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Full text of "Le guerre di Augusto contro i popoli Alpini"

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LE GUERRE DI AUGUSTO CONTRO I POPOLI ALPINI 



LE 



GUERRE DI AUGUSTO 



CONTRO 



I POPOLI ALPINI 



DI 



GIOVANNI OBERZINER. 








ROMA 

ERMANNO LOESCHER & C." 

(in{KTS(HNKn>I:lt K KK<iKNSI(KIi(;i 

Librai di S. M. la ReRina d' Italia. 
MCM. 



Proprietà letteraria. 



03 




1108260 



TllKNH', Si Aini.lMKNH' Fll'. fi. n. MONAUNI. 



ALLA 



CITTÀ DI TRENTO 



CON AFFETTO DI FIGLIO 



L'AUTORE 



D. 



INDICE. 



Phefazio>t: 



Pag. XI 



INTRODUZIONE. 
Divisione del lavoro ed esame delle fonti 



Capitolo 1 Cognizioni geografiche degli anticiii riguardo alle Alpi e spedizioni 

romane contro i popoli alpini al tempo della Repubblica 
Capitolo II Le guerre di Augusto. — Divisione del presente lavoro 

Capitolo III Esame delle fonti antiche 

Capitolo IV Esame delle fonti moderne ........ 



> 1 

» 5 

» 7 

» 13 



LIBRO PRIMO. 
Le guerre contro i Salassl 

Capitolo I I Salassi, loro origini e condizioni » 23 

Capitolo II Guerre contro i Salassi al tempo della Repubblica. La Colonia di 

Eporedia » 26 

Capitolo 111 Le guerre di Augusto conti-o i Salassi » 30 

Capitolo IV Augu.sta Praetoria e le condizioni della Val d'Aosta al tempo dell'Impero » 35 

LIBRO SECONi:)0. 
Le guerre contro i Leponzi, i Vennoneti, i Camunni e I Trumplinl 

» 

Capitolo 1 Condizioni dei Leponzi prima della loro sottomissione ... » 41 

Capitolo 11 1 Leponzi sotto il dominio romano . » 48 

Capitolo IH I Vennoneti e loro guerre coi Romani » 51 

Capitolo IV La guerra di P. Silio contro i Camunni, i Trumplini ed altri popoli vicini » 55 

LIBRO TERZO. 
La guerra retica. 



Capitolo I 1 Reti prima della conquista romana ..... 
Capitolo II Condizioni storiche del lembo meridionale delle Alpi Centrali 

Capitolo IH Tridentum e il bacino dell'Alto Adige 

CAPrroLO IV La guerra retica 



» 67 

» 72 

» 79 

> 94 



LIBRO QUARTO. 
Le guerre contro i Liouri delle alpi marittime. 



Capitolo I La regione delle Alpi Marittime . 

Capitolo II I Liguri Alpini prima della conquista d'Augusto 

Capitolo III La guerra di Augusto contro i Liguri Alpini 



Pag. Ili 
» 117 
» USÒ 



LIBRO QUINTO. 
La guerra di Augusto contro le alpi cozie e graie. 



Cawtolo 1 La regione delle Alpi Cozie e Graie 

Capitolo II Condizioni storiche delle Alpi Cozie e Graie prima di Augusto 
CapitoIìO ni Le Alpi Cozie e Graie all' epoca di Augusto 



145 
150 
163 



LIBRO SESTO. 
Le guerre contro le alpi orientall 



Capitolo I Carni ed Istri ne' tempi più remoti .... 
Capitolo II La regione camica ed istriana sotto il dominio romano 
Capitolo III Le Alpi Orientali all'epoca di Augusto 

Appendice — I Cimbri nella valle dell'Adige 

Indice dei nomi 

Correzioni ........... 



175 
187 
201 
209 
223 
239 



PREFAZIONE. 




L libro che l' autore presenta, piuttosto che Guerre di. Augusta contro 
i popoli alpini, avrebbe potuto portare il titolo pili esteso di Storia 
del sistema alpino ne' tempi antichi, perchè, come il lettore, che 



^•orrà benevolo percorrere queste pagine, s' accorgerà di leggieri da se, che 
in esse sono racchiuse tutte le vicende degli al)itatori delle Alpi italiche 
da' tempi più remoti sino alla caduta dell' impero romano per quanto si 
})ossono dedurre dalle fonti antiche. Non ostante l'autore preferì quel titolo 
])iìi modesto non solo per tema di })r<)mettere molto più di quello che alla 
line non avrebbe forse potuto mantenere, ma ben anco, perchè l'azione di 
Augusto fu sì estesa da abbracciare tutto il sistema alpino, per cui essa si 
])uò considerare come il compendio di tutta l'antica storia delle Alpi, 

Le grandi difficoltà, che necessariamente l'autore dovette incontrare nel 
l)ercorrere un campo nel suo insieme finora affatto inesplorato, faranno sì 
che, se in qualche particolare non fosse riuscito a soddisfare pienamente 
l'aspettativa di qualche lettore, possa tutta\'ia aver diritto al suo compati- 
mento, nella considerazione che in lavori. come questo, che abbracciano un 
ambito molto esteso e richiedono pazienti e minute indagini, non è, direi 
così. possil)ile evitare qualche, benché leggiera, disconhmza d' opinioni. 

A coni])leniento ed a maggior chiarezza del testo, dove sono frequenti 
accenni geografici, l' autore credette opportuno aggiungere al lavoro una 
carta, dov'è delineato il sistema al|)ino all'epoca di Augusto, affinchè il let- 
tore possa con un sol colpo d'occhio vedere la posizione assegnata alle 
varie ti-ibù. città e vici, la distribuzione delle provincie istituite da Augusto 
a difesa dell' Italia, le vie che le percorrevano ed il confine settentrionale 
della penisola all'epoca imperiale. 

Se il lavoi'o apparirà degno di qualche encomio piuttosto clie all' autore 
vogliasi attribuirne il merito all'amore dell' ai'gf)mento che ti'atta. timore che 
gli fu costante guida alle sue fatiche. 



INTRODUZIONE 



DIVISIONE DEL LAVORO ED ESAME DELLE FONTI 



CAPITOLO I. 

€OGNIZIONI GEOGRAFICHE DEGLI ANTICHI RIGUARDO ALLE ALPI E SPEDIZIONI ROMANE 
CONTRO I POPOLI ALPINI AL TEMPO DELLA REPUBBLICA. 




OJIA aveva già rivolto lo sguardo al Mediterraneo, i)er farne suo completo 
Ok ^ : tlominio, mentre non ave^a ancora esplorato quelle formidabili barriere, 
l^jjj' che dividevano a settentrione la penisola italica dalle regioni galliche, da- 
nubiane ed illiriche. 

Infatti la missione di Roma era anzi tutto rivolta a debellare quelle città e 
regioni, che, come la Magna Grecia, Cartagine, 1' Eliade e l' Oriente, le contendevano 
il primato politico e commerciale. I paesi settentrionali non erano peranco ab- 
bastanza progrediti nella cultura e nella ricchezza da eccitare la curiosità e la cu- 
pidigia di Roma, benché alimentasse fin d'allora il germe della conquista e della 
universalità. 

Non è perciò da far meraviglia, se anche l'attenzione degli antichi scrittori 
non era molto attirata da que' luoghi, e mancavano quindi di un chiaro concetto delle 
Alpi. Esse erano, per loro, ancor sempre i monti Rvphaei od Iperborei, che formavano 
un tutto comi)atto co' monti dell'Europa settentrionale', concetto questo, del quale 
non tanto presto si svestirono i geografi e gli storici dell'antichità; ma nel mentre 
alcuni comprendevano nel sistema alpino i monti della Tracia ^ i Pirenei^ e perfino 
il monte Athos *, altri invece limitavano le Alpi semplicemente all' Italia, della quale 
erano rocca, confine ed ornamento ^ 

Solo quando i Romani estesero le loro conquiste sulla regione i)adana, in 
seguito alla campale battaglia di Mediolaninn (532 d. R., 222 a. Cr.), e vi dedussero 



' PosiDuN. apud Athkx., (i, p.233 A. Uf. anche .Stki'h. I5yz., y.'YnsQJiofiéoi. p. 680 e Omero, Hymni, 6,29. 
- Pomi-. Mela, 2, 73. — Ai'pian., B. ili., 10 e 16. 

^Procoi'., mi. Goth. 1. 12; Siuo, 2, 233; Sidon. Apolu, 5, 593; Prudent., /Vm. Laurent., 4S8; Obse- 
QUENT., fM /irorlii/., e. 103. 

* .SiDON.AfOLL., 2, òli; 9, 45; 16, 95. 

• Poi.YB., Hkl. ìFaì. Dindorf). II, 14, 6; III, 54, 2. - Stkah.. IV. 6, 1 ; V. 1,3. — Pi.in., Xat. Hhf., 11, 97. 
— T0L0.M., 3, 1, 1. — UioNis. D' Auc, I. 10, 41. — Hkkoj)iax., lib. 8, 1. — Orosio, Hi.tt., 1, 2, fr. 28. — Ano- 
nimo Ravennate, 4, 37. — GuinosE, Oeoi/i:, 5. 



DIVISIONE DEL LAVORO ED ESAME VBLl£ FONTI 



le importanti colonie di Placentia e Cremona (536 d. l\., 218 a. Cr.), e specialmente 
dopo che Annibale, contro l'universale aspettazione, aveva passato con formidabile 
esercito le Alpi, queste divennero argomento di più attento studio; si pensò clie, 
ancora prima de' Cartaginesi, erano state valicate da Ercole Tebano ', e poi piìi volte 
dai Galli*, e si cominciò ad esplicare intorno ad esse quell' attività, della quale, pa- 
recchi secoli prima, vi avevano lasciate palesi e numerose traccie i popoli Liguri, 
Italici ed Etruschi. 

Polibio, con queir acutezza che gli è propria, ne determina i limiti estremi ', 
r estensione S le particolarità notevoli ^ le cime jjerpetuamente coperte di neve*, e an- 
novera le quattro vie che le attraversavano'', cioè una per i Liguri, lungo il mar 
Tirreno, un'altra per i Taurini, che sarebbe stata j^ercorsa da Annibale, una attra- 
verso la regione de' Salassi e finalmente una quarta per i Keti. 

Tutte queste vie, per attestazione dello storico greco, erano anguste e peri- 
colose, e certo i Romani non trovarono necessario di rendere alcune d'esse più 
comode e praticabili, prima che avessero aggiunto al loro dominio la Provincia 
Narbonese, anello di congiunzione fra l'Italia e i loro possessi nella penisola ibe- 
rica, e prima che si fossero stabiliti ad oriente ad Aquileia (571 d. R., 183 a. Gr.), 
e avessero spinto le loro armi nell'Istria, per avere un facile tramite alle regioni 
illiriche. Ora soltanto il senato cominciava a comprendere, che le Alpi dovevano es- 
sere una insuperabile barriera fra le popolazioni galliche e l' Italia ^ onde proibiva 
ad esse di fondare una borgata, dove poi sorse Aquileia, ivi penetrate per una via 
dianzi non praticata*. 

In complesso possiamo dire, che le cognizioni geografiche delle Alpi, e il loro 
sviluppo, procedettero di pari passo colle spedizioni e conquiste de' Romani verso 
settentrione. Fu M. Emiho Scauro che aveva condotto, per Pisa e Luni,finoa Vada Sa- 
batia. la via militare, che portava il suo nome '"; e fu Domizio Enobarbo, il fondatore 
della provincia Narbonese, che, dopo aver trionfato su d' un elefante ", lungo il lido 
riordinò la via, che si chiamò Domizia '^ che si connetteva a Narbona coli' antica 
via Erculea, dal Rodano ai Pirenei. Non furono più lente le imprese dei Romani 
verso le Al{)i orientali. Fin dalla guerra illirica con Tenta (525 d. R., 229 a. Cr.) '* e poi 

' DioNis. Halicarn., Antiq. rom., lib IV, 19, 3. — Aristot., De Mirabilibiis, 85. Liv., V, 34. — Plin., Aa<. 
Hnt., Ili, 20. — lusTlN., HisL, XXIV, 4. 

- PoLiB., III, 48, G. Liv., V, 34. 

' II, 14, 6, da Marsiglia all' ultimo seno del mare Adriatico. 

* II, 14, 9, di 2200 stadi, ìjil òiayMovg xai diaxoatov; aiaSiovg. Cf. XXXIV, 10, 17 (StRAB., 4, p. 208). 

•■ II, 15; XXXIV, 10, 5 e wegg. ' 

" III, 55, 1. 

' XXXIV, 10, 18 (Strab., 4 p. 208 seg.) zéivagas d'i^cg^dasig àvo/adist fióvov, Stù Aiyvoìv /nèv xijr èyyiora 
Tri3 TvQQip'txà) jiElàyet, eha -tìjv Sia TavQivcov, ì'jv 'Avvifias StijX&cv, eha riyv Sta SaXaaaiòv, TSTÓgttjv Sé xrjv Sta 'Pat- 
xwv, ànóaas xQtjfirmSeig. 

" Llv., 39, 54, J2: deimneient Gallicis populis... Alpea prope inexsitperabilem fiiiem in medio esse: non 
uiique iis meliiis fare, quam qui eas primi pervias fecissent. Questo pa.sso di Livio ci & chiara prova, che già il se- 
nato riteneva per l'Italia irrisori i confini della Macra e del Rubicone, ed aspirava a confini più naturali ed inespu- 
gnabili (a. 571 d. R., 183 a. Cr.). 

" LlV., 39, 2, 6 : per saltus ignotae antea viae. 

'" Strab., V, p. 297-298 (Ediz. Moineke, e pag. 181, Ediz. Didot) : omos Si ó ^xargog ioiiv S xal lìjv Aì- 
lukiav oSòv OTgwaas Trjv Sia Uiawr xal Aovvrjs f^é/gi Safiazmv xàvxevùtv Sta àég&(oro;. 

" SuETON., Aero. 2. 

'' Clc, Pro Font., 7 (18): quum mi rempiibliram pertineret i>iam Doinitiam muniri. Fu riparata da Fon- 
teio fra il 77 e il 71 a. Cr. Già Polibio (III, 39, 8) conosceva questa via, che era la prolungazione dell'antica via 
Herculea, per cui Domizio Enobarbo non sarebbe il' fondatore, ma soltanto il riordinatore. — Cf. Desjardins, (!ài- 
i/raphie. historique et administrative de la Oaule Rnmaine, Tom. II. p. 204 segg. e 282 segg. Invece 1' Herzoi;, 
Gali. Nari), cap. I. p. 48 e il Mommsen, N. G. II. p. 163 (Ediz. 7") l'ascrivono a Domizio Enobarlx), Cf. C. /. /.. 1. 
p. 460. — IjC stazioni di questa via sono: Xeniaitsiis. Sextantio, Cessero. AgatUa. Baeterris, Xnrbo. Kiiscino, IlUberis 
e, pa.ssati i Pirenei (Summo Pyrenaeo), Emporiae e rnrrara nella Spagna. — Cf. Tab. Peiitin;/., segm. I. B. 2; ftin. 
d' Anton, p. .397 e pag. 389-390 e i quattro vasi Apollinari citati da Desjardins O. c, II. p. 264. 
'•' Appiano, B. IH. 7. — Cf. Zippel, Die rom. Herrschaft in Illi/rien, p. 44. 



DIVISIONE DEL LAVORO KD R8AME DELLE FONTI 



■col regi^eiìte Demetrio (a. 538 d. K., 221 a. Cr.), gli Istriani presero partito contro 
Roma ', onde segue una serie d' imprese condotte con esito ora incerto, ora favore- 
vole dal console CI. Marcello, che, cacciati i Galli dall' agro aquileiese (a. 571 d. R., 
183 a. Cr.) -, entrò senza frutto nell' Istria ^ dal {ìretore C. Fabio Buteone \ che co- 
strinse gli Istriani a desistere dalle ostilità, dal console Aulo Manlio Vulsone *, sov- 
venuto poi dal collega M. Giunio Bruto ^ finché il console CI. Fulcro, presa la città 
di Nesazio (a. 577 d. R., 177 a. Cr.), distrutte Mutila e Faveria, sottomise tutta la re- 
gione, ottenendo dal senato l'onore del trionfo''. 

Più lente e meno note furono le spedizioni de' Romani contro il cuore delle 
Alpi. Poiché, se tolgasi la spedizione di Appio Claudio Fulcro contro i Salassi (a. 611 
d. R., 143 a. Cr.) della valle d' Aosta *, che non fu che il principio d' una serie di 
guerre sanguinose, delle quali ci occuperemo nel corso di questo lavoro; la spedi- 
zione contro gli Stoni delle Giudicarle (a. 636 d. R., 118 a. Cr.) ricordata dai Fasti 
trionfali *; e quella di M. Emilio Scauro contro i Carni del Friuli (a. 639 d. R., 115 
a. Cr.)'"; e la spedizione contro gli alpini, diretta dal console Lucio Crasso (a. 659 d. 
R., 95 a. Cr.), che percorse in lungo ed in largo le valli alpine, senza riportare note- 
voli successi, come dimostra il fatto che poco dopo (circa 1' a. 660 d. R., 94 a. Cr.) i 
Vennoneti distrussero Como", e che il console non ottenne che l'onore di un trionfo 
minore'*; ed altre più piccole fazioni di guerra, delle quali parleremo a suo tempo; 
poco o punto ci fu tramandato delle operazioni de' Romani contro i popoli alpini al 
tempo della Repubblica. 

Tutte queste erano spedizioni di poca entità, fatte senza concatenazione, senza 
una mira precisa, e senza ottenere de' risultati di qualche importanza. I Romani, 
cosa stranissima, furono padroni di vaste regioni nell' Europa occidentale ed orien- 
tale, nell'Asia, e nell'Africa, jjrima che si fossero assicurato il confine naturale 
della nostra penisola. Fu solo Augusto eh' ebbe il merito, con una serie di spedi- 
zioni, legate fra loro, di procacciare al dominio di Roma tutte le Alpi, dal golfo di 
Genova al mare Adriatico, e più in là ancora, fino all' angolo del Danubio, e fu lo 
stesso Augusto che segnò per esse il vero confine dell' Italia. 

Dopo quell'imperatore non regnò più incertezza intorno alla distribuzione, 
alla natura, agli abitatori di quest'importante sistema di montagne. I poeti ne de- 
cantarono la maestà e l' imponenza '^ gli storici studiarono la natura de' loro abi- 

' Gli Istriani furono nell' a. 533 d. R., 221 av. Cr., respinti nel loro territorio. Cf. Appiano, B. BL, 8. — 
Eutropio, Brev. hist. rom., 3. 2. — Liv., 1. 20 e 1. 1. 21, 16, 4. — Orosio 4, 12. — Zonara, 8, 21. Eu- 
tropio, Zonara. e Orosio confondono due guerre insieme, ciof- quella dell' a. 576-577 d. K., 178-177 av. Cr., e questa 
dell' a. 533 d. R., 221 av. Cr. — Ix) Zippel, 0. e, p. 101, appoggiato all' erronea asserzione di questi autori, ne 
trac delle conclusioni, che sono confutate da Benussi, L' Istria sino ad Augusto, p. 204 in nota. 

■' Liv., 39, .54, 12. 

■' Liv., 39, 55, 4. 

* Liv., 40, 26, 3. 

' Liv., 41, 4, 8. — Floro, II, 10. 

" Liv., 41, 5, 12. 

' Liv., 41, 13, 6. Per la narrazione e l'ordine di tutta questa campagna cf. Kandler, Lettere al D.r Barsnu 
(Osserratore triestino 1870) e Istria e. 1. — De Franceschi, Noir storiclit; p. 41 segg. — Zippel, 0. e, p. 81 segg. 
— Mom.msen, R. G. I, 5.58 segg. — Benussi, 0. e, p. 206-233. 

' Liv., Kpit. 53. — Strab., Il, 6. — Velleio Paterc, I. 15. 

' Liv., Ejìit. 62. — Orosio, V, 14. — Gkvtkr, luscript., p. 268, 5. 

'" AuREL. Vitt., De l'ir, ili., 7, 2. — Mommsen, R. O., II, p. 169 in nota rettifica la corrotta lezione di Au- 
relio: I/iijures ri Caurisei (o Liyures et Ganiisfos come hanno certo edizioni) in lAyures Taurisei. Così pure il Kie- 
PERT, Ijelirhuch der Alien Geuoraplik (Berlin 1878), \>. 386, accenna a questa sottomissione dei Galli'i Kanwi ripor- 
tata dai fasti trionfali, e soggiunge che si riferisce alla regione montuosa de' Carni, essendo, già da tempo con- 
quietata la regione litoranea. 

" Strab.. 5, 1, 6 p. 213. 

'•• Mommsen, li. O., II, p. 168. 

" Vekg., Georg., I 475; Aen., X, 13; EgL X, 47. — OviD., Metam., II, 226; ^r» A., Ili, 150. — Oraz., Od., 
IV, 4, e 14. — LucAN., I, 688; III, 299. - Gioven., 10, 152. — Silio, III, 479.— Claud., Bell. Gcih., 340; AntU. 
Gr. Ili p. 214. 



DIVISIONE DEL LAVORO ED ESAME DELLE FONTI 



tatori ', i naturalisti le produzioni vegetali', minerali*, ed animali*; i geografi l'al- 
tezza', il clima", le industrie ed il commercio'. 

Dopo d'allora si fece una chiara distinzione delle varie catene che costitui- 
vano tutto il sistema, dividendolo in Alpi Marittime ^ Cozie*, Graie*", Perniine", 
Retiche'^ Tridentine '^ Gamiche ", Noriche '^ Giulie '^ Pannonie '^ e Dalmatiche'*; 
una rete di vie comodo e larghe le percorreva in tutte le direzioni, congiungendo 
l'Italia colle regioni Galliche, Danubiane ed Illiriche; e perfino il nome fu argomento 
di dotte investigazioni linguistiche; difatti, mentre SerAÙo '* ed Isidoro*" lo derivavano 
dal celtico, come a' nostri giorni lo Zeuss*' ed il Diefenbach", Strabone^^ Pesto"" e 
Stefano Bizantino** ne trovavano riscontro col sabino aljnis (albus), donde deriva- 
vano Albes, Alpes o monti nevosi. 

Infatti, perchè il nome « Alpi » dette ^'Akfìia da Strabone, e Zàkma da Licofrone, 

■ PoLYB., Ili, 48. — tìTRAB., II, p. 128. — Liv., XVI, 29. — PiJN., II, 5, 7. 

- Lo pendici delle Alpi erano coperte di piante alpestri, le valli ricche di piante fruttifere (Strab., IV, p. 

206 seg. - l'i.iN., 31, 3, 36). 

■' Plinio, 38, 9, 10, accenna al cristallo di rocca copioso nelle Alpi (Cf. v. Mhkller, Schiixi.'.riyrncU. I, 
p. 58). Strabone, (IV p. 205, 208) e Diodoro, (5, 36 seg.) parlano di cavo, che però producevano oro in piccola 
quantità (Cf. Haller, Helretien, II p. 49). Del resto sono note le cave de' metalli preziosi della Val d'Aosta, che 
furono principal causa della guerra fra i Romani e i Salassi. 

■* Strabone, (IV p. 207), parlando della fauna alpina, dice questi monti ricchi di vacche, cavalli selvatici, orsi, 
bisonti e camosci. — Plinio (2, .')3, 79 e 8, 55, 81), fra gli animali frequenti nelle Alpi, annovera le capre, le mar- 
motte, le lepri bianche, volatili selvatici di varie specie (10, 29, 60) e, nelle Alpi marittime, le lumache (8, 39, 59). 

' Già Agatemero (Ororjr , 2, 1) e DIONISIO d' Alicarnasso ifraiiim. p. 486, ed. Mai) riconoscono le Alpi 
come i monti più alti dell'Europa. — Adriano (Per. \>. 12| le paragona per altezza al Caucaso. Molto prima Po- 
libio (in Strab. lY p. 208) diceva che occorrono cinque giorni per raggiungere le più alte cime, che Strabone 
(IV p. 204) calcela dell'altezza in linea retta di cento stadi, e Plinio (2, 6, 65) dice che qualche cima arriva al- 
l' altezza di 50 miglia. Anche la lunghezza e la larghezza di tutto il sistema furono prese in considerazione. Ab- 
biamo già detto altrove, che Polibio assegna alle Alpi una lunghezza di 2200 stadi; Celio (in Plin. 3, 19, 23> 
di 1000 miglia; Timagene (in Plin. 1. e.) di 978. La larghezza, secondo Cornelio Nipote (in Plin. 3, 19, 23), 
è di 100 miglia, secondo Livio (I. e.) di 3000 stadi. ììeìV Anto/orjia greca (lacobs T. III, p. 185, Epigr. 15) si as- 
segna alla strada che attraversa le Alpi una lunghezza di 1255 stadi. 

'' Claudiano, De Bello getli. (p. 356 seg. 362 seg.) celebra la salubrità del clima delle Alpi. 

' I principali prodotti alpini nell'antichità erano gomma, resina, pece, cera, miele, (Strab., IV, 6.)j il 
formaggio alpino era molto apprezzato (Varrone, R. R., 2, 4). Di questi prodotti gli abitatori facevano un vivo 
scambio cogli abitatori della pianura padana. 

*" Plin., 8, 39, 59 e 14, 3, 4. — Tacit., Annal, 15, 32.— Flav. Vopisc. Aurel., c. 47. — Zosimo, 6, 2. — 
DioN. Cass., 54, 24. — ToLOM., 3, 1, 4, 2. — Agatem., 2, 4. 

" Tac, HisL, 1, 61; 4, 68. — Ammiano, 15, 10. — Min. Ani., p.334. — Ititi. lerosoL, p. 555. — ToLOM., 3, 
1, 38. — ZosiMo, 6, 2. 

'" Tacit., Ami. 2, 66. — Plin., 3, 17, 21 ; 20 24. — Corn. Nip., Han., 3. — Ititi. Ani., p. 344. — Tolom., 3, 
1, 37, 40. — Varrone (in feerv. ad berr. 10, 13), Petron., c. 122. 

" Liv., 21, 38. -Tac, Ilist., 1 87; 4 66. — Plin., 3, 17, 21. — Min. Anton., p. 350. — Strab., IV, p. 205. 

207 seg. — ZosiM., 6, 2. 

''•- Strab., IV p. 19, 2, 204, 213. — Tolom., 2, 1, 5; 3, 1, 1. — Graz., Od., 4, 4, 17 -Tacit., fìrrm., 1. 

'' DiON. Cass., ,'54, 22. - Plin., 3, 16, 20. — Floro, 3, 3. — Ampelio, Lil>. memor., 45, 5 e 22, 4. — Fron- 
TiN., SiralfKj., 4, 4, 13. Alludono ad esse. Liv., Epit., 48, Graz., Ocì., 4, 4, 17, Claud., B. Oelh., 319. 

" Plin., 3, 25, 28. 

'•' Flor., 3, 3. 

" Tac, Hist., 3, 8. -Rdf. Fest., 2, 3.- A.mmian., 21, 9; 31, 16. - Sozom., Hist. Feci., 7, 22. - Nicef. 
Callist., 12, 34. 

" Tac, Hist., 2, 98; 3, 1,-Plin., 3, 25, 28. 

'" Plin., 11, 42, 97. 

"' Serv., ad Verg. Georg., 3, 474, ad Aen., 10, 13. 

■-" IsiD., IIup. Orig., 14.' 8. Oallorwn lingua alpes mmites alti vocantur. I. Simler, Fa/fes/«c et Alpiitm rfe- 
seriptio, p, 174, dice che liei Vallese « alp et alpen plurali numero vocantur morites pascut in quibus foenum noti 
seeatur^. 

" G. Zetjss, Die Deittsclien u. die Kaehbarstiimnie, pag. 2 e pag. 228. 

'" DiEFENBACH, Vblkerhmde, 1, 27; anche il Boccardo, Eneiclop. Ital. I. p. 926 (Alpi) fa derivare questo 
nome dal celtico. 

■-» Strab., IV, p. 202 e VII, p. 314. 

■'■' Festo., V. Album, p. 18. 

'•'•• Steph. Byz., y.'Alntis. Tanto Strabone (1. c.) come Stefano asseriscono che gli antichi non solo dissero 
àhttia ÒQti; ma anche àXfiia e àXyiwta e che anche presso gli lapodi quello che sarebbe l'estremo monto delle Alpi 
h detto Albium. Nello stesso modo il Simler (o. e. p. 174) crede spiegare i nomi .Uhiiitii liiteiiiellniH e Albimjaimum 
come fossero una derivazione da Alplum Inleiiieliuiii al Alpium Ingaunwii. 



DIVISIONE DEL IxAVORO ED ESAME DEIjLE FONTI 



ha relazione col iioiiic Alba, non mi pare ragione sufficente per crederlo celtico ' ; 
imperciocché, sebbene Albaim, Alb, Alba, in lingua Gallica, indichino luogo elevato, 
come scrive lo Zeuss, abbiamo in Italia pure Alba longa, i monti Albani, molte Al- 
bole, ed assai altri nomi della stessa radice, che è molto probabilmente d' origine li- 
gure, come già dimostrò l'Helbig*, sebbene i Galli possedessero la stessa parola. 

Né mi fa maggiore specie che Isidoro dica, che in lingua gallica si chiamano 
Alpi tutti i monti alti, imperocché é ben noto che gli Ibero Liguri s'estesero molto 
anche nella Gallia, né fa meraviglia che anche fra i Galli sia rimasta qualche traccia 
della loi-o lingua, come è rimasta in Italia dopo tante sovrapposizioni etniche. 



CAPITOLO II. 

J^E GUKKKE ALI'INE DI xVuUUSTO. — DIVISIONE DEL PRESENTE LAVORO. 

La grande e difficile impresa di sottomettere i popoli alpini è generalmente 
compresa dagli storici antichi in quattro spedizioni fatte da Augusto stesso o dai 
suoi legati. 

La prima é quella di Varrone Murena contro i Salassi, dell' anno di Roma 
729; la seconda quella di P. Silio contro i Camunni e i Vennoneti dell'anno 738; 
la terza fu condotta da Druso e Tiberio contro i Reti e i Vindelici l' anno 739, e la 
quarta infine dal medesimo Augusto contro i Liguri delle Alpi Marittime 1' anno 740. 
Sarebbe però errore gravissimo, se si supponesse che l'opera di Augusto si limi- 
tasse a queste quattro spedizioni principali, che ebbero di mira quattro differenti 
punti del sistema alpino, in quella parte che si protende verso l' Italia. 

L'attività di quel monarca fu tale, che nessuna parte, benché remota e fuori 
di mano, rimase estranea alla sua influenza ; non e' é valle alpina, per quanto re- 
condita, che non conservi qualche marmoreo documento dell' operosità romana nei 
primi secoli dell' Impero, ed in particolar modo nell' epoca augustea. 

Tutta r ampia regione montuosa delle Alpi Cozie, sebbene vivesse, sotto la 
saggia e pacifica amministrazione del re Cozio, in buon accordo coi Romani, come 
ci appare dalle epigrafi e da velate testimonianze degli scrittori, non fu così e- 
stranea a' rivolgimenti politici, da non subire anch'essa delle radicali trasforma- 
zioni, per opera di quell'imperatore. Lo stesso dobbiamo dire del versante meridio- 
nale delle Aljii Lepontine fino al lago Maggiore, e del canton Ticino, ed in 
particolar modo di tutta quella vasta distesa alpina, che dal territorio tridentino si 
stende sino all' Istria, comprendendo le Alpi Gamiche e Giulie. 

Se è vero che queste erano già da tempo sotto il dominio di Roma, non 
sentirono meno l'impronta del genio novatore di Ottaviano. Nuove e facili vie si 
apersero, le città si abbellirono, altre risorserp di sana pianta, la vita attiva, l'in- 

' Sui da: 'AXpavoì Svofia èdrotts laXajwv. — Il primitivo nome celtico della Britannia era Albion. — Fa 
perì) d' uopo d'ofservare che anche il monte Nevoso, a Bettenlrione dell'Istria, era detto A Ibio dagli antichi (Strabone, 
4, fi, 1. - 4, 6, 10 — 5, I, :-i — 7, ó, 4—7, ó, 2 — 7, ó, 4. —Tolomeo, 2, 14, 1. — Chhestom. ex Strab., 
lib. VII. 32). Conviene anche notare che jwpoli di nome Albani abitavano nell'Illirico (Tolomeo, 3, 14) e altri Al- 
bani eAlbaniti nell' Acarnania e nella Tessaglia (Diefenbach, VoWerlmmle 1, 27). Non potrebbe essere alcuna ana- 
logia fra questo nome e l'aggettivo allms, quando si consideri che i monti alti sono coperti di nevi? E non fc a 
trsÈCurarsi che di nomi di tal radice sono piene tutte le antiche lingue indoeuropee; e nemmeno che, all'origine 
ligure o celtica delle numerose Albe, contrapjjongono gli etimologi mille altre ipotesi facendo derivare l'Alba Pompeia 
(la Pojm/us alba, albero di cui ancor oggi abbondano le vicinanze del Tanaro. 

' Die Hai. in (ler Foehene, § 3. 



DIVISIONE DEL LAVORO ED ESAME DELLE FONfl 



(lustria, il commercio si risvegliarono, o meglio s'iniziarono, dove prima era languore, 
e i popoli vivevano nell' abbrutimento, e in mezzo alle rapine. 

La fresca corrente penetrata nelle nuove provincie alpine della Rezia, della Vin- 
delicia, del Norico e della Pannonia, la floridezza, la nuova vita militare ed ammini- 
strativa, che le animava, fu anche causa che le valli alpine del declivio italico ne ri- 
sentissero il benefico movimento, e divenissero 1' anello di congiunzione fra la madre 
patria e le colonie ultimamente fondate nelle regioni danubiane. 

Esporre nel loro insieme le conquiste di Augusto nelle Alpi italiche, mettendole 
in relazione colle precedenti imprese de' Romani, rintracciare colla scorta degli scrit- 
tori, de' monumenti e delle iscrizioni, la sapiente opera di questo monarca, esplicata 
ne' suoi più minuti particolari, vedere la concatenazione e lo scopo delle sue guerre, 
sarà appunto il compito di questo lavoro. 

È bensì vero che molti, come vedremo, fecero, con profonda dottrina, argo- 
mento delle loro investigazioni la storia romana di qualche vallata o regione alpina, 
come per esempio della Valle d' Aosta e della regione Atesina, com' è pur vero che le 
principali imprese di Augusto nelle Alpi offersero argomento a lavori dotti ed a 
scientifiche disquisizioni a scrittori locali; nessuno però, ch'io sappia, tentò di ab- 
bracciare nel suo insieme tutta l' ojaera militare ed organizzatrice di quel monarca 
nelle Alpi. 

Credo quindi, studiando con accuratezza e scrupolosità questo argomento, e 
affrontando le enormi difficoltà, di cui è irto, non solo di far opera vitale, e grata agli 
studiosi dell' antica storia della nostra penisola, ma di riempire altresì una conside- 
revole lacuna. Neil' attento esame dell' argomento seguiremo, per quant' è possibile, 
l'ordine cronologico, incominciando dalle guerre e dalla sottomissione de' Salassi, 
ordinando e depurando tutto il vasto materiale, che si riferisce a questo popolo. 

Seguiremo quindi a trattare delle guerre sostenute contro i Camunni della Val 
Camonica, i Trumplini della Val Trompia, i Vennoneti della Valtellina, prendendo 
contemporaneamente ad esame tutto il territorio che si stende a mezzodì delle Alpi 
Lepontine. 

Più larga messe d'indagini ci offrirà il bacino dell'alto Adige e delle valli a- 
diacenti. Il matei'iale storico, coadiuvato da quello epigrafico ed archeologico in ge- 
nere, non è meno abbondante di quello che riguarda la Valle d'Aosta. Per la valle 
Atesina dovevano infatti i Romani aprirsi il varco per le ampie provincie danubiane; 
questa, com' era già stata una delle grandi vie percorse da' primi abitatori della pe- 
nisola, doveva diventare 1' arteria fra la Rezia e la Vindelicia e la Gallia Cisalpina. 
Sono di già passati parecchi lusti-i, dacché, in un lavoro speciale ', ho trattato de' primi 
abitatori di queste regioni, rintracciando, nell'esame del materiale archeologico e sto- 
rico, le varie sovrapposizioni etniche. Studiando ora la storia dell' epoca romana di 
queste stesse regioni, formerà questo mio lavoro, per quella parte, la continuazione 
de' miei studi precedenti. Essendomi dedicato da anni, con affetto di figho, e coli' at- 
tenzione di critico, all' esame delle più minute circostanze che si riferiscono a questi 
paesi, confido di condurre le mie ricerche a risultati soddisfacenti e definitivi. 

Non minori incertezze, difficoltà, e questioni controverse offre la spedizione 
romana contro gli abitatori delle Alpi marittime. Molti storici, specialmente francesi 
Qd italiani, esaminarono attentamente quel punto storico, non tanto però da non la- 

' / Reti in relaxioM coqli antichi abitatori d' Italia. Roma, I. Artero 1883. — Un di-posiln Mortuario del- 
l' età del ferro. Trento, 1883. 



DIVISIONE DEL LAVORO ED ESAME DELLE FONTI 



sciare aperto 1' adito a nuovi studi ed a proficue deduzioni. La regione di Cozio, che, 
com' è noto, si stendeva a settentrione della provincia delle Alpi marittime, se pare 
che al tempo d'Augusto fosse fedele a' Romani, e non entrasse quindi in aperta guerra 
con loro, fu però soggetta in queir epoca a considerevoli cambiamenti e vicissitudini, 
per non dire che alcuni popoli, che dall' iscrizione dell' arco di Susa appariscono an- 
nessi al territorio Coziano, sono pure annoverati nella iscrizione della Turbia fra i po- 
poli alpini vinti da Augusto. Non crederemmo quindi completo il nostro lavoro, se non 
si studiassero anche le origini e le vicende del regno di Cozio al tempo dell' Impero. 

Ho già avvertito che, se la regione orientale delle Alpi, dalla Marmolada al 
golfo di Trieste, come già da tempo soggetta a' Romani, non diede luogo a spe- 
ciali spedizioni al tempo di Augusto, pure l' opera di questo imperatore fu molto 
attiva e proficua anche in que' luoghi, ond' egli nel monumento della vittoria può 
attestare di aver sottomesso tutti i popoli alpini dal mar Tirreno al mare Adriatico, 
gentes alpinae omnes quae a mari supero ad inferum pertinehant ', e nella tavola 
Ancirana, Alpes a regione ea, quae proxima est Hadriano mari ad Tuscuin pacavi 
feci nulli genti bello per'iiiiuriam inlato''. 

Anche questo tratto alpino dovrà quindi formare argomento de' nostri studi, 
per modo che, se le forze saranno corrispondenti alla volontà, potremo dare un qua- 
dro completo ed esatto delle condizioni di tutti i popoli italici alpini. 

Un' altra questione importantissima, strettamente collegata cogli studi che stia- 
mo compiendo, è quella del confine d'Italia al tempo dell'Impero. Non sempre sicure 
ed esatte sono le cognizioni che si hanno a tale riguardo, poiché mentre in molti 
punti delle Alpi il confine è chiaramente definito dalla natura del luogo, dalle atte- 
stazioni degli scrittori, dalle epigrafi e dalle tavole itinerarie, in altri invece regna 
ancora grande incertezza, causa di varietà d'opinioni. 

A mano a mano quindi, che procederemo nel nostro lavoro, procureremo di 
fissare anche quest'importante particolare, che non può risultare con tutta chiarezza, 
se non che da uno studio generale delle condizioni politiche delle Alpi al tempo di 
Augusto, studio al quale appunto ci accingiamo. 

CAPITOLO III. 

Esame delle fonti antiche. 

Le fonti principali, che servono di base al presente lavoro, sono le attestazioni 
degli antichi scrittori, le iscrizioni e monete antiche, i monumenti, le tavole itine- 
rarie, i documenti de' primi secoli del medio evo e finalmente tutte le dotte in- 
vestigazioni degli scrittori moderni, che, prima di noi, trattarono qualche parte del 
presente argomento. 

È strano a dirsi, ma non è precisamente dagli scrittori latini che ci fu tra- 
mandata la maggior copia di notizie storiche intorno ai popoli Alpini ed alle loro re- 
lazioni coi Romani. Parecchi di essi, come Livio, Plinio, Svetonio, Velleio Patercolo, 
Valerio Massimo, Floro, Aurelio Vittore, Ammiano Marcellino, Ossequente, Orosio, 



' a I. L. V, p. 90C 11. 7817. 

' 11 relativo testo i;rcco di (piosto passo è il seguente: 'AkTie; ànò xÀlfiaioi tov jikrjolov Eloviov xóXnov fièzB' 
TvQQrjvixijq tìni.aaat](; FÌgrjrtvFoSm jiejiórjxa, oiiRrvl èOrri àSixwg rntvryjfévzoq :ioXf/tov. Tah. ancirati. (C. I. L. Ili p. 
769 sepg.) — Cf. C. Peltier, Res gestas divi Augtisti d' après la dernière recension uvee l' analyse du Commen- 
taire de M. Th. Mommuen. 



DIVISIONE PEL LAVORO ED ESAME DELLE PONTI 



Cassiodorio, ci offrono delle preziose notizie a tale riguardo; ma queste sono così 
scucite ed incomplete, che, senza l'aiuto d'altre fonti, riuscirebbero di ben poco van- 
taggio. 

Di tutti questi, colui che avrebbe potuto fornirci il miglior materiale in propo- 
sito, sia per l'età in cui visse, che fu appunto contemporaneo delle principali guerre 
alpine (695 d. R., 59 a. Cr. — 770 d. R., 17 d. Cr.), come per la sua stretta relazione con Augu- 
sto, è senza dubbio T.Livio. Sebbene egli venga accusato' di non indagare tanto per 
il minuto la verità dei fatti, di non aver visitato la scena de' principali avveni- 
menti, di aver utilizzato con poco acume critico gli scrittori che lo precedettero, di 
posporre all'effetto retorico la chiarezza dei fatti, è pur vero, che questi difetti, ai 
quali si possono contrapporre altrettanti pregi, vanno diminuendo mano a mano 
che lo storico s' avvicina colla narrazione a' tempi suoi. Per quanto poi riguarda 
in particolare la storia alpina, egli sarebbe stato un testimonio prezioso, come 
colui eh' era nato non lungi dalla scena de' principali avvenimenti. Ma, se egli 
è fonte copiosa per le guerre contro i Liguri del litorale e gli Istriani, poco in- 
vece ci rimane delle vere guerre alpine. Di tutte le spedizioni contro i Salassi 
non ci restano che scarsissimi accenni nelle Epitomi. Della guerra di Appio 
Claudio Fulcro è solo detto Ap. Claudius consul Salassos yentem alpinani do- 
muìt-, e della grande guerra di Aulo Terenzio Varrone contro il medesimo popolo è 
scritto soltanto Salassi gentes alpinac perdomiti^. La medesima parsimonia è nel- 
l'epitome per ciò che riguarda gli Steni*, e di tutta la complicata guerra retica 
non ci dà che questo laconico cenno: Raetia a Tiberio Nerone et Drnso Caesaris 
priviyno domita ^ 

Di Plinio il vecchio (23-79 d. Cr.) e di Svetonio (circa 75-160 d. Cr.) sono 
troppo scarsi gli accenni alle gueri-e alpine per discuterne a lungo il valore. Il 
primo, benché si lasciasse alcune volte trascinar dalla retorica, e sia in complesso 
debile osservatore*, avrebbe però un valore inestimabile per noi, essendo nativo 
di Como, cioè presso il teatro stesso delle imprese che stiamo per nai-rare. Ma le 
notizie che egli ci offre, oltre che essere molto scarse, hanno più un valore geo- 
grafico, etnografico o scientifico che storico. Egli ha però il merito grandissimo di 
averci integralmente conservata l' iscrizione della Tui'bia, che è la pietra angolare del- 
l' antica storia alpina, come più innanzi vedremo. 

Il secondo presenta in complesso un ricco materiale, dedotto da buone fonti ; 
è scrittore diligente e scrupoloso''; ma per quanto fa per il nostro caso, non ci 
sono che de' rapidi cenni, e fatti di secondaria importanza. Sufficientemente buone 
sarebbero le attestazioni di Velleio Patercolo (verso il 30 d. Cr.), di Valerio Mas- 
simo (impero di Tiberio), e di Aurelio Vittore, se, anche per loro, come degli sto- 
rici latini dell' età posteriore, Ammiano Marcellino, Ossequente, Orosio, Cassio- 
dorio, non si dovesse deplorare una eccessiva deficienza di notizie intorno alle guerre 
delle Alpi. Un po' più diffuso per lo contrario è Floro (impero dì Traiano), ma con- 
viene andar cauti nell' accettare ciecamente la sua narrazione, poiché, se egli attinge 

■ Intorno alla importanza storica di Livio cf. NiEDUHR, R. O. 1, 3, 2, 609. F. LiebrECHT, Unters. Uber 
d. Glaiéifurdiykeit unir, iihers. 1, 47 242. - I. M. Sòltl, T. Livius in. s. Gesek. — F. D. Gerlach, Gesehtchlspkr. 
d. Riimer, S. 133. — Kali.knbach, tjber T. Lirius iiit Verli. au s. Werke n. s. Zeil. — Mommsen, Hermes 5, 270. 
4. — NiESSEN, Rhein. Mus. 27, 539 e segg. 

' Epù. 58 

' Epit. 135. 

■* Epit. 62. Q. Marcius Cos. Sfocnos, fientem nlpinam, expngnart't. 

' Epù. 136. 

« Cf N. S Teuffels, Oesch. dei- Róm. Lit. (4* ediz.) p. 704 segg. 

' Cf. J. C. L. ScHWEIGER, De Svctmiii fmiUbtia et aucloHlate. ' 



DIVISIONI-: DEL LAVORO ED ESAME DELLE FONTI 



■quasi esclusivamente a Livio, e per lui ci sono note molte circostanze, eh* erano 
narrate ne' libri perduti dello storico patavino, non è chi non ravvisi nel compen- 
diatoi'e la completa mancanza di gusto e di spirito, tutt' intento com' egli è a co- 
prire la sua narrazione d'una veste retorica e poetica, con grave danno della chia- 
rezza e della verità. Basti a tale proposito scorrere la sua narrazione della guerra 
ligure (II, 3) e della guerra retica {IV, 12), dove nomi e fatti sono accatastati senza 
ordine e senza acume critico. Ma fortunatamente quello che non possiamo comple- 
tamente apprendere dalle fonti latine, ci è noto invece dagli scrittori greci. 

Fra questi, per non parlar di Polibio, che, come già dicemmo, ebbe gran parte 
nella illustrazione storica e geografica del sistema alpino, tiene il pi'imo posto Stra- 
bone (63 a. Cr. — 19 d. Cr.). Nessuno infatti più di lui era in grado di conoscere pro- 
fondamente le condizioni del mondo romano all'epoca, nella quale si esplicò la 
maggiore attività de' Romani nel sistema alpino. Egli aveva percorso gran parte 
dell'impero romano, e perciò pare che avesse visitato anche que' luoghi dell'Italia 
settentrionale e delle Alpi, de' quali parla con particolare diffusione e cognizione 
di causa. 

Del resto le fonti, alle quali attinse, sono buone e attendibili. Fra le latine 
vanno rammentati gli annali di Celio Antipatro, le storie di Asinio, la storia di 
Dellio Agrippa, le opere di Cicerone e Cesare ; ma il principale fondamento del suo 
lavoro è basato sulle opere de' greci Apollodoro, Artemidoro, Polibio e Posidonio; di 
riflesso da' medesimi scrittori egli cita pure e conosce Pitea, Sosicrate, Demetrio di 
Schepsi ed Eudoxo '. 

Quanto alle imprese de' Romani nelle Aljii, piìi che dagli scrittori sovraccitati, 
egli attinse le notizie dalle sue personali cognizioni e dalle relazioni dei suoi con- 
temporanei, poiché fu appunto all'epoca sua che ebbero luogo le guerre di massima 
importanza, ed ebbe quindi occasione di notare fatti e circostanze, che ci sarebbero 
completamente ignoti, se dovessimo unicamente ricorrere alle fonti latine. Egli parla 
dei Reti^ del vino Retico^ dei Salassi e delle spedizioni fatte contro di loro*, dei 
Camunni=, dei Leponzi^ dei Tridentini^, degli Stoni ^ della regione di Cozio^ dei 
Liguri'"; egh costituisce insomma una preziosa miniera di notizie, non solo geogra- 
fiche, ma storiche ed etnografiche, tanto da formare uno dei principali fondamenti 
del nostro lavoro. 

Assai meno importante di lui come fonte storica delle guerre alpine è Appiano, 
che scrisse le sue opere verso il 160 dopo Cristo. Molti errori ed inesattezze sono in- 
corse ne' suoi lavori, onde non grande assegnamento possiamo fare sulle sue assi- 
curazioni, tanto più che, essendo venuto a Roma solo al tempo di Adriano, non può 
aver attinto dalla tradizione orale notizie autentiche, che riguardino le guerre di 
Augusto o de' Romani in genere contro le Alpi. 

Invece fonte copiosissima ed in modo speciale degna di ogni considerazione, 
per quanto riguarda il nostro argomento, è Dione Cassio Cocceiano (circa dal 150 

' Cf. Heeren, De fontibm geoyraphiaé Strahonis. — Niese, Deifr. zicr Oeoyraphie Strahos (Herm. 13, 33 
»egg.) — Niese, Rh. Mm. 32, 267 e segg. e Herm. 13-42. 
' 193, 204, 206, 209, 213, 292, 313. 
" 206. 

* 203-205, 208-210. 
' 206. 
" 204, 206. 
' 204. 
« 204. 

" 178, 179, 204, 217. 
'" 128, 202-204. 

2 



10 



DIVISIONE DEL I^VORO ED ESAME DELLE FOXTI 



fino al 235 d. Cr.). Egli è scrittore fedele, ed acuto osservatore ' , sebbene non avesse 
raggiunto la robustezza e profondità di Tucidide, ch'egli si propose a modello*. Le 
sue narrazioni delle guerre contro i Salassi* ed i Reti* sono le più accurate, minute 
e circostanziate, che noi possediamo. Senza dubbio egli attinse a fonti a lui ante- 
riori, che ora sono perdute, e non possiamo dubitare che anche in questo non 
abbia proceduto colla solita sua circospezione. Egli è bensì vero, che qualcuno ^ tra- 
scinato da eccessiva suscettibilità regionale, fece colpa allo storico greco d'essersi 
lasciato condurre, in qualche sua espressione, da un sentimento di troppa devozione 
verso i Romàni ; ma questo non menoma affatto l' importanza critica e storica del- 
l' autore, che sarà, insieme con Strabone, la guida principale del nostro lavoro. 

Qualche scrittore locale trasse profitto, nella narrazione della conquista ro- 
mana delle Alpi, da Plutarco. Senza dubbio anch'esso, benché trattasse le sue bio- 
grafie piuttosto sotto Un aspetto filosofico che storico ^ ha un considerevole valore, 
avendo molte volte attinto a fonti di indiscutibile autorità ^ ma, disgraziatamente, 
anzi che ricorrere al testo originale trovarono certuni piti comodo attingere a tra- 
duzioni di una problematica esattezza, e che affastellano scritti autentici ed apocrifi 
dello storico di Cheronea. È inutile, sotto questo rapporto, ricordare che la i^resunta 
vita di Augusto, inserita nella traduzione italiana delle Vite parallele di Udine del 
1824, che servì di fonte copiosa a piti d'uno scrittore moderno*, non appartiene a 
Plutarco, ed è quindi destituita di ogni valore scientifico. 

A completare in parte le deficenti notizie degli storici, servono le antiche iscri- 
zioni. Veramente non tutte le regioni alpine ne diedero in egual copia, ne della stessa 
importanza. La maggior parte di esse sono iscrizioni funebri, o votive; altre hanno 
un valore puramente locale, e di esse parleremo a mano a mano che ci si presenterà 
l'occasione; alcune sono invece di una indiscutibile importanza storica, poiché per 
mezzo di esse si poterono assodare dei fatti incerti, e ricavarne altri completamente 
sconosciuti. 

Fra queste va rammentata in primo luogo l'iscrizione della Turbia^ apposta 



' SCHÀFER, Quellcnkunde, II, 150 segg- 

' W. Christ, Griechische Lttieraturgeseh. (Handb. der Mass. Altertums-Wisstinseh., VII B. p. 561). 

■' 53, 25. 

4 54, 22. 

' Mairhofer, Zu Dio Cass. Cocceianus, p. 63. 

« Cf. Christ. O. c. p. 549. 

' Heeren, De fontibus et auctoriiate vitarum parali. Plut. Gòtt. 1820 — M. Haug, Die Quellen Plutarehs 
in d. Lebensbeschreibung d. Qriechen. Tub. 1854 — Peter, Die Quellen PltUarchs in .d. Biographien d. Rorner 
Halle 1865. 

* Cf . p. e. A Bertamini, La conquista della Rexia per opera dei Romani (Saggi soientif. leit. per la soc. degli 
ttud. Trentini in Innsbriiek), p. 55. 

° C. /. L., V, 2, n. 7817. Seguendo l'esempio del Gardthaiisen, Atujustus u. seine Zeit, I, 2, pag. 719, 
alla lezione del quale mi attengo, pongo fra parentesi quadrata quei frammenti d'iscrizione, che ci sono rimasti: 

IMP • CAE.SARI ■ DIVI • F • 1 AUu|uSTO • PONTIFICI . MAXUMO -jIMP • XIIII • TRIBUNIC • POTESTATE ■ XVII • S ■ P • Q ■ R ■ QUOD • EIUS • 
DUCTU ■ AUSPICISQUE • GENTES ■ ALPINAE • OMNES • QUAE • A • MARI • SUPERO • AD ■ INFERUM • PERTINEBANT . SUB ■ IMPERIUM • 
P ■ R • SUNT • REDACTAE • 



GENTES ALPINAE 
DEVICTAE 



t| mumpili ni 

|CÌamun|nì| 
venIosjtes 
vennonetes 

ISARCI_ 

bkeu|nji| 

gen|aun|es 

focIuInates 



vin|de|licorum 
gentes quat- 

TUOR 
C0NSUANETE8 
RUCINATES 
LICATES 
l'ATENATES 
AMBISONTES 
RUGUSCI 
SUANETE8 
CALUC0NE8 



BRIXENETES 

LEPONTI 

VBERI 

NANTUATES 

SEDUNI 

VARAGRI 

SALASSI 

ACITAVONES 

MEDULLI 

UCENNI 

CATURIGES 



BRIGIANI 
SOGIONTJ^ 

brodiojn|ti 
nemalo|n|i 
edenates 
esubiani 

VEAMINI 

GALLITAE 

TRIULLATTI 

ECDINI 

VEBGUNNI 



EGUI 
TURI 

NEMATURI 
ORATELLI 

NERUSI 

VELANNI 

SUETRI. 



mvisiox?; DKL i.AvoKO i:i) esame delle fonti 11 

al famoso trofeo innalzato a ricordo delle vittorie riportate da Augusto contro gli 
Alpini, trofeo che diede in seguito il nome alla località, Turbia, dov' esso sorgeva, 
presso Monaco. Il senato aveva decretato ad Augusto il trionfo per le vittorie ri- 
portate, e siccome esso lo ricusò, ordinò di porre colà (a. 747/7-48/6) sulla sommità 
delle Alpi Marittime, dove appunto le alpi traevano principio ', la memoria di quelle 
imprese, per le quali Augusto aveva conquistati all'Italia i suoi legittimi confini, af- 
finchè i naviganti lo vedessero da lungi e ammirassero la potenza del nome romano. 

Dell'iscrizione rimangono solo pochi frammenti; ma per fortuna essa ci fu 
conservata da Plinio nella sua integrità, per cui possiamo conoscere quali popoli 
alpini furono sottomessi da' Romani all'epoca di Augusto; deducendo così facil- 
mente quali già prima erano sotto la giurisdizione romana. È innegabile, che, come 
giustamente notano alcuni valenti indagatori dell'antichità, quali il Walckenaer* e 
il Desiardins^ per nominare solo i piìi importanti, è osservato un certo ordine geo- 
grafico nella enumerazione de' popoli vinti. Non possiamo però egualmente ammet- 
tere col Mommsen **, e con altri, che sia invece seguito 1' ordine della conquista, poi- 
ché, se è probabile che in qualche parte del sistema alpino, specie nelle Alpi occi- 
dentali, la conquista si compisse con un cert' ordine geografico, questo non si può 
dire in massima per tutti i popoli annoverati neh' iscrizione. Bisognerebbe in tal 
caso ammettere che i Salassi fossero stati vinti dopo i Camunni, i Vennoneti, e le 
popolazioni Retiche e Vindelicie, il che è assolutamente contrario all' ordine di con- 
quista seguito dagli scrittori antichi, ordine ammesso implicitamente dallo stesso 
Mommsen. 

In quanto alla lettura de' nomi seguiamo la lezione del Mommsen^ e del 
DesjaI■dins^ che si attennero ai migliori manoscritti di Plinio. 

Complemento di quest'iscrizione è quella dell'arco di Susa, dove sono enu- 
merati i popoli '-soggetti al re Cozio, la più gran parte de' quali, secondo l'attesta- 
zione di Plinio', non furono ostili ai Romani^. Il fatto però, che alcuni de' popoli 
inscritti neir arco di Susa sono pur nominati nel trofeo delle Alpi, ci è prova che 
anche parte della regione di Cozio fu oggetto delle imprese augustee. Ma non è 
questo il luogo da ricercare le ragioni di tali circostanze. Per ora ci basti notare 
che coir aiuto di queste due iscrizioni possiamo completare il novero delle pojjo- 
lazioni alpine sottomesse da Augusto, e che ne troviamo altresì in esse l'ordine 
geografico, come vedremo a suo luogo. 

Non meno importante di queste due iscrizioni, e che portò anzi nuova e co- 
piosa luce intorno alle condizioni d'alcune valli alpine al tempo dell'Impero e alle 
loro relazioni coli' Italia, è la nota tavola Clesiana^ cioè l'editto, con cui Claudio 
concede agli Anauni il diritto di cittadinanza romana, del quale usavano già prima 

' Plin., Ili, 24. Cosi pure Tolom., 3, 1, 2, fra Herculis portum e Monoecum pone TgÓMaia Ss^amov. 
- Géographie des deux Oaules, II, pag. 37. 
" Qéographie de la Oaule Romaine, II, p. 252. 

* C. I. />., V, 2, 1. e, cf. anche Allais, Le Alpi occidentali neW antichità, p. 72. Che non sia seguito 
un ordine rigoroso né oromAogico, ne geografia o topografico, è riconosciuto anche dall' Inama, La guerra retica 
(Estratto dai « E«ndiconti • del R. Ist. Lorab. di se. e lett.. Serie II, Voi. XXXII, 1899), nae 17 

"• C. L L., 1. e, ' /' F 6 

* Géograph. de la Qatde Romaine, II, p. 249, tav. V. 
' Plin., Ili, 24 

" C. L L., V, 2. p. 815 n. 7231. — Imp. Caesaki Augusto. Divl F. Pontificl Maxumo. Tribuni. 
PoTESTATE. XV. Imp. XIII. — M. luLius. Regis. Donni. F. Cottius. Pkaefectus. Ceivitatium. Quae. Sub- 
scRiPTAE. SuNT. Segoviorum. Segusinorum — Belacohum. Caturicum. Medullorum. Tebaviorum. Adana- 
TiUM. Savincatium. Ecdiniorum — Veaminiorum. — Venisamorum. Iemeriorum. Vesubianokum. Quadia- 
TiUM. Et. Ceivitates. Quae. Sub. Ed. Praefecto. Fuerunt. 

" C. L L., V, 1, 5050. Mommsen, Rlict des Glamlius (Hermes, IV, p. 99 segg.) — V. In ama, Le anticìie 
iscrizioni della Val di Non (Arch. Trent. XII, 1, pag. 08 e segg.). 



12 DIVISIONE DEL LAVORO ED ESAME DELLE FONTI 

per abuso. Questo prezioso monumento, ora conservato nel Museo comunale dì 
Trento, non ha soltanto un'importanza archeologica e geografica, ma ben anco 
storica, essendoci per esso tramandate delle notizie ignote alle fonti letterarie in- 
torno all'attività dei Rotaani sul versante meridionale delle Alpi^ 

Alcune altre iscrizioni assumono il carattere di vere fonti storiche, servendo 
esse a delineare fatti sconosciuti od incerti, e 1' epoca stessa di alcune conquiste ro- 
mane. Tali sono quelle riferite nel Corpus Inscriptionum Latinarum, Voi. V, U 
n. 533, n. 5027 e n. 5036 ed altre, che riferiremo nel corso del lavoro. 

Benché in minor grado, pure valgono non poco ad attestare l'epoca della 
conquista, la maggiore o minore intensità della coltura, il suo sorgere e il suo decli- 
nare, i monumenti architettonici e plastici, le necropoli, le monete antiche, e gli 
itinerari che, come la Tavola Peutingeriana^ l'itinerario d'Antonino, i vasi Apol- 
linari, il geografo Ravennate, l' itinerario gerosolimitano, segnano le arterie del 
commercio e dell' attività militare, i centri più abitati, ed in molti punti anche il 
confine d'Italia al tempo dell'Impero- È bensì vero che questi sono documenti più 
geografici ed archeologici; noi però li consideriamo unicamente sotto l'aspetto storico^ 
ed in quanto possano portare qualche luce sugli avvenimenti dei quali ci occupiamo. 
E perchè nulla sia trascurato che torni di schiarimento ad essi, quando le circostanze 
lo richiedano, ricorriamo anche alle fonti medievali, alle delimitazioni delle diocesi, 
che il più delle volte conservarono l' estensione degli antichi municipi, non che ai 
cronisti della prima epoca barbarica, ed a carte de' primi secoli del medio evo, 
quando si riferiscano a circostanze in attinenza coli' epoca romana. 

M • I VNIO • SlLAKO • Q • SVLPICIO • CAMERINO COS 

IDIBVS • MAETIS ■ BAIS ■ IN • PRAETORIO EDICTVM 

TI • CLAVDI • CAESARIS • AVGV8TI • GERMANICI • PEOPOSITVM ■ FVIT ■ ID 
QVOD INERA • SCRIITVM fEST 

TI • CLAVDIVS • CAESAR • AVGVSTVS • GERMANIO VS • PONT 

MAXIM • TRIBPOTEST ■ VI ■ IMP ■ xT • P • P ■ COS • DEiSlGNATVS 1111 • DICIT 
CVM • EX ■ VETERIBVS • CONTROVERSIS • PETENTIBVS -.ALlyVAMDIVETIAM 

TEMPOKIBVS ■ TI • CAESARIS • l'ATRVI • MEI • AD (iVAS ■ ORDINANDAS 

FINARIVM • APOLLINAREM ■ MISERAI ■ QVAE ■ TAN TVM ■ MODO 

INTER COMENSES • ESSENT ■ QVAXTVM • MEMORIA ■ REFERO • ET 

BERGALEOS • IStJVE PRIMVM APSICXTIA • PERTINACI • PATRVI • MEI 

DEINDE • ETIAM • «iAI ■ PRINCIPATV • QVOD ■ AB ■ EOI- NON EXKJEBATVR 

REFERRE ■ NON • STVLTE • QVIDEM • NKGLEXSERIT ■ ET • POSTEAC 

DETVLEKIT • CAMVRIVS • STATVTVS • AD • ME ■ AGKOS • PLEROSQVE 

ET • SALTVS • MEI ■ IVKIS • ESSE • IN • REM • PRAESEXTEM ■ MISI 

PLAXTAM • IVLIVM • AMICVM ■ ET • COMITEM ■ MEVM ■ QVI 

CVM • ADUIBITIS • PROCVRATORIBVS ■ MEIS ■ QVISQUE ■ IN ALIA 

REGIOXE ■ tiVIS(iVE • IN ■ VICISIA • ERANT ■ SVM ■ MA]- CVRA ■ INQVI 

SIERIT • ET . COONOVERIT • CKTKRA • QVI DEM • VT ■ MIHI ■ DEMONS 

TRATA . COMMENTARIO ■ FACTO • AB IPSO • SVNT • STATVAT ■ PR(JNVN 

TIETQVE • IPSI • PEBMITTO 
CJVOD • AD CONDICIONEM ■ ANAVNOKVM • ET • TVLLIASSIVM • ET • SINDVNO 

RVM • PERTINET ■ QVORVM • PARTEM ■ DELATOR • ADTRIBVTAM ■ TRIDEN 

TINIS ■ PARTEM • NE ADTRIBVTAM • (JVIDEM • AR(iVISSE ■ DKTTVR 

TAM ■ ET • SI ANIMADVERTO • NON ■ XIMI VM FIRMAM • H) (iENVS • HOMI 

NVM ■ IIABEKE ■ CIVITATIS • KOMANAK • ORIGINEM • TAMKN ■ CVM ■ LONGA 

VSVRPATIONE • IN • POSSESSIONEM ■ EIVS ■ FVISSE ■ DICATVR ■ ET • ITA • PERMIX 

TVM CVM ■ TRIDENTINIS • VT • DIDVCI ■ AB ■ IS ■ SINE • (iRAVI • SPLENDI • MVNICIPI 

IN1VRL\ ■ NON POSSIT • PATIOR ■ EOS • INEO ■ IVRE • IN • QVO • ESSE ■ SE • EXSTIMA 

VERVNT PERMANERE ■ BENllICIO ■ MEO ■ KG • QVIDEM • LIBENTIVS ■ QVOD 

PLERISQVE • EX ■ EO CENERE ■ HOMIS VM ■ ETIAM • MILITARE • IN ■ PRAETORIO 

MEO ■ DICVNTVPv ■ QVIDAM • VERO ■ OUDINES [QVOQVE • DVXISSE 

NON • NVLLI • COLLECTl ■ IN ■ DECVRIAS ■ ROMAE • KES • IVDICARE 
QVOD • BENIFICIVM • IS ■ ITA • TRIBVO ■ VT QVAECVMQVE ■ TANQVAM 

CIVES ■ ROMANI • (iESSERVNT EGERVNTQVE • AVT • INTER SE • AVT ■ CVM ' 

TRIDENTINIS • ALISVE • RATAM ■ ESSE ■ IVBEAT ■ NOMINAQVE EA 

QVAE liABVEUVNT ANTEA TANQVAM CIVES ROMANI I TAIIAIÌERE • IS PERMITTM 

' Per questa seguiamo l'edizione di E. Desjardins, Im table de Peutinger. 



DIVISIONE DFX LAVORO ED ESAME DELLE FONTI 13 



CAPITOLO IV. 

ESAMK DELLE FONTI MODERNE. 

Molte opere moderne studiarono sotto il duplice aspetto storico e geografico 
le Alpi neir antichità. Non presumiamo certo di dare notizia di tutte, poiché ci tro- 
veremmo condotti oltre i limiti, entro i quali abbiamo proposto di tenere questo la- 
voro. Però non possiamo esimerci dall' accennare almeno le principali di esse. 

Flavio Biondo ', l' instauratore degli studi storici e geografici, non fa alcun 
accenno alle guerre alpine nelle sue opere storiche, e poco se ne occupa nella sua 
Italia illustrata, dove è appena qualche notizia storica dell'antica Liguria (p. 294- 
299) e delle Alpi centrali (p. 378 segg.), senza però aggiungere qualche particolare 
che non ci sia noto dalle opere degli storici antichi. 

Né il Magini" nella sua Geografia universale, né il Giovio-' aumentano di 
molto il corredo delle cognizioni storiche sulle Alpi. Solo il Giovio, nella sua descri- 
zione del lago di Como, traccia anche succintamente la storia delle regioni alpine, 
che si stendono a settentrione del Lario. Un po' più diffuse sono le notizie lasciateci 
da Leandro Alberti,'' nella sua Descrizione delV Italia. In essa infatti egli cerca fis- 
sare la sede de' Becuni e delle loro località principali (p. 366); parla de' Reti e Ve- 
nonneti (p. 367), de' Salassi (p. 403) e de' Carni (427), accennando anche alle guerre 
fatte da' Romani contro gli Alpini. Siamo però ben lontani dall'avere una chiara 
esposizione storica e geografica a tale riguardo. 

Una importante monografia sulle condizioni antiche de' popoli Aljjini, con 
speciale riguardo ai Reti, ce la diede il glaronese Egidio Tschudi^ Nel suo lavoro, 
pubblicato a Basilea nel 1538, egli cerca di trarre profitto da tutto il materiale lascia- 
toci dagli antichi; segna i confini de' vari popoli, specialmente de' Reti,- e ne narra 
le antiche vicende. Insieme coli' abbondanza di notizie non troviamo in egual misura 
l'acume critico e l'osservazione imparziale, come pure non sono sempre accettabili le 
sue conclusioni geografiche. Ciò non ostante egli ha il merito non piccolo d'avere 
per il primo aperto l'adito a ricerche speciali in parte del campo storico, che ora 
è oggetto de' nostri studi. 

E, per tornare alle opere d'indole generale, possiamo nominare Beato Renano*, 
che nel suo libro sulla storia germanica fa qualche cenno delle Alpi, delle varie loro 
divisioni e delle provincie che erano in esse. Ma colui che pose il vero fondamento 
scientifico a questi studi fu Filippo Cluverio, il quale nella sua monumentale Italia 

' Italia illustrata (nella raccolta delle opere di Flavio Biondo, stampate a Basilea nel 1531). 

' Geographiae unioersalis tum veteris tum novae ahsolutiss. opus chwhus voti. (Venezia, 1669). 

" Fatili Iovii Regiormm et Insidarum atque locorum descriptiones (Opera quotquot extant omnia. Basii. 
1578, p. 96, 111. Descriptio Larii lacus.) 

* Descrizione di tutta V Italia (Venezia, 1553). 

'' Die iiralt wahrh. Alpisrk Rhetia sampt d. Traci der andern Alpengebirgen nack Plinius, Ptolemàus, Strato 
und andern Oeschichtscreibern, Basel, 1538. La stessa opera dello Tschudi fu stampata in latino l' anno stesso : De 
prisca oc vera alpina Rhaetia descriplio, Bas. 1538 in 4". Non so se la Kaetia prima dello stesso Tschudi, che si 
trova inserita nel manoscritto 639 (Miscellanea historica) della biblioteca capitolare di San Gallo, citata dal Planta, 
Dos alte Raetien, pag. 358, corrisponda all'opera stampata a Basilea nel 1538. 

" Beati Rhenani Renim Gcrmanicanim Uhi Ires (Basilea, 1531). 



14 DIVISIONE DEL LAVORO ED ESAME DELLE FONTI 

antiquo. '', sebbene consideri le Alpi ed i loro abitatori piuttosto sotto 1' aspetto geo- 
grafico, pure fa de' frequenti accenni alla storia antipa di quelle regioni, onde, anche 
sotto questo rispetto, continua ad essere una delle fonti più ricche e consultate. Così 
pure nell'altra sua pubblicazione s?^ZZa Germania antica, sulla Vindelicia e sul Norico^, 
s'occupa delle regioni settentrionali alpine, toccando anche delle guerre dì Augusto 
contro gli abitatori di esse, esaminando il tutto con quello spirito critico ed inda- 
gatore, che contraddistingue questo geografo eminente. 

Meno importante del Cluverio, e d' un valore quasi unicamente geografico, 
è Paolo Merula ^ che si occupa pure del sistema alpino sotto l' aspetto storico, 
ma senza novità di vedute. Contemporaneo di essi è Josia Simlero \ autore di una 
diligente monografia sul canton Vallese e sulle Alpi in generale, opera di spe- 
ciale carattere geografico bensì, ma con molti accenni a fatti storici. Di partico- 
lare interesse per il nostro argomento è la parte generale, dove esamina l' ori- 
gine del nome Alpi (p. 174), le dimensioni di esse (Alpium longitudo et lati- 
tudo, atque altitudo p. 170), ne analizza la splendida descrizione di Silio Ita- 
lico (Sila Italici descriptio Alpium eiusque brevis esplicatio p. 179), tratta dei 
primi popoli e capitani che passarono le Alpi (Qìdnani primum Alpes transierint 
p. 197) ; fermandosi a parlare specialmente del passaggio di Ercole, quindi di quello 
dei Galli, e trattando jjure della loro distribuzione in Italia, e finalmente di An- 
nibale. Fra le opinioni, già molteplici al suo tempo, egli sta per quella che dice 
Annibale passato per il Monginevro, pur ammettendo che l'esercito suo sia pas- 
sato per varie vie come fece più tardi Federico Barbarossa (De itinere Annibalis 
per Alpes, p. 205). Passa quindi a parlare delle singole divisioni delle Alpi e delle 
vie romane che le attraversavano, e de' fatti principali che le riguardano. Sebbene 
l'esposizione del Simler sia chiara ed ordinata, pure, senza discussione critica, ac- 
cetta i risultati dei geografi maggiori suoi contemporanei. 

Qualche accenno alla storia antica delle Alpi fa pure Onofrio Panvinio Vero- 
nese^, che, sebbene morisse nel 1568, poniamo dopo i precedenti, perchè l'opera sua 
sulle antichità veronesi fu pubblicata soltanto nel 1647. In essa ben poco si occupa 
delle regioni alpine ; poiché parla solo di quelle che fanno parte del territorio vero- 
nese, ma che pur spettavano a quella zona, che dà argomento alle nostre ricerche. 

Non così si può dire della monografia storica sulla Rezia ed i suoi abitatori 
scritta dal Guler^ e pubblicata a Zurigo nel 1616, e dell'altro lavoro dello stesso au- 
tore sulla Valtellina, pubblicato a Strasburgo nel 1626. Poiché, sebbene si notino in 
essi le stesse imperfezioni del lavoro dello Tschudi, e anzi per merito scientifico 
sia il Guler ad esso inferiore, pure fornì agli studiosi larga messe di materiale, 
benché indigesto, i^er la storia antica di quelle regioni. 

1 In fogl. di 1326 pagg. Lcyda, 1624, pag. 46-74, Gap. VII : De Ligurum nomine oc gemre, item de iiigenio 
morilms eorwm. Cap. Vili: De finibus Liguriae ttalicac dcque diviswtie eius in varia populorum genera. Gap. Vili : De 
loeis fluminibusque Liguriae maritimae. A pag. 64 parla del trofeo delle Alpi, e delle genti vinte da Augusto ; a pag. 
90-94, Cap. XII: De Cottii et Ideonni Alpinorum regidorum regnis; pag. 94-98, Cap. XIII: De Salassis; pag. 98-102, 
Cap. XIV: De Euganeis, fra i quali ])one i Truniplini, i Camuni, i Vennoncti, i Becuni, i Rugusci, i Suaueti, i Ca- 
luconi, gli Stoni ecc.; pag. 111-125, Cap. XVI: De Rhaetia et Rhaetis; pag. 177-204, Cap. XX; De Carnontm agro 
ecc.; pag. 204-217, Cap. XXI: De Histria et Ilistris. 

' Germania antìgua cimi Vindelicia et Norieum, Leyda, 1616. 

" P. G. F. P. N. Merulae, Cosmographiae generalis libri tres, Amstelodami, 1621 ; delle Alpi e delle 
Mpinae gentes parla a pag. .522-528. 

■* I. SiMLÉRi, Vallesiae et Alpium descriptio, Lugduni Batav., 1633. 

' Antiquitatum Veronesium libri ceto (Typ. P. Frambotti 1647), pag. 10-11, Cap. Vili, De Rhaetis, pag. 
20, Cap. XIV, De Agro Vermtensi septentrionem versus et monte Baldo, pag. 25. Cap. XIX, De valle agri veronensis 
P. Atta vacata, pag. 20, Cap. XX, De valle Pulicella. 

' I. Guler von Weinek, Raetia d. i. Beschreibung der dreyen loblichen grawen BUndten und a> lerer P'r- 
tischen Volker, Zurik, 1610, in foglio con carte geogr. e figure. Veltlein, Strassb. 1626, con una carta. 



DIVISIONE DEL LAVORO ED ESAME DELLE FONTI 15 



Ricco di notizie storiche e geografictie è pure il Cellario (Cristoforo Keller, 
n. 1638fl707) nell'opera Notitia Orbis Antiqui sive Geographia plemor\ Meno acuto 
osservatore del Cluverio, sfugge le difficoltà; e, se non si può negargli gran dili- 
genza di compilazione, non si può altrettanto cercare in lui novità di ricerche o 
lodare l' accuratezza delle indagini. Ne' casi dubbi s' attiene quasi sempre alle dotte 
conclusioni del Cluverio. Per quello che riguarda la storia antica delle Alpi, tratta 
nel volume primo (Gentes alpinae et sub Alpibus p. 517-522), de' popoli delle Alpi 
occidentali e delle Alpi centrali (Reietta sive Rhaetia p. 421-428). Anche sotto il ri- 
spetto della storia alpina non troviamo in questo libro, del resto pe' suoi tempi 
monumentale, nessuna notizia o ricerca, che non sia appoggiata sull'autorità del 
Cluverio, o de' geografi che lo precedettero. 

Non meno copioso di notizie riguardo alla storia antica delle Alpi è Onorato 
Bouche*, il quale nel mentre tratta la corografia e la storia della Provenza, parla di 
tutti i popoli alpini in genere, ed in particolare di quelli delle Alpi Marittime e Cozie, 
cercando anche la sede delle genti vinte da Augusto e inscritte nel monumento della 
Turbia. 

Nel secolo scorso trovarono le Alpi galliche un dotto illustratore nel d'Anville^ 
e le Alpi retiche con minor dottrina nel Quadrio*, che trattò della storia antica della 
Valtellina, toccando anche quella del cantone de' Grigioni e in genere di tutta quella 
plaga alpina, che si stende sopra i laghi Maggiore e di Como, attingendo sopra tutto 
alle note opere dello Tschudi e del Guler. Maggiore contributo alla scienza storica, 
ed in particolar modo alla illustrazione della regione atesina in genere ed al Tirolo, 
recarono le opere di Scipione Maffei^ di Girolamo Tartarotti^ e le dotte ricerche del 
canonico Pantaleone Borzi ^ a correzione ed esplicazione del capitolo, che riguarda il 
Trentino, delia Dissertazione Corografica del p. Peretta, gli scritti del conte Carlo Mar- 
tini ^ le pubblicazioni archeologiche di Giangiacomo Cresseri ^, la storia tirolese dell' Hor- 
mayr'", le memorie storiche del Roschmann ", di Antonio dal Corno'^ di Girolamo Ber- 
tondelli'^ per tralasciare tutte quelle che, pur essendo dottissime, percorrono il cam- 
po puramente geografico, etnografico ed archeologico, senza attinenza diretta colla 
storia antica delle Alpi. Ma il merito d'aver rinnovato, direi così, lo studio storico 
e geografico del mondo antico in generale, e quindi anche del sistema alpino, spetta 
a questo secolo, ed in particolar modo alla Germania. Furono il Mannert'\ l'Ukert^^ 

* La prima edizione è del 1701, la seconda di Lipsia 1731, Voi. 2. 

' La Chorographie ou Vescriptimi de Provetiee et l' histoire chronologique dii mesme pays (Aix, 1664). 
' Notice de l' ancienne Gaule Uree des monumenta romains (Paris, 1760). 

* Dissertax. crii. star, intorno alla Rexia di qua dalle Alpi, oggi detta Valtellina (Milano, 1755). La copiosa 
bibliografia consultata dal Quadrio è da lui esposta nella introduzione al suo lavoro. 

■'' Verona illustrata (Vercma, 1732). 

" Memorie antiche di Rovereto (Venezia, 1754), e Illmtraxione del monum. eretto dalla città di Trento al suo 
patrono Caio Valerio Mariano (opera postuma supplita dall'abate Stoffella), Rovereto, 
' Syntagma Bortinmim, pag. 201-217, (Trento, 1801). 

' Scritti di storia ejl archeologia, dove tratta con molta dottrina delle origini e della storia antica degli a- 
bitatori del Trentino. (Furono pubblicati dal Gar nel 1865). 

" Ragionamento intorno ad una iserix. trentina di Attgusto (Trento, 1760). 
'" Geschichte von lirol (Wien, 1792). 

" Veldidena urbs nntiquissima Augusti colonia (Ulm, 1744). Di quest'autore esiste nella Biblioteca comu- 
nale di Trento un'opera monoscritta intitolata: Inscriptiones et alia diversi generis romana per omnem Tirolim mo- 
numenta ecc., .scritta l'anno 1756. 

"^ Memorie istoric/ie di Feltre. 
" Historia della città di Feltre (Venezia, 1673). 

'* Oeographie der Oriecìten uml Rijmer (10 voi. Niirnberg u. Leipzig, 1788-1825), per le Alpi cf. Ili, p. 
610 segg. 

'* Oeographie der Qriechen uml Romer (3 voi. Weimar, 1816-1846). 



1(( DIVISIONE DEL LAVORO ED ESAME DELf^ FONTI 



e poi il Forbiger' ed il francese Walckenaer*, più tardi il Kiepert', che però nel suo 
Manuale di Geografia antica poca parte assegnò all'argomento nostro, ed il Nis- 
san*, che, prendendo come argomento loro principale la geografia storica dell'anti- 
chità, dilucidarono anche non poco la storia delle regioni alpine. E per terminare la 
lista delle opere di geografia applicata alla storia antica, che hanno attinenza coi 
nostri studi, nomineremo ancora quella insigne di Ernesto Desjardins^ sulla Gallia 
romana, che con accuratezza e profondità di vedute tratta di alcuni punti storici delle 
Alpi marittime, Cozie, Graie e Pennine^ ed in generale dei popoli alpini domati dal- 
l' imperatore Augusto, e d' altre popolazioni contermini ed affini l Sotto l' aspetto pu- 
ramente storico esaminarono le guerre augustee nelle Alpi le opere generali sulla 
storia romana al tempo dell' Impero come quelle del Tillemont *, dell' Hoeck ^, del Me- 
rivale '", del Duruy ", del Vannucci '*, del Garzetti'^ del Ranke '*, del Marquart '^ del 
Mommsen >*, dello Schiller", del Peter '^ dell'Ulne'®, del de Ruggiero^"; l'argomento 
però delle guerre alpine fu in genere appena toccato o trattato entro limiti del tutto 
insufficenti all'importanza della materia, anzi la maggior parte delle opere d'indole 
generale sulla storia romana, e su Augusto in particolare, conservano su questo ri- 
guardo il più assoluto silenzio. 

La medesima scarsità di notizie si riscontra anche nelle monografie speciali su 
Augusto. Solo il Gardthausen *', nel suo diligente e profondo lavoro intorno ad Augìi- 
sto e il suo tempo, dedica un capitolo intiero alle spedizioni alpine, e ne riconosce 
r importanza ; ma con tutto ciò siamo ancora molto lontani dal poter dire, che 1' ar- 
gomento sia stato svolto con tutto quel corredo di particolari da non lasciar adito 
ad ulteriori ricerche. Del resto in una monografia che tratta le molteplici esplicazioni 
della prodigiosa attività di Augusto, dovevano necessariamente apparire di secon- 
daria importanza le sue spedizioni contro popoli rapaci e quasi sconosciuti. 

Ho già notato in precedenza, che, se non possediamo una completa monografia 
sulle guerre dei Romani nelle Al^ji, eh' esamini nel loro complesso quelle spedizioni, 
che, pur essendo fra loro concatenate, pure sembrano slegate e direi quasi isolate, 



' Handbuch der alien Geographie (3 voi., Leipzig, 1842-1848). Le parti che riguardano i nostri studi sono 
nel 3° voi. p. Ili sogg., specialmente la nota 66, dove parla delle divisioni antiche delle Alpi, a p. 182 seg., n. 56, 
dov'è parola di alcuni popoli ricordati nel trofeo; così pure a pag. 200 e a pag. 438-445, dov'è la geografia storica 
della Kezia. 

'' Oéographie ancienne, historiqiie et comparée tles Oaules cisalpine et transalpùie stiivie de V analyse géo- 
grapliiquc des itùiéraires anciens et accompagnée d'un atlas de 9 cartes (3 voi., Paris, 1839). 
^ Lelirbuch d. altsn Oéographie (Berlin, 1878). 
■* Ita!. Landeshiìide (Berlin, 1883). 
' Oéographie de la Oaule liomaine (Paris, 1873-93). 
« Voi. 1°, p. 06-69. 
' Voi. 2°, p. 224-258. 

* Histoire des Eiiipereitrs, I, pag. 14-20 (Venise, 1732). 
^ Rom Oesch., I, pag. 383 (Braunschweig, 1841-50). 

" Hist. of the Romans -under the empire (London 1852-62), III, pag. 295 e IV, p. 105 segg. della tradu- 
zione tedesca (Leipzig, 1866-72) II. p. 214, 403, 420 segg. 
" Hist. des Romaiìis, III, pag. 17-19 (Paris, 1871). 
'' St. dell' IL ant., IV, p. 89-97 (Milano, 1876). 

" Della emuiixione di Roma, d'Italia e dell' impero sotto gli imperatori, 5 voi. (Cajwlago 1843-44). Voi. I, pag. 51. 
" Weltgesch., 1, Dritter Theil, pag. 8-9 (Leipzig, 1883). 
" Róm. St. Vene, I, p. 279. (2" Ediz., Berlin, 1882-85). 

'" R'óm. Oesch. V p. 14-19 (Ediz 5" Berlin, 1881). — D. Schweix in róm. Zeli, in Mittheil. d. antiquar. 
Ges. in Ziirich, 9 (1854). — Schtreixer NacMudieit, Hermes 16 (1881) p. 445. 

" Oesch. des róm. Kaiserreiches, pag. 92 (Salassi), pag. HO (Reti), (Berlin, 1880). 
" Oeschiehte Rams, III, pag. 25 e pag. 59-61 (4 ediz.. Halle, a. S. 1881). 
"• Rom. Oesch., VIII, pag. 332 (Leipzig, 1890). 
'" Dizionario epigraf. I, 425 a parola Alpe^i. 

" Augustus u. scine Zeit (Leipzig, 1896), Erster Theil, Zweiter Band, VII. 4. Die Alpen. p. 707-719, e Zweiter 
Theil, Zweiter Halbband, VII. 4. p. 391-899. 



DIVISIONE DEL LAVORO ED ESAME DELLE FONTI 17 

partendo da questo concetto, vi sono molte monografie, che trattano separatamente 
le varie imprese de' Romani e specie di Augusto; e di esse noi abbiamo fatto tesoro 
nello stendere questo lavoro. 

Così per la storia delle Alpi occidentali, oltre a' lavori già citati, ci riuscirono di 
considerevole vantaggio quelli del Gioffredo ', di C. Promis ^, di Spitalieri ^ di Celesia ', 
di Girolamo Rossi ^ di A. G. Barrili *, dell' AUais ^ del Vaccarone ^, del senatore G. B. 
Barelli ^ dell' Albanis Beaumont '", del Molon ", del Genin '^, del Gandino '^ e per il 
versante francese della stessa parte delle Alpi, i dotti lavori del Long", del Macè'^ 
del Chappuis '*, del Florian '^ del Bourquelot ^ di Fortia d'Urban''-*, di E. Ferrerò*" e 
d' altri molti, che ora sarebbe fuor di proposito il nominare, ma che citeremo nel corso 
del lavoro. Non possiamo però chiudere questa lista senza dare un posto speciale 
all'ultimo lavoro di R. Rey"-' sul regno di Cozio e le Alpi Cozie da Augusto fino a 
Diocleziano, dov' è ampiamente svolto 1' argomento delle condizioni politiche di queste 
regioni al tempo dei Romani. 

Queste pubblicazioni non hanno certo tutte il medesimo valore scientifico ; con- 
viene anzi dire che qualcuna è lavoro da dilettanti ; sono però anch' esse degne d' esser 
prese in considerazione, quando vi si trovi qualche, benché piccola novità, o 1' argo- 
mento sia esposto sotto uno speciale punto di vista. Si potrebbe anche, ed a ragione, 
osservare che ben altrimenti ricca è la letteratura dell' antica regione delle Alpi ma- 
rittime ; ma conviene notare che io, pur non trascurando quelle opere, che trattano 
delle antiche condizioni di questi i^aesi sotto 1' aspetto paletnologico od archeologico -'-, 
ho di necessità dato maggiore importanza a quelle che si trattengono entro il campo 
puramente storico, o che ad esso sono di particolare sostegno. 

La valle d' Aosta, ossia 1' antico territorio dei Salassi, fu pure oggetto di solerti 

' storia delle Alpi Marittime, Libri X VI (in Monutn. Hist. patriae. Scriptores. Aug. Tauriiiorum, MCCOXXXIX) 
— Nicaea eieitns (Aug. Taurinorum, MDCLVIII). 

- Sta)-, dell' ant. Torino, (Torino, 1869). 

^ Sulla via Oiulia Auf/unla (in Accad. delle scienze di Torino, 1843, p. 1()5-184). — NotÌKÌn sul Monumento 
del trofeo d' Attgusto di Torbia (Mem. dell' Accad. delle scienze di Torino, 1843, serie II, toni. 5 p. 161 segg.). 

* Porti, e rie strale dell' antica lÀ<)uria (Genova, 1863). 

° Storia della città di Ventimiylia, (Oneglia, 1889). 

° (Ili antichissimi Liguri (in Ateneo ligure, Anno XII, p. 7-46). 

' ^>e Alpi occidentali nell' anf irli ita, (Torino, 1891). Altre pubblicazioiii dove si parla, ma però senza criterio 
scientifico di questa regione alpina, sono: Peka, Storia della c.ittcì e principato d' Om:<jiia. — Andreoli, Oneglia avanti 
il dominio di casa Saroia. — Dondkro, Xi%xa fu sempre geograficamente italiana. — L. Raineri, Storia, ddla Li- 
guria sino a die sia stata assoggettata dai Romani, e di Porto Maurixto sino ai nostri tempi (pag. .0-61 de' tempi 
antichi). — Fannucci Storia dei tre celebri popoli marittimi deli Italia (cap. 1", p. 1-36 parla delle vicende antiche 
della Liguria). — G. Bern. Veneroso, Genio Ligure risvegliato (p. -'1-24 parla dell'epoca romana). — P. Rocca, 
Oiustifkazione della Tav. Pentingeriana circa l'andamento della via litoranea che da Genova metteva ai Vadi Sa- 
bazi. — Fazio, Varaxxe e il suo distretto. -- EuG. Emanuel, Nice et V Italie. 

" Le vie delle Alpi marittime e Goxie negli antic/ti tempi (in BoUett. del Club. Alp. Ital. XIV, p. 3. e Ri- 
vista. Il, p. 93). 

" IH alcune antiche vie Romane boresane. 

'" Des Al]>es Orecques et Cotfiennes. 

" Preistorici e contemporanei in relax, al pop. Ligure. Paletnologia italiana. I nostri antenati (Milano, 1880). 
AI cap. XI parla degli antichi Liguri di epoca storica. 

" Sìisa antica. 

" / Segusini, cenno .ttorico (Alba, 1888). 

'■* liecherclies sur les antiquités Romaines du l'ai/s des Vocontiens. (Mémoires présentéejs par diverg Savant* 
a l'Académie des Inscriptions et Belles Lettres. Deuxième Serie, Tome VI, p. 278-481). 

'■'■ Mémoire sur le Daupliiné et la Savoie pemlant la domination romaine (1863). 




XX). 

" La strada romana da Torino al Mongineero (Mem. dell' Accad. delle scienze. Voi. XXXVIII, i)ag. 427 
segg. Torino, 1888) 

" Ae rogaume de Cottius et la promnce des Aljies cottiennes d'Aiu/mte à, Diocletien (Grenoble, 1898. Extr. 
du Bulletin de l'Académie delphinale, 4 sèrie. Tom. XI). 

■'■' Per la copiosa bibliografia paletnologica della Liguria cf. A. Issel, liilìtioi/rafia scientifica della Lii/urin 
(Genova, 1887), e A. Manno, Bibliografia di Genova (Genova, 1898), e per quella del versante francese delle Alpi 
cf. Desjardins, 0. e, voi. I, pag. 15-62. 

3 



18 niA'ISIONE DEL LAVORO ED ESAME DELLE FONTI 

ricerche da parte di molti scienziati. II De Tillet ', il Durandi^ il Cambry^ il Monxy 
de Loche», il Malzen^ il Millin», il Brokedon'', l'Orsières», l'Ibertis», il Gal'», il Ge- 
rard " s' occuparono con molto amore, se non sempre con profonda dottrina, della 
storia antica de' Salassi. Le opere però che riassumono tutte queste pubblicazioni 
sono i lavori dottissimi dell' Aubert'^ e di Carlo Promis ", dove si esaminano scienti- 
ficamente i monumenti, le vie, le iscrizioni ; e vi è pur data gran parte allo svolgi- 
mento della storia antica della Valle d' Aosta. Dopo i lavori veramente fondamentali 
di questi duo eminenti scienziati uscirono altre pubblicazioni sullo stesso argomento : 
fra esse basti citare la storia della Valle d'Aosta di J. B. De Tillier'*, dove è pur pa- 
rola delle guerre dei Romani contro i Salassi. 

Della regione delle Alpi Lepontine, che si stende intorno ed a settentrione 
del Lago Maggiore, possediamo delle importanti monografie storiche, fra le quali 
ci basti rammentare i lavori accurati del Labus '^ e del De-Vit '*, e per le regioni con- 
termini e per il territorio superiore al lago di Como e la sovrapposta regione Elve- 
tica, oltre alle opere di già citate dello Tschudi, del Guler, di Joh. v. Miiller''', del 
Mohr'* e del Quadrio, vanno ricordati gli scritti di Gabriele Rosa '^ di Maurizio Monti *", 
di Ottavio Rossi*', dell'Odorici** e la bella monografia del Pianta *^ che tratta con in- 
discutibile dottrina di tutta- la regione retica, delle guerre sostenute dagli abitatori di 
essa co' Romani, e dell'organizzazione che si ebbe al tempo dell'Impero. Lo stesso 
argomento diede anche luogo ad una serie numerosa di scritti relativi alla regione 
dell'Alto Adige e del Tirolo. Poiché, per non parlare delle antiche pubblicazioni del 
Pincio(1546)*', di Vigilio Vescovi*', dell' Anonimo Trentino*®, di Michelangelo Mariani*'', 
del Montebello*\ che hanno poca importanza critica, ne di quelle del Tartarotti, del Borzi, 
del Cresseri, del Martini, che abbiamo citate più innanzi, parlarono delle guerre dei Romani 
nel Trentino e specialmente della spedizione di Druso tutti gli storici trentini, special- 

* Risto ire du Diteli e d' Aoste. 

' Alpi Graie e Penniiie (TorÌQo, anao XII, 1804). — // Pif monti' eispodano aiitieo (Torino, 1774). 
•' Momiiìieiits CeUiques (Paris, 1801), p. 240, pi. VI. 

* Mnnoires de la Societé Acmi, de Savoie {ci. Memorie dell' Accademia di Torino, XXV, pag. 27 segg.). 

" Monuments d'anliquité Romaine dans les Élats de S. M. le Roi de Sardaiyne (Turia, 1820 — ÌMunich, 1830). 

" Voyai/e en Piéinont, eri Savoie (1816). 

' Illusi rations of the passes of the Alps (Londra, 1828-29). 

** Historique du pays d' Aoste (Milano, 1839). 

" Oìiide da ooyagetir dans la mllée d' Aoste précède d' aperfus histor. sur les anciens peuples (Aoste 1834). 

'" Coup d' i£Ìl sur les antiquités d'Aoste (Aoste, 1862). 

" La vallèe d' Aoste sur la scène (Aoste, 1862). 

'■- La, vallèe d' Aoste (Paris, 1800). — Les roies romiiiirs dans la mllée d' Aoste (Revue archéologique, 1852, 
1. 6, p C.j segg.). 

'■' Le antichità di Aosta, con atlante di XIV tav., (Torino, 1802). Nel capitolo primo pag. 2-11 vi è tutta la 
bibliografia storica della valle d' Aosta fino al 1802. 

'■* Historique de la Vullée d' Aoste (Aoste, 1888). 

'" Antica via del Sempioiie (Atti dell' Istituto di Milano, Voi. I, Anno 1843). 

'" Schive ixeir/esch., VII, ó: Wie di Rhatier riimisch wurden. 

" Il lago Maggiore, Stre.sa e le isole Borromee. Notizie storiche (Prato, 187,5-1830). Voi. 4. I due primi vo- 
lumi contengono le notizie storiche. — Memorie storielle di Boryomanero e del suo mandamento (Prato, 1880). — La 
provincia romana dell'Ossola ossia delle Alpi Alrcxaiane, libri 3 (Firenze. 1892|. 

'"* (leseli, ron Ourrdticn. 

'■' Arch. stor., A. XV IH. 

-" Storia antica di Como (Milano, 1860). 

"" Museo di Brescia, e le menwrie hrcseiane (Brescia, 1693). 

^- Brescia romana (Brescia, 1851) e Storia Bresciana (Brescia, 1850). 

'■' Das atte Raetien staatlieh und kulturhistorisch daryesteJlt (Berlin, 1872). Cf. pure Buchner, Reise aufder 
Teufekmauer. — Die rom. Alterthumer \u Augshurg. — Mayrr, Die riiin. Alpenslrassen in der Schweix, (iu 
eh. antiq. .Vlitth., XIII.). 

^* Cronicum Tridentinum (Mantuae, Ruf lineili, 1546). • j n 

"■■• Retauotu: compendiosa delle cose di Trento et sue dipenderne dal principio all' anno 1665 citati da GlK. 
Tartarotti nelle Mem. unt. di Rovereto. 

'" Storia di Trento dalle origini fino al 1689. (Ms. nella biblioteca comunale di Trento). 

" Trento con il saero Concilio ed altri notaìiili (Trento, 1671). 

'" Notixie storielle topograficlte e religiose della Valsitgana e di Primiero (Rovereto, 1793). 



DIVISIONE DEL LAVORO ED ESAME DELLE FONTI 19 

mente il Barbacovi ', il Frapporti ^ il Perini ^ 1' Ambrosi \ il DePizzini^ Ma furono gli 
studi archeologici, che diedero maggiore impulso anche alle ricerche storiche nella 
prima metà di questo secolo, e fra esse emergono le opere importantissime del conte 
Giovanelli* e dell'abate Stoffella'. Del resto dobbiamo notare che gli studi sull'anti- 
chità, nel Trentino, presero più un indirizzo archeologico che storico. Infatti, alle brevi 
pubblicazioni storiche sull'epoca romana del Bertamini^ e dell' Un tersteiner^ si contrap- 
pongono i numerosi e dotti lavori paletnologici, archeologici, ed etnografici del Sulzer '", di 
Francesco Ranzi ", del Malfatti'*, dell'Orsi '^ del Panizza'*, del Campi '^ deU'Inama'^ 
del Reich '^ del Bottea '^ del Battisti "* e di molti altri, lavori che hanno una certa 
attinenza colla storia antica del territorio atesino, onde ne terremo gran conto nel trat- 
tare la storia di quello. Di là dalle Alpi non fu minore l'attività negli studi sia storici 
che archeologici dell'epoca romana, relativi alle regioni italiche alpine, e specialmente 
al bachu) dell' Eisak e dell' Inn. Di questi pure abbiamo fatto capitale, in particolar 
modo degli scritti del Kink *', del Daum*', del Jàger-", di I. Iung-^ del Kallee^', di G. 
Mair*^ del Douglass**, del Mairhofer-'' e delle opere di carattere più generale del Pall- 



' Memorie storiche della città e del territorio di Trento ^Trento, 1821-1824). 

' Della storia e delle condizioni del TrentÌ7io sotto la dominaxiotìe romana (Trento, 1840). 

" Statistica del Irentino (voi. 2. Trento, 1852). Nel voi. 1" pag. 1-9: Parte antica. 

■* Sommario della Storia Trentina (Borgo, 1881). Tempi antichi, pag. 7-18. 

^ I primi tempi di Ala (Ala, 1883). 

" Delle numerose pubblicazioni del conte Benedetto Giovanelli hanno maggiore attinenza cogli studi 
che stiamo facendo: Discorso sopra un iserixione Trentina del tempo degli Antonini (Trento, 1824). — Ara Dianae 
(Bolzano, 1824). — Trento città dei Rexi e colonia romana (Trento, 1825). 

' Dissertazione sopra i sepolcri romani scoperti in Rooereto l'anno 1819 (Rovereto, 1828) e V Esame di 
alcuni scritti archeologici del Conte Benedetto Giovanelli (Verona, 1827). 

" Im conquista della Hexia per opera dei Romani (Saggi scientifici letterari per la società degli studenti e 
candidati Trentini in Innsbruck (Rovereto, 1872, pag. 37-59). 

" Scritti di storia antica trentina (Milano, 189G). 

'" J>ei dialetti comunemente chiamati romanici (Trento, 1855). 

" Pianta antica della città di Trento (Trento, 1809). 

" Degli idiomi jìarlati iintie. nel Trentino e dei dialetti odierni. Livorno, 1878. Etnografia Trentina (Arch. 
stor. per Trieste, l'Istria e il Trentino, 1881). 

'■' Topografìa del 'JVentino all' epoca romana. — Viaggio archeohgico nelle vallate occid. del Trentino, — Le an- 
tichità preromane, romane e cristiane di Vexxano. — l'n gruppo di Aes gravi trovati a Trento. — Scoperte archeologico- 
epigra fiche nel Trentino. — Saggio di toponomastica trident-ina. Sono pur note le numerose pubblicazioni paletnolo- 
giche sul Trentino di questo laborioso e dotto autore. 

" Sui primi abitatori del Trentino (Arch. Trent., anuo I, fase. I, p. 7-48). 

'" Delle molte pubblicazioni paletnologiche o archeologiche di lui rammento soltanto quelle pubblicate nell'^/-- 
chivio 'Irentino. p. e. sulla scoperte di Meclo (III, IV, 1 2. VII, 2. Vili, 2.), di Fondo (III 1.), e Das Heiliglhmn 
<ks Saturniis auf den schtrarxen Feldern (campi neri) l>ei Cles. 

'" Antichi castelli romani nella valle di Xon (Arch. Tre!) tino, X, 1 p. 5-37). Le antiche iscrizioni romane della 
ralle di Xon (Arch. Trentino, XII, 1 , |). 08 segg.i. // nome della valle di Non. i Tulliassi e i Sinduni, (Arch. Trentino, 
XIV, 1, p. 3-10). Im guerra retica (Rendiconti del II. Istituto lombardo di scienze e lett. Serie II, Voi. XXXII, 1899). 

" Ij Anaunia antica (Ardi. Trentini, XIV, 1, p. 17-28). 

'" Cronaca di Folgaria (Trento, 1800). Memorie di l'ergine e del Pergincse (Trento, 1882). 

'" // Trentino. Saggio di geografia fisica e di antropogcAigrafui (Trento, 1898). Parla della regione storica a 
|>. 4-0 e delle genti tridentine p. 207-219) Oltre allo pubblicazioni qui sopra citate si possono ancora ricordare: 
Weber, Saggio sulV origine dei jiop. Trentini (Trento, 1801). — ZoTTI, Alcune osservazioni sulla .•storia del Trentino 
(Mantova, 1803). Storia della Valle Lagarina (Trento, 1802). — MiosOTTi, Memorie per servire alla .itoria delle Qiu- 
dicarie, i)ubblicato a Strasburgo nel lt)20. — Malfaì'TI, Sommario di storia politica del Trentiiw (Nell'alma- 
nacco Trentino 1804); e l'opuscolo d'ignoto autx)r(^ intitolato: Il Trentino, Saggio etnografico storico politico (a 
cura della Società Dante Allighicri), .Milano, 1892. 

''" Akadenrlsche Vorlesungen iiher die (ieschichte Tirols (Innsbruck, 1850). 

" Tiroli.sche AlterthumsLunde (l'rogramm des k. k. Staats Obergymnasium in Innsbruck, 1853). 

" L'elìer das rhiitische Alpenroll: der Jìretini oder lireonen (im XLII. Bande der Sitzungsberichte der phil.- 
histor. Classe der kaiserl. Akademie der Wissenschaften zu Wien). 

'-■' Die romnnischen Land.Hchaftcn des Hiimi.iclwn Reickcs (iDDsbruck, 1881). In quest'opera si trova la 
bibliografia della guerra retica. 

■-' Das rat iseh-oherger maniache Kriegstheater der lìijmer. Eine straiegische Sludie (Stuttgart, 1889). 

" Res Raeticae (Villach. Pr. des k. k. Staats-Obergymn. 1892). 

'" Die R'ijmer in Vorarlberg. 

" Zu Dio Cassius Cocceianus iiher die Unterjochung Rluitiens durch die R'ómer (Programm des k. k. Gyra- 
nasiume 7U Brixcn, 1870). 



20 DIVISIONE DEL LAVORO ED ESAME DELLE FOSTI 

hausen ', del De Ring ^ d el Rayser ', dell' IMolf ^ per nominare soltanto i principali. 

Meno ricca è la bibliografia alpina de' tempi romani e specialmente augustei 
per le Alpi Gamiche, Venete e Giulie. Queste regioni erano già da tempo, come pure 
il Trentino, sotto il dominio dei Romani; ne furono condotte guerre di considerevole 
importanza, che avessero coinvolto nel loro raggio d' azione anche questi paesi. 

L'opera organizzatrice del monarca romano è perciò più affidata ai monu- 
menti marmorei, anziché agli scrittori, per cui la principale fonte storica sarà per 
noi il Corpus InscripHonum LaUnarum (Voi V, I. pag. 1-319). Opere considerevoli 
furono bensì scritte ne' nostri secoli su tutte quelle regioni, sia sotto 1' aspetto sto- 
rico che geografico, archeologico, ed etnografico. Occupando però questi paesi 
alpini una parte del tutto secondaria nell'ordine dei nostri studi, crederei d'uscire 
dai termini, che mi sono prefisso, se ne indicassi minutamente tutta la bibUografia. 

Non posso a meno però di citare le opere del Cleoni ^ dell' Occioni-Bonaffons ", 
del Czoernig^ del Pichler^del d.r Kandler^ del d.r Pervanoglu '°, del Benussi ", del 
Miillner 'S ed infine dello Zippel '^), che trattando della signoria romana sull' lUirio, 
ebbe non poco ad occuparsi di tutta la regione orientale delle Alpi. 

• 

* Besehreib. (kr r'òm. Heerstrasse ron Verona nach Augsburg (Miinchen, 1816). 
' Sur les étahlissements du Bhin et du Danube (Paris, 1852). 

^ Die rom. Denkmaler in Augsburg (Augsburg, 1820). 

* Beitrcige x-ur Oeschiehte der Alpe'n und Donaidiinder (II: Rhatien u. Vindelicien). — Molte altre opere hanno 
trattato dell'occupazione romana delle regioni settentrionali alpine, e sarebbe troppo lungo e fuori di proposito il 
citarle tutte. Sotto l'aspetto etnografico e geografico furono pure studiate da molti specialmente dallo Steub, dal 
WlESER e dal Tappeiner. Per tale bibliografia cf. Fr. Stolz, Die. Urbevólkermig Tirols (Innsbruck, 1892). 

'' Udirle e sua provincia. (Udine, 1862). 

« n Friuli orientale e i suoi confini (1869-74). Per la bibliografia friulana cf. G. Occioij-i-Bonaffons, Bi- 
bliografica storica friulana dal 1861 al 1882. (Udine, 1883). 

' Ueber Friaul, scine Oeschiehte, Spraclie und Alterthumer (in Sitzungsberichten der histor. Classe der 
kais. Akademie der Wissenschaften in Wien, 1853, 3 Heftì. — Das Land von Oorz und Oradisca mit Einsohluss 
von Aquileia (Wien, 1873). 

* Virunum, mit Atlas (Graz, 1888). 

' Memorie storiche di Montona (1875). 

" SuW origine del nome del mare Adriatico (Archeogr. Triest. 7, 4, Febbr. 1881) e Archeogr. Triest. 5, 4, 43. 

" U Istria sino ad Augusto (Trieste, 1883). Cf. anche Senizza, Storia di Trieste ecc. (Venezia, 1895). 

'■' Emona. Archaeologische Sludicn aus Krain (Lubiana, 1879). 

" Die rómische Herrsckaft in Illyrien bis auf Augustus (Leipzig, 1877). 



LIBRO PRIMO 



LE GUERRE CONTRO 1 SALASSI 




CAPITOLO I. 

I Salassi, loko origini e condizioni. 



Salassi abitavano quel vasto quadrilatero montagnoso, che racchiude la 
vallata superiore della Dora Baltea e de' numerosi suoi affluenti. 

Esso è limitato a settentrione da quella catena alpina, che si stacca dal 
gruppo del Monte Bianco, della quale fanno parte il valico del Gran San Bernardo, 
il Monte Combin, il Monte Cervino, e che termina al Monte Rosa ^ Dall' antico nome 
del Gran San Bernardo (Sumvìus Poeninus ^ Uotvivov ògo?) ^ presero il nome di Alpi 
Pennine (Alpes Poeninae *, 'A. Uoivivai ;*) nome, secondo Livio ^ derivato dal dio Pe- 
nino che si venerava sulla sommità di quel monte, secondo Plinio, ' Ammiano Marcel- 
lino ^ e Servio" dai Cartaginesi, che supponevano esser passati per quella via, sotto 
la condotta di Annibale. Al di là da questa catena erano i Veragri, ai quali appar- 
teneva appunto la sommità del Gran San Bernardo. 

Il lato occidentale, che divideva i Salassi dai Ceutroni, era formato dalle 
Alpi Graie (A. Graiae^^, Fgaìai^^ o Graeeae) ^'^, che comprendevano il Jtigntn Cremonis 
(le Cramont) di Ceho '^ e V Alpi fi Graia della tavola Peutingeriana, le cui adiacenze 

' Il FoRBlGER {Handb. drr altrii (ji'oijr.. 115) dice che anticamente le Alpi Penniae comprendevano il Gran 
S. Bernardo, e tutti i monti che corrono sino al S. Gottardo, e ciò sull'autorità di Ammiano Marcellino; nessun 
altro scrittore antico disse questo. Cesare chiama Summae ripetutamente le Alpi dal Monte Rosa al Gottardo. Er- 
roneamente il Giovio identifica le A. Pennine col Cenisio,e l'Ai.ciATO pone le A. Pennine alle origini della 
Durance. 

' Ilin. Ant, p. 3.50. Tnh. Veuthiq. Corrisponde all'attuale 'plnii dr Joiu. Cf. 0. /. L., V, 2, pag. 7G1. 

» ZOHIM., 6, 2. 

• Liv., 21, 28; Plin., Kut. Hisf.. ?,, 17, 21; TAcrr., HiM.. 1, 87; 4, 68. 

• Strab., 4, 6, 7 p. 20.') 

" 21, 38, 9 ah co qw.m in xìiiiimn sdeniluiii urrticc Pociihiìiiii iiinntimi appellant; Serv., ad Ani., 10, 1,? 
nomina una Pnenina dea. 

' Hixt. itat, 3, 17, 123. 

• 15, 10, 9. 

» Ad Aen., 10, 13. 

'" PUN., l. e. CORN. Nn-., Harm., 3. 
" Toi,<)M., 3, 1, 37, 40. 
'■ V'arrose iu ,Serv., nd Aeti., 10, 13. 

'■' Livio, 5, 35. Fu il barone di Wai-cken'aku che identificò il Citii/hiiìs jwjuin col ni. Cramont a nord 
est del vallone de I^a Thuille. 



24 LIBRO PRIMO 



formavano le Ceutt'onicae Alpes di Plinio '. Alle Alpi Graie apparteneva anche il 
Monte Bianco, ma è singolare, come agli antichi storici e geografi fosse completa- 
mente sconosciuto questo colosso montagnoso, del quale non fu ricordato nemmeno 
il nome.. Il confine meridionale dei Salassi è formato dal contrafforte alpino, che, 
staccatosi dalla cima Bousson*, trova la massima sua elevazione nel Gran Paradiso, 
e che divide la valle della Dora da quella dell'Orco. Ma, in tempi remoti, i Salassi 
tennero certo il loro dominio anche sulla parte superiore di questa valle e sulla 
pianura vicina, poiché, per testimonianza di Plinio^ e di Tolomeo'*, la città d' Epo- 
redia (Ivrea) appartenne ai Salassi, oIIììi Salas^oruvi fuit, mentre, solo per errore 
dell' autore o de' copisti, Velloio ^ la pone fra i Vagienni. 

Ad oriente il confine era dato dal contrafforte, che si stacca dal monte Rosa 
e divide la valle del Lys dalla vallata della Sesia. 

Sull'origine etnica dei Salassi furono omesse varie opinioni; ma l'indole pu- 
ramente storica del nostro lavoro non ci consente che ci soffermiamo ad esaminarle 
e discuterle tutte minutamente. Pure essendo le origini d'un popolo parte essenziale 
della sua vita e causa prima dello svolgimento di molti fatti attinenti a lui ne' tempi 
storici, accenneremo succintamente a quest' argomento. 

I cronisti d' Aosta, e parecchi scrittori locali de' tempi passati, collegano le 
origini dei Salassi colla venuta di Ercole in Italia. Secondo loro egli avrebbe pas- 
sato le Alpi al Piccolo San Bernardo, le quali da hii e dal suo esercito avreb- 
bei-o preso appunto il nome di Gratae o Graecae. Uno de' suoi condottieri era 
Cordelo, figlio di Statielo, discendente da Saturno, che si sarebbe fermato coi 
suoi in Val d'Aosta, fondando una città, che dal suo nome si chiamò Cordelia; e, 
per dare alla cosa maggior colorito di verità, si asserì, ciò essere avvenuto ventisei 
anni dopo la caduta di Troia, cioè l' anno 1158 a. Cr. Si cercò anche la posizione 
di questa favolosa Cordelia, e alcuni credettero trovarla a Saint-Martin de Corléans, 
ne' dintorni d'Aosta, altri nel villaggio d' Aymavilles, dove qualche vestigio d'an- 
tiche costruzioni romane pareva dar credito a questo sogno, altri infine presso Pre- 
Saint-Didier in un luogo, che avrebbe conservato il nome di Amas o regione di 
Cordelia '. 

Credo inutile avvertire che tutte queste affermazioni riguardo la città di 
Cordelia e la Civitas Fusmani, non sono che pure fantasticherie, ricavate da testi 
impuri e falsificati di scrittori antichi, e fomentate dalla ambizione di cronisti ine- 
sperti. Con tutto questo io non nego che il mito del passaggio di Ercole in Italia^ 
passaggio, che lasciò traccio meno incerte nelle Alpi Marittime e Lepontine, e al 
quale forse si collega la famosa ara ad Ercole saxano trovata sulla Verruca tri- 
dentina, come pure i frequenti ricordi mitici di Saturno, divinità prettamente italica, 
alla quale era frequentissimo il culto nelle -Vlpi Tridentine, come vedremo a suo 
luogo, possa avere un qualsiasi significato storico etnografico, ma non è questo il 



' 11, 42, 07. Tolomeo, /. e. estende di molto il significato delle Alpi (Jraie, poiché ])one fra esse i Ceutroni 
e le loro città Forum Claudii e Axiiiia, così pure la cittil dei Caturigi Ehitroiluniiìii o quelle dei Segusi Segit.iiuin 
e Briyantium. 

•^ E noto che dalle più recenti ricerche geografiche il M. Iseran e la cima Bousson, che prima si ritenevano 
due monti distinti, risultano essere la medesima cosa. 

' Binf. nnt, 3, 17, 123. 

* 3, 1, 34. 

• 1, 15. 

'' Alcuni invece pongono la favolosa città di C^'ordelia a Icjvenyau, villaggio di 447 ab. sulla destra della 
Dora a sud-ovest di Aosta, da cui dista ó chilometri, dove si scoprirono delle antiche rovine. Cf. G. Strafforello, 
La Patria, Ocoyr. dell' Italia, Voi. Il, p. 197 (Torino, 1891). 



LE GUERRE CONTRO I SAr,ASSI 



luogo di tale ricerca. Per quanto poi riguarda il mito d' Ercole nella valle d' Aosta 
in particolare, dobbiamo osservare, che non lia nemmeno quegli speciosi fondamenti 
delle testimonianze antiche, che si trovano invece per altre regioni alpine. 

Gli scrittori antichi pare invece che propendessero per l' origine celtica dei 
Salassi. Catone ' li dice Taurisci, e siccome con tal nome egli appella tutti i Galli 
montani, è manifesto clie Galli per lui erano anche i Salassi. E che tale opinione 
fosse abbastanza comune fra gli antichi ce lo attestano Ossequente- ed Orosio'S che 
la riferiscono come verità comunemente accettata. 

Fra i moderni, l'Aubert*, pur asserendo che è difficile dir qualche cosa di 
positivo intorno a questo argomento, propende per l'origine celtica dei Salassi, 
essendo tali, secondo lui, tutte le nazioni alpine circostanti. La toponomastica è 
opportunamente chiamata da lui a sostegno della sua asserzione. Già il Durandi^ 
faceva derivare il nome delle Alpi Graie dalla parola celtica gran, cioè grigie o 
biancastre; l'Aubert trova analogia colla parola gallica craig; l'altro monte fa- 
moso, il sniìimus Poeninus, ricorda il celtico Penn, conservato da' Bretoni nel signi- 
ficato di testa, e rimasto ad una catena di monti neh' Inghilterra. La stessa Duria è 
nome tutto celtico, Dour, indicante acqua, onde sembra all' Aubert di avere elementi 
più che sufficenti per rendere indiscutibile la sua opinione. 

Anche il Promise basato sulle stesse ragioni toponomastiche, sui nomi propri 
non romani, che s'incontrano nelle epigrafi (Namico, Maricca), sul culto druidico 
professato fra que' monti, come attesta il Kromlek del Piccolo San Bernardo, viene 
alle stesse conclusioni dell' Aubert sull'origine dei Salassi. A suo credere essi ap- 
partenevano alla grande famiglia celtica de' Taurisci, che abitavano dal Danu- 
bio all'Adriatico, e che, passate le Alpi, ne occuparono tutte le pendici meridio- 
nah e la pianura fino .alla sinistra del Po. Questi Celti d'Itaha erano divisi in 
famiglie distinte, con pagi speciah. .Una di esse è quella dei Salassi. Essi sarebbero 
penetrati nella valle d'Aosta per il Piccolo e per il Gran San Bernardo, ma spe- 
cialmente per quest'ultimo, mettendoli piti particolarmente in relazione coi costrut- 
tori delle abitazioni lacustri della Svizzera. 

Invece Carlo Miillenhoff '', il Dionisotti* e Michele Deloche^ conformandosi 
all' opinione del Sergi "•, che assegna ai Liguri un' estensione di molto superiore a 
quella, alla quale rimase in tempi storici il nome di Liguria, credono che quella 
popolazione, ancora a' tempi di Augusto, occupasse tutta la parte occidentale o cen- 
trale della catena alpina, e quindi anche il territorio dei Salassi, ritenendo che i 
Taurisci o Taurini di Catone altro non siano che l'antiqua Ligurum stirps della 
valle superiore del Po. 

Non v'ha dubbio, che gl'indizi dell'influenza ligure in tutta l'Italia settentrio- 
nale, e perciò anche lungo tutto il declivio italico del sistema alpino, sono molto 
palesi". Anzi le scoperte paletnologiche ed archeologiche ci fanno fede, non solo 

• In Plw., Hist. imi. ,3, 20, 134. 

' De Prodig. 80. , • 

^' Hinl., V, 4. » 

* Jm ea/lée d' Aoste, pag. 7 segg. 
'' Alpi Oraie. e Pennine, pag. 15. 
" /^ antichità di Aosta, p. 11-12. 

' Dnitsehe AUertumskundf, II, pag. 249. 

' Sttidi di storia patria subalpina, pag. 7 segg. (Torino, 1896). 

' Drs iiulicrs de. l' occupatimi par ks Lit/ures de In réfjion qui fut plus tard appejée la Gauk (Ménioires de 
l'Acadéinie dcs Inscriptione» et Belies Lettres, tome XXXVÌ (1897), 1* partie, pag. 111.) 

'" Origine e diffìisione della stirpe mediterrarwa (Roma, 189») pag. 6(5-09. 

" Cf. a tale propoHito NlcoLUCCl, La stirpe ii(/ure in Italia. — Helbkì, Die Ttaliker in der Pocbeiw.. — 
Oberzinek, / Reti, (pag. 31-70). 



20 LIBRO PRIMO 



che il dominio ligure (età neolitica) precedette il celtico, ma clie la sua influenza si 
mantenne tenace anche dopo le numerose invasioni galliche, come ne sono prova 
la necropoli celto-ligure di Golasecca, ed altre dello stesso tipo, sparse lungo il 
declivio delle Alpi. Non si può negare però, che anche i Celti non avessero por- 
tato un copioso contributo alla popolazione delle valli alpine, come ce lo dimo- 
strano gli argomenti addotti antecedentemente, e l' attestazione di Livio \ che as- 
serisce che i Boi e i Lingoni, popoli di razza celtica, circa quattro secoli avanti 
l'era volgare, dalla Gallia passarono, per la valle d'Aosta, in Italia, onde non è 
improbabile, che parte di quelle genti si fermassero anche nella valle superiore 
della Dora, dove trovarono altri loro connazionali, che già prima aveano loro 
tracciato la via. 

Tutte le popolazioni alpine erano generalmente divise in altrettante tribù, o 
pagi, detti alcun' altra volta civitates, quante erano le valli maggiori nelle quali si 
divideva il loro territorio. Ne le iscrizioni, uè gli scrittori ci lasciarono traccia dei 
nomi delle varie tribù de' Salassi; non v'ha però dubbio, che le numerose e popo- 
lose venature della Dora, come quella dell' AUée bianche, di Rhémes, di Cogne, del 
T.iys, di Cliallant, del Buthier ecc. erano abitate da tribù distinte. Alcune di esse 
del resto conservano probabilmente nel loro nome quello de' loro antichi abitatori, 
come ci indica la flessione di tipo antico. 

Così non mi pare ardita l'ipotesi che nella Valgrisanche abitasse la tribù dei 
Grisanfii, in Valsavaranche la tribù dei Savarantii, in Valtoiu'nanche la tribù dei 
TurnanUì*. Quanto alla Valpelline, si sa che nel medio evo chiamavasi vallis Peni- 
<jna, Peiìna, Pennina^, onde, anche anticamente, può aver ospitato una tribù di 
Poenini, così denominati dal vicino monte e dal dio locale Penn, donde venne il 
nome al Smnmn.s Poeninus, se non sembri più i^robabile che dagli abitatori, come 
avvenne in molti altri casi, prendesse il nome quella catena alpina. 



CAPITOLO IL 

"Guerre contro i Salassi ai, tempo della Repubblica. 
LA Colonia di Eporedia. 

Secondo alcuni storici, fra i quali anche l' Aubert *, i Salassi fanno la loro 
apparizione autentica nella storia in occasione di un grande fatto, che mise a soq- 
quadro tutta l'Italia, e rimase memorabile, cioè la venuta di Annibale (a. 586 d. R.). 
Non è certo mio intendimento di risollevare l'ardua questione del viaggio d'An- 
nibale attraverso le Alpi, intorno al quale hanno discusso già gli scrittori antichi, 
ed i moderni non riuscirono ad un accordo ^ Ad ogni modo questo fatto non ha 

^ 5, 35. 

- I>a desinenza antii 6 abba.stauza comune in [«poli antichi sia di origine celtica che Hgure. Basti ricor- 
dare i Vndiantii (Plin., Ili, 5, 7: Tolom., Ili, 1, 43) nella Liguria; i Cotmiiti alpini (Strah., IV, 20tj), i Ru- 
cantìi (1. e); i Brigantii presso il lago di Costanza (Strab., 1. e.) od i Britanni SctaidiI (ToL., Il, 3, 2 e (ì) ed i 
Cawin (Ce8., B. O., V, 14; Tolom., Il, 3, 27 e 28). A ciò non si oppone che in carte antiche Valsavaranche sia 
detta Vallis Snvarae, Valtournanche l^a/lì.<< Torniacn, e Valgrisanche Vallis Grisinga. 

" Cf Munurn. HM. Pnli:, Chart., I. 968. 

* O. e. p. 9. 

'■ Vedi la ricca bibliografia su quest' argomento in JoSKPH FtrCHS, Hannibalx Alpeniibrrgamj, Wien, 1897. — 
L'autore, che visitò di {)ersoua tutti i luoghi in questione, ed asaminò attentamente la cosa, concludo che è impos- 
sibile che Annibale abbia passato il Piccolo San Bernardo o il Sempioiio. L' unico passo invece che corrisponde al 
suo viaggio, qual'fe narrato dagli antichi, e che più rapidamente lo dovea portare al suo punto di mira, cioè la pia- 
nura padana, è il passo del Monginevro. 



LE GUERRE CONTRO I SALASSI 



importanza di sorta nella storia dei Salassi, che non appariscono in alcun modo 
coinvolti nelle ostilità de' Cartaginesi ' contro i Romani. 

Quando questi, dopo la battaglia di Mediolanum, e la fondazione delle colonie 
di Placentia e Cremona, avevano posto saldo piede nella pianura padana, pare che 
non si fossero altrettanto curati di assicurarsi il possesso indiscusso su gran parte 
della zona italica alpina. Abbiamo già accennato altrove che i Romani cercarono 
da prima le loro linee di congiunzione co' popoli gallici ed illirici nella via litoranea 
della Liguria, e in quella delle Alpi Giulie. Il centro dell' arco alpino per essi, in 
quell'epoca, non aveva che un interesse puramente commerciale, ed anche questo 
molto limitato. Poiché sebbene esistessero vie, o sentieri carreggiabili, che, attra- 
verso la valle d'Aosta, congiungevano la Gallia cisalpina colle regioni dei Ve- 
ragri, Seduni, Nantuati e Ceutroni, e per la valle dell'Adige, e dell' Eisak, coi popoli 
celtici delle regioni Danubiane, come ci è attestato da Polibio', lo scambio com- 
merciale per esse dev'esser stato molto esiguo, mentre, sotto l'aspetto militare, quelle 
vie non presentavano ancora ai Romani una ragguardevole importanza. 

Convien quindi credere che in quel tempo i Salassi non rappresentassero 
altro, per i Romani, che l' anello di congiunzione del commercio fra le regioni del- 
l' alto Rodano e la Gallia traspadana, e come tali si conservassero, per lo spazio di 
65 anni, in rapporti, se non amichevoli, per lo meno non ostili coi loro vicini. 

Essi infatti, come ci attesta Strabone^ erano un popolo laborioso, intento alla 
coltura de' suoi campi, al commercio, all'allevamento del bestiame e specialmente 
de' cavalli nella pianura'', ma sopra tutto ai lavori delle miniere, dalle quali, con 
grande industria, ricavava rame, argento, ed oro, che lavava per mezzo di speciali 
incanalazioni della Dora. 

Una prova sicura della crescente prosperità commerciale ed industriale dei Sa- 
lassi ci è offerta dalle monete d'oro e d'argento, che essi coniavano sul tipo delle 
massaliotiche. Cinque monete d'oro, attribuite ai Salassi, con iscrizioni in caratteri 
etruschi, furono pubblicate dal Mommsen ^ ed altre d' argento, con effigi ed iscri- 
zioni simili alle precedenti, erano abbastanza comuni in tutta l' Italia settentrionale, 
nelle regioni alpine, e nella Gallia meridionale^. 

E, se fosse vero, che la testa rozzamente impressa su alcune di esse, è quella 
d' alcun principe o l'egolo, il cui nome sarebbe espresso nella incerta leggenda, un 
altro fatto importantissimo, non ricordato dagli storici, si potrebbe dedurre, cioè 
che i Salassi si governavano con forma monarchica, come si usava del resto presso 
altre popolazioni galliche. La crescente prosperità di quegli alpigiani, e l'attivo 
commercio avviato coi popoli transalpini, deve, senza dubbio, aver attirato lo sguardo 
dei vicini Romani. Convien anche notare, che da questa parte essi non possede- 
vano alcun confine naturale, essendo proprietà de' Salassi anche l'orlo estremo 



* Abbiamo già precedentemente fatto cenno dell' opinione di Plinio, Servio ed Ammiano Marcellino, che, 
da' Cartaginesi, che le valicarono, avessero preso il nomo le Alpi Perniine. È appena necessario eh' io noti che tale 
asserzione non è ammessa da' critici, essendo destituita di ogni valore scientifico. Cf. Mommsen in C. /. L., V. 2, 
pag. 761 

' 1. e. 

« L. IV. 

' Il nome della colonia d' Eporedia ci fe prova che in que' dintorni si allevavano e commerciavano cavalli 
in certa quantità, tanto che questa circostanza diede il nome al luogo, come ci fe attestato da Plinio, Nat. hist., 
3, 17, 12.3: eporiìdins Gaìti hotujs- er/uorum rhinitores vocaiit. 

" Die uonletrush. Alphah., tov. XXVII, n. 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8. Cf. Oberzinek, / Urti, pag. 228, e tav. 
XXVII. 

' Per tutto quello che riguarda le monete dei Salassi, et. Rcr. nuin. frani:., 1801, p. 333. Longperier, 
ìlonìmien des Satassfs (pi. 15). 



28 IJBRO PEIMO 



della pianura, ai piedi delle Alpi; ed era quindi divenuta per i Romani una neces- 
sità di assicurarsi meglio contro i loro vicini, per poter a tempo opportuno stendere 
le mani su tutto quel territorio. 

I pretesti non mancavano. Fra i Salassi e i vicini Libici, già sudditi romani, 
continui erano i dissidi, che alle volte erano causa di veri conflitti e di vendette 
brutali. Il bisogno che, come si disse, avevano i Salassi di deviare l' acqua della 
Dora per la lavatura dell'oro, faceva mancare, a tempo debito, l'acqua necessaria 
per l' irrigazione de' camici e de' pascoli ne' paesi sottostanti. I Libici reagivano, e 
disturbavano probabilmente i lavori delle miniere, aprendo le chiuse per dare al- 
l'acqua il suo libero corso; d'altra parte i Salassi si vendicavano col devastare i 
campi dei vicini, calpestando ed estirpando il grano appena germogliato. 

Ma, nota Plinio ', queste rappresaglie che degeneravano spesso in lotte san- 
guinose, jjortarono un inatteso progresso all'agricoltura. Poiché costretti i traspa- 
dani, in seguito a queste devastazioni, a riarare (aratrare) i loro campi, s' accorsero 
che, in seguito a quest' operazione, si moltiplicava il raccolto del panico e del miglio, 
onde divenne poi regola d'agricoltura (aratrare), ciò die allora sembrava semplice 
rimedio a danni, che parevano quasi irreparabili*. 

Quelli però che da queste lotte ritrassero il vantaggio maggiore, furono i Ro- 
mani, elle, o invitati dai Libici ad accorrere in loro soccorso, o piuttosto fattisi essi 
stessi vindici delle offese da loro subite, l'anno di Roma 611, sotto il consolato di 
Appio Claudio e Q. Cecilio Metello, mandarono contro i Salassi un esercito guidato 
dallo stesso console Appio Claudio. Pare però che egli facesse troppo a fidanza 
colle sue forze, o colla imperizia militare dei Salassi, poiché, penetrato fra i loro 
monti, fu accerchiato e vinto, e se ne tornò lasciando sul campo più di cinquemila 
soldati ^ Questa strage portò a Roma lo sgomento. Conveniva quindi calmare anzi 
tutto la pubblica costernazione, e togliere dagli altri popoli già vinti dell'Italia 
settentrionale l'opinione, che le aquile romane non fossero invincibili. Era perciò 
necessario, che la responsabilità del fatto ricadesse tutta sulle spalle di Appio Claudio, 
che non s'era strettamente attenuto agli ordini del senato, e che aveva combattuto 
più a soddisfazione delle sue mire ambiziose che per il bene della patria, e più 
ancora alla forza sovranaturale. Infatti i decemviri riferirono al pretore Manlio 
Lepido*, che, interrogati i libri sibillini, avevano trovato in essi, che ogni qual- 
volta volevasi portar guerra ai Galli, con buon successo, dovevasi prima far sacri- 
ficio agli dei nello stesso loro paese. Se questa, d' aver cioè trascurato le pratiche re- 
ligiose nel modo prescritto, era la principale causa della disfatta, non vedovasi più 
ragione di ritardare i preparativi per una nuova guerra, e nemmeno di mutare il 
capitano, che, ambizioso ed irrequieto com' egli era, non avrà certo desistito dal 
mostrare urgente la necessità di una seconda si)edizione, e la oi)portunità di as- 
segnare a lui il comando di essa. Onde, mandati quegli stessi due decemviri, che 



' ///*•/. nnt., 18, 20. 

' Il Pkomis, O. c, p. 14, mette queste devastazioni dei eampi, a eiii allude Plinio, e che furono causa d'una 
innovazione nell'agricoltura, e della gncrra dei Romani contro i Salassi, nel periodo che corre dalla fondazione di 
Eprjretlia al principio della nuova guerra al tempo di Augusto. Così puro il Gardthausen, AuijuMhs ii. seinn Zei'f, 
I, 2, p. 708. Dal contesto di Plinio però, appare che egli parla di un fatto lontano, la parola indicante l'opera- 
zione campestre s'era già trasformata da aratrare in arfrnre, ed infine queste rappresaglie erano unicamente pos- 
sibili fra i Salassi, che abitavano gli ultimi contrafforti alpini finitimi alla pianura, precisamente quel tratto di ter- 
ritorio, dove sorse poi Eporedia, eà i vicini Libici. 

" Orosio, 5, 4. Alcuni codici invece di iiuinqac mìliia, hanno lìcci'ni. Quest' ultima cifra però sarebbe esa- 
gerata, poiché difficilmente i Salassi, benché in casa propria, avrebbero jwtuto opporsi ad un esercito sì numeroso. 

* Dione, framm. 74, 1. 



LE GUERRE CONTRO I SALASSI 



29 



avevano consultati i libri Sibillini, a far sacrificio nel territorio alpino ', e rinnovata 
la guerra, Appio Claudio si condusse con maggiore accortezza. Vinse i Salassi, ucci- 
dendo cinque mila nemici. 

Narra Ossequente*, che, essendo stabilito per legge ^ che chiunque, combat- 
tendo, avesse ucciso almeno cinque mila nemici, aveva il diritto al trionfo, Appio 
Claudio domandò che gli fosse concessa questa onorificenza. Ma, essendogli stata 
negata, in causa della precedente sconfitta, con inaudita impudenza diede compi- 
mento alla sua ambizione, preparando il trionfo a sue spese ^. 

Qui ci si presenta una questione di grande importanza. Quali furono le condi- 
zioni dettate ai Salassi in seguito a questa prima campagna? 

Gli scrittori antichi non ci lasciarono nulla di determinato su questo proposito. 
L'unico passo di Strabone ^ che potrebbe darci qualche lume, fu variamente inter- 
pretato, e gli storici moderni, colla varietà delle loro opinioni, contribuirono a ren- 
dere ancora più oscura la cosa. 

L' Aubert® crede che Appio Claudio siasi impadronito delle loro miniere, e del 
piano di tutta la valle, lasciando ai Salassi libero dominio dei monti e quindi delle 
valli laterali, conservando loro il diritto di vender 1' acqua dei loro torrenti a quelli 
che lavoravano le miniere a profitto dei Romani. Di più i Salassi sarebbero stati 
obbligati a pagare annui tributi. 

Il Promis'' va alquanto più in là; ed osserva, che questa prima oppressione 
dei Romani svela il loro intendimento d'impadronirsi del migliore e più diretto 
passaggio alpino per la GalUa e per la Germania. Perciò egli crede che i Romani 
abbiano chiesto il diritto di sistemare la via naturale, facendola militare, e che, per 
tutelarla meglio, si siano attribuite le zone, che la fiancheggiano, prendendo pos- 
sesso anche della Dora da Ivrea fino alle sorgenti. Di più gli Alpigiani sarebbero 
stati gravati di gratuite prestazioni per la manutenzione della strada ed altre si- 
mili occorrenze. 

Ma ognuno vede che, se così stessero le cose, i Salassi si sarebbero trovati 
in condizioni peggiori, che se i Romani avessero completamente sottommesso il loro 
territorio, e del resto ciò è contrario all'ordine degli avvenimenti, che si svolsero 
in seguito. A me sembra che, seguendo attentamente il loro procedere, ed esami- 
nando il passo di Strabone, che non è tanto oscuro, come si vorrebbe credere, si 
possa venire a conclusioni il più possibile vicine alla verità. 

Conviene prima di tutto notare che le lotte dei Libici erano dirette non 
tanto contro i Salassi abitanti nel cuore della valle d'Aosta, quanto contro quelli 
delle ultime propagini alpine della valle dell'Orco e della vicina pianura. Questa 
parte del territorio de' Salassi, fino alle strette di Bard, fu occupata dai Romani, 
alla fine di questa camjjagna, quindi contro di esso e per i suoi abitatori devono 
essere avvenute questa prime ostilità. Perciò dove dice Strabone che i Romani cac- 
ciarono i Salassi dalle loro miniere e dal loro territorio (rd)v j^^itooupyetcov è^éTieaov xal 
■tfj? xégag ol Zalaoaoi) si deve necessariamente intendere da quella parte che era in 
lotta coi Romani, poiché se li avessero cacciati da l'intiero territorio, non avreb- 



' Dione, framm. 74, 1. 
» /> Prodig., 21. 

•' Val. Mass., II, 8. Danno ((ualche cenno di questa vittoria, Livio, Epit., 53, Dione, framm. 74, 1, 
Strabone, 4, 6, 7, pag, 205. 

* OSSBQ., /. e. 

" IV, 6, 7, pag. 205. 

• 0. e., p. 14. 



30 LIBRO PRIMO 



bero avuto luogo altre guerre. E difatti la circostanza che furono poi chiamati i 
Victumuli, situati nelle vicinanze del Ticino', a lavorare le miniere prese ai Salassi, 
mi pare prova sufficente per credere che queste non fossero tanto discoste, com'e- 
rano quelle dell' alta valle della Dora. Infatti, soggiunge Strabone, che i Salassi 
rimasero padroni dei monti, cioè della regione montagnosa a settentrione di Bard, 
e anche dei corsi d'acqua, benché fossero tenuti a certe prestazioni, come quelle 
di lasciare liberamente passare i viaggiatori e di fornire l'acqua ai lavoratori delle 
miniere sottostanti. Fu appunto quest' ultima condizione che divenne poi causa di 
nuovi litigi ed incursioni de' Salassi nel territorio Romano, onde per porre ad 
essi un freno, seguendo sempre il consiglio dei libri sibillini*, nell'anno di Roma 
654, fu dedotta, nel territorio conquistato, la colonia di Eporedia, sotto il consolato 
di Valerio Fiacco e il sesto di Mario*. 

Nota giustamente il Mommsen * che Eporedia dev' essere stata colonia di cit- 
tadini romani, poiché dopo Aquileia non fu più dedotta in Italia alcuna colonia 
latina =, ed infatti tutte le magistrature d' Eporedia, riferite dalle iscrizioni ^ accen- 
nano ad una colonia romana, anzi che ad un municipio come, certo per errore, 
Tacito'' definisce questa città. 

Ma per quanto i Romani ponessero tutte le loro cure per accrescere e rin- 
forzare la nuova colonia, questa crebbe lentamente in causa delle incursioni ed o- 
stilità, che continuavano coi sovrapposti alpigiani. Onde l' occupazione, della parte 
meridionale del territorio de' Salassi, fino alle strette di Bard, e la fondazione della 
nuova colonia, non furono che il principio di nuove contese ed ostilità, che dove- 
vano poi condurre alla completa conquista di tutta questa regione alpina. 



CAPITOLO m. 
Le guerre di Augusto contro i Salassi. 

Dopo la fondazione d' Eporedia, se era continua la manifestazione di mala- 
nimo tanto da parte de' Salassi, come de' vicini Romani, e se frequenti ruberie si 
commettevano da quelli a danno de' mercadanti che transitavano 'per le loro vie, 
pare però che non si commettessero tali enormità ed infrazioni de' trattati da ren- 
dere necessarie nuove guerre. 

Durante poi il periodo della sorprendente attività di Giulio Cesare nella 
Gallia, la fama della invincibile potenza romana aveva invaso la mente non solo 
de' Galli ultramontani, ma anche delle tribù alpine, perciò è verosimile, che anche i 
Salassi si mantenessero in rapporti apparentemente buoni coi Romani, e non op- 



• Cf. Mommsen, C. /. L., V, 2, p. 750. — Miniere, ora esaurite, erano infatti sotto Bard. Cf. C. Promis, 
Memorie dell'Are, di Torino, II, 21, p. 23 n. 4. 

' Plin., Hist. nat, 3, 17, 123. 

' Veli.eio, 1, 15. Qualche cattiva edizione di Velleio dice che la colonia di Eporedia fu fondata ventitré 
anni dopo il consolato di Porcio e Marcio. Ma è evidente l'errore, non corrispondendo qae.sta data col consolato di 
Mario per la sesia volta e di Valerio Fiacco. Infatti le edizioni migliori, fra le quali quella di F. Haask (Lipsia 
1874 2*ediz.), hanno giustamente dieiotlo anni. Quanto poi all'asserzione di Velleio, che pone Eporedia ne,i Ba- 
gienni, in Bngiennis Eporedia, conviene ascriverla a semplice svista dell'autore, o ad errore degli amanuensi. 

* a I. L., V, 2, pag. 750. 

' Mommsen, De re monet. Rom., p. 311. 

' Mentre ai municipi presiedevano i quattuorviri, ad Eporedia si trovano le magistrature delle colonie ro- 
mane, duoviri, (Kdiles, quoestores ecc. (cf. 0. /. L., V, 1, n. 6791, 0788, 6790). 

' Hist. 1, 70 pone Eporedia fra firmissimis Trmu^padanm ref/ionis municipiis. 



LE GUERRE CONTRO I BAIASSI 



31 



ponessero difficoltà al passaggio delle loro milizie per la Gallia. Se è vero che la 
via tenuta da Cesare ' per recarsi nelle Gallie (a. 695) è quella del Piccolo San Ber- 
nardo ^ convien dire che i Salassi non si sentissero i3er anco in grado di fare 
aperte manifestazioni di ostilità, poiché le legioni romane vi passarono senza in- 
contrare il più piccolo ostacolo. Essi si contentavano di derubare o imporre onerosi 
viatici a' mercadanti. Onde, due anni dopo (a. 697), Cesare mandò Sergio Galba 
con parte dell'esercito per la valle del Buthier, attraverso il Gran San Bernardo, 
nell'alta valle del Rodano, per l'endere sicuro quel passaggio; quod iter per Alpes, 
quo magno cum periculo, magnisque cum portoriis mercatores ire consuerant, 
patefieri volehat*. 

Ma, dopo la morte del dittatore, nel furore delle guerre civili, i Salassi ri- 
presero animo, e sebbene già molti Romani si fossero stabihti nella Val d'Aosta*, 
e vi avessero importato la civiltà, alle imprese di brigantaggio contro i viandanti 
s'aggiunsero anche quelle contro intieri corpi di milizie. Prova ne sia il fatto toc- 
cato a Decimo Bruto nel 710, che, vinto a Modena, e caduto nelle proscrizioni dei 
triumviri, errò in varie città dell' Italia settentrionale, e finalmente da Eporedia * 
con una scorta di cavalleria gallica si diresse per vai d' Aosta, affine di passare 
il Gran San Bernardo, per andare di lì attraverso le regioni danubiane in Mace- 
donia a raggiungere l'esercito repubblicano. Egli ottenne dai Salassi libero passo 
solo a condizione di pagare una dramma per soldato *. Di questo affronto, toccato a 
uomo sì eminente, non pagarono il fio; ed è facile trovarne la cagione. Senza dub- 
bio i triumviri ritennero, o finsero di ritenere, questo come un atto di adesione alla 
loro politica, e perciò non si curarono di domandarne conto agli alpigiani, che erano 
tornati alle loro solite occupazioni. 

Pare\a che in Eluropa fosse ristabilita la quiete; e Ottaviano, dopo la morte di 
Cn. Pompeo, aveva divisato di fare un viaggio in Africa, per dare ad essa una buona 
costituzione, e a tale uopo già si trovava in Sicilia, quando gli giunse notizia che 
i Liburni, i Japidi neh' Illirio, ed i Taurisci del Norico avevano preso le armi contro 
Roma. Ad essi s'aggiunsero i Pannoni, e poi anche i Dalmati, e contemporaneamente 
avevano riprese le ostilità alcune popolazioni alpine, fra le quali i Salassi. 

La guerra contro i Pannoni e i Dalmati fu felicemente sostenuta da Ottaviano 
e da' suoi luogotenenti, mentre Antistio Vetere era occupato a sottomettere i Salassi. 

Egli li assalì improvvisamente, e, chiusi gli sbocchi delle loro valli, li tenne 
per due anni assediati, finché, mancando del necessario sostentamento, furono co- 
stretti ad arrendersi, e ad accogliere nel loro paese un presidio romano. Ma la 
guerra d'Ottaviano contro Antonio non permetteva di mantenere nella valle d'Aosta 
numerose milizie; sembrava che un pugno d'alpigiani con poche forze si potesse 
tenere a segno; se non che, ridendosi essi della scarsità del presidio, si sollevarono 
e lo cacciarono dalla loro valle senza che Ottaviano potesse per il momento ripa- 
rare al nuovo affronto recato al nome romano. Il suo accorgimento doveva anzi 
suggerirgli di fingere di avere smesso ogni ])ensiero di ridurre all'obbedienza i 
Salassi; pare anzi che i Romani fossero venuti a trattative con loro, se, come ci 



' lì. a. I, 7, 1. 

' Così crede il Promis, 0. e. p. 16; ma il Desjardins, 0. e, confutando l'opinione del Proinis, asse- 
nsc e che Cesare i)a»«ò per le Alpi Cozie. 

' B. Q., Ili, 1, 1. Questa è la testimonianza più antica che parli chiaramente della via per le Alpi Pennine. 
* Cf. Promis, 0. e. p. 16-17. 

•• Da Ivrea infatti diresse due lettere a Cicerone, Ad famil, XI, 20 e 23, Cf. Appiano, rUyr., 17. 
" Strab, Le. ' n } 



32 , I.IBKO PRIMO 



riferisce Strabene ', M. Valerio Messala Corvino, clie erasi attendato presso i loro 
monti, forse con altro pretesto che non quello di far loro la guerra, fu costretto a 
pagar loro le legna da ardere, ed i pali per far lanciotti necessari alle esercita- 
zioni militari. Ma ricevuti nuovi rinforzi da Ottaviano, poiché probabilmente non li 
credette sufficenti per fare una guerra aggressiva, ripetè la tattica di Antistio 
Vetere, chiuse loro tutti i passi, e li costrinse ad arrendersi, quando si trovarono 
sforniti di ogni mezzo di sussistenza*. Cosi ebbe termine la prima guerra di Otta- 
viano contro i Salassi. 

Se non che 1' illustre storico della vai d' Aosta mette in dubbio che questa 
guerra, narrataci vagamente da Strabene e da Dione ^ e più minutamente da Ap- 
piano'', sia avvenuta; o meglio che i tre scrittori greci abbiano confuso i Salassi 
delle Alpi Graie e Pennine, con inesistenti Salassi dell' lUirio, dei quali, secondo lui, 
farebbe qualche oscuro cenno Tolomeo ^ Però tutte le ragioni che egli adduce a so- 
stegno della sua asserzione, sebbene a tutta prima abbiano V apparenza di serietà, 
pure, osservate minutamente, non reggono all' esame della critica. 

Questa guerra, egli dice, è narrata da tre scrittori greci e da nessun latino. A 
questo proposito conviene però notare che Jion solo per questa, ma per tutte le altre 
guerre contro i Salassi dobbiamo ricorrere alle stesse fonti, essendo perduti i libri 
di Livio, che ne parlavano, ed essendo in genere molto scarsi di notizie relative 
tutti gli altri storici latini. 

Ne si può, come fa il Promis, mettere in dubbio 1' attendibilità della nar- 
razione dei tre storici, ed accusarli di aver confuso un popolo coli' altro. Quanto a 
Strabene, è troppo chiaro l' accenno che fa di Valerio Messala, nel capitolo stesso 
che consacrò alla storia e geografia dei Salassi, alla loro irrequietudine e alle loro 
rapine. Che i Salassi si sieno fatto pagare i lanciotti d' olmo, mentre olmi non si 
trovano in Val d'Aosta, non è fatto sufficente per negare la cosa in se stessa, e 
nota infatti anche il Promis, che le aste dei lanciotti erano di frassino, e non di 
olmo ; e di frassini non fa difetto la valle superiore della Dora. Che sia da ripu- 
diare la narrazione di Appiano, perchè dice che Antistio Vetere costrinse i Sa- 
lassi ad arrendersi per la mancanza del sale, mentre nella vai d' Aosta sono sa- 
line, non è ragione molto solida, intendendosi qui sicuramente sale per cibo in 
genere, poiché il sale non è elemento necessario all'esistenza. E, per non fermarci 
a tutte le altre osservazioni di minor conto, non possiamo accordare all'illustre 
storico la confusione, che egli attribuisce a Dione nella narrazione di questa guerra, 
scambiando i Salassi alpini, con problematici Salassi illirici. In tutt' altro Dione può 
aver errato non in ciò: ed infatti, parlando di queste guerre, egli era tanto sicuro 
della verità delle cose esposte, che dice : Io scrivo questo non tanto per averlo inteso 
dire, o per averlo tetto, quanto per essersi da me realmente veduto, in tempo ch'io 
fui al governo di questa nazione, imperocché, dopo il (/overno deW Africa, venni 
anche mandato a governare la Dalmazia, carica, che, per qualche tempo, ebbe si- 
milmente mio padre, e la Pannonia superiore. 



• L. e. 

'' Promis. 0. e, p. 18-19. 

" Strab., l. e. — Dione, 49, 412, 415. 

* Appiano, /. e. 

'' Tolomeo parla bensì dei Salassi alpini, enumerando le loro città AiujiiMn Prortaria, Kparcdia, lib. Ili, 
e. 1, 34; nomina pure i 2aXd/j,yjioi (rj Sa).à(a)atoi, rj Salafivatoi QaXàaaioi) nella Mauritania (Lib. IV, o. 2, 20), ina 
non fa alcun cenno di Salassi nell' ÌUirio. 



I-E GUERRE CONTRO I SALASSI 33 



Del resto in tutta la narrazione che egli fa, parla sempre dei Salassi come 
di un popolo a se, e che a caso si trovò ad insorgere contro i Romani, contempora- 
neamente ai Pannoni ed agli Illirici, senza però ammettere che fosse una certa 
intesa fra loro, o appartenessero allo stesso gruppo di popoli. Nello stesso modo 
nel cap. 53, dove narra la successiva guerra dei Salassi, ammessa anche dal Promis, 
dice Dione, che Augusto fu distolto dalla progettata sua campagna in Brettagna 
dai Salassi, dai Cantabri e dacfli Asturi, i quali si mossero a ribellione. Anche 
qui si parla di contemporaneità, non già d' intesa che jìotesse essere fra questi po- 
poli, poiché per la stessa ragione che prima si voleva intendere di Salassi nell'IUirio, 
qui converrebbe ammettere altri Salassi nella Spagna. 

Ed infine tutte le circostanze di questa guerra, com'è narrata da Appiano, 
quella specialmente dell'aver prima Antistio Vetere e poi Valerio Messala, rinchiuso 
tutti i passi del territorio, per costringere gli abitatori ad arrendersi per fame, 
mentre si adatta benissimo alla regione dei Salassi italici, tutti rinserrati da monti, 
non si presta per alcuna parte delle Alpi orientali, le cui catene corrono parallele 
e non presentano l'opportunità di potervi sì facilmente rinchiudere gli abitatori. 

Sembra che, come le altre volte, anche questa non sieno stati imposti ai Sa- 
lassi patti molto duri, e sieno stati soltanto costretti a pagare più forti tributi e ad 
assicurare ai Romani libero il passaggio per le vie, non solo, ma di permettere a 
loro di ampliarle, renderle pili comode, di ridurle insomma a vie militari, e di pre- 
stare a tale uopo la loro mano d'opera. In una parola rimase ai Romani il do- 
minio della valle, colle relative \ie; ai Salassi la regione montuosa. 

Ma tant' era in loro innata l' abitudine della rapina, che, per testimonianza di 
Strabene', una volta depredarono i)erfino il denaro di Augusto, che probabilmente 
era diretto alle legioni della Gallia. Se è vero quanto suppone il Promis ^ cioè che 
il deposito di dugento e tre monete romane trovate nel 1856 presso Allein, fossero 
parte del denaro rubato in questa circostanza, riferita dal geografo greco, ciò in- 
dicherebbe che questa rapina avvenne proprio alla vigilia della guerra, risalendo 
al 724 le monete di Augusto più recenti che facevano parte di quella somma. Lo 
stesso geografo dice pure, che i Salassi facevano continuamente sdrucciolare macigni 
e frane ne' sottostanti accampamenti romani col pretesto d'essere occupati a riat- 
tare le strade ed i ponti. Questa è chiara prova di quanto abbiamo asserito di 
sopra, cioè che i Romani si erano internati nella valle, dove avevano piantato il 
loro campo. 

A queste offese aggiunsero una generale rivolta, nel tempo stesso che i Can- 
tabri e gli Asturi, che abitavano alle falde dei Pirenei si sollevavano. Insieme coi 
Salassi pare che abbiano fatto causa comune anche i Veragri, i Seduni, e i Nan- 
tuati dell'alta valle del Rodano', e che nella iscrizione del trofeo troviamo notati 
vicino ai Salassi fra gh altri alpini vinti da Augusto. 

L' imperatore, che era diretto alla volta della Brettagna, cambiò divisamente; egli 
si recò contro i sollevati di Spagna, e contro i Salassi mandò Aulo Terenzio Varrone 

'Le. 

' 0. e, p. 17. 

'Questo sarebbe anche confermato da Cassiodoro sotto 1' anno 729-25, che fra i vìnti in qvieMta guerra, 

li Salassi, pone i Germani, non ])otondosi per essi intender altro che gli abitatori dell'alta valle del Ufi- 



accanto ai 
<ì 

V 



dano: C. Awj. Caesar Vili H M. Sitauiix. llin. Cuss. Cantnhros, Ge.niiniwn, Sala.i.so.s GnejKir perihiiiuit. Anche Lr- 
vio (21, 38) chiama questi [ìopoli nriiiif/ermunua. Contrariamente al Mommsen, R. G. ó, 18, che parla d'una scon- 
fitta campale dei Salassi, il Gardthausen, 0. e, li. 2. p. 392 n. (i, crede che ad una vera battaglia non siano 
nemmeno venuti. 

& 



34 LIBRO PRIMO 



Murena, 1' anno 729, nono consolato di Augusto con M. Silano. Il duce romano, risalito 
nel cuor della valle, pose il campo al confluente del Buthier nella Dora, quindi divise 
in più parti il suo esercito, e mentre alcuni partendo dal campo centrale s'interna- 
vano nelle valli laterali, altri nel tempo stesso penetravano dai passi della valle del- 
l' Orco, dal Gran S. Bernardo, e dal Piccolo San Bernardo, dalla parte opposta nelle 
medesime valli. In tal modo riuscì a vincerli completamente, senza trovare grande 
resistenza, e senza grande spargimento di sangue. 

Le condizioni di pace furono molto miti: consistevano cioè in una contribu- 
zione in denaro, mentre in apparenza si lasciava ad essi la loro libertà. Ma gli avve- 
nimenti precedenti avevano troppo duramente ammaestrato i Romani, quanto poco 
valessero queste lezioni, che di tanto in tanto infliggevano ai Salassi, e come fosse 
follia lo sperare di poterli avere amici ed alleati, assoggettandoli solo a pagare annui 
tributi ed a contribuzioni di simil genere. Laonde, per risparmiare nuove e sangui- 
nose guerre, Terenzio Varrone credette o})portuno valersi dell' astuzia, per sottom- 
mettere completamente e distruggere la forte e laboriosa nazione de' Salassi. 

Narra Dione ', che il duce romano impose a' Salassi di trovarsi pronti in 
luoghi stabiliti per pagare le somme pattuite. Egli spedì qua e là schiere di sol- 
dati coir apparente pretesto di incassare il denaro ; questi invece, eseguendo gli or- 
dini del capitano, presero tutta la gioventù, e gli altri furono ridotti allo stato di 
schiavitù. Trentasei mila prigionieri furono condotti sul mercato d'Ivrea e venduti 
come schiavi ; ottomila, che erano atti alle armi, furono venduti a condizione che 
prima di vent' anni ^ non potessero esser messi in libertà ^ Augusto mandò tremila 
pretoriani ad edificare una città, che in suo onore ebbe il nome di Augusta Praetoria 
(Aosta) ■*, nel luogo stesso dove Varrone aveva piantato gli accampamenti; ed oggidì, 
soggiunge Strabone, tutta la vicina regione è in pace fino ai più alti passaggi 
de' . monti, vvv eÌQtjvrjv àyei nàaa f) jikrjotóyjooos juéxQi ^cóy àxQcov vheq^oXcòv tov ÒQovg. ^ 

I Salassi superstiti perdettero ogni importanza politica. Del loro stesso nome 
non rimase che qualche pallida traccia ^, e quelli di loro che furono accolti entro 
le mura della nuova colonia, adagiandosi alla volontà del fato, ancor essi inneggia- 
vano al monarca vincitore alzandogli un marmoreo ricordo''. 

Per le felici spedizioni contro i (Jantabri, gli Asturi ed i Salassi, il senato de- 
cretò trionfi ad Augusto, ed avendo egli ricusato, gli fu eretto un arco trionfale * ad 
Aosta* in mezzo a quegli stessi monti che, sotto i suoi auspici, erano stati domati. 



• 53, 25. 

' Il Gaedthauskn, 0. r., I, 2 p. 709, pur citando l'autorità di Dione (53, 25), eleva la cifra di 20 a 30 
anni che doveano trascorrere prima che i venduti Salassi potessero esser messi in libertà. Questo invece è riferito 
da SUETONio, Attff. 21 pur citato dall'autore II, 2 p. 392 n. 8. Ma mentre Dione riferisce la precisa disposizione 
adottata per i Salassi, Suetonio parla delle consuetudini di Augusto in generale verso i vinti. In questo caso quindi 
è preferibile l'attestazione di Dione. 

" Questa guerra è narrata da Dione, l. e. — Strab., /. e. Ne accennano Liv., Epìt. 135, Salassi genics 
alpinae perdomiti. — Svet., in Awj., 20 e Cassiod., l. e. 

* Plin., Hist. nat., 3, \1 : juxta geminax Alpiuin fauces Oraias et Penm'nas. 
' Strab., IV, 7 pag. 206. 

" Il nome Salassua rimase come soprannome o come gentilizio; cf. Promis., O. e., p. 16-17 e Pais, Suppl. 
lial. p. 120 n. 916. 

' Nelle Nolix. dci/li scavi 1894 p. 369, è riferita un'iscrizione di Aosta: Im(poratoriì Caesa[ri] Divi f. Au- 
gust[o] I cos. XI imp(eratori) VI/// | tribunic. pot.//// | Salassi 'incol(ae) qui initio se | in colon(iam) con [tulerunt] | 
patron(o). 

" DloN., 5, 3, 25. 

" Nota giustamente il Gardtiiausen, Auguslus u. scine Zeil, I, 2, pag. 709 seg., che l'arco, di cu! fa i)a- 
rola Dione, dev'essere quello di Aosta; non potendosi accennare al trofeo della Turbia, che fu innalzato più tardi. 



LE GUERRE CONTRO I SALASSI 



35 



CAPITOLO IV. 
Augusta Praetoria e le condizioni della Val d' Aosta 

AL TEMPO dell' IMPERO. 

Dopo la conquista romana la regione dei Salassi perdette completamente il suo 
colorito nazionale, e divenne una delle vallate alpine, dove l' attività di Roma si ma- 
nifestò in tutta la sua pienezza, e dove rimase più che mai sensibile fino ai nostri 
giorni l'impi'onta della latinità. 

La vallis Aiiyustana ascritta, iìisieme coi Veragri, alla tribù Sergia ', fece 
parte della nona regione italica, e le sue favorevoli condizioni, sia sotto l'aspetto 
militare, che industriale e commerciale, vi chiamarono gran numero di famiglie ro- 
mane. Parecchie di esse, come la (fens Tullia *, la Vettia ^, la Valeria ^, la famiglia 
Terentia ^ che lasciò il nouìe ad un fondo Terentianuni, ricordato ancora in una 
carta del 1196 ^ la famiglia Petillia'', venuta coi coloni di Augusto, lasciarono me- 
moria di se nelle iscrizioni della Valle. E non solo da Roma, ma altresì da altre 
Provincie d'Italia, accorrevano i coloni, come sono que' due Padovani che, a loro 
spese ed uso privato, costrussero il ponte ora detto del Pondel, fatto nel 751 d. R., 
come l'icorda l'appostavi iscrizione*, per congiungere i loro poderi. 

Da per tutto sono traccie della prodigiosa attività romana in questa valle : 
altri si cercavano un delizioso luogo di montagna per passarvi l'estate, come quel 
Caio Cesare figlio di Agrippa e di Giulia, sorella di Augusto, al quale apparteneva 
un pubblico edificio ricordato da un'iscrizione; altri sfruttavano le risorse dell'agri- 
coltura; altri infine, ed erano forse i più, esercitavano l'industria mineraria, che era 
stata fonte di ricchezza e prosperità ai Salassi. 

Più volte abbiamo avuto occasione di parlare delle miniere di oro, argento e 
rame, che erano de' Salassi, e 6he sono ripetutamente ricordate dagli antichi scrittori'. 
Alcune di esse divennero famose. Varie di esse, come si disse, furono trovate presso 
Bai'd, altre esistono ancora nella valle di S. Marcel, e sembra, secondo alcuni, che 
aUe località di Courmayeur (la Curia major del medio evo) fosse dato anticamente 
il nome di Aurifodinae. Pare che i Romani avessero dato ancor maggiore sviluppo 
all' industria mineraria Valdostana. C è chi suppone che quel C. Avillio, e quel C. 
Aimo, ricordati più sopra, fossero possessori di miniere di ferro e di rame'", come 
pure è noto (juel Sallustio Crispo, amico d'Augusto, e nipote del grande storico, che era 
possessore di miniere di rame dette Sallustiane, nel territorio dei Ceutroni. Di lì il 
minerale veniva trasportato ne' magazzini di Val d' Aosta, uno de' quali era nel vico 
di Carema, all'estremità di quella valle, attiguo al Canavese, come ricorda 1' iscrizione 



' Promis, 0. e., iscriz. ri. Ki, p. 43. 
' [vi, iscriz. n. 19, p. 46. 
' Iri. iscriz. n. 22, p. 48. 
* hi, iscriz. n. 23-24, p. 48. 
' M, iscriz. n. 26, p. 49-50. 

" Mun. hist. palricir, Chart. I, n. 703. QuMto foQilo si trova presso Allein, ed oggi si chiama Toresan. 
' Promis. 0. /•., iscriz. sefwlcrale n. 11, pag. 38. 

» C. I. />., V, 2, 6899 e Promis. O. e. p. 26 u. 7. Imp. Caesare. Augusto. XIII. cos. desig. | C. Avillio». 
C. f. C. Aimus. Patavinus | privatum. 
» Strab., 4, 6, 7, p. 205. 
■" Gardthausen, 0. e, II, 2, p. 394, n. 19. 



36 IJBRO PRIMO 



che alcuni liberti di lui posero al loro patrono '. Senza dubbio egli avrà fatto la- 
vorare le miniere valdostane, che producevano un rame per nulla inferiore al ciprico*. 
Ma dorè sopra tutto si manifesta l' opera attiva e indefessa di Augusto in questa 
valle è nella costruzione della nuova città Auf/unta Praetorkt^, e nel riattamento 
della via alpina. Nei sette lustri, che corsero dall'ultima guerra contro i Salassi, sorse 
la città all' incrocio della via del Gran San Bernardo, con quella del Piccolo San 
Bernardo. Del suo antico splendore sono ancora visibili le traccie, sia nelle sue so- 
lide mura, che formavano un quadrilatero della lunghezza di metri 724 e di 572 di 
larghezza, sia nella porta pretoriana coli' attiguo cortile d' armi, nel magazzino mi- 
litare, ne' due templi, nel foro, nel teatro e nell' anfiteatro ■•, come pure visibile nella 
sua maestosa semplicità è quell' arco trionfale ^ che, a detto di Dioneo era stato eretto 
per voto del senato al vincitore delle Alpi. Il Promis ' è di parere, che nella colonia 
sorgesse pure una statua pedestre del grande imperatore, come farebbe credere una 
iscrizione in suo onore, che sarebbe stata apposta al dado che sorreggeva il monu- 
mento. Non v' ha dubbio che nella colonia, oltre alle solite magistrature, vi erano pa- 
recchie corporazioni sacerdotali. Dalle iscrizioni però è solo ricordata un' Ottavia El- 
pidia Flaminica *, che fa supporre l'esistenza d'una sacra istituzione di flamini diali, 
o marziali, o di qualche altra divinità. 

Un' altra opera . grandiosa di Augusto è il riordinamento delle vie. Abbiamo 
già più volte ricordato che il primo a dare un cenno fuggevole di esse è Polibio', 
che, parlando delle quattro vie alpine esistenti a' suoi tempi, ricorda quella per i 
Salassi; nella quale inchiudeva probabilmente tutti e due i bracci di essa, quello 
maggiore, che conduce al Piccolo San Bernardo, ed il minore per il Gran San Ber- 
nardo. Nel corso di questo lavoro abbiamo pure notato l' importanza commerciale e 
strategica che queste vie venivano sempre più acquistando, tanto che furono una 
delle principali cause delle guerre, che travagliarono questa regione '". La strada 
dunque era antichissima, non v' ha dubbio ; come pure è da ammettersi che presen- 
tasse una certa comodità, e fosse praticabile a* carriaggi, specie il ramo che passa 
per r Alpe Graia. Già M. Terenzio Varrone ne fa un vago cenno ; sarebbe stata per- 
corsa da Cn. Domizio Enobardo e Quinto Fabio Massimo Allobrogico •'. e poi lo fu più 
volte da Cesare, e quella del Gran San Bernardo da Sergio Galba. Da tutto questo 
il Promis'* crede poter inferire, che essa fu aperta l'anno di Roma 611 (143 a Cr.), 
quando il console Appio Claudio Pulcro sconfisse per la prima volta i Salassi. Sembra 
infatti a lui che i ruderi della via e la sua struttura, ricordino l'epoca repubblicana, 
e accennino ad un secolo e mezzo prima di Cristo, e con una serie di argomenti cerca 
dimostrare che fu costrutta precisamente da Caio Gracco. 



' Gazzera, DH Pmiderarw, p. 36 e Promis, 0. e, p. 42, u. 15. 
' Plin., Nat, /list., 34, 1, 3-4. Cf. Gardthausen, 0. e., I, 2, p. 711. 

^ Avycwaza IleouTcoQia, ToLOM., 3. 1. 34; Dione, 53, 25, Aiu/usta Practorla; PuN., 3, 5, 6; 3, 17, 21 — 
It. Ant. pag. 345, 347, 351, Tab. Peuting — Geoqr. Rav., 4, 30, presso Strabone, 4 p. 206 soltanto Aiyovaxa. 

* Cf. Promis, 0. e, p. 127 segg. bAubert, O.c, p. 40 e segg.. Gal, Coup-d'oeil sur k:s antiquités d' Aoste 
(Aoste, 1862); Gerard, La vallèe d' Aoste sur la scène (Aosta 1862). 

'■ Rossini, Archi trionfali, tav. IV; — Baumeister, D. ci. Alterth. u. d. Worte Triumph. ti. Ehrenbogen 
(Tav. LXXX 5 e LXXXII, Aoste); — Piranesi, Ausgewiihlte Werke, Wien, 1888, A. Alterth. T. 70, Arco di Aosta. 

* l. e. 

' 0. e, pag. 34. C. /. />., V, 2, CS34 (Aosta). Imp. Caesari [divi f.] Augusto \ pontifici, mafximo] | cos. 
XIII. trib. popestale] \ XXIII (753/754) patri. patr[iae]. 

* Ivi, iscriz. n. 34, pag. 53. 

" XXXIV, 10. 18 (Strab., 4, p. 208 seg.) 

'" Cf. a tale proposito Neue Heidelberg. Jahrb., 2, 1892, 55: F. voa Duhn, Die Benuixung der Alpenpàsse 
im Alterthwn. 

" Thierry, Histoire des Oaulois, cap. 2, parte 2. 
" 0. e, pag. 88 segg. 



LE GUERRE CONTRO I SALASSI 



37 



Ma, per quanto vi sia molta dottrina nel ragionamento del Promis, e per 
quanto non si possa negare che, a mano a mano che si rendeva più frequente il 
passaggio, i Salassi, spintivi dagli stessi Romani e dai propri interessi, abbiano reso 
pili comodo e facile il cammino, pure l'attento esame dei ruderi e dei tratti di via 
antica, che rimangono, conducono necessariamente alla conclusione, che essa fu ridot- 
ta a via militare da Augusto. Già 1' Aubert •, che aveva percorso e studiato dili- 
gentemente questa via, era venuto nella convinzione, che tutti i lavori sono di un' e- 
poca sola, di quella di Augusto, benché anch' egli si dimostrasse persuaso, che i Ro- 
mani avessero tracciato un cammino per la valle, lungamente avanti la conquista de- 
finitiva. Ma questo c'era già, tracciato dalla natura prima e dagli indìgeni poi re- 
golarizzato. Anche altre vie alpine, come quelle per i Reti, che esistevano da tempi 
remoti, e furono sempre praticate da mercadanti e da eserciti, furono riordinate, per 
testimonianze irrefragabili, da Augusto. È quindi merito tutto suo quello di aver si- 
stemato tutte le vie interne delle Alpi, come pure di aver fissato il confine naturale 
dell' Itaha. 

Il percorso della via per 1' Alpe Graia è così tracciato dagli itinerari : 
ITIN. ANTON. TAV. PEUTING. GEOGR. RAVENNATE 

Eporedia M. P. M. XXXIII. Eporedia M. P. M. XXXIII Eporedia 

(da Mediolanum) (da Mcdiolanum) 



Vitricium M. P. M. XXI 

i 
Augusta Praetoria XXV 

Arebrigium M. P. M XXV 



Bergintrum XXIIII 



Vitrìcio M.P. N. XXI 

I 
Augusta Praet. XXXVIII 

! 
Arebrigium M. P. M. XXV 

Ariolicum M. P. M. XVI 

t 
in Alpe Graia M. P. M VI 

I 
Bergintrum M. P. M. XII 

I 
Aximam M. P. M. Villi 



Augusta Predula 

I 
Arebribium 



iuxta Alpes civitas 
Graia 



Breniton 

Amimam 

I 



Darantasia XVIIII Darantasia X Dar alalia 

Perciò colla scorta degli itinerari, e seguendo le traccie che ancora esistono 
della via antica, si può facilmente determinarne con precisione tutto il percorso. Da 
Ivrea rimontando il corso della Dora, passava da Settimo Vittore, che, secondo l' Aubert, 
corrisponde ad septinium, ed infatti dista sette miglia romane da Ivrea. A Pont- 
Saint-Martin, ad pontem, si trova il primo monumentale avanzo della via, cioè il 
famoso ponte che attraversa il fiume Hellex (Lys), dopo Donnaz s' incontra un grande 
arco tagliato nella roccia e a qualche passo una colonna migliaria coli' iscrizione rosa 
in modo che resta leggibile solo la cifra XXX, cioè la distanza da Aosta. Passa quindi, 
lasciata Bard, per Verrès il Vitricium degli antichi, e quindi al Mont-Jovet, pas- 
sando sulla spianata d' Emarèse, dove si trovarono avanzi di antiche costruzioni. 
Fra Mont-Jovet e il borgo Saint-Vincent sono le rovine di un ponte a tre archi 
a pieno centro, passava per Chàtillon, dove sono ancora gli avanzi d'un ponte sul 
torrente Marmore, proseguiva per Diemoz (ad decimum lapidem), per 'Nns (ad notmm), 
per Sciettoz (ad sextum), per Quart (ad quarttmi) ed entrava ad Aosta dopo aver 



' Las voirs liomaines de la Vallèe d' Aoste (Revue Archéologique, Nouvelle Sèrie. Troisifeme Année, Sixième 
Volume! , pag. 68. 



38 LIBRO PRIMO 



passato per mezzo di un ponte che ancora esiste, il Buthier, che allora scorreva lì 
presso. La via attraversava la città, e se ne trovarono le traccie a due metri sotto 
il livello attuale, presentando la larghezza di m. 9.45. 

Avanzi della via antica si riscontrano fra Villeneuve e Arvièr; a Liverogne, 
villaggio all' apertura della Valgrisanche, vi sono sul torrente gli avanzi del ponte 
antico. La stazione d' Arcbrigium è posta da alcuni a Villair, da altri a Pré-Saint- 
Didier : ma i piti accreditati la pongono a Derby. Passata poi per La Thuille (Arinlica), 
per Pont-Serran, dov' è ancora un avanzo del ponte antico, giungeva al Piccolo San 
Bernardo (in Alpe Graia), dove appunto si trovarono numerosi avanzi di costruzioni 
antiche, e di un tempio. 

Meno importante era la via per le Alpi Pennine così segnata negli itinerari: 

IT. ANTON. TAV. PEUTING. 

Augusta Praetoria Augusta Praetoria 

Eudracinum M, P. M. XXV 
Summo Pennino M. P. M. XXV | 

in summo Pennino M. P. M. XIII 

I- 
Octoduro M. P. M. XXV Octoduro M. P. M. XXV 

Si credette anzi che fosse così limitato il passaggio per essa, che nelle mura 
di Augusta non si fece nemmeno una porta che vi desse adito', mentre le due che 
esistevano erano allineate alla via per 1' Alpe Graia. 

Ma nelle ultime scoperte * si trovò un' altra porta, che più tardi per maggior 
comodità fu murata. Del resto non sarebbe stata questa una ragione per togliere 
importanza a questa strada, poiché si può anche ammettere coU'Aubert' che la via 
per l'Alpe Pennina si inganciasse coli' altra subito prima della città. 

Nessuna traccia ora esiste della via antica. Sì crede generalmente che rimon- 
tasse la valle del Buthier sulla sinistra, anziché sulla destra del torrente, dove passa 
via attuale e che passasse per S. Remy (Eudracinum) e di lì giungesse al Summo 
Pennino, le pian de Joux, doversi scoprirono numerosi avanzi di edifici nmiani e nu- 
merose tavolette votive dedicate al famoso Giove Pofsnino, venerato su quella som- 
mità da' passeggeri, che a lui facevano voti per il liuon ritorno (prò ita et reditn). 

Oltre queste due grandi vie militari vi erano senza dubbio molti sentieri o vie 
secondarie, che percorrevano le varie valli confluenti ; ma di (jueste non fu lasciata 
memoria, benché coli' aiuto della toponomastica si potrel)bero facilmente ritrovare, se 
ciò non ci traesse troppo fuori del nostro argomento. Piuttosto per completare queste 
notizie intorno all' antico territorio de' Salassi, noteremo che nel 70 d. C. Alieno Ce- 
cina, passando per il Sommo Pennino, conduceva trenta mila soldati vitelliani contro 
Ottone*, ma dopo quell'epoca le vie d'Aosta furono sempre meno frequentate, e 
la loro importanza era divenuta così secondaria, che prima Diocleziano nel 297, e poi 
l'imperatore Costantino, nella nuova partizione d'Italia, fatta nel 312, mentre ascris- 
sero air ItaUa la provincia delle Alpi Cozie, attribuirono la valle d'Aosta alle Gallie*. 

■ Promis, 0. e, p. 88. — MoMMSEN, e. I. L., V, 2 p. 765. 

■ Notixie degli scavi, 1894 p. 367. 
•' AUBERT, O. e, p. 5(i. 

■• Tacito, Hist. 1, 68. 

' Notitia utriusque imperii. 



LIBRO SECONDO 



LE GUERRE CONTRO I I.EPONZI, I VENNONETI, I CAMUNNI E I TRUMPLINI 



CAPITOLO I. 



Condizione dei Leponzi prima della loro sottomissione. 




ASSARONO nove anni dopo la completa sottomissione dei Salassi, senza che 
1 nuove guerre e conquiste compissero i Romani nel territorio delle Alpi. Gli 
I splendidi successi riportati da loro nella Valle d' Aosta, e il duro trattamen- 
to inflitto ai vinti, devono certamente aver influito sull'animo delle altre popolazio- 
ni alpine, che, inquiete sempre e dedite al ladroneccio, si astennero almeno dall' im- 
pugnare apertamente le armi contro i Romani. 

Ma, quando nuovamente i Pannoni e i Norici si riscossero, ed invasero l'Istria, 
richiamando 1' attenzione e le armi di vVugusto in quelle regioni, si ridestò il malta- 
lento di alcune tribù Alpine del versante italico, ond' ebbe principio una nuova se- 
rie di ostilità contro di loro, e in modo speciale contro gli abitatori delle valli Ca- 
monica, e Trompia, della Valtellina, e presumibilmente anche contro i Leponzi, che 
abitavano ad occidente di essi, insomma contro tutto quel vasto tratto delle Alpi, che 
si trova a mezzodì della catena principale, che va dal Monte Rosa fino alle cime 
dell' Ortler. 

Veramente non tutta affatto la zona alpina che si stende ad oriente dell' an- 
tica regione dei Salassi, rimase indipendente fino al tempo dell' Impero. Pare indu- 
bitato che r alta valle della Sesia, anch' essa, come tutto il sottostante territorio fra 
la Dora, il Po e il Ticino, abitata da' Libici, popoh di predominante origine ligure ', 
ma con sicure tracce di sovrapposizioni galliche, sia stata occupata dai Romani verso 
il 322 a. Cr., dopo che, in seguito alla vittoria di Claudio Marcello sugli Insubri, 
tutto il territorio de' Libici fu sottomesso dai Romani -. 

Sebbene non ci rimangano delle i)recise testimonianze, ne epigrafiche, né sto- 
riche, a tale riguardo, pure la posizione geografica dell' alta valle della Sesia, la co- 
munanza d' origine etnica e le posteriori strette relazioni fra essa e la vicina pianu- 
ra, non che le miniere delle quali è fornita, la cui importanza non era certo sfuggita 
ai Romani, c'inducono a condividere l'opinione degli storici locali, che essa avesse 



' La comune origine dei Libici e dei Liguri è attestata da S. Girolamo, Epiat. 49, che dice Vercelli Li- 
gurutn Cìtitan lirnul proctil a i{idicibii.i Alpiitin xita, olii)/ potriis, tiunc vero raro liahitatnre senrirula. 

' Cf. UloxisoTTl, Studi di «tarili patrio sìdxdpino, pag. 7, e pag. 57-70; e TONETTI, Storia della Valseaia. 



LIBRO SECONDO 



subita la stessa sorte de' vicini abitatori della pianura, tanto più che, fra i popoli del 
trofeo, non ve n' ha alcuno che ricordi gli abitatori della valle superiore della Sesia, 
onde appare non aver essa fatto parte delta regione de' Leponzi, che da quella fonte 
appariscono fra i popoli alpini vinti da Augusto. 

I Leponzi (Lepontii, Arjnóviioi^, Ai:ióvnoi^ si estendevano in gran parte del de- 
clivio italiano alpino, lasciando il loro nome a quella catena, che si stende dal monte 
Rosa al monte Adula. Veramente ne gli antichi scrittori, né le epigrafi ci traman- 
darono un nome speciale di questa parte delle Alpi, delle quali solo il monte Adida è 
ricordato^; perciò alcuni le denominano, con Cesare, Somme, altri, come già si 
disse, ne fanno un tutto colle Alpi Pennine^; invece il De Vit^ dotto investigatore 
delle vicende storiche di queste regioni, basato su tre antiche iscrizioni, dov' è parola 
d' un procuratore delle Alpi Atrezziane, cercò di sostenere, che questo è il vero nome 
delle Alpi, che oggi diconsi Leponzie, Leijontiche o Lepontine; ma avremo in seguito 
occasione di tornare su questo importante argomento, e di esaminare quanto e quale 
fondamento possa avere una tale asserzione. Questo è certo che, per' attestazione di 
Cesare ^ i Leponzi abitavano le Alpi, donde il Reno trae le sue scaturigini; il che è pure 
confermato da Plinio'', che pone quei popoli sulle Alpi presso le origini del Rodano. Se 
però da loro erano occupate le sommità delle Alpi, convien pure che non molto si sten- 
dessero sul loro declivio settentrionale, essendo que' luoghi occupati dai Seduni ad occi- 
dente, e dai Vennoneti ad oriente, come si deduce da irrefragabili testimonianze degli 
antichi*. Invece i Leponzi molto si estendevano sul versante meridionale delle stesse 
Alpi, e in tutte le molteplici loro diramazioni, verso Italiani pectore, come dice Plinio®; 
e, quale fosse l'area da loro occupata, si può con una certa sicurezza dedurre da Stra- 
bone ^" e da Tolomeo ", il primo de' quali dice che essi stanno a settentrione di Como, 

• Stbab., IV, 206. 

^ ToLOM., Ili, ], 38. 

'' AviENO, V. 431, Vertice qua tnibes riebuìosus fulcit Adulas. I Greci lo chiamarouo 'Aòoi/.a; (Strab., IV, 
pag. 192, 204, 213; Tolom., II, 9, 5. Ili, 1, 1). Nel medio evo fu chiamato S. Gottardo. Pare che nell'antichità 
BU quel monte i Tauriisci praticassero il culto del sole. Cf. Zurlauben, Le Soleil adori par Ics TaHrisquen sur le 
Mont (ìuttard; v. Hai.i^er, Hclrclicn. II. pag. 35 seg.; Mììller, Schireìxerfiesch., I. pag. 35. 

* A>fM. Mauc.,XV, IG.Cf. FoKBiGp;u, Handh.dcr aUcn (yra.f/., III. jiag. l]5,in nota. IISimi.er, 0. e., pag. 250, 
chiama Sumiiias Alpcs quelle che s'innalzano al S. Gottardo, e ciò sull'autorità di Cesare, De b. y.. Ili, 1, 1: 
Cum ili Italiani profieisceretur Caesar, Scrrium Oalluim cimi legioifc XII et parte eqiiitatìis, in Xanfuatis, Veragrns 
Sedunosqiie iiiisit, qui ab fniibus Allobroffu»! et lacii Leinaniio et fluminc Rliodaun ad sunn/ias Alpcs pcrtinciit. È 
però da dubitare se in queste parole Cesare indicasse una speciale suddivisione delle .\lpi, n non piuttosto le som- 
mità delle Alpi in genere. Per il Simler, p. 258, le Alpi Lepontine sono unicamente quelle della Val Levantina. 
Così anche il Pi.axta, Das alte Kaetieii, pag. 46. 

" // Lago Maggiore, Stresa e le Isole liorroniec, Voi. I, pag. 83 e segg. ; e La Provincia romana dell' Ossola 
ossia delle Alpi Atrexxiane. pag. 18 e segg. 

" De beli, gali., IV, 10, 3: tìlienns aittcni oritiir ex Lepontiis, qui Alpcs iricolunt. 

' Hist. nat., III, 24, 13:ì-135: fontcm lihodani aceohiul, eodcm Alpiuni tractu. 

" Alcuni scrittori moderni, fra i quali il Mannert, IX, 1 p. 181 seg. ciò Zeuss, Die Deiitschcn, pag. 230 
e 236 suppongono che i Leponzi si stendessero fra i Reti e gli Elvezi fino al Lago di Costanza. 

" /. e. 

'" IV, 6, 6, p. 204, v.iéoy.eviai Sk toc Kiófiov .iQÙg rij ójin rù>v ^Ak^tstof iiìov/iéfov ifi fih 'Paixol y.aì Ovévrcartg 
ènl tÌjv é'io xfxXifiévoi, rfi dì; Arjnóviioi xal TQiòevùvoi, xat Sióvoi, xal S}J,a -t/.s/co /uKgti fi?j'); xarf'jfoira tÌ/v 'lia/uav 
iv zoì; :iQÓol>tv xQÓvoig hjaTQtxii xal uTioga. Veramente qui Strabone non parla del lago come linea di confine, ben- 
ché dal contesto dcbbasi intendere ap[)unto cobI, poiché sopra la città di Como non iwteva essere che il lago, che 
distingueva i popoli nel modo descritto dallo storico greco, oppure lo sprone, che si stacca dal gruppo del- 
l' Adula. 

" III, 1, 38. E bensì vero che Tolomeo confonde I' Ossola dei Leponzi coW Ocelum de' (ìraioeeli. ricordato 
da Cesare, De h. g., I, 10, ponendo quella nelle Alpi Cozie, èv rais Koniati 'A'/.mair Aijjroviicov 'Oaxsf.a ; ma dal 
testo, benché corrotto o scorretto del greco geografo, si deduce abbastanza chinraniente l' esistenza di quella 
città fra i Leponzi, come già osservò il Cluverio, cosa del resto confermata, come vedremo, da altri geografi an- 
tichi. Nulla invece conferma l'asserzione dell' Anville e del Mommsen, C. I. L., V, pag. 811, che ci fossero nelle 
Alpi occidentali dei Leponzi, differenti da quelli della Rezia. Noto a titolo di curiosità, che i Bollandisti, nella 
vita di Niccolò di Fine di Haxelen (ad diein 22 niartiii, ed il Glareano (in Paiirgi/r. Hclrel. v. 173 segg.) pon- 
gono i Lc|X)nzi ne' (ìrigioni, ed il Quadrio (Dissertaxioni critico-storiche, pag. 04) conferma la stessa cosa, sog- 
giungendo che l' Oscela è il monte oggi detto di S. Bernardino, che pur oggi in lingua romanica si chiama il monte 
dell' Oseela, e in tedesco Vogclberg, donde nasce il Reno. 



LE GUERRK CONTRO I LEPONZI, I VENXONETI, I CAMUJTNI E I TRUMPLIXI tì 

dalla parte occidentale del lago, a differenza dei Reti Vennoni, che erano dalla pai-te 
orientale del lago stesso, ed il secondo pone Oscela COay.eXa), V Orilla dell'Anonimo 
Ravennate, e 1' Oscilla di Guidone, cioè 1' odierna Domodossola, ne' Leponzi. 

Per mezzo di questi dati si possono precisare con una certa chiarezza i confini 
dei Leponzi, che, come già si disse, erano divisi ad occidente dai Seduni dalla catena 
alpina; che va dal Monte Rosa al San Gottardo; a settentrione, confinando co' Reti Ven- 
noneti, occupavano tutti e due i versanti della principale catena alpina, che va dal 
San Gottardo al monte Adula ; ad oriente giungevano fino allo sprone, che si stacca 
verso mezzodì dal gruppo dell' Adula e divide la valle Leventina (Lepontina) dalla 
Val Calanca, e confinavano quindi col territorio Retico e Comense. A mezzogiorno 
formava confine il contrafforte, che si stacca dal Monte Rosa e s'eleva nel Pizzo 
Moriana (2655 m.) e nella Cima di Capezzone, dividendo i Libici, dell' alta valle della 
Sesia, da' Leponzi della valle d' Anzasca e della Toce; quindi i Leponzi s'avanzavano 
pili a mezzodì, confinando cogli Agoni di Polibio ', che abitavano lungo il fiume A- 
gogna, coi Vertacomacori e cogli Insubri, a mezzodì del lago Maggiore, e poi cogli 
Orobi del territorio di Como. 

Molte cose si potrebbero dire intorno all'origine dei Leponzi, e, come suole 
accadere in tutte le questioni che riguardano le origini dei popoli, essendo varie le 
opinioni degli antichi, così varie e contradditorie sono le deduzioni degli indagatori 
moderni. Per quanto riguarda i Leponzi tre varie opinioni correvano nell' antichità 
intorno alla loro provenienza. La tradizione popolare* li faceva compagni di Er- 
cole nel suo viaggio per l'Africa e la Spagna; ma, giunti alle Alpi, perso l'uso delle 
gambe, in causa della neve, si fermarono ad abitare quei luoghi. Il fondamento di 
questa tradizione, secondo Plinio, sarebbe riposto tutto nella interpretazione del nome, 
interpretatione graeci nominis ; non nego però, e mi giova ripeterlo, che per quanto 
gli scrittori, i greci in particolare, si siano, troi)po facilmente, lasciati trascinare a ri- 
cavar r origine de' popoH dall' interpretazione del nome, questo insistente collega- 
mento del mito erculeo, coli' origine di parecchi popoli alpini, possa realmente avere 
un significato etnico, che meriterebbe d'essere rintracciato*. 

Catone * e Polibio ^ ritengono che Taurisci fossero gli abitatori del versante 
meridionale delle Alpi Lepontine. E, se questi sono, come vogliono alcuni recenti stu- 
diosi dell'etnografia antica, che abbiamo citati in altro luogo, di origine ligure, anche 
questi due primari storici antichi, concordando colla relativa leggenda popolare, fa- 
rebbero i Leponzi di origine ligure. 

Infine Strabene" dice, che i Leponzi sono di origine retica, e poiché general- 
mente si riteneva dagli antichi, che i Reti fossero una propagine d' Etruschi, pare 
che tale origine sia ascritta da Strabone anche ai Leponzi. 

La medesima incertezza intorno alla origine de' Leponzi regna anche nei cri- 



oniiiiifi 



' II, 15. Erano un popolo di razza Tauriaca, quindi affini ai Leponzi ed ai Sala-ssi. 

'' In Plinio III, 24, § l.S.S-l.Só, Lrponlion redidos ex coiuitatu Herculis, interprftatimie yraeci unn 
eredunt pmiustis in trnnsi/u Aljtium riire mrmhn's. 

" La ciniistanza che questo mito si svolge con maggiore intensità nel territorio ligure della Gallia meri- 
dionale, e lungo la costa I^igure italiana, non potrebbe accennare anzi che ad una colonizzazione fenicia, come 
credono alcuni. (Cf. L. Pierru(ìi;es, La Turbie, le MHkart de. Mouato. Kullettin de la Société nijoise dcs sciences 
naturelles et historiques, 1881, pag. 69) e G. Rossi, Storia della città di Ventimiglia, (pag. 7) all'immigrazione 
ibero-ligure in Italia? 

' In Plix., Ili, 24, ij 13.3-1 '{5. I^^jxnitioti et Sala.isns Taiirineae, f/eiitia idem Calo nrhiiriitiir, 

■' II, 15, ]K)ne Hul versante italico, che si contrappone al settentrionale, dove nasce il Rodano, abitato dai 
Galli Transalpini, / Taurisci, gli Aiinni ed altre popiiUixioiii Ixirltare. 

I\ , 200: Toviov ò' eloi lov ipvkov (gaiiixov/ Arinóviioi xai Kafiovroi.. 



44 LIBRO SECONDO 



tici moderni; infatti mentre il Nissen ', il Pianta*, lo Czoernig' ed altri propendono 
per la loro origine celtica, ritenendo tali i Taurisci di Catone, i Lignri stessi e perfino 
i Reti'; altri, come lo Zeus^ e il Forbiger^ benché in massima proclivi a concedere a' 
Celti la preponderanza sugli altri popoli dell' Italia alpina, non trovano elementi cel- 
tici nel nome di questa gente, che ritengono di origine etrusca. 

Il copioso materiale archeologico di questa regione, già da me esaminato'', do- 
vrebbe condurre alla conclusione, che non un popolo solo, come crede il De Vit*, ve- 
nisse ad abitare questo tratto alpino ; poiché se nelle valli più recondite sia da supporre 
che non siano avvenuti numerosi cambiamenti etnici, questo non si può ammettere per 
r ultimo margine alpino, dove alla civiltà neolitica (ibero-ligure) successero quella 
del bronzo, nelle palafitte dei laghi (italica), la prima età del feri-o (ligure-italica), ed 
infine la gallica. Come tutte le altre genti alpine, anche i Leponzi erano divisi in 
parecchie tribù o civitates. Solo poche però, avuto riguardo alla grande estensione 
di questo popolo, ci fux-ono ricordate dagli antichi. Fra queste ebbe principale im- 
portanza quella degli Uberi, particolarmente nominati, accanto ai Leponzi, nella iscri- 
zione della Turbia. La loro posizione ci é manifestata da Plinio ^ che dice aver essi 
occupato i monti dove origina il Rodano. 

Altre tribù non sono ricordate. Ci l'imane bensì memoria di luoghi abitati, di 
vici e pagi. Ammiano Marcellino '° fa parola di Campi Canini, dove, venendo da Mi- 
lano, ebbe a trovarsi l'imperatore Costanzo nel 354 d. C, per combattere gU Ale- 
manni, che, passando il Gottardo, facevano scorrerie nel sottostante territorio, mentre 
Arbezione, maestro della cavalleria, s' era spinto fino al lago di Costanza, dove que' 
Germani furono sconfitti. 

La posizione dei Campi Canini é precisata da Gregorio di Tours ", che gli 
pone ad Bilitionem, cioè presso Bellinzona, il Bilitionis castrum di Paolo Diacono '*, in 
luogo, che Sidonio Apollinare'^ chiama campi diCano. Il De Vit'* ritiene che così si 
chiamassero da un certo Cano, possessore di quella località, e li pone fra Bellinzo- 
na e Magadino, del quale parere pare fosse pure il Forbirger^^ che asserisce tro- 
varsi questi eam^ji presso il lago Verbano. Mi pare però più probabile, che così fos- 
sero denominati da qualche vico che vi stava presso, infatti sopra Bellinzona e' è la 
località di Icagna, e non molto lungi di lì la Cima di Gagnone, così che si vede che 
tale nome era predominante in tutta la regione vicina, onde mi par più facile che 



' Italischc Landeskunde, pag. 478. 
' Dan aite Haetien, pag. 46. 
' Alte Volker Oberitaliens, pag. 19 segg. 

* Cf. DiEFENBACH, Celtica, II, 1, 133, e F. Sroi.z, Die Uihevolkerung Tirnh, pag. 11 segg. 
'•" Die Deutsehen u. die Naclibarstdmitie, pag. 228. 
" Ilaiìdbuch de.r alien Ocograpkie, Ili, pag. 44.3. 
' / Reti, pag. 64, 94 segg., 183 segg. 
" La prov. romana deli Ondula, pag. 127. 

" III, 24, § 133-135 : J^epuntiunim qui Uberi voeantiir fontent RIaiilani. 
'" XV, 4, 1 : imperate)!' egressns in liaetinn eaìiiposque rettit Caninos. 

" lliat. Frane., X, 3: Olo autem (lux ad Bilitionem hiiitis urbis castrum, in Campii situm Cnninis, impor- 
tune aecedens mortuus est. 
" III, 32 e VI, 21. 

'" Paney. Maior., v. 376. Così si esprime parlando di uno .scontro fra l' Imperatore Magioriano e gli Ale- 
manni : 

eonseenilerat Atjìes 

Rhaetiìrumqiie ingo per longa .silenfia ductus 
Romano exierat poimlatti dux Alaìnannun; 
Perqae Cani quondam dictn.i de nomine cainpos 
In praedam ecntnm nories demiserat hoftes. 

" 0. e, pag. 113 segg. 
'■■ 0. e, in, -pag. 443. 



LE GUERRE CONTRO I LEPONZI, I VENNOXETI, I CAMUNNI E I TRUMPLIXI 



45 



questi famosi campi Canini, o di Cano, debbano cercarsi a settentrione, anzi che a 
mezzodì di Bellinzona, tanto più che, tanto Costanzo, come Magiorìano, avanzandosi 
contro gli Alemanni, che erano discesi dal S. Gottardo, per fare un'incursione in I- 
talia, ponendo quella località alla punta settentrionale del lago Maggiore, si sareb- 
bero trovati in luogo disadatto, poiché sarebbe rimasta aperta ai nemici la via per 
Monte Ceneri, il ohe non si verifica per la località d' Icagna. 

Una lapide antica ci lascia memoria di pagani Agamini ', che abitavano il pago 
di Agamium nominato in carta del 1207. Questo pago pare che corrisponda a 
Ghemma tra la Sesia e l'Agogna; ma è certo che questa località, anche se etnica- 
mente fosse appartenuta a' Leponzi, politicamente invece faceva parte della pertica 
di Novara. Un' altra lapide ricorda i Vicani Sebuini *, presso il lago Maggiore, nel 
luogo che poi fu chiamato Angera. Anche questo trovandosi sulle coste meridionali 
del lago, per ragioni che più innanzi vedremo, non ha, politicamente parlando, atti- 
nenza colla regione lepontina. 

Maggiore contributo alla conoscenza de' luoghi abitati dai Leponzi ci è for- 
nito dall'Anonimo Ravennate e da Guidone ^ i quali, senza seguire l'oi'dine di una 
via principale, e nemmeno accennare ad una provincia politicamente costituita S ci 
diedero la lista de' principali vici e pagi e città di questo territorio. 

Anon. Rav. Guidone 

pag. 251 pag. 457 

Victimula Victimula 

Oxilla Ossilla 

Scationa Scaciona 

Magesa Maiessa 

Lebontia Lebontia 

Bellenica Bellanica 

Bellitione Bellinciona 

Omula Omula 

Clevenne Clevenna 

Parecchi dei nomi de' sopraccennati geografi sono già per se tanto noti, da non 
richiedere molte spiegazioni. Ognuno riconosce facilmente neh' Oi;'i7/a e Ossila, VOoxeXa 
di Tolomeo ^ 1' Osila, VOxula, VOxulo, V Ausilia e VAunstda delle carte medievali®, in- 
fine l'odierna Domodossola'', cogli abitanti dell'ampia valle della Toce; nella Magesa 
o Maiessa, la valle ÌSIaggia nel canton Ticino; nella Lebontia la vai Leventina, o 
Lepontina; nella Bellenica o Bellanica la vai di Elenio, detta appunto Bellania in 
carte antiche*. 



' a I. /,., V, n. 6587. 

- a I. /,., V, n. 5471. 

■^ Ravennatis Anunymi Cosmograpkia et Guidonis Oeographiea (Ed. M. Pinder et G. Partey) pag. 251 e pag. 457. 

* Il I)E-ViT, O. e, pag. 93, rifiutando l'opinione del Mom.msen, C I. L. V, pag. 715, che la lista del- 
l'Anonimo Kavenuata e di Guidone corriHjMnda ad un itinerario, vuol trarre la deduzione che intendano invece descri- 
vere una provincia. Vedremo più innanzi quanto sia poco fondata questa asserzione. 

vie. 

" Mmmm. llist. pntriaf. tomo I, Chnrtnricin, anni 1001-1196. 

' Alcuni, senza però fondamento, derivarono (picsto nome dagli antichi Osci, che avrebbero cercato ricovero 
nelle .\lpi Lepontine ; da Ossola poi sarebbe derivato Doinux Onrelae, del sec. IX., dalla prima chiesa cristiana, ivi 
costruita. Cf. a tal pro|X)sito, — IJoRUi, Brinr (kscrittione dtil' orùjine dell' Osnola et antichità (Itila casa Losnelo cavata 
da dirernc sti/rie oH<ie/w. Milano, 1666. — Ci. Catis, .V^;»or/> della Corte di Mattarclla, ossia del borgo di Domodossola, 
Milano, 167.3. — C. Cavalli, Cenni storico-statistici della Valle Viyexxo, Torino, 1845, e De Vit, Memorie dell'ani, 
cartello di Mutarella (nell'op. più volte citata, Jm, j)rov. rom, dell' Ossola, da pag. 268 in poi; conf. pure pag. 102 e segg.). 

" Mai, Sova collectio scriptornm ceterum, T. VI; P. II, p. 3-10 in testam. di Azzoue, vescovo di Vercelli 
del 15 maggio, 946 : vallea quae vocantur liellaniani, Ijeventimtni, Biascam et Intrascam (pag. 5). 



46 LIBRO SECONDO 



Anche minori dubbi si possono opporre al nome BeUitione, Bellinciona, che 
tutti sanno corrispondere all'odierna Bellinzona, la Bilifio di Ammiano Marcellino, 
di Paolo Diacono, di Gregorio di Tours, e di Aimone ' ; e al nome Clevenne o Cle- 
venna, che va identificata con Chiavenna della Val TeUina, ed esce quindi dalla re- 
gione de' Leponzi. Molto scabrosa riesce invece la ricerca delle altre località accen- 
nate dal geografo Ravennate. La posizione di Vietimula, in particolar modo, diede 
luogo alle più disparate ipotesi. Tanto Plinio ^ come Strabone ^, ricordano le miniere 
dei Victimuli nel Vercellese, ed infine Livio** dice, che la prima battaglia fra Anniba- 
le e Scipione, avvenne sulla sponda sinistra del Ticino, cinque miglia discosto dai 
Victimuli. Questa circostanza fece credere al Mommsen^ che questi Victimuli fossero 
differenti da quelli dell' agro Vercellese, e al De Vit*, che fossero differenti da questi 
ed anche dalla Vietimula del geografo Ravennate, che egli, indotto dal nome del 
monte Mulera, e delle due terre attigue, Cima Mulera, e Pie di Mulera, pone nella 
Valle dell' Anza, che mette foce nella Toce, a differenza del Bruzza', che li poneva 
allo sbocco di una valle non lungi da Ivrea. Però la contradditorietà, che esiste fra le 
varie fonti, che parlano di questo popolo, che indusse a creare varie specie di Victi- 
muli, non è che apparente. Il geografo Ravennate è abbastanza esplicito nel dire 
che Vietimula è presso Ivrea, non lontana dalle Alj)!, iiixta Eporcdiam non longe ab 
Alpe; ed, imprendendo egli a descrivere il territorio dei Leponzi, enumerandone le 
principali città e tribù, in ordine geografico, è naturale che la sua Vietimula devesi 
trovare sulla via che da Ivrea conduce al lago Maggiore e di lì ad Oxilla (Domo- 
dossola) civitas o pagus, che nomina immediatamente dopo. 

Nella tavola Peutingeriana, dopo il fiume Sisido o Sesifes (Sesia), procedendo 
da occidente ad oriente, segue il fiume Novaria o Adunia (Agogna) e quindi il fiume 
Vietium, che trae le sue origini dalle Alpi a mezzodì del lago Maggiore o- attraver- 
sa la pianura padana, parallelalmente al Ticino. Presso questo fiume, che il Reichard* 
identifica col Terdoppio, che scorre presso Vigevano, secondo me, abitavano i Victi- 
muli, i quali stendendosi lungo tutto il corso del fiume, dalle Alpi sino al Po, giusti- 
ficano r apparente discordanza delle fonti antiche, ed eliminano la necessità di creare 
popoli o città differenti dello stesso nome ^. 

Quanto a Scationa, Scaeiona, parrebbe plausibile l'opinione del De Vit '", che 
essa sia la Stazzona o Stationa, ricordata in carte medievali, al quale nome si sosti- 
tuì poi quello di Angera presso il lago Maggiore, se l'ordine strettamente geografi- 
co, seguito dal geografo Ravennate, non facesse sospettare che si tratti di qualche 
valle, che è fra quella della Toce e quella di Maggia, ricordata immediatamente dopo 

,' III, 83. 11 nome di Bellinzona qualcuno lo fa derivare dal celtico. Cf. G. Nessi, Memorie ston'cJie di 
Locamo, (pag. 4i. 

- XXXIII, 21, 38: Extat lex censoria Victimtdarum aurifodinne in VerccUensi af/ro. 

" V, 1, 12: ÌTis'i xa! tv OùegxsXXotc: /gvocDQ/eToy tjV xcó/ir] ò' iati ^Xtjoior 'lxTornovi.a>y, xai zavtijg (liji) 
xcónTjs, &n(p(o ò'Eta'tjiegi TlXaxcniav. Non farà meraviglia che Strabone ponga il pago degli letuniiili presso Piacenza, 
poiché mette nelle stesse vicinanze anche Vercelli. 

* XXI, 45: //( m/rum htstibrium quinque nrillia pasnutn a Vietiimilis consedii. 

'■ C. I. L., V, pag. 715. 

•• O. e., pag. 101 e seg. 

' heri7i. ant. Vercellesi. Roma, 1874, pag. CXVII. 

" Cf. FoRBlGER, 0. e.. Ili, pag. 506 nota. Però il Reichard pone la città degli Ictimuli accanto l'odierno 
Pedemulo, presso il corso superiore della Sosia. 

cui 

fatto 

Oùc , ,,, 

di là dal Ticino, o che questo popolo si stendesse anche sulla sponda sinistra di questo fiume, avvicinandosi a 

Piacenza. 

'" 0. e., pag. 107 seg. 




LE GUERRE CONTRO I LEPONZI, I VENNONETI, I CAMUXNI E I TRUMPLINI 47 

dallo stesso geografo. Di Omnia finalmente non rimane alcuna traccia ne nella topono- 
mastica, ne in carte o scritture antiche ; solo è da osservarsi che, trovandosi fra Bel- 
linzona e Chiavenna, deve corrispondere ad un luogo o vallata della parte più orien- 
tale del territorio dei Leponzi. 

In complesso dobbiamo notare che, mentre del margine settentrionale di queste 
Alpi ci rimasero notizie geografiche scarse e confuse, e mentre di tutta quella gran 
cerchia di monti non fu conservato che il nome dell' Adula, e di tutti i fiumi e toi*- 
renti, che la percorrono, non si ricorda che il Ticino ', meglio si rivolse 1' osservazio- 
ne degli antichi geografi sulla parte meridionale, come quella che presentava mag- 
giore interesse. Eppure de' quattro considerevoli laghi che la bagnano, solo di uno, 
e per vero del principale, fu ricordato con sicurezza il nome, cioè del lago Maggio- 
re, Verhanus^, Oveg^dvog^. Esso fu l'oggetto delle osservazioni scientifiche di Plinio ^ 
che lo ascrive alla undecima regione italica, e, descrivendone le particolarità, vi nota 
l'esistenza di un pesce, che si vede solo in maggio; Silio ^ osserva che le acque de' 
fiumi, entrando in esso, sornuotano ed escono intatte dalla parte opposta. Strabone" 
ne offre la misurazione, dicendo che è lungo 400 stadi, e che è largo 30 stadi meno 
del Benaco, al quale ascrive una larghezza di 150 stadi. Degli altri laghi il nome an- 
tico è sconosciuto, o è involto in tali ambiguità, da offrire il campo alle ipotesi più 
svariate. E ciò a proposito del lago Clisius della tavola Peutingeriana. Non essendo 
ben definita la sua posizione, alcuni, fra i quali il Mommsen ^, lo identificarono col 
lago di Lugano, detto Ceresio da Gregorio Turonense*; altri col lago Varese®, molti 
col lago d' Orta '". ^la il Desjardins, credendo che a nessuno di que' grandi laghi cor- 
'corrisponda il lago Clisius della tavola Peutingeriana, nella edizione che egli face 
di questa, lo identifica col lago di Viverone, fra Azeglio e Saluzzola, ed a questa o- 
pinione sottoscrive anche il De Vit", ed infine, non sembrando nemmeno in tal modo 
risolta la questione, si cercò il lago Cliskis alla sorgente della Sesia, che anticamen- 
te sarebbe uscita da un lago ora prosciugato '-. 

Nessuno però ha potuto finora esibire argomenti tali, da poter considerare 
come risolto quest'intricato problema; ne ci attenteremo noi di decifrarlo, tanto più 
che è una ricerca, che ben poco profitto porterebbe alla intelligenza della storia an- 
tica di quella regione. 



' rkhim. in Liv., V. 34; XXI, 39; Pijn., Ili, 16,20. - SlLlo, IV, 81, 82; VII, 31. - Ci.aud., VI. Com. 
Ilon., 195. 6 Tixtros, PouB., 34, 10; Strab., V p. 209, 217. 

- Plix., II, 103 e 100 e nei luoghi citati nella nota 4. 

■' fi Ovce^avòi Xifivr], — PouB., XXX, 10, ."j, 14-2. — Strab., IV, 6, 12. 

\III, 23, 4. Il jiesce .strano, che eccitava la meraviglia di Plinio, IX, 33, 1, secondo le osserva/.ioni dei 
naturalisti moderni, è il pesce pigo, che in maggio assume colore e forme speciali. Cf. Moriuia, Hist. del Imo Mag- 
giore, pag. 39 e seg , e De Vit, Il Imjo Mm/gion; pag. 23. 

'■ IV, 81-87: fiue«to è detto anche da Plinio, II, 10(3, 2. 

" IV, 6, 12. E noto che queste cifre non corrispondono alle reali dimensioni del lago, che fe considerevol- 
mente più piccolo di quanto credeva Strabene. 

' C. L L., V, pag. r)58; così anche il Forbiger, 0. n., Ili, pag. 518 seg. 
Hist frane, X, 3: Ernt auteiii .itaynuin qwidtUim in ip.so Mrdiolaiictuii)! urbis territorinm, qiiod Ccresiwn 
vocditid. IX. quo parriis quitlrm llurlus, sul profuudus, egreditur. 

'■' Reichari), urbis antiquius; tal). X. 
Kataxesich, Orh. aid., I, pag. 408 



" // lago Maggiori', pag. 40; e La proc. roiii. ilill' Ossola, pag. 123. 
" DioxiKorri, Studi di storia patria sulial/ji/ia, pag. .")7-76. 



48 rjBRO SECONDO 



CAPITOLO IL 
I Leponzi sotto il dominio romano. 

Quando furono i Leponzi sottomessi dai Eomani ? Che condizioni furono offerte 
a loro ? Non è molto facile rispondere a questa domanda, poiché l' unica testimo- 
nianza, che ci sia rimasta, è l' iscrizione della Turbia, nella quale i Leponzi e gli 
Uberi sono annoverati fra i popoli vinti al tempo di Augusto. 

Ma conviene anzitutto notare, che molto probabilmente non tutta la regione 
alpina abitata dai Leponzi fu occupata dai Romani nel medesimo tempo. Poiché il 
margine meridionale, come abbiamo visto esser avvenuto a proposito de' Salassi 
della regione d' Epoi'edia, dev' esser passato sotto il loro dominio al tempo della re- 
pubblica. Quando tutta la regione de' Galli Cisalpini cadde in potere di Roma, forti 
ragioni geografiche devono aver indotto i vincitori a prendere possesso della regio- 
ne alpina i^iù meridionale, come della valle della Sesia, della regione circostante al 
lago d' Orta fino alla confluenza della Toce nel lago Maggiore, e della parte meri- 
dionale dei laghi di Lugano e di Como, col territorio vicino. Tanto più, se è vero, 
come crede qualcuno', che quei Taurisci, che, a detto di Polibio*, combatterono al- 
l'avanguardia dell'esercito gallico a Telamone, erano gli abitatori delle Alpi Lepon- 
tine, e se quel Lepontico, di Silio Italico ^ che avrebbe combattuto, dando prova di 
gran valore, durante la seconda guerra i^unica, alla battaglia del Ticino contro Sci- 
pione, accenna ad una lega de' Leponzi, insieme cogli altri Galli* in favore dei 
Cartaginesi. Però queste sono testimonianze troppo vaghe per poterne dedurre delle 
valide conclusioni. La stessa oscurità regna intorno alle imprese de' Romani contro 
i Leponzi all' epoca augustea. 

Generalmente si crede, che questo popolo fosse stato sottomesso per opera dei 
legati d'Augusto, dopo la completa dedizione dei Reti, cioè l'anno 740 di Roma*. 
L'unica ragione, che può indurre a questa supposizione, non si può trovare che nel- 
l'ordine in cui sono enumerati nella iscrizione del trofeo i popoli vinti. In essa in- 
fatti i Leponzi seguono alle popolazioni Retiche e Vindelicie. Noi però abbiamo già 
osservato, che questo criterio, per trarne l' ordine delle spedizioni alpine, è comple- 
tamente errato, e mette in aperta contraddizione la concorde testimonianza degli 
scrittori antichi, la verità dei fatti assicurati alla storia, non che lo stesso ordine lo- 
gico degli avvenimenti, colla iscrizione della Turbia. 

I Salassi, e, come abbiamo già notato, anche le vicine popolazioni del Vallese, 
furono sottomessi definitivanxente 1' anno 729 d. R. ; gli abitatori della Valtellina, e 
delle valli vicine furono vinti da P. Silio nel 738 d. R. Ora non parlando ne le la- 
pidi, né gli scrittori, di altre guerre, o di particolari spedizioni contro questo tratto 
del sistema alpino, convien credere che i Leponzi, che stanno appunto nel mezzo, 
fossero pure stati sottomessi, o nell'una o nell'altra delle due guerre sovraccennate. 

Ma le guerre contro i confinanti Salassi furono narrate con ricchezza di par- 
ticolari da molti scrittori antichi, e nessuno in tale circostanza fa parola dei Lepon- 



' De-Vit, La prof. rom. cMl' Osnola, pag. 159 scgg. 

» II, 28. 

» IV. V. 235 segg. 

* Cf. Dk-Vit, 0. e, pag. 180 segg. 



LE «lERRE CONTRO I LEl'OXZI, I VEXNOSETI, I CAML'NSI E I TRUMI'UNI 49 



zi. Per cui si può senz' altro escludere che essi fossero stati coinvolti nel tempo stesso 
coi Salassi nelle guerre contro i Komani ; tanto più che fra gli uni e gli altri è l' alta 
valle della Sesia, che apparteneva già alla giurisdizione romana, rendendo per tal 
modo difficile ed improbabile la congiunzione di questi due popoli. Lo stesso non si 
può dire dei rapporti che possono essere stati fra i Leponzi e i Vennoneti. Questi 
popoli erano fra loro confinanti, era facile 1' accesso da una regione all' altra, tanto 
che qualcuno li riteneva della medesima origine. Infine la spedizione di P. Silio è 
narrata in modo affatto incompleto da Dione, che, come vedremo nel seguente capi- 
tolo, vi dedica poche parole. È pure certo, che in questa stessa spedizione furono 
sottomesse delle tribù, come quella dei Trumplini, che dallo storico greco sono pas- 
sate sotto silenzio. Nulla quindi più probabile che lo stesso sia accaduto per i Le- 
ponzi, che in realtà sarebbero stati vinti in questa stessa guerra. 

Sembra pei'ò che essi non avessero opjjosto una valida resistenza, e che non 
siano accaduti fatti d' armi di primaria importanza, e tali da meritare una speciale 
menzione dagli storici. Il tempo e il modo come queste genti furono sottomesse, ci 
conduce, per la stessa analogia, convalidata però da qualche monumento, a definire 
r ardua questione della organizzazione data dai Romani a questa parte delle Alpi. 

Il De Vit ', basato su tre iscrizioni, che fanno parola di un procuratore delle 
Alpi Atrezziane, perchè in una di esse sono queste Alpi nominate accanto alle Pen- 
nine (Alpium Atractianar. et Poeninar.)^, viene alla deduzione che le Alpi Atrezzia- 
ne fossero quelle che sono tra le Retiche e le Pennine, che ora si chiamano Lepon- 
zie, e che quindi la regione dei Leponzi fosse costituita fin da' tempi di Augusto, e 
precisamente fin dall'anno 740 d. R., in provincia speciale, col nome di Provincia 
delle Alpi Atrezziane, con un procurator iure gladii. Tutta la dimostrazione del De 
Vit è più artificiosa che scientifica, e posa unicamente sulla vicinanza che deve 
esser stata fra la provincia delle Alpi Pennine con quella delle Alpi Atrezziane, 
poiché, se ad occidente di quella era la provincia delle Alpi Graie, comprovata da 
iscrizioni e da testimonianze di scrittori antichi, questa non poteva essere che ad 
oriente, cioè nel territorio dei Leponzi. Il Mommsen^ 1' Hirschfeld ^ il Des]■ardins^ ed 
altri identificano la provincia delle Alpi Atrezziane con quella delle Alpi Graie, 
sebbene in qualche particolarità discordino fra di loro. Ma se questa opinione è su- 
scettibile di dubbi e di serie considerazioni in contrario, come fece il Detlefsen ^ siamo 
però ben lontani dal poter ammettere l'asserzione del De Vit, non solo per la ra- 
gione proposta dal Detlefsen, che le Alpi Lepontine erano in Italia a differenza delle 
Provincie delle Alpi Pennine e Graie; ma ben anco perchè contraria allo stesso buon 
senso. Si vede chiaramente che, per assicurarsi il confine d' Italia, la sapiente opera 
di Augusto e de' suoi successori si rivolse alle Alpi fondando tutt' intorno ad esse 
una cerchia di provincie, che mentre dovevano essere difesa della penisola, erano an- 

• Im prov. rom. dell' Ossola, ossia delle Alpi Atrexxiane, pag. 11 aegg. 

' Una di esse è nel palazzo Municipale fli Fermo e fu puliblicata dal Mommsen, C. I. L., IX, n. 5357. 
È dedicata a un Tito Appallo Alpino Secondo, che, fra gli altri titoli, porta quello di procurator Alpiuin Atrectia- 
narum. La seconda fu scoperta verso il 1883 nella Numidia (Ephernerid. Epigraph., Voi. V, p. 390, n. 699). È dedi- 
cata ad un C. Annio Flaviano, che, ingieme ad altri onori, porta pure quello di procurator Alpium Atrectinarum, 
che il De Vit (0. e, pag. 13) cambia in Atrectianarum. La terza infine fu trovata nel 1777 a Fallerone, l'antica 
Falerii, in Etruria iC.Ì. L., IX, n. 5439). È dedicata a Tito Cornasidio Sabino, che fra molti altri ed importanti 
titoli porta quello di procurator Alpium Atractianarum et Poeniimrum iure gladi. In tre diverse iscrizioni in tre di- 
versi modi è quindi scritto il nome di queste alpi (Aireetianae, Atre^tiiiae, e Airaetianae). È però probabile si riferi- 
scano tutte alla stessa provincia. 

" C. I. L., V, pag. 757. Ephem. Epigraph., Voi. IV, pag. 506-520. 

• C. I. L., XII, pag. XIL 

' Oeograph. hwtor. et administr. de la Oaule Roinaiiie, Voi. III, pag. 322-328. 

• Hermes, XXI, pag. 497 segg. 

7 



50 LIBRO SECONDO 



che l'anello di congiunzione fra questa e la Gallia, la Germania e l'Illirio. Essi per- 
ciò fondarono nelle Alpi occidentali le provincie delle Alpi Marittime, quella del regno 
di Cozio, la provincia delle Alpi Graie ; le due prime a cavaliere delle Alpi, ma in 
modo da protendere di preferenza verso il declivio occidentale, e 1' ultima tutta sul 
territorio gallico. A settentrione erano le provincie delle Alpi Pennine, della Rezia e 
del regno Norico. Ora le due prime essendo finitime in modo, clie, per qualche tempo, 
la prima fu unita sotto lo stesso pi'ocuratore della Eezia, non si capisce perchè a- 
vrebbe dovuto essere anche una provincia sul declivio meridionale delle stesse Alpi. 
Del resto nemmeno alcun dato toponomastico ci può autorizzare a porre le Alpi 
Atrezziane al posto delle Lepontiche o Somme, perchè se nelle Alpi Marittime si tro- 
vano parecchi monti di nome Adrets\ ed in quelle regioni era pur noto il cognome 
Adrettio^, e a Susa la gente Atrectia^; nulla di simile si riscontra nelle Alpi Lepon- 
tine. 

Per il contrario, in mancanza di attestazioni storiche, le epigrafi, e l'attuale 
circoscrizione delle diocesi ci inducono ad una conclusione differente. Infatti le iscri- 
zioni, che sono fra il lago d' Orta e il lago Maggiore, col rispettivo pagum Againi- 
num*, ci fanno fede che quel territorio apparteneva all'agro novarese. È verosimile 
che anche tutta la valle della Toce fosse ascritta al Municipio di Novara, poiché se 
vi mancano iscrizioni, che ce lo dichiarino, è abbastanza comprovato dal fatto che 
tutta la valle dell' Ossola, fin da tempi antichissimi, dipende dalla diocesi di Novara. 
Se Domodossola fosse stata il centro di una provincia, non v' ha dubbio, che, come 
avvenne sempre in casi consimili, sarebbe anche divenuta poi il centro di una dio- 
cesi particolare. Invece la sponda sinistra del Ticino e quella orientale del lago Mag- 
giore, fino ad un certo punto, ed il territorio circostante al lago Varese, appartene- 
vano alla pertica mediolanese. Ad essa appartenevano quindi i Sebuini d'Angera", i 
vieani di Brebbia^ e tutti i paesi circostanti di Lentate, Ispra, Pregane, Besozzo, 
Leggiuno, dove si trovano lapidi antiche, parecchie delle quali attestano l' attinenza 
di que' luoghi al municipio di Milano, alla cui diocesi spettano tuttora. 

Ma la parte superiore del lago col territorio di Locamo, dove appare in epi- 
grafe la tribù Oufentina ^ e tutta la valle Leventina, colle sue adiacenze, appartene- 
vano alla pertica di Como. Essendo che alla tribù Oufentina apparteneva non solo 
Como, ma altresì Milano, il Mommsen* sta in dubbio a quale di questi due municipi 
spettassero quelle regioni; propendeva però per l'opinione, che tutta la riva orien- 
tale del Lago Maggiore, come piu-e il lago di Lugano e tutto il territorio sovrastan- 
te, fino ai confini naturali d' Italia, fosse compresa nella pertica milanese ^. Ma la con- 
siderazione che tutta quella regione è ascritta alla diocesi di Como, mi pare che 
debba togliere ogni dubbio; e che sicuramente la pertica di quella città si proten- 
desse non solo sul territorio settentrionale del Lago Maggiore con Locamo, ma al- 
tresì su tutta l'alta valle del Ticino. È quindi manifesto che, come, por attestazione 
di Plinio '", altri popoli vinti in questa stessa guerra, furono attribuiti ai finitimi mu- 



' Cf. Promis, Storia dell'antica Torino, pag. 503. 

» C. /. L.. XII, 208. 

' C. I. L., V, 2, 7313. 

* C. I. L., V, 2, 6587-6633. 

" C. /. L., V, 2, pag. 590. 

« C. I. /a, V, 2, 5504. 

' 0. 7. L., V, 2, 6648. 

« C. I. L., V, 2, pag. 558. 

» C. I. L., V, 2, pag. 635. 

'» Hixt. nat.. Ili, 20, 21. 



LE GUERRE CONTRO I LEPONZI, I VEJfXONETI, I CAMITNKI E I TRUMPUXI 



nicipi, così le varie tribù dei Lei^onzi furono ascritte, secondo la loro posizione, alle 
città di Novara, Milano e Como. 

Il territorio lepontino invece, che era al di là dalle sommità delle Alpi alle ori- 
gini del Reno e del Rodano, fu necessariamente unito parte alla ijrovincia retica, 
parte alla Pannina, clae in questo tratto erano fra loro confinanti. 

Dell' attività dei Romani anclie in queste regioni ci fanno fede le iscrizioni 
sacre e profane, le numerose monete romane ' rinvenute, e sopra tutto la via che 
percorreva la valle dell'Ossola, come attesta un'iscrizione trovata a Vogogna^ Il 
Labus^ sulla scorta di alcune osservazioni scrittegli a tal proposito da Bartolomeo 
Borghesi *, dice che la via fu fatta nell' anno 196 d. C, sotto il secondo consolato di 
Caio Domizio Destro, e quello di P. Fusco. Appunto in quell' anno l' imperatore Set- 
timio Severo, aperte le ostilità con Clodio Albino, per attestazione di Erodiano ^ a- 
veva ordinato di custodire i passi delle Alpi, perchè il nemico dalla Gallia non pas- 
sasse in Italia, ed in tale circostanza sarebbe stata costruita la via che, per la valle 
dell'Ossola e di Vedrò, conduce al Sempione, e di lì alla provincia delle Alpi Pennine. 

Il De Vit^ invece, persistendo nell'opinione che le Alpi Lepontine fossero la 
provincia delle Alpi Atrezziane in stretto rapporto colla vicina provincia delle Alpi 
Pennine, e che l'una e 1' altra fossero fondate da Augusto, ritiene che anche la via 
dell' Ossola fosse stata fatta da queir imperatore, mentre Settimio Severo 1' avrebbe 
fatta solo restaurare, intendendo il vìa facta dell' iscrizione per via ristorata. 

Ma, sebbene sia probabile che fin da tempi remoti ci fossero dei sentieri, che 
congiungevano le valli dell' Ossola e del Ticino coi joassi del Sempione e del Gottar- 
do, e che Augusto avesse esplicato la sua attività nel farli riattare, nessuna memo- 
ria ci rimane di questo, onde è preferibile l'opinione del Borghesi'' e del Mommsen^ 
che questa non fosse una via pubblica del popolo romano, ma una via municipale, 
che metteva in congiunzione la vallata dell' Ossola col vicino municiiiio di Novara. 



CAPITOLO III. 

I Vennoneti e loro guerre coi Romani. 

Ad oriente del territorio abitato dai Leponzi, in quel tratto alpino che è li- 
mitato ad occidente dal contrafforte che, staccandosi dallo Spinga, si protende fino alla 
punta settentrionale del lago di Lugano e di lì fra questo lago ed il Lario; a setten- 
trione dalle Alpi Retiche dal passo dello Spinga fino al gruppo dell' Ortler; ad oriente 
dalle Alpi stesse dell' Ortler, che si elevano nel picco dei Tre Signori, nel Tonale, 
neir Adamello, e che scendono colle loro ultime diramazioni fra i laghi d' Idro e 
d' Iseo, insomma in tutto quello spazio delle Alpi italiche che stanno sopra Como, 
Bergamo e Brescia, s' insinuano parecchie vallate abitate da popoli di razze diffe- 
renti ; ma che nel concetto di qualche scrittore antico erano affigliate alla vasta po- 
polazione dei Reti. 

' Cf. De Vit., 0. e, pag 229, dove dà l'elenco delle monete romane trovate nel territorio lepontino. 

- C. I. L., V, 2, 6649. 

■' Antica via del Sempione (Atti dell' Ist. di Milano, Voi. I, anno 1843). 

' Opere, Voi. VII, pag. 233-237. 

=■ Lib. Ili, 6. 

" 0. e., pag. 204 e segg. 

' 0. e, (1. e). 

• C. l. L., V, 2, pag. 734. 



52 LIBRO SECONDO 



Infatti dice Strabene ', che sopra Como abitavano i Reti ed i Vennoni, volendo 
probabilmente secondo l'uso antico indicare con due parole un solo concetto, cioè i 
Vennoni di razza retica. Questi Ovévvcoves di Strabone, Otiwcùve? di Tolomeo,^ Ovéwioi 
di Dione, ^ Vennonetcs ^ e Venonenses ^ di Plinio, erano gli abitatori dell' alta valle 
dell'Adda, ossia della Valtellina, racchiusa dalle Alpi Retiche a settentrione e dalle Ber- 
gamasche a mezzogiorno. Questa è una opinione antica ; già Leandro Alberti ^, e poi 
lo Tschudi'' e il Cluverio*, e meglio ancora il Cellario* stabilirono la sede de' Ven- 
noneti nella Valtellina ; ma è probabile che si stendessero anche ad oriente, attraverso 
al passo Stilfser, nella superiore valle dell' Adige, fino al Finstermiinz, il Vinomna 
mons, il Vestmonza del medio evo '". Appunto per esser stata 1' alta valle dell' Adige, 
o meglio la valle stessa alle scaturigini del fiume, chiamata nell' undicesimo secolo 
Venonesgoive e Finesgowe^\ induce qualcuno, come il Cluverio '^ a credere che i 
Vennoni dalla Valtellina fossero poi passati nell' alta valle dell' Adige ; altri, come il 
Forbiger '■', credono a dirittura che i Vennoneti siano la stessa cosa coi Venosti, che 
erano nell' attuale Venosta o valle superiore dell' Adige, altri infine che, pur abitando 
nella Valtellina, fossero una delle tante divisioni deiLeponzi'^ Il Kiepert'^ e lo Stolz '^ 
pure identificando, con lo Zeuss ''' e con lo Zippel '^ i Vennoneti di Dione, coi Vennoni 
di Tolomeo e Strabone e i Vennonensi di Plinio, li pongono, non so dietro quale cri- 
terio, a nord di Ohur fino al lago di Costanza. Non è certo improbabile che i Venno- 
neti si stendessero anche a settentrione della catena centrale alpina nell'alta valle 
dell' Inn almeno sino al passo di Finstermiinz, ma non v'ha dubbio che nel loro 
territorio era pure la Valtellina '^ che con tal nome è chiamata la prima volta solo 
da Ennodio-" verso il 500 d. Cristo, che la descrive come una valle lieta per abbon- 
danza di popolo, di grano, di pascoli, per amenità della natura, e dei fiumi, che la 
percorrono. Anche nei secoli XVI, XVII e XVIII molti insigni storici e geografi fe- 
cero a gara a magnificarne la bellezza e la fertilità ^', tanto da concederle sotto questo 
rapporto la palma su tutte le valli d' Europa. 

' IV, 8, e IV, 204: v^égxetviat dk roti Kwfiov Ttgòs zfj gi^Cj] x&v 'AXTiemv tdgvfiévov rfj ftèv 'Panoì xaì Ovéwmvei 
X X X Ci. pure VI, 292, dove dice che i Reti confinarono a mezzodì cogli Insubri. 
MI, 12, 3. 
' 54, 20. 
' III, 22, 136. 
" III, 20. 
« 0. e., pag. 367. 

' 0. e, cap. 28, da Vennoneti fanno Vcntonini e Veltolini. Così anche il Berretta in Mantissa einefid. 
et addit. n. 6. Il Biondo Hist. Dee. I lib. 3, fa derivare il nome Valtellina da Vultuniia. li Quadrio, 0. e, pag. 
9 seg. da Tulio, o Atulla (Adula) fa venire Val Tuliina e quindi Val Tellina. 
* Italia antiqua, pag. 177 seg. 
" Notitia orbis antiqui, I, pag. 421 seg. 
'" Cf. Malfatti, /. Franchi, pag. 315. 
" Cf. HoRMAYR, Oeseh. Tirols, 5, I., 2, pag. 35. 
" 1. e. 

'■' 0. e, III, pag. 443. 

'* CzOERNiG, Die altrn Vijlkcr Obcritaliens, pag. 17, n. 1. 
'•'' Ijchrbuch de.r altea Oeographie, pag. 368. 
'" Die Urbciblkenmy Tirols, pag. 46. 
" Die. Deutsehen u. die Naeliharstiimme, pag. 236. 
'" Die romisehe Herrschaft in Ilhjrien, pag. 255. 

'" Jaeger, 0. e., pag. 31 seg., cerca di metter d'accordo il passo di Plinio: Vemwnts ortus Rheni amnis 
aeeoluni, coi passi di Strabone che li pone sopra Como, confinanti cogli Insubri, e dando al monte Adula un si- 
gnificato esteso li pone appunto in Valtellina. 

'" Vita di S. Ani. I^erinetis., Principe loco Tellinae Vallis quac id sortita est voeahidi, lìimn (Antonius) in- 
greditur, qimm montium ex utroqtic latere brachiis fabricata tuiturae ditat amoenitas, et de verticibus faecimàis am- 
nium plebem locupletai uber solum, qtmd avaris respondet itixta de.sideris immoderata cultorihus. Non tanien ita aristis 
praegravidum, aut dotatum pascuis, aut arbustis eomposituin, aiit fluminibus laettim, ut non plus supervenientis per- 
sonae gratia praestaret, qtiam ipsius originis variata, et distincta formosità,^. 

" Il CUMANO (in lier. Dal. Script. VI, vers. 1527 segg.) : Vallis erat formosa^ satis, nimis apta eolonis, 
moribus ornata; est Valli« Tellina vacata. Arboris est illic. ritum generosa propago. Fertilis est frugum; saiis est 
ibi copia lactis; Castaneae mtdtaeque; nuces ibi sunt quoque plures. Cf. anche il commento di G. M. Stampa ai 



LE GUERRE CONTRO I LEPONZI, I VENNONETI, I CAMUNNI E I TRUMPLINI 53 



Gli scrittori antichi sono concordi nell' assegnare ai Vennoni e Vennoneti ori- 
gine retica. Come tali li pone Plinio insieme coi Sarimeti alle origini del Reno, e 
Tolomeo, insieme coi Caluconi, nelle regioni mediane de' Reti. E come tali furono 
ritenuti per Etruschi da coloi'o che ammettono, come gli antichi, la stretta parentela 
fra questi due popoli, e per Celti da quelli che tale ritengono tutto il popolo retico. 

La mancanza di memorie archeologiche sia dell' epoca preistorica che storica, 
rendono oltremodo difficile la soluzione del problema etnografico de' Vennoni, che è 
tutto basato sulle antiche testimonianze ; conviene però considerare che la topono- 
mastica in primo luogo, e 1' analogia coi paesi circostanti, specialmente coi vicini Le- 
ponzi, e' inducono nella convinzione che, prima della emigrazione retica, tribù ibero- 
liguri si sieno annidate, come in tutta la zona alpina, anche in questa vallata. Il nome 
Vennoni appare allo Zeuss ' di origine celtica, trovando analogia coi Venienii irlan- 
desi, coi Ovevixorreg brittani e con Venonae nella Brittania stessa, ma accanto a questi 
si possono nominare i Veneni Liguri della vai di Stura e gii iberici Vennenses. Il 
Quadrio * invece, lo storico della Valtellina, non solo ritiene che la primitiva popola- 
zione retica fosse etrusca, ma altresì che avesse dato origine agli Etruschi stessi. E 
tale è il regionalismo dello scrittore, che per lui Reti non sono fuori della Valtellina 
in alcun altro luogo, e tutte le località trova di origine tusca. 

Al contrario è verosimile, che, come in tutte le regioni circostanti, anche in 
questa, vari popoli, liguri, italici (Reti) e Galli avessero successivamente preso stanza, 
con predominanza forse dell' elemento retico, che parve l' unico dominante agli scrit- 
tori antichi. 

Anche i Vennoni, come i Leponzi, e come tutte le genti alpine, erano divisi 
in varie tribù, quante sono le valli secondarie, che si aprono in quella principale 
dell' Adda. Di tutte queste però non rimase sicura memoria che di quella de' Ber- 
yalei, * nella vai Bregaglia, o valle superiore del Mera ; i quali, per mezzo del passo 
Maloia, erano in diretto contatto coi loro connazionali dell' alta Engadina. 

Un' altra tribù è quella de' Mesiati, che sono segnati nella tavola Peutinge- 
riana, e si pongono con fondamento * nella valle della Moesa, detta vai di Mesocco o 
Mesolcina, onde pare che nel medio evo i suoi abitatori si chiamassero anche Me- 
sauci. ^ 

Ad oriente di questi, in vai Calanca, erano i Calucones^, nominati da Plinio'' 
e da Tolomeo (KaXovx(ove?)K Quivi sono situati dal Cellario, e sembra a me con giusto 
criterio, essendo essi nominati da Tolomeo accanto ai Vennoni, onde non ha fonda- 
mento r ipotesi dello Tschudi, che li pose nel cantone d' Algow, ne quello del Quadrio, 
che li mette presso Colico al lago di Como, poiché tutte queste tribù erano abitatrici 
non di singoli borghi o luoghi ; ma di intiere vallate. , 

Burriferiti versi; il Merula, />c OaJlorum eisalpinorum, antiquitate, cap, 13; il Ghilino, Vescriptio vallis Tellinae; 
il PoRCACCHi, Nobiltà di Como, lib. 2; lo Scotti, Hehetia Profana, pag. 80; Giov. Boterò, Relax ioni, parte I, 
lib. 2; il Bescapè, Viia S. Caroli, lib. 6, cap. 4; il Cluverio, Mal. Antiq., lib. I, cap. 15 e 16; Gugl e Giov. 
Bl.EU, in Rhaetia fo&lfrala (Teatro dH inondo); il Cornelio, Dictiomiairc Histor. Oéograpli. v. Valteliina; l'Au- 
DIFRET, Oéofjr. aneiemif et moderne, t. II, pag. 514; il LA MartiniìÌre, Dictiomiairc Gcof/raph., v. Val Telline; il 
(iiovio, 0. e., Descriptio Larii pag. 96 segg. ; il Magino, Oéograph. pag. 150 e tanti altri. 

* Sprechek, Pallad. Khaei., lib. X. 

' Die DeufurlicH iind die Xarliharstàmme, pag. 228. 

- O. e, pag. .36 segg. / 

■' C. I. L., V, 1, 5050. 

' FoRBiGER, O. e.. Ili, pag. 443. 

'■ De ViT, 0. e., pag. Ìl5. Il Quadrio, 0. e. pag. 65, fa distinzione fra Mesauci, che mette appunto in 
Val di Mesocco e Mesiati, che pone nel contado di Chiavenna in luogo che si chiama Mese. Ma vedemmo che ivi 
abitavano i Berrjalei. che sono sconoBciuti al Quadrio, ond'è probabile che Mesauci o Meniates siano lo stesso popolo. 

« III, 20, 24. 

' II, 12, 3. 



54 LIBRO SECONDO 



I Vennoiii, a detta di Strabene S erano i più fieri de' Reti, ed i più battaglieri, 
e ciò è dimostrato dalle frequenti incursioni che facevano nelle sottostanti regioni e 
e contro la stessa città di Como. 

Questa (Cotmim,*, Kù),uov)^ secondo Plinio*, doA'e al pari di Bergamo, la sua origine 
agli Orobi. Essi, al dire dello stesso autore, abitavano sui declivi delle Alpi fra il lago di 
Como e il lago d'Iseo. Cornelio Alessandro ^ dall'interpretazione del nome, li credeva greci, 
mentre Catone® non riusciva a trovarne l'origine. Alcuni de' moderni' li credono 
Celti, perchè il dialetto comense ha qualche nesso col celtico. A me pare più proba- 
bile che fossero una delle tante famiglie, che, come gli Euganei, ed i Reti stessi, de- 
rivarono e si delinearono nell' età del ferro, dalla grande famiglia italica delle pala- 
fitte e delle abitazioni lacustri. Non deve far meraviglia che si trovino nomi, voci, 
ed usanze celtiche, non sólo per la comune origine che in fin de' conti era fra gli 
Italici primitivi e i Celti, ma anche per le successive invasioni galliche. Perchè i Galli 
occuparono, con la pianura padana, anche il lembo meridionale delle Alpi, ma s' an- 
nidarono benanco nelle città, ampliandole e ricostruendole ; in questo senso io credo 
vada inteso Giustino ^ dove dice che Como fu fondata dai Galli; e precisamente 
dagli Insubri, sebbene Livio' faccia distinzione fra Insubri e Comensi, poiché To- 
lomeo"" ascrive appunto Como a quella tribù gallica, e, quand'essa fu vinta da Claudio 
Marcello, e ne menò trionfo", (558 d. R.) Como fu ascritta al dominio di Roma. 

Insieme colla città dev'essere stato conquistato anche il territorio cii'costante al 
lago, almeno sino al fiume Varonne da una parte ed il Liro dall' altra. Restava così 
esclusa la punta settentrionale del Lario che apparteneva ai Vennoni e alle tribù 
affini. Pare che questi molestassero colle loro continue invasioni il territorio comense, 
onde per metter fine a queste razzie, ed intimorire gli abitatori di tutte le valli al- 
pine del versante italico, il console Lucio Crasso (659 d. R.) fece una regolare spe- 
dizione, percorrendo col suo esercito quei luoghi. Ma sembra che fatti d' armi di 
grande importanza non siano accaduti, e così pure che non fossero considerevoli 
i successi del console, poiché, come nota il Mommsen'^ ottenne soltanto l'onore d'un 
trionfo minore. Né molto la sua spedizione deve aver influito sull'animo degli alpini, 
che anzi quasi immediatamente dopo (verso il 660 d. R.) erano arrivati a tale au- 
dacia da metter Como a sacco e fuoco, così che nell' anno 665 d. R. il console Cn. 
Pompeo Strabone non solo ristorò la distrutta città, ma la ampliò altresì e le con- 
cesse, come a tutte l'altre città traspadane, la cittadinanza latina '^ j^er farne un po- 
tente baluardo contro le irruzioni degli alpigiani. 

Ma pare che i Reti, abitanti nelle sovrapposte valli, specialmente i Vennoni 
della Valtellina, continuassero nelle loro imprese a danno della città, poiché, per te- 



' II, 11, 19; 12, 3. • 

■' Liv., 33, 36; Plin., HisL nat.. Ili, 19, 23; XXXIV, 14, 41. Ep., 1, 3; Giusti^., XX, 2; //. Antonin. 
pag. 278; Tab. Peutiny., P. DiAC, 5, 38; C. /. L., V, 2, n. 5267, 5279, 5651 ecc. 

'' Strab., IV, pag. 192,204, 206 e V, pag. 213; Tolom., Ili, 1, 33. 

* Ilist. nat, III, 17, 124. 

<■ in Plin., III, 21. 

" in Plin., 1. e. 

' M. Monti, Sturia ani. di Como, pag. 17. Rimase memoria del nome orobio nel monto Orobio, in Robiate, 
Robiano, Introbbio. Secondo il Monti, Com, donde venne il nome alla città, è voce celtica significante convalle tra' 
morUi, pag. 19. 

« XX, 5, 18. 

» XXXIII, 36, 9. 

'» III, 1, 33. 

" Liv. XXXIII, 39, 10 e fasti trionfali de Oal[leis Imjubribus. 

'■' Strab., 5. 1. 6 pag. 213. 

" 1. e. 



I.E GUERRE COXTRP I LEPONZI, I VENNONETI, I CAMUNXI E I TRUMPLINI 



stiraonianza di Strabene ', un C. Scipione l' ampliò di nuovo, aggiungendovi tre mila 
coloni. Si vede quindi chiaramente che le vicende della città sono strettamente le- 
gate colle guerre o scorrerie che le tribù alpine facevano contro di essa, ed appare 
altresì che queste erano continue e disastrose, come si vede dalla necessità che tro- 
vavano i Romani, ad ogni nuova invasione, di fortificare ed ingrandire la città. 
Dev'esser appunto stato l'incessante pericolo, che essa correva per le minacele dei 
Vennoni, e forse una nuova serie di ladronecci da loro eseguiti sul territorio 
comense, che indussero Giulio Cesare, quando per petizione di Vatinio ottenne la 
GalKa Cisalpina aggiuntovi l'Illirio, e per la petizione stessa (a. 695 d. R.) il diritto 
di fondare nuove colonie*, a dedurre cinque mila coloni, fra i quali cinquecento no- 
bili greci ^ nella città di Como, alla quale col nuovo nome di Novum Comuni* con- 
cesse l'onore della cittadinanza romana. Ma, quando gli Tarbitrii di Cesare comin- 
ciarono ad impensierire i suoi avversari, il console M. Claudio Marcello propose al 
senato che, essendo finita la guerra, fosse licenziato l'esercito vincitore, che a Cesare 
fossero tolte le provincie, e che si privassero della cittadinanza romana i coloni 
Novocomensi, poiché era stata concessa loro per ambizione e contro le leggi ^ (a. 703 
d. R.). Narra anzi Plutarco® che, non solo i Novocomensi furono privati della cit- 
tadinanza romana, ma che il console ordinò di battere colle verghe un comense per 
dimostrare meglio che non si considerava per cittadino romano. 

La trascuranza, nella quale cadde la colonia comense, per le ostilità di M. 
Claudio Marcello contro Cesare, diede animo nuovamente ai Vennoni, per cui nuove 
spedizioni dovettero essere allestite contro di loro''. Ma in queste nuove guerre eb- 
bero compagne altre tribìi alpine, finche furono tutte insieme sottomesse da P. Silio, 
legato di Augusto. Ma prima di parlare della guerra fatta da lui, dobbiamo esami- 
nare le condizioni delle tribù* alpine, circostanti ai Vennoni, e che furono ad essi 
compagne in questa guerra. 

CAPITOLO IV. 

La guerra di P. Silio contro i Camunni, i Trumplini ed altri popoli vicinl 

Le medesime vicende etniche della regione comense, offre pure il territorio di 
Bergamo eolle vaUi che a settentrione la coronano. Infatti anche l' origine di questa 
città (Bergomiim^, Vergamtim^, Peryrmius^", Perf/amurn^', Bégyouov) ^- è ascritta da 



' R. G., II, pag. 168. 

- SUET., in Caes. 28. 

^ Strab., 1. e, ClC, Ad famil., 13, 35, parla di un C. Aviano Filosseno suo ospite quem Cacsar meo bene- 
ficio in Xornr-o»ìen«es retulit. — APPIANO. B. C, 2, 26, dice, per errore, che alla nuova colonia fu concessa solo la 
cittadinan/a latina. 

* La città di Como si trova così nominata, Xomim Comuin, in Catullo (35, 3) in Suetonio (Caes., 28) 
e Neóxwftov in APPIANO (B. Civ., 2, 2(5), in Plutarco (Caes., 28). 

' SUET., 1. e. 

« G. Cesare, e. 29. Clc, ad Atl., 5. 11, 12. 

' Non 6 ben certo contro quale parte del territorio retico fosse rivolta la spedizione diL. Munazio Fianco 
ricordata da un'iscrizione (Gruter, Imcripl. p. 297) che il Qi'ADRIo, 0. f., Voi. I, pag. 80, dice diretta contro la 
Valtellina, ma pare che non avesse di mira i Vennoni, ina probabilmente i Reti della valle superiore dell'Adige, 
per cui ne parleremo nel libro seguente. 

• Pli.n., Ili, 1, 31; XXXIV, 1, 2. //. ^«i!., pag. 127; Procop., B. Gotti., II, 12. e C. I. L., V, 2; n. 5128 
ed altre. 

" GiusTiK , XX, 5. li. Hieronol., pag. 548. 
'" Paolo Diac, II, 12. 
" Geogr. Rav., 4, 30. 
" T0L0.M., III, 1, 31. 



56 LIBRO SECONDO 



Catone ' agli Orobi, che avrebbero fondato una città di nome Barra, che fu distrutta 
e riedificata col nuovo nome di Bergamo. Alessandro Polistore *, ricorrendo alla so- 
lita etimologia del nome, che interpreta per homines vitam in montibus degentes, dà 
ad essa greca origine, ed infine Giustino ^ la pone fra le città fondate dai Galli 
dopo la cacciata degli Etruschi dalla pianura del Po, il che sarebbe confermato an- 
che da Tolomeo \ che mette Bergamo fra le città de' Cenomani. 

Anche questa città fu sottomessa dai Romani nella guerra contro i Galli ci- 
salpini, e subì le sorti delle città vicine. 

Poco o nulla ci fu tramandato dalla storia intorno alla regione alpestre che 
fu unita al suo circondario, e che fece poi parte del suo municipio, che tale si pre- 
senta Bergamo a' temici imperiali ^. Non v' ha però dubbio che ad esso appartene- 
vano le popolose valli che si diramano a settentrione della città, in particolar modo 
la Val Seriana, dov' erano gli Asseriates di Plinio," il quale dice che la cadmea si 
trova in questa valle, agli estremi confini d' Italia '', la vai Brembana e la Val Sas- 
sina, la quale ultima, benché il Mommsen ** dubiti se appartenga alla pertica comense 
o a quella di Bergamo, ascrivo senz'altro a quest'ultima città, poiché fa parte della 
sua diocesi. Le lapidi antiche fanno memoria dei vicani Anesiates e dei Brofmanen- 
ses) ^, abitatori gli uni del villaggio Nese, gli altri del pago Brumano, tutti e due nelle 
vicinanze della città. 

Sembra che ne essa, ne le attigue valli abbiano subito gravi danni dai Ven- 
noni, che erano confinanti. Infatti, mentre la comunanza di possesso delle acque del 
Lario, e l'essere confinanti possono avere offerto molte ragioni di contesa fra questi 
ed i Comensi, la città di Bergamo e le vallate superiori ad essa trovavano una consi- 
derevole barriera contro i Vennoni, nelle Alpi Bergamasche. Né ci consta che dirette 
ostilità soi'gessero fra gli alpigiani del tenere di Bergamo ed i Romani, sebbene la 
scarsità di notizie tramandate sulle vicende del territorio alpino in genere sia tale, da 
non poter su certe questioni tirare delle sicure deduzioni. 

Ebbero invece gran parte nelle guerre di Augusto contro gli Alpini gli abitatori 
delle valli Camonica e Trompia, ed in genere gli Alpini della regione montagnosa, 
che si stende fra i laghi d' Iseo e di Garda a settentrione di Brescia. Ed è questo 
singolare, che siensi aperte le ostilità precisamente nelle vicinanze di questa città, 
che teneva un luogo primario fra la altre, il cui territorio era con essa confinante. 

Brescia (Brixia^", i5/;f/a " e Boi^ixi)^*. secondo la concorde testimonianza degli 
antichi scrittori, non solo avrebbe avuto origine dai Galli Cenomani, ma anzi si rite- 



' ia Plin., ih, 1, 31. 
' in Plin., 1. e. 
" XX, 5, 

♦ III, 1, 31. 

' C /. L., V, 2, n 5128 dalle iscrizioni rimaste appaiono quali magistrature i //// viri iure dicundo (C. T. 
L., V, 2, n. 5124, 5126, 5138), i //// viri aedilicia polestate (n. 5137), i qwiexinreii (n. 5138, 5139), un ruratorem 
reipuhlicnr Bcrgomntiuin datum ab imperatore Trainivi (iscriz. Bresciana n. 4368). Questo curatore fu P. Clodio Sarà, 
che Adriano poi trasferì a Como col medesimo ufficio. Cf. Henzen', Sui curatori delle città (Ann. dell' Ist. arch., 
1851, pag 14). De' sacerdoti sono ricordati dalle iscrizioni i pontifices (n. 5120, 5130), un flame.n diri Claudi (n. 
5126), un flarniìuilem (n. 5182), i Sexriri ed i Sexuiri augustales (n 5128) ed infine i collegia fabrum in genere 
{n.b\\ii),e ad' fahrum eentonarionim (n. 5128), e Ae' fabrum dctidrophomm (u. 5128, 5135). Bergamo apparteneva alle 
tribù Voturia. 

" III, 19. 

' XXXIV, 1, 2, nune et in Bergomatium agro, extrcma parte Italiae. 

" a I. L., V, 2, pag. 557. 

• C. I. L., V, 2, n. 5203. 

'» Liv., V,35; XXI, 25; Tacit., Hist., Ili, 27; Giustino, XX, 5; //. Ani., pag. 127. Tav. Peutim/.; Geocìr. 
Raven., 4, 30; Paolo Diac, II, 23 e V, 36. C. I. L. F, 1; n. 4212, 4309 ecc. Nell'/i:. Hieros., è detta Brixa. 
" Strab., V, pag. 213. 
" TOLOM., III, 1, 31. 



LE GUERRE CONTRO I LEPOXZI, I VENNONETI, I CAMUNNI E I TRUMPLINI 57 

neva per loro capitale '. Ma è indubitato per i risultati archeologici, che anche nel 
tenere di questa città si successero le civiltà ligure (età neolitica), italica (età delle 
palafitte) ed etrusco-italica (I." età del ferro) prima che i Galli avessero invaso l' Italia 
settenti'ionale. Ricordo di alcune di queste popolazioni rimase anche nella storia, che 
pone, in antichissimi tempi, in questo margine meridionale delle Alpi, prima dei Galli, 
i Lebui (Liguri) ^ che lasciarono ricordo di sé in parecchi posti, e gli Etruschi. 

Quando questa regione passò in possesso dei Romani, il che avvenne paci- 
ficamente, avendo i Cenonomani fatto causa comune con Roma, contro gli altri Galli, 
Brescia crebbe in considerazione, e deve perciò aver avuto un agro alquanto esteso. 
Certo tutte le valli alpine sovrapposte, la vai Camonica, la vai Trompia, la valle del 
Chiese, e la sponda occidentale del Bonaco, erano sotto la giurisdizione di Brescia. 
Le lapidi e gli scrittori ci lasciarono memorie considerevoli sulla topografia e la storia 
del territorio Bresciano. Ne' dintorni della città erano un vicus Hercfuleus) *, un 
castelluin Inyenan...^, un vicus Minervinus^ , ed il pago di Erbusci, tredici miglia a 
mezzogiorno della città, dove C. Cesare, figlio del divo Giulio, eresse alcuni edifici 
(verso il 710-711 di R.)'', e presso quel pago la stazione Tetellus dell'itinerario gero- 
solimitano, che distava dieci miglia tanto da Brescia come da Telgate (Tellegatis). 

Ciascuna delle vallate, che stanno sopra Brescia, corrispondeva ad una cìvitas, 
aggregata a quel municipio. Nella valle superiore dell' Oglio (vai Camonica) era la 
civitas^ o la respublica^ dei Camunni {Kaiuov?.oi)^'^. Plinio" li ascrive, insieme colle 
vallate vicine, alla gente degli Euganei, Euganeae gentis, Strabone'^ invece li dice 
Reti. Ma s' è più volte notato che le attestazioni degli antichi scrittori riguardo al- 
l' origine de' singoli popoli, non hanno che un valore relativo, segnando, ciascuno di 
loro l'una o l'altra delle varie stratificazioni etniche, che si succedettero nella stessa 
regione. Il centro di questa tribìi era certamente Cividate, come dimostra il suo nome 
e il maggior numero d' iscrizioni ivi scoperte. 

I vici o ì pagi in questa popolosa valle erano senza dubbio numerosi; ma dis- 
graziatamente di nessuno ci fu tramandata memoria, meno che di certi vicani Gre- 
biae^^, dei quali, dice il Mommsen, finora non si potè trovare la vera posizione; ma, 
se dobbiamo stare alla analogia del nome, dovrebbero essere gli abitanti dell'attuale 
borgata di Grevo. 

Ad oriente de' Camunni, nella valle superiore del Mella ^*, detta Val Trompia, 
erano i Trumplini delle iscrizioni '^ ed i Triunpilini di Plinio '", detti Trumpli nella 



' Cenomanorum caput., Liv., V, 35, 1. XXXII, 30, 6; PLi>r., Ili, 19, 130; Tolom., Ili, 1, 31; Giustin., 

XX, 5, 8; perciò i Bresciani si chiamavano promiscuamente ora Cenomaui, senz'altro, ora Bresciani (Cf. LlV. 

XXI, 25, 14). Per questo CATULLO (67, 34) chiama Brescia madre della sua Verona. 

' Livio infatti (V, 35), dice che prima dei Galli, il tenere di Brescia era occupato dai Lebui (liguri) (loctim 
tenuere Libuil . 

■■' POLIB-, II, 23. Liv., XXI, 25. 14. Strab., V, 1, 9, pag. 216. Diod., p. 575 W. 

* C. 1. L., V, 1, n. 448 8. 
' a I. L., V, 1, n. ibid. 

• C. I. h., V 1, n. 4421, 4450, 4451. 
' a 1. L., V, 1, n. 4305, 4306. 

" C. /. />., V, 1, 4954 (dell'epoca di Tiberio). 

» C /. /.., V, 1, Q. 4957, 4960, 4964. 

'" Strab., IV, 6, 8, pag. 206. 

" III, 20, 134. 

" 1. e. 

■' C. I. L., V, 1, n.4962. 

» a I. L., V, l, n. 4310, 4333, 4910. 

"• III, 2, 136 e a I. L., V, 1, n. 4910. 

'" III, 2, 134. 



58 LIBRO SECONDO 



tavola Peutingeriana. Anche questi sono attribuiti da Plinio ' alla gente euganea, ed 
infatti lo Zeuss*, non trovando analogie con altri nomi del dominio gallico, non li ri- 
tiene Celti, come sono per lui la più gran parte delle vicine tribù. Nelle iscrizioni 
sono ricordati alcuni pagi di questa valle come un uomo Voben(ensis) a Bovegno*; 
un uomo Gennanatis a Zenano*. 

Molto abitata era pure la vallata del Chiese (Clesus^ e Cleusis)'^. Nella parte 
inferiore, a mezzogiorno del lago d' Idro (Edranus) ' forma la Val Sabbia, abitata 
anticamente dalla civitas Sabinoruin, che apparteneva alla gente euganea, come i 
Trumplini ed i Cammini. Un'iscrizione'* riporta mi carme che ricorda il nome della 
borgata Vobarno che è posta ai confini d'Italia, finihus Italiae, monumenimn vidi 
Voberna. 

La parte superiore del fiume Chiese, da valle Bona, dove trae le sue origini, 
fino alla sua foce nel lago d' Idro, forma la valle delle Giudicane, che ora appar- 
tiene al territorio tridentino, ma che anticamente faceva probabilmente parte della 
pertica di Brescia. Si ritiene generalmente che questa valle fosse abitata dagli Stoni, 
gli Stoeni di Livio '-^ e dei Fasti capitolini, gli Zióvoi di Strabone '". Il loro centro, per 
attestazione di Plinio", era Stonos, lo 2"ro»'oc di Stefano Bizantino 'l Già il Cluverio '^ 
precedendo tutti i principali storici moderni, trovò le traccie di questa civitas in Storo, 
borgata delle Giudicarle". Memoria del loro nome rimane pure nel monte Stin, nel 
distretto di Condino. Nel mentre Plinio'* dice Stonos capitale degli Euganei, i Fasti 
capitolini "^ e Stefano Bizantino ''' li dichiarano d' origine ligure. Questa tribù presenta 
per noi un interesse grandissimo, poiché fu una delle prime, contro le quali furono 
volte le armi dei Romani. Ci consta infatti dai Fasti Capitolini, e dalla citata epito- 
me di Livio, che furono vinti da Quinto Marcio Re, l'anno 636 di Roma (a 118 a. Cr.), 
che di tale impresa menò trionfo '**. 

Un l'icordo abbastanza diffuso di questa guerra ci fu lasciata da Orosio '**, dal 
quale sappiamo che il combattimento fu molto aspro da ambe le parti. Quando final- 
mente gli Stoni si videro circondati dalle milizie romane, tanto da non restar loro più 
speranza di salvezza, uccisero le donne e i fanciulli, e sé stessi lanciarono nelle 
fiamme. Questa circostanza ci indica che, non potendo vincerli colle armi,, il console 
deve aver fatto incendiare tutt' intorno le selve della valle ; coloro degli alpigiani che 
furono presi dai Romani, imnia di potersi dar la morte, si trapassarono da sé colle 



' 0. e., pag. 230. 

- r. I. L., V, 1, 11. -1910. 

■' a / L., V, 1, n. 4929. 

^ Flamis quam molli in-aeciirrit flniiiiiic Mella Brijcia {Catvlì.o, 67, 33); e Vergilio ((ìeorg., 4, 278) «ora 
■propc /lumina Mollar, dove lo scoliasla Filargiroxe nota : Mella ninnis in Oallia ciittilpina ririnics Brixiae oritur 
ex nwìitc Brenna, et Serriann. Questo fiume è ricordato dal Geografo Ravennate, 4, 36. 

'" Geogr. Ravenn., 4, 36. 

" Il Cleiisis delia tavola Peutingeriana, secondo il Mommsen (C. I. L-, V, 1 ; pag. Ó12), è un errore di tra- 
scrizion e. 

' Questo nome Elrani, però di lezione ed interpretazione incerta, appare nella iscrizione 4891 del C. /. L., V, 1. 

« V. I. L.. V, 1, n. 490.5. 

" Epit, 62. 

'" IV, p. 204. 

" III, 20. 

' " V. ^TÓvog. 

'■' Italia antiqua, pag. 102-111, eap. 1."). 

" Altri invece posero Stonos presso l'attuale borgata di Stenico, nella valle superiore del Sarca. 

'■' 1. e. prafxtante.'iqiu: genere Euganeos, inik trarlo nomina, raput eoruin Stonon. 

'" Q. Marciun. Q. F. Jiex Procos. A. DCX. HI. X. Dee. De Liguribua .'>torni.y. 

" 1. e. jiÓÀii Avvigùiv. 

'" Cf. Mommsen, H. O., Voi. Il, pag. 168. 

'■' V, 14. 



LE GUERRE CONTRO I LEPONZI, I VENNONETI, 1 CAMUSXI E I TRUMI>I,1M 59 

armi, o si lasciarono morir di fame, per cui soggiunge lo storico latino, non soprav- 
visse più nessuno, nemmeno un fanciullo che fosse costretto a tollerare la servitù. 
Sebbene si ravvisi dell'esagerazione retorica in questo racconto di Orosio, pur si 
comi^rende che duro deve esser stato il conflitto, e che molte interessanti circostanze 
intorno ad esso furono narrate da Livio nei libri ora perduti, dai quali Orosio deve 
aver attinto il suo racconto. 

Nella vicina valle di Ledro, e intorno al laghetto dello stesso nome, pare fossero 
gli Alntrenses di Plinio ', e, lungo la sponda occidentale del Benaco, i Benacenses delle 
iscrizioni -, che non solo appartenevano alla pertica di Brescia, ma tutto quel territo- 
rio era di proprietà privata delle ricche famiglie di quella città, che villeggiavano 
lungo le deliziose sponde del Benaco. Il centro di questa civitas pare che fosse To- 
scolano, dove abbondano le iscrizioni de' tempi imperiali e fra queste una che ricor- 
da Una yentilitas Argeiiia^. 

Alla i^ertica di Brescia, oltre alle sponde occidentali del Garda, pare apparte- 
nesse anche parte della valle del Sarca; ma fin dove si estendesse il territorio bre- 
sciano lo vedremo nel libro seguente, dove si parlerà de' finitimi Tridentini. 

Tutta questa regione montuosa, della quale abbiamo riferite quelle poche noti- 
zie antiche che ci fu dato raccorre, pare fosse stata domata da Roma nella stessa 
occasione che furono vinti gli Stoni, cioè per ojjera di Q. Marcio Re, l' anno 636 di 
Roma. Infatti non è ammissibile che vallate, che, come la Val Camonica, e special- 
mente la ValTrompia, si trovano a brevissima distanza da Brescia, avessero goduto fino 
all' epoca imperiale, di loro indipendenza, costituendo una continua minaccia per la 
vicina città. 

Se quindi l' anno 738 di Roma troviamo alcune di queste popolazioni unite coi 
Vennoneti ai danni di Roma, convien dire, che, già da lungo tempo vinte e dome, ten- 
tassero la sorte delle armi per riacquistare la loro indipendenza. Il che risulta dalle 
stesse parole di Dione \ che, parlando di questa guerra, dice appunto che parecchi 
movimenti e sollevazioni erano avvenute nelle Alpi. 

Disgraziatamente poco o nulla ci fu riferito dagli antichi intorno a questa cam- 
pagna. Sappiamo solo da Dione ^ che i Camunni e i Vennoneti presero le armi contro 
i Romani, per cui Augusto mandò contro di loro Publio Silio, che li vinse e soggiogò. 

Ma, per fortuna, dalle iscrizioni possiamo avere qualche maggior lume intorno 
a quest' impresa, e possiamo da esse dedurre quali fossero le principali tribù ostili 
ai Romani, le condizioni che furono loro fatte dopo la vittoria ed infine la nuova 
organizzazione imposta a queste vallate. 

Anzi tutto si ricava da esse, che non solo i Camunni e i Vennoneti alzarono 
in quest'occasione gli scudi contro Roma, ma si unirono altresì i Trumplini, gli li- 
beri ed i Leponzi, poiché tutte queste sono rammentate nell' iscrizione della Turbia 
fra le popolazioni vinte da Augusto. Fu quindi questa una guerra molto più estesa 
ed importante di quello che non ci lascino travedere le scarse notizie tramandateci 
da Dione. 

È perciò verosimile che Publio Silio non abbia da solo condotto a termine 
questa guerra; ma che, come solevano st>ni])re fare i Romani in tali spedizioni, ser- 



' III, 19. IMin quwf scrupolose dicere non attinent. Alutrertses, ecc. 

' C. I. L., V, 1, n. 4313. 

' C. I. L., 1, n. 4871. Va pur ricordato il bilingue di Tromosine, Cf. Oberziner, I Reti, pag. 175. 

* 54, 3. 

» 1. e. 



60 LIBRO SECONDO 



vendosi dell'opera de' suoi luogotenenti, abbia diviso in più parti l'esercito; e mentre 
egli conduceva le sue milizie contro i Trumplini, e quindi contro i Camunni, risalen- 
do per la valle dell' Oglio fin quasi alle origini del fiume, sia penetrato nella Valtel- 
lina, mentre un altro corpo d'esercito, costeggiando il lago di Como, penetrava nella 
stessa valle dalla parte opposta. Così i Vennoni, che, come già notammo, sono descritti 
da Strabone come i più fieri ed armigeri degli Alpini, e che tante volte avevano por- 
tate le armi sul suolo romano, presi in mezzo, facilmente venivano vinti. Terminata 
questa spedizione, furono immediatamente portate le ostilità contro i Leponzi, a meno 
che non si voglia ammettere che altri corpi d' esercito siano contemporaneamente 
penetrati nella valle della Toce e in valle Leventina, e quindi alle origini del Reno 
contro gli Uberi ed i Vennoneti dell' Engadina, sconfiggendo completamente anche 
quelle tribù. 

Se nulla ci fu tramandato intorno alle mosse di Publio Silio, abbiamo invece 
sufficienti dati per accertare la sorte che fu riservata ai vinti. Del resto la condotta 
tenuta dai Romani contro i Salassi prima, e conti'o i Reti poi, basterebbe per illumi- 
narci su questo proposito; ma se questo non bastasse abbiamo sicure testimonianze 
che i Trumplini furono venduti all'asta, e venduti furono i loro campi, venalis ciim 
agris suis jjopulus^. Ma sicome Augusto, nella tavola ancirana, dichiara di aver usato 
magnaminità coi vinti, è presumibile che venduti fossero solo quelli che erano atti 
a portare le armi, come s'era fatto per i Salassi, mentre gli altri furono lasciati 
tranquillamente ne' loro paesi, dove, probabilmente, si sarà trasportato buon nume- 
ro di coloni dalle vicine regioni. Che del resto Augusto non gravò la mano sopra ì 
vinti, ma che si contentò di ascriverli ai vicini municipi, finitimis attributi munici- 
piis^, ce lo prova il fatto, attestatoci dalle iscrizioni, che tanto i Camunni come i 
Trumplini formarono delle fiorenti civitates, che godevano il diritto di cittadinanza 
latina, latini iuris Euganae gentes^. Fra questi ultimi Augusto istituì una coorte 
speciale diretta da uno Ciazio, jjrinceps Trumplinorum*, e d'allora .in poi, per le mu- 
tate condizioni, e frenati dalla nuova organizzazione militare, si mantennero fedeli 
ed ubbidienti. Vediamo infatti che i Trumplini ^ insieme coi Camunni o coi Sabini, 
posero in Brescia, loro capitale, una lapide in onore di Druso seniore, ed insieme coi 
Benacensi una in onore di Giulia, figlia di Tito ^ ; ed inoltre i nomi di Augusto e di 
Livia furono da essi eternati, quali loro benefattori, in nomi di altrettanti villaggi, 
se a questi due personaggi vanno riferite le iscrizioni al genio pagi Livi'' e al genio 
pop(uli) pagi hi(li)^. Migliore ancora par che divenisse la condizione dei Camunni, 
che godettero di propri magistrati come i duo viri iure dicundo^, e di speciali cor- 
porazioni sacerdotali come i sacerdotes Caesaris"^ e le nmtieres et Augusti viri". 

Il trovare uniti in iscrizioni i Trumplini coi Benacensi, ed il rinvenire fra i Sa- 
bini, come fra i Trumplini, un princeps Sabinorum, mi fa dubitare che anche questi, 



■ Plin., Ili, 20. 

' PUN., Ili, 20, 134. 

' Plin., 1. e. 

* C. I. L., V, 1, n. 4910. 

» 0. /. L., V, 1, n. 4310 l'iscrizione è frammentaria ni et Tnimplim. 

« a I. L., V, 1, n. 4313. 

' C. I. L., V, 1, n. 4009. 

» a I L., V, 1, n. 4911. 

» a I. L., V, 1, n. 4957, 4935, 4959, 4963. 

'» C. I. L., V, 1, n. 4966. 

" O. I. L., V, 1, n. 4950. 



LE GTERRE COXTKO I LEPONZI, I VENNONETI, I CAMUKSI E I TRUMPLINI 61 

sebbene non nominati nell' iscrizione della Turbia, perchè non apertamente ostili, 
fossei'o stati organizzati nello stesso modo. 

Non abbiamo dei dati sicuri per stabilire le condizioni dei Vennoneti e dei Le- 
ponzi. I primi furono forse trattati più duramente, perchè più a lungo ostili; ma certo 
anch' essi furono aggregati ai finitimi municipi, i Vennoneti della Valtellina a quello di 
Como, come ci è chiaramente attestato dalla contesa fra i Bergalei ed i Comensi, rife- 
rita dalla tavola Clesiana. Queste contese erano pendenti fin dal tempo di Tiberio, ed 
egli per accomodarle area mandato inque' luoghi Pinario Appolinare, e non essendosi 
per lui ben definita la cosa, non si curarono né Tiberio, ne il suo successore Caio Caligola 
di domandargliene conto. Perciò Claudio mandò nuovi messi a studiare e condurre 
a termine la controversia. I Vennoneti dell' Engadina e i Leponzi Uberi furono invece 
aggiunti alla provincia retica. 

A qimli municii^i fossero ascritti quei Leponzi che abitavano sul versante meri- 
dionale delle Aljji, 1' abbiamo esposto nei precedenti capitoli. 

Dopo questa guerra, e specialmente dopo che anche gli abitatori delle Alpi cen- 
trali furono sottomessi da Augusto, una nuova attività e vita si diffuse in queste 
regioni e nelle vicine città. 

A Brescia, probabilmente per tenere meglio a freno le vinte tribù alpine, fu 
dedotta una colonia, che dal suo fondatore si chiamò colonia civica Augusta^. Senza 
dubbio in quest'occasione la città sarà stata ampliata e fornita di valide fortificazioni; 
e per opera di Augusto e di Tiberio fu fornita di acqua potabile, acquas in coloniam 
perdiixeriint ^. . 

Anche Como, sebbene dopo Cesare avesse perduto il titolo di colonia e fosse 
semplice municipio, pure crebbe d'importanza dopo le guerre alpine. Si ornò d'im- 
portanti edifici pubblici, e di ville private^, divenne un certo centro di coltura, e, 
sebbene i fanciulli de' cittadini facoltosi si mandassero per l'istruzione a Milano, per 
opera di Plinio ^ onore e decoro di quella città, si stipendiarono de' maestri e gram- 
matici a vantaggio del pubblico ^ Anche sotto l' aspetto militare divenne una città di 
qualche considerazione, tanto che Cassiodoro^ la denominava fortilizio della provincia. 
Infatti la sua posizione sulle ridenti sponde del lago, dove, come sul Benaco, erasi 
stabilita una flottiglia, lo rendevano una importante stazione; poiché si ricava dalla 
Notitia dignitatum'^ , che a Como risiedeva un prefetto dell'armata navale comense; 
ma doveva altresì aver colà stanza una considerevole guarnigione, essendo capo della 
via che congiungeva l'ItaHa settentrionale colle provincie di là dalle Alpi costituite 
da Augusto. 

Dice infatti Strabone**, che, sottomesse le Alpi, quell'imperatore ebbe cura di 
migliorare le strade, ed è certo che da lui stesso fu reso praticabile il passo fra Como 
e Chur^ le cui strada così è riferita dagli antichi itinerari. 



■ V. I. L., V. 1, 4212. 
' e. /. L., V, 1, n. 4309. 

» PLisf., Episi. 1, 3; 2, 8; 4, 30; 5, 16; 6. 24; 7, 11; 9, 7. — Cassiod., Var. 11, 14; e C. /. L., V, 1 ; 
n. 5262, 5279. 

' Plin., Epist. 4, 13. 

" C\ I. L., V, 1, 5278. 

'■ Var., 11, 14: vmnimen rlau.straìp proriiin<u>. 

' Pag. 118, prof.fectus cIoiikì.^ coitietun'n ciim curi ciusdem eivitcUis Como. 

" IV, 6. 

° Cf. Pl.AXTA, I)a,H alte Raetien, pag. 76. 



62 



LIBRO SECONDO 



TAV. PI 


=:UTING. 


ITIN. ANTON. 


Augusta Vindelicorum 
M. P. M. 


pag. 133. 
a Brigantia Comum 
M. P. M. CXCV (sic) 


XX 




Viaca 






M. P. M. 






XXIII 




Vemania - 






M. P. M. 






XV 




ad Rhenum 






M. P. M. 






IX 




Brig 


antio ■ 
M. P. M. 
XVII 


Brig 


antia 


Clunia 








M. P. M. 




M. P. M. 




XVIII 




L 


Magia 








M. P. M. 








XVI 






Curia 


Curia 




M. P. M. 








XXXII 






Lapi 


dada 
INI. P. M. 




M. P. M. 




XVII 




LX 


Cunnu aureu 








M. P. M. 






Tarv( 


X 

3seda 
M. P. M. 


Tave 


sede 
M. P. M. 




XX 




XV 


Clav 


enna 
M. P. M. 


Clav 


enna 
M. P. M. 




XVIII 


ad lacum ( 


X 

Domaceniuii 
M. P. M. 
LX 



Como 



per lacum Comum usque 



Come si vede da questo tracciato, la via di Como correva lungo il lago, sul quale 
sarà stato probabilmente un servizio di navicellari, come era sul lago di Garda, che 
da Como conducevano alla estremità settentrionale del lago (Summum lacum, Samo- 
lico) e di lì la via procede per Chiavenna (Clavenna) per lo Spinga (Cunnu aureu), la 




LE GCERKE CONTRO I LEPONZI, I VENNONETI, I CAMUXSl E I TRUMPLINI 



63 



cui sommità si chiama ancor oggi il Cuno d'Oro^ e di lì per Lapidaria (il borgo di 
Spligen, Spinga) a Curia (Coirà, Chur). Nell'itinerario d'Antonino (pag. 132) è segnata 
un'altra via, che da Como conduceva a Curia e di lì a Brigantia (Bregenz): 

A Brigantia per lacum Mediolanum usque M. P. M. CXXXVIII (sic) 

Curia 

Tinnetione 

Muro 

Summo lacu 

Como 

Mediolanum 

Questo secondo ramo della via, che, per Val Bregaglia, dov'era la stazione 
Murus, e per monte Settimo (Septimer Pass) conduceva a Tinzen (Tinnetione) e di lì 
a Chur, ci è una prova, se ancor luia fosse necessaria, del gran movimento militare 
e commerciale, che nel temjjo dell' impero si sviluppò fra la nuova provincia retica 
e l'Italia settentrionale attraverso alle Alpi^. 



M. 


P. 


M. 


L 


M. 


P. 


M. 


XX 


M. 


P. 


M. 


XV 


M. 


P. 


M. 


XX 



]\I. P. M. XV 
M. P. M. XVIII 



' Quadrio, 0. e, I, pag. 93. 

' Pare che anche tutta la Val Tellina fosse percorsa da una via non ricordata dagli itinerari, che congiun- 
geva Como con Regensburg passando per lo Stilfers Joch, e di lì per Eyrs nella Venosta, per Mais, Graun, Nau- 
ders, Finstermiiuz, Reschen-Scheideck, Landeck, Telfs, Ziri, e poi per Pantenkirchen, Weilheim, Landsberg, 
Augsburg. Donauworth e Regensburg. Cf. a proposito di questa via Genthe, Ueber den etricsk. Tauschha/tidel naeh 
dem Narden (Frankfurt, 1874), pag. 71; Waldmann, Der Bernsiein ini Alterthum (Fellin, 1883) pag. 61 e Rou- 
GEMONT, L' age du bronxe ou les Semites en oecident (Paris, 1866) pag. 143. 



LIBRO TERZO 



LA GUERRA RETICA 




CAPITOLO I. 
I Reti prima della conquista Romana. 

A più micidiale ed estesa delle guerre combattute da Augusto contro i po- 
poli alpini, e perciò quella che più era rimasta celebre nell' antichità, e fu 
narrata con maggior corredo di circostanze, è la guerra contro i popoli 
retici e vindelici, detta appunto per questo da alcuni la guerra retica. 

Il teatro di essa si stende su tutta la zona alpina, che dalle Alpi Tridentine 
va fino alle Alpi Bavaresi, ed anche più a settentrione di esse, fino al Danubio, ab- 
bracciando il Tirolo ed il Vorarlberg, parte della Svizzera, della Baviera, del Wùr- 
tembei'g e del Baden. Anche le regioni vicine non rimasero estranee alle operazioni 
di questa guerra, specialmente il bacino dell' alto Adige, sebbene questo fosse già 
da tempo sotto la dominazione romana, per cui ci sarà necessario trattare pure delle 
condizioni di esso nell' antichità, non solo per avere una chiara idea di questa guerra, 
intorno alla quale molte inesattezze si sono divulgate, ma altresì per avere un 
quadro completo delle vicende storiche di tutte le regioni alpine, dove si manifestò 
l'opera di Augusto. 

Gli scrittori antichi assegnano ai Reti un territorio molto esteso. Abbiamo già 
notato, che Strabone ' non solo ascrive ad essi la regione alpina che è a settentrione 
di Como e di Verona, ma anche tutti i Lejìonzi, per cui, secondo qiiesto scrittore, 
r estremo punto occidentale del popolo retico era il Monte Rosa. Inoltre essi abita- 
rono tutto il bacino dell' alto Adige ed i declivi delle Alpi Dolomitiche, come ci at- 
testa Plinio*, che retiche città denomina quelle dei Tridentini e dei Feltrini, ed ai 
Reti ed agli Euganei ascrive la fondazione di Verona. Infine questo ci è reso noto 
dal fatto attestatoci dalle iscrizioni ^ che ancora al tempo della dominazione romana, 
dagli Arusnati, abitatori della Val Policella, si celebravano le sacre retiche cerimo- 
nie, sacra rneticn, e dalla circostanza che retici erano chiamati i vini di questo de- 
clivio meridionale delle Alpi *. 



• IV, 8, 2O0. 

' III, li*. Ferimi et Tridfnlini et Beriienses riirliin o/ìiii/tn. lintiforum el Kuiiaiimniìii V'rrmin. 
» a I. L. V, 2; n. .391.'), ^.020, 3928. 

* Strab., IV, 8, 200; Vekg.. Geoni.. II, 9."), e Sekvio wl I. i-.; Pi,rx., XIV, \\ MAiwrALK, XIV^ ep. 100; 
SrET., Aìiij. Cdfs. 77; CoMTMKU.A, I/. A'.. Ili, 2. 



<>8 MURO TERZO 



Ma i Reti non si stendevano soltanto sul versante meridionale delle Alpi cen- 
trali, bensì ancora sul versante settentrionale. Perciò dice Strabone S che tanto i Reti 
come i Norici occupavano le sommità delle Alpi, protendendosi anche in Italia, in modo 
da confinare i primi cogli Insubri, i secondi coi Carni, e colle regioni circostanti ad 
Aqiiileia. Anzi le maggiori memorie, che si riferiscono a questo popolo, riguardano 
la provincia i-etica, la quale, sebbene comprendesse anche parte del versante meri- 
dionale delle Alpi, come a suo luogo vedremo, si estendeva specialmente sul ver- 
sante settentrionale, occupando, come dice Tolomeo ^ un territorio molto esteso fra 
l'Elvezia, la Vindelicia e l'Italia. 

Intorno all'origine di questo popolo ci lasciarono categoriche asserzioni gli 
antichi scrittori. Strabone^ gli assegna un posto speciale nell'etnografia alpina, dove 
dice che i Leponzi e i (^amunni sono di razza retica, e Livif) * dice, che i Reti soiio 
senza dubbio Etruschi, che, da temjji immemorabili, si erano fin lì diffusi, ma tal- 
mente inselvatichiti dalla natura de' luoghi, da non i-itenere più nulla dell' antica 
cultura; ma solo la flessione della lingua, ed anche questa non incorrotta. Anche 
Plinio^ e Giustino" sono della stessa sentenza, e si scostano solo in questo dallo sto- 
rico patavino, che ritengono i Reti essere Etruschi rifuggitisi nelle Alpi davanti alle 
orde invadenti dei Galli. 

Gli scienziati modei^ni non vanno d' accordo a tale proposito, professando chi 
xin' opinione chi un' altra, anzi credo che ben poche questioni storiche ed etnogra- 
fiche abbiano dato luogo a tanta disparità di pareri come la questione retica. Infatti 
è noto che mentre alcuni seguirono l'opinione del Niebuhr'', del ì\Iiiller^ del Momm- 
sen® e del Corssen '", che i Reti fossero i progenitori degli Etruschi, e credettero di- 
mostrarlo coi monumenti come il Giovanelli ", o colla toponomastica come Io Steub'*; 
altri invece ritennero i Reti come una popolazione celtica, e trovarono gli elementi 
della loro dimostrazione nella stessa toponomastica, come loZeuss'^ e il Diefenbach ^*; 
altri, come lo Stoffella'^ nei monumoiti, e nelle attestazioni degli antichi scrittori 
trovarono argomenti per dimostrare l'origine gallica di questo popolazioni. 

In questi ultimi decenni la questione fu risollevata e discussa con maggior 
corredo di dottrina, poiché, abbandonate le sterili discussioni basate sulla diversa 
interiìretazione dei testi antichi, si ricorse ad argomenti antropologici, linguistici ed 
archeologici. Ma pur troppo anche questi non riuscirono a mettere completamente 
d'accordo le svariate opinioni su tale proposito, poiché mentre il D.r Tappeiner^® 

' VI, 1, 292. 'Panai òf xal NeoQiy.ol fié/Qi rcoi' ' Aì^siwv i'JieQJiokwv àvio/ovoi, xal ^gòg xrjv ' IiaUar nagivev- 
ovaiv, oi fiìv ' Ivoovjìqois m')'«,7ro)rff oi ì^'f Kàgvoig y.al rote ;Tfp( Ttjv 'Axv?.)}iai' /wgioK. 
■' II, 12, 1. 

-■' IV, 7, 20(). 

'_ V. m. 

" ìli, 20, 24. licwAos Tuxiujruin prulK<ii itrlntnitititr a (Jaltis piilnon duci; fìaeto. 

" XX, r,. Ttusci quoque diifi'. Rnein, aiH/is sedibus amissù, Alpes iieeupavere et e.r nomine dueis i/entex Rae- 
turum eùndideriml. 

' Ito III. Oe.scli. 1, pag. 124 scgg. 
" Etnisher, I, 2, pag. 71-130. 
" li. a., I, 120, :ì:!5. 

'" Ucher die Sprache der Elrun/.er (Leipzig, 1.S.4J II, pag. ò'JO. 
" Dei Rexi, dell' or iy ine dei popoli d' Itolia (Treuto, 1844). 

'■- Die L'rbewohner liUtieiis u. ilir Zìisaiiiineitimiuj init den Et.ru.ikern (Miìiichcii, lS4;j). — Zur riUischen 
Ethnohyie (Stuttgart, 18r)4) — Xur Etiioloyie der deutuchen Alpen (Salzburg, 1887). Cf. anche Daitm, Ziir tiiolischen 
Alleìiiiinshmdi; pag. Iti scgg. 

" Die Deidsihcn unii die Xacliharutiiiiiine (Miìuchpn, 18;ì7), pag. 228 seg. 
" Celtica, II, 1, ;i;) e in ■Jahii.i Jdtirhiiclinr, IS.'tS, pag. 7:")! scgg. 

'■'' Cf. aiulic intorno all'origino celtica dei Reti V. Hehn, Dan Sah (Berlin, 1873), pag. 40-r)8. l. Grimm, 
Gesch. dfr deutseìien Spraclic, pag. 800. 11 nome stesso liaclia, che {)er il Corssen era la forma primitiva del nome 
lìaxeni, h considerato come celtico dallo Zeit.ss, O. e., pag. 228, dal Kausch, Oeucli. der Lileralw dis riUo-romaninchen 
Volkcs, pag. 30, dal liiiuy, nella (lerm. di Tat'ito, (jC, dal Forbkìer, 0. e.. Ili, pag. 442. 

'" Stìidien xur Anthropoloijie Tirots (Innsbruck, 1888), pag. 13 seg. Del resto intorno alla poca «erietil degli 
studi antropologi del D.r Tapi)eincr cf. Arelt. Stor. jter 'Diente l' Istria e il Trentino. Ili, pag. 130. 



I.A (JIKRKA KKTICA (19 



trova che i crani pi'eistorici tii'olesi da lui esaminati sono iperbr^chicefali ed ipsice- 
fali, e perciò affatto diversi dal tipo dei crani trovati in tombe etrusche, il D.r KoU- 
mann, il Penka, il Virchow, ed altri non meno illustri antropologi, hanno dimostrato 
quanto sia pericoloso il cavare da pochi dati delle conclusioni sul tipo di un popolo. 
Nello stesso modo mentre, in seguito a considerazioni toponomastiche ed archeolo- 
giche, lo Czoernig ' vede nella regione retica una popolazione uniforme, compatta, in 
tutto identica all' Etrusca, altri, come lo Stolz, trovano elementi toponomastici diversi, 
cioè nel Nord illirici, romanici e tedeschi, nel Sud invece etruschi, gallici e gallo-italici. 

Senza dubbio una delle cause, che resero quasi insolubile la già difficilissima 
([uestione etnografica de' Reti, fu quella di aver preso in esame degli elomenti dispa- 
rati, riferentisi a regioni diverse, per venire a conclusioni che dovevano valere per 
tutta la regione compresa fra le Alpi tirolesi e la pianura padana, ed in secondo 
luogo d" aver dato un valore del tutto secondario ai risultati archeologici, dai quali 
solo, quando che siano per giunta confortati da argomenti toponomastici, filologici, 
ed antropologici, si può aspettarsi la vera soluzione di quest' intricato problema. 

Io credo quindi, che, per giungere a qualche risultato pratico, convenga distin- 
guere anzitutto nettamente la regione che si stende sul versante settentrionale della 
catena centrale delle Alpi, e quella che si stende a mezzogiorno. 

Imperocché per la prima il risultato degli studi fatti dallo Zeuss, dal Miillen- 
hoff, dallo Stolz, conducono ad ammettervi ne' tempi antichi una popolazione predo- 
minantemente celto-illirica. Infatti lo stesso Strabone dovette notare che i Breuni ed 
i Genauni, cioè le tribìi retiche che abitavano a settentrione del Brenner, ed occupa- 
vano quasi tutto il Tirolo settentrionale*, erano di razza illirica, rjòe rovrcov 'IUvohTjv'^. 

Per la seconda è necessario ammettere diverse stratificazioni etniche, quali si 
verificano dal più al meno nella vicina pianura padana. 

È noto infatti per gli studi comi^iti su quest' argomento, che, in sul finire del- 
l' età neolitica, tutto il bacino dell' alto Adige era abitato dalla popolazione apporta- 
trice di quella coltura. Oltre ai numerosi oggetti sporadici di tale epoca archeologica, 
diffusi in tutto il Trentino \ vi troviamo delle vere stazioni nella grotta del Colombo 
nella valle di Loppio presso Mori ^ a Vezzano^ a Trento, dove si trovò una di tali 
stazioni con numerosi oggetti e cadaveri umani nelle sfaldature di Dos Trento, a 
Mezocorona ■', e su fino presso Merano, dove si rinvenne la importante stazione neo- 
litica di St. Hippolit-Hilgel, donde uscii'ono numerosi cocci, punte di pietra, raschiatoi, 
oggetti d' osso ed ascie levigate, oggetti che, per dono del d.r Tappeiner, si trovano 
nel Ferdinandeum d' Innsbruck. 

Essendo questi i più antichi trovati archeologici fatti nel Trentino, è forza 
ammettere che esso, se non prima, era certo abitato in sullo scorcio dell'età neolitica, 
da quella stessa popolazione ibero-ligure, che occupò tutta la penisola italica, e quindi 
anche tutto il versante meridionale delle Alpi. 



' Die alien Vlilker Ohnritnlifiis (Wien, ISH")), pag. 11-47. 

- Die Urherijlkenmg Tirols (Innsbruck, 1890), pag. 68. 

» IV. 2m. 

' Cf. Oberzinek, / &//, pag. 59-70. 

'• Cf. Orsi, La stax ione litica del Colombo di Mori e l' età ddla pietra nel Trentino { F^iillcttino di palct- 
nolog. ital., Vni, n. 47-12. A propot^ito dell' otà (iella pietra nel Trentino vedasi pure Panizza, Sui primi abitatori 
del Trentino (,\rch. Trcnt. I, 1, pag. 7-48) e Ambrosi, Ogyetli jtreistorici trentini (Bull, di paletn. ital. II, 8). 

" Olisi, Le aniiehità iireromane, romane e cristiane di Vezxano (Arch. stor. per Trieste, l'Istria e il Tren- 
tino. I, 2, pag. 107-11.5). 

' (ih oggetti abbastanza carattfristici ivi scoperti, che meritano di essere illustrati, e che accennano ad 
nn'ejxjca di tranzizione fra l'etil della pietra e quella del bronzo, furono raccolti e ordinati nel Museo (tomunalc 
(li Trentxi dalla intelligente solerzia del cav. Giorgio Ciani. 



70 I-I1!I!0 TEKZO 



Colla civiltà del bronzo, ascritta comunomente agli Italici, che, staccatisi dalla 
grande emigrazione indoeuropea, forse attraverso 1 monti della Svizzera, penetrarono 
nella pianura padana, costruendovi le abitazioni lacustri e le terremare, cominciò 
un' era nuova anche i)er le regioni alpine. 

Questa nuova popolazione, clie lasciò palesi e caratteristiche traccie di se nelle 
palafitte dei laghi Maggiore, Varese e di Como, dalle rive del lago di Garda si dif- 
fuse nelle valli dell' Adige e del Sarca, portandovi 1' agricoltiu'a e i primi elementi 
del vivere sociale', sovrapponendosi alla semibarbara popolazione, che prima vi a- 
veva preso stanza. 

Anche di questa seconda civiltà si ti'ovano palesi traccie in tutto il bacino 
dell'Adige e nelle valli laterali ^ 

Più copiose ed importanti sono le traccie della successiva età del ferro ; ed 
avendo il Pigorini' e-rUndsef trovato in forme speciali di fibule ed agili crinali 
l'anello di congiunzione fra essa e quella precedente delle palafitte, pare logico che 
essa sia il portato della medesima popolazione italica, che per il naturale progresso 
limano e por il contatto con popolazioni transmarine avrebbe conseguito un note- 
vole i)rogresso. D'ora in poi gli Italici, spintisi nell'Italia centrale e meridionale, si 
divisero in parecc^hie famiglie con nomi distinti, assunsero anche un carattere spe- 
ciale a seconda della loro posizione e de' vari contatti con popoli differenti. 

I depositi di Dercolo ^ e di Caldaro ^ e quelli più settentrionali di Hochbiihel 
presso Merano e di Vinti ed Ober Vintel in Pusteria '', i sepolcreti di Vadena^ di 
Meclo^ e di Romagnano '", le ciste figurate di Moritzing ", di Matray '^ e di Welzelach'^ 
sembrano le (unanazioni di un popolo stesso, ma che a mano a mano andò subendo 
l'influenza di altre popolazioni, compresa l'illirica, colle quali necessariamente venne 
a contatto. 

Fra tutte le stratificazioni etniche, che precedettero e seguirono, questa lasciò 
le i>iù sicure e profonde traccie di se, non solo ne' monumenti, ma altresì nella re- 
ligione, poiché il diffuso culto italico di Saturno, tutto caratteristico di queste valli, 
non si può riferire che a questa popolazione, per cui se una ve n'ha che per la 
sua cultura, e por densità possa aver lasciato il suo nome, e questo nom(> è quello 
de' Reti, ai (piali da Plinio si attribuisce, come si disse, perfino la fondazione di Ve- 



' D. Rkich, Stazione litìcn a Mn.'.nmrmin (Arch. Trentino 1\', 1, pag. 141^) p G. Cankstkini, Ancora 
iMl.a kI. litica a Mezxacornna (Arch. treni. VII, 1, pag. 125). 

- Cf. Oberzinek, / Jie/i, pag. 97 segg. 

' Cf. gli articoli su tale argomento pubblicati dall'Archivio Trentino: V, 2, Nitori ac({uisti di antieliHà 
fatti dal Mtmro di Trento. VI, 2, pag. 274. L. Cami'I, Stagione prcintorica ai « Dos dd Oianicol » pag. 21;! segg. 
X, 2, L. Ca.mi'I, Ripostigli di hronn i arcaici rinrcnuti al bosco della Po'.xa nel tenere di Mc'.ocorona. pag. 2-il scgg. 
e nell'Arch. 8tor. per Trieste, l'Istria o il Trentino. Ili, :!, pag. Kil scgg., P. Okw, Nuore note di palctnolof/ia 
trentina. 

' Terraìnara dell'etti del bronco sitwita in Castione dri Marchesi, pag. 21). 

'' Ij antichissima nceroiioli Tarquiniesc. pag. 09 segg. 

" Obkrzixuh, Un dejiosifo mortuario dell' cM del ferro trorato a Dercolo nel Trentino (.Vrch. Treiit. II, 2, 
pag. 100-201). 

Orsi, Un rijmstiglio di bronzi dell' età del ferro trorato presso Caldaro (VIII .\nnnario della Società 
degli Alpinisti Tridentini 1881-1882). 

' I.a più gran parte delle antichità «[iettanti a questi depositi archeologici si trovano nel Museo di Innsbruck. 

*• Orsi, La necropoli italica di Vadena (IX Ann. della Soc. degli Ali)inisti Tridentini 1.S82-18S3). 

" L. Campi, // sepolcreto di Meclo nella Nauuia (Arch. Treni., HI, 2, pag. 191, segg; III, 2, pag. Kil; 
IV, 1, pag. (il; IV, 2, pag. 209. .scgg; VII. 2, pag. 129 segg.; Vili, 2, jtag. 209 segg.). 

'" L. Campi, Tombe della prima età del ferro .'te^ipertc presso /Ai/^m/"""" (-Vrch. Trent., V, 2 ; pag. 2.")l scgg.). 
" F. Or<tI.ER, Archeoloi/ische Notizen auf: Siid-Tirol (Prograninii dell'i, r. Oinna-sio di Bolzano ISOO e 1871). 
" GlOVAN'EM.I, Le aiìtie/iilii Uè; io-p'tritsche scoperte presso Matrai (Trento, 181')). 

■' Si conserva nel Ferdinandenin di Innsbruck. Per i confronti fra questi oggetti figurati colla situla di Watsch, 
cf. Or.SI, Cenili snih' necropoli carniche (.Viti e nienioric della K. Depula/, di St. patria por le provincie ili I(o- 
magna,-III Serie, Voi. I, fase. :■>." 188:^). 



i.A tiri:iii!A r.HTiCA 



rona, Trento e Feltre, essi non possono esser stati altro che uno de' tanti rami della 
gran famiglia italica, e mentre gli Umbri, prototipo di questa, si sarebbero per i 
loro rapporti commerciali assimilata parte della coltura ellenica, i Reti, come pure i 
loro affini Euganei, per le medesime ragioni, sebbene in proporzioni differenti, a- 
vrebbero avuto una speciale impronta per il contatto colla coltura illirica. E gli E- 
trusclii, della cui esistenza fra questi monti fecero testimonianza gli antichi scrittori, 
ed ai quali alcuni moderni, e per vero i più illustri, diedero il primo posto, anzi 
r unico, fra le popolazioni alpine, che parte tengono nella formazione etnica della 
popolazione retica? 

Non v'ha dubbio che l'esistenza di iscrizioni etrusche su tutto il declivio ita- 
lico delle Alpi, e specialmente nel bacino dell' Adige, diedero non poco a pensare 
anche a coloro che negano la presenza di questo popolo nelle Alpi e propugnano 
l'origine celtogallica dei Reti', onde dovettero ricorrere a vari espedienti per elimi- 
nare quest'impedimento alle loro conclusioni. Il d.r Pauli^ dopo aver diviso in vari 
gruppi le iscrizioni etrusche settentrionali, dal raffronto di esse ricava che il gruppo 
di Sondrio presenta più vetustà che il gruppo, pur prettamente Etrusco di Bolzano, 
perciò ne induce che, mentre il primo è un avanzo della primitiva emigrazione e- 
trusca dal settentrione, il secondo invece è un portato degli Etruschi, rifuggitisi 
nelle Alpi, in seguito alla invasione gallica. 

Io dubito veramente che si possa fare una distinzione sì radicale fra le iscri- 
zioni di un gruppo e quelle d'un altro quasi finitimo, ma questo è certo che tanto 
le iscrizioni come le altro poche antichità etrusche del bacino dell'Adige non solo non • 
non si possono ascrivere al periodo più caratteristico di quella civiltà, ma sono anche 
così legate con quelle prettamente italiche da non poter fare una netta divisione fra 
le une e le altre ed ascriverle ad epoche o a civiltà differenti. Invece appariscono 
abbastanza chiare alcune affinità fra i sepolcreti dì Romagnano, di Vadena e 
Meclo e quello di Villanova da una parte, e fra questo ed il periodo più arcaico 
della necropoli tarqxiiniese ^ dall' altra, così da indurre 1' Helbig ^ nella convinzione, 
che tanto gli Italici come gli Etruschi siano passati per uno stadio eguale di civiltà. 
In tal caso si potrebbe ammettere che le antichità di Vadena e Meclo e le iscrizioni 
etiTische appartengano al medesimo popolo, ma nel tempo stesso qualcuno, come fece 
in realtà il Brizio^', potrebbe negare la provenienza degli Etruschi dal settentrione, 
dal momento che per giustificare la mancanza delle loro traccie nell'Italia setten- 
trionale, bisogna ricorrere all'espediente di ammettere che, fusi cogli Italici in modo 
da non far apjiarire diversità di coltura, avessero coabitato nelle abitazioni lacustri 
e nelle terremare, ed insieme, giunti alla civiltà di Villanova, abbiano varcato l'Apennino; 
oppure, come feci già io*, ammettere che dalla grande famiglia italica delle terre- 
mare, proceduta alla civiltà pure italica di Villanova, si smembrassero varie famiglie, 
che assunsero differente colorito a seconda delle varie loro posizioni e dei vari popoli, 
coi quali vennero a contatto, in modo che Reti, Euganei, Umbri, Piceni, Sabini, Latini, 
Saniuti, Etruschi, Messapi, Iapigi ecc., sarebbero tutti rami di una sola famiglia. Non 



' Anche il Nishen, Itallsrhe Landeshimk, pag. 503, e lo Czoernio, Die alten VSlker Oberùaliens, pag. 26, 
ritengono i Reti e gli Euganei rami di nna inc<lcHÌnia famiglia. 

- Die Inschriflen nf/rdctnixLixrJien A/p/iaheten (Leipzig, 1885), pag. 110-111. 

' Undskt, L'antichinnirna iwcropoli tarquiniese (Annali «lell'Ist. eli corrisp. archeol. anno 1865), pag. li. Hei.bkì. 
Snpra la promnimxxt degli Elrmchi (Annali dell'Istituto di corrisp. archeol. anno 1884), pag. 131. 

' Dir Italiker in di^r l'oeljene. pag. 101 

■' 1.(1 iirovenienxa degli Etrmcki (Atti e memorie della R. Deputazione di storia patria per le provincie di 
Romagna. Ili !<erie. III voi, fané. HI p IV. Modena, 1885). 

" / Reti, pag 261, «eg. 



I.IIMKI TKliZO 



nego però che, se la tesi dell' Helbig presenta delle difficoltà, anche questa mia 
trovò viva opposizione, per riguardo alla lingua cstrusca, che generalmente si ritiene 
sostanzialmente differente dai dialetti italici, benché si debba convenire che anche 
sotto questo riguardo si è ben lontani dall' aver proferito 1' ultima parola. Ma ora 
ne lo spazio uè l' indole del lavoro mi consentono di fermarmi ulteriormente* su 
quest' argomento. Non posso però a meno di notare, che si potranno esibire, e forse 
con plausibili argomenti, tesi differenti dalla mia intorno all' origine ed alla prove- 
nienza degli Eti'uschi; ma che l'attento esame del materiale arclu^ologico delle re- 
gioni ali)ine esclude in modo assoluto, che questo quale poi^olo fornito della sua 
speciale individualità e coltura abbia lasciato profonde traccie nelle regioni ali)in('. 
Alcujii specchi ed altri oggetti di vero carattere etrusco, come provenienti da vari 
luoghi del Trentino, si conservano bensì nei Musei di Trento e di Innsbruck, 
così pure vi esistono de' bronzi con iscrizioni, come la situla di Cembra, il vaso di 
Bolzano e l'idoletto di S. Zeno; ma tutti questi sono oggetti sporadici, che tutt' al più 
ci provano l'affinità etnica, ed i contatti commerciali dei lieti cogli Etruschi. Del resto, 
essendo storicamente provato che gli Etruschi, all' epoca del massimo loro sviluppo 
politico, prima della venuta dei Galli, estesero il loro dominio su tutta l'Italia setten- 
trionale, imponendosi alle altre famiglie italiche loro affini, non farà meraviglia che 
rimanesse traccia di loro anche nel versante italico alpino, del quale certamente ave- 
vaiu) preso possesso. 

Come in tutto il resto della i)ianura padana, e in parte dell' Italia centrale, 
anche nella regione atesina si estesero i Galli. A questi infatti ascrive Giustino la 
fondazione delle città di Trento e Verona, e così pure Tolomeo', che pone (pieste città 
ne' Cenomani. Convien però credere che questa emigrazione, i)er quanto riguarda 
il Trentino, sia stata molto scarsa, poiché ad eccezione di alcuni dati toponomastici, 
e di alcuni nomi di divinità-, il materiale archeologico non ]n*esenta che poche ve- 
stigia di questa popolazione. 



CAPITOLO IL 
Condizioni storiche del lembo meridionale d'elle Alpi Centrall 

Delle condizioni storiche e geografiche di questa regione alpina non sono molte 
le notizie tramandateci dagli antichi scrittori. Ma, se vogliamo tener conto della par- 
simonia che essi usarono per tutto quello che riguarda le Alpi in genere, possiamo 
ritenei'ci fortunati, che, sebbene in forma oscura e frammentaria, almeno ci offrii'ono 
dei cenni, che relativamente possiamo considerare abbondanti e diffusi. La ragio- 
ne di ciò ci è offerta dal fatto che i Romani, per varie circostanze, delle quali ci oc- 
cuperemo a suo luogo, ebbero relazioni piti dirette^ con (jucsto tratto alpino, gran 
l)arte del quale fu per tempo occupato anche i)oliticamente da loro. 

Tutte le Alpi che racchiudono il bacino dell'Adige erano conosciute dagli antichi 
sotto il nome di Alpi o monti Tridentini. Così (Tridentinae Alpes) (>rano chiamati da 



' XX, .">: Il Nls.SEJJ, 0. e., pag. 479, rititiio che Trento, V^erona e Feltro fossero fondale dai (ìalli, lionchì: i 
territorio circostante fosso abitato dai Reti. Lo Zeuss, 0. r., paf;. 22S. non erede ehe i Tridentini fossero iralliei. 
' III, 1, 31. 




LA «L'EUUA KKTICA 73 

Plinio' i gruppi dell' Ortler e dell' Oetzthal e le loro diramazioni, così chiama Dione 
(A. al Tgiòevrivai) i monti che dividevano il territorio de' Tridentini dai Reti propriamente 
detti, cioè il gruppo di Sarnthal-. Gli scrittori latini che narrano la guerra cimbrica, 
^Moro^ Ampelio^ il pseudo Frontino^ chiamano pure indistintamente Alpi, o monti 
tridentini tutti quelli che costeggiano e cingono l' Adige e i suoi affluenti. 

Pare quindi che nell' antichità non solo i monti, che oggi si denominano dai 
geografi Alpi Tridentine, ma benanco la catena centrale alpina fosse così chiamata. 
Il Cluverif» ed alcuni vecchi commentatori di Plinio, ed infine molti scrittori 
trentini credettero che le Alpi Centrali fossero promiscuamente chiamate Tridentine 
e Retiche, essendo, secondo loro, Trento la principale città dei Reti. Ma nulla di que- 
sto appare da' testi antichi. L'unico scrittore antico che parli delle Alpi Retiche è 
Tacito®, il quale le i:)one alle origini del Reno, onde giustamente si arguisce che, tanto 
per gli antichi, come per i moderni, sono Retiche quelle Alpi che vanno dal Gottardo 
al gruppo dell' Ortler. Veramente alcune edizioni di Orazio ^ e fra le migliori, fareb- 
bero credere che Raetiae si chiamassero le Alpi Centrali del Tirolo, essendo comu- 
nemente scritto: 

Vidcre Baefis l>ella sub Alpihus 
Dm Sin li nerenteni Vivdelici 

]Ma un più attento esame de' codici più accreditati indusse finalmente gli ul- 
timi" editori a tornare alla lezione antica: Videre Raeti... et Vindelici. Bastava infatti 
osservare, anche prescindendo dalla lezione de' codici, che questo sarebbe stato 1' u- 
nico caso, che dal nome Raetia si sarebbe fatto un aggettivo raetius ; poiché concor- 
demente tutti gli altri hanno raeticus, §amx6g^. 

Il Mair^ invece credette trovare xm accenno alle Alpi Centrali e al Brenner 
in un passo di Erodoto'", dove lo storico greco parla delle origini dell' Istro nei 
Celti presso la città di Pirene. I commentatori ritengono generalmente che (pii si 
l)arli dei Pirenei, dove, scambiandoli con una città, Erodoto pone erroneamente le 
origini dell' Istro. Il Mair cambia la città di Erodoto nel monte Pirene o Brenner 
non lungi dal quale passa l'Inn, affluente dell' Istro, che Erodoto avrebbe confuso col 
fiume principale. Ma pei- quanto siano acuti gli argomenti proposti dal dotto profes- 
sore, io dubito molto che questi riescano a prevalere. Altri " invece riconoscono il 
Brenner neìV 'A:th'vivov doog di Strabone '^ e parmi con buone ragioni, poiché tutto il 
contesto del geografo greco, e la successiva descrizione che fa di questa parte delle 
Alpi, si adatta più al Brenner che a qualunque altro monte delle catene vicine. Di 



' III, 11), 2(1: Athesis ex Trideiitinis Alpihtis. 

- 54, 22. Qucfito è chiaramente ci-presso da lui nella descrizione dei confini retici: 'Paitoì oixorvxt? fieraSv 
Tov TF. Koyoixtyv y.aì xijg fa/.ariag, jzoòi; rais* "Al^ifoi Taìg :Toòg t[/ iTalla, ToX^ Tgiòevrivaig y. r. X, 

' III, li. TridentinÌK iuffi's in Italiam prarotuli. 

' Lil). ìiiKiiiornb. 4."). cum Cimbri 'Iriiìrnl i iiax Alj>eii orcujiarenint, e 22, Lucius Opiniiu-i sul) Lutdtii/ Cahiln 
cDiisuìf in aalfu Tridenti un prorocnlrrvin Cimhrutn iiiterfecif. 

■' Slratny. W, 4. IH : //( saltu Tridentino. 

" Oprili. 1. lilicmis, HiwHearuin Alpium iiiaceesuo ar praecijtiti l'i'rlice nrtits, iiiiidicfi flv.ru in ftcridrufeiii 
ri'rfiiis Ki'jileiilrioMiii (h-riniii miiti-etiir. 

' O.i-., IV. 4. Così anche l'ottima edizione di Hans e Bentlel 

" Vekg., (leorif. Il, !)."). — Pli.v., 14, 1, 2 e (>. — Marziale, 24, 100. — Serv. ad Xvauì. (h-onj. II, 95. 
- Si'KT. Aiig. 77. — Coi.uMELi.A, /i". H. :ì2. — Straboxe, IV, (ì. 

" Hes linrlicae (.Tahrci^schrifl des k. k. Staats-(;ymn!U<iiiia in Villach, 1892), pag. I — XVIII. 

'" II, H8. 'Iman: re yào jiora/iiK àgiàfiffOi ex KrJ.TtTtv xal IIvQr'jVt); nóXioq géet fiéatjv axiSo>y ^vv Eìi(>(ó:tt]V. 

" FoiiiiiiiER. O. e., ili, |>. 115. — Dai'm, /jiir tiroliscluiii Altfrtlmmuktmdc [i. 11. — ^ Zll'PEI., Dif roinixelic 
Hi-rrsilinfl iii Kliirliii. paj;. 2S8 e Sror.z, O. r. pajr. 45. 

'■' I\'. 9 pa^. 20*. v.yéoxsirai òk rwv Kaoròjv TÒ ArTh'vtroy dna.:, Uftyijv f/ov y^iEtaav eU ròy ]4tijoivov :fozafWv, 
Si nagalafii'or ".Araytr nì.'/.ov ,-TOTa/iór eh '">' 'Aògiav ixjìàV/.fi. 

10 



LIBRO TERZO 



lì, dice Strabene, trae origine il fiume Atesino, l' Isarcus dei latini e 1' Eisack odierno, 
che riceve l'Atage, V'Atiocóv di Plutarco', che sarebbe VAthesia^, l'Adige, confondendo, 
come suole spesso accadere ne' geografi antichi, il fiume principale col suo affluente^. 
L'Isara (laagag) poi, che erroneamente farebbe nascere allo stesso monte, sarebbe 
l'Imi, y Alvog di Tolomeo"; ma si vede evidentemente da tutto l'insieme che Stra- 
bene, pur volendo accennare a questi fiiuni, fece confusione di nomi, poiché probabil- 
mente risarà, come nota il Daum ^ potrebbe essere l'Isarco, e l'Atesino l' Inn. In tal 
caso V'Ajiévvivov ÒQog non sarebbe solo il Brenner, ma anche tutti i gruppi vicini della 
catena centrale, compreso 1' Oetzthal, e fors' anco 1' Ortler colle sue diramazioni meri- 
dionali, che ancora Pennine erano chiamate nel secolo XIV ". Il lago donde, secondo 
Strabene, traggono origine tanto 1' Adige che 1' Eno, sarebbe il lago di Reschen, al 
valico dello stesso nome, dove ha origine l' Adige ed un piccolo affluente dell' Inn, 
che da Strabene sarebbe state confuso col fiume principale. De' fiumi cIk^ scorrono 
per il territorio retico erano noti agli antichi il Reno'' superiore da una parte, il 
Ticinus^, V Addila^, il Sarius^^, V Ollius^^, il Cleusis^-, il yiincÌHi^^\ il Medoacus^*, 
la Plavis '* dall' altra, e dei laghi, oltre quelli che spettano al territorio retico, già de- 
scritto ne' precedenti capitoli, toccarono l'estremità settentrionale del suole retico il 
Laeus Brvjantinus^'^' (1. di Costanza) e il Benacus^'' alla estremità meridionale. 

Anche i^rima che i Romani prendessero possesso della regione alpina, conqui- 
stando il naturale confine dell' Italia, i Reti erano divisi in molte comunità, omnex 
in multas civitates divisi^^; ed è probabile che anche quelle che sono ricordate in 
tempi posteriori, esistessero già prima, perchè si sa. che, com'era costume dei Romani 
di suddividere le regioni conquistate in un certo numero di civitates, con a capo una 



' Il Pais, / due htri e il monte Apenniiio nelle Alpi Cantiche secondo Stralmne (Studi Storici, Voi. I, pag. 
814-344), cambia nel passo di Strabene "Arayiv in "Axvi.ir che sarebbe il fiume Aqiiilis, ora Vippaek fra Aquileia 
ed Emona; Vlaagov, camijiato in "Iotqov, sarebbe l'Ison/.o; \"Azì]olvog non lo cerca. 

- Secondo il Forbi«p:r, O. c, III, pag. 441, l'Atagi sarebbe l'Eisack, e l'Atesino l'Adige. Invece il (tROSs- 
KUED, I, pag. 35G; il Manxert, III, pag. 6.Ó.5; il Geokgu, II, pag. 226; il Daum, 0. e, pag. 11, ritengono l'Atagi 
per l'Adige, V'IoaQug per l'Eisack. 
' Mario, 23. 

' Athcsif: in Verg., Aen., », tiSO. — Siuo, 8, .jìKì. — Claud., VI Coiis. Hoii.. 11)0. — Floro, 3, 3. — 
Plin., 3, 16, 20. — Liv., Kpit. 68. — Val. Mass., n, 8, 4. pseiido. Front, Slratmj. IV, 4, 13. — Orelli, n. 4378 
la Tal). Peutiìiy. ha Atcsia. 

'• 0. e, p. 11, n. 12. 

" A tale proposito va ricordato il verso di Dante, Itif. XX. v. li.j. Tra Garda Vakainunica e l'eniiinu. 
— L'Aventino (SimIìER, O. <■., pag. 248), chiama appunto Pennino le .Vlpi Centrali, e così pure chiama Pennino il 
monte donde origina l'Adige. Secondo il Simler, O.c, pag. 2'^(), la valle stessa dell' Inn sarebbe stata denominata 
Pennina. Egli osserva anche che le Uoiraì "A. di Tolomeo (III, 1, 1.), non sono le Alpi Pennine, ma altre Alpi fra 
le Retiche e 1' Ocra. 

' Strab., IV, pag. 20(). 

" Ticimm. (Ticinoj. Liv., ó, 34, 21, 39, 4."), 47. — Plis., 3, 16, 20. — Siuo 4, 81; 7, 31. — Clàud., 17. 
Cmu. lloìi. 195. ó TixivoQ, PoLiB., 34, 10. - Strab., V pag. 209. 

■' Addila (Addai, Plin., 3, 16, 20. — Tao., Hist. 2, 40. — Claud. O.c, 196. — Sinox. Apoj.lix., Ep.. 
1. 5. — Geogr. Kav., 4, 36. "Àòòovag. — Strab., V, pag. 192, 204, 209; V, pag. 213. 

'" Sariiis (Serio), Geogr. Rav., 4, 36. 

" Olliii.s (Olilo), Plin., 3, 16, 20. — Geogr. Rav., 4, 36. OHks. 

'■-' Cleiixis (Chiese), Tab. l'euting.; Clexiix. Gko(ìr. Rav., 4, 36. KXoiotos, Polib., 2, 32. 

'•' .I/Z/ìc/Vm- (Mincio), Verg., EcL 7, 13; (Jany., 3, l.'i; Aen.. 10, 206. — Liv., 24, 10, 32, 30. — Pli.v., 3, 
16, 20. Mintim, Geo(ìk. Rav., 4, 36. Mlyxiog, Strab, IV, ])ag. 2(l9. 

'■' Mcdonm.i (Brenta), Plin., 3, Ki, 20 e Tal). Pcidimj. Brintesia, llriiifn. (Jkocìr. Kav., 4, 36; Mefióanog, 
Strab., IV, p. 213. 

"* Plavis (Piave), Paol. Diac. 2, 12, 13. Piave, Geogr. Rav, /. e. 

'" Laeua Brigantinun (Bodensee, lago di Costanza), Plin., 9, 17, 29; Solin., c. 24. Ixiciis Briyantiae, 
Ammian., \'ì. 4. POMP. Mela, 3, 2, 24. RIikìiux Alpibus drcidens prope a eapitr duon lani.i efficit Venelum et 
Acronum. Secondo il Forbiger, 0. e, III, p. )i31 n. 39 il lanis Venetìi.'i fe l'Obersee da Bregenz a Costanza, e 
V Acronuni l'Untersee; Strabonk, IV, p. 192, e 207. VII p. 292 e 313, nomina il lago senza dirne il nome. 

" JMCII.S Bcniicm (lago di Garda), Ver(ì., Gi'ori/., 2, 16(1. Plin., 2, 103, 106. 3, 19, 23. 9, 18, 28, f, B^va- 
xoi U/ivr/. Straboxe, IV. pag. 209, dice che è lungo 5()() stadi e largo l.")0; nia queste misure non ccfrrrlspondono 
all'attuale estensione del lago. 

'" Plin., Ili, 20. 




L\ Ca-EKRA RETK A 



città o una borgata, così essi possibilmente conservavano quelle che esistevano prima 
della conquista, e soltanto le aggregavano ai finitimi municipi '. 

Naturalmente non tutte cpieste cÀvitaten subirono le stesse sorti, altre furono 
prinm, altre poi sottomesse, e soggiacquero a diverse condizioni, come vedremo in 
seguito, ma ora nella enumerazione di esse seguiremo l'ordine geografico incomin- 
ciando a mezzodì da quelle che prima riconobbero il dominio e sentirono l'influenza 
della civiltà romana. 

Fra esse vanno anzi tutte annoverate quelle che abitarono gli ultimi declivi 
delle Alpi, e che appartenevano alla pertica di Verona. 

Questa città tenne un posto sì eminente nella storia della cultura, e fu sì con- 
siderevole centro militare, da essere considerata come una delle piìi grandi dell' Italia 
settentrionale-, al pari di Milano', superiore a Brescia e a Como, però inferiore a 
Padova, che per grandezza, nobiltà d'origine, e progresso teneva su tutte le altre 
il i)i'imato\ 

Wevowa (Verona^ Ov^gcov^ Ovrjgmva', Beocóve^, Begóva)^ deve, secondo Plinio'", la 
sua origine ai Reti ed agli Euganei, il che deve intendersi nel senso, che i primi vi 
posero le prime basi e fu poi ampliata ed aumentata di popolazione dagli Euganei, 
(fuando questa popolazione, respinta dai Veneti dall' estremo angolo orientale 
d'Italia", si venne a stabilire ad occidente nella regione dei laghi. Nuovo incre- 
mento fu portato alla città dai Galli Cenomani, fra i quali la pone Tolomeo '-, non 
l>()tendosi ragionevolmente intei'pretare il passo di Giustino'', dove ascrive ai Galli 
la fondazione di questa città, se non che nel significato che fosse da loro abitata 
ed ingrandita. In ogni modo questi ebbero poi tanta importanza da essere con- 
siderati come i veri fondatori della città'''. 

Insieme con tutto il territorio Veneto e Cenomano passò spontaneamente sotto 
i Romani. Nel 665 d. R. ebbe per la legge Pompeia il diritto di colonia latina, e 
per la legge Giulia del 705, come l'altre città traspadane, pervenne alla condizione 
di municipio. E tale pare che rimanesse fino al secolo terzo, quando ottenne il 
titolo onorifico di cnlnnia Angusta nova Gallieniana '" (a. 265 d. Cr.). La tribù, a 
cui apparteneva, è la Pohliìia^^. L'aver dato i natali a Cornelio Nipote, a Catullo, a 



' Cf. Kuhn, Dir sffu/l isc/if nini hiinioHIcliK Vcrfauxiinfi thx riìinischen Reiehes, "J, pag. 405, e Marquardt, 
fi'Um. Stnnfsrrrir.. ]. pag. 341 Madwkì, Die VerfftA-miiq ii. i'eriratììtm/ rles rihii. StaateK, 2, pag. 65. 
- Marziale, 14, l!),j. 

S-TUAlì., V, 1, C pag. 218, ni.rjmor Sf xa't Ovt'iowr, y.n'i ctl'rt] nóhg fi£-/a?.tj. èl.airovg Ss rovtcov IÌQiila xaì 
Marrovn xai 'l'i/yiov xal Kxofiov. 

' Strab., V, 1, 7. pac. 2ì:V. 

•• Liv., ,5, 35, ;ìa — PuN., :!, l'J, 23. — Tacit., Ilist. Ili, 8, 10, 50, 52. — Giustin., 20, 5, — Fujr., 3, 5. 
— Catiu,., 35, 8. (J8, 27. — Ovi»., Avi. 3, 15, 7. — MARTfAL., 14, 195. — SlLlo, 8, 596. — Tab. Priilìmj. — 
l'AOL, DiAC, I. 2. Il, 14, 18. Ili, 36, 31. C. I. /,.. V. 1; n. 3335, 3341, 3697, 3711. 

•■ Htrab., V, 1, 6 p. 213. 

' Tol.oM., Ili, 1, 31. 

" Procop., B. Qoth., II, 29, ITI, 3, IV. 

■■• Procop; /;. Golìi., IV. 33. 

'" /. e. Ifn/'toniiii ri Kin/fiiirniiiiii Ì'ri-Diiri. 

" Liv., I, 1. 

'•-• /. e. 

'■' 20, 5, 8. Ciò risulta chiaro dal conte^^to, poichfc dopo la parola cumlidcruiil , attribuita ai Galli a proposito 
di \'eroiia, |iro8egiiP: Tiisrl r/w/qt/f Al/ir.t nertipnrere. 

" Liv., HI, 35. J'erciò Cati'M.o (67, 34) chiania Brescia madre della sua Verona. 

'■' ('osi è chiamata nella iscrizione del 265 d. Cr. soi)ra la [wrta de' Borsari (C. I. L. V, 1 ; 3329). Tacito, 
///.«/. :ì, S chiama Verona roloniu. e su questo fondameuto il BoK(illi«l, Opere, V, pag. 269, ritenne che dall'impe- 
ratore Angusto ottoutsise questa qualità. Nessun monumento però viene a sostegno di quest'opinione, sebbene non 
ini semliri nemmeno tro|ii>o forte l'argomento che adduce il >foMMSKN {C. I. L., V, pag. 337) per negarlo, ciot; che 
Plinio (1. e.) le dà il titolo di niìpiiliini. perchè in (piel punto l'autore parlava della fon<lazione retica, nel qual caso 
era fuor di pro|M>sito chianiiirla altrimenti. Ma piuttosto il fatto die solo (iaIlieno(a 2()0-268 d. Cr.) le concesse il 
titolo onorifico di colonia, è prova che Verona non irodeva prima di questa qualità. 

'■'■ V I. L. V. 1; /. r. 



70 I.IBIIO TEKZl) 



Vitx-uvio e ad altri ingegni chiari nell' antichità, ci è già per se un segno dell' antico 
suo splendore, se, a comprovarlo maggiormente, non contribuissero i numerosi avanzi 
di antichità ivi scoperti, fra i quali primeggia lo splendido anfiteatro, dell'epoca di 
Diocleziano, che forma ancor oggi una delle meraviglie di quella città K U im- 
Ijortanza nell' antichità sua vi è anche provata da' primi fatti del niedio evo. Teodo- 
rico la scelse come sua residenza, e in essa solennemente si festeggiò il matrimonio 
fra Autari e Teodolinda. 

La pertica di Verona, che a mezzodì si stendeva sino al Po*, poco invece si 
protendeva a settentrione. La riva orientale del Benaco, e forse non tutta, spettava 
a Verona : così pure erano inchiusi nella sua i)ertica Sirmione ed Arilica (Peschiera), 
dov' era un fiorente collegio di navicellari (eolleijmm naviculariorum o nau- 
tarum)'^. Il bilingue di Tremosine ci dimostra, insieme con l'altre prove che ab- 
biamo addotte, che 1' elemento retico si estendeva anche su ambedue le sponde del 
Benaco, non che nelle valli vicine, specialmente in Val Policella, il pcujHs Anis- 
natiuni *, che apparteneva certamente alla ijertica di Verona. Abbiamo già ricordato 
che esso avea delle speciali sacre cerimonie, sacra raetica, che fanno fede della oi-i- 
gine de' suoi abitatori. Allo stesso ordine di cose si riferiscono il (/eniiis pa(/i Arusiia- 
tium°, il culto di Saturno", il singolare ed ignoto flamen manixnavius'', come pure 
Vudisna Augusta^, che sembra accennare a qualche edificio sacro. Le locali divinità 
Cuslanus e lupiter Feluennis ', che al Mommsen '" sembrano non aver nulla di gallico, 
ad altri invece paiono appunto specialità cenomane; non so però con quale fonda- 
mento, se non fosse che a questo induca l'altro nome puro strano di IhaiinuKjaUe 
Sqnnagalle^^, dov'è forse qualche accenno al luogo stesso dove la lapide fu rinvenuta 
(a S. Giorgio Ingannapoltron). 

Quali fossero i confini municipali fra Trento e Verona non è ancora ben de- 
finito ; ma essendo stati per qualche tempo ne' secoli trascorsi Avio e Brentonico 
alle falde del monte Baldo, sotto la diocesi di Verona, indusse, forse non a torto, 
([ualcuno ad opinare che la pertica di quel municipio si protendesse fino ad un certo 
punto della Val Lagarina. Ma sotto tale riguardo regna ancora tanta incertezza da 
non potersi facilmente definire la cosa, che fu già causa di molte quanto sterili 
polemiche '*, mancando un vero fondamento, che permetta venire ad una plausibile 
conclusione. 

Un altro considerevole tratto alpino, che dagli antichi era ascritto alla na- 
zionalità retica, ma che pure non ha nulla a fare coi popoli vinti da Augusto, è il 



' Cf. per esse le i-hissiche opere del Panvinio, Antiqiu'tfituiii l'fruiK'iixiiiiii libri ocfo e iì<'IPK>N"E Makfk[. 
Verona illiixtrafa. — L'anfiteatro, detto Arena, ha 48 serie di gradini e si cidcola che sia capace ili 22,000 spctui- 
tori. Questa è una prova parlante della densità degli abitanti di Verona nell'anticbitiì. 

- Ostiglia faceva parte dell'agro veronese: Cf. 0. I. L.. V, 1, pag. 328: Il confine fra Verona ed Este 
e Vicenza era a Porcile e Lobia, appartenendo Colognola ai Veronesi ; il confine fra Mantova e Verona fe incerto. 

■' a I. L.,Y, 1; n. 4017, 4010, 401(i. 

■" (rii Aru.inntcK sono ricordati in G. I. L., V, 1, u. 3915, :5!)2G, 3928. Fumane era il loro centro. Secondo 
il Mommsen (t. e.) i titoli municipali di questa valle spettano a Verona. 

■• C. I. L., V, 1 ; n. 3» 15. 

» a I. L.; V, 1 ; n. 3916. 

' C. I. L., V, 1; n. 3931, 3932. 

" a /. L., V, 1 ; n. 3926. 

» C. I. L., V, 1; n. 3898, 3904. 
'" O. e, V, 1; pag. 390. 
" C. /. L., V, 1 ; n. 3900. 

" MaffÉI, Vcrouii Ut., W. ^ XiiiiVlìiil, Lettera aopra iin (intiin sigitto. e nuyti antirìii confini del Veronoie col 
Trentino (V^erona. 1826). — .AIosciUNl, Onserraxioni sopra Ui lettera del conte .i.'"/»*»/ (Milano, 182(>). — Stofff-LL.v, 
Sayijii) nìiijli antichi con/ini ilei \'rronese col Trentino a' tempi romani (1820). — Glov.-VNKI.I.r, Con.siilcrfr.ioiii ani 
sa/jgio lift jirnf. Slof fella (Trento, 1S26), — Orti, fnlurnn ni confini ilei Icrriloriii Vernncse e Trinlinii (Verona, IS30). 



I.A (ilKRHA i;i;ii( A 



territorio di Feltre, o meglio tutta l' ampia vallata della Piave, cioè quella regione 
racchiusa fra le Alpi Veneziane e le Aì\n Dolomitiche. 

Veramente Plinio' ascrive ai Reti solo la città di Feltre (Fertini), mentre 
Belluno* (Belunum^, Bekovvov, BeUovvov* cIk^ ei-a municipio ascritto alla tribìi Papiria ^ 
egli pone nella Venezia; ma è difficile ammettere che, mentre era ascritto ai Reti 
il territorio circostante a Feltre, fosse di nazionalità differente la valle superiore 
della Piave. 

I trovati archeologici e le iscrizioni reto-euganee di queste regioni^ ci autoriz- 
zano ad ascriverle al dominio reto-italico. Questo sarebbe maggiormente comprovato, 
se i Beruenses di Plinio fossero, come credette qualcuno, i Bellunenses o abitatori di 
Belluno e del territorio circostante. Ma questo è assolutamente escluso dal fatto che, 
accanto ai Beruenses, Plinio nomina la "città di Velimnm, per cui conviene ritenere 
che queste siano due località differenti. Ed infatti si ricorse a varie ipotesi met- 
tendo alcuni i Beruensi a Vervò nella Valle di Non, altri, fra i quali Scipione Maffei, 
identificandoli coi Breuni di Orazio, ed altri infine, e fra questi il Cluverio, coli' op- 
piduni di Virunum ' nel Norico. 

Ma nessuna di queste località pare che corrisponda alla vera ; non il Virunum 
di Tolomeo e delle tavole itinerarie, poiché Plinio stesso faceva distinzione fra questa 
città, che pone ne' Norici, ed i Beruensi, che dice Reti. Non Vervò, perchè gli abitatori 
di quel pago sono detti Vervasses in una lapide antica*, ne possono essere i Breuni 
per la considerevole diversità del nome. Conviene infine notare che la città dei 
Beruensi è detta Berna ne' fasti consolari^. L'unica induzione che si possa fare in- 
torno a questo misterioso oppìdum è che non doveva esser molto discosto da Feltre, 
non solo perchè Plinio lo nomina accanto a questa città, ma altresì perchè in essa 
si rinvenne una lapide '", dov' è parola di un patronus eollegiorum fahrimi cento- 
nariorum dendropliorum Feltriae itemqtie Beruensimn, per cui potrebbero essere 
o gli abitatori dell' alta valle della Piave, o forse meglio quelli della valle d' Agordo, 
estendendosi per Livinallongo nella valle di Gardena '' e quindi sino a Bruneck in 
Pusteria. 

II municipio di Feltre (Feltria) '* apjiarteneva alla tribù Menenia. La sua per- 
tica non dev' essere stata però molto estesa ad oriente, dove veniva a contatto col 
tenere di Belluno. A settentrione e ad occidente pare che si stendesse anche su parte 
del territorio che ora appartiene al Trentino. Senza dubbio 1' alta valle del Cismone, 
cioè tutta la vallata di Primiero, era aggregata a quella città, non solo perchè chiusa 



' III, 20. 

« C /. L., V, 1; Q. -.'044. 

' III, 20, Venttoruiii. aiifcm Accluiit, Pataeium, Opiterginm, Velunum. Vialia. 

' Paol. Diac, 6, 20. e C. I. L., V, 1 ; n. 3549. 

•'• Toi.oM., Ili, 1, .io. Anche Tolomeo colloca Belluno fra le città della Venezia, tijs òk Ovevett'ae fieaóyeiot. 
Neil' Itin. il' Ant.. pag, 2(i7 è detto Bellimo o Bclloio. 

" Cf. Obekzixkr, / IMi. pag. 1.Ó7-1G3. 

' Pux., Ili, 24; //. Ant., pag. 2(j7, nella Tar. Pmiim/ Varuimiii. — Oiieli.i n. 3017, 3504, 5074. in cittil 
Tolomeo II, 14, 3 Ovìqowov; in Suipa B>]qovvwv e in Stefano Biz., BÉQowog divenne una delle più importanti 
del Norico e colonia detta Claudia (Orelli, n. 3504). Cf. Forbiger, 111, p. 454. 

" C. /. L., V, 1; n. 5059. 

" Fea, Vasti com., tav. 12, n. 300; Henzen, (i791 — C. Antoniuy C. f. Antulhus Benme. 

"> a. I. L., V, 1 ; n. 2071. 

" L' iìicrizione reto-euganea di Livinallongo (Cf. Oherzinee, l lieti, pag. 177-180 e Tav. XXV) e un'an- 
tica necroixìli trovata ad OrtcBci di Oardena, che uno scrittore trentino (Weber, Saggio «idU origine dei popoli 
trentini pag. 37) dice soìingliante a quelle di VadeìM, fanno testimonianza che questa valle fu abitata e percorsa 
fino nella più remota antichità e dimostrano anche i suoi rapporti colle sottostanti regioni. 

'■-' C. I. L., V, 1; n. 2070 e It. J«/. pag. 280 ; il Oeoor.'Bav., 4, 30 Filtrio; in qualche iscrizione (Mu- 
ratori 782, 4) Feltrine; Gli abitanti erano detti Fortini (Pmn., 1. e), Feltrini (Cassiod., Var., 5, 9) e Feltrieiises 
(in iscriz. Ligorianii n. 97). 



Minto TERZO 



tutt' intorno da alti monti, offre solo un comodo passaggio verso il tenere di Feltre, 
ma anche perchè i più antichi documenti ci attestano che apparteneva alla diocesi 
di Feltre, il cui vescovo, nell'anno 1027, per donazione di Corrado II, ottenne anche 
il dominio temporale su quella vallata, così che il confine della pertica feltrese può 
esser stato il passo di Rolle'. Così pure alla pertica di Feltre deve aver appartenuto 
la Valsugana sino a Pergine, poiché, se gran parte di essa faceva parte politica del 
principato tridentino, per lo spirituale apparteneva però alla diocesi di Feltre, alla 
quale spettava pure la Valsorda (!on Vigolo. 

Il nome della Valsugana pare derivi -dagli antichi suoi abitatori, gli Aìt.<tn(/ami^, 
il cui nome ora è rimasto alla valle, ed anticamente ad un boi-go o pagus, Aiim(jum, 
nominato nell'Itinerario di Antonino, ^ che comunemente si identifica con Borgo di 
Valsugana. 

Del resto questa valle non è molto ricca di memorie antiche, e delle sue lapidi 
nessuna ha un'importanza pohtica. Sappiamo da Paolo Diacono ^ che fra i castelli 
distrutti dai Franchi nel ducato tridentino, due si trovavano in Alsiica, cioè in Val- 
sugana, ma quali essi fossero, non è molto facile a definirsi, tanto più che in quella 
valle si riscontrano ancora adesso molti castelli importanti, e rovine di molti altri *. 
La valle di Tesino, la valle alta del Fersina, che in seguito fu abitata dalla i^opolazione 
tedesca detta dei Mòcheni ^ e forse anche le valli del rio Nero ossia parte del territorio 
di Pine, quindi Madrano ' sino alle Sile era parte dell' agro feltrino. 

Della via romana che, attraverso questa valle, congiungeva Opiterf/iiim (Oderzo) 
con TridentìiDi, parleremo in altra parte di questo lavoro. 

Invece tutta l' alta valle dell' Astico, compresa Brancafora e Luserna, che ora ap- 
partengono al Trentino, ed erano già proprietà dell'antico principato, devono aver 
fatto ])arte della pertica patavina, poiché, fino al secolo passato, erano ancora ascritte 
a quelle diocesi*, così che sembra che 1' Astico fosse anticamente il confine fra l'agro 
Vicentino ed il l'adovano. 



' L'o.-pi/-i() di San M.irtiiio di Castrozza fu eretto dal vescovo di Feltre (Cf. Pkr[ni SMÌalifn ilei Trentino. 
II, pag. 404). 

■-' (ìli aliitatoii delle sjwnde del Medoaetix (Strab.. IV, pag. 2l;{. — Lrv., X, 2. — Pi.is., Ili, Hi, 'JO); 
ciofc della Bn'iifn del (Ikografo Ravennate, 4, 80, e della Bn'ntesm della Tavola IVutiiigcriana sono detti Af«- 
rloaei da I^tkahone ^/. r.;. Crede, però il Reichard che Medmii-uK si chiamasse il fiume alle sue foci, e che presso 
([ueste fossero i Medoaci, mentre alle sorgenti, dove abitavano gli Ansuganei, si chiamasse anche anticamente Brenta 
(cf. Forbiger, 0. f-.. Ili, pag. 014.) 

■■' Pag. 28(1. 

• III, :ìi. 

'• Bottea, Memorie di Peri/ ine. pag. :ì:ì. Ambrosi, La Valswfana, pag. (!2 e segg. Secondo il BoRZi, O. e, 
pag. 205, il caMrwu Fernu/e di Paolo Diacono (l. e), che il Cluverio e ultiinamente anche il Malfatti (IFran- 
ehi nel Treììtino. Arch. stor. per Trieste, l'Istria e il Trentino, Voi lì, fase. IV, pag. lìliS) e tanti altri identifica- 
rono col Verrueae eaMruìii. ossia Dos Trento, sarebbe invece il castello di Pergine. Ma perch^ per riscattare gli 
abitatori di esso a\Tebbero- dovuto interporsi i vescovi Agnello di Trento ed Ingeuuino di Sabiona (Brixen), anzi 
che (juello di Feltre, nella cui diocesi era il castello di Pergine? 

" Le famiglie tedesche di questa valle derirnno qimxi tutte da i)ente qui venuta nei seroli utuleeinio e duo- 
(leeinm a lavorare nelle miniere delle nostre montat/ne. (iuBsto fu con Indiscutibili documenti dimostrato dal rev, 
don Botte A nell'opera già citata. Memorie di Perdine, pag. 17!). 

' Infatti risulta da carte di quel tempo che monsignor (Tiaconio Zeno, vescovo di Feltre, consacri» nel 
1450 l'altare di S. Giovanni a Madrano (Cf. Bottea, O. c, pag. 205). Fu nel 1780 che tutta la Valsugana fu ag- 
gregata, non solo [wliticamentc, coni' era prima, ma anche ecclesiasticamente, alla diocesi di Trento. 

" Cf. BoKZl, 0. e, pag. 44. 



LA (;i,'i;kka ketka 79 



CAPITOLO in. 

Tridentum e il bacino dell' Alto Adige. 

Un' altra parte distinta dell' antico territorio retico è il bacino dell' Adige dalla 
Chiusa veronese sino alla Chiusa di Bressanone, colle valli adiacenti, cioè l' agro 
tridentino, abitato dalla popolazione de' Tridentini, Tgiderùvoi^ e da altre civitates 
annesse al municipio di Trento. 

Questo era considerevolmente più ristretto del successivo ducato longobardo, 
e poi del principato ecclesiastico. Ma, nel mentre la Valsugana e la valle di Primiero, 
come si disse, erano ascritte alla pertica di Feltre, la parte meridionale della valle 
Lagarina con Brentonico ed Avio a quella di Verona, e la valle del Chiese, e fors' anco 
la parte meridionale della valle del Sarca alla pertica di Brescia, 1' agro tridentino, 
e più specialmente la cioitaa de' Tridentini, almeno al tempo dell' Impero, si esten- 
deva considerevolmente a settentrione, cioè sino a Sabiona (Seben) o alla Chiusa 
di Bressanone (Klausen), e fin sopra Merano a Tholl (Teloninm), dov' erano segnati 
anticamente i confini d' Italia, com' è provato dalle stazioni dei pubblicani che ivi si 
trovavano -. Quest' è un' altra prova, se ancora fosse necessaria, che alle delimitazioni 
antiche delle diocesi corrisjjondono quelle degli antichi municipii. Neil' (ira Diauae, 
trovata presso Merano ed ora custodita nel Ferdinandeum di Innsbruck, si fa men- 
zione di Maia o di un Castrum Maiense, che corrisponderebbe all' odierno Mais, e 
più precisamente ad Untermais^ presso Merano, il cui nome appare solo in tempi 
relativamente recenti, cioè neh' anno 1239 per la prima volta (forum Merammi)*, ma 
essendo all'imboccatura della Passeyrer Thal, dove transitava certo fin da tempi 
antichi un ampio sentiero, o via, in congiunzione coli' Oetzthal e quindi colle regioni 
illiriche, è probabile che fin da tempi romani vi fosse un castrum, il quale era raf- 
forzato da due castelli laterali ; uno è il Maiense o Maia, di cui si è parlato or ora, 
r altro ad egual distanza a nord-ovest il castrum Teriolis, che al principio del quinto 
secolo, sotto Teodosio II, era la sede di un tribunus gentis per Rhaetias deputatae, 
come risulta dalla Notitia dignitatum^. 

Nella stessa è parola di un altro castello cioè di Foetibus (Foetus), che si pone 
dal Giovanelli^ e dallo Stoffella^ presso Vadena (Castel Feder), mentre un castrum 
Formicariuin (Sigismundskron) era alle falde del Montigl (Monticulus) com' è atte- 
stato dalla cronaca di Luitprando^ ed ivi probabilmente passava l'antica via ro- 
mana, come vedremo in seguito. 



' Plin., Ili, 19; Stkab., IV, p. 204; C. /. L.. V, 1, 5050. 

•' a IL., V. 1; n. 5085 e Voi. Ili, pag. 717. 

■' Cf. GlOVANELLi, Ara Diauae, mul dì, RiehUmij dar Roiiierstranse Aiu/u/ita (Botzen, 1824) piig. 07. Il nome 
stesso (li Thcill, Tehniuni, è una prova che quivi si esigeva il dazio di confine : Telonium decìtma nucalur, (Ar- 
POCRAZioxE). Tclonii canonum nulla faciatis usurpatione confutuli (Cassiod., Var. 039). Di opinione differente è 
I'Inama, Il nome della Valle di Xon, I nuiiassi e i Simluni (Arch. Trent., XIV, 1; pag. 14-15); il quale crede 
che il nome del torrente ThoU sia un ricordo della antica popolazione dei Tidliassi menzionata nella tavola Clesiana. 

* Nel 1270 appare in carta il nome Bitrgwn Meianuni o poi AiiMi-anwn (1326) e Civitas Meranum (1527). 
Cf. GlovANELLT, O. e., pag. 69. 

■' Xotii. di(jml. utriiiiiijiie Inijierii. 

« 0. e., p4'- 80. 

' Diif.ierlaxione «opra i sepolcri romani scoperti a Rovereto V atuuj 1829 pag. 129. 

" V, 12, Bfirentfurius ex lìnevoruin parlibtis .. .. per Venusiani ealleni Italiani peliit, upplituitquc castra seeiis 
munii imiein coeahulo Formirariani. (Questo ci testifica che ancora nel medio evo si continuava a considerare il ca- 
stello Teriolis come confino d'Italia. Così anche Dante, dove dice V Alpe che serra Laniagna soora Tiralli (Inf. XI). 



^*' I.IIìKO TEBZ« 



I castelli di Teriolis e di Maia chiudevano dunque al confine italico le due 
vie por la Venosta e per la vallo di Passeyer, e lì era evidentemente il confine della 
pertica tridentina al tempo dell' Impero. Sulla via per la valle dell' Eisack il confine 
era a Seben (Sahona, Snbiona), dove alcuni pongono la stazione Sublavio degli an- 
tichi itinerari ', infatti lo iscrizioni di quel paese ci ammaestrano che anche (piella 
era stazione di gabellieri. Anche i pressi di questa via devono essere stati forniti di 
castelli di fortificazione, il che se non è riferito da testimonianze antiche, la topono- 
mastica ce lo insegna : (Kollmann, Culnien, Klausen, Claustra, Castelruth, ecc.) 

Altre antiche località sono ricordate in quest'ultimo lembo settentrionale del- 
l' agro tridentino e per lasciare la stazione itineraria poiiK Drusi, della quale parle- 
remo quando si tratterà delle vie, ricordei-emo anzitutto Bauxare (Bolzano), dove 
Graziano il 19 agosto dell' anno 379 - promulgò una legge, onde il Giovanelli ^ argui- 
sce che fin da teinpi antichi fosse un considerevole castello di difesa posto al con- 
fluente dello Tàlavera (Talver) noli' Eisack. Esso è il Bmizanum di Paolo Diacono^ 
e la Panzana di una cronaca del 784, il che mi fa dubitare fortemente che il nome 
di questa città non derivi dalla divinità gallica Belisana, come credettero molti ^ ma 
piuttosto da pausare o da pausa luogo di rii)oso e permuta di cavalli*. 

Anche il villaggio di Ora (Auer) pare sia di origine romana. L' imperatore 
Graziano, il 4 agosto del 379, era in Trento, dove promulgò la legge de princip. ageut. 
Il 13 del mese stesso si trovava in un Vico Ali (/usti , dove firmò la legge del Codice 
Teodosiano de auro coronario, donde sarebbe derivato un nuovo nome al paese, cioè 
Auer, Ora ; proseguì quindi por Bolzano, come si disse, dove promulgò la legge de 
palaiin. 

Altri importanti castelli, che presero poi una speciale importanza al tempo 
dei Longobardi, per essere stati distrutti dai Franchi'', guidati da Codino, sono in 
questo tratto di territorio. Fra questi vanno ricordati J'esana (Tisens), Maletuni 
(Maleit), Serniiana (Sirmian), Appiamui) (Eppan)*, tutti fra Morano e Bolzano, e a 
mezzodì di quest'ultima città V Ennemase (Enne inansio) di Paolo Diacono ^ che 
corrisponde all'antica Endidae^^, a\V fnia, del geografa Ravennate, all'Igna, Enna, 
Enn, Egna dello carte medievali, insomma all' attualo borgata di Egna (Neu- 
markt), e il Salurnis del medesimo cronista", che concordemente s'identifica 
coir attualo Salorno, dove, alla metà del sesto secolo. Evino, duca longobardo di 
Trento, sconfisse l' esercito franco di Cramnichi. I numerosi oggetti antichi e il 
sepolcreto romano trovato non sono molti anni in quelle vicinanze, ci fanno fede 



' Cf. MOMMSEK, a 1. h. T', 1 ; pag. 542. 

- Codfx Theodosianns cu/ii prrpfliiis comnioitarìis Iacohi (tOTHOFRKDI (Maiituae, 1740), IjOX III de patat. 
Saer. larriit. 

■' O. e, pag. 117. 

* VI. 36. Oltre alle forme riferite ni trova nelle carte l'ouma (740), Ih-^ano (770), Poxannm e Pauxann 
(784), Bmixnna (828), Pauxana (85.")). Cf. KooH, Dii- Aljiim-Efnis/.ei-, pag. .51. 

•■' Zkuss, O. c, pag. 33. Lo SrEfU, O. e., p. 4.") lo deriva da ì^i<lsnim, che peri» no» api)are in alcuna carta 
antica. 

" Non è infrequente il fatto, che dal luogo di riposo e permuta di cavalli derivasse un vero nomo di luogo. 
Cf. la Pausa sulla via fra Kgna e Cavalcse, e tante altre. 

* Paolo Dia(\, Jlist. Tmih/., Ili, 31. 

* Per l'ubicazione di questi castelli, che diede tanto lavoro agli scrittori trentini, mi attengo alle ilcdu- 
zioni del Malfatti, I castelli trentini distrutti dni Franchi (Arch. stor. per Trieste, l'Istria e il IVentino II fase. 
4 pag. 289-34:.). 

" O. e:, IV p. 33. 

'" It. Aiit., pag. 27.Ì. 

" O. e, III, i), in limi qui iliiitiir Saìionis. 



I.A «l'ERRA RKTICA 81 



dell'esistenza di questo borgo fino ne' tempi romani'. Si potrebbe dubitare che i 
Tridentini propriamente detti si estendessero proprio sino a questo punto. L' Inama 
infatti * poneva in questo tratto della regione atesina i Tulliassi della tavola Clesiana, 
senza però, a mio avviso, poterlo comprovare con sufficienti argomenti. Le iscrizioni 
delia valle superiore dell'Adige non ci portano a tale proposito alcun lume; ma tutto 
fa arguire che anche questo fosse territorio de' Tridentini. Almeno tale esso era con- 
siderato al tempo dei Longobardi, poiché Paolo Diacono ^ parlando dei castelli sovra- 
nomiiiati, distrutti dai Franchi, dice clie questi si trovavano in territorio Tridentino. 
Xè dicasi che qui il cronista de' Longobardi intendesse parlare del ducato tridentino, 
poiché subito dopo parla di due castelli distrutti in Alsuea, ossia in Valsugana, che 
politicamente apparteneva al ducato stesso. 

E per proseguire nella enumerazione delle antiche località del territorio de' 
Tridentini, ricordate da Paolo Diacono, procedendo verso mezzodì, al confluente del 
Noce, o Nosio, nell'Adige, si pone generalmente il campus Eotaliani*, dove avvenne 
una zuffa tra Cramnichi, duce de' Franchi, e Regillone, conte longobardo di Lagare, che 
rimase ucciso, quindi Fayitana (Faedo) sulla sinistra dell' Adige, e Cimbra (Cembra), 
sulla destra dell'Avisio, e sorpassata Trento, della quale ci riserviamo di parlare più 
innanzi, nella parte meridionale, nella valle Lagarina, che probabilmente trae il nome 
dalla terra o castello di Ligeris, ricordato dal geografo Ravennate^, che pare corri- 
sponda all' attuale villaggio Villa Lagarina, troviamo ricordato da Paolo Diacono il ca- 
stello di ì^olaenes (Volano), e più a mezzodì Bremtonicum (Brentonico) e la località 
Sarìii, o il campum coy omento Sardis, dove avvenne l' incontro fra Autari e Teodo- 
linda', e poi le due stazioni degli itinerari ad Palatium (Ala) e Vennum ; ma queste 
ultime località fino a Brentonico erano probabilmente, come già si notò, parte della per- 
tica veronese, sebbene a' tempi Longobardi fossero già ascritte al ducato tridentino''. 
Ma la pertica di Trento, oltre che sulla parte della Valle dell'Adige, che succintamente 
abbiamo descritto, si estendeva anclie su molte valli laterali. Non tutte però quelle che 
facevano ])arte del principato, ed ora del Trentino, erano addette all' agro di Trento. 
Della Valsugana col bacino di Primiero e della valle del Chiese abbiamo già detto, 
che una apparteneva alla pertica di Feltre, e l'altra a quella di Brescia. A quest'ul- 
tima, secondo il Mommsen *, è probabile che appartenesse anche tutta la valle del 
Sarca. Se è vera la sostituzione di Bevaxvcòv all' indecifrabile lezione Bsxovvwv di Tolo- 
meo', si potrebbe supporre anche, come fece l' Inama'", che questi Benaeenses si sten- 



' l'arto (logli oggetti ivi ritrovali furono (lejwsitati nel Ferdinaiideum di Innsbruok, altri nel Museo Co- 
munale di Trento: Per la gentilezza del 8ig. All)ertini, imprenditore, che abbaia fortuna di trovarli, conobbi tutti 
i i)articolari relativi a quasta necropoli, che for«c formerà argomento di un mio prossimo lavoro. 

-' Il nniiif Min Va/Ir ili Xnn. I Tnllhisni p i ÌSimlnni (Arch. Trent., XIV, 1. pag. lo). 

' O. e. Ili, fu. 

* 0. e. Ili, il. Di questo nome noti riraa.se memoria. C'è bensì un Rothlan e un Botimi nel tenere di Bol- 
zano, ma non è probabile che si po8.sa qui alludere a quella località. Più tardi nella pianura fra 1' Adige e il Noce, 
prevalsero i nomi di Villa Mi-xii S. l'etri e Mr\inm Coron/w. da iiìcciioii o iiw/luni, campo, o di (jui gli odierni 
Slezolombardo o Mezocorona. Cf. Mai^fai'ti, O. e. pag. liOO. 

■'■ Ilfiii, (lemiper tvm hn;/i' nh Alpilnix sunl civitatnj<, ideal Sirmio. Garda, Liyeris, 'IViiielo. Il nome I.,agare, 
I.4igaris, Ligeri» fe molto antico: ni: mi sembra ardita l'ipotesi che sia il ricordo di una tribù di Liyurini. Alcuni 
e fra questi l'iNAMA, La <iuc,rra reticn, pag. 10, n. 29. credono che questa valle fosse così denominata dai fre- 
quetiti laghi o paludi o da un Iago che vi sarebbe stato prima che l'Adige si aprisse il passaggio della Chiusa, 
ma già il Malfatti (0. <:., pag. ?M, n. 1) dichiarava quest'opinione priva di ogni fondamento. 

" Paolo Diac, 0. ."., Ili, 2!). 

' l^ei^ondo il Pincio sarebbe stato IVxxlosio che donft alla chie.sa di S. Vigilio la valle Lagarina; od infatti 
fra i ritratti di vescovi in Castello del Buon Consiglio accanto a S Vigilio fc Teodosio con sotto la scritta Ecchmof 
futidator; ma non ci sono più sicuri documenti che ne parlino. 

" a l. /,., V. 1 ; -IM. 

» III, 1, :ìt. 
'" // nome della Valle di Non. ! Tulliassi e i Sindimi (Arch. Treut. XIV, 1. pag. 8, n. 1). 

Il 



82 I.llìKO TERZd 



dessero oltre che sulla riva occidentale del Garda anche nella valle del Sarca, dove 
sarebbe stata la Zdggaxa o Ildgxa che, oltre al Sarca, ricorderebbe Arco; ma riesce 
poi oltre modo difficile situare le altre comunità, Ovawla. Bghrjva, Avcóviov (/j 'Avavviov), 
per le quali furono proposte le più disparate ipotesi. Varie ragioni però ra' inducono 
a non ritenere estesa la pertica di Brescia su tutta la valle del Sarca. 

Prima di tutto le iscrizioni, dov'è ricordata la tribù Fabia, si riferiscono esclu- 
sivamente alla parte inferiore della valle, a mezzodì delle Sarche; com'è pur vero 
che, se è giusto quanto riferisce il Pincio, fu Carlo magno colui che assegnò Rivam 
oppidum et vallem ludiearianim alla diocesi di Trento. Non credo però che questo 
si riferisca anche alla superiore valle delle Sarche presso Tione, e meno ancora alla 
valle di Rendena. 

Il fatto che questa valle fu nel 404 evangelizzata da S. Vigilio, vescovo di 
Trento, mi pare già una prova che essa fino all' epoca romana facesse parte della dio- 
cesi e quindi anche del miuiicipio di Trento, confinando però col municipio di Brescia ', 
poiché, come narrano gli atti della morte del martire vi fu aspra contesa fra i trentini ed 
alcuni popolani di Brescia che coli' armi ne contendevano la salma. Essendo forse il 
Sarca, dallo sbocco del P'inale fino alle Sai-che, linea di confine fra i due municipi, 
la via, in questo tratto, se, com'è probabile, teneva il percorso attuale, passava 
per il territorio Bresciano. Al municipio di Trento deve di necessità aver apparte- 
nuto la valle che da Tione conduce a Vezzano e di lì alla valle dell' Adige. Nulla 
quindi vieta che questa fosse la sede dei TuUiassi della tavola Clesiana, come sup- 
pose il Kiepert, che avrebbero lasciato ricordo del loro nome nel villaggio di Dolaso. 

Il rivo Finale, che scende dal monte Marzo e, presso Verdesina, entra nel Sarca, 
come indica il suo nome, pare segnasse da quella parte appunto il confine tra la pertica di 
Brescia e quella di Trento. Di questi torrenti che segnavano il confine, e conservarono il 
fatto nel loro stesso nome, ne abbiamo altri esempi. Anche all'imboccatura della valle 
Passeier vi è un torrentello che si chiama Finele, e che il Roschnuuin suppone essere 
stato un antico rivum Finalem^, perchè segnava il confine tra i! tenere dei Triden- 
tini e la provincia retica. 

È anche notevole che la causa del martirio di S. Vigilio fu che egli gettò a 
terra 1' idolo di Saturno, che quei montanari adoravano. Si sa essere Saturno una 
divinità tutta locale trentina, onde anche questa sarebbe una prova dei legami che 
stringevano quella valle col territorio tridentino. Essendo infine la valle di Rendena 
unita per il passo di Campiglio colla valle di Sole, si comprende benissimo come i 
Tulliassi fossero nominati nell'editto di Claudio presso i Sinduni, che, come vedremo 
più innanzi, erano probabilmente gli abitatori della valle di ' Sole, e quindi anche 
presso gli AiKdini, tutti ascritti al municiijio di Trento. 

'L' essere ajjpunto i Tulliassi abitatori d' una remota valle confinante col ter- 
ritorio di Brescia, tanto da non esser ben certo a quale dei due municipi appar- 
tenesse, rese anche per essi necessario l'intervento di Claudio^ per giudicare a 
quale de' due municipi essi fossero ascritti, dichiarandosi l'imperatore per quello 
di Trento. 

Sulla via che unisce il bacino del Sarca con quello dell'Adige si trovarono 
vetusti ricordi di considerevole importanza, e memoria di luoghi abitati nell'anti- 



Atti TI, n. 10. 

Cf. ( liovANELlJ, Ara Dinnnc pair. Ti' ii. 4. 

(,'. l. !.. V, 1 ; 50r)0. 



LA (ifEltHA RETICA 83 



chità,' Su di un eolle a nord est di Castel Toblino si trovarono le traccie di eostru- 
zioni dell'epoca romana, spai'se sn vasta area*; alla medesima località, dove abi- 
tavano i Tìiblriìafex, si riferisce una lapide', dalla quale si deduce che un Driiinus, 
aetnr paediomm Tubìinatiiiìii, fece a sue spese un tegurium, o tempietto, sacro fatis 
fdfabus, sborsando duecento sesterzi, perchè fosse sotto la tutela del coUustrione 
fnmli Vettiaiii. Il culto de' fati e delle fdte si praticavano non solo a Toblino, ma 
ben anco a Vezzano, che, secondo rOrsi\ sorgeva più a sud dell'attuale borgata; 
un'iscrizione infatti vi ricorda il singolare cnlto de' fati mnscìtli''. Il fondo (piindi di 
Vezzano, già noto per i suoi fajnosi pozzi glaciali, contenenti antichità preistoriche, 
era conosciuto all'epoca romana. Anche in que' pressi furono trovati considerevoli 
avanzi di costruzioni antiche**, e all' epoca Longobarda era guardato da un impor- 
tante castello (Vitianiini) distrutto dai Franchia 

Da Vezzano procedendo verso Trento si incontrano altri l'uderi e ricordi di 
antiche abitazioni e di tombe romane presso Terlago^ tutto del resto lascia sup- 
porre che la conca, che si stende da Castel Toblino a Trento, fosse parte inerente 
de' Trìdeniim propriamente detti, essendo questa per tre diverse vie congiunta 
colla valle principale dell' Adige ^. 

Un' altra valle, pure aggregata al municipio Tridentino, e che meriterebbe per 
se sola una storia, è l'Anaunia. 

Essa era abitata dagli Anaunenaes, detti anche corrottamente Anannenses, 
Anahaen.^es, e Aììa</ì>enses ; la valle poi è detta Ariagna e Anagnes nella lettera di 
S. Vigilio a S. Giovanni Crisostomo, e negli atti minori de' tre Santi anauniensi è 
detta Annonia, e se ne dà anche la spiegazione, eo forte quod satis abundet annona. 
Credo però inutile notare la insussistenza di questa definzione ; non è più probabile 
che il suo nome derivasse da un pagus Anauniunt, V'Avavviov di Tolomeo, come 
qualcuno volle credere. L'Inama '", dotto investigatore delle antichità della valle di 
Non, crede non improbabile che il nome le derivasse dal torrente, che infatti il 
Pincio chiama Naìomnì fiiimen^^, ma non si nega le difficoltà che possono sorgere 
da tale ipotesi, poiché da Nannnni deriverebbe Non e non l'odierno Nos. Tali osta- 
coli sarebbero ])erò eliminati quando l' attuale nome Nos si facesse derivare da un 



' Or.si, Lp antirltiti'i jircroinane, lomnne, e cn'uliaiir di Vc-.;ano (in Arch. stor. por Trieste, l'Istria e il 
Trentino, I, 2. pag. 107 segg.). 

■-' Arcliirio Trentino, VII, 2 pag. 25."). i^i trovarono i frammenti di IJO metri di un pavimento in pietra, un 
pezzo di pavimento a mosaico, di fattura ordinaria, fraiuinenti di tegoloni, ossa, monete della repubblica e dell' im- 
])oro, e tre maschere di terracotta. Questi oggetti sono conservati, meno una delle tre maschere, che è scomparsa, 
dal conte W'olkenstein in Castel Toblino. 

^' C. I. /.., V, 1, n. r){K»2. 

* O. r., pag. 11(1. 

" C. I. L., V, 1. 

" Cf. i^TKFKXKi.r.i, Di Vex'.ano e Uri mw patrono prete inarlire San ValenJ,iini (Trento, 1882) pag. 7. 

' Paolo Diac, ili, 30. L'Ob«i, 0. e, pag. 112, ritiene che questo castello sorgesse sul dosso t/elUi Bastia 
detto anche Cnutin. In un'iscrizione cristiana dell' 840 si nomina ancora il raxtnim vici Vaani. Cf. Oasr, Moni(- 
meìili cristiani del Trentino anteriori al Mille (Arch. stor. \ìcr Trieste, l' Istria e il Trentino, II, 2-3, pag. 1-tl e 
tav. I, .')). 

" Cenni arelnoloijiri ilei ilinturni di Terlayn (Ardi. Trent., V, 1, pag. 113-119). 

" Via antichissima, e forse <piclla che era percorsa all'ejjoca romana, era quella di Sardagiia, Sopramonte, 
Baselga, Vigolo, come ci attesta la frequenza di luoghi aiutati, con nomi antichi lungo essa. Un' altra via, per il 
monte di Terlago, congiungeva /anibana con Vezzano, come è confermato, oltre che dalla tradizione, dal fatto 
che lutif/o questa linea furono seojierti molti sepolereti indubbiamente romani e preromani (Arch. Trent., V, pag. 
113), ed infine anche la via per IJuco di Vela, che ora è la principale, e la pili breve, dev'esser stata praticala 
aire|)oca ronnina. sostituendosi all'altre meno comode; sclil>ene una pia leggenda antica ne attribuisca la formazione 
all'opera miracolosa di .S. Vigilio. 

'" A tal pro|>osito cf. I.vama, Il nome della Valle di Nmt. pag. 12-13. 

" Anche il (4rAl>uii). < ). e. 1. pag. ó."), dice che gli Anauni furono così nominati dal jia^me Ananno o 
Xaund}, ogifi detto Soti. 



84 I.IBRO TEKZO 



antico Anaimus, o Naimus, donde sarebbe derivato Naiins e ((uindi Nos, e di lì anche 
il nome Non alla valle e il tedesco Nminserlhal '. 

Le numerose scoperte di depositi e sepolcreti lareistorici, fatte in questa valle, ci 
danno il filo conduttore per trovare l'origine dei suoi abitatori. Infatti gli elementi 
che vi predominano sono i liguri dell'età della pietra, i reto- italici con scarsi accenni 
all'etrusco nelle iscrizioni retiche di Meclo, di Dercolo, e di S. Zeno ed infine i gal- 
lici puri nei rinvenimenti dell'alta valle di Sole ed in qualche punto dell' Anaunia', 
così che sotto l' aspettò etnografico si vede che essa subì le stesse sorti della valle del- 
l' Adige. Oltre modo numerosi sono anche i monumenti dell'epoca romana, che ven- 
nero in luce nella valle di Non; si può anzi dire che sotto 1' aspetto archeologico tiene 
essa il primato su tutte le altre valli secondarie del sistema alpino. Non v'ha paese 
infatti che non abbia offerto avanzi di costruzioni e di sejìolture romane; ad essi 
è affidata la storia antica di questa regione, ed in particolar modo alle iscrizioni. 

Per lasciare da i)arte le iscrizioni retiche ed etrusche, la più gran parte 
delle quali furono già da me pubblicate, e dalle quali per la incerta interpretazione 
si potrebbe ricavare scarso profitto per la storia, noteremo che ben trentacinque 
iscrizioni romane sono uscite alla luce neh' Anaunia'-*, dalle quali si deduce con suf- 
ficiente chiarezza quali fossero le sue condizioni religiose e politiche, ed anche le 
relazioni degli indigeni coi Romani. 

Sotto r aspetto della religione, dopo l' esame delle yentidue iscrizioni sacre 
anauniensi, l'Inama'' ebbe a notare che la religione romana era ampiamente pene- 
trata in questa, come nelle altre valli alpine. Infatti oltre il culto degli dei maggiori 
(Giove, Minerva, Marte, ecc.) quello degli dei minori, (i Lari, la Vittoria, la Concordia), 
era in vigore, come in altre località del territorio tridentino, quello di Mitra, il che 
è provato da tre monumenti mitriaci scoperti nella valle del Nosio. 

Ma oltre alle divinità comuni ai Romani, se ne riscontrano di quelle tutte locali, 
come un dio Cavavius^ ; ed olti-e modo diffuso e tipico di questa valle è il culto 
di Saturno, che l'Inama® identifica col dio etrusco Sathur, ed io credetti già tro- 
vare analogo all'italico Saturno^. Questa divinità era onorata con speciali cerimonie 
e lustrazioni; a lui erano inalzate are e statue come ce lo prova il bel frammento tro- 
vato ai ecDiipi neri di Cles ed illustrato dal de Campi*; ed ancora alla fine del se- 
colo quarto era pili che mai in fiore il suo culto, come è provato dagli atti del 
martirio dei santi Sisinio, Martirio ed Alessandro. 

Un'iscrizione^ ci ricorda i castellani Vervasses, ossia gli abitatoli di Vervò. 
Tanto questo castello, ricordato dall'epigrafe, come quelli di Romeno e Castelfondo, 
dei quali l'Inama'" ha provato l'esistenza, erano a custodia delle vie che congiun- 
geA'ano la valle di Non con quella dell' Adige, cioè quella che per il monte Pi-adaia 



' li nome ,Voff> nou t; che una ilalianizzaziiiiic di .Vos. Perciò il Bottoa, giustaiiiontc, creile più oi^atta la 
forma Nosio che Noce (/ye n'vohaioni rlel/i rnlli ilei XokÌo. Arch. trent., II, 1. pag. 3 in nota). 

' Per i numerosi scoprimenti preistorici di ([uesta valle che trovarono dei dotti illustratori nel Cav. de 
Campi, nell'avv. Panizza ed in altri, si confrontino le dotte pubblicazioni inserite nell'Archivio Trentino. 

" Esse furono in gran parte pubblicate nel C. 1. L., V, 1 ; pag. 'ì':M segg. e pili completamente d.air Inaha, 
I.r (inlii'lie isc.rixioni romane, Mia Valle di Son (Arch. Trcn. Xll. 1, pag. 3, 7H). 

' 0. e, pag. 36 seg. 

" a I. L, V, 1; n. .")0;")7, Inama, O. c, u. 1. 

" O. e., pag. 40. Osserva l'autore che di diciannove iscrizioni sacre a ^<atHrno pro}>rie dell'alta Italia, 
undici spettano al Trentino e di queste ben nove alla Valle di Non. 

' / Reti, pag. 198 segg. Alle medesime mie conclusioni giunge pure il Prof. Liucil Rosati nella sua dotta 
conferenza, // Snlnrim liniiiann e<t il Saturno Anaitne (Rovereto, 1898). 

" l)as Heitii/tlmw des Saiurnii.'! auf ilen xrhirnr:eii FeMern /eiiHijii nerii liei Cles. pag. 74 

" C. L L., V, 1; n. fKinU; Inama, 0. e, n. 3. 

'" Aniiehi eaxtelli riniimii nella ralle di Non (Arch. treni,. \, 1, j)ag. .'i-:',?). 



LA (iUERRA KETK'A 85 



I 



scende nella valle dell' Adige fra Rovere della Luna e Cortazza, quella della Mèndola, 
e finalmente quella di Senale e delle Palàde. Anche 1' AnaynJs castrimi di Paolo Dia- 
cono si pone generalmente nella Valle di Non e precisamente a Nan, e pare che anche 
questo risalisse all' epoca romana. Ma il vero documento storico più importante 
dell'antichità romana per questa valle è la tavola Clesiana, della quale abbiamo 
dato il testo nell' introduzione '. 

Si ricava da essa che gli Ananni avevano raggiunto uno sviluppo intellettuale 
grandissimo, poiché alcuni di loro facevano parte delle guardie pretoriane, plerique 
ex eo (/enere hoinimirii ctia/m mUitare in praetorio meo dicìininr, altri, furono con- 
dottieri di colonne militari, quidam vero ordines quoque ilo.risse, altri, (illecti in 
decurias, Roviae res indicare, per cui, agendo e trattando essi in modo come so 
fossero cittadini romani ed ascritti al municipio di Trento, sia per i loro meriti spe- 
ciali, sia per non fare offesa a (piel municii)io, ut diduci ab is sine gravi splendidi 
municipi iniuria non possit, l'imperatore Claudio, con suo editto del 15 marzo del- 
l'anno 46 d. Cr., sanciva tutto quello che avevano fatto come cittadini romani, consi- 
derandoli come tali uniti alla pertica di Trento^. Nelle stesse incerte condizioni di 
cittadinanza romana erano, secondo 1' editto stesso, anche i Tulliassi (Tulliasses), dei 
quali abbiamo cercato di fissare la sede, ed i Sinduni (Siuduni) quorum parfeni de- 
lator adtributam Tridentinis, peirtem ne adtributa quidem arguisse dicitur. Anche 
questi doi^o un attento esame di Giulio Pianta, amico e compagno dell'imperatore, 
amicum et cowitent meunt, furono giudicati inerenti all'agro del medesimo municipio. 

Anche sulla sede dei Sinduni furono emesse varie ipotesi; l'Inama-', che po- 
neva i Tulliassi neir alta valle dell' Adige, dichiarava di non sajìer trovare un posto da 
assegnare ai Sinduni. Lo Schulten * poneva, come il Kiepert, gli uni a Tione (Tilliuni 
delle carte medievali) e a Dolaso, conformemente a quello che noi pure abbiamo sostenuto, 
ed i Sinduni a Saone nella stessa valle ; ma è evidente che, se essa era la sede dei 
TuUiasses, non poteva esser contemporaneamente anche quella dei Sinduni ; il Reich ^ 
poneva gli uni e gli altri nella stessa valle di Non, e precisamente i 'i'ulliassi presso 
il castello di Tono (Tonlassi), ed i Sinduni sull'altipiano di Don. 

Ma r ipotisi che tribù differenti abitassero nella medesima valle, divise solo da 
un fiume o tori-ente, difficilmente troverà seguaci. Gli Anauni erano troppo impor- 
tanti per se, per non occupare tutta l'alta valle di Non; infatti non rimase traccia 
di differenti denominazioni che essa avesse sull'una e sull'altra sponda del Nosio. 

Del resto per essere, come dice l' editto, parte di quelle comunità aggregate, 
e parte no, al municipio di Trento, bisogna che fossero in regioni di confine, come 
abbiamo notato per i Tulliassi; eppure non devono essere stati molto lontani dagli 
Anauni essendo notati vicini a loro. Nella valle di Sole vi è la valle laterale del 
Saent, col ghiacciaio dello stesso nome. Questo potrebbe essere un incordo del nome 
Sinduni (Saenduni), che si sarebbero estesi in tutta la vai di Sole. 

Per essere essi confinanti e quasi uniti per il passo del Tonale coi Camunni e 



' pag. 12, II. 1. 

' I.^ria tavola di bronzo dell' anno 341 d. C!r. trovata a Roma e riferita dal Grutero, dov'è parola di un 
emjìurium naiiniUinum, viene dal IJarUacovi nelle sue Memorie .storiche, I pag. 22 assegnata alla valle di Non. Se 
cif) fosge vero, del che jK^rò si può anche fortemente dubitare, sarebbe ([uesta un'altra prova «lei lthikIi' sviluppo 
commerciale che l'Anaunia avrebbe raggiunto a' tempi imperiali. 

'■' fi nome ddUt mille ili. Non, pag. 1(5. 

* Die iieret/rinen (Ifiìuieineiileii dffi rnmiKeheii Jieie/ie,s (Rheinischcs MuHeum, voi. 50 (ISilfi), jiag. 517). 

•'■ L' Ananiiia antica (Arch. trent., XIV, 1, pag. 17-28). E. Untekstein'KR, Scritti di .stona antica Iri^Jcn- 
tina pag. 5(i trova nel noine Sinduni la baee di Don paesello dell' Anaunia e nei Tulliassi quella ili Terzohw in 
valle di Sole. 



86 I.rBRO TERZO 



coi Venuoueti, si capisce il dubbio clic poteva sorgere a quale municipio s])ettassero, 
cioè se a quello di Trento, o a quello di Brescia o di Como. È anche rimarchevole 
a tale proposito il ricordo dei Bergalei, nello stesso editto, per cui si vede che Giulio 
Pianta, nella sua ispezione alpina della Valtellina per 1' alta valle Camonica e per il 
Tonale era entrato in Val di Sole, quindi nell' Anaunia, e nella vicina Rendena, sede 
di popoli sottoposti al suo esame. 

Nella valle dell' Avisio, che, sebbene non ci siano positive testimonianze, pare 
che fosse aggregata al municipio di Trento, pongono alcuni i Simbri (ol Zi/ufigioi) di 
Strabone ', e più in su, nella valle di Fiemme, i F/amonien.<ies di Plinio-. Ma quanto 
ai primi, se sono nominati in qualche codice e nell'edizione del Kramer, è da notare 
non solo che nelle edizioni più corrette * a quel nome fu sostituito quello di 'Ivaovfigoi, 
ma anche la poca o nessuna probabilità, avuto riguardo al senso complessivo del 
testo Straboniano, che si possano riferire agli abitatori della valle dell' Avisio, i secondi 
si pongono più conìunemente * presso Flagogna (Flamonia) al Tagliamento. Ma se 
non si hanno sicure testimonianze del nome portato anticamente dagli abitatori della 
valle dell' Avisio, non si può neìnmeno dire, che poco o punto essa fosse abitata 
all' epoca romana. Le tombe e monete romane scoperte ]>resso Ziano in vai di Fiem- 
me S e la famosa situla con iscrizione reto etrusca trovata sul colle di Caslir, presso 
Cembra'', oltre ai nomi dei borghi e villaggi di formazione antica, sono una pi'ova 
più che palese che anche queste valli erano abitate e percorse ai tempi romani e 
preromani. 

Anticamente, come ora, il luogo più imi)ortante della regione atesina, quello 
dove affluivano, come altrettante arterie, le valli laterali era Tridento (Tridentum'', 
Tndento^, Tredeiite'^, Triìicfo^", Tqiòévtov^^, Tgidévre^^). La sua fondazione è ascritta da 
Plinio'" ai Reti, da Giustino •* ai Galli, ond' è probabile, come già abbiamo notato, 
che tutti e due questi popoli abbiano contribuito l'uno alla sua fondazione, l'altro 
al suo anii)liamento. . 

Infatti anche Tolomeo '* mette questa città fra i Cenomani, ed avendo essi, 
secondo lo stesso autore, occupata la regione di Bergamo, Brescia, Verona, Man- 
tova e Cremona, è verosimile che siano penetrati anche per la valle dell' Adige fin 
sopra Trento, portando nuovo incremento alla popolazione italica che prima vi abi- 
tava '®. Senza dubbio il primo nucleo di abitazioni sarà stato posto ai piedi della Ver- 
ruca, che forma come un naturale fortilizio contro le invasioni delle tribù vicine. Sullo 



' V, 210, 2KS. 
•' III, 19, 2H. 

' Uf. Eiliz. di Meineke, Voi. I, pag. l'i».-). 
' Gf. FoRuiGER, 0. c, III, pag. 581). 

■' Weber, Swjìiìo »ìiU' nriiihie ilri pnpoli trentini, pag. 68-70. 

'■ E giiì a tutti nòto che l'opinione, elio il nome Combra dorivi dai Cimbri, ti destituita di ogni fondamento 
e percift non ci ^<()fferlnia^lf) a parlarne. 

' «in.sTis,, XX, 5; Amm. MARCEi.r.., K.VI, 10, 20, G. I. L. V, 1; n. .")02.3; Geoor. Ravbnn., pag. 257. 
" //. Aiit., pag. 275 e 280. 
■' Tai^. l'eatiiKj., G. I. L.. V. 1. 
'" Fi.eoon Trali,. (Fragni. Hist. graecorum). 
" ToLOM., III. 1. :ì. 
'■-' III, 20. 
'■■' l. e. 

» III, 1, 31. 

1^ Il Nls,SEy, O. e. pag. 470, su|)pone che Tronto, Verona e Feltre siano state fondate dai Oalli, benché 
il territorio circostante fosse abitalo dai Roti. Contrariamente lo ZEir.ss, 0. e, pag. 228, ammetteva che celtiche 
fossero in raa-ssima le popolazioni alpine ad eccezione però degli Euganei, dei Triuraplini, dei Caniuuni, dei Loponzi, 
dei Tridentini e degli fotoni. 

'» Il Mai^katti, / coììfmi del prineipalo di Ti-etito (Arch. stor. per Trieste, l'Istria e il Trentino, II, 1, pag. 
1), propende j>er l'origine gallica di Trento, pur ammettendo che, anche prima della venuta do' Cenomani, a' pitdi 
della Verruca, in riva all' Adii/e, uhliia potuto esistere nii rieus. 



r.A (UIKKKA IIKTICA 87 



stesso colle sarà certo sorto un gruppo di abitazioni, poiché quel singolare masso 
tutto rotondo e scosceso, deve aver offerto, fin da' que' tempi primitivi, 1' aspetto di 
una rocca ; infatti abbiamo già notato, ciie fin all' epoca di transizione fra la pietra 
e il bronzo esso era stato prescelto come luogo di abitazione. 

Francesco Ranzi ', nelle sue ricerche, quanto modeste altrettanto importanti, 
intorno alla pianta dell'antica città, trovò un antichissimo muro di cinta, di forma 
quadrilatera, ai piedi della Verruca, con la relativa porta, in diretta comunicazione 
con la sovrastante rocca. Sullo stesso monte furono da lui segnalati avanzi di co- 
struzioni e tombe dell' epoca romana. Del resto fin dal secolo passato il barone Cres- 
seri^ ne avvertiva l'esistenza. Nel 1813 il Giornale del Dipartimento dell' Alto Adige^ 
e poi il Giovanelli, in un suo lavoro manoscritto ' vi notavano le traccie di un tempio 
e di antichi edifici romani. Splendidi ca[)itelli di colonne, trovati sulla Verruca, si 
conservano nel Ferdinandeum di Innsbruck e nel Museo comunale di Trento, un 
. gruppo di aes gravi trovati nel luogo stesso, fu illustrato dall' Orsi *, e nell' i. r. 
-Museo di Corte a Vienna, come provenienti da Doss Trento, si conservano un peso 
romano di bronzo in forma di testa di maiale, portante sullo zoccolo anteriormente 
il numero del peso XXX (n. 1141 del Museo) ed un gran pendaglio d' oro, ben lavo- 
rato (numero 256) ^ e monete imi)eriali da Augusto a Vespasiano. 

Sebbene tutti questi, insieme coi monumenti figurati, e le importanti iscrizioni 
murate nella chiesa di S. Apollinare, siano prova sicura che questo luogo era abitato 
all' epoca impei'iale, e che sorgeva colà qualche importante edificio, non è improbabile 
che anche ne' tempi più remoti vi si fosse fortificato il piccolo opjndum Verruca di 
Cassiodoro', il Ferruge di Paolo Diacono ^ che già a' tempi romani assunse una spe- 
ciale importanza, perchè era a difesa della via da Verona, che in quel punto dalla 
sponda destra passava sulla sinistra dell' Adige, mediante un vado, come dimostra 
il nome (Vò), che ancora conserva la opposta località. Il valore strategico della Ver- 
ruca eretta un dì a freno de' barbari, chiave della provincia, fu riconosciuto poi 
anche da Teodorico, il quale, per mezzo di Leodifrido Salano, esortaA^a a costruirsi 
delle stanze i Goti e i Romani abitanti intorno a quel singolare macigno rotondo. 
Esso, sono parole del re gotico, sorge in mezzo ai cmnpi in sembianza, di torre, 
nudo e dirotto alV estremità de' fianchi, ristretto a mo' di fungo piii al piede 
che alla cima. L'Adige, clie bellamente gli scorre accanto, accresce decoro a questo 
castello singolare nel mondo^. 

Il grosso della città, pure anticamente, sorgeva però sulla sponda sinistra 
del fiume. Tutta la sua importanza più che da altro dipendeva dalla speciale sua 
posizione strategica. Il Ranzi, nelle sue diligenti ricerche sulla pianta dell' antica 
Tridento, riscontra tre varie cerchie di mura di epoche differenti, dinotanti tre suc- 
cessivi ampliamenti della città, tutte di forma quadrilatera, con torri e porte nelle po- 
sizioni cardinali; i fossati poi che circondavano le mura sono tracciati dai canali o 



' l'iaithi tiiilicM della cittù ili Trento, pag. 45 segg. 

• llmi'mtmiiietdo itUoiuo mi ima kcrUione IrerUiiui di Aiti/tislo (Trento, 1760) e L'ara trentina di Ercole 
Saxano, Dissertazione epistolare inedita (Trento, 15*82). 

" Anno 18i:3, n. 01. 

* fy«iW" antiqimrio per la Rex,ia 05». 2134 della Biblioteca comunale di Trento). 

■■' l'n gruppo di Aes yrari trovati a Trento. (Arch. stor. per Trieste, l'Istria e il Trentino. Voi. I. pag. 382). 
" Cf. Mittlwiluiujen ikr le. k. Central C<j>Hmi.'fHÌon utr Rrforuclwiuj iiiul Erkaltuny dir KtoLst utui liistorischen 
DetikincUer (III Jahrg.). 

■ C'ASMoi)., Var.. Ili, JS. 
" l'AOM) I>IAC., Ili, 31. 

" CAstiioi».. Var., Ili, 48. 



8S 1,1 BEO TKRZO 



rog<^ie elle ancor oggi in varie direzioni percorrono la città. Da questo risulta chiaro 
che essa non ebbe mai delle proporzioni considerevoli, e nemmeno all' epoca impe- 
riale, cioè quando la città arrivò al massimo suo sviluppo, non occupava tutto 1' at- 
tuale perimetro, che raggiunse solo all' epoca gotica e longobarda. ' 

L' Adige e il torrente F'ersina, che prima scorreva presso il Duomo, e poi fu 
portato più a mezzodì, al di là dell' ultima cerchia delle mura, attribuite a Teodorico, 
ne formavano le due più formidabili barriere. Il fatto che furono trovate molte tombe 
romane dietro la chiesa di S. Pietro* non che a poca distanza dalla cattedrale ^ ci 
provano all'evidenza che quelle regioni erano escluse dall'antica cerchia di mura, e 
mentre dentro di essa fu in vari punti trovato il livello dell' antica città con vie la- 
stricate, e avanzi di mosaici e di solide costruzioni a ni 2.05-4.50 dall'attuale livello, 
nulla di questo si riscontra fuori delle mura designate dal Kanzi come le più antiche 
della città. Oltre agli avanzi della Tridento antica, visibili in parecchie sue torri, fra 
le quali le più caratteristiche sono la torre Verde, di costruzione probabilmente ro-, 
mana '' e la torre del Castello del Buon Consiglio, che, fin da tempi antichi, denomi- 
navasi torre di Au(/usto, all' epoca del quale ci richiama appunto il carattere della 
sua fattura, si riscontrarono le traccie di un anfiteatro, che sarebbe sorto ad oriente 
della città. 

Non è ben certo se le parole di Teodorico, in Cassiodoro^ ìh tridentinam re- 
gionem civitatem construì nostra praeeepit Auetoritas, per la quale opera invocava 
r aiuto de' Feltrini, si riferiscano ad un ampliamento della città di Trento, e, come 
credono molti scrittori trentini, alla costruzione dell'ultima cerchia di mura, che furono 
in gran parte demolite alcuni lustri or sono, o non piuttosto a qualche altra fortifi- 
cazione nel comitato tridentino °; sembra però probabile che esse si riferiscano pre- 
cisamente alla città di Trento, poiché non resta memoria di altri luoghi tridentini, che 
si i)ossano credere edificati all' epoca dei Goti ''. 

Quando la regione tridentina passò sotto il dominio romano non ci fu ricordato 
da alcuno scrittore, né da monumenti antichi. Ciò non ostante per mezzo di caute 
induzioni si può giungere a stabilire con certezza quando ciò avvenisse. 

Anzi tutti si sa ])ositivamente che Trento col suo territorio al tempo di Augusto 



' (Jltre alla cit!il;i opera del llaiizi, [ìcv gli edifici romani di Trento cf. Arcliii: Treni., I[, 1; pag. 114-11"); 
III, 2; pag. L'(i(i. 

- Il Massarello no' suoi Dinri del Concilio Tridentino narra che il 15 marzo 1545 i legati pontifici visitando 
la guardaroba del cardinale Madruzzo in Castello fra altre belìisahhe cose, vi ammirarono un' infinità di vasi di 
retro in dioersp formi- antique, et due d' ei<si grandi (iiumto un lìrocco d' aeqtm et li altri piccolini, dentro grandi 
erano ceneì-i el o.s.sa abl>rueciate, quali vasi sono a qiwsti giorni stati trovati in utia .sepoltura antica, che è stata 
scoperta in un borto del Ciurlrt, cittadino trentino, dentro la città. (Cf. C. CltrijIAN'l, Ti-enio al tempo del Concilio: 
Arch. Trcnt. I, 2, pag. 101. t In carte della parrocchia di fS. Pietro in Trento è denominato orto del Ginrlet, il 
piazzale che fc dietro la chiesa di S. Pietro, che anticamente era coltivato ad orto di proprietà di quella nobile 
famiglia. Ivi furono quindi trovate le tombe di cui parla il Ma-ssarello, e che dalla breve descrizione che ne fa, 
appariscono romane. 

•' Cf. Raxzi, O. c, pag. 1 1. Molto più imixìrtanti e numerose sono le tombe romane scoperte nella località 
dotta / Paradi.si. Ebbi dalla gentilezza del cav. O. Ciani che ne sorvegli?) lo scavo e fece deporre gli oggetti tro- 
vati nel mu.seo comunale, i particolari di questa scoperta, che forse offrirà in seguito argomento ad un mio lavoro. 

* Seguendo roi)inione di molti cronisti e archeologi trentini ho pur io asserito fi Reti, pag. 222) che 
(jucsta torre, insieme con altri fortilizi, appartiene all'epoca etrusca. Una più attenta considerazione mi fa però 
associare all'opinione di coloro che la ci'cdono romana. 

'■• lar., V, 9. 

" Cosi crede il Fi! apporti. Della storia e delle condi-.ioni del Treniimt .sotto la domineaione de' doli, pag. 
108, segg. 

' Non regge l'osservazione fatta dal Frapporti, 0. e, pag. 108, che piuttosto dei lontani Feltrini, trat- 
tandosi di Trento, Teodorico avrebbe dovuto invocare l'aiuto dei vicini Veronesi, jìoichfe abbiamo notato prima che 
il tenere di Feltre si stendeva su tutta la Valsugana e quindi fin quasi alle porte di Trento. Ancora meno serio è 
il dubbio di G. A. GAxrDKNzr, A''ote ai lilrri stili' origine dei Ointlrri Veronesi e Vicentini di M. Pexo Ms., che la 
Verruca non sia il Doss Trento, ma qualche altro colle presso il Natisene, che da Cassiodoro sarebbe stato confuso 
coli' Athems. 




I,A (ÌL'KKRA rktica 81) 



era già sotto i Romani, come è dimostrato dal fatto che, ne i Tridentini, ne alcuna 
delle ])opolazioni che abitavano nelle valli laterali, sono ricordate nel trofeo della 
Turbia, fra le genti alpine vinte da quell' imperatore. È quindi del tutto arbitraria 
l'assei'zione del Kiepert' e del Pianta* che i Tridentini fossero stati soggiogati da Au- 
gusto, perchè sono nominati da Strabene fra le popolazioni retiche insieme coi Leponzi 
e cogli Stoni. Poiché abbiamo già osservato che Strabone parlava in quel punto di 
nazionalità retica, e perchè si sa che gli Stoni erano già da tempo sotto il dominio ro- 
mano. E nemmeno è supponibile che i Tridentini fossero stati soggiogati prima degli 
altri lieti, in qualcuna delle precedenti spedizioni ^ poiché è accertato che, nell'anno 
48 d. C'r., Trento è cliiamata, dall' imperatore Claudio, splendidum municipiuiìì , e che 
fosse non già di recente formazione, ma benemerito jjer antichi servigi prestati, lo 
prova il fatto, che per non recare ad esso ingiuria Claudio dichiarava gli Anauni, i 
Tulliassi ed i Sinduni, come aggregati a quel municipio, cittadini romani. 

Ma ragioni ben piìi imi)ortanti ci inducono a ì-igettare 1' opinione surriferita e 
a ritenere che il Trentino era aggregato già da tempo alla repubblica romana. Prima 
di tutto ce lo provano i monumenti dell' epoca romana trovati nel Trentino, fra i 
quali basti ricordare la lapide funeraria trovata presso Nomesino, sotto il villaggio 
di Lenzima, che è scritta in caratteri sì arcaici, che il Giovanelli ^ benché erronea- 
mente, la riteneva volsca, ed il Mommsen '" giudica romana, ma antichissima, e le nu- 
merose monete dell' epoca repubblicana trovate in tutta la regione dell'Alto Adige '^, 
ed infine tutte le circostanze della guerra cimbrica, della quale avremo tosto occa- 
sione di occuparci, ci denotano che già in quel tempo la regione atesina era in potere 
dei Romani. Ivi infatti, come . in terra romana, si era attendato il console Catulo in 
aspettativa dei Cimbri. Onde tutto fa credere che già nell' anno 652 d. R. (102 a Cr.) 
il Trentino era in proprietà di Roma. Quali fatti erano accaduti prima di quell' epoca, 
che denotino il passaggio di questo territorio a tali condizioni V 

Vent'anni pruna, cioè nel 632 d. R. (122 a. Cr.), sappiamo che fiera battagha 
fu impegnata dai Romani contro gli Stoni 4ella valle del Chiese, che furono comple- 
tamente distrutti. Qualcuno potrebbe dubitare, come si dubitò di fatto, che nella me- 
desima circostanza il console A. Marcio volgesse la sue armi anche contro la valle 
dell' Adige, che in tale occasione sarebbe stata debellata. Ma sarebbe singolare che, 
mentre i fasti consolari e Orosio parlarono degli Stoni, cioè degli abitatori di una 
valle angusta e poco popolata, non parlassero de' Tridentini ben più importanti di 
loro. Orosio, che attinse ai libri perduti di Tito Livio, non li aAi-ebbe certo passati 
sotto silenzio. 

Non resta quindi che un'unica deduzione, cioè che, come Tolomeo ascrive Trento, 
insieuìc con Verona e Brescia, ai Galli Cenomani, così, insieme con essi, anche il ba- 
cino dell' alto Adige abbia fatto causa comune coi Veneti e con Roma, contro i Galli 
Cisalpini, e fosse quindi, come tutte 1' altre città vicine della Italia settentrionale, pas- 
sato in libera e spontanea dedizione ai Romani. 

Il primo fatto stoi-ico di quaiciie importanza, che riguarda il Trentino, è il 



' Lflirhucli (ter alien Qeixjraiiliic. pag. 3:iS. 

' ìhix fille Rnetìi'fi, pag. 50. 

■' l'i.AXTA, 0. e., pag. 51. (iilCì^tf Hpedizioni sarehbCTu, secorulu Ini, lincilo di Muiiazid Fianco (I.T a Cr.) e 
di .Marco Apuleio (24 a. Or.) e di Druso (Hi a. Cr ). 

'' UrilriiiiK fili- Tirol. Cf. anche S'I'OKFf.i.i.a, So/ira i coiifiiii di-l ì'/'i-oticsc <■ ilii TniiliiKi. 

■■ C. I. !.. V, 1; 11. 4010. e 0. e, 1. n. 1434. 

" Okhi, Ijf moneti' romani' ili provenienza trenlina posxeiliile dal Muxeo i-irieu ili Rorerrto. pag. 1 1, e Oroler, 
l'erteiclini.i cler Fuiulortr ron aittiken Miinxen in Tini nnil Vorarlhcnj (Kordinandeuins- Zeitschrift, 1878). 

12 



<)() LIBRO TERZO 



passaggio dei Cimbri por la valle dell' Adige e la fazione di guerra combattuta in 
tale circostanza fra le Alpi Tridentine'. 

I Cimbri, i Tentoni e gli Ambroni, abbandonate le loi'o sedi settentrionali dello 
Schleswig, dello Holstein e della Danimarca, per cercare luiove e più projìizie s(?di, si 
rivolsero verso mezzogiorno fino nel Norico, dove intendevano prol)abilmente stabi- 
lirsi ^ (a. d. R. 641). 

I Romani, per timore che i Germani di lì passassero in Italia, col ])retesto che 
i Norici erano loro amici ed alleati ^ li assalirono, ma presso Norcia il console Pajìirio 
Carbone fu comi)letaniente sconfitto. Non credo però che il disastro fosst; sì grande, 
come fu riferito dagli antichi scrittori, perchè i Germani, anzi che fermarsi nel Norico, 
o continuare il loro viaggio in Italia, abbandonarono qne' luoghi e si recarono nelle 
Gallio, e, devastata parte di esse, sconfissero il console M. Ginnio Silano (a. 645 d. R.) 
e l'anno appresso, insieme coi Tigurini, ru[)pero un nuovo esercito romano condotto 
dal console L. (Cassio Longino. 

Seguì una serie non interrotta di disastri per i Romani : nel 648 d. R. fu sconfitto 
ed ucciso Aurelio Scauro,. quindi furono vinti Copione e Cu. Mallio [Massimo ad 
Arausione con immensa strage dei Romani, finche per voto unanime del popolo fu 
mandato in Gallia il console Mario (650 d. R.). 

Intanto i Cimbri, passati i Pirenei, devastarono la Spagna, mentre i Teutoni, 
gli Ambroni e i Tigurini continuarono a portar rovina alla Gallia. Riunitisi quindi 
tutti nel territorio dei Vellocassi, si spinsero, portando dovuncpie il guasto, fino alla 
Belgica, dove decisero di separarsi in due schiere distinte: l'una, composta di Teutoni 
ed Ambroni, ebbe por compito di tornare nella Gallia meridionale, pei- entrare per la 
via del htoralo ligure in Italia, 1' alti-a di ('imbri e Tigurini, rifacendo il già percorso 
cammino, di giungere ai passi delle Alpi Centrali e per essi penetrare nella Gallia 
Cisalpina. 

Com'è noto, male toccò alla prima schiera che, incontratasi con Mario ad Atjiiae 
Sextiae (Aix), fu completamente distrutta (652 d. R.). 

Intanto i Cimbri avevano i-aggiunto le sommità delle Alpi, e contro loro, era 
stato mandato il console Catuio. (^ui incomincia la parto di (piosta guerra, che ha 
dirotta attinenza colle regioni di cui ora ci occupiamo. 

I Cimbri, venendo a ritroso dell' Inn, attraverso il territorio Norico', avrebbero 
potuto passare le Alpi in parecchi punti, cioè tanto jx'i- il passo del Brenner, e quindi 
per la valle dell' Eisack, come pure per il i)asso dell' Oetzthal, od infine por il passo 
di Finstermiinz e di lì nella vai Venosta, o anciie, divisi in varie sciiioi'o, tenore tutti 
tre questi cammini. 

Per cui (Jatulo, che avrebbe dovuto dividero in più parti il suo esercito, che 
non poteva esser molto iiumoroso, e che, aspettando i Germani a' (pio' passaggi, a- 
vrebbe dovuto, con grave pericolo, spingersi in mezzo a genti non ain-ora dome e 
sconosciuto, cnnlette miglior ])artito aspettare i (Jimbri ai confini d' Italia, attendan- 
dosi presso un fortilizio che sorgeva presso il fiume Adige. 



' J'or non divagare Iroppu iliill' argomento principale esporrò in un'apposita appendice le ragioni per le 
(pulii, non ostante gli ullinii lavori <lel prof. Pais, persisto nell'idea che i (timbri siano calati per la valle dell' .Vdige. 

- Non 6 aniniissil)ile che loro scopo fosse quello di penetr.are in Italia, come asseriscono alcuni scrittori 
antichi, poichfc dopo la sconfitta di Papirio Carbone, avrelihero dovuto proseguire il loro cammino anziché dirigersi 
verso la (iallia. 

■' Ciò indica che fin d'allora erano già estese le relazioid dei romani coi po])oli alpini. 

' Pmitarco, in Minio, 1."), dia yioinxwr. K noto che ancora nel medio evo la valle dell' Kisack era chia- 
mata rallis Xon'cfi, e che promiscuamente Xoriri erano detti iieiranticliità, gli aiutatori dei declivi settentrionali 
della catena Centrale .Vlpiiia. 



i.A <iri;i!i;A imctica 



Precedentemente abbiamo mostrato ([naie era il confine d'Italia al tempo del- 
l' Impero ; non credo però che all' epoca della guerra cimbrica esso si spingesse fino 
ai castelli di Teriolh da una parte e di Culìiien dall' altra ; ma era più a mezzog- 
gìorno, forse a Tramin (Termen o Terminus), che col suo nome indica appunto una 
linea di confine. Vedremo in seguito quando fu conquistato il tratto che è fra questo 
limite e la Chiusa di Bressanone. 

Fin dai tempi della repubblica dev' esser stato in que' pressi costruito un ca- 
stello a custodia del confine. Nella descrizione che precedentemente abbiamo fatto 
della regione atesina nell'antichità, abbiamo notato che lì presso era il castello Foef/us,' 
il: FoeUbus della Xofilia dif/nitattUH, e giova anche notare per il chiaro compren- 
dimento di quanto segue, che a tale punto la via passava dalla sponda destra sulla 
sinistra dell' Adige per mezzo di un vado (ad vadioti., Vadena), come pure è notevole 
che intorno al detto castello, fin da tempi remoti, dev'esser stato un considevole nucleo 
di popolazione italica, come dimostra la vicina necropoli. Questo era quindi il c((- 
stellìim editum ad fliiincìi A/l/rshi/ di Livio'. Sull'altra sponda del fiume, a non 
molta distanza, è 1' altro valido castello di Egna, l' Ima del Medio evo, 1' Ennemase 
di Paolo Diacono, e 1' Endidei dell' itinerario d' Antonino. Ciò concorda quindi con 
quanto dice Plutarco'^, che cioè Catulo, postosi innanzi il fiume Adige, tòv 'Azia&va 
norauòv Xafiò>v ngò avtov, che precisamente in quel punto, fra Tramin ed Egna, fa un 
gomito in modo da tagliare tutta la valle, si fortificò validamente su tutte due le 
sponde del fiume, niesse fra loro in comunicazione da un ponte. 

I Cimbri intanto avevano oltrepassati i valichi alpini, e si erano appressati 
all' esercito di Catulo, dando prova di grande coraggio e temerarietà, nello scendere 
per impraticati sentieri i monti rocciosi. (Juando seppero essere occupata dai Romani 
la via al passaggio dell' Adige, essi, con inaudita celerità, si formarono un ponte ar- 
tificiale con macigni e tronchi d' albero (i //(/està, fiilva)^, parte dei quali andavano a 
colpire e a danneggiare il sottostante ponte romano. Così passarono sulla sponda 
sinistra dell' Adige, incutendo un tale panico nell' esercito romano, che, scompigliato, 
stava per darsi alla fuga. 

Ma, narra Plutarco, che, per togliere quest' onta dal nome romano, ed infonder 
coraggio à' soldati, Catulo stesso si mise alla testa de' fuggenti, per dar così 1' aspettf) 
di una ritirata regolare e spontanea. Il territorio fu al)l)andonato al saccheggio dei 
nemici, i quali presero anche il castello, che era sulla si)onda destra del fiume con 
tutti quelli che v' erano rinchiusi e che eroicamente 1' avevano difeso. Anzi i Cimbri 
rimasero tanto ammirati del valore dei difensori, che giurarono su di un toro di 
bronzo, che poi fu trovato fra la preda, dopo la battaglia de' Campi Raudi, che a- 
vrel)l>ei-o loro salva la A'ita. 

Questo fatto per testimonianza di tutti gli scrittori antichi, che parlarono di 
questa guerra, avvenne nei monti tridentini, in salf/i frù/ndiì/o*, presso il fiume 
Adige, aptid Athesiìit flunien^, nagà tòv 'ATioò>va Trorafióv''. 

Tanta fu l'impressione prodotta a P.onm da ([uesto fatto, che per lungo tempo 
se ne ricordarono i particolari, narrando gli episodi salienti di ([uosta fuga. Fra 



' Ejnf.. (iS. 
' I. o. 

^ Fi,ou(>, III, a. 

* P.-euilo Froxtin'o, Slmtdii. IV, lì; Ci. I'"i,i(i!(). III. :l: A,\ll>i;i,io. J2, 4. 

•' Vai,. Mass., V. 8. 1. 

'■■ Pl.rTAKCO, ili Mariii. -II! <■ Ainiflniini. 1, pair. -i'i- (Kil. Diilol). 



LIBRO TEKZO 



essi rimase celebre il commiserevole caso occorso a M. Emilio Scauro, e desunto da 
Valerio Massimo' dalle memorie autobiografiche di lui. Essendo stato suo figlio fra 
i fuggenti all' Adige, gli vietò poi di presentarsi al suo cospetto, onde il giovane, 
pieno di vergogna, si diede da se stesso la morte. Così pure si ricordò che L. Opimio, 
ne' monti tridentini, uccise un Cimbro che gli diceva ingiuria. 

Nulla invece ci rimase degli altri fatti occorsi all' esercito romano prima che 
giungesse al Po, per chiudere ai barbari la via di Roma. Si sa soltanto dallo pseudo 
Frontino', che ad un dato punto della ritirata, essendo già stata occupata dai Cimbri 
la riva opposta del fiume, che Catulo doveva guadagnare, per aver libero il passaggio, 
ricorse -ad uno stratagemma, cioè schierò sul prossimo colle 1' esercito, come se colà 
volesse attendarsi, comandando però a' suoi che non abbandonassero le insegne e la 
propria schiera. Per dar maggiormente l'apparenza divolervisi fermare, fece accendere 
fuochi ed iniziare i lavori di un vallo. Ciò avendo veduto i Cimbri, pensarono di fare 
lo stesso sulla riva opposta, e nel mentre erano dispersi, per raccoglier 1« necessarie 
legne ed il materiale per costruire il campo, Catulo li assalì, onde non solo ebbe li- 
bero il passaggio, nui uccise anche molti nemici. 

Come si vede, questo fatto dev' essere avvenuto dopo la fuga dell' esercito (a 
Cimhris ptilsHs) e quindi in un altro punto, dove la strlida ripassava il fiume. Ora 
da Vadena in poi il primo punto, dove si ripassava il fiume dalla sponda sinistra 
sulla destra, è presso Trento (al Vò, ad Vadum). Ma non è probabile che qui sia 
avvenuto quest'episodio; prima di tutto, perchè difficilmente lo storico avrebbe trala- 
sciato di accennare alla città, dove questo sarebbe avvenuto, in secondo luogo, perchè 
a Catulo sarebbe rimasta aperta la via della Valsugana, ne potevaai considerare 
il passaggio del fiume nnaììi spein salnfis. Questo dev' essere quindi di necessità 
accaduto sotto Trento, dove nuovamente la via passava il fiume, cioè al Vò (ad 
vadum) presso Avio, dove realmente non sarebbe rimasta altra salvezza che il pas- 
saggio del fiume. 

Nulla ci consta delle vicende subite da Tridento e dal Trentino doi)o questa 
guerra fino ad Augusto. È però molto probabile che avendo in tutto seguito le sorti 
delle vicine città italiane, anche Trento, nel 665 d. P., abbia ottenuto, per la legge 
Pompeìa, il diritto di cittadinanza latina, e l'aggregazione dell'attiguo territorio ^ e, 
nel 705 d. li., por la legge Julia, come tutte 1' altre città traspadane, sia stata eretta 
a municipio ; così si spiega come al tempo di Claudio, e precisamente 85 anni dopo, 
potesse esser chiamato, ufficialmente da un imperatore, splendidiim municipi imi. 
Anzi è pili che mai ragionevole che ciò sia avvenuto, poiché come le cure di Giulio 
Cesare si rivolsero a Como, in modo da formarvi una fiorente colonia e da rinno- 
vare la città, che doveva essere un valido baluardo contro i sovrapposti Reti, così 
cercasse di frenarne le incursioni anche nella valle dell' Adige, aumentando le forze 
e i mezzi di difesa di Trento. 

Infatti non è ricordo di guerre (the i sovrapposti ali)ini movessero in (piesto 
tempo alla repubblica. ^la immediatanuMite dopo la morte del dittatore, durante le 
nuove guerre civili che travagliarono lo stato, anche i Reti presero animo, portando 
la devastazione nel territorio tridentino; i)er cui Roma dovette prepararsi ad una 
guerra, il comando della (piale fu affidato a L. Munazio Planco. Nulla si sa di questa 

' V, 8, 4, Cf. anche .\mpkjjo, li), 10, e Aurei>. Vittor., /> e//-. (7/.- 72, h\ psemJo Frontino, IV, 4, IH. 

^ Ampemo, 22, 4. 

" Stratarj., I, .'>, 3. 

' Cf. Plis., III. 13S: Mari}1-.\RDT. Uóm. Stnntsr.. 1, 14. 



I-A GUERRA RKTICA fl-j 



campagna, e nemmeno è certo se abbia avuto di mira i Reti della Valtellina ', e del- 
l' Engadina, che già avevano infestato tante volte il suolo romano, oppure i Reti 
del Tirolo. Generalmente si ritiene che contro questi rivolgesse L. Munazio le armi, 
e convien credere che avesse riportato cpialche considerevole successo, poiché ot- 
tenne l'onore del trionfo e delle spoglie conquistate eresse un tempio a Saturno 
(triumph ■ ex ■ Raetis • aedem ■ Saturni ■ fecit ■ de • mannbis.j- 

Quest' ultima circostanza confermerebbe che i Reti vinti fossero quelli dell'alta 
valle dell' Adige e del confluente dell' Eisack, essendo, come più volte abbiamo notato, 
Saturno italico la divinità più tipica del confinante territorio tridentino. Fu forse 
in questa circostanza che il confine da Tramin venne portato fino a Merano ed a 
Klausen, cioè al punto al quale era al tempo dell' Impero, aggregando quel territorio 
alla pertica di Trento l Se Munazio Fianco abbia eretto il tempio a Saturno in Trento, 
comecredesi da qualcuno*, o non piuttosto a Roma, come a me sembra più probabile, 
non è tanto facile a definire. 

Munazio Fianco trionfò due giorni prima che fosse pur condotto in Campidoglio 
il triumviro M. p]miIio Lepido, che aVeva vinto Sesto Fompeo. Racconta Velleio Pa- 
tercolo^ che i soldati e il popolo, che seguivano il carro de' trionfatori, non rispar- 
miarono i frizzi al loro indirizzo, poiché avendo Lepido proscritto il fratello Paolo, 
e Munazio avendo ottenuto che si proscrivesse il proprio fratello Fianco Plozio, fra 
le esecrazioni de' cittadini, si susurrava questo verso : De germanis non de Gnllis 
duo trinmphaìii consnles. 

Quella di Munazio Fianco non fu una guerra a fondo. L' aver occupato un 
lembo del territorio retico, ed assicurato meglio i confini, non era rimedio sufficiente 
contro un i)opolo bellicoso e fiero della sua indipendenza. Per testimonianza degli 
antichi scrittori*, erano continue le scorrerie che esso faceva nel vicino territorio 
romano, e fu certamente per mettere un freno ad esse che Augusto nel 731 d. R. (23 
a. Cr.) mandò a Trento, in qualità di suo legato. Marco Appuleio'', coli' incarico di 
restaurare ed ampliare le fortificazioni della Verucca e de' luoghi circostanti. 

Da ciò volle qualctmo* inferire che Augusto abbia spedito a Trento una co- 
lonia, ed altri** perfino che M. Appuleio, in seguito ad una guerra, abbia sottomesso il 



' Il (JrADRio, O. e pag. 80, ritiene infatti che la spedizione ili .Munazio Phinco fosse diretta contro la 
Valtellina. Il Pi>asta, O. c. pag. tìl e n. :i, invece ritiene che fosse rivolta contro la valle dell' .Vdige, e forse che 
in essa siano stati sottomessi i Tridentini. Egli pone erroneamente questa guerra nel 37 a. Cristo. 

' Orelli, n. a'JO. 

" L'Hertzbero, Geseli. iles r'óminch. Kaiserrriclifs. pag. 113, deve intendere degli Isniri del confluente 
dell' K^ÌHack, dovi! dice che essi apiiartenevano alla jìertica di Trento; perchè gli Isarci dell' Eisack superiore fecero 
parte della provincia retica. Erra ixrì) dicendo che fu Claudio che aggregò gli Isarci alla pertica tridentina. Il Mal- 
fatti, / Frnnrlii in-l Trentino, pag. 308, ritiene invwe che il cnslrnin Mm/riìni', ed il poiìa Driufi api)artenessero 
lK,nsì all'Italia, ma non alla pertica di Trento. Ma questa fe supposizione senza fondamento. Cf. a tale proposito 
anche -Mommsen', C. I. L., V, 1, pag. .')43. 

' .Mairhofkr, Zìi Dio Oìnniiix Cocceianim. (Zwanzigstes Programm des k. k Cvmnasinms zn Tìrixen) pag. 8. 

» Vkll. Pat., Il, (J7; Pux., XXXV, 10, 3(!, (5 22. 

'• Cf. Dione, .")4, 22. 

' C. I. L. V, 1 ; n. ."j027. Imi- . Caehajj . Divi . F— Auhiistits . Cos . xi . Trib — Potestate . Dedit — 
M . Ai'Pt'LElt'K . Sex . k . Leo — Iusku . Kius . Fac . Curavit. Tanto il Crf-sheri, Rafjionomento intorno mi nnn 
isrrixionf trentina d' Augusto, come il (iloVANEJ,l.l, Dineorso so/jra )m' ixi-ri^ione trentina (ìiiteui/io ileijli Antonini, 
j>ag. 74 seg., (A il KlXK, Akaileni indie V'orlesuni/en iiher die Gescli. Tiroh, pag. 44, ritengono che il luogo affidato 
alle cure di M. Appuleio fosse il castello già prima esistente su Dos Trento. Non saril perii fuori di proposito il 
riconiare che la lapide si trova ai piedi /Iella Verucca ed ora fe immurata nella chiesa di S. .\pollinare, e che 
fortificazioni erano anche in (jucl luogo. È (juindi da dubitare che l'iscrizione provenga dalla sommitìl del colle. 
Del resto l' oiìcra di M. .Vppuleio si saril estiwa a tutte le ojiere di fortificazione (-he difendevano la città. 

* (tIovaski.m, O. e., pag. 79. 

' Pi.ASTA . Dax alte liaetien, pag. ()2-G3. 



I.rilKO TEIÌZO 



tenore dell' Alto Adige, presso Trento, e che, staccata questa città dal restante terri- 
torio retico, a difesa de' confini, vi fosse istituita una colonia. 

Ma come abbiamo accertato che Trento era già da lungo tempo sotto il dominio 
romano, così non possiamo ammettere che la sua qualità di colonia si riferisca ad 
Augusto. Nelle iscrizioni del primo secolo dell' Impero è detta municipio, e sebbene 
qualche volta si denominino municipi anclie le colonie, questo non pare il caso nostro, 
poiché municipio è denominata in forma troppo solenne ed ufficiale per dubitarne, 
in un editto imi)eriale. 

Ma il compito di M. Appuleio, oltre che di inalzare e restaurare fortificazioni, 
fu quello di condurre a Trento una legione, come deduce il Mommsen ' dall' esame 
delle iscrizioni che ne fanno menzione, come pure suppone che qui stesse la legione 
di Druso prima della guerra retica. Questa sarebbe ima pi-ova che la guerra contro 
le genti alpine era da lungo tempo meditata da Augusto, e che a tale intento aveva 
rinforzato e munito di soldatesche i luoghi più avanzati presso i confini. 

Dopo la conquista della Rezia, della quale ci occuperemo nel seguente capi- 
tolo, Trento, che apparteneva alla tribù Papiria*, raggiunse una speciale importanza 
come punto di passaggio fra l' Italia, alla (^uale per testimonianza di tutti gli scrittori 
antichi apparteneva ^ e la nuova provincia. Infatti all'epoca degli Antonini comincia 
a portare l'appellativo di colonia^ ed ebbe un adfecfiis annonae ìegìonìs III Italieae, 
cai'ica tenuta da C. Valerio Mariano, che il Mommsen ^ basato sull' iscrizione che lo 
ricorda, dice uno de' primari cittadini di Trento, uomo di equestre dignità, che sor- 
vegliava r annona e il trasporto dei necessari generi alla legione terza che era nella 
Rezia. La gente Valeria era infatti molto diffusa nel Trentino^: un latercolo militare 
nomina un L. Valer ius Fiisens Tridenti ; un C. Valeriiis Veranius Tridente ottenne 
l'onesta missione nel 150 d. Cr.'; un Sesto Valerio era decurione di Brescia e di 
Trento. La famiglia de' Valeri aveva forse anche estesi tenimenti nell' Anaunia, come 
ci ricorda il nome di (kistel Valer^, e il nome Valerio che ricorre in più d'un' iscri- 
zione di (piella valle. 

CAPITOLO IV. 
La guerra retica. 

Le moltei^lici spedizioni e gli apparecchi di guerra da lunga mano allestiti da 
Romani, non fecero che stuzzicare 1' amor proprio e l' istinto bellicoso dei Reti, i quali, 
anzi che cessare dalle ingiurie, assalivano e depredavano i viandanti romani e alleati, 
che facevano loro viaggio per le terre retiche. 

A tale (U'a giunto l' odio che nutrivano contro il nomo romano, che finirono 



' e. f. L., V, 1 ; pajr. 5:i9. II. .-)02.ó e 5032. 

- C. T. L.. V, 1 ; 5ó:ì4, ÓO;»). 

' Oltre agli scrittori procctlcntoiiiente citati a tale proposito, confrontisi anche l'ui.noox Tjiam.ianus (in 
Miillcr, Fragili. Hixt. iirarcormii) Pvvt] à:tò nóXsmc TgiSévrov xijì 'Irah'nc. 

' C. l. L., V,' 1; 5030. 

" O. r.. pag. 531. Quanto ai magazzini riservati ai depositi [)er la terza legione, istituita per la Rezia da 
Marco Anrelio Antonino (Dioxn Cassio, 55), confr. la XoliUn i/i(/>ìilnliiin ree. pag. 102, dovei- parola di un prnf- 
fecfits If.i/iniiis III Ilntiene liiiiinvectioiii uppciirum ilfpiifiitdr Fnrlihun et TerioUm in lìetln. Riguardo a C Valerio 
Mariano cf. CtIOVA.veuj, O. e., e TartaROTTI, IlliiKtraxinne del iiioiiiiiiini/o dì C ì'a/. Afarinno, supplita da B. 
Stuffeij.a della Crcx^e. 

" Cf. (tIOVAnem.i, O. e., pag. 10 segg. 

' Gruteu, pag. CVIJI, 7. 

" Cf. IXAMA, Aiih'elii eoftelli roiiinm nella \'fil dì Xon. pag. 5-ti. 



k. 



LA (UTERRA RKTICA <».') 



per uccidere tutti i mercadanti clie transitavano di lì; e, soggiunge Dione', dal quale 
rileviamo tutti questi particolari, non venivano risparmiate nemmeno le donne gra- 
vide, poiché, se per mezzo di loro divinazioni, venivano a scoprire che portavano in 
seno un maschio, le uccidevano. 

Non contenti di commettere queste enormità entro i confini del loro territorio, 
facevano continue incursioni e rapine sul suolo italico e gallico. Perciò Augusto di- 
spose di far loro una guerra regolare per sottomettere tutto quel territorio alpino. 
Non era questo compito tanto facile, poiché i Reti contavano delle trihìi molto nume- 
rose ed estese, ed alcuno di esse godevano fama di singolare ferocia e valore. 

Nella vallo superiore dell'Adige, finitimi coi Vennoneti, erano i Venosti (Ve- 
nostes),- che lasciarono il loro nome alla valle da loro abitata, (Val Venosta, Vint- 
schgau), che in carte del medio evo era, conie ora, chiamata luUlls Veimsla^. 

Senza dubbio i Venosttìs occupavano anche tutti le valli formate dai piccoli 
confluenti dell' Adige superiore, e quindi tutta la regione a mezzodì del gruppo del- 
l' Oetzthal. Più numerosa ed estesa era la tribù degli Isarci (Inarchi) *, che, come è 
indicato dal loro stesso nome, abitavano la valle dell' Eisack, V Isorcus^ dei latini, 
ì' Isar(/us, V Lmrckas^, (? 1' Vsarche' del medio evo, e forse V'Iadga^ di Strabone*. 

Essi quindi si stendevano dal Brenner fino a Klausen, occupando tutto il ter- 
ritorio circostante, confinando ad occidente coi Venosti, cioè colle sommità delle Sarn- 
thaler Alpen, specialmente coH'Hùnger Spitz e col Weisshorn. 

Quindi alla vigilia della guerra retica, tutta la regione che va dalle Alpi cen- 
trali fino al confine italico, era occupata dalle due tribù dei Venosti ad occidente e 
dagli Isarci ad oriente. Le tavole itinerarie pongono in questo tratto di territorio 
retico le stazioni Sublaoionc, Sehatum (Schabs) e Vipiteno (Sterzing). 

Veramente il Daum" pone gli Isarci dal confluente dell' Eisack fino a Klausen, 
situando i Brixenti (Briainfac, ligi^àvrai) '" nel tenere di Brixen (Bressanone), ed 
altri" pongono i Pirusti (Pì/r/i,stae, IhiQovazai'^''), allo sbocco della Rienz, detta anche 
Pyrrhtiii nel medio evo, e più comunemente Rì.onchus ; ma come vedremo altra è la 
sede dei Brixentes che nell' iscrizione della Turbia sono nominati fra i Leponzi ed i 
Caluconi, mentre i Pirusti erano gli abitatori della valle della Drin, nella provincia 
di Macedonia '^ 

Come due popoli, e (piesti di pura origine retica, primeggiavano sui declivi 
meridionali della catena centrale alpina, due altri, detti illirici da Strabone'*, e Vin- 



' .j4, 22. 

' Plix., ih, 22; C. /. /.., III. pug. :>8S p V, pas: 747. 

' Cf. MoHR, Cod., I, 11. iS'A, anno !M>7, in atto rli donazione tatto da Ottono I a Vittore, vescovo di Curia, 
«-•detta Vdllis Vrtìiistn. In documento del 0:U in prii/o VrMiisfa. Cf. HonMXYK, Oearh. Tirol'x I, 1 , pag. :{."); Zkush, 
()■ '-., pag. 2.!7. Dau.m, Ziir tinilixr-hcii Àltorlhiiiiixkìinili'. pag. 1.'! li confonde coi Vennones o Vennoneti. — Cf. pure 
Il.WOI/F, ]}/■ ilriiiin ~,ur Oescli iride dcr Alpen, pag. 12. Dal I.\K(iKR, l^eher ilas rlialisclK Alpeiii'oll; dei- ìireimi odnr 
lìreonen. pag. 2(1, apprendiamo che noi 72Ò (picsta valle portava ancora intatto il nome Venoslex. 

' Pux., Ili, 20. 24. r. /. L., Ili, pag. .^88. V, 2, n. 7817. 

" In un'ode antica d'incerto autore, da alcuni attribuita ad AlUinovano, da altri ad Ovidio, ^ nominato 
risarcus (Pkdo Ar.nixdv. Cmin. unì Lir., :i8(i|. 

" Così in documenti nel .se<'. IX. 

' In Aef. S, Cnnsifiiìi (apiid Resch. i\nnal. Habion. 417). 

8 IV, 9, pag. 207. Lo Zeiss, (). e. pag. 2:ì7 lo raffronta col Celtico I:<ara. 

" O. <:, pag. l:i. 

'» ToLOM., II, 12, 3. 

" KocH, Die. Alpen- EtiiiA-er, pag. .")!(. 

'■■ Strah.. VI, a, 3, pag. :3I4. 

'•■' Cf. -MoMMHEN, li. r;.. II, pag. ICCi, II. 1. 

" rV. s. pag. 20<i. 



90 LIBRO TKKZO 



deliei da Tolomeo ' e da Orazio *, avevano la })reminenza sui declivi settentrionali. 
Questi erano i Breuni ed i Genauni. 

I Breuni (Breuni^ Breones, Brioncs*, Brcnni^, Bqevvoi'^) abitavano sui declivi 
settentrionali del Brenner'', occupando la parte orientale del Tirolo settentrionale, 
confinando forse ad oriente col Tuxer Ferner e colle sue propagini settentrionali, 
che li dividevano dagli Ambisontes ('Afi^iaóviioi) '^, popolazione norica, che abitava 
nella regione del fiume Salzach, detto Isonta ancora nel medio evo^. Anche questi 
appaiono nell' iscrizione della Turbia, fra le genti alpine vinte da Augusto. 

Ad occidente i Breuni confinavano colla popolazione de' Genauni, dai quali 
probabilmente erano divisi dallo sprone settenti'ionale dello Stubayer Ferner, mentre 
il confine settentrionale può esser stato formato dalle Alpi Tirolesi. 

Era quindi questa una tribù molto estesa ed importante. Nella guerra retica 
sostennero una parte importantissima, distinguendosi per la loro velocità, perciò sono 
detti veloceK da Orazio'", che rammenta pure le loro (trcei<, Alpibus imjjosifa.stremendis. 

Passava da tempi remotissimi attraverso al loro territorio la via percorsa dai 
mercadanti che transitavano dall' Italia alle regioni danubiane, dove poi all' epoca 
imperiale fu tracciata la via colle stazioni Matreio (Matrey), Veldidena (Wilten), Veto- 
nina, Scarbia (Scharnitz) e Partaimm (Partenkirch) ; Plinio" parla anche di un Breii- 
nonnif caput ^^, e piìi tardi Aribone'^ di un civis Breonerisiuni plebis, ma è difficile 
a decidersi a (piale località moderna questo centro de' Breuni possa corrispondere. 

È certo che anche ne' primi secoli medievali i Breuni non avevano perduta 
l'antica loro fierezza, come si deduce da una lettera di Teoderico '* a Servato, coman- 
dante delle Rezie, dove })arla della irrequietezza ed insubordinazione dei Breuni 
(Breones). 

Non cedevano ad essi per il loro spirito bellicoso i loro vicini i Genauni (Ge- 
nmines, '•'' l'evavvoi) '®, che Orazio '"' chiama ])erciò inipìdeidniii (/enus. Molto si discusse 
intorno al posto da assegnarsi a questa tribìi alpina. Prima della scoperta della ta- 
vola clesiana, alcuni "^ supposero che fossero gii abitatori dell'Anaimia; il Cuno '^, ancora 
più erroneamente li pone nella jioco popolosa ed angusta vai di Genova, presso il 
Sarca superiore. 



' II, 11$. 1. Tolomeo nomina veramente solo i Breuni. ehe pone iiccanto ai Henlauni. 

- Otl., IV, 14. 

» Pli.v., Ili, 20, 2i; Graz.. 0. e. IV, U, U. 

* Paolo Diac , II, IH. Vknanz. Fort., Vi/n S. Martini. 4, (>.")(); Caskiod., Vai:, 1, 11. 

•'' Giornandk, l>e reiimiruni suecesitionf. 

'■ Strab., IV, 8, jiag. 20(). Toi.om., II, 17, 1. 

' Cf. A, Jaeger, UiIici- iIos rliHtixehe Atpi'itroll; der Breuni odcr Brronc.s (Sitzungsberichten der kais. Aka- 
demie der Wissenschaften. XLII. IW.) In una carta di (lonazione de' primi setoli del nialio evo ^ nominato un 
QuartimiK nafionis Koricnriiin ri Pret/ìtariornin. i (piali ultimi si identificano eoi Hreuni. Cf. .TaeoeR, O. c, pag. 434. 

" Toi.()M.. II, 14, 2. 

" Cf. Zeitss, O. c. pag. 24'-', e Forbigek, O. c. pag. 4.'")1 e n. 8i. E-stsi confinavano cogli 'A/.avvoi di TO- 
LOMEO (l. e), abitatori del Salisbnrghese. Cf. Muchar, Norihivi. I, pag. 3,58; e Zeuss, 0. e, pag. 243. 

'" A. e. fìrcimisqnr rilocm. 

" 111,20, 24. 

'■■ Il KoRBiRiiEK, O. e. Ili, pag. 43.") dice che (piesto era Bruneck in Pusteria; ma abbiamo giil notato 
che non si pn^ ammettere chc^ fin lì si stendessero i Breuni, ma ])iuttosto i BcrnenseK in concatenazione cogli abi- 
tatori della Val d' Agordo. Il Mair, lies rnctimr. pag. XXII, i)one i Breuni nel posto da noi assegnato agli Isarci. 

'^ Viin 8. Corhiniiììii. e. 18. 

" Cassiod., Vnr.. I, 11. 

'•• P1.IN., Ili, 20, 24. 

•« Strab., IV, S. pag. 20(1. 

" m.. IV, 14. 

'" Quadrio, (>. e, p. 4.'). Barbaoovi, Memorie storielle, I. pag. 15. Borzi, 0. <:. pag. 208 / Dniaunt o 
eotne altri leijyono i Qeiiauiiì d' Oraxio, nen^a gran fallo potiso dire essere i \nnesi al eimfronlo della i.sr;vvio>w dfl 
trofeo di Aiirjusto. 

'" Vori/eschielite lioms. (licipzig, 1878) pag. .")0. 



l.A (il'KKRA RKTICA 97 



Ma la più gran parte degli studiosi dell' antica topografia li ponevano sopra 
Sterzing' in Vallgeniiun (Va//is Genaunorum) . Il Mair* cercò dimostrare che abita- 
vano in tutto il Wippthal da Mauls ad Innsbrnck, luogo comunemente, ed anche da 
noi, assegnato agli Isarci. Però il fatto che gli antichi scrittori, che nella enumera- 
zione delle tribù alpine sogliono tenere un ordine geografico, li pongono dopoiBreuni, 
fa sospettare che essi abitassero, come i Breuni, a settentrione della catena centrale 
alpina. Io credo molto più probabile che essi fossero ad occidente dei Breuni, cioè 
ad ovest dello Stubayer Ferner, nell' Oetzthal, nel Piz Thal e nel Kauner Thal 
(Gnauner T.), e nel cui nome appaiono le stesse traccie degli antichi Genauni che 
altri vogliono trovare in Ridnauu e Vallgenàun. Non è però improbabile che, attra- 
verso il Timbler Joch, si fossero diffusi fino alle propagini meridionali dello Stubayer 
Ferner, appunto presso Ridnaun, senza però stendersi molto a mezzogiorno, poiché 
ivi abitavano gli Isarci e perchè da Strabone' sono posti sul declivio illirico o set- 
tentrionale della catena alpina. 

Essi occupavano quindi la parte occidentale del Tirolo settentrionale, in modo 
che le Lech-Alpen li dividevano dai Licates della valle del Ledi e il gruppo di 
Verwall dai Focunales della valle di Montavon, mentre a sud, nella valle dell' Inn, 
fra il Samnaun Thal e il Sauna Thal erano forse quei Sennones, ricordati in qualche 
edizione di Floro^ accanto ai Breuni (Brenni), se pure un tal popolo è realmente 
mai esistito nelle Alpi Tirolesi. 

I primi (Lienfes^ \ixàzTiot^), occupando tutta l' alta valle del Ledi, erano rac- 
chiusi fra le Lech-Alpen e le Algauer-Alpen, e appartenevano già alla nazione dei 
Yindelici.'' La loro città principale era Damasia (Jafiaala^). 

1 secondi (Focunates ^) si sogliono porre fra le origini del Ledi e l' Inn nella 
così detta Klause (Chiusa), che ancora nel secolo XIV si chiamava ad Fauees^^. Se- 
guono i popoli vindelici rammentati insieme coi Licati nella iscrizione della Turbia, 
cioè i Coìisiianefeft^^ (Kovaovdvrat^^) , i Ruoiìiates^^ {'Povrixàrai^*) ed i Catenales^'-' (KXavDj- 
vdnoi^^), che anche dai geografi greci sono ascritti alla nazione dei Vindelici'''. Altre 
tribù vindelicie, non ricordate però dall' iscrizione della Turbia, sono quelle dei Ben- 
launi, e dei Leuni (àrvvoi^^J; ma per la storia della guerra retica hanno un'importanza 
speciale i Bri (fanti (lìoiyàvrioi^^) , che abitavano sulla sponda orientale del Iago Bri- 

' FoRBiKtJEK. O. e. III, pag. 444. 

■■^ ReK Raeticar. Die Wnhiisitxc der Genauni. pag. XXV. 

" IV, 8, p. 20G. 

* IV, 14. La lezione antica mi sembra pi^rò preferibile alle moderne, che danno dei nomi incogniti e affatto 
irrej)eribili nella tojwnomastica moderna, cioè Ònums o Ucenru»!. 

' Plis.. Ili, L'O, 24. 

« Strah., IV, 8, pag. 200. 

' Strab., /. e. icàr fiir Oviròohy.wr. 

" Strab , IV, 8, pag, 206. Intorno alle vario opinioni rignardo a questa città cf. F()RHIK(ìi;b, O. e. Ili, 
pag. 48(>; Kikpkrt, 0. '•., pag. 30(1. H. Arxoi.I), ht /^■it.ichr. (Ics liistor Verein^ fiir Srhiriihcn li. Neuburi/ (II, 
Jalirgang) e Kai.lee. />/.<< liifiiieli-ohergi'rnianiseltc Krmjtilìicdifr dn- linnier (Stuttgart, 1889), pongono Daniaaia, 
non gift come gli altri ad Augsburg. ma snll' Auerberg. 

" Plin-;, III, 20, 24. 

'" Hormayr, Gesr-h. riroh, I, 1, pag. 35. 

" Plix., Ili, 20, 24. 

'■• Toi.oM., II. 13, 1; Strab., IV, a pag. 20t!, nomina i Ktozovàrzim, insieme coi 'l'ovxàviiot, come i più valo- 
rosi, httfidnaroi, dei Reti. 

" Plix., Ili, 20. 24. 

" Toj,()M., II, 13. 1. 

" Pux., III, 20, 24. 

'" 8TKAÌJ., IV, S, pag. 2()f). 

" Il Forbì RGKR, 0. e, III, pag. 43."i e 43(5, [wno i Consuaneti lungo l'alto Lcch, pres.so Schwangaii e più 
a sud di essi i P>enlaiini i Ihvlavvotl di ToLO.MKO (II, 13, 1), i Uncinati che egli chiama Kunicati, a nord di Hrogeuz, 
sede dei Briganti; dei Catenati non nyta il luogo da loro abitato, ma, essendo nell'iscrizione della Turbia posti 
fra i Licati e gli Ambisonti, convien credere che fossero a settentrione dei Hreuni. 

'» T0LÓ.M., II, 13, 1. 

'» Strab., IV, 8, pag. 206. « 



98 LIBRO TERZO 



gantimis, di Costanza,(Bdden-See). Loro città principale era Brigantiutn (Bgiydvriov^j, 
cioè la Brigantia di Ammiano Marcellino* e dell'itinerario d'Antonino,' che si tro- 
vava presso r attuale Bregenz, dove furono trovati gli avanzi dell' antica città^ 

Nell'iscrizione della Turbia sono nominate ancora altre tribù, che appartengono 
al dominio retico, cioè fra (juelle vinte al tempo della guerra retica ; queste sono i 
Brixentes, i Suanetes ed i lingusci. 

I primi, detti Egi^dvcai da Tolomeo,* furono da qualcuno* posti nel territorio 
di Brixen nel Tirolo. Ma abbiamo già osservato che ivi abitavano gli Isarci. Il Man- 
nert invece li identifica coi Briganti, vindelici; ma, se osserviamo l'ordine dell'i- 
scrizione della Turbia, dobbiamo assolutamente respingere anche questa, come 1' altra 
ipotesi. In essa i Brixentes sono posti fra i Leponzi e i Oaluconi; credo quindi di 
non esser lungi dal vero nell' assegnare, basato su dati toponomastici, come abita- 
zione di questa tribìi i dintorni del Brienzer See, e 1' Hasli Thal, cioè l' alta valle 
dell' Aar, come pure l'alta valle della Reuss, dov'è anche memoria del loro nome 
nel Bristenstock. 

Né si oppone a ciò che Tolomeo li dica i i)iìi settentrionali dei Reti (id fièv òq- 
xTixcÓTeoa), poiché da tutto il contesto a^ìpare chiaro che il geografo greco enumera 
le popolazioni della Rezia occidentale, dove, confinando cogli Elvezi, riuscivano ap- 
punto i Brixentes i più settentrionali. Per la medesima riflessione si comprende come 
i Suaneti ed i Rugusci (Zovavrjrm y.al 'Piyovaxm) sieno detti i più meridionali (rd òé vo- 
Ticórsga) e popolazioni mediane (rd de /leta^v) i Oaluconi e i Vennoni (KaXovxcove? xai 
Ovévvoveg), cioè quella parte di essi, che abitavano sui declivi settentrionali dell' Adula 
e furono ascritti poi alla provincia retica. Poiché i Reti orientali, come p. e. i Breuni, 
sono ascritti da Tolomeo fra i Vindelici. I Suanetes devono necessariamente essere 
stati ad oriente di essi, forse nello Schams Thal e nel vicino Sarien Thal ''. 

Non lontani dai Suaneti, ma verso levante, come indica l'ordine dell'iscrizione 
della Turbia, devono esser stati i Ruguseì, che il Kiepert colloca nell' alta valle del- 
l' Inn; jjotrebbero però aver anche occupato qualcuna delle numerose valli formato 
dagli affluenti del Reno superiore, come ad esempio la valle dell' Albula (Davos e 
Domlesch*); ma, appunto la grande disparità d'opinioni intorno all'ubicazione di 
(pieste tribù, è una prova delh; non piccole difficoltà che si oppongono ad una sicura 
conclusione a tale proposito. 

Tolomeo'-' nota infine anche alcune città come appartenenti alla regione retica 
e precisamente sotto il Danubio, Bragoduro (BQayóòovQov), nome d' origine celtica, che 
ponesi da qualcuno ad Altheim presso Moskirch'", Dracuina (.(oaxoi'a-aj nella regione di 
Riedlingen", Viana (Oviava), la Viaca della tavola Peutingeriana, fra Vemania (Isny) 



' Stiiak., IV, 8, pag. 20(1 ; Tolom., II, 12, 5; IH, 7,8; e Tnh. Fentim/enana. 

' XV, (i. 

^ Pag. 237 e 2.')!). 

* Nei secolo VII questa era già da lungo tempo distrutta. Cf. l'<7« .S^. Maijni, e. 6. 

■'■ II, 12, 3. 

" FoRisniGER, 0. );., Ili, pag. 414. Mannert, 0. e, III, pag. .')l!l. 

' Il Cluverio li pone al principio della Val Canionica presso il villaggio ili /can, il (.Juadro in Val Tel- 
lina presso Monistero «lotto anticamente Assoviuno, ma non ^ probabile che la loro sede fosse ristretta a un solo 
borgo o villaggio, mentre il resto della valle era abitato da popoli giil ('onosciuti. Così pure troppo vaga & l'as- 
serzione dello Zeuss, che abitassero fra le origini del Reno ed il lago di Como, inontr» si sa che (jucste antiche 
tribiì abitavano intiere vallate, e anche diverse valli vicine, .\ltri invece credettero trovare in Zernetz nell' Kngadma 
un ricordo di iiuosta tribù. 

" La località di Khunziins potrebb' essere un ricordo dell'antico nome do' suoi abitatori. 

" II, 12, 4, 5. 

'" Cf. FoRBiRGKR, 0. e, III, pag. 4.39. 

" Per la somiglianza del nome alcuni, ma erroneiiuunte, la posero a Drakenstein nel Wiirtemberg. Cf. 
J'drbiwìer, /. e. 



I>A GUERRA RETICA 99 



e Augusta Vindelicorum, Feniana (damava). Ma tutti questi luoglii appartengouo piti 
propriamente alla regione de' Vindelici. Così pure estranee alla vera regione retica 
sono le città che Tolomeo le ascrive come poste noóg Sé rt]v xsrpalrjvxov 'Pijvov norafXov, 
cioè Taxgaetium (Ta^yaniov) ad Eschenz e Burg sulla sinistra del Keno', Brigantiam 
(BgiydvTiov), della quale già abbiamo parlato, Vieo (Ovixog), Eboduro ('EfìóòovQov), Dru- 
somago (Agovoó,uayog) ed Ectoduro ('Extóòovqov), le quali pure, anzi che alla vera re- 
gione retica, spettano alla Vindelicia. 

I primi a scuotersi ed a tornare alle antiche ostilità furono i Reti meridionali, 
i Venosti e gli Isarci che confinavano col territorio romano. 

Augusto, desideroso di affidare le imprese più arrischiate ai suoi figliastri, 
per coprire la sua casa di gloria, mandò contro di loro Druso, allora giovine ar- 
dente di ventitre anni, ma già noto per il suo valore e ricco di belle doti personali 
che lo rendevano accetto ai Romani -, e sopratutto caro all'imperatore, del quale 
vociferavasi fosse figliuolo non solo adottivo, ma procreato da lui, avendo egli spo- 
sato Livia già gravida di tre mesi, e in sospetto d' avere precedentemente avuto pra- 
tiche con lui^ 

Di questa prima campagna dell' epoca augustea contro i Reti, poche cose ci 
furono tramandate da Dione ; egli si limita a notare, che in causa delle continue 
ruberie degli Alpini, l' imperatore mandò contro di loro Druso, il quale sollecita- 
mente respinse i nemici che gli s'erano fatti incontro ne' monti Tridentini, per cui 
ottenne gli onori pretori, xi/xàs oTQarrjyiy.àg'^. 

Nessun altro scrittore antico fece cenno di questa spedizione separata di Druso, 
che precedette quella più poderosa fatta in seguito, insieme col fratello Tiberio. 
Questo potrebb' essere una prova che essa precedette solo di pochi mesi la seconda, 
la cui importanza fece scomparire quella del tutto secondaria dell' antecedente. Mi 
pare quindi che, sia dall' insieme della narrazione dello storico greco come pui-e dal 
silenzio degli altri, si possa concludere che essa avvenne nella primavera del 739 d. 
R., anziché 1' anno precedente, cioè contemporaneamente alla spedizione di P. Silio 
contro i Vennoni, come credette qualcuno ^. 

In tanta scarsità di notizie è pur difficile stabilire quale fosse il piano seguito 
da Druso, è però verosimile che, salito colle sue legioni i)er la valle dell' Adige ^, e, 
posto il quartier generale a Trento, dove, come si disse, nove anni prima furono 
erette da Augusto fortificazioni, e dove aveva già sede una legione, si spingesse contro 
i Reti che erano scesi a depredare la regione tridentina. Però, sebbene questa spe- 
dizione fosse breve ^ non credo che Druso, come risulterebbe dalle parole di Dione, 
siasi limitato a cacciare i Reti ne' loi'o confini, ma, in conformità d'un ijiano strate- 
gico prestal)ilito, abbia anche perlustrato e fatto percorrere da' suoi luogotenenti la 
valle dell' Eisack e la vai Venosta, e messo un valido riparo a successive incursioni 
sul suolo romano. 

' Cf. MoM.MSEN, fSehiceix. Nachsludieit (Hermes, voi. XVI, 1881). La sede di TaxgMtium, che il Forbiger, 
0. '., Ili, psif!. 437, n. 37, i>oneva a Lindau, ora è assictivata per la scoperta di un' iscrizione presso Eschenz e Burg. 

'-' Vfaa.. Paterc, li, 07 Tacit., Annal , I, 33. 

■' SvET., Clami., 1. 

* Queste parole di Dione, .^4, 22, sono variamente interpretato. Alcuni tr.aducouo gli onori pretori, cf. 
Mairhofer, 0. e, pag. 0; I'Ixama, La yticrra retica, pag. 9, intende che Druso f» promosso al grado di gene- 
rale. 

^ Mairhofer, 0. e, pag. 5; Inama, 0. r., pag. 10, ii. 17. Ci6 fe anche contrario alla esplicita a.sserziono 
di Straboxe IV, 0, 9, p. 20(i, che dice che i popoli Alpini furono domati da Tiberio !■ Druso in una sola (•state, 
riavrai; ò' ^jravm zójv àvéòtjv xazaÒQOfxiòv TijìÉQiog xal 6 àòi':}.t//óg avTOV /tQOÙooc; dFoeiq fiin. 

" E priva ili fondamento l'asserzione del De-Vit, La prou. roni. dell' Ossola, pag. 29, che Druso tenesse 
la via della Valsugana per venire a Trento. 11 fatto che quella via fu fatta da Druso, come attestano le iscrizioni, 
non prova che egli la percorresse in quest'occasione, anzi ai)parc' che e-ssa fu fatti ilopo, Alpihin h^.llo iiritefactis. 

^ Dione, /. e. dia za/Jwy EXQSìpazo, 



100 IJBRO TERZO 



Dice Dione ' che i Reti, respinti da Druso dall' Italia, continuavano però le loro 
depredazioni verso la Gallia, cioè verso l' Elvezia ^ per cui Augusto mandò da quella 
parte contro di loro Tiberio, ed ebbe quindi luogo una seconda campagna condotta 
in diversi punti dai due fratelli, finche i Reti furono completamente sottomessi. Però 
è poco verosimile che queste due spedizioni si seguissero così a breve distanza, 
come generalmente si crede, per puro caso e per nuove provocazioni dei Reti. Ma, 
essendo intento di Augusto di ridurre all'obbedienza le genti alpine, per poter poi tran- 
quillamente, senza pericoli alle spalle, condurre ad effetto il piano di Cesare di ridurre 
a provincia romana la libera Germania ^ convien credere che tutto fosse stato sag- 
giamente organizzato in precedenza, e quando Druso, colla vittoria sui Venosti e gli 
Isarci, ebbe dato esecuzione al compito suo di sottomettere tutto il declivio meridionale 
delle Alpi, che in ulteriori spedizioni avrebbero potuto chiudere i Romani fra due 
fuochi, e organizzate quelle valli in modo che non potessero tornare alle riscossa, oc- 
cupando in quest'opera, di costruire fortilizi, render praticabih i sentieri e di costruire 
ponti, de' quali uno (Ponte Brusi), rimase poi ricordato nella tavola Peutingeriana, 
tutta la primavera dell'anno 15 a. Cr. ^ si cominciò in sul far dell'estate la cam- 
pagna principale, che avea di mira di ridurre in potere de' Romani i belligeri abi- 
tatori del declivio settentrionale delle Alpi, fino al Danubio. 

Come si disse il piano fu diligentemente studiato ; Tiberio alla testa dell' ala 
sinistra dovea operare lungo 1' alto Reno e il lago di Costanza ; il centro piìi debile 
diretto da qualche luogotenente agire nella Val Venosta e dell' Inn ; Druso alla 
testa dell' ala destra dovea forzare il passo del Brenner.^ 

E non fu questa facile impresa ; rivi di sangue dovettero prima scorrere nel- 
l'Eisack'^; a palmo a palmo'' l'esercito romano dovette guadagnarsi il terreno com- 
combattendo coi Erenni, difesi dalle loro rocche sovrapposte alle Alpi, e piìi ancora 
dalle rocche naturali formate dalle vette nevose de' monti ^ e dall' ingenita ferocia 
che induceva que' montanari agli estremi rimedi per salvare la loro indipendenza ^. 

Mentre Druso conduceva personalmente le sue schiere per il passo del Brenner, 
per il Wippthal all' Inn, qualche luogotenente per la via del Passeier Thal e per il 
passo del Timbler Joch penetrava nell' Oetz Thal, per raggiungere Druso, già vin- 
citore de' Breuni, nel territorio de' Gen.auni, e de' Sennones di Floro nel Sauna Thal, 
dove trovò il centro che per la Venosta, il Finstermi'inz e la Valle dell' Inn, per lo 
stesso territorio de' Sennoni veniva a congiungersi coli' ala destra, ed insieme mos- 
sero ad occidente, per V Arlberg e per la valle chiamata, in seguito a questa marcia 



1 /. e. 

' L'IxAMA, 0. e., pag. 9, nota giustamente chequi per Gallia non si deve intendere, come fecero il Jager 
ed altri, la Gallia Cisalpijia, ma la Transalpina. È noto infatti che l'Elvezia era considerata come parte di essa. 

« Floro, IV, 12. 

* Non fe probabile, come ammette I'Ixama, 0. e, pag. 10, n. 17, che Druso dopo la prima spedizione sia 
tornato a Koma. 

■' Di queste divisioni dell'esercito, e di parziali spedizioni fatte da luogotenenti parla Dione^ 54, 22, so^a- 
/.oVrej ovv èg xrjv /cógav noÀXaxódev Sf^a àfirpóregoi, avzol r« xai dia icòv vTioargazijywv. Velliìio, II, 9;), invece parla 
solo dei due fratcUiì utcrque divcrsis partibus Raetos, Vindeiicosque aggressl. Così pure Orazio, Od. IV. 14, at- 
Iribuisce a Druso la spedizione contro i Breuni ei Genauni che egli ascrive ai Vindelici, e a Tiberio quello contro 
i Reti, imiiiamsqite Raetos. Floro, IV, 12 ascrive tutti questi fatti al solo Druso. 

" Pseudo Albinov., I, 385. Rhcnus et cdpinae valles, et sanguine niyro decolor, infecta testis Isarmis aqna. 
Differentemente Dione, /. e., ma certo a torto, dice che la marcia non offerse difficolti, ov y^akejtwg. Il R.\xke, 
lFe%e«c/«. (Dritter Theil, Leipzig, 1883) pag. 8-9 ed il Mommsen, R. G., V pag. 15, dicono che Druso per le valli 
ilell'Eisack passò al Brenner; altri invece, ma erroneamente, lo fanno passare per la Val Venosta. 

' Oraz., IV, 14. phis vice siniplici. 

8 Floro, IV, 12 animos dabant Alpes atqtm nives, quo bellum non posset ascendere. 

9 È certo un'esagerazione retorica quella di Floro, IV, 12. Qune fuerit cnllidnrum rjcnimm fcrilas. facile 
vel Mulicres ostcndcre ; quae, (kfmentibus telis, infantes ipsos adflicln.-,- Intni'i in nni iiNlitum adrcrm nuacrunt. 



LA GUERRA RETICA 101 



vittoriosa, vallis Drusiana (Druser Thal), per trovare 1' ala sinistra ', che, sotto la 
condotta di Tiberio, avea pure riportato considerevoli vantaggi sui nemici-. 

Se poche notizie ci tramandarono 'gli antichi intorno all' itinerario vittorioso 
di Druso, ancora più parchi furono per ciò che riguarda il viaggio e le mosse di 
Tiberio, e nemmeno Velleio Patercolo^ che prese parte a questa guerra sotto le in- 
segne di Tiberio, ci lasciò qualche cenno che possa illuminarci a tale proposito. Sap- 
piamo solo da lui che non poche furono le difficoltà superate in questa guerra, do- 
vendosi combattere contro gente numerosa e fiera, difesa dalla naturale sua posi- 
zione, in luoghi di pericoloso accesso, muniti di castelli'' e ricchi di città che si do- 
vettero assalire con grande spargimento di sangue, e tutto ciò più con pericolo che 
con danno del i-omano esercito ^ Anche per questa parte della spedizione conviene 
quindi procedere, fino ad un certo punto, per via di induzioni. 

Il De Vit^ ritiene che Tiberio, allora dell'età d'anni ventisei, preposto da Au- 
gusto al governo della Gallia coniata ^ dalla Gallia Lionese avesse attraversato col 
suo esercito l'Elvezia fino al lago di Costanza. Più rettamente mi pare giudichi il 
Kallee ^ nel suo lavoro strategico intorno alla guerra retica, che prima Tiberio abbia 
dovuto assicurarsi della via del Reno, fornendola di fortihzi e ponti ad Augst {Au- 
(/usta Rauracuin), aZurnach (Tenedo), ad Eschenz (Tasgaetiuni); anche l'altra sponda 
del fiume da Rheinwinkel, per Waldshut fino al Bodensee, dev' essere stata perlu- 
strata e fornita di fortificazioni. Quella regione abitata da Brixenti, Suaneti, Rugusci, 
Leponzi, Vennoneti, era già stata percorsa da P. Silio, ma dovea presentare una 
sicurezza molto relativa, per concedere ad un esperto capitano di affidarvisi cieca- 
mente, ed esporre ad essi il fianco destro, come avrebbe fatto se, a tutto prima, si 
fosse spinto al lago di Costanza. 

Fatte queste ricognizioni e sottomessi, senza grandi difficoltà, tutti i popoli 
della Svizzera orientale, deve aver trovato qualche considerevole ostacolo ad abbattere 
gli abitatori delle rive settentrionali ed orientali del lago di Costanza. Senza dubbio 
essi usavano ancora abitare su palafitte internate nel lago ; e ciò rendeva impossibile, 
con milizie terrestri, abbattere quelle borgate galeggianti, che trovavano una difesa 
naturale nelle acque del lago. Ciò è comprovato non solo dal fatto che l'esistenza 
di tali abitazioni lacustri fu dimostrata dagli avanzi ancora esistenti delle palafitte, 
ma sopratutto dalla circostanza che, per vincere totalmente quelle genti, Tiberio fu 
costretto a fabbricarsi delle navi, che sarebbero state al tutto inutili per sottomettere 
popolazioni terrestri. 



' IV, 12, sed omnes ilUus cardinis populos, Brennos (Breunos), Sennones atque Vindclicos per privignum 
stmm, Claudiiim Eh-iisiim, perpacavit. 

- Il Kallee, Dos ratisch-oberycrmanische Kriegsiheatcr der Roiiicr, [Eine strategische St/ulie, Stuttgart 1889, 
pag. .') segg.i che cerca seguire passo passo la marcia degli eserciti roinaui, suppone che Druso sbucasse dalla 
valle dell' Inn e vincesse i Viudelici che gli sarebbero venuti incontro sull'isar, sul Lech esuU'Iller, poichfe questa 
direziono, secondo lui, doveva prendere per unirsi con Tiberio. Perciò sarebbe passato per l'antica fortezza sul- 
r.\uerborg fra il Lech e il Wertach. Of. anche II. Arnold, in Zeitschr. des histor. Vereins filr Sehtcaben u. 
Xnuhurg, IX Jahrgaug, che sostenendo la stessa tesi, descrive la fortezza come esistente tuttora. In questa guida 
ci abbandonano però gli scrittori antichi. 

' IL, 104, Ego tecum, impnrator, in Armenia, in Raelia fui, ego a te in Vindelicis, ego in Pannonia, 
ego in Germania donatus stim. 

' Così pure Orazio, l. e. arces Alpihus impositas tretnendin. 

* Velleio, 11, 95. Piìl scarsi di notizie sono Livio, Epit. 138. liaeJi a Tiberio Nerone et Druso, Caesaris 
prirignif, domiti; EUTROPIO, VII, 9, Romano adiecit imperio lUgricos, Raetiam, Vindelicos et Sal/iJisos in Alpihus. 
8i;et., Aug., 2\. Domuit autem (xiugusttisj pariim ductu, partim aii-ipiciiti suis... Raetiam, et Vindelicos, ac Salassos 
gentes inaipinas — Tib. 1, Raettcum, Vindelieumqiie belluwi gessi! . 

" 0. e, pag. 30. 

' SUFH"., in Tib. 9. Comatam Oalliain anno fere rcxit, exin Baeticum Vindelicwnque hcllum gessit. 

' 0. e., pag. ."> seg. 



102 LIBRO TERZO 



Terminate le navi, fu facile la vittoria su quelle popolazioni avvezze a servirsi 
di esili barchette di costruzione primitiva. La sola vista delle poderose navi romane 
spaventò talmente gl'indigeni, che furono in più scontri sbaragliati e vinti completa- 
mente '. Credesi comunemente che la battaglia principale sia avvenuta in vicinanza 
dell'isola, dove ora giace Lindau^ e che, posto da Tiberio un porto militare ad Arbon 
(Arbor felix), egli cominciasse le operazioni di terra, spingendosi nella valle del Reno 
fra Feldkirch e Bregenz, sconfiggendo, nel territorio di Dornbirn, i Brigantii, dopo di 
che si sarebbe recato a Kempten (Cambodumim) e quindi a Damasìa dove avrebbe 
raggiunto l'esercito di Druso^ 

Superate così le maggiori difficoltà e le innumerevoli insidie che potevano pre- 
sentare le vallate delle Alpi, gli eserciti riuniti, in pochi scontri, possono aver sottomessi 
iVindelici, spingendosi fino al Danubio, cioè al naturale confine della Germania, limite 
al quale doveano momentaneamente fermarsi le attuali operazioni di guerra. Il primo 
agosto, giorno sacro all'imperatore, fu combattuta alle sorgenti del Danubio l'ultima 
battaglia campale che decise delle sorti di quelle regioni. 

Le numerose difficoltà di vario genere che essa aveva presentato, il tempo bre- 
vissimo entro il quale, senza gravi perdite da parte dei Romani, essa fu condotta a 
termine, ed infine i vantaggi considerevoli che dalle recenti conquiste potevano deri- 
vare, sia perchè si fissava un più sicuro e naturale confine all' Italia, sia perchè si 
apriva l' adito ad imprese nuove e da lungo vagheggiate nella Germania, fu causa 
di grande giubilo a Roma ; per aderire al desiderio di Augusto *, il maggior lirico di 
queir epoca inneggiò al valore dei fortunati vincitori ; poeti e storici ne tesserono le 
glorie, e le vinte provincie offrirono al vincitore Tiberio una splendida spada ono- 
rifica coir impressione dell'immagine sua che presenta all'imperatore la vittoria ^ 

Sorte non bella toccò ai vinti, poiché, com' erasi fatto coi Salassi, furono di- 
spersi e venduti quelli che erano atti a portare le armi^ e vi furono lasciati solo 
quelli che non offrivano pericolo di successive sollevazioni. Compita così la con- 
quista, r imperatore s' accinse all' opera, non meno importante, di dare una stabile 
organizzazione a queste regioni che dovevano divenire la base delle operazioni 
delle successive guerre germaniche, e formare nel tempo stesso una zona difensiva 
del naturale confine dell' Itaha. Egli formò quindi di essa una vasta provincia col 
nome di Rezia e Vindelicia, che comprendeva tutto il territorio dalla sommità delle 
Alpi al Danubio, dal lago Lemanno ai confini del Norico ''. Curia ed Augusta Vindeli- 



' 1)1. )X,, :)1, 22; 8TKAB., VII, 1, 292, 5. 

- Kallee, 0. e. pag. 6. Altri suppongono che ciò sia avvenuto presso Reichenau. 

'■' Questo piano di liattaglia, descritto dal Kallee, e dall' Arnold, nelle opere piil volte citalo, sarebb:; statii 
secondo gli stessi autori, organizzato da Agrippa, occupato allora nella guerra contro i Pannoni. 

* SUET., fram. (pag. 290, Ediz. Tcubner, 1877). 

' Fu trovata nel 1848 a Magonza. Cf. Lersch, Dm nor/en/iaittc Sehwcrt dea Tiberiiin (Bonn, 1849) Henzen, 
Bull, dell' Ixt.. 1849, pag. 87-89. Bergk, in Oerhard Dmkmiilern, 1844, li, pag. (il-dl. Klei.v e Becker, Dm 
Sehwcrt dcs Tiberiux (Mainz, 18r)9). Cavedoni iu Animi, dell' Istil., 1851 pag, 227, e Bull., 1851, pag. 155. Si sup- 
pone che questa spada spleudiilameute ornata fosse stata presentata da Augusto al vincitore Tiberio, essendo però 
stata trovata a Magonza par piìl probabile che fosse un ricordo onorifico delle due provincie viute da Tiberio. 

" Dione, 64, 22, zó re ugaziazov xal lò nhìaiov lija rjhxiai; avTÓùv i^rjfayov, xaxaXmóvtes xoooizovi, Saoi zijy 
fièr yòìgar olxeTv Ixavol, veoxfiù'oai de zi àSvvazioi fjoav. 

'• Fu chiamata in origine provincia della Rezia e Vindelicia (Vell., II, :i9. Suet., Anrj.. 'il. Aurel. Vitt., 
Ejiit., 1, seg.) per cui si credette erroneamente che fossero due provincie distinte. (Cf. Forbirger, 0. e, III, 
pag. 438 segg.) Alla fine del primo secolo si chiama semplicemente provincia retica, che ix)i probabdmente sotto 
Diocleziano, fu distinta in liactia prima, cioè la vera regione retica, e in Raetia secuiida che corrisponde alla Vin- 
delicia (cf. Cellario, Geog. auL, II. pag. 422. Cluveri, Vindelicia, III, 2). In origine v' era aggiunto anche il 
Vallese, che poi fu staccato ed insieme coi declivi occidentali delle Aljìi (ìraie formò la. jiroriìicin /irociontoria delie 
Alpi Uraie e l'cnnine. Onde i confini occidentali dalle sorgenti del Danubio, al lago di Costanza, comprendendo 



LA GUERRA RETICA 103 



corum' divennero in seguito i principali centri della nuova provincia, mentre ylyoc^ia- 
eum (Epfach) e Veldidena (Wilten) avevano l' importanza di principali luoghi fortificati*. 

Quale provincia imperiale fu retta da procuratoi-i (proGuratorea Augusti), e più 
tardi, dopo Traiano, da legati imperiali (legati Augusti prò praetores) o presidi (prae- 
sides provinciae Raetiae), il nome di alcuni de' quali è ricordato dagli scrittori e 
dalle iscrizioni, ed infine, fra il terzo e il quarto secolo da un dux Raetiarum con 
attribuzioni militari. Sotto 1' aspetto militare, se non ebbe una stabile legione se non 
che al tempo di Marco Aurelio (la III italica), pure non possono esser mancati fin 
da' tempi di Augusto quelle disposizioni militari che garantissero la sicurezza e la 
tranquillità delle regioni conquistate. Si sa infatti che otto coorti erano arruolate 
nella provincia, due delle quali con stabile dimora in essa^ come pure è noto che le 
coorti retiche e vindelicie diedero prova di valore nelle guerre germaniche fin dal- 
l' epoca di Augusto*. È probabile che Druso, al quale si ascriveva il principale merito 
della conquista, avesse pure avuto l'incarico di sistemare la nuova provincia e met- 
terla in comoda relazione colle attigue regioni italiche. A tale scopo si venne orga- 
nizzando una fitta l'ete di vie militari (viae publieae militares), l'esistenza di alcune 
delle quali risale fino al tempo di Augusto. 

Nel libro precedente abbiamo parlato delle vie che mettevano in comunicazione 
Milano e Como con Curia e questa con Augusta Vindelicoruin. Un' altra arteria mi- 
litare importantissima era quella che, quasi in linea retta, congiungeva Verona e Tri- 
dente con Angusta. Naturalmente non tutto il tracciato di questa via risale alla mede- 
sima epoca. È evidente infatti che il tratto da Verona a Trento e di lì fino al con- 
fine italico, dove passava per le Alpi una delle quattro antichissime vie ricordate da 
Polibio, doveva esser stato ampliato e reso comodamente carreggiabile^ fin dall'epoca 
repubblicana. Quel M. Appuleio, che nel 23 a. Cr. ebbe da Augusto l' incarico di co- 
struire fortificazioni a Trento, avrà probabilmente dovuto prendersi cura anche dello 
vie; ma, dopo la conquista delle provincia transalpine, le cure di Augusto e de' suc- 
cessivi imperatori*' devono di necessità essere state con maggiore insistenza rivolte a 
queste regioni per rendere più breve e comoda la viabilità militare, per congiungere 
Augusta, benché allora semplice forum, coli' Italia, e poi colle regioni germaniche. 

La via è così segnata negli itinerari antichi : 

tutta la sponda setteiitriouale, pa-ssava vicino ad Arbor fdix (.\rbou), scendendo fino al (rottardo. Il contine me- 
ridionale dal Gottardo si spingeva fino a Littuimm (Innichen) in Pnsteria, passando per il castrnm mairnsf, presso 
Merano, e per 8eben. L'orientale da Liltanuiu volgeva all'Imi, presso P<»is Oetit ( Rosenheim), seguendo «luindi il 
corso del fiume, fino alla sua foce a Castra Btitana (Innstadt e Passau). Da principio il Danubio da Castra Batava 
fino alle sue origini formava linea di confine: ma più tardi, ciò?; al tempo di Domiziano, il confine fu protratto al/*»<es 
raetiins, che congiungeva il Reno col Danubio. Cf. a tale proposito Pi.anta, 0. e, pag. 54, scgg. e il bel lavoro 
dell' Inama, 1m provincia Mia Rexta r i Reti (iu Rendiconti del r. Istit. lonib. di se. e Ictt. Serio II, Voi. XXXII, 
1899), pag. 2 e segg., uscito alla luce (iuan<lo giil queste pagine erano in corso di pubblicazione. 

' Il ZuMPT, Comment. epkjrapli., I, pag. 403, prova che Augusta fu fondata da Adriano e fu nuinicipio 
e non colonia. Non potrebbe quindi essere, come comunemente si crede, la spkmlMisniiwi. Raetim provincia^ cnlimia 
di Tacito, (Jerm. 41. Cf. C. Peter, (jesili. Rom«, (42 ediz.) Ili, pag. 01. 

'' Sotto l'imperatore Onorio, la Xofitia Dif/uilntuiii annovera 17 luoghi fortificati nella Rezia: Awjustanis 
(cawtris), Phoehiank, Vallato, Subiiirtnlorio, Rrpa prima, Campcdunn, Oii>Ui<i, Foetibm, 'IbrioUs, Quintanis, liaiavis, 
Almuina, Veimramoduro, Parroduno, Piniana, Coelio, Arimna. Quanto a Teriolis e Foetihtn, che diremmo esser in 
territorio estraneo alla provincia retica, sono pure annoverati fra le fortificazioni di essa, perchf' costituivano ma- 
gazzini e luoghi di rifornimento per la provincia stessa. 

' C. 1. L., Ili, pag. 807. 

* Tacit., Ann., Il, 17. 

■• L'opinione espressa da qualch(i dotto. (Of. Stoffei.i.a, 0. e., pag. 12), che in tempi remoti il passo 
della Chiusa Veronese fosse impraticabile, mi pare i«)co attendibile e contraria anzi all' ordine naturale delle cose. 
8e vi passava l'Adige, il che geologicamente è indubitato, non essendovi alcun' altra via tracciata, che possa essere 
stata percorsa da questo fiume, i)uò benissimo esservi stato un varco anche per i passeggieri. Infatti le prime 
vie seguivano i corsi dei grandi fiumi, e lungo le si>onde di essi i primi abitatori scavarono le loro grotte, e di 
queste non mancano nel trattf) che è fra Ala e Verona, 

" Si occuparono della fabbricazione e riattamento delle vie alpine per le Alpi Centrali Druse, Claudio, Set- 
timio Severo, Massenzio, Costantino II, Magno Massimo e Giuliano l'apostata. 



104 

ITIN.D'A 




LIBRO 


TERZO 






NTONINO 


TAV. PP]UTING. 


GEOGR. 


RAVENN. 


PAOLO DIAC 


{pag. L'75). 




(p^- 


243). 


(III. 31). 


Verona 


Verona 


Ver 


ona 


Verona 






M. P. M. 














XXIIII 












M. P. M. 


Vennum 












XXXVI 














Ad Palatium 




M. P. M. 
















XXIIII 














Sarnis 


















Lig 


3ris 


Campus 
cognomento Sardis 


' 


M. P. M. 




M. P. M. 






1 




XX 


• 


XXIIII 






(Bremtonicum) 
Volaenes 
(Verruca) 


Tridento 


Tred 


ente 


Tridentum 


Tridentum 










(Trincto) 


1 




M. P. M. 










Campus Rotaliani 




XXIIII 




M. P. M. 
XL 






Salurnis 


End 


idae 










Ennemase 




M. P. M. 


Ponte Drusi 






Bauzanum 




XXIIII 




M. P. M. 
XIII 








Sublavione 


Sublabione 






, 




M. P. M. 




M. P. M. 










XXXII 




XXXV 








Vipiteno 


Vepiteno 










M. P. M. 
XXXVI 


Mat 


M. P. M. 
XX 

reio 








Veldidena 




M. P. M. 














XVIII 












Vetonina 










M. P. M. 




M. P. M. 










XXX 




XVIIII 












Scarbia 














M. P. M. 














XI 








Part 


Il ano 

M. P. M. 
XXXVI 


Tarteno 
1 XX 
Coveliacas 








Abuzato 


Avodiaco 












Ad r 


ovas 











Augusta Vindolicum Augusta Vindelicum 



' A maggiore schiariiiicnto dei due i)riiicii)ali itinerari della valle atesiua, pongo anche il pereorso so- 
gnato dal geografo Ravennate e da P. Diacono, notando i castelli che i Franchi trovarono lungo la via dell'Adige, 
e lasciando quelli che restano fuori di mano. Noto a tale proiwsito che L. M. Hartmann, nell' Tlcr TrideiUi- 
num (Jahresheften de» òsterrcichischen arehiiologischen Institutes, B. II, 1899) lavoro, che vidi solo a questo 



LA GUERRA RETICA 105 



Mentre la vìa dell' itinerario antoniniano, da Verona alla stazione ad Palatium 
(Ala)', quindi per le importanti località e castelli ricordati dal geografo Ravennate e da 
Paolo Diacono, cioè la civitas Ligeris (Villa Lagarina), il castello di Volaenes (Volano)^ 
passava sulla sponda sinistra dell'Adige, com'è provato anche dalle pietre miliari 
trovate in quel pei'corso ', è certo che un' importante via, cioè quella segnata dalla ta- 
vola Peutingeriana, si stendeva anche sulla sponda destra, via che comunemente è 
ritenuta ■• non solo come la principale, ma anche l' unica. Essa si dipartiva dalla via 
ora descritta al Vò, ad Vadum, presso Avio *, dove passava l'Adige, e dove furono tro- 
vate delle pietre miliari, di lì continuava lungo la sponda destra, passando, fra Bor- 
ghetto e Ala, per la stazione Sarnis^, quindi presso il Brentonicum castrum di Paolo 
Diacono; lungo questa via si trova il maggior numero di villaggi e tutti di origine 
antica, ed è noto che essa era la prescelta durante tutto il medio evo. 

Questa, costeggiando la Vemica, passava l' Adige al Vò (ad Vadum) ed a 
Trento si univa con quella che percorreva la sponda sinistra del fiume e colla 
Claudia Augusta, che percorreva la Valsugana, congiugendo Oderzo (Opitergium) e 
Feltre, con Trento, dove si univa coli' arteria principale lungo 1' Adige e di lì pi'o- 
seguiva fino al Danubio. Laj^idi trovate a Ces Maggiore presso Feltre e a TòU e 
Rabland presso Merano'', ci ammaestrano che Druso, terminata la guerra retica, Al- 
pibus bello patefactis, costruì questa via ab Aitino usque ad flumen Danuviuin. 
Questa è un' altra prova che il tratto di via da Verona a Trento era molto più an- 
tico e faceva i^arte da sé, ed aveva un suo nome speciale, mentre il percorso della via 
atesina, a settentrione di Trento, in continuazione della via della Valsugana, portava 
il nome di Via Claudia Augusta, in memoria di Claudio, che la fece riattare a sue 
spese, eseguendovi opere radicali di arginatura, e regolarizzando il fiume che proba- 
bilmente r aveva danneggiata, itermn exicato fluniine purgavit. Nota giustamente il 



punto della mia pubblicazione, nel determinare la posizione dei castelli distrutti dai Franchi, si scosta in parte 
dalle conclusioni del Malfatti, che furono da me pure seguite. Egli pone Sermiana a Sirmione sulle spondo meri- 
dionali del lago di Garda, Fagitanei, presso Maderno, sulla sponda occidentale; quanto a Mnletum, e Tesana vi 
riconosce Male in Val di Sole e Tesino nella valle dello stesso nome In questo venne ad uniformarsi alla conclu- 
sione della principal parte degli scrittori trentini, che trattarono quest'argomento. Cf. Gir. Tartarotti, Antichità 
di liocercfo cap. XIX. pag. 2.3; B. Eigatti, // Trrniino sotto il suo primo rhico, loncjobnrdo (in saggi scient. Ictt 
per la società degli studenti e candidati trentini in Innsbruck pag. 63-70), Bottea, / Franchi nella vai ili Sole 
(Arch. Trent., Ili, pag. 87 segg.) G. Caumo, sul confine alpino del rrr/no italico-loni/obardo (Arch Trent., X pag. 
21 1; Inama, Antichi castelli romani nella ralle di Non (Arch. Treni., X pag. 5 segg.). Non credo però che le 
conclusioni dell'Hartmann possano pas.sare senza serie obbiezioni. 

' Nel 1759 nel luogo detto i Marani, [ircsso Ala, fu trovata una colonna miliare spettante a Costantino 
iunioro. Di lì fu trasportata ad Avio. Tiene il numero delle milia a rovescio, perchè prima portava il nome d' un 
altro imperatore (Massenzio?) che fu raso per far luogo a quello del novello Cesare. Il numero delle milia è 36 
che corrisponde appunto alla di.«tanza da Verona ad Palai iuui dell'itinerario d'Antonino. Un'altra pietra miliare 
col nome di Magno Massimo, e che porta il numero di 38 milia, fu pure trovata ad Ala. Cf. C. /. L., V, 8050 e 
8051. Sono ancora di quelli che ricordano die parte di quella città si diceva i Pala^'i, e tuttodì la canipatpìa sog- 
getta si chiama ai Palaxxì. Stoffella, 0. e., pag. 12. Nel medio evo al nome Palatium fu sostituito quello di 
Hata che nella bassa latinità indicava appunto casa o palaxxo. Cf. a tale proposito e por le altre opinioni Orsi, 
Saggio di toponomastica trentina pag. 23 e 24. 

' Ivi fu trovato il frammento d'una pietra miliare, la cui iscrizione fu integrata dallo Stoffella e dal 
Mommsen (C. I. L. V, 8053) mediante il confronto di due lapidi miliari di Wiltau. Esso portava il nome di 
Giuliano. Ora si conserva nel Ferdiuandeum di Innsbruck. PenS dal calcolo delle milia segnatevi, cioè 50, si ar- 
guisce che originariamente stesse vicino a Trento, sópra Mattarello. 

■' Il MoM.MSEN nella tavola VI aggiunta al V Voi. della sua li. G., traccia la via romana da Verona a 
Trento sulla sfxmda sinistra dell'Adige, seguendo il percorso dell'attuale strada maestra. 

^ Cf. Gir. Tartarotti, Memorie ant. di Rorcrcto, pag. 23. 

'' Ivi fu trovata nel 1733 una colonnetta miliare col nome di Massenzio (C. I. L., V, 8052.). Vi si rinven- 
nero parecchie lapidi antiche e vi avevano poderi le famiglie veronesi Aufillenia e Cattia. Cf. Gir. Tartarotti, 
Iserix. ant. di Rovereto e della Valle Lagarina, pag. 63 segg. 

" Secondo il Tartarotti, 0. e, pag 23, sarebbe lo stesso campus eognoniento Sardis di l'aolo Diacono 
(III, 29), che egli pone al villaggio di Some tra Brentonico claChizzola sulla destra dell'Adige; ma più giustamente 
il Rigotti, 0. e. p. 10-1, fra Borghetto e Ala, presso la chiesa di S. Leonardo, che in documenti del 1202 e del 
1215 è detta de Sarno, de Sargnis. 

' C. I. L., V, 8002 e pag. 938; N1E88EN, Ralisehe Landeskunde, pag. 163.' 

u 



106 unno terzo 



Mommsen ^ che in causa di così importanti lavori, Claudio impose il suo nome a 
questa via che forse in origine si chiamava solo Augusta. 

Secondo l' itinerario di Antonino il tracciato di essa è il seguente : 

pag. 280. 
ab Vbitergio-Tridento jM. P. M. CX (sic)^ 
Vbitergium 

M. P. M. 
XXVIII 
ad Cepasìas 

M. P. M. 
XXVIII 
Feltria 

M. P. M. 
XXX 
Ausugo 

M. P. M. 
XXXIIII 
Tridente 

Da Trento la via continuava il suo percorso lungo la sponda sinistra dell'Adige, 
passando, come ora, per Salorno (Salurnis) e per Endidei (Egna). A Vadena (Vadum) 
passava il fiume, proseguendo per Tramin, Kaltern, Eppan fin presso Merano, dove 
ripassato il fiume si divideva probabilmente in due rami. Uno, per la Venosta e per 
la valle dell' Inn, andava a rannodarsi colla via che congiungeva Curia con Augusta, 
r altro, il principale, per la Passiria e per il passo di Jaufen, andava a Vipiteno 
(Sterzing)*, passava il Brenner, e per Matreio (Matrey), Veldudena (Wilten), Veto- 
nina, Scarbia (Scharniz), Fartanum o Tarteno (Partenkirch), Coveliaca, Avodiacuìn 
(Epfach) e Ad novas metteva capo ad Augusta. Un altro ramo, che il Mommsen ^ 
considera come una correzione posteriore, da Egna si volgeva direttamente a nord e, 
attraversato 1' Eisack presso Kardaun^ per mezzo di un ponte appositamente fatto 
da Druso (pons DrusiY, si dirigeva al confine italico a Sublavione, e di lì a Vipiteno, 
dove si univa col ramo proveniente dalla Passiria. 

Dopo Bolzano però la via non teneva completamente il percorso attuale, che 
per breve tratto fu aperto nella profondità della valle, da Unterau a Mauls, nel 1316, 
da un Enrico Kunter di Bolzano, mentre precedentemente la strada seguiva le cime 
del Mittelgebirge, sulle quali appunto, nelle vicinanze di Waidbruck, presso Kollmann 



* R. O. y, pag. 19, n. 1. 

- IjH stazione ad Ccpasias non è ben certo dove si trovsissc. 11 Cluverio legge ad Cepìasias e la pone a 
Wessel, l'odierno Plasburg; il Mannert 0. e, pag. 92, la mette presso Abbazia, il Reichard ad Albarello presso 
Castel Franco. Il Mommsen, C /. L., V, 2, pag. 9.38, non crede conveniente con nuove congetture aumentare il 
cumulo delle ipotesi proposte. Auswjo si pone comunemente a Borgo di Valsugana. Il Bartolomei, De Ti-kknti- 
lìorum. Veronensium, Mcraneìisuviqne speciebus et valore (Trento, 1749, pag. 13. n. 2) la pone al Marter, altri nella 
località detta i Ma^i. Ci. Montebello, Noìkw siorie/ie topografiche e religiose della VaUiuiana. 

^ Kimase il nome nel Wippthal ; Sterzing ancora nel 9" secolo appare come Vicus Vipitcmis. 

* R. 0., V., pag. 19. n. 1. La circostanza che su questo percorso era il villaggio di Auer, anticamente detto 
Aiujitsti vicus, ed WponsIJrusi gull' Eisack, fa ritenere questo ramo esistente fino ai tempi augustei, e riattato por 
opera di Druso. 

'' Ci. Maiuhofee, 0. e., pag. 12. 

" L'HoRMAYR, Qesch. von Tirol, I, Theil, 1 Abth. p. 105, cerca a Gries presso Bolzano uno dei castelli 
postivi da Druso. Erroneamente il Ci-uvERio, Vindelicia e. 4., identifica il ponte Drusi dell'itinerario col Driiso- 
ìiiagiis di Tolomeo (II, 12, b)\ ma basti osservare che questo t; posto dal geografo greco .Tgòj t>)v xE<pa).ijv xov 
'Pì'jrov noxa^ov. 



I.A (iUERUA KKTIC'A 



107 



(Culmen), sarebbe stata la stazione Sublabione'^. Presso Sebatum (Schabs) si univa 
ad essa il ramo, che, passando da Aguntuni (Innichen) nel Norico e Littanum (S. Lo- 
renzen), per la Pusteria congiiingeva Aquileia con Augusta-. 

Per modo che quest' ultima città diveniva il centro d' irradiazione d' una fitta 
rete di vie militari che la congiungevano con Aquileia, Aitino, Verona, Milano da 
una parte, e colle regioni germaniche, col Norico e la Pannonia dall' altra. ^ 



' Prima il Geuter e poi la più gran parte degli indagatori di tali antichità pongono questa stazione 
presso Seben. Esso nel 854 da un poeta incognito (in Mabillon, T. IV, Analeet, pag. 525) è detto Seharui, quindi 
Scponc (901), Sebone (1028), comunemente Sabionn. e la stazione vicina Sub Sabiona. Il Giovanelu, Ara Diaìiat, 
pag, 140 segg., la pone presso Mais, non lungi da Merano, ai piedi del colle e del paese Unterlabers. Il Mairhofer, 
0. e., pag. 12, uniformandosi al Sinnacher, Bear., Voi. I, pag. 77-79, pone questa stazione presso Waidbruck, 
trovandone traccia del nome nel villaggio di Lajen (Labione). 

^ //. Anton., pag. 172. 

' Ben sette vie partivano da Augusta: una da questa città conduceva a Ountia (Giinzburg) sulle rive del 
Danubio, due costeggiavano il Lìcus (Lech) verso settentrione, delle quali la più nota ed importante era quella che 
conduceva al Danubio presso Subtiiontorio (Stepperg) dove si biforcava, conducendo un ramo variamente diffuso 
al limes Raeticus, V altro costeggiando a destra il Danubio, passava per Vallato, Abusina (Eining), Regino (Regens- 
burg), Quintanis (Wischeluurg), e Batan's (Passau). Non meno importante era la via che congiungeva Augusta con 
lui'ai-in (Salzburg), toccando Brataniano, Isnnisea, e passando al Fona Oenì (Eosenheim) l' Inn. Verso mezzogiorno 
si partivano le due grandi arterie già descritte, cioè una per Adiwoas, Advodiacum (Epfach), Coveliaco, Partanum 
ecc. per il Brenner, l' altra per Viarn, Vonania (Wangen) Briyantium ecc. ecc. per Curia e di lì a Milano. Da Bri- 
gantium si partiva un ramo che conduceva ad Arbor felix (Arbon), ad Ad fines (Pfyn), dove usciva dalla provin- 
cia retiea, per congiungersi con Vindonì.ssa. Un ramo secondario congiungeva Vemnnia con Brataniano, passando 
per Canibeduno (Kempten), Escane, Advodiacuni: da Cambeduno si staccavano duo altre vie, una concluceva a 
Coeli Monte (KeÙmiinz), l' altro per Navone (Baisweil), Rostro Nemavtae, e Rajìis ad Augusta. Oltre le opere del 
Masnert (Oermam'a, Raetia, Noricum, Patmonia), del Forbiger (0. e, III, pag. 432-488), del Kaiser (Die rom. 
Alterthiiiner xu Augshtirg), del v. PallhAUSEN (Boiariae topographia) , del DotTGLASS (Die R'ómcr in Vorarlberg) e 
altre già citate nel corso di questo lavoro, per le strade retiche e vindelicie cf. Welser (Opera), Meyer (Die 
Rom. Alpenstra^sen in der Scliirrìx, Ziirich. antiq, Mitth. XIII), v. Hundt (Ucber die R'ómersirassen des linken 
Donau-Vfers), Staetlin (Wiiriemb. Oesckiclite), Buchner (Reise auf der Teufelsmauer), Leichtlen (Schwaben unter 
den Ròmern). 



i 



LIBRO QUARTO 



LE GUERRE CONTRO I LIGURI DELLE ALPI MARITTIME 



CAPITOLO L 
La regione delle Alpi Marittime. 





OLLE vittorie sili Reti e Vindelici era veramente aperto F adito, dalla parte 
del Danubio, alla progettata spedizione germanica ; ma restava ancora da 
condurre a compimento la sottomissione ed organizzazione delle Alpi. 

Infatti non così facile era il passaggio per le Alpi Occidentali, dove popoli ostili 
ai Romani intralciavano le loro comunicazioni colle conquiste della Gallia. Anzi 
Appiano ' nota con meraviglia, che, mentre i Romani avevano condotto tanti e così 
grandi eserciti attraverso a quelle Alpi, ed avevano di già preso stabile dominio di 
territori che dall' una e dall' altra parte erano alle falde di quelle, avessero negletto 
il possesso delle regioni montane, e che perfino Giulio Cesare, sì fortunato conqui- 
statore delle Gallio, non avesse pensato a ridurle in suo potere. 

Però la meraviglia dello storico greco sarebbe facilmente svanita, quando a- 
vesse considerato che, momentaneamente, poco doveva importare ai Romani il pos- 
sesso di alcune sterili vallate alpestri, quando in massima si fossero assicurato il 
passaggio alle loro conquiste transalpine, verso le quali erano, di preferenza, rivolti 
i loro sguardi, ben sapendo che, una volta sicuri delle Gallie, non potevano trovare 
serio impedimento alle loro relazioni con esse in popoli miseri e quasi selvaggi. 
Soltanto quando questi, rassicurati dall' impotenza de' Romani, che erano involti nelle 
guerre civili, e forti della solidarietà con gli altri alpini, ardirono muoversi ai danni 
de' passeggieri e recare forti offese agli abitatori delle circostanti pianure, si vide 
la necessità di condurre contro essi una guerra regolare e definitiva. 

Anche questa impresa era riservata ad Augusto, il quale la condusse a ter- 
mine con queir esito fortunato che in seguito vedremo, sottomettendo completamente 
le sommità ed i due versanti delle Alpi Marittime, e conducendo per tal modo a com- 
l)imento una guerra, che non era certo delle meno gloriose fra tutte quelle terminate 
da lui, poiché quelle regioni erano abitate da una popolazione robusta ed energica, 
insofferente di qualsiasi freno. 

Intorno all' origine di essa non si presentano que' complessi problemi come per 
gli altri territori alpini. Infatti, se fu provato, che in questi, il primo, benché leggiero 
ubstrato, era costituito dalla popolazione ligure, sopraffatta poi da successive immigra- 
zioni, essa rimase invece sempre predominante in quasi tutto il percorso delle Alpi 
Occidentali, conservando quella caratteristica di tenace resistenza tutta propria della 
razza ligure. 



Illir. e. 15. 



112 LIBRO QUARTO 



Nel concetto de' Greci più antichi', in particolar modo di Esiodo e di Erato- 
stene^ la popolazione ligure abitava un territorio molto esteso, comprendente non 
solo tutta r Europa occidentale, ma ben anco tutte 1' altre regioni finitime al bacino 
occidentale del Mediterraneo. 

Ma, di mano in mano che ci avviciniamo all'epoca della conquista romana, si 
vengono sempre più restringendo i limiti assegnati alla popolazione ligure, che, se per 
alcuni s' estendeva ancora in tutta la penisola iberica, nella Gallia meridionale e nel- 
r Italia settentrionale, per Polibio^ era già racchiusa fra limiti più ristretti, cioè fra 
r Arno ed il Rodano, comprendendovi però, oltre alla Liguria, la Provenza, la Savoia, 
un tratto della Svizzera, e buona parte delle regioni pedemontane. Per cui, sebbene 
nel significato moderno solo piccola parte delle Alpi Marittime appartiene alla Li- 
guria, nella mente degli antichi, e come ancora adesso sotto 1' aspetto etnografico, que- 
ste erano nel loro complesso occupate dalla razza ligure. 

L' archeologia e la paletnologia sono già riuscite a darci un quadro completo 
dei costumi e del modo di vivere di questa popolazione primitiva, che lasciò copiose 
traccie di se nelle caverne litiche, nonché in tutti i depositi litici del Finalese, del 
Loanese e del tenere delle Alpi Marittime, ampiamente note per i dotti lavori del- 
l' IsselS del Rivière^ e d'altri illustri scienziati". 

Da questi risulta pure, che, a differenza di altre regioni, quivi la vita caverni- 
cola non solo ebbe uno sviluppo più perfetto, ma altresì più duraturo ; l' età del 
bronzo, e perfino la prima età del ferro, pare che si esplicassero nelle regioni liguri 
senza alterare considerevolmente i primitivi costumi ed istituzioni, tanto che ancora 
ai primordi della conquista romana, e fors' anco posteriormente, si continuava, almeno 
dalla parte meno progredita della popolazione, nell'uso dì seppellire i morti nel sot- 
tosuolo delle caverne, colla differenza che in tempi posteriori, imitando il modo di 
seppellimento dei Gallo-Romani della Provenza, coprivano i resti funebri con pezzi 
di grandi anfore tornite, anzi che rinchiuderli in incassature quadrilatere, com' erasi 
praticato prima d' allora ''. 

Ma, se tutto fa credere che i Liguri, già dominanti in gran parte d' Italia, quivi 
rimanessero nella loro integrità con le loro speciali caratteristiche etniche fino all' epoca 
romana, è pure innegabile che i Galli da una parte ed i Fenici ed i Greci dall' altra 
fecero ampiamente sentire la loro influenza lungo le coste lasciando sicure traccie di 

' Cf. EcATEO, fr. 20 e segg. ; Eschilo, fr. 182 (in Strab., IV, p. 183); Cf. anche Eeodot., V, 9; VII, 165; 
Tucm., VI, 2. 

' fr. 40 (in Strab., VI, p. 300) xal 'Haioòos /-iÓqxvs èr zoTe vjì 'EQaroa&évovg jiagarei^eToiv e^isoiv „Aì&i(mag 
T€ Aiyvg Tc tòs 2xv{^ag tjijzi^f^oXyovg". 

= XXXIV, 10, 18. 

* Delle numerose e dotte sue pubblicazioni basti qui citare: Le caperne ossifere e i toro ant. ahitaìiti 
(Nuova Antol. Voi. 10° serie 2" pag. 328 segg. e Voi. 11° serie IV pag. 2(55 segg.) — Nuovi docuìitenti sulla Liguria 
preistorica, (Estratto dal Giorn. della soc. di letture e conversaz. scientifiche) Scavi recenti nella caverna delle Arene 
Candide (BuUet. di paletnol. ital. anno XII n. 7, 8, 11 e 12). 

' Paléoethnoloyie de V antiquité de l' homme dans les Alpes Maritimi^ (Paris, 1870-86). Sur trois nouveaux 
squelettes humains decouverts dans les grottes de Menton (Comptes rendus dcs séances de l' Acad. des Sciences 23 
février, Paris 1874). Note sur Ics derniers squelettes humains d' adultes et d' enfants trouvés en 187 :i et 1875 dans 
les cavernes des Baussé-Boussé ecc. (Comptes rendus du Congrfcs intcrnational des Sciences Géographiques de 1875) 
Paris, 1879. La grotte d' Albarea (Association franyaise pour 1' avancenient des Sciences — Congrès de Montpellier) 
Paris, 1880. La grotte Ijympia (Comptes rendus des séances de l'Acad. des Sciences n. 18.) Paris, 1882. 

" ViRCHOW e SCHULTZE, Holilenfunden von Mentane (Verhandlungen der Berlincr anthropologischen (Tcsell- 
schaft — SItzung 21 Jiili 1883) Berlin, 1883. — Wilson A new Cave Man of Menton (Report of the Britis^As- 
Bociation for 1885) — Vacandard, Le nouvel kornine préhistorique de Menton (Revue des Questions scicntjfiques, 
Juillct 1880) — MOLON, Preistorici e contemporanei — NlcoLUCCl, La stirpe ligure in Italia. 

' Cf. IsSEL, Caverne del Loanese e del Finalese (con appendice di C. Raimondi in Bullet. di l'alctn. Il- 
anno XL n. 7-10-1885). Questo fatto si riscontra specialmente nelle grotte di Ponte Vara, non che nello tombe 
liguri scoperte a Cenisola, frazione di Podenzana. Cf. P. Podestà, Notizie degli scari d' antichità eomuìiicate alla 
R. Aecad. dei Lincei. Anno 1879 pag. 295-309. 



LK GUERRE CONTRO I LIGURI I>EI,LE ALPI MARITTIME 113 

se, o delle l'elazioni commerciali, che essi ebbero fin da tempi remoti coi Liguri ', in 
particolar modo i Greci, i cui monumenti funebri si manifestarono non solo nel tenere 
di Marsiglia e di Nizza, ma anche lungo il litorale ligure, come, se non foss' altro, ci 
testificano le numerose e splendide tombe greche, con vasi dipinti, del secolo quinto 
e quarto prima dell'era volgare, rinvenute in questi ultimi giorni a Genova stessa*. 
D'altra parte il mito stesso dell'Ercole ellenico, che combatte coi Liguri, vi apre, su- 
perando enormi difficoltà, una via comoda e sicura ', e vi pianta floridi porti, non può 
essere coni' altri credette, un mito di puro significato astronomico, ma inchiude in sé 
le lotte sostenute dai Greci per stabilire le loro civili colonie in mezzo ad una razza 
fiera, e che ancora a Diodoro Siculo ' appariva feroce ed addestrata in tutte 1' arti 
più difficili ed ardite. Egli infatti, mentre ci dipinse gli abitatori della riviera esperti 
navigatori, usi a solcare il mare su agili e semplici scafi mancanti di tutto il neces- 
sario, ci mostra quelli delle montagne, e quindi anche delle Alpi Marittime, avvezzi 
a sopportare ogni sorta di fatiche, induriti alle nevi ed intenti alle caccie, in causa 
della mancanza di biade e di frutta. 

Dove, staccandosi dall' Ai^pennino, avessero principio le Alpi Marittime (Alpes 
MarHiiìiac,'^ 'A. Magniamo, 'A. nagaùnldoaioi' , 'A. jiaodhoi^), fu discorde opinione presso 
gli antichi, come fu lungamente conteso anche presso i moderni geografi, ma ponendo 
Strabene^ tale divisione a Vada Sabatia, cioè a Vado presso Savona, a differenza 

' Alle relazioni oltremarine che ebbero i Liguri, fin da epoca remotissima, accennano \a.pintadfra. o stampo 
di terracotta, destinato ad imprimere fregi a colori sul corpo, trovato nella caverna delle Arene Catidide, le conchi- 
glie proprie dei lidi del Mediterraneo occidentale e meridionale, e la canna che si allarga ad un capo in forma 
di capanna ad uso di suffumigi. Cf. Issel, Scain recenti nella' cav. Mie Arene Candirle (in Bullet. di paleot. ital. 
anno XII. n. 7-8 e 11-12). — A. G. Barrili, Gli antichissimi Uf/nri (in Ateneo Ligure. Anno XII pag. 7-46). 
A rai)porti commerciali con Fenici ed Egiziani, secondo le ultime ricerche, accennerebbero alcuni ciottoli ad uso di 
pesi ed uccelli di pietra, che servivano allo stesso uso, iier il commercio del miele e degli altri prodotti liguri coi 
popoli oltremarini. Dell'influenza gallica sono così palesi le traccio che alcuni ritennero i Liguri un ramo della 
famiglia celtica, come il CtRotefend, Alt-Itnlien, II, pag. 5, 7 e seg. Infatti I'Issel, Incisioni rupestri nf.l Finalese 
(Bullett. di paletn. ital. a. XXlV, n. 10-12, 1898), descrivendo alcune incisioni eseguite sudi un'area rocciosa, nel 
comune di Orco Feglino, le trova più rozze e primitive di quelle della valle d' Inferno, e di Fontanalba, e trova 
delle somiglianze con quelle incisioni, che sono sui monumenti megalitici della Francia settentrionale. Ciò contraria- 
mente all'opinione del Celesia, che nel suo lavoro I la/jlii delle Meraviglie in Val d! Inferno (Giornale di letture 
e conversa/, scientifiche di Genova, 1885) riteneva queste della Val d' Inferno come opera fenicia. Cf. anche Celesia, 
Escursioni alpine, I. I laylii delle Merariglic. IL Fontanalha {Buliet. uffic. del Ministero dell' Istruz., Roma, 1886). 
Naturalmente maggiori sono le traccio dell'incrocio gallico nei Liguri della Provenza e del versante occidentale 
delle Alpi in genere, che sono detti perciò KsXzoXì-/ve(; da Plutarco (Aem. Paol. 6). Ricordisi a tale proposito che 
Artemidoro, in Stefano Bizantino, p. 422, ed altri antichi trovavano analogia fra il nome Lii/ures ed il fiume 
I.inyr (Liger), che Plutarco (Mario, 19,) nota l'affinità della loro lingua con quella degli Ambroni, ed infine che 
Annil)ale si servì d'intermediari gallici per trattare coi popoli Alpini, attraverso ai quali doveva passare, per- 
chè dice Livio (XXI, 32) essi riuscivano a farsi capire da loro. 

"' Cf. a projxìsito della importante necropoli di via Giulia a Genova, (tHIRARDINI, Di un sepolcreto primi- 
tiro scoperto a Oenora (Rendiconto della R. Accad. dei Lincei, Seduta del 19 marzo 1899). 

" E.SCHILO, in Strab., IV, 1, 7; Appolodoro, Frafjm. Itisi, gracc. pag. 140 (Ed. Didot.), I pag. 140.— 
Plin. Ili, V (IV) '). Amm. Marcell., XV, 10, primani viani Tliehanus Hercules ad (ìeryonem extingnendmn, et 
Tauriscuìu lenius gradienji prope tnaritimas con/posuit Alpes. — SoLIN., II, IV, pag. 34 (edit. Mommsen) — EusTATH, 
ad DloxYS. Perieh., 76. Dion. d'Alic. I, 41. Diodor., IV, 19. pseudo Aristot., De niirahiliints, 85 (Ediz. Didot, 
IV. I." parte, pag. 88). L'Herzog, Oallia Xarbonensis, pag. 7 e Desjardins, 0. e.. II, pag. 58 segg., asseriscono 
essere questo mito di origine libico-punica e che si riferisce a Mclkart o all'Ercole Tirio, e che i greca, trovatala 
nel paese, l'adattarono ai loro miti. Però, se consideriamo che l'opera commerciale dei Fenici fu esclusivamente ma- 
rittima e si limitò a qualche punto della costa, mentre il viaggio di Ercole fu, secondo la concorde asserzione degli 
antichi, me<literraneo, si troverà \nò. logico riferirlo alla emigrazione focese. 

•• IV, 20 e segg. : V, 39. 

'■ Tacito, Ann., 15, 32; Plin. VIII, 39, 59; XIV, 3, 4; Flav. Vopisc. Aurei.., c. 47. 

" TaOUU., 6, 2. 

' Dione Cassio, 54, 24. 

"* ToLO.M., Ili, 1, 41; Agathem., 2, 4; Dioscoride, I, 7 e II, 10, le denomina liguri. 

* IV, 6 e. 201 e 202 àoyovrai fièv ovv ai 'AXnsi; ovx nnò Movoixov ?.iftérn;, ó>; eìoi'jxaai zivti, àkX ànò xwv 
yainòiV yaioirnv àip òwnto xaì rà 'A.^étvlva Sgr) xarà Vévovav è/iMQiov Acyvcov xai tà xakov/teva Sa^dtcov ovdSa, ojieg 
rlorc leràye • xìi iih/ yixi) 'Anhvivor àjiò Vcvova;, ai de "A!.7tets ànò ra>v Sa^àxcùv scovai rrjv àg^riv. 
[ Il GlOFFKKDo, Storia delle Alpi marittime (in Monum. historiae ])atriae, Scriptores, pag. 8 segg.) fa distiti- 

tzione fra il Vadum Sedìatium di Plinio, III, 5, 7, ad Vmla Sabatia dell' Itinerario d' Antonino, pag. 295, che pone 
a Vai, o Vado presso Savona, e i Vada Saliatorum di Stbabone, /. e, che mette ad Ovada, dove, secondo il Giof- 



114 LIBRO QUARTO 



d' altri che ponevano tale divisione a Monaco, veniva così ad accordarsi colle ultime 
deduzioni scientifiche, che, seguendo dati geologici e naturali, pongono tal divisione 
presso Cadibona. 

L' estremo limite occidentale fu pure causa di vari pareri, ponendolo alcuni al 
di là da Marsiglia, altri invece, e pare piìi giustamente, sino ai confini delle diocesi 
sottoposte alla metropoli Ebrodunense, cioè fino al fiume Ciagna che divide la dio- 
cesi di Freius da quella di Grassa. A settentrione pare che concordemente si facciano 
estendere le Alpi Marittime fino al Monviso, Vesidus Mons, ed a mezzodì al Mediter- 
raneo, ovvero dalle foci dèi Varo fino alle origini del Po. 

Come di tutto il resto del sistema alpino, così pure delle Alpi Marittime poche 
notizie e confuse lasciarono gli antichi. Solo i monti più elevati sono da loro cono- 
sciuti, ed anche questi molto imperfettamente. Il Monviso, colla sua eccelsa cima conica 
emergente fra tutti i vicini colossi alpini, aveva colpito anche gli antichi. Vergilio ' 
infatti, designandolo come uno de' monti più alti, de montibus altis, lo denomina 
pinifer ed alimentatore di cignali. Plinio- chiama la sua cima celsissimum cacumen, 
e Solino'* suiyerantissinmm iugum, ma la particolarità più spiccata, che lo rendeva de- 
gno de' loro encomi, è quella di dare origine al re de' fiumi dell' Italia settentrionale. 
Così pure il Mons Cerna \ V odierno la Caillole, è unicamente ricordato, perchè da 
lui trae origine il fiume Varo, allora imjiortante come confine d' Italia. Secondo il 
Cluverio, dal nome del monte avrebbe tratto il nome tutta quella catena, che corre 
dalle origini alle foci del Varo, e fors' anco la città di Cemcnelum'", Ksf^Evéhov'', ossia 
Cimella o Cimiez, che, nell'antichità, fu il centro della provincia delle Alpi Marittime, 
come più innanzi vedremo. 

Un altro punto delle Alpi Marittime è ricordato dagli itinerari, che denominano 
Alpe Summa'' o Alpe maritiìua^, il luogo più elevato lungo il percorso della via ro- 
mana, luogo eh' era divenuto famoso e prese nome dal monumentale trofeo innalzatovi 
in onore di Augusto Tropaea AlpiiDìi^ (la Tui'bia), onde Tolomeo '", nella enumerazione 
de' principali luoghi de' Massalioti, ad oriente del Varo, lo denomina Tgónaia SE^aarov, 
fra il porto d'Ercole ed il porto di Monaco. Alludendo a questa stessa locahtà, Vergi- 
lio " la chiama aggeres alpini, e di essa parlano pure Silio Italico'-, che descrive anche 

fredo, sarebbe la divisione delle Alpi dall' Appenoino. Ma non v' ha dubbio, seguendo l' ordine della narrazione di Stra- 
bene, che enumera dopo Vada Sabatia, Albingauno e Albintimilio, che qui non è possibile s'abbia a ritenere un 
luogo differente da quello accennato dai surriferiti scrittori, coi quali s'accorda pure la tavola Penti ngeriana, che 
segna i Vadis Sabotcs a 29 miglia da Albingaunum e 30 da Genova. Accanto a Vwla Sabatia vi era la città prin- 
cipale de' Sabazi cioè Sabatia stessa, ricordata da Po.mpoxio Mela, II, 4, 72, fra Genova ed Albingaunum, e da 
Stefano Bizantino, pag. ,579, che generalmente si identificò colla città di Savona, la Sano di Livio, XXVIII, 
46, e la Sanoiui o Saona di Paolo Diacono, II, 15, dove, secondo Livio, Magone approdò colla sua armata na- 
vale. Tolomeo, III, 1, 4.5, pone erroneamente 2ajijÌaTa fra le città liguri mediterranee insieme con PoUentia, Asti, 
Alba Pompcia, e Libarna. Casi pure non si può riferire ad Ovada il Varia di Cicerone, ad Brut., 2, 10, e di CtIULIO 
Capitolino nella vita di Pertinace, come già prima del Gioffredo ritenevano il Merula, Topogr. Gali. Cisalp. 
e. 8 e Filippo Ferrari nelle Addiximvi al Calepino pag. 259. 

' Aen., X, v. 708: Ae relut ille canuin ìnorsii de montibus altis 
Actuif aper mtdtos Vesulua quem pinifer annos 
Defendit.... 

' Vmn., Ili, 16, 29. 

^ SonN , 2, 8 Cf. Mart. Gap., 6. 

■* Plin , III, 4, 5. Qualche esemplare ha Acema, altri Cemenus. Il Biondo lo chiama Moiu Saivins, il 
Giustiniani monte Camelionc o Cemeliune. Secondo il Gioffredo, 0. e., pag. 26, corrisponde al monte detto Ijou 
Serre de Camaion; secondo il Desjardins, 0. e, I, pag. 95, a mont Leres. 

'■ a I. L., V, 2; n. 7905, 7913, 7915. Plin., Ili, 5, 7. It. Ant., pag. 296 nella Tav. Peut. QemeneUum. 

• TOLOM., Ili, 1, 43. 

' It. Ani., pag. 292 Alpe Stimma. 

' Tav. Petdiny., in Alpe maritìma 

» Plin., Ili, 20, 24. 

'" III, 1, 2. 

" Aen., VI, e. 831-832. Aggeribiis socer alpinis atque arce Monocci 

Descendens. 
" Bell. Pan., III, et nebulosa iugis attolera saxa, Monoeei. 



LE GUKRKE CONTRO I LIGURI DKI-LE ALPI MARITTIMI-; 115 

il forte vento che vi domina', Claudio Mamertino ^ e fors' anco Ammiano Marcellino^, 
se realmente V arx Monoeci di lui si riferisce ai monti sovrastanti, anzi che alla rocca 
stessa della città '', come suppose qualcuno. 

L' importanza storica e geografica di alcuni fiumi, che traggono origine dalla 
regione delle Alpi Marittime, fu causa che l' idrografia di questo tratto montagnoso 
desse argomento agli antichi scrittori di piti ampie notizie che non per altre parti 
del sistema alpino. Basti ricordare che vi ha origine il Po, Padus^, ó Tlàòo?^, Erida- 
nus~, 'Hoidavóg^, al quale s'era per tempo rivolta l'attenzione degli antichi scienziati, 
notandone le origini', il percorso'", gli sbocchi", le sue particolarità'*. Perfino il suo 
nome, che fu conosciuto ai Romani solo al tempo delle guerre coi Galli dell' Italia 
settentrionale, fu oggetto di dotte ricerche, poiché mentre Metrodoro Scepsio'^ lo collega 
coi numerosi pini eh' erano sulle sue sponde, e che in lingua celtica si chiamavano 
jìcidi ; secondo Polibio" e Plinio '^ dai Liguri era chiamato Bodenco {Bodincus, 
Bóòeyxog), ossia privo di fondo, donde qualcuno dei moderni "^ suppone che derivasse, 
per abbreviazione, il nome attuale. Soggiunge Plinio''', che la città d'Industria'** era 
detta appunto Bodincomagus, perchè posta in un punto dove il Po comincia ad 
avere ima considerevole profondità. Però, quanto riguarda questa etimologia, a me 
sembra alquanto strano, che appunto i Liguri denominassero fiume senza fondo il 
Po, mentre per lo contrario comincia ad avere una certa altezza i:)recisamente quando 
esce dal vero territorio Ligure, dove cominciava ad assumere quell' imponenza che lo 
faceva dichiarare da Vergilio '" il rex fluviorum e da Strabone ''* il maggior fiume 
d' Italia, a meno che tale denominazione non risalga all' epoca, nella quale i Liguri 
erano ancora estesi in tutta l' Italia settentrionale. 

De' considerevoli fiumi secondari, quali la Varaita, la Maira, la Grana, che. 



' O. e. I. 

- Panecj. Maxim., iam summas arees Monoeci Herculis praeteribas. 
»XV.'lO. 

* Del nome aggeres sarebbe rimasto ricordo nell' odierno Agyel o Ageaulx. dove, massime nella regione detta 
Oaiant, con ainmiraxione de' viandanti si vedono aniiehissimi recinti di grossissime pietre V una sopra V altra com- 
messe a secco, oliera di coloro che forse i primi vollero aprire ed assicurare questi passaggi ne' tempi del sognato 
Ercole, cioè della più remota antichità. GlOFFREDO, 0. e. pag. 23. 

° Mela, II, 4,4, 5; Plin'., Ili, 5, 7 ; XV, 20; XVI, 20; XVII, 21; Verg., Am . IX, v. 680; Ovii)., Am. 
II, 17, 32; Liv., V, 38; XXXIII, 36; Tac, Hist., II, 40; Flor., 13; II, 6; Lucan., IV, 134. 

'■ Polir., II, 17, 34; III, 40; Strab., IV, p. 203, 204; V, p. 209, 215; Plut., in Caes.. 20. 
' Verg., Georg., I, 481; IV, 371; Proper., I, 12, 4; Martial.. Ili, 67, 2; Plin., Ili, 16, 20. 
» SciLACE p 6; DiOD., V, 23 Herodian., 8, 7; Zozim., V, 37. 

" Mentre Plinio, III, 16, 20, gli attribuisce una sola fonte e dice che, dopo esser scomparso sotto il 
suolo, ricompare nell'agro Vibiano, Isidoro, Orig., 13, 21, Servio, ad Aen., XI, 457 e Pomponio Mela, II, 4. 
4, gli attribuiscono varie .sorgenti, che, secondo quest' ultimo traggono la loro origine dai ghiacciai del Monviso: ab 
imis radicibus Vesuli mentis exortus parris se primum e fontibus eolligit, et aliquntenus exilis ac macer, mox aliis 
omnibus a/leo augescit atque alitur, ut se per seplem ad postremum ostia effundat. Appiano, B. C, I, 109, dove 
dice che le origini del Po sono vicine a quelle del Rodano, evidentemente scambia quest'ultimo fiume colla Durance, 
il cui affluente Guil trae appunto origine dal Monviso. 
'" Secondo Plinio, /. e, è di 388 niilia. 

" Polibio, II, 16, dice che alla foce si divide in duo rami, uno settentrionale di nome Iladóa, ed uno meridio- 
nale di nome 'O/ava ; ma PoMP. Mela vi riconosce sette bocche, come vedemmo nel passo citato di sopra. Cf. 
Plin., Le: Verg., Aen., XI, 457; Claud., Epith. Pali., 109. 

'■- PoLlB., II, l(i e Plinio III, 16, 20, parlano della sua gran copia d'acqua e de' frequenti suoi straripa- 
menti, specialmente al tempo dello scioglimento delle novi, l'iìl tardi ebbe anche la particolarità di separare la Oallia 
in Traspadana e Cispadana. 

'•' In Plin., III, 16, 20. 
'* II, 16, 12. 
"■ l. e. 

'" Mannert, IX, 1, pag. 101. 
" III, 16, 20. 

'* Secondo il Mannert (pag. 300) Casale, secondo il Reichar» presso Verrua, dove si sarebbero trovate 
le rovine dell'antica città. Cf. Forbiger, O. c, pag. 554, in nota. 
'" Oeorg., I, 481 

'" V, 5, p. 212, fiéytoióg ze ydo èoti. Qui Strabone intende indubbiamente il maggiore in confronto degli 
altri fiumi dell'Italia, non già dell'Europa come crede il Forbioer, 0. e. III, pag. 504. 



116 LIBRO QUARTO 



scendendo dalle Alpi Marittime, entrano nel Po, non è fatto cenno alcuno dagli antichi, 
solo la Stura, che nascendo suU' Argenterà, passa per Cuneo, dove s'unisce col Gesso, 
è ricordata da Plinio '. 

Del pari trascurati dagli antichi scrittori sono i maggiori fiumi del declivio oc- 
cidentale delle Alpi Marittime, che, come il Guil, 1' Ubaye, il Verdon, alimentano la 
Durance; sono invece notati due fiumi d'importanza affatto secondaria, cioè l'Apro 
{"Ajiomv), noto a Polibio- ed identificato dal Cluverio^ dal Bouche^ e dal Gioffredo* 
colla Siagne detta Ciana, Cianha o Clatiia in carte antiche, ed il Loup, segnato nella 
tavola Peutingei'ianacol nome di flumen Vulpis.^uì declivio meridionale sono ricordati 
il Merula da Plinio", che si ritiene essere l'Aroscia, che sbocca presso Albenga, il 
Lucus della tavola Peutingeriana ^ cioè il torrente che passa presso Borganzo, la 
Tavia (Taggia) dell' Itinerario d' Antonino *, la Rutuba (Roya) ^ ed il Paulo di Pom- 
ponio Mela '", detto Fadus da Plinio " che è l'odierno Paghone o Paillon, presso Nizza. 
Ma il fiume di questo tratto delle Alpi Marittime, che per gli antichi aveva una im- 
portanza veramente eccezionale, come quello che formava il confine occidentale del- 
l' Italia, dividendola dal territorio di Marsiglia o dei Saluvi, è il Varo ( Varm '-, Varum '*, 
OvaQ05)^K Pomponio Mela '^ associandolo col Paghone, dice solo che scende dalle Alpi, 
Plinio '^ specificando un po' meglio la cosa, dice che nasce sul monte Cema,de\ quale 
abbiamo parlato a suo luogo, Strabone '"^ dice che dista sessanta stadi da Marsiglia 
e venti da Nizza, e che, mentre normalmente è molto scarso di acqua, all' epoca dello 
scioglimento delle nevi, raggiunge perfino una larghezza di sette stadi '"*. 

Strabone '^ e Diodoro " ci lasciarono anche alcune notizie intorno al tenore di 
vita dei Liguri, ed ai principali prodotti del loro paese. Essi vivevano molto parca- 
mente nutrendosi dei prodotti della caccia e della pesca. Dalle montagne coperte di 
fitti boschi traevano il legname per costruire le navi, poiché visi trovavano degli alberi 
d'una straordinaria grossezza. Coltivavano animali bovini, cavalli di razza piccola, 
muli, ed esercitavano anche un certo commercio, vendendo, sul mercato di Genova, pelli 
d' animali, miele, e tuniche fatte di rozza lana, ricavata dalle pecore liguri. Benché 
la natura del loro paese fosse piti atta a fare esperti cacciatori, ed arditi navigatori, 
pure i Liguri non trascuravano l' agricoltura, coltivando benché in piccola quantità, la 
vite e r ulivo. 

' III, 16, 20. 

- XXIII, 8, 2. Invece il Forbiger, 0. e, III. pag. 127, crede che V Apron di Polibio sia le Loup, cioè 
lo stesso Vulpis della tavola Peutingeriana. Il Desjaruixs, 0. e, II, pag. 174 e n. 4, sta in forse se l' Apron sia 
le Loup, come più comunemente si crede, oppure la Siagne, come ritiene il Rouschos fA>e.v Salieiis ; Jleni. de 
l'Acad. d'Aix, Vili, 1861). Pare che il Desjardins propenda per quest'opinione, poichfi a pag. 175 identifica il 
Vulpis della tavola Peutingeriana colla Vesui)ia. 
■' Italia antiqua, I, e. 8. 
* Choroyr., I, 5, § 2. 
'■ O. 0. pag. 34. 
" III, 5, 7. 

' Cf. Forbiger; 0. c, in,pag. 520. Il Gioffredo Star, delle Alpi Marittiitie, pag. 35, ritiene che \\ 'litri us 
Limes della tavola Peutingeriana ed il Merula di Plinio sieno lo stesso fiume, cioè la Centa Qiu!sta identificazione 
mi pare perù poco probabile. 
" Pag. 503 

" PiJN., III, 5, 7; LucAN., II, 422; Vie. Sequ., pag. 17. 
'" II, 4, 72. 
" III, 5, 7. 

" Cesar., B. C. II. Plin,, III, 4, 5. 

'■' Mela, II, 4, 72, sed Variini quia Italia»! fhiit aliqiianto notixs. Così pure la tavola Peutingeriana ha 
Varum. 

" Ktrab., IV, pag. 178, 184; Appian., R C, III, 61. 

"■■ l.- e. 

'" l. e. 

" /. e. 

'* Cioè 1295 metri. Cf. Desjardins, 0. e, II, pag. 174. 

"' IV, 6, 202. 

'" IV, 40; V, 3!). 



I,E fUIERRE CONTRO I LKH'RI DEM.E ALPI MARITTIME 117 

CAPITOLO n. 
I Liguri Alpini prima della conquista d'augusto. 

Gli abitatori delle Alpi Marittime erano, con termine generico, denominati 
Alpini', ma più comunemente Ligures capillati o cornati-, Alyvsg ol Kofiiixai* per il 
costume, in origine proprio di tutti i Liguri, ma poi rimasto solo agli Ali^ini, 
di lasciarsi crescere la chioma '. Ciò li distingueva tanto dai loro connazionali d' Oc- 
cidente, che, col nome di Liguri transalpini^, occupavano la parte orientale della 
Provincia, come da quelli d' Oriente, che, divisi in una quantità di tribù, insediate 
lungo la riviera di Levante * e sul lembo settentrionale degli Appennini '', erano 
designati col nome di Liguri montani^. Certamente non tutti gli Alpini, quanti 
erano dal colle di Cadibona al Monviso, subirono le medesime vicende storiche, 
poiché, se in qualche circostanza, sia che dalle antiche testimonianze ci venga assi- 
curato, sia che per induzione faccia d' uopo ammetterlo, si trovarono uniti e coinvolti 
in una serie di lotte coi loro nemici comuni, per altri riguardi essi segnarono una via 
storica tanto differente, da dover fare una netta divisione fra quei Liguri alpini che abi- 
tarono sui declivi meridionali, lungo la riviera di Ponente, e gli altri, che dal colle di Tenda 
si protendono sin alle origini del Po, occupando i versanti orientale ed occidentale 
delle Alpi Marittime. È sopra questi ultimi in particolar modo che si esplicò l'opera 
di Augusto, come vedremo nel seguente capitolo, ma, perchè questa non fu del tutto 
estranea agli abitanti della riviera, e i^er quella comunanza di interessi, già accennata, 
che fu fra questi e gli Alpini più settentrionali, non ijossiamo esimerci dall' esaminare 
le condizioni storiche anche di quelli, che veramente tennero un posto non solo 
distinto, ma direi quasi eccezionale nella storia, in paragone degli altri loro conna- 
zionali. La prima loro tribù che ci si presenta partendo da oriente è quella dei 
Saòazi (oi ZaftÓTot)", che probabilmente si estendevano dalle inaccessibili roccie della 
Caprazoppa finoaVoltri, presso le origini dell'Orba, dove confinavano coi loro vicini e 
rivali i Gcnuati, mentre a settentrione, stendendosi fino ad un certo punto nelle alte 
valli dell'Orba e della Bormida, confinavano cogli Statielli '", Statiellatcs ^\ o Statiel- 
ìrnses '"*. Come già notammo nel precedente capitolo, essi avevano il loro centro in 

' Liv., XXVIII, 56; XXIX, 5. 

- PUN., III, 5, 7; HI, 20, 24. 

' Dione Cassio, LIV, 24. 

' Questo è asserito da Lucano, I, 442 seg., 

Et fune ionse Ligur, quomlam per colla derora 
Crinibus effusi» ioti praeUite Coniatae, 

'• Liv., Eijit., 60. 

" Questi erano 1 Geniuites, ai (juali erano aggregati i Veturii o iMitgensps, i Cavaturini, i Dcctunicnses, i 
Mmtovini e gli Odialcs, ricordati nella tavola della Polcevera (C. I. L. V, 2 pag. 886 segg.) e gli Apuani. 

' E noto che tribù liguri, staccate dagli altri loro connazionali dall'invasione gallica, si trovavano nella 
Lombardia, come i Mari/i od i I^ai. e perfino nelle Alpi Tridentine, come gli Stoni. Nel Piemonte la razza ligure 
rimase sempre predominante ed erano divisi in molte tribù. Quelle ricordate dagli scrittori o dalle iscrizioni sono: 
gli Epanferii, i Oaruli, i iMpieini, gli Hercates, i Frinialea, quindi i Vcwiti, i VihcUi, i Vagioini (cf. MURATORI, 
VAtujtista dei Vagienni e suo sito negli Atti dell' Accad.dellcscienze di Torino, l, p. 240-377), i Taurini, gli Euhuriates, 
gli Stalielli, (cf. (ìavotti. Saggio sui Liguri Statielli, in giorn. ligust., 1888, V, 62-71), i Biinbelli, i Magelli, i 
Casmotìates, i Veleiates, i Celelales, i Cerdiciates, gli Ilrates, ed i Briniate». Intorno alle varie opinioni emesse 
riguardo alla loro se<le cf. Forbiger, 0. e, III, pag. 546 segg. 

" Clc, Agr.. II, 35 ; Llv., XL, 41. 

" Strab., IV, 6, p. 202. 

'" PUN., III, 5, 7. 

" Liv., XLII, 8. 

" ClC, ad lUv., 11, 11. 



1.18 LIBRO QUARTO 



Sabbata, forse la Savo di Livio ', che per errore Tolomeo - pone fra le città medi- 
terranee dei Liguri, ed il loro j^orto principale in Vada Sabbatia {xà xakovjueva Za^drcov 
oì'àòa) ^ descritto da Decimo Bruto *, come luogo inaccessibile fra le Alpi e 1' Appennino. 
Luoghi pur importanti nell' antichità per la strada che vi passava erano Alba Do- 
cilia (Albissola di sopra), il vico Virginis (Legine), e ad navalia (Laban) ^ 

Veramente il Mommsen*, confortato da due passi poco espliciti di Livio'', con- 
formandosi ad alcuni scrittori locali, i quali, forse perchè dagli antichi non è ram- 
mentata esplicitamente la tribù de' Sabazi, non ne fanno parola, ritiene che il territorio 
di Vado e di Savona abbia appartenuto alla vicina tribù degli Ingauni. 

Ma, mentre i due passi di Livio non autorizzano a tii'are una tale conclusione, 
come A-edremo in seguito, sta il fatto che Vado è detto porto dei Sabazi da Strabone 
e l'altro ancora più convincente, che mentre a' tempi imperiali la pertica di Albenga 
era ascritta alla tribù Publilia, quella di Vado e Savona appartenevano alla Camilia*. 
Questo è però certo che nelle lotte che gli Inganni sostennero con Roma, trovarono 
sempre fidi alleati ne' loro vicini, a differenza de' Genuati, che parteggiavano per Roma. 

Accanto ai Sabazi, verso occidente, erano gli Inganni ("lyyavvotj^, che tennero 
uno dei posti più eminenti nell' antica storia della Liguria. 

Il punto di divisione fra gli uni e gli altri, che comunemente si pone al capo 
di Noli '", era a mio avviso, come indica il nome stesso, poco ad occidente di Final- 
marina, poiché abbiamo altrove notato, che si trovano frequenti piccoli corsi d'acq'ua 
o altri luoghi con questo nome, perchè formavano linea di confine fra un municipio 
e r altro, e che nella divisione di essi i Romani difficilmente alteravano i termini 
precedentemente esistenti, che il più delle volte erano segnati dalla natura", come 
accade appunto nel caso nostro, dove in quel punto impraticabili roccie impedivano 
il i^assaggio ed il contatto coi vicini. A maggiori controversie diede luogo il confine 
occidentale, che alcuni '* pongono al fiume d' Andora (Merula '^), i più al fiume Tag- 
gia (Tavia), il Rossi", il Desimoni'* ed altri presso il torrente Impero, al lucus Bor- 
manni delle tavole itinerarie, che sarebbe stato un compascuo fra gli Inganni e gli 
Intemelii, posto fra Cervo e Diano, in una località detta la Madonna della Rovere. 
Tito Livio '^ ricorda una popolazione ligure degli Epanterii, coi quali gli Inganni 
erano in lotta al tempo della seconda guerra punica. Generalmente questi si pon- 
gono a settentrione, ed il Reichard'* ti*ova vestigie del loro nome nel monte Sette- 
pani, però con poca probabilità, poiché è certo che all' epoca imperiale il territorio 
Albingaune si stendeva molto più a nord-ovest, comprendendo Ceva e toccando 



' XXVIII, 46. 

' III, 1, 45. Per le antichità romane di Savona e del suo territorio cf. G. Filippi, Studi di storia lAgure 
(Savona), Roma, 1897, e V. Poggi Archeohgia locale, (in strenna Savonese del 1895). 

» Strab., IV, 6, 202. 

* ClC, ad fam. 11, 13. Per le antichità di questa cf. Perasso, Alba Docilia e Vndiiin Sabatia (Genova, 
1876), P. Rocca da Stella, OiustiflcarJone della tarala Peutingeriana circa V andamento della litoranea che da 
Oenova metteva ai Fflf/j Sffftnr*» ( Giornale degli studiosi, Genova, 1869, I, 137-158). 

' Tat. Peutiìiy. e Geogr. Ravenn., 4, 32. 

" C. I. L., V, 2, pag. 894. 

' XXVIII, 46, 10 e XXIX, 5, 1. 

« C. I. L., V, 2, n. 7779. 

» Strab., IV, 6, pag. 202. * 

"• Cf. G. Rossi, Storia della, città e diocesi d' Albenga, pag. 51. 
" Vedi sopra a pag. 75, e a pag. 82. 
" Duiazzo in Livio alla parola Epanterii. 
" Storia della città di San Remo, pag. 64. 
'■' Lettere sulla tarala di bromo della Polcerera, pag. 5. 
" XXVIII, 46. 
'" In Tliesaur. topograph., Cf. Forbiger, 0. e. III, pag. 547 n. 50. 



LE «UERRE CONTRO I LIGURI DELLE ALPI MARITTIME 



119 



Mondovì, in modo da confinare da una parte coi Bagienni e dall' altra colla pro- 
vincia delle Alpi Marittime. ' La città principale degli Inganni era Albenga (Album 
Tngaiinum-, Albìngauniuìi'^, 'Al^iyyawov ^ AXfiiyai'vov^) allo sbocco del fiume Centa, 
formato dall'unione dei torrenti Arroscia e Neva, non lungi dall' isoletta Gallinaria 
(Gallinaria), che era nota nell' antichità e che prese probabilmente il nome dall' ab- 
bondanza di galline selvatiche che la popolavano ^ 

Tito Livio ' fa parola di sei città o castelli degli Inganni, che nelle guerre fra i 
Liguri e i Romani furono prese e distrutte da questi idtimi, ma non ci lasciò il nome 
di essi; nessun altro luogo, oltre Albenga, ci è ricordato dagli antichi, se tolgasi 
l'incerta stazione dell'itinerario d'Antonino (pag. 295) Pollopicem (Follopex) e Ceva, 
il cui nome credono alcuni sia ricordato da Plinio* a proposito del suo formaggio 
(coebanum caseum), mentre altri, basati su un passo di Columella*, danno a questa 
parola un altro significato, derivandola piuttosto da una speciale qualità di vacche 
alpine dette ceve. Sebbene l' importanza di Albenga, come città (nólioim) •", incominci 
solo dopo la sottomissione della riviera ai Romani, essa esisteva già prima, e, come 
denota il suo nome, deve la sua origine ai Liguri '', ma in seguito a tre successive 
deduzioni di Liguri e l' importazione di altrettanti Romani '*, essa deve aver assunto 
un carattere prettamente romano. 

Finitimi cogli Inganni erano gli Intenielii {'Ivreiuéhoi ''^, Intimili ^y, che a setten- 
trione si stendevano sino ai laghi delle Meraviglie, al colle di Cornio e alle sorgenti 
del Tanaro, ed a ponente fino all' Alpe summa, cioè alla Turbia, ed il loro luogo prin- 
cipale era Ventimiglia (Album Intimilium^^ , Albintimilium ^^ , Intitnilium", "A?.ficov 
'Ivrefié/uov ^^ 'AkflivTEjuìjhov '^ , che Strabone ^" chiama città di considerevole importanza 
(.tó;.»? eì\usyédt]g), mentre tenevano un posto secondario, ma pur essendo noti, portus 
Maurici-^ (Porto Maurizio), poi un castello posto all'imboccatura del fiume Taggia 



' Le lapidi rinvenute nella valle del Tanaro superiore, a Garessio, Pamparato, Montaldo, Mombasiglid, 
Sale presso Ceva, Roascio, accennando alla tribù Publilia, indicano che quel territorio faceva parte della pertica 
di Albenga. Pare invece che Mondovì ne fosse escluso, poiché una sola lapide si riferisce alla tribù Publilin, mentre 
molte altre accennano alla tribù Camilia, dei Bagienni Cf. C. I. L., V, 2, pag. 898. 

■' Pi.is., Ili, 5, 48. Varrone de R. k., Ili, 9, 17. 

'■' Mela, II, 72. C. I. L.. V, 2, 7780 e 7782 dove è ricordata la pkbs urbana Albingatmensinm. Altre va- 
riazioni di questo nome si trovano negli scrittori: Tacito, Hist., II, 15, la chiama Albigaunum, qualche codice di 




la forma che si riscontra più comunemente nei documenti medievali. 
' Strab., IV, 6, p. 202. 
" ToL., III, 5, 48. 

" COLUMELLA, VIII, Ab ìris yallinis dieilur insula Gallinaria, quae est in mari Tusco secundnm Italiani, 
cantra montes Ligusticos. Varrone, de K. K., III. Eaquc plurima est in insula, quam nautae in Ligustico mari 
gitam, prodneto nomine Oallinariam vocitaverunt. 
' XXXI X, .32. 
« XI, 41, 241. 
» VI, 24, 6. 

■» Strab., IV, 6, p. 202. 

" Il MoMMSEN, e. I. L., V, 2, pag. 894 la dice fondata dai Romani. È stato già più volte notato da molti 
indagatori dell'antica toponomastica che il nome locale Album e Alba sono di origine Ligure, nel cui territorio 
tale nome pretlomina. E per lo meno strana la spiegazione che ne dà Steabone (IV, 6, pag. 262). Tci>v 
Atyvcov uòv fiiv dvTCov 'lyyaiivcor icòv de '[vttfieXicov, eìxóroig rà? inoixiag avrwv èm Tfj daì^àirrj jijv fi'tv órouà^i 
'AXfiiov 'IrjF/ié/.iov olov 'AhiEiov, rhv dk èTnretfirjfiérws fiùlXov 'AkSiyyavvov. 
'■' Plin., Ili, .5, 4(5. 
" Strab., /. e. 

" Liv., XL, 41; Celio in Cicerone, ad fam. 8, 15, 2. 
" Plin., UI, 5, 7. 

'" C. L. /., V, 2, 7883. Tacit., Hist., Il, 3. 
" ClC, ad fam, 8, 15, 2. Tacjt., Agric, 7. (Intemelium). 
" Strab., IV, 6, p. 202. 

'» T0L0.M., Ili, 3. 'Ai.pivinrjviov (ri 'AXBivtefinLov). 
'" Strab , IV, 6. 202. 
" Itin. Markim.. pag. 502. 



ovv 
l^so-dai 



1i>0 UBRO QUARTO 



(Tavia flHvms)\ la Costa Balaenae- (Arma), il Liimo^ (Lumone) ed in fine V Alpe 
Summa o Alpe Maritinia (la Turbìa) delle tavole itinerarie. 

Seguivano ad occidente i Vedianzi (Vediantii) ', OvE{o)òiaviioi ^) nella regione di 
Monaco e Nizza, confinando ad occidente, lungo la costa, con altre tribìi di razza 
ligure, quali i Deciati (Deciates'^, AExirjtai'^, Asxtmioi'^, DecaeiV ne' dintorni di Antibes 
(Antipolis, 'AvibtoXig) e gli Oxibi (Oxyhii^", 'O^ó^ioi^^J nei dintorni di Frejus (Fortini 
lulium, <PÓQov lovXiov), ed in fine i Saluvii, nel cui territorio i Focesi piantarono la 
loro fiorente colonia di Massilia o MaaaaUa, donde propagarono la loro coltura e la 
loro attività commerciale in tutte le città della costa. Infatti, mentre la popolazione 
del contado aveva conservato la sua impronta e nazionalità ligure, nelle città della 
riviera ijredominava 1' elemento greco, per non dire che fossero i Greci stessi fonda- 
tori di quelle città. E per tornare ai Vedianzi, che hanno più da vicino attinenza 
colla storia, che stiamo per narrare, vediamo che anche nel loro territorio si esplicò 
r opera dei Focesi. Ad essi devono 1' esistenza gli empori principali della costa. 

Nizza (Mcaea^'^, Nieia^^,Nixaia)^* deve appunto a' Massiliesi la sua origine '^ che 
la posero, come ci attesta Strabone '", a baluardo contro i Liguri abitatori delle Alpi, 
per la vittoria contro i quali, secondo alcuni, avrebbe avuto il nome la città '"'. Più però 
che dal suo sviluppo economico, la fama che essa ebbe nell' antichità, deriva dall' es 
sere stata ritenuta, almeno sotto 1' aspetto geografico, fin da' tempi augustei 1' ultima 
città italiana, sebbene non fossero perciò rallentate le sue relazioni colla madre 
patria, sotto la cui giurisdizione pare rimanesse tuttavia ; onde alcuni scrittori, come 
Pomi^onio Mela'** e Stefano Bizantino '^, l'ascrivono alla Gallia Narbonese, contrariamente 
all' asserzione di Strabone ^^ Tolomeo-' e Plinio'^-, che 1' annoverano fra le città d'Italia. 
La stessa origine greca si ascrive comunemente a Monaco (Herculis Monoeci portus-'^, 
Hercle Manico portus-*, Monoeci arx^^, Movoixov hixriv^^, Móvoiy.oi; nóh?)*'^ . Questo luogo era 
giànotoadEcateo'^^ e Strabone lo dice conosciuto per il suo porto, che non era però atto 
a ricoverare molte navi, o vascelli di grandi proporzioni, e per il suo tempio ad Ercole 



' Itili. Maritim., pag. 502; un'iscrizione antica {G.I. L., V, 2. 7809) ricorda qui un castello (casfclii re- 
stìiutor), che, col nome di Tabia, esisteva anche nel medio evo. 

' Tar. Peuting., Costa Mlem; Itin. Ant., pag. 295, Costa haknae; il Ea VENIATE, 4, 32; 5, 2, Costa balleni. 

' Itin. Ant. pag. 295, Lumone. 

* PlIxV., Ili, 5, 7. C. L L., V, 2, 7872, 7873. 

'■ TOLOM., Ili, 1, 43. «V TiagaUoii; "Ahieoiv. 

" Mela, II, 76; Plin., XXXI, 7, 43. Floro, II, 3. 

' ARTEMri). in Stefano Biz., p. 228; Polib. in Strab., IV, 6, pag. 202. 

" TOLOM., II, 10, 8. 

" Geogr. Kavenn., 5, 3. 
'" Liv., Epit.. 47 ; Plin., III. 4, 5. 

'■ POLIB, XXJCIII, 7; Strab., IV, 1, p. 185. Stef. Biz., p. 517. 

" Mela, II, 76, Nieara tanyit Alpcs, tanyit oppidmn Decintum, tangit Antipolis; Plin , XXXI, 8, 43; 
Liv., Epit. 47; Ammian. Marc, XV, 11. 
'■' Itiìt. Ant., pag 504. 

■* POLIB., XXXIII, 4, 2; Strab., IV, p. 180, 184; Tolom., HI, 1, 2. 
'" POLIB., l. c. Plin., /. e; Nicaea oppidum a Massiliensibus conditum. 
'" IV, 1, 5, p. 180. 

" Cf. GlOFFREDO, Kicara citiias, pag. 3. 
'« n, 76. 

'" IV. 1, 9, p. 184 6 Si Oì'àQo; nÉao; èan rijg 'AvuTióleiai xai Ntxdtai, Tij<; /l'ev oaov eìxoat zijg Sé èf^xovta 
oiaSiovg Stéycov ' waff fj Nixata zfjg 'IjaXias yiverat xatà tÒv vvv ànoSeSeiyiÀÉvov ogov xaijteg ovaa MaaaaXimxtòv. 

" Iti. 1, 2. 

»' XXXI, 8, 43. 

'« Plin., HI, 5, 7. 

" Hill. Marit., p. 502 

" Amm. Marcell., XV, 10. 

'» Strab. IV, 6, p. 202 Toi.om., HI, 1, 2. 

" Stef. Biz., s v. Móvotxog 

" In Stef. Biz., l. e. Móvoixo; mXig Aiyvartxij' ExaraTog EiiQWTirjtò i{h'txòv Moroixtog. 



1-E HUERRK CONTRO I LIGURI DELLE ALPI MARITTIME 



121 



COSÌ importante neir antichità, da farlo, certo per errore, ritenere da Tolomeo' come un 
porto ed un luogo distinto da Monaco f'HQay.Uov? hfii)v), che egli pone fra Nizza e 
la Turbia (Tgóitata Sepaarov). Fra Nizza ed il Trofeo l'itinerario marittimo* ricorda 
ancora V Olìvnla portuft, V Anao portits e V Avisio portus^, luoghi d'importanza 
affatto secondaria, ma il luogo, che ebbe nel tenere de' Vedianzi una speciale nomea 
iieir antichità, ed era considerato come la capitale di quel territorio è Cemenelum ' 
KefiEvÉleov^, ora Cimiez o Cimella, del quale a mala pena è rimasto il nome, essendo 
stata assorbita completamente dalla vicina Nizza la sua importanza. Ma, avendo 
quella città fatto parte, come tutto il territorio occidentale, della provincia delle Alpi 
Marittime, istituita da Augusto dopo le guerre contro gli Alpini, ci riserviamo di 
parlarne più diffusamente nel seguente capitolo. Poiché, mentre gli Alpini, al setten- 
trione del colle di Tenda cominciano a far la loro apparizione nella storia ai tempi 
di Augusto, almeno palesemente, i Liguri del litorale già da tempo si erano misurati 
coi Romani, e dopo lunghe lotte ne avevano subito il dominio. Fu però soltanto al 
termine della prima guerra punica, che Roma s' accorse di non poter liberamente 
aspirare al dominio del Mediterraneo, se non si assicurava prima il possesso delle 
isole e quello dell' Italia settentrionale fino alle Alpi. Del resto il piano di tale 
conquista era certamente maturato molto innanzi, e se la guerra cartaginese non 
ne inceppava il progresso, sarebbe stato molto prima condotto a compimento. Tanto 
più quando i Romani s' accorsero quale potente alleato potevano trovare nei Liguri 
e nei Galli, i nemici esterni di Roma, questa dovette sollecitarne la conquista. Il 
piano di Annibale, di passare le Alpi e portare la guerra nell' Italia stessa, deve 
esser stato a lungo ponderato, e nel periodo che corse dalla vittoria alle isole Egadi 
fino allo scoppio della seconda guerra, senza dubbio fu attivissimo il lavoro dei 
Cartaginesi per guadagnare 1' appoggio degli abitatori dell' Italia settentrionale e del- 
l' Italia mei'idionale, i quali, vedendo vicino il termine della loro libertà, non doveano 
opporre grandi difficoltà a concederlo. D' altra parte questi segreti maneggi non 
possono essere stati occulti ai Romani, che fra quei popoli avevano anche degli 
amici fidati, come i Marsigliesi, e coli' impadronirsi di que' territori cercarono di pre- 
venire il piano del Cartaginese. 

Uno dei popoli che più davano a temere erano i Liguri. Osserva infatti Tito 
Livio", che essi pareva avessero il compito di tener desto il valore e la disciplina 
militare dei Romani durante gli intervalli delle grandi guerre. Nella Liguria non 
erano le blandizie e gli alletamenti dell' Asia e della Grecia, ma luoghi aspri e mon- 
tuosi, vie scabrose, anguste, e piene d'insidie, un nemico veloce, sempre desto, e 
sempre pronto a cogliere l'opportunità dell'assalto. 

Era quindi necessario tenersi sempre preparati al combattimento, assalire, fra 
infiniti i)ericoli e stenti, castelli ben fortificati, in un paese povero e che pei'ciò non 
solo non offriva speranza a ricche prede, ma costringeva il soldato alla più stretta par- 
simonia; l'esercito non era quindi seguito da lunga schiera di vivandieri, o da branchi 
di armenti, ma ogni speranza era riposta nelle armi, dalle quali nient' altro potevasi 
attendere che I' onore della vittoria. 



' /, e. 

' p. 002. , 

' ÌJ Oliruln jì'/iiìtn sarebbe vicino a Villafratica, Anno socoudo il (Jioffredo, 0. e. p. 35 a Malo, secondo 
il Manxekt, 0. e., il, 1, pag 275, a S. Ospizio, V Ansio portus, ad E»a ffnin/ (Gioffredo, O. c„ pag. 35). 

* Pl.IN., Ili, 5, 7. If. Ani., i>. 295, Cemeneto: Tur. Petdinij.. Oemmdln ; C. I. L., V. 2; n. 787. 

' Toi.OM., Ili, 1, 43. Certo per errore Tolomeo in questo stesso luogo ascrive ai Vedianzi anche Savittov 
(Senezì. 

» XXXIX, 1. 

16 



ì'22 LIBRO QUARTO 



Non meno particolareggiato di Livio, nel narrare le immense difficoltà, che of- 
frivano le guerre contro i Liguri, è Floro ', che li qualifica un nemico più facile a 
vincersi che a trovarsi. Si potrebbe dubitare che tutti e due, per amor di retorica, 
abbiano caricato le tinte, se in questo non si accordassero con loro anche Diodoro 
Siculo ^ Sti'abone ^ e Plutarco '', e se l' acredine, colla quale parlano de' Ligui-i gli 
scrittori latini '", non fosse un segno delle immense difficoltà, che dovettero superare i 
Romani per rendersi padroni del loro territorio. 

Della lunga serie di guerre combattute a tale intento non è tanto facile se- 
guire r ordine ed una esatta cronologia. È supponibile anzi che non tutte fossero ri- 
cordate dagli scrittori antichi, per i quali, avezzi alle grandi guerre co' maggiori 
popoli d'Europa, queste non erano che semplici scaramuccie ed esercitazioni militari ^ 
degne solo di rapidi cenni, e per vero non contribuiscono le indagini moderne a ren- 
dere più facile questo compito. 

Pare che la prima spedizione romana contro il territorio ligure, già ristretto, 
in seguito a lotte e guerre cogli Etruschi '', a settentrione della Magra, sia avvenuta 
nel 517 d. R., sotto il consolato di Lucio Cornelio Lentulo e Fulvio Fiacco, l' anno 
stesso, come dice Eutropio**, che Gerone, andato a Roma per ammirarvi i giuochi 
nel Circo massimo, fece distribuire al popolo due mila moggia di grano. 

Le circostanze di questa guerra ci sono quasi completamente ignote, poiché 
il libro ventesimo di Livio, che ne parlava, è perduto e l' epitome '•* ne dà un cenno 
del tutto insufficiente. Da Floro '" sappiamo non solo che la guerra fu lunga e presentò 
non piccole difficoltà; ma anche fu generale a tutta la Liguria. Anzi l'essere nomi- 
nati particolarmente da lui solamente i Liguri delle Aljii Marittime, cioè i Salavi, i 
Deceati, gli Oxibi, gli Euburiati e gli Inganni, parrebbe che specialmente contro 
di essi fosse rivolta di preferenza la guerra, mentre i Liguri Montani, Genuati ed 
Apuani, o avevano in (piesf occasione volontariamente riconosciuto il dominio di 
Roma, o non avevano opposta considerevole resistenza. 

Fulvio, non potendo vincere gli Alpini colle armi, incendiò le loro selve, ed in 
tal modo li sottometteva, guadagnandosi gli onori del trionfo ". Ma i Liguri erano 
prostrati, ma non domi completamente, poiché, solo quatti-' anni dopo (521 d. R.), li 



' II, 19, riiaior aliquanlu lahor crnt iuecnire, <iuum cincere. 

' IV, 20, 1 segg. V, 39. 

' IV, 6, 2. p. 202, SjiXìTai òè àyaOoi Hai àxQo^ohoxai. 

* In Fai). Mass., 2, ed in Emilio Paolo, 0, dove chiama i Liguri alpini /tdiifiov xai &vfioctSès è&vo;. 

' Catojje in Serv., mi Aen., XI, 701-15, illiterati mciulaccsques suni iLiyurcs), et rmi miiins mcminerr. 
NiGIDIO, Nam et Ligures qui Apenninum tenuerant, Introne^, insidiosi, f'allaees. numdaces. 

Vero., Aen., v. 701 Haiid IJgurum extreinits (Annus), duiii fallerc fata siitebnnt e v. 712 segg. Vatte I.iyns 
fruslraqtte anitnis elate superbia, — twquidqmiiii patrias ti'uta.iti lutyricas artes, — ner fraii-s te incolumeiii fallaci 
perferet Anno. Georg., II, 1G7, assiietumque malo Ligìireiii. Tutto ciò fa ricordare i versi di Dante, Itif. XXXIII, 
V. 151 segg, 

Ahi Genovesi, uomini dirersi 

D'ogni costume, e pien d' ogni niagagnn. 

Perehk non siete eoi drl mondo spersi? 

' Floro, II, 19, cotidiani et quasi domestici liostes tirocinio militum iwbiuhant. 

' Il porto di Luni, che apparteneva agli Etruschi è messo sulla spiaggia ligure da Persio, sat. 6. e da 
Mela, II, 4, 72, dfiinde Luna Ligunwi. Ci. C. PRO\ris, Memorie dell' ant. città di Luni (JIciu., dell' Acc. delle se. 
di Torino, tomo I). 

» III, 1 e 2. 

" Epit. XX. adversus Liyures lune primum exercitus promolus est. 

'° II, 19. Tlaque etim din midtumque eluderent Salyi, Deceates, Oxybii, Euburintcs, Inganni, tandem Fulvius 
latebra» corum ignibus sepsit. 

" EuTROP., Ili, 2. Non so su quale fondamento il Rossi, Storia della città di AUhenga. pag. 51, dica che 
la guerra fu cominciata nel 510 da Sempronio Gracco, che avrebbe lasciato l'onore del trionfo al suo successore 
Cornelio Ix?ntulo. Invece i moderni scrittori della Storia di Roma, e fra (piesti anche i principali, non fauni) 
nemmeno cenno di (juesta prima guerra contro i Liguri, o ne fanno tutt' tma cosa colla guerra che segni poi 
«otto la condotta di Fabio Massimo. 



I.E (iUERKK CON'TRO I IJttURI DEM.E ALPI MARITTIMK 



123 



vediamo riprendere le armi ai danni delle vicine contrade, onde Roma spedì contro 
di loro Q. Fabio Massimo Verrucoso, che in una battaglia li sconfisse lasciandone 
molti sul luogo del combattimento; e gli altri ridotti all'impotenza, dovettero desi- 
stere dal fare le solite ruberie e devastazioni. Anche a Fabio Massimo per questa 
vittoria fu decretato il trionfo '. 

Sebbene anche di questa seconda guerra non ci sia rimasto che un ricordo 
molto incompleto, tuttavia dalla breve narrazione di Plutarco ^ risulta che anche 
questa volta le armi furono rivolte di preferenza contro i Liguri Alpini, come pure, 
dal seguito degli avvenimenti, si ricava che la loro sottomissione fu più apparente 
che reale, poiché se non furono in grado, o non credettero opportuno, di recar danni 
alla poderosa armata navale di P. Cornelio Scipione, che, dopo aver costeggiato tutta 
la Liguria, andò a porre il campo alle foci del Rodano (536 d. R) ^ pure, tant' era 
noto il loro maltalento contro i Romani che, non molto dopo (537 d. R.), accoglievano 
i legati dei Cartaguiesi, che venivano a domandare aiuti di armi e di munizioni '. 
Però r affare dev' esser stato trattato con molta circospezione, e forse i Liguri ri- 
masero a lungo nel dubbio, se convenissero loro queste proposte, alla accettazione 
delle quali non rimase probabilmente estraneo l'oro cartaginese, poiché fu solo nella 
primavera del 547 d. R., che giunse a Roma, come un fulmine, la notizia che Asdrubale, 
lasciati gli accampamenti d'inverno, stava per passare le Alpi, e che ottomila Liguri 
Alpini, bene armati, se ne stavano pronti ad attenderlo ^ Ne mancarono questi alla 
fede data, jìoichè al Metauro insieme con quegli Ispani e Galli Cisalpini, che ave- 
vano fatto causa comune col duce cartaginese, assaliti violentemente da tutte le 
parti, perirono valorosamente combattendo. Anzi tale fu la strage in questa battaglia, 
nella quale Asdrubale lasciò la vita, che i Romani n'ebbero tale sazietà, che essendo 
stato notificato al console Livio, che alcuni Liguri e GalH Cisalpini, in una schiera 
senza duce, senza insegne, senza ordine, se ne ijartivano, e che una sola ala di ca- 
valieri avrebbe potuto distruggerli, rispose sdegnosamente, che fossero lasciati soprav- 
vivere, perchè potessero portare ai loro connazionali l' annunzio della potenza ro- 
mana ^ 

Questo disastro non valse a staccare i Liguri delle Alpi dall' alleanza i)unica, 
non così però era de' Genuati e degli Apuani, i quali, sia che dopo la battaglia del 
Metauro avessero creduto più opportuno di seguire la sorte di Roma, sia che, com'è 
più probabile, in tutta questa guerra avessero seguito una condotta differente da 
quella de' loro connazionali delle Alpi, da questo momento appariscono apertamente 
ostili verso di loro. Per cui, quando nella state del 549 d. R., dalle isole Baleari, Ma- 
gone mosse colla sua ai-mata, composta di circa trenta navi rostrate, e molte onerarie, 
conducendo seco dodici mila fanti e circa due mila cavalieri, verso l' Italia, il primo 
atto che compì fu quello di prendere all' improvviso Genova, che era sfornita di di- 
fese marittime. Quindi mandò a Savona, come in terra amica, la ricca preda, dove 
la fece guardare da dieci navi, ed il resto dell' armata la destinò a custodia della 
Npiaggia, poiché si diceva, che Scipione doveva passare di lì colla sua, ond'egli recatosi 



tuvissent. 



' Plutarco, Fab. Massimo 2. Dione, Framm. Priresc, 45. 
^ /. f. eh r<W 'AXnsis àveoxà).rjaav. 
» LlV., XXI, 20. 

* LlV , XXII, 33 olii (legati missi) in Ligurcs ad cxpostutawlum. qw>d Piii'tinm opili/m aiixiliisiiiK suis 
t. 

' Liv., XXVII, .39. 
« Liv., XXVII, 49. 



124 LIBRO QUARTO 



fra gli Ingauni, che erano allora in lotta coi loro vicini, gli Epanteri, rinnovò con 
loro r alleanza e si propose di combattere i Liguri Montani '. 

Il porto, dove Magone teneva il forte della sua armata, era Vada Sabatia, di- 
cendo lo storico romano, che le nuove navi inviategli da Cartagine furono ancorate 
fra Genova ed i Liguri Albingauni^; e che questi ixltimi fossero tenuti in gran conto 
di valore e potenza dai Cartaginesi, ce lo dichiarano lo sollecitazioni insistenti di 
Magone per tenerseli amici. Anche in quest' occasione fu nel territorio degli Inganni 
che il duce cartaginese tenne consiglio, al quale erano pure accorsi numerosi Calli, 
per indurre gli uni e gli altri a dare i promessi aiuti. I Galli offrirono segretamente 
soldati e viveri, i Liguri non diedero una risposta decisiva, chiesero soltanto due 
mesi per fare la leva. Coni' essi abbiano corrisposto alle esigenze di Magone, non ci 
fu tramandato dagli scrittori, è i^erò certo che gli Inganni in tutta la seconda guerra 
punica si mantennero i^iìi o meno palesemente, a seconda delle circostanze, in al- 
leanza coi nemici di Roma, dai quali si ripromettevano libertà ed altri vantaggi, onde, 
anche quando Magone vinto, scoraggiato, e ferito, seutivasi in fin di vita, cercava 
ancora una volta, nella state del 551 d. R., ricovero fra gli Inganni, dove ricevette 
i messi siJeditigli da Cartagine, che portavan l' intimazione a lui, come ad Annibale, 
di tornare immediatamente in Africa. Ma già anche i Liguri ^ dominati dall' ingenita 
loro prudenza, vedendo andar a precipizio la fortuna del loro alleato, tenevano un 
contegno riservato e quasi ostile, onde, accortisi di ciò, colle sue soldatesche egli si 
imbarcò per l'Africa; ma appena passata la Sardegna morì, per la ferita che aveva 
riportato nell' ultima battaglia combattuta, nell' agro degli Insubri, contro il pretore 
P. Qxiintilio Varo ed il proconsole M. Cornelio. 

A questo punto cessano le relazioni dei Liguri Al^jini coi Cartaginesi, è d' uopo 
però ammettere che l' aiuto da loro prestato in questa lunga guerra riuscisse di 
grave danno ai Romani, poiché fra i i)atti firmati fra le due rivali, dopo la battaglia 
di Zama, v'era pure quello, che i Cartaginesi non potessero far piìi leve militari 
fra i Liguri'. E quale conto facessero i Romani di questo dunini in arìids (/etms''>, 
ce lo dimostrò il fatto, che al termine della guerra Annibalica, i Romani non s'ac- 
cinsero a far vendetta degli Inganni, che erano stati sempre a loro ostili, ma anzi 
il console P. Elio fece alleanza con essi" (553 d. R.), sia che l'abbiano richiesta gli 
Inganni stessi per far dimenticare le passate offese, sia che il console stimasse atto 
di buona politica, in un momento in cui i-ibollivano ancora gli animi e mal soffrivano 
il freno i Galli dell'Italia centrale e settentrionale, l'esser sicuro, se non dell'aiuto, 
almeno della tranquillità di un popolo, che con tanto valore si era misurato coi Ro- 
mani alla battaglia del Metanro. 

Ma anche per i Liguri già si avvicinava il momento supremo. Nel 557 d. R., 
mentre il console C. Cornelio avea preso le armi contro gli Insubri, Q. Minuccio mosse 
la guerra contro i Liguri, e, raccolto l'esercito a Genova, di lì iniziò la sua canqiagna, 
che non offerse grandi difficoltà. I Celelati (Celelatea) ed i Cerdiciati (Cerdicùden) 

' Liv., XXV'JIl, 4(1. Un'iiltra circostanza che ci dimostra la differente condotta tenuta in questa circostanza 
dai Liguri Alpini o dai Liguri Montani è questa, pure riferita da Livio (1. e), cioè che circa ottanta navi onerarie 
de' Cartaginesi furono catturate da Cneo Ottavio presso la Sardegna, e così furono lil>erati i prigionieri di guerra 
Liguri Montani, che venivano condotti a Cartagine. 

- XXIX, 5, inter Athimjaunos Ligurrx Gmuamque accesserunt. 

" Liv., XXX, 19. Lhjurfs ipsi. rrlùuiui Itnlinm n Poenin rerneiltcs, ad eo.i ijuorum inox in poteslafc futuri 
cssciìt (Je/icfroil. 

' Poui!., XV. 

' LlV., XXVII, 49. 

" LlV., XXXI, 2, cum Inijauni-s l.ii/urihuK fofdu." ffr-.il. 



o 



LK GUERRE CONTRO I LIGUBI DELLE ALPI MARITTIME l'i.O 

spontaneamente si arresero, gli Ilvati (Ilvates), che soli opposero resistenza, furono 
vinti, sottomettendo tutta la regione di qua dal Po fino alle Alpi Occidentali '. 

Pareva in tal modo che fosse assicurata la tranquillità in que' luoghi, ma sotto 
la cenere covava il fuoco, che in breve tempo doveva divampare in tutta la regione. 
Quando meno i Romani se l' aspettavano, in sul principio dell' anno 561 d. R., giun- 
sero lettere di M. Ciucio, prefetto di Pisa, colle quali annunziava ai consoli che tutta 
la Liguria era in fiamme, dovunque si tenevano dei segreti e pubblici convegni per 
eccitare gli animi alla rivolta, ventimila Liguri già stavano in armi ed avevano por- 
tato la desolazione nel territorio di Luni e di Pisa.*) Erano pure giunte lettere da 
Tiberio Sempronio, dov'era detto che dieci mila Liguri avevano invaso il tei-ritorio 
piacentino e fra stragi e rapine erano giunti alle rive del Po, fin sotto le mura della 
colonia. La maggior costernazione invase tutta Roma a questa notizia, furono presi 
i più energici provvedimenti per riparare a questa sciagura ^ ed il console Minucio, al 
quale, nella divisione delle provincie, era toccata la Liguria, si recò in Arezzo, dove 
s'era concentrato l'imponente esercito per la spedizione, e di lì marciò verso Pisa, 
già minacciata dai nemici, che nel frattempo erano cresciuti fino al numero di (jua- 
ranta mila \ Minucio, accampatosi presso ai nemici, non ardiva però di venire colle 
sue milizie, in gran parte inesperte e raccogliticcie, a campale battaglia, mentre i ne- 
mici, fiduciosi nel loro numero, facevano frequenti sortite, mettendo a ruba le vicine 
campagne. E così senza venire a considerevoli combattimenti, ma con pericoli para- 
gonabili a (piello memorevole della strage Caudina ^, si consumò tutto queir anno. 
Al principio del 562 d. R., prorogato a Q. Minucio il comando, poiché erano stati nomi- 
nati i nuovi consoli Cn. Domizio e L. Quinzio, il duce romano credette giunto il tempo 
opportuno per venire a campale combattimento coi nemici, che erano sempre attendati 
nell'agro Pisano. L'esito della battaglia fu favorevole ai Romani; novemila nemici 
furono uccisi, gli altri messi in fuga. Minucio, impadronitosi del campo nemico, dal- 
l' agro pisano penetrò nella Liguria, e, distrutti castelli e villaggi, riconquistò la 
preda che in gran copia avevano fatto i Liguri nell' Etruria. Così ebbe termine questa 
guerra, diretta specialmente, come si vede, contro gli Apuani ed i Genuati, i (piali, 
dopo la rotta subita, non si rimasero ancora tanto trantixiilli, da offrire al console 
Quinzio occasione di devastare in lungo e in largo la loro regione, facendo grande 
preda, conquistando castelli, e donando eziandio la libertà ad alcuni cittadini romani 
e loro soci, che nella precedente guerra erano stati fatti prigioni dai Liguri ®, e l' anno 
seguente (563 d. R.) di nuovo al proconsole Q. Minucio, il cui campo era stato imi)rov- 
visamente assalito dai nemici, di sostenere un difficile combattimento alle porte stesse 
dell' accampamento con loro, riportando, dopo grande strage, nuova splendida vit- 
toria ^ così che, al principio del 564 d. R., egli poteva scrivere, che tutti i Liguri si 
erano arresi e s'era stabilita la quiete, in modo che si poteva togliere di lì l'esercito 
per mandarlo contro i Boi*. 



' Liv., XXXIl, 30, -W. I Celelati sono posti generalincnto presso Cello, i (jerdiciati presso Cereto, gli 
Ilvati presso Ovada. 

^ Liv., XXXIV, m. 

' Lrv., XXXV, 3. 

' Liv , XXXV, IJ. 

' Liv., XXXV, 20, 21. 

• Liv., XXXV, 40. 

' Liv., XXXVI, 38. 

' Liv., XXXVII, 2, exercituin ex Liyuribux Q. Manw-iuK — inm cnim confrcimii provinciam seripscriit. et 
lAguruni din ne nnmen in deditionem venisse — traducere in Boios. 



126 I,rBRO QTTARTO 



Ma anche questa volta le previsioni del proconsole andarono fallite; poiché 
non erano ancor passati tre anni (567 d. R.), che il console 0. Flaminio dovette por- 
tare le armi nell' agro de' Liguri Friniati, abitatori della Frignana, che dopo parecchi 
scontri furono vinti, e poi contro gli Apuani, che avevano portato la devastazione 
nell'agro Pisano e Genovese ed anch'essi furono domati. La guerra contro i Liguri 
montani fu quell' anno stesso condotta a termine dall' altro console, M. Emilio, che in 
memoria di tali avvenimenti innalzò un tempio a Giunone '. Anche questa volta non 
furono duraturi gli effetti della vittoria, perchè nel 568 d. R., riprese le ostilità, il 
console Q. Marcio Filippo, internatosi in recondite valli, fu dagli Apuani circondato e 
vinto. Quattro mila Romani furono uccisi, tre bandiere della seconda legione, undici 
vessilli degli alleati, e molte armi furono prese dai nemici ; i Romani trovarono sal- 
vezza solo nella fuga, e il luogo di tanto disastro fu chiamato Marcio ^ Nel 570 d. R. 
vediamo felicemente riaperte dal console Sempronio le ostilità cogli Apuani ^ Ma fu 
solo nel 574 d. R. che questi arditi montanari furono definitivamente debellati, per 
opera dei due consoli P. Cornelio e M. Bebio. Ben però s' accorsero i Romani, che 
sconfitte o vittorie, o patti, o arrese sarebbero stati al tutto inutili a tenere in freno 
simile gente, e che la guerra si sarebbe protratta all'infinito, se non si fosse preso 
un provvedimento radicale. Assaliti all' impensata, si arresero nel numero di circa 
dodici mila; si stàbili allora, sé volevano che si cessasse dalla guerra, che coi figli, 
colle mogli e tutte le cose loro, scendessero da' loro monti e fossero condotti nel ter- 
ritorio sannitico, cioè nell'agro Taurasino. 

Gli Apimni, col mezzo di legati, pregarono calorosamente i Romani che non 
volessero privarli del suolo, dov' eran nati, dei loro campi, delle tombe de' loro mag- 
giori, avrebbero dati ostaggi, ne mai più avrebbero recato oltraggio ai Romani. 
Quando però videro che le jireghiere erano inutili, né però erano in grado di salvare 
la patria colle armi, ubbidirono: quaranta mila di loro, con donne e fanciulli, furono 
trasportati, a pubbliche spese, nel territorio a loro destinato *. Ai consoli fu decretato 
il trionfo e, nota Livio ^, che furono essi i primi che trionfarono, senza aver prima 
fatto la guerra. 

Gli ultimi resti degli Apuani, che ancora avevano ricovero fi'a i monti, e gli 
altri Liguri montani furono assaliti nuovamente, nel 574 d. R., dai due consoli Fulvio 
e Postumio. Il primo debellò gli Apuani, che in numero di sette mila furono imbar- 
cati e portati à Napoli e di lì nel Sannio, Postumio abbruciò le viti, tagliò le messi, 
onde, costretti dalla fame e dall' incalzare de' Romani, anche gli altri montani si sot- 
tomisero". Dice Floro", che, privati delle armi, furono appena concessi loro quegli 
attrezzi di ferro che erano necessari per coltivare la terra. Postumio, dopo questa 
vittoria, procedette colle sue navi verso occidente per ispezionare la regione degli 



' Liv., XXXIX, 2. 
" Liv., XXXIX, 20. 
» Liv., XXXIX. 32 

' Gli atemi coninoli furono incaricati dal senato di trasixjrtaro gli Apuani nel Sannio o di far loro la distri- 
buzione del suolo (Liv., XL, 38|. Questi Apuani ebbero jKjrdò il nome di Liguri Cnrnrlinni e Bebiani. e fra i 
luoghi, che fondarono nella nuova regione, primeggiavano Corneliano, presso.il Calore non lungi da Benevento (Cf. 
(tUarini, lUiiKtraxmif dell' antica campar/na Tatiranìna. pag. 22) e Bebiano, ora detto Macchia, dove si trovaron<i 
1 ruderi dell'antica città e la famosa tavola alimentaria di Traiano, dove si nomina l' ordine ed il popolo dei Be- 
biani (Cf. BoR(iHp;sl, Tav. alimeni. Brbiana, in Bullet. dell' Ist. A., 183."), pag. 14.')-1,")2; Henzen, /fe lab. aliment. 
ììacbimìorum. in Annali dell' Istit., 1844, pag. 5-12; Mommsen, Bullet. Ist., 1847 pag. 3). 

' XL, 38, /(/ omnium primi, mdlo bello qeMo, triumpliarunt. 

" Liv., XL, 41. 

' II, 19, Positimius ita erannarii, ni rix reliqiierit ferruni ijuo terra roleretur. Livio, /. e dice semplice- 
mente in dcditionem renerunt nrmaque Iradiderunt. 



I,E «UERRK CONTRO I LIGURI DELLE ALPI MARITTIME 127 

Inganni e degli Intenieli. Infatti, mentre la gnei-ra ligure volgeva al suo termine 
huigo la riviera di Levante, incomincia ad ardere piti forte che mai in quella di Po- 
nente. 

Avvisaglie di torbidi nella Liguria occidentale non erano mancati. Già nel 565 
il pretore Lucio Bebio, mentre passava col suo esercito nel territorio de' Sahivi, per 
recarsi nella Spagna, fu da questi assalito, e fu tale l'uccisione, che lo stesso pretore 
vi lasciò la vita, e non essendo rimasto alcuno, che potesse recarne l' annunzio a 
Roma, si incaricarono di ciò i Marsigliesi, che a tal uopo mandarono dei messi '. 
Maggiore era il fermento fra i Liguri, Inganni. Essi, al ])rincipio del 570, mentre il 
console Sempronio era occupato nella guerra contro gli Apuani, dimentichi de' patti 
firmati con P. Elio, nuovamente avevano alzato gli scudi contro i Romani. Il console 
Appio Claudio, dopo vari fortunati combattimenti, distrusse sei loro città, ne fece 
prigioneri gli abitanti, de' quali trecento e quaranta, ch'erano considerati come isti- 
gatori della guerra, furono decapitati *. 

Pili furiosa fu la guerra del 573 d. R. Si è già uotato che i Liguri, fin da tempi 
remotissimi, erano esperti navigatori, e che su leggiere navicelle percorrevano i lidi 
vicini. In progresso di tempo essi si perfezionarono nell' arte del navigare, anzi erano 
arrivati a tal punto, che, colle loro navi da corsa, si spingevano in luoghi molto lontani, 
come fino alle colonne d' Ercole, assalendo e pirateggiando gli empori marittimi ^. I 
Marsigliesi si lamentarono a Roma di queste continue depredazioni, per cui, mandate 
contro di loro alcune navi da guerra, queste furono quasi tutte catturate dagli Inganni ^ 

Per tutte queste offese, in sul far della primavera, L. Emilio Paolo condusse 
r esercito fra i nemici. Questi, che non erano preparati alla guerra, mandano messi 
al generale col j^retesto di domandare la pace, ma in realtà per esaminare 1' entità 
delle forze romane. Il duce rispose che solo quando si fossero arresi, avrebbe ac- 
cettato le loro proposte. I messi finsero d' accondiscendere, .dissero che per ciò fare 
facevano d' uopo dieci giorni di tregua, affine di poter convincere quelli che erano 
sparsi ne' campi, occupati ne' lavori agresti ; che in (luesto frattempo i soldati romani 
non oltrepassassero i monti, dov' erano accampati, per far legna od altro, che dietro 
erano le loro campagne in fiore, ed avrebbero potuto subir danni da tali peregri- 
nazioni. 

Facilmente ottennero la tregua domandata ; ma dietro que' monti, ai quali a- 
vevano inibito il passaggio ai Romani, raccolsero ed ordinarono l'esercito, e prima 
che di ciò giungesse sentore a Lucio Emilio, in numero straordinario, si precipitarono 
contro r accampamento romano, tentando di penetrarvi ed impadronirsene. I Ro- 
mani non ebbero nemmeno il tempo di issar le bandiere e di ordinare le schiere, 
ma confusamente combatterono tutto il giorno alle porte del campo, per impedirne 
l'ingresso agli Inganni. Solo al tramontare del sole si cessò dal combattimento, ed 
allontanatisi alquanto i Liguri, il generale i)otè mandare due cavalieri a Pisa, con 
lettere per Cu. Bebio, (;olle quali lo si pregava di venii-e immediatamente in aiuto dei 
combattenti. Ma questi aveva consegnato il suo esercito a M. Pinario, ])aitit() ])vr la 
Sardegna, scrisse però al senato per informarlo dall' ac-caduto e a M. Claudio Mar- 
cello, che teneva il suo esercito nella vicina Gallia, affinchè, se gli paresse oppor- 
tuno, corresse in aiuto di L. Emilio. Grande fu a Roma la costernazione, tanto piii 

■ Liv., XXXVri. 37; Orosio, IV, 2(». 

' Liv., XXXIX, 32. 

8 Plutarco, Emil. Paolo, 6. 

« Liv., XL, 18, 28. 



128 LIBRO QUARTO 



che si era risai)uto che Marcello, per imperiose necessità, non poteva allontanare dalla 
Gallia l'esercito, perciò si presero le opportune disposizioni per il difficile momento, 
e fu ordinato a C. Matieno che conducesse l' armata navale, che teneva nel golfo di 
Lione, al piìi presto sulle spiaggie della Liguria a disposizione di L. Emilio. 

Ma questi non vedendo arrivare gì' implorati aiuti, suppose che i cavalieri, spe- 
diti colla sua lettera, fossero stati intercettati dai nemici, e perciò, senza più attendere 
si diede a i^rendere le necessarie disposizioni per il combattimento. Dispose l' eser- 
cito alle quattro porte dell' accampamento, in modo che ad un segno tutti fossero 
pronti alla battaglia, ed arringò le milizie per, eccitare il loro valore, dicendo, che 
non già da onesti nemici essi venivano assaliti, ma piuttosto da assassini, poiché 
domandata la pace, in tempo di tregua, contro il diritto delle genti, gli Inganni ave- 
vano assalito r accampamento. Due erano gli attendamenti dei Liguri ; ma essi non 
s'accingevano al combattiiìiento, se non quand'erano sazi di cibo e di vino. Al sorger 
del sole in disordine ed avvinazzati s' accostarono agli accampamenti romani, sicuri 
che i nemici non avrebbero ardito uscire a combattimento. Invece, contro la loro a- 
spettativa, un urlo generale gli accolse; i Romani, tutti a un tempo, uscirono dalle 
porte, incominciando a menare le mani. 

Per jjoco tempo l' ordine regnò fra le file dei Liguri ; ma ben i)resto si diedero 
alla fuga, assaliti continuamente dai Romani. Allora, dato un segno convenuto, la ca- 
valleria si diede ad inseguirli ed a spingerli nei loro accampamenti, dove furono 
presi. Più di quindicimila Liguri fui'ono uccisi in quella giornata, duemila e cinque- 
cento furon fatti prigionieri ; tre giorni dopo tutti gli Inganni si arresero. Fu fatta 
una percpiisizione ai capi e ai rapitori delle navi : il duumviro C. Manteio ne ricon- 
quistò in tal modo trentadue. 

Annunziata sì grande vittoria al senato, si ordinò, che si facessero, in ringra- 
ziamento agli dei, tre giorni di pubbliche preci, che fossero licenziate le legioni ur- 
bane, che si sosi^endesse 1' ordinato arrolamento degli alleati e de' Latini, e fossero 
revocati tutti gli ordini presi nell' imminenza del pericolo '. 

Splendido fu poi il trionfo solennizzato in onore di L. Emilio Paolo. Prima del 
carro furono portate venticinque corone d' oro e molti capi de' Liguri fatti prigionieri, 
ed in tale occasione furono distribuiti ai soldati, che avevano combattuto contro gli 
Inganni, trecento assi per ciascuno. Soggiunge Livio, che lo splendore del trionfo fu 
accresciuto dai legati Ligiu'i, che erano venuti per implorare pace perpetua. 

La risposta fu degna di Roma. 

Il pretore Q. Fabio, a nome del senato, disse loro, che quelle proposte non erano 
nuove ai Liguri; ma che ad essi doveva imj^ortare che l'intenzione fosse buona 
questa volta e che alle parole corrispondesse la volontà ; che andassero dai consoli 
e facessero quello che essi avrebbero ordinato ; solo i consoli potevano decidere, se era 
possibile una pace sincera coi Liguri. La pace fu firmata, e questa volta per davvero, 
poicliè non e' è memoria di ulteriori moti o guerre che fossero combattute contro gli 
Ingauni. Romoreggiarono bensì più volte le armi nella vicina Provincia, sia quando il 
console Q. Opimio sottomise i Liguri transalpini (Saluvii), che avevano devastato An- 
tipoli e Nizza (600 d. R.)^ sia quando Fulvio Fiacco fece una spedizione contro i 



' Liv., XL, 25, 26, 27, «28. Plutarco, Paoh Em.. (>. 

' Liv., XL, 34 

' Liv., Epit. 47. Q. Opimius constil Traiisnlpino.'ì Lirjure.s. qui Maxailiensium oppicUi- AntipoUm et Nicmam 
vaatabanl.sitheyit. Cf. Polib., XXXIIl, 4, dove parla dei continui affronti subiti dai Marsigliesi da parte dei Liguri, 
o? Tiàkai li'ev xax&g :tdaxovTe.i vtiò kùv Atyvaiivmr. 



\ 



I,K OUKBRK OONIKO I LIUrRI DELLK ALPI MARITTIME 129 



Salii o Ballivi, che aveano rinnovato le loro devastazioni nel territorio Marsigliese ' 
(629 d. R.), sia quando (631 d. R.) Sestio Calvino proconsole li sconfisse nuovamente nel 
territorio, dove più tardi sorse la prima stazione romana Aqiiae Sextiae, o allorché 
Cneo Domizio Enobarbo (632 d. R.) vinse, presso Vindalium, gli Allobrogi, o quando 
Q. Fabio Massimo, 1' Allobrogico (633 d. R.), e Q. Marcio Re (636 d. R.) estesero i 
confini della Provincia. I Liguri litoranei non appariscono più, se non che come fe- 
deli e valorosi alleati de' Romani, e come tali fecero prodigi di valore nella batta- 
glia di Pidna* e più tardi in (piella, non meno memorabile, di Aquae Sextiae contro 
i Teutoni ^ Infatti le continue sottrazioni di abitanti, e l' incrocio col sangue romano, 
avevano se non cambiato impronta, mitigato almeno la razza ligure. Dopo che Emilio 
Scauro (639 d. R.) prolungò fino a Vada Sahatia quella via militare, che già Aurelio 
Cotta aveva condotto dalla porta Aurelia fino a Limi, via che prese il suo nome, una 
corrente di nuova vita commerciale e politica serpeggiò nella Liguria. Genova di- 
venne l' emporio del paese (tò éfmógtov Atyvcov) *, ed Albingauno, che sì gloriosa parte 
aveva avuto nella storia de' Liguri antichi, divenne pure una città quasi prettamente 
romana. Infatti per ben tre volte, come ci attesta Plinio ^ levato un considerevole nu- 
mero d'indigeni, vi furon mandati ad abitarla altrettanti Romani. Certo tanto essa come 
Ventimiglia furono fiorenti municipi ^ appartenente l'uno alla tribù Pnblilia, alla 
Falerna V altro. I considerevoli avanzi di antichi edifici, di sepolcreti, e d' altri ricordi 
romani ^ i nomi di famiglie romane, come 1' Aurelia, la Claudia, la Giulia, la Marcia, 
la Palfuria, la (iegania, la Elia ecc., che si rinvengono nelle loro iscrizioni, le corpo- 
razioni sacerdotali ed i magistrati* sono una prova della loro importanza. E come, 
doj)o la completa loro sottomissione, queste città parteciparono alle glorie di Roma, 
così non rimasero estranee alle guerre civili. Nelle lotte fra Cesare e Pompeo, Albinti- 
milio i)arteggiò attivamente per il primo, anzi essendo egli, nel suo passare da Venti- 
miglia, per andare a sollevar contro Pompeo la Spagna, ospitato dal suo amico il no- 
bile Domizio, questi, doi)o la partenza di Cesare, fu dalla parte pompeiana chiuso in 
carcere ed ucciso, onde, sollevatasi la città contro il presidio, dovette accorrere in suo 
aiuto e difesa con due coorti. Celio, che, in una sua lettera all' amico Cicerone, raccontò 
l'accaduto". Più tardi poi nella guerra fra Ottone e Vitellio, grandi fazioni di guerra 
avvennero lungo la sjìiaggia ligure occidentale e sui declivi Alpini, parteggiando 
Ventimiglia, Nizza, Antipoli per Vitellio, Albenga forse per Ottone ' '. È noto '^ che 



' Liv., Epit. 60. Fuln'ux Flaffus pri»iu.i Lir/ures domuit bello, missus in auxilium Maxsiliensibus adeersus 
Snliin'os Onllos, qui fliv.i MaushiiilietU'iiim pupilla haiifui: Floro III, 2. Prima trans Alprs arma nostra senserc 
Snli/i. quum (Ir inciirifionthns i">rum fhtisaima ntqw amicissima ririlns Massilia qnererettir. 

■ LiY., XLIV, 3.5; PoLnì.. XXIX, 6. 

' Plutarco, in Mario. 19. 

• Strab., IV. (i, ptifx. 201, 202. ... 

' III, (). Xee siliis, nei- oriijines pprspqui faelte est In//a>i»i.s Tjiijurihus, ut caAeri oniitlanlur, Of/ro frieies dato. 
Non ì- itor(ì que.-itx) argomento sufficiente jjcr ritenere che .Vibenjfa fos..<e colonia romana come ritiene (t. Rossi, Storia 
'Mia ritta di Albenga. pag. tiO. 

" Tacit.. Hist.. II, i:^. e. I. L. V. 2, n. 7784. 

' Cf. COTAI.ASSO, Sniifjio storico sull'antico ed attuale slato della città d' Atbenfja, pag. 151. Fra le antichità 
principali fli Allwniga egli nota gli avanzi sotterranei di un tempio, il Ponte fjunffo, ed un sepolcreto, dorè si rinvennero 
urne d' alabastro, idoli in liron\fi, ijinrre di pietra, contoienli le ceneri de' trapassati, ed alcune ampolle di vetro piene 
di dirersi liquori, niedni/lie, monete ecc.. emblemi, larari mosaici ed altre simili cose. pag. 151. Cf. anche CI. Rossi, 
0. '*. pag 63, e la Storio ilella città di ì'entimif/lia pag. 50 del medesimo autore. 

' Xel C. I. L.. V. 2. sono ricordati, nel tenero di Albenga, un flamen (n. 7788), una flaminiea diitae Augustae 
(n. 7788) e un Augustalis (7787): e dei magistrati un UH rir. i. d. fri. 7788 e 780-l:\ un praefectus (n. 7785», un //// 
vir a. p. (n. 7788), un aedilis (n. 7785) e un quaestor (n. 7785). Nel territorio di Ventimiglia i // viri [n. 7814 , 
gli aediles (n. 781!! e 7814) e una fUtminica (n. 7811). 

» Ad famil.. VIII, 1.5. 

'° Si sa infatti (Tacit., Hiift., II, 15), che, dopo una battaglia sanguinosa fra lo duo parti, i Vitclliani si 
ritirarono in Antibo, e gli Ottoniani ad Albingauno. 

" Tacit., Ilisl.. II, 12. 

17 



130 LIBRO QUARTO 



avendo il procuratore Mario Maturo, coli' aiuto della gioventù dell' Alpi Marittime, 
tentato di cacciar di Provenza gli Ottoniani, gli alpigiani ignari dell' ordine guerresco, 
dell' onor della vittoria, o del vitupero della fuga, furono, senza difficoltà, sbaragliati. 
Onde i soldati di Ottone, inviperiti per tale ingiuria, non credendo opportuno inseguire 
gli alpini, che, pratici dei greppi e veloci, non si sarebbero così facilmente lasciati 
cogliere, o, poveri, non avrebbero offerto, con ricca preda, il prezzo dell' inseguimento, 
rivolsero invece la loro ira contro Ventimiglia (69 d. Cr.), sottoponendo la città al 
saccheggio. Narra Tacito ' che la virtù d' una femmina ligure di quella città i-ese 
ancora più odiosa la ferocia dei soldati. Avendo essa nascosto il proprio figlioletto 
per salvarlo da morte, credettero gli assalitori che insiieme con lui avesse anche 
riposto il denaro. Messa la donna ai tormenti, ed interrogatala, dove fosse suo figlio, 
qui dentro, rispose la magnanima donna, mostrando il ventre. Ne strazi, né morte la 
indussero a parlare più oltre. 

Fu in questa stessa devastazione che rimase uccisa nella propria villa, nei 
pressi di Ventimiglia, dal furore degli Ottoniani, Giulia Procilla, madre di Agricola, 
dopo che dal furor militare le furono rovinati i poderi e rubato parte del i)atrimonio-. 
Sono queste le ultime notizie che abbiamo di queste regioni all' epoca imperiale. 
Sappiamo solo da un' iscrizione d' Albenga, che questa città non andò immune dalle 
devastazioni de' Visigoti, onde Costanzo, cognato di Onorio e suo collega nell'Impero, 
la ricostruì quasi dalle fondamenta, aggiungendo il suo all' antico nome della città '. 



CAPITOLO HI. 

La guerra di Augusto contro i Liguri Alpini. 

Abbiamo creduto opportuno di esporre, nel precedente capitolo, le vicende sto- 
riche dei Liguri Alpini, che abitavano lungo il litorale mediterraneo, non solo perchè 
anch' essi formavano parte integrante del popolo, lo cui regioni più settentrionali fu- 
rono sottomesse da Augusto, e non furono al tutto estranei all'ordinamento imposto 
da queir imperatore a queste regioni ; ma eziandio perchè senza di ciò non si riusci- 
rebbe a comprendere bene lo scopo, 1' ordine, gli effetti di quella si)edizione eh' ebbe 
di mira tutte le Alpi Occidentali, e, che per quel tratto che si dirama dal colle di Tenda 
al Monviso, offre appunto argomento al presente capitolo. Egli è ben vero che nella 
medesima spedizione furono coinvolti il regno di Cozio, ed alcune altre popolazioni 
alpine che ad occidente e a settentrione lo contornavano, e che fecero anzi, in ([ualche 
tempo, parte del regno stesso, ma questo offre dei problemi di sì grande inii)ortanza 
da meritare uno studio speciale, onde rimanderemo al prossimo libro tutto quello che 
riguarda le Alpi Cozie e Graie, occupandoci ora esclusivamente delle Alpi Marittime, 
tanto più che, se diamo retta a qualche scrittore ', contro (pielle si rivolse il nerbo 
delle forze i-omane, in modo da formare quasi una spedizione speciale in mezzo alla 
guerra generale rivolta contro tutte le Alpi Occidentali. Del resto, pur [)resoindendo 
da questo, l'organizzazione ricevuta dalle Alpi Marittime in seguito a questa guerra, 
fu così speciale e distinta da quella data agli abitatori delle Al])i Cozie <> Graie, e dei 



liìsi., II, i;{. 

Ta(;it., Ayrir.. 7. 

a I. L., V, 2, II. 7781 

DiONK, LIV, 24. 



1>K GUERRE CONTRO I I,i(iLlU liKi.1,1-: Al. l'I MARITTIME 131 

loro declivi occidentali, da concedere non solo, ma da rendere necessaria un' esposi- 
zione speciale per questa parte della i^uerra. 

Veramente le notizie lasciateci intorno ad essa dagli antichi scrittori sono così 
scarse, le memorie epigrafiche così deficienti, da non potere, se non che per mezzo di 
induzioni, definire, quando, da chi, ed in quale ordine questa guerra sia stata con- 
dotta. Sono questi problemi, che appunto per la mancanza di un solido fondamento 
lasciarono 1' adito aperto alle più svariate supposizioni, e, come suole, non furono le 
pili ragionevoli quelle che incontrarono favore. 

La più gran parte degli indagatori moderni, basati probabilmente sui due prin- 
cipali monumenti, cioè la tavola Ancirana ed il trofeo della Turbia, che parlano della 
conquista dello Alpi operata da Augusto, come di un fatto unito senza distinzione di 
epoca, pongono tutte indistintamente le guerre alpine come avvenute in un anno 
solo, più comunemente il 14 avanti 1' era volgare. 

Ma abbiamo già notato che 1' attento esame della narrazione fatta dagli scrit- 
tori, specialmente da Dione Cassio, conferma quello che ragionevolmente conveniva 
ammettere, cioè che queste guerre, difficili ed intricate, non potessero essere condotte 
a termine in tempo così breve, ma ad una certa distanza 1' una dall'altra. Conviene 
a tale proposito osservare, che il compito di ridurre all' obbedienza alcune tribù al- 
pine non era certo per sé uè lungo uè difficile, ma che all'opera di sottomissione 
seguiva quella della organizzazione politica e amministrativa del territorio conquistato, 
della costruzione delle vie, delle fortezze, dell' aquartieramento dei pi-esidi militari, 
e quindi di preparazione per il continuamento delle operazioni guerresche, perciò giu- 
stamente altri' divisero la guerra in periodi differenti, che occupano lo spazio, per 
lasciare la guerra contro i Salassi, che fu combattuta a dieci anni di distanza dalle 
altre, di tre anni, ponendo nel 738 la guerra conti-o i Camunni e Vennoneti, nel 739 
la guerra Retica, e finalmente nel 740 quella contro i Liguri delle Alpi Marittime. 

Generalmente si crede che mentre Augusto fece sottomettere tutti gli altri al- 
pini da' suoi luogotenenti, e dagli stessi suoi figliastri, invece egli stesso avesse con- 
flotto la guerra contro gli abitatori delle Alpi Occidentali, e per dar maggior colorito 
alla cosa, alcuni, come se fosse stata una vera parata militare, fanno trionfalmente 
passare Augusto, arrivato ad un certo punto della spedizione, prima di proseguirla, 
sotto r arco che il re Cozio avrebbe fatto inalzare a Susa in suo onore l'anno prima". 

Per vero l'iscrizione della Turbia dice appunto che tutti i popoli alpini furono 
sottomessi da Augusto, eius ductu anspiciisqtie, onde parrebbe che egli avesse preso 
attiva parte in qualcuna di queste spedizioni, e, sapendosi che tutte le altre erano 
state condotte da' suoi luogotenenti, si credette che la parte, che spetta direttamente 
ad Augusto sia appunto la guerra contro le Alpi Occidentali^ Ma varie ragioni e' in- 
ducono a non ammettere quest'opinione, prima di tutto poeti e scrittori, che fecero 
a gara jier portare alle stelle i meriti di Druso e Tiberio nelle guerre alpine, non 
avrebbero certo passato sotto silenzio il diretto intervento dell' imperatore, se ciò 
fosse realmente avvenuto; in secondo luogo egli non avrebbe riserbato a sé la parte 
minore e pm facile dell' impresa, poiché, che questa sia stata tale, lo dimostra il fatto, 
che non ne fecero argomento di lunga narrazione gli scrittori antichi. Infine abbiamo 



' Cf. MoMMsKX, G. I. L., V, 2. al n. 7817. !•"-. De Uuuoiero. IHxiun. epiijr. di anticìi. roiii., alla parol.i 
Alpina^ ijentru. 

' Cf. Allais, 0. e, pag. 70. Vedromo in «egiiito, che l'arco di Siiaa fu ioalzato dopo, udii prima della 
spedizione contro le Alpi Occidentali. 

* Allais, 0. e, pag. 74. 



132 LIBRO QUARTO 



la testimonianza palese di Suetonio ', il quale, mentre afferma che parte in persona, 
parte sotto i suoi auspici, Augusto soggiogò la Cantabria, l'Aquitania, la Pannonia, e la 
Dalmazia con tutto l'Illirio, e per di piìi la Rezia, i Vindelici ed i Salassi, nota pure che 
delle guerre esterne solo a due si trovò egli in persona, cioè a quella di Dalmazia e 
a quella contro i Cantabri; non quindi a questa contro i Gallo-Liguri del margine oc- 
cidentale delle Alpi, che pure sarebbe stata una guerra esterna. Anche questa quindi 
fu combattuta da' suoi luogotenenti, il cui nome non fu riferito dalla storia, mentre 
la direzione di Augusto, affermata dall'iscrizione della Turbia, non ha che un jìuro 
significato morale. Di fatto il concetto generale di tutte queste spedizioni, i singoli 
piani strategici, ed infine tutta 1' opera di organizzazione dei paesi conquistati deve 
essere stata concretata o per lo meno approvata da lui. 

Così pure non possiamo ammettere che per compire questa guerra fossero oc- 
corsi due anni, come affermò qualcuno -, poiché tutto fa credere che la guerra fosse 
brevissima ; ma sopra tutto ciò è provato dal fatto, che, solo 1' anno dopo, era già 
innalzato il trofeo, dove tali vittorie si magnificavano (iinp. XIIII, tr. pot. XVII). Ma 
se la guerra fu breve, e condotta tutta nella primavera del 740, non è però proba- 
bile che fosse compita da un solo esercito compatto ed unito. Corpi speciali d'eser- 
cito, sotto vari luogotenenti, devono esser penetrati al di là dalle Alpi, per tutte le 
grandi vie che le attraversavano, e mentre due almeno di essi erano occupati a sog- 
giogare le Alpi Cozie e Graie, uno operava a mezzodì e sottometteva i Liguri delle 
Alpi Marittime, combattendo per esse, come si ricava dal i-iferito passo di Dione, 
quasi una guerra speciale. 

Quale fu il piano e la marcia di questa spedizione V 

Anche questa circostanza ci fu nascosta dagli scrittori antichi ; ma, se teniamo 
conto delle vie che potevano essére percorse, si potrà facilmente, anche sotto questo 
riguardo, giungere a sicuri risultati. Prima però ci è necessario vedere come fossero 
distribuite le varie tribù liguri, che furono 1' oggetto di questa campagna. 

Non v' ha dubbio che il declivio orientale e settentrionale delle Ali)i Marittime, 
abitato dai Vagienni (Vagienni^, Bagienni*, Baf/itenni^, Bayievvoi''), le cui varie tribù, 
cioè gli Epanterii, i Viruxentini, e fors' anco i Veneni, i Venisani, occupavano le 
vallate della Stura, della Maira, della Varaita, e 1' alta valle del Po, era già da molto 
temjio sotto il dominio dei Romani. Sicuri da questo lato, tutta la loro azione mili- 
tare era quindi rivolta al declivio occidentale. Forse anche quella parte era stata da 
tempo, almeno nominalmente, riconosciuta dominio romano, ma le insubordinazioni, 
gli affronti, i ladronecci di quelle tribù avranno determinato un'azione energica, e 
de' provvedimenti radicali per ridurle definitivamente all'obbedienza. 

Due principali famiglie liguri, o celtoliguri, O(!cupavano il tenere occidentale 
delle Alpi Marittime, i Vedianzi cioè, e gli Albici. Dei primi, clie ne tenevano la parte 
più orientale e meridionale fino alla riviera di Nizza, abbiamo fatto un cenno nel 
precedente capitolo, ed abbiamo anche notato che la regione rivera)U'a era già en- 
trata con sicurezza nel dominio dei Romani. E.ssa infatti era disseminata di coloni 
greci, emanati da Marsiglia, che nulla avevano che fare colla popolazione circostante. 



' Atig., 20. 

' Al-LAis, (). r., pag. 74. 

'' Pmn., ih, 5, 7. a I. L. V, 2. 

'' Vell. Patkrc, I, là, f). 

' Tav. l'eiilinyirinna. 

" ToLOM.. Ili, 1, ;ìr>. 



LE GUERRE CONTRO 1 LIGURI DEIJ.E ALPI MARITTIME \'.'i^ 

colla quale anzi si trovavano in lotta perpetua, e che dovevano trovare del maggioi- 
loro interesse il tenersi in buoni accordi coi Romani, che formavano per loro una 
valida difesa contro gli indigeni. 

Ma superiormente alla costa era una serie di tribù ostili ai coloni focesi e nel 
tempo stesso ai Romani, che li difendevano. 

Accanto ai Vedianzi sia ad occidente come a settentrione erano gli Albiei ', 
detti Albioeci e Albensi da Strabone*, il quale ajjpunto asserisce, che abitavano fra 
i Saluvi ed i Voconzi. Essi, per testimonianza di Cesare, erano un popolo fiero e va- 
loroso, come dimostrarono nella parte presa in favore de' Massalioti, al combatti- 
mento da loro sostenuto contro le armi di Cesare (705 d. R. 49 a. Cr.), che aveva 
posto r assedio a Marsiglia. Ricordo del loro nome, secondo il d' Anville ^ sarebbe ri- 
masto in Albiosc, presso Riez ; apparterrebbero quindi ad essi quelle tribù che erano 
fra la Durance ed il Verdon, fino al contrafforte meridionale e settentrionale .del 
Mont St. Honorat^, alcune delle quali però, come i Reienses, ed i Seneeì, non appa- 
riscono fra quelle che furono ostili ai Romani. 

Ed ora, colla scorta dell'iscrizione della Turbia, che, come più volte abbiamo 
notato, neir enumerazione delle tribù vinte tiene l' ordine geografico, e coli' aiuto 
degli scrittori, procureremo di fissare la località di ciascuna di esse, cominciando da 
quelle che appartenevano ai Vedianzi. I più occidentali di essi a mezzogiorno erano 
i Velatini, che sono unicamente ricordati dall'iscrizione della Turbia, ma il troA'arsi 
in essa racchiusi fra i Suettri ed i Nerusi, la cui sede è però nota, li fa porre intorno 
a Vevelause, cioè a St. Vallier, a Comps, e nella piccola valle del Jabron^ Ad oriente 
di essi erano i Nerusi (Negovaioi) ®, la cui sede è chiaramente fissata da Tolomeo, che, 
ponendoli nelle Alpi Marittime, ascrive ad essi la città di Vintium (Ovivtiov), cioè l' o- 
dierna Vence, e dalle iscrizioni dell' epoca imperiale, che nominano la civitas Vintien- 
liiuiìi'', e, in forma abbreviata*, anche la città. Dalle medesime è ricordato un Mars 
Vintius^; e gli abitatori col nome di Vititienses ^'' ; così sono pure chiamati nella vVo^iYm 
Galliarum^^ dove si pongono alla estremità della provincia delle Alpi Marittime, e da 
Gregorio di Tours '* e da atti del sesto secolo, che accennano ad un episcopus a Ventio. 
Benché a Vence si trovasse ima lapide, che ricorda un collegio di giovani Nemesi 
(colliyno invenum Nemesioruììi) '^, questi non vanno, come fece erroneamente qiialcuno, 
confusi coi Nerusi ; come pure la Ventia (Ovsvria) di Dione '* non va confusa con 
Vence, ma va ricercata fra gli Allobrogi. Nel tenere de' Nerusi erano i pagani Be- 
rifini^'" nell'attuale villaggio La Penne. Seguivano gli Oratelli, che si pongono con- 



' Cesare, B. C, I, 34, 57. 

■ IV, 6, pag. 203, Mezà de rovg 2dXvas 'Akpulg xai AX^loixoi xal Ovoxóviioi véfiovtcu tà ugoaagxzta négrj 
lùv ÒQ(òv. Albcsi 0(1 Albiei, che in questo passo di Strabene appaiono come due popoli distinti, o erano un popolo 
nolo o orano legati da stretti vincoli di parentela. 

'■' Xotii-f, pag. 47. Il DE.SJARDIXS, 0. <:., I, pag. 199 assegna ad essi un posto molto pili limitato fra Marsiglia 
e il rio Vhflkri (Huvoaune). 

* Perciò il punto più settentrionale, dove Albiei e Vedianzi si toccavano, era al C. de l^rche. 

•' Cf. Allaik, 0. c p. 82 e p. 102; d' Anville, Not. p. 684 presso Beuil; Durandi, // Piemmili ani.. 
pag. 87 pure a Guillaume nelle vicinanze di Beuil. 

" ToLOM., Ili, 1, 41, èv raìi JiagaXloi; 'Aiutai. 

' a I. L., XII, n. 9, 10, 11. 

" C. 1. L., XII, n. 9, 11, 18, 20. 

' a. I. /,., XII, n. 3. *' 

'" a I. />.. xn, n. 10, 12. 

" XVII, 5. 

" IX, 24. 

" C. I. L. XII, n. 22. 

'* XXXVII, 47 Cf. HlKSCUFELl) in C. I. 1... XII, i)ag. 39. 

" (?. /. /... XII, n. 2. 



134 IJBRO QUARTO 



cordomente nella valle della Vesubia presso Utelle. Più contestata è la sede dei Ne- 
maturi; ma seguendo immediatamente dopo gli Oratelli, procedendo nell'iscrizione in 
ordine inverso, par giusto che si debbano porre ad oriente di essi, nella regione de 
r Escarène, cioè nella valle del Paillon, confinando quindi, come ultimi de' Vedianzi 
da questa parte, cogli Intemelii '. 

Nominate così le tribìi che formavano il lembo meridionale del territorio dei 
Vedianzi, l'iscrizione procede verso settentrione, nominando gli Eguituri*, che si so- 
gliono porre intorno ad Entrevaux e nella valle dell' F]steron, che anticamente pare 
si chiamasse EguiMuro ^. Da iscrizioni che appartengono al loro territorio, è ricordato 
V orcio Brig.\ il che fa dubitare che BrianQonnet, dove furono trovate, insieme con 
un' altra che dà abbreviato il nome della località (Brig.)'", fosse un antico Brigoma- 
guìit, che l' Hirschfeld ** identifica colla civitas Rigomagensium, della Notitia Gal- 
liarum. Accanto agli Eguituri erano i Vergunni lungo il Verdon, attorno a Vergons, 
che probabilmente corrisponde ad un antico Vergunnum. Nella valle della Tinea 
erano indubbiamente gli Ecdini'^ , che pare abbiano lasciato o preso il nome dal 
fiume o dalla valle (Ecdinea). Mettere poi i TriiilatH intorno a Triola, in valle del 
Roja, come fa il Forbiger**, è un sacrificare a un mero criterio di omonimia la più 
elementare verosimiglianza storica e corografica. Essi seguono, nella iscrizione, agli 
Ecdini, e non possono esser stati molto lontani da quelli, onde giustamente mi pare 
che si possano collocare nella valle del Cians, confluente della Tinea, e nell' attiguo 
comune di Peone, che nel medio evo gli apparteneva **, ed i vicini GallUae, nella valle 
superiore del Varo'". 

Oltre a queste tribù che aijpartenevano al popolo de' Vedianzi, l'iscrizione ne 
annovera nel tenere delle Alpi Marittime altre cinque che spettavano al bellicoso 
popolo degli Albici. E per ricominciare a mezzogiorno e' incontriamo nella tribù dei 
SueUri, che è 1' ultima notata, quindi fra le più meridionali. La sua collocazione non 
offre difficoltà, poiché essendo ricordati anche da Plinio" e da Tolomeo'- (Sovutqioi), 
che ascrive ad essi la località ZaXXvai, detta dalla Notitia Galliarum '^, civitas So- 



' "Stm s'estendevano però anche nella valle del Roja, come erede I'Allais, 0. e, p. 177, poiché quella fino 
a Saorgio apparteneva alla pertica di Ventimiglia. (Cf. C. I. L., V, 2; n. 78I3I. Il I)E^^JAKDISSl, /. e. li pone a De- 
niandoln nell'alta valle del Verdon. In tal modo sarebbe però sconifwsto l'ordine geografico dell'iscrizione. Anche 
il FoRBKiER, O.C, Hip. ISH, li pone in Demandois, sopra Castellane, poiché, soggiunge, Mcntotif, dare iicnrral- 
iiicnfe si poiujoììo. giace troppo ricino al mare. Si sa però che la riviera era in posses^so dei Romani, quindi essi 
erano internati nei monti. Del resto, quanto dista dal mare Ciniiez. che divenne il centro della Provincia delie Alpi 
Marittime? 

■-' C /. L., V, L' al n. 7817. Veramente il Mommsen, considerando che da Plinio sono nominati i Turi 
come un pojìolo a parte, i)referì dividere la parola in Efiui e Turi; in modo da far due popoli invece di uno. Tale 
correzione fu seguita dalla più gran parte di quelli che poi riprodussero l'iscrizione della Turbia Conviene però 
notare in primo luogo, che non è sicura la lezione di Plinio in tutti e due i passi, dove nomina i Turi, che anzi 
il Dctiefsen corregge in Exiurri, e \vA perchè non si dovrebbe anche dividere il nome Ncinaluri !' In fine se l' Este- 
ron si chiamava anticamente davvero FA^uisturo, come si afferma, sarebbe una prova più che sufficiente per non 
concedere questa divisione. 

" Cf. Au.Ais, 0. e. pag. SI, e Forbiger, 0. e, III, pag. 188. 

* 6'. /. L., XII n. ,57, 58. 

'■ C. I. I.., XII, n. 59. 

" a I. L., XII, pag. 8. 

' 8t. Etienne in quella valle non sarebbe secondo i topografi che una corruzione dell' antico Mcfiiiiim. città 
o luogo principale di quella tribù. Cf. Ai.lais, 0. e p. 80. Così pure Dukandi, 0. e., pag. 5J segg. ed il Forbiruek, 
0. e lU, p. 183; invece il Papon, HìM. <ìc Pror., pag. 112, li pone a Puget de Tenurs. 

" e.. III, pag. 18,^. 

" .\LIiAIS, O. e, p. 79. 

'" Così Allai.s, 0. e, p. 78; il Fokbiger r., HI, p. 183; Durandi 0. e, pag. .52; Walckbxaer, O. c. 
II. pag. 15 Ir pongono a Gillette nella bassa valle dell' Esteron. 

" III, 4, ò e III, 20, 24, Suel/cri. 

" III, 1, 42, 2ovxTi>i<DV èv Tta^aXiois 'Alneai. 

" XVII, 5, dove è ascritta alla provincia degli Alpi Marittimo. 



LE GUERRE CONTRO I LIGURI DELLE ALPI MARITTIME 135 

liniensium, sono comunemente posti presso Castellane ' e nella valle superiore del 
Verdon. Le famose loro saline erano lavorate attivamente all'epoca merovingia, e il 
nome della loro città principale era divenuto comune al popolo che chiamavasi 
Salùiienses-. Ancora oggi si riscontrano in quella località molte sorgenti minerali clo- 
rurate ^. Appartenevano alla tribù Qtiirina * ed ottennero da Nerone '" il diritto latino. 
Nel percorso delle Alpi Marittime restano ancora quattro tribù, che apparten- 
gono al popolo degli Albici, tre delle quali subirono varie trasformazioni politiche. 
La prima è quella dei Neiiialnni, che si pongono nella media valle dell' Ubaye, intorno 
a Meolans, che pare corrisponda ad un antico Nemulanum^, le altre sono quelle dei 
Veamini, Esubiani (Vesubiani) '' ed Edenates (Adanates)^. Queste compariscono con 
qualche piccola variazione anche nella iscrizione dell' arco di Susa, fra le genti ap- 
partenenti al regno di Cozio. Vanno quindi ricercate nella parte più settentrionale 
' delle Alpi Marittime, in territorio, che, prima delle trasformazioni introdotte da 

■ Augusto, deve aver appartenuto al regno coziano. 

;i Quanto agli E.^nbiani dell'iscrizione della Turl)ia è indubitato che sono gli 

j stessi VfisKhiani dell' iscrizione di Susa, poiché l' ordine in cui sono collocati nella 

! prima esclude palesemente che si possa far distinzione, come credette qualcuno '■•, fra 

' Vesubiani, che si pongono nella valle della Vesubia (Oxubia), già incontrastatamente 

assegnata agli Oratelli, ed Esubiani, che si porrebbero nella valle superiore dell' U- 

I bave'", che è certamente la sede di quest'unico popolo. Le stesse disparità d'opinioni 

sorsero intorno agli Edenates, non potendosi alcuni " capacitare che fossero gli stessi 

Adanates dell" iscrizione di Susa. Essi sono detti anche da Plinio'* Adunicates, ed 

' abitavano con molta probabilità nella valle della Seyne '^ 

Restano ancora i Veamini, intorno ai quali pure si fecero le più svariate sup- 
posizioni. Da ultimo 1' Allais ''' per la considerazione che male resterebbe posto per 
loro sul declivio occidentale delle Alpi, li pone in Piemonte nella valle della Majra. 
Ma varie considerazioni fanno respingere assolutamente questa supposizione. 

Prima di tutto abbiamo già notato che quella valle, sebbene fosse poi da Au- 
gusto unita alla provincia delle Alpi Marittime, e forse sia stata più tardi anche unita 
al regno di Cozio, doveva far parte dell' agro dei Vagienni, che da gran tempo erano 
sotto il dominio romano; in secondo luogo nessuna delle tribù finora enumerate si 
trova sul declivio orientale delle Alpi, ed infine quelle tribù che sono registrate tanto 
nell'arco di Susa, come nel trofeo di Augusto, si trovano tutte indistintamente al 
margine occidentale del regno coziano, poiché evidentemente l' intesa della solleva- 
zione era corsa fra quelle popolazioni, mentre non vi compariscono affatto le vallate 

' Cf. C. I. L., XII, n. 66, 67. 
' a I. L. V, 2 ; n. 7907. 

^ Cf. Papon, HìM. de Proeence, I, p. 116; Iìouche, Ilist. de Prue. Ili, 2; Ukkrt, O. c, pag. 311 seg.; 
FoRBiGER, O. <:, III, pag. 183 seg.; Allais, O. e., pag. 83 e 188. 
♦ C. I. L.. V, 7007 e XII, 23. 

I'' Tacit., Ann., XV, 32. 
" Cf. DuRAXDi O. e.., pag. 25; il Forbigeb 0. e, III, pag. 200, li pone un po' più ad oriente presKo Me- 
lanes nella valle di Barcelonnette. Cf. a proposito di questa località Chappuis, Elude. iiri'ìiMoijliiw et ()è><jraphiqtw 
nur la vallèe (h Bari.ehnette à /' éjiiKjtie eeltiqtie. 
' a I. L., V, 2 ; n. 7231. 
" CI. L, V, 2; n.7231. 
" Durandi, e, pag. 22. 
'" d'An ville, i). /:, pug. 684; Allais, O. c., pag. 194. 
" CìuiCHESO.v, llinloire yéìiMdonUiue de la lioyale Mnisnn de Saouije (Torino 1778) Voi. 1. pag, 25, ed ulti- 
mamente anche il Desjardinb, 0. e., \, pag. 200. 
" III, l, 5. 
'•' Cf. ALLAI8, 0. r.. pag. 104 seg. Cosi pure prima aveva dimostrato il Dukandi, 0. e., pag. 211. 
" 0. e, pag. tiO seg. 
I 



136 liXBRO QUARTO 



del declivio orientale; ed infine i Veamini sono nominati fra gli Esubiani ed i Gal- 
litae ; {i[uindi più s' avvicinarono al vero il Durandi, il Forbiger, il Kiepert, il Rey, il 
Desjardins e tanti altri collocandoli nell'alta valle del Verdon, presso il colle di Allos; 
ma, considerando che fino a quel punto non giunse mai il regno coziano, pare più 
giusto porli un po' più a settentrione, nella valle del Fours e nella regione circo- 
stante, cioè fra il Mont Pelat e Barcellonette. 

Oltre le civitates de' Vedianzi e degli Albici, che abbiamo ricordate, fra quelle 
che furono ostili e sottomesse da Augusto, ce ne fu pur qualcuna appartenente alla 
popolazione dei Voconzi, cioè i Sogionzi (Soyiontii) ed i Brodionzi (Brodionti). I 
primi probabilmente vanno posti nelle vicinanze di Sécleron, a settentrione quindi 
delle montagne de Lure. È facile che i Sogionzi, nella nuova ordinazione data da Au- 
gusto, non fossero uniti alla provincia delle Alpi Marittime, ma bensì alla Gallia Nar- 
bonese, come vedremo in seguito. Accanto ad essi verso oriente, cioè lungo il Bléone, 
erano i Brodiozi, detti Bodiontici da Plinio ', che aveano in Dinia (Digne) il loro 
luogo principale. Il posto che tengono neh' iscrizione della Turbia esclude affatto 
che si possano confondere cogli abitatori di Ebroduno, come credette qualcuno, in- 
dotto unicamente dalla somiglianza del nome. 

Quanto all' ordine della spedizione ho già notato che mancano affatto le fonti, 
poiché la stessa iscrizione della Turbia, se enumera i popoli vinti in ordine geogra- 
fico, non può nel tempo stesso seguire, come generalmenle si crede, anche l' ordine 
della spedizione. Sarebbe questa una puerilità contraria ai più elementari dettami 
della strategia. 

D' altra parte, per ciò che riguarda la campagna contro le Alpi Occidentali, 
conviene notare, che i Romani si trovavano in condizioni differenti da tutto il resto 
di quel sistema, poiché mentre nelle Alpi Centrali avevano a combattere un nemico 
che offriva loro aperto solo un fianco, trovandosi immediatamente a contatto con re- 
gioni non ancora conquistate ed incognite, qui per lo contrario avevano da fare con 
un nemico molto più facile a debellare, poiché era tutto ravvolto da regioni di pro- 
prietà romana. Non è quindi assolutamente a pensare ad una marcia fatta progres- 
sivamente da settentrione verso mezzodì ; ma è assai più verosimile, che, fatti in pre- 
cedenza nella provincia i necessari preparativi, vari corpi d' esercito abbiano risalito 
le valli de' principali affluenti della Druentia e dell' Isara, mentre dalle vie principali 
dell' Alpe Graia, dell' Alpe Cozia, e del litorale marittimo altre legioni venivano ad 
avvolgere completamente i nemici, rendendo in tal modo facile e sicuro 1' esito della 
spedizione, che in tempo brevissimo poteva così essere condotta a termine, con un 
numero di forze abbastanza limitato. Infatti, se ben si osserva, quest'ordine di spe- 
dizione par confermato dalla stessa iscrizione del trofeo, che, enumerando i popoli 
da nord a sud, segue per quelli che si trovano circa siUlo stesso meridiano l' ordine 
da occidente verso oriente. Tali questioni sono pei'ò di un' importanza affatto secon- 
daria, ma quello che più importa è piuttosto di vedere come fossero ordinate da 
Augusto le conquistate regioni, e quali cambiamenti possano aver subito in seguito 
a questa organizzazione. 

Seguendo il concetto di già messo in pratica nelle Alpi Pennine e Retiche, 
anche qui Augusto volle assicurarsi l' obbedienza dei vinti e nel tempo stesso raf- 
forzare il confine d' Itaha, fondando una provincia che ebbe il nome dalle Alpi Ma- 



' III, 4, 5. 



I,E GUKRRE CONTRO I LIGURI DELLK ALPI MARITTIME 137 

rittime '. Dalla posizione occupata dalle varie tribù vinte da Augusto si può anche 
approssimativamente dedurre quali fossero i confini assegnati alla nuova provincia. 

Ad oriente il confine è così chiaramente segnato dalla natura, che parrebbe non 
dover esser dubbio, dove questo si trovasse. In nessun' altra parte infatti, come qui, le 
Alpi formano una sì netta e formidabile barriera da dover apparire già agli antichi 
come un muro di difesa, onde le magnificai-ono come il vero confine della penisola *; 
ed inoltre le vicende storiche dei Vagienni, abitatori del declivio orientale, essendo 
state così staccate e differenti da quelle de' Gallo-Liguri del declivio occidentale, po- 
trebbero, a tutta prima, far credere che tale dovesse essere il confine. Ma invece le 
sommità delle Alpi, dal Monviso fin verso il colle di Tenda, appartenevano alla pro- 
vincia delle Alpi Marittime, come dichiarano le stazioni di pubblicani, eh' erano a 
Borgo S. Dalmazzo e a Fiasco, non lungi da Busca. Più a mezzodì il confine era 
formato dallo sprone che, partendosi ad occidente del colle di Tenda, si protende fino 
alla Turbia (Alpe Maritima^, Alpe Summai ', che è designata, nell'itinerario di An- 
tonino, come il punto, che divideva la Gallia dall' Italia ^ 

Il confine occidentale risulta abbastanza chiaramente dalle parole di Tolomeo ", 
che, ascrivendo alla provincia delle Alj)i Marittime le città Kn^evéleov (Cimiez) e Znvaiov 
(Senez) dei Vedianzi, Ovivnov (Vence) dei Nerusi e 2:a?Jvai (Castellane) dei Suettri, ci 
dimostra che quest' ultima era la più occidentale, come del resto si desume dalla de- 
scrizione da noi fatta degli abitatori delle Alpi Marittime. Quindi il confine va ri- 
cercato non molto ad occidente del Verdon, cioè ai contrafforti più meridionali della 
montagna du Cheval Blanc fra i fiumi Issole e Asse, ma per portarsi poi a mezzodì 
del Bledone, alla Durance, che formava confine fin sopra al confluente dell' Ubaye ^. 

Il confine settentrionale è segnato dal monte Parpaillon che divideva il tenere 
degli Albici da quello dei Catungi. Se non è co->a facile segnare in generale il confine 
della i)rovincia, dovendo il più delle volte lasciarsi guidare dalle induzioni, le diffi- 
coltà crescono poi a dismisura nella ricerca del confine meridioiiale. Il Mommsen'* 
pone tale confine al mare, inchiudendo nella provincia delle Alpi Marittime tutta la 
spiaggia, che, ad occidente di Ventimiglia, va fino al fiume Loup. Egli è costretto ad 
ammettere nel tempo stesso che i municipi e le colonie, che si trovano, anche in 
questo tratto, lungo la spiaggia, si consideravano come fuori della provincia. Infatti 
tutte le iscrizioni che riguardano Nizza e le altre città litoranee ce le mostrano 
come dipendenti non già dalle Alpi Marittime, ma bensì da' magistrati massiliensi 
o dai i)i-oo()nso!e della Gallia Narbonese. S'aggiunga a ciò che tutte le numerose te- 

' Cf. MoMMSEN, C. I. L., V, 2; pag. 902 scgg.; De Huckuero, IHxion. epigraf., Alpen Maritimi. 

» Clc, Depror. eons. 14; in Fu.. 34; Pu.v., Ili, 4, .".; Ili, 19, 23; Herodian., 8, 1; Isil>., Ori;/., XIV, 
S; 8erv., ad Am.. X, 1;!. 

'' Ttir. PcìUiiK/., in Alpr maritima; Ueog. Rav., IV, .32; V^, 3. 

* It. Ani., pag. 29:). 

' Le. Hìi/- ìisquf Italia, ah lihtc On'/Z/n'. Le lapidi 8co|)erte nei iMjstì avanzati sul declivio orientale delle Alpi, 
dov'era il Forum Oennnnoruiii {^. Damiano) nella vallo della Maira, e Pedo (Borgo San Dalmazzo), sopra Cuneo, non 
fanno ben chiaramente vedere a quale regione appartenessero. Nel dubbio il Mommsen, C. I. L., V, 2; pag. 910 e 
912, ascrive l'uno e l'altro alla provincia delle Alpi Marittime, ma egli esagera quando iiichiude in essa tutta la pro- 
vincia di Cuneo iR. (t. V. pag. l()l, ])OÌch6 oltre ad imprescindibili ragioni geografiche, che dovevano far considerare 
questi paesi alpestri come appartenenti alla regione dei Liguri Vagienni, ai quali era c(>rto ascritto il territorio alpino 
fin sopra Cuneo, anche le divisioni delle diocesi fa ritenere Cuneo sempre estrania) alla provincia delle Alpi Ma- 
rittime. 

'• ìli. 1, 41-43. 

' K ben vero che i Sogionzi abitavano ad occidente della Durance lungo il Sisteron ; ma essi furono 
8CDza dubbio aggiudicati ai loro vicini e connazionali i Voconzi, come risulta da una lapide trov.ata presso Vienna 
in onore di Minnio Venusto decurione della città dei Sogionzi. 

' C. I. L., V. 2, pag. 902 seg. e 910 seg. Perft nella carta geografica III, unita ai V voi. della sua li. 0., 
sono notevolmente avanzati verso settentrione i confini, benché nel testo non ne faccia parola; così il confine occi- 
dentale sarebbe molto differente da quello sognato da noi, non oltrepassando il fiume Varo. 



138 IJBRO QUARTO 



stimonianze degli scrittori antichi assegnano appunto Nizza ai Marsigliesi ', non 
solo, ma conviene anche osservare che essa, con tutta la spiaggia adiacente, riconosceva, 
già da tempo, l'alto dominio dei Romani, e godette perciò de' privilegi, che non 
erano consentiti agli abitatori della provincia delle Alpi Marittime-. Tutto insouìma 
fa ritenere che la spiaggia non appartenesse alla provincia, e che quindi i confini 
meridionali di questa fossero a breve distanza dalla costa, pur mantenendosi Nizza 
in stretti rapporti colla vicina Cemenelo, come dimostra il fatto che in (piesf ultima 
città si trovava una cohors nautaruin^. .Così si spiega benissimo, il che del resto era 
inesplicabile, che si ponga all'Alpe Maritima il confine d'Italia, come lo era difatti 
in riguardo della vicina provincia, e insieme concordemente si ritenesse il Varo come 
confine, quale era in realtà, fin da' tempi di Siila *, e si spiega pure come, dal terzo 
secolo in poi, avesse Nizza un vescovo suo proprio, benché un altro fosse nella vicina 
(Jemenelo, che precedentemente però estendeva la sua autorità anche su Nizza ^ 

Capitale della provincia delle Alpi Marittime, dov'era perciò custodita dai fla- 
mini V ara provineiae^, fu Cemenelum ( Ke/usvékeov) , Cimella o Cimiez, villaggio oggi 
l)ressochè distrutto, ma città cospicua ne' tempi antichi, come dimostrano i rudei-i 
d'un anfiteatro, di templi, e d'altri vetusti monumenti''. Era ascritto alla tribù Claudia. 
Oltre alle città della provincia ricordate da Tolomeo, le iscrizioni ricordano un vicus 
Cuntinus^ (Contes), un patjus Licirrus, un vicita Navclae^ che non si sa con quali 
luoghi odierni si debbano identificare, come pure sono sconosciuti gli Almanicenses 
ricordati da un' iscrizione '". 

La provincia delle Alpi Marittime, come quella che dovette essere sottomessa 
colle armi, non ottenne diritti e privilegi da Augusto; ma, come ci attesta Strabone ",era 
retta, cpme terra straniera, da un prefetto dell' ordine equestre. Di questi anzi alcuni 
sono ricordati dalle iscrizioni e dagli scrittori, come un C. Babio Attico, che fu prae- 
fectus civitatibus in Alpibus Maritimis '^ al tempo di Claudio, un Annio Rufino, che 
innalzò a Chorges una statua a Nerone, votus nummi maiestatique eitis '^ ; un Egna- 
zio Calvino che coprì questa carica, è nominato da Plinio '*. 

Più tardi, invece di un prefetto, fu mandato \\n procuratore colle medesime 
attribuzioni, e di questi pure alcuni ci sono noti. Al tempo della guerra fra Ottone 
e Vitellio, Tacito '^ ricorda un Mario Maturo, come pure sono menzionati un Annio 
Rufo '*, un C. Giunio Flaviano '"', un L Valerio Procolo '^. Tali erano pure, secondo il 
Mommsen '^, quei viri e(jrei)i nominati in varie iscrizioni. Così pure queste nominano 

' ToLOM., m, 1, 2. Strab., IV, p. 180, 184. Pomp. Mela, n, 76. 

* È ben vero che anche Barca, città posta entro i confini della provincia Tarraconese, era ascritta a Betica 
(Plin., Ili, 1, 12) ma qui non si tratta di una sola città, ma di un considerevole tratto di costa. 

•■' C. I. L., V, 2 , 7884, 7887, 7888, 7892. 

* Cf. Mommsen, C. /. />., V, 2, pag. 902. 
' Mansi, Coli, concil, II, 47<). 

« a I. L, V, 2; n. 7907. 

' Le magistrature cemenelasi ricordate dalle iscrizioni sono i duoviri (C /. L. V, 2; 790.Ó, 7912 ecc.), gli 
aediles (7911), e de' sacerdoti fc nominato un famen civitatis (7913), i sextiri (7905 e 7910Ì e i smnri augustaUs 
(7909, 7920). Si ricordano coUegia irta, quibiis ex senatus consulto coire liceret (7887, 7905, 7920, 7921) e collegi 
fkìidrophorum euiti magislris suia (7904) e collegi centonariorum (7906) e officiales (7905, 7920). 
" a IL., V, 2; 78G8. 
» a IL.. V, 2; 7869. 
"> G. L L., V, 2, 7869. 

•' IV, 6, p. 20:-!, dopo aver detto che i Liguri lungo la costa, dal Varo a (xenova, sono ascritti all' Italia 
soggiunge, èjil de loiV ògeivov? Jiéujiezai ii? vnagvo; lóày ijinixiùv àvópùiv, xa&óneg xal Iti àXXovg tÙ)v reXécos /Jay/Sópoj»'. 
''•' a I. L., II, n. 1838. 
" C. I. L., XII, 570(). 
'« X, 48, 134. 

" Hist., Il, 12, maritimas tum Alpes tenebai procurator Mariiis Ataturits. 
" Spati, mise. p. 161. 
" Orelm, 331, 
" a I. L. U, 1970. 
'" C. I. L., V, 2; n.7879, 7880, 7881. 



I,K GUERRE CONTRO I LIGURI DELLE ALPI MARITTIME 139 



un liberto d' Augusto, commentariensem Alpium maritimarum ' e dei flamines pro- 
vinciae, dei quali uno è detto provinciae patronus *. 

Come tutte le provincie di confine, anche questa ebbe le sue stabili guarnigioni, 
poiché oltre la cnho7'ft naufariim, della quale precedentemente abbiamo parlato, vi 
aveva residenza stabile una cohors Lif/urum^, che Tacito • chiama vetut^ loci aiixilium. 
Coir ordinamento amministrativo e militare procedette di pari passo la fabbricazione 
e il riattamento delle vie. Nella quale opera l' attività di Augusto non si limitò 
alla nuova provincia, ma anche ai paesi 'limitrofi e principalmente alla Liguria 
Alpina litoranea. Che una Aia, fin da tempi remoti, attraverso le Alpi Marittime, met- 
teva in congiunzione la Gallia meridionale coli' Italia, vicino al litorale, come abbiamo 
già detto altrove, non è solo asserito da Polibio*, che, fra le note quattro vie alpine, 
nomina anche questa, ma ben anco dalla concorde tradizione, che ne ascriveva la 
costruzione ad Ercole", essendo questa un prolungamento della via erculea della 
Gallia Narbonese. E che fosse costruita fra roccie inaccessibili, e fra infinite difficoltà 
ce lo dimostra il fatto che, come già al tempo di Strabone'', sebbene anche allora 
non si trovasse più al suo stato primitivo, ancora nel secolo decimoquarto apparve 
questa una strada delle meno comode ^ 

Abbiamo già altrove osservato, che fu Emilio Scauro colui che, nel 645 di Koma, 
cioè dopo la sottomissione degli Inganni e degli Intemeli, prolungò, ponendole il 
suo nome, fino a Vada Sabatia, la via che, circa un secolo prima. Caio Aurelio Cotta 
aveva condotto dalla porta Aurelia sino a Luni'-*. 

Da Vado si diramavano in varie direzioni delle vie o meglio sentieri, e che 
questi non fossero molto agevoli a percorrere ce lo dice Decimo Bruto, nel passo 
precedentemente citato, dove chiama questo luogo impeditissimum ad iter faciendum, 
poiché le comunicazioni militari colla provincia Narbonese erano certamente fatte 
con servizio navale lungo le coste. 

Augusto, a fine di facilitare le comunicazioni della Liguria litoranea colle regioni 
attigue e colla provincia delle Alpi Marittime, cercò che da Vada Sabatia partissero 
vari rami di comode vie allacciando questo porto, attraverso i monti, per la valle 
della Bormida con Aqui e Tortona, e per la valle del Tanaro con Pollenzo e Alba 
Pompeia. Ma la via principale condotta da lui in queste regioni è la Julia Augusta 
da Vado al Varo, che fu eseguita 1' anno 742 d. R. (12 a. Cr.), ed è così segnata dagli 
itinerari e dairli scrittori. 



■ C. I. L., V, 2 ; n. 7882. 

' a I.L.. V, 2; n. 7907, 7917 

' C. I. L., V, 2; n. 7890, 7891, 7897. L'iscrizione n. 7889 ricorda come <iui nwidente la cohors I Ligunim, 
e. i)er qualche teiniK), la cohors [ Liyuntin et Hispanorum civium Roiiianorit/n, che l'anno HO d. Cr., fu trasfe- 
rita nella (ìerniania inferiore (C. I. L., Ili, pag. llól). 

' Hifl., II. 14. Le iscrizioni ricordano soldati appartenenti a legioni diverse, come la cohors Getuloruin (C. I. L., 
V, 2; n. 7S92) la Dolniafa cf/ues. (7893), le legioni IH IlaJira. Vili Am)usia. XUl ijcmina Marfia rictrix C7873), 
la XVIII e XXII primii/rnm pia fi/lelis. Ma, osserva il Mommskn (l. e), che questi non appartenevano al presidio 

Ideila provincia. 
' XXXIV, 10, 18. 
" DionoRO, V, 39; Silio Ital., IH; Amm. Marc, XV, 10 
' Strab., IV, 0, p. 202. 
' Si ricordino a tale proposito gli accenni di Dante, Purgatorio e. III. v. 48 seg. 
Fra Lerici e Turbili In piii diserto, 
[,n pili romita ria e Uìui scala. 
Verso ili i/ìielta age.role ed aperta. 
ed il disienilrsi in Xuii, del canto IV del Purgatorio. 
' Ck'., Philip., XII, 9; It. Ant., p. 289; Cf. Zumpt, Hutil. Uwnant., p. 49 segg. Forse per questo chiamarono 
alcuni Aurelia anche il proseguimento della via fino in Provenza. Così p. e. il Simler, 0. e, pag. 222; Gioffredo, 
O. e., pag. f)."). Il HorcHE, Chcn-ogr. Ili, e. 4., asserisce che ancora a' suoi giorni i Provenzali chiamavano quella 
via 1,011 inmin Aurelian. 



140 



r-IBRO tJUARTO 



ITIN. MARITIMUM 

pag. 5^12 



ITIN. ANT. 

pag. 294 



TAV. PEUT. 



STHAB. 

IV, 1. 1 



TOLOM. GE()(JR.RAVENN. 

111,1, ■-•-:! p4-a IV, a>, s 



Vadis Savadis portus Vadis Sabati» Vadis Sabotes Zafidrwv òvàòa Zàfipara Batis Sabatis 

Vili 

XXIX 



XVIII 



stad. 
370 



Pullopice 

! XII 

Albingaunum portus Albingauno Albingauno 'Aipiyyawov AXpiyawov Albingauno 

I XV I XV 

XXV Luco Bormani LucoBoramni 



Portus Maurici 
XII 



Tavia f 



XVI 

Costa balenae Costa bellene 



uvius 
XII 



XVI 



XVI 



stad. 480 

fino a 

Monaco 



Luco Vernianis 



Costa balleni 



Vintimilia plagia Albintimilio Albintimillio "AXfiiov "hefiéhov 'Ak^ivzefi^Xtov Avinctimilia 

I I V 



I XVI 
Hercle manico portus 



Lumone 



VI 



Avisione portus 

j mi 

Olivula portus 
I V 
Nicia plagia 

I XVI 

Antipoli portus 



Vili Movoixov Xi/j-riv Movobcov Xijuijv 



XXII Alpe Summa in AlpeMaritinia 



Vini Villi 

Gemendo Gemendo 

i VI [ VI 

Varum Varumflumen 

J X I X 

Antipoli Antipoli 



Tgónaia 2'e/Saoioù Alpe Maritima 



Nixaia 
'AvriJiokK; 



N Inaia 

\ li, 10, 8 
'AvTijiohi; 



Sebbene la più gran parto delle sta/ioni sieno note, ed altre abbiano dato luogo 
a dotte investigazioni da parte degli scrittori locali, il percorso di (jnesta via non è 
ancora esattamente stabilito. 

Grandi difficoltà intanto si affacciano allo stabilire la prima parte del percorso da 
Vada t'^ahatia adi xilhhig anno. Tutti quelli che trattarono di proposito quest'argomento, 
ritennero che la via passasse lungo la riviera, oppure non molto lungi da essa, lungo 
il dirupato pendio, e cercano in questo tratto la stazione Pullopice dell'Itinerario d'An- 
tonino. Il Simler, il Wesseling, il Mannert la jjosero a Finale ; il Reichard, il Lapie, il 
Walckenaer alla Pietra presso Loano, il Durandi a Borgio, il Serra fra Finale e Loano 
ed il Celesia, che in modo speciale si occupò di (juest' argomento ', a Giustenice. Ma 
nessuna di queste ipotesi è sostenibile per la ragione che è assolutamente imijossibile, 
che la via avesse percorso la riviera. Essa è così dirupata presso il mare da non 
offrire alcun passaggio ; si sa che la via attuale fu solo possìbile, dopo che Carlo 
Alberto aperse fra le roccie il passo della (^aprazoppa, come pure è noto che la 
via di Loano fu costruita da Napoleone I. Nessun altro passaggio ei'a prima possibile», 
se non quello che fu percorso dallo stesso Napoleone. La via doveva di necessità 
fare un lungo giro sino alle falde settentrionali dell' Appennino, dirigendosi da Vado 
ad Altare, immedesimandosi, sino quasi a Millesimo, coli' altra via che conduceva ad 
Aqui, e, fino a Ceva, con quella che conduceva, coni' è tuttodì, ad Angusta Bagien- 
norum. Da Ceva la strada con qualche tortuosità prendeva la direzione di mezzo- 



l'orti e rie strale ti f il' antica Liguria, pag. 20. 



LE GUERRE CONTRO I LIGURI DELLE ALPI MARITTIME 141 

giorno passando per Bagnasco e Garessio. Quivi probabilmente, come oggi, si biforcava, 
venendo un ramo ad Albenga, ed un altro per il colle di Nava ad Oneglia. Che la 
strada antica facesse questo percorso è dimostrato, oltre che dalle ragioni surriferito, 
anche dal fatto che, lungo questo tracciato, si riscontrano non infrequenti avanzi del- 
l' antica via romana, e che il ponte Lungo d' Albenga, che faceva parte di quella via, 
è appunto in direzione da nord a sud e non allineato colla riviera. Anche dopo 
Albenga, sebbene la via proseguisse più accosto alla riviera, pur non seguiva com- 
pletamente il percorso attuale, ma correva ad una certa altezza, e, dopo aver salita 
la cresta della Rama, per il monte Tirazzo, giungeva ad Andora ; y)er mezzo d' un 
ponte passava la Merula, passava nella valle del Cervo, quindi per Villa Faraldi, per 
Diano S. Pietro, giungeva all' Eveno, e, passato questo, per mezzo d' un ponte, a 
Diano Castello, nelle cui vicinanze sarebbe stato il Lucus Bormanni '. 

Giunta la strada alla Turbia, entrava, come s' è detto, nella provincia delle 
Alpi Marittime, per giungei-e alla capitale di essa, Gemeneluìu. Di lì, come appare 
dagli itinerari, un ramo scendeva alle foci del Varo, donde proseguiva per Antipoli, 
e Massalia ; un altro invece s'internava nella provincia, risalendo il Varo, ed internan- 
dosi, alcuni rami secondari penetravano nelle i^rincipali valli formate da' suoi mag- 
giori affluenti. Dal ramo principale partivano senza dubbio due vie, che mettevano la 
l)rovincia in nuove comunicazioni coli' Italia, una per il colle dell' Argenterà e la 
valle di Stura, e 1' altra per la valle della Maira, com' è dimostrato dalle stazioni dei 
gabellieri, poste a Borgo S. Daini azzo e presso Busca. La prima di queste è proba- 
bilmente quella che fu percorsa, nel 680 d. R., da Pompeo, il quale, in una sua let- 
tera al senato, afferma d' aver passato le Alpi, per una via differente da (piella che 
era stata percorsa da Annibale e per lui più comodai 

Queste erano le condizioni della provincia delle Alpi Marittime, istituita da 
Augusto. Da Nerone, nel 64 d. Cr., i suoi abitanti ottennero il diritto latino ^ Ma 
sostanziali cambiamenti non avvennero fino a Diocleziano. In questa epoca, nel 
nuovo ordinamento dato alla provincia, pare che essa fosse stata privata della 
piccola parte che teneva su' declivi orientali, portando il confine fra la (ìallia e 
l'Italia precisamente alla sommità delle Alpi; in compenso la provincia delle Alpi 
Marittime fu ampliata ad occidente e a settentrione. Ad essa infatti fu aggiunta anche 
Dinia*, Jmn^ (Digne), che forse prima apparteneva alla Narbonese", ed Ehutodn- 
iiìim (Embrun) de' Caturigi, che venne ad aquistare tale importanza, da togliere a 
Cemeneliim l'onore d'essere la capitale della provincia', come si vedrà più diffusa- 
mente nel prossimo libro. 

' Il Kot>si, St. della eittù e diocesi d' Albeiiyn, pag. 61 seg., segna questo percorso, che è reso certo dagli 
avanzi dell'antica via; a Villa Faraldi p. e. una fontana ed un jxtnte di romana coslruxione ne conservano le traecie. 

' i^Ai.LusTio, lliat., II, 20, 4 (Ed. Dietsch.) Servio ad Vegr. Aen., X, 13. II Mommsen, G. I. L., V, 
2. p. 809, ritenendo che Annibale fosse passato per il Piccolo S. Bernanio, crede che questa via differente seguita 
da Pompeo sia quella del Mont Oénèvre. 

•' Tacit., Ann., XV, 32. Eodem anno Ca/tsar natiomts Alpium maritimarum in ius Latii transtulii. 

' PiJN., Ili, 4, '], la ascrive ai Brodiontii. 

' Toi.OM. , II, 10, 19, OvoxovTtwv di xaì Mtjfiivcov àvaroXixiórtgot 2évjioi, <uv nóhc: fieaóytioci Atvla. 

« Pli.v.. Ili, 4, :ì7. 

' Sùlitia Galllartim (Cf. Mm. lihen., 23, 289). 



LIBRO QUINTO 



LA GUERRA DI AUGUSTO CONTRO LE ALPI COZIE E GRAIE. 




CAPITOLO I. 
La regione delle Alpi Cozie e Graie. 



TEL complesso di montagne, che si protendono dal Monviso al Moncenisio, e 
che, colle molteplici loro diramazioni verso oriente ed occidente, sono racchiuse 
J[ dall'Are superiore e dal corso alto della Durance da una parte, da quello del- 
l' Orco e del Po dall'altra, ai tempi dell'impero romano, come ora, erano dette Alpi 
Cozie o Coziane (Cottine^, Cottianae^, KoTuai^J, e terra di Cozio (•^ tov Konlov yfj*) 
tutto il territorio circostante. Questo nome non è però molto remoto, provenendo, 
come si sa, da quel re, che governava questa regione all' epoca di Augusto ^ Prima, 
forse in onore di Giulio Cesare, che s' era aperto per mezzo ad esse vittoriosamente 
la via per la Gallia Transalpina, erano state dette JuHas Aìpes^, ma anch' esso, 
come si vede, non era il nome i^rimitivo di questo complesso di monti. Abbiamo già 
osservato altrove'', che solo tardi si rivolse l'attenzione dei Romani verso questi 
colossi montuosi. Le prime invasioni ed i relativi passaggi delle Alpi, da parte dei 
Galli, non li interessavano sì direttamente, da occuparsene di proposito ; ed anche 
quando Annibale venne in Itaha, le cognizioni intorno ad esse erano ancora così 
scarse, che gli scrittori riferirono il passaggio di lui in termini così ambigui, da lasciar 
aperto l'adito non solo a noi, ma anche agli storici degli ultimi anni della repubblica 
e dell'epoca imperiale*, a discussioni intorno al punto che fu percorso dal duce car- 
taginese. Il Promise considerando, che tanto Polibio"*, come Livio ", dove descrivono il 
passaggio di Annibale, pai-lano di saltus in Taurinos, crede poter arguire, che tale 
nome si riferisca a tutte quelle Alpi, che poi furon dette Cozie. Ma, come giustamente 
osserva il Rey'^ quest'opinione non è ammissibile; infatti, non solo le parole de' surri- 

■ C. /. h., V. 2; n. 7250; Cbut., 493, 7; Orelij. 8601, 2156; //. Hierox., pag. 555; Amm. Mar(\, XV, 
5, 29; XV, 10; It. Ani., pag. 389. 

' Taoit., BhU. I, 61 e IV, 68. 

» ToLOM., III. 1, 38; ZOSI.M., VI, 2. 

' ^^TRAB., IV, 1, pag. 178, 179; IV, 6, pag. 204; V, 1, pag. 217. 

■ l'Aoi.o Diacono, Ik (H'stis Lang„ II, 16, ascrive tale deiiornìnazione a Cozio il giovane, cioè all'epoca 
f neroiiiaiia. lUiliue prurinciam quae Alpcs Cottine appellanttir, quint/m prnviivifir, Alprs Cottiiic dicuntur, qune. sic 

Colti'i rrijr, qui Keri/iìia tempore fuit, appcllatae sunt. 

'■ Liv., V, 84. 

' Introduzione, pag. 2 fegg. 

" CL Liv., XXI, 38. 

* Storia dell'antica Toriiw, pag. 450. 
'" HI, 78. 

" XXI, 38. Qui amljo saltus euiii rum in Taurinos, sed per Salyes montanos ad Lihuos Onllns dedìixissent. 
" Jjt royaume df. Coltius et la prov. dcs Alpes Cottiemws d' Auguste à Dioelétien, pag. 28. 



146 LIBRO QUINTO 



feriti autori non sono abbastanza esplicite per concedere una simile deduzione, ma 
le manca altresì qualsiasi appoggio e nella tradizione e nell'epigrafia per sostenerla. 

Altri ' suppose, che Graie indistintamente fossero dette tutte le Alpi dal 'Slo- 
viso al Piccolo San Bernardo ; ma potrebbe anche supporsi che con nome più gene- 
rico fossero chiamate Celtiche*, come quelle che dividevano i Galli transalpini dai 
Galli cisalpini. 

Se tale era la scarsità di notizie intorno a quelle Alpi, da non conoscere con 
precisione il nome che portavano all' epoca repubblicana, non è da credere che molte 
particolarità riferentesi ad esse ci siano state tramandate. Era però conosciuto il loro 
massiccio centrale, il M. Génèvre, ch'era detto Matrona mons'^. Ammiano Marcellino*, 
che lo descrive minutamente, spiega il suo nome col pietoso caso d'una matrona, 
che si precipitò dalla sommità di quelle balze. Ma nou è certo alcuno che voglia 
prendere sul sei"io una tal narrazione. Molti infatti ascrivono tal nome al culto delle 
matrone, alle quali sarebbe stata consacrata un' ara sulla sommità del monte, osser- 
vando che il culto delle Giunoni era molto comune nelle Alpi Occidentali, com' è di- 
mostrato dalle molte iscrizioni che vi rimangono*. Sebbene non sia unico il caso 
che sulla sommità di un monte si venerasse una divinità dello stesso nome*, è più 
probabile che questa rappresenti il monte stesso divinizzato, onde il culto del dio 
sarebbe posteriore alla formazione del nome, che qualcuno', nel caso nostro, per l'analogia 
col fiume omonimo, ritiene d'origine celtica, benché si possano fare serie obbiezioni a tale 
proposito. Anzitutto non è da trascurarsi la differenza d'accentuazione che è fra questi 
due nomi, cioè Matròna il fiume. Matrona il monte, come evidentemente risulta dalla 
narrazione già riferita di Ammiano Marcellino, ma sopra tutto va considerato che 
anche nell'Italia centrale v'ha un fiume Matrinus (6 MnrQìvog Jiorafióg), che Strabone** 
fa scorrere presso Adria nel Piceno, Tolomeo ' colloca ne' Marrucini, e Mela '^ nei 
Frentani. Se poi tale nome andasse realmente miito al culto delle matrone, conver- 
rebbe senz'altro ritenere questo nome d'origine ligure, come vedremo più innanzi. 

Non credo d'esser lungi dal vero nel ritenere che in origine questo nome non 
si riferisse solo al monte, ma anche alle catene circostanti, ond' esso sarebbe la 
denominazione più antica delle Alpi Cozie ". 

Nel medio evo fu chiamato anche tnons Jani '*, Janua, cioè secondo 1' autore 
della Cronaca della Novalesia, Janua regni Italici, Genua, Gebenna, e finalmente 
mons Jenevrus, Juniperus, Genebra '^. La fama di questo monte era accresciuta dal 

' Cf. Rey, 0. e, pag. 25. 

' AìioHjjmi Prriplus, in Fragni. Hist. Oraw., Krl. Didot, voi. V, 1 1 ; pag. 178. 

" Amm. Marceli,., XV, 10; II. Hieros. p.^'Ai; Ennou., IL Brigant., v. 2i seg. 

' XV, 10. 

'■• (tAZZERA, in nota 5 alla pag. 2l' della St delle Alpi Marittime del Gioffredo. 

" Abbiamo già visto (pag. 38) che anche sul sumtims Poeninus si venerava il <lio locale Penn. mutato \m 
dai llomani in un Jiipitcr Poeninus. Divinità galliche, che avevano culto speciale sulla sommità de' monti roc- 
cìobì, non sono rare. Basti ricordare Cauto e Bergimo, e fors'anco l'Ercole saxano. Secondo la Cronaca della X<>- 
valesia, (Monum. (iermaniae historica III, p. 99), snlla sommità del M. {i<5n(^vTe vi era un tenijiio al dio Cacus. 
Cf. Prcmis, 0. e., pag. 459 segg. 

' Cf. A. Maury, Jourmil ffes Savaiits, septembre 1888, pag. 548; Rey, 0. e, pag. 31. 

" V, 4, p. 241, QKOìv (ÙjÒ r^f 'ASgiavòiv jióXemi. 

» III, 1, 20. 

"> II, 4, 6. 

" Vediamo nello stesso modo il Poeninus invns e X Alpis Graia, dare il nome ad intiere catene di montagne. 

" Quasi avesse due faccie come Oiano, Gioffredo, 0. e., pag. 22. 

" A. Maury, Journal rfe-s Savants, septembre 1878, p. 548 segg., spiega il noine (lenevrun come una suc- 
cessiva trasformazione di un primitivo VayiennuJi, che gli sarebbe stato imposto dai vicini Vagienni. Il Rey, 0. v., 
pag. 33 e seg., confuta quest'opinione; ma non mi sembra più attendibile quella che propone egli stesso: cioò con- 
formandosi colla Cronaca della Xoralcsiu, ritiene che (ìénèvre derivi precisamente da Janna, essendo quel p.xssag- 
gio, come la jwrta, donde Galli, Cartaginesi ecc. entrarono in Italia. Il nome poi avrebbe subito queste successive 
trasformazioni : Janum, Janevuni, Janevnni, Jenevam, Jcnevram. Non potrebbe invece, senza tanto sforzo di trasfor- 
mazioni, derivare da un semplice iuniperua, per l'abbondanza di ginepri che vi sono o vi possono esser stati? 



LE GUERRE DI AUGUSTO CONTRO LE ALPI COZIE E GRAIE 147 

— T ■ ~~~ 

fatto che dava origine alla Durance (Driientia ', Druentìus -, ó Agovevilag ', S Agovémog *), 
intorno alla quale si assiepavano molte di quelle tribù che furono ribelli e sottomesse 
da Augusto, e dall'altra parte alla Dora Riparia (Duria minor^, é Aovgias^). Al primo 
di questi fiumi fu attirato lo sguardo degli antichi, in occasione del portentoso viaggio 
di Annibale. Appunto in questa circostanza, nota Tito Livio, che la Druentia era uno 
de' fiiuni della Gallia più difficili a passare; poiché, sebbene sia copiosissimo d'acqua, 
pure, non essendo rattenuto da argini di sorta, non solo non può essere attraversato 
da navi, formando frequenti guadi, e scorrendo diviso in varie correnti, ma presenta 
un difficile passaggio anche ai pedoni, che restano oltre tutto inceppati dall' abbon- 
dante ghiaia e dai ciottoli, che seco trascina la corrente. Ma in generale anche le 
nozioni idrografiche lasciateci dagli antichi intorno a questa regione, sebbene non 
siano errate, come credono alcuni, pure non sono certo molto abbondanti, poiché, 
tolti i pochi accenni a' fiumi surriferiti, del resto si nominano appena il Chisone (Cli- 
sius) "^ e la Stura (Stura) ^, mentre degli altri affluenti pur considerevoli del Po, come 
il Pellice, la Varaita, la Maira, e di quelli non meno considerevoli della Durance, 
dall' altra, non se ne fa il benché minimo cenno. 

In complesso si vede, ed é infatti ragionevole, che quello che attirava 1' osser- 
vazione dei Romani alle regioni Alpine erano i punti di passaggio, le vie, e che rife- 
riscono di queste tanto maggiori particolari, quanto più sono comode e frequentate 
e li potevano facilmente condurre al possesso delle regioni vicine^. Quindi anche le 
Alpi Graie, per questa ragione, avevano bensì attirato lo sguardo degli antichi 
scrittori, come abbiamo già notato altrove'", poco però o nulla dissero delle loro di- 
ramazioni occidentali, che, dal nome de' loro abitatori, erano dette Alpes Ceutro?iicae^^. 

Era bensì noto il fiume principale che le attraversa, cioè l' Isère (Isara '*, ò 
'laagì^^, non solo come uno de' principali affluenti del Rodano, ma sopratutto, perchè 
al suo confluente, Quinto Fabio Massimo Emiliano, nel 653 d. R., sconfisse con 
trenta mila Romani un esercito di dugento mila fra AUobrogi ed Arverni, onde per 
ricordare questa strepitosa vittoria, per la quale si ebbe il titolo onorifico di AUo- 
brogico, fece inalzare un trofeo di bianco marmo e due templi, uno a Marte, ad 
Ercole l' altro '^ 

Ma dei considerevoli affluenti dell' Isère, che, come il Doron e 1' Are, passano 
per questa regione, non è fatto alcun cenno, sebbene il primo fosse in parte costeg- 
giato dall'ampia via che, venendo dal Piccolo San Bernardo, metteva capo a Vienna, 



' Liv., XXI, 81; Plin., Ili, 4, 5; Ai;son., 479. 

■'■ SiLio, III, 468. 

' i^TRAB., IV, 1, p. 179 o 185. VI, p. 203, ó Agovevilai noxanóg, altrove o Aoovcvrla. 

' ToLOM., II, 10, 6-7. 

" Plix., Ili, 16, 20, Duria» dms: (Ieog. Rav., IV, 36. 

'■ Strab., IV, 6, p. 203. È singolare che si ritenga coniuuemente che Strabene nomini, in questo pas-so, la 
Dora Baltea (Cf. Forbiger, 0, c.AW, p. óO.'j), oppure (Reichari> in Forbioer, l. e; Rey, 0. c. p. 34) che 
Strabone al)bia grossolananieiite confuse in una sola le due Dorè. Oonvien però dire che si accusi Strabene senza 
aver consultato il testo. Infatti egli, nel passo sopraccitato, jmrla chiaramente della Dora Riparia, p<flchè dopo 
aver parlato della Dntenlin dice che la Dora nasce dalla parte opiMjst^, xai S Aovgia; eìg Tàynnia. Così pure al 
lib. V, 1 p. 217, dove parlando della Dora, accenna ai monti della terra di Cozio, e alla città di Ore/wii, elg Qxtìioy. 
Invece nel lib. IV, 6 p. 20."), parla evidentemente della Dora Baltea, che fa scorrere nel territorio dei Salassi. 

' Tah. Pciifiiii/ertriìta. 

" Plix., Ili, 10, 20; Geog. Rav., IV 30. 

" Ce.s., li. O. Ili, 1. Aceedebnt qicorl . . . Roiiiano« non soluin itiiwntiii causa sed Hiam perpetuae posses- 
lionis niliiiimi Aljiium occupare canari et ea loca fmitimae prorinciae adiunyere sihi persuasimi hahebnnt. 

'» Pag. 23 seg. 

" Plix., XI, 42, 97. 

'-■ Cìc, Epp. ad Dir.. 10, 23; Plix., III, 4, .5; Lucan., I, 399; Floro, III, 2. 

" Strab., IV, 1, p. 18."); IV, 2, p. 191, e IV, 6 p. 204: Tolom., II, 10, 6-7. 

" Strab.. IV, 1, p. 185. 



148 LIBRO QUINTO 



colla quale, al confluente dell'Are, s'inganciava una via secondaria, che, percorrendo 
tutta la valle di quel fiume, andava probabilmente a congiungersi da una parte al 
valico del Cenisio, il mons Geminus o Cinisius del medio evo, colla via che costeg- 
giava la Dora Kiparia, e dall' altra per il Colle del Carro, col sentiero che percor- 
reva la valle dell'Orco; ma di questo e de' principali luoghi abitati, che s'incontra- 
vano in quelle valli, parleremo nel seguente capitolo, essendo anzi tutto necessario 
dir poche cose anche intorno all'origine degli antichi abitatori di questa parte del 
sistema alpino. 

Il Rey ' in un suo recente lavoro, che abbiamo già avuto più volte occasione di 
citare, mette in campo una serie di argomenti per dimostrare che gli abitatori delle Alpi 
Cozie furono unicamente Galli. E senza dubbio le prove ch'egli adduce sono fino 
ad un certo punto inoppugnabili, mentre per un altro riguardo non vi mancano er- 
rori considerevoli. 

Anzi tutto egli cerca di far convergere a sostegno della sua proi^osizione tutte 
le attestazioni degli scrittori, perfino quella di Tolomeo, e quella di Strabone, al quale 
fa dire che tutta la Gallia Transalpina era abitata da Galli (rdkmag), e che, quanto 
quelli della pianura, come quelli de' monti, avevano la stessa origine. Vedremo in 
seguito il valore reale di questo passo del geografo greco, come pure, se sia vero 
che egli localizzi i Liguri fra le Alpi Marittime, il Po e gli Appennini, oltre i quali 
confini, secondo il Rey, questo popolo non si estese mai; quindi i Taurini non sono 
liguri, ma celti, imparentati con quei Taurisci fondatori di Norcia, che erano consi- 
derati come popolo celtico; quindi Celti sono i Caturigi, dai quali Plinio dice discendere 
i Vagienni, e Celti, per attestazioni di Plinio, quei Vertacomacori, parenti de' Voconzi, 
che fondarono Novara. 

Alle attestazioni degli altri scrittori unisce anche quella di Artemidoro, che fa 
giungere gli Argonauti alle isole Stecadi, dopo aver attraversato 1' Italia settenti'io- 
nale, fra miriadi di popolazioni celtiche e liguri. 

Ma altri argomenti mette in campo 1' autore per dimostrare l' insussistenza dei 
Liguri di là dal Po. Gli autori che si occuparono del passaggio d' Annibale non men- 
zionarono, sul suo passaggio, che popolazioni celto-galliche ; Taurini, che Tito Livio 
chiama semiyallos, erano quelli che servirono a lui di guida; un nome gallico porta 
quel Maglio, principe indigeno, che va incontro ai Cartaginesi. Dicendo Polibio che 
i Liguri chiamano il Po, Bodenco, cioè senza fondo, non indica, per il Rey, che essi 
fossero appunto alle rive del Po. Aggiunge che a Brione, nel territorio di Novara, 
che, al dir di Strabone, era in territorio ligure, fu trovata nel 1864 un'iscrizione gal- 
lica del terzo secolo, che nelle terremare non si riscontrarono elementi liguri, e che 
non è fatto di alcun valore che s' ascriva ai Taurini la fondazione della città Bodin- 
c»magus, poiché non sono rimaste rovine, che denotino una città anteriore all' epoca 
romana. Ma ognuno s' accorgerà facilmente quanto siano esili, anzi erronee queste 
argomentazioni. 

Prima di tutto se c'è questione, nella quale si trovi concorde la testimonianza 
degli scrittori, è appunto questa, quantunque noi ben sappiamo, che essa non ha che 
un valore molto relativo, poiché in questioni etnografiche essi si trovavano a vagare 
nelle stesse tenebre in cui ci troviamo noi, senza aver, per giunta, la guida delle 
moderne indagini della scienza, che riescono a noi di inestimabile aiuto. Per esse noi 
abbiamo potuto venire alla conclusione, già più volte espressa in questo lavoro, che 

' O. <:. pag. 45 seg. 




LE GUERRE DI AUGUSTO CONTRO LE ALPI C'OZIE E GRAIE 149 

non era per nulla un sogno quello di Esiodo, di Ecateo, e più tardi di Polibio, clie as- 
segnano ai Liguri un ambito molto esteso. In origine essi occiipavano per lo meno tutta 
r Italia settentrionale, compresevi le regioni alpine. Più tardi le emigrazioni italiche, 
etrusche e tracie da una parte, galliche dall' altra, modificarono sostanzialmente 
le condizioni etnografiche della pianura padana, ed anche di quelle regioni ed oasi 
alpine, che presentavano un comodo, agiato, e tranquillo rifugio ; ma se consideriamo 
che i Galli vennero in Italia per procacciarsi, coli' armi alla mano, un terreno più 
tollerabile e jjìù fertile, sarebbe dissennatezza il pensare, che si fossero fermati sulle 
sommità delle Alpi, sede, sotto tutti i rapporti, infinitamente peggiore di quella che 
occupavano prima. Appunto perciò in tutta la zona alpina, ancorché considerevol- 
mente modificato da infiltrazioni straniere, rimase sempre predominante 1' elemento 
ligure, e tanto più caratteristico, in quanto che rimaneva così isolato dal suo centro 
d'azione. E, per limitarci alle regioni, che sono argomento delle attuali nostre ricerche, 
poiché dell' altre abbiamo già parlato a suo luogo, dobbiamo convenire che più che 
altrove la razza ligure, già per se tanto tenace e battagliera, rimase fedele a quel 
suolo che s'era conquistato, fin dall'albore della sua civiltà, in tutto il percorso delle 
Alpi Occidentali, e che perciò Caturigi, Graioceli, Ceutroni, nonché tutti gli abitatori 
della regione coziana, conservavano più che mai intatta la loro caratteristica ligure. 

Questo é attestato esplicitamente da Strabone ', dove dice, che il declivio italico 
delle Alpi è occupato dai Taurini, popolo ligure, e da altri popoli della stessa origine, 
e dove soggiunge, che da' Liguri é pure abitatala terra che dicesi di Donno e di Cozio; 
questo è pure attestato da Plinio*, dove dice che i Vagienni, popolo ligure per ec- 
cellenza, discendevano dai Caturigi, per cui anche questi devono esser stati liguri. 
Catone^ va anche più in là, affei'mando che Novara, che deve le sue origini ai Ver- 
tacomacori ■*, parenti de' Voconzi, ebbe origine ligure, ritenendo in tal modo anche i 
Voconzi come popolo ligure, conformandosi del resto, in questo, coi fasti capitolini, 
che dichiarano i Voconzi popolo ligure. 

Così pure tutte le circostanze che accompagnano la venuta di Annibale in Italia 
non riescono di nessun aiuto alla tesi sostenuta dal Rey. Prima di tutto non è vero 
che Livio chiami i Taurini semindllir'; in secondo luogo é da notare, che i Liguri eb- 
bero altrettanta parte neh' aiutare Annibale, quanto i Galli. Sono note" le leve fatte 
da Asdrubale fra i Liguri Alpini, e tanto è lontano Tito Livio dall' ascrivere agli alpini 
la nazionalità gallica, che fa anzi chiara distinzione fra gli uni e gli altri l 

Potrei a tale proposito moltiplicare le attestazioni degli antichi scrittori, ma 
ho già premesso che a queste non si può concedere che un valore relativo. Ma la 
toponomastica, l' archeologia, l' antropologia *, che ne hanno uno grandissimo, con- 



' IV, (5, pag. 204. 'Etcì Sé &ate(ia fiégrj tà Jigòs xfjv'baXiav xexXi/iéva riji ).e-/,^eiot]i ÒQUvfjs TavQÌvot xe olxovoi 
Aiyovaiiy.òv èOvog xal àXXot Ai'yveg ' toixcùv S' èaii xai fj tov Aóvvov Xeyo/iévi] yrj xal rj xov Koxxiov. 

' III, 7. E Catuni/il»i.s orti Vagienni. 

' In Plix., Ili, )7, 21. yocaria ex Vertaeomacoris, hodieqtte payo, non ut Caio existi/iiat Liyiiruiii. Non 
c'fe dubbio che all'ep<jca di Plinio l'elemento ligure', nel tenere di Novara, era stato talmente sopraffatto dal gallico 
da giustificare le sue riserve all'asserzione di Catone. 

* Si pongono comunemente intorno a Vecors fra Valence e Grenoble. 

^ Evidentemente il Rey fu tratto in orrore da qualche cattiva edizione di Livio. 

« Liv., XXVII, 39. 

' Liv., XXVII, 39, aliae Oallicae atqtie Alpiuae gentes. 

" Il Rey, O. e., pag. 50, afferma che 1' Helbkì, che egli chiama «avant tmiuralisU; Hoething, non riscontrò 
vestigia della razza Ligure nelle Terreinare. È inutile che io ricordi, perchè chi non lo sa? che 1' Helbig, appunto 
a differenza del Brizio, che ritiene le Terremare prwlotti liguri, le ascrive agli Italici. Ma con ciò non nega l'esi- 
stenza precwlente o coesistente dei Liguri in tutta l' Italia settentrionale, e nel dominio alpino, ascrivendo però a 
quel jKjpolo, come il Pigorini, la civiltà neolitica. 

Il NicoLUCCi, Im stirpe liijure in Ilnlia, pag. .50, trattando 1' argomento sotto l' aspetto antropologico trovò 
l'elemento ligure in tutto il tenere delle Alpi Cozie. 



.50 JJBRO QUINTO 



corrono tutte ad accertare che anche nel percorso delle Alpi Cozie e Graie ebbe 1' e- 
lemento ligure estesa diffusione '. Ma pur ammettendo un primo e forte substrato 
ligure, conviene riconoscere che, coli' andar del tempo, anche in queste regioni s' in- 
filtrò abbondantemente l' elemento gallico, che lasciò palesi jd sicure traccie di se, 
specialmente ne' centri piìi abitati; ma anche in qviesti riscontri toponomastici si pro- 
cede generalmente sotto la suggestione d' un preconcetto, mentre non è tanto facile 
definire i limiti che separano il dominio ligure dal gallico '. Se si trovano dei nomi, 
che appariscono palesemente celtici, nella stessa Liguria marittima, e fra questi lo 
stesso nome Genova, dove i Galli non ebbero mai stabile dominio, non è poco pru- 
dente il dare un' eccessiva importanza a nomi di apparente formazione celtica, che 
si riscontrino nelle Alpi Cozie ? Una caratteristica che potrebbe condurre a qualche 
conclusione etnografica è il diffuso culto delle Matrone che si verifica in questa re- 
gione. Le più disparate ipotesi furono emesse intorno alla sua origine, ascrivendolo 
alcuni ai Fenici ^ altri ai Celti ', o ai Germani =. 

Il significato di questo culto singolare fu pure diversamente interpretato dai 
dotti*, collegandolo alcuni col culto delle sorgenti, delle fonti e delle forze della na- 
tura in genere, altri col culto della fecondità. Per quanto fa al caso nostro dobbiamo 
notare, che, se si trovano traccie di questo culto nell' Ungheria, in Germania ed in 
Olanda, è, in confronto, molto piìi copiosamente rappresentato da iscrizioni dell' Italia 
superiore, ma di preferenza del margine meridionale delle Alpi, ed in particolar modo 
del Piemonte e di tutto il percorso delle Alpi Occidentali, cioè in quella zona alpina, 
dove, non ostante ulteriori sovrapposizioni etniche, rimase persistente e visibile l'e- 
lemento ligvu'e. Sono note le matronae Vediantiae delle iscrizioni di Cimiez '', nonché 
le matronae venerate a Bene^ dei Vagienni e in tutto il territorio circostante. 

Potrebbe darsi quindi che questo fosse un antico culto locale ligure, che a- 
vrebbe subito qualche trasformazione per l' influenza romana, onde sarebbe questa 
un' altra prova, che anche nelle Alpi Cozie, all' abbondante sovrapi:)Osizione gallica, 
precedette un non meno abbondante e tenace substrato di popolazione ligure. 

CAPITOLO II. 
Condizioni storiche delle Alpi Cozie e Graie prima di Augusto. 

Prima di procedere a parlare della guerra mossa da Augusto alle popolazioni, 
che abitavano le sommità ed i due versanti delle Alpi Cozie e Graie, è necessario 
che determiniamo quali erano le condizioni storiche di queste regioni prima dell'epoca 
imperiale. È anche da considerare, che non tutte queste tribù alpine si trovarono 



' Cf. a tal proposito M. Dei.oche, O. e., pag, 15 seg. ; Lagneau, Lrs IJi/urrs. pag. VI o seg. ; Herzog, 
(ballili Karhon., pag. 20. 

' Si noti la singolarità che duo fiumi che nascono sulla stessa giogaia e corrono sui versanti opposti , por- 
tano in queste regioni, nomi affini. Così vediamo da una parte il Doron, dall'altra la Dora Baltea, quindi l'Are 
(Argus) e sull'altro versante, V Oko (Orgim); poi la Durauce, la Dora Riparia ecc. Non & anche questa una prova 
che lo stesso popolo ebbe ampia diffusione su tutti e due i declivi delle Alpi Cozie e Graie ? 

" Banniek, Mém, de V Acad. des Inserip. VII, l. M. e VII, pag. 44 seg. 

■* Vallentin, Le eulte des Déesses mères dans la citédcs Vnconces. 1880; Ci. Bull, de laSoc. d' El. des II.-A. 

'' Wylie, Prneeedmr/s of the socie/ ì/ of antiqnaries of London. 18(50, pag. 291 seg. 

" Cf. a tale proiK)sito, Max Ihm, Der Mutter- oder Matronen Kultus und seine Denkmdler (Jahrb. des Ver 
in Rheinlande, pag. 1-121). C. P'rfederk'hs, Matronai-ìtm vionumenta, Berolini, 1886 e Rey, 0. e., pag. 68 seg. 

' Cf. C. I. L., V. 2; 7872, 787.S; e Bourquelot, Antiquités de Nice, Cimiex ecc. (Meni, de la Soc. des 
antiq. de France, XX). 

" Cf. (t. Muratori, ho-ruoni dei Vagienni, n." 13, pag. 022. Nell'antico territorio ligure circumpadano 
si trovarono iscrizioni dedicate alle matrone a Roccaforte, a Roncaglia, a S. Dulmazzo. a Torretta. 



LE GUERRE DI AUGUSTO COXTRO LE ALPI OOZIE E GRAIE 151 

coinvolte nelle medesime vicende, e specialmente nella guerra alpina, mentre alcune 
rimasero completamente estranee e fedeli ai Romani, altre si misurarono con loro, 
dando occasione a notevoli mutamenti politici in tutto il percorso di quella zona al- 
pina. Sarà quindi anzi tutto necessario che, colla scorta delle iscrizioni e delle scarse 
notizie lasciateci dagli scrittori, enumeriamo e fissiamo la sede di quelle tribù che 
furono sottomesse da Augusto. 

Veramente non è questo il compito più facile che ci proponiamo. Già illustri 
storici e topografi si sono trovati a vagare in un labirinto; confidiamo tuttavìa, col 
mezzo di ragionevoli eliminazioni, e sopra tutto coli' aiuto dell' iscrizione della Turbia, 
dove, come già più volte abbiamo notato, le tribù vinte sono enumerate in ordine 
geografico, di giungere a risultati sodisfacenti. 

Per definire nettamente il campo al quale sono più direttamente rivolte le 
nostre ricerche, noteremo che dei popoli antichi, che abitavano fra il Rodano e le Alpi, 
gli AUobrogi ', i Voconzi- ed i Saluvii^ facevano già parte indiscutibilmente della 
Provincia fin dalla prima metà del secolo settimo di Roma. Ad oriente di questi, 
sino alle sommità delle Alpi Graie e Cozie, erano altre tre popolazioni di razza gallo- 
ligiu-e, cioè i Ceutroni, i Graioceli ed i Caturigi, che furono sottomessi da Giulio Ce- 
sare *. È però molto probabile che anche questi avessero riconosciuto il dominio dei 
Romani, e pagassero un annuo tributo, fin da quando essi s' erano stabiliti nella Pro- 
vincia ^ e che a' tempi di Cesare avessero solo fatto un' alzata di scudi. Vediamo 
infatti, che, anche dopo i vari combattimenti sostenuti da lui per ridurli all' obbe- 
dienza, qualcuna delle loro tribù, se non le popolazioni intiere, ripresero le armi 
all'epoca di Augusto e perciò figurano fra i popoli vinti del trofeo della Turbia. 

I Ceutroni (Ceutrones ®, KévzQoveg) '' abitavano ad occidente delle Alpi Graie, 
cioè nella regione delle Ceutronicae Alpea^, percorse dall' Isère superiore e da' suoi 
affluenti, quindi nelle valli Maurienne e Tarantaise^ confinando coi Salassi, Seduni, 
Veragri, Nantuati, AUobrogi'", e a mezzodì coi Graioceli e fors' anco coi Caturigi, 



' Gli AUobrogi (AUohroijes, Alhbnxjae, W.Xó(lgtyes, ^AV.ó^Qvyce, 'AkXófÌQoyEs) abitavano fra il Rodano, l' Isère, 
il lago di Ginevra e le Alpi, cioè nell'odierno Delfinato e Savoia, che già a' tempi di Ammiano Marcellino 
(XV, 11) si chiamava Sapamiia. Come abbiamo giil notato nel precedente capitolo, furono vinti prima insieme coi 
Saluvi, dal proconsole C. Sestio Calvino (631 d. R., 123 a. Cr.), poi da Cneo Domizio Enobarbo (632 d. R., 122 a 
Or.), e finalmente da Q. Fabio Maissimo l' AUobrogico (633 d. R. 120 a. Cr.). Loro capitale era Vienna (Ces. B. 
G., Ili 9, 10; Mela, II, 5, 2; Tac, Ami., II, 24; Hist, I, 66; Plin., Ili, 4, 5; Suet., Vitell., 9; Amm. Marc, 
XV, 11; Ausox., ^;j.,XXIII, 81. Ovcévviu Dione Cassio XLVl, 50; Oikwa, Tol., Il, 10, 11). Cf. Millin, Vo- 
yage, II, pag 5, segg ; Volkjiann, Reise. II, pag. 394; C. RoY, Monurneuts rotmiins et ijoihiques de Vienne en 
France; Mommsex, R. G., II, pag. 162. 

■' I Voconzi (Vnrmitii, Ovoxóvzioi) confinavano cogli AUobrogi a nord, coi Saluvi e cogli Albici a sud, ad 
est coi Caturigi, di cui or ora dovremo parlare. Furono sottomessi nel 630 o nel 633 d. R , come risulta dai Fasti 
consolari ; M. Fuh-iii.s, M. F. Q. X. Flfurns. Pro. An. DCXXX — (cos) . (de) . Lifiuribiis. Vocontiei,'s — Sfdlueiniq. VI... 
(C. I. L.. I, pag. 460; Desjardins, 0. e, II, pag. 67). Cf. I. U. Long, Recliercìies sur ks antlquités Romaincs du 
pays dea Vocontiens (Mi^moires prèsentées par divers savants à l'Academie des Inscriptions et Belles Lettres — 
Dixième Sèrie — Tome II. pag. 278-487) e Bihlinllieque de l'École des Charles; voi. VII, pag. 573 segg. e voi. IX, 
pag. 306 segg. 

" I Saluvi (Salluvii, Salye-s, Sallyi ^dXvcsI erano il più potente dei popoli (Jallo-Liguri ad occidente delle 
.\lpi. Erano divisi in molte tribù e furono vinti definitivamente da C. Sestio Calvino nel 031 d. R., 123 a. Cr. Cf. 
liorscHON, Z#.v Salicns (Mém. de V Aend. d' Aii, 1. Vili). 

* B. G. I, 10. Ibi Geulrones et Graioceli, el Caturiyes, locis superiarihus oceupatis, itinere cxereitum pro- 
hibere conantur. Compluribus his proeiiis pulsis al) Ocelo, quod est citerioris provinciae extremum, in fines Vocon- 
lioruin ulterioris provinciae die septiino pervenit. 

'• Questf) anzi è categoricamente afformatfj da Stkabone, IV, 1, p. 185, che dopo aver parlato dei Cavari, 
Voconzi, Tricori, Iconii, Medulli ecc. viene a parlare di Vindalio, orou Fvatog 'Aijyó^aQ^ot fuydXf; ftdxfi ^loXXàc èr- 
DÒ/'aro KeXi&v fiv^uiòag. 

» Caeh., B. O. 1, 10; PUN., III, 20, 24 *' 

' Strah., IV, p. 204, 205, 208; Tolom., HI, 1, 37. 

' Pi.rx, XI, 42, 97. 

° Cf. 1)K«JAKI)1NS, 0. e., I, p. 78. 

'" Fra gli AUobrogi, Veragri e Nantuati, ed i Ceutroni il confine fu nettamente stabilito nel 74 d. Cr. da 
Cneo Pinario Clemente, come risulta dal monumento trovato a la Forclaz du Prarion, dal quale si deduce che 
l'alta valle dell' Arve apparteneva ai Ceutroni. 



152 LIBRO QUINTO 



poiché da quanto si deduce dal riferito passo di Cesare, tutte e tre queste popola- 
zioni s'incontravano al Mont Génèvre. La via carreggiabile, che, fin da tempi remoti, 
congiungeva questa regione, per il passo del Piccolo San Bernardo, coi Salassi e col- 
r Italia, favorì non solo il passaggio di eserciti, come dimostrano le frequenti anti- 
chità romane di carattere militare che si trovano lungo quella via, ma ben anche 
un attivo commei'cio dei prodotti speciali del paese, fra i quali primeggiavano l'ori- 
calco ' ed il formaggio famoso, che si fabbricava a Vatusium, e si chiamava perciò 
caseus vatusicus-. Lungo quella via si trovavano infatti i principali centri d'abita- 
zione come Bergintrum'^ (Bourg St. Maurice), Forum Claudii Ceutronum* (Alme), 
Darantasia'^ (Mouthiers), Oblinum^ (Arbine). Una via secondaria, e perciò non ri- 
cordata dagli itinerari, per il Moncenisio, univa Susa colla valle dell' Are, e forse era 
anche frequentato il passo del M. Iseran, che congiunge la valle dell' Orco colla valle 
dell' Are. 

Come tutti i ijopoli di questa regione alpina, anche i Ceutroni fanno la loro 
prima comi^arsa nella storia al tempo del passaggio di Annibale. Si ha infatti da 
Polibio', che, mentre da principio essi avevano accolto con segni d'esultanza e d'a- 
micizia il duce cartaginese, gli furono poi di grande impedimento, piombando grossi 
macigni, con grande uccisione, contro 1' esercito, quando questo ora intento a fare la 
difficile salita delle Alpi, e non era quindi più in grado di nuocere. 

Dopo la disfatta subita da Cesare, rimasero per qualche tempo tranquilli sotto 
il dominio di Roma, e pagarono puntualmente l'imposto tributo; ma quando, all'e- 
poca d' Augusto, tutti i popoli delle Alpi Occidentali s' erano riscossi, anche i Ceu- 
troni non rimasero inerti. È ben vero che il loro nome non compare fra i vinti ; ma, 
se la pili gran parte della regione non prese le ostilità contro Roma, pure troviamo 
due tribù de' Ceutroni, poiché senza dubbio anch' essi, come tutti gli altri Alpini erano 
divisi in tribù con nomi speciali, che parteciparono alla guerra e figurano quindi nella 
iscrizione della Turbia, cioè gli Acitavones^ ed i Medulli. I primi non sono noti che 
per questo ricordo ; ma considerando che nell' iscrizione seguono immediatamente ai 
Salassi, e che con essi si inizia la lista dei popoli, che abitavano sul declivio occiden- 
tale delle Alpi, convien credere che giustamente si pongano fra i Ceutroni, nell' alta 
valle dell' Isère*, e nella valle del suo affluente Doron. 

Notizie un po' più precise abbiamo invece intorno ai loro vicini e compaesani 
i i^/crf^///^■'". Strabone li chiama variamente MéónAAot " e il/éóowA-Jot '"^ e dice che abitavano 

' Plin., XXXIV, 2, 2. 

' Plin., XI, 42, 97. Intorno alle vario opinioni circa il luogo moderno che corrisponde a Vatusium, cf. 
Ukert, 0. r-, p. 318 seg. 

•■' //. Ant., p. 345, 347. Tav. Peutingeriana. Il Geogr. Eavenn., IV, 25, lo chiama Brcniton. 

' Tai: Pcuting.; Geogr. Ravenn., 4, 25; Tolom , III, 1,37 'A^ifia; <Póqo; KXavdiov; C. I L„ XII, u. 102, 
104, 105, 110, 114. Questa, che Tolomeo con.siclera come una città differente da Axìma. era la città principale dei 
Ceutroni. come vedremo più innanzi. 

" If. Ant., p. 346, 347 ; Tan. Peuling.; Ennodio, Vita Kpiphan. p. 1020; ÌIGeogr. Kav., la chiama Dnratatia. 

" It. Ant., 346; la Tav. Peutiwj.. ha Obilmina; il Geogr. Kavenn., Obeloiion. Intorno a questi nomi cf. 
d' Anvili.e, 0. e, !>. 498 seg.; Ukert, O. <•.. \^. 318 seg.; Forbiger, 0. e, III, p. 205 seg ; Ali^is, Le Alpi Oc- 
cidentali neir nnticliità, pag. 171 seg. 

' III, 52. Questa sarebbe un'altra prova che i Ceutroni arrivavano fino al passo del M. Génèvre, poiché 
Polibio, dal quale fe narrato qucst' episodio, fa passare di lì appunto Annibale, com' h noto. 

« Plin., Ili, 20, 24. 

° Walckenaer, 0. e, II, p. 22 ; Fl, Vallentin, Lrx .Upra Cottifnnes rt Uraics, (/l'oijraplìir (jaUo-romainc 
(Paris 1883) li dice sinomini di Ceutroni, ma ciò è poco ammissibile. Meno ancora, come crede 1' Allais, 0. e, 
p. 164, che abita-ssero nella valle dell' Orco. Questa faceva parte del territorio dei Salassi, e già molto tempo prima 
era stata definitivamente sottomessa dai Romani. L'Orco era detto Orgun dai Latini (Plin., III, 16,20; (ìeogr. 
Ravenn., IV, 36 e la Tai: Peuting.); quindi non presenta alcuna analogia col nome Acitavones. 

" Plin., III. 20, 24. 

" IV, 1, p. 18.5. 

" IV, 6, p. 203 e 204. 



1,^ 



I.K (il-KKllK 1)1 ATOUSTO C'OXTKO LE AJ.PI COZIK E GRAIE 



153 



le regioni più elevate delle Alpi', dando la notizia preziosa sotto l'aspetto topogra- 
fico, che nelle loro sedi c'è un gran lago e la sorgente della Druentia e della Duna, 
il che conferma, quanto già più volte abbiamo asserito, cioè, che i Ceutroni si spinge- 
vano precisamente sino al Mont Génèvre, del quale anzi essi occupavano le sommità. 
Vitruvio* li chiama Meduii, ed afferma, che nel loro paese v'era una sorgente d'acqua 
che produceva il gozzo a chi ne beveva. Trovandosi essi sulla grande arteria, che 
congiungeva, passando il Mont Génèvre, l'Italia e le regioni galliche, a loro appar- 
tenevano i luoghi abitati lungo il suo percorso, ricordati dagli itinerari, cioè Staba- 
iio^ (Monestier) e Durotineum* (Villards d' Arène) °, e nella valle dell'Are, MeduUum 
(Modane) ch'era forse la loro capitale, lutei amniìim{l:erm\gnon) ed Ama sulla via 
che conduceva al passo del Cenisio, già percorso nell' antichità. 

Seguivano a mezzogiorno i Graioceli, o secondo alcuni codici Garoceli. Erro- 
neamente alcuni li posero stii declivi italici delle Alpi, cioè come fecero il Durandi, 
il Desjardins ed il Rey a' piedi dello Alpi Graie, nelle valli della Stura di Lanzo e 
dell'Orco". A questo furono certo indotti per l'analogia del loro nome con quello 
delle Alpi Graie. Non è però dubbio che essa, o era semplicemente casuale, o i)er lo 
meno poteva avere attinenza colle Alpi Cozie, che sembra fossero chiamate anche 
Graie, che dalla narrazione di Cesare appare abbastanza chiaramente che essi si tro- 
vavano sui declivi occidentali delle Alpi e precisamente fra i Ceutroni ed i Oaturigi. 
I loro confini erano segnati dai monti, che costeggiano a settentrione l' Are inferiore, 
ad occidente la catena stessa, che continua a costeggiare ad occidente l'Isère, e a 
mezzodì il salfus Tricorius'^, cioè quella catena che separa il bacino dell' Isère da 
quello della Durance. Traccia palese del loro nome rimase nell'antico nome di St. Jean 
de Maurienne, che nel medio evo era detto Sanctus Johannes Garocellius *, dove forse 
abitava la tribù de' Graioceli propriamente detta. Sebbene il loro nome non compaia 
nell'iscrizione della Turbia, non è per questo che non abbiano avuto parte alla guerra. 

Anch' essi erano, come i loro vicini, divisi in comunità, poiché probabilmente 
appartenevano ad essi le civitates dei Tricorii, degli Iconii od Ucenni, e dei Brigiani. 
I primi (Tricoì-U^, Trteores ^^ , Tginógioi)^' abitavano su ambedue le sponde del Drac, ad 
oriente dei Voconzi, ed è evidente che non appartenevano a questi, poiché Strabone 
U nominava accanto ad essi come tribù da loro indipendente'^; quindi, avuto ri- 
guardo alla loro posizione, non possono che avere fatto parte della popolazione dei 
Graioceli. Infatti i Tricorii abitavano l'alta e la media valle del Drac, come si può anche 
dedurre da Livio '^ che, i)arlando del viaggio di Annibale alle Alpi, giunto ch'egli fu 
tra gli AUobrogi, lo fa volgere a sinistra fra i Ti'icastini, e di lì nei Tricori per diri- 
gersi alla Durance. 



' IV', 6, p. 203, o&r«o rag vifirjXoidtag èyo""^ xooiiipag. Poco doiX) soggiungo die erano sopra allo sbocco 
dell' Isar nel Rodano; anche quest'espressione va evidcntemenle intesa nel senso, che ad essi non apparteneva la 
parte più bassa della valle, dove, come vedremo, erano i (ìraioceli. Btrah. IV, G, p. 204 vnéQxsnai 6' ol Méòoi'XXoi 
uàV.wza rrjs ovfipohjg rov 'laagos TiQÒg xòv 'Poòaróv. 
' Vili, 3. 
■' l'ali. Pcìiting. 

* Toh. Pmtimj; il Geogk. Ravenn., 4, 27 Ihirotitiyum. 

■' Cosi il d'AwaLLE, Kol. p. 282; I'IJkekt, invece, O. e, p. 4.59, iwne tale stazione all'odierno la Grave. 
° L'Allais, (). e, i). 7() dimostra appunto che non potevano esser nella valle dell'Orco. Cf. Rey, 0. e, 
82 seg. 

' Amm. Makc, XV. 10. 

' Cf. Thmtr. Sahnud. II p. 19; Ukert, O. e., p. 319 e FoRBlOEB, 0. e, III p. 200. 
» Lrv'., XXI, 31. 
'» PuN.. Ili, 4, 5. 

" Strah., IV, 1, p. 18") li nomina insieme cogli Iconii e coi Medulli. 
" IV, ti, p. 204. 

" XXI, 31. Egli pure esclude che fossero Voconzi, inde per extremam oram Voeontiorum agri, tendit in 
tcorióg. 

ao 



154 LIBRO QUINTO 



Lungo r antica via, che costeggiava il Drac, s' incontrano due stazioni nel ter- 
ritorio dei Tricori, cioè Geminae, che, dalla posizione che occupa negli itinerari e 
dalle antiche rovine scoperte, si identifica con Forest-St.-Julien, e Geralnae, che va- 
riamente si pone o ad Orcières, o nel Devouluy, oppure nel Valgodeinar. Pare che questa 
popolosa tribù non prendesse parte alla sollevazione degli Alpini, poiché non ap- 
paiono fra i vinti nell'iscrizione del trofeo. Accanto ai Tricori sono rammentati da 
Strabone ' gli leoni i^Ixóvioì). Questi non ci sono noti per alcun' altra fonte antica, 
ma dall'ordine, nel quale il geografo greco li nomina insieme colle vicino tribìi, 
appare che essi si trovavano a settentrione dei Tricori fra i Voconzi ed i iNIedulli, 
onde non è improbabile, che essi fossero gli stessi Uceni o Ucennl dell' iscrizione 
della Turbia, tribù che per la forma del nome si dichiara manifestamente ligure*. 
Pare che abitassero nella regione montuosa dell' Oisans, ed in particolar modo nella 
valle della Romanche *. Attraversava il loro paese la via che da Grenoble conduceva 
'a Briyantio (Brianzone), passando per ad Fines (St. Pierre de Mezage) al confine 
appunto fra i Graioceli ed i Voconzi, per Catorissium (Bourg d' Oisans), per Mello- 
^edum (Misoéns) e per Durotincum (le Villar d' Arène), donde procedeva nel terri- 
torio dei Brif/iani, fino a Brù/aiifio, toccando Stabatio (le Monetier). Questi for- 
mavano la più orientale delle tribù dei Graioceli ', poiché, abitando ne' pressi di 
Brian<;on, confinavano col regno Coziano. L' importanza di questa regione derivava 
sopra tutto dall'essere attraversata dalla grande arteria che veniva dal Mont Génèvre, 
sulla quale si trovava la loro capitale Brian^on (Brifjantiutur', Byrùfaìitum^, Briii- 
catio'', BQiyàvnov^, BQiyavzia)'^, ed un altro luogo di minore importanza, cioè Dnrnìi- 
tium, detto Gruentia in un vaso Apollinare, che, trovandosi verso la sommità delle 
Alpi, cori'isponde alla stazione in Alpe Cottia della tavola Peutingeriana. 

Segue, verso mezzogiorno, la terza delle popolazioni ricordate da Cesare, cioè 
quella de' Caturigi, che per noi assume un' importanza speciale, perchè il suo nome 
figura tanto nel trofeo della Turbia fra le civitates vinte da Augusto, come pure nel- 
r iscrizione dell'arco di Susa fra i popoli, che già avevano appartenuto al re Cozio ; 
ed infine perché, nella trasformazione politica subita da queste regioni all'epoca di 
Diocleziano, la troviamo aggregata alla provincia delle Alpi Marittime, il cui centro 
fu portato da Ceineiielum ad Ebrodaiium, come abbiamo già precedentemente iKitato 
e come vedremo ancora meglio nel processo di questo lavoro. 

I Caturigi {Caturif/es^", Kaiógiyeg^^ KaiovQyiòniy- abitavano nell'alta valle della 
Druentia e nel territorio circostante. Anch' essi, com(> 1 loro vicini Ceutroni ^^ Graio- 



' IV, 1, p. 185, e IV, (j, p. 203. 

' Ooufronti»! con Vngicnnì, Vcneiii, (x:c. 

■' Cf. d'AsviLLE, yotice, pag. OSI. Il Durandi, // l'ieiuontc uni., pag. 14, trova tracce del loro nome 
in Oze o Huez, sulla diritta della Konianehe. Il Foubkìkk, O. c. Ili, pag. 10!) sog., fa degli leoni e degli Ucenni 
due tribù differenti, ma infine le colloca press' a jioco nel medesimo posto. Cf anche Ali.ajs, 0. e. pag. l!Xi. 

* L'Allais, 0. e, pag. ItiO, li a.scrivi' etnograficamente alla famiglia dei C'aturigi. Però la loro posizione 
geografica, e l'ordine stesso nel quale sono nominati da Cesari;, /)c lì. (I.. 1, IO, «luesti popoli, nn fa credere che 
appartenessero ai Graioceli. 

'• II. Ani., pag. :U1, 357; Tali. Peulimj., C. l L. V, 2; p. SII, Vasi Ai)ollinari. 

" llin. HieresoL, pag. 555. 

' Geoor. Ravenn., IV, 27 ; invece al XI, 10, 3 la chiama Vin/aiitia. 

" Strai)., IV, 1, p. 179, lo chiama xoófit], Toi.om., III, 1, 11), erroneamente la itó^crive alle città Segusianc. 
Styovoiavùìv èr Igaimg'Ahieatv. 

" (Giuliano, KpM. ad Atken., pag. 286, ed. Spaiih. 

'» Caes., B a., I, 10; PUN., Ili, 20, 24; C. 1. L.; V, 4; n. 7231. 

" isTRAB., IV, 6, p. 204, vjiÌq di Toitfov (2a?.aooù)v) èv tali xogtxpaìs Kévzgcavf;, >cat Kazógtyt;, xal Oi'ógaygoi 
xal Nayiovàiai. 

'■' ToLOM., Ili, 1, 39, fV raìg Igaiaig 'Abtemt: Erroneamente Tolomc(j jione i Caturigi nelle .Vip! (iraie. 
Straboue fa seguire immediatamente ai Ceutroni i Caturigi, essendo i (iraioceli a lui completamente sconosciuti. 



lAi (HTKRRE Di ArtiUHTO CONTRO r.K ALPI t'OZlK E GRAIK 155 

celi, erano divisi in varie comunità, il cui nome ci fu tramandato dalle fonti antiche. 
Fra queste vanno anzitutto ricordati i Caturigi propriamente detti, centro della po- 
polazione, che ne' tempi primitivi riconosceva come sua capitale la città o borgata 
Cafurigac\ detta anche Catari inaffus'^, e corrottamente Candiirihcif/us ^,che corrisponde 
all' attuale borgo di Chorges, dove appunto fu trovata un' iscrizione che ricorda il 
nome di questa civifas. Altre città o borgate appartenenti ad esso erano Ictodurtitn* 
(Vieux Manse)S Vapincum^ (Gap), e la stazione ad Fines'' (alla Blaynie o alla Boche 
des Armands), che, come indica il suo stesso nome, segna il confine tra la popola- 
zione dei Caturigi ed i vicini Voconzi. Ad oriente, sulla stessa strada maestra, era 
l'altra località importante, Embrun {Fìnfrodunum^, E^qóòowov^, E^oqóòovvov) ^^* e poi 
Rama o Rantae^K Apparteneva ai Caturigi anche la cinitas degli Avantici, nominati 
da Plinio '*, e che si pongono senza contestazione nel circondario di AvauQon, che 
pare fosse un antico AranticKiu^*. Però in tempi più antichi i Caturigi si estendevano 
anche su parte del declivio orientale delle Alpi '*, diffondendosi nelle alte valli della 
Maira, del Po, del Chisone, venendo a contatto coi Vagienni, onde si spiega come 
per attestazione di Plinio questi riconoscessero i Caturigi quali loro progenitori. Ma 
probabilmente quelle loro varie tribù, che abitavano sul declivio italico delle Alpi, 
furono staccate per tempo dal nucleo principale della popolazione e coinvolte poi in 
nuove formazioni politiche come più innanzi vedremo. 

Quale fosse la forma di governo di queste popolazioni, j^rima che Cesare le sot- 
tomettesse, non è alcuno che lo dica, però, se si tien conto dell'uso generale dei Galli, 
si può sup])orre, che queste aA'essero forma di tre piccoli regni, o di repubbliche federa- 
tive. Nemmeno ci fu in alcun modo tramandato quali condizioni fossero loro fatte dopo 
la disfatta. Qualcuno suppone che, privati completamente della loro indipendenza, fossero 
stati aggiudicati alla provincia Narbonese. Ma varie considerazioni e' inducono a ripu- 
diare senz' altro questa ipotesi. Prima di tutto è noto che i limiti della Narbonese non 
si jirotrassero mai i)iù in là dai confini orientali degli Allobrogi e dei Voconzi '^ in 
secondo luogo i Romani non avrebbero tollerato che, come più innanzi vedremo che 
realmente avvenne, sulle spoglie delle loro conquiste, e quindi nel seno stesso della Pro- 
vincia, s' estendessero i confini d' un nuovo regno. Bisogna quindi concludere che Giulio 
Cesare, contentandosi d' alcune provigioni di guerra, e della promessa che que' po- 
poli non avrebbero recato fastidio di sorta a' Romani, lasciò esistere quegli stati, ma 
per assicurare ai Romani libero il passaggio delle Alpi per Mont Gónèvre, ne tolse 



' //. Ant., p. 342 e 357; //. ffiWosoL p. 555; C. /. L.. XII, p. 804, n. 5707. 

' Taf. Feutinf/erinno. \ 

' Oeogr. Eavexk., IV, "JT. 

' a I. L., XII, 804, Addimeiita n. 5700, CiviT. Catur., Cf. D. Long, 0. <:, pag. 295. 
'" Tav. PeuliniiHfiann. Secondo la Topogr. et ant. dfs luiutes Alpes, p. 7(5. la Batie; secondo M'Anvi r^-E, iVo- 
iii-f. pag. ()81, Avanyon. 

'^ If. Ant., p. 342 e 357; Tar. Peiitiny.; It. Hieron., p. 555. 
' If. Hì'eroK., p. 555. 

" It. Anton., p. 342, 357, Ehuntdimo ; Tar. Pciit., Ebunmu. Vas. Apoll., I, Eburodunum (in C. I. L. V. 
p. 811) II III, Elniroduno; lV,Eltoroduiin: It. Herosol., p. 555, Iliériduno. 
" Strab., IV, 1, 3, p. 179, lo chiama xd>/i>j. 
'" Tor.OM., Ili, 1, 39. 

" In tutti gli itinerari citati alla nota 8. L'Ar.LArs, 0. e, p. 173, indotto dall'analogia del nome, inette 
i Iiri)di(»d)i, che egli denomina, r-cnzu sostegno di fonti antiche, Ebrodionti, intorno ad Ebroduno. 
" III. 4, 5. 

'' Il Rev, 0. 1-., pag. 85, ritiene che i Caturigi non s'estendessero al di là dai limiti dell'antica diocesi di 
Embrun, quindi per lui gli Avanlici apparterrebbero alla clientela dei Voconzi; non cosi però crede il Roman, Dici, 
topof/r. (Ifx II.- A. p. 18, che ritiene gli Avantici come (Caturigi. 
" RoMAK., Diri, fopor/r. dfs IL- A., p. 25. 

'■' Herzog, Gmd. .Varh. p. 135, dimostra infatti, che i limiti della provincia Narbonese non si protrassero 
mai ver^o oriontc più in là dal territorio dei Voconzi. 



15G LIBRO QUINTO 



ad essi la proprietà, estendendo a loro danno considerevolmente verso occidente nn 
altro regno che era a cavaliere delle Alpi, e che per la sua posizione e per le for- 
tunose vicende, alle quali andò soggetto, tiene un posto notevole nella storia : questo 
è quel regno, che all' epoca di Augusto ])rese il nome da Cozio. 

Alcuni scrittori de' secoli passati, fra i quali anche il Cluverio ', tratti in eirore 
da un passo poco chiaro di Strabone *, di un regno ne fecero due, cioè quello di 
Cozio, nelle Alpi Cozie, e quello di Donno, o piuttosto secondo le edizioni vecchie da 
loro seguite, di Ideonno, o Idonneo, nelle Alpi Graie. Ma una più corretta lezione del 
geografo greco, e le iscrizioni tolsero ora di mezzo quest' errore, identificandoli tutti 
due in quel piccolo regno che aveva il suo centro in Susa, nel cuore delle Ali)i Cozie. 
Quando i vicini Ceutroni, Graioceli e Caturigi erano in fiore, prima della rotta da 
loro subita da parte di Cesare, il regno di Cozio era racchiuso fra que' stretti limiti 
eh' ebbe anche più tardi, sotto nome di jìrovincia, da Augusto, e confinava con tutti 
ti'e que' popoli, cioè colle rispettive loro tribù, de' Medulli, Brigiani, e Caturigi pro- 
priamente detti, mentre verso mezzodì s'era foi-se di già esteso ijrima d'allora, ap- 
propriandosi alcune tribù che erano già appartenute ai Caturigi. 

L' iscrizione dell' arco di Susa ' ci lasciò il nome delle civitates che furono sotto 
il regno di Cozio, quand'esso aveva raggiunto la sua maggiore estensione. Per mezzo 
del raffronto di quest' iscrizione con quella della Turbia possiamo formarci \\n chiaro 
concetto delle tribù, che costituivano il vero regno coziano nei limiti suoi più ristretti. 

Il nucleo centrale del regno era certamente formato dalla civitas dei Seyiisiiii \ 
detti anche Segusienses^ e Sef/iislani {Zeyovaiavol '^), che occupavano il percorso medio 
della Dora Riparia, stendendosi da una parte sino alle vette del Cenisio e dall' altra 
fin presso Almese, il quale tratto, anche a' tempi carolingici, era detto ValHs Seifiisinn '', 
e in epoca posteriore Vallis Seusana, e pagun Segnsinus^. 

Capoluogo della civitas, come pure capitale del regno, era Susa {Segusio^, 
Zeyovaiov^"), dove passava la via principale, che lo metteva in comunicazione con To- 
rino da una parte ed Ebrodunmu dall' altra. L' importanza sua coma capitale è di- 
mostrata dalla maggiore frequenza di monumenti antichi, dalle reliquie delle vetuste 
sue mura, ed infine dall' essere stata anche nel medio evo capitale del marchesato di 
Susa, che, per il matrimonio di Adelaide, nata nel castello di questa città, con Oddone 
di Savoia, passò alla Casa Sabauda. Accanto, anzi prima dei «S'^v/w-s//?/, nell' iscrizione di 
Susa, sono notati i Seguvii o Segovii, che generalmente si pongono sui declivi orien- 
tali del Monginevra, nel mandamento di Cesana, nella quale si vuol vedere il Gendna 
delle tavole itinerarie. L'Allais", che studiò con diligenza questa i-egione, vuol trovare 
in Fenils un ad fiìiea fra i Segovi e la ivWni vicina, (3 in Clavières il Scingomago 
{Ixiy/óiiayov), che Strabone '* pone vent' otto miglia dis(^osto da Ocellam. Mi sembra 



' Italia antiqua, pag. 94-98. 

' IV, 6, p. 204. 

• C. I. L.. V, 2, n. 7231. 

^ a I. L., V, 2. n. 7231, 7234^ 7246, 7248, 7249, 72.')0. 

' Nazak. Pancij. Costant, e. 17. 

" TOLOM., Ili, 1, 40. 

' Così nei Capitolari di Carlo Magno. 

« Cf. Rey, 0. <■., pag. 113. 

» Pus., Ili, 17, 21; Amm. Marckij.., XV, 10; It. Ani., p. 342, 357; Tav. Peuling.: C. L L. V, 7274. 
Così pure i quaUro Vasi Apoliinari citati dal Mommsen, C. I. L., V, p. 811; 1'/^ Hiernx.. p. Tìbf), Sceussio (Serux. 
simir); il (ìeook. Ravenn., IV, .30, Segatio (Segatione). 
'" TOLOM., Ili, 1, 40. 
" 0. e, pag. 18Ó 

" IV, 1, 3, p. 174. — Il Key, 0. e., carta II, invece jwue Scingoraago, che egli chiama Escingoiuagu;', a 
Leu Fenils. Il BoucHB, Hint de Proc. IV, 3. p. 281, ed altri lo credefano, identico a Segiisio. 



I.K CifKRRK DI AUGUSTO CONTRO l-K ALPI COZIE E (JRAIi: 



]Ó7 



però ragionevole l'ipotesi del d' An ville ', che identifica questo luogo con Champlas 
Seguin, il che non contrasterebbe coli' opinione dell' Allais, che riscontra in questo 
nome moderno un'antica Villa Sef/oDÌnu, poiché in sostanza Strabene non fa che 
riferire, benché corrottamente, la forma gallica dello stesso nome, cioè Seyovino-mayo. 
La terza civitan notata neh' arco di Susa è (piella dei Belaci, che tutti * s' accordano 
nel porre nella valle di Bardonecchia. Infatti è facile a travedere nel villaggio Beulard 
un antico Belaeiiim, tanto più che, in carte del 1600, è ancora chiamato Beulaee^. 
A nord dei Segusnii erano probabilmente i Tebavii nel!' alta valle della Stura di 
Lanzo, e confinavano (juindi coi Medulli da una parte e coi Salassi della valle del- 
l' Orco dall'altra. L' Allais^ vuol trovare una traccia del loro nome in Traves, che sa- 
rebbe statomi antico Tevaves, centro della civitas, come pure d'assai antica formazione 
sono Vuì (Vicus), Corteviccio (Curia vicis) e Usselio (Osceiurn). A })roi)osito di questo 
ultimo nome al^biamo già osservato che il Key, indotto dall' analogia, lo riteneva il 
centro de' Graioceli, eh' egli ]>one in questa regione. Per conseguenza, dovendo trovare 
un'altra sede per i Tebavi, li pone, col Durandi^, nella valle dell' Ubaye, dove una 
località di nome Tevaches gli sembrava ricordasse quello della comunità dell' arco 
segusino. Però, considerando che ivi abitavano gli Esubiani o Vesubiani, e che le 
tribù che non furono ostili, coni' è questa de' Tebavi, si trovavano tutte rannodate 
intorno al centro del regno coziano, ed infine, come nota il Rey ®, che questo presunto 
Tevaches non esiste, ma bensì un Peyrevache, dobbiamo respingere senz'altro quest'i- 
potesi, come l'altra ancora più strana del Desjardins'', che li pone presso Allevard 
in Savoia, dove cioè il dominio Coziano non arrivò mai. 

I Savincales, che seguono nell'iscrizione di Susa ai precedenti, sono collocati 
dal D'Anville* presso il borgo Savines, nelle vicinanze d' Embriin, onde, come risulta 
dalla loro posizione, apparterrebbero alla popolazione dei Caturigi. L' opinione di que- 
sto scienziato fu poi confermata dall' iscrizione delle Escoyères ^ dove sono nominati 
appresso ai QuariateK, sulla cui posizione non può sorgere dubbio. Erroneamente 
quindi il Durandi'", il Ponsero ", e l' Allais '', indotti dal nome lnven(?au, in cui vedono 
un problematico antico Savicatium, li pongono fra i Segusini ed i Segovi, cioè nella 
valle della Dora Riparia da Exilles a Oulx '^. 

Gli EcAinii dell' arco segusino sono certamente gli stessi EcAini del trofeo, 
quantunque 1' Allais " voglia far distinzione fra gli uni e gli altri, ponendo i primi 
a levante del Col di Sestrières, ed i secondi nella valle superiore della Tinca. Questa 
ultima località mi sembra adatta per una di quelle tribù coziane, poste all' estremità 



' Notice, pag. 588. 

"■ Cf. Bkaumont, Dcfifi-ipiioH (les Alpen Greeques et (hl/ieniuji. I, p di'; Dukandi, O. e.. \). .% 

' L'Aij.Ais, 0. e, p. 168, crede derivato questo nome dall'abbondanza dei pa.scoli e del latte, e coiicIikU; 
elle eifi fa supporre, che in gallico già la parola ali>ina lacc significasse latte. Il Rey (0. i:., p. 114) invece inclina 
H vedervi un antico Belutariiiìii. Mi pare però piò probabile, coro' avvenne in moltissimi altri ca-»i identici, che 
l' antico nome di significato sconosciuto (Belae[iuiii j) siasi trasformato nella più vicina parola dialettale, che avesse 
qualche significato 

* (). e, pag. 189. 

" O. e., pag. 33. 

« 0. e,, pag. 119. 

' 0. f., II, pag. 99. 

" Notile, pag. 584. 

" 0. /. L., XII, n. 80. Cf. I^NG, Itee. anliM , Neuv. sèrie, 1878, XXXVT, p. 57 ; nidi, dc^ wiiù/. </<• 
France, 1878, p. 247; Rey, 0. e, p. 118. 

'• O. e, pag. 33. 

" Cornmenl. xur l'are de Susc, p. 2. 

" 0. e, pag. 185. 

" Cosi pure il WalckenaKr, II, p. 22 seg. li pone non esattamente a i^albretrand. 

" O. e. pag. 174. 



15S JJBRO QUIXTO 



del regno, e che perciò furono ostili ai Romani. Così pure inverosimile è 1' opinione 
del Rey ', che, pur identificando gir Ecdini coziani con quelli della Turbia, li pone 
presso Di/ria (Digne) unicamente per 1' affinità del nome. Dico inverosimile, poiché 
così resterebbero tanto lontani dai veri confini del regno di Cozio, che si dovrebbe 
ammettere, che esso avesse raggiunto un' estensione, che senza dubbio non ebbe mai. 

I Venisami, e non Vellicami, o Veniftani, come scrivono i più, diedero pur 
luogo alle più disparate ipotesi. Scipione Maffei* li poneva ne' pressi di Chambery, 
il Durandi ^ nella valle sujjeriore della Guisanne, presso Santa Maria de Comerio, 
il Chappuis, il Ducis ■*, il Perrin ^ alle sorgenti della Romanche, il Rey *, fra tanta va- 
rietà d' opinioni, che secondo lui non sono basate su alcun fondamento sicuro, prefe- 
risce non esprimersi per alcuna d' esse. L' Allais '' li colloca sui declivi orientali delle 
Alpi e i)recisamente nella valle Varaita, vedendo in Venasca un' antica Veniea, o 
Mora Veniea. jVfa anche quest'ipotesi, benché più verosimile delle altre, non è soste- 
nuta da alcun più convincente argomento. 

Gli Itnerii, per lasciare le più strane località loro assegnate, sono posti dal- 
l' Allais * nella valle inferiore di Susa e neh' attiguo bacino di Giaveno, e dal Rey " 
dove li poneva già il Durandi '", cioè sopra Pinerolo, al di là da Lemmia, che a lui ri- 
corda un gallico lemmus. Alcun dubbio invece non può sorgere intorno alla posi- 
zione dell' ultima eivitas ricordata dall' iscrizione di Susa, cioè i Quadiaten, che sono 
certamente i Quariaies dell'iscrizione dell' Escoyères, sebbene il Walckenaér " ed il 
Desjardins '"^ ne facessero due tribù affatto differenti. Essi abitavano sid declivio oc- 
cidentale delle Alpi, nella valle superiore del Guil; quindi anch'essi, come i loro 
vicini Savincates, appartenevano alla popolazione dei Caturigi. Infatti quella località, 
coni' oggi è detta Queyras, era detta, in carte del medio evo, Vallis Quadracii, ed 
il capoluogo Chàteau de Queyras, Quadratum, Cadratium ecc. '^ Descritte per tal 
modo le civitates, che formavano il regno coziano nel senso suo più ristretto, cioè 
quelle che non furono ostili, riesce anche facile determinare con una certa i)recisione 
i confini che gli furono assegnati da Augusto. 

Essi erano formati a mezzodì dal Monviso ed i contrafforti che si partono da 
quello, uno ad occidente fra l'Ubaye da una parte, e dall' altra la Durance col suo af- 
fluente Guil fino alla confluenza dell' Ubaye stessa, che separava la tribù de' Vesu- 
biani da quella de' Sariricates, e dall'altra forse il contrafforte che divide la valle della 
Maira da quella della Varaita ; a meno che anche quella non apparternesse al regno 
di Cozio". A settentrione un altro nodo importante era punto di divisione di tre po- 



• 0. e, pag. 12-2. 

' Museo Verotie.'ie. I, pag. 3:^7. 

' O. e, pag. 24. 

' Qitest. arcliéol.. jiiig. 103. 

^ Marche d' Annilml i/cs Pyr. n>i lilione, pag. 1.32. 

" 0. e, pag. 124. 

' 0. e. pag. 193. 

" 0. e, pag. 70. 

" O. e. pag. 11.3. 

'" // Piemonte transprid.. pag. 34. 

" O. e., Il, pag 34. 

" O. <:. II, pag. 98-100. 

■■' Per le varie dcnomiaazioui, tutte por^ affini, cf. C. I. L. XII al n. 80 e Rey 0. e., pag. 117 iii nota 2. 

" S^ecoiido il Rev (cf. carta geogr. annessa al suo libro sul regno Coziano) non solo la valle della Maira, 
ma anche la Varaita ed il Po sui)eriore sono esclusi dalla regione coziana. L'Ar.r.Als invece, 0. r. p. 60 seg.,, vi in- 
chinde tutte queste valli compresa la Maira. Nell'assoluta mancanza di monumenti che lo comprovino, none tanto 
facile esprimere a tale profiosito un giudizio definitivo. Però la stazione doganale di cui le iscrizioni verificano la 
esistenza a Piaseo, presso Busca, farebbe credere, con un certo fondamento, che fin lì arrivassero i confini del regno, 
e quindi 1' alta valle della Varaita gli appartenesse. A ujeno che questa stazione doganale, come quella di PeJmm 
(Borgo S. Dalmazzoi, non segnasse i confini della provincia delle Alpi Marittime. 



LE UUEBRE DI AUGUSTO CONTRO LK ALPI COZIE K (JRAIE l'iO 

polazioni diverse, la regione di Cozio, i Ceutroni ed i Salassi; quest'è la Cima Bousson, 
il cui contrafforte orientale divideva la superiore valle dell' Orco (Salassi), dalla 
Stura di Lanzo, dov' erano i Tebavi (Coziani), e, verso occidente, il confine setten- 
trionale era formato dal Moncenisio e dal Mt. Tabor, che separavano i Medulli (Ceu- 
troni) della valle dell' Are dai Belaci (Coziani). 

Il confine occidentale poteva essere costituito dalla catena che congiunge il 
Mont Tabor col Mont Génèvre e continua quindi a mezzodì fino alle scaturigini del 
Chisone, e quindi dal contrafforte, che si stacca verso occidente fino alla Durance, di- 
videndo i Brigiani (Graioceli) dai Quadiati (Coziani), e poi dalla stessa Durance che 
divide i Caturigi dai Savincati; a meno che il confine, come è più verosimile, non 
fosse stato formato dalle stesse sommità delle Alpi; ma su quest' argomento avremo 
in seguito occasione di fermarci più a lungo. Un vero confine geografico non esi- 
steva dalla parte d'oriente, ed è probabile che tutti i declivi alpini appartenessero 
al regno coziano. La stazione ad Finca, presso Malano, e la stazione de' gabellieri a 
Fiasco ci sono chiara prova che il regno coziano arrivava sino a questo punto nella 
valle della Dora e in quella della Varaita, onde, per analogia, possiamo stabilire che 
anche in tutto il resto del lato orientale il confine giungeva fino agli ultimi declivi 
delle Alpi. 

Ma oltre alle civitates, che formavano la provincia coziana all' epoca di Augusto, 
neir arco di Susa ne sono nominate altre sei, che appariscono pure nell' iscrizione 
della Turbia, fra le tribù ostili ai Romani, e che furono vinte e sottomesse da Au- 
gusto. Queste sono le tribù degli Adanates (Edenatcs), dei Caturtges, degli Ecdini, 
dei Medulli, dei Veamini e dei Vestibiani (Esiibiani), delle quali precedentemente 
abbiamo stabilito la posizione ed i confini, ed abbiamo anche cercato a quale popo- 
lazione appartenessero. 

Questo ci indica che, nel tempo della maggiore sua potenza e sviluppo, il regno 
Coziano aveva raggiunto a danno dei popoli e regni vicini circa il doppio dell' esten- 
sione che aveva prima, e eh' ebbe poi quale provincia a' tempi augustei. 

Parlando precedentemente de' regni de' Ceutroni, Graioceli e Caturigi, ho pure 
accennato al tempo e alle ragioni che possono aver determinata la diminuzione di 
questi stati a vantaggio del regno vicino. Ma altri problemi ci si presentano intorno 
ad esso ed alle successive sue trasformazioni, problemi che apparvero molto oscuri 
e perfino insolubili anche a quelli che s' occuparono di proposito della storia di 
questa regione. Prima d' accingei'ci a trattare di essi, crediamo op})ortuno di ac(!ennare 
a quei pochi fatti storici che si riferiscono ad essa, prima che per opera di Augusto 
avesse subito un sì radicale cambiamento. 

Il primo gran fatto storico, nel quale furono coinvolte anche le Alpi Cozie, fu 
la discesa dei Galli in Italia, avvenuta appunto attraverso ad esse, come ci attesta Tito 
Livio ', o come del resto è verosimile, essendo la via del Monginevra la più comoda 
la più breve. Gli storici* locali, come suole, tesserono su questo fatto un'intiera 
pagina storica, mostrandoci Susa già esistente, ma con altro nome, opporsi a tutta 
possa al passaggio de' Galli ; ma essendo questi prevalsi, avrebbero presa e sa(;che- 
giata la città, ed avrebbero tratti seco prigioni i più cospicui cittadini, mentre gli 
altri sarebbero stati dispersi, e la città, ricostruita ed ampliata, avrebbe avuto il 
nome di Susa, Sieyus, che, secondo il Greuter, indicherebbe Casa della Vittoria, a 
ricordo di questo loro i)iimo fatto glorioso compito alle porte d'Italia. 

' V, l-!4. [pKÌ prr Tauriiws satiisqiie Jidiae Alpis trnnscenderunt: dove per Jtiliae Aipet iibbiamu già deUo 
<l<)versi intenderò le .\lpi Cozie. 

' C'f. (ìENIK, Sima iiiitn-a. 



lf>u liinno (QUINTO 



Inutile osservare che tutte queste sono semplici fantasticherie, e che 1' unica 
cosa vera, non suggeritaci da fonti storiche, ma dalla ragione, è che i Galli, pas- 
sando in si gran numero per queste regioni liguri, avranno lasciato qualche traccia 
di se anche in queste valli. Ma anche ciò, se pur avvenne, dev'esser stato fatto con 
molta parsimonia, poiché, come di già abbiamo notato altrove, essi venivano a cer- 
carsi, con sì gran disagio, terre migliori di quelle che abitavano prima, per cui dif- 
ficilmente si sarebbero rassegnati ad occupare regioni povere e coperte solo da fitti 
boschi, come ci attestano gli antichi essere stati a' loro tempi que' monti, mentre si 
])arava loro dinanzi 1' ampia, comoda e fertile pianura padana. 

Il secondo gran fatto, a cui assistettero quelle vallate, fu il passaggio di Anni- 
bale coir imi)onente esercito cartaginese. 

Non è certo mia intenzione di sollevare ora l' arduo quesito della via tenuta 
da Annibale per venire in Italia. Troppo se n' è parlato, e diciamo il A^ero, non sono 
i risultati a cui si giunse, che contribuiscano al decoro e alla serietà degli studi 
storici, poiché in nessun' altra questione, come in questa, prevalse il concetto del 
credo quia absurdum. Mi basti per ora notare che, dopo aver attentamente esami- 
nata la questione, mi sento forte tentato a far mie le parole che diceva il Cibrario 
nella sua Storia di Torino : Chi conosce, i luogìn, come li conosco io, e poi /e</</e at- 
tentamente le narrazioni di Polibio e di Livio, si persuade die il solo passaggio pos- 
sibile a queir esercito per le Alpi Taurine era quello del Monginevra. E si accorda 
anche il calcolo del tempo che Annibale v' impiegò. L'incertezza intorno al territorio 
abitato da certi popoli, per i quali, come p. e. i Ceu troni, per testimonianza di Poli- 
bio, era passato Annibale, poteva ad alcuno far trovare argomenti, per fargli per- 
correre la via pili lunga e difficile anzi che la i3Ìù facile e breve; ma dopo tutto lo 
studio ch'io ho riposto per ])recisarne, senza preconcetti, la posizione, si vedrà facil- 
mente eh' egli, tenendo il viaggio più ragionevole e comodo, doveva di necessità 
incontrarsi con essi, passando anche per il Mont Génèvre. Del resto è questo un 
fatto che ha i)iìi attinenza colla storia della guerra annibalica, che non con quella 
speciale di queste regioni aliùne, poiché tolta qualche ostilità incontrata da parte dei 
Ceutroni, e le difficoltà opposte dalla natura stessa de' luoghi al passaggio d'un e- 
sercito sì niuneroso e fornito d'elefanti e d'ogni specie di salmerie, (e quale passo 
Alpino in tali condizioni non sarebbe stato, in que' tempi, difficile ?) le condizioni 
di questi paesi non furono punto mutate per tale fatto. 

Più importante invece, per il caso nostro, è il passaggio operato per queste 
Ali)i da Asdrubale. Poiché egli non solo non vi trovò quelle difficoltà, che y\ aveva 
incontrato il fratello, ma anzi, avendo le vittorie di questo accai)arrato 1' animo dei 
dalli dell' Italia settentrionale e centrale, e de' Liguri del litorale, questa circostanza 
non lasciò nemmeno indifferenti i Liguri delle Alpi Occidentali, i quali in tutti i modi 
ne favorirono il viaggio, di modo eh' egli si trovò in Italia prima che ai Romani ne 
fosse giunto 1' avviso, ma lo sovvennero altresì di munizioni e d' armati, ed insieme 
cogli altri Liguri e coi Galli combatterono nella memorabile battaglia del Metauro '. 
Ciò non ostante le condizioni loro rimasero ancora permeiti anni inalterate; avendo 
i Romani ben altre cose da mettere in assetto nell' Italia (;eiìtrale e settentrionale, senza 



' Evidentemente i Liguri che da lui, secondo Livio (XXVIL 30, 39) erano stati arruolati, pili che lito- 
ranei, erano gli abitatori del Piemonte. Dalla narrazione di Livio appare pur evidente che Asdrubale seguì la stessa 
via di Annibale, a differenza di Varkonf. in Servio, ad Aen., X 10, che fa percorrere ad Adrusbale una via dif- 
ferente. Cf. a tale proposito anche Polibio, XI, 1 e Appiano, Ilann. 8^. 



LK GUERRE 1>1 AUGUSTO C'OXTRO I.K AI,PI COZIE E GKAIK 101 



doversi preo('(nii)are di alcuni poveri regni alpini, che da sé soli non potevano of- 
frire alcun serio pericolo per la sicurezza d'Italia. Anzi sì poca importanza annet- 
tevano ad essi, che, dopo aver sottomesso i Liguri litoranei e i Liguri e Galli del Pie- 
monte, e dall' altra parte delle Alpi, dopo aA'er stabilita la provincia Narbonese, i Ro- 
mani continuarono a lasciar vivere gli Alpini in uno stato di tollerata indipendenza, 
e si poco si curavano di loro, che, sebbene avessero sgominato e fatto punta co' loro 
possessi anche sul declivio italico delle Alpi, essi non se ne davano per intesi, e 
continuavano a considerare il loro crinale, come il vero confine politico della pe- 
nisola '. 

11 primo che portò un considerevole candjiamento nelle condizioni degli abi- 
tatori delle Alpi Cozie fu, come già abbiamo notato, Giulio Cesare, che, mentre di- 
minuì il possesso di que' popoli, che gli avevano contrastato il passaggio, aumentò 
invece considerevolmente il regno, eh' erasi stabilito sulla sommità delle Alpi Cozie. 
Ad ammettere questo sono indotto da varie ragioni. Prima di Cesare le popolazioni 
de' Ceutroni, Graioceli e Caturigi si stendevano fino alle sommità delle Alpi ; prima 
della guerra alpina di Augusto, il regno di Cozio era esteso assai, a danno dei po- 
poli vicini. Che fatti importanti erano avvenuti dal tempo del passaggio di Cesare 
alla guerra d'Augusto, da aver determinato questo cambiamento? Chi dunque può 
averlo operato, se non che Cesare stesso, che per la legge Vatinia aveva ottenuto il 
governo di tutta la Gallia citeriore, e quindi il diritto d' introdurvi le necessarie tras- 
formazioni politiche? Ed essendo così, quali ragioni possono averlo indotto a ciò fare? 

Il piccolo stato dell'Alpi Cozie, a' tempi di Cesare, era governato dal re Donno. 
La fama di lui, come esperto, saggio ed accorto governante, sopravvisse a lungo anche 
dopo della sua morte, e perfino dagli scrittori medievali è ancora magnificato per 
le sue virtù-, ed il nome suo rimase venerato ne' primi secoli cristiani trasfoi-mato 
in santo. Credesi infatti che il villaggio di San Donino in vai di Susa, non foss' altro, 
in origine, che un San Donno ^. Benché gli scrittori antichi non facciano cenno delle 
relazioni che furono fra lui e Giulio Cesare, pure ci riescono in questo di grande 
aiuto le iscrizioni. In una di esse è nominato un C. lulius Donrms *, il che indic^a 
che egli, quale re socio e amico del popolo romano, aveva ottenuto da Cesare di es- 
sere ammesso alla sua clientela e come tale di godere il diritto di cittadinanza, di- 
ritto di cui usufruirono poi anche i suoi successori. Vediamo infatti alla fine del- 
l' impero di Augusto la progenie di Donno sedere in senato ed occupare a Roma 
un cospicuo posto fra le principali famiglie, se Cottia, moglie di Vestricio Spurina, 
fd il loro figlio Vestricio Cozio ^ discendevano, com'è probabile, da Donno. 

Convien credere che i servigi da lui prestati a Cesare fossero molto conside- 
levoli per godere di tale onore. Egli 1' avrà senza dubbio sovvenuto di forti aiuti, 
(juando doA'ette aprirsi colla forza il passaggio del ^lont Génèvre, avrà a sue spese 
approvigionate le soldatesche romane, offerto consigli, guide e bestie da soma e 
quindi mantenuto aperto (piel varco, aff indie fosse per i Romani un sicuro passaggio 



' Arte.mujoro in Pl.isio, XI, KaS, lM4, c Agatkmero, doogr. 17. 

'•' Primis, O. c, pag. 84., Ferrerò, Iai strniìa roinaiia (in Tnriim ni Mnìii/iurrro, pag. 440, il. 3. 

' Mommi, /list, patiinp. Voi. I, carta n. 47."!. Krroiieanionte il Rcy a.scrivc a Donno l'elogio di Ammiano 
Marcellino, XV, 10, che ci riferisce a Cozio. 

* C. I. fj., y, 2 ; n. 7'ì:ì2. Pare inv(i-o non appartengano a questo Donno, come riteneva il Dosjardiiis, le 
numerose monete |M>rtanti il nome Ihninus. trovate nel ti'rritorio de' Vocon/.i, (cf. LoNO, />« Vdcoucck, pag. 357 e 
Rey, 0. e, i)ag. 88 segg.) se pure l- sufficiente argomento per negare la proprietà di queste monete al re Donno 
delle Alpi Cozie, il fatto che furono trovate lontane da' suoi domini, e nessuna invece nel territorio di Susa. 

^ Pt.tx., Ei>.. Ili, 1, 10. 

2t 



1()2 LIBRO QCINTO 



alla Gallia Transalpina. Nulla quindi di più probabile che fosse stato appunto in 
premio di questi servigi e per la provata fedeltà del re alpino, che il i*egno di 
Donno fu ampliato ad occidente, a danno de' regni o repubbliche vicine, conferendo 
in pari tempo per giunta al re il titolo onorifico di cittadino romano. Solo queste 
possono esser state le ragioni, per le quali egli era tenuto a Roma in sì grande 
estimazione, da chiamare la sua famiglia progenle>< alti fortissima Donni^. 

Il Rey* cerca dimostrare che il C. lulius Donmis dell'iscrizione sovraccennata 
non sia già Donno il vecchio, ma bensì un figlio di luì, fratello del suo successore 
il re Cozio, e ciò per la ragione che dall'epigrafe dall'arco di Susa non, è a Donno 
il vecchio assegnato il prenome di C. Giulio, e che quindi tale onore sia stato confe- 
rito a Cozio da Augusto. Il Promis* invece suppone che il diritto di cittadinanza 
sia stato conferito a Donno bensì ; ma più tai-di, poiché sarebbe stato ammesso alla 
clientela di Ottavio. 

Ma, se osserviamo Viene, queste obbiezioni cadono da se. Prima di tutto chi 
se non Donno il vecchio, fu in rapporti sì stretti con Cesare da ottenere il nome 
di C. Giulio? 

È sufficiente ragione per negargli questo nome* il fatto, che non gli è ai)posto 
nell'iscrizione di SusaV II personaggio principale, che figura in questa, è Cozio; 
Donno vi ai^pare per 1' unica ragione della paternità ; non era quindi necessario che 
vi figurasse con tutti i nomi e prenomi che gli spettavano, dal momento sopra tutto 
che erano qvuisi identici a quelli di Cozio, i quali si possono riferire in parte ancora 
a lui. Il nome di Donno è, nell' iscrizione, inchiu.so fra il prenome e il nome di Cozio 
appunto per indicare che il primo va riferito anche a lui. E se tale titolo ed onori- 
ficenza spetta realmente anche a Donno, è \m assurdo il volerne ascrivere 1' attribu- 
zione ad Ottaviano, che, tutto considerato, diminuì anzi che aumentare l'autorità di 
Cozio. 

Tutti jjoi, compreso il Mommsen ^ che pur anunetteva che la cittadinanza ro- 
mana ed il nome di Caio Giulio fosse stato assegnato a Donno, sono d' accordo 
neir asserire che l'ampliamento del regno fu fatto ne' primi anni del regime di 
Cozio, per opera di Augusto. Ma per venire ad una tale conclusioiu> bisogna dire 
che la cosa sia stata esaminata molto leggermente. Quali sarebbero state in tali (cir- 
costanze le ragioni di quest' ampliamento ? Tutto anzi fa credere che i primi anni 
del regno di Cozio fossero laboriosi, e che egli non godesse gran che 1' amicizia di 
Augusto; anzi fu privato del titolò regio che gli fu sostituito con quello di prnefectus 
cpÀvitatinm. Appunto per essersi fissati tutti in tale erroneo preconcetto, trovai'ono, 
fino ad un certo punto, la cosa oscura od inesi)licabile. 

D' altra parte come si spiegherebbe la popolarità di Donno a Roma V Perchè 
i re alpini sarebbero stati chiamati dal poeta fortissima progenie del magnifico 
Donno? Egli quindi, non Cozio, era considerato come il capostipite, non della famiglia 
regia, che dev'essere esistita chi sa quanto tempo prima, ma della famiglia romana, 
in virtù dell'onore accordatogli da Cesare di portare il suo nome. 

Dopo i cambiamenti introdotti da Cesare, pare che il regno di Donno fosso 
lungo e tranquillo, forse anche all' epoca di Augusto fu nuovamente d' aiuto ai Ro- 



' Così Ovidio, Eirist. i:t Ponto, IV, 7, chiama Vestale, figlio di Donno, iuvenis orin.<i rrgibus Alpinis. 

'' O. e, pag. 90 segg. 

' Si. deli' a ut, Torino, pag. 82. 

* G I. L., V, •>, pag. 808 seg. 



I,K liUEKKK DI AUGUSTO CONTRO LE ALPI COZIE E «RAIE 



163 



mani nelle loro imprese contro i Salassi, benché non ci rimangano esplicite me- 
morie di ciò. Morì lasciando al figlio Marco Giulio Cozio ' un regno ampliato o po- 
tente, sostenuto per giunta dall' amicizia o dalla benevolenza dei Romani. 



CAPITOLO m. 
Le Alpi Cozik e Graie all'epoca di Augusto. 

I primi anni di regno non furono per Cozio privi di agitazioni e difficoltà. 
Narra infatti Ammiano Marcellino, che, dopo che i Romani ebbero domati i Galli, che 
avevano i)reso V armi contro dì loro, solo Cozio, confidando nell' asprezza de' luoglii 
poco i)raticabili, e degli agguati eh' essi presentavano, osò tener fronte agli antichi 
amici ed alleati del regno. Ma presto s'accorse quanto pregiudizio e pericolo poteva 
portargli un tale atteggiamento, per cui, deposte le armi e svanito in Augusto il 
furore, seppe talmente destreggiarsi da riconquistare la sua amicizia*. Questa cir- 
costanza, alla quale si vuol dare un'importanza al tutto secondaria, e si considera 
tutt'al più come un insignificante episodio de' primordi del regno di Cozio, è, a mio 
credere del massimo peso, poiché per mezzo d'essa si può i^rima di tutto stabilire 
l'epoca della morte di Donno e della successione di Cozio, e trovare poi le ragioni, 
per le quali il regno alpino subì, per opera di Augusto, considerevoli mutazioni sia 
territoriali, sia per la forma di governo, ed infine si comprende la ragione, per la 
quale Cozio, perduto il titolo regio, dovette contentarsi non solo, ma altresì consi- 
derare come somma grazia, che gli fosse lasciato, quale praefectus ceivitatium, carica 
ereditabile nella sua famiglia, il governo di quella regione, che gli era stata traman- 
data da' suoi- antenati. 

Questa guerra coatro i Galli, nella quale Cozio prese parte attiva, non può 
riferirsi a nessuna delle spedizioni, che fece Ottaviano nella Gallia Transalpina, sia 
per reprimere delle sollevazioni parziali (715 d. R.), sia per rioi^dinare la GaUia (730 d.R.) 
ne' quali fatti rimasero estranei gli Alpini, ma non può esser altro che la spedizione 
fatta nel 740 d. R., che per quella parte che riguarda le Alpi Marittime, abbiamo 
già descritta ne' precedenti capitoli. Quindi poco prima dello scoppiare di questa 
guerra era passata la successione da Donno a (^ozio. 

Dalle parf)le di Ammiano Marcellino e dal raffronto dell' iscrizione della Turbia 
con quella di Susa si può con una certa sicurezza ricavare, che Cozio non fece già 
uiui guerra palese e dichiarata ai Romani, poiché non tutte le civitates a lui sog- 
gette, seguendo ordini categorici, avevano preso le armi ; ma solo quelle che da Cesare 
erano state aggi-egate al regno di Donno, desiderose forse di riconcpiistare la loro in- 
(lipend(*nza, poiché in generale la guerra ardeva solo su tutto il declivio occidentale 
delle Alpi. Parrebbe anzi che ]jrima, ritenendosi sicuri i Romani della fedeltà di Cozio 



' Fu catua di ricerche perchè Cozio si chiamasse Marco Giulio, auzichè, corno parrebbe più naturale, Caio 
• mmIìi). (Jf. MlLLIS, Voy. en Pirmimt, pag. 11; Zacchariah, Instif. aiitiq. Inpid.. pag. 32. Il MORCEI.U, De styln 
hiscriiitionuiii, pag. 82 seg. ed il Rby, O. f., pag. 100, credono che abbia assunto il nomo di Marco, in segno d'a- 
micizia con Agrippa, che avrebbe fatto i tracciati della via che passava per il Moiit (xénèvro. Ciò però, perchè tutti 
credono che solo Cozio fosse fatto cittadino romano, e come tale fosse stato ascritto alla gente Giulia. Tutto però 
s'apinana, quando s'ammetta, come abbiamo fatto noi, che tale onore fosse già stato concosso a Donno, il tinaie 
avendo assunto il prenome di Caio, assegnò inve<^e al figlio quello di Marco, forse in onore di Marcantonio stretta- 
mente legato per amicizia e interessi con Cosare e |)oi con Augusto stesso. 

■ X^', lo, 2; rex Coftiiis. perdoni itis fl/ilUs, soliix in niigustiin latens inviasqw, locorum atperitate eonfiguf, 
lenito tanilem tumore, in amieitiam Oetaviaiii rcceptu». 



104 LIBRO QCIKTO 



e de' suoi sudditi, le armi fossero state rivolte contro le Alpi marittime, i cui abitatori 
recavano noia e saccheggiavano i vicini possessi romani della Narbonese. Ma, contro 
ogni aspettativa, anche i Ceutroni ed altri popoli vicini presero le armi in favore ed 
aiuto dei loro connazionali delle Alpi Marittime. (Quando cpieste furono sottomesse, si 
vide la necessità di rivolgere le operazioni militari verso le Alpi Cozie e Graie. La 
colpa principale di Cozìo fu quindi quella di non aver saputo o voluto prevenire la 
rivolta, e, quando questa era avvenuta, il non aver potuto imjjedire che parte del suo 
regno facesse causa comune cogli altri nemici del nome romano, e fors'anco l'aver 
di sottomano favoriti i rivoltosi colla speranza di potersi liberare dagli onei-i die gli 
costava 1' amicizia di Eoma. 

Del resto tutto V insieme dì questa guerra è così scarsamente narrato dagli 
scrittori e riesce sì poco chiaro ])er sé, che sarebbe follia il voler i)eiietrare in tutti 
i misteri che essa presenta. Poiché le ragioni palesi d'essa erano bensì le rapine e 
depredazioni degli Alpini nel sottostante territorio romano, ma in sostanza non era 
questo che un pretesto. Augusto aveva sottomesso ed ordinato tutto il resto del sistema 
alpino, voleva quindi introdurre lo stesso ordine ed assicurarsi del confine naturale 
d'Italia anche dalla parte delle Alpi Occidentah, ed una infedeltà, vera o fittizia che 
fosse, di Cozio, gh offriva il destro di condurre completamente in esecuzione il suo 
piano senza paura di recare offesa ad un fidato amico di Roma. Il c(ìmi)iinento 
della guerra non offerse certo difficoltà, poiché, mentre una parte dell' esercito, pe- 
netrata fra i Ceutroni, per il ]nccolo San Bernardo, vinse gli Acitavoni, i Medulli ed i 
Brigiani, ed un' altra per la via dell' Argenterà, che era già stata percorsa da l'om- 
peo, sostenuta dal corpo d' esercito, che aveva operato nelle Alpi Marittime, batteva 
gli Esubiani ed i Oaturigi, e tutte le altre tribù, che sono ricordate nell'iscrizione del 
trofeo, si incontrava coli' esercito, che scendeva dal nord, mentre anche per la vai 
di Susa, nonostante l' inerzia e la mal celata ostilità di Cozio, penetrava qualche le- 
gione, per tenere a freno le tribù coziane del declivio orientale e dare man forte alle 
altre che sottomettevano il declivio occidentale. I nemici venivano così completamente 
avvolti senza speranza di salvezza. 

Comunque sia stata condotta la guerra, su di che non i)ossiamo fare che delle 
vaghe ipotesi, quello che più importa invece, e che possiamo con sicurezza desumere 
dalle fonti epigrafiche, è il nuovo ordinamento dato da Augusto alle regioni delle 
Alpi Cozie e Graie. 

Quanto alla prima abbiamo già detto che Augusto, riammesso (Ur/Ao nella sua 
grazia, gli restituì il suo territorio, non più però quale re, ma quale prefetto, che è 
quanto dire che cambiò il regno in provìncia. Abbiamo già detto nel i)recedente capi- 
tolo quanto sia poco verosìmile che Augusto, nell'atto di fare questo cambiamento, 
ampliasse anche il territorio, sul quale s' estendeva la giurisdizione di Cozio, pro- 
traendo il confine al di là da Ehrodunnm, cioè dal Vence fino all' Are, fra St Jean de 
Maurienne e St. Michael '. Tutto anzi mi pare che concordi nel far credere! che il ter- 
ritorio Coziano fosse ristretto nuovamente entro que' limiti che aveva i)iima dell'am- 
pliamento che noi abbiamo attribuito a Cesare, cioè fossero tolte a ('ozio quelle ci- 
viiatea che orano state ostili, e come tali figurano nel!' iscrizione della Turbia, re- 
stringendolo fra le località ad Fines (Malano)* sopra Torino e il Monginevro, esclu- 

' Così il Rey, O. c, pag. 125 segg. ; Mommskn, C. I. /,., V, '2, pag. 818 sogg. 

- Il MoMMSEN, C. I. L., V, 2 ; pag. 80!) ed il Promisi, (). <•.. pag. 8(). identifioano la stazione mi fìtws, con 
la Chiusa sopra Avigliana, detta nel medio evo, ciruiii Chisam mi radiccm Ihìikih nioiitium siluiu .ìii.sunii» l'inihiix 
(in Mon. IlUt. iKitr. Ili, p. 23(1) e Oceluiii colla località già detta ad Climis Loni/ohaiiìoniiii. Il Hey, O. c, pag. 124 
segg., pone la stazione ad fiiics a Malano, ed Ocoliini uu ]X)' più a uord-est di questo; ma non ad Avigliana o a 
Drubiaglio, come crwlcvano il BoicttE, Choroyr. de Pmaiice, IV, e. HI, 55 e, dopo di lui, molti altri. 




LE UUEKRE DI AUGUSTO CONTEO l£ AIJ>I COZIE E GRAIE 1B5 

deiidovi quindi iJi'obabilmente anche le tribìi dei Quariates e dei Savincatei^, non che 
Ehroduniim, che comunemente si crede fosse stata unita alla provincia coziana '. Se 
mai vi ili un piccolo ampliamento, questo fu dalla parte di oriente, dove, per ai'ro- 
tondare la provincia, forse Augusto vi aggiunse le valli superiori del Fo e della Maira, 
prima attribuite ai Vagienni. In tal modo la provincia delle Alpi Cozie veniva a tro- 
varsi tutta sul declivio orientale delle Alpi. 

Che cosa avrà fatto Augusto di quella regione occidentale che faceva prima 
parte del regno cozìano e di quel territorio eh' era già stato occupato da' Ceutroni, 
Graioceli e Caturigi? Nella jiarte settentrionale, cioè nella regione ceutronica, istituì 
la provincia delle Alpi Graie. Il centro di essa fu da principio Forum Ceufronuiì/, 
che noi conosciamo dalle iscrizioni e da Tolomeo solo col nome di Forum Claudi, 
o Forum Claudium Ccutronuni Axima, come fu denominato poi in onore dell' impe- 
ratore Claudio ; ma più tardi questo venne perdendo la sua importanza e dal quarto 
secolo in poi Dar<iìttnsta o Tdntntasia prese il suo posto come capoluogo della l'o- 
gione. Questa provincia, come 1' altre vicine, era retta da procuratori imperiali, di al- 
cuni de' quali rimase ricordo nelle iscrizioni, come un Grato, procurntor Anr/usti^, 
un T. Pomponio Vittore, che dedicò a Silvano un grazioso carme ^, un Tiberio Claudio 
Pollione ^ ed altri di cui non è conosciuto il nome^ È ben vero che si vuol ritenere 
(piesta provincia di fondazione posteriore ad Augusto; ma quest'opinione non è suf- 
fragata da validi argomenti, poiché 1' aver sicure prove che esisteva in tempi più 
tardi, non esclude che possa esser esistita anche prima. Anzi, se vogliamo tener pre- 
sente il piano d'Augusto, ch'era quello di cii-condare l'Italia d'una serie di Provin- 
cie alpine, dobbiamo riconoscere che anche questa deve a lui la sua fondazione. 

Ma certamente i confini d' essa non si spingevano [)iiì a mezzodì della valle 
dell' Are, per cui resta un mistero clie cosa avvenisse del territorio racchiuso fra 
essa e la j^rovincia delle Alpi Marittime. Io credo probabile che qui fosse sorta 
un'altra provincia, l'esistenza della quale sfuggì agli studiosi della storia di queste 
regioni. Questa sarebbe la i)roviucia delle Alpi Atrezziane o Atrazziane, della quale, 
come abbiamo già visto, fanno memoria tre diverse iscrizioni, che ricordano tre suoi 
procuratori, cioè un Tito Appalio Alpino Secondo, che, fra altre cariclie da lui soste- 
nute, ebbe pure quella dì procurator Alpium Atreatianarimi ; un C. Annio Flaviano 
ed un T. Cornasidio, che fu procurator Alpium Atractianarum, et Poeninarnm iure 
<lladìi. 

In altra parte di questo lavoro* ho già espostole varie opinioni emesse intorno a 
«piesta provincia, che il Desjardins, il Mommsen, 1' Hirschfeld ed altri identificarono con 
quella delle Alpi Graie, ed il De Vit cercava nella valle dell'Ossola. Ho già confutato 
a suo luogo r ultima di queste ipotesi, ora mi sia lecito notare, contro 1" altra asserzione, 
che sarebbe molto strano il caso d' una provincia che avrebbe cambiato radicalmente 
il nome. E quali dovrebbero essere le ragioni di questa mutazione ? O si trova nella 
jirovincia delle Alpi Graie anche un solo dato toponomastico, che autorizzi a venire a 
simile conclusione V L'essere stato uno de' nominati procuratori delle Alpi Atrezziane, 
procuratore anche delle Alpi Pennine, non è sufficiente ragione per ritenere che le due 



' Vedremo in seguito come «i spieghi che Strabone, IV, 1, 3, ponga quwta città nel territorio co/.iano. 

' a I. L., XII, n. 717. 

' C. J. L., XII, KB. 

* C. I. L., VI, AMitamenla, a. 3720. Proeuralor Alpium Graiarum. 

'■ G. I. L.. XII, II. 102, 110-114. 

'' Vedi eopra a pag. 4!) e n. 2. 



ItìC) LIBKO QUINTO 



Provincie fossero attigue; l'iscrizione di Fallerone può benissimo parlare di successione 
di cari('he, anziché di contemporaneità ; del resto credo ben difficile che Alpi Atrez- 
ziane sieno sinonimo di Alpi Graie : i nomi delle provincie avevano un fondamento 
iifficiale, né potevano così facilmente mutare, specialmente in lapidi, che conservano 
pure un certo carattere ufficiale, tanto più che abbiamo già visto che in un' iscrizione 
(> i-icordato un procurator Alpìum Graiarum, per cui indubitatamente cosi, e non 
Provincie delle Aljji Atrezziane, era chiamata la regione ceutronica, così pure mi sem- 
bra poco probabile che, come suppone alcuno, tale nome jjrovenisse a ({uella pi'ovincia 
da un L. Atrcctus Quietus, o da un TUus Flaviiit; Adretfio di un'iscrizione di Susa ', 
e di Cannes ^ personaggi del resto affatto sconosciuti; ma ritengo piuttosto, come si 
véi'ifica in altri casi, che il nome personale derivasse da quello della regione ^. Dicemmo 
già che monti di nome Adrets non sono infrequenti in questa regione alpina, dove 
forse anche il fiume Drac, che potrebbe corrispondere ad un Adrax o Adractius an- 
tico, conserva traccia del nome assegnato a questa proAincia. 

Ma una ragione ben piti forte mi conferma in questa mia opinione. L' iscrizione 
detta des Escoyeres, trovata presso Queyras, ricorda un Bnsullus, che era praefectu.s 
CapU(lafornm) Savinea(tinm) , Quarìa(tinììi), e d'un altra popolazione sconosciuta 
(Oricianoru)ii) ^ Ora non è questa una prova che in quella regione esisteva una pro- 
vincia speciale, sotto un proprio prefetto ? Infatti Heron de Villefosse * riteneva che il 
prefetto Busullo doveva avere un' autorità eguale a quella del prefetto delle Alpi Ma- 
rittime, il che verrebbe a confermare sempre più 1' esistenza di una provincia speciale, 
cioè quella delle Alpi Atrezziane, il cui centro dove fosse non è tanto facile ad asse- 
rire. Luoghi popolosi e atti a essere la capitale d' una provincia erano parecchi. 
Brian(;on, da semplice vicus, era giunta ad ottenere il diritto latino e l' onore d' esser 
fatta municipio; Chorges era d'origine antichissima e fu un centro di qualche im- 
portanza all' epoca imperiale ; ma le iscrizioni trovate nel territorio di ([ueste du(^ 
città non sono tali da autorizzarci a crederle il capoluogo d' una i)rovincia. Più con- 
siderevole di tutte era Embrun. Essa ricevette il diritto latino da Augusto, salì più 
tardi al grado di municipio, e fa sempre considerata come luogo centi-ale, dove met- 
tevano capo diverse vie, onde tutto fa credere che, fino al tempo di Diocleziano, fosse 
. stata essa alla testa della provincia atrezziana. Egli è ben vero che Strabone ^ dice 
che il regno di Cozio giungeva fino a questa città ; ma evidentemente egli si riferisce 
a quel tempo, nel quale il regno conservava ancora la sua antica grandezza, cioè 
prima che da Augusto fosse stato ridotto a provincia entro più modesti confini. Così 
l)ure r asserzione di molti scrittori moderni, clie s' occuparono della storia di questa 
regione, che Embrun fosse stata aggiunta alla provincia coziana da Nerone è affatto 
gratuita, non essendo stato definito dagli storici antichi in che consistesse e da che 
l)arte fosse stato operato l' ami^liamento ascritto a cpiell' imi^eratore. 

Egli è ben vero che tutto questo ragionaménto è basato sopra semplici suppo- 
sizioni, ma, se si considera, che non sono più solide le ragioni esposte da altri per 
sostenere asserzioni differenti, e che anzi alcune di esse sono affatto assurde, e d'altra 

' C. I. L., V, n. 7:!13 

« a I. L.. XII, n. 208. 

•' Cf. a tale prolusilo la Fdic Lepontia e la Hilaria I^imnlia delle iscrizioni romane. Cf. Biazro, Pitture r 
fsrpotcri scoperti mlV Esqtdlinu dalla Compagnia fondiaria italiana, pag. 87 n. :'.9() e pag. 88, n. 391. Ritengo pure 
poco attendibile l'opinione del Rky, 0. e., pag. 29, che L. Atrectus Q/iietun. avesse la.sciato il .suo nome alle Alpi 
(Jozie, dopo l'estinzione della discendenza di Cozio. Perche non si capirebbe poi, come piil tardi avessero di nuovo 
a richiamansi Cozie. 

< a 1. L., Xir, n. 80 

' liev. archéol., Neuv. sèrie, XXXIX, 1878. pag. 247. 

« IV, 1.3. 




1.E ui:eerk di augusto contro le alpi cozee e «baie 167 

parte che, senza ammettere una provincia fra quella delle Alpi Graie e quella delle 
Alpi Marittime, sarebbe rimasta una considerevole lacuna, non parrà inverosimile che 
in questo tratto del declivio occidentale delle Alpi sia sorta la provincia delle Alpi 
Atrezziane. Così che, mentre per custodire la sicurezza de* passaggi alpini dalla parte 
d' Oriente Augusto stabilì una colonia di veterani legionari a Torino ', dall' altra istituì 
allo stesso scopo la provincia delle Alpi Atrezziane. 

A chi considerasse superficialmente la cosa potrebbe apparire di forte oppo- 
sizione a quanto qui si asserisce il fatto clie nell'iscrizione segusina sono annoverate 
fra le tribù coziane anche tutte quelle che si trovano sul versante occidentale delle 
Alpi sino ai confini dei Voconzi. Egli fu appunto perciò che tutti gli scrittori moderni 
asserirono che il regno alpino fu ampliato da Augusto in favore di Cozio, non già, 
come io precedentemente ho dimostrato, da Cesare a vantaggio di Donno. Ma, mentre 
è per se contrario al buon senso che uri i"e, che, come Cozio, era stato ostile all' im- 
peratore, ottenesse da lui stesso un sì considerevole ampliamento del regno, ciò è pur 
negato dall' iscrizione stessa di Susa, che, dopo avere enumerate tutte le clvitateti che 
avevano già fatto parte di esso, soggiunge et ceivitates qiiae sub eo pracfecto fuerunt. 
Quali sono queste tribù che furono, e quindi non erano pili, sotto l'autorità di Cozio? 
Tribù non nominate nell' iscrizione no, perchè converrebbe credere quello che è con- 
trario alla tradizione e alla verosimiglianza, cioè che il regno di Cozio si fosse esteso 
ancor più in là di quei limiti che tutti ammettono aver raggiunto il regno all' epoca 
del massimo suo sviluppo, limiti, che sono appunto designati dalle - tribù occidentali 
nominate nell' iscrizione. La frase quindi surriferita dejl' iscrizione va intesa in modo 
che le civitates annoverate furono già tutte sotto Cozio quand'era re; ma che seb- 
bene quelle poste sui declivi occidentali delle Alpi erano state staccate dal suo ter- 
ritorio, quando da Augusto il regno fu ridotto a provincia, pure aveano voluto coji- 
tribuire ad innalzare quel monumento in omaggio al vincitore e all'organizzatore 
delle Alpi, quantunque dell' antica regione coziana fossero state fatte due provincie 
amministrate separatamente 1' una dall' altra. 

Di questi diversi corpi politici, che sorsero nelle regioni sottomesse da Augusto 
nelle Alpi Occidentali, quella eh' ebbe maggiore ijnportanza, e perciò anche maggiore 
notorietà, è la provincia coziana. Cozio era troppo sagace per non celare all' imi)era- 
tore il suo malcontento per la cambiata sua posizione da re a prefetto, anzi, conside- 
rando questo come un atto di magnanimità da parte d' Augusto, ed un grande onore 
per sé, cercò in tutti i modi di affermare la sua riconoscenza al vincitore. Fu appunto 
per magnificare le sue vittorie sugli Alpini, ed a ricordo del patto d' amistà sancito 
fra lui e il popolo romano, che fece innalzare a Susa queir arco trionfali?, che ancor 
oggi dura a testimonio dello splendore di questo piccolo re delle Alpi. Esso è co- 
struito di grossi macigni di marmo bianco delle cave di Foresto, eh' erano uniti fra 
loro mediante grappi di bi'onzo, come di bronzo dorato dovevano esser le lettere 
dell' iscrizione, delle quali ora non rimangono che gli incavi. È basato su due gran 
dadi di schisto calcareo, ed ai lati vi sono colonne scanalate con capitelli d'ordine 
(iorinzio. Nelle grandi facciate stanno bassorilievi con rappresentazioni di suovetauri- 
ia, in segno del patto di alleanza stretto fra Cozio e l'imperatore e sulle due fac- 
àate minori è raffigurato il congresso, nel quale fu conchiusa 1' alleanza stessa. Da 
una parte il bassorilievo è completamente guasto. 

Un' altra opera, colla quale Cozio volle assicurarsi 1' amicizia d' Augusto, fu il 
riattamento delle vie, rendendo più comodo (; ])iù breve il tragitto dall' Italia alla 

« Promjh, 0. e. pjig. 85; C. /. /... V. pag. 770. 
- Amm. MARCErj,.. XV, 4, 8. 



168 



IJBKO QUINTO 



Gallia por il Mont Génèvre. In che consistesse e fin dove arrivasse 1' opera diretta 
di C'ozio in questo importantissimo lavoro, non è facile a definire. Il Rey ' ritiene 
che questa fosse tutta manuale, cioè neh' aver costretto i suoi sudditi a far presta- 
zioni di lavoro e di bestie da soma, di tutto il materiale occorrente insomma, mentre 
il tracciato e la sorveglianza generale dell'impresa sarebbero stati affidati ad Agrippa, 
che aveva ricevuto da Augusto la carica di curatore delle vie pubbliche nel territorio 
gallico. Sotto la saggia sua direzione la via sarebbe stata allargata, fornita, ove oc- 
corresse, di valide arginature, di ponti, di ripari d' ogni specie. È noto che in origine 
le vie seguivano il corso de' fiumi e de' torrenti, rimanendo assai di spesso, in causa 
dì pioggie torrenziali, allagate, così che rimaneva interrotto o reso incomodo il passag- 
gio. Per cui anche in questa circostanza l'opera principale sarà certo stata quella di 
alzare il livello della via e di raddrizzarla, rendendola più sicura e più breve. 

Di tutto questo immenso laA'oro nessuna traccia si presenta ora manifesta- 
mente, solo le lapidi milliari trovate lungo il percorso della via, sono 1' unico ricordo 
monumentale di essa. Queste, che furono, una per una, minutamente descritte dal 
Ferrerò -, si trovarono a Eivoli, ad Avigliana (Malano), a Chiavrie, a San Giorgio, a 
Monpantero, a Susa ed a Oulx. Il percorso della via ci fu in tal modo ^ conservato 
dagli antichi itinerari e dagli scrittori: 



STKAB. VASC. VASO. 
IV, 1, 3. APOLL. I. AP. II. 
pag. 179 

Taurini^ Taurinis 



VASO. 
AP. III. 

Taurinis 



VASO. TAV.PEUT. RAVENN. 
AP.IV. IV, 7,30. 



ANTON. ANTON. 

p. 342. p. 357. 



HIEROS. AMMIANO 

p. 55.-). XV, 10, 3. 



XX 



XX 



'Qxekor Ocelum Ocelo 



Augusta Augusta 
Taurin. Taurinoruni 



XX 



XXIII 



XVIII 



adfinesXXXX finibus 



Stauriuis Taurinis Taurinis Tauriuis 

j VIII 
XVIII VXl ad octavura 
I Vili 
fines fines ad fines ad finas 



Ocelo 



xxvin 



XXVII 

[scr.XX] 



XX 



XX 



XVII 



Zxiyyófiayov Segusio- Segusio Segusione 
uoiu 



X 



Occellio 



xxir 



XXVIII 

[scr. 

xxin] 



XII 

ad decodeciinum 
XXIIII I XII 



Segusione Segatione Segusione Segusione Segusione Segusio 



XVII 



ad Martis Martis 
XXIIII XXIII XXIII I XXIII 

in Alpe Cottia VII 

jxxim 

Goesao Goesaeone Tyrio (radaone 

|v |v |v iv 

Druantium Gruentia Summas Druantio in Alpe Alpe dina 

I Alpe» I Cottia 

XI vi ivi VI IVI 



XVI 



XVI 



Suiumitaii 
XVI Italici clivi 



ad Martis ad Martis ad Martora ad Martis 

vim 



xvm 



Bgtydniov Brigantiuiu Brigan- Brigantio Brigantione Brigan- 



XVIII 



Gesdaone 



X ad Matronao 
verticem 



tio 



xvm 



xvm 



Ramam Rama 



xvm 



Rama 



tiono 



Brigantione Brigantione Bvrigantium Virgantia 



XVIII 



xvmi 



Rame 



Rama 



XVIII 
Ramae Ramae 



^ inde 
r— ' adscen 



K* dis Ma- 
^ tronam 



XVII 
Ramae 



XVII 



XVII 



XVII XVII 



XVJl 



XVII 



'Efìoóòovvoì' Ebu- Ebu- 
rodunum roduno 



i:bu- 
rodiino 



Ebu- 
roduno 



Ebu- 
roduno 



Ebu- 
roduno 



Ehu- 
roduno 



XVII j XVII 
Hebriduno 



' 0. C, pag. 218 segg. 

' fja strafh romami, da Tonno al Mmif/iiìerro, pag. 428. 

• Seguo, quasi fedelmente, il raffronto fattone dal Mommsek nel C. L L.. V, 2; pag. 811. 



1,1-: fuiEnui'; ni Arui'STo contro i,e alpi cozie e graik 109 

Colla scorta e col raffronto di questi itiner.u'i e coli' aiuto delle lapidi miliari 
si può ricostruire con una certa esattezza il percorso dell'antica via. Dopo Torino 
il primo luogo che rimase conosciuto fu al (juinto miglio (ad quintmn lapidem), 
cioè Collegno, clie in carte del medio evo è detto Saiìcfux Maxìnmx in quinto '. 
Presso Orclìuii (Drubiaglio) la via passava dalla sponda destra sulla sinistra della 
Dora, seguendo la quale, dopo breve tratto, arrivava ai confini del regno coziano, 
Fiven Cotta, o QiKidraiicsiiìKi, dov' era la stazione de' gabellieri (Malano). La sta- 
zione ad dìiodccitiìKìH, segnata uell' itinerario gerosolimitano, era probaliilmente fra 
la Chiusa e Sant' Antonio, e, dopo aver ripassata per breve tratto la Dora presso San 
Glorio, la via tornava sulla s])onda sinistra, che seguiva fino a Susa, dove passava 
sotto l'arco ti'ionfale. Do()o Susa, passando (^ ripassando i)er ben tre volte il fiume, 
lasciato da parte il Scingomago* di Strabone, giungcA'a alla stazione ad. Martis{0\\\x) 
al confluente della Bardonecchin, e ripassando di nuovo sulla sponda sinistra giun- 
geva a Qoesao o Ti/rio (Cesanne), dopo della quale raggiungeva a Drnantinìn il Mon- 
ginevro e, costeggiando la Durance, proseguiva per Bama (Casse-Rom) ad Ebroduno. 

Le leggiere varietà presentate dal quarto vaso Apollinare fecero sospettare 
alcuni dotti*, che si trattasse di un' altra via, frequentata all'epoca imperiale, sembra 
però ])iù probabile, che non siano che errori dell' artefice, non essendo probabile 
che in una località sì scabrosa e difficile si costruissero due vie paralelle, quando 
restavano tant' altri valichi pur importanti senza una vera via militare. 

Oltre questa via principale, che fu in tutta l'antichità il piìi (comodo tramite 
fra r Italia e la Gallia, è probabile che fin d' allora esistesse una via secondaria, che 
I)er il Oenisio avrebbe messo in congiunzione la provincia coziana con quella delle 
Alpi Graie. Ciò sarebbe anche comprovato da Ammiano Marcellino", che afferma Cozio 
viaii co 1)1 pendi ari oi^ aperiiigse ; poiché, sebV)ene il vias s' intenda comunemente'^ come 
i vari tratti e lavori necessari per la via princi])ale, non è ammissibile che in tanta 
feVjbi-e di lavori di pubblica utilità, per i quali Cozio lasciò fama duratura, fosse 
I)()sto affatto in dimenticanza quest' altro tronco di via di primaria importanza. 

L'amicizia di Augusto non si limitava alla sola persona di Cozio; ma s'esten- 
deva a tutta la sua famiglia. Anche Giulio Vestale, fratello del re, el)be il titolo di 
cittadino romano. Pare che egli fosse stato mandato già dal padre Donno a Roma, 
dove fu allevato insieme co' figli e nipoti dell'imperatore". Entrò per tempo nel- 
l'esercito, dove deve essersi fatto onore, perchè lo troviamo i)oi portato alla carica 
di i>refetto (praeses) della Mesia. Era legato d'amicizia con Ovidio, come risulta 
da' l)ei versi, ne' quali il i)oeta ricorda tpiesto valoroso figlio di Donno''. 

Si sa da Plinio che la i)opolazione coziana, come i vicini Ceutroni e Ca- 
turigi, godeva il diritto latino ^ e, benché egli non dica da chi <iuesto sia stato 
concessf), si può ragionevolmente ritenere, (!he fosse anche questo un atto di (luella 
magnanimità, di cui si fa un giusto A'anto Augusto nel marmo ancirano, tanto ])iù 

' Mon. Hist. jtair.: Clinrt.. I. e. ÓG:!. 

■' Il Mow'AT, Bull, (le la Sor. ikn ani. ili- Frana: 1880 pag. ITU, propone la miitaziotio dello Scingomagiis 
di Btraboiie in Kxcingomagus ; correzione che fu \m>\ adottata dal Feruero 0. e, pag. l-'S e ilal IIey, 0. e, png. 2:!2. 
identificando questo luogo coli' odierno Exille». 

■' Dksjaruiss, Jicr. An-lirol , n. l'-J, 1870, pag. 124 eegg. 

* XV, 4, 8. 

■'• Al,i-MER, licr. Epùir. I, pag. 123 «eg.; Aubeet, Rev. Arehml, VI, pag. 05; Key, O. c, pag. 218. n. 1. 

" SvTTT., OHar. 48, "parla dell'uso introdotto da .Vugusto di allevare i figli de' re amici insi(>ine coi suoi 
figliuoli e tii|if>ti. 

' Er Ponto, IV, 7. 

" HI, 24, 3. Suni prmlerea Latio thnati. inooloK, ut OcMurensex, et ftnUimi CkiUronKS, Colttanan nmlates. 
QUuriijen. 



170 UBRO «JUINTO 



che tale diritto si vede appunto esteso a quelle ijrovincie che furono istituite da lui 
dopo la guerra alpina '. Né il vedere in lapidi alpine e segusine in ispecie, nominate 
persone fornite del diritto di cittadinanza romana, è j)rova sufficente per asserire 
che tale diritto fosse stato esteso ne' primi secoli imperiali a tutta la regione al- 
pina. Almeno fino a Diocleziano, sia Susa, come Ebroduno non salirono al grado 
di città, ma furono semplici vici, non ostante che, per la relazione colle fiorenti re- 
gioni vicine, avessei'o già assunto una considerevole posizione sia sotto l'aspetto 
commei'ciale che militare! 

Poiché la posizione eminentemente strategica di (|uesto territorio fa necessa- 
riamente supporre che Augusto stesso ed i suoi successori abbiano preso delie ener- 
giche misure per impedire nuove sollevazioni. Benché (juindi dalle lapidi non ci sia 
attestato, è verosimile che anche a Susa, come in tutti gli alti-i territori alpini coikjuì- 
stati, vi fosse, fin dall' epoca d' Augusto, di presidio una speciale coorte coziana. 
La speciale posizione fatta a questa provincia, per esser stata lasciata sotto 1' ammini- 
strazione prefettizia dell'antico suo re, è forse causa, che fosse lasciata in custodia 
di milizie paesane, e che militi della coorte coziana non figurino sparsi in alcuna 
parte dell' impero. Così ci attestano (fuelle poche iscrizioni militari trovate jiel ter- 
ritorio segusino, dalle quali risulta abbastanza chiaramente che, prima del terzo se- 
colo, ì coziani non furono ascritti alle legioni, perchè mancavano del diritto di cit- 
tadinanza romana ; mentre i pochi casi, che si riscontrano di soldati arruolati nelle 
legioni, si riferiscono ad individui di provenienza straniera forniti di tale diritto-. 

L'esistenza di una coorte coziana sotto Tiberio è categoricamente attestata da 
Svetonio ^ dal quale risulta pure che essa era sotto il diretto comando dell' impe- 
ratore. ■• Poiché egli narra che il popolo di Pollenzo, non permettendo che passasse in 
piazza il funerale d'un caposquadra, se prima gli eredi non sborsavano la somma 
necessaria per il giuoco de' gladiatori, vi mandò, sotto altro colore, una coorte da 
lloma ed un' alti'a dal regno di Cozio. (Questi! ad ini dato segnale, sguainate le armi, 
entrarono in città, vi ristabilirono la quiete e gi-an pai'te de' sovvertitori furono 
condannati al carcere perpetuo. 

Il lungo governo di Cozio non fu turl)ato da alcuna sollevazione o guerra ; 
ma tranquillamente egli attese al progresso economico de' suoi sudditi, i (pmli con- 
servarono di lui grata memoria, non solo per le grandi opere da lui condotte a ter- 
mine, ma sopratutto per la sua saggezza e giustizia '". Gli fu eretto presso le mura 
della città un decoroso mausoleo di forma triangolare, con una torre per ciascun 
angolo". 

A lui successe nel governo della provincia il figlio C. Giulio Cozio, il (juale, prò 
babilmente per l'integra fama lasciata dal padre, e per i gran servigi resi da lui al- 
l'impero, ottenne da Claudio, nel 44 dopo Cristo', il titolo di re. Questa circostanza ci 
illumina intorno all'epoca della morte di Mai-co Giulio Cozio, poiché è ])robabile che 
('. Giulio Cozio avesse oltonnto il titolo i-egio, alloivhè per la morte del i)adi'(>. a lui fu 



' Cf. -MoMMSKN, C /. />., V; pag. 888 sogg.; \\v,\, (). e. pajr. l-ti) sogg. 

' Cf. l'jtoMIs, S/orifi di Tonilo, pag. 'i\)K 

" Tih. :{?. — Solo al principio flol terzo secolo ì soldati ali)ini furono incorporati fra le milizie urbane. 
L' Au.MKK, Insirijìt. de Lyon, li, 436, riscontra iiella coorte lione.-se soliliiti il cui nome si appalesa di origine coziana. 

* Ihniiis, XIX, pag. 45. 

■' A>(m JIarc., XV, 10. Huìiia .lepiUcnini rri/nli, <iuciii itiiura stnu-inne retulimwi, Sn/iii'ionf rst mofiiihiiK 
proxiiiiiiin iiKiiìiiKiiiii' plus (iPinina rnlionc coluiihtr, qiind hixto modirnminc rr.rcfat siioìi. et luLteilus in aoeirlalrut 
rei ruiiianar, ijiiifinn yciiti pmestitil scin/iiU^niaiii. 

" Ne' secoli XVI era ancor» completo. Cf. Key, O. e., pag. 94 in nota. 

' DioxK Cass., I.X, 24. 



LE (iUEUKE DI A0GUSTO CONTRO LE ALPI OOZIE E GKAIK 



171 



conferito il potere, non essendo avvenuti in seguito de' fatti speciali, clie giustifichino 
questa determinazione dell' imperatore. Soggiunge Dione che nel tempo stesso fu au- 
mentato il territorio coziano. Il Rey ' ritiene che tale ampliamento si effettuasse sul de- 
clivio occidentale delle Alpi e che quel i>refetto Bussullo, il (piale precedentemente 
dicemmo esser stato preposto alla provincia delle Alpi Atrezziane, governasse, quale 
i-appresentante del re Cozio, le nuove regioni, mentre questi si sarebbe più diretta- 
mente occnjiato della parte del regno che guarda l'Italia. Ma quest'opinione è così con- 
traria ad ogni probalnlità, avuto specialmentct riguardo agli usi antichi, che difficil- 
mente troverà de' seguaci. 11 regno coziaiu» era ridotto a sì piccole proporzioni, da 
non poter assolutamente ammettere la necessità di un prefetto, che ne amministrasse 
una parte, il che sarebbe stato oltre tutto un dare prova d'insipienza all'imperatore, 
che l'aveva ampliato e di incapacità per chi l'aveva ottenuto. Ben più ragionevole 
mi sembra l'opinione del ]\Iommsen '•*, del Detlefsen '^ e del- De Ruggiero ^ che am- 
mettono che tale ami)lianiento consistesse in qualche territorio A'icino sul declivio 
orientale delle Alpi, nel tenere de' Liguri Vagienni. Non però, com'essi credono, nel 
territorio de' Cahuriafes con foni/ii Vibri Cabnrrum (Cavour), che apparteneva alla 
tribù Sfrìhi.fii/ar', cf)mune coi Taurinesi, e che ebbe stato proprio" e che fin dai 
tom]>i rei)ubblicani era ascritto all' Italia. Ne si dica, come fa appunto il Mommsen, 
che avendo Plinio aggiudicato alla Traspadana la parte italica della regione coziana, 
anche Cavour si può aggiungere alla medesima, non sapendosi altrimenti dove il 
regno coziano si possa esser esteso da questa parte, poiché in quest'occasione pos- 
sono essere state aggiunte al regno le valli superiori del Chisone e della Varaita, 
ma non già fino al territorio di Cavour, che, aggiunto al nuovo regno coziaiu), a- 
vrebbe perduto (juei diritti, che aveva goduto fino allora. 

Più di vent' anni regnò Cozio il giovane senza agitazioni di sorta, continuando 
a godersi il tradizionale affetto de' suoi sudditi. Venuto a morte s(»nza eredi, nel 
64 d. Cr., Nerone cambiò ancoi'a, e questa volta definitivamente, il regno in provincia, 
come ci attestano Svetonio", Eutropio* ed altri®. Questi ripetuti cambiamenti da re- 
gno in provincia e da pi'ovincia a regno fui-ono causa che anche gli antichi scrittori 
e le stesile iscrizioni denominarono regno questa regione anche quand' era provincia, 
come fecero Svetonio"^ e Vitruvio" e la tavola Peutingeriana, dove la" denomina- 
zione di regno di Cozio è data alla regione delle Alpi Cozie '-. 

D' allora in poi la provincia fu costantemente retta da procuratori dell' ordine 
equestre, la cui amministrazione rendeva cento mila sesterzi'*. Della maggior parte 



' 0. f., pag. 148 Hcg. 

-• C.I.L., V. n. 78:50. 

■■' fi) l'LlN., Ili, 47, im<:. ."KÌf). 

' l>i:iiiiiariii. Al/ir," Cottiar. pag. 41-JO. ' 

'• a /. L, V, 2; 11.7344, 7346. 

'■ C. I. L., V, 2; n. 7814 dove ni nomina la respubllca Cahur. Il nome dì Foro Vibio gli venne, secondo il 
Mo.MMsK.x (C. I. L., V, 2, pag. 82')), neil'eiwca rcpnl>l)Iicaiia o Cesariana da C. Vibio Pansa, proconsole della Gallia 
«ftnriorc (7()i( 10), che forse fece costruire la via che passava da questa regione. 

' Xrrriììr, 18. Conteniixiraneaniente jier concessione di Polenione il regno del Ponto fn pur cambiato in 
provincia. 

" VII, 14. Ditnr trimpn pron'neiw sul) co faelae glint; Ponili» Pnlemonìnciis, concetltiilr rei/f Paloiiunc, H 
Al/icx Ciiline, Colio vnip definirlo. 

'■' Avrei,. Vittor. /V C/ips.. V. 2. E/iif. V, 4, S. Ciroi,.. n. Ahi: 2081; Oassioddii., ìi<1 ami. (ifi. TlrKO 
Brrr.. '.',. 

'" Tlh.. 37. 

" Vili, 3, 17. 

" l>i qui il I)En.iAKI>lNK, O. c, pag. 7, deduce, ma erroneamente, che quella majipa fosso già «tata cominciata 
all'epoca <li Augusto. 

" HiRscHFELD, Unterxuehunt/fm. Di/- jirocurotisehf Cariicrp, pag. 201, n. 1. 



LIBKO QUINTO 



di questi procuratori non ci i-iniaso il nome, solo all' epcx^a di Antonino Pio od A- 
driano si ricorda un Lucio Dudistio ' procnrator Alpìmn Cottianiarum) , un (J. Giulio 
Pacaziano^ ddlcchii^ inter comitei^ Anr/ui^fnriim trium, così pure è noto un L. Va- 
manilla Vietar, procurator Augusti nostri, praenes Alpiuia Cottiaram^. Dalle iscrizioni 
è pur ricordato un Arelio Sigerò tabula rini^, ossia contabile, Alpium Cottiarain,* 
dell' epoca di Marc' Aurelio, ed oltre altri procuratori di cui le lapidi frammentarie 
non lasciarono il nome, è ricordato un flanum Augusti provinciae Cottia,rum '". 

Anche dopo la completa estinzione del regno, durante l' ultimo periodo del 
quale Susa erasi ornata di nuovi monumenti, fra' quali una statua a Claudio ristau- 
ratore della monarchia segusina, fiorì sempre ])iù, e venne; a prendere un grande 
sviluppo, e mentre ancora all'epoca neroniana era un semplice ricus, più tardi, forse 
all'epoca di Flavio, fu innalzata al grado di municipio", sebbene continuasse ad essere 
di pref<!renza denominata civitas'', ascritta alla tribù Quirina^, e nel quarto secolo 
esisteva un orcio sptendidissimus Segusinorum, il che ci dimostra che Susa era già 
divenuta una città importante, e come tale sarà stata fornita di templi, d' anfiteatro, 
d' acquedotti, ed al tempo di Graziano (37ó d. Or.) anche di terme ricordate da un' i- 
scrizione segusina ". 

Xella divisione delle diocesi fatta da Diocleziano, il confine fra l' Italia e la 
Gallia fu nettamente segnato, come negli antichi tempi della repubblica, dalle somme 
creste delle Alpi, per cui la provincia delle Alpi Cozie rimase inclusa completamente 
in Italia. Ma nel tempo stesso essa andò perdendo la grande importanza che aveva 
avuto fino a questo termine. Nuove fazioni di guerra tennero bensì deste ancora una 
volta le valli coziane, quando Costantino, marciando contro Massenzio, sconfisse i Se- 
gusini che gli erano ostili, prendendo a discrezione la città '", ma della provincia coziana 
non rimase che il nome, con un significato molto più esteso, se vogliamo, come sem- 
plice definizione geografica ", ma senza importanza politica o amministrativa. Susa, 
aggregata prima alla diocpsi Torinese, passò poi, per opera di Gontrando, sotto 1' e- 
pi scopato della Morienna. 

Così pure considerevoli cambiamenti avvennero sul declivio occidentale delle 
Alpi. Della provincia delle Alpi Attrezziane, scomparso i)erfino il nome, parte fu ag- 
gregata alla provincia dell' Alpi Graie, e parte a quella delle Alpi Mai-ittime, comi)re- 
sevi le città di Brian(jon, ed Enibrun, la quale ultima divenne il centro- della provincia 
così ampliata. 

' OlìKIJ.I, I, M.-_'15(). 

■ ', /. /.., XII, 11.1850. 

' e. /. /,.. V. 2; n. 7201. 

•» C. I. /.., V. I: 11. 725;ì. 

■'■ <\ I. [... V. 1'; 11.7259. 

'■ C. /. /... V. 2; 11.7234, 72;35. 

' G.J. L.. V. 2; -11.7247, 7248, 7241, 7250. 

*■ C. I. I. . \. 2; 11. 1 23(3, 7200. Vi scarseggiano perù le lapilli che ne ricordino i magistrati. W nonainano 
solo i II vui (<'. I. /-., 2: 11.7233, 7230, 7200), un r/licns Kiininnim (n. 7204) e<l i sexnirl Auniisttiles (n. 7255). 

■' 0. /. /.., V, 2; 72.50. Intorno alle antichità segusine cf. Torsi, Set/iisiiìi in Memorie dell' Ace. delle se. 
di Torino, XV, pag. 434, 537. Monde ii:i rinvenuti' ; Meni, dell' Ace. delle se, XXI. pag. 29i). Nai'IONK, Dell' iseri- 
■iiinr sull'arco di Susii, Mem. dell' Aeo. delle se., XXX, pag. 155 segg. 

'" Nazar., Patmi., 17. • 

" (ilORNANDE, De rehus ijetieia, 30, pone rolleuzo nelle Alpi Cozie. PoUentiani eieitafeiii in Alpihw Cotti-i.s 
coloealam doloxe aeeedeiis, ruit in beUuiii, e LlcrrnAJS'JM.) in Moiutinienla Gerinatiiae Jiislorica, III, Seripturcs. 
pag. 310. pone [ìerfino (ienova nelle .Alpi Cozie. 



LIBRO SESTO 



LE GUERRE CONTRO LE ALPI ORIENTALI 



. CAPITOLO L 

Carni ed Istri nk' tempi più remoti. 




lOLLA spedizione contro le genti Liguri e Coziane si chiude la serie delle 
guerre combattute da Augusto nelle Alpi. Infatti rimane con esse esaurita 

la lista delle tribù o eivitates vinte ed enumerate nel trofeo della Turbia. 

-Ma fin dal principio di questo lavoro ho avvertito che, se 1' attività guerresca dell' im- 
peratore si rivolse di preferenza contro le Alpi Centrali ed Occidentali, non rimasero 
però estranee all' opera di lui le Alpi Orientali, sebbene già da tempo queste fossero 
sotto il dominio dei Romani. 

All' epoca imperiale quella serie di montagne, che incominciano al Peralba e 
vanno a finire all' insellatura di Saifnitz, o al Terglù, erano dette, come oggi, Alpi 
('arniche (A/pes Cartiieae),^ dal popolo de' Carni (Carni, ^ Kagvoi^), che le abitava'', 
(iuel tratto invece che dallo stesso passo di Saifnitz, o da quelli del Pontebba e di 
Tarvis, biforcandosi in due catene, una che, ad occidente dell'Isonzo, s'eleva nel 
Wischberg, nel Neve, nel Cergnala, nel Canino, nel Matajur, e finisce alle colline del 
("oglio (.sif/) col Hit), l'altra, la pinncipale, che corre sulla sinistra dell'Isonzo e, for- 
mando lo spartiacque fra il Sava e l' Isonzo, fra l'Adriatico e il Mar Nero, termina al 
<li là dal monte Zayrach, e forma il confine naturale d'Italia dalla parte d'Oriente, 
erano dette Giulie (Alpes Jaliae^, 'lou/Jai "AÀneig ''') , in onore di Giuho Cesare o più i)ro- 
babilmente d'Augusto''. Quale fosse il loro nonuj primitivo non è ben certo. Ammiano 
Marcellino ** dice che |)recedentemente si chiamavano Venete. Ma non è improbabile che 
col nome generale di Carniche si designasse tutta quella catena, che dal Peralba va 
fino al mare Adriatico, ])oichè tutta era ajipunto occupata dalla ])0|iolazione carnica •'. 

' Pl.lN., Ili, -Ti, L'S. 

- PoMP. Mki,a, lì, 4, 2; Plin., IIJ, 18, 22; Liv., XLIII, 5. 

■' ìStrai)., V. pag. 2()(), »eg. 216 ; VII, pag. 292, 314 

' (iloRXAXDE, De mjn. sticc., e. 2:1, li chiama Cafninii, e Paolo DlAcwfo, VI, 52, CariMenses. Ma tale 
«li-uomiiiaziouc rimase ai Carni posti sul declivio settoiUrionalo Tielia regione, che corservò il loro nome, la CarnioJa, 
I' <hicat» di Kraiti. 

■ Tacito, Ilist, III, 8; Kufo Festo c. 2, 3; Ammian. Marcklj-., XXI, 9; XXXI, IG. 

» HozoM., lUM. Eci-l. VII. 22; NirnK. Oaujst., XII, 39. 

' Fusto Aviexo, 7, .SV(/; .ìnlii, ii (ìiinrinun Caesarihus ver Alpes Jutias iti'r (nciinii il Miuhìk niHnihwi vktls. 

" XXXI, Ifì, 7. 

" ?'Jon ritengo però, con C Buttazzoni, Anmifaximii alla CoroyrafM del Friuli di aulieo xeriUore anonimo 
(Archeografo Triestino I, pag. 177 segg.) che il nome Carniehe. e Giidin abbiano la medesima origine, cioè che il 
primo derivi dal celtico Kearn, riifM;, roccia, e l'altro, iicm l'ÌA da Giulio Ce.-iare, ma da oill, altra parola celtica, 
ih(! avrfil)be lo stesso significato di Kearn. 



I7fi LIBIIO SESTO 



Con (luosto s' ac(;()r(ierebbe 1' asserzione di Plinio ' e di Gìornande^ che fauno originare 
il fiume SaA^a dalle Alpi Gamiche, a meno die la piccola distanza che è fra il termine 
delle Alpi Gamiche e le scaturigini del Sava, nelle Alpi Giulie, non abbia indotto in 
abbaglio i surriferiti scrittori^. 

I declivi e contrafforti più meridionali delle Alpi Gamiche, che attualmente si 
sogliono denominare Alpi Venete, non consta che portassero un nome speciale nell'an- 
tichità. Veramente credette qualcuno'* che tutta tpiesta fascia montuosa, che va de- 
gradando verso r Adriatico, sia 1' Ocra degli antichi scrittori. I due punti nei (puili 
Tolomeo = fa cenno di questo monte, o catena di montagne, sono così oscuri da non 
l>ermettere alcuna deduzione intorno al posto che gli assegna. Poiché egli parla 
bensì di luoghi della Rezia che sono verso il monte Ocra, forse per accennare alle 
regioni più orientali, ma questo farebbe piuttosto credere che Tolomeo denominasse 
Ocra precisamente la catena stessa delle Alpi Gamiche, co' suoi contrafforti setten- 
trionali, ijoichè nessuna parte della Rezia, qual' è descritta da Tolomeo, e qual' era 
sotto forma di provincia, non poteva esser attorno, o contermine colla zona veneta 
alpina, alla quale si vorrebbe assegnare più specialmente il nonu' di 0<'ra. Più espli- 
cito è invece Strabone", che, ne' vari passi dove parla di questo monte, lascia chia- 
ramente vedere che egli lo poneva ne' Japodi fra Nauperto e Trieste da una parto 
e Aquileia dall' altra, e lo considerava come l' idtima appendice orientale delle Alpi. 
E che r Ocra non era considerata, come sono le Alpi Gamiche, dal greco geografo 
come la continuazione delle Alpi Retiche e Tridentine, lo dice chiaramente, dove af- 
ferjna che 1' Ocra è la parte meno elevata di tutte quelle Alpi che cominciando dalla 
Rezia si stendono fino alla regione dei Japodi, il che risulta pure da tutto l' insieme 
di quel passo". 

Nulla quindi ci autorizza ad ammettere, come fa qualcuno, oltre al vero Ocra, 
che è identificato coli' odierno Birnbaiuner Wald, o selva Piro, e fors' anco con tutti 
i monti, che a mezzodì si staccano da esso fino nel cuore dell'Istria, ossia l'altipiano 
della C!arsia, se veramente 1 Subocrini di Plinio^ si trovavano fra Pisino e Pin- 
guente, un' altra catena del medesimo nome più ad occidente. È ben vero che alcuni 
geografi moderni, fra i quali il Kiepert, ritengono che la Garsia sia il monte Garu- 
sadio di Tolomeo^; ma, se si considera che questi ])one quel monte sotto ai Norie!, 
vnò TÒv NooiHÓv, non fa meraviglia che alcuni suppongano sia incorso errore nel testo 
di Tolomeo jior colpa degli amanuensi, che avrebbero scritto Carusadio in luogo di 
(Jaravancas. 



' [11, -'."l, L>S. ^IIH< rx C'irìNfh. 

■ l)p rcb. ijct., f. OO. 

' Il BKNtfssi, L'.hlrin l'iiin ,nl A/ii/itsto, pag. :;. as-,Ml<iT. eh.- 1,. Alpi (ikilic. oltre che Veneti: <Taiio anche 
dette Gpravmiehe iiell'autichità. Ma di (|uei'to non ci rimane alcuna tcstinmiiianzu, né tradizione. ToLOMKO II, l:}, 
1, mette bensì, i?enericameiite parlando, le Caravancho {Kaoovd-/y.a;) sopra l' I.-itria ì'.7,'f) ri^v'ImiUav. ma nel Norico, 
facendole diffondere anche nella Pannonia (II, 14, 1). Non" v'ha quindi dublìio, che anche il geografo greco, come 
i geografi moderni, atsegna il nome di Caravanca a quella serie di pianori che sono fra i fiumi Drava e Sava. 

■" ]{EXi:ssi, 0. e. pag. 3, nota 4. 
■ " II, 12, 2, e III, 1. 

" IV, 6, 1, p. 202, xai yàg rì'V hi zn ir lof; 'lù.:ioair òijo; vij'ijh'ìV orrà.-rror no); jfj \)xij<t xai vai; ~A/.i:soif 
'AH^cor Uytiai, coi av fiiyoi SevQo tiov "Al^iecor èy-iera^iévoiv. Era (piindi all'estremità orientale delle Alpi. .Vltrove, IV, 
0, 10 p. 207, chiama r) ''Òy.Qa r» TajiFMmaror hsqos tù>v 'Alnewv, donde psussa la via fia .V(iuileia e Naiiporto. Più 
chiaramente poi nel libro V, 1, :5 p. 210, contrappone l'Ocra, estrenni parte orientale delle Alpi presso il golfo 
Adriatico, all'estremità occidentale delle medesime presso il golfo di Uenova. 

' \'I. ."), L'. p. ;!! 1. (/ lY^OnniL rannyómmi- /lynoi Tiòr 'A).ned)i' foti rwf tliuiFit'Ovritòy «.tò ti]; 'l'aiiixrji fiKXi'i 
V'(.7'">('>r. 

" III, l:!,i. ///'•'//"' Al/, inni iiiiilll jiiiimlì. Knl iiitll^lirs ri ['ulti mi Trn/rsl i.i iviiioin-ni Sreiisirs. Siihoeriìli' 
l 'afilli, Menoiiealeiiì. 

'■' HI, 1, 1. dia il (,-m:vi.;iuo, Ilnlìn aiifii/nn I, :!04, rilonrva che il li!-; i di T )l()m('ii foss,- corrotto. 



I 



I.E «rEUlRK CONTRO LK ALPI ORIKXTAM 177 

Poco accessibili, e quindi anche poco praticate, le Alpi Gamiche non furono 
nemmeno l' oggetto di minute indagini da parte de' geografi e storici antichi. Nes- 
suna parte del sistema al])ino presentò infatti j)iìi sicura Ijarriera di questa contro 
le invasioni dei i)opoli finitimi. Il passo del Moiit^- CnieÌK aveva allora, come adesso, 
un' importanza del tutto secondaria, e quello di Saifnitz, Larice o ad suminam Al- 
pem degli itinerari, ricordato da Venanzio P'ortunato ' e da Paolo Diacono-, non era 
tanto praticabile e comodo da formare una importante arteria alpina. Anche le Alpi 
Giulie furono rese praticabili solo negli ultimi anni della repubblica, per opera di 
(iiuli<^) ('esare, o più tardi ancora da Ottaviano, ma le grandi e lunghe guerre com- 
battute contro r Illirio, dovevano aver richiamato su di esse già molto prima l'atten- 
zione dei Romani. Pure poche notizie anche di esse ci furono tramandate dagli an- 
tichi geografi e così confuse, che siamo ben lontani dal poter con certezza definire 
quali limiti essi assegnassero all' Ocra e al Carusadio, come già abbiamo notato, 
nonché dal poter asserire che i monti Tulio e Fligadia {xo TovXkov xal (Phyaòln) di 
Strabone' siano precisamente il Terglù ed il Flitsch, come comunemente si crede. 
Più sicura pare che sia l' identificazione del Mons^ Picis, cioè il Pechberg di Gior- 
nande*, nominato da lui, in causa del Natisone che vi trova le sue origini. 

C?osì pure i fiumi e torrenti, che scendevano dalle Alpi Gamiche, per quel poco 
interesse che poteva presentare il loro corso superiore non diedero certo luogo a 
speciali ricei'che od osservazioni agli antichi scrittori. La Livenza IJAqw'nfia) '", detta 
Liei'inia nella tavola Peutingeriana, poteva appena interessare, oltre che per il natu- 
rale porto che formava al suo sbocco, i)erchè scorreva fra le due città di qualche im- 
portanza neir antichità, Omcordia ed Opifergiuni, nonché perchè formava la linea 
di confine fra la regione veneta e quella de' Carni. Gosi pure il Lemene, il Roman- 
li niiiii di Plinio®, non ])oteva aver altra ragione di notorietà, che il porto formato 
alla sua foce, e la circostanza ch'esso passava da Concordia. Teneva invece, anche 
l>resso gli antichi, un posto considerevole il Tagliamento (Tilaventum'' , TiUamentìis*, 
Taliaìuentuìn'', Tiliabinte'^'^, TiXaovs^inzos^^) che Tolomeo annovera col Natisone fra i 
principali fiumi della regione carnica. Infatti per mezzo de' suoi affluenti, la Fella 
e il But, che conducono ai passi del Pontebba e di Plecken (Monte della Croce, Monx 
Crucia), formava l' unica via d' unione fra il Norico e la regione carnica transalpina 
da una parte e la cisalpina dall' altra^ poiché, se vie carreggiabili vi furono costruite 
solo all'epoca d'Angusto o poco prima, è certo che sentieri, segnati dalla natura, (^ 
resi ])iù praticabili dagli indigeni, esistevano anche precedentemente, e che fu appunto 
jier quelli che la popolazione carnica s' infiltrò al di qua dalle Alpi, sovrai)ponen- 
dosi alla popolazione primitiva, come in seguito vedi-emo. 

Anclie il piccolo fiunìe Stella (Anaasiifi), col suo affluente la Muzanella (Va- 
riamus) sono ricordati da Plinio'-; ma ])iù noto nella storia divenne l'Ausa (Alsa^^) 



' Vil'i S. Mari ini. W p. 471. 

II. i:!. 
' IV, (), !i, [>. 207. BiLsti solo o.»ficrviire (ho Strabonc; soggiiiiigo: rà vjrugxeifieva lòir Ovivòohxrìtv. 
' De reliu.s gii., 42. 

• Pi.ix., Ili, 18. 22; Si:rv., mi Am.. IX, 079; Paoi-o Dia<\, V, 39; (ìkohrafo Havknn., IV, 3G. 
'■ III, 18, 22. 
'■ l'i.ix., Ili, IH, 22. 
8 Paoiaj Diac, II, -a. 

■■• (iKo<i. Kav., IV, ;ì(i. 

'" T'iriilfi l'iittil/'/'/iotin. 
" TOI.OMKO, Ili, I, 2(). 

'•■ III, 18, 22. 

'- l'u.v., Ili, 18, 22; Aurei,. Virr., />/., 41. 

2;t 



178 LIBRO RESTO 



a poca distanza da Aquileia, per la battaglia ivi avvenuta fra Costantino il giovane 
e suo fratello Costanzo; ma più ancora, in causa della sua vicinanza ad Aquileia, 
il Natisone (JVatiso\ Nntisfia^, 6 Nmiooiv^) e quindi l'Isonzo (Sonfius*, Sonfii.f'') coi 
suoi affluenti il Torre (Tiirris^) ed il Wippach, detto Frujldns nell'antichità, in causa 
della freschezza delle sue acque, e noto per una battaglia ivi combattutavi fia Teo- 
dosio ed Eugenio ''. Ma il fiume veramente famoso negli antichi tempi, e che godeva di 
una venerazione non inferiore a quella che si tributava ai fiumi più insigni d' Italia *, 
è il Timavo (Tliimvus'^, Tifiavo? ^'^) . Tutte le particolarità che lo l'iguardano erano 
note agii antichi. Già Posidonio" sapeva che, breve tratto dopo le sue origini, si pre- 
cipitava in una profonda voragine (la grotta di S. Canziano) e che quindi correva 
sotto terra per lo spazio di cento e trenta stadi, cioè ventiquattro chilometri (in 
realtà sono trentatrè), dopo di che, giunto alle estreme falde i-occiose del Carso, sca- 
turiva da parecchie copiose bocche, che formavano, unite, un fiume navigabile. Nei 
tempi antichi era assai maggiore il volume delle sue acque, poiché per successive 
trasformazioni telluriche, essendosi considerevolmente mutato il corso de' fiumi in 
tutta (juesta regione '-, gran parte delle sue acque andarono ad alimentare l' Isonzo 
ed il Natisone, che con molta probal)ilità anticamente erano in comunicazione fra 
loro. Perciò si comprende come concordemente gli antichi asserissero, che, dopo essere 
scomparso per qualche tratto, erompeva fragorosamente dalla roccia, chi dice per 
sette'*, chi per nove " bocche e, riunitosi in un solo corso d'acqua, precipitosamente si 
gettasse nel mare, alla cui spiaggia formava mi lago considerevole '=. (^lie anzi mare 
il fiume stesso era chiamato dagli indigeni, e una delle tanti fonti del mare era cre- 
duto da alcuno '®, in causa delle sue acque salate '''. Parano parimenti famose le acque 
termali che si trovano in un' isoletta presso le foci del Timavo, e doppiamente me- 
ravigliose, perchè crescevano e decrescevano a seconda del flusso e del riflusso 
del mare '*. 

Ad aumentare venerazione a questo, già par se famoso, (!orso d'acqua con- 
correvano gli argomenti della religione, poiché oltre essere il fiume stesso, per 
tutte le sue i^articolarità, considerato come cosa sacra'*, si aggiungeva un rinomato 
tempio a Diomede, che alle foci di esso aveva culto speciale, e gii argomenti stoiici, 
in causa delle operazioni navali avvenute, durante la guerra contro gli Istri, nel lago 
che il Timavo formava alla sua foce^". Poco oi'a resta di tanta maestà di fiumCr in 



' POMP. Mkla, II, 4, :j, (Jcitì Xatinu iiDit longc a iiinri ditelli n/ltinijit. Arjui/rifiw. Cf. Pi. IN.. Ili, IS. 22. 
H Amm. Maiueli.., XXVII, 12. 

' (JlOK.VAKDE, De reb. Oet.. 42. 

^ Htuau., V, p. 214; Tolom., Ili, 1, 2C. Avremo occasioue ili occuparci più ijiffu.sameiitf lii queisto fiume 
ncll' Appendice. 

* Erodiano, Vili, Tal). Pe,utin<j.. l'oits Santi. 

■'• CAsmoi)., Vftr., I, 18. 

'• Plin. hi, 18, 22, lo confonde con un affluente del Natisone. 

' SocK., Hùf. ei-o/., V, 25. 

" Vn-Kiivio, Vili, 200. 

•' Vkr«.. Aeii.. I, -244; Liv., XLI, 2; Pomi». Mela, II, 40; Plix., Ili, 18. 22. 

'" 8trai!., V, pap. 214; VI, pag. 275. A proposito di questo fiume cf. Greoorutti, L' onliro Timavo e. la 
via Gemina e Poalumid (in Archeografo Triestino, XVIII, pag. 250 r^eg.) 
" in Straboxe, V, 1, 8. 

" Cf. a tal proposito Czììrnks, ìkis I.nwl (iijrx itiid Gradisca, pag. 103 segg. e Kasdler, Aquileia romana 
(in Archeogr. Triest., I, pag. 105). 

'" Htraj!., V, 1, 8; Marziale, IV, 25. 

'* Ver(ì., Aen.. I, 244; Pomp. Mela, II, 4, 3; Olaudiaso, De VI eons. Ilouorii. 1!)V. 

" Claudiaxo, U.c.. pag. 120 Le.; Livio, XLI, 1. 

'" Polibio, in Strab., V, 1, 8. 

" Marziale, XII, 89. 

'" Plix., II, 229; III, 151. 

■" SlLIO ITAL., XII, 213. 

■" Liv., XLI, 1. 



LF, «l-EKKE CONTRO LE AI.PT ORIESTAI-I 179 

causa delle accuMinato mutazioni idrografiche di (juella regione; le bocche da nove 
o sette sono ridotte a tre ' ed il nome stesso non rimane che alla parte inferiore, 
mentre la parte superiore porta il nome slavo di Recca (fiume). 

Anche l' Istria conta de' corsi d' acqua eh' ebbero rinomanza nell' antichità. In- 
fatti, tolte la Lussandra, la Forba e la Draga, che ne forma la continuazione, che, 
forse in causa del loro breve corso e della loro poca importanza non sono ricordate 
dagli scrittori antichi, di tutti gli altri fiumi fu fatta speciale memoria. Il Risano o 
Formione (Riisano^, Formio^, (Pog/tiirnv^j era noto prima come confine orientale 
d'Italia, e poi come confine settentrionale dell'Istria, invece la Di-agogna (Ar(/aon), 
non ostante il suo corso considerevole, è appena menzionata dal Geografo Raven- 
nate^ ed in documenti medievali non anteriori al secolo undicesimo. 

Il principale fiume dell'Istria, come lo è tuttodì, anche per gli antichi era il 
Quieto, detto NiiKjxtii o Ncìkjoìi dagli indigeni ", ma più noto nell' antichità col nome 
di Istro (Ister, "largog), dal (pmle, secondo Ipparco ', sarebbe derivata la denominazione 
dell'Istria. L'identità del suo nome con (piello del grande Istro (Danubio), indusse 
molti antichi, come Aristotele*, Teopompo®, Eratostene '", Scilace'S Ipparco'*, Scimno 
Chio '^ Eustazio ", Isidoro'* ed altri, in uno strano errore che valse ad accrescere la ce- 
lebrità di (piesto fiume. Credevano cioè che si trattasse d' un solo fiume, uno de' cui 
rami avrebl)e avuto foce nel mar Nero e l'altro nel mare Adriatico; anzi Apollonio 
Rodio '^ cosa ancor più singolare, di questi rami ne ammetteva anche lui terzo, che 
avrebbe avuto foce nel mare -Tonio. Non mancarono però anche fra gli antichi quelli 
che cercarono di sradicare simile errore. Plinio ''' si meraviglia, che perfino Cornelio 
Nijìote, nato non molto lungi da questa regione, l'adi accola, abbia partecipa'to a! 
comune errore, e Strabone '* incolpa Teopompo ed Eratostene d' essersi troppo facil- 
mente lasciati ingannare dalle opinioni del volgo. Anche questo fiume che parve pro- 
digioso agli antichi, e fu per loro causa di sì svariate disquisizioni, non conservò il 
suo nome, tanto che s'ebbe fin a dubitare quale de' tanti fiumi istriani si debba iden- 
tificare coir Istro '* ; poiché a questo nome, ne' tempi imperiali, fu sostituito quello in- 



' Lo ScHMiiiT, Crh/T dell untrrìrdiscli. ÌMuf des l{rccfi, pag. ()70, dimostra che in tempi ordinari lo bocche 
erano sette e doi>o un i)eriodo di [lioggie ]X)tevano diventard^ancho nove. 
' (lEociR. Kav., IV, 30. 
' Plix.. [II. 18, 22. 
' Toi.., Ili, 1. 27. 
■ IV, 3(i. 

" Con tal tionn> ì- desiiinato il (Jnioto solo tardi, cioè ncAV Iti iterar ìd i/' Aidniiiiio pag. 271 e dall' ANONIMO 
Kavensate, IV, 2(). Ritiene il Mommsen', C. I. L. V, 1, pag. 40, che questo fosse il nome indigeno più antico. Cf. a 
tale proposito lìKN'l'ssi, O.c, pag. 14i).22. e pag. 3(5; e Kandler, Mmituiui, pag. 22. 
' In Strab., I, 3, 15 pas. 57. 
' lllst. (iiurii.. VIII, 17. " 
1' In Stiiai!., VII, 5, 0, pag. 317. 
'" In Strak., /. r. 
" Per. 20. 

'■■' In Strau., I, 3, 15, pag. 57. 
' ' Orljin drxcr. v. 773. 
" Coiniii.. 29,S. 
'■■ Or/V/., XIV, 4. 
"■ Arf,o,i.. IV, 285. 
" Ili, 127. 

" VI, 5, 9, pag. 317. Così' pure DlopoRo SlOUU), 4, 21, ascrive ad errore di alcuni questa doppia foce 
d.;ir l>tro. 

'■' Infatti il Ci.cvERlo, //«/. Ani., 1, 208; il MO.M.MSE.V, O. I. L. V, 1, pag. 141; Fimahi, v. 2, e. 28, riten- 
gono che r Istro sia il Timavo. Strabone parla per^ troppo distintamente di questi due fiumi por ritenere una tale 
cosa. Il (;ARr,i. Operv i-dinjil. (.Milano, 178ti), lo identificava coir.\rsa; e noli' («^ Hai. 1. 4,4, pag 207, col Quieto; 
<-o*^ì puro il KAsni.EK nell' /<///«. a. IV, n. 48, lo credeva il Kisatio; ma poi noli' A</» > Aiìrinfi iXnt. ntnr. dì \fon- 
f'/naj diceva che non può esser altro che il Quieto. 



18() • 1^1 BKO 8BPTO 



digeno di Nimjiun, nel medio evo quello di Ldime o Lama ' ed ora quello di Quieto, 
limitato da prima al solo porto dove il t'iuiue ha la sua foce-. 

Benché non circondato da sì prodigiose circostanze come il Timavo e l'Istro, 
non era meno imi)ortante nell'antichità il fiume Arsa (Arsia)^, perchè ebbe ne' suoi 
pressi termine la guerra contro gli lstri\ e divenne più tardi, al tempo d'Augusto, 
il confine d' Italia, et mine finis Italiae fliiviua Arsia ^. 

Se sotto l'aspetto geografico c'è una certa affinità e continuità di carattere 
fra la regione friulana ed istriana, fino ad un certo punto subirono le medesime^ 
vicende anche sotto 1' aspetto etnografico. Veramente, seguendo i princif)ii ciie gene- 
ralmente si seguono sotto questo riguardo, convei-rebbe fare una netta distinzione 
fra la popolazione istriana e la friulana. Infatti varie ipotesi furono proposte intorno 
all' origine degli antichi abitatori dell' una e dell' altra regione ; ma non certo uni- 
formi per ambedue. (Juesta diversità d'o])inioni, e l'aver esse realmente sotto certi 
rispetti subito sorti differenti, costringe anolie noi ad esaminare separatamente la 
(piestione etnografica delle due regioni. 

Intorno all' origine degli abitatori della regione carnica, o friulana, cioè di 
quel territorio che è confinato a settentrione dalle Alpi Carniche, a mezzodì dal- 
l'Adriatico, ad occidente dalla Livenza e a levante dall'Isonzo, furono propo.ste 
molte e differentissime opinioni. Alcuni, fondati su parecchie iscrizioni d'incerto carat- 
tere, trovate nelle Alpi Carniche, l'i tennero che gli antichi Carni cisalpini fossero E- 
truschi. Però nessun valido argomento viene a sostegno di questa asserzione, poiché, 
se tolgasi la vaga testimonianza di qualche sci-ittore antico", che assegna agli Etruschi, 
in tempi remoti, il dominio di tutta l' Italia settentrionale, e (pialche monumento spora- 
dico d'origine incerta, ne l'antropologia, ne l'archeologia, vengono a conferma di ciò. 
Non ha maggior fondamento l'opinione di quelli che vogliono i Carni d'origine il- 
lirica. Egli è ben vero che qualche scrittore antico diede agli Illiri una estensione 
considerevole verso occidente. Abbiamo già visto clie Strabone chianìa i)ei'fino illirici 
gli abitatori dei declivi settentrionali delle Alpi reticlie, e perciò illirici chiama ì 
Erenni ed i Genauni. Ma nota giustamente lo Zippel '', che altro è il significato am- 
ministrativo della parola Illirio, che variò considerevohnente, secondo i diversi tempi, 
(id altro il significato etnografico; poiché, m(>ntre questo va ristretto fra 1' Ei)iri) <> 
la Narenta*, come denominazione generica aveva avuto ini' estensione grandissima 
dai Romani. Appiano^ asserisce che a' suoi tempi e Pannoni e Norici e Reti erano 
detti illirici, ed egli stesso non sapeva rendersi ragione di tale denominazione. Del 
resto quali sono i monumenti, che, tolte (pieste vaghe testimonianze, dimostrino l'o- 
l'igine illirica dei Carni V 

Quanto all'origine slava credo fin inutile fermarmi a discuterne la serietà, 
dal momento che né la lingua, né la toponomastica, né la stoi-ia, uè 1' archeologia, au- 
torizzano ad ammettere il benché minimo elemento di (jnella nazionalità. Non così 
dell'origine celtica, ])oichè validissimi argomenti storici ne assicurano dell'esistenza 



' Kandi.ku, y'i't. stor. ili Montoiui. jiag. 22. 

■' Henuski, ().<■., png. 17 e in tutto il cap. 1." iu genere, «lov'fe una chiara esjwsizione ilella geografia del - 
VU\x\:\. 

8 Pmn., III. 5, 6; III. 19, 32; Tao. Pvulimj.: (Jkoiìr. Rav., IV, .30. 
' Liv., XLI, 11; PYoRO, II, .5. 

■■ l'MX., /. -•. 

'■ DioDORo Siculo, XIV, 113; Plctarco, i» Cniuillo. Hi. 
' Die riini. Hfrrselinft in IHirien, pag. 0. 
" Cf. Bexussi, O. <• . pag. 8(). 
" lUijr., <i. 



LE HUEBRE <X)NTRO hE ALPI ORIKSTALI ISl 

de' Celti nel Friuli; vedremo però come non si ])ossa con egiial fondamento ammet- 
tere che questi fossero i primi e .<>li unici, o sia i)urc i ])iù nmnerosi abitatori di 
questa regione. 

Prima di chiudere la serie delle varie opinioni emesse su tale argomento mi 
conviene dire una pai-ola di due delle più recenti, che vanno per lo meno segna- 
late per la loro originalità. 11 Kandler ', pur ammettendo che è difficile definii'e con 
sicurezza di che razza fossero i Carni, dice che la cosa più notevole che si sappia 
di loro è il nome, il quale, a su(^ credere, è prettaiiiente greco. Egli nota infatti che 
una delle divinità, ch'erano tenute in grande onore presso i Greci, è V Apollo Caniio. 
Sebbene esso fosse il dio principale degli Egidi, originari da Tebe, pure il suo culto 
era assai diffuso anche a Sparta, dove si celebravano le feste Carnee. (Questo culto 
non sarebbe però indigeno della (irecia, ma v' era importato dall' Orieiite, corrisi)on- 
dendo 1' Apollo Carnio al terribile dio solare dell' Asia centrale ^. Perciò, secondo il 
Kandler "^ il nome de' Carni deriverebbe da quei coloni, che, nell'ottavo secolo avanti 
Cristo, da Corinto, per Corcira, movendo verso occidente e settentrione, recarono gli 
avanzi degli Egidi Cadmei in queste contrade, e seco portarono 1' adorazione del dio 
solare, che diede il nome alla popolazione. Egli soggiunge però che, se il nome della 
l)opolazione è greco, non intende con ciò che i Carni siano di stirpe greca. 

Lo Czoernig^ invece ritiene che, fino al secondo secolo avanti l'era volgare, 
la regione friidana non era ancor abitata, come dimostrano i vani tentativi fatti dai 
Calli, venuti d' oltre l' Alpi Gamiche, di fondare un villaggio nelle vicinanze di 
Aquileia. Solo più tardi dalla regione retica e tridentina, già influenzata dai Ro- 
mani, quella popolazione reto-romana, dalle valli d' Ampezzo, Buchenstein, Primiero 
ed Agordo, s' infiltrarono sui declivi meridionali delle Alpi carniche. A questa pri- 
ma e copiosa immigrazione s'aggiunse poi quella de' Carni abitatori dei declivi set- 
tentrionali delle Alpi. Il connubio di queste due razze differenti fornu') la popola- 
zione antica di questa contrada. Quando poi, per opera degli Unni e d' altri in- 
vasori ed in causa delle micidiali pestilenze, che sogliono accompagnare tali deva- 
stazioni, la regione rimase quasi deserta, ricevette per opera dei Longobardi prima, 
de' Franchi poi, un forte contingente di popolazione germanica, che, mescolatasi cogli 
(slementi celtico e reto-romano preesistenti, venne a formare quella schiatta forte e 
laboriosa che sono i Friulani. 

Il principale fondamento che lo Gzoernig pone a ((uosta sua asserzione è l'esame 
del dialetto friulano. Ma questo appunto, fattiì con maggior criterio sinentifico, avrebbe 
dovuto condui-lo a conclusioni se non o[)poste, almeno molto differenti dalle sue *. 

Per quanto si chiami misterioso, ed liupeaetrahlle il problema dell'origine 
dell'antica popolazione delle Alpi (^arniche e del Fi'iidi in generale, pur che si os- 
servino i risultati veramente prodigiosi delle ultime scoperte archeologiche, (^ palet- 
nologiche, e si raffrontino colla ti-adizione <; v.o\ risultato dello ricerche intomo all'o- 



' / Canii alle rive ilei mare Adn'ntko e <MI' oriijiii- ■!< I nnìm TrioxI.e (in Archwifrr Triost., VI, piiir. -!:!!• spgg.) 

' Cf. Phkller, Grieeh. Mijth.. I, pag. 197 «cgg. 

' O. '■ , pag. L'44. 

^ Die alteit \'òlker OberitaUens, pag. 48 e segg. 

'- (iuesta mescolanza dell' clomcnto germanico nella razza friulana, come pure in altre regioni dei vi rsanlc 
nieritlionah; (lel)e Alpi Centrali, era «tatasoste-iiuta dallo stesso CzoKRSUi, Die. dfutseke Sprachiiuiei Suuris in Friivil 
(in der Zeitschritt dcs deutseheii und «(«terreichischen Alpenvereines) e dallo 8ch.\kllj:r, Deuiiteìm und Rmnanen 
ili. Sii/Uirol unii Vevetinn (in Petermann' s geogr. Mittheilungen, 1877, pag. 305 segg.). Quest'eccessiva importanza 
data alla razza germanica nella formazione delle popolazioni italiche alpine fu luminosamente confutata da .V. 
(ìalanti, / TeAe.isrhi mi i:erm>ìte iiie.ridionnle (Mie Alpi, e dai dotti lavori pidfblicati su ipiest' argomento da I?. 
.Malfatti ncW Archivio i/lolloln^ieo i/aliano, o neìV Anliieio xtorieji per Trieste l' iMrin e il Trentiiu). 



182 LIBRO SESTO 



rigine del dialetto, non si [niò a meno di venire a tale proposito a conclusioni sicure 
e definitive. Abbiamo altrove avuto occasione di notare che una popolazione molto 
estesa in tutto il sistema alpino, poi»olazione che tatti riconoscono primitiva, è (piella 
dei Taurisci. Tali si crede essere stati i Taurini, che Strabone ' definisce popolo Li- 
gure; Taurisci erano per testimonianza di Catone- i Salassi; Taurisci, a detta di 
Catone^ stesso e Polibio \ i Leponzi. Ma come questa po^jolazione era diffusa su 
tutto il declivio italico delle Alpi Occidentali e Centrali, si trovava nella regione car- 
nica presso Aquileia''; anzi i Carni stessi sono detti Taurisci da Plinio". 

Se non che l' essere più frequentemente nominati i Taurisci come abitatori del 
Norico'', si ritenne esser quella la loro sede primitiva, dove avrebbero lasciato traccia 
del loro nome nei monti Tauern. 

Strabone li dice una suddivisione dei Norici e d' origine gallica. Questa af- 
fermazione fu accolta generalmenete anche ne' tempi recenti ^ come pure si ritenne 
che dal Norico siansi dipartiti quei Taurisci, che vennero ad abitare tutto il lembo 
meridionale delle nostre Alpi®. 

Plinio '" però pensa diversamente, cioè che i Taurisci non fossero la stessa cosa, 
o una diramazione dei Norici. ma bensì la popolazione primitiva, alla quale si sa- 
rebl)e piìi tardi sovrapposta quella celtica dei Xorici. E questo risulta anche piena- 
mente confermato dalle ultime scoperte archeologiche. La non conoscenza prima, e 
la colpevole noncuranza poi, di tutti prodotti delle civiltà primitive, fu causa che 
anche a questo riguardo si esprimessei'o i giudizi [)iù assurdi e contradditori, so- 
vrapponendo popoli della medesima stirpe con nomi differenti, e facendo ad essi 
tenere i più inverosimili viaggi d'incrocio da occidente e da oriente, per non met- 
tersi in contraddizione con qualche vaga asserzione d' uno scrittore antico, senza 
badare poi, se la cosa sia contraria o meno al buon senso. Questi Taurisci delle 
nostre Alpi erano Celti provenienti dal Norico V Dunque essi vennero in Italia dopo 
la grande emigrazione celtica guidata da Belioveso, dopo cpiindi che tutta la parte 
migliore dell' Italia settentrionale era stata occupata dai Galli, poiché, secondo la 
tradizione, le due emigrazioni galliche, ({uella a nord e l'altra a sud delle Ali^i, erano 
partite contemporaneamente dalla Gallia. Come si si)iega dunque che questa seconda 
emigrazione celtica, venuta dall'Oriente, è rappresentata da una popolazione nascosta 
nei più reconditi recessi aljiini, sede più appropriata a gente indigena, che trova 
r ultimo rifugio in luoghi non invidiati da clii viene in cerca di terre più fertili e 
comode di quelle che al)itava prima V 

Se seguiamo invece le traccie de' trovati paletnologici ci si manifesta in tutta la 
zona alpina quale prima popolazione, quella cavernicola, giunta alla civiltà neolitica, 
e che intatta e più a lungo si conservò nel territorio ligure. Questa popolazione di 
razza iberica ebbe il nome di Liguri lungo il litorale occidentale e nella pianura del 
Po, di Taurisci, o abitatori dei monti, quelli ciie abitavano nelle valli ali)ine. Questa 



' IV, 6, .5, pag. 204. TavQÌvoi . . . Aiyvatucòv è&voS' 
•' in Plin., Ili, 20, 134. 
' in PLfN., /. e. 

* li, 14. 

' Straii., vi, 5, 2, pag. 314. 

" III, 13.3; iuxlaquf Caniox quomlnin Taurùei appellati. 

' Strab., IV, 6, 9, pag. 206; IV, C, 10, pag. 207; V, 1, (j, pag. 213. 

* Cf Zeuss, O. e., pag. 239: Diefenbach, Celtica, 2, 1.39; KronI'S, Oesch. Oeaterr., l, 144; Zippr.i., 0. e.. 
pag. 118; CONTZEN, l>if Kelten. § 20, pag. 00. 

' CuNO, Vorifeseh. Jioms, 1, 158. 
'» XX, 24; XXV, 28. 



I-K «UERBE CONTRO LE ALPI ORIENTALI 183 



emigrazione, ch'ebbe direzione da occidente ad oriente, fu molto abbondante; gran 
parte dell' Italia fu occupata da questa popolazione, e dagli avanzi archeologici ri- 
sulta che si spinse anche molto ad oriente fino nel Friuli, e nella penisola istriana, 
e più a nord fin entro il sistema alpino nella regione che poi dai Celti Noi'ici prese 
il nome di Norico. 

Questi Taurisci quindi, fratelli de' Liguri d'Occidente, furono anche i primitivi 
abitatori delle Aljji Carniche e Giulie, e dell' altipiano dell' Ocra, dove pure si veri- 
ficò l'esistenza, benché in scarsa misura, de' cavernicoli dell'età neolitica, colle stesse 
caratteristiche de' cavernicoli de' Balzi Rossi e delle Arene Candide '. Ai dati pa- 
letnologici s'aggiungono anche quelli toponomastici, poiché, chi ben esamini la cosa, 
troverà in tutto il sisteiim alpino, per quella parte che riguarda l' Italia, ben maggior 
copia di nomi di luogo, che hanno riscontro in altri della Liguria o di territori che 
si sa essere stati abitati da' Liguri, che non in nomi gallici.* Si aggiunga il dialetto, 
nel quale 1' Ascoli ^ trovò elementi liguri. Ma, sebbene quest' elemento taurisco rimase 
tenace, specialmente nei monti, non fu però qviello che prevalse. 

Anche nelle regioni friulane ed istriane si trovano, come in tutto il resto dell' I- 
talia, le traccie della civiltà del bronzo e specialmente di quella che il Pigorinì * di- 
stingue in gruppo orientale, ascritta agli Italici; e delle famiglie che da questa si 
diramarono, nella prima età del ferro, ebbe quivi predominio quella degli Euganei. 
È colla civiltà di ijuesto popolo, al quale Catone ' ascrive trentaquattro città e che, se- 
condo le testimonianze degli antichi scrittori'', abitavano il paese fra il Po, le Alpi e il 
Quarnero, che si collegano le ricchissime neci"opoli scoperte, in quest' ultimo decennio, 
nella valle dell'Isonzo, come p. e. quella di Santa Lucia nell'alto Coriziano, nonché 
([uella a S. Pietro al Natisene presso Cividale del Friuli', benché qualche manu- 
fatto abbia relazione colla civiltà di Hallstatt, e la fibula del tipo La Tene, ac- 
cenni già a qualche influenza gallica, del resto non estranea anche in depositi di 
Este, che rispecchiano il prototipo della civiltà euganea. La (piale non si ferma all'I- 
sonzo ; ma si diffonde ampiamente a mezzodì in tutto il Carso istriano. Le importan- 
tissime e numerose scoperte di tombe ed oggetti riferentisi alla civiltà di Este, fatte a 
Verino presso Pisino, e ai piedi del castelliere i, Pizznijlii., a levante di Pai'en'zo*^, ed in 
altre località, nonché i numerosi etistellien, che, secondo qualcuno, sono le traccie di 
abitazione di quel popolo antico, unito tutto ciò alla toponomastica, che si manifesta 
j)redominantemente italica'-', fanno concludei-e che se una popolazione v'ha che, per 



' (.'f. Makciieskiti, SiH/li nijijdti pnÌKlorici scoperti a S. Daniele sul Cfir.'^o (Bull. ilcUa Ì50C. adriatica 
(li .scienze naturali, 4, 1, jia}?. 93j ; Bl'RTOx, .\otes im the. castHicri or the jirdiistorir ritinti of the islrian penini-iila. 

■ Il comijiatito etnografo <■ geografo Bartolomeo Malfatti, in un suo dotto lavoro, al «juale aveva con- 
sacrato gli (dtinii anni della sua vita, lavoro del ([uale molti anni a<ldietro l'illustre uomo mi fece leggere il ma- 
noscritto, e che non so se vide o vedrà la luce, dimostra appunto, con minuti e pazienti raffronti, che l'elemeuto 
toponomastico ])iù copioso in tutte le nostre Alpi fe il ligure. 

' Arri,, ijloll.. I, pag. 444, 

^ L' lliiliii. sdlrutrÌDuriln e centrale nell'età M bromo e nella priimi età del ferro. (Rendiconto della 11. \w.. 
dei Lincei Voi. Vili, 1° senL serie 4".). Cf. pure per la fonderia di (Torizia, Bull, di paletn. Uni. HI, ti, pag. 126. 

■ in l'LiN,. Ili, 117. 

;■ Liv., I, 1; Siijo ITAL., XII, ■>}(•>: Marziale, XIII, ep. 89. 

' Cf. .irclieor/rnfo Trientino, XVIII, pag. 253 segg. ; liela'.ione xwjli ■■ii-a dì preistorici eneifuiti imili unni 
1889, 1890, 1891. 

" Cf. C. Mos-ER, Die jtraehÌHÌor indie UrahstiUte non Verino (nel VII Bericht der praehist«rischen (Joraniission 
der niateniatisch-naturwissenschaftlichen Classe der k. k. .Vkwlemie d(.T Wissenschaften iibor die ,\rl)(;ilen im Jahre 
1883. —Atti dell'Accademia di Vienna, voi. 80; 1884) e Ardiivio storien pir Trieste, V latria e il Trentino, i, pag. 
34.0 e III pag. 138 segg. MARCliESErn, lieeenti esplorazioni di anlidtità neW Istria e L. I'kìorini, Pnletnoloijia 
istriana nel Bnllct. di paletn. ilal., IX, pag. 125 segg. e pag. 202-205. 

■' Intorno ai rn.ylellieri. ed agli oggetti euganei scoperti nelle loro vicinanze, e alla toponomastica istriana 
cf. K. Fkatek, -Suoli Aljoriijrni dell' %t ria ecc. in Archeog. Triest. XI, pag. 209. s(!gg. Invece il Kandleu e R. F. 
BlKTOiN ritenevano i eastelUeri (j])era de' Celti, che, secondo loro, sarebbero i primi abitatori dell'Istria. Cf. Kan- 



184 LIBRO SESTO 



r abbondanza de' ricordi lasciati e quindi per la sua persistenza nel conservare il 
suo carattere, a differenza d'altre che pur pi-esero stanza in (pieste regioni, questa è 
r euganea, la quale non si limita alle Alpi Gamiche e Giulie, ma vastamente si dif- 
fuse al di là da quelle, nella valle del Gail e lungo i maggiori corsi d' acqua della 
Carinzia, della Carniola e della Stiria, in parte dell" antico Norico e della Pannonia 
insonnna, come ne fanno prova le numerose iscrizioni etrusco-euganee ' ivi trovate, 
nonché tutti gli altri ricchi depositi archeologici riferentisi a questa civiltà. 

Però se essa fu la più abbondante e tipica, non vuol ciò indicare che agli 
Euganei non siano successe altre emigrazioni in queste terre, dove certamente i Ve- 
neti (Traci) ed i Gami (Gelti) jìi'esero stanza^ se non in tutto il paese, almeno in 
qualche oasi. Quanto ai Gelti possiamo precisare perfino l'epoca storica, nella quale 
si avanzarono di qua dalle Alpi; ma prima di trattare di ciò conviene dire una i)arola 
dei Veneti e vedere quale parte possono occupare nella compagine etnografica di 
quest'estremo angolo orientale d'Italia. 

Degli scrittori antichi, che toccarono dell'origine degli Istri od Istriani, si pos- 
sono fare tre categorie*, e siccome anche i moderni seguirono chi l'una, chi l'altra 
di tali oi)inioni, così ancor essi sono divisi in tre diverse schiere. Alcuni, come Trogo 
Pompeo'-*, Strabone ', Pomponio Mela ^ e Plinio ^ sostengono che gli Istri devono la 
loro origine ai Golchi, mettendo quindi questo fatto in diretto rapporto colla spedi- 
zione degli Argonauti, che, o per via di mare o di terra, di qui sarebbero passati, 
inseguiti sempre dai Golchi, i quali vedendo oramai impossibile raggiungere i loro 
avversarli ed impadronirsi della rapita Medea, temendo l'ira del loro re, si stabili- 
rono nelle regioni circostanti ad Aquileia e a Trieste, lasciando ricordo di loro in 
alcuni luoghi di queste spiaggie, come a Pola, che Licrofone ^ chiama città dei Colehi, 
e Callimaco ^ città degli esuli, oppure alle isole del Quarnero, che sarebbero state 
chiamate Assirfidi, dall'uccisione, quivi avvenuta, del fratello di Medea**, Assirto, 
del quale i)areva un ricordo anche la vetusta città di Assoro nell'isola d' Istris '". 

Ma dall' esame del racconto del viaggio degli Argonauti risulta che dagli scrit- 
tori più antichi, come Esiodo, Pindaro, Antimaco, Ecateo, Sofocle ed altri, benché 
discordino considerevolmente ne' pai-ticolari fra loro, pure esso è limitato al Ponto, 
alle regioni e al bacino orientale del Mediterraneo. Di mano in mano che si estesero 
le cognizioni delle coste europ<H', si estende anche il viaggio degli Argonauti, e fi- 
nalmente, quando si credette che l' Istro con un suo ramo mettesse foce neh' Adria- 
tico, si fecero giungere i Golchi anche neh' Istria, e prender (piivi stabile dimora. Si 
vede quindi esser quesito un tardo ampliamento dell' antico mito, senza che si possa 
annettere ad esso alcun significato etnografico. Del resto i caratteri etnici dei Golchi, 

i>LER, Lettera a 1). Andrej Amoroso uell' (haerratorr Trieffiiio. 187(). Il ri:ilSAVO(;i,r, /.' Istria jiriina dei Homani 
(Areheogr. Trie-at. IX, pag. 188 segg.) trova nell'Istria aatica molti usi fenici portativi da <»loni greci fwiicizzati, 
e nella to|K)iio!iiastica molte affinitiì feiiico-ioiiie. 

' Of. F. Plcni.KR, Elmshiseke liexte in Steieriiiark und Kiinileii (Mittheil. der k. k. Cciitr. Coiuiii. 1880) 
e OnRRZiNicit, I Iteti. ])ag. 205 segg. 

" Cf. Huxissi, C). e., pag. (il e«egg.; dove, trattando dell'etnologia istriana, esamina con molta dottrina e 
diffusione tutte le opinioni antiche e moderne emesso a tale proposito. Non permettendoci i limiti e la iiatiira del 
nostro lavoro diffonderci d'avvantaggio su qnest' argomento, rimandiamo a lui quelli che avessero vaghe/za di 
avere più ampie notizie a tale proposito. 

» .\XXII, .^. 

' V, 1, ".). 

• II, ?,. 

'■ nr, i-'8. 

' V. lOL'l, Kólymv IlóXaig. 
" in Strah., V, 1,9. 
" DioMoio Perikk., 488. 
'" Cf. Benndorf, Aiisgrabungen in Ossero (Afcb. cpigr. Mitth. atis Oe.it(^rr., a. IV, f. I . pag. 7:!). 



I.K OUEERE COXTRO hP. ALPI ORIENTALI 185 

quali sono descritti da Erodoto ', sono tanto diversi da quelli degli Istriani, da do- 
ver senz'altro ripudiare l'opinione di quegli scrittori che ad essi ascrivono un'o- 
rigine colchica. 

Invece Ai)piano-, Eustazio^ e ^Marciano d'Eraclea' dicono gli Istri di origine 
illirica. Ma quanto ho osservato precedentemente, parlando dell' origne de' Friulani, 
intorno al vario significato clie si soleva dare alla denominazione d'illirico e come 
i confini etnografici dell' lUirio non sorpassassero la Narenta, vale anche per l' Istria. 
Essa fu senqjre in stretti rapporti commerciali e in qualche tempo anche amministra- 
tivi coU'Illirio, nulla quindi di piìi facile che da ciò s' ingenerasse l'errore che gli 
Istriani fossero illirici anche d'origine. Ma quanto poco valore abbiano le asserzioni 
di Ai)piano, clie si riferiscono all'origine dei popoli, lo dimostrò lo Zippel*, mentre 
gli altri scrittori, che riferirono la stessa cosa, furono tratti in errore dalla condi- 
ziojie amministrativa degli Istriani, oppure, se, come Pompenio Mela e Strabone, as- 
seriscono la medesima cosa in tempi, nei quali era staccata l'Istria dall' Illirio, ciò 
indica che essi o attinsero a scrittori, che vissero quando i confini illirici si stende- 
vano fino air estremità occidentale della penisola istriana, o avevano innanzi agli 
occhi tabiilae picioc dell'epoca medesima. Poiché, se ragioni di vicinanza e d'unione 
anuninistrativa possono aver introdotto qualche costume illirico anche nell' Istria, i 
caratteri antropologici e linguistici dei due popoli sono così differenti da escludere 
assolutamente qualsiasi affinità etnica fra di loro". 

Però una terza opinione correva presso gli antichi intorno all'origine degli 
Istri, cioè quella di Apollodoro '' e di Scimno Chio *, che attinge a Teopompo, i quali 
li vogliono Traci. 

Fra le tante e svariatissime opinioni emesse intorno all' origine dei Veneti, 
(piella che ora giustamente prevale, è che non fossero Galli, come vuole Strabone", 
non miri, come dice Erodoto '", ma bensì fossero venuti dall' Oriente, come concor- 
demente affermano tutti gli altri scrittori antichi", che accennarono a quest'ai'gomcnto. 
Né il nome loro, ne le poche loro parole, che sono ricordate dagli antichi, ne la to- 
ponomastica, è gallica. Nulla quindi inqiedisce che si segua la generale tradizione 
antica. I Veneti erano d'origine Tracica, ed erano formati dalla mescolanza di vai'ie 
tribù di Teucri, Misi ecc., che dall'Asia Minore erano emigrate nella Tracia europea '^ 
donde qualche tribù, non per via di mare, come ammette la tradizione greca, ma 
l>er terra, si spinse verso occidente fino alle rive dell' Adriatico. 

Perciò quando gli scrittori antichi dicono, che gli Istri sono di stiri)e tracica, in- 

' II, 1U4. 
' ' ///v»-., 8. 

■' r<nii., 382. 

' A>., 4, !». 

' O. i-., pag. ]]3. 

" Cf. 1'"r. Muei-lf.k, AUg. Etnnyrajiltie, pag. 12. 

• U, 11!». 

" V. ;i8il, dice che ricini ui Vfiieli soìio i Truci detti Ulri. 

' IV, 4, 1. Però anelli- Straboxi-:, XII, lì, 8, a.«wrÌ3ce che aldi aiiiiuettono che i Veneti derivino dalla 
l'afiagonia. 

'" I, ]!l(). For.-e Erodoto intendeva qui parlare dell'IUirio primitivo, che in senso largo comprendeva anche 
la Tracia. 

" SoFOCLK in Strau., XIII, 1, .OS; Mkandko Milesio (in Mueller Geogr. gram. min., II, 337, fr. 9); 
l'oi.E.MONE Iliekhe (Ìli MuELLEK, <>. c. Ili, 122, ff. 22); Catone in Pi.in., Ili, 130; Scimno Chio, n. 380; Con. 
Nepute in l'i-ix.. VI, 5; Tiro Liv., I, 1,2; Vehcìimo, Ani., I, 142; Messala Corvino. 10; Pomi-. Mela, li, 
4: ti. ClKZli), De rr/iìti.- r/cxt. Alcr. Mfn/n.. Ili, 4; Darkte Frkjio, De exritlii) Trojae; Arriano, (in EcsTAZIo, 
r„ri,,/i.. 378); Ovidio, Fnxtor.. 4; Tacito, Ann.. XVI, 21; SiLlo Ital., VIU, 8.")(i; Li;cano, Pliars., VII, 192; 
(insTIXO, XX, 20; Triiìoniaxo. Praef. mi iiiir. 2!l; Clacdiano, De tertiii consul. Hotiorii, 120. 

" Le varie opinioni intorno all'origine dei Veneti furono ampiamente discusse dal Besussi, 0. e, pag. 92 
sc^g. — Cf. anche Czokrnk;. /'/'< cHe» Viitì.er Olieritnlietin. pag. 70 «egg. 



1S6 I.UiUO SESTO 



tendevano che essi doA^eano la loro origine a «luella emigrazione di V'eneti che dalla 
Tracia s'erano spinti nell'angolo della Venezia, occupando contemporaneamente anche 
r Istria ed il Friuli. Non credo però che questa sia stata una emigrazione copiosa ; 
probabilmente essi, agguerritisi nelle città, abbandonarono le canijiagne agli Euganei, 
che trovarono nel paese. Fecero come i Focesi, che piantarono le loro colonie di 
Marsiglia, Antipoli, Nizza, nel territorio ligure. Così si spiega come l'archeologia non 
possa fare una netta distinzione fra monumenti euganei e veneti, sebbene gli ultimi 
venuti possano aver modificata la coltura degli Euganei, ed introdotto nella orna- 
mentazione de' loro monumenti quello spiccato orientalismo, che li fa distinguere da 
quelli delle altre popolazioni loro affini dell'Italia settentrionale e centrale. 

Ma anche questa regione, come tutte l'altre delle Alpi e della pianura padana, 
non rimase estranea all'invasione gallica. Io non credo però che questa fosse così 
intensa e vitale da aver dato, come (jualcuno crede, un nuovo carattere alla popo- 
lazione. I monumenti e la lingua, che sono i documenti più sicuri, sono una palese 
prova di ciò. Infatti abbiamo già prima notato che dall' archeologia si deduce la 
persistenza della civiltà euganea, così pure nel dialetto mancano, o sono assai poco 
sensibili <iuegli elementi gallici, che si riscontrano in altri idiomi ladini '. Proba- 
bilmente prima che nel Friuli, i Galli, che già all' epoca di Alessandro il Macedone, 
s' erano diffusi a settentrione della Tracia e dell' Illirio, dove da gran tempo s' erano 
stabiliti-, non possono a meno d'essersi infiltrati anche nella regione del Carso, 
come è provato dalla tradizione e dalla toponomastica^. 

Più tardi si insinuarono anche i Galli, per i difficili passi delle Alpi Gamiche, 
fin sui declivi meridionali di esse. Ma una vera e regolare emigrazione in queste 
regioni credo non avvenisse mai. Questo ci è chiaramente testificato dalla circostanza 
narrata da Livio \ che i Galli, solo nel 186 a. Cr., senza devastazioni o guerre, pas- 
sarono nella Venezia e nel territoiio, dove poi sorse Aquileia, e si diedero a fondare 
lina città. Questi Galli erano certo gli abitatori del declivio settentrionale delle Alpi 
Carniche, poiché dice lo stesso storico ^, che erano penetrati nella Venezia, per saltus 
iijnotae antea viae, cioè, da quanto si può dedurre dalla posizione da loro prescelta 
per fabbricare la città, dal ])asso del Pontebba. Ma tre anni dopo, avuta intimazione 
dal senato d'abbandonare (pie' luoghi, e spaventati dall' avvicinarsi delle legioni 
romane, sebbene essi fossero dodicimila, se ne tornarono colle cose loro di là dalle 
Alpi ®. Non credo però che vada intesa alla lettera l' asserzione dello storico latino, 
che i Galli abbiano trovato le Alpi Carniche incolte e prive di abitatori^; o per lo 
meno le sue parole non vanno riferite, come fa (pialcuno, a tutta la regione •^ ma 

' (,-f. a tale iiroposilo AsfOU, Ardi, ijìolt. ilol.. voi. I S -l l-"'liii» <' \'''>i/'to; S •"> If/iiii Vanita, jiag. liió <■ 
nel volume IV di quel periodico, loi'l'i, Testi friidani. Ha poco fondanienlo l'asserzioue del Nisskn, che il dialetto 
friulauo sia roniaiiico-ccltico. Forse più ■ giustamente il Bidermann, Die Jióiii., pag. i) vi trova elciueiui celtici e 
liguri, onde lo chiama (eltii-liyuie. 

- Il Dio'KNJìAcii, (W//Vy/, 2, Hi" li)!), asserisce che da tempi assai remoti era avvenuto ((uesto dilagamento 
de' Galli nell'Eiiropa Danubiana. Egli pcrft non discorda in massima dall'opinione del NiKltriiiì. II, pag. ."iT") ; dello 
Zefss, 0. £•., p. lG.y; del Ountzkn, 0. c, II, §.5, che ritengono che l'emigrazione celtica dalla (ìallia nell'Italia 
settentrionale e nell'Europa centrale, non può essere avvenuta prima del 4()i) a. Cr. Il Ouso 0. p., I, pag. L'oJ, 
invece sostiene che essa avvenne in tempi pili remoti, perchè, secondo lui, tomixi di Tnniuiniiì I'ri,tco per i Romani 
intendevasi un'epoca, alla quale non arriva la memoria d'uomo, cioè l'età preistorica. 

•' Cf. Bkxukw, O. r., pag. 134 segg. Egli aggiunge fra gli argomenti per dimostrare l'inviisioue gallica nel- 
l'Istria anche il dialetto — non credo però molto a proposito — cJ alcune divinità tutte particolari di quelle regioni 
c«me Ilnra, ì'aurri; friea, Mflcsom ecc. Ma alcuni scrittori le ritengono d'origiiK^ tracica. Il Mommskx, nel C. I. />.. 
III. 4.'59.ó, dice Iria ligure e Meicsoco orientale. 

' XXXIX, 22. 

' XXXIX, 4.5. 

'• Livio, XXXIX, .->4. 

' l. e. (jiinf. itiridta per notiìiutincs viderrnt, iìii sim tiltius iuiiiiia rnHscili.ssc. 

" CzoEKSlii, 0. e pag. .")2. 



T.K OUEKRK COKTRO I,F, ALPI ORIKSTALI 187 



alla singola località, dove essi avevano posto le fondamenta della loro città. Questo 
è però certo, che la remissività, colla quale essi ubbidirono all' ordine di abbandonare 
que' luoghi e le esplicite e dignitose parole, colle quali l'ordine stesso fu espresso 
dal senato, denota che i Galli si trovavano fuori di casa loro. Infatti ad essi, che 
imploravano fossero lasciati tranquilli nella nuova città, fu riferito che avevano fatto 
malissimo a venire in Italia, ed a fondare una città in territorio a loro estraneo, 
senza nemmeno domandare il permesso al magistrato romano, che presiedeva a quei 
luoghi; che tornassero quindi immediatamente dond' erano venuti. Furono contem- 
poraneamente mandati de' messi coli' ingiunzione di imporre alle popolazioni Galliche 
di là dalle Ali)i Carniche, di trattenere il loro popolo in patria, e di dire che esiste- 
vano appunto perciò fra Romani e Galli le Alpi, quale insuperabile barriera, prope 
inexsuperahilcm finem, che non dovevano pei'ciò trovarsi in balia del primo, al quale 
talentasse di valicarle '. 



, CAPITOLO II. 

La regione carnica ed istriana sotto il dominio romano. 

Della coudizione delle regioni carnica ed istriana, prima che fossero passate 
sotto il dominio dei Romani, poche cose ci furono tramandate dagli antichi. Dopo 
il fluttuare di tante popolazioni, che si successero e s' incrociarono, per il Friuli do- 
vettero passare secoli di lotte colla sovrastante popolazione carnica, che riuscì a pre- 
valere, se non di ninnerò, almeno per forza, tanto da lasciare il nome alla regione. 
Sebbene i principali centri d'abitazione come Aquileia, Concordia (Portogruaro), 
Forum Inlimn (Cividale), e lulium Carnienw (Zuglio), sorsero più tardi per opera 
dei Romani, non tutti i)robabilmente furono eretti dalle fondamenta, ma i due ul- 
timi forse esistevano già prima con nomi differenti, e devono solo o a Giulio Cesare, 
o piuttosto ad Augusto il nome o l' ampliamento. E che il paese era abbastanza ricco 
di popolazione, ce lo mostrano le altre località riferite dagli itinerari, come ad Trice- 
simuin (Tricesimo) Loncium (Lozzo*), Viain fìeloio o Bellona (Pojala^) Larice* che si 
fa corrispondere alla Summam Alpem cioè a Saifnitz in Carinzia: ad Silanos della 
Tavola Peutingeriana, che si pone cinque miglia da Artegna. Così pure le località 
dove sorgevano i castelli longobardi distrutti, secondo Paolo Diacono '■', nell' inva- 
sione degli Avari, cioè Glemona (Gemona), Osopus (Osopo), Artenia (Magnano Ar- 
tegno), Nemas (Nimis), Iblic/ne (Iplis), Connonefi (Cormons), esistevano verosimil- 
mente fin da tempi remoti. 

Vanno pure menzionate sotto lo stesso riguardo Broxas^ (Brischis), e l'attiguo 
Menas', Pucioli (Puzzuolo*), Flamonia^ (Flagogna), Quarqueui^^ (Gorizia'^), ed i 
luoghi della Tavola Peutingeriana Pon.f Sontii, ad fluvium Frigidum, in Aljie lulia, 

' oltre a Livio, /. r., fatino conno di questo fatto L. I'isonk in Tlix , //. n.. Ili, 10, 131 ; e Stuau. V., 
1, S, pajr. -14. 

■-' //. Ant., pag. -IT.). 
' //. Ani., pae. 276. 
' //. Aiit.. l. <■. 
"• IV, H7. 

° l'Aou) Di AC, V, 2:!. 
' Paolo Hiac. V, 22. 
•• Ann-. Kav., IV, 31. 
» Pl.is , III, 19, 23. FUimonimats. 
'" Vi.is., Ili :■' ■■ 



188 MURO SKSTO 



e V ad Firum, o Sutumaft Alpes della tavola j^erosolimitana '. Ma de' hioghi che in- 
dubbiamente furono fondati dai Carni, quello che acquistò poi maggiore importanza 
è Trieste (Tergeste^, Tergcstae^, Tergeston* TeQyéarrj^, Tegyéoral^, TÉQyemov''), che è 
appunto detto da Strabone ^, che probabilmente attinse questi particolari da Arte- 
midoro, xm^t) Kagvixt]. Questa è una prova che i (larni s'erano diffusi anciie al di 
là dall'Isonzo, forse fino alla selva Piro; ma è pur certo ciie non tennero a lungo 
que' luoghi, poiché, quando i Romani incominciarono le loro lotte cogli Istri, i con^ 
fini di questi giungevano al Timavo. 

Più ancora del Friuli sentirono il fluttuare de' popoli diversi, che si conten- 
devano il passaggio, gli Istri, che, olti-e alle continue lotte, che devono aver sostenuto 
per l'esistenza loro co' vicini Carni ed altre popolazioni galliche, si misurarono in 
particolar modo coi Giapidi, lor naturali nemici, e coi Tettosagi, che, nel 279 a. Cr., 
devastarono l'Istria ed i paesi vicini *•. Infatti la penisola isti'iana per la sua fertilità 
ed abbondanza d' abitatori doveva apparire preda agognata da popoli piìi ijotenti. 

L' Istria era divisa, come tutte le regioni alpine, fra varie tribù, delle quali PU- 
nio nomina i Secusses, ì Siiboerini, i Cattili, i Menoncaleni. Fin da tenq)i antichi» 
essa era ricca di città, fra le quali primeggiava Pola (Pola.^'\ IJóXa^^), che da Au- 
gusto ebbe l'appellativo di Pietas Julia. Da Licofrone e Callimaco si ascrive la fon- 
dazione di questa città ai Colchi, il che indica che la sua origine si perde nelle 
tenebre dell'antichità, e che fosse prosperosa e ricca, lo prova il fatto che vi con- 
vergevano le vie commerciali dall' Illirio e dalla Venezia. Tolomeo, oltre Trieste, le 
foci del Formione e Pola, nomina fra le città litoranee dell' Istria, Nesazio (Ne- 
aactium^^, Nesatium^^, Néaaxxov'^^), oggi Visaze presso Altura '•\ detta Isacium in 
diplomi del medio evo, e Parenzo (Parentiiim '^, ITagéviiov '"'J, che, al tempo d' Augu- 
sto, ebbe il nome di colonia Itilia Parentimn '". Delle città mediterranee Tolomeo '" 
rammenta Ilovmvov, Pucinum^^ (presso Nabresina), castello noto nell' antichità per 
r eccellente suo vino, vino nobile, lodato da Plinio -', quindi Pinguente (JLy.ovev- 
Tov, Piqnentium'^y. In fine Tolomeo nomina una città 'Aìovov, che non è ricordata da 
altri scrittori, e della quale è perduta ogni memoria. Per la corrispondenza del nome 

' pag. .j()0. 

' Pux., Ili, IS, 127; .Mei,a, II. .')7, f.l ; Vklleio. II, HO; U. Aiit.. p.ig. 270; Tni: P<Hii,fj,rlaiin. 

■■' Ann. Rav., IV, M. 

' Ann. Rav., IV, :!1. 

'- Strab., vii, jjag. 314. 

" Strab,, V, pag. 215. 

' ToLOM., I, 1."), :i; ITI, 1,27; Aiemidoko in Makciano Euaclksi;, A/a 4, !) (ili abitanti sono detti Ter- 
gestini da ('kkaiik, B. (I., Vili, 24 e TegyeoToaìot da DlON. I'er., v. 382. 

" V^II, ."i, 3, pasr. 314. Anello Aktemidoro in !^TEFA^■() Bizaxtin'o chiama Trieste rico. Per le varie opi- 
nioni intorno all'origine di Trieste ef. Henussi, O. c. pag. 200 .segg. 

••' (iirsTi.vo, XXXII, 3. Cf. Djekexiìach, Celtira. pag. 2(i2. 

'" Mela, II, 3, 13; Pun., HI, 1!), 23; It. Ant., pag. 27, 490; Tat: PeuHny.; Oeogk. Rav., IV, X), 31. 

" .Strak., V, 1, !), pag. 21.j; VII, 5, 3, pait. 314; Tot.om., III. 1, 27; Stkf. Brz., pan. .").'>«. 

'-' PUN., III, 10, 23; Liv., XLI, 11. 
1 '" (ìkoor. Rav., IV, 31. 

" ToL., HI, 1, 27, 'lozQtai ófioiws, fiezà rr/v è.Tiotooiptji' lov fwj^ov zov xóX:tov lov 'Aòoioc. 

'■' Cf. Kaniu.er, Xoti;.ie stor. dì Pnla. pag. 140; Kenner, Orrih/iw/i'n. in r/.wivc (Mitth. der k. k. Ooinniis- 
KÌon zur Krforsehnng der Kunst u. histnr. Uenkniiile, voi. VIII, fase, ó, pag. 8.ò); Mommsen, C. I. L. V, 1, pag. 2. 

'" Pux., Ili, 10, 23; n. A»f., pag. 271; 'Ihv. l'cudw/.; Geocìr. RÀv., IV, 30, 31; V, 14. 

" ToL., Ili, 1, 27; StEF. Hiz., s. v. IlaQfynov. 

'" C. I. L„ V i. n. 23."); Cf. Kandi-ER Venni ni furextiero che vimta Ptirenxn. pag. 4H. 

'" m, 1, 28. 

■■" Plin., hi, 18, 22. Si crede che sia il Ponlinm di Paolo Diacono, VI, .')1. 

■-' XIV, t), 8; XVII, 4, 3. Oggi non rimane più traccia di (luesto nome. Secondo il FoititKiEK, 0. e., m, 
pag. .588 n. 37, corrisjionderebbe a Tybein o Dnino. 

'-' C. I. L; V, 1 ; 428, Sniiiti Awj(ustae) jiro incoliimitatc Pi<jiirni(in<in(w). La freciuenza di ruderi ili antielie 
costruzioni trovate a Rozzo fa cro<lerc al Mommses (C. /. L.. V, 1; pag. -14), che ivi esistt«so all'epoca romana 
una città abbastanza popolosa. 



1,E GUERRE CONTRO I.E ALPI ORIENTAI.r 189 



farebbe pensare ad Albona ; ina (juesta è ricordata col nome dì"AXov(ova da Tolomeo' 
stesso, insieme con Fianona (<PXavà)m), fra le città dell' Illirio, al quale realmente ap- 
parteneva, onde è qui occorso errore in Tolomeo per colpa degli amanuensi, o il posto 
ha cambiato completamente di nome, non lasciando alcuna memoria del suo essere 
antico. 

Oltre le città e borgate di cui fa cenno Tolomeo, molte altre ve n' erano nel- 
r Istria, come risulta dagli scrittori e dalle iscrizioni. Livio ^ nella descrizione della 
guerra istriana, nomina, oltre Nesazio, Mutila (Medolino) e Fai'eria, che furono rase al 
suolo. Sono pure ricordate Rovigno, il Ruigno, Riiifinlo, Revinx/o del Geografo Ra- 
vennate ^ Oittanuova, che il medesimo geografo* chiama Neapolis, che nel medio 
evo portò, come Lubiana, il nome di Emona, per cui si suppone che ciò avvenisse 
all'epoca delle emigrazioni germaniche, per le quali il vescovo di Emona (Lubiana) 
sarebbe fuggito a Neapolis, dando a questa il nome della città abbandonata ^ Fra 
Parenzo e Trieste era la stazione Ningum dell' itinerario d' Antonino ^ presso il 
Quieto, che portava lo stesso nome, quindi Umago (Humago ]), Siparis ^ Pirano (Pi- 
ranonj. Altri luoghi de' quali poco o nulla ci fu tramandato, (M'ano Silho o Silvo^ 
(Salvore), MiUiUi^X(S[eà.o\\wo), Avescica^\ ad Malii»/^^, ad Tii/tlos ^^, Urmria^* (Or- 
sera), Sccus.ses^'", Acgida^'^ e Capris^'' che qualcuno identifica con Cai)o d'Istria, che 
luìll'età di mezzo era detta lustinopoli in onore di (Giustino II. 

A formare la prosperità economica di queste regioni deve aver avuto parte 
principale 1' attivo commercio che esse esercitavano coi paesi vicini da prima, e poi 
anche colle contrade più remote dell' Europa e dell' Asia Minore. Nel vasto movi- 
mento prodotto dal commercio dello stagno e dell' ambra, che dalle i-egioni baltiche, 
per via di scambi giungeva all' Italia '^ per tutte le vie che restavano aperte verso 
settentrione, vie che per testimonianza di Erodiano gli antichi Italici resero pratica- 
bili attraverso le Alpi '^ non rimase estranea, ma vi ebbe anzi attiva parte, la penisola 
istriana. Attraverso 1' Ocra passava la maggiore arteria che congiungeva le regioni 
danubiane orientali e 1" Italia, per essa era frequente il commercio di scambio fra i 
Veneti ed i Pannoni*^ commercio al quale presero senza dubbio jiarte anclie le re- 
gioni friulana ed istriana. 

Ma assai jìcr tempo le relazioni commerciali degli abitatori di (piesf ultimo 
recesso del mare Adriatico presero una estensione considerevole, essendo essi, per 



' II, 17, J. 

■ XLI, 11. 

" IV. .10. :!1; V, 14. 

* IV. 30. :il; V, 14. 

^ Cf. .Mo.MMSEX, C. /. L., V, 1; pa;:. :i!). 

•'■ pilg. L'71. 

' (ìeogr. lUv, IV, 'SI. 
- (ii:<)<iR. Kav. IV, 31. 

■' (ÌKlKiR. RaV., l. f.. 

'" Liv, XVI, 11. 

" //. Ani.. i>ag. 273. 

'-' II. Aiit., l. <:. 

'■< IL Ant.,.l. (\ 

'.* (}EO(iR. Kav. IV, 31. 

''- Pux.. Ili, 20, 24. 

'« Pl.i.v., III, 1<), 23. 

" GK0.1R Kav., IV, 3.'). 

"* (.'f. (rKSTHE, Vi'ltfr ilen Hru.slcÌMrluii Tawtf/iharidtl nach (lem Nin-den, pag. 71-f)3 e pag. 78 e Sadowkki,- 
l>ic Ilaniìclalritasrn drr Grifcìien il. lìonifr (Irad. ilal jKilat'co di A. Kon.v) pag. 79. 

'" Vili, 1. 

'" I prfKlotti che i Veneti jwrtavano in Pannonia erano secondo Strabone V, 8, 1, naie, vino e olio; ne 
ritraevano in cambio, pelli, pecore e schiavi. 



190 i.risRO SESTO 



testimonianza di Erodoto ', in rapporti commerciali cogli abitatori della Scizia. Ma 
se era molto attivo il commercio per via di terra, colle regioni dell' Europa centrale 
ed orientale, non era meno coltivato per la via di mare. È noto che gli Istri erano, 
al par de' Liguri, esperti ed arditi navigatori, è quindi certo che, come esercitavano 
la pirateria, così pure si misero in relazioni commerciali colle popolazioni elleniche e 
dell' Oriente. D' altra parte ai Fenici, eh' ebbero sì vivi rapporti con tutte le coste 
del Mediterraneo e dell'Atlantico, non dev'esser sfuggita l'importanza commerciale 
delle regioni adriatiche. La loro presenza su queste coste non è solo affermata dagli 
scrittori antichi - ; ma altresì da alcuni nomi locali, da speciali riti religiosi e costumi 
particolari. Anche l' uso delle fonti termali, che, come quelle di Monfalcone, non e- 
rano estranee all'Istria e alla Carnia, secondo qualcuno', fu introdotto da genti se- 
mitiche, come e' è chi, con certo fondamento, suppone, che il nome della costa di 
Vistro le derivasse dalla coltura che ivi si praticava delle conchiglie per la porpora, 
che fabbricavasi nella vicina isola di Cissa ■*, più tardi sprofondata nel mare colle 
abitazioni elio vi stavano sopra. È noto che tale industria era tutta speciale dei 
Fenici ^ 

Né dev' esser stato meno fiorente il commercio dei Greci lungo queste spiaggie. 
Anche qui, come altrove, i suoi primi passi sono personificati nel mito di Ercole**. 
Questi devono esser stati lenti e difficili, anzi i veri intermediari commerciali fra 
l'Italia e la Grecia da principio furono i Fenici; ma (juando i Greci, specialmente i 
Focesi, verso il quinto secolo, si sentirono abbastanza sicuri di se, mentre da un 
lato andavano estendendo le loro colonie sulle coste illirie. dall' altro ampliavano le 
loro relazioni commerciali con tutte le spiaggie dell' Adriatico, si^ecialmente neh' Istria 
e nella Venezia, come ne fanno chiara provale testimonianze degli scrittori", le sco- 
])erte archeologiche^, e le traccie copiose di costumi, istituzioni, nomi e divinità, che 
SI trovano in tutti i territori, coi quali essi el)bero diretti rapporti, dove insieme col 
benessere portavano anche im considerevole aumento nel patrimonio della coltura. 
Non è quindi da far meraviglia che i Eomani, già padroni del resto dell'Italia set- 
tentrionale, volgessero cupidi gli sguardi verso queste regioni già sì pros]>erose, e 
coglicssci'o il primo pi'etesto per rendersene padroni. 

Qiuindo la regione friulana passasse sotto il dominio romano non ci è rife- 
rito ne dagli storici antichi, ne dalle iscrizioni. Tutto però induce a credere che in- 
sieme coi Veneti e- Cenomani, anche i Carni cisalpini abbiano pacificamente ricono- 
sciuto l'alto dominio di Roma. Questo è certo che, quando, nel 186 a. Cr., i Galli, 
passate le Alpi Gamiche, aveano tentato di fondere una città a dodici miglia dal 
posto, dove poco dopo sorse Aquiloia, i Romani consideravano già da lungo tempo 
quel territorio, fino alle sommità delle Alpi, di loro pi'oprietà, e questo fu ricono- 
sciuto dagli stessi Galli Carni Transalpini, i seniori de' quali, ai messi, che il senato 
avea loro mandato, lodarono la correttezza del popolo romano, che aA^ea lasciato li- 

' V, 3. Citi è coriferniato anche dallo psoiido Aristotkle, l>r niiiiìl)., e. 104, che ammette vicino all'Istria 
il centro del mercato fra il Ponto e le regioni adriatiche. 

- Plin., Ili, 19; Veiw.. Aen., I v. 240 

■• P. I'kkvanoghi, Le terme di Monfalcone prima dei Romani (in Archeogr. Triest., Vili, pftg. 'l'ìt). VA. 
anche del medesimo autore, L' Uria prima (lei Romani (in .«Vrcheogr. Triest., IX, pag. 188). 

^ BiiCKiXG, Not. dir/n ; Cf. « Istria » a. 3, u. 52. 

" A.scrivesi ai medesimi la fondazione di Biidua ('Buthoe) presso Oattaro; anzi alcimu vuol dare una osten- 
sione si grande all'influenza fenicia da assegnare anche al nome della città fjiioiiu origine fenicia. Of. !\Ti;ki.lner, 
Em(ma. pag. 140-177. 

" Ai'Oi,i,oi)OBO, Biblioth. II, ij. 

' LtiHiA, Or.,'i2, 2,5, rontra Dioyctomm; Strais., V, 1, 7; Dionisio, 1, 18; Plinio, III. IJO; Floro, I, 18. 

" Cf. Brizio, Antieliilà e srari d'Adria (Nuova Anto!., i Die. 1S71), pag, 440). 



LE GITERRE CONTRO LE ALPI ORIENTALI 191 



beramente andarsene, senza infliggere i^ena di sorta a quelli di loi'o, che, contraria- 
mente alla volontà do' seniori, si recarono nel territorio dell' impero romano, profecti 
oca/pare agrum imperii Romani, e tentarono di fabbricarvi una città. Che anzi 
avrebbero dovuto dar loro una l>uona lezione, i)oichè non avendolo fatto, era a te- 
mersi, che altri, confidando nell' indulgenza romana, s' inducessero a ripetere tale 
temerità. Alla benignità delle parole i Galli aggiunsero anche ricchi doni, che of- 
fersero ai legati alla loro venuta e alla loro partenza '. 

I Romani non rimasero sordi all'avvertimento di que' barbari, il territorio 
aperto e privo di valide difese da tutte le parti, la sua fertilità e le miniere d' oro 
di cui era fornito, potevano offrire la tentazione di occuparlo non solo ai Galli tran- 
salpini, ma anche ai vicini Istri, i quali, sotto la condotta dei loro re*, si cimentavano 
nelle più ardite imprese e perciò, già da tempo, erano noti ai Romani. Essi li cono- 
scevano come gente fiera, dedita alla corsa e a' ladrocini ^ ; più volte, prima delle 
guerre puniche, devono esser venuti con loro alle mani, per frenare le loro pira- 
terie, e li vinsero ', poiché alla vigilia della guerra Annibalica, quando a Roma lo 
si)avento avea conturbato le menti, tutti riconoscevano che, in confronto della guerra 
che stava per piombare su Roma, le lotte contro gli Istri e altri popoli dediti alla 
pirateria, si potevano considerare come semplici scaramu(!cie ''. 

p] tali infatti si potevano ritenere. Così non fu certo grande guerra quella 
combattuta contro gli Istri nel 221 a. Cr. Essendo i Romani occupati (222 a. Cr.) 
nella guerra contro i Galli della pianura padana, gli Istri fecero causa comune con 
Demetrio di Faro, che, sebbene beneficato prima dai Romani, avea colto il destro 
per impadronirsi delle città, che sette anni prima Roma avea levato a Tenta regina 
dell' Illirio ". La guerra non fu di lunga durata. Demetrio fu vinto dai consoli Livio 
Salinatore ed Emilio Paolo, e privato del i-egno, che fu consegnato a Fineo, a con- 
dizione che i)agasse un annuo tributo. Anche gli Istri furono domati e probabilmente 
(H)stretti a pagare un' annua contribuzione ". Durante la seconda guerra punica, 
quando alcuni popoli dell'Italia settentrionale, che a malincuore subivano il giogo 
romano, avevano fatto causa comune coi Cartaginesi, pare che anche gli Istri, non cu- 
ranti degli obblighi che aveano assunto, tralasciassei-o di pagare il tributo e rinnovas- 
sero le loro piraterie. Ne, a guerra finita, i Romani, intenti a ridurre all'obbedienza 
i Galli della pianura padana, ed insidiati ancora dai Liguri, erano in grado, e molto 
non dovea loro importare per il momento, di riconquistare i loro diritti sulla penisola 
istriana. Fer cui, ripreso animo, gli Istriani s'unirono cogh Etoli, nemici di Roma*; 
ma questi furono rotti, e costretti a subire h; condizioni imposte dai vincitori. Anche 
per gli Istriani s'avvicinava il momento decisivo. 



' I^iv., XXXIX, .").">. Lo CzoERNiG, Die Stadi der Oallicr bei Aquileia (Mitth. der k. k. Rtwgr. (retsellsch. 
1878, - H(.'ftl, (liiiiostra che i Galli avevano piantato la loro cittì! sul colle di Meilea, non luiiiii da Aiiuileia. 

'-' Cf Polibio in Stkaiì., IV, li, 12. Che l'Istria fosse retta a monarchia si deduce da lyivto XLI, 11. 

^ Liv , X, 2, lllijrìi, Lilwrniqiie el Istri. i/n/iffs forw H inmjtui ex jmrte lairociniis niiiritiinis inf'anies. 

* Iav., per ex I. XX. Histri xiihrwti suitt. 

'' ^A\^., XXI, 1(>; Sarilo.i Cnrsosqiie ri Hi-itmn ntf/w Illi/rion l/ieess-i.isr inni/i.f </iiaiii, r'xereiiisfn'. limi/riiiii firma, 
li cuiii (liillis tiiiiiullimlum eerius (junin l/iiliyeratuin. 

'■ -VlM'IAXO, //////•., S. 

' F^ctroi'IO, III, 2; Orosio, IV 12; Zonara, Vili, 21, confondono le circostanze di questa guerra, colla 
guerra posteriore contro gli Istri. Il Bksuhki, O. <: pag. 2iX) ritiene che in (juesta guerra gli Istri fossero solo stati 
ricacciati nei loro ixisti;"nia non sottomessi. Più giustamente \ìexh mi pare giudichi lo ZllM'KL. <). e, pag. 101, il 
ipiale ritiene che fossero sottoposti a pagare un tributo. Infatti Livio, nella epit. 2(1, dice che furono kuIiiuìì, il che 
fa legittimamente ritenere che fossero stati trattati come poiK)lo vinto. Non e ne«;essario per, creder cifi che Livio 
ne faccia cenno, <pian<lo riparla della ripresa delle ostilitA: [Knchè questa circostanza deve averla giti nf)tata nel libro 
XX perduto. 

" Fl/)RO, II, 10. 



192 _ I.UIKO SESTO 



Queste erano le condizioni delle Alpi Orientali, quando a Roma, sia per il 
timore di nuove invasioni galliche, sia a fine di premunii-si contro gli Istriani, e più 
ancora contro Filippo il Macedone, che minacciava di portare le armi in Italia, si de- 
cise di fondare la colonia di Aquileia. Nel mentre in senato si stava discutendo, se la 
colonia dovesse essere latina o di cittadini romani, il console M. Claudio Marcello, 
desideroso di muover guerra agli Istri, cominciò per lettere a sollecitare il senato che 
gli fosse lecito di condurre le legioni nelF Istria, il che ottenne di buon grado. Intanto 
si era finito per decidere che la colonia fosse di diritto latino, e furono scelti i 
triumviri incaricati di dedurla, i quali furono 1'. Scipione Nasica, C. Flaminio, e L. 
Manlio Addino (571 d. R., 188 a. Cr., '). 

Sembra che il console non al)bia condotto una vera guerra contro gli Istri ; 
ma probabilmente questi all'avanzarsi delle legioni romane, imitando resemi)io dei 
Galli, avranno accondisceso a tornare nelle antiche condizioni di tributari, perchè 
non è parola di fatti d'armi, che fossero stati combattuti in questa circostanza, e 
perchè, giunta 1' epoca dei comizi, M. Marcello fu chiamato a Roma e l' esercito fu li- 
cenziato ' ; segno questo evidente che per il momento si consideravano sicure le con- 
dizioni dell' Istria. Ma non era ancor passato un anno, che vediamo qiuigli arditi na- 
vigatori, ri})rendere le loro impreso piratesche lungo le coste dell' Italia inferiore, 
per cui al pretore L. Duronio, al quale era stata assegnata la custodia dell' Apulia, fu 
puro aggiunto l' incarico di tener d' occhio gli Istri '^ di respinger quelli cioè, che, 
sulle loro navi da corsa, tentassero rinnovare, in altre parti di quella l'egione, le de- 
vastazioni e i ladronecci, che già aveano fatto nel tenere di Taranto e di Brindisi, 
mentre il pretore Q. Fabio Buteone, al quale era toccata la Gallia, dovea sorvegliare 
anche l'interno dell' Istria, ed impedire che gli Istri sconfinassero verso occidente; 
l)oic]iè ancora non era fondata la colonia che già era stata decretata. Infatti questi, che 
ben sapevano di qual forte ostacolo alla conservazione della loro libertà sarebbe riu- 
scita la colonia, cercavano in tutti i modi di ostacolarne la fondazione. Il momento era 
terribile per i Romani. Da una i)arte Lucio Ejnilio Paolo, che era penetrato fra i 
Liguri Inganni, era assediato negli stessi suoi accampamenti dai nemici; il i^rocon- 
sole Cneo Bebio non poteva recar nessun aiuto da Pisa, perchè avea consegnato il 
suo esercito al pretore Marco Binario, ch'era partito per la Sardegna; non fa quindi 
meraviglia che gli Istriani, animati da questi rovesci dei Romani, perseverassero 
nelle provocazioni. Perciò Marco Claudio Marcello, ch'era nella Gallia, consegnò l'e- 
sercito suo a Q. Fabio per muovere contro gli Istriani*. 

La jìresenza delle legioni romane nell' Istria permise finalmente che a quin- 
dici miglia dalla costa* sorgesse la colonia, che jjrese il nome d' Aquileia (181 a. Cr)., 



> LlV., XXXIX, 55, XL, 34; V^ki.i,., f, 15. Il dosiderii) del console di marciare ecintro gli I-<tri. o la fa- 
file condiscendenza del senato sono prova che il piano era già jireKtaliilito, e che quindi, come [irccedenteniente al)- 
lìiamo osservato, gli Istri avevano rifiutato di pagare il trihiito. l'oiehè (pialo altra ragione avreblje avuto il console 
di marciare ora contro di loro, che non compariscono in alenila ostilitìl diretta contro i Romani ? 

' Liv., XXXIX, 50. Òhe non avvenisse nulla di memorabili' nell'Istria, lo prova anche quanto dico Livio, 
nce in Ligurihiix ìiwintirnhilc qidcqtMiii a Q. Frihiu coiisulr iieslnni. \nlla (piindi autorizza a credere che il con- 
sole non ottenne il suo intento contro gli Istri, come crede il BuNi'ssi, (>. e. pag. 212. 

•' Llv. XL, 18, L. Duronio Apiiliii (sorle nrnit) el llìntrl ndicrti. rjWK/ Tareìttiiti Bninilixiniqitf niiiifia- 
hanl marifìiiiox ai/roti infesfo.i trnnsìnarinarunt narinm liilrnr-iiiiin fuse. Non trovo necessario ritenere, come vuole 
Io 7aI'1'KI., 0. e, pag. 81, ghe in Livio debbasi leggere //////•/( anzi che Jlixlri. Poiché, sebbene la cura di tener a 
bada gli Istri, era affidata al pretore della GaUia, nulla osta che a quello dell'. \pulia fosse pure imposto, di guar- 
dare la regione a lui affidata dalle incursioni piratesche. Tanto più che la lotta aperta coi Liguri, ed i forti arruo- 
lamenti che facevano i (ralli Transalpini, non permettevano di aprire le ostilità anche contro gli Istriani. 

' Llv., XL. 20. 

■ Pluj., IU, 18, 12; Strab., V, 1, 8 pag. 214. 



[,K GUEKBE CONTRO LE Al.I'I ORIENTALI 193 



tre anni dopo che era stata decretata; dai triumviri a ciò designati fu fatta la di- 
stribuzioni del suolo ; ne furono assegnati cinquanta iugeri a ciascuno dei tremila 
fanti mandativi, cento ai centurioni, centoquaranta ai cavalieri. Ciò avvenne jjress' a 
poco nel medesimo temi)o ohe Lucio Emilio Paolo trionfò dei Liguri Inganni'. 

Quale fosse l' esito della spedizione di Q. Fabio nell' Istria non si sa positi- 
vamente; solo dal fatto che si potè finalmente fondare la colonia, e che Livio non 
fa cenno d' alcun fatto importante di questa guerra, si può dedurre che facilmente 
gli Istriani furono tenuti a freno, e probabilmente costretti a pagare'i soliti tributi. 
Infatti fino al 178 a. Or., non troviamo memoria di fatti di qualche importanza, che 
si riferiscano a questa regione. La continua vicinanza delle armi romane le deve 
aver imposto rispetto e timore. Per cui, pur mordendo il freno, ed in attesa di nuove 
vicende, che le permettessero di rialzare il capo, essa rimase tranquilla. Il re degli 
Istri era desideroso di pace, e sebbene la gioventù, a^ida d' imprese ardite e di far 
depredazioni, a malincuore tollerasse quell'inerzia, pure, finche egli visse, furono fre- 
nati gli ardori e la pace coi Romani non fu rotta ^. Ma quando a lui successe il figlio 
Epulone^, il partito della guerra prevalse e tutto il piccolo regno fu in armi. 

Il console A. Manlio Vulsone, che si trovava in Aqiiileia, avuto contezza dell' at- 
titudine ostile che andavan prendendo i vicini Istriani, tenne Consilio di guerra ; 
alcuni credevano opportuno di muovere immediatamente contro i nemici, prima che 
avessero raccolto e disposto tutte le loro milizie disponibili, altri invece propone- 
vano di aspettare prima l' avviso del senato. Prevalse il partito della guerra immediata. 
Il console concentrò le sue forze presso il lago, che forma il Timavo alla sua foce, 
ed il lago stesso fu occupato con dieci navi da C. Furio, uno de' duumviri, che orano 
stati creati per difender le coste orientali dell' Italia dall' armata illirica ■•. Di lì con- 
sole e duumviro presero le mosse verso l'Istria, e, mentre Manlio Vulsone condusse 
l'esercito presso Draga, a cinque miglia dal mare^ C. Furio colle sue navi o con 
molte altre onerarie cariche di vettovaglie si ancorò nel vicino porto di Muggia. In 
breve furono attivate comode comunicazioni fra il porto e gli accampamenti, e fu- 
rono altresì presi tutti i necessari provvedimenti per render sicura la ritirata e le 
relazioni fra l' armata ed il campo. A tale uopo Manlio Vulsone disi)ose che verso 
l'Istria si collocasse il presidio stativo, fra il maree il campo la coorte Piacentina, da 
poco arruolata, e M. Ebuzio, tribuno de' soldati della seconda legione, dovette spedire 
nello stesso posto due manipoli di soldati, perchè assicurassero il transito fino al 
fiume ai fornitori d'. acqua. I tribuni Tito e Caio Elio furono collocati sulla via di Aqui- 
leia colla terza legione per difendere la ritirata e custodire i foraggiatori ed i le- 
gnaiuoli; nella stessa direzione, ad un miglio circa di distanza, fu attendato 1' accam- 
l)amento gallico, forte di poco più di tremila uomini, retti dal proregolo Catmelo. 

Tutti questi preparativi non erano sfuggiti agli Istri, che, nascosti dietro i 
vicini monti, aveano da lungi seguito le mosse dell'esercito romano, fin da quando 

' Liv., XL, 34. Fra i iiiomimiMiti ili Aiiuileia, rcnia ancora la base d'un monumento con ÌHcriziono dedi- 
cata ad Aei<lino, uno de' tre designati a fondare la colonia. Cf. C /. L-, V, 1 ; n. 873. 

' Il princij)io faramentario del capo 1 del libro XLl di Livio fa giustamente supporre, come si pufi de- 
durre dal seguito della narrazione, che al re degli Istri, desideroso di pace, sia successo il figlio, ardente di com- 
battere: [Aepiilo, Ilùiriai/i] a pntre in pace liahitnm armasse, eoque lurentuti pmedamii eupidac perijratiis esse di- 
eebalur. 

'■' CoA, Aepiilo. fc chiamato da Livio, XLI, 11, e/ reyulus ipse Aepulo, e così pure da Floro, II, 10; non 
quindi Aepuìiis o Epulo come scrive il Bexussi, 0. e, i)ag. 215. 

* Liv., XLI 1. Il duumviro C. Furio aveva da custodire la costa da Ancona ad Aquileia, ed il duumviro 
L. Uornelio quella da Ancona a Taranto. 

' Cf. Benussi, 0. e, pag. 217 e n. 42. 



194 LIBRO SESTO 



esso avea lasciato le foci del Timavo. Quando s' accorsero che le stazioni poste 
attorno al campo romano erano deboli, e grande confusione era fra il campo e 1' ar- 
mata, favoriti dalla nebbia mattutina, assalirono improvvisamente due stazioni, cioè 
la coorte Piacentina, ed i due manipoli della seconda legione. Allorché ai primi raggi 
del sole nascente cominciò a rendersi la nebbia trasparente, in modo però che, come 
suole al diradarsi, sembravano moltiiilicati gli oggetti circostanti, parve ai Romani 
molto maggiore del vero la schiera dei nemici, onde essi furono presi da tanto spa- 
vento, che, in mezzo alla maggior confusione, si lanciarono a precipizio entro le porte 
dell' accampamento. L' agitazione de' fuggenti, le domande rimaste senza risposta, le 
parole tronche dalla paura, che significavano una grande ed imminente sciagura, 
furono causa che il terrore si diffondesse in molto maggior misura, per l'indistinto 
pericolo, in coloro che tranquilli se ne stavano nell'accampamento; si credette che 
i nemici fossero già entro il vallo, <li modo che in un baleno 1' accampamento fu tutto 
invaso dal massimo scompiglio. Nel generale trambusto solo una voce fu udita da 
tutti distinta, di correre al mare per trovar salvezza sulle navi. Come ad un segno sta- 
bilito tutti si precipitarono verso le porte, né la voce, il comando, le preghiere del 
console essendo riuscite a trattenere que' forsennati, prima pochi, poi molti, infine il 
console stesso, abbandonarono 1' accampamento. Solo vi rimase M. Licinio Strabone, 
tribuno dei soldati della terza legione, con tre schiere. Gli Istri fecero impeto neg4i 
accampamenti, il combattimento fu atroce, un vero eccidio per i pochi Romani rima- 
stivi; il tribuno e quelli che lo circondavano caddero tutti con l'armi in pugno. Dopo 
che fu sazia la rapina de' vincitori, abbattuta la tenda pretoria e depredatala delle 
cose migliori, penetrarono nel questorio, nel foro e nella via quintana. Avendo trovato 
nel questorio le mense pronte, seguendo l'esempio del loro re, che s'era sdraiato su 
imo di que' gracigli, dimentichi dei nemici, si diedero allegramente a banchettare, sa- 
ziandosi del vino e delle vettovaglie che ivi aveano trovato. 

Una scena non meno violenta avveniva intanto al mare. Quando i fuggiaschi Ro- 
mani giunsero presso le navi, il timore fu comunicato anche ai nocchieri, i quali oltre 
che gli Istri, più doveano temere gli stessi soldati romani, che non prendessero d' as- 
salto le navi con rovina di tutti. Perciò, trascinate entro le navi le tonde e le mer- 
canzie esposte lungo la riva, s' impegnò fra soldati e naviganti una vera lotta, vo- 
lendo i primi entrar nelle navi, impedirlo i secondi; non si risparmiarono le ferite e 
le uccisioni. Finalmente il console ordinò che le navi si ritirassero dalla spiaggia; e 
quando nella turba rimasta cominciò a subentrare un po' di calma, colto il momento 
favorevole, il console cercò di incutere a que' forsennati un po' di coraggio, svergo- 
gnandoli d'essersi lasciati sorprendere da un ridicolo panico ; disse che a quell'ora gli 
Istri erano probabilmente tutti intenti alla preda e che facilmente si avrebbe potuto 
prendere un'onorevole rivicinta; quindi, ordinati alla meglio i suoi, trovò che in 
quello scompiglio sólo mille e duecento fra tanta gente, aveano conservato le armi; 
ben pochi cavalieri erano ancora in possesso del loro cavallo. 

Mandò un messo a richiamar la terza legione ed il presidio dei Galli, ed in- 
tanto cercò di ordinare alla meglio le sue schiere. Anche i tribuni della terza legione, 
che era stata pronta all'appello, ordinarono ai centurioni di togliere il carico dai 
giumenti e di mettere invece su ciascuno di loro due de' soldati più vecchi; si diede 
ordine ai cavalieri di prendere seco sul loro cavallo uno de' soldati giovani. Ordi- 
nato l'esercito, tutti si muovono sì di buon animo verso gli accampamenti, che era 
una gara a chi prima vi avrebbe posto piede. L. Azio, primo tribiuio della seconda 
legione, che colle parole e coli' esemi)io aveva animato i suoi, preceduto dal suo ves- 



I,E GUEKRE COKTRO LE ALPI ORIEXTAIJ 195 

sillifero A. Beculonio, fu il primo ad entrare da una porta del campo, dall' altra entra- 
vano T. e C. Elio, tribuni dei soldati della terza legione colla cavalleria, seguirono 
quelli che erano portati dai cavalieri e dai giumenti, e finalmente il console col grosso 
dell'esercito. 

La piti gran parte degli Istri, immersi nel sonno, furono trucidati, gli altri si 
salvarono colla fuga e fra questi anche il loro regolo. La preda che aveano fatta 
fu abbandonata nel campo. Fui'ono di grande aiuto in questa rivincita gli infermi, 
che orano rimasti nel campo ;, fra questi Livio ricorda un C. Popillio Sabello, che, 
sebbene ferito ad un piede, uccise infinito numero di nemici. Ottomila Istri furono 
trucidati, nessuno fu preso: dei Romani perirono dugento e trentasette, ed i più 
nella fuga del mattino, anzi che nel riconquistare gli accampamenti. 

La notizia di tale disastro era stata portata ad Aquìleia da Cneo e Lucio Ga- 
villii Novelli aquileiesi, ohe, recatisi al campo con carichi di foraggio, lo trovarono oc- 
cupato dagli Istri, e si salvarono colla fuga. Da Aquileia la notìzia stessa giunse anche 
a Roma, che fu invasa dallo sgomento. Si ordinarono leve straordinarie a Roma e in 
tutta Italia ; furono arruolate due legioni di cittadini romani, e ai soci di nome Latino 
si ordinò di tener pronti diecimila pedoni e cinquecento cavalieri; si imjiose al con- 
sole M. Giunio di recarsi nella Gallia e d' arruolarvi il maggior numero di soldati che 
potesse. Fxirono quindi prese parecchie altre disposizioni per la sicurezza e difesa 
della penisola. M. Giunio, passato dalla Liguria in Gallia e di lì ad Aquileia, ebbe 
notizie come il male fosse molto minore di quanto si credeva a Roma ; scrisse quindi 
al senato esponendo il vero stato delle cose, non esser più necessario far le leve pre- 
scritte, che anzi egli stesso avea licenziato gli ausiliari, che avea arruolati fra i Galli. 
Quindi M. Giunio andò ad unirsi al collega. Grande fu a Roma la gioia per queste 
notizie; e gli Istri che, con schiere considerevoli, si erano attendati non lungi dagli 
accami)amenti romani, cpiand' ebbero notizia della venuta dell'altro console con un 
nuovo osei"oito, si ritiraroiio ciascuno nel proprio paese, ed i consoli condussero le 
legioni ad Aquileia negli accanijiamenti invernali. 

Finita la spedizione istriana, per decreto del senato si decise, che i consoli si 
accordassero fra loro quale dei due venisse a Roma peri comizi. Vi venne M. Giunio'. 
Grande era ancora lo sdegno contro Manlio Vulsone tanto che i tribuni della plebe 
Licinio Nerva e C. Rapino Turdo facevano strazio di lui in pubbliche concioni, pro- 
posero anche che fosse tosto richiamato dall' esercito, sebbene gli fosse già stato 
proi'ogato il (comando per tutto 1' anno, che venisse immediatamente a Roma per scol- 
parsi d'avere senza il consenso del senato intrapresa una campagna sì rovinosa. Ma 
il collega Quinto Elio s' oppose a questa rogazione, e dopo molte contese ottenne che 
il console non fosse sottoi)Osto a tale umihazione *. 

Creati i nuovi consoli C. Claudio Pulcro e Tiberio Sempronio Gracco (a. 177 a. 
Cr.), nella divisione delle provincie, l'Istria toccò a Claudio, a Gracco la Sardegna, 
poiché in tutte e due quelle regioni ardeva la guerra^; nel tempo stesso L. Minucio 
Termo, che era stato legato di Manlio nell' Istria, informò il senato sulle condizioni 
di quella regione. Nella distribuzione delle milizie si stabilì che tanto nella Sardegna, 
come nell'Istria fosse mandato lo stesso contingente di soldatesche, cioè due legioni 



' Liv., XLI, 7. 

■■' Tutta (luei^ta guerra colle circoiitaiize qui rtucciiitamente es|X)i*to è narrata da Livio, XLI, 1-6, e da FtiORo, 
li, l't; noi i>rinio porfi fi ravvisa la Bolita ricerca dell'effetto Hceuico, nel .secondo fc confusione, ^K)ich^ di due cam- 
pagne ne fa una sola Non v'ha però dubbio che l'entità dei fatti narrati da Livio è esatta. 

» Liv., XLI, 8. 



196 LIBRO SESTO 



di cinquemila e duecento soldati ciascuna, dodicimila fanti, arruolati fra i soci e fra 
quelli che godevano il diritto latino, seicento cavalieri e dieci quinqueremi, se ce ne 
fosse stata la necessità '. I segni celesti presagivano un avvenire fosco, e gravi cala- 
mità ; per cui fatte esi:)iazioni e preci più solenni dell' usato, per rendere propizi gli 
dei, i consoli si accinsero a dare onorato compimento a quelle imprese ch'erano state 
affidate alla loro saggezza. 

Intanto nell' Istria si erano già riprese le ostilità, poiché i consoli dell' anno 
precedente M. Giunio e A. Manlio Vulsone, dopo aver svernato ad Aquileia, in sul 
fare della primavera del 177 a. Cr., condussero l' esercito nell' Istria, devastando il 
paese, in punizione del tumulto dell'anno precedente. Gli Istri, benché vedessero 
esser follia opporsi a due eserciti riuniti, pure, inaspriti al vedere il loro campo 
devastato e le loro proprietà messe a sacco e a ruba dai Romani, raccolto tumul- 
tuariamente un esercito, si opposero accanitamente ai due eserciti romani ; ma fu 
maggiore il coraggio della fortuna, poiché circa quattromila Istri caddero nel com- 
battimento, gli altri, vedendo che la continuazione della battaglia non sarebbe stata 
che un' inutile carneficina, si ritrassero ognuno nei propri paesi ; quindi mandarono 
dei messi per implorai-e la pace, e consegnarono gli ostaggi che a loro erano stati 
imposti dai Romani. 

Questi prosperi successi, annunziati da lettere dei proconsoli, nel mentre fu- 
rono causa di grande gioia a Roma, non riuscirono molto graditi all'orecchio del 
console 0. Claudio, il quale temeva che, terminata da altri la guerra contro l' Istria, 
spirasse 1' anno del suo consolato e quindi perdesse 1' esercito e la provincia, senza 
aver compito alcunché degno di encomio. Perciò, entrato in grande inquietudine, 
senza attendere a quelle formalità eh' era necessario eh' egli compisse a Roma, senza 
dir niiUa ad alcuno de' suoi intendimenti ed avvertito solo il collega, la notte stessa 
che seguì al giorno eh' eran giunte le lettere dei proconsoli, senza nemmeno aspet- 
tare che gli fosse consegnato l'esercito, partì in fretta in furia per Aquileia, e di lì 
su d'una nave, nella provincia che gli era stata assegnata. Ivi, raccolta l'adunanza 
de' soldati, proferì aspre parole contro 1' esercito, che l' anno prima avea abbandonato 
il campo in mano degli Istri, e specialmente contro A. Manlio Vulsone, che incolpava 
come responsabile di quel disdoro. Non risparmiò nemmeno l' altro proconsole, M. 
Giunio, che, a suo dire, unendosi al collega, s' era reso solidale col disonore di lui ; 
infine intimò ai proconsoli di consegnargli l'esercito e di ritirarsi immediatamente 
dalla sua provincia. Quelle parole e quegli ordini inconsulti, come aveano punto 
r amor proprio de' soldati, che, se in un momento di panico aveano commesso una 
viltà, r aveano di poi riparata con altrettanti atti di valore, riempì eziandio di sdegno 
i due proconsoli, i quali risposero che avrebbero ubbidito ai comandi del console 
solo allorché egli, secondo l'antico uso, avesse fatto i voti solenni ed indossati i pa- 
ludamenti militari ai littori, cerimonie che avea trascurato di fare per la fretta di 
correre nella provincia. A tale risposta C. Claudio, furente d' ira, comanda al proque- 
store di Manlio di portargli le catene, che volea mandare a Roma i proconsoli legati 
come due rei, ma anche il proquestore non volle ubbidire. Per cui il console schernito 
e deriso dallo stesso esercito, se ne tornò ad Aquileia sulla medesima nave che 1' avea 
portato neir Istria. Di lì scrisse al collega che volesse subito provvedere che gli fosse 
spedito r esercito che gli era stato decretato. Ma sempre animato dall' ardore di 

> Liv., XLl, y. 



LE GUERRE CONTRO 1>E ALPI ORIENTALI 197 



vendetta e dal desiderio di sollecitare le cose, egli stesso giunse a Roma insieme colla 
sua lettera al console, ed ivi fatte in fretta le prescritte cerimonie, ricevuto V esercito in 
consegna partì per la provincia '. 

Ma quant'era l'impazienza di C. Claudio di assumere la direzione della guerra, 
altrettanto era il desiderio dei proconsoli di condurla a termine prima della venuta 
di lui. Come e perchè fossero ricominciate le ostilità, dopo che gli Istri, sconfitti, 
aveano chiesto la pace e consegnati gli imposti ostaggi, Livio non lo dice; ma certo 
la voglia ed i pretesti por riprendere le armi non doveano mancare da ambedue le 
parti, specialmente da quella dei Romani, che da più ragioni orano spinti a finire 
quella campagna ora che era così bene avviata ; non foss' altro per non concedere 
al console la soddisfazione di condurla lui a compimento. Certo è che in questo frat- 
tempo essi aveano fatto de' gran progressi, poiché Livio- ci trasporta colla sua 
narrazione all' assedio di Nesazio, dove erasi ritirato il re Epulone ed i maggiorenti 
dell'Istria. Come abbiamo già precedentemente osservato, questa città, della quale 
ora è scomparso il nome, si trovava presso il porto di Badò sul Quarnero, il che 
indica che la più gran parte della penisola era già in potere de' Romani. 

L' assedio della città era già bene avviato, quando giunse C. Claudio con due 
nuove legioni. L' esercito che avea combattuto sino a questo punto, come pure i due 
proconsoli, furono licenziati, e le due nuove legioni impresero 1' assedio della città, 
cercando con macchine da guerra d'aprire una breccia. Scorreva presso la città un 
fiumicello, che, mentre forniva 1' acqua agli Istri, d' altra parte era d' impedimento 
ai Romani nelle operazioni dell' assedio. Perciò il console, dopo im lavoro di qualche 
giorno, lo fece deviare. Racconta Livio ^ che gli Istri, vedendo mancare repentina- 
mente il fiume, ascrissero ciò a forze sovrannaturali; onde, pieni di superstizioso 
spavento, senza nemmeno pensare alla possibilità della pace, si diedero a trucidare 
le mogli ed i figliuoli ed a gettarne i cadaveri giù dalle mura. Questo farebbe piut- 
tosto credere, che, vistasi mancai-e l'acqua necessaria all'esistenza, piuttosto di cader 
vivi nelle mani dei nemici, preferissero di uccidersi tutti ; e che aveano anche l' animo 
di condurre ad effetto tale loro divisamento e volevano che fosse noto ai Romani lo 
dimostra il fatto che lanciarono fra loro i cadaveri degli uccisi. Ma nel mentre stavano 
facendo ciò, questi, fatta una breccia, irruppero nella città, mentre essa era già in 
preda al più grande scompiglio per le grida e il pianto delle donne e de' fanciulli, che 
imploravano fosse loro salva la vita. Tutti gli Istriani, eh' erano dentro la mura, furono 
presi od uccisi ; il re Epulone, per non cader vivo in mano de' nemici, si trafisse il 
petto colla propria spada. 

Dopo Nesazio furono pure prese coUe armi Mutila e Faveria, le quali, come 
Nesazio ■*, furono distrutte. La preda fu lasciata in balia de' soldati : cinque mila sei- 
cento e trentadue Istriani furono venduti come schiavi ; i capi e quelli eh' erano stati 
promotori della guerra furono uccisi, e tutta l'Istria cadde definitivamente in potere 
dei Romani. Terminata la guerra istriana, il console, per ordine del senato, trasportò 
le sue legioni nella Liguria, dove pure riuscì vincitore, così che fu ampiamente paga 



' Liv., XLI. 10. 

- XLI, 11. 

' XLI, IL 

* Il Henussi, 0. e, paj;. 'l'A'2, considerando che Mutila e Faveria non risorsero pili dalle loro rovine, mentre 
Nesazio esisteva ai tempi di Plinio, di Tolomeo e dell'Anonimo Ravennate, suppone che questa non fosse stata rasa 
al suolo. Ma ciò si oppone non solo alla circostanza che Nesazio fu <iuolla che o])pose maggiore resistenza, ma anche 
alla testimonianza «li Livio XLI, 11, che dice che tre furono le città distrutte: lìistria tota triuin oppulorum exeidio 
et morte rer/is pacala est. 



198 LIBRO 8ESTO 



la sua ambizione, poiché a lui, che il chiese, fu concesso per la duplice sua impresa ', 
r onore del trionfo. Furono portati in quel trionfo trecento e sette mila denari, e ot- 
tantacinque mila settecento e due vittoriati. Ai soldati furono assegnati quindici de- 
nari per ciascuno, il doppio ai centurioni, il triplo ai cavalieri, ai soci fu dato la metà 
meno che ai cittadini romani, per cui, dice Livio, taciti e pieni d' ira seguirono il carro 
trionfale. 

Per evitare che nuove sollevazioni avvenissero nell'Istria, vi furono mandati 
que' militi de' soci latini, che avevano preso parte al trionfo. Infatti, benché eccita- 
menti alla rivolta le venissero da molte parti, poiché 1' armi romoreggiavano in tutti 
i paesi circostanti, tanto erano state fiaccate le sue forze, e d' altra parte era così 
tenuta a freno dai Romani, che la storia non ci presenta più alcun caso, o tentativi 
di rivolte o di guerre quivi avvenute. I timori esistevano tuttavia ; e con ragione. 
Perseo re di Macedonia era in armi contro i Romani, i Carni, i Xorici, i Liburni erano 
inquieti, non era improbabile che altre regioni malcontente del governo romano co- 
gUessero l'occasione per scuoterne il giogo. Più che ad altri mai questi dovevano 
sembrare allettamenti alla rivolta agli Istri ; perciò i coloni d' Aquileia, che teme- 
vano un' invasione da parte di loro e degli Illiri, che erano ancora considerati come 
popoli ostili, iìifesfas nafiones -, domandarono al senato, che volesse mandare qualche 
valido rinforzo alla colonia. Essendo stato risposto ai messi aquileiesi, che si rivol- 
gessero a tale uopo al console C. Cassio, questi rivelarono ciò che al senato era ignoto, 
cioè che quel console, raccolto il suo esercito ad Aquileia, di lì se n'era partito per 
r Illirio e la Macedonia. Questa notizia fu causa di grande stupore al senato, poiché 
il console aveva avuto l' incarico di custodire la Cisalpina, mentre al suo collega L.Li- 
cinio Crasso era stata affidata la guerra della Macedonia. Il procedere di C. Cassio 
sembrava tanto strano e scorretto, che il senato non voleva a tutta prima prestar fede 
alle parole degli Aquileiesi, e riteneva che più tosto il console avesse portato le armi 
contro i Carni e gli Istri. Questa è una prova che le coso dell' Istria non si ritenevano 
tanto tranquille, da non poter dubitare che da un momento all' altro dovesse rinno- 
varsi la guerra. Intanto furono mandati messi in cerca del console C. Cassio, coli' in- 
carico di intimargli, dovunque egli fosse, di ritornare in i^atria ; ma quanto ad A- 
quileia per il momento s' abbandonò il pensiero di rinforzarne la guarnigione. 

Ma, se gli Istri non s' agitavano, davano però da pensare, e forse si sospettava 
che segretamente aiutassero i nemici di Roma. Non sarebbe altrimenti spiegabile il 
procedere usato contro di loro da C. Cassio, il quale, domandati agli Istri, ai Carni ed 
a' Giapidi delle guide che gli indicassero la via più breve per la Macedonia, giunto a 
metà del suo cammino, tornò indietro e devastò il territorio di que' ijopoli, seminando 
ovunqiui incendi, stragi, e rapine. Per cui Qssi mandarono dei legati a Roma per la- 
gnarsi presso il senato della ingiusta condotta del console. I messi furono benignamente 
trattati, il senato si scusò dicendo che non poteva prendere così su due piedi un prov- 
vedimento qualsiasi ostile ad un uomo consolare (pmle era C. Cassio ; ma che, quando 
sarebbe tornato dalla Macedonia, rinnovassero pure le loro querele, e se C. Cassio 
sarà trovato in colpa, gli si imporrà la dovuta riparazione. Intanto i messi, fra i 
quali erano due fratelli del re gallico Cincibulo, furono largamente regalati dal se- 
nato e furono contemporaneamente mandati messi ai popoli offesi. Tanto importava 



' LlV., XLI, 13, triumpìiavit in magistmiu de diiabus simul gentibus. 
' Liv., XLin, 1. 



].K GUERRK CONTRO L£ ÀJAH ORIENTALI 11)9 



al senato di tener tranquilli gli animi in quelle regioni, che, sollevandosi in quel 
momento, potevano tornare micidiali a Roma'! 

Ma nel tempo stesso si vide la necessità di mandare ad Aquileia gli aiuti che 
finora erano stati chiesti invano. Avendo domandato nuovamente gli Aquileiesi che 
si aumentasse il numero dei coloni, nel 585 di R., (169 a. Cr.), il senato decise che 
vi si deducessero altre mille e cinquecento famiglie, e furono scelti a triumviri per 
condurvele T. Annio Losco, P. Decio Subulo, e M. Cornelio Cetego''. Questi rinforzi 
della colonia ed i fortunati successi dei Romani contro i Macedoni o gli lUiri (168 
a. Cr.), poi contro i Dalmati (155 a. Cr.), e contro gli Ardiei e Plerei (135 a. Cr.), do- 
vevano certo, anche se ci fosse stata qualsiasi velleità di rivolta negli Istriani, to- 
glier loro il coraggio di muoversi. Ma allorché i Pannoni, che prima in parecchi 
scontri erano stati vinti dai Romani, distrussero completameut(! le loro legioni, in 
modo che per molto tempo i Romani non pensarono nemmeno di prendere la rivin- 
cita, e quando, nel 129 a. Cr., i Giai^idi presero le armi contro i Romani, anche gli 
Istri risollevarono il capo e fecero causa comune coi nemici di Roma '. Questa volta 
la guerra fu breve. Il console Sempronio Tuditano, che da prima aveva avuto la 
peggio*, li vinse poi completamente e ne menò trionfo ^ 

Questo fu r ultimo anelito delle aspirazioni alla libertà istriana. Ora troppo 
dovevano esser convinti che le condizioni de' paesi vicini erano così mutate in favore 
dei Romani, da ritener per follia il solo pensiero di scuotere il giogo. Meglio era a- 
dattarsi al nuovo ordine di cose e godere (pie' benefici, che potevano derivare dallo 
stesso. Tutto attorno si sentì bene ancora il rumore dell' armi, ma furono gli ultimi 
sussulti d' un corpo già estenuato. I Segestani (119 a. Cr.), i Dalmati (117 a. Cr.) 
furono debellati ; nel 115 a. Cr. anche i Carni, a settentrione delle Alpi Gamiche, i 
quali forse avevano rifiutato di pagare il tributo, furono vinti dal console M. Emilio 
Scauro*; ma gli Istri rimasero passivi spettatori di queste guerre, nonché di tutte 
le interne perturbazioni, che sconvolsero la repubblica neh' ultimo secolo della sua 
esistenza. Queste furono causa che gli abitatori delle Alpi Orientali scuotessero nuo- 
vamente il giogo ; Taurisci e Giapidi, noncuranti delle minacele che a loro facevano le 
tre legioni riunite ad Aquileia, invasero le regioni dell' Istria e della Venezia (51 a. 
Cr.) ' e saccheggiarono Trieste *. 

Per impedire che tali scorrerie si rinnovassero. Cesare mandò, nel 51 a. Cr., la 
quindicesima legione a custodia della Gallia Cisalpina. Nella guerra civile fra Cesare 
e Pompeo, fu nuovamente udito il grido di guerra in queste regioni. Nella battaglia 
all' isola di Curicta (Veglia) gli Istriani, come gli Illiri, presero parte attiva in favore 
di Pomi^eo®. 

Neil' incalzare degli avvenhnenti, negli ultimi anni della repubblica, si può dire 
che r Illirio e le regioni tutte contermini all' Istria furono continuamente teatro di 
grandi lotte e scompigli. Anche dopo 1' uccisione del dittatore fu un incessante alter- 



' ijv., XI.IU. :>. 
■' Liv, XI.UI, 17. 
■' Pux., JIl, 10, 129 

* Liv.. A>/V.. -)<d. 

' C. I. L, I ; 11. 459. 

^ C. I. L., I; u. 46'). Cf. Zri'l'KL, 0. r,, pag. 138. Non v'ha dubbio che questa campagna contro i Carni, 
ricordata dai fanti trionfali, si riferisca agli abitatori ilella Carniola o Carin/.ia, {Miichè i Carni del Friuli, o quelli 
vicini a Trieste erano già da teniix» in potere dei Romani. 

' 8TRAI!., IV, (>, 10; Dione, XLIX, 4; Appiano, lUyr., 8. 

* iRZio, B. a., VJII, 24. 
» Lucano, IV, 029. 



200 LIBRO sKsro 



ti 



narsi di battaglie, insurrezioni, e cambiamenti di confini nelle diverse regioni. Solo 
allorché Ottaviano, dopo la vittoria riportata su Sesto Pompeo, portò le armi contro 
gli abitatori delle regioni orientali dell'Adriatico e li vinse, si può considerare come il 
principio di un periodo di vera tranquillità anche per l' Istria, dopo che per opera 
di Asinio Pollione, mandato da Ottaviano a ridurre l'Illirio all'obbedienza, ebbe a 
subire considerevoli danni e forse la distruzione stessa di Fola (39 a. Cr.). Primi a pa- 
gare il fio della loi'o irrequietezza furono i Liburni, che, vinti, dovettero consegnare 
ad Ottaviano tutte le loro navi '. Venne quindi la volta dei Carni, dei Taurisci, e dei 
Giapidi Cisalpini, che facilmente furono costretti a deporre le armi e a pagare gli u- 
sati tributi (35 a. Cr.) 

Più aspra fu la guerra contro i Giapidi Transali)ini, gente fiera e bellicosa, 
che era giunta a tanto ardire da saccheggiare Trieste e spingersi fin sotto le mura 
di Aquileia-. Ottaviano condusse la guerra con grande prudenza ed ardire in un 
territorio poco conosciuto e coperto di selve, nelle quali s' internavano i nemici, ren- 
dendo oltre modo difficile e pericoloso 1' avanzarsi. Pure 1' esercito romano riuscì ad 
impadronirsi di Terpona, e a muovere su Metulum (Merovkov)^. 

Era questa la capitale dei Giapidi ed una delle loro città più settentrionali 
verso i confini della Pannonia. Stava su due colli alla sommità d' un monte dirupato, 
a' piedi del quale scorreA^a il fiume Kuljja (Colajns*, KóXam?^^ KóXoDìp^), in posizione 
quindi difficilissima per un esercito, che volesse prenderla d'assalto'. Infatti tanto 
fu accanito il combattimento contro i tre mila guerrieri che la difendevano, che, 
dopo i-ipetute prove, le macchine romane furono prese ed incendiate, e lo stesso Ot- 
taviano fu gravemente ferito. Solo 1' arrivo di nuovi e considerevoli aiuti permise ai 
Romani di riprendere le operazioni dell'assedio e di occupare il più alto dei due colli, 
mentre i nemici si erano trincerati suU' altro in attesa dei patti che ad essi avrebbero 
offerto i Romani. 

Quando si impose loro di consegnare le armi e rendersi a discrezione, anzi 
che iibbidire a quest' intimazione, rinnovarono, colla ferocia che suol incutere la di- 
sperazione, il combattimento, e quando videro che ogni speranza di vittoria era ormai 
svanita, incendiai'ono la città, gettando nelle fiamme donne e fanciulli, così che i Ro- 
mani si trovarono in possesso di un muccliio di cenere. La triste sorte toccata alla 
ca])itale de' Giapidi e la morte de' migliori loro combattenti indusse tutti gli altri a 
riconoscere 1' alto dominio dei Romani ^. 

Alle spalle dei Giapidi erano i Pannoni, che probabilmente non restarono inerti 
durante la guerra contro di quelli, dovendo giustamente temere anche per la loro 
indipendenza, che sarebbe certo terminata, quando i Romani fossex'O stati loro confi- 
nanti. Le romane legioni, condotte sempre da Ottaviano, mossero quindi su Sisek 
(Sef/esfa^, ZeyéaTa^°,.2:eY£aTtxij^^, Ziaxia^^J al fiume Sava, che, dopo un assedio difficile 

' Appiano, Illyr., 16. 
- Al'I'IANO, /%»•,. 18. 

• 8TUAlf.. IV, pag. 207; VII, 314. 
' l'i,iN., Ili, 25, 28. 

'■ Strab., vii, pag 814. 

« Djonb Cahs., XLIX, 38. 

' Il CKl.LARro, ,11, 8, pag. 107, identifica Metulum coli' odierna Mòttling presso il fiume Kulpa, ed è certo 
mwvta preferibile all' opinione del Mannert, Vili, pag. 372, che la cerca nel villaggio Metule ad oriente del lago 
Al Zirknit;;. 

* Dione Cassio, XI.IX, 4; Appiako, /%/■., 21. 
" i'UN., Ili, 24, 27. 

'" Appiano, llhjr. 1(5, 23. 

" Strab., IV, pag. 207; V, pag. 214; Vili, pag. 313, 314, 318. 

" Strab., Vili, pag. 314; Tolom., II, 15, 5; Dione Cassio, XLIX 37; Zosim., II, 48; Velleio Pax., 
II, 113; Prui>ent., Perisieph., VII, 3; It. Ant., pag. 260, 266, 274; Tav. l'eutingeriana. 



I 



f,F (U'BRRE rO.VTRO I,E AM'f ORIKXTAI.t 



L'Ol 



e che durò circa un mese, si arrese e con essa tutti i Pannoni riconobbero 1' alto do- 
minio dei Romani. 

L' anno seguente (34 a. Cr.) tentarono bensì di sollevarsi, ma fu di sì poca im- 
portanza la sollevazione, che, prima ancora che vi arrivasse Ottaviano, che all' annun- 
zio d'essa era subito partito da Roma alla volta della Pannonia, Fufio Geminio, al 
quale erasi lasciata in custodia quella regione, 1' aveva di già ridotta all' ubbidienza. 
Ma il viaggio di Ottaviano non era stato inutile. I Dalmati, che da anni erano in 
contiiuie lotte con Roma ed in (piell' anno davano gran travaglio ad Agrippa, pareva 
fossero per avere il sopravvento, quando giunse Ottaviano colle nuove legioni. Non 
fu facile la guerra, che fu combattuta fino all' ultimo sangue. Anche in essa spicca- 
rono le eminenti qualità strategiche di Ottaviano, che riuscì a prendere una dopo 
r altra tutte le città dalmate ed a costringere colla fame gli abitanti ad arrendersi 
(33 a. Cr.) ed a pagare un annuo tributo. Questi splendidi successi, nel mentre au- 
mentavano la già grande popolarità del triumviro, valevano altresì a confermare 
presso tutti i popoli delle Alpi, ed al di là di esse, la fama d' invincibilità, che già 
Roma godeva, per cui, quando Ottaviano, dopo la battaglia d' Azio, rimase solo pa- 
drone della situazione, pareva che la pace fosse assicurata e che si potesse tran- 
quillamente chiudere il tempio di Giano. 

CAPITOLO m. 

Le Alpi Orientali all' epoca d' Augusto. 

Se grande fu 1' attività di Augusto in tutto il jjercorso del sistema alpino, 1' o- 
pera sua di organizzazione più solerte ed energica fu nelle regioni percorse dalle 
Alpi Orientali. Queste infatti erano il ponte di passaggio fra V Italia da una parte e 
r Illirio, la Pannonia, il Norico dall' altra. Da secoli le aquile romane, più spesso 
trionfanti, qualche volta vinte, avevano passato le Alpi Giulie e 1' altipiano dell' Ocra, 
e le stesse guerre civili avevano trovato un' eco potente nelle regioni illiriche, dove 
avvennero importanti fazioni di guerra, che dovevano decidere a chi toccasse il 
primato del mondo. 

È quindi naturale che Augusto, il quale in persomi ora passato di qui per 
portare guerra ai Giapidi, ai Pannoni, ai Dalmati, e di presenza aveva potuto accer- 
tarsi dell' importanza strategica di (piesti luoghi, si prendesse anche di essi cura spe- 
ciale e ne formasse un invincibile baluardo contro le invasioni dei popoli alpini so- 
vrastanti. È noto che per esser più vicino ai luoglii, sui quali doveva estendersi 1' o- 
pera benefica dell' imperatore, egli tenne per lungo tempo la sua dimora ad Aquileia, 
ed ivi trasportò la famiglia imperiale e la corte, e vi ebbe anche una visita di Tiberio. 
Credesi che fosse in questa circostanza che Livia prese a prediligere il vino Pucino ', 
che ottenne gli elogi di Plinio, mentre Augusto preferiva il retico, che fu decantato 
per la sua bontà da Vergilio* e da Marziale^ e magnificato da molti scrittori antichi ^ 

Era questa una delle più inqìortanti colonie dell'Italia; già avcn acquistato 
per la legge Giulia la cittadinanza romana ed era stata fatta municipio '". Augusto 



' Cf. Czokknk;, 0. e, jjag. H)5. 

' G/i/n-i/., II 95. 

■• XIV, CI... 10. 

' Pus., XIV, 4; Skrvio a/l (ìroiy.. II, 95; Btrah., 

' VITKUVIO, I, 4, 11 e a I. l... V, 1; n. !I03 e 968. 



IV 



pag. -(Mi. 



2(i 



202 J^IBRO SESTO 



ampliò la città, vi costruì palazzi, e com' era uno degli empori commerciali più im- 
portanti dell' Occidente, era salita a tanto splendore, da tenere il quarto posto fra le 
città italiane, poiché per importanza, ricchezza e per numero d'abitanti, che si calcola 
fossero saliti a 500.000 ', era solo sorpassata da Roma, da Capua e da Milano. 

Ritiene lo Czoernig* che una delle principali opere di Augusto, dopo aver sot- 
tomesso gli Alpini, fosse quella di ascrivere ai municipi il territorio circostante, e che 
solo in questo tempo quindi ad Aquileia, come ai municipi vicini, fosse assegnato il 
territorio, che probabilmente egli ritiene fosse stato occupato dai Carni. È però noto, 
per quanto abbiamo già esposto a questo proposito, che il territorio friulano era pas- 
sato insieme con quello de' Veneti e Cenomani sotto il dominio romano ; è perciò ve- 
rosimile che le città di questo subissero le stesse sorti delle vicine città traspadane 
(665 d. R.), onde non già da Augusto, ma da Pompeo avrebbero ottenuto il territorio 
vicino. Non solo Aquileia, ma tutte l' altre città del FriuH sentirono i benefici della 
presenza d'Augusto nella loro regione. Forum lulium^ (<PÓQog 'lovhog*), lulium Car- 
nicuin'" Clovhov KaQvixóv^), nonché la colonia lidia Concordia"^ (KoynoQÒia y.okmvia^), por- 
tano tutte nel loro nome l'impronta dell'attività di Ottaviano, che prima d'essere 
Augusto le aveva o fondate od ampliate a presidio di quella regione. 

Anche qui Augusto fece sì che fosse resa piìi facile e comoda la viabilità, con- 
giungendo questa regione col Norico. Una via univa Concordia con lulium Carni- 
cuni ; le lapidi milliari' ci mostrano appunto che essa fu condotta da Augusto l'anno 
752/3. La continuazione della via da lulium Carnicum ad A(/uontum per il Mons 
Crucis non era già via miuiicipale fatta in tempi posteriori, come asserisce il Monunsen'", 
ma anche il passo di Monte Croce fu aperto da Augusto, come attestano le iscrizioni 
scolpite in quelle roccie". Va pure ascritta ad Augusto la via, che, partendo da Aqui- 
leia, conduceva a Viruno nel Norico. 

Abbiamo già pi-ecedentemente avvertito a (juali luoghi moderni corrisi)ondano 
quelli segnati negli itinerari, e con ciò resta anche dimostrato quale fosse il percorso 
della via. Ma pur troppo la scarsità delle stazioni segnate e l'incertezza nell' identi- 
ficare alcune di esse renderebbe ambigua tale soluzione, se non ci fosse di molto aiuto, 
a tale proposito, la preziosa notizia dataci da Paolo Diacono '^ che conosceva benis- 
simo questo territorio, dov' ebbe nascimento, là dove enumera i castelli distrutti dagli 
Avari nella loro discesa nel Friuli ''. Certamente questi avevano seguito la via allora 
più comunemente percorsa, quella cioè che esisteva fin dall' epoca romana. 

Il tracciato di questa esiste tuttora, onde possiamo seguirla passo passo fino 
alle Alpi. Da Aquileia essa giungeva verso nord-est al Natisone, che in quel- 

' Cf. U/.oEKNiii, Jhin Lumi Gol'', and Qrwlìsca iiiit Eìiisfldu.-iK roii Aij/iil<'iii, W'icii, 18S3. 

' Dir alien Viilker Oheri/alieits, i)ag. 124. 

» Pl-ix., HI, 19, 1:5, iiomiuii i Fordiiilkiixes cogiwmine Trasprulani. l>a cittA ìì ricordata da Cassiodoro, 
Var., XII, L'(> e dal GeogH. Rav., IV, :■!(), 31; V, 14. 

« ToLDM., Ili, 1, 29, la chisma xo/.mvia. Il MoMMSBN, C. I. //., V, I, pap. 1H:5, no dubita, poiché nella i- 
Bcrizioiie 1710 fe detta res puhiica e nella 17(1") inwùi-ip'nim. 

" Plin.,. Ili, 19, 130; //. Ant., i>ag. 279. 

'■ Toh., !I, 13, 4; Vili, 7, 5. Fu prima vico, come risulta dalle iscrizioni l.Sl'9 e 1830 del C. I. L. V, 1. 
l'ero prima della morte di (~!landio é detta foloniu (n. 1838). 

' Mela. II, 61; Pi.iN., IH, 18, 126. 

* Toi,., IH, 1, 29; StraJ!., V^, 1, 8. Al tempo della repul)l)lica era un vico ed il Mo.MMSRy, C. I. U, V. 
1, pag. 178 supptìne che la colonia vi fosse dedotta da Ottaviano prima che fosse Augusto. 

" Furono trovate a Pieve (C. I. /.., V, 1, 11. 7994), a Fagagna (7995), a Uolloredo (7996), a Vendoglio sopra 
Udine (7997) e presso Pcrs (79991. 

'" Così suppone il Mommskn, basato sulle lapidi miliari, C. I. L. V, 1, 11. 181)2-1804; ma queste possono 
essere di epoca posteriore alla costruzione della via. 

" C. I. L. V, 1; n. IS62. 

'■' IV, 37. 

'■' Cf. L. M. Hartmann, /ter Triilintlnuin (,Iahr<shoftcn dcs iwterreischischen arch:iologischen Iiislitutes, 
H, 1899) pag. 13 e 14 dell'estratto. 



I,E GUEKRR CONTRO LE ALPI ORIENTAM 



•J0:-{ 



l'epoca scorreva presso Aquileia, così che è presumibile che la via lo costeggiasse 
fin sopra al punto dove ora, unendosi coli' Isonzo, forma lo Sdobba ; di lì con molti 
serpeggiamenti sulla collina giungeva a Cormons Cormones, che è il più meridio- 
nale de' castelli distrutti dagli Avari. Volgeva quindi a nord-ovest passando per 
Iblkfiie (Iplis) non lungi dal Natisone, che traversava a nord di Forum lulium (Civi- 
dale), che con un tronco speciale era probabilmente unito a questa via '. Quindi 
sempre in direzione di nord-ovest, costeggiando il Monte Maggiore, passava per 
Artettìd (Magnano Artegno), vicino alla quale era la mansione ad Silanos, e ad Osopo 
raggiungeva il Tagiiamento, che seguiva poi, passando vicino a Glcmona (Gemona), 
e, costeggiando il Fella, giungeva al passo di Pontebba. Questa via è ancora de- 
scritta da Venanzio Fortunato ^ e più chiaramente in un altro passo di Paolo Dia- 
cono ^ i quali, dando alle Alpi Giulie un'estensione maggiore di quella che aveano 
in realtà, chiamano Alpis lidia il passo del Pontebba : 



ITIN. 


ANT. 


TAV. PEUTING. 


PAOLO DIAC. 


VENAN2 


:. FORT 


p. 27f> 




IV, 37. 


II, 13. 


Aquileia 


Aquileia 


Aquileia 






M. P. 






^ i 






XXX 




M. P. 


Cormones 

j 




viam Bellono 
(o Belloio) 




XXXV 


i 
Ibligne 

1 


Reunia 




M.P. 




1 
Nimis 








XXIIII 






1 










ad Silanos 


Artenia 

1 












1 
Osopo 

1 


Usi 


pus 








M. P. M. 


1 • 
Glemcma 

1 






Lac 


3Ìre 






! 
Alpis Julia 


1 
Alpis Julia 


(Larice) 










M.P. 










XXVII (XXIV) 










Santico 














1 
Tasinemeti 










M.P. 








XXX 


Villi 
Saloco * 
M.P. 
XI 






Viri 


Lino 


\iv 


uno 









Queste vie attraverso le Alpi Gamiche non avevano una grande importanza ; ma 
erano più a vantaggio della regione Aquileiese di quello che non avessero un interesse più 



' Infatti Forimi lulium uè appare negli itinerari antichi, né fra i castelli riconiati da Paolo Diacono. 
' Carm. espistol.. lib. XI. De liapemia pror/rerlwti.i Padum, Athesim, Brintain. l'iarem. Liquenìiam, Tilia- 
mentum Iratians, per Alpeìii luliain. iiioìttanin anfriM-libus. Drcmuni Norieo. ccr. 
Vita S. Martini L. IV: 

Ilic montatui seilfim in colle snprrbif Aijuntus 
lliiic pelc rupie cias uhi bilia tenditur Alpis 
Altiiis asnuryenu, li moiin in iiuhila peryit. 
Inde Foro lulii de nomine prineipis exi. 
'II, 13. Iter iyilur fecit properando per fluenta Tiliantenti et Reuniain penine Uaupuin et Alpem luliam. 
perque Ayuntum caslrum. . 



204 



LIBRO QUINTO 



generale, e presentassero una vera utilità militare. I passi in quello Alpi erano stretti 
e difficili ; solo con gravi pericoli vi passavano iiomini ed animali ', i paesi che met- 
tevano in comunicazione erano piuttosto poveri, abitati da gente dedita alla pastorizia, 
clie non potevano quindi nemmeno presentare considerevoli risorse commerciali. 
Ma il gran movimento, commerciale prima e militare poi, s'esercitava, fra le re- 
gioni venete e le illiriche, attraverso le Alpi Giulie. La considerevole quantità di 
oggetti d'ornamento e d'uso domestico della prima età del ferro, trovati lungo la 
via di queste Alpi, ci è già ima prova che fin dall'epoca etrusco-italica era (juesto 
un tramite commerciale dì primaria importanza colle regioni orientali e centrali 
d'Europa*, e che tale si conservò anche in tempi posteriori, ci è testificato da Stra- 
bone', che chiama Aquileia un emporio aperto alle popolazioni illiriche. 

Ben maggiore fu l' importanza militare di questa via. Fu per essa che ebbero 
luogo le grandi spedizioni romane neh' Istria e nelle regioni illiriche, come negli 
ultimi secoli dell' impero e ne' primi del medio evo si verificò su di esse un movi- 
mento in senso contrario delle popolazioni finniche e germaniche, che dalle regioni 
noriche e pannonie si riversarono suU' Italia, seppellendo sotto le loro anni quella 
stessa colonia, che era stato il baluardo d'Italia contro le popolazioni dell'Europa 
orientale, ed il deposito delle armi, che doveano portare il nome romano fino nelle 
più remote contrade dell' Oriente. 

Questa via è così tracciata negli itinerari : 



TIN. 


ANT. 




ITIN. GEKOSOL. 




TAV. PEUTING 


p. 128 










Aqu 


ileia 




Aquileia 




Aqu 


ileia 










P. M. 
















XI 






M. P. 








Ad undecimum 






XIIII 




M. P. 




M. P. 










XXXVI 




XII 




Ponte Sontii 








ad Fornulos 






M. P. 


uvio Frigido 


" 


M. P. 




Eluvio 


Frigido 








XII 












castra 


ind<> surgunt Alpes 
M. 1\ 


luHae 




M. P. 
XV 




M. P. 




Vini 










XXII 


ad Pirum ; Summas- Alpes 












M. P. 




in Alpe lulia 




- 




X 






M. P. 
V 


Long 


atico 




Long 


atico 




Long 


atico 



Le località segnate, delle quali si può con una corta sicurezza definire la po- 
sizione, sono ad Formiloit presso Aidussina, ìI/'Vmì'ììo frigido o Vippaco, in Alpe lulia, 
al Nanos pi-osso Nalanisach, ad Pirum; Suiìiìikih Alpes o Hrusica sul Nanos, ed 
infine Lonyatico, che corrisponde all'odierno Loitsch. Sebbene questa via esistesse 
certo fino da tempi remoti, e ancora durante il tempo della republ)lica sia stata per- 
corsa, è probabile che Augusto, come avea fatto per tutte 1' altre non solo di questa 



' a I. L. V, 1 ; piifr. 177. 

- Cf. PlooHiNl,' Fmulertd di S. Pietra (I5nll. di paletii. ital. IH, 0, pag. 127) e Note pcMiiologie/ie friulane 
(Bill!, ili palotnol. it., VI, 8, pag. Kìl). 
» V, 8, 1; Erodiano, Vili, 2. 



I.E GUERRE CONTRO lE ALPI OKIENTAU 



205 



regione, ma di tutto il sistema alpino, la regolarizzasse, e la rendesse più comoda 
e breve. 

La via invece, che da Aquileia per Trieste percorreva tutta l'Istria, deve la 
sua costruzione all' imperatore Vespasiano ; non v' ha dubbio però, che, se i Romani, 
fin dall'epoca repubblicana, condussero considerevoli eserciti nella penisola, percor- 
rendola in tutte le direzioni, una via dovea esser esistita fin da quel tempo. Dalle 
poche notizie, che possiamo ricavare da Livio intorno alla direzione presa dagli e- 
serciti romani, si può dedurre che la via più antica seguiva lo stesso percorso della 
Flavia, onde parrebbe naturale che l'opera di Vespasiano consistesse soltanto in 
riattazioni e miglioramenti della via. Questa infatti passava per i centri più abitati 
della penisola, che senza dubbio erano, fin da' tempi più antichi, uniti fra loro con 
mezzi di comunicazione. Il percorso della via Flavia è segnato negli itinerari in 
questo modo : 

ITIN. ANT. TAV. PEUTING. TOLOM. 

p. 270 III, 1, 27 

Tergeste Tergeste TéQyeozov xokmvla 



GEOGR. RAVENN. 

IV, 30, 31 ; V, 14 



M. P. 
XXVIII 



Ningum 

M. P. 
XVIII 

Parentium 

M. P. 
XXXI 



Tergeste 



fPoQfxicovog Jiorafiov Involai 



M. P. 
XLVIII 



Parentium 



Pola 



M. P. 
XXX 



Pola 



UaQévTiov 



mia 



Oapris 

I 
Pirano 

I 
Sil"bio 

I 
Siparis 

Humago 

I 
Neapolis 

Parentium 



Ruigno 



Pola 



La tavola Peutingeriana segna anche un altro ramo che da Pola andava ad 
Albona e di lì a Fianona e nel resto dell' lUirio, ramo che trova riscontro anche nelle 
indicazioni di Tolomeo e del Geografo Ravennate. 



TAV. PEUT. 

Pola 
I M. P. 

I ^^ 
(Nesactium) ' 

I M. P. 
Vili 

Arsia 



M. P. 
XII 



TOLOM. 

111,1,27 

nóM 



Néaaxrov réXo? 'Izakiag 



GEOGR. RAVENN. 

IV, 31. 

Pola 



Nesatium 



Alvona 



'AXovmva (11,17 2) 



Arsia 



Albona 



Vi È KCgiiaU 1.1 casa; ma h causato il nome della città, che si supiwne essere Ncsiuio. 



206 LIBRO SESTO 



Come il Friuli è ne' nomi stessi delle suo principali città un testimonio pai-- 
lante dell' attività esplicatavi da Augusto, lo stesso deve dirsi dell' Istria, che fu 
pure speciale oggetto delle cure imperiali. Il nome stesso delle Alpi Giulie credo 
che piuttosto che a Giulio Cesare, che se si trattenne a lungo ad Aquileia, non ebbe 
ad occuparsi di preferenza di questo tratto delle Alpi, vada ascritto ad Ottaviano, 
che ripetutamente le passò vincitore prima de' Pannoni e poi de' Dalmati, e diede 
all'Istria una speciale organizzazione. Prima però di trattare de' cambiamenti intro- 
dottivi da Augusto è necessario che vediamo quali fossero le condizioni dell' isola 
prima di quel tempo, ed a quali vicende amministrative essa andò soggetta durante 
l'epoca repubblicana. 

Quando l'Istria passò, nel 177 a. Cr., sotto il dominio romano, in che modo e 
da chi fu essa amministrata? A tale proposito sono varie le opinioni; poiché mentre 
il Mommsen, il Marquardt, il Khiui, lo Zumpt ed altri ritenevano che i)rima del 47 
a. Cr., non avendo ne l' Illirio ne la Dalmazia un proprio luogotenente, queste regioni 
facessero parte della Cisalpina, e quindi anche V Istria si trovasse nelle medesime condi- 
zioni, lo Zippel invece ritiene che fin dal 118 a. Cr. la Dalmazia avesse un proprio luo- 
gotenente e formasse la provincia speciale dell' Illirio, al quale sarebbe stata aggregata 
anche l'Istria. Il Benussi ' infine, con una serie di ponderate osservazioni, confuta gli argo- 
menti proposti dallo Zippel*, e torna nell'opinione che la penisola istriana fosse stata unita 
alla Cisalpina, mentre F Illirio non avrebbe avuto speciale costituzione di provincia 
se non che dopo Siila, né il Risano sarebbe stato fin dal 118 a. Cr. il confine d'I- 
talia, come vuole l' illustre storico dell' Illirio. 

Egli è certo che argomenti stringentissimi militano a favore di questa opinione. 
Nel 177 quando l'Istria fu debellata non era ancora stato sottomesso l' Illirio, non 
poteva quindi quella essere unita ad esso; ne alcun fatto avvenne che ci autorizzi 
ad ammettere che precisamente nel 118 siasi fatta una nuova divisione di provincie. 
È però d' altra parte innegabile che molti fatti e molte circostanze accennano a stretti 
legami che esistevano fra l' Istria e le provincie Illiriche. Anche dopo la sottomissione 
della penisola istriana continuò a considerarsi Aquileia come l'estremo limite, il ba- 
luardo dell'Italia orientale; il console C. Cassio parte, nel 170 a. Cr., improvvisa- 
mente per la Macedonia all' insaputa del senato, e quando questo apprende dagli 
Aquileiesi la sua partenza, si crede che sia marciato contro gli Istri od i Carni ; 
dunque queste popolazioni si consideravano come estranee alla Cisalpina, che era 
affidata alle cure del console. 

L' anno seguente lo stesso C. C'assio, partito per la Macedonia, devasta le re- 
gioni degli Istri, dei Giapidi e de' Carni, che uniti si lamentano presso il senato, ed esso 
concede a loro, fra altri doni, il permesso di portarsi fuori dall'Italia, ex Italia^, 
dieci cavalli per ciascuno, quindi questi popoli non si consideravano come uniti 
alla Cisalpina, che cominciavano già a considerare come parte dell' Italia nelle guerre 
civili, mentre la Cisalpina i)arteggia per Cesare, l' Istria coli' Illirio abbraccia con fer- 
vore le parti di Pompeo, al quale prestano non solo un appoggio morale, ma com- 
battono accanitamente in suo favore. 

Non è nemmeno del tutto casuale e priva d'importanza l'attestazione di Mela, 
dove include l'Isti'ia fra gli lUiri *, mentre inchiude i Veneti ed i Carni nella (Jallia 



»' 



' 0. e., pag. 294 segg. 
' 0. e, pag. 53. segg. 
» Liv., XLIII, 5. 
* II, 3, 56. 



LE GUEKUE CONTRO LE ALPI ORIEKTALI 



207 



Togata ' e dove dice che Trieste è l' ultima città dell' Illirio^ né quella degli altri scrittori, 
che asseriscono la medesima cosa. È infine un fatto di capitale importanza che all'epoca 
repubblicana e testimonianze degli scrittori^ e delle iscrizioni* ci provano che ad 
Aquileia esisteva una stazione daziaria, il che indica che, negli affari daziari, quella 
città si considerava come il confine d' Italia ^ Onde tutto concorre a far ritenere 
che non era bensì l'Illirio, coli' Istria unita, una provincia con amministrazione a 
parte ; che anzi l' Istria sarà stata benissimo sotto gli stessi magistrati che governa- 
vano la Gallia Cisalpina; ma senza però che facesse realmente parte di essa e go- 
desse gli stessi privilegi. In questa condizione rimase fino all' anno 47 a. Cr., cioè 
quando Cesare separò l'amministrazione della Cisalpina da quella dell'IUirio. È verosimile 
che in quel tempo anche tutta l'Istria, compresa Trieste, cioè fino al Timavo, fosse unita 
a quest' ultimo ; e quando cinque anni dopo (42 a. Cr.) i triumviri decisero di unire 
la Gallia Cisalpina all' Italia, questa fu leggermente ampliata ad oriente, aggiun- 
gendovi Trieste, e portando il confine al Formione o Risano, che perciò è detto da 
Plinio", aiitiquus auctae Italiae termimig. 

Ma in tale condizione non rimase molto tempo, poiché Augusto, desideroso di 
dare una stabile organizzazione all' Italia ed alle altre regioni soggette all' impero, 
fece una nuova divisione dell'Italia, aggregando ad essa anche l'Istria, di nuovo 
completata con Trieste, fino all'Arsia, assegnandola alla decima regione'. Plinio^ 
ascrive questa protrazione del confine all'Arsia ad Agrippa. Essendo egli morto nel 
742 d. R., tale cambiamento dev'esser avvenuto prima di quell'epoca, e probabil- 
mente nel 727 d. R., cioè quando Augusto regolò l'amministrazione delle provincie*. È 
però certo che col procedere del tempo le nuove dÌAÌsioni subirono qualche cambia- 
mento ed ampliamento, specialmente dopo le guerre combattute da Augusto contro i 
popoli aliiini. 

L' Istria, aggregata definitivamente all' Italia, sentì anch' essa l' opera benefica 
ed organizzatrice di Augusto. Trieste, già fin da quando Augusto condusse nel 721 
d. R. le armi contro la Dalmazia, fu ampliata e fornita di mura e torri '**. Pare che 
nell'epoca stessa vi fosse dedotta una colonia", che probabilmente prese il nome di 
lidia '*, alla quale fu attribuito a nord il territorio dei Carni e dei Catali fin presso 
Nauporto, ma pei'ò in modo che non partecipassero né della cittadinanza tcrgestina, 
ne romana, ma fossero solo in comunione in reditu pecuniario ". Così pure la fonda- 



» II, 4, .09. 

' II, 3, 57. Tergente intumo in sinu Hndriae situm finii Illyricmn. 

' CI(;erone, Pro Foìiteio, I, 2. 

* C. I. L. V, 1 ; II. 703, 792. 

' Cf. MoMMSEN, a I L., V, 1 ; pag. 83. 

« IH, 18, 147. 

' PiJN., Ili, 5, 44; XIX, 129, 132, XXVI, IM. Strabone, V, 1. 1, dice che couduHsero il confine aU'Arsia 
ol vvv fiyefióvcs, cioè gli imperatori, alludendo certo ad Augusto. Tolomeo, III, 1,27, annovera fra le città d'Italia 
XcsaHium presso l'.Xrsia, ed il Geografo Ravennate IV, 31, dice: [eivitasl Arai<te finUur intfr Lihurniam et 
liistrinm. 

" III, 150. 

•' Cf. Makcìuardt, Hom. SUiatsii: I, 113. 

'" CI. L., V, 1, n.525, 526. , 

" Plis., III, 18, ToLOM., III. 1, 27. Non ci nono inscrizioni che le diano questo titolo, ma le magistrature 
eguali e quelle di Pola sono sufficiente prova di ciò. Trieste; apparteneva alla tribft P\ipinia. 

" Il Kanpler, Nnlir.in ntnr. iti Pnla, pag. 132 od il liENUSsr, 0. e, pag. 328 ritengono che Pola e Trieste 
fossero dedotte colonie già nel 129 a. Cr. Ma essi non portano alcun argomento di qualche iini>ortan7.a per soste- 
nere una simile opinione. L'ordine de' fatti fa ritener molto difficile che colonie fossero dedotte nell'Istria prima di 
Augusta). (;ekai{k, R O. VIII, 24, parla dei Triestini senza far cenno di colonia. K del resto finché l'Istria non fa- 
ceva parte integrante dell'Italia a che scoim) avrebbe dovuto avere una colonia? 



latino. 



r. I. L. V. 1 : 



.\nlx)nino l'io nmtò la condizione di i|iiclle genti, che ottennero da lui il diritto 



208 J.IHRO SKSTO 



zione delle colonie hilia Parentium, e Pietas lulia Pala, come testifica il loro nome, 
devono la loro fondazione ad Augusto. Il Kandler ', basato su di una tradizione po- 
polare, elle dice Pola distrutta da Augusto e poi da lui ricostruita per le preghiere 
di Giulia, viene nella conclusione che, nel 42 a. Cr., come parteggiante per gli Anti- 
cesariani, fosse assediata e distrutta in odio a Bruto e Cassio. Vinti i nemici a Filippi, 
Augusto avrebbe abbandonato Pola a' suoi soldati, e poi rifattala, le, avrebbe dato 
il nome di Pietas lulia in memoria di Giulio Cesare, che l' avrebbe fondata. Ma tutto 
questo è basato unicamente sulla tradizione e sull' attestazione di un confuso e cor- 
rotto passo dei Panegyrici veferes. Ma in realtà non v' ha alcuna attestazione antica, 
ne alcun fatto che giustifichi quest'opinione. Sembra invece pi'obabile che Pola fosse 
fondata da Ottaviano prima che fosse Augusto, e forse nell' anno stesso che 1' Istria 
fu aggregata all'Italia. Dopo un tale ampliamento la colonia d'Aquileia riusciva 
troppo lontana per difendere il nuovo confine orientale d'Italia, era quindi neces- 
sario costituire una nuova linea difensiva, che si otteneva collo stabilimento delle 
colonie di Trieste, Parenzo e Pola. All'agro polese era ascritta la spiaggia vicina 
con Promontore, che Stefano Bizantino chiama 'Axqcoti'jqiov IloXmixóv. 

Dopo la guerra combattuta da Augusto contro i popoli al^jini, tutte le Alpi 
che contornavano l' Italia erano assicurate al dominio di Poma, onde formavano in- 
torno alla penisola una barriera sicura e formidabile. Anche tutto il resto del sistema 
alpino pareva domato: una forte e saggia organizzazione teneva avvinte quelle 
regioni all'impero. Ma i Pannoni, che, insofferenti degli imposti tributi, avevano già 
nel 16 a. Cr. insieme coi Norici riprese le armi, ed avanzatisi verso mezzogiorno s'e- 
rano spinti, devastando i campi e saccheggiando lo città, fino nell' Istria -, ed erano 
stati vinti da Publio Silio, proconsole dell' Illirio, non si adattarono alle condizioni 
loro imposte. Nel 14 l'ipresero le armi, ma furono nuovamente vinti da Publio Silio, 
e poi di nuovo, dopo ima guerra di due anni (11-12 a. Cr.), furono insieme coi Dal- 
mati debellati da Tiberio. 

Pili terribile e micidiale fu la guerra combattuta quindici anni dopo. Mentre 
Tiberio s' accingeva a marciare contro i Marcomanni della Boemia, giunse, come un 
fulmine a ciel sereno, la notizia che i Pannoni ed i Dalmati si erano sollevati e che 
forti di dugentomila pedoni e nove mila cavalieri stavano per scendere verso l'I- 
talia (6 av. Cr.). Augusto vide che era giunto il tempo di sradicare un pericolo che 
continuamente minacciava la tranquillità dell' impero, e che conveniva con tutte le 
forze porre un termine decisivo alla guerra contro gli abitatori delle Alpi. Un e- 
sercito formidabile, coi migliori capitani che Roma vantava, non bastò a debellare 
immediatamente un sì potente nemico; solo dopo tre anni di sanguinosa guerra, i 
Pannoni furono completamente sconfitti^. Il Norico e la Pannonia furono ridotti a 
Provincie romane, onde Augusto poteva giustamente vantarsi che tutto le Alpi dal 
golfo di Genova al Danubio, per la sua virtù ed intelligenza, erano state vinte, e do- 
tato di una stabile organizzazione. 



'fc>*^ 



' .\'()/( sloriflin di Poh, pag. 41. 

- IJlONK, LUI, 4. 

» Veli,. Patercoi.o, II, 109; Dione, XXXV, 4, f). SncT., Tib. 16. 



APPENDICE 



I CIMBRI NKI.I.A VALLE DELL' ADIGE 




EL capitolo terzo del libro terzo di questo lavoro (pag. 90 segg.), parlando 
della venuta dei Cimbri in Italia, ho asserito che essi passarono per la valle 
dell'Adige. Ora non direi altre parole a questo proposito, del quale credo 
d' essermi già occupato d' avvantaggio, se in questi ultimi anni non fossero state 
proposte varie opinioni differenti dalla mia e sostenute con argomenti seri e scien- 
tifici. L' esame di esse nel corso del lavoro mi avrebbe portato troppo lungi dal tema 
principale ; d' altra parte non potendomi esimere dall' esporre le ragioni, per le quali, 
nonostante le ultime pubblicazioni contrarie alla mia opinione, che del resto è quella 
che fu ed è piti generalmente accettata, io persista in essa, ho rimesso a quest' ap- 
pendice quelle osservazioni, che son venuto facendo di mano in mano che quelle 
uscivano alla luce. Le pubblico ora nello stesso ordine e nella stessa forma colla 
quale allora le scrissi. 

Confido che non si reputerà superfluo, che io torni suU' argomento, dopo che 
se ne sono occupati uomini della dottrina di Ettore Pais e di Hermann Schiller, 
nella considerazione che solo da uno studio generale delle condizioni storiche e geo- 
grafiche di tutto il sistema alpino può uscire anche la verità intorno al modo e al 
luogo dove avvennero le varie traversate delle Alpi nell' antichità. Anzi sono tanto 
convinto della giustezza della mia tesi, che nutro fiducia che quegli uomini egregi, 
riconoscendo il valore degli argomenti da me proposti, vorranno concedermi venia se 
ho ardito farmi loro contradditore. Il che m' è buona cagione a sperare, prima il sa- 
liere che la dottrina va di pari passo colla imparzialità, e poi la coscienza di aver 
lavorato unicamente in favore della verità. 



Pareva che la questione cimbrica, dopo gli articoli da me pubblicati neìV Archivio 
Trentino^, fosse esaurita, ne più si dovesse dubitare della via tenuta da' barbari 
per scendere in Italia, e del luogo dove questi fiu'ono rf)tti in camjìale battaglia da 
Mario e da Catulo a' Campi Raudi. 

Ma il sig. Ettore Pais, professore ordinario di storia antica nella R. Università 
di Pisa, in un suo recente studio*, pure ammettendo che le teorie già sostenute dal 



' / Citiibn e i TfiUoiii contro i (Inlli e i Rumai) i (Arch. Treni. IV. 2.) p / Ciinhri in llidin (Arch. Trent. 
Vili. 2). 

' I)ore e. quando i Cimbri abbiati» ralicato le Alpi per i/ianyrrr in Italia f (lori' rsai .siano stati tlintnitli 
ria Mario r da Catulo (Torino, 1891j. 



2ì2 APPENDICE 



sig. De Vit ' intorno alla venuta dei Cimbri nella nostra penisola furono da me suf- 
ficientemente confutate (pag. 7 n. 1), giunge a conclusioni in parte differenti da quelle 
alle quali io era pervenuto. Infatti non già per le Alpi Tridentine, ma per le Gamiche 
sarebbero, a suo credere, i Cimbri venuti in Italia, e, collo Zippel, tale passaggio 
dice accaduto nel gennaio del 101, anzi che nella state del 102, come, col Mommsen 
e col De Vit, io aveva asserito; non all' Adige, ma al Natisone ritiene il sig. Pais che 
r esercito di Catulo sia stato da' barbari messo in fuga, ed in fine, attenendosi a' ri- 
sultati delle mie ricerche, per le quali fu provato clie i Campi Raudi si trovano 
sulla sinistra del Po a settentrione di Parma, egli ritiene che la battaglia sia preci- 
samente avvenuta a settentrione di Brescello. 

Il ragionamento del sig. Pais non è però tale da non lasciar luogo a molti dubbi, 
onde sottoponendo di nuovo ad attento esame la questione dovremo di necessità 
ammettere sentenza non conforme in tutto alla sua. 

Io ho dimostrato ne' miei studi sui Cimbri che nessuna differenza è fra la nar- 
razione della loro venuta in Italia fatta da Plutarco- e quella degli scrittori latini, e 
che r uno e gli altri sono pure d' accordo nel porre al fiume Adige la rotta dell' e- 
sercito di Catulo (wv 'Atiaci>va notafiòv ka(i(bv ngò nvzov^, ad f lumen Atkesim eastellum 
editum insederat*). 

Ma così non pare al sig. Pais, il quale, risollevando un' opinione confutata già 
nel secolo passato^ suppone che V Atisoue di Plutarco sia il fiume Natisone, dove 
i Cimbri si sarebbero, a suo giudizio, la prima volta incontrati con Catulo, mentre Li- 
vio, avendo forse trovato ne' manoscritti, donde attinse la sua narrazione, il flumen 
Natiso, tratto in inganno, avrebbe confuso questo con VATayig o Adige®. 

Nello stesso errore sarebbero caduti tutti quelli che, come Valerio Massimo', il 
Pseudo Frontino,* Floro ^ ed Ampeho '", s'attennero allo storico patavino, e vi avreb- 
bero aggiunto di loro capo le Alpi Tridentine. L' autore non nega pei-ò che una parte 
de' barbari, e precisamente i Tigurini, che avrebbero formato la terza delle tre schiere 
ricordate da Floro", abbiano potuto tentare il passo delle Alpi Centrali, assai più 
aspre e difficili a varcare, ma assai più vicine ai loro paesi. Essi jjerò sarebbero 
stati messi in fuga da Siila, che d'una sua fazione felice contro a' barbari è menzione 
in Plutarco. I Cimbri invece attraverso al Norico sarebbero pervenuti alle Alpi 
Carniche, che passarono per venire in Italia, laonde Floro avrebbe scambiate le due 
vie tenute dai Cimbri e dai Tigurini '2. Ma io credo che difficilmente vi sarà qualcuno 
che voglia restar pago di questo piano così ingegnosamente architettato dal sig. Pais. 



' Disseiiiciinti sili Britanni e sui Cimbri, II Ediz.. pag. 205-387 (Milano, 1882) e /^«(/c abbiano i Cimbri 
prese le mosse per entrare in Italia (Arch. 8tor. per Triefte, l'Istria e il Trentino, III, fase. 3-4, pag. 262-274). 

- Mario, XXII. 2. 

■' Pja'TARCX), /. e. 

" Liv., Epit.. ()8. 

" Oaudenz' Antonio (iaudenti nelle sno .Vo/<' «/ Libri sull' oriijine de' Cimbri Veronesi e Vii-enlitti di M. Pexo 
già di proprietà del P>apporti, mettendo in dul}l)io che la Verruca di Caisiodoro fosse il Dos Trento, scrive 
«lueste parole riferite dal Frapporti a pag. 112, Delhi, storia e 'Ielle Cnndixioni del Trentino sotto la dominazione 
de' Goti, de' Frnneo-Baioari e de' Ijontjobardi (Trento, MDCCCXL): Considerando hi dcserixioue di Cassiodoro, par 
difficile si parli del nostro Dos Trento. Esisteva ima Vrrniea anehenel Frinii, Inoijo oijyidi rhiamfito Monte Fah-one. 
E siccome non è di là molto lontano il fiume Nalisone, non potrebbe ne' iodici di Cassiodoro es,sere accaduto quel- 
T errore che alcuni supponijono in ipiei di Plutarco'^ Giacché è opinione di r/ualche erudito che i Cimbri jtrnc- 
trassero per V Alpi Norielie, naie a dire del Salisburijhcte, nel Friiili,e che il fiume al quale .sr posero, timi fosse 
V Adiye, rna il Nati-Hone, che in Plutarco si legge crraneame/nte Atisone. 

" Pais, O. c, pag. 15. 

' V, 8, 4. 

" IV, 1, 13. 

" 1, 38, 11. 

"> cap. 45. 

" I, 38, ('). tripvrlào ogiiiine. 

'•■' Pais., 0. f., pag. 14. 



I CIMBRI ni;lla valle dell' auige 



213 



Come è egli possibile che Tito Livio, nato in questa stessa parte d' Italia, che 
fu teatro delle geste cimbriche appena quarantadue anni dopo la disfatta de' Germani, 
e quando ancor viveva quell' Alessandro Polistore, dal quale, a detta del sig. Pais ', 
avrebbe Plutarco presa la sua narrazione della guerra cimbrica, e quando era ancor 
vivo e palpitante il ricordo delle offese recate da' barbari a' Romani, abbia potuto 
fare sì strana confusione ? D' altri fatti, d' altri paesi può aver dato notizie inesatte, 
ma non di questi, che potevano essergli ampiamente narrati dagli stessi veterani che 
combatterono all' Adige e si ritirarono sotto la condotta di Catulo. In ogni modo 
sarebbe ben più probabile che fosse caduto in errore, il che però io non credo, Plu- 
tarco, che scrisse le sue Vite tre generazioni dopo di lui. Ma prescindiamo pure da ciò, 
come anche dal fatto, già da me altrove rilevato*, che Valerio Massimo', com' egli 
stesso afferma, nel narrare l'episodio accaduto nelle Alpi Tridentino, apud Athcffini 
flunieìi, ebbe fra mano le memorie di M. Emilio Scauro, che con buon successo combattè 
nel 115 a. Cr. contro i popoli alpini e precisamente contro gli abitatori della Carniola, 
e quindi dovea ben conoscere il Natisone e saperlo distinguere 6.a\V Athesin, ed il cui 
figlio, che era nell' esercito di Catulo, fu tra (luelli che presso 1' Adige abbandonarono 
per paura il campo, onde il padre gli intimò di non più comparire alla sua presenza ; 
per ben più forti ragioni non sembrami sostenibile la tesi del sig. Pais. 

Anzi tutto non è ammissibile che i valorosi fatti ascritti a Siila in questa guerra 
si riferiscano alla supposta disfatta dei Tigurini nelle Alpi Centrali, perchè Plutarco*, 
l'unico che faccia menzione di queste geste, asserisce, e lo notò anche il sig. PaisS 
che Siila, rotti i barbari, raccolse tanta vettovaglia da poter nutrire comodamente 
non solo i soldati di Catulo, ma anche quelli di Mario. Ne al tempo dei Romani, 
ne ora sarebbe possibile raccoglier tanta vettovaglia nel cuore delle Alpi Centrali. 
Più giustamente, a mio credere, pensò lo Zippel^ pure citato, per confutarlo, dal 
sig. Pais, che Siila inseguisse gli ultimi resti dei Cimbri battuti ai campi Raudi. 

Questo è assicurato dalla circostanza, che del bottino fatto, al ritorno, vetto- 
vagliò i soldati di Catulo e di Mario, (the unicamente in quest' ultima battaglia si tro- 
varono uniti''. D'altra parte non so comprendere come il passo del Brenner, più 
che ai Cimbri, dovesse essere noto ai Tigurini, i quali, secondo le ultime e più esatte 
ricerche, abitavano presso il lago di Murten nella Svizzera occidentale*. 

Il sig. Pais per sostenere l'impossibilità del passaggio dei Cimbri per le Alpi 
Tridentine osserva col De Vit, che 1' espressione òià Nmoixmv fa leij(jittimamente pen- 
sare che i Cimbri attraversarono nel bel mezzo il paese di queste gcnti'^, e per di più 
egli dice di non comprendere come i Cimbri, che viaggiavano con le mogli, con i 



' 0. e, pag. 8. n. 1. 

' I Cimi/ri e i Tevkmi, pag, 34. 

» V, 8, 4. 

' Silki, 4, 4. 

•' O. e, pag. l:ì. 

" Die rlìiiiiailie Hcnsilmft in lUijritn, pag. l'ù. 

' Non mi capacita la ragione, per la quale il sig. Pai.s (pag. 13, n. 1) crede doversi scostare dall'opinione 
<iello Zippel, cioè jjcrdiì; Plutarco, /-Jie in ordine cronologico, a quanlo sembra, riconUi le principali imprese di Stila 
in questa (iiwrra. inrnxiona tale vittoria sulle Alpi dopo le imprese che Siila compi nella Narbomse come legato di 
Mario K prima della battaglia dei Campi Raudi. Questo fatto è ascritto a Siila dopo che era.-! già scostato da 
Mario «1 unito a Catulo, ed è l'ultima impresa della guerra cimbrica ascritta a Siila. Anche Plutarco verrebbe 
([uindi a dar completamente ragione allo Zippel. 

" Of. M0.MM8EN, R. O., II cap. 5, pag. 175; Hermex XVI (1881) pag. 450 e segg. — Dittemberoer, (leo- 
graph. Rcgist. all'Ediz. de li. d. di Cesare 13" ediz. pag. 377. Erroneamente, ed io pure caddi in fallo, si trovava 
analogia fra il nome Ziirich e quello dei Tigurini. 

" O. e, pag. 9. 



214 AI'PKKDK ]•; 



figli sui carri che loro facevano di casa, come dice Plinio, potessero valicare il 
passo del Brenner e sostenere una sì lunga marcia, attraverso le Alpi Retiche '. 

Ma io* ho già fatto ossem^are, che, seguendo l'antica via maestra, per venire 
dalla Baviera alle Alpi Centrali, dovevano i Cimbri di necessità attraversare da nord 
a sud buona parte del territorio norico, e che none affatto necessario che le parole jo<?r 
i Norici, debbano venir intese come se i Cimbri avessero attraversato quella regio- 
ne nel bel mezzo anzi che da una parte, per non dire che i Taurisci, come anche 
chiamavansi i Norici al tempo della guerra cimbrica, s' estendevano fino ad occidente 
dell' Inn, comprendendo in se il passo del Brenner ^ Aggiungerò che ancora in carte 
del medio evo, la stessa valle dell' Eisack è detta Vallis Nerica, onde appare che col 
nome di Noriche si chiamavano in certo tempo tutte le regioni che stavano attorno 
alle Alpi Centrali, come più tardi furono i)romiscuamente chiamate tutte Illiriche. 

Quanto poi alle difficoltà che avrebbe offerto il passaggio delle Alpi Centrali 
basti notare che la più grande arteria commerciale, che congiungeva l' Italia colle re- 
gioni danubiane, pei'correva appunto le valli dell' Adige e dell' Inn, che per esse 
passava una delle quattro Aie principali che Polibio * asserisce aver a' suoi tempi 
attraversato le Alpi ; che, per comune consentimento de' più accreditati indagatori 
dell' antichità, era frequentemente battuta fin ne' tempi più remoti ^ ; che per la me- 
desima via, a giudizio del Frérèt, del Niebuhr, di O. Miiller, del Mommsen, dell' Hel- 
big e d' altri molti sarebbero venuti con carriaggi ed impedimenti in Italia gli E- 
truschi; che nel 404 d. C. quivi passò coli' orda de' Vandali, Burgundi, Svevi ed A- 
lani il duce Radagaiso; e che nel medio evo frequentissime furono le sciagure che 
per questa via piombarono pur troijpo sull'Italia nostra, e che era la via battuta 
dai Veneziani che si recavano ai mercati di Norimberga e d'altre città della Ger- 
mania; in una parola era la via più comoda ed agevole di quante attraversa- 
vano le Alpi Centrali ed Orientali. Del resto per passare dalla valle dell' Inn a 
quella dell' Adige, non era necessario che i Cimbri percorressero il valico del Bren- 
ner, perchè avrebbero i)otuto, forse con maggiore facilità, viaggiando a ritroso del 
corso dell' Inn, per il passo del Finstermùnz, entrare nella Venosta e seguire quindi 
il eorso dell' Adige, come fecero molto più tardi, cioè nel 590 d. C, i Franchi gui- 
dati da ('edino ^ È d' altra parte notevole che, mentre il sig. Pais vede tante dif- 
ficoltà nel passo tanto comodo delle Alpi Centrali, non abbia posto mente agli sforzi, 
vorrei dir sovrumani, che i Cimbri avrebbero dovuto fare per giungere dalla Gallia 
alle Alpi Carniche e di lì al Natisone. Perchè essi o tennero la via della Baviera, 
e allora passato ¥ Inn, avrebbero dovuto, percorrendo in parte a ritroso il corso del 
Salzach, attraversare le Alpi Austriache, quindi per difficilissime 'gole valicare l' e- 
norme catena degli Alti Tauern, eternamente coperti di neve e finalmente le Alpi 



' 0. e., pag. 12. 

' I Ciwbri e i Teiit., pag. 21). 

•' I geografi antichi segnano quale confino occidentale del Norico il fiume Inn, (Toi.oM. II , 12, 1.); nui i 
moderni storici e geografi avendo di mira il confine orientale della Prorinvia reiicu. ritennero l'Imi quale confine 
solo fino al punto dove v'influisce il fiume Ziller, e quindi parte del fiume Ziller stesso. Questo perfi era il confine 
della Kezia dopo Augusto, mentre pare che prima della guerra retica il nome di Norico si stendesse all' Inn fino 
alle strette di Finstermiinz, onde i Cimbri sarebbero da vero passati nel mezzo del paese dei Norici. 

■• XXXIV, 10, 18 (in Strab., IV, pag. 208). 

' G. Maiii, i?c.< ractienc. pag. V segg., prova che il passo del Brenner da secoli era il più importante fra la 
Germania e l'Italia. Di 7-/^/ passaggi delle Alpi fatti da Imperatori e re tedeschi, flC furono perii Krenner. (Penk, 
Der Brenner. Zeitsclir. des dmlschen und osfrrreieliisfhcn Aljinirrreins. I. Jolirrfaiiy. lSS7.]ìa.g. 19). 

° Cf. Mauvktti, 1 Frnnclri nel Trentino (Areh. stor. per Trieste, l' Istria e il Trentino, II fase. 8, pag. 315). 
È noto che nell'antichità, oltre la principale arteria militare del Brenner, era pur frequentata la via della Venosta, 
che Druso eostruì (Quam Drusus Pa'I'kk Ai.phìiis patkfactis iikrkxhrat) C. I. L. V, n. 8002, 8003 e che Claudio 
riattò nominandola Claudia Ani/usta. 



r (IMBUÌ NELLA VALIDE DELL' ADKfK 



215 



Gamiche, pei- notare solo le principalissime catene alpine, e per lasciare gli altri non 
lievi inciampi che dovevano frapporsi in quell'epoca ai barbari irrompenti in regioni 
a loro ostili; e tutto questo viaggio sarebbe stato fatto, secondo il sig. Pais, nel cuore 
dell' inverno, perchè i Cimbri sarebbero giunti al Natisone dopo il 1. di gennaio. Op- 
pure essi uscirono dalla Gallia, attraversando la Svizzera, come crede il Mommsen, 
ed allora il viaggio, per giungere al Natisone, diventerebbe doppiamente gravoso, per 
non dire impossibile ; che non conviene scordare che essi percorrevano regioni già 
per se orride, impervie, dirupate, in tempi ne' quali non era ancor giunta la civiltà 
romana a costruirvi strade almeno praticabili e qualche luogo di rifugio, per non 
dire che, tenendo quel cammino, doveano di necessità imbattersi prima nella via di 
qua dal Brenner, che infatti il Mommsen fa loro percorrere. Ma ammettiamo per tui 
momento che anche questo viaggio fosse possibile e veniamo a Plutarco. 

C. MiUler', indotto dall'affinità del nome, supponeva che non 'ATtocom, ma 
Nanomva avesse scritto Plutarco; ma notò già il De Vif^ che tale mutamento è ar- 
bitrario, non essendo fondato snll' autorità di alcun codice ; ed essendo questo fiume 
nominato due volte nella vita di Mario -^ e negli Apoftri/mi* invariabilmente nello 
stesso modo, è fuori di dubbio che così fu veramente scritto dallo storico greco, e 
per vero anche il sig. Pais ^ dice, che può ben darsi eke questo errore fosse di <jià 
caduto dalla penna dello stesso storico di GheA-onea, pur intendendo d'identificare 
l' Atisone col Natisone. Io però persisto nella mia opinione, cioè che Plutarco inten- 
desse parlare del fiiune Adige", e questo per la impossibilità che il fatto di cui si 
tratta sia accaduto al fiume Natisone. 

Ma per evitare equivoci, conviene anzi tutto determinar bene a quale fiume 
moderno corrisponda il Natisone degli antichi, non essendo tutti i geografi su tale 
proposito dello stesso parere, ed essendo pur di capitale importanza, per venire ad 
una proficua conclusione, il chiarir bene la casa. 

Il Natiso de' Latini' e il Narlacov de' Greci*, secondo il Mannerf, il Forbiger '**, 
il Mommsen'' e molti altri non meno illustri conoscitori della geografia antica, sarebbe 
r odierna Natissa, fiumicello che scorre poche miglia ad occidente di Aquileia. Nota 
però il Mommsen che forse anticamente vi affluiva anche il torrente Torre '*, che ora 
si getta neir Isonzo, ma che su ciò non si può dare un giudizio preciso, essendosi 
considerevolmente mutato il corso de' fiumi in questa regione. 

Altri per lo contrario, come il Cluverio'*, il Ferrari''' il Bartoli '^ non fanno 
distinzione fra 1' odierno Natisone e V antico, ma con suo })roprio corso insieme col 
Torre si sarebbe, a loro credere, gettato presso Parto Buso nell' Adriatico', dopo aver 



' in Strab., V, pag. 214. 

'-' U. e, pag. 351. 

" Mario, e. 23. 

■* Voi. 1 .° Sn: mor. pag. 245, E<li/. Plilot. 

' 0. e., 2, pag. 15. 

" QucHta (Aziao'ìv) h la forma greca più «icura dell' ^tócs-j'y e s'avvicina più d'ogni altra alla forma dialet- 
tale Adfs. Iiivec:c VArayie di Stratone (4 pag. 207), che dal (ìeoshkitrd (I. pag. 4:53|, dal Manxeiit (in pag. (i55,) 
dal KiEl'ERT lllondh. pag. 33fi) ecc. ft ritenuto per 1' .Adige, dal Forbiger (III pag. 441) fe idontìfic.ito cnirKisack. 
Quest'ultimo geografo ritiene, che l'Adige sia V'Arriolvoq di Htrabo.ve (4 pag. 207). 

' Mela, 2, 4, 3; Plin., HI, 22, 1; Amm., 27, 12. 

* Straji., 5, pag. 214; Tolom., 3. 1. 20; Erodian., 8, 2, 5. 

• IX, 1, pag. 7.5-5. 
'» III, pag. 213. 

" CI. L., V, 1, pag. 83. 

" Plinio, infatti (III, 22, 1,) dici': Xaiiw cum 'Dirro praeflttenten Aqmieiam eohnì'am. 

" l, 20, pag. 183 8eg. 

'* Ijex. /mr. (/eoi/., 1. pag. 511. 

" Antiquiiritrs AquiUj., pag. 12 8eg. 



210 AVPENDICK 



bagnato, in conformità dell' asserzione di Giornande ', ad oriente le mura di Aquileia. 
Anche il Kiepert^ ricorda il Natisone come uno de' principali fiumi della Venezia. 
Credono alcuni, e non so con quanto fondamento, che soltanto verso il 585 d. C, in 
seguito a franamenti del monte Matajur, causati da torrenziali pioggie e straripamenti, 
sia deviato l' Isonzo superiore, unendosi col Natisone e col Torre. Tutti tre insieme 
questi fiumi nel 1490, in causa di nuovi cataclismi, si sarebbero scostati quattro miglia 
da Aquileia e gettati nella Sdobba^ Ma questa circostanza per noi non ha alcun 
valore. 

Nessuno, e certo nemmeno il prof. Pais, vorrebbe ammettere ch3 Catulo avesse 
fortificato ambedue le sponde dell' odierna Natissa, per aspettare i Cimbri, che do- 
veano od erano già scesi dalle Alpi Carniche, ed aveano quindi davanti a se, tra le 
Alpi e la foce del fiume, aperta tutta la regione friulana. La stessa osservazione vale 
per il fiume Natisone, per non dire che ne il Torre, che nasce al monte Chiampon, 
ne il Natisone, che trae origine dal M. Maggiore, conducono ad alcun passo che i 
Cimbri possano aver valicato per seguire jjoi il corso di que' fiumi. Il sig. Pais lascia poi 
dubitare (pag. 9 n. 3) che la linea percorsa da' Cimbri fosse quella dell' Isonzo, che 
infatti col suo affluente Coritenza conduce al passo di Predil-Plezzo (Flitsch; monK 
Picis), dal quale, al dir di Giornande*, scatui-irebbe il Natisone, donde si giunge all' altro 
angusto passo di Tarvis. Ma nota un illustre storico triestino che « 1' altezza e sca- 
brosità dei passaggi, gli ostacoli naturali continui e forti, che si opponevano al tran- 
sitarvi, dovevano rendere quanto mai difficile 1' avanzarsi dei popoli dalla valle della 
Drava lungo l' Isonzo, ed il loro espandersi per questa via nella pianura aquileiese ^ » 
Non conviene poi scordare che, fino dal 183 a. Cr., non lungi dal Natisone sorgeva 
la potente e florida colonia di Aquileia a difesa di quei valichi alpini. Ma nessuno 
degli scrittori, che parlarono della guerra cimbrica, fanno il benché minimo cenno di 
essa. Aquileia divenne in seguito tanto potente e grande da tenere il quarto posto 
dopo Roma; la sua storia era ben conosciuta; ne gli scrittori latini avrebbero lasciato di 
parlare dell' importante particolare del passaggio dei Cimbri vicino ad essa. Anzi Stra- 
bone^ parlando del Natisone e di Aquileia, nota la sua distanza da Norcia, dove egli 
dice I vmoQ KàgPmv ovjuflahhv Kififlooi^ ovòèv engaiev. Come ricorderebbe il geografo greco, 
parlando del Natisone, la rotta di Carbone presso Norcia, e non quella che Catulo 
avrebbe subito al Natisone stesso? Ad occidente del passo di Tarvis seguivano il 
passo del Pontebba, e quello di Monte Croce; ma anche questi fiu'ono resi praticabili 
solo all' epoca imperiale. Il primo come ci attesta Venanzio Fortunato, che vi passò, 
era anche a' suoi tempi difficile e dirupato; il secondo per testimonianza d'una iscri- 
zione incisa in una roccia fu apei'to solo da Augusto, lioe iter ubi //oviiiìes et auima- 
lia cum periculo commeabant ape ri imi l'sf. E tant'è vero che difficile era il passaggio 
per le Alpi Carniche, e che lo sapevano anche i Cimbri, che, trovandosi essi poco 
discosti nel 641, dopo aver sconfitto Papirio Carbone e totalmente rotto l'esercito 
romano, anziché scendere in Italia i)ei- quella via, dove avrebbero anche trovato 



' De rrlni!^- yet., 42, Aquilciar, inuro.-i (ih ttrienlf Naiino amnts. 

■ Lehrhicli ili'r altoi lìeoyraphie, pag. 388. 

•' Cf. Kandi.er, Aquileia romana (Archoog. Triiwt., 1, 2 pag. 105) ; C'zOrxkì. />(t.< l.nìid Ubi", ii. (ìradisea. 
pag. 103 seg. ; IJENUSsr, 1,' Mrin sino ad Atigusto pag. 79. Il MarcheSETTi Atti del museo eirieo di slor. iint.. 
Trieste (1800) dinio.strò falsa tale ipotesi. 

■* De Golii, orig.. 92. 

'' BENUSsr, 0. e. pag. 22. 

" V, 8, p. 214. 

' 0. I. L., V, pag. 177 ;n. 1804. E puramente fantastica la testimonianza di alcuni scrittori, che, basati su 
di una falsa lettura dell' iscrizione, attribuiscono la costruzione della via a (ìiulio Cesare. 



I ClNrilIU XEI.I.A VAl.I.K DKIJ,' ADKiK 



217 



un forte ostacolo nella colonia d' Aquileia, preferirono volgersi verso occidente per 
invadere la Gallia transalpina e possibilmente discendere nella valle del Po da quella 
parte. Ma una considerazione di l)en maggior importanza toglie ogni dubbio che 
potesse ancora esistere intorno alla presente questione. 

Le Alpi Gamiche erano passate sotto il dominio de' Romani fin da tempi molto 
remoti, cioè quando furono uniti al dominio di Roma i Veneti ed i Cenomani. Nel 
115 a. Cr., prima cioè della venuta dei Cimbri, furono anche vinti i Carni d'oltre 
Alpi ', come ci attestano i fasti trionfali (Gallei Kariiei). Quindi se Catulo si trovava 
da prima col suo esercito alle Alpi Carniche, Plutarco non avrebbe potuto dire che 
per togliersi d' infra genti ostili e per venire al Natisone, scese in Italia f>caTafiàg 
ek 'haUuv)'^, perchè si sarebbe fin da prima trovato in Italia anzi in luogo che fin 
dal 186 a. Cr. il senato avea dichiarato di vetusta proprietà del popolo romano ^. In 
secondo luogo, se Catulo fosse stato battuto all' Isonzo o al Natisone, non sarebbe 
già corso a difendere la via di Roma al Po, poiché mille altre formidabili barriere 
gli avrebbero offerto il Tagliamento, la Livenza, la Piave, la Brenta e 1' Adige. Questo 
invece dovea accadere dopo la rotta al fiume Adige, non restando, passato questo, 
alcun' altra linea difensiva sino al Po. Il prof. Pais^ per dimostrare che il pasno delle 
Alpi Carniche, cìie conduceva ad Aquileia doveva essere preferito da (forile che le 
Alpi percorreva d' inverno chiama in suo appoggio le frequenti invasioni barbariche 
che dalla Venezia entrarono in Italia : « Basii pensare, egli scrive, ai Marconianni, 
ai Visi(joH di Alarico, ad Attila, agli Ostrogoti di Teodorico ecc. Ma per il caso 
nostro è pifi opportuno ricordare Alboino, il quale con i Longobardi venne in Italia 
per la via di Forum Julium, che appunto era sul Natisone (v. Paul. Diac. II 0) e 
che questa via fu tenuta, dagli Slavi di Camuntuin al tempo di re Orimualdo (ib., 
V, 23) . È noto che nessuno di questi popoli, se tolgansi gli Slavi, attraversò le Alpi 
Carniche, ma, o costeggiarono il litorale, o passarono le Alpi Giulie dette, prima di 
Augusto, Venete^. D'altra parte non avrebbero potuto tenere una via diversa, venendo 
essi dalle regioni poste all' oriente di quelle Alpi. Mentre i Cimbri, venendo dall' oc- 
cidente, doveano di necessità imbattersi prima nel passo delle Alpi Centrali, conti- 
nuamente percorso dalle genti che venivano di settentrione in Italia, come altrove 
abbiamo notato. È anche evidente che nemmeno la via delle Alpi Giulie, che pure 
erano in Italia, tennero i Cimbri, perchè nulla più avrebbe a fare il Natisone, unica 
ragione per la (piale il sig. Pais crede alla venuta dei Cimbri per le Alpi Orientali. 
In tal caso essi avrebbero solo attraversato il fiume, dove Catulo sarebbe stato at- 
tendato, contrariamente a tutta la narrazione di Plutarco presa a fondamento dal- 
l'illustre storico jiisano, narrazione che ci mostra i Cimbri viaggianti lungo il corso 
del fiume. 

Il prof. Pais (lede che 1' ultima battaglia campale contro i Cimbri sia stata com- 
battuta nella pianura del Po a settentrione di Brescello. Veramente la considerazione 
che i legati di Parma erano presenti al combattimento, e che questo, per asserzione 
di Eusebio e di Tirone in S. Gerolamo, avvenne presso il Po, già fin da quando pub- 
blicai il mio primo lavoro sui Cimbri, aveva fatto sorgere anche in me e di poi anche 



' Anche il Kiei'EKT, O. c, pag. 38(1, ofi il ÌIommskn, li. 6'., II, pag. l(i!» >^eg.. ritentrono che i Carni vinti 
nel ll.'i a. Cr. siano gli abitatori della Carniola, i>orchè la regione carnica cisalpina era già da lungo tempo sotto 
i Romani. 

' Mario, e. 23. 

' Liv., XXXIX, 54. 

* O. e, pag. 10; n. 2. 

' Tol/OM., "i, 16, 1. Amm. MaKC, M, Hi, lùnlices , , . . Alpiiiin lulianini quan ì'riìetris ajtjiellahrit nniii/iiitns. 
Plinio (.'!, 147), come molti geografi moderni, faceva terminare le Alpi Carniche al M. Terglou : Suxs rx Carnicis. 

28 



218 APPENDICE 



al compianto mio maestro Giuseppe Morosi ' il dubbio che il BegxéXkai di Plutarco non 
fosse altro che Brescello e, fatta anzi qualche ricerca, trovai in libri che parlano del- 
l' antichità di quei luoghi, esistere lì presso dei campi detti Rnvisi, e che ne' tempi 
andati quella città chiamavasi anche Brcf/eHa, Breseella o anche Bresello. Ma poi 
considerando che essa trovasi sulla destra del Po anzi che sulla sinistra, ove indub- 
biamente avvenne il combattimento, e che Plutarco ' in altro passo questo luogo de- 
nominò BgiiiU' V e Tolomeo ^ BqI^sUov, mentre tutti i codici fiorentini e vaticani della 
Dita di Mario danno la lezione KegfiéUm, credetti prudente non avventare un giudizio, 
del quale avrei forse più tardi dovuto riconoscere l'erroneità e mi contentai dire 
che i Cmnpi Raudi sono da ricercarsi sulla sinistra del Po a settentrione di Parma ■*. 
Ne credo sia ancora tempo d'uscire di questo riserbo, perchè se è facile indovinare 
dov' erasi posto Cattilo al Po a fine d'impedire a' Cimbri il passaggio, che indubbia- 
mente deve aver chiuso le vie che attraversavano quel fiume, non è egualnu;nte 
facile trovare il luogo dove quel generale insieme con Mario ruppe i Cimbri. 

Così non mi sembrano al tutto convincenti le ragioni, colle quali il prof. Pais 
vuole dimostrare che i Cimbri passarono le Alpi dopo il 1." gennaio del 101, anzi che 
nella state, come, col Mommseu e col De Vit, io aveva asserito. 

Secondo Plutarco la fuga di Catulo dall'Adige sarebbe avvenuta circa il tempo, 
nel quale Mario sconfisse i Teutoni ad Aquae Sextiae. Dal complesso della narrazione 
di Plutarco risulta che questa l)attaglia fu combattuta nell' estate, come ci dichiarano 
r ardente sete, il copioso sudore dei soldati ed altre circostanze. Anche Orosio, che 
probabilmente attinge a Livio, dice: iìiealescente sole fliixa Gallorum corporei in 
modum niviuni. Ammettendo anche che Mario fosse stato designato console per la 
quinta volta nel -novembre del 102, come suppone il prof. Pais, essendo certo che ebbe 
tale onore in premio della splendida sua vittoria sui Germani ^, è natxirale che fra la 
battaglia e il giorno in cui la nuova di questa nomina gli fu portata, dovette passare 
qualche tempo, almeno quant'era necessario, perchè i messi da Aquae Sextiae si re- 
cassero a Roma, e si prendessero colà le disposizioni per premiare Mario della sua 
valentia. Quindi la battaglia non può essere accaduta che vei'so la fine dell' estate. 
Del resto non è ancora con sicurezza provato, come dice il sig. Pais, che, dal 153 fino 
al consolato di Siila, la designazione dei consoli fosse fatta nel novembre. Osserva 
infatti il Mommsen **, che questo si può supporre, fua che mancano a ciò quasi del 
lutto le prore'', non solo, ma che per molte ragioni le eccezioni possono essere stale 



' Il compianto mio maestro o amico (t. Morosi, dopo aver letto il mio primo lavoro sui Cimbri, in lettera 
«lei 5 gennaio 18S(), mi esprime\a il dubbio che i Cimbri possano esser discesi per il Xatisimc e fossero stati 
l)attuti poi pirsKO Bri'scdh o pure a [iodiijù (irainpiig rauilicim) comune nel circondario di Castelpuslerlengo nel 
Lodigiano. Noto a tale proposito che anche nel Piacentino vi fu un iHigus Vercelkiisis più volte nominato nella 
tabula alìnientnria di Piacenza, (Cf. G. 1. L., V, 2., jìag. 7:50), e che in un'iscrizione di Lodi (f. /. /.., V. 2; d. 
6851) ì'. nominato un VI vir. Vereelknsk ed infine che sulla strada da Piacenza a Milano nell'itinerario Geroso- 
limitano (pag. 1)17) >. segnata appunto presso Rodigo, la stazione ad Ilota, ora Orio, che ricorda un h'niulim niiiipm. 
Variamente è dato ne' diversi codici di Velleio Patercolo, Floro e Aurelio Vittore questo nome: Claiidìiis Campun, 
hiudtnix, Savidm, Caiidiiix e liandiìin. Per tutte le varianti conf. V. Pat. Kdiz. Kuhnken, II. pag 22"). 

- (Mi., ."), 2. 

■• / Cimbri, r i Tridoiii. pag. 48. 

'■ Questo è implicitamente asserito da Livio (Kpit. 48), dove <lici; che col consolato gli fu offerto il trionfo, 
che Mario differì a vittoria compiuta anche contro i Cimbri, ed esplicitamente è detto da Eittropio (V. \) prnpter 
quod merituiii abi^eiu quinto ciinnul unt facttm. 

" Roe.iii. Staalureclii, I, pag. .")tJ4 seg. 

' Il passo di Sallustio Tm;., 36, )57, citat(i <lal .Mommsen come l'unica prova che si abbia per dimostrare 
che la de-signazione non facevasi all'epoca de' tempi posteriori a Siila (ma non già in novembre come ap|K)ggiato 
a <iuesto stesso passo asserisce il piif)f. Pais) non può recar luce su questo argomento, poiché anche (|uesta non 
è che un'eccezione, essendo stati pe' torbidi interni irape<liti i comizi: quae dìasciitio totiux ohhi miiiitui inipniirbat 
(37, 2). 



I CIMBRI NELLA VALLE DELL'ADIGE 219 

più frequenti della regola sfessa. Difatti quanta instabilità regnasse riguardo all' e- 
poca de' comizi consolari si ricava dall' opera stessa citata dal sig. Pais, dove sono 
segnati in nota innumerevoli casi, ne' quali si tennei'o i comizi in epoca diversa 
dall' ordinaria. E il nostro è appunto uno di que' casi, per i quali, trattandosi di dare 
subito a Mario un attestato di stima, e forse a Catulo nna severa lezione, è probabile 
che, senza riguardo alle consuetudini, si tenessero i comizi subito dopo la vittoria, in 
qualunque mese essa sia avvenuta; lo stesso era accaduto dopo la disgraziata bat- 
taglia d' Arausione, che ebbe luogo il 6 ottobre del 649. 

Contemporaneamente alla vittoria di Mario i Cimbri avrebbero passate le Alpi 
e messo in fuga Catulo al fiume Adige. Infatti, quando Mario dalla Gallia si diresse 
a Roma, trovò già Catulo col suo esercito al Po per impedirne ai Cimbri il passaggio. 
Nemmeno la circostanza notata da Plutarco, che i Cimbri nel passare le Alpi davano 
prova di loro robustezza sdrucciolandosi giù da' ghiacciati dirupi, né le parole di 
Floro e di Orosio, il primo de' quali asserisce che i Cimbri passarono le Alpi per 
hiemes, e l' altro che li dice integris copiis Aljnuni nives emersi, sono una prova 
di tale viaggio fatto nell'inverno, poiché, prescindendo dal tono retorico de' due 
scrittori, conviene notare che in questa parte delle Alpi è lunghissimo l'inverno, 
ed alcuni punti sono perpetuamente coperti di neve e che è più probabile scivolare 
dalle vette ghiacciate nella state, che non in altro tempo, nel quale la neve soffice 
non avrebbe permessa tale braveria. E questo in sostanza volevano significare i due 
scrittori latini, i quali sul>ito dopo affermano che le tepide aure ed i frequenti bagni 
ammollirono i barbari, Idandioribus auria ac lavaeris ' — soli coelique clementia -. 



n. 

■ Fin dall'ottobre del 1891 io aveva scritto queste poche osservazioni intorno 
all'itinerario dei Cimbri. Non ostante le pubblicazioni che dopo quell'epoca vennero 
in luce su tale argomento credo necessario conservare intatta la mia opinione, nella 
quale anzi mi sento maggiormente rafforzato. Contro le argomentazioni del prof. 
Pais due illustri critici uscirono in campo, il professor Hermann Schiller dell' Uni- 
versità di Giessen (Philol. Woehenserift, edita da Calvary, a Berlino, 1892. n. 1, pag. 
20 seg.), che quanto al viaggio de' Cimbri è d' accordo colle mie conclusioni, e 1' a- 
bate Vincenzo De Vit, teste rapito alla scienza, che nell'ultima sua memoria inse- 
rita negli Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino (Voi. XXVII, Disp. 2. 
1891-92, Della via tenuta dai Cimbri per calare in Italia ecc. p. 166-188), torna a 
ribattere l'opinione, già da me confutata, che i Cimbri siano scesi in Italia per la 
valle della Toce. 

Rispose a tutti e due, per sostenere la sua tesi, il prof. Pais nel periodico da 
lui diretto (Studi storici. Nuovi studi intorno air iìivasione Cimfmca, Voi. I, p. 141 
e segg. e 293 e segg.), dove espone con maggior chiarezza e precisione alcune os- 
servazioni, che non riuscivano ben chiare nella sua prima Memoria. 

Gli argomenti dell' ab. De Vit non sono nuovi, e diciamolo pure, nemmeno 
seri, dopo quanto erasi scritto in proposito, onde non fu difficile confutarli al chiar. 
jjrofessore Pisano, che, colla lealtà che lo distingue, ripete che già era stata dimo- 

' Okosio, V, U). 

' Floko, III, H. Il codic-o cartacio riccardiiino di Floro (n. 12(»0) da me gii! allro volle citato, anzi che 
])rr hirmoii ha la lezione che a ine Kenilira preferibile, }x-r hkmen. È quindi facile intendere come Floro non 
parli già qui della stagione invernale ; ma delle bufere alpine. 



220 APl'ENDICK 



strata falsa quella tesi da me e da G. Grion (pag. 143 n. 1.). Di fatti gli stessi an- 
tichi errori fanno capolino nella Memoria dell' ab. De Vit, che si regge co' soliti 
sofismi. 

Troviamo infatti a pag. 170 : 

« Narra Plutarco, che essendo venuto a morte nella Provenza, ossia nella Gallia 
Narbonese, il collega di Mario nel consolato V anno di Roma 651 (103 a. C.) ...Mario 
lasciò alla testa delV esercito M. Aquilio, si portò a Poma » ecc. 

Invece io aveva già dimostrato che non nella Provenza, ma a Roma morì il col- 
lega di Mario {I Cimbri in Italia p. 57 seg.), e che Mario e Catulo non si recarono 
insieme nella Gallia, come asserisce alla stessa pagina l'abate De Vit, ma che Catulo 
rimase in Itaha. (A pag. 171.) 

« / Cimbri e i Teutoni si trovavano accampati di là del Rodano, e di lì 
presero le mosse per calare in Italia. > Tutto invece concorre a far credere, ed io 
r aveva già detto ', che i barbari si fossero divisi nella Gallia settentrionale. 

Così pure il De Vit torna a ribattere (pag. 176) che i Noriei . doveano essere ap- 
punto i Leponzi, e VAtisone la Toce, che percorre la Valle deW Ossola; che nella 
guerra norica (retica) nulla ebbero a fare gli abitatori del regno Norico, ma furono 
invece vinti i Leponzi che diedero perciò il nome alla guerra. 

Ma è affatto inutile riportare qui tutti gli errori, e tutte le inesattezze per la 
centesima volta messe in campo dal De Vit. Essi furono già da me combattuti, e 
perciò rimando i lettori a quella breve mia memoria (I Cimbri in Italia) e all'ul- 
timo lavorò del prof. Pais. 

Così pure non sono nuovi gli argomenti proposti dal sig. Pais contro il jjrof. 
Schiller e quindi anche contro di me. Che Tito Livio abbia in vari particolari delle 
sue stoine errato non è ragione per ritenere come errore tutto quanto è da lui as- 
serito, specialmente (pmndo parla di fatti, come è nel caso nostro, quasi contempo- 
ranei all' autore, mentre tutte le inesattezze a lui ascritte dal prof. Pais si riferiscono 
al periodo delle origini o a temjji molto anteriori allo scrittore. Non è poi vero che 
Livio sia l'unica fonte degli scrittori latini, che parlarono di questa guerra, poiché 
ho già notato altrove, ed anche nella prima jjarte di questa memoria, che Valerio Mas- 
simo, come egli stesso afferma, attinse alle memorie di Marco Aurelio Scauro, il cui 
figlio fuggì con Catulo dopo il combattimento dell' Adige e che, per aver combattuto 
egli stesso nel 115 a. Cr. contro i Carni, dovea ben conoscere le Alpi e saper distin- 
guere l'Adige dal Natisone. E Plutarco stesso, nel qual$ il sig. Pais ripone tutta 
la fede, non si scosta i)unto dalla narrazione dello storico j)atavino, pui' che si voglia 
ritenere che V'Anaòn' dello scrittore greco non sia altro che V AtJicsi.^ degli scrittori 
latini. 

Il sig. Pais, studiati i vari passi delle Alpi Orientali, per i quali avrebbero po- 
tuto venire i Cimbri, finisce per ritenere che da Tarvis, voltisi verso mezzogiorno, 
risalendo la valle del Raibl, passarono il Predil e di lì calarono al Natisone, dove 
Catulo li attendeva (pag. 97)*. È strano che mentre il prof. Pais trova tante difficoltà 
nel passo delle Alpi Centrali, notissimo e percorso nell' antichità, e per il quale i 
Cimbri sarebbero giunti in Italia qualche mese prima, possa credere che essi siano 
venuti per la via suesposta, difficilissima ora e dove al tempo de' Romani non era 



' / Cimbri e / Tt'uloni, pag. 22 segg. 

' L' asserzione dell' Hauser (Carìnthiii pag. 1215 seg.) che questo fosse il salttis igimtae antea 
XXXIX I". 'il. (love sarebbero pausati nel 186 a. C. 12 mila (talli, non ^ menomamente accertata. 



oiae di Livio 



I CIMBRI NELLA VALLE DELL'ADIGE 221 



alcuna via militare, benché egli ritenga ' che questa esistesse. E ancora più strano 
sarebbe pensare che Catulo aspettasse al Natisone i Cimbri, i quali con facile de- 
viazione ad occidente avrebbero potuto raggiungere il Pontebba e quindi cogliere 
Catulo alle spalle. Ognun vede che non sarebbe stata questa strategia da Romani. 

Non è possibile cercare la via de' Cimieri ad altri passi, che tutti erano in po- 
tere dei Romani, mentre da Plutarco si deduce, come più volte fu osservato, che il 
passaggio battuto dai barbari era fuori d' Italia, e che nulla avrebbero da fare col 
Natisone, unica ragione per cui, in causa della sua apparente affinità col nome 
'Anacòv, si vuol quivi cercare il campo di Catulo. 

Nessuna di queste difficoltà invece esistono per le Alpi Retiche. Due erano le 
vie che potevano tenere i barbari, quella del Brenner e quella della Venosta; tutte 
due passavano per regioni non ancora sottommesse dai Romani, onde Catulo cre- 
dette opportuno aspettare i Cimbri a mezzodì, in Italia, al fiume Adige dopo l'in- 
contro delle due vie, probabilmente sotto Bolzano, fra Egna e Tramin, dove gli inda- 
gatori locali credettero d'aver perfino trovato le diverse vestigia dell'esercito cimbrico 
e romano ivi attendati. 

Nulla ho d' aggiungere intorno al luogo della battaglia de' campi Raudi e della 
stagione nella quale avvenne il passaggio de' Cimbri nella nostra penisola. Questo 
solo mi preme chiarire, e farò quindi subito punto per non ripetere cose già dette, 
che nella lezione di Plutarco da me trovata Keg^éXkag, non credetti mai vedere ini pre- 
sunto Cerhellae, come crede il sig. Pais (p. 301, nota), ma io riteneva semplicemente che 
essa fosse una ragione di più per dubitare che i Campi Raudi fossero presso Vercelli. 



' pag. 298 sulla fetle dell' Hauser, 0. e. pag. i;)2. 




INDICE DEI NOMI. 



Aar (valle dell') p. 98 
Abbazia p. 106 
Abìisina p. 103 
Abuzato p. 103 
Acitavoni (AcitavoìiKs) 

p. 10, 152, 164 
Adamello p. 51 
Adanateti p. 11. (Vedi 

Edenates) 
Adda (fiume) p. 74 
Adduci (vedi Adda) 
Ad duodecimum p. 160 
ad Fines (alla Blaynie 

o alla Boche des Ar- 

mands) p. 155 
ad Fines (Fenils) p. 156 
ad i'^mes (Malano) p. 159 
ad Fines (Vedi Pfyn) 
ad Fines (St. Pierre de 

Mezage) p. 154 
Adige (fiume) 68, 69, 74, 

81, 86, 87, (valle) p. 

27,92,70,71,91,94, 

99 
Ad nuvalia p. 118 
Ad noias p. 103 
Adrets (monte) p. -50 
(T. Fkivius) Adrettio p. 

50, 166 
Adrets p. 166 
Adria (nel Piceno) p. 146 
Adriano p. 56, 172 
Adriatico (mare) p. 8, 7, 

176, 200 
Adula ^monte) p. 42, 52, 

98 
Adunia p. 46 



Aegida p. 189. 
Africa p. 3, 48 
Agamini (pagani) p. 45 
Agaminus (pagus) p. 50 
Agnello di Trento p. 78 
Agogna (fiume) p. 43 
Agoni p. 43 
Agordo p. 181 
Agricola p. 130 
Agrippa p. 35, 168, 201, 

207 
Aguntum p. 202 
Aidussina p. 204 
Aime (Forimi Claudii 

Ceutrontan) p. 152 
(C.) Aimo p. 35 
Aix p. 90, 129 
Ala p. 81, 104, 105 
Alba p. 4, 5 
Alba (Po)npeia) p. 5, 114 
Alba Docilia p. 118 
Albalonga p. 5 
Albani (monti) p. 5 
Albenga p. 4, 114, 118, 

119, 129, 130, 140 
'Akfiia (Alpi) p. 4 
Albici p. 132, 133 
Albiosc p. 133 
Albona p. 189, 205 
AUyum Ingaunum (Vedi 

Albenga) 
Album Inter meliiun (Ve- 
di Ventimiglia) 
Alemanni p. 44 
(C.) Alieno Cecina p. 38 
Alessandro (S.) p. 84. 
Algauer Alpen p. 97 



Allóe bianche (fiume) p. 

26 

Algow (cantone p. 74) 

Allein p. 25 

Allobrogip.129,147,152 

Almanicenses p. 138. 

Almes p. 156 

Alpe lulia p. 187 

Alpe maritima p. 114, 
138, 139, 140 

Alpe Summa p. 114, 127 

Alpi p. 1, 2, 3, 6, 9 segg. ' 
44, 51, 57, 59, 61, 63 
(Atrezziane) p. 42, 44, 
50, 165 seg. 171 
(Bavaresi) p. 68 
(Bergamasche) p. 58 
(Caravanche) p. 176 
(Gamiche) p. 45, 175 
(Celtiche) p. 146 
(Centrali) p. 69, 73 
(Ceutroniche) p. 23, 147 
(Cozie) p. 4, 5, 130, 
143 segg. 
(Dalmatiche) p. 4 
(Dolomitiche) p. 68, 77 
(Giulie) p. 5, 27, 75 
(Graie) p. 2, 3, 49, 50, 
130, 143, segg. 166 
(Lepontine) p. 5, 6, 50 
(Marittime) p. 4, 5, 6, 
7, 10, 50, 108 segg. 
(Noriche) p. 4 
(Occidentali)p. 17, 50, 
109, 125 

(Orientali) p. 175 segg. 
(Pannonie) p. 4, 26 



m 



•224 


INDICE DEI NOMI 




(Pennine) p. 49, 50 


Appianum (Vedi Eppan) 


Astico (valle dell') p. 


(Retiche) p. 4, 51, 73, 


(M.) Appuleio p. 93, 94, 


78 


176 


103 


Aterino p. 74 


(Sunimae) p. 50 


Apro p. 116 


Atesina (valle) p. 6 


(Tridentiue) p. 4, 68, 


Apuani p. 122, 123, 125. 


Athesis (vedi Adige) 


72. 90, 176. 


126 


Athos (monte) p. 1 


(Veaete) p. 77, 175 


Aquae Sextiae{Vedi Aix) 


Atrectia (gens.) p. 50 


Alsa (Ausa) p. 177 


Aqui p. 139 


(L.) Atrectus Quiehis p. 


Alsuca p. 78, 81 


Aquileia p. 2. 3, 30, 69 


186 


Altare p. 146 


p. 194, 196, 181, 184, 


Atrez/Jane (Alpi) p. 42 


Altheim p. 98 


187, 192 


(Prov. delle A. Atrez- 


Aitino p. 105 


Aquitania p. 132 


ziaue) p. 42 


Alulrenses p. 59 


Arausione p. 90 


Auer (vedi Ora) 


Amhisontes p. 10, 96 


Arbezioue p. 44 


Auerberg p. 101 


Ampezzo p. 181 


Albine (Oblinum) p. 152 


AiifiUenia (famiglia) p. 


Ambroni p. 90 


Arbon p. 103 


105 


Anagìiis (rastrum) (Vedi 


Arbor felix (Vedi Arbon) 


Augsburg (vedi Augusta) 


Nan) 


Are (fiume) p. 147 


Augst p. 101 


Anao portns p. 121 


Are p. 152 


Augusta (vedi Vindeli- 


Anassns (Stella fiume) 


Ardici p. 199 


corum) 


p. 177 


Arehrifjium p. 27 


Augusta Bagiennorum 


Anauui p. 11, 12, 82 


Aregenia (gentilitas) p. 


p. 140 


Anaunia (valle) p. 82 


59 


Augusta Praetoria (vedi 


segg. 84 


Arelio Sigerò p. 172 


Aosta) 


Anciraua (tavola) p. 7, 


Arene Candide (grotta 


Augìista Raiiracum p. 


131 


delle) p. 183 


101 


Ancona p. 193 


Arezzo p. 125 


Augìista Tauri norum p. 


Andora (fiume) p. 118 


Argonauti p. 184 


168 


Angela p. 45, 46, 50 


Ariìica (Vedi Peschiera) 


Augusta Vmdelicoru m 


Annibalep.121,148,152, 


Ariolica p. 37 


p. 62, 99, 103, 104 


160, 191 


Ariberg p. 100 


Augustana vallis p. 35 


(C.) Annio Flaviano p. 49 


Arma p. 120 


Angustanis p. 103 


(T.) Annio Losco (trium- 


Arno p. 102 


Augusti (vicus) p. 80 


viro) p. 144 


Aroscia p. 116, 119 


Augusto p. 3, 5, 6, 7, 


Annio Rufino p. 138 


Arsa {Arsia) p. 180 


51, 55, 59, 61, 68, 


Annio Rufo p. 138 


Artenia (Magnano Arte- 


102, 103, 139, 145, 


Antibes p. 120 


gno) p. 187 


151, 170 segg. 


Antipolis p 120, 140 


Arua p. 153 


Aureìia (famiglia) p. 129 


AntistioYetere p. 33segg. 


Arusnati p. 68 


171 


Antonino (Itinerario di) 


Arve (fiume) p. 151 


Aurelia (porta) p. 129. 


p. 12 


Arverni p. 147 


Aureìia (via) p. 129 


Antonino Pio p. 172 


Arvier p. 38 


(C.) Aurelio Cotta p. 138 


Antonio p. 31 


Asdrubale p. 123 


Ausa (Alsa) p. 177 


Anza p. 46 


Asse (fiume) p. 137 


Ausugo p. 105 


Anzasca (valle) p. 43 


Afifien'ates p. 56 


Autari p. 76, 81 


Aosta p. 3, 17, 24, segg. 


Asia p. 181 


Avan(,on (Arauticum) p. 


ApoUinari (vasi) p. 12 


Asia Minore p. 185, 189 


155 


Apollo (Carnio) p. 181 


Asinio Pollione p. 200 


Arautici p. 155 


(T.) Appalio Alpino Se- 


Assirtidi (isole) p. 184 


Arauticum (Avanvon)p. 


condo p. 49 


Assirto p. 184 


155 


Appennini p. 117 


Assoro (città) p. 184 


Avari p. 202 



ISinCE I>KI NOMI 



Al escica p. 189 
(C.) Avieno Filosseno p.55 
AvigiiaiiH p. 1()8 
(C.) Avilio p. ;-55 
Avio p. 76, 165 
Avisio p. 81. 86 
Arisioportidf p. 121, 140 
AvodincKììt (ve(1i Kpfacli) 
Avi ma p. 37 
Aymaville p. 24. 
Azeglio p. 47 
(L.) Azio (trib. de' sol- 
dati) p. 194 



IJabio Attico (C.) p. 138 
Badoii p. 68 
Badò p. 197 
Hagnasco p. 140 
Baia p. 12 
Baisweil p. 107 
Baldo (incute) p. 76 
Baleari (isole) p 128 
Balzi Rossi (caverna dei) 

p. 1S3 
Baicellonette p. 136 
Bard p 29 seg«r 
Bardonecchia p. 157 
Barra p. 56 
Baiava (Castra) (vedi 

Innstadt) 
Baselga p. 83 
Bnii.rarc (vedi Bolzano) 
Jkni-,niiìiiri (vedi Bol- 

zam.i) 
Baviera p. 68 
Bebiani (Liguri) p. 126 
(Cu.) Bebio p. 127 
(L) Bebio (pretore) p. 127 
(M.) Bebio (coiis.) p. 126 
(A.) Beeulonio(vessiilifero) 

p. 195 
Beciiiii p 13.83 
Belaci p. 157 159 
Belisana (divinità) p. 80 
Belaci p 11 

Bcllaiiica (Bclloiiia) p. 45 
Bellinzona p. 44 46 
Boiloveso p. 182 
Belluno p 77 



Benaco (lago) pag. 59 

Beitacense^ p. 59,81 

Be.ìiacus (lacus) (Vedi la- 
go di (iarda) 

Bene p. 150 

Bergaleip. 12, 53, 61,86 

Bergamo p. 52, 54, 55, 
56, 86 

Bergimo (dio) p. 146 

Bcnjintruni (Bourg St. 
Maurice) p. 37, 152 

i?60'Ojuoi' (vedi Bergamo) 

Bergomuvi (vedi Berga- 
mo) 

Beritiìii (pagaìii) p. 133 

Beruenses p. 77 

Besozzo p. 50 

Bianco (monte) p. 23 

BillUio (vedi Bellinzona) 

Biiiìbclli p. 117 

Birnbauiner Wald p. 176 

BodenCo p. 115, 148 

Bodensee (vedi lago di 
Costanza) 

Bodincoìnaf/us (1 n d u - 
stria) p. 115 

Bodinciis p. 1 1 5 

Bolzano p. 71, 80 

Boi p. 26, 125 

Bona (valle) p. 58 

Borganzo p. 1 16 

Borgo di Valsuganap. 106 

Borghetto p. 105 

Bonnani (lacus) p. 140 

Bormida p. 117, 139 

Borgio p. 140 

Bourg Ht. Maurice (Ber- 
flintriiin) p. 155 

Bousson (cima) p. 24 

Bovegno p. 58 

Biagoduro p 98 

Brancafora p. 78 

Brataninno p. 107 

Brebbio p. 50 

Bregane p. 59 

Bregaglia (valle) p. 53 

Bregenz p. 102 

Brcmbana (valle) p. 56 

Breintoiiicijin (vedi Bren- 
tonico) 

Brenncr p. 69 



Brenta p. 74 
Brentonico p. 76, 8c, 104 

105 
Brescia p. 51, 5(), 57,. 

59 61, 86, 88 
Bressanone p. 79 
Bretena p. 82 
Brettagna p. 33 
Breuni p. 10, 69, 76, 

96, 97, 180 
BgTj^ia (vedi Brescia) 
Brian(,"on p. 154, 172 
Brienzer See p. 98 
Briganti p. 26, 97 
Brigautia p. 62, 98 
Brigantinus (lacus) (ve- 
di lago di Costanza) 
Brigando (Bregenz) p. 62 
Brigantio (Briauzone) p. 

1.54, 168 
Brigavtium p. 98 
Brigiani p. 10, 164 
Briniatcs p. 117 
Brixa (vedi Brescia) 
Brixen p. 95 
Brixentes p. 10, 95 
Brixia (vedi Brescia) 
Bgiiia (vedi Brescia) 
Brodìonti p. 10, 136 
Brodiontici p. 136 
Broxas (Brischis) p. 187 
Bruneck p. 77 
Bruto p. 208 
Buclienstein p. 181 
Buco di Tela p. 83 
Burg p. 99 
Busca p. 137, 141 
Busullo (Basiillas prav- 

fectus Capilhiloraiit) 

.166, 171 
Buthier p. 26, 31 



Ca ha ria Ics p. 171 
Cadi bona p. 114, 117 
Cailolle (la) p. 114 
Calanca (valle) p. 43 
Caldaro p. 70 
C. Caligola (imperatore) 
p. 12, 61 



•226 



FN^DirK PEI NOMI 



Caliicoiies p. 10, 53, 98 
Caiìilxxlunum p. 102 
Camilìn (tribù) p. 118 
Camonica (valle) p. 6, 41, 

50, 57, 86 
Campeduno (vedi (Jam- 

bodìiiìuin) 
Campì canini p. 44, 45 
Campiglio p. 82 
Cammini p. 5, 6, 9, 10, 

57, 59 segg. 
Canuirio .Statuto p. 12 
Caiiavese p. 35 
Candii rihi((/)i fi (veili Ca- 

tnricjae) 
Canino (monte) p. 175 
Cantabii p. 33 
Cantabiia p. 132 
Canta p. 26 
Canziano (8.) (grotta di) 

p. 178 
Capezzone (cima di) p. 43 
Capo d'Istria p. 189 
Caprazoppa p. 117, 140 
Capris p. 189 
Capua p. 202 
Caracca (o Saracca) p. 82 
Caravancas p. 176 
Carinzia p. 184 
Carnee (feste) p. 180 
Carni p. 3, 69, 175 segg. 
Carnia p. 190 
Carniola p. 175, 184 
Carro (colle del) p. 148 
Carsi a p. 176 
Carso p. 186 
Cartagine p. 1, 2 
Cartaginesi p. 27, 123, 

124, 148, 191 
Carusadio p. 176 
Casale p. 115 
Caslir p. 86 
Casinonates p. 117 
Casse-Roiii (Rama) p'. 169 
Cassio p. 208 
(L.) Cassio Longino p. 90 
(C.) Cassio (procons.) p. 

198, 206 
Castelfranco p. 106 
Castelruth p. 80 
Catali p. 176, 188 



Catenates p. 10, 97 
Catnielo (proregolo gal- 
lico) p. 193 
Catorimagii.'i (vedi Ca- 

turigae) 
Catorissium (Bourgd' Oi- 

sans) p. 154 
Cattia (famiglia) p. 105 
(Q.) Catulo p. 90, 91, 92 
Caturigae (Cliorges) p. 

155 
Caturigi (Calurìges) p. 

10, 11, 137. 141,148, 

149, 151, 154 
Caudina (strage) p. 125 
Cauto (dio) p. 146 
Cavatiuini p. 117 
Cavavius (dio) p. 84 
Cavour (forum Vibii Ca- 

hurnun) p 171 
(Q.) Cecilio Metello p. 
Celelates p. 117, 124 
Celio p. 129 
Celti p. 24, 25, segg. 53, 

54, 58, 148, 150, 182 
Cerna (Mons) p. 114, 116 
Cembra p. 72, 18 
Cemenelìiin p. 114, 138, 

141 
Ceneri (monte) p. 45 
Cenisio ( vedi Monce- 

nisio) 
Cenisela (tombe di) p. 112 
Cenomani p. 56, 57, 89, 

202 
Centa p. 116 
Cepamm (nd) p. 106 
Cepione p. 90 
Cerdiciaica p. 117, 124 
Ceresio (lago) p. 47 
Cergnala p. 175 
Cervo p. 118, 119, 141 
(C.) Cesare p. 35, 57 
(G.) Cesare p. 30, 31, 36, 

55,92, 145, 175, 177, 

286 
Ces Maggiore p. 105 
Ceutroni (Ceutrones) p. 

20, 27, 149, 151 
Ce va p. 118, 140 
Challant p. 26 



Chamber}' p. 158 
Champlas Seguin p. 157 
Chatillon p. 37 
Cheronea p. 9 
Cheviil Blanc (Montagna 

du) p. 137 
Cliiavenna p. 45, 53 
Chiavrie p. 168 
Chiese (valle del) p. 57, 

58. 81 (fiume) p. 74 
Chisone p. 147 
Chiusa (la) p. 169 
Chorgos p. 138, 155, 166 
Chur p. 52, 61 
Ciagna (fiume) p. 115 
Ciana p. 115 
Cicerone p. 129 
Cimbra (vedi Cembra) 
Cimbri p. 89 segg. 
Cimella p. 114 
Cimiez p. 114, 121, 1.38, 

150 
(M.) Cincio p. 135 
Cinisius (mons) (vedi 

Moncenisio) 
Cissa (isola), 190 
Cittanuova p 189 
Cividale del Friuli p. 183 
Cividate p. 57 
Ckmdia (ÌAmì^VìA) p. 129 
Claudia Augusta (via) 

p. 105 
Claudio (imperatore) p. 

11, 12 61, 82, 85, 
89, 92, 103, 172 

(A.) Claudio p. 28 segg. 
(A.) Claudio Fulcro p. 

3, 8, 36 

(C.) Claudio Fulcro p. 

195 segg. 
(M) Claudio i'iarcello p. 

4, 54, 55, 107 
Clavenna p. 62 
Cles p. 84 

Clesiana (tavola) p. 11, 

12, 61, 81, 82, 85 
Clesus (vedi Chiese) 
Cleusis (vedi Chiese) 
Clevenna p. 46 
Cliiius ( ti u m e ) (vedi 

Chisone) 



INDICE I>K1 NOMI 



l 



Clisiut< (lago) p. 47 

Clodio Albino p. 51 

(P.) Clodio Slira p. 56 

Cliinin p. 62 

.Codi Monte \ì. 107 

Coelio p. lOa 

Coglio (colline ili) {Sub 

eoi li a) p. 175 
Cogne p. 26 
Coiia(vedi Curùi e Ciiur) 
Colapis (vedi Kiilpa) 
Colchi p. 184 
Col legno (ad ([niiìtìtm 

lajjidem) p. 169 
Colio p. 53. 
Comacneunm (adlnntm) 

p. 62 
Conibin (monte) p. 23 
Como p. 3. 8, 42, 48, 50, 

51,52. 54, 61, 63, 68, 

86 

(lago di) p. 70, 92 
Coraps p. 133 
Concordia (Portogniaro) 

p. 177, 187, 202 
Condino p. 58 
Coìiminnetes p. 10, 97 
Contes p. 138 
Corcina p. 181. 
Cordelia (città di) p. 24 
Cordelo p. 24 
(T.) Cornasidio Sabino p. 

44 
('iinielifirri (Liguri) p. 

126 
(M.) Cornelio Cetego p. 

199 
Ciirinto p. 181 
Cormóiìes (Cormons) p. 

1S7 
(C.)Cornelio(cuns.) p. 124 
(L.) Cornelio (duumviro 
navale) p. 193 
(L.) Cornelio Lentulo p. 22 
(M.) Cornelio p. 124. 
(P.) Cornelio (cons )p. 126 
'(.rrado II (inip.) p. 78 
< irtazza (Ciirtis ari A- 

lliesim) p. 85 
Corteviccio (Cuna ricis) 
p. 157 • 



Costa Balaeime p. 120, 

140 
Costantino p. 38, 172 
Costantino il p. 103, 105 
Costanza (lago di) p. 52, 

74 
Costanza p. 44, 138, 178 
Cutlia p. 161. 
Cotuanti p. 26 
Courmayer p. 35 
CoìX'liacns p. 104 
(C. G.) Cozio p. 170 
(M. G.) Cozio p. 5, 7, 
145, 162, 169 

(regno di) p 130, 171 
Cran)michi p. 88 
Cramont (le) p. 23. 
(L) Crasso p. 3 
Cremona p. 2, 27, 86 
Creinonis iuguin p. 23 
Crttcis (nions) (Plecken) 

p. 177 
Cnìmeìi (vedi Kolmann) 
Cuneo p. 137 
Ciiìinu nìirex p 62 
Cuno d'oro p. 63 
Cimtimis (vicus) (vedi 

Contes) 
Ciin'a p 62, 63 (vedi 

Cliur). 
Cii.ila)His (dio) p. 76 



Dalmati p. 31,199,201. 

208 
Dalmazia p. 132, 207 
Dalmazzo (Borgo San) 

p. 136, 141, 150 
DalmaTiia p 97, 102 
Damiano (S) p. 137 
Danimarca p. 90 
Danubiane (regioni) p. 

1, 14, 27 
Danubio p. 3, 100, 102 
iJaranfasia (città) (Mon- 

thiers) p. 152, 165 
Dnraìdasia (regione) p. 

37, 165 
Davos p. 98 
Deciati p. 120, 122 



Decimo Bruto p. 30,118, 

139 
(P) Decio Subulop. 199 
Dectiiniensex p. 117 
Delfinato p 151 
Demetrio di Jaro p. 191 
Derby p. 38 
Dercolo p 70,84 
Dewluy p. 154 
Diano p. 118 
Diano Castello p. 140 
Diano S. Pietro p. 140 
Diemoz (nd decimiim) 

p. 37 
Digne p. 136, 142, 158 
Dinia p. 126, 141, 158 
Diocleziano p. 38, 141 

166, 170 
Dionede (tempio a) p. 178 
Dolaso p. 85 
Domizia (via) p. 2 
(Cn.) Domizio (cos.) p. 

125 
(C.) Domizio Destro p. 51 
(Cu.) Domizio p]robarbo 

p. 2, 36, 129, 151 
Domizio (nobile di Ven- 

timiglia) p. 129 
Domlesch p. 9S 
Domodossola p. 43,46,50 
Don (villaggio) p 85 
Donauwortli p. 63 
Donuaz p. 45 
Donno (re) p.l 56,1 6 1,162 
DoraBaltea (valle della) 

25, 27, 28, 41 (Ripa- 
ria) p. 147, 153 
Dornbirn p. 102 
Doron (fiume p. 147, 152 
Diac (fiume) p. 154 
Dracuina p. 98 
Draga p. 179, 193 
Drin p. 95 

Drubialio (Ocehiiii) p. 169 
Drueiilia p. 136, 147, 

153, 168 
Druiìiii.s (aetor praedio- 

rii») Tidìlinniiiim) p. 

83 
Dniserthal p. 101 
Dntsiaiin mlli.s p. 10.'! 



•228 



INDICE UKI NOMI 



Dnm (pom) p. 88,100, 

104 
Druso p. 5, 94, 97, 101 

seg. 107, 131 
Urusomago p. 99 
(L.) Dudistio p. 172 
Duraiice p. Ilo, 147 
Diiria (\edi Dora) Baltea 
Duna (ìHìnor) vedi Dora 

Riparia 
Duroiinctan (V^illars d'A- 
rène) p. 153 



Eboduro p. 99 
Ébrodiinense (metropoli) 

p. 114 
Ebroduno p. 136, 155, 
164,166,170,168,172 
(M.) Ebuzio (trib. de sol- 
dati) p. 192 
Ecdini p. 10, 11, 154 
Ectodiii'o p. 99 
Edenatcs p. 10, 159 
Edranus (ìncus) p. 58 
Egidi Cadmei p. 181 
Egiziani p. 113 
Egnap.80,98, 104, 106 
Egnazio Calvino p. 138 
Egui (vedi Eguitiiri) 
Eining (Abìisina) p. 107 
Eisack p. 27,80,90,95, 

99, 106 
Elia (famiglia) p. 129 
(C.) Elio (tribuno) p. 193 
(P.) Elio p. 193 
(Q.) Elio (trib.) p. 195 
T. Elio (trib.) p. 198 
Eliade p. 1 
Elvezia p. 69, 100 
p]niaròse p. 37 
Embnin (vedi Erodinuin) 
(L.) Emilio Paolo p. 127, 

191 
(M.) Emilio Lepido p. 93 
(L.) Emilio Paolo p. 193 
{'Sì.) Emilio Scanni p. 23, 

92, 124 
Emona (vedi Lubiana) 
Endidne (verli Egna) 



Engadina p. ()0, 101 
Eniiema.se (vedi Egna) 
Epanterii p. 117, 132 
Epfach p. 103 
Epiro p. 180 

" Eporedia p. 26 seg. 48, 24 
Eppan p. 80 
Epulone (regolo istriano) 

p. 193, 197 
Ercole p. 147 

(Snxano) p. 24, 146 

(Tebano) p. 2, 14, 24, 

2.5, 112 

(Ti rio) p. 113 
Erculea (via) p. 2 
Eridano (vedi Po) 
Esa p. 121 
i]schenz p. 99, 101 
Escone p. 107 
Este p. 183 

Esubiani p. 10, 136, 164 
Etolip. 191 
Etruschi p. 2, 43,53, 55, 

57, 69, 71, 12.2 
Euburiates e. a2» 
Eudracinuni p. 38 
Eugaiieae geìdes p. 60 
Euganei p. 54, 58, 71, 

184, 186 
Eugenio p. 178 
Europa p. 1 
Eveno p. 141 
Evino (duca longobardo) 
Exilles p. 157 
Eyrs p. 63 



(Q.) Fabio p. 128. 193 
(C.) Fabio Buteone (pre- 
tore) p. 3 
(Q.) Fabio Massimo Al- 
lobrogico p. 129, 147, 
151 
(Q) Fabio Massimo Ver- 
rucoso p. 122, 123 
Faedo p. 81 
Eagitana (vedi Faedo) 
Ealerna (tribii) p. 129 
Fallerone (Falerii) p.49 
Faraldi (Villa) p. 141 



Fauces (ad) p. 97 
Faveria p. 197, 189 
Feder (Castel) p. 79 
Federico Barbarossa p. 14 
Feldkircli p. 102 
Feltro p. 71, 72 seg. 81 
Feltrini p. 68, 88 
Feluennis (lupiter) p. 7 6 
Feniana p. 98 
Fenici p. 112, 113, 150, 

190 
Fermo p. 49 
Fernigc p. 87 
Persi na p. 78, 88 
Fertini (vedi Feltrini) 
Flemme (valle di) p. 86 
Filippo il Macedone p. 

192 
Finale (torrente) p. 82 
Finalese p. 112 
Finele (torrente) p. 82 
Fines Cotta p. 169. 
Finesgnire p. 52 
Fiustermiinz p. 52, 63, 

90 
Flagogna p. 86, 187 
Flanionia (v. Flagogna) 
Fkiinonienses p. 86 
Flavia (via) p. 205 
Flavio p. 172 
Fligadia (monte) p. 177 
Flitsch p. 177 
Focosi p. 120. 181 
Foeuniiles p. 10, 97 
Foelibua p. 79, 90, 103 
Fondo (Castel) p. 84 
Fontanalba p. 113 
Forba p. 179 
Fonnicaim (castru m) 

p. 79 
J'ormione (Fonnio o Ru- 
bano) p. 179 
Forum Vlaudii Ceutro- 

num (Aimo) p. 152, 

165. 
Forum lulium (Civida- 

le) p. 187, 202 
Forum Garnianorum 

(vedi San Damiano) 
Fours (vallo ilei) j). 136 
Franchi p. 78 



INDICE DKI NOMI 



229 



Freius p. 11-i 

Frentaiii p. 146 

Frigidus (ti) (Wippacli) 
p. 178 

Frigaana p. 12*) 

Friniates p. 117, 12« 

Friulani p. 181 

Friuli p. 8, 180, segg. 

Fufio Gennaio p. 201 

Fulvio Fiacco p. 122, 
126, 128 

(C.) Furio (diuiniviio na- 
vale) p. 193 

(R) Fusco p. 51 

Fiisinani ci citaci p. 51. 



tragnone (cima ili) p. M 
(Sergio) Galba p. 31, 36 
(Talli p. 2, 3, 25, 33, 51, 

86,194,102,124,145, 

482 

(Cisalpini) p. 48, 123 

(Transalpini) p. 
(ialliap. 50,51,100.127, 

182 

(Cisalpina) p. 48, 55, 

199 

(Transaljiina) p. 145, 

148 

(Traspadana) p. 27, 1 15 

(Cispadana) p. 115 
(ialliche (regioni) p. 1, 4 
Gallinaria p. 119 
GaUitati p. 10, 136 
Garda (lago di) p. 56, 59, 

62, 74, 81 
(Jardena (valle di) p. 77 
Garessio p. 119, 141 
GarncpÀlìHH (Sanctus Jo- 
hannes) (St. Jean de 

Maurienne) p. 153 
(jaruli p. 117 
(C.) Gavillio Novello p. 

144 
(L.) Gavillio Novello p. 

194 
< regania(ÌAm\^\và)T^. 129 
(ieminae (Forest-St,-Iu- 

lien) p. 154 



QeminuH (monsj (vedi 

Cenisio) 
Genauni (Geiinuiies) p. 

10, 69. 96, 97, 180 
Genova p. 113,123,124, 

129, 180 
Genova (vai di) p. 96 
Gemiati^. 117. 118, 122 
Oeraiìiae p. 154 
Germani p. 150 
Germania p. 29, 50, 90, 

102 
Gerone p. 122 
Ghenima p. 45 
Giapidip. 199,200,201, 

266 
Giorgio (San) p. 168 
Giorio p. 169 
(ìiove Poenino p. 38 
Giudicane (valle delle) 

p. 3, 58, 82 
Gislia (legge) p. 75, 92 
Giulia (sorella d'Augu- 
sto) p. 35 
Giuliano l'apostata p. 103, 

105 
(C ) Giulio Facaziano p. 

172 
(M.) Giunio (cons.) p. 194 
(M.) Giunio Bruto (cons. 

p. 3 
(C.) Giunio Flaviano p. 

138 
(M.)GiunioSilanop.l2,90 
Giunone (tempio a)p. 126 
Giunoni (culto delle) p. 

146 
Giustenice p. 140 
Giustino II p. 189 
G/e»io/««(Gemona) p.l87 
Goesao p. 168 
Golasecca p. 26 
Gontrando p. 172 
Goti p. 87, 88 
(C.) Gracco p. 36 
(IMb. Sempr.) Gracco p. 

145 
Graia Alpis p. 23 
(iraiocelip. 149,151, 153 
(ìrana p. 115 
Gran Paradiso p. 24 



Gran San Bernardo p. 

23, 31, 36 
Grassa p. 114 
Graun p. 63 
Graziano p. 172 
Grehine (vicani) p. 57 
Greci p. 112, 113, 181 
Grecia p. 181 
Grenoble p. 149 
Grevo p. 57 
Gries p. 106 
Guil p. 115, 116 
Guisaane (valle della) p. 

158 
Guntìa p. 103 



Hallstatt p. 183 
Hasli Thal p. 98 
Hellex (Lys.) p. 37 
Hera p. 186 
Hercates p. 117 
Ilercle Manico porlus 

p. 140 
Herculeus (vicns) p. 57 
Hochbtichel p. 70 
Holstein p. 90 
Honorat (mont St.) p. 

133 



labron (valle del) p. 133 

lapidi p. 31 

1 apodi p. 176 

Iapigi p. 71 

Iberica (penisola) p. 2, 
102 

Iberi Liguri p. 5 

Ibligne (Iplis) p. 187 

Icagna (Cninpi (Janini) 
p. 44 

Iconii p. 151, 153, 154 

IctoduruHi (Vieu.v Man- 
se) p. 155 

Idro (lago) p. 51, 58 

lemeri p. 4. 15S 

lUer p. 101 

Illirica (guerra) p. 2 Il- 
liriche (regioni) p. 1,4 



L.'30 



INDICE DKl NOMI 



Illin<i p. 31 segg. óO, 

182, 186, 194, 201 
Ilrn1ei< p. 117. 124 
Industiia p. 115 
Interno (valle d') p. 113 
Inganni p. 118, 122, 

198, 124. 127 
Infimi II (lini) (cmteUum) 

p. 57 
Ingennini) di Sabiona 

p. 78 
Inin (vedi Egna) 
Inn p. 7,3, 100 
Innichen p. 108 
Innsbnick p. 72 
Innstadt p. 103 
Insubri p. 41, 43 
Intemelii p 119 
Interamnium (Ternii- 

gnon) p. 153 
Introbbio p. 54 
Ionio (mare) p. 179 
loux (pian de) p. 38 
loven^an p. 24 
Iperborei (inonfes) p. l 
Irica p. 186 
Isar p. 101 
Isarn (Isere) p. 147 
I.snra ('ladgng) p. 74, 

136 
ha ni p. 10, 98 
Isnrcus p. 74 
Iseo (lago) p. 51, 54. 56 
Iseran (mont) p. 24 
Isère (Tsara) p. 147 
Isin p. 121 
Isny p. 98 

I.^onzo p. 175, 178. 183 
Ispra p. 50 
Issole (fiume) p. 137 
Istri (Istriani) p. 3, 8, 

175 segg. 
Istria p. 2, 3, 175 segg. 

193 
Istris (isola) p. 184 
Istro (Danubio) p. 78 
Istro (Quieto) p. 179 
hiinisea p. 107 
Italia p. 1, segg. 
Italici (popoli) p. 1, seg •. 
lidia (famiglia) p. 129 



Iiiìia Aiiiiiista (via) p. 

189, 140 
luliìim Carnieain (Zu- 

glio) p. 187, 202 
Julius (pagus) p. 60 
Instinopoli (v.capo d'Istria 
luvavia (vedi Salzbnrg) 
Ivrea p. 24, 46 



Kaltern p. 106 
KatiovÀoi (vedi Camunni) 
Kardaun p. 106 
Kanner Thal p. 97 
Kellraiinz p. 107 
Kempten p. 102 
Klanse p. 97 
Klansen p. 79, 80 
Kolmann p. 80, 91 
Kulpa p. 200 
Xunter (Enrico) p. lt)6 



Laban p. 118 

Lama (Quieto) p. 180 

Landeck p. 63 

Landsberg p. 63 

Lanqenses p. 117 

La Penne p. 133 

Lapidili p. 117 

Lapida ria p. •62 

Larice (Saifnitz) p.l 77,1 78 

Lario p. 54.56 

La Thnille p. 28,38 

Latini p. 71 

Lehoìiiin p. 45 

Lebui (Liguri) p. 57 

Ledi p. 97, 10, 11 

Lech-Alpen p. 47 

Leggi uno p. 56 

Lemanno (lago) p. 42 

Lemene (Bomaìitinmn) 

p. 177 
Lemmia p. 158 
Lentate p. 50 
Leodifrido Salano p. 87 
Lepontico p. 4S 
Leponzi p. 9, 16, 41 segg. 

53,59,61,68 



Leres (niont.) p. 1 14 
Leiiiìi p. 1 7 

Leventina (valle) p. 48, 50 
Libania p. 1 14 
Libici p. 28.41 
Libnrni p. 81.177 
Licates p. 10.97 
Liceìiìia (Livenza) p. 177 
Licini'j Nerva p. 194 
(M.) Licinio Strabone (trib. 

de' .soldati) p. 194 
Licirrus pagus p. 18S 
Liciis (vedi Lech) 
Ligeris p. 104, 105 
Ligìires cornati p. 117 
I/igures montani p. 117, 
Ligures transalpini p. 

117 
Liguri p.. 2, 5. 8, 25, 
109 segg. 148, 149 
f Alpini) p. 180 segg. 
148, 182, 183, 180 
Liguria p. 27, 109 segg. 
Lindau p. 102 
Lingoni p. 26 

Lione (golfo di) p. 128 

Liqvetìtia (Livenza) p. 
177 

Liro p. 54 

Liltanum (vedi Inniclien) 
Livenza (Liijiipiifia) p. 177 

Liverogne p. 38 

Livia p. 99 

Livinallongo p. 77 

Livio Salinatore p: 191 

Liriiis (pogiis) p. 60 
Loano p 140 
Loiarno p 50 

Loiicinvi (Lozzo) p. 187 

Loiigalico (Loitscli) p. 20 
Longobardi p. 81, 181 
Loppio (valle di) p. 69 
Loup p, 116 
Lubiana p. 189 

Lucio Crasso p. 54 
Lnciis p. 116 
Lugano p 48. 51 

Luitpraiido (cronaca di) 
p. 74 

Liinip p. 120 

Lunione p. 120, 140 



INDICE DEI XO>rT 



2:n 



Limi p. 2,122. 126, 119 
Liire (montagae di) p. 136 
Luserna p. 78 
Lussandra (fiume) p. 119 
Lys p. 24, 26 



Macedonia p. 197, 206 
Madeino p. 105 
Madonna della Rovere 

p. 118 
Madrauo p. 78 
.Magadino p. 44 
Magelli p. 117 
Magesd (Mriics.fn) p. 45 
Maggia (valle) p. 46 
Maggiore (lago) p. 5, 42 

segg. 50, 70 
Magìa p. ()2 
Magioriano p. 45 
Magno Massimo p. 103, 

105 
Magone p. 114 
Maia p. 79, 80 
Mateiise (castrum) p. 79 
Maira p. 115, 132, 141 
Mais p. 79 
Male p. 108 
Maleit p. 80 
Maletidu (vedi ilaleit) 
Malo p. 121 
(Cn.) Mallio Massimo p. 

90 
Mais p. 63 
Malum (ad) p. 189 
(A.) Manlio Valsone 

(cons.) p. 3, 193, 195, 

196 
(C.) Manteio p. 128 
Mantova p. 86 
Marani (presso Ala) p. 

105 
Marc' Aurelio p. 103, 

172 
(S.) Marceli p. 35 
(CI.) Marcello (cons.) p. 2 
Marcia (famiglia) p. 12!) 
Marcio p. 20, 89 
(Q.)MarcioFilippo(cons.) 

p. 126 



(Q.) Marcio Ke p. 58, 129 

Marcomanni p. 208 

Marioca p. 25 

Marici p. 117 

Mario p. 30. 90 

Mario Maturo p. 130, 

138 
Marìtima Alpe p. 137, 

138, 140 
Marmolada (monte) p. 97 
Marniore (torrente) p. 37 
Marrucini p. 146 
Marsiglia p. 113, 114 
Marsigliesi p. 127, 138 
Mars Viiitius p. 133 
Marte (tempio a) p. 147 
Martirio (S.) p. 84 
Martis (ad) p. 168 
Ma-ssenzìo p 103. 105, 

172 
Masdlia p. 120 
Matajur p. 175 
Matray p 70. 96, 104 
Matnniis (fiume) p. 146 
Matrona (fiume) p. 146 
Matrona moiis (M. Gó- 

nèvre) p. 146 
Mattarello p. 105 
Mauls p 97, 106 
Maurici (portus) p. 119, 

140 
Maurienne p. 151, 172 
Meclo p. 70, 71, 84 
Medea p. 184 
Medioluniiìi) p. 1, 27, 63 
Mediterraneo (mare) p. 

1, 112, 113, 121, 184 
Medoacus (vedi Brenta) 
MediMi p. 10, 11, 151, 

152, 159, 168 
Medidlum (Modane) p. 

153 
Melosoco p. 186 
Melkart p. 113 
Mella (valle del) p. 57 
Mello-seduin (Misoéns) p. 

1.54 
Mexa.s p. 187 
Mèndola p. 85 
Menenia (tribù) p. 77 
Menoncaleni p. 176, 188 



Mentovi'ni p. 117 
Mera (valle del) p. 53 
Merano p. 69, 79. 93, 108 
Meraviglie (laghi delle) 

p. 113 
Menda p. 116 
Mesauci p. 53 
Mese p. 53 
Mesi a p. 169 
Mestati p. 53 
Mesocco (vai di) p. 53 
Mesolcina(vedi Mesocco) 
(M. Val.) Messala Cor- 
vino p. 
Messapi p. 71 
Metulnm p. 200 
Mezocorona p. 69, 81 
Mezoiombardo p. 81 
Milano p. 50, 51, 61 
Millesimo p. 146 
Mincio (fiume) p. 74 
Miìuius (vedi Mincio) 
Minervinus (vieus) p. 57 
Minio Venusto ( decu- 
rione de' Sogionzi) p. 
137 
(L.) Minucio Termo p. 195 
(Q.) Minucio p. 124 
Misi p. 185 
Mittolgebirge p. 106 
Mòcheni p. 78 
Modane (Medidlum) p. 

153 
Modena p. 31 
Moesa (valle della) p. 53 
Mombasiglio p. 119 
Monaco p. 11, 114, 120 
Monceuisio p. 145, 148 
Mondo vi p 119 
Monestier (Stabatio) p. 

153 
Montai cene p. 190 
Monginevro (vedi M. Gé- 

nòvre) 
Monpantero p. 168 
AIon..s Crucis (vedi Plec- 

ken) 
Montavon (valle di) p. 

97 
Mont Gónòvre p. 146 
152, 153, 159, 160 



.'32 



INDICE DEI NOMI 



Montigl p. 79 
Mont lovet p. 37 
Monviso p. 11 4, Il 7, 137, 

145 
Mori p. 69 
Moriana (pizzo) p. 43 
Moritzing p. 70 
Mostkircli p. 98 
Moiitbiers (Darantasìa) 

152 
Mulera (cima) p. 46 
(Ij.) Munazio Fianco p. 

55, 92, 93 
Mvro p. 63 
3/?////rtr(Medolino)p.l89, 

197 
Miizanella (Varinmus) p. 

177 



Naniico p. 25 
Nan p. 85 
Nanders p. 63 
Nantuati (Kantiiatefi) p. 

10, 27, 82, 150 
Napoli p 126 
Narbona p. 2 
Narbonese (Provincia) p. 

2. 120, 137,139,141, 
155, 164 

Narenta p. 180, 185 
Natisene (Naiifio) p. 1 78, 

202 
Nauporti; p. 176 
Nava (colle di) p. 141 
Naialae (virus) p. 138 
Naroìic (vedi Baisweil) 
Ncìtìua (Niniis) p. 187 
Nemahiii p. 10 
Nemaloni p. 11 
Kemesi p. 133 
Nero (rio) p. 78 
Nerone(iinp.)p. 138,141, 

171 
Nerusi p. 10, 133, 137 
Nesazio (Nesaetinm) p. 

3, 188, 189, 197 
Neumarkt (vedi Egna) 
Neva p. 119 

Neve p. 175 



Niììgum (Quieto) p. 179 
Nizza p. 113, 120. 121, 

132, 136. 138, 140 
Noce (vedi Xosio) 
Noniesino p. 89 
Non (valle di) p. 81 
Noreia p. 90, 148 
Norici p. 182, 197 
Norico p. 6, 31, 50, 69, 

90, 102,177,182,208 
Nosio p. 81, 83 
Novarap. 45, 50,51, 149 
horarin (fliimen) p. 46 
Novocomensi p. 55 
Norinn Comuni p. 55 
Numidi a p. 44 
Nus p. 37. 



Ober Vinti 

Oblimi m (Arbine) p. 152 

Ocelum p. 147, 168 

Ocra p. 176 

Octoduruiu p. 38 

Oderzo p. 78, 115, 177 

Odiatcs p. 117 

Oeui PoHs (vedi Kosen- 

heim) 
Oetzthal p. 73, 10, 100 
Oglio p. 57, 60, 71 
"OXava (Po ili Volano) p. 

115 
Oisans p. 154 
Olir uhi pori us p. 1 2 1 , 1 40 
Ollius (vedi Oglio) 
Oniulu p. 45 
Onorio (imp)p. 103, 130 
(L.) Opimio p. 92 
(Q.) Opimio p. 128 
Opiterf/ium (vedi Oderzo) 
Ora p, 80 
Orafelti p. 10, 153 
•Orba p. 117 
Orco Foligno p. 1 13 
Orcieres p. 154 
Oriciani p. 166 
Oriente p. 1 
Orobi p. 54, 56 
Orobio (monte) p. 54 
Orta (lago d') p. 50 



Ortler p. 41, 51, 73 
Oscola p. 43 
Osopus- (Osopo) p. 187 
Ossola (valle dell') p. 50, 

165 
Ottaviano p. 5, 31,177, 

200, 201, 206 
Ottone (imp.) p. 3, 8. 

12U, 130 
Oufentina (tribù) p. 50 
Oulx p. 157, 168 
Ovada p 113, 114 
Oxibi p. 120, 122 



Ilaòóa (bocca del Fo) 

p. 115 
Pculus p. liti 
Paglione p. 116 
Paillon p. 116 
Palade (le) 

Palatiuìiì (ad) (vedi Ala) 
Palfuria (famiglia) p. 

129 
Pamparatu p. 119 
Pannoni p. 31 segg. 200, 

201 
Pannonia p. 132, 208 
Papiria (tribù) p. 94 
Papirio Carbone p. 90 
(C.) Papirit) Tardo p. 

194 
Parenzo p. 188 
Parroduno p. 103 
Partenkirclion p. 63 
Partlimio p. 104 
Passever Tlial p. 79 
Passali p. 103 
Paulo p. 116 
Pausano (vedi Bolzano) 
Pechberg (Mous picis) 

p. 177 
Pedemulo p. 40 
Pedo (vedi liorgo San 

Dal mazzo) 
Pelat (Mont) p. 136 ' 
Pellice p. 147 
l'enino (dio) p. 23 
Ponnina (provincia) p. 

1, 5(i 



I 



INDICE DEI NOMI 



233 



27 



Bernardo 
36, 146, 



I 



Peralba p. 175 
PerymtìUìn (vedi Bei'ga- 

mo) Pergauiìifi (vedi 

Bergamo) 
Pergine p. 78 
Perseo (re di Macedo- 
nia) p. 197 
Pescliiera p. 76 
Peti Un (gens) p. 85 
Peutingeriana (tavola) p. 

12 
Peyrevaclie p. 157 
Pfyn p. 107 
Pkoehiaìiis 
Piacenzii p. 2 
Fiasco p. i:?7 
Piave p. 74 
Piccolo San 

p. 24, 31, 

147, 152 
Piceni p. 71 
Pieis moiis (Pechberg) 

p. 177 
Pidna (battaglia di) p. 

129 
Pie di Muiera p. 46 
(Pietas luìio) (vedi Pola) 
Pietro (S. al Natisene) 

p. 183 
Pinario Apollinare p. 

12, 61 
(M.) Pinario p. 127 
(Cn.) Pinario Clemente 

p. 151 
Pinerolo p. 158 
Pinguente p. 176 
Piniana p. 103 
Pirone (vedi Brenuer) 
Pirenei p. 1. 2, 33, 73 
Pilo (selva di) p. 175 
Pinim (ad) (Summas 

Alpes) p. 188 
Pirusti p. 95 
Pisa p. 2, 125 
Pisino p. 176 
Piz Thal p. 97 
Pizzughi p. 183 
Planco Plozio p. 93 
({}.) Pianta p. 12, 86 
Plasburg p. 106 
Plari.s (vedi Piave) 



Plecken (3Ions Cnunsj 

p. 177, 702 
Plerei p. 199 
Po (fiume) p. 41, 114, 
115, 147, 148, (pia- 
nura del) p. 56, 182 
PobìiUa (tribù) p. 75 
Pola p. 176, 184, 188, 

200, 108 
Polcevera p. 117 
PoUenzo p. 139 
Pompeia (legge) p. 75, 

92 
Pompeo p. 129, 206 
(S.) Pompeo p. 206 
Pompeo Strabene p. 54 
Pontebba p. 177 
Ponte Vara (grotta di) 

p. 112 
(C; Popillio Sabello 
Porcio p. 30 
Porto d'Ercole p. 114 
Postuniio (cons.) p. 126 
Pradaia (monte) p. 126 
Pró-Saint Didier p 38 
Primiero p. 77, 81, 181 
(G.) Procilìa p. 1 30 
Provenza p. 15, 112 
Piibìilia (tribù) p. 118, 

129 
Puninum p. 188 
Piirìoli ( Puzzuolo ) p. 

187 
Piillopex (Pullopice) p. 

119, 140 
Pusteria p. 77. 103 



Qtmdiates^. 11,157,158 
Quadragesima p. 169 
Quarintes (vedi Qnndia- 

tes) 
Quarnero p. 183, 184, 

197 
Quarqucni p. 187 
Quait (ad qiiarttim) p. 
Queyras (Chàteau rio) 

p. 158 
Quieto (Niuyon) p. 179 
Quintanis p. 103 



(P.)Quintilio Varo p. 124 
(L.) Quinzio (cons.) p. 125 
Quirina (tribù) b. 17 



Rabland p. 105 
lineticìis tliiiirs) p. 107 
Rama (cresta della) p. 

14, 155. 168 
Bapis p. 107 
Kaudi (Campi) p. 91 
Becca (fiume) p. 179 
Eegillone (conte di La- 
gare) p. 87 
Regensburg p. 63 
Reienses p. 133 
(S. Remy) p. 3S 
Reudena (valle di) p. 82 
Reno p. 42, 51, 53, 73 
Reschen-Scheideck p. 63 
Reti p. 2, 5, 51, 52, 

54, 67. segg. 86 
Retica (prov.) p. 51 

(guerra) p. 65 segg. 
Reunia p. 203 
Rezia (provincia) p. 6, 

50, 162 
Rlieinwinkel p. 102 
Rhemes p. 26 
Rhenuni (ad) p. 62 
Riedlingen p. 98 
Riez (1. 133 
Rionchns p. 95 
Ripa prima p. 103 
Riphaei (inoiites) p. 1 
Risano o Forinione Ra- 
sano, Formio p. 179 
Riva p. 82 
Rivoli p. 168 
Roascio 
Robiano p, 54 
Robiate p. 54 
Roccaforte p. 150 
Rodano p. 2, 27, 31, 

33, 42, 51, 147 
RoUe (passo (li)p. 78 
Roma p. 1, 3, 5 
Romugnano p. 70, 71 
Romanclie (valle della) 
p. 154 



234 



INDICE DEI NOMI 



Romani p. 1, 2, 3, 5, 

9, 88 segf?. 
Romantinnm (Lemene) 

p. 177 
Komeiio p. S2 
Roncaglia p. 150 
Rosa (monte) p. 20. 41, 

42, 68 
Roseniieim p. 103 
Rostro Nemaviae p. 107 
Rotaìiani (campus) p. 

104 
Rovere della Luna p. 85 
Ro vigno p. 189 
Roya p. 116 
Riicautii p. 26 
Ruciìiates p. 10, 97 
Rugnsci p 10, 98 
Rusano (Risano o For- 

mone) p. 179 
Rutubn p. 116 



Sabazi p. 117 
Sabini p. 60, 71 
Sabiona (vedi Seben) 
Saent (valle e ghiacciaio) 

p. 85 
Saifnitz p, 175 
Saint-Martin de Corléans 

p. 24 
Saint-Vincent p. 37 
Salassi p. 2, 3, 4, 5, 6, 

8,10, 17,23 segg. 49, 

60, 151 
Sale p. 119 

Sallustio Crispo p. 35. 
Snìmo p 203 
Salorno p. 80, 84, 104 
2.ahiia (Alpi) p. 4 
Salm-nis (vedi Salorno) 
Salavi p. 116, 120, 128, 

151 
Saluzzola p. 47 
Salzach (fiume) p. 96 
Salzburg p. 107 
Samnaun Tlial 
Samolino p. 62 
San Gottardo p. 43 
San Lorenzen p. 107 



San Leonardo de Sarno 

p. 105 
Sauna Thal p. 97 
Sannio p. 126 
Sanniti p. 71 
Santico p. 203 
Sant'Ospizio p. 120 
San Zeno p. 72, 84 
Sarca (valle del) p. 59, 

70, 81, 82 
Sardagna p. 83 
Sardegna p. 127, 195 
Sardis (campus coyno- 

niento) p. 81, 104 
Sarien Thal p. 98 
Sarkis (vedi Serio) 
Sar7iis p. 81, 104 
Sarntha! p. 73 
Sarunoti p. 33 
Saturno p. 24, 70 
Sava p. 175. 176, 209 
Sarincates f. 11,157,158 
Savines p. 157' 
Savoia p. 1 1 2 
Savona p. 113, 114,118, 

123 
Scabs p. 95 
Schains Thal p. 98 
Scarhia (vedi Scharnitz) 
Scationa p. 45 
(Aur.) Scauro p. 90 
Sellami tz p. 96 
Schleswig p. 90 
Sciettoz (vedi ad septi- 

ininn) 
Scingomago p. 156, 168 
(C.) Scipione p. 46, 55 
Sebatum (vedi Schabs) 
Seben p. 80 
Sebuùii (n'cani) p.45, 50 
Sócleron p. 136 
Secussi (Secusses) p. 1 76, 

188 
Sedunif. 10, 27, 33, 43, 

15Q 
Segesta (vedi Sisek) 
Segovii p. 11, 156 
Sey ovina (villa) p. 157 
Segusini p. 11, 156 
Segiisium (vedi Susa) 
Sempione p. 26, 51 



(Tib) Sempronio p. 125 
Sempronio Gracco p. 122 
Sempronio Tuditano 

(cons.) p. 199 
Senale p. 85 
Seneci p. 133 
S.enez p. 121, 137 
Sennones p. 97 
Septimer Pass p. 63 
Soriana (valle) p. 56 
Serio p. 74 

Sermiana (vedi Sirraian) 
Servato p. 96 
Sesia (valle della) p. 24, 

42, 44 
Sestières (Col de) p. 157 
(C.) Sestio Calvino p. 

129, 151 
Setantii p. 26 
Settepani (monte) p. 118 
Settimio Severo p. 51, 

103 
Settimo (monte) p. 63 
Settimo Vittore p. 37 
Siagne p. 116 
Sibillini (libri) p. 29 
Sigisraundskron p. 79 
(M.) Silano p. 34 
Silanos (ad) p. 187 
Silbio p. 205 
Sila (torrente) p. 78 
P. Silio p. 5, 49, 59. 60, 

101 
Siila p. 206 
Simbri p. 86 
Sindmii p. 12, 82, seg. 

85 
Siparis p. 205 
Sirmian p. 80 
Sirmione p. 76, 105 
Sisek p. 200 
Sisinio (S.) d. 84 
Sisteron p. 137 
Sogionti p. 10, 136 
Soie (valle di) p. 82, 

85, 86 
Solita (Pons) p. 187 
Sontius (vedi Isonzo) 
Soprani onte p. 83 
Some (villaggio) p. 105 
Spagna p. 33. 43, 127 



INDICE DEI NOMI 



235 



Spinga p. 51, 62 
Stazio (prìncepn Tru>n- 

pUnormn) p. 60 
Steni (Stoeiii) p. 3, 8, 9 
St. Hippolit-Hiigel p. 69 
Sqmiaynlle [Aio] p. 76 
Stnhafio (le Monetier) 

p. 153, 154 
StatitUìttiCs p. 117 
Statielkitea p. 117 
Statieììi p. 117 
Stella (fiume) (Anassus) 

p. 177 
Stellati ini (tribù) p. 171 
Stepperg (S?ihmonfo}ioJ 

p. 107 
Sterzing 95, 104 
Stiifers (passo) p. 52, 63 
Stili (monte) p. 58 
Stiri a p. 184 
Stoenì p. 58, 89 
Stoni (vedi Steni) 
Stonos p. 58 
Stubayer Ferner p. 96 
Stufa (valle della) p. 53, 

132,159 (fiume) p. 147 
Sunnetes p. 10, 98 
Suhlavio p. 80, 104 
Sithìtìontorio p. 103 
Subocrini p. 176, 188 
Suettri p. 10, 133 
(Q ) Sulpicio Camerino 

p. 12 
Siimmns Poeìiimis p. 

20, 33 
Susa p. 7 ; (Arco di) p. 

10. 156, 168, 170 
Svizzera p. 68, 112 



Tabor (Mt.) p. 159 
Taggia p. 116. 118 
'ragliamento p. 177 
Talavera p. 80 
Tanaro p. 119, 134 
Tarantaise p. 151 
Taranto p. 193 
Tfirteno (vedi Parthaiio) 
Tarvesedn p. 62 
Tarresede p. 62 



Toitineiiieti p. 203 
Tauern p. 182 
Taurasino (agro) p. 126 
7>?7//7/?/p.2,25,31,117, 

145, 148 
Taurisci p. 25, 43, 48, 

148, 182, 183, 191 
Taria p. 116, 120, 140 
Taxgaetium p. 99. 191 
Tebavii p. 11, 157 
Telfs p. 63 
Tenda (eolle di) p. 117, 

121, 137 
Teodolinda p. 76, 81 
Teodorico p. 76, 88 
Teodosio I p. 81, 178 
Teodosio II p. 79 
Terdoppio p. 46 
Tercìitin ((jen.s) p. 35 
Tereìdinnwm (fimduvi) 

p. 35 
(A.) Terenzio Varrone 

p. 8. 83 
Tergili p. 175 
Teriolis (castrum) p. 79, 

80, 90, 103 
Terlago p. 83 
Termignon (Iiiteram- 

iriì(ì)i) p. 1 58 
Terpona p. 200 
Terzolas p. 85 
Tesana (vedi Tisens) 
Tesino (valle di) p. 78, 

105 
Tefellii.s p. 57 
Tettosagi p. 188 
Teucri p. 185 
Tenta (regina d' Illirio) 

p. 2, 191 
Teutoni p, 90 
TlioU (Teìonium) p. 79 
Tiberio p. 5, 12, 61, 99, 

101 ?ieg. 131 
Ticino (cantone) p. 5 

(fiume) p. 30, 41, 50, 

74 
Tidnus (vedi Ticino) 
Tigurini p. 90 
Tilliiim (vedi Dolasu) 
Timavo (Tiììiarm) p. 178, 

188, 193, 194 



Tinca p. 157 
Tirinetione p. 63 
Tinzen p. 63 
Tione p 82 
Tirazzo (monte) p. 141 
Tirolo p. 68, 61 
Tirreno (mare) p. 2, 6 
Tisens p. 80 
Titulos p. 189 
Toblino (Castel) p. 83 
Toce (fiume) p. 43, 46, 

50, (valle della) p. 60 
Tonale p. 51, 85, 86 
Tono p 85 

Torre (Txins) )). 178 
Torretta p. 150 
Tortona p. 139 
Traci p. 184, 186 
Tracia p. 1, 185, 186 
Traiano (imp.) p. 56, 103 
Tra min p. 91 
Treraosine p. 59 
Trentino p. 69, 72, 77, 

81 
Trento p. 12, 69, 71, 

79, segg. 85, 86, 88, 

92, 94, 104, 105 
Tre Signori (picco dei) 

p. 51 
Tricastini p. 153 
Trìcesiìnum (ari) (Trice- 

simo) p. 187 
Tricori p. 151, 153 
Tricwiìis saltus p. 153 
Tìifleiitim p. 9, 12, 59, 

68, 79. segg. (montes) 

p. 49 
Trìdeutum (vedi Trento) 
Trieste p. 7, 176, 188, 

199, 184, 287 
Trini latti p 10 
Trompia (valle) p. 41, 

56, 57, 54 

Tropaea Alpiuni (vedi la 

Turbia) 
Trumpiliìii (vedi Tnnn- 

plini) 
Trumpli ( vedi Trum- 

plini) 
Trumpli nì p. 6, 10, 49, 

57, segg. 



236 



INDICE DEI NOMI 



Tublinates p. 83 
Tullia (gens) p. 12 
Tulliasses p. 12, 81, 82, 

85 
Tulio (monte) p. 277 
Tiirbia (trofeo della) p. 

10, 48,59,61,88,121 
Ttiri (vedi Bguituvi) 
Tuxer Ferner p. 96 
Ti/rio (Cesanne) p. 169 



Ubaye p. 115, 158 
Uberi p. 10, 44, oO, 61 
Ubiterfjium p. 106 (vedi 

Opitergiiun) 
Ucenni p. 10, 154 
Udine p. 9 
Umbri p. 71 
Unni p. 181 
Unterai! p. 106 
, Untermais p. 79 
Ursaria (Orsera) p. 189 
Usselio (Oscehun) p. 157 



V(ula Sabatia (Vado) 
p. 2, 113, 118, 124, 
129, 140 
Vadena p. 70, 71, 91 
Vado (vedi Vada Sa- 
batia) 
Vadum (ad) (vedi Vo) 
Vagiemii p. 24, 117, 

132, 148 
Val d'Aosta p. 4 
Valence p. 149 
Valer (Castel) p. 94 
Valeria (geiis) p. 35 
(L.) Vahrius Vmcus p. 

94 
(C.) Valerio Mariano p. 94 
Valerio Massimo p. 30 
(L.) Valerio Procolo p. 

188 
(C.) Valerìwi Veranius 

p. 94 
Valgoldemar p. 154 
Valgrisanche p. 26, 88 



Val Lagarina p. 76 
Vallato p. 103 
Vallese p. 4, 14 
Vallgenaun p. 97 
Vallier (Si) p. 133 
Valpellina p. 26 
Val Policella p. 68 
Valsorda p. 78 
Valsngana p. 78, SI, 105 
Valtellina p. 6, 18, 41, 

46, 48, 61 
Valtournanclie p. 26 
Vannia p. 82 
Varagri p. 10 
Varaita p. 115. 132 
Varese (lago) p. 70 
Variamu.<ì (Muzanella) p. 

177 
Varo p. 114, 116, 137, 

138 
Varonne p. 54 
Varrone Marena p. 5 
Vatinio p. 55 
Vallisi Hill p. 152 
Veamini p. 10, 11, 136, 

159 
Vecors p. 149 
Vediantiae (Matronae) 

p. 150 
Vediantii p. 26, 100, 

132. 136 
Vela uni p. 10, 133 
Veldidena (vedi Wilten) 
Vekiates p. 117 
Vellocassi p. 90 
Veìiuiìiia p. 62, 98. 
Venasca p 158 
. Venaxaìììoduro p. 103 
Vence p. 133, 137, 164 
Venere p. 181 
Veneni p. 53, 117, 132 
Veneti p. 75, 89, 184, 

185 
Venezia p 194 
Ovevlxovreg p. 58 
Venieiii p. 53 
Venisanii p. 11, 182, 

158 
Vennoneti p. 5, 6, 11, 

42, 51 .segg. 59, 86, 

98 



Vennoni (vedi Venno- 
neti) 60 

Venneuses p. 53, 54 

Veiinum p. 81 

Venonesgowe p. 52 

Venosta (vallo) p. 88, 
90, 100 

Vcnostes p. 10, 95 

Ventia p. 138 

Ventimiglia p. 4, 114, 
119, 129, 130, 137, 
140 

Verai/ri ( Varagri) p. 
23, 38. 151 

Verbano (lago) p. 44, 47 

Verdon p. 116, 136 

Vergaiìiimi (vedi Ber- 
gamo) 

Verguuni p. 10 

Vermo p. 183 

Verona p. 68, 75, 88, 
104 

Ven'es p. 37 

Verrua p. 115 

Verruca p- 24, 86, 87, 
93, 104, 105 

Vertacomacori p. 148 

Vervasses p. 77, 84 

Vervò p. 77, 84 

Verwall p. 97 

Vespasiani) p 205 

((i.) Vestale p. 169 

Vestmonza p. 52 

Vestricio Gozio p. 161 

Vestricio Spurina p. 161 

Vesubia p. 116 

Vesubiani (vedi Esubia- 
ni) p. 11 p. 158, 159 

Vesulus (inoiis) p. 1 1 4 

Vetonina p. 96 

Vettia (gens) p. 35 

Veiurii p. 117 

Vevelause p. 133 

Vezzano p. 69, 82, 83 

Viam p. 62, 98 

Viain lìeloio (Poiala) p. 
187 

Viana p. 98 

Vibelli p. 117 

Vico p. 99 

Victiiimla p. 46 



INDICE DEI NOMI 



237 



Victimidi p. 30. 45, 46 
Vienna p. 147 
Vigevano p. 40 
Vigilio (S.) p. 81, 82 
Vigolo p. 78 
Villafranca p. 121 
Villair p. 88 
Vilhinova p. 7 
Villards d'Arène (Du- 

rotincìtm) p. 153 
X'illeneiive p. 37 
Viiuùtb'iim p. 129 
Vindelici p. 5, 97 
Vindelicia p. 6. <Ì9, 102 
Vindonissa p. 107 
Viuomiia (luons) p. 52 
Vintien.se.s p. 133 
Viìdhim p. 133 
Viiitius (Mars) p. 133 
Vinti p. 70 

Vipìncuin (Gap) p. 155 
Vipiteno (vedi Sterzing) 
Virginis {vico) p. 118 
Villino (Virumim) p. 

77. 202 



Viruxeniiìd p. 132 
Visigoti p. 130 
Vistro p. 190 
Vitellio (imp.) d. 129 
Vitiannm (vedi Vezzano) 
Vitricium p. ó7 
Virerone p. 47 
Vo p. 87, 92, 105 
Vobeneiisis (r,ir) p. 58 
Voherna p. 58 
Voconzip. 133,136,149, 

151 
Volnenes (vedi Volano) 
Volano p. 81, 105 
(L.) Vomanio Vittore p. 

172 
Vorarlberg p. 68 
Votnrin (tribù) 
Vulpis (f lumen) p, 1 1 6 
Vuì (Viem) p. 157 



Wangen (Vemania) p. 
107 



Waidbruck p. 106 
Waldshut p. 101 
Weilheini p. 63 
Welzelach p. 70 
Wertacli p. 101 
Wessel p. 106 
Wichselburg (Qidnta- 

nis) p. 107 
Wiltaa b. 105 p. 105 
Wilten p. 96, 103, 104 
Wippacli (ti. Frigidus) 

p. 178 
Wippthal p 97 
Wiscliberg p. 175 
Wiirtomberg p 68 



Zama (battaglia di) p. 124 
Zayrach (monte) p. 175 
Zanibana p. 83 
Zernetz p. 98 
Ziano p. 86 
Ziri p. 63 
Ziunach p. 101 



CORREZIONI. 



Pag. Invece di Schepsi leggasi Scepsi. 

» 10 n. 9. Invece di Velanni leggasi Velauni. 

» 18 Vanno scambiate tra loro di posto le note 10 e 17. 

» 25 Dopo le parole: hivece Carlo MiUUnlinf, si aggiunga da jtriina; ed a' nostri 





tempi ecc 












Pag 


29 Invece di 


XQtoovQYsioiv 




leggasi 


XevaovgyeioDv 


» 


50 




payum Aijaniiimiii 


» 


pagus ■Agamimis 


> 


.5(> 




Bfj^ia 




» 


BQij^ia 


» 


57 




Conononiani 




» 


Ceuomani 


» 


58 n. 4 




FlI.ARGIRONE 




> 


FlIARGrRIO 


» 


60 




EtKjatu(i> yeiìtcH 




» 


Evganeae genies 


» 


61 




(Min flirt 




» 


ouni cura 


■» 


71 




Saiiiuti 




» 


Sanniti 


Alle 


pagine 70 e 74 


avvenne una leggiera 


trasposizione di 


noto che il lettor 




facilmente mettere a posto da «^. 








Pag. 


81 Invece di 


Btvanv&v 




leggasi 


Bevay.iùv 




81 




Alsitea 






Aì-iuea 




83 




pavdioruiit 




» 


praediorum 




85 




daxii.li- 




» 


duxis.ie 




105 riga 10 » 




Sarnis e quindi 


presso 


» 


Sarnis e poi 




105 n. 7 » 




NmssEN 




» 


Nr.ssKN 




129 




Mnssimiliensium 


» 


Majisiiicnsiiim 




157 . 




Catungi 




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Catnrigi 



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Oberziner, Giovanni 

Le guerre di \ugusto contro 
i popoli Alpini 



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