 

■ nmarato; Cupido, dio d'amore; Scagglale, viliano; Cavalocchio, 

I TillaDO:Togna e Pasqulna, contadine per ripieno; un Villano cbe 
• fa 11 prologo e di licenza al fine >. — Precedono quattro elanze 
culaie da un Villano. — Mentre Paraclita va cacciando , Senile . In 
cerca di una ninfa per amarla, bencbè veccbio, perchè i maggio, 
IB dichiara la sua passione; e n' ha risposta che essa, come seguace 
di Diana , non puà ascoltarlo : Il villano Scagliale framessosl al toro 
discorsi è stato dal pastore cacciato a busse. Cavalocchio e Scaggia- 
le, manglaodo, ragionano di lor cose contadineache, di lor dame; 
locano a carte, e al far del conti s'azzuffano, Emilia incontratasi 
In nieiin Io piega ad anaria , e prendono per servo Scagglale cbe 
sguaiatamenle ha interrotlo 11 loro parlare e si è vantato. Senile 
atroggendosi sempre di Paraclita è respinto di nuovo, e facendo 
«gli un t lamento in versi d' ode •, scende Cupido, cbe, guidandolo 

II villano, trova Paraclita e la ferisce, come stata ritrosa al sno im- 
pero. La ninfa, tra'Stta, fa un lamento, ed ama ormai Senile, al 
quale, mandalo a chiamare per Scaggiale, chiede perdono; e lut- 
t' e tre vanno in cerca di ninfe e di pastori, Incoolrano Emilia, Fi- 
lento, e Cavaloccbio e si dispongono a cantar maggio: ma polcbè 
per la rlua in occasione del giuoco è sempre Inimicizia fra i due 
villani, fanno prima alle bastonale con 1 dardi delle ninte; poi rap- 
pacificatisi, e andai! a chiamare Togna a Pasqaina, cantano lutti 
insleineuna canzona di maggio. Dopo la quale, « Il villano che cantò 

■ le prime stanze ■ ne canta altre Ira di licenza. — Nella stampa 
segua un ■Sonetto in dialogo • an amore e la sua natura. — (Nella 
Comanale di Siena, segnala Q. Vii, i3.) 

* Vedi nel voi. 1, pig, SS8. -~ In questa che 4 In leriine a la 



30 ArPEHmce terza. 

gli storici detta Congrega e dalta raccolta detta Gomunsle di 
Siena), percbè dette composte da un gentiluomo senese, 
(lasciando stare clie leggendole sì sente lo scrittore non di 
popolo) non sapendo vedere per qual ragione, a mezzo il 
secolo XVI in cui si dicono composte^* un Rozzo dovesse 
celarsi fingendosi gentiluomo; ti quale potrebbe invece es- 
sere stato lo stesso Soizini. ' — Del principiare del se- 
colo XVII abbiamo escluso {ed è ricordato dal solo Ricci,' la 
cui autorità è molto sospetta, come vedremo più innanzi 

cinque stli, parlano (Trabocco, villano; Piera, conladiaa, sua 
■ mogllei Sbuccbia, rralelto di Piera; Caviccbio e Susina, vìllaai, 
rivali e nemici, ionamorali di Piera e da lei amati; Sborra e Gre* 
• tnigna, villani, rivali e amici, moacporali di Piera, e da lei odia- 
1 ti; UD Villana canla il prologon. Il quale è in quattro stanze e 
coeì ci fa coDOScere l' argomento; 

Ntirauaa luilia clnquacen BiniiniDli, 
poco inninii o doppo eniporu poco, 






VoUnilo ria 


orar Udii L.d<ilt«. 


perchè l' tn 


n< bella nglluoli 


Era d* molt 




«bill.» in 1 





i« 11 rslto andò lo nteDilarels 
con lilaniio narel' tacoliare 
•olle all'arine renlr tai ladraw 
b' glia alleo in {naghasgiai) per Tolotal 



Perchè in capo gli b*n poaio la corona 
E la ana moglie reilù btila e buona. 



' (Nel'a ComuDate di Siena, segnata VII, 49.) 

' Il Trabocca dtl'Satco nel 13G0, come porta nel trontespl' 
zio; l' altra sarà de! medesimo tempo, 

* Per questa nostra lupposizione vedi nel voi. I, pag. 1M9, 



* RsIuiioM cit., pag. SI e SS, 



I , Gotiglc 



SIBLIOGRinA DE' ROZZI. 31 

nel seguilo di questa Bibliografia) Arcangiolo Arcangìoli; 
il quale, nella sua Fedeltà delle Donnei stampata in Siena 
nel 1622 (e accolta fra le commedie dei Bozzi, alla Comu- 
nale di Siena), né dal ftrtptespizio, né dalla dedica, né dal 
prologo È detto ascritto alla Congrega, mentre altri Rozzi di 
questo tempo cosi ci si manifestano: ' e noi crediamo piut- 
tosto che egli, lettore o scolare nello Studio di Siena, scri- 
Tesse questa commedia per i suoi compagni che la rappre- 
sentarono. * 

Tutte le Commedie ed Egloghe anonime dateci dai Ca- 
tali^bi nelle Storie della Congrega come stampate dopo il 
1531, e quelle senza data le quali non ci è riuscito scoprire 
se innanzi a queir anno fossero pubblicale, sono state riu- 
nite in fondo alla seconda Sezione, insieme con alcuni Dia- 
loghi che si troranu inediti nei citati Codici H, XI, 4, e H, 
XI, 5 della Comunale di Siena. Su queste autorità abbiamo 
registrate le une e gli altri fra le cose dei Rozzi; ma la 
mancanza del nome dell'autore ci fa rimanere incerti se 
veramente a loro appartengano tutte queste composizioni, 
specie vedendone dubitare un poco il Fabiani ancora che le 
riunisce tutte insieme dicendole «di autori incerti, la mag- 

> gior parte Rozzi >.* D'alcune, per le quali, leggendole, 
cresceva in noi il sospetto, è stato avvertilo in nota; alcune 
te abbiamo escluse del tutto. 

Dalla raccolta palatina tre n'abbiamo escluse, taciute 
dal Kicci e dal Fabiani : la Comedia di due Contadini inliloiaia 
Tangoccio, perchè leggendola ci è parsa vera la nota e non 

> è dei Rozzi > che scritta a mano, modernamente, si vede 
in questo esemplare : * la Commedia di Tonio e Pippo amia- 

' Nella BibUogmlla vedi i numeri IO e tt. 

* È dello nel froDlespizlo. Vedi a pae.8e8 in noU : Della Pre- 
hzlone alla presente Bibliografia. - Nella ComiiDEle di Sleoa queala 
commedia è segnala Q. VII, 4. 

* Nel suo CiUlugai vedi a pag. 6Ì la sua Storia. 

* Senza nota tlpograflcar lQ-3, cartai, ragaala E,G, 7, 68. 
Casa. 11. N°<i. Nel frontespizio è una incisione dì tra Ogure, a 
quella cbe è io mazzo seduta , una delle altre due parla: rappresenta 
forse i due villani Innanzi al Potesti. Comincia: ■ Hai tu deliberato 



I , Google 



ìQ APPENDICE TERZ/l. 

dini et l'Oste,' notata anche questa, dalla stessa mano, 
« non è dei Rozzi »; e in Tero, cliiamandortsi < oste > il 
padrone, il quale, cercando un suo contadino, dice e che 
» ogni dì è in Firenze e mal noi trovo », si pu6 esser certi 
che è scrittura fiorentina: un Acto Scenkho; ' cosa certamente 

■ buon garzone, Di Tolermi annor dir li roba mia?... i, e Soisca, 
io UDs caDzaua, t .... Le speranxe bodo s'venti Cbi le vuole in uom 
V fidare >. lo Bdb; t fece stampare Darlolhomeo di Uatbeo Ct- 
> stelli >. — È in ottave: parlano Taegoccio, Mechero, il Potesti, 
il Giudice, Il Notaro e II Hesao. Taogoccio non vuol dare a Ke- 
cbero dieci lire cbe gli deve. • Uecbero ra al Potesti », e Tangoo- 
rlo, richiesto dal Ueaso, comparisce. Sentite le parti, fi Giudice, li 
Potesti, e it Notare , senteoziano alla rorescia, cioè cbe debitore 
è MecberoenoaTaugocdo, perchè questi ba portalo loro un cane- 
stro di mele. In line Tangoccio canta una canzona ani la sua viltorla. 

' Sema acla tipograflea, ìd-8, carte 4, segnala E, 6, 7, 58. 
Casa, li, N°lfl. Ne] Trontespizlo ha una stampa di due figure cbe si 
parlBDoIn una campagna. È io oliare: comincia «Obi i'vo'beneaTal 
• dire che aie 't vero Che cbi vuoi bendili' oste (padrona) gli ha a far 
a male.... ■, finisce In una canzona • .... Ed a' [alti poi così Dserd 

■ a me tirare ■■ — Togno, diceodo male di Pippo (dal quale poi ne 
tocca) al padrone di lui , riesce a entrare contadino in vece sua, e 
canta una canzona dicendo cbe non sarà migliore deli' altro. 

* Senza nota lipograQca , in-( , carte i%, aegoato £,6,7, SS. 
Casa. I, N' t. — Da principio Mercurio dice tre stame, coma pro- 
logo. Venere, cercando suo figlio, si rivolge alle donne, descrive!)- 
dolo: Eco risponde alle parole di lei, e un Pastore, spiegandole 
ciò, s' offre Insegnarle, per un bacio, ove sia Cupido, lì quale libe- 
ratosi da una crudele che l'aveva prigione, s'addormenta; e Psi- 
che, che, lamentandosi d'essere abbandonala, lo cercava, Io feri- 
sce con le proprie armi dì lui, poi lo disprezia, finché pregandola 
egli, ranno la pace, A questo punto il Pastore mostra Cupido a Ve- 
nere, la quale lo rimprorera di essersi dato a una mortale, e Cu- 
pido, per veadicars), la lascia in potere di quel Pastore cai dland 
ha promesso un bacio (qui manca una carta); ma poi dice cbe la 
darà ad Adone. Viene Mercurio a chiedere aiuto da parte di Giove 
per TlDcere la durezza di una donna ; e Venere dì consigli. Psiche 
non vuole che da tei si parta Cupida, Il quale seco la conduce in- 
nanzi a Giove, dove le Grazie cantano in loda di Giove, di Venere 
e di Amore. — Le tre stanze a principio cominciano ■ Disceso bo 

■ pure il Talicoso Aitante Per venir quiioè so ^'lo mi so'ln terra.,..! 



BIBtlOGRAFtA DE' ROZZI. 33 

non popolare. Dalla raccolta della Comunale di Siena ne ab- • 
tùamo esclusa uq' altra, taciuta questa ancora dagli storici 
della CODgrega; la Commedia del Giambarda, con il Lamenta 
del Sigtwr di Faema , ' perchè cerio non sono senesi ; e cre- 
diamo fiorentina la commedia perchè Nardo, fra le altre 
cose, domanda e Dinjqi, stu bai a mente. Quando fu posto 

> Fiesole? >, cui Giambarda risponde * lo ero in vai di 
» Nievole j, e perché il Lamento, che Tien dietro alla Com- 
media, diretto ai Faentini, come cosa di quel luogo è Impos- 
sibile sia do' Bozzi. Di quelle ricordate dagli starici delia 
Congrega bisogna escluderne due: la Lilia* (nella raccolta 
senese erroneamente compresa, e da noi erroneamente ci- 
tata),' la quale se in molte stampe' è anonima, pOrta In 

^'eaere comiDcia: lUDobrosI monti e 70i rigidi eksgì, Cavati scogli 

• e grotte...; >, ed è latta in questo metro. 

' Segnala Q, VII, 19; una Elampa ìd-S, di carte 4, con in- 
cisione, sul frontespizio , di quattro persone e tic ragazza, delle 
quii Dna parla alle altre. La edizione à di > Firenze , cella Coo- 

> dotta », E. a. — Questa Commedia non é che un dialogo fra due 
teccbì. Nardo cbe domanda, e Giambarda che rlspoode pazza- 
mente e a traverfi^f, Gnchè dispongono dì picchiarsi; ma entrato 
di mezzo Nofrone fanno la pace e vanno a bere Ineieme. — Che la 
commedia sia floreotina si cooosce ancora da questo che uno degli 
interlocutori dice ali'altVo; < Aecolla, lo ho udito Cbe ti fu corso il 

• naso , E che tu fusti raso Da' frati de g!' ermlni. > — Nel Lamento 

• Vangete Faeozin cbe avete perso Così geutll signor nobile e 
' ■ bello.... Bene è il sepolcro mio ridotto in fiunie L'esempio sol di 

■ me a ciascun basti >) il Signore si lamenta di aver perduta la 
signoria delia aua Faenza e d'esser condotto per opera del Valen- 
tino e di papa Alessandro a dover morire. 

• Vedi a pag. 9, in nota. ' 

■ Vedi nel voi. I, pag. £04. Nella Comunale di Siena tre edì-' 
zioni segnale Q. VII, 88-90. 

' 4e>38 Siena; ttS4a a. t.; 4G46 Siena; 15Sf e 1S&7 Venezia; 
(684 e SS Firenze; s. a. Siena; s. a, Firenze, due volte; e. a. Pisa; 
t. a. Venezia; s. a. Modena; senza not. tip. due volte; 1T32 Parma 
e Bologna. — Alcune volte si intitola iftUlia, altre di Grofolo, al- 
tre di ambedue. Parlano Filenlo, Grotolo, Tirso e Lilia. Filenìo, 
lasciato Tirso a guardia del gregge , e Conducendo seco Grotolo , 
s' incammina verso una ninfa veduta da lun^ in una valle: ma va 

e. Huii —Voi. II. 5 



,H,glc 



34 APPENDICE TERU. 

' due ' il nome dell'autore Alessandro Verini, fiorentino, se- ' 
condo il Quadrio, * come del resto tutti i Verini più o meno 
illustri: ' e la CommecUa di Saìlafo$so; perchè, sebbene il 
Bandiera la dica «rappresentala a Siena nel 1581 »,* e il 
Quadrio «che questa è una farsa per- avventura delle più 
> antiche cbe uscissero di Siena > , ' pure essendo in dia- 
letto bergamasco ancora nella stampa senese del 1581 , * 

timoroso che non sarà accolto 11 buo amore e perctiA essa ha le 
' frecce e i cani: pure lascialo iodlelro Grotola cbe 1' ha confortalo, 
si presenta, ed È respiato da Lilia che teme la vendetta dì t^ìana, 
ma che nnalmenle cede alle preghiere e va col pastore. Trovano 
Tirso impaziente di piti aspettare: e, Lilia, confessando la gran tOraa 
di Amore, si fa promettere da FUenio di ■ conservar « Diana i frulli 

■ f noi •• Grotolo e Tirso , ragionando di quanto Fileoio à piti felice 
e rortimato di loro, giungono a cau, e ordinano al servi ana cena: 
giunti ancora i due amanti el canlsDO due caoione. La egloga 6 in 

' Treviso, per Antonio Paluello, a. a.; e Firenie, per AdIodìo 
et Niccoli da Cortona 4543; in Palatina legnate O, 4, 6, 83, nu- 
meri U e (6. , \ 

' Stor. e Rag. d'ogni Poesia, IV, 150, dove' non ricordala lÀ- 
lia; ma di lui invece La Gran RoUa che Im dato la Ca$area MatUà 
a Barbaroisa ec. (Milano, e, i.), In ottave. 

f Neqki, ScriUori -FiweiUini: Il quale 'però non ricorda Ales- 

' Bibliolhtca Smmiii, fog. 4!Ult; Cod. Z, 1, 11 alla Comunale 
di Siena. 

' Op. cit., Ili, 11, 63. Non porta alcuna ragione della sua sup- 
posizione. 

' Inlllolata CoiMdia di Saltafotto ti di JUndonna Mv'cotina, 
.Aggiuntovi un Dialogo in lingua ber'jamaica di ilfajfH a Tenui. Nel 
gualeunosi lamenta dei Soldati »t V aUro d'amore. — In Siena, 
l'Anno ISSI— Frontespizio inquadrato e con fregio; carte 4: se- 
gnata alla Palatina D, 4, 6, S3, N° 21. — È li; terzine; parlano 
Saltafoaso Ceola e Marcollna, La quale non vuol piti saperne di Sai- 
tafosso, cbe brava, ed à beffalo da lei standosi alla finestra ; finché 
sopraggiuDto Ceola (nella slampa detto e buio •] SallafoBso cliiede in 
ginocchio perdono ad ambedue. Il Dialogo che segue è lo terzina 
{« Os va Tonul e dooda es ve fradelì.... Si che sta' oonaola' e vu 

■ brìgada >) e comincia a carte 3'. — La stampa anteriore ò questa ; 



BIBLIOORAFrA db'roizi. 35 

preceduta del resto da una veneziana del 15Ì9, ci pare 
che ciò basti a giustificarne la esclusione dalla presente Bi- 
bliografia. 

La CoiMdia Piacevole ieSailafouo. Coo {sic] alcuno ilantia in eanxon 
di Santo Eercmiano topra di una vtccMa. In Qne: ■ Stampata in 
a Veaetla per Agtutino Biodoni nel inno 1fi4S ■. FroaMspliio in- 
quadrato e con Ire flgure; due nomini e una donna; carte 4; 
tnttofn semlgollco. (In Palattna, D, (, 6, S3, N" 80). Le starne 
(■ La verità i' voglio ora contare Sopra una vecchia e non senza ca - 

> glODS Certo vergogna di quelle di bontà Tira via, veccbia, va 

> via de sta contrà >) sono, mene ta prima vera ottava , stroFette 
di nove o dieci verEi. 



.„..,., Got^gk- 



SEZIONE PRIMA. 

A^TEoaSSORI DEI ROZZI. 



■ N° i. 

LIONAHDO DI SER AMBROGIO DETTO MESCOLINO. 

[Nato cEru il 4468, mori lolorao al 4032,. lisciando alcuni 
figlioli avuti da sua moglie AcFroaina de'Cbigi; e sebbene la fa- 
miglia dei Haastrelli dlTentasHpol nobile, egli Tu pittore e maestro 
di candele al sarrigio dell' Opera del Duomo di Siena ; le quali no- 
tizie abbiamo dal signor 0. Uilaneai IDocumtnti per la Storia del- 
l' Aritienen; Siena, 1856) III, i<), che a^iange, meno precisa. 
mente e come semplice coDgeltura : « forse appartenoe ails prima 
) Accademia del Raiul dove ebbe il sepranoome di Sfcscoliao ■■ 
Uno dei figliuoli di lui, aggiungiamo. noi, dovette essere quel f Vjr- 
■ gilio Aglio di Ueacolino ■ cbe per 18 ducati ebbe a fare (come ai 
ha da un Quaderno di ordini e proTTlsioni esistente al R. Arcbivlo 
di Stato aenese) i getti d'acqaa o ■ pispini ■ per la festa del 1S 
agOGlO 1546 , deMrìttaci da un Cecchioo carialo (Siena, a. e. ; farle 
4646: e 1878). Scipione Bargagli ricorda (TWanino, pag. <O0)il no- 
stro lleicoUno tra i popolani aenesl ebe andavano a recitare a 
Roma; aio «ero alcuni versi di lui là si recitarono forse nelle noxze 
di Agostino Cbigl [vedi voi. I, pag. 70 e 76] nel ll}19, come altri 
suoi veni egli cantò sulla lira a ud convito io Siena, nel 16ST, al ri- 
cere di Napoli (itn, pag. 264, 16fiJ; per t quali ultimi e per altri 
riuniti In un libretto l'abbiamo chiamato il poeta popolare senese 
degli avvenimenti politici negli anni 1GST-30 (ivi, pag. 268). Fanno 
parola di lulil Quadrio, Slor.aflue.d' ogni Poet., Ili, u, 64; il Cre- 
sdmbeni, Star. Volg. Poti., I, S83, e V, tS6, dove erroneamente 
lo chiama ■ ser Leonardo ■, col Utoto cbe speltan a suo padre ; e 
il Uazzuchelli, ScHU. cTHal]. 



I, Google 



I. — Farietla di Maggio. 

Gli Interlocutori Eono'Aurorio, Frollo, e Gaudio^ pasto- 
ri: Damasia e altre ninfe. — Comincia con una canzona di 
maggio cantata dai pastori. I quali, sull'intito di Àurorio, 
vanno poi, cautaudone un'altra, a cercare Damasia e le 9ue 
compagne. Sul primo non sono accolti; ma poi cantano tutti 
insieme una terza canzona di maggio. In Que Gaudio solo 
dica (re stanze agli uditori, acuendo la commedia, e invi- 
tando a far festa con loro. — È in terzine ; meno le can- 
zoni: senza divisione di atti ne di scene. — Vedi uel toI. I, 
pag. 312-13. 

1511. Siena — Farutta di Maggio — In Siena, per 
Simione dì Niccolò, 1511. In-8. (Quadrio, Sfor. e Bag. ^ogni 
Poetia, III, u, 6i). 

1519. Siena — Senza nome di stampatore. In-S. (Allac- 
ci, e Quadrio).' 

1513. In Siena per Francesco di Simione, In-8. (Allac- 
ci, e Quadrio).' 

— (Senza noU tipografica)— f^ffloifaPatforab (fi ifom»), 
composta per Lionardo di ser Ambrogio alias Mescolino, bi-8. 
Carte 4. Nel frontespizio, che ha le due prime righe in go- 
tico, una incisione di due donne precedute da un fanciullo 
cbe porta il ramo di albero o maio: e carte 4'., in One alla 
egloga, altra incisione di una donna avente nella destra 
una fiamma, nel braccio sinistro un bambino e due altri 
bambini ai piedi (forse è la Carità); nella quale ultima in- 
cisione SODO le iniziali G. L. D. (Giovanni Laudi 7) (Pa- 
latina). 



■Questa edlzioae deHSIQd ragUlnta, per la prima, dal Fa- 
biuil (Cali lego), che ivi cbiama l'aulare ■ Laonardo di ser Fran- 
. casco >; ma altrove gli lU 11 suo vaio nome: a dal Ricci (Il«- 
Vaiom). 

* Queita ediiìODH del 16i3 ò regislrala ancora 4il Fabiani 
(Catat.) e dal Ricci (RtUa., pig. 3S]. 



oogic 



àPPENDICE TBBZl. 



II, — Partigiane. 



Nella Raccolta di Commedia dei Rozzi della Comanale. 
di Siena, redesi, mutilo in principio cioè mancante della 
carta prima che faceva ancora da frontespìzio^ im esem- 
plare della Parligione, di cui non conosciamo l' anno della 
stampa. — Da questo si rìlera che Coderà e Fruca, fratelli 
villani, hanno, insieme colie lor donne, dispute e busso trsi 
loro nel dividersi la masserizia: finché rimasto in comune 
un asino, né sapendo come si fare per questo, eleggono ar- 
bitri a ciò Giovacchino e Dreà. 1 quali li fanno tornare d'ac- 
cordo: e la partizione non va più avanti, assicurato il Fruca 
che avrà moglie anche lui. In fine cantano tutti una i can- 
zona a ballo » facendo un < ballo tondo >. — Parlano Goderà 
e Fruca, mona Biascia, loro madre; Nula, moglie di Co- 
derà; Ber Citello; Giovacchino e Drea, — È in terzine; con 
una canzone in fitte; senza divisione di alti o di scene. 

1511. Siena — ParHgtota Egloga rustlcale alla mar- 
torella di Leonardo di sor Ambrogio detto JUeacolino — In 
Slena, per Sìmione di Niccolò, 1511. In-S^ (Allacci^ e Qua- 
drio). 

1519. In Siena, per Sìmione di Niccolò. In-8; carte 10. 
(Pinelliana, IV, iS£. Esiste presso il signor marchese Ippo- 
lito Cavriani di Mantova). ' 

* Il Quadrio e il Ricci {Relai,, pag. 3i] registmo questa Bleua 
ediùone di Sìeoa det 1(H9, ma invece come fatta * per FraDcétao 
di Sìmione ■: dell'egloga medesima e nel medesimo anno si fecero 
adunque in Siena dufl edizioni da due diversi atampalori? Vera- 
mente il Ricci, mentre ricarda solamente la Fanetta di Maggio e 
il TargoM, scrive: ■ Leonardo di ser Ambrogio, tra' floui detto 
> Meteotino, compose l'anno tB19 un'egloga rusticale in ottava 

• rima , che fu Biampala io Siena nel medaaimo anno , per Fran- 

• cescodlSimione, benché nella stampa non vlsia indicato l'anao; 
« la-8 '\ con la qual jnancanza dell'anno e col dire In ottave 
l'egloga, parrebbe che egli ne acoenDasae una diversa dalle tre che 
li conoscono del ilnaoìiM: ma il Bicci prendert errore o pura 



BIBLIOGRAFIA DE BOZZI. 39 

Ì531. Siena — Impressa in Siena per Uichelangiolo di 
Bernardino Castagni ad istanza di Gioranni d' Alissudro li- 
braio, adi XTiii gnigno (sic) HDXXXI. In-8. (Catalogo Far- 
aelti). ' 

1513. Siena — La Partigione egloga ruslicale di Lionardo 
di ser Ambrogio, alias Mescolino. — Siena, ad istanza di 
Giovaiml di Alisandro 15i3. In-8. (Chigiana). 

— In Siena, s. a. In-8. (Torrenti, Cat(Uogo dei compo- 
ninenti dei R^zi). 

— In Siena, s. a. Alla Loggia del Papa. In-8. (Fabiani, 
■ Memoria pag. 90). ' 

III. — Targotu. 

È iD vario metro; ma il più in terzine. In due atti, ma 
senza dirisione di scene. E nella slampa del 15iS, e in altre, 
all'atto I, precede un argomento in una stanza; e at U, un altro 
in sciolti. — Parlano Henlcozzo e Pasquino, innamorati : Lo- 
dovico e Salvestro, spartitori: Nena, dama di Menlcozzae di 
Pasquino.-^LHenicozzoePasquinos'azziiflano perchè amano 
tutt'edue la Neua.LodovicoHspartisce: li fa cantare, e co^ 
li conduce alla Nena, perchè dal canto decida scegliendone 
uno. Nena non trova differenza fra loro, e per amor della 

ayrà vedalo Inteùdare della Partigione della quale, come abbiamo 
detto, non fa parola? U Creaclmbeni {Star. Volg. Poei.,\, SÉ) n- 
cora ricorda di Mateoltno noa Egloga rutlicaìe, aenz' altro titolo; 
ma egli, aecondo il Uaziachelli {5(Ti(l. d'Italia I, ti, 608) dod fa 
altro cbe dividaroe una in due, e riferisce come due cose diverse 
la Partiglorw e la Egloga nuficol*. 

' U HeMlDizionarìo di Opere aiumitiu 9C.] n^ttn: * La Pri- 
> giong Egloga ruatlcale del Mttcolino. In Slena, tSU ; ìd-8 >; e , 
certamente tbsgtia II titolo da ■ Partlf/iora ■ in ■ Prigione >. — Il 
Fabiani {datai.) ba della Partigiana questa eolt edlzioce di Siena 
del 1531. Il Ricci (Retai.) non ricorda neppure questa egloga, se 
forse non è quella cha dice < egloga ruslicale ■ sauz' altro titolo. 

* La ricorda nel Catalogo delle Opere dei Boat cbe al sao 
tempo esistevano neU' aroblTlo dei inede^ml. 



I , Google 



40 APPENDICE TERZA. 

pace, vorrebbeli ambedue. E cosi s'accordano tenerla un 
giorno per uno. — II. Heuicozzo, poiché ha avuto la Hena 
per il primo, non serba più i patii, e vuol tenerla per sem- 
pre, come r Ha già tenuta un mese. Dì qui nuova zuffa In 
Menicozzo e Pasquino. Salvestro e Lodovico li spartiscono di 
nuovo, e cbiamano la Nena. La quale, innanzi di decideredì 
chi ella debba essere, dice cheVorrebbe provare per un mese 
ancora Pasquino. Menicozzo non vuol cederja; sicché Lodo- 
vico dà ai contendenti le spade e due grandi targhe (d'onde 
deve prendere il nome di Targow l'egloga). S'armano e 
s'azzuffano buffonescamente: Pasquino resta vincitore, ed 
ha la Nena; e sulla sua vittoria canta una stanza , che cbiude 
r egloga. — Vedi nel voi. I, pag. 183, 190-92. 

1519. Siena — Targane. Egloga rusticale di Leonardo 
di Ser Ambrogio detto il Mescolino. In Siena, per Franceeco 
di Simione, 1519. In-8. (Allacci). ' 

1536. Slena, per Calistro di Simione.Ia-8, carleS. (Esiste 
presso il signor Cavriani). 

15i2. Siena — Egloga Rusticale del Targane. Nuovb- 
meute ristampala con l' aggiunta del primo atto che msn- 
chava alla prima impressione. Composta per Lonardo di Ser 
Ambrogio detto Mescolino. — Sotto questo titolo b una stampa 
di cinque figure, due delle quali, quelle del mezzo, si com- 
battono con le spade, ed hanno le targhe. In fine: Stampata 
in Siena per Francesco di Simione. Ad instantia di Giovanni 
di Alisandro Librare. Adi 23 di Novembre M.D.XXXXII. In-8: 
di cart. 16; l' ultima bianca al recto, e al verso una stampa 
grande della Lupa lattante i gemelli sotto l'albero. (Comu- 
nale di Siena). ' 

— In Siena. Seni' anno. — Egloga Rusticale del Targone- 
Composta per Leonardo di ser Ambrogio detto Mescolino. In 
Siena s. a. -^ Carte 12, segnai. A-Avi. Il frontespizio, 
che ha le prime due righe in gotico, è incorniciato. Da 

' Ancora it Fabiani {Calatogo] e il Ricci [«bImìom c»., psg. 38) 
regtstrsQo questa edizione dal 4SI9. 

' Onesta edii. del 1842 6 registrata ancore dal Fabiani [Cala- 
togo) e dal Ricci {Relation di., pig. 38). 



I , Google 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZI. 41 

carte 10' alla fine la stampa è in carattere più piccolo- (Tor- 
renti, Calai, dei Componimetiii dei Bozzi. Esiste alla Haglia- 
becbtaiia). ' 



N° 2. 
MARIANO HANESCALCO DA SIENA. 



[Il Fareelli {Catalogo, pag. 130) dice rile?ar{i! dalla pib inliw 
Edizione di una commedia di lui, che egli Tu di casato Trinci. Gli 
storici de'Aoaii, a'quali fuìgnota questa edizione, lacclono del co- 
enome. — Lo ricordano l'Ugurgeri {Pompe Smeli, pari. I, tlt. XVIll, 
pig. 6l9)i e il Quadrio, tomo Ili. pari. II, pag. 6S. — Di lui vedi 
nelTol. I, pag. 884-30.] 

I. — // Bicchiere. 

È.ia terzine; senza divisione dì atti o scene. Parlano 
Erlflie, donna giovane: Senile, suo marito, vecchio: un Vil- 
lano: Rubino, servo di Senile: Pulidnro, innamorato di Eri- 
file: Fidele, servo di Pulidoro: e un Ragazzo. — Prima è 
una «Canzona cantata dall'Avarizia e Pudicizia:» dopo 
« Cupido tenendo Pudicizia e Avarizia legale dice queste 
stanze, s che sono sei e formano il prologo. Erifile è casta mo- 
glie, sebbene si dolga di essere, in sua gioventù, maritata 
af reccMo e avaro Senile; il quale le porta, dal canto suo, 
ardenlissimo affetto. — Pulidoro, fieramente innamorato, 
per mezzo di Fidelej suo servo, e di Rubino, servo di Se- 
nile (che si presta a tradire ii padrone per vendicarsi del- 
l' aTarizia di lui) vince l'onestà di Erifile, la quale accon- 
sente riceverlo in casa travestito da donna. — Senile gode 
alla vista del suo oro. Un suo Villano novamente lo ingiuria 

' L'esemplare della MaglialKcbiana porla scritto , nella parte 
iniema della coperta i <■ Ei legato del. Eqaills ADtonil Francisci de 



I , Google 



43 APPENDICE TERZA. 

6 beffeggia riguardo alla mc^Ue; tanto che Senile, percon- 

Tìncerlo che calunnia, fatta prima una pregtiiera a Giove, 
preso un bicctiiere, e chiamato un ragazzo ctie passa per la 
strada, gli dice che riveli tutto ciò che vede in quel bic- 
ehiere. {E questo, comoda il titolo alla commedia, così deve 
rappresentare uoa superstizione "del tempo). 11 ragazzo vede 
che Pulldoro, dopo lunga resistenza, conduce EriQle alle 
sue voglie. — Senile, novamente beffeggiato dal Villana, 
corre a casa infuriato: ma Rubino, che sta a guardia, non 
lo-lascià passare, e lo roinaccia e lo percuote, perchè non 
gli dà quanto avanza dei salari. AI rumore vengon fuori 
Erifile e PuUdoro: e inteso dell'esperimento del bicchiere, 
Pulidoro dice che non si deve prestar fede a simili cose. 
Senile grato a Pulidoro che l' ha salvato dalle mani del ser- 
' vo, vuole che sia come padrone in casa: e perdona a Rubi- 
no. -^ È cantata una canzona contro l' avarizia. — Vedi nel 
voi. I, pag. i79, 226-27. 

1514. Siena — Maniscalco Uarianò. Commedia d'Amore 
contro Avarizia e Pudicizia. Siena, ad istanza di Giovanni 
d' Alessandro libraio , ad) 9 marzo 15U. In-^. (FarseiU, Ca- 
talogo).' 

1526. Venezia — Comedia di Amore Contra la Avaritia 
et PudicJtia intitolata II Bichiére. — Et un altra Comedia 
Rusticale Intitolata Strassino. In fine; stampata in Vineggia 
par Gìovamaria Pinardo, M.D.XXVI, Ìn-8, carte 20. Fron- 

' E il Fareettl iggiunge questa nota: < Nel titolo la commedia 

■ si dice eomposta per Mariano Trinci lansu, il quale dod è altro 

■ che ilHanìEcalco nelle altre commedie, cbe seguono, aominalo. 

> Esse è poi quella slessa, cbe il Bicchiere nelle altre edìdoDÌ è inti- 

■ tolata ; le quali furono ricopiate da queata prima, Ano ad ora sco- 

> Qoscluta, • — Avvertiamo nuovamente cbe quando rireriamb dal 
Catalogo Farsetti, dal Catalogo della Pinelliena , e dalla Dramma- 
tnrgia dell'Allacci e da altri, stampe anteriori ai ^631, togliamo 
sempre la ditone • della Congrega dei Boni *, o altra simile', cbe 
quelli sempre pongono dopo il nome d^l autori. E la togliamo 
percbA non vi poteva essere, e non e' era dì fatto, come siamo ri- 
masti persuasi coosDltando da per noi quelle di queste stampe cbe 
sono'slla Palatina di Firenze. 



I , Google 



BIBLIOGBAnA. DE'BOZZI. 43 

tesp.. inquadralo. {So\einua,BiblioÌhèqiieDramatique^ec:Eii- 
atB alla Comunale di Siena). 

1531. Venezia — Con altra commedia nisticale inlilo- 
lata Strascino. — la Venezia, per Marchiò Sessa, 1531. In-8' 
(Catal. della Libreria Capponi). 

15U. In Siena, ad istanza di Alessandro canaio, 15U. 
In-8. (Allacci). ' 

1549. In Slena — Comedia d'Amor contro Avaritia et 
thidicìtia. Composta per il peregrino ingegno di Mariano Ha- 
oisctialco da Siena. Intitulata il Bicchiere. In fine: ìn Siena, 
per Francesco di Simeone. Ad istantia di Giovanni d'Alisan- 
dro libraro, del mese di ferraio H . D . XL Villi (Comimale di 
Siena). 

1563. In Firenze, nel Garbo, ^563. In-4. (Allacci). 

1572. Firenze — Commedia d'Amore contro Avaritia 
et Pudicitia. Intitolata B Bicchiere. Composta per il Pellegrino 
Ingegno di Mariano Manischalco da Siena. In fine: In Fio- 
renza nel Garbo 1572 — Nel frontesp., ove rìpetesi il luogo 
della slampa, ò la impresa di un albero, forse un salcio 
piangente , con al tronco un nastro scrittovi Nittìmeo saevoi 
boreas radice profunda — In-8; carte 16, (Magli abech lana).* 

157S. In Siena, in-8. (Allacci.' Esiste presso il signor 
Cafrianl). 

157S. In Firenze alle Scalee di Badia, 157S. In-8. (AI^ 
lacd). 

~ In Firenze, alle Scalee dì Badia. Senza l'anno. 
In-i2. (Allacci, e Farsetti, Catatoflo). 

■ UFabiaci {Catalogo) e il Ricci {Relamoae ctt., pag. 33) regì- 
itraDO per prima edizione del Bicchisrs questa del IBU: e poi sola- 
mente due altre. a 

' Questa edizioce di Firenze è legistrata ancora dal Fabiani 
[Catalogo) e dal Ricci [Relaiiorw cU., pag- 33), ma d« ambedue sotto 
l'anno <I673; e Eecaodo il Ricci ÌD-Ì. La ricordano il Farsetti ColaJ.; 
e 11 Caldi. Pin«jI.,IV, 4SS — L'esemplare magli ab. porta la indi- 
cazione ma. di provenire dal legato Marmi; ed è unito alla Pietà 
i'Atnore (ediz. Siena, a. a.) dello-steBso Mariano. 

■ Ancora U Fabiani (Catalogo) e ÌlHicci(AeIaiÌafMcll.,pag.33) 
registrano questa edizioae di Siena del 4STS. 



I , Google 



44 APPENDICE TERZI. 

— In Slena. Senza l'anno. — Comedia bellissima 
contro Avarilia, Intitolata il Bicchiert. Composta per Ma- 
riano Uaniscalcho da Siena. — In Siena, s. a. 1d-8; carte 16. 
£on incis. nel froniesp. di tre figure; delle quali quella in 
mezzo, inginocchiata in terra, sta guardando In un raso, 
forse un bicchiere, posto su un deschetto. E rappresenta una 
scena della commedia. (Comunale di Siena). 

— (Senza nota tipografica). — Comedia damor contro 
auaritia et Pudicitla. Composta per il Peregrino ingegno di 
Hariano Hanischaico da Siena. Intitulata il Bicchiere. In-8; 
carie 16. Sul frontesp. fa stessa incis. della edìz. precedente. 
(Comunale di Siena. Un esempi, al quale manca l' ullioia 
carta). 



II. — Moti di Fcaluiia. 



Nei jlfoli di Fortuna sono interloculorì questi :. Fortuna, 
Apollo, Cupido, «argomentatori:» Ilario, re dì Persia: Emi- 
lia, sua donna: Deifile, sua figliola: Florida, Cìntia, e Fili- 
lia, damigelle: Trofeo, Orione, e Penleo, soldati: Fruz^zica 
e Rovista, villani: Austero, romito: Cìrano, secretarlo: Sil- 
vano, pastore: Elisa, moglie: Trombetta, banditore: il Sol- 
dano di Egitto: Filogenio, suo figliolo: AgelasCO, cancellie- 
re: Lippo, servo: Filotropa, incantalrice : la Testa, — È 
divisa in tre atti e scene j^ in vario metro: con prologo inot- 
lare ad ogni atto. — All' atlo I, fa il prologo la Fortuna; e 
cosi dice della commedia: 

lo vi appreseli to un mio comico caBO- 
Di nuovo invento, e diletlevol molto. 
Di varie fronde e fiori empito [ho] un vaso, 

I quali a Palla e Pan di gremì») ho tolto. ■ 
Onda Ee intenli vi mostrate al caso 

Fino alt' ultimo fin sarà rivolto. 

II principio è aospir, 'pianto e dolore 
Orribil mezzo, e '1 fin benigno amore. 



OOgW 



BIBLIOGRAFIA DB' ROZZI. 45 

Apollo fa 11 prologo all'atto II, e cosi ne dice l'argo- 
mento: 

Vista ho Deifìl, d'un gran re figliuola, 

Mandar perfino al ciel sospiri ardenti. 

Onde io {Apollo), che so' speranza e luce sola, 

Ebbi pietà di tanti suoi lamenti, 

E voi Bignori, anco (ansi) divina scola, 

State, di grazia, 'ad ascoltare intenti; 

Pìit che doride' sian le acute spine: 

Che d' ogni opra mortai la gloria è '1 fine. 

Cupida fa il prologo all'alto III, e cosi ne dice l'argo- 
mento: 

DeilìI, da fortuna abbandonala. 

Vive na' boschi lacrimando in vano. 

Ond' io {Cupido) volsi a pietà la mente grata, 

(Cbè Amore a gioventù fu sempre umano); 

E nelle oscure seWe ho collocata 

La pace e '1 Un del suo vivere strano, 

Stale attenti, signori, se udir vi piace: 

Ch'Amor converte ogni discordia in pace. 

I5ITÌ Venezia — Comedia composta da Mariano Hanì- 
aealco da Siena intitnlata Motti di Fortuna. — Venezia, per 
Fr. Garone, 1517. In-8. {Catalogo Farreng; Paris, 1866). 
Veramente il titolo della commedia è ifott, non Molti. 

1535. Siena — Moti di Fortuna. Comedia di Mariano 
Manescalco. — In Siena, senza stampatore, 1525. In-8. (Al- 
lacci). * 

15^7. In Venezia, per Francesca Garone, l'anno del 
Signore 1597, adi 18 di luglio. In-8; (Allacci). ' 

1569. Firenze — Comedia de' ifo(t (fi Fortma. DI Ma- 

' Ouesla edizione del 4BSS è registrata ancora dal Fabiani [Cor 
taSogo) e dal Ricci [RelaHone eit., pag. 33). — E il Ricci aggiunge: 
l'^cmmedlB di vario metro, per lo più in leriine, miscbiale con 
» Dtlaira ; con una frottola e una canzona : io tre atti ». 

■ Quella edltiooe del 4627 è regislrata ancora dal Fabiani 
{Calabgo] e dal Ricci {ReUaUme cit., peg. 3S). 



46 AI>PEHDICB TERZA. 

nano Maniscalco Sanese. In fine: In Fiorenza, appresso Bar- 
tolommeo Sermartelli, MDLXIX. Nel fróDlesp. ripetesi il 
luogo e il nome dello stampatore; ud fregio chiude la parola 
« Comedia »; e vi è una impresa di una Tela fitta in uito 
scoglio, dentro una cornice che in l>asso porla una B. — 
ln-8 ; pag. 80 numerato. (Palatina). * 

HI. — Pietà di Amore. 

È senza divisione d' atti d di scene. — Parlano Parlo, 
re: Filogenia, sua figliola: Firbio, amante di Filogenia: Po- 
^izio, fanciullo, figliolo di Filogenia: Filodemo: Fisio, me- 
dico: Valerio, suo servo: un Villano e un Muratore: Polifllo, 
servo del re: Io Scalco del re. — Il prologo è fatto in sei 
stanze da Eraclito filosofo. Vtrbio, per amore di Fìiogenla, 
partilo dalla reggia di suo padre , è venuto a farsi servo in 
cone di Parie. — Il Re, con sua allegra brigata, va al giar- 
dino, cantando.~Un Villano, sentendo quelle allegrie, non 
vuol più lavorare; e s' incammina alla città, a cercar for- 
tuna, insieme con un Muratore (il quale parla lombardo)., 
che incontra per via. — Filogenia domanda a Virblo la ca- 
gione della sua mestizia. Questi non si scopre ancora; e Fi- 
logenia, esortatolo a darsi bel tempo, va a caccia, -~ Il Vil- 
lano e il Muratore s' azzuffano nel divìdersi una borsa di 
denaro che hanno trovato. Fidisio medico e il suo servo Va- 
lerio li sparlono e li conducono a far colazione. — Virbio, 
che ha seguito Filogenia, le scopre l' esser suo e il suo ar- 
dente amore: ed ella finalmente dice che lo amerà segreta- 
mente, e si lascia tiaciarc. Polizio fanciullo, figliolo, di Filo- 
genia, che era nascosto- per il bosco, ha veduto tutto. — II 
Villano e il Muratore sono allicci dal vino. Fisio e Valerio li 
fanno cantare per averne spasso; e, quando si sono addor- 

* Ediiione ebe manca al Fablaai {Catalogo). È registrila dal 
Ricci (flsIaiioiK clt., pag. 3S], e dal Crevenua. [Catalogo. —Aior 
gt«rdam, <77&-76, IT, Ufi]. — !□ Palatina aono due esemplari di 
questa edizione; aoo dei quali porta la solita dichiarazione US. della 
provenienza dal l^ato d'Anton Francesco Uarmi. 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZI. 47 

mentati, mutao loro scambievolmente le vesti, per riderà 
quando si svegli e ranno, come poi accade,— Pario re sa dal 
nipotino Polizio l' accaduto nel bosco fra Virbto e Filogenia; 
la quale, per vendicarsi, vorrebbe ammazzare il flgliol suo. Ma 
Parlo la fa chiudere la carcere insieme con VÌrbio,e manda 
loro, fatto dal medico Fidisio, un veleno,' che gli amanti 
bevono. — Pario sì pente: il medico dice che dette solamente 
un potente narcotico, e risveglia Yirbio e Filogenia. Pario 
si consola; e avuta da Virbio contezza dell'esser suo, b con- 
tento sposi Filogenia. E poicbè a corte si fa festa e convito, 
Fisio presenta al Re il Villano e il Muratore; i quali, messi 
a tavola, bendati gli occhi e legato dietro le spalle il braccio' 
sinistro, devono imboccarsi scambievolmente. Dopo che tutti 
hanno riso di costoro, si fa allegria, e si canta una canzona. 
— In questa commedia È molta notizia di storia antica e di 
citologia. Vedi nel voi. L pag- 227-230, 193,, i6a 

1518.. Siena — Pietà d' Amore. Commedia composta per 
Mariano Manescalco da Siena. — In Siena, per Simione di 
Niccolò 1518. ln-8. (Farsetti, Catat.). 

1546. Siena — Pietà d' Amore: Comedia composta per 
Mariano Maniscalco da Siena — In Siena — In fine; In Siena 
presso san Viglio. A di 13 di marzo H . D . XLVI. Alnstantia 
di Giovanni di Alisandro libraro. In-S ; carte 24. Nel frontesp. 
una incis. di un cortile, cbiuso da un muro merlato, den- 
trovi tre figure, una donna e due uomini; dei quali uno 
porge alte altre due flgure un nappo. Rappresenta la scena 
quando è portato il veleno agli amanti. A carte 23 tergo al- 
tra incìs. di due persone bendale, a tavola, che s' imboccano 
scambievolmente: e rappresenta un'altra scena tra un Vil- 
lano e un Muratore. (Comunale di Siena).' 

1572. In Firenze, nel Garbo. In-8. (Rìcci, Relaz., pag. 33). 

— Siena, senza l' anno — Pietà d' Amore: Comedia 

composta per Mariano Maniscalco da Siena — In Siena, s. a. 

' n Fabiani {Caiaiogo) registra solameote una edizione di Siena 
del 4&Ì5; e il Ricini ^Relasione cit., pog. 33) eggiuoge < presso sau 
• Viglio a' 13 di marzo 4BUS, ad istanza di Giovanni d'Alessandro 
> libraio , ìd-8 * cbe sarebbero la data e lo siampalore a 
delia edizione del tB46. — Certamenle è una >oU stampa. 



48 APPENDICE TERZA. 

in-8; carte ìi. Nel rronlesp., che ha le prime tre rigbe, e, 
a pi6 di pagina, il luogo della stampa in gotico, è la ìdcIs. 
del cortile, come nella ediz. 1516. (Comunale di Siena, e 
Hagllabechiana di Firenze). 

— Siena, senza l' anno — Pietà d' amare: Comedia 
composta per Mariano Maniscalco da Siena. — In Siena, s. a. 
In-8; carte ìi. Nel frontesp. la stessa incis. della ediz. pre- 
cedente. (Comunale di Siena). Le varianti e qualche mata- 
menlo assicurano che questa ediz, è diversa dalla precedente, 
tuttoché a prima vista sembrino una sola e medesima cosa. 

— in Firenze, alle Scalee di Badia, senza l'anno. 
■In-8. (Ricci, Belaz., pag. 33). 



Del Vizio ibiikbre, vedi a pag. 143.150 del voi. I^ 
r ampia esposizione che ne fa il Palermo : e a pag. 160. 

1519. Siena — Commedia del Yizio Mviiebre composta 
per Mariano Maniscalco da Siena. Ad instanlia di Misser Eu- 
stachio de Petrucci MagniQco Capilanio {sic) della Cuardia 
di Siena.' — Sotto questo titolo è una incis. di una donna le- 
gata, in un bosco e di un villano che le* parla, rappresen- 
tante una scena fra Silvia e Cavicchia: sotto questa stampa 
è r epigramma latiho di un Vignali. ' A carie 28 r.. finisce, 
a metà pagina, la commedia, e vi si legge: Impresso in 
Siena, per Simione di Niccolò, ad instantia di Giovanni di 
Alisandro libraio, adi 23 di agosto 1519. E sotto questa 
sottoscrizione è una piccola impresa di una Lupa che porta 
sul dorso uno dei bambini con in mano un bandierino; l'al- 
tro bambino, che doveva essere sotto la Lupa, manca.— 
In-i. carte 28: l'ultima bianca al t- (Palatina. Esiste an- 
cora presso il signor Cavriani). ' 

1537, Venezia. — Comedia del Vizio MtUiebre composta 
per Mariano Maniscalco da Siena adistantia.di M. Eustachio 
Petrucci Magnifico Capitanlo {sic) della guardia di Siena. — 

' I.'»bbfair,o rìferilo ■ ptg. 2W , in noia, nel toI. I. 



BIBLIOGRAFIA DB' ROZZI. 49 

In fine: stampala in Vinetia per FraBcesco Garone nel Anno 
del Sigoore M.D.XXVII. A di xviii di luio (sic). In-4pica; 
cari. 26. Frontesp. inquadrato: e a tergo di esso l' epigram- 
ma latino del Vignali. (Comunale di Siena; esiste ancora 
presso il signor marchese Cavriani di Mantova).* 

1523. Siena — (Fabiani, Catalogo). 

1532. In Siena, per Miclielaiigeio di Bernardino Casta- 
gHi. A(U sxi dì febbraio 1532. ln-8: cari. 32. (Graesse, Tre- 
MT ffa lAvrn rares, ec. Esiste presso il signor Cavriani). 

1537. la Venezia, per Francesco JBindooi et Matteo Pa- 
sini compagni, 1537. In-8. (Ferrano, Catalogo ragionalo di 
Commedie rusticalt. — Vedilo nel Teatro IkUitmo AntìcOi 
Trt. X; Milano, Cfassici, 1812). 

1547. Siesa — VUio Muliebre; Commedia del Peregrino 
ingegno di Mariano Manescalco da Siena. Ad istantia di mis- 
ser Eustachio Petrucci, Magnifico Capitano già de la Guar- 
ài*i di Siena. — In Sncr In Siena per Francescho di Simio- 
ne,et Compagni li di 27 d'ottobre M.D.XLVII. Ad istantia 
di Giovanni d'Alisandro librerò. Appresso a san Viglio {Vi- 
gilio]. In-8; carte 32. ^ Net frontesp. è una incis., ripetuta a 
tergo della carta 27, di una donna in un bosco alia quale 
parla un villano; e rappresenta la scena a detta carta; cio6 
Silvia legata in un bosco e Cavicchia, villano, che le parla. 
In fine è la incis. della Lupa grande lattante sotto l'albero: 
più due sonetti, uno del Biligo Insipido, l'altro con le ini- 
ziali M. A. C. (Marc' Antonio Cinuzzi ?), in lode dell' autore ; e 
l'epigramma latino del Vignali. A principio è l'ai^mento 
detto da due fanciulli. (Comunale di Siena). 

1571. In Siena, Ìn-8. (Ricci, Relazione cìt,, pag. 33). 



' Beiti e nifJda edizione con didascalie. La commedia è prece- 
data dsll'> Eicusatio AuGloris> In undici terzina; e la comme- 
dia 3 parimenti in terzine: senza divisione di atti o scene. — Vedi 
a pag. U4 del voi. I, ove 11 Palermo dice cbe la commedia è prece- 
duta anche da nn dialogo di due hociulli , Lelio e Lattanzio ; il 
quale manca in questa edizione di Venezia del i5ÌT, ma che eÌ ri- 
vede io intra posteriore del 1gt7. 

* 1d questa edizione di Siena del 1547 vi sono didascalie. 
C. Mini. -Voi. Il," * 



50 APPBHDICB TERZA. 

1572. In FiorBMa, nel Garbo. Id-8, cari. 30, oarattera 
tondo, segnai. A-D,. (Soleinne, BibUolhé^[ue Dramatiqw, ec.)' 
1575. In Siena. In-S. {Chigiana). 

V. — La Motiaca. 

Della Monaca vedi a pag. 225 del voi. 1: qui aggiunge- 
remo che la Hargherìla, o Bita, dice d'essere uscita di cod- 
Tento perctiè ivi ancora non mancavano a tei occasioni di 
peccare; e questa, mentre dichiara il titolo della commedia, 
non ci dà ragione della cattiva vita alla quale la Hargtierita 
si b data poL E a pag. 307 abbiamo dimostralo come erro- 
neamente, secondo uot, questa commedia fu, in una stampa 
di Venezia del 1531 (la quale ora abbiamo veduta], attri- 
buita a Catullo Cieco Huranese dello il Maritano o meglio 
il Maritino. 

1520. Siena — Commedia della Monaca, ad exemplo 
del triste governo che si usa hoggidl in alcuni monasterL 
Del peregrino ingegno di Mariano Maniscalco. — . In Siena^ 
per Miciielagnolo di Bari. F. (Jiorentino?) ad islanlia di Gio- 
vanni di Aliiandro libraio. Adi v di oclobre 1520. In-S: 
carleijcon fig. iDlegno.(Grae5sej2V^sor (teflwesrorM.ec 
Esiste presso il signor Cavriani). 

1527. In Venezia, per Francesca Garone, 1527. In-8. 
(Graesse, Trésor, ec). 

1531. Venezia — Comedia de una masara de monache. 
In fine: Stampata in Vinegia ad instantia di Maestro Gìo- 
vaomarìa Lyrico Veneziano, Adi xx di Nouembrfo 1531.— 
Così senz'altro titolo e senza nome d'autore segue, in 4 
carte (la ultima bianca al tergo), con la segnatura B-B2, a 
quest' altra : Comedia di Messer Lattanlio vecchio et di una 
sua innamorata Madonna Isabella insieme con un Bullo di 
Madonna Isabella il quale ha nome Gieci composta per Ca- 
tullo Cieco Huranese detto il Maritino * ad istantia delli gen- 

' MancsDO, In questa ediUone,! distici precedenti la comnedlt. 
* Il Palermo (vedi nel voi. I a pag. 306] Iia Uaritano Inveca 
di Uaritino. 



D,g,n:^i t, Google 



BIBUOGRAFU DE* ROZZI. 51 

tìti spiriti che di quella 3i dilettano. La quale prima Com- 
media ha il frontesp. inquadrato e 4 carte segnato A-A2, 
con in flne due sonetti. — Alla seconda Commedia , da noi 
restituita al nostro Mariano', segue j una « Questio inter 
> monialem et clericum > in nove distici latini (Palatina). 

1533. In Siena, per Michelagnolo di Bernardino, 1533. 
(Graesse, 2V^wir, ec,),' 

1537. In Venezia, per Francesco Sindoni e Matteo Pa- 
sini compagni, 1537. In-8. (Graesse, Trétor, ec). 

1543. In Siena, ad {stantia di Gioyemni dì Alissandro li- 
braio, adi 17 di gennaio Ì5ÌZ. (Allacci).* 

15i7. In Fiorenza, nel Garbo. In-8.(Graease, 3Vif«or, ec). 

VI. — D Mùlrimanio. 

Il Matrimomo non abbiamo potuto vederlo e se n'6 tro- 
vata una unica ediz. del 1533, la quale forse non è la sola 
né la prima. — Il Matrimonio manca al Fabiani e al Ricci. 

1533- Siena — Commedia del Matrimonio di Mariano 
Maniscalco. — Siena, per Michelangiolo dì Bernardino, ad 
istantia di Giovanni di Alixandro libraio. A di sxvn di octo- 
bre MDXXXIII. In-B; carte 29: con una figura in legno 
(Graesse, Trésor de livresrares. Esiste presso il signor mar- 
chese Ippolito Cavriani di Mantova). 

N" 3. 

RONCAGLIA DI RONCAGUA MARCELLO 
DI GIOVANNI, DA SARTEANO. 

[Il Febiaol (Caloioflo) e il Ricci (««Iasione, pag. 39) lo pongono 
fra 1 B<Mii; m» per riporlo invece fra ì loro Aotecessori basta una 

' li Fabiani [Calaiogo] e il Ricci (Reiajtot» cil., pag. 31) regi- 
strano quesU del )M3 come la prima edizione della Monaca. 

' Questa edizione del <M3 è registrata aacora dal FabiaiU 
(Catalogo) e dal Ricci (Retaxione cit., pag. Zi). . 



I , Google 



Si APPENDICE TSRU. 

■tomi» ■*«' ■*«■ Mv"""" '>"■ r*»i>o ^fi<*< > rìiMite scosoMiata 
•gli dorici delli Congrua; la quale stampa ci fa anche arvartUb 
come le p<ti antiche rìmaalecl della altra commedie di lui certa- 
mente non aono le prime, perebè troppo tempo intercede fra quella 
e queste. — li FabUol [Catalogo) dì a Uarcello Roncaglia II sopran- 
nome di Avnentaio, e non sappiamo su quale autorità; It Ricci 
(Rdi».] tace di questo soprannome. Nel documenti della Congrega 
li trova un Elernardiao mercìaro , ammoBSO nel 1644 , cognominan- 
dolo l'JnwKato, mentre di Marcello Roncaglia non b mal fatto ri* 
cordo (Tedi r Appendice II). Che fossa SgHaolo di Giovaiml è detto 
In nna i Comedla di maggio composta per Uarcello di Giovanni 
■ Roncaglia * [vedi qui sotto): e io nessun titolo dello sue gtl k 
dato quel soprannome di ^IvMnfalo.come In molte è detto che egli 
era ■ da Sartoano ■-] 



n Mogliazio tra Bogio o B^io e Lisa non abbiamo po- 
nilo vederlo, e il Graesse {Trésor de Heret raret, ec.) lo dice 
*iB terzine e seritto dal Roncaglia. — L'altro Mogliaszo at- 
tribuito al Bemi è in ottaro e con gli spost chiamati invece 
H«ia a Giannole. Pare adunque cbe i componimenti siano 
doe senza dubbio; ma delle due edizioni 1537 non si po6 
avere certezza, senza vederle, a quale di essi appartengano. 

i5U. Siena — Il Moffiioszo Commedia nuova rusticale 
composta per Harcello di Giovanni Roncaglia da Sarteano. 
— Siena, ad istanza di Gio. d' AlJssandro Landi, 1511. {Tri- 
vviziam). ' 

1537. Siena— Comedia nuova rusticale detta il ifoi}£az20 
fatto da Bogio e Lisa. — Siena ad instanza di Gio. d' Ales- 
sandro e Francesco d'Avanis librai, a di 14 'di Terraio 
MBXXXVII, 8" picc., di carte 8. {Catalooo delta Ubreria Sel- 
vaggi, pag. 197).' 

' Questa stampa del ìlagliaxK del 451i manca al Fabiani [Ca- 
talogo) e al Ricci {Rtìatìone). 

* Questa ediaione cbe certamente , oome apparisce chiaro da) 
frontespiiio sopra riferito , b sema nome d'autore , fu nel Catalogo 
Selvaggi posta con .quello di ■ Bemi Francesca • ; e cl6, ver- 



BXBLioanAFiA ob' rozzi. 63 

J53T. Fìranse — MogUazzo fatto da Bogio e Lisa, fra- 
messo (cioè isIenaezzOj io versi). — Pirenzej 1537, in-A 
(UazEucheili, Scritt. d'Italia).* 

1538. Siena. Iq-8. (Ferrarlo, Catalogo, ec.). 

1510. Siena. In-8. (Ferrario, Catalogo, ec). 

1548. Siena, per Calisto di Simione ad instantia di Gto- 
T«imi di Aiisandro. A dt 10 gennaio, j&i8. In-8. (Fabiani, 
CakU., Ricci, Beìaz., pag. 39). 

II. — Comtnedia in SforeKa- 

Questa Commedia tn Moresca b in terzine, senza divi- 
sione di atti o scene. — Parlano Hascarone villano: Grin- 
za, villano: un Romito: Hadaras, spirito: BizariMi, soldato: 
ilondragone, soldato. — Hascarone, villano, vuol metterti, 
per disperazione, ad assaltare alla strada; il Grinza vaol 
dissnaderìo e poi va con lui. — II Romilo fa suoi incantesì- 

remno djre, erroneamente, poiché gli sposi, nel MogUaiMAet 
Barai, hBDDO altri nomi: uDDonobè qa«sU nedeElma eiHjiane di 
Siana del4S3T è dal Fabiani [Catalogo) e d«l Bicd (/telai., pag. U), 
dandola ambedue a( Boncaglia, registrila un poco diTersamante, 
ooà ■ Mogliau» (tatto Ira Begio e Lisa. AggiunloFì un Gspilcrio 

■ della Gelosia. — In Siena ■ ad istanza di Giovanni d' Alessandro 

■ e compagni nel 1037. — In-S ". Come pota questo Capitolo 
■ti^lre al compilatore del Catalogo Selvaggi? Forse non era no- 
tato nel frontespizio della commadia? pure i due MogUaasi, e 
quello del Bemi e quello del Roncaglia, ruronoluit' e due stampali 
in Siena nel <B3T dagli stessi stampatori? —Questi dubbi non pos- 
sono sciogliersi senz'aver sott'occbio le stampe. 

' Neppure questa edizione , posta dal MazzuchelU fra gli 
scrittidelBerni, siamo sicuri che possa darei al Jf n^Iiaico del £on- 
caglia: veramente! nomi degli sposi sodo diversi in quello «tlri- 
buito al Berni; ma vedremo allred, In una commedia del Reiolulo, 
la Flppa cambiaral In Togna (vedi al N° (1) e In altra, aDonìma, 
mnlard la Salreslre In Pasquina (vedi al N" S3J : dalle quali inler- 
locatrici prendono titolo ambedue queste commedie. Rimarrebbe 
però seffl[a% Ja differenza che il MogUaito attribuito al Berai è in 
ollave, mentre l'altro del Roncaglia è detto in ierzine. 



oogic 



54 APPENDICE lenu. 

mi; ed evocato Hadaras, spirito, gli comanda di trasformarsi 
in donna, d' inflammare d'amore i due soldati e di metter 
gelosia fra loro, — I TiUani, già armali, hanno questione 
sul modo di spartirsi le prede cbe faranno. — Lo spirito 
tin forma di donna twne ornala» parla ai soldati; Bizaron 
se ne inraghisce, rimproveralo dal compagno: e la segue 
cercandola. S' imbatte nei due Tillani che vorrebbero deru- 
barlo; ma egli li bastona e passa oltre. — Lo Spirito, sem- 
pre In forma di donna, incontra Hoadragone, l'altro sol- 
dato, e gli dice che la salvi da Bizaron che vuol toglierle 
l'onore. Mondragone promette: e venuto Bizaron «combat- 
tono con le labarde in moresca; lo Spirito parte: il Romito 
dicai come egli è certo e sicuro dell'arte sua. — Dopo 
lungo combattimento riesca finalmente al Aomito persuaderli 
a posarsi : e invece fattesi dire da loro le qualità per for- 
mare un buon soldato, fatti cantare i due villani, e tutti in- 
terne fatto un ballo, e Grinza fa la partenza» ossia dà li- 
cenza. — Questa Commedia in Moresca manca al Fabiani e 
al Ricci. Per essa vedi nel voi. I, pag. 206 e segg., e 267. 
1537. Siena — Commedia nuova in Horescha composta 
per Harcelb di Roncbaglia da Sarleano — In fine: Stampata 
in Siena Ad istantia di Giovanni d'Alissandro e Francesco 
d'Ananni librai. Adi 12 di ferraio 1537. In-8; carte tì. 
Fronlesp. incorniciato: e in fine la incisione grande della 
Lupa lattante ì gemelli, sotto l'albero. (Comunale dì Siena; 
e presso il signor Cavriani). 



L'A. B. C. non abbiamo potuto vederla, nb trovante 
altre ediz. oltre questa del 1537, la quale certamente non è 
la JKrima. — Questa Commedia manca al Fabiani e al Ricci. 

1537. Siena — Comodia nuova rusticale intitolata Ì'A. 
B. C- Di Marcello Roncaglia. — Siena, per Calisto di Simione 
ad instanlia di Giovanni d' Alissandro e Francesco d' Auani 
librai Adl8 marzo 1537. In-S, carte tO.(Graes3e, Trétordi 
livres rares, ec Esiste presso il signor Cavriani). 



aogW 



BIBUOfiRAFIA DE' ROZZI. 55 

IV. — Inf/aani dei Senitorù 

Negl'Inganni dei Servitori parlano Bemino, serro di 
messer GiOTanni; messer Giovanni, dottore: Eliiiaj ruffla- 
Da: Mosca, mezzaiuolo di messer GioTannì: Centurione, ruf- 
fiano: Faustina, meretrice: imo Spagnolo: un Facchino: e 
an Mugnaio. Bernino bisticcia col suo padrone, messer Gio- 
Tanni, per l'avarìzia sua. In questo mentre, passando El!- 
zla, ruffiana, il discorso cade sulla sua padrona Faustina, la 
meretrice, che niesser Giovanni vuol conoscere per mezzo 
di Bemino suo servo. — Il Mosca, meizaiuolo (ossia conta- 
dino) di messer Giovanni, si lamenta dell' ara riz la di lui. — 
Bemino , Centurione ed Elizia insieme s' accordano per 
cavare di sotto al vecchio denari col mezzo del suo amore. 

— Messer Giovanni ba cbe dire col Mosca, suo mezzaiuolo. 

— Dopo aver pranzato, messer Giovanni e Bernino vanno 
Aiori, incontrano Elizia (come s'erano indettati i tre) e 
messer Giovanni le da denari per condurre Faustina alle sue 
T(%lie: come altro denaro lia Bemino. — I tre si ritrovano, 
A dividono il denaro avuto, fanno allegria, e dicono volerne 
trarre altro. — Vanno fuori Bemino vestito da padrone, e 
messer Giovanni da serro : passano dalla casa di FausUiiaj 
la quale dice di ricevere messer Giovanni ([uella sera me- 
desima. Il messere va; ma, per gli avvertimenti datigli a 
bella posta da Bemino, sbaglia uscio, e invece di bussare a 
quello di Faustina, bussa a un altro di uno Spagnolo, ed b 

bastonato L'esemplare della Comunale di Siena, il quale 

solo abbiamo potuto vedere, finisce a questo punto, rima- 
nendo Incompleto. — Il Soleiune, che registra questa me- 
desima ediz. del I5i2. {Bibliolhèqwe Dramatiqw, ec), ci dice 
die ùl' Inganni dei Seroitori è in terzine, senza distinzione 
di atti o di scene. — QuesU commedia manca al Ricci {Bt- 
ìatione). — Vedi nel voi. I, pag. 267. 

Ì538. Slena— Gì' Inganni dei Servitori. Siena, i538. (Fa- 
Uani, Cati^gó). ' 

■ Certameate questa del 1533 dod è la prima edUlone degH 
JigoMl dei Semiori. 



D,g,r,:^i t, Google 



56 APPENDICE TERZi. 

1542. Siena — Comedia delli Inganni de" Seroilori. Dilei- ■ 
tevoie, ridicucula (sic) et bella. Composte per Marcello RoQ- 
chaglia da Sarteano. Aggimitovi un Capitolo della Gdoiia da 
Recitare. — In Siena M.D. XLIl. (Comunale di Siena: un 
esemplare, in-8, mutilo in fine). 



V. — Commedia di Muggiti. 

Questa Connudia di Maggio manca al FaSiani (CatfUogw) 
e al Ricci (Bdazione). — Tie abbiamo trovata questa »ola 
ediz. la quale certamente non è la prima. — In essa sono 
interlocutori Audrc^enia, Daria, Ortensia, e Frasia, ninfb: 
Scarpa, villano: Arcadie, e Silvio, pastori: Onofrio: Romi- 
to: Cupido: e Citlo (ossia un Fanciullo). — Innanzi nooì tn 
stame dette Argomento; e in esse: 

'Vedrete quattro ninfe e duo pastori. 
Uno eremita e un rozzo villano, 
Condursi insieme a rallegrar lor cuori. 
Eingraziando tal giorno in monte a in piano: 
E '1 gran Cupido vedrete uscir fuori 
E aagitlar tal ninfe di suo mano: " 

Perchè contro d'Amore eran proterve: 
E [a] quei pastori e [a] l' altri le fa serve. 

Di questa Commedia, vedi oel voi. I, pag. 196, S05 
e 313. 

1540. Siena — Commedia iS Maggio. Composta per Har- 
cello di Giovanni Roncaglia da Sarleano.— In fine: Stampata 
in Siena per Calisto di Simeone. Ad istantia di Giovanni d'Ali- 
smdro. Aà\Udi dicembre M.D.XXXX. ln-8, di carte 16. 
Con incisione sul frontesp. di un albero con un breve av- 
volto al tronco scrittovi FWicepianfi]. Infine sono tre stra- 
mi; i due laterali simili, salvo che uno di fondo nero e ì^ì- 
tro bianco, ed baeno tre monti con due stelle e qualcosa , 
cbe non si capisce bene, e, forse è una flammella sul moale 
superiore e in alto le iniziati ti. C. Lo st^nma di meszo pare 
sia un' Oca, coronata. (Comunale di Siena), 



I , Google 



BIBUOORAFIA DB' ROZZI. 



Vi — Pietà fAvure. 

La Pietà d'Amore è Id terzine, senza divlafoiie di atti 
df scene. — Sono interlocutori un Pastor, cieco: Hatarra- 
za, villano: Silvan, pastore: Tibaraia, ninfa: e Cupide. — 
Bell'Argomento, cbe ò in quattro stanze, Adetto: 
Qai dal cospetto vostro peregrino 

Bowi condotta un pover mescbinello 
Pastor ciecalo dal suo &er destino , 
Per svoltare un tìso ornato e beilo; 
E presso a lui un rozzo contadioo, 
Qual ognor noia il pover pastorello: 
Poi per pietà d'Amor, potente duca, 
Li vedrete tornar sua persa luce. 

Ancora fra quelle di Mariano Maniscalco da Siena td>- 
biamo veduta una commedia Intitolata Pietà tf Amore. Per 
questa del Roncaglia vedi nel voi. I, pag. 1H6; S31 e 35 
in nota. 

15il. Siena — Pietà ^ Amore. Commedia di Marcello 
Rmicaelìa. — In Siena, ad istanza di Giovauni d' Alissandro 
liliraro, adi 1 di settembre 1541. In-8. (Ricci, Belazione, 
pag. 39. — Fabiani^ Catalogo).^ 

1548. In Siena, ln-8. (&-unet, JfantMi, ec). 

— (Suiza nota lipc^raflca). Commedia nuova. Com- 
posta per Marcello ftoncbaglia ds Sarteano. Inlìtnlata Pietà 
f Amore. In-8; carte IS. (Comunale di Siena; e presso il 
tìgnor Cavriani). ' 

— (Senza nota tipografica). In-S. Ediz. differente 
dalla precedente. (Trivulziana). 

^ Questa del 16il certameole dod èia prima slampa, fi Cota- 
lego Farsetti , l' Allacci {Dramm.] e il Catàl. della Chigiana,Y btaao 
con la data del 164S. 

■ Nel Catalogo del libraio Porri di Siena, del 4836 (Stqtli*- 
wito), é detto enere questa la edizlooe onginsle. 



I , Google 



APPENDICE TEBU. 



Il Peteatore non abbiamo potuto TOderlo. n Graesse lo 
dice di un atto fa terzine. Il Crescimbeni, Stor. Volg. Poes., 
1, 289, scrive e non sapendo noi che cosa contenga, per non 
averla veduta, non affermeremo che più peacatoria che pa- 
storale ella si fusse, riguardando il titolo ambedue queste 
spezie co' vocaboli di Pescatore e di nuticale. > 

1517. Siena — B Pescatore. Commedia nisttcale molto 
dilettevole. Di Marcello Roncaglia da Sarteano. — In Siena, 
per Francesco di Simione et Comp. ad istantia £U Giovanni 
di Alisandro, ad) 4 di setlembre 1517. In-8, di carte IS. 
(Graesse, e presso il signor Cavriani}. ' 

1518. In Siena. In-8. (Graesse, Trésor, ec.). 
1572. In Fiorenza, nel Garbo. In-8. (Ricci, T 

efl., pag. 39).» 

N" 4. 
PIER ANTONIO DELLO STRICCA LEGACCL 

[Lo ricordino il Crasclmbenf , /it. Toìg. Poti., 1, 182, V, M; 
fl l' Uguif eri , Pottìft Sema, pirt. I , tit. XVIIl, pag. e!0.— Secondo 
li Rled (RriasiMW eil., pag. 30) ■ esercitò Ir protbatione di rigrit- 
tiere i: ctie non è confenuato dal Fabiinl. — Il Quadrio (M. e Aag. 
i'ogi^ Poeiia , tom. Ili , pari. li , pag. 65] diee che si chiamò ven- 
mente * Pietro Antonio dittico iq^acci.soprHDBoailiutolo Sthcca, 

> cittadino senese. Uà gli stampatori in vece di Uieho lessero 

> Striebo negli orlgioall: onde Ìd alcune edizioni si trova cori Im> 
• presso: Pietro Jnlonjo dì Slrieho Ltgaeei: e quindi l'AIiaccI e 
■ dietro a lui il Crescimbeni, l'hanno poi per errore cbiBouto 

> Pietro ^irianto d«IIo Strieea Legaci. » — Uà oltre che 6 poco 

■ Ancora ilFablanl (ColalODo) e 11 Ricci (Rebudow oit., pag.39) 
ngUtrano questa edizione che certamente non é la [Viaui. 

■ Qoestt stampa manca al Fabiani {CoteAogo). 



oogic 



BIBLIOORAFUI. DB' ROZZI. 58 

probabile il muUmenlo di WcAola Strieho, e cbe aTrenlsM nelle 
prime BUmpe, le quali farouo bile In Sieiu e vivente l'auto», 
rotaervaiione dei Quadrio (riferita anebe dal Helzl , Dtaionarfo 
a Opere anotùme] apparisce evidentemenle erronea , perchè Pie- 
tro Antonio, o di Antonio di Uico, eaistej ma ebismosal di so- 
prannome Correggiuolo, come ledremo pili lOtto registrando ana 
MiB commedia, il Yaata di un Soldato, che è molto posteriore, e 
cbe il Quadrio Eoalamenle riuoiace alle altre di Pier ÀtUonio dello 
Strtcca Legacci. — Le stampe esisteoli alle Palatina di Firenze , che 
sono delle pib aoticbe rimasteci , hanno sempre ■ Pier Antonio 
j dello Slricca > ; e dod già ■ detto la Stricca , saneee ■ come 
scrive, forse per errore di slampa, anche il Palermo, JfonalcritH 
Patatini, Il . pag. STO. — li Legacci è 11 piO fecondo antere della 
nostra Bibliografia, coDiaodosi di lai fino a quattordici fira com- 
medie ed eglushe.] 

I. — Demmo. 

Il Bernina è in terzine, senza divisione di atti o scene- 
— Gl'interlocutori sono Ibernino, villano: GostantìnOj suo 
padrone: Funestro, servo di Costantino: Ortensia, moglie 
' di Gostanlino: mona AnCogna, serva di Costantino: Madda- 
lena, moglie di BerniDo: Spurimo, amante ài Ortensia: 
Striflna, villano; Frastaglia, Tillano: mona Frega: Cavalie- 
re: Pollonia: Zolla, villano — Bemino invita Costantino suo 
padrone alla festa dì san Godenzio a Gaiole: e, tornando a 
casa, si lamenta che Lena, sua moglie, sia vagheggiata dal 
prete, come, appena arrivato, sa da lei che b avrenulu 
quella sera medesima. Bernino disperato e arrabbiato sem- 
pre più, va a tetto con sua moglie. — Il giorno dopo, Go- 
stanlino, conducendo seco Fimestro, va alla festa; e trovali 
Bernino, Frastaglia, StriQna, e altri villani già radunati 
f lassi il ballo»; e dopo egli, pregalo da' villani, distribui- 
sce alle donne i doni, che erano già preparati. Gostantino si 
Èinnamoralo della Lena; e, rimandato Funestro a Siena alla • 
moglie, resta in campagna col prelesto di attendere alle 
coltivazioni: invece, fatto metter prigione Bemino, per 
certi denari doveva avere da lui, coli' aiuto di mona Frega, 
si gode la Lena. — Ortensia, moglie di Gostanlino, entra in 



,H,glc 



60 APPENDICE TERZA. 

sospetto: e avuta Sa, FuuestrOj mandalo da lei a esplorare, 
notizia di quello che fa il marito in campagnSj acconsente 
che il giovane Spurino, il quale le faceva la corte per mezzo 
di PoUouia, vaila a trovarla quella notte slessa. — Gostau- 
tino, dubitando la moglie non gli reada pan per focaccia, 
ttnma e gridaj e la minaccia: Ortensia confessa avergli fitto 
follo , ma solamente per vendicarsi GostaoUno le promette 
lasciare la Lena; e in prova fa cavare di prigione Bernino. 
E poiché il villano ha saputo ogni cosa da Funestro, segue 
una comica scena tra lui e Gostanlino; finché si quietano e 
8i rimeiloD d'accordo. — In fine è cantata una canzona. 

1516. Siena — Egloga rusticale intitolata Benkio com- 
posta per Piero Antonio Legacci. — In Siena, per Simioiie 
di Niccolò cartaio, ad istanza di Giovanni di Alessandro li- 
bralo, fatta adi 27 gennaio MDXVI. In-8. (Allacci). ' 

1518. Slena — Egloga rusticale di Bernino composta per 
Kero Antonio dello Stricca Senese. In fine: Impresso in 
Siena, per Simione di Niccolò cartolaro, adi 17 di febraro 
1518. E accanto a questa sottoscrizione si vede la piccola 
impresa della Lupa con uno dei bambini sul dorso, man- 
cando l'altro che forse doveva esserle sotto. Nel froolesp. 
incisione di più persone a una porla. Innanzi alla quale 
pende una specie di candelabro, con varie cose appese. — 
In-4; Carle 20. (Palatina). 

1527. In Venezia, per Francesco Garono. In-8. (Smi- 
thiana). 

1531. In Siena, per Michelangiolo di Bemardino Casta- 
gni. Iu-8. (Trivulziana).» 



n. — ^ezzucchio. 

Il JUezzacchio è In vario metro; senza divisione di atU 
ab di scene. — Parlano Meizucchio, Striflnaccio, e ScMri- 

' Il Ricci IRelaiiona oit., pag. 3i) registra queet««ala ediiiOJis 
deHWG, chiamando, erroneimentó. l'egloga . Bev«rÌoo.. 

II Fabiani {Calalogo) registra qmtla sola edizione del 16W- 



BIBLIOGBAFU DE' BOZZI. 61 

dilla, villani: Vica e la sua Madre. —Mezzucchio è innamo- 
ralo di Vica; e saputo da Strifìnaccio come essa ama invece 
ScIurìfiiJia, si parte adirato e disposto a azzuffarsi col suo 
rivale, come awiene: ma sopraggiunto Slriflnaccìo, li sparti- 
sce e li conduce in cerca di Vicaj perchè essa decida taque- 
stioDC— Vica, colla scusa di cercare l'insalata, va Tuorl 
con la Madre; e lasciatala a sedere, cerca invece dello Schi- 
ribilla, suo damo, dolendosi di lui. — Quei tre s'imbattono 
in lei: e saputo perchè la vogliono, non sa chi scegliere, 
DOD conoscendoli bene. Sulla proposta di Strifìnaccio, i pre- 
leadenti ie danno notizia di sé e delle cose loro dicendo le 
più sciocche e pazze cose del mondo. Vica li giudica del 
pari: e per togliere l'inimicizia li prende ambedue per va- 
ibeggini. Dopo alcune sguaiate spiegazioni su quest'accordo, 
TicaeonBda loro che ha ancora un terzo amante; e si rac- 
comanda tengano segreto ogni cosa a sua madre e a un suo 
no. — Finalnicnte fanno t un ballo tondo con il canto > , e 
caBlano una canzone in lode di Vica. — Nel voi. I, vedi a 
pag. i90, e 205. 

1516. Siena — Il Mezucchio. Egloga alla martorella di 
Pier Legacci dello Stricca. — In Siena, per Simione di Nic- 
Mdè cartolaio, 1516. In-8. (Farsetti, Catrdogo). 

1521. Siena — Egloga pastorale intitolata MezztKchio. 
~ In Siena, per Michelangiolo di fiart. F. ad istantia di Gio- 
nnui(^c.): d' Alissandro, adi xsu di maggio 1521. In-8: 
carte 10; con figura in legno nel frontespizio. (Graesse, Tré- 
tor, ec Esiste presso il signor Cavriani). ' 

163). In Siena , per Michelangiolo 'di Bernardino Casta- 
gni ad istanza di Giovanni di Alisandro libraio, bidello di Sa- 
pientia, 1531. Ia-8: con figura in legno nel frontespizio. 
(firaesse. Esiste presso il signor Cavriani). 

15U. Siena. — Egloga Ruslicale di Mezuchio composta 
WPier antonio della {gic) Slricha. — In fine: In Siena ad 
instantia de Giovanni d' Alex. Librap) per Antonio et Nic- 

' TI LlbH (Caini, del <847, N" 185B) cosi registra queata edì- 
'■OU: ■ E^logha alla martorella Intilul a ta JI(«(HccAio composta per 
• P. A. dallo Striccha. — Siena, 15Ì1 , carte <0, figura io legno. ■ 



aogW 



62 APPENDICE TERZA. 

colo Impressori 15i4. In-8:cart. 10^ segnai. Av., con stampa 
in legno a priacipio, rapprosenlantc una strada o piazza con 
quattro figure, tre uomini e una donna , che parlano fra loro. 
In fine un fregio. (&tla Comunale di Siena).' 

DI. — La Niccola. 

Della Niccola vedi a pag. 152-153 del voi. I, una espo^- 
zione fatta dal Palermo. 

1516- Siena.— Egloga ruslicale composta per lo faceto 
giovane Pierantonlo Legacci inlilolata Nicchoia. — In fine: 
Impresso in Siena, adistanlia di Giovanni delle commedie, 
a di ^ di agosto 1516. In-i; carte 8. Nel frontesp. grande 
incis. rappresentante una porta o un arco; in fine altra di 
un sole {Palatina). 

1533. In Siena, per Hi cbel angiolo di Bernardino, adi 
primodiottobrcMDXXXIII. In-S: carte 8; con figura in legno 
nel fìvnlespizìo. (Graesse, Trésor, ec. Esiste presso il signor 
Cavriani}. 

1544. Siena— Commedia rusliCale. — In Siena, per 
Antonio Mazzocchi e Niccolò di Piero Cucci da Cortona, 
1544. ln-8. (Farsetti, Catalogo). ' 



IV.- 



Mon ci è riuscito di vedere il Pulicaae. — Nel Calale^ 
Libri si avverte che è in ottave, e che rimase sconosciuta 
all'Allacci. — Nel Pan Dio de" Pastori, egloga pastorale in 
variometro, del medesimo Pier Antonio dello Stricca Le- 
gacci, fra gì' interlocutori è un mostro mezzo uomo e mezzo 
cane, che ha favella umana, e cbe si cbiama appunto Pu- 

■ 11 Fabiani {CalaiogoJ e it Ricci {Rebuiom aH., pag. 30) regì- 
slruio in sola edizione del 4S44. 

■ Il Fabiani {Catalogo] registra questa soia edizione del 1644: 
B il Ricci ancora [Belailone cit., pag. 30) U quale però l'ha eoa 
l' anno 1646, come r Allacci [Drammalurgia]. 



I , Google 



BIBUOOH&FIA SE' ROZZI. 63 

Hcane. Forse una medesima egloga ebbe questi due diverBi 

1517. Siena. —Egloga pastorale intitolata Puficot» com- 
posta da Pier Antonio Legacci dello Strlcca. — In Siena, 
1517. (Graesse, Ttéaor, ec,). ' 

152i. Siena. — Egloga pastorale intitolala Puficane com- 
posta per P. A. Legacci — Sienaj 152i. In-8: carte 12; con 
figura in legno. — Libri, Catalogo del i8il , num. 1856. — 
E. Brunet, Maauel, ec. 

V. — La Staiina. 

La SoDina b in terzine; senza divisione di atti n6 di 
scene. Parlano Scambuia, Farfalla, Savina, Ton Gualdi, 
Gambazza e Foramaccbia. — Scambuia si duole che è inna- 
morato in vano. Farfalla, avendo saputo perchè si lamenti, 
lo conforta, va alla Savina, e in favore di lui le parla lun- 
gamente, sema frutto però; e, rimproverandola, essa ri- 
sponde d' aver ragione e d' essere stata a torto ingiuriata. 
Finalmente Farfalla la piega a perdonare; e di ciò molto rìn- 
graziandola, va a prendere Scambuia per porlargUelo. — 
Ton Gualdi avendo richiesti a Gambazza alcuni denari, na- 
sce fra loro una questione e una baruffa. Foramaccbia li ri- 
mette d' accordo. (Questa scena non ha che far niente col 
resto: e nella edizione di Venezia del 1528 è stampata con 
qualctae distinzione dalla commedia; come un iufì^messo). — 
Scambuia, addormentatosi neir aspettare, si desta lamen- 
tandosi avendo sognato d' esser felice, cioè bene accetto a 
Savina: e cosi narra a Farfalla, Il quale, dettogli che il 
sogno è verità, gli racconta il dialogo avuto con Savina. 
Vanno da lei che bene li accoglie, e, Scambuia ringraziando 
Farfalla , restano tutti contentL Chiude una canzona in lode 
dell' amicizia. 

1517. Siena — Egloga alla martorella intitolata Saoim. 

■ Il Fabiani regietra questa sola edizione del 1517. Il Blcd 
[ (MuiMs cit.) non ricorda oeppore 11 ftUieaM. 



64 APPENDICE TERZA. 

Di PieranlODio Legacci dello Stricca. — la Siena , ad luslan- 
Ifa di Giovanni di Alixandro libraio 1517. Jn-8. (Graesse, 
Trétor, ec E CoM. ddla PinaUaaa. IV, 45i). 

1B28. Venezia. — Egloga a \a Harlorelia, composta per 
lo l'aceto homo Heraalooio Legacci. Intitolata Sacina. — Io 
fine: Stampata in Vinegìa per Girolamo Pencio da Lecco Ad 
insiantia di Cbrisioloro da Millano (sic) ditto Stampone e snoi 
compagni. Ho l'anno M.D.XXVIII. Adi vidi Feb. In-ipicc; 
cart. 8, Frontesp. inquadrato. — (Comunale di Siena). ' 

1533. Siena. — Egloga ruslicale di Sai^tna — Siena per 
Hichelagnolo di Bernardino ad instsntia di Giovanni di Ali- 
xandro libraio: Adi xv di Setembre M.D.XXXUL In-8: 
carte 10. (Presso il signor Cavrìani). 

1515. Siena. — Egloga rusticale di Savina. Composta per 
Pier* Antonio dello Stricha Legacci. Nuovamente stampata. 
H.D.XL.V. — In fine: Stampata in Siena per Antonio Mazo- 
Eochi {tic) Cremonese : Ad instantia di maestro Giovanni 
d'alexandro librare adi vii de Agosto 1545. In-8: carte 8. 
Questa edizione ba in principio: « Incomincia la Egloga Ru- 
stìcale di Savina et Scambuia, composta.... > — (Comunale di 
Siena: e presso il signor Cavrìani).' 



VI, — Il COombriTUì. 

Il Cilombriiìo è in terzine; senza divisione di atti o di 
scene; con una canzona in fine. — Parlano Cllombrino e 
Gambilla, villani: Crestena, moglie di Cllombrino; ser Hat- 
teo, prete. — Cilombrino, dopo aver gridato colla moglie, 
va a caccia al bruscello con Gambilla. — In questo mentre 
Crestena va dal prete e lo conduce a dormire con sé. — 

* Onesta edizione del 1518 è registrata ancora dal Fabiani 
(Catalogo); e dal Ricci [Ktlaxkme cil., pag. 31). Vedi ancore Sa- 
lelnne, BibUolhéqm Dramaligitt. 

' Questa edizione del IBIS 6 registrata ancora dal FaMani 
iCalaiogo) e dal Ricci IReiaxìone eli., pag. 3S), E dal Soieinae {Bi- 
bUothèque Dramaligti«] che la dice (U carte tO , a ugnat. A-BU. 



BIBLIOGRAFIA DW ROZZI. 6& 

Torna Cilombrino, e il prete si nasconde dentro alla madia; 
di doTBj flngendosi il diaTolo, Ta paura al villano cbe avera 
bisogno di aprirla. — Per consiglio della moglie Cilombrino 
con-e alla piere a chiamare il prete ; e questi che Trattanto d 
è airiTalo prima di lui, ritorna con gli arredi e i paramenti 
sacri e fa lo scongiuro: e aperta la madia fugge un gatto 
nero che nel A^ttempo ci aveva messo Creslcna. — Cilom- 
turinoj in ricompensa, vorrebbe tenere a cena il prete; ma 
Crestena non vi consente percbè te male lìngue non dicano 
di lei: sicché, per ristorarlo del disagio, Cilombrino dona 
al prete gli uccelli che ha preso a caccia al bruscello. — In 
fine è cantata una canzona sulla cacciata del diavolo. 

1518. Siena. — Egloga rusticale di Ciìombrìno. Di Pier 
Antonio Legacci dello Slricca. — In Siena, per Simione di 
Niccolò. Adi i3 di dicembre 1518. In-8: carte 12: fronlesp. 
figurato. (Graesse, Trésor, ec Esiste presso il signor Ca- 
vriani). 

1521. Sema luogo. — Egloga rusticale di Cilombrino 
composta per Pier Antonio (dello) Stricha da Siena. — In fine: 
IIJÌ.IXI Die SVI. Mensis Ianuarii. — In-i; carte 11 II fron- 
lesp. b tutto di gotico , in nove righe sempre rientranti, lòr' 
mate, oltre il tìtolo , dai nomi degli interloculeri. Al recto 
della carta 12* sono alcuni distici di Oomizio da Cagli e di 
Francesco da Hagliano; ' e in mezzo a questi altri di Pietro 
da Viterbo. ' 11 tei^o di questa carta 13* è bianco {Paialina). * 

' Gli abbiamo riportati nel voi. I, pag. 3S1 , in nota. 
* Panu Paulm Sigitmundiu ViltrbimiU 

ad leclorem: 
Liuit apoUlneta ttueior non camme Vun» 

Àrmigfrai , «m ijui Mli Jiepfuxnia paranl. 
Otdipoiium liuU non hic certamina fratrum 

Iftc gvem Tyadarida* Iramferla vtxit amor. 
Al qui comwifunt rudibu$ rq» inclita luiU: 
Ridieulot faelvtl qwie tamm ti lo virot. 
' È registrata ancora dal Fabiani (Catalogo); e dal Ricci (R«- 
laalau cil., pag. 3!), Il qaale avverte che l'Allacci nella prima 
ediiione dalla Dramm, ha erroneamente e Cilombarìo > per n Ci- 
■ lombrino ■. 

C. Mini. —Tal. II. 6 



i.«,.-M I , Google 



66 APPENDICE TEEtZà. 

1513. In Siena, per Miccotò di Pietro di Cuccio da Cor- 
Iona, ad istanza d'Alessandro libraio, 1543. In-8. (Allacci).' 

1545. Roma - Egloga rusticale dì Cilombrino composta 
per Pierantonio Striccba da Siena. — In Roma, Valerio Do- 
rico e Luigi fratelli brisciani , 15i5. In-8: carie t%(Brunet, 
Utmuel, ec.). 

1571. In Siena, per Luca Bonetti, 1571. Iu-8. Catal. 
della Capponiana)-* 

1571. In Lione, ln-8. (Allacci). 

— In Siena. — Senza l' anno, e senza stampatore. 
(Torrenti, Calaiogo dei Componimenti dei Baszi da hii pot- 
semi). 

— (Sema noia tipt^raflca). In-8. (Farsetti, Catalogo). 

VII. - n Zto» Pkchione. 



V esemplare del Don Pìcchione che è nella Comunale di 
Siena [il quale solo abbiamo potuto vedere) è mutilo. — Da 
esso si rileva clie Don Piccbione, vecchio e fìnte, b inna- 
morato della Ginevra o Geva, moglie di Caltanibblo villano. 
~ Calzanìbbio ha questione con la sua moglie (la quale ha il 
corpo grosso): ed essa rimasta sola si duole, essendo giovane. 
e maritata a un vecchio. Le viene un male: e mona Ferriera, 
vecchia, che sopraggiunge, la conduce, per prepararsi al parto, 
a conlessarsi da Don Picchione; che, con questo mezzo, la 
persuade a contentare le suo voglie. ~ Calzanibbio, al cam- 
po, stanco dal lavorare, mangia e s'addormenta. — 
Picchione , andando dalla Geva , trova Calzanibbio dormente ; 
si veste dei panni di lui, o gli mette i suoi che erm qaeili 
di un tal messo chiamato Travale, i quali Don Picchione 
aveva indossati per non essere riconosciuto.... — £ per la 
maggior parte in terzine. 

1520. Siena. — Don Picchione. Commedia rusticale oom- 

' Questa edizioce del <5i3 è registrata ancora dal Fabiani 
{Cataìogoì e dal Bicci {RelaiionB clt., pag. 32). 

• Ancora questa edizione del iSTt è registrala dal Fabiani 
(CotatOffo) e dai Ricci {Rtlasione alt., pag. 3S). 



Google 



BlBUOGRAPIà DE' ROZZI. 67 

posta per Pierantoaio Legacci dello Sirìcca. — In Siena^ par . 
Michelangiolo di Bari. F., 1520. In-S. {Calaiogo dtUa Pinrf- 
liana, IV, 455). 

1546. Siena. — Don Picchiane. Commedia Rusticale, Com- 
posta per Fierantonio dello Stricha Sanese. — In Slena^ 
presso a San Viglio, M.D.XLVI.... Alessandro libraio. — In- 
cis. di tre flg. nel froDlesp. I11-8: carte 12. Le ultime quattro 
eane dimezzate dall'alto al basso. * — (Comunale di Siena.) 

1556. Siena. — Don Picchiane. Commedia rusticala stam- 
pata In Siena presso san Vigilio, a di 10 di novembre 1556. 
P. D. P. ad istanza di Giovanni d' Alessandro libraio. In-8. 
(Ricci, Belastone cit., pag. 31).' 

— (Senza nota tipografica). In-8. (De-Angelis, Ag- 
gfmte ai Catal. de" Camp, dei Rozzi alia Trimtlziima di Milaw)). 

Vm. — SolfineUo. 



!a Tedine a pag. 153 e 154 del voi. I, la espo- 
sizione fatta dal Palermo. Vedi ancora, a quelle pag., in nota, 
e a pag. 205. — So^n^o è antica voce senese per Zo^metìo. 
(Vedi Politi, Dizionario Toscano). 

1521. Siena. — Egloga alla martorella composta per Pier 
Antonio dello Stricca Legacci Ciptadino senese intitulata Sol- 
fàuno. 

— In Siena, per Hichelangiolo di Bare. F., adi ti di 
maggio 1521. In-8: carte 8; con figura in legno nel fton- 
lespizia (Graesse, Trésor, ec. Esiste presso il signor Ca- 
TTìani). 

1523. In Siena, per Michelangiolo di Bari. F. 1423. In-8. 
[Ccaalogo della PineUiam, IV, 4S4). 

1536. Siena, per Francesco Avanni et Giovanni d'Ali- 

■ 11 Fabiani {Catalogo) registra del Don Picchiont questa sola 
edliioDe del 1Si6. — Gli esemplaci mancaDti aono ella Comnnale dì 
Siena , insieme con 1 duplicati , fuori della raccalU delle Comme- 
die dei Romi eh* abbiamo ricordata a p>g. 8 del preeenle volarne. 

' Il Ricci (Retaxione clt,, pag. 31) registra del Don PitxMone 
questa «ola edizione del 45fi6. 



D,<„r,:^i t, Google 



68 AFPEHDICS TERZA. 

Sandro Librai. Adi tu di Agosto 1G36. In-8 picc., carte ti. 
(Presso il sigQor Cavriaoi). 

Ì5H. laSìena.per AnlonioHazocchiet Nicolò di Pieni 
di Guccio da Cortona Compagni H.D.XLIUI. In-8. {Catalogo 
dgUa Chigiana. E Comunale di Siena un esempi, scompleto). 

1573. In Firenie, ia-8. (Allacci). ' 

1609. Siena. — Solfinolo. Comedia di Pierantonio dello 
Strida Legacci Cilladino Sanese. — In Siena, alla Loggia 
de) Papa, 1609. In-12; carte 1^. Nel frontesp. una incia. di 
un uomo a cavallo e uno a piedi. Al recto delta carta 1 f ^ tre 
piccole vignette, e al tergo la Lupa grande lattante i gemel- 
li, senta l'albero. Al recto della carta 12^ im' iacisione ca- 
povolta, cioè, dentro un tondo, un'Aquila sopra un ramo 
battuto da un ventoj e al tergo un' altra incis., pur capo- 
volti!, cioè un uccello, deatro un tondo, scrittovi intomo 
Desiderando mollo, poco cibo. — (Comunale dì Sienat un esem- 
plare mancante della carta À6]. * 

— In Siena, senza l' anno. — Sol/ineUo. Commedia di 
Pierantonio dello Scricca Legacci Cittadino Sanese. In-13, di 
carte 12. — Nel frontesp., che È In gotico meno la prima ri- 
ga, si vedo una rozza stampa, di un uomo a cavallo e uno 
a piedi volli l'uno verso l'altro, avendo l'uomo ^a cavallo 
qualcosa nella destra stesa; la quale stampa il Graesse dice 
simile a quella della ediz. del 1531. Nel recto della carta 11^ 
è una slampa in lugno con tre piccole vignette, e al tergo la 
Lupa grande lattante I gemelli, senza t'albero. Nella carta 
ultima (recto] una stampa con un Albero battuto da due venfi 
col motto scritto in un nastro avvolto al tronco, « Sto*» 
doaec ventai vmtus poUniior > ; al ter^o altra stampa em 
un'Aquila dentro un tondo, sopra un ramo, pur battuto dal 
vento. — (Comunale di Siena; e presso il Cavrìanl. Alla Pa- 
latina un esemplare mancante delle ultime due carte). ' 

* Il Fabiani (Catalogo) e il Ricci {Rélanione cit., p«g. 34) re^ 
BtrsDO per la prima, questa edizione del 4G73. 

* Il Ricci (Retailo» cil., pag. 31] registra queila ediiiooe del 
1609. Il Fibliol (CafaIO0o) do. * 

* Questa edizlane di Siena, senza l' anno , è r^lstrata UBOra 
dal Fabiani [Cataloga) a dal Rìcci [RtUiximiy pag. H). 



ooglc 



BIBLIOQRAnA DE' ROZZI. 69 

— Roma. Senza l'anno. — Egloga ruslicale intito- 
lata Si^HeUo composta per if peregrino ingegno di Pieran- 
tooio Lcgaàii. — In Roma , per Valerio Dorico. In-8: earte 12: 
(Soleinne, BiMkt. Dramatigue, ec). 

— (Senza nota tipografica). — Comedia di SdfineUo. 
m Pieranlonlo dello Stricca Legacci Cittadino Sanese. — 
ìa-lt. Kel fronlesp. una incls. cfas nella stampa ha preso 
poco: pare la solita dell'uomo a caralio e dell' altro a piedi 
L' esemplare ' eia noi veduto ha la commedia intera in 10 
carte, e non sappiamo delle ultime due se erano blancbeo 
con incisioni. (Magiiabecliiana. Ricorda questa ediz. anche il 
Farsetti, Catalogo). 

IX. — Scatizza. 

Lo ScaUsza, e le sue due edizioni, mancano al Fabiani 
(Ca^ogó) e al Ricci {RelaxioHe). — Parlano Scatizza, Lenzo, 
Grinza, Henichino e Strifinaccio. — Gì' interlocutori g'av- 
TÌano a Chachiano {sic) a ballare. Giuntivi ballano con una 
frotta di belle donne. Finitoli ballo, distribuiscono alle dette 
donne alcuni doni. 

1533- Slena. — Scatizza. Egloga alla martorella di Pier- 
antonio Legacci delio Stricca. — In Siena, per Michelangiolo 
di Bart. F. 1523. In-8. {Catalogo della Pinelliana, IV, i86). 

1514. Siena. — Egloga rusticale di Scatizza. Composta 
per lo faceto homo Pier Antonio de Io Stricca Legacd. — 
In Siena, per Antonio Mazzocchi et Nicolo di Piero di 
Guccio da Cortona compagni. Ad istanza di Giovaotii d'Alts- 
sandro libraio. Nel H.DXLI1II. ln-8. (Chigiana). 

X. — Tognin del Cresta. 

II Togain itel Cresta v in vario metro, ma più in ter- 
zine; senza divisione di atti o di scene. — Parlano messer 



,H,glc 



70 AFPENDICE TEBZ&. 

Gratiano: Tognin del Cresta, Tìllano: GUta^ ossia Evangelista 
sua moglie ; Lenzo di Straccale : il Vicario : e il Messo. — U 
soggetto di questa commedia è già dicbiarato dal titolo: cioè 
Tognino, Tecchio Tlltano, non potendo pagare uu debita a 
messer Graziano, neppur vendendo tutta la sua masserizia, 
è disperato; che non vuol andar in prigione, e ne ha que- 
stione colla moglie. — I^enio di Straccale, compare di lei , 
presta a legnino le quaranta lire e prende in pegno la sua 
gbvane Gista (che amoreggiava, e colla quale si era dato 
l' intesa di trovarsi a soli) ; e cosi restano tutti contenti. — 
II Vicario, sapulo questo contratto, cita Lenzo e Tcgmno: e 
poiché ora Gista ha un gran corpo, che non aveva prima, 
Tognino non vuole riprenderla. E qui segue fra i due una 
sconcia e sguaiata disputa , flu che il Vicario, fra mille scem- 
piaggini, sentenzia che Gista resti in comune né tomi col 
marito fino a che questi non ha reso a Lenzo i denari avuti 
in prestito. — Vedi nel voi. I, a pag. 163, 184 e 206, 

1533. Siena. — Tognin del Cresta che per li suoi bisogni 
■ impegnò la moglie. Egloga rusticale di Pier Antonio Legacci 
dello Stricca. — In Siena, per Michelangiolo di Bernardino 
Castagni, 1533. (PahUna). ' 

l&U. In Siena , per Francesco Bìndi. In-6. (Ricci, Rdia., 
pag. 23; e Fabiani, Calai.).' 

15i9. In Siena, ln-8. (Ricci , HHazione cil., pag. 32. E 
Fabiani, CtOaiogo). 

1580. In Siena , alla Loggia del Papa. In-S. (Fabiani, 
Catat. E Farsetti , CatiU.). 

— (Senza nota tipografica). — Egloga rusticale di 
Pieranionio Legacci. Intitolata Tognin del Cresta, Che per li 
suoi bisi^ni impegnò la moglie. In-8: carte 16: l'ultima 
bianca. — Il frontesp. inquadrato con ornalo simile a quelb 
dell' edizione de' SoneHt dell'Alamanni fatta da Michelan- 
gi(do di Bart. nel 152.... — Nella carta 15% bianca al recto ò 

' Forse questa del 4S33 non è la prima edlfiona obe ebbe il 
Tognbio. 

* 11 Fabiani {CaMogo) e ii Ricci {Rtìaxiow , pag. 3S) regl- 
Btrano questa del 4SU come la prima ediàone. — D Biod, erro- 
te , le dà il Dome di i Togniri >. 



PIBLIOGRAFIA DE' ROZZI. 71 

allargo l'impresa deila Lupa piccola, senza l'albero, lat- 
tante i gemelli. (Comunale di Siena, e presso il signor Ca- 
vrianj). 

ì? — Egloga Rusticale di Tognim del Cresta Che Im- 
pegnò La Moglie. In-8; carte 16. Nel froniesp. una inda, eli 
quattro figure in una stanza; quando gli interlocutori sono 
innanzi al Potestà. A tergo del froniesp. alcuni distici ' di 
Comizio da Cagli e iì Francesco da Magliano. Manca l' ulti- 
ma carta dove forse sarebbe stala la data e il luogo della 
edizione. (Comunale ài Siena). 



II Ciero h in ottave; senza divisione di atti o di scene. 
— Parlano Astelio, Venustio, e Cicro, pastori: Filena e 
Florida, ninfe. — Venustio e Aatelio, lasciato Cicro (seb- 
bene egli non vorrebbe rimanerci), a guardia dell'armento. 
Tanno a spasso a sollazzo, eh' è la bella stagione. — Incon- 
trano le ninfe (cbe sono a caccia), e s'inoltrano timorosi. 
Florida riprende i pastori dell'ardire d' esser venuti a tur- 
bar la ior quiete: Venustio fa scuse ; ma la ninfa comanda 
che partano se non voglion morire per le loro mani. — I pa- 
stori sa ne vanno: e Venusto è rimasto colpito dall'aspetto 
delle ninfe. Tornano a Cicro; il quale , dolendosi della loro 
lunga assenza, s'è messo a mangiare; a cosi fanno gii altri 
due.,— Florida 6 presa d' amore per Venustio. Filena invano 
tenta distorla da questa passione: sicché, prese le armi, la 
lascia, tornandosene sola a Diana. — Florida si duole d' amore 
e del suo caso, e va in cerca del suo pastore. Lo incontra; 
gli fa coraggio di accostarsi dicendo che non è più armata, 
e invece tutta mutala per lui, perchè lo ama. Venustio è 
lieto e conlento: dice che egli ancora ama la ninfa, ed esor- 
tato Astelio a rispettarla e onorarla , cantano uua canzona. 

Ì538. Siena — Cicro. Egloga pastorale. — In Siena, ap- 
presso S. Vigilio, ad istanza di Francesco, detto il Faoen- 

' Cbe abbiamo riportati nel Tol. 1, pag.SSI, in nota. 



72 APPENDICB TERZA. 

Un», e compagno, 1538. ln-8. (Riccia Relazione àl.,'p»%. Zi, 
e Fabiani Catalogo)- ' 

1539. Perugia. — Egloga pastorale di Cicro, composta 
per Pier Antonio Legacci. — In Perugia, per Luca Bini 
mantuano, 1539. In-8r carte 8; carattere tondo. (Soleinne, 
BiUiOtfiéque Dramatique, ec.). 

15U. In Roma — Valerio Dorico e Ludovico fratelli 
bresciani, 1511. tn-S: cart. 12; carattere tondo. {Ctàalogo 
Paning, e Soleinne, BMot. Dramat.). 

1516. Siena. -— Cicro Egloga Pastorale. Opera di Pier- 
antonio Legacci, Et nuovamente stampata. — In fine: la 
Siena presso a San Viglio. Adi 3 di Febraio UJ).XLVI. Ad 
instantia di Gioranni di Alisandro Libraio. Ia-8: cart. 8. 
Frontesp. inquadrato. (Comanale di Siena). * 

XII. — Nardo. 

H Nardo non abbiamo potuto vederlo. 

15it. Siena — Nardo. Commedia ruslicale. (Fabiani, 
Catalogo). * 

1572. In Firenze, ad istanza di Iacopo Cbìti. Iu-8. (Far- 
setti, Cataiogo). * 

XIU. — Pan Dio de" Pattori. 

B Pan Dio di' Pastori rimase sconosciuto al Fabiani {Co- 
tofojio) e al Ricci (Relazioni). — È in vario metro; senza dl- 

' FoKB questa del 1S38 non è la primi ediiiooe del Cien. — 
Nel Citologo Farsetti è registrata questi medesLma stampa, mi 
WDza l' anno. 

* Questa edizione del 45U è registrata ancora dal Fablai^ {Ca- 
talogo), e dal Rìcci (JtaluxfoM eli., pag. 31}. 

* CoAU solo Fabiani. E Torse questa non è la prima edizIoDe, 
'EU Farsetti aggiunge: ■ É sema nome d'autore; inversi; 

con una canzone In Rne inlilolata t Barzelletta ovvero Canzone di 
■ Vanne via manlnconla. i. — È incerto se questa itampa sta la 
slessa cosa della precedente. 



I , Google 



BIBLtOGRJLPIA DE' ROZZI. 73 

visione di atti o dt scene. — Parlano Corinzio e luslino, fra- 
telli pastori: Grinza, Titlano: Grisio, pastore: Pulicane 
Clizia, ninrar Pan, Dio de' pastori: Vicennio, pastore.— 
rusfimo e Corinzio mangiano insieme con Grinza. — Grisio, 

eoi suo servo Pulicane, ha smarrita la via: trovati i pastori, 
6 accolto; e rassicuratili, ma più Grinza, a non temere di 
Pulicane [i! quale è un moatro, mezzo uomo e mezzo cazie), 
cena con loro, raccontando come b trovasse e come sia va- 
lente alla caccia. Discorrendo i tre pastori si scuoprono pa- 
renti.... (quij nell'esemplare da noi veduto, manca un foglio)- 
— Vanno a caccia eoa Pulicane; e Grinza con loro. Da lungi 
vedono la ninfó Clizia; e appressatisi la trovano custodita 
da un serpente (la Prudenza). Saputo cbe è figlia del Dio 
Pane, Io vanno a cercare, gli donano ciò cbe hanno preso 
tlla caccia, e gli chiedono sua figlia in moglie per lastino. 
Pane è conlento: chiamata Clizia acconsente anch'essa, e 
così si sposano. — Si fa festa e allegrezza e si canta una 
canzona. — Il villano Grinza si è sempre framesso sguaia- 
tamente e importunamente ai discorsi dei pastori. 

15i7, Siena — Pa« Dio De' Pastori. Egloga Pastorale, e 
Husticale mollo dilettevole. Novamente stampata. Composta 
per Piera n Ionio Legacci da Siena. — In fine: In Siena per 
Francesco di Simione, e Compagni, adii & di luglio M.D.XLVU. 
Apreso a S. Viglio. In-8: carte 12; con slampa di sei figure 
(delle quali una un satiro e una uà animale fantastico), e in 
(ondo una porta e due finestre, nel frontespizio. (Comunale 
di Siena; un esemplare mutilo nella carta 6^ e 7'). * 

XIV. — Straccde. 

Nello Straccate parlano Straccale vecchio, e Biagia, sua 
moglie: Meco Bernazzi, mezzano del parentado: mona Piera, 
madre del Fruzzica: Fruzzica, sposo novello: Lena e Maca, 
donne dimezza età: Fruosina, sposa novella: Sparpaglia, 
fratello di Fruosiua: due Zingare: Sonatori e BalleriuL — 

* QaeslB.e(Uzinoe di Pan Diodi' Ptutoti,d6\tW, fan aduo- 
qua ooB iJa la i«lma. 



D,g,r,:^i t, Google 



74 APPENDICE TEHZi. 

È in terzine, salvo quando parlano le Zingare, che è ìa 
settenari; sd esse non parlano toscano. — Nella stampa 
161i, è, innanzi alla commedia, una stanza e un sonetto 
detti < Argumento recitato da un fanciullo >: e il sonetto 
dice così: 

Biagia e Straccai, villani, hanno una figlia, 
Fruosina detta; e cercanle marito: 
Meco Bernaizi conclude '1 partito , 
Tal che per moglie il Frozzica la piglia. 
Valla a vedere; e poi si maraviglia 
Vedendo il viso a lei trasfigurito : ( 
Dice che l' han 'cambiata e lui tradito; 
Tal che di non pigliarla si consiglia. 
Pur d' inguadiarla ' al fin poi si dispone. 
Meco Bemazzi fa una diciarìa: 
Poi vien di mele e vin la colazione. 
Dne Zingarette ancor parmi ci sia , 

Che ballino e che cantìn con ragione , 
Gol donamento poi Biagia vien vìa. 

Piacciavi in cortesia 
Notare ì modi e' gesti rozzi e strani 
Usati in un mogliaizo di villani. 

Dello Straccate vedine ancora un' esposizione del Palermo a 
pag. 153 del rot. I.Vedi anche a pag. 205. 

1547. Senza luogo. — Egloga ruslicale molto dilettevole 
di un parentado di villani con lor dicerie et altre cirimonie 
intitolata Straccia. Composta per il Pellegrino ingegno di 
Pier Antonio Legacci Senese. — L'anno del Signore MDXLVII; 
ad islantia di Giovanni dì Alixandro libraio. Ir-9: carte li; 
con fig. in legno nel frontesp. (Graesse, Trésor, ec). ' 

i5i8. In Siena, per Francesco dÌSimiona.In-8. (Ricd, 
Beìazioae cit., pag. 31. E Fabiani, Catalogo. Esìste presso il 
signor Cavriani di Mantova). 

1581. Siena — Egloga Busticale mollo dilettevole d'un 

' IngttaHarìa. Sposarla, Darle l'anello. 

* Questa del MVÌ non è farse la prima editione dello . 



BIBLIOGRAFIA SE' ROZZI. 75 

parentado di Tiilauì con ]or dicerie , et altre cirimonie , In> 
titolata Straccale- Composta per il pellegrino Ingegno di 
Pier' Antonio Legacci Senese. — In Siena, l'anno 15S1. 
la-8; carte 16. Froatesp. con piccola incorniciatura. Al recto 
della 15^ carta è una piccola Lupa, sotto l' albero, lattante i 
gemelli: al tergo è bianca. La 16" b bianca tutta. Il luogo e 
l'anno della slampa ripetesl a e U', in fine alla egloga. 
(Comunale di Siena. Palatina. E presso il signor Cavrianf). ' 
16U. Siena — Egloga Busticale Molto Dilettevole d'un 
Parentado di Villani con loro dicerie, et altre cirimonie, in- 
titolata Straccale. Composta per il Pellegrino ingegno Pier* An- 
tonio Legacci Sanese- — Siena, alla Loggia del Papa, 1614. 
Id-12; carte 16. Net frontesp. incisione dì cinque figure: e 
in floe incis. della Lupa grande lattante i gemelli; manca 
l'albero, ma la incis. pare rotta superiormente. (Comunale 
di Siena). ' 



• N- 5. 

NICCOLÒ CAMPANI DETTO LO STRASCmOBA SIENA. 



[n Fabiuai <_SUHa ec. pag. 9, e Catalogo) dica cbe tra i Do»! 

11 CampaBi era delta Wmoraso. Di dora abbia trailo questo so- 
pnotLoine (del quale tace ;1 Ricci nella sua itolazioiw] dod sappiamo; 
■sa questo è certo, cbe quando il Campani già stampava lo sue com- 
medie, ancora non si può parlare della Congrega ; e cbe nel dacn- 
menti di essa rimastici non si trova il nome Umoroso se non fino 
311603, quando à del lutto impossibile possa btendersl del Cam- 
pani. (Vedi nell'Appendice II, la Tavola dei Rumi)- — Il nostro 
Niccolò nacque in Siena nel 4473, e i suoi furono tonditori di cam- 
pane (onde venne il cognome alla tamlglia] e padellai o magaanl : 
mentre altra arte, te devesl argomentare dal soprannome, arreblM 
avuto egli , cbe mollo viase a Roma , che ebbe una certa rìnoniaiiza 

' Questa edizloDe del 1684 ò registrala ancora dal Fabiani 
(Cataloga] e dal Bice! {Ralaiione , pag. 3(]. 

■ Ancora il Fabiani [Caltdogo) ha questa edltiooa del iM, U 
mcd (fleloatoM cit.) do. 



I , Google 



76 APPENDICE TERZA. 

eome buon coinpt|nQ da leoer liete le brigate con gesti a (nvoili- 
meotl, ed ancbe Id poeala volgtre delle qaale el cHcs che fona 
maestro alU celebre Imperia. Per queate ed allra notizie di Ini vedi 
Il PrehiloDe che mettenmo ionanil alle sue Rinta da ani puU>ll- 
cale e iilustnte. Siena, 1. Gati, libraio editoce «818]. 



I. — SlratcùtB. 

Dello Strascino vedi on' esposizione del Palermo nel voi. I, 
pag. 150, 151. — Lo Sfrosctno, identico agnello delle stampe, 
è manoscritto nella Comunale di Siena (Cod. H, XI, i; f(%. 196 
tergo, tOi tergo) dove eironeamente, è atlribuilo al Falolico 
della Congrega del Roui. E d[ qui, forse, fu tratto in er- 
rore ancora il Fabiani, il quale registra [Catalogo) uno Stra- 
tei'no, commedia manoscritta, come del FaU^ico. — Il Cod. B, 
XI, i, è posteriore alle prime slampo dello Slrascino, e la 
commedia che in esso si Irora con questo titolo, certamente 
è copia di quelle. 

j519. Siena. — Egloga ruslicate di Strascino composta 
perHiccotò Campani, Senese.— In fine: Impresso in Siena, 
per Giovanni di Alesandro librare, adlxxv d'agosto nel 1519. 
— In-i, carte 8. Nel rronlesp. incis. di due figure in piedi 
dentro una stanza, che parlano tra loro: a tergo del froi^ 
tesp. una cornice, posta pel verso trasversale della pagina, 
che chiude una S. A tergo della carta 8 incis. di una donna 
. con una fiamma nella destra stesa, un bambino nel braccio 
sinistro, e due altri bambini al piedi: nella quale incis. sono 
!e iniziali G. L. D. poste due lateralmente e una sotto alla 
figura della donna. (Palatina). 

1526. In Vinegia, per GioTan Maria Plnardo, j5S6. In-8 
piccola (Unito al Btcchia'e di Mariano Maneacaloo da Siena. 
Vedi sopra al N" 2). • 

15S9. In Venezia. (Fabiani, Catalogo). * 

' Questa edizione del llttS à registreU uoora dal Branet, 

.JUmiMlec. 

' Cosi il solo FabUni che regiitrt questa per la prima edizIoM- 



Rozn. 77 

1531. In Venezia^ per Uarchìù Sesaa, 1531. In-8. (Unito 
al Bicchiere di Mariano Hanescalco da Siena- Vedi sopra 
al H" 2). ' 

15i€- Siena. Strascino. Comedla Ruslicale Dors si con- 
tiene an Piato che fanno Quattro Fratelli Ckintadini, con un 
Cittadino. Composta per Nicolò Campani Sanese. -~ Trionfo 
di Pan Dio de' Pallori. Opera rusticale. Composto a tonei^a* 
cita di alquanti Scolari. Per Lionardo dotto Mescotinoi et da 
lai Recitalo in Siena nelle Feste del Carnovale in su una 
Treggia. — Opere piacevole et Ridicole. — In fine: Stam- 
pato in Siena presso a S. Viglio adi vit di febraio M.D.XLVI. 
A jmtanlia di Giovanui (ne) di Alisandro Libraro. I11-8: 
carte 8. Piccolo fregio in fine. La prima pagina è inquadrata. 
[Conunale di Siena. * È presso il signor Carriani). 

1571. Siena. '— Strascino, Commedia Rusticale. Dove si 
contiene un piato che fanno quattro fratelli Contadini con un 
Cittadino. Composta per nìcolò Campani Sanese. — Trùm/i) 
A Pan Dio de" Pastori. Opera rusticale- Composto per Lio- 
nardo, detto Mescolino, Opera piaceTole,etrÌdìcolosa. — In 
Siena, 1371. In-S: carte 8: carattere tondo. (Comunale di 
Siena). 

1572. In Firenze, nel Garbo. In-8. Vi è unito il Trionfo 
di Pan Dio de' P<ulort.. (Ricci, Belazione cit., pag. 28. Allacci, 
Drammaturgia. ' Presso il signor Cavriani). 

1878. Siena. — lu-8. — A pag. 1-23 delle Rime cit. dello 



— E Zeao,Ànnoi. Bib. MI' Eloq. Ilat. del FoDtaoini, che la (]|pe 
stampiti p«r Uirchiù Sessa. 

' Questa edizione del ÌB3f è reglstreU dal Fabiioi {Calaioaoì 
dal Hicei (RslMiotM cit., pig. ÌS], e dall' Allacci. 

■ Questa edliionedel 4U6 è regiitrata ancora dal,FabIaDÌ (Ca- 
talogo) e dal Ricci (fteUaUMt cit., pag. SS|. 

• U Fabiani (Católojo) e il Fontaoini (Bibì. dell' Eloq. Rat.) n- 
giatraao questa taedeilma edizione di Firenze nel Garbo, ma con 
I' anno 1673. 



D,g,r,:^i t, Google 



APPENDICE TERZA. 



II. ~ Berna o CoHeOino. 



Nessuno si maravigli di vedere a questa commedia due 
diversi titoli^ perchè ne incontreremo qualche altro esempio; 
e perchè, sebbene non abbiamo veduta la prima edizione 
del 15!0^ crediamo che sìa anche essa di una stessa com- 
media^ nella quale il protagonisu si chiama appmito Berrà 
(d'onde il titolo della prima stampa), che per amore vuole 
ammazzarsi col suo coltellino (e di qui li titolo della seconda 
e di tutte le altre posteriori stampe.) 

H Coltrino Berna è in terzine, ^n argomento di due 
stanze, e qualche altra a principio e frammezzo, cantate 
(strambotti); senza divisione di atti o di scene. — Parlano 
Berna, Tafano, Lenze e Togna, tutti villani. — Il Berna, 
disperato per amor di T(^na, intese a modo suo le consola- 
zbni di Tafano, dispone d'ammazzarsi; ed è tutto contento 
di liberarsi così dall'amore. — Incontrata Togna, la sua 
dama crudele, è accollo poco benignamente; per il che, più 
che mai fermo di ammazzarsi col suo coltellino , fa prima 
un gran lamento, conchiudendo finalmente che non glie ne 
dà il cuore. — TaRmo, che è stato osservandolo, esortatolo 
in vano a lasciar andare Togna, lo persuade a metterle le 
mani addosso per farsi amare. — Tafano si rallegra della sua 
pensata e di quel che ne segoirà. Infatti vien Togna e gU 
racconta come, avendola il Berna maltrattata con le mani, 
aròbrsero i fratelli di lei, e lo batterono sconciamente. — 
Tafìno s'arma per difendersi dal Berna che ha fatto co^ 
mal capitare; e questi s'azzufFaconlui, ma ha la peggio.— 
Sopraggiunge Lonzo: li spartisce; e sentenzia che il Berna si 
prenda un'altra dama, che TaMo non gli dia più noia; e 
fa tornare tutti d'accordo. — In fine cantano una canzona 
tutti insieme. — Vedi nel voi. I, pag. 183, 1B5, 19i-95, 203. 

1520. Siena. — Il Berna. Egloga rusticale- — Siena, per 
Michelagnolo di Bart. F. 1520. In-8. (Cald. cfetti KwU., IV, 
i56. Graesse, trésùrde Uvres, eo.). 

i. .,■,,-< Il, Google 



BIBLIOQItAI'IA. de' ROZZI. 79 

1533. Siena; Castagni. In-8 picc. di carte 12. (Presso il 
signor Cavriani). 

1543. Siena.— EglogaRusticale del Coltflfltnoj composta per 
Nicolò Campana^ alias Strascino. — In fine: Stampatoin Siena, 
per Francesco di Simlone Btndi ad instanlia di Giovanni di 
Allxandro Laodi Libraio adi xxvi di settembre MDXXXXni, 
In-8: carte 15. Nel frontesp. incis. di due figure; cioè il 
Berna cbe vuole uccìdersi col coltellino^ a dietro lui, sotto 
un albero. Tafano. Sotto la data sono alcune mani disposta 
simmetricamente. A tei^o della e. 15' la incis. grande della 
Lupa lattante i gemelli sotto l'albero. {Paiatina). ' 

1571. Siena. — CoUeWno comedia Rusticale. Composta 
per Niccoto Campani Sanese. — In Siena, 1571. In-12: 
carte 12 : incis. di due figure nel frontesp. (Comunale di 
Siena).* 

1577. Siena. — CoUettmo. Comedia rusticale. Composta 
per Niccolo Campani Sanese. — Stampata in Siena, 1577. 
ln-12: carte 12: l'ultima bianca: carattere tondo. (Comu- 
nale di Siena; e presso il signor Cavriani). ^ 

1581. In Fiorenza, appresso Iacopo Pocavanti, (Torrenti, 
Catiti. dei Comp. dti IU)zzi da lui posseduti). 

1581. In Firenze, per il Fantucci, alle Scalee di Badia. 
(Torrenti, Calai, detto). 

1608. In Siena, alla Lt^gia del Papa. In-3. Rìcci, ibla- 
zime cit., pag. 27. FaUani, CalaJogo. Allacci). 

— In Roma, senza l'anno. — Egloga rusticale del 
Coltellino composta per Nicolo Campana, alias StroKino.— 
Roma, per Valerio Dorico e Lovisi fratelli brisciani. In-8: 
carte 12: carattere semigotico. (Soleinne, Biblictkéqut Dra- 
ntah'ftw , ec 

— - In Siena, senz'anno. In-8. {Catal. dei Componi- 
menti dei Bozzi alla Triv^àziana di WUaiio). 

' Questa edizIoDe del 1543 à regislrala anooca dal Fabluil 
iCalalogo) e dal Ricci ^Belaiione cit., pag. S7). 

■ Ancora il Fabiaot [Calatolo) registra questa edizione del 
ISTI : Il BIcci [Reiaiiùne cit.) do. 

* Ancora il Fabiinl [Catalano) e 11 Ricci (BekaiOM cit., p^. V) 
ragigirauo qneata edliione di Siena del 1S7T. 



,H,glc 



80 APPENDICE TERZA. 

— {Senza nota lipograSca). In-S. {Pinell., IV, 452). 
181S. Milano, tipografia dei Classici italiani In-S. ' 
1878. Siena. — 1d-8. — A pag. 13-122 delle Rime cit. 
dello Strcucino, 



III. — Magrino. 

lì Magrim è in terzine, inclusirl due sonetti, e in fine 
una canzoaa: senza dirisione di alti o di scene. — Cerere 
dice l'argomento in 15 terzine. — Parlano Lattanzio: Ma- 
grino, Buo serro: Emilia, dama di Lattanzio: la Madre di 
Emilia: Scorteccia, villano.— Lattanzio, per timore dei 
fratelli d' Emilia (cbe egli ha reso madre), fugge, lamentan- 
dosi, con il suo servo Hagrino. Scorteccia dice sciocchezze 
sui lamenti di Lattanzio che ha fraintesi. — Emilia è dispe- 
rata, perchè abbandonala. Scorteccia la consola gguaiata- 
menle: sua Madre ancora la conforta : e le donne altercaao 
due volle col villano, iìncbè la Madre per due volte lo cac- 
cia a busse. — Lattanzio, non potando stare senza Emilia, 
le manda, per Magrino, una lettera (un sonetto) scusandosi: 
Emilia gli risponde (altro sonetto] rimproverandolo, dicendo 
che non perdonerà mai, e che solo rimedio per lei è la morte. 
Scorteccia perfidia, veduti parlare insieme Emilia e Magrino. 
— Lattanzio conosce d'avere il torto: incamminatosi, insie- 
me con Magrino alla casa di Emilia, chiamano dalla strada; 
e venuta fuori lei, Lattanzio i' afferra. Alla sue grida accorre 
la Madre, che perdona subito; poi perdona anche Emilia, e 
così gli amanti rifanno le paci. Sciocchezze e sguaiataggini 
di Scorteccia. — Canzona in fine. — Vedi nel voi, I, a 
pag. 74, 141, 152, 157, 167, 185, 188. 

1524. Siena. — Comedia ii MagrifU), composta in noma 
per Stratcino Senese. — In fine: Stampala In Slena, per Hi- 

* Paò direi che del Coltellino, uscissero in Hilano due edi- 
zioni nel inedesliiio inoo 4812: ani celle Poetie Drammatiche itu- 
iKcali Ecnlte ed Illustrale dal Dott. Giulio Ferrarlo; l'altri nel 
vet. X del Teatro lutiano AnHco', scelto e mostrato dal medesimo 
Ferrarlo. 



I , Google 



BIBLIOGRAFIA DE* ROZZI. 81 

chebngelo di Bart. F., ad instantìa di Haeslro Giovanni di 
AliTandro Libraro. Ad) vili di Oclobre. Nel 152i.~In-4, 
carte 16. Nel fronlesp. ìncis. di uà uomo a caralb e uno a 
piedi con un'arme in asta sulla spalla (Lattanzio e Hagrlno): 
a tergo del frontesp. incis. di un uomo; e sotto altra di due 
geni! alati e seduti clie sostengono uno stemma di Ire monti 
sormontati da un albero, con due stelle lateralmente, e le 
iniiiali G. L. (Giovanni Landi). A e 15' e in fine alla com- 
media sì ripete la incis. dell'uomo come a tergo del Tron- 
tesp., con pili quivi , in margine, la parola < Lacisntio. > A 
e 16 ripetesi lo stemma come a tergo del frontesp., ma più 
grande, e con ì genii iu piedi, e più sormontalo da un uc- 
cello coronato. Ai t. questa carta 16 è bianca. {Palatina). 

1572. In Firenze, nel Garbo. {Rìcci, BelazÌone,^%.iS. 
— Fabiani, Catalogo). ' 

1581. Siena. — Magrino. Comedia betlìsslma composta 
per Niccoli) Campani Sanese, alias Stnuct'no. — Siena, 1581. 
Ia-8: carte 16: segoat. A-Biiii. — Soleinne, Bibliothégw 
Dramalique, ec. * Esiste prosso il signor Cavriani). 

— In Siena, senz' anno. Iq-8. (De Angelis, Aggiunte 
al Cataiogo dei Camjxmintenti dei Rozzi alla Trivulziana di 
Mano). 

— (Senza nota tipografica)— Comedia di Magrino. 
Composta per Nicholo Campani, alias Sfrajcino. In-12; carte 
IR. Sul rronlesp incis. di due ligure, l'una a cavallo l'altra 
a piedi; forse Lattanzio e il suo servo Magrino: al recto della 

' decima carta altra Incis. rappresentante umilia e la madre 
di lei che con la rocca percuote l' importuno villano Scor- 
teecia. (Comunale di Siena). 

tt — Alla Comunale di Siena è del Magrino un esem- 
plare iu-8 mancante della prima caru o frontesp., e per ciò 
di.carle residue 15. In fine alla commedia (carte 15 tei^o) 
ha un piccolo fregio ; è al recto della caria 16, che è bianca, 

< Il Ricci e 11 Fibiani registrano questa del 167S come la pri- 
lli a edizione det Magrino, 

■ Ancora il Fabiani {Calàiogo) e il Ricci {IMosietM, pig. 18] 
regiiIrsDO questa edizione del IGSi. 

G. Huii —Val. !t. a 



I , Google 



ss APPENDICB TERZA. 

ha U piecola ioeìs. della Lupa lattante i geaielli sotto l'al- 
bero. — La mancanza del frootesp. non d lascia coBOScere 
se questo esemplare sia ài una delle ediiloni &k registrate, 
di una joxn». 

1878. Siena.— In-S — A pag-SS-Tl delle A(ni«cit.ddIo 
Stratei»». 

Prima di lasciare il Campani bisogna notare cbe, dopo 
aver registrato le »ue commedie Straiemù, CoUeiìiu, e JTa- 
grino. Il Fabiani (Catalogo) e il Ricci {Belasioiu, psg. 27), 
sempre parlando di lui , scrivono (quasi con ie medesime pa- 
role)*. « Altre egloghe ruslìeali furono stampate in Siena, 
alla Loggia del Papa, nel 15i3, ìd-8. — Alcune rime e più 
egloghe si leggono inserite tra l' Opere del Berni, nel libro 
secondo. > -~ Queste altre egloghe, delle quali il Ricci e il 
Fabiani non ci danno 1 titoli, non abbiamo potute Tcderle: e 
crediamo non esistano, e che neppure maa una ristampa 
dello Sfnucine, CotteWto, e Jfafntw riuniti, percbè non l'ab- 
biamo troTata citata da nessuno. Di quelle poi inaerite nel 
tomo secondo delle Opere del Berni è assolutamente lalso, 
perchè ivi si leggono soiamenta tre Capildt e alcune Stame 
del Campani (vedi in qveata Bibiiogrt^ , la Parte HI); ed 
egloghe non potevano entrarvi per l'indole stessa di quella 
Raecoha. 



N° 6. 
BASTIANO m FRANCESCO, LINAIUOLO. 

tu PibiMù (Cotaitvo) e il Bicd [HelaMloM eli., pag. 36) lo ri- 
oordno fri I Baisi ,- ma t riporlo tra I toro AolcoeHOri butano le 
data della prima sliaps rlmaetecl dalla ine coiamadle, • 1 docn- 
DflDli dalla CoDgreg* nel quaU boq noi ti trova ricordalo]. 

L — Qmtenziow di un Vitlano e di una Zingam. 

Questa Contaaioiu dà un YiUmo e dimia Zàtgina manca 
al Ricci (Afflizione) e al Fabiani {Cataiogo); seppure BOa sia 



Google 



BtBLIOaRAFIA DC' DUI». 83 

ona mede^Du cosa cod una f Commedia di un Villano e ài 

> una Zingara,! che i) Fabiani (C(i(atoj;o)reBistra, anonima 
[in una slampa di Siena, senza l'anno), fra quelle e di au- 
) tori iDcerti, la ma^or parte Rozzi, > e che noi riponiamo 
Ira gli anonimi (yedi più solte al N" SS). Questa di Bastiano 
i»D abbiamo potuto trovarla. — GII Stt:amb(dti nuticdi ab- 
làamo riportati alla Part« III della presente BiblIograQa. 

1530. Siena. StravOxitti rustirali, e ConUntime di un VU- 
kmotdt wna Zingano. Di Bastiano di Francesco linaiuolo. — 
InSlena.per Michelanelolo di Bart. F-, 1520. In-S. (Cata- 
ro detti PineUiatut, IV, i51). ■ 

1533. In Siena, per Hichelangiolo di Bernardino Ca- 
stagni ad istanza di Giovanni di Alissandro libraio, 1533. 
In-B. (Farselll, CakU.). 

II. — Egloga di Amicizia, 

L'^l(^a d' Amfcisia è In terza rima, e la chtuile una 
Mzona. — Parlano Largìoe Corfldlo, pastori: Sbrilla, vii- 
Imo: Ipodomia, ninfa. — Innanzi è la dedicatoria (e Bastianus 

> Franeisct AcbIIIi Orlandini iuroni eruditissimo S. P. D. >) 
in proM. Poi il Proemio in otio stanze, nelle quali così h 
detto l'argomento dell'egloga: 

Inclusiva, lettor, qneslo è el sabielto 
De l'opra: Largio e Corlldio pastori 
Nel nodo d'amkHzlB ognun al stretto 
Ch' altro seior noi polri da morta in fbarl : 
Lai-gio per Ipodomia avaDiipa U p»tto; 
E lei limil por lai de pari amori: 
Corfidio, dalla qual a foraa é spinto, 
Entra d' amor nel ceco laberìnto: 

E cognoscendo a l' amico far torto , 

Propone in aè, per non troncar ano* fede, 
' Di darsi morte: e Largio, In questo accorto. 
Al fido anl^ l'amata sua cede. 



oogW 



84 APrENDlCE TERZI, 

Lui linlo da tal don, qual uomo Bcorto, 
La libertà prislinn a lei concede: 
E lei domanda in dono il lerzo loco. 
Cosi tre cori svampa un proprio foco. 

Per questa egloga Tedi nel voi. I, pag. 178, 193-9i. 

1523. Siena. — Egloga di Amicizia di Bastiano di Fran- 
cesco linaiuolo. Stampala in Siena per Hichelangiolo di 
Bart, F., 1523. In-8. {Catalogo della PinelUana. IV, 454). 

1531. Venezia. — Egloga de Amtcilia composta per lo fa- 
ceto homo Bastiano di Francesco Senese. — Venezia, Mar- 
chiò Scasa, i531. ln-8 picc: carte 24. Sta col Pidinzuolo. 
(Comunale di Siena.) 

1543. Siena. —Egloga pastorale di Amicitia. Nuova- 
mente Ristampata et Rlcorrecla. Composta per Bastiano dì 
Francesco Senese. Dedicata al prestantissimo giovane'Àchille 
Orlandini suo lucundissìmo amico. — In fine: Impresso in 
Siena, Ad istantia di Giovanni di Alisandro Landi libraio. 
A di 7 di Settembre M.D.XLIII. In-8: carte 16: con stampa 
di tre figure nel froatesp., delle quali quella in meuo 
pare voglia uccidersi con uno siilo ed è trattenuta dalle al- 
tre due. (Comunale di Siena).' 

III. — VaUera. 

II Vallerà è in terzine , senza divisione di atti o scene. 

— Sono interlocutori Vallerà, villano: il Mazziere della 
C(»nmedia: Cupido, figliuolo di Venere; Acate e Gelido, pa- 
stori: Adamantina e Artemisia, ninfe: Erbolario, medico. 

— Prol(%o in 17 terzine tra Vallerà e il Mazziere. Il quale 
cosi dice qual sia l'argomento della commedia: 

Acate, pastore, è il primo innamorato 
Di Adamantina ninfa; e eì si duole 
D'Amor, sua mala sorle, e tristo tato. 

' li Pablaoi {Caialogù] registra questa sola edizione; e cosi il 
Ricci [fUlatiant, pag. 36) sebbene seata tiloto. 



BIBLIOGRAFIA DB' ROZZI. 85 

Vallerà che cosa b Amor inteniler vaole; 

Dispreizai com' ha inteso : e Amor viene , 

E si lo piglia e atrazial come suole. 
Acale toma a sue amorose pene ; 

Qual si rincontra in Gelido pastore, 

Che dice ch'Amor fugge e sue catene. 
Adamantina essendo a caccia fuore, 

Con Artemisia ninfa si rincontra, 

Ch' a Gelido confeesa ha duro il core. 
Così l'una da l'altra separata. 

Brama Artemisia Gelido trovare: 

Adamantina a Diana s' è inviata. 
Disponsi al Ha Acale pur amara, 

E Gelido Artemisia ancor sincera. 

In fin tutti Amor sazia in l' operare. 
Spesso interrompe il sémplice Vallerà 

Cuti nuovi gesti, modi, e v»rie cose. 

E finisce la facezia intera. 
Le parti sue nulla son tediose 

Anzi Eon breve tutte: or ascoltate 

Di Amor le forze assai ridiculose. 

Anebe nella Neitcia da Barberino di Lorenzo de' Medici, 
il protagonista è un conladino cbe si cbiama Vallerà. Per la 
commedia di Bastiano cosi intitolala, vedi nel toI.I, pag. 177, 
230-36. 

15i6. Siena. — Vallerà. Comedia nuova pastorale et 
rusticale molto sententiosa et copiosa di esempli et istorie 
poelicbe : composta per Io faceto homo Bastiano di Francesco 
lìnaiolo Sanese. — In fine: Fine della elegante et sententiosa 
Comedia rusticale et pastorale intitolata il Vallerà, nuova- 
mente stampala: in Siena, presso san Vigilio adi x di otto- 
bre M.D.XLVI. P. D. P. In-8: carte 16; segnai. A-Biiii: fron- 
tespizio figurato. (Soleinne, BMotliégue Dramalique. ~ Al- 
lacci, DtammcUwgia). ' 

* 11 Ricci (ltebii(onacit.,pag.3G] registra questa sola edizione; 
e il Fabiani (Catalogo) ancora, ma con l' anni) 4617. — Del resto 
questa, e ce lo dica da sé, non fu la prima stampa dsl FoUsni. 



I , Google 



86 APPENDICE TERZI. 

— Siena, lesza l'anno.— FaUsra. Commedia Nuova 
Pastorale Et Riuiieale, Molto Seateatiosa et copiosa (tic) di 
esempli et Istorie Poetiche. Composta per il faceto homo 
Bastiano di Francesco Linaiuolo Sanese nuovamente posta 
in luce. - la Siena. In-8 : carte 16: con incis. nel froatesp. 
di sei figure, delle quali una giacente in terra; e forse rap- 
presenta la scena quando l'ErboIario resuscita la niafo 
Adamantina. [Comunale di Siena). 



N* 7. 

FONSl FRANCESCO DA CASTIGLIOKI. 
[Incerto.] 

(Il fabiani lo comprende nel suo Catalogo tra i ttoni, regi' 
strando udì sola edizione di una sola commedia di lui. Il Ricci (Ri- 
loaìonujnen lo ricorda neppure.— te più antielie slampe delle 
commedie del Fonsl Io riporterebbero rra glE Anlecessori dei Bohì, 
na l'abbiamo detto (Hrario perche egli, non Eeoesé, non rientra 
bene nemmeno fra questi. (Vedi V Avrerleoza premessa a qnetla 
Parte! della Bibliografia]. Non si sa bene slabilire se da CastiglionB 
Fiorentino o della Peicala : ae di qiiest' ultimo , nreblM dello aalica 
■tato aeneae. CblamandoBÌ mamiro parrebbe fsese «sdico. — ^'^ 
aira ricordo se ne ba t>el dacutuantl della Coogrega. — 0"' aoM rta- 
nile tutte le commedie di lui cbe abbiamo trorate ricordale]. 



La Cimia è In tertine, senza divisione di atti o scese. 
— Parlano Fortunato e Curio, pastori: Grillo, contadino: 
e Clnnìa, ninfa. L'argomento è cosi esposto in un sonetto: 

Vedrete Curio che d'amor gli sdegni 

Patisce, ed ba gran foco dentro al petto; 
Vedrete Fortunato in lieto aspetto 
Dar di quieta vita grati segni. 

Conaiglìa Curio : e Curio udir non vuole 



D,g,r,:^i t, Google 



BIBLIOGIIAFIÀ di:' ROZZI, 87 

Sho oMMtgliar. Di poi Grìll« vedrete 
Deu-tì pneer con sue rozie pirole. 
Cinnia Bianca alla caccia sentirete 

PoBarsi all' ombra; e Curio, come suole, 
CercaadaU la trova ia tal quiete.... 

Vedi nel voi. I, pag. ift&, 190. 

1519. Sieta. — Egloga pastorale nuova et delectevole del 
doclo et discreio giovane maestro Francesco Fonsi intitolata 
Ctnnfa. — In Siena, per Hlcbelagnolo eli Bari, stampatore 
di IHiri. Ad instantia di Giovanni dì Alixandro fibraro. Adi vi 
di Febraio nel 1519. In-S picc: carte 13. lacis., col fondo 
nero, nel b^inlespizio. (Brunet^ JUanud ec. Esiste presso il 
signor CaTrJam}. 

1518. FirenEe. — Cmnia. Commedia pastorale. (Fabiani, 
Catalogo). 

156S. Firenze. — Cùmia commedia Pastorale et Huora 
del discreto Giovane H. Francesco Fonsi Castiglionese. — 
In fine: Stampata la Fiorenza, per Ridollb poeavanza, 
H.D.LXV11I. In'12: narte 12; e l'ultima bUmca: fronte^- 
iaquadrato. (Comunale di Siena). 

1568. In Fiorenza, perZafl^bj Caiozci da Prato, 1568. 
Iu-& {Cataioff} àiUa Pineitiam, IV, Ì53). 

— (Senza nota tipograllca). — Cinnia. Comsdia pa- 
storale et nuova del discreto giovane Francesco Fona Ca- 
stiglionese. In-H: carte -12: figura in legno nel frontesp.: 
segnat. A-Bii: carattere tondo. (O'unel, Manuel èc., che 
la crede edizione di Siena). 

l\.~ Cera». 

It Còrife non abbiamo potuto vederlo; e se n'b trovata 
questa sola edizione del 1519. 

1519. Siena.- Egloga pastorale niDva«tdilectevole del 
docto et discreto gjovane Maestro Franceselio Fonsi intitolau 
Conto.— In Siena per Hidielagoolo di Bari, stampatore: 
Ad instaatia di (>ÌoTanai di Alexandro Librara. Adì xz di 



,, Google 



88 fcPPBNIIIGB TERZA. 

Febraro 1519. Iq-8; carte 16. Fronlesp. inquadralo. (Bruùet, 
Manuel ec Esiste presso il signor CaTriani). 



ni. — DespetH f Amore. 

Dei DespelU di Amore si trova questa sola edizione del 
1530 che non abbiamo potuta vedere. 

1520. Siena. — DeipeHi di Amore. Tragedia di Francesco 
Fonsi da Castiglioni. la Siena, per Micbelangiolo di Bart., 
15S0. ln-8 (Allacci). 



Il Leonida non ci b riuscito vederlo. E questa sola edi- 
zione del 4520, si è trovata registrata. 

1520. Siena. — Egloga dello erudito e solerte giovane 
MaesLiro Francesco Fonai inlitulala Lmifi/a. — In Siena, per 
Michelangelo di Bari. F. ad ìnstanlia di H. Giovanni di Ali- 
xandro Libraro. Adi xix di Febrario MDXX. In-8 picc: 
carte 12. Incis. nel frontesp. (Brunet, Manuel ec. Esìste presso 
il signor Cavriani). 



La Lincia non abbiamo potuto vedere; e ne conoscia- 
mo una soia edizione. — Vedi nel voi. I, pag. 208. 

1521. Siena. — Comedia in moresca Nuovamente com- 
posta per el docto et discreto giovane m. Francesco Fonsl 
intitulata Lincia. — In Siena^ per Michelangelo di BarU Fio- 
rentino Ad inslantia dì m. Giovanni di Alixandro Libraro 
adi VII di febraro nel 1521. In-S: carte 8: con figura in le- 
gno nel fronlesp. (Graesse, Trétor de livres rarei, ec. Esiste 
presso ii signor Cavriani). 



I , Google 



B1BU0GRAP1& de' rozzi. 



VI. - Pietà di return. 



Non ci è riuscito vedere la Pietà di Venere; né IroTaroe 
pili di una edizione. — Vedi nel voi. I, pag. S08. 

1541, Siena. — Comedia io moresca di Francesco Fonsi 
Casliglionese inliliilata PieUadi Venire. — In Siena^ per Mi- 
chelangelo di Bart. F. Ad ìslantia di U. Giovanni L. adi ixiii 
di Dicembre 1531. ln-8: carte 8: con incis. di tre figure nel 
Trontesp. (Brunet, Manuel ec. Graesse, Trétor ec. Esiste 
presso il signor Cavriani). 

VII. — Veglia VHIanttca. 

La Veglia Viilanesca non abbiamo potuto vederla. 

1521. Siena. — Veglia Villanesca, composta per el discreto 
giovane Francesco Fonsi. — In Siena , per Michelangelo di 
Bart. F. Ad islanlia di M. Giovanni L. A di 8 di Gennaro 
15il. In-8: carte 8: nel frontesp. incis. di pia figure che 
suonano mentre una canta. (Graesse, fresar ec. Catalogo della 
Fineltiatia, IV, 15i. Esiste presso il signor Cavriani). 

1517. In Siena, per Francesco di Simìoné e compagni, 
15i7. In-S. {Cat(dùgo della CItigiana). 

Vili. — AppeiUo Vario. 

Egualoiente V Addito Vario non ci è riuscito vederlo. 

1521. Siena. — Egloga pastorale composta per el docto 
et industrioso giovane m. Francesco Fonsi iatitulata Appetito 
Vario. — In Siena, per Michelangelo di Bart. Fiorentino. Ad 
instanlia di m. Giovanni di Alixandro Libraro. Adi xxixdi 
Gennaro nel 1521. In-8 picc.; carte li: con figura in legno 
nel frontesp. (Brunet, Manuel ec. Graesse, Tréior de Livres 
rares ec, Presso il signor Cavriani). 

1531. In Slena, per Michelagnolo di Benardiso Casta- 



fio APPBNDECB TERZA. 

eni. Ad instaulìa di Giovanili di Alixandro Libraro et Sidello 
di Sapienlia. — Ad) xiii di Selembre MDXXXf. In-» : carie 11 : 
con ia slessa figura in legno della edizione precederne. 
(Graesse, Tréior de lioretraret ec. Esìste presso il signor Ca- 
Triani). 



IX. — CtfMb'o. 

La CanMa non abbiamo potulo vederla. 

152i. Siena. — Egloga intilolata Candia, auovamente 
posla in luce. Di Maestro Francesco Fonsioda CBsliglione,— 
Infine: Finila l'egloga pastorale Intitolata Candia, stam- 
pata in Siena per Micbelangìolo di Barlolomeo ad istanza di 
Uaestro Giovanni di Alessandro libraio. Adi S8 di Giugno, 
1524. ln-8. ^Allacci). 

N» 8. 

NICCOLÒ ALTICOZZI, CORIONESB. 

[hwrto.] , 

in BaavQglie'ali [Scritt. Sm., Ili, 864 h\&\ Cod. Z, 1, 8 delU 
Comunale di SEena) lo dice ■ corlonese, e cUiadIno senese *'■ a 
■en» dubbio la PotuoiM, una delle sae coinmedie, e|,-1i scriise io 
Siena, che da uno degli laterlocutori la Ta chiamare i mia dtli >■ 
Il Ricci, regislraodo (Itolai. cit., ps^ 37) una sola delle eglogbe di 
lui , lo pone tra I Boni. Il Fabiaoi dod Io ricorda , « neppure I 
- documenli della Congrega. Le sue egloghe già a Btampa Innanzi al 
1631 lo riporrebbero tra gli Antetetnri iei Ronì; ro* l'abbiamo 
detto Umetto percbA la ma ramlglla è di Cortona. (Vedi l'AfTer- 
teim premessa a questa Parie I della BibliognQaìJ. 

I. — J Cinque Disperati. E la Nenda, 

I Cinque Disperati (che il Crescimbeni , Stor. Volg. Poet., 
I, S67, registra come di incerto) sono In ottave, fa cinqus 



: C.OOgIc 



BIBLtOGIt&FtA. de' BOZZI. 91 

atti (nella edizione at)a Comunale di Siena), ma senza divi- 
sione di scene; ed hanno inierktculori Anticopio, Lucrino, 
Teofilo, TirintD, e Rarbino, disperati; il Diavolo; Leazaro; 
Loretta ; un Tamburino. A princìpio è un Prologo, e questo 
Argomento: 

Di cinque disperati Bodalizio 

Faciàn ; prestute audienza grata. 
Naufragalo Anlicopio primiiio (tic); 
Teofit di sua mnrta innamorala; 
Lucrìn del mìlilario esercizio; 
E di sna pompa immensa estenuala 
Heaser Tirinto, d'ignoranza asperso, 
Si duole; e Barbin, baro, d'aver perso. 
Dltimamenle si faran remili, 

E dal demonio son Torte tentati ; 
Nella vigilia e nel sonno scherniti 
Sopportan ; Qnché vi son capitati 
Loretta e Leazar ruffian smarriti, 
Per cui saranno al mondo ritornali. 
E vanno al soldo tulli finalmente, 
Questo è r oggetto. Udite attentamente. 

Pare cbe la commedia voglia mostrare la potenza e malizia 
del DiarolOj che trionfa dei romiti (salvo di Tirinto) prima 
disperati, 1 quali non sanno resistere alla bellezza di Lo- 
retta; e Taltisi soldati, tornano a godersi 11 mondo. — Il 
Palermo, ricordandola senza il nome dell'autore, fa (Uano- 
icriUi Palatini, II, 5Ì6-50) una esposizione di questa com- 
media, ricordandola tra quelle ( che maggior fama levarono 
> in sji' primi anni del secolo XVI. » 

La Nencia è In terzine e in strofetle di seltenarj. — 
Tonino e Fallerà, innamorali della Nencia, si azzuffano. It 
Compare, che n'ha toccate anche luì, fa da giudice; e, 
avendo f due dette alla bella le loro qualità, egli sentenzia 
cbe debba stare il giorno con Tonino e la notte con Fallerà. — 
Questa Nencia è detta d' incerto dall' Allacci, dal quale sap- 
piamo che è unita ancora alla edizione 1531 dei Cingue Di- 
strati. 



D«,:^i i„ Google 



d2 APPENDICE TERZA. 

152i. Siena. — CommeiJia nuova intftulala I Cinque Di- 
tperati composu per maestro Niccolò Alticoiio corlonese. — 
In Slena, per Hicbelangiob di Bari. F., iUii.— Con figura 
In legno (Brunel, Manuel. Soleinne, Bibliot. Dramm.). 

1536. In Veuezia,perHarchÌòSessa.In-8picc.(I]runet, 
Manuet). 

1526. Veneija. — Comedia nuova intitolata Cinque Di- 
vperotL Et un altra Comedia intitola la Nencia. — In Une: Vi- 
negia per Glovanmaria Pinardo. Neil' anno MDXXVI del 
mese di Settembre. In-^; carte ìi. Fronlesp. Inquadrato. In 
ambedue le commedie manca, in questa edizione, il nome 
dell'autore, e sono stampale di seguito, cominciando la se- 
conda a carte C 3 recto (Comunale di Siena). 

1531. In Venezia per Marchiò Sessa. Nelli anni del Si- 
gnore 1531 , adi primo di settembre. In-S (Allacci). 

II, — Cinzia- 

La Cinzia è in vario metro, senza divisione di atti né 
di scene. Parlano Albano, amante; Trillo, serro; Cinzia, 
ninfa; Diana ; Cronico; e Palla. A principio cosi è detto 
l'argomento: 

Arde Cinzia de Alban senza riposo 

Tanto che essa el richiede: in sposo el prende. 

Dormendo insieme nel stato amoroso 

Diana l'occide; e '1 Trilla Alban defende. 

Restalo sol con lei noi bosco ombroso 

Dal dolor vinto ancor lui morte offende, 

CorsoTi el padre (Cronico) e Palla in un momento 

BesuEcitano. E questo È l'ai^oraento. 

Vedi nel voi. Ij pag. 176. 

152Ì. Siena. — Egloga di Maestro Nicholò Alticotio Cor- 
tonese intitulala Cynihia. Opera nova. — In fine: Stampala 
in Siena, per M. dì Bart. F. ad instantia di m. Giovanni di 
Alixandro Librerò, adì xvin dì Marzo 152i. In-i; carte 20: 
fregio nel frontesp. (Palatina. E presso il signor ÒaTrìaai). 



BIBLIOQRAFrA DE' ROZZI, 



III. — Pomona, 



La Pomona k in DiUive, senza divisione di ani né di 
scene. L'esemplare esislente alla Comunale di Siena è mutilo. 
Da esso si rileva che Pomona, stando t>en chiusa nel suo 
orto, b sollecitata e importunata da Pane, Priapo , Silvano, 
Modesto (suo servo), Vertunno, e Pinardo (villano, cbe tre 
volle ne tocca); i quali tutti invano cercano di far^i sposare 
da lei. Finché Veriunno, il quale, aiutato e consiglialo da 
Plutone, si è travestilo in molte guise, fingendosi donna^ 
entra nell'orlo, dormo con Pomona e la la sua. Tutti gli al- 
tri pretendeuti portano doni agli sposi. In fine è una canzo- 
na, come un'altra quasi a principio, — Vedi nel voi. I, 
pag. 169. — La Pomona cerlamente fu scritta in Siena; per- 
chè in essa , contrattandosi certi pesci è detto i son del- 
> l'Arbia >; epiù innanzi Veriunno della sua donna: «Mai 
1 la più savia e la più fedel donna Ebbe mai Siena, mia 
» citlà invincibile. > 

15S4, Siena. — Comedia nuovamente composta per lo 
ingegnosissimo homo Maestro Niccold Atlicotio Cortonese in- 
titolata Pomona. — In fine: Stampala in Siena, per M. di 
B. F. Ad ìnslantia di m.° Giovanni di A. L. Adi svi di Gen- 
naio 1521. In-i; carte residue S7 (Comunale di Siena). 

IV. - Ginetia. 

La Ginelia é in vario metro, senza divisione di atti nà 
di scene, preceduta da Ire stanze intitolale e Arguménto et 
1 prima descriptio temporis. > Sono interlocutori Orlenìo, 
amante; Fauco, fanciullo, suo fratello; Sileno, loro padre; 
Agricola; villano; Aristarco, suo padre; Ginetia, ninfa; 
Montano, compagno d' Ortenio. — Fauco , non vuol levarsi, 
sebbene sia alto il di, per andar col gregge, percbè poi è 
lasciato solo; e n'ha questione con Ortenio. Il quale va da 
so, seguito alla lontana dall'altro, dolendoti; e lodando 
l'età dell'oro in paragone della infelicità presente, ferma 
al pascolo il gregge; « tempera la cornamusa > e cantando 



94 APPENDICE TEKEA. 

lamentasi della sua crudele Ginetfa. — Sopraggiunge Agri- 
cola, che r avverte a non seguire amore; sa, fra mille sue 
scioccbeize l'orìgine della cornamusa raccontatagli da Orte- 
nfo, it quale per far piacere a lui e perche gli insegni dove 
era Ginetia, suona, mentre una stanza 6 cantala dal villa- 
no, che poi non insegna più dove ba veduta la ninfa, per- 
ehè Ortenio non vuole, in lieompensa, lasciargliela badare: 
ed Ortenio, lamentandosi e abbandonalo il gregge, va a cer- 
care r amala. Sileno, trovato il gregge senza guardiano « 
Fauco addormentato, rimprovera i tìglioli; e Fauco dolendosi 
ehe il fratello vada invece dietro alle dame , si mette in cerca 
del gregge disperso. — Agricola, cercando la ninfa per far 
dispetto ad Ortenio, la trova, le chiede sguaiatamente amo- 
re , ed è respinto da lei, che canta sulla corruzione presente. 
— Aristarco ed Agricola trovano guasti dal gregge di Orte- 
nio i loro grani, che Sileno promette di pagare. — Ortenio 
cercando la sua ninfa, lamentasi; e chi gli risponde è l' Eco, 
come spiegagli Montano, mentre Agricola crede che sia li' 
diavolo. — Ortenio ed Agricola cercano la ninfa: la trovano, 
ed essa raccomandasi al pastore per esser salva dal villano, 
cbe sotto pretesto di fare alta lotta, b da Ortenio legalo ad 
un albero, aiutandolo la ninfa, e poi fuggendo amliedue in- 
sieme spaventati al suono del corno di Diana. — If villano 6 
liberalo da suo padre Arìstarco, dal quale ha rimproveri 
per aver lascialo il lavoro, e busse avendogli chiesto che gli 
dia moglie. Montano, sopraggiunte, dice di dargliela lui, 
purcbb sìa ubbidiente e lasci da parte le pazzie. Agrìcola 
promette; canta due stanze sulla sua felicità, e de la licenza. 
i5ìi. Siena. — Eglt^a Pastorale composta per lo Ingo- 
gnioslssimo homo Maestro Nicbolò Alticolìo Cortonese intitu- 
bta Qinetia. — In fine: Stampalo in Siena, per M, di B. F. 
ad instanlia di m. Giovanni di Alixandro Libraro , adi xxvil 
d'octobre ibU. In-i; carte SO. Nel frontesp. incis. di tre 
figure, delle quali quella di mezzo è legata dalle altre due 
ad un albero: ed b una scena della c(HnmedÌa (Magliabe- 
chlaaa). * 

* Esemplare provenleDle dal legato yarad. 

i. ,■,,-< II, Google 



BlfiUOGRAFIA DE* Il 



RONCAGLIA GIOVANNI. 

[Acwto.] 

[Il Fabiani ICatalogo] « il Stcd |R«Iiulan«, pig. 38) la regi- 
strino Tra 1 Roiii. Noi lo poniamo tra gli A»'eceaori di loro perchì 
m suo piccolo romanzo In otlnva è a stampa fla dal 1CS5 (vedi, ÌD 
questa fitbHnpraJta la Parie III , N" S). e penbè dai dociuneati noa 
ipparisce ctiB enirasK mal nelU Congrega {tefi l'Appendica II, 
Mi Tot. I). Delle commedie di Ini ci rimangono stampe di ptreccbi 
udì poslsrìori a quella del romiDEo; ma forse le prime di eaie 
Don oiiono perToDuiB. In alcune edlilonl è dello • senese >; lo 
, (lire (da Sarieana*: e Torse Tutigliuoto dell' litro Raoeaglia, Mar- 
cello, gli ricordato (Tedi al N° 3)1. 

I. — Scaimiccio. 

Lo Sccamicdo h in leriioe, con qualche canzona; diviso 
ili tre atti ma senza scene. — Parlano Fidiilo e Costanzo, 
fratelli pastori: Domizia e Friatilla, sorelle nlale : Scanntc- 
cioTillaiio. — Innanzi è uQ sonetto. Intitolalo Proemio, il 
(pule coel die» t' argomento; lasciando la pi4ma quartina: 

Prego che vi degnale stara allenti : 
E sentirete qualmenle in gran pene 
Slan dae fralei per doe ninfe serene. 
Che '1 misero cor tor fan stare in stenti. 

Vedrete quelli a Venere cantare , 

Con bel concerta , una gentil canzone , 
Sol per veder se posson mitigare 

Quelle lor ninle; e a compassione 
Huoierle di lor pene tanto amare, 
Ch' «sai w^porlaD sol per lor cagione. 
Dipoi un masoationo 



-.iioglc 



96 APPENDICE TERZA. 

VJllan vedrete uscir; clie lui aDCora, 
Visto le ninfe, d'una b' innamora. 

E perchè d' ora in ora 
Dai due fratei rileva del bastone, 
A canlar egli come quei si pone 

E dice una canzone. 
Tal che se allor aileniio vi chiedesse. 
Noi patria manleoer chi '1 promettesse. 

Spiegando il titolo (< commedia della Speranza >) dello Scan- 
nicelo, abbiamo già dichiarato perchè i due pastori debbono 
essere incatenati insieme, come ci fa sapere la slampa 1546, 
mentre ci dice ancora In qua! maniera debbono essere restiti 
(Tedi Tol. 1, pag. 178 e 179) essi pastori: i quali cantano una 
canzona all'Amore, ballano (vedi a pag. 906), pregano Venere, 
sacrificano a Cupido (vedi a pag. 170) per ottenere l'afTeltu 
delle ninfe. E il villano Scanniccio fa anch' egli un bufTone- 
sco sacrificio dal quale è spaventato (vedi a pag. 171); e vo- 
lendo poi ballare cado in terra e gli altri gli fanno intorno 
€ l'atto del morto in moresca > (vedi a pag. 207 e !208). Fi- 
nalmente cantano tulli Insieme una canzona a ballo. — Nel 
medesimo voi. 1 , vedi ancora a pag. 177 e 187, 

1533. Siena. — Lo Scannicelo. Farsa in lerzq rima. — 
Siena, 1533. In-8 (Graesse, Trésor de livrn rare» ec.).* ■ 

■ 11 GraesEeedsllri (Quadrio, III, ii,S3: CreacImlMDt, I,38|: 
Uelil, III, 3t) che la ricordano dicono che io queHta ediitoue di 
Siena del 16Ì3 al dice • ger Donalo Gnlbottt di Arezzo • salore 
della VtTsa, per la qaale restano pld o meno indecisi sa sia una 
medeGima cosa della Si^nniccio che in stampe posteriori apparisce 
col nome di Giovanni Roncaglia. Il BenTOgltentl (Seritt, 5m., I, n, 
721 j Cod. Z, I, 7, delta Comunale di Slena] aCTerma che quella aO' 
Cora del 1S33 deve essere una edizione della commedia slesM del 
Roncaglia: e cosi parrebbe cbe fossa la veritì, dicendoci alcuno 
dei aopracitatl cbe la Farsa allrlbuila al GaìboUi , e da loro vnduta, 
è in tre alti, senza scene, con prologo intitolalo ■ proemio ■ e in 
fine una canzoni ■ ballo, le quali indicaiioni tornino tutte ancora 
per lo ScmintecJD del Boncaglia. Uà rimane sempre nn dubbio: co- 
me mal la questa edizione falla a Siena si sarebbe posto il non» di 



: CoOgk- 



BIBUOGRAHA DE* ROZZI. 97 

1513. SteDa. — Seamiccio CommeiÌB della SperaoEa. — 
In Siena, per Francesco di Simione Bindi, ad Imtantia di 
GiovanDÌ di Alissandro Laudi libraro, a di Ì6 di settembre 
Ì5i3, ln-8. (Fabiani, Coiai. Ricci, Relaz.).' 

15i6. Siena. — Scantuccio. Commedia della Speranza. 
Holto elegante et senteniiosa, nella quale si contiene come 
due fratelli pastori erano innamorati di due sorelle Ninpbe, 
con Sarrifliii et Horescbe, et molti sollazzevoli Gesti Atti e 
Giuoclii et massime quelli di Scannicelo Villano Cbe leggen- 
doli e redendolt fare non potrete contenere le risa. Composta 
per lo Ingegnioso Buomo Giovanni Roncbaglia Sanese. In • 
Siena M.D.XLVl. — In fine: In Siena, a Instantia di Giovanni 
di Alisandro libraio. Di maggio HDXLTI. In-8; carte 16. (Co- 
munale di Siena).' 

1559. In Firenze, presso il Vescovado. In-S. (Fabiani, 
CabU; Ricci Belaz. pag. 39). 

1572. In Firenze. In-S; carte 15: segnai. 4- Si'iVi: carat- 
tere tondo. (Soleinne , BiMiothèque Dramaiiqitg). 

1573. In Firenze. In-8. (Farsetti, Catahgo, Ricci Retai , 
pag. 39). • 

1581. In Siena, alla Loggia del Papa. In-13; carte 15 e 
una bianca. (Palatina. £ presso II signor Cavrìani). 

— In Siena, s. a. In-8. ( Colatoio ife» Comp. dei Rozzi 
aBa T/iwlziana), 

— In Firenze, alle Scalee di Badias. a. (DeAngelis, 
Aggiunte ai deUo Catalogo). 

— (Senza nota lipograflca). In-8. {CahUogo della 
Smilhiana). 

— Siena s. a. — Scanniccio Commedia della Spe- 
ranza. Composta per Io ingegnoso Giovanni Roncaglia Sanese. 
— In Siena, alla Loggia del Papa, s. a. In-8; carte 16. Il 

un dolo autore?— Dall' Ugurgerl (Pompe Senesi, I, 649-20) Io ^can- 
niccio è dato ad Ascanio Csrclaconti ) il cbe è uà vero errore. 

< Questa ediiioDS deMIViS la registra ancora l'Allacci, «col 
titolo della «egiueoie del 1516. 

> La edizioue del 1516 manca 

■ Questa edlzioue del 1673 a 
iteisa con quella del 1072? 
C, Muti.— Voi. II. 



D,<„r,:^i t, Google 



M APPBNDICB TBHSA. 

IroDtesp. b.il earaUere golic» meno kt prima e ohima Knea; 
e ha due fregi piccoli; ritre picuolo fregio a carie ià In'go 
in Bue alla commedia a iMiza pagina. I^ ultima carta b 
bianca tutta. (Comunale di Siena » Palatina), 

ir, — Piglia il Peggio.. 

Il Plutei ti Pèggio b (nella alampa di Siena, alla h9g^ 
del Papa, s. a.) diviso in cinque atti^ e a principio f Cupido 
• > Ta il prologo » in cinque stanze; mentre nella stampa 
153S manca la divisione in alti, e a piincipio sta un diverso 
argomento in quattro stame. — Sono interlocntori il M- 
gnor Gostanzo, iDDamorato: RuRIno e Nuccio, suoi seryf : 
Raspollo, villano: H. Scipione dottore: Soccodrina, ruffiana: 
Filippino, pellegrino: Erminia, giovane, Mansueta, sua 
serva: So&slgba, moglie del: signor Geranio: Hiiandone, 
capitano: Fromu, suo ragazzo: Cupido, dio d'amore: il 
Sarto di Erminia. — L li signor Costanzo si lameut» ctie è 
innamorato di Erminia; e, sentendolo i suoi servi, Ruffloo, 
mostrandosi affezionato, va a consolarlo; Nuccio no — Ra- 
spollo, villano, dice scioediezie sui lamenti del signor Go- 
stanze — Il qualO;, ascoltati i conforti di Hoffino., va dal Pel- 
legrino per metterlo mezzano in questo suo amore — RurOn» 
e Raspollo banno questione insieme. ~H. H. Scipione, dot- 
tore, innamorato di Erminia, non pud piùstudiare, e silw- 
aticcia con Raspollo, villano, che dice d'amala anch' egli; 
e poi torna a interromperlo mentre il dottore parla conSoe- 
codrina, ruffiana, che da lui è mandata ad Erminia. — Co- 
stretto a forza dal signor Gostanza va, contro sua voglia, 
da Erminia ancora il Pellegrino , e n'ò burlata da Raspollo 

— Ancora Soccodrina si presenta ad Erminia facendole ve- 
dere gemme, profumi, ricami, vesti, e dicendole che b già 
pagata per lei qualunque cosa le piacerà di prendere. Ha 
Erminia conosciutane la malìzia la scaccia; essendosi al loro 
parlare frappotlo sempre Raspollo villano, che da ultimo 
butlbnescamente , e iu vano, sì offire per merito ad Erminia. 

— III. 11 Pellegrino, dolendosi di ciò die d costretto a far» 



BIBLIOGRAFIA DE BOZZI. 99 

per timore del ìlgnor Gostanzo, sf prosenta ad Erminia; e. 
Invaghitosene, le scopre invece l'amw suo; ed è tacciato 
bruscamente: e poi, iamentandosf , è burlato da Raspollo, 
ebe ha veduto e sentito ogni cosa — li signore ode dal Pel- 
legrino la cattiva accoglienza avuta da Ermloia, laDto che, 
matati col PeHegrlao i panni, va da Erminia, oon dando 
retta a Raspollo, il quale gli diceva che il Pellegrino Taceva 
per 8è. — IV. M. Scipione, sentita da Soccodrina la cattiva 
accoglienza, va anch' egli in persona : per la via è ra^unto 
da Raspollo che s' inrramette con le sue sguaiataggini, ai di- 
scorsi di Erminia con Scipione, il quale, avuto in risposta 
che non sari mai amato, va via — Giunge il Signore vestilo ■ 
da pellegrino, e cosi è ingiurialo da Raspollo come ruffiano. 
A Erminia si scopre, ma nonostanie non ottiene amore — 
In questo mentre il vero Pellegrino, con indosso gli abiti 
del Signora, entra nel palazzo di luì; donde, poco dopo, 
vien fuori, gridando, Sotonisba, moglie del signor Gostanzo, 
e racconta ai 'servi e a Raspollo accorsi, come il Pellegrino 
ha preso tutte le gioie e i denari, e riconosciuto da lei quando 
voleva toglierle l'onore, alle sue grida è fuggito per la porta 
di dietro — Il signor Gostanzo, dolendosi del Pellegrino che 
gli ha guastato il suo amore con Erminia, torna al palazzo; 
ma, vestilo da pellegrino com'è, i servi non lo lasciano pas- 
sare; e poiché vuole entrare, è da loro bastonato, e poi nuo- 
vamente ingiuriato, come ladro, da Raspollo.— Y. miran- 
done, soldato, 6 anch' egli preso d'Erminia: il suo ragazzo 
Fruosino, accortosene, fa, con una sua astuzia, che possa 
parlare con lei: ma è respinto come tutti gli altri. Raspollo, 
che ha sentito, s' arma per combatterlo, e n'6 invece basto- 
nato — Il Signore (orna a casa di notte, accompagnato da] 
suo servo Ruffino — Scende Cupido dal cielo: e per punire 
Erminia della sua ritrosia, la ferisce che ami Raspollo vil- 
lano. Erminia grida sentendosi trafitta; Raspollo corre a sjo- 
correrla ed è preso da lei per marito (Cosi resta spiegato il 
titolo Piì^a U Peggio della Commedia) — Chiamato il sarto 
b rivestilo Raspollo fra mille sue sciocchezze: poi il villano 
invita tutti gli altri pretendenti alle nozze e vi fb la diceria 
egli stesso. — Vedi nel voi. I, pag. 188-89, 197-98, 203. 



ogic 



100 APPENDICE TERU. 

1538. Siena. - Comedla nuova bellissima, et dileltevole 
intilulala Piglia ti Prggio Composta per Giovanni Roncaglia 
da Sarleano- — In fine: In Siena per Giovanni di Alissandro 
et Francesco d'Auannis Librai adi 3 de Agosto MDXXXVIIL 
In-^; carte 36. (Comunaie dì Siena).' 

1580. In Sienaj alla Loggia del Papa. In-8. (Fabiani 
Calai. Ricci, BeìaZ. pag. 38). * 

— In Siena, alla Ixiggia dal Papa, g, a. — Piglia 
<j i*;0!7io comedia piacevole , et sententìosa. Composta per 
Giovanni Roncaglia da Sariiano. Nuovamente da molli gravi 
errori emendata. In-S; di pag. 72 numerale. Nel frontespi- 
eIo la piccola incisione della Lupa lattante i gemelli, ma non 
' sotto l'albero. In fine il ( Sonetto di M. Pietro Bertini are- 
> tino in lode del Roncaglia, i (Comunale di Siena). 



N" 10. 

ANONIMI. * 
I. — Egloga di lustitia. 

Questa Egloga di luttiiia, la quale, sebbene aia senza 
luogo, certamente è ristampata In Siena in quest'anno 1513, 

■ Id questa atanipa del 4633 manca la divisione in alti. A prin- 
cipio è un BrEomento in qualtrn stame. 

* It Fabiani e il Ricci regislrano questa del (USO come la prima 
e sole edizioae del Piglia il J'cgjro. L'ha ancora l'Ailacei, e dico 
cbe In fine vi è un sonetto di Pielro Bertiai la lode dell'autore. 

■ Da questi n'escludiamo ora una segnata Q, VII, 47, aila Co- 
munaie di Siena nella raccaita deile Commedie dei Aoisì, la quale 
6 da riunire alte altre rigettate {vedi nel ToiuDie presente « pag. 8) 
da questa medeaima Rai^colta senese; perché rileggendola ci aiamo 
persuasi che agsa è scrittura di autore non popolare. Ha titolu: 
■ Egloga pastorale di f Inula >. In Bne: Stampala in Vtoegla p«r 
Girolamo Penlin da Lecco ad Instanlia di Chrisloforo da Mitlano 
ditlo Stampone e noi compagni ne l'anno UDXXVIII a di iiii di 



I , Google 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZI. 101 

non è forse degli Anteceuori dei Jfozzi. Vedine il compendio 
a pas. 139 del rol. I: ed ivi anche a pag. 61. Non abbiamo 
Irovalo allre edizioni. Neil' esemplare alla Comunale di Siena 
l'anno È stato ridotto, a mano, 1514. 

1513. Senza luogo. — Egloga Pastorale di btstilia. Et 
Froilola di Indovini, et Canzona d'un Bravo, et Sonetti ap- 
proposito delle tre materie. Nuovamente stampatA ne l'anno 
HDXIII. ln-8, carte 12. Nel Troniesp. incis. della Giustìzia 
seduta, avente nella destra la spada e nella sinistra un libro 
aperto. Al tergo dell'ultima carta 6 la impresa delle Lupa 
lattante i gemelli sotto l' albero (Comunale di Siena, E presso 
il «gnor Cavriani). ' 

IL — Speranza di Amore. 

La Speranza di Amore non abbiamo potuto vederla nò 
Ifavarne altre edizioni. 

Feb. la-i; carie 8; froDtesp. inquadralo: tutta io corsivo. — È ja 
lenioe; qanil luti» di versi ec>olli. SUverio domsQdi ■ Filenlo la 
cagione delia ina mesiizia : questi rispondti clie non vede pili l'ama- 
U, e rattro avendo indovinato cliefiHB è Flavia, Fllenio ne b lua- 
'gtuanle le lodi. Silverio lo consiglia a non leguira amore non e»- 
KDdo più giovane ; e dettogli che la ninfa è ricomparsa da queste 
pani, egli lorna al suu gregge. Filenlo canla treslrambollij poi si 
dlipera e vuole ammazzarsi, Flavia lo Iralliene, lo interroga della 
nu disperazione, dice che l' ama s che per castiU non gliene dette 
Mgno, e che l'araerì sempre oneslarnnnle. Silverlo scpravveoulo 
dice che di questo felice setoli linento debbano ringraziarsi li dei, 
come taaao In una canzona che chiude l' eglnga. 

< Alla Egloga di liuliUa iegue la • Froclola di Indovini > (un 
Capilnlo in terzine]; la «Canzona d'un Bravo» [fn strofette di 
ollonarj), il quale non è Inorano dicendo bratt, iquaTxapolpt ec. 
Poi li • Soneclo di lueUlia ■ [■ Veggo lustllia iscolorita e smorta....»); 
poi ■ Sonetto del Bravo • [• L.eze non fan per me, mi me n' aC' 

• cono.... >); poi ■ Sonetto di veder per arte ■, cioè enigmatico 
(> Venga iudovlnl, astrologi e negro manti.... ■); e finalmente ■ So- 

• nello di cose olle si vendon per Roma ■ (• Calda arrosto el lessa, 
■ alleane....'). 



I, .,■,,-< I-I, Google 



lOH APPENDICS TERZA. 

1516. Sena. — La Speraaza di Amore «»ncdia nuova 
pastorale molto piacevole et da ridere. — In Siena, ad islan- 
tia di Giovanni d'Alissandro libraio, adi 5 ài maggio 1516. 
lD-8. (Ailacei). 



Neppure la Bi/Ia abbiamo potulo vederla. 

1518. Siena. — Biaa. Egloga pastorale. " In Sieoa, 
per Giovanni di Alessandro libralo, 1518. In-S. (Catalogo 
PintU., IV, *55). 



n PitUnzuolo è in terzine, frammislavi quaiclie stanza 
{Strambotti), sema divisione di alti o di scene. — Parlano 
Hebuoi, corriere; ser Adagio, prete; Pidlnzuolo, contadino; 
Uenjcuccio, camarlingo; Uligi, suo figliolo; Dolovica, sua 
figliola; Ton Berzagli e Brandella, contadini; il Mezzaiuolo 
di Pidinzuolo; Cantori e Ballerioi. ~- Hebuoi, corriere, an- 
nunzia a Ber Adagio, prete, cbe, un tal prelato essendo 
stato fallo cardinale di Siena, egli raduni la gente del suo 
Comune, e faccian festa e allegrie per due giorni. ~ Il prete, 
fatti radunare dal camarlingo gli uomini, fa loro uno spro- 
poatato discorso annunziando la notizia e l'ordine ricevuto. 
Poi canta in chiesa, e ritornando gli uomini insieme colle 
donne ballano alla martorelta , e fanno evviva al nuovo car- 
dinale. — Pidinzuolo spasima d'amore per Dolovica (o Lo- 
dovica), figliola di Menkiuccio, camarlingo del Comuae: e 
trovalo Ton Benagll va con lui a eanlarle uno alnimbolto. 
— Pidinzuolo s' imbatte in Dolovioa ; ma ir respinto t' aaior 
suo, ed egli scacciato: talebè rimasto afflitto e dolente, per 
consiglio del suo Mezzaiuolo va a farle una serenata; e que- 
sta volta cantano f cantori. — Henlcuccio, padre di Dolovica, 



BIBLIOGnAFIA dS' BOZZI, 103 

BTSBdo aentho quei osati, ih d<RnBnd8 la Bgjtola: ed «bm 
suppone che sia stato Pìdinzuolo, cbe avevate gii dichiarato 
l'aiaor suo. — Henicsccio s' adira Si questo: e intiame con 
ITIigi, soofifliolo, e Qotovica, eoBCerbiBa il nodo di Ten- 
dicarsi. Cosi Dotovlct va a belle posta verso la fonte, « in- 
cootnilasi in PtdinEUolo, gli dice che qudla sera «tessa a 
due ore di notte ^enga a casa sua tèe l' aspetterà all' uscio 
del i>ollaio. — Pidinzuolo, è Tuori di so dalla Dontenteiza: va 
all'ora fissata; e Ulìgi, cbe, vestilo dei panni di Dolovica, 
lo aspetta in vece di lei , 4o afferra e lo lega, e HenhnzEo lo 
bastona. — A41e grida del mal capitato «ctnrre ser Adagio, 
e lo Ta sciogliere. -- BufTonescamenle Tanno la pace, promet- 
tendo Pidinzuolo di sposare Dolovìca. — e pfdfnzuòfo por 

> Boccia di rosa o d' altro flore non ancora aperto, è dì uso 

> tuttora a Siena presso qualcuno. K lo registrò il Politi. > 
Fanranij Vocab. Uso toscano. — In questa commedia s'ac- 
cenna a fatti di storia senese del 1517. Vedi a pag. 75 e 376 
dfl voi. I: ed ivi anche a pag. 168, 191, 203 e 305. 

1523. Siena. — Comedia di Pidinzuolo nuovamente com- 
posta in laude dì Papa Leone X et in sua presentia recitata 
in Roma. — In Siena, perM. di B. F., 1523. In-8, carte 12: 
con Bgura in legno (Brunet, Xanwl, ec.) 

1531. Venezia. — Comedia ài Pidinzuolo. Nuovamente 
composta per tal di tale ad instantìa de tali. — Egloga di 
Amicilia composta per lo faceto homo Bastiano di Francesco 
Sanese. — In fine: Stampala in Venetia per Marchio Sessa, 
anno domini HDXXXI. Adì 22 Novembre. In-8; cartoli nu- 
merate. Frontesp. inquadrato. In fine un tondo entrovi un 
gatto avente in bocca un topo; la quale impresa & coronata 
ed ha due iniziali H. S., cio6 Marchiò Sessa stampatore 
(Comunale di Siena). 

1516. Siena —Pidtnsaolo. Commedia Rusticale Compo- 
sta per Tal dì Tale a islantia de'Tali. ~ In Sne: Stampata 
in Siena presso a s. Viglio a di svii di febraro M.D.XLVI. A 
instantia di Giovanni di Alisandro librare, ln-8, carte 12. 
Nel frontesp. incis. di quattro figure: una donna, alla porta 
di una casa, tiene abbracciato pel collo un uomo, che un 
altro pare voglia ferire colla lancia, mentre un terso accorre 



,H,glc 



104 APPENDICE TEttZi. 

col lume. Pone è una scena della commedia (Comunale di 
Siena]. ■ 

1571. Siena.— Pidinzwto. Commedia Rustlcale. Com- 
posta per Tal di Tale a inslanlia de TalL — In Siena, pn 
Luca Bonetti, t57i. la-S; earte 11 Frontesp. inquadrato, e 
piccolo fregio in fine. (Comunale di Siena. E Palatina). 

(T) —Siena, per Francesco di Sijplone * (Catalogo 
detta Smi&iatM). 

' QumU adidoofl del 4546 A niiMrata aDcora dal Fabiani 
[Catalogo) e dil Hlccl {fMajiiDiM, p*|. H} cbs ha malimente ■ Pfo- 

• 11 Ptìtnao JfjwMirritU PalatM, li, 673-74) ftceodo una 
esposliloDe (vedi nel QMlro toL I , pag. 4S8) ba varianti cbe nwi 
sono nelle Ire «diùoDi (1531, 4HS, {&7I] da noi vedute del PmM- 



.„..,., Got^gk- 



SEZIONE SECONDA. 

VERI ROZZI. 



BESOLVTO 
(ANGIOLO CENNI, HAtfESCALCO). 

. [Fa tn i rondatorì rieiu Caogref;) ; dapulato a mettere, Inria- 
me con r>lt>tiiliip])ata (Uirce Anloaiu, ligrittiere], ) sopnDDoini a'pH* 
mi congregali, e a riformare i CapilolidHi Raiii, col VoglioroMO {à.\m- 
tandro di Donala, spadaio] altro del rondalort. Irent'annl dopo 
meiM BQ la Congrega; ne) 1K6l.(Vedl le Appendici I e l[.) — Nelle 

■ Stanze alla Inteauonedell'antare •,cbe sono il dtidlcealmo compo- 
nimento ne] ano Guaitabuglio (redi la Patte Ut della Bibliografia), 
ci fa sapere che ai chiamava Angiolo di Giovanni Cenni da Uunistero 
presso Siena e lamentandosi di non esservi nato quando era la hma 
■DticameDte, per non vederne la rovina presente dice di essere venuto 

■ Siena ■ che dei tao cerchio nacqui in su le apoode ■ e faltuei cit- 
tadino, aperse bottega di manescnico alla Postierla. — il Ricci (Re- 
loiime cit., pag. 10] chiama erroneamente il Heiolalo ■ Marc'Aolo- 
» Dio Cenni, ■ e a pag. SS malamente lo confonda con Alessandro 
di Donato, spadaio, detto fra i Bozzi U rogltoroao, del quale fa un 
fralello al AatoJitla. E in questi errori cade ancora il Meiil (Oii. di 
Opere anonime a fteudmime ec., 11, 45S). ■ Pubblica il medesimo 

■ (AmoIhIo], nei 4G41, le ■ stanze di Uargherlta di Alessandro dal 

■ Pena,* scritte per zelo dall'onore delle donne sanesi, conforme 

* « Hnrgarita di Alessandro del Perna compose con raglone- 

■ Tole gDSlo. Stanze di M. Mtrgarila d' Jliuandro del Penta, per 

■ Mio d* r Aonwe de le Donne Sonetl. — In Siena , per Francesca 



106 APPEHDICE TEnZA. 

■ il legge nella prefazione fallavi dal medeEimo, Insieme con un 
1 aonelUi, In fine. In lode di detta UargherIK. • (Fabiani, Jfmio- 
rid eli., psg. 34 noUJ. 

I. — Pi^a Togm. 

Sebbene 11 titolo da Pippa sìa mutato in Togna, pure b 
la medeEÌma cosa. Abbiamo veduto aoche il Berna del Cam- 
pani dovenlare il Cottellino nelle edizioni posteriori. — La 
Pippa Togna manca al Fabiani {C(UtUogo) e al Ricci (Rela- 
zione): b in, ÌS stanze; e perciò senza dlrisione di atti o 
scene. — Parlano Coverino, Tillano: Togna, moglie di lui: 
e il Noia , soldato. — » Togna correndo in fra un branco di 
> donne incomincia e dice > che il suo marito la vuole am- 
maizare, e le prega a tenerla nascosta tra loro. — Coveri- 
no, che te corre dietro , la raggiunge, e la vuole uccidere 
allora per vendicarsi delia vergogna che gli fa col Pio- 
vano- — Dìsputa Tra marito e moglie: e quando CoveHno 
comincia a bastonare Togna, sopravviene il Noia, soldato, 
che lo trattiene, ponendosi di mezzo a far da giudice. £ poi- 
cbb nessuno dei due vuole star zitto, il Noia lega Coverloe 
perchà dica innanzi le sue ragitwi Togna; la quale scopre 

■ di Sinilone e compagni, Il A 6 di Febbraio 1517, ad istanza di 
I Oio. di Alissaodro libraro. — Porremo, per Hggio, la prima 
1 ottava, qua! A; 



> firaiie et U-ttt it l'dw «i«1 mi piovi 




Beavoglleatl, Scrilt, Sen., pirt. II, lom . HI, pag. 87 e 468. (Ced. Z, 
I, Sdella Comunale di Sieoa). —Per quanto le abbiamo cercate non 
ci é riuKilo di trovare queate Siaaie di UargherUa d' Aleatandro 
del Perna. Di lei il BenvogllBDiJ parla aaeba nel tomo X, log. 189, 
delle aue Ultere (C«d. M,tX,tO deUa Canuoal« di Sia»}. 



,. Google 



BtBLiaan&FiA de' ROZZI. * 107 

tatti i torti che ba fatta a lei il marito. — li Noia sentenzia 
che fa bene a darsi bel tempo, rendendc^i il contraccambio. 
E lasciato legato Coyerìoo, conduce via con so Togna. — 
Vedi nel rol. I a pag. 203, 216-17 e 218. 

1532. Siena. — Atto dì commedia intitolala Pi}>pa. — 
(£ il sesto componimento contenuto nel Guazzabuglio del me- 
desimo Besoluto. -- Vedi la Parte HI della BibliograOa, M° 8). 

1546. Siena. — Tognia. Commedia o Tero Tragedia Ru- 
slile {sic) el Soldatescba. — Et un Capitolo delle Monache 
di San Martino. Composte per il Resohito Sauese de Rozi. — 
In fine: Stampata in Siena a di viii di luglio M.D.XXXXV1. 
In-S: carie i. (Comonale di Siena). 

1558. Roma. — Tognia comedia ruslicale et soldatesca 
composta perii fl«s()furo de' Rozzi. Cosa bella el ridiculosa- 
— Roma per Valerio Borico, 1553. 1d-8: carie 4. (Soleinne, 
Bibliothique Dramatique ec). 

11. — n Ciarlone. 

Il Ciaiione manca al FabÌBDÌ {Cataloi^) e al Ricci {he- 
lozione). — ( £1 Ciarl{»ie in banca incomincia > e dice nn 
sonetto, invitando la gente ad ascoltarlo; e dice de' bum 
medicamenti. Poi t seguita e dice queste stame,! che sono 
ij nelle quali dice di strani medicamenti. Uopo e segua un 
> capitolo > (nella st. 1532 è detta e frottola i). — Un Vil- 
lano, volendosi cavare un dente, ne segue una strana scena 
fra luì e il Ciarlane, e poi s' azzuffano. — Finabnente fanno 
la pace e cantano insieme. — In ultimo è una stanza. — Il 
Ciarlone pare parli veneziano. — Vedi nel voi. I a pag. 141, 
e 204. 

1532. Siena. — Uìu> CiarloM che canta in baaca et mo 
ViSano che si cava un deiUe. — (È l'ottavo componimento 
compreso nel Guazzabuglio dello stesso Besoluto, — Vedi la 
Parte III della BihliograOai. 

1546. Siena. — Ciarlone- Cioè come un Ciarlone eanta 
in bancha, e conta come ha medicine et rimedi a molte in- 
fermitàj et come cava un dente a un Villano. Opera dilet- 



Cooglc 



108 APPENDICE rtnik. 

tevole et da recitare per tratteoimeuto di conviti. Teglie, 
et Teste. Composto per il Resoluto de la Coagrega de' Bozi. 
— In fine: Stampato in Siena, adi xii di Giugno H.D.XLVI. 
Cartel. (Palatina). 

— (Senza nota tipograf.)- — U Ciarlotw. Cioè Uno 
Che Canta in Bancho, et conta come tia medicine, et rimedi 
a motte infermità, et come cava un dente a un Villano. 
Opera dilelteTole, et da Recitare per Trattenimento di Con- 
viti, Veglie, et Feste. Composto per il Resoluto Sanese della 
congrega de' ftozi. ln-8 ; carte 4. Piccolissimo fregio net 
fronlesp. (Comunale di Siena). 



n Calhdera manca al Ricci {R^caùme eli.). — Gl'ioter- 
locuiorisono Callndera,BarceIla, Barola, e TaQchlo, vil- 
lani: Haca, innamorata di Galindera; ser Coro, spartitore. 
— È in terzine, senza divisione di atti o scene. E prima 
sono 6 e stanze alla intenzione dello autore ed al proposilo 
> della Comedla *: seguono altre 3 dette ■ Argumento della 
t Comedia. > In Gne si dà licenza con 3 stanze. — Kelle - 
prime ottave b detto: 

Or per non ti tediar con mie parole , 
Ti mostrerò certi villaneschi atti, 
Che recitati «on due volte sole: 
Di villani una zuffa come gatti; 
Far con le spade una battaglia Aera. 
E sarà intitolata Calindera. 

Si picchiano per amore di Haca. 

1532. Siena. — Comedia intitolala Calindera. — (È ti 
decimo quinto componimento compreso nel GttazzabugUa 
del medesimo Besoiuto. — Vedi la Parte HI della Biblio- 
grafia). 

— Siena, senza l'anno. — Caiindera. Comedia ra- 
Bticale composta per il Setoliito da Siena della Congrega dei 



BIBLIOGRAFIA DE* HO ZZI. 109 

pell^ni ingegni de' Rozsi. — Siena. In-8: carte 12.. (So- 
lel&Qe, Bibliothégue Dramatiqiu, ec). ' 

— Venezia senza l'anno. — Calindera. Comedla ro- 
sticale composta per il Retoluto da Siena della Congrega 
de' pellegrini Ingegni de'BozI. — In fine: Stampata in Ve- 
nezia, per Mark) Pagan in Frezaria, In-i. Carte S [Palatitia). 

IV. — B Romito Negromante. 

Del Romito Negromante vedi una esposizione del Palermo 
a pag. 159-t60 del voi. I: ed ivi anclieapag. 171, 175 e 176. 

1533. — Sieoa. — Commedia nuova pastorale recitata 
da certi Rozzi intìloiata R RsmUo Negromante. — Di Angelo 
Cenni. — In Siena, per CalistodiSimionediNiccholò, 1533. 
In-S: carte 16: segnai. A-Biiii: carattere tondo. (Solelnne, 
BibUothèque Dramatique, ec). 

1547. Siena. In-8. (Fabiani, CaUU. Ricci, Relaz., pag. 28). 

— Siena s- a- — Il Romito Negromante Comedia Pa- 
storale. In-8; carte SO. Nel frontespizio, che ha di gotico le 
parole < In Siena, > sono due piccoli fregi, un dei quali 
chiude le parole e II Romito. > In questa edizione manca 11 
nome dell'autore. — Altro piccolo fregio a carte 7' alla fine 
dell'atto primo. La carta ultima è tutta bianca. (Palatina). 

— (Senza nota tipografica). In-8. (Farsetti, Catalogo). 

V. — Strage in onore deUe dame. 

Non abbiamo potuto vederla né trovarne altre edizioni. 
— Forse questa ò la commedia di maggio, da condursi da 
tre personaggi, che il Besoluto donò alla Congrega nel 1534 
e cbe fu rappresentata? (Vedi voi. 1, pag. 35i in nota). 

1547. Siena. — La strage in onore deUe Dame Comme- 
dia pastorale. (Fabiani, Coialogo. Ricci, Relazione, pag. 28). 

* Il Fabiani {Calalogó) registra questa medesima sUmpa di 
Siena, kdzs l'anno, cosi: • Calinitra. Commedia pastorale. ■ Sao- 
l'altro. 



D,g,r,:^i t, Google 



STECCBITO 
(ANTON UARiA DI FRANCESCO, CARTAIO). 

{Fu tra i Fondatori della Congrega; e iasieme con VAovaup- 
pala{Harco Antonio, llKrlttlerel.aecompilòi primi Capitoli neHSSt 
[vedi la Appendici 1 e II). Nel (SSO era g(à morto, coma ai ha da 
un aoDHtto dal Traoersmte (Ventura , pittore] Campalo dietro II 
farfalla, conmedia di esso Sttcchito, nella edblone di Iftl afloo, e 
p»i ÌD altre]. 



Il ChiareUo non ci è riuscito vederlo né troTsrne altre 
stampe. Il Fabiani (Memoria ài., pag. 36) e il Ferrarìo (Ca- 
talogo, oc.) lo chiamano t Ghirello. s È dello in terzine. 

1533. Siena. - Chiaràlo. Comedia nuova. — In ^iena, 
per Michelangiolo di Bernardino, ad istanza di Giovanni di 
Alessandro librarOj adi 23 di decembre 1583. la-& (Fabta- 
nij Catalogo. Ricci, Retazione, pag. 35): 

li. — Cieco Anwre. 

B Cieco Amore non l'abbianio vedubi. Il Ricci (Bebaio- 
ne, pag. 36) e l'Allacd lo chiamano e Ci«co E^ort:Tt il Fa- 
biani (Calaiogo) e Cieco Amore, s come noi abbiamo pnfe- 
rito. L'un titolo e l'altro h, secando tutti, dì ona commedia 
dello StscchitOj ed in teriins. 

1535. Venezia. — Cieco Amore. -^ In Venezia per Gio. 
Antonio de' Niccolini da Sabbio , 1535. In-S. (Ricci, Relazio- 
ne, pag. 36. Fabiani, Catalogo). * 

' Quelle due edizioni di Venezia, per il NiccoUnl, saranno 



BLBUOQRAPIA de' ROZZI. Hi 

1539.^VeBeEia. — Cieca Amore. Commedia di colui ehe 
dai B.oa2i b cbiamato lo Skcekilo e dagli uomini Anton Maria 
da Siena. — In Venezia, per Gio. Antonio de' Hiccollni da 
Sabte), 1639. In-S. (Allacci). 

ITI. — B Farfaila. 

HFarfaUabìa [erzioe; senza dÌTtsione di atti nb di 
scene — Parlano il Farfalla, villano: Gentile, moglia del 
Farfalla: Stivale, bulTone: Doiaizio, gentiluomo: Anlonetlo, 
servo di Domizio: Giudeo, rivenditore. — Prologo iaim si> 
netto: l'argomento nella stanza seguente: 

B» vii rozio (ii Farfalla) vtllan (questo 6 'I subietto) 

Di Siena del contado, a Roma arriva; 

Mena la moglie a veder, per diletto, 

L'anticaglie; e la perde. Ond'ella, priva 

Di' lui, sol per vietar maggior sospetto, 

A un che T ama darsi non ai schiva. 

La rifruova il vìllan; né la contende. 

Alfin la àà per una cappa e vende. 

1536- Roma. — fi Farfalla. Commedia nuova —Roma, 
Dorico. In-8; carte i% (Catalogo Selvaggi). 

15i9. Roma. — Comedia nuova et ridiculosa intitolata ■ 
Jl FarfaUa composta dallo Stechito da Siena. — Roma , Vale- 
rio Dorico e Luigi fratelli, 1519. In-8; carte 8, carattere se- 
migotico. (Soleinne, BiUiothègM Dramatique, ec.). 

1550. Siena. — Et FarfaUa, Comedia nuova delo Ste- 
chito deh Congrega de' Rozi da Siena. — In fine: El Une 
Dela Commedia del Farfalla. Composta per Anton Maria Lt- 
braro da Siena altrimenti lo Slecchilo de' Rozi. In Siena per 
Fi^ncesco di Simeone , Ad istantìa di Giovanni d'Alisandro 
Libraro. Il di U di Maggio M.D.L. Segue (car. Ut.) un So- ' 
nello (( 11 Traversone dela Congrega de' Rozi a chi legge >} in 
scusa della Commedia e dello Stechito già morto. In-8; carte 12. 

una sola , con errore dell' anno In alcuno di coloro che le regl- 



.,,.., .,Got>gL- 



il2 IPPBNDICE TBKZA. 

Nel froslespizio incisione di tre Qgure, due uéminì, un 
de' quali male in arnese te un ragazzo; forse una scena 
della commedia: la carta 12' ha nel recto la incisione grande 
della Lupa lattante i eemelli sotto l' albero, e al tergo è 
bianca. — (Comunale di Siena, e presso il signor Cavriani].* 

1572. Firenze. — £t Farfalla. Commedia nuova dello 
Stecchito della Congrega de' Bozi da Siena. ^ In Fiorenza. 
— In Bne: El fine ecc., come la edizione precedente. Poi: 
In Fiorenza, nel Garbo, 1572. Segue, coi medesimo titolo 
sopra rirerito, il Sonetto del Traversone; (car. 11'.), cio6 di 
Ventura pittore. In-8; carte ìì; V ultima bianca; nel fron- 
tespizio un vaso. (Comunale di Siena). ' 

1580. Siena. — Il Farfalla. Commedia nuova dello Stec- 
chito della Congrega de'RotzL— In Siena, 1580. In-8 carte ì± 
e bianca l' ultima. Nel frontespizio piccolo fregio. In fine 
(car. 11'.) il Sonetto del Travertone col solito titolo. (Comu- 
nale di Siena: e presso il signor Cayriani).' 

— Firenze, s. a, — n FarfaUa. Commedia Nuora 
Dello Stecchilo della Congrega de' Rozi da Siena. — In Fi- 
renze, Dalle Scalee di Badia. — In carte 12. — Nel fronte- 
spizio è una impresa di una figura che pare il segno dello 
zodiaco rappresentante il Toro. In Une alla commedia, 
carte li r, è un ft'eglo, e al tergo di questa carta è il Sonetto 
del Triaienoiu: la carta 12 è tutta bianca. (Hagliabechiana).* 

' 11 Meld (Dte. di Opere anonime) registra questa medeEtma 
ediilone, mi ooa l'anno INK. 

' It Fabiani [Catat.] e il Ricci {Btlas., pag. 36] registrano que- 
gli del 4S7! come la prima edizione del FarfaUa. Anzi il Fabiani 
nella Memoria pag. 36, la dice stampata eolamente nel ISSO (leggi 
ISSO) dopo li morie dell' antore. 

■ Ancbe il Pabinni (Colui.) e il Ricci {Relax., pag. 3GJ hanno 
qneita edizione del 4680. L' tia il Farsetti Calai, ancora. 

* Esemplare proveniente alta Uagllabecbisna dal legato Uanni. 
Anche il Calai, della CappoDlana ha questa edizione. 



D,g,n:^i t, Google 



STRAFALCIONE 
(ASCANIO CACaACONTI, OTTONAIO). 

[Fa iccolto DGUa Congrega nel 4534 ; ma nella Bua atamissloiie 
è regUlralo Bolameote it Dome suo proprio ■aBcaojo ■, e il sopiaD* 
Dome ■ Strafalcione • meisogli come Rozzo {vedi l'Appendice II). 
Ch'egli fosse dei CacciacoQtl, e di professione oltonaio, ce lodi- 
cono le storie della Congrega. — In alcune stampe preceda al suo 
nome una H eb« vorremmo spiegare per Uaeslro, se cella Tramila 
DOS (baie per inteio Heasere, cbe par conirastare con quella pro- 
féssìoBe atiribultagli: In pochissime vi à il sopraoDome suo Sirafal- 
eion«. Nella dedicatoria del PelagHUi (Siena, 1U() alla CaBlrncci 
f» dico di sé • né dubito cbe la immensa bontà di messer Vinceoti 

■ Tegrimi (di \o[ degoameole consorte) nun mi escusi appo voi si 

■ come ne la adolescentia mia, staodoli appresso, più volte con l'ai- 

> ire persone de li errar miei mi esGusù,> facendoci ooooscera 
d' ea^re stalo forse al servigi diluì, come p[!i lardi, nel prologo 
tìV Ineognilo, accenna un suo Signore, Il quale lo teneva fuori di 
9i<na e forse in contado. — Che la più antica stampa delta sua pri- 
ma commedia da del 16(4 (cioè di dieci anni dopo l' ammissione di 
lui) Don fare caso chi pensi che dal <63B (l' anno dopo a quello cbe 
lo Smpikiona fu accollo fra I Rmi) fino al tSU ta Congrua 
aletle chiusa per ordine del Comune di Siena [vedi r Appendice 11). 
— Lo ricordano it Crescimbenl {M. Volg. Poet.) ; e il Quadrio {Itt. 
• Rag, di ogni Pania, lom. Ili, part. Il, pag. 63) 11 quale erronea- 
mente dice che ■ fioriva sulla Qne del secalo XV >]. 

I. — Bel Corpo. 

li' Bil Corpo non abbiamo potuto Tederlo. Il Fabiani lo 
dice in terza rima; e (msI il Ricci, il quale aggiunge * non 

> mie non se sia stampata. » 

15U. Siena. — M Corpo. Commedia rustìcale. (Fabia- 
ni, Galalo^ì. 

i5&4. Siena.— (Hetzi, Diziotiario di Opere anonime, ee.). 

e. Huii. — Tel. II. 8 



APPENDICE TERZA. 



II. — Pela^riUi: 



Il Pelagritti è diviso in cinque alti ; ma senza scene: è 
ÌD terzine. — Prologo in cinque stanze; dalle quali può ri- 
levarsi che questa commedia fa scritta, o almeno stampata, 
quando la Congrega si riaperse dopo la interruzione dal 
1535all5ii. — Sono inleWocutorì Pelagrìlli, villano: Lu- 
do, pastore: Hamilia, ninfa: Beccafonghi, villano: Mercurio 
e. Diana. — I. Mentre Pelagrilli, villano, e Lucio, suo pa- 
drone, parlano insieme, viene un uomo salvatico : il villano 
spaventalo, sale ìd un albero; Lucio combatte col mostro che 
scappa, ed egli lo insegue. — Sopraggìunge la ninfa Hami- 
lia (amata in vano da Lucio) che dava la caciaa a quel mo- 
stro: Pelagrilli l'afferra perchè non fugga al toraare di Lu- 
do: egli tenta persuaderla a cessare da qnel pericolo; si 
duole perchè non l'ama e perchè non si ferma un momento 
con lui. E segue a dire come suo padre Mercurio è salito in 
cielo a chiedere per lui a Cupido l' amore di Mamilia,^ e 
manda Pelagrilli a prendere un capretto per sacriflcarlo al 
dio d'amore. — Mamilia, sola pe! bosco, dicendo della va- 
nità d'amore, s'imbatte in Beccafonghi, villano, e risponde 
a lui com'essa vive sicura sotto la protezione di Diana , e 
cosi lontana dagli uomini e daognitnganno, ignara d'amore- 
— II. Beccafonghi vorrebbe condurre seco Pelagrilli a di- 
vertire la gente, che è carnevale: ma poiché questi deve 
portare al padrone il capretto pel sacrifizio, vanno insieme 
a recarlo; e giùnti fanno per Lucio una preghiera- In que- 
sto mentre discende dal cielo Mercurio e consola il figlio, di- 
cendogli che Mamilia è già stata ferita da Cupido: e tutti 
vanno in cerca della Ninfa. La quale già sente in cuore la 
passione: Pelagrilli la trova pel primo; le parla in favore 
di Lucio, persuadendola dt smettere d' abitare pe' boschi 
Sopraggiunge Beccafonghi; e mentre ì villani disputano obi 
deve menare a Lucio la ninfa, questa, colto il destro, fugge- 
Beccafonghi la insegue; Pelagrilli, trovato II padrone, gli 
racGOUta l' accaduto. Torna Beccafonghi e dice a Lucio da 



BIBLIOGRAFIA. DE'roZZI. 115 

parte di Hamilia che si parleranno mentre essa è a caccia 
con Diana per < pigliare un uom Toreslo. > — III. Pelagrilli 
e Beccafongtii fuggono impaurili dall' uomo salvalico die è 
giunto e uccìso da Mamilia ; la quale vorrebbe seguir la cac- 
cia, ma è trattenuta dalle preghiere di Lucio, e a lui con- 
fessa, lamentandosi, che l'ama. Sopraggiunge Diana, e in 
punizione trasforma la Ninfa in una fonie. Torna Pelagrilli; 
cerca la Ninfa, e s' accorge di quel che b stato: torna anche 
Lucio, e sapulo dal villano il caso di Mamilia, vuole am- 
mazzarsi. Mercurio consola il figlio dicendo che Mamilia po- 
trà tornare nei primiero slato; ma che egli non può tornare 
in cielo a pregare per lui, perchè non terminò il sacrifizio a 
Cupido. Rimasto solo dice che a Lucio scaccerà dalla memo- 
ria la passione per la Ninfa facendogli bavere l' acqua di 
Lete; e alla fonte di Hamilia dà la virtù d'infondere sapere 
ed eloquenza in chiunque beva delle sue acque. — IV. Torna 
Beccafonghi, sudato da quanto ha corso per la paura del- 
l'uovo salvalico; e beve alla fonte di Mamilia: venuto an- 
che Pelagrilli, da lui sa degli amanti. Giunge Diana, e postasi 
a discorrere coi villani la persuadono (ma più Beccafonghi, 
diventato eloquente per l' incanto dell' acqua della fonte) a 
&r tornare Mamilia ninfa, e a contentarsi che sposi Lucio. 
Mercurio ha fatto hevere l'acqua dì Lete a suo tiglio Lucio, 
e cosi dimentica Mamtlia. — V. I villani, con uno strale dato 
loro da Diana fanno tornare Mamilia di fonte ninfa : ma essa 
s' aniigge sapendo già di essere dimenticata. Pelagrilli le 
conduce Lucio, il quale non la riconosce neppure. La ninfa 
si dispera: finche, mossi a pietà gli dei. Mercurio con un 
liquore avuto da Diana, fa tornare in cuore a Lucio l' amore , 
e cosi si fanno le nozze. — Vedi nel voi. I, a pag. 165, 167 
e 68, 169 e 70. 176, e 182. 

1514. Siena. — PetagriUi. Commedia di H. Ascanio Cac- 
ciaconti Sanese. — In fine: In Siena per Antonio Hazocbi 
Cremonese. Ad inslantia di Giovanni d' Alesandro Libraro, 
nel 15Ì4, ad) 25 di novembre. In-8: carte 21. Precede una 
dedicatoria in prosa: «Alla Valorosa Madonna Lucina Ca- 
> sirucci patritia luchess Ascanio Cacciaconti. S. D. > (Co- 
munale di Siena). 



D,<„r,:^i t, Google 



116 APPENDICE TERZA. 

155Ì!. Siena. — Pelagriili. Commedia di Ascaoio Caccia- 
coDtì sanese. — In Siena, ad istanza degli eredi d'Alessan- 
dro libraio, 1552. In-8. (Ferraris, Catalogo Ragionato di Com- 
medie rusUcali. ' Esisteva alla Magliabechiana). 

15T3. Firenze. — PetagrilU. Comedia di Ascanio Caccia- 
conti Sanese. ~~ In fine: In Fiorenza H.D.LXXIll. ln-8 ; 
earte 2i. Nel fi-ontesp. incis. di un uomo die pare faccia la 
eacda de' grilli, ed uno n' ha sulle spalle e sul capo. A e, S, 
recto e tei^o, la dedicatoria, in prosa, alla Castnicci. (Pala- 

tbu]-* 

1576. In S\6Da..ìu-S.CRna'ii. {Catalogo della Chigimui).* 
— (Esiste presso il signor Cavriani). 

1605. Siene. — Peto jriiii. Commedia di M. Ascanio Gac- 
ciaconti Sanese. Opera molto ingegnosa e piacavole. — In 
fine: In Siena, Alla Loggia del Papa, 1605. In-S: carte 2i. 
(Comunale di Siena)-* 

1630. In Siena, alia Loggia del Papa, t630.In-i2, carie 
94. (Catalogo Boujou, N" 1194). • 

1630. In Firenze. In-8. (ft-unet, Mrmitel, ec). • 
— In Siena, senz'anno.— PelagrilU Comedia di M. 
Ascanio Cacciaconll Sanese. Opera molto ingegnosa, e piace- 
vole. — In fine: Stampata in Siena, s. a. la-S: carte 24: nel 
verso dell'ultima è la incis. piccola della Lupa co' gemelli 
sottostanti; senza l'albero. Piccoli fregi nel firontesp. (Comu- 
nale di Siena).' 

* 11 Fabiani (Catalogo! registra questa deUSGI, come !■ primi 
edlxlODP. Manca al Ricci [Ralaiimu). 

' È registrala dal Rlcd (Atlasiona dU, pig. f6) s dal Fal)iani 
{Camlairo). 

* Hbdc* al Ricci [Rtlosloof] e al Fabiani {Catalogo). 

* L» registrano ti Fabiani [CiUalogo] s il Ricci {Btiaxion» cit., 
pag.86). — ll'Crescimbeni(Jif. rolg.Poet.. tom. IT, Nb. I,ceDt.V}, 
Il Quadrio [Slor. e Rag. di ogni Poetia, III, il, 63J, e l' Allacci [Droniin. 
Vtìmi edliione) l'tianiio con la dala 4S0!> ; ma è errore avvertito e 

. corretto Della seconda edizione della Drammaturgia. 
■ Hancs al Ricci e a] Fabiani. 

* £ reglurata anoora nel Catalogo Farsetti. — ìbnca al Fa- 
biani e al Ricci. 



I , Google 



BIBLIOOSAFIA DE' f 



irr. — Agnizia. 

L'Angiziao Agnizia non abbiamo potuto vederla.— 
t detta in terzine. 

15&5. Siena. — Angilia. Comedia di Strafalcione de la 
Congrega dei Rozzi. — In Siena, per Benedetto Trombone 
Travagliato et Francesco di Siniione. A di 20 di maggio 15i5. 
In-S: carte 7. (Soleinne, Bibtiothèqae Dramatique , ec). ' 

IV. — La Travolta. 

La Travolta manca a] Fabiani (CcUaiogó) e al Ricci {Se- 
lozione). E bisogna notare cba nel Geologo delia Cttlgiima, 
certamente per dimenticanza, non 6 tirato fuori il titolo di 
questa commedia come è fatto per tutte le altre dei Bozzi. 
Ha nella Raccolta di esse esistente alla Chiglana è nel tom. I, 
carte 1*9 e seguenti. — Ne abbiamo trovata questa sola edi- 
zione. 

La Travolta è divisa in tre atti, senza scene: in terzine. 
— Parlano Refarone: il Bargello: Sosia, serro: Anfitrione: 
Mercurio: Giove: Alcmena: Trania, servo. — Giove, inna- 
morato di Alcmena, moglie di Anfitrione, fa, con un prete- 
sto, carcerare dal Bargello costui e presane la figura va a go- 
dersi colla moglie di lui. — Vedi nel voi. I a pag. 168. 

15i5. Siena. — La Travolta. Comedia di Stesser Ascani 
Caeciaconti. — In fine: in Siena, per Antonio Hazzoccbi 
iremonese ad ìstantia di M. Giovanni d'AIexandro libraro, 
1545. — Precede la impresa della Lupa. (Gbigiana di Roma). 

V. — Filtutoppa. 

La Fiiaitoj^a e senza divisione di atti odi scene: in ter- 
zine. — Sono inierlocutori Billincocco, villano: Pasquale, 

< Registrano questa ediiiODe del iZiì il Fabiani {Catalogo), j] 
Bicci [Reloiiona cit., psg. SB), e il Ferrarlo [Catalogo ragionato eo.]; 
i quali però la cbiamano Agnitia. 



ooglc 



118 

vecchio villano; mona Nespola, vecchia: Filaatop'pa, fan- 
ciulla. — Billincocco si strugge di pigliar moglie; e ìncoQ- 
trato Pasquale, lo prega che gliela trovi. — Mona Nespola 
si dispera, che non trova marito alla sua figliola Filastoppa, 
per ricoprirne la precoce gravidanza; e se la piglia con 
Pasquale perchè non l' aiuta; e gli si raccomanda. Questi le 
propone di darla a Biliincocco. — Billincocco è lutto contento 
pensando a quando avrà moglie. Viene Pasquale e lo conduce 
a vedere la moglie che gli ba trovato. Chiamano dalla stra- 
da: vien fuori mona Nespola; e Biliincocco, vedendola 
brutta vecchia si tiene gabbato e non la vuole. Poi, Inteso 
che deve avere la figliuola, se ne contenta: e, venuta fuori 
Filasloppa, gii piace, e si mette a ruzzare sguaiatamente 
con lei: e le dà l'anello. Mentre trattano degli interessi, a 
Filasloppa prendono i dolori del parto. Mona Nespola, aiu- 
tata da Pasquale, la porta in casa; e mandano Biliincocco a 
prendere una medicina, perchè non s'avvegga di quel che 
è stato. — Vedi nel voi. I, a pag. i6i e 183.. 

15i5. Siena. — Filasloppa. Caprìccio dì M. Ascanio Cac- 
ciaconti. — In fine: In Si^na, per Antonio Mazochi cremo- 
nese. Ad istantia di Giovanni d' Alesajidro librare 1545. Gni- 
gno (sic). InS: carte 8. (Comunale di Siena). * 

16)0. In Siena, alla Loggia del Papa. In-8. (Allacci).* 

— In Siena, senza l'anno. ~ Filastc^pa. Comedia di 
H. Ascanio Cacctaconti. In-8: carte 8, Nel fronlesp., un fre- 
gio e sette righe di carattere gotico; In fine alla commedia 
un rosone, al recto della carta 8; il tergo di questa carta b 
bianco. (Comunale di Siena).' 

— In Siena; senza l'anno. Edizione differente dalla 
precedente, perchè il frontesp. è lutto in gotico. [Catdogo 

' Qaes^ eàì7Ìoue àeìltL FiUatappa deltSU, à registrala incora 
nel Caialogo FarEeflì. 

* Il Fabiani {Catalogo) e il Elicci {Belaz., pig. S6] registrai» 
questa del 1610, come la prima edizione. Il Quadrio {Slor. e Rag, 
agogni Poti., 111,11, 63] l'ha con l'anao 1SI0; ma è errore come 
gii per 11 Pelagrilli. 

' Questa edizione manca al Ricci [RetasUmt) e al FkbieDl {Ca- 
talogo). 



,H,glc 



BIBLIOGRAnA. DE' ROZZI, H9 

dei Componimenti dei Rozzi aila Trimiizìam. ' E presso il 
signor Cavriani. E alla Comunale di Siena un esemplare 
mancante deila carta 8* e ultima). 

— (Sema nota tipograOca). In-8: carte 8. (Soleinne, 
BiiAioihéque Dramatiqw, ec. Crede questa edizione anteriore 
a quella dei 1545). ' 

— In Firenze; senza l'anno. In-8. (Fabiani, Calai., 
Ricci, Sdaziane cit., pag. 26). 

VI. — Caiza Gcdlina. 

n CalsagaBina è in terzine; divisa Ìd due atti , ma senza 
scene. — Sono interlocutori Bravalocchi , villano: Mezzuo- 
mo, villano: Melotto, villano: Setiegambe, villano: Calza- 
galiina, villano: e il Vicario. — I. Bravalocchi e Mezzuomo, 
armati, cercano di Setlegambo e Calzagailina per ammaz- 
zarli perchè non tennero la promessa di andare insiem con 
loro a cantare alle lor dame. Meiotio in vano vuol rabbonirli. 
— Bravaloccbi s' incontra con Seltegambe e con Calzagallina, 
e buffonescamente brava; s'azzuffano e n'ha la peggio. Alle 
grida accorrono Meiotlo e il Vicario. Questi, saputa la loro 
dìsputa, dice, per consiglio di Heiotto, cbe sari decisa ita 
loro in campo chiuso, con le armi che darà egli, e con due 
asini che porteranno, su ciascun dei quali cavalcheranno 
due Combattenti. — II. Bravalocchi e Mezzuomb hanno di- 
sputa per decidere chi dovrà slare dinanzi sull'asino al 
combattimento. Sopraggiunli Meiotlo e il Vicario, questi dice 
che starà dinanzi chi avrà la dama più bella: e Heiotto va a 
chiamarle per decidere.— Calzagallina e Seltegambe ancora 
hanno questione, perchè Calzagaliina vuol menare a pascere 
la sua asina innanzi alla battaglia; e dicendo Settegamhe 
cbe lo fa per paura, Calzagaliina se ne va e si nasconde. — 

< Il Fabiani {Catalogo] e il Ricci (Relusione) dod hanno questa 

' Manca questa edizione al Fabiani [Catalogo] e al Kocl [Re- 
laikme). 



I , Google 



i20 APPENDICE TERZJl. 

Torna Meiotlo con te dame (le quali non parlano] di Brava- 
loccb) e Mezzuomo : ognun de' due innamorati loda la sua e 
biasima l'altra E siccome questa faccenda non finirebbe mai 
il Vicario giudica che la dama di Merzuomo-è più bella. Di 
qui nuora questione e zuITa fra i due, e Mezzuomo se ne 
va. — Calzagallina e Mezzuomo^ a' quali sono passati gli 
umori battaglieri, incontratisi, pensaa meglio, invece di 
darsi, d' andare a cantar maggio. — Bravalocchi e Selte- 
gambe rimangon soli a fronte, e ne segue un buffonesco am- 
battimento; fìncbè, rappacilìcati dal Vicario e da Meìollo, 
se ne vanno tutti di brigata a bere, cantando. 

J550o5i. Siena. Calza GuJ^ina. Commedia Nuova Rustìcate 
Et Ridicolosa, Composta per Strafalcione dela Congrega dei 
Rozi, novamenle posta in luce. In Siena MDLI (ì) — In fine: 
In Siena, Adi 30 d'Ottobre MDL, In-8: carte 12: cnrattere 
tondo: nell'ultima carta, bianca a] recto, è al verso l'inù- 
sione grande della Lupa sotto t' albero, co' gemelli lattanti. 
(C<Hnnnale dì Siena ; e Maglìabechiana di Firenze). ' 

1580. In Siena, alla Loggia del Papa. In-8. (Ricci, Bt- 
lozione cit.j pag. 26. Fabiani , Catalogù. ' Esiate presso il si- 
gnor Cavriani). 

1581. In Siena. In-8. (Ferrano, Catidogoragioaato.ea.). 
)610. In Siena, alla Loggia del Papa. In-S. {Calaiogo 

dei Componimenti dei Rozzi aUa Urivulziawi di MUano). 

— In Siena, senza i' anno. — Calzagailina. Comedia 
Rusticale. Composta per lo ^rafalcione delia Congrega 
de'Rozzi. -ilnSienas. a.In-8: carte 8. — Questa forse è I» 
prima stampa del Calzagallina. In fine ha l' incisione di un 
fiore: e a principio un piccolo fregio. (Comunale di Siena). 

— In Bologna; senza l'anno. In-8. [CiUaìogo dei Con- 
ponimeiai dei Rozzi aka Trimlziana di Milano). 

' Il Fabiani [Ca(ato(o) e 11 Ricci [ftetaiione cH., p»g. SW) regi- 
strano questa medesima edizione, ma con l'anno <6G0. Del neto 
quesladel (5S0 a 51 non 4, come ci dice da sé, la prima Bdmpi 
del Cahagallina, -^ Alla Maglìabechiana questo esemplara venoe 
dal legata Marmi. 

* Le edizioni che registriamo dopo questa del 1580, ouioaao 
lutto al Fabiani (Catalogo) e al Blccl (Ratastone). 



:.aogW 



BIBLIOGBAFIA, DE' ROZZI. 121 

In Firenze, alle'Scalee di Badia. In-8. (Catalogo 



VII. — Comedia nuova rustiche. 

Manca al Fabiani (Cotofei^) e a,\^\cci{BéaziOHe): La re- 
gistra come l'abbiamo riferita, e con la seguente unica stampa, 
solamente il Brtinet che la dice di dite alti, in prosa. -— Non 
l'abbiamo veduta. 

— Siena; senz'anno. — Comedia nuova nistìcale et 
ridicolosa composta per io Strafalcióne della Congrega dei 
Rozzi. Ip-8 picc., carte 12, segnai. A-Bii: carattere romano. 
(Brunet, Matutel, ec.). 

Vili. — L' Incognito. 

11 Fabiani {Catalogo), la registra ms., senz'altro. Manca 
al Ricci {Relazione). — Nel Cod. originale (segnato, H, XI, &, 
nella Comunale di Siena) che contiene le Questioni o 1 Casi 
dei Rozzi, È (fog. 113 e seg.) una lettera * Alla reuiriscenle 

> suuera Strafalcione figlio amantissimo, > nella quale egli 
dice che allora « sciolto da tutti li negosi per molti mesi per 

> l'asentia del mio signore s, o sarebbe tornato a Siena, o 
avrebbe terminata la commedia, cominciata a scrivere già 
fin dal principio dell' estate, se una malattia non gli avesse 
impedito 1' una cosa e l' altra. E cosi manda ai Agli della 
Sugherà, ossia ai Rozzi, il solo prologo a perchè tutta è troppo 
1 gran uolume, oltre che non è finita che lì manca il terzo 
« atto et ui giuro per ulta dei mio signiore che da qualunque 
1 l'ha uista fe siala tenuta beila: non lo dico perchb la sia 
s ma per chiarire che in questi paesi non ci sono l'ingegni 
» cosi purgati come costi (a Siena) che quel che la possi èssare 
» lassa dall' entelligibili figli tuoi giui^care quel che può fare 

> chi l'ha fatta. — 11 come della comedia è l'Incognito; 
» l'aparato 6 Siena; li recitanti sono questi: Polibio giovine, 

> Scacazza parasite, Teocrito uechlo, Carlo giouine, Stiuale 



!S APPENDICE TERU. 

servo scioclio, Filolea ruffiana, Piopinella serua , Gelsola 
fanciulla. Saluidio uecbio , Uerginìa moglie di Saluìdio, Ci- 
cio chiauato. Meo Balgiaoi barbiere, un facliiiio. — Il pro- 
logo mi perdonino s' io farò trista lettara et mal puntata 
perchè per il male mi trema la mano. > — Segue il prologo 
cbe non riferiamo perchÈ troppo lungo, e perctiè non ha in- 
tero l'argomento delia commedia. Però sappiamo da esso che 
a due fanciulli è posto nome Carlo percliè battezzati il giorno 
in cui si ebbe la nuova della vittoria di Carlo V, su f Fran- 
cesi a Pavia (1525); e cbe l'azione seguita, parecchi anni 
dopo, in Siena, quando Cesare (ossia il njedesimo impera- 
tore) era già venuto in Toscana. — Queste notizie possono 
dar lume per detenninare quando fu scritto, ali' incirca, 
r Incognito; certamente dopo il 1534, poiché nel Prologo è 
detto: « Siena, chequi in iscena vi si apresenta, nobilis- 

> sima et antiqua cittA di Toscana , fu^ al tempo della felice 

> memoria di Clemente Settimo, molto vessata dalle discor- 
s die civili; et ultimamente venuti al sangue, avenne ctie 
» r una de le parti..,, data a terra con Decisione di molti , e 

> molti se ne fugiro.... » — Questa commedia non si trova 
stampata. 



FUMOSO 
(SALVESTRO CARTAIO). 

[Fu ammesso tra i Rozzi eel 1B44 (Vedi !' Appeodice II), cioè 
dieci anni dopo lo Strafatcione : ma eppunlo fra l' ammissioDe del- 
l'uno e quella dell'altro la Congrega stelle chiuEB dal 1536 allBU. 
— Di lui vedi nel voi. I, pig. «6-*SÌ, e S36-a59|. 



Il Pannecchio b in terzine: senza divisione d! atti o sce- 
: prologo in tre stanze: canzona infine.— Parlano Corido, 



Gcogic 



BIBLIOG RAFIA, de' rozzi. 123 

pastore: PannecchiOj villano: Falcacelo TÌllaDo:BriiÌa, ninfa: 
Laerzio, pastore: Persia, ninfa. — Corido sì duole d'amore. — 
Fanneccbio dice a Falcacelo come ama la iiinra BrJzia: sa da lui 
cbe può smetterne il pensiero percbe è amata e seguita sem- 
pre dal pastore Corido: e consigliatolo di aprirle nonostante 
l'amor suo, Falcaccio va via a cantar maggio, che è aspellalo. 
— Brizia lascia la schiera di Diana per cercare Corido. In- 
vece s'imballe in Panneecliio, che sguaiatamente le dice 
d'amarla. Sopravviene Corido; e saputa dalla ninfa l'auda- 
cia del villano, e poiché non se ne vuole andare, lo bastona. 
n pastore e la ninfa rimangono a parlare del loro amore. — 
Pannecchio, trovato Falcaccio, lo (a armare perchè l'aiuti a 
vendicarsi di Corido: si provano al combattimento e fanno i 
bravi. Prendono Laerzio in cambio di Corido e poco manca 
non l'uccidano. Laerzio, entrato in timore per Corido, sì 
mette, per aiutarlo, dietro ai villani. I quali, trovato avendo 
Brizia e Corido, sono buffonescamente per far davvero del 
male al pastore, quando sopraggiunge Laerzio : allora i due 
pastori riducono a mal partito i villani, ai quali poi perdo- 
nano in grazia della ninfa. — E cosi tutti insieme cantano 
una canzona di maggio. — Vedi net voi. I, pag. 237-257, 313. 

1544. Siena. — Paimecckio. Coraedia nuova di Maggio 
del Fumoso della Congrega dei Rozzi. — In Siena, per An- 
tonio Hazzoccbi, 15ii. In-S. (Farsetti, Catalogo). 

1581. Siena. — Patmecchio. Commedia nuova di Maggio 
del Fumoso della Congrega de'Rozzì. Stampata in Siena, 
l' anno 1581. Carte 8. Carattere tondo. Piccoli fregi nel fron- 
tespizio, (Magliabechiana: e presso il signor Cavriani). 

1614. In Siena, alla Loggia del Papa.(C(ifa^o dei Com- 
ponimenti dei Rozzi alla Trivulziana di MHarw). 

— Siena, 3. a.—Pannecckio. Commedia nuova di Mag- 
gio, Del Fumoso della Congrega dei Rozzi, — In fine: In 
Siena, alla Loggia del Papa, senza l'anno. In-8: carte 8: 
piccoli fregi nel frontesp. (Comunale di Siena). ' 

— Siena. Senz'anno e senza alamp. — PaneccMo. 
Commedia nuora di Uaggio. Del Famoso della Congrega del 

' ItFablani [Catalogo] registra questa sola ediiioDo. 



124 APPENDICE TEUZA. 

Roizl. — In Siena, s. a. Iu-8; car, 8. Piccolo fregio nel fron- 
tespizio. (Comunale di Siena: e presso il signor Cavriani. — 
Ricci, Relaz., pag. 33). ' 

— (Senza nota tipografica). Iq-8 {Catalogo della Smi- 



IL — TiranfaUo. 

Il Tìranfailo è in terzine: senza divisione di atti o scene. 
Sono interlocutori TiranfaUo, Sbruca, e Scarsellone villani; 
Gostanza, dama di TiranfaUo; mona Cortese, madre di Go- 
stanza; messer Fabrizio, potestà; Agnolo, messo. — Tiran- 
faUo è deliberato dì lasciare Goslania, sua dania, perchè 
strana e crudele con lui, e perchè altri ancora ci fanno al- 
l' amore. — Scarselbne consiglia Sbruca di lasciare Go- 
stanza, perchè ne potrebbe aver questione con TiranfaUo; 
e l' avverte che, seWieoe accenni di essere innamorata di 
lui, fa cosi con tutti. Ma Sbruca invece pensa di dirle male 
di TiranfaUo, perchè essa attenda a lui solo. ~ TiranEiUo 
non può stare senza Gostanza. Incontratosi con Sbruca , que- 
sti gli fa credere che Gostanza t' ama, e lo persuade a man- 
darle un regalo. TiranfaUo manda il regalo, ed è contento 
di questo trovato. — Anche Scarsellone avverte Tiranfdlo 
che bisogna regalare alle donne per avere il loro amore, — 
Gostanza va a cogliere l' insalata per cena. Sbruca le dice 
male di TiranfaUo e come egli si vanii per tutto dei favorì 
cbe essa gli ha fatti; le si offre in vece di luì per amante, 
e si tiene il regalo. Poi va da TiranfaUo e gli fa credere 
d' aver detto di lui a Gostanza tutto il bene del mondo : Ange 
che essa lo ami e che abbia mandato a chiedergli denari: 
TiranfaUo U da e Sbruca li prende dicendo di portarli a Go- 
stanza, ma con animo di tenere anche questi. -— TiranfaUo 
lieto, credendosi amato, incontra Gostanza cbe toma coli' in- 
salata, ed è accolto malamente, e da lei sa cbe Sbruca le 
ha messa male di lui, e che non le ha dato niente. — Ti- 

■ Il Rieti regislra quesls sola edizione. 

i. .,■,,-< Il, Google 



BFBUOGHAFft DE' ROZZI. 125 

ran/aHo s' accorge d' essere stalo gabbato da Sbruca e 9'aa- 
xoffii co» lui... (né sappiamo come rada a finire, percbè 
t'esemplare della ComtBiale di Siena , solo da noi veduto, b 
mancante in fondo). 

ìhifì. Siena. — TirmfaUo. Commedia nuova caroevale- 
sca del Famoso. — in-8. (Fabiani, Calalogo. Iticci, Belax. 
eit., pag. 33). ' 

1548. Siena. In-S. (Fabiimi, Catalogo. Ritxi, ini). * 
1577. Siena. — Tirai^ailo. Commedia nuora CarnoTale- 
3ca del FumoM de la Congrega de' Bozzi. In Siena, l' anno 
(577. In-8, earte 12. Piccolo fregio nel frontesp. (Comunale 
di Slena). ' 



III. — BateccMo. 

li BatreiAiab interzine; divisoinquattro alti, ma senza 
scene (che sono slate introdotte nella moderna edizione del 
1671): prologo di tre stanze. — Sono interlocutori la Spe- 
ranza per il prologo: Armeoio, pastore: Sedonio, pastore: 
Nidia, ninfa: Fermia, ninfa: Toccafondo, villano: Bateccbio, 
villano: Perella, villano: Pellegrino, percammino: Matassa, 
villano: Meca, dama di Batecchio. — I. Armenio, Sedonio, 
Nidia, e Fernùa, vanno, con altri compagni, a celebrare il 
maggio. — Batecchio sì duole con Toccafondo che la sua dama 
non l'ama; ed egli lo consiglia e conforta. Viene il Perella, 
l'alin^illano, e dice che piuttosto dovrebbesi aver l'animo 
alle disgrazie presenti. — Giunge il Pellegrino ed è burlato 
da' tre villani. 1 quali vanno a cercar gente per cantare il 
maggio. — Armenio e Fennia si sono allontanati dai loro 
Compagni, e li vanno cercando. — II. (Prima è una stanza 
detta dalla Speranza). Armenio e Fermia domandano al Pel- 
legrino dei loro compagni: o poiché egli non ne sa niente, 
piiesolo In loro compagnia , seguitano a cercarli. — Batecchio 

■ QueslB edizione è resisirala accon dall' Allacci. 

■ Ancora quesU edizione 6 registrati dall' Allicci. 

■ H PabiBDi [Catalogo) e 11 Ricci (Rtlaaionf cit., pig. 33) aOf 
con registrano questa edizione. 



I , Google 



126 APPENDICE TEUZA. 

contìnua col Perella e Toccafondo a dire del suo amore , che 
è ]a Meca, moglie dal Matassa. — Sedonio e Nidia, cercando 
anch' essi i loro compagni perduti, s' imbattono nei villani; 
e domandatone loro n'hanno scortesi risposte. — Intanto 
Nldia è rimasta sola e smarrita; posatasi vicino a una fonte 
s'addormenta. La trovano i villani, che fanno subito sopra 
lei lor disegni, e destatala voglion condurla via. Ma soprag- 
giunti Armenio, Sedonio, e il Pellegrino, i villani scappa- 
BD, e Nidia racconta come venne alle lor mani. — I tre vil- 
lani fanno i bravi sulla loro scappala, — IIL (Innanzi è una 
stanza detta dalia Speranza). Matassa, villano, dolendo^ 
ch'è povero, s'incammina a Siena, a riscuotere certi quat- 
trini. — Perella, Toccafondo e Balecchio, son sempre insie- 
me ragionando dell'amore di quest'ultimo; e incontrano 
Heca, la dama di lui. Gli altri due restano in disparte, e Ba- 
tacchio cerca, ma in vano, di condurla alle sue voglie: e 
poiché dopo b burlato per questo dal Perella, nasce disputa 
tra loro; ed il Perella va a raccontare ogni cosa al Matas- 
sa, marito della Meca. — Sedonio, Armenio, Fannia, Nl- 
dfa, e il Pellegrino cantano una canzona di maggio. — 
Matassa , che ha saputo dal Perella quei che voleva fare 
alla sua moglie Balecchio, si prende a parole con lui; ma 
perchè Toccafondo entra di mezzo, non no segue altro 
per allora. — I pastori e le ninfe ritornano dalla cam- 
pagna; e in questo mentre il Pellegrino dichiara a Fermia 
che egli l'ama. — IV. (Innanzi è una stanza dalla dalla Spe- 
ranza), n Perella e Matassa s'armano da una parte, •atac- 
cbio e Toccafondo dall' altra; e s' azzuffano. Sopravvengono 
Sedonio, JVidia, il Pellegrino, e Armenio, e li spartiscono; 
viene anche Meca, a tulli insieme cantano una canzona di 
maggio. — Vedi nel voi. I, pag. 179 e 3i3, 237-257. 

15i6. Siena. — Batechio Commedia Nuova di Maggia 
Composta per il Pelegrino Ingegno del Fumoso dela Congrega 
de Rozzi. — In fine: In Siena, per Francesco di Simione 
Ad istanti a di Giouanni d'Alisandro Librare, del Mese di 
Luglio M D.XL VI. In-8, carte 20. Nel froniesp. incis. di Ire 
figure; una donna con un vaso sul capo, e un uomo che 
pare voglia prenderglielo; altra donna coronala di lauro e 



BIBLIOGRAFIA DE* ROZZI. 127 

con un ramo in mano seduta sopra uno scoglio. A tergo della 
ultima carta la impresa grande della Lupa lattante i gemelli 
sotto r albero (Palatina). 

I&t9. In Siena, per Francesco di Simeone, Ad ìstanzia 
di Giovanni d'Alisandro Libraro del Mese di Ferraio 
M.D.XLVIIII. Jn-8; carte 12. A tei^o della ultima carta la 
impresa grande delia Lupa lattante i gemelli sotto l'albero 
(Comunale di Siena). ' 

— Siena. — Batecchio Comedìa di Maggio Compo- 
ste per il Polegrino Ingegno del Fumoso delia Congrega 
de Rozzi. In Siena, s. a. In-S; carte 20. Nel frontesp. è, den< 
tro un ovale, la impresa dei Rozzi: la carta 20 ha al recto 
la sola stanza di licenza; sotto e il fine >, e sotto un fregio 
con in mezEO uno stemma vuoto; rimanendo questa carta 
bianca al tergo (Comunale di Siena; Magliabechiana di Fi- 
renze, e presso il signor Cavriani). 

— Siena. — Batechio Comedia di Maggio. Compo- 
sta per il peiegrino ingegno dei Fumoso della Congrega 
de' Rozzi. In Siena. S. a. In-8; carte 20. Nei frontesp., che 6 
tatto in gotico, è una incis. di due donne precedute da un 
ragazzo che porla il maio o ramo di albero; a tergo dei fron- 
tespizio anche la nota degli inlerloculori è tutta in gotico. La 
ultima carte ha al recto la sola stanza di licenza e al verso 
è tutta bianca. (Magliabechiana). 

— Siena. — Batecchio Comedia di Maggio. Compo* 
sta per il peiegrino ingegno dei Fumoso delifi Congrega 
de' Bossi. Siena, s. a. In-8; carte 20. Nel frontesp. incis. 
d'un cipresso, fra due arboscelli, piegato, pare, in cima 
dal Tento; in uno svolazzo è scritto Sic tnler viòuma cu- 
pressu (aicj: e due uccelli , uno per handa, volano verso di 
esso. Questa edizione h tutta in semìgotico. (Comunale df 
Siena). 

— (Senza nota tipografica). In-8, {Catalogo deUa 
Smithiana). 

' Il FabiiDi (Cataloga] e il Ricci (Relan. , pag. 3i; dove , fone 
per errore di stampa, ba " EatocchìD ») registrano dei Batacchio 
questa sola edìzìane del 4C49, che alla Comunale di Siena è fra le 
scomplete. 



D,<„r,:^i t, Google 



138 APPENOICB TERZA. 

1871. Bologne. — Batecchio Commedia di Maggio compo- 
sta per il pellegrino ingegno del Fumoso della Congrega 
de' A02Z1. Premessavi una Lettera di Luciano Banehi sul 
Tero Autore delfa Profezia mila Guerra di Siewi. ~ Bologna, 
presso Gaetano Romagnoli, 1871. ln-8; pag. 13^ in tutte. — 
(fi la Disp. CXXII della Scélta di CurioHtà Letterarie). * 

IV. — Discordia d' Amore. 

La Discordia S Aauire è in terzine; senz» dÌTÌBione # 
atti: non sono disiinle (nella edizione di Siena , senza l'anno) 
le scena; ma sono posti in mezzo i nomi delle persone cbe 
mano mano tunno parte all' azione. — Parlano Mangiìudnl- 
to, villano: Randello, villano: Scararoia, villano: Tonflstn- 
cbij villano: Pasquina, contadina, dama di Randello e Ton- 
flstucbì. — Prologo in tre stanze; nella quali co^ k detto 
l'ai^omento: 

Son due villani d'una innamorati,' 

E arano a un giogo e so' rivai: (rivali) 

E sonai l' un centra l'altro afidati 

E hanno duo padrini molto bestiai ' 

Cosi combattan come disperati, 

Colpa di liei {lei) ; e fanno mille mai : (Mali) 

Cosi nel campo ognun di vincer brama. 

Poi li fa far la pace la lor dama. * 

' Id questa edizione del 4S74 la Lettera premessa [pag. S~4i) 
dal signor Banchi ai fu glgnorcootesenaloreScipioneBIcbl Borghesi 
dhmiBtra che l' autore pseudonimo (Perella) di essa Profeti^ (già 
«Sta dal medesimo signor Baocbi nella atessa Scólt' Cw. LtU^ 
Disp. XCi] Qoa è ti Esaese Giovan Battista Nini come allora fu da 
lui creduto , ma il noetro Fumato. Alla Lettera segua un * Attsp- 
> llmento ■ del siguor Banchi sulla preseote sua edizioua del Ba- 
tecchio. Dopo la Commedia sono le • Annotazioni • e le > Voci e 
■ locuzioui Dolevali >; fatte e raccolledal signor Baochi. 

* Bandella e Tonfisluchi, iDoainoretl di Pasquiuai la quale 



,H,glc 



BIBLIOGRAFIA Dt' ROZZI. 129 

1550. Siena. — Discordia di Amore. Commedia nuova ru- 
sticale. — In Siena, per Francesco di Simione, ad istanza 
di Alessandro liÌ)raro, 1550. A di 31 Maggio. In-8. (Ricd, 
Relaz. cil., pag, 33. Fabiani, Catalogo). 

— Siena; senza l'anno. — Discordia d^Amore Com- 
media nuova Rusticaie Composta per il Fumoso de la Con- 
grega de'iiozz». In-8: carte 12 residue; manca Bii: a lei^o 
della carta ultima , bianca al recto, è l' impresa piccola della 
Lupa laltanle senza l'albero. Nel Trontesp. piccoli fregi. (Co- 
munale di Siena; tra gli esemplari scompleti; e presso il si- 
gnor Cavrianl). ' 

V. — Capotando. 

Il Capotando è in terzine: divisa in tre alli^ ma senzu 
scene. A principio sono due stanze dette e Prologo rusticaie. i 

Sono interlocutori Capotondo, villano; Podrio, gentiluomo; 
Maia, contadina; Coltriccione, villano; Sberlenga villano; 
Biagia^ vecchia, madre di Meia. — l. Podrio, gentiluomo, 
innamorato di Mela, contadina, moglie di Coltrìccione , si 
serve, come mezzano, di Capilondo , suo contadino, — Col- 
iriccione dica a Biagia sua suocera, come ha de' sospetti 
sulla gravidanza della Moia, sapendo che è vagheggiata da 
due. — Podrio teme che Capotondo palesi il suo amore: in- 
contra Coltrìccione (il quale sa che gli vagheggia la moglie^ 
ma a lui non dice niente per ora): e va a prendere denari per 
mandarli per Capotondo alla Mela. — Biagia scuopre alla 
figliola ì sospetti del marito, e la consiglia. Mela ba per que- 
sto che dire con Sberlenga che n'b cagione; ma interrompe 
Capotondo che sopravviene e che ha così parole con Sber- 
lenga. — Mentre Podrio dice del suo amore per una villana, 
s' incontra in Sberlenga che gli manifesta come è innamorato 
della Moia ancor egli, e che quando parlava con lei e l'aveva 
quasi tirata alle sue voglie, venne Capotondo a interrompergli 

■ Quella edliione di Siena, senza l'anno, manca al Fabiani 
laualogo) e al Ricci {Relazione cit.). 

C. Huii.-voi. II. n 



I , Google 



130 APPENDIOE TERZA. 

il disegno. — IL Nuova disputa tra Coltriccione e Biagia per 
la gravidanza della Meia, cbe Biagia difende. — Sberlengaè 
adiralo con Capotondo percbè r interruppe dianzi quando 
parlava con la Meia. Ragionando gli dice Capotondo come 
ancora il suo padrone Podrio è innamorato della Meia , e 
gli fa vedere i denari che deve portarle da parte di lui, ma 
che dice di voler tenere per sÈ. Sberlenga gli dà del mez- 
zano e tuo! riferire a Podrio che scuopre gli amori di lui: 
e di qui s'azzuffano. Sopraggìunto Coltriccione, Capotondo 
fugge; e Sberlenga gli dice come egli porta denari alla 
sua Heia da parte del suo padrone. — Podrio parla alla 
Heia : sopraggiunge Sberlenga e richiede tutti i regali che 
le ha fatti; Meia fugge, e Sberlenga ancora va via. Viea 
Capotondo e dice falsamente a Podrio di aver dati alla Heia 
i denari e d'averle parlato in favore di lui; ma non può 
negargli d' aver scoperto ogni cosa a Sberlenga. — Il quale 
racconta a Coltriccione la scena fra la saa moglie e Capo- 
tondo. — III. Coltriccione è armato per uccìdere Podrio e la 
Heia; Sberlenga per ammazzare Capotondo; e fanno i bravi 
e si vantano. — .Capotondo fa sapere a Podrio le intenzioni 
micidiali di quei due; e anch' essi s' armano per diCendersi. 
— Vien Meia; e mentre chiede aiuto a Podrio sopraggiim- 
gono Coltrlcciono e Sberlenga; segue una zuffa nella quale 
questi ultimi hanao la peggio, e fuggono. Podrio prende con 
sé la Meia; e saputo da lei che non ha ricevuti i denari dia 
le aveva mandati j Capotondo si scusa dicendo di averli perai 
per la strada. — Biagia dice al suo genero Coltriccione che 
gli sta bene quel che gli è successo; scusa la figliola; vuol 
che la riprenda, e va a sentire se torna. — Coltriccione e 
Sberlenga parlano delle busse che hanno avute. — Coltric- 
cione, che, per certi sguaiati discorsi di Sberlenga ^ non ri- 
vorrebbe la moglie, la riprende quando sa dalla suocera che* 
insieme avrà certo vino, sedici staia di grano, e tre d'olto. 
Cosi tornano tulli in pace e d' accordo. — Vedi nel voi. I, 
pag. 273, 237-267. 

1550. Siena.— Capotando. Commedia rusticale compo- 
sta dal Fumoso della Congrega dei Sozzi. — In Siena, per 
Francesco di Simìone, ad istanza di Giovanni d'Alessandro. 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZI, 131 

A dì 24 di otlobre 1550. In-8. {Allacci^ Drammatio'gia. Ricci, 
Belaziùne cit, pag. 3i).' 

1571. In Siena, per Luca Bonetti. Id-8. (De Angelfs, 
Aggiunte al Catalogo dei Componimenti dei Rozzi aUa Trivitl- * 
zitma di Milano). 

1577."In Siena. In-8, di carie 12. (Fabiani, Catalogo.* 
Esiste presso il signor Cavriani). 

1585. Siena: senza nome di stampatore. In-8. (Ricci, 
Relaziotie, pag. 3i),' 

— Siena, senza l' anno. — Capotottdo. Commedia Ru- 
slìcale Composta dal Fumoso de' Rozzi. In Siena , alla L<^- 
già del Papa, s. a. ln-12; carte 12. Nel frontesp. un fregio 
chiude la parola e Capotondo; > altro più piccolo e ruoto in 
pie del frontesp. (Comunale di Siena). 

— Siena, senza l'anno e senza nome di stampatore. 
— Capotondo. Commedia Kuslicale Composta dal Fumoso dei 
Rozzi. In Siena, 3. a. In-8; carie 12. (Comunale di Siena]. 

— (Senza nota tipografica). In-8. [Pineliiana, IV, 456). 
1812. Milano. Glassici, In-8. (Nelle Poesie Dramm. Rust. 

edite dal Ferrarlo. E nel tomo X del Teatro Italiano Antico, 
edito dal medesimo Perrarìo). 

VI. — li Travaglio. 

Il TroDaglioh in terzine: diviso in cinque atti, ma senza 
scena, ~ Sono interlocutori Evandro, innamorata di Lio 
nora: Giovancarlo, vecchio: Eugenio, suo figlio, concor- 
rente di Evandro: Lionora, sorella di Eugenio: Naslagla, 
serva dei vecchio: Favilla, mezzaiuolo villano: Sollìeva 
villano: e un Camarlingo de l' Urflziale. — I. Evandro, tro- 
vato Favilla, villano, che porta i tordi al suo padrone Gio- 

* II Ricci, erronearaanle la cbiama « Capolardu •. 

* 11 Fabiani {Calaloso] registra quasla sola edizione del Ca- 
potondo. 

* Manca al Fabiaol (Calalo^). E te Beguenll tnancano tutte e 
■1 Fabiani e ai Rìcci. 



D,<„r,:^i t, Google 



13Z APPE»D1CB TERZA. 

vancarlo. Analmente lo persuade a portare una lettera a 
Lionora figliuola di lui. — Sollieva, l'altro villano, mette in 
sospetto Favilla, dicendogli che fa il mezzano. — Evandro 
«si pente , e teme cbe il villano pos»a scoprire il suo amore. 
— Eugeoio si lamenta della crudeltà di Lìonora, ctae an- 
ch' egli ama: e trovata Nastagia, serva di Lionora, la prega 
a seguitare a tenerlo in favore di lei. flastagia u gode det 
suo mestiere di mezzana. — Favilla dà a Giovancarlo, in- 
vece che a Lionora sua figliuola, la lettera di Evandro: il 
vecchio di questo lo ringrazia, ma poi grida con lui per un 
certo debito. — Favilla, tornando a casa tutto arrabbialo 
per questo, trova Sollieva, l'altro villano, il quale gli dice 
come ba gabbato un tale vendendo una soma di vino , e 



gì' 



insegna a rifarsi sul podere contro il padrona - 
Lionora, sgridata dal padre, rimprovera Evandro, e gli 
dice cbe non speri più nell' amor suo: talcbè egli vuole uc- 
cidersi. Sopragglunge Favilla e lo trattiene; ma Evandro, 
riconosciutolo, comincia a bastonarlo. Venuto Eugenio cbe 
prende le difese del villano, Evandro se ne va; ed Eu- 
genio sa dal villano la cagione di quelle busse , ed ha la 
lettera di Evandro. Lionora dice a Nastagia come oramai 
ba tolto Interamente l'animo suo da Elvandro;e la manda 
a dire a Eugenio che all' apparir del giorno sarà con lui 
fuori della città, e travestita. Nastagia la loda; ed essa dice 
che n' è cagione l'amore e l' avarizia di suo padre che non 
pensa a maritarla. — Favilla racconta a Sollieva delle busse 
toccate; e siccome per di più è slato citato dal padrone a 
pagare il debito, lo induce a deporre falsamente in favw 
suo. — Nastagia lusinga Evandro a sperare cbe il vecchio 
voglia dargli la figliuola. — Giovancarlo, Favilla e Sollieva 
sono innanzi al Camarlingo. Sollieva non vuol giurare il 
falso e si scopre; sicché Favilla è condannalo. — IV. Favilla 
e Sollieva, racconlateai le loro miserie, deliberano dì scap- 
pare. — Giovancarlo s'accorge che gli è fuggita di casa la 
figliuola; Nastagia dice non averci colpa. Evandro saputa 
questa fuga con Eugenio cerca Lionora per ammazzarla. — 
Compariscono Favilla e Sollieva armali dicendo di volere 
andare a far ilsoldato. — Lionora, sola, e travestita da ao- 



BIBLIOQRAFJA DE' ROZZI. 133 

mo, s'è smarrita: i yillani , fingendosi buffoDescamenle spa- 
gnoli, l'aggrediSRono, la derubano, e poi, nel dividersi la 
preda hanno queslionefra loro. — Eugenio, che ts in c«roa 
di Lionora, li spartisce, toglie loro la roba rubatale, e le spade. 
— V. Evandro, cercando Lionora, s'iraballe nei villani, e 
Il conduce con sb : viene anche Giovancarlo, e si unisce a 
loro. — I fuggitivi sono raggiunti; ed Eugenio è preso e le- 
gato per esser consegnato alia giustizia. Ha poi si scopre 
ch'egli È figliuolo di Giovancarlo, e cosi fratello a Lionora, 
la quale ò data in moglie ad Evandro. ~ Giovancarlo con- 
dona a Favilla ii debito perchè gli ha aiutato a ritrovare la 
figliuola. — Vedi nel voi. I, pag. 272, in nota , 237-257 , 
273, e 275. 

La Commedia del Fumoso, che tanto dette da fare alia 
Congrega (vedi voi. I, pag. 116-120) e che a lui, per averla 
recitata in Roma, costò la espulsione, forse fu una diversa 
dal Traoùglio (vedi voi. I, pag. Ì57-2S9). 

— (Senza noia tipografica). — Comedia Intitulata 
fi Travaglio Recitata in Siena. Opera ridiculosa e piacevole 
composta per il Fumoso de Rozzi da Siena. In-8; carte 23. 
(Comunale di Siena) precede una dedicatoria, in prosa, 
dello stesso Fumoso, e senza data al Cardinale di Ferrara. Se- 
gue un t Prologo rusticala > in sette stanze. Dai quali dedi- 
catoria e Prologo, mancanti nelle altre edizioni, abbiamo 
argomentato (vedi nel voi. I, pag. 256) che questa sia la 
prima edizione fatta nel 1552, quando al Cardinale < Luo- 
B gotenente del Re di Francia i> fu rappresentata in Siena 
nel 1552 (Fabiani, Caiaiogù] questa commedia, che in Siena 
e in quest' anno sarebbe stata anche stampata (Bandiera, 
Bibliotk. Sen. fog.i57).' 

1580. Siena. — Il Travaglio Comedia Bellissima Com- 
posta per il Famoso della Congrega ds'Rozzì da Siena. In 
Siena, alla Loggia del Papa, 1580. ln-8; carte 28, nelle quali 
sono numerate solamente pag. 52: a pag. 53 un « Sonetto di 
> M. Pietro Berlini Aretino in lodo del Fumoso: > a' pag. 54 
la piccola impresa della Lupa latlanle ì gemelli sotto l'al- 

' > Cbe è il Cod. Z,I, 41 alla Comunale di Siena. 



134 APPENDICE TERZA. 

tiero. Le due ultime pa^. 55 e 56, sono bianche. Nel fronte- 
spizio sono due fregi uno dei quali chiude le parole e li Tra- 
» vaglio t (Palalina. E presso il signor CaTrìaai). ' 

— In Siena, alia Loggia del Papa^ senza l' anno. — 
li Travaglio Comedta Bellissima Composta per il Fumoso della 
Congrega de' iio2zj.la-8:pag.5i: nell'ultima carta al redo 
è il sonetto del Berlini; e al verso una incis. grande della 
Lupa lattante i gemelli. Nel frontespizio le parole « Il Tra- 
> raglio > sono dentro una incorniciatura. * (Comunale di 
Siena). 



ANTONIO DI PIETRO DI MICO 
DETTO COBREGGIUOLO. 

[Incerto.] 

[11 Fabiani {Catalogo] e il Bicci [RelaiioM cit., pag. 37) Io pon- 
gono fra i Rosti; ma odo Tu Ira i tondalori della Congrega, né fi 
trova che mai entrasse a taroe parie [vedi l'Appeodlce II) : e di più 
In un suo Vanlo di un Soldato, da lui stesso pubblicato, non ci si 
dice dei Boxai nel (Itnlo , e neppure in una prerazlooe [vedila qui 
sotto] colta quale ci fa sapere quando e come ponesse insieme quei 
BUQL Tersi, e altre vicende di essi. Per queste regioni l' abbiamo 
detto incerta; percbè veramente crediamo cbe non fosse del Rotiti. 
— Quel nomignolo Correggiualo sari un soprannome popolare (co- 
me abbiamo veduto lo Strascino e il Jfsicolmo) e non gli di queUi 
che mettevBDsi nella Coogrega , I quali erano formati altrimenli.] 

I. — Vanto di un Soldato. 

Il Fabiani e il Ricci dicono il Vanto « commedia; » ma 
questo nome non si vede nella stampa. È un dialogo in fer- 
ali Fabiani (Cataloga) e il Ricci (Relax., pag. 34) registrano del 
Travaglio questa sola edizione del 45S0, Mella quale manca, ■ prin- 
cipio, la dedicatoria al Cardinal dì Ferrara. 

' In questa edizione manca la dedicaloria, in prosa, al Car- 
dinale di Ferrara , e il i prologo rusllcale ■ In oltave. 



' D,<„n:^i t, Google 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZI. 1% 

zine: e a principio è detto: «Incomincia el Vanto d'un 
» Soldato, cioè corno un Soldato diutalo {diventalo} pouaro 
» a uanta, e fa Giardini {castelli in aria; si irùUania).* Inter- 
fi rotto nel parìare da un Villano detto el Cbaselis. Compo- 
s sto per Antonio di Hico da Siena. — Un Soldato mal ve* 
» stilo lamentandosi della Fortuna dice..., > Qui abbiamo 
dichiarato già l' argomento del dialogo che finisce andando- 
sene il Soldato burlalo e beffeggiato dal Villano , il quale 
dice in ultimo quattro stanze. — A ter^ del lh)ntespÌzÌo e 
seg. il questa avvertenza: < Antonio dì Pietro di Mico^ 

> detto Correggiuolo, al lettore. — Trovandomi , lettor mio, 

> ia la Maremma di Siena, in nel nobile Castello di Hon- 
» teano, al servizio della buona memoria del Magnifico e 
» Nobilissimo Marsilio Marsilii del Coieccbio, Et venendo a 
» visitare sua Illustre signoria ci signor Capitano Gugliel- 
3 mo Corso, quale dipoi fa Capitano della Guardia della oo- 

* stra Magnifica Città di Siena. Fu ricevuto con quelle Cerl- 
B monte et grate accoglienze che a un grande Signore sa- 
s rieno convenevoli , honorato per più giorni , con alquanti 
B suoi amici che con lui erano venuti in compagnia, el di pasti, 
» et di variali suoni, de quali v'era abimdantissimente [sic], et 
s altri giuochi sollazzevoli, secondo ei loco. Et non parendo 

# alia Signoria di Marsilio asso aver satisfattd*, volse che di 
» questa mia sollazzevole Operetta fusse partecipe, ancora 

> cbe alla sua venuta non fusse composta, ma in giorni otto 
» cbe ste a ricrearsi , si compose, si imparò , et recitosgL 

> Et riservala la Copia insieme con altre mie- Facetie, 
T> stenno a buona custodia in fino alia venuta deli! Spagnuo- 

> li , in una Cassa, nella quale io tenevo li miei Vestimenti, 
» a un Villano convenienli, de' quali mi hornavo quando a 

> simile materie havevo a servire et recitare. Liquali (cioè 

> gli Spoffniudij, come discreti, oltra le robbe (secondo me) 
s buone, anchor di quelle Facetie, et Operette, et delli Ve- 

> stimenti Villani, si femo veri padroni. Volendo affermare 

■ Ne abbiamo «Uri esempi in queste rime popolari senesi. 
Tedi il Glotiarif imeit, cbe ponemmo in fine alle Rimt dello Siro- 
Mino (Siena , 18TS]. 



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130 APPENDICE T£[IZA. 

> quella parola del Pater nostro, quale fu già composto in 

> nome de Lombardi , come è qui di sotto scritto: — La pri- 
» ma cosa che fa lo Spagniuob a prima gioota che b in casa 

> isquadra et dice se ve nulla che gli agrada : Da nobis hodie.^ 

> — Ha doppo la partita loro trovai Ira lallre lor cotture al 

> proprio Privale (forse luoco atal materia conveniente) una 

> parte dela presente Operetta, quale raccolta, ancor per la 
» tresctaa puzzolente ritrassi {sic} , et corretto quelche avevo 

> alla memoria, messi in^eme. Et per ricordanza di quelle 
» sfortunate ossa. Involuta fare slapare, alle quali mentre 

> che Tivaró, et doppo, se doppo s'ama, sarò affeltionato, 

> dicendo a tutti quelli che verrà alle mani che ne dichino 
» et faccino quel tanto che la materia merita. Et se a qual- 

> che gentile spirito duole che un tal Signore qual era él da 
i me amato Marsilio sia in si vile opera ricordato, scusimi 
I la tanta affettione et amore che Iio portato et portarò a 
1 quello, che tanto (credo) harei fatto se di più lucido ve- 

> dere fussi copioso. — Et per mio defensoro (anchor che 
» io ne sia indegno) ricorro a Lionardo suo figliuolo, accioc- 

> che con io scudo di sua sapientia mi ricuopra et difenda^ 
» sotto.il quale non credo poter esser offeso vb percosso. Al 

> quale di contìnuo mi raccomando. — Vale, b — Se il nostro 
Antonio foss^ stato de' Bozzi, non ce lo avrebbe detto, mentre 
qui ci fa sapere come, quando, e perché compose il suo 
Vanto del Soldato? 

15i6. Siena. — Vanto di m Soldato. Interrotto da un Vii- 
tano detto el Chasella. Opera dilectevole et da Recitare. Com- 
posta Per Antonio di Pietro di Mico, Detto Correggiiioh. — 
" in fine: Stampato in Siena presso a San Viglio. A di XVIII di 
Novembre M.D.XLVI. Ad Instantia di Giovanni di Alisandro 
Libraio. In-8 pjcc.: carte 8: frontesp. inquadrato. (Comunale 
di Siena).' 

■ Vedi nel voi. I, pag- 963. ~-Supri nilpiiternoaler de'Lom- 
D bardi > vedi nel Giornale di Filologia romansa (tom. II , pag. 4S<- 
158) un articolo del signor F. Novali. 

* Accora 11 Fabiani (Calaìof)o) e il RiccKJlelaiioM eli., pag. 31) 
bauDO del Vanto d«l Solàaio questa sola edizione del 1546: e fona 
non De ebbe altre. 



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BiBLioaRAn* de' bozzi. 



N- 16. 

OLTRADI ANGIOLO DI ROMA. 

[lncerto.\ 

[Ln pone Ira! Ro»i il Fabiani (Calalouo!; e ancara 11 Ricci, il 
quale dice ■ cbe trovandosi In Siena per Bsercìtare la professione di 
■ coniatore di pelli, fu ascritto alla Congrega > (ffalasione cil., 
pag. 37): ma di questa profeseione di lui non dice niente il Fabiani. 
— Dal documenti si conusce cbe non è mai ippartenuto alla Con' 
grega (vedi l'Appendice II), e nei ti tali delle sue commediaa slampa 
non à dà mai il nome di Aoixo. Per queatocrediamo certamente che 
non sia di essi: e ce lo conrermano alcuni versi del Prologo alla sua 
Deaiata Pace, ne'qaall èdiieso e lodato l'autore, e ce lo fanno co- 
noscere come rimatore non popolare, o almeno che tale non vuol' 
essere. Eccoli: 

Percliè ctn'i uccluil tsoiiD >parlBt« 

Contri '1 pa«IB , e loglion per dllpettO 
Ch* «ili abbia io l' opra lua amnpn robato. 

Cb' el nen 4 ^ito lor che mai non laaao 

E 'd tu quattro lanetli alanno un anno. 
Pieni di uopi. 



Or perclii è tempo 
Db lai composi 



E anche leggendo le commedie dell'Oltradi si sente un bre tatto 
dlTerso da quello dei Aonsi.) 



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APPENDICE TERZA. 



I. — Desiata Pace. 



La Dettata Pace è in ottave; senza divisione di alti o di 
scene. Ha il prelevo io 16 terzine, e in fine una canzona. — 
Sono interlocutori Fausto, pastore: Dardenio, pastore: Lu- 
cilla, giovane: Silverio, vecchio: Corvone, villano. — Fau- 
sto si dispera per l' amata: Ccrvone lo canzona: Dardenio lo 
consiglia a lasciar quella ninfa, e lo consola. Luranl» i loro 
discorsi Corvone (che deve essere non veduto dai pastori) 
8' inframetle con le sue ciiiacchiere e scempiaggini. — Fausto 
incontra Lucilla , la quale gli dichiara che non l'ama nèmai 
l'afflerA: ed egli disperato, dopo fatto un lamento, sta per 
ammazzarsi, quando lo trattiene Silverio, il vecchio pasto- 
re, che lo conforta e si fa raccontare il suo amore. Cono- 
sciuto cosi che la crudele è Lucilla, sua figliola, fa che essa, 
sebbene dedicatasi a Diana, pure sposi Fausto. — Reatan 
tutti lieti e contenti, e vanno a un banchetto. — Chiude 
ona canzona detta da Dardenio. 

1547. Roma. — Desiata Pace. Commedia nuova pasto- 
rale dilettevole composto per Angelo del li Oltradi. — 4n Roma, 
per Valerio Dorico e Luigi fratelli, 15i7. In-8: carte 12: se- 
gnatura A-Bii. (Brunel, Maaael, Soleinne, BibUotìtégue. ec). 

1549. Siena. — Desiata Pace. Commedia Nuova , Pasto- 
rale, dilettevole; Composta per Angelo deli Oltradi. — In 
fine: In Siena per Francesco di Simeone e Compagni. Il ài 
X di Uarzo 1549. In-8: carte 12: e stampa di tre figure nel 
Irontespizio, delle quali quella in mezzo vuol uccidersi con 
imo stile ed è trattenuta dalle altre due. (Comunale di 
Siena).* 

1538. Roma. — Nuovamente ristampata et corretta. — 
In Roma. Valerio Dorico, 1558. Ìn-8 picc: carte 12: segna- 
tura A Avi. [Brunet , JUanuel. Soleinne, BUiliothègw Drama- 
tigwe, ec.). 

< 11 FsbiBDi (Catalogo) regUIra della Dtiiala Paté questa sola 
edizione del tSi9. Il Ricci [Retaxioae cil.) non la rlcwda noppure. 



I , Gi.>oglc 



BJBLIOGBAFIA CE' ROZZI. 139 

— Siena; senza l' attuo. Desiata Pace. Commedia 
Nuora, Pastorale, DiletlQToIe, Composta per Agnolo de li 
Oltradi. In-8 picc: carie 13: noi frontespìzio rozza e quasi 
Ininlelligibilo incls. di due persone, una delle quali combatte 
un mostro; e da un albero pende un'altra figura. (Comu' 
naie di Siena). 

— (Senza nota tipografica. See. XVI). Ia-8. (Pineiffo- 
tia, IV, 458). 

II. — Cura di Amore. 

La Cìtra if Amore manca al Fabrani ( CaUdogo) e al Ricci 
(RetoziOMfi). — Hon abbiamo potuto vederla nò trovarne altre 
edizioni oltre questa del 1519. — Il Brunet dice solamente 
che ba sette interlocutori tra i quali Cupido ed Eco. , 

15i9. Roma. — Comedia pastorale nuovamente compo- 
sta per Angelo Oltradi intitolata Cura d'Amore. — In Roma, 
per Valerio Dorico e Luigi fratelli, 1549. In-8: carte 8: ca- 
rattere semìgotica (Brunet, Manuel). 

III. — n Poeta. 

Jl Poeta non abbiamo potuto vederlo n6 trovarne altre 
edizioni oltre la seguente. 

1649- Venezia. — a Poeta. Commedia,— In Venezia, 
per Comin da Trino da Monferrato, ISift In-8. (Ricci, Beia- 
mone cit., pag. 37. Fabiani, Catalogo e Catalogo Selvaggi). 

IV. — V Or((rfana. 

Manca al Ricci {Helazione). Il Fabiani (Cdla/ojo) ne ha 
una edizione di Siena, senza l'anno, tra quelle € di autori 
» incerti, la maggior parte Rozzi, b È in terzine; divisa in 
cinque atti, ma senza scene. Parlano Genio, amante; Trion- 
fo, ragazzo; Floria, giovane ortolana; Nera, madre diFIo- 



no APPENDICE TERZA. 

ria; Livia, donna; Siila, vecchia; Bonserro, fante. Innanzi 
sono nove terzine dette Prologo e Ai^omento, e ivi : 

udirete, avanti oscuri '1 giorno 

Un Baldo cor d' un' umile donzella * 

Non curar preghi altrui, moleElia e scorno; 

E d' uno amante la voglia rubella * 
VerBo la sposa sua, quantunque sia 
Onesta, sag^a, valorosa e bella; 

Al fin restare in meiizo della vìa 

Vinto, e tornare al suo primiero stato, 
Pieno di puro zelo e cortesia. ' 



1550. Roma. — L' Horlolana. Comedia d'Angeb delU 
Olira^i Nuovamente venuta in luce. — In fine : In Roma, 
per Valerio Dorico l'anno del Giubileo MDL. ln-8; carte 8: 
carattere tondo. Nel frontesp. incis. rappresentante appunto 
un'ortolana, con un paniere in braccio ed erbe nell'altra 
mano (Comunale dì Siena). * 

1562. In Firenze, presso Ridolfo Pocavanza. In-8. (Far- 
setti, Catalogo). 

— Siena, senza l'anno. — L'Ortolana. Commedia 
Piacevole nuovamente venuta in luce. In Siena, s. a. In-8; 
carie 8. A carte 8' incis. di un paio di buoi all'aratro e di 
un contadino elle sementa, posta traversalmenle alla pagina 
(Palatina). » 

— In Milano, senza l'anno. In-12 (Farsetti, Co- 
taiogo). 

— (Senza nota tipografica. Sec. XVl). In-8. [Pinellia- 
m, IV, 458). 

' Floris, la gìoTaoe ortolana. 
' Genio, che ama Floris , e che è marito di Livia. 
■ E U sposare a Floria Boonaervo fanle di lei. 
' QueaiB deltSBO non è forse la prima edizione dell' OrJotoia. 
* L'Allacci ha questa ediziune di Siena s. s. come d' incerto 
autore, torse perchè essa è, anonima. 



I , GVioglc 



BIBUOGRAFU DE' ROZZI. 



- Filomena o Amorose Querele. 



Non abbiamo potuto vederla né trovarne notizie. Manca 
al Fabiani (fiaUdogo) e al Ricci [Relazione). 

1550. Roma. — Philomena cioè Amorose Querele con una 
Satira et un Capitolo sopra ie Pianelle^ del medesimo, alla 
sua donna — tS5l), Roma^ Dorico. In-S; carie 24. Ritratto di 
donna al verso del frontesp. (Calai della Libreria Selvaggi). 

VI. — La Basta. 

Non abbiamo potuto vederla. £ detta in terzine. 

1563. Firenze. — La Rossa Commedia ruslicsie di An- 
gelo Oldradi. — In Firenze, per Ridolfo Pocavanii, 1562 
(Farsetti, Catalogo). ^ 

1561. In Bolognaj per Alessandro Bonaccio, 1561 (Tri- 
Tulzlana). ' 

— Siena, senza l'anno. In-8. (Fabiani, Catalogo. 
Ricci, Relazione, pag. 37). 



FRANCESCO DI IACOPO CONTRINI, 
DAL MONTE SAN SAVINO. 

\lactrto.'\ 

[Il Fabiani [Catalogo) e il Ricci [A«'aiioN«, ptg. 38) io pongono 
In 1 Roixi. Noi lo diciamo intarlo perchè nessun ricordo di Ini ap- 

' 11 Fabiani ancora {Cafaloga) registra della Rossa questa edi- 
zione deHfi6S. 

■ Questa edizione del 15S4 mancB al Fabiaal [Culologo) e si 
Ricci (flcbiiiofw). 



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ità APPENDICE XEBZA. 

parlscenel documenti delU Congrega, s perchè celle sUmpe non 

li dice mai de' fiaxit. Secondo il Eicci sarebbe alato ibotlaios, ma 
qaesto non conferma 11 Fabiani [e il titolo di n messere • datogli 
nel froDlesp. delia sua egloga ciò esclude del lutto), mentre l'uno 
e l'ailro ci dicono cbe fu del Monte San Savino.] 

L — Lite Amorosa. 



È in vario metro, ma più in terzine, con una stanza in 
fine: senza divisione di atti né di scene. Parlano Ircano, 
pastore; Broncone, yillano; Clizia, ninfa: Sabina, ninfa: 
CimbOj pastore: un Romito; Apollo: Fedro, spagnolo: Die- 
go, spagnolo. — Ircano pastore , è innamorato della ninfa 
Clizia ; e sa dal villano Broncone cbe ancora Cimbo, l' altro 
pastore , l'ama. — Sabina e Clizia, stanche della caccia, si 
riposano. Il villano si fa innanzi arditamente; prima è scac- 
ciato, poi lo fanno cantare, — Vien Cimbo armato; ma Cli- 
zia non accetta l'amore di lui, che in vano prega. Soprag> 
giunga Ircano anch' egli armato, s' azzuffano e Cimbo resta 
ucciso. Ircano e le ninfe se ne vanno lasciando il villano 
(che sempre s' è inframesso scioccamente ai loro discorsi) le- 
gato a guardare il morto. — Viene un Romito; il quale Io 
scioglie e sapulo da lui tutto l' accaduto , fa una preghiera : 
e avuta da Apollo (che comparisce) una radice, con quella 
torna in vita Cimbo, che racconta ciò che ha veduto nell'al- 
tro mondo, cercando inutilmente il Romito di persuaderlo a 
lasciare l'amore e andar con lui. — Compariscono Fedro e 
Diego (parlando la loro lingua spagnola), i quali derubano 
il villano, ed egli va con loro a farsi soldato. ~ II Romito 
dice di essersi ridotto tale per fuggire l' amore. Il villano 
(che ora parla lombardo) affronta il Romito, e poi, fiutato 
da Diego, Io lega e Io deruba. — Feiro e Diego fermano Sa- 
bina e Clizia per derubarle; ma fuggono al sopraggiungere 
di Cimbo, che spaventa le ninfe avendolo esse veduto diami . 
morto: ma Cimbo assicura Clìzia del suo amore. — Il Romito 
dà delle busse al villano per vendicarsi di quando l' ha as- 
salito; e Cimbo ii spartisce. — Viene Ircano infuriato che 
Cimbo sia resuscitato, e s'azzuffa con lui. Il Romito, 11 spar- 



BIBLIOQRAnA. DE RUZZI. 143 

lisce, e, postosi giudice, sentite le ragioni dell'uno e del- 
l' altro , sentenzia cbe Clizia sia di Cimbo, Ircano se ne con- 
tenta ; e poL gli è data in moglie dal Romito Sabina. Chiude 
una stanza cantata dal viilano. — Vedi nel voi, I, pag, 171 
e 172, 177, 191, 211,268. 

1550, Siena. — Lite Amorosa. Egloga Nuova Composta 
per r ingegnioslssimo giovene Hisser Francesco di lacomo 
Contrini dal Monte San Savino. Stampata ne l' anno ALD.L. 
— In Une : In Siena, per Francesco di Simeone Ad istantla 
di Giovanni d'Alisandro Librare Adi 2ì d'Aprile 1550. In-8; 
carte 21: al tergo dell'ultima è l'impresa della Lupa lat- 
tante i gemelli sotto l'albere (Comunale di Siena. E presso 
il signor Cavriani). * 

1568. In Venezia, per gli eredi di Marchiò Sessa, ln-12. 
(Fabiani, Catalogo. Ricci, Relazione, pag. 38). 

1572. Firenze, nel Garbo, ln-8; carie 23, e una bianca. 
(Palatina). ' 

— (Senza nota tipografica. Sec. XVI.) — Lite Amorosa. 
Egloga nuova. In-3; carte 23; segnat. A-Ci: carattere tondo 
(Soleinne, BiMiothégue Dramatìque. Esiste presso 11 signor Ca- 
TTiani). * 

■ Questa edizione del ISSO è registrala ancora dal Fabiani 
(Cataiogo) a dal Ricci (Relaiione, psg. 38). 

* Anche questi edizione del 1ST2 è registrata dal Fabiani (Ca- 
taiogo) e Ati Ricci (Relaiiot?^, pag. 38). — Questa alampa segnata 
ai Catatogbi D, i, 7, 36, presentemente è smarrita e Qon si trova 
più al suo posto, tra 1 vari: le note bibliograQcbe sopra recate sodo 
date dal Holinl nel suo'citato (vedi a pag. 5 io questo volume} Ca- 
talogo dti CoinponlniantiileifloDafnallaPaliitlrTa. Ancora una stampa 
(Siena , 16G!) del Ptlagrilli del Cacciacootl , (vedi [odielra a pag. ^ 16} 
cbe ai Cataloghi apparisce segnata U, IBTt , 4S, ora più non ai 
trova in Maglia bechi ana, a quelle indlcazloal. 

* Manca al Fabiaol [Catalogo) e ai Ricci (ReUtiione). 



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APPENDICE TERZA. 



N" 17." 

VOGLIOROSO 
(ALESSANDRO DI DONATO, SPADAIO). 

[Fa Ira i foDdalorì della Coogragi sei 1634, e col it«Mfulo 
(Angelo CeoDl , nia'Degcatco) a riformarne 1 Capitoli net 4&fil ; aven- 
do nel lucceasUo 1SG3, già passato il seasan (esimo anDO di etA (vedi 
le Appendici [ e II : e nella Hirormi del 1Q6( le note al Cap. XXlXj. 
DI lui Diente si trova Elampalo]. 

Nel 1562 , ai 21 giugno , presenta g dona alla Congrega 
un abbattimento in moresca, cioè un dialogo o una comme- 
dia accompagnata o seguita da un combattimento in moresca, 
da più (vedi nelrol. I, pag.2il; e nella Riforma del 1561 
in nota al Capitolo XIV): e i Correttori dovevano scegliere 
le persone atte a ciò. 



STBUTTO 

( ) 

[Non se ne trova l'amrois^one e per questo sa ne Ignora 11 
nome proprio; ma nel marzo del 1SG2 era Consigliere della Gon- 
irega (redi l'Appendice II). NeppurdìluialtroTa niente stampato). 

Nel 1562, ai 21 giugno, presenta alla Congrega dus 
Commedie, che furono date in mano ai Correttori per la 
revisione (vedi nei voi. I, nella Riforma del 1561 in nota al 
Capitolo XIV). 



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BIBLIOQBAFIA SE' ROZZI. 



No i7.n 



SaORTO 
(BARTOLOMMEO , MANESCALCO). 



Nel febbraio del 1567 aveva in ordine una Commedia, 
che pare fosse rappresentata (vedi nel voi. I, nella Riforma 
del 1561 io nota al Gap. XtV), ma che non si trova a stampa. 



N" 18. 

FALOTICO 
(GIOVANNI BATTISTA, SARTO). 

[Un ^alofico, senza che sa cooosciamo l'arte. Il asme e i^ 
Ct^MHue, era certa me a te in Congrega Bd dal ib^i: nel 156) poi 
UD GIOTSD Battista Binati, sarto di proreselone , è ammesso , seoza 
ohe sappiamo 11 sapranoome datogli in Congrega (vedi nel voi. I , 
l'Appendice li). Gli storici di essa sono concordi nel dirci (Fabiani, 
Catalogo: Storto, pag. 7. Ricci, Belasiont, pag. Ì9) che il Falotico 
era un Giovao Battista sarto, laceado ambedue it cogoome; ma 
quello del Bioali gli daoDO 11 Torrenti {Catalogo dei Compoaimenti 
d«{ Ao»3J da lui posseduti) e 11 Falnscbi {Sorittori Senesi , l , i3: 
Cod. Z, [I,S5, alle Comunale di Siena], absegaando cost al se- 
condo Falotico, all'ammesso nel SI , i eomponimenil pubblicati con 
quel soprannome d'autore. E questo pare confermino le stampe [do- 
ve, coni' era il BolilO de'Ito»! a quei tempo si vede sempre, e 
solo, 11 soprannome), tra le quali la pili antica è quella del 1671 , 
che si ba da tenere per la prima dicendoci * di nuovo messala 
> Iacea cioè stampala allora per la prima voltai oloconfermanonelle 
rime di lui gli accenni alDrincIpalo gii stabilito e alla misera condi- 
slone della città nelprìmuempl di quello, dopo rullima guerra. Del 
C. Huii. — V«l. li. IO 



146 

Maiolico vhenle sempre nel 4G0i, a In bIcudI God. chiamalo di 
come Anetno (Tedi qui sotto) abbiamo una sola commedia, ma, 
oltre mascherate e capitoli, anche cinque dialoghi ; dei quali uno 
stampato, nelle ediiioQl con data, ed un altro, sappiamo, reci- 
tatOj nel tempo che la Coogrega stette chiosa dal iSfB al 4G03J. 



t — R BnttceUo e il Boschetto. 

Questi sono due dìalo^bi ia terzine tra Coderà e Braco ' 
villani. Vi sono ancora due canzoni per dial(^. VeSi nel 
voi. 1, pag. 276-78, e 279, uiTa esposizione del Palermo. — 
a BnuceUa e il Boschetto sono mas. nel Cod. CCLIII della 
Palatina dì Firenze (Palermo, Manoscritti Palatini^ 1, 442); 
e nei Cod. ff, XI, 3, fog. 273-286t, B, XI, 4, tog. 55-65*. 
della Comunale di Siena, * 

1571. Siena- — Il Bruscello di Coderà et Brwo. Opera 
Rusticale Piacevole et ridiculosa. Di nuovo messo in luce. 
Composto perii Falotico &e' Rozzi. In Siena, 1571. In-8; 
carte 7, mancando forse l' ultima. Il frontesp. ba di gotico 
le parole e In Siena, > ha più fregi, ed è bianco al t. Due 
fregi, uno a capo e l'altro a pie di pagina, sono al redo 
della carta 2^: ed altro fregio è a pìb di pagina a carte 6*^ 
in Ano al Dialogo. La carta 7" è bianca tutta (Comimale di 
Siena. E Hagliabecbiana). * 

1574. Siena. — JJ fnuceflonf A £i»cA«tt). Dialoghi molto 

■ Nella qual ComuDale è ms. acche un altro BrtMCello, Cod. B, 
X( , 39 , fog. f-a (cartaceo, in-4 ; sec. XVIII), anoDimo , [otitolato 
t BruaceIJo o vero Caccia coDladioesca ; ■ cosa del lutto dlrersa dal 
Dialogo del Falotico. la questo BnactUo del Cod. E, XI, 39, seno 
interlocutori * Uq Vecchio, sopra un asino: Stiacciane, che pianta 
> il bniscello: Grenns, con la lanterna; Bltorgoo, con 11 ramata: 

■ Chiandacclo, con la balestra: 5cali»a,coD la rete: Squateroia, 

■ col sacco: Buzzico, col Bschlo e infilatolo ■. 

* Onesta edizione del 1671 , che 4 la prima , e che ha li solo 
Brmcello, manca al Fabiani [Catalogo] e al Ricci (AelaxfoM). 
Essa, e le altre del Brmoelìo e del Boivhtìto, furono pubblicate 
nel silenzio delia Congrega dal 1668 al 16^. L'esemplare in Haglti* 
bechiana apparteneva ad Anton Francesco Maral. 



Gcogic 



BIDLIOGRAFIA DE' ROZZI. 147 

allegri. In Siena, per Luca Bonetti, i574. In-8. (Ricci, Se- 
lozióne, paf;. 30. Esiste presso il signor CaTrian!}. ' 

1583. Siena, — Il BnuceUo Et B Botcketto. Dialoghi molto 
allegri et diletleToli del FaioUco della Congrega de' Bozzi. 
Et un Capitolo àOa Sposa nuova padrona del Fumoso della 
medesima Congrega. In Siena, l'anno 1583. In-8; carte 16. 
Piccolo fregio nel frontesp. (Comunale di Siena. E Trivul- 
ziaoa). * 

— Siena, senza l'anno. — n Bruscello et B Boschetto. 
Dialoghi molto allegri e dileltevoli del Falotico della Con- 
grega de' Rozzi. Et un Capitolo alla Sposa nuova padrona, 
del Fumoso della medesima Congrega. In Siena, alla L(^gia 
del Papa , s. a. In-8; carte 16. Nel frontesp. una incis. di un 
uccellatore con reti (Comunaie di Siena). ^ 



II. — Jl SaUambanco e il Conladino. 

t, un Dialogo in terzine, piuttosto lungo, con una stanza 
e un sonetto a principio. 11 Saltambanco dice della sua grande 
scienza e portentosi medicamenti: il villano vorrebbe gua- 
rire dall' amore: e chiude il Saltambanco dicendo di nuovo 
delle sue medicine. Vi è molta notizia dì mitologia e storia 
antica. — È ms. nel Cod. H, XI, i, log. 160t-168t della 
Comunale di Siena. 

1603. Siena. — Dialogo tra un SaUimbanco e un ContO' 
(fino. In Siena, per Silvestro Marchetti, 1603. In-4 (Ricci, 
Relaz., pag. 29). * . 



' MsDca al Fabiani (Cafatogo) questa edizion^dellGTl. Io essa, 
seeonio liQuaàrìo [Slor. e Bag. d'ogni Poe». Ili, ii, G6) sarebbe 
erroneamente stato stampalo Folonlio per Malotica. Ha ci pare poco 
probabile. 

' Manca al Fabiani {Catalogo); é registrata dal Ricci {Rtlaxio- 
M, pag. 30). 

* Il Fabiani {Catalogo] registra questa sola edizione s. a., cbe 
miDca al Eicci {Retatfone). 

' 11 Bicci ha questa sola ediziiine del 1603. 



I , Google 



148 

1601. Siena — Unito all' altro Dialogo Paslitiaca e Maca 
dello stesso Falolìco [Fabiaoi, Catalogo]. * 

1617. Sieoa. — Due Dialoghi ruslicali 1 di Pastinaca e 
ìiaca 2 de un Saitambancù e un Conladino Composti dal Fa- 
lotico della Congrega de' Itùzzi. Di nuovo rìsUmpatl. fn Sie- 
na, perSalvestro Marchetti, i617.lD-8;car[e 18. — I Diab- 
ghi sono siampali di seguito, e prendono 9 carte per uno: 
il primo ha il frontesp. inquadrato; l'altro con una piccola 
impresa di una Lupa allattante i gemelli, co) motto Et foett 
it nutrit (Comunale di Siena). * 

III. — Pastinaca e Maca. 

Parlano Pastinaca e sua moglie Maca. Cercano, in un 
convito di t>clle donne, la loro signora, novella sposa del lor 
padrone. Trovatala le fanno regali, e la invitano in campa- 
gna, lodando la vita di contado. Il Dialogo b piuttosto lungo, 
lutto in terzine; faceto e un po' sguaiato. Dovette essere com- 
posto per recitarsi a un qualche convito di noize. — £ ms. 
Del Cod. H, XI, 5, fog. T9'-8T', della Comunale di Siena, 
senza nome dell'autore, e intitolato « Trattenimento d'una 

> Veglia. Il Villano e la H<^lie >. — Vedi nel voi. I, pag. 269- 
270 e 287. 

IGOi. Siena. — Dialogo Rusticale di Poitinaca e Maca 
Composto dal Falotieo della Congrega àe' Rozzi. In Siena, 
appresso Salvealro Marchetti, 1604. In-12; carte 12: l'ultima 
tnanca. Nel fronteitp. la stessa impresa che nella edizione 1617 
del Dialogo precedente;Ia quale doveva essere la impresa delb 
stampatore Marchetti. Precede in questa edizione 1601 una 
dedicatoria « Alli Virtuosi della Congrega do' Rozzi Salve- 

> Siro Marchetti detto lo Soegtiato Insipido , > colia data f di 
» Siena, 29 di gennaio 1G04; > dalla quale si conosce che il 
FoJotMToerainquest'annosempreinvita. (Comunale dì Siena).' 



■ Que3la del 16<T è reglEtrata ancora dal FabUnl {Ckitalago). 
' Anche il Bfcci («eia*., pag. gS) registra quesU edidone, la 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZI, 140 

1617. Siena, per Salvestro Marchelli. — Unito al Sai- 
tambanco e il Coittadino sopra registrato. ' 

IV. — n Cieco e il ViUam. 

Per il Cieco e il VUkmo vedi nel voi. I, pag. 183 e 279- 
87. — Questo Dialogo è ms. nella Comunale di Siena, 
fog. 871-101, del Cod. H, SI, 5; e, a parte, in altro Codi- 
eetlo, cartaceo, ia-l, di cari* 16, sac. XVI, segnato U, XI, 
10, e intitolato «. Dialogho di uno Ciecbo e uno Villano, fatto 
» dal Falolicho della Congrega de' Rozzi. Opera allegra e di- 

> letteTole >. — Nel Cod. palatino CCLVI (ora passato alla 
Nazionale di Firenze, ed ivi segnato 21, 2. i52) a fog. 201, 
della numerazione attuale e detto 1 0cchia alla Villanella; > 
e alla pag. seguente h questa avvertenza: a Nel carnovale 
» del 1573' si recitò la domenica in pili veglie in Siena, che 
:» e'rBCitant! erano un Cieco guidato da un Villano: e l'in- 

> venzione e parole fumo d' Anzano falolìco de' Bozzi n : e 
segue il Dialogo del nostro FaioUco, cui il Codice fiorentino, 
come del resto anche il Codice senese H, XI, 5, (vedi nelle 
Notizie del Dolente al N" 19), da erroneamente il nome di An- 
sano. Questo Dialogo adunque fu scritto e recitato molti anni 
innanzi alle stampe rimasteci: e come altre cose del nostro 
fa/ob'co, e d'altri Bosii, erano rappresentale per far liete 
le cene o lo veglie: vedi nel voi. I, pag. 182, 219-20 e 279-286, 

1616. Sìeoa. — Dialogo nobilissimo d" un Cieco e d'un 
Villano. Composto dal Falotico delia Congrega de' Bozzi. In 
Siena, alla Loggia del Papa, 1616. In-8; carte 16- Nel fron- 
tespizio ò una L inizialo figurata (Comunale di Siena). 

~ Siena, senza l'anno. — Dialogo nobilissimo d' un 
Cieco e d'un viUano. Composto dal Falotico della Congrega 

quale, con Ira ri a mente a elfi che dice il Fabiani, ba il solo Puff- 
naca e Ilaca, e non accora il Satlafnbanco e il Coatadmo. 

' Questa edizione la re^lra ti Fabiani [Catalogo) e manca al 
Ricci [Reiasione]. 

* Fu recitata Del tempo clie la Congrega stette chiusa (vedi 
nel TOl, I, pag. 93} dal 1668 al 4603. 



I , Google 



150 

àe' Bozzi. In Siena, s. a. In-8; carte 16. Nel fronlesp. la 

Slessa L come nella edizione precedente (Comunale di 

Siena).* 

— In Siena^ alla Loggia del Papa, s. a. In-8 (Farset- 
tì. Catalogo). 



n RacaneSo è diviso In Ire atti e scene: in terzine. Ed 
è avrertito che e 11 prologo si può fare secondo il tempo e 
luogo che si reciterà. — Sono interlocutori Mirenzio. inna- 
merato: Dalinda, amata: Racanello, villano: Corbaccella, 
villano.— I. Racanello, per disperazione e per debiti vuole 
andar alla guerraacorbaccella vorrebbe torto da questo pen- 
siero; ma poi si lascia svolgere e va egli ancora. — Uiren- 
zìo spasima per Dalinda, e va cercandola. I due villani ar- 
mati (uno d'un' alabarda e l'altro d'uno scoppietto) si 
dispongono buffonescamente ad assalirlo: e poicbò Mirenzio, 
sempre fantasticando del suo amore, non bada neppure a 
loro. Io spogliano dì lutti i panni e lo lasciano legalo a un 
albero, non avendogli trovati denari. I villani si bisticciano 
nel dividersi le robe rubate. - li. Mirenzio si lamenta. — 
Dalinda si duole d' essersi smarrita pel bosco andando jn 
cerca del suo Mirenzio, — I villani l' affrontano e spogliano 
ancor lei; ma la lasciano andare. —Essa trova Mirenzio: e 
i due amanti cosi spogliati si consolano a vicenda. — III. I vil- 
lani si vantano buffonescamente delle loro bravale : e poi per 
queste presisi a parole, e per la divisione della preda, s'az- 
zuffano di nuovo. — Sopraggiungono Dalinda e Mirenzio; e 
'questi, tolta l'alabarda a un de' villani, col manico di essa 
li bastona tult' e due, e costringe a chieder perdono, to- 
gliendo loro quel che tianno rubato. — Finalmente fanno la 
pace, e cantano. 

1616. Siena. -~ Racanello Commedia rusticale Composta 

■ Il Fabiani [Cataiogo] e Ì[Bieci{ReUixioae, pag. S9) registrano 
questa sola edizione. 



" .....Google 



SlBLlOGR&FrA DB' ROZZI. 151 

dal Faiotico della Congrega de' Rozzi. In Siena , alla Loggia 
del Papa, 1G16. Id-12; carte 12: nella penultima è, al recto 
l' impresa dei Bozzi; V ultima è bianca. Nel frontesp. è un 
piccolo h-egio e una incis. ai tre persone, un cavallo, e un 
leone giacente per terra. (Comunale di. Siena).' 

VI. — B Mezzaiolo e la Mezzaiola. 

Questo dialogo manca al Rìcci {Relazione); il Fabiani 
(Calatogo) cosi lo registra: < Dialogo del ]^zz(yuolo che va 
> a visitar la Padrona. — Siena, 1617. > A noi non è riuscito 
vederlo, né trovarne registrata altra edizione oltre questa 
M 1617. 

. 1617. Siena. — Dialc^ tra 11 Mezzaiolo e la Mezzaiola 
cbe ranno a visitare la padrona. De> Faiotico. — In Stenaj 
per Silvestro Harcbetti, 1617. (Torrenti, CatcUogo 4ei Com- 
pmitMKti dei Rozzi da Ad posseduti). 



N" 19. 

DOLENTE 
(ANSANO HÈNGARI DA GROSSETO, SPEZIALE). 

[Il Cod. B, XI , 5 , delta ComuDale di Sleo» , intitolalo ■ Rac- 
> colta dl<UTerse Rime dalli più dotti Uniti •, attribuisce, erro- 
neamecte , ad un « Anzano da Grosseto ■ te Stanne del Roiii vatiti 
aUa.fiMrlorelIa, e ad un • Anzano > le altre Stame delle fanleicìte 
prtgM, mentre veramente le ane e le altre sono del ilatafuio, oi- 
aia lU Angelo Cenni maniscalco (vedi la Parte II della BibliograOa). 
E in qnel Cod. H, XI, 15 È attribuita ad ■ Anzano dello il Falo- 
» Ueo Rozzo > la maachnrBta Intitolata U Spota che oa a marito, 
come U Cod. CCLVI palatino dà ad^« Anzano Faiotico de'Rozzi ■ 

' Ancora il Fabiani (Coioloffo) e il Rìcci {Reiasione cit., pag. ») 
reglalrano il Ammalia con la aola edi^ne di Slena del W6. D 
Ricci la cbiama t Raccanello. • 



D,<„r,:^i t, Google 



152 APPENDICE TERZà. 

11 Diaìogo del Cieco e del Ytllaio (vedi la Parte li della Bibliografia 
equlEopn at N° 18); meo Ire e 11 dialogo e la mascherata sono eì 
del Fatotico, roa egli chiamossi però GIOTambattista (e fu sarto di 
professione), e non Ansano. — Betftuiti [sull'autorità di stampa 
anteriori al Codici, e delle storia del Aoiz<) al Fatotico il suo pro- 
prio nome, e a'Ioro <nirl anlorl queste rime,nri medesimo Cod. .?, 
XI, S ne rlmangoDO altre dette di un Ansano, che non abbiamo 
trovato siano da sttrilviirsi ad altri che al Mèngari : cosi una • Predica 

> di Anzano Hengari •, una ■ Mascherata de' Chiavari dì Anzano da 
s Grosseto ■; e nel Cod.H, XI, ideila stessa Comunale di Siena (in- 
titolala ■ Poesie varie degli antichi Bozzi ■] ana n Comedia di Capa- 

■ groiio di Anzano Mengari s; registrala, quest' ulti ras , ancora 
dal Fabiani , nel suo Catalogo, ponendo ■ Ansano Mengari ■ fra f 
Rossi. Ci pare dunque non sia da dubitare dell' esistenza di OD 
Ansano Uengarl o di un Ansano da Grosseto [cbe crediamo una 
(Ola e medesima persona), ascritto alla Congrega. — Fra gtl an^ 
messi ai Bossi se ne trova un solo (nel 4G44) di nome Ansano : ma 
nell'ammissione di lui è r^istrato solamente il nome proprio (■ Ab- 

■ sano spella *) tralasciando il casato e il soprannome positeli 
In Congrega [vedi l'Appendice II). E net libro originale delle Qua- 
tlìoni dei Roixi, la 7fi'.è intitolala « Questione del Dotmle 16' > 
(vedi a fog, 89 tergo il Cod. H, XI, 6 della Comunale di Siena) ; il 
qual Dolente nell'indice (a principio del Cod., e scritta, per vero 
dire, i.i(i modernamente] dei ■ nomi proprj de I Rossi Autori delle 

> sopraddette QiuitUmi ■ è detto essere Ansano speziale. Siccbà, 
. EU questa autorilì, conchiudlamo (né vorremmo che qualcuno ol 

rìpreodesse) e ii e Ansano Mengari da Grosseto, speziale, entra tr* 
i Rosti, nel 164t, e fu cognominato il Dolente: poicbà due mesi 
dopo l'ammissione di lui si trova tratto a sorte per Signore della 
Congrega appunto il Colente, e nessun altro se ne incontra a cui 
fosse messo questo soprannome [vedi l'Appendice II). 

La Questione 76^ dovette essere proposta in Congrega dal Dolente 
innanzi al (G49, perchè a quest'anno s'arresta il Cod. H, XI, B, 
(vedi nel voi. I, pag. 438, in nota), che ti ha conservale le QuatOont: 
e sono del Dolente un Sonetto nei Fruiti deìla Suvera, e un altro 
tra quelli del Reiolulo, due raccolte stampate nel 4G47 [vedi U 
Parte lU di questa Bibliogralla). II Capo grotto, commedia di An- 
sano Mengari, apparisce perù scritta molto più tardi; poiché In 
essa (att. Ili, se. S') un villaifb dimanda all'altro: t Deb, dimmi, 
» FrucB, limare è del Granduca Come la terra appunto? »; e del 
Medici [a' quali, e non ad altri , certamente qui si allude) France- 
sco I Eolamenle nel 1S76 ebbe confermato dall' imperatore 11' titolo 



D,g,r,:^i t, Google 



BiBUOonAFiA. de' rozzi. d53 

di Granduca, còacesso già fin dal 1569 da papa Pio V a Cogim» 
sao padre, 

11 Rìcci {Retaeione) non ricorda uè Ansano Mengari né il [>»• 
ImU. Il Fabiani rcKisIra solamente il Capa grosso . coni media di 
Ansano Mengari, senza dargli il soprannome di Dolente (il quale ci 
pare aver dimostrato clie a lui coDveaga), e senza ricordare le al- 
tra rime Eue che abbiamo trovate in Codici della Comunale di 
Siena, col nome del Mengari o di Ansaoo da Grosseto.] 

L — Capo grosso. 

È in terza rima^ diviso in cinque atti e scene. L'ai^o- 
menlo dì venti terzine, è cantato da un viltano: e in fine i 
pastori e i villani cantano alternativamente una canzona. Sono 
interlocutori Partenio e Tirsi, pastori; Glori, ninfa; Capo- 
grosso, Fruca, Pelaiori, Gambazza, villani; Meca, contadi- 
na; e Sacerdote d'Apollo. — I. Partenio e Tirsi amano inr 
vano Glori, che è invaginila dì Gapotondo; ma 11 villano la 
respinge perchè ama la Meca^ alla quale vuol bene-ancora ti ' 
Fruca. — II. Partenio e Tirsi sì battono per Glori; e, so- 
praggiunta essa con Capotondo, si mettono invece ad inse- 
guirla. — Il Fruca È armalo contro Capogrosso perchè ama 
la sua Meca (che è gravida). — I pastori raggiungono Glori 
e Capogrosso: e, fuggila la uinra, Partenio bastona Capo- 
grosso. Il quale poi è avvisato da Pelaiori come il Fruca lo 
vuole ammazzare. — Glori si vuole uccidere per amore del 
villano: impedita da Tirsi dice invece che ciò faceva per le- 
vare ogni contrasto tra lui e Partenio. Tirsi promette la- 
sciarla in liberià, partirsi, e piuttosto uccidersi egli. — 
ì\l. Pelaiori e Capogrosso, armati , buffonesca mento bravano. 
Venula Glori, vorrebbero percuoterla; ma sopraggiungono 1 
pastori e la liberano e lasciano legati i villani. Gli altri 
due, cioè Fruca e Gambazza^ li sciolgono poi, e cosi tutt'e 
quattro i villani tornano d' accordo. — IV. Glori, grata ai 
pastori , mette pace tra loro : e vanno dal Sacerdote di Apollo 
per sapere chi debba averla. Ambedue raccontano coma e 
quanto ne sono innamorati: e il Sacerdote, consultato l'ora- 
colo, risponde che deve sposarla Tirsi. Partenio si parte 



i&4 APPENDICE lERZk. 

sconsolalo: cade nelle mani dei villani, che Io derubano e 

lo lasciano legato a un albero. Diana, andando a caccia , lo 
scioglie, e lo lìbera dall'amore: e da lui avendo saputo 
come Glori (cbe è una delle sue ninfe) si fa sposa, la muta in 
albero. — V. Per questo Tirai vuole uccidersi. Partenio lo 
trattiene; gli dice che egli non ama più; e, consigliandolo 
a fare altrettanto. Io conduce a Diana. Per consiglio di lei 
fanno un sacrificio a Giove, e Glori ritorna nel suo stato. — 
Si' fa allegrezza e si canta. — Vedi nel voi. I, pag. 170,175, 
183, 237 (in nota), 272, 274, 276. — Inedita. 

— Comedia di Capo grosso di Ansano Hengarì (Cod. A^, 
XI, i; fbg. 1-41 della Comunale' dì Siena). ' 

SicOLO XVII. — [In qusEto mancano , come gli «werlimmo 
nella Prehiione, i docjmeDli delta Congrega, cba quindi InoaDii 
cominciò ad accogUere anche persone non di popolo. Goal ci man- 
cano due giudiii di lirliica ; e blsogan registrare per Jlosit, seceoti- 
stiscrìUocI di egloglie e commedie, quelli datici dalle loro Glorie, 
cbe aono appunto tutti non popolari. Cod essi e con i loro compo- 
nimenti la Congrega esce dal suo perioda primìtÌTO e originale e si 
avvia a diventare Accademia.] 



DILETTEVOLE 
(BENVENUTO PLORI, PRETE). 

[Il Ricci {Rtlafiont, pag. SO] lo dice > cerbolatlalo, ■ cioè 
conciatore di pelli soUill. Ma ciò è errore, percbd una sua comme- 
dia col titolo ■ li Teofito ■ è delta ■ commedia spirituale del Uolto 
» Bev. BeaveDUlo Fiori Saoese ■ (vedi la Parie IV della presente 
BibliograSs) ; e la Bolla con la quale Benvennto di Girolamo Fiori 
è da Orbano Vili, nel 3 aprile 4689, Investito delia parrnccbia di San- 
t'Andrea di AmpugDBDo, esiste nel R. Archivio di Stalo in Siena, 
è dato da cose sue a stampa]. 



I , Google 



BIBLIOQRAFIA DE' ROZZI. 



I. — Aurora. 



È in vario metro, divisa in cinque alti e scene. Parlano 
Aurora^ ninfa; Tiresla, ninfa; Sirena, ninfa maga ; Harillo, 
pastore; Ombrino', pastore; Florido, pastore; Nunzio, pri- 
mo pastore; Nunzio, secondo pastore; Fiore, guardianella di 
Tireaia; Straccione, villano, bifolco d'Aurora; Sborra, vil- 
lano, bifolco di Marillo. Nel < Prologo delia Commedia reci- 
> tato da due personaggi N. N. > cosi b detto l' argomento: 
Del nostro Ombron vi mostriamo un modello 
Dove pastori e ninfe baa le capanne; 
E quel cbe voi yedete questo è chello (j]ueHo). 
Si mostra in questo luogo, eh' è due spanne. 
Per presentarvi un caso eh' è avvenuto 
Tra di lor, che per tutto il grido, vanne; 
Fra una ninfa e un pastor molto saputo 
Che da piccini lor si voUen bene 
E seguitò fin eh' ugnun fu cresciuto. 
Ha come spesso ne' casi interviene, 
Ci capitò una ninfa forastiera 
Cbe per costui entrò in travagli e 'n pene. 
Liei (lei) di malie ne sapea 1' arte intera: 
£ tanto straveder fece l'amante, 
Cbe gliel levò dinanzi a buona cera.... 
E benché liei fosse di hello aspetto, 
Com' era in vero, e a tutti pareva, 
Brutta era a lui, e sciocco ogni suo detto. 
Scontento lutto el palese (paese) teneva 
Di mo' oh' era iloito; e al festeggiare 
Per cbeste rive più non s' attendeva. 
E '1 resto lo vedrete s' a guardare 

Starete a tutta l' uopra : e molte coae 
Vedrete ancor che non sappiam contare. 
In somma tutta son cose amorose. 
Di duo villani un caso anco vedrete 
Che oell' amar fan cose capricdoie. 

i. .,■,,-< Il, Google 



156 APPENDICE TERZA. 

State a udirli perchè ridarete. 

Alfìn si scioglie il tutto; e finalmente 

Se state attenti ancor piacer n' arele. 

D8lla dedicatoria ai conosce che l' Aurora dopo essere 
Stata rappresentata due volte nella stanza della Congrefca, 
fu rappresentata ancora, sempre dai Hozzi e con molto ap- 
plauso, nel e teatro pubblico della sala grande >, come av- 
verti anche il Fabiani, Memoria, pag. iì, in nota. 

1608. Siena. — Awora Favola Boscareccia del DiietU- 
vole della Congrega de' Rozzi. Da' medesimi Rozzi recitata 
in Siena il Carnovale de l'Anno 1607. All' Ili." Sig. e Pn. 
mio Oss.oo il sig. Antonio Zuccaotint. In Siena appresso Mat- 
teo Fiorimi, 1008, con licentia dei Superiori. In-12; pag. 
num. 113, più una carta che ha solamente al r. la impresa . 
di una pianta in un vaso col motto Laetificat ubiqae; la quale 
impresa era dei Fiorimi stampatore. Il froutesp. ha una bella 
cornice con una piccola impresa dei Rozzi in basso. La dedi- 
catoria b <i dalla stamperia del Fiorimi alli 2S di maggio 
> 1608 D, e sottoscritta < Ercole Cori m. Dopo la dedicatoria 
sono due sonetti all'autore, uno del Giovevole l'altro del 
Modesto, ambedue Rozzi. (Comunale di Sleua). * 

II. — Celifita. 

£ in vario metro divisa in cinque atti e scene. Parlano 
Eurillo pastore , amante di Rosaura ninfa; Florido pasto- 
re, compagno di Eurillo; Melindo pastore, amante di Ro- 
saura; Siringo pastore, amico di Melindo; Rosaura ninfa, 
amante di Eurillo; Alpinda ninfa, parente di Rosaura; Ce- 
liflla ninfa, sotto abile di villanella e fante di Rosaura chia- 
mata Spinetta innamorata di Melindo; Granocchia, bifolco* 
di Melindo; Magnatta villano, bifolco di Eurillo; Anguil- 
lone villano, bifolco di Alpinda; Senarbio pastore; So- 
ranto pastore ; Tresinio pastore; Coro; Nunzi. « Proioga 

' Ancora il Fabiani {Calatogo) e il Ricci inalazione, pag. 60) 
reglBtrano dell' Awora questa eoIs edizione del 460S. 



BIBLIOGRAFIA DE' BOZZI. J57 

s SbcHTa Tiflano e Fiore sua moglie: > e dicono cosi l' ar- 



Fior, se chaala (questa favola) diletta, aDCora giova; 
E molle cose sì rammenlan dreato, 
Perch' ognun vegga in sé come sì trova. 

SieD col consegljo e' vecchi grave e leDlo, 
Non come Elpin per stare a disagio 
Si laggava {lasciava) ingannar dal tradimento. 

E'giotan entran poi n'nn altro visio {vizio); 

Come che vedan una che li piace, 

Allor allor farien lo sposalisio. 
Ma spesso il lor disegno esce fallace 

Come a Melindo rìascir vedrai 

Ch' ara '1 suo primo amor buono e verace. 

Tu sentirai che di lontan paiese (paese) 
Venne una ninfa dietro al suo amante. 
Col tramutarsi tutto il suo arnese. 

In rozza guardi anella ; e star per fonte 
Tanto che di scoprirsi vegga il bello. 

Vedrai tre contadini in tur un (in un) cesto 

D' una ninfa vestita a villanella ; 

E ognun di lor esser ardito e presto 
A chiederla per moglie e a volella : ' 

Ma reatan tutti poi befTati al fine 

Ch'addosso ara la sua bella gonnella. 

Tu vedrai chesta (questa) e una sua cugina 

Ninfa ancor liei, che Rosaria (Rosaura) vlen detta: 
Cbe ce n' è (delle Rosanré) torse -più d' unti àeéùa. 

Non sarà come lei tanto profelta (perfetta) 
Meli' amar: e da chesta impara, Fiore, 
Che in amar tu sia sincera e stietta. 

161t. Siena. — Cetiftta. Comedia pastorale di Benve- 
lo Fiori nella Congrega de' Roisi detto il Dikttevoie. Al 



J5S APPENDICE TERZA. 

molto IH." Sig.™ Francesco Piccolomint. In Siena, con li- 
ceniia de' Superiori, per Matteo Fiorimi, 1611. Iii-12; pag. 
num. 132, con 12 carte preliminari. Bella cornice nel fron- 
tespizio, avente in cima la impresa dei Razzia e in fondo 
quella del Fiorimi. La dedicatoria, « di Siena, fi di iì di 
> agosto 161i> èinnome dell'intera Congrega. Seguono, al 
medesimo Piccolomlni diretti, un Sonetto e un Madrigale 
dei Bozzi; un avviso in prosa a lo stampatore a' lettori; » Ire 
Sonetti < d' incerto all' autore ; > altro del Rospiglioso, e un 
Madrigale del Moderato, e un Sonetto àelV Incogmto^ pari- 
mente' all' autore. (Comunale di Siena). ' 



III. — La Flora. 

Manca al Fabiani (Catalogo) né abbiamo potuto Iro- 
Tarla. 

1611, Siena. — La Flùra Favola boscareccia. In Siena, 
per Matteo Fiorimi, 1611. ln-8. (Ricci, Belcaiotte, pag. 50.) 

IV. — IDiseguaU Amari. 

Sono in vario metro; in cinque atti, e scene. Parlano 
Sileno, pastore vecchio; Elenco pastore vecchio; Amatildo, 
figlio di Sileno, pastore, amante dlFillaura; Lucida, ninfa, 
figlia di Sileno, amata da Amaranto (si finge pazza); Ama- 
ranto, pastore, figlio di Elenco, in abito di ninfa (si finge 
medica e indovina , chiamata Tiresia); Fillaura, ninfa, flgUa 
di Elenco, creduta presa dai Turchi (sotto abito di pasto- 
rello, chiamato Florido); Albina, ninfa attempata, parente 
di Sileno; Erillo, pastore, amico di Amatildo; Elcinfo, pa- 
store, compagno di Elenco; Rosetta, villanella, allevata di 
Sileno; Rifatto, villano ricco; Sarchia, villano, bifolco di 

' n Febiael [Cataiogo) e [1 Ricci (ftalatione , peg. SO] registrano 
questa edizione del 46M , dicendota il Ricci, erroDesmeote , * C>- 
> lime >. II Soleinne [Bibliot. Dramatxqua) J'ba con la data 4615, U 
quala crediamo erronea, come quella del 1619 clie ha 11 De Ang^. 



BIBLIOGRAFIA. DE' ROZZI. 159 

Albina ninfa; Eco. Diana in abito di villanella fa il prologo. 
— 11 Bandiera {BibUotheca Senensis, fog. 460; Cod. Z, 1,11, 
della Comunale di Siena) cosi ne discorre: < L'argomento a 

> dirverOjConsistein amori diseguali, perchè sono di ninfe 
» pastori e villani, che, Iravestili d'altra sembianza dalla 

> lor propria, senza saperi' un dell'altro, ^ amano con ec< 
B cesso ; credendo colui o colei che è l' amalo , di trattare con 
I un suo uguale. Il verso è buono; i pensieri e le massime 
9 onde è sparsa la commedia, aneora. Non ci è cosa che 
B possa con ragione ofTendere l' aggiustatezza dei nostri 



161i. Siena. — / DUeguaU Amori. Comedia pastorale 
del IMettevole della Congrega de' Rozzi recitala alla presenza 
delle Altezze Serenissime dì Toscana l'anno 1613 il di i di 
ni^vembre. AI molt' Illustre signor Alfonso Bandinl nobil sa- 
nese. In Siena, con licentia de' Superiori , per l' erede di 
Matteo Fiorimi 1614. In-i2; pag. num. 169. Nel frontesp. la 
stessa cornice della CeU/Ha. La dedicatoria b sottoscritta dal 
Fiori slesso « di casa il di J 5 di gennaio 1615. » Precede un 
Sonetto dell'autore al Bandini; altro di incerto, e altro di 
H. Giovandomenico Peri da Arcidosso, all'autore. (Comu- 
nale di Siena). ' 

N" 21. 

ROSPIGLIOSO 
(AGOSTINO GALUNI, DI CASTEL FIORENTUNO). 

-> [Il Fabiani [Calalogo, e Memoria, pag. 43) e it Ricci (Rgbuio- 
tu, pBg, 3G) lo pongono tra i Rotti eoo questo soprsDDonie,] 

L — ie False QMrele. 

Sono In prosa, divise in cinque atti e scene : con gli 
inlermedii in versi, e rappresentati al cospetto degli udito- 

' Il Ricci [BOaiioM, pag. El] e il Ferrarlo (Calolojo ro^tf 
tutto, ec.) registrano ÌDiiegwxìi Jmorioon l'anno 16U. come 6 nel 
boDtesp.: BBooodo la dedicatoria dovrebbe però essere i616. 



,H,glc 



160 APPENDICE TERZA. 

ri, cioè c apparenti. > Parlano Pandorìo , veccbioj Bilìsaiio, 
TBCcbio; Panunlo, parasite, servo di Bifisario; Fidenzio, 
pedante; Crescenzio suo discepolo; Troncafronte, capitene; 
Tamburo, suo servo; Vofuonio, aotto nome di Tradite, ed 
abito di maschio, nipote dì Bilisario; Lira^ meretrice, sua 
madre finte; Sinolfo, cioè Diopea, nipote di Bilisario; Liqui- 
da, fumana; Dondolo, servo di Pandorìo; Cuttremola, 
serva dì Bilisario; Gironda, figliola di Pandorìo; e il Giu- 
dice. — Nel Prologo l'autóre dice: t Quindi fe che mi sorge 

> desio di rappresentare sotto titolo di False Querele una 
s commedia di amor piena, ma forzato, malizioso e reo: nò 
» dirò perciò che amore fuggire si deggia , già che le ìnsen- 

> sate et inanimate forme anco tra diverse spezie amar si 

> Teggiono... Se non bestiale, inonesto e rapace dir si pò- 

> tra l' amor di queste False Quer^ (quat fu l' amor di 

> Fedra verso Ippolito, il ratto di Proserpìna, anzi dì Fa- 
1 ride e di Elena per cui Troia venne distrutta), sendo da 

> sfrenata donna e geloso parasite falsamente querelata di 

> sforzo una donzella creduta maschio : dove anche per al* 
» tre false querele d'amore si conosce quanto innocenza 
» possa venendo il querelante querelato, e condennalo sa- 

> rebbe, se ambidui fratelli non si riconoscessero. Opera 

> nuova; noa meno istoria che favola, non men breve cbe 
» dilettevole, non più compassionevole cbe ridicolosa, né 

> peggio intrigala che meglio sciolta. Il chiedere silenzio sa- 
B rebbe superBuo: mi parto dunque, e voi felicissimi re- 
s state, gentilissimi miei signori. > 

1612. Siena. — La False Querele d'Amore. Commedia 
con gì' intermedii apparenti. Del Rospiglioso Accademico 
Roszo. Dedicata a F. Antonio Uartelli cav. Gerosoiimìteno , 
fiorentino. In Siena, per Matteo Fiorimi 1612. In-12; pag. J87: 
più una carta con la data e l'impresa dello stampatore. La 
dedicatoria, firmata semplicemente « Agostino Gallinf, » ha 
la date < di Castel Fiorentino, il di primo di Dicembre t611. » 
Segue un avviso < al benigno lettóre; » poi un Sonetto di 
Giovancrlstofano Borghesi, e quattro Madrigali, di Alessan- 
dro Pìccolomint, di Alfonso Tolomei, di Antonio Ugolini, e 
il quarto di incerto. Poi e l' autore in habitó di poeta fa il 



oogW 



BIBUOGBAFIA DE' ROZZI. 



> prologo. > (Comiinale di Siena. Un esemplare mancante 
delle carte 23 e 21 e del frontesp. supplito a manoj un poco 
diversamente). * 

1623. In Siena, per Matteo Fiorimi. In-12. (Fatiianij 
Caialogo. Ricci, Rekaiotie. pag. 36).* 



MARTELLINI RIDOLFO DI RAPOLANO. 

[[aeerto.] 

(ti Ricci (H«liiiione, pag. S!) e il Fabiani (Caialogo) Io pongono 
tra i Rojsi: mi li bus cominecHa dedicata ad accademici non sene- 
si, recitala fuori di Siena, e pubblicala senza il Eoprennone, ce 
ne ranno dubitare rorlemente.] 

I. — Trimpelia Tratformalo- 

È dedicato dall'autore agli Accademici di Chiuscì (Chiudi): 
i quali, alle raccomandazioni d' un cavaliere < padrone amo- 
> revole » dell'autore avendo mostrato d^derio di sen- 
tirlo recitare, egli promette che andrà; e intanto manda 
f Rodolfo recitante con questo Tritapeila Tniformato t che 
loro dedica, forse nello stamparlo due anni dopo che era 
stalo rappresentalo a Rapolano, patria del Martellini. Egli 
dunque era anche attore. — In questa commedia parlano 
Tognone, villano vecchio; Detta, sua moglie; Cecca, loro 
figliola, sotto il nome di Nerilla ninfa; Uellssa, indovina; 
Trimpella, villano; Sciamanna, villano, figliolo di Tognone 
e Betta ; Mirtlldo , pastore ; Nerilla , ninfa , sorella di 
Mirtitdo, sotto nome di Cecca. — La commedia, divisa 

■ Quella edizione dei 161! 1' ba il Fabiani {Catalogo) e manca 
al Ricci [Reiagbm»). 

* Il Ricci dice questa edizione del 1623 « stampata in Siena 
• dopo piti anni dalla morte dell'autore. ■ 

G. Nwi.-VoL II. Il 



D,<„r,:^i t, Google 



-(€2 

la Ire atli e scene, è io terziDe; Hirtildo sdlo parla in 
scioUì. — L'InganDo, nel prologo, dice le proprie lodi, e 
cerne quesla cemmedìa sia lutla d' iaganni. — I Bella e To- 
gDone cbe baratiarono in fasce Nerìlla , figliola del padrone, 
. con la loro Cecca, aono quasi per scoprir la cosa a Hirtildo 
fratello di Nerilla, — Essa (ossia Cecca) rÌc«rro alla indovina 
Melissa per esser liberala da Trimpella cbe l'ama, e cbe 
essa non può vedere.^ Trimpella dì ciò si lamenta, sapendo 
ancora cbe Nerilla (Cecca) è invagbila dello SciamaDoa, al- 
tro villano, il quale però non le corrisponde. — Mirtildo 
piange sulla tomba della sua Amarilli e respinge Cecca (ma 
reramenle Nerilla, sua sorella) cbe l'ama; e che ripresa 
per questo dai villani Trimpella e Sciamanna li bastona lul- 
t'e due, — li. Nerilla (Cecca) per non esser più amala, fa 
mangiare ai Trimpella una pera incantala, e cosi lo Ira- 
sfurma in diavolo (onde il titolo della commedia). Poi, per 
essere amala dallo Sciamanna, gli manda per Tognone, il 
vecchio villano, una mela parimente incantata, facendogli 
dire che se la mangia avrà sempre buona fortuna: il che 
sentendo il villano la mangia per sé, trovandosi cosi inna- 
morato di Nerilla (ossia della propria figliola Cecca) dalla 
quale ba le beffe e dalla moglie Betta. E per salvarsi dal 
furore di Mirtildo, fratello di Nerilla, si nasconde nella 
tomba di Amarilli. — Nerilla (Cecca) si duole che non sia 
'riuscito t'incanto, e invano prega ad amarla lo Sciamanna, 
il quale trovato cosi da Mirtildo è da lui bastonato. — Me- 
lissa persuade Cecca (Nerilla) a lasciar dì amare Hirtildo: e 
dice a Betta che , per salvare il marito, scopra a Hirlildo 
medesimo l' inganno che gli fece nella persona della sorella. 
— Trimpella si lamenta di essere fuggilo da tutti. — Scia- 
manna che s' è armalo per vendicarsi delle busse avute da 
^Uirtiido, fugge spavenlato al comparire di Trimpella; il 
quale specchiandosi in una fonte, s'-aocorge d'essere doven- 
lato il diavolo davvero; e, per ammazzarsi, si butta nella 
tomba di Amarilli , di dove fugge, spaventato. Telone. — 
III. Hirlildo Corna a piangere sulla tomba di Amarilli. Trim- 
pella, di dentro, s cioè ca mente gli risponde ai lameotl; e 
poi mostrandosi lo fa fuggire impaurito, come fa fuggire 



I , Google 



BIBLIOOItilFlA DB' ROZZI. 103 

Sciamanna che cerca di lui. — Betta scopte a Hirtildo l' in- 
ganno. — Sciamanna , istruito da Melissa della malia, chiude 
Trimpella nella tomba e richiedagli c«rti denari. Egli ri- 
sponde che darà invece il giubbone; e poiché crede di do- 
ver morire 11 dentro, Ta bulfonescamente testamento. — 
Sciamanna incontra Hirtildo a vorrebbe vendicarsi delle 
busse. — Ma ormai son lutti alla presenza della indovina 
Melissa, che spiegati gì' inganni nati dal tramutamenlo delle 
fanciulle, fa sposare a Mirlildo e a Sciamanna le lor supposte 
sorelle, e tornar nomo Trimpella. Il quale dice che da ora 
innanzi starà sempre tonlano dalle donne, e chiude la com- 
media esorlando gli uditori a far come lui. — Vedi nel voi. I, 
pag. 178, 179. 

1618, Siena. — TrimpeUa Ttasfitrtmao Commedia Nuova 
fluslicale di Ridolfo Hariellini, Recitata in Rapolano questo 
di 19 di Febbraro 1614. In Siena, appresso gli Heredi di 
Matteo Fiorimi, 1618. In-8; pag. numerale 71. Nel f^nte- 
spizio e in Qne è una impresa di una pianta di Dori in un vaso 
col motto Laetificat ubique; ma sono di forma diversa tra 
loro e quella in flne più grande (Comunale di Siena). ' 



N» 23. 

VmVERSALE 
(DOTTAR GIROLAMO RONCONI). 

[• Girolamo Ronconi, nobile saneae, Tu medico di coD^dera- 

> ziODS , se ben per SÌ«ds corse Tama cbe egli medicasse assai al- 
■ l'eniplTica;Dlosura competente, coraedimostràaetl'DnlversLtàdt 
• Sleni ove moli' anni leesa pubblicaraeote H'osn&a ; graziosa comi- 
» co, come apparìtce dalla Saiempena sua commedii io voko 

> sciolto.... Uà aopra ti tutto fece gran professloce d'astrologia.... ■ 
Ogurgerl, Vompe Stntti, I, 679. Il Fabiani (Catalogo) e il Ricci 
[R^ltuiont, pag. SS], lo pongono ira i Ac»< col soprannome di Vai- 

> Ancora il Fabiani (Calalogo) e il Ricci [Rtlatione, pag. 52} 
registrano questa aula edizione del 1613. 



Cinigie 



164 AFPENOICC TERZA. 

otrsaU; diche UcSrUgurgerl. E veraoieotaqueslosopraiiiiomecli 
i dato Qtl frontesp. delia bui Silampaia, lenia dira però cbe 
l'autore l'ivesM In ì Rotti; il quile nella dedicatoria di essa si 
■ottoicrlve ■ Glrotamo Boncooi, fisico, > seoi' altro.] 

I. — / Veccia Infiamorati. 

Non abbiamo potuto vederla. È detta iu prosa. Dal ti- 
tolo , come lo riferisco l' Allacci , nou si conosce che il Ron- 
coni fosse ascritto ai Sozzi. 

1633. Arezzo. — I Vecchi Itatamorali Commedia di Gi- 
rolamo Ronconi Sanese. — In Arezzo, per Ercole Cori , 
1633. lQ-12. (Allacci). ' 

11. — La Saiempezia. 

£ in Terso sciolto quasi tutta ; divisa in cinque atti e 
scene: con prologo a principio. Parlano EurimedontOj sacei^ 
dote; Adastro, suo Aglio; Saiempezia, sua figlia; Imante, 
balio di Adastro; Tuturna, balia di Saiempezia; Henalippo 
e Alride, pastori vecchi; Lampetusa, figlia di Menalippo; 
LaBla, sacerdotessa; Dorante e Veridico, pastori giovani; 
Dori, ninfa; Hopso, pastor d'Arcadia; Satiro; Harchionne 
e Succola, villani; Amore; Disperazione; Gelosia; Speran- 
za; Nunzio. . 

1638. Siena. — La Saiempezia Favola Boscareccia com- 
posta dall' Eccell- signor Girolamo Ronconi Medico Fisico sa- 
nese detto 1' lJnivtr%aie. Al mollo 111,*^ Sig." e Patr. mio 
Oss.'^" il signor Carlo Morpbi NobiI Franzese. In Siena, ap- 
presso il Bonetti nella stamperia del Pubblico, 1638. ln-13; 
pag. 118. (Comunale di Siena. E Magliabechiana). ' 

' Acche il Fabiani [Catalogo) eli Rici:i(itel<ixione, pag. 51] re- 
gistrsao questa aole edizione del 16U. 

* Il FablsDi (Catalogo) e il Ricci [R»ia%ìt»ie, pag. 63) registrano 
questa sola edlzloae del 1638. L'esemplare io Maglia bechiana, che 
è mancaote in fondo, appartenne ad Anton Francesco Uirmi. 



BIBLIOaiUFIA DB' ROZZI. 



ARDUim FELICE. 

[Incerto.] 

(UtDca al Ricci (A«IaiÌotM)i lo pone Ira I Rixii il Fabiaoi (Co- 
latogo). tlFernrlo {Catalogo ragionala ec.) Io dice eenese e co^ pars 
fosse veramente; mi noo D'*bbianio trovata notizia alcuna. Però 
■e egli tu ■ nobile », come leggasi oel titolo della bus commedia 
[ad ascoltar la quale allrl nobili concorsero In Rapolino) sarebbe 
forse da rigettarsi se a tempo suo valeva aeinpre il Cap. XIII deità 
Riforma del (S61 che dalla Congrega escludeva ogni a oitladioo 
■ gradoato. ■ Vedi nel voi. I, I' Appendice 1.] 

i. — GU Spettacoli d'Amort. 

< Fu fatta dall' Arduini in sua gioventù; e verso il 
» 1630 fu rappresentata nell' onorato castello di Bapolano, 
I ove concorsa una gran parte della nobiltà senese. Quindici 
I sono le persone; cioè tre Villani; due Ninfe; un Villane^ 
I lo; due Villanelle; due Pastori; Imene; Fede; Cupido; 
j, Circe, maga. Il Prologo Io fa Primavera ed Estate. Cinque 

> sono gli attij e per Io più in terza rima : ed è molto ridl- 

> cola e piacevole.» Bandiera, BibUoOi. Sm., fog. 467 
(Cod. Z^l, ti della Comunale di Siena]. 

I63i. Arezzo. — Gli Spettacoli tf Amore. Commedia ru- 
sticale di Felice Arduini Nobile Senese. All' Illostrissimo Si- 
gnor Marchese Mariano Fatritii. In Arezzo per Ercole Gorì 
H.DC.XXXIV. In-12; pag. 95 (Comunale di Siena). ' 

■ TI Fabiani (Catalogo) la registra stampata In Siena: ma In 
Areno il Perrario (Cotatogo ragionalo) e il Catalogo della Ubrerìa 
Selvaggi. 



.„..,., Got^gk- 



APPENDICE TERZA. 



APPUNTATO 
(FRANCESCO MARIANI, PRETE). 

[Vedi le notule di lui, dile dal F. RicDli dimorsote allora 1d 
Siena, nellu PrerazIoQi lUfl Poffi* DmmmalJcha fiHiliRoIi e al toinoX 
d«l Ttatro llaliano Antico, pubblicazioni {ambedue Uilana, Clasti- 
ci, iHi) ideoticbe del dott. Giulio Femrlo, che hanno duestease 
commedia del Uarlsni. Ivi è dello cbe egli nacque Del 4687 ai W 
d'Agosto, da padre (e questo sull'iulorilà della AsIaiioM del Ricci) 
falegname; che fu ammesso tra 1 Ao»i circa al 16U, col nome 
d' Appuntata, e cbe allora scrisse le NoKit dì Maea e II Marcalo 
delU Domu: nel 1633 era già rettore della parrocdila di San Pielro 
a UarcliDO distante da Slena un miglio, circa, dalla parte di po- 
r.ents: e forse era sempre fivo e In tal qualilà nel 4673. — Le 
rime di lui stettero molto tempo inedile, pubblicandosi VAueOa 
solamente nel 47ST , e novamente, Insieme colle Han« di Maea, ne) 
4811 AI UarlanUi trova dato, come Ro»d, dal Fabiani e dal Blcd, 
il ROprannome di Appanlala; perà l'AsìBlta di lui è in due mas. col 
Dome di ■ Bartolommeo Mariscaico della Congrega de'Aoili, > e 
io un altro con quello dell' ■ Accademico Imtominaio. ■ — DI lui 
vedi nel voi. I , pag. SBT-SSe.] 



I. — L' AsteUa. 

È in terzine; divisa in tre atti escene.Sono interloca- 
torì Cencio, contadino vecchio; Hasa , sua moglie; UliTelta, 
sua figlia; Tano e Tentenna, contadini innamorati; Nanni, 
contadino; Nora, sua sorella; Lisa, figlia di Nora; Già so- 
rella di Cencio; Assetta, fabbro; Borsino, oste. — I. Tano 
e Vlivelta, innamorati, hanno maestro Assetta, fabbro, 
mezzano al lor matrimonio e a persuaderne Hasa, ostinala e 
caparbia moglie di Cencio. — Nora e Nanni, fratelli conta- 
dini, son lieti e contenti di dar la Lisa in moglie a Ten- 
tenna; ma ia vecchia Nasa, calunniandola, lo persuade a 



: C.OOgIc 



BIDLlOaiUnA DE' ROZZI. 167 

sposare inrece UliTetla^ sua figlia. — Di qui risse, e que- 
stioDi e busse; i due matrimoni andati a monte; e UliTelta: 
fuggita alia sua zia Cia. — li. Tentenna (che è anche sol- 
dato) è armato per ammazzare maestro Assetta e vendicarsi 
delie bastonate che n'ha avute per non voler più la Lisa*/ 
la quale, interrogandolo invano perchè la rifluii ora, lo cacr 
cia con la propria spada di lui. — Nanni , armalo con due 
altri uomini, assale Tentenna e gli fa confessare l'originei 
delle calunnie contro la Lisa. — 111. Hasa, sempre pili ar- 
rabbiala, va a Siena per fare Impedire dal padrone, il ma- 
Irimonio delta figliola, e farla ricondurre a casa dal Bar- 
gello. In questo tempo maestro Assetta conduca in casa di 
Cencio gli sposi e tutti gli altri: e si fanno le nozze e allo' 
grie. Torna Masa arrovellata, e mentre dalie finestre tutti, 
le danno la berta, Cencio suo marito, per domarne l'alte- 
rigia, la bastona; ed essa cede. Tornati d'accordo, anche 
Tentenna e la Lisa si sposano per mezzo di maestro Assetta, 
che accomoda sempre ogni cosa: e lutti insieme vanno a 
cena. — Vedi nel voi. 1, pag. 287-88. 

Deìl' Atsetla rimangono più mss. Uno, credulo l'origi- 
nale ' e intitolato < Assetta commedia rusticale di Barlolom- 
> meo Hariscalco della Congrega de' .Rozzi, > lo possedeva 



■ BiblioMa Mjnoicrilta di T. G. Fìntiti (Venezia, ^^^^), 
I, 478, ove e1 legga questa nota; • Il nostro Cadice i l'originale, 

> come lo dimostrano le correzioni cfae trailo tritio s'incootranoi 

■ lo r bo cocnpro In Siena 1' anno 4T0( e, dopo cinque anni, ri- 

■ troTindami a Parigi , ne procurai l' edizione che ivi si fece sopra 

■ UDÌ copia cavata da questo Codice. In tale atampa autore della 

> commedia comparisce un Barlolomuieo Uariscalco della Con- 
s grega de'Aaiii, caD:ie sulla prima Taccia del Codice fu scritto, 

■ benché con carattere da quello della commedia diverso. ■ — 
Perù non Tu 11 Faraeltì stessa che si fece editore a Parigi di-ll' Ji. 
s«tla: ma sibbene Glovaom Conti: il quale, dopotapubbllcailoDe, 
depositò 11 Cod. detto originale, e avuto in dono dal Farsetti ne'- 
li biblioteca italiana del signor Alberto Francesco Floncel Avvo- 
calo nel Parlamento di Parigi. Vedi annali iHt.d' Italia, 1, i, 69; 
e la (ledicaloria a prìacipio, e uii' iTverleDU, lo Sue, »ìl' Àtselta. 
osili edizione di Parigi. 



D,<„r,:^i t, Google 



log APPENDICE TERZA, 

il Farsetti ed era cari, in-i, del sec. XVK ; un altro, cart., 
in-i picc., del sec. XVIII, di psg. lU,e intitolato come 11 
precedente, è nella Biblioteca dell' Arsenale di Parigi ; • un 
terzo, cart., ìq-4. del sec. XVII, di carte 59, segnato H, 
XI, 11, è nella Comunale di Siena,* col titolo e Aaelta 
» Favola ruaticale dell'Accademico detto innominato. » 

1756. Parigi. — Atsetta. Commedia rusticale di Barto- 
lommeoMariscalco della Congrega de'Rozzi. Arricchita d'un 
copioso Indice d'altre Commedie di questo genere e d'una 
Spiegazione per alfabeto di molte voci oscure o corrotte. — 
In Marocco (Pariffi) presso l'anonimostampatope del Divano. 
E si vende a Parigi presso Prault e Tilliard M.DCC.LVI. 
In-S; pag. 138 (Palatina. Comunale di Siena. E presso II 
signor Cavrlanl), ' 

1812. Milano. — Assetta. Commedia rusticale di Fran- 
cesco Mariani parroco di Marciano, detto V Appuntalo. In-8. 
(Vedi Poes. Dramm. Ruit. e il voi. X del Teatro Ital. Aidieo, 
ambedue pubblicazioni di Milano, Classici, del Dott Glulto 
Terrario) 

n, — Le Nozze di Maca. 

Sono divise In cinque atti e scene. Parlano Barboccio, 
villano; Maca sua flgliola; Scheggiale^ villano, garzone di 
Barboccio; Bruglia, villano; Sulpizia, cittadina, sotto nome 
d'Amarella, fante di Barboccio; Leandro, cittadino, padrone 
ili Barboccio; Servilio, cittadino, amante di Sulpizia. — Il 
prologo è in venticinque terzine. — Quando parlano i villani, 
!a commedia è in terzine; quando gli altri, in prosa. — I. Scheg- 
giale 6 a sarchiare con Amarella, ossia Sulpizia, che si 

' Marsand, Un. Italiani della R. BiblioiKa Parigina, ti, 28G. 

■ Ilari, laBilMot. Pub. di Siena . I, !0S. 

* 11 Ricci non ricorda VÀMelta; il Fabiani {Calalogo] ne regi- 
stra, com'è aatunle , questa sola edizlDoe del 1756. Una nss^Dt 
della stainp» parigina vedila nel Journal d»t Sauonf», juillet 1767, 
P3g. 369-366; e negli Annali LelUraH d' Italia [Uoieta , tl6t) àa\ 
P. Vr. Zaccaria, 1, i, e9. 



D,<„n:^i t, Google 



BIBLIOGRAFIA DB' ROZZI. 169 

duole dello stalo io cui è ridotta. — Barboccio, piuttosto cbe 
a Bruglis, il quale glie l'ba cbiesla e l'ama, darebbe la 
sua figliola Haca a Scheggiale; ma guest! non vuol moglie. 
— It. Serrilio racconta a Leandro, come essendo a studio a 
Pisa , dovette fuggire per timore dei fratello di Sulpiiia da 
lui amata; e così lasciarla. — Haca e Broglia parlando In- 
sieme, sono sorpresi da Barboccio , padre di lei. Bruglia e 
Barboccio si prendono a parole, e si partono adirali. —111. 
Barboccio, in pensiero per la questione con Bruglia, si rac- 
comanda a Leandro. — Bruglia è armato per ammazzare 
Barboccio; e mentre Servilio e Leandro vogliono abbonirlo, 
di in una rete lesa alle lepri. Viene Barboccio e vuole ucci- 
derlo; ma Leandro e Servilio lo impediscono —IV.Servilio 
e Amarella (ossia Sulpizia) s' incontrano e sì riconoscono. 
Essa dice cbe si trova in quello stato per esser venuta a 
Siena in cerca di lui: Servinola conduce consè, bastonando 
Scfaeggiale cbe vorrebbe dargli impaccio. Il villano resta in 
terra per morto, e poi racconta a Barboccio le sirene cose 
vedute nell' altro mondo. — V. Si Tanno le nozze di Sulpizia 
con Servilio e di Haca con Bruglia. — Vedi nel voi. I, 
pàg. 177,288. 

L' edizione obe qui sotto registriamo dicesi fatta (vedi 
a pag. XXVIII, nota, la Prefazione ad essa) sopra un mano- 
scritto della Biblioteca di Siena, cbe non abbiamo potuto 
ritrovare. Il Ricci (Helazione, pag. 51) registra del Mariani 
solamente queste Nozze cbe egli dice e di Masa >, e compo- 
ste nel 1603: e insieme col Fabiani {Catalogo) le di per 
inedite, come erano a tempo loro. 

1812. Milano. — Le Nozze ài Maea. Commedia ruslicale 
di Francesco Mariani parroco di Marciano. In-8; pag. 81. 
(Nelle due pubblicazioni del Ferrarlo citale sopra per 
VAstetla). 

III. — Il Mercato. 

È in terzine. Parlano Nera, Cecca, Maca, Paroncbio e 
Lappola, tutti villani; 1 quali avviansl al mercato, e poi 
ivi , vendono lor civaie. — Inedito. 

i. .,■,,-< Il, Google 



170 

Manca al Ricci {Relasiotu). Il FabtaDÌ (Cataloga) cosi lo 
registra : e // Mercato dette Donne. Egloga in lena rima. Ma- 
noscritto >; goDia dire dove ai trovi. Alla Comunale di Siena 
è in tre Codici; anonimo, e incompiuto, nel Cod. H, XI, 3, 
ti^. 309-316, inlilolato t il Mercato; Intermedio di tre Con- 

> ladini da recitarsi alle veglie, per camovale >; nel 
Cod. H, XI, i, fog. il-5it, col titolo e 11 Mercato (lei Ma- 

> riani. Commedia >; e nel Cod H, XI, 17, pag. 8S-135, 
anonimo e senza titolo , con in fine la noia seguente : < Il pre- 

> sente Intermedio o egloga ruslicale comprai io Belisario 

> del signor Ascanio Bulgberini per prezzo di craiìe qual- 

> tro, da M" Bastiano Ardili libraio, questo di primo mag- 
■* gio 1615. Lode a Dio sempre. > 



IV. — Tre Cmladini che cercano il smno. 

Parlano Scardazza, Trem palla, e Frottola villani. I quali, 
per diverse cagioni, perduto il sonno, lo vanno cercando: 
e supposto tra loro se possa essere Ira gli usurai, bottegai, 
scolari, procuralori, spadaccini, spie, debitori, conchiudono 
dicendo che non sanno dove trovarlo, perche ancora qnellr 
dell'Accademia dei Hozzi l' banno scacciato da loro. — Vedi 
nel voi. I, pag. 331-332. — Inedito. 

Manca al Bicci {Relazione). II Fabiani (Catalogo) lo dice 
f Dialogo di tre Contadini ec. Manoscritto» senz' altra indi- 
cazione. Alla Comunale di Siena 6, anonimo, nel Cod. ff, 
XI, 3, fog. 335-346, iniitolato t Dialogo di tre Contadini che 
» cercano il sonno t; e nel Cod. H, XI, i, fog. 157' pren- 
dendo 6 carte, col titolo f Dialogo del Mariani di Ire Conta- 
» dlni che cercano il sonno >, correggendo, pare, una inti- 
tolazione precedente. 

V. — In occasione di una cena dei Fanfalinf. 

È una composizione in vario metro. A principio è que- 
sta avvertenza: < Eschin fuore due per dar l'toqua alle 



BIBLIOGRAFIA SE' BOZZI. 171 

> mani, e dall' allra parte rengbino fuora due fanciulli, uno 

> dei quali rappresenti la Letizia (giovinetta vestila di rosso, 

> con una corona in mano di rarii fiori, conmiscirobba e sal- 

> Tieltaperdar l'acqua alle mani), l'altro il Riso (fanciullo 
» vestito di vani colori, con una ghirlanda di bocci di rose in 
» testa, e con un bacile d'argento per ricevere la lavatura 

> delle mani). Et questi caccian ^la quei due primi, s Dopo 
alcune strofe recitate dai due giovinetti, è detto « qui si 

> canta cose allegre: > e vengono e Cerere e Bacco, Dei 

> dei conviti, i che dicono ancor essi alcune strofe. Dopo 
le quali è un < Madrigale cantato dentro >; e compariscono 
< Venere e Cupido vestiti una da contadina e V altro da con- 

> ladino > e dicono alcune strofe. Quindi e si replica il so- 

> praddetto Madrigale, * e seguono altre strofe di Cerere a 
di Venere : dopo le quali è detto : t si canti dentro un ma- 

> drigale mentre entrano a tavola, e nel mezzo della cena 

> eschino fuori due villani, x i quali sono Tafano e Tarulla; 
e dialogano in setlanlasei terzine su! prender moglie sì o no 
(per questo Dialogo abbiamo posto la composizione presente 
nella Parte I della Bibliografia), poi vanno a cena con f Fan- 
fatati. Sì presentano alla loro Congrega con cinque e stanze can- 
* tale dai contadini s alternativamente: dopo le quali < Cu- 

> pido si rizza e dice la seguente stanza atla contadina , > e 
poi ne viene un'altra di Tarulla. Riprende il Dialogo, in 
vario metro, tra Venera e i due contadini; e finalmente 
Cupido de licenza con una stanza. — Inedito. 

Manca al Ricci {Relazione) -.il Fabiani {Catrtiogó) cosi le 
registra e Stanze fatte in occasione di una cena. Manoscritto >, 
senz'altro. Sono, senza nome d'autore, alla Comunale dì 
Siena nel Cod. ff, XI, 5, fog. 207'-220t, col titolo f Fatta in 

> occasione di una cena della Congrega de' Fanfedini. » Di 
questi vedi nell' Appendice V. 



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APPENDICE TBRtA. 



N" 26. 

FRANCHI ORAZIO DOTTORE. 

[Lo pone Ira I Rumi «olamenta 11 Bicel (RdiMione, pig. N) 
dicendo dì lai: • Orazio Franchi, uno d«i componenti UnoziaCoa- 
i> gtega, compose, nel principiare dal secolo XVII, molle co m medie, 
■ parte io versie parie in prosa, recitate per dir ertimeoto degli sco- 
li lari , che si conserviDO inedite: e tra esse un* ialitolala La Botte, 
• mollo gustosa e dilettevole >. Ma ^elle ■ motte commedie ■ del 
Fraocbi, Il Ricci registra questa sola (né altre D'abbiamo trovate} e 
COsU'Ugurgeri (Pompt 5en««, ll,SBS|i 11 quale ancora diceodo che 
recilavansl dagli scolari, tace che il Franchi fosse aacrllto ai Aoxii. 
Per dirlo tale rimane adunque la sola aulorili del Ricci.] 

I. — La Balte. 

% in prosa, divisa in cinque atti e scene. Parlano Ni- 
renia, cioò Euripilo, giorane; Matassa, servo di Nirenia; 
Emulioiie, Tecchio; Silvia, giovane; Sploradia^ fantesca; 
Claricio, servo; Pandione, vecchio; Linidio, eiovane; Bur- 
cbio, servo; Otindia, giovane; Egeria, vedova; Ruvido 
servo; Lenicia, fantesca; Ortenio, giovane; Benalio, sici* 
liano; Toniello, servo; Sbiffia, ragaszo; Flarloldo, capita- 
no; Taroide, meretrice; Croccone, servo; Flarietta, serva. 
— Inedita. 

( La fiotta. Commedia del signor Doli. Orazio Francbi se- 
B nese. > Così intitolala prende 70 fogli nel Cod. H,X1, 17 della 
Comunale di Siena. Esso h forse l' originale; ed ha in fine la 
nota seguente: e Questa commedia Intitolata La Botte, com- 
I posta dal signor Doti. Orazio Franchi senese, et ritrovata 

> tra' manoscritti delgià signor Belisario mio avo, di sem- 
1 pre gloriosa ricordanza, l'ho fatto legare insieme con h 

> predette operette da M° Bastiano libraio questo di li m%- 
) tembre 16i5, et spesi nella legatura una lira di denari. 
» Lode a Dio sempre. > — Neppure da qoesto ms., citato 



BrSUOCRAFIA DB' ROZZI. 173 

dall' Ugurgeri, apparisce che il Franchi tosse dei Rozzi. Da 
esao cono3ciamo che la Botte appartiene alla prima piuttosto 
che alla seconda metà del secolo XVII. 



ABBOZZATO 
(FRANCESCO FALERl, SPEZIALE). 

[Il Fabiani (Cmalopo) registrale rime dellMIibonalo tri quelle 

■ del Rolli dopo la mela del milleseceato; • e dice {Memoria^ 
pag. 62, la Dola) che > fece al suoi gioroi U prova d'un eccellenle 

■ comico, e ipeclaliuente Della parie facela. • AtLChe il Ricci {Re- 
tmione, psg. 49) lo dice speziale ma tace del soprannoine à'Àbboi- 

Mto]. 

I. — Interesse vince Amore. 

Non ahbiamo potuto vederla. Il Ricci [BelaUone, pag. 49) 
la dico f stampala in Siena, appresso il Bonetti, nel 1613*; 
ma deve essere errore, perchè il Fabiani (Catalogo), regi- 
strandola manoscritta, la dice « del 1661 e Rimane memo- 
ria di due recitazioni dì essa in Siena : < nel teatro grande, 
> il di 6 gennaio 1673, > e nella villa della Costa Fahbri, 
presso la città, nel 25 giugno 1676 « per la venuta dell'Ec- 
1 cellentissimo signor Don Auslino Chigi, Principe di Fap- 
» uose, nipote dì Alessandro VII. » (Fabiani, Jlfemon'a cit., 
pag. 52: Benvoglienti, Scrittori Senesi, II, ni, 282; Cod. Z, 
1,8, della Comunale di Siena). 

Interesse vince Amore. Opera boscbereceia del 1662. Ma- 
noscritto. (Fabiani , Catalogo). 



II. — J Coniugali Amori o II 

Questa è una lunga e avviluppata commedia in terzine, 
divisa in tre atti e scene. Parlano Baccello e Sarchia, Til- 



,. Google 



17i APPENDICE TERZA. 

lanf , e ambedue mariti di Masa ; Masa, creduta Bglia di Tressa; 
TressB, innamorata di BaoeeUo; Sclieggiale cognato di Tres- 
sa; Longbetlo; Mentina, guardianella; Odoardo, cacciatore; 
Sabino mago; Amore che recita in musica; Talete folletto; 
Ombre e Drago, muti; con altri personaggi parimente moti. 
La scena si Ange nel bosco di Mazzafonda. — Hasa , moglie 
di Sarchia, avendolo creduto morto, ha amato, e poi spo- 
sato per secondo marito. Baccello, e con lui si sta, flncbè 
torna al primo marito e al coniugale amore. Questa è l'ordi- 
tura di tutta la commedia: essa può dirsi una gara, una 
sBda, tra Imeneo, nume dei connubi, e Amore; che non in- 
tervenne al matrimonio di Sarchia con Masa , alia quale ora, 
per vendetta, ha acceso il cuore per Baccello. Nella com- 
media intervengono queste due divinità; il folletto, le om- 
bre, il drago, incantesimi e malie, e tramutamentl di uo- 
mini in sassi e in ranocchie. — Vedi nel voi. I, pag. 178, 
289. — Inedita. 

Manca al Ricci [Rdazione). Il Fabiani {Catalogo) la dice 
« manoscritto , > senz' altro. Un esemplare era nella libreria 
Selvaggi; ed altro presso il signor Scipione fiiclil Boi^hesi, 
ed ora alla Comunale di Siena. 

Ilf. — Dialogo di Villani. 

Manca al Ricci. Il Fabiani {Catalogo) cosi lo regisU'a 
« Dialogo di Villani che vengono colla ninfa Attilia legata. 

> Manoscritto; > senz' altro. Nal Cod. H, XI , i, della Comu- 
nale, senese è, fog. 207t-2O9, senza nome d'autore, un 
Dialogo col titolo «Dialogo di Toto e Halarazzo, villani; 

> Florio e Samio, pastori; ed Attilia ninfa; > a principio 
del quale è detto « li villani vengono con la ninfa legata: > 
e questo senza dubbio deve essere quello del Faleri. Bisogna 
notare che il Fabiani dopo aver dato a lui il Dialogo ora re- 
gistrato, poi nel Catalogo medesimo , tra gli scritti « di au- 
» tori incerti, la maggior parte Rozzi ^ > pone, ms., anche 
un altro e Dialt^o di Villani che vengono con la ninfa lega- 
s ta,> che deve essere una sola e medesima cosa con l'altro. 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZI. 175 

Secondo il Cod. H, XI, i, i villani hanno presa la 
ninra perchè fece danno nel loro podere: e scusandosi essa 
con dire d' esser fuggila poiché per lei erano venuti a mici- 
diale contesa daepaslorij30pragglungoTioquesli;e (pare) in 
sul Teaire alle mani con i villani per liberarla, rimane forse 
in (ronco. È in vario metro. — Inedito. 



No 28. 

ANONIMI. 

[Regi atrio [DO sotto questo numero (ulte le Commedie , Egloghe 
e Dialoghi cbe il Fabiani (Culaio^) e il Rice) (AebiiioM, pag. 39 
e seg.) tiaono senza nome d'autore, e cbe abbiamo trovata pub- 
blicate dopo ÌK531. Di queste può darsi che alcune dod sieao del 
lìotxi , e già il Fabiani, riunendole insieme, le disse • di autori la- 
■ certi > ia maggior parie Roiii ; • e di quelle per le quali il dubbio 
era grande si è avvertitn. UKIme, tra le stampate, sono poste quelle 
senz' anno In tutte le edizioni : e dopo queste vengono le inedite]. 

l. — La Sembota o il Eruca. 

^ Sembola. Idiotismo di molti popoli toscani per Semola, 

> Crusca. A Siena fu di uso ab antico leggendosi nelle Pre- 
» diche di San Bernardino: < Ella vendè la sembola, e dei 

> denari riscuoto la tela. » Fanfani, Yocab. ileo tote. — La 
presente commedia ù in terzine, senza alcuna divisione; e 
mollo breve. Parlauo Ortensia, ciltadina; Geva, serva; 
Fruca, villano; messer Zerone, cittadino; Fidale, servo. — 
Ortensia, sentito nella strada uno che cerca di comprar se- 
mola, manda Geva a far con lui mercato della sua. Mentre 
cosi contrattano, il villano, che 6 Fruca, richiede d'amore 
la Geva: costei si mette a gridare che vuole sforzarla. Ac- 
corrono Ortensia, mwser Zerone e Fidele; e questi per or- 
dine del padrone, lega il Fruca e lo bastona. Dopo Io sciol- 
gono; gli danno da mangiare, e la Geva per moglie: e poi- 



I , Google 



176 APPENDICE TERZA. 

cbè ò la sera di caroeTale (la commedia, secondo una stam- 
pa, recilayasi per far lieti i couritì), cantano tutti insieme una 
canzona a Inailo. — Contrattandosi la semola si dice che ogni 
quarto di staio e Verrà (otiorràP) de' vecchi dodici quattrini; 
> De' nuovi un grosso: » e non volendosi ricevere questi nuo- 
vi, 6 detto «T'accuserò se tu me li riButi:> onde pu£> aversi 
qualche lume del tempo nel quale fu scrìtta. — L' edizione 
floreolina del 1573 s'intitola Invece dal villano interlocu- 
tore. In questa la parola sembola è stata mutata in »emtìa: 
ma però sono conservate le forme senesi ponto, cbeito, 
itialtaie. — Questa commedia della Sembola è da distinguersi 
da un'altra commedia del Crusca, che nulla ha da poterla 
dire senese. ' 

1533. Siena. Commedia nuova intitolata La Sembola, In 
Siena, per Michelangìolo di Bernardino (Castagni) 1533. 
In-8 {Catalogo delta Chigiana). 

1571 Siena. —Commedia Nuova Intitolala La Sembola. 
la Siena. — In fine: In Siena, per Luca Bonetti, a San Sal- 



' Ne uno due esemplar! [a Palollna, Bagnati D, (, 6, S3, 
n' 5, e 6. ' I^a piacevole Comedia de] Crutcha. • la flne : lo Te- 
oelia per Agustino bindoni 1B40. locarle 8; rulllma delle quali è, 
al I, dì rarallere gotico e a due colonne. Nel fronteep., cbe ha il 
titola in gotica, è una stampa di due uocdìdì vestiti delle armature 
cbe si stringano le destre in una campagna. — • L* PiacGvule Co- 
■ media del Crusca. ■ In fine r Per Glovaunl Andrea vaIraBore 
dello Guida^lno. In carte g, con rullioia slampala al l. io due 
coloane. Nel fronteop., cbe è in gotico, stampa di due donne se- 
dute e una in piedi io una starna, e un uomo clie entra levBodoai 
Il cappello e avente una ctiilarra nella sinistra. ~ Parlano lo questa 
commedia il Padrone e il Famiglio cioè Crusca. É un soldato che 
fa il gradasso ; e il tamlglio lo deride , e tiene per sé i doni e i de- 
nari cbe per lui ha mandato alla sua Innamorata deila quale por- 
tagli una dola imbasciila cbe lo riceverà quella sera : e tutto qae- 
elo fa il servitore per rendicarsl del padrona cbe lo paga poco. 
Cosa diversa senza dubbio dall' intermedio ricordato (vedi nel voi. 1, 
pag. X9S) dal Palermo, ma delio stesso argomento, come il Pmlo 
<f> un Soldato del senese Antonio di Pietro di Uloo (vedi In qowla 
Bibliografia, Parie I, NMS). 



I , Gotiglc 



ROZZI. 177 

radore, 1571. In-S; carte i numerale, frontesp. inquadrato. 
(Comunale di Siena e Palatina).' 

1573. Firenze.— Comedia Ridieulosa del Eruca per dar 
piacere ad ogni convito. Non più data in luce. In Fiorenza, 
1573. In-8; carte i. Nei frontesp. piccolo fregio. (Palatina). 

— Slena, senza 1' anno. — Commedia nuova Inti- 
tolata La Sembola. In Slena, s. a. (edizione del sec. XVI). 
In-8 ; carte 4. Tutta in semigotico. Nel frontespizio b la 
slampa di un rosone [Comunale di Siena. E presso il signor Ca- 
vriani). * 

— Siena, spnza l' anno. — Commedia nuova Intito- 
lata La Semboh- In Siena, s. a. In-Sj carte i. Il frontesp., 
dtù è in gotico, ha un piccolo fregio. (Palatina). 

II. — La Sakestra o La Pasqaina. 

Cbe la Pasquina e la Salveslra siano una medesima cosa, 
ce ne persuade il confronto dell'esemplare à.e,\\a. Pasquina della 
Palatina con l'altro della So^f^j^ra della Comunaledi Siena. 
E già abbiamo veduto il Berna del Campani doventare il 
Co&eUim (vedi al N" 5), la Pìppa del Resoluto mutarsi in 
Togna (vedi al N° 11), e l'antecedente Semòoiaia Eruca. — 
La Salvestra o Paiqaina è in vario metro, ma più in terzine: 
aenz'alcuna divisione. Sono interlocutori Salvestra (o Pasqui- 
na) contadina; Magagnino, suo Bglìoto;ser Brogiotto, cittadino; 
Giorno e Tanzio suoi tiglioli; Mela, figliola di Salvestra (odi 
Pasquina); messer Mariano, iimamoralo di Salvestra (o di Pa- 
squina); Formicene, detto, in alcune stampe, «Incanta bachi;» 
e Togna, figliola di lui. — Salveslra (o Pasquina) si lamenta 
d'esser povera, e, perchè vecchia, abbandonala da ser Ma- 
riano, prete, suo innamorato, già da lei in tutto contentato; e 
si duole di non essersi data bel tempo. — Magagnino, da lei 

■ lE Fabiani [Calalogo) registra della Sembola questa noli 
•tampa del (B71. 

■ Il Ricci (Aelaiiona, pag. 4SI ha Botamenie una edizione di 
Siena a. a., dicendola, cerio per errore di slampa, a LaSambola*. 

C. Kiiii. —Val. II. 13 



178 APPENDICE TBBZà. 

chtamatOj tuo! le brache belle e nuore, e vuol moglie: sgua- 
iata disputa Ira il figliolo e la madre; la quale, promelteodo 
contentarlo. Io manda a cbiamare ser Mariano cbe quella 
sera vada da lei, o frattanto s' acconcia , pensa a quello che 
godrà la notte , e si lamenta di aver indugiato fino ad ora. 
Magagnino canta per cacciare il sonno, poi s' addormenta per 
Tia. — Ser Brogiotto, dolendosi di non avere studialo in gi<v 
Tentù, propone di attendere ai figlioli suoi e agli inleressi: 
chiama i ragazzi Sanzio e Giorno (uno buono e uno cattivo), 
fa dire loro la lezione, e il ammaestra: poi va al suo podere, 
dolendosi d' esser vecchio. Incontrasi in Magagnino che buf- 
fonescamente dica di sentirsi al cuore un gran male, sul 
quale interrogalo, rivela invece la pratica di sua madre 
con ser Mariano. Così giungono a casa : Magagnino va a 
letto ; ser Brogiotto, ordinato un cristere, prosegue per an- 
dare al suo podere: e poictiè si è già acceso delia Heia 
figliola della Pasquina (o Salveslra) che ha veduta in casa, 
va anche da ser Mariano, perche l'aiuti. — Ridicola e strana 
scena tra Salveslra, Mela, e Magagnino, il quale non vuol 
medicarsi e pur dice di morire : Anche decidono di chiamare 
Formicone, * l'incanta bachi. » — Ser Brogiotto induce 
ser Mariano ad aiutarlo con la Moia. — Formicone , chia- 
malo da Pasquina, fa disegno di dare la propria figliola To- 
gna senza dote a Magagnino , facendogli credere che il suo 
male è male di amore: e cosi, dopo scempiaggini di Maga- 
gnino, sono d'accordo. — Togna, figliola di Formicone, an- 
dando a cogliere l' insalata , canta. Pasquina (o Salveslra) 
la trova , e avendole detto che vogliono darla in moglie a 
Magagnino, essa è contenta, e s'incamminano a casa. Ser 
Brogiotto e ser Mariano le incontrano: il prete cbiede per 
ser Brogiotto la sua Meia a Salveslra (o Pasquina); e que- 
sta acconsente quasi subito a dargliela, purché egli, ser Ma- 
riano, vada a dormire con lei quella notte. Poi incita la 
figliola a far carezze a ser Brogiotto, ed essa ubbidisce, 
chiedendo a lui un guamello. Cosi giunti a casa, ser Bro- 
giotto comincia la diceria, e la seguita MagagnlDO, lodan- 
dosi e dicendo stranezze: e tutti sono contenti pigliando 
Magagnino la Togna, ser Brogiotto la Meia, e ser Mariano 



BIBLIOGRAFIA DE* ROZZI. 179 

acconciandosi con la Salrestra (o Pasquina). E cantano una 
canzona su questi toro fatti. — Vedi nel toI. I, pag. 183, 
193, 203. 

1533. Siena. — Comedia rusticale detta Salveslra. Siena 
per Hicbelagnolo di Bernardino ad instantia di Giovanni 
di Alìxandro Libraio: a di v di selembre H.D.XXXIII. In-S; 
carte 14. (Presso il signor CaTriani).* 

1546. SieDa. — La Poiguina Commedia. In Siena, adi 
30 di Dicembre Ì5iG. ln-S.(EenYog\Ìenti,Cat(Uogo delle Cont- 
medie dei Rozzi da lui possedute. Vedi a fog. 439 ii Cod. C, 
IV, 27 delia Comunale di Siena). 

1571. Siena. — Egloga roslicaJe di Salvestra. In Siena, 
l'anno 1571. In-8; carte 16: l'uitima tutta bianca. Nel fron- 
tespizio stampa rappresentante una scena della commedia; 
tre figure, quella di mezzo seduta, aventi tutte scritto so- 
pra il lor nome, cioè ser Brogiotto, Magagnino e Salvestra. 
(Comunale di Siena e Palatina). ' 

1573. Siena. — La Salvestra. Egloga bellissima alla mar- 
torella. In Siena, per Simone di Niccolò e Giovanni d'Ales- 
sandro libraio, adì 9 maggio 1573. In-S. (Fabiani, Catalogo. 
Ricci, Relazione, pag. 45). 

1 577. Siena. In-8. (Fabiani , Cabli Rìcci, Relaz. pag. 45). 
— Siena, senza l'anno. — Pasquina Commedia Ru- 
sticale molto piacevole ridicola et tutta dilettevole. In Siena, 
5. a. In-8; carte 16. Nel frontesp. stampa di una donna se- 
duta cbe dia, e in terra la chioccia col pulcini: in fine alla 
commedia piccolo fregio. (Palatina). ° 

III. — Damo Dato. — Vf.~ U Porcello. 

Il Danno dato è in terzine: senza alcuna divisione. Par 
lano Piero , daanaiuolo ; Michele, mezzaiolo ; messer Goro, 

' Nel Catalogo Seleaggl questa edizione è con l'anno 1583. 

■ Onesta edizione della Salveslra del tSTI la registra ancora 
il Fabiani {Catalogo]; manca al Hirni [Rilniione]. 

' Il Fabiani {Catalogo) e 11 Ricci {Reiasione, pag. 44) hanno 
della Patquina questa sola e<lJZLona a. a. 



I , Google 



180 APPENDICE TERZA. 

cittadino; e Sparlltorì. — Piero e Michele, hanno questione 
per il danno che un ragazzo di Piero ha Tatto pascendo le 
capre nel campo di Michele. Questi va a trovare ntesser Goro 
suo padrone: tutt'O due ranno da Piero, e, negando egli il 
danno fatto, b' azzuffano con messer Goro. Gli Spartitori lì 
^artiscono. Il messere va pel Bargello. Ha Piero dice che 
non si lascerà pigliare e scapperà. In fine è cantata una can- 
zona celebrando il villano che è fuggito e che non pagherà 
cosi il danno. 

11 Porcello È in terzioCj senz' alcuna divisione. Sono in- 
lerloculori mona Fiorena; Fiorano, suo compare; Grasso e 
Sodo, porcai. — Mona Fiorena, incontratasi con Fiorano, 
va con lui al mercato a comprare un porco per ammazzarlo 
e salarlo. Dopo molto girare ne trova uno a modo suo. Grasso 
e Sodo, porcai , hanno questione perchè tutt' e due vorreb- 
bero assettaglierlo. Finalmente si accordano farglielo insie- 
me, e il compare ancora : e cantano una canzona sopra 
r arte loro. 

1536. Siena.— Egloga del Danno Zlofo per Je Capre of Cit- 
tadino. Egloga del Porceilù fallo per Mona Fiorenna. Ruaticali 
bellissime et dilellevoli nuovamente stampate. M.D.XXXVI. 
— In fine: In Siena, per Giovanni di Alix. et Francesco 
Auanui Libraij. In-8 ; carte 8. Le due Eiiloghe sono di se- 
guito e ambedue in carattere Gotico. Frontesp. incorniciato, 
con a pie di Vagina lo slemma dei tre monti sovrapposti col- 
l'albero sopra e due stelle e, fuori di esso stemma, le ini- 
ziali G. L. (Giovanni Laudi). (Comunale di Siena e Palatina). 

1546. Siena. — Egloga del Danno Dato con le Capre al 
Cittadino. Egloga del Porcello fatto per Mona Fiorena. Rusll- 
cali, bellissime, et dilettevoli. Novamente stampate. — In 
fine: In Siena, per F. di S. Ad istantia di G. di A. L. del 
Mese di Ferrare M.D.XLVL In-S; carte 8. Frontesp. inqua- 
drato. (Comunale di Siena e Catalogo della Chigiana). ' 

■ ti FabiaDi {Catalogo] e il Bicci (BelatioM, pag. iO e U) che 
registrano queste Egloghe separatamenle , hitino questa sola edi- 
zione del 15i6: e il Ricci erroaeamenle € Danno dato con le capre 
> al Conladino, v — Del Porcello regisIrsDO ancori l'altra edixlons 



ROZZI. 181 

— Siena, senza l'anno. — Egloga del Danno dato 
con le Capre al Cittaditio. Egloga del Porcello fatto per mona 
Fiwena. Rusiicali bellissime. In Siena, s. a. In-S; carie 8. 
Un fregio, quasi a metà pagina, divide, carie 6r, le due 
Egloghe, stampale di seguito, ti fronlesp. ha piccolissimi 
fregi, e di gotico le parole «In Siena. > (Comunale dì Siena 
e Palatina). 

V. — Mècùccio, o MenicozzOy o Becoccio. 

n Quadrio {Star, e Rag. d'ogni Poesia, IH, it, 6i) e 
dietro lui il MelzI (Diz. di Opereanoa., II, 172), malamente 
correggendo l'Allacci {Drammaturgia), fanno una sola e 
medesima cosa del Mezsacchio del Legacci (vedi sopra al 
N° i}, e di questo Meeocdo, anonimo. — Il Mecoccio, è 
in terzine; senz' alcuna divisione. Sono interlocutori < Pic- 
> cone, compagno dì ìlecocào; Mecoccio, che ha per- 
» dulo il cuore; maestro Ulivieri, medico; Facchino, che 
B bandisce il cuore di Mecoccio ; Barbetta con un polmone 
» e un cuore in mano; Farfalla, che dà rimedio a Mecoc- 
» ciò di ritrovare il cuore; mona Cicrigna; la Natura che 
» dà rimedio a Mecoccio di esser consolato senza cuore, t 
Piccone, trovato Mecoccio in terra come per morto, lo alza 
ja piedi; e confortandolo e consolandolo, si mettono in cam- 
mino. Incontrano maestro Ulivieri, medico, e ne segue un 
bulTonesco consulto sul male di Mecoccio, finché, dietro 
un'osservazione di Piccone, il medico dice che Mecoccio 
nODha più il cuore. Mecoccio n'à disperato; e, sempre con 
Piccone, mandano un facchino (che parla lombardo) a ban- 
dirlo, per ritrovarlo. S' incontrano in Barbetu che Tiene dal 
macello con un cuore di bove in mano, e ne segue una di- 
sputa tra lui che non ruol darlo e Mecoccio che crede che 
sia il suo; ma poi accertatosi che non è, se Io cerca in- 

4S36. Hall Ricci ha • Fiorlna ■; e ilFabiaol, malamente ■ Egloga 
> (klPorcélto pitia per Manna Piorenna ■, eoa cbe viene, fatsg- 
menlR, a dare ad essa l'aatora. 



D,<„r,:^i t, Google 



182 APPENDICE TEHU. 

dosso tra i panni. — Farfalla , saputa )a cagione dei lamenti 
di Hecoccb, gli dice che potrebbe darsi cbe il suo cuore 
l' avesse certa tiella donna che ha per vezzo di rubarli agli 
uomini; e lo manda da mona Cicrigna , a farsi medicare. 
Coatei prende dapprima in mala parie le parole di Mecoccio; 
ma poi, mentre buffonescamente vogliono fare un incante- 
simo, dice Piccone che piuttosto la dama di Mecoccio , cbia- 
mata Bellona, gli avrà furato il cuore : e cosi vanno a cer- 
carla. La trovano dormente; e mentre Hecoccio vorrebbe 
riprenderglielo, la Natura lo fa star fermo, e contento a 
lasciarlo a colei che l' ba. — Si chiude con una canzona a 
ballo.— Vedi nel voi. 1, pag. 179 80, e 204. 

1536. Siena. — Egloga pastorale di Mecoccio che ha perso 
il cuore e vallo cercando. — In fine : In Siena , per Antonio 
Hazochi Ad instantia de Gio. d'Alex. Lib. 153& In-)i; cane 8, 
in carattere corsivo. (Comunale dì Siena, fra le scomplete). 

15i4. In Siena, per Antonio Mazzocchi. In-8. (Fabiani, 
Catalogo. Ricci, Belazioiu, pag. 42). ' 

1571. Siena. Egloga Rusticale di Mecoccio che ba persa 
il cuore e lo va cercando. In Siena, 1571. In-8; carte 8. Nel 
frontesp. stampa di due figure, l' una a piedi e l'altra a ca- 
vallo, come in alcune edizioni del Solfindloieì Legacci. (Co- 
munale di Siena e Palatina). 

1577. Siena. — Egloga di Becoeeio cbe ba perso il cuore 
et vallo cercando. Siena, 1577. In-8; carte 8, Stampa net fron- 
tespizio. (Esiste presso il sig. Cavrtani. E la registrava il Tor- 
renti nel Calai, dei Componimenti dei Sozzi dalai poiseduti). 

— Siena, senza l'anno. — Egloga rustìcale di Ma- 
coccio che ha perduto il cuore e lo va cercando. Cosa piace- 
vole da recitare. In Siena, alla Loggia del Papa, s. a. In-S; 
carie 8. Nel frontesp. è un cuore ferito. (Comunale dì Siena). 

— (Senza nota tipograSca), — Menicozzo cbe ha 
perso il cuore. Commedia pastorale. Ia-8; carte 8. (Comu- 
nale di Siena). * 

■ Il Fablaol iCaiaiogo) e il Ricci (Belaiiont, pag. U) hanno del 
liKoecia qussU sola ediiione del IStt. 

■ Questa edlzluue che prima era alla ComODalfl di Hena nel 



,H,glc 



BIBUOQRAFIA OE' ROZZI. 



VI, — Orecchio e il Vescovo. 

Non abbiamo polulo vederlo. II Soleiane dice che è in 
versi; senza divisione alcuuaj con nove interlocutori. 

1536. Siena. — Egloga rusticale et ridicula di Grechio, 
M.D.XXSVI. Siena per Antonio Mazocbi Cremonese da san 
Martino del Castell'de'Ponzoni. Ad instantia di Gio. d' Alex. 
lib. In-8; carte 15. (Presso II signor Cavriaai). 

1512. Siena. — Egloga ruslicale et ridicola del Grechio 
nuovamente stampata et con diligentia rovista et corretta per 
il faceto homo F. S. D. S. da Siena. In Siena MDXLll del mese 
di Genaro. — In Qno: In Siena per il faceto homo F. S. D. S. 
ad instantia di un suo caro amico 15i2 per Antonio Uazocb! 
Cre (Cremonese). Ad icslantia di Maestro Giovanni d'Alex. 
libraro. Jn-8; carte 15. {Catalogo Selvaggi). ' 

1544. In Siena, per Antonio Mazzocchi. In-8j carie 16. 
(Soleinne, Btbtiothégiie Dramatique). 

VII. — Parentado di Marietta e Quaxparrino. 

% In terzine; senz' alcuna divisione. Parlano Marietta, 
fanciulla da maritare ; Mariano Bambi, padre di Marietta; Fra- 
staglia; Guasparrino, che diviene sposo di Marietta; lacomo 

voi. VI, n" SS, delle Commedie ie\Ro%zÌ (vedi in questo volume 
a pag. 8) non abbiamo ora saputo riirovarta. 

■ Il FabiBQi [Catalogo)^ il Ricci {Relaiiont, pag. 41|regìetraD0 
questa sola edizioQe del 1G12 Ha il Ricci e l'Allacci [Drammattir- 
già) hgriDo errooeameDle • Precchfo >. Il Fablsnl poi la ricorda 
[Memoria, cit. pag. 9() come esisteole a suo lempo, nall' arclilvio 
dei Ro%%i. Da esemplare del Catalogo FarEslti à cosi regisii'Bto forse 
poco precleamentu : > Egloga rusticala del Grecch\o « del Yuqovo 
t composta per il faceto bouo F. S. D. S. da Siena ; • ed è avver- 
tito che esso aveva io fine la data 15i2, ma cbe ne! frontesp. era 
stala accresciuta di due I , le quali prima noD vi erano, e cosi vi si 
leggeva 1BU. Pare dunque che veramente sieno due edizioni di- 
verse, runa del 1S4S e l'altra [come l'ba 11 Soleiboe) del U, di- 
verse solamente nell' anno della slampa. 



I , Google 



184 APPENDICE TERZA. 

HerlÌiii,lort> amicD; Ton BerKoIci lor compare; Ser GìmignanOj 
notaro. — Alarielta si lamenta del padre suo buono solamente 
a mangiare e a borbottare; e con lui, sopravvenuto, ripren- 
dendola perchè non lavora, ha questione^ eminaccìando batter- 
la, ella replica che ascolterà ormai chi le sta intorno. Il padre 
risponde che non ha che darle per dote; ma poi (trattenen- 
dolo In altre cose il Frastaglia) va a cercare Guasparrino 
amante di lei, che accetta subito lieto la Harìeila; e per 
consiglio di lacomo Merlìni, sopraggiunto, entrano a parlare 
sguaiatamente dei loro interessi. Mariano richiedendo per la 
dote alla figliola cinque florini che lasciò a lei Santi, padre 
del compare Ton Berzotti, s' azzuffano, e il compare bussa 
con la gruccia della quale si serve per camminare!. Soprag- 
giunge Frastaglia, che li conduce dal nolaro, che ba il te- 
stamento , e che persuade Tono a pagare. Cosi finisce l' Eglo- 
ga, andando quelli a far le nozze. Chiude una cantona del 
padre alla Mari etis, che presto avrà marito, e sulle alle- 
grezze di lei. 

1536. Siena. — Egloga dei Pareniadù fatto eoa Moietta 
e Guasparino. Siena per Ani. Hazochi Cre (Cremonese) Ad 
insUnliade Gio. d'A1ex.LÌb. 1536. ln-8;carte 8. Frontesp. 
inquadrato. (Presso il signor Cavrìani). 

154i. Siena. — Egloga Ruscicale del Parentado fatto con 
Mariella e Guasparrino. — In fine: In Siena per Antonia 
Mazocchi et Nicolo di Piero di Cuccio da Cortona Compagni. 
Ad instantìa di Giovanni d'Alisandro Libraro. Nel H.D.XLIIIÌ. 
In-8; carie 8: l'ultima tutta bianca. Nelfì-ontesp. stampa di 
cinque figure. (Palatina). * 

Vni. — Torzone. 



Non ci 6 riuscito vederlo nb trovarne piti df una edi- 
zione. Il Ricci lo dice in terzetti. 

< Il FabUDi ICalaloge) e 11 Ricci (RsIaxwM , pag. U) registrino 
questa gola edizione del lUi. Il Ricci e l'Allacci {DramtaaMrgia}, 
iu*Jam«iiie, « UarioUo ■. 



D,<„r,:^i t, Google 



BIBLIOGRAFIA. DE' ROZZI. 185 

1545. Siena. — Torzone. Commedia rustlcale. In Siena, 
per Antonio Marzocchi, ISiS-In-S. (Fabiani, Co^ofo^o. Ricci, 
RelazioMi pag. 46). 

IX. — n Muratore. 

Neppur questa abbiamo potuto vederla. Il Ricci dice che 
è di un alto solo , in terzine. — Un Villano e on Muratore 
(lombardo questi di parlata), che lasciano di iarorare, per 
cercar fortuna e arricchire, cui seguono poi diverse avven- 
ture, sono nella Ptelà d'Amore di Mariano Hanescalco da 
Siena (vedi sopra, al N° S), intrecciati alla commedia, come 
inframesso ; ma non possiamo dire se ne fosse staccato per 
farne la commedia presente. 

15i6. Siena. — Il Muratore. Comedia msticate e lom- 
barda; nella quale si contiene come un Villano e un Mura- 
tore si partirono da lavorare per voler diventar ricebi, e 
come foron fatti ricchi. Con una Pistola di Amore. In-8. 
{Catalogo della Chigiana). 

1551. Siena. — Jtf «rotore. Comedia rustìcale et lombarda 
nella quale si contiene come un Villano et un Muratore si 
partono da lavorare per volere diventare richi et come 
fumo fatti rìcbi, opera dilecievole et tutta ridicola, n 
mente stampata. Et una Epistola d' Amore. — Siena ad ìn- 
stantia di Giovanni d' Alisandro Libraro. A di xxviii di Se- 
tembre MOLI. In-8; carte 8. stampa nel frontesp. (Fabiani; 
Catalogo. Ricci, Relazione, pag. i3. Esiste presso il signor Ca- 
vriani). ' 

X. — Malfatto. 

È In terzine, seni' alcuna divisione. Parlano Malfatto, 
villano; Aurelio, giovane innamorato: Giulia, fanciulla; 

■ Il FsbiiQl (Cataiogo) e 11 Ricci {Relazione] registraDO del Mu- 
ratori questa sola edizione del 4654 . 



I , Google 



Ì86 APPENDICE TERZA. 

Niccola, velettata, pollastriera (mezzana). — Aurelio si 
duole d' essere ÌDnamorato. Halfalto, suo contadioo, lo con- 
sola buHonescamente , fioche va a parlare di lui alla Giulia^ 
portandole un vaso di confetture, le quali Aurelio dice cbe 
sono veleno, percbà il villano non ne mangi. Niccola, la- 
mentandosi dello scarso guadagno del suo mestiere di velet- 
tala, vuol mettersi alla sua arte antica di mezzana: e ve- 
duto Malfatto, lo segue. — Giulia si dispera che non può ma- 
ritarsi per l' avarizia del padre suo. Arriva Malfatto; ma 
SOQ è ascoltato. Arriva anche Niccola; e il Tillano, detto a 
lei quello che era venuto a fare, si parte: poi, temendo cbe 
il padrone lo bastoni perchè ne ha scoperto l' amore alla Nic- 
cola, vuole ammazzarsi: e Impacciato del come, ricordan- 
dosi avergli detto Aurelio che in quel vaso è veleno , man- 
gia le confetture. Inisnlo Niccola, che ba quasi svolta Giu- 
lia, va a chiamare Aurelio; e per la strada trova Malfatto, 
cbe le dice, con mille sciocchezze, d'essersi avvelenato, e 
perchè. Sopraggiunge Aurelio; e, scoperto l'inganno del 
veleno , Niccola lo conduce da Giulia. In fine è una canzona 
cbe riassume il fatto della commedia. 

1547. Slena. — Rozza et amorosa Comedìa da pili Rozzi 
composta, piacevole a leggere e a recitare, intitolata Mal- 
fallo. — Siena, Francesco di Simione e Comp., 1547. In-^; 
carte ti, segnai. A-Bii. Carattere tondo. (Soleinne, Bibliotké- 
qw Dramatique). 

1572. Siena.— In-12. (Bandiera, fliiilKitt. »n.,fog. 455. 
Cod. Z, l, 11, alta Comunale dì Siena). * 

' E il Bandiera sggiDDge i ■ Dicest eeser uompoeta da piti Rowi; 
» e può darsi cbe fosse una di quelle loro solite , cbe ancor oggi 

■ asau di fare, air improvviso >. Delle quali, ma come di uso pili 
reeenle, parla anctie il Fabiani, Sioria cit., pag. iì^ ■ Lungo u- 

> rebbe it far qui menzione ad una ad una delle virtd e delle belle 

> arti cbe piti di ogni altro teoero spiccare gii Accademici Romi, s 

> dei soggetti che in esse priacipaimenle si disiinsero dal principio 

> del corrente secolo (XV111) Bno al presente, non solo in occa- 
1 sione delie sopradeiie teste, ma anche di altre loro particolari 

■ rappresentali OD i e letterarie accademie. Basterà qui soltaDlo, per 

■ non dilungarsi di vantaggio , rilevare quello che è proprio di eul 



filBUOGUAFlA de'kozzi. 187 

1574. Siena. (Fabiani, Catalogo). ' 

1577. Slena — Rozza et Amorosa Comedia da piti Bozzi 
composta Intitolata ^aìfatto. Stampata in Siena. 1577. Ia-8; 
carte 12: l' ultima tutta bianca. Due piccoli fregi nel firon- 
lespitio. (Comunale di Siena ; Maglialiecbiana, e pi*esso il si- 
gnor CaTTiani). ' 

15S5. In Ancona, presso Francesco Salvioni. In-8. (Far- 
setti, Catalogo). 

16U. Siena. — Ma//aMo: Rozza et Amorosa Comedia da 
piùflozzi' composta. In Siena, alla Loggia de! Papa, Ì6U. 
In-12; carte 12. Al recto dell'ultima carta è la impresa 
grande della Lupa lattante i gemelli; senza l' albero. Nel 
^ntesp. è, dentro un ovale, la impresa dei Rozzi, (Comu- 
nale di Siena). 

— Siena , senza t' anno. — Rozza et Amorosa Come- 
dia da più Rozzi composta Intitolata Ma^allo. Stampala in 
Siena, s. a. Ia-8; carte 12. Al recto dell' ultima è una inci- 
sione di un albero battuto da due Tenti, col motto, in un 
breve avrollo al tronco, Siabo donec ceniat veatuj potenttùr: 

■ accademici come il più pregevole e il piii mirabile, cioè l'uso 

> delie recite all'Improvviso di commedie, di cui più volte baano 

• fatta )irova con queir uuiversale gradimeolo cbe a lutti è noto. 
, > Dal libro delle loro Deliberaiiooi del 1T92, pag. UO e 4ìl (ora 

> più non eiislente) si ba cbe per il plauso cbe da per tutto ritrae- 

■ vano i loro comici estemporanei, La Sercuiasima Heal PrincìpesHa 

■ Violante, Govecnatrice allora diSieaa, ed il Serenissimo Principe 

■ Teodoro di Baviera con sUri prìuclpi di lei nipoti, si compiac- 

• quero più volle trovarsi presenti a simili recite ; l'esurcizio delie 

> quali baoQO poi continualo , e ne (ecero per ultimo prova perQno 

> alla presenza del loro augustissimo Sovrano nel 1739. sul loro 

■ teatro •. Vedi dei Fabiani anche Memoria cit-, pag. 68. Tali com- 
medie all'improvviso non furono perù cosa particolare degli Acca- 
demici Hoisi e neppure loro invenzione. 

' Il Fabiani regialra quesU del 1574 come la prima edizione 
del Ualfiitto : e poi solamente la seguente del 1577. E co^ il Qua- 
drio {Slor.eRag. d'ogni Poesia, 111, U, 73), che dice il Maltolto 

• composto da Piccolo Rozzi • (I) 

' L'esemplare in Magtiabecliiaaa apparlenne ad Anloo Fran- 
cesco Marmi, come è, notalo a mano, nel frontespizio. 



-.iioglc 



188 APPENDICE TERZA. 

a! verso 6 la impresa grande della Lupa lattante i gemelli 
sotto l'albero. Nel frontesp. è una testa di San GioTanni. 
(Comunale di Siena). * 

XI. — La Pippa. 

£ in terzine; senz' alcuna divisione. Parlano Brodac- 
«bietta , Harcozzo, Ton Fruconi, e Sgraffigna, villani; Pip- 
pa , fanciulla. — Brodacchietla cerca la sua dama, Pippa, 
figliola di Ton Fruconi, sindaco. S' imbatte in Marcozzo; gli 
dice del suo amore, contesogli da Sgraflìgaa, e lo manda 
a chiedere la figliola a Ton Fruconi. Marcozzo eseguisce, 
e, sopraggiunto SgrafBgna, anch'egli la chiede per sé. Bro- 
daccbietta , conoscendo che l' altro ba forse maggiore spe- 
ranza d'ottenerla, s'adira con lui; e saputo che è andato a 
caccia colla civetta, va egli ancora a dai^li impaccio, e 
s' azzuITano. Sopraggi ungono a spartirli Ton Fruconi e Pip- 
pa, e li ria ppa ciccano. Poi Ira tutti fanno mille disegni per- 
chè non nascano più questioni per cagione della Pippa; né 
sapendo quale si scegliere , finalmente tutti convengono per 
la migliore, che i due pretendenti facciano a metzo. Cosi 
tutti restano contenti e cantano una canzona su quest'ac- 
cordo. — Anche una commedia del Resotiilo s' intitola , in al- 
cune edizioni, Pippa (vedi sopra al N" H). 

1547. Siena. — La Pippo. Egloga pastorale. — In Siena, 
per Francesco di Simione e Compagni, 1547. In-8, carte 8. 
(Soleinne, Bibliothèqw Dramaliqne). 

— Siena, senza l' anno. — La Pippa Egbga rusU- 
cale. In Siena, s. a. In 8 ; carte 8: Nel frontesp. piccolo fra* 
gio a capo alla pagina. In fine alla egloga , carte S r, un ro- 
sone: al t. questa carta è bianca. (Comunale di Siena e Pa- 
latina). * 



' 11 Ricci registra [RtÌMiont, ptg. 31] del malfatto questa sola 
edizione di Siena s. a. 

* Il Fablinl {Catatogo) e il Ricci (Asbiiow, pag. U] registrano 
della Pippa queni sola edizione di Siena b. a. 



Sono interlocutori una Zingara (che non parla toscano); 
Corebo, pastore; Siniflla, ninfa; Gtersloto e Sintirtlo, sa- 
tiri; Chirombaj villano; Eco resonante. — È senz' alcuna 
divisione- Ha l'argomento in tre stanze: poi a la Zingara 

> esce prima, e dice b una canzona; dopo, Chiromba, vil- 
lano, dice una stanza e una canzona. Il resto è in ottave e 
in terzine, nell'argomento ò dello: 

Quivi un inganno apresentar vedrete 
D'una Zingara astuta e d' un Villano: 
E duo Satiri ancor, tesa una rete. 
Far pei' la preda abbattimento strano ; 
Kinfe e pastor cercarsi: e nel fin liete 
Le persane aaran per 1' uso umano. 
E chi d'egloga tal volesse il nome 
È Venatoria; e stando, udirai come. 

Forse perchè i Satiri, tesa una rete alle fiere, prendono 
invece Cbiromba villano, e poi la ninfa Siniflla. — Può du- 
bitarsi che la Venatoria non sia dei Jioszi, sebbene sembri 
certamente scrillura senese. — In fine 6 un * Sonetto del- 

> l' autore >, dal quale però non si conosce cbi egli fosse. 

1547. Siena. — Venatoria Egloga pastorale. — In fine: 
Composta per P. B. et Corretta per A. S. {forse Alessandro Soz- 
Zini?) et diligentemente revista. Stampato in Siena per Fran- 
cescho di Simione e compagni Ad istantia di Giovanni d'All- 
sandro. Il di 30 di Gennaro M.D.XLVH. In-8; carie 24. Nel . 
recto dell'ultima è l'impresa grande della Lupa lattante i ge- 
melli sotto r albero. (Comunale di Siena: tra le scomplete), 
— Siena, senza l'anno,— Venatoria Egloga pastorale. 
Ib Siena, ». a. Ìn-8 ; carie 24. In fine la Slampa grande della 
Lupa lattarne i gemelli sotto l'albero. (Comunale di Siena).* 

• Il Fabiani {Catalogo] registra della Venataria questa sola 
edldaiie d) Sieat , s. a. : il Ricci {Rthiiant) noa la ricorda oeppure. 



IM APPENDICE TBBKA. 

— (Senzanota tipograflea). — t^oieìune , BibUotìtique 
Dramatiqae; che la crede una edizione di Stena). 

XIII. — Il ViOano e la Zingara. 

Parlano solamente la Zingara e il Villano. A principio 
è detto: < Un Villano esce fuora; in fra sé dic« > sette ter* 
zìne che sono dirette alle donne dell' uditorio. Po! ( il Vii- 

> lano piglia il cetarino e dice > tre stanze (certamente can- 
tale], e sono parimente all'uditorio, e Ora viene una 

> Zingana > (e il metro diventa strofette di settenari), la 
quale parla in dialetto, pare, romanesco ; e prima chiede la 
cariti; poi dà la ventura a questa e a quella (fì-ammetten- 
dosi sempre il Villano ai ragionamenti di lei), e finalmente 
al Villano, che franlende buffonescamente. Partita la Zin- 
gana, e e1 villano seguita ■ con undici terzine diretto alle 
donne. E cosi Unisce la commedia. — È dubbio se sia da 
mettersi tra le cose dei Boxgi. 

Tra le rime di Bastiano di Francesco linaiole (vedi so- 
pra al N" 6) si vede ricordata una Cmtenzione di un Villano 
e di urta Zinghera, la quale non abbiamo potuta vedere. Nel 
Cod. H, XI, 3, fog. 23-26, della Comunale di Siena, è ano- 
nimo, un < Dialogo della Zingbera col Villano, > detto an- 
che, nell'indice del Cod.j « Zìngaretta in dialogo eoa To- 
■ gnone; > ove comincia la Zinghera: f Ecco la vostra zia, 
s Che se ne vìen d'Egitto; Né mai incarnili si dritto Ha arato 

> sonno: > e il Villano riprende subito: < Eccovi 'I vostro 

> nonno. Che se ne vien d' Asciano, Paiese più lontano \A 
» mille miglia: s e cosi seguitano, sempre una strofetta per 
uno, dicendo la Zinghera del suo sapere e virtù, e dando 
la ventura a una donna, inlfirrompendo sempre il Villano, 
che si chiama appunto Tognone. Ma questa del Cod. H, XI, 3, 
come è cosa diversa dalla Commedia che qui registriamo , 
cosi è diversa , e forse piCi moderna, della ControziofW di 
Bastiano hnaiolo. 

1562. Firenze. — Comedia d'un Villano e ifimo Zin- 
gana che dà la DeiOura. !n-8. (Ferrarlo, Catalogo ragionato 
di Commedie, ec). 



D,<„n:^i t, Google 



BIELIOGRAFIJL DE* ROZZI. 1!H 

1564. Firenze. — Commedia ec. — In fine : Stampata in 
Firenze dall'Arcivescovado l'Anno MDLXIIII. la carte i Fron- 
tesp. in gotico, incorniciato, e con un fregio. (Palatina). 

1568. Firenze. Commedia ec. Cosa nuova rldiculosa e bel- 
lissima. — Infine: Sumpala in Firenze l'anno del nostro 
Signore M.DXXVIU. In carte 4. Frontesp. inquadrato. (Co- 
munale di Siena). 

1577. Siena (Bandiera, Bibliotheca Senensis, fog. 455. 
God. Z, I, 11, alla Comunale di Siena). 

— Siena, senza l'anno. — Comedia ec. Cosa nuova 
rldiculosa et bellissima. In Siena, s. a. In carte 4. Il frontesp. 
è tutto in gotico e con due fregi. (Comunale di Siena. E presso 
il signor Cavriani, che giudica questa edizione dei primi 
anni del secolo XVI). ' 

— (Senza luogo né anno). — In fine: Fece stampare 
Bartolomeo di Meo Castelli. In-8. ( Catalogo della Capponiana). 

— (Senza nota tipografica). — Comedia ec. Cosa ridi- 
colosa et bella. In carie 4. Nel frontesp. stampa di tre figure; 
due donne, l' un^ delle quali, vecchia, che è in mezzo, percuote 
con la rocca un villano (questa stampa appartiene al Magrino 
del Campani, edizione senza noia tipografica) : a tergo del 
^ntesp. grande stampa dì una vecchia seduta, che fila, con 
ai piedi la chioccia e i pulcini : pìccolo fregio al t della carta S*: 
in fine alla Commedia, carte 4^, piccola impresa della Lupa 
lattante i gemelli senza l' albero. (Comunale di Siena). 



XIV. — Xìchelagnolo o I Due Conladim. 

È in terzine; senz' alcuna divisione. Parlano Michela- 
gnolo, cittadino; Balesiroe Taccone, villani;Cecca, moglie 
dì Taccone; e il Bargello. — Michelagnolo, avendo inteso 
da Balestro che Taccone, suo contadino, va a stare altrove 
per non pagargli il debito, dice di volerlo far mettere pri- 

' Il Fabiani {Catalogo] registra del Villano e della Ziagana qua- 
si* sola edizione di Siena i. a. Il Ricci [Rtiaiione] con la rìoortta 
neppure. 



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19S APPENDICE TERU. 

gioae: e ricordandogli Balestro di quando l' aveva fn grazia 
per f favori che riceveva dalla Cecca, Hicbelagnolo si sde- 
gna: poi rinfacciagli le angherie dei cittadini verso i villani, 
e in vano ofTreglt un mazzo di granate, un sacco di carbone, 
un ceppo, perchè faccia tempo un mese a pagare a Taccone. 

— Il quale, neli' uscire dalla Taverna, lamentasi di non es- 
sere cittadino per godersela sempre come ora si b dato bel 
tempo con una < stiatlona. > Balestro lo sgrida, e gli -scopre 
la intenzione dei padrone: Taccone risponde che lo pagherà 
scappando, e narra dei prognostici avuti il giorno innanzi in- 
dicanti questa sua disgrazia ;mentre Balestro dice che sarebbe 
invece meglio dare oro buone promesse e poi rifarsi dopo 
ftitto l'olio. Sopraggiunge Michelangnolo che vuol esser pa- 
gato, e che ha già l'ordine per metter prigione il suo con- 
tadino che si lamenta di essere cosi oppresso: e, venendo 
anche il Bargello, Balestro fugge, e Taccone è legato, men- 
tre prega la moglie d' andare a presentare una gallina al 
padrone, ma di non rimanere con lui sola nello scrittoio. — 
Cecca è dal padrone dicendogli cbe a loro si è fslto nemico 
per altra donna più brutta assai della Tina sua figlia. Miche- 
lagnolo rimane combattuto tra l'amore e l' avarizia ; poi con- 
dona per allora il debito, purché Taccone si obblighi pagar- 
glielo tutto, e trattolo di prigione lo porta a far colazione, 
mentre il vilinno lo ringrazia e gli si offre. Chiude una can- 
zona sull' accomodamento fatto dalla Cecca. — Questa Com- 
media è certamente cosa senese, perché uno dei villani dice 
e Ch' ero tornato el di da Siena stracco, > fingendosi la 
scena nelle vicinanze. — Il Ricci (Relazione) non la re- 
gistra. — Vedi nel voi. I, pag. 157, 

— (Senza nota tipografica). — Egloga rusticale di 
Mkhetagnoìo. ln-1 : carte i. Frontesp. in gotico, con stampa di 
sei figure una della quali distesa in terra. In Ano alla Egloga 
carte i', un rosone. (Palatina e (Rimanale di Siena). 

— (Senza nota tipografica. Forse stampata a Firenze). 

— Egloga Rusticale- — Senz' altro titolo. In-4; carte 4. Nel 
frontesp. stampa di otto figure, una delle quali a cavallo, 
rappresentante un condannato condotto alla forca , che si 
vede in alto sopra un monte. — In fine: Impresso a pitilione 



bibuosuafu de'boizi. 193 

di Bartholomeo di Matleo Castelli. — Manca in questa eil- 
itone la canaona In Aite alfa Egloga. (Patalìna). 

— (Sema nota tipografica). — Comedia di Dita Con- 
tadiai. In-i; carte i. Nel frootesp. stampa di due figure, una 
appoggiala a ud bastone, l'altra con cappa e cappuccio in 
capo, che parlano Ira laro in una campagna. In fine alla 
Commedia, carte 4>, e lateralmente alla pagina , cioè nel 
margine estemo b un monogramma fonnato da un jf ed 
una E unite, e da un sovrapposta. (Palatina). 

— Siena , senza V anno. — Eglof^a rustioale di JBf- 
ehelmgeto. (Fal^anl , CMaiogo). 

XV. — La Fkrf. 

Manu ■) Rjod (ììfhri(me}, e non abbiamo potuto ve- 
derla. Il Torrenti dice cbe è in terzine e cbe rappresenta tua 
gioTane cooUdina travagliata dal marito; la quale, benché 
vagheggiata da molti , oonaerva la sua onestà, e beSa si gli 
amanti come il marito. 

— Siena, senza l' anno. — La Fiore. Commedia ru- 
sticale. (Fabiani, Catalogo. Torrenti, Catalogo dei Componi- 
nimenti dei Bozzi da lui potseduif). 

XVL~ Piera. 

Della Piera, cbe manca al Fabiani {Caiaiogo) e al Bicci 
{Reazione) vedi nel voL I,pag. 15T-15S, un compendio fatto 
dal Paienna — È incerto se sia dei Bozzi. 

— (Senza nota tipografica). — Comedia Rustioale di 
J>te'a.lDoarte4.N«l fronlesp. incis. dì due figure, una in piedi 
e una seduta, cbe parlano ira loro. In fine alla Commedia a 
lateralmente alta pagina^ cioènelmargioe estemo, èunmo* 
Dc^ramma Ibrmalo da uaa j|f ed una £ unite con un so- 
vrappoata (Paiatioa). 

INEDITE. 

[BegiBtrUmo le ugueatì tra 1« cose dei Roxti perette trovansi 
(Innns l'ultima) dia Comunale di SleoB, nei Cod. B, XI, 3, 4 
C. Hmi. — Vsl. II. IS 



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194 AFFBKDICE TERIà. 

e B di loro rime (redi io questo voluiae pag. It « 43 io nota). 
Uanceno tutta al Ricci {RtìaxioM), e , h1?o tre , anelie al Fablui 
iteuo [Catalogo), che non ladlc* dorè le ride]. 

XVII. — Fiàitto. 

Dal Fabiani {Catalogo) è detta e Commedia rusticale; > 
nel Cod-, < Commedia i gemplicemeate. £ in terzine, diTÌso 
in atti e scene. Parlano Fidisio e Carisio, pastori; Fisia e 
Lucente, ninfe simili^ che si scoprono sorelle; Falcacela e 
Tarullo conladini; Eugenio, pastore vecchio, che si scopre 
padre delle ninfe; e Diana. Tutta la commedia è sugli amori 
dei pastori con le ninfe che hanno poi lieto fine, ma frastornati 
e impediti da una ehlrlanda data da Diana alla ninfa Lucente 
che ha Tirtu di fare impazzire chiunque la porli, oltre che 
lei, e che la costrìnge, avendola perduta, ad amare iinodel 
villani (Cod. fl, XI, 4, fbg. 110-147). 

XVIII. — La Capanna. 

Il Cod. ha i Cappanna, ■ alla senese, e la dice « Com- 

> media, > senz'altro. Il Fabiani {Catalogo) la dice cCom- 

> media ruslicale, » facendone autore, come del Dial(^ se- 
guente e di alcune Mascherate (che riportiamo alla Parte n 
della presente Bibliografia), e un anonimo Rozzo, dopo il 

> 1600. s È in terzine divisa in cinque atti e scene. Parlano 
fiellacchìa. Spacca, Pesiafango, e Billera, contadini; To- 
gna, moglie di Pesiafango; Nencia, moglie di Bellacdiia; 
Filippa, moglie di Spacca. — Ognuno dei villani è sazio della 
propria moglie e scontento, ed essendone geloso fa all' amore 
con quella del compagna Ne seguono molti viluppi e raggiri; 
finché le donne con loro inganni correggono e medicano gU uo- 
mini. — La Commedia prende titolo da une capanna presso la 
quale si svolge l'azione. (Cod. H, XI, i, fog. 233-298t}. 



D,g,n:^i t, Google 



BIBUOORAFIJL D£' BOZZI. 



XIX. — Dialogo di due Congreganti in abito vUlaneseo, 

Nel Calaiogo il Fabiani cosi Io registra semplicemente. 
Ha nella Memoria, pag. 45-17, cosi ne parla: e Non è da 

> lasciarsi qui sotto silenzio un certo Dialogo fatto da un 

> Rozzo circa l'anno 1615, da recitarsi tra due Congreganti 

> in abito villanesco; di dorè si, ricava di quanto pregio e 
t stima Tessero le adunanze cbe allora si facevano dai Rozzi; 

> e quauh) vivisi mantenessero i loro esercizi ai deduce. Ira 

> gli altri, da questi versi che dicono 

» En fatti la Congrega de' piticeri 

Da che è aperta, spesso 1' ha si dati 
E più o^i darà che non fece ieri. 

> E poco sotto, parlando dell'annate dell' Arcirozzo e del- 
» l'aggregazione fatta degli Accademici JcviVupjiat) allaCoa- 

> grega dei Aozzi, dice: 

» Feeion dipoi un grazioso annale 

Dove si fece chella (^quella) bella unione 
Per esser giorno così memoriale. . 

• Dipoi fu recitata un' orazione 

Dal nostro Spenzierilo, che trattava 
L' antichità dei Rozzi con ragione. 

t Fornita poi la gente se ne stava 

Leggendo un madrigal leggiadro e bello 
Che la concordia allor rappresentava. 

> Che degli Avviiuppati il bel drappello 

S'eron uniti ai Rozii, e chello è il Boccio 
Su nell'impresa, dentro ali' Arboscello.' 

> Quanto veramente riuscissero utili le suddette adunanza 

y dei Rozzi, in tutti i tempi si spiega dal medesimo Dialo- 

• ■ L'Amedeoiia degli avviluppati aveva avuto origine lino 

• dal passato secolo (XVI). Portavo questa per Impresa una Scopo 

* entrovli bocd (o bozzoli) daHta; edera aaimstaconi] motto Par 
1 (I Diluppo U fistio • — Vedi neir Appendice V. 



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IW APPEKDICB THISA. • 

> go; in cui st fa vedere come l'Istituto della Sughera ad 

> altro non attendeva cbe a rendere ornato e cullo cbiun- 

> que sotto quella si rlcoveraya: 

■ RingiovaniBce sempre e si rÌQverds 

La Sugara; e poi secca ba lai valore, 

Ch'Ina (t'tii) Eogeioma ae<juista quel cbe perde. 

t E poco dopo: 

> Tu ial r impresa che à un arbor lecco 

Senza le foglie e senza verun frntto, 
Cbe del verde non ha pure ano stecco. 

> Cosi è quel cbe v' entra; gì' è asdutto 

D'ogni TÌrtA, ma se lui poi frequuta, 
E che facci tra cbelli uà po' costrutto , 
1 Un verde polloncel presto dovsnta: 
Che alto lui GÌ farà 'n poco tempo 
A render frutti di chella sementa, » 

Questo Dialogo manca ai citati Cod. H, XI, 4, e B, XI, fi. 
XI, — Dialogo. 

Questo solo titolo ha nel Cod. H, XI, i, fog. 147'-154t; 
ma nel Cod. H, XI, 3, fog. 3^5-33t, s'intitola < Il Compli- 

> mento Villanesco. Dialogo Villanesco. > — Parlano Cecco- 
ne, Pietrone, e Buoua moglie di Pieirone. Discorrendo tra 
loro arrivano dalla sposa del loro padrone, la salutano e le 
presentano alcuni doni. 11 Dialogo è in teriine : in fine b detto 
< qui si pongono a sedere e cantano > una canzona in lode 
della padrona, alternativamente una strofa per uno i tre in- 
terlocutori: poi e tutti insieme > le ultime due. — Fu com- 
posto in occasione dì nozze. 

XXI. — Dialogo di PesteUo 
e tuadoma Ciu cozzoaa di pannladi. 

& in terzine. — Pestello, cbe non può stare senu mo- 
glie, dice a madonna Cia che gliela (rovi; e questa, per 



BiBLioGuru de' bozzi. 497 

vendicarsi di tanti parentadi invano proposti a Pestello, lo 
manda fuor dì porta Camoilia a sposare la forca. Pestello, 
accortosi d'esser burlato^ conchiude: e K lo ci to' pensar 

> me^io, ci voglio, Nanzi ch'io resti a questo laccio preso: 

> Chi piglia moglie entra in un grand' imbroglio > (Cod. H, 
XI, 4, fog. 904-207). — È da avvertire che in questo Dia- 
logo in tutta quella parte quando Pestello prega Cia a tro- 
vai^I moglie, sono le medesime parole che nella Fibtsloppa 
del Cacciacontj, quando Billincocco prega Pasquale a trovar 
moglie a lui. 

XXII. — Dialogo di due Contadini. 

I eODtaditit si ebismano Balano e Catorchio. U prlno à 
duole dei citlodini ifi Siena per mia cattura cbe U messo gli 
ha fatta per uh cane: l'altro lo eonsigtia a non pigliarsela, 
e a fare alla ^ggiocome hanoo semiire fatto loro eontadliii 
piùdeidttadìni.ÈiiilenÌDe.(Cod.ir,X[,4, fog. 307'-3l2). 

XXllI. — Dialogo di m Medico e un ViUano. 

II Medico, meglio Cìarlatana, parla della virtA e ate- - 
didne sue: il Villano, die è wmpagno o servitore di hil, 
iuterrompe scioccameule. È ia terzine. (Cod. H, XI, 5, 
ro(. 1291-134). 

XXIV. — Dialogo tra U Marito e ia Moglie. 

Talurcfaia e Lena, manto e moglie, villaoi, vanno a'giu- 
dld (cbe non parlano) per sapere chi di loro dura inù fatica 
nel lavorare il podere. £ in terzine, e tn scuso equìTOoo. 
(Cod. if, XI, 5, fog. 182'-185»). 

XXV. — La Civetta. 

Dialogo In terzine — Tafano e Braco, villani, vanno a 
esoda alla civetta, e di questa caccia parlano. «Cod. H, XI, 3, 
fog. 287-301'.) 



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APPENDICE TEBZ*. 



XXVL — B Finto Rmiio. 



È in vario metro. Parlano Gelamante, Pepa , e Cavic- 
cbio marito di lei. — Celamante, vestito da romito, s'acco- 
sta a Pepa e le scopre l' amor suo; sorpreso in questo mentre 
da Cavicchio^ è da lui bastonato (Cod. H, XI, 3, fog. 319-324). 

XXVIL — Capriccio Villereccio per traOmimeìito d'una veglia. 

È iti prosa ; in tre atti e scene. — t Prologo diviso in 

> due parti, cioè due Fanciulle servendosi del loro proprio 
» nome, distinguendosi solamente in Prima e Seconda. Eu- 
■ rìlla, ninfa caccialrice; Celindo , pastore; Polemone, ma- 

> go; Cacchieila, villano; Nanni, villano; Cinzia, dea, che 

> una sola volta comparisce cantando; uno Spirito che parla 

> poche parole. — Rubbe che Ijisognano Un bastone finto, 

> cioè di paglia con fodera tinta. Armature ridicole e due 
' > arcbibusacci per 1 contadini. Un libraccio e una bacchetta 

> per il mago. Un sacco con un gatto dentrovi che non 

> gnauli, se sia possibile. Un piatto di maccheroni.* — 
I. Celindo ama invano Eurilla. Polemone, mago, fa per lui 
un incantesimo; e interrompendolo Cacchieila, vilhmo, il 
mago, lÌDgendo insegnargli, lo fa bastonare dallo Spirito. — 
n. Nanni, villano, innamorato anch' egli di Eurilla, le pre- 
senta, dentro un sacco, una lepre; che, all' aprirlo, trovasi 
mutata dal mago in un gatto. La niora, fingendo fargliela 
ritrovare, lascia Cacchieila col capo legato dentro il sacco. 
E Io scioglie poi Nanni. — 111. I due villani s' azzuffano buf- 
fonescamente , perchè ambedue innamorati di Eurilla. Essa 
li spartisce e dà loro un piatto di maccheroni, che è dallo 
Spirito mutato in un fascio di paglia mentre i villani se li 
giocano. — Il mago, per mezzo della dea Cinzia, fa che Eu- 
rilla ami Celindo: e si sposano. — I villani, per vendicarsi, 
vengono armati per ammazzare il mago; ma esso li fa pren- 



I, Google 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZI. I!j9 

dera dallo Spirito per condurli all' inferno, perdonando poi 
loro per intercessione di Celindo. — Dal prologo e dalla li- 
cenza pare che questa Commedia fosse recitata in carnevale 
da donne ad altre donne; forse in qualche convento. Sta alla 
Comunale di Siena, nel Cod. misceli, ff, XI, 18, fog. 170-200 
dì scrittura del secolo XVII: e chi sa se ii dei Rcazi. 



D,<„r,:^i t, Google 



PARTE SECONDA 



AVVERTENZA. 



Le Mascherate rormaao, per la divisione da noi posta, 
la Parte II della Bibllografis de' Bozzi. Del loro valore 6 
detto altrove dal Benvogtienli. ' Qui avvertiremo ctie se ne 
hanno dì quei rimatori senesi popolari i quali scrissero com- 
medie ed egloghe Innanzi fosse la Congrega, cioè degli in- 
tecessori dei Rozzi: e queste (dietro lo spartimeato in Sezioni, 
da noi fermato) registriamo per le prime, sebbene le stampe 
che ne abbiamo trovate siano di molto posteriori, anche ad 
alcuna stampa di mascherato dei Veri Rozzi, le qaali tro- 
vano luogo nella seconda Sezione. Ciò volevamo avvertire 
perchè non si desse troppo peso a questa infrazione dell'or- 
dine cronologico [che abbiamo detto sempre voler segui- 
re), la quale del resto è piiì d' apparenza che di sostanza. DI 
Rozzi del secolo XVII ne registriamo due (il DikiUBote e \'M- 
bozzato), e perfino uno del principio del secolo XVIII, Giro- 
lamo Gigli;* il quale ci lasciò unascrlKura che può dirsi una 
mascherata contadiuesca. 



' Vedi I pig. 43t e segg. del Tolume I. 

• Che Girolamo Gigli fosse «scrilto all' Accademia (dod pili 
Congrega al buo tempo) ce lodice egli stesso in ptb luogbl d«i suoi 
scrini. 



.„..,., Got^gk- 



filBLIOGRAFIi DE' ROZZI. 201 

Ancora qxissta Parta II ha f suoi scriltori incarti. E tali 
aoDO alcuni che hod appariscono ricordali nel docuioenli e 
neppure celie Storie della Congrega, ma dei quali ti tio- 
yano alcune mascherale In quel Codice della Comunale di 
Siena, che dicesi tutto composto di rime dei Rozzi,' se- 
gnato S, XI, 5, alla cui autorità e fedeltà quanto sia da 
credere, avremo nuora prova in questa Avvertenza. I Rozzi 
iucerti, per questa Parte II sono dunque Aurelio Colizi da 
Norciaj Giovan Battista Vannucci senese; e Oraiio Pinom- 
broEJ di patria incerta. — Atla mascherate di questi ne ab- 
biamo fatte seguire altre molte, tutte animime, e perquanto 
sappiamo Inedite; le quali si registrano tutte ora per la prima 
volta, perchè tratte da quel medesimo Codice H, XI, 5, fin 
qui inesplorato: e le accogliamo in questa Bibliografia sul- 
l'autorità sola di esso Codice. E siccome di queste masche- 
rate anonime non abbiamo vedute stampe nlì le abbiamo 
trovate ricordate (salvo quelle del Colizi), oè hanno alcuna 
indicazione di tempo nel Codice predetto, cosi l'ordine cro- 
noli^co non poteva essere il «Ao criterio per formare (come 
la prima Parte) tutta intera questa seconda della Bibliografia. 
Per questo riguardo, e per la veritfe, poste nella prima Se- 
zione le mascherate degli Antecessori, nella seconda abbiamo 
raccolte quelle dei Veri Rozzi, tutte senza interruzione dalle 
più antiche Ano al secolo XVIII ; e In terzo luogo le altre 
degli iftcerti, non potendo sapere, per la mancanza delle 
stampe, in qual anno furono scrìtte, né potendoci persuadere 
(per la sola autorità del detto Codice] a registrare fra i Veri 
Bozzi i rimatori cbe le composero. Ultime vengono le nu- 
scherste anonime. — Sicché questa Parte li può dirsi divisa 
in quattro Sezioni : I. Antecessori dei Rozzi; — II. Veri Bozxi; 

— III. Incerti; — IV. Atwnimi. 

Finalmente vi sono ancora Mascherate da escludere. 
Tali sono alcune di Giovan Battista Nini ' che si vedono, al 

' È intitolato ■ Baccolta di diTarse Rime delM pib dotti Ront. » 

— Vedi nelle note alla Pretaiione di questa BibliagraRa. 

> NelCod. E, XI, 5, sono tutte ielitolale • Mascherale del 
• Nìd1> e tMsla; ma naa dubitiamo punto di altiibnirle a Gin- 



,H,glc 



APPENDICE TERU. 



solito, malamente comprese in quel medesimo Cod. H, XI, 8 
della Comunale di Siena. Ha il Nini, di nobil famiglia sene- 
se^ qaando a meno il secolo XVI poetava, come e per-^ 



Tin Battista, che redremo, unti' Avvertenza della Parta III, scrit- 
tore d'altre rime popolari. — Esse sono le seguenti; 

> Unscherata del Nini contro ! poeti. ■ Slacze 40: < Chi fece 

■ Il elei tanl' tlto e sen» scale Per sicurtà de' sassi e de' randa- 

■ gli.... • <ici, Tog. GSi-SSi). 

■ Mascherata del Nini, de' Irrisati. ■ Stanze t6: 'Chi fece 

■ il mondo e '1 ciel, che 4 guida e regga, Senza canapi e Tua, 

■ MDza poDtegli.... • (ivi, Tog. e3t-67ij. 

■ Stanza del Nini, recitate da uà villano, copra unabarchet- 
1 11, alla sua donnai sopra il Diluvio. > Stanze 17; a Dio li con- 

> tenti , SDioDa imperiale , E ti roanlenga gagliardazza e bella,...* 
(iui, fog. 6T'-T0). Le quali, senz' alcun titola e anonime, si ripe- 
tono, con qualche variante, a fog. B3-87, del Cod. H, X, 88, 
della stessa Comunale di Siena, seguite qui da altre 10 Stanze In- 
titolate ■ Risposta, ■ cbe cominciano; ■ laflne, donne, i'non 

> posao patire Che questo frapponcel v' abbi a 'ngannare.... ■ 

e Stanze del Nini recitate da Uaaelto sarto , quando l'oriolo 

■ fa ridotto a sonare le ore dodici per volta. ■ Stanze 1S: < Doo- 

• ne, cbe per le vostre gran bellezi;e V'avanza sempre quaicbe 

■ loccalone.... > (ivi, fog. T0-7S). Sono ripetute, eoo poca dilTe- 
reoza, nel medesimo Cod. H, XI, 0, fog. 106-108, col (itolo «Ua- 

> Bcherata del Nioi , di Uartorelll a cavallo negli asini , sopra del 

> Uengia cbe non sonava l'ore Uno a le 34. n B si leggono ancora, 
con qualche variante, a fog. !1ì-ì<6i, del Cod. CCLVl palatino 
(vedi Palermo, Itanaicritli Paladini, I, US}, ora 8f , S, kHt, alla 
Nazionale di Firenze, intitolate • Stanze di M. Gio. Battista Nini 
" sopra r Oriolo, s che hanno In line notato ■ l'anno IGtO; ■ cioè 
l'anno nel quale furono scritte e recitate. — Masetto è ricordato 
tra gli istrioni senesi ancora dal Bargagli nel ruminino (vedi 
nel nostro voi. I, a psg. 76); ma non si trova cba entrasse 
nella Congrega. — s Quella statua, dapprima di bronzo, poi di 

■ legno, ed in Doe di pietra, la quale slava sulla som mi lik della 

■ torre di piazza (a Siena] a sonare le ore, fu chiamata 11 Man- 

■ già; nome cbe, secondo alcuni, prese dali'arteQce che la for- 

* mò, o secondo altri, da un campanaio cosi soprannominalo. Fn 

> tolta dalla torre nel 1780. Era ed à il Mangia pel Senesi quello 

■ che fu e sari pei Romani il Paijulno e il Marforio: Il perionag- 



Google 



BlBLIOanAFIA de' ROZZI.. 203 

» sona di grado, > non poteva far parte della Congrega: ' 
e in Yero non lo ricordano né i documenti né le Storie dei 
Rozzi. E da rifiutarsi è ancora una e Mascherata villanesca 
» recitata nel mese di maggio 1586, » ora pubblicata,* cbe 
alla Comunale di Siena sta in un Codicelto autografo ' di 
Alessandro Sozzini, da noi escluso, e per la stessa ragione 
che il Nini, anche dalia Farle I della presente Bibliografia. 
E questa Mascherata, avuta forse io dono, il che già vedemmo 
di una Commedia,* dal Sozzini, può darsi la recitassero i 
Sozzi; i quali anche cose loro proprie, e specie Mascherate, 
rappresentarono mentre pur la Congrega, dal 156S al 1603, 
stette chiusa ; ' cosi il Dialogo dì un Cieco e di un ViUooo del 

• gio, cioè , al quale ti fanno dire e scrivere poesie e molli pia- 

> ce*a1i e satirici. • Coeì il signor Gaetano Milanesi «DDotaodo un 
Sonetto del nostro Nioi in DOme del Mangia stesso. (Vedi Arch. 
Star, luti.. Set. I, voi. II. Docum.}. 

' Vedi nel voi. l, nell'Appendice I, il Gap. X ira quelli del 
{S31 . La Riforma dei tGGt lusnleDDe il divieto ; vedi in essa (Ap- 
pendice cil.) il Cap. XIII: ■ non si abbi da accettare alcuno cltta- 

• alno gradualo. > 

' Vedi nei voi. I, pag. 809. 

' Carlacao, io-4, di Tog. ifi, dot secolo XVI, segnalo B, 
XI, 4(, col litolo sopra riferito, ma senza uotna d'autore. Nella 
prima carta del Codicelto si legge: ■ Autografa di Alessandro di 

• Girolaoio Soziini, autore dei Diario dell' ultima guerra di Siena: ■ 
la qual nota è del signor Gaetano Milanesi che riordinò i mano- 
scritli della Comuoate senese , e pubblicò esso Diario del Sozziul 
nell'ire)). Stor. Iial., serie I, voi. II. A principio della Mascherata 
è notato: n Nomi di quelli che recitano. Petlinella , Toncala, Drea 
■ Pillotti, Pier Tafani, lo'Ubroglla, Cacaateccbi, tutti vÌllan<:ScaI- 
s piccia, lor garzone, con una soma di masserizie , arrivi, cor> 

> rendo, Qaila l'ultima stanza. Stanze sette cantate dai villani. > 
Dopo r ultima delle quali, e dopo l'arrivo dello Scalpiccia , segue 
la masctierala in endecasillabi, Bno alla • partenza cantata ■ da 
Peltinella, die è un'ottava. Delle sette stanze, la prima, ■ al ai- 
1 gnor Governatore, > comincia: a Vi salvi il elei, mantenga e 

> dia contento. Illustrissimo mio geniti Signore.... n 

* Vedi nel voi. I , Appendice I , in nota al Gap. XIT della BU 
(orma del t56t, 

• Vedi nel voi. I, pag. 93. 



D,<„r,:^i t, Google 



Mi - APPENDICE TERtà. 

FaMeo, ad 1573 (redi Parte I , N' 18), e dol FAtìco stesso 
le Hascfaerate della Spaia, nel 1573 o 74, del Wcorao dei 
Yibmi, nel 7%, per non dire degli Sbadati, del Van&acd 
(AizEO wcerto), usi 72 o ^i•, ii usa EnoDima, nel 1603; e 
di ona de) Plnombrosl [anch' egli floxzo i»cer1o) scritta e 
Ibrs' anche rappresentata nel precedente aflemio deUa Cim- 
ersga dal 1553 al 1561.* 

A compimento di questa Parta II ricliianiiamo la dasiai- 
lione di alcune Haichenie (il Trtonto dì Diana andando 1 
Beszi al nunte Parnaso; il ritorno da detto monte; Urania 
rafolatrice dell'Astrologia, col Trionfo di Marte dmniiMKce 
dell' anno e pronosticante un perpetuo eccliasi alia Luna «M- 
tomana; la Disposizione di Euterpe; Alessandro Hagno; 
Dario re di Persia),* rappresentate più modernamente dai 
Bozzi: ma non le registriamo perchè troppo recanti, e per 
che erano mostre, comparse, e non altro. E come queste, cosi 
potrebbero richiamarsi altri spettacoli: per esempio nel 1*65, 
in onore della duchessa di Calabria, un ballo in piana nel 
quale dieci persone bene ornate e una vestila a monaca, ugdte 
da una lupa tutta dorata, presero a danzare, cantando una can- 
zona contro il mettersi la tonaca : la Pace che su di un carro, 
confiture ed emblemi, bandi per la cittì Is lega con re Fer- 
rando e papa Sisto nel l:i78: di nuoro la Pace che nel liS3 
bandi la lega col papa e i Fiorentini: * un carro in forma dì 
chiocciola, capace di dieci persone, col quale gli abitanti del 
rione di san Marco andavano, nel 14S2, alle case dei ricchi 
chiedendo denari e vivande : * una mascherata, di notte, 
nel 1513: altra di sei giovani che indecenlemenle turbano te 
nOEze di Giulio Benassai: una caccia di tori fatta dagli Sco- 
lari neir anno stesso di carnevale, e altra per mezzo agosto: ' 
e, sul cadere del secolo XVI, le Serre degli Scolari in car- 
nevale; i Tornei e le Giostre dei Cavalieri senesi; le Can- 



' Vedi nel voi. [ , p»g. Bt. 

■ Vedi Del voi. I, paE. 90-100, 

' Vedi nel Dostro voi. 1, ptg. SO e 51. 

' Dilla Valle , Letler« Sentii , li , i7. 

' Vedi nel nostro voi. I . p>g. 7t e 73. 



I , Google 



BIBLIOGRAFIA de' BOZZI. 305 

Ule delle Contrade di Siena nelle feste del 15 d'agosto e in 
altre,' accompagnali da carri, da mascherale, da recita- 
zioni di poesie: ma tutto ciò die dod è opera dei Rozzi non 
entra nella nostra Bibliografia. 

■ Vedi nel voi l.pag. 43t-l36. Alle rime ivi acceiiDaie, folle 
per questa tetle, poesoDO agginngeru quelle coDlenute ne) volarne 
segnalo Q, 111, V, nella Comueale di Siena. 



D,g,r,:^i t, Google 



SEZIONE PRIMA. 

ANTEOESSORI DEI ROZZI. 



UONARDO DI SER AMBROGIO HA&STRBLLI, 
DETTO MESCOLINO. 

t — Trionfo di Pan dio de" Pastori. 

È In undici stanze; e comincia: e Trema la lingua, ta 

> Tocee 'I polmone. Tremami in corpo tulle le bDdella i 

Si legge nel Cod. H, XI, i, fog. 202-203^ co) titolo sopra 
riferito; e nel Cod. H, XI, 5, fog. lOS-lTO', intitolato 
e Stanze alla martorella in nome dì Pan dio de' Pastori: i 
in ambedue questi Codici della Comunale di Siena è però 
senza nome d'autore. — Vedi nel rol I, pag. 136, 169, 195, idi. 

1646. Siena. — Trionfo di Pan Dìo de' Fattori. Opers 
rusticale composta a beneplacito di alquanti Scolari per 
Liooardo detto Metcolino et da lui recitata in Siena nelle fesle 
del carnovale in su una treggia. Opere piacevole e ridicole. 
(Unito allo Strascino del Campani : vedi Parte I, uum. 5). ' 

1571. Siena, — Trionfo di Pan Dio de' Pastori. Open 
rusllcale. Composto per Lionardo detto MeuoUm. Opera pia- 
cevole et ridicolosa, (Unito alio Strascino), 

1572. In Firenze nei Garbo. (Unito allo Strascino). ' 

' Ddb Fariella di Maggio del nostro LeooBrdo è a Et«mpi , 
come tbbUmo veduto, Sn da[ 1BH. 

■ L'Altaccl, lo Zeno {Agg, al Pontanintj e il Fabiani (Catila;») 
reglBtrsQO questa edizione con l'anno 1S73. 



I , Google 



BIBLIOGRAFIA DE ROZZI. 



N" 2. 

NICCOLÒ CAMPANI DETTO LO STBASCINO DA SIENA. 
1. — lì C A CA. 

Sono olio stanze, che l'autore flDgendo d'imparare a 
leggere, recitava in carnevale : comiociano: t Io mi partii 
t dop'ier da casa mia. Che, s'io potessi, a legger vuo'im- 
> parare * 

1721-21. Londra, per Giovanni Pickard. Nel voi II, 
pag. 241-Ì3 delle Rime del Berni e altri beraesctii. 

1723. Londra. — Nei lib. Ili , pag. 67-69 delle Rime del 
Berni e altri. 

17S6. Id Usecht al Reno (Roma), appresso Jacopo Broe- 
delet. Nel voi. II, pag. 351-356 delle Rime del Berni e altri 
berneschi. 

1878. Siena. — A pag. 213-216 delle Rime dello Stra- 
scino da noi pubblicate. 



„n:^i t, Google 



SEZIONE SECONDA. 

VERI ROZZI. 



N" 3. 

RESOIVTO 
(ÀlfGlOLO CENNI, iiÀNESCALCO). 

I. — Slatae dei Rozzi vtititi alla martorila; 
delle FanduUe da marUarà; Mie t'aateiche prega: 

Innanzi alle prime, nella edizione 15i6: « Stame nuli- 
» cali recitate dal ResòLiOo sopra un asino, legato con molte 

> grosse funi , et d' intorno un branco di Rosi tutti a marlo- 

> reità Testiti, cantate rozamenie in su la lira per Siena, con- 

> laudo le Tirtù de' delti Rozi. > Cominciano: < Dapoi che 
» qui costor m' hanno menato. Donne, la prima cosa, vi sa- 
1 luto...., > e sono undici stanze. Le quali si leggono ancora 
nelCod. E, XI, 5, fog. 169-170', col titolo: e Stanze d'An- 
• zano da Grosseto, cantate in su la lira, a cavallo, con un 

> branco di Rozzi, t Ha le stampe cbe qui sotto registrere- 
mo scoprono l'errore del Codice nell' assegnare queste stanze 
ad Ansano da Grosseto. — Innanzi alle seconde, nella edi- 
zione 1516: ( Stanze In favore delle volenterose fanciulle 
» da maritarsi cantate in su la lira, d' intorno un branco di 

> fan(ìtiille da marito con la impresa de Rozi, ciò È il Suvaro 

> secco col verde rampollo.) Cominciano: e Penso eh' ognun 

> sarà maravigliato Di veder questo Sugaro apparito...., > e 
sono quindici stanze dopo le quali e una delle dette fanciulle 



BIBLIOGR&FIA DE'nOZZI. 209 

» dice > sei sestine e una terzina; e un'altra fanciulla dice > 
tre altre stanze, e in fine f un villano dice > una slama. 
Si leggono ancora nel Cod. H, XI, 5, fog. 170M73>, coi ti- 
tolo: e Stanze in favore delle Fanciulle da maritarsi, can- 

> tate in su la lira, dal Falolico de' Rozzi, t E qui ancora 
le stampe fanno manifesto l'errore del Codice nel nome del- 
l' autore. — Innanzi alle ultime, nella edizione 1516: 
< Stanze recitate per el predetto Resoluto con un branco di 

■ Fantesche pregniej et conta motte sciagure cbe le (tic) son 
» intervenute mentre che erano in villa con li padroni, > e 
SODO otto stanze , chiuse da una t Canzona a ballo cantata 

> dalle Fantesche pregne In loro scusa, contro alle loro pa- 

> drone. » Cominciano: i Saldi, brigata, non peniate tan- 

> to; Discostatevi un po'; fatevi adrieto....: > e sono nel 
Cod, H, XI, 5, fog. I7Ì-175 , col titolo: t Stanze d' Ansano, 

■ recitate con molte Fantesche pregne, et le loro sciagure. » 
— Queste tre Mascherate sono tutte con allusioni volgar- 
mente indecenti. — Vedi nel voi. I, pag. 137. 

1532. Sfena. — Nel Guazzabuglio del medesimo Rem- 
luto, dove sono i componimenti "ì" Z" e i" con Intitolazioni 
un poco difTerenll da quelle della edizione 1546 da noi sopra 
riferite (vedi la Parte III della presente Bibliografia). 

1516. Siena. — Stanze Rusticali- De' Rozzi vestiti alla 
Btartoretla. Delle Fanciulle da maritarsi. Delle Fantesche pre- 
gne. Opere piacevoli et dilettevoli da recitare. Composte per 
il Retoluto Sanese della Congrega de'iÌDzietperlui recitate 
per Siena nelle feste del Carnovale. — In fine: Stampate in 
Siena adi vi di luglio 1ILD.XXXXVI. In-8; carte 8. (Comu- 
nale di Siena). 

— Siena, senza l'anno. In una edizione del Guaz- 
zabuglio. (Fabiani, Catalogo), 



e. irAm.^Vol.lI. u 

D,<„r,:^i t, Google 



APPENDICE TERZA. 



N» 4. 



DOLENTE 
(ANSANO MÈNGARI DA GROSSETO, SPEZIALE). 



I. — i Ckiavari. 

Uanca al Fabiani {Catalogo) e al Rìcci (Belazione). Nel 
Cod. H. xr, 5, a tog. 161-168'-. « Mascherata de'Chiavari 
» di Ansano da Grosseto, s Sono circa a quaranta stanze, 
framezzsle da dieci * canti de'ChiaTarì- ' Cominciano: iLa 
» fama che per voi donne si spandCj Che in diversi paesi 

» avete un nome n — Sebbene il Codice attribuisca a 

questo Ansano rime che veramente sono del Besotuto, non 
abbiamo trovato ctae la Uascherata presente debba assegnarsi 
ad altri; ed un Ansano ci 6 parso che fosse da accettarsi 
nella nostra BibliograQa (vedi Parte I, num. 19) col sopran- 
nome di Dolente. ~ Inedita. 



FALOTICO 
(GIOVANNI BATTISTA, SARTO). 

I. — La %)ta. 

Dapprima sono otto stanze dette da Coderà, primo vil- 
lano; poi un cento dieci terzbe dette da Sconocchia, Span- 
nelu. Sbrandella, Zeppa, Trempella, Falchette, Faina, 
CorbarelJa, e Ramarro, contadini; ma senza formar dialo- 
go: seguono un settanta terzine più in dialogo tra Coderà e 
Bruco, Tillanlj e la sposa. Comincia: < Donne, du'seteT 



I, Google 



BIBLIOORAFIA. DB' ROZZI. 211 

■ Statemi ascoltare; Ch'ognuna di toì sìa la ben trovala....: > 
ed è nel Cod. H, XI, 5, fog. 4-15^, iaiitolata t Mascherata 
I della Sposa, d'Ansano detto il Falotico Bozzo, > con er- 
rore nel nome dell'autore. Nel Cod. H, XI, 3, fog. 381>-395, 
ha titolo • Hasdiorata della Sposa, b senz' altro Se ne trova 
citata una stampa: e fu rappresentata nel 1573 secondo il 
Ricci {Belazioiu, pag. S9], nel 74, secondo il Fabiani {Ca- 
tatogo]; mentre dunque la Coi^rega, dal 1568 al 1603, stette 
chiusa.' 11 Fabiani nella Storta pag. 3, e nella ilfenton'n, pag. 32, 
la Intitola La Sposa che va a marito in contado. — Vedi 
voi. I, pag. 269. 

— Siena, senza l'anno — Mascherata intitolala La 
Spoia che ma marito; rappresentata in Siena l'anno 1574. 
In-lS. (Fabiani, Cataiogo). 

II. — Ricorso dei Fifinnt alk Donne. 

Il Band iera , BibUotheca Senensis , fog. 456 , Cod. 7, 1, 1 1, 

della Comunale di Siena, cosi ne parla: u L'opera 6 allegra 

> assai e piacevole. Le persone a parlare sono molte, delle 
I quali alcuni sono villani: il Tempo, Fama, Verità, e Bugia, 
1 sono le altre. 11 verso è buono e dolce assai j ed è lutto se- 

• condo la lingua contadinesca. Tutto lo scopo dell' opera è 

• in far vedere Ja bugia sparsa per ogni sorta d'ordine, eche 

> con essa il tutto muta faccia. Ella è piena di bellissimi 

• proverbi ed arguzie, e non può essere più propria per le 
' persone che ci si introducono a parlare ; se pure una volta 

• non piacesse in bocca a gente rozza e ignorante il citare 

• il Morgante il Furioso e Dante. Sono appresso a quest'opera 

> sette sonetti, belli assai e di nobili pensieri ripieni. ■ Il 
Fabiani, Uemoria, pag. Zi, ne riporta per saggio queste due 
stanze: 

Uomini e Donne, noi vi aìam tenuti, 
Siccome è nastra usanza , a visilare. 
Non TÌ starò a dare altri saluti, 
' Vedi nel voi. 1, pag. 93. 

D,<„r,:^i t, Google 



SIS APPENDICE TEBU. 

Coma ri convsrrebbe e si (uol fiu«; 
Chò non ha molto che ci siam Teduti , 
Che bea ve ne tioveta rioordare: 
Se gii usciti noD vi giam di mente 
Come gli è il pò ver del ricco pareate. 
E ci pareva a lutti ogDor mille anni 
Di rivedervi: tanto è il grande tmora 
Che vi portfani: che, quei si lien gli aibnni 
Sarìen bastauti a trarceli dal core; 
Ancorché, non so chi, eoo falsi inganni, 
Ha cercato di metlercl st^rpore 
Fra voi e noi. Ma questo importa poco, 
Perchè ci hanno invitalo al nostro gioco. 

— È dedicata dallo stesso Faìoticù al signor Fedro Bandini. 
e alla dedicatoria segue un sonetto alla signora Dorotea Ban- 
dini, forse moglie di luì. Tra gli interlocutori sono ancora 
le Stagioni, la Verità e la Fama : i Villani sono sette , senza 
nome, chiamati per numero progresaivo. Dapprima i il 
1 Tempo e le Quadro Stagioni cantano in musica i una can- 
zona : seguono nove ( stanze cantate da un riilano ■ (e di 
queste le prime due sono quelle riferite sopra dal Fabiani); 
lei più dalia Fama ; e una dalla Verità 11 resto b in terzine, 
tramezzatavi qualche stanza. In fine ■ il Tempo e le Stagioni > 
cantano un'altra canzona. Seguono sei sonetti spani dalla 
Fama cioè 1° < alle Donne; > 2° i alla patria sanose; ■ 
8* ■ a i Cavalieri; » i," t Fama delli Huomini d'arme; > 
Si" ( Fama del signor Federigo Montauto nastro Goremato- 

■ re; > 6* « Fama del Serenìssimo Don Francesco de' Hedici 

■ Gran Duca U di Toschana. > — Alla Comunale di Siena 
b ancora ma. a fog. 117-196 del Cod. H, XI, 4, col titolo 
« Ricorso di Villani contro i Calunniatori. Commedia del Fa- 
1 unico. > Ha r allegoria che 6 in questo componimento, 
piallosto die una commedia la fanno credere una masche- 
rata. — Vedi voi. I, pag. 137, 180, 183. 

1577. Firenze. — Ricono di TtSani alle Donne contro a 
i Cabamiaton i quali di loro aUe Dorme hanno commeuo nude. 
Onde provano per la verità et Fama no» essere vero. Et ne pre- 



BIBLIOGRAFIA DB' ROZZI. 2i3 

ifono la Bagia Ugola. Opera allegra composta per il Falotico 
ie' Boszi et recitata Della citta di Siena il di sur di Febbraio 
1576. In Firenze, appresso PraDCesco FodsI, alla Badìa 
HJ).LXXVII. lu-i; pug. Dumerate 48. Id corsivo j meDO 1 
SoDotti io Bne e la dedicatoria. Nel fì-ontesp. l' arme dei 
Medici) e al 1. 1' impresa dei Rozzi. (Comunale di Slena; tre 
esemplari; 0, lU^ 33; a fog. 490-517 del Cod. H, XI, 3; e 
ÌD fine al volume segnato VI, H, 21). — Aocora questa fu 
recitata nel tempo cbe la Congrega stette chiusa dal 1568 
al 1603. ' 



m. — Quattro Ombre di Dome ingraie. 

Manca al Fabiani {Catalogo) e al Ricci {Belazioné). Nel 
Cod. a, XI, 5, fog. 1011-105^ è Intitolata < Mascherata di 

> quattro Ombre di Donne ingrate cbe vengono dairinremo. 
» Del Falotico: > e subito dopo: * recitata di notte. > Pre- 
ced<mo quattro ■ Madrigali cantati in musica dall'Ombre, i 
dopo i quali è detto: « le stanze le canta un Villano; » e 
sono ventuna. In fine è un < madrigale cantato dall' Om< 

■ bre, > e la « Licenza del Villano, ■ cbe 6 una stanza. Le 
Ombre sono di Lidia, di Dafoe, di Ausigillaj e di Angelica. 
Il primo madrigale da loro cantato comincia: ■ Noi siamo 

> l'ombre già di quelle ingrate, Cbe veniam dall' iafemo.... i 
— Vedi nel voi. I , pag. 184. — Inedita. 

IV. — il Consiglio de" ViBaat. 

Manca al Fabiani {Catalogo) e al Ricci (Belazione), Nel 
Cod. H, XI, 3, fog. 40ì-409t, intitolata • Mascherata del 
• Falolico- Il Consiglio de' Villani per pigliare Amore, i È In 
vario metro; ma più in ottave; con argomento in quattro 
stanze. Comincia: i La terra, l'acqua, il fuoco e' letame, 

■ Cbe banno prodotte tante cose belle... ». Partano il Stn- 

' V«d) nel voi. I, pss;93. 

D,<„r,:^i t, Google 



214 APPENDICE TERZA. 

daco; Brachettone; Treccia; Bighello; Ciuffaltetto; Scrolli; 
Sgamba; Strafela; Sandrella; Forra; Pillercbio; Briga; e 
Heialla TillaDÌ. Di questa vedi nel voi. 1, pag. 17^171. 
InediU. 



(Secolo XrU)- 

N° 0. 

DILETTEVOLE 
(BENVENUTO FLORI, PRETE). 

L — Cinque Viilani con le mo^i. 

Cosi la ialftola II Fabiani dicendoci che in essa l'aalon 
« sotto la figura della Tenuta del Sole e dell'Aurora , venoe, 
1 a nome dei Rozzi, ad esaltare i pregi delle Altezze Sere- 

> Dissime, ed insieme ad intercederne la protezione * [Me- 
moria, pag. 41), essendo ad essi rappresentata nella loro 
Tenuta a Siena. Comincia con questa stanza: 

t Serenissimo Sir, degno padrone 

Del loel toacan paiese e sue contrade; 

Bandiera d'ogni gloria, e gonfalone 

Di quanti funao in reial maestade; 

Uostra d' ogni virili, e paragone 

D'ogni heir uopra nella nostra etade : 

£1 ciel vi mandi, a l'una e l'altra Altezza, 

Pioggia di grazie e un mar di contenlezza. i 

E 00^ seguila il prologo in nove ottave: s^uono cimpie 

> stanze cantate dall'Aurora; • e cinque t Madrigali can- 
» tati dalle quattro Stagioni in musica. » li resto è in let- 
zine. Gli interlocutori sotto Fruca, Druscia, Stropiccia, Her- 



; CoOglc 



BIBUOGRAFIA DE'HOZZL 215 

lottò. Baccello, villani; Gentile, Rosa, Lisetta^ Bellina 
GiglietlSi TÌllanelle. — Di questa Mascberata un manoscriito 
(sec. XVIlj in-i, carte 2Ì) è nella Palatina di Firenze 
(st. i; scaf. 5; palch. IX; cod. 66), nel quale precede una 
dedicatoria, in prosa, della Congrega a Cosimo II de' Medici 
Granduca di Toscana. 

1615. Siena. — Mascarata, Rappresentala ia' Bozzi nella 
venuta dell'Altezze Serenissime dì Toscana a Siena l'anno 
161 1 il di 30 d' ottobre : dove con la venula del Sole e del- 
l'Aurora s'intendono le grandezze e la nobiltà delio Sialo di 
Siena. ComposU dal Dilettevole della Congrega dei Rozzi. In 
fine: In Siena. Appresso i Fiorimi, 1615. Ad istanza di Lo- 
renzo Oppi libraro in S. Martino. Il quale la indirizzò all' II- 
lustriss. Signore e Padrone Osservandiss. il signor conte 
Virgilio Malvezzi, con dedicatoria firmata « di casa a di 5 
» di giugno 1615. Lorenzo Oppi, s Pag. numerate 40; ca- 
rattere tondo il primo log. in-8, il secondo in-l2. 11 fronte- 
spizio è incorniciato, ha la impresa della Pianta nel vaso col 
motto Laetificat ubigw, ed ba la data. Dalla dedicatoria che 
vlen subilo dietro il fronlesp,, si conosce che Virgilio Mal- 
vezzi era il figlio del Governatore dello Stato di Slena. Se- 
gue on Sonetto allo stesso Malvezzi. (Comunale di Slena). * 

II. — Contadini e/ie cercano la Padrona. 

Manca al Ricci (Relazione), né abbiamo potuto trovarla. 
Il Fabiani (Catalogo) cosi la registra: ( Mascherata di Con- 
» ladini e Contadine che cercano la Padrona e non la tro- 
» vano. Manoscritto,» senz'altro, e nella Memoria, pag.43, 
cosi ne parla: f Pubblicò il detto Fiori.... una Mascherata in 
» terzetti, recitala da quattro Villani e quattro Villane ohe 
» cercano le padrone e non le trovano in casa (molleggiando 

> sul costume di quei tempi); la quale non si sa se fosse 

> stampala.... Dal prologo di detta Mascherala si ricava che 

■ Il B[cci (Relaiions, pae-50)Ia dlceslampalaia-IS; eli Fa- 
biani {Caiatogo) nel 1616, dandole il vero sodo nella Memoria. 



816 &M>EnDICS TBKU. 

s I Roscf.daTai]o allora agni anno al pubblico de' saggi di 

> poesie, e dei dirartlmeati: eccone le parole: 

■ Atìbii caro che Botti ci chiamiate 
E per rotxì vogliamo eiaer tentiti. 
Slan quei eh' agn'aono al fin per amor voatro 
Giuochi, spassi e Tacezie v' abbiam mostro. * 
Inedite. * 

ÌJL ~ L» Comimtmxe dtBe Mtuu di Sima. 

Kanca al Ricci {Helazioné): né abbiamo potuto trorarla. 
Il Fabiani {CakUogo) cosi la registra: t Le ComunaiiEe delle 

> Masse di Siena ctae vengono a rallegrarsi col nuovo Prin- 

> dpe per il pHmo annale da loro presentato al Caprieeioso 
» Prìncipe della Congrega, i Senz'altro. -~ Inediu. ^ 



N» 7. 

ABBOZZATO 
(FRANCESCO FALERl, SPEZIALE). 

L — Farragitu. 

Non abbiamo potuto vederla. Per non ripetere sempre 
le medesime cose notiamo una sola volta che queste dieci 
Mascherate Adì' Abbozzato mancnno tutte al Ricci {Relaziotuì; 
che il Fabiani (Catalogo) ne registra cove [coli' ordine da 
noi conservato, e con le stesse sue parole) tutte (meno que- 
sta prima) come manoscritte, senz'indicare dove esistano; 
che non abbiamo potuto vederle (ruori di una); e che tutte 
erano in una raccolta manoscritta fatta dal Falerì stesso delle 

* Per le Matte, osda dlnttjrni di Sìbds, vedi nel voi. I, 
pig. Site, ja noia: perl'aanoJo vedi idi, a pag. 393. UCaprivHOK 
non uppiamo cbi toiw. 



D,<„n:^i t, Google 



80IZ!. 217 

sm rime, e dalli! intitolata J/FugjftfOno (redi la Parie III, 
N" 13, della presente Bibliografìa]. 

— Siena, senza l'amto. ■— Farragine. UascbeFata 
recitata da Penta e Granoccbia. 

U. — JUiucAeraf 3 degli Abitatori deW Arbia foDoriU da Diana. 

Ili, ~ Mateherata del Ritorno di quattro Fittane che furono 
condotti in Parnaso da Apollo (ptidali ora dalla dea 
Cerere. 

IV. — A BaiiB e la Balia alle belle donne pregne. 

V. — J FiUEtnJ agrieoUmi che cercano poderi delle belle donne. 

VI. — / Villani venditori di mocìtetti per lupini. 

VII. — £' Aurora teoria da' Vi&aiù peicatori dett Arbia. 

Mascherata alle belle donne senesi. 

Vili. — JI Villano vedovo che ha la MaA-e e guattro figH 
e rivd moglie. 

IX. — B Ricorso della Maremma di Siena alla dea Cerere. 

DI questa ne è nel Cod. C, II, 18, fog. 8-20, della Co- 
munale di Siena una copia fotta da Ferdinando Campo- - 
sampiero, su un manoscritto da lui posseduto, e mandata 

(con lettera di a Padova, 7 giugno, 1771 ») al Ciaccheri, 
allora bibliotecario. In essa copia cosi è intitolata: < 11 Ri* 
1 corso della Maremma di Siena alla dea Cerere per impetrare 
s la smarrita fertilità delle sue campagne. Acbompagnata e 
» servita da Ninfò e da Pastori e da altri personaggi abitatori 
> della medesima. Mascherata composta da me Francesco Fa- 
» Ieri nella Congrega de' Rozzi nominato 1' Abbozzalo. — Li 
n nominati compariscono tutti a cavallo. — Interlocutori che 



318 APPENDICE TERZA. 

> [oterrengooo nella medesima: e prima quelli che parlano: 

> La Maremma di Siena; Sileno, pastore vecchio; Amaranto, 

> pastore giovane; Cordela, pecoraio; Trullone, villaDo, 

> birolco. Altri che no: due Ninfe, armate d! un arco e 
s strali; due Villanelle; una delie quali fa la licenza. La se- 
s guono {la Maremma) a piedi a terra gente più vile. > — 
È in verso sciolto, e comincia la Maremma: e Io degli etru- 

> schl campi. Che all'onde del Tirren [renano il corso.... > 
Inedita. 



X. — U Parentado. Con una fcriOa in proai. 

Questa manca anche al Fabiani •(Ca^aJoiro) ed era nel 
Fuggi l' Osto del nostro Faleri (vetU la Parte III, N" 12, della 
presente Bibliografia). 



(Secolo XVni). 

N- 8. 

GIROLAMO GIGLI. 

I. — i Comuni delia Montagnola e deUa Valdarbia. 

II Fabiani (Catalogo), come di un e anonimo Hozzo 
> dopo la metà del mitlesecento > registra e E' Comuni della 
» Montagnuola ai Comuni della Valdarbìa. Disfida e riprica, > 
come stampata a Siena nel 1705. E a questa pubblicazione 
medesima, senza ricordame l'autore, si riferiva certamente 
U Ricci {Relazione, pag. 63) quando scriveva: • nel 1705, 
■ nelle nozze della marchesa Zundadari Chigi col conte Fir- 
» mano Bichi, rappresentarono (i Bozzi) Videa d'&ailo nel- 
» l'aUegrezza nuziale, comparendo i Rozzi in piazza con 
» carri e Mascherata sìgniflcaolei Contadini della Valdarbia 



» e Montagnola; da' quali, cambialo l'abito rusticale in 
a eroico^ si diede principio al gioco del pallone , che, com- 
» battuto vicende voi mente con percosse di mani , con esso 

> terminò la festa, b Più modernamente poi il eh. signor Lu- 
ciano Banchi , pubblicando un volumetto di Scrilti del Gigli) 
accolse anche questa Mascherata, dicendoci (vedi Proemio, 
pag. XXVII, e note) d' attribuirla a luì , su Codici apparte- 
nenti al signor Pietro Bigazzi, onde la trasse; e che l'Au- 
tore ìmaginò in essa ■ una Mascherata di Conladini della ' 

> Montagnola senese e della Valdarbia, venuti a contesa 

> per cagion della balia che gli uni e gli altri metierano 

> innanzi pel futuro erede della famiglia Bichi; > e ne loda 
la « proprietà della favella, » e ■ i modi e le locuzioni ef- 
s ficaci dì quella gente di campagna, e soprattutto poi la 
» pronuncia stupendamente resa. > — Questa Mascherata è 
in prosa. 

1705. Siena. - (Fabiani, Catalogo'). 

1865. Siena. — (Vedi Piccda AtJologia Staese liall' edito 
e éalf medito. Voi. Ili, pag. 75-88. Il qual volumetto è inti- 
tolato Scritti Satirici in prosa e in verso di Girolamo Gigli). 



D,g,r,:^i t, Google 



SEZIONE TERZA. 

INCERTI. 



N" 9. 

AURELIO COLIZI. DA NORflA. 

[Il De Ai^lh (Hofnvla <UgU SerUlori SfMi» , I , U^lo dica 
d«ll« Congregai DM De dubita U BeDrugllenU [Setitlori SnuiQ.fl 
quale allreve {L»tun XIX. rog.SSd eSTD': Cod.f, IX, OalUO 
muDaledlSlepaJKrlTedlluj: ifOrseer* delUCoogrega de'Aonf. > 
Gli glorici De 1 docomeDli dod lo ricordano.] 

I. — Stanze del Pescatore, del Fornaio « del Servitore. 

NelCod.ff, XI, 5, tog. lOgMH*: < Stame alla mar- 

> torcila di H. Aurelio CoJizi, recitate da lui vestito a jm- 

■ scatore, Ewpra il pescare. ■ Sono sedie! stanze e comin- 
ciaDO: « Io so', donne j quel Mencio pescatore. Che fui 
1 figlio] di Ton Fruca e di Giucca.... ■ — Nello stesso Codi- 
ce, a fog 217-119: • Stanze di M. Aurelio Colizi da lui 

■ cantate vestito da fornaro. Narra il modo di cuocere il 

> pane. ■ Sono tredici stanze; cominciano: < Die vel salvi 
» e mantenga a quante sete , E ve la cresca più di giorno in 
i Bioroo,.. » — Nello slesso Cod. fog. 123 r. e t.: « Stanze 

> di M. Aurelio da lui cantate in nome d' un servitore per 
» uso della cuciua. » Sono sette stanze ; cominciano: « Sas- 



bibuoohapijl db' rozzi. 321 

» Mie (fM«) ben troTate, donne belle, B bea Tenuto eia 
■ chesto stiattooe.... > 

155(. Siena. — Stanze del PeaciUore, del Fornaio, «M 
S«ni4(or«dI AurelioColizi Norcino. — Siena, 1551 ad istanza 
dì Già d'Alj3andro librare a di 20 di settembre. In-S (Ben- 
ToglianM, ScriUori Senesi. IH, 86: Cod. Z, I, 8, della Co- 
munale di Siena). 



N- 10. 

GIOVAN BATTISTA VANNOCCL 

(Il BenvogllentI (ScrUtori Smeli, III, 140: Codice cft.) lo 
ricorda casi: ■ Gio. B.* Vannucci, alias de la Vaccha. Sonello mi. 
lu risposta al conte Ottaviano di Frosini. ■ Non lo ricordoDO dA gli 
ttorici né I documeail della Congrega.] 



NelCod.ff, il, a, fog.l5'-13i: a Mascherata degli Sbadati 
B di Gio. Battista Vannucci , recitala d' un Martorello con li 
» Bottoscritti abiti: 1° uà vetturale: t° uà vasaro: 3° un 

> chiaTaro: i° unboschettiere: 5° un pizzi carolo: 6° un oste: 

> 7° un muratore: 8° un oliandolo: 9° un fornaro: Itf* un 
• balealrlere: 11° un lanaiuolo: 12° un contadino. » II Mar- 
torello canta dapprima due stanze, specie d'introduzione; 
poi una per il Vetturale (il quale risponde con due endeca- 
sillabi), un'altra per il Vasaro (che risponde parimente), e 
cosi, di mano in mano, una stanza per ciascuno degli abiti 
ricordati; tutte su disgrazie per sbadataggine loro: in fine il 
Martorello chiude con una stanza. — Questa Hasdierata è 
ripetuta, con qualche differenza, net Cod. H, X, 7 della 
Comunale di Siena; * dove coloro che vi hanno parte sono 

' Il Codice non ha numerailone di carte , na di composizioni: 
e questa Uascherala è la IX. 



I , Google 



SKI APPENDICE TERZA. 

delti c ReciUntl, » e vi è aggiunto di più e il Maestro della 
» Festa: ■ ed 6 preceduta da una dedicatoria, in prosa, 
dello atesso Vannucci « all' IH.™* sig." il sig." Ippolito Agu- 

> stinl,» con la data «di Siena, il lU di Carnevale, 1572. > 
— È ancora alla stessa Comunale, nel Cod. H, XI, 3, 
fbg. 396-400, col titolo: e Hascberala delli Sbadati di G. B. 

> Vannucci cantala l' anno 1574 da un Harlorello ci^ sotto- 
» scritti traTesiìti. » — Fu scrìtta e rappresentata mentre 
la Congrega elette chiosa dal 1568 al 1603. * — Inedita. 



ORAZIO FINOMBROSL 

[Hesinna notizia n' abbiamo trovtU. Oli stortcì e 1 docamenti 
dalli CoDErega noa Jo ricordano.] 

I. — I Contadim che cercano podere. 

Ne! Cod. E, XI, 5, fog. 119-113»: * HascheraU allk 
■ martorella di H. Orazio Pinombrosi, con un branco di 
B Contadini che gì fuggono perla guerra e cercano poderi. » 
Sono stanze tredici ; ma ia fine h detto « qui manca alcane 
* stanze. » Cominciano: i Donne, noi siamo un branco di 
> stiattoni , cbe per la guerra fìiggiamo in Cuccagna.... » 
Dovette essere scritta durante l' nllima guerra di Siena e 
mentre la Congrega stelle cbinsa dal 1552 al 1561. * — 
Inedita. 



' Vadl ne) voi, I, a pag. 93. 
* Vedi nel voi. 1 , pag. 98. 



D,g,n:^i t, Google 



SEZIONE QUARTA. 



ANONfML 

[Le seguenti, delle quali sole due sodo pubblicate , mancino, 
salvo !e prime cinque, al Fabiani (Catalogo), e tutte al Ricci {Reta- 
tiotte). Le at)biamu traUe, eccetto le prime quattro, dai Cod. H, 
XI, 6, e n, XI, i, della Comunale di Siena, detti di rime dei 
Ro»J.| 

1. — Stanze alle belle donne senesi. 

1603. Siena. — Stanze canlaie dalla vera Lode delle 
belle Donne senesi , venula con la Esperienza e col Valore 
in compagnia di Villani che menano schiava la Maldicenza. 
Mascherata fatta dai Bozzi V anno 1603 alli 32 di febbraio. 
Siena, 1603. In-4. (Fabiani, Catalogo). — Quest'ancora fu 
rappresentata mentre la Congrega, dal 1568 al 1603, era 
cbiusa, perchè in quest'anno s'adunarono i Rozzi la prima 
volta il 31 d'agosto.* 

II. — La venata del Sole e deW Aurora. 

1611. Siena. — Mascherata della venuta del Sole e del- 
l'Aurora, accompagnata dalle quattro stagioni e dalle dodici 
' Vedi nel voi. I , peg. 93 in nota. 

i. .,■,,-< Il, Google 



S34 APPENDICE TERZA. 

Ore del giorno, rappresentata dai Bozzi l'anno j61lildl30 
ottobre (Fabiani Catalogo)- Cioè l' anno e giorno stessi nei 
quali fu rappresentata la Mascherai^ cU dnqìie Villani con le 
Mogli del Fiori (il Dilettfvole : vedi qui sopra al N° 6), in 
cui pure si rappresentava la venula del Sole e dell' Aurora. 
Cbesia una sola e stessa Uascherata, dal Fabiani {Catalogo) 
registrata due volte per errore? 

III. — ■ Mascherata detta Le CorUese Familiari in ad 
■ n tratta dille conteie tra marito e moglie. Manoscritto. • 
Co^ senz' altro il Fabiani {Catalogo), che queste tre prime 
Mascherate riunisco dicendole < di un anonimo Rozzo dopo 

> il 1600, • insieme con altre composÌEÌoni , le quali rife- 
riamo ai loro luoghi. — Inedita. 

IV. — I Mascherata di sei Villani asciti dalie galere- Ha- 
» Doscritto. > Cosi il Fabiani {CatiUogo) tra le composizioni 
a di autori incerti la maggior parte Rozzi. • È nel Cod. H. 
XI, 4, fog. 89-102. Prima sono due stanze « al Govema- 

* tore : ■ poi ventitré stanze e cenloventisel terzine < alle 

* Donne: ■ chiudono quattro o stanze cantate da quattro 

> villani, una per uno. > Gli interloculon si chiamano Ci- 
vetta, Trulla, Parpaglia, Gallerà, Nenciflj e Stiacciafave. 
Comincia: e Signor Governatore illustre e degno , II ciel vi 

• salvi e vi doni ogni contento.... » — Inedita. 

V. — • Mascherata di cinque Contadini sopra l' arte del 

• pescare. Manoscritto. » Cos) il Fabiani (CcUalogo tra le 
composiztani < di autori incerti la maggior parte Rozti •) 
senz' altro. Non abbiamo potuto vederla. — Inedita. 

VI. — Nel Cod. H, XI, 5, fog. 22-27': « Mascherata 
» della Righerà: a cavallo, in un cervio, il Tempo. » Comin- 
cta: f Poscia che sopra il ciel non m' b concesso Alcun luogo 
» dov'io possi abitare:... > e dapprima sono sei stanze; poi 
un Villano ne dice altre ventiquattro. Segue una < Barzel- 
» letta in musica da tre Contadini, ■ che & una canzona di 
otto strofelte di quattro versi l'una, da loro cantata. In fine 
il Villana dà licenza con due stanze. — luedila. 

VII. — Nel Cod. H, XI, 5, fog, 30'-4i: « Fuga di dodici 

• Villani per debito, con scrittrire e contratti in mano per an- 

* dare a Caldcma. » Prima un Contadino canta cinque stdh- 



; CoOglc 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZI. !z25 

ze, che sonò il prologo; poi I Conladini dicono ira loro du- 
genquaranta terzine. Comincia: i Non vi Tarete, gente, 
f maraviglia. Vederci giunti qui tutti a cooiuno.... « I Con- 
tadini si chiamano Sconficca; Ciambella ; Pastinaca; Terran- 
toia; Radicchio; Razzagreppi; Trapela; Tafano; Hsraca; 
Cigala; Fromlwla; Stornelio. — Inedita. 

Vili. — Nei Cod. H, XI, 5j fog. 44t-52': . Mascherala 
■ de'Rozzidet Trionfo d' Amore, t ComÌDc\i: a Gli han cbesti 
I Bozzi pur deliberato Farvel almen alinea duo Tolte l' an- 
B no.... B Questa Mascherala abbiamo supposto che sia del Fa- 
toftco, perchè ha interlocutori gli stessi villani che in altra di 
lui si consigliano come (are prigioniero Amore; il quale, già 
in catene. Tiene nella presente litierato dalla lor prigionia. 
Vedi Tol. I, pag. )72-175. 

IX. — Nel Cod. H, XI , 5, fog. 72'-76' : • Mascherata 
■> ff un branco di Villani che si tamenlano delie Donne che ap- 
» prezzano più li Zanm Pantofoni e ArtOroglni. » Precede un 
« Madrigale cantato in musica da quattro Villani: > poi se- 
guono rentiqualtro stanze dette alternati ramente da essi 
Villani, i quali sono senza nome. Comincia: e Slam, donne 
B belle , i vostri contadini Da toI abbandonali.... * — Inedita. , 

X. — Nel Cod. H. XI, 5, fog. lU-115 : < Stanze aUa 
B Marlorelia di A. S. Reeitalt da un VUlano cercando due gi- 
B ganti. • Cominciano: ■ Donne, col vostro tanto lisciac- 

* chiare Contrafate del ponto e'dlpentori.. ., * e sono nove 
stanze. Sotto quelle iniziali A. S. si nasconde forse Ales- 
sandro Sozzini? — Inedita. 

XI. — Kei Cod. H, XI, 5, fog. 115-117 : « Stanze alla 
> rusticale cardate da un Contadino con un branco di namorati 
B vestili tutti di vari colori. > Sodo tredici stanze; comincia- 
no: ■ Buon di, buon anno: io son imbascialore. Donne, di 
t ctiestl Tostri guasta ccini.,.. » ' — Inedita. 

XII. - Nel Cod. B, XI, 6, f(^. 119-120': • Stanze rtt- 
B tìicali cantate da un Contadino che va cercando podere con 

• metti compagni, b Sono dieci stanze e cominciano: ■ Un 

■ GuàttaediA vale ToDRinorali , Vagheggini; e se ne hanno 
aùrì «empi nelle rime dei Rotti. 

C. Hua.— Tol. II. n 



l:,<,,i,.-^i I,, Google 



298 APPENDICE TERZA. 

1 cstiapoggi ! è tuiu la semmana Come fo io, non 6 gnu 
» maraviglia..- » — laedila. 

XtH. — Nel God. H, XI, 5, fog. Ii0'-i22': i Stanze 

> rusUcali coniate da un CoiUadino a cavallo sopra una botte, 

■ con li compagni, > Quìndici staoze ciascuna sopta uA dono 
cbe esso Contadino ha portato alle donne, essendo allora it 
carnevale; il salcìccione, gli uccellini, la coda di porco & 
V uova, il cacio marzolinOj it vino. Il capretto, i macdie- 
roni, i saldcduoli , i polii, la schena, la porchetta, le pol- 
pette, le mele, I tordi, e le ricotte. Cominciano: • Donne, 
» fatevi fuor a carneTale , Cbè di più coso vi port' un pre- 
1 sente.... * — Inedita. 

XIV. — Nel God. H. XI, 5, fog. 124-126: . Stanze con- 
1 tate alia martorella in lode del boschetto^ con un branco di 
» botchettieri. » Quindici stame: > Una barlaccia aviam da 
I contadini, Come che gli è per carnasciale usanza.,.. ■ — 
Inedita. 

XV. — Nel Cod. ff, XI, 5, fog. 12&-127': « Stonacati- 
t late da Apollo vestito da contadino che abitata in una ma- 
* dia; con un branco di contadini lutti a cavallo. » Nove 
stanze: < Io son quel biondo Apollo Juslricante, Soccorso 
k de' poeti chiacchìaroni,.., a — Vedi nel voi. I, pag. 172. 
— Inedita. 

XVI. - Nel Cod. ff, XI, 5, f(^. 127'-129': • Stoiize «w- 
1 tate da un Viliano con un branco di mugnai. > Quindici 
stanze : « Ho già paur di non venirvi a noia Con le mie d- 
1 pollale il carnasciule.... » — Inedita. 

XVil. — Nel Cod H, XI, 5, fog. 152-151: f Zingara 

> di un Bozzo, recitala da un Contadino, in ottava rima, > 
Dapprima b una breve > Canzona , x> poi < il rif lano comìn- 

■ eia s e dice tredici stanze : dopo < li Zinghari cantano la 
1 canzona disopra. > Un'ultima stanza è la licenza. Comin- 
cia: « Zingar slamo sfortunati. Che patiamo affanni e slen- 
n to.... > — Inedita. 

XVIII. — Nel Coiì. H, XI, 5, fog. 15*'-i57': i Stanze 

' Ancora uD Dialogo del FaloUco (redi !■ Parta I, K* 48, 
della pretenle BibliograDa) a' iolilola dal Biiscbtita. 



ooglc 



BtBUOORAFrA Se' ROZZI, 22? 

» recitate da un Villano con mostrare di accomodare certe 
» fantesche menale di fuore ; e le loro virtù, i Ventitré slan- 
ze: ' Illustrìssimo Sig^ior mio, d'ogni onor degao, Nel 

* qusl tutti noialtri riposiamo.... i — Inedita. 

XIX. — Nel Cod. H, XI, 5, fog. 186-197: « Mascherala 
a di due Contadini che hanno preso la Gelosia e la menano 

■ legata. > Prima sono sette stanze: poi molte terzine. Ira 
le quali 6 nel Codice una lacuna. Comincia: t Colui che 
» dette sii' uom sì buon cervello Per sapere e trovar tante 
» invenzioni... i. — Inedila. 

XX. — Nel Cod H, XI, 5, fog- 205'-207: . Riscatto de- 

> gli Ambrogini dalle donne ambrogine. i Prima una stanza 
che 6 l'introduzione; poi una < Villanella cantata dalle donne 

■ Ambrogine» (e sono sette quartine); poi sette stanze dette 
da due Villani 1° e 2°; due altre quartine col nome di t Vii- 
» lanella cantala dalle donne. « Cnniincia: * Uomini e don- 

■ ne, indottrinate e indotte. Siate sparale volermi ascol- 
» tare.... » — Inedita. 

XXI. — Mascherata di Conladini. — Senz'altro titolo che 
questo è alla Comunale di Siena a fog. 299'-307 del Cod. H, 
XI, 4, e a fog. 3i8-35S del Cod. H, XI , 3, nel qual secondo 
Codice, nell'indice, è intitolata . Il Castraporcelli cercato 
» da quattro Villani e due Contadine dall' Àc<iuaborra: * da 
» recitarsi. • Gli interlocutori sono Tolo, Tofano, Melone 
e Coro, contadini; Vrizia e Nanna contadine. Prima sono sei 
stanze; il resto è in terzine. Comincia: < Non vi maravi- 

> gliate, cispadìni. Se mechl [qui] mi vedete a caval- 

* cloni.... » — Inedita. 

' Acquaborra chiamasi oca sorgente (<?rma]e prctso Siena. 



D,g,r,:^i t, Google 



223 
BIBLIOGRAFIA DELLE COMPOSIZIONI DE' ROZZI. 



PARTE TERZA 

POEMETTI — CAPITOLI — SONETTI — STANZE — STRAMBOTTI. 



AVVERTENZA. 

Da questa Parte III della Bibliografia dei Bozzi, la quale 
abbraccia tutti i loro scritti d' indole nou drammatica qè rap- 
prejeataliTa, vanno, prima di tutto, esclusi più rimalori, 
che, registrali nella Relazione del Ricci potrebbero da alcuno 
credersi ascritti alla Congrega, mentre in vero non furono; 
de' quali la coudizione popolare, per alcuni, il genere dei 
loro scritti, per altri, per tutti la poca diligenza delle inda- 
gini e la trascuratezza delle ricerche, indussero erronea- 
mente l'autore a porli tra E Rozzi, quando i documenti della 
Congrega mai non li ricordano, e il Fabiani tace di loro, salro 
d'uno. Tali rimatori, che ci è toccato escludere perchè rien- 
trerebbero uel periodo della Congrega da noi preso a studia- 
re, sono Biagio del Capperone, Lodovico Arcangiolì, Giulio 
Bidelli, Pietro Fortini, Giovanni Gelsi, e Giovanni Volpi. 

Di Biagio, chiamandolo ambedue erroneamente < Cap- 

> pollone, • (del Cappellone, > ricordarono un libro 
manoscritto (senza dire dove si trovasse) dì sonetti « in stila 

> rusticale > secondo II Fabiani, ' < in siile pastorale i 

< NpI sdì CilBlogo nella Eeziotie ■ di altri seneii ch« lanoo 
• R021I bencbè seo» cugoome. • Vedi a pag. 56 la sua Storta. 



BIBLIOGRAFIA DE ROZZI. 2i9 

secondo il Ricci, ' indirizzati a Leone X: del qual Biagio 
(cbe, per l'ordine di tempo, meglio, se mai, rientro- 
reblte tra gli Antecetsori) il Fabiani e il Ricci certamente 
pel soprannome suo e più pel nome del mecenate fecero 
uno dei Bozzi; ed ancbe di mezzo a questi l'avrebbero 
lollo se dei sonetti di lui avessero avuta più compiuta 
notizia. Polche in una rarissima slampa, esistente ora al 
Museo Britannico e da noi conosciuta in copia,' si legge a 
pag. 1 : I Sonetti Rusticani Composti per Bernardo Gtambu- 

> lari et diritti a Papa Lione X et al Signor Giuliano suo 

* fratello et altri: opera nuova. Con gratta e privilegia: > a 
pag.2:* Sonetti Rusticani dì Biagio delchapperone. Compo- 

* sti per Bernardo Giambulari. Handati al mio carissiino 

* Giabnozzo di Bernardo Salviati Ciptadìno Fiori^ntino. 
i L'anno 1515: > a pag. 3: f Sonecti di Biagio del chappc- 
t rone rusticani, fatti a Etoma a Papa Leone X et altri; > 
e alla medesima pag. 3 cominciano i sonetti che sono 55 e 
prendono 6i pagine. II Giambullari prese questo nome dì 
Biagio del Capperone forse perete nei sonetti suoi chiede 
alla liberalità di Leone appunto un capperone. 

Scrive il Ricci : ' < Lodovico Arcangiolì , barleltaio, 
t uno de' primi fondatori (delta Congrega), portato dalla na- 
t turalezza alla poesia bernesca diede alla luce in Siena, 

> senza la data dell'anno, un poema Intitolato Hvtooù effello 
» d" Amore in difesa deiie Donne.t Tra gli istitutori della Con- 
grega , sui quali non cade la più piccola incertezza, non si 
trova però Lodovico Arcangìoli,cbe non sì vede, con questo 
suo nome , neppure tra gli ammessi in processo dì tempo. Del 
poema di lui registra una diversa edizione * l' Orlandi ne^^li 
Scrittori Bolognesi;^ ma non se ne può inferire che egli 
tosse dì Bologna, perché è ricordato fra gli ■ scrittori fore- 

* slierij • cioè non di quella cittì, e nell'opere dei quali sono 

' tìttaxione cH., pag. 43. 

' Il ciT. prot. Pietro Dazzi ce li procurò geulUnieiile dalla 
cortesia del cbiitlMlmo ilgaor Francefco Zambrlol. 
' Jt«tiuioii« cit., ptg. Si. 
' Pesaro, per Flaminio Ooocordia, 1617: ìd-3. 
' Balogna, ITU: peg.SSO.' 



I , Google 



JtXI APPENDICE TEHÌA. 

• registrate alcuDe notizie degli Ecrittori bologDesi. > Di an 
aìlTO di questa famiglia^ di Arcangiolo Arcangioli, rigettam- 
mo una commedia recitata nel 16^0 dagli scolari a Siena e 
([uìTi stampata nel 1622 j perchè questo ancora ricordato dal 
solo Ricci. ' 

Di Giulio Bidelli e di profossione libralo • ricorda 11 
j'Bicci ' lodi dategli dal Crescimbeni, ' e più rime in diversa 
raccolte; come cinque sonetti,* molte Stanze; ' e, riuniti 
In volumi a parte , f più Capitoli e poemetti in ottava rima 
I tratti dalle Rime del Petrarca , » stampati a Venezia nel 
1551, • uno dei quali è di dugento ottave, > e ■ i Centoni 

• estratti dal medesimo Petrarca , > messi in luce a Vene- 
Eia, per il Harcfllini, nel 1563.* Di Giulio Bidelli fanno men- 
zione anche il Bandiera , ' il Benvoglienti , ' il Faluscbi , ' 
l'Ugui^eri, "* il De Angelis;" e mentre lo dicono di profes- 

< Vedi l'Avveiteozi premessa alli Parte I della preseo le Bi- 
bliagrafta. 

* Rtlasìone cit., pag. 21. 

' Storia della Folgar Poesia, vo1.IV,lib lI,c.S6; eaUrove. 
' Nella Raccolta de' Rimatori del 400 in qua [Venezia, <Ti9}, 
I, 580. 

* Nelle Stana» dt diverti Poeti lotcaaì raccolte dal FerreDlUlì- 

* . In Pdatiaa: Codice CCXXXV. Ollive di Giulio Bidelli. Clrt. 
» Ic-t, delseo. XVI, dKScarl*. La prima iuizialt: di ognlollaTaé 

■ miolala; e alcune rap presentali diverse figure. Sulta guardi* i 
» scritto di man del Poggiali: i Queste 4S ottave, rornate co'tertl 

■ del Petrarca , aona di M. Giulio Bidelli sanese. L'ediiione di V^ 
1 nezia pel Bindone del 1SI8, ln~S, ne contieoe peròRO; laonde 

• sembra doversi credere clie il presente codicetto fosse scritto 

• prima di detta edizione. • CooiiDcla la prima: Voi cbe ascoltate 

• ti) rime sparse il suono Del pensier amoroso cbe mi atterra....' 
Paisrho, Manoacritti PalaUal, I, 411. 

' BMiotheca Senetuit; Cod. Z , i, U, della Comunale K- 
nesej (og.'328. 

* ScrifloriSenMi, I[,T£OiCod. Z, [, 1, della stessa Camuaile. 

* Scrittori Stneii, 1,78, Cod. Z, li, !5, della stessa Comunale. 
" Pompe Smeli, parte Ined-, Fog. ìiS; Cod. A , IV, 15, della 

stessa Comunale. 

" B'ografia drgli Sa-ittori uneii, (Siena, 4821), F, 431. 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZI. 231 

siooe libraio, nessuno lo ascrive alla Congregs, Il Fabiani e 
ì documenli dei Rozzi non lo ricordano. 

Per un altro occorre più lunga disaniiDa , poiché a dirlo 
del Rozzi non è solo il Ricci, che scrive: * » Pietro Fortini 
t della Congrega ie' Rozzi, che visse nella mela del se- 
t colo XVI, prese a emulare il Boccaccio, a imitazione del 

• quale compose un novelliere in prosa sanese , ripieno di 

> arguzie e facezie : e lasciò similmente manoscritto un to- 
t lume di rime che per lungo tempo si b conservato nella 
» librerìa del Padri Agostiniani a Lecceto , ma al presenta 

• non si sa dove si trovi. » Del volume di rime possiamo 
dire soltanto che l' autore avevaglì posto nome Capricci; che 
esistente sempre a Lecceto nel 1713, ' poi perduto e poi ri- 
trovato,' ora è novamente perduto: ma il Novelliere, col 
titolo Le otto giornate delle NoDélle dei Novizi (dall'autore 
spiegato nel proemio), conservasi alla Comunale senese nel 
suo aulogra/o,* che (in otto giomale e selle notti), fram- 
mtstevi rime, commedie, descrizioni, ha ottanta novelle, 
«dite alcune in varie pubblicazioni:' in alcuna delle quali, 
dandosi notizie dell'autore, e di queste pubblicazioni ren- 
dendosi conto in una bibiiograSa novellisiica, fu preso un 
curioso errore, venendo, un po'per volta, a dirsi che al 
loro collega Pietro Fortini i Bozzi coniarono, niente di me- 

< Rilaiiont cit., p»g. S9. 

■ Nel Catalogo dei UanoacrUli delia libreria del PP. AgostU 
nlam di Lecceto, complUlo, In quesi'aufio <Ti3, da Glo. Girolsmo 
Carli, era, al N°3I, noUlo: «Codice cartaceo ia-i, di piccola 
■ mole, contenente vari componimenll di prosa meacolata con ver* 

• si, r*Ui e wrilti di propria pugoo da Pietro Fortini sanese nel 

> iWk e titolati Capricci. ■ Vedi a pag. 49, li PrefaiInDe di Gae- 
tano Poggiali al Tol. I delle Novella ài Autori Sentii, Londra (Li' 
vonio), 1796. 

' li PoceuLi (loo. cil.) aveva dello non sapersi a tempo suo 
che fosse stalo del Capried; i quali pi (i tardi vide ìl DeArgelte. 
{Biografia olt., pag. 301) In casa Forllni. 

■ Ora 6 11 Cod. /, VII, 19. Vedi Ilari, la BlbVolKa Pub- 
blica di Siena ec, I, iìS. 

' Vedi P*PASTi, NoBtUitri Ilaliani ia proia , I, 169-60: Pai- 
baro, NooeU. Ilal.hiproia, (Torino, 1S7B}, li, 171-76. 



:.aogW 



232 APPENDICE TERZA. 

no, una medagltal Una medaglia con l'effigie e il nome 
di lui e nel rovescio il giudizio di Paride è vera, e un esem- 
plare n'ba la Camtinale di Sieoa; ma sarà vero cbe la fa- 
cessero coniare i Rozzi ? e il Fortini sari stato davvero 
della Congrega? Per le cinque commedie in prosa (l'Anello, 
il Parasito, Galatea, il Pedante, l'^guiUa) incbiuse nel 
Kovelliere egli venne certamente detto dei Rozzi dai Iticci 
(ossia da G. A. Pecci)' nella Relazione,* e dietro lui dal 
Poggiali ' e poi dal De Angelis ; ' de' quali il primo tace 
della medaglia, dagli altri due ricordata, ma non come 
omaggio della Congrega; e questo forse perchè lo stesso 
Pecci nel suo inedito Catalogo degli Scrittori Senesi ' (dove, 
si noli bene, non aveva riposto fra i Rozzi, il Fortini) dice 
(e lo notò il Poggiali) che la medaglia fu a lui fatta dagli 
< amici: i 1 quali amici, vedendo da lutti detto della Con- 
grega il Fortini, doventano poi gli altri congreganti nell'il- 
lustrazione fatta a una Novella di lui da un erudito senese, 
cbe scrisse del Nostro ( ebbe nome di buon letterato e di 
t valoroso poeta, e cbe, come tale, fu tenuto per uno dei 
t più beli! ornamenti della Congrega de'Itozzi; la quale, 

> in testimonio del merito suo, feceglì coniare in bronzo 

> una medaglia, eh' {) quella che nei manoscritto si vede 
B disegnata in fronte di questa novella; >° e cosi, quasia 
parola, ripete il Passano. ' Ma in vero a principio di questa 
novella ' niente si vede nel manoscritto; sibbene a princi- 

' Vedi ael voi. I , « pag. 3 ìa Dott. 

* A pag. !;9. Vedi sopra 11 passo riferito. 

■ ÌXelieNoMUe d'Autori S»neil, Londra [Lltotdo), 1766; neib 
Prehzlona al tom. 1 cbe ne lia qualtordìDi del fartiui. 

* Biografia degli ScriUori Seneri; Siena , 18£4i I, 304. 

■ Un esemplare n' è alla Cumuaale di Siena. 

* Vedi a pBg. 4 la Prefazione al Giacomo Pacekiarolto Pittore 
» la Compagnia dei Bardotti ffoMJta jlorica di Pietro FortitU h- 
n«M, edita (Bologna, liìSS. È un estratto àtW EcàtamenU)) iti 
prufeuor Carlo Milanesi. 

' Nooellieri Ilat. in prota. 

■ È nella Kotte terza. Vedi Codice cil. /, VII, 49, parie m- 
CDoda, fog. 3S0^]9S. 



D,<„r,:^i t, Google 



BIBUOBRAFU DE' ROZZI. 2^ 

pio di esso NoTellJere sono riportale due iacisioni io rame 
fatte eseguire dal Poggiali , cioè la medaglia più sopra ri- 
cordata, per adornarne alcuoe copie, e il ritrailo, da quella 
medaglia tolto, per tutte le altre copie della sua pubblica- 
zione. ' Del resto Pietro Fortini come • persona di grado » 
noD poteva essere dei Rozzi; ' e che la Congrega facesse 
coniare una medaglia a uno de' suoi, morto nel 24 gennaio 
1562, non pu6, ci pare, oramai più pensarsi. 

a GiOTaoni Gelsi (scrive il Hicci) prete secolare e ret- 
f lore della Canonica di S. Clemente, diocesi d'Arezzo, 
» portato, naturalmente alla poesia bernesca, compose, 
» nel li>33, cinquanta Capitoli in quello siile, che per i 
■» loro sali e facezie meriterebbero essere con le stampe 
s pubblicati, s' Del Gelsi sono alla Comunale di Siena tre 
codicetti * che hanno però le stesse rime, ove egli si dice 
accademico intronato (non Rozzo) col soprannome di Am- 
moscito, come ancora in altro codicello posseduto già dal 
signor Arlia. Il quale dando saggio ' di queste rime, prepa- 
rate per le stampe dall'autore slesso, le giudica buone, nel 
genere loro, e noia alcuni Capitoli nei quali il terzo verso 
di ogni terzetto è un verso di Dante o del Petrarca (di versi 
tratti dal Petrarca formò i suoi Cejdtml ancora il Bidelli),* 
che dovettero essere mollo familiari al Gelsi; del quale ci 
dice che nacque in Siena ai 13 o li ottobre 1592, che tra 
%V ItUronoii aveva un'impresa alludente al soprannome suo, 
cioè un Pallone sgonfiato col motto Ad tsthéra tumens, e per 
stemma di sua famiglia, non ricca né illustre, un Gelso in 
campo d' argento e rosso con sotto al Gelso e in faccia al 

< Vedi a pag. %t 1* Prefazione del Poggiali al tomo I delle 
Novelle iT Autori Senai. 

■ Vedi nei volume I, Dell' Appendice I, il Capitolo X fra quelli 
del tm, e 11 XUl della Riforma del 1561. 

* Belatione, pag. SI. 

' Segnati A, XI, 7, Se 9. Vedili.*»!, ia Sittiofeea PubbUca 
di Sima eo., 1, 199. 

' Vedi il Borghim giormU di Fitologia e di LelUre italioM , 
N>2, 3, e4 dBlf879[iDD0VI). 

* Vedi pili sopra. 



I , Google 



^34 APPENDICE TERZA. 

SUO tronco a destra una testa di moro,' Alle quali notieìe, 
« alle allre dateci* dal prof. Lombardi, possiamo noi ag- 
glungeme un'altra; che quando i Filomali riunendosi agli 
/nfronoli. dettero ad essi vita e vigore nuovi, bisognò, come 
raccontavano VArritchialo e altri leslimoni di veduta, ( man- 
■ dare a prendere alla vicina villa dì Monte Riggioni un 

> vecchio prete Gelsi Iidronato, acciò si componesse il nu- 
1 mero degl' Intrùnati necessario alla formalità del contrat- 

> to. > ' Questo fu nel 165i quando il Gelsi avrebbe avaio 
sessanladue anni. 

Di Giovanni Volpi ci dà il Ricci questa breve notizia: 
«he circa il 1600 compose < un poema in ottava rima sopra 

> la misera condizione de' cortigiani, manoscritto moltipli- 

> caio eoa più copie; >' del qual poema e dell'autor suo 
non abbiamo trovato che altri Taccia meniione: il Fabiani e 
i documenti della Congrega non lo ricordano. 

Dopo avere escluso questi cinque autori (dei quali è cu- 
rioso a notarsi come il Pecci mentre nella Sezione li pone 
tra 1 Rozzi, di nessuno, nel suo Catalogo degU Scrittori Se-, 
nesi, dice che fosse ascritto alla Congrega), bisogna esclu- 
dere di nuovo, ancora da questa Parte III, Gtovan Battista 
Nini , il quale, come < persona di grado d abbiamo già detto * 
che non poteva essere dei Bozzi ; ma potrebbe credere fosse 
stato, chi, oltre le Mascherate, alcune sue Stanze vedesse 
nel citato Cod. U, XI, 5, ' detto di rime dei Roxzi, e di 

' Oneste notizie ebbe il signor Arila dsl signor doit. Forlu- 
udo Donati, Bibliotecario della Cotauuale di Siena. 

* Desomendole dalle rime di lai : vedi la Prerazione alle RIdm 
Burlaehe di Gioratiiii Gelsi pubblicate ■ cara di Antonio LombardE 
(Siena, 1884). 

■ Vedi alta Comanale di Siena, a fog. 38 il Cod. T, I, 3, II 
quale contiene notizie degli Intronati. 
' RelatUme, pag. Bl. 
' V. l'Avvertenza premessa alla Parte 11 di queata Blbllografla. 

* • SiiDze del NIdI a Don Kerranle: • cosi Intitolate Mao 
ivi a fog. S?-63>: e ancora nel Cod. ^, X , T, della slesEa Cama- 
nale di Sleoa , col lilolo a lo forma di Imbanditore del Cornane a 
• Don FerrBDieGoDzaga,aCuna.>ComlQdaQv: sColu)ch«MDU 



BJBUOORAFI& de' BOZZI. 2% 

lui altre molle ne trovasse (in altro Codice della slessa Co- 
munale di Siena]' rusltcali, cioè di quel genere che fu pro- 
prio della Congrega : il qual genere dorella avere in Siena 
fovore grande^ se il Nini, il Forleguerrì e il Soziini, * lul- 
t' e tre scrittori non di popolo, in esso poetarono. E del Soz- 
zini stesso escludiamo ancora un Capìlolo del Capriccio,* 
non registrato a dir vero tra gli scrini dei Rozzi dai loro 
storici , i quali pur ricordano l'egloga di lui Biiqiiilla tra 
quelle della Congrega. 

> aiuto ne parere D'uomini o donoe, per uvi cbe siano...., • e 
«ODO veollDove Stame pubblicale , buona parte, come annotazioDB 
slorica Della Disp. XCI delle Carioiìtà lau»rarie. 

' Nel Cod. f/, X, 7; cart. In-l; oilscellaDeo, seoia Dumera- 
ziooe di pagina: 

■ Di M. Glo. Ballista Nlnj. Stanza alla villana BOpra «bIì igno- 

■ ranti. ' Sono treniadue: 'Doline, cbe co' t»egl' occhi trapanale 

■ El tegalo e 'I polmone e 'I paracuore.... j> Mancanti In fine. — 

■ Di H. Glo. Ballista Ninj. Stanze alla villana cantate sopra 

■ una coDdeDDegione per li Slaluti. Cantate al Cardinal Petruccl de 

■ le Lune, sopra una condennagione per li Statuii da eer Mailano 

• Bartetij notaro de' segreti del Comun di Siena. ■ Diciannove 
stanze: • La buuna sera ■ questo buon signore. Par ben cbe \oI 

■ non mi riconosciate.... * — Inedile. 

■ Di H. GloTamballista Nlrij. Stanze alla villana centra a SOD- 

• sali. ■ Nove stanze: i le mi ao'lsnto travestito ormai, Cb'lo 

■ SOD gii conosciute inGn tastone.... ■ — Inedite. 

■ Di H. Giovan Balla Ninj. In biasimo della Vecchi«na. » 
Sette sonetti. — Inediti. 

Olire le alanze a Don Ferrante , ricordate qoi aopra , molte al- 
tre rime del Nini , di argomento politico , e taluna nel tempo 
stesso di veste popolare, sono nell'.lrch. Sior. Iial. (serlel, vo- 
lume li), pubblicale come documenti. DI queste alcune si leggano 
nel Codice palatino CCLTII detto autograto. Vedi Palesmo. Ma- 
noltrilti Palatini, I, 446-U7. 

■ Il Sozzlnl con la BisquiUa, il Fortegaerri con ta Filippa. 
Vedi nel voi. I, pag. !09. 

• É nel Codice palatino CCLXVIII, a carte 31 (vedi Palermo, 
Manmcfitli Palatati, 1, 466). Comincia ; < Quanto piti col cervel 

■ girando a tondo.... > 



.,,.., .,Got>gL- 



S30 APPENDICE TERU. 

D^gli scritti anonimi n'escludiamo Ire. Due registrati 
dai Fabiani: ed uno compreso nella raccolta di cose àeiBozii 
alla Comunaie di Siena. — Del primo tace il Iticci, ma l' ha 
il Fabiani {Catalogo), Ira le opere • di autori iacerti la m^- 
» gior parte Rozzij > cìoè ( Grillo villano lavoratore che 

■ voile diventar medico- Siena, 158^; » il quale veramente 
Dn dal 1521, con lìlolo più ampio , ' e poi tre altre volte in- 
oanzi a quella di Siena, fu stampato, e sempre a Veoexia, 
mentre a Siena, anctie in seguilo, mai più: e queste potreb- 
bero essere prime ragioni di dubbio; poictié una composizione 
dì uno da Siena, quivi, alcuno dirà, avrebbe dovuto slam- 
parsi prima die altrove, e non una volta solaj oltre di che 
le forme dialettali frequenti e caralterìslicbe ci rivelano 
tale composizione come cosa veneziana.' — Il secondo che 
escludiamo, taciuto ancbe questo dal Ricci, e dal Fatnani 
{Catalogo) posto tra le opere < di autori incerti la maggior 

■ parte Rozzi, * è, col titolo d'Ardore d'onesti affetti,* un 

< • Opera nova'piacaioU et àa riàert d« un FtUono laooraiore 

• nomato Grillo, quale volte diventar midico: in rima ittoriala, * 
Il P istmo. Novellieri IlaUami itt verta, e il Graesae, Tritar ec., 
registrano queste edizioni; VeneiJa 15Ì1 , 13Ì8, 4537, 155Ì; e 
dopo la seness del 4Bdì [che manca ad ambedue loro), queit' altre; 
Kirenzo, alle Scalee di Badia , a. a, [sec. XVl]i Venezia e BasMna, 
s. a. (sec. XVII. Questa manca alGraesse); Lucca ». e. (aea. XVIII). 

Il Bandiera, £it>lialh«ca Senenàt, fog. 4&£>. Cod. Z, I, II, 
della Conianale di Siena] cosi na parla: • Questa è coma un po«- 

• DKtto stampato in Siena nei tSSÌ , in-S. Ci è la InTocaitone di 
1 Muse; si canta nel priucipio essere questa una delle cinquuta 
t favole del CorbaiM del Boccaccio. 11 vereo 6 buono asul : ci è 

• della iDTeDzioDB:ipersoiiagBieiesiii]itlludinlDonpDs«onoeiBere 

■ piU propri. Le ottave sodo tÌcìdo a cento. ■ — Uà nel Corbaeelo 
Doo vi sono favole. 

* Abbiano veduta la edixlone di VenetU del lUi la quale i 
lo Palatina segnata £, 6 , 6 . 99. — Avvertiremo qui cbe il Ladra 
Ciwco, tavola delDsiiate della Congrega degli Jtuipidl di Siena 
(vedi l'Appeudice IV], tra piii edizioni nessuna n'etibe In patria. 

' Due esemplari, uno slampato ■ lo Siena, alla Loggia del 
1 Papa, 1606, ■ in-3, carte residue SS, mancaute nella aegnalnra 
B , iDlUotato Ardore i' oneiti afftUi dove ti contiene molte Serenate 



ROZZI. 237 

volumetto che ha Stanze, Serenale e una Hatlinata^ fn 
ottave. Epistole in terzine. Villanelle, Sonetti, Capitoli; 
cose non dei Rozzi , o almeno lontane da quel lor modo 
un po'bizzarro e faceto; quasi tutte amorose, popolari; 
e certamente d'autore senese un Capitolo, che comincia: 
€ Madonna sete bella e bella tanto. Che di bellezze in tutta 
» quanta Siena Non si trova chi star vi possa accanto. > . — 
Il terio che escludiamo (taciuto dal Fabiani e dal Ricci, ma 
tra le cose del Rozzi compreso alla Comunale di Siena) 6 un 
Capitolo < deUa Vecchiezza recitata dinanzi a papa Paolo terzo 
> da un TecctiLj sanese di età di circa 86 anni, quando fu a 
n Chiusure nel Monasterio di Monleoliveto: » ' poiché se nel 
1538, nel passaggio andando a Nizza al congresso per la 
pace tra l' imperatore e il re di Francia, vero fu, come ab- 
biamo dal titolo, che un vecchio senese recitasse al ponte- 

Capitali Sonetti el Ottave tutte cote piacevoli et affeltuote ridotte M 
onettiitima maniera (con Incisione nel rronlesp. di cinque persone 
jn un cortile delle quali due in piedi, tre sedute , lonaoio un« di 
queste UDO strumento a corda); el'aHro esemplare di carattere plb 
grande, con dìSerenia Della dispasliinoe delle rime, ln-i|, di carte 
residiie tt, mannaole dell ultima carta e del fmotesp. (per cui non 
conosciamo ranno della stampa) sono a1)a ComuDale di Sleoa, 
nella stanza di «gombro, tra stampe scomplete di commedie del 
Aosii e d'altre cose seneai. — CoDtHngono: f 3G o 36 stanze e 
strambotti: V ■ allra serenata • In 18 staoie: 3° •■ aereoala se- 
t conda, ■ in SO stanze: 4° • mattinala terza ■ In 43 alarne (man- 
canle quasi lulla atln stampa 4603, perchè qui mancano due carte); 
5° ■ Sonetti e Molli arliaziost da dire e mandare scrini, > cioA 7 
stame Iodi rinate eia scuna a una donna ricordala per nome, eSSo- 
neUf: 6° S Epistole In terzine: T" Od t Capitolo di larte opioio- 

• ni: ■ 8° S altre Spiatola In lerzloe : 9" Dn Capitolo la terzine. 

' Alla Comanale di Siena 1' esemplare segnato Q, VI , 8, è 
mancante della carta quarta ed ultima , nella quale l' altro esem- 
plare Q, VI, 7, ba i due aoDslti morali ricordatine! frontesp.; cioè 
al r quello (■ Disse san Bernardo a Grido : e' e' è arrivato , Signor 

* mio caro, un peccatore tale.... i) del sopportare la moglie, e al 
I l'altro (( La povertì fa ire l' uom cbliuto Timido e paoioM ne 
» l'agpetto...., i) della Povertà, sotto al quale è la data (vedila 
questo nostro volume a pag. 8, In nota). L'uno e l'altro esemplare 



,H,glc 



S98 APPENDICE TERZA. 

flce, fermatosi in quel monastero,* questo Capitolo, rìstam- 
patopoi a Siena nel l&i6j autore n'era stalo, fin dal secolo 
XIV, Antonio Pucci fiorentino;* e cosa curiosa dovette es- 
sere, innanzi a un pontefice vecchio di settantun anno, la 
recitazione fatta da uno ancor più vecchio, di questo Capi- 
tolo, nel quale di certi incomodi della vecdiiaja 6 fatta men- 
zione « con troppa realtà, coma oggi intendesi. » ' 

E ancora d' una raccolta , da noi non veduta , cbe dicesi 
di componimenti dei Rozzi dubitiamo assai cbe tutti siano 
tali; e per questo la registriamo qui con le poco chiare pa- 
role del Bandiera stesso {Bibliotheca Sewnsis, fog. 155): ' 
I In una Raccolta di varie commedie ed altri componimenti 

> dì Bozzi ed altri sanesi, stampata nel 1577, in-8, in Siena, 

> ci sono, in tre carte, molte Stanze, alcune Villanelle, tre 
■ Sonetti, e due o tre Madrigali , tutte cose allegre e dilet- 
ti tevoll, che fanno il vero ritratto degli antichi Rozzi — 

b» nel frunlesp. la incisione cbe vederi nel Bicchiere (Siena s.aldi 
Maria DO maDesctlco da Slena. 

' Picei , Metaorie Storico Critichtiella Città di Sìem, HI, WO. 

■ Cai titolo f Canzone della Veccbieua * tu pubblicali ui 
Poeti Antichi dall' Allacci (pig. fi-iS], con selle Sonetti anu 
t Caniona !□ frollola, > ogni cosa sotto nome d'Antonio Buffiine: 
meglio poi con quello di Antooio Pucci nelle Delitio degU Sniii6 
totcani (tomo Ili), unii a mente a] Cmlilogulo, alla Gu«rraiiPi>'i 
ad alcuni Sonelli , al Capitolo delle NHe; e nel Propugaùtore (rala- 
me XLV) preceduta da un Sonetto a' Signori per potere andare» 
udien» da loro. Diversi rimatori ruronoinvero Antonio Puccia An- 
tonio di Matleo di Meglio (vedi Creacimbenl, V, 88) buffina t 
araldo della Signoria di Firenze- —Ancora I due Sonetti della lOop* 
■enese saranno molto probatjlmenle del Pucci. Del quale né' '' 
VIU nelle citate Dettila, ed altra scritta dal Uannl nelle ('(«''' f^' 
eenoU, V, llt e leg.; e un arUcoIo su un Capitolo di lui vedilo 
nella RivUta iti Pitotogia romanza (Roma, LOsc^er, Wi), toI.I'I' 
fascicoli Itl-IV, 

' Così il signor AHLf\ pubblicando nel Propugnatore quali 
Caniomi ieOa Vecchkxia; la quale, da lui delta pib completa la 
tale au3 pubblicazione, pure ba lo stesso numero di airota cl<* 
nella siampa senese del 4B(6. 

' Codice Z, T, U , alla C^imunale di Sion». 



:.aogW 



BIBLIOGRAPIJL DB' ROZZ[. 239 

> Nell'islesea Raccolta in carte quattro, vi è un Dialogo, in 

> terze rime, tra ud Villano ed una Zingara che gli dà la 
» ventura, ' che è al maggior segno ridicolo. Vi sono ancora 

* due ottave conladinesche, con altri versi mollo dilelte- 
» voli. Il discorso della Zingara b nella lingua solita a sì fatta 

■ sorta dì persone — Vi è ancora una mescolanza di com- 

> ponimenti che ha per titolo Guazzabuglio piacevole : e sono 
t rarle stanze dell'Ariosto artiSziosamente e con giudìzio 

> Iramulale; un Sonetto che s'intitola il Bando d'Amot-e: al- 
s cune Villanelle siciliane, napolitane e toscane: le quali 

> cose son tutte buone assai e piene di be' pensieri. J,e Vìl- 
I lancile napolitane però non sono quasi che niente conror- 
1 mi alla vera favella napolitana — Vi sono in oltre, molte 

> Ottave e Capitoli.' un enigma, in un Sonetto, sopra la 

■ Stadera: ed un Dialogo, in terzine, tra Parsonarella (ì) 
t ed un suo amante. Tulli questi componimenti oltre l'es- 

■ sere assai buoni pel verso e pe' curiosi concetti , meritano 
1 una gran stima anco pe' saggi avvenimenti e buone mas- 

* sime che ivi si leggono — Chiudono il latto alcune Quar- 
» tine sulle parli che concorrono a render bella una donna, 

> e, secondo l'anlico comune sentimento, gliene stabiliscono 
» undici, ciascheduna delle quali ba il suo proprio ternario 
» — Segue, nell'islessa Raccolta, D'un Villano lavoratore 

* «ominaU) Grillo che volle diventar medico. Questo è come un 

* poemetto in oliava rima, stampalo in Slena nel 1582, 

> in-8....' — Vi 6 ancora il Mecocdo egloga rusticale, in cui 
» sette sono le persone a parlare. L' argomento di lulta 

> l'egloga è che Mecocclo, avendo perso il cuore, lo va in 

> cerca. La cosa non può essere più piacevole né più bella : 
» nel fine vi è una canzona a ballo* ~ Ci è raccolta anco 
B la Sembola che 6 un'operetta motto piacevole, in cui par- 

> lano cinque persone con de' be' sali ed arguzie — Siccome 

■ Vedi JD quella BibliograSa , Porle 1 , N" Ì8. 

' Che tbbiimo rlRulalo (vedi qui dietro, t pag. !36). — La 
Raccolta della quale parla ti Bandiera era dunque di camposizloni 
atampale in leiii|)l divertii perchè questa i delISSS e le anleoe- 
denti del IS'77. 

* Vedila questa Bibliografla, Parte 1, N^iS. 



I , Google 



240 AFPENDICB TERZA. 

■ anco ci st trova la commedia di SaJtafosto e di Kaàoma 

• Marcolina ' che non è altro che un piccolo dialogo di tre 
» persone , rappresentalo in Siena nel 1581 , molto ciulasa 

> e di lei levo! e-..- ■ — G certamente d'un anonimo Bozzo 
saranno state alcune rime che il Farsetti possedeva raccolte 
in un Codice; * le quali , dal titoli , ci pare cbe quasi tutte 

' B questa ancora r «bbltmo riSutita: vedi in questo volane 
a pag. 3^. 

, * ■ Ottave , Egloghe pigtorali , eoo alcuni iDCennazil di nci- 
1 tarsi, In stile rusticale , fatte ds un Accademico Bozzo MDXCII. 

■ - Codice cart. in-t, sec. XVI: 

* l . Oliava ad Apollo {* Discopre t rs^i tuoi lacenli e cbfi- 

• ri.... ■]. Qupsta è una breve pistorsle composta di otto stann; 

> rìuè due io Doma di due pasiorl , due «lire di dne ninfe , ans del 
1 Magoidco , un' slira di Zanni , una della Fantesca , ed una flsal- 

■ roeniB d' Apollo cbe a tutti risponde. Allrettsate alane a un di- 

> presso si troTano in sette pastorali cbe seguooo , In nome dsfli 

■ accvnnsti, col (itolo Ottave a Diana, • Venere, a Bacco, & Peiw, 

■ Mi Speranza , ad ^mors, edalle Tombe de' Pallori. 

* li. Ottava a Pialo. Diverti eoncelti. (• Io li scongiuro t 
) scoDglursr nq» resto.... >]. Queste, al oumero di sedici, soaoia 

■ anme d'an Mago, co) s'attribuiscono un Sonetto ed una Stana 

■ prima delle ottave. Avvi pure qualche altra stanza dei Uago t 

■ Giove, a Cupido, ad una Hsga ec. e qualche Capitola, versa 

• iciollo, e cosa simile, deilasl«3S0. 

■ 111. Snltrmexial* Porgi plccioiranciullo, alito Qums..,.*! 
1 É composto di sette stanze in Dome d' un Uago, d' Amore, del 

■ UinlslTo, d'uD Cieco, d'un Pazzo e d'un liuto. 

> IV. Fine della Tragedia Intitolata La Ddfa (s Ombra son 

■ io del cieco re, di cui.... ■). 

1 V. Fine della Tragedia dellaVortes0i:ondOj7liE0fIi(<Brs- 

• v'oro dopo 11 mondo nato, nacqui.... ■]. 

t VL Poitoralt (u Seguaci miei, che dentro a petti naiv 

• ni.... >). Gl'Interlocutori sono 11 Senso, l'Ozio, la Lasdvb, 'a 

■ Sdegno , It Furore e la Gelosia. 

t VII. r«loin«nMd<.Jniiila.|i'Ah[olDfaI...erraslilinguil 

• ahi Dera, ahi Ugre.... ■] Non vi parla cbe Amlnla e eaa voce 

> dentro. 

■ Vili. Dialogo Ira il Mago e l'Inoamorslo cella Sfi» 

> mortaìt (• Ahi giovine Infelice i ahi sfortunato.... »J. 

> IX. Egloga d' un Capricoio d' un Pton àtoontale (< Tali) 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZ[, 241 

troppo accennino la trasformazione avvenuta nella Congre- 
ga, perchè possiamo accettarle. 

Delle Qwstioni o Casi dei Rozzi , che a questa Parte 111 
della loro Bibliografia, meglio che a qualunque altra, si 
accosterebbero, basterà ciò che se n'è detto nel voi. I, 
pag. 1^4-130: qui ricorderemo soltanto che come esse erano 
argomenti su cui discutere, cosi i Sonetti dei Rozzi i quali 
in piccole raccolte registriamo in questa Parte, sono enig- 
matici. 

Fatta ragione di queste omissioni e di questi dubbi, av- 
vertiremo finalmente come ancora in questa Parte III tor- 
uaodo bene la divisione in Sezioni, in tre l'abbiamo divisa; 
Antecessori, Veri Roezi, Anonimi; che alcune delle rime, 
specie le stanze, qui contenute , erano acrille, e si conosce 
leggendole, per essere recitate o forse anche cantate ; sic- 
ché può darsi non abbiamo saputo sceverarle tutte bene dalle 
KascheratOj cioò dalla Parie 11 della presente Bibliografia. 

> le TaJll e le campigoe , e tutti Della feltce Arcadia I monti e 1 
■ bowbt.... ■]. È una beila e compiuta Pastorale in tre alti divisa, 

> ciiBchedano de'quali ba quattro aceoe, e gì' interlocutori sono 
• Amjnta, Filli, Licinia e Corimbo. 

> TI EODo poi sparse nel Codice delle composizioni varie, 

> come qualche Sonetto, Madrigale o Stanza di rueticala soggetto. > 
^t^ BiblioleeaManoicTittadiT. G. Farsetti (Venezia, *T74),1, 
48IM81. — Questi componimenti mancano tatti ai Ricci e al 
FaUanl. 



D,<„i,.-^i I,, Google 



SEZIONE PRIMA. 

ANTECESSORI DEI ROZZI. 



N" 1. ' 
RONCAGLIA MARCELLO DA SARTEANO. 



I. — Capitolo dtUa Gttoiia. 

1537. Siena. — UdìIo al Moglìazzo; secondo il Fabiani 
e il Ricci (redi nella Parie f di questa Ribliografla , in noia 
al H' 3). • 

1512. Slena. — Unito agli htganni dei Servitori (redi 
nella Parte I, N° 3). 

n. — Viaggi in Frottole. 

Due soli di questi viaggi conosciamo: quello dd Pelle- 
ff^inOi e quello dell' i^'eintdi. Nel primo il Pellegrino chiede, 

con due stanze a principiOj l'attenzione degli uditori, e li sa- 
luta: ■ Giove Ti salvij auditor discreti. In carilade in pace 
et allegrezza....; i e poi nella frottola dice dei suoi riaggi 
e delle strane cose vedute: ° Son già più di vinti anni Ch'io 
■ mi partii da casa. Né mai m' ero anco rasa La barba in 
» el mio viso.... « — L'Eremita comincia con due stanze 

li (Osse que- 



D,g,n:^i t, Google 



BIBLIOCTtAFIfc DE' ROZZI. 243 

d' ìDTOcazioiie: « Giove superno , ia ciel sacrata idto. Aiuto 

> porgi alla mia fragii mente... .^ * alle quali segue la frot- 
tola: f Cominciamo il viaggio Del bel mese di maggio A ca- 
B minare Per poter satisfare II nostro volo.... > 

— (Senza nota tipografica). — Più Viaggi in Frot- 
tole da recitarsi dilettevoli et belli. laS; carte 8. Il fronte- 
spizio, che ha una grande cornice, è bianco ai (. A fog. S: 
* Viaggio d'un Pelegrino quale mostra aver cerca tutta la 
B terra, il mare; cosa dilettevole. Composta per Marcello 

> Roncaglia da Sarteano. » — Dopo questo del Pellegrino, 
«he è completo, non seguono altri Viaggi come farebbe sup- 
porre il titolo. (Palatina). 

15i5. Siena. — Viaggio di ano He rem ita al tempio di 
Giove con una Frottola apresso di proverbi, cosa piacevole. 
Composta per Marcello Roncaglia da Sarteano, — Siena, per 
Antonio Hazzocchi, 1515. ln~8. (Chigiana). 



N'2. 

BASTIANO DI FRANCESCO, LINAIUOLO. 



I. — B Mezzaiuolo. 

1521. Siena. — Capitolo d'un villano qual cercando il 
Mezzaiuolo per dolersi d' un p ... qual tolto gli beveva il suo 
bonore et con lui parlando li fanciulii li attaccano li scoppi: 
intitolato JI l&zzaiìiolo. Con alchuni altri suoi Strambotti vil- 
ianeschi. — 1521. Siena. Michelangelo di BarL In-8: carte 4. 
Incls, nel frontesp. (Presso il signor Cavriani). — Vedi nel 
voi. I, 171. 

II. — StravOotU. 

1520. Siena. — Strambotti Rusticali. (Uniti alla Conten- 
zione del Villano e della Zingkera. Vedi la Parte I, N" 6). 



aogW 



244 APPENDICE TERU. 

t521. Siena. — (Uniti al Mezzaitiolo qui sopra ro- 
strato). 

1533. Sieaa. — (Uniti alla CoaUnzione detta). 

IIL — La FaiUesca. 

11 Ricd [Bdasione, pag. 36) la jntilola, erroneamente, 
i La Francesca i e la dice commedia. È un monologo ìd 
quaranlotto Etroretl« di quattro Tersi, e comincia: < Vi 
> so' giunta a otta in fede miai Ohi quanta briganzeral... > 
Alla Comunale di Siena nelCod. H, XI, 5, fog. SSO'-SSi': 
< La Fantesca composta per Bastiano linaiolo senese. > ' 

1530- Siena. — La Fasica, qual narrando le sue virtù 
cerca padrone. (Fabiani, Catalogo), 

1531. Siena. — La Fantesca, che narrando le sue virtù 
cerca trovar padrone. Capitolo per Bastiano di Francesco U- 
naiolo. — In Siena, per Amaoio Haizoccbi, 1531. In-8 (Cata- 
logo Farsetti). ' 

— (Senza nota tipografica). — La Fantesca. Qual nar- 
rando le sue virtù cerca di trovar padrone. ComposU per 
Bastiano di Francesco linaiuolo senese, sopra d' una donna. 
Di nuovo stampata. In-^; carte i. liei fronlesp. un iMisto di 
donna dentro un ovale (Comunale di Siena). 

IV. - B Mercasnie. 

ComìDcìa: < Se troppa presunzion la nostra pare Venire 
t a vostre signorie presente.... s L' intitolazione delle stampe 
spiega ciò che il mercante racconta. 

1545. Siena. — Capitolo nuovamente composto per lo it- 
ceto homo Bastiano di Francesco Linaiuolo sopra due Mercanti 

■ Atla Comunale di Siena, Cod. H, X(. 3. fog. U7-ÌS3t. è 
un altro compoDlmenlo, anonicaoi carlamenle più moderno, ioti' 
lolato aòcb' esso La Panuica , e che coDilncia: ■ Son fantesca e *o 
■ cercando DI padron aenia la moglie..,. > 

* Quatte del 4S30 e 34 sono forse una medesima edizione? 



BlBLtOORAPIA. DB* ROZZI. 245 

Tenuti di Soria, quali demoslrano bavere coodotie infinite et 
precìose mercanile, come leggendo inlenderai, intitulata il 
Mereasite. MJ).XLV. — Id fine : Siena per Ant. M. C. A in- 
stantia di IL Gìovangi d'Alexandre Libraro. I5i& primo (?) 
d' Agosto, ln-8; carte 4. Nel frontesp. incis. di due uomini 
ctie si parlano in una campagna (Palalina). 

— (SenEB nota tipografica). — J( Mereaiate. Capitolo 
composto per Bastiano di Francesco linaiuolo sopra dua mer- 
canti venuti di Soria. Quali dimostrano haver condotto infinite 
et preziose mercanzie intitolala il Mercante, ln-8; carte i. 
Nel frontesp. un busto, in un orale. (Palatina). * 



N" 3. 
MARIANO HANESCALCO DA SIENA. 



Non li ricorda il Fabiani {Caialoiio) e non sono citati da 
altri salTOchè dal Ricci {Ufiazioiu, pag. 33), il quale lì pone 
tra gli scritti del nostro Mariano, dicendoli e un libretto di 
> sonetti in stilo bernesco >, nella seguente edizione. 
— Siena s. a. In-8. 



N° 4. 

NICCOLÒ CAMPANI DETTO LO STRASCINO DA SIENA. 

L — Lamento. 

È un poemetto ^ cento sessantotto stanze, contando an- 
che un' sg^unia distanze cinquantuna, dalla centodìciotto 
innanzi, che l'autore scrisse per la stampa del 1521 {rima- 
staci ora come la più antica) quando fu guarito dal male del 

■ Questa MDu nota tipogTaSct d certtDMiitQ «Bltrìon alla 
edblone <Iel tBU. 



I , Google 



S46 APPENDICE TERZA. 

qoale lamentasi. Questi due periodi della composizione, e la 
edizione (forse di Boma, dorè l'autore ci dice d'esser sUto 
inalalo] anteriore si 1521 , appariscono dal poemetto stesso 
(st 117-118, 6 Hi) e da una specie di avTertimmto i Slra- 
> scino a li lectori > premesso; che poi ancora coti aumen- 
talo non paresse completo air autore, e che avesse inlen- 
zione di rimetterci le mani, è fatto palese de una dichiarume 
che pose in fine, sempre in quella stampa del 21. — Il DeAn- 
gelis. Biografia Scrilt. Sen., I, 195, fa, erroneamente, una 
commedia del Lamento. Esso comincia: e Onnipotente Dio, 
somma bontade, Cbe senza te nulla si muove al monda....) 
— Vedi voi. I, 266. 

1511. (?) Roma? (Vedi qui sopra, E la Prefazione alle 
Rime del nostro cbe pubblicammo in Siena Del 1878). 

1521. Venezia. — Lamento di (piai (rìbulato di Slr^ 
scino Campana Senese sopra li male incognito, el quale traila 
de la patieutia et impatieniia in ottava rima: opera molto 
piacevola — In One, e sotto alio stemma dello stampalore: 
Stampato in Venezia per Nicolò Zopiao e Vincentìo compagno 
nel H.CCCCCXXl. A di xii de Decembrio. Regnate Io ioclrto 
principe messer Antonio Grimani. In-8; carte 27. Tutto io 
corsivo. Nel (rontesp, incis. rappresentante un uomo nudo, 
pieno dì piaghe, giacente sul letto, cbe esclama < Haimele 
» doglie; > in alto uà diavolo cbe eli versa addosso un vaso 
(forse quello di Pandora); intorno tre persone le quali pare 
sotlevtao e consolino il malato. (Palatina). 

1523. Venezia. — Lamento di quel tribulatodl Strascino 
Campana Senese sopra el malo iucognilp el quale traila de 
la patientia et impatientla. — In fine : Stampala nella ìndia 
dita di Venetla per Nicolò Zoplno e Vicentio compagno. M 
M.CCCCG.XXIII. A di I di Setembrio Regnante lo indyl» 
principe messer Andrea Grilli. In-8; carie 28. Nel frontesp. 
la stessa incis. delta edizione precedente, alla quale questa 
Èia tutto slmile; salvo cbe in fine, in luogo deti'avverteou 
dello Strascino è un < Capitolo agiunto de uno impregioM- 
> to, > il quale certamente è scrittura d'altri (Palatina). 

1529. In Venezia per Niccolò d'ÀrìsIoteledetlo Zoppino. 
In-8. {Catabgo deila Smithima). 

i. .,■,,-< Il, Google 



BlBLIOQftAFlA DE" BOZZE, 247 

1537. Io VeDezia. In-8. (Pinelliam, IV, 319). 

156i. la Venezia. (Fabiani, Catalogo], 

1616. Siena, alla Loggia del Papa. Id-12; carie 20. In- 
cisone nel rrontesp. (Presso il signor Cavriani). 

1621. In Venezia. M.DG.XXI. Appresso Gliirardo Im- 
berti. Id-8. Edizione con pochissime yarianti da quella di 
cento anni innanzi. L'avrertenza a princìpio e le rubriche 
marginali sono in carattere tondo; il poeinelto in corsivo, 
ma più grande che nelle edizioni antecedenti. In fondo b il 
Capitolo dell' imprigionato stampato a Venezia dallo stesso 
Imbertì ma con la data 1631 Nel frontesp. incis. di un uomo 
(pare un pastore) seduto in terra , e di un altro in piedi 
tPalatina). 

— Siena, s. a. — Lamento del tribolato Strascino 
Campani Sanese: il quale tratta delta patienza ei iinpatienza 
cbe ayriene a quelli che hanno il mal fraozese. Ih~S ; carte Si- 
Nel frontesp, traversaimente alta pagina, ineis. di un uomo 
nudo, pieno di piaghe, che ha scritto sopra < Oime le do- 
> glie, > e sotto t Oime le bolle: > in pie di pagina, e di 
gotico e In Siena. > Sono tolte le rubriche marginali in 
questa edizione (di carattere tondo, piccolo, nitido; con 
quattro stanze per pagina), che ba mutamenti e rifaoìmenti 
di intiere ottave tutte le volte che si accenna, anche alla lon- 
tana , a cose di chiesa e di religione (Comunale di Siena : un 
esemplare tra gli scompleti). 

— Siena, s. a. (Fabiani, Catalogo. Dove ne registra 
due di Siena s. a.) 

— (Senza nota tipografica). In-t2. Nel frontesp. pic- 
cola incis. di un uomo giacente e un altro chinato su questo 
con un istrumento chirurgico in mano; ai tati il motto t Oime 
9 le doglie Oime le bolle » (Era in Firenze presso il signor 
Pietra Bigazzt). 

1878. Siena. (A pag. 123-183 delle Rime dello Strascino 
da noi pubblicate). 



D,g,r,:^i t, Google 



àPPENDICE TERZA. 



n. - Capitoti. 



Quattro sono i CapJloU dello Strascino che mettemmo 
fuori per la prima rolla nel 1878 — 1° e Vo'molto bene in 
» prima salutarti. Come uomo che sempre t'ha portato 

> amore... *; dal Cod. B, XI, 4, fc^. 155, della Comunale 
di Siena, dove è Intitolato e Capitolo dì Strascino > — 
e 2" Amor, con gli occhi tuoi legato m'hanno, E perchè tu 

> mi se'fitta nel cuore... i; dal Cod. H, Xt, t, fog. 15^', 
dove b intitolato f Capitolo di Strascino. > — 3° « Ohimè 

> meschino t da poi che la mia Togna S' è scorruccìata e non 

> mi Tuol vedere....; i dal Cod. H, XI, 4, fog. 156, dove 
6 intitolato ( Capitolo Roizo, > senz' altro nome d' autore, 
ma è dello Strascino senza dubbio, perchè Indirizzato, come 
il precedente, alla Togna: e dal Cod. H, XI, 3, tog. 362-363*, 
dove è intitolato, nell' indice del Codice, ■ Il Prego villane- 

> SCO per rappacificarsi con l' amata, i — 4° Innanzi due 
stanze « Se la mia Togna non fusai ammalala. Io li verrei 

> più presto a visitare...., > e poi il Capitolo, e Non slate s) 
■ spietati doradei Come son quaggiù gli uomini del mon- 

> do....; > dal Codice palatino CCLVl (ora 256, 2(, 2, i52, 
alla Nazionale di Firenze), fog, 217, col nome di * MiccoI6 
1 Campana detto Strascino, » e senza titolo , questi versi 
che il Palermo ricordandoli {ibi. Paiatiai, I, 444-45) chia- 
mò f Versi alla contadinesca: > e dal Codice senese B, Xì, 5, 
fog. 134-135', dove manca il nome dell'autore, mancano le 
due stanze a principio, ed ha il titolo i Oratione di nn vii- 
1 lano a tutti gli Dei per la sua Togna che era ammalata. > 
— Altri tre Capitoli dello Strascino sono pubblicati nelle se- 
guenti edizioni di Hime del Beml e di atiri poeti berneschi: 

1545. Venezia. — Un < Capitolo di Strascino alla sua 
1 innamorala. > [Vedi Zeno, Lettere, II, 267). 

1603. Vicenza, per Barezzo Barezzi, II, 105-109. In 
questa edizione e in tutte l'altre fino a quella del 1726 sono 
sempre tre Capìtoli dello Strascino alla sua Innamorata. 

1609-10. Vicenza, per Francesco Grostì, II, 10&-ll)9. 



: Caogk 



BIBLIOGBàFIA DE' ROZZt. 249 

ilil-ìi. Londra, per GioTanni Pickard, II, 231-2Ì0. 

1723. Londra, n, 201-209. 

17^6. In Usecbt al Reno (Roma), appresso Jacopo Broe- 
delet, II, 219-225. 

1856. Firenze, Le Honnier. Nelle Rime Bwleiche di Ec- 
cellenti Autori , pubblicate dal signor Pietro Fanfanl , a 
pag. 193-196, un « Capitolo alla Pasquina > che è il primo 
dei Ire nelle stampe più aniicbe. 

1878. Siena. — Ideile Rtflw dello Sfriun'no.liaB. 185-210, 
dove ponemmo ultimi i quattro Capitoli fino allora inediti. > 



N= 5. 
RONCAGLIA GIOVANNI. 

I. — PanttUeoae e Àlmena. 

Non r alziamo veduto. Il Brunet e il Graesse dicono che 
è un piccolo romanzo in otlaTe, pochissimo conostuulo. 

1525. Siena. — Innamoramento di Pantaleone et Ai- 
mena' In-8. (Brunel, Mamtei; Graesse, Tré»or, ec). 

N° 5." 
PIER ANTONIO DELLO STRICCA LEGACCI. 



Sono quattro Stanze (« Slena, tre cose el di tanta vitto- 
• ria Ti fan col tuo nemico conseguire...^ >) e una Barzelletta 

* Uo poemetto Io ceoto ottiutuel staaie loUlolato Gela « 
BlWa,dobdl Almenae AnfltrloDe, BDritto da Filippo Bnuielleiclii 



,H,glc 



%0 APPENDICE TEnU. 

(t Gratle rende oggi a Maria città alma di Siena..., >) per 
celebrare la Tltloria del Senesi nei 1526 sopra i Fiorenlini 
e le miiiiie di Clemeate VII , e seguono subito a un poemetto 
attribuito si Tondi sopra lo slesso argomento (vedi nel voi. l,- 
pag. Ì6i). Le ìnitiali P. A. D. S. L. cbe st vedono in fondo 
ce le fanno attribuire al Legacci. 

1526. (T) Siena. (T)' (Comunale di Siena, nel volume 
segnato LII,£, 51). 



K» 6. 



LIONARDO DI SER AMBROGIO MAESTRELLI, 
DETTO MESCOLILO. 



I. — BarzeUette de' Libertini. 

Vedi nel voi. I, pag. 264-S66, dove ne parlammo csn- 
cbiudendo cbe la stampa sema nota tipogrsQca deve eraere 
di Siena e del 1530. 

— (Senza nota tipografica) (Siena, 1530). — Barjel- 
letle de' Libertini ec. (vedi nel voi. I, pag. 365, nota i)ln-4; 
carte i. Frontesp. incorniciato. In fondo: El fine, Laus Deo 
ei semper Immaculate Virgine Marie. (Esistono a Siena pressa 
il signor Girolamo Piccolomiai). 

e da Ber Domeolco do Pralo tu ripubblicalo d*l signor Arila nella 
Disp.CLXIX della Curiosila UtUrarie. — Ancor» il CaccifCODti 
nella ThtvoUa prese per soggetto Aafltrioae e Almena (vedi la 
Parte I della Bibliografla , N" 13). 

' Il poemetto del Tondi è mancaote del frontesp., e cosi noa 
coDOSciacQO né l'anno né il luogo delta alaropa. 



" .....Google 



SEZIONE SECONDA. 

VERI ROZZI. 



N° 7. 
Frutti della Smera. 



Registriamo per primi questi oon perchè tali in ordine di 
tempo; ma perchè sono uaa raccolta di rime di più Bozzi: e 
di qua! genere-ci è detto, innanzi alla prefazione («LaSu- 
s Tara a li lettori: i vedi nel voi. I, pag. 267), da questa 
intitolazione < Mescolanza di Rime composte da più Rozzi e 

> da quelli presentate ne la Congrega loro: cioè Sonetti da 
j> ìndÌYÌDare e d' altri vari subbìetti. » Quarantotto compo- 
sizioni, tutte sonetti (quasi sempre enigmatici), salvo due 
Canzoni a ballo e qualche Madrigale. Gli autori sono : 

Mento (Maestro Lorenzo (Pucci), ballerino] Sonetti 3: 
mio dei quali < al signor Rozzo > il MateritUe. 

Avvititppato (Marc' Antonio, ligrilliere] Son. i: dei quali 
uno intitolato n Quistlonej t un altro < Sonotlo sopra la , 

> morte ieìVAccorto Signor Rozzo, » ed è in dialogo tra il 
Travagliato e il PesiUo. 

Dolente (Ansano Mèngari da Grosseto, speziale) Son. 1. 
Predo (Orlando?) Son. 2. 
Gradilo (Alesssndo, sarto) Son. 5 e un Madrigale. 
Materiate (Sinolfo (Rossi), pittore) Son. i: uno in morte 
dell'accorto, e uno intitolato n Sonetto de la SUTara. > 
Noioto (Camillo di Giannello) Son. 3. 

i. ,■,,< II, Google 



S5S APPENDICE TERZA. 

Petalo ( ) Son. 1 in morte dell' Accorto. 

Pronto (Bartolommeo, pittore) Son. 1. 

RetobOo (Angiolo Cenni, manescalco) Son. 5, una Can* 
zone a ballo e un Madrigale: intitolati. Il Madrigale e un 
Sonetto, i Quiationi: > altro Sonetto detto > fatto in le con- 
■ sonantie del primo Sonetto del Sanazaro, •' e altro < So- 

> netto vario sopra il medesimo, i 

Sciotto (Niccolò {Sciolti), dipintore) Son. 1. 
Scomodalo (Niccolò di Santi) Son. 1 detto < Quislione. » 
Scorto (Bartolcxmeo, manescalco) Soa. 2. 
Slrafaicione (Ascanio Cacciaconti, ottonaio) Son. 1 e due 
Canzoni, una di esse col titolo e D'una catena d'oro: sì 

> duole de li Statuti. * 

Strafela ( ) Son. 1. 

Trascurato (Antonio pittare) Son. 2. 

Traverione (Ventura (di Niccolò), pittore) Son, 4. 

Zotico (Iacopo di Simone, cimatore) Son. 2. 

1517. Siena. — Fratti deBa Suvara. — ÌJì fine: In Sie- 
na, per Francesco di Simionè e compagni. 11 23 di giugno 
H.D.XLVII apresso a san Viglio. Iu-8; carte 3i. Nel fronte- 
spizio la Impresa dei Rozzi (Comunale di Siena). 



No 8. 

BESOLVTO 
(ANGIOLO CENNI, MANESCALCO). - 

1. — R Guazzitòu^io. 

È una raccolta di Rime del Besolulo, stampata a spesa 
a utile della Congrega che elesse ì'ÀwSuppato (Marc' An- 

■ Il Stoaitro era I) libro & lettura dei Rotti: Tedi nel voi. 1, 
ell'&ppeiidke I, le note il Capitolo V tra queltidel ISSI , e il XII 
m quelli delta Bitormi del 1561. 



I , Google 



ROZZI. 253 

tonìo, lìgrittiere) e lo StecchUo (Anton Maria , cartaio) a cn- 
ramej imieme con l'autore, la pubblicazione (vedi nell'Ap- 
pendice I, le note al V tra quelli del 1531). Contiene le se- 
guenti composizioni — 1° una introduzione in nore stanze: 
e So' resoluto el fare un guazzabuglio Di cose forti, di dolci 
» e d' amare.... » — 2° € Stanze a la rusticale recitate dallo 
• Autore per Siena in più luoghi con la impresa de'Rozi cioè 
» elsuTeroseccocolTerde rampollo et il da molti notato ver- 
» so, le quali stanze sono in favore delle volenterose fanciulle 
» da maritarsi, cantate in su la lira e d'intorno un branco 

> di fonciulle da marito. > (Vedi la Parte II, N" 3) — 
€ 3° Stanze alla marlorella recitate dal sopraddetto BesiJulo 

> sopra un asino legato con molte et grosse funi et d' intorno 

> un branco di Rozi tutti a marlorelli vestiti, et cantate ro- 
» lamento in su la lira per Siena in molti luoghi. > (Vedi, 
iti). — i." e Stanze dai predetto recitate per Siena con un 

> branco di fontesche tulle pregne, in le quali conta molle 
» loro sciagure intervenute per la passata moria mentre eran 
» con li padroni in villa, et a la villana dette > (Vedi, ivi). 
— 5° (Stanze alla intenzione dello Autore,! sono sei: (Se 
y 'I furor che mi spinge a dir parole Tenessi corto, temera- 
3 rio erano....» — 6° (Atto di Commedia inlitulata Pt;ppa > 
(Vedi la Parte I, N" li) - 7° « Una Vedova che va cer- 

j cando un baliatico el de la sua sorte lamentandosi dice > . 
dapprima quattro terzine, poi strofette di quattro versi; ò 
tm monologo e comincia: « Oh povaretta vedova abuìata^ 

> Sola, scoatenta, con tanto dolore.... n ' — 8° « Uno Giar- 



' II Bicci (Rabuione, pig- 88) fi delli Vedova una ■ commedia 
1 inproM, piacevole, da reclltrsiii II Fabiaoi {Catalago) dice, 
errODeameDle , cbe è lootlavei nelli J(mK)ria,pag. 33, U chiama 
• poema pafitorale, > e ne riporta 1 legueaU versi riferiti ancora 
dal Ferrarlo [Catalogo ragionato di Commtdie ec.): 

Poiara ne I ab meublDelli «fflUul 

lo laappio iDcor dal doAla: 

Mi' Il plùUI SfUMJa 

Vadaill II Tditri di olie il' art il nIoT 
Bli'cn bianco, gnuo; ah th« deilol 

GI'aTMa qns' braecloal , 



I , Google 



115i APPENDICE tBnZA. 

» Ione che canta in banca et uno villano ctae si cava un 
• dente* (Vedi nella Parte I , N° 11] — 9° < Stanze al pro- 

> posilo dell'Autore, > sono sei: e Non posso far, naoii che 

> d'altro scriva, DI non far qualche verso al mio UHicet- 
t to.... >' — 10* « Capitolo alla martorelta, > in lerùne: 
I Mille salute en au la prima gionta Da mie parte ti gioita 
» 8 uoa'a una..> > — 11° < Capitolo fatto per le Hoaacbe 
a di san Uartino, l' in terzine: e Ciascun cbe di qui passa 

> fermi '1 passo E guardi quante mìsere donzelle Per se- 

> guitare amor so' gionte in chiasso... > — IS" « Strambotti 
9 alla martorella , ■ quattordici stanze: i Saluto emprima 

> cosala contrada. Le case, e teflnestre, e) l'uscio e '1 let- 



En il morbidsoa 



Della Vtdova, oltre questa del 1531, si truTano ricordale le 
seguend edizioni: 

1Bi6. Siena. — La Vedova. Opera piacevole da recitare per 
tra tteni mento di codvìIì, veglia, e feste. Composta per il Rmo- 
{«lo sanese della Congrega de' Rozzi. In Slena, aifi i7 di Giugno 
I64S. 1d-1S. (BenToglienti, Seriu. Stn. Ili, 90 : Cod. Z, I, 8, alla 
Comunale di Sleea]. E il BenToglienli la poesedeva : vedi a pag. 437 
UCod. C,IV, 17, alla stHM Comunale. 

4US. Firenze. [Ricci, ReUtfione. pag. 18). 

tSSe. Senza luogo. In-8 (HeUi, DiKonario ec.|. 

tosa, Fireaie. Id-8. (Ricci, Relation» .ptg. ÌS.) 

4fiG9. Firenze , per 1 Giunti, ln-8. [Melzl, DitUmario, m.). Ifa 
forse à erronea. 

— Siena, b. a. (Fabiani, Culologo]. 

— {Ssnza nota tipografica). In-8. (Farsetti, Cnlaloffo). 

< Di queste vedine alcune a pag, fiOO e 343-3ii del voi. I. 

' Questo Capitolo fu ttaropsto ancora dietro la Togm del 
nostro Raoluio nella edizione di Slena del iW: Vedi la Parte I 
delU Bibliografia, N'it, 



D,<„n:^i t, Google 



BIBUOQRAFIA DE' ROZZI. 255 

> to-.. » — 13° t Stame alla ìnlenzione dell' Autore, > sono 
sei: e tfoB vo' chei per superbia o per vlllade. Hi dica al- 

> cuDj costui suo nome asconde.... > — U° < Stanze in vece 

> di Argomento da la Commedia intitolata el Calindera, > 
sono Ire: e Illustri, eccelsi, e diri, almi signori. Pieni di 
B grazie e di rirtù copiosi.... i — 15° < Commedia intitolata 

> Calindera > (Vedi Parte l, N° 1 1) — 16° Sei stanze € Non 
« TO' però cbe alcun fuor d'Intelletto Mi tenga al tutto, e 

> si privo d'ingegno.... >, 4' ullima delle quali detta crusli- 

> cale; > quasi tutte sono dirette al libretto dandogli avver- 
timenti , fi scusando l'autore. 

1531 Siena. — Più Oparette Volgari piacevoli et facete 
composte per il Ben^ido de la Congrega de' RozI fatte et re- 
citate ne la Magnifica Città di Siena intitulaie Guazzabuglio. 
— In fine : Stampata in Siena per Symione di Nicholo Stam- 
patore. Adi 26 di Novembre MDXXXII. Ad istaotia de la Con- 
gregba de Rozi. Con Grazia e Privilegio. In-4 ; carte 40, Nel 
frontesp. la impresa della Congrega : al tergo una nota, poco 
precisa, dei componimenti contenuti nel libretto. A carie ^0' 
< Alquante iscorrezioni per inavertenzla passate; > al tergo 
la piccola impresa della Lupa, avente uno dei bambini, con 
un bandierine in mano, sul dorso : l' altro, che doveva es- 
sere sotto, manca, forse perchè non venuto nella tiratura. 
(Palatina). 

— Siena s. a. (Fabiani, Calalogo). 



È singolare cbe un libretto di Sonetti del Resotulo, piCi 
volte stampato, manchisi Fabiani {Catalogo) e al Ricci {Re- 
Iasione). Nel Catalogo della libreria Capponi (Roma, 1747) 
ne è cosi registrata , pag. 32i, una edizione: « Risoiùio. So- 

> netti di nuovo ampliati da diversi Autori. Firenze [senza 

> stampatore], 1517, in-8: » ma certamente è un errore, 
forse di stampa, perchè il nostro Ano al 1531 non ebbe il 
soprannome di R^siMo; e perchè la edizione della Cappe- 



S56 APPENDICE TERU. 

Diana, somiglia motto a una di Firenze del f5i6. In due 
stampe, Firenze 15i6e Siena 1547, sono aggiunti Sonetti 
anche di altri, i quali anonimi nella stampa Oorentina, ap- 
pariscono, nella senese, eoa i nomi di questi Kozti: 

Mlento (maestro Lorenzo Fucci, ballerino) Sonetti l. 

Avviluppato (Marc' Antonio, ligritliere) Son. 3. 

Dobnfo (Ansano Mèngari da Grosseto, speziale) Son. 1. 

Notato (Cammino di Giannello) Son. 1. 

Pronto (Bartolommeo, pittore) Soa S. 

Str<^<^ione (Ascanio Cacciaconti, ottonaio) Son. 8. 

Traversone (Ventura , pittore) Soa 3. 

Voglioroso (Alessandro di Donato, spadaio) Son. 3. 

Questi sonetti sono enigmatici; e li accenna, riferendole 
il primo, il Crescimbeni star. Volg. Poes., (Venezia, 1731), 
I, 251, parlando degli enigmi: vedi ancbe III, '255. 

Nel 1517 il Resobdo, in espiazione di aver cancellato 
dalla Tavola dei Rozzi il Petalo, usci dall'adunanza lasciando 
un sonetto su questo suo Tatto, offrendosi di stare ad ogni 
punizione (vedi nel voi. I , Appendice 1 , in nota al Cap. XXII 
della Riforma del 1561). E pubblicando! Sonetti di Marghe- 
rita di Alessandro del Perna, ne pose in Qne ad essi uno in 
lode dell' autrice [vedi Parte I, H" 11). 

1538. In Siena, per Calisto di Simione, ad inslantia di 
Giovanni di Allsandro e Francesco d' Avanis Comp. libraio 
adì 8 di Aprile 1538. In-8 (Zeno, Nat. al FoMan. II, 87). 

— (?) In Siena. 

— (TJ In Siena. 

— (t) In Roma. 

— [ì) In Venezia. 

— (?) In Perugia. (Queste cinque edizioni senza 
r anno sono ricordate dal JteMlUft) nella Prefazione a quella 
del 15i7). 

15i6. Firenze. — Sonetti del Risoluto e di nuovo am- 
pliati da diversi auctori del medesimo subiecio. — In fine: 
Stampato In Firenze. ' Nel mese d' Aprile H.D.XLVI. In-i; 

' • Lo atampalare la Lonaxo Perì otie fa qa«BtuÉt«»a anno 
■ sttmpù con uguali caratteri, e ponendo il suo nome, 1 Sonetti 



BIBLIOORAFIA DE' ROZZI. 257 

carte 26. Nel froulesp. incis. di più che mezza figura d' un 
re coronato. AI tergo del frontesp. una stanza j senza titolo 

■ Duo contrari desir m* empiono *l seno Potente ognuno a 
» far troncar la vita.... >: segue una i Stanza al Lettore, ■ 
« Se vuoi veder facetie e Tantasie Da dare spasso alla mente 

> affannata....: s e poi subito cominciano i Sonetti che sono 
trentasette, il penultimo dei quali intitolalo i Sonetto per 
t dimostrare la qualità dell' autore , » ' e l' ultimo « Declara- 

> tione de'Sonettl del Betduto. t Poi si le^e: ■ Finiti e 
y Sonetti del Risdttto et seguila alcuni altri Sonetti de' Rozzi 
3 sopra il medesimo subietto; s e sono venlisei, compresi 
tre non sonetti, senza nome dei Rozzi autori: e dopo , e Fine 

> de' Sonetti d'alcuni Rozzi, et seguila alcuni altri che non 
t sono de' ilozi sopra il medesimo sublettOj o cioè quattro 
Sonetti e una Sianzaj anonimi anche questi. L' ultima carta è 
bianca al (.(Palatina]. 

1517. Siena. — Sonetti del RewMo de Rozt. Da lui ri- 

■ del Burchiello. È da notarsi che l' ulllmo quaderno G tu littaoi' 

■ palo per correggere gli ultimi due versi che davevaoo dire 
) E del mio spirto gemino procede i' vissi uà tempo meotre II ciel 
1 mt diede. ■ Mei», Dilronarìo , ec. 

' II quale dicei a suo modo, coel; 

L'alma naturi, ohe ogtil co» bella 
Feca produi», a me fu il corleie 
Da rarml niicer pnaeo i qnal paeaa, 

Dan poi mi guilò fault aleLla. ^ 

E e« bea U Inlaot ampia e riballa 

Centra a natura, e '1 mia daallD,'O0ntase, 

Ht far le dote aue prima compreu 

Al lampo In me nalla mia olà noTalla, 
Lavar non mi poti oha 11 bai lùrora 

Non mi Faiae nel eaDO ; a ta beo noilro 

Pflaolplo DOD mi tu da pracattora, 
Non Unto eba 11 bel apargar dall' ioobioalro, 

Ha appena parrinal (o grand' armrej 

A Teder deie l'antib il pater ooitro. 

B peri l'I' vi mettro 
Caeiti mia rena enigma inonlte e aparle 
' Prodotta aol da natnn aani'arte. 

Pigliate in qneita parla , 
Pacando da I grandi uomini el dirileo. 

Felle da roli* mai d* dd manlacalod. 



G. Hini. -Tal. II. 



I , Google 



^S APPENDICE TERU, 

eorreici et alquanti de'DUOTÌ aggionti non più ìtopressi. 
Nuovameule stampati. la Sieoa H.D.XLVII. — 1d Qne: b 
Siena per Francesco di Simione et compagni. A ^ 3 di ot- 
tobre Ì5i7 ad islantia di Gioranni di Alisandro librato. In-8; 
carie 28. Nel frontesp. una impresa, forse dei Rfsotvlo, 
nella quale sono due topi che si accostano a una tagliola, col 
molto e Cos'a gran dubbio resolulo vivo, > ogni cosa eir- 
eondato da una ghirlanda: sotto questa impresa b la Stadia 
e Duo contrari desir.... ■ Al t del frontesp. 6 ijna prefaiiooe 
(t fi Resoluto al Virtuoso Lettore S. >) in prosa, nella quale 
^li ci dice cbe questa del 1547 b la quarta edizione senese 
dei suol Sonetti , senza contarne una di Roma (sotto altro m>- 
me), una di Venezia, una di Perugia, e senza ricordare 
quella di Firenze. ' A fog. ì': t Sonetti giocosi da ioierpre- 
j tare sopra diverse cose comunemente note. Composti dal 
» Besobtto della Congrega de' Rozzi , s> e sotto la ■ Staoia al 
Lettore: Se vuoi veder facezie.... n A fog. S' cominciano i 
Sonetti cbe sono tutti di seguito e con l'ordine stesso ì treo- 
taseite del Besoluto, nella stampa fiorentina. Poi si legge: 
< Fine de' Sonetti del Resohtto: seguitano alcbuni altri So- 
> netti de'Rozi sopra il medesimo sublecto, > i quali, col 
nome dei Rozzi sopra indicati, sono ventidue, enigmatici, 
cioè diciannove dei ventisei anonimi nella stampa florenlina, 
e tre nuovi, lutti in ordine diverso disposti. Dopo questi; 
( El fine de' Sonetti di alcuni Rozzi et seguita li Sonetti del 
» Risolato nuovamente aggiorni et non più stampati, i <^^ 
s0bo venti; col titolo, fi 19° cSonetto cbe dichiara li Sonetti 
» de' Frutti de la Suvara , » \ e il 20" * Sonetto che dimostri 



' « Veduto che non solo la prima, gieooda el lem voli» mH' 

■ nostra cillà questi miei sonettsccl essere stampati; et difriin'eil 

■ veduti stampati Id Ruma sotto altro nome (beacbè poco boDore 
» glieoe sIs resultalo); et aoco della slampa di Vloella, con It D'I* 

■ Impresa ia parte rovinata] et nella stampa di Perugia non Iw» 
1 corretti; mi è parulo ancora questa qoarta volta (In Sima) la^' 
' wrll andare In luce. ■ 

■ Questo Sonetto di spiegazione infgtlo sarebbe stalo al »"> 
posto nei Frutti itila Suvera sopra registrati [N* 7) dove naiiH' 



. Ck 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZF. 359 

» nel grado che l' autor si truova. » ' Questi Tenti ancora 
sono enigmatici, ed tianno innanzi ire Stanze o al lettore • 
dove si lamentano gii errori fin ora occorsi^ dei quali sono 
qui le correzioni; e un'aitra detta s Stanza col riiomcllo 
» che dichiara li Sonetti composti da più Rozzi. > Al lei^ 
dell' ultima caria è la impresa dei Rozzi, e sotto la data (Co- 
munale di Siena). 

1552. In Venezia, per Stefano di Alesst. Quattro Sonetti 
del Resolato neW Accademia di Enigmi in Sonetti diM. Dafne 
di Piazza agli Academici Fiorentini suoi amanti. (Vedi Cre< 
scimbeni. Star. Volg. Poes., 1, 251). 

1561. In Venezia, per Stefano di Alessi. È una rislampa 
della raccolta qui sopra registrala. (Vedi Meizi, Dizionario, ec. 

1568. In Firenze, per i Giunti. In-8. Nei Sonetti del 
BurcMelh e di M. Antonio Alamanni e del Risoluto: di nuovo 
rivitti et ampliati con la Comjtagfàa del ManteUaccio compo- 
sta dal magnifico Lorenzo de' Medici, con i Beoni del medesi- 
mo. (Vedi Brunet , Manwf}. 

1757. In Londra (Lucca). In-S. Nei Sonetti del Burchiello 
del Betiìncioni e d' altri poeti fiorenUni ol&i burchiellesca. * 



Ed è questo: 






Se II gnT« peio < 


l'olio figli iOK 


imo, 


Btila.iene, 


(Brn>n , pigioi 


nUip«ie, 


Non fKuieo 




:onleu , 


Sopra B]z<rgl 


il n>l> ing"gro 


I al citi dol ramo. 


Csn toro B ferro i 


e beilie lulM 'I 


1 giamo 


Hi iruoio, ■ 


noo mi bMU 1 


■ [or aito» ; 



ti di che de 1 

Tinta che 'I mia cerrel fi coiti' db lami). 
Sa rpar lanciie ani iieraona agtaarri 

Fona ■ robinia par rran da' Bgltuoli ; 

Ma II corpo i g'à più Treddo della terra : 
a' la polBiil pur diro meziBiuall 

tre cacciar ch« mi r>n maggior gaam 

Cho non la il piinrallo In fra' pinoli; 

Non ara' Unti duali, 
B poira' ma' diaporml a variar leril 



' Credesl assistila ed illustrata queela pubblicazione dal Cao. 
Ant. M. BitclDDJ, il quale però mori nel 1756, e torse l' avrà prppa- 



APPENDICE TERZA, 



m. — La Bolle dà lUl vino cfie ha. 

Così Inlllolata a fog. HtP-ìil del Cod. H, XI, 6, alla 
Comunale di Siena (cbe b il Codice originale delle Queitim 
del itozzt) sta in una novelleita in prosa, diretta, e forse 
raccontata, al Bozzi, l'origine e la spiegazione di questo 
proverbio. — Inedita. 



N" 9. 

DOLENTE 
(ANSANO M£NGAR1 DA GROSSETO, SPEZIALE). 



Nel Cod. H, XI, 5, della Comunale di Slena, fog. ISB"- 
. 137': e Predica di Ansano Mengari, in terza rima; assai da 

> ridere. > Dapprima sono quattro terzine intitolate < Ora- 

> zione a Cupido; » seguono sette terzine più che formano 
la ( parte prima, > undici altre la * seconda parte, » e tre- 
dici altre la a terza parte. * Comincia : « Cupido mio, bel 

■ flglioi di Venere, Abbi pietà di me, cb'a tutte l'ore..» ■ 
Manca al Fabiani (Catalogo). — Inedita. 

rata. Alcun! esemplari di easa AdIbcodo alla pag. 890, e allori 
hBDDo «olUnto I Sonetti del Burchiello e d' altri alla burchi elteacaj 
ma percbA siano complBli devono coDteaere ao fronteap. ialaglialo 
e un ritrailo , e (eoa pagloalura e aegoatura a parte] pagine xi (au- 
nerazjoue in oifre romane) per iSDoelti dell' Alamaoni, e pig. I-SD 
(nume ri zio ne io cifre arabe) per I Saneltl del Risaluto, la Compa- 
gnia del UanltìUKCio e 1 Btoni. Io fine ai Beoni è la talaa data > Io 

■ FiorenHi, per i Giunti, a di 7 di Agosto 1(68. > [Vedi Bruaet, 
ManwA; ari. BurcWeUo: Poggiali, Tati, 1, 88). 



II. — statati contro le donne. 

Nel Cod. H, XI, 5, fog. 17Ó'-176', dieci Stanze intitolate 
« Statuti contro ie Donne; di Ansano da Grosseto. » Comin- 
ciano: « Donne, clw dagli amami vostri avete II fegato, il 
» polmon, la raelza e 1 cuore.... » Mancano al Fabiani {Ca- 
teUogo). — Inediti. 



OLTRADI ANGIOLO DI ROMA. 
ilncerto-ì 

I. — Satira — Setola. 

1550. Roma. — (Unite alla Filomena o Amorose Querele. 
Vedi Parie I, N' 16). 



FÀLOTICO 
(GIOVAMHI BATTISTA, SARTO). 

L - Pianto. 

Nel Cod. B, XI, 4, della Comunale di Siena, log. GMl*: 

* Pianto del FahUco de' Rozzi ne la morte di Austino Mo- 
> relli suo carissimo amico. > lu terzine: < Poich'è piaduto 
1 al gran fattor dirino Privar el mondo della sua dolcezza.».* 
— Inedito. 

n. — Lettera. 

Nel Cod. U, II, i, fog. 169-176': < Lettera mandata a 

• un suo amico, i sottoscritta « el Falotico de' Rozzi. » In 



,H,glc 



APPENDICE TERZA. 



terzine: f Anselmo, a un caso slran la penna piglio, Perciò 
* che volo fei scrlvervelo in fatto.... » Manca al Ricci {Reio- 
zioae). — Inedita. 



FRANCESCO CONTWNI DAL MONTE SAN SAVINO. 
[/itc«r(o.] 



[Il Truecbl lo dice nato sulla metà del secolo XVE e del UlUi 
IgnolOi non avendo egli veduto niente col nome di lui alle alainpe; 
ma DOì, conoscendo Ib sub LUtAmorota già alampsta fln dal lilSO, pos- 
f ismo crederlo nato intorno al 1630. Lo giudica 11 Truccbi , Fona dd 
po'iroppo benignamente, • pregevolissimo poeU.... Balirioo, tì- 
> vace e splriloso, e non privo di etegaoia e di leggiadria. Tulle 
■ le eoe rime si aggirano) per lo pib, au argomenti satirici e ber- 
t nescbi; ma egli riesce alquanto più nobile e piti gentile delsno 
• maestro, • cioè del Berni. Fu prete. Andato a Roma domaodi e 
fìtleane un piccolo benellzìo , il quale pare che poi perdesse. E a 
Bomai nel Codice vaticano GSifi, ci fa sapere il signor Giulio Sii- 
vadori che si leggono di Ini poesie Ialine. Pei piti ragioni, ddì lo 
dicemmo inctrla (Vedi Parie I, N*17]; ed i^a per queste poesie U- 
line sarebbe da togliersi del lutto {ve<U nel voi. I, nell' Appendice li 
il Capitolo X tra quelli deH530 dalla presente Bibliografia.] 



Scmetti. 

Sei, tutti caudati, sono a fog. G-13 del Codice S77, 
Classe VII, in MaglialKcbiana : d'onde il Truccbi due ne 
pubblicò interamente, e parte d' un altro, nella sua Bac- 
colla: 

1847. Prato. — Poesie Italiane Inedite di dugento Autorù 
Ul, 392-397. 



D,<„n:^i t, Google 



BIBUOGBAPIA DE'ROZZI. 



N» iì. 



FUMOSO 
(SALVESTRO, CARTAIO). 



I. — Capitolo alla Sposa nuova padrona. 



Scritto certaroeute per essere recitalo in occasione di 
nozze. È in terzine: < Buon d) e buon anno: la sposa qua! 
I ène Tra unte donnef oli cbesta sari buona I Deiigh'{deve) 
1 èssar cheìla là, che è più per bene... > I) Bargaglì nel 
Tarantino, pag. lOi , e il Fabiani, ìfymoria, pag. 36, dicen- 
dolo t Capitolo del Mezzaiolo alla sposa, > lo ricordano per 
ie forme contadinesche, già antiche, richiamando il terzetto 
di Dante (_Piirg., IV, 22-24) « Che non era la calla onde sa- 
■ line Lo duca mìo, ed io appresso lui. Come da lui la 
t schiera si partine, t Questo Capitolo è, col nome del suo 
vero autore, il Fumoso, nel Codice CCLIII palatino (^^di 
Palermo, Mas. Palalìni, I, WS); e alla Comunale di Siena 
nel Cod. H, XI, 3, fog. 269-272', senza nome d'autore, In- 
titolalo * Capitolo di un Mezzaiuolo che va a vedere la pri- 
I ma volta la padrona ; > e nel Cod. H, XI, i, fog. 66-68*, 
col medesimo titolo, e detto, erroneamente, dello Stecchito. 

1583. Siena. — Capitolo alla villana alla Sposa nuova 
PadroDa. (Cosili Fabiani, Catoioso). 

— Siena, alla Loggia del Papa, s. a. In-8 (Unito al 
Bruteello, Dialogo dello stesso Faiotico: vedi la Parie I, N° 19). 

— (Senza nota tlpograflca). Capitolo alla villana alla 
padrona sposa la prima volta che il mezzaiuolo la va a ve- 
dere. lo-8; carte 5. (Presso il signor Cavriani). 

Nel 1552 il Famoio per essere riammesso tra i Bozzi 
presenta alla Congrega un Capitolo; ma non sappiapio se 
queslo qui della Spota o altro. Vedi nel voL I, pag. ISO. 



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APPENDICE TERZA. 



II. — Profezia tutta guerra di Sima. 

Sono trentadnque Stanze: * II ciei vi salvi e ri faccia 
> godere In allegrezza e in festa tuClavia»., » a ft^. tOT-SOS, 
del Cod. H, XI, 5, intitolate < Stanze del Perella, > senza 
altro ; e di qui le pubblicò, aggiungendo anche l' altro tìlolo 
■ Profezia sulla guerra di Siena, u il cb. signor Ludano 
Banchi, supponendo che sotto quel nome di Peretta si celasse 
Giovan Battista Nini senese: ma poi pubblicando (vedi Cu- 
riosità Letterarie, Disp. CXIII) il BaUcchio del nostro f^»- 
moso, ebbe da questa, e da un' altra dì lui, il Travaglio. 
occasione a scoprire che il vero autore della Stanza del Pi- 
retta era Salvestro cartaio, il Fumoso del Rozzi (vedi mia 
Lettera premessa al Baiecchio, edizione detta). 

1868. Bologna. — Profezia sulla guerra di Siena. Stanze 
del Perella accademico Rozzo. (Vedi Curiosità LeUerarit. 
Disp. XCI). 



GIOVAN BATTISTA VANNUCCI. 

[Ineerlo.] 



Un sonetto di lui, in risposta al conte Ottaviano dlFro- 
sini, è ricordato dal Benvoglienti, e pare inedito: vedi 
Parte II, N» 10. 



D,g,n:^i t, Google 



BIBLIOGHAFIA DE' B' 



{Secdo XVir). 

N° 12. 

SCOMPAGNATO. 
FRANCESCO BENEDETTI. 

I. — Gruppetto di Fiori. 

Mon l'abbiamo vedulo. II Fabiani, Memoria, pag. 43, 
dopo arerlo regislrato aggiunge: < coli' argomento di due 
» ottave, e un sonetto dell' istesso autore. » Il Bicci {Rela- 
ziona, pag. 52), Io dice « commedia in terzetti, stampata in 
■ Siena per Ercole Gori, nel Ì6S3, i posticipandone di un 
anoo ia pubblicazione, ed errando anche altrimenti perche 
il Grt^ppeUo è una raccolta di rispetti come ci dice il Benvo- 
glieati {LeUere, SIX, 196. Cod. E, IX, 19 alla Comunale 
di Siena), e come fa pensare il titolo stesso. 

1628. Siena. — Gruppetto di Fiori per i giovani dilette- 
voli delle veglie (Fabiani, Cataiogo). . 



N» 13. 

ABBOZZATO 
(FRANCESCO FALERl, SPEZIALE). 

I. — L' Acctuiemia dei Bozzi agU Accademici. 

Nel Cod. H, XI, 4, fog. 3l3'-3i5: t L'Accademia dei 

> Bozzi posta in oblio da' suoi moderni Accademici a loro 
» così si raccomanda. Capitolo dell' Abbozzato recitato nel- 

> r Accademia privala per la elezione del Pomposo (Donato 
» Guaffni) nel 1660. t £ in terzine: e L' Accademia son io. 



,H,glc 



266 APPENDICE TERZA. 

> sa dritto b '] dire Suo nome altrui: (^e st cangialo al rol- 

> to_,. > — Manca al Fabiani {Cataiogo) e al Ricci {ReiastoHe): 
e ci rivela un certo languore nei Rossi diYentati Accademici, 
come già, qualche anno prima, l'appunterò (Francesco Ma- 
riani, prete) nel Dialogo di tre Contadini che cercano ilMomo 
(Tedi Parte I, K" 25). — Inedito. 

II. — Sogno ttt morte deU' Aqaietato. 

Nel Cod. B, XI, i, fog. 159, un Sonetto inUtolato ■ So- 

> gno Tatto dall' Abbozzato nella morte di Francesco Torri 
1 nella Congrega de' Rozzi detto V Aguietato. » — Manca al 
Fabiani e al Ricci. Comincia : e Un lugnbre dpreaao in fra 
I gì' allori Poliular veddi al soffio d' aure prime.... » — 
Inedito. 

Ili, — Orazione tuB" erigine e antichaà dei Rozzi. 

Manca al Ricci : il Fabiani la cita {Storia , pag. 2, e 3), 
dicendola (Memoria, pag. 52, in nota) e scritta nello stile 
» del Caporali e del Bernt, > e la registra (Cateto); ma 
nella Comunale di Siena , unita al Tolume a stampa se- 
gnato LXZI.M, 20, * ha questo più ampio titolo: < Orazione 

> intorno all' antichità e orìgine della Congrega de' Rozzi e 

> de' suoi fatti più illustri , composta da me Francesco Fa- 
1 Ieri nella medesima Congrega detto l' AbbozziOo e da lui 
1 recitata nel di 30 gennaro 1666 nella pubblica Accademia 
3 d'ordine del Pensoso Arcirozzo. « £ in terzine: vedi 
yol. I, pag. S1-S3. — Inedita. 

IV. — B Fuggi rOsio. 

Cosi intitolata (Osto per Ozio, secondo l' antica pronun- 
zia senese)* b una raccolta cbe il Faleri stesso avera fetta 

■ Oltre questi Orailone ms. contieoe, stampate, ta Meatorta 
àe\ FabiBDi e ii Rdaxbm» dal Ricci. 

* Vadl 11 FoMbolori» CalerinUMi del Gigli , tlU Isltera 5. 



l:,<,,i,.-^i I,, GilOglc 



BIBLIOQRAFIJl DE BOZZI. 267 

di molte sue rime, della quale un esemplare esisteva a Pa- 
dova presso il signor Guglielmo Camposanptero: ' ed alla 
ConfUnale di Siena , nel citato volume LXXI.M, 20, dopo la 
Orazione ricordata, n'abbiamo la notizia seguente: • Que- 
B sto manoscritto intitolato il Fuggii' Oslo, dxW Abbozzilo 
» de' Bozzi b diviso in due tomi e scritto di mano dello slesso 
« Faleri, colla data del 1666. in un tomo, oltre la qui co- 

> piata Orazione, ' t' hanno molti Intermedi rusticali e Dia- 
t loghi, come altresì Canzoni, Madrigali e Sonetti, recitati 
■ per diverse occasioni nella stessa Accademia. Vi ha altresì 
» una Commedia rusticale intitolata V Interesse caccia amo- 
i rosa, recitata noi teatro grande ia' Rozzi l'anno 1662' — 
i Nell'altro tomo poi vi sono le seguenti composizioni — 
» Lettera dedicatoria, in prosa, a' Virtuosissimi Accademici, 
« di Francesco Faleri —Sonetto per la Sughera de'Rozzi. 

> — Mascherate » cioè quelle dieci che abbiamo già regi- 
strate * (vedi Parte II, N° 7): e si chiude la notizia dicendo 
dell'autografo e il carattere per altro è assai intralciato e di 
» strana ortografia *. E questa Torse fu la ragione cbe Tece 
rimaner vuoto nel citato volume LXXI.M, 20 l'inserto nel 
quale dovevano esser copiate tutte, o parte, le rime conte- 
nute nel Fuggi l' Osio. 

' Vedi Zeao, Annoiali, al Fontanini, 1, 397: e in questa Bi- 
bliograSa, Parte 11, N" 7, In noia al Ricorio della Maremma Sene- 
te, ec., moscherata del Faleri. 

* Qui sopra registrata. 

' Questo tiiolo è ebagliatn perchà Paulografo del Faleri era 
difficile B Ifggersi. Nei 166Ì tu rappreeeotats di luil'In(m-0M«titnM 
Amore (vedi Pirla l, N" 28). 

* La sesU (vedi Parie II, N° T] è qui IclHotata I nOani iwndl- 
lori di mochelli ptrdi lupini ; con MTlSiUisnle i un errore causalo 
dalla dirapoilà della-scrltturt deU' lulograro. 



D,g,r,:^i t, Google 



APPENDICE TERZA. 



VOLONTARIO 
{ENEA CARDUCCI. DONZELLO). 

[Fu del RoMi minori. Avova per impresa uqa Navola che 
■«cende in allo col mollo Wancotto volonfarla a l'alti rai (vedi 
l'AppeadiM V). Il aicci noti lo ricorda e il Fabiani □« tace nelli 
«Iorio]. 

L — L'Accadèmia che narra il suo ritomo. 

Il Fabiani nella Memoria pag. 49 e 50, raccomanda come 
nel 1665 cessò lo screzio tra i Bozzi, a che i Bozii minori 
tornarono a fare un sol corpo con gli altri , tra ì componi- 
menti allora scrìtti e stampati a commemorare il fausto av- 
venimenlOj ricoriìa, e riferisce per inleroj un Sonetto («Ds 
' Pirreno discioita ecco ritorno In grembo alt'Arbia, a de- 
» cantar gl'onori..., »}, intitolato t L'Accademia dei Rmi 
» narra il suo ritorno coli' invilo alla gloria, t e sottoscritto 
1 L'Accademico Volontario. — Siena 1666. i 

1666. Siena.~L'Accademiaec.(Falu3chi, Scria. Sen-h 
117'. Cod. Z, n, 25, nella Comunale di Slena). 



N» 15. 

ANONIHL 

[Riferiamo, buU' autorità degli storici della CoDgregi, lecon- 
pOBlzioDl sUinpale ; e au qaelta del solili Cod. ff, XI , 3-5, le Illu- 
dile: le quali ultlrae nuDCEDo tulle al Rioni e, Iranne ddi, MkIm 
al FablaoQ. 



D,g,n:^i t, Google 



BIBLIOORAFIA DE' HOZZI. 



n Ricci (BHazione) non\l ricorda, e, nel Catalogo, ep- 
pure il Fabiani. Il quale però ne Ta menzione a pag. 35 della 
Memoria, e in fondo ad essa, nel (Catalogo dì Opere rusti- 
» cali composte da più scriilori sanasi e specialmente dagli 
» Accademici Rozzi, esistenti nell' Archivio de'medesimi, ■ 
li registra come noi qui sotto riferiamo. In quost' ArcblTio 
neppur una di quest' opere ora esiste. Altri Sh-ambotti dei 
Rozzi vedemmo (voi. I, pag. 68-70) che erano una pretta io- 
venzione del Gìgli. 

1550. Siena. — Strambotti de' medesimi (Bozzi) in di- 
versi tomi stampati in Siena, circa l'anno 1550 (Fabiani, 
Memoria, pag. S3). 

1606. Siena, alla Loggia del Papa. Strambotti e Rispetti 
beiiitiimi. In-8. {Caialogo delia Capponiana). 

II. — Capitolo (die Dame satiesi. 

Il Fabiani {Memoria, pag, iS) parlando della mutazione 
fatu dai Rozzi dallo scrivere popolare al più colto, cita 
questo Capitolo, recitato da essi nel pubblico teatro, forse 
come prologo a una favola boschereccia, nel 1618, e in tal 
anno stampato; e ne riferisce la prtma stanza: 

Pien di bellezze e colmo di splendori 
Questo nobii teatro or qui s'ammira; 
Da cui volano Btrali , escono ardori , 
Per offender ohi più fuggirli aspira: 
Onde si struggon 1' alme , ardono i cori, 
NÉ forza quindi vai, né sdegno ed ira, 
Donne: a colpa n' è la beltà vostra 
Che agli occhi or fa. d' altrui pomposa mostra. 

1618. Siena. — Capitolo diretto alle Dame sanest ran- 
■•„H,glc 



S70 APPENDICE TGBZA^ 

nate nel teatro per la recita del Capriccio d'Amore, Favola 
boschereccia dei Bozzi (Fabiani, Catalogo). 

HI. — Scoacruàotii sopra r agricoltura. 

Il Fabiani la registra come opera di quel medesimo 
t anonimo Rozzo dopo la meti del milleseicento, > cui at- 
tribuisce i Comuni della Motitagnuola e delia VaUarbia, die 
abbiamo veduto (Parie II, N* 8) essere di Girolamo Gigli; 
ma questo ci pare troppo povero argomento per dare a lui , 
senz' altra prova, ancora queste Scoacrusiom, cbe qui po- 
niamo con le parole del Fabiani. 

1696. Siena. — Sconcrmioni sopra V AgricoUtira. Opera 
rusticale dei Bozzi, In ottava rima. (Fabiani, Cakdogo). 

IV. — Orazione in lode dflf antichità de' Rozzi. Questa 
gola , delle composizioni cbe seguono, è registrata dal Fa- 
biani {Catalogo), senz'alcuna indicazione. Sta a fog. 72-78. 
del Cod. H, XI, 4, È in terzine, e comincia: < Molto lustri 
* Sigaori, e magniflchi Misser, cbe in questo luogo sete.... i 
— Inedita. 

V. — Capitolo rozzo. A fog. Ì59'-160 del Cod. H, XI, h. 
In terzine: « Poi cbe non giovan le piacevolezze E l'esserli 
B suggello a tutte l' ore ... >. — Inedilo. 

VI. — A fog. 138 del Col ff, XI , 5. SoneHo Mpra « Jfim- 
gia merdre era in aria co'putOegli: i Venga veloce ognun più 
che di passo A soccorrire all'improvviso dauoo.... » — 
Inedilo. ' 

VII. — Prologo rozzo. A fog. 78 del Cod. H, XI, i, e a 
tog. 359 del Cod. H, XI, 3. In terzine: e Voi qusnugenlel 
» ob cancar t s' il pensavo Non ci veniva mai : ob voi fare- 
1 ste.... > — Inedito. 

Vili. — A fog. ISO-ldl del Cod. H, ILI, 6: Stanze re- 
sliciUi in lode di una buona civetta. Sono otto, cbe si ripetono 
a fog. 307-308' dei Cod. H, XI, 3: < Buon di padrona, re- 

' Per 11 Mangia vedi nelle note all' Avrerlenia prenesst alla 
Parte II della presente BibllograOa. 



I , Google 



BIBUOOHAFIA DE' BOZZI. 271 

» calo ho la cirettaj E l'bo allevata a tulio sparragone.... » 
— Inedite. 

IX. — A fog. 181-1^ del Cod. H, XI, 5. Stanze rusticali 
sopra una grossa radice. Sodo dieci: « Donne, chi Tuolcom- 
s prare un radicione Da satollare ogni Tedel cristiana.... ■ — 
Inedile. 

X. — Alfabeto contro i ViUani. A fog. 202'- 203 del Cod. H, 
XI, 5, sono ventisei coppie di versi, che principiano ordina- 
tamente con le lettere dell* airabeto. Cominciano > A lavorar 
D sempre è destinato II villano maligno, ostinalo.... « — 
Inedite. 

XI. — A^abOo amoroso. A fog. 203'-205 del Cod. H, XI, ■ 
5. Congegnato come il precedente, ma formato di veniisei 
strofette di quattro versi runa. Comincia: < Amor, sarai 
e cagione. Che a casa ne anderò del gran Plutone.^. > — 
Inedito. 

XII. — il Vmmo che va alia veglia. A fog. 37-10' del 
Cod. H, XI, 3, un Capitolo in terzine: s Ohi corpol slo 
B per dir di tra Stoppino I Sete quincioltre una brigala 
D moilta... > — Inedito. 

Xm. — Ravattello VUlam. A fog. 255 del Cod. fl, XI, 3, 
neir indice del quale è intitolato Prologo rozzo. Un Capitolo in 
terzine : a Dice l'avverbio : chi serve a comune Adopri quanto 
> vuol arte e sapere.... » -^ Inedito. 

XIV. — Stanze Villanesche. A fog. 51-6i' del Cod. J, 
XI, 5. Sessantatre stanze indirizzate a una Nencla: < Credo 
* che lu sia flgghia di Nerone, Però ti piaccia di farmi 
» morire.... > — laediie. ' 

' Le abbUmo registrate perchè vllleoescbe, sebbene noìx 
^no nei Codici cbe contengono le rime dei Rotii. 



D,g,r,:^i t, Google 



PARTE QUARTA. 

RAPPRESENTAZIONI -POEMETTI SACRI- COHUEDtE SPmrTDALT. 



A questa Parte IV vorrebbero riferirsi molte Rappresen- 
tazioni anonime ctie il Ricci solo' porta tra le cose scritte 
dal Rozzi; forse, crediamo, per ciò solamente, che tutte, 
come egli le registra, sono stampate in Siena, ed in più 
d' una edizione. Ma tali stampe non sono né le sole nb le prime 
cbe ora si conoscano, uè, molto meno, le originali; * e per 
djrie di cose senesi (non ctie di rimalori della Congrega) 
nessun ragionevole argomento e' è; neppur la b^quenza delle 
loro ristampe in Siena, le quali (precedute, del resto, sempre 
da altre fiorentine)* vorranno dire che in Siena erano 
molto ricercate, lette, e fors'ancbe, rappresentate;* ma non 

■ Rslaxione, pag. 40-48. 

* ( L« edizlon! sanesi, ohe «odo pure le p[ti facili ■ rloreiiirsi 

> Delle Biblioteche e anche in commercio, abbiamo geDeraliiMDte 

■ lasciale da parte , euendocl alia prova conTlnti cbe asse sodo dì 

■ sovercbio rslTtzzouate e arbitra riamente rammoderaale. ■ D'Ai- 
COMI, Dell' Avre ri imenlo premeaso alla aua Raccolta di Sacre Rap- 
prttenlationi. 

' Vedi BiTiHKs, BibUografia dell» antiche Rapprtimbaitmi ec. 

' ■ Né altro ci è stalo possibile ritrovare rispetto a Siena, 

1 dove almeno questo st sacbe le Rappresentailool fiorentine ri o^ 

■ tennero granfìirore perle molte e cootinue ristampe che di quelle 

> si fecero, non senza peggioramento dei lesti e abbreviazioni ar- 

■ bilrarie. ■ D' Abcoha, Origini del Teatro in IlaUa, I, M9. 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZI. 273 

che fossero di senesi ascritti alla Congrega: sicché noi non 
posiamo accettare la lunga nota tale quale il Ricci ce la dà. 
Di queste Rappresentai ioni, alcune non sono anonime; 
ma di scrittori i quali certamente Don furono mai della Con- 
grega dei fìozzt di Siena: eoa la Rappretentazione de" die- 
cimila martiri crocìfisgi nel monte Arai appresso alia città 
f Alessandria j ai tempo di Adriano e Antonino imperatori ,' k 
di Domenico Abbate: * la Santa DomiUlla.^ ài madoona An- 
tonia, moglie di Bernardo Pulci, poetessa fiorentina del se- 
colo XV: * il San Panwizio ' (la dice dei Rozzi il Benvoglienti* 
ancora), di Feo Belcarì:^ e la Santa Euft-oHa, dal Ricci re- 
gistrata ' non anonima, ma col nome del suo vero autore 
Castellano Castellani, dicendolo e uno de' più fervorosi se- 
» guaci della Congrega Ae' Rozzi; > con quanta yerità poi, 
si Ta palese ricordando che 11 Castellani fU « poeta fior<^ino 
> dello scorcio del secolo XV, > ' dei quale non la sola^n- 
t'Eafrasia, come ha il Ricci, ma ben altre sei Rappresen- 
tazioni sì conoscono. — D'altre, registrale dal Ricci come 
de' Ao^zj, rimane tuttora ignoto l'autore; ma per certe, 
come Santa Cristina Vergine t Martire " il Salomone," Santa 
Sasaana" Sant'Agnese Vergine e Martire ," Sant' Appollonia 
Vergine e Martire/* le prime stampe che se ne hanno, fatte 
nel cadere del secolo XV," bastano per escluderle: d'altre 

' Ricci, Ralatiotie oil-, pag. 40. 
' Bausks, Bibiiagrafia cit., p»%. 63, 
' Ricci, Relaaione cii., pag. 41. 
' Bkimss , Bibliogra/ia aìt., pag. 1S. 
> Ricci, Relaiione nìt., pag. 44. 

* Nei suol Scrittori £m«iì, tomo I, pària li, pag. (£54: 
Coit. Z. 1,7, della ComuDale di Siena. 

^ Batinss, Bibliografi a ci(., pag. 11. 
' HelasioM, dt., pag. 36. 

* BlTiMi», Bibliografia ci)., pag. 4^4S. 
" Ricci, Relazione cH., pag. 40. 

" Aicci, lui, pag. 4fi. 
" Hicci, ivi, pag. 4t. 
" &ICCI, M, pag. (7. 
" Ricci, lof.pag. 47. 

" BiiiHis, Bmografia cil., pag. », 40, 4S, 84. 
G. Miui.— Tol. II. 18 



: Google 



374 APPENDICE TEazA. 

posteriori, per dirle senesi (non che d! rimalori della Con- 
grega), nessuna supposizione fa ciò argomenlare ; e queste 
»ono la Santa Dorotea VergiiiÉ e Martire, ' la GitMtilla Ebrtaì 
Santa Margherita,' la Rappreuntaziow d'Angelo ebreo che ti 
battezzò per miracolo di Nottra Donna, ^ Sant Alestio ,* Naim- 
codonotor re di Babilonia, ' l'^titma con tutte le sué poteitxe, 
adorata di tutte le virtù appartenenti a quelle. '' Per molle 
Rappresentazioni concorre, a dirle dei Rozzi, anche il Ben- 
yoglienti; * ma con quanta verità lo abbiamo veduto nel 
San Panunzio e lo vediamo in altre (la Natività dì Cristo,^ 
Ott(KÌano Imperadore ,** Lo Spirito Santo, " la Rappreienla- 



' Ricci, flftoslOM cil., p^. U. — 6 sUmpaU a. Firenze fio 
dil W6. Vedi Bativbb , BibUografia alt., pig. 49. 

n* Ricci, ini, psg. U. — Slampata in Flraoie Rd dal fS<8. 
Vedi BATiHte , Jri, pag. Si. 

* Ricci, ivi, p»g. ii, — Stampila a Firenze fln dal principio 
delMColoXVI. Vedi Batineb, ivi, pag. 51- — La riproduBse il 
D'Ahgona, Sacre Rappreiertlatloni , 11, 1S3-139. 

' Ricci, fvf, ptg. iT. — La prima ilampa ò di Firenze del 
prìndpio del secolo XTI. Vedi Batinkb, ini , pag. 46. " La ripre- 
dasM ti D' AacoKA, Sacre rappntentaiioni. III , 485~(97 , cbe li 
dice (Tedll'AvvertimeDlo premesso alla Baceolla) ( di argommlo 
• maderao e florenlino. ■ 

' Ricci , ivi , pag. 47. — La prima edizione è di Firenze del 
principio del secolo XVI. Vedi Batihis , Im^ pag. 47, 

' Ricci, it><, pag. 43. — Ristampala in Firenze nel 4668 e in 
Siena più lardi. Vedi Batimis, Id, pag. OS. 

' Ricci , M, pag. 63. — La prima stampa à di Firenze del 
4676. Vedi Batikbs, ivi, pag. 66. 

* Seriaori Senetì: Codd. Z, t, 6, 7, e 8, alla Comunale di 
Siena. 

* Eticct, ivi, pag. U. — BasvoGLiEHrT, Cod. cil. Z, I, 6, 
pag. 607. Fu riprodotta nell'Appendice al voi. I, (totrodiizioite} 
della Storia del Ttatro in Italia (Firenze, 1869) dell' Ehiliahi Giù- 
dici , e dal D' Arcoka , Sacre /tappreMnlcutonf , 1 , 191-lfO. 

" Ricci, ivi, pag. 44. Behvoglibhti , Cod. cil. Z, I, T, 
pag. {264. 

"Ricci, ivi, pag. 46. Bbntoglibmti, Codd. cit. Z, 1,6, 
pag.6lB; e Z, I, 7, p^. 1t54. 



I , Google 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZI. 275 

zione di San Giov. Baltisla decollalo, ' della Begina Ester, ' 
di Lazzaro ricco e di Lazzaro povero; ' San Francesco Rap- 
presentazione di quando converti quei tre ladroni che poi sive- 
stirono [rati)'' già stampale, anche queste, negli ultimi 
anni del secolo XV,' e perciò da rigettarsi: di tre (CtMftrn- 
tino imperatore , San Silvestro papa, e Sant'Etena imperatrice^ 
con un Capitolo in lode della SS. Croce e delle sfitte parole 
dette in quella da Cristo;' Gesti Cristo, Rappresentazione di 
quando disputò nel tempio; '' Àgnolo Raffaello e Tobia), ' del 
principio del secolo XVI, sta in dubbio 11 Benvoglienti se 
debbano veramente attribuirsi ai Rozzi; ma per tre altre 
{San Grisanto e Daria; * la Purificazione di nostra Donna, 
Bappresentazione che si fa per la festa di SatUa Maria della 

' Ricci, Relazione, pag. 48. BEnvaOLiBNTi, Cod. clt., Z, I, 7, < 
paf. USO. 

■Ricci, M, pag. tS. BnvoeLiiKTi, Cod. eit. Z, I, 7, 
pag. issi. — Riprodotta dal D'Ahcoha, Sacre Rappresenlatkmi.ì. 
1*9-186. 

* Manca «1 Rico, Relaiitme, clt. Bkntoqlienti, Codd, cit. Z. 
I, 6, pag.6S6; eZ,I, T.pag. mi. 

* Ricci, Relaiiime clt., pag. 41. Bbntooliintj, Codd. cit. Z. 
T, 6, pag. 6!TieZ.I,7, pag, 4ttS9. 

* Vedi BiTiNES,Bib|{óirra;(i( della, pag. 36, 37,30,17, 33,39. 
— Dello <^H(o Santo, oltre Doa anonima stampala nello scorcio 
del secolo XV {pag, 36], ha U Batinis un'altra Rappreaeotailone 
di Feo Beicsri (ptg. IS). 

> Ricci , Relaiione clt., pag. tO. BaitToeLiaNTi Codd. cit. Z, 
Il 6, pag. 607 ■ credo che ria de' Rozzi • ; e Z, I, 7, pag. 11t9 
€ forse è de' Rozzi. ■ — È stampsla in Ptrenze fln dal principio 
del Recolo XVI (Batines, Bibliografia delln, pag. 49), e fH ripro- 
dotta dal D'Ancona, Sacn Rapprasentaiimi , II, 487-884. 

' Ricci, (vi, pag. il. BaiivoouaNTi.Cod.Git. Z, t, 6, pag. 607 
( ftn-Ee b de' ito»(. n — Fu etampala . B. a. e 1., nella prima mati 
del secolo XVI (Batimes , ivi , pag. HI) e . dopo , io Firenze nel 15B9. 
La ripubblicò il D' Ancona, I, 91^40. 

* Ricci, ivi. pag. 47. Binvoglubti, Codd. cit. Z, I, fi, 
pag. 344 ( pento che aia fatta da'RoziI; leCod. Z,I,7, pag. 11G9 
■ credo sta rotta de' Roxti. > E invece è a stampa Dn dal secolo XV. 
(Batiubb, ivi, pag. 38.) Fu riprodotta dal D'Aiicona, iirf, 97-183. 

* Ricci, ivi, pag. 48. BaNTOGiianTi, Codd. cit. Z, I, 7, 



aogW 



S76 APPENDICE TERZA. 

Candelaia ; ' f tre Peìiegrini , Rappresenlazioae di un niraaio 
di tre Pellegrini che andavanoaSant' Iacopo di Galizia)* s'ac- 
corda pienamente a dirle di luro col Ricci: il quale ne ri- 
corda un' altra ancora, * (« U Tempo Khimito dalla PiHà 

■ nella Purificazione di Nostra Donna : Rappreaen tazione in ot 
> lava rima stampala iu Siena, senza nome dello stampatore 

■ e anno, in-i, »] che manca al Balìnes, se non è una me- 
desima cosa colla t Rappresentazione della Purificazione di 

■ Nostra Donna, cioè la Festa di Santa Maria Candelaia, > 
sopra ricordata. 

Cosicché da tutte queste Rappresentazioni anonime (e non 
ultima ragione del nostro riflutarie è la mancanza del no- 
me dell'autore, vedendo il Desioso degli Insipidi' metterla 
nelle sue, come i Rozzi nelle composizioni i' argomento 
sacro) ' dal Ricci registrale Ira le cose degli ascritti alla 
Congrega, appena due ne possiamo scegliere, che abbiano 
qualche piccola probabilità d'essere dì senesi (ma questo già 
non vuol dire dei Rozzi), perchè mostrano anioni di Santi 
Caterina: la prima , Iniitolala Malatesta, Commedia spiritua- 
le, dib-e lUU, del mirocob della sacra vergine Santa Caterixa 
da Siena, nuovamente ridotta in ottcwa rima, e pvJMicamentt 
rappresentata neBaconlrada di Fonteblanda, dime ella nacque, 
la prima domenica dì maggio, giorno della dì lei solennitsima 
fetta l'anno iS69;* l'allra, Santa Caterina da Siena, sposa 

p»g. 1409. — La prima stampai di Firenze del 1G1B [BatikbSi tul, 
pag. S2). La rislimpà 11 D' Ancona, ivi, II, 93~l!2. 

' Bicci, it^loitoM, psg. U. Bentoglienti , Cod. clt. Z, I, 7, 
pag. 1894. — È stampata a Fireaie Qn dal principiù del secolo XVI. 
L« rìproduBse il D'AscoHA, JDi, I,8t1-£ÌS. 

> Ricci, ivi, psg. 46. BRNToai.iBiiTi. Codd. cit. Z, 1, 6, 
pag.eSS; e Z, I, 7, pag. 1854. — É a stampa fiao dal primi aimr 
del secolo XVI. (DjkTiNia, ivi, pag. S5.j La rletatnpò il D' Ancoha, 
ioi, III, 46&-^: ed era stala ripubblicala nell' Appendice al vol.l 
(iDtroduiioueJ delia Storia d«l Teatro in Italia (Firenze, 1869) del- 
l' EhILUNI GlDDlCI. 

' Ricci, ivi, pag. 46. 

' Vedi, neU'AppBpdice IV, la Bibliografta degli Iruìpidt. 

' Vedi in questa Parie IV della Bibliografia. 

* Riccr, Retatione cil., pag, 42. — Anlerioil alle seDeci (alla 



BIBLIOGHAFIA DE' ROZZI. 277 

fii Gesù Cristo, Rappresenlazione in otioDa rima. ' Alle quali 
si può aggiungere, non ricordata dal Ricci, una Tiappresen- 
tazione deili Santi Giuliano e Basilissa composta ad {stantia 
deUe Venerabili e Devote Suore Giesuale di Siena per doversi 
recitare dailoro, la quale, scrina apposi (amen le per mona* 
che di Siena, molto Tacile è che sia d'un senese, e rimane 
tuttora inedita, crediamo, in un codiceito del secolo XVIt* 
Sila Comunale di Siena. E per quelle dei Rozzi converrà 
conchiudere, che le loro, se pur ne scrissero in onore di 
San Giovan Battista, come ci fanno pensare i Capitoli XIV 
e XVI della RÌIorma del 1561, non essendo stampate, an- 
daron perdute; ma già se ne trova ricordo solamente di una 
del Retduto, presentata in Congrega e forse anche recitata. 
— D'altre in Siena rappresentate potè il prof. D'Ancona regi- 
strare aolaraenle, oltre il ìialateslaf\\xi sopra accennalo, una 
di San fia^^ono intomo al 1573 (il qual anno è notato amano 
in un esemplare di essa a stampa esìstente alla Comunale) re- 
citata nel convento d' Ognissanti o in quello di Santa Maria 
degli Angioli, o forse nel castello di Chiusdino, patria del 
Santo; e circa al 15S0, nel contado, una della Passione, in 
cui il romito senese Brandano (come ci narra la biografia di 
lui), sentendosi chiamato a mutar vita, chiese in grazia di 
fare la parte del buon Ladrone, sicché fu messo in croce 
€ colle braccia legate e con una veste di tralicio fino al gi- 
» nocchio, > e piangeva si che < annaHlò con le lagrime il 
> pavimento. » ° La Passione del resto sappiamo che mo- 
stravasi in Siena fin dal 1257.* 

Loggia del Papa 16M e 16161 H Bathiis, aibiiogra/la della, 
pag. 65, reEislra di questa Rappreienlazione tre edidoni di Fi- 
renze, tGTS, St, e S6. 

' Ricci , Relazione, pag. 47. — Anctie per questa alle edlitODi 
di Siena [frn le quali alcuae sodo senx' anno) precedono le Oorenline 
dei 151 S, 66. e 68. (Vedi Batikbs, Bitliournfla delta, pag. 48). Ve 
a' i alcuna edltione «enza nota llpograllca. 

' CarUceo, in fog., di carte 68, segnato G, XI, 68. (Vedi 
Ilahi. La BibiiolKa PubUica di Siena ec, t, 309). 

' D'Amcoha, Origini del Teatro , I, 179. 

* Vedi nel nostro voi. I , pag. j-S. 



I , Google 



278 APPENDICE TERZA. 

Né più veridico che per le Rappresentazioni anonime 
riesce ii Rìcci registrando alla Congrega alcuni scrittori dì 
cose ascetiche, e Brìzio , trombetta (egli scrive), sanese, com- 

> pose una Terzina in lode della Vergine Maria, e ua'al- 
» tra Terzina capricciosa stampata in Slena nel 1523: * ' 
del quale rimatore fa menzione anche il Benvoglienli' senza 
dirlo dei Rozzi: e il Fabiani e i documenlL non rammentano 
questo Brizio, che, stampando nel 15S3, apparterrebbe me- 
glio agli Antecessori che alla Congrega, fra ì cui fondatori 
troviamo, è vero, un trombetta, ma di nome Scipione,' e 
senza cbe abbia niente alle stampe. — a Minuccio Guidi dd 

> Mazza, di professione muratore, compose, l'anno i5tì, 

> alcune Laudi spirituali da cantarsi nelle feste cbe si ojii- 

> servano manoscritte. > Così il Ricci.* Ha l'Ugurgeri,* 
seguito a parola dal Bonvogllcnti,* dice il Hinucci € nobil 

> senese , uomo spirituale e devota d cbe scrisse quelle Laudi 
nel e 1322: > ora, l'errore che fa posteriore di due secoli 
il nostro Uinuccio potrà essere della stampa (a non volerlo 
dire mutazione arbitraria per poter registrare questo rima- 
tore); ma r altro che il < nobil senese » riduce in un < mu- 
I ralore * appartiene certamente all' autore della Relazions. 
-~ II quale ricorda ancora una < Rappresentazione di Cristo 
B nella Domenica delle Palme , in terzine, stampata in Siena, 

> alla Loggia del Papa, ni;I 1609, > scritta da e Orazio 
» Falleri , cordaio , > ' taciuto dal Fabiani e sconosciuto al 
Balines. — Finalmente ci dice il Ricci: n Marcantonio Tor- 
» nioli compose un poema drammatico sopra l'Invenzione 

> della Croce, stampalo in Viterbo per Agostino Dìotallevi 

' Ricci, Retaiione, pag. 15. 

■ Scriltori 5m«t. tomo I, parie II, pag. 1S11 :C3d. Z. I, T, 
della Comunale di Siena. 

■ Vedi neir Appendice 11 11 Catalogo del Bozxi. 
* Relaxioite cìt; pag. 30. 

■ Pompe Senni, parie III, iaedili, Cod. A, IV, S6, fog. S5I, 
della Comunale di Siena. 

■ Scritiori Smeli , (omo I, parla II, pag. 799: Cod. Z, I, T, 
della Giesea ConsuDale. 

' Relasione cit, pag, 49. 



I , Google 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZI. 279 

• nel 1633, in-12: s * ma nella InvemOme della Croce (di- 
visa io 5 alti), e precisamente nella edizione citala dal Ricci,* ' 
il^Tornioii si dice da sé < Accademico Intronato, > come tutti 
gli altri' che Io ricordano. Il Fabiani tace di lui. 

Dei Bozzi veri e propri ne troviamo tre soli : il Besoluto 
(Angelo Cenni manescalco) lo Scompagnalo (Francesco Bene- 
detti) e il Dilettevole (Benvenuto Fiori); i quali due ultimi 
(quando la Congrega , a principio delsecolo XVII, cominciava 
già a perdere la sua primitiva flsonomia e il suo modo ori- 
ginario di comporre e rappresentare) scrissero poemetti sa- 
cri e commedia spirituali, senza nascondere 11 loro essere di 
Bozzi, e senza abbandonare l'altro modo di scrivere ameno 
e faceto: * e questi tre soli registriamo facendone una unica 
Sezione. Non che, posteriormente, non se ne possano tro- 
vare anche altri (chà anzi è agevole credere , e ragionevol- 
mente, crescessero tali rimatori mano mano cbe scemavano, 
in esso secolo XVII, i rusticali bizzarri e un po' licenziosi); 
ma non rientrano nella presente Bibliografia, la quale vor- 
rebbe attenersi soltanto, per quante è possibile, al periodo 
originale della Congrega. 

* ReloaiQw cìi., pag. Gì. 

■ £ alla Comunale di Siena. 

* UcDHCERi, Fomyt Senesi, II , ^A; FxLirscfli > Scrittori Sentii, 
II, tei ; Cod, Z, li. 26, della stessa Comunale. — Del Toroìoli 
abbiamo a stampa ancora un dramma spirituale iDlllOlalo Lorenao 
Trionfante. 

■11 Dilelievole scrisse l'aurora, la CclilUa, e 1 DUuguaH 
Amori commedie a favole boscberecce e rusticali, e due masche- 
ratei dello Scompagnato non è scrittura ascetica il Gruppetto di 
Fiori per i Giovani dUetlevoU deUe wglie. Vedi Parte tU, N" 48. 



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SEZIONE DNICA. 

VERI ROZZI. 



N- 1. 

IÌFSQIjUTO 
(ANGIOLO CENNI, MANESCALCO). 

I. — Bapfreuntazione di San Giovanni Battiita. 

Manca al Fabiani e al Ricci. Nel 1562 ai 15 aprile, il 
Resoltito la lesse in Coagrega , e si parlò del modo di rap- 
presentarla (vedi nel voi. I, nell'Appendice I, in nata sì 
Capitolo XIV della Rìrorma del 1561): ma non sappiamo se 
poi rosse rappresentata davvero. Col nome dell'autore non 
si trova stampata. 



SCOMPAGNATO 
(FRANCESCO RENEDETTI). 

[Di lui non abbiamo trovala Dolila alcuna. Nella dedlcalorii 
ano Amor di Critto a Scipione Chigi, (< di Siena . Il a ffi di 
a»rzoJ6!a») dice: ■ essendo lo per avventura in questi glw™ 
'euulo sotto ji peto Boavisslmo della sua aervitt per manuD» 



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• d'allro famlKare a Lei espOElo. >> Nella ded[ca(orÌa (idi Siena alli 
» 30 di mano <Mt i] de! Tesoro Sparso riconosce d'aver rlcevuli 
4 stngolnri favori ■ dagli Accarigi, apeclaloenta dt Francesco . ce- 
lebre lettore digiurisprudeaza. E Della pr!n)i ci dice di aver tcnllo 
ancora qualche componimento pastorale d slmile.] 

I. — Amor di Criito. 

È un poemetto dì settaniacinquo stanze, il Fabiani, Ut- 
moria, pag. ii, lo dice < bellissimo Capìtolo in ottava rima, 
■ instile andante,» e ne riporta questa stanza, che h la 
prima: 

Canio in rime pietose il grande amore , 

Che il Duce eleino allor mostronne e disse , 
Che lo bIuoI empio dell' ebreo furore 
Nel duro legno i santi membri afIUse. 
Ei iiur dei foco che gli ardea nel core 
Segno ne die pria che di vita usciase. 
Qnal paro cigno che morendo intanto 
Traggo dal petto più canoro il canto. 

1630. Siena. — Amor di Cristo in passione. Ottave (Fa- 
biani, Catalogo). 

i&ìt. Siena. — Amor (fi CAnsto in pcuttone. Di Frunccsco 
Benedetti nella Congrega ì.b' Rozzi detto Io Scompagnalo. Io 
Slena, appresso Ercole et Agamennone Gori, lfii2. Con li- 
cenza de' Superiori, ln-8; carte 15, tutto in corsivo, meno 
un Sonetto a principia Nel fi-ontesp. la impresa della Pianta 
nel vaso col motto LaetìficatìMque. Precede una dedicataria 
f Al molt' Illustre signor e Padrone Osservandiss. il si- 

> gnor Scipione Chigi Gonfaloniere dìgniss. », sottoscrìtta 

> Francesco Benedetti nella Congrega de'Aozzf detto lo Scom- 

> pagnato; t e precede ancora un sonetto e a' lettori, • fir- 
mato Francesco Benedetti e basta. (Comunale di Siena). 

II. — Tesoro Sparso. 

Un poemetto in trentasei stanze, il Fabiani, Jfemorùi, 
pag. H, chiama ancor questo e Capitolo. > 



I , Google 



282 APPENDICE TERZA. 

1624. Siena. — Tesoro Speaso, overo delle Lacrime del 
Signore, raccolle da Francesco Benedetti, nella Congrega 
da' Aoz2 j detlo lo Sampagaato. In Sùna, appresso Ercole 
Gerì, H.DC.XX1V. Con licenza de'Superìori. In carte 8. Tutto 
in corsivo, meno un sonetto a principio. Nel Trontesp. inci- 
sione di Gesù che benedice una donna piangente, inginoc- 
chiata accanto a un uomo seduto in terra e con le mani giunte. 
Precede una dedicatoria « al molto ili.™ e molto eccell. si- 
> gnera e patrone osservandissimo il signor Fabio Àccarìgi, » 
sottoscrìifai come la precedente; e un sonetto col titolo 
« argomento a' lettori. > (Comunale di Siena). 



DILETTEVOLE 
(BENVENUTO FLORI). 

I. — B IVqHo. 

È in Terso sciolto: divisa in cinque atti e scene, e Per- 

> sonaggi che Intervengono nella Commedia: M. Ambrogio 

> Amidei, vedovo; fra TeofilOj scoperto poi per figlio di 
» M. Ambrogio^ chiamalo prima Placido; fra Bernardo, suo 
B compagno; H. Anemie, serro dt rispetto di madonna One- 

> sia; H. Iacinto, marito di madonna Onorata; madonna 
s Onesta Massenzi, vedova; Bisiflla, figliuola di madonna 
s Onesta; Santina, serva di madonna Onesta;madonnaOno- 

> rata, sorella di madonna Onesta e moglie di H. iacinto; 

> Fiammetta j serva di H. Ambrogio; Buontizzooi, villano, 
» lavoratore di madonna Onesta. — La scena si finge in una 

> viUa del contado di Siena.! Il prologo Io fa l'Amor Divino.— 
L' autore nella dedicatoria dice: t II Teo/ilo, commedia spi- 

> rituale, in questo genere prima, e forse ultima mìa...., > più 
volle rappreseniMa. 

16^ Siena. — R Te(^o. Comedia spirituale del molto 



D,g,r,:^i t, Google 



BIBLIOGRAFIA DB' ROZZI. 283 

Bev. H. BeoTenuto "Fiori sanese. In Siena, 1625, per Ercole 
Gori, eoa licenza de' Superiori. Ad istanza di Francesco 
Capezzi Libraro. In-12: pag. numerale 197. Nel frontespizio 
bella cornice con due slemmi uno a capo e uno a piedi. Pre- 
cede una dedicatoria ( al moli' ili.» ed Eccellenliss. Sig. il 
■ sig. Francesco Ballali — Benvenuto Fiori; • il qual Bal- 
lati pare fosse allora principe deeli Intrùnati. Seguono tre 
sonetti, uno > del rer. sig. Marzio Bartoliai, accademico Fi- 

> lonu^, > uno ( del rer. sig. Fausto Gallaccini, il Ftotcio 

> accademico Filomato, * e il terzo i di iacerlo autore, > 
tutti al Fiori. In fine b V impresa della Pianta , e si ripete la 
data (Comunale di Siena). ' 

II. — Le Vergini prudenti e le stolte. 

Manca al Fabiani. Il Ricci (Helazimie, pag. 50) la dice 
e composizione drammalicale. > Fu composta per le mona- 
cbe d' Ognissanti di Siena, alle quali è dedicata, e che la re- 
citarono come si ha dalla dedicatoria. È in vario metro; di- 
visa in cinque alti e in iscene. < Interlocutori della Parabola- 

> Le Vergini prudenti, Deiflla, Beatrice, Diletta, Felice, In- 
» nocenza : le Vergini stolte. Aquilina, Aurilla, Odorosa, Gu- 

> stante, TangiQla: il Senso carnale: il Piacere: Aquilone, 
» Torello, Brachetto, Scimmiotto, NibbiacciOj villani: Cristo 

> N. S. Sposo dì Santa Chiesa : la Santa Chiesa, sposa di Cii- 

> sto: la Carità: Prudenza: Angelo nunzio: un Povero cbe 
» tira una carretta denlrovi un Povero stroppiato: un Povero 

> dentro ad una prigione : due Pellegrini e una Pellegrina con 
Y unfigliuolino: unPovero viandante ignudo: una Povera ve- 
I dova. > L'Angelo Custode fa il prologo e in Ano la licenza. 

1612. Siena. — L'Evangelica Parabola delle Vergini fon- 
denti e delle ttaile. Composizione drammatica del Ro M. Ben- 
venuto Fiori sanese. In Siena 1612 per Ercole Cori, con li- 
cenza de' Superiori. Iu't2; pag. numerate 197. Nel frontesp. 

' 11 FibUni {Calaiogo) a 11 Ricci [ReloriOM, psg. SO) regl- 
•trano dal Teofilo questa edliiane dat 4615. 



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384 APPENDICE TERZA. 

bella cornice, con ìd alto una Croce s le parole IWtwi/us et 
gloria f> in basso un Sole con le parole Et germinare facH et 
fiorere. Precede la dedicatoria « alle molto Illustri e molto 
* RR. Madri Abbadessa e Monacbe del Moaaslerio di Tulli i 
1 Santi in Siena, i sottoscritta.* di Siena, li 15 marzo 1612, 
» P. BenTeouto Fiori. » Segue un avvertimento « a' benigni 

> lettori, > dove dice l'autore che con sole sedici persone, 
cumulando in alcuna dì esse più d'una parte, si può rap> 
presentare questa Parabola. Alcune parti sono cantate. Se- 
guono distici latini all'autore, un dei quali intilolato i de 

> eodeni qui in ipsa etiam graviori seneclute poeseos Qores 
■ emittit: > poi uà madrigale del Bariolini sopraddetto, e ano 
di incerto: poi un Sonetto in lode dell'Autore. In fine è la 
impresa della PianU e si ripete la sottoscrizione (Comunale 
di Siena: un volumetto a parte segnato VI^ 0, 15). 



Prima di chiudere questa Bibliografia della Composizioni 
dei Rozzi faremo un'Aggiunta alla Parte I; e ne abbiamoli 
modo, merco la cortesia del signor marcbese Ippolito Ca- 
vriani di Mantova , il quale alcune commedie da noi prima 
non potute vedere ci ha ora gentilmente favorite: e sono lo 
seguenti che il lettore riporterà ai loro luoghi. 



N° 2. 

MARIANO MAWESCALCO DA SIENA. 

VI- — U ìtatriraomo- 

È in terzine ; senza divisione d' atti o di scene, ma con 
qualche didascalia. Sono inlerlocutori Senaflla; Etoneo e Mi- 
rano suoi Agli; Strappa, contadino; Pitotimo, pastore; Emi- 
lia, ninfa; Politico, marito di Senafila. — • Imprima due 



ogic 



BIBLIOQRAFIA DE' BOZZI. 285 

B Fanciulli con veste nupliali banno in mezzo Io iddio Ime- 
» neo; e quali cantano questa FroiUla in due, » presen- 
tando il nume; ed « Imeneo dice b sei stanze. Mando 
l' amor coniugale, sempre favorito dagli dei, come dimostra 
la presente commedia, della quale espone in parte l'argo- 
mento; e chiede attenzione. — Senaflla, uscita di città, 
duolsi di sua disgrazia , che il marito , andato da tre anni 
navigando non torna, e lo pensa già morto come in sogno 
l'ha veduto: mentre I suoi figli, Etoneo e Mirarlo, non 
avendo denari per giocare a giglio e santo, ' fanno, sur un 
prato, a scaricare il vi'tio;' e poi del contadino Strappa so- 
praggiunlD si valgono come cavallo, percoteudolo cosi con 
bastoni e con sassi. Frattanto il pastore Pìtotimo, mosso al 
lamenti di Senafila, viene a chiedergliene la cagione: essa 
risponde che è la perdila del marito , ricusa di ricovrarsi 
presso il pastore, come , percoteudolo, allontana lu Strappa 
sguaiatamente importuno. Torna Pitoiimo che non può stare 
senza Senafila, risoluto ad adoprare la forza per averla; ma 
nulla ottiene e si parte pieno di desiderio di vendetta , sicché 
' SenaQla, intimorita, incamminasi per allontanarsi da questi 
iDOghi. S'imbatte nella ninfa Emilia dolente d' aver perduto 
un suo cane , e a tei racconta la sua perdila assai ntaggiore, 
cioè del marito, e d'essere minacciata e insidiata: la ninfa, 
consolandola, le s<'^pre t propri dolori d'amare invano H 
pastore Pitotimo, e, col pretesto di fargli trovare un tesoro, 
cblnde in una tomba il contadino Strappa, che tornato, rl> 
cominciava le sue indecenti richieste. Senafila, lamentandosi 
sempre, va, prima di tornare ai figliuoli, per altre selve; 
sempre cercando il marito: il quale frattanto arrivato cerea 
e chiama lei e i figliuoli. Lo sente Pitoiimo, e per vendetta 
gli fa un racconto dal quale appariscono quelli non più In 
vita e questa fatta preda di un cinghiale , sicché Politleo 
cade come morto dal dolore. Cosi lo trova la sua Senafila, 
che , disperata, mentre sta per uccidersi con la spada di lui, 

' Gluooo sempre io uso, e tuttora detto palle e tanti dall'ar- 
me dei Medici soitiluita sulle iiioDete al eigl'o Doreatlno. 
' On Mcariea barili , ed è sempre in uso. 



I , Google 



286 APPBNDIOe TERZk. 

è iratteDuta da Emilia, la quale, con un unguento, ricbiama 
li spirili a Politleo; e questi per intercessione di lei, perdona 
a Pitotimo, cbe qui ricomparisce pentito e disposto ad amare 
Emilia come a lui impone Senaflla. S'incamminano al pa- 
lazzo di Politleo: per la strada liberano dalla tomba il con- 
tadino, cui il pastore di la baia fingendo prenderla per il 
diavolo, e IroTano i due Tanciulli cbe riconoscono il padra 
Cbiude una canzone in lode di Imeneo, cui deve esser devoto 
dit vuole aver pace e letizia. — Avevamo dunque quasi collo 
nel segno quando a pag. 2S5 del voi. I, argomentammo dal 
titolo il soggetto di questa commedia. 



N" 3. 
RONCAGLIA MARCELLO. 

IH. — A. B. C. 

In quattro atti, senza divisionedì scene: interzine, con 
tre stanze a principio dell' atto terzo. Parlano il Maestro di 
scuola; uno Scolare; Ciavarino. villano; Maccario, suo fra- 
tello; Sterpone suo padre; e il Gracchia, villano. — I. Cia- 
varino la menta D dos 1 , per certi cast occorsigli, di aver 
tralasciato d' imparare a scrivere, vuol ricominciare, e ac- 
compagnasi con un ragazzo che va alla scuola. Il Maestro, 
dietro domanda di lui, spiega a questo l' Ahbic-d , cioè ricorda 
motte parole e sentenze che ordinatamente cominciano con 
ciascuna lettera dell'alfabeto, interrompendo scioccamente e 
sguaiatamente il villano, il quale poi, parendogli avere gii 
imparato abbastanza, se ne va. — II. Sterpone duolsi di suo 
figlio Ciavarino, che sempre dietro alle dame e mai al la- 
voro: questi replica d'essere stato a scuola e che ormai, 
sapendo leggere e scrivere, vuol partirsi di casa per non 
più lavorare. 11 vecchio maggiormente si dispera. — III. Cia- 
varino è disposto a volere dal padre e dai fratello la parte 
che gli spetta, colla quale pensa vestirsi di nuovo e ambire 



gli onori: nei quali pensieri s'addorinenl& — Slerpone, as- 
sicurando Maccario dì Tavorirlo nel testamento. Io manda a 
lavorare ancora pel fratello : col quale adiralo, ubbidisce Mac- 
cario per questa volta; e Sterpone lo loda e dice dì non volere 
più in casa l' altro figliuolo. — IV. Ciavarino, parendogli d'es- 
sere deriso e ingannato dal babbo e dal fratello, b sempre fisso 
nel voler la sua parte per farne il piacer suo : s' azzuffa con 
Maccario togliendogli il pane e il vino, e questi vuole am- 
mazzarlo; ma il padre, lamentandosi, cerca di abtwnirJo e 
condurlo con sé al lavoro, assicurandolo di diseredare l'al- 
tro. Ciavarino si loda d' aver mangiato senza durare fatica; 
ripete a sproposito la lezione del leggere; si mette a. rom- 
pere r uscio per entrare in casa. Sopraggiunti Maccario e 
Sterpone, nasce nuova disputa e zuffa tra i due fratelli, 
restando ferito in testa Ciavarino. Questi, avute dal Graccliia 
le armi, assale Maccario. Ma il Gracchia stesso e Sterpone li ri- 
mettono d'accordo, e cantano tutti una canzone sulla pace 
fatta e sul non darsi alla disperazione. — Questa commedia fu 
scritta certamente a Siena, percbé, sulla Une dell' atto terzo, 
Sterpone dice a Maccario d' andare ad arare e lassù tra le 
» piagge di Vico; t> e appunto Vico è chiamata una contrada 
in collina presso la cittì. Nella scuola del leggere poi è 
detto della lettera B « serviva per dir lioia al tempo antico, b 
parendo adunque che allora più non si dicesse. 

VIL — Pescatore. 



È in terzine, senza divisione alcuna, ma posti in mezzo 
i nomi degli interlocutori tutte le volte cbe tornano in scena 
(edizione di Siena , 1547). E sono Alberto, tìltadino creditore; 
Quarrino, contadino pescatore; compare di Quarrino chia- 
mato Giannotto; Pasquina moglie di Quarrino; e il Prete.— 
Alberto vuol esser pagalo dei tre ducati che avanza dal suo 
contadino Quarrino, o farlo mettere prigione; e questi racco- 
mandasi, dà parole, fa sconce proposte: ma poi,conrerma- 
togli ancora dal compare come bisecai pagare, e cbe il 
mantello ornai tutto rotto per l' uso di più anni non può 



C-.coglc 



288 APPENDICE TE((ZA. 

renderlo al padrone col quale l'ha debito, se ne tornaacasa 
disperalo, dice alla Pasquina di volere andare a pescare per 
pagarne poi Alberto; e questa che Auge di noa potere stare 
senza di lui e l'esorta a tornar presto, riceve intanto in 
casa il Prete; e pur tornando a casa Quarrìno, scordatosi 
della rete, di nulla s'accorge, nascondendo Pasquina il 
Prete sotto al letto. Il compare ottiene da Alberto tempo fino 
alla sera del giorno dopo, e allora pagberà egli. Intanto 
Quarrino nel pescare trova nelle brache un borsellino, e ac- 
cortosi che non sono le sue e neppure la berretta, sebbene 
ogni cosa abbia preso di sopra al letto prima d' andare a pe- 
scare, corre a casa per ammazzare la moglie: ma il com- 
pare, sopraggiunte. Io trattiene, mentre la Pasquina, come 
a lei aveva suggerito il Prete, di ad intendere al marito 
esser quelle le mutande di san. Fiorino, che essa teneva so- 
pra! il letto per guarire dal mal del fianco. Il compare espone 
come ha promesso dentro quel giorno il pagamento ad Al- 
berto; 6 andato a lui per dirgli che i denari non ci sono, 
questi lo bastona, e gli prende un asinelio sul quale è venu- 
to: di che negando Quarrino ristorarlo, s'azzuttano insieme. 
Li spartisce il Prete, il quale, sentiti i due che in lui si 
sono rimessi, giudica debba il compare essere rimborsalo: 
ma Quarrino non lia denari ; e spererebbe averli se trovasse 
da impegnare la Pasquina, la quale, per suggerimento del 
compare, è da lui data in pegno (purché la notte tomi a 
casa e resti nascosto il contratto) per un anno al prete, e 
questi rimborsa il compare. E poiché di quelle tali brache 
trovate sul letto è stato Quarrino assicurato 4al Prete, e il 
compare gli ha detto come per non aver creduto alle parole 
della moglie gli sono venute addosso tali rovine, U villano 
8 lei chiede perdono, e preso un tizzone invece d'un lume 
come voleva il Prete, riportano a casa dì lui quelle brache, 
cantando sopra esse una canzone che chiude la commedia. 



D,g,n:^i t, GoOglu 



N" 7. 
FONSI FRANCESCO. 

II. — Carilo. 

É parte in stanze, parte in strofelte di quattro veni, 
ma più in terzine; senza diTisione di atti né di scene. Pai^ 
lano Corìlo e Samìo, pastori; Astemia e Daunia, ninfe; 
Crosta, contadino. Precede un Argomento in quindici ter- 
zine, e chiude una Canzone. Viene in fine (edizione di Sie- 
na ^ 1519) un Sonetto < ad fiemàrdinum Dracomanuum > 
accotnpagiiaiidogli questa Egloga composta a sua reqttisizione. 
Nelle terzine a princìpio: 

Se stata attenti vedrete venire 
Astemia accesa d'amoroso foco. 
Cercando Coril piena di martire. 

El Crosta scontra, el qual dilatto e gioca 
Darà col suo parlar: dipoi 'n un tratto 
Coril venir vedrete in quealo loco. 

Astemia el vede e lassa star quel matto, 
£ vanne verso luì chiedendo aiuto: 
Lui la disprezza e partesi di fallo. 

Daunia si duol che al loco constitulo 
Coril non trova; ed è riconsolata 
Da Samio suo gran sozio cognosciuto. 

Dipoi si parte e sarassi scontrala 
Nel Etolto Crosta; e quivi vederete 
Quanto s' ingegni d'averla ingannata. 

Astemia, poi che l'amorosa sete 

Trar non si può, con la sua propria mano 
Mandar vuol l' alma mesla al fiume Lete ; 

Se non che Samio, ricercando il piano, 
G. Huii. — Val. ir. 19 



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290 APPENDICE TERZA. 

Quivi BÌ sc/tntra, e campala da morte, > 

RimoTeado da lei tuo pensier vano: 

La qnftl, campala dalle ìnfemal porte, 
Accetla Samio per suo sposo vero. 
Vivendo poi felice in buona sorte. 

Coril , vedendo che già '1 giorno intero 
Era passato aenza ritornare, 
Crebbe nel petto amor, foco e pensiero. 

Daunia, sempre costante all'aspettare. 
Lo va cercando; e finalmente el trova 
Col Crosta , dove prima , a contrastare : 

E seni' altro contratto o altra prova 
Per sposa Coril la sua Daunia prende. 
E questo è quanto tien quest' opra nuova. 

IV. — Leoaida. 

Senz' alcuna diTÌstone : in terzine. Interlocutori Alaiio e 
Coitino, pastori; Leonida e Niconia, ninfe; e Roncone, 
conladino. Nell'Argomento in dodici terzine: 

Se darete silenzio in buona fede 

Vedrete eh' uno sdegno , una grand' ira , 
In grand' amor converso, ogn' altro eccede. 

Prima Corbin fra eè piagne e sospira 
Expulso da sua diva; e quivi espresso 
Vedrete amor eh' ora rìde or s' adira: 

Ad Al arie negato e poi concesso 
El redito alla diva, esser contenta 
Vedrete, ogni antiquo odio pretermesso: 

Un rustico dipoi privato e spento 
D'ogni moralità nascoso slare, 
Vedrete, ardito, per far tradimento: 

Ma quivi Al^rio suliito arrivare 

Rompendo ogni disegno, e dall'oltraggio 
Vedretegli la ninfa riscattare. 

Niconia poi soletta fa viaggio 



I , Google 



DE- ROZZI. 291 

■ Per ritrovar Diana, e finalmente 
Si congiunge a Corbin prudaule e saggio. 

Alano ancora restarà gaudente 
Leonida pigliando per consorte 
Senza sentir di doglia altro accidente. 

Finalraenie Roncon per fino a morie 
S'assetta con Atario per garzone 
Ed ognnno ha diletto e buona aorte. 

Sicché prestate grata attenzione. 

V. — Lincia- 

È in terzine, senza dirisione di atti xtò ài scene; ma 
con didascalie le quali indicano quando l' azione o il presen- 
tarsi degli interlocutori debbano essere accompagnati con la 
moresca. Precede un Argomento in dodici terzine, e in fine 
il f sonatore i canta un Capitolo parimente ìq terzine (edi- 
zione di Siena, 1531)- Parlano due Romiti; Lincia, ninfa; e 
Frusta Titlano. Neil' argomento h detto: 

Qui un miBÌroo gesto de' suoi tanti (di' dimore), 
Stando qaieto, auditor, vedrai 
Con bel modo , begli atti « be' sembianti ; 

Onde, oltre el gran piacer che n' avanti, 
Esemplo piglia che a nissun che viva 
Tuo' donne, benché santo, fidarai. 

Moresca ho fotto acciò che non sia priva 
Al tutto di piacer, se nella menta 
Dal roziD dir fastidio ne deriva. 

Verran fuor dua Romiti che umilmente 
Limosina chiedran ; dove un villano 
Gli scontra, e chiama ingann&lor di genie. 

Poi una ninfa con parlare umano 
A' Romiti domanda el ver cammino. 
Che smarrito ha segnendo un cervo invano: 

Onde ciaacim per sua sorte e destino 
Si trova preso agli amorosi lacci. 
Combatton loro inaieme e il contadino. 



:.aogW 



992 APPENDICE TERZI. 

Non dirò poi quel che el dica o facci * 
Perù etata in eilenzjo ad ascoltare , 
Che non è mal che qualcosa si Ucci, 

Per farvi all'opra più veglianti atara. 

I Romiti, innamoratisi ambedue della Ninfa, sono da lei 
Tatti combattere in moresca con i bastoni loro: ed ella se ne va 
col vincitore prendendolo per marito. 11 Capitolo in fine sta 
in luogo della solita Canzone^ e in esso si esorta a seguire 



VI. — Pietà di Venere. 

Dapprima è in terzine, poi in ottave; con tre canzoni 
Tramezzo e una in fine: senza- divisione di atti né di scene; 
con didascalie. A principio in dieci terzine l'Argomento: 

Salvivi Giove, auditori attenti; 

Amor vi scaldi con suo' ardente face. 
Facendovi in lai foco arder contenti. 

Perchè talvolta ogni cibo che piace 
Suol dar fastidio: e però qui vedrete 
Che nuovo stil eotto nuova opra giace. 

Del che diletto assai ne pigliarete 
Per la materia e per la fantasia 
Quai non so si {te) mai più visto a' arele. 

In moresca nsciran di compagnia 

Quattro viUan tappando : i qoal d' amore 
Sprezzo» , parlando, l'alta monarchia. 

Inde altrettante ninfe ueciran foro 

Di Vener serve; e dorransi di quella 
Volendo premio ormai del lor sudore. 

Merzè chiede a' villani ogni sorella: 
Lor le legranno; onde le ninfe meste 
Vener invocon con dolce favella. 

Vener si maove alle lor pie richieste 

E manda el figlio a scamparle d' affanno 
E purgar de'villan le v<^lie inceste. 



oogic 



BIBLIOGRAFIA DE'ROZZI. 293 

Onde a Cupido suggetti si fanno 
E'villan finalmente, e fan la pace 
Le ninfe i pretermesso ogni lor danno. 

Molte altre cose in brevità si tace. 
Le qual vi porgeran diletto e gioco ; 
Però stale in sileniio se vi piace. 

Del snon, degl'alti, e del mutar del loco 
Pi gli are le piacer con la looresca 
Inclusa' con bei modo: attenti un poco; 

Che questo è un nuovo amo, una nuova esca. 

Parlano Venere e Cupido. Le ninfe si chiamano Polinnia, 
Delia, Corcinia e Lisbenia; i villani, Ruffo, Branca, Tarta- 
glia e Frascone. Ai quali villani che zappano in moresca bef- 
fandosi del seguire amore come cosa di chi non ha altra fac- 
cenda , vengono le ninfe sconfortate (meno una che alle 
altre dà speranza) della loro servitù a Cupido; e cosi, an- 
dando in moresca, con loro s' incontrano e chiedono amore; 
ina sono respinte e legate: esse chiedono, in una canzone, 
l'aitilo di Venere che incita il figliuol suo a far vendetta. In- 
tanto! villani, andando in moresca con le ninfe legale, can- 
tano un' altra canzone contro gì' innamora ti: ma sopraggiunlo 
Cupido, scioglie le ninfei , rimprover.i , ferisce e lega i villani 
i quali cantano allora una canzone confessandosi innamorati, 
riconoscendo la potenza di Cupido, esortando a non resister- 
gli; e poiché egli gli ha lasciati in balk delle ninfe, esse li 
conducono attorno in moresca sgridandoli e strapazzandoli; 
ma poiché li vedono pentiti, fanno con essi la pace e tutti 
insieme cantano esaltando Cupido ed esortando a seguirlo in 
gioventù. 

VII. — Veglia Villanesca. 

In ottave: chiusa da una canzone: senza divisione al- 
cuna. Parlano Salvadore, Berna , Barloccio, Simonacdo, e 
Merlino, villani: la Sandra, la Battista e la Biagia giovani 
contadine. Dapprima < Merlino con la cetara » canta alcuni 
strambotti alla sua crudele dama di lei i}olendosl , e Bartoccio , 



39i APPENDICE TERZA. 

chequi viene in cerca ai lui aicaro di trovarlo, dicegli come- 
canti invano, poiché la Sandra b fuori di casa andata alla ve- 
glia con Salvadore ; e lo mena a questa veglia. Dove intanto, 
aspettandosi che giunga qualche sonatore per Icominciare a 
ballare, si propongono alcuni giochi; ntucoiufer ITaneUo, fare 
aBa muta, a landa, a nascondere, aiì' invidia, a so" stalo fe- 
rito: e fanno all' invidia: ma non è spiegalo chiaramente il 
gioco, nel quale con una mestola si danno sulle mani. Ha 
giunto Merlino colla celara si dispongono alla rfiitotuoJa nella 
quale uno doveva far la guidaiuola; e si motteggiano. Finito 
il ballo, sono cantati sei strambotti ciascuno da una sola e di- 
versa persona: poi tornano ai giuochi e sono ricordatila mu- 
ratore, il sellaio, il mugnaio, tira e lenta, il fabbro, la scar- 
paccia, dentro e fore, gatta cieca , il sonaglio, ti bricocco, la 
gaUaeU topo, la civetta, l' allocco, scarica barili, mona 
'scardiota, passwino, aprosopilo (sic; a proposito): al quale 
ultimo e alla civetta giuocano , senza che ben s' intenda come 
g' assettino per il primo di questi due giuochi. Finalmente 
Salvadore fa dalla Biagia dar da bere, e, prima di andare a 
dormire, cantano una canzone, nella quale gli uomini dicono 
essere innamorati delle donne e così le donne degli uomini- 

Vili. - AppetUo Vario. 

È in terzine e in ottave, chiusa da un Sonetto. Senza 
divisione d' atti o di scene. Parlano Tizio, Silvano, ed Ar- 
eulano, pastori; Tarsia e Lidia, ninfe; Dircene, contadino- 
Neil' Argomento in diciassette terzine: 

Prima vedrete quanto l' amicizia 

Posaa fra due compagni, e quanto sia 
D'amor la doglia e la flebil mestizia. 

Vedrete ia diversa fantasia 

Che in amor nasce, e gli effetti di quello, 
Suapiiione, sdegno e gelosia. 

Vedrete Tizio , ricco pastorello 

Amar con fede Tarsia , e lei lo scaccia 
Portando4)er Silvan magpor flagello:- 



oogle 



BIBUOGRAHA DE* ROZZI. ì 

Questo allusiDga e quell'allro minaccia, 
Seguita questo e da Tisio si fugge, 
A un le spalle mostra, a uà la faccia. 

Silvan di Lìdia iullo ai distru^e; 

Quell'ama, segua , abbraccia e vuol fruire 
E noadimanco fel riceve e sugge. 

Lidia tutto '1 peneìer lutto el desire 
Ha posto in Tizio, e ricusa Silvano, 
Bramando, ira, odio, e pena, e suo morire. 

Vedrete poi che verrà un villano 
Eì quat dirà molte piacevolezze 
Da rider molto, chiamato Dircano: 

Un uomo in cui non regna gentilezze, 
Grosso, rozzo, superbo ed arrogante 
Nutrito a ghiande e a corgnuole mézza. 

Lìdia trova a dormir questo ignorante, 
E violar la vuol; se non che quivi 
Arriva el suo Silvan, verace amante. 

"Vedrete Tizio poi che più fra' vivi 

Non vuole stare, e scampai dal periglio 
Un suo, qua! vuol fortuna che ci arrivi: 

E come amico oar gli dà consiglio; 

Onde esso , intesa la buona sentenza, 
Senz' altro dir ci fermò su 1' artiglio. 

Dipoi Tizio da quel piglia licenza 
E ritrova Silvan molto mestissimo 
Narrandogli el consiglio e la scienza. 

^edrete poi che ognun sarà prontissimo 
Mutar le veste , perchè-eran simillimì, 
Giovin ciascuno e d' aspetto parissimo. 

E disgregati si mostrano umilUmi 
Alle lor ninfe , chiedendo clemenza 
Hoslrandosi in servir pronti ed agiUimi. 

Le ninfe, senza farne esperienza 

Li accettano ingannate, e vivon lieti 
Conosciuti che gli han. Sicché avvertenza 

Darete agli atti, stando attenti e quieti. 



D,<„r,:^i t, Google 



N» 46. 

OLTRADI ANGIOLO DI ROMA. 

Ageiungiamo questa edizione, cheè senza nome d'autore ; 

1588. Macerata. — Deti<Ua Pace. Comedia Pastorale el 
dilettevole novamente ristampata et corretta. In Macerata, 
appresso Sebastiano Martelliai 1538, ad istanza d'Aliltenio 
Gatti. Iq carte 8. — Palatina. 

N» 28. 

ANONIMI. 

Vi. — Grechio e il Vescovo. 

È in terzine; cbiusa da una canzona a ballo; con due 
stanza quasi a principio, cantale con la estera: e con argo- 
mento in tre stanze. Non vi è divisione di atti nò di scene; 
solamente è accennato con la dizione i ora viene > tutte le 
volte che un personaggio ricomparisce. Sono Interlocutori 
Grecbio, contadino; Isotta, moglie di Grechio; Giga innamo- 
rato d'Isotta; Sbarella, amico di Grechio; messer Vanni, 
procuratore; monsignore, cioè il Vescovo; Mariotto, came- 
riere del Vescovo; Lionora, madre d'Isotta; il Barsello. — 
L'argomento dica cosi: 

Se grata andìenza ognun mi presta 

Vedrà con quanto amor moglie e marito 
San comportar fortuna aspra e molesta, 
Saiiando pur di donna l'appetito. 
Emprìma el Grechio di seminar resta 
Per ricreare el corpo ìndebilito : 
A caso vede il Giga con la moglie, 
E solo si lamenta di sue doglie. 
Sbarella, suo amico, a sorta el truova . 



oogic 



BIBLIOGRAFIA DE' ROZZI. 

E faesi dir questo inconveniente, 
E donati un remedio, che non giova, 
Di un buon procurator d'assai da niente; 
El qual gli fece ogni suo sforzo a pruova, 
E menoUo a un Vescovo intendente , 
Perchi 't caso era pure ecclesiastico 
E '1 Vescovo e giudizio era fantastico. 

EI Grecliio brava e sparla e fa quislione 
Gii' esser da Siena vuol , non da Cornoto ; 
E '1 Vescovo al fa metter' in pregione 
E con minacci poi el fa star cheto; 

■ Dà '1 torto al Grechio, a Isotta ragione 
Che non ha fatto mai conira divieto. 
E '1 Grechio in buona co' parenti toma; 
Al fin si piglia la moglie e le corna. 



IX. — n Muratore. 

Quando supponemmo (pag. 185) dal titolo che questa 
commedia altro forse non era che parte della Pietà d'Amore 
di Uarìano Manescalco da Siena, cioè le scene dell'episodio 
del villano e del muratore da quella etaccate e stampate da 
sé, ben ci eravamo apposti: solo che mqueslo Muratore, Fi- 
dislo medico è mutato in Fabio gentiluomo; e Parjo re, nel 
signor Ristoro, il quale pure ha sua corte. 11 qual esempio 
. confermerebbe per avventura ciò che dicemmo (voi. I, 
pag. 289 e segg.) suH' origine di questa drammatica popo- 
lare in genere e in ispecie di quella dei Rozzi, quando la 
argomentammo dagli episodi di villani e altre genti volgari, 
separati dalle rappresentazioni sacre, stampati e recitali da 
sé. Una Canzone e Per divina e gran dolcezza, > detta qui 
(edizione di Siena^ 1551) < a ballo, > diversa da quella cantata 
in &ne alla Pietà <f Amore, precede al Muratore; e lo segue 
in dodici terzine (( Quel che di ritornar con fede vive A te, 
signora, flebil rime e corte.... >) una « Epistola d' Amore. > 



I , Google 



umici! DEQLI AUTORI. 



[NB. — I rintDdl al toI. I bobo per la QuetHoAi."} 



JbbcKiiito(PrHiee«!oF>1erÌ, speziale]; U, 173, U6, 86t}. 

illZe^o (Michelagnolo di Antonio di Hicbelagnolo); 1, 1X9. 

Allicozil Niccolò da Cortona (Incerto se degli Antecessori dei Rat- 
zi): ![>90. 

AnODlmi (Prima dell' Istituii one della Congrega); ir, IM. 

Anonimi (Dopo isti tu lU la Congrega), I, 1S9, I1,1TS,2S3, S63, S96. 

Antonio di Pietro di Mico, detto CoFrtggtuoSo {Incerto se dei ftoi' 
li]; li, 131. 

Appontato (Girolamo Menchlaferro]; 1, 419. - 

appuntalo (franceico Mariani, prete); U, 106. 

Arduioi Felice (Incerto se del Rossi]; II, 160. 

Arroganla (Virgilio di Niccolò] i 1, 129. 

Atimto (Uaestro Lorenzo Fucci ballerino); I, 189; II, !fi1,SSG. 

Amiluppalo (Marco Antonio, lìgrilliere] ; I, 189; 11, SGI.SM. 

Bastiano di Francesco, linaiuolo (Degli Aoteceasori del Roaii);!!, 
88,343. 

Benedetti Francesco. Tedi SeODipaiTtMfo. 

Biisarro (Bernardino di Santino Arnerigbl, da Orvieto]; I, tìS. 

Cacclaconti Aecanlo. Vedi Strafàicion». 

Campani Niccolò detto Io Stralcino da Siena [Degli Antecessori dai 
Boizi); II, 7S, 807, SW. 

Carducci Enea. Vedi Folontaria. 

Cauto (Bartalommeo, dipintore); I, 189. 

Cirlora (Lorenzo, pittore, detto il Aualico, di maeslro Cristobno 
muratore); 1, 130. 

Collzl Aurelio da Norcia {Incerto se dei Rossi); lì, 880. 

Cimlmlo [Domenico di Klvlo); I, 1S9. 

Centrini Franceico di Iacopo, dal Monte San Savino (tDcerloiedel 
Rosii); II, U1,868. 

Io. Vedi Antonio di Pietro di MIco. 



D«,:^i 1„ Google 



filBLIOOHAPU DE' ROZZI. 39(^ 

DÌMt»voì» (BeDvenulo Fiori , prete); II, ISi, SU, Set. 

Dolente (AnuQo Hàngarl da Qrosselo, Bpezlale) ; I, 480; II, 4Bt, 

810, ÌM , 8S6, 860. 
Faceto (Uariano Fiorimi, Etampatore); 1, (30. 
Ftleri Francesco. Vedi Abbassato. 
Maiolico {GlovaoDi Balllita . sarto) ; II, ttS, 810,381. 
Fiorì BeDveouto. Vedi Dilellewd». 
FodeI Franceaco da ' CastigliÓDÌ (Incerto se degli ADlecessorì del 

Rolli); li. 80,889. 
Forsalo [Niccolò di Girolamo, pizzicaluolo); li 480. 
Francbi Oraiio, dottore; II, 172. 
Frida [Orlando); I, 489; II, 164. 
Fumoio (Salveatro, carialo); li, 188, 863. 
GàUusia (Barlolomraeo del Mllanino, aellaio] ; l, 189. 
Gallioi Agostino. Vedi Roipiglioso. 
Gigli Girolamo; li; 318. 
GioomioU { ) Da Boaetlo a Beovenato Fiori (li Ditelle- 

DOle), iena ozi all'ilurora (Kena, 1GD8] ferola boschereccia di 

esso Fiori. 
Gradito (Alessandro, sarto); U, 864. 

Oo»olana [Lorenzo di , maeslro di legname); 1, 489. 

ItKognitoi ) UaSopeKo, Inoanzl alla Caltjlla (Sleoa, 4641) 

del DilcfUMla (Benveoulo Fiori), 
/luonniio (Cesare di Sereardloo Bolsi, orafo]; I, 430- 
Legacci Pier Antonio dello Strlcca (Degli Antecessori dei Aoaii); 

II, SS, 849. 
Lullo (Alessandro dì Nlccolù, vasaio); I, 489. 
UaestrelII Llooardo dì sor Ambrogio, detto Meiailino (Degli AotS' 

coesori del Roiti) ; li , 36 , 806 , «SO. 
MaravigliBso (Scipione, trombetta); I, 48S. 
Mariaoi FraoceGCO. Vedi ippunlnto. 
Mariano manoEcalco da Siena (Degli Anleeesiori dei Roxli) ; II , 44 ^ 

8i0, 884. 
Uarletllnl Hidolfo da Rapolano; II, 164. 
Menchiaforro Girolamo. Vedi Àppontato. 
Materiale (Siooiro Rosai, pittore); I, 129; li. 8SI. 
Mèagari Ansano. Vedi Dolente, 
MeKoUno. Vedi Uaeslreili Lionardo. 
lfoderoto[ ) Un Madrigale all'autore, fnnaozlalUCsKiUii 

(Seiia, 4644) del DiltlMiola [BenTenalo Fiorì). 
Modeeto ( ) On sonetto a BeoTenuio Fiori, Innaiui all'ite 

rara (Siena, 1608}. 



I , Google 



300 APPENDICE TERZA. 

NoiOK (Camillo di QlinD«11o);'U , «1 , 206. 

Ollndl Angiolo di Roma (Incerto ledei AoxiO; H, 437, 864,296. 

Pwto { ];II,SSt. 

Pinonbrosi Orazio (loMrto le dd Aaisi); II, 2tS- 

J>roi)(o(BBrtolomiiieo, pitlore); I, 418; II, SS!, S66. 

Puraccio (Neri, fratallodel Grottotano); I, 429. 

JtMolHio [Aogiolo Ceonl, muiesaalcc^; I, ISSi 11,405, 208, S6t, 
280. 

IHmma (Agooletto dlGìoTinoi, maneacalco) ; I, 429. 

RliohUo. Vedi R«oliilo. 

Boncaglla o Di Roncaglia llarcelto di GioTanni da Sarteano (la- 
certo ae degli Antecessori dei Roxti] ; II, M , 2*2. 2Sfi. 

BoQcaglla Giovanni (Incerto ee degli Anteceaaoii del Roxiì); II, 
9S, 219. 

Roocoai Girolamo. Vedi Unhtrialt. 

KoipigUoto (Agostino GiUlnl da Caste Ifiorentìno); II, 4E19. Un So- 
netto a BsDvenato Fiori 11 Diletleoole, innanii alla CatijUa 
(Slena, 16M) commedia pastorale di esso Fiori. 

Aulico (Lattaaido di Girolamo, sarto]; I, 430. 

ScioUo (Niccolò Sciolli, dipintore);», 251. 

Scomodato (Niccolò di Santi); 1 , 429; U , 2U. 

Scompagnato (Franoesco Beoedetti); II, 266,280. 

Schitiinoto (Giovanol); I, 430. 

Scarto [Bartolommeo, maniscalco); I, 429:11, 445, 252. 

Sfaeciatont {. ..... .); 1,430. 

SgaUtuxa. Vedi GaUutia, 

Smarrito (Michele di , da Pontremoii, teaiitore di panni- 
lini); 1, 429. 

SUccAilo (Anton Uarìa di Francesco, cartaio); I, 429; H, 440. 

SbrafaloioM (Aacanio Caeciaconti, ottonaio); I, 429; lì, 443, 
2S2, 2S«. 

Slrafela{ ); II, SS!. 

Stralunato (Giovanni di Agostino) ; I, 429. 

Stfatctno da Kena. Vedi Campani Niccolò. 

Stricca (delio). Vedi Legacci. 

Struttoi ); II, iU. 

Trascuralo (Antonio, pittore); I, 430; li, StHt. 

Trautriona (Ventura di Niceolù, pittore] ; I, 428; II, 2lt2. SS6. 
Un Sonetto in lode e in morte dello Sleechito (Anton Maria 
di Francesco, cartaio), dietro apill edizioni del ParfMa com- 
media di lui. — Al TVinw-fOM, nel 45(7 , per un ■ delitto 
■ contro la Congrua , ■ erano stati dati a faro, lo piulitonet 



I , Google 



de' rozzi. 301 

Dna lettura > un SDoetlo a próposilo 'dì eesa, e uà dubbi» 
(vedi nel Voi. [, Appendice I , in noU al Capitolo XX delia 
Bifonna del 4Sfl1); ma non sappiamo se li TiceBse. 

Tribolalo [Bartolommeo pittore, di maestro Angelo legnaiolo) ; 1 , 189. 

<7n(t«rfale (Girolamo RoDCODÌ, medico); 11,^63. 
' Vaonuccl Glovaa Battista ([ocarlo sede! Botti); li , SS4 , S6(. 

Kiiglioroni (Alessandro di Donato, spadaio),- HtS; U, iU,iS6. 

Vokmtario (Enea Carducci , doniello) ; li , 868. 

Zotico (Iacopo di Simone, cimatore); II, 85S. 



I , Google 



APPENDICE IV. 



BIBLI06EAHA 
SELIB COHPOSIZIONI DI CONGREGHE SIHiU Al ROZZI. 



OLI INSimiI E au AWXLDTFATI. 



D,g,r,:^i t, Google 



D,g,r,:^i t, Google 



La Bibliografia delle Composizioni degli Insipidi sì riduce 
principalmeDte alle molte del Desioso, trovandosene altre 
poche di due o Ire autori più. Non già che gì' Insìpidi ne 
componessero di rado, che anzi noa passava radunanza della 
Congrega loro nella quale non fossero letti Sonelii o Stanze;' 
ma tulle queste rime si trovano accennale e basta, non do- 
vettero mai essere stampale, e cosi andaron disperse: e noi 
registriamo solamente quelle giunte fino a noi. Da queste 
conosciamo che gì' Insipidi erano autori dello stesso valore e 
nello stesso genere dei Bozzi (praticarono ancora le Questio- 
m), ai quali si riuniroao intomo alla metà del secolo XVII. 
— Di Giovan Domenico Peri non si vedono nella presente 

' Vedi le notizie della Congregii degli Insipidi nelt' Appen- 
dice V. Così nel 1546, ai 18 sellerabra il Cimotto (Michelangelo di- 
untore] fece una lettura sopra il Sonetto del Petrarca n Era '1 
a giorno cbe al sol si scoloraro, i e l'Aggravato (Leonardo, 
filalgiaio di seta] lesse ud sonetto suo e Questo è quel giorno che 
» la vostra fama: • ai 19 li Cimollo lessa un senetlo n Quel che 

■ iDflDita provvidenza et arte; > uno l'Aggravato t Secondo il 

■ tempo travagliando volto: • uno lo Sciamanita [Kulan Maria, sel- 
laio] ■ Nacqui girando e non so se gli è vento , ■ Jl quale era ■ so- 
» pra la concuccla; n e il Malaccorto [Lattanzio Fedeli, mereiaio) 
alcune stanze ■ Pensoso e stanco e addoloralo stemmi : ° ai 7 no- 
vembre il bilico (Francesco di Simone Bindi, stampatore) lesse 
« Rotta è t'alia colonna e il verde lauro, ' non sappiamo se 
stanze o sonetto; e ti lessero composizioni di ■ forestieri. • cioè 
che non erano di Insipidi. 

c. Milli. — Toi. II. za 



306 APPENDICE QUARTA. 

Blblioerafla registrate le liroe che sono a stampa, ' sia per- 
chè in esse mai è ricordalo come Insipido, sia perché dalle 
notìzie della sua vita sappiamo che egli non abitò mai in 
Siena, ma sempre in Arcidosso sua patria: talché l'iscrizione 
di lui tra gl'Insipidi può dirsi fatta ad honorem, resUnda 
veramente egli fuori della loro Congrega. 

Più scarsa ancora riesce la Bibliografia delle Composi- 
zioni degli Avviluppaii , registrando il solo Giovevole: noa 
restandoci neppure notizia se gli altri ne scrivessero. Queste 
poche rimasteci sono del genere stesso di quelle dei Jfaiz- 
si,e ai Bozzi si riunirono gli ÀDViluj^iati sulla meli del se- 
colo XVO.' 

' Tedile registrate In Dola al Dome di lui nel Citalego da^ 
liuipidi Bea' Appendice V. 

* Vedi le DOtliie della Congrega degli AvoOiifpaU odl'Appaa- 
4lice T. 



D,g,r,:^i t, Google 



APPENDICE QUARTA. 



SIBLIOOfiiFU DELLE COXPOSIZIONI DEGLI INSIPIDI. 



DESIOSO 

(DOMENICO DI GISMONDO TREGIAHI, 

SARTO E BANDITORE). 

[L'srtesiiB di su rio e 1' ammisEloDe nel 4BS9,sl conoscono 
-dille memorre rimasteci delta Coogrega degli Sntipidi (vedi l'Ap- 
pendice V); la impresa, un diamante InuBtODalo In UD anello e 
percosso dall'accisrino , col motto Dal foìl» dettar poto l' aeqmsta, 
l' atibUma argomeatita vedendola in molle sUmpe di cose di lui; 
il cognome Tregiaoi e' è dato da un Codìcelta d' una sua Rappre- 
sentgiloDe (vedi piii taDaaiiJ : cbe fosse aecora banditore, ce lo dice 
■da sé nel prologo agli Intrighi Àmoroii, li quale < doii è cosa da 
■* curarsene , vi potete immaginare quel che la sia solo jntea- 
' dendo cbe è fatta da quel banditore cbe non dice mai cosa cbe 
>> piaccia, ma quasi lutto le sue cose son aatiriche e tassatorle ri 
■ come beo fu detto l'amio passato in una commedia recitata in 
» Sieoa pubbllcameale : • e in vero nella rauwlla di Bandi a stampa 
nel R. Arobivlo di Stato senese . In quelli degli ultimi anni del se- 
-colo XVI, daltSTO, circa, al 90, in pie ad alcuni l' atleslailone 
d'aver fatto il bandii nei luoghi soliti non è stampala , ma invece 
manoscritta e aatograh di lai, dicendosi di cognome Tregiani an- 
che qui. — Lo ricorda il Fabiani nella Sioria.] 



oogic 



APPENDICE QUARTA. 



I. — Liberazione di Amore. 



Sei stanze formaDo il prologo: il reslo è in terzine: ìb- 
fine una canzona di maggio: è divisa in tre atti, ma senza 
scene. Sono interlocutori Ergastoe Fronìno, pastori: Stop- 
pone , Barella , e Berlenga, villani: Albina e Tiresia, ninfe: 
Pan, dio de' pastori: Cupido: il Desio per il prologo.— 
1. 1 due pastori amano, non corrisposti, le due ninfe, e 
vanno al dio Pane per consiglio — De' villani, Sloppone vuole 
andare a cantar maggio ; ma Barella ba altri pensieri, che è 
innamorato. Lasciati questi discorsi, pensano io qual modo 
strano dar morte a Cupido che tengono preso ; ma poi mu- 
tato, consiglio, si risolvono di condurlo a cantar maggio eoa 
loro. — Albina, ninfa, dolendosi di non trovare alcuna com- 
pagna per cantar maggio, si posa sotto un faggio e s'addor- 
menta. — Berlenga, villano, cercando un'asina, e lamentan- 
dosi d' esser vecchio e garzone in casa d' altri, trova la ninta 
cosi addormentala e si mette a guardarla un po'couQdenzial- 
menle: sopraggiunge Tiresia, l'altra ninfa, che lo scaccia, 
e Barella , altro villano, cbe lo belTeggia. — li. I due pastori 
si presentano a Pane, il quale risponde loro cbe cerchino i 
villani che conducono legalo Amore; lo liberino, e lo pre- 
ghino di render loro benigne le ninfe. — Esse intanto, IraV 
tenendosi a intesser ghirlande di fiori, fuggono al soprag- 
giungere del villano Berlenga; il quale si duole, ora che è 
vecchio, di non aver seguilo amore in gioventù; e vuol far 
quattrini e farsi bello per farsi amare. Sloppone e Barella 
conducono jWnore legato a cantar maggio: poi si contentano 
lasciarlo andare se ferisce le ninfe e le conduce cosi ad 
amar loro. Ma sopraggiungono i pastori che bastonano e cac- 
clan via i villani, togliendo loro Amore, il quale, in ricom- 
pensa promette ferir le ninfe per ì pastori.— Barella e Slop- 
pone s' armano per vendicarsi. — IH. I pastori incontrano 



BIBLIOGRAFIA BI CONGREGHE SlUILI A[ ROZZI. 309 

le ninfe ma non hanno ancora buona accoglienza. — I villani 
armali, bravano bulTonescamenle. — Amore, in cerca delle 
ninfe, le trova e le ferisce. — I villani cercano i pastori. — 
Ninfe e pastori s' incontrano e promellono amarsi per sem- 
pre. In questo mentre sono assalili dai villani e « qui va 
» l'assalto in moresca s. Ma giunto il dio Pane fa far la 
pace a tutti; e, ricomparso anche Berlenga, cantano una 
canzona di maggio altero al t.va mente , una strofa i pastori co» 
le ninfe e Pane, l'altra ÌTÌIlam.~Vedì nelT0l.I,p3g. Sci- 
ssa e 334. 

I5i6. Siena. — Liberazione di Amore. Commedia rosti- 
cale di maggio (Fabiani, Catalogo). ' 

1576. Siena, alla Loggia del Papa (Ferrarlo, Cala- 
logo, ec). 

1606. Siena — Liberatione d'Amore. Commedia pasto- 
rale di maggio composta per il Desioso sanese della Congrega 
i« gV Insipidi. In Siena alla Loggia del Papa, 1606. In-8; 
carte 24. (Comunale di Siena).* 

— Siena, senza l'anno. — Liberatione d' Amore. Com- 
media pastorale di maggio composta per il Desioso sanese 
della Congrega de ^V Insipidi. In Siena, s. a. In-8 ; carte 2i. 
Le parole « In Siena » di gotico. (Comunale di Siena. E presso 
il signor Cavriani). 

— Siena, senza l'anno. — Liberatione d'Amore. Co- 
media pastorale di maggio composta per il Desioso senese 
della Congrega de gl'Insipidi. In Siena, 8. a. In-8; carie 24. 
Le parole e In Siena d di gotico. Al i. della caria ultima la 
canzone finale è in due colonne e di carattere più piccolo. 
(Comunale di Siena. E Palatina). 

IL — Senapa. 

È in tre atti, senza divisione di scene: in terzine. Par- 
lano Senaflla, pastorella: Maco, mezzaiuolo di lei: Tuta, 

* Questa sdizioDe del 4S16 ci pare troppo sollecita , perchè , 
sebbene gì' Ituìpidi nascessero Del sellembre di quest'anno, il 
Desialo DOD vi fu ascrìtlo prima del 45G9 (vedi l' Appendice V]. 

■ Ancora il Fabiaui Icatalogo) ha quest* edizìtuie del 1606. 



310 AFPEHMCB QUARTA. 

Taote di Seoaflla: Nulo, servo di Senafila: Imperio, pastor» 
Teccbio: Lispano, suo figlio: Horoae, suo serro: Fidele, pa- 
stwe giovane: Beco, suo lavoratore: Franco, pastore attein- 
pato: Stura, suo servo. — I. SenaQIa, inrelice, e derubata 
da' suoi contadini, va a consigliarsi con Imperio, il yeccbiix 
pastore. — - liaco, mezzaiuolo, ossia contadino di Senafila, e 
Tuta, fante di lei, hanno questione percitò Haco l'ama io- 
vano. -- Imperio promette a Senafila aiuto e consiglio; e le 
dà Nerone, il proprio servo, per fattore: e Beco, lavoratore 
di Fidele, s'è intromesso sguaiatamente a' loro discorsi — 
Uorone, già fattore dì Senafila, bastona Uaco coutadinadi 
lei, perchè l'ha trovato ozioso. — II. Franco, il pastore at- 
tempato, ama SenaQIa ; e ìncrescegli che essa sìa rìcorsaa 
Imperio. — Questi, che vorrebbe dar Senafila permogliea 
Lispano suo figlio, n' b sconsigliato da Horone, il quale gU 
scopre come essa è amata da Fidele e da Franca. — Fidele, 
il pastor giovane, si lamenta d'essere in vano innamorato 
di SenaQIa: e Beco, contadino di lui, tenta inutilmente di 
persuaderlo a non amarla più. — Uaco e Nuto chiedono, e 
l'ottengono, l'ainto di Fidele, per cacciare Morone. — Beco, 
incontratosi in Tuta, le dice che l'ama; ma non 6 aseolUlo 
e si dispera. — Lispano e Morone sono insieme: Haco e Nulo, 
armati, li assalgono e < fanno l' assalto in quattro, ciob Li- 

> spano , Morone, Nuto e Meco: e alla fine Morone ne lia 
1 da restare ferito in testa > e cade, e gli assalitori gli tol- 
gono le chiavi. — III. Imperio, saputo l'accaduto, manda 
Lispano e Fidele a punire Nuto e Haco. Intanto Lispano con- 
fida a Fidele come egli ami la figlia di Franco (la quale non 
interviene nella commedia), ma inutilmente per l'inimici- 
zia che è tra il proprio padre Imperio e Franco. — A quei due 
si aggiunge Beco, e < fanno l'assalto In otto, cioè Lispano, 

> Fidele, Morone e Beco da una parte; dall'altra Franco, 
» Stura, NutoeMaco. Nel fine dell' assalto ha da aggiungere 
» Imperio, Senafila, e Tuta. » Imperio fa cessar dal com- 
battere: e dice che Lispano sposerà la figlia di Franco, e 
Fidele sposerà Senafila: e cosi tutti fanno la pace. — Becoe 
Haco, che ambedue vorrebbero Tuta, fanno alla lotta per 
decidere chi debba averla: Maco vinee ; ma Tuta vuole Seta, 



BrBLtOGRAFIA I» CONGREGHE SIHIU AI R02Z1. :Hi 

e queati l'ha. — Finalmente lulli vuino a fare le nozze. — 
Vedi nel voi. I, pag. 324. 

1576. Siena. — SmaftUa. Conuaedia pastcffale. (Fabiani, 
Cataiogo). 

— Siena, senza l' anno. — Senafila Comedia pastorale 
fatu dal Disioso della Congrega de gt'fiui'pitft' di Siena. In 
Siena, s. a. In-S; carte 24. Nel frontesp. la impresa del De- 
sioso, e in fine alla commedia un piccolo fregio a metà della 
pag. al t. della carta 24. (Comnnale di Siena, e Palatina). 

III. — m- bigamd ViOamscM. 

Sono < dicitori b Benfaremo, Busterchio, Fruzlcbella 
e '1 Sindaco, Tillanl: Bia, figlia dei Sindaco. Comincia con 
una Oìaoao di maggio: seguono sette stanze dette altema- 
tlTamente da Benfaremo e Busterchio: il resto in terzine: 
Id fine una f canzona cantata da tutti insieme, > che b un'al- 
tra canzona di maggio: chiude, dopo questa, una stanza 
detta da Benfaremo. Nelle sette stanze a principio, dirette 
alle donne dell'uditorio, cosi è esposto l'argomento della 
commedia: 

Or par contiarri , questi stiattoncelli 

E io, Siam di costei ammartellati , * 

Sol per amor che l'ha certi occhinelli. 

Che con un fuso paian bucarati : 

E patiam pena pur solo a vedelli. 

Tanto che noi aiam tutti dimagrati. 

Che la vorremmo talt' e tre per moglie. 

Per cavarci con liei tutte le voglie. 
Or d suo iìobbo chi {qui) dar la vorrebbe 

A nn di noi, ai trova impacciato 
V Perchè a tutti tre dar noa bì potrebbe. 

■ CmMotH, IM, raenonUan, ^nlldie forme senesi: refi il 
cit. GtoMorto MM» Belle fliow dello StfOKdio. — StiaHiMCttlt, 
aionnelU , cioè Busterchio , l'niiicbellt e Beofaremo , che pirli , 
Innamorati della Bla. 



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QCARTA. 

E però ha una cosa ordinato : 
Che ciaschedun di noi raccontiar debbo 
Tutto le truffano eh' aviamo usalo 
A mezzaiuoli, e a tutti coloro * 
Che trafficato hanno con me e loro. 
E vuol poi che voi donne la sentenzia 
Diate a chi l'ha da dar senza enleresso, 
E che moziate nostra diferenzìa, 
Perchè così s' è fatto el compromesso , 
Ch'abbino aver gl'altri due pacienza, 
E che sol r uno abbia èssar queir esso 
Che la godi per moglie notte e giorno, 
Standogli sopra e sotto sempre attorno. ■ 

I tre villani contendenii raccontano le loro bricconate, fa- 
cendo a chi le dice pili belle, mentre Bia racconta quelle 
che fauno le contadine. E cosi k tutta la commedia. In fine, 
sella canzone di maggio cantala da tutti insieme, pregano 
le donne a dar la sentenza: e polche queste non rispondono, 
Benfaremo, in un'ultima stanza, dice che essendo ora di 
merenda, andranno in altra parte a far definire la loro con- 
tesa. La commedia dunque, come già alcuni intermezzi di 
Rappresentazioni e altre commedie popolari,' è tutta in met- 
tere in mostra le bricconate dei villani; la presente poi, 
anche l' odio di essi contro i cittadini : e questo ce lo dice' 
cosi il Sindaco: 

(c E perchè so eh' ognun di voi vuol male 
A' cittadini e anco a' buttigli , 
Perchè ognun c'è nemico capitate, 

■ Msisaiwìti. Padroni , a'.quali lavoriamo i poderi dividendo a 
mezzo le raccolte. Aacora il cantadiDO che lavora a queste condi- 
zioni cod dicesi tuttora , oieotre il padrone oon pib. 

' n fl«o e Nanni [vedi voi. 1, pag. 889-S93), il Beco e F^ 
(vedi in questo voi. pag. 80J , il Beco t Randelìa e l' Ofia nel S. Ono- 
frio del CastellBDl [vedi ivi , psg. S^ ), il Totso e Cappelima {redi 
•iH), Tangoccio [ivi, pag. 31], Toiùo e P^po (iui, pag. 3%), lo Slnt- 
tcino del Campani (vedi pag. 150-181 del rol. I}. 



I , Google 



BIBLIOGRAFIA DI CONGREGHE SIUIU AI ROZZI. 313 

Che Go ctie ci varrebbero, e' carnai, 
Veder lutti falliti ire a Caldana, 
Come l'altr'anao che n'andette asaai, 

(E la cosa ch'io fo non paia strana), 

A nessun dì vo' tre chi (qui) vo' dar Bia 
A quel che più dal dover s'allanlana 

Nel praticar con ellt t 

Vedi nel voi. I, pag. 3^0. — Fu recitata, come si ba da una 
edizione, nel 1576, mentre la Congrega dei Bozzi dal 1568 
al 1603 fu chiusa (vedi voi. I, psg. 93); ma quella degli 
Insipidi ebbe più breve interruzione {vedi nell'Appendice V). 
1576. Siena. — Gì" Inganm Villaneschi. Egloga rusticale 
(Fabiani, Catalogo). 

— (Senza nota tipografica). — Gl'Inganni Villaneschi, 
Egloga rusticale composta per il Desioso della Congrega de 
gl'Insipidi recitata per Siena il dì 6 di maggio 1576. Jn-8; 
carte 16. Nel fronlesp. la impresa del Desioso; a carte 15' la 
slampa grande della Lupa lattante i gemelli sotto l' albero; a 
carte 16 si ripete air. la impresa del D^ji'ojo, ma più grande 
che nel fronlesp. e un po' diversa di forma ; al l. si ripete la 
stampa della Lupa come a carte 15'. In fine alla egloga, a carte 
15', piccolo fregio; e piccoli fregi ancora a carte 1', a capo 
e in fine alla nota dei a dicitori » (Comunale di Siena e Pa- 
latina). ' 

IV. — Taa. 

Interlocutori Penta, Ficca, Fruca, e Squarta, contadini: 
Tita, moglie del Penta: mona Nicchina, madre di Tita. 
< Il prologo lo può fare il Fruca , ma vestito d'altri panni. » 
n prologo è in veutuna terzine; il resto in vario metro, ma 
più in terzine. Divisa in Ire atti e scene. Vi è l'Eco. Squarta 

' Forse queste due edizioni degli lagannl ViOaiutchi «odo udr 
sola, e il Fabiani pose l' aniio delia etampi deaumendolo da qaello 
della Tecilazione. 



I , Google 



314 APPENDICE OVARTA. 

b soldato e Tillano nel tempo stesso. Nel prol(^o cosi b detto 
l'argomeuio: 

e Sarà la nostra favola di pasta 

Contadina, cioè rusticacale {rustìcate), 
E forem di più legna una catasta: 

E perchè Tatla eli' é con poco sale 
Sarà scipita, scioccai per me' dira 
Ritratta da contado naturale. 

Non lì fareib chesta {quetta) sera sentirà 
Lamentar pulìmanti e cacalorìj * 
Che par che per amor volghin morire: 

Non sentirete sninfie {ninfe) né pastori, 
Ma una contadina delle Masse, ' 
Che b patire a tre* mille dolori. 

Le reti tutt'a tre gli tendon basse; 



* Puamtmli. Va|he^ial. Nel CiqN)londo del Fumato , Coltiie- 
clone villano dice che intorao alla Uefa , sua moglie , gira , tra gU 
altri * Un pulimanle vestilo di velluto. > In flae si Rae<m«Uo del 
Faìolko , un villano esclama : ■ Bh i' vedo eolaltre (qua oUro) «i 
cetattne : È un pulimante ch'ha la brlglis sciolta; Fa il Ganimede, 
poi non ha un quattrino: Suona ben bene, ma gaveggla {wightgglo} 
in fallo E per tutto ai chiama el wniriDO. > — Coesori, ignori. 
Ricchi. L'Allegretti, cronista senese della flae del secolo XT: * per- 
• chd detto Coeso BaDdinl doveva partire il di poi che fu ferito e 

■ andare al soldo del Signor di Piombino, e andava tanto ono- 
» rato di bellissimi cavalli, di famigli e balestrieri, e d'ogni e 
t qualunque cosa, che ftceva vergogna a due altri nostri cittadini 
> cacalorl, cba non 11 vo' nominare, et etiam perdià detto Niacct& 

■ era del popolo, i [Rfr. IiaL Ser^, XXXUl, 8»]. Nel Piglia il 
Ptgoio delRonoaglla: t Credi forsecacclarnl per paura? Non varHh 

■ '1 cacaloro questo tratto. ■ Nello Siraccah del Legaocl un vlUaaa 
lodandosi e augurandosi bene: ■ B sarò diipreuato [appraxuto] 
» da ognuno, Piti che noa sono in Siena e' cacalori. i 

' CioèlaTita. — Perle Maue vedi nel voi. I, pag. 35S, io 



D,<„r,:^i t, Google 



BIBLIOaRAFI& DI GONGREOUB EIUILI AI ROZZI. 315^ 

Ma liei (lei) è furba e li manda a Scorgiano, ' 
E non si cura che ciascun crepasse. 
Ha il marito' geloso, vecchio, e strano: 
Niente di manco eli' è buona figliuola, 
Ma vizziatuceia, da non ci por mano. 
Sencbè la vada accompagnata o sola 

Non ha paura, e non vuol niente addosso; 
E per trovare «cuse ella n' à scuola. 
Io vo' veder sa ìnlcndar far mi posso. , 
È un ritratto di certa fraschette, 
Clie.ncn vogllan la carne e piglian l'osso; 
Che gli sa boono el far cento civette 
E che si fanno biasimare a torto, 
Senza arere un piacer mai alle strette. 
A non far come liei, donne, v'esorto: 
Fate di fatti, e non tante parole! 
E chi vi brama non voliate (vogliate) morto, a 
Vedi nel voi. I, pag. 160 e 322-32i. 
1583. Siena. — Tita Egloga ruaiicale composta per il 
Desioso Insipido senese, la Sìaaa, l' anno 1583. In-8; carte 2i. 
Nel fronlesp. la impresa del Desioso (Comunale di Siena, 
e presso il signor Cardani). ' 

1631. Siena. — Tita Commedia ruslleate alla sanese. 
In-8. (Cosi l'Allacci, senza nome d'autore). 

— Siena, senza l' anno. — Tita egloga rusticale com- 
posta per il Desioso Insipido sanese. In Siena , alla Loggia del 
Papa, s. a. In-3; carte ti e numerate tutte e 48 le pagine: 
nell'ultima delle quali termina l'egloga con sole 4 righe, e 
sotto ■ il fine * e piccolo tregìo- Nel Tronlesp. la impresa 
del Detioso e piccolo fregio a capo alla pagina. (CiHuunale di 
Siena. E Palatina). 

■ Scorgiano villa signorile nel aenese. Qui è In senso ambiguo, 
cb6 Korgtrt, alt.,Ts]e, ia queste commedie senesi , Burlare, Caa- 
lODire. LocuiioDi comuni del parlare toscano sono ParA scorgere 
e fM-e Korgvn alcuno. 

■ Il PenU. 

* Questa edizione del 1583 à registrata SDCora dal Fabluii 
{Catàlago) e dal Ferrarlo [Cafaìogo). 



I , Google 



APPENDICE QUARTA. 



V. — Il Giusto Ingantw. 

È in terzìDe , divisa in tre atti e scene. Partano Domi- 
aio, gentiluomo vecchio: il l'otpslà: Bussollo, contadino: 
Cocchio, coQladìno: il Messo del Polestà: Rifarano, giovane: 
Tomasa moglie di Domizio: Lena, moglie di Bussotto. — 
I. Domizio, il vecchio gentiluomo, b innamorato della Lena, 
fl fatto dal Potestà metter prigione Bussotto, suo cootadino e 
marito di lei, la tira alle sue voglie, promettendole adoprarsi 
per liberarle il marito. — II. Rifarano scuopre a Bussotto la 
vera cagione por la quale fu carcerato, lo istiga a vendicarsi, 
insegnandogli come e promettendogh aiuto. — III. Domizio 
torna, di notte, in campagna, alla Lena: e questa d'accordo 
con Bussotto e con Rifarano, fatto andare a letto Domizio e 
chiusolo a chiave in camera, getta fuori i panni di lui. In 
questo tempo Rifarano si gode Tomasa, moglie di Domizio. 

— Egli , accortosi della burla , salta la finestra ; e tifu^i- 
losì al Potestà, e vestitosi coi panni datigli da luì, torna 
a casa dove gli è facfa vergogna dalla moglie che sa tutto. 

— Bussotto vuole andare alla ragione per l'ingiustizia fat- 
tagli da Domizio: ma questi gli condona tutto il debito, e 
cosili villano s'acquieta, e ritornano tutti d'accordo, non 
sapendo mai Domizio l' inganno che la sua moglie gli ha fatto 
con Rifarano. — Alla lontana somiglia un poco il Cilombrino 
del Legacci. 

1583. Siena. — Il Giusto Ingmno. Comedia nuova com- 
posta per il Deiioso della Congrega de gV Insipidì di Siena. 
In Siena, alla Loggia del Papa, 15S3. In-8; carte 20. Nel 
frontesp. la impresa del Desioso, e al t, della carta 20 quella 
degli Insipidi. (Palatina). ' 

1585. Ancona, appresso Francesco Sai vÌonÌ. In-8. (Fer- 
rarlo, Catalogo). 

' Questa del 1583 è registrata tncora dal Fabiani [Catalogoì. 



I , Google 



BIBLIOCRAFU DI CONGREGHE SIHIU AI HOZ». 317 

VI. — La Fortìmia. 

Questa che il Fabiani cbiama Forfunia e il Ferrari» 
Fm'tuna non abbiamo potuto vederla. 

j5S3. Siena. — La Fortuaia. Commedia. In Siena, alla 
Loggia del Papa, 1583. (Fabiani, CcUalogo. Fenario , Ca- 
talogo). 

VII. — fi Ladro Cocco. 

Vedi nel voi. I, pag. 320-324. La edizione 1606 ha una 
dedicatoria al signor Fedro BandJni (cui, nella stampa dei 
1577, il Falotico dei Bozzi aveva dedicato il suo Ricorso: 
vedi Appendice III, Parte II, H" 5), dalia quale si conosce 
che egli, in persona di Conseno pastore vi recitò quando 
insieme con altri nobili parenti e amici suoi rappresentaro- 
no, di carnevalo, questa favola a Murlo di Vescovado. ' È in 
verso sciolto, divisa in tre atti e scene: precede un prelibo 
fatto dall' Arte delia Natura e da un Villano : a ciascun atto sta 
innanzi un inlormezzo parlando nel primo Apollo, Cupido e 
Dafne; nel secando. Pane, Siringa e Cupido; nel terzo. Cupido, 
Narciso e tre Ninfe. Gli interlocutori della favola sono Opico, 
pastore veccbio; Darinda sua donna; Coriseno, pastore; 
Aminta, pastore; Stornello, villano; Musaccbio, villana; 
Filodoce, ninfa; Orlzia ninfa; Cacco, ladro. Nel prologo cosi 
è scusata la Favola: 

a La vorremmo chiamar commedia; ma 
Non C6 ne risolviamo, atteso che 

' DI un' altra recitazione in questo paese ci dà Dotizfa il Codice 
palatino CCLVJ, del secolo XVI, dorè, a carte 3S, ■ senza Dome 
a di autore, e iocerto però se appartenga allo slesso Barozzi (Anto- 
t Dio, 11 Daseria), ma certamente di posta sanese > si legge una 
1 Egloga ru$Ucale confuta in muiica da du« paitori per inlermedÌQ 

> di una commetta recitata in Vcicovado el anno tUfiS, in mutieo, 

> neUa lira: Gran tempo , Sennio mio, sodo slato arido.... ■ Paler- 
mo, ManotcrilU Palatini, I, 444. 



: CoOglc 



318 APPENDICE QUARTA. 

Le commedie hanno in lor di quelle parli 
Che in qneela già non sono : come a dire 
Parole grafi, aentenie profonde, 
Ar^ti motti, e In trecci amenti belli: 
Doto questa n' è priva tutta, o parte. 
Per onere l' autor eoi deiioso 
Di dar piaoM^; e ritrovarti privo 
Quasi in tutto de l' arte di tal cose. 

Singolare che delle quattro stampe conosciute nessuna 
sia di Siena. 

1583. Venezia. — B Ladro Cacca. FiVfAa. pastorale. Ve- 
nezia, appresso Glo. Battista Ciotti sanese, 1583. In- 8. (Fer- 
rarla, Cotaiogo, e Catalogo iella Libreria SebaggCf. 

1507. Venezia. — Carampello. In-lS. {Catalego <fHZa Li- 
ireria Seitiaggi). 

1606. Venezia. — B Ladro Cocco. Farols pastorale del 
Amùik) Academico Intipido senese. All'Illustre signor Fedro 
Bandlni. In Yenelia, appresso Lucio Spineda, UDCVI. In-12; 
«arte numerate 16. (Comunale di Siena , e Palatina). ' 

1621. Orvieto, per Michelangelo Fet e Rinaldo RaruU. 
In-lS. (Fabiani, Catalogo. Ferrario, Cotaiogo). i 

Vili. ~ GU hOrigki Amorosi. 

In prosa: in (re atti e scene. Il prologo à detto da due 
giovani chiamati Primo e Secondo. Nella commedia parluio 
Aurelio e Modesto, gióvani, amanti di Livia: Niccolò, padre 
a Aurelio; monn'Orella, vedova: Livia, sua figlia: Tao- 
«one, villano, marito di Betta; Cia, figliola di Taccone e 
di Betta; flalantino, villano, amante di Cia, e amato da 
Betta: Betta moglie di Taccone e madre di Cia. £ avrertito 
che deve essere in villa la scena di questa commedia, la 
'quale porta il nome con sé, ed b davvero un gran viluppo 
di intrighi amorosi con lieto floe in tre sposalizi, dicendoti 
l'autore stesso nel prologo come sìa < Fatta sopra un intri- 

■ Qucbu del 4606 la registrano iDcora il Ferrarlo (Calaiog»), 
Jt Fabiani {Cataloso). 1 

Cooglc I 



BIBLIOORAFIJL DI CONGREGHE SIHIU Al ROZZI. 319 

> gsecio d' inBamoramenti occorsi Delle Masse ' ((fin/omt) di 

> Siena pochi mesi sono, e la maggior parte poi finiscono in 
t matrimoni, si come par cbe finiscbin quasi tutte l'altre 

» ooDunedie: e non c'è in tulla questa favola un ragiona- 
» mento cbe Taglia Hiente. > Della sola edizione, che pare 
«Tesse questa commedia sappiamo come fu recitata in Siena 
nel 1581, cioè mentre la Congrega dei Rozzi dal 1668 al 
1303 (redi nel toL I, pag. 93) era chiusa. — Vedi nel toI. I, 
pag. 3i7, in nota. 

1587. Siena. ~ Gfhlrighi Amoroìi. Commedia ville- 
«ca del Desioso latipido sattese recitala in Siena l' anno 1584. 
In Siena, alla Loggia del Papa. Con lioenEa de' Superiori. 
1567. In 8; pag. 70 numerate. Nel fromesp. In impresa del 
i>ea*o»); al recto dell' ultima carta (sema numerare, e bianca 
al I.), quella degli Intridi. (Comunale di Siena). ' 

IX. — / Contadini che cercano i' Onore e V Amore. 

II Fabiani (Catalogo): e Dialogo di due Contadini cbe 
» Tan cercando l'Onore e I* Amore. Fatto per l'incorona- 
» zione AelV Areituipido. Manoscritto. » Seut'altro. Nel Co- 
dice a, XI, i della Comunale di Siena è (fog. ](^'-109}, 
senza nome d'autore, un < Dialogo di due Contadini cbe 
3 Tan cercando l'Onore e l'Amore, > senz' altra dichiara- 
zione t e deve essere questo del Desioso- È In terzine, chiuso 
da una canzone. I Contadini si chiamano Girandola e Sballa. 
Comincia: < E però or mi gli so difilato Dietrogli e vo'se- 
» guirb adunche sia.... » — Inedito. 



MASCHERATE. 

I. — Ji Consiglio VUlaneseo. 

Sono interlocutori Nardo, villanoattempato: Cecco, suo 
figliuolo: sei Villani senza nome, numerali progressiva- 

' Tedi nel Tol. I,pag. 366. in noi*. 
■ La registra ancbe 11 Fabiaoi [Calatigi)). 



I , Google 



320 APPENDICE QUARTA. 

mente: Biagia, contadina: Lisa, sua figliuola: due Contadine, 
delle prima e seconda , e due altre per eantare. Ed è avver- 
tito che il secondo villano può dire le stanze. Di queste n'è 
dapprima una e al signor Governatore, b un' alira t agli si- 
k gnori Sanesi, > sette più « alle donne Sanesi. > Il resto 
in terzioe. In fine una canzone di maggio della quale can- 
tano aliernativamente una strofa il primo e il secondo coro. 
— Vedine nel voi. 1, pag. 325-330 un compendio fatto dal 
Palermo. — Si trova ms., e senza nome d'autore, nel Cod.H, 
XI, i (log. 209-232) della Comunale di Siena, intitolala co- 
me nella stampa cbe registriamo qui sotto; e presso il ^- 
gnor Giuseppe Porri senese, coi titolo e Mascarata di Mag- 
» gio dell'Arti. Opera villanesca che si può fare in ogni tempo. 
> Composta per il Desioso della Congrega dell' Insipidi di 
» Siena. Recitata il di primo di maggio 1577.» Quest'an- 
cora adunque rappresentala durante la chiusura(t568-1603) 
della Congrega dei Rozzi. 

1583. Siena. —Il Consiglio Villanesco. Mascherata sopra 
tutte l'Arti. Composto dal Desioso della Congrega de gl'hi- 
sipidi di Siena. Scampato in Siena, 1' anno 1583. In-8; 
carte 24 ; l' ultima tulta bianca. Nel frootesp. la impresa 
del Desioso; al t. delia 23' quella degli Insipidi. (Comunale ■ 
di Siena. E Palatina). ' 



II. — Mascherate varie. 

Nella edizione 1588, che è, come ci dice da sk, una ri- 
stampa, ò in fine il a Modo di fare le dette Mascherate, > 
cioè le cose bisognevoli per la loro rappresentazione. E sono 
le dieci seguenti : — I. La Sposa. In diciassette stanze 
(« Donne gentil, saporitozzc e belle. Galanti, morbidoccia e 
« luslrichenti.... »). Per questa bisognavano « quallro siaf- 



' Questa edizioDe cos\ la r^ietra il Fabiaat {Catalogo): ■M'- 
> scherala di maggiodelle Arti. Opera villaneuB. Recitala il ptioD 
■ di maggio 11)77. Siena 1583. > — L'esemplare senese manca del'» 
catta 23. 



SIB LIO SBAFI A DI CONGREGHE SIMILI Al ROZZI. 321 

> fieri a piedi; cioè Verno, Primavera, Estate et Autunno: 
a e la sposa a cavallo. E dietro olii {staffieri?) 9 villani, 

■ ciascuno il suo motto secondo l'impresa: 1° una Civetta 

■ con più uccelli intorno: Farò di voi come degli altri soglio: 

■ 2° una Zappa fitta in un monte di sassi: Trar frullo spero 
» di tanta durezza : 3" un Cane che abbocchi una lepre : tit- 

■ sogna seguitar chi pigliar vuole: 4° una Falce fienaia: Par 
B eh' abbia nome (f erba a terra mando: 5° una Nespola non 
a matura: Coltempo addolcirò tua tanta asprezza: Q" un Roa- 
» cono con duo mani: Servo per far la via ne' folti boschi: 
B 7° un Correggiato in aria: Paziènza se soi qui so' restato: 

> 8° un Agnello gonfiato: Quando tempo sarà spero sgonfiare: 
» 9" un Orso che ha vinto un cervo al corso : Dove won fa 
M natura fa la sorte. 1 Qaesla Mascherata è ancora, senza 
nome d' autore, nel Cod. H. XI, 5 (fog. U4'-i47') della Co- 
oiunalo di Siena, intitolata « Stanze alla martoreila ch'una 
» sposa va a marito, con quattro staffieri a piedi ec. « — 
II, L'Ortolano. Dicioito stanze (« Donne, s'avete voglia di 
s sapere Perché ho qui chesta cetera in mano.... a), che sono 
ancora nel citato Cod. U, XI, 5 (fog. 77-79'), senza nome 
d' autore, col titolo a Mascherata delii Ortolani recitata da [in 
» Martorello. s Vi bisognava o un contadino ortolano, con 
B quattro; e ciascuno uno de' sottoscritti ferri: sarchiello, 
s zappa, vanga, e ubidiente.»* — III. D' una Donna legata. 
Sedici stanze (a Donne sono in mechì {qui) chesti stiatloni, 
» Che vi vogliono aperto dimostrare.... »): e sono ancora nel 
citato Cod. il, XI, 5 (fog. 25-30), senza nome d' autore, in- 
titolate: « Mascherata di certi villani che menano una gio- 
» vane legata; b e ancora nel Cod. Il, XI, 3 (fog. 375-377), 
col titolo: t Mascherata del Desioso Insipido di una giovano 
j legala da un branco di villani, e uno dice le sottoscritte 
» stanze. » Vi bisognava > una donna legata in mcizo a otto 
B contadini , e uno di essi dice le stanze, o — IV. D' un Con- 
tadino che cerca la daìna. Quindici stanze (> Donno, sapori- 
» tozze e galantine. Più bianche che di maggio la giouca- 

' Ubbidiente cbismano anctie adesaa il Bidente i contadlai 

e. MaHi. ~Vb1. II. 31 



: CoOglc 



322 

■t ta.... >). Vi bìso^ara > uà Conladioo che mostri cercar 

» la dama. » — V. £' OUandolaio. Sedici stanze (a Donne . 

> morbide, sode, e bìancazzone Più che '1 grasso del babbo 

> de' capretti.... »), che sono ancora nei Codice cit. H, XI, 5. 
(fog. ìiT-H9^), anonime, e intitolate: « Slanze cantate da 
» uno vestito a oliandolo >. Vi bisognava « un contadino, a 
B oliandolaio, solo; con gli strumenti che accennano le 

> stanze > (cioè la gabbia, la bigoazeliina ec). — VI. Lo Strin- 
gato. Sedici stanze {<• Donne dolci, saprose, bianche e belle, 
s Morbide, colorite, sode e fresche... v), che nel Codice ci- 
tato ffj XI, 5, vengono (fog. i49'-152) subito dopo le pre- 
cedenti anonime; alle quali, forse, riferendosi, sono in- 
titolate ( Stanze de! medesimo, recitate da lui, vestilo a 
v mereiaio. > Vi bisognava « un contadino a stringaio. > — 
VII. Il Calzolaio. Diciotto stanze (n Donne bellocce, a voi slam 
» qui venuti In questo giorno sol per dimostrarvi.... ») Vi bi- 
sognava Il un conladino a calzolaio; con quattro compagni. > 
— Vili, l Sarti. Diciannove stanze (<r Or che gli è in frega 

■ tutto quanto il mondo. L'acqua, la l«rra, gl'asin, va&- 
f che, e buoi.,., n), che sono ancora nel Cod. H, XI, 5, 
(fog. 1-1) col titolo t Mascherata de' Sarti del Desioso Jnsi- 
» pido; » e ne! Cod. H, XI, 3, (fog. 37T-38I) senza nome 
A' autore. Intitolala < Masclierata de' Sarti; > e nel Cod, C, 
II, i8, (fog. 179), incompleta, e detta del Desioso. Vi biso- 
gnava « un contadino vecchio con quattro a sarti; co' loro 

■ strumenti. ■ — IX. D'ttn giovani legalo. Slanze ventuna 
(t Donne, so' certo ch'ognuna dì voi PiglierS di tal cosa ma- 
» raviglia.... »), che si trovano ancora nel God. //, XI, 6, 
(fog. i9-22), anonime, e intitolale « Mascherata d'uno in- 
» namorato e da un branco di donne legalo: ed un villano 
« canta le sottoscritte stanze. » Vi bisognava « un giovane 

> sbarbato, ben vestito, ma però da contadino; legato in 
» mezzo a più donne; avvertendo che passino otto, e ce 
» ne sia una vestita a vedova; tutte alla conladina, b — 
X. De" Villani che si lamentano con le Dorme. Ventiquattro 
stanze (o Quel che fece nel mondo gli animali, E che fece 
1 po' noi padron di tutti.,.. ») Vi bisognavano «quattro con- 
1 tadini che si lamentano con le donne. > 



I , Google 



B1BM0GRAFIA IH CukcLtEOHE SIMILI Al R0Z7I, 323 

1588. Srena. — Mascherate piacevoli rusiicali composte 
-dal Desioso della Congrega de gV Iiuìpìdi di Siena. Dal me- 
desimo ricorrelle, et aggiuntoci la Mascherata de' Villani 
che si lanienlano con le Donne d'essere abbandonati da esse. 
Id Siena. Con licenza de' Superiori. 1588. In-S; carte 32. 
Fronlesp. incorniciato lievemente; e con i liioli delle dieci 
Mascherate. Precede (a l. del fronlesp,) la dedicatoria, in 
prosa, di Marco Bonetti, lo stampatore e Al molto Mag. et 

> mio Osservandiss..M. Camillo Guidarelli. » In fine è il 
€ Modo di fare le dette Mascherate, t (ComuDale di Siena).' 

IH. — Trionfi della Porsia e della Disperazione. 

Quello della Pazzia sono trenta stanze, precedute e sus- 
seguite da un Madrigale cantato dalla Prudenza, dalla For- 
tezza, dalla Temperanza e dai Tempo. La Pazzia cania la 
prima stanza r al signor Agnolo Nlccolini Governatore; » la 
soronda e a gì' illustri signori sanesi; u e quattro altre o alle 

> Donne: » poi vengono le o stanze cantate da due villani 
» a vicenda una per uno. » — Seguono le « Stanze falle e 
» recitale dal medesimo Desioso per la Contrada del Lion- 

> fante l'anno J581 con l'occasione dell'honorate" feste fatte 
» in tal anno dalla Contrada del Drago: » ' e sono sole quat- 

' Le registra ancliB 11 FsbiaDi [Catalogo). 
' A pag. 135, in noia , del volume I, vedi registrale si^IIp 
stanze fatte da una donna <> in lode della fanciuiietla nominata Vir- 

■ già, • clin in quest'anno ISSI ai 15 agosto, corse sopra il bar- 
bero della Contrada Drago nei palio proposto dall'allra Contrada 
deìV Aquila. — Della quale raneiuUetla , e dalle feste di quest'anno 
1581 , cosi scriveva il Governatore di Siena a uno dei sepretarj del 
Grand-ica in Firenze: < 9 Agosto. Illustre Signor mio Osservandis- 
s Simo. Lassando un poco da parie le materie arabiche che avranno 

■ forse già molli giorni così infastidito V. S. nell' udirle come me 
i> nello scriverle, passarò in raccontare qualche iiiccola parie della 
K Festa che si prepara In Siena il giorno dell'Assunta , per mesco- 
I" lare le cose alte con le basse et le ridicole colle gravf. et abbel- 
» lir questa eocnmedia con qualche piacevole intermedio. Ebtwro 



624 APPEHDICe QUARTA. 

tro Stanze (f Magniflchl signor, so chi {guì) venuto All' im- 
provviso, a non voler meulire...., >) che furono stampate an- 



■ origine le Fesle di qaest'iDDO dt ud palio che si corse per uso 

■ tDllco il liorno di San Bernardino, che non eaaeadasl potuto per 

■ alenai accidenti conoscer liene il vdore e l' agilità de' camalli si 

■ disposa un'ailrs Contrada di farne correre un duovoì aggiuo- 
M geado vi premio, si come re<:e anco la prima, a cbl usciva eoa 

■ piti bella invenzione: e si ridderò fanlasticbi capricci. Di qui 
a nacque una graia emulazione tra tutte le altre Contrade, senda 

> rimasle poche che non abbian volulo Fare correre il suo : cbi con 

■ cavalli, chi con cavalle, e chi eoa mule, non di vettura, m* le- 

> vate di lotta al primi medici e princIpal prelati di questa città, 

> ed altri con le bufale per imitar il costume romaoo, dove non 6 

• restalo né tavola né istoria cbe noD si sia con qualche garbo rsp- 
M presentata, accompagnandole sempre eoo belle musiche ed inge- 

> gnose composizioni; e se i Senesi avesser cosi potere come hanno 

■ acutez7J u voluntà, credo dod sarebber secondi al alcun' altra 
a nazione in questo genere di spettacoli. Ha dove le spesa è debile, 

■ le cose perdon lu spirito e il nervo dell'apparenza; la quale 
•> DODdlmeno manlengoa [ed io tengo in buona augurio) viva con 

• un'estrema e universale ilarità: che doppo il corso de' pslil I 

• TìncUuri se ne vanno trionfando per tutto visitando le Contrade 

■ pid antiche, e lenendo quasi corte bandita di viei e tavolacci. 

■ Ha quei che è da lodare, ì paiii e i premi, a' quali si è aggiunto 

> dote, si sono impiegali lutti in ooor di Dio ed in opere pie o per 

• paramenti di ellisse: e ve ne Eono stali alcuni di non poca va- 
j> Iuta. È surta Qualmente la Contrada dell'invila, che per essere 

• ripiena tutta di geniilomini e aver per impresa l'uccello che re- 

• gna tra gli altri, ha voluto eleggersi il piii solenne e il più celebre 

• giorno della città, che è la testa di mezz'agosto, e onorarlo d'un 

• palio superbo di broccato che superi il valore di tutti gli altri: 

• a^iunlovi un ricco premio , la dote slmilmente di due fanciulle 

• cbe si trarranno a sorte dalle nominale dalle Contrade, et il rì- 

• callo dì due prigioni. Il premio , seconda l' uso , si darà alta pili 

> bella invenzione , ed il palio s' ha da correr con barbari che sin 
■ qui passano il numero di selle o otto guidati da ragazat piccoli. 

> Ha tra le cose piti ridicole e meravigliose che si vedono è cbe 

• una villanella dilianoi incirca hada far correre un barbaro, e vi 
» sia sopra con tanta sicurtà e leggiadria ohe è cosa da non crede- 

• te: né mai cavalca che non abbia seco un numero in Dn ilo di 

• tersone: cosi ben s'accomoda a quell'alto del cavalcare, tanto 



ttmUOGft.^PU DI CONG[IEG[[E SIMILI At nozzf. 325 

■che ìd foglio volante, col titolo «Stanze ruslicali rapprCsen- 
» tate dalla Contrada del Ltonfante, > sottoscrìtte e 11 

■ elle pare che l'allre donne gli portino invidia , e ciia alcune di- 

■ segnino ri' apprendere queir arte , vedendo che il cavalcare bene 

• è buon mezzo per acquistarEi la grazia degli nomini. H» comiQ- 

> ciato questa giovinetta 3 esercitarsi nel corso ; e l'altro giorno, 
>> perchè il cavallo sboccato dando a traverso sallò certe travi, con 

■ ienza isanireslo pericola di rompersi il collo, ella non si smarrì 

> pUDlo né fece segno dì cadere, ma con molt'arle e destrezza lo 

• corresse e ritenne : dirilcilissirna per ii sopraddello acca sca mento , 

> e tale cbe a molti de maraviglia e da creder qualcosa della cuc- 
ii cagna poiché le donne cominzono a Tare li esercilìi degli uomial : 

> ma Don gii a me, lenendo, né senza qualche prova il proprio 

• di simili non solo dominare e fermare lì maturi e sboccali bar- 

> bari, ma ancora li arditi e veloci poliedri : di che potriano tal- 
li volta accertarsene molli che, tirati dall' appelilo, procuraaodol- 
( comenle farne prova con essa : ed lo talvolta sarei di tal numero, 
Il se pur pensassi dar principio alla gioilra. De'carieiii che soni» 

> andati in volta per visitare le Contrade ve ne sona slati alcuni 

> assai gentili e spirilosi: ma piji di ogni altra cosa mi è piaciuto la 

■ quiele e concordia con la quale si eono falli questi giuochi. So 
i> che V. S. si riderà. Don tanto che io abbi osservato queste mi- 

■ nnlezze , ma che io gliele snriva , massime nel colmo di tanti 
B negozii : ma lo fo a posta per Irarglieli dalla testa , a imitazione 

■ del medico che per levare all'infermo ì travagli dell' animo Io 

• lieo lungamente occupato in diversi, ancor che vani, ragionamenti. 

■ Ma per non trapassare piii i termini dell' onesto , col ilo di questa 

> la prego cbe mi comandi e le bacio le mani. Di Siena il vini 
•• d'agosto 168t. — Di V. S. III. ma. Servitore obbedientissimo Fé- 

■ derigo delli Conti di Mootaguto. Ill.mo Signor mio Ob.mo 11 SI- 

> gnor Cav. Serguldi secretano di S. Altezza S. Fiorenza. ■ 

Io altra lettera del di 16 dice il Mootaguto , che a liberare II 
prigione e a dotare con 30 florini ciascuna, le due fanciulle che fu- 
rono una dell' Oca e l'sltra della Zu^'^, toccò in sorte alla Contrada 
dei Drago: Il premio, una collana di scudi quaranta o piii, ptr 
la più bella inv emìone l'ebbe parimente il Drago: l'altro premia, 
una tazza d' argento di stima venti scudi , per ta pili bella livrea , 
l'ebbe 11 Montone, e il palio lo vinse l'Ondi): ■ si bene da tulli, o 
» li piti, desideralo alla villanella antidetta : di cbe manca poco 

■ l'etTetio poiché fu la terza: si ben prima molto spazio del corso: 
» pero Don le mancheranno de altre buone sorti essendo amirala 



3^6 Al-PENDICE QUARTA. 

> Besioto Insipido: » e, ìd un esemplare cbe vedemmo press» 
il fu sigDor Scipione Bichi Borebesi, era, a miino, di carat- 
tere del tempo, « adi 11 di giugno 1581, > — Il Trionfo- 
delia Disperazione sono trentasello stanze, precedute e susse- 
guite da un diverso Madrigale cantato t dalle quattro Furie 
» Inrernali, cioè Tesifoue, Alollo, Megera e Rissa. » La Di- 
sperazione canta la prima stanza ( all' illustrissimo signor Go- 
» veruatore; t la seconda t alli molto magnlQci signori Sa- 
» nesi; » e cinque altre « alle Donne: > poi ti seguono i due 
» Villani a vicenda una stanza per uno. » Questo secondo 
Trionfo è ancora nel Cod. //, XI , 5, (fog. las'-lii), anoni- 
mo, e intitolato « Trionro della Disperazione recitato da due 

> Villani. > — Il Fabiani (Calaiogo) registra anche i Trioofi 
L-ome € fatti per la Contrada del Liofante l'anno 1581.» 

~ Siena, senza l'anrio.— Trionfi della Pazzia et della 
Disperazione rappresentati in Siena nelle feste del Carno- 
vale. Aggiuntovi le Stanze della Pazzia fatte per la Contrada 
del Lionfante. Ogni cosa composto dal Desioso della Con- 
grega de gì' Insìpidi. — In fine: Stampati in Siena s. a. In-8; 
carte 16. Nel Ironlesp. stampa di un carro, attorniato da più 
figure, e sopra, in piedi sopra un vaso, una figura di donna, 
forse la Pazzia portata in trionfo. A carie 9^ innanzi al se- 
condo Trionfo, altra stampa di una donna scarmigliatala bocca 
aperta,con spada in mano, forse la Disperazione, che pare in 
atto di andare addosso a un uomo disteso per terra , mentre 
un'altra donna tenta ributtarla indietro. A carte IG' la im- 
presa del Desioso (Comunale di Siena, e Palatina). ' 

> da aaolti per la tua leggiadri», a massime da me, che non h» 
■ altro da dire per ora a V. S. > iArchivio di Slato in Firmi*. Se> 
xìane del Mediceo Governo di Siena. Filza 487S). 

' Alla Palatina queati due Trioail rasDcano del frootasp,, sono 
stali divisi, e quello della Paziia, che ha U segnatura A,-A, è posto 
dopo rattrodellapMperajrion», chehalssegDaluraB-B, [Cadsettall, 
segnala E, 6, 7,58. N< 19 e 10). Nell'esemplare pilatino mancano. 
io Bianie per la Contrada del LIoofaDle che sono nella caria 8 cor» 
rispondente del fronlesp. 



D,<„r,:^i t, Google 



BIBLIOGRAFIA DI COKGriEGHB SIUIU AI BOZZI. 



RAPPRESENTAZIONI. 

I. — Cleofas e Luca, 

Manca al Fabiani. È in terza rima e comincia con un 
ai^omeato a guisa di Troltola. Cosi il fìatines, che registra 
le seguenti edizioni. ' In Palatina ne abbiamo trovala una, 
segnata 12 j 5,i,4i, senza nome d'auioro, intitolata « Gom- 
» media spirituale dì Gkofoì e Luca > stampata a in Firenze 
B et in Pistoia per il Fortunali, » senz'anno: in-i2 carte, 
rulllma tutta bianca, con frontesp. iacornicìato e stampa di 
Gesù a cena con alcuni discepoli. — Parlano l'Oste, l'Ostessa 
(Betta), Cleofas, Luca e Gesù Cristo in forma di Pellegrino. 
È in terzine, preceduta da un Argomento in settenarj, nel 
quale si chiede la benevolenza degli uditori « Perchè questo 

> autore Non ha composte più. Ma perchè la virtù Nel vero 

> assai gli piace S'è messo a compor questa; e e per i reci- 
tanti si chiede venia « Perchè son giovanetti. > Questa è 
dunque la Rappresentazione ricordata dal Batines, ma pare 
che non si possa attribuire al Desioso anche perché nella 
stampa manca il nome di lui, il quale Torse non si vedeva 
neppure nella edizione del 1575 che dicesi esistente in Pa- 
latina, e che non abbiamo potuta trovare. —Rappresenta i 
due discepoli incerti della divinità del Maestro, che è morto 
e non resuscitalo; ì quali lo confessano e riconoscono, quando 
s' accorgono eh' egli era il Pellegrino con loro accompagna- 
tosi, e che a tavola , dopo la benedizione del pane, è scom- 
parso. 

1563. Firenze. — Comedìa spirituale di Cleofas e Luca. 
In-i. (Pinelli, N" 2558). 

1573. In Firenza, nel Garbo. In-4. (Quadrio). 

1575. In Fiorenza. In-4; carte 6; con flg. nel frontespi- 
zio. (Palatina). 

— In Siena, alla Li^gia del Papa, s. a. la-i. (Regi- 
strata dal Morelli). 

' Bibliografia della A*tiel>e Bappreientasioni, pag. G6. 

-.ooglc 



APPENDICE QUARTA. 



II, — Santa Colone. 



Manca al FabiaDi. È ia ottave divisa in cinque < parti , > 
(edÌE. 1583): parlano, olire l'Angiolo cbe annunzia e dà li- 
cenza, Aureliano imperatore ; Fulvio, suo segretario; un Pag- 
gio dell'Imperatore; Sciaiecqua; un Consigliere; un Bandito- 
re; un Littore; un Cavaliere; il Giustiziere; Farfallino; tre 
Cristiani, due Pagani, e Colomba. I Baroni dell'Imperatore 
non parlano. Mentre Scìalecqua sta per violare la fanciulla 
(a ciò condannata dall'Imperatore perchè non vuol rinne- 
gare la sua fede né sposare il figliuolo di lui) , « comincia a 
B tremare > e a viene un'orsa e lo fa cadere travolgendolo 
> per terra; dipoi si rizza o s'inginocchia» e si converte,, 
come fa poi anche uno dei pagani. Quando vanno i sol- 
dati a prendere Colomba, trovano la casa di lei guardata 
dalla stessa orsa , ma essa allontanandola per darsi al mar- 
tirio, 1 viene una gran pioggia e spegne il fuoco b dai sol- 
dati alla casa appiccato. Così Colomba va presa, e mentre 
la conducono nuda al supplizio « s'ha a sentire un gran 
X rumore e perciò hanno tutti a sbalordire eccetto Colomba : 
s et vengono due Angeli con una vesta bianca una corona 
B e una palma e rivestano Colomba, x e partendosi dopo 
averla conrortata, « gli altri che erano sbalorditi si risento- 
» no: > avvicinandosi il momento supremo e s'ha sentire 
9 una voce, in voce di Cristo, > che chiama la fanciulla; e 
in fine « il Giustiziere fa l' atto della decapitazione » dopo di 
che per i prodigi veduti si converte, e mentre gli altri cor- 
rono ad accusarlo all' imperatore, il convertilo o i cristiani 
« si partono col corpo di Santa Colomba e l'Angelo dì lì- 
» cenza. » Il Batines ne dà queste edizioni: ' 

1533- Siena. — La Rappre senta t ione di Santa Colomba 
vergine e martire. Composta nuovamente dai Desioso Jrwi- 
piia senese. — In fine: Stampata in Siena, alla Loggia del 

e abbiamo dtta coti zia sulla 



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BIBLIOGRA.FIA DI CONGREGHE SIMILI Al ROZZI. 329 

Papa, 1583. In-4; carte 8; a due colonne. Sotto il titolo, ohe 
ha le primo due righe in gotico, è la figura d'un Angiolo, 
e sotto comincia senz'altro la Rappresenlazione. (Palatina). 

— Siena, senza l'anno. Iq-4. Edizione simile ma 
senza il prol<^. 

1601. In Farnese, appresso Niccolò Mariani. In-4; carte 8. 
Con lìg. sotto il titolo. 

1608. In Farnese ed in Orvieto. In-i. (Calai. Selvaggi). 

1616. Siena. -~ La Rappresenta tiene di Santa Colomba 
vergine e martire composta nuovamente dal Desiato Insipido 
sanese. — In flne: !n Siena, alla Loggia del Papa, 1616. 
Con licenza de' Superiori. E sotto uno stemma. Carte 8, m-i, 
a due colonne. ,11 principio è in lutto simile alla edizione 
1583, (Palatina). 

— Senza nota. In-4. (Hibbert, N" 6872). 

— In Siena e in Pistoia , per il Fortunali senza 
r anno. In-4. (Morelli). 

— In Pistoia, senza l'anno, In-8. (Pinelli^ N°2576;, 



III. — San(a Marina. 

Un Codicetto (cart. in-8, di carte 21, col Tronlesp. or- 
nato di un bel disegno a penna e segnato G, XI, 56) della 
Comunale di Siena è intitolalo: n La Devota Bappresenta- 
» zione di Sanla Marina vergine fatta nuovamente da il De- 

> sioso Insipido senese a requitione (requisizione) delle molto 

> Reverende Convertite di Siena. Il di 25 di settembre, 

> l'anno 1589, »' Precede una dedicatoria, in prosa, alle 
< HoDOrande in Cristo Madri e Maggior Sorelle, > firmata 
e vostro in Christo jesu, Domenico Tregiani: > e di qui co- 
nosciamo il cognome del Desioso. < Persone che intervengono 
-» nella presente Rappresentazione: Sanla Marina, in abito 
» dt frate: Abbate del suo convento: Portinaro: ilCanovaro: 
» fra Giovacchino: fra Timoteo: Feroce e Falchette, dispe- 

> ratij poi convertiti: uno Cavaliere: Fioretta, giovane: 

■ l\aT\,La Biblioltea Pubblica di Siena ec. I>!09. 



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330 APPENDICE QUARTA. 

■ Paadaiio, suo padre: Patrizio figlio di Paudazio: Masa, 
» raogliB di Pandazìo: Ctaimento, lor serro: un Povaro, 
> finto stroppiato: la Vergine Maria: un Angelo, genio di 
i Santa Uarina : il Demonio teotaiore: quattro Poy ari: l'An- 
» gelo che annunzia e dà licenza : Balocco e Toparello, tìI* 
» Uni. In tutto 25 voci. « È in ottave: a princìpio sono quat- 
tro stanze, le quali dice « l'Angelo che annunzia: > e io 
fine t V Angelo dà licenza > con un' altra stanza. Comincia: 
« A laude e gloria sia del Creatore Cbe creò questo e quel- 
B l'altro emispero.... > Dalla dedicatoria si conosce che la 
rappresentavano le stesse monache Convertite; come quelle 
d'Ognissanti rappresentarono, un po' più tardi. Le Vergùà 
prudenti e le slolU dal DiieUevok ' e le Gesuate il S. Giu- 
liano e Basilissa, d'anonimo. ' Questa del Detioso manca al 
Fabiani {Catalogo). — Inedita. 



BILICO BILIGO 
(FRANCESCO DI SIMONE BINDl, STAMPATORE). 

[Negli Scrillori Smeli (I, i, 34S: Cod. Z, T, 6, alla Comunale 
di SieDa) del Benvoglieati , ma d'altra mano, che pars quella del 
P. Bandiera: « Del Bilago Intipido si trovati molli Sonetti curiosi: 
> ed io ne ho veduti due molto belli io lode dei nostro Mariaiw 
» roaneBcalco. ■ Fra gli Insipidisi trova non un Bilago, ma ud 
Bilico ammesso nel 4S46. del quale ud sola Sonetto col nome di 
Bitìgo abbiamo veduto. Egli fu di cognome Biadi e stampò molle 
delle cose dei AoMt.- vedi nel voi. I, pag.S13,e in questo l'Ap- 
pendice Iti.] 

Sonetli. 

1547. Siena. — Un Sonetto del a Biligo Insipido » in 
lode di Mariano manescaleo, è dietro il Vizio Muliebre com- 

■ Vedi neir Appendice III , Parte IV , N" 3. 
' Vedi a pag. STT, nell' Avvertenia premessa alla Patte IV 
dell'Appendice IH. 



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BrBLlOGBAFIA DI COHCBGGHE SIMILI A 



media di lui, nella stampa che esso Francesco di Simione ne 
fece a Siena in quest' anno (vedi l'Appendice III, N" 2) 1547. 



N» 3. 



RAVVISTO 
(VENTURA DI FAVOLO). 



[Fu accolto tra ^'Insipidi nel 1559. Vedi uell' Appendice V. 1 
Fabiani non lo ricorda]. 



Non l' abbiamo veduta. II Ferrarlo (Catalogo) ci fa sa- 
pere che a è scritta in terza rima da un qualche sanese che 
» l'indirizza al signor Iacopo Piccolomini, sottoscrivendosi 
* il itduDi^fo Collega r»Sj^){&. Nella lettera; die' egli, d'averla 
» composta per capriccio di sfogare con essa quello che con 
B parole poteva, e per mostrare singolarmente l' avarizia e 

> la incostanza femminile. La Drammaturgii^non ha memo- 
» ria alcuna di questo componimento e solo si vede riferita 
■» nel Catalogo delle Rusticali aggiunto all' Assetta, ' ove se 

> a' è data notizia sopra quest' esemplare medesimo, b — 
Però è da avvenire che tra gì' Insipidi, mentre si trova il 
Ramislo, non si vede Iacopo nb altri della famiglia Piccolo- 
mìni, che dovrebbe essere il collega Insipido, cui 11 Balocco 
sarebbe indirizzato. 

1563. Siena. — Balocco. Farsa rustica. — Siena, stam- 
pata a di 15 d' aprile i563. In-8 (Feirario, Catalogo). • 

' In queslo volume vedi a psg. 3 e 4. 



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APPENDICE OtAllTA. 



OSTINATO 

(DOMENICO PACCHIABOTTI, CALDERAIO). 

[Fu ammasso tn gì' /ntipidi nel 4S9t. Aveva per Impresa on 
Diamante tra riocudioe e il mariello, col mollo D'ambi In voilrii 
miaditnsia vince {redi l'Appendice V)]. 

I. — L' eleTnmto del Fuoco. 

Nel Cod. H, XI, 3, (fog. 459-i3Ì<) della Comunale di 
Siena: «Composizione àeW Ostinato Insipido sopra l'Elemento 
1 del Fuoca. S presentala avanti il Ciravento ' questo di 9 
» di febraio 1596 per cooiandamenlo del Prencipe degnis- 
t Simo Io Schizzinoso {Niccola di Girolamo , matiescalco) Iit- 
> sipido, in coQsenientia dell' UniverscUe {Vincenzo Andreuc- 
» ci) * Insipido. » È in verso sciolto; comincia : » Oh sacro, 
» invitto, e glorioso nume Che disceso sovente.... > — Inedita. 



SVALUTO 
(POMPONIO Di GINZIO ATANASI) 



[Eatr6 nella Congrega degli Iraipidl drI *6I8 , e fini ammat* 

zato (vedi l'Appendice V]]. 

' Era questo l'impresa degli Iniipidì; vedi oell'AppeDdice V. 

* Per r nniverMle non vi è dubbio che debba intendersi qof 
Viocemo Artdreuccl , perchè Giovanni Leoacioi , detto egualmente 
lUniinr*ale, non fu ammesso tra gl'/niipidisenonnet IGOi: verfi 

l'Appendice V. 



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SI CONGREGHE S 



I. — Orazione in lode dell'Affidile, 

■ 1619. Sieoa. — Orazione intorno alle lodi dell' ^ùifó 
(BenedeUo Zoccoli) ' Insipido, detta dallo ScaSalo nell' Acca- 
demia degli Insipidi eoa l'occasioni delle funerali del mede- 
simo celebrale dagli Accademici il di 13 di gennaio 1619, 
nel principato di M. Pasquino Livi detto '1 Mansueto. — In 
Siena, per Salvestro Marchetti, 1619. — È in prosa. E dallo 
stampatore dedicata « al mollo magnif. M. Giovanni Leoncini 
> nell'Accademia degli Insipidi AnUa YUnivenak, » dicen- 
dosi lo ( Sue^i'ato Insi'ptifo. s (Comunale di Siena; inserita net 
Cod. H, XI, 3, fog, 542-5Ì5'). 



N^ 6. 

[Sebbene noo siano scritture dì Iiaipidi, pure, petchà si rife- 
riscono alla loro Congrega o Accademia [come oramai ancbe questa 
chiamavasL] possuno qui trovar luogo le due seguenti di Girolamo 
Buon insegni.] 



I. — L'Amore e F Onore. 

1630, Siena. — Amore cagion d'Onore. Scherzo favoloso 
per r incoronazione del Trasandato {Stefano Focari) Archin- 

' Che per ['Affabile debba intendersi Beoedetto Zoccoli è 
fatto palese dall'Orazione Etessa; neliaquale, sebbene l' elogiato 
sia nominalo sempre per il nome accademico , pure è detto ctie at- 
leadeiB alla meicalura ; mentre un altre Affabile (Fulvio Roncoal : 
forse Fratello di Girolamo, medico , dei quale vedi nell'Appendice 111, 
Parte I, N" 33), ascritto agli Insipidi nel 1583, era notaio. Da que- 
sta Oraiioue si conosce ancora che Giavaaai Leoncini (l' Uniwrialt, 
al quale è dedicala) era zio di Benedetto Zoccoli, e se 1' era asso- 
ciato nell' esercizio del commercio. 



>;l^ 



334 APPENDICE gninTA. 

tipido, fatta il di 26 di luglio 1620 nell'Accademia degl'Jn- 
^piifi. — Siena, per Salvesiro Marchetti , 1620. — È in va- 
rio metro: parlano l' Amore e V Onore. Dallo stampatore è 
dedicato ' al magnifico M. Stefan Focari Trasandato Ard&t- 
» sipido e a tutti gli Accademici Insipidi, e Nella qual dedi- 
catoria è detto che ne fu autore Girolamo Buoninsegni nel- 
l'Accademia àe'Filomati ' di Siena detto lo Stranbù.—yfAÌ 
nel TOl.I,pse;. 331. (Comunale dì Siena; inserito nelGod.If, 
XI, 3, fog. 519-527).' 



II. — Ineormaziont del Principe degli Imipidi. 

Nel Cod. Y, II, 23, (fog. 6Ì1-692) della Commialeii 
Siena: e Incoronazione del Principe degl' Jnsipiii, composta 
j da un Filomato nel 1622. » Parlano la Virtù, l'Accademia 
Insipida, il Desio d'onore, e il Sonno. È in strofette di set- 
tenari. Precede una dedicatoria « all'Incognito {Giovan Frsit 
9 Cesco Camozzi) Insipido, Io Strambo Filomato: s esappian» 
cosi che n' è autore , come della precedente , Girolamo fiuo- 
nlnsegni. Vedi nel voi. I, pag. 331. — Inedita. 

' Vedi nell'Appendice V. 

' Il Fabiani [Calalago] co^ lo registra: t Dialogo di du« Con- 
tadini elle Tan cercando l'Ooora e l'Amore, fatto per rinconra"" 
zione dall' Arcinsipido. Manoscritto. ■ 



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BIBLIOGRAFIA DELLE COMPOSIZIONI DBflLI ATTILUPPATI. 



N° i. 

GIOVEVOLE. 



[Cosi lo chiama il Fabiaoi '(Calalogo), mentre dal Ferrarlo 
(Catalogo) é detto , e crediamo erroDesmenU , il Gioviale. Ne igno- 
riamo il Domefiroprìo. Vedi nel voi. I, pag. 33!]. 



I. — I^ Basa. 

£ Id terzine, divisa ìq tre atti e scene. Al primo atto 
precede un Intermedio nel quale parlano l' Accademia Avvi- 
luppata e due Avviluppati; e un i Prologo recitato da Cupido 
» in abito dì Villanello. n Al secondo alto sta innanzi un 

■ Intermedio secondo, • di Plutone , Minos, Radimarte (sic) 
e Proserpina con due sue compagne: innanzi al terzo è 
un « Intermedio terzo » di Cerere, le compagne di Proser- 
pina e Giove, Questi intermedi e il prologo sono in versi 
sciolti. Imerloculorì sono « M. Ausonio, vecchio, e Flaminio, 

■ suo Aglio, cittadini: Filippa, vecchia, e Itosa, sua figlia, 
D contadine: Lucciola, vedovo. Carota, soidnto, e Schizza, 

D contadini. ■ M, Ausonio è innamoralo di Filippa; Flami-' 



^36 AE-PF.NDICE QUARTA. 

nio di Rosa: e va a finire che le sposano, restando burlati, 
specialmente per opera deìla Rosa, Lucciola, che amara 
Filippa, e Carota e Schizza che amavano Rosa, e avreb- 
bam voluto sposarle. — Il Fabiani [CabUogo] cosi la registra: 
f La-Jlosa. Commedia rusticale. Manoscritto, > senz'altro. 
Esiste presso il signor Giuseppe Porri di Siena. — Inedita. 



MASCHERATE. 

I. — ia Vendetta del Contado. 

Non l' abbiamo veduta. Fu recitata mentre cbe i Bozzi, 
del 1568 al 16l>3, non si radunarono. 

— Siena, senza l'anno, — Stanze cantale da Venere 
per una Mascherata della Vendetta del Contado recitate dagli 
Aaviluppati il primo maggio 1597. (Fabiani, Cdtalogo). 

II. — / Pescatori. 

Il Fabiani {Catalogo): ^ Mascherata di Pescatori che me- 
» nano a mostra una sirena. Manoscritto; » così, senz'altro 
indicazione. Nel Cod. H,Xl,i, (fog. 79-88') della Comunale 
di Siena, è, anonima , una « Mascherata di cinque Conla- 
» dini, sopra l'arte del pescare; che hanno preso una se- 
> rena e la portano a presentare a le belle donne: » presso 
il signor Giuseppe Porri h intitolata come l' ha II Fabiani, 
ed 6 delta essere degli Accademici Avviluppali^ non del Ciò- 
vecole. — A principio a li contadini coniaDo una stanza pei 
Il uno, e e sono dieci (« Poi ch'6 costume ogu'anno d'im- 
j pazzare Una volta a ogn'uom, donne, per voi....i): se- 
guono un censessanla terzine dette dai medesimi contadini, 
che sono senza nome. — Inedita. 



.,,.., .,Got>gL- 



APPENDICE V. 



ACCADEMIE E CONGEEGHB DI SIENA. 



e. Hai». —Voi. II. St 



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< Sono in Siena abitanti d' onesta e dicevole statura , 
e di mansueto In uno e generoso cuorej d'aria gentile e di 

> grazioso aspetto, e tutti grandemente temperati. E di tal 
• maniera per certo torma ie menti la natura a' Senesi e 

> stampa ioro gli animi, che e' mostra quasi tutti esser 

> rivolti ed incliinati sempre ad un nobil modo di vivere 
B civile ed accademico. Onde quello eccellente orator 
s evangelico, il tranceschino Visdomini, nel suo donar in 
» questa città saggio, in passando, della molta sapienza et 
s eloquenza sua, tra le lodi speciali che d'attribuirle gli 
i piacque, ctaiamolla ultimamente accademica Siena, t Cosi 
Scipione Bargagli. ' E il Tìraboschi osserva come « dopo 
t Firenze non v'ebbe città di Toscana che in numero e in 

> fama di letterarie adunanze ^ potesse paragonare a Sie- 

> na. 1 * Ma quasi prima la pone il Ciéder quando, enume- 
rate le accademie sorte In Italia fino a lutIo.il secolo XVI, * 
« trovatene i3 in Toscana, tra le quali 23 fn Slena e U in 
Firenze, cosi conchiude con parole poco cortesi: < Florence 

' DtUe Lodi dtlCAceadimU. Oraiiooe di Sciploo Bsrgagti. 
1S69. Riforniata noTsmeate e ristampala, (Sta in Sae al suo (rat> 
(aloDeU* /mpre»; Veneiia, 1S94. Vedi ivi, a pag. S38]. — Fa 
della dai Bargagli Deil' Accademia degli Aect*i di Siena. 

^ Sior. Leu. Ilal., VII,1S9. 

■ Noliet tw l'Académi$ Italtmue dei Intronati par Bduard 
Ciéder lBruxelle},4E64>, pag. 7-!7. 



S40 APPENDICE QUINTA. 

> et Sienne se firent remarquer surtout par le nombre de 
■ leurs académles et la célébrìté doni quelquos unes furenl 
« i'objet. Gomme on le yoil par le chiffres qui précèdeot, 

> la ville de SJenne surpassait, par le nombre de ses aca- 

> démies, l' orguellleuse Florence, capitale de la Toscane, 

> et elle l'aurait également surpassée par la renommée, si 

> cette dernière n'avait possedè dans son sein les acadé- 
» miea Plalonicienne, FloreDlìne et della Crusca. » ' Delle 
quali parole non bist^a crescer troppo it valore né menare 
gran vanto; e neppure del numero (cbe è maggiore di quello 
annunzialo dal Cléder) delle accademie; poiché istituite pa- 
reccbie da liete e gentili brigate per festevoli e geniali ri- 
trovi, da scolari per loro esercitazioni, ebfjero molte, a 
conressione del Bargagli stesso (vedi sotto, agli Accesi) , bre- 
vissima vita, né dettero in Siena, tranne una forse o due, 
efficace incremento alle lettere o alle scienze: mentre quelle 
nate spesso tra il popolo, tra la « gente bassa, > restano in- 
vece più vera espressione dell'indole de' cittadini. ' 

Già fin da' primi anni del secolo passato, un senese, 
Dionisio Marescotli Tolomei , attenderà a raccorrò le imprese 
delle accademie sorte in Siena, e cosi ne scriveva * al Ben- 
veglienti: « Facendo diligenza di fare efQgiare tutte le Ac- 
s cademie che sono slate e che presentemente si ritrovano 
Tt nella città di Siena, ethavendo trascorso molti autori che 

> ne trattano, particolarmente delle nostre, da Scipione Bar- 

> gagli, da Gio. Ferro, e dal GarufS et altri, ne bo ritrovate fino 

> ad ora quaranta e sette: tra le quali ve ne sono sette che non 
» mi è pervenuta la notizia delle loro Imprese, e che perciò 
» ricorro alla di lei erudizione e bontà di procacciarmi il si- 
j gniflcato 0, per dir meglio, l'Impresa delle medesime; 
» e sono: l'Accademia Cortigiana e l'Accademia Ferraiw- 
i te; gii Immobili; gV laquieU, gì' Innominati , i Trapassali, 

' Notice ec, pag. S7. 

' BenTOglìenli (Vedi voi. I, pag. 101). 

' Da Roma, 17 sellembre 1718. Vedi Letlert del BenTO- 
gllentl, tomo XIV, p*g. 499. (Cod. E, IX, U della ComanaJedi 
Sleni). 



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ACCADEHIE £ CONQELEGHE DI SIENA. 3il 

» gli ScìUumati, e gli SvegUati. j> E in altra ietiera : ' « Si 
» che se V. S. 111."" ne potesse avere qualcba notizia (degU 
» Siw0Jta/i),mi farla un sommo favore, siccome delle soprac- 
» cénnate, cbe giusto mi fornerleno il numero dì cinquan- 
» ta, che, per diligenze fatte ho ritrovato che sono stata o 
1 cbe prese Q temente fioriscono nella città di Siena. La prego 
a a soddisfare questa mia curiosità, haveDdoleto fatte tutte 

> delineare e colorire.» « 

E nella Comunale di Siena b una raccolta, forse copia 
della marìscotliana, cosi descritta dall'Ilari: f Imprese delle 
» j\ccademie di Siena, delineate a penna e colorite, con. i 

> loro motti. MS. in fog. di carte 65, alcune delle quali con- 
» tengono il solo campo con l'ornato esteriore soltanto per 

> potersi riempire degli Stemmi di quelle Accademie nate 
» posteriormente al presente Codice, che è della fine del 

> secolo XVII: Vedi a fog. i69 11 God. A, V, 19: » ' 11 qual 
Codice però ne rexislra alcune certamente non senesi; ' 

■ Da RoDia, 10 giugno 17<9. V«dl LetUre dt^ tomo XV, 
pag. US (Cod. e. IX, 15, della Cam. sen.]. In questo toma e nel 
precedeote sono molle allre Iettare del Benvoglienti e del ìlare» 
scotti sa questo argomento delle Accademie senesi. 

' Ilari, La Biblioteca ea., 1 , 237. 

' E SODO le Begueuli che poaiamo qui, insieme eoo le prove 
cbe ce le fanno rigettare: 

A fog. i^S. Un Crogiuolo sai tuoco eoo entro alcune lamette 
di miniera d'oro , col motto Secerneado coMJtcil: delta degli • Ar- 
■ denti di Siena. » - Il Ferro, Teatro d'Impritt, Ut, S6(, e 11 
Btralll, Impreu Scelte, II. 90, rlcoidsnu tale Impresa come fatta 
da Scipioae Bargagli^ ma non dicono cbe fosse per un'Accademia 
dì Siena , e aeppure il nome che aveva esia Accademia. — Gli Jr< 
d«nU di Siena alzarono altri emblemi. Vedi piii ÌDDanzi, 

A Fog. 4S3. Ud Valico col Uotlo Toripiet et oboolvit, detta 
1 degli AeooUi di Siena; • tra le senesi accolta anche dal Gigli, 
Diario SanesB (Lucca, 17ì3k I. 2*8. — Però nelle Imprese del- 
l'Offizioio (Alcibiade Lucarlni) fitroruto (Siena, 4629), Il Valico e 
questo mollo aon dalli < per l' Accademia degli Avnolti In Salerno, 
M fondata dall' Of/liioso l' anno 4607, mentre egli In Elagion Civile 

> leggeva nella prima cattedra dà mattina di quello studio * (I,t9). 
Qù è coafermato daSimoDeBIralli, Impreia Scelte , II,tSlesegg.; 



oogic 



34S APPENDICE QUINTA. 

come and» 11 Gigli dì una nota delle Aecademle di Sien» 
con qualche Inosstieiza egli ancora.' 

d*l Quidrìo Slcr. « Rag. d' ogni Pouia , I , ttt; e dille Comme- 
dia desti htronaH (9ìbdi , *6tt], 11 , 591. 

A log. 4M. Lt BouoU di w|aatÌBl. eoo la ipnpui liuti nall» 
ilnopit « la cwda per tirarf le linee Balle Urole da Mprei, col 
motto RKJun^fVnai: detl* (del Filareli di SieDi.* — Ila questa 
ImpreH dice 11 Biratli llmpm» Scili», 11, 90] fu hlla da Scipione 
Bargigli e data ad ■ alcuDl glovaul partendo di Siena ove erano 

■ itali scolari nel Tar ritorno alle case loro, cbe credo che rosiero 

> diBomagna pirTileneoe pure come d' insegna d' Accademia 

■ che Bperarano di aprire e di eondarra Insieme con altri lor pa- 

> Iriottl. • I quali ecoUrì furono terrareil , poiché la delta Im- 
pretaal trovi easere del FflarcM di Ferrara, fatta loro dal Barbagli 
saddetto. (Ferro, 7Mtro ^riatpnu. Ili, 139i Quadrio, Op. cU., 
1, 69: Bargagli ateuo; vedi pili sotto agli icMtt). 

A tog. 503. Uo Sileno ài legno, col motto httuttesUra: delta 
degli • OccvM di Siena. > Li quale Impreia sappiamo essere slata 
la seconda degli OcmIU di Brescia. (Ferro, Teatro ilmprtu. Ili, 
i% e 638: Bargagli, DelTImpreu, pag. tU e segg.; Quadrio, Op. 
cit., 1, 60. Vedi ancore le Imprtst degli Aecademiei Occulti di Bn- 
Kia raccolte da Bartolummeo Arelglo.) 

A fog. 506. Una Pietri, cbe percossa dall' icciarìno iclnlilia; 
col motto Exitit gwd daUiuil: delta di ■ altri Okwtì di Siena. > 
Cbe Invece era la prima Impresa degli Oeculli di Bresdì {redi gli 
autori qui sopra diati}. — Gli OieuH di Siena aTevano altri emble- 
mi, che riferiamo al loro posto. 

A tog. SiS. Alcuni l4ipi , cbe tragitlano nn Dume per piogge 
ingrossalo lenendosi l'un l'altro col dMti la coda, col mollo Tulf 
tranffirunt.' delta di ■ altri Ifaiti. • Dal Ferro {Teatro ^Imprete, 
111, i66) s dal Blralll [Impreee Scelte, II, 91) sappiamo che fu in- 
reniione di Scipione Bargagli; ma non sanno dove era l'Accademia 
per la qaals fu fatta. — GII Uniti di Sieni avevano diversa Impresa. 

A fog. 6X8'. Tre Orologi; uno a polvere, uno a sole, uno a 
ruote; eoi motto Tendimus una: delta dei ( Concordi di Slena. • 
Uà dal Quadrio {Op. cil., 1, Ì7) è data al Contorii cbe a Bologna 

■ circa 11 4615 Qorivano. ■ 

' Diario, I, SÌ8-13D. Fra ie Accademie di Siena registra 
((ri, 1,S!8) * sVhftammati.cbt nell' insegna mostravano un Er- 
• cole nel rogo acceao, con tale scrittura; Jrao «Imorfafe, al efet» 
a andrà l'clm-no.i La quale ImiHVsaapptrteaDeTeranwnte all' Ac- 

..Google 



ACCADEMIE E COHGREGilE Dt SIENA. 343 

A questi materiali molto abbiamo aggiunto, ci sia per- 
messo dirlo , con le nostre ricerche. Ma di molte Accademie 
e Congreghe non si conosce l'anno del cominciamenlo; e 
circa r anno del loro cessare, che di parecchie anche quello 
b incerto, ricordiamo elle i Rozzi àsl 1535 al ii, dal 51 al 61, 
dal 68 al 1603, non poterono radunarsi.' sicché abbiamo do- 
vuto dare alla presente Appendice l'ordine d'alfabeto, im- 
pediti a dlsporla nel cronologico , * che più sarebbe stato 
secondo ragione. Ha ancora cosi disposte, ci parvero queste 
notizie non inopportuna appendice a un lavoro nel quale 
b, può dirsi, riralta la storia dei primi tenjpi di una di 
esse Congreghe. 

cidemia degli Jn/lammati « eretti lo Padora prima del 15i0 ■ da 
moosigoor Leone Orsini romioa (Quadrio , Op. eit.. I , SS] ; sebbene 
sia stala credula foDdata da no seneM e Accademico Intronalo 
(redi in Soe alta presente Appendice). Altrove il Gigli (vedi Cod. T, 
1, 3, fog. 133' e 134; della Comuiula senese) ed Alcibiade Luc«rin[ 
(Cod. slesso, fog. 41], DOTertndo le Accsdeoiie di Siena, tscclone 
defll Infiammati. 

' Vedi nel voi. I, pag. 94-93. Però le Accademie o Congre- 
ghe non popolari e quelle Istituite per esercizio degli scolari, 
nacquero e vissero anclie in questi tempi di silenzio dei R<aii, 
specie nell' ultimo dal 1B68 al 4603. 

* Come forse crede fare il CUder, Nolkt cit., pag. tJ, regi- 
strando: ■ Siena, 83. — Accademici Doni, hunmaii, Intìpidi, 
■ Smarriti. Sttoatichi, RaecolU, Filomali. Acctii, Travagliali, Si- 

• it«n(i, Cortili, Di'iiail, Affilali, Svegliati , Accordati , V:iÌti,FÌ' 

• lomeli, Infuocali, lavaghiti , Raffrontati, Schiumali, Sacrai, 

• RitoluN: ■ spesso aggiungendo approssinuxlivamenle l'anoo del 
prioolpio e della Sne^ non senza sbagliare sovente. 



D,<„r,:^i t, Google 



Gli Accesi. — Impress.: Una Pina sul fuoco. Molto: Bine 
ùior et fractus. (Vedi Codice cit. ^V, 19, fog. 479 , della Co- 
munale di Siena). — Di essa rimangon documenti nella stessa 
Comunale, f Accademia degli Accesi. Memorie di questa e 
I di altre Accademie Letterarie di Siena. Codice cart in 
» pie- fog,, del secolo XVI, di carte 713, in cui sono con- 
» tenute prose e poesie di quelle Accademie; fra le quali le 
» seguenti ; A fog. 178. Giuoco di spirito eseguito dagli Ac- 

> cesi per le nozze di Pandolfo Petruccì il Giovane, il 3S 
» aprile 15,... A fog. 195. Riforme delle Leggi degli Accesi. 
» Da fog. 180 a fog. 297 Lettere di diversi Accademici M- 

> cesi; ciob d' Angelo Spannocchi, di Scipione Bargagli, di 

> Belisario Bulgarinì, di Girolamo Bargagli, di Niccolò e 

> Ippolito Forleguerri, e dì altri. A fog. S98. Capricciosa 

> Contenzione fra la Zucca degli Intronati, il Vaglio de' Tra- 
» vagliali, e la Pina degli Accesi. Y, II , 23. — Le Toscane 
» Composizioni degli Accesi ctie dal!' edificazione dell' Acca- 

> demia, anno per anno, si sono raocolte per mano di 

> Agnolo Spannocchi. MS. in-4, di pag. 291. Secolo XVI, H, 
i Xj 13.»' Il qual ultimo Codice è diviso in tre parti o an- 
nate, ed ha la data ( del mese di giugno 1560. > I più cele- 

■ Ilari, ha BihUoleca Pubblica ài Siena et. 1, ISó; e VI, 409. 
Si pud aggiungere ebe alla slessa Comunale à • L'Brotidoro. Picciolo 

> poema dell' /nunerilo Acceso «ccademico con gli argomenlì a cia- 

■ acuD Canio dell Immutabile Acceio. Cod. cari. Ia-3 , di pag. i69 

■ BcHltB. Sec. XVII. — ,à,X, a. . ilari, I, 179. 



I , Google 



£ CONGREQHG DI SIENA. 345 

bri Accesi furono: ' Adriano Politi, Virginio e Francesco Tu- 
ramini , Bernardino Laudi . Scipione Bargagli, Lorenzo Leu- 
li, Angelo Spannocchi, Flavio Fìgliucci, Evandro Belanti, 
Niccolò, Ippolito e Ottaviano Forleguerrì, Dario Sozzini, 
Flavio e Alceo Buoninsegni, Alessandro Tolomei. — Fu 
quest' Accademia degli Accesi fondata da Belisario Bulgherini 
in casa propria ; * e verso la caduta della Repubblica di Sie- 
Ba. ' Più tardi secondo il Clf^der: * e Académle des AUumés^ 
» fondée h Sienne vers 1580; » ma torse «gli prendo errore. 
Ne] 1603 gli Accesi erano già riuniti all'altra Accademia 
senese degli MroRotì: t Lassarò parimente altrui di consi- 
» derare che in Bologna ancora quella {accademia) de" Ve- 
» lati, in Ferrara quella de' Filareti, in Milano degli Arden- 
B ti, de' Costanti in Vicenza, degli Occulti in Brescia, dei 
» Pianigiani in Fiorenza, degli lacitati e Ae' Rinovali in 
B Roma, e de" Sereni in Napoli, per cosi fatto verso ed in 
» tal guisa a chiuder elle si vennono, che non so io avervi 
y> alcuno che più le vedesse in forma alcuna mai riaprire. 
B Che cosa similmente accaduta sia all'altre Accademie del- 
» la patria nostra (Siena): e della nominata la Grande, e 
» della Tracagliaia, e dell'accesa (della quale perciò al- 
» quanti hanno oggi dall'odorifera Pina alla salata Zucca fatto 
B lietissimo trapasso), della Ferraiuola Cortigiana parimente, 
B della Risaltila (ctie dallo 'nfocato Cristallo alla medesima 
B Zuccaeow baldanza è trapassata), e della propriamente, detta 

■ Trapassata, della Raffrontata, della Secreta, e se di qua- 

■ iunqu' altra v'è rimasta la ricordanza: per non dare mini- 
» mo cenno di quelle seguaci della natura dell' animaletto 
B Efemore chiamato, le quali sono , dir si può, all' ultimo 
B termine di lor vita camminale il giorno medesimo nel 
B quale in questo mondo son venute. • * 

> SecoDdo la Prefizione del cit, Cod. f , Il , 23, della Coma- 
Dsle di Siena. 

* Ugurgerl, Pompo Sentii, l, 586. 

' Secondo la Prefazione del cil. Cod. 7, 11, 23. 

* Eduard Cléder, Notice sur VÀcadémi» Italitmuiet Intronali, 
Bruielks, ISSi, pag T. 

' Oriaione in loie deli' Accademia degl' Intronali, ieWo Schietto 



346 APPENDICE QDIHTà. 

A fog. i08 del cit Cod. A, V, 19> è un'impresa di un 
Bracera con fiamma ardente, molle e paletta; col motto Ctt 
$calda e ehi uoUa: detta ( gli Accesi di Siena. • Forse è 
un' altra Accademia? 

Gli Accordati- — Impresa: Alcuni Strumenti musicali a 
corda e a flato, e un Libro di musica aperto. Motto: Ditur- 
dia eoncon. (Vedi Codice cil. A, V, 19, fog. 472). — i Aca- 

> démie des Aeeordét toaiée è Bienne vers 1552. i Cléder, 
Nolice ec, pag. 7. t Gli Accordati Accademici haTevaiw per 

> loro impresa un Libro di musica aperto, con alqaaati 

> strumenti da mano e da flato, con motto Discordia concun: 
t fu acconcio poi dal Bargagli, esortando quelli a levare il 

> Libro di musica e scrivere agli altri strumenti Es variìt 

> unita», col nominarsi gli Vtùti. > ' La quale impresa cosi 
rifatta da Scipione BargaglIèafog.524deIcit.Cod. C,V,19, 
detta < degli Uniti di Siena, i E forse cosi l'antecedente Ac- 
cademia degli Accordici si estiose ìu un' altra diversa e li- 
stinta, detta degli VnUi (yedi a questo nome) o mutò sola- 
mente Il nome e l' impresa? 

6&'.4/;Ua(t.— Impresa: Due Coltelli cbe si affilano scam- 
bievolmente. Motto: Acuimut, acuimur. (Vedi Codice ciL A 
V, )9, fog. 476). — La fondò Francesco Accarigi, V Affinale 
tra gli Introhati, per 1 suoi scolari in leggi civili nello sW- 
dio di Siena. ' 11 Ciéder, che la dice istituita nel 1530, e di- 
sciolta nel 6S per la generale soppressione fatta dai Uedìci 



lalranalo (Scipione Birgagli){ detta nel solenne riaprimeoto del- 
l' Accsdemla, il 14 dicembre 4603. É stampala dopo Ja Dcterài''* 
d'esso HaprimeDlo nella parie 11 delle Commedie d^li Inlrti'i' 
(Siena, 46H), pag. i<<-566. Vedi wi, pag. 510. — Vedi anche Bir- 
Meli. Deirimprm, pag Sii e iHì; Gigli , Diario , I, 8S8; Ferro, 
Teatro d'Impret», IH, E78. 

' Ferro, Teatro d' Imprtie , HI, 487. 

' Vedi nella DeicrixioM del Riaprimenlo deliAccadtmà ^^ 
Intronati; nelle loro Commedie, II, S89. — Vedi ancora Ferro, 
Teatro d-Impreu, IH,»»: Qyiaàtio, Storia t Bagionammlai^'P' 
Fonia, 1, 103. 



.„..,., Google; 



ACGADEHIB E CONGREGHE DI SlEKA. 347 

delle Accademie e Cimgreghe In Slena,' sbaglia percbà non 
sa che fino al t580, nel qual anno si laureò dollorej fu sco- 
lare Io stesso Francesco Accarlgi. * 

Gli ApparltOL — Impresa : L' Alveare e uno sciame 
d'api. Motto: Apium mùremque mod^mque sequenles. — Questa 
Impresa, dipinta in biTota, vedesl tuttora in Siena per le 
scale della casa sanata di numero 30 in via Ricasoli (prima 
Panianeto), appesa sopra una porta :il secondo piano: ed è, 
che noi sappiamo, l'unica memoria di tale Accademia , stata 
forse in Siena una privata e poco nota radunanza nel secolo 
XVII, quando era il più bel Borire di esse. Haaca al citato 
God. A,V, 19. 

Colonia degli Arca£.~ Impresa: La Zampogna. Motto: 
E quel che fa la prima e l'tUtre fanno (vedi Codice cit. A, 
V, 19, tog. 477). — Fondata nel 1699 o 1700 in seno del- 
l'Accademia dei Fitiocritiei.* 

Gli Ardenti. — Impresa: Il Fornello con sopra la cal- 
daia che bolle. Motto: Potmt magi»: (vedi Codice cit. A, V, 
19, fog. 485).— Di questa cosi paria il Gigli: t Gii Ardenti ^ 
) che oggigiorno pur fioriscono nall' adunanze degli Spezia- 
1 li, dichiararono questa denominazione con un corpo delia 

> loro ofOcina, cioè un Fornello a vento colla caldaia bol- 

> lente con tale spiegazione Pateta magis. * — Cominciano in 

> questa giornata (i maggio) le adunanze dell'Accademia 
1 degli Àrdenti, cioè degli Speziali; i quali In ogni tornata 

> fanno difendere a qualche giovane la composizione di al- 

' Notie» cit., p3g. 8. 

' Ugurgerl , Pompe Seitsi, 1 . 470 : De Aogelis , Biografia de- 
gli Scrittori Senni, I , J3;,FBbronl, Hiit. Acad. Pisana, II, «9. 

* Fabiani, Jfmwrta eli., pig. 93: Creacinibeni, Slor. Voig. 
Poet., VI, 48!, dose dà ii Catalogo degtl Accademini: e Detieni» 
dagU Arcadi lUuslri (Rama , (710), Il , S9-H , tt Vita di Pirro Ma- 
lia Gabbrielli che di etaa Colonia fu il primo Vicccaitode. 

' Nel ctltlo Coi. A, V, 19, 11 Motto ba Palmi magit; non 
Palmi. 

„H,glc 



3i8 APPENDICE QUrNTA. 

» cun medicamento: esercizio non praUcato altrove cbe in 
» questa clttfi, almeno con qaeMo metodo. E ciascuno degli 

> Speziali prende il suo nome simbolico e vi adatta la pro- 
» pria. Impresa. Serva assai, ad istruire i giovani Speiiali, 
» il celebre bosco posto fuori di Siena ne! luogo detto Bosco 

> del Hattiolo, dove ]' insigne Andrea Uattiolì, Medico e 
» semplicista d' immortai nome, piantò tutte le sorte disem- 
* ptlci, facendoli ancora, a suo gran costo, venire da climi 
V stranieri. * ' 

Gli ArriichiaU. — Impresa: Una nave che patisce bur- 
rasca. Motto: Par fortibus aoiis. (Vedi Codice cit. A, V, 19 
fog. i8i). —Alia Comunale di Siena: « Progetto per la ere 
» zione di questa Accademia. Scritture relative. Opposi- 
1 zìone dell' Accademia limonata e de' Rozzi, e ossem- 
» zioni del BenvogUenti sulle dette opposizioni. MS. Vedi 

> da fog. 260 fino a tog. 283 il Cod. E, Vili . 4. Osservazioni 
» come sopra del Beavoglienti. Vedi a fog. ili il Cod. C, 

> V , 16. » ' Forse non andò più in là d' un progetto. 

Le Assicurate. — Impresa : la Rovere. Motto : Qui "> 
difende e qui ne illustra Combra- (Vedi Codice cit. A, V, 19, 
fog. 470). — « Le Aisictirate, cioè le gentildonne saaMJ 
» amanti delle lettere, le quali, siccome presero per proiel- 
» trice la Serenissima Granduchessa Vittoria della Rovere, 
» cosi della Rovere gentilizia de' duchi d' Urbino vollero eoo- 

> rare lo stemma loro. >*Documenti nella Comunale diSiena: 
» Origine, Ruolo de' nomi e impreso delle Dame ascrities 
» quest'Accademia. Codice cart in fog. di carte 17 scritte' Se- 
» coIoXVH, r. Il, 22.»' 11 qual Codice cosi comincia: € fi'" 
X nel 1654 fu in Siena eretta un'Accademia di virtuosissime 
» Dame, in un giuoco di spirito, la di cui invenzione fu "'^' 

> vare il governo del regno d'Amore dalle mani dei Cavalieri 



' Diario Senese, t, ii3 e 9£8. 

■ Ilari, La Biblioteca ec., VI, 160. 

' Gigli, Diario Smese, I, S2P. Vedi anci 

' Ilari, La BMioieca publti'-a di Siena ei 



ACCADSKIE E GONGREQUE DI SIENA. 349 

> B di porlo nelle dette Dame: quel giuoco fecesi in casa del 

> signor Niccolò Gori Pannelini, et allora si presero il nome 

> d'Assicurate, e per impresa una Rovere... Queste prose- 

> guirono più TOlle d'operar diversi giuochi di spirito^ agu- 
» mentando sempre il numero delle spiritosissime Accademi- 
y cbe, con darsi loro nomi mollo propri delle loro qualità, e 
y successivamente imprese e motti adeguati a'medesimi, còme 

> appresso si dirà. » Seguono i nomi delle fondatrici e poi, a 
mano a mano, quelli delle Accademicbe ammesse nei diversi 
giuochi di spinto rappresentati. L'ultimo dei quali ècosl re- 
gistralo: tNel Divertimento Accademico intitolato il Giardino 

> d'Amore, quale il dì 18 giugno 1701 si rappresentò in casa 
» del signor Francesco Piccolomini, e che, ad istanza della 
B signora Gaetana Griifoli sua consorte, fu guidato dal signor 

> PandolTo Spannocchi; alla presenza degli 111'°'. ed Eccell. 
» signori principi di Farnese e de li HI"', e Eccell. signori 
» Duchi di Manierano; furono ascritte nell'Accademia l'in- 

> frascritle Signore, e datole il nome-accademico et impresa, 

> come appresso.» — Paudolfo Spannocchi pubblicando (a 
Siena, nel 171i, unito al BapimetUo di Proserpina di Clau- 
diano tradotto da Marcantonio Cinuzzi) il suo volgarizza* 
mento della Poetica d'Orazio, Io dedica alle i Illustrìssime e 

> Virtuosissime signore Assicurale. » Sicché esse vissero più 
là del 170i, cbe è la data più moderna nel Codice sopra de- 
scritto. E il signor conte Scipione Borghesi di Siena possedeva 
un altro grosso Codice, scrillo da pili mani negli ultimi anni 
del secolo XVII e primi dei seguente , intitolato : » Relozioni 
■ d'alcuni ìntrecciamenli Accademici osieno Giuochi di Spi- 
? rito rappresentati in Siena in diversi tempi; » i quali an- 
cora appartengono senza dubbio alle Assicurate. — Vedi anche 
il Cod. ¥, I, 3, f(^. 134' e seg. della Comunale di Siena. 

GH AimUoraH. — Mancano al citato Cod. A, V, 19. 
n Circa il 16i3 fiorivano (tn Siena) gli AwaioraU. i * E noi 
non n'abbiamo trovata altra memoria. 



' QuidrìD, star, e Itag.d'og»i Pan,, I, <0i. 

i. .,■,,-< Il, Google 



350 APPSKDICB QUINTA. 

GH ÀwUtipjiati. — Impresa -. Uaa Scopa enlrovi bozzoli da 
6eu. Motto: Per il vauppoafltttto. (Tedi Codice cit. ^, V^19, 
log. i83.] — Vedi la Bjbliografls di quest'Accademia nell'Ap- 
peodlce IV in questo medesimo voi. — Gli Avviluppati pare 
avessero breve vitai e si riunirono ai Rozsi: < K questa Con- 

> gr^, poco dopo airistituiionej era di già restata uniu 
» f altra addimaudata degli jtoc<Iuppatì->' Nella BìbliograSa 
del Aizzi (App. ni), vedi [Parte I, N° 29, XXVn) un Dialogo, 
■dal quale puòcongetlurarsictie detta unione Tuinlomo al t615. 

I Bardotti. — Impresa: Uno scudo tramezzato dibiancoe 
^ verde, dentro dipintevi otto barde con in mezzo ad esse una 
spada, il cui pomo è tenuto in bocca da una serpe posta in alta 
■e avviticchiata a guisa di anello. — Di questa, piuttosto fasione 
politica setta che Accademia o Congrega, e delle avven- 
ture che vennero sopra uno dei caporioni d'essa, redi una 
novella del contemporaneo Pietro Fortini, pubblicata, col 
titolo (Giacomo Paccbiarolto e la Compagnia dei Bardotti: 
D Novella storica , >* e 11 Commentario ' sul Pacchiarotto nelle 
moderne edizioni delle Vite del Vasari. L'intenzione di cam- 
pare alle spalle degli altri sema un pensiero al mondo, vol- 
lero forse rivelare col aome BardoUi* gli ascritti a tal > Com- 

> pagnia; » la quale, sorta nel gennaio del 1533^ due anni 
appresso fu dispersa, perchè 1 suoi sollevarono la plebe e 
^rono principale cagione, come abbiamo argomentato,* 
delle severe proibizioni della Ballanel 1535, circa al fare in 
Siena radunanze. La bandiera loro l'ebbe la Compagaia di 
Santa Caterina in Fonlebranda per forne paramenti, e tra le 
carte di questa pia associazione ci rimane tuttora* il Libro 

> Biccii Relatione cit., pag. 6^. — Vedi anebe Gi|H, Ila- 
rio. 1, £18. 

■ Pubblicala ed illusirata nel giornale LBeeUamnto (Sole- 
gna, i9SS; con llretura a parte) dal prot. Carlo Hil alieni- 

* Scritto dal caT. GaelaDO MUaneEi. £ ancte trt 1 suoi Scritti 
varj tutta Storia dvU'orfa loicana, Sieoa, 1873. 

' Vedi la Crusca. 

' Vedi nel voi. I, pag. 9). 

' Presentemente , ìnileme con qaesle carte , al B. Arcbi*k> di 
St»to in Siena: e tra qaesle nel Registro segnalo C, XLVIIl. 



ACCADEMIE G OONaREOHB DI SIENA. 351 

originale dei Bardotti. Da questo conosciamo che essij fra- 
nezEO alle letture del Trattato sull'Arte deUa Guerra di Ve- 
getìo e delle Storie di Tito Livio, alle pratiche religiose , al 
soccorrere i compagni poveri e infermi, al pregare per i morti 
e accompagnarli al sepolcro, addestravansi alle armi e face- 
vano abbattimenti. Nel libro medeeimo si trovano ricordati 
i nomi seguenti: Angiolo di Sano de' Pasquini , ligrittiere; 
Andrea di Marsilìano; Angiolo dei Ranieri detto il Sotto, 
maestro di legname; maestro Angiolo, sarto; Alessandro da 
Napi^i; Assalonne di Girolamo Scarsella; Andrea di Marco; 
Angiolo dal Ponte; maestro Agostino, morsalo e speronalo, 
da Viterbo; Angiolo d'Anselmo, macellaro (forse lo stesso 
che Giovan Angiolo, detto il Matto, macellaro); ser ArrlguiJ- 
cio; Benrenuto di Rasimo; Bartolommeo , tessitore; Buo- 
no, ballerino; Bisgiotto, beccaio; Bernardino di Coppo; ser 
Buonsigoore; Bonassaì di Giovanni; Bartolomeo da S. Lazaro; 
Benvenuto di Taghimo (?); Bernardino da Massa; Bernar* 
dino di Francesco, sarto (forse lo stesso che Bernardino ^arto, 
AelloFwolo); Bastianaccio; ser Crescenzio di Gìsmondo ino- 

> stro cappellano;» Cesare del Nero, libraio; Camillo, detto 
il Sabio, fabbro; Chillozo d'Anselmo, beccaio; Domenico, 
manescalco; Domenico, maestro di scherma ; Domenico Buci, 
«^malore; Domenico d'Antonio, orafo; Domenico di maestro 
Antonio Grasso; Dirano da Napoli; Francesco, detto Cac- 
cola, battilana; Francesco d'Antonio, orafo, detto Jnipeta o 
JVijw^; Francesco Lisi; Pereto, oste; Fabio, sarto; Farfanic- 
chio del Fantozzo; Giuseppe d'Angiolo Vici, orafo; maestro 
Girolamo, dettoli Gioia, calzolaro; maestro Giannotto tsar- 

> tore e soldato;) Giovambattista, libraio; Giovanni, sarto, 
^mpagno di Hasseo; > Girolamo Pacchiarotto; ' Gioito o 
Gioi^ino di Franci, sellaro; Guidotto, tamburino; Giomo di 
GiovanPiero,tes3ÌtoredipannidiraEa (Arazzo); fflulio(fratello 
di Pietro di Ganone o del Jtfalfo macellaro); Giulio di Ventura 
Turamini; ser Giulio di Pavolino; Giuseppe Cefb (?); G(Ài, 

* Nel 4531 eg]( era suto del foodaluri dei Aoiii , col sopran- 
nome di DoitioìoM; tra i qaali pare cbe poco rimaneese : redi ael* 
r Appendice II. 

|. n. Il, Google 



S53 àppekdtce quinta. 

ballilana; Giomo Galante; GiOTainbattista detto Cacone; 
messer Giulio, da Città di Castello; Guglielmo, caliolalD; 
Giovanbattista delaSernlla(?); Giovanparolo di Bernardino; 
Lattanzio di Mariano Crudele; LodoTÌco, oraro, t onoreTole 
» soldato;» Lorenzo del Caraliere, sarto (forse lo stesso cbe 
Lorenzo sartp, detto Civettino); Lattanzio, detto it Uorelta, 
beccaio; Lorenzo di Pietro; Lorenzo da SoTictllei LatUDiio 
di Francesco di Pieruccio o Pieruzzo (f); Matteo di Niccolò 
de lo Spagna o Spangia, pizziceiuolo; Mariano di Piero di 
Hontalbano, fratello di Matteo oste ; Mariano del Toso, cal- 
zolaro; Mariano del Rotso, calzolaro; Marcantonio di Lisi; 
Mariano di Brunaccio; Matteo di Niccolò, da Capalbio; Mat- 
teo da Bologna; Niccolò di Pietro de'libri ; Moscio (T) di... 
materassaio (forse Io stesso che Nofrio d'Ambrogio, materas- 
saio); Naso, sarto; Nardo di Rasimo; messer Orazio, da Ciiti 
di Castello, fratello di messer Giulio; Pietro de la Sereiana; 
Pietro de la Stufa; Pietro, orafo: Pier Domenico de i'ilp)'- 
gino; Pietro di Francesco di Pieruccio calzolaro; Pietro Fa- 
volo, da Caslelnuovo (forse Io stesso che Pietro Favolo di 
Giovanni); Pietro detto i\ Riccio; Pietro di Ganone,faU)ro; 
Favolino, sarto (f ha buliga a la Guardia >); Piero DomeDim, 
trombetto; Pellegrino di Ceneiime (t); Pietro Tartaglia; Re- 
naldo da Modena; Roca; Raffaello, sarto; Spinacino, l£^'' 
tare di panni lini; Simone calzolaro; ser Saio;' Silvio, sellaro; 
Saatarigo (?); Stefano, manescalco; Santaccio; Tane da Pien- 
Là, detto ji(CTi(;iu(e(?); Tiberio dì Domenico, birrettaio; ToW 
Torfei; Ulivieri di Sapienza; Vittorio di Lorenzo, macellaro; 
Vincenzo, detto Patera; maestro Vincenzo, t maestro de la 
medicina de l'acqua; » Virgilio di Mescolino;' Vittorio di Ne- 
do, macellaro. — Sono più di cento nomi: però ci pare H 
non aver trovata alcuna deliberazione cbe passi i cinquanta 
lupini. — Mincano al Codice cit. A, V, 19. 

Accademia dell'Amicizia del Battigbino. Cosi, secane 

' DI questo aer Salo parla It Sozzini nel «un Diario » pig.l^' 

' Per questo Virgilio e per luo padre MacoSno, vedi nella B!- 

blIograBa del flaiii; Appendice 111, Parte prima, K" 1. , 



,H,glc 



ACCADEUIE E COtiOREGHE DI SIENA. 353 

l'antica pronunzia senese, per BotteglUno. '■ Ne rimangono do- 
cumenti a Bologna in un Codice ricordato dal Tiraboschi,* 
e cosi deaerino dal Cléder:' e Un volume jnaouscril de la bi- 
ì bliolhèque de San Salvatore à Bologne fait cunnaitre une 
D nouvelle aeadémie de la ville de Sieone. Ce volume a pour 
a titra : Recueil des poèsies de l'Académie de l'Amitie da Bid- 
a tighino (sic). On lit en lète de ce volume fes noms de quet- 
I ques membres de celie Académie, savoir: Annibale (il 
» Conle), Austini (Marcello), Bardi (Giulio), Bandini (Sci- 
T> pione), Brogioni (Emilio), Carli (Fabio), Cerini (Calisto), 
j) Fantoni (Achille), Mandoli (Salusiio), Palrizi (France- 
» sco), Pelroni (Francesco), Petrucci (Camillo), Piccolomini 
» (Muzio), Placidi (Marcantonio), Spannocchi (Fabio), Tan- 
» credi (Alessandro), Tancredi (Fabio), Tolomei (Cristofano), 

> Venturi (Sallustio), Vignali (Sigismondo). On Irouve éga- 
» lement dans ce volume plusieurs règlemcnls de Francesco 
D Patrìzi, rclatifs à l'académie, dont il i^Eait alors président, 
1 et un gran nombre de pot^sies italiennes et lalines, paro^ 

> lesquelles figure un sanglant Hendécasyllabe contre Co- 
s sme I", que plusieurs philologues altribuein à Monscigneur 
B della Casa. > E ancora alla Comunale di Siena, nel Codice 
cart in fog. di carie 310, segnato H, XI, 9; sono di questa 
Accademia Capitoli e Componimenti accademici latini e vol- 
gari: ivi, a fog. 17, si trova il giorno del nascimento cbe fu 
il 20 dicembre 1513; ma il Cod., a giudizio dell'Ilari,' b 
di epoca più recente a questa fondanone: a fog. 183 intito- 
lata 4 Nomi di quelli dell'Amicizia,» è Una lista di nomi 
identica a quella riferita dal Cléder secondo il Codice bolo- 
gnese. — Manca nel Codice cit. A, V, 19 

I Capassom. — Pietro Aretino scrivendo a Giovanni 
Mazzuoli, chiamato lo Sfrattilo, delle peregrinazioni della 
lettera iTper aver ragione d'essere stala sbandeggiata dal- 

' Vedi jl Vocabolario Calermiano del Gigli, e lo Spoglio posto 
dal Polidorì in One al turno I tIesW Statuii Senui- 
' Star. Leu. ttal, VII , i6i , io noia. 

* JVofiCBcit., pag. Ì9e 30. 

• La BfiHotica PubbUea di Siena, l, ti3, VI, <60. 

C. Huii. — Vm. 11. S3 



oogic 



354 APPEHDICE QClNTt. 

l'airabelo, ' dice € .... e ne venne subito a Roma per consi- 

> gitarsene co' virtuosi; ma trovatigli dispersi, se n'andò o 

> Siena: e non trovandovi né i Capassoni, né i Rozzi, iTe gli 

> Intronati, se ne camino a Padova agV Infiammati.... n ' Se 
questa non è invenzione (come una burla è tutta la lettera 
dell'Aretino) per dare, con quel nome, la baia a Siena, 
avremmo qui il nome e l'unica memoria d' un'altra accade- 
mia senese. — Manca nel Codice cit. A, V, 19. 

I Cortesi.— Mancano nel citato Cod. A,V,Ì9. Il Cléder 
dice: tAcadémiedes Courtois Tondée a Sienne vers 1580; i 
ma non sappiamo su quale autorità. ' Della lor breve vita 
ci attesta il Benvoglienti , scrivendo che < poco appresso 
t {agli Accesi) Tu fondata (in Sima) un' allra Accademia 
a col nome de' Cortesi; ma presto mancò. >* Si riunirono 
agli liUronati: i Ma non mi terrò già di coniare che i con- 

> venti accademici interi interi, piegando e riponendo i 

> lorogenerali portali stendardi, vennero per essere, sì come 

> furono, appresso quello iegV Intronali caramente uniti e 

> onorevolmente accolli; quali sì renderono le molte coppie 
) e molte degli Accademici Cortesi, ed altrettante, in aliro 
) tempo, ie'Desiosi la Siena chiamali, cbe sotto il quasi 
» trionfai gonfalone di quelli (gf Intronati) si viddcro tutti 

> lielamenle ed ordinalamenle incamminare. Il simìgliante 
» succeder si vidde l'anno cinquanta sette sopra mille e cin- 

> quecento dell'umana salute, allora che, quasi giovani sel- 
li vaggie piunte in terreno di studiala cultura portate, intro- 
• messo fu nel campo dell'Accademia vostra (Intronata) it 

> drappello tutto quanto de' gentilissimi spirili iocomiocia- 
1 tosi iu istudi accademici ad avviare e travagliare nelle 

> stanze proprie ieW Impaurito (Giulio Petmcci, abate; dol- 
» tor dileggi) fratello del Coperto (Anton Maria Petrucci, del- 

' È da avvertire che quesla composiiione che va soUo il 
nome dell Aretino è oggi provato che ba per autore il Lasca. 

* Vedi le Note (di A. M- Bisclooi) alle Rime di Anton Praaceico 
Graiiinl dello 11 Lasca. Firenze, UoUke , liti, I, 337. 

* Noiice eli., pog. 10. 
'BeovogireDli.ScriltoriSenwi, E, ir, 7*7: Cod. Z, 1,7, alla 

CcntunalQ di Siea». 



D,<„n:^i t, Google 



ACCADEMIE E CONGREGHE DI SIENA. 355 

> tor di leggi) diftnissimo nostro Arckintronalo. > ' Questi 
ultimi riuniti uel 1557 forse non avevano preso ancora nome 
e forma d'Accademia. 

I Desiosi. — Impresa: Una Vite che sale all'oloio. Motto: 
Qaesto mi scorge ove H iksio mi mena (Codice cit. A, V, 19, 
fog. 494). — Il Cléder: * Aeadémie des Déàreax, fondée a 

> Sienne vers 1550, dUsoute eo 1563 par les Médicis. > * — 
e Similmente coetanea {all' Accademia degli MrùntUi e ai Roz- 
X zi) fu quella As'Desioti, I fondatori dei quali furono sei 

> gioTaui nobili sotto all'età de'ventl anni, e l'istituto loro 

> era come un noviifato per dar prova di s6 in molte virtuose 
» operazioni e particolarmente nelle azioni teatrali , ad effetto 
■ che loro ne seguisse merito per passare al collegio Intra- 
» natico. — I Desiosi, che sopra mentovammo come noviziato 

> dell'Intronataria , figurarono t'appoggio che dalia virtù dei 
i vecchi chiedevano, con una Vile che sale all'olmo, ani- 

> mata da questa espressione: Questo mi scorge ove il desio 

> mi lira.t Cosi il Giglio* con qualche ilifTerenEa dal Cod. 
sopra citato, nel motto di questa Accademia , che si riunì pt» 
agli Jnironaii (vedi qui sopra ai Cortesi), diversamente da 
ciò che dice il Cléder. 

J Desiati (altri). — Impresa: «na Fiamma. Motto: B bel 
desio d^la viri» m'infiamma (Codice cit. A. V, 19, fog. 487). 
— Nella stessa Comunale di Siena, a fog. 108 del Cod. C,IV, 
4, vi b un t Ricorso fatto al G. Duca dall'Accademia de' Rozzi 

> contro una società dì giovani che avevano eretta una nuova 
» Accademia sotto il nome di Desiosi. > * Nel quale ricorso 
espongono (< 4 giugno 1720 ») i flojzjcome o a certa conver- 

> sazione di giovani.... per molli ritiessi e specialmente per- 
1 cfaèj essendo tutti artisti, non potevano applicare alle let- 

' Scipione Bargsgli, Oraiitme in loda dell' Accademia dtglì In- 
tronati: vedi a pag. B34 la Parte II delle loro Commedie. Di ddi 
llaltdi Aectdeinici, che è in quesla pubbllcaiione jteua, ibblamo 
«vulo i nomi propri deW Impaurito e del Caperlo. 

' Notiee clt.,pag. ^1. 

■ Diario Senet». I, IH, e SSS. 

' hirì, La Bitlioleea Fumica di Siena, WI, m. 



:.aogW 



356 ' APPENDICE QUINTA. 

i lere, princlpal fondamenio delle Accademie, > avute le 
inrormazloni opportune, e, t sentite ancora le ragioni dei 
n Bozzi oratori • fosse stalo gii negalo d' e erigere una nuova 

> Accademia sotto la denominazione di Desiosi; > ma ciò non- . 
oslanle, ( si vede adesso nella pubblica piazza inalzata un'ìm- 

> presa da loro inventala col titolo di Desiosi, invitando il 
» popola alle commedie; s e perciò essi Rozzi cbiedono sia 
fatto osservare il primitivo divieto, cbe forse questa volta 
avrà avuto pienamente vigore. 

Congrega dei Fanfaiini. — La sola memoria cbe n'ab- 
biamo trovala è una composizione In versi, « fatta in occa- 
* sionc di una cena della Congrega de'Fan/a^ini, • scritta da 
Francesco Mariani Ira i Rozzi detto \'Apj»inlato, cbe visse, 
come abbiamo veduto, ' sul principio del secolo XVII. Fanfa- 
Uno pare fosse voce particolare senese ; e che valga Hoscino, 
Moscerino, si rileva dalla poesia del Mariani, nella quale, 
parlando due contadini , l' uno di essi dice : ■ Di razza di nw- 
» scionl 6 '1 fanfalino: Non ha la stanza ferma; in mane, 

> in mano, se ne gola (t)o2a) all'odor del miglior vino:»* 
come forse facevano gl'iscritti a questa Congrega. — Manca 
al Codice cit. A, V, 19. 

La Corte àe' Ferraiaoli. — Nel ciuto Cod. A, V, 19, a 
fog. i86 6 registrala • l'Accademia Cortigiana.it e a fbg. i90 

< l'Accademia Ferratola, * restando d'ambedue vuota l'im- 
presa, mancando il motto. E ancora Dioaisio Marescotti To- 
hmei, inteso, come abbiamo veduto, alla sua raccolta, scri- 
veva* al Benvoglienti: « Inoltre due adunanze o Accademie, 

> una Intitolata l'Accademia Cortigiana, e l'altra l'Accademia 
» Ferraiolo, delle quali havrei desiderio di sapere l'Impresa 
» e il motto delle medesime:» cui il Benvoglienti risponde:* 

< In quanto all'Accademia Cortigiana e l'altra Ferratola 

' Vedi Appendiu 111. BfUiogro/ladg'iloiii, Parie prima, N°16. 
' Vadi a fog. SU' Il Cod. B, SI. S della Comunale di Sieo). 

* Da Roma, ai IO giugno 1TI9. Vedi LnUirtiel Benroglieoli, 
tomo XV, pag. US, cod. ]i, IX, f S, alla Comjnale di Siena. 

* & una miDuta aenza data e sema ladirixzo , ma certamente 
In riiposta alla precidente. Vedi Codice detto E , IX, K, pag. US, 



S E CONGBEOHE DI SIENA. 357 

1 Stimo cbe siano una sola Accademia o radunanza, e ciò 

> parmi che sì possa raccogliere dal libro inedilo di Scipione 
» Bargagli, ìntilolalo: RiBerci di Medaglie delta Ventura Be- 
li fona de' Cortigiani Ferraioli. ' Quest' Accademia, o più to- 

> sto ragunanza era fatta per un brio che si faceva nel giorno 

> detta Befana, e non credo che avessH sorta alcuna d'im- 

> presa. Nel Proemio il Bargagli dice; —-Fra l'altre maniere 

> di piacevoli e ingegnosi et bonorali trattenimenti che si 

> costumava di dare in Siena a belle et valorose gentildonne, 
» antica molto si trova esservi l' usanza che per la festa l'anno 
B dell'Epifania si facciano et alla presenza di quelle sì trag- 
» gano. Sorti o Venture, le quali, dalla voce alquanto alle- 
» rata di tal festa, venture della Befana o Befania sono no- 
li minate. — Questa ragunanza mi pare che ai ragunasse 

> intorno alla fonte del Casato,* e ne' tempi del Bargagli 
» prendesse nome di Cortigiana Ferraiola: detta Cortigiana 
j) perché i soggetti erano per lo piii di Corte, come da'Ri- 
» verci delle medaglie si riconosce; Ferraiaia, cosi delta per 
s andare costoro imbacuccali per far meglio larappresenla- 
» zione. Quando ella ritornerà dirò qualcosa di vantaggio t^e 
» non conviene scrivere. » Col qual silenzio ci lascia in cu- 
riosità, senza che noi possiamo ìniìoviDare. Volendo pertanto 
dare di questa radunanza unapiù compiuta notizia, comincere- 
mo dal registrarne i documenti rimastici che sono alla Comu- 
nale di Siena;^ cioè «Relazione della Corte de'Ferraioli, loro 

> origine, e spettacolo rappresentalo nel palazzo Cerretani 
s l'annol568,descrittodalcav.FortunioMartini»(Cocl. 7,11, 
23, fog.566); t Ragionamenti accademici della Corte de'Fer- 
» raioli, e ragguaglio delle cose da presentarsi allo loro adu- 

> nanze » (Cod. detto, fog. 534-633): e Riverci di Medaglie 
» della Ventura Befana de' Cortigiani Ferraioli, con due Ra- 

> gionamenti j uno intorno alle materie delle Sorti o Venture 
» Befane; e l'altro intorno a'Riverci delle Medaglie; scritto 
» autc^rafo di Scipione Bargagli: anno Ì569> (Codice carL 

* Questo libro ora è 11 Cod. Y,U, 26 nella ComoDala di Sie> 
ni: vedi appresso. 

' Cosi ha Dome tuttora una strada di Slena. 

• Ilari, la BibtioUca Pubblica di Situa, I,X38, VE, <S9-I6p. 



\00i2}c 



358 APPENDICE OnttTA. 

in fog. di carte 86 ; segnalo Y, II, 26 : cbe è quelb ricordalo 
sopra dal Benvoglienti): il quale altrove accenna una lettera 
■ dalla Fonte del Cnsato, e nostra residentia, la notte della 

> festività nostra, 15Tg.La Befana,! i od ìrizia la all'Accade- 
mia dt&a Verità; ' dalla qual lettera deve egli avere argomen- 
tato il luogo di riunione dei Cortigiani Ferrai(Ai. L'origine 
di essi si raccoglie, di mezzo ai fiori retorici del cavalier 
Martini, * in questa maniera. La notle de' 9 di gennaio 
del 1568,* dopo splendida veglia nel palazzo de'Cerretani, 
uscirono, in sul far del giorno, alcuni giovani nobili per ac- 
compagnare a casa madonna Urania Cerretani de' Piccolo- 
mini: erano essi, come la stagione il ricbìcdeva, tutti coperti 
con ferraioli (talché pareva una livrera fatta in prova; e 

> tanto più quanto che si aveva ciascuno il suo ben nccorol- 

> lato, gettato sopra le spalle: il che dava occasione alla 

> turba di correre come a nuovo spettacolo: della guai cosa 

> con lieti applausi e giubbilosi gridi erano ricevuti. > Licen- 
ziatisi dalla bella e gentile signora, trascorsero gaiamente 
per la città, essendo il carnevale; e poi, ristoratisi di cibo, 
uscirono, fatti ancora più allegri, fuori d'una delle porte; 
dove a un tratto un d' essi, correndo verso di un altro, più di 
tutti grande della persona e coperto con un ferraiolo di co- 
lore incarnato, lo salutò, forse per tali sue doti, principe. 
Era questi il non men nobile cbe virtuoso Fantozzo; ed egli 
accettalo e confermato dagli altrij a subito formò e distrì- 

> bui tutti gli offizi che a un ben servito prìncipe si con- 

> chiedono {sic'), intitolando la corle sua la Corte de'Per- 
» raiudi, volendo, come io penso, nell' inalzare questo nome, 
V rendere il dovuto merito al suo ferraiolo che di tanto onore 

> gli era stato cagione. > Dopo di che, infiammati tutti dal de- 
siderio di compire grandi cose, attesero ad accrescere il loro 

' Vedi, più innanzi, a questo nam». 

■ Cod. cil , r, It, 83, fog. E67 e w%. 

' Scipione Barbagli, DiWIatpren, pag. tD3 e seg., e S88, la 
dice istituita nel 1569 1 la qual diverailì d' ud anno deva nascere 
certamente dalla dlversiti del computo. Di questa origine parla II 
Barg-igli ancora nel auo manoscrillo citalo Rivtrci di MtdagUe ec. : 
vedi a fog. 67M8> il detto Cod, 7, II, 26. 



ACCADEMIE E COHGnEGUE DI SIENA. 359 

numero, <al qual alto vengono con belle et honorate ciri- 
» monie, che insieme con allre loro virtuose azioni saranno 
• forse un giorno al mondo palesi ; laiche di dieci che Turno 
» li primi fondatori^ cosi eleggei di chiamarli^ vennero a ven- 
> tilre. > E cosi sul principio di febbraio^ in più radunanze e 
proposto, da varie e nobili invenzioni messe innanzi una sola 
formatane, per cortesia dei signori Pietro e Geronimo fratelli 
Cerretani, nel loro palazzo, la notte del 16 febbraio di esso 
anno 1568, con una veglia e una cena, oltre i Cortigiani Fer- 
raioli si radunarono trentuna gentildonne a una festa che il 
cavatier Martini ci descrive, come Scipione Bargagli ne de- 
scrive'un'allra in casa di Giulio Spannocchi neU569, e della 
prima in ca^a Cerretani si Ila il racconto ancora in una lettera 
a slampa.* Notevole è che questa Corte nascesse e vivesse 
in quel tempo in cui tutte le Accademie e Congreghe furon 
tenute chiuse dal nuovo duca e signore; il quale in vero 
niente avendo a temere da una brigata di gentiluomini 
intesi solamente a convitare e festeggiare le belle gentil- 
donne, avrà anzi veduto volentieri tali lieti ritrovi, du- 
rati almeno fino a dieci anni dopo, restandoci del 1579 
un ricordo della Corte. ' Essa però nel 1603 più non esiste- 
va.* Gli ascritti, delti quasi tutti cmesseri,» furono.Fla- 
vio Figlìucci, Attilio Marsili, Girolamo Palmieri, Orazio Az- 
zoni, Carlo. Fiammingo, Giovan Benedetto Buoninsegni, Asra 
Ilio Borghesi, Clemente Piccolomini, Emilio Azzoni, Curzio 
Guglielmi, conte Carlo d'Elei, Cesare Foresi, Annibale 
Borghesi , Alessandro Faaloni, Pompilio Foresi, Emilio Carli, 
Torquato Colombini, Antonio Savini, il cavalier Brogioni, 
Scipione Bargagli, Fausto Sozzini, Bartolommeo Fantozzo, 
Pier Maria Luti, Fausto Bellanti, Girolamo Cerretani, Ora- 
zìo Borghesi, Giulio d'Ambrogio Spannocchi, e rill.'°° ed 
Eccoli.'"'' signor Paolo Giordano Orsino, duca di Bracciano, 

' Dell'Imprese, pag. 103 e se|., e 888. 

' Vedi la lettera tB3 nel Libro U delle Ltltere Factte raccotlo 
da PraDCGECoTurctii, che ra seguitosi Libro I raccolto da Dio* 
Digi Atanagt. 

* Vedi sopra, e pib iDDanzI all' Accademia detta Verità. 

* Vedi sopra agli Acceii la iestimonianza del Bargagli. 



oogW 



360 ' APPEKDIGE QUINTA. 

< protettore de' Cortigiani Ferraioli. > ' L' usanza che essi eb- 
bero di festeggiare la notte della vigilia dell'Epirania e dì 
trarre io questa notte le Sorti o Venture, non era usanza par- 
ticolare senese, né da loro ritrovata: Già il Caro in una sua 
Lettera (1538, gennaio 10) scriveva: e Questa sera sarà qui 

> a cena, cbe Taremo il reame della Befania, dove saranno 

> dimolli passatempi; > e in altra: «E scrivervi mi bisogna, 
» perchè voi me ne richiedete che sete stato re; di fava forse 

> di Befana? >' Paria di tale usanza anche il Trucchi, e, 
col nome di befanata, proprio del trarre le sorti o venture 
che dice o improvvisavansi o erano scritte in polizze; delle 
quali reca esempì del Potrei, del Lasca; dì Leonardo Sai r iati, 
di Maria Guicciardini, del Malatesli del quale ultimo se ne 
hanno per la Badessa, per la Vicaria, per la Sagrestana, 
dacché l'usania era entrata per fin nei conventi.' D'averne 
composte ce lo attesta anche il Doni quando scrive : t Essendo 

> per una Befania scioperato, mì posi a fare alcuni ter- 

> zelli, favellando genorahnenle; i quali traendoli la sorte, 

> ne venne a messer lo capitano de' cimicioni uno et gli toccò 
» la mano garbatamente. I versi audaron girondolando un 
B pezzo, tanto che cadderno in mano al miles gloriosat.»' 
Ma di ciò discorre ampiamente e dottamente Scipione Bar- 
gagli, nel suo Ragionamento t intorno alla materia delle 
t Sorti Venture Befane, » che fa da « proemio o vero ia- 
]» Iroducimento a'RivercI di Medaglie della Ventura della 
» Befana tratta ia' Cortigiani Ferraiuoti l'anno 1569. s' Co- 
mincia egli a dirci cbe < quanto a la forma del compor tal 
» Sorti, primierameule È da sapere che cosi fatta maniera 

> si può tutta considerare in uno di questi tre modi: percioc- 

> che elle a ordinare si vengono e disporre, o di parole sole, 
» dì cose sole, vero di parole et di cose insieme ;b usandosi 
però più frequentemente quelle per iscritto. Venendo poi più 

■ Vediilclt. Cod. r, ll,S6. 

■ Vedi il Di%. àtOa Uag. /fai. del Tommaseo. 

* Poti. itat. ineiite di dagmlo Autori , IV , 2ii-2i8. 

' La Zucca (Venezia, 1695), tib. I, cicitamenlo XIII, tog. Ip. 

' Vedi alla Comimtle di Siena il Cod. cit. f, II , 86 , fog. t-81- 



àCCADEUIE E CONQREGHE DI SIENA. 361 

in particolare ai suoi Cortigumi riconosce cbe l'uso di traire 
le Soni Venture era in Siena a loro anteriore; e la ragione 
del modo che tennero nel 1569 ce lo spiega così. Finsero essi 
cbe il Falò, avendo dagli esemplari celesti tolto i bei volti 
delle donne senesi, per dar prora di quanto lassù potesse, 
poi < entrando egli in considerazione che tali donne non ha- 
» Tevan mon chiare virtù rinchiuse dentro oeiranlmo, cbe 

> scoprissero di fuori splendenti bellezze nel corpo; et.ap- 
» presso quanto ad ogni altro alto honore et vera e rara glo- 
» ria andassero col cuore sempre aspirando, deliberò nel 
» consiglio dell'altissima sua mente di voler mandar interra, 

> per mezzo delle Parche sue antichissime ministre, sotto la 

> scorta , al presente, della Sorte Befana , pur una delle mi- 
■» nistre sue, a cosi fatte gentildonne, la Qgura di quelle cose 
1 onde ciascuna di esse può et potrebbe , sempre che le si 
» offrisse degna occasione, mostrar chiaro il suo singoiar va- 

> lore et rendersi pienamente meritevole cbe fossero scolpite 
B in marmo, in bronzo et in oro le sue nobili et egrege ope- 
1 razioni. E ciò fece egli per opera di Riverci di Medaglie 
I acciocché si rendesse per ogni parte bello compinlo et per- 
» fette il luogo del ritratto od imagine del bellissimo riso di 
» quelle: sicché si potesse quivi in un tempo scorger con la 
B lor bellezza, offerta agli occhi della fronte, la beltà pari- 
n mente indi a quelh dell'intelletto mandata. »' Questa Ven- 
tura adunque fu tratta da esse Parche e dalla Befana la sera 
del6gennaio 1569 in casa di messerAscanio Borghesi, Corti- 
giano Ferraiolo, alla presenza di (orse venticinque gentildonne 
state ivi innanzi convitate. Né qui riferiremo tutto l'ordine 
e la descrizione della festa: diremo solamente come, tratti a 
sorte i nomi e a ciascuno assegnato, pur a sorte, un f Ri- 
» vercio B, i quali avevano le figure disegnale e accompagnate 
da motti (e vi furono anche per gli uomini), ciascuna delle 
gentildonne, per ordine posto dal maestro del giuoco, s'elesse 
due dei giovani ivi presenti, ai quali richiese la spiegazione 
dei simboli e delle Ggure nella medaglia a lei inviata in dono 
quella sera dal Fato; e un giudice a ciò decretava poi il pre- 

' cod. cit. r, ir, se, fog. f3M*'. 

I, .,■,,-< Il, Google 



308 APPENDICE ' QUINTA. 

mio la pena agli Interpetrl. Novantaquattro furono i iRJ- 
1 verci > quella sera, registrati nel nostro Codice coH'ordioe 
atesso col quale Turon tratti, e col nome di chi toccarono;' 
£ questi segue il < Proemio alle dichiarazioni de'Biverci ié 

> Cortigiani Ferraioli; 9* dove si ih ragione' perchè chia- 
marono questi Biverei a non Bosfsci di medaglie ; e dopo ven- 
gono le novantaquattro f dichiarazioni. »* Accenneremo in Bue 
cbe di questo ì giuoco dei rovesci > parla ancora il Maltr><^ 
IntroniOo (Girolamo fiargagli) nel Dialogo dei GiwxM temè 
che nelle vegghie si usano di fare; ' e che in un Codice pala- 
tino CCLVI sono (carte 272 Ano in fondo) molti epigramm 
composti di due endecasillabi rimati insieme < intorno a per- 
» sono del secolo XV! e soprattutto senesi, i Comiaciano 
(cane 27i): f Polilie cavate la iwUe'deU'Epiphaaia da il- Ps- 
1 jjutno, etprima — Per l'arcivescovo di Siena: Oh se ài ^'k- 

> Irò mai gli tocca il msntol Oh che felice età, cbe sei^il 
» santo !>' Questi però non possiamo dire se appartengano 
ai Cortigiani Ferraioli. 

I Filomati. — Impresa; La Bossola da segatori, col Sii. 
Motto: Afamusftflt (Codice cit. ^, V, 19, fog. i88j. — Men- 
tre ^Vlntronati, dal 1568 al 1603, stettero chiusi, nacquero 
i Filomani fondali da Girolamo Benvogliami net iÌSO secondo 
il Gigli, ' circa il ISSO, secondo il Fabiani; ' il quale ne pone 
la prima origine nel 77, in earnevalo, da diciassette genti- 
luomini, «in occasione di una commedia detta La Itp^'^ 

> opera d'un ebreo, rappresentala nel palazzo Pecci, con il 

' Cod.di. r,n, 16, f.^,as!-3i'. 

* Cod. detto, fog. 3B-Ì8. 

* Cod. deUo, fog. 4ei-i8.PeiTbè a Siena, coma in altre cilti. 
pronunziavasi non Rooetcio ma Rivercio; taqual forma Ivi è <"'"•' 
ora rimane , e ecarsamente, nel contado. 

' Cod. detto, fog. 48-81, 

* Venezia 4S93; psg. 194 e Mg. 

* Palermo, Manoisrilti PalaUni, I, ile. 
^ Diario Senese, I , !i8 e S30. 

* Jfumoria oit., psg. ^6. Aucora il Cléder, Soliee, gtS- *^ ^ 
l' anno (ST7. 



, Google 



ACCADEUEE E COKOnEGHE DI SIENA. 363 

» prologo composto da Belisario Bulgherlni, recitato da Gia- 
B corno Gaidini, > Fu una rinomata Accademia; e poco mancò 
dice il Gigli, che non facesse perire per sempre , togliendole 
di risorgere, quella degli Intronali, ai quali poi si riunì nel 
1651, ai 17 dicembre; quando, conio ai racconta dal no- 
• atro signor Arrischialo e da altri che ne furono testimoni 

> di Tedula, » bisognò e mandare a prendere alla vicina villa 
9 di Honteriggioni un vecchio prete Gelsi Intronalo, acciò si 
» componesse il numero degli Intronati necessario alla for- 
< malità del contralto » ' (a cosi piccol numero erano ridotti 
4]uesti accademici); mentre assai numerosa 6 la nota dei tFi- 

> tonali Accademici antichi e moderni che passaron negl'/n- 
» trmati nel MDCLIIII, >' conservataci da un Codice della 
Comunale di Siena; dove, in altro Codice' è, in copia, anche il 
contratto di fusione delle due Accademie. Nella stessa Comu- 
nale sono altri documenti:' Memoria sopra l'origine e progressi 
dell'Accsdemia dei Filomali: ' Catalogo e noiisie de'piii celebri 
Accademici Filomati, cbe hanno pubblicato diverse opere: * 
Filza di ordini di riscossioni dal 1651 al 1761:' DeUe Feste 
del Carnevale fatte (nel 1603) da Filomati, Lettera s<Titta dal 
tìQnor N.N.,at signor N. N. postillata dal Benvoglienti. ' Della 
qual Lettera il signor Giuseppe Porri ha un esemplare (ri- 
stampato a Siena, appresso i Fiorimi nel ì618ì,ovein mar- 
gine sono notati a mano i nomi propri e accademici di qua- 
rantacinque FilomtUi, i quali ebbero parte nelle feste di 
4}uest'anno; e possiede ancora, di carattere del secolo XVII, 
una lista di quattordici < nomi accademici Filomati. a Tra gli 
ascritti a questa Accademia, ì più illustri e le opere loro, se- 

■ Vedi alia Comunale di Siena, Cod. Y, I, 3, fog. 38. 

' Codice delto Y, 1,3, fog, 180 a seg. ; e Cod. J", J, 7,tos.)9 
e leg. 

• Cod. C, IV, 84,fog. *GI). 

■ Ilari , La BiNiaUca Pubblica di Siena , VI, <60. 

• Cod. 7,11, t3, fog. eiBflseg. 

■ Codice detto r, li , 13, tog. 639. 
' Cod. r, li, 49. 

• Un esemplare mutilo lupplito a mano dal Benvoglienti; ■ 
fog. 4S3 e seg. del Cod. C, VI, M, — Tali feste durarono pili gior- 
ni; nel terio fu fatta una htfanata. 



364 APPENDICE QUINTA. 

condo il Cs(al<%0 sopra ricordato sarebbero stati ì'IncittOo, 
Celso Cittadini (!e Paradossr, le Rime Platoniche, le Prou 
SciiAte, ì'Origine della Lingua volgta-g,' le Amu geniilìzi^,^ 
e altri scritti iuedili): il RavviaSo, Giulio PiccolomiDÌ ^ lettore 
di liogua toscana Dello studio senese (Orazioni e Poesìe): il 
Difettoso. TeoBlo Callaccini, lettore di matematiche nellostu- 
dio senese (molle opere inedite, discorsi accademici e mate- 
matici inediti): Attilio Benvoglienti (Sonétti, Regole dell'Idioma 
totcano): lo Sjuajuarato.Sigismondo Santi (Son«Mi'): Ettore 
Nini (le Tragedie di Seneca tradotte inverso sciato"): lo Sta- 
tuto, Ubaldino d'Orlando Malavolti (flinw;' / Servi Nobili,* 
Ama- Disperato,'' La Menzogna,' commediiè; il Panegiticodì 
Traiano; tradotto '); il Satirico, Annibale Lomeri (Esposizioni 
de" Salmi di David; La Cecilia Sacra, '" la Conversione di la- 
corno Tbtomei per mezzo della Serafica Santa Caterina, " poe- 
sie drammatiche; L'Ottavio, La Nanna, La Zoppa, La Sarta 
di Contado, commedie; Concetti politici tratti da Ovidio e da 
aUri poeti; Poesie varie): Gio. Battista Petrucci {L'Alessan- 
drina, " L' Infedele, " Il Moro, '* commedie) : ii Poetante, Clau- 
dio Tolomei, iunlore (Oraiioni e Dissertazioni): lo Smarrito, 
Ascanio Buigarini (varie poesie inedile): Fabio Chigì^ poi 
Alessandro VII {Masae Jweniles," H Pompeo, tragedia):'* il 



■ Pubblicata poi da Girolamo Gigli; Roma 47S<. 

* Pubblicate poi da Gio. Girolamo Carli; Lucca, ITif. 

* Siena, 1604. 

' Veneiia, 46ÌS. 

■ Venezia, IBfl7. 

■ Sieoa, <G()4. 
' Ivi , 1648. 

' Ivi, 4614. 

» Roma, Ì6Ì8. 
" Areno, 1636, 
" Siena, 1606. 
" Palermo , (609. 
I* Palermo, (610. 
" Genova, ^609. 
" Louvre, *6i56. 
'* Stampala nel ÌGÌi. 



D,<„n:^i t, Google 



ACCADEMIE E COMCBEQHE SI SIENA. S65 

Metto {La Clarice, commedia '): il Borioso (Orazioni varie): 
il Morato, conte Antonio Pannoccbiescbi (Orazioni varie): lo 
Spennato, fra Tommaso Nelli, domenicano {Rime toscane*): 
il j/(U«i[;cjo(RagioiiameDti accademici). Nel citato Cod. Y,\l, 
23; aon molle poesie di Fiiomati; eà essi pubblicarono' un 
volume nel quale sono versi di Attilio fienvoglienli, di Vir- 
ginio Turamini, di Girolamo Buonjnscgni, dì Gismondo Santi, 
e d'altri. . 

I Filomeli. — Impresa : Le Api e alcuni rasi di rame. 
Motto: Congregantursonilu {CoAice cit.A, V,19,fog. 491). — 
« Una quantità d'Api sparse per l'aria, con cembali e vasi 
s di rame appresso, col suono de'quali esse si sogliono ra- 

> gunare e ridurre al luogo di prima, col motto Congregati- 
■ tur tonilu, figurò il Bargagli e l'accomodò giudiciosa- 

> mente a gli Accademici musici di Siena detti i Filomeli. > * 
Non sappiamo quando essi si raccogliessero, oè quanto pre- 
cisamente .scriva il Cléder a Académie des Philométiens 
» fondée a Sienne, vers 1570. » ' Neppure nei documenti 
di essi rimastici nel Cod. C, VI, 9, fog. 293-329, della Co- 
munale di Siena,' apparisce l'anno del loro radunarsi: 
solamente da una a Copia dell'Orazione recitata a' Musici 
•» la sera di Santa Cecilia in casa di M. Simone Hodi , l' anno 
» 15SS, »' si rileva che fu prima di quest'anno; poicbè 
essa ci dice nel bel principio come Tosse stata «per li tempi 
» adietro b usanza di celebrare "quel giorno oltre che con 
musicali concerti, ancora col recitare io cbiesa un'orazione 
delle lodi della santa protettrice: il che, occupando gli uffici 

■ stampata nel 1610. 

* Stampate io Brescia. 

■ Vedi Quadrio, Sfor, s Aag. d'<i]rni.Pon.,Vll,Sl. — Aocora 
il Biralll./mpnta Scella, II,3Se£eg. partaado dei Fflomad db ri- 
corda alcuni. 

' Giovanni Ferro , Teatro d' Imprese, II , 70. — Vedi ancora 
SimoDC Birslli, Im^reie Scelte, II, 70. 

■ Noiiòe ciL.paK. 43. 

* Ilari, LaSiblioteca Pubblica di Siena, VI, 160. 
' Codice dello C, V(, 9, fog. MJ-SBe". 



I , Google 



366 APPENDICE QUINTA. 

divini tutto II giorno, s'era allora dismesso, e invece in «que- 
» sia sera, nella quale tutti vi trovate gioiosi et contenli 

> bavere a Dio renduto i musicali voti in laude della gloriosa 

> Santa Cecilia, s si serebbe fatto « alcun breve ragiona- 

> mento, > corno e b piaciuto al vostro festeggiarne Re. > Dac- 
ché i Md^cì per onorare in Duomo la Santa loro con due ve- 
speri e messa solenni coreano un Re della festa, il quale 

> piglia pensiero et delle musìcbe e del banchetto che fa loro 

> come corte bandita per quella notte , con qualche virtuoso 

> tratteaimenlo. ■ ' E in vero ci rimangono tuttora^ stam- 
pate tre « Stame cantale dalla Vergine Aslrca venuta con 
» molte virtù a creare il nuovo Signore della festa de'Hu- 

> sici Senesi nel giorno di Santa Cecilia, lor festa, il di H di 
1 novembre 1589; > alle quali seguono due « Madrigali can- 
1 tati dalle Virtù seguaci d'Astrea.i Ma ie invenzioni furono 
maggiori alcuni anni dopo: e Dominando, l' anno 1608, qae- 
» sta Congregazione dei Musici H. Mariani tionoralo e vir- 

> tuoso sacerdote senese, acciò che la festa fussi più solenne 

> che per lui si potessi, oltre al complire in chiesa, e, al 

> suo tempo, alla mensa, volse che anco in sua <usa si rap- 
» presentassi certi spettacoli gratiosissimi , che fumo di cin- 

> que inventionì. Nella prima delie quali comparsero cinque 
» heroi ritrovatori d'altrettanti musichaliìsirumenUcon ba- 

> biti ricchi et proportionali al personaggio che rappresen- 
I tavano: nel secondo comparsero cinque villani con istru- 

> menti e musiche ruslicali piacevolissimi: pernii terzo 
» spettacolo si vedde la Notte ambitiosa che in tal bora del 

> suo dominio si celebrassero si giocondi e lieti trattenimenti: 

> s'aggiunse appressa, per la quarta inventione, il Giorno: 
t e, per quinta, la Gloria et la Virtù, condimenti e perfe- 

> zione di tutte i'attioni umane: traltenimenii tutti benissimo 

> consertati e rappresentati come ne sentiranno appresso le 
» composizioni.»* E in vero in esso Cod. C, VI, 9(fog, 301-^) 

' Cadice detto C. VI, 9, fog. 300. 

■ Alla Comunale di Siena, nel volume mUceltaneo a staaipa 
eegnaioX, G, Ì9.Qaest» Staaie sono senza nome d' autore e senia 
nota tlpograQca. 

' Codice detto C , VI, 9 , fog. 300. 



I , Google 



ACGAOEtllE E CONGREGHE DI EIENA. 367 

seguono: (Invenzione di cinque Villani con islrumenii ru- 

> stlcali da loro rilrovall, rappresentata nella cena e coro- 

> nomento det Re della Musica M. Già Balla. Moriani, l'anno 
• 1600j nella lor Testa di Sanla Cecilia. Allusione di cinque 
» villani alli sopra detti inventori e ritrovatori di nisticali 
» strumenti, rappresentato per recreaiione nel mezzo del 
» sopradetto bancbetlo per ordine del Her. Gio. Battista Ha- 
K riani * (gli strumenii presentati dai villani sono la corna- 
musa, il pifTerone, il cembalo, il sufilo, lo scacciapensieri; la 
composizione è in ottave, quindi in terzine con in fine alcuni 
madrigali cantati) : poi (fog. 309-315'j e: Trattenimento terzo, 
» doppo cena; comparve |a Notte et appresso il Giorno, et 

> per ultimo la Gloria et la Virili: invenlione fatta per co- 
» ronare il sopraddetto Gio. Battista Mariani Re vecchio, in- 
1 ventala dal nuovo Re M. Donato Sabini > (è in vario metro^^ 
con alcuni versi cantati In fine): seguono (fog. 319-333) molti 
versi recitati o cantati; alcuni da • Tubai, inventore della 

> musica e dell'Oliano; vestito di pelli , con corona in testa, 
s et con l'organo in mano; > altri da a Orfeo, con la lira, 

> in abito di Argonauta, laureato;» altri da a Nino, con la 

> cetra, in babito di poeta, laureato;» altri da cAndone, 

> con habilo reale, con il lento; > altii da f Hida, frigio, to- 
» gate e laurealo, con il cornetto. > 

I FiHocriUci. — Impresa: La pietra di paragone. Motto: 
Veris quod possit vincere faba (Codice cit. A, V, 19, fo- 
glio i9i). — * Ebbe questa la sua origine.... dal cbiarissìm» 

> filosofo e medico Pirro Maria Gabbrielli, lettore primario 

> di medicina teorica e dì botanica nell'Università di Siena, 

> il quale ne fondu i principii nel mese di marzo 1691. Ce- 

> leberrimo è il suo istituto, che, a somiglianza della Real 

> Società d'Inghilterra e dell'Imperiale Accademia Leopol- 
1 dina di Augusta detta Ae' Nalwae curiosi, non d'altro 
» tratta che di scienze mediche, massimamente sperimeiT- 
s tali. > ' Vedi ancora la VHa^ di esso Gabbrielli. Di questa 

' FibisDi, IbmoHaail., pBig. 93. Vedi ancore Gigli, Diario 
Smeif, t, 118. 

* Nelle Vile degli Arcadi Altutrì, Roma , IT1D. . 



I , Google 



368 ArPEMDICE ODINTA. 

Accademia tuttora eatstenle (alla quale fu poi aggiunla an- 
cora una Seiìone di Scienze Morali) molti documeoli, mano- 
scritti e stampali, sono -alla Comunale di Sieoa.' 

Accademia Grande. Vedi agli Intronati. 

Gli Infuocati. — Impresa : Una lama di ferro infuocata, 
sopra l'incudine da due martelli percossa. Dotto: Jn qua- 
scamque fortaas (Codice cit. A. V, 19, fog. 501). — Tale impre- 
sa, con la quale intendevasì «di signlBcare che la volontà 
» calda e infuocata verso la virtù, messa con studio e fatica 
1 intorno a gli alti e all'operazioni, le conduce a qualunque 
B maniera e forma dinobileepregiatissimoeffetto,» ritroTò 
Ippolito A ugusiinì e per uso di certi giovani gentili drizzanti 

> un'Accademia che degli Infocati addlmandavano: »* e ciò 
sarebbe stato cvers 1580, > secondo it Cléder;' csul finire 

> del secolo XVI, > secondo il Quadrio.* 

di' /mmoMi. — Impresa: Due Freccio in aria, una prima 
e una poi, cbe vanno diritto alla mèta. Motto: Yisiitttwuna 
(Codice cit. A, V, 19, fog. 500), — Questa È la sola notizia cbe 
n'abbiamo trovata. 

Gli Innmtinati. — e Gì' laiiominali non fecero passare la 
I memoria dell'impresa loro: ma solo si trova che nell'anno 

> 1533 Giovanni Savini sostenne le Conclusioni legali scrì- 

> Vendesi Academicus Innominalus. i Cosi il Gigli,' regi- 
strando le Accademie di Siena. — Mancano al citato Cod. A, 



Gli Imominali (altri). — Impresa: 11 pianeta Giove coi 

< Ilari , La Biblioteca Pubblica di Sina , Vi , 436. 
■ ■ Scipione Barbagli, Deli' Imprue, pag. SII e Geg.: nel qui 
trattato Ippolito Augustlnl è uno degli inlerlocutori. Vedi aactis U 
Ferro, Teatro d'Imprese, II, 3iS. 

* NMceeìt. pag. 16. 

* Star, e Rag d' ogni Pota., I , i 0*. 
' Diario Stnet» , 1 , 3*9. 



I , Google 



ACCADEMIE E COHGnEQHE DI SIENA. 3C9 

satelliti. Motto: Nomenmeruere teguendo. — e Altri Innominati 

* sono oggi gli Accademici del nobil Collegio Tolomei;i quali 

* sigiiificaroao la loro devozione al real protettore, il So- 
1 vranodi Toscana, coh figurare i satelliti di Giove, o siano 
» le stelle medicee, pregiandosi che nomen meruere sei/uendo. 
» Il padre Gio. Giacomo Ghczzl gesuita, nostro Inlrmato 
» dello il Verecondo, ne fu l'inventore. »' — Mancano al ci- 
tato Cod. A, V, 19. 

Gli Inquieti. — Impresa: Una fiamma ardente. Motto: 
Doner.ad tpheram (Codice cil.j4, V,<P, fog. 499).— Questa à 
la sola notizia che ne abbiamo trovala : anche il Marescotti 
non n' aveva alcuna e ne chiedeva al Benvoglienti. ' 

Gli Insipidi. — Impresa: Un Gìravento combattuto dd 

quattro venti. Molto: Secondo ti tempo traaagliandovdto (fio- 
Ateo cit. .4, V, 19, fog. 496). — Il Benvogiienli in una sua mi- 
scellanea autografa (che ora è il Cod. C, V, 3, della Comu- 
nale di Siena) dà una compiuta notizia (fog. 201 tergo, 206) 
dell'Accademia degl'Insipidi,' raccogliendo (come egli dice 
ivi, fog. 306| f il lutto dal libro antico della detta Accade- 

> mia, esistente nelle mani di Gio. Frane. Camozi scriuore 
I dello Spedale di Sunta Maria della Scala, t Questo libro an- 
tico, cbc sappiamo, più non esiste: e le notìzie che da esso ci 
ha conservato il Benvoglienti sono le seguenti i Accademia 
D de f}' Insipidi. Questa ebbe il suo nascimento l'anno 1546, 

> alli 5 di settembre,^ e i fondatori furono: Michelagnolo, 
■ dipintore; Gio. Maria, tentore (tintore); Leonardo, llta- 
» toiaio; Anton Maria, sellaio. I quali trovandosi nell'orlo 

* di Santa Maria de' Servi stabilirono, il medesimo giorno, 

> l'impresa dell'Accademia, che fu (per usare i loro propri 

> termini) un Travaglio con uno stile e sopra un giravento 

'Gigli. Diario Samate, l,ÌS9. 

* Vedi II Pretaiione alla presente Appendice. 

■ Vedi accora le sue Laltere, tomo ili, pag. IBI. Che ora è 11 
Cod. E, IX , 3 della ComuMle dj Siena. 

' Erroneamente il Cléder ffolice cik, pag, 16: ■ Académle 
a dc3 Iiiiipidei, fondée a Sieane, ven tKU.... ■ 

C. Hiiii. — Tol. II. S( 



370 APPEIOICB QUINTA. 

» combattuto da quattro reati, con un verso intomo che dé 
1 ceva : Secondo il tmtpo travagliando volto. E percbè il Dome 

> della detta Acccademia si fionracesse all'impresa, volsero 

* che fosse chiamata de gr/ntiptdi'. Alla quale providero di 

> capoesÌtniore,coanoR]ed'j4rciAn)niAi,Gio.Haria tento»; 

> e per il primo lettore Tu deputalo Michelangelo dipintore: 
) il quale, alti IS del medesimo mesa, fece la sua prima le- 

> lione, nell'orlo de'Pecci, aopra un sonetto del Petrarca, 

> che comincia: f Questo b il giorno che {al) sol « scolo- 

> raro-.. > E dopo si lesse un sonetto di Letmardo filatoiaio, 
s il di cui prineipio è t^ : ■ Questo è quel giorno che la to- 

> atra fama.... » Inetti i componimenti, furono ricerutì alcuni 
1 nell'Accademia; e a ciascuno d'essi fu assegnato il sopran- 

> nome, perordine dllulli, da Micbelangiolo, pittore, Cin^ 

> inotfo; Giò. Hana, tentore, Strazioto; Leonardo, filatoiaio, 
y Aggravato; Anton Haria, sellaio. Sciamanna; Lattanzio 

> Pannolini, Jtfolaccorfo; Girolamo, calzolaio, Sboccato; Giu- 
» iio, tentore, Impentierito; Luca, sellaio, Ti'tniifo,' Simoiie, 

> tessitore, Tribulato; Girolamo Haauucci, Menante; Già 

> Antonio, setaiolo. Piacevole; Silvio Tommasiui, ceraiolo, 

> Saputo. Alii 19 settembre 15i6 lesse il CimolUt il sonetto 

> che comincia ■ Quel che inSnìta provvidenza et arte.... » 

> Dopo si lessero altri sonetti; cioè uno iett'Aggriaato; e So- 

* coado il tempo travagliando volto...; i uno dello Sciamon- 

> na, cNacqui girando e non so se gli è vento...,» ed 6 so- 

> pra la concuccia; alcune ottave del Malaccorto ^ i Pensoso 

> e stanco e addolorato stommi.... ■ Il medesimo giorno si fe- 
■ cero gli oflSziali e furono: Aggrav(ao, Malaccorio, conti- 

> glieri; Saputo, cancelliere e camarlingo; Sciamanna, hi- 
» dello; e fu accettato nella detta Accademia Francesco 
» stampatore; ei Bilico. > Tralasciando le cose meno impor- 
tanti, pare che gl'Jnnjndi si adunassero un* volta la getti 
mana, forse la domenica: e allora leggevano poesie degli 
Accademici, facevano gli offlzial), ammettevano nuovi soci. 
< 11 3 novembre fu ammesso Bartolommeo calzolaio, Palluz- 
t Zola: crealo coiraigliere il Tributato; con la privatloae del- 

> l'Aggravalo perchè non fu alla lezione passata. A d) 7 iu>- 
» vembre tesse il BiUco: < Rotta è l' alta colonna e 11 verde 



I , Google 



ACCÀDEHIB E CONGREGHE DI SIENA. 371 

■ lauro...; > e alcune composiziooi dj roreslieri. » Le quali 
compoaizioni di non accademici » trovano rammentate, come 
lette, ancora in altre adunarne. ■ Nota cbe il 37 di feU)raio 

> non si lesse rispetto al iMndo de' Signori Dieti, perchè co- 

■ mandah)no che non si tacesse conTenticole. A di 20 detto 

• {aprile) sì Teee la rsunata e si lesse: dopo si dismesse fino 
» all'ottava di pasqua. Si dismesse l'Accademia fino a lutto 
B ottobre 1559. Nel 1559 la prima domenica di novembre d 

• raunò, e fu Tatto Signore 11 Piacevole. In un ricordo del 

> 1568 si trova cbe il primo onorato dall'Accademia della 
» corona di gramigna fu il Baccolto, il quale s'era molto affa- 

> ticato In fare cose piacevoli e di gusto alla città come fé- 
» sto, triona, ec. Nel 1579 ai 5 di luglio In Salicolto' con- 
» fermalo signore dell'Accademia Adriano Meocci, il Curiato. 
s Nel 1581 alli 26 di settembre si dismesse lino al 1588 » al 
10 di luglio. Nelle adunanze del IT e 25 luglio di quest'anno 
1588 furono proposte alcune Questioni. « Et il medesimo giorno 

■ (3 agosto 1588} fu ordinalo si facesse Tannale. A di 21 

> (agodo) fu vento (cinto, cioè ammesso in Congrega vincen- 
B done il partito) ìa Beccharia {Beccheria)^ nella stanza de 
E cuoiai, Gio. spadaio, di Monte Varchi; Àtlillato. Al i set- 
» tembre furono proposte altre Questioni, fra le quali una; 

• ■ Qual cosa sia più difflcile, amare e fingere di non amare, 
a non amare e fingere d'amaret x e f u risoluto esser più 
» diffieìle amare e fingere di non amare. AHI 8 di settembre 
» si fece pasto a tutti gl'Accademici , che erano 30. Nel 1599 

■ alli 9 di maggio, dopo la colazione, comparsero tre gio- 
» vanetti bellissimi rappresentanti Amore, Orfeo e Anfione; 

> e si sentirono in musica sontuosissime composizioni. II 
» 16 maggio furono proposti più Dubbi {ossia Questioni). * 
Dopo altre notizie il Benvoglienti riporta una iLista de'nomi 
» e economi di tutti gl'Accademici * dai fondatori, nei 15i6j 
al 1616; che sono a numero 190 accademici: poi alcune im- 
prese di alcuni di essi. Ha questa Congrega durò più che il 
1618, perchè incoronava sempre il suo Principe (vedi la Bi- 

* Altra strada di Siena che serba sempre ti medetlmo nome. 
Iti si nccoglieviDO alle valte ancbe t Rotti. Vedi nel voi. I| nel- 
rAppeodice 1, le nota al Gap. IX, tn quelli <M tS3t. 



373 ilPPEHDIGG QUINTA. 

bliograBa di essa) Del 162S. Si riunì ai Rozzi verso la metà 
(vedi qui gatto agli IiOrtccieUi) del secolo XVII; e questa fu 
la Bue di tale Congrega, che il Cléder pone più presto, di- 
cendola: ■ dissoute en 1568 par les Hédicis; > ' dalla qual 
generale soppressione delle Accademie e Congreghe 'di Siena 
gl'Insipidi risorsero. 

La • Lista de' nomi e c^aomi di tutti gì' Accademici > 
dal BenTogliemi posta dopo le notizie degli insipidi, sopra 
riferite è la seguente. Sebbene apparisca non molto esatta 
b riferiamo com'6, mancando ora il modo di correggerla: 
poniamo sotto 1 rispettivi nomi accademici alcune imprese 
che il Beavoglienti aveva riunite tutte ia foiido^ ed aggiun- 
giamo di nostro alcune altre note dichiarative. 

FONDATORI (15i6). 

Michelangelo, detto Scalabriao, ' di- 
pintore Cimotto. 
Leonardo di Antonio, Rlaloiaio di seta Aggravalo. 
Giovan Maria di lacomo, tintore 
Anton Maria di M. Antonio, sellaio 

Silvio di Bastiano Tommasini, ce- 

raiolo • Saputa. 

Francesco dì Simone [Bindi] stam- 
patore ' BiUco. 

Gio. Antonio di Alessandro Buon- 

vlsij * setaiolo Piacevote. 

' dotte» ee., psg. <6. 

* • Scalabrino, Uomo Ecaltro, detto da Calthrino, della Cila- 
■ bria I cbe prodiioa uomini Ingegnosi ed accorti. > Salvia. Pier, 
Buon., i, 4,18. ■ Dicesi Sci lab rÌDo un nomo sesKro, Ecaltrito. ■ 
Tomm. Dit. Ling. Aol.— U nostro UishelBDgelo, figlio di AdIodìo, 
visse dailSDS ai 4581. 

■ Un di quelli cbe elamiWTaDa te commedie dei Rossi. Vedi 
la loro Bibliografia (AppeDdice III io questo volume: e nel I ■ 
pag. »3). 

' Cli' egli tosse setsiolo il Deavoglienli lo dice nelle NoUiifl 
degli hsipiil aopra riferite. 



, Google 



ACCADEMIE B CONGREGHE DI SIENA. 



GiOTanni dall'Aquila 

Girolamo di GioTaD Battista 

Girolamo di Giovan Francesco 

Lattanzio di Girolamo Fedeli, ' mer- 
eiaio 

Giulio di DotneDico, tintore 

Simone, tessitore ' 

Girolamo di Matteo, calzolaio 

Luca di Giovanni, setaioto 

Gerbone di Galgano Galli , dell' arte 
de'panniiini 

Ascanio di Lorenzo, ballerino 

Uatlio dì Galgano Galli * 



Manincmoso. 
Ombroto. 

Gelido. 



Impensierito. 



1517. 



Andrea di Gioy&nni. Spagnuolo 
Pompeo di Lorenzo, ballerino. ' 



Vii^ilio di Bartolonuneo, portiere di 
Palazzo 



* Nelle No lizie riferitA U BenvoglleoU, dlcendoto mereiaio, 
gli dì per impresa uu Gabbia taiu con dentro un uccello , e li 
mollo Latto 1 eha poco accorto (m ia prima : e poi col Dome di 
MaiaceorUi ricorda un Lallsaiio PiddoIìqì. Forse d una sola e me* 
dedma persona? 

' Nella HoUiie riferite dice il Bearogilienti ohe fosse tes- 
sitore. 

* Con quealo nome di Timido nelle Notizie ricordati no Luca 
sellaio. 

* Deve esser fratello di Gerbone ricordato di sopra. 

' Fratello certamente di Ascanio, anch' esso ballerino, gii 
ricordato j ambedue Qgli di iMt^tt-Ao , parlmecte ballerino, accolto 
nel 4533, col nomii di AUenlo. fra i BomÌ. [Vedi nel voi. I l'App. ]I). 



H APPBMDICI OinMT&. 

1549; 

Ginlamo di Iseomo Nanoueeìj ma- 

terasttio Mmante. 

15S0. 

Bartohmmeo delle Baie, calzolaio * Paibazoli 

mi. 

Orazio di Antonio , materassaio Bemeto. 

Teofllo, spulale: figliuolo della 

Scala * Argitto. 

1553. 

Ser Pietro da Sciano Yàpo. 



DomenlGo di Qismondo, sarto, e 

banditore Deiìoto. * 

Pietro di Domenico Ardel, merdaio Affilato. 

■ iBUHMCeli (tt tori htli lo SlsDB net 45Uqiie*to Bartolon- 
meo lesa la mraio «Ho iteocato uo parata, e poca mancò non 
foue Dcdio da utto di Msl liroaslo nelle mi. Vedi nella Ifuova 
Alcologia, Serie II , rol. XXVIII , pag. 577 e se^g. Le Fnte wmh' 
per \a Madonna d'Ageilo mI 4Bi6, da noi pabbUcate. 

* Cioè bastardo. FigllaoJo dello Spedale migglore di Stenti 
detto di Santa Maria delia Scela. 

■ Dal 1MSS al SS non i\ ridanarono gli Insipidi [redi le Notizie 
premease), come tu per latte le Accademie e Congreghe di Siena 
(Tedi (ol. I, pag. S3). I Aosii Uoqaero più ■ lungo i Ano al 1661 . 

' Fu di cognome Tregienl, come al ha da uà Codicetto dalla 
Comunale di Siena che contiene lina eoa Sappreaentazlono. Ebbe 



ACCADEMIE B COKORECHE DI SIENA. 3/5 

Bastiano, merdaio Noioto. 

Orlando Celli Saumito. 

Ser Saluslio di Matteo fornaio Avcnlato. 

Ventura di Favolo BavvUto. 

Auslino, pellicciaio. AMormentato. 



1560.* 



lacomo di Giovan Battista Cappanni 


Vantaggioso. 


GIo. Fortuna del sig. Capitan Binde, 




orefice 


Astortito. 


Niccola di Girolamo, manescalco 


Sckitzinoso. 


Ippolito di Favolo, libraro 


DiMiioso. 


Benaldo, manescalco 


Svof^ùUo. 


Giulio di LoreuEO Lenzi ' 


Slabilf. 


Pietro Favolo Ricci, da Casole 


Capriecioso. 


Pier Francesco di Martino, linalolo 


Mera. 


Niccola CaBtelluccì di Aretto, stu- 




dente 


Confato. 


1661. 




Vittorio di Satvadore, ligrilliere' 


ScompagneUo. 


VinceuEo, manescalco 


Cortese. 


Ser Barlolommeo, prete 


Megro. 



per Impresi (it BeoTogllentl non in ricorda) an Dlatnante incasto- 
nilo 1d uq anello e pernosso dall' acciarino, col mollo Dal folle de. 
itar poco l'acquista; come si vede nel frootesplslo di molle saa 
COM a Blamp*. Sema dubbio egli e il plb Ulustre fra gì' /ntipliH , 
rest»Ddoci di lui otlo Commedie od EglnEbs pastorali o rnsllcati ; 
un Dialogo; Dodici Mascherale; Ire sacre RappreMotazioai. Vedi 
1d questo volume, celi' Appendice IV, la Bibliografia degli in- 
tipUi. 

* Dopo il nome si leggono questa abfirevlailooi ; <■ Fr Cap" 
> per disper* d' amore. > Da iataodersl forse ■ frate cappuccino 
■ per diEperaziooe d'amore? > 

* UgrittUre voce alTatio particolare senese; ora non più In 
uso. Vedi nel voi. 1 a pag. 328, io nota. 



\i APPENDICE QUINTA. 




Vincenzo di Lodovico, vilettaio 




Fra Pasquino, dello Spedale della 




Scala » 


Tempestoso. 


Cesare di DanieHo , manescalco 


AgiiOo. 


Mariano di Pietro Scaramucci 


PuUto, 


PaTOb di Pier Francesco Dei 


Copioso. 


Pietro di Mariano Haz|antini 


HaccoUo. ' 


Silvio di Domenico Gucci 


StrafaiciOM. 


Lorenzo di Favolo Resini 


Proaio. 


Marcantonio di Dartolommeo Fenari 


Tiepido. 


Ser Glovan Baltisla, prete 


Mrijnfo. 


Cesare dì lacomo, pianellaio 


Scoto. 


Aurelio di Giovanni, da Colle 


Frettoioio. 


1563. 




Scr Adriano Meocci 


Curioio. ' 


Vincenzo Andreucci 


Uóivers<ae. 


Claudio Borselli 


Griccioio. 


Camillo Rocchi 


AUem. 


Leandro Cantoni 


Slietto.* 



156i. 

Pietro Bonivoli Sprovislo. 

Giovan Francesco Alberti, prete* Inviato. 

' Forse uno d«i frali pel serrlzlo rellgioGO -«Ilo Spedale di 
Sani* Maria della Scila: inticamente dicevansi • frtl[ ■ ancora 1 
laici al serri/lo di quella Casa. Vedi Starno detto Spedale di Sietn 
[Bologna, 1X77). 

■ Fu II primo coronato dalla Congrega con uoa corona di 
Rramigna per Gaserai distinto in faste e infeniioal. Vedi aopra le 
Notizie. 

' Una Lanlerna col Motto È pur eomm detto l'andar cer- 
cando èdetta essere l'Impresa detCurioaa: ma alccome nel 4595 
vedremo ammesto fra gli Iniipidi un Giovan Battista Pulciani, eh* 
fu egualmente dello il Cwioto, dod sappiano a quale de' due ap- 
partenesse l'impresa della Lanleroa, 

' Impresa un Diamanle fa campo aziurro. Mollo: Stiello. 

' Lelleralo a poela assai riputato a' tempi suoi. Vedi Ugor- 
gieri. Pompe Sneti. Til. XVIII, N° LXXIX. 



I, Google 



ACC&DEUIB E CONGREGHE DI SIENA. S 

Pellegrino Guidocci Volontaroso. ' 

VìDceaio Rustici, [pittore'] AOettato. 

Anselmo Garosi, [pittore] fiutalo. * 

Ercole Spinetti Utàlo. 

Camilla Ciotti - Ruvido.* 

GfovaQ Battista Gioiti [stampatore] Contrario. 

Francesco, calzolaio Faceto. 

Iacinto Alanasi Timoroio. 



Lorenzo di Bernardino Oppi [libraio] Conversevcie. * 

Salreslru Marcbetli [stampatore] Svegliato. ' 

Barloiommeo Mealli Stretto.^ 

Alessandro Turchi, orefice Ardito. 

Leonardo Cartella, sarto Impresiionato. 

Ser Fulvio Ronconi, notaro' Affabile. 



* Impreu; una Vite percosM da'raggi del &o1e, appoggiala al 
EUO palo. Malto: Con ia DolonU. 

* La paro)* ■ pittore ■ qui, e al scgoeDte, non è di mano del 
BeDvogtienli. — Figliuolo d'Aleasaadro e pidre d'AgoBlino parl- 
meote pittore. Morì nel 1601. 

* impresa : una Mano Bopre udo atlpile la una crocerà di 
strade. Mollo: O^ni tviato unito. 

* Impresa: una Manna di Uno. Molto; Autiido lan, ma con 
l'oprar pv^tto. 

* Dal 4581 ali' SS dod al raduoarooo gì' Intipidi: vedi le Ko- 
tixie premesse. — la questo periodo , più ohe allrove, apparisce 
saltuaria e inesatta la Lista di esd formata dal Benvogllenll ; alcuni 
degli ammessi in quest' aoao SS sodo ricordati solamente nelle No- 
tizie dette. 

* Impresa; una Lucerna; manca il Molto. — Aveva bottega 
nella via di San Martino: Vedi in questo voi. a pag. !15 una Ma> 
acherata del Di^eUevole. 

' Impresa :* un Gallo. Molto : SvegUato , loeglio. 

* L'Oppi, Il Marchetti e li Mealli sono dal Benvogtienli regi- 
Bistrati, nella Lista, all'anno iei6V e all'anno eS nelle Notizie. 

* Ott Girolamo Ronconi (r[7nlu0nat«)abbiamoavuto occasione 
di ricordarlo nella Bibliografi* dei fio»i. Parte prima, N° S3. 



S XPPEKIHCt QUINTA. 




Ippolito Serti, pittore 

GtoTan Battista Ciglietti 

Sor ADtOBlo Maria Bartalloi, prete 

Fausto, Speziale 

Marco Antonio BuoDflgU, notaro 

Glorannl, spadaio, da Hooterarehl 


Furiou.^ 
n-edilo. 

Accomodato. 
AltiUato. 


1&9Ì. 






OiUnato. * 


ÌVS5. 




GIoTan Battista Pulclaoi 
Pier Antonio Scaramucci * 
Francesco Bartalini, pltlow * 
Girolamo Barlelti 
Teofilo BarlaiiQl 
Taddeo Temperi, linaiolo 


Cwioso. 

Tmpeitattt. 

mtprtUao. 

PauoK.* 

Trat&mo.* 

AvwMo. 


1596. 




Ser Forlanio Sel»i 
Federigo Scala ' 
Strabene Andreucci 
Adriano Bracci, ceraiolo 


Modesto. 

Attento. 
Deiiderata. 



' Impma: un Dirdo scoccalo dill'arco; maoca It Hollo.— 
Questo pittore cbe Xa Sglluolo di TomnuiM mori nel tSM. 

* Impresa: ud Diamante tra l'Iocadine e 11 marlello. Holta: 
£>' omN ìa vo$ira mia dureita irlnc*. 

* Altro Scaramucci era slato ammesso nel (561. 

* UarlDflEI6D9. 

' Impresa: uno ^iio da monete, Holto: Hi li ttt stiri 
acqueta. 

' Impresa : una Nave ; manca il Ilotlo. . 

' Coslul è Federigo Soleti fondatore del Seminario che preie 
da lui il, nome, fu peritissimo Dell' Arllmeilca , stette 35 anni nello 
Rpedde dalla Scala di Siena, e SI io Roma. Mori di TO anni 11 IB di 
marzo 4645. (Vedi Ugurgclerl, Pompe Smsti, I, 676; Statuto della 
Spedale di Siena (Bologas, fS'TJ. pag. 367 e 380. 



aogW 



ACCADEMIE K COMCREOIIK DI 8 

Cosimo Focarl 

Costanzo Sodìani, legDaiolo 



Augusto Lenii 


RUealdatù. < 


Teodoro Colonni, ceraiolo 


Piacevole. 


Cesare Evandrì, tintore 




Adtiardo Damiani, sarto. 


Raccolto. 


1598. 




Alessandro Benocct , prete 


Chpo. 




Stecchito. 


Fausto Amaronl, leeisla 


Sodo. 


MicheiHngiDlo Tremonti, dottore 


Attrattivo. 


CristoCRno Rettori, aeUiolo 


Scktto. 


i59&. 




Domenico Mescliini ' 


Variato. 


Giorsiuri Naidi , cuoiaio ■ 


Sottile. 


Francesco Cenni 


AccoOmte. 


Ser Annibale Neili 


StabOe. 


Ser Alfonso Stellini 


Aitdace. 



Giovanni Domenico Peri, poeta, d'Ar- 
ddosso* 



■ ImpresB: uni Pina topn 11 fuoco; oiinct II Uolto. 

> Tedi Dgurgeri Pompe Smfti. Tlloto XXXIll , N° LXXVI. 

* ( Oggi D«1 Ciltadioo , ■ iggiuage 11 Benrogllentr. 

• Di taf vedi Ogui^ltrì, Pompe Stoni. I, 60!: Janll Nidi 
Er;thn«i, Pinaeotheeatmagtimm iUuttrUtm éoetrinaec., pag.366i 
Traccili, Poe*. Jial. Jnedit., IV, ISi, Di giovine fece vita quaii 
selvaggia pe' bocchi , poi lemprc 11 contadino , sebbme coadotto ■ 
Boma In caia di prebti e alla corte d< Coilmo II, dal quale ebbe 
modo di vivere piti agiatamente. Di lui sono a stampa; llShvngo, 
hvoli caccUtoria (Siena , 4606) : le Javtntioni poeliclif rapprewQ- 
tale io Arcidosso ai Sereniaslmi dt Toscana 11 K d' ottobre 16lt; 



880 APPENDICE Q 01 NT A. 

Alberto Alberti Sfrenato. 

Celso Bonciardi Attico- 

Alessandro Gsllouoli Familiare. 

Baldassarre Ceccopieri Leggero. 



PaoBlo Pellegrini 


Faceto. 


Gioran Francesco Camoizi 


bKogn&o. 


Annibale Grifoni, spesiate 


Gottoso. 


Francesco Timpani 


Cirioto. 


Guasparre Mosci olono 


Barbaro. 


Martino Moroni, orefice 


Vioace. 


(601. 




Cunio Menicucci 


Pertittaee. 


Giulio Corbrzii, materassaio 


Agiato. 


Giulio Gabbrielli 


StuzziaOo. 


Filippo Bertuccinì 


Fumoso. 


Camillo Corvi 


Abbozzttto. 


1603. 




Canziano Saracini, speziale 


FasUao.*^ 


Ser Carlo Cinetti 


VolubUe. 


Alessandro Salvucci 


Appuntala. 




Pronto. 


Orazio Crespini 


Aveentato. 



ioventale e descrUle da esso Peri (Sieni, 46IS|: Fiemìé DUtrmia; 
la veotl cbdU in ottava (FIrcDze, 16*9): Il Ttmpia M«dio»a o xxn 
Il Paaarala dsl 5«rMJitiffla Coiàno II; rime e prose (Sleaa, 4681): 
ilIfamloDgMlaldpoanuiacro,' Id Dove cinti in ottave (Sìeni, 1637): 
Za Rolla Navale; lo seiki canti in otUVB(Sleiu, tfii!). — D'ine- 
dito, nella Comunale ili Siena, La Gvrra Angelica, tragicomme- 
di* spiriluale , e alcune Rime Sacre; vedJ Ilari, 1, ^^^, «SS, SOS. 
' Impresi : un Carro trionrale. Hotlo : Ptr «Mr, nm par fa- 
tto, al fallo wrvo. 



Google 



ACCADEUIB E CONGDEQHE DI 8IE!tA. 


Maurizio BUli 


Amolato. 


Giovanni Cheri 


Impacciato. 


Giovaani Ranelli, prete 


Assetato. 


Bastiano Palcaoi, prete 


Sicuro. 


Bastiano Parigini , 


Aperto. 


Girolamo Meschini 


Acceso. 


Giovan Battista Bartalesi 


Accollo. 


Orazio Bellini 


. Allacciato. 



Cositno Fanelli 


Borioto. 


Presildo Franeeschini 


Ardente. 


Girolamo Chioccioiini 


Canto. 


Marcantonio Vannini 


Infaccendato. 


Andrea Anneilini 


Scaltrito. 


Giovanni Leoncini 


Universale. 


Quiniilio Canaccini 


Affannato. 


Ansano Borselli 


Solitario. 


Ottavio Girolami 


Riposalo. 


Laurenzio Biagl 


Avvistalo. 


Eugenio Specclii . 


Spensieiito 


Girolamo Alessandrini 


Assegnalo. 


Cesare Brunori 


Atticciato. 


Pasquino Livi, orefice 


Mansaeto. 


Silvio Piffari 


Umoroso. 


Calisto Tosi 


Risentito. 


Micbelangiolo Panducci 


Timoroso. 


Cornelio Perretti 


Arguto. 


Ascanio Cblocciolini 


Arabico. 


Lelio Canaccini' 


Acerbo. 


Bernardino Grifoni 


Acconcio. 


lacomo Pacini 


Assiduo. 


Ansano Canaccini 


Riposato. 


Ser Agostino Vigilanti 


As^ro. 


' A quello noma 6 un tritìo ricordo ; 


I fu impiccio. ■ 



ss &FP£KfiICB QOIKTA. 

Ser Celso Guccl , Grata 

Pietro Favolo Cheri ' Freddo. 

Ser GìotsddI Andrea Pellegrini Smarriti^ 
Barloloiiimeo di Guglielmo Belli, pit- 

lon . Addormesiat». 



Ser Agostino di ser Giuseppe Scbeggi Fono. 

Niccolò d'Aurelio Faraone , musico ' Capriccioso. 

BemardlDO HtHiciotti Apparente. 

1607. 

Hatieo di Andrea Scannabecebi , le- 
gista Affinato. 
Agostino d'Anselmo Garosi [pittore*] Addiaceitdo. 
Andrea Argentini, oreOce Amoroso. 
Giuseppe Bartali Aggraimio. 
Salustio Piumi, speziale (gitelo. 
Ser Marco Antonio Torelli Scompoiptate. 
Giovan Battista Biagini, caliolaro Ombroto. 
Ser Andrea Cianfardi Entrante. 
Benedetto Zoccoli Affàbile. 
Giovan Battista Matti t^tervante. 
Gioyan Battista Faleri Spaiimato. 
Zanobi Mannelli ForbUo. 
Girolamo di Giovanni Ifaldi Xetcolato. 
Hattio di Giovanni Naidi, medico * Béiertiaiù, 
Giovan Battista Paccbiarotti Gioviate. 
Ser Benedetto Vieri, da RadJcofani A^gimlalo- 
G urliamo di Andrea Hontueci Gon/Eo. 

< Pirti di lu) r Ugurgleri , «p. dt., Tilolo XXII, N*. II. 

■ Che rosse pittore l'abblaniu upulo dil sig. Gwtino WK^ 
ADCbe il pidra d) lui, AdmIdio, immesso nel iKi, en pltlon- 

■ Lettore nello Studio di Pi» , e medko <Ù pip* Aia»* 
dro Vtl. 



D,<„n:^i t, Google 



ÀCUDEHIE E COKQBEOHB DI 8IEHA, 



Barlolommeo di Domenico Ciotti Sw^eDole. * 

Agnolo di Luca Saivi. Tiepido. 

Slehao Focari Trasandato. 

Angelo ài Florìndo Mei Tramato. 

Pomponio dì Cmzio Atanasi.* Soaliato. 

Barlolommeo di Cosimo Luccbi' Facile. 

laeomo di Franco Santi MI»vstÌto. 

Qui finisce la lista data dal Benroglienti, restando una 
Impresa di un Paio di bilance, senza il Motto, detta dei r<!ni- 
peralo, che non comparisce tra gV Insipidi, registrali qui so- 
pra. Bel resto la loro Congrega durava ancora , come abbiamo 
veduto, quattro anni dopo, nel 16^2, e si estinse, riunendosi 
a quella dei Rozzi, intorno alla metà del secolo XVII. 

GU Intrecciati. — Impresa: Una Ghirlanda intrecciata 
di edera alloro e mirto. Motto: Quando /la che sua pari al 
mondo trovi (Codice cit. A, V , i9, fog. 497). — Quando na- 
scessero, non abbiamo Irorato : si riunirono ai Bozzi nel I66S 
(come qualche tempo innanzi arerano fatto gli Awiluppati , 
HV Imipidi , i Rozzi Minori), € conforme si vede osservando 
» un'antica cartella appesa nella sala più interna dei Rozzi 
» stessi. »' * 

CU Intronati.— Impresa: Una Zucca da teneryi destro 
il sale, con sopra incrocia ti due postegli per batterlo. Motto: 

* Non sappUmo se In qiMMo decuDoIo (1tìOT'<8} la Ctmgregt 
«lue no. 

* Svotltrt é torna seaete per Stoigere: qui Srolgavola deve 
stare per Uu labile, Volubile. 

* Dopo questo DOEBe è un tristo ricordo; vi li legge : • fu im- 

' Secondo marlM d«1)i madre di Pietro Sorri pittore. 
■ Rkal, BilaaiMu, psg. M- Vedi ancora Fablatti, Jùmoria, 
pag. i9; Gigli. tHario.ì.tXS. 



I , Google 



384 AprEKDtCE QUINTA. 

Metiora l/Usìd (Codice cit. J, V, 19, fog. 495). — Sebbene 
l'arcbivio, in ben quarantanoTe valutili, di questa celebre 
Accademia si conservi nella Comunale di Siena « tale quale 
> fu depositato dal suo segretario cav. Orazio Sansedoni al- 
■ l'epoca in cui l'Accademia insensibilmente si estlnse, i' 
cioè al chiudersi dei secolo XVIII, pure, siccome solamente 
nel 1696 e da Girolumo Gigli, allora segretario, * si pensò a 
raccoglierne le notizie, cosi È avvenuto che in quest' arcbì- 
TÌo le memorie più antiche mancano o sonti sospette , perchè 
raccolte troppo tardi, e un po' ancora per il loro raccogli- 
tore. Quindi inlorno alle origini degli Intronati è gran que- 
stione, fatta palese dagli scritti (oltre più anticbi accenni) 
che sopra questa materia hanno discorso, come sarebbero: 
un Discorso di Turno Pinocci; ' un Discorso del Segreto 
(cav. Alcibiade Lucherini); * una Lettera i&ÌV Economico 
(Girolamo Gigli) al Pratico (Antonio Magtiabechi) ; ^ una 
LeEione (1730] dell'abate conte Francesco Piccolomini; ' 
una Dissertazione (1772) ieW Elevalo (abaie Ascanio Baldas- 
seroni) : ' e del Benvoglienti più cose ; un Discorso , un 
Estratto di notizie dalla Lezione del Pìccolominf, una lettera 
(1730) ad altro Piccolomini , ed una (17ti) all'abate Salvino 
Salvini, ' la quale ci servirà di guida nella presente notizia. 

■ ilari , La Bihliofeta ec, VI , 1G6: vedi ivi e seg;. it roioHlo 
e ditigenla spoglio di tali Codici (segnali ora T, I, <-»8, T, 11, 
t-tl), alcuni del quali, numerali progreesiti^enle, sono detti, 
fln dal lampo dell' Accademia , Ittfchini, da)la Impresa di hsm. 

' Vedi la Prefazione al Cod. 7, 1, 3. — Ci dice il Fabiani [ile- 
moria, pag. i3) elle 1 componlmanli accademici degli Introitati fu- 
rono raccolti e rlposll nel loro Archivio dall'abate Galgano Blclil > 
Insieme ancora con alcune tnemóne dell' Accademia. 

' Cod. r, I, 3. fog. IS'-lii. 

' Cod. 7, 1,3, fog. C-18. 

• Cod. y, 1,4 ,fog, 1-27 {seconda paglnstura); Cod. 7, 1,3, 
tOg. 1(4-136; Cod. O, VII, (8, ti%. 119-136; e, in compendio, 
nel Diario 1,111 e legg. 

' Cod.'CIV, S4,f0B. 11-38. 

' Cod. T, I, i9, senza DuioerKioDe di carie : vedi ivi al N' 4. 

' Il discorso nel Cod. C, IV, i, fog. 16-17; P Estratto ne) 
Cod. C, IV, 83, fog. 8I-S8; la Lettera (7 luglio 1730) al cav. Enea 



ACCADEHIS E CONOREOHE DI SIENA. 385 

A tre tempi Tu riportala l' origine degli Intronati. Alla 
{ioventà d'Enea Silvio Piccolomini, anzi s tempi assai più 
antiehi; all' anno 15^5; e dopo appunto il sacco di Roma. — 
Dai sopranDomi d'alcuno dei poeti senesi nel cadere del se- 
colo XIII, e successivi. Mino di Federigo, dello il Caccia, 
Cocco Niccolò Satimbeni detto Muta o Uuscia, illino Pic- 
colomini detto il Ciscraima, ' maestro Simone di Simone 
Serdini o Foreslani, detto Saviozzo, si prese in buona fede 
no, occasione per supporre fln da quel tempo in Siena 
radunanze letterarie, le quali, richiamate in vita, col nome 
di Accademia Grande (della quale vedi in fine alla presente 
notizia), da Enea Silvio Piccolomini innanzi ch'eì lasciasse 
la patria, avrebbero poi, rifiorendo sul principio del se- 
colo XVI, data fmalmente origine agli Intronati. Tale 
supposizione, senza conrortarla di prove sicure, fu, piti 
meno recisamente, quella del Pinocci, del Lucherini, del 
Gigli;* poi consacrata, diciam cosi, e senza dubbio per 
l' ispirazione del segretario raccoglitore, nei Ruoli che ci ri- 
mangono degli Intronati. ' Ha che quei soprannomi senesi 
del secolo XIII, come altri allora dappertutto frequenti, non 

Piccolomini a Roma, nel Cod. C, III, 41 , fog. 801-808; r*ltri 
(S ottobre t7H) al Salvlni nelle proprie Isfltre, XIX, 83-38, 
Cod. E. IX, 19. 

* Qll eruditi si>ne9l, non escluso il BflnroglieDti , confondoDO, 
In questa cuntroversia , Folcacchiero di Ranieri, 1! poeta, con suo 
fratello Bartolommpo dello l'abbagliai?, il quale qui ripongono tra 
gli altri rìuialori invece del Tralello: ci sia permesso rimandare alle 
Nóiiiù e Docwnenlida noi pubblicati (Firenze, tip. dei Successori 
LeMonnier, (878). 

■ Il Pinocci alTerraa sicuramente; il Lucherini suppone come 
cosa mollo probabile, e il Gigli, cbe nella Lettera al Hagliabeehl 
alTerma . recando prove di niun valore , è più rimesso nel Dia- 
rio, \, SSI: ■poniamo cbe di là da' tempi d' Enea SUtìo non ab- 

■ biamo sicuro indizio né di luogo a simili conferenze deatìnato ni 

■ d'istituto per quelle. • 

> Vedi nella Comunale di Siena 1 Codd. r, I, 3, ed r, I, 7, 
stati già dell' A re bivio dell'Accademia. Lo svolgideoto di esM è 
ìd quesii Ruoli seguito con opportune avvertenze ftvmmlale ai noni 
registrati. 

C. Maui. — T>l. II. - 3S 



> D,<„r,:^i t, Google 



386 APPENDICE QUINTA. 

fllano accademici, e che le Accademie In quel tempo non po- 
tevano esìstere, accade appena di doverlo accennare: piut- 
tosto osserveremo come, Trammezzo alle supposizioni, poco 
valore abbiano, per provare l' esistenza dell' Accademia in 
Siena a tempo d'Enea Silvio Piccolomini, un passo d'una let- 
tera di lui,' ed un altro del dialogo VAporetoAi Agostino Da- 
ti;' e noteremo come un Catalogo jegli /nfronoli cominciato 
a scrivere nel secolo XVI e poi a mano a mano continuato,* re- 



' • Ad dod pulH me cnijide ad ea colloqui! raversurum , quM 

■ tlìquaDdo siroul amici cossoeviinna? ub[ dudc MariiauB Socciaas, 

■ Dune FrancUcuB Pslricins, ouac Gregorius Aodrensis serniDaem 

■ babett? An nao me delectabit modo Franciscum Ptolomeam, 

■ modo Jahannem CampaBlum jim mihl aepiscopaH dignitate 
» sequatuiD, audire loqucates?* (Codtca cit. Y, I, 3, tog. 117 t.), 
Qoesla lettera, citata solsmeate dal Gigli e dal Lucberint, sarà vera, 
benché la cUaiionenaa porga modo di veriflcare; m* ad ogni modo 
qui a'acceanaao colloqui tra amici, non eaercitazloai tccademlchff. 

* iConsiderabamua beri sub rapeaugoell sacelli, ioque apriate 

■ praeraptl aaxi lucie almium saevientls boreae eplritum vitaba- 
» mua,... SatìB eat aotequam sermooem Ipsuto exordiamur rupeni 

> nostrani repetamus, quae tamen lucundum est habitacjlum, ut 

■ oum Bocretlca platano, cum mariana quercu, cum ulissea palma 

■ Gonferri possU: * • parendo (ci spiega il Gigli] cba ad imitaziiHie 

> di quei greci fllosofanti convenissero i nostri in un determinato 
.1 ritiro, il quale, secondo qualche congellura dataci ddlle parole 

> sopraddette, pare potesse essere in qualche luogo soVio il Duoma 

■ {auQusli lacetli) o vicino, essendo quell'alta e maestosa mola 

■ piantata da alcune parli sopra uno scogiio , e denomlnaadnsi anco 

■ San Niccolò in Sjseo lo spedale quivi prosEirao, oggi di Uona- 

■ gnesa. > [Codifie eli. Y, I, 3, tug. 119). Il dialogo d'AgOslioo 
Dati veramente leggesl nella sue Opere (Siena, 1S03; fog. SG6: 
Teneila , 1516; Tug. DI'.) intitolato < Da Voluptate , in quo inter- 

• rogms Aporelus, reìpondens vero Crlto inducitur , ■ e comincia 
appunto non le parole rirerlte dal Gigli ,' ma che in esse il Dati ab- 
bia voluto farà allusione alle radunanze accademicba con gli amici 
suoi, ci par diltlcile. 

' e In due RuoU o Cataloghi anticbl dei nostri Accademici 

• (uno del quali, cbe è il plii antico ed à stato ecritlo circa il ISSO 
» e in cui SODO alati scritti e posti i nuovi Accademici di mano ili 

■ mano, come oculatamente al comprende dalla variazions det ca- 



: Caogk 



ACC&DEUIE E CONGREGHE DI SIENA. 387 

Bistfasse primo l' arcivescovo Francesco Bandini Plccolomlni 
(eletto arcivescovo nel 1526), ' il quale oei Ruoli, diciam 
cosi ufflciali, apparisco al numero cinquantasei; dove una 
mano diversa da quella dell' amanuense dell'Accademia, 
ma più amica del vero, notò: « qui veramenle principiano 

> gV Jatronati, » dopo avere notalo accanto al nome del Fol- 
cacchieri, registralo come primo accademico, g falso tutto, 
1 Uno a monsignor Bandinì. » Nò invero mancò, tra gli 
accademici slessi, obi a viso aperto, in pubblica adunanza, 
con savie parole, * rigettasse tali antiche origini, chiaman- 
dole a dirittura e strane e favolose opinioni rilrovaCe dal 
» cav. Lucberìni e seguile in gran parte dal Gigli nel suo 
» Diario Senese. « ' Questi fu nel 1730 l'abate conto Fran- 
cesco Piccolomini, che n' ebbe lo sdegno d' alcuni collcgbi i 
quali vollero piuttosto partirsi dall' adunanza cbe sentire ne- 
gata una loro si grande antichità: onde il Benvoglienti , di 
ciò scrivendo ad aliro Piccolomini, esclamava: « Vedeta 
1 quanto al presente ancora fanciulli siamo nelle materia 
» istoricbe , come disse queir egiziano appresso Dione Chriso- 

■ stomo. 9 * Che avrebbe dunque detto il Benvoglienti sa 

■ ratiere, EecoDdo [] tempo che sono siali ammessf. è in mie mani; 

■ e r altro è in mano del signor Già. Baltisla Alberti) non si legge 
» mai il nome di monsignor Tolooiel, e lutti s due pongono lo 

> primo luogo l'arcIvescoTo Bandìoi. ■ Francesco Piccolomini, Le- 
zione citata; Codice detto C,IV, St. fog. 16'. Dopo e id, è chiaro 
quel conto debba farsi di una vecchia Tavola degli InlronaU ricor- 
data pel suo iotento dal Gigli. 

■ Ugurgeri, Pampa Sentii, I, 99. 

■ Dei quj)i aniìclii poeti senesi le rime • estralle già da Celso 
» Cittadini dd' mgnoGcrìltl della libreria Vaticana , migliar cosa forse 

> alalo sarebbe il darle alla luce e aggiungerle alle slampe in Ve- 

■ neiia ne' dieci libri e a quelle dell'Allacci e del CorbloelU, e 
R cosi renderli cogniti al mondo e far vedere io Siena esser sempre 
* fiorila la poesia , che scrivere a paizia e senz' alcun fondamento 
1 t toro nomi a' Caialoghi della nostra Accademia. > Lezione delta, 
Codice eli., log. 13'-ii. 

* Piccolomini, Lezione delta, Codice cit., lag. H. 

' E seguita: • Ma anco riderete di vantaggio nel t' intendere 

■ che molle puntate lanciò il Piccolomini nel suo discorso che non 



S88 APPENDICE QDIHTA. 

molli anni d(^ , sei 1 773, nella pubblica adunanza del 10 
giugno avesse sentito V Mevaio (abaie Ascaafo Baldasseroni 
di Pescia) tornare con la sua Disscriazione, sebbene più ri- 
messamente, ma pur tornare alle anticbissime originif 

Nel 1525 pone rorigiae degli fn/ronaft Mino Ceisi, seri- 
Tendo in una sua Lettera: < anno 1525 sex viri nobiles se- 

* senses ut lìnguae etruscae latinae atque grecae exer- 
1 cilia ad poesìm et eloquentiam facìenda promorerent, so- 

* cietateminiverelegeBdo, interpretando, scribendo, dispu- 
» tando, cui Intronatorum nomen fecere. Prlnceps creabatur 

■ bimestri quollbet, Archinirouatui dictus: Gonsiliarii duo 

■ illi aderanl cum Censore et Cancellarlo.... > ■ Ha siccome 
gli anlielii Capitoli lasciano ebiaramente intendere che l'Ac- 
cademia nacque due anni più tardi, al tempo del sacco di 
Roma, crede il Benrc^lienti cbe nel 1525 fossero i primi 
IHlncipii, interrotti nel 26 per le turbolenze dell'assalto di 
Clemente VII contro Siena, sorgenti r anno dopo a veramente 
ferma Accademia: e ciò sarebbe confermato dal Gelsi stesso 
fa un Sonetto alla Zucca degli Intronati, * del quale questa 

■ pareraDO a piano adequile al luogo , te quali dotccmente furono 

■ tofiérts. Nel Beatir c]d nan griderete voi; o bontà de' cavalieri 

* erranti? • Cosi al hv. Enea PiccotomiD! a Rama (1730, luglio 7} 
H Benroglletiti. Il quale, notando io questa sua Lettera tulli i pnoU 
nei qDali diaeenlivi dal cav. abate Franceeco , ci fa sapcie d' ea- 
Mrei proposto ■ senza tema d' incorrere in atcuoa taccia , ■ di ri- 
cercare queste benedette OTigini con due Lezioni, delle quali man- 
dava all'amico l'ossatura: ma torse non le disleae, perche non 
le abbiamo trovate. 

■ Questa Lettera del Celai, diretta^ coma sappiamo dal Ben- 
voglienli, ■ a un certo fra Bello Romano, secondo cbe ci rapporta 
t Giovan Iacopo Gnssetli In un suo Itinerario Biitoneo PoUUco, ■ 
è ancora stampata da Lorenzo Beyerlinck , Magmiin Tktatrwn 
Wathumanat, I, 35. 

'IIBenvoglìenli, che loriferisce per Intero, dice di posse- 
derìo Insieme con altri di lui , e di sapere che altri esistono alla 
Chlgiaca; però il Crescimbeoi e lo stesso Scipione BargaiU Don 
registrano II C61al tra i poeti senesi: e ciò avvenne per ■ essere 
> egli sospetto di non aver sana dotirina, ■ rimanendoci stampata 
una Bua DisjpuCalio quatmut progredì Iktat in hatrtlioi* MWCMdto. 



,H,glc 



E COHOREQHE DI SIENA. 389 

6 la cbìnsa: t Tu da scaHrita man piantata in prìma^ Svelta 
1 poi da maligna, atra, tempesta. Per lo stesso cultore ogffi 

> rinferdi; > doTendosi (ci spiega il Benvoglienti) inten- 
dere cbe lo Scalb-ito (Francesco Bandini Piccolomini) non 
fui' «autore dell'Accademia» (cioè, bisogna qal iuterpe- 
trare le sue parole, dell'Impresa, inventata, come vedre- 
mo, da altri), ma el uno del rondalori, ben volentieri dagli 
altri, come a dirosa della novella istituzione, accolto; egli di 
famiglia allora potente assai in Siena.' Ancora il Cléder dice 
primierameute istituita nel 1535 l'Accademia, cbe poi nelS7 
fbrmò le leggi, cominciò le pubbliche adunanze, e prese al- 
lora vita sicura e certa.* Il Fabiani ne pone l'origine nel 
tempo di Clemente VII, nel sacco di Roma. ' 

Checché sia di àò, i loro Capitoli in scrittura del se- 
colo XVI, * che è il più antico documento rimastoci degli ^ 
tronali, ci dicono nel Prologo: t De l' origine de li Intronai. 

■ In quel tempo cbe le armi de' barbari, chiamate da la 

■ discordia de' nostri principi per inSn dalle estreme parti 

> d'occidente, intrate nella santa casa di Dio havevano non 
» pur di Toscana ma di tutte le parti d' Italia cacciato ogni 

> altro pensiero che quel de la guerra e interrotti e guasti 

■ tutti li esercizi de le lettere, si adunorno ne la nostra città 
» alcuni spiriti gentili in diverse qualità di dottrina eccel- 

• lenti, i quali • per più e diverse ragioni ivi dette , « si 

> disposero di fondare una congregazione nella quale, la- 

■ sciando, per quanto le forze del loro ingegno comporta- 

■ vono, tutti e' noiosi e schivi pensierre tutte le altre cure 
B mondane, solo e con ferma intenzione ai dessi opera atli 

> esercizi delle lettere cosi volgari come greche e latine, 

> leggendo, disputando, compuiendo, inlerpeirando scri- 

* Ancbe Francesco Picoolomini nella sub LeiiooB , disse II Bui- 
dlal ■ di genio popolare e di eomraa stima nella patria, à pel sno 

• parentado, d per l'sutortlà del fratello Mario. > 

■ Sotke cK. pag. 30eil. 

* Mamoria olt. pag. 6. 

* Nella Lettera cbe noi seguiamo dice di possederli il Benvo- 
llientl. Ora formano Dalle Comunale di Sena i primi dieci fogli del 
Cod. r, I, 1. (Ilari, La Biblioteea ec, VI,1S6}. Vedi ivi.fOg. 1. 



390 APPENDICE OUIH», 

> Tendo, e, per dirlo In uno, tacendo tatto cbe per impa- 

> rare far si suole: uè pur solo ivi fusse scola di filosofia, 
a ma di humoniti, di leggi, di musica, di poesia, fl'aris- 

> melica, e universalmente di tutte le discipline e di tutte 

> le ani liberali e gentili, dando libertà a ciascuno di delta 

> congregazione di potere per esercitazione maggiormeate 

> de l'ingegno propor conclusioni, motti, gerghi. Imprese, 

> nuove lìngue, e qual si sìa altra spezie d'Invenzioni in- 

> tomo a ìì studi litterali. E da un fermo loro proponimento 

> di fingere di non intendere e non curarsi di nissuna altra 

> cosa del mondo, lo'(/oro) piacque di pigliar nome d'Ai- 

> tronati, e che quesla loro adunazione si chiamasse la com- 
* pagaia delli Intronali- * E Scipione Bargagli nella sua 
Orazione per il riaprimenlo (1603, dicembre U) dell'Acca- 
demia non fece allro che parafrasare il Proemio dagli anii- 
dil Capìtoli, quando dell'origine di essa cosi tocco: ■ Nò 
» tempi adonque de' padri nostri, che la provincia della To- 
» seana e l'altre dir si può dell'Italia tutte, percosse furono 

> e battute dalla paurosa e fiera tempesta delle non meno ' 

> empie che crudelissime armi dei barbari, penetrate Infino 
» nella sagra magione dei Vicario di Gesù Cristo nostro Sì- 

> gnore, talché non si scorgeva in esse altro lume appeua 

■ di quello che, non senza orribile spavento, di sì fatte ar- 

■ mi usciva...., vennero pure ad incontrarsi e con pronte ra- 

> gioni insieme a discorrere alquanti dei piii elevati spirili 
1 che avesse nella nostra città di Siena, di varie qualità di 
» lettere adornati e'di schietta prudenza lutti forniiì : > ' 
dichiarandosi ancora, aggiungiamo noi, nella Descrizione dì 
tal riaprimenlo de! 1603, che va unita alla Orazione ora ci- 
tata, come gì' rnlronuft nascessero un ottanta piuttosto che 
settanta anni innanzi, cioè tra il 1523 e il 33. ' Dopo tali di- 
chiarazioni degli Intronati stessi, e in occasioni solenni, pare 
Impossibile potessero più tardi sorgere altri accademici a ri- 
sospingerne tanto icdietro le orìgini. 

* Tale Oraziane è slgmpsLa nella Parte II delle Commedie 
degli /itlranafi (Siena 161 f}. Vedi lui, ■ pag. Ì58. 

* Questa Descrldoae precede alla detta Orazione. Tedi Colit- 
fficdi'a citate, 11, U3. 

i..n. Il, Google 



ACCADEMIE E CONGREGHE DI SIENA. 391 

Ha dei primi fondatori y' è qualche incertezza. Essi fu- 
rono > sex Tiri nobiles senenses, > come ci dice Mino Celai 
contemporaneo, tacendo i nomi d'ognuno; né sanno con cer- 
tezza indt&irceli il BargagU* o il Fabiani,' nà lutti gli ri- 
Cerca il Benyoglienli, solo ricordando dubita Ci ramante lo 
Scaltrito [l'arci vescovo Francesco Bandinl Piccolominì) e l'Ar- 
liccio (Antonio Bonagiunti Vignali). Pei quali due ultimi vi 
sono ancora testimonianze. Poco sopra abbiamo veduto un 
Sonetto di Mino Gelsi che dice < da icaitribi mano ■ piantata 
la Zucca e fatta rinverdire; mentre del secando un altro So- 
neno di Scipione Bargagli afferma che avrà in cielo più alto 
seggiOj e meritalo, del figlio di Semele, di Cerere slessa, 
per avere della Zucca ritrovata la cultura, cioè inventata l'Im- 
presa dell'Accademia.' Tre altri poi, conosciuti solamente 
pei soprannomi^ Sodiim, lìtucojiertem, Flatmm, pare si pos- 
sano aggiungere; e diciamo pare, perchè ce li fa conoscere 
uno scrittore non senese, dai senesi per6 non impugnato, anzi 

■ Nella sua r[c()^[iala Oraiione. 

* Nella sua Memoria sugli Intronati, ì Itoi%i e i Pliiooritioi. 

* Lo riporta per lolero il BeDvoglienii , col titolo > io oiorta 
t dell'arriccia Intronata Toodatore dell' Accademia e Irovatordel- 

■ l' Impresa della Zucca, ■ come tu stampalo a fog. BS della Sfera 
GtagraUca Celf Ile (Etama 1700) di Marcantonio Gnigno», ecclesia-. 
Etico rrancesa. Il quale, ■ erudiliesimo antiquario rraozese dimo- 

■ nate oggi lo Siena in qualità di maestro di geograQa a di Dogue 
• ollrsmonlane.... fra gli scritti del già signor Pandolfo Saviuii > 
capilo quel sonetto, credeva egli nel suo originale: e questo (dove 
era il nome accademico, lo Schietto, dell' autore), quando il Gigli 
ebbegli fatto leggere il Ragionamento del Lucherini dove si sup- 
pungoDo le aolictie origini dell'Accademia, fu dal Guigaes, che di 
quelle origini appuato perciò si burla, mosti'ato al Gigli, l'Econo- 
mico, che ne preso copia. Vedi a pag. 81 la detta Sfera, e s fng. at< 
It Codice cit. Y, I, 3. E a fog, 120 di questa roedesimo Codice 11 
Gigli celta sua Lettera, ricorda dai Sroelli di Luca Coollle uno 
(Ili , 67) iDdirizzato all' Articeio e da Francesco Palrlzi II secoodo 
oV luniore, cosi dichiaralo nelle Anaotiziool: ■ UArtieeiù Intra- 
> nata inventore dell' Accademia degli Intronati di Sìeoa, geoti- 

■ Inomo di questa palrla e mirabile intelletto al giorni nostri. ■> An- 
cora qui Accademia sta per Impresa. Ma tali Sonetti del Contile 
SODO forse una inveozione del Gigli. 



I , Google 



39S iPPENDICB QUINTA. 

recato in autoritìj ed è II Panetrolo. Egli ci racconta l'origine 
dell'Accademia in questo modo; die Rinaldo Petmcci sene- 
se, passato dal patrio studio primo lellore a quel di Pisa, 

■ quatuor ex suis dvibus, optimae indolis Juvenes, Arxie- 
» cium, Sodum, Masconertem et Flavum, Injure dìscipulos 
s alebat; qui, legum studila minus dediti, pulilioribus lite- 

■ ris Impensius Incumbebant ae Francisci Pelrarchae car- 

> mina Inter se famillariter fnterpetrsbantur , Arsiccio, 

■ pnesertim impellente, qui etsi corpora deformis prope 

■ monstruffl referret, praeclarum tamen Ingenitim male tm- 
bitans habebat. Praeceptor reprehensos cum pamm au- 
n dientes Inrenlsset illos se intronatos fingere diclitabat, 

■ quo nomine surdiores a Senensibus vocantur. Id ipsi in jo- 
• cum rertentes se ìnvicem intronato» appellare coeperunt. 

■ Senagpostea rerersi, aliis acutioris Ingenil TÌris sìbi ag- 

> gregatis celebrem ejus nominis Academiam instiluerunt. x' 
Tale racconto del Panclrolo, al quale Francesco Ptccolomini 
s' argomentò di dare un fondamento di, prova , ' e contro 
cui il Gigli e il Benroglienti Tanno quatcbe osservazione, ' 

' Panclrolo, De clarii Ltgvm Inltrpniibut (Lipiise, 1721), 
pig. XSa, «81. 

* Il quale nella mia Leiione (redi Codice cil. C, IV, U, 
fof. 13] «crive cbe It Pancirolo vien conreroMlo dal Prologo al Ca- 
rtoli Mpra ricorditi dove si legge ■ che 1' Accademia latronala 

■ nacque nella Kcoada domflDici di maggio, nel quii ifmpo ■ 

• puntosi suol br ritorno dallo Studio di Pisa 1 e da una Lettera 

■ del Sodo htronalo, cbe originale tra l'altre nel mio studiolo con- 

■ serraai, accitla nell'anno 4S5T ad Angelo Niccolinl allora gorer- 

• nalore di Siena e poi cardinale, da cui ricavasi cbe il Sodo e» 

■ anco nella sua prima gioventù a Piia. coelal Nlcculini scrivendo; 

■ B allora ridurrò alla memoria di V. S. l'antica mia servitù verso 

■ di Lei Oo dall'anno del SG in Pisa. ■ — Ha avendu li Piccolumlid 
detto olia gì' /nIroMd nacquero nel !S, questa Lellera de\ Sodo 
dimorante a Più nel iS , non pare al Benvoglientl di quella auto- 
riti cbe l'altro crede (vedi Codice eli. C, IV, tJ, fog U), 

* Cioi cbe se quegli scolari senesi avevano già lo Pisa il so- 
pranoome, l' Accsdemia loro potrebbe credersi nata anteriormente 
(vedi Codice olt. r, I, 3, tog. tSOte tSì: e Codiceclt. C, IT, S3, 
tog.M). 



D,g,n:^i t, Google 



jlccadbuib b gongreohe di aiENA. 393 

ci dà, negli scolari del Peirucci, tre nuovi soprannomi, cbe, 
aggianti alio Sa^trito e ali' Arsiccio', tanb'heio cinque dei 
sei Toadatóri ricordati dai Gelsi; ma lasciò aperto il campc 
Bile investigazioni. Gii fino dal 1603 gV baromti steai nella 
festa del riaprinaento dell' Accademia, decorando la sala con 
i ritratti dei pia illustri slati tra loro, due soli, l'Arsiccio 
e il S(>db(HarcantonioPìccolomini)nonio Scaffrito, onorarono 
nell'epigrafe come fondatori: ' e poiché le memorie genesi 
altro non ci dicono, oltre il fin qui riferito, di quei sei 
(se furon gei veramente), due conogciuli più a pieno, tre 
unicamente pel goprannome, ed uno neppur per queglo, 
potè nascere incerteiza chi sotto quei goprannoml si na- 
scondesse, ctii fosse quel sesto: e pota nascere, né oggi si 
toglie, perchè gli antichi Capitoli, senza aver mai alcun 
nome, ci lasciano intendere coma l' Accademia venne ada- 
gio adagio formandosi. * Sicché, dei sei messi innanzi dal 
Gigli ( secondo la più approvata opinione , > ' rigettando 
aiKhe noi ì quattro rigettati dal Piccolom^nì e dal Ben- 
■vogiienti, * perchè neppure- si trovano néll' antico Cata- 

< Vedi Commedie HeaU Inlronatì. Il , tiO. 
■ Vedi il Prologo citato ai Caplloli degli IntnnaU: Codice 
dello r,l, t, (og.S. 

* Diaria, I, tlH, dove ba questi aoml; Aalocio Vignati [Artte- 
ciò), munslgnor arciTesROTo Bandial (Scali rito) , Lancillotlo Politi 
IVigtlant»), moQsigDor CliudioTolDinel {SoUUa], Loci Contile (f«- 
rioiu), MsrlaDO Sozzinl ISgttaleita). Nelli sua Lellern al Hagllsba- 
cbf, ditcule lUDgameate il Gigli dei fondatori e tnolli nomi propone 
gen:cB «Dermare diaeuutio. 1 sei ricordali dal Gigli sono accettali 
ancora dal C!dderoiI., psg. 31, e dalFabiaal IVanuriacit., pag.T): 
il qual ultimo, citando 11 g Vili della Vita di Marcello 11 scritU da 
Pietro Polidoro (Boma, {14i],scrWe: ■ Quei poi l quali Accademia 
> Intronata li dimandarono furono prìnoi pai mente Uarcello Cer- 

• vini , poi yarcelio II , il Cardinal Bembo, Pavelo Oiovio, Merlino 

* {Ttoflto Folengo) e altri letterati d'Italii. • Vedi anche Clédar, 
ffblics, cil., pag. 3i, 

* PiccolomiDl. Leilone detta; Codice cit. C, IV, S4, log. 48: 
Benvoglientl, Notizie tratte da eua Lezione, Cod. C, IV, Vi, 
tot. SA- Del quali fondaturi che propone oaaerra il Piccoloinlniaho 
furono ■ di minora itima-e di minor conto ■ di mootigaor Claudio 



,H,glc 



3M APrEMDICG QUINTA. 

logo degli Intronati , da queste CsUlogo stesso accetteremo 
ool Piccolomiai i primi registrati; lo SeaUrilo (arcìveseovo 
Francesco Bandiai Pìccolomini), l'Arsiccio (AnCooio Vigna- 
li), V Importtmo (Francesco Sozzi), oltre- i quattro sco- 
lari di Riaaldo Peirucci , cioè il medesimo Arsiccio, più il 
Sodo (Marco Antonio Piceolomini), il Moscone (Giovaa Fran- 
cesco Franceschi) o Masconertem del Pancirolo, e il Cirloto 
(Alessandro Marzi), ctie il Pancirolo i forse chiama, in la- 

• tino, Ftavum, dalla voce cirro, forse Bicciuto. >' La qnal 
ultima derivazione è certo tratta erroneamente dai Piccolo- 
ndai. * Chiunque poi si fossero i fondatori, mostrando ■ di 
» fingere di non intendere e non curarsi di nissuna altra 
» cosa del mondo, i tranne che degli studi, vollero chia- 
marsi Intronati, per coprire « con questo cosi rozzo nome la 

> prudenza dell'animo > (a qualcosa d'eccellente racchiuso 
in ruvida scorza accenna senza dubbio l'impresa della 

Tolomel , sebbene tulli tolsero ■ di famiglie Dobili e cbe come^sli 

■ nella cìitì oostra erano riputate. • Codice detto, tog. 46 e 19*. 

< Sta bene che Cirro valfa Zazzera, Capigliatura, o meglio 
Riccio, Ciocinno {ParaA.. VI, >G); ma pertrarDeAicciutobisogoaTa 
cbe il eopranpome del Marzi fosse sialo non Ciriola sibbeae Cir- 
rato , che ad ogni modo non sappiamo come potesse essere alla sua 
rolla latlDizzato la Fiavum. Per noi Cirloto ha altra aigoiGcazione 
ed (irlgioe credlamoveoga da Cirio, e valga Faotaslico, Gbiribiizoso. 

■ Il Beavoglleall , anch' egli accademico, si ferma su quesio 
nome Inironati per rilevare che esso, lullochè ■ vllissirao • io s^ 
[Honosini, Ftores lÀnguae lialicae, fog. ili : ■ de liomine ineplo 

• £tolidoque , l'i moggiùrt inlronala dal mondo *) pure non era 
e punlo vizioso né obriobrioso ■ agli Accademici, come qualcuno 
pensò (PélIssoQ, ìlMoire de L'Àcadémie Franfoise, pag. iOj: percU 
( st come I santi, per attendere maggiormente alle cose di Dio punto 

• non curavano d' esser volgarmenle tenuti per vili ed esser anco 

> repulsi! pszii ■ cosi a quel fondatori Dlenla Importò ■ d'esser 

■ considerati da nalla, negli aOàrIdel mondo,» per esser più spe- 
diti In altri da essi più slimali, come fecero intendere in una della 
loro massime, che or ora vedremo, Da mundo non curare (sic): nei 
nomi ai singoti gli imposero ■ dimostralivl del vizio più singolare e 

■ più evideiiledeioorpo odell'aniino nomato.... acciocché ricordan- 

■ dosi per mezzo de'nomi de'Joro vili gli ammendlno, se possono, 



i:,<,,i,.-^i I,, Giltiglc 



ACGAVEtlIE E CONURRGHE DI SIENA. 395 

2bcca contenente sale);* e rermarono massime da profes- 
sare e Capitoli per regolare la loro « Compagnia: ■ due 
cose ben diverse. Questi Capitoli, come si tia dal Prologo, 
iHm furono An da principio, anzi vennero ultimi, dopo la 
istituzione Hott' Arcbititronato e, via viai degli altri ufBciali 
riconosciuti necessari ; ' ma quanto dopo la fondazione, non 
rilevasi. Onde ii Piccolomini, postosi a tale rj^cerca contro 
il Benvogliepti , it quale dubitava cbe potessero essere stati 
scritti < dopo la caduta della repubblica, »' argomentò' si 



> e, se non pt^souo, almeno si ricnnoscsDO , e r[co nascendosi vi- 
» liosl e difeltuosi, dod aleno Euperbi > [Castelvplro, Poetica, 
tog. 199) ; m» eoa lo stesso «riLerio cbe 11 aome generale d' Inlfonalt 
{Lettere citata al Salvini). Il qual nome, cbe [ ToDdatori • quasi 

• perso De di poco scddo guarnite e di cervello non poco forse 

■ alterate > si presero, e ■ cbe mollo passava !n quel tempo nella 

• città nostra |>er le bocche di ciascuno cbe altrui segnar volesse 

■ per uomo di scarso sapere o di natura niente atta a veruna qualitl 

• di valevole operazione. > (Barbagli, Orazione cit., vedi C'imiwdie 
dtgli hlronati, li, 4S!), eignillca etimologica me a le da intronare 
{Inf. VI, 32), ■ propriamente quelli i qual) per esser la saetta 

• caduta loro appresso, sono rimasti attoniti e sbalorditi. • (Var- 
Glii,£>'':oliuio, 61.) — Delle questioni sul nome, le quali non hanno 
rsgione d'esser falle perché certamente fu preso per bizzarria e 
non con altro intendimento, vedi ancora Ctédert Nutice, cit., 
pag. 3t-33. 

> Essa non è, come il nome, spiegata, colle parole sopra rlfe- 
rile, dal Pnilogo ai Capitoli. E Roma oramai ssppiimo, fu inven- 
liope dell'Jriiccio (Antonio Vignali) ; ed oltre i rlcercaiori delle sue 
origini molti ne spiegano 11 slmbala; Scipione Bargigli [/mpreje, 
pig. SII), Luca Cantile [Imprese), il Tesauro [Impresi: lèA VII ed 
nUimaii il Ferra, {Teatro d' Imprese, Ul, 7ETI, iliTendendola dalle 
ser.use di Ercole Tasso cume formata non secondo i precelli di tali 
emblemi. Né manca cbi volte vituperarla o volgerla in ridicolo, 
mutandone le figure con altre oscene. — L'uso di tenere II sale 
dentro le zucche era della povera gente di conlado: v^di Bargagli, 
Orazione citala, in Commedie degli Intronali, 11, i6l. 

' Vedi Codice cit. Y, 1,1, fog. 8. 

* Ooeeta o|rinione del Oenvoglienti, che 11 Piccolomini ricorda, 
non l'abbiamo rilrovala. 

* Piccolomini, Lezione cit.: Cadice detto C, IV, !4,rog. S4. 



,H,glc 



396 APPENDICE QUINTI. , 

dal Capitolo Vili degli e Onorari!, > clob di coloro depoUti, 
come pare, a fare onore ai non Accademici ioterrenieirii 
alle radunanze,' ctae furono scritti non prima cIib gl'I» 
Ironali fosser cresciuti in numero e in fama , non più tardi 
però della Tenuta ^i Siena in potere dei UedicI, w il Capi- 
tolo XV proibirà d' intromettersi in afTarì politici;* la qual 
priHbizIone, specie le ultime parole di essa < alcun Im^ 

• aver non possano in uno stato che sìa sotto il dominio 
« d'un prindpe, ma sob sì adattano a persone d'una cittì 

> libera: nb di ricbiamarli i circa il 1532 o poco dopo > da- 
bltara, conchiudendo e affermando, con prove' poco valide 
Invero; nÈ piti vale quella su cui, intorno aquest'aonomfr 
desimOj It riportava il Benvoglientì. ' E se, conctiiudeDda 
anch' egli una parte della sua Lettera all'abate Salvini ami 
scritto « parml assai chiaro che l' Accademia nostra sves» 
D il nome degli Intronati, Impresa e leggi nel suo bel pia- 

■ Vedi Cadice clt. r. 1 , 4 , fog. &. 

' Vedi Codice clt, r, 1,1, fog. 8: > Della pena di chiparltsti 

■ di ilaU. — Nflunao /nlronafo toUo qual si voglia colore coU^ 

■ gUlmenle ardieca di ragioaire nà in bene né in male de le cusc 

■ delli Itali, nA ancora di nis&uaa com a quelli aparleDenle, ni, 

• io alcuD modo, come lulroiiato, intermelle»! in alcuna cura o 

■ operazione di quelli. • 

* Circa il principio del governo io Siena del Duca d'Amalfi, 
durante il quale aMerisce il Sodo (Uarco Aeianio Piccolonial in' 
terlocutore nel Dialogo Delle Veglie Sonai di Girolamo Barbagli (>' 
Materiale) * esiej' Borita la oo^ra Accademia più che In aliro leu- 

• PO, inlerv.eneedo egli alle loro adunanze e duellandosi amlUi di 

■ tali atudi forse per compiacere a Virginia Salti che graa eaeio 

■ aveva alla poesia, e, come dice Gto. Dalla Gori nella sua^orù 
» e gli altri nostri scrittori , era , insieme con quei della sa* cuti 
u dal Duca distlola e favorita. ■ 

' ■ Tra il 4519 e il 4330, e non plb lardi , come bn conrl"^ 
1 rato il Piecolominii e chiaro ciA si dimostra dalle Leggi (bll'^ 

> cademia de' Roixl falle nel 1S3F, lì dove castoro dichiarano cb 

> ad imilsiloue degli fnlroiufi prendono nome e It^igl. ■ Cui C. 
IH, ti, fog. 806^ — Veramente non abbiamo sapulo rtrant> 
dove i Botti questo dicano. Vedi nell' Appendice 1 i loro Ci- 
pitoli. 



ACCADEMIE E CONGREGHE DI SIENA. 397 

• cjpio della sua fondazione cbe fu nell'almo 1525,' e in 
» questa perfezione sia la prima Accademia di Italia, >* pos- 
siamo esser certi incendesse anctie qui di quelle massime so- 
pra accennale, delle quali soggiunge poco dopo: t le prime 

> leggi della noslra Accademia, a guisa di quelle delle Dodici 
» Tavole, furono poche e brevi, ma sugose come dice U 

• Bargagli nella sua Orazione, n ' Tali massime erano; Ora- 
re, Sludere, Gaudere, Nemin^m ìafdere, gemini credere (da 
alcuno mutata in Non temere credere), * De muudo non cu- 
rare (sic) tolte con qualche' modi Reazione dalle dottrine di 
Bernardino d'Antonio Bellantì, morto nel 1522,' e non re- 
gistrato nel Catalogo antico : « evidente segno cbe mentre 

' Tale è come abbiamo veduto l' opinione di Uino Celsl, 

■ Lellen detta al Sslviai. 

■ Lettera detta al Salvini. 

' ( Nemini credere tu la vera legge cbe toà eì l^ge nei ma- 

> DOSCTJUj anlicbi , e dod Non Umor» cndtr», come asserisce fi 

> Barbagli, il Gigli, e il signor BeDvoglienlI ■ (Piccol omini , Le> 
>ione eli. : Ciidice dello C, IV S4. fog SU). N»mmi creàere è negli 
antichi Capitoli (vedi Codice cit. F, 1 , 1, tog. V) come dovetle es- 
sere la massima secmdo l'origine di esse; e cnsl leggasi sulla porla, 
dalla parte Interna, della prima sala della Comunale di Siena 
(uliicno si^giorno degli /nlriina(>)> dove all' Orare, è sostituito un 
Dmuncolsra. — Il Cléder {Nolice.tii., psg. 41)ha Non temere credere. 

' DI lui scrive un contemporaneo: < Erat enim dàtìs homo 

> et mansuelae oturae, dltissimus in primis et sine more, more 

■ Tivena pbilcsopbico, negocils suis tantum vacsns, alienus a pu- 

• blicis qIbì cum ad publlcos taonores vocatus eslvia ordinarla, la- 

■ Iìqìb, graecisque llcleris Imbntus ut magaa vLtae parte licteris 

■ Tacerei, eliquando aediflclis. Hicpraeterea, ut pbllosopbus, dogma 

> BBum suotque artlculos proposuerat ad bene beateque viveadum 
a custodi end 03 : Ires quidem negaturos, videlicet Milli credere, 

• liaminem taedert, De mundo non nirare (sic{; Ires aulem afllrmato- 

■ roi, sciilcel Gaadere, Sludere, Singuloque die argenleum nummum 

■ tmum(qaetn carolinum vocanl}pro Bbsoniohabere....PT\iiB bulus 

■ diel (?1Siì)flernardinusBeIlaDtiuB, vlr Ingraeca at latina lingua 

■ perilua, paciScua et semlpbilasopbus, qji, ut in superioribus 

■ diximus, Euus arliculos promulgaverat, morilur: apud Capriolam 

• sepelilur. > Tizio, fini. S'ali, (ann. 1616 e 46ì!i), VILI, 43, IX. 
300 ; Cod. B, 111, 13 e U della Comunale di Siena. 



I , Google 



398 APPENDICE QUINTA. 

• il Bellanli visse, l'Accademia degli blrmali non tm 

> eretta. • ' 

Questa fu la principale di Siena e delle più nominale ia 
Italia.* Ma anche innanzi all'orìgine sua abbiamo teslìn» 
nianza certa di dispulaiiont,* se noa letterarie, gnomitt 

' BenTogllenti , Letlere olt«U al SalTini. 

■IIF*bi(DÌ(UnnoHa,c)t., pag. 43), e il Cléder (Nolw.cll, 
pai. 14) HreriMono dil PdlisaoD , Wttoirt de CAeadémie fratvtai, 
Parla IV, pig. 41B> la Indizione dei ooslrì AcMdemici, c)i«uii Ul 
Tommaso di Norvegia maodaro dai suo ra in Ittlia i vi^itire b 
rarili, Tcnoe a Sieaa per assisterà alle radunante degli SiìrMli, 
per copìere i loro Capitoli, Lo sleuo storico fnnoest parla del 
nome clie si presero questi accademici senesi e t» oisenirim 
sopra ia sci masatoie da esal proressate: sulle quali si (erma liKtni 
li Vigneuì de Harrtlle (D. Bonaventura d'Argonop) nel VdaV j 
SBataire al da lÀiiératur» (Paris, 4T2S], I, 469 e ee^. | 

■ ti Tiraboscbi, {Stor. Lttt. ItoL, VII, 1570] cosi ne parli: 
€ Frattanto alcune conteae insorte intorno alla lingua itslitDt dit- 

■ dero occasione a dlverM opere, dalla quali ella fa sempre piti 

> Illuairata. Parve ad alenai che eisa non tosse abliaslania tanili 

> di letlere a spiegare 11 diverso lor suono; e perciò Bd dal princi- 

■ pio del secolo (XVI)erasl In Siena pensato ad aggiungerne ilcuet 

■ nuove. Ha mentre ivi a' indugia a porre in esecuzione questo di- 

> segno, ilTrissino, io cui erasi risvesli^ta Ja medesimi \iKi, '■i 

■ Il primo a condurla ad effetto; e nel <6Si pubblica in Bosh 

■ l' Epìilola ielle Lettere nuODamanle aggiunle no la ltiijr>ia ilalìM' 
■* Tra esse voleva egli introdurre l' t l' a Va greco , la e, 1';, ' 'I '> 

■ Goosonaoti, e alcune lettere composte come eh, gh, lh,f^;> 

■ con queste lettere tece egli stampare 1' anno medesimo U s» 

■ Sofoniiba con altri opuscoli. Contro questa Invenzione del Tri>- 

■ eino s) soIteviroD pareccbi, coma Lodovico Uarlelll, Aguale Fi- 
a reninola , Niccolò LI buralo, e Claudio Tolomei ; il primo de qiuli 

■ saggiamente si attenne a riprovar coma inutili le nuove letleRi' 
a il secondo più acmmentg censurò II Tilssioo tacciandolo iiw>n 

■ come pisgiBrio e usurpator delle idee avute giàda'Sanesi,<IicM 

■ però noD potè egli arrecare veruna prova; il terzo impuin'i' 

■ Trissino nella aua operetta iulilolata le Tre Foolame; ilquartoi' 

■ cni si attribuisce il Potilo pubblicato sotto il nome di AdrtoK 
» Franci.noo pago di rigelUre la lettere ritrovale dal TrissiMi 

> volle egli poi aggiungerne altre alla lingua italiana e dislia^i^ 
» il diverso suono della pronuncia nelle vocali collo scrivere ^ 



i CONOREGHE DI SIENA. 399 

cult, fn Siena, nelle controversie sorte a princìpio del se- 
colo XVI suir a irabe lo italiano. Nel Polito, stampato a Homa 
nel 1524* col nome d'Adriano Franci, ma scritto da Claudio 
Tolomei,* si legge a png. 33, se Tossero numerate: i Et per 
» più non tenervi sospesi, dico la toscana lingua non baver 

> proprio alfabeto alcuno: et questo latino, per i nostri suoni, 
» in alcune cose esser d'avanzo, et in molte non bastare; 

> come già dodici anni, o più, sono, ne fu largamente di- 

■ sputato ne l'Accademia nostra, et questa parte con molla 
» diligenza discorsa : dei quali ragionamenti non potete voi 
B ricordarvi, perchè in quelli non interveniste, non essendo 
B voi ancora ne la compagnia nostra entrati: ben vi si tro- 
ll varono II Cesano, il Sozino, il Ptolomeo, con molti altri 
n de'nostri academici, che di dò pienamente ragionare. Et 

■ Tersamente, e con questa *m ortograBa pubblicò egli le sua 

■ Lalltn Dell'aQQD fSiT.... Ma né te leltire dal Trissiao né quelle 

> del Tolouiei uaa ebbero lunga vita. Solo il Triuino ollenoe ài 
• vedere iuirodoite e ricevute comunemeDle nella volger nosln 

■ lingua \'j e '1 1> conBOnaotl ; e forse ancora s lui deesl l' Introdu- 

> ztone della i nella lingua llaliiaa [uDanzi all' i seguita da ailra 
a vocale , In vece di cui usavasl allora di scrivere f. DI questa ciHl- 

■ tesa parlan pib a lungo Apostolo Zeno {Note al FoDlaDi ti, 

> pag. 28 e tegg,} e Pier Filippo Castelli (Fila del Trisalno, paf. 33 
a e segg.) ; e ad alcuni aembreré forse cb' io a' abbia detto pili an> 
» cor del bisogno. ■ — Vedi ancbe Minturno, i>o«lica, lib. IV e 
GiomaU dai Letterati it'IlaSa, Supp. Ili, S78 (Vene2ia, 1Ti6]. 

' De le Lsltere nuonamaite aggiunte Libro di Adriano Franci 
da Siena, Inlllolatu il Potilo. Dopo il quale segue il Ditcaeciammlo 
de te miave Lelttrt inuliimente aggiunte *e la tiojrua (owana di Ad- 
gnoto Firenzuola. In fine al volume : ■ elampala In Roma per Lo- 
a dovico Vlcealiao et Laulitlo Perugino, nel iSii. ■ — Il Polito fu 
stampato di nuovo a Venezia, per Niccolò d' Arig totale, dello Zop- 
pino, nel 1S3I. 

' DI lui lo dice 11 Beovoglientl coll'aulorltà di Scipione Bar- 
gagll che nel suo Turamino (Siena , 160SJ coni ne scrisse : ■ Quan- 

■ lunque vada qu«l traltatello segnato del nome d'Adrian Franci, 

■ passò tutto, qiìal d'amictssinio e conBdenlitsImo suo, sodo le 

■ regale e modi a le forme del dire d' essa monsignore, come ap- 

■ parisce chiaro 8 ciascuno cbe I' abbia pur an poco fimlllara. ■ 
ttrf, pag. 60. 



400 APPENDICE COIMTA. 

1 lo, che tra quel ful^ quelle cose vi dirò die parie dilon 

> Intesi, et parte dissi loro, i* Tale Accademia adueqi» pi ^ 
esisterà inlorno a) 1512, conchiude il BenvogUenli; mi il ' 
quel tempo, osserva, dovette avere poco nome, se il Fen- i 
trio nella sua Sena Vetta,* stampata nel 1&13, ne tace,! ' 
perchb Claudio Tolomei, del quale < dubiterei ne fosse wo 

> dei principali fondatori, > era allora giovanissimo.' Al To- 
lomei viene attribuito il nuovo alfabeto ancbe dal Slmlen);' 
dal Minturno e dal Firenzuola' all'Accademia senese, ad essa 

■ Al qual passo rtrsrita, e non ÌDleranieDte, dal BenToelM, 
li poMOQO aggiungere i due EegaeotE; « De )e quali vociai, s''- 

■ tet) fu allora non piemia contentian tra gli academici eeiKsi < sii' 

■ mando molti che ia questa parla non fassn bisogno di saoeiii- 

■ mento bIcudo et altri cbe pur ci fosse ■ (pag. 65] : ■ dorè, se >nal 
» noD mi ricordo, cinque lettere, anDOTersEidovi luTptiloe.coma 

■ Inalili, abbiamo lolle via; undici aggiuata, seguendo I noUn 

> academlci, come neceasarle t |pag. 69). ~- Neil' indicare le p)' 
gloe del Pallio abbiamo contale ancora quelle della dedicatoria. 

■ t Nelli quale opera va egli dillgeotemeDle cercando «pi 

■ loda colla quala potesse illustrare la mia patria ed ogni lelieralo 

■ della medesima. > Beovogl lenti. Lettera detta al S»lvmi. - S«« 
Ffllut per Io, Petruin Ferelrium Rhavennatem iu. ulr. docWremet 
P. L. Carmine llluslrslB. ■ Senls ei offlciDa Simeonis Rubri Ctulco- 
1 graphl VI. ki.seplem. H.D.XIll. cuaum. > 

' Seguendo il marcheie Poleni , * primo a raccogliarw le ««" 
» tiiie e a parUme con molta esattezza [Exereiiaiiona Fii"^- 

> noe, I, 60), - il Tiraboschi [Slor. leu. /(al., VII, <3H e «1 
narra la vita di monsignor Claudio Tolomei • nato circa il " 



e gii In Corte dlBama, come ci acoprono due sue leliere. 



Bd dtl 



IWSoiS; bandito, per esser dal monte del Nove e averh""'" 
la apedizioDe di Clemente VII contro Siena , dal ìfi >1 i^' "' 
qnal tempo servi a più corti; in patria, nel 88, uno del «ww 
eletti a provvedere alla libertà ; e cbe nel 85 . a' !3 di a»''"' ^"ì 

■ di vivere In Roma, coinè con ottimi argomenli ^'"""^^''L, 

■ Diarcbeae Poleni conlra la comune opinione cbe 11 f> """^ 
> tolo ne11'aDno1657. > 

' Per il Siolero si riporla il Benvoglienli all' Cgurgerl , F""!* 
Stnetì (Pistoia, <649), I, 614; pel Minturno, al pasio *' ^'^'' 
znola cbe rechiamo qui soUo. 

* ■ Le quali tutte cosa quanto debbiano meritar di la<"^ '^' 



S E COHGBEQHB IM SIENA. 401 

rivendicandolo quest'uttimacontroil Trissino: e. che intorno 
al Ttìl0mei si raccogliesse una « virtuosa congregazione i h 
dicbjarato nell'Oraiione detta in difesa di lui nel 1528;' la^ 
qual testimonianza non sappiamo, a dir vero se possa riso- 
spingersi fino all' Accademia del 1512. D'alcuno cbe quBsta. 
frequentava, il Cesano, il Sozino, il Ptolomeo , sappiamo dal 
Peliio, i nomi (ricordati ancora dal Bargagli), * pd ivi irovia- 



a presso quelli che verranno dopo noi, claseano di mediocre iudt- 
» tìo lo paò facilmente giudicare: dove che ae pure si trovasse 

• qualcuno cbe gnene volesse bonar divini atrEboire, et che {come 
» dice il proverbio) havease a sarò cerchar da flcbi In vetta poten» 

• doli agglugnere dal pedale, sappia hoggi che se Iodi alcune oi 

■ sono , se oome se ne merita appresso i discendenti, non a costui 

■ {al Triniruì) dare si doverebbono , ma all'Accademia sanese, la 

■ quale (testinon me ne sleno gli huomlai cbe vi si Irovomo, che 
» furoD molti), spesse Batedi questo ragionò: et perchA plb savia 

■ che ardita, giudicò cbe la tosse cosa senza bisogno, la lasciò 
» stare dall' un de' canti. La quale medesima Impresa poscia a Fi< 

> reme.,., cosi diitintameoie come co|lui testi la usa , fu dlspa- 

■ tata Ira molti giovani: 1 quali, più per esercitare 1 loro ingegni, 

• che per metterle in opera, ne parlorno. ■ Firenzuola, Dinoeeto- 
fnmto d«lls nuova Letl«re ec, stampalo dietro al Polito nella citata 
edlziooe di Roma dei IGSt; vedi ivi alla penultima pagina stampata. 

* Orazione di Girolamo Haodulì Piccolominl delta nella Sala 
del Consiglio della Repubblica di Siena Dell'anno 15S8 la difesa di 
Claudiu Toiomel dedicata dall'Autore ai magniSco Ilario Bandloi. 
E citata dal Benvoglieoti come esistente presso di sé : ora trovai 
nella Comunale senese nel suo autografo nelCod. B, X, 8t (fog. 4-SO), 
e In copia nel Cod. C, V, Si. (fog. 361 e segg.) — • Dico breve- 

■ mente dunque cbe ne la dimora di Slena , la quale egli volea go- 

■ dere per la dolce liberti sua , era di continuo, secondo l' antica 

■ usanza, ne' suoi lodevoli studi; ne' quali (per la fama, per ra(fe> 

■ billiè natarele, perla pulitezza de' suoi costumi) era. secondo 

> cbe sempre fu dov' egli ai trovi, il concorso spesso de'gjoveni e- 

■ degli altri cbe cogliere desiavano e gustare 1 suoi rari frutti à 

> giustamenle. Per questa virtuosa congregazione fu cU, e ingtu- 

■ gtamenle per Dio I pensò cbe dar ombra potesse a questa repu- 
1 blica. > Vedi Codice cit. H. X, ti, fog. gì. 

* Nell'Orazione In lode delie Accademie [da noi citali nella 
Prefazione alia presente Appendice T): * Gsbbriello Cesano, ^gi 

■ alla Corte di Roma 11 Nestore addimandato... M. Gio. Ballista 

C. HAiiT. — Val. [I. 3S 



402 APPENDICE QUINTA. 

mo i soprannomi (appartengano ad essi o ad altri) Pargdetto 
e Sthaggio; ' altro di tali soprannomi, secondo il BenTogllenti, 
sarebbe Pretago, col quale Fortunato de' Vecchi, dicendo^ 
Accademico senese, pubblicò nel i52i, alcune rime in lode dì 
Santa Caterina;' ed altro di questi accademici ci Tiene addi- 



■ Politi l'Algebra addlmaodato. > Cosi ba Francesco Piccolombii 
» nella tua citata Lezione; vedi Codice detto C , IV, S^, fog. f 4<. 

' Parlandosi del nuovo alfabeto , contro il Trisaino : ■ Non es- 

■ Ber questo trovato suo *le più cbl^ro è ebe bisogni parole fame. 

■ Et pure il Firenzuola glie l' ba dello , perchè gli tanti e tanti soni 

■ Bono l'Academia nostra di Siena ne fu prima inveolrice: ore fa- 

■ rono tra quel divini spiriti quelle cose poste iaanzi et disputata 

■ che potevan br queata parte pih chiara et pKi illustre. I quai, 

> conosciuto et inteso tutto quel che dir d'Imaginar vi à potea, 
• lallmaron (neglio essere sopportare 1 vechi modi, che con nuovi 

■ albbeti tutta Italia conturbare. Et pensaron che sarebbe an re- 

■ car«l gran carico adosso et una grande invidia il voler quasi 

> dileggiare gl'huomm) di quel cb' havessero imparalo et costrin- 

■ gerii ad Imparar altri modl'da' primi differenti. Di che pur dispn~ 

■ tandosl, mi rimembra che 'I Pargoletto, contrastando ad alcuni, 

■ che desiderosi di nuove cose, volevaa pur quesli alfabeti nuovi, 
» diase: voi mi fole tutto tremare ch'ancora ho paura non mi lii- 
s «Ogni tornar sotto quell' indiscreto pedante , che 'nsegnandomi & 
m leggere, per ogni consonante che non sapeva mi dava una pat- 

■ mata , et per ogni vocale un cavallo. — Non restò gii cbe,quei gio- 
a veni non ordinassero tra toro uno Inluro alfatiato tutto nbovo, 

> solo per mantenersi fresca la memoria di ciò che aveano pensato; 

■ col quale pur mi ricordo che 'I Selvaggio et io solevamo scriverci 

■ epistole spesse volle. • (pag. Si). 

■ Nella Vita della Saola scritta Ialinamente dal beato Raimondo 
da Capua, volgarimla da Ambrogio Caterino (Laacellolto) Politi, 
e stampata In Siena t per Simone di Niccolò ad istanza di lacomo 

■ Antonio Cataneo librare senese, adì 4 di settembre nelli anni 

■ delta salutifera incarnat'one 45Ì4. ■ Ivi a pag. 4: f Alla natia 

■ Vergine Catherina lode et preghiere et lagrime dell' alma Siena, 

■ tessute per il Preiago, Fortunato de' Veccbi, iurecoosulto et ac- 
B eademico senese in queste rime. • — La Vita era stata stampata 
in quest'anno stesso 4Q3i alio di maggio in Siena, e fu poi nel 
1S83 In Venezia; ma in ambedue queste edizioni manca la poesia 
del Vecchi. 



D,g,n:^i t, Google 



E CONOBEOHE DI SIENA. 403 

tato in Bartolommeo PiceolomiDi. ' Quel nome di Accadèmia 
Grande sarebbe stato dato in processo di tempo, né si sa bene 
perchè,* da chi di essa parlò, alla radunanza; la quale nel 
152i sempre esisteva pel BenTojclientl ; certamente pwchò 
nel Polito, scampato in tal anno, se ne parla come di cosa 
tuttora esistente e perchè in quest'anno slesso il Vecchi 
stampò col nome di Presago le rime ora ricordate; mentre 
per il Piccolomjni sarebbesi estinta un po' prima,* net 1514; 
ad ogni modo poco durò, lasciando lleTì tracce;* né di que- 

' > Bartolommeo Piccolominl autore de] poema intitolato 
tl'Bdera»; la quii pianta forse era l'impresa deìV Accademia 
Gronda. Coid. eli. C. IV, 23, rog. 15; e C. IV, Si, fog. U'. 

' > La quale da' grandi ingegni che vi allevò e da' grandi 

> studi che di quelli si proviì , DOn im meritamente la Grand» fu B[V 

■ pellaU. > Scipione Bargigli, Orai. dt. in lode delle Accademie; 
pag. S34. Le qoajì parole del Bargagli, non all'Accademia Fioren- 
tina toadila dal Duca Cosimo cut le riferisce Salvino Salvìnl a 
pag. 85 della Prefaiione al Fatti Contótari, il bene a questa del 
Tolomei riferisconsi , • delta la Grande da' grandi ingegni che 

■ v'erano.! Francesco Piccolomini. Lezione citala; Codice detto C, 
IV, S4, fog. IBt. — ■ Quesl' Accademia fu, ne' tempi posteriori, 

■ chiamata la Granato per essere la piti antica, o per essere foa> 

• data da UQ si eccellente scrittore tale quale era Claudio Tolomei, 

■ pure per dlsliozione delle aiire che nome particolare are- 

> vano. ■ Denvoglienti , Lettera citata. — ■ Lia Grande fu chiamata 

■ dal numero e non gii dalia qualità de' aogeetti come suppona il 

■ PiccolomJai e il Bargagli. » Benvoglientì, Codice cit. C, III, 14, 
fog. 803. 

' ( E etimo che francamente si possa affermare che avanti 11 

■ iim rimasta fosse affatto dispersa la Gninda Accademia, perchA 
1 avaolì questo tempo era dt gli il Tolomei partito di Slena e stato 
I a Bologna, come si ricava dalla nota dell'lmpreesione del ano 

■ poema io lode della Donne bolognesi. > Francesco Picoolomlni, 
Leeone cllaU;Cad[Be detto C, IV,U, fog. IS'. 

' < Quesl' Accademia durò poco i o aia che I reggenti di Siena 

• prendessero dì lei gospello, come dice l'autore dell'Orazione 

■ Alta io dllbsa del medesimo Tolomei , O pure che egli al parlilM 

■ dalla patria per andare in servigio di qualche peraonaggio: ed è 

> certo che dopo 11 ifiSV non s'intesa plh parlare di quest' Acca- 

> demìa. ■ Beovoglienll, Lettera citala al Salrinl. — Il Tolomei (M 
resto era già fuori di Siena prima del 10U. 

i. .,■,,-< Il, Google 



404 AFPBHDICB QOINTA. 

Sto furono una eDnlinuazhine o im lisorgimeQta gl'Ai 
soni pocbi anni appresso. * E come ad eisi erano slsle ass«- 
gQBte arbitrammeol* ortgiiH antìcbisiime , coti silo syi^gir 
mento loro la rilegano, senza fiwdamealo di verità, come 
Tedemmo,' con quelle adunanze letterarie elle Enea Silvia 
Piceolomlni avrebbe raccolte prima di partii^ di Siena. Il 
Glovio e il Bembo sarebbero stati allora, secondo 11 Bnlgbe- 
rtsl,* di tale Accademia, che il LucberìnijilPinoccìeUGi- 
gli dicono fondata da Enea Silvio giovauelto e dopo la par- 

' Nalta auk Leiiana espoM H PiooolomlDì (vedi Codice cit. C, 
IV, Si, tog. KG e sBgg.J le ragioni per le qa»\i egli crede cbe oep- 
pire ■ r Inlrtnuta Acoadaiaia è atita abneiio un risorgimento e 
' ■ MiIìddbiIods dall' AGcadeDÌa Grande, come forse veriBlmile 

• para aH'srudllo signor Htwrto BenToglisDtl, >e, si può aggim- 
gere, come pareincha al Gigli (Diario, I, 214): cioè, perchè Sci- 
pioae Bargigli arriogandolaloda dogli Intronali, dice che Ira quelli 
di Sena Bolaoiealer Accademia loro rlcacque [vedi in questa A^ 
pendice agli Atxwi) : percfaft ■ troppo ardire sarebbe stato • dellf 
■etieee gioTeatii in qael tempi di popolare governo , ■ 11 far risor- 
■ gere aa' adunanza cba circa a dodld uul prima era Biata eo- 

* spetta alta Ilberlì ddla republica; ■ e percbé Claudio Tolomei, 
da' principali nati' Accademia Gronda, non fu poi degli /nlronatf. 
Il qaa\ ultinu) argomaoto b* le bbs prora in questa : cbe gli antiobi 
Cataloghi (a abbiamo veduto cbe fi Ptccolonijai ne possedeva lino) 
tacciono di Ini; n^ il luo ritratto ed elogio fu posto, come altri ri 
BIVIO, nella sala ore celebrassi nel 1603 II rlaprimento (vedi la da- 
scriiione di esso nel voi. II delle Commedie) dell' Accademia; a 
nell'Orazione detta in quella solennità non ai parlò dei ami aeritti, 
mentre ti ricordarono quelli di Accademici meno illustri: riccbè t 
POOdernl Calalogbt ■ auovamenle riforlnati secondo l'idea del oa- 
9 valier Lucberini, ■ e i' Ugargeri nelle Pompa Salisti [Parte Ut; 
Inedita), 1 quali ripongono monsignor Claudio Tolomei tra gì' £»• 
tronatì col nome di Sonila, o fanno errore conM per I poeti senesi 
dai secoli Xlll e XlV, o lo eonfondoDO con altro Claudio Tolomei 
che servì di paggio a Carlo V (vedi Tommasf , Sloria; parte loe- 
dita} nel avo ingresso a Siena nel fSSB, o al monugnore, vissale 
qnaai sempre lonlano dalla patria, danno un nome cbe per avven- 
tura potè avere la altra Accademia. 

* A pag. 3S5. 

' Vedi Codice cit. T", I, 3, fog. flt. 



I , Google 



ACCADEMIE E CONGiVEGHE DI SIENA. 405 

lenza di luì nel U31 cbìamalBd h Grande, sotto il ^oremo 
di Agostino Dati: ìq mode cfae pel GìgU « questa la più antica 
Accademia, perchè ad imitazione di quegli antichi poeti senesi 
del secolo XIII istituita innanzi a quella di Lorenzo de'He- 
^i e a quella della Corte d'Urbino, uni prìtaa che H ear- 
dìnal Sessarione venendo in ilalta portasse a Roma il Bome 
e risi italo ddle Accadono.' Ma di^esta senese Tar^Do 
giudizio col Benvoglienti, dicendo che • non già fu aominala 

> la Grande, fondata da Pio II, perebÈ ijuestaiionsiritrsTa 
( se non nel metaOsico intelletto del nostro rettore Luc&erìni 
* e nello spirito u» poco fanatico del nostro Gigli. »* 

Gii" hwaghiti. — Manca al citato Cod. A, V, 19. *Cirea 
Tt il 1550 fiorivano pure (in Siem] i Desiati e iVIwDaghUi. >' 
«Académìe des Passìmnés fondée a Sienne vers 1550.»* 

GU Oscuri. — Impresa: U Parelio. Molto Ne raddoppia U 
gionto (Codice cit. A, V, 19, fog. 504)..— . Gli Oscuri, awa- 
B demia propria dileggi peripatelicbe, dal nostro signor Fa- 
j» brillo Capacci, Attronoto^.. fondata a rimpatto della Fi- 

> tiocriiica adunanza cbe delle moderne opialoni mostrasi 
» più amica.... Da gran tempo gli Otcwinoa si ragunana.»" 
Documenti nella Comunale di Siena: cCafiitoli da OBsarrarri 
s dai Signori Accademici detti gli Oleari. 1692. Godioetto ms., 

> in-4, di carte cinque scritte e quattro biancbe; y,II,2&.»* 
Il Proemio (Fbg. 1-S) la dice «eretta sotto gli auspici del gran 
B sole delle scienze Tommaso Santo b e dà l'anno della fon- 
dazione. Dei capitoli (fog. 2-5), cbe sono sei in tutti, cono- 
sciamo cbe questa Accademia aveva «otto ufflziali: cioè il « 
B Principe; due Assessori j quattro Censori, cioè due circa 

» alle oomposizioni fllosoflcbe, « due circa alle mediche; e 

'Lettera dUala al Ihgliabeobl ; Codina detto T, I, 3, 
fog. 41M19. 

• Lettera citata al Salvini. 

'Quadrio, Star, e Sag. d'ogni Poesia, l, 4M. 
' Cléder , Noiice, pag. 46. 
' Gigli, Diario, I, Xi9. 

• Ilari, La Biblioteca se. VI, t60. 



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406 APPENDICE QUINTA. 

> 11 Segretario 1 (Gap. II): dei quali il Principe dOTevaica- 
» iDaDclare cbe nessuno accademico possa spiegare o risolvere 

■ 1 suoi discorsi eoa «Uri prlncipil, che con quelli del pria- 

■ cipe Ira 1 filosofi, Aristotile; e del divino, tra i medici Ip- 

> pocrate, giusta il commento del gran Galeno > (Gap. !!)■ 
Quest'Accademia non and6 forse più là di un progetto, poi- 
ché il Gap. VI ed ultimo dicendo in fine e havendo tutto il 

■ soprascritto determinato e stabilito i Signori Fondatori della 

> detta Accademia cioè..., > mancano qoi i nomi che ce li 
arrebbero fatti conoscere, e di essi sappiamo il solo Fabriiio 
Capacci ricordato dal Gigli. Ad ogni modo poco visse; poicte 
nata nel 1693, più non si radunava e da gran tempo> nel 17i3, 
quando il Gigli pubblicava il Diario, 

I Partnw- — Impresa : La Ghioccia sur un gelso che ne 
scuote col becco i maturi Erutti ai pulcini. Uotlo: Et memar 
ab atto (Codice cit. A, V, 19, fog.508). —Secondo che usavano, 
ci dice il Biralli, ' dovunque avessero collegi, fu questa isti- 
tuita dai Padri Gesuiti tra ì loro alunni in Siena^ e come al- 
tre loro simili Accademie, denominata dei Partenti, «quasi 

> di giovani puri e vergini ricovrati sotto la protezione del/a 
s Vergine Santissima madre di Dio:» il favor della Qu^Ib 
sopra simili Accademie, e in particolare sopra questa senesei 
fìi dal padre Gtanfilippo Ricci da Gosenzs, maestro dei eia- 
vani e guida di essa Accademia, espresso in quella impresa, 
e a noi pare poco riverentemente, ancorché in alto dovesse 
vedersi l'Assunta. Di tali accademici il Biralli, dopo avere 
spiegata detta impresa, ricorda, riferendo la impresa |tarti- 

, colare di ciascuno, Alessandro Petrucci ( Jmpcufoicito), Aato^ 
nio Primaticci {Disposto), BaodlnoUgurgeri, Fabio Accarig* 
{Coraggioso), Jacomo Cerratii {Eteoato), Giulio Forleguerri 
(Puro), Panfilo Laudi {Apprensivo), Riccardo Coloni {Far- 
mante), e Teodoro Petrucci {Nuovo). Dei Portemi di Siena 
fanno menzione ancora il Ferro/ il Cléder,' il Quadrio^ 

■ tmjrtte Saeìle, U, fi9. 

* Teatro d-lmpreie, IH, 355. 

* Sotic», pig. 19. 

' Star, e Rag. d' ogni Poesia, 1, 10*. 



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ACCADEHIE E COHOBEGHE DI SIENA. 407 

dicendo, con maggior o minor certezza, fondata la loro ra- 
dunanza nel 1560; ed aggiuDgendo quest'ultimo come ces* 
) sendo, dopo venti anni presso cbe spenta, fu per opera 
■» principalmente di Giovanfilippo Ricci della Compagnia di 
» Gesù restituita. * 

IPttUtL — Mancano nel citalo Cod. A, V, 19. Tra le Acca- 
demie dì Siena la pone Scipione Bargagli,' con impresa di UD 
■ Pettine di ferro da conciar lino, con una mannella di lino 

> appresso, e due squotole di ferro che usano i linaiuoli per 

> iscuoteme prima le lische molto bene e purgarlo, e per- 
s cuotendolo tuttavia, meglio disporlo al conciarsi e pulirsi 
» dalle parti sovercbie e grosse; > le quali squotole nell'im- 
presa ( stavano accrociate sopra il pettine, > col motto Aspe- 
rt(af« po/tfum; invenzione àeW Aitonilo Intronato & significare, 
secondo seguita a dichiararci il Bargagli, come < gl'intelletti 
1 umani, coll'asprezza dei faticosi studi e durezza d'altri 

> disagi si rendono puliti e si raffinano, i dei quali trava- 
gli fa bisogno e per ridurli a quella perfetta finezza dove per 
a natura posson pure arrivare. > Di quando nascessero tace 
il Bargagli; ma il Cléder, né sappiamo su quale autorìtìi: 
« Académie des Polis, fondée & Sienne vers 1575. >* 

I BaccoUi. — Hancano al citato Cod. A, V, 19. a Acadé- 

> mie des BecueUlis, fondée à Sienne vers 1540; dissoute en 
1 1568 par les Hédicis. » ' Vedi qui sotto, ai Salotaichi. 

I Raffhmtati. — La loro impresa nel citalo Cod. A, V, 
19, fog. 512, 6 un Gallo in atto di cantare, ad ali tese, col 
motto Excutit inde canit. Ma questa era l'impresa particolare* 
di un gentiluomo tedesco ascritto a questi RaffhmtaU, non 
la generale dell'Accademia. La quale gli scolari del dottor 
Girolamo Alberti, prima ch'egli andasse lettor di leggi nello 

■ Dtlelmprei», pag. 813. 
' Nolice, psg. ao. 
• Nolic», pag. iO. 

' Ferro, Teatro d'Imprete, III, 3S7: HralN, Impnte Scel- 
te, n, SI. 



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408 

studio di Fermo, in cas» di lui in Siena istituirono, alzando 

per impresa e la figura d' uno di questi Locchetti da chiuder 

• valigie (atti di metallo, formali dì cerchietti marcati eia- 

> SCUDO di alcuna lettera dell'a, b, e, onde conviene rìdu- 

> cere dette lettere pari tulle e a dirittura qualwa altri lo 
» vuol aprire: e '1 motto di tale impresa dice Bile iunctii. » 
Cosi il Blralli,' cbe dopo avere spiegato il simbolo dell'im- 
presa, ricorda di quest'Accademia Enea Rocchi [Soave), Pier 
Maria Sallmbeni [Tenace), Giulio d'Elei (Sonoro), Gioran- 
batllsla UoCgheei {Acuto), Tiburzio Mealdi (Stctwo), Florindo 
Bucci (IJhito), Francesco Maria Alberti {Perfeitó] , Girolamo 
Baocineiii (SoUevato), Mario Nerucci [PtiUto), un gentiluomo 
Wdesco, Agnolo Corsignani (Attento). Quanto all'origine, il 
Ctéder ha: < Académie des Aitdacieux fondée a Sienae vers 

■ 1590;ii'fflaqualclieannoinnanusecondo il Gigli: ti Baf- 

* frontali ci diedero indizio de' loro congressi con certe Con- 

> clusioni legali sostenute da Pietro Maria Salimbeni nel- 

> l'anno 1588, che si disse ^ca({«ntii;iu fìo/^nto/uj.»' Vissero 
poco, dacché nel 1603 più non esisteranu a Siena (vedi so- 
pra, agli Acce»'); e forse s'estinsero quando Girolamo Alberti 
andando lettore nello Studio di Fermo, colà ti avrà trapian- 
tati. E invero il Ferro distingue* i Baffhmlati di Siena da 
quelli di Fermo, e a questi ultimi attribuisce * l'impresa del 
Lucchetto, e cosi il Quadrio,* dicendoli istituiti in Fermo da 
Girolamo Alberti senese, lettore in quello Studio. 11 Cléder 
poi ' la queste Accademie nate ambedue intorno al 1590; che 
non può essere, se una segui all' altra. 

I Rivivati. — Impresa: La Fenice sul rogo, rivolta al 
sole. Motto: Un raggio di beitàgli spirti ovfiiia (Codice cìt- A, 

' Impreie Scelle, II, Si. 
' Notice, pag. 30. 

• Diario, I,»9. 

' Nella nota delle i Compagaie et Accademie cbe vennero ■ 

■ mia notizia ec, » da lui premessa alla Pirte III del suo Teatro. 

' Teab-o d'Imprese, III, 4B6. 

• Slor. e Rag. d'ogni Poesia, I, 68; VII, 9. 
' Naiice, pag. 20. 



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ACCADEHtB B CONGREGHE DI SIENA. 409 

V, 19j tog. 509). —ni RaDvivaU nacquero e morirono a'nostrì 

> giorni per la partenza da Siena di monsignor Lodovico 
» Sergardi (Quinto Settam), cbe ne fu l'autore, e alzò per 
■ bandiera di una spiritosa nobi] conversazione la Fenice.... •' 

mesciuti. — Impresa: Un Fornello con più bocce per 
distillare. Motto: Ab eodem varia (Codice cit. A, V, 19, 
fog. 510). — Tra le Accademie di Siena ia pongono il Ferro,* 
il Gigli* e il Biralli,* che dicendola: «nobile schiera di glO- 
» vani, » spiega l'allegorìa dell'impresa. Il Cléder « Acadé- 
B mie aes hésdas fondée à Sienne vers 1K*0:»' il Benvo- 
glientici fa sapere come «net 15SS sì trova cbe fa la disputa 

> Curtius Burgbesius Academicus At'joJutHK.»* Ifel 1603 era 
già riunita agli Intronali; già alla Zucca loro, ci dice il Bar- 
bagli (vedi sopra agli Accesi) era «con baldanza trapassata! 
dal suo • infuocato cristallo, » cioè, crediamo, dalle sue bocCe 
da distillare. Poiché il cristallo fuso era impresa d'un'altra 
Accademia senese, come vedremo, della quale non ci b 
giunto il nome. 

I ^schiarati. — Impresa: Una Tina piena di uva. Motto: 
ClaresairU. d^niranlurgue (Codice cit. A, V, 19, fog. 513). — Il 
Gtgli^ ha nel motto sdeparpuranturgue, n meno appropriata- 
mente, secondo l' in terpei razione che Scipione Bargagli ci dà 
di questa impresa, dicendola da Lelio Uarretti (r.JMDntYo tra 
gli Intronali) « composta a piacimento di certi scolari Uarchi- 
» giani cbe trovavansi a studio in Siena, quando pili vi si 
» esercitavano utilmente l'Accademie, o* Il Ferro* non ha 
il luogo dove questi Rischiarali furono. 

■ Gigli, Diario, I,S!9. 

^ Teatro ^Imprett, Iti, 336. 

' Diario, I, l!9. 

* JtnpreM Scelte, II, 6S. 
' Notice, psg. SI. 

* Lettere, III, lU; Cod. £, tX, 3 alls Comunale di Siena. 
'Diario, I,M9. 

* DeW latfreu, pag. 844. 

* Teatro d! Imprese, III, 119, 



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«10 APPENDICE QUINT*. 

I Ruai. — Impresa: La sughera. Motto: Chi qui log- 
gionaacgwOa quel ehi perde ((Mice cit A,V, 19,fog.&17). 

/ Rozzi Minai. — Impresa : La Si^bera appuntellata. 
Mollo: Tosto risorge l'tm se l'altro cade (Codiee cit A, V, 
19, tog. 515). Tedi nel Tol. I, pag. 95-100.' 

In una Miscellanea manoscritta, tutta di cose risguardautì 
ì RoEzi, appartenente al signor Giuseppe Porri di Siena, di- 
ligente e dalto raccoglitore di cose senesi, troviamo la nota 
seguente di nomi che sono delti dei < Rozzi Minori » e qui 
la riproduciamo fedelmente coi nomi, i soprannomi, le pro- 
fessioni, le imprese, e I motti: 

1. — Ranieri Neri, tornlaio: lo Zelanle. — Una lancia spez- 
zata. — DivemUatoiA per xet (Fortore. 

ì. — Lattanzio Franceschini , mereiaio: ì'Aggitistato. — Un 
compasso con una {setta) ferma, l'altra gira. — At cen- 
tro j'un, rallra al rigiro attende. 

3. — Iacinto Cimboni, in Corte :' l'Ardenie. — I rai del sole 
balton nella caraffa e accendon l'esca. — ^i rai dei merli 
aOrvi ardo e sfavillo. 

i. — Girolamo Giusti, legnaiolo: lo Sconsertato. — L'oriolo, 
cavato le ruote et arnesi. — Ben tosto qui ricontertanm 
spero. 

5. — Ignazio Virgili!, cappellaio: il Disuguale. — L'organo, 

con suoi mantaci. — Con esier disugual san più sonoro. 

6. — Giuseppe Capezzl, spadaio: il Curioso. — Va mandorlo 

fiorito. — Se presto é 'l fior, il frutto tarda e dura. 

7. — Carlo Magini, prete: l'Affettuoso. — Un annesto con 

marza attaccala. — ^ fan di due divisi un tronco salo. 

8. — Carlo Bartalini, prete: ili)ffji"o«). — Una vite a corona 

di alto arbole, potala. — Giunger aU'alta cima ancora 

< DoTeèriportatoQQ psE9odella ilfltaiioiu del Ricci. Vedi BD- 
chfl Fablsai, Storta cit., pag. 16-S1 , e U Utmoria, pag. 49. Gigli 
Kario, I, 2S9. 

* Questa parole * \o Corte ■ cbe vediamo ripetute a Giuseppe 
Gnidi , al Dum. 33, devono cerlamente signlBcare nn nfBuio in 
corte del Bargello. 



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ACCADEMIE E CONOnEGHB DI SIENA. 411 

9. — Austioo Neri, ottonaio: il Seloso, — Dna pianta d'uva 

Sl^na col fruito. — M'armo per gelosia di man rapace. 

10. — Muzio Catini, legnaiolo: 11 Rifatto. — Va tralcio di 

quasi secca vite ricolco. ' — Per non perir coii rifossi e 
frutta. 

11. — Bernardino Ciuoli, legnafuolo: lo Sbatlvto. ~ Lino 

nel cavalletw sbattuto dal coltello. — Con le ^tse per- 
cosse più m' affino. 

1$. — Mariollo Urbani, spinetlaio: il Quielo. — Acqua molto 
scarsa che ferma fa fonte. — D(^ motto sconir qui trovo 
posa. 

13. — Ferdinando Miniali, stufaiolo: l'Agevole. — Vaa. pianta 
di vencbi da legare. — Per vincer cedo, e col mio ceder 
vinco. 

14. — Giovanni Francioli, cavigliatore:' il Dinoto. — Un 
fiume uscito dei letto cbe giogne al mare. — Ancor che, 
traviato al centro giungo. 

15. — AusClno Massaini, barbiere: il Ditettevote. ~ Un giar- 
dino con più fiori e frutti — Da tal Metto e fiori e fhitti 
cavanti. 

16.— Mattia Umoroni, tentore {titUore): Forzato. — Vaa ca- 
tena di ferro tirala dalla calamita. — Per occulta virtù 
tirata accostasi 

17. —Modesto Brunelli, prete: ViOronato.— Una ancudine 
col martello percossa. — M'introno sol per far perfetto 
altrui. 

18. — Silvio Bernardi, quoiaio: il SoUeoaio. — Una fiamma 
a piramide cbe ascende. — Con soUeoarsi al centro suo 
f accosta. 

19. — Giovanni Erasmt, prete: l'Accarezzato. — Una piante 

d'alloro. — D<^' alte fronti accarezzato io sono. 
SO. — Andrea Hugnaini, orefice: il Seguace. — Un battello 

legalo dietro alla galera. — Seguo per obbedire a chi 

m'impera. 

< Sicoteo. BIpoRto, Rlpianlsio. 

' Cavigliatore. CerlanMoie da Caoigtiatoio ; quello Blramenlo 
da' Hill noli e tlalorl, bu cai li torce la Mia. I DoreoUni A<xavi- 
gUatore. 



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il3 APPEHDICB QUIim. 

SI. — Mattia BtxTacchini^ tentare : l'Amoroto. — Un «Imo 

eoa la vite ssuo tTìiUiì. — Ej^Uto^gmedeUa il fnOto 

porge. 
23. — Alfonso Uascarpini, cappellaio: il Gvardengo. — Un 

flore di eiitropio; cioè girasole. — Sì mirando i bei rat 

cita rictMi. 
83. — Pietro Marchetti, libraio: ' Il rana. — Un Taso pieno 

di Tari fiori. — Porgon col cariar più grato odore. 
M. — Bernardino R....rdini, al Massaro:' l'Ambisioio. — 

Una piramide, o guglia eretta. — Se pUt ti può più Ju- 

bUmarmi aspiro, 
25. — Ippolito CddU, stracciaiolo: l'Amc^Oe. — Una ^anta 

éi rose solite. — Per color, per odor, amabU trma. 
S6. — Enea Carducci, donzello: il Vdontca-io. — Uoa Kuvila 

elle ascende in alto. — M'accosto valonlaria a gTeàti raL 

27. — Domenica Pianigiani, pizzicaiuolo: ìl'Vigilaale. — Il 

primo fiore de'campi piccolissimo. — SMchi mimre io 
tia son tempre il primo. 

28. — Domenico Ricci, mereiaio: il Benigno. — Vna pianta 

di fronzuto finocchio. — Benignitade e non asprezza io 
porgo. 

29. — Cario duoli, linaiuolo: il Costante. — L'albero della 

palma. — Si piega si, ma non già noi «i nm^. 

30. — Mariano Tasini, munrtere: l'Am«tio. — Un campo di 

grano verde spigata — Anunàade, speme, e frutto 
porgo. 

Zi. ~~ Giulio Braizì, musico: il ConDtrsevcU. — Una pianta 
di fiorita ginestra. — Vago fior, grato odor porge e Rac- 
costa. 

Z% — Giuseppe Livi, oreSce: CilgttMo. — Il tarsio eoa li 
soliti ordegni. — CcmV afttar ^ ptnitswia ogn'vpra. 

■ Era ancora slampators ed editom. Io alcuns edizioni blU 
da lui B< vede qneeta Impreca , con altro motto però. 

* Il cogDome tioD paò leggera iotenmente a motivo di niu 
sbrasione. — Le parola i a) Uaasaro > oi hma EOpparre ohe l'in- 
Uiioto avesEB qualche pubblico ufficio di 
ro; come ora diceai, di Bnaozi. 



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ACCADEMIE E CONGREGHE DI SIENA. 413 

33, — Giuseppe Guidi, in Corte: il Veloce. — Uno straie 
scoccato dali'areo. — Piit veloce ne giunge al degno scopo. 

M. — PieruBirta Cappellini, legnaiob: VÀtmenlaio. ~ Un 
dardo arrentalo c«d rorza di braccia. — S'ùtoKra piit 
fuonto più forte avoentasi. 

36. — Rinaldo Neri, prete: il SttUabile. — Dna Innn non piena 
iebe cresce e scema. —Btuo spesso mutar tirtu^ infonde. 

3& — GioTambattisIa Cenni, pesatore; il Fermo-. — Uno sco- 
glio battuto dall' oode. — Frange cU lo percofe, né già 



I SabMiichi. — Non sono registrati nel Codice cit. A, V, 
19. «Académie dea Samages, fondée i Siesne vers 1515; 

> Aigsouta en ISfiii par les Médicis.» ' E (tra le Accademie che 

> fiorir ano allora in Siena ve n'erano alcune simili a quella dei 
y Bogxi, come Ao^V Insipidi, degli Smarriti, dei Salvatici, dei 

> SacaUti, ec, quali tutte, insieme con altre che erano in 

> Siena (a riferire d'un accademico Insipido, in una pasto- 
■ rale intitolala Ink-ighiàmoroti), si vedevano spendere il 
v tempo in piacevoli letture ed artificiose composizioni che 
* rendevano a tutti utile e diletto, a segno tale che, come 

> scrisse un Rozzo circa a quel tempo: Questa città parea 

> die fosse Atiene, Piena di begl' ingegni che spantare [me- 

> ravigtiare) Hi fanno ancor quando me ne sovviene, s ' 

dt Sbon-ad. — Mancano al citato Cod. .il, V, 19.— In fine 
a un poemetto d'undici canti in ottave, scritto da un tal 
Pliylolauro di Cave in lode delle donne senesi (mancante in 
principio; h alla Gooiunale di Siena segnato VI, P. 25), ( stam- 
» pato in nella inclita città di Siena per Calislro Dubbioso il 
» Simeone di Niccolò a dlSdi dicembre nel anno M.D.XXX1II,> 
si leggono sei Sonetti con questi titoli: l'L'ArcWsftorrotó alle 
» Donne di Siena; > — a» € li detto a Phylolauro; > ~ S" Ci- 

> mollo a i Lettori; > — 4° e L'Insipido a le Donne senesi e 
1 alll Sborrali sopra Phylolauro; > — 5° < II Curioso in laude 

' Clflder, Notiee ec. , pag. S2. 
' Fabiaoi , Memoria, 40. 



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414 APPENDICE QUINTA. 

• da l'opra a i Lettori; 1 — 6° > Il medesimo alli innamorati 

> delle lodate donne. > Eravi dunque uà Architborrato , e, 
nella brigata da lai retta, un Cimotto, un Insipido, un Co- 
rioxo, un Dubbioso, cìob Io stampatore' del poemetto e forse 
anche Filolaaro cui gli altri vollero far corona con i loro so- 
netti. Chiunque si nasconda sotto questo pseudonimo (indi- 
cante amante di Laura, ' o degli onori e degli allori) ei fu 
cerumenie non senese, ma di Care, uomo, ci dice da ab, 
dì gravi studj, e fors' anche di chiesa:' il suo poemetto, man- 
cante cosi a principio come l'abbiamo veduto, aveva titolo, 
non in tutto appropriato, a Dialogo amoroso, >* e sappiamo 
che portava nel frontespìzio un emhiema ; cioè < in meno ad 
» una figura sferica vi sono due rastrelli legati da due serpe 
» che vanno a mordere una specie di stella che stassi nella 

> sommila dell'impresa, dalla quale ne sgorga saogus: hi- 

> torno intorno si legge : Graviora prudentes scrutantttr: > b 
quale impresa è dal De Ai^elis, ' che ci ha serbata la noti- 

' Questo Boprannome DubbiiMO, certamente accademLco, non 
pose Callslo di Simeone di Niccolò, il quale -era dei Nardi (vedi 
Tol. I, pag. 8<3) nella slampa che fece nei 1636 (vedi in questo 
voi. II, pag. 40) del Targom. 

* L'utttma delle donne senesi celebrate nel poemetto è Lauta 
Sploetli, donna di R«[foello Nini; e di essa segue il Trionfo. 

* Innanzi ai Sonelli sopra notali sono una < Canzone di Ues- 

> ter Anselmo di Baroni da Cave alle donne di Siena • [dalla qnale 
al conosce che Filolauro non era senese) ; altra Canzone dello stesso 

> ad Pbflolauro, ■ e uoa terza di t Messer Mario da Cave alle 

■ Danne di Siena; • i quali Anselmo e Ilario saranno stali compa- 
Irloltl di Filolaaro. CbedlsA slesso, nella dedicatoria del poemetto 

• allo Illuslrissiroo Signor Duca di Ualfl, i dice; ■ .... mi é par- 
» so.... traviato alquanto dalli soliti miei fllosollci et sacri stadi, 

■ da grande amore et alTeitioti sospinto, questa mia operetta in 
» lande delle hmose et generose donne di Siena in luce mandare.! 

* li Brunet registra: i Cave (Pli fio lauro). Dialogo afitoroio. 
a Stampalo nella inclita cìllà di Siena per Calislro Dubbioso di Sl- 

■ meone di Nicolò, 1683, iD-8: ■ e tutto concorda col nostro vo- 
lumello acefala. Iranno la data, anteriore, e può essere sbaglio 
dei bibliogroto , di dieci anni. 

■ Biografia degli Scrittori Seneii, I, £93. 



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ACCADEMIE E CONOREOHE DI SIENA. 415 

lizia^ detta «degli Accademici di Cave detti, gli Sxtrrati. « 
Ha se di là fu ceriameute Filolauro e se là nacque l'Accade- 
mia, egli senza dubbio, lodando donne di Siena qui compose 
il poemetto; e gli altri suoi compagni saranno stati anch'essi 
di Siena, dove nel 1532 gli &>orrati invitano ad una lettura 
i Sozzij e questi vanno, e invitano alla lor volta. ' 

GU SchiinnaU. — Impresa: La Pentola sul fuoco. Motto: 
Deitìnaia «cif (Codice cit. A, V, 19, fog. 521).---II Quadrio 
dice che florirano in Siena e circa il Dne del secolo XVI; ■* 
onde forse il CIéder:(Académìede3 Ec^més, fondée è Slenne 
> vers 1580. »' Il Ferro, che ignora il motto di questa im- 
presa e il luogo dove essa fu inalzata, osserva come la pen- 
tola arnese da cucina sia uno • di quei corpi non molto degni 
p da porsi in impresa.... percbè mostrano animo che poco 
■ lontano di colà si diparta e cbe però gli sìa stato Tacile 
B l'inventare un tal corpo > * sebbene riconosca < degna ap- 
» plicazione* questa fattane nella presente impresa, dove 
egli e il Quadrio aggiungono due mestole incrociate al diso- 
pra della pentola. 

I Secrelt'.— Impresa : Lo staccio da speziali. Motto ; Claasa 
secfmit (Codicecit..^, V, 19, fog. 5i9).~ Fu impresa, deri- 
vando il nome dal latino secerm, degli scolari del dottor Ci- 
priano Casolani, filosofo e medico, i quali come sappiamo dal 
Biralll, la scelsero rigettando l'altra prima loro proposta di 
una Melagrana col motto Laiemh mitescunt ovvero Sfaturala 
prodibunt e nome di BaechiuH. La quale Impresa è nel citato 
Cod. AjV, 19, fog. 511. Ditali scolari, dopo avere illustrate 
queste due imprese, ricorda il Blralli Fabio Crudeli {_Ammar- 
UUato), Pietro Bronconi {Ottuso), il Tirato, il rrilo, il Per- 
cosio. Teofilo Grifoni {Doppio}, Annibale Angelini (Tenero).' Il 

' Vedi (DeirÀppecdJce I), io nota al Gap. IX tra quelli del 1531. 

* Star, e Rag. d'ogni Pania , I , V)k, 

* Notte», pag. 11. 

* Teatro d' Impreu, III , 663. 

' latpreitScMe,ll, 63, 71. Vedi anche Ferro, Teatro àìlm- 
prm.IU, gs< e 381. 



I , Google 



il6 APPENDICE QIIUtTA. 

Cléder: ■ AcadéBile des Saerek, fondée k Sieime vers 1580.>' 
Nel 1603 più non esistevano (redi sopra agli Acceti). 

I SizietOi Asietati. — Impresa: L'Elicona bagnato dal 
fonie Castallo. Molto: Quamdiu sitient (Codice cil. A, V, 19, 
fog. i75). — Nel qual Codice è col nome di Astelati, come nel 
Gigli, che ha il molto: Non diu siUmtt. ' li Fabiani poi tra le 
■ private adunanze, > quali i Travagliati, gii Accesi, i Cor- 
ali, i Desioiii cbe sul finire del secolo XVI, Autte alia de- 
> cadenza degli Intronali assai cooperarono, ■ pone ancorai 
Sisienii:* onde il Cléder, con le sue solite indicazioni ap- 
prossimstire: « Académie des j4fC^^s fondée ì Sicnne vers 
1580. 1 ' Però questa impresa stessa, col molto un po' varialo. 
Non diu tiliBiU titientes si trova attribuita ai Stsi^nii" o ai 
Sitibondi* in Bologna, clie il Cléder dice essere suti molto 
probabilmente una seda e medesima Accademia nata intorno 
al 1550 5i, '' cioè anteriormente alla senese. Ha se queste 
date sono vere, se vero è cbe questa in Bologna fu istituita 
da Gelso Sozzioi di Siena* andato là lettore nello Studio, 
vuol dire che poi, tornando egli in patria, o gli scolari cU 
lui, qua trapiantarono quest'Accademia sul cadere del se- 
colo, quando la dice il Fabiani esistente in Siena. 

Gii Smarriti. — Mancano nel citato Cod. A, V, 19. Vedi 
sopra ai Sato^icbi. t Académie dea Egarés fondée à Sienne 
1 vers 1530, dissoute en 1568 par les Médicis. i' Nel 156t 
certamente vivevano sempre, poiché VArciimarrUa ricor- 
dano i Rozzi nel IX dei Capitoli riformati in quest'anno, a 
lai assegnando un posto d'onore so intervenisse alle pobbh'- 
cbe loro adunanze. 

' NoUee, pag. «. 

' Diario , I , SS8. 

* Memoria, psg. (7. 

' WoHco , pgg. W. 

' Beyerlinck, Jfo^uni fhvofruDi Vibit E'ìimanaa , I, 36. 

' Quaiìrio. Sfcir, eRag. d'ogni Pouìa, I, S6. 

' Notict, pag, 22. 



iTuiitt, pag, li. 
' Beyerlìnck, Joe. cil 
' Notict, pag. 21, 



" .....Google 



ACCADEMIE E CONOREGHE DI SIENA. 417 

I Sdfansmi. — Nel Cod. H, XI, 5, della Comunale di 
Siena (fog. 177-I79'), col lilolo f Li Sotransioi di Siena,» 
è una poesia somiglianle au11canloperu11an1a3cberala.il si- 
gaiflcalo della parola Sr^fansini non c'è riuscito raccapezzare; . 
ma poithÈ in quesli versi sono ricordate molte persone come 
appartenenti a un' • adunanza b che s) dava Epasso e bel 
tempo, crediamo (anche lenendo esser questo un canto car- 
nevalesco) che Solfansini di Siena si fosse posto nome la 
compagnia di questi begli umori, cbe appariscono esser tulli, 
quasi, delle prime famiglie senesi, e di sul principio del 
ICOO. Di lale «adunanza* non altra memoria abbiamo tro- 
vala cbe la seguente poesia, la quale riportiamo nella sua In- 
tegrila come sta nel Codice, sebbene qualche verso non tomi. 

Noi slam, donne, Solfansini 

Tutti. gente di scarnerà: 

Ma non ci è allegrezza intera 

Perchè aviam pochi quattrini; 

Stanno lesti i Solfansini. 
Nostro duce e capitano 

E chiamato it Cara[)aoino: 

Doppo viene il Marcellino, 

Tutto piacevole et umano; 

Pieranton di mano in mano, 

11 Gulia et Alisandro; 

Fulvio Ballati e 'I buono Evandro. 

Dietro vien Fabio Saltini. 

Ci è degl' altri Solfansini. 
Son della nostra adunanza 

Muzio e Giulio, buon guerrieri; 

Ari oda n te e Celio Pieri. 

Giambenedelto non ci avanza : 

Viene U Carli ancora in danza 

Cod Girolamo Petrucci, 

E 'I Guglielmi , et il Figliucci 

Conte Carlo, e'I Pannilini. 

Son valenti i SolfaniJni. 
Ci 6 Giovanbatista Borgheai, 
C Nuii. — T«l. II, 31 



I , Google 



APPBHMCB OUIMT*. 

Con EqnIìo Ti>l»t»i : 

Tu Capaccio ancor ei *ei: 

Vien coB noi Bondo cortaM, 

Via Venturi, et il Tegliicd 

Van gridando il Gian Branacd 

Il Verdelli, e'I CoIodbIiìdì: 

Viva, «ita, i Satfanùni. 
San de' Noti due fratelli, 

L'un PcHnpiiio e l'aliro Aecaoi». 

Q b de'Tolomei Catania: 

£ con tre fratelli auoi 

Lo Spewiaiii ne vien poi ; 

Àrniomde e Paasto Boi^besi, 

11 Sergardi, e'I Bolgarini: 

81 cbe Bon buoni i Solfirnsifii. 
E ci è Annibal de'Donitti, 

Persio, e'I Caialier Ventnri 

(Che di lor ciascun ni'iiulurì) 

Da Toi, donne, tant'amaio, 

Pandolfin tanto pregiato , 

Il Fantouo , ' e Ciniio il Cont» 

Quel che porta il peace in frante , 

On Camillo e 1 Saracini. 

Che vi per de' Solfannnif 
Fra le dita mi scappava 

Oiuvannin de' Malevoltì. 

Il Turamino apirìtava 

Per non esser fra gli accolG. 

Ci i il Gestanti che bravava, 

Che di lui tardiamo a dire. 

"Vuol Tommaso ancor venire; 

E con tutti Anion Sa vini. 

Odi quanti Solfaneinì ! 
Ci avian tre gentil signori 

Silvio, lacomo, e Scipione, 

< ti Fanlozxo fu nel iBSS del fondatori delta CorU dri ftr~ 

< e In essa II pilmu principe : ve<U iedietra a questo nome. 



ACCADEMIE E COHORBOBE DI SIENA. 

Con il Capitan Leoae: 
DegDi che cUbcqu li oaorì. 
Son de'Solfiusini maigiorì 
Conte Arturo e 'l Franceacom. 
Il Brogiooi, et il SimoBi 
Cavalier; « l'Aizoliai 
Servitor de' SiriiBiiBÌni. 

Conte lulio abbiamo in lista , 
Handoltn, veuoii e belli. 
Il Palmier vien dietro a quelli 
Con Ridolfo e Oiambattiata ; 
Pieraecin ailcyro in vista. 
Li Spannocchi' juicor ci sono 
De l'Austini illuatre e buono, 
11 Borghesi et il Martini. 
Non ci manca SoUansini 1 

Nell'agionta noi ablHamo 
£1 Clemente Piccolomini; 
Con moli' alt ri galantuomini. 
£ fra noi ci strapazziamo. 
Tutti insieme ce n'andiamo 
Per le piazze e per le vie. 
Or cantando il Hietromie (sic), 
Or facendo a mattaceiai. 
Pagaan tempo i S<rifBnsiai, 

Chi Tool robba ne guadagni. 
Che noi lutti di brigata 
CoBsumiam la guadagnata, 
E niun è che di noi « lagoif 
Né di aorte mai si duale, 
Vada il mondo come vuole: 
£ se vudI minar, mini. 
Non mantengon i SolfanainL 

Cancar venga a chi si erodo 
Col far robba tuttavia 
Poter dir poi: queita ò mia; 
E restar del mondo erede- 
La forliuia ognor n vede 



I , Google 



APPKIIUCB OtJIHTt. 
Tor U robba a quest'e qu«llo. 
Chi la goda Bla in cervello 
Prima che gli s'auncini. 
Saggi SOD i Solfangini, 

Una cosa aol ci spiace 

Che al far troppa l'oneste 
Sete a noi, donne, moleste 
E turbale nostra pace. 
Che ae l'amorosa face 
Anche a voi scaldasse il petto, 
Del trar gioia e di diletto 
Noi Barammo al cid vicini. 
Oh beati i Salfansinil 

Ognun è buon servitore 

Di voi, donne, sempremal ; 
Ha tormenti pene e guai 
Premio son del nostro amore. 
Sete tutte traditore. 
Ad amarvi ci invitate 
E nel huon poi ci lassate, 
B resliam come meschini. 
Trìeta sorte han i SoiransioL 

I dogliosi e tristi accenti , 
Che sì fan per voi sentire , 
S^no Bon d'aspro martiiv, 
E di nostri affanni e stenti. . 
Manda il cor aospiri ardenti , . 
Versan gli occhi amari pianti 
E eonosceii a i sembianti 
Che noi slam mesti e tapini. 
Oh dolenti Solfansinìt 

Ognon di noi è già fioco 
Dì gridar pietà, pietà; 
Ma la vostra crudeltà 
Prende i nostri affanni in gioco. 
Gangeran voler e loco 
Se in voi tanta asprezza dora: 
Che gradir chi te non cura 



I , Google 



ACCADEMIE E CONOREQHB DI SIENA, 

Non si fa pe'i Soiransini. 
Risolvete i Solfansinì. 

Che vuol dir che quante sete 
Per vederci alla finestra, 
Ciascliedana di voi si alpestre 
Cbe le spalle ci volgete? - 
E fra voi so che ridete 
Molto ben de' nostri fatti. 
Fate cerio un po' iropp' atti 
Con noi altri povarini. 
Non burlale i Soiransini. 

S'avverrà ch'amor vi muova 
Ad amar alcun di noi. 
Rimarrete in vano poi 
Di veder di noi la prova. 
Donne belle, or che a nd giora 
Siate pronte a nustre voglie. 
Febee colui che coglie, 
Ck)n sua grazia , ì Campanini. 
Deb provate i Solfansini. 

Fuggon, donne , i mesi e gli anni 
E con voi ogni contento: 
Indi nasce il pentimento 
D^l' altrui e de'snoi danni. 
Ponno rinovarGi i panni ; 
Ha non può rinovarsi il volto. 
Poi che '1 bello ora gli 6 tolto 
E che bianchi son i crini. 
Date fede a' Solfansini, 

St^gia è quella che dispreiza 
Delle genti i vani umori, 
E che i suoi giorni migliori 
Spende in festa e in 'allegrezza. 
Quando poi giunta in vecchiezza, 
Il pensar all'età fresca 
Fa che l'esser non rincresca 
De'suoi di giunta a'confini. 
Abbracciate i Solfansini. 



I , Google 



43^ APPBHDIGB QCINTt. 

Mala sorte ebbo fi Campani, 
Che li volle innamofara 
D'una ch'èdi virtà rare, 
Iq bellwM Mprauraana. 
E s' è lei con lai villana, 
Monsi prende maraiiglia 
Poiché a lai non l'atsomigna, 
Ne' saol gesti alti e éivini. 
Pazienza i Solfanglnil 

Gli SpemUrati. — Impresa: Lo Scacciapensieri. Motto: 
Per leguir la virtit seaccio i pevrieri (Codice eli. A, V, Ì9. 
fc^. 518). < Corla vila ebbe ai di nostri questo consesso > ' 
ci dice il Gigli : e il Ferro ignorò dove (osse. ' 

Accademia della Stoppa. — Manca al citato Cod. A, V, 19 
perchè posteriore ad esso, come anche al Diario del Gigli. 
Nella Comunale di Siena, il Codice cari, in fag. di carte 73, 
segnato Y, II, 29, contiene e l'orìgin, eostituiioni e alti 

> dì quest' Accademia, scbe l'Ilari dieei dì breve durata.** 
Il Codice cosi oomincia: < Adi IS marzo 1733/i. In questo 

> suddetto giorno clie si adunò la iu»tra Accademia, delta 

> della Stoppa, doppo le ore vèntiquallro in Bottega di Pie- 
B tro Benedetto Rossi, mercante al Chiasso Largo,* e TuroQO 

■ in numero di otto persone, i quali.... nella suddetta sera 

• si posero l' un con l' altro scambievolmente 11 nome acca- 
I demico; e s'intesero questir Francesco Prevedi, il Piw> 

> gente; Santi Landi , lo' SdaMntao^ Pavoto Antonio Tonini, 

• V inflessibile; Barlolommeo Campini, IMm(tbtb; Giuseppe 
» Corsani, il Facile; Pietro Rossi, l' Offuscato; Antonio Toe- 

> zelti, il Seflessivo; Mariano Pieracdni, V Avuilappato. Di 

■ poi pensoro a formare il loro superiore nominato Arclcon- 

• sole, e questo eletto t>er schedola: onde per più voci si 

' Diario, I, 93.9. 

* Nel Buo Teatro d'Impresa vedi la nota di i Compagnie et 
» Accademie ec, ■ premessa alla Parie 111. ' 

■ La BiblioUca Pubblica di Stana ec., VI, 460. 

' Ora Via Rlaaldtal, sebbene conservi sempre l'altro nome. 



ACCM>eilIB e COKOREOHC DI SIEKl. 423 

» Intese per il predetto ArclCDOBOle , il Pmigente.... r : ti qiul 
Arclconsole nelle Costituzioni ^ detto socora ^dttoppa. 
Questa radunania, che dai nomi dei fondatevi può credersi 
cosa tulta popolare, viveva sempre nel 1739, come sì ha 
da tali sue .memorie, dove sono thiramiste ancora una o due 
poesia dette io essa. 

GU ScegUati. — Impresa : Una Cbioccl(da sopra le flam- 
ine. II Molto manca (Codice cìt. A,y, 19, tog. 520).— It Qua- 
drio ' li dice nati prima della metà dei secolo XVI ; e quindi 
il Cléder: t Académie des fMif/A fondée n Sienne versi 5i0, 

> dissoute en 1568 par les Médicis. > * Ci rscconla Lodovico 
Domenichi come il conte Mauritio Pietra, t ora degnissimo 
» Vescovo di Vigevano, > dopo aver labiato il mestiere 
delle armi, s' ascrisse, mentre era a studio in Siena, a que- 
st'Accademia, dicendosi II Ditarmala; ■ peiriocchè essendo . 
• egli al soldo, si disarmò e si rivolse a gii stadi delle let- 

> tere, essendo stato eletto alla dignità del vescovado: e 

■ portò per impresa una Cbiocciola o vogliam dire Lumaca, 

> la quale aveva messo il capo fuor del gusdo e cosi era 
■.stata ferìu da una freeoia; il motto sao fii il verso del 

■ Petrarca TrooonnU Amor dei tutto ditarmato, alludendo 
1 in quel modo al suo cognome, ed anco aU' Impresa del 
1 r Accademia, la quale era similmente una Cbiocciola po- 

■ sta sopra le fiamme, che sentendo il caler del fuoco, strl- 

■ deva. Onde quei gentilissimi spiriti e tutti servi d'amore 

> volevano inferire, che per essere egRno arsi dalle flemme 

> amorose erano costretti cantare , e cosi sfogare in versi 

> e 'n rime le loro soavissime passioni. Il mollo loro era 

> pure un verso del Petrarca ilquate m'è uscito di mente. •' 
E neppur altri lo ricordano.* Poiché dunque Bn dal 1559 'm 

' Slor. » Rag. d' ogni Poeiia, l, 103. 

' Sotic». pag. S4. 

' RagionamenU) nel qnal» ti parla d' Imprtst d'armi òdi amore, 
stimpato dietro ai Dialogo deli' Imprtta mUitari «I amwan del Glo- 
vio iLione, <574). Vedi ivi a pag. n?. 

' * Il Ibreieotll Kriieva (1T19, giugno 40) al Benvoglientl che 
degli Svegliali di Siena fanno menzione il Ferro , il Dolce ed altri ; 



124 ÀPPEKDICB QUINTA. 

Lione è stampato il libro dove 11 Domenicbi così parla degli 
SoegUali, questo ci conferma cbe essi nacquero nella prima 
metà del seccdo XVI. 

Gli Sviati. — Mancano al citato Cod. A, V , 19. Se ne 
ha memori» per < Le Lettere di Cambio, commedia degli 
» Accademici Seiati di Slena , ■ e stampata t in Venezia 
» presso Giovanni Aitarli , 1606; ed in Viterbo, appresso 
■ Girolamo Discepolo, 1606, in-12. » * 

I Tngxusati. — Mancano al citato Cod. A , V, 19. Li ri- 
earda Scipione Bargagli tra le Accademie di Siena cbe più 
non esistevano nel 1603 (vedi sopra agli Accesi e R<^- 
frantati). 

I IVauaflKati. — Impresa: Il Crivello. Motto: Donec ini- 
purum (Codice cit. A, V, 19, fog. 522). — Onde il Mare- 
scolti ' e il Gigli ' li chiamarono Avvagliati, con nome non 
da altri seguito. Scipione Bargagli * dopo aver ricordalo 
altre Imprese sul Crivello formate, e avere osservato 
come tutte altro non importino < cbe mostrar di voler nei- 
» tare, rendere puree schietto, quello che con altre robe 
» lorde sozze e no(;evoli b mescolato, come del grano av- 
1 viene, che sia con gioglio, lupini, spelta e simili mesco- 
« lanze ammontato, > giudica migliore questa senese, nella 
quale II Gigli vede < pensiero lo slesso di quello degli Ac- 
• cademici della Crusca, ■ ma non, crediamo, l'istituto 
medesimo, cbe cerio non ebbero i Traca^iati. Per il Ferro 

ma DiuDO sa il loro motto, del quale a lui chiede ooliiia. Vedi Let- 
tere del Beovogllentl, XV. 146; Cod. E, IX, 15 alla ComUDtla di 
Siena. 

■ Allacci 1 Drammaturgia. Quadrio , Star, e Rag. d'ogat Potiia, 
HI, II, 96. 

' In una sua Lettera {<70S, luglio 11) al Benvoglienll. Vedi 
leUered\ lui, III, 13; Cod. E, IX, 13. ComoDalfl detta. 

■ Diario. I, itS. B a pag. !30, ricordando 1 TravagVaU as- 
aegni loro l' impresa degli Iniipidi, 1 quali egli nuli rammeota-, 

' Dett'lmprete, pag. Sii. 



D,g,n:^i t, Google 



àCCADEHlE E CONOBEGUE DI SIBKA. 425 

questa lóro « graziosa impresa » voleva forse dire che 
€ i' uomo con molte vìe e travagli di questo mundo dovrebbe 

> andare purgando sé slesso ed adontare con le virtù l'ani* 

> mo. *' Nella Comunale di Siena: cLa Ventura de'Traco- 

> gliiUi, con i discorsi d) Giugurta Tommasi, uno di essi 
t Accademici, alle nobili e caste Donne in essa Ventura com- 
» prese. 1G7I. Codice cart. ìn-i, di fog. iti scritti, con fron- 

> lespizio e emblemi coloriti ¥, II, SI. La Ventura degli Ac- 

> cademici Trasognati, festa accademica data l'anno 1S71, 
V nella sera della Befania, in casa d' Orazio Migaanelli: con 
fi imprese accademiche e loro molti. F, II,S3,afog.i06.>* 
Dei quali Codici, un esemplare del primo è ancora nella li- 
breria di San Salvatore a Bologna:* e nel secondo è detto 
come Antonio Martellini, Curzio Vignali, Alessandro Bor- 
ghesi, Lelio Placidi, Glncomo Tommasini, Ventura Cieco 
(Falconetti), Alessandro Bichl, Muzio Mattioli , Francesco e 
Giugurta Tommasi (padre e figlio; quest' ultimo autore delle 
Istorie di Siena), si distinsero nella presente Accademia; di 
cui è ivi detto che « nacque intomo alla caduta della re- 

> pubbfLca (1550-55): non si sa quando cessasse; ma dopo 
} 11 1600 non se ne trova più menzione:.» e invero, se 
nel 1571 celebrata una festa, nel 1603 più non esisteva 
(vedi sopra agli Accesi). Ambedue sbagliale sono dunque 
le date del Cléder, che scriveva: ■ Académia des Towmen- 

> Ui, fondée à Sien&e vera 1530; dlssouta en 1568 par les 

> Ikfédicis. » ' 

Gli Uniti. — Impresa: Un Orologio aperto, che mostra 

' Teatro d' Impret» , 111, 860. 

■ Il*rì. la BiUioleea Pubbtiea di Sima et., VI, 1B9. 

■ ■ Di Giugurta Tommasi al cooHrTSDO nella libreria di Sin 
I SalTadore di BologDB alcuni DlKoral mas. di lai detltosirAo- 

> rademia ds' Trtmigliati ài Siena di cui era membro; e il Codice, 

■ che appartiene aMS74, è lntitaUto Za Ventura dell' Accaimtia 

■ d^ Travagliati, e vi ti leggono poesie italiane di Atesaandro Bor- 

> ghesl, di Ol(*TÌo Saracino, di Cammino Chigi, d) Leonardo 
1 GbiQl, e di altri. > TiraboscU, StorialM. Ital., VII, S3T, io nota. 

* Notice, pBg. SI. 



D,g,r,:^i t, Google 



490 APrBHDICE QOIRTA- 

h mate. Motto: Una moitento- varie (Codice dL A, V , 19, 
f^. SSEt). — Cbe fossa impresa degji scolari del doUor Alò- 
hiAdeLtietrini/ht sappiamo dal BJralli,* il quale dopo averla 
spiegata, ricordi di tali Vaiti, oiire ilLucannì, Gioram- 
battista Orìaodinl, Ambrogio Luti, Pandolfo Gbiai Bandi- 
BOlll, Sarino Sarinl, Fatuo Fani nun»o, Hanuceio Basaani 
da Casltglionì, Cesare Harescotli> Agostino Agaiiarì, Pan- 
iiAto Spannoccbi. Più tardi di questi Umti e degli AeeordaU 
(redi sopra a questo nome) si fece una sola Accademia, a 
persuasione, pare, di Scipione Bargagli, che alla nuova 
radunania serbò (secondo il Quadrio) * l'Impresa dei varii 
strumenti degli AeeordaU, toltone il libro di musica s mulao- 
done il motto in Ex vuriis unita», e serbò il nome d' Uniti- 
Secood* Il Binili' ÌDTece l'Impresa degli strumenti sareUw 
Slata s) modificata dal Bargagli, ma per una Accademia detta 
sempre, e Innanii e dopo, degli Unili: secondo il Ferro,* 
non Ti sarebbe stata finione ; ma gli Accordati soli s avreb- 
bero modificala l'Impresa e si sarebbero ribattezzali la Uniti. 
— Dell'orìgine, il C16der scrìTe « Ters ìi&i;t* ma etra- 
mamenle: perebè la stessa Alcibiade Lucarinl (I'O^kuo 
Ira gti Mnmati) nelle sue Impreu* registra questa del- 
l'Orologio dicendola < per l'Accademia degli Umli ia Siena 
» dal medesìnio CVJfriaforaano-l&di, quando la prima Kdta, 
y ancor giorane, legava In quello Studio, fondata e pro> 
» letta. > Nel 1604 un' Accademia degli VniU sempre esl- 
stente in Siena è ricordata dal Benvoglienti. ' 

Vommi d" Arnu Senesi. —Mancoaoal ci lato Cod. A, V , 1 9. 

■ Impris» Saettt , II, 58, e s«g. — Vedi anche Ferro, Ttaln 
d'ImpreM, EU, 403. E Commedie degli InlroiuU, II, 693. 

■ Sfar, e Bag. d'ogni Poesia, I, tOi. 
• Impresa ScelU, 11, 09. 

' Teatro ilmpme. III, 181. Vedi sopra agli accordati. 

' Nolke, pag. 8B. 

' Imprese deW Officiosa Intronalo, I, 30. Vedi ancora aalle 
Comattdie degii Inlronali, il, S90 e segg. 

' Vedi Ltìiere di Ini, III, TB; C«d. E, Vt, 3 illi Camuoiia 
dì SlesB. 



D,<„n:^i t, Got^glc 



ACCADEHIE e CONOnEOHe di SIENA. 427 

Puroita jglituiti da Cosintol nel 156S quaBdo (Blando tutto 
» coir animo inlento alla sicurezza e al decoro del suo do- 

> minio..... Ti slabiJl.... questa mlfizia, composta della più 
» Borita nobiltà delle principali città dello stalo, dandogli 
» e leggi e privilegi. Quella compagnia di cento signori che 

» Torraossene in Siena, fecesi delle altre pii celebre; per- ■ 

■ ebè eglino, del solo esercizio delle anni , in cui cogli altri 

> gareggiavano, non essendo paghi, vollero vantaggiarlo 

> con quello deliamente, sicché fosse ad un'ora e scucia 

■ dì valorosi soldati ed Accademia di letterati, e percib a 

> lei si potesse accomodare ciò che di tutta la citta fu scrit- 
« lo: Sena Camoenantm mttrix et Maitii alunna.»^ Cia- 
scun d' essi, ci dice altrove il Gigli , aveva sua propria im- 
presa (eiie furon tutte raccolte e illustrate in un volume),* 
e suo proprio nome, come ■ Cavalier dell'Unito pensiero, > 
« della rerma stella, > o simìgtiantl; eeha tra essi Ferdi- 
nando I accettò l' Impresa fattagli da Scipione Bargagli del 
Re delle api attornialo dalla sua squadra volante col motto 
Miie$tqte iatUam, che Fu incisa in alcune medaglie di lui e ve- 
desi sotto la stia statua in piazza delia Saniissima Anaunzitla 
a Firenze.' La Compagnia tutta aveva poi per generale Im- 
presa, fotta dal Bargagli (secondo il Gigli ' o dal conte Ar- 
turo Paonoccbieschi D'Elei sectmdo il Ferro) < tuUa la schiera 
» delle api Intorno al loro re, stando ciascuna d'esse in atto 

> d'imbrunire con la bocea, aguzzare ed apprestare l'ago 

> spina loro a guardia e difesa della salvezza di quello; il 
» che vien dicbiaralo dal motto Pro rege aeocuurI.... Otli- 
B ma Impresa che può eziandio aver risguardo al Granduca 

> loro signore. >' Di questi uomiitl d'Arme senesi abbiamo 

^Diario. 11,61. 

' flolo oetro Cento latpnti de gi' lUuilri Signori HaomM 
d'Arma tan«ti iMitanli lotlo 'I reale a feUcis*imo iltadardo del Se- 
renisiimo Ferdinanda de' Medici Gran Duea III di Totcana. lo Bolo- ■ 
gtn, per Gio. Rossi, MDXCI. — Sono riferite dal Gigli, Diario, 
II, 61 e «egg , e dal Biratli, Imprete Scelte, I, 5G e segg. 

* Cod. ¥, 1, 3 della Comunale di Siena , tog. 130. 
' Diario, I, HO. 

* Teatro d' Imfrea, 111, 67. 



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438 ÀPPBKDICG QUIHTA. 

nelrol.l, pag. 13i, reKislrati alcvot JomeiesfideciMnbaU 
Iute in Siena nel cadere dei secolo XVI. 

Accademia della Verità. — Manca nel citato Cod. A, V, 19. 
11 Benvoglienti in una sua Miscellanea ha questo ricordo: 

■ Nello Spedale ' t' bo trovato due mss. che poasono fare 

> per il signor Gigli. V è una Lettera scritta dalla Befana 
B ■ dalla Fonte del Casato e nostra residentia la notte della 

> festività nostra, 1579. — La Befana. > Cosi sta scritto. Ed 

■ b indirizzata t alla spettabile e honoranda sorella carM- 

> ma l' Accademia della Verità. ■ Da ciò noi vediamo che in 

> Siena v'era due Accademie; una della Befana e l'alir^ 

> della Verità. La Befana altro non crediamo che sia che i 
« Cortigiani Ferraioli. > ' 

Impresa : La Fotuace con entro il cristallo fuso 

e le trombe per lavorarlo. Motto: È» eadem diverta. Tale 
emblema , cbe manca al citato Cod. A, Y, 19, ricorda il Bi- 
ralli * come inventato dal Bargagll per un'Accademia senese 
della quale non sa dirci il nome, che ebbe corta vita, e fu 
diversa dai 7I«<oIult, che nell'impresa avevano un fornello 
eoa più bocce da distillare, come dicono tutti coloro che li 
ricordano. Il Bargagll però nel serbar memoria come essi, 
riunendosi agli Intronati, alla Zucca loro trapassarono dal- 
l' i infuocato cristallo, > fa quasi pensare cbe la primitiva 
impresa del Fornello da distillare fosse poi dai Resobitì mu- 
tata nella Fornace col cristallo fuso. 

Molte delle Accademie qui sopra registrate sono dal Lo- 
cherini e dal Gigli, parlando degli Intronati, *^ dette deri- 
vate da loro; ma crediamo volessero significare che questi 
precedettero e Airone esemplo alle altre, non cbe veramente 

■ Nell'Archivio dello Spedale di Saatt UaHa delta Scala io 
Slena. 

* Cod. C, V, 1S, log. 106, nella Comunale di Siena. 

* la^rtuSca^e, U, 68. 

* Lucherini, Dìicorio detto; Codice d(. T, I, 3, fiig. U, 
Gigli, £«Umi detta al Uagllabecbf; Codice dt., Cif . 433M3I. 



oogic 



ACCADEKIG E CONOREGHB DI SIENA. 429 

fossero istlluile, tutte quelle che ricordano, da Accademici 
Siironali. Quali essi riconoscevano come figliuole apparisce 
da questa memoria: ■ nel grande albo degli Accademici /»• 

> tronati, il più antico che esista nel presente mese di maggio 

> 1717 nella sala dell'Opera di Santa Maria del Duomo di* 
> "Siena, ove si congregano gli Accademici Inlronatii perle 
adunanze pubbliche, si vedono, tra gli altri ornamenti, pii) 
Imprese a chiaro scuro disegnate, ognuna < nel corpo d'una 

> Zucca a modo di quella degli Intronati: in tale luogo rap- 
. > presentate per dare in tale modo una riconoscente ono- 

> ranza all' Accademia Intronata per essere state fondate le 
» qui sotto riferita da persone già accademiche Intronate: • ' 
ed erano; gli fn^mmii^i (quelli dell'Impresa di Ercole sul 
rogo, i quali rigettammo),' i Desiosi, gli Assetati (vedi so- 
pra, ai Sizisnli), i Travagliati, gli Avvolti (questa era fuori 
di Siena), gli Uniti, gli Accesi, 1 Risoluti (ai quali in que- 
sto Codice è dato erroneamente il motto Adatmtssim, cbe fu 
dei Filomali), i Rischiarati. 

Di Accademie fondate fuori della patria da Senesi, e 
questi ancora Intronati, ricordano gli stessi Gigli e Luche- 
rini' e il citato Cod. C, IV, 24, gli Avvolti in Salerno da 
Alcibiade Lucherini ; gli Asselati in Bologna, da Celso Soz- 
zimi gli Affi-lali in Pavia, da Luca Contile; i Rinforzati in 
Napoli, da Alessandro Turaminì; i Sorgenti in Ostmo, da 
Antonio Bìchi e da Galgano Bichi restaurala. Alle quali pos- 
sono aggiungersi quella della Virtò, eretta intorno al 1533 
e l'altra della iVuoca Poesia, circa al 15iO, ambedue da 



' Vedi alla Coroonale di Siena , Cod. C, IV , S4 , tog. tSI. 

* Perchè il Quadrio la dice fondala io Padova da monslgoor 
Leone Orsini romano, e perchè il Gigli e Lucherini non la r^l- 
Etrano tra le wneai : vedi oelle note alla Prefazione della presenta 
Appendice. 

■ Gigli, Lettera delU al UagUabechi; Codice cit. Y, 1,3, 
fog. t33<i e Diario Sanen, I,S31. Lucherini, Dlicorio detto, Co- 
dice cUdo fog. 11'. Vedi ancora I fog. 4S9 n Codice oli. C.1V,U. 
— Il Gigli nella Lettera e net Diario dà erroaeamente li nome di 
AflUati all' Accademia Ulitnlta in Bologna dal Soiilnl. 



oogic 



430 ATPIKDICE QUINTA. 

monsignor Claudio Tokunol fa Roma. ' Delle quali Accade- 
mie, questa ultima era in special modo per adattare la poe- 
sia italiana ai metri latini, principalmente ali'esaoielro, al 
pentametro e al safflco, come ne fu pubblicato un volume 
ìi precetti e di esempi {Vtni » resoli di la tauma pania to' 
lecan; Roma 1539): ia qua) maniera di Tersegglare ora à 
toniata in qualcbe modo a rifiorire. 

' Quadrio, Aor. « Ra^. d'ogni PtnOa, I, H, 91. 



FISE nEL VOLVHE SECONDO ED ULTIUO. 



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INDICE DEL VOLUME SECONDO. 



Appekdicb IU. — Bibliograria delle Composiiioni de' Rotti. 

Preraiione... Pag. 3 

Parte prima.— Cominedie ed Egloghe, Far- 

M, Dialoghi '. il 

ParleaecoDda. — Uascherate 300 

Parte tena. — Poemetti, Capitoli, Sonetti, 

Stame, StraraboUi 228 

Parte quarta. — Rappresentazioni, Poemetti 

■acri. Commedie spirituali 272 

Aggiunta alla Bibliografia 884 

Indice degli Autori 298 

> IT. — Bibliografia delle CompoBizionl di Congre- 

ghe simili ai Botti. Gli Iniipidi e gli Av- 
vituppoH 30!1 

> V. —Accademie e Congreghe di Siena Wl 



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