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Full text of "La Gerusalemme liberata e l'Aminta"

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PARNASO ITALIANO 

o y V E K o 

Raccoita ì>t* Posti 

. •^ ■ ■ - " ■ 

CLASSICI ITALIANI 

t 

I>* Ogni g^iufe 9 toini^hf top^i metn^ 9 
M fiik jceltc fitM gli ^f/fnvi^ diligentemen- 
te lÌTcduti sagli otigi&ali pili iccreditad « 
e adornati di figtite ìm rame. 



TOMO- XX IV. 



affi 



UM l»** 






A 



ig r4-. ^'^^ 



Ndn foÙM mai iì tHtti il nome dirti: 
Che H9» uomini fuPf #i# Dei grtm fsràe 
^mpiim dil hf^tj dfi. gli omktosi mirti. 

Per . Trioni. I. d* amoxe ; 



AMINTA. ALCEO. 
EGLE. 

FAVOliE TEATRALI. 

BEt SECOLO IVI . 



VENEZIA MDCCLXXTVl. 

FJLESSO Altti'XtO ZArTjl £ riG2,£ 



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A' SUOI A Mi C I 



AHDXìA B.UBSI. 

T' ^ . . - 

JLj Inviiié^ il fmnttgltf 9 e^rttsi Mmifi % ftà 
JAf de' vilumi cMtrc V gfné irs^di ^ mm ne» 
msi §fprimerU sotto il lor peso, V\ V obhlio 
M iHomentOy prodotto dslle cireostMnxt • Ces» 
sMto queste, ritorn» ,U Isàco e Im gloris s (hi 
ora s tétto lo scopo dei . delirio e dell* euimsiMS" 
m$i jL'Aomca del Tasso , eh* io vi leffro^ fso 
soggetto si travedimemti de' letterati e dé'grMm* 
di p.. Oggi s' ignorano e censure e censori ; o 
i* Aminta vive immortale. E' vanp dunqseo 
ibo io f&o no' faccia l* elogio; come sarehht 
inurbanità V additarvi qstelle macchie , che 
dal vostro occhio si veggono nel punto stesso 
che dal vostro cuor si perdonano , Qualche con-- 
cotto ingegnoso i qualche verso delicato y quaU 
the immagine più langssente y che a pastor 
non convenga i vi . dinotano un pittar £ età 
giovanile, e vi predicono il gran cptadro del 
Goffredo. Ma la semplicità dell' Amtnt^ vin- 
cera sempre la grandexxa del Goffredo , fin- 
fhì la natura lincerà l'arte. 



1 X e T X 'M >i C- 1 i .^ I O M 

Indi sAU^Ìf^i^ t^eo^fiAldèrnHueste fa- 
rannf fmnf^y finché giungiti si Pastor Fido. 
tì^fààfìi^o^iPnéikìmmk 'mila:riìuic0Ì,nafi>»efV 

t'à^ sìtaf'éovità': '^bitMii/fÌMfnénkhé^èii0rilU»^s0l' 

^t^fdtti^ Iti SymVi^ '^mU aMf»Mi4> jvtMM» 
ff^rté^ iHromfH^siéiU fa$m àUiitmn fir^fe^eo 

iaW«ji#'MAi €§fiM^'ì^sfimspM".^tieàt€.^9imt0 

f^j^gU¥t[il^^et^él^fMti^^<ètlebr$ i ekp si 
^màW^sd ^SgH»^ tmdiìàm^^ ^éfersme .^ì/^ka- 

itWiig^^^sh ilèglP 4tMhMfiis dè'fitMtutsi. 
egloghe t idill}'^^^'épfgyéPnm qtt^ti^'i»*fte^ 
vi rtcittranno<XtkM^ifi^^H^rgilio i\ '^fi% Ges- 
ner , WàntentlU . Ma niun , eh* io saffia , V 
intreccerà una lunga favola teatrale ccn plau- 
so y nata tra le,, tfti o^ne* boschi ._Ir^ ser- 
bato alla nostra poetica Italia questo gehen 
Ìi'§en^U mférm^é^V^^mt^^^é*mi^J^mici, 



NOI RIFQHMATOJII 

jtdL ^éiAt>)^rovas&biie/idclrJP* ^\0i^u!rm9yh 

/ Umbì 4i, non ti ccm^ «6ft «kontcCtOti^Jf 
Simt FedeCatiòlk»)^ ,C'Pfcilnc9Ke^ |Mr Jkttft 

" ' «i««o-i)eL< fegntWD^ Nomici « 4»U«c«(AiPMp 
Pnadftt »^e b«óQÌ GoUumio ^ncedii^M^ti- 
céozsi ad ^»«4»f#. .Zmtm . À:aiipf cor . ;^«,k>^^ 
iMftiA, che potfl«c&ett«Uflìp9Co^i^oss(i;f4|ifv4p 
> gli' ordini vi BiAdaia di • i^mpe i i« «f^^q^* 
landa ia coiiattCofiic ^f Uf fw^tohl. i^\%c 
rie. di ¥0ticaùa>» ««dì fi^d^ib «.. :. /«v: i 
Oat. li la. Luglio. ];jtj.. . .. 



( Alvise Vài.la&zsso S.ir. 






INDICE DF POETI, 
concenati in qMto Tolame. 

Tcrqfisto Tssso, Aminca, FaTola di Pasto* 
ti. Pag. K 

j(»t0nh Qng4T9. Alceo. Parola di Pesca- 
tori. 8^ 

Oh: BatthtM Gitélii Cintbh . EglQ. PaToU 
di Satiri. X5>^ 



REGISTRO DE* RAMI. 

Frontispìzio —Pag. 3 — 7 — 33 — T3 — ^i 
«X — ^5 — xiji — 140 — 1^8 — tox 
%i6 — »30 — xjo — x8o 



A M I N T A. 



lAYOLA DI f, A STORI 



» I 



TORQ.UATO TASSO. 




^ 



INTERLOCUTORI. 

Amoab in abito pastorale • 
DAiMEz-compagoa di Silvia» 
Silvia amata da Atninta. 
Aminta innamorato di Silvia. 
Tirsi compagno d' Aminta • 
Satixo innamorato di Silvia. 
NsRiNA Messaggiera. 
E&oASTo , ovvero NuMcio • 
£LriMo pastore. 
Co&o di pastori. 



^ 



V 



Qiej/e je/ve ooqi ragionar d^^7i/>r& 
■S' iiifratuut ■ VI itafli-aquisa ; 

PROLOGO. 

^tmiri io abito piitoiale. 



V^Hi ciedeiia cbe sotto umane fotme, 
£ sotto queste pastotali spoglie 
Foste nascosto un Dio! non mica un Dio 
StlTaggio, o de la plebe de gli Dei j 
Ma tia' grandi celetti il pili ponente) 
Che fa spesso cader di mano a Matte 
La sanguinosa spada, td a Neduno 
Scotitoi de la ter» il gtan tiìdentCì 
£ Jc folgori cutDC «1 sommo Giove. 

A * 



4 Proloco 

la qaesto aspetto > certo > e in questi panai ! 

Non riconoscerà sì di leggieri 

Venere madre me suo figlio Amore. 

Io da lei son costretto di fuggire y 

£ celarmi da lei , perch' ella vuole 

eh' io di me stesso e de le mie saette 

Faccia a suo senno } e qual femtliina» e ^ale 

Vana ed ambiziosa j mi respinge 

Pur^ tra le corti e tra corone e scettri , 

£ quinci vuol che impieghi ogni mia forzai 

£ solo al volgo de' ministri miei , 

Miei minori frateUf, ella consente « 

L' albergar tra le selve > ed oprar 1* armi 

Ne* rozzi petti. Io» che non son fanciullo , 

Sebben ho volto fanciullesco ed atti» 

Voglio dispor di me come a me piace: 

eh' a me fu > non a lei , concessa in sorte 

La face onnipotente» e l'arco d'oro* 

Feto spesso celandomi, e fuggendo 

L' imperio no , che in me non i' ha , ma i preghi > 

Ch'an forza, porti da importuna madre» 

Ricovero ne' boschi e ne le case 

De la gente minuta. £lla mi segue. 

Dar promettendo a chi m'insegna a lei 

O dolci baci , o cosa altra più cara , 

'Quasi io di dare in cambio non sia buono 

A chi mi tace o oii nasconde a lei 

O dolci baci» o cosa altra pia cara« 



Questo IO so certo ^Imea, che i baci miei 

Saran sempre più cari a le fanciulle. 

Se Ì9f che son l'Amor, d'amor m' intendo i 

Onde sovente ella mi cerca invano: 

Che rivelarmi altri non vuole» e tace. 

Ma per ist^rne anco più occulto, ond'ella 

Ritrovar non mi possa ai contrassegni. 

Deposto ho r ali , la faretra e l' arco • 

Non però disarmato io ^ui ne vengo: 

Che questa che par verga, é la mia face: 

Cosi r ho trasformata i e tutta spira 

D' invisibili fiamme : e questo dardo > 

Sebljiene egli non ha la punta d*oro» 

È di tempre divine > e imprime amore 

Dovunque &de. Io voglio ornai con questo 

Far cupa e immedicabile ferita 

Nel duro sen de. la più cruda ninfa. 

Che mai seguisse il coro di Diana. 

Ne la piaga di Silvia fia minore, 

(Che questo è'I nome de 1* alpestre ninfa) 

che fosse quella che pur feci io stesso 

Nel molle sen d' Aminta, or son moit'anni» 

Quando lei tenerella ei tenerello 

Seguiva ne le cacce, e ne* diporti, 

£ perchè il colpo mio più in lei s'interni» 

Aspetterà che la pietà mollisca 

Quel duro gelo che dintorno al core 

L' ha xistxctto il ugot de l' onestate ^ 

A 5 



/ 



€ PHOLOCO. 

• 

E del tirginal fasto: ed in quel pttnt6 

Ch*ei sia pid molle, lancerogli il dardo. 

£ per far sì bell'opra a mìo grand' agio 9 

Io ne vo a mescolarmi infra la turba 

De* pastori festanti , e coronati s 

Che gii qui s'è inviata > ove a diporto 

Si sta ne* di solenni 1 esser fingendo 

Uno di loro schiera: e io questo modòy 

In questo luogo appunto io farÀ il colpo; 

Ma veder non potrà Ilo occhio morrale • 

Queste selve oggi ragionar d' Amore 

S'udranno in nuova guisa: e ben parrassi 

Che la mia Deità sia qui presente 

In se medesma, e non ne' suoi ministri. 

Spirerò nobil' sensi a' rozzi petti 1 

Raddolcito de le lor lingue il suono; 

Perchè, ovunque i' mi sia,' io sono Amofe^ 

Ne* pastori non men» che ne gli eroi: 

£ la disuguaglianza de' soggetti 9 

Come a me piace > agguaglio : e questa è pare 

Su|(rema gloria , e gran roiracoi mio 

Render simili a le più dotte Cetre 

Le rustiche sampogne: e se mia madre» ' 

Che si sdegna vedermi errar fra' boschi , 

Ciò non conosce ( e cieca ella» e non io> 

Cui cieco a torto il cieco volgo appella. 



Qu^l rh' a lui piace :a mt ,tu&> 'VcA-.- 
Spurd'c non Ch .«,> ^/a ./i cAi v.,a/^ . 

ATTO PRIMO. 

SCENA P.RIMA. 

S«/)ie 1 « Silvi» , 

V Ortaì dunque pur , Silvia > 
Da i piaceri di Venete lontana 
Menatoe tu questa tua giovanezza f 
N^'l dolce some di madie udirai, 
Kà ìntorDo ti Tediai Tezzosamente 
Schetzai i figli pargoletti^ Ah, cangia. 
Cangia, pi^o, consiglio, 
Fazzeieila che sei. 

A ^ 



% A li 1 Ki r a; 

M. Altri segua 1 diletti de ramoftf» 
Se pur y'è ne Tamor alcun diletto: 
Me ^sta vita giora i e '1 mio trastullo 
£* la cura de l'arco e de gli strali: 
Seguir le fere fugaci, e le forti 
Atterrar coinbattendo : e se non maaca* 
Saette a la faretra , o fere al bosco > 
Non tem* io eh' a me manchino dipord • 

2>4[/l Insipidi diporti veramente > j^ > - ;\"'| 
Ed insipida vita: e s* a te pÌacc^5Mv'7^'>'. ' 
£' sol, perchè non hai jproTàta Fàlera »•; 
Così la gente priiàà^ dfaè gii Visse 
Nel mondo ancora semplice ed infante» 
Stimò dolce bevanda, e dolce cibo 
L'acqua e le ghiande: ed or T acqua e le 
Sono cibo e bevanda d'animali, (ghiande 
Poiché s' è posto in uso H grano e 1' uva • 
Forse, se tu gustassi anco una volta 
La millesima parte de le gioje 
Che gusta un cor amato riamando» 
Diresti ripentita sospirando: 
Perduto e tutto il tempo 
Che in amar non si spende: 
O mia fuggita etate» 
Quante vedove notti, 
Quanti di solitarj. 
Che si poteano impiegar in quest'uso» 



A T X o I. 9 

fìo coasurnsto indarno , 

ir^ual più ieplUatO;i è più soave! 

Caigia» cangia consiglio} 

Pazzerella che sei: 

Che '1 pentim da sezzp nulla giova . 

Si7. Qaaado io dirò pentita sospirando 
Queste parole eh* or tu fingi ed orni 
Come a te piace s torneranno i fiumi 
A le lor fonti: e i lupi fuggiranno 
Da gli agni: e'i veltro le timide lepri a 
Amerà l'orso il mare, e'I delfin l'alpi. 

J>0f, Conosco la /ritrosa fanciullezza • 
Qaal tu sei, tal io fui: cosi portava 

. La vita e*l volto, e così biondo il -crine, 
£ cosi vermiffliuzza avea la bocca, 
£ cosi mista col candor la rosa 
Ne le guance pienotte e delicate « 
£ra il mio sommo gusto (or me n'avveggio» 
Gusto da sciocca) sol tender le reti, 
£d invescar le panie, ed aguzzare 
li dardo ad una cote, e spiar l'orme, 
£ '1 covil de le fere : e se talora 
Vedea guatarmi dal cupido amante, 
Chinava gli occhj , rustica e selvaggia , 
Piena di sdegno e di vergogna: e m'era 
Mal grata la sua grazia, e dispiacente 

' {guanto di me piaceva altrui: pur come 



!• A U 1 N^ r A. 

Fosse mia colpa, e mia onta e mio scoraci 
L'esser guardata amaca e desiata. 
Ma che non pttote il tempo ? e che non paote» 
Servendo meritando sapplicando, 
lare an fedele ed imporrano amante f 
Fui yinta, io tei confessò; e furon ritmi 
Del yindtore , umiltà , so£&renza t 
Pianti, sospiri, e dimandar mercede. 
Mostrommi l'ombra d'una brere notte 
Allora <{uel che'l lungo corso e*l lume 
Di mille giorni non m'avea mostrato. 
Ripresi allor me stessa e la mia cieca 
Semplicitates e dissi sospirando: 
Eccoti, Gntia, il corno, eccoti l'arco: •> 
Ch'io rinuncio i tuoi studj t la tua rita; 
Cosi spero reder eh' anco il tuo Aminta 
Pur un giorno domestichi la tua 
Kùttà s9ÌTatichezza , ed ammollisca 
Questo tuo cuor di ferro e di macigno* 
Forse ch'ei non è bello? o ch'ei non t'ama? 
O eh* altri lui non ama? o ch'ei si cambia 
Per r amor d' altri , orver per l' odio tuo t 
Forse ch'in gentilezza egli ti cede? 
Se tu se' figlia di Cidippe, a cui 
Fu padre il Dio di questo nobil fiume; 
Ed egli è figlio di Silvano, a cui 
Pane fu padre, il gran Dio de* pastori « 



IC 



Non è meo di ce bella, se ti gtiardi 
Dentro lo specchiò mài d*aiouiit fonte» 
La candida Amarilli» e pur et sprezza 
,Le sue dolci lusinghe » e segna 1 tuoi 
Dispettosi fastid) . Or fingi ( e coglia 
Pur Dioi che questo fingete sia vano) 
Ch'egli teco sdegnato) alfin ptocuti 
eh' a lai piaccia colei cui tanto ei piacsi 
Qual animo fia il tuof o con (}uali occb\ 
Il vedrai fatto alCTui? fatto felice 
Ne r altrui braccia» e te schernir ridendo? 

SiL Faccia Aminta di se» e de* suoi amori 
Quel eh' a lui piace i a me nulla ne cale: 
£ purché non sia mio» sia di ehi vuole. 
Ma esser non può mio » s' io lui non voglio : 
Uè s'anco egli mio fosse, io sarei sua» 

Dm/, Onde nasce il tuo odio f 

SH* Dal suo amore» 

Vsf. Piacevo! padre di figlio crudele • 
Ma quando mai da' mansueti agnelli 
Nacquer le tigri ? o da i bei cigni i corvi ì 
O me inganni, o te sussa. 

SU. Odio il suo amore » 

Ch'odia la mia onestate: ed amai ittt> 
Mentt'ei volle di me quel ch'io voleva. 

Dii/. Tu volevi il tuo peggio : egli a te brama 
Quel eh' a se brama . 



1% A' M J. H T A« 

SiL . . Dafne s o taci» o parla 

D'altro 9 se vaoi riiposu. 
Di»/. Or guata modil 

Guata che dispettosa gioYÌQCtta J 

Or rispondimi almeno s' altri t* amasse ,. ^ 

Gradiresti il suo amore io questa guisa ? 
Sii» In questa guisa gradirei ciascuno 

losidiator di mia vergiaitate , 

Che tu dimandi amante, ed io nemico* 
Dsf. Stimi dunque nemico 

II BiontoD de 1* agnellai 

Dfi la giovenca il toro? 

Scimi dunque nemicp 

Il tortore a la fida tortorellal 

Stimi dunque citagione 

Di neitiicizia e d'ira 

La dolce prinfavera.» .:; 

Ch'or allegra e ridenti 

Riconsiglia ad amate 

Il mondo e gli animai!» : 

i gli ttomjnj e le donne? £ non t* accorgi ; 

Come tutte le cose 

Or soQ ifvnaflSbrate 

D' un amor pieo di gioja t di salute ì . 

Mira li quel colombo, .. 

Con che dolce susurro Juiingandi» 

Bacia la sua compagna: r 



A T T O T. T| 

Odi ^aelr ttslgnaolo> 

Che ya di ramo io ramo 

Cantando: h Mm0, m sm0: e ce noi saii 

La biscia i«scia il suo Tclendi e corre 

Capida al suo ama tote: 

Vaa ic tìgti in amore; 

Ama il leon superbo : e ta sol« fiera 

Più che tutte le fere. 

Albergo gli dineghi nel tuo jpetto . 

Ma ^e dico leoni e tigri e serpi» 

Che pur an sentimento? Amano ancora 

Gii alberi. Veder puoi con ^anto affètta 

£' con quanti iterati abbracciamenti 

La ^ite s' aVviticchia al suo marito» 

L'abete ama 1* abete» il pino il pino»' 

L'orno per l'orno, e per Io salce il salce» 

£ l'un per l'altro faggio atde e sospira. 

Quella ^ercia, che pare 

si ruvida e selvaggia» 

Sente anch' ella il potere 

De l'amoroso foco: e se tu avessi 

Spirto e senso d' amore, intenderesti 

I suoi muti «>spiri . Or tu da meno 

£sser vuoi de le piante. 

Per non esser amante ? 

Cangia, cangia consiglio,* 

Pazzetella che sei. 



14 A M I H T A. 

Si/» Orsù 9 quando i sospiri 
Udirò de le piante» 

10 soB contenta allor d'esser amante. 
P^/.Tu prendi a gabbo i miei fidi consigli, 

£ burli mie ragioni * o in amore 
Sorda non men^ che sciocca. Ma ya puie^ 
Che Terrà tempio che ci pentirai 
Non arergli seguiti: e già non dico 
Allorché fuggirai le fonti > oy* ora 
Spesso ti specchi» e forse ti yagheggi; 
Allorché fuggirai le fonti» solo 
Per tema di yederti crespa e brutta» 
Questo ayyerratti ben j ma non t' annuncio 
Già questo solo, che» bench'é gran male» 
£*. però mal comune . Or non rammenti 
Ciò che ralcr*jer Elpino raccontaya» 

11 saggio Elpino a la bella Licori» 
Licori » eh' in Elpin puote con gli occhj 
Quel ch'ei potere in lei doyria col canto > 
Se*l dovere in amor fi ritroyasses 

£'1 raccontaya udendo Batto e Tirsi» 
Gran maestri d'amore: e'I raccontava 
Ne r antro de 1* Aurora » ove su l' uscio 
£' scritto: lungi ^ sb lungi iti, pfóf0niì 
Diceva egli» e. diceva che gliel disse 
Quel grande che cantò l'armi e gli amori f 
eh' a lui lasciò la fistola moteado: 



A f T o X» ^S 

Che laggiù ne Ip ini^o è. an nera speco » 

Li dove esala un fumo pien di piuoui 

Da le 'tristi fornaci d'Acheronte: 

£ che fuivi panite eternamente 

In torpaenti di tenebre e di pianto 

Son le femmine ingrate e sconoicenti « 

Quivi aspetta eh' albergo s' apparecchi 

A la tua feritate: 

£ dritto i ben, ch'il fumo 

Tragga mai sempre il piantò da^egliocchj» 

Onde trarlo giammai 

Non potè la pietate. 

Segui, segui tuo stile» 

Ostinata che sei. . 
fU. Ma che fé* allor Licori ì e com' cispose 

A c[ueste cq$e ? 
V0f. Tu de' fatti propr| 

Nulla ten cuti» e vupi saper gli altrui • 

.Con gli occbj gli rispose. 
5f/. Com* risponder pò tea « se non con gli occhf^ 
2>4/. Risposer qu^ti con dolce sorriso 

Volti ad Elpino: il core, e noi siam tuoi. 

Tu bramar più iion dei : costei non puote 

Più darti; e tanto solo basterebbe 

Per intiera mercede al casto amante, 

Se stimasse veraci, come belli» 

{Quegli occhia e lor prestasse intera fede. 



i4 A u t n t a; 

9iL E perché lor non crede? 

2>4/. Or ta non sai 

Ciò che Tirsi ne scrisse, allor ch'ardendo 
Forsennato egli errò per le foreste ^ 
si ch'insieme movea pinate e riso 
Ne le vezzose ninfe, e ne* pastori? 
Ne già cose'scrivea degne di riso» 
Sebben cose facea degne di riso. 
Lo scrisse in mille piante, e con le piante 
Crebbero i versi, e cosi lessi in ona: 
Spicchj del e$r fdllMci infidi lumiy 
Ben fic»n0t€§ im V9Ì gV inganni v$striì 
Ms che ffhy se schivétrli Amùt mi teglie f 

Sii, Io ^i trapasso il tempo ragionando. 
Né mi sovviene ch'oggi é'I di prescritto,' 
eh* andar si deve a la caccia ordinata 
Ne r Eliceto. Or, se ti pare, aspetu, 
ch'io pria deponga nel aolito fonte 
Il sudore e la polve, ond'jer mi sparsi. 
Seguendo in caccia ona danuna veloce, 
eh' alfin giunsi > ed uccisi. 

2>if/. Aspetterotti, 

£ forse anch'io mi bagnerò nel fonte: 
Ma sino a le mie case ir prima voglio: 
Che l'ora non è tarda, come pare. 
Tu ne le tne m'aspetta ch*a te venga, 
£ pensa intanto pur qfaei che jpiu import^' 



H 



Atto i. tf 

De la caceift e del Ibiue: e se qoo s}u, 
li di noa sapete» e ccedi a'siTJ., 

SCENASECONDA. 
jimmtSi e Tim. 



.O.tìsto al pianto mio • 

Rtspoodec pec pietace i sassi e l'ondes 

£ sotpicai le froode 

Ho Tisto al pianto mioi 

Ì/L^ Boa ha visto mai» 
. Né spero di vedete 

Gompassioo ne Im. crudele e bella» 

C^ non so s* io mi chiajni odoana o lètai 

Ma niega d*'essé^ donna» 

Poiché. niega pietate 

A cki non la negare- .* 

Le cose iaaninaae . . 

Tir. Pasce 1' agna l'erbectue» il lupo Tagaa; 

Ma il crudo Amor di lagrime si pasce ^ 

Né. sa ne mostra mai. satollo. ' 
\Amm. ' • . . Ahi la;(so*> 

Cht Amor satollo é . del mio pianto ornai » 

£ solo ha sete delLaio sangue ; e tostò 

Voglio ch'egli eM^uest'empia U sangue mio 

Beran con gii occbj • 



Il A H 1 U T A. 

Tir. Ahi AmnnÀ ahi AmitKa! 

Cbe parli» o cht rintggìl Oc ti codfbua» 
Ch'uà' alerà crorerai, se ti disprezza 
Qucsla audelc. 

Amin. Ohimd , come poss* io 

Altri trovar, se ma cioTar «on posso? 
Se perduto ho me stesso» ^uale acquisti» 
Farò mai» che mi piaod'a? 

Tifé , . O miaeitllo » 

Non disperar, ch'acquisterai costisi. 
La luuga etade . tasttgoa a» 1' uom di pocre 
Freno ai leoni, ed a le tigri Iroaoe* 

Amin, Ma il misero non pttoie a la. sua flMrte 
Indugio sostener di lungo te«po* 

^r*i Sari cotto Tindugio» in breve spasii» 
S'adira» e in bfere spazia poi si placa/ 
Femmina, cosa mobii per natura. 
Più che fraschetta al vento , e. più cfae etma 
Di pieghevole spica : ohi» ti ptego » 
Fa eh' io. sappia più a. dentro de la» tua^ 
Pura CQodÌ28one, e de* V amore: 
Che sebben confessato, m* hai pili VoltA' 
P' amate,, mi tacesti però dove 
Fosse posto r amoie • £d ò ben degna. . 
l«j^ fcdcle amicizia ed il comune 
Is(udÌQ de le* muse, eh' a iQe scuopria^ 
Ciò eh' a gli altri si, cela. ^ 



Atto 2. ij 

AMÌn. , . Io itt contenta, 

Tirsi » a té dir tìè che U stìit e i mónti 
£ i SxLtiA sihaòì é gli uóinini non sanno: 
Cb* io sbno otnar si ptossiinó' a ì^ motte , 
Ch'^j ben ragion ^lìMo lasci cbi ridica 
La cagion' del ttkotire, che rancida 
Ne la scotta d* mi faggio pt^sso if Iuo^q 
Dove sarà sepolta il còrpo e'sak^gùe ; 
si che talor paa^satr doVi q'ùeir empia > 
Si goda di cafckf Tossa InfCliói 
Col pie superbo, e tra ie dica: è questo 
Pur mio XTtoxìfó $ t goda di ycdttc > 
Che nota sia la sua Vittoria a' tutti 
hi pastoi' paesaiii « pcllégtìnf , 
Che qiihri- ìt taso guidi : e fórse f ahi spero 
Troppo aftd cose^ un giorno «fsser pottelibe » 
eh' dia totniHosSa dà tardk' pietatè 
Pfimgeise' motto cHi gli vivo' uccise , 
ditenxfe :- tfh pur ^i fosi^e > e fosse làio ! 
Or odi. 

Tir. Séguf pur, eh* io t^ ascoltò, 

£ forse a miglior fin che tu nob pens! . 

Amin, Essendo io fanciullett'ò > sicché appena 
Giunger* potea cén la' ibari pax^oletia 
A corre i frutti da i piegati rahii 
De gli arboscelli » intrinseco divenni 
De la più vaga e' cara vergindla'j 

B % 



xo A M X H r a: 

Cbe mai spiegasse al vento chioma d' oro ; 

La figiiupla conosci. di Cidippe, 

£ di Montan, ricchissimo d* armenti > 

Silvia» onor de le selve > ardor de l'alme? 

Di questi^; parlo i ahi lasso l vissi a questa 

G>si avviato alcun tempo» che fra dae 

Tortorelle più fida compagnia 

Non sarà mai ne fae . 

Congiunti er^in gli alberghi» 

Ma più congiunti i cori : 

Conforme era l' etate, 

Ma* '1 pensier più conforme s 

Seco tendeva insidie con le reti 

Ai pesci ed a gli augelli: e seguitava 

I éervi seco» e le veloci damma $ 

£'1 diletto e la preda era comune; 

Ma mentre io fea rapina d' animali y 

Fui» non so come» a me stesso rapito* 

A poco a poco nacque nel ir^o petto , 

Non so da qual |:adice» 

Com' erba suol che per sr Itessa germini » 

Un incognito affetto» 

Che mi fea desiare 

D'esser sempre presente 

A la mia bella Silvia^ 

£ bevea da' suoi lumf 

Un'estranea dolcezza > 



«. « 



A T t O 1. Il 

Che lasdara ael finti 

Un nòti so che d* amaro: 

Sospirata sovente, e non sapeva ' 

La cagfon de* sospiri. 

Cosi fui prima amante, eh* io sapessi 

Che cosa fosse amore, '-• 

Ben me n'accorsi alfin, e con qual modo» 

Ora m'ascolta, e nota. 
^'''•^ È da notare. 

Jmin. A l'ombra d'un bel faggio Silvia e Filli 

Sedean un giorno , ed io con loro insieme ; 

Quando un'ape ingegnosa che cogliendo 

Setì giva il mei per que' prati fioriti» 

A le guance di f illide volando , 

A le guance vermiglie come rosi,- 

Le morse e le rimorse avidamente, ;; 

eh' a la similitudine ingannata / 

Forse un fior le credette. Allora Filli / 

Cominciò lamentarsi» impaziente 

De l'acuto dolor de la puntura; 

Ma la mia bella Silvia, disse.: taci. 

Taci, non ti lagnar. Filli} perch'io 

Con. parole d* incanti leverotti 

11 dolor de la picciola ferita. 

A me insegnò gii questo secreto 

La saggia ,Artesla j e n' ebbe per mercede 

Quel mio cerno d'avorio ornato d' orò* 



iri Aminta* 

Cosi dicendo , avvicinò le labbra 
De la sua bella e dolcissima bocc9 
- A la guancia rimorsa i e con soave 
Susurro mormorò non so che versi • 
Oh mirabili c0ètti i sentì tosco 
Cessar la doglia , o fosse la virtutc 
Di que' magici detti y o com' io credp» 
La virtù de la bocca » 
Che sana cip che tocca. 

10 che sino kt quel punto altro non volli , 
Che '1 soave splendor de gli occhj belli , 

£ le dolci parole > assai pili dolci» 
Che*I mormorar d^un lento fiumicello 
Che rompa '1 corso fra minuti sassi > 
O che'! garrir de l'aura infra le froadis 
Alior sentii nel cor nuovo desire 
D'appressare a la sua^^questa mia bocca;* 
lì fatto y non so.<;omey astuto e scalttq 
Più de r usato ( guarda quanto amore 
Aguzza l'intelletto!) mi so^vvennc 
D' i^n inganno gentile col qual .io 
Rec^r potessi a £ne il mip. talento: 
Che fingendo eh' un' ape aves&p morso 

11 mio labbro di sotto» incominciai 
A lamentarmi di cotai maniera » 

. Che quella medicina che la lingua 
. tiqn riclje4eva > U vojitQ richiedeva • 



i 



1 



A t T O 1. 1^ 

La scmplidefca Si2m, 

Pietosa del mio iiiale> 

S'offtì di dare aita 

A la fiata ferita i ahi lasso S e fece 

Pili cupa e più mortale 

La mia piaga Tera€e> 

Quando le labbra sue - 

Giaost a le labbra mie. 

Né r api d' alcan fiore 

Colgon si doiee il sugo» 

Come itk dolce il. mei die allora colsi 

Da quelle fresche rose; 

SebbeQ gli ardenti baci 

Che spingeva il desire a intimidirsi . 

Raffrenò la temenza .^ 

£ la vergogna» o felli « : 

Pld lenti > e meno aodaci. 

Ma mentre idli. cor scenderà 

Qaella dolGozsa mista 

D'un secretò Tekno» 

Tal diletto a*^ea» 

Che fingendo eh' ancor noa mi passaise 

Il dolor di qaei morso» 

Pei sii ch'ella più rolttf 

Vi «eplicÀ r ineaaco . 

Da imli in qua aadò in gtusa cresceikd* 

Il desire e l'affiisao impaziiote » 

B 4 



&4 A M z H r i: 

Che con potendo più capir oél petto» 
fu fo^za che n'uscisse) ed ona volta , 
,Che in cerchio sedevam ninfe e pastori ,. . 
£ faceramo ^cuni nostri giuochi , . 
Che ciascun ne l'orecchio del Ticino 
Mormorando diceva. un suo secreto i 
Silvia» le dissi, lo per te ardo^ e certo 
Moio> se non m'aiti. A quel parlare 
Chinò ella il bel volto, e fuor le venne 
Un improvviso insolito ' rossore , 
Che diede segno di vergogna e d'ira: 
Ni ebbi altra risposta , eh' un silenzio » 
Un silenzio interrotto > e pien di dure 
Minacce. Iodi si tolse» e più non voUe 
Ni vedermi ne udirmi: e già tre volte 
Ha il nudo mjetitor tronche, le spighe» 
£d altrettante il verno ha scossi i boschi 
De le lor verdi clùomez ed ogni cosa 
Tentata ho per placarla» fuor che morte. 
Mi resta sol» che per ^placarla io mora: 
£ morrò volentier» purch'icusia certo 
Ch'ella o se ne compiaccia» o se ne doglia : 
Ni so di tai due cose qua! pln bdimi. 
Ben fora la pietà premio maggiore 
A la mia fede» e maggior ricompensa 
A la mia motte} ma bramar non deggio 
Cosa che turbi il bei lume^-iereno 



Atto x» . if 

A gli occbj cari» e tffiinoi quei bel pecro; 

Tir. È possibil però» che $*ciU uà giotoo 
Udisse tal parole» non t'amasse? r 

Amin, Non so > ne *i aedo : ma fugge i aiìei detti 
Come 1* aspe T incanto • 

Tir. Orsa confida ,^ 

Cb'a me di il cuor di far ch'ella t'ascolti. 

Amin.O nulla impetrerai, o se tu impetri 
Ch'io parli, io nulla impetrerò parlando. 

Tfr.- Perchè disperi si) 

Amin. Giusta cagione 

Ho al mio disperar: che il saggio Mopso 
. Mi predisse la mia cruda veatura : 
Mopso, cb* intende il parlar de gli augelli ^ 
,£ la Tirttt de l'erbe e de le fonti. 

Tir. Di qual Mopso tu dici ì di quel Mopso , 
ch'ha ne la lingua melate parole, 
£ ne le. labbra un -amicherol ghigno, " 
£ la fraude nei seno, ed il rasojo 
Tien sotto il mantoYOr su, sta di buon cnore| 
Che i sciaurati . pronostici infelici 
eh' et Tende a' mal accorti con quel grave 
Suo superc^lio^ non an mai e£tto: 
£ per prora so. io ciò ch'io ti dico $ 
Anzi da questo : sol eh* ei t'ha prcdcuo. 
Mi giova di sperar felice fine 
A l'amor tuo« 



/ 
V 



%^ A M I N T AJ 

Jlmm, 5e sii cosa per prora.. 

Che conforti mia speme # non tacerla « 

Tir, Diroila volentieri . Allorché prima 
Mia sorte nà condosse in queste selve» 
Costui conobbi; e lo srimàya io tale» 
Qaal ttt lo stimi: intanto un di mi yeane 
• £ bisogno e talento d'ime dove 
Siede la gran cittade io ripa al fiume t 
£d a costili ne.firci motto; ed egli 
Cosi mi disse: andrai ne la gran terra» 
Ove gli astuti e scaltri cittadini, 
£ i cortigian* malvagi molte volte 
Prendonci a gabbo, e fanno brutti schemi 
Di noi rustici incauti: però, figlio, 
Va su l'avviso, e non t'appressar troppo 
Ove sian drappi colorati e d'oro, 
£ pennacchi e divise e /ogge nuove s 
Ma sopra tutto guarda , <£e mal fato > . 
O giovenil vaghezza oon ti meni 
Al magazzino de le ciance. Afa fuggi, 
puggi quell'incantato alloggiamento. 
Che luogo é questo t io chiesi : ed et soggiunse s 
Quivi ahitan le maghe, che incantando 
fan traveder e traudir ciascuno. 
Qa6 che diamante sembra ed Gto fino, 
È vetro e rame: e quelle arche d'argento, 
Che stimeresti piene di tesoro. 



A T T O I, ^f 

Sporte $on pieoe di' vesi^ichc bqgc* 
Quivi le fliiura ^sqa lactp con atic^ > 
Che parbnp e rispondo&ò ai parlimtì: 
^]è già xlspoadon la parola moz;^^» 
Com'Eco suole ne. le nostre selrci 
Ma U leplìcan tutta intiera iptiera» 
Con giunta anco di ^uel cb* altri non disse • 
I tzespidi> le tavole e le panche» 
Le scranne le lettiere le. cortine j 
£ gli arqesi di camera e di sala 
An tutti lingua e yoce» e gridai) sempre. 
Quivi le ciance io ferQia di bambine 
Vanno trescando; e se aq muto v* entrasse « 
Un aiuto ciancerebbe a sdo dispetto. 
Ma questo è'I minor mal che ti potesse 
Incontrar; tu potresti ipdi restarne 
Converso in salce ifi fera in acqua q io foco » 
Acqua di pianto» e foco di sospiri. 
Così diss'egli: ed io n'^n4ai cpn questo 
fallace antiveder ne la cittade; 
£ come volle il ciel benigno» 4 caso 
Passai per là dov* è felice albergo . 
Quindi uscian fuor voci canore e dolci 
£ di cigni e di ninfe e di sirene > 
Di ^irene celesti: e n' uscian suoni 
Soavi e chiari, e tanto altro diletto» 
eh' attonito godendo » ed ammirando 



il A u 1 U r i; 

Mi fermai baòna pezza. Era' su Tusdio/ 
Quasi per guardia -de le cose belle , 
Uom d' aspetto magnanimo > e robusto;' 
Di cui , per quanto intesi > in dubbio staisi y 
S*egli sia miglior duce 9' o cavalièro; 
Che con fronte benigna insieme e grave» 
Con -regal cortesia invitò dentro,. 
£i grande » e *n pregio , me negletto, e basso. 
Oli cbe sentii ! che vidi allora ! V vidi 
Celesti Dee^ ninfe leggiadre e belle, 
Nuove Lini ed Orfei , ed altre ancora 
Senza vei, senza nube, e quale, e quanta 
'A gl'immortali appar vergine Aurora 
Sparger d'argento e d' or rugiade e raggi) 
£ fecondando illuminar dintorno 
Vidi Febo, e le muse; e fra le muse 
Elpin seder accolto: ed in quel pun^o 
Sentii me far di me stesso maggiore, 
Pien di nuova virtà, pieno di nuova 
Deitade: e cantai guerre* ed eroi, " 
sdegnando pastoral ruvido carme . ' 
£ sebben |>oi (come altrui piacque) fed 
Ritorno a queste selve , io pur ritenni 
Parte di quello spirto! né gii suona 
La mia sampogna umil-come soleva; 
Ma di voce pia altera e più sonora, 
Eimàla de le trooibe; empie le selve. 



A TX O .1. t^ 

Vdifl^mi Mopso poscia^, e con maligtip > 
Guardo inìrando,.,aiFasciooi9mi: ond'io i 
Koco diTenni, e poi gran tempo tacqui , 
Quando i pa$i;p|;'credeaa eh* io fossi stailo 
Visto dal lapo, e '(lupo era costui. .' 
Questo t*ho detto ^ acciocché sappi ^piatito 
11 parlar di costui; di fede e degno: 
£ dei bene sperar» sol peichè ei YU(ile\> 
Che nulla speri. 

Piacemi d' udire . ^ 
Quanto mi acceacii • A .te duQ<pe iimiexto 
La cura di mia vita»- r 

Tir. •■ Io n'a?rò-coia. 

Tu lasciati trovar qui fra mctt'oui.v 



C OR O. 



o 



• » 



Bella etsL de Toro 9 
Kon già perchè di latt« . '^^ 
5en corse il fiume , e ^tUò mete il bosco ; 
Kon perchè i «fruiti lofo 
Dier da T aratro intatte, • 
Le terre; e i serpi Cfrar senz'ita o costo; 
Non perchè nuvol fosco . 
Non spiegò allor sup velos . 
Ma in prim^vcia eteina.» 



/ 
39 A u t u t a: 

Cb*ora ^ accende >>« Tecna, 

Rise di late e éi seieao il cielb: 

Hi port^ ptfl^giihO " ■ 

O guerra o nerce> a gli àlttul lidi )l fHàò i 
Ma sol, perché quel tabd^ 

Ntraae senxa' s^ggmo s 

QueiR idolo d'eii!erl,> idt)l d'iflgatraòi 

Qud- chr- <&U' volgo' iasàéò 

Onor poscia fu detto , 

Che d^'ivMtr<a natuifa'il (eo tiranno 9 

Non: imiacfaiava il imo affiamo 

Tra le liete dolcezze 

De r amoróso- S^^SZ^ • 

Né fo sua^ dura- ^^è^ 

Nota a quell'alme in libertate ayyezzes 

Ma legge aatm O' felfift. 

Che natura scolpì: s'ei piace, ei lice» 
Allor tra fiori e linfe 

Traean dolci carole^^- ' ^ 

Gli Amoretti seftt^atcbi e tetfza faci:' 

.Scdean: pastori e- ninfe 

Meséhiando a le paròle • ^- 

Vezzi e susurri/edafi so^ttni i baci 

Strettamente tenaci/' 

La verginella ignude' 

Scopria sue frcsei^ tmt t* 

Ch'or tien nel ^lo^ aisctisr. 



E le poma M Hno acerbe e crikles 
£' spesso o m fiatoe o ia lago 
Scherzar si tidc con T amatat U vago. 
Ta prima > Onor » velasti 
La finire dei diletti , 
Negando l'onde a l'amorosa sete. 
Tu a* begli occhj insegnasti 
Di starne in se ristretti, 
£ tener le bellezze altrui secrete,^ 
Tu raccogliesti in rete 
Le chiome a l'aura sparte. 
Tu i dolci atti lascivi 
festi ritrosi e schivi: 
Ai detti il fren ponesti, ai passi l'arte. 
Opra i tua sola, o Onore, 
Che furto- shi qfiéì che* hf éott d' Amore» 
£ son tuoi fatti egregj 

Le pene , e i pianti nostri . 

Ma tu d' Amore e di Natura donno $ 

Tu domator de* regi. 

Che fai rra questi chiostri ^ 

Che la grandezza tua capir non ponno? 

Vattene, e turba il sonno 

A gi' illustri e potènti : 

Noi qui negletta e bassa 

Turba senza te lassa 

Viver ne l'uso de l'antiche genti. 



Ainitm» che tioti ha tregtfi'. 
Con gli anni umana Tica » e si 4tle28a.» 
Amiao) > che '1 .sol si mapre., e poi.uaaiàpe. 
A odi saa breve luce 
S' asconde j e'I sonno etetna notte addome « 



ti 



riM d0lF Aif frim0 • 



Ma /iii//a/k, cAi &ie/^^'e ce-ie /le/tta . 

A ir T O S E e o N D Ò. 
SCENA PKIUA. 

ftwi» Mio. 

X Icciola j l'ape e fa col piociol motto - 
Par gniTi e pat moleste le ferite i 
Ma ^oal cosa è più picciola d'Anoie: 
Se ìa ogni bure tpazio entiai e l'asconde 
Id ogni biere spazio f or (oro a 1* ambia 
De le palpebre 1 oi tia' minuti i\n 
D'uD biondo ciine, oi denito le pozzette 
Che fotma on dolce iìm> ìa- bella guucia^ 

'Amiat». C 



34 A M 1 M T A. 

Èppar fa tafito^ grandi e sì mortali » 
£ così ìmmcdMtSiìì le- piaghe « 
Oimé! che tatto ^aga, e entro sangae 
Soa le vìscere mie: e mille spiedi 
Ha ne gli occhj dì Silvia il crudo Amore:- 
Crudel Amor, Silvia crudele ed empia 
Più che le selve. Oh come a te confassi 
Tal nome ! £ quanto vide chi tei pose ! 
Celan le selve angui leoni ed orsi 
Dentro il ior verde ; e tu dentro al belpetto 
Nascondi odio disdegno ed impietate» 
Fere peggior*, ch'angui leoni ed orsi; 
~Èhe si placano qiicì, questi placarsi 

Noli possono p*« J^icgv» it» ifvA. Uuua • 

Oim^! Quando ti porto i fioc* novelli. 

Tu eli tidusi ritrosetta: forte 

perché fior* viepiù belli hai nel bel volto. 

Oimè ! quando ti po^9 i vaghi pomi , 

Tu li lifiuti disdegnosa: forse 

Penili pomi più vaghi hai nel bel seno • 

Lasso l qnond* io ofFecisco il dolce m^k, 

Ta lo disprezsi dijspettoia; (ars* 

Perchè mei vieppiù dolo6 hai ne le labbra. 

Ma semia poverti non pad dooatti 

Cosa ch'In to non aia pia beila t dolce» 

Me medesmo ti dane* Or perchè» iniqua» 

Jchcci^ ccl> aWrii il 4onor NoÀ ^son io 



Arto iit 35 

Da dispiettati se beo me stessi) vidi 
Nel liquido del iiiar> quando raltr'jerì 
Ticeano i Tenti, ed ei giacea senz'onda. 
Questa mia faccia dì color sanguigno» 
Queste mie spalle larghe > e queste bcactia , 
Torosc e nerborute , e questo petto 
SetosD» e queste mie yellute cosce 
Son di TÌ£ÌHtà> di lobustezsa 
Indicio: e se noi credi» fanne prova. 
Che vuoi tu far di questi teneselli» 
Che di molle laougioe fiorite 
Anno appena le guancej e che con atte 
Dispongono i capelli in ordinanza? 
femmine nel sembiante e ne le fonte 
Sono costoro. Or di ch'alcun ti segua 
Per le selve e nei monti , e *ncontra gli orsi > 
Ed incontra i cinghiai per te combatta» 
Non sono io brutto > no: aè tu mi sprezzi» 
Perchè si fatto io sia, ma solamente. 
Perché povero sono: ahi che le ville 
Segoon l'esempio de le gran cittadi» 
£ Terameote il. seeol d'oro è questo* 
Poiché sol vìnce Toro, e regna l'oro* 
O chiunque tu fosti, che insegnasti 
Primo a vender l'amor, sia maledetto 
Il tuo cener sepolto) e Tossa fredde: , 
E noa ai trovi jaai pastore o ninfa > * 

C 1. 



$€ Amputa. 

che tot ite9i^j»nikwioVy9bhinti9if»9i 
Ma le bagni ijjibffilog^fts; e, maevtA.il Tflirto» 
£ eoa pf0?jiaipqrQd« ^^:>'§^Si^^' ^^ ^^^Iffilti 9 
£'i petcgf,tQc4 Wa pesimi «teigQg«a«ti. . ' 
La nobtUà ,ti*";AilHv: Ctt 16 su«[.lieie 
Dolcezze ^te«riiti-> A«iOi venale » 
Amor semw J^j'^òr^ li' maggior v mostro » 
£d il più «IteiiioiAiik. ^9 U più sozzo» : 
Che produca la rerra o '1 mar f ca V onde . 
Ma perché' iof 4^ >ifl lagoo? iU^a ciascuno 
Quell'armi che gli ha date la narura 
Per sua salure^s \R'^ cf r?ai ailapra il corso. 
Il leone gli artigli ed il havoso 
Gioghi«le. Jl >id(;otoft e aoh p^ti^nza ed armi 
Oa^A^L donnn ^Ikszìp o*?kg^diit'« ^ .. 

Àttoi«.iaffc[rifl^l6«ie».ied 4b^r4pÌM<? - 
Sfonleròti! r«pÌDÒ}^aeJ-. che «psiei . 
Mi piidgft^mgrj^'^^m^nmio de r amore; 
Che fCfS: qumÈP^ ^ó .«sffar «Mcè ii^*iiAtlQOo , 
Ck' ossfcrviift.:^» jwa Sfile» -fUt- kg. pec^r^so^ 
D*andaii 9Qireot% ? «ifi&escam arue ^hnte :^ 
£ mo%imtgibnÌLh9rM. ip^^ Ifrl É^iatfgeo^ 
Tra i eml^gli$a9p{4|ttdwi*9tragU.etbiifttii 
£d aspettaf i^lGneilét; TJb>v#9sa ^ e.,fl«|ier ; .- 



.\ j 



.À T tf 5 ^' t U 37 

Qaal-CQWtnstoicol ^Cf92«?<»& le bcacda 
Botfà fdtt ima> tcà€ta lìii^iilla 

Pìangt' «' «Mpìrì "jfntti ttA ogiA. sforzo 
Di pietà' <li bdlezaèa f lete V lo posso 
Questi ttiiilo raYyòlgefte ìsd^^ioe^ 
Mi so» pSMTiri, tbt'ì&'fAM BOA tÌDga 
L'armi mie pear veàdtfVta' fifl -«uo sangue. 



> 1 



SCENA ^£caHOA. 



/ • |! 



«^ . I>0ff.$^ é Tirsi-: 

liti» compio ch'ilo demry-tom' era accorta 
Ch'Amifita attla«s« SìU^^^^ ^io sa quanti 
Bacili oficj ik*lk> Aflcìi;^je %Mi per farli 
Taoco piA voka^r, ftimlf or yi aggiangi' 
Le tue p«éghie«t:< tea iond^'pkit tosto 
A domar ha giovenco on^otso un tigre > 
Che a cbfnlàr nta smipiice jlaactalla > 
Fanciulla tento ^sdaccaì tpÈàào beltà, 
ChriuM aTaTTtggfei aocot cotte sian calde 
L^rànl^dl sba Mhtta » é còtte acute $ 
M» ffidttMlo^é pìAifgeiido oieida altrui s 
£ l*«ciàda V e Ma sappia di icrire . 
2fr.Ma 4|ttile i coti sempUin fanciiiiia» 
die BMtt da li fbce om .apprenda 

C i 



5^ A M t M T À. 

L'arte ^el paifcr- bella, e del pbtete» 
De Taccidér piacendo, e del sapete 
Quararme fera; qual dia' morte, t ^uate 
Satìi, e rìtotùi ifl vita. 

Vaf, Chi è'I mastro 

Oi cotan tratte? 

Tir. Tu fingi, e mi tenti: 

Quel cHe insegna a gli augelli il canto e *1 volo , 
A* pesci il nuoto, ed a' montoni il cozzo. 
Al toro usar il corno, ed al pavone 
Spiegar la pompa de 1* occhiute piume. 

2)4/. Come ha nome'l gran mastro? 

Tir. Dafne ha nome. 

Diff. Lingua bugiarda» 

Tir £ perché? ta htm sei ' 

Atta a tener mìììfi fanciulle a scuoia? 
Benché per dir il ver non an bisogni 
Di Maestro. Maestra è là natura; 
Ma la madre e la balia anco V^an parte. 

Z)4/. In somma, tu sei goffo, insieme e tristo. 
Ora, per dirti il ver, non mi risolvo > 
Se Silvia è semplicetta, come pare 
A le parole a gli atti. Jet vidi un segno, 
CSie me ne dette dubbio, lo la trovai 
lÀ presso la cittade in qbei gran prati ^ 
Ove fra Stagni giace un' isoletta. 
Sovra essa Un stagno limpido e ttan^oiillo > 



A. r ^ fi , 11, $3 

Tatti, pedate Jn ^np ,. sin-, I^K* 
Vagheggiai s4 Bicdcvp^^^ iS'oSifiiiie iiuìcibe 
Chtedci coosJgliQ a l'acque ^ ^ual maaien 
DUpor doTKse in «a U^fipóijfc.t «ini, 
E MTM i crini ìL telo, > idth'1 veto 
I fior cbe tcnca in gtembQi.f spetto tpesjo 
Or pitsdcTA an ligwifft, or una iósà> 
. t, rucottava.al 1x1 . ua'ditlQ collo. 
A le guance Teiroìglie, e de'coloii 
la pwagooe: e poi* siccome lieta ' ,^' 
De la Tiicoiiai lanqi^^ara.un tisoi 
Ok pue» che dipene.: ,ìo fot vi vinco. 
Uè pono voi DM atnamcnto mio. 
J|^ porto voi sol per ntgogna votti», 
PeicU ti veccia oubdio mi cedete. 



A^A ì n a i 



% t 






to' Ine iTavvidiV e tafcqiìr. 

^^^iv ... :. '. y ^ -' ' Ttt:mi natrt'. • - 

^dèl cl^ibcre^def tappiitttó . Oritob m* &ffMt 
D^^uBcQ^t* appónesti f ma par" od» ditCì 
Cbe non erano pria te pastorelle» 
lii^e le ninfe li accorte: ni to tale 
iPiii In mia fanciallezza . Il mondo ioY#ccluaf 
.£ invecchiando intristisce. ' 
Tir. ' Forse allora 

Non Qsciyan sì spesso i cittadini ' 
Ne le selye e nei camp!» né sì ipesf»^ 

Le nostre forosette ìarreano intaso 

» ». 

D* andare a la dttade. Or son miscUtto 
Schiatte e costnmi. Ma lasciam dr parte 
Questi discorsi: or non fiiirai di'ott giorno 
Silria contenta sia che le ragióni 
Aminta 9 o sofò> o almeno in taapresenca? 
X>/>/. Non sO| SilTia i, ritrosa faor di niodo« 
Tir. E costui rispettoso d fiior di modo. 
I>i^f*%. spacciato un amante rispettoso. 
Consigliai pur che faccia altro mestieiOr 
Poich'e|li é tal. Chi imparar vuol d^amorej 
Disimpari il rispetto! osi, doftiafidi> 
ÌSolleciti> Importuni» alfine intolìf 
£ se questo nop basta > aticò rapisca* 
Or non sai tu, com'è &cta la 4cikuia2 



Nega» e oegan^f^ v^ol chUltri sì teglia r 
Pugn^f i^ pifgi^aiiclo yaoì ch'altri U Tinca» 
Ve'.» .Xifsì« ip parlo .teco. in c^ofidcoza: 
Noi|.ridii:./ch*io qiò 4ica: e spvjra tutto . 
Non poKb.Jf\rìm4. Tu sai ^io saprei, 
Rendevi ppi pèt ¥Crsi altro ih/t Tersi. 

Tir. Noa hftjl.cagion di ^sprttar ch'io dica 
Cosa giammai xhc sia coatra tuo grado • 
M«',ti. pficgpy o mia Dafne per la dolce 
Memoria, di ^oa. £kes<a gioTanessa, 
Cfaem m'aixi ad ^jucat Anùnu» • 
Misetcìlf che sjL muprc^ 

Ihlff .' .ÒJ) che gentile 

S^ngitttf . )vi , rìtrpratp . g^esto sdocco , 
..Si xiimmeaucmi J^ mia gioTaneauj . 
Il ben |mswo.« Ja presente, ppja» 
iia. à^ Tftoi,tiii ch'io liKcia? 

JfV» , > ' ... \ . A te non manca 
Ni .saper nè..opttsìgUo: basta sol che 
. Ti disponga a Tokz • 

jDj/. ... Or sa dirotti: 

pobbiaiao .in..btCTe-andare Silvia ed io 
ÀI fpnpe, che .s'appella di Diana > 
Là darvic a li: Jplci ac^ne fa dolce on^bra 
Q)i«),^tai)P ch^liqyjta al fresco seggio 

. ii4ÙDfe cafc|atpcj 



• • 



H9. A: U t M ,^ Ai 



f 



Dsf. ' « . 1 « illa cheterà? Dappoco 
ItttffMBttre «^btr tenAtt, tanto bastk 

Zr>.I]ifnidoi*iiU'flo& «D s*:egila¥ià umù 
D'udip* A ^ 

Pi»/. • :S*ci. ami i'iTìi» ttiasi ed- ts|»ettt 
eh' altri lui ceMki • • i i, < 

TiV. Egli è bea tal, che'l imru. 

Vsf. Ma «00 YogUatno noi parlar alquasfo 
Di te- mtdetiiio} Ond, Tirsi > non Toot 
Tu inaamoraiti } Se' giovane ancora» 
N^ passi di quatte* anni il ^niote lìistto» 
Se ben sdTtriemnii « qnando eri £iociiillOk 
Vuoi tiver neghittoso» «senza gioja? 
Che sol amantdo laom sa che lia diletto. 

Tir. l diletti ài: Venere non lascia 

L'aom che scinta l'énioe} ma coglie4e guata 
. La dolceatà d'Amor senza l'amaro. 

2>4/. iafipido è quel dolce t che condito 
Non è di qualche. anUio;^ e toato aaziii • 

Th.È meglio sania^sij ch'esser sempre 
Pameiioo nel cibo ^' e dopo'l ciiiOt 

Dsf, Ma non te *1 xib» ai posaiade e piate , 

-' & guatato, à MBtar sempre n'invoglia'. 

Tir. Mi «hi pMsiede A quei che gii ptact; 
Che l'abUa aempie pmao è la Ma* A*ie; 






.A Y V o 1^ H) 

l>j/.Ma dii riifbva iMìeà, i' «giriOÉl iAici > 
Tir. Periglioso é ceicar quel di9 Cforan»; t n^ 

TrattaMa fly^ma pia lormeDCa assai ^!. . 

Non rìcio^aco. Allor cedrassi matamm . 
. Io 'gii i«Dn*pià,'cb'ABor nel seggio aii£ 

Noa a?ti pia uè pianti né sospiri «; j 

A bascanxa'-ho gii pianto t sospiiatoV 

Faccia altri or la saa parte* 
1M/. Ma non liai * 

Gii ^gednto.a bastanna. 
Tir. Né desio r. ^ 

Goder, se cosi "caio egli si compra. 
J>4/.Sari fona l*aniar, sei-non^ fia voglia* 
Tir. Ma non si'^«ò sfornai clii «ta -^lontano • 
J>4/.Ma chi lofige è da Amaiir * 
Tir, Cfai tene e Cagge. 

Da/. E the giova fiiggir da Ini cVIm V^alàì 
Tir. Amor nascente ha «orte i' ali^ appaia 

Può sa tenetlevv d«D le spiega a ^fobtt 
]f)is/. Pur non s'accorge t' noni quand'egli nasce i 

£ ipiando uom se n' «tonrgeyé grande, evola . 
Tir. N^n, l'altra volta naictr non l'ha viàCD. 
Dj/. Vedreni, Tirsi, s' avrai la fi^a a gU-occh], 

Come tn dici, to ti ^testo, poi' • 

Che fai del scorridore, ( deLcerriefo» 

Che quando ti vedrò chièdere aita % 
<. Noti «idfctri fn ajntatti* nft paMo> - 



'fl4 AlXM ^ « T >i. 



Tir, CtnAtif «ti ÌYÌ»«AÌH^r'H«de(mi ttN^rvor 
. .Sb tiK)L^Qqitl('àiia^u«auii.tU'inct)'ftlQdSgoio 

DsfnOÌ'iO o < .>i. • . Yaml' scherni > e lotse 
NoD'.ncffp aman» cofl ^A<ca4 ahi -^tuioci 

< . 'Hiifigaàiui il mso coloiUo e Uscio I 

Tir„ Noo bado k>y «icr$> ma cii con tal pretesto 
Non i^aocettl ti mio- amor, put - come ^ T 4iJo 
Di tunc quante! -ma le non ni t«oì , 
: Vireoò scnia^amor. 

2>sf, iCofiVRiiO' viyi'f" ' 

rìi che »ttii^£0ssi^ o^^Tirfii io ùtih vivi: 
Che oe rxBsio Ifonor tempce Mmdgtta. 

Tir. O. DaCoe, a fine quest'ozio ha ^acro Dìo: 
Cob» cbecDòi ^ai può stimarsi, a cui 
Si faac^oiglbslmpj ormesfi ^è T -ampie gregge 
A»:!riino.«*i'aìUf»'.iiiaie4 e pet li lieti 
Colti di fecoodissime eainpagae» : ' « 
^ cfMf ~ gH «Ipci^i dossi d' Apennioo . 
Egli .mi disse» aU(» che soo mi fccet^ 
Tirsi:* 'jalm' Scafici, t lupi e i ladri» e guardi 
I miei ,mii0MÌ orrittc .^Itrs «ompaiw 
Le peiift^evi.pma) a!iiiietililÉÌstfflt td «{cri 
Pa^ca e cttrisflc< gregge t imitar coiasetvi > t 
Le JMft^'iUacte: ed altri le dispeasi. ' 
T^MiànSà^ ;off.chc>je la m» ioad*HÌ/li<a giam > 



.A T V • ">XXA ^ 

(fl^o so«- io ltti4iii cl(iaini')iAjpol^oipoifnìàre, 
Che oe l'opre e nel ToLtìncndA) suniglii ; 

. Q\ì aTÌi pia degni Ài Saturno > o Celo A^^ 
AgM^eiinata^airegal mmuri t*^wccn-'^! 
Chìaia.)>o xooa cbr anooi «i aoaàa spréfe*. 

. N^o* P«oft9.iiiJ>«feroioh^JuLiioA poìrtoVC 
D^gpamcnte onorar »r acMioift aacenb^o^, 
£ . làv^ieodp 9 ma .aoni^fian: (gàamaoai j \ J 
jGìì aitati suoi senza ,ljiiiel:£ori>'e:.scifza 
Soare fumo d*o<ioc«u ^incensi: »^^'^ 

E4 alttr. qtteHa>scmpljct..ei(le>9Bt« > i 
lUligion mi si tort4 dal coBes 
Ciie^ diaria pawccaiiairiBr am i cervi >* ^^'^* 
£ .che^utaodo i fiumi, t ìttto « como^ 

li Perlb bea la Seiia.iliÓ«Uo*il^>^iS(P^ 
2?#/.Oli tu Tai altoft. otià. jdiscosdl un p«co 

Al pxopoaLto Qoscto^i . . 
Tir. , .. f .. iLpnato^è quescp^. 

Che tu i» andandot al ionio con coiaio «^ 
^.Cexfhi,d*kitei]erìtia4 ed. ìa.fraitaiit» 

Ptoctticfp eh* Aminta ik ne vqnat 

ÌSi ;U miat foitse meit. difficjl cura ' ' ^ 

Sarà; 4i^ l«f sta. tua» otc Taaoe^ 
Da/, i •. . ^Jo ^tfdd* 



4# A ^ t n t à: 

7/r. Se bar turfiio' A lonMn Ift^ad^ity ^ 

Attdìswi <ptì chi di li ipsata: é desso. 

* 

SCI N A T E R Z A. 



V 



Orto tttdef dd che Titsi avri fatto: 

£ s' avfi fatto nalla , - 

Prima ehMo vada in ndHa> 

Uccider yo* me stesso innanx! a gli occh} 

De la crndd faacialla.' 

A lei» cui tanto spiate 

La piaga del mio core > 

Colpo de^sQói begli occbj: 

Altettanto piacer dorrà per certo 

La piaga del mio petto» 

Colpo de fa mia mano. 
3Sr. Nuove > Aminta , t'anoitncro di conforto: 

Lascia oihai questo tanto lamentarti. 
Afiàin.Oìmè, die di*? cbe porte? 

O la tita^ o la morte? 
Tir, Porto salute, e vitas s'ardirai 

Di farti loro incontra: ma fa daopo - 

D'esser mi nom, Amiftta, an nom ardita. 
jimin. Qual ardir mi bisogna > 'ncontra a ci» ? 
air. Se la ttta donila foise ià mtzz'tm bosco » 



'A T T a «Ir 47 



che citìtd Iti tomo, éf Jtóséwtie itf|»i ' • - *' 
Desse alhcrgtr a ìt tìgtf ucd / leoni: 
V* andresti tur 

Amim. V* andrei rictUo-^ e baldo'. 

Pia che di festa yrllanéllà ài ballò. 

Tf r. E s'ella fosse tra ladrofai tà armej 
V*aiidresti tu? 

Amin. - V'andrei piiS lièto e'ptonto. 

Che l'assetato cervo a la fe&ttttia. ' 

Tir. Bisogtia a maggior nopo ardir più gr^de • 

Ami»* Andrò per tbcttù i rapidi torrenti > 
Quando la nere si disciogUéi e gònfi ; ' 
Li manda al mare: andrò per me2zo'l foco , 
B ne r inferno quand'ella ti sia i 
Stesser -può inferno ov*à cosa si beila. 
Orsù scizoprimi il tatto. 

Tir. Odi . 

Amin. ^ Di toito; 

Ttf. Sittia t'attende a un fonte ignuda e soh; 
Ardirai tu d'andarti? 

Amin. ' Oh > che mi dici r 

^ Siltia m* attende ignuda è sola ì 
Tir. Sola, 

Se non quanto Ve Dafne, cWèftt noi. 
«^Cmiii. Ignuda ella m' aspetta? 
2^r. Ignuda ; , ma . . . 

Amit^.Oixoir, dm mtf tu «ad, ta 'm'iitddf* 



Tir. Ut noB ss gii clie. ta .c^-altt :d^jmdice; 

Amu^»IfifXi^ omdasioA» ohe tacce attoscarti 
J^d«l6eaie ^intce* Or a» Sfilai' aite' 

.jiCnidel 01. mi .tarneoci ^ 
Poco doAfntf ci pare>.. .r .^ i .' 

Che iafelice io sia» k, 

Cke n cretcet tieni la miseria, mia I «^ 

7i>*$'ajnio ifQfiq £isai».'iaiiui felice «. , 

Amin. £ che consigli ? < >. 

Xìf. Che (a.preoda.qoeUb . 

Che la fonuna amica t'a^pieseaca. ...; 

i^mj». Tolga Dio» che ttiai faccia . . • . 
Cosa che liie, dispiaccia: . < 
Cosa io non feci mai che le spiacesse.» 
fuor che l'amarla: e questo a me fa ibczf) 
Forxa di sua belletta e non mia colpa . 
Non sari dunque ver, ch'in quanto io.poutt 
Non cerchi compiacerla i 

Jir. Ormi fispofi^': 

Se &sse in tuo pocor dì non amarla » 
Lasqaresii, d'amarla peV piacerle r . 4 . 

Amin. N^ questo mi consente Aitaor clf^o dtos 
N^ eh' immagini pur d' a?er giammai^ 
A lasciar U <uo amor.» bench'io poressi. 

3tr. Dunque tu l'anDtresti al:|oo dispcno» 
Quando potessi far di non amarli.^ - 

Jm*».èX suo dispetto no» ala l'améaei^. 



Tir. tasàè 4ÌBi]ftte non ùA^idHtsS'^tafSr ^é^ 
Pcea4ecne qael> cbe^ serbch gtatd iv pti^« , 
Ai éa ftl fia le saxà cavo é'doUX'^ ;'^'' 
Che*!* abbia preso? -!^«> 

Ami». Aii, Tfrèh Aìirtnr risfóiitìa 

Per neri de -^tt^to ft m^d^Mciir ini pa'lU 
Non so ridir. Ta tro^^ò' tfe^km' ise4 • ' 
Gìa.^per Jaaga. uso. a n^gionar d'amore; '* 
A me.l^ ia:Uoga» -m -^h tì Yt 

Qael che ai Jég» jl cDWe.» ' ' ^' ' ' *' 

Tir. DaiMjttc aadar ooo ^^Wain&é ^ ' <<^- 

^m«^^ ZL , . ' 1 . . tókóMè ìf& Vaglio; 

Tir», iic. li'^ ; ^Wèù^%^'-' ♦- -■• *' 

S'altro in mio pto'ÌMMl4ur^lt^>-^^bc f&jiiro 
Ora mi lurrr; «^'; 

Tir. '.-. , .' Ut fàier'.fuvà tfititt^ ^•- - 
Credi durifàe tmi ltfk)^^y*%fcé>mà!'mAiè 
CmògUasse l'tisdar, »c -ffò* s^Mles^ ^^^' 
Io pactt^tl jcdt^di Sii^ki e.lbrse àh*4ia 
U •»! «j però iruot' 4;k' altHf risappnr, 
Ch'oeiiftiCièsappiar. dr -se-*! ooasenso efprtff^ 
Cerchi di M) «oo %tedir che ^ cerchi - 
Qoftlìxke jfii, le di^iace ? Or dove è dtt^fkè 



f|| A t M ^ fi T k. 

Questo tao. desiderio di piacerlef 
.£ s*-,ella Tuol che'l tao diletto sia 
Tuo fatto > tua .rapini, « noa suo dono» 
Ne sua mercede r a te» folle, cbc importi 
Pili r un modo, che l' altro ? 
Amtn. £ thi m'accerta^ 

Che il $ao desir sia tale ? 
2ìfr. O mentccactol 

£cco che chiedi par qaella certezza 
eh' a lei dispiace > e che spiacet le deve 
Dirittamente, e tu cercar non dei. 
Ma chi t'accerta ancor che non sia tale? 
Or s'ella fosse tale, e :non Vafrdasstl 
Egttaleé il dubbio e'I rischio . Ahi , por è vo^^ 
Come ardito morir, che. xomc .TÌle, 
Tu taci: tu sci Tinto. Ora confessa 
Questa perdita taa, che fia cagione ' 
Di Titcoria maggiore. Andianoe. 
Amin. Aspetta. 

Ttr. Che aspetta ì non sai ta se'l tempo hip 
Amin. Deh peosiam pria , se ci&dee farsi , ecoist' 
T$r. Per strada peoserem ciò che ti nsa* 
-^Ma aiiUa fa» chi troppe cose peasa. 



v« 



Atto i i, * j x 

CORO. 



A 



More, io qaale scaoIa> 
Da goal mastio s'apprende 
La tua si lunga e dubbia arte d* amate? 
Chi n'insegna a spiegare 
Ciò che la mente intende. 
Mentre con V ali tue sovra il ciei vola ì 
Non già la dotta Atene, 
Non Liceo nel dimostra. 
Non Febo in Elicona, 
Che si d*amor ragiona. 
Come coU s'impara: 
Freddo ne parla e pocoi 
Non ha voce di ibco. 
Come a te si conviene: 
Non alza i suoi pensieri 
A par de' tuoi misteri. 
Amor, degno maestro 
Sol tu sei di te stesso i 
£ sol tu sei da te medesmo espresso* 
Tu di legger insegni 
Ai pitt rustici ingegni 
Quelle mirabil cose. 
Che con lettre amorose 
Scrivi di propria man ne gli occhj altriù: 

D t 



jt Auxnta; Atto ii. 

Ta in bei facondi detti 
Sciogli la li^Jgua de* fedeli tuoi j 
E spesso ( o stcana e nuota 
Eloquenza d* Amore ) 
Spesso in un dir confuso, 
E'n parole hiterrotte 
Meglio s'esprime il core, 
E più par che si muoTa> 
Che non sì fa con voci adorne e dotte ^ 
Él silenzio ancor suole 
*Aver ptieghi e parole. 
Amor, Icggan pur gli altri 
Le socratiche carte: ^ 

ghloin due begli o<chj apprenderò ^ue^t arte : 

E pcrderan le riipc 

De le penne più «agge 

Appo le mi? selTaggcJ, ^ ^ ^ 

Che rozza mano in rozza scorza impriiae* 



fine 4Mjlff^ ucanifif, 






^ 



A T. T O IIU f5* 

Tir. Sirolto Tolenuer : che ikon i giusto 
Che canta iogratiiudiDe e sì strana 
Senza iMnfamia debica si resti. 
Prcsencico avea Aminta (ed io fui lasso! 
Colui che riferìiio» e cbe'l condussi: 
Or me ne pento) che Siiyia doveva 
G)n Dafne ire a lavarsi ad una fonte: 
lÀ dunque s'inTÌÒ dubkHO ed incerto» 
Mosso, non dal suo cor, ma sol djl mio 
Stimolar importuno; e spesso in: forse 
Fa dì tornar indietro} ed io*l sospinsi 

• Pur mal suo grado innanzi . Or quando oÉai 
C'era il fonte Ticino; ecco sentiaoio 
Un itmiiùnil lamento, e quasi a un tempo 
Dafne i^ggiam che kattea palma a palma} 
La qaal> come ci vide» alz& la Toce: 
Afa correte, gridar Silria é sforzata. ^ 
L'innamorato Amtnca che ciò intese, 
Si spiccò com* un paido } td io seguillo • 
Ecco filtriamo a un albero legata 
La giovinetta ignuda rame nacque} 
Ed a legarla fune era il suo crine : 
Il suo crine medesmo in mille nodi 
A la pianta era avvolto r e*l suo bel cinto » 
Che dd sen Yergioal fa pria custode, 
Di quello stupro era ministro, ed ambe. 
Le matti al duto tconoo le stcìngea: 

O 4 



ff A u t n r ài 

E ìi pianta medesMa a?tfa pe«lt9(l« * 

Legami^ cotiera 'll^h ch'una ritorta 
. D'un pieghett5l(i'r«iB» area dftseima > r 
De Io tènero g«mke. A ffoorte a fiootCL - , 
Un Sattit) vi Uaa' noi = le iredeftif«a»; ' 
Che di tegatlaf pur ali^r finis ^ 
HUa quanto potea 'fioevàf schermai ' 
Ma c&e potuto atvebbe a lang9 Giudaici 
Amintà eoa uà dardo- che teo^a t* 
Ne 1« man destra > al Satiro* avvenodwl 
Come un leone: «d io ftattanto pfei» 
M' area di sassi :ii grembo $ onde iiiggissi. 
Come la fuga de l'altco concesse/ < - 
'Spat:fo a Ini dimirare^j egii rivolse- . 
I cupidi òcclìj in- quelle membra* bcélcj 
Che come snole tuemoiereil Utit^ 
Ne' giunchi l si patean motbidQ e Usncbe: 
£ tuttofi vidi «favillar nel viso:' 
Poscia aecosrosti pianamente n lei 
Timo modesto» e di^se.* o bella Siltìt» 
Perdoha a c[ttesté man' j se troppo ardhte 
' È l'appressarsi a le tue dolci membiujv 
Perehii neces^ki. dura le sfersa^- n 

Neceslf A iì sciòglier* questi nodt*f ' < 
Né quésta gmia* che fortuna vuole* 
Coi^raer toro, tuo < tttei grado sia« .;,'> 
Ci?r. Parole d'^mmoUii oo coi di sasso. 



- A T t o 111. 57 

Ms cheirìsposfe^ ailor?. ' < 
Tir, j. ..." ^9{la rispose;.^. 

Ma 4iadog(tt>Sft .q Tngognt^9a^fà.|?Bfifr..Yi 
CfaioaVa^il TÙùi X 'i ^delicato $000 > 
Quane» p^ea tortbndosi) celava. 
Egli, fattosi insiaQzi, il bioodo ctinci • 
ComiAciò a .svilupparci e disscr intannf : 
Già .idi Qodt 'si bei uon eradegao -?/ 
Cosi ravido trofica;, ot^ che vaòtaggìo 
Aimo i servi d'Autor, se lor comaoe 
È eoe le piaati^^ il ptezioso laccio ì 
Piaoca <:radcl ^ pQt<sjti quel bei* crine 
OfItndecrMii(ch'« ,te feo tanto opore? 
Quinci con Is sue m^n'ie m^n'le sciolse 
In. modo tal» che parca che temesse 
Pnr di toccade,, e desiasse insieme. 
Si-tbinà poi peti islegarle i piedLs 
Ma come Silvia in Ubcrtà le mani 
Si vide, disse in atto dispettoso: 
Pastor, non mi toccar: son di Diana ^ 
¥tt me stessa saprò sciogliermi i pìtdi. 
Or. Or tanto orgoglio alberga In cor di ninfa 2 

Ahi, d'opta graziosa ingrato raert^l. 
Tir, Ei si trasse in disparte riverente , 
Non alzando pnt gli occhj per .mirarla» 
Negando a se medesmo il suo pjaocce^ 
Per torre ìi in fatica di negarlo. 



Io che m'era nucosbi A' yecka il .tbttòii 
£d udia il'tiitlo-f -tftlor fo) per gridare: - 
Pur mi riteoiMi Or #di «tran» cosà. 
Dopo molfò Cfttic^a cita si sctofse r * ^ 
£ seioiu appetta, iebzi dire: addio'^ 
A Aiggtr €k>mittcì4k com*uaa certa: . 
£ pur nulla cagione atea di tema: 
Che l*cra noto il rispetto d'AmìaUè 

Or. Perche iluo^tte fiiggisti ì 

Tir. A )a saa hgà 

Volle l'obbligo aver> nòli -m l'ahrat 
Modesto amore. 

Or» £d in ^fst'anco è ingrata. 

Ma che &'il mtsereilo a{lor> che disse? 

Tir. Noi so { ch'io pieo di mal talento corif 
Per arrivarla e ritenerla, eViTinos 
Ch'io la smarrii: e poi toraaado dote 
Lasciai Amiata .al fonte ì noi trovai? 
>Ma presago è il mio cor di qualche mih; 
So ch'ali era disposto di morire » 
Prima che ciò avvenisse. ^ 

€ùr^ È nso ed arte 

Di dasciio ch'amai minacciarsi morte; 
Ma rade tolte poi iegoe l'entro. 

Tir. Dio faccia eh' ei non sia tra questi riirf • 

Or. No» t»h» no. 

Tir. Io voglio stmefte t rtiti»^ 



Atto :xiI* <^t 

Del saggio Elpino: ivi» $*c vii^ò? 5ki%%.\ 

Sari iidatco9 ove soTPntc suole 

Raddolcir gli amatissimi miitiiri 

Al dolce sooQ de la sampogoa obiaca 

eh' ad adir trae da gli alti oipoti i sasn« 

£ correr fa di. poro latte i fiumi» 

£ stillar mele da le dmc scorze . 

i 
S C £ N A S£CONDA. . 



D 



Ispietata pietate, 
Fu la tua veramente» o Dafae» allora : 
Che ritenesti il dardo; 
Perocché'! mio motirc 
Pia amaro sari» ^pianto pia tardo. 
£d or> perchè m* avvolgi 
Per si diverse strade» e per sì var| 
Ragionamenti invano} Di che temi? 

. Ch'io non m'uccida/ Temi del mio bene. 

Dm/. Non disperar. Aminta: 
Ch'io lei ben conosco: 
Sola vergogna ftt> nm crudeltà te 
Quella che mosse Silvia a fiiggit via*. 

Jtoi». Oimèi xhe mia salute 



'Ìq a m z « t A' 

SMhhe il disperare j . . , ^^ ^, ^ 
Poiché sol' U speranza , - 

È stata mia rovina; ed anc<^> aM. tasso ^ ' 
Tenta di {;ermogliac dentro al mio ^ettb^ 
Sol perché io Tiva, E quale é maggior male 
Df U yita d*an misero, com*io? 

JDaf, Vivi, mfsero, rivi 

Ne la miseria tua; e questo stato 
Sopporta sòl per divenir felice 
Quando che sia: fia premio de la spreme 
(Se vivendo e' sperando ti mantfeoi^ 
Quel che vedesti ne la bella ignuda. 

Amtn, Non pareva ad Amor , e a xpia fortuna j 

Ch'appien misero fossi i s*anco appieno' 
• Npn m^era dimostrato 
Quel che m*era negato* 

Net, Dùnque a me pur conviti) d' ésset siaiitra 
Cornice d'amarissima novella. 
O per mai senapfe misero Montano.,. 
Qua! animo fia *1 tuo , quando ^saprai 
De r unica tua Silvia il duro caao ì 
.Ihdre vecchio 9 orbo padre» ahi> noaf iù f aìdre^' 

Da/. Odo una xnesta voce* / ; .^ 

Amin. Io pdo'l.npme 

Di Silvia^ che gli otecclq e'I.coc mi &re: 
Ma. chi é che la «oma^?^ 



Ili; 



^i 



Ninfa gentil, -tlie tatitó i CintìTa è cari^ 
Cb*M si begli occhi e cosi hctti mani,' 
j^ ipodi si avvenenti e graziosi.. 

l>rer, Hpjpùr voglio chc'l sàrppi , t cbe jptotari 
Di ritrovar le ret^uie infelici > '. ' . 
Se nulla ve ne resta: ahi Silvia» ahi dìjU 
Infelice tua sorte! . ') 

'Jlmin, Oimé, cbe fiaf cbè costei dice> 

iter. O Dafùé,. 

jÙMf. che parti fra t^ stessa ì £ perchè noni 
Tu Silvia , e pò} sospiri ? 

ì^er. , , Ahi, eh' a ragione 

Sospiro 1^ aspro caso. > 

\Amin. Ahi, di q^nal caso 

Può ragionar costei/ Io sento, io sento^ 
<5he mi s'aeehiaccia 11 core, e mi si chitfde 
Lo spitto • £ viva ? 

Pj/. Narra > ^ual aspro' caso e ^uel che dici ? 

iter. Oli Dio, ^eichl son io 

La messaggiera? Eppur ^onvièn narrar!^. 
Venne Silvia al mio albergo igpuda: q ^[Uale 
ÌF&se l'occasion, saper la dti: 
Poi rives^itf , mi pregò che seco 
Ir volessi a la .caccia che ordinata*. 
Era nel bosco eh' ha nóme da l' elei • 
Io la .compiacqui} andammo» e ritroramnu^ 
Molte ni&É ridotte: ed indi a poco 



/ 



* 4 •» 



g% A M t M T A 

.Ecco> di noh so it/tt^ tsA )apo sbuéà 
Grande lUor di misara; e da le labbra 
GocdoiàVa dna barva sanguinosa; 
Silyia un- quadrello adatta sa la cocda 
D* un arco ch*io le diedi, e tira, e'I coglie 
A sommo '1 capos ei si rinselva; ed ella 
Vibrando un dardo, dentro *1 bosco il segue. 

Amin: O dolente principio ! oimé ! qaal fine 
Già mi s* annuncia ? 

ìiUf* Io con un altro dardo 

Seguo lot traccia 9 ma lontana assai s 
Che pia tarda mi mossi. Come furo 
Dentro la selva, più non la rividi ^ 
£ pe'vestigj lor tanto m'avvolsi* 
Che giunsi nel più folto t più deserto; 

' Quivi il dardo di Silvia in terra scorsi; 
N^ molto ivi lontano un bianco velo 
Eh' io stessa le ravvolsi al crine: e mentre 
Mi guardo intorno, vidi sette lupi 
Che leccavan di terra alquanto sangue 

• Sparto intorno a cert'ossa affatto nude. 
S fu mia sorte ch'io non fui veduta 
Da loro; tanto intenti erano al pasto: 
Tal che piena di tema e di pietate» 
Indietro ritornai: e questo i quanto 
Posso dirvi di Silvia; ed ecco*l velo. 

Amìn» Poco patti aver detto ì O velo ; o sangue; 



. A T T O '. lix. 4^ 

O silvia, tu W morti. 
J)Mf. Oh mtsefelloi 

Tramortito 4*aflàtinó> e forse morto I 
Ner. Egli respira pure: ^aesto, ùa, 

Un brcTC svenimetitoi ecco rimaCk 
Jlmin, Dólox, eh? si mi crucj 

Che non m* uccidi ornai?- Tu sei pnrlttito. 

Forse lasci l'officio a la lai^'fluiio? 

Io son» io son con (eneo 

Ch'ella prenda tal cura» 

Poiché < tu la ricusi) o dbe AOQ puoi» 

Oimd 1 se nulla manca 

A la certezza omatt .* 

E nulla manca al colmo 

De là miseria mia» 

Che bado ? che.pià aspetto ? O Dafne» o Dafn^y 

A questo amaro fin tu mi salvasti» 

A questo fine amaro? 

Bello e dolce morir fa cerco ailorii 

Che uccidelie io mi volli. 

Tu me*l negasti:. e 'i del a cui parta 

eh'' io precorressi col inoric la ftoja 

eh' apprestata m* avea ; 

Or che fatt'ha l'estremò 

De la sua ctudeltate» 

Ben sqfFtlrà ch'io ttiuojar 

£ cu soffrir lo dei. * 



^4 A u t H i 



t4 i; 



Di/. Aspetta a la ta^ motte ^ 

SitE'rehir't tcf' niegRìò incènda.' 
^M»fiiu'Oi«è*i 4hr TiU ,cV attenda F 

Oim^9 che troppii^ lid attéso e troppo Iat€ip X 
Nir, Deb» foas'io stata muta. 
Ami», Ninfa y dammi» ti psegp» 

Qael velo» eb*p di lei 

Solo e misero avanzo» 

si eh' egli m* accompagne 

Pct questo breve spazio 

£ di via e di vita' cbe rn! resta» 

E eoa la i«a pieienta 

Accresca quel martini, . , * ^ 

Cb'é ben piccioi martfré» 

S'bo bisogno d'ajuto al mio morire. 
Mr^ Ofhbè ààm , 'i> oegario t 

La cagtMlzV^WM cUedi . 

Fa ch'io debba h^^garlo. 
Jlmi». Crodel» si piccioi dono 
. Mi neghi al punto estremo ^ 

£'a questo anco maligno 

Mi si mostra il mio fatof locedo» io cedo: 

A te si restit e ^Voimiatr ancora» 

Ch'io vo per non toraare. 
Vsf. Aminta» aspetta» aspetta: 

Oimé» eoa quanta facia egli si patte t 
M»n £gU va $1 veloce I 



<■ • .4 * 



ut. 



* ' • ^ • 

Glie Sul tàùo 3 seguila; Pfi^'i puc megUo 
eh' fo segua il i^io yjagg^ t. «i fptM^è inogUd 
eh* ip .accia , e iiuU^ coati ^ ' ' ' ^ 
Al miscio Montano, , " 






♦ « ' 



N, 



c o & p. 

. 1»- I 



Oa bisogna la morte: 
Ch*a sttióger.iDobiI €orc>. 
Piima basta la fede^ e poi rmiioix» 
Né quella che si cerca |. 
È s) difficii fama» , .. . v 
Seg;Qendo chi bea a^a^ :, 

Ch'amore i merce» e coa^MHI ^ iMMt 
E cerando V amor.f>i fri^oTA. «pMltt ' 
Gloria immottak apjupi^i.^, : 



lim. iilPMu inx$ « 



X\ B'fnni j1. TCora. coB li tii'noveUi., 
Ori ,Gfcr s' dx -di n* tputi , «etù'Xi^ «tale 

E «ni^ Dbiadan-, éd^ìaiietsviOMi 
'Pai.eu^ti 'rancar ìB' uf'adniu^' '''' 
M'maìHiTiazII ta»"«« ^tnoiò. 3 



Atto ly. €y 

SiU Getto 1 riscliio iti grande : ed ella area 
GtBSta. cagioD di sospeccanm morta . 

2>ii/. Ma non giusta cagìoa- area di dirlo. 
Or pxnn. ta qoal fosse *l rischio» e come 
Ttt Io foggisti. 

Sii. ^ Io> seguitando \m iupo» 

Mi rlnselvai nel pia profondo i>osco 
Tanto, ch'io ne perdei la traccia . Or mentre 
Gtrco di litosnar onde mi colsi) 
li vidi, e riconobbi a uri strai che fitto 
Gli avet a di mia man presso un orecchio . 
It TÌdi con molt' altri intorno a un corpo 
D*un animai cb*atean di fresco ucciso» 
M« Aon distinsi bea la forma. Il Inpo 
ferito» ctedo) mi conobbe, c/ncpntxo 
IQQ WniMc9Q la'bo«ca Jaiigiinoià ^f^ 
Io Taspettaya ardita « ^ con Ja. destra 
Vibran tib 'dàédb. Tà l^rbTn V io sono 
Maesttauidl ferire^ je le , mi^ ^glio 
far colpo in fallo. Orjjuando il rida tinto 
yiàar^ €hcigìii)i]nr.:f paatior' nu fuevi* \.. 
dkda ipercosaa^ iaadat «a dbaidD>-e^lu^anor 
Che ùotjftt fiì tmtiuskB oppur :»nv qolpa > 
Xaic»DCfr;:«|ia^ccM ptuk'^itttì atton . 
Pi4 i^gaMb'.Uiepiiliro ermi itenirTa;:ed io 
Cheolnyidlb ]À^QÌ«i tbe.stiiMiivaaà 
;lb«ft iUfirtacofijOQti 4iiimdttraitr;atAii> 



tt A M 'i h i ^: 




. f.L. 

Del' filo i' é' alaàiatò ée"mìtì ctìsi <ai^-«^< 
' Uscio' Wfthf ctìt *<Io: « (ohntìt\ '\ : 

. tà^ I«tarfehn6' là" pató al >» fijgVpJ , ' - ' 

thV tórUipa^ V tóo ilBei'go , \o i' kcdttnii 
Tutu "kttrHtà •.'> toi stupii , ^ ved'eoio' ;\ 

Ajtn nA& cti. ! 

sii: ■'' '" ' E. ai «(uar Aoife feitó^^» ? 

D«/. De I« Àbtiè'''<ì'A&ii>ti.' ; '.■■'' , ■ ./, 

rè- Ver rcifeiÌ6 Mk Wcàx^ n'ctiao-. 






Ce 4^ tua . mojtfc ^ eh ^^U i^d^^ ift<\°^?f5> 
Ani pprtp Vi mejcynp^^il ljt^<;iq^o^tfcao. 
Od alttà còsa ed • che Tay^j^ i^cUq., \ ^ . 

Sì/. Vapp 11 Cospetto in te je^fa sua mone 
-Sarà 9 come fu *vdn d( li lòiK inp^9 : , ,^ : 
Ch*ogauQo a suo poicr >ajCv%.l^ yìta. . t 

Vm/. O Sìlvia, Sìlvia, t|^,.no^i| sii, j;ti ^r«?i 
Quaoto/|- focQ d' aoio^ pb$ja intuii |«iró » 
Che pccjto fia'^.di^c»ia(|/.«^-Wp dì pic^;%» 
Com'j cotcfto tua: che ^sé cxici^ata , , 
L* aycssl , avresti' a^ato, ch^-'V ^^W^ -ri, ♦. 
Via, eh? I^ «ar^ pupille 'de' gli acci/»' 
Pnl che 16 spirto de la vitar^ua,^ - , , 
Il ctedo 19 ìàftif .aotzt Vho*" vfsto> e solo: 
Il ridi,, quando tu fuggisti.^ ^<> Jfet^ 
Più, che jtìgre prude! j ed ^ c[i|i)?l pjiivto ' 
CV abWàccìar lo dovevi," ityi 31 t|o (dardo* 
l^lTPljcre. in ae stesso » ié quello ài petto 
Premersr 'disperato: ni .pentirsi v 
Pqscia ititi fatt^ ^he le vesti ed anco 



ff ^r 



y6^ A 11 r N' r 

E^^kiiattó 4rid cèr clié '*tt-^^tìsHbó ./ v 
fttP^atricnrèi -se rion ' Wiò yii^«ft« - 
Il braceib i ìe 'l' ìmfciìv é^ 'ilxft& flotÌ%s'se : 
ARria^aic'fóhé q(adl*^fcrcTé'^i*^t=»= 
• ^y^ìihi • prova iU' dcF =$ùa Tutófc j ' ' '•' ^ 
*S°af'la dr^ctìtii saa costankà: -^•' ' -^^ 
£ mostrò qucila strada art iferto- fttiaèéy ^ 
^Clfe iòtrér pòi 'Aòrta I!beriaiebtr<. " - '^^ » 
Si/. Olr, tlife «li- oatriì ^ • - ''■" ' -^ '•'' 
2>4/. ' ti rm 'poMk'^MHfk 

eh' intese l'amatissima notdh - - "*^ 
De-la 4uaf '^ofte /tramortì' iFhflfahoò,^^^ 
E poi partlBT^ffiridso-iti- fretta •' ^^ ^W 
Per uccider se stbstor« s'.jtVriT lidctsd* ^C 
-^eta'mcéucl-M' ^' - Vf*" 

5;/ K . »•: :Ei^ cià.fèr*fe»ttiòitiftliy'i 
I>i»/.Ìó'iii6tfVl«Pdublno;; - '""'^'^ ^ii^'f^r 
j-/;- . ^.^nn i\> ~ <Hlii*,^ t» ** ifcgtìsti 

V »ét'?m^eaitfo'ir CfìM > cetiitiiiinki ji^MdiiiMb: 
CKeì pdi: cii^ègli^ «lor'tir perula 'mliMértèV 
Dec'^pft 'il VW 1111* «itit In^^l .* ^ \» 

Da/. Il seguii ben r'Mfa' coftea-^ltl^^etòirr^ 
Che mP splr^ testò dinanzi s e *ndarno ^ - 
Poi im giiiit''pett* sne' ottté-^lOrUiW^t^ 
Vdòf ttt c^a^, it ri^n V bài 'Ititela (ilMtta ? 

Sii Egli^n)brti> se hbl ttòViatào^'nM Mfta! 
£ s4tl^ r^omicitf^ fli^ di- s* «Hlfcf; ^ ' '1 



* 7 T f» ,1*^ «? 

sii. Ct;a„ti4 ffie,ti), m dfcÌj?.;H^i*^M '"''' 

^'f-U,':. -■..■.•^-■- - /A,4Wl«»'Sf 

^*/''M ; '. . ' ^'^y*' "flì'^Vi ■'■ 

De 1( Ma'.ipoitlt\ ft'<;^Ii idt« ^?|%^' 
Arri pQitp al iBefc{uaiv[iJ,li^(fi4;o,IÌe(fo> 
Od aliti cosa cal'.clie l'jlTi;^ t^cuU).> ,, , 

Sii. Vaiipì^ Cospetto io te ds 4> <va otoTte 
Sarà, come fìi 'ran de U.ini^ niflit^: ■,^, 
Ch'ognijnp 81 suo p^« s^lyV;'* ''I"-'. i 

D»/. O Silvia, SjlTÌa.^W^ flojjSiijfli frtfi( 
Qiianw,'^^ fpfp d'.aDio^ .piw^a inibii :p<W > 
Che jJettoiìa'^.di'wtBe ,-.e>oo di |tic^,t^. 
Cooi'i cote^TD tuo;: ehe^sc «edoa»^, 
l.' xweisì, trttsii' a^ato, cbi: V^^Ti^i.ti ' - 
Pv$ chf I^ «re papill'e-^e gii òcclj.' ' 
pri che 16 spirto de li viia-^u^,, , - , , 



fi A K z u r Ai 






E^stt^nstncla, piftatei e con w 

Lt semplici ingaohancfo i 'àent^foÌiccolto'« 

I>sf,Qaest\ ^ pianto d'ajmpr , che tròppo ai>jM>afl8 • 
Tu taci'^r Ami tu , Sit?ia ? Andi , ma ìdvaifo • 
Oh potenza d'Amori giustio gastigo ^ 
Mandi sorta cortei • Misero Amiota.^ ,. t 
Tu in guisa d*aj>jè 6fii nrcìtclòlmiiorer, 
£ pè le piaghe altrtti lancia la'Wiì^ar \ 
. <Ìmi U tua mólte hA pur trafitto a1fin<l 

''^id^ael duro cor che non potesti ^naif/*"*' . 
Punger vlreo4o * '^f > se tu spirtó erta4^^é> 
(Sf come io credo} e de le inétobra igni^do 
Qui intorno sei >''jsiira Usuo pianto f'i gpSi » 
Amante Jn,yit9i andato ìii morte ^'^ s^ia 
lli'o desdn che tu fossi in morte apaacò^' 
Eie questa crjiflef' volèa'^amort- * , ' 
Vendetti sci >corf,j|^rez20 cosi caroV "^ 
Desti ^^quitl , prezzò' tii , eh* ella richieie^ 
^ ^amor Suo coi tuo morir comprasti; 

^Jr/Caro prexto'a Ài'ldieàei a'ch'iTrl/jCTe 
Treiioìuutiieè inèìtóe^ ;. '^ /^ ,'^ 

Sii. . '. ^ Oh potè»* |<>'^ 

Con l'amor mio i^o'mprar la rita sui il: 
An^i pur con la mia' la vita iua^^ ^ 
S'egli è pur motto.* 

Vsf. Oh cardi saggia^ e tÉrdi 

Pietosa >^ Ruanda «io ifxuUa nleya l!' 



hi' 

w. 

: Pianger possiam la sii^ '(fìagjtit ^ ng;:»". 

^lr,-8i?„i'«K''>j»'"; "*">■ ■" 

, Ap^r«ia|Hii ad, udire. ,;,, ^ ., _ , 
Qiicf eli' è ypr fotzi ii4it^,: ^^19. .mio.coK > 
Mio 3uro alpestre co^i^ , 'V' : 



l' .. .■} *■^^^i '■'. ÌM 

: proi^cm, aÌit|;jL.ii j 

IVKDf,, - ,;,-,-! ;.; 

wi}, ed io*|ji(;ej»3^ - 
ar^-4Ì.I4. „ „ -j- 

a)Km.i --.: ^,,, ,,/ 

■- -r -IT il • ■ .. n<T 
Col cbiuo^J ?!. W n?"»?'.' . .1 .in ..-^^T 

Questa ^kOtt-jììjDiii... , ■ ,.,1,7 ,; ^*, 
Ku». lo p'i.j jne?»'i',Co1te,,-<ffl(.:ftW.H(r 

'Vidi p«MH.^gi;up^.ia volio.e 4ft;|ti3^ - 
■ Troppo murato d^.g^ <^ci<#oJef;i^ ■; 
Troppo tutbaco e scut»., Io fprtir.^'Matl 
Tanifu rlifr.'l,£ÌRasì^efU(x-fetnHÌ,:: (i4 ,'{'■ 
Mi disse: "Erga«to% ioTBoVtiw; tH*Ì-foff»« 
Ud gran piacer i ^ueM* ^<s cIm ti^ 119 tWg* 
Meco pei testimonio .d'i^ Vii* ^tì^^Aj 
¥* P.^^ 'fl^H» da..«« A^m Wi, Ipgiìv 
Di stretto giuramento \^ wa^.f^;.'^ ;j 
Di tuiuiie ia disp^mi^aMofo^ìniQ* 



>• f.. 



i^ f ^ f m"ìI I^ 



La q«|l. w>P .m» *«!;f ?Ten^ e, P09, 19 «ftiii^J . 

Su. • ^ DlQfLéf che? dlCCJ^ 

N«». Il PIÙ iiqmI 







-Fiaagcr possiam U. sua^ j;^i^<irà >é noft»^'* 
^(ntìllPÒ ^t*io non ardisco 
Appressarini fd udire <r ^ - 

Quel cH*^ p|i'ffoi|2Ìudire,: impiQ. ihio.có^ 
Mio duro alpestre coti;,. 









7^ A M I M T a; 

Poi che non posso, e *1 cielo 

Gli animaaF^iSH^, «'-" ■'■ ' - '^'^•^^^ " 
Che'1*fi^^iìfaoVìéÌi*ó j 16 prcndervoriio 

Almea fia la pin brievc '. . . • - 

. Silvia , iù-tì ^^giJiy^ \o vengo 
A forti compagnia , - ' ' • 

Se non la-s3égrièrlpr '-' , ' 

E ino??ftP^«foiifcirta,- • . - - ' :L 

Chc'I mio vcnirtP^ftttb ' ' - 

^l^J^* iròn^-ti doYcssej 
E che fosse Sniii - f - 

L'ira •ftó-i^rf''Mrfi^t*V '^^' : ' .' - -/' 
Silvia, io ti- seguo ^'tó^h|ò\ toit dèifi), 
Precipitossi d'alto '-^'^^ " '*^- '* - 

Col capo in giuso, ed- W restai di >hiiécW , 
Ddf. Misero Aminta i *"' '^ ' ^ - 

Si/. Oirt?: * ^^ 

C#r. Perche non l' ifflpfeffiftl f ^ '^ - 

forse ti fii ritegno ^à'titencflò/ ' ? '^-'"1 

li fatto j^iaramento^'^ ' ' '' ' ' ^ 

W»ii. ignist^^rj^^^ «Nfe^fiiIo'rèiViili'eniK 

Vani forse in tal<fe*ò\ ^''-""^ ^ ' ^'^^^ • 

Qoiatfio m' accorri ^HKlàtó'^l^'ia'ciri^^^ 



^i tJ. 






A T f • **^xr/ ffs 

V 

Per impedirmi in ^ttèl^aW' sàà'fcé^tiric^ 
Io féH? ^cnitrtyyyfiii ^tìisb^ ttlsttifixi', ''-^ 
Ne si pazz» furor >r«W*^cg» ^if^i^^^ 
Peci scongiuri offflSHi i éKa&adtfo'^'^^^^'^'^ 

Ed Ecate notttiHi'5'TtóB?^si''itloàf « ^^^ 
E^JWèotidtissfcoVé Sotteso il collfe*.*'''^ 
E giù pèf-^bafetcr fe t*f £Bvapl'inc0lrf;'^ ^^ 
Strada non già-, ^fe^ ndtii W ^da atctf^^ 
Ma cala nn pr^cipi^jò infunar tatfe. ^ ^ "' 

Tutto sentii laccapricciarmf ^ nr *&d)ètf^ '^ 
Tosto mi trassi } etf'efH? jh Itetrf'WbP , 
Parve ridesse, e se*titftti-ftt-^lso : '^ ^'*'" 
Onde quell'atto piè'rasScdromiìri. ' "'i^ 
lirti'^JWrlòAitai 'iW fi rtè^A tontì ^ ^ *^^ -^ 
A le<tfi^fé t ìbA féìM^'kìò'cht ndi^'i^ 
FrfJ3ài«è, itì'^-* gùatdsMdà:"'-^^" '^^^ 
Sepf«ti' àl'uiiò Vbtete^^ o)»^i-.fi u:,-;j.x 

» ^^U 'e' i de(fti''de^^B %▼!« WV *• 
^^BÓhPiò cpifcsti dlrtÉJ^is ; ^ - -^ '^-^ 
''SSèt fdrrtl feria- BbtóMf <''*'^^^^' '^-'ci «^^ ■ 

Ché^ftjce k"»i*- vltt't-^^**' • rq..;j.M 

Sì fossel?-Iae^te> ^3i^MBiu.^, ^u^in .'1. 
Oimèv-'toffle già fetoV'i^ n. ri^r.a-^i lU' 
Qaeils sue delicate . . . . > 



^ Iti Al :t «I T A» 

Del ino dolee sign^ttj^-x r'-^ov ii n- ": 
M# «B^ ffo) |i»r ^bM in me yeiulfctaL : 
De Tempio mio rÌMiei.T t ^ ? i ^ 

£ del tuo amaro &&e^ ^ & - :c . )i^ 

Di signoc più taieite» ..r. z ^ -^i. \ 

Non ti spiaccia. reitaiC) .;>;:. 

In si odioso albaigós 

Che tu vi resti, sol ]^r JAjttuttStfti» 

Di vendetta e. di prmt. ' .< 

DoTea certo » io dovfA > ; 

Esser compagna al mo«dd; . ^ f>-(,r>. 

De r injBilkc Amota* . , o^^mc/' 

Poscia eii*a(lor non volli* . 

Sarò per opra tttftt ;. 

Sua compagQ^io.riafarM» 

Ctff. Consolati, racs^iJMa. ^. .. a.r. 
Che sqcsca è di fetittoa» A Aoa ^uarf^ftw 

Sii. Pastor*, di che piangete t 
Se piangete 11 mio a&iino« 
Io non mertp pictaKCt . ' v ù / ,*' 
Clic 009 U ^eppi'tuaaf^t w r ^ .1 a 
Se piangete il.^moiwir .. ■•',.-, '-^vìY 
Del misero inoocentie,. ,., i, ,. «^s ^i 
Questo è picciolo jj^tM^^h .t !n n-^^r/ 
A sì alta cagione! e tft :|:a»^g»,/«.biO 
Dafoc , qaesi^^Ri^gdippi^p^. IJÌIubT 






■• iT 



4 '• 



A t tt ^ ui^if^ ^ 

Ben ti voglio pregtt99^Ì2' 9:o<i oli hQ 
Kott per fioA ài «m3, i«| j^^^^ktftM 
Di du degno no ^fae^^ oi ~- nqrn:» t ^(I 
Che m*ajati a cercare^ o'zai& ci ve *ph I 
X'ìttMid sQc membKi'i e ji^lbj^ptlllfl^:;» 
J^ttcsco sol mi iìtieat^^' '>'<^ -nr'? ìQ 
01* at ora non m^ifoMa«^^''^ ^ ' ii ncH 
Pagar Tuo*^etco .oH^rio»' z. !: ri 

Poi dfniiM? noti ttT àt^n«a]{i " '^ ''iD 
A Tanor ch'ei {lìcotoolttii % ^>-^' '^'^ iQ 
E sefabeae qaest'etirpid ^ 'Cr. .j-co j 
Mano concasifaiaiÉx: '£ cr-EtrT^c ; ^^I 

Potesse la pieci de fo|HA;^(t|lè'' ^ ^-^ 

So che gli satà 'tÉik «IjO'" Iv--- ''^ ''^zc^ 
L*opra di questa mao^f ^-S^ ^'* ' '""^^^ 
die so cecto^A'^riÀìlaftj[^''3''*r '> -' ^^^3 
Come mostrò moMttdè^^cn . f;}f lo?.' oj ^i*.. .■ 

IStìiy ictociceiM i^tttsiiti là ^«èlia^ aifldÀ : 
,Ma ta non già j^eMire^t^- ':^> , ic--i ; . 
D'aver poscia « »drfw\ i* ^r- -tt -. - 
Sii. Sin ^i vmi a tì^^ikksiy'^' •'■^' ^< 
A la mia ferìttf^f r^er -f^ À*i^Hfaanl^^ 
Viver voglio ad AiiifMV:^^ ijt>^ t/q ->:!: 
£ se noa posso a Htf^^^^^nnt oi^;-. ir . 

Vivero al freddi^'lttè^^' - ^ - <-' «;> 
Cadavef^t^laftliA». -? ,?roì^f.> ^.'r* is i 

Restar al mondo f^j^mt^^ìèS'fixito 



E r esequie e la Tttit. 

Pascor» nu quale ^ setadft 

Ci conduce a la valle ovt ti dirap» 

Va a terminate ? 
Nté», Quecta ti conduce: ^ 

£ quinci paco spazio ella i lontana. • 
P#/. Aodiam: cho Tettò ceco e gnideroetif 

Che ben tammento il luogo. 
Sii. Addio r pastori : 

Piagge 9 irfdiot addio letTe, e fiumi, addioi 
K$m. Costei parla di modo» che dtmo 

D'esset disposta a l'ultima partita. 

CO R O. 



e 



\ 



lo che morte tathota» Amor, testtiogìs 
Amico tu di pace» ella di guetta^ 
£ del suo trionAtt tlioo$ t segni: 
£ mentre due beli' alme annodi e «^i , 
Cosi rendi sembitfite al ciel la tettai 
Che d' abitarla tu non fiiggi o sd^ni. 
Non son ice là au»«^ umani ingegni 
Tu placidi ne tendi e l'odio interno 
Sgomlvi, signor, da*mans«eà cod» 
Sgombri mille £atoti-s 
E quasi fai col tuo valot rapeiao 
De le cose mortili uo. gito netno« 

firn iell\Atn iuérUi 



V, 



ATTO Q,U I N T O. 

S e 'e N A P i; 1 Al A« 
Gir«> ad bMm. 



Enmcatela leggt tàm At AoMl* ' 
Il n» impeli» gttytaa «tefnMMOMi 
NoQ ^:cluiav«éoblt^a>i tVnpit tatt 
Pica* di pmrvUnns v:di «uncfO, - 
Alui ■ cenoondinu. Ofc md ^nuM^ ftrte j 
S pct che ignote latàw egH coadoee 
L'aain lé-cMtr.lNMa) e Crt le' gi6}e 
Del «wiunuon-pÉudiwM mh. 



Amintm, 



ti A •u i n t Ai 

QaaDd*ei pia cttic al fondo esiet de^ mal! ! 
Beco, precipitando» Aminta ascende 
AI colmo I al fonuno d*ogQÌ contcntezfea. 
O fortanato Aminta, o te felice 
Tanto pid. quanto inisero la fosti 1 
Or col tuo esempio a me lice sperare » 
Qaando che sia che quella ed empia» 
Che sotto il riso di pictl ricopre 
Il mortai ferro di sua feritate. 
Sani le piaghe mie eoa pietl yera» 
Che con finu pieta^te al cor mi frce» 
Quel che qui Tiene , d il saggio Elpinos t parla 
0>si d* Aminta- come Tiro ci fosse» 
Chiamandolo leltce e fortunato. 
Dura coodizioDC de gli amanti! , 

Forse egli stima fortunato amante 
Chi nfoore» e morto atfin pietl ritroTa 
Nel cor de la sua liuifa: e questo chiama 
Paradiso d'Amore, e questo spera* 
Di che liete neroè 1* alato Dio 
h suoi aetrl contenta ! Elpin , tu dunque 
In si misero stato sei, che chiami 
Fortunata la morte userabile 
De r infelice Aminta, e na siaul fine 
Sortir Torresti ì 
Ilf. Amici, state allegri? 

Che UUo è fuel tomor eh^a toi perreà&c 



y 



A T T O ▼. S5 

De U^ I w 'JAMCf? . 

C^r. - Oi^ che pi naiti; e guanto 

. Ci taecMioli ! £ non i dua^ue vero > 
Che si jKcdpiMSse? 

£//. Anzi è par vero} 

Ma ftt> felice il precipizio*, e sotto 
Una dolente immagine di morte 
Gli recò vita e gioja: egli or si giace 
Nel seno accolto de l'amaca ninfa > 
^aanto spiegata gii, tanto or pietosa > 
£ le tascioga da begli occbj il pianto 
Con la soa bocca. Io a trovar ne Tado 
Montano di lei padre, ed a condarlo 
Co\k dov'essi stanno: e solo il soo 
Volere è quel che manca 
Al concorde voler d'ambidue loro. 
Cff, Pati é l'età, la gentilezza i pari, 
£ concorde il desio: e'I buon Montano 
Vsg<^-é d'aver nipoti, e di munire 
Di si dolce presidio la vecchiezza i 
'ficchè sari del loi^ voler il suo. 
Ma tv , deb £ipio , narra qoal Dio > qnal sorte 
Mei periglioso precipizio Aminta 
Abbia salvato. 
Ilf Io son contento udite > 

Udite ^el che con ^est'occhj ho visto. 
Io cu ami 11 mio speco che si giace 

F % 



S4 A u I N T j.; 

Presso la valle» ^uasi a pie del eolle^ 
T>Q7t la costa face di se grembo: 
Quivi con Tirsi ragionando andara 
Pur di colei che ne i'iscessa tese 
Lui prima , e me dappoi ravrolse e striofe» 
£ preponendo a la sua Alga» al auo 
Libero scaco il mio dolce servigio» 
Quando ci trasse gli òcdij ad aito un grido r 
£*I veder rovinar un uom dal sommo » 
£*1 vederlo cader sovra una macchia» • 
Fu cucco un puoco. Sorgea fuor del Colle 
Poco di sopra a noi d*erbe e di spini 
£ d*.alù rami stretcamence giunti» 
£ quasi in un tessuti un fascio grande « 
Quivi, prima che ur casse in alerò luogo». 
A cader venne: e bench*egli col peso 
Lo fondasse» e più in giuso indi cadesse 
Quasi su' nostri piedi s qtiel ritegno 
Tanto d'impeto tolse a la caduu 
Ch'ella non fu mortali fu nondimeno 
Grave cosi» ch'ei giacque un'ora» e pi^e 
Srordico affatto, e di se stesso fuoxii 
Noi muti di pietate e di stupore 
Restammo a Io spettacolo improvviso» 
Riconoscendo lui) ma conoscendo 
eh* egli morto non era» e che non ens 
Pec moMC forse i mitighian^ Tafia^jio» 



A T T O V, 85 

Allof Tttsi mi die notizia intiera 
De* suoi secreti ed angosciosi amori. . 
Ma mentre procuriam di ravvivarlo 
Con diversi argomenti: avendo intanto 
Già mandato a chiamar Alfesibeo, 
A coi Febo insegnò la medica arte • 
Alior chb ! diede a. me la cetra - e '1 plettro: 
Sopraggiunsero insieme .Dafne e Silvia , 
Che (cóme intesi poi)'givàn cercando 
Quel corpo che credean di vita privò. 
Ma- come Silvia il riconobbe» e vide 
Le belle guance tenere d'Amintà 
Iscolorìte in si leggiadri modi. 
Che viola non è che impallidisca 
SÌ dofcemente 1 e lui languir si fatto » 
Che patea gii ne gli ultimi sospiri 
Esalar l'alma^ in guisa dì Baccante 
Gridando è percotendosi il bel petto» 
Lasciò cadérsi in sui giacente corpo» 
£ giunse viso a viso» e bocca a bocca. 

Cor, Or non ritenne adunque la rergi^aa 
Lei». eh* è tanto severa» e achiva tanto? 

£//• La Tcrgogna ritien debile amore» 
Ma cM>ii Aeno è dì potente amore. 
Poi» si come ne gli occh) avesse un febtCy 
InaflEuir cotninciò eoi piloto suo 
U colui fredda tìso: che fu queir acquai 
Ot cotanta rmà» cb'egli tivennei 



t^ A M X N t A. 

E gli occhj aprendo» un àolqtùiù olmè 
Spinse dal petto interno ; 
Ma queir oimè» ch'amaro 
Cosi dal eoe partissi > i •* 

$^ incontrò ne io spirto •: 

De la sua cara silvia, e £a raa^Uo 
Da la toate bocca s e tutto ciniyi 
Subito raddolcissi. t 

Or chi potrebbe dir come in quel punto 
Rimanessero entrambi , fatto certo ,. 
Ciascun de T altrui vita, e fatto certo 
Aminta de l'amor de la sua ninfa, 
E vistosi con lei congiunto e «tfict^o^ 
Chi e servo d* Amor , per se lo itimi 5 
Ma non si può stimar, non che ridite. 

C^r. Aminta è sano si, ch'egli fia fuori 
Del rischio de la rtta ì 

^Ip AmiBU i sano. 

Se non eh' alquanto pu« graftaiT ha il yn»i 

Ed alquanto dirotta la persona: 

Ma aaii nulla, ed d per nulla il tìcoe. 

felice lui, che si gran segno ha. dato 

D' amore , e de T amor il dolce or gttst»> 

A cui gli ^nni scorsi ed i perigli 

Fanno soaie c^àro-condimento. 

Ma restati! con Dio; ch'io tuo' seguili 

11 mi^ viaggio > e ritioTar Montano. 



A T T O T. tj 



CORO SOLO. 



N 



Oo so se il molto amard 
Che prorato ha costai serTendo^ amando^ 
piangendo e sospirando! 
Raddolcito esser puote pienameate 
D*alcaQ dolce presente: 
Ma se pia caro viene, 
E più si gasta dopo'l male il bene; 
Io non ti chieggìo» Amore , 
Questa i>eatitttdine maggiore* 
Bea par gli altri in tal gaisa: 
Me la mia ninfa accoglia 
Dopo breri preghiere e serTif brefe^ 
£ siano i condimenti 
De le nostre doloe«de 
Non si gravi tormenti; 
Ma soavi disdegni, ^ 

E soavi ripulse, • ^-^ 

Risse e guerre, a cui segua. 
Reintegrando i cori, o pace o trcgut; 



tim MCdmhnt^. 



* * 



•A •"•• 



• 



jra. JL C/ IL O 

.lì . • 

lAVOLA DI EESCATOKl 



2> 1 



. f 



ANTONIO ONGARO. 



/ 




INTERLOCUTORI 



YuiMML ùk il Prologo* 



EV&XILA • 

Alcio. 

TlSCBTA # 

-, * 

I 

fniTOMl • 

Lesbima* 



FxiujtA ; 

Eco» 



f. 



< ft • 



Siluro • 



V e 



MoAMzuo ; 

* ' ' ' , . : 

Clicomb * 

Cofto di Pescatoti^ 



La Scena si fiage oe* lidi dorè fa già Antio » 
dove è ora NecmiioCafUlio dei Signori 
Goionacsi » 



#J 



L C E O 

ANTONIO ONG ARO- 

« K. O L O G O. 
Vauirt s$l». 

l3£ Bea ooo Vi paleso il none taio» 
A la setobianza, a questi biaodii '««|pUt 
Che gatdaao il mio carro, Mmk mi cttlo 
Da Toi rìcoooscittca. Io soa colei 
A coi sopra gli aitar' fiiiiMingr incensi 
la Pafo, in Gnido, in AaiatSQta>ift6iplo: 
Io soa la Dea del tetto cielo, io sofio 
La seeila die tra 1 kictdi confina 
De la notte e def di splende e fiamiftegghi 
Dal aM>ado or AUm, or Skpkiro dikmatà: 
Venere io soa la allibro de 1* Amori ^ 
Che scendo oggi dal cielo ift ^estn pMte 
DoTC serba i ftstigj t k mine 
Del tempio di Fortana il lido $3^»^4 ■' 



pTk, Prologo. 






Ma vétchè (pesto strai ch'esser tsoo sjfole, 
Maitfportatl» 'da inev costar potrebbe .^/„., 
Dubbio de Tessef inib ne* rostri, prttl , «^ 
Vi aitò la<>ci{^<tti "ctir ^i jn^mei^a ^. 
laor ^el mio stile io questa euisa armata 
Tutti i aegni del cielo ba già trascorsi 
Set voice il Wf dal giorno che d* ^àriZla 
Alceo s'accese; il pescatore Alceo , 
Gloria del iMr 'tirreno;' Alceb, che porta 
Aprii nei viso » e iìe le labbra i( njele 
Più dolce assai. di quel d'Ibla e d* Inietto > 
Ne potato ha' con lagrime o con versi 
par men duro it diaspro onde s* impetra 
La 90»^ leggiadra amata , anici nemicai 
La qual ;pkoa di fasto e, d!. alterezza 
Tttmidai:t9cede>'e lui dlsprezza, ed ave» 
fuor che le sue belfezzc> ogni altro a sebi voi 
£ lo coaiente' Amore i ónde il meschina 
Perdojta «gai speranza» 6 col tridéore 
PensA paasaxsi il petto »' o da uno scoglio 
Mei mar precipitarsi > e io questa guisa . 
D* Ettrilla saziar la crudelvate , 
E smorzar le sue fiamme: io che non sono» 
Se hen madre d^Airior^ vaga del sangue 
9À voi moriaii» a lui vo'dare aitai • 
Perché send' io. nata del mar i V avere. . 
Oicf 4«* pescatoti a me contiettsi» 



u 



PuoioooT f% 

iì fctéi*tììà ini.jpfaiese, eU ^ome «fio 
lorocò ne'.suol Tariti « piec pecche . j 
Far si beiropra, Kq gU gt^an t«tipeiiMC€sa 
L* occasione y ed bolla « pccss) al fiati. 
Dai confilo di Glofe ebbro jetscra 
Tornato Amore, a. me ai po$^ in fftmbmt 
Io gli (ci mille rezzi» e fa^«d9.4i «OM» 
OH chiose le palpebre» Io riposi .< 
Sopra un lecco di f ose in paradiso» 
Ove ancor dorme » e da la sfta^faeetra r 
Questa saetta d*oro hq stolta > rogittf^ 
Gondar con «ssa a fine H viplo^ihioi 
Che so bfia guanto raglia» e di«jchfl tempra 
X«a .facesse Vulcano, e io qoal Iboc^na 
posse poi tinta in Cipro s el(a è posaeace 
A destar ne le tigri e ne'leadi . 
Dolci Toglie amoiTose» e. icaldar paiate 
£ l'Oceano e il Caucaso agghiacciato t 
Non che il petto gfsotil d\uaa 'doaseUa , 
eh* è pur di carne: a} fo, con questo urale 
£urilla oggi da me lar^ piagata . 
Invisibilmeote : ma si dqke 
Sarà la sua ferita |, e. si Mare» 
Che rol n'avrete inridia» e brsmivfece 
Esser da me piagate in co tal, gaUai 
Né voglio oggi a tal' opra altra compagaa 
Che Pietadci d'Amor nunzia» e ministra. 



^4 B A o 1 G o. 

E pcrcM so eh' esset altra! pia care 
Soglion ie cose eoa periglio avute « 
Voglio 'leondar Taouftie per la via 
Di gran P^ng^^ a canta contentezza* 
Resta ch'io preghi tói, doane^ gentili» 
Che ^asi il primo prvgio a me togUeft 
IH grazia di beltà di leggiadria^ ' ' 
Che se verri nt'bei vostri occhj Amore y 
Dove fasciato il dei Spesso ei s'aaaida^- 
Far non vog;liace manifesto a lai 
Qaesto mio furto ^ che se'l risapesse , 
La materia pietà posta in obbifo» 
Oserebbe ferir eoi dardi 11 petto 
Che lo pròduHe) e che li porse II latte: 
B te lo celerete r la ricompensa, 
Quando d*Qdpò sarà, far vi prometto 
QiSalcb' altro Alrcè simile per voi^ 
Dolce parlar d'Amor ^i adiranno 
Qtteni scogli, e quést' ilghe e ^est* arene. 
to spiegar faccio a' miei destrìer'le piarne, 
£ tra candidi navpli m' involvo, 
Per star nascósa a gii occhj de' mortali » 
E girmene a diporto, i'nsin che vegna 
Vtf di far ciò ch'ho proposto. Addio. 



Jnii' jpiaifA' diieaf'ivra tal Ja&j , 












D, 



A T T O P R I M O. 

S e E N A P R I MA. 
Mtìfftt ti SurilU. 

'ispoatìt EBt{tl«,'a tu quel cb' te ti dico , 
NoQ perder neghittosa t gioini e Tote} 
ebete lasci passar l' adonto apcìte,' 
Dì tua fiorita etl senza gustare 
1 diletti d'AiHoti ten pentirai 
Alloi quando il pentirsi nulla gioTS . 
Mentre hai sì biondo il erìn', s) vago il ViSo> 
Si Timiiglic le labbra > ama chi x'aatr 



A* t e » o; 

Non fuggir (Sii ti segue. Ofi iiM torHeAtf 
Quel clie il grafi' pescacor àCia Adrìi tfac^, 
lo piià' un pino, in pia ciotto scoglio liidief 
Che t,jf film che non sfhM Meniù ìIMM#Ì» 

Mi famiglio che tu creda qtte$tó 
favoU de* poeti e sogni e ciance. 
Aleif. T? tei ▼cdrai se saftn sogni e CUI»; 
Allor àe teco adì retassi Amore» 
JE, prenderà di te. giusta ▼cndcttt^ " » 
Perché, come signor che hiai non l^fà^ 
L'qftse ìnyendicatè, e come f nello 
Che a rendicarst luogo e tertipo aspetta, 
Ti chiamerl fra le sue «échiefe àlfert / 
Che \ ligustri è le rose de le guancia 
Saran ijfal^geio oppresse i illor die*! crine, 
Invece d* or*. ..sairi inargento -, tllor» ' 
Che dal mar fuggirai fcol cui consiglio' 
Òr la chioma in vagò ordine comparti 
E K^^WS à\ fio/j per non Vedertr 
Di crespe Ingofubro ij^ yìsoj e i pcseéton 
fuggiranno da te, come s*inTdfa 
Da le ipurene fue pemjche il polpo f 
E d^ le .tese, insidie, astuta occhiata? ' 
Se ti fu la natura sì cortete^ . ' ' /, 

De le ricchezze sue, de*liU6i telotT,*''*" 



s A r' t o u $7 

Nofl . ft' eiter . tu si |i¥»rf ; JffàAè il sole , 
eh' è «ssai^di cc^piàJlelioj a nmi inoscu 
U ^Q chuso spleodoicf e ii «orveg^a. 
Glie xlofitia sepz' amante é appunto e^me 
Nave senza . nocchie^q in gran tém^sta.' 

Sair* Altri d'apollo e de le sacre Mttie 
Segue i sacta^ic stodj 9 altri -di Mane 
Le sanguiiiose insegne, altri solcando 
Va di . Nettiinc^ . i . salsi ondosi campi 
Ber tcoTàr huoTe genti e nuoTi mari i 
£ pec accumular iMcliezze^ ognuno ' 

: Segue quel^cl^t? gii. aggrada: a me diletta 
Viver .^i sotinga eTiMoflipag^natai 
£ se ben non ho Tarco e'i corno al flsneb* 
Nd la faretra a gli omeri sospendo» " 
Seguo Diana.; e c[uanto aeguo lei» 
Tanto .f(|ggo la Dea che Cipro oifora,' 
£'1 suo ngtlttoli che. da 1* ignaro volgo' 
£* «tato detto ingiustamente Dio; 
Ne temo che mi piaghi o che m* offenda i 
Come minacci. 

Jlkip* , . Ah cieca e seoplieetta » 

Noà vedi» e non t*.accorgi. 
Che di .necessitate 

Bis<^na confessar ch'Amor sia Dio 9 
Poi.ch'ei regge e mantiene runiversof! 
Dimmi-» chi tiene «niti 

Jil€$0. G 



^8 ^ lo Ct 1t oA 

Goft discoide f Aitipifti:.^ filfMMllJ^ 
Chi dtsu ne la ccsu^GfOW ttgim £Ì 
Che dkdGrilfettdl^'llorir.'''; rr. r.v?^ v, £ 

I <qUì'ìc 4f/^ftqiqpii3i»«rT)i4of6» is^m^e^ 
Chi diede per athergcn a'>;|ffKMl.JI|iNre| 
A le fece il tenra«rritnt 4 ^; tf^B^* 

II mn%;i^tk i.d* Attioie»! o • « 

Chq eoa eteroa legge •.. —•; 

ILmitt iofi»ttB»ft;>e. l'egge,. 1 i r.4>i . 

£#r. Alcippe» se aoaJkftfCAfi gUelnjwatfc 
Regga le stelle ncou - > «^ .....:, 
Amor, ^ac che noft^rcggft le me^i^fgfiei 
Ma noA le zeggeii, ^ tKUk:fVqgKio«f , 

jiUilt^ Ah pia cruda de' tenu 
Onde pieadesci il oony, .; 
Ah pitt ftedda del;ghiafci«> 
, CofltfiJiMefir prà^ che/la|:sti^^0llft(aljiiino 

Non ti inaoTa ad Muretf j. , ...r. 
, Of« xitMft Ad. albecgat iil solo ;u. 
. Vfilì dwoo tlontofi< d|i Aisso. e, dr.Jbik. 

.' 'X idol ft^oadp laggiù -i^,* i .. ;c . 

» O'iMCco.i^iffge e di ^iiDec^ldi: i uO^^ 
Mira 1* aria lideofc^ 4 . .1! t .,.,.{ .1 
^ ocQ. pai? rche A* tanot. <Sin% rì^tkmttmpi 
Odi come risipfitta '^ r. . .< ^^ bA 
M 8^18^ de.glivaaMlQsir «a^i 
Xa lelfiftjs'MrCaiDjigi^,..^ / '.<>m/» 



» /1 






»^ 



Là s*edc w ji^citAtMriM tlnomiido 

O la rmi^^ltf'ttamt;^ ^ ^^f' fi^?-?b 
La pcKatrìce soai'OftUtfilidoidiiàiUi^^ < 
Ckt lasci la eapantia , q^ ^tingk ^liì'lita < 
E colà vefgdigndsa - 'j '-"- =i'; ??'•■- -ó *.':• 
Staisi lina j^tmiriae '*'• '■■ ù oi^i?. -1 :\ 
Cantando le me fiaftiiat itf ifiitsI^^^arsU 
Altra }>ià lottUhata . - m.u^ aì~j -d:^ 
Riposa il capo a l^AOiaitov^^Itt ptmhdi 
£ sopra loro in tanto . .'\ i-^^\ At-r 

Venete di dolcezitf ^ ' *) r 

ÌKove ledendo 410 otiibot'^ ^ t . ^-^ ^^ 
Or Ìta\taiit^aliegrcftat| -i > - .. :-: 
Fra tanti e "al diWni '■-- * 

Dolci eiSrtti d'-Aitiota, -j* ^^ .' ^ 
' iTa sola aw tonai '• '"^ ' J^ ■^'v 
Di i|;iil^^ il óota? Ali^'^M^tia <vcìi^. 
Cangia f cangia ]^fisi«ro\''-''>^ » ^ -^ 
Mur. Non sarà intmo- à^nÌ¥lga»tl lArintO, 
2i)èg&eranfio il tfìbtfto^i' Inoi^^a^ iKare, 
Bav«rà V Arno il I^Wts "t^t^tbrdU Tosco> 
HthaA cb^albierghi' nd Itdò ^i^tto itolore . 
!if)«p. Ab crudsl, duafib i^n^z 

Negare- attieigo « stanzi iscfl^*ta§ petto 
Ad Amore» or che Sòob >< - >■ 
iMfil f Is2 aM animata JwMimtfmi 1^ ^ < 
AsMÀo i ptsci} , «dito 11 fiscUoi appéna 



'> 1: 



XOO AlOlO* 

De Umap «eipente, . : o- e 

£sce da i opde la murena» t corre , 

A dolci abbracciamenti i . • «, 

Ama n polpo F olivi» . . 
1 ama di maniera > 

Che Tedepdo le reti circondfte " 

Da le pallide fròndi » 
:,3fa'folpntado^a farsi prigioniero? , , 

il sàrgó ama la ca^ra> /. . 

La raja ama Io squadro». 

La sepia ama la sepia > 

La trigi^f.wna la triglia, . 

Il persica I occhiata i , 

£ per la cara amata 

Il veloce delfin geme e sospira. 

Che? non s'amano forse anco gli ^augelli ? 
^ «ì. Ama il. payon le candide cólòxSbe \ 

Ama le tortòrélle il pa^ppàgàlloi 

^ma 1^ me^la il. tordo : 

£ tra miir altri^ augelli », 
,, ch'ora non mi ricordo >^ è grand* Amóre. 
. S'.aman anco Je piante ^ 

Aman le aiepi i flessuosi .acanti i ^ . 

E V edprt e le viti* 

Amano gli olmfs rfì-trotiefii lor iiiàriì$> 

La jpalin^t m9i U^ ip^Ima v\. guisa tale» 

.Che noni sa viver solaio te pur vivei 



ib ft 



\ 



No0 u\tutt . m sì 4IVM1I JpMd il soie , 
Ch'è assai di ce pia bello, a nmi mostra 
t(>|ip,chiaio spieodbtec e ti soTtegda, 
Che 4ofioa sepz'amaote i appunto c^me 
Na?e senza noccbierp in gran tempesta* 
lar. Altri, d*/LpoUo e de le saere Maia 
Segue i sacta^v stadj » altri > di Mane 
le saoguioose insegne» altri solcami^ 
Va di Nettiioif'i salsi ondosi. campi ^ 
Bec tio?ar niioTe genti e naoTi mari s 
£ per accamular >tia6Ìiezzef ognono ' 
:Se|Qe^eI,che gii. aggrada: a me dlleèca 
Vinr 4;9£l solinga e < Scompagnata i 
£ se Iien non lio Farco e'I corno al fianco» 
Ni la faretra a gii omeri lospettdo» 
Segoo Diana.; e quanto seguo lei » 
TtatdJc^Q U Dèa che Cifiro onora»' 
£*1 fUQ fielittol» che dar 1* ignaro rolgo' 
£* «tato detto ingiustamente Dio ; 
Ni temo che mi piaghi o che m* offenda s 
Come minacci. 
^Iftp* . Ah. cieca e semplicetta » 

Noà Tedi» e non t*.accorgi, 
^ di : necessitate 

Bisogni confessar ch'Amor sia Dio» 
Poi ch'ei regge e mantiene faniTerscf! 
^ioiai^» chi tièoe «liti 

Mc—^ G 



s 

\ 



XOl' A L €^ » - O/ 



0??cro cai t'ififiti^is càè}^- «tesili -^^ ... 

Occbj ^ oraeciii^iD umetti *^c?a fa .\xy 
^ Vétftcrij ^t JbAadMni "-•^^'-'' iJ 2'^-^ J^Lf/- 

1 soìpiH ^i&^iicscì , • ^ K*. ^ <0' 

E aH^iìietré « pianto. - - - •• •^"• 
Sifr. ^uain^do, poco' ika, mi tots^ M dlp^pdlo 

Oe l'altre pescaciiGi, io Bfótt^ cttodèJF^''"' 
, Che cu m*a?essi « ragioitaf' d' amoè^ $"<~ ^ 

Onde , s* altro Qpa Vuoi > timailti ià '-^9^ « 
^/fì^.ì^^fisa a qiitl che pia imporC2j,e noa ti ca^if 

De Ic-i^re de gli awì . I' .t^v*-^ 

Tatìtq> che tjl/dlmeoti£bi te $|€9S«V ^'^' 

Che' se non s^ammòllistte' q «/ 

L' Ipdtxtata'titi rtìgKa> ' 

^i MoitS cèrto ì e tu de, la siui tdOfM^ 
* Ca|ioa> da la stta mòrte; '^ f^-' • -'^'^ 

Danno , pek&è noìi sarà ptft cltf ifioMl 1 
f carni le tijtt lodi 

Con versi da cirtade^ enioft dk tid#, * 
Ne sarà pid chi t'ami > 
Veggeoda, che ta rendi ■ 
Cosi aspra tDCteede a chi ^ ^e^ 1 ^ 
Biasmo n'aY«aj^) perche ti sl#è éaté • 
Titolo di crudele t d'omilMa» 
J.ur, £ dà, i cosvA ch^ m'^iMM, • 



A 



K. 



A T : T. Or Ut tf^ì 



Fa ch'i<>>tP,Ba|»pè|(t {^flpJfS Uj .- O 
rfifi^. Di non Sfp«]^fS« ffShlor. • .;rfr.O 
Quel che li scogli ?.iWJi,fti?Q}i4f,,«Wf » 
No» è pianta né sasso la, |[ji«^ii}|dì-^2 j 
Ove non sia dal ^o coltella. ì^PJf^B 3 
11 tU9 .beh nome ; p miscxp, ch'ijp^f^f^ ^^3 
Il noqie di col^i : ^ . . ^H 

Chc: odiandolo 4' ancidci .;,.'^ ., , , r;) 

Aacoffi jM>n.xu* intendi ?j. V ,!.: O 

X^y.: .--.r • ' fo ffl.on VioWfH^^VK- 

^tó^.Il più bel pescato^' ch^dopwassc 1 ^ 

Giamnu^l la itcc; oU' «ain^f .^ • ' . r ' 

Il pia vagai li pia saggki il più ffttìWf 
Il pia caro a le muse. c;d a Je figlie 
Di, p*idc t di Ncrw^ ora. m* iatcaiJi f: 
Mur.lo non t'intendo ancora^ ^^ 

uliW^. Alceo, eh* i. prima tgiOfia ed ornamefito 
Di qi^sip. mar, che nacque nel. castello 
Che dai gran Dio de V onde ha preso^ il nome » 
So^^ »cdoi di oDÌUe^rpos^trìd) . ..^ 
fiamma di' mille ^ poli f ' 
Efca de gfi occhf tuoi, - 
.Gamn? di,m|iriJbnc* i tt^,;pr|giQ|ie| 

Se<fioa'fi^ iii;rl>qfBetti . \ . , .s -v 

Per amioB jnc jwtiro^ 4 g!^. jmWB^ • 






G 4 



t04 A L e » » 

H»^Ì>bI cBé osò" tentare" , j..-<- 
iiii'fflfc VJftihiuti-; / ', • . ,„„^. -,■ 

NoQ tonò S temici i , ^ . , iiyi 
O'D^ le ipigoje J e^à(ì> com'ip .ji.,iir' 
.sngitiM-^l iliil ij'cmici. . ^ , T ,,.■ . 

.<i/pjp.^andb te6,t& gjanuau ,'< y 

Li ti» tìrginìt^iiti . _ !( r*v!-s* 
Emr.TiNépò't ^io; vaii} miìtm<if. ) 
sfeififft H ^tftdà"il cut» ftaneioc^.- 

.»'cVn1A'-. i'ÉjC O N,D*A»- 
,tr.I h-. ■r.tJttìiB/t'lìmftt^^'-, ..... 

J^JÉ^Iaén Ettt^Ua. ffliaj tn noli* «ntir - 

•iiairél ttt: " - - ■ nr pnrt,,^. , 

. -CRidelv'tb ch'io-ilnA* 

OtìP-lc-'péiS ij I- LTT- 

'per ;ii' mai nlcfa^v >■-- 



.Oomi la biiea;8i^^ÌMlìgM,«j,Tce(j|?W. 
Meri le mi al^I Amti^^^tA 
De lè icd s * ' ^' 
Cerco per qi 
Z meaiie aa 
D» la ttu CI 

Io lidie e mi . 

Ali peicatrìa 
De la tua A 
facesti del I 
Come > coni' 
Sotto tao» i 

Ho sentito e veduto al y^tf> 3DÌ9 ' 
Kapgere' e sospiiat Giunone e Terì> 
£ Pioieo e Glauco eMef|f«ta ed Ino, 
. £ questi scogli e questi sassi iitessii 



Son 
Ck 



Egli in laa yì^ìtt9Ìiidfi-$ itetì^imet. i: » 
la ite' tyi4<biS<Htt<l(bi in. ttn fe^ritacf^r i 
SiIenxio«;dÌB Ut ingiurio f. io . «0 :M)pim» 

r, ÌA':iliiMdc€t0»cio HmiMta 'fa «itcM* .' ; 
Clicoqiitli jfilàiitta npfi 4^110 -ttaf torhiQ»4. 
Ma se 9tes99^|iijeMfi>i9in9iie.;$Ui^: ^ 
Onde , s« be»i fHf m: hA tfWK^iistétp 
Qael dht (tf 3 m iptvfifh mtmibtÈo » . ( * 
Per Aot^lic fi0no'ai:i-aimiBÌaift aflitia^ < 
Io me ne •^tùM^^moH^m mlkt) srgiù ^ ' 

^/r. £rrat» Timetar^;jò il cpftfe9so).ftr«4Ì< 
MaJiKiittiit ni^ te:aiidel jimoi^i' ^ 
Che il cor mi tolse cr la rigiooe ' issienie • 

Ti(>> Tu «óflEoisì db'^ciéti: usa ;iiiMetiifadft 
Del tao cofldfaes^ fttioc:^ noa ti iì$fi$eàt 
Tar ck' io sappia il ma.miio^^ a !•> cagfame 
e Ofc if «f iMi ^w: iiuUeffa itat0 t ^fàmo sf > :x 
Che» colD^'ll|É< ptsoi i piA leggiero/;» due» 
Cbt ad an solo nonsé # «mì fa ekgtijk^ 

(y'^IMlr>:^COlllÌftÌ<|^tA:.«l r ttatO « JOlieOr^ :m. 

)dh& H&i^tti fi'fSos» afa* la .'pflttei.v 
Pèàm^tti aitati fnftitpiiomefio ìdaf'mMy. - 



■ZI 



y 



A-' t3 t'' ^ k ^éf 

Sensa II C0BSiAi9d> Mè^^MjM^^xiiipNMA?^ 

La cagiòM'e^risiólfai.^'miAi 4MII4 .^'^^ 
Ma fttdké ìé raccoflti^ a'^CicatoilcI ^e 3 
Qaavdo €hMo lati tiiO|t«^^ "^^ rr ni i!§I 
Il c&r t$ti di corto); 0« «dlv nstmàtpl 
UifiMo si, ihe èoii'*^fl]pciftt appcu r..l:^ 
Giun^t- trattò a la icaattaff a ^ciitor4- ciii» 
D)v«iixii ( amante ^tioA telnet di^itHWg^ 
In sì tcÉtca ttadb ll(Ml^^el2r^ -? c^'-' 
Ma hittiosecoy' e còÀajilici' , sb.i 3 

De latpiè taga thsUà' fneUikti- 'Z. Q 
Glie «alasse giaiiiinky> cai ^^1^ ansar '^ 
Tinma, rts bonosd la::':;l^lfaola ) * ^ cX 
Eiì Mopui di Meta&M^ "^ * ^^:iA .^'>C 
£uiiUa>ronar daiUtl^ «fitofe M^wrisM 
DiivMlle^'pcaeaMriip '^<.ic.■• d - • ò-j 

Di' costei, pastai; aU-lajé%^^ìr irfa ^tt Mir 
. Meatte lantiBO faacittlM^ ^ V 

r "Si svis^cato «iftao^**. ì' ''':^:" v^ .-^z . 
dienti» i igki>di Laéi;i9r^diiata'>|riMè» 
' 't ira Ceicr.« ^- i4a JftdMcJ ->-• .r-i3 
Nàb'so se Cassa tala«'^ >' bf '.r< 

SempcetUa «cata flM€0V^4o^«cci»^fcl| 
Si che^xadpr-io'^oaf^uifai^ «l'<Hév ìl*s0k 
VM dà4*altiiar.dtNgg^Bieic>:*' - v.ì- '.^'T 



^0 3 



la fosca notte appena era bastante. 

A dividere i. corpii /- ' ' ' 
l,^'aiAÌHÌi'^(^>'cttè ^sonjbre eran couahititic » 

o ,fuàtéyìii m^ri : ' ■ .-";■;, 

che di Ti^onJa sposa a not ripot\fa f * 

XMiP^ange' ?ao£ nel roseo grembo it gidtno » 

Uscimmo con le xttì 

Per prendere ota i .pesci, or nel giardrni 

Vicini al lito settpHci aùgelletcì/ ; ' '• 

O quante rolte insreme 

Cogliemmo or. conche òr fiori! 

Ó^^òìci 'rimembranza,.' ^^ ^ *- -. 

passata mm eiojà , 
Quanto, ^anto raranza 
La presente kiiia Inoja^i . . 

Tim. Alceo» ppn freno al pianto >', 

Che noli' Si ^tèmpra lacrimando 'il ìiiiolat 
Anzi a accresce, come.£o per pioggia > 
£ seguita a narrar ^aV importuna 
Nubf^ turbasse il>t(fo stato sereno. ' '/ 

jilc, Ùte'>ot voler fn iomma ambi ne^striàie i 
E pliiàk aèn pJotéf^a ad un di nóir '" 
Quei che a T altro spiaceva ! *^^ 

Cpsl tutu passila ' ' ' "'"' 

Pejice, e.fortanaroV ' '' '"' ^ ' ^ 

# '■•■HO , /jv> Ji *»,*- i<jn... 



A T T O .1. .^o> 

UmUBlìciWi'. '"'?"■■" '".•" "»' "J 



??f gli o 

in piaato 

10 .non SI 
Cbe cosa 

^ Jdlùt io 
Del mar 
Tn i-oti( 
ha Bodtii 

Allor piectpuai " ,i 
Dal colmo deiJbìacul'ltc «lì'-i 
'De.rinfiliciwdi!--' ,^'''^' . 
AlIor da me p^i^iii'^^'^^^ " 

11 canto e 'r allegrezia,' ,;"''; ^ 
,E'l cibo.e'I (onoo iti damine . sliui 

P« «è ioli continui, q, per,,jB J 
£ il cangiai raipetto,',. '; ,, 
che pid tnorto.die ■viròi ' 



Per pietirddltfftto'inaii 9ai«ir£^ avitt»'* 
1 3lÌBvs|i»«9D«0tl Efai^lt: Qcdi);* ile sCft sparg^à/l 

£ Col suo doolcfac^ .a, - ' *!' '< 

Le mia Jime. Inagf^ct ^ 

Petchi sapendo cbt!la^allft.pktace 

Nqo^ jefkdeira: a ^ilel fiae 

Al 9tt9le ióf la braanva » 

Ne sentiva più 4ogUa!# dir oooteiRa» 
7ia». Chi t'accertava, obe la '>taa pictate 

Non tendesse a qiial fin ohe tacAsamiili? 
jtìc. Un oocUftcat. lUK^Mielktao ? 

Che Amor renda cerTÌeraiv> '- <^^ '^ 

Coinè raggio per a^^iua o.pec èrisalbè 
2 . Prnetta dentfo. a'cfaiiisa . pccd t e veda 

Senza frode a sem'ioiBbca'i 

Di falsitade, il vero,.: . .. 
Tim. Le scopristi :tl cu aamni ^ ^' 

Io non osava paUsarai» éà aib • • 

K^tt^ irolaa flM.ahafitt "^^ 

Ch'io le fes^opideià 1^ .1 i i.- .. 
.:)Q94xÌQifie>Glai«: canotti 4al dolor «lìai - 
. J.I^U laitósaclaia . --.-i .e . o. ": . 
( Perche» nq)aot.}igta»: tempo I <« 
oU)%iMa pemdi» fn4 Anet1a)^^ai4«ìf 
Goó voce fioca le rtsposiv '^ 



iMi****""^' '■ 



A n 9 a x. <«m 

Sfstt ctg&lA^<de l«£ttiinrift kAuhr^i ^^^ 
Mi non m>iottsrÌJ3g>iìlQM&jg)aioviH2Taki 
Anzi di nuoTo a soppitett ÌMMQnftiiCl 
G^*Ì9 diselli qaal ddnkaìv ^} 0x12 lo) ? 
Arene fatto pred» del «isr- «urei- < ^J 
Porgetflri .pioiiit«eailo.r< -'''«'^mìì» :-j(i:>itvi 
QoTe {Nitene, akt/ikk wmmégMtmpi^. 
loi die ^«ast fceaagcrt^ra di ^piatto i" 
Che avrcDÌir jnì dovtav : u f «'M-^-' 9<4 
Coatta al' no dcrio>-<' «>! • "^''-' -^^ 
'Dìseoil9.jelie"iioa.effa . -« '3y.,y> r>i. 1 
lecito a la «Biai:iìagiia« tmmlkum f ' ''^ 
XI nome dU cokin'" . - 1- "») 

di' era i* )dol# odor ' '--'- ^^«^3 

Ma iqaaoco^Ì7a. niaiicìiiido4s tte^^iMIre» 
S qaa&co m'iagegttava** » ::^^^ ì -../ v* 
TaccKy e rìeoprìBe..r't' i* i-..\x..^.'" i^ 
Quel che^Mopnc bmiéin^ì M ^ ^" 

Tanta ciesceya ia lei '^'^' 

La yo|piat dft'SapRl^ri'ì •'-'«. «^ :-:• 
Oqide vn di cke «davaM o t hw ggl aridò 
Con la mia liarca iidlW^o-» -^^^ -! u< >J 
U^dt teoo d'ia^iler'^rMMitf^ìpWlliltro 
Ha > s* io non erro » chti^laaiìM ilTtici > 
£ nel .fopiikiiaitilb ma» ^ot: < 'An^^^i. t 

<BalesasftrifeaB(ttC|[:^^ ^'^' '^^-^^à '\-)òk- ..^J. 



\ 



iof} , Alceo 



i -. 



La £9sca notte appena era bastante. 
A diridere L corpi ; '/.' ^ - '^ 
xraaiini^ 'nd, che sempre eran coosHitite. 
O ^uatftcSWtó àtìork : ;^ -y^ 
Che di TaonJa sposa a noi rlpotTca' f* 
Dkr Gange foor nei ròseo gretnboitj^iotnoi 
Uscimmo eoa le reti 
Per prendere ora i pesci, or nei giardini 
Vicini al lito semplici augcllétti7' * * *- 
O quante Tolte insieme 
Cogliemmo or. conche òt fiori ! 
Ó^^òtcéVimembranià;, . ^ 

O passata olia gioj'a I ' ' ,' '" ■^, 

Qaàiftov'<^4nW l'aVèiza: '' ""^ ^ "' 
La presftdte^ itóa^ìic^a^! ^ 
Jim. AhxQp pm freno al pianto ; ']• ' ' \ 
Che ntìii^Sì ^ténpra lagritaando^ii àaòlo, 
Anzi s accresce > come. Ho per pioggia} 
£ seguita a narrar q[iàar importuna 
Nubji, turbasse il, ttìo' stato sereno • ' . / 
Me. tìto'sol yólèr in temma ambi nè^strin* } 
E ptieèrr tón^ptetéf^ ad un* :* nói' '^ 
Quel che a l' altro "faceva i V '^^ 
Cosi tutu passaf'' , "' '• .^ .-/ :.l- 
•«^il^Któ^ìtìIes8i^4ltèy. ^"' ''^-^ -'^i .: 
ftlicc. e. fortunato'/ ' \' -^ - -^^ - 

Se^\Srftò5c!ui«^ÌYésia-;^^ ^'^-r^! "r^- 

^ fole. .IH? A jbUi l'vfnl 



À 2 .■ i 

I ^ 



Scmpliw e para a&^i«^ f!W<>msup O 
Inmiw^D^o.atdprex ^j ^^^;^ jj,»;^ 

Si versava fotente .. „. - %,,.„:,,[j 
«e|,gli occhi e P«t.7»;b«^„.: .,;,j „^ 
In piawo, ed m;,«o$piH, „^ ., i,,;,;y 
Io .Boa sapeva 'ancora , „ rt 

Che cosa fofs.. Amor?: .^ „ ,.„,;. ^ 
Allot te seppi. 0>mc;^jl;.»nffim.^l8^ 
Del mar sioiian lo partor^i^ , q 

Tra rotrenae.sae ^rottcie 4i,^n<n<fjjn 
Lo nodtiro le /ocl)e* k^lwli^jc,,;-.,' ,j 
AJlpr precipitai . '^„,;j ^^;. ,«.,T, 

De. I inrehcitadu ;:; ^,^, ^.^^^^.^„,. ., .,„^ 
AHor da-^inc pari^ssj ,„^^^ ^ ^,j, ,.^ ^ 
Il.canco e r allegrezza., .; ^-., ,j,j ^ju-^j^ 

ìfer tre $oli;?onanui, e. i*r,,j?e ijj^^ 3 
E si canguri aspetto,,..,., , ;„ ,,j,f^ 
Che p.4 morto. (Aervirqji, , ,„, j„;j 
£ pia ogni altro e^?„#fPi^f^9i«S«§y«- 

E perch'eran «»««»... v,inoì.s,.pii,l 
Come 1 piacer » comuni .,m«d, 1.4ÀWI4» 
Anca ella 1 bei colon. 



Mi% A m m m s; k 



Dd ctafljIfli^daeftaiUxìilgUaMi* AMìCt 
( Oimè, jfltoiaiti'igglwéìiii làd? muD aM 
fi stagne iie3ét9É«Bt«{& mh uzYfisa itL' adD 
Per ramata memotia: d LaJun o ti^ iaa 1^ ai& 
l^tU aÉKfctecm4»ciffiete:.jpindiJ2 no-^ «14 
Alceo» (Ircgià ai! iEMRèiaaBtoiJdstoq èanl 
Co0ipagao9T.;fMfità aaitna<«aaT3aiil4rfr^.tt«0 
Ttt coB.«lr-:^aa6i ^ms^èd y ^aiooii^seàdlt^ii^ s.. • 
I niiei giotlfe itMniinf /.,; ■.rxa^-'^z oiirb-t^ 
Ta MlmiUtf^ dopi k* |iiie fetnAi io6nlf>» ) 
E le dokeste mie cotta» ratiélaniri »i-k ««il 3 
Goo r^tmMÌi ■»^jpiattto^fl<l^tt'tt»fyw||booO 
Per l'amor che mi poro (:alcojq»ojp«rÀ2>)' 
Che le ttoo per pietaéi iU;rte dkuìn^.'.t^niil 
Almcoo j| i ».^t a <èu >.i /Ei^p f^b «itm SM- 
Di mef chr.»*attia di untiti, ècehfmli'ptoi^g 
( E gli occbj si toccA::pragiii di'iplèac»^ H 
Ta mi faccia, palese ^^JùAtLÌtatm^-^u ^ì ^àj 
Qtul oio£|iifclpesGaitioeIb j ,Kei.(is:\ni sr^. 
Ti sia cagion di si peo^tStafiniBiinl ìzti^ii 
rCk'to spcadtÉ^Useo^Mià^daééi «iop^i a» ni 
Le parole e la tÌ€ìi:\p:>o \ ^ c^oo Biiif himìA 
A Si, dotti il?»tok%i ci Js-Ti »7> tb oìAiqz oi 
; A si aICQeièaiigiur(|L)ox<7 ri lù ou»iqi thnl 
"' Mi pMiaiifFà}>dii'jM|re^«l liiooè^ioiqd ig^? 
. E fi immensa doicesx»x.lU ì nini oI Ui>;^ 
S^pia^fccnidowiai (^e>£(flaomiiifaal ime}ib/ ^. 



A^ V 9 a x* qgitt 

Sfsèr fag&lftfiide iafiJttisnlii yiai^.'^q ^^^ 
Mammut A>inttsrp3»iiÌQSifiUpiio»ift|^flIei 
Anzi di nuoTo a sufipèicttt ÌRMa»C|Mld<<l 
C^*Ì0 iicemi qaal éotàksùo^/o om ioa E 
ATesae fatto prcdiD de)^(«iep«i9e|^ • ^I 
Votgttvà /pntatnuìàoyi o^t.^nieic ^dz^^l 
2)qtc iNiteiM> aita, idi mmmàgattgip'A 
Io, die ^«ati fcHigo'i«ra di spalto ^''* 
Che.jmrcnìr mi ilovca> : u ^fCi-^- ^^'l 
CooKit' al^-sBo dc3|ia> «'i^ ^>i •> ^.v' -c^^ 
.*DiscKHlo.iehe"aoa-:cft . ■* 's^'^-^"'^ cl 1 
Ittico a la «iaiiiagiia< tmmUum f * • •* ' 
11 nome dU coki':!"*': . .-ir' au- -"^Sì 
Ch!€tm ìt hioìm odor ' '^3^^. ^ v^.^ 

Ma jqaao to ^ im . Twiticitado^ia^ tte >4fiuéke , 
E quanto m'i^gnaw*' » ^-^-^^ ^^ '*'')'* 
Tacete, e rìcopriaBcvcv H c...'.^;-!»' i-- 
Qoel ^htmwapm teaniarftj^i'V ^ -^Z .'^' ^ 

.TaiitOL dcsccTa xa lei . 'i^- 

La Tógfik dJr>aa|intor)'^: -^.-..^ i.::/ «^ 
Oivcle vn di che andavaé» uàimgf^àMù 
Con la mia liarca ilsUfi^o-t^^^ ^^ '^' «^ 
Il ^di Mceó. d' liprilB:%ir.MMitf2«>WJiiktro 
Ha , s* io non erro , ékfinMOnM ìirtètì , 
|£ nel ^aaiijiiietaftù^ n^aae ipu < .}!Ì>i?^i. i 
Gi#illP4cs^Qal'ionda iiiei |tóiaqaafNiiii^ 
<£aksaMfa.taB(8efib.''i'^ ^l Lj*jà k-ìc^k- .t^^^. 



\ 



114 à 1 h. k À: 

Che ftdiior'wf ««fette ifedUHj '!«^ *^^ 

Se fossi stito Tifir/'- ' -' • -^'^"t^^. i>V' 
Còme tremano i gtaitdir %i^t!¥r tf'PVéqOe 
A lo'épitìirde ^òrsri- i rjrrji-^ouO 

Come s^ftfetei^ fa mbiàu Ba Wmkte^-^ 
Cosi tremaTa allora? ^ -• .- "^^ - 
Ttttto ^mf scosse an ftcéio - orroreV- 'c *lìdnigiie 
Per paara s' accolse ihtèftno ai coì^>"^^ 

E mi. tòlse il yrgote, '*"T,*' 

$l^e' S mati tfii bidde il tenov^èd^Ar 
Cadei m^ziièo nel niaT, tneòd- ^ :fft<t> 
£ giàcq^ai^raàiòrtitcì»''^' - ^- - / V$^' 
Quanto, non $o: m^^nando'^ild ^fcìàai» 
Sreso Ta notte il ^icèo velo -itea> •^''' 
£ nel togèrrio 'ndol mr nttotai • ^^- ^_' 
Non so da dA portato' iti *1- mio ^f^ , 
Chre la madre inta, -' ' *- -^'^N '^, 
E r infelice padte '* ^ • -" 

Si sqoarctavan Io clifGlme>'e»ef^iéAÌDfdo 
L'alma da me partita t b a(ieWclfÌcfe^|3 
S*1ò fosti morto 'idbifal £ giè iiéi 4^lte 
Abtóaìn t^dnto /Vertleggtat Je^ieltt/^ 
Ed altrettaiM hlandie^iar la^citàìr^^ 
Al monte' che da Circe bà jftés&WìMBt, 
Pai di che' fU'l' estremo dtinteàtinrr 
Che questa che'm'anraììaa' ' ^^^^q -- 
^ Via non éS mi ▼ita «ttft&'^*-#Aa;^^-^ 



t' 



.è I 9 f A^ ÌM 

Da iifll i^ém'm-MjRimì^^ .: 

Né vcdet«i uè niìta^i, ^,,,, ,,, , 

Crudcliaente pietofs^: 'ond^ afg^^ei^ip ^ 

Rd io Toglto morire,,^ . _,^ ^ . ^ /,^,-> 
Nop cao^cc^ per ^u W 4^ Ì^^?wa^4o^a> 
QaaMopfi «dcmpire ,,,.', , V\q 
La spietata sua Toglia, jt . •, ^ 3 
Ttmk Un ^QvÌBetto che 1 più yeo(;h)^ ^^^g'^ 
P* *Pg?gP® « .4* saper , ,«oijjc tiji, <Ie|j 
• Ogni cosa tentar pria ^ Ja : .morte : 3 
; PcJwh'uHa^^. jQcdi^ che ^^ ofen'.Òrf. 
Arti si può j pè . w^a, j fata, ^l ,j^mp : 
£ pòi npa s*efce , pei mo^r^ 4i doglia-» 
^ ^mt %ja^ credi *> anj^i; i ^a. mòrcq i^i ^arco 
Di pena in pena » e d;' «09,; fl^jfn^glqr 'male . 
Ah, E per questo mi fi». ,^ ^\.;.„.'r 
Pia cw P. pia soave , 
Pcrch^Ja,.p^Mt?Ì4;e,., . ;. ,/ 7 
):1Cp'p4^ tt la mìa fiUyJa fittfta^isa 
^, ^ii>U wp^t^9fyuA dlf^pp^^j^pnccato s 
^'Wt:P?fchlf9 flfwtròy paì.pctfiié morto 
:.,„.?a^;^jp^ la potrà ^^ì jri<VjÌaf5^e|ifo. ' 
Xm^s^.pil^ Pio da«cai^o>f^. ;* ♦ 

I pensieri di.^rj^^ e.in^ me cpufida. 
Me. Ji^ìiB9ijgftfwm» QÌmèk puma tedrassi 

Hi 



IX^ ^ Il Or Ir ai 

Sorger 'ik:SQÌiJÌ«cdl' Ckmdenttr jk i^eil r 
Per gli elerati gìogfAnik ApeniMOP ->mc 
I suoi glaivbi&jb^silmiJDXiver^éi'.cmoyi 
Che 4ir M fiii piftOM iiiriUft^acE«tf- ^ 
Di bei diaipoLif itt dttn^aad il. torc'^ ". 
Ore jumUn»; sbti knniSiUic roket . 
Indiiroo.^AAoV'Jii. sriai liretta ^eacu ^vU 

Ti;». Viri .(opra^dj^ teet «)»; ti fimmtóf - 
Cotfa.fh'i) (lei .pificercH,. .w : . , 

jf/r. £ che far pensi! 

Tim.Iàt sì» ch*„AJcippe b$ ragioni. 

Ale, Ali fl»ilJ^ 

Voice le ha tagtonai9»]i«iii[aas, < ju .. . « 

Con lei «b^. £ ilteiia lAtfÌQ » a.frMr 
Che ti voglia asfìoJMftìiiaaqfiafift*/ >j ': 
^/r» So che aofl m'udirà. /.: ..£ i ■^- i '\ 
Tim. , .' Tr,:i'i',^ n - :Mft se .tf.fidiital 

AU. Spererei» se m^iidiiseii ^ o: 
Tra le gelate ^kl^dtl fVMipeMO' 
Destar qualche falcila, di fietacr 
Con le parole mie^ ; r 
i se .oià^«P9 J9ga}|fci> * a :.: . V tj 
Almeno intenderei l > .; : i,- i.^q *)^ 

Se il mict^npwi^» A«fit>».ir ibss8«^iato¥ 

£ se a caso -sapessi r' •> -.-r;:!' .'^'-j -- 
- Da la bocca di lei-... i;:. ;^*za .? . uv.:• 



*. ^t - ji 



'i' il ^ * - uj -i 



/ 



ilD tf« IP «K 4. tI7 



Che lf£»piaceiM':SF'fl(ild 'beiir'f^nAireAjdo , 
Come dnoem liicc«idtf^j^<>i^ o^^^' 
M4cpBacrdbbr)4Ìr:«imlff2|^ac6 ^" 

Tim. jyniàrì^>e0iiA'<lié ttom^i U^ tm ne vado 
A ^morati Alccppel Ib fóof^^'^'- 
A le pietto^astietvaMi M< gMfdii»^ 
Ore him «e ir^tétt'^'ié mlel'CbèapQigisi. 

jf/r. Var cb'.ìp it*«spect«A doTe-'m'hai detto. 
y« pati ma so cfaet^^tfffiititiii in vaDo, 

.■..1/1 C^ O ' R»' O.-'- 

J Asciate , .ampliaét» ^ ^r ì i ' 
Peacacdd > gli orgogli , 
£ le bagiarde Midoiatilr4*tt^aoie:' ' 
Non sia» aJpestti''seojgii^"- ^'' ' 
* A l'aurate saette- -^i'u'r: m.. • 
D«i'S^àorv»«stiro onnipotente Amore; 
Fate men dato il <rbÌM^i ' - 

Ch'ei doioe paBje:e>fditt* -'-' 
£ gioTa più eb'oftadr/^ ^''^> ^ ^ 
& eoo le piaghe rende^ ^- ^' ''^ < 
La ritas né tra no]:^'^op«òte>af?cit> 
Se per Amor non s'avtf' ^t'- ^ ' .• 

Rapidamente Tola 

L* uiTido tiempo «edace i^ u . . 



^• 



Xl8 A A e £ oV 

£ tDQove ogoor ^enta sfascatst'Fate^ 

£ quel che pia ne piace 

Con maggioc cura iorola» 
.liè piioie opporsi a lui fona nottilt.' . 

Per' Dio > mirate or qaale 

È la cicli ck' 9A ttmpo 

Fa nobile e toperbas . 
, Ricopre arena ed erba 

Le pompe sae -» eobiuaa % a Ibra il tempo 

I regni e le ricchezze» 

Non che i caduchi fior' dp le bellezze. 
Questa vosti;a licitate» 

Che vi fa si fastose « 
. Tòstp' nutla^slri^ <omj» 'oolllft tffi -^ ^ 

I ligustri jp if rose 

Onde le' gtmnte^Wèac^f • '^ *.. «. 

Si seccherans pfafiigo^.l|K^ giorno iia leu» 

Niè sempre è primaTcra: ; -^. 

II crio ^ch^ond^gia n iVàtt.*t ../. f. 
Di verri bi#o<0 jirgqi^o^ .,», .. , ,^ 
£ ^ati siespo. efap(^tQ. ..••.[ . -. ^ .,-i 
Il terso fv^io,! e^.;i ]|f).«i«abl^..^btf} 
VolciidotMfi.^po^rf$c ... , ;.,. jj ,. pi 
Quello ch'ora pot^ip p^ V^W*.^ r> 

Sappiate l 'Caoio aHlpcc^r» ^9wr9i fejpUf^V^^S 
Che chi Boo é dr^A/iCi^r .mìif f^Sfff^tj^ 9 
Non sa che sia diletto* - • - 



ATTO SBÒONDO. 

SCENA. .J{t,JLI,^Àn^J 
■■"'•■'■■ '.3Vi>«Woi>fot .'V-'"' :- i: 

rri .. , -■ ■■■^■^. ^ ■■> - 

£ de' pesci e de Terilfe e de''le>pÌ4mi" 

Ih laal fido {n'^dal- JC(^Iw'te-'i||ii»l penice» 
In ^oal foaio del miK-iii ^1 civcoth^ 
p.pe«|c od tal» O'BIMM (l'Tltrové " 
Che'^ii']*' n» tMu- fotsu umàn'-- ■-■fi : 



1X0 A ti e 2 Ok 

0'mi\,^B\ìH^ dragoni »I. cor dviisfanoo^ 
Dal pfixijQ,di,f;ti*£unUa.riaMr«w^i ,, 
Che con^ic-^odc,,acute a avfsfkoftte,..- ; 
Lo perciK^^onp^al, che già saffi. 
Molto ^ s^.f -paorcc uo XXio Ibisc «aggetto; 
Dog\«or dc'ca?aUii il padse.mie,. .: 
Où; fol ccidcotf fa tre nvit la eerrii : 
Domatot dc'.gigaoti c'I suo fratalla 
Giorci ma (u sci domator de* dei» • 
Dispiccato lanàttl.dl Citcrca . 
O mago i^rcQtÌMÌxno» cfie cogU . n 
La lor propria naturi i gli clctiifnti»i 
et» pptri ritrovai, acbcraio e nptrp nj» 
Con tra ic i^mme , tiic.,. «s i D«i .^9. J' i«c[ae 
t Nei regni w^i ♦a«vi ison da ^ loc .«curi >L^ 
N'on tapt<^,4u>c(( ^p. nc'lojticjii'^fcoi^. 
Pozzuóio,, rischia., Vcsevo', £cfia òjVttlono, 
Qaajxt* io ^ nci^ttu<^ df isqilo caos .nl àacoodo j 
Nqq tanti fi^u di, labbiosi venti , > /? * 
QuandoJ'-au^ ipiJoBca^ Eolo disaettaf • • 
Movono gq^ìta^ ^h maf ♦-^uwm-)«9fpi& 
Escomi 4a la ca?#fi|^a d«^ ni^ff e^io r? f 
NQfìr> tani,* axepe o co^be Bn)f«^Mhtid9» 
Nc^ tantc,jgo^,«l'iK^ao:-q<lcsti iivfit> 
G¥fW **grÌW vcr$a»>rgUiOC«h>.«iidi^K» 



> 

f 



Àa X* T'* O' ài. 



311 



A le nii»»fiati»ii0^ e^^j^feréa' a l'assalto 
De le Idifilitfènn^bi de- miei' sospiri, 
CimoUMP^«i)P4 ^p3#è>^èÉi 'bella , * • 
Se talor affi eotftii^pil , é^tPVi^fcpggi 
Ne!?msrailii 4el ibttn i^ se ^otif hi 
Esci, t guttìfàf H^taTékt^éì'heìltitZy 
Vedrai elle taotU'l^la^t'àTaittk'^ ^aoto 
I pargoiciiÉi mirti itcc^Qitbèéet: . -'"^ ' 
£ purpex ìegnìr €t>.leivfiiggo; spttztOy 
L'odio per «ttar»te>ì^coìihè"se fbsró > 
Una pisedee aó*rocM~i^itlr^biféha* '* 
Tti ^tnl ^ iaggt crudrf y ^ Afpfe^' ttiif ' - 
; Chi aia ^«d. oii^ttiv^iiggrv'Ib ^brf-Trftfane 
-;Di /Sa&iaoii fieliaol^^é éi H«ttiiat>^ ^^ 
Ciie ^aii<k>rispmòV'àl/ca<^o^(l^tìz»;*a ^u^sta 
llÌ4iacosaviCt*ìCia V iacdn tò^bbiéti^té ' ' 
o«to' i^ raiMàe paj^i a*<illriftti«e' '^ ' - • 

'^ I>tt'4fiÌ9pai}kocÌI»erd a^^ri^o i(Ks|yàt' '^ 
£y se.il mar («lOà'itfi'i^gaUiM» «fé sttvente 
QaaMtift^'èì tfel Itfttd ii^ «rriVonda giare > 
MfS«pectfk^S'^o«^li]i^^ifì:»'ifMèr -uti mostro» 

(«Ito idÌBHgii|ienai]?ip|Ma(&d' ti^^ lìnrrasso » 
. I^Mi fi'th^i«i& sisffa^t^^ii ìthydosi' n^ni 

Sophuigll idMeri :4ttfi«i - U Dt*a'^ àH Cipro > 

i La Dffj^^ufr M]mt<^' e^-ia 'ticompensa 

De l«i»tol(l«.'|ri»;'^i|^«|l0 poigr 'n^ 



tA% A L' c-, 1 et 

Aflèttttosi baci t e tu ti idegot. , 
Esser da me mirala e desUcii}. 
E se talora t*appreseoto io dono 
CToJce dai. ricchi lidi d'Oriente) 
Le bianche perle » je disprezzi « fprse, 
Perchii perle pid belle hai ne la ìbo(;c«:. 
Se dal fondo firicreo talor ti porto 
I bei. coralli» li rifiuti, (orse 
, Perchè -.pjà bei coralli hai ne le labbti ? 
Se talot riverente ti offerisco 
L' ebano e 1* ambra , non 1* accetti » forse 
Perchè pjà. liicid* ambra » e pia aecr' ebano 
Hai $\i 1» bionda ehiomai e ne U ciglia: 
Se r arotio e U porpora t* arreco «. 

Di Tiro e d'India» la ricusi» forse 
Perchè pia beU' arorio.» e pia beli' ostro 
Hai nel seno e nel viso. £ gii Éou. spno 
Doni da pescatori^ e gii non sono. ," 
Doni da esser sprezzaci» e par li tfxfzxi. 
Or che ti mpverèf ae non ti move 
NoI|iltadc:Tirtè bellezzac o dono 2 . ^^ 
Ma se ood vuoi che il inatto del. mia alidore 
Q sia mio m^tro «. o aia tua gentilezzf^» 
Sari furto e tapina. Oprar conTreaMni^^ 
Tpco (poiché non raglion le lusingìie). 
S gl'inganni e la forza*. Io to che tftu» 
Bi venire n peacare hai per naaazA 



A^T^T^o" ix: Hj 

fttHÓ al pèkd che d'Anelo kncit'ifipfcìh: 
I?i t*«uentlerà sotc*ac(jaa ascoso 
Fin che gètti net idérlft tete'o f amo) 
Indi a la rete o a Tamo attaiclierommi: 
E méntre *porral in opra ogni taa forza^^ 
Per riaYerla, io tA trartd 'n« T acquei '' 
O quando, questo Inganno' non succeda» 
Ti ruberò nel litofstitoV^ poi 
In qualche parte ignou golifferotti > 
Ove ahti i miei ^inietti non offenda s ' 
Ed ìtì prenderò dolce teddetta' ' 

Di mille amari' oltraggi che nf hai fatto . 
E se l>ene starai d6gTio!sà alquanto , 
^ te ne ìnostitrai ritrosa e schifa» 
So che ti sarà caro, perché ^o' 
Che. sogliotso bramar eh* aftri fapis^a ' 
^uel ^*elle a noi'ipotitaneàYnente niegano» 
Le donne; e se bed piatigofio quand*attti 
hot tuta o Wio tr éisa'attfà pia cara. 
Il pianto^ di '^àtlegreseta > « non di dogtia. 
Ma pur die s'adempisea li ihiò dèstre »' 
E l^iir 'chr tir tton'pdssa' gioriàfrd ' 
JàViemil cóflr mio waot^o vilipeso» -^ 
O che 'ti piacda » o Ho ; j^ m^m^a » 

* 



/ 



«44 A ^ e . I, oi 

se E N'A S E qp N^Do4i>», 
limite > tf^ Alcfffe ^ 






• ' < * 



»• » 



jrVLdTOe* ond* ^ddlricn eh' a* tempi 'po^cu 
Par che le ' pesca etici ahbiaisQ a saeg|&o.,' 
Esser da* pesatori ^ ... .,.;., 

Amate e desiate ? . * - ' . 

^/r>>. Mplte fuggono Amor» pecche Doa.saAÀo 
Qaanifa dolcezza» e quale 
Jtuicca amato jiam^nda- on ccgre^ , , 
Molte ^ perche 9^ anno . . r? t. 

Chi compri con, gran doni il io^p amore 1 
Semplici quelle ».avace queste ji a. tale*, <; 
Ch'avarizia ed cropr ne. iioo (cagl9;Qq,^ .^^^ 

Tim, O che felice amare esser dovc^ ^h >". 

; Prifttà che questa falsa. opifiiope %. 

Che da l' ignap volgo è 4m^ Onore ». 
Entrasse ne ^ ;nepn.dc\ mortali,! .^ «r 
Prima che l'uopio temerario o^sfp.. ^f;.^ 
Óltre passando 1, |^oprj suoi cofifiqf^n, ;.< 
Solcar coi pini .il .tx^f:^ V aria co^ 4'^i|C 

^ E da le vene d^ J;| maefrcjiiificf ni.tV.- 
Tràr V orò più del ferro uu^ak/oO VV; 
Correano allof ^i bianco. Une l^'^ondo^rnO 



A T r o ti. ti5 

Sada^Àfio gti atbttSti ìi doìfce mele> * 
Spiravano Taurette i^abi odo^» 
Pendean V are da* dumi i e le campagne 
Senza che il curva ferro le offendesse) 
Davan le bionde spiche e i dolci frotti:^ 
£rì^ il bef se6>t d* orò C atlor non' era 
Invitf«t yelo o veste ^ he ascondesse 
I seni amati a gli occhj desiosi t 
Nastro non era allor n^ reticella > 
Sàttot cui V accogliesse in mille nodi 
La chioma ch^ ondeggiava* al vento ognora: 
Porgerà a!Ior la bel? annata .1 baci $ i 
A guisa di colomba , affettuosi 
Al soo irago jgradlto , e non temea 
Le rampogne del volgo o de la madre > 
£d era sol vergogna versognarsi , 
Di donare a gli amanti il dolce frutto^ < 
De* loro amori, Or son cangiati ,modit 
Soa ^mutati costumi . Ó voi felici % 
Che viveste in ^uel sècolo! Ma dove 
Mi porti giusto sdegno? Ritorniamo 
Al, propòsito nostro.^ Qual ti credi 
Di^^'^aeste duo cagioni ^sife^ cagione 
Ch*£uriira ingrata il nóstto Alceo n«n^mi{ 
Alcìf, Otxox^ pi^ìch'avarhiaìo, per dir mcgl^io i 
Ono^» ttòit avarizia i^r pia d*ua segno 
N^ hoh gii!' veduto I te ^t aprirti il catto* 



^%i A t. CE» ufi 

Sappi clf ella ram4 piai ch^ U<cìk« 
Luce de gli ofcb>,|i|ai, pi«;tcbe,/(f .s^«|i 
G(M teorie beo lo> w (ftp ^fafi^ «Ttac^ 
Fosti tema compagnia aUot ua«mUi^t^> 
Ma Ai fael di che. tropp» ardita nollc 
Aloeo^Ie l'amor. «Mo coglieiie iLic«tQ».. 
Coatta ;.vQglU di kit ni pqti 41 colaci 
£Uat se IM>A lo sprezza» almei», Aond'anu. 

2*ia».Noa <sol noa Tama» maJo.spcexz^.aDCQiar 
Ma fttaodo volle mai «9glic(^ il, £t«ti9 

; Alce« de Tamot sai»» yiaoda dio mar 
TetmMii^ mtù, ^be. onesto con JEvcìiln;:; 
Io so ch'ella, aoa,^ Mhf fti iogf^u 
Tiniai .faaot' egli tifntdo e aia)esto % . 
E poti pia d'ogni, altia ingrata» e. bella. 

'^/rif . Qaesii; mat^aa Appaoto» «Kcraffiypipcoi 
Apparita 1* Aurora, ia Oxiei^^ > ,i. 
£,as0ea4<9.M iMiqr^dl.dt gtèoibo #..Téti» 
Con lijticmttli raggi pexcetea #.> ^.r 
J^ plaoid' oodci, icim parean i d* aigBKi«^ 
Eurilla rieaaTaU cbe se D*.aadavA ^?c'r 
A 4uia pesca ocdÌMiaf. e iocomÌAciaii ; 
(Né fa la pripia. r^Ita ) a.teAta^^ki 

t Polena lar men duro il suo rigore» 

^ Or le. ltt$iiigbe, oi^Jcasi^aece ^paa^do; 
Ma colse c|iiercia alpioa ^acoglp aifirstte, 
, Cbft BPCo cBxa glj A^uilo^i e-l^^oi^» . 



Bill fòco^éafé^b mie ^aiofe. ' ^ 
Fl£r Mficó àìnU ^"éttecoi Acr» ch'aditi . 
Qi# ti tcftlei per tiftu, e già p^ei .^ 
Clie voleise volcf quel db' te tdlèta'^ 
B' ftiel clie Alceo Toltirai ma dappoi . 
Mi'tfi^. iUcìppe> «ita cagian mi «fiytza 

. Ai odiar lar che poi^meDte «mai > 

' Dal ^at tiott con gii puramente amati. 
Alceo > tt non Io tal , già tot mi tohe 
Il fregio d'onestate» H ^al tant'amoV 
Senu il faal'k belei' poco si cara. 
Disse dk'^ct la còtidttsse àna mattina» 
SottÒL^^liesie di gir secò a diporto» 
Ne la sua barca > e * coase Ibr iontaail 
Dal litb'» le scoperse f amorino y 
^Aì^ 'ìfùrtvt là YòReronde dal legaid 
Sila gittoiH}»' e si* condusse a ììte 
èoA g^n* fifttiéarO^'i&on sapeà Alceo 
Che non bisogna porsi a- ^ueàte '^impresa 
Senta ebnditHe al txtì <Clii la sua amata 
Poti taio^ gode#, né la godeo, 
Mon^^piA ^ri gpderla. Ardire» ardifc 
ehdcdè Amor^^nm rispe^o. 

2?m. / ' - ! Xfo fero amoxc 

Mvo ^ d* ardite, e'^icdo^di^Hspettv. 

JBìtp. 11*^6 sortiste H dedito fine - 
cmamot tfipfettMo; 



». «« . 



t^f .A IL < e 1 .0« * 

Alci,. - '^\'^.^ ì[j^^j«rft'é^^"ca|iò3e; ' 

GooTieii chef sta/i^io ci dtcèhìv iucijitfè,' 
T amo » sono 11 àiio'sot gli occhjrca^i DcW; 
Od aicct' cosa Ul f sarei per questo; 
loTolàtòr (ti tua TcrginicaVef 

Ullcip. 9ét' diverse eaglooi non faretti : 
Prima perebii tropp*ìl che mi fa toltaV 
£ qQàn<fo^ bede lo fossi Tergioella» "^ . 
AhrcT dhe difmt ^s^§i ci ▼orrcbbet - 
E p«|i y aitérii tua si > sdcgoeria / ' 

Mif^it' li^bassò' 'cohla meoce - aUera • ' 

Tim Benché' Te» Vidcré^i il viso "ornai» ^ 
£ ' t' imbianchr ta chioma V nòo per questo 
Fuggirei 1* amor tuo . iTcoppo' credei 
K lusinglfe'» a sembiaoci giorìeoili, 
Qaal pieghevole ' spiga ,' b lieve fronda^. 
O polve at' vento )Soa le giovioecte^ '. 
eh* ogni «ura le travolge) aver vorriao» 
Schiere* S amanti ; t in iio pensjlero stesso 
Nonr te- trovano mai fa luna e 'I sole. 
iUmena s* io V amassi tu saresti 
In rtamic tee sol isalda e ^costante, ^ ^ 

Al€it* Qf^tsto sdA cecta ^loiea » che abW tatcT 






A Y T O 11. 119 . 

Vat ce ^ aoMMettK e d vOfaaa, 
OMn£'''ì^ tiii iSÓiÌikU { e fitrae' «paa . 
Non mei diBia.di.Iei dp ràmóc Ma. 
Oi '^ttÓAs ff di ètiì àoìo'a là.cnlp) , . . 
Di forruai , dico io, ^ch'eli* foe, 
Areada te TÌmctà ,' gez' uattm, 
Pid. c6e dW merìuMi JoitiUMiat 
Ifnit petcli'è di Bic'ptd gìavioetta: 
Ha K pei alcte, cou a me T pepagli,, ' 
Vedrai quatto mi ceda. A&i ([àiiati. f ^Uiiti 
K inganna la fallace gioVìnézùl- 
!^. Ttii, pejc pioi né ipi tetoate ancate 
Chi gii mi fb^ s| c|oIcc,"oi V'4 « anuu. 
lodegnaiiiéiite mezzo latUo. intero' 
Ani de'suoi t^U-ò«chj< at a^à pià.Wli*. 
Gii belli' 'si: per Jel po|j io o^lio ' 
Coa \i Kti e con gli iaif^ muco ne. iteno: 
Sciiuì di liti; i^à ceco l'amor aiio^ 
EU ■ l«e. 

Cori 

M« ? iè 

UiUe li 

Di lei „,■ 

Pottèt 
De 1", 
Com" i iW - ' 



/ 



.:tìmi sub vmdb llllicf^'d«^kggi*ll/pfi«^'» 

Alctf. £ qaal torto ù grande unqua ti fece? 

Tìm. lo'l so» nè'l Toglio dics benché doTiei 
Farlo. p^tesA «tmcn per .diltaStrtre 
Che non l'ho senzt eaiua abbftndooata* 
SappM ch'*i0«tlk> » e*«iocia>e\yiioci ioceadi> 
Ch'odiifldola, le son canto cortese 
Qqant'ttU» iagc^ca/f^^r-menve-iVailMl, : 

' £ pcxmA 'splciwlièsà di doti» il «>ir» ^ 
E te stdle->oriic«iDOo al gic^aa ilixuftnto» 
.M«i»ipt«'^iVi>nde c^cterunMPr.jicanri^ 
E TÌYfiBimo pfirli lidi i pcfici»'' . 
Sd £iir9'qnreri da l'Octidence^ 
£ Zefiro. dagl'Ibdi} eh* io ritiprui' 

4"^ giogo iadjBgoo.^re mi strinse 'Aisoxt, 
.Ot& sdegno ini sciolse »« ansi cagione. 
Ma. tt^ppo» KÀoif ' ei siamo' traviaci 
Dal cannaio oostio. Io sommiu io ci.40Qdua«Io, 

: eh' Alcea giainaiuu non {isce-^ooia ulcooa' 
La qnal aoo fosse oaasca» tfe .si« chiama 
, Questa cosa.il disMprirsi amante. 
£ perchè infarto s^ia, mecè rmi 
JS! sassi del . giardino » or* et m* Melode : 
.i^Ciie ptr.Ja n^^fàti, il tucao^ «ioivodfrai 
Da me.yiiiaia^y.c foi dar Ja^ ina booca. 



nA « ^ ^ Ali. - 131 

• ' ihnrKf iM i|9«iMà8o)><AtÌ9mf}iIoittmM|inpM>stro , 

i ■••j 1 TI S. '', ' : s .". n' > 'ili ' • » 

PactW f 6i0trièbr il grancbSo , S gra&idii ti ct)mbo » 
'i£.l»Ujiiiiyi^a il iiuMm^^e^b teUinè 
Ptf«ai rioiM«i^^mor-«ofa>IcM -plMm, 
£ dei' timQctfti dVttìilfti «WaiAtl ' 
Si pa«ei ^t il ntttrkà } e <ìf ftlM» \ lifi 
Cibo «l>ॻ,'t sojM>Ueir|^fla^ « 

V^«iaiià"iiofe«ta^l4oggl|;^«Ì^M^ ffC8lt9 acerbo 
i>ol»tt } rtoon ÌBMki siailo'4 4liiM)iU«> 
AMfcl ^fioe fitr digi«M}<#\06ii^ oDftent» 
^ kMi lófiaeiitiMlt ìsitftoiM «pliiid» 4^ t<ilt, 
fo#lie' it sotiio l'V' W^IMbal i rijpod 
pi«i idi^iitetftit de kiPiiofl*! 
£ se talò» iM laidi' ìftliiadH^^ltèifriijs 
INoti' si fOÒ dìMttdftt ^Ipiiisc^ it^ ispslro? 

di a^^flppftsiiiu^ « Sj^mé dite^lt alitili 
Mr ^««ci^ Pillila 'i4« isniit i&àS >- 



» -« 



»5* A ^r,^.^.^^ 



Br^ey^.Q^a di aaicce, 4r fin sa 1 àlKL 
Ch^gifi f ua^wno li mcrgo ed jlqont „ 
$^àtar. per. ^11^. scogli, il naoyo^ giorno ,u 




^^ J(4a .ftaoco. gii, 91* addgrmetiu^ doijiii^id^ 
VicU .pan so se sogpo , p ▼isipnc ^ / ^ , ^ 
Ctkt juisjò , mi /a jstar , uè mi soy^e^oe 
A Tiiilw.jAarjra^Jia, Egli ,iiu disse' 
Cl^'Jió f ;a^iicVuss| V sassi del gìardinj&, 
Ma;troppp tarda:?, ej^iederne Qoyella ^ ,' 
VogÙ9 a SPei:p?$cator'che .cola^fcggiió 
Mi Mffff^: »P?irgoàr Timcu V amiqi ? ^- 

ifff. Or osar cctf^iAlcjppe eì s'i partito s , 
^a ijfial doipr^^' aiànflìa > Qnd'é, c|}q .|ei 

J^, jQcaiea bc^* w«ttof ^ \ / 

,4^^. . j^ • .E quandp mai , ., 

Mi Tcdestc pi& lieto/ /. ^ 

C*r. ,y - ,., . • . * ..Esi<r,,soJeTÌ 
La gioia e;i jcaptc^ ta ,4^* pescatori, - 
Or d'essi sei.Ja nra dpgUa e.l pianta. 

Mf. Cosi Tooj, ffuiL ibi|iui^^ .oTYcr mjio: /«co . 



t\. 



[bo. 
km 



^. 



Pei ripoici le iarde e J lancTioIi ' " ' 
Clt'«Mec' preda dofìAD de la mi cantn^, 
Com'io gii preda Fui de' tool begli' octltij . 
QaaMTecco dsc!i da l' acque oicìbil ÌDOft»> 
Onibil il, ma plaiido' Ter lei', ^ ' 

Cbe li sì tolse, e tal collo iquamoto '' 
Se I"adauò:' si mis« fOIcÌa/a ote», 
'Ù kitó Ktom mio jeci ^bm^do. '■ 
Ahì'Uoppo caia',~alii' Aopptf tìokc picAl' 



134 



Al <P 2^ m^. A 



£*alaknààr9 dfaH'Inóctro Mòti ' cÌÌinéo> 
Lagrime <>:grìtlr> elitre ne rShb/cf^i 
( Qaal ^ii ich gfb d- Ageéòte la SgìH ' 
SqI bianco dorso Sèi mentirò T6rà')^' ' ' 
i^n gfa peiroiìdese'liiiaotoé/i criniffiA&òtò 
S^ittttespara 'oadcggiando à Patina ftciéajt' 
£ mi parea'die fi tcrenti ronde* 
Non osasse! bagnar le bcHe ^ianter . -^ 
Ohi la sinistra s'attenea» cemeti^'''' ^ ^ 
Che ooif le écsfit il mar morte e sepolcro] ^' 
Facea eón T altra éenvo a le compagiie , 
Ghe le desseta' ajato . Io atei gran pecsi^ 
Qoasi fuor di n^e stesso per l'orrore». --^ 
Per U gelida teiÈia che m*atea 
fatto ai ?idno scoglio indìArentet "^^ 

£ m'avea elditso il tór: tua p^dié 'Ctm'^ 
La paura al dolor de la rapina» 
Sorsi per trafitti 'in mare $ t\$ì fùUénitt '" 
fa r immaginazióne in ^IF istante ' ' ^'- 
Me la mii^ fantasia, the mi désta!» ^ " 
£ restai, come or spn> d'alto aparenCiO''^ ' 
Ingombro tutto: e temo che non sia^^^^ 
Questo un indSzfo di fixtaro ttale^ '' * 
0>. Nulla lede ptésur ai 4cte Vao^^» - 
Che sono in noi amari éz^k cosr ' 



A"t^t'e-' A. 



£ (cù'ea di fieì g!aiiclii"ah' hbettnto , " 
Pei' lipocci le tarde e 'J~ lanciinl^i ■'" ■* 
Cb'^sei preda' dovete de la sui atMà, 
Com'ìo gii preda /ulde'saAi begf l' occbj . 
Qaand'ccco ascfi da l' acque otrìbil nto^tiOi 
Oiiibtl si , ma plaiidò' TCt lei', 
(^ U sl'tofse^ etol collo i^anoio '' 
Se. r^daui: Si mise poicU.'a stia»,' 
l} iKtà Asom mio secò |lbrahdo. ■ '' 
Ahì'ttopp» c«ki',"atft' Aopp«~ dolce pieAi' 



^- 15^ .1(1 A> VI cr th 60 



•, f ^-v 



5CM90 d» xfenprocriki; iuìiaUgklijt ^ t<^ • 
Snoò^poatt Mpetc, al^iMiiii s^l&^^. . 

'^^IgH ^tteÉibiéehpo]i»:&Miiì»c9Ìktìdo 

o Gtinranrqidacatftekitiqp cknuf^gtier;-^ 
U >Ahie gUcateiaiiejft ie: octi>t^ «Icis* 
Da le tDMBotè còti ÌKffi«^cctéd« 
Le, oQO^j alttt <:»oq 4' ima e: ciurla -ctaat 
PoiffmBQ «'pnm. l^escÌKP«igaDMtncis 
Cxs(tr» qaestkJEttnlla» die. salitai 
Tta.\caRflctsaMÌ »pca il mar 'pendesti 
£oi^.iOMicaA <;ttHa Cicoi^^aiiApieib)? oc neiicit 
Tenta una Tolta: lìnrTOciites^'e staotv 
Lftì caiMia?]p«iroltpet se a l'amo apfeap 
EiSi tallivo peada., :eUap a' incorra > e tende 
Mlig^oc peto ^ dbr destili . I«s|Uar alioia > 
Credoido > fatta ÉTer« grossa tapina» 
Cautamente ^ ise ti^av nn-Ja lienu» 
fatasi 4a»rl0ttte man teoota^fbssf > 
Non» 4' ^tmmànMs ^osdr dUoiirata ' àccie 
Vicino* a V:i&f»^i^ tfìiBOce^ Sngc^ò v bxu 
Totto. in .^psib pooea pef riavctls,.^: 
:iGaali?.^OQìo ^ »• • |>tacipto& ne» l'onde^' 
Illjqnfato i oimj V chc' «mi^a^'actima il crine 
A zicocdatlo! ) usci dal mare un mostro 
£ se la tolse in spalla» e Tia pòholla. 



V V* 



A» r> ti o?^ iTf. f}f 



£#/iJ}jo'7. hnsivAi. t^:»qfit 9ocq>j;el- mostro 
"v'vCbcpfjà.à^b»" cattar fram-uuiSétora 

Petcfcé'.B^n '^Ic porgeitr :skfiiìr«oonitso ? 

X^ifc ì£ ^«Ir. 90ceor9D( jpetaii>(hìj^e: ttUbelle 
Strófaoilt, pactcrict:gn|vfaMne 1 cO 
GoMBo Ùts si cm&kft ipmwosal 
-Ikttè mnomo actéoiif t ittiifiif» 
Dipmfcr il Tolto 'dà^^oiori^i iifoicc^ 
£ le tfiì e le cane aUModuotodò, 

( VolgaBiiqp4l teip>d én», ie^laoieil cono. 

Orw & doìe lai.poKtd ^^^'^ - • i >• <^f ^ •v ■ 

Lt^., :Noft>'Jo<'so dii^l 

' Ne lo posao saper; .die:)«pp«Oft fidi 

Q Eei ijKèda di'^ìMb^' dhw nAttH.'ii^^picde 
Per mioTar ilconC'Cki&liébytim»'^ ' 
A daile/ake» e^per nxmmt MeiMno. 
Al pdfDo«'eficio JMTisodèk Alito 8> festa 
Ck^io «itrotr MckaiDraAfi'M padf», 
!£ncii^:gii aani fuesesr^ldto^caso. - 
lUatatr in pace» e 4l cjgH a^«aso'«iiflaiiKÌ 
die •■i*àf9eDÌssi\SQ^^ui pagoiMUfilasie • 
ifatcgKr Voi saper» ^ouitD )d 'to'^desio • 



•t 

.' » ■ 



Ufi Alt ri: ,^ ^. 









or.**^it> . ci-^ oiV'? a:D ;' 
C O RjpI'P*, ;.ocv ri p. _. 

Uanco • loganna ed erra : 
Il cieco volgo igi|4ick» 

Dar non T^jtkodp ^i atou aogao irdef 

Quando l'alba disserra. . 

Le porta, ai 'tal,» chcr cUafo , 

Tramoiicaado a gli antipodi, a aoi ficdes 

Spesso ne scopre il cielo , 

Sotro r ombroso Telo 
> 01 visioni oscure 

Le cose a lui presenti, a aoi fncore. 
Come sicuro pegno 

De* nostri corpi frali « 

Kc rende r ombra, oad-^leenea^ impresso; 
Cosi immagine e s^no 
De l'anime immorali 
Son forse i sogni i onde il futuro spesso 
Avvieo die s'appresente. 
Quasi io specchio lucente» 
Sotro mistiche fiirme. 
Sopiti i sensi, a l'alma che non dorme. 
Sorti l'orrendo effetto 
Il sogno de la bella 
Moglie del Dio de'vqnti, Deiopea: 



vv* A» r> fci o?- ri. . f ^ 

Percàé>^B9n ie fDigectr.vftcfiònffmiiso ? 

Swéabadij pqotticiT gài iM M Wr i tO 

' GontBOj Mt» si cra£} Se ipiMffoni 

•Uuté cettàniBuiF éttémif t fdM»fte# 

Dipintr il ToJto '4il'xol0rt4t CD0fR4 

.£,ìe ceti e le eniMr aUnmdimodD^ 

.r Volg0Biii|ocil feigo^ÉMiyiB^laflieilcorto* 

Grr^ & dorè hripxtd ^^^^^'^ * - ] >- -•»• ^ •*- 

'^ Ne lo posso saferj .clie^«pp«BÉ( yUtt 
o' lei ijMr4a dt^/lSrìttfai^ div^jillttid^^^^fiede 

Pei utioTar «Ican^^^cllei^l^ltoffeii^v :; 

A datl^'am, evjMt «r«rfir>MnUato. 

Al paino ''dkiovfairisoddlsftiRos» festa 

CUìodtrotxliekaiD^t'M padre, 

;£ìrQ|^':giì oaiffi fOeSttC ^tO^ CtSO • r 

lUscatrin pace). e'>if egH' a^^so^ioaaiixi 
Ciiè>>Hi*krveostH^W'^uip2q«l>«apiiasae, • 
i if acqfcì 'Voi aaptt> pinato ki <to''deiio • 



'*''"-■-$ c'j5. N,'A..'f RI MA.' '.. 
;:".-:> ii 'ifiHir», Xfmità, • C«M. 

1^--- ■-'■■■ '■' ■'^' '.. 

V^Ome'Ma r«ri>fc-e"I'flof l'angue si celai 

Coati sùttàHtia^ììle-t glacid^onde ,f, 
: Jl'ilHtotìdotfoscoyi perigliosi': ^\'/ 
- iSoA «otto sembianti tdornl e 'raglii ' '" 

ScatìùttJtoficH'cbtì', ilpTni cdti ,' = ["'"V 
: Corty amarti di ^ieti neiiii«d."' j ",-' 

OiiO^) èbm'èster 'j^ò' che denito at kdo 

D'uu ng« fadrìttllà alberghi caOtà,''"^ 



Atto xsx. 141 

Non dico ctadek^ , ma fencate ? 

Tim, FilUra> mi sapresti' dar novella 
Del nostro Alceo ì 

Iti. Ah così non sapessi 

Datlati: odi> Timeu» e intenderai 
La maggior scortesia eh* anqua s* udisse . 

Tim, 5' e forse ucciso , o pur 1* ha ucciso £urilla t 

Iti. Eurilia non l'uccise» se non- sono 
Le parole bastanti a dar la morte . 

C$r, L'aspre parole de 1* anata sono 
Più del ferro possenti a dar la morte 
A un cor eh' ami y enonfinga; noia » perDioi 
Non ci tener sospesi, e fa palese 
Ciò che vedesti e ciò ch'udisti appieno. 

Iti. £^a,> come dovete aver ifetesb 
Da qualche nunzio, in mar caduti EuriUa » 
£ su le -spalle già Triton l'avea}^ 
Quando ecco Aletm^t^ volando» il quale 
Poi che vede il suo bene in Ibrza altrui; , 
Senza punto, badai > spiccate^. i^a.faltioriOv^^ 
Da la punta « nel mar gitfossi : OtUfM^ 
M' accorsi , Alceo .d* Eurilia .esasit amanlt ) 
Parve a gli o(neri./i a^pìè ch'avesse r4ti> 
Tanto per aria ufidò pria che coccnui» * 
L'onde: caduto ia.ffiari, si mi<e m nuoto: 
Né londr^i.^ti ^ umbtiaa né dei^ao .« 
Cosi ractQ si>lcà,apoxaadQvi*afjpe>...t 



ti* « 



£ eoa il fiato risjd&gtf&dci ii.flóbtìc*''. il 
NoQ.«0l8O5JMiiiò^ cke giunse il predatcAEtf 

Lamò la pxfdé« s:^* atcbiEii ioggeiplar^ 
. Tim. Qmm mAÌ^ la .s&ttttnata.' Bèriiia^ 
i !Bi/. Anipi fartuiiadasiot* ^biamaBa sa no!- - 

Dd » .|ni: ch'cbfafB soctocso a. si ^and^Obpo. 
, -sar £llà «ade neh Jitm ^ e. già orai»? 'H^^ 
£sKtìaca)de*feict^ qaaado a èatd ^£. 
Si vide il $tto amatore, onde le bsècciA - 
( Quel cbe qui Szwtfxfirx» fum: ar^cial) 
Giuolli al coilo^ie «bsl'stcettf il ciiàse, 
Cke. si tcnae^matite pèo afièrcar > . V.f 
^iAiUiDim)ìl ionio X o «coglia paotalBiiafe 
Egli sLdoloErpebo' addosso arondo^nl 
i.2r;itisfietteda]q«iQiiD» V £ir«ft per^doUezznt^ 
f.c. iodi.«i:jnosset:.f)''iiiibn¥e spaeÌD ig^nobé 
Vicino.al {Kdo:- £imUa,'^oi dbs;^( 
f iloTì d«l pcngiio ^ Jq Uiogo' ìomt^ poièa 
it .'Toccar col pU i'asena , t£baadottottQf^ 
SSm, Qho 'disici ailors Alóo? • "'^ tri* 
JSri.'. 1 * Li iéisaet Burilla» 

. Beo puoi «cioiaii dalotoUa k «aqm» 
De 1* amate XMt towcia s ma aoà mal 
Scìoglirr. yioUa postai dw il ui mir Icgz. 



Cor. A ^9ti ^m'cbe Utpofe Eifriibl'V 
^tìL' Noa «hiB d» «i.st|sinio*.dciéfgodib9 

€dr*!.;?i| j' ;?. i\' ' Ah ioMioMMicei ' 
jr»4. tigli soggiuiiss alioc:iperdàD4Ì'^rina9 
A>'9iie$|^ membra rasticlM!., .^h^osam > • 
TdQCAÉ'ie tast crickh Tamar mio ' 
Noa se ié' incolpi » o'rasdir làiòi Jka iolo 
c'^ Desili^ (tua ^aittSTj anzi di noatra ( 

eh' esseiulo nei nio^ cor chioso il mìii cote » 
Ancb'.iò, moteado {&> «orca laiei/ 
C^rk. :Qi misotoUo Aicoal* 
^niinaeari dajiF-aoqoa'^ 
Ciii te poae.ael^fiioco^»' > : 
Iti, £lla rìapoi» aUocs^don^t «Dn dt&bo 
AJMn oUItp> ii«rd x-poiokd'Si^^poplio 
Intectsasti apinsfr .a idanm Inkai • ■ 
Cor. Ah Ifuot) di tempo Mtgmà tdimgtffìossiì 
iRriaJTa Jèi'frop^ iogego^M'o «òppo • scaltra 
Dìscepria d*' Amore, anri icina:' uh'.' 
Cosi pitcesso al ciel ohe tu* gli 'foni' 
.Ancella;. un- giorno .' Io te cmesio> nullo 
Obbligo aver mi dei-> debbo io pia ^to 
. ^ AiXt Tjafahligo aver , che non sdegnastt 
U /opfi» ^iai' co^ 'riàpoie' Alceo j 
ladii i»rinaB. baoaado metntce^ 
IKomU e' derida^ ^a-ki» la foste V- ^ 



r44 A .L G A o. 



<■ 



per yoferU condivn a k captsiUE: 
Ella coxTa e sdegnosa rigaaidoUo» 
Si trasse a dietro, e diaegò la man» 
A ehi noa le negò raoima e'i core. 
Dicendo: Tanae» Alceo i non lio bisogad 
Più de r opera tua. 

Qr. Tre volte, e qaactio 

Scooos^nce e TÌllana. 

tìl. C cosi detttf » 

Veloce s'inviò Ter le sue case; 
£d ci restò qasl resta la bafena 
Perduto il pargoletto sao compagno; 
Di color di caior di moto priro, 
E quasi immobil scoglio, Alceo rimase } 
E solo alcun sospiro , e '1 largo pianto . 
Lo feao da' sassi alquaa» diftteate.. 
Cade al fin, aoo potendo sostenersi. 
lo eoo la mia compagaa Leonina 
Entrai nel mar sino al giooeciiio, e lai 
Trassi a la tira, e rivenuto al fine 
Sin a la sua capanna lo condussi» 
Ove or si cangia i vestimenti • 

C^r, O come 

In un istesso tempo si mostrato. , 
Cortesia somma» e spmma vUlaniaf ^ 

Tim. Vaglia pur Dio che non ne segua peggio . 
Restate ia pace» io voglio uc a tiovatio. 



Atto tu. 14$ 

W. Ed io fofi cuctà molle e ic me ae Taglio 
AI mio. tugurio a ristotanni . al^uaoto • . 

SCENA SECONDA. 

Mtlff», ti Murili». 



T 



U mi «onfeid gii 1 Ae se noft ttm 
Alceo, motta saresd, e i ciudi mostri 
Del mar ..dato t'avriài ae' yeocri loco 
Tornila e ferecfo.: e set si eradi. ancora» 
E UQto tDgtata, cke tuoi dargli morte 
D'opta si graziosa io guiderdone?. ' 
Come potrai veder. morto colui 
Cke te ctceone l« tttà? Ala traditrice I 
Ck* altro ooóie non inerti s i questo p€tto 
Di carnè» come gli altri? Io non lojcredd: 
Che se fesse di carne ». l' ayerébbe ' 
' Od .anote o pietade acceso almeno • 
Ocoo.a ti diede segno manifiesto. 
De l'amor sud? Non credi ancor che fami 2 

Zar. Io lo credo pur troppo. ' 

Mcip, Or se lo credi» 

Perobè. non. gli rispondi ne T amore i 
Forse non ti sovvlon de la sentenza 
Cbe il grand*£lpino > il saggio £lf>lnooetea&e 9 
Mei giudizio d*Amot contea l.icQtiJ 

> ■ 



14* A ioe~B «. 

eh' égni Mmépi ¥iéim$ H ^Wè smaMri ; 

Il gran figlie 'it Venera cpmupd»,. ^ 
Eftr.TtoYÌ chi ^obbedisca , sc'l comanda. 
jUcifXto^ìciì ìSSbitdisckì Un gìoKip,ttdrgìorM 
(E forse che non e troppo loatand) 
Non aver ai partó éant' artDgante , 
Superba, in che ti fidi? In tua bdlezza? 
Cadono i gigH > perdono il candore s 
E, perdendo Ir potpi>ca> la rosa 
S'impallidisce»: ^e^ s9 ben mifi> Alceo 
Non è di tC"" men iiélh»; • lo Tediai . 
£ di volto M h^ék 9 oe «imilf >• 
GoiDs tu dii vóltfr' èifermtt a lui :. 
Egli ha passato' guntto lastti appena » 
Se non m*inganno> # nXin gl'ingoaibra ancora 
Nojosa pinma/le'li^giailre guancia» 
De la' spanni dèf mar assai^piti iftoUi • 
Sur. Com' a te piace fe colori e fingiv 
jiUip, Vuoi forse dir die hsipaliidettisil viso? 
Oltre che i color proprio de gli amanti, 
Pallido è il sole, e pallida è 1' aumca. 
Pallide sono le viole , e Toso -- 
Principe de* metalli onnipotente »> t t 
' Vuoi dir ch*hal>ianchi gli occhj? Io ti ri^ndoi 
Che tatti bianchi son gli occhj celesti, 
E '1 bianco al giorno e al- cielo a'asaomlglii} 
Come il négro a le notte ed a T inferno • 
Ma* se gcazìa e beUeua» che soTenta 



Atto zXx^ 147 

Saol far attiaoti sri'aimic{, aiicdNi*» 
Non* ti i^ttote acl ainarlpi f taien i.i muoTa 
la seta xtcdMaaat è figlia m Óitdippo'r 
Di GtldljHpo et» iiUbonda fià d' o^i altxo 
S di reti e 41 Ikasse e di .canèstri ;. . 
£ di barche e di yplc e «di tridenti y 
Del baon Oildipp«».a coi per U vl^ni. 
Campi si Teggìot btondeggiaa le $pUhe. 
£jiir. S' eg)i è A ricco; ed i& i^qs ko bisagno 
, Di cercai con la canna' i notriinenti • 
Alcip. Io so che tv sei figlia di Melando 9 
. £ nipote del Tetro e d'Amarilii, . 
£ che 9i la pescagione non itreodi 
. , Se non per" tua. uastfillo i e. però dei 
Amar Alceo , che dì dcchesxe solo 
Per questi nostri lidi Aggi f aggnaglia » 
£»i^. Debbo dunque UjnioajBot Tendere a predio ì 
4/inqf». Non è- veodere |i prezàto l'amor ^uo: 
Xr^ molti amaisti ch'amino egualmente* 
Adtglìtt. pQQi aensa biiismo quel!' aoiante 
Cb*a l'amor . abbia \aggi49te lo riipcbfz«^i 
Ma molto pia ai deve amii colui 
Che a l'aTef ^ r amor e. aia. bellezza 
MU(e belle tinndi abbia congiante,. 
Benché giOTine Alceo » aa meco qvello. 
. Che a QaTt^ntf a peacator con?iepsi 1 
Egli % coma ttt aai ». cotMace a pieno 

K ^ 



V 



X4S -A t e E o« * 

Gli orci i moti e gU occasi ie te mti.e^ 
Gòtfosce ttttéi i éégaj ctie ficdtébt^ó 
O honskcch &'ìJed^éstM é^ iiiirigaDti s 
Intende ìà ét^^h \ feHhi ^ì corchi 
Il sol tafrdd i'tttàfei e fttétó il Vernai 
Le qualità éei^ ▼«nti> '« !c milioni 
A Itti sono 'galeri ;' e tnanift^ti '* ; 
Gii son^ tatti i'fiattii e catti i ìniti. 
' De le femfe ck' pesci» e eoa ^ajiP'armi, 
£ cotte e d<lve e ^nàddb ognun si prende; 
£ >ée leldr^ itatQi«'ne fò tanto ^ 

?iuntO' se serper gii'Kondello èd'tp^. 
§1! é tftt Tifi né^Hù' al>itiaVigire^, ' ^ 
Ai faviotò i pèsH > at 66KSO i venti aggoa^Ka» 
Al canto villcé' i eigtfl e le sirenìy ^ 
1' mentre ei di le labbfn dólctfnèftte - 
•* Obici 'fiffittidi'mel', non versi l'^ipa^, 
ft6te6 coii U istta greggia esce k- 1é -éM^ 
<Mi tfageUr il tanto» i* ZiÀ'i if $Mtttàt 
lasciano^ tf f undealietae 11 màtioòrt&i 
\% ia lo aiiy'tlie per U sna Stfropogna 
fira raiwe pwfcatHci'-'alftra Vair '- ^-' 
M*'*èk*elie ^ aoòo intidia » e ttt nei Mtti . 
Z«r.Ald^ppes m'amarle lèj^dÉètlé'lQcèo» 

È > Htc^ , i tiggÌo>> li catto' ti totièeSo . 
Aleip. Non ati 1>aKìta 'Aa (fimo mi coaiJJHa i 
Voglio 4^^ r -itti ^ ' D éu& 3cd%agttò Aitoida 



Atto ih. ia9 

Da Praiaoo. ralci*jcr amo^a2{i uc^xamo. 
Di nodosi coralli , /^sai più bcUp , . 
Di ^acl die porca àì collo Ciuf e^;, 
£ Resillfr leggiadra I ch'é figliu9la 
Di Parrenope bella e di Sebeto, 
Per averlo gli fa mille lu8^g)i^). 
£ gli offre, e gli proioette in ricompensa 
£ dolci baci, e cose altte più care: . 
£ r arerà, ppi cbe ta nuda pregi 
Il sao amor i suoi versi i doni suoi* 

Xnr.Faccia ei de* doni suoi quel cbe gli aggrada , 
eh* io farò del mio amor quel che a me. piace • 

Mcif, Eì quel ciie piace a t^ de' doni fuoi 
Vorrebbe far : e. di ragion dovresti 
Tu far de V amor tuo quel eh' a t^ pi^^e • 

£»r.Di$pongaei de* suoi doni > io del mio amore . 

Mcip. Avrei soEiossa utui tigre 9 e non h<^ smossa 
Te pe^ior tigre, anzi spietata tanto* 
Ch*io^ OQP fitioTo fera a; cui t'agguagli . 
Ma perchè hai d*a]pe e di macignail coté 
Contra Tarmi d* Amori pregoti almeno 

^ Jkt iipfi^» mie mammella , ^«fidp .traesti 
: I primieri, al jo^nti »^ e ti scoogiiuDo 
Per qi^tc. braccia a cui già pargoletta 
. Ett^i peso soave , che.^tii^ voglia, 
Se non . per amor suo^ per ,amor mio ^ 
^ Per amor di Timeta suo compagno > 

K 3 



15^ A L e £ O.' 

Udirlo afta fiata. £i unto sviò " ' * 
Brama da tev poi eh* altro ày€t aOfi fiossi . 

Zur,-^A ^itì cuoi scongittti' sr vodceda*' 
Quel àie XXL chiedi, Asenlftrolto. 

Alcip. In pegno 

Di ciò > dammi la dettrii. 

£ur. Eeeola. 

jlUtp. lo rada 

A ritrovarlo. Ta ^ìaci f^trai 
Gite a dipòrto: e spero ricrotailo 
Qui nel vicino albergo di Timeta> 
Ove spesso ridursi ha per usanza. 

£»r. In tanto io me ne andrò ne la* Vieìoa 
Capanna di Fpscfaetta^ mia eompagoa; 
Ivi tornando mi ritroverai, 

SCÉNA TERZA. 
Alet9, Tltiut», ti Meiffti 



O 



Che dblee morire era àlfbr <ptabd0 
Ella mi strinse in mezzo a Y acqae il collo : 
Ma che dico ? esser cara mr dove» 
Almen per lei, se non per me, la vhà: 
Ben dissi, mi dovea; cà*or non mi deve 
Esser più cata> poi che a lei ùOttpiaee. 



Atto ih. ia9 

Da Praiaop l'ala' jcrioaii^og)! ua^ramo. 
Di nodosi coralli , s^s^sìà . pia bcllp , . 
Di ^ucl cbe porta, al collo Cici^e^ : i 
£ Resili» leggiadra I da' è figliu9U >^ 
Di Partenopc bella « di Sebeto» 
Per averlo gli fa mille ^u^gfi^i. 
£ gli offre, e gli pronyette io ricompensa 
.£ dolci baci, e cose altre più care: . 
£ rarefi, ppi che cu oulla pregi 
Il suo amor i suoi versi i doni suoi* 

£i»r.Faccia ei de* doni suoi quel cbe gli aggrada , 
eh* io farò del mio amor quel cbe a me, piace » 

Mcif. £i quel ciie piace a t^ de' doai $uoi 
Vorrebbe far : e. di ragion dovresti 
Tu far de V amor tao quel ,cb' a tq pi^ce . 

£»r.Di$poQga ei de' suoi doni > io del mio amore . 

Màf. A^YUÌ smossa uoa tigfe ^ e non ìu^ smossa 
Te peggior tigre» anzi spietata tanto» 
Ch'io^ apu fitroyo fc;r^ a cui t'agguagli. 
Ma percbé bai d'alpe e di, macigoail cote 
Contra Tarmi d' Amor s. pregoti almeno 

« . ^ ^n^9^ "^^ .màmmdlie , ^miip .traesti 

. I primieri aliamoti », e ti scoogiuxo 
Per qiieftc, biacpa a c^i già pargoletta 
. £a^ì peso .^ave> che., tu. v<^Iia» 
Se non. per iimor suo.,, per ^ amor mioj^ 
.Per amor di Timeta suo compagno» 

^ 3 



2|2. A t é t' ' Ot 



■-1 •» » * 



obi ti tolK.r ardire? ' 

AU.,0iì iqi tòlse e lego Fadifner «T cùk, 
% £^i é per tòrmi tostò qutir arYamo 
iQbc;.»! lesta di vita. ; / 

.r-TyP'7 Ardisci, e ^». 

. -^^.j<^/^. Oline» 'f he troppo ardii > tro}»po ìqpetasi 
Né che, pia ardir» che più sperar -mTavanai. 
Tii». A me però non par th^ ^t' albbim dato 
S^Qo si esprèsso di saa crndelcate. • 
Cb sai .ta che onestà hon le TÌet«se 
Il restar teco/. 
Jc/c» E c[ttal pià*eqitesso segno 

. «Pofio o debbo aspectar, se non aspotfo 
1,. '. eh* ella fl^i cavi di man propria ii cote? 
.^,]E mei cayasse jpar » che non :sarebbc 
yita ' che non cedesse al morir lÀia. 
.Io. fon scorto »Tiflaeta> s'io noci moro: 
.Iij ^*^ noQ rtiinp gii da falche scoglio» 
^ ..^ Són ntipato: e. se questa ^ttiia mano. 

Troppo s^JInddgia a:dtfr dal corpo esigilo 
A Palma, lo faran'dne crudi temi, 
Crudi^ acanto leggiadri. ^' < . . 
Tfw.Koù disperare, aspetta^' 
^ ; yi^iam^ pria qnel che avrl- fiteio Alcippe ' 
.., ^^•^i^>loQ^m yoi;liò asp^ar: ta» tejai'àimasn 
Cóm^ ogi^ot crtsiy e éomc ' cjcedo tuicora > 
Fa che sia^nòto'à ttttti I peacàom 



Cli'Eaiilla fa ^ion de la nja pionx. 
ttttm. f^,ptti j-dod' ditperfre i ecco; eh' Alcippe 
. '. pa Difilli. ^P'^?. .o<^ v<El> ixn^ 'men^. - 
^Ir. Secondi ìI.delpi.Amore, .e^hi feiiuna 

Gùiof! ù dctii' rottrì , o pncBioTr. ^ 
Xm*. Tain> qntl che a noi pt^ht , a le'ì^Cceda. 
^/ci/. pìsfscf^ojnat da^te ^i'a^nnri Alceo. 
£ con le guance i^^cièna' iPcoie^ 
Cbc.^^i ii,fi ^acede -' ',' ■•'• 
Quel cSe mdco 'biamaìd . 
'^U. -E che mi si copcede? ' - , _ 

^Uig. .Mi, ditK oggi TimetB a nonie tuo 
Ch'attesti iTiito caio aooi inamente ' 
Che Eatiila t' ascoltasse:, ioi^he. t'.amai 
I Parlo d}' gtieil'amot cfie noti he rali) 
Dal di ciie t^ caoohbl, l'ìitf ptC|pta 
Coo qael-.n "" " " ito 

A fani qi)e a 

P'j^f^. <; Bidito» 

Ch'ip la Ti mn 

ViaiitB.di I 
Ta> Tinwtf 
PeicbJ, le f ] 

., .jSafc , ,. It.me, Re T«lÌo«' Alceo,. 
V MosWoggU! tuoJftRti Ae ,n'h4l lùs«(Qot 
!^l«*ylS minugie}», ilftinjente. 



m4 



M2 la lasciar pzttìt se non «e ptcddl 
Qualche scgAo d* amore» Io tei ricordo* « 
Meli vado a riveder i inìei compi^priy - 
th* aver deoao apprestate omii ,le fUeiìK 
Addio. Qufaici'okrc'ci rivecbciliov * 



'j 



B 



SCENA Q U A &' T A; 
Jiki0j MMfilUf Aléifft, ed t€i04 



Ella madre d'Amor, se tnki ti ealte *^ 
Di ptego ttman-, se mai porgesti aiu * 
A tao divdib amante, ora ti caglia 
De le pregliiere mie $ porgi soccorso 
A me fedele amante e pescatole; 
Che» se ben ti rammenti, ta nascesti' ^ 
Da le sais' acque, e per Isr di de tsàti 
Le tue tenere piante adtanèr ì liti . 
Per la memoria del tao amato Ad«ttef 
Tanta fatondia a la mia lingua spira, 
£ nel mio petto infondi canto ardore, 
Quanto Ti pose il tuo %liiiòlo aidilt. 

Z«r. Promesso: Iio d* ascoltarlo , t ascolteiollo, 
Ma con poca sua gioja, • 

AUif. fiesolo appunto^ • 

IO difltroa^piesto jcoglio mi rftfny* 
Per «dit ìA die dice,, e pte tedeio 



Atto JtxU •tjl 

Se bs<et?i'Ia promesii. 
^Ic. . Oiniè» che teftto 

Cotrecini per le t#iie 

Misi» col ghttocib U iboo* 
JEi$r. Tu sei $tato ciKión <k^ tbbit ad Altippe 

Con giaramento la ihia fede astretta 

D'udirti ragionate tuia fiata é 

Or parlai ch'io sdn pronta per udirti | 

Ma con quanta mia doglia « stflo Dio* 
uffe. fiurillai aniitia miai 

Timecft mio comoagno» 

Al quale è pie (he a me niia tita «ala» 

Stato è di ei& cagione; e se t'inciescè 

Udir le mie parole. 

Parti} né ti ritegnm 

Il fatto giuramento} 

eh* lo tH>n soglio poterei 

E non posso vélètè 

Cosa che a te dispiaccia ; 
•fM". Se pttt ^ rCrOf Alceo > 

eh* abbi desio di iatifti cola puU , 

DÌ quei- che vilbi, M studia d*fe8$etbl«re. 

OAd'ieh* impallidìsei t A che parenti 2 
Jffo. Ne le tenebre av?eczo»*' ^ 

Quasi reo: liberato > che dal Ibndo 

Di qualche oscura torre eèca a-la Iute» 
Ptvento U-thiato éàì et gli ckcfa| mot 9^ 



I > 



zsé A t e t o »• 

^ ■ 

E il mio cor ^I^. si sicnu esser ^vìchk» : 

|L te dolce sua morte» 

Trabocca di dolcezza.! , 

Onde gli spirti ^ *1 sai^g^ 

Corron per dargli aita, : 

Lasciando esangui e fredda . . 

Tutte le Piloti estrepje. , ; i. 
^ur. Io so che tu sei dotti?. ,Or fiaa accade 

Cbe tu TQglia scoprir la tua . dottrinai 
jiU, Saggio non fono i o se tra pescatori 

Di questi nostri, lidi Jio qn^lc^ aomei 

Non è virtd de 1* intelletto- mio , 

Ma virtù de* tuoi lumi; onde m'ìoscgoa 

Amor quanto ragiopo e quanto 'gerivo ; 
£ur. Lascia» lascia le favole e le ciance, 

£ di quel eh' hai da dirmi « 

j^^* Affisa .alqqanco 

I tuoi ne gli occhj miei, ch'iareniltrii 
Quello che dir vorrei, , . .^ j 

Sur,. Con la boccf ^ parla , e ÌDoen eoa gli occhi* 
Me. Se noa fos^i si sorda, intenderesti • 
- I gridi del «^'9 core s e se non fo^sl 
Ci^a. t4pa al miohsne, Argo 4I «iiMiale, 
Per man d'Aipor v^drwi 
Scritt? pfil vqW 910, . 
;L* istoria de' mici mal j^ \\ '\ \ 
. Chieder tà' hai latta iagpoia'chlio Vaifolti^ 



A T *r *o iir. Jiff 



£ se puf grascia ptfè chiamam ^fMftti 
Che 5 p6r|eti«oti ddii^ftzà ? iPioVIlSió 






Poco mòsrri cararM. ' - - * •' ' '* «-ì 

Cara stanco ootdrìeró '^^^ ^^c. ^^'^-^ 
Il desiato porto^r • • • • * '-^' • »i * 
E cose poco crira ^ - ?: - ' »- '^ • i 
Carca di pesci tra^ là fet^ afUiSo" *'^ 
--^««tet<^ pés<fAcoréì ••- -"* - ^'^' ••» * V 
Come pocb cur<)p<io^e(tfcico^ii?òre'.^ ' -^ 
«^ QHHOf^ perle sìmef i fidi A^'iitìéUtf' -^ 
tQMiSà colliri» e'<^attti '^' » ''^^ ' *^J 
Lapilli pttriofi ^' *^ ^ ' 

* Mft nel* suo ricco* ibddo il* n^to ^ifÌdo#i>' 
MW sark&o bastanti a ^rià^ili ' ' ^ 
!•« n^ilesima patte de l^^ibjft'^^ ^ '^ - 
Ck'io sento^ ki tua presenza .• *^^ '* ^V 
sur. Ora ioconiiiibia; 

Me. Fa dte ^la t«& beli'afittti 'àéces^ iii'tiélo 
L* anima mia ( se if bassd "pèsbitore 
Ttnto ^ir lece ) e qualche 'afta cagióne 
T «mI fonè invohra la memoria "^ *^^ - 
DdTaMbrdi là sa? ma de 'f aihtftó - 
'Qi« ^ pond^'^dd di' che^in'^èkd «Damo 
Discese > non poHld; nè^^éì^emit^V 
Che ,. come* tu. ben ^àìyììì o^Hfi^èiia 
Uscito I eitttai pdr tè f'àfuk^ HA^tt^Boi 



•^ « 



tìi >A & e i o» 

& foéfìfi hotHf e qimta lingua «U 
t>a la loaniinella 'afticlKii se^mt^^ata , 
Le me lodi» il tao i^mk dir af^t^sc* 
fa sai» <l^io Boo poteva a gran fatica 
Knhàt al mar i tividetti. agoni t 
Quando nel mar d'Amor soìmco- ie**fais 
Che a me stesso mi tolse il tao bel viso: 
Né si iqno potei >slc«ri i fìùAì 
Muover al gir » che a stgair fa- gli Tiirisi; 
£ se taiot volca giraiit alrroTe» ^ 
Non sapeao gir . Con ^ttoot^o amor* con quanta 
Fede, e con ^oaoia aaoflidetza VabUn 
Seguita» tu lo sai» sallo chi vide 
L* opere nostre*» e i (aiti pensieri» Amore. 
Teco mi piacque il mar» la^rete e'I legno 
Senza te mk dispiacque i il -sol non mai 
Spiegò l'aurata chioma» .ot Iffa sósella 
L*iAargeorato crin» ch'io non ti fossi 
Leale amante e fido' fltrvo* a ino .- ' 
Non mai con tant(v «do custodto 
Pietosa lecchia i fieli paigoletil » 
Come io te custodia: ae caior Aumoo 
In gran periglio» a la satute mia" • 
La tua ^eposis un tuoisol cenno m*era 
Comandamento esprffs^i e dip^ìldMk 
Da' tuoi begU. occhi y*'Ofide mia vita* pendei 
y acuto 9io«.df le mi^ Togtki e'I fieno. 



Atto ili. m 

Volli ^el chi tokiii i akro fioft voUi 
Già mail te per .anam e per xetaa: 
Tennii tt pcc iiuai>J>e4j l)dUytemure. 
£ «ppuQto. oc mi. tovvieo! dk' Hita. mattina 
M* lo spunut 4tfl di , la. J»elL' Atiiota 
Ornata U cria.di gigli .« d'amaranti 
.Colti Ofil bel. gbr^ (liti ^{»acadito>. 
BitcMamaTa i intikalL.a /*opi« nute 
Dai lor àp^ii» ^e m dalitito fajtfone 
Con la fibioin« i»4egpSuàc ti moitcaTi 
•Qiiaci nuoTa; Eottitoa: .ed ioi eh' aacoso 
JBra diecco ma . maot htay di loo ticchi» 
iUabedoe vi micaTa»^;e »>n:sapeiiari . 
Soerocr ^ui^l di voi due lbsse.|iitt bella i 
£ pia volle ^ledei'cbt tni'Aaroca 
la terra foni » ed elln io «ielo £aiiUa • 
Quando gitu k nei» o cdoglie -«.Vveoti 
Le.biaoahe vele» o .prende in mano il remo» 
Altri chiama Amfitcitei altd Nettnao; 
Io ce cola» o mio nume» ogoor chiamai: 
£ se talQca età tudbaCo il mare» 
£ fosco il del» noo solo o io splendore 
De le tue chiare stelle» «ma sovente 
Al dolce sQoa.del eoo bel nome) ancora 
Vcdea £icsi> traaqvtUo e ^picaco e qneUo • 
A ^e far» se talok la mia'baishetca . 
Ne Tagooa del nmc Talare pmcocsfe» 



'' ttf9 A t c i O^ 

ì 

sparse le tasse di spimiftie Bacco . 
Il secrirci l'aittarti e roiioclÌKÌ 
Uoica meta fo de' miei pesdeti: 
£ n'ebbi « i« lo confesso , 'gnldecdofte s 
Bientte non mi negasti ch'io rensssi' 
Teco pescando > mencte mi ttnesci 
Non S0 se pet amante o per compagnos 
Ma pec amaate noi che d» foci giorno 
Che da T imperio de le cne pceglUece 
€>>stceteo t ti soopetsi 1* amor mio» 
Ta mi Ai^i* Ah cmdel !. tm' la cagione 
Fosti ch'io mi scòpnssi. Io son rolear 
Ta mi sfotzasci. Oc se tm r«ttor ràot 
PerdU'dere esser mia la penar £ poi» 

' Sia r error iaio » ( che Toglto £arai reo » 
Se ben non sonò } don ti basca armld 
Tormeataco taot^anni? Va giorno solo 
Che m' avesti privato del suo toIc»» : 
Sarebbe stata pena ad o^i grande 

' Delitto eguale: e cu me n'hai privato 
Un anno e mi Instcoie^ quetch* è peggio»veggo 
Che me ne vuoi privare eternamente . 
Ah priva di pietà l Se cosi, tatti 
Chi ci ai acopre amance, or che 
A* tool neflaid; Fugge la balena 
Da l'orca» ed il tfeifid da la bakna» 
£ dal deifia U cefab s' invola 



À T T , O zìi. 1^1 



Per timor de U norce % ta che fbggl 
Da me, perctè ten Aiggi, e mi c'iayoli? 
Leggiadra fiarilia mia, finisca omti 
Questa taa .cmdéltate: e questo pianto 
Vagliami s)i ch'io poi non Tersi*! sangue» 
Sgombla il falso sospetto che ti prese 
De l'onesto aoior mio, sgoùibraodo iosieitfe 
Dal petto mio le nubi del dolore > 
Do?*é il mio cor sepolto s e mi concedi 
eh* io venga ^me prima in compagnia 
Teco: tanto sol chiedo i e tanto sol<jf 
Mi b^sta.s e se non tuoì per tao compagno» 
O per amante, almen per servo acceatami. 
Per la bellezza taa» per l'amor mio, 
Gh'a la taa gran bellezza è forse eguale, 
Ti prego che ti piaccia palesarmi 
L' animo tuo , se vuoi gradirmi , ovvero 
S!" odiar mi vooi: perchè quindi dipende 
£ la mia vita* e la mia morie. 
£«r. Ornai 

Sono stanca d* udirti. Ti rispondo. 
Ch'accettar non ti voglio per amante» 
Né per compagno men, uè men per servo. 
Che non m'aggrada quel, questo non metto i 
Anzi t*é vero che mi porti amore. 
Per r amor che mi porti io ti scongiuio 
A non amacmi. 



I^t A L.C £ . 0« 

lAlc. Non è io fot^t mio 

Il non amatti ; e daolmi iarino al coiCi 
Noa potere obbedirci: 
Ma troretò ben io 
Il modo onde finisca 
L'ostinata tua vogHa e l'amor ittio. 

JEi^r/ Segui, e finisci i s'altro a dir ci resta i 

'Ale, Non mi festa che dire: 

Soloi «he far mi resta, . ... y 
Coichè il Tedermi tanto ti dispiace* 
Ora da te mi. parto 
' Per non più rivederti, fien ti piego» 
(Ma so che prego indarpo) 
Che quando intenderai l'aspra noTella» 
. La novella a te cara» altrui spiacente > 
De la mia morte acerba. 
Non ti spiaccia onorar l'esequie mie 
Con una lagrimetta. 
Con un muco sospiro: 
0> se ti par che questa grazia sia 
Forse troppo alto premio al mio fflotiit» 
Non ti dispiaccia almeno 
Passando innanzi al gelido lepoloo 
Dove sepolte sien l'ossa infelici, 
. Dir: OssM fredde, che guk foHe jil€»0é 
Vi sìm lieve lèi terrs: Mimti fscis 
Che il corpo ne la tonjba iacenectco 



Atto xii* 1^3 

E rtlmt Dc rìaferoo 

Ne sentirà conforto. Io vado: addio. 

Dolce mia morte, addio. 
jilcip. Fermaci 1 Alceo; ritienlo, Earilla. 
lE,ur. Alceo» 

Fermati» Alceo j opn ti partire» aspetta. 
Ale, Crude! > tu mi ferisci 

Con la pungente spada 

De le parole cae> 

£ poi sanarmi tenti» 

£ non ad altro fine» 

Che per potermi dar naore ferite. 

Non yaoi dunque eh* io vada 

Ad uccider me stesso? 

Non Tuoi ch'io mora? 
£Mr. No. 

Me, Perché? Dubiti forse che la morte 

Sia picciolo tormento? O pur ti pesa 

eh* io tolga questo ufficio a la tua mano ì 

Se ciò t* incresce» sii 

Ta l'omicida: eccoti il seno ignudo. 

Tu che con gli occhj mi piagasti il core. 

Puoi piagarmi col ferro il pe(to ancorai 

Né mi. sa la seconda men gradita 

De la prima ferita. Eurilla» Eutilla» 

Anima, cor, speranza, e vita mia» 

Soiticouius die mi sento Tcnix meno. 



x^4 A t a E d. 

jlcip. Eurilla, cime, sosticnlo. O miscrcllo! 
Caduto e ttamottito, e sembra morto .^ 
Io temo che sia morto. Ecco gli effetti 
De la tua feritate. Avessi altoeno 
Un poco d* acqua ittséa per poterli 
Spruzzar le guance. Aji cruda l questo officio 
far dovresti col pianto. Ecco si scuote: 
Chiamalo almca per nome. 

j^^^ Alceo, Alceo. 

Sei vivo? 

Ale. SÌ. ^ , 

^nf Se tu sei VITO, aaaio. 

Ale. O soave mio malel 
Se il mio restare in viti 

Causa la tua partita, 

fermati, non partile j 

eh' or or voglio morire, 

Perchè tu meco resti. 
Jlcif. Fermati, aspetta, Eurilla; 
Ale. Dolor ben fusti lento. 

Se non fusti bastante 

A finir la mia vita: 

ji me resta far quello 

Ch'esser di te, dolore, opta dorea: 

Uccider mi dovevi j 

E se non m* uccidesti é 

fusti ctttdcl, Yolcnào esser pietoso» 



Atto xxi. 1^5 

Io fuggirò II virai 

Poichtè la vita mìa 

I>a me fugge e s'invola*.* O li. 

Ma chi mi chiama» echiragibbaineco? £r«. 

Se Tieni a darmi aita> io la rifiuto; 

Poiché nicga di darmela colei 

Che darmela dovrìa, * tis. 

Poi eh' ella è ria , sii ta pietosa almeno , 

£ a ^uel che son percbiederci rispondi. D^.* 

Di > ^ual fio fa chi segue ingrato amore ? M^rt^ 

Morir dunque conTiemmis 

£ quando Tuol cnidel Amor ch'io mora? Ors. 

Sarà corto 1* indugio a la mia morte. 

Ma dimmi ancor, ^al cosa 

Può porger fine ale mìe pene amare? Mmtì, 

Precipitando già da qualclie scoglio 

Farò quanto comandi. 
Tu mentre l'altrui note 

Da gii antri itererai & 'jìk 

La mia morte palese 

A'pescator' farai. Au 

Non ti doler, ti prego 1 

Che ben muor chi morendo esce di guai : Ai. 

Ta pur segui a dolerti^ io ti ringrazio 

Di si cortese oÌEcio. I^ rado. Acmio» 

Barche , e remi • Addio , reti . AAdSo * radenti ; 



L 5 



\ 



l€€ A £ C 2 0# 

CORO. 



A 



.Mor> credo che sei 

Di qualche crudo mostra 

Nato tra' monti sciti « o tta'rifei 

Poiché del sangue nostro^ 

Pascerti ti diletti. 

Tu con lusinghe alletti 

Gli uomini incauti ad esser serri tuoi; 

£ come an messo poi 

Sotto il tuo giogo il collo « 

Di tormentarli non sei mai satollo • 
Lusinghiero audele> 

Sono le tue dolcezze 

Tutte d'amaro assenzio ^ anzi di fele: 

£ le tue contentezze 

Sono le doglie e i pianti 

De'miserclli amanti; 

D*ira, di gelosia, d'odio e di sdegno 

È ripieno il tuo regno: 

£ con ingiuste leggi 

Gli animi de' mortali tiranneggi. 
Ora col piombo offendi» 

Or con i'oro} né mai 

Di reciproco ardòr due ^ti accendi* 

Duo sdegnosetti rai ^ 



Atto txi# iSy 

Un contrario accidente 
Ancide altra! sorente.- 
Una falsa noTclIa, una parola > 
Altrui la vita invola } 
£ chi ti segue, spesso » 
Pria ch'acquisti il suo amor» perde se stasso; 
Faggiam d'Amor le tese insidie e gli ànsi} 
Che chi segue sua corte» "^ 

Cerca innanzi il suo di giungere a mbr». 



JF^f delF AtU tèrze . 



•M t-t J • t 



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ATTO (QUARTO. 

SCENA PRIUA. 
Silmr9 , t Mtrmilh , 

\^Vt bAb ai Tede alcanoi e pnt ci dine 
Alcippe cbe giices ^ai tramonito 
Il padioa Doserò gìorioetto Alceo: 
Io DOD cel Te^O{ ì'tjii ione alcuao 
Fonato ■ la capanoa; Ìd qneaio meato 
Fotiemo noi cob qaeita occasione 
Star aljaaoto a dipono ìa juico loca. 



Atto tr, i4f • 

\ 

Meri VcDissc almea la pescattice mia,- 
La mia leggiadra Amiota^ cb*ìo rotttì 
A r ombra di quel mirto i miei tormenti 
, Narrarle ad uno ad ano» e se cortese 
M'adisse, e' di pietà tingesse il volto. 
Vorrei donatle un lucido crisullo 
Che da maesna man fu circondato 
D'odorato cipresso, e lo portai 
Da la citti raltr*jeri> ore potrebbe 
Senza gite a la fonte Tagbeggi^irsi » 
A guisa di cittate, e non di lito* 
Vientene, Aminta mi^, lascia la canna, 
eh* io già per te lasciai me stesso ancora; 
Vieni che mentre stai da me lontana. 
Se sento spirar ;aura^ o fremer, pnda, 
Temo che 1^* aura e l'onda mi t'involi. 

Sii, Ed io di faggio un nappo ho a la capanna >. 
Opera d'un novello Alcimedopte, 
Ov'é scolpito un mar che tu diresti 
Sentirne il mormorio, se si potesse 
finger nel legno il mormorio del mare. 
Quivi son le. tre figlie d' Achcloot 
Ch*an di vaghe donzelle il volto /e'I seno» 
Di pesce il rimanente s infamia e scorno 
Di Sicilia, e del niar spavento etemo : 
Par ch'addolcisca il canto micidiale 
I venti e r onde irate : ed una nave • 



' 170 Al c t 6* * 

Che ratta solca il mar^ vinta dal suono 
Ferma il suo corso » e tal dolcezza bere 
Il rettor d'essa per f orecchie e cantai 
Che il timone abbandona e s'addormenta. 
Lasciano allor le ttaditcitì il canto } 
Vafino nuotando al legno» e da la poppit 
Gitcano i naviganti^ onde si tede 
D'ossa insepolte biancheggiar 1* arena* 
Vedcsi in altra parte il tergo aurato 
Premer d*un ariète un giovinetto 
Con la sorella misera che diede, 
Nel mar cadendo, il nome a l'Ellesponto. 
Da un altro canto il mar turbato appare 
Tra due cittadi} io credo Abido e Sesto; 
£ Leandro sprezzando i flutti e gli £ari. 
Audace nuota alla sua bella amata. 
Che da la sommità d'un' alta torre 
Con le faci la via gì* insegna t mostra; 
£ se tu lo vedessi, giureresti 
Muoversi il notator, splender la fiamma» 
Benché intagliar nel legno non si possa 
La luce e'i moto; e tutto lo circonda 
Con mille fregi una vite selvaggia. 
£ ti prometto che dal giorno ch'io 
Lo comperai da on navigante estrano , 
Che venne da Bizanzio in questi lidi; 
Gii 0iai fton Io toccat k libbra «le. 



Atto iv- j/i 

Questo a la mia l*ibrìna dar Toricif 
S*clla qtti Teniss'ora, e si degnasse 
Udir il canto mio. Vieni» Tibrin»» 
Vieni» che mentre stai da me lontana» 
Se gaizssar pesce» o volar mergo io veggio» 
Temo che '1 mergo e '1 pesce mi t' involi • 

Mot. Forse ch'elle verranno; Questa strada 
Le conduce dal lido a le capanne. 
In questo mezzo» dove questo scoglio 
Forma muscoso seggio, ai pescatori» 
Adagiar ci potremo» e far cantando 
Al sol ch'abbrucia i lidi» illustre oltraggio» 
Ecco io m'assido: tu ti assidi aiicoras 
£ la zampogna che ti pende a tafo» 
Al suon desta» e incomincia} che ti seguo* 

Sii. La pescatrice mia 
Ha nei bei seq settembre» 
£ ne le belle guance aprile etemo. 

Ii9f, La pescatrice mia 

Ha nel smo cor decembre» ^ 

E ne gli occhj amorosi agosto eterno. 

tìL Vincono i biondi crini 
Di Tibrina» d'amor gioja e tesoro» 
Le belle macchie d'oro 
eh' anno ne le palpebre i fragolini • 

Jl#r. Vincono di colore» 
Le righe ond'è la fiattola dipinu» . 



' 'hyili A fc e t o« 

De la mia vaga Amifita 

Le beile chiome» ondk mi sttiase Amore* 
Sii, Al v*ermigl]o sembiante 

De la b«lla Tibrìna il pregio dona 

La figlia di Latona > 

Quando, vento minaccia al navigante. 
Idor. Di rossezza contende 

Coi soI> d* Aminta il viso almo e lucente^ 

Quand'egli in Oriente 

Tutto di rose inghirlandato ascende « 
Sii, l/istesso volto de la mia Tibrina 
'Supera di candor la bianca umbrina« 
Jdor. Per il' viso d' Aminta si disprezasa 

De te passere il ventre di bianchezza » 
Sih A' dEffa'li diletta l' sK^qua dolce 5 

Al sargo l'erba, il niar cupo a 1* occhiata t 

Piace a me di Tibrina^il guardo adorno. 
Mot, piletta a 'la lampreda il musco e *1 acqua, 

Al pesce del mio nome il lido e l'alga) 

A me d' Aminta il bel riso giocondo. 
Sii. Dimmi : da qaal metallo ha pnsso il nome 

Il pesce che ha il cor quadro > e verde il fele ? 
Mot. Dimmi : dove si trova > e come ha nome 

Il pesce ch'faa'l cor 'bianco, e è senza fele? 
Sii, Dimmi^ qual pesce è quello che sospira 

£ geme, e non si ferma, se ben dorme? 
M$r, Dimmi : qual pescete quel eh' il del rimira 



Atto ir. 175 

SempteyCTegliala none» e 'i giorno dorme} 
Si . Voi che cercando andate 

Per questo e per qael mace 

Cose pregiace e rarei •'..'■ 

£ Toi che desiate 

Le vivande condir col mele amare: - 

AiTibrina venite, che par cl^J^abbljk 

Gèmme al volto • oro al erin > mele a le labbia i 
Jif#r. Voi che cercando andate » 

Giovani pescatori , 

Per coronarvi i fiori s 

£ voi che desiate 

Torr*a le piantt i pomi> i loro onori j 

Ad -Aminta venite , che ha ripieno 

li bel viso di fior' , di pomi il seno • 
Sii, Dimmi : (e sia il vanto tuo ) qual è quel pesce 

eh* ha tutti gli occhj d*oro, e'I ciglio verde? 
M^r. Dimmi : ( csia il vanto tuo ) qual è q«cl )pcsce 

Che col tempo le case acquista e perdei 
iil. Dimmi: qual pesce è buono 

Contra il veneno dei lepri marini i 
Mor. Dimmi: qual pesce i buono 

Gontra il veleno dei serpi marini f 
Sii. Ritiratevi al porto, o naviganti: 

Che per i lidi van strependo i merghi > * 

£ il riccio tra T arene si ttasoonde# 
Mar. Bicira^evì al porto, o naviganti: • 



S74 A L e B O. 

Che (reme il mar dal fondo > e dei lor terghi 

Fanao i curvi delfini archi per ronde. 
5f7. Turbato é*l mar d* Amor; ma forse un giorno 

Vederò'di sant*£rmo il lame fido. 
MùT. Turbacaé'i mar d' Amor ^ ma forse uà giorno 

Per me farantio l'alcione il nido. 
Sii. A Tocchiatella nuoce il freddo verno: 

Nuoce a me di Tihrina il fiero orgoglio* 
Mot, a l'ostrica dispiace il dolce umore: 

A me spiace d*AmÌQta il fero orgoglio. 
5f7. Mirando gli occhj di Tibrinay io resto 

Qual uom che l'occhiatella abbia toccato. 
MùT. D' Aminta gli occhj rimirando» io resto 

Qual delfin ch'abbia il pompilo gustato. 
Sii. Dimmi: qual pesce ha nel suo grembo il mate» 

eh* ha le squame più dure assai dei maf mi.' 
Mùf. Dimmi: qual pesce ha nel suo grembo il mare» 

Il cui fcl può spezzar le pietre e i marmi? 
Sii. Dimmi t qual mostro è quello » e dove nasce » 

Che dormendo net lidi, i lidi assorda? 
Mot. Dimmi : qual mostro è quello • e dove oascd 

Che de l'avute ingiurie si ricorda? 
5i7. Dimmi : qual pesce a Trivià è -consecrato ? 
M9r, Dimmi : qual pesce a Petseo i coniecrato ì 
SiL Qual é quei pefct (e ti concedo il Tanto) 

Del qual la destra penna forma e mostra» 

Posta al cuor di chi dorme ^ alti S|»a venti? 



Atto xt. i-f^ 

Mot. Quale quel petce (e ti concedo il tMco) 
Ripieno d'alga > la cui pelle mostra 

' Da qiial parte del ciel spirano i venti? 

5f7« Ecco gent^ elle viene. Andiamo» andiamo i 
Che a caso qui il padron noi» ci trovasse. 

SCENA SECONDA. 



A 



Xceo qui non $i vede: ei gito i certo 
• A darti morte. Ab miserello Alceo! 
JEnff. Non corre uom cosi presto a darsi morte • 
Tini. Non diresti cosi » se tu sapessi 
Quanto amor possa in un petto gentile. 
Anch'io sovente a datlami vicino 
Fui gii pia volte • Orgoglio e sdeeno ingiusto 
De l'amata a l'amante i gran ferita . 
I^r. Come tu non moristi, cosi forse 
A la voglia ch'Alceo tien di morire. 
Non seguirà l'efiètto: e bench'io abbia 
Veduto chet poc'ha, partir volea 
Pei gir a uscir di vita» 
Non per questo cted'io che vi aia gitos 
Perchè gii sstati amanti 
)ì fingpi; «OK tali ao per «sa(i.7ax 



If^' -> 



lyi A L e s o; 

Per risvegliar pietà dor'ella dorme. 
Nei freddi petti de ir Iosa 'MMeV ^** 

Tim, È ifidegoo affiitto di- chkNRa»iÌ' amlìJér'^ 
Ciii finger nel suo amoó pàò ^«là tf cti^J^ ^ 
Alceo £i reio imantrt « •Mttirti^jdè^'i' ^'^^ - 
Ch'in grandrzza d'anlorrftail t^^^éèÉ» 
Mentre ck' amai » ed ayri faMr ^^B(«rt4idi : ^'*- 
Ch'egli dicM. Che «U come voi dite ^ ;'^' 
Voglialo Di^i maT.'dei cDiiH*tior^enl#;^ «' '^'^ 
Voi doTe lo lasciaéà;e?c€dMn tfaàP^^ìMi'^^ ^ 
jilcif. Eri partito, ttp^eoa» qpoafitf'io^Wnflft^^ 
Qui con EtttiUa» e tittovattf éftéeo, ' /'^ 
Dietro a quel scoglio mi naì<)Qi9Ìif 'IMI '^{Tj- - 
Le parlò lunga pezla, « disse ctffeé ^ M ^^^ "^ 
Da far pietosa 1-impietate isttfssar^' '^'^'^^ ''" 
Ma non U mosse unquaoeo ; tt' ébbè^VReià' 
Risposta: onde al partir le piaote mosse y 
Dicendo voler gir « .4af si smorte e' 
Ma costei io ritennei ch'io gridari*'* •'/*--' •' * 
tJtiinUy EmriiUì ed- ei' tornò di ntfòvb ^ * ^ 
A ragionar piangendo, e in ragionaoMb^ "' 
Tramortito cade* Qai corsi allora s 
Ed ei rivenne. EUrilla^, perche vide '^ ^ 
Ch'egli morto non era, altrove volse 
Fuggendo ai piede. ^Ifllgfata,- e 'qual 'digfòM ^ 

. A ciò ti spinse ? Jo seguitai la traccia , ' 
Di lei per sicoadatlay e farvini' ' ''. ^^^' 



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A ' r • t • o IT. . 177 

Li doycTtt tMif«i« Q<iei de. seguisse 
D'Alceo r dU ama Jo toi so dirti solo 
dtì^ì fp tiHvi^ |i«iatf : ma pouebbe 
Eller sttfo .ooip^ptto a la capanna 
Da Siloro ano serro > al quale io dkil 
Che ^ ^«aeva^/ 
Tmi. Io remo: e roglia Dio 

Che'l tìoior n|o aia faoo. .Or godi ^ Eutiliai 
Quel pcscaUK che Jtaoro odiaw> è mori!o. 
Oh 'die degni trofei, che bella gloria >- 
Che trionfo onorato ne riporti i 
Ptira d*nmaniude, ab pài doreano» 
Oltre gì* immensi meriti d' Alceo ^ 
Le concinne piegiiiere di costei 
Farti calciar pensiero. Or ti oascoadi 
Iq faM^ bosco, in qualche chiusa cella» 
Né operar, più troy^r amante o sposo • 
Dal consorzio de gli uomini t'invola, 
Cmda^frca omicida,. Io veglio * andare 
A ritrovarlo» o yìto o motto. Addio. 

SC£NA T£IL2A. 

■ . • I 

SturilUj AUiffe, NttmcU, a.Ca^^. . 

n 

\Jltaè , eh' intorno al core 
Un non so cb? d'incognito mi serper 



iy9 * A. l C 1^ o. 



ir \ 



Che mi pmige'>^Ì0*>r<fc*' -ahi/j 
Coò incognito affettò' • ' csda t^ 
Mi fa mesta e'dòkété, 'é^fée èhm tifi 
Dal cor a girV>d*iMl^piÉii^ « al ^i 
A la bdcca i «òspitt • '* « '^ « «i f ^v/^ 

^/^/^Machi 8 costar dicrYiMtècl^«i9eUbtt? 

Nun.-Nonsosti^'Vbtiitt' <oi ' ,:,- 
Ood* Ilo r abìYtto lligdttifcfro, m:'- i ^ 
Tanto Tigore ini* mk cohceAb,^'':'' J 
eh* io vi pòssa na^ar ffht^ 'eb*4^^rsiftitOi 
E ^ quello ch'ho Mentito*.''* - '-^^ * v;. 

Alfif^ Taci , ^ 'HyrAidt Iena j^- '^^ ir . . « 
Poi ci nurta per EKò'éiò cKMfiT apriti. 

Nu». Io giurò -ir 'tiet,Wè^^rerò ^- ~ • r. 
,Ciò'che son 'pér^àarti^r^T^ . i. . . ' 
£ temo che 6oh !^ thi Mé^li^icflsAll 

C«r. Pescàtoc,> non' 'ti'' sfn^fi^ia litfcélli mi 
CoflsapcVori' far 'di \àì tìdtH». '" ^ - . 

J^»;». !b io^cilto'^atom pin ybitali^^ 
Qiraiitò ci Veggo* Eniffla", ' ' -• '" 
A la qaalc apj^ftiensi '^ ' - " 
Più che ad iirtt 3i voK ^ • « * ' 

J«r. Pòrgi' ptificipìo 

A <]utt xhè iti €7\M r cké K ^» iP^ttsegno 
L'animo mi predice -^ 

Che messaggiero sei 
Di gualche :f?YÌ^6 utfaustò ^ krfcHtt. 



A, T, T, O Xt. 17» 

l^an. Duotmi avesti. >,.tidtfe . 

Cosa che, come creda» .è p^r spiacerti: 
Ma ^ «ib'alm che io i^m, può ridirla > 
Io la ti ri^MÒ «- IMsttse in giro 
Arca le reti al sol pei ascmgarle . 
. Pjfoafio i^j 1' a^tioa scogHo die s' appalla' 
Del famoso gueicìer .cbe forsennato 
per Angelica ^lla erro jjjran tempo » 
£ sopra j^-fcggio' e Imo' d'alga steso 
Io p9tce ove il, terren , lo scoglio adombra» 
Scava sopra pebsiei» quando^ interrotto 
Fai dal suon d* 00 sospir die parve uù tuono • 
'£Kft}( l*f^refchie allot», e gli occlij ahait 
£> oon ,Yednto> vidi un pescatore » 
ti qual conobbi Alceo , die al' sasso in cima 
Scava Ji^ a^o {loglioso y e nel sembiante. 
loi9 tcb'^a\|r9 jrpite, a;vea d* ascoso udittf 
Le sue. querele^ e.pifsona diletto» 
DoV'i'pitt curvo il sasso 'ni*'appiattai 
Per adirlo lagoatf me ^iì dolce 
Si lagna al suo, morir Viano il cigno» 
Nd CB^d piange. Alqone il suo Imaritóy 
Colo*^^soajiFe si lagnava: pianse, ^ ' 
\^ <E^ sospiri; tè lagrime e i sospiri 

Seguirò poi qaestt paròle: ^ >• 

Xar. * Òinié, ^ 



I«0 A L CE O *- 

Da la tua lingua aspetto/ 
Nnn, Poi che non hi la TÌta 

Cosa nel tegno suo , 

Che possa dar rimedio al mio gran malesi 

Forse nel regno suo 1* avrà la morte • I 

Morir dunque conviemmi 

Per morir a le doglie» 

£ nascer a le gioje. 

Ma qual gioja poss' io 

Provar dove non sia 

La pescatrice mia che resta in vita? 

Poi che cosi comanda 

Fera mia stella» ancora 

Morto sarò infelice: 

£» quando ben potess'io» non vorrei 

Esser gìojoso in parte 

Ove non splenda il bel raggio di lei : 

Tra gli amorosi mirti 

Andrò nuda ómbra errando 

Fin ch'ella venga a farmi compagnia: 

Forse» forse allqr fia 

Ch'ella ira grati ignote non mi sdegni. 

Voi > miei fedeli amici > 

Prender potete esempio 

Dal mio crudele esempio 

Quanto poco seguir si debba Amore; : 

£ in segno d'amicizia e dipietade . 



A. T T O, IT. l8l 

Chiamerete talora- il. npiae mio 

A* ftcddi sassi iutornjq. 

Voi, miei cari parco^^i, . 

Soppowctctc in. pa«c , : 

L* acerba morte mja; , , 

E poi cbe al cielo, piw - 

eh' oggi r estretno. sia ' 

Del vìver mio, per me pittate Oj pianto 

Non vi bagni o scolpa *.. 

Se turbar non volete. 

Con li. vostri^ dolori ,^ ^ 

La mia eterna quiete • / . 
lEnr. Ben averci di matmo 

Se non piangessi , il core. 
2<Tun^ Q9Ì fece pausa alquanto; 

Indi si trasse Tuor del sen(| un velo > 

£dt asciugo.ssi il pianto' - 

Che gì* innondava -il volto. 

Ne formar gli lasciava le parole; 

Poi cosi, seguito; 

Ttt> Cihe non sazia deji apio pianto j< sei 

Avida 4^1 mio sangue, v, 

Eurilla, godi $ io jcpoto : . 

Vado lontano, in parate o^re.noa mai 

Ni pesca tor ne nayigai^tf.. arrida, 

Tji non pid ini vedrj|i.> 

Ma «pei^o anq^c eh' u^. gioraa 



iSir Alceo» 

Ti sari tanto amara 

Questa mia morte, quanto 

Ora t'è dolce e caia. 

Non ti dispiaccia intanto» 

Il pie quinci movendo» 

Concedermi quei dono 

eh* io ti chiesi partendo» 

Chcy benché picciol sia» 

Se mi sarà concesso» 

Parrammi aver avuto 

Nobile prezzo» e degno guiderdone 

De r immenso amor mio » 

£ de la morte mia. 

Ma che ragiono» ahi stolto I 

Non dee per cosi pjcciola cagione 

Piet^ render lyen bello il tuo bei volto* 

£ qui ' sgorgando un fio 

Di lagrime interruppe i suoi lamenti. 
Zur» Oiméi che sento il core 

Schiantarsi per dolore. 

Ma dov'andò* poi ch'ebbe cosi detto? 
Nttn. Tu lo saprai » se porgi orecchie al teste. 

Poi cosi egli riprese: 

Voi» che nei fondi algosi 

Vivete» e per quest'onde 

Gite guizzando» o pesci» 

Gite» gite aicuti» e non temete 



A 'T X O It. X85 

che mai pra la mia rete e là mia cUnna 

Tttrbi i vostri riposi: 

£ poi che mi condanna 

Il mio crudo destino a s) xio £ne> 

Mordete e lacerate 

Queste membra mesehinei 

Prendete la vendetta 

Di chi fece di Toi stragi e f apine* 

Ittfé A la mia cradeltace> 

£ non a V amor tuo • si convctiia 
Pena si cruda e ria « 

Nìin. Rivolto poscia a le ninfe del iiiare> 
Disse: belle di Doride figliuole^ 
Scrivete al duro caso in questi scogli > 
SÌ che sia noto a tutti i pescatoti, 
si che lo sappia £urìlla, e se ne goda 
Quasi di suo trionfo r e i naviganti 
Che verranno d* Astura jo d'altro loco» 
fuggan, aapendo ciò» ^nest'onde infami 
Per la mia morte : e cosi 4etto » il nome 
Chiamò d* £urilla mille volte e mille:: 
Al fin dicendo» £urilla, io vado» addio» 
Col capo in giù precipitò nel mare* 

JEMf. Ancora io spiro ? Ancora 
Godo Taura e la ìiXceì 
La godo sì » ma non godrolla a lungo » 
Alceo» se morto stì. Tu taci» Alcippe? 



Com'^cserpito xhe ta non piaiig^?^ 
'Alcif. * Come 

Esser paò.dbe.ta-jpiaiigaa Ialini stupisco 
Pia di questo tuo pianto e cangiamento^ 
Che non mi dolgo de l' acerba: xnort^ . 
D* Alceo : ma put fotz^* è eh' io me ne ^(^ga , 
£ che ne pianga. Ma tu. natra.s*Altx:o 
Ci resta. 
Nt^n, Lungo spazio andò .^tt'.aci^aai 

Al fin lunge risorse p e volti al lido 
Gli occhj» me vide» e parve che,xidcsse 
Per aver ritrovato testimonio 
A si gran fatto: iodi temendo forse. 
Che mi mettessi a nuoto a dargli, aita , 
Per il che far già. mezzo era spogliato» 
Di nuòvo s' attuffò , né più f isorse^ . . 
Ch'io lo vedessi» e credo fermaji;^|ire 
Che sia affogato. Io voglio ir. la novella » 
A portarne a Gildippo. Voi j^^tqjptCy 
Pescatori, la perdita d'Alceo» 
eh* è grande in vero: e tu, xitrosaXuiiUa, 
Piangi; che più d'ogni altra pianger dei. 
(Ur. O miseri mojctaliy a ^Qanti caci 
Siam sottoposti! ,. 



o 



Atto :xy. vr^y 

SCENA QUAJITA.. 



Miserello Alceo ! 
£i te trasse da V acque » 
Donandoti la Yita> e doppia Tttai • 
(Cb*anco i'opor ti lese) 
Opera veramente graziosa. 
Tu nel mar lo gittasti. 
Donandogli la morte . 
Ahi guiderdone ingrato ! 
£jvr. Deh non voler per Dio 
Aggiunger esca al- fuoco 
De r alto dolor mio . 

Ora m'avveggio eh* io 

Fui .sconoscente, ingrata; 

£ me ne dolgo e pento: e questo pianto 

Ne di fermo argomento. 
Alcip, Or che ciò nulla giova» 

In ^te pietà si trova : 

Allot ti bi segnava esser pietosa 

Quando piangendo ei ih chiederà jonercede 

Con atti e con parole 

Da far pietosi i sassi: 

Allor quand'io per lui la ti chiedea*' 

Non ti diis'io pia' sroUc. , :... !. :. i 



%%4 À & e s o'.' 



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t -■ -• 



Che- li )ftcg>«<> poirgejjgli soccorso i 
Sarebbe, gito disp«|:aco a morte >/^ "^^ 
7u noi cEcjesti » rigida egaalnico'^» ^^ 

i, D'ampi: ^riV* e di.fedc: . .; " ' * .; 
Oc pUtigi morto cbi tivd ùcciàesii^^'"^ 

Xur. si, ch'io r acci» : le parole mtèl '^"' 
I miei modi superbi e dispettósi ^^ 
Turo ministri infami - 
Di cosi ingiusta morte. 

Alcip. Giusto giudice Amore > 

Punisci questa rea; 

. Cbe insieme a te s'aspetta *" " ^ 

Prender da lei la pena e la rendì^it^s / 

Mur. £che tardi ? £ che aspetti ì Ecco eli* io^rgo 

. Jl collo al laccio infame,' a la ^cUré? 
Puniscimi ,. signore , 
£ flou Toler che resti 
si fatta sceleraggine impunita «' '^ ' 

jilcif. Se dopo morte resta -'--'» 

Ne l'anime da' corpi liberare 
Alcun senso d' amore f " '* '* 

Alceo, godi, che a questa - - ^ 

Cruda di ce nemica e di piegate '^ ' 
Ha la tua morte itic^crito il '^oter 
Godi, ombra infelice, e spirto erranft; 
Che, (fùal gaiiabero ciirro cift ì&oteii$k 
Prende di ^i roffeadb la Tetfdetta^^ 



A T T • • xlr. r«7 



£ nel morir chi .gli dà wont impiaga: 
Con la jiia^ mòrté'^fcs* ttijStàltjUèJ féWb 
Che pur punger tìy^eifdb koti jocéàtii*» 
M% cBi iasdAto ia yfù questo^ cèMeiHé , 
Che ha d*or fregiate imb^té^artl'élti^e ? 
JEur. Egli i ^ Aleto : lo iìbow^scw «''fegl * 

O Ycrro, a tempo vienU 

Peno pìctos^/fcéro, * ' '* * > 

Ch>ft tempo al mio sì^ttot ìà mano ^iitnafti : 
Ne per altro it^tiltl, . ' r* ' '" ^N -- 
Che per far la véiriietta^ ♦ • *^ 

Che a ia sua tnortc a t'errormia s*shiQCta. 
Perchè non bai, non ttc> ms mUie^ckad» 

^ Coa>che ai mio duro «ore • — - 
Dessi pena roaggióter* ' ' '• - 

ì, morto (ch'ip raéd!9il)'il too tignate s . 

' ^ Ma ^ancD 1* odiai tivb » òr t grnt totfio 
L'amo, e lo branso, morto $ -* -^ 

£ se cfodessi «he riftima mia 
Ikffjse per iocoifiXtfre ' '^ * 

L' anima sua per via , 

. B eh* «Un non m*odime 'atendoi* io 
Di si bel corpo pfiiraj ''' . 

^at non tocréi pili viva. 
Ma se non l'olii iri Tita* • -J ^ 
Esstr eoflgiuntà t Joi^snM'egli it tnobt» 
Debbo per l^ttstir ptha^ osp cbe^ VeadsK 



Ester da lai ditgittAca etetaamefH» . 
Ma ione eh' ci sii bramai 
£ morto m'ama aococa» 

10 sento die nA chinna • Io TCgoo^ aspetti , 
' Atpetta^ anima mia». ,' 

Hi ti sd^ar ch'rio} regna 

A farti compagnia. - 
u<^i>. Eatiila, (O poTenlla! ki tcapatsatn 
\ iCa gonna» . e *fofie il petfio} e che- far pensi ? 
Sur. Vcnhè mi TÌeti> Alcippo» 

11 mio maggior diletco ì - . 

Lascia» lascia che porga e giostst e. forte 
. lo stessa a me la mecittta* dotte. 

AUip. Non ti dar tanto in preda del dolore» 
Forse ch'ei non i morto. 

jSur. Ahi piccolo conforto 
^È questo che mi porgi. Andiftmo al sasso» 
Ond* ei nei mar gittossi $ 
Che bagnato sari dal pianto mio» 
Pia che da Tonda» se rimango in rita. 

Alcif. Andiamo. 

ZHf. AJctppei rendimi il tridente; 

Alcip, ya$ ch'io lo porterò. 

Euf. Non mi negare» 

Poi eh' io non posso lai > che tocchi almeno 
(^esto ferro che serba» e spira an^ra 
Soavissimo odor de la sna mano* 






'. i.v : . I 



A T t m I». ,t, 

c o a- <x ^ ^ • ^ 

VTIovam, pescatr|ci| 
Che di bellezze axniate, .t . :j. t» ^ ' / 

Centra Amor di sujptfWa »€tgend«!^f totó#.*^ 
Quasi nuove fenici ::t\.z:: . *'^ 

Solingbe e ìcoaipagQiip jf > . * ) 
Negate far ocl.r^gna sno soggforii^t * 
Verta, verrà quel gk>ina> ? .-? ^ ■'"' -^ 
Benché tardi a venire) .'.><'. 

Che vi farà (cauae « v . , . . i , 

Come da l'arfp v^ei» miggior Tijflè^ ^ 

Se la corda é più tesa» - * •> * ^ '^ 

Tal, quanto più s* aspetta ,1 *:•:"'' • ^ 
Più nuoce la vendetta • • t • .> . ^ : - ' 
Se talor vede Amoic :> .^ • ,*'^ 

Che beila donna amara ' «-^ ' * •♦ * l-n n' » 
Da' sentieri amorosi il pie declfaìes - *'^^> ' 
Ne può ferirle il core, . , . ' • ^■' '^^ 
Perché la trova armata .* '- '•'"*•• .;»5*K 

Di pensieci.r fdi voglie^, adamantine; ^^-^ 

Simula, e soffre; al £00 . ol u^ ó- . "/ * i>\K 
Cogliendo . il ttj^pf» rs'l locò, «^ 

D'inusitata è>cy),i «^ «, . j ... e*? .♦<! n^'Q ^"^ *»'» *^'' 
Senza' speranaÈ^' di, ^ o./ .? 

Offeso cosi prend^^.,,, .; .J» .i.)o orù--' v»^' 

Vendetta, e fassi ancella 



M 



i#o Alceo. Atto'xV. 

Chi gli fa ptia rubella . 
Credea sicura Eurilla 

Passar i mesi e gli anni 

Senza provar d'Amor Talea possanza: 
, Or piangendo $i stilla 

In amorosi aiFannì 

Colma di duolo e priva di speranza: 

£d altro non le avanza 

De la passata voglia, , 

Che pentimento e digita. 

;Oe eh' aver noci lo puo^ Sxaina e de$ii 

Quel che tanto f uggia: 

Passata errot la mena > . 

A la presene pcfta> , 
Nott sia» donne, di voi. 

Vedendo come offeso Amor punisca; 

Chi contra a lai farsi di ghiaccio ardilo < 



Im$'4ilV Ait9 qtiérté^ 



^dvede^ wHlofco^ e non ho quasi 
Fea£ ame sl^o.e èemo Ji ivgnariin.. . 

ATTO <tW 11 NT % 

scRMA PauM*.. 

Xvf<* <•<«, 

. Sem» J«t «jo ">Mt«». « tpivi jtm 

Di recipipefl 9lii9f ^^c cori a^fein^f 
Tu «i fap^^illQ f «j«9 j f ch^ ti s^ye 
Al.BWJpiiùo «on¥, f> PÌ«rfllfl 

^''«•un.mw.i,^ iwB» 4rw wa j»ti 



Quel cb'ad oga'iafelice lUm si nicga» 
Il sepolcro e T'eseqttie. £ gii non era 
Degno di morte tal, corpo si bello* 
Ma non cura ragione amore o i ì erte . 
Il mio compagno £gon> poco ha» mi tolse 
Rapace il Tebro.* ti mar> per. non pareze 
Men d*an fiame rapace, or te mi toglie. 
jb degnai d* esser pianta meramente 
X^ morte tua: ma che rileva il pianto» 
Se non però si JHega inrido il £ito? 
Il fato, che ti tolse a questi lidi» 
£ teco tolse tatti i piacer' nostri , 
£ de^mar le delizie e de le mase. 
laiem quel che ci resta; presso al sasso 
Onde nel mar precipitasti» vuoto 
Un tamulo ergeremo y pre scolpito 
^ Sari ìf tuo duro casoi e 1* orneranno 
Di lapilli e^;^i^c9nche i^ pescatori i 
S de i *r&nl'>h;iài tesséfaiTÀo > 
si che'l sol non Tpilèoda, ombrella e fregio* 
Qui spesso le tue toÌi tanteransi 
Vct mille bocche e per mille sampognei 
Qui spargeran le pesCìstrici i fiori . - 
Da' canestri e da'grerQbi: e' le ghirlande 
Forse'irl porteran del mià'r' le ninfe, 
A Col^fòSti sì caio: e* feriw d^eile- 
Taonon^'loro albéffifii albergo dato : 
£ porgeranno! i bad' ^ béHil' ia^toi 



h, % % o^, %. ' >#* 



Molte chf l4ff a te ^qp gU S^ffV^T y I 
Vitrà la tii# in^mo^.%Tc;i ;|Bain?,,tito ,,. ,: 
Ne 1 p^i. QOitri, e .ae fa lioguie. ap^cc^ , , > 
Mentie le narisolclier^iio.iltiamyv,,. a 
Mf««i fia dolce il fione^ 5 cliMfo.4gtoi|o. 
iGiadis^r^aescl officU ;^ e. fi^^ ^..p^r ; 

Amico aip*«ov;c.vj4c cc^a^Miefi^e.t ^p ^ 

% • I t « • ' ' ^, 

Qtitm^ 9 jIjiiÌm/» , e Ore • . \ \;^ 

/ Come Fopie tue miracolosQ: ^ 3/ 
Condanna a. c^to ji^ i^^^Mfp^ Amotf^T 
O per. ^. occulte ^t^9^ \ tn% stffiMfLy 
A la beaticadine qifmdff^l^,, ■ y :\;> 

Tu per il cupo e tcm||pstosaJEge<^, f ,y 
£ per il cieop «bisso >^ e peci* infetto : ^^ 
De le imsene;e de le. sconcente^.,:. .;/ 
Lilgftidi aljpo^o,^Jciì^ . 

De le felicitadi ia^un^.Q^mcnt^,^^ .....^ 

«m. Chf: !^0D.^ «oscal Vt^ mAz^l io n|^ 
Allegrie tii^ca fi^i}of^.^VSÌ^f<trk 

C9r. Usciamoi pe$<a^ii|<^ .. r ^^^^ r.f r?^t 

Ad- udii: cid c^c^'ISf^f» r^ r-, 1.,-^ iu^:\-u 

Cwm ;cteo«W»bi» JW?tQ,d^4^'S^ 
GH. Chi, nm c«dtt«o ijvtìitìje, clic,,l ap«P«?^ 



«1% - A * * #• «>■ 



DopaCUi^ ÌJfta«P% ?rfg«àlV' *:^' 
DoTC«fe al«i^ il '{òtfmatlitAV t ''-'"' 

• ^ vmyu^ màtA ^ijjisiÀi mata iUf i^ 

Pecche sa A'* la doglia il piacer segu, 
E di^-iPfik'ée fi i& odblA i ?iAto. 
Ma natia ciò che potti. 
Oli. •'■'"' * «*•*•*•*» !<I*»MI*> 

De la motte d' Alceo . die s'era «f^* .. 
h faift-''-' '■'•• ■''' '•',*»'■ * ■•■./ v_y .■ 

Tfcl}o-"^- '<S«Jè'i8!ft» feiè-lS^ièoé - ''•■ ' 
V««HHé itt¥i tuitiS S 's«i"¥ftrtW. - ; ' ' 

ali. È felsa: aniiW'^» ■ '' ' "^ - 

Vi die*-, A-'ffiH ÌWaS) ' " ' '1 '^' 

Nel mai- «è-* ««rii ^^d*i^aw«.=l -.<: 

T«)ir'b'»i'toh^ttitìì tt*i*^'«afcé, Aw*i'J 

Nuta tatfòWftitMtib;- 

AmvUltó tfièi(fiioV'0RMKe-.Hèa fc' 

Tesa la rete a ttigKtr ^ 'feffioHttlV^ 

E linta a^ an p»l6'fiiitodiémi,' "" * - 

Sci«i»b) Vsili^ii^ "àtéhi ^o 'còb^fiftAa 

M'S^i! ^rèifa di -%fi^ è « iiiiri%bit' - 






/ 



J • 



A v V o t. \^i 

Patte 9ffftài 'lidbt e panè^ %M.> ^. 
t)Me una' «CfisMt Otti cndenio allotf «: 

A caTktit*«i rbnde^vedieia taftt^ 
Grtf^'^ck potmmo^itwlsrapiKiiai 
Ite la^ tnamiix^ «è tfiae: «é-cocoiC • ;#• 
Non w^giaodo pift; udit^ 1 )«oq6 vvggivM 
Involto i& 'èssauBi pttcatot «b^-oMi^ ' 
Parca l .òà/^pscae tal tpàteàfco ^aUorav ^ ' 
Ohf 4b'|aati Tkuu>^'OgoiniiilijMÌ 
A lasciaibi'iceat: fondo: pur plecatt r 
Scacciò da- noi l'ormie^e ià |iaaia!| 
0aéi ttittala footi, il pescatore w 

Riceytflnii6 »el {egnòt jo loitconobbi " ' 
Primiere t egli; era Alceo § aèfocè ii Spianto 
RtMty me Inr frenato i miei coaftpagait> 
Che mofto ii crédevamo, tè «fe ^ 'Uccofto» 
£ gli dMaocio il ceno pee védtre 
S* é fa«9 'Ul v4ta a&ttos' a ttofù U Mt 
Che ÌM moto veloce ìtii' da segno > -> 
Che non # WMto ancora s ioa^ tfopptinlo 
Cai wp€i ìa gM a rananina» aàcieinhéTefli 
L*amor chabio maloradé avea bet«ap») * 
E taoco av -vMsò v* ale àviaiti tlecto^^^i 
Che tvcne-ihéiitro «1 peMo^an laioTiaASMK; 
Lo soic^ifsl poscia i a ine .io^oisi iv^ yrtMftoi 
Ed egliiotpifaiido iangahhtti ' 
qfcpasia 'gtft ioachjy^e ^tpSìfi^ im^ già 



j- i: 



. V^ 4 D « 1 é 

Soavetaepite disseti ahi dii' inì^piHt ' ' 
Del 'itiio ttia^vc ooa&rtof Ah pescatori, 
> CoOM'^^'^^mi tcacjtéf i£ 4111. st^ tal^pici^ 
Che gìi^msttitiplk Y#oe*.Jd dk ;tcdet) a 
Ch'egli era ÌHÌgzan(^erigUo, ìà>qot€à, 
B 'preso ìd inailo un^nino» ( e imiei cQ|nEip«|oi 

c^'fttpn ristes(o: ).>;àir;Hdo^ ol'.m^cmiDQ» - ' 
Ors-'g^citrovaaiciiq laL-figtioolà ! 
Di Mopta e dijMekiito eett Akippc,. 
Che si iffoazciasa. J<iccifti j e isi^grafiay* > 
Le gMMoie pcrr la. 'doglia. .seolonteì v ' /. 
E renicfi'Sl beK sei» <ald)àsrrìnO) ^'\ 
Non meo di uagiie che> di pmmto: molle. 
Le 4ùai > comt ne videro > gridam; 

oj.Vèduto arfeste acasò, o. pisoatpci) 
Gire alcun pèscator per l'/oade [jì nuotof; 

.^'lo'^ ^reggendo le lagrime d'.entraQibc^ 
Lor chivti^'kr o^ioa cb^ le^ivend^ji - 
OsA dolenci» e soppiFlchc d' Alcoo-'^ -j ^ 
Givan piangenBoirasprk morte 'ascHNi*' 
''Oifd#'rìiipossQlodrrVakrà;cagìa|ie. 

* !-Nonvl ii. bgnmaty'iren^r U pianca^j 

B <&itì'jictxaf Ahtq. lo£ a«ldicab :: . ^ l 
Sotro'^la 'pcippavde I» ^àrc&vaao^sov 

• -^Mezio 'tea «oaio « vivo>;i^£ilritt»>v«oaKr 
(ocjurtt^vsddeòaiiil, .^iccatoiiin-Ts^lto, ^ cj 

Entrò nel faglio»* et cade tcatooinim 
Só^rar ku«r;dìi!l«^li|oaIy[4norì02T«iMQdp 



A T. T. oj r;. iju^ 

Dt. jtUiaìite'iu^iftda b màmn/in^-j /;\ . ( 
Indi crasse;, chiamandolp w sospiro s S- ^ 
£ fuvdi/Mflto fona^ud ;Sospito ^r 

Che rianimi: che i gii. s'<ta.aYTÌ|iU> ^ : 
Da ^ael suonittichianHata» ticorvaodo , ..,;. 
Ne la bella prigion. lieta 'iiìvenne: ";,) a 
Onde destato > e risvegliato lAIceo. . . ; < r 
Quasi da profondissimo letargo» . -u -j 
Restò .sti||iido e immoto ^ apa ctede^do > 
A le sue manij a le sue laci s^ssa« 
Onde primiera a ragiooat si mo^e .( 

Boxilla^ e. disse: Alceo i a^a lioo^osci \ ^ 
Colei che si t' o£(èse? Eccola» prendi 
Di lei qiÀl^iii ci par d^g^ Ycpdptn^ 
Al petto allora se la strinse Alceo» 
£ per risposta >i in veòe. di x parole, 
Le rese mille dolci abbracciamenti f, 
i Aoooimpagnaci con'miftti.aospii;i. v / \ 
E< cnfdot che icangiato jniUe ! YPUe^ 1 

Abbiasi r «mine . loro i . los 6; albei^gU » 
O che U sien cnn&se.e'diyeKate , , o 
Un*aliaa.sòla> comfe i 7CQfpi'.lojx> ]\ -, t 
Pajòno ina «orpo solo^.cùsi.jitmii:! • - ir/i 
£• si'icoQgiunti stsMUko.ilO'glì ho'li^scifti ; 
Chersi feganoLr«niiae:3Cpi bi0» . , • \yj 
Qnasi movelle, sdf^iei O; ,ca{awn • . . i h v. ;{ 
£ s'AIc»!che brapiaffolit W\X9 ltnV<^ 3 
Di godonOa ailt:>]gunUi&c om' li»m :^.<i 



ij«^ A' t^'cvgv.o/. 

Da Alàpti 6t «M A ami» Al iokttù^ 

È forse j^fcdfeé ttmt di togaaasi* . 
Restate id pàcr: fo va^do li litMTÉÉe 
E Gildtf^ e M4hiit<ii i ^adei locò.. ^ 
C^r. Quted impàtlA gii aouniti 
A soffri): tote èadti buoxe 
Le lagrii^e ^'*1 doiott , 
E de le lord aftiite gli òdii r l' lit > . 
Ghfe edl Mmpo soffrendo ogni tìgDiC' 
Si sp«8%a} e «òn^tttiié 
De'aaoi #)ig(iaei Amore 
Suol ié dégne in piMM, u iiso i ^aatf. 

• 9 e £ N A T £ & E Al 

A; ' • • 
Mot, » fef Tiddittro io ti dwaiAli 
Ingiusto cr^^t^d^, «r mi pstdonai^ di'io. 
GiustWàiò è" j4tcèsó «i coafosso» 
O cara EttHlla ihia, dopo si iimgiiL . 
Traragli ; t 'd«po tanti i e si direrti 
Perigli, io fkt ti gaiQi e pie ari J&iar 
Id ti Mskldv io tl'toaoyH non |io filati. 
Fede a me Misbve-feaio'Idi aogàatmi*..; 
Jfiar. Io soQov ^tùita^Eàtì^ìgt, Ab mm coki 
Cbe^fi' M tatiCé idgratai:, vie 6ole&:> a 
Paaceiii ^ «tt»^ f ìÉàoi'i coM 4toio{ V ^ 



A « t • ». ^^^ 

che non pètéa Vedérti $'ÌI>'dbto*>fitt]Ila$ 

OMr ^ é'éfibtf ^^kàdiàe iTfodétta ' ; ^ 
Qaal più' ci piace, pur <^^fi6n tti jfàfH 

-Wi 11 tdil'%Ì9»a) Mcto caro e soave. 3 
Se t'odÙI )>'(ft il fusate» ìftl 
«»à][^ttif&i Àèn'dlQékfltà>Uj<"nlto>* ' ' ^^ . i 
Mii & tiUdtfd r 4a \tA è^Afidv v v 
NeMà b^èllé&ibla id'ik^r^)«rddfta| j i* 
Ch'òVd Id3)«%a mum,^ èàiièìtià.- ' . K 
Ale. iiémiilAi aftitea àiW, ÀSèdigà it|flaifeV 

• CMè tu'^'làctidi Mì'altta ^tè& o almfcfto 
Non ti ^gnft^ 'èh'^o ^aeèbl^ 'le ^e 

Eur. Quésti ^^ cke tt far tirila i^tftCtt 
Questa «bica , tra* Osò ffirtì pkMUfr 
Si itirife % '^ èHàicKéV e ^^tè %il«l ' 
Che tt %egaìfo kità> drV^soh^iafe<^ 
Né d'àilte'ftn^il^àit ta'«AMè '|[iftll#' 
Che pA"^ ^acfo', ift %tf %eMk «* , • 
Cottè''^d^>' Hispbdi à <tiib tt^eft . . * 

AU. Non'ilit> fa: Bib.'cdd': A* iò^N>à1ta& sèì%^0| 
£ ta <M ìiiitf signora fe tota' ieèkla r / ' ' 

'' t ìòt^ <dnÀÌ catiP'tfnGTi «Kb « dèndiiò 
Dèi "ttid'floft il {Msé^sb, 'jiyAh»r éì lo-, > 
(9^ %fec» n^t^i seaccSati; ^^(^e<>dkl<%i« 
Onde m "M^t&V ^ ^^fti'^Ùftii 'oftA*#ldb» 
Sarannb If'xnib ^lfir> fi' li^o tè^ìtfib? . 
' «'W'nab «fcgMtal ah«» lf^«glièg|iii tu 



Jk^ h'- %.' t- 0?- 

%M:fBAA:tA, tolta» mùecolti: 

Quando :cbiK;;09, ^ Jegge. a me «esso-, 

»r. ... .Erguc^tc chiome, e qq^ 

Luci cicche infelici, t^c caot'anni|.,, ; .. 
faro cieiche .a( .mip .bene e ^I tuo; doloi^^» 
Tue sowj .(cfee a te. 4©^ ap^p./nc, scessa. 
Tu pqi^chc per caccila non :m*acìeecti;.; 
( Ma , accetta;?, qii dorresti « eh* io non - sono 
. .Sfir.tM>ill di .grajlp tale, appo te 4^gft^ ) 
; Non ti sdegna eh; ip^ s^a tua qjpsa. almenp» 
£ tu siivP»Ìo «atito, e. m^>,sJ^or^. _, 
:^k. O mio .core,;.o mia ri^a, o^ mio soarp 
pllifp^^tp,, Eurilla ainata, ei^wiata.. 
Tanto taoipp da me,, dotce .cagìpite 
D'og||i.;itojraiento mio^ termipe e met^ :/ 
De le n^ic; (doglie, e dei pia^ ^iei 
Caro priRcipìq: poi chf k .parole . 
E i conce.t;^^ml jpajncano, con^ (^'io- 
La gip ja 4^1 mio eoe c'apraci palesi» 
, Te la. palesi Amore ^ « .«i* presente 
A*.patti nostri. Poi che cu qi' eleggi j, 
per (ttto^^mpagnp -t spolpi e4/ ip t' accetto 
Per^mU cpmffgn^a e sposa.: e^t sicuc^ 
«;:Pegi^ di.ciò la man. ti porgo, e l^^sto 
« fPiccplo :Cqt(^l^ ; d' oro .onde circondi '^ r, 
Pet mencia rdli me la l^ianca ■ mano , 



Mmr. Ed io, poi cèv sob -hcr mm piesanto 
Che dir d possili pcgao»: (Htèorfi fCBt^i 
Se non la tdcgm*) «fr micio. ' '' - *x. r 

Jilt. • O -OtDO'.pegQD^ 

Pegno de'rdmà mn cibò toaiTJ .. 
Aodiamo ^ aitlink ifiii«9 ver le mieotUti -i 
A dar doppia" allegtezsa a' mici fiaieiiti» 
Che mi piangon per morto. bicantoUlIcippe 
XÉà^cdddorri, come riabbiamo* imp^stt»» 7. 
Mdancd eìMopsa, e*l tsto ixànl Clfoace^. 

Titn. Io vof n^ teeo ndlegurini y Alceo > 
De le tiie-coiitttttetzèf:ma^petch'io 
'Tetto carbaripadandoicmii diletti» » 
A farlo a miglior 'tempo-i mi tisekik» • 

jUc. O Timeca, o Tiitiecìi> a teoonnciMi . 
Celebrar questo giorno fertanato»' 
Di etti pia chiaro von aspersitril aok..- - 
Vicntene, ch^Jo t* aspetti» y. ut le mìe. rcwt» - 
Ore festa fbremi per queste, oosbc* . 

Tim. ItCy (eliti amatìriiite* beati. > ì 
Oibrtunato^giorno» o giorno d^tto*-: 
Di bianca piecrni Og Ai anno tornerai ^ 
A queste rire sacro ed onorato . 
Abbian tregua coi pesci oggi le reti; 
^ le canne. «t'io*4>«t(ie'«siino:\ii lidoi 
S* inghirlandino d' edra i pescatori » 
E destino le cetre e le sampogMf; 
£ di Verdi coralli e di cotichigiiè 



#W A t èri •• ^ t t.V T. 

OmiB'lq yiwiiooér W ifUcM^iei ' ' 
% -X Dfi natiai :^ ùea roòde 4- aigeate» 

L'acene d'oroi sol wm jcaru oiaato 
«'Or U povapt del mar rada Nettanno: 
Intrecci :Nìeteo Faiglie a le yùùloì 
E dnandi di g^i e di ligiiHr; 
Glauco U Uaaca cluoqia ; e Paiemoflc 
* CoO'l» briglie di rose ona balena 
Fresi I PfeDteo nn Alfin» iàrcQ tto dragane, 
•Vii ippcoampo Meliceru» ed Iao< 
£ le belle Neiddfli crin'difciolte. 
Di eeiDmati monili i colli ocoatCt 
Guidùido altfa una tigce» alita nn cnraUot 
Altra del nuie un ariete. o un toro > 
FaeelHDr «ercUo « .gliif landa al catto intania* 
Oggi in 'Somma si «ebbri nn trionfi» 
Simile a fiel cbe si 'Tede disino 
NbI palagio real dei doo. ffacelli • 
Splendoce e gloria d'AdriarO de l'Ibeioi 
càie dai lor luogo eslglio an ricbiamate 
Le mnse in yìccò segj^o al Tebto in riva^ 
A cni eoasacro umil la cetra q \ ^9tai. . 



Km dMJthk q9ib§H. 



E G L . E A 

FAVOLA DISATIRI 

DI 

GIOVAN BATTISTA GIRALDI 
CINTHIO. 




^ '*\ 



SATIRA. DI. M. GIOVAN. BATTISTÌTì 
GIR ALDI^ (:i]«THia«e Ati'£R{t:AR^^:'Cr 

RAPPRESPNMTA^alHi AàSA^^^*&ÉÌ«* *»> 

VOLATA., À,,X«iIlt ©l«f£«ltA«E>>»ÌET?^^* 
UN. ALTRA-. ^.,IUJL DI»iMARaOiUAÌif» -^ 
ILLUSTXUS;. SIPMOR&VIIa:& H^<oeL£>in' ' 
DA. EST!. DUCA^mi. JK?;itt-L-ILLI>Sf»KM4?*^^ 
ET. RJEV|^RWDiSS.\G*l60*WMÈte?« ^ 
HIPPÒLITO- II, sua.* HlATELLtó i»-" ' 
RAPPRESENTO'. M.SEB ASTI A MO.v^^^ 
CLARIGNANO. DA. MONTE. FALCO. 
FECE. LA. MUSICA. M. ANTONIO. DAL. 
CORNETTO. FU. L' ARCHITETTO. ET. 
IL. PITTORE. DELLA. SCENA. M. 
GIROLAMO. CARPL DA. FERRARA. 
FECE; LA. SPESA. V UNIVERSITÀ*. DEGLL 
SCOLARL DELLE. LEGGI. 



'^i^ 



ARGOMENTO. 



ijri 



'U Jhi silviitri ùmsmérsri JUUt ninfe 
ii^iki, mtiS0 che gli Dei del etele si sen 
isti sd MmmrU:% feresne di nem U si is^seinr 
terre* fereih eeltMstnzsM £ Egle le lendnee" 
ne in knlU ^féérimili lefe^ rimMmsnde essi 
nnseesH • Mentre sene he hslle > si dnnno n 
velerie rnfire.' Le ninfe t ieefertp- Vhegnnne 
se ne fseggmee ni hesee , ed ivi sene mntste 
in vmrie ferme ^ tsseinndé tmtidelgnti gli Dei 
iilveeiri. 



MgUl N 



LE PERSONE CHE PARLANO 



^ 1 




Satx&o » ' 




fAOMO. 


, * • Il ^v 


SfLlNO* 


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Cono. 


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La Scena è fa Arcadia. 
Il coro é di Satiri» 



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PROLOtìO. 

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Pettator|^ parra??i forse strano» 
Che In qaesto loco in cai Tedcr solece 
Città grandi 9 -reali) ora vegetate 
Sol boschi e sel?e. £ certo aveal poeta» 
Per non uscir ilei suo primo costume > 
Seco pensato d* apportarvi cosa' » 
Che già a 1* ordine avea» di real grado s 
Ma cosa a Y improvviso sopraggiunta 
Dal suo primo pcnsier 1* ha distornato s 
Ch'essendosi egli da la cara patria 
fer mpite.miglia dilungato e molte» 
£ andando per le selve de 1*' Arcadia» 
forse per. ricrear la sranca mente . 
Lontan dal vulgo e da la gente sciocca» 
4rvefme cfw trovò Pale e Pomona 
Cb'àvean ténzon d*ana gran cosà iasieme» 
Cioè de la Natura. £ dicea Pale» 
Che la Natura venta meno» e meno 
Venìao le cose naturali in' essa» 
Ma Pomona piA saggia ie dtcea .< 
Che s'ingannava» e che non èra véro 
Che la madre Natura fistriogesae 



N 



1^6 PB.OtOQO. 

Punto de la sua ampiezza, ^, che'I mtiuoi 
Era più tosto al liberal, a T ampio 9 
eh* al misero , a lo stretto , ed a l'angusto; 
£ che fé nc^dtcbhc il Dio de gli orti» 
Molto"pi^atico''ìn Iei> chi eliei chiedesse. 
Or mentre a^ean tra lor simil sermootj, 
S* avvldér che grao pezza dietro a\a Taglio 
Il poeta s*àvea preso piacere .^ 

Di veder la Natura di nascosto ' . . 
D'ambedue loro, al gareggiar «i prónta # 
Dunque, poi c&e di lui si luto accorte^ 
VoUer saper di che opinione ei fime« , 
£ promtser di stare al suo gì udì zio, ^^^ 
Come ffia stettét ne la vaile idèa / ^'. 
A la sentenza del pastor trojano 
Le tre più belle Dee ch'avesse il ciefoAl 
£d aprendo ambedue le sue. regioni.. ^ 
Innanzi a eli occhi del póejta. ^ale . 
Molte ne disse a suo favor» che tangO' 
Ora sarebbe a raccontarle tutijcé: , 

£ che per tìò mancata essendo? al , i^ond^ 
La stirpe, de'^^ilvan'^ S^iri e , fauni.. ' 
Dei verinigfi nel viso, ispidi ed^ irti^ ,^ 
Ed avvezzi '/ efeociar pc* densi. ^o^cid . 

Ph '. • ' . n fiih - 







jum ^'"'j-' tj ^ . «'' *' ' 



«OI ifJP .■ B 1». t ^ ^ *->/♦ 

Che,rna^axa.d^ fosse , gran parte. 

Allor Poin(;|Q4- tra le sue ragioni 
.CoRie per pìi^ possente addusse questa s 
che veggèndosi dò per chiara prova, 
Che quanto^ ella di, se pia. dava, tanto. 
Si faceva, atta a pili poternei dare^ 
Creder deveasiiche fosse infinita 
L'ampiezza natura! ch'ella, avea seco» 
E cK^cNa 'àvei, questa cagioo per vera. 
Che', con^e. «e. mancasse il caldo al fuoco» 
Più fuoco non saria > cosi togliendo 
L* ampiezza a la Natura, mancherebbe 
D'esser Natura. Or poi ch'cbfee il poeta 
De r^ijnA e l'altr^ le ragioni ape«e. 
Riverente a Pomona si rivolse, 
E ie disse : ilma, Dea , voi per oatttia 
Possente a far' de la Natura, fede,, 
Avete apcm al naturai U via:. 
Però. chi e quel che savio jia, chò pensi 
Che là .Natura per natura larga , 
Sì debba già inai dir. manca ne mozza ) 
E pdi .rivolto. a .la Dea |P;iIe,, disse . • 
No6 soQ » come vói dìte,'^ unqua. veouct 
Ne Ja l^atura men Satiri e ÌFaunis 
Ansi ella ne produce ogni di molti j 
Ma avveattco i, per Jor naturai uso. 



N 



A*. 



'^ c j o s q 

che in una grio cAMCrn4> ,% P'ftMw 
La Nawra gli arca,, s^^s^aft^in ^gji . 
Il tempo che rcdau n^^Iijmtet ' . 
E quando li rolcste ne te ^ai , g^^. 
Vostre raccorre, ve n*4kvreitg fj^l^^j^.^j 
Con gran piacer de lar Natura^ s^sfip.' , 
Ed in fede di queatOf, ip. n' ha,^%e(|tt^ ., 
Venendo qui gcaa iCQ^fa^ ? li^^ife ^«t^t 
Additò lor l' ampio* C; c^paff; ,)gcQ . 
Ov* ascósi faoean. que'^Oei aggiorna». 
Qualot €00 lor ipÌMfiv Mc^n.y^ìigff^^^^ 
Veduto éunqjot^VàlcyCÌiffofa^M. . / 
La sentenza avea atuta ior^sao, ^volt»;. 
Le <»ssc ««tra Ttfgtìgnosa ^.wiso .^j^^ 
Pomona alior Tolt4(asi.r|^Uppefji](f^^:.^ 
Il ringraziò de la -s^ntensk data^^^ *^X 
Poi disse: perch'io si^ che ^9^^Jffff^ 
Sentenza molti , in cho^di^azj S'^flgU^» 
Io voglio che dia ^t^>d9Hla^^^agK ^ 
Viva non lasci ^^, senleqza.alnIQQfidau 

E feccia fede KO^^^^^^^fJPÌ^H 
AI yetìfr ipiit Ì07jAfcadia;^^£gi|)jMii^^ 
Dei d* U ahet d^^pOr tapci .Jj^n^^ y^ 
E perthé ogBaa')<f«4e|',(ei FP^Af^.J^j*4<tt 
Eatlo còccare RiCkhi (^rnà^^ct^ pano ,^ 
Per^ tor lai bifa^quo a;^*la ^fatii^^^^^^iiiifie 
Uopo sari la sua larj^ezaa apme^ . 



Faro Yen!» cqii le lue selve Arcadia 9 > 
Co! Pei: t eoa le Dèe -d» |t Aia .4entt«i 

I qfià&,^^cJA$e giài di^elir imaif ^ 
f iftmitu^ tTaiaor si croveraono ^aeorMt 
Che pjv lè^Va^e e. boeciierecce ^iMoff 
Vaxsetó'il pòt^ ed averaa-qoel fioe.^ 
Def* |0TO atdeote amot civ'ebhera allotat/ 

II He potrà lnostnr%^ por noa maoca 
De f a^piesza natia l'alai Naturai 
Ma che dopo Ufr Tohat langot^e'^isfi 
Vengdtt'idalei ^uelK nedesott eftaci» 
Ch'ella avera ifltra Wu anco, prodoi^» 
A la tìiilitt Pomòiia allot ^ paomiiQ - 

Il poetar (R 'farloseilt ék pooic • . - 
Copia' F offerse » ir • gli, soggiiwae rpoi « 
Ch'egli m dò maggm QietGede&a?mi. 
Ch'avsiftdoi De! méggloe^tal cioaa «grado, 
Allargheriaito anch'eael 4^ k^ h, maoo^ 
"E inai dol taicerMiti seatiteìiaopiAw 
£ ffópd Jhrètido-seorao fhe il ppt(«^. . 
DhAtotniite al silo iias(o:>p«ea0(. i ,. , 
tiità 'tra' scf pensiero V HI «SiùstliUi • 
Ha faìto qai Ttnif 44itaiU' Arcadia, i;, 
^Qiuetce sdno le stfre^ a «{aaì jA it moliti s 
I fiumi è le città bh*eUa<iacaei.|jfii9, 
OécQpàti ti sonda ^Ae:sci«tv .) . ; 
Ttótaildò. iduntee ole M<b4cuift#sw 

N 4 



zoo P^ & o t o e ci 

circondato da hoschi (pél pMf^ 
Ove vedeste già Sas« e Damasco y 
£ ,se condotto fuor d'ogni pensiero • 
Qui in an momtrirto con la grande Arcadia» 
Lasciato quei proposto eh* egli àvea 
De Io rappresentar cose reali» 
Le ha diorite a miglior tempo» <d ora 
Deliberato ha di servire ai loco » 
£ servare a Pomona la promessa. 
Dunque per farvi Me oggi per sempre 
Che de la- sua abbondanza mai non scema 
La liberal Natoira ialcana parte» 
Ora i Satir* venir vi farà innanzi» 
Ch'accolti sono in nn drtppel nei bosco: 
Ma costui che di qua viene» palese 
Fató** df t appath Wr la aagfàneiy* (^ 
£d i caprìgoi Dei ch'uscir vedrete» 
Vi fatatf'iiìknifesto» di' che sorte 
Di favole sia qaes ta . Ot » spettatori » 
Se vi sia sen^re la Natura amica » 
l^..btta«r;flratmal SMocbi a<hi n'ave ttdj^o» 
State .^cbetl' ed attmi^i e «e .vi-tTia ' Mt<] 
G^^Q vedec-4i*ntiov« quesu gjeoit» 
Di,«aji;€se<ka^^ ^nte tesser già rspestioj 
Fatc^;cMrfil;'H potf^ se n^avTCggia»*.' 
Che^ «ia^onrffto^ a&tK>-«itra^Yoiu dami 
Per<li( bfp]^i|i4^ liostsav^aàstt. r» , 



Jheata m^a >.*. Dai/' mei /iuni 



A T TO PRIMO. 

se E N À PRIMA. 



Q 



_^iUmi4o lo' molo wnio ne l' ÌDuocenzs 
Pcìma virm, « da*>^ lAbo i ognuDo 
Le gMudif M le sAWi-Bbever i'K^oe, 
fuMtu le tflvo-vd 'i (Kirari ìa ptegio, 
E noi !«l..{wr ^ gli ahn Dei prcgÌMi. 
lurciDo f oii daicboicM^ e di-lc sflrc. 



t^% 



!• 



( tìie coi YHt-irftlc$s<to k «clJO li iicO 
Gli tamii» iafwiipoto.. le cktfdi fcg^J^i 

! i:F^rok li»|o' i5«p4i'fCo«umL e iegffiic ^ *• , 
44 là vece' de fji^qHe e 4fi ^J«c^i?°^^l 

Diclor Cete* k bhdsy e ISaccp U..tÌMj, 

Ftf Jil Doitio SUtfk «Wier faawUcv ^^/^ 
E quantun^e «ss! ne le alUcr' 9K|||i , ^ 
Avessero altra. vi^aiioal«i-<ostanù^5 ^ 
NondiiBea riicceirdftTal& d\aTett5 ,. ,.,^,;q 
Priftapid' «roto da «r incolti bosdù^ ^ 
t A noi Dd de le fclVe alwio altaxii j* 
Tal: che ton par neMuogiiia^pri fs^Tj^i 
Ma nel^ake cittadini aomc «jos^o , ^ 
Era avuto ia pfi0i:<..e ifi ^v^^fCft»^^ ^j 
E ne' solenni giaochl e ne ì» IcM^^y^^^ 
Introdotti eravamo ancora iinai Ui^-^ j^x 
Per dare écmpia • ogaoadi.miglif^i|iti% 
E qiWBtttii^Be* dirpoi'che WS^RRB^ 
Quei .gioivaaflCCi»^clke;i$4vcarOgqìt;>C9ia«,i/ 

Io amarai,v« 9ite Aob e«l ^vìt^ ^PJ^^^S» 
In ^ist* piantar^she il .tì^n^B^ ^f^> 
smq»^ io sia steté.ttbof» «^^o^lifotin 
Far tibam'rC» ésearYedtÀ eà'^ 9IHt^ 
DesKt U éiìàm warla {colè m^iii^C . 



A '"^ -^ »« --^.i. 4pi! 

(Cpsì il^UHraìlU'^l^tt»miAÌcjel.jttQ^ 

£' à ib%à 'aiidaf^ éaCfad 4cb«l ptac^9 
tìei tQtn«:a sangue' ìli <ai)^NMftiite ccd^b^:: 
<£a supttba ambi»c»ft''àiqii0S8o.ioio>::;.j ^ 
Che si scofdaifle teWey t-gK iÉnilMllft|^9 
£ Qon httìt/ìiì coi atiiaà,'cd toTCce • 
IH quelle feste oVe 'aoltaho'<iMn 
Ad esehiffio ile* popoli «otredttfttv i -j-: . 
Volsec. lo stile « Uasimatei inij%: > 
£ df éM^ ìf nóme a quel oiodo et dlse T 
Cb* esser solèyft già pioptio' a quel!* duo y 
*&i! kyet« tìtA iofrodotti ^«9 le^Scene i.^ : 
£ dópdf' a poco ft' poco sé t*èitcsex: t\:. 
La sttpetbW de ^li aOt&M » clir :iMd i^ ' 
Sprezzata né le^sélTè-aiKO i pascofk) 
.Tal che ridotti ne* più alpestri hiégihi.. 
Vi«ti~*siaita6^ tra H?o* «coJ4*jesiu$trli ;?o 
£ quanto di piacete arato abbiaiDo •^. 
Ne Ma' soltaga^ bosdiereoaia vita» ' 
È^ stato di veder le vaghe ninfe ^ . 
£rrar p^bosdit > e ^cacctactx^n j|>.daiAnit« 
Or ntii^'Veggeodoaoì; altri.»; che ^wte 
Ntiife legnàie ed caiBorofo» jneiÀì i^ 
D«*90»tffi 41» di lof. ai aM.aà accM^^ . 



o 



Che Qoa aa m«i pcth ItHr^tteguaiifelà* ^Iftej^ 
M'acccesce il- si^^ ^oi^tt'chfi iddiii^éi^cr- 
Cercan tdi tmbai l4« inl^ne^ier-wltè/on ; 

^ lUadosi.^Dch' essii .a 'ainaB>'i«.'inmfeÌ2|!orot' 
Onde temendo cba> nolo gUjsk'-ncdCé^^citìCI 

Pel < loco »ny€(i^fiì ^huttai^amisa '^topéiià 

Noa si voler lasciar torsdailéjkn^r ^^^^ 

' Quel che par Jot die .di ragion sia suo»^ - 

;.^^ le raiBo^aaft' gioverà, a la forza •^' 

Vogliono al fio. «eoa tttrcb il. cor ^w^g^V. 

£ cti' altro (ar $i dees^fuàadiplQii^i rigati 

Prende platee di caoaumare» uo «ore^ ■ ^ 

£ voolr che.au4eltà sia- ih gniderdcm^-^'i'^^ 

^SXtui vero aqio«e^ c.d'uoa (ftiiìsinteiiii^ ^^^ 

Ma>, percbc ' veggio . icpinpaf i^p ctoloe*!^ «"j* 

Ch'ordine, d^voa. dai» a <}iBsstQ cficnot"? 

Vo'dar lor. loogP'» e oe. ]a:*\sdira^i0iic«àre^' 

Finché IBI pare^ dVtttcìtiictfa0ii.i>'>* tioZ. 

S e £ N A S^£ G 0'Rl>^AÌi> ^^ 
• Sstiro, g Tstén», * -»r.'ìon ^J 

Mpr che mtì 5dn.gMai^a^sr>fine^ '^MAbre 
Dir non siAd^ , ma ana coniioua ^èoa. 
Am^. È troppo il veri tna «evi s'accompagna 
Sospetto e gelosia , qqà è più peaa , 



A T .T O X. *<A05 

Ma uai cóntiiuit iàevitabìl mòrte.* -'^-^ 
Sé^^ Troppo ttttci il proTiam , dopo cbt Giove , 
E gii «Uri JBex;<fei^dH tt»i«i^sém^ "^ 
At;4ÌKu<bAt QtIi>Q9tÌMP>e «« l6* 9ellre - ' 
I no^CftlMwri^i.Oil ftksiM^di- itoi ^^^^^^ 
A^T^s^tbArfatito ÌQgi»ci»,'d^ pet odfC^- 
DcbbMte'.^ttttislSir (ia^< pube oostfà : . ' ' 
J^Mi«i$^>>à£ratOfflMo^/qttaie*iDgtatift »^ da ikii 
Gii Ofi.dci.cicl?..: i-^ -^ • '^ - -^'^ 

SMt^^. ^r (.;• -^ w Non io.-'- **\ ' • •-■■*^ 

»»»• j . -r;K fi ' ^ V Jflfgiutiìf è i oh'mi 

VfggOlMD ib belei -di ^ttesce- ninfe; ' i ' • 
£ ^^bldÀitloc nkioriy -e sanno qaatitór 7; 
BeUe^«ar;chc jsir. ìff » mao dt portr, ^^'\ 
Actai.Hvjpotcfsi ^ver ^a illustre amante'. " 

S«r.Qi|^QtOt dolora^ oiméy m'aggiunge qUeno 
Sospetao(ii(C> cpiaòv pia ni* Infiamma aliliQte» 
Qjaabw io peasc^ me^ elie tal son4;^ ' / 7^ 
|^« . ooaare «imfbk' dft i cefevtl Dei '^ ^' 
Cosa da. lolle .aeaf|[Ono, e dal clelo^ - ' 
Vogiioa discender per goder di loco! 
O difcbti b<Q sarem privati tioi-| - 
Se ne fossero tolte da le mani 
Le nostre ninfe &«» - 

JR«M. Il lamentarsi è vanifV 

9A^ft¥i49 iA<^ fnH»>' le ifiierefe ajhto \' ' 
P^kgiip mxiAi m làml^t o térò-prìma \ ^ ^ 



< di Déit'lMitfki' fia^ehiPi^oi fiefldicifaioiinq»o 
D'averle i^ Iei^tf^)^ilkna tU'^toid. \ 
Di^«e' pci6 ilbé ile Q(dft^ e^-^ dttpBei 
PÀMssdci' di ^^flél ^th* a ^noi ^ìr vd««B^i:: : 
Mcdtre ràÌ3Ì>Ì£mit^t|l^^e U^ttzs'-mmw^' 
% da cctevt ichtt €ei<^«€ttud»idbia( i fi^ 

lil^Alii che pii ftoa^i^rYegj^to-'inode'^ériÉiiOf 
Cóme già di Veder tùi 'paìeà(]uti]ia.' V 
^Cbé selAeo sdegiioseitnc si mosCTavio j .-^ 
La Mjtpv'0' tnia/ e nè^ 1* aspeno *:iiaai;it)V 
fd vedea pur tn le tutiMcd delia ^c **. 
-ffritoat di pietà tallirà OÌK faggio ;( : r 
Ma poi che atviìca it*i ^«le^cfiidvte^.. 
De raiÉor di 'ebstbr ^ vie ^ù tB{ferrbji * 
Venata ti vcféo me , eh' Qoa riarlla^ O . . 
MI «ita con tortf'Oeekìo^ e <àiicàr aae«icie> 
QHttof ià loaiMi^ e^sdcgancett» 9 wAUg 
Mi fii^eed odttir» eiid4ofli'a£itgg«)ri^^«§go. 

lau^ Tal'é vats» di cae la'Kaide;iBta.;' 
Qadhi appuiMo è «fY te fotiRt Mapetf* 
Oimé » quindìr «i storAa" armeom, salijllia 
MI si MltraVa^iir'poeo) toieéntniv ddD 

£ poi diecItf'-^ifii^yifip'io^ailnaBa.^taBKla 
Ratea 'W aaseoodea , come colei .«fiM 






1; 



A , t r ,o i« 1^07 

Ed \xiixM nwcQsm 9^j«salttii' . 

Octtipiiloibi .«fa i9iej4 ^dj si|4 iQapjCu 

£4 PC Iftoteggio {s^& «fi^l. 9C!»|b4;i 

He \i«fr sì:|CQ» ftrtu dal ^rpp ra)||y.j^j. 
. £ toim^Tjeiiv^.paxhè ip.siipetj^i^lfli/i^, 

Tost»,^ Yludi Mnar d^ClPi i^eje^^; . 

Ma iioDi(ikr» gii 4|ui .^on. f i^nccti Sffegso 

£|r;)Ui nel. poltri ycViO'iJtoi^ i'angj e^pre^i, 

£ non» aexfU.d'pKfcIa.:^ >k <9i^ to|^^., 
&Kr. £ dw TBf li»iii aof AlK, ifKf go^f SS^Iciie 

Frtii«i..de Jb^ifiiclie di. t?iit*Ai\IMA ^ 
Sm». Voglio; ^fac iDiccndiam I^ptuna^ JÌff9^f 

Che i iOi^^ celesti »m ^ fiuro^. iflgiflHa * 
Smì. CbtL jEKsogaa peircar >. $' ellf medc^iQ^ . / 

L* ani dftio^a^ JlgU . di • *leop ;^m . . 
FiMi. GossÉim «^ >d0 te olofip dvmpftcì^» 
^ Eeses dai Dei puiggior^ .«fimv^ i»fKora 

Che. BOB cnirawl;! che co«ì peitfa» pfegfo. 
^.^^f^iOfùmm^^ « ldQ|r^^r$«K pi4 «a/te. s 
, A' lem a«iaori« « perà Jbiio»Q fia». ... 

ClM^fBfli prima intendìam la cosa pxlota; 
■>'' E ^ae eTsr aari. eia) trorer^m via , 

Gfa' altri jfilce oca ponga, io -q««|la nene 

Cii^icsfefp accolu dee ..pei:, lotua m9^0* 
%Mt. ^^Éotxà&cw paf^rem super? 
fsH, i '.^: , j-^ Sileack.^ 

Èp carne ni» gtaa fiunigiiai di JBacco# 



\6f ^ E • * 't;* 

Come colai che da faacittl ii«ér8fo| ^ 
E Btftco.tìen nel elei parte oa'Oei, 
Mal grado di GHtftòii » per eiae»- aato 
Di Giove» e poò saper cotte le cose 
Che fanno gfi ^ri Dei tèi oelo • Adnn^ 
Andrà Sileno • e inteipderà -dt Bacco 
Se dobbiamo temer dè'noecri anwri) 
E ftiam siale' eh' arreni da iw il ^loi 
Ch'essendo noi miniam fMtt^eaftad» 
Egli da noi e aagrifizf e rùA^ 
Non d celeri cbca ch^eglf sappia . 

Sàt, Ma dorè avrem Sileno^ Egli émnÉke 
Dee pien di Tino in falche gtoeul* «dcie 
Esser col Cromi suo, col sno Mnaaifo 
In giuoco e in festa, ocoo lasaa^loleefegfa; 

JsH. Eccolo ch'egli vien cxoTsnoi conpagii 
A puntò fuor del bosco. 

SMtr Ei tutto i feara^ 

Ore noi miser^siam dogli! e tormentoi 
Aadiàmgli di nascosto' andmluc UtaMOD; 



A V T 




10^ 









r. . ^. • • - • r • ^ ■ 



» t ♦ ■ • 



Tane' or «puoemJio^ia^ core -^ '^- 
Pel tao dolce Hcoce, ■*\. - - ■^ 

Che ]iii*|iat;UcVe;.ogiu eoftrto'éMittò /^ 
O Ctooii 6«fo> o ttio fcwye «ftiofe ' 
OolcissiHi*^e , •• ear Moàiila» eMre'* 

Di ^oefM^eefaw» cfaTamio 

Ogtti beae eocr^ sc> ^aalora ¥iaM » 

Col; Amo io «Mti' pcrior^laiéfti titfaggK^ 

Or tocco fuetti la^ 

Daca»! btcaL; Oh ehe soaTe odote 

Esce'^dt tpu^tb yns^ì 

Sento d oictna de Todoc maggièie: 

Oh perché aoa son cotto e bocca e naso» 

Perchè questo sapore 

Meglio gustassi e me* 1* odor sentissi? 

Bacco o Bacco» padre almo e fecondo i 
Bacco» in cui sempre ho fissi 

1 pensieri e le Toglie, 

Da cui n^i viene il ben che in me s' accoglie i 
Chi non diria secondo 



y 



1 T4> I b O L E . 

Giove 8 te, che tien te di Ini minore, 

Se per te foise, ^omMo/toa » >giocondo ? 

Or bevi «ino al fondo, 

£glt) mìe cffTft edoloe eatnpagttfai) 

Beri, TÌtìna mia. 

Che oOQ bevesti mai sacco migRoie» 
Xgié Beau ^Ha vke ènd'usdi &m* 

Cosi soave ulttore. 

Ma non vedi che mnocs 

Cromi é Mbasib dì desio di. hetéi 

Dà lot del Vino ancora. 
Cro, Nòtt seti state lo a ^st'ot«> 

Egle, a gastarne? Or Aà a Mnaail» cbe*l ckie, 

Il raso, e mostra avere 

Desio di voleir dal^li ya» g^ati ^ollob 
AfjM. Or pommi il fiasco al adlo> 

Tanto eliclo iia aatollot 

Deh chi mi paò tctaere 

Ch*k> non «aiti e t»oo Inaili I 

Se i fonti gii co* lòr tivi ctiie«lli , 

Toltane ogni oman' arte, 

Diedt^ro bere a ^ood pék 0gbi pt»i 

^ì godo, Cromi caro:> 

Ch'alior non om citaro 

Gli Dei y e eh' ora lot iprodiitiaii piatff He i 

Che si 4bev^ del Viso ià vtce 4'aòqfue. 
Sii. Beato il padre » la -madie mda -na^fae 



Atto i. xis 

Baceo, lìoftro alto duce> 
Che noi Uttì conduce 

A ber Talto liqaor che mai non spiacene. 
Ma se*^! befe non n'ha soha ia loce» 
Farmi reder due de' compagoi nostri > 
Che Teogan rttwo noi molto dolenti: 
'Andiamli incontro « elie gli daiem bere« 
£'1 daol gli addoicirem , cbe'l cor gli prema. 

t 

SCENA QUARTA. 
iS«riraj A»«»a, Si7«m, ed J^gUm 



JLyio d 



«4/. Lyio d salTi , Sifen • ^ 

£>«. Salviti DioLt^ 

£ ti coBserTÌ l'allegrezaBa toa. 

ti/. E voi faccia contenti il nostro Baoco» 
£ 'Ti levi dèi core ogni trìacexza . 

^L Ben bisogno n' abbia» , caio Sileno; 
Che non appar mai per le aeive il. sok» 
Ni mai si cdaj ebe ne vegga lieti. 

Sf7. E che cosa i- cbt si v'afligga? Viiok 
Allegri Bacco i aaoi compagni i e voi 
l^Ì<ver volete i vostri d) i« affanno 9 
Tenete q«esio £aaco piea di greco» . 
E bevete lai* e -d«e ^te » « in un uatto 

O % 



Ilt i G t 1. 

Vi uscirà ogni dolàr fuori del petto • 
Bevi 9 Satiro mio, bevi, car fauno, 
Che chi beve buon rio, senza ber Lete, 
Se ne beve l'obblio d*ogni dolore. 

S0t, Oimé, ch'ogni soave succo è tosco 
A un affannato cotej altro ci raole^ 
Sileno» a farci lieti. 

Sii. ' Se'l vin lieti 

Far non vi può, per voi non ho rimedio. 
Io beverò per voi. 

$st. Anzi'I rimedio 

È solo in te de la gran doglia nostra. 

SiL Che posso ìs> far per voi ì 

Siir. Darci la tìu; 

Né sol per noi> noi ti chiediamo ajnto. 
Ma per tutto lo stuol nostro s che tutti. 
Se non ci aiti tu , siamo a la morte . 

SiL Fate ch'io sappia il mal: s'avrò rimedio 
Atto a curarlo, io non ven sarò scarso. 

S4^ Novo non credo che ti sia, ch'ognuno 
Di noi arde d'amor di queste' ninfe 
Che vengono * cacciar per questi boschi: 
Or £gle tua ci ha detto, che da loro 
Intese jer, che i Dei celesti d'esse 
Ardon non men di noi , e eh' elle ancora 
In amor gli rispondono, di modo 
Ch'ella tien ch'esse sian per fuggir noi» 



Atto x. xij 

E darsi tutte, a ainare i Dei ceiestì . 

SiL £ vero, £gle mia) questo? 

Xgl, Il disser jetì, 

Mentt'io le confortava a amar costoro. 

Sii. Avete grao ragion dì lamentarvi • 
Se veto è quel che da costei' or odo. 

F««. Silen» se ciò avvenisse > ci dorrebbe 
Esser mai nati al mondo: però aita 
Porgine, prego > e se noi reco insieme 
Fummo per farti aver la tua cara Egle» 
Non n* esser ora tu di * favor scarso . 

Sii Chiedete j ch'io son tatto a' piacer vostri. 

SMt, Vorremmo che sapessi tu da fiacco» 
Che sappiamo che nulla egli ti cela» 
Se forse egli inteso ha ohe questi Dei 
Siano per voler torci i nostti amori.. 
Poi saper cel facesti; che s*é vero» 
Non Siam per * tollerar scorno si grande . 

Sii, Anzi il dovete far: io immantinente 
Me n'andrò a Bacco, e per costei , tantosto 
Che il tutto inteso avrò» ven darò avviso. 

SMt. Addio» Sileno» 

Sii, Addio» compagni cari: 

Ma io vi prego intanto a ricordarvi 
Che il vino è medicina a ogni gran cura: 
E che impossibil é » che chi bea beve , 
Con ogni graye duol non faccia tregua. 

O 3 



axf E a L !• 

Beri» Ccomi mio car > beiiiy Mntfilo» 
E tu bevii £gle& e lodumo a ttoT^r fiacca. 



o 



cono. 



Bacco, òi ò» ò» o figliuol di Qìmnp 
g de ramata sua Semel lébana > 
O Bromio» o Erio» o Diooìsio DiOf 
Dio di letiiie nuove > 
Se forse ira It oove 
Sorelle d*Elicooa ora ti trovi r 

le pur cu cion^vi 

1 sagrìfixj cuoi ctfa le Baccanti» 
O sci tra verdeggianti 

Pampini de le viti a ornai le franti 

Ne' lid) o frtg) anooti 

A chi ti face onore i 

O a trarne il dolce amoie 

Che trae da 1* altrui alme ùgbi écltmt 

iLigu'ifda noi » signore » 

E come in ogni loco 

Che il tuo nome s'onori» 

Sen van le doglie fooit 

Con tostissimo passo» 

Cosi signor» fa cassa 

Il nostro fier timore» 

Ed al cocente aidor del giaff fnc» 



A 



Atto i. %t^ 

Dà refrigerio» e in gioco 

V^lgi ogni nosrr^ pena^ 

SÌ che doY*ora è piena 

L* alma nostra di doglia e di sospetto « 

Si faccia tutta gioja » 

£ 'ì timor se ne moja » 

£ senta il tuo valore il nostro petto. 

O Bacco > o Bacco, o Dionisio santo» 

O Dio d'ogni diletto > 

Volgiti a noi alquanto > 

£^ascoIta i nostri preghi: 

Fa che il dur cor si pieghi 

Di c[ueste De^ che ne minaccìaa pianto, 

O Sacco onnipotente» 

Difendi la tua gente 

Da gli oltraggi del cielo» e fa che neghi 

Ogni ninfa §i queste se a quei Dei» 

Che sconsolati e rei 

Voglion htc ì dì nostri , 

Teaip' è $ signor • che oios^i » 

Se mai tempre ti piacq^t . 

(1 «Off IO non hpn acque* 



fÌM0 4€\f4ttp prime » 



O 4 



^,1- che iSt'Bmn' , 



ATTO SECONDO. 

SCENA PRISCA. 

iTlà volte e pia m'ha detto il mio ^eoo* 
Nitcuidomi i piiodpj de le eox, 
Cbe il piacete iatiodocto fii nel mondoa 
pcEclic il mondo pct Ini si consetTl Stc ; 
E che non solo qoeite mortai cose 
Vivono pel placet» mi i Dn mcdennìi 
X che, tolto il piacer ftioti del ciclo» 
Si leveiuao coi piacete i Dei; 



A • « T o lu 117 

Anzi pia detto* 111' ha, che cosi intenti 
Sono al diktc^-i 0e], che ib ovió ecetno 
Si giaccion feoz'ayet cura di nùUa. 
Becche» sTates^er cura de Ie^>te> 
Si titberebbe o^ni riposò lèrov 
'£ di non esser Del rerrlano a rischio s 
Pcrch'éi non penaa ch'altro sia il' piacere, 
CI&*vioa rc^ie lontana da ogni cura', . 
eh* atdiia sempre ^il gioir fido compagno: 
£ tante tolte e tante esprèssamente 
Toccare ei lo mi ha fatto con le mani, 
Che quanto' io miro pia , pia chiaro io veggio 
eh* ai mondo non è ben senza diletto, 
E che ^olo il piacere è che condisce 
Di dolcezza ogni amar di questa vita: 
Tal che 1^ tita stessa che viviamo, 
Satia una morte espressa, se privata 
Fosse* di quel piacer che la conserva : 
Ond'io conchiudo che di ciò che vive 
II diletto sia fine, e tra i diletti 
Quel di Venere e fiacco il maggior sia : 
£ a chi noi crede io ne to certa fede y 
Che mentre in compagnia fili di Diana , 
Fa sempre il viver mio senza una gioja.^ 
E che gioja tra donne aver poteva 
Già mai giovane doana ? Il cacciar belve^ 
li lavarsi ne' fonti, il bever Tacque, .. 



>ii £ o ( «• 

Non empiono i diletti de le ^oane; 
Ma sol Venere gli empk> e gli empie Sacco. 
Questi > facendo noi fìrsci e deste i 
Quella» compiendo ogn' imperfetto nòitio: 
£ però r ^n e V altro i aiaggiot' Dei 
Sono det mondo appo ehi scorge il tera^ 
£ chi a lor serve» veramente serve . 
Al diietto immortale: il cbe aapendo 
Questi Dei de le selve» tosto e Vessi 
Avranno l'imbasciata che Sileno 
Per me gli manda > col piaepr di Baco» 
Giungeran quel di Venete» cercando 
Per ogni via goder di 'anello amore * 
Che ^li può far sentir compiuta gioja» 
Ma veggo fuor dei bosco oscic coloro 
Che attendono risposta da Sileno. 

SC£NA SECOMOA» 
l^i$»èi Set ir ù, ii Sgh» 

Wmu. JT Ur cbe la nuova sin buona » il lattaie 
Non mi dorri. 

Sé$. Sia pure o buona o icf » 

Me ne cai poco: so segoi^A il oonsìglif 
De gli altri miei compagni -in quene sdve: 
£ • dirti il vexo> ìq ••» avrei maio 



Atto, zx. ^%p 

Tami tÌ9|iftti> com*usar tu tqoì: 
Ove pericól è eli» ti $n tolu 
Co$a che ti sia cara i biatinata 
Nòo/ sarai uoqua a pociati io sicofo.. 
FMtyyCti troppa audacia torna apeiso io d^aao • 
Sdf. Ed il troppo temer fa perder apaaio 
Qu?l eli* ayer si potrebbe t io Togllo aadactf 
Perder pia. tosto, clic timido avere. 
Tmm, Io mi ricordo ancor quel che m*aTTeim* 
Quand' Ercol mi gittò fuori del letto: 
Ip mi sento dolere anco le spalla 
^er la grave percossa cb'alior diedi. 
Sur. Gii ÒOQ ai conveniva altra mercede 
A la tua gran follia < non fu T ardire» 
Ma il tuo poco veder cbe ti ft* danno» 
La preda avevi ne le man^sicnta» 
£ ti condusse 1* ignoranza tua , 
Lasciata |a fanciulla delicata* 
Intorno ad Ercole ispido e feroce: 
Tu vedrai ben cbe a* io entro io q[ttesta caccia > 
Io non piglictò Tor^o per la lepre.. 
^gL Che pai^e son queste ì Amen la face 

Le selve, e non le liti. 
Tmh, Non i guerra I 

Egle» tra noi: eoi aepcttiam eapfte 
eh' abbia intèso Sileo nostro da 9«!Pco .» 
. Egl. Non vi 4 BiUla di bvono* 



Ito E e t té 

^ Tsti, , , Tu m! hai motto • 

Si»/. Ed a me animo hai dato a la mia ixDpresa. 

Narraci che ci manda a - dir Sileno • 
£//. Vi fa saper che i Dei celesti sono 
•'Non men che toì di cpesre ninfe accesi; 

£ che tosto che -il sol tolga la lace 
'• A le* cose mortai, voglion dal cielo 
Venirsi ne le seWe a goder di esse. 
JiiM, Oimi 1 
54/ Io non irò* già per ciò dpletmf: 

Prima di loro io men' andrò a la òaccia» 
J,gl, E eh' essi per non esser conosciuti . 

Sotto mentita forma a lor ^verranno. 
lAt, Ed io v'andrò ne la medesma mia 

Prima che'i ^oi s'asconda: statti, Fauno, 

Tu, su' rispetti tuoi. 
Ict^H, < Satir, sei sciocco? 

Io ti dico che'l senno e'I buon consiglio 

Spessa vale anco- ne le selve- molto: 
' E se vogliam che -questo ci succeda, 

In condurlo' «bisogna usar molt' arte: 

Altrimenti ogni cosa andrà iq sinistro « 
I.gl, Fauno non dice mal. Satir, sta cheto, 

E ascolta un po' quel che vo' dirti anch'io. 

Bisogna che con senno e con prudenza 

Yoi conduciate queste ninfe a 1' amo : 

Che se palese forza ior vorrete 



Atto ix. zit 

Tare > n'andrà 'tutta la cosa io oulia . 

SMt. £ perché ?. Non siam noi per far ior for^^ ì 
Ttt t* inganni > Egle . . 

JE^L Io non ni' inganno > ascolta « 

Oche Volete ritrovarle in caccia, 
Ovver sotto qualch'omhta . o dentro uq fonte » 
Ch'altrimenti non sono un^aa nei bosco: 
St in caccia > avran con loro i fitti cani , 
£d avran tutte in man dardi e saette» 
E poctan de l'ingiuria apparecchiate, 
Tutte far contra voi aspra vendetta : 
Se in qualche fonte forse , o vero a 1* qxpbt^ 
Vi pensate di cotle , avran Diana > 
Com' è costume loro > in compagnfa -, 
£ s'ella vi si trova, miser'voiT 
Sapete ben quel eh* a Atceone avvenne» 
£ quanto sia di voi élla maggiore • 
Potreste dir d' accorle al ritornare 
ch'elle faran.dal bosco a le lot stanxes 
Ma sareke anco nel medesmo casos 
Perch'elle fian, come nel bosco, in schieica 
Armate anco di dardi e di saette, 
£ non men seco avran, che prima» i cani, 
,PtrÀ in esempio sianvi i Dei del cielo» 
I quai conducon con inganni a fine 
I Ior désiri , e con inganno ancora 
Pensan di queste ninfe oggi gpdere,» 



xtt, 



vE„ 



• 
^ 



f 



SMt. Cbe dobbiam danese far? 

WàH. titààusàjocùìe 

Gondar U cosa. 

jSst. E eomef 

J0U. Io foglio eli' Egle 9 

Egle vke pia d*^iii altra nis^ «ccotfìi» 
Parli con lor$ cot «> che Tolentieri 
Elia s'adoprerà: con ffacnt ninfei 
E le di^Dga a non ti dar pid a&oao. 

ZgL II farò ¥ol«titier) peich'io rotrci 
Vederle nel piacer liei fual toft io^ 
AcdoccU ed elle e voi folte contetfiS» 

fSM. Che noli si imol tvnir mai a In forza, 
fio Ae non 8*é teocaca ogni altra via; 
£ sciocebetta è voler to^ con iriolenza 
Gesa ehe per amor si poHa avere» 
E t*£gle le potrà dilporre» avreoio 
Quel Me cerchiamo i è ce par noa poccsKi 
To' che oofi caca lei ella le ioTiti 
Ad una festa die inttodiaai di fare; 

Smì, Ta non ee le coirai. 

Tmu. Aliti irerranlc} 

Che ro*di'élla lot dica» che noi tatti 
Insino a tto'-om o due sian per partila 
Di ^aesfe jel?e» e gir fin iù Ifpagoa »' 

$Mt. So cfat fiojger tu vo^i di gif da lohge, 

l0H, ^fcn ]itii<^Q« mosìtrar the gran poeti. 



Atto ix. tt| 

£ Tttj mari e varj fiami e monti 
VogliiiB Mfcat f percké conoican dnaro^ 
Che facil ticm or ia fofaaie a toro. 

Sit^". Oc segui. 

FsM. Io Voglio poi ck*ella le dica 

Ck*i iiostti ^tirini e pcciol' famit 
Oggif panki BOÌ> ìperso la aera 
Vogiioa fart tfa lor lesta a&loiac» 

- £ le pRgaoo tutte 9 cbe coti lofé 
Vogliali tco^arais son faraidott aocfa'este 
£>*«Tet tollazKo ooeslo} e noti cemeodo 
Di ' tioi t Tercanfi » Noi > poi fthe.fia aempo p 

_JE deposti elk avrao dardi e saette.» 
Utcittdiò del bosco t « fatem quello 
A Ior> die i Roman' fero a le Sabine. 

^/. Fauno» molto mi piace il tuo oonsìglio • 
Io tosto che le vqggia» con bel modo 
Tcfiterà di dispotk al vostro amore» 
E ^aiido dò non mi succeda» ogni arte 
Userò poi perchè ^st* altro segua. • 

f UT. Egle y te ne preghiamo s cosi mai 
Non ti manchi da ber tino soave» 
£*1 tuo iHlea sovra ogni cosa t^ami. 
•^ Bll, Io non mancherò jn /cosa ch'io jriesnma 
eh* a spedir questo fatto. esser poss* asta} 
Ma Toglib» perché pid ^evol mi sia 
Qwiél ca' intendo di £ir^ che voi 



ti4 • ^ ^ t s; . ' 

Alcun de* maggior' Yottsi da la stirai 
E con mesta caoKon tutti a usa rooe 
Cantiate il Tostto amor» le vostre doglie, 
£ yì dogliate de la sorte rea, 
Che TOÌ« per ctudelti di queste ninfe 
Ch'amate molto più che gli occhi Tosttiy 
Per non eisttsc a lor sempre di noja» 
Siete coatretti a abbandonar le selve» 
£ le parti d'Arcadia a toì natie. 
£lle quindi non son lontane molto i 
Ch'io le vidi» al venir qui, tutte inaieoK 
Porsi in assetto per apdare a caccia; 
£ so che v'udiranno, e forse, tosto 
Che mi vedran, mi parleran del canto; 
£d io mi pi^liecò da questo il tempo 
Di poter ragionar de la partenza i 
£, s'esse pur npn ne parlasser, io 
Tempo mi prenderò di tagionaroai 
£ cosi appresso loro avrò pia fede > 
£ pia agcvoi mi £a finire il tutto. 
SéH* Or vAune , Egle mia dolce , « faccia Bacq»^ 
Che.riesa a buon fin questo disegno. 
Noi nel bosco entrerem per fjiiamar fiiori 
Gli alni compagni > e dar ptincipio al Canio. 



A r r o tu 1^5 

SCEMA T E &2 A« 



k 



Vneoe cK «oscot ijaello cbe avviene 
4>el mìo Stieb^ quamlo a le volte beve 
Tanco» che se gli offiiica U sap discoxso» 
Che mentre' che sacrar mi suol le cose 
SttbHmi^ clie narrar spesso mi suole 
Quando cUaro ha de la cagione ti lame» 
Il vin Isevuto oltra misoca il modo 
Il trae di se , che cosa gli fa dire» 
Che parte ha in se ragion» parte a' è senza» 
Cosi oostoc oatttfalmente tozzi» 
Poi cVan scetito ramoroco ardore» 
^ «on svegliati • in^ parte». e parte sono < 
Rimasi ne la lor ptìi6a giossezzas 
£ per ciò nel consiglio toi si vede 
Qualche cosa di buon con \ioito reo: 
Pensato ao ben per ingannar "^ ninfe» • 
Condurle ai ballo» che cìà è la via vecn 
Di trovac nodo a gli amotosi effittii 
Ma il modo di condargliele £ si sciòcco» 
Che s'avvedrebbe de T inganno- un bue; 
Però bisognerà ch'altra via centi» 

Se vorrà che. riesca foesto inganno* 



E o X s. ^ 
S CE N A Q U A KT A. 

Sii^Vi^He Stace a far f Tenitc faori ornai , 

Cvr. Tb ci bai tutti adunati » e nòà ci Imi dcno, 
Pcfcbé cagioQ ta o'iiai condotti ioatcnie* 
Cbe ci Jui da dite? 

S0t. Una bramata cosa. 

Or. Non braodamo altra cosa» che poKif 
Godersi de le ninfe c^e noi aauamo*^ 

Set. £ d'altro non ri bo da n^jonanti 
£ di moscrarvi il modo 'pndc ^(im> 
Tatti j un trano dar £ne ai ooacti afioai* 

C9r, Afa» ahf ali> o Bacco» o Bacco» ah» à 
O Bacco» òt i» o Bacco, A» i. A» i$ 
Se a& yer i» qaai £an di noi piA iicst? 

Ssi. Siam risoluti» che i celesti Dei 
La <i Togliotto £ive ad «ogni «aodoi 
E pel consiglio del canuto fanno 
Determinato aUbtam di farla a loro* 

C0r. E cosi far il deye» o Bacco* A» è§ 
Fa che la cosa ne snceeda^ e mei 
Cinti d'edera ^rde e di corimbi | 

Ti farem sagrifizio oggi d' un capso^ 
Versando lui ne le mcose corna « . j 
Per J' oltraggio che gii firn a la fite^ 



Atto ii. X17 

XJn nappo pien di .delicato vi|ip« 
Ma narrai il modo che tener dobbiamo. 
Tmu.IÌ modo intenderete piti a bell'agio. 
Or fa nieftieri che cantiamo insieme 
Cairzonc che contenga i doloi!'iio$tti , 
£ l'amor chf portiamo a queste .ninfe» 
Fingendo voler quindi ire in I«pagna , 
Viaggio duro e di fatica molta , 
Per ftiggir la càgion del nostro malev 
£ non dar noja a lor diramiamo tanto • 

Siir. Comincia tu, che ^guiremo tutti; 

J4if.Poniamci insieme a Tombra di quel faggio» 
£ diam principio ^ì lagrimcTpl canto • 

CÒRO. 

X^ Op tirie stfvppia ^al tanto per fiamma» 

eh* abbia bifolco in lei talor accesa» 

Qaan t'ora a <ltamma a dramma 

Noi arde ^[ueir acceca 

Face d* amor per quelle belle Dee > 

Che ^e fono «1 tu. 

Che fttggon noi , qual fugge il cane dimma : 
Dovera puf io tmisurato amote, 

£ la noma incera «pura fede. 

Per la qnal chiaro il core, 

P % 



11^ £ d t t. 

% 

£*1 nostro amor si yede. 

Scacciar così da lor la cxuàAtMie, 

Che vinte da pietade 

Porgesser refrigerio al nostro ardore* 
Non e già in questi boschi o ramò o taglh» 

Uè fiera sì selvaggia o sì superba > 

Ni in questo pian germoglia 

Alcana sorte d'erba> ' 

Ui questi zAon fede sì fier vento» 

Che del nostro tormento 

Pietà non abbia e de la nostra doglia. 
£ queste nostre Dee» che ne l'aspetto 

Si mostran tutte amore e cortesia. 

Si prendono a diietto 

La nostra peiJa ria, 

£ quant' è acerba più » quant' è pid dota 

La nostra aspra ventura. 

Tanto di crudeltà s'arman pia il petto. 
Però, poi ch'esse son pia d'ogni fiera 

Crude, e sdegnano a torto il servir aostro} 

Ni amor né fede intiera i 

L*ha insino ad ora mostro 

Qual mercede si deve a' servi fidi; i 

Andremo in altri lidi > 

' Prima che ognun di noi amando pera. j 
Non udran più in Arcadia i nostri accenti 

Tristi e infelici Menalo e Liceo > 



ATTO li. 11^ 

Né i chiar*rÌTÌ e lucenti 

Pel nostro pianto reo 

Saran tod^ati più per queste selve > 

Né le selvagge belve 

Qui .piangeranno i nostri aspri tormenti . 
Ma udrà l'Istro in lspagna> udrà r]|)kro> 

Che vogliam verso là volgere i passi 

Benché il cammin sia austero, 

Quanto siamo noi lassi , **" " *' 

£ sp^am eh* ivi ogni soliogo loco. 

Udito il nostro foco. 

Mostrerà segno di pietate vero. 
Ma voi* quercie, pift*, faggi che qui siete, 

£ de lei nostre ninfe il nome in voi 

Da noi scolpito avete , 

Dopo che quindi noi 

Sttem partiti, almen mostrate aperto | . 

Che si dovea altro merto 

A l'amor di cui voi testimon* siete : 
Perche, s'avvien ch'alcuna mai vi miri| 
^ De la tua crudeltà aeco sospiri « 



fiM dill*Att$ smniù. 






-/ .:.È> ri^c di Sileno': sA eottìt hàPìoistl 
La £icda«'-o& còme spira (titca faodoi 
r 5o che ti vede eh' ella serVe a' Baéco • 
£//. Gelata non sòn ,gii > come roi siete, 
Nf pallida mi face II ber Az l'arac > 
Come fa roi: uscita pure ia tìiùé 
Una Tolta de* fonti . Semplicétte'» 
Se sapeste che. cosa è il bere^ yìoop 
.. [/ ., ,1 fiismi e 1 fonti vi Terrianò * n^a* 
E Qoo mi be£Féteste> come fiitei. 
\ Ma vedreste che '1 vin la. prima ^aitc 
. È. de ÌA vita limana, e senza kti * 
.JJ^uUa di lieto al mondo esser'^hiai poote. 
^|(f/. Ubbriaca ^e.sei, cre^i' 'di darci 
. A vedes, che Terroria che ttt sei 

Incorsa» sia virtutef E an Yeleii\doloe 
[^ p. vino 9 e' fa» come serpente ascoso» 

Che quando il pensi mepy ti dà di morso s 
. Ed a la pudicizia é s) cootrariof> 
Gh*es^r casto non puà chi seit Jà a bere. 
Perà ben fiero i boon* romani anlfèhi». 
Che non Vollero mai che le lo^^onne , 
^ Uf^sse^ di ber vino: oimè» non nacque] 

^^Qaesj^o letal umor de Tempio sangue 
^^., 1^1. .'à»e' giganti ch'avean mosso guerra 
. !^Ar ciel per cacciar Giove?. Io ti vò dire 
(^ael ch^ udii gii del vin dise a Diana ^ 



/ 



T -O ZZI.' ; V^V 



Detciei» «[uando if sol coglie a noi ta Ittcc 

Prh Andiamo a la triforme coltra Dea 
Non men chiara nel ciel > di' cUa sia ià tetta ^ 
O «nel tegno di Dite • 

On. - Onora Pab 

Ogni pascpfei e Cerere i bifoldu» 
E chi vendemmia y Bacco re Plutò qudU 
CIk cercao le ricchezze $ e noi dbe solo . 
Apprezziam cascitlf quanto la^ Tità 
Deremo amar con tatto '1 cor Diana. 

T>ri £■ come fac^ sagcifizio a Marce 
Chi segttc la battaglia» ed a Nettano 
Chiunque il tempestoso oceano varcai 
Cosi a Diana noi devém das roti « 

%. Dunque « Dea de le selve e Dea de' boschi i 
In ségno de ia ptira onesti nostra 
Ti spargtam questi fiori a Tauie estive . 
Tend da noi con vergini man* colti 
Ne' più fioriti e rugiadosi, prati» 
Ove mai non ^indusse pastor greggia» 
Ove nou cDtrè mai villan con Calce. 
Accoglili» o Dea santa» e le tue cliiame 
Crespe e. lucenti cigni con tua mano 
Di questa che t*ofitiam grata coronai 
£ serva in noi di pudicizia i} fiore 
Che dicato t^abbiaih fin da' primi anni.. 
Ila cU A cosaci che par fbt di noi oda ? 

P 4 



.IX * 



. »j» •" t ^ ^ ì; 

^ «:.& TEgle di Sileno: .ob confé.Ita^fósfir 
La £acda^^ob còme spira ^ta mòol 
;So che isi vede ch'ella set/e aBaéco. 
£//. Gelata non son ,gia > come roi siete. 
Né pallida mi face il ber de Tai^Qe» 
Come fa roi: asicita pure io iVoé 
Una Toica de* fonti . Semplicette'» 
Se sapeste che. cosa è il bereb t!oo> 
., ,1 fiumi e i fonti vi yerrianó a nb)a. 
E Qoo mi belfeieste, come fktc^ 
Ma vedreste che '1 vin la. ptima fttxtc 
È de la Tita umana, e senza hA -' 
^ ..Nulla di lieto ai mondo essrir^-^éiM poote. 
jfi^yMJbbriaca ^e.sei, cre4i di darci 
'A ▼fidecy che Terror in che^tu^ei 

Incorsa, sia^ virtater È an relealdoloe 
i.^ Il irino, e' fa, come serpente a^so. 
Che qaattdo ii pensi mep, ti da di mono} 
. Ed .a la pudicizia è' s) contrarie/» 
Ch*esi^r casto non può chi seo ii a bexe. 
Perà ben fero i buon' romani anlf ehi , 
Che non tollero mai che le lot >donne . 
Uf^sser di ber TJno: oimè, non nacqoe] 
^, Questo letal umor de Tempio sangue 
^,.,^ÈIi *^i|e' giganti ch'avean mosso gnena 
. Al ciel per cacciar Giore ?. Io ti rò dire 
Qàel ch^ udii gii del tin dine a Diaiu>. > 



Atto ih. 153 

^ Mcoiq: di dà parole ave» con Bacoo : r 
£1U dscca cbc il tìho é proprio il ptdrc 
X^i. catti. i luzj, e la radice cena 
lyogiù gran mal> rorigin de* peccati > 
La dìsttttzìoft de V oncstst palese ». . 
La .^rìstcKza. 4cl corpo, e la ittina^^^j . 
De'seosi -e dp la mente* e la Terg^|ia^> 
£ certisauima infamia de la yita. *, /. ^ 
. Or pensa 1 se rt nix ci paò desio 
(Qualora abbiaiq tai cose innanzi agli occhj > 
Di dacci a ber si abbomincTol succo* 

XgL Io (i dico in contrario di quel eh' bai 
Coatta me detto» cbe non è dolcezza 
Perfetta in terra , né piacer perfetto , 
Tolto cbe/l Tino sia fuori del mondo. 
Egli dà fotza al corpo» e fa la mente 
Vigile e desta» e con lei desta i sensi: 
Prudenza aggiitnge ai sa?j» e dà yalore 
Ai coraggiosi > ed e vero maestro 
D*ogni Yinà, d*ogQÌ scienza buona: 
SernJa gipTc;itd, lera gii afiaani, 
Accresce la bellezza» e» per dir brere*. 
,Ì la.feiicifade ^^'moruli» 
£ r ambrosia, e.d il nettar de gli Dei. 
£ se i Romani già a le donne lorp 
II yifita^» cfMne narri» fu» perch'essi 
Sapcan che forze e che Talore accresca 



Il berer nno, e jfctò tenttsitótiiotcìiv - 
Ch'essi ich'aivctn- di tutto ihmoùàc^ìmfetù. 
Da le lor dònne non testiiittr-mti 
CóQ lor dìMov ne gli* amofesi asfalti • 
Se ne le mwtà a me naiadi tmiwoffg^sco. 
Od un cotto s ùàixnganOf onuveiìiècday 
£ cb' io Ii6 itera a rogiia mij^v niii(«eiito 
Còsi desta il piaceri desa a 'i# pb}a.y 
eli' ailota opra fiirei ^ev* dieci donne.' 
A cfnello che tii' di' y dbe il Vitio attazai 
V Siltrui iretginitl i io ti tìspondb > 
Chér non si dee yirgimul pttxsasv, 

Nsj.'Ot va 9 ttialvagla, Ta« 

<?»•#. ^ Vanne, inpsdica » 

Va, neftìica d'onore: oimè^ che vooe ■■ 
incesta bocca scelemta è nsciia! 
VaV va il too Bacco , € npi ksda^ DSiùia# 

J//. O povtetellc che voi dete , sciocche 
Vi fiofta^reteì ed io s^tò la saggia^^ > 
£ credetelo a* me, the già ho provato 
Che diftreftza tia tra P«ii e T alttà 
Modo di vita . 

ATii^. * La laécMa ttin . < 

Ti h pater virtà >qitéllo eh' è Vhio i 
Ma a noi di para melito o ^ptirb cote 
Pafe atttiiàeati, ed aitai niegtio pàlfci, 
£ tutte abbiam disposto di serva» 



;I 



A r ir <r hit. »Jf 

La Tciigiinti' nostra insino al fine 's< ,. 
£ certe iiust eh' opi tesoro artasa 
Questa tcrgiaità mt cttstediamo • 
fgl. Ed io Ti éko tV i di ocieaa tttp» 
Qia^ta ttrgiaitA die al lodate i > 

£ i'iigoittt la setToase » andreiobe il moado 
In titilla tntta : piatcder bisogna 
A V iffiflioccalitade omana > nèWtco 
Himpdio Ve 9 xhe oòa consetrac flcsU 
Sdooca ttigiiuti die si ▼ ^ a giado. 
E qaabr noi d con^unpaino a' maschj f 
Cerchiam per aaeoetsion htd iaunorttU » 
£ ai mondo oiaotener la spezie nmana: 
E ae del pater nostro iosscr sute 
Le madri tostie »- ore saremmo noi ì 
Il mondo 9 in quanto a se, tatto distrugge f 
Chi di lertat vergiaità si pensa* 
£ middiale è oaa Tergine donna 
Di tata qnci th-ella prodat potrebbe j 
Onde ne deve esser dannata a morte » 
Com'oodsi ella aTesse color tatti 
Ch*aTria potati generare io terra. 
Orr. Sono proprio da te qaeste parole; 
^ de chi aTTexxo idi star sempre nelfango 1 
Pogge la parità dà i'acqaa ditata. 
Però sta ta col too parer con Bacco ; 
Noi-aon Uana rÌBiarrem eoi nosuo. 



/ 



f 



£ « t s 



£ dii i piii • SOZZÒ d' ano torto e zo^po 9 
£ tutto aero e afitimieato? £ in citflo 
Venest am» Vulcàn » qoaotn&qae tale , 
Ed fila U Dea èia cTogni bellezza . 
Veto %ttm torto avete a opn far stima 
Di questi Dei che toì chiafDate sozzi*. 

Nsp. Voi che ttt Tuoi da Dei f esempio torte 
Di tpt^nto anno di sozzo in se costóro > 
Se colessimo amat » non fora ti meglio 
Lasciar costoro > e amate i Dei del cielo y 
Che si mostran di noi cosi bramosi > 

tgl. Udito ho sempte dir« che ^ell* amore 
Che tra* dissimirnasor, è amore infido; 
1, che disuguaglianza sia tra aot 
£ i Dei del xiel > l'ha la natura mostro « 
ATendoTi tin da 1* altro con distanzi 
Tanta disgiunti • Appresso » se rortete 
Disconete e veder che fine avuto 
Alibian le donne di che goduto anno 
Gii Dei del cicl , veder potrete chiaro t 
Che non^ il loro amor se non di danno* 
Xo vi fia esempio e Semele e Callisto» 
£ la misera Clizia, e la dolente 
Madre di Febo e di* Diana- vostra» 
La <[ua1 X prima che fot portasse a Dtloi 
Tante #atkh\e e tanf aspre «ostanne» 
Che vi pon distornar "dTamar costoro'. 
Ili sé Ti' dit^ t ani|^>gli OH riheesHt 



^ Cb& Dtì $Qno ,qj^l ypì r,^l rai piodout 
Da (a » miturji. ìA jàhmt je, selve | . , 
£d aaoo iroi ,p^t, le. p^^ polipi cqsc 

Poum bea spetai^> pon rcQ^ct ipale . / 
Ore, Or^fipA ci d^c più, np^; esfecpixqptima 
Ogiu imp«$ibil flQSft 9 4;be. fM^sufia 
Di noi ppr pa$^ ^moxc a questi mostt} « 
XgL Io ti- 90 dit <He nm »ndme polco , 
Che Boja pia ooa yì data?* . pe* t^óiclii s 
Né ^sto 4eua.v*I«> , pcrch'tss; ìn^fosto 
rM* ATe^9«r cVìQ TÌ.ioTe$si ditata 
Ma iol perfV amo ypi , p«f cV ««kt ^p : 
, E per £acTÌ vedere U vos^^.beofB^ . 
£$fl per QOAnojasvi, t ptr faggii^. 
La cagiotìt che .9 t»9rte li coodacv^ 
Anno delibetAto irvi lon^aoii 
£ prima che sì fossato patciti 
Vokotieri v'atrian chietto cooimiacpt 
S'avuto 000 avessero tei^eaz» , 
Dì non destare io voi adfS°^ VMggipic: 
£ i^t crovaro avessi io voi pin^dq». -■ 
Come «tonare, a graa ragioo* dpvisa» 
Cefcato avrei di xtrocarii iod^Cf^a » 
Per eoa veder re$(ar wjssa ìmqì Dei 
Le fclvft gii felici de 4* Aricadìa . , 
JQri. Vadano .par, che 900 ^ cai di loro» 



/ 



f 



£ « t s. 



C dù 2 l^td SOZZÒ d'ano torto e zo^ppo» 
£ tatto nero e «^tunicato? E in cido 
Venei» «mi Volcan > cpaotnnqoe tale , 
Ed ^lU It Dea sia d'ogni bellezza . 
Però gtan torto avete a non far stima 
Di -questi Dei che voi chiamate sozzi*. 

tìsp. Poi che ta tuoi da Dei f esempio torte 
Di quanto anno di sozzo in se costoro > 
Sr Tolessimo amar» non fora il meglio 
Lasciar costoro» e amate i Del del cielo y 
Che si mostran di noi cosi bramosi > 

tgl. Udito ho sempre diro che qaeiramoie 
Che tra* dissimil* nasce » è amore infido; 
1, che disaguaglianza sia tra noi 
£ i Dei del cìel , l'ha la natara mostro » 
Avendoti un da l' altro con distanza 
Tanta disgiunti . Appresso > se vorrete 
Discoaete e veder che fine avuto 
Al)bian le donne di che goduto anno 
Cit Dei del cicl , veder pottete chiaro 9 
Che non^ il loro amor se non di danao. 
Xo vi fia esempio e Semele e Callisto » 
£ la misera Clizia, e la dolente 
Madre di Febo e dr Diana vostra. 
La qaal » prima che for poriasse a Dclo 1 
Tante 4itìàk e tanf MSftt aostenne » 
Che vi pon dittomat <d*amar costoro'. 
Ma ic Ti dat^ a am^^gU Sai rihrettnt 



^ Cb6 Dei «PUÒ ,g|ul Tpi r.^l, rai piodotii 
I>a la « «asurji lÀ ^i^at je stlrt , .. 
Ed afillo Toi jp^f, le. p^i 4oki cose 
die potessQT ^tat (u qRQlU l^q^faia; 
Potmc bea spetar» oon (e^^t 919!^ • , 

Or#. Or. non ei fUc piànp^a; cifecpii^prìma 
Ogni imposMbii opsi 9 iibe. niftufU . 
Di noi poc poi^i ^fuoce a q«e$ti mostti « 

J^{. Io n- $0 di( che n<);i^ andrete loolto > 
Che aoja pia aoa ri data» pe*boachit 
Né questo detto ▼* ho 9 petch' essi imposto 
,M'«TelKt ch'iq tì. dovessi direj 
Mn lol percV amo voi 1 petch* «90 ^rp : 
. E per lacvi vedere il vostt^bene, 
Esfi per nonno)acvi, t pft fugg^it^ 
La cagione che « motte li coodlMff 
Anno delibetAto itvi lontani 1 
£ prima che si fossero pattici 
Vokntieri v'aviiati chiesto coinitMat.Ot 
S'avuto non avessero temea«» 
Di non destare io voi s<)egno nMggÌ9fes 
£ %t trovato avessi io voi pietade , 
Come trovare a graa ragion, dovea» 
Cercato avrei dS rivocarli indurrò» ^ 
Per fioa veder cenar ^epsoa i,S90Ì Dei 
Le selve gii felici de. i' Arcadia .. , 
Uri. Vadano ,pnr» che noa, «e cai di, loro, 

ICmk u AQSk.f^ Armimi niifn» fini • 



|4* . : E à t s; 

tElfaF^i'WtUt e la gettaw anietnt^ 

Iti ^{o^iJOd sUw^ri,, ^wt8o^> 
;^';,4pri&Mi .?iarc a*qDa;J]^naglia»$ciÌ4« 
£ 4l^i9<^iSU ma avtaa conipi^tamcacc; - 
QacL.^,aoo aan^^ariHP ÌA> anaL molti • 
Ma TCggìo videe aQ^ Sade de - la «e^a> 
^ £ ragipaafi^da se- tiHto^ pcaspso •• - 
AcjDwlcr voglio fui dò cii'cgli di^, 

SCENA T di ZA. 

5i»^Vy ^Che sia troppo it d|e<!d^rio..i» 
>jP* vrct ifl cosa amata» o pur cK*A<noK 
I»'a4i^co sfmpre dU pfisi* ch^. '1 dolce» 
Temendo cbe i'iagannp. appM^cdiiato 
M^p ne. fiu^eda, per Ja^^graa paurae • 
Gelar loi kqco per le ^epe il sangue; 
£ qaan;o pià^'aisicaranni io cei^QOrii 
E cerfo di £ar .Tan questo rtimoM-x > 
Mi vengali tuttavia s^oi lIllwglóci^ 
Che Taccsescooo pìv» d^a^x/X ^pìAftino* 

JEjffi Cix^ noor può iar» amor conia soafinAiaa» 
Poi cbe, dice csoatuì cose si gca?ji? 



Atro tu. Ì43:. 

Sst. Ar'Véiitr hot de I» tpfHtwcr^Ma;^ 
Veduto bo^^ùftà^^M pin di^-^ottorélRp» 
Che dbtei^bbftàiorio Aerarti' hsltnié^r'^ 
£d eccè^te «A'iitiìhte^ ano* gHfàgtio ''^ 
firttdn'^&ceié^ ìmI citi > cfa^ amb«r T àtcf^: 
P0CÒ dé'ffof m^òttorte uis i^irgnuolo ' 
Óàe ratttiod^ sàò mal ftiesto'pjaiigtt»' 
£' eòa dolcbcé e lagrimerdf ro«e ' ' \ 
Sempre s^hoi i»* ha prr tatfò il Hòsco^ 
Cotnè d' àk\xà Mio tnbi pttfstfgd fonti 
£d ancor ne l'orecchie mi risuona 
La Toce lameotetole d* un còrvo > 
Che da ana quercia ombrosa a i'improYTisò 
Mi fece tristo augurio ne la selya . 
Egi, Che patzia icpesta i fhe gli augelli il mondo 

Tema,'^« la natia* lor voce fanno f 
SMt, Petto dopb mi tenne incontro un toro» 
Squallido» -roiigfo^ft con dolente aspetto» 
Che con lAUggiri nitaeri a pietade 
Destava gli annosi ólmi e i duri £iggii 
Ed a< pena quel toro ebbi passato» 
Ch'io vidi steso su la miniftt'etb» 
Un capvoi^ptr amor cosi distrutto» 
Che fiMMi'ravMii Tessa la p«]le: - ' 
Si< ciii|»'^uiigHdo tutti questr segni- 
In uii/ MA' trovo onde sperar mi deliba % 
Poi« se ^indi rirolgo il peasier n^ 



»44 * ^ a. Zi» Xo 

E s^.Ui fvi^cli^ ì^^^^ Ùi^ I W^^- ?f W^* 

In* cosi :gx4a, ci more hf qaalcbK^^(p^i|;;if;. 
£ speco ck'oggi il sigiioc ii(Micr9.;jB;i9|^ 
£ Vepc^ scmpi^ .«^ ini fid> compagna ». 
Nofx «erraa meoo ;i q<A> .cbiq^^er J4 boidu 
Onorìamo ambo lor GontactctU <ore«,, 

J^-NQir.TOgUapJa .tardar: di che ti* dogli/ 
Qu^l passion t* affligge idi asf |f ii((^(^4 • i 
Oc'che.sia^iMpei: «ccor k aagp^..^gTJ|sfo? 

Ssr. Mi tengono tra due spen^^^ x^tsfof/^^ 
£ fe.vMìce «a 4i 4tte» Tince la tenù} «^ 

cfJ44*'ìo.oon;jcimx 4n t^jao^aofffm ff^t 
Che lyU^ot ,noi>. m'aggiaa|^^,..iofg*ÌQiji^ 
Una lepre, o ao' t^nìgLìa^^ ^^hPW^ 

. jv^5;u ^sicwar ogni temèw mu« ^.-; 
Se"" buona nuova da le ain^f; poi^.»'' ^ 

Tjm. Ve^iito :$ou,;ancb' io , poi' die V ho yffiji 

Parlare insimc» ip^ s^pec^'ie hfff^^^ 
c^^j^ìxpYSL ;b^ ÀuL queste nostre aspre nimicke. 
Jj^^hf-ij rowfx e , rf rate , ^io p A^^joff^^ .fk* io 
Non le potei dispiorre. ad ,afn^^jp«vCf^.^ 
Chgf^ pfi^a^ tentai d'ogni altra toiia 
Crc^r.JDr;jfi»cilcbe Tpi.dai ^cgf.., ;^ 









». ir 



k t T m tu. ikjf 

E-feontéiiittf'ff sicure. A ^è ^ libif ^ J)Ìiìf4 -^^^ 
Ol'dbrle fAlrito ultóri , "perthè ràatfèf' ^ 
Uì^fàm, a dhti ir ret ; die «<À ilo^ £Mi 
AifcòfprttUl , è ! Satirtol- yostti '^^ «^^ 
P<?iièaJiet 'et -far festa.- '•.-'-■ '' -V' ^ 

^4if. * '•' tì". '-' '• '^ - Ben f«n$astìr''^ -^ 
Cile gli-pbwra xìò dir chiaro *id«2ÌÒ ^ 
Di'^aldLe itigattno. ' " '^*^ ....:-;'..' 

ijfl. ' • Ad«iqae.oìr''io'doH5Ì 

LMoTito fatltf, lo cercai dlHdiijsùikr 
dilatassero pietà dr*picd«l'^txr ' ^ 
Satiri* 't faotìl,^ • -• ^' v . ; •' ruz 

Ut. * • Ed a ifM fine tfit^ ^ 

Xfl ti stfphi lièti', Gl'ascolti. Esse treikifclo 

Cliè^'vW^iìe fimc giti . ad ^nnt Voee -^ 

Disseto di Tolet per fi||{ actorgif; ^ -' 
S«r. Non >^ggio autor chetile mdhme ^yi) 

O ar dia «peoie alcuna .* 
2^2. • Se sci cieco; *^ 

Che tuoi di* io ife ne &cciaf 
Mr- Api9ttii gIFitfcchj 

* Tattto^ th^!o Teggìa quel che infihcT kd bit 

Vedet boli ho saputo. ^ J- . • -^ 
JB//."' ;*•/ . * Ttra;'ia cacfciM'- 

Si sono tnsiettie, «d iò'nel 'litoroM ^ 

Che famMi da) Ìi<^scò,' id^-tog^o òÙile 

fi 3 



• .. « , 

-f ^fe4cflÌl**Vtók^i , e httì tot- V^Smà » . 
Pregar le'^'fò' (!bé ^li itcàmé j^ %^> 
Come" ?'ÌÌP^à*tó r fchè<p*l^tìWls6J|ii54Mà«. 
I!f;8'^|!|bfi'%/ Vc^er che ^mAì^ H/^m ^tro 
' Possa ,^ se non clip noi da qatstr^niirfig' 
CaòclM sìlmo >^ > in vece nostra i figlia 
Ciie'£^(!fò l^oif pensati , sciali da Ìoid accolti; 
Shì^^V^^Tmst^'inc; ebt sarfln.t^i3 
''''gR ^algtii^ ai^ehè-diàó^.'ib4ké6 tàtH^ 
:BgL jLasciaoÀI^ ^etQ vaot, gmngcre d fine 7 
'" ^'Wi>i doler' pria c^ éagtotf in «VabM^; 
' ^^' do^ di'esisé gli areraodo tccoltii -^ 
Io li vo^lib lasòfar ne le iot feraniv > 
E *dÌH^. > éhe Covandosi ^^3<to ^ M^o^^' 
'litéA ^rave'g^i sari ìtranèÉr de'pi^l. 

'•É^aò^l'^sonó'^ d'allegata pieno, •- 
"'Cfi* io non posso capire in nne aìfdflsioè* 
Ali > ih, ah , ah, ah, ìA^ dòlo* £gleiua, 
Esser pens'oggi sol per te felice. 

XiL Esse, ch«> più non tetnei^nno insidie. 
Se gli accorranno, e ne verran con loro, 
( eh* io senza dnhbio età farÀ arv^cttiit }' 
Èuori di casa sea2* aleni! sosf^MCo^v- • ' 
* Lasciati i dardi -gli archi^% le la^cr». 
Ió,'tf6 àVi^nuto, ttùted^'dì^fMn ' • 
Ch'entrino in danza e«^fiaQctalll >ofttii 



Atto tit. t0 

E cec^ io s^ik .che si ponajlap .jfl^j^l^Io. 
Allora T^ ^ccffoda TorciiiiJt, 4aio „• ^^f, 

Ogia. €on ^.baon fi^je ? . .,. ' ^ ": ^^^^^'^ • 
F*«. .. Egle mia «fofce,^^;;;^ 

Tu ci hai data la pada a€.^,lc mà^i,^^|-^ 
Or veggip Jbcn die spesso «cs«c>;]|x^caj^^ 
eh* «ionio c^ ioipoiiga uà' amhaKiati^ if^s^ 
Bene secoodo se la co^» e poi . t ^^ 
CIm< ; Tii^ r ai|iha^ia4òre ic\ /at;o 4 è ,d* (So^b 
Ch'iisi;Ì*ÌQge^i^0 9 e un altro s^odo'teóga» 
Se m/ha^i jfoanfi atevam deuo. 
Se a* ^daira ogni cotia a la mài* ora • ^ 
ì^l. Saper bisogna ns^te Jl J|ooo.e/1 ^mpo 

A.clit,0oa <cosa;yiial, condurti^, al^ ^tje.' 
Fdu. Ma eottiafH nel bpscp a dar liì imÒTa a gli 
£/4 £a:ttLim i ma vi Usogoa stareàs^s^ ( altti « 
SÌ> «Ive mm ditfte lor di ciò 



e 



/tL. . . f 



I '*! 



C O M. 0. 



Oflftfi Jnraso l>il^Ico» foi ckVìat ferc# , 
Il gràik^MA'^ieiia mano ■ 
Ha. «parso ^ Èm» aspetta^, -^• 
Cbe'l yrts<i;jri^ga .cbe Ic^Boo^e f;reu4( 
£ ss riìMisjCa.il pÌ4l¥? - r. or e 3 J. 

ft 4 



Di taf) fiori e Ai mimi ilh^^^) .' 

TattQ U fttéòF^' traCH llt%!ic]^4l««eiBai» 
£ che gli siia'^si le ètelfi«'«ni«ti0io;> 

Che il frutto accolj^i de l&^Élr '<»cidi^ 
Go^i foriviiaBié nói > do^ò le^ «olté"^ 
fiei^e^ e ilòpo il'ltiiieaco' ' ^ - ^^ ^i 
Atèt giiisiÀ merccda ' -•' ^* S * 

Da qùttiit ninfe al mal -notti»- si Totte/* 
Che ci dan pia totlneoto» ^ '^^ 
Quanto pri«ògn)m Ai «sr-pieviioff ^iliede; 
Con dbletoso^ accento • ^ -''* ' < i 
Però p^eghiam^i eh* oggi à ifla^èieolb 
' Lq teggtam ' ììtìitt' m putita a0lf«> iitilcflie i 
.Si che il^frat^ìicadgliatt del naMt^aemc 
KA'J^ Vefi^^^atnot pi^à^ ^^àMte^^ 
Pel iKfHcr Adbn^ it t»rc^ * ; ^^^' ^^^ 
'^^a %to^'ielTe ombròié" ^ « - ^^ 
Non ti aia gcàVe d^assenìi oorcesir 
Del tuo santo Ymre; 
Cosi corone dt vetÉsiigHe Soie, - '-^ 
£ S' soàvt odóre ^ «^ 

< '- '^!Jir tuoi ^Itif con grata Aaà Mtfcté 
Smno dà lieti ^r&rtliaatt'^atMMls * 
Ne tntbtn le tae gioje «fiumi o ptanti. 
£ se mai ^^StUpitià itba IbMiift dem 
Ogni mente robella* 



'' y * 

il - ^^^ 



A .T .,T ,j» a m- %^é» 

E Toli altiero il UKfcvd«^infiiH|»o|iie^fj 3 
la -ij^rW far» ^ii> 'aucJl^tA ;: ^,kT 
Go|k .glorio^. 1^ <siòiaco grjdfì% ^,^ ^ 
JblilàjJc gffavi some \;o6 or -if . r,]0 
Del fic;ii\5lAl<Ml,<i^n qq^ sVtt^iPW»eU%l> 
Che bramiamo^ c« noi '$i'ai^r.s^hivjk> 
Pec pia non ci doi<l;>. 11911 /Pf^^. y|YÌ#^ 
Né ; grave. ci4rtirfi|Li:<bf si^ 1^ tìg4,p ,r, 
Sentono la tiui^mma, ^ .5 j-, ,aD 
Non . mcn. che damme o Jepri 1 . j tjQ 
£ s'i fieri feoni e i parai impig^ .'^n 
I.* a)M .ma face infiamou» u.'» 

' f fidi aapii^ e ciudi Ciri ^ocro a le yeptj } 
tSepiec ttf a dramma a drai^ma 
Ardon .gl^ augei veloci >. fiUonp \. pigfi^ 
Esser non paoce clie di n^t accese ..^ 
Non siano ^^te, ninjFe^ e da noi prese jl 
Adunque arque&ta.icnptesii 

Sii , signor, si h9^^o^„ . , , , .,7 
Che d^isaao ftatiigo^ . ... , f, j 
Non ne sia la mtt^.ppnt§^gffìt^tif^^ 
Chi fe-HQ^ va99i>: ì «^stfi Rreghij ^||K>ti , 



•""■ ■ -■'-'-■ '%^:ja;rzy, 

A t '€6 ' a U A k TO' 

i'c E n"a ,p R.'ì,'ri.'A';": '/ 

V^Uegt^vA^a, me l'enei i' AtaMa'.Bn, 
E i'xnt totxo a me tnttl ìifiauiMÌ,i[.u 
£ Ae. mi 'palcaiii miilc -gngge i' piut. 
Poi d^Hl7«M ilo lae-iteiMf.Si^i^aiiinidi 
^Wt^rHco tt'hti 4ì <mt Qoi dalosrjigaaida, 
SÙ v^.^aptriii'de fliiafaimii mielf.'-j 
, Ùnns loMCUa^ et» |uatgU"iÌ'Jupa,i .. 
M^-àtti val'frtgo o hmeaut ch'io. iberni! 



Atto it. x*5' 

Np& tooo gii si senz^amor le selve, 
Cbe non dovesse anche costei sentire 
Coa elle fiioco arda Amor» con che strai &ra ; 
Ne pur le cose ch'anno senso, sono 
Atte d'amor, ma le insensibili anco* 
Si vede pur la palma* amar la palavi, 
£ Tao platano l'altro, e l'alno l'alno; 
£ costei che donna i, ch'atta i ad amare» 
Non deve mai sentir 'fiamma d'amore? 
Ma che? Credi ta, Pan, ch'ella non^ ami 
Qualche vile captar, se ben te sdegna? 
Deb non sai tu che de le donne é. proprio 
laggire il meglio, ed appigliarsi al peggio f 
Ahi, se ventura tal oggi ha un captato, 
Cnpraro csser^ vorrei , non tsfteriDid. e' . 
Ma che pens'io de, la Siringa mia? 
So pur che perderebbe ella la vita 
Pia tosto che maèthitr la sua onescade» 
£ che se akun di lei goder dovesse, ^ ' 
Io sol aaiel tm tutti "gli altri elcttcr . v . ' 
Deh non «sali 9an, com'è mutabH^osv 
La' 'donna per nanata? E che da tenai T 
•Kel pensiero non*^ de là mattinai io^ 
Koo hai «edito , Ban , per le ^tm'^gtf^ 
Spesso un moiD^ne'per l'aoiMi'agoelfa»' 
Con OQ ajaf^com» oh' ette -pìd' aanta } 
JUaUpae al fine ella ksolftit 'il' piimo^ 



NoQ^ ^«a A^ conei' aftcìi^ir'iii^aiiftf0 .' 
i 'Il MoHMfti -iibc 1( pòi Uijpirriife^ ià^^ttcfina 
Altro ««M ^S «li^^difidar tttl ▼étft&P'^^''^ 
JLhi, c6èrré<{dà onesti tt'rHttfiéag^Sépi, 
Cbé ìHMt la' ptrò* sùiìfyt fiatnkifar'd' i^tr: 
Tal èhtf se iixe^hpret2a> àhti<nòtt^^Sixui. 
O felice Vtttdhnò, chr i>otcsri^*°^ • - "^ 
^ Matacv^ per godet fa tua FoinétìS^ ^-^•^ 
Oh» ttii Aa^é fatict» m di fddRIzìHP^' 
In .Cinte ferme V ed' Hia à lt"ttie "V^IU 
' Ì)Js€ele k e del' sw aniòr ri ^&ifè ^pii^; : 
Se potesti cbil nncitnti aniè'^t^, *"t^ 
lò MA «li iiiiitèt^i io mteriftdMrjr-'^ ^'' 
Né in ^o «he tceor tolcMtr pò^^a'tSÀfiitno 
Che poatasar sambiintr di bifB!èé\ '^^ 
M» mt^^fti Diami * come OtóVcf^-^ '•'; 
fi feoeper^listò, r crrdiéftf'''' ^^ ^?^ 
AccMtàò lòtto ttir' dtt&ra» t]^denMi^ith fifit^j 
fi compir iiFl il nSo detif coo'ftf^. ^^ ^ 
Mi^jpox chf ci&oon pòsrso^'aHftea^ft^se 
Lecito per Ati<à èienoà atefft»^ -^"^ '^ 
> Obbn^^ pttfl^fo ^ieP^corso tSbé^Atilitò 

: Ippoment i nìaF^faté « 'Cit^ittt'i^ '^""l r 

^Mi ili tedbantfo ctexA ffetè^ i ' hàiéH,,^"^ 

t^Èià k W infri '^ a^feifar'liouib.- 



A 15 %■ % Air. ^^ 

5l ;chi; , mai ^n, m^Sf^ndp >. 4o iPIH^ «IPSfe s 
PercbÀ <9f^vVfDg^ mi :»W«?^rV<»»«^IA 

Fu la doÌen;(^..Ptoai« t^, 1? friX^* . v: 
Non spoQ.o99Ì$pi jk^A'^q,,4^^ M^ sn^ nmoì 
StLpc^ÌQ por per qual Jocp dU a;r!re«ii 
Dardi. e saetta coai^ca cervi ^ d^umvip^, ,.r 
Ch'^.4i^i |^MIcqFid^^eji.'de«^q^4i^ «PPefp<^9l 
E £eirei ^,, ^'lelU.ioUfrefM^rehbl'fria s2 
Crcdend<p8il.iinii ^tx^ ,: U^^(^e, uà -lA^da* 
Puij sperofÀ aUpi.> «h.* ella d^^«t r tji.'I 
Èsser T^^fo di «le ^n^o^pieieip^sca ^':ì 
<:he coa^^iUhe ^Qspii^iiaiN^es^ aegi9«M 
Che le inqfcpÀpcm aTcrmi 4jnoi«|o«tN i? 

«Abf llli^CrPaB» f». Tai <MCI^ S€(g^9^A. 

£ la SU^ng^^uta-di tCr.si rìdf •- r. ^ a 
.?QW)^^' ^k'ii^oì ckct a X4ca0>rlsQ|n(.? < 
Ad aver ci(na,djp la ptyojrcllf^ -^n ri*. J 
^(;bei^oza(igQa^^tqsiie.^T^piao flfiM^D 
È pomao^.ìf^vnx jp^jd^VlApIsir .T)<>q:T 
Che q^itgiit^taaaf fop ì^iJbfjiMih^^ ifcsMl 

Se à 4^>w?Wr V*^n^ c^»fl^^U»<*« i I 
Cerqi. d' un^ ntcìa $ . dbe ' |w^ sei "sj^ ^cii ^ 

\ 



: MSa€Ìitfì«0t;uMÌ^u€9i«ìacbe cfà l*é^j^iéliim! ? 
ElU^cSirìirba ^uicÉ^eicef tlkft dèi <llèr<^ • 

S'ìa^ itti {i^sè ìf Mfet'Ti^^mcjp'Mtàt. 
S Q B K A^ 3Ì B^c 0*N>« Avi 

, .; rt ; »,;•:• e L;/ ^ ;•.:.•■; *i. ' • i»" « - 

Ltf «tflivcQ^ fili qiiii«tf»:e^sì-^h$^ ' < ^7^ ':3j : 

Cosa ttO%# At' léritott vcfder crttfi^: 
£ pefch^io -et» d^tf^làlud^a-teic^ -" 
Soa< tact^(^tf^vM>g>icm'tftffii^0éi)iiìSdf^èPiagaaQÌ 

Che ciò arrenisse I perch^^^tù tiiodésti 
Fuoc.dcl t«liR> locrfìisfeer reoaeii 
Che vistai imaeal die in «ti- afa iUCj^reiio , 
E sìa con lai cvMcftto, noit ammenda 
Inoaa'wcrmooeb. Ocmeotre eh* io mi scara 
TùMr 4Ìiibbio9a p e («òf ra- atei sé^pes*»- 
- ^Kun» cbr. di' <fò .«««a iMMylglkik -' 
^|q[( chicfe^ lai oagioM> ad^. un^ IiinÀl^ 
"hfiJik^Ie:«ia|iose, «he ccQtata '' 



A ti 9 a ar. t^)! 



P^f^igodfK df lei oiftfie» «^]3iQ..^Udsti)y; 
i^ ^vwi «ioiK9<r pià)fcicm^>«hciiKogIteiI 

CkC^^H il ^Sisaro «inoc «. I^kt éi mija^ 

ATCan deliberato di. cercare 

Altro paese >. e raen. fiera, ventau > . 

£ '1 camnin preso aveaD Terso la Spagna. 

fsm. Glie cosa od'iol Noa ho gii udito dire 
Oggi dì tal partenza ad alena ranno. 

Sir. Diana si mostrò di ciò assai lieta,! 
Coiti« coki cl^ ben sapea* «eh* 00 JmgQ 

' Pregare » un luogo amoM» «na ooiuiaM 
Battaglia , un dure <wp spes»^ fa niolk.^ 
E rimasi io iiie.piìì liera di > tinte;* < ., 
Ancor ,^e nc^i mostrassi aUornd fifoji 
P^atasdpmi.cli» foaae ^n .opstono- 
An<la|;o,>a[^C9car Pan j die tanto temp#. . 
M*Ju,r4Ato aoj»{ i 

P«». n, Intendi, s'iiai erficciii0* 

A i^ t(9cmin9 sei de Itaimr eoo. 
Oh miser me* o iaftlkei ..' * i :i 

Sifp. ; *-' . Non peficfa^ìo.-I 

Fossi . nsail per aaiailoi osperc^iutafaift'i' 
Del nsiòifitiiao pensiet fisso) ijti'4nsBitttte » 

tém. Ahì^u^ ne, doir'bor io posto vspMbe? 
Per clii flù consumo io } Perclilini Jttujgof 



$if» Ms pcscDc 0011 e roces a BiwikSy 
CKe non brami plik tosto awct loaUAi 
Ifitoi Bimici» ciie d'avere assalta 
Per mostrar «ombatteado il suo potete* 
Diluvile sicure ornai per qorste selve 
Ce ne potremo andar per oeoi cacto. 
Mji chi ^dietro a quel pino ? Ahi ch'egli é Rioe, 
Ahi povera Sìrioga, |i che sei giunca? 
torse eh* ei non m' ha visto ; oimè eh' ei vicae* 
Che firtai) Se ti dai lassa a fuggite^ 
Tu sai com'ei velocemente corre» 
E com'egli porri giugnerti tosco* 
Mi Jermero, dopo ch'ho in mano Tatcp» 
Che teme eostai pio» che il lupo il fdocoi 
B cosi minacciando di ferirlo» 
Malgrado soo il farà lontano starmi « 

Tsn. Ahi Siringa cradel» Siringa tagxata» 
Che bisogna fuggire e che temere? 
O pensar di ferirmi con gli strali f 
Coà la pecorella il lupo fugge» 
La lepre il cane» ed il leon la cecvm» 
E Tequila grifagne le colombe. 
Pecche tre loro i eimicieie grave t 
Me io» ain£i gentil; sol per amore 
Ti s^uo > e me ttt quel aimico fuggi* 
Deh mute onaai» Sicinge mie, peiksicroé . 
Jl AM m* esser ce^oo ds tenta aS^o« 



iiV. Io lo (t'tt>*^mò/l>abeVé tei tj^ìéffV." 
Cbe Vò'fert-it II ili» ofleftideintatti: " 
£ p'imf nitt pdiii^ cbe jaeste 'idre ' 
Direiktiie» Vnare, il i tnatì Bosclìi, L 

Cd' io ri'littusiì prft toccaiini il lemtib.^;^ 

Fiw. Siflngi'i lu Boa ikì'chi m iìsptévùt '^ 
Io noÀ fono un pasrM'di ^ueiie •èlve.''' ' 
di'tbblà tipt gaggia o'daé d'altti in cusniìt': 
TtmU' ^esto.pacie ^,ia' poi» mioi . 
E qfuaiSi ■pe^ pascon qaeìti pnti,' 
San tatti m cbtiAi ch'hai così a rìle, ' !.. 
E Mt VI m* ad dimandi litrtei.^ano ', .'. 
EHc' }ie^ nuoie; 'iiaoi noi ti n dite. ':' 
ite tvvìéai ì^ò.'^E tiiMvafiza inia>, '' 
Ma pciché cinte van pascendo i camp!., ,. 
E tante nt soD chii^w .cattò le nandìf. ' 
fonante c&ntkt Qon paste alcii>' 'p^tatv . , "'' 
Contino ,pSre'i .poTcn te lotg , , ■ '/ 

Io a le mie non. ho liainet:, ,beó~ so dtiti '' 
Che sempre '^«indi * ila, 

E grafc copiad'agn '» 

S vedrai pdc mille ' * 

Da «iin*eì't*«e> '■; 

It ^«I Hpn meniclj i<n 

Sirion'i' tii bòa sai '* 

Se m àmr,f~'kon ìivr^ 
Di <aeéte fianìne, i ' 

EtU. R. 



^fS £ ^ L 1. 

Ed altee fiere e boscbciccce lette % 
Che ta Q*«rrai da me tante ogai giocao) 
Qaante ia uo aoBo tu non troia' ctrando. 
£ pitt ti dico» che j« pia giorni sonoi 
Due carrioit io toM d* un eotile < , 

Pia molli «he la piuma , e tìe pii biaocV 
Che k nevi che tedi In fa quest'alpe. 

• Io ce li aerb0> e soft gii si lasciiri» 
Che se tu gli vedessi schetxat meo». 
Per aretli irerresci asni phì pia. 

SfV..Non, se fossero tutti oro e disaaati, 
Tieotili pur» chMo noti mi curo ^attrit. 

P4IS. Ahi poeo saggia flinfai ancor che sii 
Pia bianca che i- ligustri y e pii yotib^Iìi 
Che mattutina r«sa» e pia luceoto 
«Che le gelate brio», e per ciò r»ià 
Sttpefba pid che giovane giovenca • 
Non dovresti spresaar si fatti doni: 
Oltre che, se tu sei, come sei» bella > 
(Ch'io non ti vo' Irrare akuo t«o pfcgio) 
Non* tono laido anch'io, tal ^aliososo; 
Anzi non è nel ciel n^ in terra coea> 
Di cai» rimugo: in «e ifon sta tcDlpiia. 
Queste corna che mi vedi in càpo> 
£ che forse ti spiacclon» Aosctao chias» 
Le toraa de* la lana e i tei del sóle-, 
dt'l colo! ch'Ilo nei Tis0* U ciet# atdinte; 



A X T O IV. ;15^ 

E queste varif maccfait di'iio ad ftitù, 
TI figuran le stellei e questi peli 
Gli arboti e l'erbe e le frondose ( selve; 
£ la eodczea de'miei pìcili è^ iinago 
DI questa tetta su la qaal m vivi. 
Siringa » tu» tioa stt dii tu disprczai : 
E por tu poai veder clie» me jptetsaodo» 
Mon spretai un vif ,Qiadieta spreafet il tinto» 
Edan ebe quello 1^ in se che non ha Giove» 
Qaanttuiqae egli dal eiel fnlmini e tuoni. 
Ut. Ve* che toaao animai si vuol far bèllo. 
Paa. Oltre di ciè>,ti poa far. chiara fede 
> Gli arbori e Terbe e i fior^.di queste sel?e> 
C3k*ai iadlia mio non altrioMoti muovo» 
Che £oèstr mossi già dal svon d* Of fep , 
Coti ttial augurio suo>^ gli adior^di Txiicia» 
Qaant^lo saperi, ognnoo che si pone 
Tra Menalo e Li^o fittala ai labri . 
Patria roto Anfion; tal chioso, di v 9 
' Che contender potrei . col i>iondo AppUo 

Con piè'ftlicefin» che non fe*Maaia« 
Sff. lo m'allegro eoa te di. vitti uìc% 
Ma perciò aoo farai mutarmi voglia: 
Però non «pender pia parole Indacoo. 
* Hb. Siringa » ee aon vuoi di me fai, atiioa; 
lovort^ che di te cura temessi i 
K «prilli gli occhi» e:t^accolgcasì oaiM> 



t(ro 



che portia r ore i giorni > e i giorni i noi, 
£ i mesi gli anni> e gli anni al fin la rin. 
£ però cu sapessi, come saggia. 
La Te&cara pigliar che il ciel ci donmi 
£ clie nel fior de* tuoi più fioriti «nni 
Sapessi il frutto cor de Tetà tua. 
Né pensa ch'io ti dica ciò, perch'io 
Non abbia una che m'ami iìi queste nAnl 
Mille ninfe mi chiedon per- amante» 
£ mille son da me per te sprezzate. 

Sir.Però nonToglio fare ingioxìa a T altre: 
Ama chi t*ama, e non mi dar pid soji. 

fan. Deh s*altfo non mi vuoi» Siringa, dare, 
In refrigerio almen del mio gtao limco, 
piacciati, prego, che da queste 4abia> 
dft piò Termielie son ch'acerbo moro» 
'^9 eom'io credo, piò ch'uva matura 
Dolci, e, soavi piò che non è il mele. 
Un bacio prenda dopo tanti .«ffaiiai. 
Assai foggi to m'haii lascia ch'ao giorno 
Con un bacio ristori i dana^ miei. 

SfV. Un bacio ì Donna , che cottese sia 
D'ttii bàcio ad altri, può donargli il tatto, 
Oh* appresso a me piò mai non sarò cascai 

Fiifi. Ta t'inganni» Siringa s un bacio òpoces 
Anzi per meglio dire è come natia. 
Deh ftoa lo aà ùfi^^ nta mia cara • 



A 'T T O 'IV. 1.61 

Sfr. Non mi t'accostar ) Pans che se qaest*acco 
Noù mi vìcn men» né men' queste saette» 
Io mi ti- £atÀ andar tanto da lungci»* i 
Cbe obn ayrai pid ardir venirmi appreso. 

749, Abi che vuoi far, Siringa ì T* hai purtroppo 
Tinte del sangue mio, cradel, le manis 
Ma se razia non sei d'incrudelire^ 
Eccoti il petco^'il qual gii tu m* apristi > 

. Quando fuor JXii traesti il core afflitto. 
Trafiggilo II tua voglia, che maggiore 
Piaga non gli pupi far di quella eh* ave. 
Ma se. veder vorrai quer che conviene 
A un fido amante , a una pietosa ninfa , 
In pieti murecai la crudcltade . 

Sir. Non m' ha voluto far la grazia il cielo , 

. Ch'oggi egli ha fatto a le compagne mie, 
Cbe CQ* silvestri Dei tu ti sia gito. ' 

Pis». Siringa, me n* andrò pria che sia seta.* 
Né qu^ tenuto m' an le gregge mie» 

. Od il paese del quale io son Dio , 
O le ninfe che cercan par ch'io l'ami» 
£ mi dan per ciò doni » e porgon priegU ; 
Ma il voler sòl > prima eh* To mi partissi , 
Da te pigliarmi l'ultimo coaimiato: 
Però in questo partir dammi la mano, 
Cara Siring^mia, ch'ia la ti tocchi. 

Sir.St»mmi lontaa. Io ti ho pm anco detto» 

I^ y 



x6% E o & <• * 

Se lA te flon Tttoi the la Giterit io flearcU.' 
£ se tu mt^vuoi ht la maggior gradua 
eh' a ninfa mal potesse fare alcano. 
Ponti in cammin eoa i compagat tuoi» 
£ non mi. venir pi^ jioailzi a. gli occfaj. 

p4«. Benché da te partendo io, abbandoni 
Ogni ben; pur, percbé mi par minocc 
De l'ira tua qualunque acerba pena» 
Io me n* andrò, come ti bo detto diaati, 
De 1* almo, min natio dolce paese , 
Del qual son D.o» nel qual sempre son vìsse , 
Ove m* indriazeri la sorte iniqua • 
Ti prego bene in questa mìa partenza» 
Dopo che tu mi nesU ogni altra, graaia, 
Che tenghi certo t che quanto atear poote 
Un Dio ninfa. gentil» tant*io t'ho amato. 

5f>. Or non pia, Pan» Diana è qui vicioai 
Ch'io sento il suon de' eorni > e veggio icaoi# 
Me ne voglio ir/ 

fsn. Deh ferma > ninfa» it pano; 

Noi^ mi ti torta ancor. 

Sir, . , ' ^ Ltfaiami» Pano» 

Se non ti ^iruoS pencir d' avermi riira • 

Pii«. Deb lascia eh' io ti tocchi almin la maoo* 

Sir, Lasciami , dico» eh' io non son pie sola» 

Che veggio la' mia Dea» veggio le niaft» 
^ I guai a te, aè tu mi &t:tlda0aab* 



A T ^ t IT. zés 

p4».Noa m*€Sler si coidel» ninfa gentile} 
Abbi pietà del mio .aiigo$€Ìoso affanno.. 

5ìr.Ta mi fatai giidar. 

Tsff. Grida a tua TogUa* 

Sir. Diana» ajuto» che ai. vaoi far foJM . 
Questo Tilìan di Pane* 

Tum. Ecco io ti lascio > 

Sitmga ingrata t ma tif tìj^ mi porti 
In quésto tuo partir l' anima e '1 core . , 

se E N A T E X. 2 A. 

. P4M, # Silvsno. 

fMn. J.VXAledetta Diana e le sue oilift^ 
I csn!gli strali gli archi e ie ftretre. 
Non; mi poteva già peggiore intoppo 
Airrenir oggij che dopo che amore 
Mi dipinse nel eoe questa crudele» 
Non r ho da sola a |ol già mai avuta 
Com* oggi t e mi sperava al in venirne 
Pei £otm almen, s*io.non potea co'prieghi > 
Se non venia Diana a darmi noja. 
Che flHiledetta' da qneirora, ch'ella 
Tolse la mia Siringa in compagnia • 
A me proprio è avventro come avviene 
Ad-iu jpover U£pleoi che If 

R 4 



ft^4 E e 1 t; 

Veggia quasi matate, • quasi pohrl 
La falce per aecotle» e immantioeiite 
Aspra tempesta vieo» che glie le toglie. 
•Ma ttonfia che yendctta anch'io non £m 
A mio poter di cosi gr^re oltraggio: 
Non» s'io doressi abbandonar le selve, 
£ lasciar le mie gregge in preda ai lupi. 
Fonte non è per questi omohui boschi y 
Che disturbar noi faccia da' pastori: 
Né vi si trora alcun fiorito prato» 
Che pascere io noi faccia a le mie gregge $ 
SÌ che Diana sia costretta quindi 
Malgrado suo partirsi. Ahi miser Pane, 
£. che farai s'ella di qui si parte? 
Andri seco Siringa, e sarai staro 
Tu r ittveotor del tuo palese male . 
Almen yeder la puoi, s'ella qui teso, 
£ parlarle talor com' hai fatfora, 
£ indurla a aver pieci del tuo dolore, 
eh' e qualche cosa , fin ch'altro aver pnoii 
Ma &or di speme sei , s' ella si parte . 
A che termine sei,>miset Pan, giunto! 
Perdonar ti conTiese a chi t'oftnde» 
Per amor di. chi t'arde e ti distn^jge; 
£ preporre il veder dietro a no cipresso, 
Od un fausto od un olmo la cagione 
Del tuo dkUor, al fat Tcadetu giusu. 



J 



A r t • IV. t^t 

5/7. Gr«ri '^otrele son qjatmtbi* io oio^ 
£ mi pajòn di ^«a nostm geni Dio. 

F^». Ma ch'in rolato dir la^ »ia .iiciogi » 
' Quando m'ha detto che lootaoi Tànoo . 
I Satiri e i SilTan' da ^ontt aeève ì 

Sii. liane, che c'è» che ti laiDCOti caato? 
E sei si maoincooico 4iel gioino 
Che sc»o tattir. i Dei silircstri iti gioja f 

FMn. Scacci il duolo chi Taole » e li rallegri ; 
Gioja non è per Aie tra'^nèstr selve » 
£ ciò eh' è lieto, a me sol è d'aCanno^ 
Poi che,' chi soli mi potria far lieto. 
Quanto pia mesto son, tanto 'più gode* 

Sii. E qaal'é la cagioo del tao dolore? 
Non %i gravi di dirlami, che fonc 
Pottei ai tao langaìr pòrger rimedio . 

Jfsn. Silvano, cu Jioa sai qpxello ch!é noto 
A le piante ^ a Je fere ai sassi a l'erbe? 
Siringa è la cagion d'ogni mio male» 
£ la -crudele che potrebbe sola 
Beato farmi,. il mio dolo! ooii cdta. 
Post* ho per Mei le mie gregge in obbiio , 
E non le gregge pur, ma me medesmo» 
. Ne per cosa, eh* io faccia, io posso- avere 
Speme da lei di ritrovar mai pace. 

Si/* P«A> P^ìo^ non si può far oegtiaffannij 
Che pensar sioa dover esser mai iUeto» 



Non fai che il* liBaiminU iciio ti oinu 
Di fflOfiieato m momento 2 S*ox ('amistà» 
fe^e empir, ti potrà d'jdlegrezza anco. 

Tsn. Il «o 9 ma come cbc cottci «i mute» 
AllegrmMi ptrme noti a* esce max. 

Sf7. 'Ma.4imoit» non è ella qaeÌJa nìnùu 
Nata in Monactìa^ cli*i tanto, a Diana 
Simil> che isc non fetse* diffeiensa 
Tra lor l'abito e Tarco» ti potieUie 
Creder che £oqte ella Diana ist^tta ì 

FMm, ElVi quella, StlTan . 

$$L Oc l'ho vedttu 

Cir con piana. 

Pif0. Oim^i ch'ella m'ha tolto 

Nel eoo partice.il core, e aoo rimato 
Cornei piùocBh' abbia veduto.il lupo 
Arenarie gregge tue di capa in capo; 
£ tanto <« il dofer mio» ch'io non Toriei 
Ettet fìà' vivo • . 

5f7. Ben ti ttimo tciocco» 

Poi che beami morir per un» ninfa. 
De le ^ali i tal oopia , che se n' ave 
Per ogni ttian, per ogni incolto bosco» 

Ami. Pari a Id non te a*ha,. Silvano mio» 
Perchè è cbttei ara tittcì l'altra ninfe> 
Qaar è tra' minor' fior' rosa vermiglia » 
S a dirti il ver mi di mm poca neja 



Arra. tv. tify 

Una cosa» cbe m^tfa parlando detto» 

£d intesa io aoa.i' lio« 
S'L Che cosa/é «pittai 

P^M. Ch'essendoti psitid^ gli altri faaai» 

I Satiri» i StlTaoié ne n'andassi^ 

Anch*ìo con loto; e pur di tal patCiUsà 

Non sapea» né so nulla. 
SiL £ eh* hai rispotfof 

Pitft» eh" anch' io mi Tolea gir. 

SiL yèt come {{ caso 

Pcodace il tatto. Non potevi naeglio 
Risponder . Questo è faci eh* iodicea dianzi , 
eh' essendo tutti i cuoi compagni in gìoja» 
Io mi maravigliaya di vedetti 
Così màninconioto . 

Pii». Ora . eh' è ^uestd > 

Caro Silvani 
SiL La tua aUegreasa certa » ' 

U tno certo gioir» fuel che ti poo'te 
si lieto far» che pia tum sarai mesto. 

P4J». Ahi» caroilniioSilvao» non mi dir iole i 
Non cercar d* anuncdlire il mio dolore • 
Con medicina falsai perché poi 
Egli ritornerà phi idiè mai grande. * 

SiL fo vo'che ([oesta "sera di Siringa 
.Tu goda. 

P4»u Questa sera? 



Sii, .V 9[^esta s*ra • . 

. Gom' i Sictr* godranno e i Fauni • tatti 
De le.lor ninfe, 

F^j». .Oc. elle potria pia aflfattno 

Darmi' o - dolor > se , ^ucfto aTTcniss' oggi ? 
OiqiBii il rero) Siirtn. 

Sii. Cosi. Tcdere 

Poce$$'io .qiteacà pianta ritornare 
Nel mio fanctallo ,^ com'egli gii in qnettn 

,. Franta nel pia bel fior fa trasformato » 
Com* io detto noa e* ho. te non il Veto : 
Mi per altro fiat' anno la panenza 
I Satiri e i SiWan% che per godere 
Le ninfe lor, . 

Tsn. Ma ch'é mestiar ch'io fncia. 

Pereti, mi goda, di Siringa anch' io f 

Si/. Poi che l'hai detto di Toler. partirti > 
Non dubitar di non averla in braccio 
Prima eh' appaja io del la nuora aivota ; 
Ma non e tempo d'indugiar qui molto». 

. Qbe di qua reggio. uscir faori le ninfe: 
Però entriamo; nel. bosco pria che. noi 
Slam Teduti da loro i e intenderai. 
L'ordine posto da' isilvestri Dei» 
Onde Tcdrai, ch'.oggi esser puoi kììcc. 
Poi che Siringa può felice farti. 



A T T O . !>• .%4^ 

SCENA QUARTA,. %. 
JimsdrÌMdii mUf§Hinfi > ^lU , Ssuri fice$0ti , 

Ami^. XVJLoiù mesi Iia9 cfae pia (elice aiecta 
Noi fatto non abbìam di quella d'oggi. 

Itf». £irè stata felice» ma di molto 
Pcf ieol • Se il cinghiai che qae' doe casi 
Uccise > ed arse a qae'tie altri il pelò» 
Ci cogliea con uit dea te , vedeiramo 
Che pericolò in se tengano i boschi . 

. ^ffus. Ben dimostra Dianja » che i suoi colpi 
Voaiaa da man divina , quando 1* arca 
Scoccò Terso il cinghiale > e lo trafisse * 
Io mezzo ai capo, non di colpo lieyQ 
Come Atalanta già con in&lìce 
Angario 4^1 dofente Meleagro 
Trafisse il suo, ma 4'ao cosi possènte, 
Che subito ei restò di Tira privo . 

Kìn, Quanto fu bel veder gli aggiramenti 
Di quella insidiosa astuta volpe. 
Che tante volte e tante ingannò i canil 
Ch'allora ch'essi si credean d* averla' 
Tra denti > si tornò ne la sua macchiik»^ 



HL7« £ '# 1 le 

Anu. ÌU clil iirrii »ai f ealato d! vedete » 
Che ^oellft gravid^orsa ehe trafisse 
Con il dardo Diana > partorire 
Doteese fet U piege i ^^ ^g'i' 
si che r istessa- naa eb^ a lei die morte « 
Poste ai figli eagioo del fiascim^nto ? 

KIrVi. CiÀ fii bello areder» ma vie pia bello 
Ohe mentre queste fiiafii eogliea il parto , 

< Venisse d' lniproi^?ifo ^aella certe 
Che eaceUra Siringe « e la gettasse 
Con un arto tra TedMi e i fiori a tetta. 
Tu ridi » Se ti ' fesser stati i Faimi-t 
Potttto atrtien veder iferi nomo donna, 
si stranemente in aria aitasti i piedi. 

/Ma vedete Egle eon i Satirini» 

Che si irtene ver noi fiiot de la sehw* 
Vo'ehe c[oi T aspettiaiii'« 

jMh. Gemo ti ptice • 

j/l. Figlittoli ffitei} bisogna ehe eapplateF 
Fioger cosi che i mtser* vòstri padri 
. Se ne dan giri ^ ehe eel ctedan eerto 
Queste vetzoie ninfe i e eie arvertawl > 
se finger si saprete di dolervi, 
Che le moviate a aver pietà di voi»* ' 
' Io non mancherd paoto di ajotarvi» 
Ofto^ ^o vedrè ehe sia bisogno. 

Jflfj pl#. £ noi d sfen^temo in ^eeci nòstra 



A *T T o ly. -Xft 

Tenet* cti . ooii; ci moftur fincisHi » 
Fer ottener qoel eh' ottener, brumiumo^i 
Non ne venga' por men di faTor.Bàcoo. 
SgL Cosi bkogns che facciate r andiamo > 

E ttiostcàtsf i tatti in viso aKftti % ^ 
Nin. Ti aii ia hm irettotat. £g^e« Ci»- buona 

Naora ti apposta- la veaiia mal» 
SgL Nuova bnonanon an pid'fwite aklye» 
Poi che i siltcìtri Del te nt sM 'giti $. 
£ testimoQ* ne itan ^esti nmdiinT , 
Qaai non posto mitar fenim cordoglié ; 
£ se hm die sa ?oi an ^oatehe apanit> 
Io credo che a'wrian data la iiìone>. 
Veggendosi restar senau Mot padri % • 
Ma come a madri sue Tengono a yoi. 
Fateri innanzi » povtri £tneialii> - 
£ datevi a la fe di qtteste ninfe, 
r S4f. pU. Ninfc cortesi, ancor che. senxa pianto 
Non poesia» ricordarci l'improvvisa . 
Partita di coloro onde slam nati» 
Par diviene nilnot la nostra doglia» 
Qualor pensiam ne la boutade voitii * 
iPerò > eottesl ed amorose nllifti - 
Non vi sia gtave aver di adì pietade; 
Quai qui rimasi' Siam 7 come rimane ' 
Perduto il suo paSfor greggia krfelteé. 
^i»« Non :Vi:sa«ettQ Jt&en, che ttaclcli ]^e. 



i 



tf% 



.<E 



NoD Ti piOMB* e por Mda ia 
De'Sacki mMfgiae r«fprii iMcivia. 

£X/. Non i lU ll«tbittr,^cli•4a «iter-^MM 
Noa y'.tftofiiiglta, pcfehi <lt fimcialU 
OoniiteiaBO' ftppianr U.TÌta '▼oserai 
Che ooMft ccett .nóUo ogoi Spttà 
AgeroUMiitie pfcindt » cosi aacoia 
Io tto MÌaN> mcto •* iaptlnt 
Ogoi.nlMittidi Tita agtroimeott. 
BaiKpu.». Samici' mici afabandofiaci « 
Posda. «ho qoetce oialc, d.fvietosr 
Arecc ijifao Toi ogoi troraie^ 
Dhhì Ì99 mgn» di doverle areie, 
CoflKdovoK^trer»' sempre per madri » 
£ Toi» tùiit -grotti* > d'avelli sempre » 
Gom'esii vi si dan^.per cari fgli. 
Scriogi^tte a (or ^ piedol' faadoUi , il cotto» 
£ YQÌ atltesi a lor, oinle eortcsi» 
£ eoi^èoci dfriptfce dato^ cegoo 
eh* esser dd>ka tra voi perpetoo antere. 
Ma. tempo. 4 ch'io rìsotoi ol. mio Sileoot 
Che'l povet: ?<fiGÌùo-é pien di saot* a&ano 

, Per U i^artiu de' compagni seoi % 
Che non spero mai pia vederto lieto . 
V4ilMI«rmt con k madri, vostre > 
Sattdii* miei » e dopo «sm «pei» 



Atto xt. xy% 

(Se perà Si^ia placet di ^ste aiafe) 
Qtti ci litrorèceoio tutti insieme 
Forse eontcati -pia che* noi siam*ocr« 
'jlms* Aqxì Tercem?i molto voloatieri» 
Poi ebe ^01 ¥1 posnam Tenir sitate • 
Sir. Deh di gtazii dimmi» £giet se d* 

Partito s'è con gii altri fauni Pane? 
£^1. Partito s'è pat troppo 1* infelice» 
£ non è per Tederlo Arcadia aui » 
TatKo incresciuto l'è che tu lo sdegni. 
Siringa > io tei to' dir: per ano amante 
Noa Tide. il più fedele un^uanco selras 
E gli ti sei mostra si. data a torto. 
Ma potria ai^Tenir tempo» eh* arresti anco 
Te stessa a sdegno» per arer sdegnato 
Amante si fedel fuor di ragione. 
Sir. Doigasi egli di te» àhe si è Toluto 
Porre ad amar chi mai non senti amore. 
Io non f indussi mai ch'egli m'amasse. 
M^L Estender non mi Togiio in dimostTarci 
Quanto meglio saria di^amor seguissi» 
Perchè» essendosi Pan quinci partito» 
Non gtoTeriagli il laio postfatti ì) vero. 
Ma tempo rerrà ben» che tu te stessa 
Riprenderai • 
Str. Io non sòn per pentirmi 

Mai de V oocita mia . 



*74 E 9 i »• 

J5f/, .Te n*aTTedm 

' Quando H, penserai meo. Restate in pace» 
Ninfe « fio che totafamo a tiredetci. 

SCENA QUI M t/a. 

r 

i?f/.V/Ui fia chi dica che, d' ingegno iMnchi , 
\ i)onna» ch'a far fi dia.ana grande impresa» 
Se por TI moli com'ella dee, l'ingegno» 
Dopo che tutte queste ninfe a an tratto 
Ho condotte à la retejn ^leitp gior90 2 
Altro non resta pia » ee non c|»' i laooi 
Tirin la rete, e re r^ccolgani.SQito» 
E facchno di lor sieste pmlc. 
.Veggio Sileno: io gli xoglio dar booti. 
Che i Sath^de le qinfe ayrao Tutoria. 

Sii. Tu mi farai ^ uscir del corpo Talma 
Con questo, t^o urdar: tre fiaschi ho asdntti 
Insino al fon^o» poi 4ie ti partiì^d» 
E> dormito no gran sonno, e risreglixto, 
^fieendo tuttavia t guairdato ho attorno 
Attorno buona pezza, e noQ t*bo TÌ|Ci 
Insino ad ora: gagliofiétta, guai 
'A te^'se fatto t^. 91* aTeisr oltraggio*. 



A ♦ T o IV. 175 

Z*//. £ se fatto T avessi btn, che foca.^ .i , 
Fer ciò oqii t' avverila nulla 4^1 novo; 
Poi eh' bai le corna per natura in capo • 
Sil.Ta mi dileggi» libaldellaS Dammi. 

Un bacio. 
XgL Volenueii. 

SiL Or prendi il fiasco> 

£ xicreaci un poco. 
E£L Io n*ho bisi^gno 

Per la durata mia nuova fatica 
In xidur queste ninfie « le mie voglia • 
SìL £ ch'hai tu fatto r 
IgL Lanciami ber prima. 

SiL Beri 9 che dato io t'ho per questo il fiasco. 
£//. O che buon vino è questo! Io nieoe sento 
Sendcr la lingua sl> che vlemmi a l'occhio 
La. lagrima. O. che vino ! Goda Giove 
Nettate e ambrosia ^ io non cerco ber meglio • 
' £ d'onde l'bai tu avuto? 
£iL II mio Marone 

Da la mensa di Bacco oggi l'ha tolto* 
£f /. So eh* ei conosce il buono j io non mi posso 

Saziar di ber. 
Sii. , Vedi, s'io mi ricordo». ,<, 

£gle9 di te« Non ne ho vol^tf beie,*, 
Per aexvadoti » . un goccio > Mieos ch'-^^vcssi 
Vna gran aecc. 



iy6 Eoi ^.. « 

Zgl. ; ; !o ti fatei inaiarla » 

S'io ìioil* lardarti die ta' dessi un baci* 
A la b(àcca del fiasco. Te, Sifono» 
Accoltavi la bocea; €li« piA éok» 
Baciar qaesco sarà> che le mie labsai* 

Si/. Qaesto noa già» che più dolce chemaoiu 
È qiÀsta tua' boccuccia. i Or iaséia^ eh* io 
Dia an bacio a tCi ne datò ttaaltto wì fiascoi 
£ cosi sentirò doppia dolcézza. 
. A ragion ben lodato hai questo vino; 
Qorpó di Bacco» ^to non bevvi maiin^io* 

Tgl. Bevilo tutto, eh* io non ho pia sete. 

SiL Senza che tu mei dica» io l'ho bevato: 
£ parmi ch'io sia fatto un Dio celeste. 
Ót ch'hai fatto pe' Fauni? 

T^l/ ' Anno le niftfet 

Sotto spezie di £e, i ninnici a.cacès^ 
£ molto non andrà, che sarao tnttCs 
Secondo l'ordià dato, in bracjcio a** fauni; 

^ÌP.'Ah, ah, a^, ah, io lode il signor Bacco» 
Che dar non sdegaa ajuto v|i isit^saa gente. 
Vorrei anch'io poter d^una godetti;. 

£^/. Deh' vecchiaccio che sei» opa.tti.par cb'ìal 
Sia troppo a le- 'tue forza? Oticetca» cerca 
Sifen,d' uh* altra, che d'un altcb.aoch'ioi] 
Poi che non son per te, vo' provvedermi 

Sii Non ci adirar, vita mia cac»} io giunca 



Atto xv. 177 

Con te > noi vedi ? 
Egl. Non mi par bel giacco 

Il minacciar di tocmì il pan di casa. 
. Se'ì fattaci» infio oc ti fo sapere > 

eh* io non Torrei morìcmi da la fame . 
Sii, Cbe dirai pazzar^la i 
JEgL . M*. bai intesa ? 

Non mi ro*Tedct tpr la Tittuaglia.. 
SU. fincriam nel bosco, cbe farem la pace. 
£//• Io non yì Yo*Tenir. 
Si {. ' . Perchè ì 

Xgl. Non Toglio. 

SU. Deh Yicn digrasia} .so, che gita al naso 

Ti è snhito.la.cellera. 
JE'f/. Cagione 

Forse non me n*hai datai. Se non. fosse 

L* amorcol quale io t* amo> io storia un anno > 

Ch'io non Tecrei ove tu .fossi, 
SU. ' Eli andiamo. 

Cara Egle mia, nel bosco s ehrien di grazia. 
I^lL Va eh' io ti scff up . . . Non è cosa ai mondo , 

Che star più faccia uno n^arito al • segno. 

Che la mogi te. minacci di Toletsi, 

Di cibo procacciar , s* egli .}e toglio . 

U cibo che maotien le donna ia.Tica: 
E chiaro oc ?isto V ho nel . mio ^leno . 



S S 



xyZ £ • 1 B. 

CORO. 



o, 



^R che» Aèm per poe fine £ isoetti afiEàmi, 

£ si mostra cortese 

A*prieghi oosatì Amore, 

Non temiaai più .«he rea sorte n' iog^mii» 

Ne altrui fallaci iogaooi» v 

Onde cagione abbiam d* aspro doloce«i 

Però eoo tutto il core 

fieoediciamo il di eh* Amor oe prese » 

£ con la face accese 

La fiamma in noi del suo virace ardore* 
felice Torà che rÌTolser gli occh) . 

Queste ninfe >er noi $ 

£ furo da' bei rai 

De' lumi loro i nostri cori tocchi p 

Acciò ch'adi or trabocchi 

Il ben ch'addolcir dee gli avuti gani: 

SÌ che non sentiam mai ;^. 

Dolore alcun che con eli amati suoi 

Ci dia noja > da poi 

Che tanto bene^ Amore , oggi ne dai. 
Però non sarem mai stanchi ne sazj 

Di datti lòdi eterne 

Fer queste selve ombrose » 

Poi che di darci ben tu non ti sazj. 



\ 



Arra iv. xjp 

Qaal fia che oon nsgratj 

Le faci, ood' abbiala noi quell'amorose 

Fiamme ch'anno in se ascose / \ 

Tatte le gioje, s'altri le discerné'» **^^ 

Onde Siam per averne • 

•Tregua eoa queste aire aspr^ e ^tSofòM? ^ 
£ bedtiiè non possiamo in marmi vivi ^ 

tìé in ben saldi metatii >/ 

Scolpir tue vere lode; 

Noa fia però che non limaogaii Tf?i> 

Par che tu non lo schivi , 

I cuoi onori» e non t'apprezzi e lode 

Tra noi chiunque gode 

Per te il ver beo. Dunque pet queste vatfi 

Sempre amorosi balli 

Guideremo a tuo onor senza far iVodei 
£ lascerem Scolpiti in fag^ e ìé c^lnki', ' 

Benché con rozxa mano > 

Che fai ogni duol vano» 

E ài sommo gioir l'anime colmi. 



Km diiFMt0 qmsrté. 



S 4 



ATTO Q_U I N T O. 

.SCENA PRIMA, 

X^U, t S»tiri. 

£/I.l3ApMe OTC la tota i gì! condotta t 
Alito non resta pliì , se aoo che asiate 
Attnzia nel pigliat le fitte in caccia . 

S»t. Peiicol pili non l't, poi che ce l'hai 
Con l'ane taa;^aii' condotte ita maim. 

Zìi. Non to' che vi paja esier si ticnii , 
Che non dobbiate aver tema di quello, 
Che in ìàaSL caso ji potò» arrenice . 



A X. T a V* 2.1 X 

Non .testi ft! cacciatóre esperto srm 
IFatto tra se disegno di pigliare 
Astuta fiera» 'sé nel Bosco» poi . 
Che destata egli l'ha» noa ha disposto 
La caccia si» eh* ella fuggir non po^a. 
Dunque bi^na^che voi siate ^accorìi^' 
Perché» se s'avyedesscr de l'inganno» 
Tutto 'foci, die istffé» sarebbe nulla. 
S^. Da noi non mancherà ch^. eoo i^egoo 
Non sia prorvisto a ogni pos^ibii cpsa . 
igl» Dunque io me n'andrò dritto a troyarle, 
£ ceccherè di porle in dana» insieme. 
Co'Satirioi vostri: voi, nascosi 
State dietro, a. questi arbori» ed ,il tempo 
Pigliatevi a la preda . ^ 
Sat. Vanne, e credi. 

Che Fora non, veggiam che il fine aggiunga* 
Gite voi ne.' la' selva» e tutti gli altri 
fate disporre m luoghi ov'é bisogno» 
£ dite che si pongan tutti in. punto» 
SÌ ch'ai sibilo sol d'uno di nqi 
Sian tutti pronti a la parata preda, 
£cco\ i Satirin' {Vengono «e le iiiftf<^i 
£gle lor s* appresenta ; non «fia molto ^ 
eh' avremo ne le mani il. aoatJK> bcQe. 



♦ 



%i% E a & >• ' 

SCENA $-t CONCAI. 

Mmfif Mgkr Sàriéi fleckK , S0ìir0 
grswdi, Chf^M 



Rin. Ol 



^Ittt ricuri por d*«rer croritv 

Uà perpemo- cipoto • ' 

£//. E Toi d'areie 

L'inciampo liuòtato. 
Sst.fh. tCnto mllt 

Ci paf jf af er peidato r tanta amóre 

Ci Mftto mostro, e tai tarezxe fatte* 
Mtlm. Ogni giorno arerete maggior segno 

Quanto T'4ilniaa^9 guanto ne* siate cari. 

Ma Tedete Egle Tostti. 

Come ti tontentate de la Titi 

Di queste vòstre madri > St roi siete 

Contenti» ogni dolor da me è Aiggieo,' 

S^^^ir. Ci anno > Egle , unente ninfe tanto amore 
Mostrato» elie, per dirti il t^ro» mai 
Tanto noU een mostralo 1 padri nostri ^ 
E tanto addokico ave il nostro dnolo 
L' immeiisa cortesia di queste ninfe , 
Chrà>rtK non poietan» maggior conforco* 

:M£l'lo non me ne credetti altro gii mai> 
Tauto cortesemente io vidi accotyi. 



/ 



A T X •© ' V. »« i 

Kin. Gli 1» taputo un pò* scrftoo il beret f ac^ua ; 
Ma nel resto si san cosi ac^aetpici* - 
Che parso n'é cbe assai restia contenti 
De la compagnia nosua. 

7^ZL È de Tetade 

Tenera proprio qnesto > che^ di mente - 
L*esca tosto 1* amore > e tosto Todto» 
Ed ami similmente y ed od} tosto; 
£ però marariglia non è> s*ora 
Si sian scordati questi fancittllini 
I padri lord» e- a amar voi si sian dati*» 
Voi c&e vezzo gli fate $ cosi ancora 
Molto non andetà» càe il ÌKt de Tacque» 
Posto il vino in obblto > non gli fia noja . 

5^. pie. Anzi insin' or non n*è piaciute il berne» 
£ ci sentiam vie 'più leggiadri e snelli) 
Cbe noi non eravam > bcendo il vino • 
Vedete come slam agili e destri 
Sa la persona. Se la riverenza 
Cbe noi portiamo a queste nostre madri 
Non s'opponesse al voler nostro» ntti '- - 
Le chiederemmo à fai^ con noi un ballo « 

"Egl. B perché ricusar deono l'invito? 
Quando son famigliari accolti insieme» 
Non si deon vergognar famigliarmentc * 
Prender tra ior con onesti spiazzo ; ; ' 
Però i* non credo che Queste cortesi 



i84. £ o & s. 

Ninfe si sdegoin di' danzar con rii. 
Ni»'. Non gU per nostra fé. - - 
^^l. Voi fate beac , 

Poiché il maggior piacer ch'esser mai possa 

Per* donna al mondo» roi avete a schivo. 
Kin, E . qaal i questo ì 
£gl. Amare s e de V nnH»re 

Goder d* on nom che tVami . 
Sh. Ta sei pare» 

Egle» sa le sciocchesae. 
M£L Anzi io yì dico» 

Che di ciÀ. non ti To'tnoYer paroU; 
. Ma ben vi dico che cóli tra noi 

Ci possitm por con questi putti ia dtoza» 
, E sollazzarci onestamente insieme • * 
Nifh Facciam come ti par^ 
$Mt. Son quasi al fine 

Le cose. 
Cor. Vuoi che usciamo? 

Ssr. (State cheti: 

Nqa vi scoprite » che . non è ancor tempo • 
C^r: Oimè» quando fia T.ora ì .. 
Nin. !) ; £^ come Itf ballo 

Potrei^ condurci > non vi .essendo alcuno 

Che tra noj^ suoni ì 
Sst.fie, . •; fi: ^ ' . Se fosse tra noi 

Fistttla alcuna » sonerebbe parte 



Atto t. t»^ 

t>ì noi, e parte si dalia a danzare.' ' 
jf^i'Ma non sapete voi» se sempre meco ' 

Pòrto ie fistole io ? 
Sst, pit. Oalieci aduo^ae , 

Che fonerem. 
OEJ^i. Tenete; 

SMt. ' State in punto , 

Che -"l tempo Yien die ce n'entriamo in caccia • 
C^r. ^ V ordine noi siamo . 
JB//* A coppia» a coppia ^ 

Koi entieremo in kdlo, e le carole»- 

Come il suon cbiederl > guiderem tutte . 
( jHui f ' i»c$mituis il kslh . } 

SCENA TER2A. 

SMtir», Cùt$ V Sileno, FsiHp § Ninfe, 

,S^. Ì3Tate a 1* ordine, dico. 

Cut. Siam por troppo 

A r ordine t non fu mai si tes* arco: 
Questi obbietti non son da non destare 
Chi neghittoso dorme: che tardiamo? 
Che non li;, diamo dentro ? Ci sentiamo ; 
Mancar la vita . • 

%Mt. Non d ancora il tempo 



D*usdt» fratelli mici. 

C^r. Non rcggiam i'oUj 

Che possiamo sfogar, nostro desio . 
Ve' com'è snella c[aella vaga niofa> 
eh' ora si ruota . O che rotODtda gamba > 
O che pie scarno e rotoodptto e vago 
Sostiea qiielU vUlfla I 

$l»^ Con che grazia 

Move la mia Napea l' un laro e i' altro ì 
Come s'aggira » e come s'alza a tempo^ 
Come si ferma 9 e, per dir brere» come 
Leggiadramente a( snon col pie risponde i 

C0r. Ma Tedi die a noi vien Sileno e Pane, 
Pan venir dee per la Siringa sua} 
Ma non so a qnal fin Tenga Sileno, 
Che vi è» Sileno/ 

Sii Son Tenuto anch'io 

A veder questa festa. 

Ccr. Deh sta indiecrp 

Con questo asiQp.tao of la. mal' ora; 
Che» s'ei ragghiasse» slam tutti disfatti* 
Npn.odi tu, Silen? 

Sii. Tu mi vuoi fare \ 

Uscir sì, ch'io siATisto: io quel son stato i 
Ch'ho condotta la cosa, e mi volete 
Cacciar com'una bestia? Io voglio andare 
laqr de la selva i va innanzi,... 



Atto t. x^j 

Tsn. Ih IMA &te> 

Caip SUcflQ^ 
$iL Io voglio andar» ya lis 

Vo*cl>e tncd costor pajano bcttk. 
Or. Conni è ab)?iiaco. . 
S«r. A pjinto i il Ttn laTora » 

P#ii. K<>o ci f ufbtfr , SiJep i Sileo mio > rest» » 

Non Tolex che «p evo sdegno idi dis&ccxa. 
Sii. Per «mot tpo mi tlmairò . 
Pii». , i Sitinga 

fprse oel )>aUo? 
Sii/. . Ella, al fin. éfi la data» 

GWè eoo r^ltre oinfe» e eoo lor slede» 
f0». ]> reggip :. ahifiera» ahi supcifbettayaliì schi- 

Ahì nimica d* amore e di pietade « ( ^a > 

Come m wnggi il cor^ come m'aacidil 

Ma che cardiamo piiìl 
Sat. Lascia che, in ballo 

£ottin di 09VP» Ve' la tua Siringa > 

Che gttida la «aroU., 
Pm. Oimè 9. che vira I 

Qimé) c;he. leggiadria! Che locivinienul: 

Non tardiam pia, eh' iomenemupjoiahiiassot 

Io mi dileguo • . . .i 

Cùr. Tempo é di £iriS^9o> 

Satiro^ a gii altri. 
Ki'ff. Avete udirò 5V1II0 



3rM ' E O l Bt 

SiUlof 
£/i. È nulla . ¥ia qttalcke pastore » 

Che etaama-la (tta greggia» o chiama i cani, 

SeguUmo il tello. 
2^^*11. Soli ^aa4i timasa 

Fuòri di. me • 
^gl, Ta temi ben di poeoi 

Sa » a la danza » sonate. 
Sat.fie. N« sofiiaino. 

Sdf. OtM animosaaiente tatti a un tratto 

£Dttiam , compajgai miei > lieti nel canape» 

Che viAcitor' saxem di qaesta guerra. 

SCENA QUARTA. 

^in. \J Povf felle noi ninfe, liam motte) 

poverelle noi, vedete i Fauni, 
t Satiri, i Silvani,* o triste noif 

Csr. Eh-^Adn fuggite, che tmete? Siamo 

1 vostri amanti . 

Ni». Ahi Egle, oifflè, malvagia, 

O noi semplici e sciocche! 
PA9. Eh non fuggile, 

Sifetaga, eli non fuggite. 



A T T o . y. ^^ 

ATm. O mescbi&elle 

che siamo! 
C^r. Andate a quel tarco no di Tois 

Piglia questa che yien Terso la. selva • 
J^in. O noi misere e triste! 
C0r. Che tardate? 

Correte al bosco. 
l^gk Su> Satir'i sa fauni. 

Su yalorosameote: ben sarete 

Cosi .da poco» che fuggiraono anco» 

£ ne le man le avrete. 
Arm. Ahi malvagia Egles 

Qaest*^ la fé? 
Zgl. Dove ne vaii Sileno? 

Sf7. Io To per oar soccorso a* miei compagni ; 

eh* anch' essi m'ajutar, quand* io ti tolsi. 
ZgL O che soccorso! muover non ti puoi» 

£ gli vuoi dare ajuco ? 
Si7. Prender voglio 

Questa che viene in qua. 
Cor. Tosto, non state, 

Satiri , a bada s su , picciol' fanciulli , 

Correr non le lasciate s per la mano 

Tenetele, pe' panni e per le gambe. 
Sii, A; questa , a questa i tatti addosso a qqiKta • 
Cor^^Cì fuggiran, non state a badai albero. 

Al bosco tutti, ch'elle iil bosc^ T4i|»W>« 

EgU. T 



t^O £ O L £« 

Nim. Olmi 9 dove slam giunte? 

5f7. Addosso > addosso, 

Addosso a questa; piglia > piglia , piglia: 

Egle, che fai? addosso. Ahi che caduco 

Sodo » e rotto mi soii quasi una costa • 

Olmi! ed ho fatto nulla > cWè fuggita. 

Oimi ! 
JBgl. Tel dìss*io bea; sei tu ben atto 

Correr dietro a chi fogge : in tua 'malora, 

Ticoti al tuo fiasco» che non fugge 9 e lascia 

Correr chi vuol. 
sii. ' S^io lo facea pet beuc. 

^gL Avresti fatto meglio aver bevuto. 

Or levati t se. puoi . 
SH. Dammi la mano 9 

Ajutaml • 
£/i. VorravTi altro potere, 

Che*l mio. 
SiL Dammi la mano, perchè anch'io 

Mi sorgerò; son pur risorto alquanto. 

Ajutami, £gle.} regger non mi posso > 

Oimèl 
JE£l. Moiìta a cavai : ve* che allegrezza 

Tu mi vuoi dar stanotte: mentre in gioja 

Gli altri saran ; sarai tu sul dolenti • 
V SiL Non mica ; tosto che averò bevuto, 
• Non rrttò pia mali volea potete 



Atto v. i^i 

Bit d*a?er fatto qualclie cosa aneli' io; 
Ma noa l'ha tonseniito il mio destino • 

SC£MA QUINTA. 

sii. V^Gai coca nel Bosco i sotto sopra : 
Chi corre io qiia , chi in il; prese an già oiolte 
Ninfe i compagni mieii ma quelle astate 
Prima clie pur s* abbian lascialo addosso 
Le man% squarciaci s^an dai corpi i panni » 
£ lasciate le resti > cosi nude 
Si sono datf a córrer per lo bosco. 
Nude corron le ninfe, e corton nudi 
I Dei silvestri»- come già i Roinani 
Ne le feste di Pan correano a Romai 
Onde s*fiwien che le giungan nel corso s 
Io penso che tra lor non andrà indugio 
JL giungersi un con T altro. I più bei corpi 
Di donne npn ridi nnqua: pajon proprio 
Cose celesti: se dinanzi £arst 
le guato , mi sassembran Clterea ; 
Se di dietro le miro > un Ganimede > 
Cosa nop an> che biasinìar si possa. 
Mirinsi pur nel fttto» o ne la schiena» 

T 1 



ipX £ G LE* 

Per la mia fe ck* io hoq; ne 90 incolpate 
Gii Dei del ciei » s'ardon del loro amore, 
Avendole dal ciel tante fiate 
Vedine ignude tie ìt . vive ^btav^ i 
Ben saranno felici e avyeotarosi 
Qae' Satiri» ijiie* fauni «. q«e' Silvani , 
Cfae da le molli e delicate braccia 
Saran stretti e legati» ed accorrasno 
Da' lor soavi fiori .il dolce fiotto \ . 
Glie nei ciel potria farsi invidia a Giove» 

fén, Artt nimico il cielo , e immagéoarsi 
Poter condurre uno. suo eflèteo. al fine , 

Sii. Che lamentevoi voce è qoesu ch'odo 
Uscir dei bosco in cosi ^gcan letizia t 

Fsn. A chi ciò crede y avvienqiiel«ch'èarvcnQro 
A gli alai oggi ed.a. nae. Misero Pane» 
O Pan tristo e infelice» Pan dolente, 
A cfae terìmfie.>sei'! 

Sii, £gli • od paté 

Pane che si lamenti: e chr può avere 
Egli di tristo» essendo tugnano in gio}af 

TMn^ O ' doloroso Paae » hai- pur perduto 
Quanto di htat avevi . . ' : . 

Sii. ChQ ci,è» Pane?. 

Vsn, Poetai più poyerello a jroglia eoa 

, Gir per le selve (enx'avej: sospetto 
D'o&mlet; la. ella. ninfa v: : . ^ 



r 



■ «. 



V. 2^3 



sii. Che avTCnato 

Vi di dolente^ Pan» che si' ti duoli? 

P«». Oimév mirano > oimè> tra queste selve. 
Selve già di piacere e di diletto. 
Non & già mai cagion di maggior pianto . 
Or' esser credevam lieti e felici , 
I più miseri siàm che fossero aaqaa . 

Sii, .Tu ti itogli la-Tita , Pan? ch'è*qo«to 
Che. tu mi dì* ì Quando- pensar pia debbo 
Vedervi lioti , s'^oggi siete tristi ì 

Fm». a vvemita , Silvati , ci è cosa tale , 
Che^ fio che. avranno mai fronde le selve > 
Sempre ' tristi sarero , sempre dolenti . 

Sì/. Deh fa eb* io sappia , Pan > che cosa è questa . 

P«9. Silvano, non voler, se m'ami« adire 
L* infelicità nostra e *1 nostro affanno » 
Che incredibile angoscia avrai a udirlo. 

Sii. Io non posso sentir doglia maggiore 
Di quella eh' or pee voi il cor mi preme i 
Però non mi tenere or più sospeso. 

fMn. Mentre , Silvan , le nostre care ninfe , 
eh* io pur Io ti dirò, poi che il ricerchi» 
Noi seguivamo per l'ombrosa selva» 
A guisa che seguia già Febo Dafne, 
£. già ci credevamo averle in braccio ; 
luggiron tutte in varii luoghi $ alcune 
A radici de* monti, altre a le rive 



154 £ e t B. 

De' viri fiami , altre a le dense piante > 
La folta de le quai loi colte il cono ; 
Altre vedemmo tra Tetmigit e gialli 
Fiori cadote, e la Tohibil erba 
Lor legò i piedi si, che sen caddero. 
Allora i Fauni i Satiri i Silvani» 
Credendo aver la preda in man siaua> 
Si tennero padron* de le lor ninfe. 
Ahi speme vana e ben folle pensiero i 
Ahi nemica fortuna ai bei detiri i 
Ma cosi tosto che lor furon presso » . 
( Cosa io ti dirò» che a pena io posso 
Crederla a me medesmo»e pur T ho visti) 
Altre divennec fiumi» altre ne' fonti 
Restaro s) > che non si videro » altre . 
Divenner fior* ne la minuta erbetta. 

sii Ahi che mi di' tu» Pan.' Che maraviglie 
Son queste ch'io odo? 

rdn. Io non ti mento punto * 

Ne furono alcun' altre in questo tempo, 
I piedi de le quai fuion put diaoai 
si veloci a fuggir» che «su la teria 
Fermar' le piante, ed ivi ier radici; 
£ unir si vider le lor gambe in tionce» 
£ copirlesi il petto di corteccia, 
£ trasformarsi le lor braccia in xaml, 
E le chiome gii d'oro in verdi fronde. 



A T X • V. ZS% 

Ne vidi alcone trasformarsi ifi vite » 
£ in taotd ch'io l'Iio detto > su per gli olmi 
Xy braccia atviticchiac lentie e distorte ì 
£ per non- die mtimtaiiieDte il catto > 
FaroQ tutte mutate in varie forme: 

. Onde si vede in varj laoglii al bosco 
Alcun de' nostri lamentarsi a un faggio > 
£ de le frondt sue farsi coronai • 
Altri abbracciare un fico» altri Qna quercia , 
£credep pur d'aver l' amata in braccio; 
Altri a la scorsa d'un castagno dare 
Con pianto grave afièttuosL bacis 
Alcuno altro dolersi a pie d' un salce » 
£ bramar di morie sotto quell'ombra) 
Alcuni accrescer con amaro pianto 
Le lucid'onde al rio» nel qual veduto 
Avevan trasformar l'amata ninfa j 
Altri versar da gli occbj un largo' fonte > 
£ innacquar le radici di que' fiori» 
In che le ninfe lor s'eran converse* 
Alcuni altrji bramar veder Medusa 
Per potersi mutare in duro sasso > 
£ star sasso nel monte appresso a qotllii 
Ninfa che 1* aì^a (atto il cor di pietra . 

sii. Non credo mai che in on sol giojcno tante 
Mutazion'fttsser vtdute. 

?4i9. A nostro 

T 4 



Danno sdrbatt soa le' luarairigiir 
In sino a^^u^stl giofoi* perchè senpie 
Miseci siamo» ti io vie pià-d'ogoaoo 
Languisca scrapcci e mi tortneàci sempre. 

sii Pcrch' hai tu> Pan^ maggior de gli altri doglia? 
Perchè struggerti vuiòi ta più de gli aUii/ 

Ta». Perchè quaot" era la Siri0g« mia 
D'ogni ninfa più bella 9 anco m^iggiore 
£ra il mio fìtoco > ond' io mi doglio tanto» 
Quant' era bella • e quanto* io già 1* amai . 

Sii. Deh dimmi, Pan> ch'ayyennto i di lei? 

Tsn, O sventurato me l Dopo eh' io ridi 
Mutate r altre ninfe in varie forme , 
AnchMo temei che ciò non aYTcnisse 
A la Siringa mia ; però mi diedi 
Con più veloce cono a seguitarla. 
Ella fugace più che leggier cervo 
Si die a fuggir così velocemente, 
eh' avria potuto gir sovra? le spiche , 
£ non ne premer una • Ora n<l corso 
Giunse al fiume Ladone, e 000 potendo 
Andar più là, veggendo me che lei 
Correndo a più poter tatto segnla» 
Pregò la deità del vivo fiume. 
Che le porgesse ajuto, si che fosse 
Salva r onestà sua • Vi giunsi io iaunto i 
£d essendole già tanio vicino» 



Ch'io le spargea col' fiato mio le chiome » 
£ stoidendo per ptenderla la mano; 
Oimé^ la'yidi) oìmdy Silvano > oimè , 
A pena il posso dir , mutarsi in canna . 

5i/. Ne lo posso udir io senza gran doglia ; 
£ testimon (cn faccia il pianto mìo. 
Ma che stromento è ^[uesto che ti pende 
A lato? 

Pili»; Oimè) ch'io yo' sempre ayer questo 

per la più cara xosa eh* al mondo abbia ! 

Sii, £ perché Pan ? 

P4^J9. Perchè di quella canna > : 

In che mutata s'è la mia Siringa > 
Composta io 1* ho > per isfogar col suo 
Suon la mia doglia, e'I mio angqscio'so affanno, 

5f/. £ come in cor ti venne di comporre 
Tanti calami in un ? 

Pis»v Non fu mutata 

Cosi tosto Siringa» che spirando 
Soave Zefir dolcemente > un suono 
Io sentii uscir da le nodose canne > 
£ mi parve la voce di Siringa, 
Che si dolesse che mi fusse stata 
Tanto crudel, mentre poteva amarmi: 
Onde in memoria de l'amata ninfa 
Dopo un grave lamento e un duro pianto 
Composi questa fistuia» che'l nome 



xp% LùtL. Atto r. 

Sempre otterrà de la Siringa mia; 
Coa la qua! risonar farò ogni selya 
Del caro nome suo» dei mio dolore. 

Si/. Felice sei tu, Pan, appresso gli altri» 
Perchè con £ga antica taa mogiiera 
In parte sfogar puoi l'acerba doglia; 
Ma gli altri poverelli che non anno 
Rifugio alcun» si pon ben chiamar tristi. 

749. Oimé« caro Silvan> tanto più d*£ga 
Era beUa costei» quanto più belli 
Son gli amaranti de* minori fiori. 

Sii. £d io ti dico » Pan » eh' è più beli* Ega 
In^ questa età che mai non fu Siringa 
Nel più bel fior de' suoi più fioriti anni. 

^4». Non più » Silvan » che tu m' accresci doglia . 
Vien meco.» entra nel bosco a redcr gli altri. 

Sf7. Entra» eh* anch' io di subito ti segno* 
Non si dee desiar cosa che neghi 
Il elei» ne cosa a l'onestà contraria ; 
Che non sen può veder felice fine. 



JFisf ìM* Attp ^HÌnip^ 



»y^ 



e- 



. >.- 



DEDICAZIONE. 



Q 



Ucsu corona di silvenri fiori 
Colti CQQ rozza man nel pia selvaggio 
Loco d'Arcadia, appendo a questo faiggio^ 
Ad onor de le ninfe e de* pastori . 

B prego lor» s*a lor semplici amori 

Non sia mai fatta froda, o f art* oltraggio, 
Ch*accólgan cosi il don ch'ofierto i* aggio» 
Ch'altri si dectt a* suoi pregi maggiori. 

Che s*aYYerr2 che don pie dótta immi» 
Corone àkan gli tessa, o che dimostri 
A qaalchf miglior via la virtà loro i 

Spero > ed il mio sperar non sar^ vano, 
Che il fiome pastorale a* tempi nostri 
Tal fia, qoal fa già ne Tetà de Toro* 



I 



NOTIZIE DE^ POETI 

contenuti ia questo voluttie. 



TORQUATO TASSO. 
Vtàt Gerusalemme liberata « t^m^ ultima ^ 



* I 



ANTONIO ONGARO. 



P 



uidcvsn», Visse faretehj» MU»i in> corte 
de' farnesi . Ha^ rime tròppo ingegnose 9 e for- 
se non corrette per l* immsturs sus m§rt9 £ 
unni tren$s.£* uUh^e il suo àonetfo cernsa- 
rato Ani Murntori Fiume che a ^ 1* onde eoe . 
V Alceo fsvoln pescatoris gli diì nomo e . ro- 
ronn. Ai mleuni ì sembrntn un plagiato ele^ 
gnnte dell' AmmxeL del Tasso; o' tutti i 'lette- 
rsti lo rieonoseono col titoh di Aminca ba- 
gnato. « 



/ 



V 



SCI 
GIO: BATTISTA GIR ALDI CSNTHIO 



vjrj 



'£ntilmcmo ferraresi, C' diversa ds Gi- 
glio Gregorio Oirstdi/ma un fu* suo faren^ 
te. Morì d^ unni 69, noi iS73* ^t* dottore 
dì filosofa medicina i e nelle lettere umane 
ebbe a maestro Colio . Calcagnini . 1 frincifi 
estensi V onorarono col carico di lor segretarie . 
Itesegni oloquonxA in Mondevo^ in Torino^ in 
Pà&via, Abbiamo di lui una latina breve ste^ 
via di casa d*Msto^ oeazÀmi ^ .canx>eniere , pòe^ 
ma ofice^ e tragedie. X* Eccole, cVì il poe^ 
ma, morì alla nascita del Goffredo. Di no* 
ve tue tragedie , /* unica che ancora sia in pre-' 
gio ^ i'Orbecche, Alcuni leggeranno con pia- 
cere i tuoi Ecatomiti» cento favole.' La 
sua Egle 9 che qui ti stampa ^ merita un lue* 
gè distinte tra lo rappresentazioni teatrali di 
quel tempo y cerne Fi#oh .di Satiri > e va an* 
teposta al Tirsi del TansiUoy che tale non >. 
Abboxxe Ai poesia pastorale , ma degno tesser 
nominmte dal lonianini, che V obblib^ 



/ 



A I^C U N l A T t A N 3t i 

CHJS J/ TMVANO nniLA MIA CALCOGRAFI/. 

• » * 

Atlante Geografico ridotto lo vla lojto xomo 
composto di €9. carte delle gcttccaU d^o^ai 
regno e proTÌocu» che seno; < . 

I sistemi di Tolomeo ee. < 

Tavola tferleii» 

PlanialBro celeste in due fogli* 

Mappamondo rotondo* 

Le quatcìo parti del Mondo» 

Spagna e Portogallo» 

Iraocia. 

Ingbileerio / 

Seoxia. . . 

Irlanda in dne. fogli* 

Olanda. .t -..' > , 

Germania. ^ .. 

Svezia , Danimarca) « Norvegio • 

L'Elvezia» 

Prussia. 

Polonia. 

Russia Europea. 

L'Ungheria. 

Turchia d'Europa. 

Italia. 






'\ 



La Tcrca-Perma. 

Il Paraguaii e parte de* Paesi adjaccari. 

11 Perù. 

Scabilimenti de* Frane. Ingl.eSpagn. selle Ad ciller 

Chili» la Terra Magellaa. coli' Isola della Ter- 
ra del fuoco» 

Il Canada, le G>IoQÌe Inglesi, la Luigiaiu» 
e j^otida. 

L'Isole di Terra nuora , e Capo Bretoa. 

La Bija d'Hudson» Terra. di Labrador» e 
Groenlandia , L. 50. 

-Altro Atlante di x^. Carte particolari d*ogni 
Territorio e Provincia dello Scaco Veneto, 
compresa la Dalaiazia«ed Istria Veneta con 
una Generale.^ <.:./. L. 14. 

Altro Atlante di 8. Carteparticolati dello Sta* 

' to £ccldsiast»co • > . L. ii. 

'Altro Atlante di xt. Carte Generali e parti- 
colati delli Ducati di- Mantova, Modena 
in fogli due, Parma e Piacenza, Milano in 
fogli due , il Gran Ducato di Toscana 
in fogli 4. Ja Repubblica di Genova, e di 
Luca.^ • «• .* ' L.. iS# 

^ mmmmmmmw 1 ìimb<éém«ììéì>ììmmm— » 

fa corretto • e ricorretto dagli Abati Allegrìnl 
e Garlatto, Pubblici Correttori » dainilnstris* 
$ig. Abate C. , e dal Pubblico Sopraiotendencc 
mt cQtrezioni •