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Full text of "Le medicine partenenti alle infermità delle donne"

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nell'intero testo di questo libro da lhttp: //books .google, com 



MEDICINE 

PARTENENTI 

ALLE INFERMITÀ* 
delle Donne. 

SCRITTE PER M. GIOVANNI 
FARINELLO, 

N lidiamente da lui ampliate, & ricorrete: 

Diwfè in Tre Libri. 
COT^T^I FILEGIO. 







vìpprejjò Gioumni Vdgrifio^ al Segno 

della Vittoria* 1574. 




ALLE GENTILI. 

ET H O N E S T E 

^ I> O N N E. 

GIOVANNI MARINELLO. 

AT{VE ad alcuno de gli 

antichi Thilofòphi , che i 

lì /egreti della natura per 

niuna maniera fi douefp* 

to r melare alle gentil acciochelaarteche 
fer quelli eJfihaueanoacqmfiatayfojTe da 
molto riputata^ & tenutatper cloche, co* 
7ne le più uoltefàole auemre, àgli huomi- 
ni>che non fanno y ne intendono alcuna co 
fiifèntendone gli effetti, pare diueder no 
w> & gran mar auiglie. onde coloro , che 
ne la ejfir citano s appaiono huomìnì , che 
mofirino miracoli, etcbefianotraglidei, 
&? all' bora majfimamente,che t operai 
meno aj]iettata,&piudt:fiderata.($fper 

A 2 quejio 



'qw&fifiwjolì erano ejfiltati, riueritH 
& adorata da chi meno di loro fapeùa: 
(<k da molto più erano quégli, che oltre la 
fcten%a,haueàno imperio fipra gh huotni- 
ni: perdock >■ tra per quella,& per queflo 
loro erano fatte ftatue,& il nome loro uè 
iterato & perde a difiepolt commettem- 
mo ,che non douejfero mamfeHare lafiten 
%aà ninno idiota per le raccontate ragio- 
ni, lequali fi alcuno finamente riguarda, 
uedrà,che quelli, che uoleuanoejjere chi* 
mati fiutar ano nimici della natura: per- 
doche cenando thonore , ftj lutile pro- 
prio, defiderauano,che ninno nefojfe par. 
tecipe: ma chi ne hauea hifogno,fojfi et* 
Br etto pregandogli a domandare aiuto, 
quefia impietà, & crudeltà} durai ^lun- 
gamente in alcuni paefi,& qnafipet tut- 
to^ non fappiamo, per che dalla natura 
(ìa Hata lungamente comportata, f come 
atto di quelli, che non quando domano* 
', ma 



ma quando lor pidceua><zfàuano il /or in- 
gegno. & tra queHi fé alcuni ciò adopera 
ùano^ erano coloro J quali attendeuano al 
là medicina^percioche oper aliano negli in- 
fermi miracolo fament e : ma > fé lor non 
eraagrado^foBeneuano^che quel mi/èro 
p'mtojlofìmonjf^cbe rimanerfi da al- 
cuna loroUinatione^ oprefùntiom nana. 
p> quesito di quanto castigo Jìa degno > il 
lofio a giusto giudice confederare . ma 
mdtopìu quello ^che^f erano domandati 
di alcun p articolar rimedio 3 noi uoleuano 
infègnare^/cufindojty cheo noi fàpr ebbe- 
ro ^fir e y o fé pur il fipeJJèro^alT bora non 
era il tempo > & altri fimilì dande, anzi 
afuoi commandauanos che a niunpartito. 
doueffero if aprir e alla moltitudine, la- 
qual coffe di peffema intentione fea fer- 
mo fègno effe mede fimi il confermano >oue 
dicono ^che noifeamo nati per aiutare > & 
fommre Imo all'altro : & effe Ja$ altra* 
' , a j forte 



portene lafiiauanopiu tofio ferire thm* 
monche preftargli un piccolo feccorfò. fé}* 
fi loro era rìmprouerdto>ìfcufindofi dice- 
vano 3 che L qualità del male richiedeua 
più lunga cura, fg) cefi tra t altre cofi è 
fiata occultala medicina , & tanto ftret 
ia tenuta, che fé alcuno fu , che ne fapeffe 
molto, come affai ce ne fono Bati, non la 
dimagrando altrui, mapiutoBo lafcian- 
do fi peonia fetenza perire ,ficquafì del 
tutto efiinta,&*perduta.&* quella picco- 
la parifiche rimafi ci e fé tanto fallace, et 
dà tanto poco bene, che molti più fi ne mo 
tono, chedifia morte naturale. & di ciò 
ne ì fiato cagione, &> fino gli firittoripafi 
fati, & imediciprefèntiipercìocbe dique 
glicìafcuno sfior%andofi di auan^are gli 
altri, ributta* fg) danna le opinioni degli 
altri moderni, o trappaffiti: & di quefii 
fi alcuni infieme s'abbattono alla cura dì 
gualche infirmo, comportano più toBo, 

che 



che il malato fi moi a > che di cederfituno 
all'altro , tacciomi per uer gogna taprefin 
tenoBra < età, lacuale più ha riguardo al 
guadagno* che aUafalutehumana : che, 
doue dourebbe Budiando cercare dirim- 
care a finitilo infermo $ lafctai libri > che 
ha letto nei p affato^ fi crede r che tanto 
hauer fatto le debba baftmrf^f co fi non 
ha altro penfierojhe di hamregran copia 
di malati yche nel premiano, dunque par en 
do a cofioro tanto grane > che altri fippU 
jìn%ailmez$o loro> che direbbero dr/ne ? 
che a fatica tutta dalla lor intentìone con^ 
traria mi fino mejfoì ma che ne diranno i 
moderni ì i primi mi cacciar ebbero del 
mondo &lor potere y 0*i fecondimi biafi* 
meranno y 0* dmneranno^ di loro aU 
cuni rìderanno di me > 0* delle mie coje* 
biafimandomi diranno qmlloy che gli an* 
tichhdoe^ che primieramente tolgo ì 'aus- 
terità alla medicina^ riducendola in Un- 

a + 



gua uoìgare Italiana : onde ogni *znleper f <- 
fòna l'intenderà : dipoi altri aggiugne* 
r&nrìo} che y fi coloro > chehaurannc Cbifi* 
gno de* medie amenti quàfiritti^negli uor 
ranno figuire$ le più uolte non riufiìran* 
no loro per le avarie cagioni delF infermi- 
tà: anzi in contrario negli offender an - 
no. fi che non farà minore errore il mio di 
quello > cheto imputo agli altri, appreffo y 
certi (ì rideranno >che io fono molto inten 
to afiruire le donne: ma che ilmiofirui* 
gio lor farà poco caro : percioche poche ^ a 
ninna- fi medica non farà ifàpr a njfire i 
modi infegnati:foggwgnendo queBe^pa- 
role y chef io ho ferina quejìa opera per 
gli huomini ruolgarij non F intenderai 
no :<&* 9 fi per gli latini > o di altre nationi 
firme} loro non accadono: che troppo ne 
hanno de finitori \ donde ^ueder poffano 
Uor rimedi: da quali latini 3 fg) altri per 
auenmra ho tolto le mie fritture in gran, 
*■• -„ parte 



parte. O* cof oro non cornei primi miri- 
pr ender anno ymafihernendomi dir anno ^ 
the non mi turbi} percioche non faro dan- 
nato per darle cofe dime diana nelle ma* 
ni del<~volgo. pero j che refyondero io pri- 
ma? certo io non fi* che dirmi fi non pol- 
che parale in mia difeja.la onde a primi 
come morti non accade ri/poBa > ma a (è* 
condì diro^che^fi Hippocrate^ Galeno^ Ra 
fis 3 <*Auìcenna> & gli altri fìtccejfiua* 
mentéb che nella pura loro lingua fcriffi^ 
rodi me diana % le tolfir o*f autorità ,- che 
lor piaccia contentandomene io ^ di In- 
filarmi fèguir le lor pedate: &, che a 
punto ho mejjò infieme queBe poche co- 
fe > come etiandio fecero effìBefii s per- 
che fianointefi^ y fé lor non riuniran- 
no i y anzi ne h ar anno offe fi >ne lafi'mo da 
indi innanzi il penfi ero ad altrh che me- 
glio di loro, haurà perauentura impa- 
rato di njfark . 4 quegli; c^e ridendo 
-~ x dicono 



dicono y che molto io fino intento afiruire 
donne y dico* che nonio nego, ma aggiu» 
gno anche > che l'ordine delle cofi medici* 
ndi mi f (trecche cofi richieggo : per cloche 
douendo io trattare della confiruatione 
del confo humano s homecofiejfo riputato 
tonueneuole principio queBamìa opera y 
Allaqualefiguirà la maniera ^ con che fi 
debba allenare la creatura njfiita deluen 
tre della madre fino al quartodecimo an~ 
no dellafisaeta. & 3 filorpare male fat- 
to* ft} non buono ordine? meglio ejfi di- 
Jponganole cofi 'loro :che cofi soglio io le 
mie:& di più lor dico 3 che ne alla noHra 
fauell^ne alT altrui ne l 3 hofiritta y mafò~ 
lo a coloroyche hauendone bifigno la leg- 
ger anno ^ la dedico > & dono. & quefii il 
più finche faranno donne '*&* alcuni imo- 
mini amici) liqualitroueranno quefio or* 
dme^cheinTre Libri fi contiene tutta U 
*vita della gtouane donna cominciando 

dal 



dal fio maritarfìfino* che fio, njfcita del 
parto, nelqual tempo s* alcuna noia le fifa 
ceffe incontro; fi come e qualche impedi- 
mento > pel quale Jìhauejfi afra&omarc 
ilmatrìmonio^nelPrimoLibrodimofirOy 
comerimouere fi debba, & nel Secondò 
fi legge 3 fecondo che i medici ne ragiona- 
m y come la Ber dita toglier njia fi debba: 
■& nel Terzo lagrauidanza col parto, le- 
quali cofil non dubito ^ che canffime non 
debbano effere a eia/cuna donna : percio- 
cheìn qneBi libri fi trattano tutte y ò in 
gran parte delle medicine partenenti al- 
l' infermità loro, oue leggendo ^vedranno 
iputfctelti, ipiu ^virtuofi medicamenti* 
che dagli antichi^ & moderni huom'mi 
medici fiano lafctati> efprefcritti\ tufo 
de 3 qualh s'io non m inganno * non farà a 
prudente donna tanto difficile p quan- 
to altri s'amfàrmaageuolet & piaceuo- 
U molto ^& iffieùdmente nel Ter%o Li- 
bro 



hroy nelqmle fintiranno ilgouerno,, che 
habbia ad bauere la donnei grauida fi- 
no attempo fio conùenemle al partorii 
re: & nel parto iBeJfo quanto dilìgen- 
te > &fiollectta debba ejjère la levatrice, 
allaquale fi ìnfignapìu modi 3 - pe quali 
fi produca in poche bore la creatura in 
Ìuce y Q) apprefio fine tragga la ficon- 
■■dtna. laqude arte non battendo ella * 
Home le più non ne la hanno > fa fi>e fi- 
fi evolte y che o la creatura, ò la donna > 
ambedue infieme fi molano . (^certa- 
mente non mentirei^ fi io diceffi 3 che 
'delle dieci donne ythe peri/cono nel par- 
to , noue per poca fiien%a ; & cognitio- 
ne della leuatnce fi molano, adunque ha^ 
uendo io compoHa que&a opera a bene- 
ficio 3 & ionfiruatione delle donne : & 
d 3 altra parte auedendop elle medefìme^ 
il pericolo y nelquale non dirado ^ven- 
gono fi perla conditionede'malL loro > fi 

ancho- 



anchora pel poca accorgimento delle -■/$* 
natrici; co fi come a tutte infame la dom y 
cofi effe la leggano x & ryedanorvolen? 
tìeri: percioche <~voi tutte , Gentili don- 
ne > nehàuete bifogno : concio fia cofi che 
ad alcune gioui afe medefime, & ad al- 
cune ad altre . quelle , che portano fi- 
gliuoli, nelahanno ad intendere in lo- 
ro aiuto ,@JJoBegno. ma le attempate ne 
la debbono ^vedere , non felamente per 
configliare le figliuole, le parenti, ò le ^vi- 
cine '; ma per mantenimento della lor fi- 
nità: percioche preffo , che tutte come fi 
rimangano per tetà le loro purgationi > 
cofi cadono in molte , & diuerfi in - 
fermitày che fyefijo le conducono alla 
morte . perche io cartjfimamente tutte 
<z>oi, ò honeHe Donne, priego , che vo- 
lentieri riceutate queHa mia fatica-, per- 
cioche primieramente durata ne la ho 

arvofira 



A 



rvoBwvtìUtàsfg) bene> come chia- 
ramente cono/cere potete : dipoi Pereto- 
che quella a ijoì dono. 



•ALL'I LETTORI. 




O I vi diamo In quefta Secon- 
da impressione il Libro del- 
le Medicine partenenti al- 
l'infermità delle Donne am- 
pliato, & accrefciuto dal me 
defimo Autore di molte in- 
fermità con la lor cura, che fono proprie delle 
Donne; & perciò vedetelo volontieri: percio- 
che è opera vrile à Medici, àJLeuatrici ., & ad 
ogni gran Donna : & afpettate in breue gli 
Ornamenti delle Donne, acconci, & ampliati 
dal mede/imo* 



IL PRIMO LIBRO 

DELLE ME DI CINE 

P ASTENENTI ALL'IN-.--' 
F E R M I T A** X> E L L E 
Donne. 

$?EL QVALE SI NfOSTRA, 

COME CVRARSI DEBBANO 
- QV E* M A L I, C H E ^O SS O- 
NO SCIOGLIERE IL 

--;'- LEGAME DEL ^ 

*■ -~ Matrimonio. 




delle: .-medicine 

: . PÀRTE-NJE.NTX-. : AL JL'IN-,. 

F EU MITA' DILLE. 

- D O 'N K E':';/. 

L I B RO P RIMO. 

t2S^/ ^/«z/f fi mofìra > come-cura? fi ; debbano 
'■■.'■ qu e mali 3 che poffano fcwgliere il ^^ 
4 • "■ legamedel Matrimonio* • 




La damigella in che tempo della fua età r 
ritare fi': debba , & qùal marito dare 
li debbano i parenti di leL ■. 
': Cap.- I. . ■■:■ V; .. .-.'. 



hjEivbnvtà' la Damigella 
™ al decimo ottantanno della 
fua età, debbono' i-parenti di 
lei porre grandi jfìma cura, & 
diligenza in cercarie marito. 
■ iHimiamOiChe quejìo fia tem- 
po conueneuole al fuo maritar fi .-per cloche affai 
agevolmente potrà fofienere la noia della grani 
dan%a,& vie più quelle del parto: che -> fé tene- 
ra,& debole fojjestroppo haunbhe di faticai feti 





LI B 2^ 

%a che tra per la molto gioitane età ,&tra per 
lo nuouo affanno facilmete generar ebbe figlino 
li meno che perfetti . ma però non vogliamo che 
ella trappaffi il vigefimo quinto : conciofia che 
due mali, & forfè più nenafcerebbono: IH uno ^ 
che per lafermaetdnon apprenderebbe fé non 
con grandiffima amaritudine del marito; costu- 
mi di moglie^ & di donna dagouerno:percioche 
gli anni ne la haurebbono confirmata ne ue^i 
della cafa patema, l altroché conuerr ebbero i 




quando foffe bifogno d'inftruire li figliuoli -, ne 
foffe tanto vecchiO)Chenonpoteffe ciò adopera- 
, rezoueroche nonper effer conforme l 'età y foffe- 
ro parimenti difcordi gli animi dell , vno>& del- 
l'altra: ma fé foffe vguale y ella non glihaureb- 
be alcuna riueren%a : che pur ragionevolmen- 
te fi vuole honorare i maggiori di cafa, & quel 
li da cui la moglie tutta dipende, deue adunque 
la giouane effer e di diciotto fino a venticinque 
annuii marito y che le fi ha a donare > uogliamo, 
che gmnga a trenta : percioche queflo tempo è 
perfetto al generare figliuoli) a conferuare i be 
*h& i gradi della fua conditionemafolo queflo 
non intendiamo) che fia affai al maritOychefiha, 
da dar e alla pulzella :an?idoppo queflo il pa- 
dre deue eleggere huomo y che non fia ne di più 
alto > ne di più bafio legnaggio di quello > che 

egli 



*p ^ r m o. z 

egli la figliuola uede: per cloche effendo il mari* 

to più nobile , trattar ebbe la moglie , come fifa 

fante,& ne la haurebbe afdegno y & odiar ebbe: 

fé da meno io ella Vhaurebbe a fchifo;o y quando 

quefio nonfoffe;li figliuolhfi come auiene leciti 

volte>degenerarebbono. oltraFefiere vguale di 

fangueyrichiedefi anchora , che eglifia nato di 

padre,& madre ornati di buoni coftumi, & ma 

niere:percioche poco monta la nobiltà y & vgua 

glìan%a làydoue non fi troua ne honeflà, negen- 

tile , zga:oltre che ueggiamo ilpiu de* figliuoli fa 

re ritratto à padri loro. finalmente con tutte le 

co fé dette fia il mar ito fano della perfona^appa 

rente , & di bello affetto : accioche li figliuoli, 

iquali generalmente da tutti fono defiderati di 

bella per fona , & ben formati > & fopra 

ogn' 'altra cofafani, & ben compie f» 

fionati diano di fé allegre^ 

%a > & confolatione a 

parenti y &àcbi 

negli «c- 

dràé 



U z Ss 




1 1 B \ 

Se fi deue riguardar alcun tempo nello accodi 

pagnarfì il marito > & la rnQglie . 

Gap. IL 

i che la figliuola haur 'ama 
rito tate, quale habbiamo det 
to: due tempi fono offeruatv 
per congiunger qttefti infie-* 
medino è ordinato dalla no- 
sìra fanta religione .& chi 
non ubidifce a cmnrn andamenti di uim, non fi de- 
m doler poi, fi da Dìo non rkeue figliuoli , ò ne 
gli dà maluagi dell'animo > & infermi' del cor- 
$oz& oltre a queflo nafcano difcordie tra il ma 
ritOy& la moglie . L'altro tempo, che tra quei 
giorni conceduti dalla nojìra fede fi ''trofia, fono 
i dì , ^ Vbore aciòmofìrate da gli ^Aftrologi : 
fercioche^anchora che tutto Mpefier noftro bah 
biafoloa riuolgerfi al gradì ffimò Iddìo, & crea 
to re nofiro;tuttauia effendo le co fé celefii gouer 
matrici,^ guida di noi;doppo l'aiuto delle mag 
gior cagioni alle minori non ci farà difdiceuole 
%l dìfcendereSi che eletti quefii tempi conuene- 
ttoli potranno li nouelliftofi infieme giacer fi \& 
Sommamente ci piacerebbe, che non prima fi co 
Kofcejfero, ch'ella fofj 'e ben purgata de* mèftrui: 
perciccheje in quel tempo, che ne patifce,rima 
nejfe grauida;ageuolmete la creatura no far eb- 
be fenyg perìcolo di morte, òdi alcuna infermi- 

tà 



? 2^ I - M' O. $ 

f è>.& fieni endo noi gli appetiti carnali 'effere&v 
dentijjìmh et difior dinatì > configliamo molto gli 
fipofia non ìafciarfi da quelli trasportare: cocio 
fia che pochi buomini ueggiamo^he consimàdò 
mfiraili atti+non fi 'inj trinino youem non àiuen- 
ga.no uecchidi diaci anni più auati^he nofareb 
bono.apprcfib quefio fanno la uitabreue^&ns 
menano la uecchic^atindcholifcono^et corrom 
pono rìntelUtzoyifenfi^tgeneralmète ne zoglio 
no zutis lefor^e. fìmilmeze offendono lofifjrito, 
elìinguoao il fino calore nalwrale,&- rifolnono i 
nertu mon:ii:di//:inirijcono lafor^a delle giotit 
re,eo r.-iafi 'imaniète dille a/iche,tt di tu- ti lì mc- 
hr'ucGwtède piedi ,d.e gl'occhi, del cer nello del 
Li rikciut&fopra ogni altra cofa del fiomacho. 
tendono il corpo p^ffimamete difpeSìo generano 
[nono neliorecchie,fannofebri acute 3 fiono cagio 
ne di tremore^di dibolt^a di nerui>di continue 
yìgilie.niìGCono pili ch'altri alla uìfìa, fanno dì 
ytìiire cahip»?/tuoiiOìio il male caduco, incitano- 
dolore di fchiena,di rtniytt della ncfìcaÀcfianù 
dolori cohci,fa?ino pw^jare tuztol corposi jpe 
cìalmete il fiatai te g€gins^ttrijìano 3 eflaca 
no il corpo y & airhorapiu } che rinomo finte 
maggior diletto delfoiito-.gcicche rìefcegran co 
piadijpermaM noi fi come qnzglìyche fintiamo 
quejtoragionamtnto doutr piacere ad infinite 
perfione, a parlarne più alquanto per auentura 
Ò difienderemO) che non farebbe neceffarios 



ZIE K, O 

ma quefio faremo imitati da migliori fcrimri 
medici,& perciò ci auìfiamoycbe fommamente 
farà caro alle più genti intendere , qual tempo* 
& qual borafia più conueneuole>& vtilea que 
Sto ejfercitio: dipoli quale completorie , à qual 
corpo>& a qual età piu,& meno nuoca. 

Qual tempo dell'anno , & qual hora del dì fia 

più conueneuole al generare:poi à qual 

complefsìone > à qual corpo , & a 

quale più ,& meno gioui > & 

nuoca. Cap.III. 

2^a le fiagioni dell 'anno è me* 
no nocino Patto del coito > dr 
meglio fi comporta nella pri- 
mauera y & apprefio y nello 
inuerno : poco fi deue vfare 
\ pel tempo della efiate & me- 
no nell'autunno . ma del tutto bifogna fuggirla 
ne' tempi di pefie . 

Sono due bore 'f articolar. i, nelle quali Vbuo- 
mopuo effer con la donna J una acquando la di- 
geftione del cibo none anche compiuta, & auan 
ti il dormire . quefta hora è ottima a generare: 
ferciocbe lojperma deWbuomofi conferma » & 
lo jpiritOycbe genera infume con la materia del- 
lo fyerma è in vigore J altra bora fi può elegge- 
te non per generare i ma per confèruar e fernet 

defimo 




iefimofartOy quando ilfeme ècrefcìutoin trop- 
pa abondan%aJlche farà cominciando da due à 
tre bore doppo mangiare infìtto al? altro cibo: 
che perauentura quel tempoètale,cheil corpo 
non è alterato da alcuna qualità non naturale. 

I corpi, che piu,& meno fono atti al coìto fo 
no talùquellhà cui fi conuiene, &gioua il gia- 
cer fi con domarono icalidiy &humìdi^er clo- 
che y fi come graffi,&fangmgni,ejfendo copio- 
fi difperma pentono vtilìtà grande , vfandolo 
moderatamente*&,quando nongioui loro ; me- 
no gli offende, che tutte r altre maniere di cor- 
pi, doppo i detti fono licholerici , $• appreffb li 
pblegmaticU melàcbolici a niun partitoni han 
no ad attendere : percioche dicefi , che vn vele- 
no non èlor pia dannofo,che fifiafimile atto . 
fi che meno nuoce al graffo s poi almagrocbole- 
rico y appreffo al pallido : ma più che à -gli al- 
tri à magri , & bruni; fi come quegli > che fono 
melancholici. 

Ma venendo alla età-fi richiède Jopr atutto* 
armeno nuoce à quellajpeck di gioueniyche fo- 
no crefciuti quanto debbono y o poco meno: dop- 
po loro àgiouani fermi :ma poco a xecchigr me 
no, an?i niente à uecchiffimì» 

finalmente colui , a cui dopo il coito verrà 
nella per fona tremore>ò freddo, ò occulta riten 
tione difiatOyò sbadigliamento, ò battimento di 
cuore>ò gli occhi profondi, ò difetto nello appe- 

jì 4 %ito t 



tltùytt quello che-auati di cerno, debolezza dfftfc 
machoyla fcilo del tutto . & quello diciamo non 
[ea%a cagione: P cmc.h e -, oltre alla cattino, difbo- 
fitione,di ctìè da Cf>fi fatti acciieti j'opraprefo % 
affermano alcuni medici, che più fi decolora co 
l'uha cui è y [cito [ferma una fola uolta>&pw 
debile diuiene^chefc qu arata fiate gli [offe trat- 
to tato [angue >qucto è quella fola dello fperma. 
In contrario, fé gli fpofi tiferanno il coito mo 
deratamenteyus. font iranno quefte ut ili fa. prima, 
e' ne rende la per fona gagliarda ,aitant e ;& ardi 
ta: come chiaramente reggiamo ne' caualli, li- 
quali doppo che hanno affalite le caualle ; anni- 
trifcono > faltano y & in loro a pena capifcono. di- 
poi acquieta Vira, & rimoue ogni grane penfie- 
?o dall'animo, appreffo dejìainnoi acute%£a 
d'intelletto a ci orna dico/lumi , & di preferita 
jgfam,et autor euole, -quindi Ihuorno dorme mot 
.to-meglÌQ) & gli fi ri fueglia il calore naturale, 
& accrefconole nirtu di quello . gioua a chiè 
Melan*k&lk&>acbf[pfiiene dolore di rem y <& al- 
le volte a dolori 'de 'tejfticolL &^qud bora il cai 
èofià affai fy^ygu^rijce non di rado alcun? m 
fevmtià^&^ócpdonoda phhgma .appreffo le 
dette co[e ne di[ende dalle aposìemeychenafcono 
0elkmgìiimgli€i& nelle partigenitali.olirc a 
ciò diffolue que'fnmh che fagliano allatefla.on 
de ne fegm^che fia. utile a dolore di capo 3 tolga 
Je caligini della uiita^e uenigini&lagYaw 1 ^ 



T 2^ I M- 0, f 

Xa,chewfi finte, alcuna fiataàl che fautntwa, 
auieneper lugo tempopaffato , che thuomorìort 
kacomffiuu 'donne .ma > per cloche [pepe uolte 
Auiene , che per troppo continuare finmcaal 
corpo; cornea ciò dar aiuto fi debba y uegnìamfr 
amofiraruL 

A gli ipofì che troppo hano ufati con le don-- 

ne loro, in guìfa che i lor corpi Citano rimali 

debou j onero Io: ioprauenga alcuno de 

gli.clannoi: accidenti , che di ibpra 

riabbiamo raccontati } che aiuti 

donar Ci debba a racquiftar la 

lorianità. Cap.iìil. 



$p*&«r^ t ".y> ° *K° r ^tl i anzi il più de i 
tàffr^F \4 giovati: 3 ibe ne" primi cangia» 



hfe^C^^'fe & r/iCllS * tauro fi lafciano tra- 
! ve vj^ì*^"' portare da diletti carnali 9 
» -^^2è^ C\ •> medelmi jentono rima 
^sTTitoss* nere troppo debili* ò perder- 
ne la uijìaja memoria, &■ lor auenire altri ae, 
rìdenti) che damanti habbiamo co'atatiÀi ciò fifr 
puo effir fegnoychre le parole loro, la magrez- 
za di tutto il corpo , la pallidezga>il colar gial 
h,òdi terra {par jo pel corpo, & la rarità della 
cute . &a procedere a quefto. male, prima egli 
fa dibijogw, attendere alle parti principali y 
dalle quali fi poffano r acquar ^glì^itìtip^ 

djtti 



L I B \ 

duthdipohfe per loro cagioni nefonofoprauenu 
tiaccidenti;remouergli del tutto* 

^Adunque primieramente fi. contitene confor 
tare, & dar vigore alloftomacho con beuerag- 
gi,epitheme,& empiafìri , quali lormofirerà il 
medico: accioche la digefiione, che cattiua è di- 
venuta, fi faccia buona : onde la debok'zga fi 
parta ,érla virtù [olita ritorni . non farà an- 
chora difdiceuole vfar medicinale quali allegri 
no il cuor e: an%i faraona delle migliori co fé, 
che adoperare fi poff ano Àoppo quefioeglifi do- 
ma fare vntione,& altri argomenti a membri 
genitali; accioche quel ardente defiderio di già* 
cerft con la donna fi rimangaj&che feguendo ra 
gionaremo là , douefi vede il modo di raffrena- 
re l'empito dì coloro ,a cui il membro virile fio, 
continuamete atto ad vfare r &in altri luoghi* 
Inquefiotempoleviuande fuefiano fatte di 
fàcate y & buone : lequali habbiam delth umi- 
do, & alquanto del calidotqmli fono polli,per-- 
nici , caponi , & i lor brodi , de- quali fia fatto 
mineftracon rofii dioui, & vn pochette di ^af 
frano, ò altre fbecie odorifere non molto cali- 
de.guardifi di non mangiar troppo. &per que- 
ftovuolfi, che i cibi fiano di gran nutrimento, 
il vino dolce, & di grato odore, il latte di peco- 
ra , ò di vacca gioua oltra modo per conforta- 
re , <& render e gli giriti fmarritirma egli è bi- 
sogno prenderlo la mattina à digiuno t in quel- 
la 



la quantità perocché fi poJfadigerire:&poìdor 
mimi alquanto doppo . il pane bianco bagnato 
in buonyinoèvn prefliffimo aiuto alladebo* 
fagaAl bagno è molto commendato.però lauin 
file mani,& i piedi con acqua>nella quale fiano 
cotte rofe,&foglie difaliceàl dormire fimilmen 
te in quefio cafo èfommamente laudato , & per 
conseguente il ripofo.& m meno degli altri uà. 
le il giocare fatto fen%a turhatione $ ammortii 
con rifa>& piacere. aUafine porge grandiffìma 
utilità il mitridato prefo con co fé, che rendano 
humidojo elettuarh fatto di mufchio, & quel- 
lo fatto di ambra : &tra le co je odorifere con- 
forta mia palla fatta di laudanoygarofoliymuf- 
chÌQ y fandali->& alquanto dì %affra.no : la quale 
in mano fideue portare : Et tutte quefiecofefi 
bauerannoallejpeciarie. 
' Gli accidentiychefoprauengóno per gli giriti 
fmarrìtiyfi rimoueranno cofi.prima la debolez- 
za fi toglierà via con gli argomenti dauantimo 
ftrati.ma>fe la vffia haurà riceuuta alcuna of- 
fefajfappiafìyche ne è cagione il cerebroyche fi è 
fatto fecco.& perciò vngafene il capo con oglio 
violatOy&facciafene Sfollare nelle orecchie* & 
ne tiri fu fo alnafo .bagni fi etiandio con acque 
dokh& in quelle fiffigli occhhguardino. 

Et y quado perciò ne uenga tremore ne" mem- 
brìideuefi purgare quello humore,cbe n'è cagio 
ne: dipoi unger fi la uerga cg ungueti fatti d'olio 

di 



digigliOiò d&ipero,ò dijpigo, oàìfauinaà d'ai 
tri co fi fatti, aggiugnendoui ambra 3 m ufcbio>%i 
betto>& fimìglianti odori calidi.rnaje il tremo 
renonfimouerà da bumorealcuno; b after anno 
. gli unguenti y che h abbiamo feruti nella nofira 
•brattici uniuerfale di medicina al capitolo fuo: 
nella quale fi ragiona della maniera , che debba. 
teneret'buomo in confermala fanitàacquifta- 
ta > & in recuperare la -perduta . 

Coloro, che menrreche vfano carnalmente,; 
vanno del corpo, & vrinano fenza al- 
cun ritegno, come guarire il 
debbano. Cap. V. 

sX per cicche $effe uolte ueg 

I giamo anenire , che benché 

1 0! l'buonio fia fano ; nondimeno 

jFjl inferma^ majfimamtnte(-co 

||[ me al nofiro propofito pare? 

^ irr jg^j che fi pertenga)a alcune infer 

mità,per le quali ilcotratto matrimonio fi fra 
fiornh&figuafii^et perciò a quelle togliere uia 
cidouremmo ordinare, ricordandoci prima^chè 
qkefìo difetto perauentnra fi mone da fernet 
tijfimo defideriOiO da gradiffvmo piacere: o pur 
da mufiolhchefi r allentino $ rifolutione de\fpi 
riti.onde o hnomo,o donna s chefofienga cotal no 
ix 3 il più fono di corpo troppo moll'>& dilìcatu 

lìqudì 




# % TU O. . 7 

■ Ziqimti;acciocheno corrano lungamente m 
fimileaccidete^debono sformar fi dì notare il cor 
fo prima,che infierite fi congiungano . & trotte- 
ranno buona,& utile medicina a ritenere lofter 
coquefia. '■'■■'■■':. * 

Ti^liano una dramma diacatia,una di ince 
foyiìna dibalaufii,o fori di pomi granati,cbe gli 
uogliate chiamar e, una di gomma aràbica , una 
di bolo armeno,& una '.di [angue \di drago, petti 
no quelle cofe, & ne le impattino con fucco di 
piantagine,o di folatro: poi ne facciano pitale fi. 
miliaduna nociuola,o una mandola: &, quado* 
lorfa bifògno; una fé ne fùpponganodi dietro. 

Ma nel tepo 3 che uoi non battete ad ufare rafie. 
me,ugneteui dentro, & fuori con ogliodi mafli 
ce,difyica, di mirto 3 di galla ciafeuno per fe,o 
fartelo tutti in fieme, aggiugnedouia maggio? 
ficurtaalcurì oglio calido:fi come di agnocaflbp 
difauina,dinardo,&' diciprtjjo.&,fe il medico 
uohff e, potete uffar e moderatamente muandé§ 
chehabbiano delfiittico,bereuino negro acer± 
ho:&feguire ìlfiropod' agrefla , odi cotógni,* 
di mirto, 6 altri cofi fatti, il cotognato aitanti 
magiare è molto utile >: & moke altre cofettio- 
nhlequali nò accade ricordare. Ma chi urina in 
quejìo atto,o nel letto , legga il capitolo ,chem 
quefto primo libro fopra ciò ragiona* \ 



m 




L ì B lt 9 
Gli ardenti ftìmoli della carne , che ci nuoto- 
no troppo,come raffrenare fi deb- 
bano. Cap. VI. 

1 l fentono alcuni effer continua 
mente fiimolati da fieri appetì 
ti carnali, liquali digrandifjì** 
ma noia , & difyiacere lor fo- 
no.&fequefto deftderio procg 
de da fanità , & compleffionc 
Sanguigna nella giouentà atta a fintile feruigio; 
dianfi a lor diletti : perciocbe lo fyerma ritenu- 
to è^nortifero veleno nel noUro corpo , & maf- 
fimamentein color o,che fono della natura, che 
habbiamo detta : concio fiacofa che il generar fi 
affai di quello confortili cuore , & tutto ilcor~ 
poma in contrario il poco corrompa il colore, 
faccia debile la memoria , & lo intelletto . ma, 
qual bora quefia concupifcen^a fi mouejjeda 
acutezza dijfrerma, ò difouerebia abondan%a % 
ò dìcalidìtd de* luoghi {perniatici, che noi tiraf- 
fero afeìp da copia di f angue con debolezza dei 
corposo da prurito,cbefoffein detti luogbi-Jì co 
pie auuiene alle donne alla bocca della matri+ 
ce;\& per quefio non ceffaffe il defiderio loro : o 
pur da ventofità,oper dormire fupino- t noi bah 
biamoad hauerne quella cura, quale fi è. 

Che prima, fé quefia tentatione fia in corpo 
fanguignofewg kqualitànarratc;glifi debbi 

, vngerc 



?^I M 0. % 

ungere le renila uerga,& li tefiicolico mguen 
to fatto dioglia rofato,càphora i & cera: onero 
compoflo dipopuleon y ht argino^ aceto :odi 
populeon>argeto viuo,& aceto.pofcia dormirà 
alquanto: che farà di gradiamo giovamento* 
guardandoli di no cotinuare troppo cotali untìo 
nhper cloche reder ebbero ^debile la uerga.Dipoi 
faccia fi codireuiuadedi co fé aceto fe 9 et acerbe: 
onde chi magia leti cotte,ér condite co aceto , a 
agre/ìa:o lattuca cruda , o portulache pur con 
aceto in infoiatalo ì altra guifa,frena oltra mo 
dogli appetiti di for dinati di Venere: fimilmcte 
il far fi trarre fangue,& pigliar medicine. 

BìpoiyCjuando uenga da acute%gadi fpermas 
laqual co fa cono fcer affi troppo bene : perciochs 
nfcendoneilfeme yfentefilo huomofarfidebiUp 
0- laffb 3 con mon 'dimento ,& fuoco nella uerga; 
fi bada prouederci mangiando cibhche rendane 
il corpo humido,& freddo y qual farebbero %uc 
cheweloni ) portulache,Uttuche ) <&> altre Jpecie 
co aceto >agrefia , o nino di pomi granati garbu 
bewfi nino freddo inacquato co aqua 3 o agrefia* 
le carni fiano^C agnello , di capretto ? o di porca 
giouane cotte r o concie fon acetoso pur agreftaz 
ù fatte gelatina , o mifie con papavero^ ofucco 
ài limonici naran^di cedro>o altri tali, &un 
gap con li unguenti davanti moftrati. 

^Pf^ffoyfedaaboda^di^ermayòdacali^ 
dita de y lMghiJj>ermtkiprotfdefjs tale defide 

rio; 



., LI B 1^ 
rio sfeguendo le maniere dette per uoi ci ft farà 
cppoflo. 

Quindi, fé il prurito farà cagione di cib',ui do 
uete far trarre f angue* purgare lohumore , &■ 
ttfare que' rimedij , che fiano contràri} al male. 

Ma, oue la uentùfità accendere quefli appetì 
ti'Jenendogli ordini detti farebbe affai; folo che 
Hcàlorer/wuejfe cofi fatto ucto:ma,fefojfefred 
doipigliate que* partiti, che nel dijfolue£ero:co 
me far ebbe lo elettuario,che uieneapprejfo. 

Togliete unadram.di carui,di cumini,ài ori 
-gano,di mentha , & di ruta- per cìafcuna co fa: 
tre di gengei40,& altrotanto cinnamomo.ridu- 
'éete tutto in poluerey & confeì lire di buon ^uc 
thero fattene elettuarioJel quale poi che ne ha, 
*urètepr£fo , quanto è una cavagna ,beuete al- 
^quanto di nino bianca puro, chefenta del forte. 
*%?• ricordate ni di porne j opra leuiuande uoflre 
vimtmoyfenapè, ò mentha fatti in poluere : che 
^mfcuno per fé adopererà molto. -;-•■- - - 

* : Come fi habbiano a curare colorò ,.li- 
• J - quali -dormendo fi corrompo- 

* ;- nò» Cap. - 'VII.- • 

Gli attiene affai uolte a giovani huo- 
mini y&done non maritate 3 & a ma- 
ritate anchora, che dormedofi corro 
pamn^almmM 9 cb£ife^ffifigiace]fe 

ro 




T 2£. I M O. 9 

'/*/ mfiemeSl che procede perauenturada dormi 
refupino,ò in letto,che rifcalditroppo.& pare* 
che i corpi di rara teftura 3 & di copie ffione cali- 
dappiù che altri fimo offe fi da tale accidente,ap 
frejfo le molte mucide > & di gran nutrimeto;iL 
bere nino affai,dolce,ò nuouo,i lughi pe fieri del 
4'amore>& l Acutezza dello fperma.& mouono 
a corromper fi li uapori,chefagliono al celebro» 
' Cogliono ipiu de' medici, che fi babbia agita 
Tire quetto male con que" uniuerfali argomenti^ 
che al j colamento fi fanno :dipoi a particolari m 
queftaguifa difcendere. 

- Che lo infermo dorma fopra foglie difolatro 
difalice,o di agnocafio.ma deuefifapere 3 che fo- 
no flati di quegli,chef acedo dormire giouani ro 
bufiifu quefle foglie , loro è uenuta una arden- 
tiffimafebre.tr perciò chiuque ne patifce,fe ne 
guardi.fi che prenderà ilfeguente confetto. 

llquale fi faccia di tre dramme,& meiga di 
feme di \attuca:me%ga di ruta : <gr una di feme 
di agnocafto.pefie tutto Jottilmente con alquan- 
to aceto,&aggiuntoui zucchero l'ufi ,mouen- 
dofipoi . 

In aìpta maniera fi comporrà, fé piglia due 
ararne di calamento y due di iufquiamo,due di fé 
me di ruta, due di feme di agnocafio,et due di ro 
ferofies delle qualipefte ne forba due dramme 
con a equa fredda mifia con alquanto di aceto. 

Et in altra ? riducedo in poker e pur duedra- 

B me 



t 1 B 2^ <* 
me dì feme di ruta>due di seme di iufqmamo,&* 
due dì cafloreo:tre & me%$a di fiori di rofe rof 
fe,& altrotanto di fiori di pomi granatulequar 
li beua al pefo di due dramme co acqua fredda» 

Onero tolga mno garbo con farina dighian- 
de 3 òseme di lattuca con succo di portulaca. & 
cofigli seccheranno > ò raffredderanno lo sper- 
ma inguisayche non gli darà noia la notte . 

Et, quando alcuno di uoi non uolejfe feguire 
quefìì modi ;y fitte lo impiastro* che fegue. Mer 
/colate con bianco di ouo , & aceto sfarina dt 
ghiande,& [tendetelo fopra il petteneccbio* 

Similmente fateui fare due piaftre di piom- 
bo sfottili, & forate tutte dequali tuffate tre , à 
quattro uolte in aceto negro bollete fatto di uir 
no debile, nel quale fiano cotti agnocafio,femedi 
lattwzrftdi portulaca JegAtekuico alcuna cor 
regghla lontano dal filo delta fchiena , &l'una 
daW altra ben mieto groffo; accìocheper la fri 
gidità loro non offendano troppo * gioueranno 
portmdolem almnomperfinelfonno ,& allo 
.fcolammto*. ^ 

*4lla fine fono alcuni , che fi fanno far e um 
palladi legno > & quella forata fi cingono die- 
tro;quando uanno a dormire: affinchè, nelfonno 
uolgendofi fupm,babbiano a deflarfi:concio fi a 
che fintano per lo rifcaldarjì delle renifeguir- 
pelacùrrottione» . , 



Lo 




V ^ I M O. io 

Ho fcolarfrento da che nafca 3 con fegnì , & la 
cura > che tenere fi debba per guarir- 
lo. Cap. Vili. 

fcolameto co fi detto da y mo 
derni,ilqualeè unoflujjb dì fé 
me da. ninno appetito moffo , 
uogliono i più di phìlofophi 
naturaliìcbe dermi da due ca 
gionid'una è da co fesche s'ac- 
copagnano alle notte co noi:l y altra da altre 3 che 
in noi fi trouanoJa prima è;come un carnale ap 
petito che cada nella noflramete, gli abbraccia 
ri amoro fi } il uedere co fé , che n accedano a desij 
d'amore,un profondo pen fiero: apprejfo le dette 
cofeil federe fopra alcuna pietra , il cader e r le 
per coffe de untioni>V ufare de' bagni, et cotali al 
tre y che ne poffono reder debili in quella parte* 
douefiHa loj$>ermaJafecÓda,la quale fi troua 
nel nojlro corpo accìdetalmente però>nafce dal- 
la qualità dello faermaifi come è^fef offe copio fo 
troppo,ò acuto 3 ò fiottile :o dalla uirtu fatta debi 
le a ritenere:ò da ha fi fermatici dìuenutimoU 
li: oda calidità delle renho altra indijpofitione. 
Quefio male f eh aura origine dalla prima ca 
gione; l'ifiejfo infermo ne j apra dare informatio 
ne:&ìfe dalla feconda;deue il medico andare di 
feorredo cofi. fé nafee d'acute^a di$erma;fen 
tefi ardore 3 Q\prumo nel mebro:fe da parali fia; 

B z efee 



Z I B Ti m 

efcelofyerma, fen%a che lo infermo il fenta :fe 
dajpafmoièco dolore di pettine echio >>& d'ingui 
naglie:fe da calidità, è frigidità-^ l aiutato da ri- 
medi] contrari]: fé da copia dijperma ; il corpo 
non simagrijce: fé dafeme acquo fo; la carni feia 
pocoiò niente rimane macchiata: &fe da uìrtà 
debile àrit enere > l'huomo diueta magro. & per 
ciò ha di bifogno d'effere curato co dilige'^a: per 
cioebe tfe iinuecchia;ofahetico->b tifico ò il con 
duce alla morte. onde ciafcunoi che fofìiene que- 
flanoia y deue prenderne configlio , ne uergognar 
fi di pale farla. ■ ' - 

Onde il medico , che intede à guarire il detto 
maley attéda afei cofe per ciaf cuna cagione. la 
prima è>che ordini uiuade , che soppogano alla 
infirmiti in quefla guifa.che , qualhora conofea 
quella nafeere da cofa falfa i acuta,& fimìli;ado 
■pgrigcbe lo infermo mangi uiuandedi natura fri 
gìdefi come èlatucba>endiuìa i portulache>& fi 
miglianti.& cofi faccia nell'altre cagioni. 

La f ecoda è y che procacci di madarfuor del 
corpo quegli humori 3 che tengono il male addof 
fo.fi che-ifefarà uenuto per la ragione cotata ne 
gli ordini delle uiuade-, far anno di bifogno criftie 
rhc'habbìano uirtudi mollificare yjottigliar e 3 
nettar evenir e >& trarre le materie, tali far an- 
no>qualhora fiano fatti co biete 3 attreplice y por- 
tulacailattHcaymercorellatanethOiOrxOiCaffiay 
elio comme ) fale > & fimili cofedellequali alcu- 
- - ne 



? B^ I U 0. il 

nefempre ui porger 'anno grandi ijfimo aiuto, ,&> 
quàdo accadere pigliare alcuna medicina, che li 
nijfe il corpo, fi porrebbe fare, ma tale,chefoffe 
coueneuole al male.fimilmente , fefofje bifogno; 
giouarebbe il trarre fangue dalla uena comma, 
ne , ma in tanta quantità , quanto richiedono le 
circondante manifefie ad ogni medico. 

Later%acofaè,cbeuoi,doppo che ui farete 
alleuiati con alcuni de gliargometidetti;toglie 
te col configlio del medico firopi tali , quali fi 
conuengono.&appreffo che farà la quarta, va- 
cuate il corpo con medicine alpropofito;fi come 
fono le pilole fatte delle jpecie,con che fi. compo 
ne lo elettuar io detto benedetta, la caffia,l 'agari 
co, il reubarbaro , & cotali altri medicamenti, 
che fono utili alla qualità del male . ma uoglio, 
che egli ui ricordi, che il uomito è megliore me- 
dicma,chelepilole-, .& altre co fé ,che purgano 
il corpo per la uia da baffo , & tant o piutfe fo- 
no molerai : percioche riuolgono le materie 
alle parti debili . pappiate anchora , che lo ufo 
delle co fé, che faciano urinare fono poco lau- 
date. \. 

La quinta farà il prendere prouedimentoad 
altre infermità,che per cagione dello fcolamen- 
to pojfono auenire.èr perciò quelle fi deuono cu 
rare fecondo la cordinone loro* 

Horafapedo il medico quàte cofe debba qffhr 
uareg ciaf cuna cagione* -sterra alla cura i£ ma 

B 3 U 



L 1 B 1^ ù 

li in quefiomodo . fé ilfluffo procederà da att& 
eflrinfeco ; rimoualo operando il contrario > & 
fortificando la parte debile a ritenere. 

Magnando baueffe origine da cagione intrin 
feca,fi cerne è, che lo jperma foffe troppo acuto; 
con cofefredde>& bumide eflìnguane l'acute^- 
%a.&,qual bora lagraue^^a del male foffe in- 
fopportabile;potrà tifare quelle , che alquanto 
rendano grofjalabumiditd, onde i cibi de li' in fer 
uno faranno fatti di lete 3 ò brodo fuo 3 di lattuca, 
portuUtca>or%o cotto ,miglio > & altre fimiglia- 
tuuaglìono i cinque fzmi freddi $ acqua fredda* 
fi maggior male no la ui togliefje.ma apparedo 
il bifogno 3 euacuifi l'bumore con unfimil modo* 

Tolganfi due dramme di mìrobalani : cinque 
prune damafcene:ottofebefien; dieci giuggiole, 
&me%£p pugno di uiole: lequali tutte bolla- 
no in una lira di acqua ,fino che later%a parte 
fia con fumata.colì fi poi >& pigli fi quella quan- 
tità dell'acqua colata > che fia affai a diffoluerc 
una dramma di fiore di caffia >ò di reubarbaro 
con tre grani diligo in poluere,& calda fi por 
ga al malatojl quale nefentiràgran giouamen 
to.& chi uoleffe tenere la uia diritta , &maf- 
fimamentefe il corpo dello infermo foffe pieno 
di humorìcholericiiauati ad ogni altra medici 
na diagli fi una oncia di caffia >& 3 fe foffe gagliar 
ào della per fonaidue dramme di elettuariodi 
Jucco di rofecon la cajfia,& un pochetto di %uc 

ebero 



? ILI M *i 

clero mìf ch'iato. dipoi farebbe conueneuoleilfa 
Uffa >cauando fino afei>o fette onde dì fangue: 
appreso fargli pigliare tate uolte, che gli humo 
rifodero dijbofkiad ejfere euacuati>pm [tropo* 
quale è il fequente. 

T iglift me^a oncia difiropo di mirto > mete 
'Za difiropo di cotogni y &me%ga difiropo fat- 
to di fucco d'acetofa : altrotanio per parte di 
acqua dipiantagine , di portulaca , & di ace- 
tofa : lequali acque mifie confiropi dianfi tepi- 
de la mattina per tempo .fatte quefiecofefi può 
dare la medicina auanti narrata .doppo laqiialc 
lo infermo toglìa ogni mattina nsW aurora una, 
girella compaia d'elle feguenti @>ecie. 

Trouinfi due drarne di trochifci di roferme^ 
%a difeme dilattuca » me%ga àifeme di cocume 
ro^me^a difeme di portulaca, ms%ga dirofe 
rojfe>& due grani di campbora: riducanfi in poi 
nere , & con mucilagine difeme di cotogni fac- 
xianfi girelle d'una dramma luna. 

Sarebbe ottimo , quando per le dette medi- 
cine non fi rimanejfe lo f colamento > o pur fa- 
cendolo doppo le euacuationi mostrate , unger- 
fi le reni con alcun oglio di natura freddo* 
quale è quello diuiole* di rofe 3 di nenupba- 
re t aggiugnendoui , quando il male foffe gra- 
ne ; alquanto di opio , o di iufquiamo , o di man 
dr agora : finalmente lo unguento infrigidante 
di Galeno con tre fandali 3 l'unguento detto pò- 

£ ^ puteon* 



L I B T^ 

puleon , & di pap attero :o alcun' altro in quella 
gui fa de ferino. 

Trendafi una oncia di olio rofato>una di olio 
di mirto , & una di olio di nenuphare : mei^a 
dramma dijeme di lattucayme'^a difeme di co 
cumero,& me<zga difeme di portulaca-.un fero 
polo f ciafeuno difeme di rofe r offendi bacche di 
mirto,& di rajura d'auolio. facctafi poluere dì 
tutti ifemi y '& coalquato di cera compogafi un 
gueto>delquale unga fileremo ilpetenecchio. 

Magnando lofpermafojfeacquofo; doppo la 
caffia data pò rgafi unfiropo ogni mattina fino 3 
chefiueda lo h umore ., che è cagione del male* 
preparatoti! quale fiacompoflo infimile manie- 
ra.Tpglkte una oncia difiropo di Hicados.-me^ 
%a difiropo de rofe fecche.et me%$a dimelle ro 
fato colato:una per ciafeuna di acqua di betoni 
ca, difaluia, &di buglojfa: & infieme le mef- 
chiate.cr deuefi ricordare il medico y che nafeen 
do lo fcolamento le più uolteda materia calda 
fittile mifia con fredda acquo fa;componga firo 
piyche habbiano riguardo a dette qualità, le ui- 
uande parimeti fìano di natura calide>et fecche; 
come fono quelle dipafia ? formento cotto y rifo> 
<&cotalialtre 3 lamentha in ogni maniera ufata 
èmarauigliofa.digeftiglihumori prenda Urna 
lato d\una bora auanti il.gìorno alcuna medici* ' 
na simile alla feguente. 
Baroni lo pedale due drame difeme di pian 

tagine 



V I{, I U 0. 15 

tagine, due difeme dì aceto fa > due difeme di a- 
gnocafto 3 & due di coriandri preparati: tre per 
eia fc una co j a dimiroba.lanicitrinhmdì i & che- 
buli,quefle egli faccia bollire con una drama di 
ottimo turbith fottilmentepolueri , zatQ > & lega 
to in alcuna pe%^a y in tanta acqua y chebafti t & 
co fumata la metà la coli y gett adone uia le co fé* 
che ui erano dentro Jnquejla acqua colata ^ar 
ga due dramme di buon reubarbaro fatto in mi 
nuta poluere 3 et una oncia di elettuario nomina 
to diacatholicon.uale allo [colamento nato tato 
da cagione calida,quanto frigidaì mifiaietmol 
to piu>fe nelmembro si ferite ardore* 

Finita lapurgatione 3 fepiglierd mattina^ 
fera due bore auanti mangiare due dramme del 
figliente confetto con due onde d'acqua di pian 
tagine;migliorerà affai: anTi molti 3 & molline 
fono rimasi del tutto fani in pochi giorni, Hab^ 
biate me^a oncia di pignoli modi f&\lauati con 
acqua rofarme^a di piflaccbi, & menadi fer- 
rile di %ucca acconci nella guifa de' pignoli: una, 
di una pajfa;una dramma digengeuo,di canella, 
fina, di mace y difeme di agnocaflo 3 & di ani fi per 
jpecie.-unofcropolo di offrano 3 & tanto truc- 
cherò 3 che fia affai a fame elettuario con det~ 
te cofe peHe > & infieme mi$ie . quefio narra; 
quando limale fia fatti) da caufaftmplktmen- 
te fredda : percioche 3 fé f offe calida \ & mor- 
dente ; fi conterrebbe fame d'altra maniera;]* 

come 



L I B li 
come è quello ,cbe uiene appreffo. 

Togliete due onde difemi di melone monde: 
una di f emedi ^uccha netti : me^a di feme di 
agnocafio:una dramma £ accada, & una di co- 
ralli roffizdue fcropoli di been bianchi , & fari* 
menti di roffiidellequali Jftecie pefte >& fatte in 
poluere componete elettuarìo con tanto yucche 
rocche bafii:ilquale ufate nel modo» che habbia- 
mo moftrato quello dammi. 

Similmente pigliate tre onde di latte di peco 
ra:me%ga di acqua , o difucco di piataginezuna 
dramma di bolo armeno:& infieme mifie tepide 
beuete per fette giorni continui. & 3 quando un 
rimedio uniuerfale defiderafle;fate cofi. 

H abbiate quattro onde dì latte di pecora: due 
dramme dipeli di lepore arfi,& polueri%atifot 
tilmente :Uqualì mfieme mìfle mattina &fera 
due bor e auanti mangiare furba lo infermo di 
qualunque f^ecie di fcolamento:& guarirà. 

Et cotuttoquefìo tornado allo Jperma acquo 
fofi ufa alcuna mirabile untionealle renh&al 
pettenecchio in quello modo de fcritta. pigliate 
due onde di incefozdue dramme d'accatia>et due 
àihipodflhide»me'%za oncia di olio di mafliceydi 
fpica->& di mirto f ciafcuno:una drama di gal- 
la y & me%ga di laudano. riducete in polueretut 
to y & cogli olìj,& tanta, cera » chefia affai, fate 
un'unguento molle, aggiugnendoui me%^ofcro 
foto di camphora^quefio ujatemattina 3 &fera. 



I 



*P lit'M 0. 14 

Et, douefi conofcejfe miglior améto\fi doureb 
befeguire alcuna co falche difeccafje ilfeme qua 
le è il feguente elettuario.appareccbiateuidue 
dramme perfyecie difeme di ruta , di ortica>di 
agnocafioidi mentha>&di menthafiro : me^a 
di gara fali , insega d'incenfo , & altrotanto di 
legno aloe: uno fcropolo di pietra bematite 9 & 
parimenti di goliardi fiori \di pomi granathet di 
feme di iufquiamo bianco. lequali co fé fate in poi 
uere: dipoi con quella quanta di zucchero y che 
fia a battan^a sfattene elettuar io 3 delquale to- 
glietene un buon me%go cocchiaro la mattina. 
tre bore auanti mangiare , narra etiandio à co~ 
loroyche fi corrompono dormendo. 

Fafifimilmente un firopo troppo utile alfca 
lamento acquofo cofi.Cauate meliga lira difuc 
€0 di finocchio^ me^ja difucco di metba : li- 
quali purificateci uaggiugnete quattro oncia 
l£ acqua , nellaquale fia cotto mirto, grcofof- 
ficiete quatità di melle cotto et fpumato fategli 
bollire fino, che predano forma d'unfiropo-.del- 
quale toglietene una oncia et meTga,et mefchia 
te in tre onde d 7 acqua , douefiano cotti mirto* 
fiori di nenupbare ,- & cupule digianda. porge- 
telo caldo la mattina per tempo all'infermo ; 
cherimouerà la acquosità dello ffierma,&in 
parte difeccarà.. 

Sono alcunijiquali dopo lifiropipiglian la me 
diciaayche fegueigciocbe ha gpria uirtu di eua- 

cuars 



L I B IL 0' 

cuarela acquofità. pigliate quattro [crepoli di 
turbitb buono,ma non corretto : percioebe cofi 
emetta lo phlemma acquo fo,& fonile :& me%^ 
%a oncia di diacatbolicon , fatte fottìi poluere 
del turbith, & col diacatbolicon il dijfoluete in 
acqua di melle» & quesìa pigliate la mattina a 
buonbora. 

Turgatoil corpo, ungano le reni di quello 
col unguento , che uiene appreffo . fogliano una. 
oncia di olio di maftice , una di olio di ruta , & 
una dì olio di gìglio : unofcropolo per ciascuna 
parte difemedi agnQcaffo > d , ortica } & di ruta, 
polueri%inoi femì s & mìfii 'con gli olij ,&con 
alquanto di cera ìiel facciano. 

Ma , quando quefio male procedeffe da" vasi 
fermatici iìqmlif off ero debili a ritener erutta- 
la cura del medico farà di adoperare cofefiitti- 
cbe,ma caldea fredde fecondo, che la conditio- 
ne del male richiede.&x poiché faranno compiu- 
te le {olite pur gationi; dia al malato ilfeguente 
siropomagifirale. 

Togliete due oncie di siropo di mentha : una 
drama di feme di agnocafto,una difeme, di por* 
tulaca,una dì coriadri preparati: unofcropolo 
di r afura tfauolioimezga drama di mentha fec 
ca:& tre oncie d'acqua di pìàtagine. tutto quel 
ÌOyche si può fare in poluere,fate. dipoi insieme 
mifloftia tepido tutta notte: ór la mattina per 
tepo colate ben forte per. una pe^a 3 et datele a 

bere: 



T li I U 0. 15 

here:che nefentiràgrandìffimo giouamento. 

'Potrà egli etiandiodare i trochifci di rofe 
.'confane di agnocaflo,feme di portulaca, fanda 
lUmentha fecca,& colali cofe: eh e faranno uti- 
li molto. 

Mche uarrà anchor a alcuna epìthimacom* 
pofia difandali,incenfo,maflice, mentha,& uio 
leconfucco di piantagine>& vino odorifero. 

Molti ci-bannoycbe tifano ilcafioreo in beue- 
raggi,ajfermando per queUofolo bauere curati 
infiniti, che hanno bauuta debile uirtùdi r itene 
re,o patito difpafmo. al\rhfe la materia è cali* 
da;feguono ilfeme di lattuca,dì portulaca,il co 
riandro,le rofe, i fiori di nenupbare , ilfolatro* 




pepe, il calaméto, ilfeme di 'canape, l'anetbo, la 
pietra hematite,& molte altre jpecie di {empii- 
ci. affai -pigliano quelli, che hanno ùirtù propria 
a cioicome la farina di galla, il feme di agnoca- 
fio,il corno di cerno arfoja farina di giande,& 
ilfeme. di lattuca:co quali nefann&untioni,pol 
ueri,&elettuari:qualeèilfeguente. 

Pigli fi una dramma per jpecie di corno di cer 
no arfo,di farinai giande, di farina digalla,di 
pietra bematite,di feme dì agnoca/ìoi & di lat- 
tuca:& faffene poluere. compongafi elettuario 
con quella quantitàdi %ucchero,che bafli. 

Fri altro trottiamo' molto ufato pur alla de» 

bolttga 



r i b ^ 

hole%$a de* uafi fermatici fatto coft . tolgafì 
una drama & meiga di metbafecca: mczja di 
ruta,& altro tanto di nenupbare: una & me%^ 
%a di [emedi agnocaJio y & parimenti di r afura 
dauolioret unadifandali rojjì. ridotta ogni co- 
fa in poluere fi faccia elettuario co alquanto di 
firopo rofato,& tanto %ucchero, chefia affai» 

Doppo li femp\ìci dotati uagliono molto Uac 
qua freddarla càpfyora, il latte di capra beuuto 
con mette, il cafioreo beuuto con fucco di agno- 
€a$o>U cichorea,la ruchetta, la ruta, & altre 
[empiici medicine ^ dellequali farete elettuarij. 
,firopi,unUonì,epitbime, &fimili. 

Hora,fe lo fcolameto deriui dajpafmo,ò mol 
lificatione de' nerui ; deuefi curare nella manie- 
ranche fi fanno de^te infermità : delle quali noi 
fauelhr emo né libri della noftraTrattica uni-' 
jterfale.Da qualunque fyecie di detto male, che 
l 'huomo,ò la donna fofìenejfe con debolezza del 
la perfona,& magre%ga y farà ottimamente fat 
to operare 3 chefiapr eparato alcun confetto>che 
rifiorì, & ricuperi lefor%e,&laforma perdu- 
ta:quale è quello, che uiene appreffo . 

Trouate me%ga dramma dibeen bianchi, & 
ro(p,doronigi,'^edoaria,mace i canellafina,gar0 
fali,%affrano,& cardamomo per ciafcuno: uno 
fcropolo per parti di legno aloe ,feme di bafili- 
€0 garoftÌato>perleforate } & nonforate,giaciq 
tbhfapbiri&fmeraldi: una dramma di coralli 

bianchì, 



? 2^Z ' m or 18 

èianch'huna di ruffiana di draganti > $* una di 
gomma arabica : uno fcropolo di fete cruda ,& 
egualmente difcor^e di cedroni carabe>& di li 
matura dUauolio : una dramma di confetto det- 
to diarhodon : me<z^a oncia perfpecìedipigno- 
li,piftacchh& una pafiaialla fine tanto yucche 
ro liquefatto in acqua dimelle y & dirofe y quan 
to fia ballante a farne elettuarìo y ilqaale fi con** 
difca con unpochettodì mufcbio . ne potete pi- 
gliare tre dramme con nino inacquato mattU 
na,&fera auanti mangiare per due bore, &ui 
ueteficuri y che poche altre co fé fitrouarebbe- 
no,cbe baueflero uirtù di confortare^ confola 
re il cuore, & di ricuperare le Smarrite for^e, 
fi come ha quetfo. ma chi habì fogno folament$ 
di rifiorar ji> legga l 'opera noftra intitolata gli 
Ornamenti delle donne nel primo libro al capito 
lo 3 doue fi moftra la uiad'ingrajfarfi* 

Legge/ì in alcune fcritture antiche ài ottU 
tnh& gran philofophi naturali tutte lejpecic 
dello j colamento efjhr gua rite co fi . prima or- 
Snano , che lo infermo ftia quieto yfen%a mor 
nerfi troppo ; <gr che mangi poco , <&ch&btu£t 
acqua :di poi facciano fafciar fi fu lombi, & in- 
torno a membri genitali lana bagnata in vino» 
& olio rofato > odi fiori di lambrufca, ò di fio- 
rì di pomi cotogni . ouero ui leghino Jpugne ba- 
gnate inacqua temperata con aceto . queUc 
maniere oJJ'eruiper due, ótre giorni : doppo Ih 

quali, 



l t n A o 

qitali,& anche primate fa di bi fogno* imponga 
noyche fi facciano empiaflri correttimi come fo- 
no gii compoftì di palme, pomi cotogni, acatia> 
fior di pomi granati, ipociflhide sfiori di labru f~ 
calcatali altre fpecie di femplici. 

Cuocono anchora in nino acerbo foglie di leti 
fco,di mirto, di rubo detto in alcuni luoghi rag- 
gia,et altri: et comandano,che detro uifegga lo 
infermo Jeuiuade apparecchiano di co fé, che ma 
legeuolmente fi corropono, & hanno for^a di di 
feccarede codifcono co poluere fatta difeme di 
■canape arfo,di uitice,feme,& foglie di r ut ave- 
rne di lattuca,radici,& tronchi di nenupharLil 
bere continuo uogliono,chefia acqua commune* 
nella quale più uolte fia eflinto acciaio focato. 
Danno parimenti paftelli fatti in quejiagm- 
JaJolgan fi fette dramme difeme di f alice: fei di 
calament a: cinque di feme di uitice bianca: quat 
frodi ruta:& dui difeme di cicuta, lequalito- 
fefaccianfi in poluere , & con acqua impaftata 
fé ne formino paflellettifimili ad una nociuola: 
uno de' quali danno ogni mattina auantiman~ 
giare di due bore con acqua,& aceto mifii.ilche 
gioua a queftainfermità)& a coloro, che in fon 
no fi corrompono. 

- inquefta me%^p tépo no lajciano màgiare co 
fé acri,ne bere molto,ne guftare herbe,che il pm 
fi ufananelleuiuàdema tutt'il uiuer è tale,chc 

difecch'h &fiittichi • doppo quejte co fé ungono 

alle 



? IL 1 M O. 17 

alle untionuet alcun diporto piaceuole. no com 
portano bagni: tuttauia, quando ninna cagione 
iorogliel tolga ; lafciano bagnar fi quelli inac- 
qua fredda,^ 'perauetura minerale, òartificia 
le, accoda. non uogliono r che il dormire loro [14. 
{end dal lato >& fot to foglie dicalamento,dì rtt 
ta,<*r di uitice. uano finalmete mutado le unito 
ni in impiafirijn elettuarij^rqueftì in quellu 

Come quegli,! quali per la continua erettions 

de' membri genitali diconfi incorda- 

ti,fiano guariti. Cap. IX. 

Peflù accidente è nominato da 
LatinìVriapifmm , & Saty- 
riafis . ma, fi come ha due no* 
miycofi è di dueJpecie:percio* 
che il primo è, quando fi fiede 
il membro fen%a appetito al* 
cuno carnale:®- il fecondo, ouefiia co defiderio* 
oltre a ciò il primo èfen%afyerma, il fecondo ne 
ha.onde,quando colui, che nelfoftiene»ha cono* 
feiuto donna;ceJfa col defiderio quella erettìone 
continua, ma all'altro cofi non auiene;cocio fi* 
co fa che perniuna maniera fi muoua intanto, 
che,fe non ut fi prouede ; ò ne fegue una acerba 
tnorte,ò alcun fpafmo wfopportabile* 

V uno, et l'altro deriua dalle uene dilatate,et 
dajpirito uentofoquiui dìfcefo* ilche uogliono ì 
-più de* medici ^he pojfa accadere* per cibi man 

C giati» 




l i n ^ o, 

gìati,b per cingersi troppo Hretto>ò per grande 
abondan%a di Jperma , o per troppo hauer ufct 
to confermine* ò per ardetiffimo desiderio di ufo, 
re.alche si aggiugne la pelle del mebro , che im 
fedifcail rifoluersi, & Vhumore,cht 'sia acuto. 

Ma le cagioni narrate si conosceranno cosL 
f rima, fé è uentosità;tremerà il membro auan T 
tiychesi moua diritto; far àfalti:&, fé lofcalda. 
rete con co fesche siano atte à difforuela;fe n'an- 
drà uia. 

Dipoi, fé farà lo pernia cagione di ciònl cor 
pò apparirà graffo, & roffo,& le uene delle fac 
jcia gonfie, & quelle de gli occhi. 

Oltre a ciò, quando uenga femplicemente dal 
le uene dilatate; l'huomo fentirà in fé alcuna 
grauevga,& maffimamente , fé f offe afjai tem r 
$o,che non haueffe conofciutodonna.foilo^er 
man'efcecon difficultà. 
* finalmente da qualunque altro aito e simo 
§ta,lo infermo ne f apra render ragione: ilquale 
cogliamo auertire,che noi fopyorti fen%a rime 
dif , perciocbe come dauantih abbiamo moftra- 
to^tlcunauoltanefeguitalamorte. 

Venédo alla curaffei ordini in guarire i detti 
mali bi fogna tenere Al primo è la dieta ,la quale 
deue opporsi in tutto alla cagionerà onde, fé uer 
rà da uetositàgroffa generata da cibi,bbeuerag 
gissi hanno da lafciare,ma in cotrario dilettarsi 
di ^HelliiCheladiffolHano; come far ebbe, fé le ut 

uande 



? JiJ M 0. 1% 

uandefojjero coatte coanifo y comino ,canella,fe 
napeifatureiaìanethotetsmili.-bécbe alcuni me 
dici comandino ridia Satyriasis y che tutte le co~ 
fesche poffono fare urinar e Sfuggano, altri no 
noglionoycheesì mangi:& fé -pure quefio ha da 
fare per mangiare ufsi panata, & acqua per be 
reJafci i cibi accetofi : percioche infiammano ai 
cuna uolta.dicono oltre a ciòcche gioua molto il 
bere l'acqua , nellaquale siano cotte oHrache* 
facciami Chriftìeri co malua, bieta>z$r matri di 
uiolcilfaticarsi naie affai , & maffimamente il 
giocare alla palla , però che confuma gli jpir iti 
ventosi, egli e il uero y che il coito si conuiene la. 
fciare, folo che egli nonfoffe fyinto dalbifogno* 

\Appreffo ,fe la materia far i calida ; usi le 
frigide: fé uerrd da calidìtà di reni; curi quelle 
co rimedi proprij loro: fé da graffetta , ò altra. 
fiene%ga;uotashfaccia gran dieta y&fegua le 
co fesche feccano lojperma.fe farà per effer fiata 
longamente dì non giacersi con donna ; prenda» 
ne piacerete per troppo ufare;afiengasu& que 
fio sia inquanto alla dieta s'appartiene* 

il fecondo ordine è,che,fefarà bìfogno\dìge~ 
rifca la materia-» che è cagione del male,consiro 
pi;ancora che gli argomenti in ciò debbano effe- 
revirtuosi,&prefii. 

Il ter%o è di euacuare y ma nop le parti da baf 
fo;cociofia che il corfo della materia facilmente 
accrefcerebbe la miasma facciafi col vomito^et 

•Ci €0Ì 



I I B V © 

coltrane fangue>pero nel principio fard conue 
neuole il falajfo>& tanto più fé la materia farà 
calida,& la natura dello infermo il richìeda,et 

Juando feguiffe aitanti; forfè non farebbe fé non 
ene mettere uentofe tagliate^ anche in buo- 
no fanguigno appiccare fangui fughe al mebro. 
il fai affo ècomendato molto fotto il preputio y ò 
nelle due uene di fotto a quello: ma alle donne* 
benché loro co fi fatto male venga dì rado; nel- 
le faphenc* 

Ilquarto,& il quinto èimpedìre y che più rio 
là fi generi uentofità , ò mutare la materia da 
luogo in due guife d'una è>quando con cofe fred- 
de ne la rediamo groffa> & il calore debile Ja fé 
conda è,fe co calde 3 & fecche, lequalirifoluano, 
& dìfiruggano quella. onde 3 qual bora la mate- 
ria fia troppo calda;fugganfi le cofe y che genera 
no 3 & accrefcono uentofità . & perciò far anno 
buone le fredde,& che estinguono ilcaldo,ficbe 
giouerà tenere ìlmembro nell'acqua fredda > & 
ungerlo tutto di olij frigidiyquaù fono Mio ro- 
fato 3 & di nenupbari con alquanto di acetoso ha 
gnare pe%%e in detti olij, ò in acqua fredda > & 
tener ieui [opra . alche ualefmilmentefcoprire 
quello all'aerei ò ponere una piaftra di piobo ta 
le y quale nel precedente capitolo habbiamo de- 
ferito, foprail pettinecchio.farano etiandio ot 
timi gli empiaHridifolatro,fempreuiua 3 por tu 
ìacailattHca t mfQHÌamQ> rmuphare , & cicuta 

fatti 



V ^ I M O. l 9 

fatti a lombi>& intorno almembro.uarrà mol- 
to il fregare dell 1 altre parti,& il giacere in luo- 
go freddo per naturalo fatto artificialmete, no 
fupìno-ma in lato.fimilmente è utile affai Unire 
tutto il membro consuma d'argento, terra chi 
moliamo cera>& cirufa in aceto yò in acquaio nel 
l'uno & l'altra infame mifii.farebbe anchora di 
grandiffmo gìouamento comporre uno cerotto 
con olio rofato lauatopiu uoltein acque di nata 
ra fredde,& con ter a. beuono alcuni non fen%a 
grande utilità loro acqua di nenuphare^et dìlat 
tuca con un pochetto dicamphora : ma alianti* 
che uengano a ciò,ufano co fé calìde. 

Ma> quando la uentofitàfihabbia a dijìr ug- 
ger e sfornenti fi il membro co una fpongia bagna 
ta nella fequente decottione. 

Tolga fi me^zp pugno dì pulegio > me t zgo dì 
£alamento,& altrot auto origano; due dramme 
per ciaf cuna jpecie dicarui i cumino i anijo 3 & fi- 
nocchìode quali cofe facciafi bollire fino, chela 
meta dell'acqua fi fta dileguata , 

^Alcuni dal primo dì fino al ter%p bagnano il 
mtbro>et i tefticoli cofucco di ruta 3 et di agnoca 
fto:ò co uino 3 in cui pano cotti la ruta>& l'agno 
cafto,& cumino:delle quali cofe ne fanno ancho 
ra empiaftro. alla fine, quando uedano nietegio- 
uare\piglìano mucilaginedi pfilio co aceto 3 et ut 
dijfoluono detro alquato di opio ,&fi ungono i 
%efiìcoluoltrt a ciò fanno odorare camphora al 

C 5 malate 



LI B \ 

malato laquale per prouerbio fi dice,che co Fo~ 
dorè caUr a glih uomini Jano anche berbenaca a 
beredaquale dicono bauere tanta uirtu , che fa 
l'buomo impotente per fette giorni* ufano altri 
altre efperien%e,lequali tacciamo al preferite. 

Le cagioni»! fegni 5 & la cura di quegli , che io 
no debilij&impotenti al generare.Ca.X. 

He cofafia il non potere u fare 
carnalmente con donna, colo- 
ro il fanno troppo bene , che il 
prouanOìò ne lo hanno proua- 
to.ma donde proceda,non è co 
fi manifefio : ne come fi cono- 
fca, ne che argomento fia buono, & perciò non 
dourà parer maramglia ad alcuno, fé nel ragio 
nare faremo forfè più lungo, che non parrebbe, 
che fi conumiffe battendo riguardo alla utilità, 
che ne potrà feguire:& perciò incominciando 
diciamo, che i megliori medici antichi > & mo- 
derni uogliono tre cofe e/fere neceffarie a colui, 
che uuole ufare con donna . la prima è la humi- 
ditàjaquale il più nafce dal ceruello . la fecon- 
dai uentofitàjpiritale,che mene dal cuore: la* 
'ual diffolue detta humìdità,et ■ iajpigne alme- 
no uirileja ter%a è un defiderio naturale, che 




t 

b 




agì in* 



' 'V ILI M 0. ao 

a glinflr omenti ,& la ter%a alla materia. , 

Quando la debolezza procede dalla uirtù; 
puonajcereda più co fé. Vuna è > fé lo appetito 
toncupiftibile è diminuito^ fatto debile, ilche 
fuùle autnir e;quando la mente & li pen fieri no 
fin fono rimiti ad altre bifogne:si come accade 
a religiosi^ fendenti, & a mercatanti > liquali 
hanno tuttauia l'animo uolto a loro nego cij* 
Vn altra acquando l'buomo nell'bora,che sigia- 
le con la donna y si fermi in alcuna imagìnatione 
tale^dx gli faccia fuggire l'animo,& rimanersi 
dall'atto . la ter%a auieneper debole%ga della 
uirtu uitale,qualesi difcerne ne magri > & effe- 
ttuatane' quali il calore naturale è debile trop- 
po.la quarta deriua da deboler^a di uirtà natii 
rale:si comeèìquando i membri non digerifca- 
no ber\e.egli si pare alla fine^che la uirtu anima 
lefensìtiua ci habbia parte ; poi che all'atto del 
coito tutto èprofitteuole* 

Ma^oue gli infirumeti siano cagione della de 
bòle%ga;puo uenire da alcune delle fegueti par 
ti.prìma è pofftbileycbe il mebro uirile ne sia col 
peuokysi come que Ilo icbe no riceua alcuna ueto 
sita dalla parte inferiore del uetre , àgli intesìi 
nuouero li tefiicolì t ò li m'cbri principali siano 
male fojfcoflkò pur quelli, che fono tra i genita- 
lr y & li principali.Dipoi auiene , che da tutto il 
corpo nafca ; come farebbe , qual bora in quel- 
lo fofiìro poche bumidità> che menaffero uer.- 

€ 4 tosità 



tofttà à genitali: fen%a che oltre à quello che fi è 
detto yilmebro uirile foflenga alle mite alcuni 
mali, eh e generano tale impoten%a:com'è,fefuf 
fedi e oplejjìonc fredda, &fecca;ò troppo lugo: 
cjr apprefib quefio gl'altri mebri genitali fojfe- 
ro difieperati, et majfmamente in compleffione 
fredda y &Jecca:ò troppo piccoli in guifa,che no 
f uff ero capaci a tenere lofyerma: b troppo grof 
fh fi chela uirtuloro non fuf[eatta:ò perche fuf 
fero difciolti, & paralitiche impiagati, ma le 
più volte quella impotenza uiene da uafi fer- 
matici oppilathet etiandìo da mebri principali^ 
fi come è,quàdo gli giriti rio difeendono dalcuo 
re alli tefticoliiet anchora da difetto di sperma: 
percioche il fegato fia cagioneuole:et oltre à ciò 
damolto spirito , & dallo sperma ifieffo . il che 
uerrebbe dal ceruello, dal quale ifiimano molti 
naturali philofophì,che di [ceda la maggior par 
te dello] per ma.fimilmente,quando alcuno delli 
principali mebri raccontatilo è il cuore,fega~ 
toyceruelloifofiiene qualche dolore, ò offefa-.con 
ciofia cocche fé il pe fiero, & Vimaginationeft 
tplga dal coito, nafee dal ceruello :fe il de fide- 
tio,et cada la uergaidal cuori; fé la cocupifeen 
%a>& lo appetito; deriua da difetto difegato m 

Limébri,chefono tra li genitali, et li principe 
Ihfanno debilì;fe effifono debili come auiene del 
lofiomacbo,et delle reni, liqualì mah copleffio* 
nati offendono:/} com'é,fe fono di natura freddi. 



V II I HO. % 

£ t>fe la water ia 9 ciò è lo sperma, foffe cagio- 
ne di quefia debole^a^nafcerebbe ò d'ejfer trop 
pò poco y com y ènegli efienuati ì magri>& ne' uec 
chi mangiare poco ; o battere alcuna infermità. 
o ne verrebbe , perche difcendejfe lentamente ne 
membri genitali y o foffe grcffo,& quafi congela 
to\of afferò le uieoppilate,&firette. o pur ciò 
farebbe , perche efio non mordicajfe : onde per 
quefto la uirtù che spigne y nonfi moueffe. 

\A LT1\J fono, che diuidono quejlc cagioni 
in altro modo » dicendo cotale debole%ga uenìre 
da una delle tre feguenti > lequali i latini chia- 
mano primitiua y antecedentè,& congiunta . 

La primitiua cofifie nel poco regolato gouer 
no 9 che Fhitomo ha in fei co fé non naturali del 
corpo : delle quali la prima è l'aere cornmune: 
che fcfaràfreddo,morzifcberà il calore: come è 
il freddo de' piedi. & perciò non fi ridano cofta- 
rOife uedono andare i Frati minori co'piedinu^ 
dhpercioche uogliono li philofophi nat uraliche 
lofiare co' piedi fcal%i rimoua affai gli fiimoli 
della carne, fé farà fecco ; confumerà Fbumido: 
fé troppo caldo;gli fpirìti effalerano: & fé trop 
pò humido;J affocherà il calore.mache ilfouer» 
chio caldo t & il troppo freddo nuoca al coi-* 
to>la esperienza ildimoftra:conciofia che molti 
animali pano 3 che non fanno otta ne del me fé di 
Gennaio , ne di Luglio . La feconda fono i cibi» 
de quali à chi ne mangia troppo , [hjfocano il 

calore 



■: L 1 B X, 

talore:b per la lor qualità lo estinguono > come 
quelli ycbe fono di compie jjìone fredda :ouero per 
la lor siccità consumanOiòingroJJanol'humido, 
il mede fimo fa il bere fouercbio,ò di natura ta- 
kahe offenda . La te%a co fa è lo effercitio uit 
più: che moderato*. '& il bagno y cbe fcalda,& di 
fecca.La quarta il troppo dormirei ò poco. La 
quinta è ìlmagiare poco troppo ,alcunfluJfo,& 
U non andare del corpo. Lafefla fono lepaffioni 
dell'animo ; cornee il timor e^la uergogna 3 i pen- 
fieri>& fimìglianti. 

La cagione an t ecedete è la troppo fredda* & 
bumida compleffione di tutto il corpo ,ò de me- 
brigenitali,ò pnapali ; come fono il cuorey.il fé 
gatOyil cerudloyò le renicetparimetilev enegra 
diyt> lequalilofpermauierìallater'za dìgeftione. 

La caufa cogiunta è la mala difpojitione de* 
tefiicoli calidari bumida,fredda,òfeccayfempli 
ce y o compofla: ò temperata in humidità, peccavi 
te in quantità>qualitàiò fo$an%a . è oltre a ciò 
il difetto di uentofità.ma ueniamo afegni. 
•■- l SEGlsll, chedimoftranoiqualifianoleca 
gioni della debolezza del coito,fono cofifatti.Se 
il difetto nafce datefticoliscome è,fefoJJer ornale 
coplefflonati ; &Jpetialméte per freddojo fber 
ma è molto>& acquofoiet efii a toccare fon f rea 
di. ma>fe$ficcit àfono maldijpoftiHofyermafz 
ràpocoydifficile a difcendere,& il corpo magro, 
& di pocofangue ♦ & meglio queflo fi conofce: 
- . . . p er- 



T 2^IM O a* 

per cloche chi tale e\fente utilità ne bagni 3 nelk 
uiuande>& ne beueraggi humidi . 

Se il fegato , ò le reni fanno quefia impoten- 
za ; fugge la uolontà del mangiare , non fi di- 
gerifce, ne fi genera fangue , fecondo che fi ri- 
chiede . 

Sei cuore mone ciòwgni dì meno fi defia Vap 
petite della carne * 

Se il ceruello ne d cagkne;o ejfo è di compie f 
pone freddai bumidaio ha alcuna infermitày 
che gli ha tolta la uirtèfenfitiua:comefa lo fin 
foresi letbargo , & qualche percoffa . onde dì- 
fcende lo fperma feniche fi fenta. 
■'■■-• Sehaurà origine dalle reni; conukne uede** 
re le cagioni de* malh che uengono a quelle ; & 
apprejfo ì fegni+onde leggete i noftri libri di 
coìiferuare la fanitàdetti Pratica vniuerfak- 

Se uerra da difetto di uentofità -pentire fanì 
imemhrh che fono in aiuto a aò,cioé il cuomil 
ceruelk^UfegatOy &fimilirma debolezza ne U 
parte uirileMche chiaramente fi cwofceffe ufatt 
do cofe uentofe^fegueerettkne . 
- " Se procederà da picchi moto di fberma > & 
da poca mordicatione di quello ; n'efce buona 
quantità congelata>qukta>& graffa* 

Sefimouedapoco appetito; il corpo è ay fo 3 
eftenuato & debile :il color è giallo. 

Se auerrày pcbe lo jperma fifia diminuito in 
fofta^a 3 qukte>& mordicatione ; nefcepoco & 

tar- 



L I S 2^ 

tardh&fì fente un freddo manifefto alle parti 
genitali. 

Se ne farà cagione la compkjfione fredda ; ne 
uerrà fuor a quantità diffierma, indigefia i liqui-> 
do ,& nell'acqua fredda non fi apprende, & ne 
efce difficilmente , & infume » 

Ma ,fela compie filone de tesile oli far a fred- 
da , &fecca ; il corpo haurà poca carne adojfo, 
pocofangue,& poco fperma > & ufeirà con dif- 
ficultd* 

Se nafeerà dafperma,che poco morda,& che 
fia quieto , & congelato;efce congelato, grojfo, 
& graffo. 

Se uiene da qualche pen fiero ; l'animo è tutto 
rìmoffo dal coito: fimilmete fé da fouer ch'io amo 
re,timore,ff>eran-za,& altre paffionu 

Se deriua dal membro mollificato, et infieme 
dal corpo {eccoci sete debole^a in quello,etfivt 
pore.ma quadofi uedeffe per freddo de'neruì del 
membro/lo fperma è abondante , utile, & facil- 
mente efcejl defiderio è affai ben fermo, ma con 
fatica,& debilmentefi mone la uerga. 

.Alla fine, fé nafee da caufa primitiua: lo in» 

fermo nefaprà ragionare, & noi defeenderemo 

alla curama prima fappia finche* 

, Le pfone graffe no fono cefi gagliarde in que- 

fio feruigi,come i magri,<& lor macano lefor%e % 

Lifanciiillhgliefiremiuecchhgli ubriachi, li 
mangiatorifluellhcbe hanno il membro troppo 

lungo* 



lungo, & quelli che troppo attendono a diletti 
carnali, non generano figliuoli, o di rado; &fe 
pur ne generano, fono monìri, & brutti» 

La presete cura farà p noi diuifa in due partu 
nella prima fi dimofirerd comefiguarijca rimo* 
vedo ciafcuna delle cagionine Ila] ecoda raccota 
remo infinite cofe, lequali accrefcono lo ffierm* 
il f angue, la uentofità, et fanno lo jpirito grojfo» 
Se il non poter ufare con donna y uiene da po- 
co defiderio,& da non fentirefiimolo della car 
ne,egliè di bifogno confortare il corpo, <*r Patè- 
rno con allegre%^a,diktto, efjercitio temperato 
&fimili cofe: dipoi mangiare uiuade,che facci* 
tiograjfo,& che fiano facili ad ejfer digerite,cù- 
me fono brodi di gallina 3 & di polli graffiarne 
loro > carne di buon caftrato,dì uitello,di capret 
to,e di uccelli piccoli et graffi, fopra liqualijpar 
ganfifyecie cofi fatte. 

Togliete due dramme egualmente di carda- 
momo, pepe longo,galanga,gengeuo,& cubebe: 
me%£a di %affrano,& due onde di ottima canel 
la,lequali cofe fi facciano poluere,poì fimeschi 
no infieme.giouano molto le uiuande dipa(ta,il 
riso macerato , & cotto in latte di pecora, ò di 
capra,ò di uacca,/pargendoui sopra delle dette 
fpecie. ragionate ffiejfo con donne di cose amor 0- 
se,da rider e,& che incitino al coito,& scherma 
te con loro.beuete ottimo uino dolce alle prime 
mense con ungocciol d'acqua :&all'altrenotf 

fi* 



I 1 25 2t 

fia garbo . tifate alcuno de gli elettuary folla- 
tura calidi,che uerrano appreffoJi rado ui date 
d diletti carnali , & dormite jfeeffo. potete man- 
giare alle uolte ceciifauaifagiuoli macerati^ 
cotti in latte } ò pur comeji cofiuma> conditi coti 
lejpeciemoflrate. 

Ma,fe il ceruellofoffe cagione del male;tra le 
cofe detteci deuefeguire il diamufco,& il diam 
bra.fe ilfegatoidiafiildiacurcuma > ilfa%enea> 
& ilmitridato 3 quathorafiaoffefo da frigidità; 
fé il cuore > feguanfi le cofe cordiali 3 come fono 
quelle delceruello. 

Selofiomacho;confortifi 3 &fortifichifi.&fe 
loftomachoyò il fegato foffero tanto calidi , che 
non la fciafferofarfi uentofità;fi hanno da tem- 
perare con cibifreddi 3 & uetofi 3 come fono peri, 
pomicotogni 3 more ) latte 3 faua 3 & altri 3 di che à 
fieno ne fauellaremo difotto.ma in contrario fé 
fojftro freddi fi tchefaceffero il medefimo dano, 
(i ribalderanno con uiuande calide 3 & uentofe; 
quali fono ceci, fagiuolì conditi con lejpecie nar 
rate.& quiui fono utili l'ouafrefche, il lattejl 
buturoyle rape 3 le mandrole dolci , le noci india- 
ne>ls nocwole > ipiftacchi ) & cotali altre manie- 
re 3 &uiepiu 3 Je il corpo farà debile* 
„ Se il difetto nafcerà da frigitàfen^a ficcità*, 
trouasi molto gioueuole l*elettuario detto dia- 
trknpìpereon prefo tre 3 & quatro uolte il dì: di 
poi bere alquanto diurno dolce, mie parimenti 

la 



V ^ I M 0. 24 

la theriaea il diagalaga,et il diajhermato,ettut 
ti gli elettuari,et altre co fé calidede ffiecie dota 
te dauàtifon mirabili fopra le uiuade.il stino dt 
It'ejjer roJJo,aJfai pofiete,ma no acuto, et se^ac 
qua/Paiono t ciò utilifjime le nociuole,i fichi fec 
cbiìgli agli] cotti, e crudizancora la carne d y occ4 
di anitra,et co fi fatte altre codite co agli, pepe* 
^affrano,et cubebe fono ottime zfir/iilmet e le un 
tionicalide fatte alle reni,& almebro fono mot 
to efficaci,dellequali alcune fermeremo di J otto* 

Ma,quando procedere dafrigitd, &ficcità> 
i cibifiano talhche rifcaldino, ingraffmo,& in- 
fiamminozeome fono carni affai graffe,<& mafìi 
mamente dì uccelli condite con melle, %ucche. 
roj&ffceciedl uino fi richiede dolce, & un poca 
inacquato . i pefeifono buoni, fé arrostirete nel 
$edo,o con lejpecie , che habbiamo infegnate di 
comporre Jl bagno è ottimo 3 & ogni dtjìard mo. 
glio,chiufaràlafeguente maniera. 

H abbiate due lire di latte di pecora, di uac 
ca y & due onde di umo di pomi granati dolcL 
" cuoceteli tanto , che uenganofyefii : poi gli fer~* 
bate . toglietene ogni mattina neWhora del de* 
finare tre, quattro pnàe a digiuno : & ap~ 
preffo mangiate pefcì freghi cotti con cipole% 
& conditi con le fpecie. quindi a due , tre bore 
entrate in alcuno tepido bagno fatto di acqua: 
dolce , nelquale dimorate alquanto, quindi ufei 
riandate a dormire ma, bmm pe^a » che ui 

A* 



L I B K 

farà di gran gìouamento . & oueil bagno , # il 
dormire uìfoffe nociuo,doppo la detta compoft- 
tione pigliate alquanto di diatrion pipereon,& 
un poco di nino banco dolce . la ruchetta ,&le 
pastinache condite con le contatecele, & %uc 
chero,o mellefono ualemli molto . 
> Quando la impoten%a derìuaffe, perche fa 
jpermaf offe quieto ^congelato , & poco mordi- 
caute , ò nulla ; fi deus confortare tutto il cor- 
po con cibi calidUquali fono li ntofirati : &con 
elettuarij, quale è il diafatiric&n ,- il dìatrionpi- 
fereon,&fimilufommamente fono commenda- 
te le untioni. con olij caUdialle reni , alla uer- 
ga,& d tefticoli . le uiuande , che ingranano 

fiouanopiu, che altri . tali fono le carni ,& i 
rodi di uccelli,& di animali graffi condite con 
lejpecie dette: li piftacchi , li pignoli, li dattili, 
le nociuole,i fichi fecchi,& le noci:mafopra tut 
to il nino dolce. 

jDoueper noioft penfteri, & grandi affari, ò 
altre paffioni dell'animo queflo accidente fopra 
tteniffeìlafcianfi tutti^r diafi buon tempo,man. 
giando cofe buone da accrefcere lo g>erma,& la 
uentofitàMkquali habbiamo parlato alquan- 
to^ parlar emopiu.^ 

Et, fé ti mebrofia mollificato^ fatto parali 
ticoy&il corpo fia magro- y bifogna curare quello 
& i tefiìcoli unge do li co olio di coflo , & alcuno 
unzm&Q&elquaPmriVeuQhorbiQì&ftmiglian 

ti. 



? ^ r m o. 2%' 

ti. appreffo e fa mefiieri confortare tutti ìmem 
bri con nutrimento calido , & con elettuarij:& 
fregare jpejfo le parti genitalicon le manhquin 
di entrare nel bagno , battendo prima mangiato 
co fé calide : nelqitale non fi faccia tuga dimora* 
ma tanto folamente y che fi freghino , & ungano» 
con alcun unguento calido dette parti, quefie 
fregagioni nel bagno tirando gli bumori ingraj 
[ano il corpo , & confortano ,& incitano mi- 
rabilmente . il uedere,& nouellare con gio- 
uani donne di cofs a ciò pertenenti giouano 
affai in que&o , 0- in tutti i cafi 3 che facciano 
Ibuomo debile, 

Et,qualhora Vbuomo per poca uentofità co 
tale difetto fofieneJJe;uogliamo^ che e fi magi fa 
giuolkfauefrefcheycecì) liquali condifca co uno 
pochetto difale, di ajjadolce > o di cardamomo* 
-& di galanga.ufi naponi cotti nel fuoco, & con 
la carne, forba anche Jpejfo lattecon meUe y & 
xanella mifio:percio che gli fard utile. & quali 
do defina>o cena , mangi affai, & tra le uiuande. 
èualejiole molto il pefce piccolo fritto > o leffa~ 
to y ma condito con cipòlle crude, pepe > canella, 
& cardamomo .il nino fia dolce negro cenaci 
qua.ogni Jfiecie di elettuario , che habbia uinu 
di rijcaldare > è ottimo .fimilmente le untioni^ 
&i bagni. 

Finalmente, fetale infermità fi moue da ner 
ui della uerga:iquali fiano indeboliti; uogkono 

D alcu- 



X l -9. *l O 

alcuni wedìci> che fi tolga , una ,o due uol*» 
te tafettimana ekttumo d'anacardi;ma figlia 
dolodomadìfi il co figlia del medico, ilquak di* 
rà quadoicome^t quàtojt ne babbia a toglierei 
unga fi -poi la uerga con olio dioica > nel quale 
fa difcwlto cafioreo^ anacardU mangi carni 
arrojìite,et codite co pepe&japa.nfi uiuande % 
the habbiano delcalìdo ? & del yentofo condite 
con leccete tate mite ricordate, beua uino am 
to,et inacquato hene.f accia fi débagnhcbepoffa 
no de ficcare* òfiuphe douefi dette fregare Urne 
bro cq olio dieuphorbio; mifio con anacardhps 
fe 3 & cofio , ordinafi una uiuanda mirahle 3 cM 
gioita fommamete no folo à debili per detta c& 
gione,ma à ueccbh et decrepiti > & mme inlo~ 
xq appetito di conofeere donna,& quefta è* 

Che fi piglino pefei piccioli > liquali friganfi 
nell'olio communetò cuocanfi>& condifcanfi,& 
tnanginfi con la feguente maniera, tolganfidm 
dramme per ciafcunajpecie digalaga > pepe lun 




gnoli mondatici piUacchiy di nociuole> di datti 
ihet uua faffaJe quali cofe pefiinfi molto bene 9 
& copongznfi con fapa.& come fi faranno man 
giati i pefencofi mangi fi ilfaporetto, 

Ccponfì un altra uiuada marauigliofa»et giù 
tteuoleadogni età cofi.cuocete cafìagne fecche* 
tymMzte con carne di montone^h digalM di 

pajferc 



faffer e tantoché fiano tutte disfatte, dipoi met. 
tetein latta di pecora ,ò dì uacca 3 & quiui le 
fate bollire à picchi fuoco, appreflojbargete- 
ni f ufo delle Jpecie dotterò le me j colate conio 
faporettodauanti;o pur mangiate l'uno appref 
fotaltron ■ .- 

H0B^4 frappavamo- alla feconda parte del 
la prefinte caramella quale intendiamo di mo~ 
firare quelle co fi > che fanno fangue,rendono lo, 
Jpiritogroffo>moltiplicano lofi erma* & la uen 
te fu adequali tutte conditioni fino necefjarieà 
coloro > che fino debili al coito, alcuni naturali 
philofipki le diuidono in cibi > in medicina & ci 
bo^s* cofiyche hanno proprietà di fare Ihuom 
gagliardo^ fino, & perciò i cibi utili al pro- 
posto fino tali* 

M# prima fappiàfiy che ogni cibo deue effere 
humido fi 3 che generi una uentojìtà graffa, fia il 
fané di farina di formento bianchiamo fatto 
con grani di fefamo\ la carne fia di uccelli* di 
galline > di galli gìouani'ì & graffi x di anitre» 
di pajferejpollitpipìoni graffignici > tortun ì &* 
quaglie, &fiwglìajnti, è commendata la lin- 
gua delle oche mangiata } o in poluere beuuta* 
tra gli animali ? che hanno quattro piedi %mlc 
affai la carne di pecore giovani 3 diuitelli 3 & 
di porchi ingrajfati in e a fa ile medolle degli 
animali lejje , o a rofto, ma non fritte, delliani 
mali acquatici fono buoni ligambari di fiumi 

D z ficchi) 



I I B 2^ 

fecchi,ipefcipiccioli,et le oftracheJel latte quel 
lo di doma, & & pecora auan%agli altri: de gli 
cui quelli di gallina, di oca , di anitra,di colom- 
bo,& di pefciMW herbe le cauli , il boragine,la 
buglojfa,la mentha,la ruchetta mangiata,^ il 
fuofeme.de* grani è ottimo il fomento cottoci 
wifo con latte di pecora , o di mandrole,i cechla 
faua,lifagwolÌ,&ipifi . tra frutti fono l'uua 
frefcba dolce ,i peri ,&i cotognutra le noci i pi 
gnoliji pifiaccbije mandrole dolci, le nociuole, 
lenocije noci indiane, & le noci frefcbe.de ger 
mogli uagliono più che altri gli $aragi,& la ui 
te alba:delle radici il fecacuhli naponi,le cipol- 
le biancbe,i porri,gli agli cotti Je tartuffeji rin 
gi,& le rapi: tra beueraggi il uino negro >$ejfo> 
dolce,nuouo,o di me^go. età , & odorifero.l'ac- 
quafia cotta.& fé colui, che ne ha bifognofojfe 
debile nelle parti eflreme; farà bene cuocendola 
mettenti detro un poco dicanella,o macis,noce 
mufchiata,legno aloe,o digegeuo,o cotali altrù 
helle cofe,cbe poffiamo ufareper cibi, & me 
dicine fono ilfeme dinaponi,diurtka,di metha 
firo,di fparagi,di rapbano,di apig,dipetrofemo 
lo, di lupinhdipepe lungo,& macro pepen grò» 
ni uerdhi grani dibeen ,& il fuo olio: la %edoa 
ria,il cofto dolce, li tefticoli di uolpejlgengeuo* 
lagaìaga,ilpirethro,l'affaro,l!hermodattilo , l' 
ajj'a dolce,laquale èfmgolare medicina togliedo 
m una oncia con amo, & il dragaganto j tra le 

cofe 



T B^ I M 0. 27 

cofe frigide fono Ufeme dilattuca , diportula- 
ca,di melone: tra le temperate il fieri greco,il fi 
famo ,&il dattilo : tra gli animali que'uer* 
mi , che hanno tanti piedi, lo fìellione , la lucer 
ta, lo Hinco,& maffvmamete la punta della f uà, 
coda> & le reni, tifale di Incerta è mirabile^ 
fa fi co fi. 

Tagliate il collo ad alcuna Incerta nel tepo 
della ftate,& cacatele interiora , & piena dì 
fole V appiccate aW ombra fino, chefiaJecca.aW 
bora trattene ilfale , & gettate uia la Incerta» 

Tra minerali il giacinto è buono a queflofer- 
uigìo: perciò che conforta il cuore : dipoi le pie- 
trecche fi trouano nel capo de gli animali : con- 
ciofia che confortino il ceruello, hagrandìjfima 
proprietà il mebro genitale de toro : percioche 
fecco polueri<%ato,&$arfo fopra alcun ouo da 
bere, opera marauiglio famente , fono etiandio 
utili V acoro, taglio cotto con coriandri, & ui- 
fio,Panifo,i cappariyil carthamo , i crifieri fatti 
dell'acqua , nellaqualefia cotto una tefla di ca- 
pra,il diafatirion , Penula , lo fterco di fagiano 
beuutOyò ufato in untione , la gallia mufcata,li 
teflicoli di galli fecchi in poluere beuuti con uU* 
no, li garo falì, Ufeme di malua,la meliffa,^ olio 
dipignolhglioffi di calcagno di orfo arfi,et beau 
ti, la peftinaca,i perfichi,il rafano,li teflicoli di 
uitello: le quali tutte co fé ordinerà il medico fé 
codo il bifogriQ) bauedo riguardo alle diuerfeca 

l> l giani 



I l B 2^ 

gioniche impedì jcano il potere dar opera a figli 

uoli.uogliamo anchora > che nelli compofiti fi* 

guenti babbia qutfia curatper cloche rìhaurà ho 

nore,& altri rì acquifera famtà. 

Kaccotafi une elettuarwjlquale è mirabile* 
& fi compone coft. pigliate uguale parte in pefo 
di raffi di oUÌ,di bui uro frefeo, di uerga di toro* 
di ceciidi galanga, di fati? 'ioni , di %edoaria > di 

gengeuO)di mentka>di ttfiicoli digallo->& di mi 
pe:fii tanto di ceruello di colombi à di paffere 
ben cotti,& arrogiti : tre di medolja di noce in 
dìana>& parimente di pignoli mondai hdi piftac 
cbhdi màdrcle dolùitdigiugiole* di fime di mal 
M* dinociuole,& di dattili : me^a di pepe luti 
goidi lingua £ uccello^ di cinnamomo, quefìe 
cofe tutte cuocete in latte di pecora } cypoile 
fzflate diligentemente > aggìogehdoui tanto di 

, coda diììmco* quanto è il cinnamomo, apprefi- 

- fo ne fate elettuario a piccol foco con tantomel 
le rcfato><& zucchero fino ycbefia affai* di ' que* 

^fta compo fittone fi ne può fare marzapane * & 
■tortale farà in piacere di chi la uoYrà tifare.. 

Frì altro 'trottiamo molto coflumatoi ilquaU 
fi compone in qutfia guifa , Togliete una oncia 
&me%ga di codadiftincho m i due drame di fime 

., di rapaci fime dì pafiinachafiluatica j di fime 
di cipolla biacba i & di fime di ruchetta in parte 
eguale:una & tne%ga feiafeuno di tutti e trei 

jpepi&digotnaMW oncia &yw$$ di pignoli 

mondati t 



? K. I M 0. %% 

fnóndathuna drama di pirethro:una & mex^a 
di lingua d'uccello i una, diceruello dì pafjere 
mafchio: & due di tefiicoli di gallo, coponetens 
elettuario con buturo di uacca->& melle 3 ò %uc 
chero: del quale ne pigliate me%ga dramma con 
uino dolce dopo mangiare* moltiplica lo fper- 
tna^r rende Ih uomo potente * & atto a diletti 
carnali ì laqual cofa opera & il Seguente. 

Vigliate met^a dramma per parte di femé 
di peflinacafaluatica >feme di naponi > ò di ra- 
patine di cipolle t di raphano * di garagi di rti 
do ett a ^pignoli mondati * cardamomi > pepe, pi- 
fiacchi ì lingua di montone , iringi % been blan- 
do j & *"<>J]o ìfatirioniy Coflo > gengeuo > & na- 
turilo : kquali co fé pefiate s & con ottimo mei 
le s ò zucchero fattene elettuario : del quale to 
gitetene per uolta una oncia con una di latte 
caldo i érme%^ddipenidij .il che farà & il fé* 
guente* 

H abbiate una dramma igualmente di man* 
drole , mciuole 3 noci indiane * pifiacchì > & pe 
pe:tre di gengeuo , & tre difewo di peonia t fat 
tene elettuario con melle > ò zucchero 5 & con 
penidij ne togliete * quando ui piace bufare con 
donna. 

Stimola i & incita al coìto quello > chtuìem- 
Appreffo • trouate dite dramme di feme di ru* 
chettaiuna oncia di corninoti una drama di fi- 
ine di portuUcadiquali pefiate> & co %uuhtr* 

& * fami' 



I I B K O 

fatene elettuario, del quale mattina* &fera ne 
togliete uno cocchiaro * 

Tenta parimente, & inulta gli impoteti que 
flo.trouate uguale parte dipepe,ftmedì petro- 
femolo,pignoli mondati, uergafecca d'uno cer- 
uo,et termétinaJequalicofepefie,et infiememì 
§le componete in elettuario, delquale ne piglia- 
te con yino una oncia auanti mangiare. 

Et quanta efficacia habbia il feguente,ueda- 
fi : ilqualefi può più tcfto chiamare uiuandet- 
ta, che elettuario . trouate una oncia perfbecis 
di teflicoli di uolpe, di cer nello di papere , & di 
colomba,liquali cuocete alquanto :pcd gli [rige- 
te nella padella con olio di mandi •ole dolci '*& co 
me faranno arroftite,J]>argeteuifopra di quefie 
Jpecie polueri%ate ,cioè mez^a oncia dicanel- 
la ottimali garofali,di pepe,& digengeuoper 
eia fc uno miÙe . potete anche peftare ogni co fa 
infierne,&fare come un elettuario. ma nell'u- 
no, & nell'altro modo è di tanta uirtùì che pa- 
%e incredibile \ fi come è quello , che uieneap- 
preffo. 

H abbiatemela oncia egualmente digenge 
no, di irìngi, difatirionì , & digalanga tutti 
conditufatepefiare ilgengeuo , &gli iringi, & 
limefehiate con gli altroché fi pefiino, quando 
fi fanno in elettuario» di questa compo fittone to 
glieteneuno cocchiaro la mattina' nel far del 
dì ,& uno altre due hors auanti cena: chefen- 

tirete 



tir et e di quanto udore fiamma non meno, che il 
feguente . 

Troutte me^za oncia di feme di napone, di 
feme di cipollati feme difefeli ì & di feme di ru 
chetta per ciafcunoifei di farina diceci bianchi* 
&fei di farina difefamo . riducete in foluere i 
femiy & con tanto mdle fumato y & zucchero 
finoychebaflijatene elettuario. ma farebbe af- 
fai meglio ricorrere dallo jpeciaky che il ut ccm 
ponejfe.& parimente P altre cofe, nellequali du 
bit afte. & diquefli ricordi habbiamo ragionato 
a pieno nel lib. de gl'Ornamenti delle dénne . 

Islon meno è utile >fe pefate egualmente me^ 
%a oncia di radici di fatinone, di pignoli monda 
thdi piflacchhet di notinole arroflite;una dra- 
ma di feme di paftinaca feluatica detta dauco* 
una di feme di naponi,& uno di feme di cipolle; 
mex^a digengeuo y me^a di cardamomo^ pa 
rimete di cubebe: due fcropoli per parte debeen 
bianco , & di rojfo . peflate tutto futilmente. ■> 
& con mele fumato , & penidijne componete 
elettuario.» illude far a maramgliofo . £r quel- 
loxcbefegue. 

cigliate me%£a dramma di cantharidì: una 
diflinco marino* una di uergaditoro>et una di 
iterga di cerno: due fcropoli diborace : uno di 
pepe negro >& egualmente di lungoni gengeuo* 
& dì cardamomo : mexga dramma di cubebe; 
ma perfème dipigmlh pMaccbh vedici dì fn- 

tìrionu 



t I È ^ * 

iirionii& palma chriWime%?a di lìngua (tue* 
cello, & me%ga dì fem e dì ruchettaicinque orm 
eie ài zucchero , col quale farete uno elettuariò 
di tutte le co fé potneri%ate fittamente : & a 
troverete ottimo. 

Il finale atterrà > le pefbate diligetemete me^ 
*za oncia perfpecie di caUoreo 5 uerga di cerno* \ 

pepe *gengeuo, galanga, no ce indiana ,fan* 
gue di drago, borace % &ftìnchiì chenonfiano 
rancidi, & due dramme di ruchetta* la poi* 
nere mefchìate non meilejpumato > & compone 
tene elettuariò* 

ET,Doue il cuore foffe cagione della debole 1 ^ 
%a,& ddpocoappetno-carnale;facciafene uno* 
il quale rallegri^ inquejìa guìfu . habhiate cin- 
que dramme di rofe r offe f ceche * & altrotanto 
xipero:due per feerie digarofalh Mdftice,j}>ica> 
jijfaroicanella fina,& offrano: una <$* meTga 
di mace,<& -parimenti dì cardamomo,?? dì noce, 
mofcata:tre per ciàfeuno di me\iffa$ori di bora 
gìne,r adici di bugio fta, radici dìgarofilatafec* 
-che all'ombra fariHolochialungai & dragagart 
to:àue& r/ie%^a di ojfo di cuore di ceruo y &fi 
milmente-dì perle.ogm cofa dalle radici *&da -) 
fiori in fiori pefzate^r paffattle per fittile cri 
iidloma le radici ^gr i fiori bollite in due lire cT 
.acqua rofa Con menadi rmrobalani emblicita 
XOiChe la ter%a parte fi fia calumataci in tato 
- melk feumatOiquato uedrete couenìrfhgettate 

l'altre 



*P \ 1 M 0. $0 

hltre jpecìe dette , mefcbiando con maff aiolà 
di [ilice fino.ckefia cotto, poi fbargeteuifopra 
uno [crepolo di mufcbio& tifatelo :cke rende lo 
animo confolato 3 & allegro ■:&• per conferente 
gioua a coloroychefpvco appetito nato per di- 
fetto di cuore non potè fero ttjare con donne. 

F affine pur uno -altro , ilquale moltiplica lo 
Jpermajl rende acuto , & accrefee il defiderio* 
T efate cinque dramme difeme di]baragi,& 
altrotanto di radici di fatirioni : tre di heér»& 
gengeuo: duepsrfpecie de 'Seguenti fimi cioè, ra. 
patcipollabianca^ruchcttas unica 5 & dauco: 
tre di squilla arrofiita^ & tre di fìincko ; sette 
di cardamomo: una di lingua d'uccello: & tan- 
to melle fumato , ò 'zucchero , che fia affai a 
farlo ifene togliono quatrodramme con ìatte 3 
con acqua>& molle infume cotti, opera maro, 
Miglio fornente. 

TSlpn ha molto^che in qucfla citta pire fé un g2 
tilgiouane moglie } & mai nonhebhe potere di 
tifare coniti fino >che non cominciò a togliere 
una dramma & mtx^a ogni fera quando anda 
ua a dormir e ydello elettuaricchefegue* piglia 
tè una dramma eguale difeme di Uuoidì feme di 
Iparagiipapauero bianco,fefzmo mondo., farina 
di ceci > & di fatta $ & mandrole dolci: qua* 
tradì femed'urtica,& quattro di pepe : & tré 
dìpenidij.peftateogni cofa,& co melle fumata 
aguccherò leco_mponete.fi piglia conmno*. 

Y* 



L I B \ Q 

Vrì altro feguiua quello, che uiene appreffoy 
& liherojfi da co fi fatta, impotenza . Toglieua 
dieci dramme di cumino-i dieci di racchetta , & 
diecidi fatinomi: quindici di gengeuo : uenti di 
fignolh& otto di anifi.peftauale prima diligen 
temente per fé fole: poi con butirro fr e fco le me 
fchiaua peftando:allafinenefaceua elettuarioy 
delquale ne pigliaua y andando a dormir eydnque 
dr ararne :& uibeueua doppo alquanto di latte, 
& ungeuafi il uentre con olio di fambuco > nel- 
quale hauea dianzi fatto cuocere piretbro, non 
hebbe mai co falche più gli giouaffe , che quefia; 
benché lafeguentefia mirabile>& majjimamen 
te a color Oy che per compleffìone frigida nohan 
nofor^a.onde è ottima a y uecchL 

Trouatefei dramme di gengeuoy & parimen 
fidi anifoycaruis& pirethro:quattroperjj>ecie 
di ferme di elleboro biancoy femedi cepolle bìan- 
che>& difeme di ruchetta : due di pepe negro y 
due dì pepe lungQydue di incenfo > & due dì noce 
mofcata^fate tutto in poluere, & componetene 
con%uccheroyO mette fumato elettuario y ilqua 
le è profitteuole molto . 

Et il mede fimo itale queftoyche fi prepara con 
meT^a Irradi radici dì dauco > allequali irate 
fmimameiga oncia di gomma arabicamna di 
4>lio difefamo,& tre di mette, peflate le radici* 
j& la gomma minutamentey & con l*olioy& col 
mlklemefcolate . poi fugete tutto in alcun* 

fiagna- 



T K I M 0. Si 

Bagnato Jìnoycbefia injpeffito.alljjora ui getta 
tefopra cinque roffi d'oui mefcbiado. & apprej 
fo Iettate dal fuoco jpargendoui, & mischiando 
ni lefeguéti ftecie. due dramme per parte diga, 
langajemed} rucbetta,pepe lungo ,garof alt \ca 
nella fma y feme di rape,di cipolle ;& di pafiina- 
cajeluatica:& tre di goffrano . delinquali me-> 
fchiate conio elettuario descritto quella qua* 
'titày che fentixete conuenirfi : per cloche fan- 
no open grandijjime per fé fole , & con altre 
cofe mifte. 

jt vecchi debili fi uedegiouare Sommamen- 
te ilfeguente 3 ouefi ripongono quattro onde di 
feme diruchetta r & una di pepe in poluere , & 
con melle fumato l'accompagnano , mefcbian- 
dò bene. 

Si fanno etiandio alcune notinole artificiale 
mente: lequali hanno gradifìima virtù di accen 
dere ad amore carnale Jl modo èquefto.togliott 
fi bentrenta set 'uelli di pajferi>& anche pm& 
meno fecondo il piacere di colui y che ne uorràxt 
dimeniti figli con diligenza in alcuna fcutella ca\ 
pace ♦ appreffo prendefialtrotanta quantità di 
quello feuo di becco fubito ama^ato 9 cbe fia 
dintorno alle renuet ben netto mefchiafi co' cer 
velli ,& poi amendue friganfi infume in alcuna. 
patella.quindi tratti con melle fpumato facciafi 
cuocere tanto, che s* induri fcano come uno eleu 
tuario .di che faccianfene piccole palle y qudi. 

fono 



fono le nociuolejì quefie auanti che l'huomo H€ 
da in letto;nemzfiicbi una:& gonofcerà^uan* 
to beneficio recano a chi le ufa . 

Ma ad ogni età è Mik quefto confetto* &for 
tifica molto, habbiate uguale parte di radici di 
pafiinacafeluatica 3 onero dauco 3 come il chia* 
Viano alcunìiacquaynella quale pano [lati cotti 
cecirojfh &melle Jpumato } & bianco;altrotan 
to difemepur di pajìinaca feluatica netto dalla 
fior^a , lequalicofe fate bollire infieme tanto* 
the diuengano fl> effe, poi uifèargete un ppcbettQ 
di %affr4no.& > fefùffe di natura fredda naturai 
piente,o per età; non faranno difdiceuoli lejpe- 
eie fatte di uguak quantità dì galanga^canella 
fina>noce mojcata y ga rofali i & gengeuo ♦ 

Fri altra compofitioneappreffo la detta fen 
tiamo molto al contato difitto ualeuok;laqua<* 
le è. che facciate bollire infieme una lira-M Ut* 
te di uaccafreJcQi&umdi acqua 3 fino che tut* 
ta fé ne fia andata , aggiugneteui poi du&coc- 
chiarì dì buttro fr efico tratto di latte pur di 
nacca } & ahrotanto melkfpumato,& bollano, 
alquanto infime e feruate quefta compofitione* 
& ogni mattina, & fera pigliatene: ma fareb- 
be meglio dopo quefta alcuno de gli elettuarjj 
Jbritti difopra* 

Togliete anchora eguale quantità di peni-* 
dijydifucco di cipollai di latte; & bollano fi- 
rn ? che s'ifyeffifcano ♦ di che ne pigliate ogni di 
- un* 



!P J^ t W 0. JS 

$tna oncia : che è mirabile , 

Similmente habbkte quella quantità di ceci 
toffi) che uiì a grado d'adoperare : & f efiat eli 
dquanto*poi macerategli in acqua , nella quale 
fia cotta rucbetta*&> come faranno ben gonfia 
ti;cauatmegl'h&feccategU all'ombra, cuccete 
gli alla fine con alquanti penidijì & latte finche 
rimangano,quale è yno elettuario ; fé ne toglie 
quanto è vna nociuola^appreffo ut fi beue al- 
quanto di ottimo uino . conuienfi a coloro , che 
non fentono lo fi>erma ufcire: & ne lo reade co* 
fio]b>& atto a generare* 

^eofioro anchora fi richiede il fucco di ch> 
folla,& il melle in quantità uguale: liquali boi 
Uno tantoché il fucco fi fia confumato, tolgan 
fene due cocchiari 9 quando uanno a dormire; &,. 
éofpo ui beuano un poco di acqua calda* 

Si fa uno altro compofito molto efficace cofi ¥ 
fi figlia brodo di tefie di polli, & di colombi^ 
fé ne fauno manicaretto con roffi diouì, alquan 
$o di farina di forme-rito Mturo* & olio di man 
drok dolci in quantità di mez&a lira; & più fé 
fa bifogno; unofcropolo di mujchio , & uno al- 
tro di ambra ; & due onde di olio mufcellìno % 
cuocevi tutto infame fino 3 chefiano fatti fi>efii* " 
&fene toglie ogni fera uno cocchiaro^beuendo-m 
m apprejjò nino caldo. fono di quegli* che n* ag- 
giogano uguale parte di feme di ruchexta^di ca 
da difiincQtfatìrionh fìgyoli, pifiaccbi 7 dattìli% 

* pepe, 



t I B IL 

pepe»gengeuoybeen bianco>et roffo y maìn cìafcii 
na maniera è ottimo àgiouaniy & à uecchi. 

'Egli è il nero ,cbea gli antichi , & frigidi fi 
forimene il feguente p iucche altro . Viglino otto 
dramme difenape > otto di radici di p anace , & 
Otto di feme di ruchetta : quattro di cardamo- 
mo^ uenti grani di pepe. riducano tutto in poi 
uere , & faccianne piccoli pastelli con fucco di 
ruchetta, fé nemajlichano mia dramma a digiti 
no con uino uecchio firingente. 

«A* detti puntale quello y che jegue. H abbia-* 
no quattro dramme egualmente difcme dihede 
r'a,& di fiori di chamemilla : una di feme diru~ 
cbettaìUno di pépe bianco y &fimilmentedifena 
pe : quattro dipirethro : lequali co fé in poluere 
fatte con mellefi compongano* & mefchino con 
diligen%a.fe ne tolgano doppo il bagno > quanto 
i una gr offa nociuola» 

■ Ma propria virtù quello , che viene ap- 
preffo . Togliete la verga d'uno ceruo , &fec- 
ca pesiate, della poluere datene una dramma 
con uino puro . è buono argomento à gìouani 9 
& vecchi . 

, Trouate pur eguale parte di hormino, fefa- 
moypepejeme di rucbetta,fenape 3 pignoìhcoda, 
di pinchi fatirioniyfeme di porro, & uua paffa. 
fate di tutto poluere y & con melle [p am.it o y ò 
ficcherò il componete, è co fa marauigliofa d 
mcchì :& il feguente parimenti. 

Tolue- 



T>oluerì%ate una dramma per (becie dimir* 
rha s pepe 3 j}>igonardo-, & dragaganto : me^a 
dtincefoyUna dì %affranoidue diftorace y & egual 
mente di galbano y dauco y &feme d y hormino:fei. 
di eia fc uno. di feme di finocchio , feme di lino, fe- 
me d'uYticaiftfeliiComino buono, anifo 3 feme di 
ruchetta^ di hemobiancho arrofiito; tre di fé 
ms d'apio :diecì di fefamo:quindici madrole ama. 
reUrenta dolci : cento pignoli: le quali fyeciein 
poluere ridotte coponete con tanto melle 3 o <%hc 
cheroyche hafi 3 à renderle fimiii ad uno elettua, 
rio. reputafi una delle migliori medicine 3 che 
trouarefi pojfano a uecchh & deboli maèaU, 
quanto jpiaceuole al gufio. 

^Alcuni medici hanno per J egreto gradiamo» 
& prouato quefio pigliano uno jleHìone , & lo 
abbrufciano ì & fanno in poluere y laquale lafcin 
no in olio comune alcun giorno : poi fé ne ungo~ 
no il detogrojfo del piede deftro. & affermano » 
che opera più quella untione,cke qua'uebefifia 
de migliori elettuarij, che habbiamo cotati. & 
quado rhuomouuole lafciaredi ufare ; lauifi il 
detto co acqua t & ceffafubitamete il defiderio. 

Dicono anchora 3 che chi toglie mio coagola 
di lepore ,o grafeio di leone 3 & fé ne unge il 
membro : dipoi me fcoli la poluere di tregra* 
ni di pepe conficco di dragaganto >& fé nefre 
gki tra li tefiicoli,& ilfedemèdi marauiglìofa 
uinùmay prima che alle untwni difeediamoifi* 

E nirem% 



t 1 B \ 

mremodi ragionare delle medicine,cbe fi danno 
fer bocca.onde ascoltate una poluere rariffìma 
compofta per coloro * che per difetto di$erm#. 
non potejfero u farete generare per confeguete* 

Vaccianfi recare me%ga oncia per jpecie di 
feme di napone,feme di cipolla 3 feme di fi feli>& 
feme ài ruchetta: una dramma di coda difiinchis 
duefcropoli per parte di canellafina y galanga, 
garofali > cardamomo i & offrano: uno per ciaf 
cuno di grani difefamo>et di cubebemna dràma 
& me^a di nociuole arroftite>mandrole dolci, 
& piflacchi.poluerixjno tutto fottilmente, & 
iella poluere fogliane una dramma per uolta 
con ottimo uino . fi deue conferuare la poluere 
in alcuno boffolo ben coperchiato:percioche al- 
trimenti facedo la uir tu f uà perdendo fi andreb 
be.&fono alcuni 3 che accioche quefìo non auen 
ga;ne formano paftelli con olio di mandrole dot 
ci.& come ne hanno bi fogno; ne fanno in polue 
re una dramma;& la beuono con uino: & altri 
non folamente con uino,malafi>argono fopra le 
uiuàde loro y o fopra oui da forbir e.& chi de fide 
ra co fé , che ad una bora moltiplichino lofper- 
ma><& t ingr affino > legga i noHri libri degli Or- 
namenti delle donne:doue trouerà molte manie- 
re al propofito. 

Si compogono oltre a ciò alcune pilole a que 
fio feruigio molto confaceuoli nella guifa fé- 
gueteJoabbiateegml pefo di feme di cipolle Ha 

che y 



? Ti I M 0. 34 

che* dìtefiicoli di uolpe,di cer nello di paffere^dì 
fior di palma,& dUncenfo mafchio . pefio tutto 
temperate con acquai fatene pilolefimili a ce 
c'vMlle quali datene (ette la fera, uedrete que- 
lla ejperien^a utili,& bella,molti fono, che dop 
pò uibeuono un poco di nino» 

lAppreffo ledette compofitioni fi ufano ale» 
nibeueraggi ottimiicomt è il preferite . mefcola 
te 'nel nino feme di ruchetta poluerixato ,o il 
fucco dellherba : che accende desiderio concu- 



Se togliete una dramn di uerga di toro,quan 
do è in amore-, ò di cerno , & il diate con alcuno 
ouo dajorbire; fent irete uno rimedio utile, & 
prefto. 

Stimola fieramente la carne; fé mefebìa- 
te una dramma dipoluere di gare foli con un 
gran bichierodi latte tepido di uaccai&quel 
lo beuerete . ma delli compo fitti , che fi togliono 
per bocca fia detto affai , & ueniamo alleun- 
tioni. 

T efate una dramma per Jpecìe di olio dira- 
na y olìo di Bori di cipolla canina , olio di formi- 
che 3 et olio difefamo:una et me^a di piretbro* 
& egualmente di$ap\)ifagria ,& di feme d'ur- 
tica .quefie ultime co fé ridotte in poluere mi- 
schiate con gli olij,& fattele bollire ima buona 
pe'iga.poi u'aggiugnete tanta cera, che fia 
affai , & fatene unguento:del quale fregatene li 

£ a teSìicolU 



L l B \ 

tefiicoHJauergayle reni y & il pett enìcchio: che 
operar à mar auigliof amente. 

Bolla -parimente in oglìo di gìglio o difamhu 
co y o di coflojQ di offendo > o di noce y feme di lau- 
reola y & pirethro in egual quantità , & polue* 
ridati, ungetene i luoghi detti; che farà mirabi 
le opera, 

iJpprejjb pigliate due dramme di euphor- 
hìo-i&due di galbanoiuna di feme di anetho, 
una di feme di urtica>& una di cafìoreo:.tre& 
inezia di pirethro : una & me%^a di olio fatta 
co fori di cipolle canine:& fette di cera.peflate 
tutte quelle ffecie y che fi deuono : & disfatta la 
cera>& lo oltojnfieme le mescolate facedone un 
guento y il quale ufkrete , come è detto dauantu 

Va li mede fimi effetti & diletta alla donna, 
& per cGìifeguéte ui ama più, che fé medefima, 
lo ungueto, che fegue. Riducete in poluere ugna 
le quantità dì euphorbio y pirethro y cuhebe y et pe 
pedaquale incorporate co fiele di toro,o di bue, 
& ungetene la uerga. 

Similmente habbiate una oncia di olio dì pe- ■ 
pe y una di olio di offrano , & una di olio di co- 
fto :me%ga dramma egualmente di fiorace ca~ 
lamita 3 di cofio > di garofali > di pepe bianco, 
& negro *& di canella , polutri%ate le (pe* 
cie>& mefchiatelecongl'olljy iquali fate fcaU 
dareal fuoco ottimamente^ & poi u aggi ugne- 
te cera facendone unguUo. di che m fregate la 

Jpina 



T X^I M 0. 3? 

pina della fchiena uerfo le reni,il pettenecchio* 
& il membro. & il fornirete multo uirtuofo. 

Et, fé altri ne defiderate dibattere ; pigliate 
due dramme di olio di (bica: una di pepe lungo > 
una. di cubebe , una di cofio dolcey& una di no- 
ce mofcbata.fate poluere del pepe>& dell'altre 
co fé, che fi pojfano pejìare:& appreffo con 
un poco-di ceradisfatt&'miUe ne fatte unguen- 
to } ilquale ufate, come ni ho detto douerfifare 
degli altri. 

Onero leniteuiil membro con melle y %iiccbe- 
ro,& macropepe inficine mifoUche uedrete !ejpe 
vìen%a mamfejfa.& è caro molto alla donna^an 
ebora che tutti gli unguetì deferitti il facciano* 
Colo che fé ne tocebi il membro, 

pur trouate da nouanta di quelli uermì- 
celiache flanno fu fo il tithimallo , o altra ber- 
bacche faccia il latte . & queflo fi faccia d y tfta- 
degnando è in utgore . & gettatele in una lira, 
di olio wcchijfìmoyìlqualeflia al fole fotte gior 
hùui ungete ilombi } & tra ilfodere,& il mem- 
bro zebe meglio nonfapefte de foderar e. 

Mefcbiate anebora con olio fambacino > & 
olio di storace uguale parte di affa 3 piretbro 3 ci 
pero,& grafeio di leone, ungetene i luoghi con- 
tatiicbe è di grandi {firn a nirtà. 

Togliete parim'éte mevga oncia di cera bian 
cbaiunadi fatirioni: due dramme perciafeuno 
difeme difenape^difome dì cipolla , & di apio: 

£ 3 uno 



LI B B^ 
unofcropolo di mufchio,&uno di ambra » dif- 
foluete la cera 3 & il rimanente fate in minuta 
poluere,& quella mefchìate con tanto olio di ci 
fero , che bafìi nella cera disfatta . nonfaprete 
addimandare meglio, che quefto. 

Cogliete pur, fé ut piace , oui di formica, & 
bolliteli in olio con alcuno uafo di uetro : & boi 
lendo uijpargete poluere fatta di eguale quan- 
tità difeme di cipolla, difeme di ruchetta,di eu-, 
pborbio,& di cafloreo: & dipoi fubitan.étetan 
tacera y chefia affai a formare unguento, ilqua- 
leècofafmgohre. 

Disfacete fimilmenteparì quantità di butu- 
?o,& dì quel graf ciò di tiolps,cbefla attaccato, 
aite reni, come faranno liquefatti ; mefcbiateui 
eguale parte difeme di ruchetta,dì urtica^ di 
portulaca pGlueri^ato.uaggiugnete li t e fi i coli 
della uoìpe.ma aitanti ifemiper una buona per^ 
%a.bolla ogni cofa tar.to.,cbe li tefiicoli fiano dif 
fatti: alt bora ui mettete della cera ,& fatene 
unguento : che è una delle migliori medicine del 
mondo. _ t 

Quindi babbiate due dramme di mirrba.due 

dicarthamo : due f crepoli di pirethro : tren- 

■ ta grani di pepe ,& uinti di cardamomo, pefìate 

tutto in poluere. appreffo con tanta cera , cheft 

ne poffa fare unguento Ja mefchìate. 

Vngon fi alcuni le piate de' piedi con oliofam 
bacino ynelquale fiano fiate di quelle formiche, 

'che 



che hanno l'ale, cinque giorni di fole • <?>fe più 
amnti defiderano; fé ne fregano litefticoliyle re 
ni } & il pettenecchio:peraoche incita al coito ol 
tre mi far a . 

Si pojfono etiandio comporre crifiieri ottimi 
alla debolezza del coito: quale è ilfeguente. to- 
gliete una tefta di motone, & tre ,6 quattro de ì 
tefticoli loro.& me^a una anitra, & due pu- 
gni di ceci.cuoceteliin atqua fino>che fi /picchi- 
no l'offa dalla carne Aipoi pigliate di quella de* 
cottione, &fbargeteui alquanto di olio di noci, 
sfatene crijiiero.Hqua'Cè mirabile . 

Fanno fi fuppofitorij ì & crifiieri in molte ma 
•mere , & commendati molto : per cloche alcuni 
fentono gràndijlimo aiuto;fe nel federe fi ponga 
no alcuno fatinone fen-^a altro fare, alcuni fo* 
gliono fare crifiierocon brodi di tefta dicapra % 
<? di pecora y di colombi, di roffi di ou'h di tefiicoli 
dimontone,di butur odi olio di fé famosi olio di 
noce indiana >di nociuole , di latte di pzcora, con 
fcme di ruchetta ydi pajlinaca fduatica , & con 
cafioreo , delle quali cofe ne pigliano o tutte , o 
farte,& l'ufano. altri toglìow la decottione di 
dattili ydi fiengregoy&fimil'het la mefchiano co 
alcuni de brodi detti y et oly, facendocene poi cri 
ftieri , fopra i quali conuiene dormire . ma farà 
boggimai tempOyche ad altro ueniamo,; concio- 
fia che habbiamofauellato pienamente dì tutto 
quello tfhe alla prefenteparte fa hi fogno . 




11 marito > ò la moglie che odia la compagnia 

& fugga i come naturalmente , & fenza 

-offendere la d!uinaìegge>tomano 

Tantamente ad vnirii. CXI. 

jL mnleghimo amore&da al 
tra meno che- lecita cagione 
fpejfe noli e e ade di fior dia ;■> rif 
fi) & odio tra il marito & la 
moglie inguifa, che fanno fé-» 
irai parati Cuno doli! altro . cofa 
uerauente contraria alle leggi diurne Jo umane* 
et naturali, la onde noifyinto da bonejio %elo ci 
dijparremo ad insegnare alcuni facili &* utili 
medicamenti, i quali vfatibauendo -prima pre- 
gato ilfignore Dio per lapace->et concordia tra 
l'uno & l'altro 3 uadano con buona intentione 
ad accompagnar fu che fen%a alcun dublojn pò 
chiffmo fbacio di tempo fé amar anno^tT piaceri 
do a. D io generar anno figliuoli. 

Et perciò color o^ebe ne hanno meUieri , tro- 
mno una dramma dipiretb&b& una di affa: et 
foluer i^ti mefebianoin dieci dramme di olio 
jambocino, quindi a tre giorni ungav.jt la yer- 
ga s fe è huomo : &>fe donna;la natura : concio- 
fia che lor farà caro > & infinita amore fi por* 
■ter anno „- - 

•'» : . In altra maniera fi farà la mede/ima opera; 
fé togliete una dramma eguale dìpepelmgoteti 
: •. fepe 



pepe negro >pìr et hro,& galanga: lìquali polue- 
ridati me fcbinfi con melle.&>quadouolete ufa 
te;ugneteiie le parti uergognofe. 

Etyfe alcuna donna defìderaffe un belli/fimo 
modc 3 mefco!i co acqua re fa me%ga oncia dì gal 
Ha mufcata;& una di laudano. impaci tutto in 
freme ,& facciano uno paUelletto lungojl qua~\ 
le fi mette nel luogo. 

Dall'altra parte , fé qualche buomohabbia 
caro di efj ere amato , & carenato dalla mo^ 
glie y debbe manicare cube , & con la fa li uà- ba- 
gnar/i . è ottima medicina al generare • il pire- 
thro adopera il medefimo: ma alla donna da ar- 
dore^ mor dimento in tantoché, fé non quan- 
do fono priue tutte dìfentimento in quell&par- 
te;non fi bada ufare . 

Similmente ungetela con olio di giglio y o di. 
$ica 3 nel quale fia fiato tre 3 o quattro diaffa poi 
nericata Jaquàtità dell'olio fia dieci dramme* 
& l'affa una.ma l'affa rende gran pwz£pr espe- 
rò in luogo di quefia farebbono ottime U cubebe 
fatte mpohere > (& ' pofie nell 'olio , 

Fateetiandio in poluere una dramma dipi-* 
rethroiuna digengeuo>& una di canelladaquat 
le poluere impafiate con acqua, nellaqualefia 
difciolto un pochttto di gomma arabica . della 
palla componetene palle fimili a grani di ceti £- 
una y o due dellequali , dopo che faranno fecchei 
mafiicate > & della falìua uì bagnate. . „ ; 

Manicano 



LI S ^ 

Moicano alcuni cubebe con meygo grano 
dimufchiOìò di ambra: &fe ne bagnano il luo- 
go *ma douetefapere,ckeil mufcbio per fé mede t 
fimo$ ambra ,& il Tubetto fono le migliori del 
mondo: ma paiono. ad alcuni mordere troppo . 

filtri togliono poluere di gengeuo, & di pe- 
pi egualmente ,& la mefchiano conmelle , del 
quale pungono i membri non fea%a frutto, 
:-.' Certi trottano fiele di becco >& di lupo 3 <jr li 
leccano . quando ne mene il b fogno , nedifjoU, 
nono alquanto in unpocbetto di olio caldo 3 & 
s'ungono , dicono , che feguendo quella manie- 
ra y nafce grandi fflma unione tra il marito , & 
la moglie . 

Tsfon ci mancano di quegli \che fi ungono di fé 
uo di becco giouane. la uirtù delquale è troppo 
grande in co fi fatte co fé . 

Et dicono certi alt ri 3 fe l'huomo defidera 3 che 
la moglie non cono fca altroché luU&ii marito 
la moglìe;cogliano de' capelli, che loro cadono, 
quando fi pettinano: & gli brufcino, & faccia- 
no poluere 3 la quale me f chino eoa grafeio di 
becco i& fiele di gallina , unganfi poi^ rfino 
infieme* 

jlltri cercano dihauere alcuna cornacchia 

uiua>laqua!eama'Z£anoy &lecauanole cernei 

la.quefle incorporano con melle 3 & s'ungono . 

; filtri fannofi recare om di cornacchia^ fé 

fregano^ bagnano litefiicoli i& upgliono chi 

,..:. '" ne 



ne furbe ,ami di uero>& leale amore * il mede fi- 
mo dicono yche operano gli oui di rondine. 

Lo fterco di daina > fé alcuno fé ne ung acon 
olio tepido ;fa y chela moglie non ami altra per- 
foriate ilfiio marito, la qual co fa fi uede pari 
menti nel fiele del porco feluatico y ft altri P afa. 
& noi giudicbiamoy chequefio derma dal dilet- 
to , più che da altri : tuttauia lijemplici bannoi 
alcvme uirtù occulte delle quali non ne pcflìamo 
noi battere aera notitia» 

Quegli huominijò donne, che urinano in Iet- 
to > che prouedimento fi habbia à pren- 
dere, perche ciò non facciano , 
Cap. XII. 

\ Encheil preferite Soggetto non 
fia proprio della materia- di 
quefia opera; tuttauia perciò 
che o lo fpùfoy o lajpofa nepo~ 
trebbe battere vergogna, in- 
fime coff noi parenti : &ap- M 
preffo agevolmente farebbe cagione di fé far a-? 
r e quelli >o almeno operare , che tra lor&foffe 
poco amore, ma odio, & difior die ;ncn fard dif- 
diceuole il moftr ami prima le cagioni, & poi Ut, 
cura» 

7S(afce quefio difetto da uafì > che contengo^ 
norurinailiquaUftana moìlh& déiluaHejiol 

te» 




v ti b ^ a 

te., quando la loro debolezza fofje nulla , o-non 
. moltaìft moue dall'acutezza dell 2 'urina >& da, 
cibi mangiati .<&ne fanciulli il più ciò attiene 
per Io-dormire loro profondo . il che mamfejìa- 
mentefi uede effèruero:percio chetando fono 
diuenuti grandi ;cejja il uìtio , effendofifortifi* 
cate le- farti debili, & fatto il forno affai pi» 
leggiero, 

M A in quanto appartiene alla cura ,fono 
molti Jiquali fi mettono ferina altro fare ad ufit 
re co fé, chefiringano , ò chebabbìano propria 
virtù di fermare l'urinai ma perauentura farà 
ottimamente fatto 3 che, auati che alle dette ma 
terieChuomo fi dia; fi purghi leggiermente co fi. 
Trima tolga ognìmatt'ma neW aurora fino, 
che gli humoxifmno digerii un firopo tale . pi- 
glifi me%ga oncia di firopo di fucco d'aceto fa, 
menadi firopo mirtino, &me7ga di firopo 
fatto diro fé fecche: una per parte di acqua di 
piantagine, di aceto fa>& di buglofja.mijìe tac- 
que confiropi, leghinfiin alcuna pe?ga fonile 
duefcropoli di mirabolani citrini, & due di co- 
ralli roffi tutti polueriyati ; laquale la f ci fi per 
tutta notte nel firopo :poi la mattina fi prenda. 
<&, fé per feuer era fino a fette giorni togliendo- 
Ihfentird affai miglior amento.nella fine ài que- 
fiiè conuiene prendere la feguente medicina , 
altra filmile . 

Trouifi me^za oncia egualmente di fiori di 

rofe % 



rofe, dì fiori di boragine, & di fiori di bugloffa: J 
due dramme di feme di pìantagine, &due di fé- . 
me di portulaca: me^ga oncia difcor%e di mi- 
robalani citrini: lequali tutte co fé bollano in 
tanta acqua dipiantagine,che baHi,fino,che la 
metà fia conf amata . poi fi coli aggiugnendoui 
fei dramme di fiore di caffia tratta puraWhù- 
ra:una dramma & met^a di reubarbaro fatto 
in poluere minuta,et altrotanta quantità di mi 
robalani citrini poluerì%ati.fiimfi, inquefio ter 
mine fino alla mattina di due bore auàtiilgior, 
no:nel qual tempo fi beua . 

Ut, mentre , l'buom penerà a pigliare hfiro- 
pì,& la medicina; deue tifare uìuande , chefac- 
cianofiittico,& bere fimilmente,come è nino ne, 
grò inacquato con acqua, nella quale (ìano cot- 
te bacche di mirto, o fiori di pomi gr anati o eftin 
to ferro ardent emangiare carni cotte, & con 
dite con agre§ìa,o cotognì,nejpoli, &fimigHati 
ti .ma afiengafi da cibi humidi , ò che facciano 
urinare;qualifonole rape, i naponi, imeloni,lt 
cipolle, gli agli, tir aphani , gli anethi, il pe- 
pe, ilgengeuo, & cotali.gr altro rimedio non 
farà bifogno à coloro > che per cibi vrinano in 
letto .'... 

Se il uitio procederà da' luoghi debilhet mol 
l'hpoi che haurà prefa la medicina ; faccianfi un 
tionicon olio di giglio , o dÌ£oJìo,o dibeen, nel- 
quale diffoluafi alquanto di ca§loreoj?olo arpie 

no* 



t in it o 

no,mumia,maflice » & mirrha .Sarà etiandh 
utile torre alle uolte tanta tberiaca , quanto è 
un grano di cece. & berla con nino garbo . fi co 
nofce,quando mene da debolezza de i uafiiper- 
Qiocbe non piamente dormendo y ma uegghiàdo 
mcboratfefce la urina. 

hdquatefefarà acuta, & mordicante;fignifi 
iberà caliditàdelle reni accompagnata da qual 
the humiditày <&Vbuomo dormirà profondami 
te, & andrà jfi riuolgendo per lo letto . patirà 
grandi ffima fete . laqual co fa dimofira jpetial- 
mentecalidità: perciò che anche per frigidità al 
tri fi uolgeper lo letto : ma non hauràjete > &• 
aurina ufciràfen%a mordere . onde effa effendi 
acuta, ufi la feguente poluere. 

La quale fi faccia con dite dramme dicorian 
dri arroftithér infufiperun dì,et una notte nel 
lo aceto:duedi mirobalanx emblici, & parimen 
fidiftecade,bolo armeno ygiandefecche, & len- 
ti pelate. di quefta poluere ne pigli ogni mattina 
da una fino a tre dramme con mina di cotogni, 
ofirop&d'agrefta acqua difumacb, o altre co- 
tali cofe.il uiuer fuo fi a non altrimenti di quei 
loycbeauantihxbbiamo dettomia s'egli mangia 
ràfouente carne di riccio cotta confumacb , o 
mirto,condite con la de ferina poluere > & con 
miua di cotogni , o di peto o di mirto 5 non farà 
jen%a frutto. 

• £ T ioue p r frigidità 3 & hamidità infieme* 
4 - » men~ 



T 4 X I M 0, 40 

mente accadefièquefio; curi fi col medicamento» 
che fegue.colganfi uinti dramme dì glande fec~ 
che:quin<Uci d'ìncenfoitre di mirrha: cinque di 
monandri arrofiìti > & igualmmte di acoro , & 
di cipero, lequali cofefaccianfiinpoluere» & 
quella fi crìuelli . beuanfi a digiuno la mattina 
due 3 o tre dramme con nino negro flr ingente in? 
acquato con acqua,nellaqualefia fiato cotto pe 
fé lungbo > galàga->cardamowQ>& t zajfranQ. ap 
preffojene condì [cono leuiuande , & con l 'ac- 
qua narrata inacqmfi il nino .Leuiuande» che 
bahhiamo raccontate di [opra yfono ottime % & 
wa/fimamente la carne di riccio acconcia nella 
guìfa mofirata: pciocbe lafcìamo fiare la uirtu 
del condimento 5 effa ha proprietà di fermare 
l'orina a coloro» che ne la fanno in letto . laqual 
co fa fa parimenti il prendere Jpeffe uolte della, 
theriaca , 

Magnando f offe calìdit à fen%a matertaifac 
clan fi comporre al Jfieciale lifeguenti trochifcu 
pigli e fio quindici dramme di fbodio »& altro- 
tanto dìfucco di lìquiritia:diecì difeme di lattu 
ca:Jette,& me^a difeme dì portulaca^? pa- 
rimenti di rofe y et di coriadrifecchi:um £ ffiecie 
di acatiaygomma arabìca,fandali, lente pelate* 
fiori dì pomi granati >& bolo armeno: & uno 
fcropolo di camphora . ferbìfi il fucco > & del 
rimanente faccia poluere , & fatta , col fuc- 
co ,& con acqua ro fa ne la uada impala]** 
« de» 



I I B \ 
do * & -ne formi trocbìfci di tre dramme l'mo 9 
Uquale prenda chi ne ha bifogno la mattina nel 
far del giorno con nino dì pomi granati, amiua 
dicotognh&fimilicofe. 

Ordinano i medici alcuno empiaflra > quale è 
qxejlo.mefchifi feme dì portulaca 3 '[ente di fola- 
tro } fime di milone } o di cucumero , o r a fura di 
%ucca pefti congrafiìo di porco:& empiaftrin- 
fi le ren'h&qual bora nifi ritorni [opra; da ca- 
poftme[cbi,épreHijfimo rimedio . 

S E la calidità è accompagnata da qualche* 
tumore, oltre alla poluere infegnata lagone fi è 
detto della cura della bumidai babbianfidue 
dramme di JpodJo:cinque dipolpadiberberutre 
dìboloarmeno:due d'incenjo, due difendali :[ei 
dì[eme di portulaca: cinque di[umctcb : una dì 
camphora,& tre di lacca.polueri^infi lejpecie % 
& confitcco di ro[e [accìanfi trocbi[chcia[cuno, 
de* quali pefi tre dramme, diafène uno a bere co 
[tropo di papxuero.mquefta parte è ottima ui~ 
uà ri da la lente pelata > & cotta:poi condita con 
acetoso agretta. 

Quelli, che patìfcono la prefinte uergogna 
per cagione di profondo fonno; conuiene dettare 
affai uolte,& fargli urinare prima, che torna- 
no ad addormentar (ì,& ìnayi che uadanoa dor 
tnire.ufino poiuiuande,& beueraggi tali,qualì 
habbiamo narrati.oltre a cìò,fe e[fi fono [aacìul 
lisfideuono battere, & minacciarli, perche d% 
, , , ' ' ciò 



mò[trfmouano:& alle mite giouerà moltome 
tiarli al letto >nel quale hanno pifciàto % & quiui 
battere alcuna bobina dì$racci><& batterla fie- 
ràraete,dado lora uedereyche effafia fiata quel 
lacche uihabbia urinato,dicendo loro 3 chefefa- 
rano cofi: hauranno delle buffe.&y quando f offe 
il fanciullo grandicello; riprendafi>&dicaglifi 
villania >& 'facciagli/i uedere il letto tutto ha-" 
gnato:&*fe altro non fi potè [fé ; pongaglifinel 
letto alcuna imagine difanti: acciocheper la ri 
tteren%a fi uada aftenendo. 

IdJi per prona fi cono fesche chi è purgato* . 
fé uferà un mefe intiero il feguente elettuarm 
guarir adì quefio male quafi da qualunque ca- 
gione procedente.^ è» che , fi faccia preparare 
aljpeciale una oncia di mucilagine dipfilio , $• 
unadifeme di cotognùdue dramme egualmente 
4imirobalani citrinhdiofjì di dattili > &di co- 
ralli roffi tutti in poluere ridotti .fono alcuni,, 
che hanno il mucilagine di pfilio per cofa perico 
tofa : pero raddoppiano la quantità, di quello di 
^cotogni, & illaj ciano. quefii con U poluere fat- 
taj& tanto truccherò ycbe batti 3 ne componga 
elettuario jdelquale ne pigliate ogni mattina 
tre bore auanti definare me^a oncia. 

Togliono alcuni in luogo di quefio certe pilo 
le alla bora detta per un mefe : &guarifcono* 
le pilolein quefia guìfa fi preparano . pigliate 
$re dramme di trochifei dijpodio , & altrotato 



I I B ^ (5- 
feme di dcetofa, liqualipùlueri^tefottitmctt* 
fe,& conficco di cotogni ne formate quindici* 
dellequali toglietene tre ogni 'mattina.^ 

Sì fatano con alcune maniere di co fé : ìlqua- 
te beuuto. unmefe per tre uolte la fittimajfiafer 
-ma ognifi^jo d y urinaJlmodaè tale. Bolla ind& 
bita quantità di uino negro ftringete me%%a om 
eia igualmente di bacche di mirto & offi digra 
ni ài pomi granatùdue dramme di fiori di detti 
forni >due di fcor%e> ^rduedifamachuna di fé 
me di cotogniyuna di feme d tacetofa , & una di 
feme di rofe roffe : una & me%7gL di heen bian- 
chi y & altrotanto di rojji : & me%ga di coraU 
li rojji . & confumatala ter?a parte del uino* 
il colate : delquale pigliatene tre onde ? una, 
& meTgz di mirobalani citrini fottilmente, 
polueri%atiy e-r infieme miHi datene a bere lai 
mattina, a digiuno quattro borèauanti man- 
giare. . 

Operati medefimo ilfeguente elettuario\ il- 
qual&fi componga con due oncie di cotognata, 
fatta \fen%afj)ecie con Recherò *eìr due di %uc 
chero tofato uecchio :due dramme di fyodioz 
una^tme^a di coralli rofJi:um di mirchala* 
ni citrini fatti in poluere incorporandogli con 
fuccù di cotogni . tolgafene &gni mattina un 
boccone* 

Hanno alcuni trottato ychefefi mangia ogni 
mattina. un nwokdam citrmo condito; fa. ojh 

timo. 



tìmavperatione :mahabbiafi queflo riguarda. 

Et per cloche per opera uediamo di quanta ef 
ficacìafiano le:mtiqni,glì empiaflri, & le epi- 
tome in quefio,& in infiniti altri acciderifòfps- 
ròbagnifiuna pe%ga biancha di lino nella fe- 
guente compofitionsy & appicchifiaUereni^ 
ancboY -a al fegato, fé far -adi mefikrL 
, MefcoUte in me%ga lira di acqua di piani a 
gine>& parimenti di acqua rofa , acqua di [ola- 
tro,& d'aceto fa: in quattro onde di acqua £af 
fén%o y&tre dì ottimo aceto una oncia dijpe- 
cie,conchefifa ilceroto ditrefandali:due dr òr- 
me di jpodio,& egualmente di coralli roffi,feme 
di rofe r off eterne d'aceto fa, & feme di piani agi 
ne:& dieci grani di Jpigo . dato un bollore > & 
qua fi raffreddata bagnate una, àdue pe^e,& 
pen /premute le ponete a luoghi contati : perciò 
che il fegato > & le r P*i ^^ e compleffiona* 
te fono la origine le più mite del fouer ch'io ori- 
nare. 

Doppoquefla epithima unganfi le reniygr il 
fegato* fé farà bifogm, con alcuno unguento} 
quale è quello,che uiene appreffò.fatc in polue- 
' xeuna dramma per parte di coralli roffi,difan, 
dali bianchi,& di roffi , di rofe mffe , & difjjQ* 
diodaquale mifchiate al fuoco con una oncia di 
oliarofato, di oliò di mirto * & di olio di coto- 
gni per ciafcmo : & tne$%a oncia dì f accodi 
F a piantagine* 



fiantagìne,&meo>za di ficco difempvemuà*ag 
gìugneteui tanta cer alquanto è neceffarioafar 
ne unguento molle. 

Simile al detto è il fegueteJoabbìatefei dram 
me di olio rofato , &fei di olio di mirto : uno* 
fcropoloper jpeciedi rofe rojfe , di bacche di 
minorai bacche di fimacb, di coralli rojjì, 
&di r afura tfauolio: le quali fate in poluere,- 
& al fuoco le mefchiatecongli oHj,& un poco 
di cera, 

Vn 9 altra epithima fi fuole fare ftmile alla, 
precedente: &è 3 che pigliate una dramma 3 & 
me%%a dijftodioy&fimtlmente difandali roffit 
Wfie^a difeme di rofe roffe , & mex^a difeme 
di portulaca :uno jcropolo di camphora:me%ga, 
mcia difucco di piantagìne, & me^a di ficco 
di fempreuiua:una 3 & mez^a di latte di donna, 
€h e nutrì fca una fanciulla fate di tutte le co fé* 
theil richiedonoypoluere:& la mefcolate colri 
7nanente y quanto potete ilpiu.poi bàgnateui en 
tro pe^e,lequali calde ponete fu le reni: che né 
vedrete marauiglia. 

J>ice(ì,cbe unofafcetto di cime di mirto cot- 
te m aceto jgr meffofi quello è di tanto ualore* 
che pia w fi potrebbe imagìnare.& ferma ogni 
maniera di corfo aurina. 

Et doue » le renifojfero infiammate ; farebbe 
utile molto folio difalice yil rofato 3 iluiolatOy 
&fimili altri frigidi,et umpiafira di piobofat 

ta 



%a nella guì falche fermi fu molato nel capiti* 
lo dello fcolameto è mirabile>& acqueta la fete. 
Oltre le epitome >&le untioni dette ufan* 
li medici alcuni empiafiri fatth come èquefto.ta 
gliono meygo pugno di rofe roffe > & parimenti 
di foglie di piantagine>difcor%e di pomi grana, 
tijfiori loro,fumacbi& due onde di farina d'or 
Zp.fanno bollirei pefiare tutto in un mortaio 
fuorcfo la farina , laquale poi ui aggiungono 
mefchiandù con tanta acqua y nella quale pana 
fiate cotte le co fé , & olio mirtino , cbefia affai 
a r ammorbidare . & fatto lo empiaUrojllega* 
no alle reni. 

Di fimìle flirta farà, fé bauete due dramme 
ferrerie di acatia 3 d y incenfo 3 fucco di berba de$ 
ta barba di becco Jaudano, mirrba *<& gallade 
quali componete con acqua rofa afimìlitudim 
€mo empiaftro, & lo fondete fu le reni. 

Il farà ilfeguentemodo.cauate uguale par- 
te difuccodifolatro , diuerga pallore » di cime 
di rubo,di cocumero£i%uccaìdi uermicuhria^ 
difempremua 3 di cotognini grani di pomi gra- 
nati garbi>& di pampini di uite » nelqualfucca 
largete poluere fatta di pariquàtità di ì^oloar 
menoymafUcey incenfo&catia , f angue didrago* 
fandali bìancbiy & rofjìyroferoffe, gomma ara- 
bica 3 ftodio yfumacb > & fiori di pomogranati* 
quindi fate ogni co fa fcaJdare al fuoco >* aggina* 
pendoni alquanto di ojHorofatOy^cer^ perche 

-F 3 uengn 



I I B \ 

uenga y Jbnilead unguentoyilquak è ottimo a chi 
troppo urinale per calidità di reni , & non me-» 
no il feguente. 

Trouate tre onde egualmente dì olio rofato, 
violato j& di mandragora : & parimenti difuc 
co di umbilico uensre,acqua rofa , fucco di fem- 
preuiua* et aceto biacodequali maniere incorpo 
rate infieme,& ponete alfuoco.& s come [arati 
no calde;uimefcolate una lira di farina d'ozio, 
tre onde di rofe fecche : due di bacche di mirto» 
& una per ciafcunafbecie de fandali tutte poi-, 
Meritate fottilijJimamente.qMfio come uno em 
piaftrofafciate alle reni. 

Ma a coloro, che per calidità di quelle fo- 
fiengono quefiaJnfermità,fi fanno etiandio cri- 
fiteri cm latte freddo, & con alcuno de'fuc- 
. chi cmtati > & uno poco di olio rofato , & mo- 
lato infieme mìfii . ma cauano prima il buturo 
del latte. 

jPEj^ lunga ejperien^a hanno conofeiuto al- 
cunché la carne di riccio fecca nel format poi 
nericata ha uir tu propria, & occulta di r itene 
re l'orma a colui, che nebeue conunpochetto 
di uino negro,unadrama,& me^a per uolta* 

Dicono altri, che le reni di lepore cotte , & 
condite con anetbo,femed'apia,& dipetrofema 
lo operano occultamente il mede fimo. & la qu* 
liti detti femplià, che condifeono quifia carne 
éèwftra contrari] ejfetti. ■. 

i ■■•- -t Vfano 



? X I M 0. 44 

Vfano altri di dare una dramma di folaere 
tupaie dì gìanda , & di corno di cerno arfo con 
uino negro flr ingente . & fa marauigliofe opere 
in ogmjpeciedifiìtjjò di orina* 

Seccano alcuni altri nel forno crefle digallo> 
& della poluere ne pongono una dramma con 
detto uino a chi non può ritenerla, lacuale ufa- 
ta in poche mattine fentonoje deliberati da cefi 
fatta noia,' -■ :^\ ■'■■•■■-' 

Vigliano amberà anguifigole, &lefeccano y 
come le crefk,& in polvere ne tagliano con uino 
della predata finalità ogni f tra , quando uanno 
a dormire , ala u ani o.& alianti cheirappaffi il 
quarto giorno ^dicono tffere guariti, 

Hacci di quelli} che feccano nel forno alcuna 
ueftea di capraio di hhei& della pollare ne dan 
no abere a fanciulli s che ne hanno difetto, due 
dramme per ueita con aceto, & acqua mifihaf 
f errnano % che in pò chi giorni guari fc ano. 

Quefìi mede fimi damo la poluere gallh per 
fatta } & ne porgono rne%^a dramma con ui- 
no odorifero .& in brieue acquiftano la fa- 
vita* 

Tagli fi anche la gola tutta ad un galloì&in 
alcuno forno fi fec chi: dipoi fi riduca inpcluerei 
della quale prefa a digiuno co acqua tepida { et 
ma l'orina warauigliofimente* 
' Tìglinfi fimilmente litefiicoli di tepore > $• 
ficchi fi facciano mpoluertìdellaqual *lquàto 

F 4 be~ 



L I B K O 

beuuta co nino odorifero in foco tepo ne libera. 

B^ducafi pur in poluere uguale parte di co- 
lamento* & di mirrha , & auanti cena fé ne 
tolga con acqua : che (ara non fen^a grandi fil- 
mo giouammto. 

Cauano certi le lingue a tre ocche y & cotte 
ne fanno mangiare ognidì una, & alterco gior 
no giurano l'urina non dar molestia. 

Ma fine cuocafì alcuna uefìca di toro , ò dì 
porco cingi ale nello aceto :& mangiata cura in 
breuifiimojpacio di tempo. 

Il fetore del fìato,che uiene dalla bocca,ouer 
-dal nafòjcome rimouere>e correggere fi 
pofla, Cap. XII. 

j L fiato^che pu%ga, ò nega dal 
labocca>o dalnafo> dà cagio- 
ne al marito & alla moglie di 
fepararfi, come per le leggi è 
conceduto da onde per impedi 
re il danno , & la uergogna% 
che ne potrebbe feguire; ui narrar emole cagio- 
ni* ifigni & la cura 3 cbe a co fi fatto diffettó do 
uetetenere y e curarlo, e perciò fappiate prima* 
che il fetore najce b da cibi mangiati: & quel- 
lo ageuolmente fi rìmoue r o dalla per fona per 
qualche accidente,il quale perauentura non fen 
%ala diligenza fai medico fi toglierà ma. però 
* " ue~ 




uenendoaquefloiàicoyche 
» Il fatoycbe uiene dalla boccata dal nafo>con 
fetorc»pHonafcereda otto cagioni .delle quali* 
U prima è putrefattione > ouer corrottione di 
gengiva, la feconda può èjfer putrefattane d'ai 
cun dente guafio .la ter^a il più alcuna mala 
compkfiione calida nella carne , che cuopre la 
boccata quale alter a l'bumdìtz di quelUtper- 
ciocheè piena M molta. burnititi 3 effendo iui il 
fonte della faliuaJa quinta è humoreflegmati 
co putrefatto nello jìomacbo s ouer bmnore cbù 
Urico ritenuto mila bocca di quello * la quinta, 
è una ulcerartene del pvlwone, cowefiuedens? 
tjfic'h la fefta è humore corrotto ? il quale è nel 
còlatorio nella radice del nafo > ouer nelle partì 
wconuicineMfettimapuo ejfere alcuna piagai 
nelle narUaottauaè da ulceratiom della boc-*. 
ca dello ftomacho 3 ò pur della bpcca^ma^mm 
unente quando uifono ulcere putride^etbmtte^ 

Ifegni, per gli quali fi comprenda Tana ca-? 
gione dall'altra fono queftù Cap.XIU. 

£ il fetore della bocca* ò del 
nafo farà fattoper putrefai* 
tione, ouer .corrottione di den 
te 9 o dìgengiua; fi uederà ma-« 
nififtamentecon l'occhio ,&, 
/* akunfi toccherà col den* 

di 




t I B K. ? 

di poi il fi metta al nafo;fentirà fetore.* 

Se tocchi colfiilo 9 ouer con paglia il diete cor 
rotto,& fìtteci fetore farà dal dente gnaflorfi 
cono fee anche dal dolore del dente > & del facile 
fanguinare di gingilla. 

Ha, fé il fetore batterà origine di mala com~ 
pleffione della carnet fé farà copleffione caìda-Ji 
ferite fete y e calidità nella bocca: ma fé è frigidaì 
pfenttfrigidità y & molta h umidità . 




no/c m 

fegni de' marci>& lo fiuto ègroffo, fieffojhian- 

co>& faniofo. 

Quando nafee dallo ftomacbo;il fetoreftiu fi 
/ente inan%i il cibo. 

-.. Se auerrà dal cerebro, ouer da humori rke^ 
nuthe corrotti attorno al colatorio>et nelle par 
ti circouicmei fé chiuderai la bocca; fi fente il fé 
tQrtytncorache quella tenghi piena £ acqua. 

Finalmente fé è fatto f ulcere nel nafo, ouer 
da polipo; fi poffono uedere con gli occhi . 

Ma uenedo alla curadico^quado nafea da cor 
rottione > & da putrefattione di dete y ò digengU 
ua,o da mollificai ione di quella* o della carne* 
ri) è fra i dati . fé il corpo farà pieno difangue;fi 
falaffi dalla uenacephalica y di poi al collofi at- 
tacchi una uetofa.ma prima, fé la uirtù et l'età 
il cofentiràifi folua.il corpo co mirabolani litri 
niyet tamar indi di poi co un ftmkgengMeul* 

cerate 



cerate fi freghino infino che buona copia di fati- 
gli* ne nega fuori, poi piglìfi di fori di pomi grò, 
nati 3 di cupide dighiade, dì roje roffe per fbecie, 
una drama :&■ ài fiaffagria .meyga cmcartfi 
con acqua y con laquale fi laui la bocca jpefjo . - 

- \TLtfe la materia fi uede tffcrfitgmaticafi deb 
he purgare con pilole cocchie y ouer con quelkyle 
quali cofi fi copogono: pigliate di hier apigra fei 
dràme , di polpa di coUcquintida dr amamela* 
di bdellio /crepolo me%p .faccia fi una pafia,e di 
quella fé ne diano due dràme^r piu^ouer meno. 
fecondo che fi richieder •à.appreffo lauifi la boc- 
ca c'óquefta lauada. piglia oncia unaperjpecie 
diro fé x •offendi noce di cipnffo y dìgalla y et di alt* 
me arfo. aggiunga fi acquai aceto y quanto ba- 
fla y et faccìafi una iauanda^metteàoui unaquar 
ta parte di melle. poi fopra ui fi fbarga la fé* 
guent e poluer e. "pigliate dialume brufetata y di 
halaufti 3 di alume di piuma , di bacche di mirti 
per eia fc uno una dramma > & mttgdy di corno 
di cerno una dramma > polueri t zjnfi, &adopraf 
fizouer mefcohfi con fuoco , o decottionedi bac- 
che di mirto,& facciafene linimento. 

- Se il fetore della bocca nafee da putredine^ 
corrottone di denteai quale fiaguafto s fatelo ui 
cauarema 3 fe non èguafio tutto ; deuefi limare 
mala parte cattiua y & U buona tener netta t 
e*r ogni giorno doppo iljtefinare , & cena , dì* 
agentemente fi laui * poi cuwafi. piretro ^ 

- .vi' &fi& 



L I B li 

{frftafifagrìa neW aceto s &fpejjbfilaui laboe? 
ca,ouerfigargari%e con mette fquilitìco: & uo 
glio che fi freghino i denti, & legengiue con co* 
fé aromatiche calide^fe il difetto è da frigidità, 
come ègdangafeluatica i & domefiica^garofa- 
libico nardo ima* fé uieneda calidità;con aro- 
matici freddinomi fono acqua rofa,rofe,fanda 
li,&campbora , ualela untioned'oglio rofato: 
tengafi netta la concauità del dente doppo il ci- 
bo :ilche fatto nifi metta un piccolo perfetto di 
galanga entro>ouer un poco di mirrha>o d!incen 
fo,o un grano di pepe > ogarofali y oun poco di 
mette cotto con alume arfo, & cofefmiliyfi de- 
ueetiandio lauar la bocca con nino di [alida , 
cuercoH nino folo • 

M*A> fé il pu%gS> farà fatto da mala copie f 
pone della carne della bocca s ouer del nafo>ouer 
de* membri circonuiciniyfe la compleffìone ècal- 
da,come il più amene* & alcuna uoltaalcere- 
broyfifente mordicatione,& calidità nel tocca- 
re 7 & [et e grande, pero hi fogna aWhora falaffa- 
re della uem cephalica, e purgar fi il capo 3 cort 
pilole auree, &fimilL&èmceffariolauarela\ 
bocca con acqua rofa 9 dipiantaginc 3 di uerga pa, 
Uore^r altre fimili . 

Et fé fi dubita , che uenga dalcerebro , ouer 
dal nafo \facciafi una foffomigatione di maina* 
& di lattuca. odori rofe, uiole, & fiori di nefa- 
r'hdifalice ? fanidh&fimìglianù iquefie cofefi 

pcjjbn? 



? ìt J M 0. 47 

poffono anche porre nella decottione fopradet- 
ta y la quale fi debbe tirare pelnafo uerfbilcere 
bròy&teparti tir cornicine ; per cloche con tale 
foffomigatione , & odore , le dette parti fi cor- 
reggeranno. 

Etfenelcerebroyouer nelle parti uicinefarà 
una mala compiertene fredda con kumori;pur- 
ghiftilcapOificomeèfiato raccontatomi prin- 
€ipio,conptlolecocchie,ouer con piloledi hiera 
pigra^bdelliOi & polpa di colloquintida : doppo 
uferà ofmelefquillitìcojauifi anchora la bocca 
con decottione diradici d'ireosjdì ciperoydi gine 
prOidifanfucoydibafilicòidi rofmarino, d'origa 
noydi e alamento ì& cCaltri 3 &fbeffe uolte ne ri~ 
cena il fumo 3 &fu tiri per lo nafo mei quale è 
molto apropofito ponere chamemilla alcuna 
aolta nel uiuere guardifei da pefei^da fruttila 
faue 3 dalegumh&da cofe y che difficili (tano a di 
gerir pi & da quelle che ageuolmente fi corrom 
pano . finalmente rimouafi Fhumor freddo* & 
corregga fi la mala compie fi ione» 

SE il fetore del fiato ha origine da bumore 
contenuto nello fiomacho 3 &quiui corrotto, fé 
total humor farà cbolerico, il che (i conofcedal 
la fete>& ficcità di bocca > & amaritudine » & 
dà maggiore fetore inondi il cibo: digerifeafi 
V bumore con lo firopo aceto fo y & l'oxi^accara* 
co' quali fi mefcoli il firopo d'absintio zquefii 
non fittamente fono mimi agli bumori freddi* 



L, 1 B ^V ^ 

ma fi luedCyche giouano aìli calidhfì purghi pù- 
fcialbumor putrido dello Jìomacho con pilo-I 
le d'aloe^ con quelle diJ{uffo y & conmirabola- 
ni citrina 

Fatta la purgazione ufi lo élettuario di fan-- 
i&H>& U.rofata nouella;percioche alterano la 
mala compleffionecalida , & Jorio ancora odo- 
rJferì 7 & leuano aia il cattino odor e. fono hw- 
wUperfichemelonii&li perftci feccbifono utì 
li>& lì cotogni ancor -a giouano.mangi ila latti- 
ca con acetOi& i cibi fatti d'orbo, & diauenaj 
magnarcUfi dapefc'h da latte y da carne falata», 
da cifokìporr'h & 'da aglule cofe acetofe alcu- 
na ho Ita giouano. 

Se uerrà da humore freddo contenuto nello* ■ 
fiomacbo; digerì fcafi la materia con lo firipodi 
menthafjlqualcofìfifa* 

pigliate una lìraéLifuccodi codogni y una di 
granati dolci y & acetofi > una di f accodi men- 
tha me%$a di ottimo mdleunadi zucchero* <&*' 
facciafi firopo 9 il quale gioua affai allofìoma-, 
cbofKeddojjìringe iluomito , [caccia ilfinghto^ 
^o^r altera la mala qualità dello fioraacbo.<& 
quando il uorrete adoperare y mefcolateui una, 
tw%a parte Soffimeli? fquittitico. dipoi piglia- 
te le pilole fiomacbali :& oltre a ciò elettuarif 
solidi aromatici* come fono il diagalanga , di-, 
ambra, pliris arcoticon y diamufca > & altri 
fimilL egH4 buono ancbora ilgengeuo condita* 
. ; Icibi 



. Icibifiano arroftiti,come galline * carne di 
caftrato y uitello,pernìce,& altre,le quali non fi 
cùrr&mpano>conditecon$ecte odorìfere,uoglio 
no le carni fritte nella patella al modo diCata^ 
ìpgnamon beua acqua,ma buon nino odorifero, 
afofficien^non ufi frutti* ne berbere cibo fu- 
perchio, ne foperchio beuere. lauifila bocca co» 
co fé odorifere, &freghin le gingiue , & i denti 
confcor^ d'arbori amar peonie di tamariffo,gh 
nefira,fcor%a di pomo granato , foglie dolina* 
& feor^e di fr affino ; per cloche, effe fono buo- 
ne a [acciare, & a far fbul are le fuper fluita cai 
tute, & le bumidità, ritenute entro la bocca » 
& nello fiomacho) & fanno buono appetito . m 
quefiocafofi mangi raphano, pefcì J alati ,fcna- 
pe,& porri con melle,& beua uino. poi prouon 
chi il uomito due mite lafettimana: per cloche 
la materia nello flomaebo non co fi pregne per 
altra fir oda, fi può cofe facilmente euachare 3 ca 
pie per lo uomito* 

Upprejfo fi dia firopo ttabfinthio ,nelqual 
m fi infonda qualche poco d'aloe^ & d'agarici 
per cloche l'aloe con tutto, che purga sfa buone 
cdore>&preferHadaputrefattione* 

Si pu o anche dare il medicamento » che uienc 
qppref[b,ilqual purga loftomacho,et rìde il fia- 
to foaue.piglifi candid eletta,et grojfa^uifco di 
quercla,falgema&ardamomo > tyiconardQ$cùi<? 
lwna$ecie maMamma^&jet d'doc.formmfi 

piUlt 



% 1 B Jf'V 

filale con fuoco di mentha,delle quali due ira- 
me,ouer tre fé ne diano, fpejfodeuonfi ufare mi- 
rabolani condithmafi imamente libelirich per» 
cioche menano laflegma , & fortificano lofio- 
macho» fimilmete li cheboli confetti fono buoni r 
& buono èilcardamomoji garofali* & il ma- 
flice:&con quefii facciacene tale medicamento. 

•pjglifi di uinoodorifero>& d'acqua rof a per 
tiajcuno due lire & meiga; et dramme dm fer 
ciafeuno di legno aloe>di garofaludi noc^mofea 
ta,& dimafìice.facciafene poluere,& Ughi fi iti 
un panno di lino» & bolla col predetto uìno *&* 
acqua rofajt fuoco lento ^infine alla consuma* 
tione della metà:cokfipoi , & diquefto tengaft 
in bocca mattina,& fera due coocbiarid'argen 
to a poco,a poco inghiottendo . 

MUyfeil fetore della bocca farà fatto da? 
ulceratimi del pidmone cuer delle parti petto- 
rali^ fente to{fe,& lojputa èfaniofo, confebrt 
bettica r & confummamento 41 tutto il corpo* 
fw%ga lo$tttQì& il fiato, la cura di ciofia qua 
ie è de' tifici: & oltre a ciòyfaccianfi lauande y eP 
gargarifini con co fé aromatiche fredde>& quep. 
remedìj localhche forfè uagliono s oue è l'humo* 
f£ calmo con otto nello fiomacho, 

SE il fwzgo procederà da marcia* ouer da 
flegma putrefatta nella cacauitàdél petto>ùfm 
fi co fé, che incidano* & che penetrino > come è ih 
iuléf y fatto d acqua dicapiluenerei& d'acqua 

difiillata 



diftìllata di radice dì fenocchio , di petroferno- 
Io, d'hiffbpo con ficcherò: uale il firopo d'hip- 
fo y & Uofjìmellefquìllitico , fé non ut èfebre % 
giouano ancho quesìe pilole. 
< Vigliate una oncia di carne di paffere grafi* 
fe,uno di penìdijydue dramme di macis, dijpico- 
mrdo > tanta conferita d'ireos quanto pefano le 
co fé dettejaccianfi pilole &fi tengono {otto U 
lingua: percioche la radice di giglio cekfte, che 
fi chiama ireos >f caccia le fuper fluita del pet- 
to con taf uà mordacità, & fa buono fiato , & 
foaue. 

OVE il fetore mfce da humore ritenuto 

Mei colatorio x digerifcafila materia col firopo 

di Hicadosy ouer co ojfimelle fquillitico 3 nel qual 

fiano bolliti fanjuco ì &hiffopo,& fi pungbi con, 

bieralogoion , ouer con pilole di cinque Jpecie 

di mirabolani , ouer con pilole cocchie y o eoa 

fetide. & li fiemperi fenape pesjo nel vino, 

& Jpeffo fi gargari%i : ouer fi faccia cofi. 

i~ Togliete una oncia per ciafe modi fenape» 

di fiafifagria , & di ruta : & due dramme di 

piretbro .fattene poluere > dr ne la bollite nel 

vino, & acqua, & gargari%atem§effo. U 

.fiernutatiwe con condìfi , & poluere dteufor^ 

bio è molto vakuole'x & mafiicare gengeuo* a 

fuetto fimi ìmente vale.il fucco di magiorans 

tirandolo fu per lo nafo , & quello di figlie di 

* lauro y & àhUmuaquefio fimUmmte gìQua T 

*< G nò 



• x t n a <*■■ 

no lefemì ài mgella y & il piretbroy k quali co- 
je pulueri%ate > & diBemperate connina tira- 
te pel nafo.& ciò faccia innanzi il ciba . 

ultimamente y fé il fetore del fiato najce, 
per ykeratione della bocca , ausr dìgengiua % 
ouer per corrottone di quelle dette fi gargarh 
%are con.yinoxoueftancottefoglkd'oliuay cai 

melkm 

Ma mi place di narrare alcune medicine» 
le quali giouano al fetore di bocca , che fia fat- 
to da qualunque cagione : & fona quefte le 
radici dì fanamondi } il cipero yl'incenfoy il le- 
gno aloe i-la cartella graffa , le fcor%e di cedro % 
il feme di dauco, li gar of ali >la noce mofcat&y 
ilmaftice , il cardamomo * l'agnocaSlo > lo fisi- 
co nardo % il fquinanto* k foglie di lauro , le 
fcor%e y & foglie di cedro » & di naran%e i k 
rOfeyli f ardali y la camphcra 3 i fiori di neu~ 
fare», li cotogni » la tormentala x & coje fir 

mili.' ry 

Ma notate quefio medicamento » il quale fa* 
U fiato grato y & conforta le gingìue y piglia* 
te cinque dramme di fondali bianchì , di rofe 
rojfe per eiafcuna fiecie . & tre dramme per 
ciafcuno difandali rofii yjcor'zedi cedro x fqui- 
vanto feccoy&gallia mufcatatdue dramme 
per eiafcuna $ecie » di cardamomo > cubebe + 
maeii.y garofali , mafiice > legno aloe .fé ne fa 
polMere>&di qaeUaft ne fregaadentì, &fe 
:. :. m 



ut è in piacere la diflemperate con nino odori' 
fero joucr con acqua rofa.. 

Optando il fetore di bocca foffe fatto da co- 
fe mangiate > che puzzino, è buono manicare 

r ut a y & foglie di rubo 3 et lauarfi la bocca 
*» ; con aceto fquìllitìco > & masticare :% 
cipero i %edoaria , finoc- 
chio y anifi , comi- 
*'".' r noy&fimilf " '. ,'T 

; $ecie m 

.. . . ..•.".■-.-. . à ■». 

IL F121E DJELT^JMOLin^p* 




G * IL 



li S ECON D O 

.1, IB. R O . . 

DELLE MEDICINE 

PARTENENTI ALL'IN- 

BKMITA 1 DELLE. 

7s[HZ QJsjrLE SI SCBJVE DEI- 

Ut STEBJLIT^t ' LO^J)y ET 

"QJjtLE* ET COME $J- 

U OVE^E $ I 

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INCOMINCIA 

IL SECONDO LIBICO 
D E L L E M E D I C I N E 

PARTENENTI ALL'INFER- 

M I T A* DELLE DONNE. 

Nelquale fi ferme della fterilità loro>& quale* 
& come rimouere fi poffa. 

*~".- > K EMI 0, ~ ,J 




VTTO quello , di che fino ì 
quefta bora habbiamo ferii» 
to%nonfolamente ficonuiene 
al marito>& alla moglie % cbe 
defiderano di bauere figlino* 
li:ma&à ciafeuno dì loro* 
chefofienendo alcuno de* detti difetti >f offe co» 
ftretto a lafciar il primo matrimonio, & ad al» 
truì rimaritarli /jonofi raccontate molte infer- 
mità communì all i huomo>& alla donna: alcu- 
ne 3 cbe aWbuvmo $ecialmente y & alcune^cbe al 
la donna auengono : ma altre nel preferite libro 
nemofir aremo 9 le quali fono ragionevolmente 
fcbifate ? & fuggite dagli buomìnì > & dalle don 
* - G 3 ne 



. t .t B Ti 

né parimenti: an%i danno cagione di fierilita In 
Alienine» aneli mo^ nell'altro, di mattinerà* 
gknammo ne 9 libri d? gli Ornamenti delle don" 
ne.&ne [coprimmo la cura loro: lequali in* 
fieme con le raccontate nel precedente libro,<& 
con quelle, di che nélprefentefauellaremo,fefa 
ranno diligentemente guardate, & ne b\ fogni 
ufate ;noi uiuiamoficuri,checarifiimafarà al 
marito , & alla moglie ad una bora la compa- 
gnia, & la catena del matrimonio, cheindiffo* 
lubilmente amendue haurà infume legati . ma, 
alla intentione noflra ueniamo . in queflo libro 
parlaremo della f.er Hit à , che fi troua cofi nel^ 
Fhuomo 3 come nella donna : delle cagioni 
di quella, di quante ffiecie fiatan- 
ti ,& quali infermità fac- 
cia,& -quale r mone- 
te fi poffa :. le- 
quali 
cofe chiunque legger à,gr a* 
diffima utilità neka- 
urà,& piacere' . 



Quanti 




'Quante fiano le fpccic della, fterilità s quali 

le cagioni > che alcuna donna non 

faccia figliuoli , ne fi ingra- 

uidu Cap. I. 

I È qui malti che nelpaffato ti , 
bro habbiamo fcritti, non da- 
ranno moleftia ne al marito, 
ne alla moglie: andino gli ha, 
ur anno hauutuotfe purhauu 
tineglt hauefferoifoffero gua 
riti; [appiano di eerto yche fé la donna non sin- 
grautdiyaltra co fa, che le molìrateinfermitàìfù, 
no cagione della fierilitd di lei . q uefta adunque 
è naturale, ò accidentale ♦ naturale chiamiamo 
quella yche a grandi ffima pena coni* aiuto deL 
medico fi può rimouere : penioche il corpo può 
mutare natura-ima no fen^a gradì ffima fatica. 
&chi mfiporràycduiene tifare lunghh & noia 
fiargometi, liqualiperauenturatroutrà uaniì 
fen%ache le donneno uoglionofojìtnere, che in 
toro fia adoperato quello ,che la qualità della 
tofa richiede. &perciò noi configliamo coloro* 
ciw a quefta imprefa fi mettono > che, quando la 
natura non habbia loro fatto dono di alcuno $e 
eiale fegretOìla lafciho, £ xioche più ageuolmen 
te nacquifieranno infamia, & riprensione, che 
bonore,& laude, la accidentale èajjai più faci* 
k Atoglier uiaipercioche nafce,ò dallbmmo,^ 

G 4 dalla 



j ^ l t B ^ 

dalla dona,ùda errore comejfo dalFuno,& Fai 
tro neWhora, che ufanoinfieme y ouero doppo. 

Qf^lsTDOlaflerìlita ueniffe dalFhuomo;fo 
no molte parti in luì* cbenelopoffonofare. co- 
rnee fé la compleffione fua foffe fimiglianteà 
quella delta donna. onde Fbuomo fi deue marita, 
re con donna :■, che fia di compleffione diuerfa da 
quella di luhquale éife egli è di natura frigida; 
conuiene eleggere donna, laqualefia di complef 
fione calida. 

Infeconda cagione , che rede Fbuomofierile, 
fi acquando li principali membri o quelli chefer 
nano a principali fono offe fi, la qual cofa chiara 
méte fi uedeì coloro, che fono infermi del cernei 
lo,o del cuore y o delfegato.-dellojìomacho, delle 
et reni della mil%a:cociofia che, fé fentono dolo 
regraue di te(la y o cotale altro difettosi più nò 
generino ian%i non poffano conofcere dona. Firn 
pedifcono gli affanni,! timori, & gli sfinimenti 
di cuore Jl mede fimo opera le grani noie del fe- 
gato^ nello sìomacbo la uoglia diuomitare. da 
che ne fegue debolezza difpiriti,& di fernet, 
per cioche lo effetto nel generare è fatico fo mot 
to; deue per confeguete la cagione principale di 
quello ejj ere tale. 

La ter%a , è fé ilfeme di quel tale non è attox 
agenerare;perciocbeeffoba da effer e tempera* 
to,groffo,non liqmdo,ma uifcoso, bianco,gran~ 
dinofq^ii odore dipalma,& difambuco, &cbc> 

uolandouì 



se co *H & o. 5j_ 

uólandoui dattorno le mofche , nel manginò.& 
forfè quinci ne uiene , che ne li fanciulli, negli 
ubriachine li mangiatori s ne i uecchi decrepiti, 
ne coloro ,che troppo u fanno con donne, ne chi è 
cagionevole della per fona il più non generino, e 
fifa etiandio lojpermanon buono,qualhora fia 
diqualità uiepiu che calida, frigida , humida,o 
fecca.si raffredda ilfeme in due modid'uno ènee 
turale,®- l'altro accidentale.uaturale è quan- 
do ìhumore uiene da nutrimento frigido, la on- 
de quaìuq uè mangia fr ut ti,& altre cofe frigide 
et bette acqua molto fredda ; come foglìono fare 

-affai done,& huominuet appreffo quegli, che ut 
nono troppo otio fornente, li melancholìci,& si- 
mili hanno lojperma per natura freddo jna per 
accidente diuìene,quando l'aere foffe tale, o simi 
glìanti altre co fé, delle quali ragionaremo . na- 
fceanchora,fe per lui foffe lungo tempo rìtenu< 
tozpero che gli fair ti fi rifoluano, similmente fé 
dimorajfe nella matrice troppo, il che auiene, 
aWhora chel'huomosi corrompe affai prima* 
che la donna i conciosia co fa che gli /piriti si ri- 
foluano, & la fredderà delta matrice gli cor- 
rompa, quefio i/ìeffb accidente produce la trop-^ 
pò calidita dello Jperma , & parimenti la sicci- 
ter& humìdità: percioche la fimerchixficci- 
tàfuole conducere a tanto Vbum\do,chèhad<t 

t compire la creatura,che intutto ilconfuma,tt 
Udifecca.accadepur alcuna volta, che nwsi& 
* ■ ' knotiQ 



IT B X 0. ;■: 
huonóà produrre per materia , che ne t'ohab* 
hia generato tale > eh e habbia accidia a irta di 
Operare ciò* ■'■><■■■■ 

Za quarta cagione , che fa lo huomofzerile y fl 
èrtegli inflr umenti genitali ,ciò è, nella uerga* 
&ne tefiicoli.la uergajiene lohuomofierikyfe 
effa è troppo curta sicché non poffa giugnere al 
collo della matrice, & accidentalmente fiaol pa- 
vere curta 3 fi come è, quando l'huomo fojje trop 
fio graffo y & haueffs il corpo molto graffo : che 
eofi apparrebbs curta y & per Vimpedimeto non* 
potrebbe peruenire a luoghi della matrice Al tie 
ne anchora 5 fé è troppo lunga ; fi come quella, 
raffredda lo-jperma per la lunghe^a della uia 
primayche arrini là 3 ouebifogna.ne toglie anche 
il generar e^fe ètorta>& fé molle.& debile M te 
Uicoli non lafciano produrre figliuoli > ne t uafi 
fermatici youe fojfefoprauenuto loro alcuna 
mala dìfyofìtione fredda; quale ueggiamo aueni 
ve per empiaUri di cotale qualità y o untioni con* 
tinuate ■: fimilmente > quando fi foffero fatti de~ 
bili per qualche off e fa: come loro accade , quan~ 
doloro fi caua la pietra della uefica : percioche 
credono alcuni , che fpeffeuolte uenga tagliato 
alcuno neruoyilquale dauanti portaua jperma a 
tejiicoli t & tante fono le principali cagioni > che 
fanno lo huomo §ìerile» 
v. M*A, qualle > che rendano le donne tali 3 fono> 
ftetdelle quali la.prima è la mala-, compie ffione.. 

loro* 



S Z: C Jl D 0. 54 

loro , la quale non è conforme con quella dello 
huomo : anzi è in tutto lontana , & diuerfa da 
quelloyche deurebbe effere , & che auanti hab- 
biamo mofirato . la feconda ., quando lì membri, 
principali fono offefi ima ciò fìdeuepiu guarda 
re negli huominì,che nelle donne, per cloche illor 
fimecome uogliono alcuni,non è atto al genera 
re,ma filo quello degli buominL&queflo dicia 
mo per ricetto della età, o altra cagione,chc 
faccia quefio ,comedifipra marinamente fi è 
potuto conofiere,oue babbi amo ragionato deb 
lofperma indiJpcfto 3 & delle cagioni,che toglìo- 
WickeP huomo non generica ter%a cofaènella 
piatrìce,& nelle parti dì leùhoraycome fi com- 
prenda la prima gabbiamo dimoflrato nella no** 
fira Trattica uniuerfaleiper cloche quiuifitrat 
ta di tutte le complefjloni particolarmente, &, 
come fi debbano cono fiere: peròquefla leggete*, 
mero ricorrete al con figlio di alcuno ualoro fu 
medico ideila feconda fi è uedutOyche p'm 
ali huomo, che alla donna toccali cercarne.deW 
la ter%a,la quale consìfie nella matrice y dicia* 
lino, che 

LA cagìone,cbe nuoce alla matrice , si è pri : 
mier amente la fua mala compkjfiene calida» 
e fredda ,humida , ò ficca : fenxa humori o con 
bumork per cloche , fi è troppo calida; la uirtà 
delfeme si fuffoca , & s'abbrufeìa . & l'huoma 
non altrimenti che sì faccia l 'agricoltore >fpar 

gc 



geìlfeme nel campo della donnatilquakyquan^ 
dofia+ie più che caldoycomeène paefi &Ethio-< 
piato ne giorni canìcolari;tdnta èlafua calidi- 
ià » & l'aridità della terra , che riduce ilfeme 
Jparffo nello fiato y che e fi trotta . in contrario, 
oueìl luogo y neì l quale fi ha dafeminamfiafred 
diffimo > come è ne più alti monti , che [sparano . 
ì Italia dall' Memagna:o quando la neue >& il 
ghiacciò è [opra la terrari quiui fi [smini; farà 
perduto ad una hora ilfeme>& lafatica.-percio 
chela uirtà di quello tutta s'eftinguerà , mori- 
rày&uerràal niente, il mede fimo poffiamo dire 
della bumidità: concio fiache chi [emina in alci* 
ria palude > fi [atica in uano.fimilmenie,fe la doti 
ria ha la matrice naturalmente troppo h umida». 
o per accidente ycome ueggiamo le [emine trffiè 9 
che tutto di fi giacciano con più huomini;non 
S'ingrauidanojie quelle dal? altra parti > che m 
la hanno molto ficca : perciochendèaltro Pufit 
ve con loro , che feminare formento nella pura 
érena.quefie quattro cagioni fono o naturali y o 
dccidemalhnaturaliyfela donna [eco ne ha por- 
tata alcuna dal uentre della madre > o per lun- 
go ufo talelafihahbia acquìfiata, accidentali fa 
noyquando per cihoyheueraggho altri cotali co- 
Ce haueffe mutata natura t & per quejìonellt 
matrice male difpofia fono di cattiuì humoriyli-* 
quali mefehiandofi con lo Jpermay nel corrom* 
fono, onde per la, lóro calidjtà il rifoluonoyo per* 

la 



là frigidità U congelano , o per laficcità U di fi e 
jeano if. o per Inumidita mi rendono lubrico . & 
quindi ne nafee, che la virtù della matrice , la* 
quale deurebbe ritener e lo (ferma , diuenutade 
Me noi lafcid ufeire: [quinci, che quello ^ebe ba- 
erebbe a tirarlo a fé, per lafua debolei^a non 
ha potere di farlo: quinci, che il collo della ma" 
trice,& tutta la natura infiemefifa larga y & 
,-ampiaila onde non s'agguaglia alla uerga, ne fé 
medesima ritira , & raccoglie fopra lo fperma. 
finalmente, quinci nefegue,che fi ferrano quel 
le uene,che menano ilmenftruo, ilquale non de- 
fcendendo,o in minore abbondan%a,che farebbe 
,meftieri,lafciafierìle la donna, laqual co fa ope- 
ra etjandio, quando il colla della matrice f offe 
troppo fretto, come amene alle dorme troppo 
tgraffem quella parte le quali non portano figli 
< nolhconciofia che lo fyerma non poffa pafjare-à 
-debiti luoghi. . 

1<lpn s'ingrauidano oltre alle dette cagioni 
. miuerfali, oue nella bocca della naturafojfero 
, alcune graui infermità;comefono hemorrboidu 
, 4pofteme,& fimili maluliquali ferrano le partì 
. della matrice molto piu,che altra co fa. 

Toglie , che non fi faccia grauida , quando, 

, tifandola matrice no fpffealfuo luogo. &,cofi 

c come la troppa graffetta della natura impedii 

fee h ingrauidare; cofilafouercbia magrezza 

\ di tutto il cQrpOy q della matrice UfuoUfare . 

zt> 



I I B li 

-i Ut » quando ui fi tronaffe alcuna graf- 
fa ventofità y laquale tenejfe lontano lo $er- 
rna y ò nel cacciale ; non potrebbe gene-* 
rare . 

Similmente ; doue il corfo de" menfirui fojfe 
fouerchioyò continuo r ouero il naturale manca/ 
~fe;percìochel'uno y & l'altro difetto indebolire 
-molto la matrice,. 

Impedì fce oltre a ciò il generare figliuo- 
li li difetti dell'urina , la matrice cbiufa y li 
dolori matricoli , la durerà, lahidropifia* 
-le infiammationi y Ferifipile, che in effa aut- 
'■mrpojfano y finalmente toglie il generare y fé 
la matrice fia piena di acqua* in quella fi fia 
coagulato fangue y marcia y con altra co fa pu^ 
polente, & noiofa . 

G L l errori* che impedì fcono y che la donna, 
non s'ingrauidi y fono primieramente quando 
rbuomo , & la donna non fi portano amoreyan- 
V^ifi odiano. 

Dipoi > quando rbuomo fyarge il fuo fe- 
me prima della donna . per laqualcofa , per- 
^ciocbe effa fuole effere più tarda in ciò y che 
rbuomo none; deuefi andar ritenendo , quan- 
do può il più. & coloro > che ardentiffima- 
mente desiderano di bauer figliuoli tra l'aU 
ire ejperien%e fanno anchoraqueHa , che fi le- 
dano leggiermente li tefiicoli y perche non ne 
fojpt ufcìrelo fterma . & di ciò ne lafciano il 
* ■■-■- penfie- 



S Ef t{l> 0. ?6 

penfiero alla donna , lagnale come [ente (e effet 
tticina il corromperfi;cofi negli fcioglie, & poi 
me lafcla ilfeme fuo , ilqt0ómfieffie con quelle 
dell' buomo fi mefccla. 

Ma che il feme della donna fi richieda 
al generare della creatura 3 negano il più de 
philofophi , & dicono 3 che coloro [e ingan* 
nanoyiquali tramano > che le donne fianone- 
veffarie al produrre figliuoli folo per quefio* 
:che alcuna volta ghiacendofi con huomini , 
jpargono lo ffierma y & che habbiano diletta 
in quello atto : perciò che egli è il vero % che da* 
*' va fi menfiruali efcono alle volte alcune burnì- 
dita bianche > & liquide > lequali non fona 
Jperma, ma proprie del luogo , donde vengo- 
no •> anyi fi pofiono più tofio chiamare men>» 
Jìruo, ilquale diuiene bianco per lo fregare ± 
& per lo rifcaldare del luogo, ma fuppofiùp 
cheejfo foffe verofyerma , farebbe le più uol- 
■te in vano: concio fia che preffo che tutte le don 
ne affermino , che quando fi fono ingrauidate % 
ò s ingrauìdano t non fentano piacere % ne dilet- 
to alcuno . 

tAppreffo le dette co fé non lafcla ingrauida* 
reyfefubuo doppoil coito la donna facejfe qual 
che gran fatiàiVper laquale le conueniffe ri- 
tenere il fiato* 3 ò mouere tutto il corpo : come 
fanno quelle , che fzltano fitto etto unite ak- 
.i&iìidiarQ* 

a 



t i n ^ o 

Il rende anche difficile Vaere troppo caldo, 
freddo tumido ,q [eccoci corrótto^ peftifero: 
fwàlmentele cmfklUtioni , che fioreggiano 
in alcmi luoghi.&$riòfi tteggono alcuni pae- 
fi memcopiofi d'huomini, che altri nonfono;& 
jnafiimamente quelli y ne quali l'aere è molto fot 
4ik:quindì una afpra toffe ylofitenuto doppo il 
xoito,qualcbe fatica troppo graue^l troppo ri- 
;pofo,ìl màgiare y & bere fuor di mifura> et fuor 
di tempo jl uegghiare difouerchiojo euacuare 
fiutcbe non fi richiede il corpo, & jpecialmente 
txahendone ilfangue^b altro humore con uiolen 
%a>ilflii$ùdà uentre,il continuo uomitojepaf 
póni dell'animo ; quali fono lo allegrar fi oltre 
modo^lo attrifiarfijl temere >& il famigliami: 
il bagnarfi di continuo in acqua freddalo calda 
r $roppOi<& molte altre maniere y dellequali gran 
.forte raccontammo nel Ter%o Libro . 

Come conofcere fi potfà, fé finiamo, ò la don 
«. jiafìano cagione di non generare figliuo- 
li* & della loro fterilùà . Cap. 1 1. 

Dunque da trejpecie di cagio- 
ni uiene> chela donna non s'in 
grauidi : ma i conofcere per. 
uia difegni,&di ejperien^e» 
quale delle trefia la uera 9 mi 

;. apparecchio a dimostrar uh 
prima 




s e co x n o: ij 

prima contando il modo dì u far e le efj>erien7g\ 
foidefcendendo afegnu 
, Que'pbilofophi naturali , che uoglitìno > cb& 
lojj>ermdi obumidità della donna fia neceffario 
al generare , fanno quefla proua. pigliano della 
fi erma deWhuomOy & di quello della donna>& 
gettanlo in acqua+& quelloycheftadifopraydi-, 
cono non effer buono a fare figliuoli* 
< alcuni altri togUono fette grani di formen* 
to, fette di or%o->& fette di faua : iquali bagna- 
no nella loro propria urim:cioè> l'buomo ifudi 
tiintiuno grani nella fita urma r & la dona ifuoi- 
par immiti: ciafcuno di loro poi glifeminafepa-i 
ratamente in alcun terreno y doue non pojfa cor-i 
vere acqua, ne piouere . & ogni mattina l'buo~ 
tno inaffia il j eminato della fua urina, & il me- 
defimo faccia la donna nel fuo . contìnua fi que- 
lla maniera per ottOyO dieci giorni fino a tanto, 
the fia il tempo^he debbano nafcere . quéfemi* 
che manderanno fuori il germoglio, moftreran* 
no, che quella per fona , non fia flerile :ma l*aU 
tra fi* 

[Altri più pefat amente procedono in ciò.fa* 
mo federe la donna fopra alcuna fedìa forata,^ 
la coprono conpanni ottimamente . al foro fon 
gono alcuno profumo , ilquale le afcenda alla 
matrice con la aiuto di alcuna canna .il pro-i 
fumo fia, come di laudano , fiorace calamita^ 
legno aloe,mufcbio , ambra, & cotalì altre £ù« 
u H fé 



L 1 % *£ 

fi peBe fu carburi accefinl quale ^fe ellafentirà 
dalia fané da baffo falirk al nafo ; [affla >do® 
la colpa della fimlitànon èfuaima éeU'buomo.* 
' Tut facile mùdoètfe ponete alcmoaglio tm^y 
io mila natura della donna, al nafo della quale** 
peruenendo l'odore-, è manifefio fegnoycbedaì 
tei non procede il non mgrauidarfh ma di ciò ne 
^cagione ti mar ito, ma qual -co fa intuito nella. 
donna mona laflerilitàueniamo amo(ìrarw* 

H abbiamo ueduto%cbe quattro modi impedi 
[cono Phuomo aWingrauidare: de' quali il prh 
ino è la copieffione di luifimìle a quella della da 
vaila cognitione della quale al predente lafcia* 
ino à periti medici mfieme cól fecondo modo» 

Il ter%ùyche par tiene al feme, è y ebe effofm 

tale , quale l'babbiamo de ferino : ma nella fua\ 

compl*jjìone 9 fe fard troppo caldo'yladonna il. fa 

fra -dire tperciocbe fornirà quando dal marito 

feèjparto nella matrice y la [uà calidita.nel co r 

nofeera ancboral ? buomo;perchcbe nelìufcire* 

che fa,fi [ente mordere da quella, &feco recar 

una molta calidità* oltre a ciò ? benebe a farlo 

fiameno che bwefto ; ilfm colore nel manife^ 

.fiat conciò fia co fa dteyfe il fbargetefopm alcun 

panmplfm bianco tragga al gialloni uedepur 

dall' etàidalla complefione, & dalla qualità del 

cor poxeome fono cokroìlìqualì banno molti pe~ 

Ih&gr offhli tefiicoUpelofi> & altre cofi fatte 

lamiere ' .... , ,. ' J .. - , . 



$ Z C Tti'B 0; 5S 

Se haura molto del frìgido; il dimojlrerd l'ef 
fere troppo liquido , nondigefio , che non mena. 
fico prurito,^ li tefiicolifenxa pelhneW ufciìfe 
non frate caldo y ma più tofeo freddo, ercoli 
amene alla donna nel ritenerlo » l'odore s & 
il calore eziandio ne fa ceni : per cloche non è di 
alcuno buono odore y ne fetore . finalmente £ 
huomoèdebileal coito ^ poche mite ufo. con 
famoglie. 

Se lo [berma farà altrimenti dì quello » che 
h abbiamo detto nel primo capitolo douere effe- 
re; oltre olii mostrati fegni fi cono fcera 3 fi .l'huo 
mo fofiiene f colamento s ò cada fpejjo nei difetto 
dell incordar fi: fimilmente quando foffe troppo 
uecchioiubnacoipaxgo & cotali altri, 

IL quarto ?nodo 3 ilqualeconfifiem membri 
genitaliìfi comprende co fi .. fé il membro uirile 
fari troppo curio , q lungo , per -fi mede fimo >iL 
manifefia, 

,: Se il capo di quello fojfe legato ìnguifa^che^ 
fi torceffe&fiefle cbino- 3 ne feguirebbe 3 che ufeen 
dolo^erma } farebbefen^a empitala filo, : fila, 
<&> con malo modp t &; pofi l'altre cagioni manife. 
ftefi uedrebbono , o dalChuomo fi n'baurebbs- 
piena informai ione. 

... T \Ufono le principali cagioni, che fanno la 
donna fi er ile ri fegni delle quali primi, che uì 
feopra ; mi piace di ricordaruiy che fono alcu* 
mMq^ali^erlord^ 

Hi nelU 



£ r È ^ o 

nella prima età, ma nella feconda non cocepifco- 
no 3 mafi nella ter%a : alcune ci hanno , che non 
nella prima ,ma nella feconda , <& te*%a. & di 
ciò fa ne uedono molti tefiimoni in quefia , & in 
ogni altra citta,che molte,che non hanno potu- 
to nella prima y ne ancbora nella feconda età in* 
grauidarfi, nella ter%a , cioè , né quarantacin- 
que anni hanno cónceputo,&perauentura ame 
ne,che nel paffato tempo none/fendo fiato lama 
trice loro difi>ofta> con fetàfia uenuza facendo* 
fi atta al generar e* 

'■ Ma, otte il difetto nafceffe dalla couenien%a % 
chehaueffero lecomplejfioni di amendui,il li- 
gnificherà le qualità loro, & ifegnijche effe co~\ 
pleffiom portano con feco : per cloche poniamo» 
che amendue conuengano in ejfere calidi ; ilor > 
corpi diuentano fiu tofto , che gli altri graffi: 
quando anche fiano magr prendono gran calore 
à chi gli tocca Je lor uewfonogonfie.fi mouonù 
uelocemente, & fj>irano.hanno ilpolfo ueloce, 
& tutte le lor cofe.fono oflinati, & bi^gariÀor, 
mono poco. fono pelofi,& li capelli loro fono ere 
fpi, & negrUl colore della carne è rojfo co qual 
cheofeurità. . 

VHjcontr ariose fono di compleffione freddai 

nafeono tardo i lor capelli, & fono fiottili, pia- 

^ ni, & debili . fono digrofjo intelletto , & tarJ 

di ad operare ài polfo , loro è piccolo , & il 

nprare^uieto, é* appaiono freddi a chiunque^ 



S £ C *£ JD 0% f$ 

gli tócca .quefti cpt ali» cbefifianoo buommkà * 
donne>generano pochi figliuoli,^ rpocùdefidera " 
no di ufare ',& dormono molto. 

%t > fé deriuaffe da! membri principali t uifiè 
anchora noto:percìoche e fa bijogw> cheproce* 
da da qualche gran cofa>& molto fin nella do» 
na } cbenelìbuomo, 

Ida y quando lo fyerma della donna fiabifo* 
gnofo alla generatane ; riguariifi alla natura 
4i quello: come è, fé è troppo caldo>frsddo y barai 
do 3 ofecco:tuttauia egli pare 3 che più fi babbitt 
riguardo a quello dell' buomo^ eie della don- 
na ; conciofiacofacbe ,fe il fems della donna 
ni è necejfariQyfarà più tofio come co fa paffiua* 
che attiua. 

uè la matrice ne patifea sì, che foffe troppa 
calida^ofrigida-iO bumida, ficcatacela fi c&* 
fi.fe è difouerchìo calda ;fi uedrdla donna mai 
gra > pelofa y & con peligroffi . il j "angue men- 
omale ne uerrdmpoca quantità^ far agro p 
fo)& negro, 

Ehquandofujfe di compleffione freddali meni 
fimi n' 't$ faranno fattiti, acquo fi 9 & pochi > $* 
poco roffi.i peli nel pettenecchìo nafeerannòra* 
4h ma biondi piti tofio y che negri » & debili > & 
fittili molto. 

Uumìdq (ììno$ra i & lubrica; fé ne [itila con * 
Itìnuamente alcune humidità > onae la donna fi 
! fionda > &amnti il tempo debito partorì fee^i 

H f li 



\c> ìf l B C ù 

te mammelle, fi: fanno molli infieme con 'tutto- il. 

. corpo^maffimamentek anche&effa è lenta 
nello andare ,& in ogni altro fuo attO}& ope- 
ra: fen-%4 che non può ritenere lùfpermariceuii 
to*& farebbe quella cagiùne'najcaaduna ho-' 
raco&quella della frigidità* 

Se verrà da fi e di abitar affi la donna ttìenuà- 
fa y&i fyoi M'enfimi ne apparir ano pochi per * 
mlta>etjpej]ì>etrari ipdùhauràla natura fec 
cafempreytt afbra- i fen r za alcuna humidltàiqucL 
tunque foffie p er giacer fi e onl'h uomo. 
- La uentofità > & majfimamente graffa fuole 
mefirare prima IL uentre di f opra* &iemawel 
le enfiate: la matrice i & la bocca fuapiena dì 
uento } s 'accorgete he le uiuande uentofe lenuoco 
\no*ode> & finte nel uentrèalcuri uolgimento * 
tjr romore con fmno.da che nafee un dolore 
fuhitoyilquale ci fi corine preftamente ne uiene > 
cefi fi parte. ' ._ . _ 

La larghe%%a % & amplerà delta matrice* 
& della natura fi comprende ottimamente neU 
lepitttane ì kquaU > neglihuominifimilmetes''a 
iiedonogiamaiyche il 'lor membro fia ne prefo > 
nefirettOé , , 

^ jxoue 'la donna foffe troppo graffa ;nepotr art 
no render tefiìmonià'^a gli occhi di chi la riguar . 

jda:percìoche> quado effa agrafia^ dicarne ri 
'■pìena > & U/jìo lontre difeende a bafloyfard nò 
io, & mamfefiQ a qualunque uìmlgetà gli oc~^ 
V. ... " chii 



tbiyche eltamn s'ingrauidera: perciocbefi u£» 
deycbe ella è impedita^& ferrata nella matrice* 
&m?luògbiioue fi genera* 
- Et,fe doawewffefi come a cùkkchehawjje 
il pettoje $alle*i fianchile cofcie i & altre par 
ti e$emate:& il uentre fifa graffo fuor di mi- 
furai&fmilidffeje; onero alcuna uentofitàla 
grauaffeMé facejje ritenere lo ftercofhche per 
tutte* parte dì dette ragioni la natura fofft ài 
uemta fimttaj ne faprà certificare la Leuatrj 
ce, toccando ^queUi lùogbiy& cercandogli dili- 
gentemente. • . 
■ Ma col giudich i & dìfcretionenofir4 i & con 
la uifta conofceremo >fe per ejjere^tmppo efte- 
nuate»& magre le parti dabajfoÀ per lofouet 
tbio cor fide* menftrui.ò per ejferfi ritenuti; n& 
fi farà grauida la donna * dalle quali cofe % & 
dalle parole di le bauremonotiùa >&& 
molte altre particolarità > lequqli 
brieuemeMetr appagamo; qq 
me quelle,* che* feconda 

che fi è dettoci®- ; 

_ tenderanno 

per fé :■■ ----'■■ " ■ •--'- 
fteffeà da chi bauta hi* 
fono £aiuto.etqu$ 

fio tanto fio. 
- " affai* *';•' ■■■• 

■ -•- / 4 H 4 




e _ rt t r ^ Cr 

La {lerìlìtà venuta dalla parte deirhuQmo co- 
me fi rimana iSc prima come le compiei- 
fioni delì'huomo , & deila donna fi debba- 
no, & fi poflWo mutare ; accioche non 'fia- 

j nofimili. Cap. Ili, 

Ora y poiché conofcerete , che 
rhuomo ,&la y donna fono di 
compie (pone eguale > ma di- 
jìemperatarfhuomo giaccìafi 
con altra donna > lacuale fta 
di qualità contraria alla fua; 
onero la moglie mutila fua con cibi,& altre co 
. fesche habbiano uirtÙ di ciò adoperare >& che 
'alcun fauio medico, & udiente faprdottima- 
, mente fare:pey - cicche egli è meglio, > che la don r 
na fàccia cotale mutatione y& cheJbuomo rh 
\ manganella pnxprianaiurayconfiderandoyfhe 
\la donna fomigli nel generare la terra>&. la ma 
' y teria.che^non altrimentùhe la water ia»ò la ter 
\ ra è moffa, & preparata , percheffcartouiilfe- 
: meyfi uenga ad ingravidare , <&a produrre ; la 
donna deue difj>onerfi y et preparai fi all'buomo: 
accioche 3 quaridq eglifemmerà nel campo di lei* 
il trouipreffio. non s'afyetti 4leum$cbe io difeo- 
frii modi di mutare compleffiong : percioche in 
' altraparteilfqrpyp, lanciandone al pr e fente il 
penfiero'a periti mèdkhUquali incofe tali de- 
vono effere chiamati 9 L ~- s 



r% e o Ti p Q. 



€% 



X Jt SZCO^BU e r jt Gì OT^Z 

r -~ della jìerilitàddl'bwmo >& della donna 
? come toglier via fi debba* 

JA membri principali, come fono il cerebro, 
•t- il cuore, io ftomacho s il fegato, le reni 
ì con che ordine fi hajbbiano a cura- 
re, fé per loro farà impedito 
£ > " il generate* Gap. IIII. 

[ J 'èjuefEa parte uogliamo tra* 
' [fonare alla noftra Trattica 
uniuerfale ; fi come a luogo 
:piu conueneuole % & proprio; 
- ma cotantoftioftraremo, che, 
Seilcerebro foffe cagione à 
mdl'huomOiO nella dona di fieriiit gufinolo elee 
£uarìoplmfarcoticon con mufebio y & La con* 
fermai fiori di rosmarino 3 pur fatta con miir 
Jcbiòjna uejìrepeperfegniTnanifeflh fé dal c£rc 
ix.omfca qu$o. * difetto leggendone! prima li* 
broil capitolo fatto a coloro>cbe fona impotetiT 
', l ti,& debili al coito ♦ 

Se uerrà dal cuore; prendine dell' elettuarh 
diamufchio>diambra > diagalanga ì & il diatrion 
x pipereon,fe farà bifogno: ma ne chiedano ilcan 
'•figlio del medico* 

Il diatrionpipenon y & il diagalanga fono ot 
\ timi 




fimi allo ftomacfo -> quando da frigidità fojje 
hjftfùiapptcffùil diafatirion con reni dì Bmco* 
texeni-ycheindijfofte produceffero Berlina* 
fi curarlo mqueftaguifa.compùngafi unguento 
con una oncia egualmente di affa fetida, di pire 
,tto~ò,àiftapbifagria* ruchetta* feme di cipolle» 
p>pe*£^wreo,mirrha*& fioraci calamita: una 
dramma di ottimo mufchio tutti fatti fottil- 
' mente in poluere: due oncie di grafito di leone* 
lequali tutte co fi facciano un bollore in due li- 
redi olio dicono . poi aggiungauifi due onde dì 
€era*&facciafi unguento: ilquale èdigrandif- 
fimauirtu alle reni debili mgedone quelle . ma, 
perciqche fi pò ffono indebolir e per dìùerfe qua- 
lità; ui con figliamo* che la cura ne diate ad af~ 
fundottiffmo medico* 

'.' jiuime ancboraflerilità? cagione dell'huo- 
mo *& è perpetua ; quando gli f offe tratto fan- 
gueda alcune itene* che fono doppo le orecchie* 
& che quelle foffero del tutto tagliate: concio fio: 
cofacbel'hiumòrejpermatico il piudifcenda per 
quelle dal cererò* Ritiene alle renh& a mem- 
irigeiiìtalU 



1*6 



s je e o x^ ù * 6 \ 

tJL TE\ZJl CUeiOJ^E DULLJL 
• fterilitd dell'huomo s & come cura~ 
re fi debba . 

Quali fiano coloro, che per cagione del femc 

noningrauidano, & di che qualità fìà 

quello ièro e , che non fa figliuoli » . 

&come fi. debba proueder^ 

ui* Gap, V. 

ni 'Ji [ce da due co fé 5 che il seme 
ddfhuomb non generi:? u y naè 
'.. in fé fìeffò 5 & l'altra meli bua 
rno.il feme -perfernedefimo ne 
- farà capone* quando non bah 
M bialequalita>chevèl primo c& 
piolo habbiamo dettò douerglìfi couenìredlche 
mrràoda copleffìone fua troppo ca!da 3 fredda*l 
bumìda& fecca.ma procederà dalThuomo ,fe e- 
fari troppo uecchio 3 o troppo gioitane, infermò 
d'alcunamf&mitdscomejebauejfelafebre^fofi' 
fefiegmaticotfhìficoy o hidropico, patifcedifió 
lametOìofmìli altri modi : màgia$e>& beuefff : \ 
fen\a mi fura in tjtto,che f l*nfan%a delle mutL* 
de miàaflb naturalo $ be iter 'aggi fi faceffe ubria 
£30. que&icotalio fono pnui dijeme > ùnehann&^ 
focbifjlmo:& } fepur alcuni ne hannQicommet* , 




*ó»o errore «e/ coita ,o generano figliuoli moti- 
JUritOcagioneuoli della per fona» t 

Se bfterma dell'h uomo per caliditàfua non 
generaffèìtrouifi maglie di natura frigida, bian 
ca,&morbida.le uiuàde fianoan%i frigide, che 
tàitit&teirnperate almeno : quali fono le carni di 
capretti) jàì ' agnellÓydi porco giouane , di uìtel- 
fax& c&a$ì -altre condite con agrefta, o utnodi 
ppmì granati garbi, o fucco ài oxiacantba.beua 
uimigarbo inacquato .ufi alcuna uolta la mat 
tina^ioxhacchara con acqua 3 nellaquale fia 
fiata cotta lattuca,o portulaca :o in cambio del 
oxi^acebara taglia %uccbero rofato } ma dìffoU 
ta indetta acqua. 

Et cQnofcendo , che il male uenga da frìgidi- 
tàiprenda donna di colore bruno, che fia copio fa, 
di meslruì rofìi molto, beua nino potente inac^ 
quato,ér mangi carni condite con peperò ffiecie. 
le carni fiano di cabrato, o montone giouane >pi 
pion'h& poffare, tolga ogni mattina alianti defi 
nare*& ogni fera auanticena tanto dhlettua~\ 
rio detto diamargariton,o diamufchio 3 o diaga- 
l&iga,odiafatirion,quantaèunanoce. 
■ Se farà tropp&bitmido , <*?• liquido ; facciati 
jgrofjh con cibi 3 bewraggi > & confetti tali, qua* 
li defen^poamp mi coitolo di coloro , che fono 
impotenti lai lcpit<> : dotte etiandìp, fi frouerà la, . 
uia di moltiplicarlo, 4 quegli * Uq^alì ne fojfero -, 
pmi» ' "."■■'.-■ 



S E C X D <X *$ 

llfeme diuecchiffimi buomini 3 & de'giouanif 
fimi no genera per difetto della loro età. &>ben 
che alcuni di fettanta , & ottanta annìhahbia* 
no figliuoli^ &fimilm ente dègiouanettiyaoadi- 
meno auiene poche uolte . ne configliamo alcu- 
fioche con V altrui ejfempiofi pigli moglie a là- 
to:percioche,fefara troppa giouane;uerrà vec- 
chio auantiiltempo y o morirà :& 3 feegli è dì 
grade età;uiuerà poco, o cader à in alcuna infer 
mitdyche in brieue il toglierà dal mondo. 

In quanto a quegli, che noti generano* perche 

gabbiano alcuno male; procaccino di rimouere 

quello^ fi faranno fecondici fimigliante dieta 

mo a colora pche troppo magiano 3 & beuono>& 

itjanoMuande,& uini 3 cbegli t impedirono Pha 

uere de y figliuoli:percioche » fé lafcemnm 

quefli uitij 3 & renderanno fé atti 

al produrre feme buono; non 

rimarrano fen%a ber edi> 

& faranno compiti > 

<■ & fani dell'ani 

moy&del 

corp< 






X l B K 




lU QVjLXTjl CJLGlOJiJE DUI* 

S~: : te Merihtà dtWhuomo,&Mqualmo- 
.... " ; do fi babbi a a curare* 

jt quarta cagione , che ne fai 
rhuomofterile 3 cofifte ne* nié? 
bri genitali,c!oè nella uerga % 
& nell'i tefiicolì » dalla uerga 
nafcerà il difetto, fé farà indi 
fbofla a gli atti uenerei :fi~ 
wlrftmte.datefticoli* 

Come fi corregga alcun difetto della uerga 
; che fia cagione neH'huomo di fter- 
liliti, Cap- V l 

idfcono alcuni > b per mifem 
accidente uengono a tale, che 
wmpoffono hauer e figliuoli ; 
perciocbe lajuerga ò ne hàno 
tanto breue che non giungo- 
noMla matrice , ò tanto lun- 
ga, che per uia raffreddato il feme permeile in 
quella fen%a virtù, &fen%a for%a* ueggonfi 
altri appreffo, che la natura loro ne lo ha fatta 
torto, piegando il foro aWingiu,ò ad altra par- 
te, però prima all'una cofa, & poi all'altra ce 
muexnmQ. 
1 ; l Diuerrà 




X>ìuerrà maggiore il detto membro ? fé pri~ 
mìeramenteil freghete conalcun fanno ruuì* 
hi & afjfr.a % dipoi lo ungerete empito di cojìo* 
q di lombrichù congrafeìo di orfo ? di leone>ò al 
trajpeck 'cdida. s tuimuÌ4 fregando , & quìfta- 
manierai & iefeguenti conukne tenere wattU, 
na 3 &fera per trmta fino a quaranta giorni. . 

Onde freghili in prima ottimameteconpàn^ 
no della maniera raccontata ; quindi fregando 
naiafi largendo fopra latte dipecora « &chk 
ferfeuemàpmuolte al 4hm mrrà fiu tofio a. 
capOi&Jenxa pericolo, 
- tamii anche ogni giorno mattina^et fera con 
acqua calda, nella quale fia flato cotto pepe ,à 
thhimaloj&y mentre ciò fi adopera ; freghi fi il 
luogo aframente fino 3 che fi faccia rofio > & 
che comincia ad enfiar fi » appreffo ungafi tut~ 
to con olio dicoBorÒ diligo 3 è fimile altro di 
wrtàcaMdo . quindi mfienda fopra alcuno em^ 
fiafiro fatto di peci* & ammoniaco inpart& 
eguale fiefo* cóme altufaunceroto intornoàl 
. membro, quefio modo non ifen%a qualche perì*, 
colotpeniochetrahea fé gran copia dhumo~ 
ri , peroprocedafi difesamente gufando ntìlo 
ficcare deWmpialìro latte dì pecora y&co~ 
tali cofe* kquaii aiutino , *£* mitighino ad mai 

Con minore pericolo ifarà ì qufàofifi'egBPafi 
Jaìil membro sicché dimnga rojfo.-etdoppùq®* 

ofi 



é-'s 



•^ .'X t SU 9 y 

fio uìfijpargOrfopra acqua calda : alla fine con 
cera difcìolta in alquanto di olio molato, &ft# 
ffafitfo alcuna pez^a > ò empiafbrataui intorno 
mfifafcw 

Tirerà affai piu,fe 3 doppo che mi il ui haurt 
te fregato con aku%jpamo,& bagnato infiemt 
con latte di uacca ;ui appiccate pece <£ attorno^ 
nella guifa detta.onde cotinuando quefio alme- 
no due mite il giorno, loaccrefcerd molto:con- 
ciojtecofa che lajpece tragga a /e il {angue , il 
ritenga con ìeffere uifcofo,& tenace, & lo ap~ 
prenda conlafua gr affetta. -quefta ufawza du- 
rò lungamente appreffoi^omaniycbe uenàeua* 
m,& comprauano fcbiauiiperò cbe,fe uoleua* 
nomgraffar,acciochefoffero più belli, & appa- 
tifanti, alcuna parte del corpo loro; feruauana 
la detta maniera.ma di ciò legga fi nel primo li- 
bra degli Ornarne ti delle donne al capitolo,cbc 
infegna lauta d* ingraffare un membro là, dom 
uedrete quefio,& altri modi. 

Ma molto più traherà,fe co la pece mefchia- 
te fanguifughe Secche, & polueri^ate minuta- 
menUz&poiche ne haur et e ficcata lapece;ui 
ungete co olio uiolato,òcon latte di pecora fen- 
sfregar ui, dr* tanto più, fé fentifte infiamma- 
tod membro^ le pani uicine:perciocbe potrei 
bonotirare,fe non uiprouedeffe,tanta materia, 
che ne furgerebbe alcuna noiofa ,& grane po- 
$kma* ■.;.;. 



s e co ^ b o: 61 

- "EiidóuemefcolaHela poluere delle fangui fu 
ghe con cera y & olio uiolato,& uè ne empiafira 
fieifaubbe più ageuole, & nonfen^a^profìtto. 
. Il che faranno pur -li lombrici fecchi> & poU 
nericati con olio fambucinomiUi: onero trat- 
ti della terra > & co fi uiui porgli in alcuna am- 
molla ài olio di giglio bianco y ofambueinosafii 
mile-. altro » & lanciargli al fole fino a tantoché, 
fia~tuttQ fatto un. corpo affai ffteffo: & poi'far- 
meempiafiro, . ,-...;. 

Inondimene fedi prouàre più auantiu'ag* 
gradatfoglìete uguale parte difolfo uiuo,& di 
,$epedìquali peflate^quanto potete il pi^&gU 
puff at e per alcun drappo di fet a ì come farebbe 
xùmiefmo, o zendado ben fiffo. in tanto habbiate 
•melle caldo, & entro uifparget.e me f colando la 
-pòluere. . empìafkraunt polii membro^ il la- 
fciate co fi per una lunga bora . & ni lanate con 
ztcguu calda, . ■..".•''/, ': .V 

^ ^Alcuni y che ne hanno ildeslro: 3 uifi legano; 
jin#£ , zgadi piombo^mamgiiifa > cbe?ionteto4>- 
chi: ma noi , liquali il più portiamo cal%e tanto 
$mttej& tirate -, chea pena habbUmofòr^a di 
-moùemifi 'dentro r y non potremo feguire • queflo 
-»ordwe.pM (hi mkabìfognoyfapmtrvuarciot- 
-•timèmodo. &JimKo:fard argomenta certtf- 
zfimo* mangiando cibi y i quali habbiano uir-tudi 
-mgraffare. ... '.-....,.->■; 

- .-:; Mlafinefiuede rimedia buono», &fìcuro il 
*; : : ■ X già- 



i i s n, o 

giacer fi fj>efie uolte con doma:percioche fi me- 
tte ad esercitar fi quella parte.ma concbiudend* 
diciamo , che chi haurà a fernirfi delle narrate 
mediciue y & di quelle fi narra , in breue haurà 
fienamente ilfito defiderìo. 

M*A FRÌSSI breue nonfema malageuole^ 
%a, ne bi fogna , che uoi foli a quefia imprefa ut 
mettiate \per cloche più di male per auentura . 
yefeguirebbe , che di bene. la onde datene ad 
alcun perito medico il prefente carico , dal qua 
le in pochi parole ci fediremo ; fi come quegli» 
(he confidatoci nel configlio , <& nel ualore di 
quello $eriamo>cbe a felice fine ne riufcifca.&> 
pereioche oltre alt altre cofe uì contitene ri— 
tenere , e he il nutrimento non difeenda a detta 
luogo y & maff.mamente con empiafiri » ba- 
gli* fomentationi > untioni y & fimiglianti ma- 
niere* 

Terò habbiate foglie nerdi di cicuta col fu& 
feme, 0- infiemeben pefie ne legate al membro* 
mamefchiateui alquanto di poluere di mafiice, 
ardirò fé rojfe. 

cogliete di quell'acqua torbida x che cade 
della mola, alla quale fi aguzzano i coltelluU- 
feiatene cadere la fece tlaqmle uì empiafirate. 
& quefiofolo u&gliamo, che ci bafii ad hauer 
detto : per cloche chiunque de fiderà dt fapere 
più medicine buone da ciò legga ilprimo li- 
bro degli Ornamenti delle donne al capito- 
lo* 



$ n e o t^d 0* 66 

lo 9 ouefimoftra il modo di farei 1 uno membro 
più piccolo, che l'altro . ueda anchora il quar- 
* t o capitolo 3 nel quale s'impara di fare piccole 
le mammelle: percioche tutti li rimedi], che 
quiui fi leggono ,fono ottimi al prefente fug- 
getto. 

Et, fi ad alcuno par effe graue, & pericolo fi 
aferuare le moftrate cofe, o pur non gli piaceffe 
r ornanti che prenda moglie ;rìguar di diligente 
mente fi medefimó;accioche poi non habbia à do 
lerfi difijleffo. & , douefiuegga la parte bre~ 
ue;tolga alcuna doma piccola:& ^quando, ufa- 
no insieme; faccia , tffos accodi bene a lei fen%a 
tn&uersi ne l'uno , ne l'altro . mangi egli ci' 
hi , & altre cofe che habbiano del uentofo ; ac- 
etiche crefea la for%a efpulsiua . fiche leg- 
ga il capitolo ì 3 che è fcrhto a coloro , che fo- 
no debili al coito : & quiui haurà molte uh 
da moltiplicare , & far eloderma tale. daWal 
tra parte, fi la cofa farà troppo lunga strù- 
tti moglie, che sia grande, & che habbia le 
anche lunghe , & difiefe . & ufando ,insieme 
s'accoftino quanto poffono il più : che cosi ne 
lo fperma, ne lo ftirito s* indebolir a } quantun- 
que habb la a paffareper lunga ìlrada:percio- 
£heftandoftretti insieme il calore della mairi 
ce non si raffredderà : & in quella guifa con- 
ferirà lo fytrma , & lofpirito di quello. 
bl ji qualunque fojfe torto si, che perciò 

li la 



I I B \ O ^ 

la doma non singrauidaffe^e ciò fof e perche 
fojje legato troppo brieue; unga fi con buturOyQ 
con unguento fatto di graj 'ciò d'uccelli, & dop~ 
pò Pmtioneil tenga alto con alcuno ingegno.il 
quale fé non facefìe profitto; taglia fi in,guifa 9 
che non uenga nel tempo , che feguird y ad appic- 
€arfi.& quefia uìaferà la più breue 3 & pw$e- 
ditadiafi (ìmilmente la cura di questo ad alcu~ 
no perito chirurgico , ilquale fé uedrà me%ga 
da curarlo; il far a ; conciofia che potrebbe effer 
tale i che non ui uorrebbe metter mano .com* 
wettanfi finalmente a lui tutti quo" mali , che: 
vengono di fuori. 

I tefticoli,la cui mala complesfìone togìieìfe* 
cherhuomo non generale , con che ri- 
medi! alla lor difpofìtione torni- 
no. Cap. VII. 

Ohe fono le infermitàiche aio* 
peranoycheitefiicoli facciano 
l'huomo flerile: ma tra le mài 
te filo una ci parneceffariadi 
douer effer curata da noi x la- 
fidando l'altre a chirurgici:^* 
quejta èlacomplejjìone loro cattiua o per natu* 
ra,o per accidente acquifiata.naturale è,fequel 
litantofoffero indìffiofti , & debili 3 che perciò 
nulk ualeffero al generare ;la qualcofa uerreb 
.. v ' be 




$ E CO 3s[ D 0: 6f 

be da calidità,frìgidìtà,humidità , &ficcìtàttct 
tu rate . accidentalmente * auuiene il mede fimo >, 
come fi uedràyma il pìunafce da frigidità, bu 
miditàjequaliper fé fole ne fono cagione, con 
quelle è congiunto il celebro, il cuore,o il f ego. 
toyo altri membri fomigliantL 

.VOBJGltìE di ciò può trarfi da co fé efierio 
ri,commune è dall' aere freddo,da cibh&beue- 
raggi talUda humori generati da quellho da de 
bolezga della uirtu per efferfi giacciuto trop- 
po,hauer durata molta fatica,&fimili:ma mot 
to più , & a maggiore effetto ne può produrre 
la mala difpofitione , compofitionenatiua* -' 
« : *A Segni fi comprende, che la debolezza na- 
turale fia colpa del male per femplice calidità: 
per cloche le uene ddVoffeo , & della uergafono 
larghe , & alteje pelle difopra della cote è ra- 
ra,& con pori aperti: i peli fono ingranàiffima, 
copia intorno al pettinecchio,&alUcof€Ìe,fbef 
figuri, &affrì*£r chifitroua in queHoftatOyè 
ft.imolato fieramente dagli appetiti carnali, dr 
fi corrompe fubttamente .& lo fp erma , che ne 
~efce,trab.e algiallo,& allo feltro* ■ . > 

Doue laficcità fojfe congiunta con la calidì- 
•tallo jperma farà fecco, & non liquido , & con 
quefio uno ardentìffimo defiderio , e-r* continuo 
di trouarfi con donne.fi che per ogni femina,che 
coUui ueda ,farà affalito dalla concnpifcen%a% 
& dalla carne.gr la maggior parte de figliuoli, 

I 5 che 



l i n x o 

the effo barn Sfaranno mafchu 

Magnando la caliditifia co bumìdìtà;Vhuò 
mo hauràpiu copia "di g)erma>cbe gli racconta* 
ti . fari ne* luoghi detti poco pelofo > generavi 
pochi figliuolh& farà molto forte al coito, non 
glifi mouerà troppo il membro > come fa a co* 
loro r eh e hanno la compleffione de'teflicoli cal- 
da, &fecca : ma fi corromperà affai nelfonno. 

L*A dotte la debolezza foffe femplicemente 
fredda per natura; ifegni faranno del tutto con 
trarij a quelli della pura calidità* 

Ma,qualhora la frigidità fi congiugneffe con 
la humidhà;i peli del pettenecchio faranno mot 
li , & non ajpri . poco fard tentato dalla carne* 
lojperma liquido. di rado ingrauiderà.i peli tàr 
deranno a nafcere > & in poca quantità.& debil 
mente glifi mouerà il membro* 

Similmente > quando la deboleiga derimfft 
da fredda compleffione , &fecca;lojperma farai 
grojfo 3 ffiejfo,& poco 7 & del tutto diuerfo dalla 
calida>& humida» 

VKKiyT*& quefia indico fittone de*tefiicolÌ 
per alcuno accidente*habbiafi riguardo* j e uie* 
ne da calidità : concio fia chefifenta nel toccar 
quelli maggior calore del folito>& infiammalo 
ne : il colore loro tenda al roffo ben tinto , fé ne 
fofie cagione il f angue >& laborfadétefiicoU 
fi uede piena di uene . fenttrà alcun dolore , & 
granerà > & s'enferanno alle mite , mafen~ 



SECONDO* 48 

%* pericolo di pofiema. 

Et > fé ne foffe cagione lacholera i il luogo 
- s y infiammerà molto più , & con calore pia 
intenfo , accompagnato alcuna fiata da pun- 
ture, & mot dimento* il colore piegar à al 
giallo infiammato, non fentirà molta graue^ 
%a..: ma alle uolte non fen i zafebre,fete,& fimi" 
U accidenti , che ne reca la cholera . ma in con» 
trarlo. 

uè nafcejje da frigidità ; i tefiì coli faranno 
freddile itene pìccole t & afcofe, & maggior la 
graue%ga.onde douetefapere>che non altrimen 
ti impedi fi e il generare la catti uà ccmpleflìone 
accidmt oleiche fi facciala naturale, & queHo 
intorno afegnì uogliamo,che bafii, ricordando- 
vi da capOyche la frigidità con la bumidità fuo- 
le efjtre cagione della fttrìlitày in quanto ateHì 
coli. però dej cediamo alla cura, che rimoua que 
fti impedimenti. 

LJL diligenza > che fi deue ufare a togliere 
aia le male compie/poni, pertengono più al me* 
dicOiChe a noi : per cloche faprà meglio ordinare 
la dieta , che a ciafeuna di loro ordinare fi de- 
ue : meglio purgare Vhumore 3 che fignoreggia* 
altretanto , confortare li tefiicoli 3 & cotalial 
tre co fé .perche a lui ne la fciarete tutto il pen 
fiero y ilquale farà in eleggere femplici con- 
uenienti a bagni , empìafiri 3 untioni , fomenta- 
tioah& fimili.&i anebora che babbiaegli me* 

Z 4 moria 



€■} Zi*, t \B ?C & " ' 

moria perrìcordarglìfirftfcrhtorì doride trar 
rene gli pojfamondim£no -per fodisfarcin&i me- 
defijni,& perche conofcìate quello, che yfera il. 
medico* hauendo per uoifieffi affai bene appre»- 
fa la cagione, donde nafta il difetto ,col meTgo, 
de'fegniidiciamoyche 

- ^JeUa compleffione e alida fi compongono Ài- 
uerfe maniere di medicine con acqua rofa,di al» 
chechengi,folatro,olio rofato, mucilagine di fé. 
me di cotogni 3 cotoghifteflì,faua franta, farina 
d'orbo, farina di f ammarina di lente,aceto,ter\ 
va chimolia , acqua di yucche,?!? fimili, leccali ^ 
tutte fono di natura frigida. . 

■"'. Contra alla frigidità fi trottano, fori di eba* 

memìlla,melìloto, farina di ceci rojjì , melle,fi^ 

chi,carici,bdellio,berbenaca,foglk di caule,rof 

fi di oui,comino, una pàjfa,fierco di uacca , fece 

idi uino uecchio, radice di giglio bianco, hiffòpo> 

& fintili altri ',ck >e fono buoni, fino chefia dibi- 

«fogno rifoluere:psrcioche,doue fi conueniffe ma 

■ turar e; farà ottimo ilgrafcio di porco , la radi» 

we dimaluanifcOìquellt di giglio bianco, ilfeme 

-dilinoy&cptali: iquali con gli narrati per la 

, compie ffìone calida uar ranno airhumida,& al 

lafecca. 

Et da chichefifia membro genitale , che of- 

- fenda thuomoin far e figliuoli, prouer a molto 
*utile,&profitteuolelafeguete untione, la qua. 
' le, benché donanti fia fiata dt ferina 4awi per 
*• .*..-* . ; ~ ;, aiuto 



S E CO 2S£ D O. 69 

aiuto delle remypur fappiendo y quanto dì gioua> 
mento fia per- far e* da capo la conteremo infie- 
me con alcuni elettuarij, che più che altri ridur* 
ramo a buono fiato detti membri. . 
■ Pigliate adunque una oncia eguale di affa fé- 
tida,pirethroyftafifagriay ruccbetta y femedi ci- 
pQlla s pepeycaftoreo,mirrha , & fior ace calami 
ta:una dramma, di mufcbìofìniffìmodequali tnt ; 
te fpecie peftate 3 & tamifate diligentemente;^ ■; 
la polueremefchiatecondueoncie ài gr a few di * 
leone,& in due lire di olio dicofi ; o lefcaldate al: 
fuoco finocchi fi facciano feruentuaWhora uag-, 
giugnetedue onde di cera y & mefcolado lafcias- 
te raffreddare^ di quefio ungete la -.faina della 
fehiena^ lereniyfe fojfero dtbili:& poi li tefii 
coli y & il membro uirìle due bore doppo cena » 
quando fi uà a dormire . & la mattina feguen- 
te y &la fera appreffo auanti mangiare ufa- 
te il feguente confetto , ilquale rende l'huomo-. 
fecondo . 

< Troui due tejUcoli di uolpe : due dramme di 
cerebri di pafjere > &due di celebri di colombi^ 
cuocagli in acquai cottigli arrofiifea alquan. 
to.doppo quefio pefiigli con due onde di fiori di 
palma s & con una dramma di coda difii?ico.poì 
le componga con tanto zucchero y & melle per 
eia fc imo, quanto è la ter%a parte del pefo loro* 
pigline ogni uoita s quanto è una noce yfeguendo 
Cuntionedoppo la cena) oltre al detto >iUptale fi 

faccia. 



L l B K 
faccia comporremo fi componga,due 3 o tre notte 
fecondo cbefentirà, cbegligioui , tolga quello, 
che uiene appreffo . 

Tolga fei roffi di ouhun quarto dibuturofre 
fio ,& altro tanto di feme di capra: una oncia 
per parte di membro di toro ,fat trioni , %edoa- 
ria,gengeuo condito, mentha , teftìcoli di gallo, 
& di uolpe, &,fedefideri di hauere alcun figli* 
nolo mafchio'juntejlicolo deflro di montone, & 
di porco non caftrato:&,fe è uago difemina;fi~ 
niftro: due onde di cerebro di paffere ben cotto, 
& doppo alquanto arrostiti : una & me^^a di 
medolla di noce indiana,^ parimenti di pigno*- 
U,piSiaccbi, mandrole dolci , nociuole cotte al- 
quanto,& monde,& dattilizdue di feme di mal 
uà, & igualmente di feme di mer cor ella, di fe- 
me dirucbetta,garofali,gengeuo, pepe lungo, 
bianco,& negro, feme di lingua d'uccellojjr ca 
nella fina . tutte quefte co fé purgate , & nette 
cuoca in latte dipecora,ò di uacca , appreffo le 
pefliinfieme col latte rimafo quanto può il più, 
mefcolàdoui meqra oncia di coda di ftinco.quin 
di con due lire di melle rofato * & fette di %i4C~ 
chero fino disfatti al fuoco mefchi il pefio, & 4 
ficchi fuoco mefcolando tuitauia lafci bollire 
finoycbe diuenga finale ad uno elettuario. & le* 
nato uijparga entro una dramma di ottimo mu 
febio^et farà fatto. u filo ifeambio dell'altro mat 
t'inai fera auanti mangiare, & tanto quanto 

è una 



è una noce : che è una delle più rare> & mar ani 
gliofe c&mpofitioni y che udire fipojjano a ren- 
dere Fhuomo y che non genera figliuoli,fecondo, 
& takahe per lui non rimarrà la moglie di cour 
cipere ; benché anchora ejfa ne debba pi" 
gliare alcuna fiata: per ciocherìha- 
urà non picciolo frutto : che* 
quando da kiuenijjela 
fteriiìtà y & maf- 
fimamente 
per 
complejjìone fredda;no» 
faprebbe trouar* 
meglio» 



tJi 




- i. v » * 

LJ. Tl^IMJL C^GIOT^E, L Jt 

feconda. > & la terza della fterilìtà della 
■ '' donna come toglier uìa fi debba. 

Oiche habbiamoMmoftrate le 
cagioni, che facciano fterili 
gli h uomini, & te donne: & fi 
fono ueduti ifegni , che figni- 
ficano paratamente ciafcuna 
diquelle:& appreffofi è nar- 
rata la marnerà , che fi ha a feguire a toglier 
uiagli impedimenti t che non lanciano generare 
gli huomimtra lequaliia prima, & la feconda 
è commune alle donnerreftaci adunque folamen 
te a rimouere la ter%a,& ultima loro, la qua- 
le j fé bene ci raccorda è la matrice , i cui 
difetti y che inducono fterilìtà , fono 
ferini nel fecondo capitolo del 
predente libro: iquali ci 
pare fouerchi a 
raccordare, 
mauer- 
remo 
ad if coprir e i modi , cu 
quali curare fi 
debbano* 



LO, 



SE C O^D 0. yx 

t^A TZB^ZJL CUGIOTiE D'ELLA 
fierilità delle donne: la quale ènei' 
. .la matrice* . . 

Còme-la mala cpmplefsione della matrice ca-? 

lida 5 ò f rigid a» humidaa ò fecca^fi habbia" 

a far buona, >& per confeguente 

con che argomenti la donna 

smgrauidi. Cap^VIII. 

I E da troppa calidità foffe offe 
-pila matric£;ordini il medico 
firopUet medicine } che purghi 
noThumore, cheafflige quefio 
^ernbroyà tutti infieme,& in 
\ quello me%o tempo imponga, 
alla donna > che fi faccia apparecchiare uiuaik* 
de,&beueraggi tali > che habbianofor^a diraf 
freddare: ina però non comporti, che gli fegua 
tanto tempo ychef ufo fi muti in natura > & che 
laf&uerchia caliditàtr appafìi in tròppa frigi* 
dita, laquakfuole confumare > & diììruggere* 
ieuirtù naturali, mangi adunque cibi tempera 
ti;come fono carni dicaprettOidi pollici caftm 
10 ,& di agnello, condite con lattuca, fyinachh 
boragìneiXuccbei&fimigliantLbeuauinopic^ 
colo y o inacquato , nel quale non figuri alcuna 
fapo re acuto >ne fortune altrimenti cattino, il 

uhi 




I 1 B K O 
uho di pomi granati garbi è ottimo a condire: 
fimilmente l y agrefia,& la lattuca.mangi ìlfue 
co tiorya conpoluere di cardamomo, afiengafi 
dalla fatìca,& dal digiuno.mangi ftejfo,& dor 
tna bene s &ftia quieta » & 3 [e alcuna uoltapi- 
gUaffe alquanto di paccherò rofato uecchio pet 
fefolo, ò mifìo con lo elettuario detto rofata no 
uellaìfarebbe utile 3 & buono:e fimilmete, ) quan 
do fi face/fé bagni di acqua dolce [empiici cal- 
da ogni fera almeno due bore doppo cena : ne 
quali però poco dimoraffe:& uff ita togliejfe al 
quanto dì tripbera magna con nino inacquato x 
e pu r con acque di lattuca>o di mandragora giù 
uarebbe molio.&,qualhora non fi bagnaff e; fa- 
rebbe ottimamente fatto fuffumigar e la matri 
ce con acqua , nellaquale foffero cotte foglie di 
moleJ>ràca orfinayparietaria^rofei&pulegiO) 
aggiugnedouhfe riapparire il bijogno ; cafora % 
&góma arabicaib {angue di drago , $• cafora, 
la mattina & fra ì dì.conuerrebbefi tenere nel- 
la natura un fuppofiioriojlquale f offe fiato f ai 
to dallo fpeciale con tripbera magna>et incenfo 
'tnifii con acqua di mandragora > òdi rofe roffe* 
Ma efendo di compie fiione fec canonie faran 
no fatte le debite 'pur -gationhcomponga la don- 
- na bagni di pura acqua , & gli ufi di continuo 
doppo il mangiare una bora & mei&a fino in 
due, mangifbeffoi & dorma , &fiia in ripofo il 
fì% del tempo* ktàmniefiano brodi di galline* 
v>\. & càr- 



S % C 0^2? 0. 72, 

& carni graffe, & d'uccelli co minefi re fatte di 
cui: lequalifiano condite con poluere di carda- 
momo , & di offrano .fono buone quelle fatte 
di pafla,& cotte in brodi di graffe carni di galli 
ncòdi uitello : &Jopra lequaliftarganfi delle 
f^ecie fatte di cardamomo, & di '^affrano.beua 
uinonuouo negro, & dolce. & fra l giorno ftia. 
in alcun bagno pieno di acqua calda>nella qua- 
le fiano {lati a bollire fiori di chamemilla, mal- 
aauifco,fiengreco,malua,borragine, & buglof 
fa . ufi alcuno elettaario, che faccia graffo:di 
che pimamete ne babbiamo fauellato nel primo 
libro de gli Ornameti delle donne al capitolo dì 
far e graffo tutto il corpo: oue leggedo intédert 
te molte cofe,& utili ad ingraffare: che farà ca 
ro alle magre,& lierili permagre^a, trouafi 
•anche utile molto ìufarefyeffo il coito , dotte la. 
matrice folamente foffe di compuntone troppo 
fecca: pcioche uiene a far fi humida . aiuta etil- 
àio funger fi della natura congrafeio di occa, di 
anitra^ di gallo mifti,& disfatti, dichefene 
nepoffono fare fuppofitorij , che più che altri 
star ranno a rimanere detta mala qualità. 

Et, per cièche anche la troppafredde^a del 
la matrice è cagione, che la donna fiafierile;fie 
di bifogno digerire gli humori freddi con siropi 
conuenienti , & con medicine purgargli, ne le» 
quali fono miracolofe le pilole sinequibus , & 
k ekttuario bmdàUa*$er lequali medicine fé i 

menfirui 



menjìrtfifopmuemjjeroìo ìltempo negli por taf 
fe;lafcififar£Ìlcorfo compiuto, poientrifiuna 
mattina, pertempiffima malcumfiujfa, oue fio, 
«alcun bagno, nell'acqua del quale cuocanfi, ma. 
-trefilna^ualuih bismalua, rofe, foglie digine* 
pro,parietaria,mentba$ro,frondi diiauro., di 
mirto y pulègio,chamemiUa,fauina, pimpinella, 
mentha,magiorana, foglie di cedro, bafilica,tut 
te, ò parte.di \ fumili herbe odori fere. bolledo l 3 ac 
' qua jparg&fi entro alcuna ampoletta piena di 
elio laurmoiyù mufcdlino , orai chamemilla , gr 
equini la donna fudi, & fibagm.tr e mattine, la 
quarta, faccia fi cauarefmgne dal piede* egli è 
il uero,cbe molto ci piacerebbe, che copie uf ci f^ 
fé del bagno; toglieffe tanto di elettuario detto 
' diamar gariton, ò di altro cordiale calido,, & 
xmfortatìim. quanto >.è ìunanace • beuendoneaU 
quanto di uino odorifer^ofUmperandolouiem- 
■tro;fe lófiomacbo di quella. UfbHerra . * . ■: , ^ 
... St r quandail trarre del fahguef offe péz non 
fare ale imo profìtto;feguafi detto bagno>e&dop 
f o l f elettuario , che uient rapprejfo .b abbiate 
eguali parti di ^ica > no£emo/£ata ì garùfaih'^&' 
làùaria,galcmga,ipepe lungoitofe$orace calami 
"t4. » &Mipta.muf£ata > radici Sbijlorta tante 
per ' ;fe fole+qwMo pef ano. tutte ledette fp£ck 
Ànfiemejutte riducete mpoluere, & con tanto 
TQtccheroy che baUhfatene elettuario, $at gerir 
■Soui mufebio per che diaMamÀi qmjìa toglie? 
*-'■ ..'.--• * tene 



S E c o x *> o* 7$ 

tene mattina^ fera quanto è una noce con ot- 
timo uino odorifero: & bagnatem per fino a die 
ci giorni* Uuandoui ottimamente la natura con 
l'acqua del bagno.quindi ufcita la ui -profuma- 
te con laudano>incenfO}legno aloe* florace cala- 
mitatambra x & fimilifyecierie . doppo queftofit 
bìtamente ui mettete entro alcun fuppofito- 
rio fatto dallo jpetialedi triphera magna con 
foluere dHncenfo,& olio laurino $ o mufcdlìno; 
ilquak ui tenete tutto il dh&ilfeguente il m% 
tate componendone di mouo* la notte poi ui met 
teteqitefiO) 

cigliate igualmenu noci mofcate $ florace ca 
lamitataliptaìgarofalì^mufchio , & legno aloe; 
liquali polueri%ate , & con acqua ro fa formar 
tenefuppofitorjjjn luogo diquefiifi pojfono em 
pire faccbetti di tela fittile con dettapoluere* 
& tenerli nella natura, tutta larnotte 9 mutando 
però ogniuolta.& cefi ufarete prima il bagna, 
fQÌilfuffumigÌQ>apprejJo prendafi dello elettiti 
rio:quindi ilfuppofitoriodifopraraccotato,& 
la notte F altro. ma non far afe non utile profu- 
mar fi alcuna uolta tutta con acquatiti cui boi- 
Uno pulegio i biflorta > laudano i & incenfo. 

La ulta , che inquefti dieci giorni > & anche 
piutfefarà hifignojoauete a feguitare * fi è 9 cbe 
tifiate uiuande 9 chenutrifcano afjai : come fona 
carni di motonegiouane^uccellhdi galline % & 
dt galloi forbiate Qui frefcbbfopra liquali tutte 

K coft 



xofefj>argetefpeciefortii& odorifere: cóme fò- 
lio quelle fatte di cubebe,pepe ìugo^r cardamo 
ìfnoJluÌMofiddolce&egYòiChìaro, & odorifero! 
- tAlla fine del decimoy& non prima il marito 
la mattina feguenu nell'aurora uada a trottare 
tamoglie al letto fuo } & quitti corcbifh& li fas 
eia quelle care%^e, che infimiglianti oport uni- 
tà fare fifogliono 3 et ufi con lei carnalmente, ma 
prima cerchino l ì uno,& l'altro diftare cafiiygr 
di non dormire infiemeiaccioche al tempo debi- 
to fiano più amdi 3 & Stimolati, dall'appetito caie 
naleian%i il marito deue pigliare alcun confep- 
fOìChe aumenti lo Jperma. diche molti ne haurà 
nel primo libro al capitolo di color o^ebe fono de 
bili al coito, 

SOTsip alcuni medici , liqualif emano altra. 
maniera;quale è quefta.prima ordinano , chela, 
donna beua il feguenl e [tropo fette mattine nel 
far del giorno lilquale co fi è de ferino, \ 

Trouatedue onde per ciafeunaffiecie di ma-» 
'tricariaipulegiOiCalamentOyradici dienula,aco 
T0,r adici di folatro y di maluauifco > & difinoc* 
-chiomeTga dicofcuta>& parimenti di praffio, 
.& di melica: una d\fcor%e di cedro, una di uua. 
paffa&una di liquiritia: una lira diceci soffi: 
■due onde di aceto fcillitico:una drama dìfpigò* 
; & una di fina cantila, tutte le coje dette dalfyi 
go 3 & dalla cornila infuorhfatte bollire in tan- 
ta, acqua , che ni paia, affai alla quantità dflle 
W-* v: herbe 



$ E CO H *> ài 74 

heihè$w,cbela ter^a parte di quella, fiacom 
fumata.la$igo>&. la cartella pefle legate mah 
mna pe^a fattile > & metseteleni entro : a boU 
Ure.&di quella decottione ne pigliate ogni ma% 
una ine onde & me'^a.finitiditorre lifiropi 
pargateuican pifate fetide, o di. agarico > o con, 
Vekttuario detto benedifta,o fimi li altrL&,f& 
U marito f offe pieno dì cattim bumori;contierek 
hefi egli. etiandìo purgare. ,; * ^ 

«, Compito quefloyil giorno feguente di mattU 
na entrate in alcun bagno fatto ài fogli: dilata 
Widi.mentbjzfimfaluiaiOriganQ&'pitlegio* 
- > Dipoi fatem criHiero dtdecottione di cola- 
quintida>&>ydi mafiice:nella quale fia difciolta 
biera.& mandifi nellamatrice, quindi apparea 
ehiateui mfuppofitorio compofto co fu, 
* - Habbiate due dramme di imce , y , due di bdeU 
lh>& due,digallt%mufcataiuna oncia dipolp* 
*4ìcùhqumtida;& una dramma dihiera. dìtm 
to formatene fuppofitorm conlandam: ilqua- 
k Hi ponete nella natura .akuni u 'aggiungono 
fttpkorbio* : 

-■ Ztfappiate,cbela noce uomìcaarfa» & in lai -s 
na ìnHolta»pofia nella matrice, la purga ottima, 
mente,& la netta da humidità . orde purgata* i 
& netta attendete a ribaldarla, & dìftccarla* ^ 
& confortarla con le dette co fé 3 . & altre ut ili: _ 
qmle è il medicamento, che ftgue. 1 

Tifiate anali™ diradici 4iem1& trite 3 empd4 ! 
<- : * £ a te: 



L 1 S K 

te: mezza di radici di branca orfina pur trite: 
lequali bollano infette lire di uino bianco odo- 
rifero con tre lire di buon lardo uecchio peBo* 
& un pugno di matricaria. come faranno bollì* 
te una pezga yle colate > & riponete in qualche 
ttafe uitriato nuouo al fuoco > doue ribolla al* 
quanto 9 gittandouime%ga oncia dì incenfo biam 
co,& mcz^a dimaftice confei di cera nuoua-M 
quali > come far anno dis fatte ileuat e dal fuoco, 
& Spargeteti entro me fcbiando bene la poluere 
dejcrittainqueftaguifa. 

Vefate tre onde perjpeciedi canella, gallia, 
2arofalhmcemofcata ì maceigalanga$ìgo><& 
gengeuo:& una dramma di zaffranodequali ri 
ducete in fonile poluere* 

Raffreddata^ apprefaquefla compofitìont 
vedrete Vunto di f opra , & lejpecie di fotto, & 
in mezgo farà il uino . <$r > quando farete ufcite 
del bagno moftrato » nel quale uilauarete tutto ' 
il corpo; ungeteui tutta con la untione 3 & delle 
jpteiemifiecon ^unguento ui fregar ete al uen- 
tre>& al pettenecchio, 0* apprejfo ui ueflirete m 
non uogliamOiChe ui giacciate col uoftro mari- 
to ognigiorno.mafolamente, quando entrar etc 
nel bagnoìneWufcire del quale prendete alquan 
toditripbera 9 odi r a fura d'auolio con ottimo 
uino odorifero™ pur l'elettuario y cbe fegue. 

Tefiate ottimamente ir ingì mondati^ net~ 
tu fatinomi testicoli diuolpeperciafcmo ot 

to 



S E C Ti D 0. 7? 

t o drammeztre di radici dì raphanot due di radi 
ci di pafiinaca feluatica nette, & purgate;quat 
tro onde di pignoli ,& tre di piftacchi netti; tre, 
di grani difefamo : due dramme di gengeuo >& 
due di been bianco,& di rojfo:me^a di cantila 
fina , menadi [emedi nafturtio y & me?ga di 
pepe lungo ; due onde di olio fefamino > & due 
lire di zucchero > Uguale faccia fi. disfar e , & 
•purgare > & componga fi elettuario , ilquale» 
& aWbaomoy & alla donna giouerà pari" 
menti* 

-- jtLTRl fono } liquali primieramente danno 
alcuni firopi, quali fono quelli, chedìfopra di- 
cemmo.'&pohcomeglì h umori fono preparati; 
gli euacuano con le feguenti pilole. 

Tolueri%ate uno fcropolo egualmente di le- 
gno di balfamo 9 frutti di balfamo , fé trouarefe 
ne puo:canelkfina 3 filer montano^ajfaro, maUi 
cetani fiyfinocchio 3 mace i & %affrano:due di cala 
fnoaromaticOi&fimilmente di fquinanto ? & di 
fyigocdue dramme di turbith: una& me^a di 
mirobalani cbebuli > <& altro tanto diemblich 
&dicitrini:tantoaloefucotrino> quanto pe fa- 
nò tutte letontatejpecie infieme, formnfi pio- 
te con fucco di finocchio: delle quali ne togliete 
due dramme la mattina nello puntare del dì: 
C^ il rimanente fi fer bicorne cojadi grandijfi- 
wauirtà, ^ « 

Come hannopurgato il corpo àaglìhimorU 



?~ ^-r;-r %; ti 

<chela donna off endono\or dittano alcun bagno i% 
Roridi chamemilkìdi melilotOyfpìgOypolhyfife-r 
:liylaurù,&:cùtali>& nell'acqua la fanno federe 
-firn allumbìlìco per tre f o quattro bore.&yd&r 
ìue non le pìaceffe bagnar fi ; la fomentano con U 
ìdette cefi: aggixgnendQUhlaudanoypHlcgiùyrof- 

marino y&mccnfo. 

*, Dall'altra parte comandami che il marito fi 

ilaiti le gàbe>& ipiedi con l'acqua , nella quale 

fiano tìòllitituttho alcuni dellimoftratif empii? 

ci.&quefio faccia due bore doppo cena :. quindi 
ila moglie fi fujfumigbi con cofearomaticheico- 

me fono trachifci di gallia mufcata, di laudano» 
W co Uudanoym ufehio, ambra ghetto-, & fimi- 

gliati manwre.poi ungafiyda che fi bau ri lauati 
*■% piedrjl membro uirile cèngrafcio di oca,oolio 
tdi balfamoy o di giglio :.&. la donna nel giorno* 

chela [era bada dormire col fua marito, tenga) 

nella natura il feguentefuppofitorio . , , 
Ouefijo fi faccia di legno di balfamo,di frutto 
idi balfanto^ififeliyfiorace calamitayfemsdi peo 
inia>& mirrba in parte eguale co olio rofato+é' 
-olio dibalfamoynel quale fiaÀijhioltomufchop 
*,.' Compùngono alcuno eìettnar io iiartemifis 
- conbi[lorta 3 & noce mofcata tujtiinpoluere s la 
\ quale fiemper ano co %uccber&fino, toglionfene 
^duedrammtmmMay<^f(^amn 

Fano uno altro fuppofitoriò con un fiele in? 

àegro (ticafriolQsfefcfi^ 



SS CO ^D (h jS 

& dì capriola; fé f emine : quattro onde di jati- 
rÌGniy& tanto melle } cbefia affai a componerìo* 
% Etano altro iigrafcio dì occa co quella com 
pofttione ufata da noBri paffati chiamata bla-* 
£}a *iyima,mufckio,cipero 7 Jplgo ? anetho y ori- 
gano t bijfùpo i bikllio i & tefticolì di uolpe. . : 
Similmente ne formano uno co tre dramme, 
& meTghàixaffrano* gr igualmente di amo- 
*p?j$igOi &.,weiiìoto:. una di cardamomo due 



tyìflerìinuolgonq quitto fab'ifogno in ìanaa-^ur 
rimala doma fi pone al luogo . Oche facciati 
ognidì risonando fempre fuppofìtorio. 
v . Quefiìmeàzfim hanno prosato , che Fagliò 
$ottq in taaia'qtì ansiti di olio rofaìo, ò di fefa- 
mo> quanto è foglio, fino* che fi disfaccia, & fi 
parta tuttala j uà acqmfitàyè medicina mrabi 
^mettendolo nella parte ima r molta ini&na* 
^Icuni.de'nofzri anteceffhri doppocbe hari T 
^opmgatala donna con lo elettuario henedi* 
Uai^ikphiniconyleimpogonopche pigli» quan 
ioùaàdormireidue dramme dell' elettuariép 
€heuiene appreffo: ilquale dicono effere efficace 
gioito alVingrauidare. 

v Togliete me'^a oncia per fyecìe dicaneltafè 
na,dicardamomoydi garofalo , & di <%ajfranùc 
due dramme digengeuo? & due parimenti di pc 
& ifflgfygalangqtfnace > cipero ? nocemefeata 

K 4 cornino* 



I 1 t ^ 
€OfninO}& legno aloe: tre di cubebemna dì atri" 
bra,una di mufcbio,&una di balfamo; quando 
fenetrouLquefte ridotte in poluer e componete 
ne elettuario con Toccherò finiamo . 
* £t,febauefiecaro di far proua £ alcuno aU 
troconfetto\poluerì%ateuna dramma digaro- 
falhunadicanella , $" fimilmente di galanga* 
gengeuo,& legno aloe: unofcropolop ciafcuna 
cofadibladabi%antia,noce mofcata,%edoarìa % 
doronico, feme dì bafilìco,offe di core ceruo,ra- 
fura d'auolio, perle, jpico,& taffraw. me%£4 
drama di coralli roffi,me%a di trocbifcì diarho 
don,& me%ga dimandali citrinuunofcropolo di 
feta cruda:me%go di ambra,et due grani di mu 
fckio.con -zucchero fino,& acqua rofa di tutto» 
fatene girellerò elettuarioyilquale conforta, ral 
legra,& è ottimo al generare . 

Scr tuono certi ualentì medici j cbe doppo la 
pur gatione generale di tutto il corpo fi faccia, 
alcuno crifliero alla matrice; quale è quefia. 

Trouate ugual parte di rubia, artemifia,fa- 
uina,et ajfen%p:lequali herbe bollano, in acqua* 
&tfomefarà confumata la ter%a parte; diffoU 
ttafi alquanto di mirrha . appreffo prendanfene 
quattro onde con una dramma di polpa di colà 
quintida,&facciafene criftiero. il feguente gior 
no pigli la donna con un poco di buon uino due 
dramme dì queUo elettnar io . 

Mefcbiate infime una oncia di $ecie di tri* 

fbera 



$ n e o % d o. 77 

fheramagna fen%a opìo > una di nocemofeata* 
una di Jpecìeftomatìcbe, & una di conferuadi 
citrangoludue dramme di legno aloe% & due di 
ambra* &di tutte in póluer e componete elet~ 
tuario convocherò fino, gufatelo uno dìdop 
pol'altro, 

- Etipercìocbe la Sterilità uiene le più uolte da 
frigidità}èbumidìtà:òdall'una > &V altra injie 
meiper ò> fé noi faremo più lungo* che no uorreb 
bono quelle donnesche fono be fornite di figliuo 
li;babbianci per ifeufato :per cloche niuno ci ha» 
che non defiderìy& habbia caro di hauere dop- 
poje 3 cheloaJfomìgli:oltre che, fé quefte fono le 
cagiom 3 cbeilpiu impedifeono il concipere; èco 
fa conueneuoky che noi cidiflendìamo-pìu y che 
nelle precedenti no habbiamo fatto, perche uer 
fimo a recitare le diuer fé maniere > che hanoit 
mti li medici. antichh& tengono lì moderni» 

SCHIVE un medico molto profondo in 
ifcienxa y & huomo'dìgrangiHdicioyche prece- ■ 
dete a render feconda alcuna donna* in quefia 
guifa. 

Turgaua quella auanth che le foprauentjfe - 
roimenftruh condecottione di mirobolaniem- 
Wci ) chebuli ) iridi>& rofe roffeda'qualdecottio- 
ne facea dolce >per che fojfe grata allo (toma- 
ebo ;con zucchero rofato uecchio * gliene daua 
quattro oncie y o cinque con uino negro garbo di 
jmabora auantìil giorno . quindi a quattro* ò 

fi 



fei dì gliene faceua pigliare altrotantò, ma w* T 
nati menfirm y & da quelli liberata ordinaua* 
che fedejfe cinque giorni doppo in acqua y nella~ t 
quale fsjfero cotte ro fé roJfe,galla,fon dipomi^ 





con alcun drappo bianco & netto ; co fi per co~ 
mandamento del medico fi [poneua nella natura- 
-una candela bagnata con olio dì balfamo y &fo~{ 
fra Polio fp arto, di poluere di peoma 3 ò bagnata^ 
infucco di peonia+ér dibalfamo . ogni mattinai 
nelleuar del fole mangiaua a digiuno, due dram, 
me difeme dififelUò il mefcbiaua co ameo.com 
quefto ordine ella diuenne infieme con molte aU 
tre donne feconda . 

- Esprìma che più auantì andiamo ;fappiape^ 
\ $he ciò, cbe fi mette nella parte; dabaffo per gè* 
* nerare;faccìafi quattro giorni doppo le purgj-* 
n %wnidelme$ruo:gciocbe opera meglio % cbe inai 

J^ tro tépOy &Pta le co fé marauiglio fesche il pre r 
{ente medico fcriue,è il fucco dì peonia mijìo.cQ 
foluere pur di peonia, & poflo quiuu 
^ féltri doppo gli ordini mofiratì di purgare 
compongono, quejia poluere,trcyat§ me%^aorh- 




matura dì aiiolioy& egualmente difeme di fife 
limatrice di lepore,& dèlcoagolo fuo . quejiz 
xofe polueri-^ate^r infieme mefcbiate ♦ bufano 

* """ * "' ~ '" " cofi 



éop ogni mattina, & ogni fera dofpo il wefiruo, 
(cheqttefio neghamo, chi ui fia fermamente nel 
la memoria) ne danno bere alquanto con broda 
di ci£i>ò con umo.&>quando dubitanoychefac^ 
eia *6MÌto- 3 ui aggiungono tata liq-uiritia^à^uc 
cheto fél%erì%ati y che: la rendano dolce* Ua 9 
poiché ne hanno porta tutta la detta polueref 
tengono quefio modo. ; 

* Comprano una oncia, di ambra,&unadiftó- 
race c&iamita:me t ^a dimirrba, maflice>jnce% 
foìgarofaliykgno alot ranella fina,noce mufecar* 
tA& noce di cipr effe ,dì tutto fatto inpolueré 
ne compongono pafiacp alcuno offemelle^ he fol 
uaìurmayi^r acqua rofa,laqual paftà poidiui~ 
dono in quattro particella prima ne fanno pai. 
la dA odor aft:d€lla feconda pilole femiliagra* 
mai ceci:dellequalifene trangugiati fogni wa$ 
tìnatre; della ter%a fermano un fup>fofitorÌQ 9 
ìlquale prima che fi metta a baffo ;ungàfik don 
ne di olio di balfamo. la quarta diffoluonoin a$ 
qua ben*calda x &. con alcuna emina '■■ne [manda;?? 
pò il fumo nella matriceingmfaiChefentaiUa 
lore.appreffo la donna ita a dormire col fuo ma 
titolo mene egli la mattina nel fare^ del giorno* 
tygiacefìconlei. - - ^ 

<ALCy"ìsiQ altro Monmenfamofey che cia^ 
feuno dicoloro > le cui feritturehabbtamo prò» 
dotte 3 feguiua qudlanìa , laqualerifrfewafe* 
hcemnte* < '/.. v. i '„ ... ^.,,.\ '„:•*.. . « 

„. ,- ■ * " Trìmìe- 



LI B 1^ 

^Primieramente ordinaua il uiuere della don 
natpoi confiropi, & medicine la purgaua rap- 
preso leimponeuaicbefifacejfebagni tali, qua 
libabbiamo dauanti fcritti. quindi purgaua la 
matrice colfeguentefuppofitorioy ilquale face- 
va fare a pedali , come uoi etiandio bauete ad 
operare:pcioche effi meglio,cbe altri fanno ciò» 
ejfendolormiftiero, 

Viglino e fi uguale parte di cafioreo > agari- 
coycoloquintidaì drmaftice: &facciangli leg-, 
giermente bollire in nino bianco: dipoi bollan- 
ne il uino con melle y delqualeformifi ilfuppofi- 
torio. quefiofaceua egli tifar perfino a tregior 
ni: nella fine de* quali ordinaua ilfeguente cri- 
fiiero. 

Bollite in uin bianco ugual pane di bacche 
diciprejfo, & matrice fecca di alcuna cer uà fi- 
nOìCbe la metà del uino fia con fumata, di quefio 
uino pigliatene una lira,& me%ga,&detroMÌ 
diffoluete dueoncieditripbera magna, &fate 
ve un crifiiero tre giorni nella matrice : ilquale 
tenete piu s cbe fi può Joppoquefio ufate ilfuffu, 
migiOìCbe fegue. 

Quefiofia di eguali quantità di mirrha , in- 
tenfoylegno aloe&orace calamita^? canella fi 
na tutti polueri%ati) & mifii . di che ponga fene 
alquanto nel fuoco % & il fumo per alcuna can- 
na riceuete nella matrice . doppo ilfuffumigio, 
ilquale fi ha da ufare tre dì , ponetekui alcuno 
*'-'•■ fuppofi* 



SECOLI) 0. 79 

fuppofitorio : & fiatale. 

Te/tate infime fari quantità di coagulo di 
lepore^di fieno fuo 3 & dimette>& diligetemeli 
te incorporato tutto con lana ne formate ilfup 
pofitorio 3 ilquale ogni dì mutando doppo ilfuf- 
fumigio tenete fino alterco giorno* 

In quefio tempo beuete ogni mattina, con otti 
uno nino alquanto di limatura d'auolio, & com • 
piuto di far e tutte ledette cofe, ufate col uoftro 
marito. , . ■ ; 

Ehquando ui giacerete con lui» lafciateda 
parte tutte le medicine ,che fi fanno alla matri- 
ce fino a tatOy che fi a uemto il tempo detti wett 
ftruL&tfe non uerrannoitornate a rifare le det 
te efperien^e ; & fempre fialo fiomacho ben 
difjtofio. 

SIMILMET^TE il marito deue bauere ri- 
guardo a tre co fé non folamente in quefia cagio 
ne fredda , ma in ciafcuna altra . delle quali U 
prima è»cbe lojperma Juo conferui tale , quaU 
babbiamo dimofirato ; lafeconda 3 cbefi giaccia 
con la donna fua fecondo , che babbiamo detto 
nel primo Libro al capitolo>nel quale fi uede 3 da 
che bora fi debba ufare il coito da ter%a è il mo 
do di ufarlo: ilquale benché a ragionarne fia me 
noyche bonefio : pur come ufficio necejfario * & 
pertenente al generare il diremo • 

Fogliamo adunqueiChe^prima che ilmarito t x 
* & la moglkiche non fa figlinoli, dormano infie / 

mei v 



SU 

n 



y mediano tantoché all'uno ■>& ali 'altro ne '«e» 

( .gafommodefiderio :&> guarditi fi di non camène 

! re carnalmente alt rk dipoi U marito fi profumi 

I conMcHnode ' fuffumìgiiche Jbiranc ifooM* cdù~ 

^ rej&ungaU memhrùftiQCon%ìbetlo>mufchio r 

ò altra co fa tale . &quefto faccia egli > quando 

J ita a letto per {patio di una bora prima^chehab 

j èia aiutare co lekapprejfo, come egli è entrata 

m ktPo' s commci a toccare le mammelle amaro- 

famente i & baf ciarle >et maffimamente icapi dì 

{ quelkyragìonàiùcon la dona di materia, che in 

~> mi il coito, nelquale efjendo la donna Siringa le 

~\cofck>ma non fi mona il marito: acciocbe l'aere 

non corrompa lo Jperma.però filano cefifiretti^ 

| tnfieme y lafciando ^andare lo Jperma atratto^al 

%ando le ginocchia , & appoggiando i. piedi al 

ktt'ói&'là per fona al pitto di lei , quanto più è 

\ poflìbile, & le mani alle fue natiche , tirandole 

j a feda dona dalli altra parte al%i il federerà ffin 

! the lo jperma per nega meglio al fondo della ma. 

[ tr ice: dipoi flrmga iecofeie, & le gambe,fopra 

^ le quali dijiendafi il marito >&non difcmdafi* 

-* bitamentejma fiìaui tanto t che habbia gettato 

^ tutto Ufeme, all' bora a poco a poco ne feenda; 

\ perche l'aure fubtto entrando non guajii queU 

! ÌQw&y cori/tela donna ferite lo jperma dell'buo- 

i tuo ; co fi mtttajìal nafo alcuna cofa odorìfera) 

i & la ni tenga alquanto jna 'non h fogna fentire 

I éj^efto odore fino >cbt rfoìaabbÌA rmuuto lofper? 

■ v •.■■■*. " max 



S È éo <H T> è. 2<> 

ina:percio*che la matrice dfcenderebbe al capo* 
fiche piti tofio fi debbono odorare innanzi, che 
fiatano ilfeme,cofe puzzolenti , che odorifem 
re , ftiafi poi la donna difiefa fen^a mouerfi pili 
di quello, che era y & fupina per me^ja hora . '\ 
&,fe pm;dorma. &fempre tiri a fé il fiato, & 
con ogni ingegno procacci di ritenere lo jper+ •■"' 
mattale è il modo , che feruare fi v dette nel coi 
to.fono alcuni, che preparano gli huomim non 
altrimenti , che fi facciano le donne , con bagni» 
confetù,etfimili co fé, fecondo che richiede la ca 
gione.ma egli di fé può fare prona , & conofce- 
re 3 Je egli ha colpa della fter Hit a.& tantofi.com 
mene all'huomo . 

■Ma alla donna bi fogna oltre alle purgationi 
di tutto il corpo , euacuar e la matrice con fup- 
fofitorij,& crifiieri, come pienamente fi è det- 
to di /opra per bocca de' più famofi medici* fé ^ 
b umore alcuno ne farà cagione:ilqualeil più fa 
ràfreddo,& humìdo. la onde guardate dilìger ' 
temente , fé in ciò fi conuenga trarre fangue , ò 
non,come fanno generalmente quafi tuttiemè? 
Àìc'ula feconda co fa , che ha da feruare la dona* 
■fi è di alterare, & confortare la matrice con bai 
gni,fuffumigi,untiorà,& cotali altri, di che af- 
fai fi è parlato dauantL la ter%a èfhora di ufit 
re il coito y & la quarta il modo di' far lo : dellc- 
~ quali due fi è ragionato, 
lutato iìmediconodeuefiarfiotìofo,ma quol 

hora 



I I B IL 

borahaurà nella dona oberatole medicine con 
itenienti;ba daconfiderare 9 &uederefe ella fi 
farà ingrauidatayò nòiper cloche il perfeuerart 
con le medicine fé perauentura fojfe grauida-M 
farebbe nociuo s ò la farebbe fcpciare fi che àjpst 
ti f altra uenuta de 9 menftrui rliquali fopraue-* 
nendotT itomi al fino medicarla . 

Ma non uogliamo perciò 9 che , perche quelle; 
-cofefifiano ricordate;alm creda noi batter pò* 
fio fine al ragionare della prefentemateria:an~ 
%i intendiamo di raccontare alcun ordine tenti 
to da altri medici : ilquale filmiamo 3 che non 
meno ìebe gli altri ui debba piacere, & tale è. 

SE la donna per la frigidità della matrice 
pon concepì fee ; riuocbi in fé il calore con efferci 
tij>& piu jpecie di fomentane farà inutile il be- 
redelcaftorèO) cumino* anifq, pulegio, & altri 
fmiglianth & inciafeuno mefebiaruì alquan~ 
to dipepe.mabendigra profitto farà ilfegutn 
te medicamento. 

Triti uguale parte dì euphorbio » epitbimo* 
fepe,feme dipeftinacafeluatica , di petrofemo-* 
lo>&(ia in tutto due dramme: ilquale beua con 
vìno:per cloche le purgherà»et riscalderà la ma 
p 'ice, oltre a ciò farà uenireimenftruia quelle» 
a cui lungamente fi foffero ritenuti , 

Et>quando non fi foffe co fi bene purgata per 
la uia del corpOiCome farebbe dibi fogno 5 mmi- 
fhfolo che altra cagione noi tolganoli decottio~ 

nt 



SE C 0%ll> ®. Si 

né H orìgano >,o di thimo ìnawzì,& doppo magia 
re, ingegnando fi, quanto puòilpiu,di cacciarne 
l'bumore dopo il uomito beua cafioreo,et ifemi 
predetti. 

.■ Si fomenti la matrice, faccia fuffamlgi ,&, 

uapori co fi. babbia alena uafe di terra uitriato 

fopra ilquale fiaH fuo coperchio con ale un foro 

nella cima. fia .eogiunto il coperchio col uafe, fi 

fattamente, che rie efeafumofe no dallo buco di 

fopra; nel quale ficchi alcuna càna,& quella nel 

la na.tura.et cefi riceuerà ogni qualità di fumo ■* 

. Compongcs.fi bagni con acqua calda , o uè fia 

cotta faluìa, pulegÌG,artemifia,ruta,cumino,ci 

fero,acoro,^r altri dequali tutte co j e infierne* 

& ciaf cuna per fé può aguìfa di empiaftroften-* 

derfi fulpetteneccbio. 

Varrà et iandio fomm amente fregare bene 
quello,& le co f eie con olio di ireos, amar acino * 
&di cipero lappreffo metter fi qualche fuppo- 
fitorio fatto di mirrba,ruta,galbano , & caho- 
■ , reo . nelquale uifipoffono aggiugnere alle uol- 
'• te più gagliarde cofe, quali fono pepe ,fale , & *~ 
/ fiele di bue. & ni ricordiamo, che tutù ifuppo- 
jitorij noiofi mefehiate con lana fuccida: perciò -+ 
(che noi facendo roderebbero il corpo,& nel rom ' 
sperebbero. 

? l$e qui, fé no n ui di fermiamo la quantità del * 
f le cofe: ui paia marauigiia : percioche hauetea 
V crefeere, & & minuire il psfo, fecondo che cono~i 
J t L feerete 



I I B Jt 

fcerete la ìnfirmità grane , & antica, ne ui dia 
trio termine alcuno -pur per la detta ragione :per 
ciochje alcune richiedono più lungo l'ufo delle 
medicine>& alcune meno, la onde il medico ri- 
guardi di a tutte quefte coje^r pari-mète all'ai 
tre circonfian%e. 

IslEL difetto della Berilìtànata dalla prefen 
te cagione,cioè dafrigiditàjrouiawù molte ejbe 
Vienne didiuerft ualorofi medici fatte doppo al 
purgare del corpo;dellequali ne contar emo aU 
quante y &appreffo trapalar emo all'ultima. 

Tigliano alcuni pari parte di radici di bran- 
ca orfina* artemifia y enula , &faluia y & tutte 
utrdiitante radici di biftorta, quanto Jono tut- 
te le dette cofe infieme . quefte peftano , & con 
roffi di oui farina 3 & acqua di matricaria le 
ftemper ano. & nella padella co lardo y ografcio 
ne fanno fritelle,ò nel fuoco cuocono alcuna fo- 
c acciaine danno a mangiar e:& le trouano uak 
noli al concipere* 

Sì fa alcun fuppofitorìo , ìlquale ad una ho- x 
^ ya confuma la frigidità della matrice , &fa la/ 
| donnaingrauidare di figliuolo mafchio .&è t \ 
"^ che pigliate tre onciedigallia , & tre di galba-** 
'* uo : ma e met^a di laudano : due dramme dìì 
[ ftorace liquido : uno fcropolo difpigo : & tanJ 
^ tofucco di matricaria , & di fiele di gatto , che ^ 

Ìfia baUante ad incorporar le dette cofe poi-** 
nericate . riuolgafi la compofitione in lanaX 

fuccidaA 



s eco ^n o. %z 

fucciia,& doppo le purgatiom,& i bagni met- 
tetelafi y quando fi uà a dormir e, nel far delgior 
no ejfendo uenuto a uoì il marito , babbiatelo 
tratto fuori>& con lui ui dimorate nella manìe 
ranche habbiamo detto. 

La medefima uirtù ha ilfeguente > & tanto 
di più , che ad ogni una delle quattro male corn 
plejfioni mojìra di conuenire.fi che habbiate 
due dramme egualmente di cera nuoua,butu- 
ro j medolla di ceruo > & olio rofato : una di 
offrano , di fina canella , & d'hiffbpo per jpe- 
cie:tre di mirrba, & parimenti di fior ace>aloe> 
termentinascalamentOigrafcio di pollo , di oca* 
fiengreco*®- di farina uolatik : ér fei grani di 
mufchio . pefiate ciò,cheha da far fi in poluare, 
& col rimanente mefihiate facedone fuppofito . 
rio,& ufandolo, come hauete ueduto douerfifa 
re quello di fcpra detto • 

Tale è quello , che uiene appreffo • apparec- 
chiatela una inghifiara piena di melle fuma- 
to : dueonciedi grajcio diuitello , due di gra- 
fito di uolpe 3 due di olio di lenti fio 3 & due di 
olio laurino : quattro di buturo : una lira di 
grafiio di orfo , & altrotanta cera runa in- 
ghiaiar a di fucco di artemifia : lequali tutte 
cofe dijfolueteinfieme , <&fate bollire . &» co- 
me ciò haurete fatto tanto , che n habbiate ca- 
uata tutta la fpuma; fpargeteui per entro que- 
sta poluere. 

Li La 



I I B \ 

la quale fi faccia di. una oncia dì galbanoi 
due dramme dìgengeuo: una & mexja d'incen 
fo:due dì mirrba , & fimilmente di majìke , & 
di canelUi unagncia di$>ica,& una di legno di 
halfamotdue dramme di ameo , & due di ireos? 
una oncia per jpecie di iufquiamo , biffopo>pule+ 
gio,epitbimo,agaricO)ftorace calamitaci peiro 
filinoci paftinaca feluatica,dl caria , dì maro» 
tbroy&diamfo. & me/colando tuttama lafcia 
te raffreddar e, guardateti quefio unguento in 
alcun uafe uitriato.& 5 quando n* basirete bifo- 
gnoybaumdo fatte tutti gli ordini datijinuol- 
gete in lanafuccida,& la ti mettete perciocbe, 
oltre cbe rìmouerà quafi ogni mala qualità 
jua y farà cagione difarui ingrauidare di fìgliua 
lo mafchio. 

Et ne toglie uia ìlfeguente medicameto ogni 
qualità fredda,& bumida ,che faccia fterile la 
matrice.^ fi compone in cefi fatto modo.tr oua 
te de'femplici calidi 3 come fono fauina,lauro,fi<* 
ri di cbamemillaynellilotoyfanfucotbafilicoyma. 
trifilua,berba par ali fi s, foglie di cedro, & cota 
lì altre ■> fé più ne uorrete : liqualipofti nell'ac- 
qua bollano in alcun uafe uìtriato coperto in 
guì fa , cbe ninno uapore ne poffa ufcìrefenon 
per una canna : dellaquale l*un capo fia fer~ 
mo nel buco , cbe rejpira > & l : 'altra metttteui 
nella natura.^ accodateti sì, cbepofjìatedor 
mire alcuna pe^a:perciocbe contiene > cbe t ut 

t* 



SE C O^DO. 8$ 

fa notte , ò almeno quella più parte, che ponte 
{offerire, ui ternate quella canna,& ne receuia- 
te il fums . & effendo ukvno il giorno a due ho- 
re,accomp£gn&teui col uofiro marito, concio fia 
che, con l'aiuto diuinojngrauidarete : &,fe per 
zfciagura il primo me fé non ui ueniffe fatto ; da 
capo nel fecondo ufate il detto fujfurnigio , non 
lafcìando però quelle condit ioni , cbehabbiarno 
ragionato douer feruart dal marito, & dalla 
donna parimenti. 

Or dina fi alcun fuppofìtorio utile molto , il- 
quale fi compone difterco di uolpe } & di lepore; 
di fiele di amendune : di fiele di leone in quanti' 
tà dipefo uguale. dellequali mijìe confpecie aro 
matiche>& olio laurino fatene iljufpofitorio.il 
quale è ottima medicina alle donne fiorili per 
frigidità, 

Sifoleua preparare non fo,che beueraggio,il . 
yuale è di tanta uìrtà , che, quantunque alcuna 
donna fia fiata più &, più anni , che non habbia 
conceputo;la rende feconda,graffa , & di gran* 
de animo* 

Faffi cofi. pigliate nodi di uite alba , mellila— 
to$ betonica , artemifia, pimpinella, quercula" 
maggiore , & minor e,lingua ceruina , millefo- 
gliOycaprifoglio,Moleicr.affula,faui]M,agrimo- 
wa,et biffopo,& tutte utrdi p parte un pugno: 
ceto grani di pepe: quattro dramt di comino:dut 
digarofoli > canclUjìna 9 ffigo ygalanga , noe* 
e L $ mofeata^ 



I I S \ o 

mofcata, gengeuo>& cofto per eia forno .-tenete ì 
nodi di ulte alba ben lanari con le predette her- 
be in ottimo uino bianco per due giorni. Ut er%o 
cuocete tutto finoyche la ter%a parte fi fia dite 
guata.poi colate il uino gettandone uiatherbe* 
& uimefcalate tanto mellejpumato > che bafiì. 
il pepe-i & l'altre Jpecie poi nericate ui fya rgete 
•per entro .di quello toglietene la mattinai nel 
me%go dì,& la fera me^o bichiero con altro* 
tanto uino inacquato. 

Genererà la donna , fé pigli un pugno difal- 

■uiayuno di hiffopo^ uno di ruta: & le pefii in- 

. j fieme nel mortaio, & il pefio inuolto in lanafuc 

// ( ctda fi metta da baffo.&rimoua mattina^ & fé 

> ra per tredU & tre notte quefto fuppofitcrio.m 

1 quefto mei^o habbia alcun lepore y & negli trag 
ga li tefticoli con tutto il membro y & fecchi nel 
s fornOiO altroue:& poi gli riduca in poluere.del 
^ la quale >poi che haurà compiuto di ujare detti 

!fuppo/ìtorij;la ter 'za fera, quando uà a dormi- 
re, ne beua in alcun bichiero pieno di uino caldo 
tanta quanta ne caperebbe ungufào di nocìuo 

* la da mattina feguente nell'aurora uada il ma- 

* rito a trouare la moglie : che con l'aiuto di Dio 

J ingrauìderà. 

I Laqual co fa otterrà qualunque altra dal fe- 
guente bagno 3 laquale non produca figliuoli per 
cagione della matrice frigida . Bolla inacqua 
quella parte di rofmarinOiartemifia,calamen- 

, to, 



/ 



SECONDO. 84 

to,& origano } che le piace: ma babbia riguardo 
alla quantità dell'acqua , nella quale pofciafi 
bagni per tre giorni . neWufcire del bagno beua 
del beuer aggio dimofirato con tre dramme dp 
tripbera magna .dipoi pefiicalamento t & lo ri- 
uolga in alcuna pexga fottilijfima di liao>etfac 
danne fuppofitorio lungo > quanto è il maggior 
deto della mano>& tengalo due giorni. poi giac- 
cia fi col marito* 

Mji S^i^A tempo 3 cbe ragioniamo di quel *y 
le donnesche per troppo kumidità della matri- \ 
ce non portano fìgiìuoli.qHe$le b fe bauranno pia, - 
cere di prefiare fé fecondeypiglino ilfeguentefi- * 
topo tantoché glib amori nocini fiano apparec ' 
ch'iati alfufcire* 

■ Trouate me%$a oncia egualmente di fauìna* 
calamentO) ameo > &fquinato: una di ani fi 3 & 
-una di finocchio , bollite tutto in tanta acqua* 
che ut paia affai, firn che la meta fé ne fa anda- 
ta. F altra metà colate: della quale tepida ne be- 
vete ogni mattinami far del giorno tre onde 
con una difiropo dimatricaria 3 & una difiro- 
fo di artemifia, 

Imberbe bollite , & tratte dell'acqua pejiate 
con tripbera magna & diagridio 3 & mercor el- 
la y&ogni fera uè rie fate juppofitorio ♦ ma a 
-mio giudicio farebbe con più ragione fatto , fé 
ajpettafie , cbefcfie compiute di purgami tutto 
il corpo. 

L 4 Tr eparati 



f 



'Preparati gli human figliate lo elettuario 
benedetta, la hiera logadio 3 òaltroy che fi con- 
venga ad eùacuare qndliì & che uoipoffiatefo 
fienere* \ 

Mentre che penar ete à togliere firopi,& me 
dicine-Jl uiuer. ucjìro fia tutto contrario àquel 
lo ìcheh abbiamo detto eduenir fi alle donne , che 
hanno la matrice fecca. perche il mangiare cat 
ne arrofiite, pane duro\ & condite tutte leni* 
uande concerie calide non farà di fdiceuole.fi- 
milrìientegiouerà affai camware 3 &farfifrer 
gare y & uomit are la mattina, : &,fe nonpote- 
te-ycomponete alcuna cofa> che u inciti : quale? 
-qutjia 9 

Cuocetein acqua radice di raphano y feme di 
anttho 3 feme d'atreplice>difenape i & di cipolle; 
laquale pofeia colate , & ne togliete bèn.quatr 
tro oncie>& pia, fé farà hi fogno ! , & uì mefehia- 
te due onde dioffimelle. &)fe;uoifofiedinatu r 
ra forti ; perauentura non farebbe male pomi 
unofcropolo di poluere di ellebo ro bianco . . 

Quindi u fate fomenti Jpejfe uolte , ma di ra- 
do bagni, fate uifuppofitorij, cornee il raccon- 
tato dauanti : ouero quale è quello , che uiene 
appreffo. 

Togliete una dramma di coloquintida y & al 

trotanto per parte di alumeygitfacaftoreo^mir- 

: Yba,galbano i pepe>calamita > & opopanaco :me~ 

%a di mufcbio>èr me%$a di ambra, quefie tutu 

cofi 



$ E C 'ISt D 0. 8? 

$òfe fate in -polvere, &im-paftat e con ulne nuo- 
uo.piutofl&ychedi dwyò tre anni-, & compone- 
tene Juppzfiurio tale , quale è la lunghetta di 
un deto: & tenete tutta notte da baffo : per clo- 
che marauigliofamenze aiuta iingrauidare. 

Mamon crediamo >che frn male ricordami, 
xheyauanùxhe ui purghiate generalmente tut- 
to il corpo:; nonhabbiaJte ài u far e in ninnale- 
eie di medicine co fesche h abbiano uiftùdì fìrin- 
gere 3 &,di feccare:percioche nuocono molto fm . 
%a forre giouamento alcuno. ,ma,oue ilcorpc fa- 
rà uacuato; fi potrà ciò adoperare in qualuqm 
maniera con felice auenimento *:.... ■■ . 

Et 3 per cioche le contate co fé non Solamente ^ 
MagUono a togliere dalia matrice alcuna catti- 
uà compie ffione *ma per confeguente a rendere 
U donneÀijìerili feconde ; & perciò douete fa- 
pere , che. chi rimunera Li narrati difetti , farà 
figliuoli. . , ; >...;. 

QltrcÀMÒ, utdedoin.quefia parte, tfferfi rac 
icontato tutto ciò >ò almeno il migliore , che ne 
-.:. habk;4&ofcritto i^iufamofifctittòr'hf^ '<* 
rà bene ^ che ad altre cagi&ni di fic" -.^ 
- : , ' rilità, per. difetto della ma* 

tr ice ueniamo* ■' -■ 



Lì 



t I B ^ 

Li dolori matricali per gli quali la donna noa 

s'ingrauidi, da qualunque cagione fiano 

nati, come (ìleuano. Cap. IX. 




■=s vdfcono dolori nella, matrice ò 
rL per mala completorie pura» 
ò accompagnata co materia, 
ilcbe confideri il medico > il- 
fi qualuferà le fegueti medicine 
J fecondo,cheuerrà ilbifogno* 
*Adunque,fe la donna patirà tali dolori* pi- 
gliate peucedano, antologia, &panace inpoL 
uere,ér le me [colate con nino dolce: lequali te- 
fide,be uete* 

Sorhafi ancora con uno papauero bìàco cbia, 
mato peplo & femid 'artica polueri^ati . 

Oltre di ciò facciafi fuffomigatione difcor^e 
di pomo granato do Ice limatura di loto, & fo- 
ghe fecche d'oliua , lequali emergerete nell'o- 
lio>& porrete fopr after co di bue,cbearda. 
., Quer togliete galbano , mirrba , incen foglio 
biancojequali cofe fjano poftefoprafoco di ai- 
te: &riceuetene il fumo. 

Facciafi anche quefta > che è più efficace pì- 
glifi bit tornear adice di lappa minor e, peli di lepo 
re 3 ruta>coriandro fé e co, pipatele & formatene 
foccacie piccole* & uè nefattfuffomigio • 

Mefcolate etiandio pece, & f andar aca trita, 
con ciprejjb pulueri^ato,& fatene paftelli 3 i 

quali 



SECO K^DO. %6 

quali pofii nel foco uifoffomigate. 

Similmente incorporate corn o di capra pai" 
nericato con olio & fatene f uff omigio. 

Similmente bruf ci fi in buona, quantità feme 
d'una detti uinacioli , & fatti in poluerefi mei 
tano in alcuno uafe,ilqualefia bagnato di buon 
uino odorifero . faceta fi fomento alla donna , la 
- quale fopraui federa. 

Ma , fé il dolore della matrice uenirà infino 
alla uefica,beuete con acqua femi di porro poU 
nericati , ouer radice di pan porr ino infufa nel 
uin bianco a digiuno . & lauateui d'acqua caU 
da,& ne beuete di tepida, innanzi ebemangiar 
te,& fopponeteui cofe alquanto calie. 

Vi fupponete ancora un capo d'aglio intie- 
ro,& nitro bru] ciato , & cornino : lequalicofè 
trite ftano, &con melle mefcolate . 

Ma afc&ltate un medicamento, che cura t ut 
te leinfirmità della matrice, togliete un pugno 
di lino con la [loppa diligentemente pefio, il qua 
le porrete a mollificare in uino bianco odorife- 
ro per una notte . poi canato mettete in alcun 
uafo ad intepidir fi, quiui porrete lana mollìffi- 
ma, & la uifopponete : & andate mutando al- 
le mite. 

Oltre di ciò fi uede , chegìoua il offrano Ja 
mirrha, le noci pontiche, & la lana bianca car~ 
minata pofia congrafeio docca, & con l'olio di 
giglio edefle^cbiamato oglio inno . 

Se 



:■':': LI B 3^ O 

Se,il dolor perfeuerera^ pefiaretera una mi- 
fura di nino bianco dolce una parte di mirrba» 
una d'incenfo,et una perjbecie di melatio,fefelì^ 
anìfiifemi d'apio y mette , ragia, graffo fiocca* 
bianco d ì ouo,& tepide ne farete un lauamento* 
mero una lauanda. con buona quantità diui** 
no mtfio» 

Ma, fé la doglia farà grane, & noiofa;gioua 
rtol&cantba ridiati cipero, il calamo aromatico* 
il gionco odorato,& lo ireos, le quali cofefiano 
cotte in uìn negro . 

- Facciafi ancora quefia lauanda ;fe il dolore 
-afftige, et l'urina ne efca agocciola.pigliatefuc 
co di porr i,di frutti di fambuco, di fé fieli, d'ani-- 
fi,incenfo,mirrha,& nino ,& mifle ui lattare- 
se,ouer con acqua di mercorella cotta con mir- 
rba, & incenfo . 

0' cocente neW acqua, hiperìcon,-& [aluia> 
Sfarete bollire nel uino femi d'apio, ani fi, melan 
tbio,fefelo, mirrha 3 & con quejla decottione ni 
farete lauanda . 

--.:■ Se il dolore doppo, le purgationi uoflre[arà 
molto afprotfacciafene un'altra di fiori di jam- 
buco , di bacche di lauro cotte nel uino negro, à 
difambuco neh' acqua cotto > & quello fcolato 
mefcolate con uino dolce» 

- Similmente beuete a digiuno radice di pan 
.forano con uino bianco: che farà utile molto>\& 

uatm poi come ho detto . 

Si 



S E C; li V O; 87 

Sì ucie pur giouare la radice di rofmarino. 
beuutaco nino; ancora che ci f ano altre beuan 
de>lequali fi fanno di uarij fpecie difimplichqua, 
li fono il frutto dd-etdroyi fefeli > il milio > il 
frutto ddlmpfco, la nigella , le radici & femi 
di dauco.ma gliaromatidycbe uagliano in ciò*, 
fmoilthimoylathimbraj'hìfericùr^ 
ro biaco dar adice ■>& femi di cretbmo y le radici 
di mainarle femi & foglie di r/iercorella s le femi 
&urtica > lafalH%a y la pioppanegra > il dettame* 
Vamomoyii cardamomo > ìarifiogia, il cafloreo, 
l'adiantbcjlpeuccdanojaferpentariay.lefemi 
& foglie di r ut a ,le femi £ apio, lefemidifenoc 
duo, le femi di petro felino ,le radici & femi dì 
$lrutiojhij]opo,la peonia i & il panace.qualun 
que di quefle cofi uorrete , cuocerete , inac- 
qua, ouer nel uim: & mitigar anno i dolori 
matricoli '.♦ 

^inchora è molto ualeuole la radice di mai- 
na* & le f corredi cretbmo» & di finocchio be- 
Hute con acqua . 

Le radici di maina: date con acqua fono mol- 
to prò fìtteuole. 

E % anche utile le femi di uitice %& di peonia 
con uim beuute. 

^Anche molto è apropofito, fé il dolore farà 
t ale yche rendala donna debile , & affittarla fo- 
mentatione fatta con fyongie calde bagnate in 
acqua 3 & oglio , & poi premute * & appref* 

fi 



L l B IL 

fo ut ungete con medolla ài cerno ^graffo d*oc- 
ca 3 cera bianca ,ftercodicapra , & roffo £ouo 
mfti. 

Siracconta un medicamento utile al dolor di 
matrice fé fard foh 3 & grauiffvmo y con uentofi- 
ta\ilquale è queflo . figliate lefemi di atriplice 
feluatica,& bietole qualicojebene pefte% & te 
fide fonerete alla matrice » 

La bocca della matrice aperta sì , che non ri- 
tenga, ò irentri raere,come lì riftringa, 
quanto è bifogno ♦ Cap. X. 

[ Engouo i come habbiamo ue- 
dutOi dalle dette male copie f- 
poni* & anche da natura al- 
cuni accidenti nella matrice* 
che ne la preflanofierile . tra 
quali fi pone la troppa lar- 
ghe < Z£a 3 & ampiezza della bocca di quella :per 
cloche per ciòfuole auenire, che non ritenga lo 
fperma;ò,fepurnel ritiene; fia corrotto dall' ae 
re>cheper la capacità trappaffa.per laqual co-* 
JajperiamOiChejinfegnandoui il modo di proue- 
derciyfarà utile,& gioueuole • 

La cagione di quefio difetto > & i fegni fono 
jnanifelii ad ogn'uno:& perciò non ci difendere 
mo in ciò per non faticarci in uano : ma la cura 
faràincotalguifa, 

Trouati 




$ E C T{ D 0. 8S 

Trottate galle, fumach y alume , piantaggine* 
gomma arabicarfcatiathipociftbide, fiorì dipo 
mi granati , confolida maggiore , & minore m 
tanta uguale parte^quanto ui -piace d 'adopera- 
re.cuocete tutto in uino % o aceto finoycbefia con 
fumata la ter%a parte , & di quello ui bagnate 
la parte vergogno fa, o dentro ui tenete una fbii 
gna piccola bagnata >ò alcuna pecetta. 

Oltre à queflo pigliate quattro onde di gal- 
lacuna digarofali : & fatene poluere , laquale 
(temperate con uino garbo , ef tutto in alcuna 
pe%ga inuolto ui mettete, 

*Appreffb habbiat e eguale parte dì fquìnan- 
toygallayalume, foglie di giglioni cipero, et boi 
lite in acquarella quale lauate , & doppo ui ri 
ponete bomba feio bagnato . 

Doppo quefto >&ui piacerà Sommamente, 
prendete mexga oncia di rofe roffefecche : uno 
grano di mufchio,& uno di campbora, & quat 
tro digarofali* fate poluere di tutto y & quefto. 
ftemperatein acqua rofa.della quale ui bagna* 
te>& dentro ui tenete bombafeio • 

Similmetepolueri^ate una oncia di rofe rof 
fé odorifere,& feccbe-.tr e di fandali citrinudue 
di campbora^ & cinque grani di mufchioAiffol- 
uete la poluere in acqua rofa 3 & lauatene nofo 
lo quel luogo,ma gli altri membri: che gli ui re 
fittuirà grati ? & dilicati:& aiuterà alFingra-* 

ttidare. 

Quindi 



£ r 3 %, ù 

r Quindi togliete una lira d'acqua re fajnfìno 
a dueiuna oncia di galla^una di giunco marino * 
& farixnenti di rofeJa&d4no } & noci di cipref- 
fo:me^%a digarofalh altratanto digallia mu^ 
fiatai diligo : tutte quefiejpecie ponete nel- 
l'acqua rofajaquale in alcun uafe leuiun bollo 
re.pofcia tolto il uafe dal fuoco ui spargete per 
entro >hanendo prima colata l'acqua>& tratto 
ne uia il rimanente , muf ch'io , & camphora in 
quella quantità , che ui farà a grado : feruate 
i'acqm in alcuna ingbi&ara.&y come la uorre- 
te adoperare ; fcaldatda, -, & Uuateut ottima- 
mente. la bocca della matrice,mettendoui entro 
hGmbafcio+quefto modo feruate piu 3 & più uoU 
te. tantoché quella ui fintiate rifiretta . è co fa 
fegreta ; per cloche oltre al propofito fuggetto> 
nefaJa donna atta aconcipere, conferua l'amo 
re fra il marito y& la moglie^ utt e le carni mol 
U>& languide fa dure>& fode 3 et toglie uia qua 
lunque fetore foprauenga nell'atto del coito: 
' ma molto piu 3 fefarà il feguente fuffumigio. 
Tonete in due l'ire d'aceto, due onde difcor~ 
%e di pomi granathdue di galla, altrotanto alu 
medirocca,rofe y & mentbamnadi incenfo, & 
parimenti dimaftice, di f angue di drago , & di 
boloarmeno.&,come bolle ; riceuetene il fumo 
nella matrice per alcuna canna \doppo quejìo ui 
lamte ottimamente dentro , & fuori più uohe. 
quindi^ uenuta Tbora Mandar a lettoci profu- 
mate 



SECONDO. S9 

mate con ambrajegno aloe > garofali r &finu- 
glianti odorifere f^ecie. 

Ma per Uringere mirabilmente fate co fi. boi 

lite in aceto, o acqua per una lunga bora galla* 

alterne, jquinantùifoglie di giglio t cipero,fiori dì 

forni granati t mentba uerde,pigne uerdi,thimo y 

garofalhrofefacherforsifelHatichiuerd'hwfyi 

liuerdhacatìatmafticetmcèfoi-piantagmetfarco 

colla,gia,nde 9 gomma arabica , boloarmeno >& 

f angue di drago • quejìe tutte cofefiianofi in det 

to aceto, o acqua una notte a macerar fi , & il 

giorno apprefjò le bclliteàl che facendo pigliate 

il fumo 3 cberìufcirà con alcuna canna , il modo 

habbiamo mofirato nel pajfato capito loJipoi le 

uato il uafe dal fuoco ui lanate* quato ui piace* 

d. quefta compofitione, & dell'altre dette uè ne 

ttar/etefino ycbeneFbaurete tutta logorata: 

•par ciocbe fi conferua affau 

Vaga , & foaue è lafeguente : &gioua alle" } 
donnei che tanno la matrice tumida , le aiuta) 
all' ingravidare , & mette tra il marito >&!&-* 
mogUe amor e ,&■ pace.&fajjì in quefla manie- < 
xa.togliete tre dramme di gallia. mofeata : una^ 
di garofali:^ me%$o fcropolo di mufchìo . & ) 
& tatto in poluere diffalcete in una oncia di ui/ 
no negro garbo,& alquanto fate fcaldare al fuo - 
so: poi ui bagnate. 

Opera maraégUofamente quefla . bollite in 
quattro lire diurno negro garbo 9 &in quattro . 

2d ùuàe 




mcù dì aceto fatto di uino negro,una oncia per 
fi>ecieAimafàce,gomma arabica, noce dicipref 
foigalla , & alarne %ucch trino . lequali bollite 
tanto-, chequafi la ter^a parte fi fia confuma* 
ta.leuate dalfuoco>et lauateui più uolte ilgior 
no.ma ricordateui y che quefìatèr eia feuna delle 
contate medicine convengono* quando le tifate, 
effer calde .come ui baurete bagnate ; con una 
pe%£a Slargete attorno alla bocca della mairi* 
ce quefia poluere . 

Laquale faccia fi con mexja oncia di boloar* 
meno^mex^a dimaftice, me?ja di gomma ara* 
bica>& parimenti di mumia r & di armoniaco* 
quefia la refiringerà tanto, chequafi parrà fal- 
da, della quale poiché uè nehaurete pofta quel* 
la copia » che fard bifogno ; bagnate una pe%£a 
nella detta acqua 3 et la ui tenete fopra.et,quaU 
bora ui piacerà d*u farla ; fé della mofirata ac- 
qua non baurete; bagnate lape%^a in nino gar 
io, &fopra la ui fendete , 
< Quefii medicametha noftro giudicio,doureì> 
■bona baftare:pur 3 acciocbe conofciate y che le ro 
fé della medicina non hanno termine; ne raccotf 
teremo alcune altre, però pigliate una dramma 
digalla s & una di fquinanto .& la poluere lom 
inuolgete in alcuna pe^^a bagnata in acqua 
che è cofa ynarauigliofa . 

Togliete etiandio due onde di fcor%e uerdi 
éipignatuna di alarne di rocca: & met^a di ci 

pero: 



SMC *H D 0. $o 

pero:& le bollite in nino garbo .bagnatene alca 
nape%%a,lequali ufate. 

Trendono alcune donne acqua di pigne uer- 
di y &fen?a pia fi lattane , & ni tengono entro 
una jp ugna bagnata in detta acqua: altre Rag- 
giungono alarne di rocca : altre altre cofe . rr.x 
queflo uoglìamo auertire>che a niu-n partito ta- 
fano di pomi cocche confortino la matrice;co 
me fono ro fé f teche poluerì%ate , galla mufea- 
%a ygarofali > mufehio , ambra , xjbetto , legna 
aloe,& cot ali altre : per cloche facendo in con- 
trario y guaflarebbero ogni buona completane 
di quella. 

La donna, che per fouerchia gramezza di tut- 
to il corpo non ingrauidi, con che 
aiutare fi debba • 
Cap. XI, 

E la fier ititi uerrà dalla graf 
fei^a y che fia in tutto il cor- 
po della dorma; bi fogna falaf- 
farla ogni me fé una uolta dal 
la uenadel piede, & da quella. 
d$ fegato nel braccio defiro 
al tempo deW eHate : o nel finterò al mrno . <j?* 
due fiate almeno nell'anno prenda medicine fo- 
lutme,bauendo prima digefiigli bnmorh& pr* 

M * parati. 




faratule uìuandefolite lancia da partati fando 
ne altre,che operino il contrario . & y fe è ufa di 
dormire fopr a alcun buon letto>& molleiftiajo 
fra altroché fia duro.il panefia difemola > c^r 
gli altri cibi tal'hche diano poco nutrimento . lo 
irarfh& lo attriftarfi alle uolte non farà difdi- 
teuole>et cotali cofcma chi più auanti ha caro 
di faper e leggagli Ornamenti delle donne nel 
frimo libro al capitolo di fare magro il cor- 
fo.oue troverà affai materia al prefente prò* 
fofito. 

La bocca della matrice , per la cui fouerchia 
graffezza la donna non produca figliuo- 
li , con che atti ti pojia rendere 
/ magra ♦ Cap. XII» 

^i y qualhora egli auenga > che 
per tanta grafft%^a della hoc 
ca della matrice l'huomo non 
poffa ufare commodamente 
cola moglie sì, che perciò non 
fiagrauidi ; deuefì aWhora 
forre ogni diligi^^ ingegno-^ che ej]a sapra 
in gtiifeyche quella malageuolei^a del tuttofi 
rimo uà . la ondefacciafi rimedio nel modo, che 

Cogliete quattro pugni di radici di maina* 
& quattro di foglie dì bijmalua : & trtdi pa- 
gi* 




$ &C 7^ DO. $z 

glia d auenxdequali bollano in acqua tanto y cbe 
fiano cotte.tratte dalfuoco,comein parte fi fa- 
rà raffreddata tale, che la poffiate /offerire; fé- 
deteui dentro fino \all 'umbilicounq buona pe^ 
?a.qumdi ufcitefateui fuffumigio, tornando ai 
fuoco di qusfia decotti one,&, come neh abbiate 
ariceuere il fumo ; altroue ui barbiamo detto, 
' Egli è uero t cbe in due uiefifuolefare. runa 
èrìceuendo iuapori dell'acqua, q altro , in cui 
fia t. cotto calamento,origano,ruta,marrobio,fa 
glie dì lauro , & fimiglìantìfempìici di natura 
calìdiJa feconda,quando fifbargefu carboni in 
cenfo^mafiice^mirrba, aloe, & altri.fedendo la 
donna J opra alcuna pane a,& per un foro fatta 
in quella pigliando il fumo quanto più èpojfibi- 
le.ma ella deue effere ben coperta^ accioebe effa 
nonfiff>arga,& uada altroue,cbe alla matrice: 
.cbe tutta l'opera fi perderebbe* 

Fatta la fuffumigatione , bobinate pezzetti 
di fi agno formati, come fono lifufpofitorìj.dei 
quali alcuno (ia piccolo, alcuno più gradicéllo» 
fi come il deto groffo della manojtora comincia 
te dal minore , ilquale unto di dialtbea mettete 
nel luogo narrato, & uel tenete tutto il giorno* 
l'altro dì copiuto di bagnarla , & di fuffumigar 
hi ui ponete il fecondo, ilquale fia alquanto pm 
groffo del primo , &unto . &il fofienetequet 
giorno,quanto potrete \& cefi ancate procederi 
do auanti ogni dì con alcuno maggiore finpjcbc 

M 5 all'ulti* 



£ r b iC o\ 

air ultimo fiate uenutaMquale uogliamo,che al 
quanti dì nel debbiate portare fi, che la aperitu 
rahabbia prefòla difyofitione di quello fiagno. 
compogafi pofcia una forma fimile al deto grof 
fo dtlielettuario chiamato diamargariton , <ùr 
facendola bagnifi in olio dibalfamo,ò mufcelli- 
•nc\. & dalla più grafia parte attaccate qualche 
flo;acciochefifoj}a tir are fuor a . quefto inten- 
diamo , che ufiate ale unì giorni ; affinchè fia da 
quella confortata la matrice, il mede fimo ado- 
perala triph era magna in uoltaintela fottile 
'a fimilit udine di alcun picchetto , aggiungendo 
ui poi nere fatta di canella fina , garofalì , noce 
mufcata$igo nardo, calamo aromatico, magio 
rana>pulegio , & affen%o ò in tutto , ò in parte. 
qaefia maniera conferuerà la matrice aperta y et 
-fi fàraottima a generare. 

Ut, benché megliore medicina della fopadet* 
tafiamalageuole a trouareituttauia rìhabbia* 
ma altre molto efficaci,^ da no douer ejferper 
altra taf ciate.fr a quali è ilfeguente modo. 

Lauateui tre uolte ogni giorno: chèla matti 
nd,da mezzpdu& lafera,co acqua, nellaquale 
-fiano cotte malucparietaria, branca or fina, fo 
glie di uiole,fien greco,& •fimiglìati 'co fé, quindi 
cogliete altra malua, ò branca or fina, & co me 
■dolla di cerno, ò di uitello trite ,& pefle le ui 
ponete ini qualunque modo ui fia commodo nel* 
■lunatura. 
*-■■'- *■- SimiU 



, Similmente mefcbiate malua->& ruta peftan 
do con feuo di uacca , &a giti fa d' 'alcuno fup- 
pò fuor io uì tenete ; percìocbe è co fa mara- 
uigliofa. 

Ilfeuo dì ttacca fola x o Umedolla fua,ò quel 
la di cerno riuolta in lanafuccida opera sì , che 
Altro no fa dibifogno.et doppo quefìe cofe>fe fi ' pt 
rà aperta;fateui bagni, fuffumigi , fuppofitori M 
& elettuarilj per ingrauidare, fecondo che bab- 
biamo ferino nel nono capitolo . 

Quando la matrice della donna non porti fi- 
gliuoIi;perche (la lubrica, & molle , con 
che arte fé ne habbia a libera- 
re. Cap. XIII. 

Ome le narrate wfirmìtà del- 
la matrice mofirano di nafce- 
re da alcuna ccwplejjìone non 
buona;cofi apparerete da fu* 
perftua b umidità preceda ,fc 
per lubricità la matrice non 
■. ritega ilfeme,ondeè conueneuole, che & alprc 
fentemale non altrimenti, che alti paffuti bah» 
biamo fatti,alcuno argumento prendiamo. 

Treparinfi adunque gli tumori confircpidi 
matricaria y dì artemifia , ò cotale*& oue alcu- 
no magiftrale hauette caro ; fateui comporre 
queflom 

HA VìgliMi 




L I B 11 

Vigliate quattro onde di radici di riihìa~ 9 
quattro di artemifia , & quattro difauina:due 
dì foglie di mentha , & parimenti di orìgano,ca 
lamento betonica , & balfamìta:me%£ppugnot 
€affen%ot una onda uguale dilìgo nartloyfqui 
nantOycalamo aromatico ^anifo, mar athro s fife~ 
li>& ameo : tanto zucchero, cbefia {ufficiente 
quantità a comporre firopo^del quale togliete- 
ne ogni mattina nel far del giorno tre onde con. 
due di acqua, nella quale fi a cottamentba , & 
rofa. 

Finito ilfefio , ò ilfettimo giorno , nel quale 
haureteprefe i firùpiypurgateui conelettuaria 
detto Bendetta,ocon ptl&ie (ine quibus 3 & fimi- 
le altro* 

'Nel tempo >che feguirete quefte medicine ; le 
uiuànde ucfire fiano tali» che difecchino : come 
fono le carni arrostite, pane an%i àuro y che nò, 
&j ornigli anti. nel condire delle uiuande in Ino 
godi fate u fate qaefla polvere. 

Togliete dedotto dramme di fole commmez 
quattro onde di buona cartella : me%ga di amo- 
mo&meoipepefiler montano 3 biffopo , origano* 
& pulegio perjfecie.pejìate, & fatene poluere* 
laquale adoperate in tutte le uiuande» chiama- 
uafida noflri anteceffori fale facerdotaleila cui 
'Uirtù è di calumare la pblegma dalla tejìa > & 
dallo ftomachotdi purgartela matrice,& tuttot 
Ucorfo 3 & conferualo fano.rende lo fair ito del 
~ : : '- ... U 



S t C T{ DO. p$ 

labocca odorìfero, caccia la riebbi* da gli occhi* 
toglie *i* il dolore de demi , delibera da doglia 
dìtejinyffrma latoffe>& rimoueogni difficultà 
di girare . perche reputiamo quefiofale degno 
condimento de gli buomini y &done 3 che dall'età 
unite trappaffano alla uecebie^za. 

Horaipoì che haurete compiuto di purgar^ 
tti;farebbe ottimamente fatto preparare alai" 
tio fuffumìgio in co ft fatta guifa habbìategalb* 
notori di pomìgranathfcor%$ dì fatta > cupide 
dìgiandaiCorrìpola^piantagmeyfangue di dra~ 
goMlo armeno > acatia , hipochifiide in quelU 
quantitàsche conofeete effe? bifcgnodequali tup 
te cofe,ò in parte bollite inacqua piouana, ò di 
cìfternacon aceto. riceuetene il fumo per me%- 
%o d'ale una canna nella maniera infegmta ne i 
f affati capitoli . 

Ma , coficome ut farete leuate dal fuffumU 
gto. ilquale uogliamo , che continuate per of- 
1 0,0 dieci giornhuna borato poco meno per uol- 
ta, pigliate alquanto ditripbera magna fen%& 
cpio co eguale parte della feguente cópofitione. 

Trouinfi due dramme & mezza per eia jcu* 
na difeor^e dimirobalanicitriniyindh chehulì % 
&bellericj:due di comino y due di anijby&Jimii 
mente di finocchio, &dicarm: & una& me%^ 
^adinaflurtio .ftianofi li mirobalant tutto un 
dh& una notte inzucco di cotogno > à in alquan- 
to aceto.il Simigliarne faceti fi delle altre co fé, 

faldate 



I 1 t K 
fcaliate poi alcun per^o di ferro ,ò di pietra. 
& , come comincia a rifcaidarft ; cefi ui ponete 
[opra, lefior^e de mirob alani •>& lemouete,per 
chenon sabbrufiino. quando faranno arroftite 
sììchefì pojjknofare in poluere; ui mettete i fi- 
mi olire sì macerati : & poi gli pedate . al che 
aggiugnafi una dramma s & quindici grani di 
jpodio>fiori di pomi granati s mafiice,fumach i & 
gomma arabica arroflitafopra alcun tefto per 
specie, polueri%ate tutto minutamente , & con 
un poebetto d acqua rofa> ò di olio rofito sinaf 
~fii la poluere » la quale pofeia incorporate con 
una lira difiropo mirtino > & gmrdatdaui'm 
alcun uà fi di terra uitriato . quefta mìfturafu 
nominata danofiri paffati Micleta.& fin%a ra 
gioneèdifufata > così come è il [ale facer dotale 
dauanti dejcritto:perciocbe è propria medicina 
di que*membri,la cui naturale uirtu di ritenere 
fi èfmarrita tconciofia che dato per bocca con 
■acqua piouana>& [angue di drago; ouero meffa 
intorno a bomba [cio-> & pofto al luogo^doue fi- 
ttole bemorrhoidi , fermi mirabilmente il corfo 
~ loro:dato con acquarella quale fta bollito ma- 
.fiiceyguarifcailflujjo^imilmente conficco di 

* piantagine y ò di fiori di pomi granati co fi beuuto 

• come tolto in criftiero,curi ogni corfii 

Doppo queflo pigliate poluere dipfidia , hi* 
foquifiide, acatia,& colopboniadequali incor- 
porate con alcuno peftcllo di ferro caldo ,& 

compone- 



$ 1 C ^D 0. $4 

componete fuppcfitorio di [officiente grafferà, 
ilquale tenete nella natura , & il rinouateogni 
due giorni. 

Et, fé non ui parrà grane d'ufare etnpiaBri; 
{temperate di detta poluere confucco di pianta- 
■gine 3 & fatene due empiaflri quadrilungo ciaf- 
curio un palmo % et quattro deta:& largo mex^o 
piede y ò poco più : liquali accioche non ui no- 
tano troppo ; gli potete acconciare infacebetti 
fittili di lino S uno ponete di Jotto ali \umbilico 9 
& V altro fufo le reni . quefte medicine ftringe- 
ranno la bocca della matrice troppo ampia>& 
la prederanno atta a ritenere lo fterma . 

La fterilitàjche pei troppa ficcitàv & magrez- 
za ì & debolezza di tutto il corpo > ò del 
la matrice auiene,come toglier uia 
fìpoffa. Cap. X1XIL 

\0n appartiene alla materia 
propostaci di dimoftrare* co- 
me ingraffare fi debbano i cor 
pi delle donne* è alcun mem- 
bro,& farlo morbido; ma chi 
ne è bifognofo legga nel pri- 
mo libro degli ornamenti delle donne alli capi- 
toli di fare graffo tutto il corpo , <& un partico- 
lare mebroì per cloche quivi haurà moki modi, 
- ^ 0» 




LI B 1^ 

& tutta la urta , che tenere fi debba . tuttauia ';< 
Mugliamo ricordar e ^che 

il modo del uiuere di colei , che uuok ingraf 
fare fiatale, magi ^ejfo i dorma > & ripa fi il più. 
- ufi brodi di galline ,di carni graffe condite con 
roffi d y oith& poluere di cardamomo^ di %af-- 
frano J?eua uino dolce 3 & negro ,& faccia fi ba- 
gni di acquajn cui fia bollito maluauifco, fiori 
di chamemilla y fiengreco,mali£a , boragine , & 
bugio fa. unga fi la bocca della matrice con olio 
di balfamoyò grafito di occa % anitra , & di gallo 
infieme mifii . 

Lafterilitlnata da alcuna uentofità conqual 

ordine fihabbia a rimoucre,& fare la 

donna feconda. Cap. XV. 

£ il medico uedràt che da hu~ 
mori proceda uentofità 3 che 
impedifca il generare; purghi 
il corpo della donnìt. import- 
galeghe mangi carni arrofìi- 
te>& condite con finocchio ,ep 





dorma il giorno. 

Purgata la dona faccia fi un bagno d'acqua* 
oue fia bollito ameo y amomo,carui, corninola-* 
lammtOxpHlegiQ, &fifilì : nelquale figga den~, 

tm 



s e e 1(0 0. 95 

tro per me^a bora > & piu;je tale farà la uo» 
lontàdel medico:cbe le far adi grandi ffimo gio^ 
uamento. 

Sopra le fut uiuands Jharga poluerefatta di 
dette co fé mìfia con pepe lungo polueri^toyca 
nella, et fimi it .appreffo ufi elettuarij e alidi ;q uà 
li fono il diagalanga , il diacumino , & il dia- 
margariton* 

Vngafi fouente la natura conolio dicofio > ò\ 
di ffiico 3 o> quando batter nepoteUc , di balfamo: 
nelquale me fcoli alquanto di poluere di feme di 
fefelhò di feme di peonia ♦ 

J menftrui che cofa fianca quando appaiano* 

in che tempo, a che fine, & corno lìano 

necefTarij. Cap. XV I. 

Gli ben fi pan , che la natura 
noftra commune madre niuna 
cofa adoperi in noije non con 
cofiderato configlìo>et co prie 
den%a.quefio diciamo-, per cìù 
che emendo U dona per la f ita 
frigidità* & humidità un debile huomo y & co- 
me fatto a ca\o: &per ciò foprauenendoin lei 
alcuni fuperflui humori nati da indigefiiom ; 
dalla natura fono raccolti perffatio di ciafeun 
me fé nelfangue > ilquale come difouerebio , dr 
non buono alla conjernationedd corpo ne man 




z i n ^ o 

da fuori . la ma , chefegue nell'ufcire, fi è delh 
matrice ; laquale ritiene la parte più pura di 
qudhyfe ne ha bifogno:& V altra n'efce. queHa 
fangue è detto menftruo;però che ogni mefefua 
le apparire ma uolta. ma quelle majfimamete^ 
che uiuono ociofamete % debbono hauere per eia* 
fcun meje quefio corfo dì fangue; accioebe, non 
ejfendo di compierne perfetta^ come è l'huo- 
mOiConferuinolalor fanità. 

Ma inqual tempo della lor prima età inco* 
minci ad apparire , nonfappiamo troppo bene: 
per cloche alcune non hanno anchora compiuta 
il duodecimo anno , che lor f opramene : alcune 
an%i molti nel decimo terger racconta un me 
dico di hauere ueduta unagrauìda in Tauia,che 
non hauea più y che noue anni . ma ciò auiene di 
rado: & > ouepur [ìa y quiui dimoflra breuitd dì 
aita: concio fta chefia manifejìo fegno > che tale 
donna h abbia a uenire in brieue tempo al com- 
pimento di quello perche è nata , & perciò ba- 
urebbe a uenire nel principio del quartodecima 
anno*& uiene nel più delle donne, nelqual tem- 
po fono atte al generar e>& la uirtuloro è fatta 
forte y ne tanta humidit d y quato ne gli aunì adie 
tro y trappajja in accrefeimento del corpo.man^ 
ca il più nell'anno quarantefimoquinto , fino al 
cinquantefimo: che quiui le donne pongono ter- 
mine al produrre de' figliuoli^ , benché alcune 
mppajfiao queUo fegno ; tuttauia intranicne 

rau 



S 2 C *ìtD 0. $6 

rare uolte . ma ben ueggiamo in molte ceffate il 
mentir uo prima-.come è da trenta due anni fin<*, 
a quarantacinque. 

La cagione di quefia uarietà di tempo uiene 
dalla naturale campo fu ione del corpo , ò dalla 
compleffione, ò da habitoicqme è,fe è magra 9 & 
efienuata; più toflo lafcìa di ingrauidare :ma, 
fi g ra lf a > & forte ; procede alianti lungo tem* 
pò: fimilmtnte una donna melancholica più to- 
flo y che F altre : & quelle y che Jono di com- 
pierne fredda generano più figliuoli , chele 
calide : 

Il corfo naturale dì quefio fangue è di appa- 
rare ogni me fé unauolta.& y fetrappafferd;mn 
farà naturale non altrimenti > che fé non per- 
ueniffe al termine . la onde naturalmente auer- 
rà ne trenta dì fenica conofeere i nomi loroi 
per cìoche alle giouinette uiene nel primo quar - 
to della luna : a quelle y che fono di ma ggio*. 
re età nel fec ondo: a quelle , lequalì piti quan - 
ti fono c on gli anni y nel terzo: fo alle sec - 
chie nell ultimo quarto . &. perciò fi Juole 
per proverbio dire , che la luna nuoua accom-. 
pagna le nouelle donne, & la uccchia le uec~ 
chie . perche uogliamo ricordare , che la natu- 
ra medefima ne inlegna y che , quando Labbia-. 
trio a trarre fangue ad alcuna giouane; il fac- 
ciamo e fendo la Ima noua : & alle uscebk al* 
lauecebia. 



x r s ^ o 

Et, accloche non paia ad alcuno quefla uenit 
ta di mejlrui uana,& utile;ueda oltre alla con- 
feruations della fanità , che nella grauidan^ 
della donna niente n'apparenta ragione è:percio 
che una parte dì quello uà a generare li princi 
pali membri della creatura : la feconda fi (bar- 
ge afarficarne ne luoghi uacuida ter%* la nu- 
trì fce. la quarta ftconuerte in latte . la quinta* 
che è la partepiu impara, efce fuori infieme col 
parto , aiutando quello aWufcire. & perciò , /e 
ad alcuna donna grauidafoprauer ranno li mm 
Bruì in tanta quantuà^uanto era quello , che 
forgeua auanti la fuagrauidan^a , èfegno ma- 
niftfìo , che il parto fia ,& habbia ad effers 
infermo , o debile : nondimeno ciò non ha ur eb- 
be luogo ; quando ella fojfe graffa ,& imen* 
fimi pochu 

~ llmenfiruo Infoiando da parte la necejfitd% 
che è alla generatione , conferua ,come prima 
habbìamo detto, la donna in fanità»et libera tal 
to il cor pò f no , & il ùen purgato , & netto da 
qualunque noia che offenderla potejje.ne la reti 
decafta } & rimoueque arderai fiimolidella car 
m,che le darebbwno fieri afjaiti. 

In contrario quelle^a cui fono fermati, o non 
uengono:come qxeUe y a che per la età comincia 
no a ceffare,fom tutto dì inferme, &rnaff\ma- 
meuein quelmembr^che fono congmu, & han 
m uonjb checomffonden%a conia matrice:co* 



S % CO X. D 0. s>7 

me fono lo Bomacho,& la tefia:percicche > cofi 
come fi fermano ì menfirui; cofi nafcono dolori* 
àpofleme,makagli occbhdebile uiUa , uomit'h 
febze:& defideranopiuchemai Vhuomo.la ma, 
trice dal? altra par te mal fona tutto dì ò afcen* 
de, ò difcende, ò fa altri atti grani a foft enere, 
appreffo ne nafce firetteTga di petto, sfinimen- 
ti di cuore ì affawbfinghio^,& altri mìo fi ac 
cidenthper gli quali la donna alle uolte fi muo- 
re .ne auengono anche putidi fangue » bemor- 
rkoidh&Spstialmete nelle don^eUe^copia gran 
de di fangue dal nafo r & infiniti altri mali t li- 
quali iftimiamo fouer ch'io a raccontare. 

Le cagioni , perche non uengano i menfirui, 

& i fegniyche dirooftrano partitarnente 

ciafcuna cagione. Cap. X V I* 

On appaiono imenfirui, &fi 
fermano naturalmente, ò ac- 
cidentalmente, naturalr/iéte* 
: quando la donna ègrauida x ò 
è fatta uecchia.il uolerglì 
provocare in grauidan%a è 
commettere ungrandijfimo peccato : per cicche 
egliconuieM>cheladonmdijperda,&parimen 
tilacreatura fi moia* il cercare di ndurgliin 
donna ueccbia*è cofacontra naturajma non im> 
poffibile* , 4 , 

7^ Quando 




■t I B X: &' 

Quando accidentalmente et >ffimjna[ceia,lt& 
mrtùìù dalla matrice^ hdaWbumort , • - * 

< FIE^E dalla uirtù, fé effa è fatta debite 
é, mandarfuori per complefjhne caliàa^reddajk 
ofecca. laqualcofa manifeììamente comprMì& 
tno nelle donnesche hanno lafehre,ò alcuna gm 
ve paffionedanimo>che le afflìgga Jbumìdamfr 
fira di non impedire } ma più tofto di mmtarè 
fuellh& aiutargli ad ujcire. ; j/a 

5 E la matrice è cagione diquefto difetto; fé- 
mdeue dare la colpa all'oppilatìone y cbe der't- 
ua y Q da eaforesche difecca:oda freddoline cón~> 
gielajnyuefia cadono k donne , eheufano bere 
acqua fredda . oltre a ciò nafee da graffex^a^dì 
che ne fiail collo della matrice ripieno? òapofl& 
ma>o cicatrice scarne quiui crefiiuta y o il col- 
lo della matrice torto fieramente ■* aftretto,o le ■ 
porte delle uene chiufe, & ferrate per per coffa» 
cfcoTiciaturaycbe nélahabhia lajciata ripie* 
m di cotale ui f co ftbumiditàycbe tien legata là 
creatura * 

Si moue etiandio da altri mebriy ér maffima 
mente da quelliycon cui communica lamatrice? 
totale il fegato^uando le uene fue fono oppila" 
te>& fyeaalmente le congiunte con quella. 

/procede da oppilatione ditma. il corpo: da* 
grafferà di uentre>ehe Muda la Jìrada . ame~< 
ne anche alcuna uoltaycbe il j 'angue fenefeenda* 
alla matrice >& non troui la uia da ujcire. onde 

rimane 



S E C W D O. 9$ 

timane^uafigelato,& tornando indietro fi rU 
fcalda,& uà fuori per altri luoghi. & quinci m 
nafconmdiuer fé infirmila. » 

OVE Vhumore produca la retentione dei 
menfirui;puo uenire da quattro modi: da quan 
Utà,qualitd,foftan^a, ò da tutti e tre infieme. x 
< Viene da quantità , o percioche il f angue fia\ 
poco per poco cibo , & beueraggio : o perche la,: 
donna, ne generi poco:o perche la uirtù refiaura; 
tiuaèforte ritenendo ne' membri gra parte del 
fzngue,& poco lafciandone ujcire. &,fe la don 
na ne produrrà affai;la natura non lo manderà 
al luogo de menfiruhma nel fard- ufcire peral- 
tro uieifi come intrauiene a quelle* che pati/co- 
no lunghi fiujfi fanguinolentt di uetre, di hemor 
rhoidiyO molti fudoru& fatiche. & noi ne bar- 
biamo conofciute alcune, che per fatica del cor- 
po durata lungamente fono fiate fen%aquefix : 
purgazione. 

- D eriua da qualità^ perche il {angue fiatrop : 
pofecco per ufo di cibi, o perficcità dell' aere y o 
perfouerchio calore, o fia troppo freddo no cor 
rèndo per le dette cagioni . 

Ha origine dalla fo$an%a ; quando il j angue 
fia troppo grojjò uifcofo perfefteffo , o per ejfer 
wfflo con altro bumoregrojfo* 

Finalmente^ uè proceda da tutti, o parte in 
fieme , conofcendogli femplicemente , je ne ha- 
uràuiandio notitiainfmnemeriu compofii . & . 



Il K K, 

talh& tante fono le cagioni » per che tmenfirm 
non corrano* 

M Jt come fi uede per opera, da quale fi ma* 
uaquefioaccidente,fi cono fiera co fu 

Trimier amente , fé nafce da debolezza della 
virtù de* membri , che non habbiano for%a a, 
mandar fuori ilfangue ; la natura non fa alcun 
mouimento neltempo ? che ne haurebbe a furge 
re,& fi uede il corpo é troppo magro, ò troppo, 

graffo. 

Se ne è cagione Vhumorei ne ne potrete certi 
ficare in queftaguifa.fate, che fi ricolga quel pò, 
co di mentir uo, che alfuo tempo è f olito a uenU 
re 3 & il ficcate fopr a unapeiga all'ombraJi- 
foi guardate il color fuonlquale fi farà roffoifi 
gnifica ilfangue efferne cagione; fegiallo\la cho 
ìeraifi melancholico\roffo ofiuro ; &fi pbleg- 
matico;roffo,chetrahe al bianco. 

tAppreffo queflo , quando il f angue ritenga ì 
menftrui' } que' pochi, che nefoprauerranno;ufii- 
rannocome apprefi.ma,fifarà la cholera; uè* 
nendo effifintiretepugerui,& ardere a que'luo 
ghiJ urina farà gialliccia , & perauentura non. 
fen^a fibre* 

OVE la matrice tolga il purgarnndiciamo* 
che procederà da opmlatione nata da calore > o. 
da freddo Ja onde , fi farà il calore;la donna fa- 
rà colorita, patirà fete, alle uolte nefintirà fi* . 
br^ilpoljo uelocd la bocca della natura haurà 

ficca* 



S E C T^D 0. 99 

feccade arderanno le reniX urina farà tìnta t & 
farà ajfalitada tentationi carnali . & per que- 
fio dicono alcuni > che la donna di natura calida 
quando s'ìnuecebia; ha maggior defiderìo di co- 
no feer e Cbuomo: per cicche il fuo $ erma molti- 
flica>& il fangue punge* 

Doue V oppilatìone nafea dafreddo,&grof- 

fe%^a difangue; alle parti de'meftruifzràgraf 

feìga molta > che chiuderà il camino . il corpo 

della donna farà molle. dormirà profondarne te* 

iljuo colore farà biancho , male uene uerduuri 

nera ajjai 5 andrà del corpo cofa phlegmatica 

con f udore freddo* il polfofarà raro 3 & tardo» 

baurà pocafete. & haurà per cojìume di magia 

recoje di natura fredde,groffe uifeofe* che oppi 

lano. fentiràgrauexga nelle parti dabaffo.fer- 

merajfi anche qualche uolta l'urina , & lo tier* 

co.&talefi uede poUquaUè l y acquarella qua-* 

lefifia lauata carnetb pur negra,ò rojfa.le fug 

gè la uoglia dì mangiare') & pare » che deftderi 

alcuna uolta carbonhfango^&fimiglianti cofe 

lontra natura^ non altrimenti che fé foffe gra* 

uida . foHiene dolore di tejìa > e-r di occbi.fimiU 

mente difeendono da baffo non dì rado y majpejfa 

alcune humidità uifcofet& fredde; che fono 

4]uelle>che fermano il corfo de'menftrui.&infie 

me la donna ui fente fredde%ga.fuole anche aus 

nirea molte don%elle y & non dorelle , che come 

nefopratiieneiltemfo delle Lorpurgationi$an 

H 5 **. 



ti B K .'fi- 
no gran dolore mi uentre da baffo >& in al- 
tre parti del corpo, laqual cofa deriua da oppi* 
lattone, 

Mia fine, fé la retentìone dèmenfiiui proce 
de da grafferà di matrice , oda luoghi uicini* 
da apoft emenda cicatrici^ da membri \cbecom- 
municano con quella;congli occhia altro mjìru 
mento uè ne chiarir et e:et la donna ifieffa uél.fa. 
pr adire. 

La cura > che feruare fi dee > à rendere li foliti 
: corfi de'menftrui alle donne ;accioche fi. 
tolga uia la fterilità, & fi confemi- 
nofane. Cap. XVIII. 

z^\ Och'h òniuno fara>che leggen~ 
do,quanto difopra babbiamo 
ferino ^non comprenda per 
fé fieffo troppo bene le cagio* 
nidemenftruiy&nelefap- 
"■»- pia difcernere ,oue gli fi pre- 
-jti materia.,ma di hauer cotanto conofciuto non 
gli dourà bafiare >fe ancbora non apparta ar- 
gomento da rimouere quelle. adunque a toglier f 
le uia ne,uerremo y & infiememente ad inuitarc 
il corfo , che foleua tenere iljouerchio.humorc 
di tutto, il corpo. 

Etyperciocbe laprmcipalcofa,che ha da ordì 
~ nare il medico ali 'infermo>fi è il modo > che fi de 
V uè 




ScM C O X DO. too 

Ut tenere nel umere ; però quello primamente 
fnofiraremo.ma, egli è il uero y che per le dìuer» 
fé cagioni^ jpecie ne dour ebbero feguir e diuer 
fiordi®} di uiue?e ■„ & per quefio molti medici 
ne gli hanno taccìuzi : tutta, uiaytuttociò » che 
■da. gli antjchh&: Moderni f amo fi è fiato ofjerua, 
tQycmiaremG* 

: Trimiemmente yfei mentir ui fi foffero rìte- 
Ritenuti per pppilatione nata da freddo , & da. 
f angue groffo&rdiniamosche la donna fuga l'ae 
refreddoygroffb^ mntofo i & dimori in parte, 
doue habbia ddcalido. dipoi non farà dìfdiceuo 
•le il mouerfi , & far fi fregare* & ueggiare pur 
glcutiafiataje uiuandeh abbiano uirtà difotti- 
gliare,& di fronocare. intanto che le carni 
fotte con raph ani garagi 3 petrojemolo ì&fi- 
mili nonfaranm fé non buone . appreso il òro» 
éodicecii&difagìuoli roffi narra molto 5 fé 
uoi, donne bufate *> nel tempo* che debbeno ue- 
nireimenfirui* in contrario -e amuiene la feia- 
%e tutte quelle maniere dì co fé 9 che hanno uir- 
tà dì ingrojjaregli h umori , & di fermargli *& 
quefle più li debbono fuggire* quando altri 
fentacejjare quelli per fouerchiagràffei^a.on- 
deuoglionp rifcaldare ;fottigliare 3 & incidere. 
ne farebbe male fyargere fu le uiuande fftcìe 
fatte di canella > & offrano rbere utw fatti- 
le » odorifero r & bianco 9 ò almeno di mezgp 

X V Xtirsl- 



LI B \ O 

* bell'altre jpecie di retentione di menftruofi 
deue con diuerfo modo -procèdere: conciofiac&ft 
cbe 3 abbrufciando una calidita eccepitagli bu~ 
mori 3 & ingroffandoglhcouenga tenere uita tut 
ta contraria alla mofirata dauantuet in ciò noi 
cipoffiamù auedere que' medici còmettere gra- 
nijpmo errorejiquali in ogni qualità dì ritentio 
ne adoperano materie 3 che rtfc aldino >apr ano ->et 
fomglino.però bifogna hauercigran riguardo, 
&maf]ìmamente nell'ordine del uiuere y ilquale 
deue efferetale y che raffreddi ,& humetti il cor- 
posa onderepiitiamo ottima co fa tra le uiuan~ 
del 'acqua $or%o y la lattuca y lifpinacchi y le %uc 
cbe>li cocumeri y l'endiuia y le foglie di uiole mifie 
con olio diuiole y & di mandrole dolci . 

Quelle donne > che cadono in cefi fatto male 
per ejfere efienaate y & di poco cibo y ò per infir- 
mila hauute y ò per fatico fi effercitij, ò perdigm 
ni y à altre euacuationhdeuono ufare muade y che 
rmtrifcano affai* & bere buon uino » ér chiaro* 
&fe uimefchiaranno acqua 3 in cui fia bollito 
%uccheroyhumetterà molto più, il ripofo>&la 
quiete del corpo, & dell'animo lorfarà di gran 
difiima utilità : fimilmente tutte l'altre co-* 
fe y che nel capitolo £ ingranare il corpo feri- 
uemmo nel primo libro de gli Ornamenti delle 
donne» 

. Delle cagioni delle apofieme i cicatrich& al* 
trecche gli ritengono* lafciamo il penfiewal me 

dico* 



S E CO 71 D 0. 101 

dico yilquak deue effert difcreto molto , & 
auedutOé 

J>^A che hauremq dato ordine al itinere del- 
la dormascomìnciarepto a medicarla.maiattan- 
tì che a ciò ueniamo;n y aggrada di ricordar loro 
alcune co fendette quali. 

La prima è^chefpeffe uolte attiene, che mala- 
geuolmente fi troni la uià di prouocare li rnen- 
firuu& perciò fa dimeflieriyche chi ui fi fatica, 
fia molto diligente > dr habbia per le mani affai 
medicine fempliciy & compofite al detto prcpo~ 
fito conuenìenti. 

Xa feconda ècommune qua fi a tutte le infir- 
mità : ciùè y che incominciamo da medicamenti 
leggieri :dìpoi andiamo a mediocri : & appnjfo 
fagliamo a forti . 

la terya farà > che fianoufate le co fé a tem- 
pò, che farà poco auanti lanenuta de* menftrui 
di tre,ò quattro infino a cinque giorni. &* dous 
foffero neceffarie le purgationi del corpo; fi po- 
trebbe cominciare <ff ottonò dieci giorni auantu 
il tempo r in che fogliono uenire , faprete dalla. 
donna y & daWetà di lei. 

La quarta uogliono alcuni medici , chefia in 
affrettare tepo opportuno: quale farebbe la con 
giuntione della luna* à lafua oppofitione : per* 
cicche fecondo cbeeffi dicono* le medicine faran 
no\di maggiore efficàcia* 

La quinta&he prima* che adoperìnoefirinfe 

chi' 



c|; medicamenti forthufino. li digelUuiJpra,; , 
Za fefta s che, quando feguitino cotaji medica 
mentirle donne ftìanoco*pkdi nell'acqua calda: 
acciocbeglihumori mmfir itali fin agemlmen* 
te fiammati a baffo. 

Lafettima, che antiche fi ufinoicollkij %l4 
dowariceua il fumo d'alcun bagno, òdi altro 
fatto di co fé tali, quali richiede la cagione > che 
ritiene il corfo de menflrm; accioche i pori uen~ 
gano ad aprir fi , & che la uirtu de'collirijpojfit 
meglio penetrare . ma hormai difcendiamo alle 
mèdiche. : . ■■'■ 

EGLI farebbe buono alla perfetta conferuà 
tione del corpo fuo darle modo di uiuere , cheil 
feccaffe in maniera y che non gli fojjero di bi? 
fogno le purgationi del menftruo . ma cota- 
le opera del tutto farebbe contraria alla jpe- 
eie humana : percioche niuna donna concepì fce 9 
xhe non fi purghi per uia di mentimi ,-perqhe 
si per quefia ragione > (ir fi percioche, cQtqe 
zltrme dicemmo , le donne uiuono il più fm%a 
ordine i & fen^a regolale purgationi lor fi con 
uengono. , < ; 

; Hora > fé per debolezza della uirtàconofee- 
fte la dona efjere priuadi mé§ìrui- y hauete ad a% 
tenderebbe ella ricuperi le for%e perdute ufan* 
4o cibi tali, quali fi fono detti auÀti.&,) comefit 
rà bene ritornata in fé; cofi una mattina nel far 

del giorno imponetele x che figli diesi dramme 

dì 



S E CO t* & &. loi 

di far. dì caffi a tratta più all'ho ra}et due dìfpe 
aedi hierafemplice infime mille . il giorno fi- 
guaite tre. bore aitanti definare fatele trarre 
alquanto difangue,ma,nonpiudiquelloyche ut 
drete conuemr(ì.uogliamo 3 che per cìofia falaf 
fata j che niuna medicina ci fi fiacche più adope- 
ri a prouocare li men§ìrui } che il falaffozani^fi 
fuole direbbe eflo è luogotenente loro. 
< Ma,oue fi faccia per inuit are quelli ;(ia fatto 
nelle uene 3 che dirittamente fono congiunte alla 
matric.e;quqleèlafapbena > & quella x che è dop 
pò la cauiccfiia del piede ^ di quella del ginoc- 
chio, & tra l'altre quella » che è nella curuatu- 
ra.ma prima offeruate quefìi precetti. 
. Che,doue per copia d'humori ,oper alcun di 
(etto habbiate a trarre fangueipr ima il cauiate 
dalla uena , che purghi 3 & euacui quelli ; dipof 
falaffiate le itene congiunte alla matrice per mo 
nere li menflrui. 

, IL fecondo è^he^ quando facciate tropee 
fangue per proMcargli;ordmiate>cbela prima 
uolta nefia canato poco;accioche nonfifmarrì- 
fca la uirtu : la feconda fé ne può trarre piu^f- 
fendo quella forte\& ,fela ter%afaràbifogno; 
fia pur poco. 

; . IL ter%oè,cbe più indebolì fee il falaffoicbc 
fi fa alla fapbena > che quello, delle mne del 
.braccio^ della mano.& pciòyfe dal braccio ed 
uarettfti onde di fangueydalla fapbena] faran- 
no 



Il E J^ 

nùaffaì,& forfè troppo cinque, la onde fono de* 
gni di laude color-o 3 liquali nel prouocare de i 
menftrui toglionoil f angue da amsndune le fa* 
fbene y tirandone quella copia y chelor pare con* 
ueneuole: per cloche co fi operando la uirtù mo* 
fira di far fi men debile v 

IL quarto è,che molto più prouoca li men* 
firui ilfalaffo reiterato; come è * boggifi faccia 
dall' una faphena,& domane dall'altra facendo 
intanto diuerfità con legature, con uentofe pò* 
fie tra le cofcie, & legambe.finalmente auerti* 
tt % che grande errore commettono que' medici^ 
che fastamente fanno trarre fangue 9 no hauen 
do riguardo yche le più uolte fononeceffarìj alctt 
ni medie amethche digerifcana y euacumof&fac 
ciano di cotali co fé : oltreché non in tutte le re* 
tentioni de* menftrui fi conuengano i falaffu per 
cioche quiuinon hanno luogo $doue il f angue Ì 
poco : jtmilmente douefi fiano ferrati per fan* 
gue ujcito dalle hemorrhoidi in troppo abou* 
éanxa-à dal uentre, o dal nafo,& da altri tuo* 
ghi. ma egli è il nero , che ilfalajfp moue il fan* 
gue 3 & lo inula ali 'ingiù, & nel mouerfi di quel 
lofidifoppila il corpo . ma torniamo al nostro 
fropofito. 

Le uentofe attaccate fujo i calcagni ,& fa 
mufcoli delle gambe. & fpecialmente nelle don 
ne graffe fino marauigliofe a mouere gli men* 
firui* . , 

Trouafi 



$ E CO ^i Z> 0. ic$ 

r Trotta fi molto utile a ciò legare fùYtmmt 
tre 3 o quattro giorni alle uoh e le cofeie y .&[$ 
gabezdì foiufare cofe^che fottiglinoil fangue^ 
& il tmmafe:qualifmoilc4amenio,^t ah 
truche a faci luoghi faranno ricordati*; ; . , 

Et,fel& uirtù,che il ritiene, fojfe gagliarda, 
& non uolejfe cedere , col fa&jjp nella manierai 
detta ufato cederà,& nhaureteVhonore\ 

Et,qualhora il f angue, che douea difcendert 
alla matrice ,f offe ufcito per altre ftrade; bifo^ 
gna ritornarlo fu la uia debita y & buona Jalaf. 
fandolauena del piede , & prouocandoconaU 




Jangue perduto: percioche chi nel uolejfe caua- 
re,quandofojfe u fato, no farebbe altroché do$ 
pò alcuna purgazione del corpo fame altra: cb 
fa pericolo fa, & fen%a con figlio . 

Delle donne,che lattano,& delle donzelle pa\ 
rimenti diciamo,cke,doue nonfentano noia per 
efferfi quelli fermatimon accade faticar fi: per* 
cioche quitti nonn "appare il bifopiQ* 

QJfWHJ) gli hummi fimo ftelli,chi ri 
tengano imeftrui ;prima egli è di btfognouede- 
re,fecihfiaper natura calida , Jecca,o fredda: 
per cioche, fé uiene da caliiità,b ferita, come fit, 
rebbe dafangue,ò cholera ; pigliate per Unire U 
uentrela caffia con lahieraftmplice difoprq ri 
cordatawueroMa omadiHettmrh knitìuo* 

due 



^ite dramme & unendo, dì diaphìnicòtt dequali 
^if/bktetejn tanta acqua diboragine y odi lupa 
tinche bafìi* la mattina nell'aurora togliete quc 
fio- beuandaìet dormiteci [opra una horatpoiui 
leuate>&pajfeggiate* •■-.■.,-■■_■•■ - -, % 

^i^h giorno feguente due,o tre horeauanti de 
finar t tcauate quattro onde dì [angue dalla ite* 
na dei fégato. apprejjò uiuendo conmodo > & mi 
fura pàffate due giornìdue bore auanti cena fa 
te poi trarre fangue dalla fapbena della gamba 
deftra in quantità dì fei onde, & anche meno ri 
cordandoti quel precetto* che dianzi fcriuem- , 
mo ', poi date per tre mattine continue nel fare 
dekdt-queftofimpo tepido,o altro fimile * 
-Togliete acqua > nella quale fiotto fiati cotti . 
cecì soffiai pefo diotto onde: & tre grani Ài 
XaftaKLopolueri%ato infieme mifli. &,percio- 
cbeycome b abbiamo detto yè di bi fogno u far quc 
fié-medicine poco amntiil tempo delle purga- 
iionkcome farebbe di otto giorni, peròdoppo il 
firopo,fe la donna non fentirà co falche le mani- 
fefli la uenuta toro ;< la falajfarete alla > fapbena» 
àét ptèfmiflro: &^fe per tutto ciò non fopraue- 
nijfero, fatele pigliare tuia quindici giorni il fé. 
gttentefiropoìil quale è miracolo fa >& ottima 
d qualunque cagione calidaé . ; * i * 

'• Habbiate due pugni per faecie, 'diradici difi^ 
noccbiQidìlupoUydi^aragiy gramigna* cinque-. 
fogliOaanmiffafgalUtmQtfndiuiaJmguajer-x 
ì;-« urna) 



SE CO ^D 0. J©^ 

mm^kdofsndria^folithrico *<& capetùenert? 
una oncia '.di fiori di boragine, digiugiok>febe- 
flmyraémdi betonica ,feme d'endiuia, di latPu~ 
cy^ tutti e quattro ifemi frigidi per ciafcuns 
iàfa:uetiprune:me'^a liradifucco di lanuta», 
mex^a di fucco di boragine,et me%^a di uino di 
pomi granatiJelle quali tutte cofe fatene copor 
re firopo allo pedale con due lire di zucchero . ; 
Doue non uolefle durare tanta fatica nel det 
io spigliate una oncia dì firopo di due radici: 
menadi firopo di artemifia,^ me^a di mei 
le rofato colato: una mìcia di acqua dì matrìc& 
ria,una di acqua di boragine ,& una di lupolu 
tottduo giorno euacuifi Chumore* che chiude ti- 
fammo a menflrui con alcuna medicina fimifc 
allafeguente. 

Habbiate duottione di fiori di-mole* di bora 
gine.& Mfrune:nella quale sciano in ìnfufione 
ima notte una oncia di mirobalanì citrini ,& 
ma dì indi: tre dramme di chebuli: due di belle- 
rkiy&duedi emblicì. la mattina feguente co- 
late premendo quefiirmirobalaniyliquaU poiget 
tate, ùia>& in luogo loro uidìffoluete una onci* 
dì caffia,&datteU a bere.&,fe un* altro ne dé- 
fiderajley . . .; • 

< Togliete me?za oncia dì diafebeften foltt- 
tiMi&meTga dì diacatbolicon : due dramme 
di agarico buono >& una & mex^a dì reubar^ 
haro,mettetei , agark& wojfimeltefemplice per 

: ^ dieci 



Ì 1 B !t O 

dieci ho? e con alquanto di gengeuo > & $ì fai?* 
gemma, .dall 'altra parte poneteti reubarbaro 
in acqua d'endwia,& in altrotanto buon nino 
odorifero con unpochetto dijpigo per lo rnede-^ 
fimo tempo, nella fine del quale pr emete fagari, 
C0)&il reubarbaro quanto potete il piu,& con, 
decottione comune fatta di fiorii frutti com- 
ponete beuer aggio > ìlquale date alla donna due 
bore amnti il giorno . 

Trefa la medicina ordinate alcun bagno, nel 
V acqua del quale cuocanfi herbe caUde, & frigi 
demìjh:chehabbiano infieme uìrtù di aprirete 
uia a menftruL'comefono rofmarinotcapeluem 
reichamemìllayfinocchÌQ^origanotartemifia^fA, 
UMa,mercore}la 3 rtibia 3 baccbe di lauro>&fimi 
glianti .&in quefta ut dimoriate fedendo una, 
buona pe%%a • 

Ma impongono alcuni s che noi donne dopo il 
bagno uì facciate alcun fujfumigio dirofe y & 
majlicein eguale parte fertilmente polueri%a- 
tL& dellapoluere di ciaf cuna co fa miftane po- 
nete in alcun pignatino uno cocchiaro : ilquale 
coprite >& mettete fu carboni ardenti* & per 
una canna riceuetene il fumo nella matrice \ & 
quefto perfeuerate per due y o tre giorni. 
. Doppoqueftifuffumigij, o pur nelmdefmo 
tempo alcuni danno alla donna* quado uà a dor 
mire >& la mattina per tempo quattro onde di, 
acqua di pimpinella fatta co' lambicchi dì ue- 

tro % 



SE € Ò ^D 0. r ioJ 

trùi con due grani di offrano ridotto in polue- 
re*& due dramme di < zuccbero.& affermano ef 
fere di tanta uirtu, che in pochi dhufandoU 3 m 
frouoca mirabilmente i mentir m.ma infinite al 
tre maniere contaremo difotto » dellequali chi 
narra a validità di fangu£ychi a ficcitdìchi afri 
gratta, & chi per fm facciole mrtu a tutte que, 
jie cagioni^ altr$ infieme, 

ET 3 qual bora ilfangue fiafireddo^uìfcofoy 
& non corrente per fé >ò per ejfere miflo con 
phlegma y ò altro humoreyche nel renda tale; da 
che haurete lenito il corpo con caflìa % ò sktt na- 
no lenitiuQ-jpigliateuoiogm mattina nelpaum 
ra alcun firopo cofi ordinato* 

Togliete mex^a oncia di firopo cfartemifia, 
me%^a d'offimtìlefcilliticoy me^ra di firopo di 
fteccade,& menadi mette rofato colato : una 
dì acquai ò decottione di betonica^lartemìfia* 
& di capeluenere per ciafcmo . Dormiteui fa* 
pra alquanto. 

T oicbe ne lo haurete prefo cinque giorni ; il 
fefto di mattina fateui trarre quattro,? cinque* 
onde di /'angue dalla uena bafilìca del braccio 
defi.ro . dipoi feguits i contati firopì per cinque 
altre mattine & lafefla cauateui fangue dalla 
faphena del pie deliro , o delfiaiflro , doue mer 
glio fi jcorgerà la uenajaquale fein niunodi 
quelli apparejfe;attaccateui due >ò tre Jangm lj % 
ght;, & trattene quattro* ò cinque onde difan- 

gue. 



■£" 7 ^ £ :o v . 

gut.ripofateui tutto quel giorno, & ìlfeguett-ì 
tehabbiate apparecchiate alcuna medicinetta r 
quale è quelù,che uiene apprejfo* 

Habmatefei dramme diekttuario hnitiuo? 
due et me%ga di elettuario detta benedetta fem 
plice,& dtrotanto didiapinicon : liqualìdijfol 
uete inéecottione di fiori, & frutti cordiaii,ag 
giugnendoui un pochette di epithimo. toglietela 
una bora audnti il giorno, c^ dormitela "doppo 
una bora : poi defiato non uimouete dilettò fi* 
tiOycbe non co mine ìa a mouerfi il corpo . . . • 
Sono alcuni ,che doppo la medicina di uno 
giórno ordinano alcun bagno , quale è il fi* 
guente. 

'Bollono in acqua, due pugni di ar temi fiatine 
•ài fattitela^ duedìfauinatquattro di ebame* 
mtlla^alfamka,mercorella,menthafiro,pule^ 
gio origano^ affewzo* & nell'acqua apprejjo 
me fanno entrare^* federe Indonna per alquan 
toj^atio: & ufeita una dramma di tripberafen 
*^a opto con acqua,nella quale fia fiata cotta fa 
mna,&fatureia. 

Qui medici , che impongono quefio bagno* 
wmcauano fangue dalla fapbena fino , che non 
fa fatto . & u&gliono, che fi tragga neigiorno % 
&<nelthora, chefoleuano apparire li menfirui. 
& che doppo il falaflb leghino in alquanto di 
gela bianca fottikydue dramme di alcanna, & 
4a pongano in Uffia fatta di cenere di uite*e$ qui 
...-■ - e, ui 



$ Z£ Q <H D Q. 106 

wlalafcino tutto, il dì ♦ ma uenutala [èraja, 
bollono in acqua con un pugno di artemifia, fa-, 
tureia>magiorana>origano,calamo aromatico, 




matrice^, doppo queflo impongono alla donna, ; 
cbejpr emala tela,doue è l'alcanna,^ la mata 
in umo tepido ,& betta, quando entra in letto» 
& la notte le foprauerrà il menftr uo, 
-7 jEtyfeperifciagura non ueniffe; ilfeguente^ 
giorno faccìafi, portare radici ditafjo barbajfo 
detto in alcune contrade auedone , & rada la. 
fcor%a. difopra ,,& acconcila a fimilitudine- 
tfunjuppofiTorio . ilqualelinifca con tripbera 
magna , ouejìa incorporato mei^o fcropolo dì 
fcamonea. [opra la tripbera unga di olio di ane 
tbo,o di mole, & la notte uegjknte il tenga nel 
la matrice: che haurà ilmenfiruo . altri ufano 
alcune pilole in luogo dell'alcanna , & delfup- 
pofitorio : lequali [e fono date ogni fera nel 
tempo , cbefogliono uenire ; appaiono copio fa* 
mente., & preparano la donna ad ingravidar e> 
& • purgano, ottimamente la matrice j& fono ca 
fidefmm* -.,•„ 

:, ,Fatefiicco di mercoreUa, & purgatelo dei- 
quale pigliatene una oncia, & una di mellejpa 
rnatoiuno quarto di farina di nigella ,&fenon 
f offe affai-, poneteuene quanto bajìi qfarepi- 
iole^dellpq^ali ogni fera nje pigliate due+ò 
, ... * ' ' " z tre. 



I t B \ 
trema diquefti, &di molti altri fegreii parla*. 
remo^piugià. 

Qyji^pO li menfirui fi fojjbro fermati 
per foco [angue , che haueffe la donna addofjo; 
dette uedereil medico, donde nafta* & promder- 
ui con [tropi , &• medicine leggieri ; dipoi ueni~ 
te ad\ingr affare il corpo con quegli migliori, 
pu.ageuoli,& pretti argomenti, che fiano 
poffìbili a fare . &, anchora che fappiamo dì 
altrove pauerne fauellato a pieno, & maffi- 
mamente nel primo libro de gli m Ornamenti deU 
le donne : nondimeno perche questo luogo di 
tanta importanza non uada del tutto noto pili 
per tenere a memoria , che per altro ui uogiia- 

tnodire, 

Che qualunque doma fta'uaga 'difarfigraf* 
fa, accio eh e generi figliuoli; deueftmpre inan%ì 
mangiare paffeggiarea lento paJfo,ò far fi frega- 
re le parti efireme di tutto il corpo.yercioche il 
calore per tutto il corpo generalmente fi $ar r 
ge,& per gli membri* 

Doppo queflo uada a mangiare, & leuiuan~ 
de juefiano di farina di for mento , o di {egala,ò 
ai farro,r fi,ceci,faua cotte,& condite coniata 
te,&fbarfe di cardamomo polueri^ato . & con 
tutto quello ui me f coli uino dolce negrox & cai 
do.forbaqueftobeuer aggio. 

Quitti ai una bora entri in alcun bagno , nel 
%uaU -faccia poca dimora . $"> come n# farà u~ 

feitay 



S ZCOUDOi 107 

fchawfi ungali tutto ilcorpo\ y con o\io dinenu 
phareyò malato > ò rofato * & fatta l'unzione 
jpargafiaddojjò acqua tepida.et cofi uadain let, 
tojpiumacciato , & dorma.ma il luogo fi rkbte 
der ebbe freddo > & bumido. tengafi ogni giorno 
qutfìamamera:cbe il corpo [ripiglierafor-^a x et 
fangue* 

Et ^poiché ciò bauràriacquiftato;pogafineU 
la bocca della matrice alcun fuppofitorio di ra~ 
dice dimaluauifcotò di malua : ò di tpercorelU 
<^r lo unga ottimamete di olio di cofio y o di affa, 
òdi giglio > ò dieupborbio . ma più altre cofe fi 
raccotarano , utili molto a gxocar gli mefiruu 

Etydoue per la grafferà del fangue >& 
per la copia (ìferraffero le uene della matrice*, 
appreffo tutto il corpo fojfe ripieno di fangue: 
& ejfafojfeoppilataper materie graffe » pbleg~ 
maticbe > & uijcofe;adoperan fi prima qu?elet~ 
tuarij lenitiui colfalajjo detto difopra^ poi ufa 
teilfeguentefiropo. 

Cogliete due pugni tiartemifia : uno per$e~ 
tie di pulegio ) calamentOyorigano > msliffaiperfi'' 
caria t fauina $ fanfuco,enula,cbame((rios,perfiB~ 
rata , chamepitbeos , matricaria col fuo fióre* 
centaurea minore , 'ruta* betonica* & buglojfa: 
radici di jtnoccbioydi apio ì .pretrofelìnOi ì dìfj>ara 
_ ghdi brufcotdifajjìfragiajiittamo , cipero y r«- 
biayireoty ^rpeonia^mex^a oncia d\feme digì~ 
nepr ^parimenti di Jeuìfiicò » di petrcfelino» 

O f 5 & 



di apio i dinigella > carpobalfa?nó ) coftoibaccara2 
piretbro, canelUycardamomo, calamo or ornati 
co, & fhu Acquali tutte co fé inforutet&m tan- 
ta acqua piouana , che uedrete effermffaii& 
quitti le lafdarete per un dì , & una notte . di- 
poi le e nocete fino 3 che deli 'acqua fia confumata, 
la metà.aWhora leuate il uafe dalfuocoy & la- 
{datelo intiepidire .ilche fatto fregate tutto co 
le manh& /premete, quindi colate igei t andò ìlio, 
le cofesadl acqua aggiugnete tanto 'zucchero* 
•chebafiia comporre firopo . del quale poi ne 
pigliate una oncia ,& un altra di buono ace- 
to ,& efjendo uijcofi gli h umori lo fciUitico 
'è' mirabile . ma non la f date di porre nel (ir o- 
«pù detto > che e di artemifiamagiftrale>alquan- 
to di canella , & difpigo in poluere : ò legati 
-in tela fonile farm 'bollire, le acquerò decottio- 
-nìfìano di apio , rubia > & colamento una on- 
icia peYdafcma . ma auanti quefloyfelimen- ' 
.fina non appaiono;fitolfi darne altro, quale è il 
-feguente. ~ ' 

«-'■ Togliete una oncia di ofjìmelk fmplicetmez^ 
*%a difircpo di due radici fen^a aceto: una di de 
\cottionhùdi acque di artemifia 3 apio ,&finoc- 
' chio per fbeciedlquale fi piglia quattro , ò rm- 
^que mattine faotfhefi uegga digeflione nell'uri 
-na. appreffo hauete a darei elettuario benedet- 

- ta yòpihle fetide > ò quelle di agarico con tu r- 

- bithfhiera femplke i é' colali altre medicine fa 
^" :__ .'■■*' lutine* 



SECO WLD Q. 10S 

hitiue, hquali faranno gr andi (jìma óperatìonc* 
* .J^ekijogna ; chela donna fi fgomenthbencbe 
ne la prima fiata, ne la feconda uegga le purga: 
iiomper cioche procedendo àucinti ne kfentirà* 
ne farebbe uano, quando feguiffe l'ofJìmeUefcil^ 
UìticoconfiropQ^icalameniOi <&con decottio- 
medi rubia, dì apio, & di finocchio: firn ìlmsnt. t 
l'acqua di ruta* aromati%ando femprt 'gli firo- 
pi nel fargli con cariella>&Jpigo:percwche è co 
fa ottima > & marauigliofa per uolgere Ufan- 
gue alla matrice» 

SE i menfirui fojfero teffatì per Ufanguc 
injpiffato dacalidità ;allhora fi conerebbe» 
quando il calore fofjeconfer nato da cholera;di 
gerire confiropùche raffreddafJerQ, e^ aprijfe- 
role me ; quale e quello 4i giuggiole, & di jùc-. 
€0 d'endivia con la decottione de quattro ferni 
maggiori frigidi . &in alcuno ardetiffimo caldo 
adopera fen-^a mifura ilfircpo di papauero con 
acqua d'or%c 3 feme di %uccha s & di papauero. 
. ■. ' Do uè la calidìtà non fi a eccettua , ma per la 
lmgbe%£a dell Unione il fangue fi fia fatto 
fyeffoi ci fie conceduto il feguire medicine qua fi 
temperatclequaU-pero habbiano ttìrtà di fot ti- 
gliare, & dì aprir e: quale è ilfiropo dibi%an- 
zio con acqua dicapjeluemre^dì lupoli% & dijpa, 

-jragU - -, . 

Et, fé hauejfimo intetione di rifcatddre alquZ 
4Mdipm 3 tya poco,U detto firopo dì bi^ntio, & 

Q ^ quella 



anello di due radici con acqua di chamemilU* 
di fcolopendria > & di cojcuta faranno efficaci 
molto. & quelli mede finn Morranno etiandio, 
quando il [angue fiagrojfo^comeficesma-non iti 
JhijTato da calore. 

Hora,effendo preparata la materia-i uengafi 
ad evacuarla in tutto con medicamenti conue* 
nienti alla matrice, la onde la ìnfufione di reu- 
barbaro fatta in acqua d'emiuia, &di lupoli è 
miracolofa, & ottima a materia cholerica y la- 
quale babbia tutte le dette qualità. & per mag 
giore opera non lafciate adietro lojpigo con al- 
quanto di nino chiaro ,& odorifero ufati nel mo 
do dauanti offeruato:perciocbe aprono,& pro- 
uocano mai -autglio J amente. egli 'è 'il nero , che» 
-quali) ora. il fuoco , chemenaffe l'humore yfoffe 
troppo ardente ; farebbe meglio lafciareftare il 
h inorma lo {pigo ha fbecialeuirtù di mandare al 
la, matrice. aggiunga fi anchoraneWinfufioneac 
qua d'artjmìfia, Unedoui poi due,o tre dramme 
di re*:ibarbaro dentro ben dodici bore: alla fine 
àelleqi 'gli colate^ fremete tutto, , & gettate 
uia le cQjfe.net rimajo dìffoluete un'oncia, o die- 
ci dramm, e-difucco di rofe, &€on •zucchero nel 
fate dolce , òaggìugneteui elettuario rofato di 
Hefue tanto y ihefia affai .& chi ut mettejfs in 
una pe^a legato alquanto d y aloe,non potrebbe 
trouare cofani e piituakffe: 

Oltre alle deste, mediane, uagliono fomma- 

mente 



SECONDÒ. 109 

mente li cr$ieri y hauendo riguardo alla qualità 
della materia:percioche fi é graffia ;piglifi hiera 
di Galeno agarico,& Celettuario chiamata he- 
ne detta con decottione di centaurea> affen^o^fa 
mnayabrotano>etfimigliantìmellamen graffiai 
con cofi piu leggieri , 

Compiute quefle medicine per confortare fi 
hanno a pigliare tlettuarij, &confetti,chefia- 
-no ualeuoli alnofìro propofito. tale farà, ejfen- 
do Vhumorefreddoyér uifeo fosti dialaccajl dia. 
tur ciana Jl diacimino^ldiacalametOy & la the 
riaca alla fine, effiendo caldo^fono ottimi iltria 
fandaliyil diarhodon ahatis co acque conuenien- 
ti.ma> come difopra hahbiamo detto , fermere- 
mo firopi y medicine folutiue ycriftieriy elettua- 
■YÌj>confettiy& altre ffi>erien%e confaceuolìa tut 
tele qualità* . 

UE S TjL C l folamente a curare que % ma* 
Myche fono nella matrice } ò ne* membriychecom 
wunicano con lei, nel che faremo brieuìspercìo- 
-che ciaf cuna infermità richiede particolare cn 
<r4. r & lunga: di che pienamente ragionar emo 
-nella uoflra Trattkauniuer{àle > & filo cotan- 
to direwoycbe 

Se la matrice non fi purga per troppa calidi 

-tàychefiain leho troppa frigidità y che-tiffizn- 

'da;hauete a medicarla con cofe y che raffreddine^ 

^ rifcaldino,con firopi, &>altre media ne } d; che 

habbiamo parlato difopra partitami te. 

Et, 



r^ X I B 1^ Or 

i. ;;BtJe la hocca della tmtrice foffe granché 
f&rrajfs lauìa <*' mtnfirui ; attendete a fmagrir 
réi& adefienuare tutto il toppo con cibi *& al 
tre manière che ^ferialmente ne 1 capitoli dì fax 
ptagro mo/trammo nel "Primo libro de glioma 
ménti delle donne, v 

■:. QuMo ne fuffe cagione alcuna apofiemaidc- 
uettcurarlanellaguifa, che fi curano quelle ., 
...± ;Que fia cicatriceìquafi imponibile è afradi? 
^carla:fimilmente y fé fojje carne qmuinataiperr 
fitìcfce&ifogna rimoMerlaJeqMaloperammlar ,. 
J^amo a chirurgici, ..,.,',. / 

^• : Se conofeete , cheli menfirui non appaiano, 
perche la matrice Jh naturalmente tortai non 
.accade impacciar fané. . ■■ 

Etyqualbora fìanofi fermati, perche le porte 
delle uene fi ano chiufeifa di meflìeri aprirle cori 
firopìrmedicine folutiue> falaffi, & altri argo- 
menti* nellequali tutte infermità conuieneych? 
Jl predico fia molto prudente, . ; ..... . 

: Similmente egliinecejfario ufare gran dili- 

igen^ayouefianocejfatiper caduta 3 per coffa 3i o 

ffcociatura:percÌQchejiCome, ilfanguefi raffred^. 

da; fi ingrojfa,& oppila, ... , . _ . 

; •;.,; Et qualunque uolpa nafeeffe per la commu~ 

nan%a,che habbia il fegato ,,& lefueuene > £CK 

meoppilate; leggete nella nofira Tratticauni- 

uerfaìe , come fi bibbia, a toglier uiafoppiU-, 

tione del fegato • . . . ... 

■ ■" - % - * - ■ ^m 



SEC ONDO* li» 

alla fine eflendonecagwneUg^e%&àei - 
fendo del uentmcercatedifmagrinQ.&cota& 
to bauer detta intorno alla ^axticolar^cwm di 
ciaf cuna cagione mgliamo^che ci ba/ìi. i i * . 
HQR^A, farà cmuenemkyche alcuni MiU 
fegretiui feof riamo a prmocare li menfirukla 
natura de> quali far a taleycbemoueranm il fan 
gue> & la matrice* & far annoio pmetmm 
ne' pori delle uene di quella >&e$ pori cbw fi 
apriranno, - ■,-'-' " 

- 'Però molti l argomenti foniche quiwtragg* 
noilfanzue.-comebsueraggiypilole, elettuarìj M 
ttodrifchpoluerhtberiacbey triphem fuffami- 
gijMgnwlmande delle gambe* JMppcfitomf* 
mmatioti&fac£betthuMimi,empm^ 
jatòrij ? kgature>uentQfe,&faiajJi r ~ • 

\ ^dunque è utile a ciò ti freopa di due radici* 
j&*. di cinque ilfiropo ài colamento .&dòueie 
confiderareyfe nel corpo della donna fi imuaffz 
alcuna mala compleffione calidaiperciocbebif* 
gna temperare le medicine, tm. ojferuate mft- , 
.topo efficacijtimoy & oue qualche cagione frt(Lr 
dafifofferxkfermati» - : '• 

\ Figliate unpugno eguahnenu di calamene 
4omeBic<> } &feluaticoypukgio»radici di emla 9 
.ir eosmatrìcanayradìcìii gineproy& perfora? 
squamo oncie perfèeàeAi rub^nigella^ 
doaria 3 doronigiypajìinaca feluatica detta 'dai** 
cOipoìhipraffiù y& fqumanM*AiìMi'ti tut- 

''■-..'■-:■ " " tQ 



toinfei lire M acqua tantoché la, metà ài quel- 
la fé ne fia andata.poi cauateney&fpremett a- 
gnLcofa, &aggiugnet€ui una dramma per par 
te di polMeredi$>icaycanella,aJfewygaMfali>e£ 
maStict 'legati in alcuna pecetta fetxileidi li- 
no* appreffo poneteti tre onde di acato \ falliti» 
c<hfolamente che. alcuna cagione non mltoglia% 
&bdlhana alquanto \-con %uccbero .di qasHofi- 
topo beuetemdm dramme la mattina nel fare, 
del giorno con acqua di matricaria : che pro- 
uoca mirabilmente Jaqual cofa opera &il fé» 
guente. 

- Trottate tre dramme di colamento , flecade t 
f§£rofetymyfauina,prafioychamedriaychamepL 
teoy&polìOiperciajcuna maniera ; due di ma» 
tricariay^parimentìdianifoyapio^ameo^daucoy 
fquinantOiSupatorio i & cu fcuia :una &me%j& 
Mcanella> draltrotanto di arifiolochia lunga» 
dygentìana, & di bacche di lauro .iequalicofe 
vuocete intani acquaie fia affai:& colata ne 
fatefiropo con zucchero* la portionefia unaon 
<ìa,&me%^.mattim 9 & fera auanti mangia. 
re di due bore con acqua di matricaria. uj ano 
mie uni di darne un* altro > ilqude per opera fi uè 
de y che amoltedonne y a caUracsffato il men- 
firuo y & laro era perciò cominciato ad enfia- 
reiluentre i & le braccia > lo bar enduto . & 
fafficofi. 

Habbiattmezg* pugna di capelvenere y & 

fimil* 



S E C O^D 0. iti 

fìmilmente dì cdpYÌfolìo>mrbenaca y eupatorio* 
endiuiajfeoloptndriaiboragine 3 bugloJfa>cala~ 
mento nato ne campi , &natoappreffo i fiumi», 
rubìa^chamedrio^cbamepìteo y&ualerìana , ò 
phu,cbefia chiamai a:urì onda di fiori dichame 
7nilla y muL dt feme dìfinocdjmet igualmente di 
anifo* cornino -arficcìato y radici di finocchio ■> dì 
apiOidibrufcoydijparaghfioridi boragme>di bw 
glQJfa s &-uua pajja:due onde difemi communi? 
C-rmc^o pugno di or^o mondo : mev^a ondai 
difqmnanto, meiga diajfaro, &me%%a dia* 
meo:quarantafebefien:uenti giuggiole: & cin- 
quanta cime di mentba: lequali co fé cuocete y c& 
làte,&con zucchero fatene firopo-, detyualen& 
togliete ogni mattina due ónde con acqua r m 
cui fia fiato cotto pulegio,capri foglio , & fem& 
di finocchio* . 

Oltre a ciò naie fommamente ? acqua : > dotte 
ftano fiati cotti fagiuoli yòceci roffi con radici 
diapioicdamentoi&fimili. 

Dopo quefii fi poffono lorrepilok>& chilo 
ia^deueciò fare fubitanteì te doppo lifiropi.fi 
richiedono piloledi ferapino 3 h fetide* quelle di 
hiera diGaleno y & altrejdequali fapnte cóp&* 
ut fecondo il bifogno,aggwgnendouifempreagti 
yicoyO aloe,o fcammonea preparata, & concia* 

Et tra l'altre pilolt di gran ualorefi ueggom 
no alcune nella maniera yche fegue ordinatelo* 
glietedut di' zme difiiecM* difoncdztta , & due 

di 



in .'.£ '* B ^ 

, 4lj^^^hkrafemplice:una di agarico pupa 
mtQy& una.de pilole aurce:dellequali tutte. co 
fé rifate pilole confucco di caule ripigliatene. 
Mm dramma per uolta fu la me%^a notte., il 
cte potete fa-re due fiate nel me) r e. 
V : Et parimUi quefie^trouate ro&ga dramma . 
di pilole fetide maggiori:me%%ofcropolo di ca- 
fioreo 3 & grani cinque-are di legno aloe:& cin-. 
qmdi trachìfci h4lhandaaLmefcolatey& fate- 
ne, fette pilole con acqua dì matricaria* & tut- 
te,le tranguggiat&una notte, c ■>.. 
- .Similmente pe fate uno fcropoh di pilole di 
hkra picrg&no di pilole di ferapino , & uno di 
Gpopmagoitre grani di diagridioyò almeno duet 
àhchenefwmatefetttyù nom^r porgetele alla* 
4oma4i/iottel , ■ i 

jlppreffole cotate medicine folutimne uert. 
gomgli ekttuarifjra quali fino ualorofi moU 
ti ilàmalamttQ di Mefue&il dkpraffiodi .^i 
colòdiquali ni con figliamo più toÙoa feguire^ 
Ò altri fermentati y che u farne di nouo, ma il 
feguenteéottimoy &fen%a danno alcuno. ?h 
gliate dm dramme di affato r dwdipulegio>& 
4mMfamm itre<& me^a diamfo> &fimih 
mente di. petro felino > di feme di apio» an^eo* 
& sruta felmtica : una di ferapino , & diar-. 
maniaco, & J da,popanagoperfpecie . infondete 
U gomme nell'acquai tutte l' altre Mtatedi- 
Ugmtmzfà£>0'p$au> & con mette $umato>^ 

ò?uc'- 



se c ro X. *> #• m 

è zucchero fatene eléttuario , del quale ne pi- 1 
gliartte una dramma per no Ita con ottimo ui- 
naueccbio . 

.-. • Q^FIQDI nefeguono li trocbifchtra qua,' 
li conosciamo manifefìamente effere efficaci mol 
to quelli di mirrbain cefi fatta guìfadeferìttì. 

Habbiate tre dr amedi mirrba: cinquedifa— 
nna di lupini: due di foglie diruta, ^rparmen- 
ti di menthafirOìpulegiOìCm roffi^rubiaiaffoife- 
%apino % & opopanaco. AeUequali ì maniere >fate~ 
ne trochifì y & ciaf amo fiauna dramma,* ogni* 
mattina ne fate torre imo co uino 3 in cuifiacot 
tofeme di ginepro, òdi fauina. '■• ' : > 

* - Et noumeno fono comendate quelli di gallU, 
mofeata diquali oltre che fi tolgano f> bocca , /è- 
ne fa fuffumigio miracolofo, perche uoimedefì- 
miumefapme coporre,ualèdoui de la mirrba y 
€popanagOygallia > caIamento i faHÌna 3 (^'jfimilL 

Vfano poi le polueri, delle quali uè ne potrò 
te fare,& comporre con gli femplici, ebe conta 
temo nella fine utili a prouocare il mentir m w 
quante ui faràdipiacere:come è la poluere fat- 
ta di ruhia,& beuuta condecottionedifagiuo- 
ii è efficace,& efyerimentata molto: fimilmen- 
te quella diarifiolochiarotonda beuutacon ac- 
qua jn cuifiano cotticeci raffi , 
v. . Xrouattetìandio fierw di fpar utero 3 del- 
qualenepolueri%ate me%%a dramma co altro- 
tantatanellafina, & bemulo con>ot$pmuì- 

mi 



nocche numemsglio'acbe.alìTÙ 

: - • Laqual còfa\adùperafimilmentèuna dram- 
ma >o una & mz%%a ài radice ài dittammo bian. 
cofotfjlmente polueri^atOy dìffùluHolo m tre* 
^quattro oncis, di acqna x oue fio, buil&ù dittami, 
me. ha anche 'jpeaaie uirtudì fare facile il far*, 
to>& 'affrettarlo a chi troppa dimorafj} . 
... Tritate poi una dramma ditrochìfi dìmir- 
rha>zr fattiva fottilpoluere diffalcete in .acqua* 
di artwifiaJaquaU faldate* & date mia bora, 
auuit} giorno * 

-i ..?$lmi%$te tre dramme di ruta fecca : due 
di dittammo:^ quattro nock & in nino ,àùn£ 
fiano fiate cotte di date cofe^argete la pò bis- 
re,<& la beuete: che è miracolo fa* 
- figliate pur una dramma di euphorhio poU 
qeri%aj;o con altro Untapoluere di firn? di pe- 
trofemobs & di aJfaro 3 &cà ottimo nino gli da, 
tp a forbire* 

SEGflTJ.1^0 a quelle le theriache.et 
le zriphcrpitra le quali quella magna di Incoia 
ifùwmmwte iaudataìConuinOiOuefia bollita, 
acumi few calamento,Q fauma, o causila^ ga. 




cotta artemifia.et qui auertifcono li medici paf 
fatiche non fi debba darecofa y chenofolua per 
kocc^laquale fia altrimenti* che liquida :per* 
ciofbiiojfet^ribba lofiomacho > grpzruerreb* 
; . he 



S Z C 7i D °* "3 

he in gran parte confumata. 
^F^XQiOSl alcune beuàdejmie quali una 
è cotale, che, fé la donnaègrauidainon mouei 
menfirui: majenomgli mena copiofamente:la- 
quale ui contiamo* 

Tolueri%ate una dramma perjpeciedi beto~ 
mcaifquinanto^anellaycipero, affare, nigella* 
& ireos: lequalì criuellate,& la parte più grof 
$a,che rimane nel fet accio & torni forche ui piac- 
cia di chiamar lo mettete in dodici onde di uina 
bianco,& 'chiaro s douelafciate tutto un àìM- 
fai colatene il uinofen%a mouere lejpecie, che 
faranno nel fondo, :&il diuidete infeiparthin 
•ciafcum delle quali ponete una parte della poi 
nere 3 che haurttetamifiata . beuetene ogni di 
ma parte ò uogUate la mattina nelfardelgior 
no, ola fera,che farà meglio, quando fi uà a dot 
mire*&,fe la donna non farà grauida, uedrm- 
WQfiìmenfìruifenxa alcuna ojfefa. 
; Toglianfi anche due dramme diborace mine 
rale:duefcropolidicanellat& tre grani di %af 
franose* fi fanno in poluer e ylaquak fiftem- 
f era m, cinque onde di acqua di matricaria, 
& fi piglia ma uolta lafettimanaaale èia f uà 
mrtù,che ìnuita li menfirui,aiuta adufcire la 
creatura mortai fionda , & rende ageuoleil 
fartorire, 

. Et ualorofa è quefia. cogliete un pngnoper 
'■#e(&M$ukgio&nemìfia>ma)f4lHk& ane^. 

. P tho; 



Ìho:uenti grani di pepe:peftatei*berbey& tifa 
fCi & gli macerate per una notte 'in tanta : ac- 
qmydiefentìaìeallabì fogna conuenirfida mai 
una bolla tutto mfiemefino r cbe la metà dell' ac 
quafifia cofumat-t.aH' bora la colate* & tant0 
melle jjf.umato > è zucchero u'aggiugnete y cbe 
fia affai .lettetene la mattina a digiuno cinque 
onde ♦ ■;- 

Vn liquore fi compone fimile al detto inuir- 
tu,in queftaguifa. cogliete una oncia egualmen 
tedelle quattro radici comuni» &di meujreos> 
calamentorfcoroyruta, manicarla 3 artemifia? 
<:amphorata > & ferpillomeiga di ameo^nardo^ 
feme di£noccbÌQ ) dipetrofemolo i canella>&ffiii' 
ca celtica, tutte quefie cofe fatte bollire irkjbffi* 
ciente quantità ài acqua finoyche la ter%afar~ 
tefifiadiliguata.la colate fot» & u'aggiugne-» 
te. quella parte di ^uccberoyo di melle fpumato. 
the bifogna . di quefla compofitione pigliatene 
cgni mattina due dramme con acqua di artemì 
fia>& di ruta: che è co fa mirabile. 

C nocete fimilment e grani di ginepro 3 ò di per 
foratalo di affaro , ò dibedera in acqua , ò tutti 
infieme,& datene due dramme a bere. 

Sonocif empiici medicamenti ancborajiqua- 
li àiffolumo ilfangue col hr calore -.quale è il 
tbimoyil pulegioyil colamento jl dittamo Jabro 
tanoyC ireos >k radia d'ajbhodetloje jcor%e del- 
le radiadi moro > la mercorella^ la cantila , U 

carpefio, 



j«ro^i)ft 114 

carpefiajl fiore del giunco odorato, lo ffiicoxar 
' do,il celtico» facoroyil meo » ilpbu > la fauina, 
£afaro,& (kaiglianti in decornane. percioche 
fi può ciaf cuna ài quefti cuocere inumo bianco 
uecchiOi&doppo il bagno darne ber£ a digiuno* 
& mouerarnioli mentir ui a quelle donne y che fi 
no di compie fflone fredda. 

Il mede fimo farà una dramma di cafioreo 
folue'ri%ato>&beituto:ianta mbtrba, quanto è 
mfagiualo>& cofi opoponagOydiferapbino , $? 
di nigella: quindi la decott'wmdé femnquali fi 
no di petroCelmoyCominofinoccbiOidaucoyameo), 
&cecu<& > dapoi che ne l'bawrete prefa;efa di 
mifii ero andawi diportando alquanto.* pie 3 ò in 
Imica. ; .'..:«.-■■:■. . - 

Ma fono\dmtepi opportuni a quefti beueraggì 
tuno è auicinadofi i giorni dellfcm finti: l 'altro. 
dQppotuntionhfométatiQniJjagniietfuffHmigk 

Et> doue mgliate ufarefufmnìgijfebauetc 
M ordinargli fecchi:faccianfi con ambra : , gal- 
^anoybdelliotapoponagOygalUamufcata , mirr 
rba» & 'fimik ' ciafcuno perfido parte »<jr tutù 
infiemei fi tumidi gabbiamo raccontate malte 
^rb^radich^cotaliycbejaramQ ottime, ma 
fappiateycbe il uafefideue acèomiare cefi fat- 
tamente, ebe il fumo per uenm dirittamente al 
la bocca della matrice 'della donm Jaquale deue 
fe4erefopra alcuna fidia. -, 

*< nofiri tempi trouafi un fuffumigio nàrà 

P 2. bìle è 



ZI B ^ O 

bile ilqualecofi è de ferino. Fate in minuta poi 
nere una dramma d y iua > una dì matricaria,& 
una di meliffa: duefcropoli di fina canella >& 
due di rubia:etnna dramma,àigallia mofeata. 
taqual poluere ffiargetefu carboni ardenti , & 
riceueteneilfumo per alcuna canna. 

Ma, uìuoglìamo ricordare s che , quando fate 
fujfumigh&maflìmamente con co fé odorifere; 
turiate ottimamente il capo della donna fi, che 
non gli pofjdfentire; percioebe le farebbero do- 
lore di tefià & graue^ga^erdoue poteffe ufar 
gliycbenonglifentijfe ; farebbero una delle mi" 
gliori co fé del mondò, & a menfirui^ & a multe 
altre infermità della matr ice. & per maggior e 
cautela ci piacer ebbe, che infimili cafi le pone* 
fle al nafo odori fetidi, & quelli odor affé. 

ClOVjll^O fommamente i bagni , quando 
fono fatti a tempo,& di co fé , che aprano ipori 
delle uene fecondo che fa il fegu ente. 

Cogliete un pugno &artemjfia y & altrotan- 
to per ciaf cuna fyecie di parìetarìa, difoglie 9 
& radici di maluauifcbh, di foglie di finocchio^ 
d 'ajfen^Ojdi fiengreco,^ di cbamemilla:me%^ 
j(p di foglie a y aglij t & Tm%jodipulegiodater- 
%a parte di uno pugno di peprojemolo,& cofi 
dijpica celtica.kquali tutte cofe bollite in quat 
tro fecchì diacqua fino,chela quarta parte fia 
fi confumata.&tdoue uifonefie m luogo della 
metà dell'acquaio della quarta f anelino bian 

co; 



$ E C J^b 0. xif 

co ; opererà molto più efficacementeJeiiato dal 
fuoco il uafe,ò l'acqua, lo, gittate nel bagno per 
ciò apparecchiato : & dentro uifegga la donna 
fino alF umbilicjQ. 

Simile al detto è, fé, togliete uno pugno & 
me^xp d'inai parimenti di origano > pulegìo, 
calamento t artemifia > mdìffa:ferpillo,ajfen%p, 
pya$o$arktana&mercorella:uM di radici» 
ò di fufli di finocchio : msTga di radici di apio, 
me%£p di petrofsmolo , me%^p di fyaragi\ & 
me%go di rubia. bollano tutte con tanta quanti 
tà £ acqua di fiume quanta habbiamo detto di- 
fopra,& piu>fefaràbifogno , fino che la ter%* 
parte farà andata in fumo ♦ alFbora mettetela 
nelbagno,doue entro uifegga la donna per me%, 
%a hora.poi uada à letto,& ben rafcìuttaft un 
ga di olio dì calamento:che farà mirabile. 

Memi fono , che mentre che la doma è nel 
bagno ;le fanno pigliare ftropUdecottìonh & &l 
tre cotalicofe ; percioche il bagno aiuta quelle 
a peruenire a luoghi demenfirui : & molto me* 
glio il farebbe ; quando da loro Ufofje ordinata 
alcun fuppofitorio. 

LE lauandepoiycbefi ufano alle gambe, 
fono ottime,& maffimamentefe continuandole 
non indebolivano la uirtùì& hfor%e « & mol- 
te hanno prouato y che illauarft dalli ginocchi 
ingiù mattina et fera due bore almeno doppo et 
na nell'andare a ktto,fen%a alcun duolo nenie 

P 5 m 



e, 



ti B K 

ritti menflrul.& ordinano alcuna lavanda tale* 
■■ Togliete un -pugno di calamento,uno di pule 
gio y uno difzluia y uno di artemifta,& uno di rof 
marino:me%Zp di radici di ireos , & parimente 
di radici di ebulo , & difambuco .bollite tutta 
intanto nino bianco ottimo » che fia affai fino? 
c\e la ter%a parte di quello fia confumata.laua 
Hui» & la mattina nell'aurora pigliate quefia 
beuanda. 
■ Dìffoluete in due onde di acqua <Fartemifia 
ma dramma di tberiaca uecchta ., & tre grani 
di%affrano polueri%ato.& beueteSuno y & l'ai 
tro continuando cinque giorni infallibilmente, 
moueranno copio fament eli menjìruù 

jlltri togliono una dramma di borace y & 
ma di canellafina tutti in poluere y & in due 
onde di acqua di capeluenere mijìi ne la danna 
a bere . 

. Molti non folamente nelle lauande delle gam. 
h£ , ma ne bagni Sogliono porgere una dramma 
di triphera magnadiffoltain uinoy nel quale fio, 
noflate cotte fauinayartemifiay origano , pule- 
gio pittammo ,& calamento* - 

v Dannoancbora lafeguente tragea » pigliate 
we%£a dràmadì jpecìe 3 che fanno lo elettuario 
dìamargaritoniuno fcropoloji trochifei di mir 
vbaidui difauino in polueremw di pulegioyuno 
di ambedue k ar$olocbie,uno di bacche di lau- 
m& 'Me dramme di buona canellaìielle qua- 
. le 



3 :E € O ^ DO. ti& 

ktoje tutte polueri%ate con due oncle&'tne^ 
^a di zucchero compogona. 
i V E , ; i Suffumigi noia {faro la donna, per al- 
cuna cagione r in luogo loro foglionfi fare fo- 
mentatimi con alcuna $ ugna al petteneccb io: 
laqualtfia bagnata, & fremuta, in qualche de 
coniane ^quale èia feguente, 

- Bùllitt ? in acqua di fiume tanto* che la metà 
fià confumatayun pugno di pulegio* uno dì cala 
mentOyuno di orìgaifio i & di faiàna <>& dì arte?- 
mifia : me%%o dì rubìa runa dramma di radice 
di aph->& una di ptrofemoloJafpugna bagna- 
Hy&jpremutainuolgetecalda , quanto può fof 
ferire la donna, in due pe%£e di tela di Uno, fot- 
tde:& l'acconciate al petteneccbio rcbeapren- 
dfOjeu.k.prouocheràU menftruLmolte altre uè 

ne potrete comporre cofemplìchchjèdifottofcri 

wremoipero la contata fia affair ,'-. . 

v M è^Uuemamo afuppofttarij.,cbe fiano 

hmnidacio. ^ ^ ': -v, •" '• : V* : v " ' " 

- , Vigliate, uguale quantità di caftoreo > mu- 

fthioyambraymrrba , & taffrano :& : con olio 

di ken fatene umiche ilfentireu'dt grandiffi- 

mo aiuto. . .'.'.T'.T.?',;^ • ■;■■ , 

V Componetene ftmilment con ficco di artemi 

fia;nelqualefia poluere fatta dì una dramma di 

mìrrhaiunadibdellio , & una di aloe 2 &€%%& 

dicala mento > me , %ra dìgallia mufcata>& me^ 

<%a diruta fecca\o$ex amar awgMf amiate* ; 

i uì- P 4 f atè- 



L 1 B ^ 

Fattiti polvere uguale parte di olibano* tati. 
dano i ma]fyce i aloebepatìco ? gitbybiftorta$ora 
ce calamitanti fcbio,gallia mufcata>ambra>e£ 
legno aloeycoolio mufctlino^e trìpbera magna* 
formatene argumenti da porre al luogo detto * 
■-■'. Etvpàvebe alcuni foppofitorij s'inuolgono in, 
lana .alcuni fi legano ad alcun filo y altri fi mete 
tona in qualche pe%%a fiottile^ rara; & per- 
ciò mi haurete riguardo a quefio.% & farete fe~ 
condo che .cono fiere te Ubi fogno . .: 

^Andate dìjfoluendù in alcun mortaio col pt 
flello caldo una dramma d'opofanago , una di 
galbano 3 unadibdellìO)ima ^ammoniaco , &> 
una dimìrrba:una & meig&difetapinoMche, 
ne formate fuppù fi torij lunghi feideta rfopra i 
quali porgete fcamonea polueri^ata intanto , 
che ijuppefitorij forano caldi: dipoi gli inuolge> 
te in fonili pe<zge>&rare con alcun filo doppio, 
attacmtiì^qutfienouifideuono tenere troppo 
nella matrice : perciocbefcgliono prouocareli 
•menfirui in tre'giorntmafappiate, che alle da- 
migelle nojabifagnafupporre di cofi fatti argo* 
mentì: acciochenon paian&poinelmatrimonio> 
fuerginate } & tritìe . 

Incorporate con fichi graffi due fcropoli di 
gentiana: una dramma & menadi coloquin~ 
tida>& aUroimta nigella tuitipsfihetconfuc : 
ca di cocomero feluatico fatene fuppofitorioyiU 
quale fui tenete alquanto in- fucco di mer corei 
-::;/; ~ -m la» 



SE C T^D O. f%J 

hi& legato ad alcun filo u fate . 

La mer cor ella per fé fola pefla, &fuppofta 
è ottima medicinali che non èmaraniglia,fe ih 
descrìtto fuppofitorio mouejfe in brieuejpath 
ilmen&ruodaqual cofa adopera anchora il det 
to fuccoy quando bagnatone ottimamente bom- 
bagip filato in affai quantità uiponeted di gr a& 
dìffitnauirtùilfèguente comporto. 

llquals fia con arte fatto di una dramma, dì 
pan porcinoìuna difcammonea y & ima di colo- 
quintida: &due di f erapino: conciofia cofa che 
prouochino in poche bore , 

Con cera formatene uno > nella quale fia mi- 
fio una dramma digalbano,& parimenti di am- 
moniaco^. ajfaf£tida } et di bacche difauindtuf 
tepolueri%ate., 

Vacciafene uno altro con una dramma igual 
mme4ìabrManto'ygalbano y mirrhabìancé, 
fcammonea>& %ucca feluatica: & due di fera- 
pino Al bagnate in GliodijajJo>& ì'ufate* - * ; - 

Mirabile è quello ichefogliono far e alcuni con 
duefcropoli di tanaceto y & altro tanto di abra 
tano>uerbenaca,daphnide>caftoreo 3 & afiericia 
per ciafcunajpecie.poi la mattina 3 <&ià fera, 
quando la donna uà a dormir e >beua acqua cài- 
éa 3 nella quale fia fiato cotto peucedano* ligufii 
co>& peonia. 

Fate una forma di fuppofitorio di bombafcìo 
filato & bagnatelo bene in due onde dì Ji-.cco" 

^J-^ " di 



iifucco di mercprella 3 nelqualfia difcìoltamà, 

dramma di falnitroM una difalgema sfatelo: 

<he,p opera fi è ueduto prouocare mirabìlmete» 

... Mej chiatta alcuni) iguale quantità di %afra\ 

no>mirrha con tanta termetina y & melle,quaa. 

tufacea bifogno.& fattone fuppofitor'm Vkfa-> 

natma auanti quefio imponeva, che alla donna 

fifacsjfe il fegu ente Suffumigio . ... 

; Compongane pafielletti con acqua , dì ima 

dramma di radice di arffiolochìay& parimenti 

di radice diaffihoddlot dì ragia fecca y fandara- 

ctyHerco d'aiioltoioMdelliO) famna > cardamo- 

mOy& arìemifia:tre di offi dì pefci falati fatti 

in poluere:quattro dì nigella^ quattro di fio- 

va-ce.qwndo fi. bario ad ufare> mettanfi carboni 

accefi fopraflerco di bue:& appreffo uifijfiar- 

gano diqueWi pafielli , riceuendoneilfumo per 

alcuna cannaio altra Mia mattìiu >& feri, quia 

dì ponga fi nella natura il fuppofitorio defmt- 

to:cbe prefiijjìmo mouerà limenflrui .. . 

r "Prendete anche quattro dramme dì fiele di 

toro>& altrotanto difucco di affen%o > & delle, 

fue foglie più morbide , di radici di fiurthio , &, 

di mirrha: una dì caftoreo a & una di opobalfa- 

/ mo:et dieci dramme di fucco di pan porcino. poi 

nericate tutto quello >che fi può , & l* poi nere 

-peftando mefehiate con l'altre co fé Mia faeton, 

fitccQd'artemifia ne fate fuppo/itorij tali-qua- 

tifone y quegli ar •gomentj [chiamati curfrdilun~ 

ghetz?* 



-' $ E CO ^ £ o: tiS 

ghe%_za>difeidita > & Supponetegli; ma fetfpr e 
doppo alcun de* bagni » òfujfumigij raccontati. 
& uogliono alcuni, che la coloqumtidafolajpar 
fa fu carboni acctftjiquali fiano pofìi fatto aU 
cuna fedia* onde ne afcenda nella matrice il fu* 
mo y moua fubitamente ìmenfiwi : {umilmente 
l'opopafiagojl fer apino y & il cardamomo ciaf* 
curio per fé. ma più tardo y & in fieme più pia- 
ceuole è il fumo deW acquatone fia cotta fauina>, 
pulegio,& laura > & il lauarfene la natura coti 
le parti uìcine. 

K Togliete pur due drame di mirrha>& due di 
calamentotquattro dì famnaicinque dì rutafec 
ca:& diecidi nua pajfa: lequali cofe tutta ìnfm 
me incorporate con fiele di toro : écoja mi- 
rabile. ■ ' ■ # ;• 

- Et nulla menù è una dramma di bdellio, una 
digalbano 3 & una di mirrha: me^a di polvere,. 
(Ufauina, di feme d'apio , &di ameo igualmen- 
teJiffoluanfi fempre prima le gemme col pefiel 
hcaldo;&poi s'incorporino tutta col rimanen 
te,&faccianfipilole>delle -quali Unendone una, 
al luogOiOpera inguì falche non faprefte meglio. 
& chi ne piglia ogni dì dut-> o tre pzr boccata, 
inbrieut vii cor fo del fangue naturale . 

Se ui ponete anche una pi loia fatta con 
vna oncia di buona theriaea,& uno fcropo-., 
lo difucco difauina i m breuiffìmo^atio uedre 

t£ quello. 

Tigliate 



t l B K ° , 

'Pigliate ànchoradue dramme dì radice di 
gentiana >&due di pulegio : una di nigella con 
tanta carne dì graffi ficchi fecchiy quanto fa hl- 
fogno ad incorporare tutto.del che fatto compo- 
netene fuppofitorio. conficco dì mer cor ella. 

In quello tempo farebbe ottimo il bere ogni 
mattina quattro onde della feguente compofi- 
tione. bollite in acqua tantoché la terza parte 
di quella fiafi confumata , un pugno difagiuoli 
rofft/me'^a oncia di rubia: due dramme difefe 
liydue di radici di apme due di radici di petto fé 
molo.colate poi l'acqua, & con tato zucchero, 
che baHi afarneladolce y U tornate al fuoco,fi- 
nOiCbe babbia bollito alquanto^ tifatela. 

Similmente > fi dateme'^za dramma di cafio >. 
reo con tre difucco di quelmenthafìro^ che na- 
fce lungo i fiumi; aiuterà mdrauìgliofamente z 
an%ìfaràfen%a ilfuppofitorio detto . 

Ilche adopera una oncia , & me^ja di fucco 
di ruta beuuto la fera con uino caldo. & affer- 
mano alcuni* che la mattina feguente,fen%a fa- 
re altro,appaiono li menttrui '.„■ 
. Be Ilo & facile modo è quefio. .pigliate ungam 
bero difiume,&fuffocatelo in uino puro: ilqua 
le f caliate^ tutto il fate bere alla donna, uer 
rame il mmftruo.&, come le parrà di fermar- 
lo', datele a mangiare il gambero fuffocato. 

Inquanto a fuppofitorij 3 raro è il feguente» 
arrostite urta radice di giglio, & quella ui ap- 
ponete, 



SECOLI) 0. 2ip 

ponete,unta prima pur di giglio. 

Onero pejiate in olio trino , ò rofato uguale 
parte di artemìfia,& difalnitro s & tutto infie 
mecompofio ne fate fuppofitorio doppo alcun 
bagno. & molte donnesche ne lo hanno proua- 
to 3 dicono,cheildì mede fimo cominciano adap- 
■parìreli menfirui . 

le radici di rubia per fé fole fuppofie il pro- 
vocano fubito : fimilmente fé le ungete conoUq 
di anetho , & poi Vimolgete in poluere di fa- 
jtina . ■ 

loeuphorbio uolto in bomba fcio^r pofio in 
poche bore nel mena.maMogliamo 9 chefappia- 
te^che le medicine co fi acute fogliono generare 
di brutti mali: pero, quando ò per fuppofitorìjy 
cperfuffumìgtjyòpercrifiieriy ò altro medica- 
mento compofio con materie^ che rodeffero-ipor 
taffero dolor e,& pungejferoile douete lafciare, 
& attendere a mitigare quello con olio rofato, 
ò molato 3 o altro buono* v 

Et , benché le co fé facili fi debbano feguire; 
tuttauiaydoue altri ueda utilità in più lunghe* 
& nondifficiliìil confortiamo ad attender ui.Pa 
leèilfeguentemodo* 

llqualeè uno fuppofitorio da ufare s quando 
ni habbiate fatte attaccare le uentofefen%a ta* 
gliarkfopra le inguinaglio & tra le cofae> & 
majjwiaimntela JeguentefeKa: ilqualem co fi 
fatta-guìfa fi compone. fatein poluere me%%4 

oncia 



r ; ** l I $H, O 

oncia di pan porcinOimenga di elleboro bianca* 
&fimilmente di calamento, eupborbio, & fera 
pinodaqualeimpaftate con fucco di farinaio di 
mentbaiò di artemifiaz et formatene alcuno fup 
fofitorìo lungo un deto, 
- Trottate fimilmenteartemtfiairutajjijfopo, 
fdlmttro tutti feccbi in quella copia, che ui pia 
4e:con cui accompagnate la meta di mirrha, ps 
pe>& ferapino polueri^ati 3 & con fiele dì toro 
l'incorporatelo con Utte,et mdlsJnuùlgete poi 
la compo fittone in lana fuccidayO bombafc\o->& 
il ni ponete alla bocca dellamatrice: cbeprouo 
cheràin poco di bora. 

andate pur uolgendo infieme bombafcio » ò 
fanafuccida fino, che ne habbiate fatto un buon 
imoglio > & lungo un deto: ilquale bagnate otti 
waniente in fucco dtmatricaria y ouefiafiempe 
rata buona tberiaca*. ualepiu che altra medici 
ina . & fé auenjjfeper ifciagurayche alcuno dei 
contati fuppofitorij recale dolore > là, ui far 
■ynentate cori acquayìn cuffia cotta 'malua>mal- 
t uauifco>& branca orfina;&poì ungete co olip 
]di cbamemilla 3 dì pulegìo , è con buturo , & 
fimiglianti, ■* 

; ln.quefi<>me^^yfemagiaretenelkuiuadeuù 
fireajfii betonica ,ò ujarcte la decottiont fua 
nel uinoy ui menerà copia dì saguemefirualcet 
f agallo ancbora fen^a l'opera de 'fuppofitorij ; 
fi come & quella maniera iChsA* 'M apprefjo. 
w,: i f ucc <> 



5 t c'o *x t> a. rio 

picco di campborata>dì ruta* diartemifia ihfte 
tnemifiko ciafcuno per fé foto dati a berezouero 
dell 'herbe fattene frittole mouono marauiglio- 
f amente il menftruo. 

Componete etiandio con fucco difauina 3 o di 
ammifia uguale parte dì jìorace calamita , di 
laudatWilegno aioe>zf}afetidaJet apino, &gal 
bano in poluere:& fatene fuppofitorio . 

^lquale i fomiglìeràdÌHÌrtuilfegusntey<& 
few^a alcun fallo gli momra. levatela fcor%a 
di fuori ad alcuna radice di taffobarbajfo y et un 
getelodi olio laurino, o dimufallino . appreffoy 
uijfargete j opra polueredi nigella. 

Mafopra l'altre cofe è mirabile la radice di 
giglio pefia , &mefahta con olio ma fallino, 
laurinoyà di pulegiojaqualeinuùlta in lanafuc 
rìdalo bombafcio ui fupponete. 

Tritate fcabiofa ccnfierco di porcOt& btipà 
fiate con fiele di uacca.appreffo riuolgete tutto 
in alcuna fonile pe'^a di lino 3 & l'operate. : 

Me fatate anche anmonìacQigalbano,& fé- 
rapino contberiaca:& come è detto» ufateube 
è mirabile. .■-,. ■.-.. 

Il gaWanoJ ammoniaco > & l'affafetidainfìe 
me mjfti } & fatti in fuppofitorio prouoca limen 
§lrui > & ne fa ufcirelafecondma . ma prima § 
fa mefl&ro ungere la natura con buturo,òmd- 
le; Mcciocbenon fatiate ardore perfacutezz* 
4ellecofe,cùBCuiècompofto. . 

Il 



e: ri £ l W 3^ Q 

v Il.hopbafcio bagnati) nelfucco dicentaurea 
wnoreyfuppojìo nel fa uenire. la qualcofa ado 
peraquelkìchefannoalcuni condattili leffat'h 
ficchi Jecchiyradice digentiana, & di nigella» 
" J : 3^ quanto a facchetti ageuolmente uè ne 
farete, pò* /empiici , che poco appreffo, nomu 
saremo, 

M Jl delle untimi battete ad ufare compo- 
vendale, con olio di anetboydi giglioydicofto > di 
cafioreoydi affa , dijpigo, di ireos con poluere al 
propo/ìto; corae fono di calamento » di J am- 
ila y di mbia y &fimili> aggiugnendouì alquan- 
to dicemycome fanno troppo bene fare gli fke-> 
cidi, onero mungete con gli fempliciolij jp effe, 
frotte: che ui farà utile molto yponendoui entra 
alquanto. dicanella, odi%a§r,anopolum%ati . 

D l que$i oìij con le polueri dettey o di altri 
[empiici % che habbiano uirtù di prouocare 7 po- 
nete farne empiaftri , mettendoui anchora fa- 
rina <£or%p y githy goffrano, artemifia,& co- 
tali, ['herbe y che tratte dell'acqua^ di che fa- 
pe fragni» faranno mirabili } acconcie poi con o- 
lio di goffrano y far ina d'orbo, o di fien greco y a 
difeme di lino ». 

_ LO JkrnupareÀottimo alla prefmtecura. 
fero, tirate pel nafo poluere fatta di fenape , 
ò dimndifiydì pepe 9 ò di elleboro bianco fi» che 
noljnt&^oloro (ìernutiateda dieci uolte % aw* 
tando yfefie bifagnoy con alcuna ftftuca di 

paglia^ 



SE C Ti D4>. tu 

faglia 9 o alcuna -penna, 

L E legature uagliono fomrnamente,fe 3 co- 
me uoglionc ralcunkjono fatte da prima: lecita- 
li fi debbono Sollecitare per due dì mattina , & 
feraftringendo forte » & apprejjo rallentando 
le cofcie: perciocbe riuolgono il fangue aliamo, 
trice, 

jiC H E è congiunto ilfregarfi:conciofia co 
fa chefia un facile > & folenne rimedio a prouo- 
care limenfìrui , ufando di farlo ogni mattina* 
& ogni fera nell'andare a letto . & comincifi 
dalle cofcie > & fcendafi alle cauicchie de* piedi 
fregando fortemente*^ agramete.&*doue non 
giouaffeièprefìifjìmo aiuto attaccare le uento- 
fe nelle parti dentro delle cofcie * & nella pie- 
gatura de* ginocchidequali * fé conofcerete*che 
fia bene a tagliarle;fatelo.& quefio cotanto b& 
Ut anche alle uentofb : perciocbe già ne gabbia- 
mo detto. 

DE Lfalaffo parimenti* come * & quando fi 
debba fare mofìrammo dauanti . fi che veniamo 
,a raccontare li f empiici : & pofcia porremo fi- 
ne al prejente capitolo. 

Le f empiici medicine utili a quejla materia 
fono l'acorojacetofa* laffen%o con melle fatto 
infuppofitorio*òprefo per bocca: l'agarico *cbe 
è medicina propria . Vagnocafio beuuto * òfup- 
pofto^allioJJaloe^amaraco * Panico* l'ammo** 
iiiacQìl'anetboJamfoffapio * l'abrotano * l'ar- 

fi» temifta'% 



::-- L?r B ^ TO'*. 

t&nifidyche propriata a cìo,Vaffa,U betomsu P 

- il calameto,ilialamo aromatico,ìlcbamedreos 
&ilchamepitbeos,la cbamemilla ,, le cantba- 
ridi ufatene' fuppofitorij , li cappati , il capei* 
uenere,ilcajìoreo,le cautì,., la cent aurea ,leci- 

. polle, i ceri wjfijpetialmmte y la cartella , Ufi- 
freffoyil cipero, il cocomero feluatico , la cofw 
ta,il dauco+& de' compofiti medicamenti è otti 
tno ildiac alamento , // diatrion pipereòn , &it 
diaprajfio di Nicolò: l i endwia > l ì enula,l'eupat& 
rio,i fagìuoli , & maffimamente i raffi piccoli^ 
fichi fecchiyil galbano y ilgallitbrico,, la lacca* 
la lattucafeluatica,U lapatbio, il lauro,il lau- 
dano ,& la lente, il leui[tico,ìl gìglio, i lupinija 
maggiorana ,la malua, le mandrole amare > il 
marobio-yla melìffajl metbafiro,la matricaria* 
la mercorellaja mirrba,il nafturtio, gli atti di 
mìtra > l'<opcpanagQ > l i origano > l'Q^mo,lapafti~ 
nacaja peonia,il petrofelincil paucedano,ilpy 
lithrico,il porro, il pulegio.& tra compofitifa 
no lepilokdìferapìno deferiate da Uefue^r le 
filale fetide :il rapbano , il rofmarinoja rubia.» 
la ruta,il sàbuco,la faluiaja fatureia, la fauif 
na,il ferapino, ilfenetion, ilferpillo, ilfifeleo* 
lafenapejlfefamo,& lafua infufione, laquak 
è ualorofa a prouocaredafeamonea, lijparagh 
lafquillaylofyigoJtofqMnanto: & ne compoftù 
laiberiaca magna di r Njcolò,& la triphera ma 
gna> & majfimammtè pxefa con olio di mandro. 
, , , " le 



s z ro^D (K m 

le amarerìitrochifi di mirrbajl trifoglior, Vwt 
iica,tufnea>& altre cotali. 

Tra quefie fono fopportabili £ acqua , in cui 
pano Siati cotti fagiuoli 3 o ceci rojfi,ò bianchi, 
il fiengreco , la decottione di finocchio <., di fca- 
riola y di apio y di ani fo > di anetho,di caule , di 
chamemilla,di fj>aragi>& lefue radiala melif 
fi, & molti altri. ■■', .-,-.-.' 

Di mediocre for%a fono il mentbafiro di fin- 
me,U cornino Jofiecade, torneo, la Satureia \ la 
cofcuta,i .fiori di fquinanto,lo^igo,Vaffen%o,il 
petro felino, il giglio,? amomo,il. leuifiko&fi- 
migliantu 

;: Ma gagliarde medicine fono la rubìa,il gindr 
projl mentbafiro feluatico, la dragontea,Felle 
boro negro ,ìl cafioreo,l'opopanago 3 ilfer apino, 
Vamoniacoytl pepe,Vetipborbio,ì!affaroxlaniget 
la,il mentbafiro, lajempeilamirrha » la colo- 
quintida,i condifi, ilcarpobalfamo , xilobalfa- 
moylopobalfamo , benché di quefii poco ,ò forfè 
nulla fé ne ueda nelle noHre cotr adula peonia* 
la famna,il colamento , il pulegio,il cafioreo,il 
cardamomoyla decottione dell* enula,& ilfeme \ 
difanfucOìi lupini,la ruta ,la centaurea mino- 
re>ìlcipero,il finocchio ,il polio,il dauco ,lsfo~ 
gliefeccbe di magiorana,l*artemìfia,la parieta 
ria,il dittamo, il filer montano Jo fiigo, la canti 
la, il borace,? acoro,& la lattucaafinina, il fé- 
me d'agwcafiQJlfeme delleuifticOyUmirafole, 

^ i il 




' % l B It <> 
Uferpilloyil cardo fantojlquale affermano mol 
thche infallibilmente prouocali men/lruùfimil 
mente Pallio y & le fue foglie majjìmamente in 
decottione>& in bagno : lequali tutte maniere 
fono efficaci a rifcaldare. 

Ma a rinfrefeare uagliono la endiuia • la ci- 
eborea 3 lafcariola 9 &le fementiloroyil coco~ 
meroJe^icche,iltaffo bar baffo, &fj>ecialmen 
te la radiceli capeluener e , la radice dimalua- 
nifcbìo^ggiugnendoui y accioebe pia ualorofa- 
mente operino ; fien grecoycauli > & altri y che 
non rifcaldino troppo ardentemente. 

Li mcnftrui fuperfìtri,per liquali le donne non 

generano>ma infermano, donde habbia 

no origine, & come conofeer posfia- 

mo 3 da che cagione deriuino, & 

come fermare fi debbano. 

Cap. XIX 

On altrimenti attiene del men- 
ftruo j ilquale foprabonda ad 
alcuna donna* che fi faccia 
del corfofuo naturale ferma 
toiconciofia co fa che tanta 
offenda , an%i più il uenir di 
fouerchioiche il non apparere:percioche il trop 
pò corfoimpedifceUgenerare,diminuifce la uìr 
tu y & la uita d tutte k donne : ma il non ue~ 

nir 




S % C %D O. 11$ 

nir in molte fi uedeyche, benché non concepifea- 
no;nondimeno fono fané >& aitanti della perjo- 
na,perche ifiimiamo noi cofa neceffaria -per ciaf 
cuna delle dette ragioni a douer dimofirare* co 
me fi fermi a quelle donne > lequali nel portano 
di continuo .ma, auanti che a quefio uenia- 
mo ; upgliamo dire > che difeendono in luoghi 
di menfirui alcuna fiata continuamente ceiy 
te bumidità bianche > dette da alcuni menflrui 
bianchi >& da altri fluffoyò fcolamento dellt 
matrice 3 & hiancure : Uguali danno non mino* 
re noia, che fi facciano irofiì.& perciò dop- 
pò che hauremmo narrata la cura, che fi con- 
uiene tenere a fermare i roJJì;difcenderemo alli 
bianchi. 

Zt y per cìoche egli è ufficio di philofopbo na- 
turale di ffieculare prima le cagioni de' ma- 
li per me7$o difegni,òdi altre co fé co fi fat- 
te : per laqualcofa contarono quante y & qua- 
li fiano quelle , che fanno limenfirui continui: 
& apprejjo i fegni r che fiano proprij di ciaf- 
cuna, cagione 3 quindi a fermarlo scappar eccbia- 
remo. 

LE cagioni adunque,che formo foprabenda- 
reimensìrui,fonoò nel corpo della donna fijfe: 
òdi fuori da quella.tale è Vaere% ilqualeje è cai 
doi&bumido* moltiplicando il fangue y &gli 
h umori ; gli produce 3 & conferua* & per que- 
fio dicono alcuni > che k donne, a cui uengonolt 

j^ 3 menflrui 



L I B 2^ O 

rnenfiruìin tempo piouofo, barinogli in mag* 
gior copia. 

La feconda cofa fono il mangiare , & il bere 
ttiuanàe,& uini tanti,& tali,che generino mol 
tofangue,ouero nel rendano acuto, fottile,b ac- 
quo fo per la qualità loro cofi fatta. 

La terza è il dormire troppo, da che nefegue» 
che gli tumori fi ritraggano dentro , & quiui 
moltiplichino fenya fine . la onde la natura fen- 
tendofi granata, & non potendo il carico fofke* 
nere , nel manda fuori per leuene della matri- 
ce.il medefimo adopera il ueggiare oltre modo: 
fercioche co fi come il dormire trahendo a fé ren 
deal corpo morbido ; cofi il ueggiar e f cacciando 
dal corpo Fhumorejl di fecca. 
- Laquarta è la fatica uiepiuyche grane dura. 
ta,fi come queUa,che ri f calda, infiamma, & il 
-pone in mouimeto.la qual cofa uien pur alle uol 
te dal bagno*, oue effcndo più che non fi doureb* 
be,caldo?fi fa dimora . 

La quinta è lo fiare troppo fen%a cono f cere 
-carnalmente kbuomo :& incontrario il giacer 
fi molto piu,chenonfi richiede : percioche Fat- 
to venereo fmoderatamente fatto apre le porte 
delle urne* ..■•■■•' 

Larfefta è qualche graue paffìone dell'animai 

quale è l'ira, laqual entrata nel cuore impetuo 

■fiffimammte y fa bollire il fangue ,&ilponein 

moto: fimìlmtnte una ecctffvua allegrezza» la- 

; * . quale 



nt o ^ do. 124 

quale il rìfc4ld& i & lo infiamma . 
v Lafettimanafce da caduta, e percùjfa, don-* 
denefegua y cheh uene s aprano,fi sfendano, & 
sirompanò.quejle 9 & finali altre fimo lecagio~ 
ni chiamate co fesche fono fuo ri del corpo, & &i 
trinco tir codino quello yonde producono limen 
firui troppo topiofi. v 

Mjì nel corpo della donna fono la uirtà di 
qitdlo,o di alcuna parte,glihumor'het li mébri» 

La uirtàpuocut adoperare in quattro modi: 
prima cercando dì regolare , & mandar fuori 
queUo,che vÀ ' èdifouerckio: come ueggiamo ma 
nife$lamente,che alle uolte nelle febrifuole ufci 
fefangue del nafo tale, cbeèfegno mani fé fio di 
gliorametoJlqual [angue come fouerchìo la uir 
tane caccia.Dipoifeella è debile a ritenere*, <jr 
maffimamente alle porte delle uene, lequalifia- 
no di fangue ripiene per alcuna cagione* quefia 
debolezza può na fiere da chi chefifia mala c$ 
pleffiona tutta uia il più deriua da fiutrcbia h» 
midità 3 ritemta nelle uene,o nelTufcita loro+et* 
doue quefta nefia la colpa;redanfi certiimedì* 
ci,eherìhauràiio pocohmore:&,fipur ne Zac 
quifieranno^onjaràfin^a lunghezza di t£po 9 
& fatica loro y & delia infelice donna concio fia 
che matageuobmente cotali uene fi ridmhino al 
H ficcar fi , <jr al temperamento loro . il ter%p 
modo auiene,quando la uirtà, che manda fuori, 
detta eflwlfiua, è gagliarda > & nefèìnge uia il 



I I B X 

fouerchio [angue . quefia cagione ha riguardo 
non [olamente alla uirtu-ma anckora ali'humó 
re;percìoche il [angue, che ò abodapiu, che non 
uuole,ne ha bifogno la naturato che non fi con- 
uiene al nutrire de" membri, tra per natura,& 
tra per grande 1 ^ fua ne discende alla mairi-, 
ce . il quarto è, quando la uir tu della matrice* 
che trahe a[e,è tanto urna* & forte per alcuna 
materia, che la habbia riscaldata, che tirando 
più [angue, che non farebbe di meftieri > muoue 
uno [uperfluo fluffo menomale . 

V HV MOB^E genera la detta infermità; 
quando ,come habbiamo detto , fia eccejjìuoin 
quantità >ò jn fojìd , Za ) Q in qualita.come la quark 
tità del [angue fia troppo , fi è contato . da che 
poi ne uiene il male, ma la[ofian%a [uà farà, pef 
fima 3 ouefia troppo liquido , o troppo Sottile: 
per cloche [uda fuori de' pori delle uene . & non, 
meno produrrà quefio accidente la [uà qualità, 
che morda , & ponga : da che la uirtù delle ue- 
ne , che dourebbe ritenere ,fi[a debile , & ma- 
le atta. 

IL membro, cioè la matrice , o le parti [uè 
fuole effere cagione del prefente difetto , &Jpe~ 
cialmente quando fi rompe alcuna uena, o cori- 
ndone perpejo [aticofi della donna,& majpma 
mente oue la leuatrìce in dare aiuto f amale il 
fuo ufficio zpcioche le [ciocche traggono alcuna 
fiata infieme con la creatura la [ecodina attac 

cata 



SI CO ^B 0. ni 

eataanchora alta matrice, fen^a afiettare^bé 
li cotilidonifianofecchi, quanto fa bifogno:on-> 
de fi rompono a uiuafor%a,& fi feperano dalle, 
parti delle uene della matrice v & pare,cheqm 
fio infelice accidente auenga fpefib : per cicche fi: 
ueggono molte done, le quali poiché hanno par. 
toritoyterminano miferamente, oltre a dòmol- 
te fiate fono moffi di fouer chioda piaghe, fiffu** 
re,hemerrhoidì,& fimiglunti maliche foglio** 
no accadere alla matrice* 

I fignhper i quali conojciamo le cagioni de% 
te,fi traggono da que* luoghi, da che uengono la 
cagioni .per cioche o fi togli ono dalle co fé, chefo 
no fuori del corpo, o nel corpo . 

Oue il male nafca da eojccke (sano fuori del 
corposi medico,come phìlofopho acuto, & pru 
dente fé ne auederà,fen%a che & la donna ne fa, 
pràrendere in parte la ragione. {e faranno den- 
tro sì,che la natura fiaquella,che mandi fuora 
il fangue ;cefferà ìlfiujjo;quandoquellafenefe 
rà deliberata . fé la uirtàfarà debole ; il flufib^ 
tnenfir naie durerà lungo tempo , faràacquofo* 
& di brutto colore* il medefimo auerrà, oue la 
uirtùfia gagliarda ajhingere.&,qualbora pra 
ceda da troppa abondan%a dì fangue; ilcorpe 
ittejfo nel mofireràrper cloche la faccia farà co^ 
pena di uene di fangue ripiene, tutto il corpo 
graffo,& le uene groffezoltre che la uita fra c£ 
ne certificher Stacciamo il color e, fi comequtU 
■'■'.' lo» 



T L t B ^ Ò - 

fo>ebe ad ogn* uno aneto ,che ne corpi cotali y è 
Tuffo .& che fi mona dalle foUan%e delfmgue s 
apertamente conofceremo: percioche, fé farà jot 
tile>& acquojoy prima gli occhine hauranno la 
proua-ipoì nel fuouf ciré nonftfentirà caldo y ne 
mordente:& in coprano fé per la fua mala qua 
UtÀfaràacutoirìufciràudocemeute, fen%a aU 
amomordimeto^ma rifcalda la bocca della ma, 
trùe » & difficilmente fi può ritener e. & perciò 
che le qualità fono quattro da quale proceda r 
' &come ueder fi poJJa>il colore ifleffo nel farà 
raamfejìo. -; 

Ma effendo nella matrice »o nelle parti fue,ft 
come fé alcuna urna fojfe rotta ; ilfangue uer- 
rMemolto>& fubito:fe per piaga fi andaffero 
rodendo ;ufcir ebbe a poco a poco^come fece,non 
fin^adolore.&,fe più le arterie^ chele uene;il 
fangue farebbe piufottUs 3 piu chiara^ più. cai 
deterrebbe anche con maggiore empitò,& coti 
minore difian^a di tépo.alcuna uoltas'appren* 
derebbei& u farebbe apprefo in pe%%i. doue ut 
niffe dalle uene del collo della matrice; fi manife 
ftarebbe aquefio+chead ufeire nonferue mordi 
ne > netepo > & ^accompagna alleuoltegraue^ 
%a*& dolore di tefta^&quefio fi chiama hemor 
rhoide.&, quadofi uedeffe appreffoil colloco la 
bocca della natura; non èmalageuole ìlfentir~ 
lo toccando.gr tanto fia detto } in quanto appar 
mmafegnì; sì che uerremo a guarirlo cornine 

dando 



S E CO ^ D OV 126 

dando dalle prime cagioni) donde deriua. 
^ U Jly ffima che a quefio procediamo; doue 
tefapere , che non bi fogna fermare ognifiujfoz, 
anchora chefiafouerchio:perciocbe quelloyche 
uiene ognimefryalle uolte corre in tanta copia,- 
cheè troppo: e tuttauia non fi deue ferrare: av 
%i uùgliono i più famofi medichchefi lafcì ufct* 
reìfmo che fi ueda la donna fcolorha 3 fen%a pò- 
ter fine mouere 3 ne fomentar fi fé non maUgeuol* 
mente*egliè il uero,che qualunque bora corref 
fepiucopiofamente , & con maggiore empito, 
che non fi richiedeffe ; farebbe neceffariodi al- 
quanto raffrenar lo . 

■v Majefrffe continuo^ o la maggior parte del, 
tempo>& in più quantità) che non farebbe bì fo- 
gnategli è da confederare y fe il {tuffo è tale 3 cht 
fen%a alcun timore thuomo habbia tempo d'afr 
darlo 'frenando regolatamenteiofe porta perì* 
cohynon lo fermando quanto più tofìo fi può» 
-■ Horaquando ilmaleconced^ychefìcuricom 
raghnei& co modo;eglibifogna farlo coirne^ 
%p di fri cofr , luna è » che fibabbia ad ordina^ 
re la dieta? che deue offeruare la donna ? la fr* 
tonda digerire Vhumore , ìiquale cagionai del 
fouercbio cor fa : la ttrya euacuarlo: laquar^- 
ta uolgerlo dalla uia prefa: la quinta confrr^ 
tare ilfrgato\perciochem ciafcunfiujfctofìfrt- 
io> ilqualefi prolunghile s* indeboèifrt . là jèjiz 
è di toglier uia le cagioni > ckfrma^erfii& ro- 

/; 



t 1 3 2^ o 

fi donaremo fanità alla donna. 

la dieta,cbe deue tener fi ynonfolamente cori 
fifte nel mangiare* &nel bere;ma neU'aere,nel 
quale ejfa dimòra: nel mouimento >&nella quie 
te delcorpo,nsl dormir 'e>& nel ' ueggiare, nelle 
paloni dell'animo > & nell'edere troppo ripie* 
no s Q noto il corpo . 

- Terò ciafeuna donna x cbe patifee fouerchio 
corfo de menfirui* deue guardar fi dall' aererete 
comoua glibumorì, & gli uolga alle parti f uo 
ri del corpo .fi che Vaere caldo >fi come quello 
cbs moue>&fimilmenteil freddo oltre mi fura» 
dtìtono effer e fuggiti, perche l'habitatione di lei 
fard in aere temperato , oche tragga alquanto 
alfreddOi&alfecco , ; 

Inquanto appartiene al mouimento del cor" 
fOyìntendiamoyche la donna ftiaquieta 3 & in ri 
pofozeonciofia cojacbe ìlmouerfilefia ditrop 
pa noia cagione, nodimeno il fregare delle brac 
cie,& delle fj>alle r & legare bruttamente alcu- 
na uolta,è molto conneneuole : per cloche torce 
Xhumore dal camino prefo.fallo parimenti una. 
uentpfa grande appiccata fotto le mammelle: 
laquale> accioche tiri più afe ; pongauifi fopra, 
alcun pannicello bagnato, cheuerrd ad infieri- 
re l'aere.etdi ciò ne è auenuto ad alcuni cofi be 
ne,cbe in una bora ne hanno fermato il corpo. 

Del dormir e^etuegghiar e fuo uogliamo s che 9 
-sitando nel principio le {opramene il menftruo; 

non 



S E C N~D 0. 117 

%on dorma.tr oppo : per fioche tira dentro fhu r 
more corrente . fi che alt 3 bora molto meglio il 
Keggiare,fi come quello, che opera il contrario. 
ma in proceffo di tempo effendo già diminuito* 
mainuiatoa queliuogo ilfangue,ilfonno è otti 
mo\ per cloche acquietagli humori, frena lalo- 
ro acutezza, & conforta la uirtà. quindi il di* 
morarein luoghi ofcuri è al lungo andare non 
meno utile, cbepr ima fi f offe Paere chiaro , & 
tranquillo . 

£e pafi ioni delP animo debbono effer e tutte 
timoffè 'alla donna: per cloche l'ira, il timor e ja 
jf>erm%a,£ amore fouerchio&omouonoy&nuo- 
conoituttama l'aUegrezga, &la$eran i za pre 
fa honeHamente giouano,& aiutano. 

Dell'edere il corpo ripieno, òuoto fappiate, 
che nel principio del male il mangiare, & il be- 
re poco ègioueuole moltosperciochelanaturaè 
sformata dal hifogno a diuidere in più parti 
quello, che ò come fuperfiuo ne cacciatta fuòri» 
ò non curantefi non riteneva* appreffo è neceffa 
rioMon che utile^lconferuare lubrico il uetre: 
acciocbe per la durezza dello fterco mouendo- 
nifi il corpo non uiconuenga ritenere ti fiatoni 
ferfor^ajpingerlo fuori . il quale atto non me- 
no incitar ehheil fangue ad ufcire,cheuoi cerca 
fiedifcaricarui il uentre. ejfofi conferualubri» 
co o co* cibi,ocon criftieri piacevoli: ma non co» 
qui fupfofitotij chiamati \al prefente, in pi» 

parti 



jparticuré; che hanno quefiafyeciale Miriadi fa 
ire fingere a for%a. 

, Rimangiare , & nelbere habbiafi quefto 
xigmxdo,chealf,uffo,, inquanto fiuffo , fi con- 
tengono cofe , chemjpiffifcano il [angue , & U 
rendano siittico ferrando f aperture delle uene» 
&. confortino la matrice* & perciò il bere » 
<& il mangiare de* cibi fiittici, che habbia*- 
no dello aceto fo , & del tenace , è ottima me- 
dicina . * . . 
* Si che il lattea i»cut fia eftinto alcun ferra 
mnruginofo è Jommamente commendato :fi- 
umilmente Umilio , & il panico cotti in brodo 
fatto di piedi di uh dìo con un -poco di fumach, 
tf-d'agreita. - 
, Tutto quelloycbefi mangia, òfi beue fiafred 
dodi uino del tutto fiauietato : ma in luogo di 
quello tolgaft acquaaciaiata con alquanto firn 
fo di aceto fità di cedro, o di ribes, odi cotogni, 
òfimiglianti: nondimeno , quando la uirtufojfe 
tanto debile,che dal uino fibaueffe j^eran^a di 
douerla fare forte;diafene y ma fia grojfo,& r/d 
fioson acqua aciaiata , o con decottione di fttr 
macb>& di bacche di mirto.. 

Et, doue alla donna ueniffe uoglia di mangia, 
rtfrutti -yfianle conceduti -pomi granati garbi, 
peri non ben maturi,ncjpoli,moi -i> cavagne cot- 
te con la feconda fcor%a,& con quella mangia- 
&*&. pomi cotogni, ma di tutti in poca quanti- 

■\*.~; ti* 



$ ET O %D?0. 128 

ta.qtiefiaè la dietaycheficonuienead ogni qua~ 
lità difiuffo generalmente-: bora ueniamo alla 
particolare» ^-. , - 

% D OK ET E fapere mi donne y che tutto U 
gouewQuo&ro nella ■ dieta ha 'da opporfiuilÈa 
propria cagione 3 chedba condotte alt infermar 
Jti delfouercbio corfodt menjiruL la onde, jeil 
male hmrd origine da calidità^eleggeteuiloae 
re^habbia del freddo: fé dahumiditàìche bob 
Ma dello fecco.& co fi : discorrere nell'altre par*- 
lt ideila dieta, ma, ne cibi jpecialmente latente 
sona con aceto ^ le portulache >il latte aceto jo 
cottoci pane d'orbo y le cauli due mite cotte. r ,i 
-peri garbi yinejpoli, ipQmlgranatiU'agrefteti 
berberi i&fimtglianti fono molto laudatemi 
fWjfa lelafagne fen%a fak fatte il giorno da- 
Mdnti x Scotoli altrexo fé faranno ottime; oue 
la ìnfirmità babbia principio da caliditd. ma,fe 
pélbauejfe da frigidità uagliono molto i cibi, 
che r ^caldano y& ingrojfano;come fono il latte 
fottOyifiìgoU di farina dtformentOyla fauafrw 
ta. cotta poncanella > ilrijb>& la mentha y ilctd 
fuccobeumo con uino ferma ilfiujfo deluetre* 
il uino è buono negro > &groffo:& kcamUqua 
li fono, quelle delle pernici arroftite. ; 

Et > federiuajjedaacute'^adifangue;cibic0 
uenemlifono la lattucaje yucche » il formag- 
gio frefco y le carni uifcofe;come fono) piedi de 
gli animalUa portulaca moftra di effer [ingoiar 

rime.* 



L l B K 

fimediù,& lapiantagìne* della quale difcorren 
do alcun medico dice,che di tutti gli altri fem- 
pliciè la miglior e, & che non ha paruanx} fog- 
giugne,cbe mcrMierì,&beuuta ferma alcuna 
fiatadeltuttoilfluffoMfangueMqualcofafa 
etiandipl'una } &l l'altra con folida.oltre a ciòfo 
'noconueneuoli molto legelatie fatte di piedi di 
animali con nino di pomi granati, oagrefia .il 
bere fia acqua ferrataci* acqua, in cuìfiacot 
to dragagantOi& il latte aceto fo,o càcio, come 
è detto auanti&fofra ogni altra co fa guardi fi 
damangiare,o bere cofa caldaio che pojfa rifcal 
dorema fiafempr e ogni uìuanda fredda. 




tici,ma non fempre freddi, an%i alcuna uolt a 
caldhfecondo chefentirete difèofia al caldo,ò al 
freddo la matrice* 

: Hora 3 fe tutto il corpo foJfefianco,& debile, 
&confeguentemente la uirtu y che hanno imem 
bri di ritenere ^impongono li megliori medici, 
che La donna fi mangi di quelle co fé , che pre» 
Bamente fi digerifcono,& confortano ; fi co- 
pte è il roffo deWouo, l y acqua fatta di carne >la- 
qualefia acconcia con fumacb,& con altra ac~ 
\ua,douefta cotta acetofa.&,fe uifoffe alcuna 
mala dijpofiticne calidasuarrà tanto,quanto al 
rimanente . betta uino d'uno anno , ciò? fatto di 
queWdmo 9 gfoffOi & dolcefuggafi iluecchio, 



$ b co ?in cu tip 

&fmìU;perciocheèacuto* 

Et ì qualhora il /angue fio, liquido^ acquo- 
fo ; conuiene preparare muande > che habbiano 
delgroJfo>& ddfecco ; qmk ueggìamo ilrifo, 
il miglio , i cibi di pafia ordinati con coriandriy 
fiottio >corallh& alquanto^ma poco garofalo.il 
uìnoeleggafi negro,garbò 3 grojfo > &>feper al- 
tro wn fi disdkefjejmacquato con decozione di 
mantice. 

«. 2>oue alcuna uenafoffe rotta per caduta , ò 
per qualche per cofano roftoneieglifa di mefite-, 
ro mangiar e co fé acetofe»garbe% che raffredda- 
no >& ingroffam il f angue : come fono i pomi 
granatila lente bijcotta > il ribes ,i periti coto- 
gm y i fumacbyiberber'ule carni condite con ami 
dot^uccheroyattneplichlattHca^et portulache*, 
il pane fia fecco>&inf ufo in agreUa , ò in uino 
di pomi granati , ò in aceto* & qmfto cotanta 
hauer detto ci bafii intorno a cibi, 

S I che uenendo alle medicine ci dobbiamo ri 
cordare > che manti fi èauertito dinondouere 
CfgmflHjJbybenchefuperfiuorfermarfi^nondtme^ 
nodicemmoyche fi doma batter riguardo al cor 
fo,fefoffe debile piujcbe non hauejfedì bifogno: 
concio jt a co fa che in co fi fatto accidente fé non 
in tutto s almeno in parte conueniffe frenare il 
cor fi> del male .perche fentono li medici* che il 
faUffo . oue non fi temefje di graue dtbok%Zf r 
in corpo fanguigwmjffiv&mett^ddle mìglio* - 

K ri 



" * LI B ZIO 

ti cofe del mondo :, il quale piace ad alcuni % 
amendune le bafilicbe r & ad altri da quella, 
del lato deliro , ma noi medici , fiate attenti^ 
& riguardate 3 fé col fanguefia mefcolatoal-; 
tro humore : fero che , oue ciò f offe \ fareb^ 
he di neceffitd leuarne quello r & poi trar~ 
ne il J "angue , por re uentofealle mammelle >fa<« 
re fregagioni alle jpalle,& legature alle 
braccia. 

Vogliono appreffoycheil [angue fihabbia da 
tirare alla parte oppofita.fi che » come babbia^ 
momofirato yfalaffarete prima la bafilìcadei 
lato deftro 3 &ne trarrete alquanto di f angue* 
& quefio fate ogni dì per tre giorni; accioche la 
natura uenga col fata jfo continuo > & in poca, 
quantità a mutare ilfangue di là , onde ufciua. 
inacquando con qusfl y arte nonfifermaffe il men 
firuo; ui confortiamo ad aprire le uene delnafù 
con alcuno argomento. & quefia è opera mira- 
bile infermarlo. 

*A quefìi aggiungono un ter^o precetto s il» 
quale fopr a ogni altra medicina è neceffario: & 
fi è il porre alcuna uento fa grande fopr a ilfega 
to y et alcuna altra fopr a la mil%a:perciocbe 
nonfolo ui riuolgerà ilfangue alla uento fa y ma 
fermeyafjì anchora dirimpetto al luogo y onde 
correua.&fappiateyc}?e non hi fogna tener leuì 
trcppo>& maffimamenttfeàubhafie^ non il fan 
gue rimafo al fegato generaffe alcuna malitia* 
1 j* però, 



S £ C N V 0. i$m 

p%o,òueiffo -*&r loftomackofia indifiojloynon 
douete appiccami uentofe:conciofiacofa chefen> 
Urefie perciò nafcerne apoftema . fiche è meglio 
reiterare più volte quefioferuigiOyche farlo una 
fola per lunga fe%%a. 

~Mam£altro.auertimento teneteti a memo* 
rìa>& babbiaulo peccar tocche tirare il fangue 
ad alcuna parte ukina alla matrice èÀelle mi- 
gliori meScheyche fiano: come farebbe ad inni 
tare le hemorroidi conle fanguifugbema,qHaÌ 
bora ninno de Ih l raccontati precetti operajfe^r 
che il fangue fi faceffe acuto y& fonile per la 
cholera;conuiene prima digerirlo con fir opache 
habbianouirtù diingroffare quello s & lachole-: 
ra infieme: dipoi euacuarlaJ firopiordìninfi ta 
Uguale é il feguente, 

Vigliate una oncia di firopo di endìuia>& 
una di firopo di mirto : una di acqua di piantagi 
m,& parimenti di portulaca :> & di endiuia. 
mefchiate tutto infieme, & tepido il porge* 
te la mattina d'una bora aitanti giorno alla 
donna, 

Ouero togliete me%ga oncia di firopo difuc-? 
40 di piantagine^mex^o di firopo difucco d'ace 
tofa , & me'ZgP di firopo rofato di rofefecchei 
-una di acquaio di decottione, chefempre è affai 
megliorediacetofa 3 una di acqua di piantagi- 
ne^& una di acqua di portulaca • lequali co- 
-feihfiememifte date a chine badi bijogno al- 
v., ^ z l'bora 



z i n ^ $ 

fhora detta per cinqm^ fei/o fette giomuallA , 
fine de* quali figli la feguentè medicina. 

M abbiate due dramme di [emenda di pian- 
tagine>& f armenti difemedi aceto fa,et, di por 
tulacadue dramme & me%$a dimirobalani « 
tximzuna di feme di cotogni, una di coralli rof- 
fi y & una difemedi roferojfe.& cuoceteogni co 
fa in tanta acqua , quanta uedrete conuenirfi % 
fino che la metà fé ne fia andata. l'altra metà co 
late x & {premete le materie agramente , poi le 
gettate uia . nell'acqua colata diffoluete tre 
dramme dielettuario ro fato di Mefue : due di 
buono reubarbaro, & duefcropoli di boloarme 
no.il reubarbaro > & il boloarmenofate in pol- 
vere ,& la componete con l'acqua ,<&con lo 
elett vario, facendone beueraggio,ilquale toglie 
te una bora auanti giorno. 

In altro modo ne potrete ordinare uno,ilqua 
le ne caccieràdi corpo la cholera , & purgherà 
ilfangue:& è,che pigliate uno pugno di fiori di 
boragiue,uno di fiori dibugloffa, & uno di rofe 
rofJe;me%^a oncia difcortedi mirobalani cittì 
ni:& una dramma di feme di piantagme: lequa 
li tutte bollite in acqua di endiuia tanto } che la 
metàfia confumata, dipoi la colate fecondo che 
habbtamo mojìrato dauanti, diffoluendoui ap- 
preso cinque dramme di fiore dicaffia ■■■: una di 
ekttuario di fucco di rose : quattro scrùpoli di 
ekttuaripdi dattiluum dramma direubarba- 

ro 



S ECO l^D 0. 131 

rofino:& tre grani dioica. fate ìpoluere il reu, 
barbaro,& lamica S& la ineschiate con le cose 
dette,facendone un beuer aggio , ilqualefia dol- 
ce con me%£a oncia difiropo molato, & porge- 
telo alla donna t una bora auanti giorno \poidor 
ma fino al di ^quando fi saranno paffate cin- 
que bore cominciando da quella , in che ella ne 
l'haurà pigliata beua il seguente. 

Empiete una buona scutella dì acquati or- 
to , nella quale dijjbluete una oncia di%ucche- 
ro.& disciolto il bèuazche lauerà><& rinfr esche 
rà ottimamente. 

Quefie medicine sono ottime: percioche eva- 
cuano premeào > & difeccando benignamente, & 
sen%a molefiia : & fanno gagliarda la uirtù di 
YitenereMquaksouentediuenta debile^ laf- 
fa t & per opera habbiamo ueduto,che tre dram 
me fino a me%%a oncia di mirobalani citrini da 
te con acqua di piantagine,di afien%o, & con al 
quanto firopo rofato è mirabile a purgare il 
j angue dalla cholera . ma,douefof[e liquido per 
la cholera^chefoffe sottilejl uomito è cosa ma- 
rauigliosa. 

Et , quadoil male ueniffe da liquidità diphleg 
ma ; sarebbe buono , oue conoscefie li mirobala- 
ni cbebuli non douer effere sofficienti; euacuar- 
lacon turbith yilquale però non fi a concio col 
gengeuo ; accioche tragga la phlegma più sot- 
tile . & qui Mugliamo » che sappiate , che non è 

K $ bene 



£ I B K & l 

bene pigliare medicine , che fiitticbino auantk 
che ui fiate purgate. j 

Il che come fatto haurete, cofidijponetem ad 
tifare & dentro, et di fuori medicamenti, che di 
fecchino , &ftringano:la cui natura fia calida, 
òfrigida,& alquàto odoriferi per confortameli 
to della matrice, ò d'altro membro. 

S'È la cholerafarà cagione delflufo ; piglia 
te fandali,rofe feccbe,mirto,jbodio, & corno di 
ceruo , ilqualefen%a comparartene gioua bru- 
feiato, parimenti lafcorìa del ferro , & polue- 
ri%ato tutto infiemeò parte beuete confiropo, 
rofato,& con acque dipiantagine,dirofe,&fi- 
rmglianti. 

' SE la phlegma producete il maleiponetein 
firopodimentha con acqua di ajfen%p cornino 
brufiolato , ma^ice,^ica,fquinanto > incenfo,& 
cotalicofe. ' ; 

^Affermano alcuni medici ^Arabi , che tutti ì 
coagoli polueri^ati , & maffimamente quello 
di lepore dati con mìfura cominciando prima 
da me%xa dramma,&a poco , a pocofeguendo 
fino ad una ,prefi con alcuna acqua ,ò firopo 
fono delle pia efficaci medicine ^ che ftano al 
mondo. 

Fanno fi bagni utilimolto al propojlo difetto 
procedente da phlegma;qualeèilfeguente. co- 
gliete un pugno d'affen%p » uno dioica y & uno 
di manta ; me%$a oncia di foglie di mirto , & 

meTgo. 



S B CD W D 01 t$z 

me<zga di noci di dpreJJòJequali mettete a boi* 
lire in acqua piouana fino > che la ter^a parte 
fia confumata, lafciate quafi deltutio raffred- 
darezpoi ut fedetè dentro fino aWumbilico ^er- 
etiche fermerà in poche uolte il corfo, 
r Mautnenèo da cholera » togliete un pugno 
egualmente di foglie di pero > di foglie di quer* 
cia y & di prunemerga oncia di fiori > &me , 2ga 
di foglie di pomo granato con abrotani e bac- 
che di mirto ». & difumach . bollite tutto in ac- 
qua piouana fino y che la ter%a parte fi fia di- 
leguata . <3* all' bora ui aggiagnete un poco di 
o£€to>& da capo fate bollire tanto , che ut paia 
affai, jedeteui entro fecondo^ che difopra babbitt 
pio detto.et ufeite quindi ui potete agni fa iem 
piaflro legami fopr a il uentre^ le reni le co fé 
cotte* 

e Oue li empiaftri haueUe ad ufare ; trouarete 
fiu che altro gioMeuole,quello 3 che comporre fi 
fuoleconflerco di montone* farina di fomento, 
melle > &fl>icayeffèndone la phlegma cagio- 
ne, ma uenendo da cholera y con bacche di mir- 
$oj?oloarmeno y polueredi pietra hematìte>cha- 
fabe s & altreMchcgiouerd & il feguentefup- 
pofitorio, 

* Trouate ugual parte difiorhdi pomi granati» 
galla , incenfot acatia , alume di rocca > & ■ter- 
ra. figUUta -lequali polueri%ate incorporate 
con {ter co 4iapm 9 &fuccQ difiantagine y ò ui- 

K 4 '«•. 



' L 1 B ^ 
no garbo>& fatto fuppofttorio ui mettete nella 
natura, 

- Lo fterco d' afino frefeo per fé folo>& con al- 
tro accompagnato èualorofifjimo ufatoin fuf* 
fumigiyO in fuppofltorioM dicono alcunUche no 
fi potrebbe dire* quanto vaglia pefto con noci 
bruftolate: & anebora ejfepefle con nino garba 
fonoperfette,quandofianofuppofte. 

Trottano molte effèr migliorate con alcuna, 
epithima,kagnando tela ìnfucchi;quale è quel- 
lo dipiantagine, di mentba , &diamendune le 
confolide con un poco di aceto tenendola dinan-* 
%i , & dietro . & per bocca uf ano quefta com- 
po fittone, 

Habbiate me^^a dramma difcor%edi pomo 
granato mex^a di radici fecebe di confolida 
maggiore-mt'X^a dijpica, me^a di ìncenfo,& 
parimeti di mafiice: due di perle: una igualmert 
te di coralli rofihdigiacmtbiydi amedunii be s y 
difbodio, & difeme di rofe roffe : & ^accioche 
qutfle co fé agevolmente infieme fi 'compongano; 
me'Zga di àragaganto,& me'zga di gomma ara 
bìcadequali fatte in polvere in forma d'elettua 
rio riducete con zucchero , à confimpo di mir~ 
to y òdi mentba. 

Oltreaquefio uedefì manifefiamente, chela 
elettaar io fatto di f corta di ferro , ma bene y <& 
àiligentemente y conforta la uirtù » & rimoue la 
liquidezza delfangùe.fimilmente eglisicompo 

ne 



SECO %D 0. 135 

ne alifun difètto co zucchero rosato, diadragan 
to,& diamargariton,ìlquale è marauigliofo+& 
in cotale accidente giouerd più, che altro torre 
alcuna Molta una dramma di therìaca no uà ■> * 
di requie con nino negro > con acqua di pian- 
tagine. 

Ma,percioche egli imanifeflo, che queHafte 
eie di menjlruo ilpiuafJUge le donne, fi che non 
jarà difdiceuole, fé alquanto ci difender emo^f a 
cendonon come hanno fcrhtomoltiMquali fola, 
mente fatto quefìa maniera fono fi fcriuendo ri- 
Br etti: ma narr aremo più rimedijìCbea ciò uar 
ramo fcmmamsnte . . 

Terb dicono alcuni, che, fé per fette giorni 
eontinui pigliarà la donna il feguente medica- 
mento nel fare del dìyie haurà utilità grandi ffi 
ma.Onde uno fcropolodi bolo armeno con quat 
tmdiphilonìo per (ito, et tutto compofio tolga: 
che è cofafegreta,& ejperimentata . 

Similmente me j coli due onde di millefoglio 
con una dramma di zucchera fìniffimo, & beun 
per fette dì ogni mattina neWaurora&he mfe* 
guiranno mirabili effetti* il primo ha riguardo* 
cucii corfode'menfiruideriui da pblegma; <2* 
il fecondo da cbolera* 

In queflo tempo fanno alcuna fomentatane* 
la quale ha uirtu di fermare il foprabondante 
te mentir uo*tale è que&o* Togliano me^p pu- 
gno di rofe rojfe>& parimente di fumacb,foglìc 

di 



ZI B ^ ":. 
jàì piantagine,fiori di parai granati, bipocbifti* 
de,foglie,et noci di ciprejfo:pefiino tutto alqua- 
to:poile bollano in pari quantità di acqua ,& 
di aceto fino,cbe il. ter%o fenefia dileguatolo- 
fi bagnano inquefia decottione unaffiunga , la* 
quale ben (premuta pongono fui pettenecchio* 
ifrfu le reni, laqual opera uoi farete tre,oquat 
tro uolte : dopo lequali ungeteuicon la feguen* 
teuntione. 

Mefchiate con un* oncia di oliorofato,& una 
di olio di mirto, una dramma di boloarmeno,& 
f armenti una di j angue di drago , & di acatiat 
me%ja di gomma arabica, & mtTga di dragar 
ganto:& uno fcropolo difeme diroferoffe.pe- 
fìate ogni cofa da gli oglij infuori fino,cbefia di 
uenutapoluere minuta, laqualemifla con oglij, 
& alquanto di cera ne componete mguentoJLel 
quale ni ungete il petteneccbio, & le parti cir- 
conftanti. ...... 

. Et , fé ni piace con la decottione narrata , o 
con quella,che fegue ui potete bagnare . peràto 
gliete tutte le co fé quim dette , & le fate bolli- 
re inacqua ferrata tato, chela ter%a parte fia 
conjumata , nelquale tepida fedete fino all'umbi 
lieo : percioche è megliortdel mondo a rejìrinr 
gercalcbe famiglia queflo linimento» 
, Habbiate cinque onde di acqua rofa:mo bian 
co di ouo ben battuto :una oncia di olio rofato; 
una dramma dibolo armene* una di/angue di 

drago» 



$* C ^DOi 154 

dragotft una di terra figillata.queRefiecie pok 
nericate minutamente^ le mefcolate con Vac. 
qua rofa } col bianco deWouo* &con l'olio rofa- 
to . dipoi bagnateui entro pexge di fattile tela, 
& portene mettete fu le reni, <& parte alle par, 
ti uergognofe . v 

Vi farà ageuole oltre ì bagni y & t altre prò- 
mfioni moftrate ujare alcuno elettuario, quale 
èquefto . Vigliate fai dramme diconfarua uec^ 
tbia di rofayfaidi cotognata fatta con zucche-* 
ro fen%affecie>&fei ditriafandali:duefaropo\ 
li di coralli roffi, due di coriandrì preparati,^ 
due di corno di cerno arfa:me7ga dramma di 
fame di piantagine>& parimenti di fame dipor, 
tulaca . riduceu in poluere quelle cofa , che fan, 
buone da riduruìfi >& col rimanente* &£on 
tanto far opo rofato y che fia \ affai nefateelettua 
riùydelqualene pigliami mattinai fera auaik % 
timangiare tanto* quanto è una ca/lagna*. ,.-. 

^el fare del giorno potete fagmre una pol- 
uere in co fi fatta gui fa compofia. T efiate minti 
f amente una dramaper parte dicarabeycotalli 
roffi,& di coriandri preparati . & beuete della 
poluere unofaropolo per uolta con nino garbo* 
Ogni cinque giorni togliono alcune certa 
compofmone fatta informa di pilole in qutfia 
maniera. Fanno in poluere due dramme di tro», 
xhifei di terra figillata, & altrotanto bolo ar- 
meno preparato, laquaUimpasìattoconfiropto 

rofato* 



I I B K 

ròfato, $• ne fanno dieci pìlole. cinque ne piglia 
no bora auantì il dh&quiui a cinque giorni ta 
gliono le altre . 

In ifcambio delle dette fé ne trangugiano cin 
que fatte con duefcropoli di pilole di bdellìo:che 
i>p erano mir acolo fament e. 

Trendono alcune da due dramme fino a rne^ 
%a oncia della tegnente miftura ,laqmle fifa 
con due onde di cotognata tale 3 quale babbiamo 
di f opra nominata: &me%^a di conferua di ro~ 
fé ueccbia. quattro Jcropoli di coralli: due di tro 
chifci di carabe 3 & igualmente di terra figlila* 
ta: mez^o di $>odio 3 & me7ga dì piet ra hema 
tìte : & con mina di cotogni , ò rob di ribes ne 
fanno compofitione. & è cofa marauiglìofa 
'tifandola. ' ' , . 

Etfimilmente queftatrageajaquale fi com- 
pone con quattro fcropoli di jpecie diacameron : 
Utenza dramma di bolo armeno : uno fcropolo 
perjpeciedi mafiice 3 rajurad y auolio 3 & corali 
roffi>& tanto %ucchero 3 quanto fi richiede» 

Beuono altre quella compojitione. Mefchia- 
no due oncie di fucco di piantagine con una di 
zucchero, & una dramma di mucilagine di dm 
gaganto>& una gomma arabica * poi le diftem* 
per ano con acqua, douefia cotta piantagine. & 
tafano felicemente . 

Il fucco pur di piantagine caldo con al- 
cun mucilagine fojfiato nella matrice è cofi bua 

no. 



SEC X 25 °* J 5* 

no ì che non ha pari. 

Simile di virtù è illatte cotto con alcun fer- 
ro fuocatOygr poi co fcoria di ferro feme di pian, 
tagine, & zucchero rofato infiememefcoiato: 
per cioche è una di quelle cofettioniy che più che 
altra uale in cofi fatto accidente. ■ , 

Ter opera hanno ueduto certi medici ychei 
twchifcidifyodw concaphora frenano iltrop^ 
pò correre de' menfiruu 

Ma aggiungono > che chi toglie una dramma] 

ferrerie di terra figillata 3 bolo armeno > alu^ 

me di rocca , galla > & Jangue di drago : due. 

grani di camphora y & me%$p fcropolo digal- 

lia y&inpoluere le diffbluacon [tropo di mir* 

to>& nebeua, può effer certijjima } che in brie- 

uè guarirà. * 

Il che hauràyfeguendo quejle pHokylequalifi 

formano con eguale quantità di dragagantoaz 

roflito 3 cupoledigMnaa>incenfo % & opto cotona 

tofiropo di mirtOychefia affai* fono marauiglio 

fe*& piglia fene una dramma peruolta . t 

Afferma un Arabo depiufamofi mediciyche 

ci habbiano » che quelle cappe marine 3 che ci fi 

recano i pellegrini da fan Giacomo didima* 

arfe,& polueri^ate, & beuute con acqua di fi* 

machy di cotogni » e*r di dattiUbanno (ingoiare 

uirtù di fermare i menflruu& prendanfene due 

dramme. 

Il juccodi cinque foglio tolto al pefosPuna 

dramma 



* 



ttramma con due di athanafia la mattina con al 
quanto di acqua pmiana & altra tanto la fera 
chiude lama a' menfirui. 
-, HJL delle medicme,che fuori del corpo um 
gonoin ùfoyfonoprimitramente fuppofitorij ta 
lionate è quelloyche fegue. Trouatèpari quan- 
tità di litargirioydragaganto, fiori di pomi gr a 
nati, bùio armena ,t erra figillata , & antimo- 
mo,&l 3 inuolgete in lana, j uccida bagnata in ac 
qua di mirto . appreffo ui mettete al fuo luogo 
tenendolaui tutta notte:& la mattina uegnen- 
tefentiretegrandiffimo miglioramento. 
- Toneteui anche lana , in cui fìa inuolta pari 
parte di galle acerbe,fcori di pomi granati, ali* 
me di rocca,reubarbarOy bacche di mirto, favi* 
na y fucco dì herba chiamata barba bircina,cth> 
'dadicaualloyche è pur un "altra herbacofittet*- 
ta, grani d'agrefta , carta abrufciata , fandali 
hiancbhfcorze d'incenfo, fcor%e di pomo grana 
tOyterrafigiUatayfcoria di ferro > &coriandri 
preparathfermerannofifen%a fallo. 

. Tritate purefcoria,o fquame di ferro in fot 
ttlepoluere, & fatele bollire in pari quantità 
& aceto,& di acqua rofa fino, chefiano del t ut 
t,o andati in fumo . pigliate poi la poluere delle 
fquammecon altro tanta poluere di carta bru- 
fciata,corno di cerno arfo > & tante poluere di 
fcor^e digiandày chepefi , quanto tutte l'altre 
co fé infierite; lequale incorporate con fucco dì 
**„,-■....,• pianta* 



pàtiagmedi cheuna parte uifuppònete cónùF 
tia:de l'altra con bianco di ouo } & aceto flempe > 
pata fatene epitoma fu le reniy&alpettenec» 
ehio^benèhmrete fa 
attempo* : ■ -~k " / -' / - ■■ 

t Tale farà y fé farete fuppofitorìo ài uguale i 
quantità di fangue dtdragoj?olo armenoycoral 
li,incefo,gomaarahica>opio y et pietra hematitc* 
koponmdo conficco dì piatagme>&atbanafià. 

Et 7 qual borafupponeteyò mangìarete infri-%, 
felle la fèguentecompofitione; fi fermeranno, pi 
gliate radici di confolida maggior e t bolo arme^ 
nOìfangue di dragaypietra hem#tite x &nuifticeì 
tantOycbe Ciano di pefo eguali . mefebiate tuttfr 
in/ieme con chiaro diouo>&nefatefuppofitQ- 
rioyo fritelle, come più ui piace . 
- Ouero pefate una lira difucco dipiantaginet 
due dramme di mucilaginedidragagato.&p& 
rimente di gomma arabica^ mefcbiatele infie- 
me.una parte di ciò ui mette con lana>o altro in 
gegnoyne la natura:& l'altra beuete. 

Tuo il medico ordinare bagnane quali feggà 
la donna , con barba bircina » o di beccoycoda di 
di cauallo fiori di pomi granathrofe» mirtOygal 
U>& fmìgliantìfemplià. 
. Scriueunoy che uedendo nìuna medicina po- 
tere raffrenare il corfo de" menHrui; fece uno 
crìfiiero nella matrice con jucco diarnoglojfa* 
&iwpofe alla donna, ytbe ne bcuejfe contante 

^ucebero* 



>-r ■ L I S Ti O 

Zucchero > che nel rendeffe dolce . tfrcofisì de* 
Ubero* 

-Hanno frettato, molthcbe due dram dì eoa* 
goto. di capre tto>ò di cernono di uitellofolueri» 
%ato con acquandone fiano fiati cotti fornicete 
0i tfoarwo occulta uirt adi fermar e ognijjzecie 
dimenar no» & il medefimo.ajj armano dell 'ar- 
mgkjfa. 

. Cogliono anebora > che>fe ponete alle rem\al 
fettenecchio >& alle parti circondanti pe^^e 
bagnate in acqua fredda* nella quaj,e fiano fiate 
cettecofeftittiche con alquanto di aceto ;fiano 
ottime a quefta infermità > mutandole $ejfe 
uohe. " ....-.■..'.. 

. Fate ? fefie dibifogno>alcunfup$ofitorìo > qu& 
leèquefio ♦ togliete edigmedura di forno y & 
me f colatela con fucco di barba hircina > uua a- 
cer ba,carta abrufciata 3 fandalh &geffo~& in-* 
mito in lana rimettete fotto&tenetelaui tut 
ta notte. 

Vigliate etiandio bombafcw>& bagnatelo in 
fmcodS arnogloffaiòdi confolida maggior e+poi 
mjpargetefopra poluere di trocbìfci di cara* 
ke>&fup ponete, 

Fafi uno argomento con colopbonia y campbo 
tajfquamma diferro y & tanto fucco difolatro» 
chefia affai ad impaciarlo ,4ppreffocon lana fi 
fuppoae y ò con bomba j ciò. 
s YSamno alcaM.gmiL donne un criJUemm 

fi 



SIC X DO. T?7 

fi fatto riabbiate tre onde difucco difagicla- 
ria: & due difucco di piani agine : una digeffoy 
& un quarto perjpeciedi athanafia,boioarme 
no,fangue di drago , & munita .& ne fate cri- 
fiiero nella matrice. 

^Altre cauanofucco delle artiche , & x tre > ò 
quattro fiate * che co alcun ingegno nel fingono 
mila natura } fermano ilmenftruo ottimamente. 

<Altre fanno mumia in poluere ì & con bom- 
bafcio , ò lana la fuppongono . in tanto che per 
opera. fi conofce in poche bore fermar fi. 

Oue uedefte i criftierigiouare;fentirete mira 
bile il feguentctogliete due onde difucco* di uer 
ga paftore s una & me^ga di decottione di f cor- 
te di pomi granatici cime di mirto > di poci di 
cipr effondi fiori di pomi granati > di galla, & dì 
refe igualmente<& tepido il facete, 

Et douetefapere , che egli è ufficio di medico 
accorto il mefcoUre in cofi fatto feruigio cofe 
uiftofe buone da fermare ilfangue . tali fono il 
dragaganto, la gomma arabica^ fimilu 

Seguono certi medici moderni lifujfumigi; 
quale è queflo.trouano ungie di mula , & pofte 
fu carboni ardenti ne fanno rkeuere UfumOyil- 
quale ftagnail fangue\ma rende la donna fieritc 
per un mefejielche potete comprendere la uir- 
tu delle cofe. 

Bollite anche in acqua pio uana> o dì after uà 
uguale quantità di fiori di pomi granati >bac- 

$ cht 



thè ài mirto,cupule di gianda , fcor%e di caftan 
gna,rofe,fogliedifGrbe,di pero,& dinefi>oli,cor 
rigiola y pìantagmc, & altre co fi fatte maniere* 
abolendone riceuete il fumo con alcuna can- 
na. & doppo quefio fedeteui entro per una buo- 
na pe%^a.quìndiufcita tenete iti alle. reni, & al 
fettineccbiounajponga, o lana bagnata, & poi 
Tfptemuta in detta decottione. finalmente \ tarate- 
ne £ herbe cotte » &ken pefte , 0- calde ne fats 
empiaftro* 

Oltre a ciò mettete in alcuno pignatomuz 
poluere di cofolida minore, fuole ueccbie difcar 
ftypanno biauo,ofcarlatto.& pofio fui fuoco ri 
cemtene il fumo, il quale iwpedifce Puf cita dei 
fouerchimenfiruL 

Sofienequefta malatia unagetildonna Melane 
fé be due anni: laqual doppo le pur gattoni or di- 
viate da fuoi medici fi fece il lmimeto,che fegue* 
prefe me%a lira difucco di piatagine: due onde 
difucco di arnogloffa;unaetme%a difucco dì sg 
preuiuatuna dì pietra hematite,una di bolo at r 
menoyuna difangue di drago, fei drame di terra 
\figtllata:me%a oncia, di licio,et me%a dibipoqui 
'ftide:cinque dramedi.acatia:quattrodi carabe: 
$ttre onde di cupole.di giada,dì noci di apreffo, 
et di fiori di pomi granati $ fpecie . tutte quefie 
co fé riàuffe in poluere, et co bianco d'ouo, et al- 
quanto aceto ne x:opofe il linimeto,nelqual bagna 
uà dm pe?$e: l'ma poneua dinanzi al pettenec 

chio: 



SE CO K T> ù " .1?* 

thiù : r altra dir tetro', neluemo uoglìono i pm 
che fiano adoperate calde>et nella ftatt fredderò 
tepide, la .donna guarì ottimamente,et bene<&> 
benché ftano per noi ferini moltì^&uarij fuppQ 
fitorij buoni a ciò; nondimeno intendiamo dì re* 
citamene atcunhliqualt ut farà cariffimobaue- 
,re uditl.& per cìohabbiatt parti uguali di mu-* 
mia,] angue di drago>& opio.temperateli co lat 
te di doma 3 & fatene fuppofitorio,ilquak s'op- 
pone ad ogni fpecie di fouerchiomenflruo. 
■ Ilfuecodipiantagineperalcuitmodomanda 
to nella natura ferma,& cura la preferite infer, 
tnità)doue ninna altra medicinafaccia profitto, 
jllcuno altro fi compone in quefiaguifit, pe- 
ttate minutam ente con fucco di piantagine una, 
dramma dì aìume fcagliolo, & altrotanto di a* 

(catia-medolla di galle , & incenfo polueri^ato^ i 
dipoi mefehiate tutto co quattro roffi diouicotl 
tì.quandohauete ad ufarequefta copofitione;mì 
^Volgetela in lana bagnata in olio rofato, &fup^ 
% ponetelauì. &fappiate > che tutti ifuppofitorìf^ 
) fi de nono fingere nella natura fino alla bocca f 
ideila matrice:& diformaefferfimiliadundetb \ 
Hungo della mano. ' / 

Sono prouate le feguentipìlole ylequali fer- 
mano ogni gran flujfo di mentir uo> togliendone 
tre>mattina , &fera per uolta. quefte uoifor* 
mar ete con pari quantità di trochifei di cara- 
be,di trochifei dì terra figillata , & di jpodìo 

S z con 



I I B IL 

cmfuccodiarnoglojfa. 

Certe donne fann&fi tortelli di calendula con 
tttfouo , & ne mangiano la mattina, perche ef- 
fe guariscono inbreuijfimo fèatio di tempo , & 
bene. 

\Altre ne fanno con enuladiquali fono ditan 
ta efficacia,che in pochi giorni curano ognigra, 
piale difuperfluo menffruo* 

^Alcune procacciano di hauere una lepore 
piccola,et pofio in alcun mfe la brufciano in un 
forno della poluere ne beuono con nino 3 &gua- 
rifcono. 

elitre togliono in due onde > o tre difucco di 
piantagine una dramma di corali roffi fatti in 
poluere>& fen%a cenare altrimenti f&qe uanno 
adormire.inguifa che la mattina feguete s'aue 
dono il cor fo loro effere cefjato. 

Veggonfi altre ufare,quàdo pur la fera uan 
no a dormire fen%a cena; firopo di mirto con ac 
qua di piantagine Jaquale opera in breue lor 
rende fanità. 

Et chi il crederebbe ì bagnanfi alcune femine 
le piante de piedi la fera y quando % uanno a letto» 
& fubitamente migliorano . il che operano con 
quefto argomento . hanno me%%a oncia difuc- 
co dipiantaginegine^me'^a difucco difolatro, 
et meyga difuccodifempreuiua: una dramma» 
& menadi coralli roffi K & parimenti di incen 
fo,& mafiice:dueJcropoli di coriandri prepa- 
rati, 



SECONDO. j$ 9 

raih& altrotanto difeme di rofe rojfe ': me%ga. 
dramma difeme di tu fluiamo bianco > & me%- 
%a 'di [corredi radici dì mandragor armena on 
eia del più forte aceto , che trouarefi poffa .di 
quefle fj>ecie tutte quelle > che fipoffonofarein 
poluere,fannofi i & pofeia infieme ogni cofame- 
fcolafi.cr y qualhora lori hi fogno (t adoperare; 
bagnanfene le piante de 1 piedi. 

Chiudonfi leftradeamenfirui in pochìffìmì 
giorni con lofeguente rimedio.cogliete di quelle 
pellicme s che fono dentro ddgufcì £oui : onero 
di quelle yche fono negufei dinocciuole feluati* 
cbe,& intorno allifemi loro, polum%atele fot 
tiltffimamente , & pigliatene una dramma con 
nino. 

Similmente quelle pelili che [ìueggonoòne^ 
gliouiiO Sintomo a polli piccoli l 9 quando nafeo 
no > fatto in poluere 3 & beuute impedirono il 
{angue del menflruo. 

^ippreffo la poluere di corno di ceruo* di ra~ 
dicho difeme di nimphea 3 la cenere di rane uer- 
di,& la radice di u erba feo hanno proprietà di 
guarire quefto male. 

Quefie molte co fé raccontate y lequaliparan* 
no ad alcuni fuperflue > habbiamo fatte a coloro 
maffimamente > che hanno uaghe^a difapers 
la uirtù delle cofe> & ciò , che dagli antichi 5 <jr 
moderni medici è fiato fentto conuenirfi alla 
frefente materia • laqual fatica fappiamo fi 

$ $ nod 



■e;" Jl I B' ^ O- 

non da altri , dalle giouani donnedouereeffere 
tenuta cara ; lequali auifiamo deuerci hauere 
perìfcufati ;fe intorno a quejìajfecie difouer- 
chio méfiruo nato da liquidità d'humori faremo 
fiati -più lunghi , che perauentura non fi richie- 
der ebbe, bauendo effe rìguardo 3 che,quando non 
tutte le narrate medicine habbiano da giouare 
ad ogni qualità di corfo mestruale; il più uedra. 
no conuenirfi & per natura mani fifta y & cccul 
ta :fen%ache quafi fempre uiene il male dalla 
prefente cagione.& y doue alcuna cofa propria a 
ciafcunajpecie non fi f offe per noi dimoftrata; a. 
quelle [coprimi di uoglia m'apparecchio,™ co fi 
fati a guifa incominciando. 

Q^F *A L'H O \iA il [angue foffe tanto co- 
piofoyche perciò nefeguiffe quefiofiufio; il [ala f 
fo della uena bafilica fatto doppofhauer e leni- 
to il uentre opera mar auigliof amente . egli è il, 
ueroycheal medico fa di meftieri confideraré la 
flirta della donna . apprejjb quefto faccia ufaré 
legature y uento[e 3 &empiafiri.et ilfeguente mo 
do è commendato molto. 

Trouate quattro onde diboloarmeno, di ro- 
fe 3 bacche di mirto , & fiori di pomi granati per 
jf>eciedequali pefiate quanto potete il più. quin- 
di l'incorporate 3 & mefchiate con acqua rofdy 
•bianchi di mi,&m poco di aceto. ... . . 

.5 ■■ '. Sono alcuni > llquali fanno ilare la donna m 
acqua fredda quafi firn all'iimbìlicQ ; ma con- 
<•>..' 7 e uienè 



S E C X D °- *4° 

ideneeffere accorto , & prudente :perciocbe fé 
non a gioitane età^a gagliarda malefiricbie 
derehbe.& perciò il medico deueeffere molto 
àueduto,& cauto. 

IL fangue o uè fojfe- acquo fo sì , ebene na- 
fceffe continuo menjìruo ;fono alcuni di quefio 
fmtrmentùy cheilprouocare dell* urina r & del 
f udore Jta utile molto co decottione\caldadi affa 
roi<& dì apioyà di fimiglìaticofec-dìpoì il coprir- 
fi bene in letto con pannL&y come la donna fa- 
rà fudata; co fi fi faccia feiugare fregando leg<* 
giermentema la mattina^ la fera auanti ce- 
na fregbifi con alcun panno ruuido y liniendole 
pofeia il corpo con acqua di melle gufando em 
piaflrhche babbianofor%a di difeccare:qualifo 
no quelli y che fi compongono per gli bidropìcu 
Siche ìcibi , & le medicine faranno defecanti, 
poi adoperare il dragaganto* la gomma arabi- 
ca y & cotali altri, 

; SE- -il fouerebiomenfiruù deriuaffe da tut- 
to il corp0i& dàmembrì ; falaffateui dalla ue- 
ria bafilica-ipurgateuty & confortate i membri* 
&ff)etialmente il fegato con medicamenti fiu- 
tici :come dijopra leggendo potrete uedere. 

Simile farà alle dette dauanti , quando per 
difficultà diparto >-ò per rottura dì uene fatta 
da percoffa 3 òda caduta ne foprabondano ìmen 
ftrui. ma in quefio accidente Hudiate di agente- 
mente di rivolgere il fangue dal corfo prefo col 
, .,,.-. S 4 Jalajfo 



z I B :K ■ 

falafjo della uena bafilica. nel rimanente prece 
dete nella maniera moftrata con medicine atte 
zi Hringerejaldarey&ftitticare i luoghi aperti 
tifando empiajìri, bagni >epitbime,fuppofitorij> 
érfimili. &fopra tutte l'altre è mar auigliofa 
€0Ja ilfucco tfarnoglojfa . 

Et uogliamofarui afapere,che qualhorafia 
no rotte urne gradi; dobbiate me fcolar e col fuc 
co di quella [empiici fortemente frittici: fi come 
fono fiori dipomigranathacacia-) barba di bec- 
co, galle immature y & cotali .ma , fé faranno 
rotte itene piccolejoaUerà Farnogloffa con aloe» 
terra (ìgillata , & altre tali . delle quali com~ 
porrete fuppofitorij > empia^ri,& fimili me- 
dicine. 

Fanno alcuni medici più toHo moderni, che 
antichi càuare f angue da quella uena bafilica» 
taqualènella mano tra il deto anulare,& Va* 
ricolar e.appreJfo impongono alla donna,che ufi 
fyeffe mite alcuni trochifei di carabe» liquali ef 
fidiferiuonocofi. 

Trouate due dramme 3 & meyga di robe, & 
altrotanto di gomma d'hedera, 6 di gomma ara, 
bicazuna di fiori di pomi granati, di bipochifti- 
de,& diaca$ìa:me t ^a di apio, & parimenti di 
opio. di che componetene trochifei d'una dram- 
ma, & me%ga l*uno con fucco di pomi cotogni» 
o di perito di nejpoli , o di piantagine , o difola- 
tro •& pigliatene in poker e fatti confiropo di 

agrefta* 



SECO XD.O.. I4J 

agreBa,o di pomi cotogni* difumach,òdi mtr 
tozouero con la decottione di alcuna di quefte co 
fe:perciochegiouano ad ognifpeciedifluffo men 
fintale nato d 1 calidità:parimeti a'fiuffi di uert 
tre procedente da co fi fatta cagione>& al uomi 
toma prima egli bifogna purgare da ogniim- 
monditieil corpo . 

ET (yyu'ìsltunque uolte conofcete que- 
fia abondan^a di {angue ejfer e fatta da corrodi 
mentolo da qualche piaga ; bauete a cerarla in 
due modi:? uno purgando la materia , che rode: 
1* altro confortando, & fi liticando con co fesche 
habbiano uìrtu di afiergere:quale è la decottio- 
ne delinqua d ì or < zp 3 & del 'zucchero con mafii 
ce,$>ica,incenfo 3 arncglofla . & fimiglianti: che 
faranno mirabile opera , 

Dice un grandijìimo medico* che fé ui farete 
alcun crifiìcro nella matrice y douefentiatecon- 
fumaruitfon fucco piantagine^di korfapafiore* 
& di acqua di endiuia ; neribaùrete in breue U 
fanità . 

Ordina uno altro nomen famofo medicù,cbc 
ilnominato uno fuppofitorio > ilquale falda otti " 
mamente. &daluicofi è def crino J?oluervzg.~ 
te di quelle pietre ddforno y che per lo fouerchh 
fuoco fijfie'Z£ano:& altrotanto acacia , & hì- 
focbiflide.& Fimpajìate con acqua>in cuifiano 
cotte galle non mature. . 

DOVE il foprabondante (angue fi mouef- 



,- • £ I 3 IL 

fé da hemonhoidi nate nella matrice ; la prima, 
cofa } cbe operare doueteifia mitigare il dolore: 
per cloche ciaf cuna donna^cht da .quefio acciden 
te è afflitta; fhnte ineftimabile noia, 
* Et perciò impongono coloro , che nella arte 
fono afberth che eglknonfi difdica il trarre fan* 
gue alcuna uolta leggiermente dalla Mena bafi- 
Uca:et ■ adoperar e^hche la donafegga in acqua 
caldatdouefia cotta feme di lino, della qual ìm, 
pongono che fé ne faccia anche. criftieroJe quali 
cofe diminuiranno in gràdìjjìma parte il dolore. 
-. Ilche fatto , attendete à medicare con cofe, 
che conUringa.no. quale è quefto fuppofitorio.pt 
gliate uguale parte di gomma arabica 3 amida* 
galle non mature^ alume di rocca : un pochet 
to diopio:& tanto fucco di barba dibecco y che, 
fia affai a comporlo. 

- Ma fappiate che colui commette grauiffimù 
errore: ilquale attende folamente a fermare il 
J angue con medicine 3 che bruf ciano 3 come per am 
uenturafa il fuppofitorio moftrato : percioche, 
la matrice è mebro neruofo.ma in loro uece'-è di 
bifogno ufar alcuna untionepiaceuole,& • utile i 

- Queflefono le cure,che feruare fi debbono al 
corfo de* meftrui fuper fluì ideile 'quali crediamo 
hauer -pienamente ragionato .& fé co fa alcuna. 
ci refla a dire y lac[ualepoffa porgere giouameta 
leggendo farà il raccogliere brieuemete de ipm 
famofi medici yagiudicio pero de 'faui ferino- 

ri? 



SE CO *ft B Òj 142 

thmedicamentì [empiici 3 &compofii: lìqualy 
in queflo capitalo Gabbiamo defcrìttu 

^Adunque tutti queftì hanno da ritenere uir 
tàin fé di confortare y&fihticar e le uenedeU 
la matrice 3 & la matrice iftejfa. tali fono Paca* 
cia,gli alcbecbengi , lo alume di rocca brufcia-{ 
to 3 l'athawfia di Incoiò col fucco di piantagli 
ne: la biflorta y&làfQmentatione x chefifuole 
fare con quella: ilboloarmeno 3 lecafiagne 3 Fher 
ha detta coda cauallinayi corni di cerno brufcia 
ti , il cornino ujato con Faceto. > ì pomi cotogni^ 
coagoli di capretto, di lepore , & di uitello , la 
confolida maggiore > il corallo -, il cpriandro , la 
hepaticayilphìloniò per fico diMefue,lagalla, 
il geffoyla gomma arabica 3 le ghiàde 3 i pomi grò. 
nati 3 ilcarabe,la lente 3 il lido > le perieli mafti- 
ce>la menthajl millefoglio > ilmirto, le more, 
la pumia >la nìmphea , le noci y tre delle quali 
mangiate mattina >& fera fermano ogni quali" 
tà di meufruo Similmente il fuppofitorio fatte 
della lorfcor%a brufcìata 3 & della cenere co ui 
no:l y incefo > l , orobo,gli oui cotti ì aceto co la pel 
le lor o:i granì dì pino le piloledi bdellìoy le por 
iulacbeja quer ciarle rofe 3 la raggiaci fangue di 
dragala sepremuayilfolatroyUfumachJefqua. 
me di ferroso {podio Jofterco di capra , et maffi 
mamete di queHe 3 cbefiano fu le motagneùlqua. 
lepefto 3 etjuppiSQ co incefo no lafcia correre il. 
f angue meftrualeM [mede fimo Q$a lofierco di pe 

cara 



i i b il a 

coro, largendolo fu le ceneri calde con alcuni 
carboni ardenti^ riceuendone il fumo Vuno dì 
per P altro :percioche è uno de maggiori* &pitc 
forti fttffumigi , che per alcuna donna fia flato 
giamai prouatoJo Jpicocon aceto ha la medefi- 
ma uirtàyla triphera di 'Phenone fcritta da Me 
jue,i trochifei di terra figillataj trochì\cHi ex 
rabe y la uernice,la uerga paftore>ìl uitriolo brti 
f ciato con carta brufeiata il maflice , la pietra 
bematite,& il fucco dì piantagine , & dibipo- 
chifiide fuppofìo • 

Lehumidità|le!!a matrice chiamate menftrui 
bianchi v&blancure come guarirei 
poffano. Cap. X X. 

Vette humidità fono chiama- 
teda alcuni medici fcolamen 
tOynon altrimenti > che fi fac- 
cia il fiujjo dello fperma deU 
rhuomo.onde hauedo ejfjìque 
§ìo riguardo dicono > che tale 
i il ftujfo bianco delle donne > quale è lo [cola- 
mento degli huominuma egli auìene alcuna mi 
tacche effo neuenga giallo* alle uoltepmile al- 
la rugine del ferro , & alle uolte di altro colo- 
re :ma il più bianco, le cagioni de' fiu (fi gialli, ò 
eruginofi fono il fegato più caldo > che non fa- 
rebbe dibifogno:& le uene fue&quali fiano cai 

diffime, 




$ e e o j<ld o. 145 

4iffime 9 etfendo etiandio debile la uirtù del di" 
gerire . 

* Ma i bianchi fogliano -procedere da tre co fé 
piUiCheda altro:dallo Uomacbo, <& dal fegato % 
dalla tefia 3 & dalla matrice, lofiomacho, & il 
fegato mafiimamente defiano quefio male*quan 
do effoin generare il fangue s indebolire in gui 
falche il fangue prodotto nonfia cotto» &tale 9 
quale fi coment ebbe: ma ne uenga acquo fo alfe 
matrice . 

M a, quantunque uolte la tefia moue ilfiuffo; 
farà per indigeftione y ò per uapori leuatì al ca- 
potò delceruello, oue fi conuertono inacquarla, 
quale dif emide per la nuca fino alla matrice» & 
quindi efce> &fi uacua. & di ciò ne farete cer- 
te y quadofentiate alcuna graueyga di tefia pri 
mayche foprauenga il male:& la conofeiate ma 
nifefiamentedìfeenderui giù dalla parte di die- 
frodai collo. 

Quando la matrice (ìa cagione di ciò per uia 
di indigefiione* cioè, che efia non digerifeabene 
ilfuo proprio nutrimento ; e fi muta in humidi- 
tà y lequali la natura ne fyingefuora , & di que 
fio ne è fegno , che fempre ui trouate la matri- 
ce humida ien%a fentirne alcuna noia nel ri- 
manente corposo in alcuno membro quefia fife- 
eie di fiuffo è molto dannofa : per cloche le più 
uolte impedifee lo ingrauidare della donna: 
prima per cloche corrompe lo frema dell' buo- 

mo; 



: I t X K & 

'i&o:dipoipercioche ìlrende lubrico 3 & non lori 
tiene : finalmente p eretiche effa non hafor%&, 
di Stringere * & tenere in fé lo $erma quiui fo- 
fpinto». ' . - • ' I 

, Ter laqualcofa lo accorto medico deue cura 
re ilprefente accidente fecondo y che egli conofee, 
ràejfere conueneuolexonof ter allo chiaramente > 
tra perigli fegni detti y & tra per lo colore loro:, 
•càcio fia co fa chejefarà partecipe del roffo y gial 
lo } rugmofo,ò altro colore-fi uedrà conglìoccU 
r/iantfefiamente. ma fono chiamate biancure > & 
menftruibìàchi: percioche quafifemprefonomi 
fiiconphlegma . 

• : TEBJj', douefofferorojjìgnwttimo rime- 
dio è il falaffare della uena bafilicaper tre me- 
fi unauolta per mefe:dipoi mutare la mala com 
plefiionedel fangue , & fortificare il fegato* lU 
quale di ciìf è colpa : accìoche il fangue che uie- 
ne da quello \ diuenga buono da notrire ) & non 
ài ejfereimmonditie, che poi dalla natura ftano 
cacciate fuori del corpo.& 3 percioche rarijìime 
uohequefiiflufii fono mifti con fangue; noi non 
nebaureted curamene tanto 9 quanto uoglia- 
moyche facciate > fé faranno tinti digiallo 3 o pi&, 
ramente bianchirla onde offeruate quefti pre- 
cetti. ■'-_■ 

Trima che habbiate ad alleggiare i membri: 
dipoi cuocere l'humore , che ha generato il ma- 
te: aùpreffofuacMarlo fradicandolo:qumdi con 
... fortd- 



S-t'C'-O % Z> Oi 144 

fori Are i membri > bauendo a mente di accr e- 
fcerefor^aalla-matricem cuocere ilrmtrimcn 
tofuo. 

- \A D Vnque y fe queEo fluffoxcome ilpiufuoU 
auenìrcfarà del tutto bianco: che uerrd a trar- 
re origine ddh phlegma;prima ni conuiene lenì 
re il uentre,& alleggiare le uie communi ripìe^ 
Wi& occupatezdtpoi.digerire: quindi euacuare 
la copia delfhumore phlegmatico. 
. Lenite il uentre 3 & alleggiate le uie commu- 
ni con languente medicina» Togliete fei dram- 
me di elettuario di jebeUen lenitìuo:una et me^ 
•%a di medolladi cartamo,mefcbiate tutto infie 
me } & fatene un boccone con ìndie rofato;ilqua 
■le trangugiate la mattina feguent e nello jp unta 
re del giorno sii dì feguentcbeuer etelo infra- 
ferino firopo, ilqual è ottimo^a digerire quella* 
&a confortare la tefìa > & lo (ìomacbo > dalli 
quali deriuaqueflahumidità. * 

Vigliate mez^a oncia di firopo di betonica, 
mezza di firopo di dueraàici > & me%ga di mel- 
le rofato colato: una di acqua dibetonica>di fai 
nia,.& dì finocchio per ciàfcuna . quefio firopo 
'continuate fette mattine>& l'ottaua togliete la 
prefente medicina. :. 

^ Habbiate mer^a oncia didiarobcoturbith: 
ilquale diffoluete con acqua>doue fiano conica 
feluenere 3 faluìa>hìjropo> & betonica.®- beue~ 
te la mattina apprejfo. . ; . 



*z r b no 

QJ^JltlpO il fegato faccia quefiainfìr- 
mhàycbe daràfegnodì cholera ; pigliate alcuna 
medicinettacofi fatta .Trateuna oncia di caf- 
fia : due dramme di mirobalani citrini minuta- 
mente poluerì%ath& infieme mifti ne compone 
te alcun paBelletto con zucchero 3 & togliete* 
lo .altri danno la feguente. 

Fate cinque pilole con due fcropoli di pìlole 
aggregatine: & uno di agarico trochifcatode» 
quali pigliate di urìhora auati il giorno, la mat 
tina appreffo togliete quefio firopo. 

Tefate mexga oncia di firopo difucco dìace 
tofa,& parimenti di firopo ro fato fatto di ro- 
fé jeccbe, di firopo di mirto ,&di melle rofato 
colato cuna di acqua di piantagine,& altrotan- 
to di aceto fa y & di endiuiaJlquale firopo conti' 
nuate perfette dì» 

, Et in ij cambio del detto , b abbiate fei dram» 
me di firopo di eupatorio^ fei di melle rojato 
colato:due di firopo d y endiuia : una oncia dì ac- 
qua d i affen'%o > & fimilmente di capeluenere,<&> 
di radicchio. 

Compiuti ì firopi\douete pigliare qualche 
medicina , laquakeuacui la cbolera , tale farà 
quella. 

Mefchiate fei dramme di dettuario chiama- 
to diacatholicon:una&me%g& di elettuario di 
fuccodi rofe : una dì buono rettbarbaro-.una <&* 
me%£4 di mirobalani citrini>liqualifate in poi 

uere, 



SE C l^D 0. 14? 

ìttere y &il reubarbaro altre sì \ & còki gli elet- 
puarij laftemperateìn tanta decottione commit 
ne di fiori>& frutti, cbefia affai :laquale bevete 
la mattina per tempo. 

Onero la feguente.cogUeteme'^o pugno per 
parte di fiori di boragine , di buglojJa,& di me- 
lijfatme%gaonciadi uua pafla , & me%%a di li- 
quiritta minutamente tagliata: otto febefien; 
dieci giuggiolezme%^o pugno diaffen%oj& uno 
jcropolo diffiica, lequale non ci uoglìono alcuni 
dicendo , che ejfaha uirtà diaprire le flrade a. 
gli humorhdouein contrario cerchiamo di fer- 
rar le.quefta feerie cuocete in tanta acqua , cìje 
ni paia conueneuole 3 fino,cbe la metàfia confu- 
mata.colatela poh & in uno bicchiero dijjolue- 
te cinque drame dell 'elettuario diacatbolicom 
una <ér me^a dielettuarto diaphinicon:& due 
dielettuario mio maggiore con tanto yucche- 
ro,ò mellerofatocilatOy che la vi faccia dolce» 
Beuete y & cinque bore doppo pigliate q netto 
beueraggio* 

llquale componete con feì onde di brodo di 
polloyb dicaflmtOièdi uìteUoime^a di%ucche 
*o t :offb ,& beuetek caldo. 

yrì altra medicina ufano certi medici Squa- 
li ne hanno acquiftatafomma laude ♦ & cofi la 
diferiuono. Rifate cinque pilole, ò fette di me^r 
^a dramma di pilole inde : & di duefcropoUM 
«ggregatWié' 'trangugiatele* .-,.., 

T SE 



'. i r b ti o 

~ SE latefta foffe incolpata di queflo difefc 
toyoltre a quelloyche habbiama difopra mofira-. 
toyoue uengada pblegma > cominciate in quesìa 
guifa . 

Tefate uno fcropolo dì gitole fetide , & nn& 
di pilole cocbie > & con due di hìer a riformate 
cinque pilole y hquali pigliate la fera doppo ce- 
na due bore . il fecondo giorno nel fare del dì 
beuete ilfiropo 3 che uiene appreffo > ò altro cofi 
fatto . 

.- Mefchiate-mezga oncia dìfiropo diflecados y 
& egualmente dimelle rojato colato, & di off- 
•melle femplice con una per parte di acqua di be 
tonica 3 dìmeUffa 3 & di bugloffa . dopo che lo ba- 
erete prefo cinque > o fette giorni trangugiate 
una mattina, due bore auanti il dì quefte pilole, 

Componete infteme una dramma di pilole co» 
chìey fetide > & di agarico trochifcato per eia- 
feuna maniera, con firopo di ftecade >& fatene 
cinque* , 

Ettpoicbe haurete purgato il capo ; ungetem 
la nuca con olio dìcofto Infera quindi, andate a, 
dormire.: & nella parte danari ti fotta la com*- 
miffura coronale Jpargeteui alcuna poluere^ua. 
le, è la feguente.. 

QutVtafate dimena, dramma egualmen- 
te di fcor%e.<£mcenfo , maflice.i fandaraca > fte^ 
cade arabico , cubèbe 5 & rofe fecebe i lacua- 
le m pettinate dalla, teUa la mattina feguente? 

ma 



$ r E C T{D 0, 14S 

ma non uè ine -ponete fé non quella per uolta>cbe 
comporterà la tefia, 

. D \A. L L'altra parte oue ueggiate la matri- 
ce effere cagione delmale;prìma douete pigliare 
pilole,quali fono *quefle. 
■ Le quali componete con mei^a dramma ài 
pilole fetide: uno fcropolo di$ecie>di che fifa la, 
elettuario detto benedetta .& formatene cin- 
que . il giorno appreso beuete unofiropofimile 
allo infraferitto.- 

- Mefcolatecon una oncia di acquaci anemia 
fia, una di meliffa y & una di adianto me^^a di 
ftrqpo di artemifia, & parimenti di mtlle rofa- 
to colato^ di offimelle femplice. toglietelo al- 
la bora difiropì.& poi che 'hauret e compiuto di 
pigliarlo per cinque mattine, òfette;traagugìa 
te quefle pilole Aequali fate con uno fcropolo 
egualmente di pilole fetide , aggregatine } & poi 
uere con che fi compone lo elettuario benedetta* 
-& un grano & me^o di diagridio.& partite- 
le in cìnque,ò fette parti. 

S E li mentir ui,ò humidità bianche trarr an 
no al negroy ò liuido,ò in altro modo ofenro: fa- 
rà manifeftijfimo fegno quelle nafeere da melan 
cholia. & quefto ftuffo è il peggiore di tutti gli 
altri in tanto y che non douete effere ne pigre>ne 
lente ad opporgimuondt tolga la donna la medi 
.cina x chefegue. 

Fate con zucchero un boccone di una oncia. 

T z di 



di ekttuario chiamato dialma lenitiuo: &.du% 
dramme dì mirobalani indi ridotti in poluere. 
la mattina ,che mene bem un cofi fatto firopo. 
Metta mexga oncia di [tropo di Sa por Kg co 
tne%7^a di [tropo di epithimomcz^a di [tropo di 
lupoli,& me%%a dimette rofato colato: una per 




cotak medicina. 

Habbiate me^^a oncia deW ekttuario dia fu 
ita lenitiuo: una dramma & me'^a di miroba- 
lani mdipolueri%ate: due dramme di confettio- 
ne Hamecb.& gli diffoluete in acquarella qua 
le fiano cotti i fiori &i frutti cordiali con due 
dramme dipolipodio , & due di follicoli di Jena, 
& la bemte due bore auanti il giorno* 

Trottiamo alcuni medici affai antichi > le cui 
pedate nefeguono intuito i più moderni , il cui 
volere intorno alla prefente materia è flato 
ferino per noi dauanti.perofiebene#be>poi che 
la intentione noHra 3 è di raccontare le opinioni 
de 'medici fopra ciafeuna curaci che al preferì 
te habbiamo a parlare; ne efponiamo alcuna aU* 
tra non del tutto differente>ma takahe à ciaf- 
euna gentil donna fta caro l'hauerla letta . per 
iaqual co fa in queflaguifa ne infegna un fama* 
fo medico. ■ .. 

Etypuioche gli bumori, che recano dì que- 
fteinfirmìtàìilpm uengono da indigefiione > & 

fono 



S £ C ^D 0. 147 

firn phlegmatici>& uifcofun maniera* che ma 
nifefiamente Hbuomo comprende quafi fempre 
lo Homacho e/fere ripieno di cot ali materie ;. & 
perciò imponiamo, che , prima che alcun firopo 
fi porga alla d<ma y che défiuffi manicali è infer 
ma;euacui leggiermente l'bumore* che la turba 
lo fiomacho>&doue effafia dijpofta* & la mate 
ria preparata adufcìre; niuna migliore opera* 
tione ufare puo % cbe il uomitojlquale rimouen» 
doilcorfofolitoeuacuerL 

Ma, fé rhumore no fuffe tale»che ageuolmen* 
te per uornitofi fot effe finger fuor <a; commen- 
diamo [opra 'ogni altra medicina le piloleele- 
phangme*delle quali intendiamo* chenetrangtt 
gì una dramma aitanti* che efiropt fidijponga* 

Laudiamo etiandio il comporre Jet dramme 
dì hier a femplue in elettuario *& farne al* 
mn boccone con bucchero . F una di quefie me* 
dicine come haurd tolta; co fi ordiniamo al medi 
ceche uada confederando l' tumore » che fi dee 
purgare* 

Quefio qualhorafarà liquido > & corrente^ 
fentirà la donna ufeire acuto * tir pungente , ò 
non.fi fentirà pungere^ doler e^ufi ilfeguente 
firopo ò altro fimile 4 

■ Tigli una oncia di melle rofatotme^adi fi* 
topo difumoterre : due di acqua di piantagine, 
& parimente di afjta%o.& continuilo fino * che 
Pbumarefia digerito. ma>fe non punger -afte da 

T 5 rà 



I r b. R- o : 
yj Jo/dre alcuno, egli ci pace fommamente co* 
tale firopo. ''"■.* 

Togliete una oncia di melle rofato,una dìfi- 
ropo di rnentha: due di acqua dìrnentba^ due 
di acqua di affen^o; onero di decottiom dì {qui* 
nanto: jfiica, & bacche di mirto: per do che non] 
accadono co fesche h abbiano for%a di fottiglia- 
re, & di incidere Ih umore graffo. & perciò 5 fé 
cuocere lo fquìnantOi la [fica ,& le bacche dp 
mirto in acqua aciaiatai farebbero delle mìglio 
ri medicine del mondo. 

M ±A, qualunque uolta Vhumorefia uifcofo* 
& nuoca ; noi non nefeguìtayefflmo altroché il 
feguente, habbìate fei dramme dì offìmelle fem- 
plice,& altro tanto melle rofato. due dramme 
difiropodiflicados con una oncia -per fjyecie di 
acqua di melijfa, di artemifia , & di praffio.ui 
potete me/chiare canellafinayOgalangatò altra, 
cotale odorifero, & utile. , 

• Et, fé oltre alla uifcofità farà di colore fo- 
f co, liquido, & fimile altro , che partecipi di me 
lancholia\a nojìro giudicio conuer ebbe fi alcun 
altr ornale è il feguente magifirale. 

Cogliete un pugno di meliffa,dì prafjìo,di ma 
tricaria,& diaffaro per parte: una oncia di ra 
dici dì enulameigp pugno di leuifiico,& mexj 
%o difcolopendria : mei^a oncia di elettuarìo 
detto blatla bigamia ,& fimUmente di calamo 
aromatico, & di anifo.cuocete tutto intanto 

acqua, 



$ é c ò ^#o. r 14S 

mqua,ebe>wpaiaajfai:poi colatela» & fatene 
fimppo cùnmelle»h%uccbero^& un poco di ace 
to fquillitko .apprejfo ui diffoluete entro due 
granì di mufcbio, & due di ambra:di quefio bs 
itetene tre mattine* ò cinque per tpo due onde 
r/tifie co acquaio decottione di meliffa» fcolopen 
dria>caUmento> ruta, & tali »cbefent irete op- 
portune. : . . - 

QV^ilsipO haurete fornito di pigliare ifi- 
ropi >& uedrete per quelli efferedigefio l'bumo 
. re»a cbe intèdete,fe efiofaràfreddo>& liquido; 
■euacuat eloto fi. 

Habbiat* una dramma ài ottimo turbith y & 
una di agarico: fei di mirobalani cbebuli in poi 
v.ere:mt7ga dìfpica>&mez£a difquìnantOi& 
infondetele in acqua diajfenxp -,■ & dimelijfa : 
ma, fé anche farà acuto;aggìugnetsnelìinfufiù 
ne acqua di pìantagine i & di fumoterre.& qui 
ui le lafciate dodeci bore» poi collatele ,& nel~ 
1* acqua colata diffoluete meiga oncia di fior* 
Ai caffia .* due dramme di elettuario benedetta 
femplice>&ìtna oncia di melle rofato.&yje 
vonbaftajjero quefte; ponete ui me^a dramma 
di elettuario indomaggiore.et cofi pigliate qm 
fta beuada alla bora couenemle della medicina* 
" Eh fé uoidubitafte di non poterla beuere per 
debolezza di §ìomacbo; fateui comporre piiok 
delk^eck^conchefifa eleUuar\o< benedetta, 
& incorporatele con melle rofato . &,quan^ 

T -j- do 



- LI B A/ 

io f offe amberà acuto'jion farebbe feonueneHO- 
leaggiugneruimirobalani chebuli polutri%ati 
€on unpoco direubarbaro. 

Maydoue Ihumorefoffe uifcofoj uogUamoy 
€he foniate ìlturbith, ò l'agarico in acquarmi* 
la quale fia cotto acoro y fiecade ) melijja i & ma- 
tricaria con alquanto di offimellejquillitico, et 
digégeuo : percioche farano uiepiu efficaci a gli 
bumorigroffu& quid -piace di ricordarmi che 
egli è ale una uolt a neceffario reiterare &ifiro, 
fì*& te medicine due & tre uolt e, 

fatte qutfte purgationhfe potrete rìuolgerc 
dalcorfo prefo gli h umori col uomit odatelo co 
aiuto propriouhelefarà di grandifjìmogioua- 
mmto*& 3 fe ui farete fregare le bracciante ma- 
ni; la teBa>& pettinaruhmjglhrarete molto. 

T 01 che baur et e compiute tutti queftior- 
dìnkuogliamo > che ad una bora modifichiate 
la matrice^ & riduciate i membri , che à quello^ 
mandano te materie^ nel f ho prijìiw fiato , fer- 
uendoui di confettateti uart 3 et cotalì altre ma, 
niere conumiential mate . tra tequali reputia- 
mo ottima una dramma di buona t teriaca, ò di 
mandato con tmofcropolo di txiphtra magna, 
appreso qttefla gli elettuarij detti dkmbra^ 
diamufee \ % diamargariton procedendo auan- 
ti;fe l-hjtmoxe haueffe qualche, acute%ga col 
%ucchemrofatQ ì& iLcondito dkhugtejja > & al 
tritali, , 

Et, 



S E CO X n °* J 49 

*: Mtypnmaeheitegmate adifeccare* &a mtt ■ 
ter snella matrice cofe*cbe facciano cotale effet 
tosui commettiamo* che la dobbiate modificar* 
mqueftagmfa. . j, 

Selbumoreè liquido y acuto>& pungenteydG 
wte cominciare ad ordinare criftieri tali* quali 
è E acqua di zucchero & di melle „ & effendo la 
acute*Z£a y & puntura troppo graue; uarrà fom 
mamete l'acqua d'orbò* il fiero di latte di ca 
pra.ma*quando foffegroffò, e-r uifcofo;fatelaui 
con la decouione di f raffio *&• diireos*&*fedi 
mez^a fcfian%a;è mirabile V acquatile fia cot- 
to melle y & femola*b remolo* che fia detta . ma 
$w efficace mente operar àyche altri, una zucca, 
feluaticafrefca, et forata : il cui foro fia di olio 
di giglio ripieno, laqual la fciate tutto un dì>& 
una notttm luogo caldo in guifa*cbe tiri a fé 
tutto Tùlio M che ueduto* fremete *& colate 
Volio * &ìhuwioreicheneufcira:&cofi€aldQ 
ne fate crifiiero nella ìnatr ice* 

Sogliono alcuna stolta i medici monMfìcarUt ] 

-) con fuppòfitorij compost di materie conueneuo^ 

( li:percÌQcbeyqualbora lbumcrefiagroJjò}fan~\ 

> no kg^^eunadmmmadimùhridat0yOmo^4 ] 

^ m alcuna pe%gafo£mlé,&mpongom alladm [ 

i na*cbela fifupponga^quandoua a dormire*la^ 

| fidandola quiuituspamtte:chefiamaramgUoA 

N fio effetto, il mede fimo adopera la theriacor & j 

^latripheraueccbUw 

, '..;/'- Doue 



i 



O^ 



ì 



I I B T£- 
, Ttonelhumorefia dimena follanti: inuol 
geie bombafcia in termentina,& fuppomtelo- 
ni; concio fio. co falche purghi ottbmmétela: ma. 
trice . laqual co fa fa eziandio il fucco dimerco- 
-v mila i& noi hahbìamo uedute alcune delle fue 
\ foglie tr ite, slegate in una pe^a fattile, &r a 
; "l X ra purgarla picche altra co fa da fetidi, et pu- 
y l i polenti humori,che quiui fondono. 

- _ Involgete pur bombafeio in melle,& uel pò* 
nets nella natura. 

Et, fé oltre a ciò farà acuto >& 'pungente: me 
fediate con le foglie di mer cor ella , fumoterre 
uerdeje nehaurete il defiroio le mettete, quan 
dohauere non ne potefte;nelfuofucco,ò nella de. 
cottione,& poi nella pe%ga le ui J opponete. 

Le foglie del lapatio acuto trite, & concie in 
alcuna pe%ga fecondo > che habbiamo detto di 
quelle della mer cor ella , faranno lamedefima 
operatione.& a Ile uolte non farebbe male cam- 
biare il juppofit or io in crifiiero , che lauajfela 
matrice,quakèUfeguente. 

Mefchiatefei oncie di acqua di melle con due 
dimellerofato colato 9 & conio ingegno perciò 
fatto nel mandate dentro.quefti fuppofitorij,& 
criftieri andrete ufanio fino , che conofe erete 
quelle effere purgata . il che ut fie manifefioà 
quella hora,che apponendo l'uno,ò l'altro fen- 
t irete alcuno dolor etdoue effendo purgata, non 
ni daranno alcuna notaio poca. . ... . 

HOUyt, 



S E CO ^ DO. ijo 

- HOT^jué, come comprenderete per. lo fe- 
gno mo&rato la matrmeffere nett ammenda;, 
ficuramente ufaretele medicine* che fermino il 
corfoÀe gUhumori: fi come fono bagni ài aln~ 
me dirocca* criteri * fuppofitorìj *fuffuHS^ 
elettuarij* & mille 'altri modi, che nel precedei 
te capitolo per noi fono sfiati 'ferini* liquali reci 
tare al prefente farebbe nntranfcriuere*& ri- 
cordare quello* che pur dianzi hauexe ydìtoma 
cotanto ui nociamo direbbe li crMierifatti di 
cof e {lìtiche* &che habbiartouirtu- di firmare 
Uflhffofono delle migliori medicine* che fi ano, 
tali fono quelli fatti di [quinanto* galla* fiori di 
pomi granati* mirto* noce di cipreffo* fyjca* & 
fimiglianti*che habbiano riguardo allaquaUtÀ 
dellhumore calidg* o freddo* 

Ma ritornando alla intentiont nofira *dop« 
pò le purgationi pigliate me^a oncia dijpeck, 
con che fi compone il diamar garitomuna. di %j£e 
chero bugio/fato: me^a di ^itcchero rofato*& 
tanta mina aromatica di cotogni*cbebajiìafiir 
ne confezione ylaquale ufanào tromrete ua T 
lorofa più* che altra*& quefta farà *ioml& 
materia fia mediocre * ma pùtrida, fercioebe^ 
quando laconofcefie grojfa*&uifcofa; haurt- 
'te adi. aggi ugnerai le ' fpecie del confetto pliris 
arcoticon:&> oue melancholica; delle fcor%e di 
cedro* & del legno aloe infime. con fu a cxuda\. 



tagliata. 



Etìn 



l i n x o 

Et in cefi fatta materia fafii alcuno etettua* 
rìoììlquale gioua ad ingrauiàar erogai uolta che 
P impedimento uenga dalla preferite infermità. 
per cloche confuma ilfiujfO) & coforta la matri 
ce.ilqualè. Che togliate ima dramma egualmen 
te di ranella fina y gargfali 3 galanga , legno aloe* 
&gengeuo: me%£a -per parte di blatta bi%an- 
tui ) 'zaffrano ì noce mofeata^ica^rofe roJJe 3 car~ 
damomo,mace,pepe lungo, trochifei di rofe,fan* 
doli citrini t feta cruda tagliata > & ambra : & 
quattro grani di mufebio. queftè maniere ài fpe* 
ciarla riducete in poluere } &con zucchero bìan 
co disfatto in quattro onde difiropo rofato com 
ponete lo elettuariot del quale pigliatene da tre 
dramme fino a me%ga oncia con uino^chefìa odo 
ri fero» Douela materia fojfe calda molto , & 
acuta y non farebbe fé non bene aggiugnere alle 
dette cofe quella quantità di rofe 3 f andati , co- 
r lanàri, & coralli > che credejìedouer effeu ne- 
cejfaria* 

Trouano alcuni, che a chi che fi fia cagione* 
che offenda la matrice y giouafommamente il fé» 
guente confetto, pigliate una dramma di cor iati 
ari preparati^ parimente di feme di aceto fa, 
jeme di piantagine^ di feme di agnocaflosme^ 
%a di terra figillata,& co fi di bolo armeno:due 
ff>ecie diche fi fmh far e lo elettuario chiamata 
aromatico rofato: una pur di jpecie y con le quali 
fi compone il diadraganto frigido, lequali tutte 

minuta* 



S E CO ^ D 0» i^i 

minutamente polueri%ate y & con tanto yucche 
to disfatto in acqua ài piantagine, che fia affai* 
fate confetto in forma di rotule > kquali fiano 
due dramme F una Jaquale mafiicate ogni matti 
na tre bore auanti definare > & auanti la cena*, 
fopra laquale beueteun deto dà nino negro gar- 
bo in alcuno bicchier a. che ne farete conten~ 
tifiime* / 

Seìnqueslaguifa ne ufarete alcuno altro jn 
breuiflimo tempo guarirete.^ è quello. 'Piglia- 
te due dramma di gomma arabica, due di draga 
ganto>&due di amido : &una di maftice.fatek, 
jòttilmentempoluert ,& conottimo zucchero 
disfatto in fucco di cotogni componetene con- 
fettioni. 

É co fa prouata 3 <& manififta , che pigliane 
do mattina, & fera unboccone del feguente elei 
tuario;curamarauiglwfamenteogni^ualitdM 
fiuffo biaucoy'Polueri^ate adunque tante fquam 
me di ferro preparate, che fia tre oncieiduedra. 
mt di trochifci di coraUo,& conmelle^el quale 
fia cottojeme faceto fa fatemtlett natio . 

M che naie parimenti il maftfcare me%$* 
dramma di incenfò bianco ,& altrotanto bolo 
armeno & terra figillata tutti p&lueri^ati con 
due chiarì di cui fr efebi. & è co fa mirabile » é* 
fegr età facendolo mattina fàbore auanti man- 
'ire. ■■ ■.. 

Similmente curerafiifen^a alcun ditbioJeU 

donna 



r : t 1 B ^ 

donna beuera quindici- dì continui nel fare del 
giorno quattro onciedìuino negro garbo 3 nel 
quale fta più mite efìinto aciaio , con mc^a 
dramma di gomma arabica, & me^ga di draga 
ganto polueri%ati . 

« Beua pur con acqua di fanguinaria, et ancba 
va fen%a me^a dramma fino a due , o trefcro- 
foli della poluere } che fegue.laquale fi faccia di 
mezga oncia di boloarmeno preparato me^a 
dramma di politkrico; due di noce mofcata:du& 
fcropùli digarofalì ..& tutte pefte infìerae. me-> 
fchiate. . - . 

* *A quejlofarà et lafeguetepigliadone una dm 
maù mattina nel fare deldì,etima nel tempo» 
che andate a letto difciolta in uino negro garbo» 
¥roMteuna,drama>& me'^aigualmete dipìe 
tra.hematiteiCorno di ceruobrufciato, &coral 
Urofti.polueri'zate tutto fottilmente,^ ufate. 

s Togliendo pur quella, che uiene appreffo , ne 
rihaurete fanità .fiche riducete fottilmente in 
foluere me%ga oncia di offi dì dattili > & un$ 
dramma di fangue di drago, & beuetela > come 
laf&prafcntta . , 

t "Q babbiatedue oneie di ojìì bruBolati di gr$ 
ni di pomi granati garbi, &con due dramme di 
incenfo fatene min ntapoluere. 

Poppo quefte cofe,o nelmede(tmotepo>chele 




gliete 



'S E C X D & i>i 

glktetmpugno d!afjen%o^& dimentha,fcor^e' : 
éiqmrciayma ài quelle, che fono più dentro, del 
le.fuefoglie,& di rofeperciàfcuno:me r z^a on^ 
eia di fquinanto > & menadi fcor^ed'incenfor 
me^p pugno per parte di cupole di giada, di fa. 
glie dimirtQi&difcor^e di pomi granati; una t 
oncia dijtlumedi rocca,quefie tofe cuocete in ut 
no; fé Ebumore faràgrc}lo,& freddo:&,fe cali 
do;in acqua ferrata \fedeteui entro fino aÈuttM 
lieo lauàndoui bene dentra,& fuora. - * 

- Bagnandone una ff unga , & ponendola più 
uolte attorno alla matrice miglior arete afiahfi 
milmente,fe uè ne farete crifiiero,òfuffumigio 9 
riceuedone il fumo per alcuna tamia f or ata y fot 
zc la quale fu il uà fé pieno >& jopra quella uoi» 
coprenàoMi bene, in guì falche ilfumoafcenda ai 
la matrice.et,fe l'acquaio il nino fi raffredderai 
douete porre nel fuoco una pietra uiua bengrof 
fa fino,cbe fta ardente:poi gett ariani entroicbe 
rifcal4eràl'acqua>& accrefeerà fùr?gàìfer~ 
ìnarel'bumore, . •...«. .-...k.^c- 

Laumdoui aneboracon lafiguente decotth 
ne dentro ,& fuori mattinai fera guarirete 
Jen%a alcun fallo, però boiiteinduelire diurno 
negro garbo una lira di fquamma di ferro ,#? 
ino, che il uino fta confumato, alla ter%a parte « 
colatelo po'h& lauateù&fappiate,che in quan 
,to per uoi fi può ,.dcuete febifare di non fede- 
, re in acquaio in- altra cofa fredda, & humìda^ 
-. ,.-„ per chch® 



percwbeì tegami della matrice fi rallentar eh* 
borio i& quella ne verrebbe a baffo. Commen- 
dati fi fommamente i. bagni fatti d'acqua [alfa* 
ùfolfurea o con herbe* quali fono fiecadosy fiori 
di e'mmemllay rofmarino yérfimilhche ne ba- 
gni ammi de fcritti habbiamotcofiier andò firn - 
fre alla qualità iell'humare , che corre » & in 
quelli ficcando pietre ardenti ; acciocbe il fu- 
ma pervenga al corpo;èmara'diglìofa cofazper- 
cloche difeeca molto* 

Et, come farete ufcìtt di cotelé bagni* ofu- 
mi>entratein ktto> &quiuifudate. tlche fatta 
tornatela a bagnare* & tante mite perfeuera- 
telante m parrà effere opportuno: chegioue- 
ràfopra ognkaltra co fa a quelle fi>ecia£men- 
te* che per cagione di phlegma acquofo fona 
inferme* 

Ma tra bagnane* quali fi fegga+è utrtuofit 
t acquarne fono cotte foglie di tamarifco. 

Toiete parimenti comporre fuppofitorij con 
wajìicejncenfi&Qce di cipre]fio > é'ffiinanto m 
corporati con fucco di bifiorta > & fuppoUi : o 
iqualeèilfeguenie. 

Tolmri^ate fottilmente una dramma dì le- 
gno aloe s una di gaUnga^una di canellafina > dr 
ma di noce mofcata. appreffo nifpargete fopra. 
alcune gocciole di acqua rofa mufcbiata. quindi 
la legate in qualche pe%%a fottile > & mettetela, 
mila natura : do uè [ila da una bora fino a tre, 
■■>..-.. fecondo 



'soè e o wjd o. 14^ 

fecóndo chefontireteconiienirfj. ' : 

* r Et, fé ui farà bi fogno alcmfuffumigìos ufate 
quefio'Joabbiate ima dramma, di mcenfo>una di 
mceMufcataj& 'parimenti di cipero, fquinàto, 
&fetne diagnacaUoz due di laiìdanojequalifa 
te in poluere minuta j& la impalate* della pa^ 
fià fatene orzali farmene piane y & ponetene 
UMrfuandùm&eàifognùtfopra carboni a net 
uermilfumom^ mjfcambw dìfuefie-, 

'Pigliate tre lire diaceto negro forti$mo:u- 
màì màrebèfita: &me%g? '■•■'& fiar^edi pigna, 
bollite tuttq ìnfieme^tbolledouenepQrga tifa 
ma, qualche canna forata a cot al feruìgio fatta, 
;.. Oltre a quejloui faranno utili l unzioni , gli 
'^pia&rifattuanmaterie conuenienti al ma- 
le: fi come è l'olio dìjbico nardOidi majìice,&fi 
'migliami altri : &gli empiafiri.dijhico nar- 
do >jpìgo ctlmo^ffen^ > foglie di giglio.&fi- 
mìli -, che babhìano uirtu di confortare- col fuo 
vdore>& qualità lor ottemperate con fucco di 
abrotano, òdi artemìfia % <*r tra le untimi affer- 
mano certi moderni medici, cheqneftauale~ol- 
tre modo,ungendontlafchiena, & tatto il pet- 
tmecchio. , 

Si che togliete una oncia $ pannai fucco dì 
filatro>di fucco di sépreuiua>$ di tacco di pian 
tagìnt : me%^a di olio di mirto,olio rofato om- 
4h%em><& olio di mafiiceperciafeuno ;una 
dramma dì coralli rofii\tmadrfeme dì rofe 
<*uùù \ V roffiy 



I 1 B K O 

roffe], & una difeta brufciata : duefcropoU di 
boloarrfteno > & parimenti dì terra figillata 3 & 
dipeli dì lepore brufciatidequali co fé tutte poi 
uer'vzate^con tanta cera^be bafti,fatene un- 
tionetcbe fen%a comparatane amn%a ogni al* 
tradiuirtà. 

Tale è, fé bagnate pe^e in una oncia di olio 
di giglioyunadi olio dì faica^et fimilmete di olia 
di coflo : lequali fremute appiccate alleingui* 
naglie,& al petteneccbio* 

Q % trouate me%^a oncia dì olio di mirto , 
me%%a di olio di cotogni y & me%£a di olio di 
mentha: unofcropulo di trochifci di carabefat 
ti in poluey 'e, & parimenti dijpodio.& di j qua 
me di ferro.& con tanta cera biancba>chefiaaf 
f disfattene unguento» 

Doppo quefle medicine ueggenaWnfinìtìfcri 
nere alcune co fé, lequali hanno occulte virtù di 
fermare il fuperfluo flujfodemenftrui & bian~ 
cbh& roffi;& perciò non reputiamo di fdiceuo* 
le 3 che rpoi che babbiamo propeso di narrare 
qualche fi fia opinione 3 & precetti de 'migliori 
medici;foggiugniamo quellejequali setireteef 
fere digranàijfìmo aiuto a bifogni uofirhufan- 
dote dirutamente . 

ÌjiconoycheVherba detta figlilo difanta ma^ 
rìay mangiata uerde per tre mattine opera ma~ 
tauigliofamente t &fj)etialmente nelflujfo del 
jangue acuto» . ; 

Simil" 



SE C ^D 0. I?# 

Similmente il corallo fatto in poluere*[& be 
mito ritiene ogni qualità di menfiruo. 

Il mede/imo adopera la poluere di feor^e di 
cui da quali fia ufeito il pollo: cociofia cofa che 
firinga ottimamente quello. 

Cotanti una dÓna,cbe la poluere fatta di cor 
no di ceruo arfo è tale , che quieta , ^raffrena 
qualunque fluffomenflruale* 
* Ma più che altra cofa il ritiene il fior e giallo 
di nemtpbarey & inbreuiffimojpatio dì tempo. 

Et appare mani feUarqentetCbeV tumore* che 
filila delle qmrciejteuuto ha tanta mttà difer 
marloy che nimaaltraf\>erien%a battere fi po- 
trebbe co fi fanatiche opera lafece s cbe manda 
fuoriy&U radice del nenuphar e giallo b sunto, 
con acqua di fiume. 

Trottiamo ferino appreffo alcunÀegnoy & 
commendabile huomo > che, fé dii facete cola di 
felledi uacca in aceto inacquato i&quiuiba- 




corfo dellamatrice»ma un fiume Je quindi ufci£ 
fe*& molti altri mio hanno prouato>& han- 
no, ueduto effere medicina certijfima a cotanto 
male. 

Et mi giurano alcune gentUdonne$cbe lo em. 
piaftro fatto di flerco di montone , &poftoda- 
uant'het dopo, parente fia una mano >:h e ne dì 
firuggaUmalc* .......... 

V % in 



- Inl?adoua feguiuano l acqua di antherd^ 
ài rofe bianche fatta a lambicGy&beuendolalaz 
mattina, fi mette nano la feraunfuppofitorio 
comporlo di rugine di ferro* & lamattina ap-ò 
■preffo fedeuano in alcun bagno y nelquale fojjh^ 
bollita fquamma di ferro* - ; ■ / 

Et fono alcune eofe^equali portai e al collo > 
ò tenute addoffo dimofirano marauiglìofo effep> 
ro infamile accidente: fi come dicono alcuni del- 
la pietra detta corniola^ laquale legata tavella 
£ ore ^e portata in deto t ferma ilfangue da qual 
chefifia luogo, che difcorra, & mafiimamentz 
il menftru0,& le bemorrhcidi*. . 

Il diafpro uerde^che habbia alcune uene roffè 
Jparfi legato in argenioi&. portato ferma ogni 
flujJbdifangue s noncheilmenfiruo, 

• Scrmefir£be y je alcuna donna porta addoff® 
cenererdi rana maggiore; non.ufcirà fangue dal 




quella ammazziate il giorno fegutnte , nonh 
^fciràfanguedadojfo. .'.-■'•* 

- Se Mi mettete nella natura alquato di fierm 
t& lefore ;ritiene imenftrui > & difecca ardente.* 
mente la matrice Jaqualcofa fa etiandio lafiew 
w diafim^rkeuendone il fumo* r * 

- ifiori delle noci.fecchh& i fiori di %uccapol 
Mfì%ati$ring0W cafi bene* come fi faccia eia? 
fcuua ah rancie di medicamento* 

tu ~£ -% " """"' """* Il 



s i co x £ Q. ifx 

•- iTfblatro fuppojlo fa operatione mirabile , 
& parimenti il fucco d'urticaMnitaal pettìnec 
ehioy &. alle parti uicirte , &psrauentura pm 
che in altri y quando imenfir ut Ciano di qualità 
frigida. 

La cenere di glande bruftiatefirmge* & fer- 
ma gli bumori>& ilfangue, & lidifecca. <£r U 
acacia compofia nella forma d'alamfuppofito^ 
rio ritiene i menHruL 

ì.à matrice > che d moiie dal ilio proprio luor 

go,con che arte a ritornare ne la 

riabbiamo. Cap. XX. 




*%F I E 1^2 alcuna mlta, 3 ci>e 
limatrice fi mma dal luo- 
go proprio y & difcenda.y ò 
afeenda > è pieghi ad uno de* 
lati » onde ne fegue non fola- 

_ mente la fteruìtà y ma altri 

woiofì accidenti ; percioebe y qualbora effe 
difeenda in guifa > che nefea quafi tutta y & 
il fu& fondo fi wltauerfo la natura y & §e~ 
tialmentehauendo durata molta fatica a parto 
rire io la legatrice a pena battendone tratta la 
creatura , & le fecondine; non accade hauer 
$eran%a di guarir e :per cloche farebbe uana*ap 
f>reffo y quando ò per apoftema y ò per eamaro* 
4 fimik infirmiti $ m ueniffè 4 baffo >ouer0 
* . ?" ì andajfé 



L I B Hi 6 

andaffe aW una delle farti; non ne racquifiare- 
tegiamaifanitd.laquale,fe perauentura taluol 
ta ne ribattete; quefio fie tra perche il male no- 
nellamente attenuto, & che la uoftra età ègio- 
uane,& uìgorofa.perche e/fendo co fi noiofa,& 
piena dì pericoli la prefentemalatia,giudichia 
trio opportuno didouerne aprire la uia,che quel 
le donne,a cui fa hi fogno, conduca àfanità. 

Terò> accioche non cada diffic ulta alcuna in 
curarlafhauete dafapere, che la matrice fi mo 
ne dal fuo luogo, ò per accideteauenutoda par 
to , che è fuor a di quella , onero fi troua in lei . 
£ altronde ne uiene,chedalcorpo y quado la don 
na cade da alto inpiedì: per laqual caduta i le- 
gami de ' nerui,che lafoÙentauano, fi rompono 
in manierale ejfa ne difcende, & uiene fuori . 
fimìlmente, quando f offe per coffa fopr -a il luogo 
della matrice ;fi come fanno alcuni mariti be- 
ffali dando de' cal<%ì,& de* pugni alle donne lo* 
ro.fimile effetto ne mena il leuarealcuna uolta 
qualche pefograuiJfimo:perciocbe rompe i ner- 
ui,che la fofiengono,ma, fé fedendo in luogo fred 
do.ò bagnandouì di acqua fredda y bhabit andò in 
cafe humide^òfiado al uento freddo, ò ufafle un 
tioni tali,ondene feguiffe co fi fatto male;m per 
rompimento de* legami , ma per loro rallenta- 
mento ciò auer ebbe, & per debolezza . tale é> 
fé per cibi di qualità fredda , o per molti 3 & 
lunghi beveraggi e aderte in cotale accidente : 

tale* 



SECONDO, if* 

tale,gridando molto,& forte, & udendo alcun 
firepitofo fuono,quale è quello dell 'artigliarla* 
è del tuono.opera il mede fimo il molto fternuti- 
re 3 &il tofiìrtaffauperciochela matrice moffa 
per for%d ècoftretta à difendere ♦ appare an- 
che il partorire con fatica , & i gratti dolori > 
che doppo,et all' bora fente la donna effbre cagio 
ne del cader* fuo : fimilmente , fé la creatura è 
cofigrande,cheilfuopefo affliga la matrieeiet, 
fenafce fubitammte, érfimigliantì 'altre cofe • 
ma quello 3 che le più uolte produce queflo affan 
no fi è la poca cura , milenfaggine , & fa%ZJ& 
delle levatrici, laquale poco difcretamentene 
tmhe il parto, & la fecondha, tirandoli tanto 
foauemente,chepref]o che ne tragga infieme ca 
quelli la matrice, 

-Et, quantunque uolta ne fcende per difetta 
delcorpo,auieneper bumiditd 3 cbe renda molli, 
& lenti ilegamiyche la fomentano ; liqualì ral- 
lentatila matrice fer lafua granerà necad^^ 
dealbaflojaqual co fa accade alle uolte non fo- 
llmente per la detta bumidità,ma peràltre,le- 
quali putrefatte corrompono i nerui* Raffer- 
mano alcuni medici di bauere uedute donne , a 
cui era ufcita tutta fuori della natura , & al- 
la fine per i nerui fr acidi , & rotti effere cadu- 
ta yntpercio effer morte , ma munte molti an<* 
mdoppo* 

ET> fercioche fe cagionimolte fiate fono qc~ 
-■ r - V 4 cutter 



cult€y&wajjìmamente quelkìcbe fono ndmtk 
poiconciofia co fa che quelk 9 che uengonodifm 
riyintmder eie dalla donna mede firma; però qu& 
do limatrice difcenda > oltre che la fentiretea) 
toccare 3 ma haurete gran dolor e nel pettewc- 
cbio,& nelle pan iuicine ) &$effò*onfebre.m 
faticarete molto mi andare dei corpo* & nellQ 
minar e.ikbeaHerràairhora.»che la matrice d% 
fcenderàfubitamenU:percÌQch&ifiwMrrà pia] 
piano; non farete tanto grauate,& perauenti* 
ra nonfentirete alcun aohre. ; •> ^ 

...... Ma-tdoue effa ne uadaà baffo riuolta;e acco- 

pagnatada jpafffio 3 tremorez& paura fen%afa\ 
fere il per che. &> quandowfta riuerfata;la 1$ 
Matrice col deto fentirà il buco rùtondoi&M 
contrario, fé riuer fat a ;nol ferite. , _ _ . , 
e Seuoxretec6nofcere^(elamatrks,fiaanda^ 
ta all'uno 4e 'iati; fentirete quella parte effer§ 
oltre mi far a difiefa.&> bfiché_dciì^fXtràMabh'i^ 
te alcun dolore; nodìmen^utllamAonà fiera 
metei& alle uolte apparì "à qmui enfiatolo co fa 
fimile ad una palla i&jpejfo.mkn^ federe x %on 
potrete fé non con difficulta^fidendpiinonMa, 
mete a pena for%a di levar vide lemtrici etiajn 
dio affai manifeftamente comprenderanno * fi Q 
dalla parte defira, òfinifira fiq voltala matri- 
«ce:& fi quitti fia apofkma,ò cMcmoÀ altra mai 
teriache foffinga quella \del chela dolina difcrq 
mm 'fappfd dare dmm k i£g$a*^Uv. e \ .-, 
4 - ,.'... ~ \ ' Oli* 



S E CO ^ D Q; i!5 

„ Ouè cerchiate 4ief[kr cbiarOyfeeffaafcenda^ 
&Hiafi$efa ; nifi farà pianifico pel dolor e x 
■& grauexga uerfo l]umbiUco^ofQpra t <&qu\uì, t 
finte: k donna al%arfi wns$ che, onde \ptrtut~~ 
t# ciò ne; foprauengQjiQ \diuerfij£ùh fi accidenti 
fiquali c$t aremo nel capìtolojch >e ftgnemel qua? 
(e fi ragiona della fiiffocationeìche offende le d^ 
ne per l'atto a che fa la matrice al%andofi . ma 
quejìi ci piace di nominare Jiquali fono Uuomi-* 
tOi& vertigine, &>fe la matrice fojfe ripiena* 
i> le ine uene 3 onde ne nafce unjpafmo il conofce-r 
yà la leuatrice^e per le dimpftrationi dette ui fi& 
mtoAalf altra parte la donna uel dir acquando 
frocedtffe dall'odore di alcuna ccfa fmda y di 
mala qualità) f laquale fi fugijfe lamatrice;&* 
$feo bone? detto d^fegniuogliamo^cbe ci baffi. 
L^ì onde uenedo alla cura y tffa divideremo in 
ydmgatWmlta dmgì^MMikmedicine. &f ciò 
$nqy&oìfypartìenealfó:dÌ6ta>e modo di uitme 
ponete fapere y che ìogni guifaycbe la matrice fi 
mondai locofuo^hauete ad elegger* aerejlquai 
Jebabbia del caldo:pcìocbe il calore della matti 
xe èdebile:et il pwfecco.ficheuibifognafiiggir* 
pgniaeYefreddo y etueto]o& 
aattiuo odore, folo che la matrice no fia difcefa 
'allo ingiu:pcioche ni c&uerrebbe farla ritorna] 
r enei fuo fiato con fetidi odorijliquali le fi deb- 
bono auicinaretma altrimeti qualuqueaere cai 
•PÌM,& puxzplcH corrione la matrice^ la in» 
;*. duce 



Il 2 ^ 
duce 4 mouerfidalfuofito ,& andare altroue. 
adunque guardi fi la donna da ciafcuno aere feti 
do y & freddo magìmamente, & fia tutta ben co 
perta : acciochenopojja il freddo trapp affare a* 
luoghi '-matricoli \ne debbe anchora accollar fi ai 
nafò> ne alla bocca odore alcuno >cbe fia fetido, 
an%i fempre tenga in mano alcun foaue odore % 




bla cotale uirtù di animale, laquale habbia pia- 
cere de buoni odori,& noia de* cattiuuonde chia 
riffimamente uedìamoyche ejja effendo difcefa in 
giuy&auicinandole qualche fetore; fubitofi ri- 
traile alfuo luogo: & in contrarie • > fé afeende ; 
porgendo co fa odorifera alla natura* ò puzzo- 
lente- al nafo , <ty alia bocca , fé ne ritorna alla, 
fuafian%a. 

Ma>fe l'aere freddo^ uentofo noce allameL 
tricemon meno il fa il mouimento della donna » 
& lo {tare in piedi : per cloche egli è necefjario % 
che ejfa del tuttofila quieta^ & a giacer e > accio 
che la matrice poffa ritornar fi* & perciò in Ino 
go di efferati® douete fanti fregagioni allefjtal- 
ky&alle braccia^ non alle cofcie,ne allegam 
he:percio che molto pinne difenderebbe la ma- 
trice>tr non farebbe altroché tirare alle parti 
da baffo .& per queflo impongono Ì medici 3 che la 
donna fi afienga dallo fiernutire , & dal toffire* 
& dalle cofe^cheglipotribbono incitar e;fi come 

U 



S E C V. DO. i?4 

la poluerejlfumojl guardare nelfole,& cotti* 
li altri.c'6mandanoetiandio > cbe > quando le con- 
viene [caricare il uentre ; non uoglia fremere 
troppo: concio fia che no altrimenti mona la ma 
trìce->cbt faccia lo {lerco ad ufcire.& tutte qu£-, 
fiecofecofi come offendono], quando ejfa àifeen- 
de;cofigiouano>qualhora afeende. 

*t{Gn deue anchóra riempir fi il uetre troppo 
f ìttiche non farebbe di mtftìero, ma adoperare * 
che femprs fia lubrico per la ragione moftrata* 

Jityptr cloche il dormire è una di quelle ce fé » 
che euidentemete h umettano ilcorpo 3 dal che ne 
viene la caduta dslU matrice) òilmouerfiaìCtt 
mdelatìm 




ga y et tutte. ^ 

■ F u gg c pur ogni ajfmno 3 & ogni menlancho- 
Ha de l'animo* & paura:percioche niuno è , che 
non fappia 3 che il uiuer lietamente ò rimoue 3 o 
rende la infermità minore* 

Il mede fimo diciamo de* cibh Uqudì fefaran 
nohumidi ò per natura, ò per accidente ;ui por- 
gerano affanno s & noiatfirnilmente > fejaranno 
freddi nelVma 3 ò nell'altra maniera.per laqual 
co fa hauranno al quanto del fecco 3 et faranno fa 
ali a digerir fruitali fono le carni degli uccelli » 
che dimorano alle montagne. & quefie prepara 
te con alcuna ffieciaria non molto calida 3 ma che 
fenta del fecce tali fono i coriandrìyl&wci mc- 
fcate 3 Umace 3 &fimiglimti.apprejfo beuete ui- 



nonegro inacquato co acqua piovana, ù di quel 
latin cui fi efiingue lo aciaio.&nel aero, quàda 
foffe di uerno sfarebbe affai conuenìente l acqua 
di nelle in ifcambio della piouana, o dell 'altra ♦ 
ma f opra ogni altra co fa ui imponiamo ,cht la- 
nciate filare V acqua fredda,& le uiuande fredde 
non folo naturalmente, ma accidentalmente, la 
onde non fi di [direbbe rimouere in alcuna par- 
te quella frigidità accident oleiche dalla fiagio- 
mgli foffe recata.gr quefio fi a della dieta . \ 
t . QV*A~bJTO alle mtdicine,commandano ì me 
dici, che da qualunque cagione uenga quefio ma 
le*bi fogna imprima euacuare l' intestine con aU 
funcriHiero, che Unifica : &prouocare l'urina 
non con medìcine,cbe la prouocbino, ma co quel 
le , che aiutino la natura multando ad urinare 
-con uarij ingegnhfi come è cercar e, imagin andò > 
diurimre,quando uede altri orinare: & udm» 
do la caduta dell'acqua con alcun fuonoMquale 
inulta à ciò fregando,^ calcando leggiermente 
le parti della uefica: perciocbe in quefle manie- 
re , hauendo cotale l * interine > & la uefica t pm 
dgeuole rifarà rimettere la matrice nel fuo Ina 
go naturale,ilquale giace tra la uefica,etle^af 
ti uergognofe di dietro, 
ì Fatto quefio, uogliamo,che la donna dorma % 
ò fila in letto:&fia il capo fuo più baffo 3 cbe le 
anche tanto, chele natiche filano alte più 3 che 
noni tutta k tefta > rkoglimdo le cofàe con le 

gambe 



^ k co *% no: i?s 

^atnhe uerfò le natiche co fi fattamente, che- . 
•effe cofeie ejfendo ricoke in fi » & aperte » fi . 
adoperi , chela matrice marni dentro . & il 
modo è, v - • 

» Che Stilliate [opra quella parte>che è tifata, 
olia rojato ben tepidojlquale conforterà la ma* 
ti ice oltre mifuraAoppo queUo egli ui fa dibi- 
fognpicbe d'intorno uiponiate alcuno empiafim 
fatta di sterco di buecaldoyche profumiate quel 
tamalcmo odore* cheputifia, & fono alcuni^ 
che ufano le foglie di porro, perchelor ne viene 
lofibe fatto, che effafi riduce al fuo flato di prì 
wai&ppercioche quindi fi parta più to§ìo;appi 
canouna uentofagraMeatfumbilico: &oltm 
a quefio fanno, cer.oto digalbano , & di fitto 
da quello racconciano, di quefio pur ne fanno 
profumo alla matrice , òdi altra materia co fi . 
fattasi, che, la caccia*peruim forog&l Ì.M 

gofuG., - . . .-A:: .."a -.Vi 

;■ Magnando per ninna maniera detta uiritov 
nafie;pigliatelandcarmÌMtadiUg^^ 
bagnatelaneWoliorofato:poila tenete appreffè 
la matrice 'ttfiit a. doppo quella toglietene del-* 
l'altra più groffa.et, fi quella fofle infamata^* 
^natela in ficco di acacia.& y fe no appare alctt 
tia mfamationeimettetela neluinojnetquak fia\ 
difiiolto qualche materia non odorìfira>mdfii? 
ticha;quale fintiamo illaudar t o ì & loincenfi:* 
finche lo odore in uuediwMayla al fuo luogo > 

tìQU 



t 1 B 1^ O ■■ 

non la tir affé à fé: ma pigliate fiori dipomìgm 
nath& cotali altre:ouero bagnate la lana in ni 
na garbo : che fen%a altro adoperare farà me* 
gÌio.& cofi uada la legatrice ponedo runa dop 
pp l'altra foauemente calcando y & a poco>a pò- 
co;pexche la matrice fi riduca al fuo luogo, 
- *Al quale ritornata , conueneuole co fa farà* 
che con mano facciate coiai forma dì cera fimi 
le ad un membro uirile intorno alla quale riuol 
gete lana* & infondere in qualche olio calidoy ò 
freddale conforti: fi come è il mirtinoy ò quel» 
lodi mafiice. quefioffingete pienamente fino al 
r ultima bocca della matrice . & per auentura, 
non farà male jpargemi prima fopra poluerc 
fatta di fiondi pomi granati^ ò di qualche al* 
tronche habbia uirtu di fermarla, ma ricordate 
uipur di legare alla cera co fi format a alcun fi~ 
lo> col quale a bi fognine la pò/fiate trarre, & % 
€ome haurete quiui quefio ingegnoifate^cheeffa. 
iettaprìcg bagni dell'altra lana più groffa in 
aceto mfio con acquai innino garbo : laquale. 
mettete fopra la natura . & in quefio fiato di*. 
mori la donna con le gambe leuate 3 accioche gli 
argomenti ufciti non cadano, doppo quefio com 
me&Àanfi fommamente due uentofe attaccate 
da' Un alleancbey do uè terminano le corna del 
ia matrice : percioche fono ottime a ritenerla 
wlfiatoyin che fi troua :fimilmente, doppo al» 
temuto mlgendo fi la donna pianamente ne pone 



S E CO Ti T> 0. iftf 

tè due altre dirìeto cC luoghi conuenìentì.& m 
quefto tempo tega al nafo buoni odori Jiquali fa. 
ranno molto efficaci» 

D oueteappreffo ponete empiafiri dalla par* 
te dinanzi, & di dietroda uvttu de* quali fia di 
tirare,& ftringere moderatamente; fi come è il 
jegueete. 

Vigliate una dramma dì olibano* & parime 
ti dì mafticeyOpopanag03galbana>rerapwo 3 ter- 
fnentina,ftorace liquidai pece fecca: tantacc 
ranche bafii a farne empiafiro 9 ilquale diftefofa, 
qualche coiofafmte dman^i y & didietra zebe 
nonfimoua, ; 

Song alcuni medici » liqua li ordinano bagni 
fatti di cofe §ìitticbe>né'. quali feggia la donna? 
ma nonmanebana altri, che laudano affaiput %: 
che ejfa fila a. giacer e%come fi è mofirato : &>fe 
altre mite ricadeffe la matrice;da capo far et ut 
to,qn£llo,cbe fi è detto, » 

Et 9 per cioche egli è coHume de medici il fé-, 
guìrede le co fé odori fem, & puzzolenti fece»* 
do^hp conofeonoeffere hi fogno;però reputiamo 
doùerejjereutile molto ilnarrare ilmodo^nel 
quale fi debbano ufare^altre circonfian%e ap 
fartenenthlequali coje figliamo dalla ejperjen 
%af&ia,$zr:4Uunfanwfo * medico 3 le opinioni 
delquakhabbiamofcrittùnel presete capitolo* 

Qnàecùfidìce • Voibauete ad ojferuare fer* 
mament&ttbe, qudbow ponete alle parti da 

baffo 



"à'-i > £ T S X ' 
baffo fetidi odori; ad ima medefima horadoBbial 
te dare in mano alla donna alcuni fauni odori* lì 
quali e fa fi ponga al nafoipercìo che, fé mi face 
fis'yi fetidi uapòriperuenendo a' membri di fo- 
j>rafenfmuh& nobili 3 fpauentata la loro urna? 
èmufcoli loro -per cacciare da fé quella miare^. 
fir vagendo fi fofy'mger ebbero in maniera , che fa. 
matrice /pinta parimenti far ebbes forcata a fa 
r&ilmedefimo > & tornar ebbe ad ufcire r ilqimle 
uccidmu.noi alcuna volta h abbiamo; veduto in 
alcune donne delicate* ,.„.-. 

t sHanete anchùraaéauemre^ehe , benché gli 
udori fetidi paiano di grandi/fimo profitto^nonk 
'dimeno fono alcune gentil donne delicate^ne^or 
pi delle quali fono leuìe-^p i meati affai ampli i 
• &lamrtu fenfniua deliamatr ice molto acuta 
in tanto yche perla troppa uicman^a de 1 fetidi 
ùdorinefeguonodi notabili danni: perciocheca* 
dono in alcuno sfinimenti di cuore fubìto^ man 
ealor lauirtu; emnè che gli odori gMtikabbia- 
no alnafo.appreffo la matrice per la off e fa della 
virtù fefitiua fi motte m.quà y & iniàfm%a mo* 
doj&fén%a reg&fa sicché i legami torcendo fiho 
radaquefla > & bora da quella parte.ne.ucma 
gr.auiy& acerbi dolori.. ."../..-.- 

'.. Uggiugniamodk dette cùfccbtilptueflen- 
do covali uapori per opera calidiy auienz alcuna 
uolta, che le moltitudine de" fumi ricwuùdalle 
farti della matrice ehm fé »& ferrate facciano 
* „ - * " dokus 



SECONDO. t6t 

dolore: & -parimenti per lafua calìdità forma- 
le rifoluein uento molte humidità figgete alle 
nentofita. & noi habbiamo intefo da donnea- 
le quali ejfendo dato di fimili odori fetidi erana 
foprauenuti grandiffìmi dolori , & certamente 
crediamo quelli effer nati daWuna delle due ra-* 
poni dette. 

La onde concludiamo>che,quMo habbiate ai 
tifare tali odori' 3 habbiate a mente due co fé: del- 
le quali la prima è,che,oue egli ui conuengafup 
poruene cominciate da cofe debili : lequali fa 
non faranno profitto tale,quale farebbe di bifo<* 
gno ; feguirete delle più forti, & uìgorofe . la 
feconda è> che prima mettiate quelle nella na- 
tura, che ut profumiate . dipoi , ueggendo > che 
nongiouinOì ueniate a profumi , 

Et perciò laudiamo molto le cime uerdi deU 
le foglie di urticadequali pedate in cotal modo* 
& con bombafeh ui ponete il peUo due mite 
nel dì. 

uero togliete uno di quegli ouì marasche fi 
tengono dì cotinuo nel nido delle galline: & rot 
to mefehiate il roffo col chiaro ottimamente ;po- 
feia bagnateui entro lana s & come fé fofie al- 
cun fuppofttorio ui fingete nella natura. & te 
neteui a mete di porui al nafo alcuno odorerà 
le è di mufehio, %ihetto> ofimile . 

Vr* altra maniera per noi efj>erimentata pi» 
mite con lieto fine fi compone cofi, cogliete ben, 

X me%^o 



1 .? '3 K 

fne%go pugno ài matrìcaria chiamata in aletta 
riscontrate, crijpola, & la pefiate alquato : poi 
la mefehiate con oliodifeme di lino ponendola: 
al fuoco tanto, che fuma , & gonfia alquanto* 
all' bora la uij "apponete con alcun filo, che pen~ 
da: & fubit amente fi ritrarrà la matrice . 

Douele materie fetide hauejle adufare per 
profumilo fujfumigi; aiuterà mar auigliof amen 
tela ter mentina pofia fu carboni ardet'hò, che 
farà più efficace, le penne di gallina , ò di perni- 
ce Jequali nongiouando adoperate £ affa fetida* 
che dall' ouo in fuori è terrìbile. &,fe dio ci am 
ti, noi non ce ne feruiamo per lo più noiofoche 
altro odore.cjr habbiate riguardo, che, qualho- 
ra fi debba Suffumigare la donna i fia tutta co- 
perta ; accioche ìlpwzjor e non af cernia al nafet 
ai lei, ò delle altre per Jone , chequiuìfi trouaf- 
fero* & quefio fie della cura, che generalmente 
fi deue tenere in og^i maniera, che la matrice fi 
mouefjealloingià» 

Hora, come fedirete la matrice tornata al 
fuo luogo, & ferma; co fi, accioche perl'auenir* 
non cada la donna in fimile accidente, douete 
cofederare,& uedere, fé la cagione di quefio fin 
fiata co fa fuori delcorpo,òpur nel corpo : che, 
fé è uenuto per difuori;fi come è percoffa, o cota, 
le altrove medicine narrate^ quelle, che nar- 
rar emo ni guarir ano.ma,fe uerrà dahumidità % 
che fcioglia i legami della matrice) onde fia co* 

fiuti* 



S E C li D 0. i6z 

flretta a dì fondere; ui fa bì fogno di purgare U 
phlegma;fi come quella* che il più ne è cagione* 
& per eia date alla donna per cinque ò fette mat 
tine il feguente firopo . 

Vigliate me%ga oncia di firopo diflecados , 
mtTga di firopo dimatricaria,& me7J& di ofi* 
fimelle femplice: una di acqua diartemifia , $• 
cofidiacquadimelijja, 

Etipoicbefarà digerito Tbumore phlegmati- 
co ; ordinatele la medicina ,cbefegue . cogliete 
me^z° pugno di fiori di boragìne,di buglojfa, di 
mdiffa , &di matrkaria per ciaf cuna: me%^a 
oncia di una pafia , & ms%^a dìlìquìritia mi- 
nutamete tagliata: meigo pugno di fiecados a- 
rabicoyO altro migliore, che hauere pojfiate : & 
due dramme di ani fi. tutte queste coje bollite in 
acqua pura fino > che il ter%o dì quella fia dal 
fuoco confumrnata ,& colatela, dipoi toglie- 
tene tanta , che fia affai a dìffoluere cinque 
dramme dello elettuario detto diacatbolicon* 
dm di elettuario indo maggiore : meTga dì 
diaphinicon , & me^^a 4i eletuario ele- 
feopb : & fatela dolce con melle rofato co* 
lato. 

Et* fé ui dijpiacejfero le beuande cofi fat- 
te; babbiate me^^a dramma di pikle fetide, & 
met^a di cochie> & componete fette pilole, le- 
gnali pigliate alla bora debita • 

Come ui farete j>urg4ta 7 fì4aniatrice farà fitto 

X i ri; 



t 1 B K 

thufate quefta fomentationeJboUite in tanta ac 
qua^quanto farà dimiftiero ; un pugno di pule» 
%io»& parimenti dì origano ymatricaria y & me 
liffa:meizp difoglie.& altrotanto di noci di ci 
preffo 3 difumacb 3 & di malicorij; lequali peda- 
te alquanto frima . e*r , quando la ter%a parte 
fie dileguata ; bagnateui una fiunga due o tre 
nolte 3 & quella fremuta ponete (oprala ma- 
trice ufcita . & cofi 'continuate tre > ò quattro 
fiate:poila rafciugatey&ungete con quefio olio 
caldo, 

Mefchiate infìeme me%ga oncia di olio rofa 
toj& me^za di mino : & quindi la riponete al 
fuo luogo.ma,fefoffe fuor di modo di fuori del- 
lanatura> quando la fomentatone contata non 
facejfe molto profittO',feguitate quefta. 

Cogliete un pugno d'origano , & parimenti 
di calamento>menthaHro 3 matricarìa}& pule- 
gio: lequali herbe bollite in uinoconÀa metà di 
acquai molliteuija matrice,®' fomentatela: 
pojcia fciugata con alcun panno caldo mun- 
gete con l y olio, che fegne. . . , 

Mefchiate. me%ga oncia di olio di giglio con 
altrotanto olio di mirto > & adoperatelo . ilche 
fatto Jpargeteuifopra alcuna poluere in quefta 
paniera de ferina. 

Togliete una dramma eguale di maftice , in* 
tenfojoolo armeno jbacche di mirtO)fumach } gal 
la non matura cupole di rpfe^acack;kquali 

ridu- 



$ E CO ^2) Qi i*$ 

riducete fot tilment e in poluere. 

Dipoi la leuatrice smunga la mano,foauemen 
te Ipinga dentro la matriceìgiacendoperò la do 
na,come dauanti habbiamo dimofirato . quindi 
attacchi una uentoja grande alpetteneccbio, et 
quitti la lafci per un quarto di bora. &)poiche 
ne la haurà rime]fa' 3 appkchiui alcun ceroto /i- 
mile a quel 3 che fegue. 

Tolueri^ate iguahnente una dramma di ho» 
lo armeno 3 fangue di drago, bipocbiftide* &fu- 
wiach ) me t zga di rofe roffèygiandeycoralli rojfi % 
& bacche di mirto, poi con pece,& ragia dipi- 
no fatene ceroto > èr fendetelo fufo qualche 
cuoio, 

Etìfe in quello mezgp tempo > b nello aueni- 
re malageuolmente andane del corpo ; feguite 
un criftiero, che purga; quale è ilfeguente* 

Bollite alquanto in acqua un pugno di eba- 
tnemilla>& parimenti di meliloto>anifi>anetbo% 
finocchio^ pulegio*& della decottione piglia, 
tene quindici onde > oue dijfoluete tre onde di 
zucchero roffotuna dramma dibiera, & una di 
elettuario benedetta: quattro onde d Tolto digi 
glio 3 & una dramma * $* me%ga dìfale commi* 
nerfequalicofe mefehiate infieme>et fatene chri 
fiieroy che euacuerà ottimamente il uentre f 

Ma ,fe fojfe maggior bifogno dipurgatione ; 
figliate lefeguenti pilole , lequali componete di 
due jcropoli di pilok fetide,& due di piloleag* 
- X l gregei 



L I B IL 

gregatìue,& fatene cinque. 

E t,oue la matrice fofie diuenuta tanto dura 
che non potefte ritornarla al luògo fuojcompo- 
ntte alcun bagno,fi come è il -pre f ente. 

Bollano foglie di uìole,malua& branca crfi 
fina,con olio 3 & b ut uro.&, come faranno cotte» 
cofi leuate dal fuoco il uà fé, & l'acqua pone- 
te in altro, nelquale poffiate federe . quitti di» 
moriate alquanto fino aWumbilicc. & ufcitene 
ui fomentatexon una Jpung4 bagnata in detta 
4ecottione,et fprtmuta.dipoi ungete la matrice 
con alcun de gli olij difopra moflrati , ò quello , 
che uieneappreffo. 

Mefchiate infieme due onde per parte di olia 
di majìice,et di olio ro fato omphacinoxolquale 
unta s'ingegnila leuatrice di fingerla in fufo . 
ma dpppo la untione rie farebbe difdiceuolejpar 
geruijcpra languente poluere : poi mandarla 
afuoì confinL 

Tritate minutamele uno [crepolò di cupole 
dì giada,uno di fiorì dì pomi granati, <& uno di 
feor^ loro, & uno di bacche di mirto: me%ga 
dramma d'incenfo , & altrotanto per ciaf cuna 
di mafìice,acatia,& hipochiftide. 
< So/pinta la matticele ui piace dì fare qual- 
che f uff umigioyiò lafciate quefiefatto in polue 
re.Tigliate due dramme di afphalto : & una di 
fierco di bue, ma è migliore quello di uacca , & 
triti Jfrargete fopra carboni ardenti. 

Vana 



SECONDO. i£4 

. Patto quefle co fé douete alle farti da baffo fa 
filare la donna fir ertamente: et prima fate lem 
pìafiroychedauantidifcrwemmo. 
• Doppo l'empiaftro conofcedo douer offere prò 
fittatele molto qualche ceroto componete Ufe~ 
guente,iiquale è ottimo* 
*- Fate in minuta poluere due dramme di feme 
dà aceto fa,di feme di piantagine>& di coriandrì 
preparati per ciafeuno ; una di coralli rojjz, <& 
ma di feme di rofe : una & me%^a di bìpochi- 
Jìide, & parimente di acacia,& diincenfoi due 
di galla , due di feor^e, & due di fiori di pomi 
granati, me f colate la poluere con tanto olia ro^ 
fato ompbacmojcbe bafli ad incorporarla a pe- 
na:dipoi con cera,& pece componete ceroto,iL 
quale fendete fufo alcun cuoio, & ponetelo /o-, 
pra il uentre della domalo di dietro dirimpetto 
alla matrice* 

Se oltre alle cotate medicine beuerà ognimat 

tina ilfeguente liquor e,et finitamente doppo fi 

. Attaccare una uento fa grande di {otto all'umbi 

lieo, do uè la tenga una bararne acquifera la fai 

lute.il liquore è quefìo* 

: Mefcolate una dramma di poluere di coralli 
toffì,& una di bolo armeno con due onde tradì 
fucco di pomi cotogni,^ di bacche di mirto, & 
diaffi alla donna. 

.- Similmente ueggiamp giouare fammarnete il 
il cerato fatto di galli* mofeatadi Mefue appiè 

X 4 cato 



zi n k o- 

caio allo umbilico uerfo lo ftomacho alquanto. 

Beuete con nino una dramma difeme di paftl 
naca domenica pefla:cbe è miracolofo, 

0' pur con uìno togliete una drama di foglie 
dì mirto >& una di corno di cerno tutti polueri 
%atì.& Subitamente fi ritirerà la matrice. 

Spargendo nella natura certa poluere fcriu 
fa dì fotto>& poi legandoui [ufo piumaccìoli , 
la riterrà marauigliofamente, 

Te&ate bene due dramme di gomma di lenti 
fco,& altrotanto di incenfo y noci di cipreffo,an 
timonio 3 malicorioyfiori di pomi granati, & gì ci, 
de, & ufate la poluere fecondo, che ui b abbi a- 
tno infegnato. 

Ma tra le co fé medicinalìy che ritornano tra 
niamoycbe le foglie di porro brufciate,& bagna 
te nell'olio di noce :. poi auìcinate alla matrice è 
uno argomento preflijfjìmoiperciocbefubito ella 
fugge quello odore 3 &fi ritira. 

Fate etiandio cenere di gufci di Qu^de' quali 
fono natiipolcinijpargetelafu la matrice ujci- 
taJipoi ui diftendetefoprape.ee liquida;che del 
tutto ritornerà alfuo luogo. 

Oltre a quefto bollite in acqua piouana, ò di 
cìfterna uguale parte dì gallalfcor%e di quercia* 
giàde y rami di mirtoSor'het fcor%e dipomi grò. 
riatiyrofefimiglìanth & riceuetene il fumo per 
alcuna canna 3 bauendo giàUleuatricemeffa la> 
matrice dentro. 
v , ... Tigliatc 



Jl t-O'ti T>0. iti 

"Pigliate anche affihaltorfolophonia 3 capelli 
humani } & corno di coprale* tutto infieme 2 ò al 
cunopofiofu carboni ne pigliate il fumo. 

Ordinano alcuni, che fé la donna non andajje 
del corpo ; le fi debba preparare il feguente, 
criftiero . 

Dìffoluete in acquarella quale fia cotta mal 
m>mwcorella,fogLie di uiole,or%p franto, bran 
ca orfina ,femedi anetbo, & di finocchio , aU 
quanto di caffia, &fpargeteui olio molato* <jr 
facciafi. 

Eh fé haueffe fete ardente ; datele 'zucchero 
bianco con acqua d'orbò quefta miflura. 

D iffoluete in acqua £or%o frato tre onde di 
diarhodon abatis,& parimenti di dragaganto » 
& di zucchero rosato uecchio,& beua. 

Se haurà la febre;pigli ogni mattina me^go. 
oncia di offi^accharo co duedramedìpenidij dif 
fatti in Acqua calda.appreffo,fefarà dibifognoi 
purgar et e il corpo da quello humore\, che farà 
cagione del male.quindi confortate lo sìomacho 
conempia§ìri,elettuarij } &fmUL 

Quando ilmedicobabbiaopinione,cbe ilba~ 
gno debba cofirmare limatrice neljuo luogo ; 
trouarebbe utile imito £ acqua di curcuma: U 
quale è defcritta da unofamofiffimo intorno nel 
la maniera che uiene appreffo* 

Cogliete una uncia di noci, & di legno minu* 
tamente tagliato dicipreflo, altrotanto coUo , 

fiica 



Z I B ^ 

fyica celtica,fpico nardo y mirrha } rofeimirto 3 So 
ri di pomi granati 3 & cupole digianda : mei^za 
lira di uejpoliy^r me^^a di [orbe, fé bavere ne 
poteteJequali tutte cojepeftate alquato,& fa- 
tele bollir ein tanta acqua y che la donna poffa fé 
aere dentro fino allo umbilko.leuata dal fuoco. 
Infoiatela intiepidir e :poi uiuada entr o.ma ^co- 
me farà fredda; co fi nefca,& fciughifì tutta,&- 
maljlmamete la natura con alcun drappo biàco 
dilino.dìpoiyfela matrice appare alquato,b da 
b:tate>che no efcaifbargeteuifopratf nella nati* 
ta poluere fimile alla feguente. 

Laqxale fate di me'tga oncia per patte di 
noce di cipreffo y fiori di pomi granati , galla » 
antimonio >acacia 3 carabeyalume dì rocca y <& 
incenfo .- 

Et, fé defiderate altri modi;fate co fi. ungeteui 
la bocca della natura co olio rofato,ò di mirto* 
& doppo la unitone copritela della poluere&he 
fegue . 

* Teliate mìnutamentey& criuellate memori 
eia dianoci di cipreJfo y fiori di pomi granathalu- 
me %uccbarino y & bolo armeno per parte, ma 
affermano molthche molte uolte la fola polite- 
re di noce di ciprejjo ò cupole di giada opera mi 
ra còloffimente . 

Dicono purghe fé la dorma fiede un pochette 
ne l acqua be freddarle giouafommaméte: dipoi 
fijparga nella bocca della natura poluere di no* 

ce 



SIC 0X 5G » io 6 

€t ài apre fio , o di galla > ò di bacche di mirto •-. 
ma , fé fi latta quella di acqua rofa , & poi ufi. 
la poluere ; farà molto profittevole .& tanto, 
fia detto della matrice > che efce fuori della 
natura. .. 

TE^CWCHE,qualhora fia andata dall'una 
de lati per cagione delfangue; douete falaffarla 
dall'altro nella uena del piede: dipoi procedete 
fecondo,che babbiamo dauanti ragionato jnge- 
gnandom di ridurla al fuo luogo. 

Doue fi fia ritratta per $afmofecco>& noni, 
seta la leuatrice groffe%ga alamayeglibifogn^ 
attenderui con argomenti lemtiui: come fono, 
purgatiomleggkriyuntionhbagnìyempiafiriycri 
§ìierh& fuppofitorij tali» quali comprenderete 
ejfere necefiarij. 

Quàdo di ciò fia la colpa alcuno bumorefred 
do,& humido s qual che egli fi fia molto y poco 3 ui 
feofo affaiyò non;prima hauete a digerir lo:dipoi 
ad euacuarlo: alla fine confortare la matrice jrì 
ducendola al fiato fuo. 

* Potrete adunque digerire V'Inumo re co fi. pi- 
gliate una oncia difiropo dì due radice,& una 
dimelle r.ofato:& con una oncia di acqua dì bit 
glojfa,twadi acqua dibetonìca y & una di ma- 
nicar ia gli me[cbiate>& porgete alla donna al 
la bora debita. 

. Ma,prima che uertiate a dargli; far dbbe otti 
mamentefattoje mondificafiek materie com- 
muni 



munì conpiloledi hiera, ò ekphangine dandone 
una dramma una bora auanti cena j& rio ilgior 
no feguete y ma Vaino ordinatele figli cinque 
mattine per tempo ilfiropo defcritto: dipoi pur 
gate l'humore con le feguentipilole. 
' Componete duo fcropoli dipilole fatte delle 
ff>ecie,con che fi prepara lo elettuario chiamato 
benedettaybaltrotanto agarico trochifcato:tre 
grani di filer montano polueri%ato con affimela 
le fimplice. sformatene cinque pilole/lequa- 
le tolganfi il fe/ìo giorno > & la notte appreso 
una dramma, & me^a di mitridatOy ò tale 
confetto, 

Mefchiate due dramme dì zucchero di bu- 
gloffa con meTga delle jpecie> con che fi compo- 
ne lo elettuario detto diambra % & alquanto fi* 
topo di fiecados . 

''■ lui a-dtte 9 ò' tre giorni commediamo 3 cbe prò* 
cediate a* firopì più efficachche li pajfati:liqua> 
Uhabbianofor%a di rifcaldare > & fot figliar e. 
taleèquefio. i 

- ^Pigliate una oncia difiropo di calamento» u~ 
na di ìlecados>& parimente di acqua di meliffa k 
di betonica>di pulegio>& altre fimili. 

Madouetefaperetchequaluqueuolta il cor- 
po della donna fia ripieno ; hauete à fuggir eque 
fii firopì; per cloche diffoluendo>glibumorife 
ne uanno alla parte più debile* fi come fareb- 
be alla matrice, onde ìnifcambio di curarla le 

darefie 



SI C ^LDO. iffy 

dareBe infermità maggiore . perche con quelli 
accompagnate alcune materie fiittiche,che con 
fortinoiquali fono ilmaftkbe, la noce mofcata % 
la rafura,che fi fa dello auolio,& fimili. & afi- 
fai meglio farebbe fare decottione delle ber* 
be narrate 3 & in quella gettami alcuna delle 
dette cofe.&,fe un magifirak uè ne piacejfe; or 
dinate quelloycbefegue, : 

Cauate me^p pugno di radici di bugloffa, di 
acoro,digiglio 3 & diiringiperciafeuna: uno di 
artemifia,wao di roJmarino,& uno di calamene 
to: una picciol parte di un pugno dicapeluene* 
reidue dramme diflecados,& co fi diffiica,& di 
fquinanto; una oncia di melilotOyuna diliquiri- 
tta , & fimilmente di fiori di cbamemilla: tre 
dramme difeme dianifo , & altrotanto feme di 
finocchio, &di petr o filino :due di cantila, fina* 
cuocete ogni co fa in tanta copia di acqua, quan 
tauedrete conuenire: & calata la ur%a parte , 
la colate ♦ di che ne togliete pari quantità con 
%ucchero,& melle,<& fatene firopo, Uqualefez 
odorifero con alquanto di canella , &di goffra 
no, fé bollendo hauefie perduto l'odor e& ne ha* 
ueffe acquistato altro poco grato datene dueon 
eie con acqua di pulegio: & di matricaria, ò di 
pukgio y & di meliffa. & tolgalo la donna city- 
que,bfei mattine : dipoi trangugi lepilole ordU 
nate,òqueftabeuanda.. 

Infondete per uinti quattmhoreduedrame 

di 



:- .1 i b li o 

di agarico buono: una di turbiti*: metgadìfyU 
ca^r me^a di gegeuo in acqua di betonica, di 
weliffa,e di bugloffa co un foco di ojjìmelìefem 
flice.&uenuto il termine colate l'acqua fare- 
medo he forte le cofe.nella quale diffoluete me%^ 
^oncia di cajjìa tratta pur all'hora me%ga dm 
madìelettuario indo maggior e 3 et meyga d'elet 
tuario benedettd.gr porgali alla bora debita da. 
fera fequente prenda il mitridato>ò la confetti^ 
ne recitata dì fopra. 

- COMÉhaurete purgato il corpo,& la mairi 
€e;cofi la douete mondificare,pigliando merco-* 
rella,&Jìler montano, liquali alquanto peftan-* 
do incorporate infteme, & mettete in qualche 
fezga chiara, & acconciatela a guifa di una, 
palla piccola . legatela con qualche filo, <& 
poHa nel collo della,, matrice la la fciate tutta 
motte. 

, . Onero pigliate alquanto di mitridato,& nel 
la pe^a acconcio fupponete: che non farà men 
utile . 

i UOlstplVlCATJL la matrice ui conni ent 
<confortarla,& rifoluere ciacche di male ui è ri 
mafo.& in quella itale fommamete l y ungere di 
fotta dall' umbilicù fino all'ingumaglia con olh 
~difpica 3 mnoylaurmo,et cotali altri infume mi 
fihòpzrfefediufati.apprejfo riceuala dona un 
fuffumigio fedendo fopra una bancario altro co* 
m&imu^mkiilfegmnu. 
tw Fati 



- paté paBa di una dramma di maflice, galla* 
& fìorìdì pomi granati per pan emerga di ra 
fura dì auolio con w poco di ter mentina, & di 
cera,& po§ìo fuoco fatto il luogo, doueejjafis 
de,ui gettate fopraquefia compofitione. 

La matnce 3 laquale uolgarmente fi dice afcea 
derealla teita,al cuore, & ad altri mem- 
bri parùjcoJarvc.om e. $ conofca, 
e curi. Gap. XXL . 

E 71 CHE dauanti più fógni, 
&modi di curare la matrice 
mafia dal fuo luogo,& venuta 
nell'altrui 3 fiano flati per noi 
raccontati : nondimeno & a 
più particolari ci piace di dì* 
J cedere; acciocbe,fi come queflo motto alle don 
neègrauìjfimo afofienere,cofi prouedimeti pre 
fii & facili fiano nella mente, & parimenti U 
particolari fegniycheli particolari moti di ejfa 
matrice dimojirano. — 

Terocommuanioàa el 

la o per meglio direni uapori da leUòper cagio- 
ne di leiyafcenderaBWjilla tefia; la donna fente 
dolore nelle parti del mfa^&fotto gli occhi. 
. jllla cura di ciò egli è dibifogno lauare U 
doma con molta acqua,& majJzmamenttJa te- 
Jta : nella quale, acqua fin bollito laura &mm- 




tu: & ungere il capo con olio rofato:& alle par 
ti uergognofe mandare foaui odori, trafuoi cU> 
hi fonùlaudeuoli le cauli y & ne beua ilfucco» 
". Sono alcune che paiono fojfocarfi>lor pefa il 
capo, fono opprefie da profondo forno* &>come 
il male fi uà alleviando y mandano fpuma dalla 
bocca» 

Faccianfi tutti quei prouedimenti > che fono 
flati detti ài f oprai & oltre a ciò le ponete odo- 
ri fetidi al nafo. 

QVWXIDÒ li contati uaporì faliranno 
Mie parti s che fono uicine al cuore y parrà alla 
donna difuffocarfi : uomiterà materie acri y & 
feruentiima tofiofi quieterà: fentiràdolore s cbc 
le penetrerà nella tefia & nel collo. 

Laqualaffiittioneueduta^lefupponete co fé 
adorate tepide;& nel na\o a poco a poco le man 
date fumo fetente* 

Ceffati li doloricele un medicamento* non 
éhe la faccia uomitare 3 ma euacui il uentre . di 
fopr& novda monete: ma fé ella facilmente #0* 
mitafieyil faccia, 

TZoftiaheua il latte* fero di afina* pur che 
^llanobahbiagroffa Umilia per natura, ofia 
di pocofangue* ofen%a colore yohabbiafuono 
nelle crecchie; pero che alcuni di quegli difetti 
foglionotogliereychendlefidebbadareil latte* 
-■ Vihahbiamo ricordatole no le prouochia* 
teiluQmitQ:percÌQchela uifiak fi offufcareb- 

bei 



\p : haurebbe nella gala di gratti affanni^ al\ 
tri mali non peri fati taffalirebbono^checongiu-^ 
ticmVangojck matricale, troppo le farebbe- 
rù cagióne ài noia s . 

In quello me^o tempo, fatele alcun fuppofi^ 
tor faine-I quale fiano cautharidu . 

*A IT-^EfonOfCbe oppreffe da fumi matrì~ : 
caltj quali fiano {aliti al cuore, ò alle parti c'ir 
conftmthpaionofoffòcarfi nella guifa,che aue-r, 
nìrfuole à coloroyche hanno prefo lo helleboYO : 
f$n%a ninna conftderatfane . appreflo+fe fyirar 
ujogìfano, lor conuiene tenere la, tuffa alta x /a : 
fior^acho pati jce affai, alcune uomitano falìua 
acida >& loro s'empie la bocca di acqua, & Le 
gambe divengono fredde, <2r,jeil male troppo 
diworainm : p0ono parlare, &finpidefi renda 
no le parti dclcapo,& la lingua. . 
_ c/f quefia noia gioua adoperare olpj 3 unguenti 
& altre cofe odor tfere^equali nei precedete ca\ 
ptolo,habhiamo raccontai eJequali cofemefco. 
late con lana,& quella inuolgete intorno ad al. 
cuna penna ò ad altro fintile inHrumento . 
v SJel nafoponetejjzefjofucco difilpbio, è ba~ 
gnate una penna infaceto, & andate bagnando 
dentro a buchi di quello, farà utile far la fterntt 
tireconcofeaciòconfaceuolL, 

%arra uno de più antichi fcrittori^ch'appref 
foli medici fiadi medicina, che quando il cuore 
patifcejcolpadejlà matrice ; egli èài meftìeri 
v, „ . " " T dar» 



I 1 B ^ 

dare a bere in nino alla donna feme di peonia* 
&diuitice. 

Et, fé queftinonfi trouaffero,beua pur in uU 
no abrotano, panacea ammoniaco,che non fa*' 
rd meno profìtteuole. , 

£t,doue mancaffero le dette cofeyuarrà igual 
mente ruta,ofucco di papa nero beuutoin nino. 

Onero peflate felephio,o fucco dìanemone,et 
co un poco di mirrha loinuolgete in alcuna pe^ 
ira fottile,& fatene fuppofitorio. 

Ma,fecon li uapori leuatija bocca della ma. 
tricefifoffe chiufa, egli farebbe neceffario dare 
alla donna alquanto dicafloreo polueri%ato co 
imo a bere, & ungerle dentro il nafo con gra- 
f ciò di balena,& lafciare la lana defcritta alla, 
matrice fino 3 che ella fi torni al fuo luogo . aì~ 
l'horaleuifi. 

~Et, fé tornale a mouerfi,t omini fi. & fate- 
le andar e il fumo dì corno negro di capra, o di 
cerno super lo nafo. ponete etiandìo grafcìoÀl 
balena su carbonì,& il fumo le fi mandi. 

Ma in cotali prò fumi, che pu7^ano,flia otti' 
piamente coperta la donna ; acciochtnon uada 
l'odore alla matrice . tenga anche la bocca ehm 
fa rchenonlefcenda allo ìlomacho,neal petto» 

7HJS, ho ueduto di quelle,chefalendo loro uà 

fori matricoli a' luoghi uicinial cuore , non fi 

fatiano di pigliare fiato^r pare, che per for%a 

il ùt ano iitormtanOi&ft anno come mone. •■■■. 

"i Ter 



Sì C ^D 0. 170 

Ter là qualcosa aquefie dotte coft fattamen 
te affannate darete a bere femedi -porri ,&di 
papavero- poluerì%ato , & mifli in tre piccoli 
picchieri di acqua . 

1 Vogliono ale uniche loramdto aiuto dia al- 
quanto di aceto bianco beuuto, ma nel uerofo~ 
no mirabili le femi di ginepro, & la faluia pefie 
&mì$t con acetoso nino. 
; Faccìafì appreffo quefio alcun fuppofitorio 
di grafeio di oca,di ragia, & dì pegola disfatti» 
& diligentemente infieme me J 'colati. 

Et non facendo alcun giovamento labeuan* 
ianarrataipìgUate pur femedt porro, & pule 
gio tripi,&ti mefcolati in tanta quantità di ac 
qua quanta èflataauati detta,& aggiugneteui 
un pìccolo bicchier di aceto bianco, et later%a 
parte pur di unbicchiero di buon melle .fate» 
che sìntepidìfca>eta digiuno dateli alla donna. 
• H %/£> quando la matrice,o li uapori le 
nati da quella andranno al fegato; fubitamente 
la donna pèrde la fauella,i denti sUnchiauano » 
&fasfi di colore liuido,& nero, quefti mio fi ac 
cidenti lefoprauengono coft fubito,cheella pur 
aWhora fafla,non fi ne auede, oltre a ciò àfono 
di quelle, che per dono il uedere,V udir e, progni 
fentvmenw* rimane dura, &rijj>ira frequen» 
temente, 

Quefìa noia foflengono il più leuergmì hor 
mai attempate^ le uedoue,lequali hanno par 

T 2, torìtQ 



■z i b^ :Ot 
ferito alcun figliuolo* & gipumìfynn&Mtaya. 
fta.uieneetiàdio aquelle,chem portano figlmo* 
U 3 &a qmikycbefer cflgione del partir iman* 
gonofierili. .u -- .i 

-. Et,perchche,oltre a detti fegniy le fi gonfia 
fopra il fegato; co le mani leggiermente fregadq % 
fingerete in giù la infìagione: et co alcuna fa- . 
feia quitti intorno la cingete affai accqciamete. 

Fatto qùefio le aprite la bocca con alcuno m 
firumetoyna pero in manierale non le ropia- 
te e denti. alcuni fregandola>ungono co olij con- 
■ueneuolu 

■ .Aperta la bocca ni fiillate nino predo fifft- 
mo,& puro . <ùr molte fen%a altro, adoperare 
migliorano, ■ ■ [ 

Ma, fé no fi rauniuatfaccianlefi profumi pu. 
%oleti e ingrati,nel modo però dauati mojirato 
alnafo,& alla matrice pi l'aceuoli ,& foaui . ; 
' "Poiché ella farà tornata in fendatele qual- 
chernedicamento, che la purghi à bafjo* ma con 
fideriil medico,, fé la donna è di cowplefiione 
'cholerica: che aWhoraèutile darle medicina* 
'cheeuacuila cboleratfe ella è phlegmatica; fa 
re,che nepigli alcuna, chefolua la phlegma. # 
; il giorno mede fimo fatta la tuacuatione, le 
fi fuppongariocofe odorifere, delinquali parlato 
habbiamo, &paìlaremo tanto altroue, che a} 
yrefenttei parrebbe fouerchip recitarle. 
" Sono alcuni medwhcheoltma gli odori fup% 



r sé c:o v b oi 171 

^>ofli 3 dop0 la euacuatione le danno a bere latte 
botto di afina. ....■.-.■ 

« Le preparano anche qualche ualorofo medi~ 
xamento adequali copia grade ne haurete in que 
fio libro ;ac cicche fuppofto faccia la matrice 
'tornare al fuoluogo^ che la purghi. 
« llmodo diu fare gli odorì>fia,che ogni ter^o* 
ó quarte giorno fiano fatti bagnUe fomentatio 
m odorìfere*.ma undìsì & l'altro nò; fi faccia, 
profumo cou co fé aromatiche. 
"-r'-Qjtffiì-medicaffientifi hanno da fare alle uè* 
klope, alle quali meglio che altra co fa farebbe, 
che fi marti affero>& faceffero figliuoli. 
% . jLlle donzelle ottimo egli farebbe s cbe fi defi- 
fe marito.ma,mentre che k fi procura* & fia 
frefa da cotali accidenti;non ponete al v.afo lo- 
ro alcuna coja. ne tolga medicameto a digiuno» 
Ma oue egli fia bifogno darle aiuto ; datele 
éere à digiuno per uinti giorni in pretiofiffimo 
*uino un poco di cafioreo^&di coni%a,. ne uoglia- 
morfhe por ti odor alcuno altapojie al nafo fel 
«ponga* - - 

OVE la matrice afeeda aduno desiati del ptt 
-to;ladpna y ,chejiòfente i èprefa.da toffe, ha dolo 
-re fono il lato^et la matrice lui è dura,et quale 
-è -una palla.et y come iti fi tocca no ha minore do 
loreyC'cé di alcuna piaga.eJJ'a intatù dìuietabida 
: et pare>che nel polmone le fi faccia apcfttma.odó 
-fi ritìra,com afjxkr&a&fajfigobÌMMraefiriiì 
■*'L'^ T 1 uom 



non appaiono s & ad alcune donne, allequali di* 
nan%i erano foprauenuti,a pena ttifìi fono [pari 
ti.&ife pur alquanto per feuer ano, fono pochi; 
con difficult a di fondono >o fono peggiori del fo~ 
lito. oltre a quefto non s'ingrauida. 

Et perciò,trouandofi la donna in quefto mifè 
ro ifiato ; uogliamo,che le fi dia medicamento , 
che le follia il uentre: ilquale però fia tale, che 
fi confaccia allacompkffìone di lei. 

Come haurà tolta la medicina , comanda il 
piufauio fcrittore demedici,che habbiamo,che 
ella fia lanata con buona quantità di acqua 
calda, 

Doppo quefli feruìgi le fi ponga alcuna com 

pofitionejaquale habbia uirtu di purgare il fan 

gue % delle quali copiofamente n'haurete là oue 

t s'infegnano li medicamenti, che prouo chino gli 

■ menHrui , 

Le fomentationi fono utili molto , li cerotl* 

. che ammolliscano, co quali mentre la ungete » 

foauemente con la mano fofpingete la matrice 

dal luogo offefo uerfo il fuo. pojcia la legate co 

qualche fafeia larga. . 

Mi piacerebbeebe ella beueffe $er quaran- 
ta giorni Ime di uacca , & in buona quantità 
per uolta.l 'cibi fimi fianomQllh& facili a di~ 
gerirfi. 

*Alla fine fila il medicomolto attento alla cu 

ra di que&a, infermità; pjercioche ella è delle 

. <. 'i;' " '■ " mag» 



S t C O % DO, ijz 

maggior hebe poffa foftener e la doma. & poche 
fonccbe^aìichoracbe da peritiamo buomofia- 
no medicate, fi liberano. 

S'È ne* lombi fi cacciale la matrice , & non 
uerrà alla doma foffocatione al capo; beua odo 




■ „ . . . , .^cu, 

mino ottìmo.& lauifi con acqua calda,& nebe 
uà dì tepida .nondimeno il medica vedrà fé fo- 
a le fi può daremo pur accompagnata. 

Si mone la matrice alcune fate pel Mentre» 
ilche dimoftra dolore acuto, & grauijjìmo, che 
la donna ha neWanche^nt'lumbi^t nel molle di 
fianchi luna ielle gambe fi rede tale,che le con 
uiene andare %oppa. 

lAdmqueuededo totali accidentUprìma egli 
è bi fogno dare alla donna medicina,chele folua 
il corpo fatta però takahe alla completorie di 
lei fia gioueuole. 

Il giorno feguentela mattina rìceua il fuma 
della compofitUmescbeuiène appreffo . pigliate 
tre parte dì or%o, una di foglie di oliua» una de 
galla,& ma di iufquiamo.pefiate tutto ottima, 
mente in poluere,&infiemelemefcolatecotan 
to olio, che bafiia bollìreMla adunque in alcn 
na pignata que8amìfiura % & la donname rice- 
va il fumo y fedendo fufo il luogo nece/farioda 
euacuareil corpo,òfopra alcuna fedìà forata : 
ma meglio farà una [fachia.faccia fi tre uolteìl 

Y k giorno 



giorno quefio fuffumìgio per quattro dì.Lafera 
~beua latte di uacca,melle& acquai preparati 

in mamera>che non offendano. 

J DOFE appaia la noia della matrice nell'in* 

guinaglìe; farà co fi ageuole il comprendere; 

Ter cioche quiuiytt nelle uie dell'urina ha la dò 

na grane dolorei&ftupide^xa nelle gambe: & 

la urina fi fermarne può tifare. " 

- . La onde fate fuffumìgio alla dona con ftereo 

di capraypelidì leporei&grafciodi balena:che 
«ellanefentiràgrandijfim&beneficioM in luogo 
' del detto prlueri^ate bacche di hedera 3 o foglie, 

* o fccr^parimenti foglie di quercia^ mefeo- 
■ latetnttoto ragia et olìo->et ne fate fuffumìgio. 

llche potete etiadio farecon puimone di ha-* 

' lena0 con fler codi bue >ò con corni di bue poi uè 

ri^t$ì& bitumi. Dopo che baura conofeiuta 

• alcuna fheme dì falute; piglia ildìfeguente un 
grano dì gnidìo s ìquali perauenturafono quelli* 

f che ci fi portano li mercatanti di Sorta a Vem 
tia y da loro 'chiamati fagiuoli ''-'di Soria. 

" •'■• jìppréffo quefio prendala dona cofe, chefae 
ciano urinare.tale èyfecuoceu infondete qua. 

i tìtà ài acqua due parti di ceci tritiy&una ter* 

* %a parte diuturna uuapafs \a. cotte le cofe,le c& 
'late>etf una notte mettete l 'acqua colata alfe 

rem,ela matina feguete la date bere alla Sona* 

• Terfauenire ufi la faluianel umo>et il feme 
delliWybencbe ìngMtQ.idwu(dt&al giorno • v 



S E C"0 % ì) 0. ^ .175 
*■ cuccete in olio tante foglie di sabucùrf na- 
to potete con mano tenere,et fatene fomenti cai 
N di,& tenga fi la donna coperta. In cablo dique 
fiocuocete foglie difambuco co mirto,et paglia 
éwxoi& fomentate il luogo . 
• Ottimo rimedio è mettere in alcuna uè fica 
aceto,olio, melk,& acqua-in fiememifii & ben 
caldi; & quella tenere fufo finguìnaglie. 

- iALLE volte fi uolge la matrice uerfo il luù 
go neceffario -per euacuare il corpo : perciocbe 
niolafcia andare fuori le feci >& dolori fono ne? 
lombi, nel Mentre da b affo y & dentro nel corpo > 
l & nell'ìnteflino retto. Quando adunque la. 
donna fentirà quefli acciàéii\egli bi fogna, che fi 
iauicon acqua e aìda, fomenti i lohi>& faccia fi 
fuffumigiyche puv^inozet ufifuppefitorij, iqua 
ti purghino,* riducano la matrice al fuo luogo* 
-Beua ciòcche le piace Jolo che no la offenda, ma 
più utile far iano beuade che cofaceffero al male» 

- \AVlEne anchora, che la matrice alle uolte 
nonafcende,nedifcende:mafi torce, & inuolge 
& occupa fé medefimasì,che fi fente al toccare 
durezza non piccola, le duole molto ne y lombi* 
nel fondo deluentre, &non può difendere le 
gambe,lequali infiememente ledogliono. non. le 
ttengono li mentir ui : &,fe pur uengono yfono 
pochi & non buoni, quado afa con l'buomOifen 
te dolore. &,fe la leuatrice cerca la becca deU 
la matrice', non facilmente la trqùerà. „ 

jilfo 



L I B TI 

\AÌU fine la co fa fi conduce a tale, chejpeflìr 
fi marcijfe . ne naie il medicare & kuar uia la 
marcia: che la donna fi muore. 

Solo quello rimedio ci ha in quello ffiato,che 
b fi dia fuocoyò fi tagli là,oue èbifogno.&,ficg> 
me il male è in uno de principali membri - y co fi 
egli è necejfario hauere ualorofijjìmo chirurgi? ■ 
cocche queflo faccia. 

Ma la donna nel principio del male per con- 
figlio del medico prenderà alcuna medicina 3 che 
la purghi da baffo. & poi fi laui con molta ac- 
qua calda>& faccia fomentationi. 

Ilche fatto la leuatrice diligenteméte uedrà 
di tornare al fuo fiutola bocca della matrice , 
ungendofiil deto con olio rofato y oue fia difciol- 
to belluino. 

Vagliono molto le fomentationi fatte co uri 
na dihuomo : &doppo le fometationi le lauan 
de fatte con decottione di lente; et doppo quesìe 
alcuna untione foaue & odorifera alla matri- 
ce d'odore dellaquale Jefalird al nafo della don 
na ; fi può Jperare bene di lei. 

Et quando uorrà dormire;ci piace^che fi fop 
ponga uno inuoglio di lana bagnata in alcuna 
ftecie diolioychefiautileacVo.. 

il giorno feguente tornì a uedere la legatri- 
ce fé la matrice fia acconcia,come deue: che, fé 
farà ; mgliamo>cbe la conforti con qualche odo 
re» &che adoperi alcuno medicamento» che la 

pur 



jEco^^a. 174 

purghi ferina morder la. 

SE lamatrice y ouer humore nato di lei fi fic- 
cale in alcuna delle ancheifi fermano i meftruì, 
gialla, donna nafce un dolore nella -più baffo, 
.parte del uentre 3 &delfianco.&fe la leuatric$ 
fentira coldeto y trouerà la bocca dellamatriee 
■uerfo l'amba. 

^Ad alcune donne il dolore fi distende ne lom 
hi 3 &arriua infino alle gambe .fentono alcun 
^ordimento. 

Et quando il male uà troppo auati;fifa mar 
€Ìa nel luogo > & perifcela donna 3 fe non uififa. 
tagliOìò dia fuoco. - 

Et perciò mentre è Untai nouelloy configlia- 
: jno la donna , che prenda alcun medicamento x 
che le folua il uentre. dipoi fi ponga in un ba- 
gno d'acqua calda 3 oue fi laui.appreffole fiafat 
te fomentationi , & maffimamente con urina 
marcia doppo lequalì lauifi con acqua calda. 
_ Fatte queflecofe la leuatrice ueda di tirare 
tabacca dellamatriee al fuo luogo. 

La notte le fi '/opponga alcun fuppofi torio , 
che molli fi chi^an^ alcuni ufano quelli di plora 
ho per tre giorni >& ogni giorno ilmutanoÀop- 
po li quali fanno fuppofi torij di brionia bianca , 
puer S fquilla pur per tre giorni. 

gettano doppo ciò, che ne uengano li men 
firui alla donna > & guardano, fé quelli fiano 9 
coler ichò flegmatici>ouer di f angue corrotto fi 

fb 



K* ^ é 1 B ^ * 

chct fé farà hi fogno purgare il j angue \fopponr 

'gono medicamento > che habbia uirtù di far ciò 

* perire giorni. 

<-■ Oltraquefto fanno alcun fuppofitorio fatto 

"ài lana molle inuolta in grafcìo ài cerno ìiquer 

'■fatto.- 

Quefio ujano per due*ò tre giorni >poi ne 
fanno un'altro dipulegioper un giorno* - 
: - Sia lecito alla donna di mangiare agli crudi, 
ò cotth^r di bere latte dì pecora puro > poìfao- 
cìafifomentationiconueneuoli. 
-■ : Sono alcuni medici-ili quali doppo il lattea 
le fomenta tigni danno medicamétoychef doglia 
il uentréytgr riguardano la complejjione della 
donna fé è forte, ò debile: perciocbe,fe ella è de- 
bile; dannole medicamento , che folua il uentre 
'da baffo. ma, fé è forte yla medicina purga per 
l uomìto. 

* ^Poiché que/ìi prouedimenti faranno fatti 1 ; 

Confortar etela matrice con fomentai ioni dì fé- 

nocchio s et di ahjinthio^ doppo quefìeuadal* 

leuatrice leggiermete tirando la matrice al tuo 

go debito, 

- Intanto uerrà il tempo delle f olite purgati* 
fiiyle quali fé per ijciagura non apparijfero;dat£ 
alla donna in utno quattro, cantaridi fen%a ali, 
fen^apiediyefen^a capo;cìnque grani di peonia, 
e 'cinque oui difepia>&un poco dì feme di apio* 
-"■ Et, fedoppj) che board pr e foquefta medica- 

- ~ mento 



S £ &0${V & 17? 

wmto fentird dolore, & fiferwerà Forma; ern- 
tri in alcun bagmtf acqua eaUaietbeua acqua* 
mellata aquofa. 

x Ma, fé con tutto ciò ellamn fipurghi;dialefii 
una altra uolta ilfopradetto 'Medicamento» . 

Etfeuerrano le purgationi a tempo debito; 
ma mattina per tempo digiuna treni ilmarito, 
s ella s ' ingraviderà, douenteràfana. 

Mentre che ella fi purga x maygi mercorella r 
&fj>ecialmetefe la purgazione farà copiofa,& 
tifi cibi delicati. 

. M^A,quado per cagion della matrìeejegam 
fyt&i piedi s inferminola' appaiono fegatmani'- 
fefti; pcioche li maggior detide i piedi fattoi* un 
giefi torcono^ fi ritirano; finte la donna dola 
re nelle co fcie,& nelle -gambe. 
, Et perciò,quand y ellafi troueradafimilì acci 
denti prefa;facciafi un bagno adacqua calda j& 
doppoquefiofùmentifinelmodoychele farà ma 
firato dal medico, &faccianfi profumi di co fé 
die pu^mo^imgaficm olio rofato. \... 3 

\ Qgeft&Mgliamoycfc^ *f?K"i 

fioche 'nel \capkolo,chefegue s & nelpafiatoba 
uete molte medicine profitfeuoti kqualt troppo] 
farebhefex^Ucar.e 

4&B. X^àMp alle donne ,cui#ffe?ide 'la matrf- 
xe^fa fugano il freddo de piedi 3 & di lombi* nq 
balUnoymfaltvm. nmouano da fé ogni paura 9 
tyfèaueimmn corr anq^ne facciano faticagr a 
i\ ~ ; • ■* ~~ uè* 



■;■:■: l 1 B K O 

*e>& maffimamente di quelle che poffono motte 
reageuolmentela matrice dal [no luogo, 

Djdla cura , che tener fi dcuc intorno a quelle 
donnesche per cagion della matrice pa- 
iono ftrango!arfi> & fuffocarfi . il- 
*■■■■■• quale difetto è chiamato da 

più Medici prefocatione> 
'■'■-•'■' & fuftocatìone . 

Cap.XXIL 

%A GLI altri mi ferì acciden» 
t'hehefopraftanno alle donne, 
fé ne uede uno acerbij]imo y & 
7\ \ grane oltre mifurai ilquale il 
più de' medici appellano pre- 
focatione s òfujfocatione.que- 
fio dicono fopraprendere allhora y che la matri- 
ce pare afeendere allo fiomachoò per menftruo» 
afferma ritenuto, ò humidità maligne bianche» 
è altra cagionedalche ne uiene, che il diaphrag 
ma preffo , & Hretto fi prema etiandh intorno- 
ti cuore.queHo non potendo tanto dilatar fi >qua 
to farebbe neceffario y ne cacciare dafequeffiri- 
thche dalle dettey& altre cofe fonomojfiymo* 
fira di fuffocare {dàonna.laqìialeperfun mem 
bro congiunto all' y altro fente nella gólagrandiffi 
ma noia finche lejembra haner un boccone,® cer 
tàdifficiiltà di tirare loffirito afe>òfimiglian- 

tc 




S E CO Ti DO. ij6 

te cofa.quefto affannò il più affliggete donne uè- 
doue,le monache,® alcune damigelle ', che li pa- 
renti fopraflanno più, che no farebbe lor dibifo- 
gno,a maritar e :& a quelle par imenti,allequali 
non uengono le debite pur gattoni, ma di rado al 
le maritate.quelle,chenon hanno i menftrui,por 
tano dolore infinito , ma uie più quelle , che per 
non eonofcere huomo,foflengono cotale afflitti» 
nezper cioche ritenendo filo faerma fi corrompe? 
onde lor fi toglie il poter refj}irare,ilfentire,& 
il mouerfi in manieracela donna fomiglia più, 
a co fa morta,che uiua,& quindi nefeguonofpaf 
mi epilepfie, ma pero fetida perdita della ragio- 
ne,® del fenfo. ne muoiono molte , & maffima- 
mente quando la acerbità del male fi prolunga* 
la onde è cofa manifefia^ che è una horribile in- 
fermità,& a quelle è horribilijfima,nella quale 
effe cadono ogni giorno,® ■ Rettalmente nello au 
tunno : percioche ètempo> che ha riguardo > & 
proportioneàciò, •• . . . 

%afce quefia infermità da duejpecie dicagm 
ni:l y una è fuori del corpo della donna ; come è il 
gran freddo ,Ueffercit io faticofo,la quiete* & o- 
fiofouerckiojcibigrojjjtmelancholìciattiamit. 
tarfi infangue putrido, il dormire lungamente ' » 
& molto lafciare il folito coito , &fimigliantu 
dentro al corpo è il menftruo ritenuto,o lofi>er~ 
ma,dondenefegue alcuna compleffione frigida, 
fi, chekfuperfiuitàmnfipojjono rifoluere y & 

con-" 



?^r L I B A 

cònfuwan ìuaporiper ciò natii liquali cattivi- 
afcendono al cuore>&al cerebro: il ritratto de*, 
ner'm della matrice >et de le uenealk [uè radici» 
il malo fito di quella^ di altri membri, i mali 
Rumori freddile •apofieme ì &fimili ì 
^Et^iafema per fona uaga difapere,fela don, 
Mafia caduta in cofi fatto accidente ; uedràejfa 
tirarek ginocchia uerfo il petto,& cadere, co- 
me morta. &ybencheella fia chiamata;non può 
rifonder e,ma ode^ •,fente,& 'è come tramorti 
%A%&, epilettica fen^ajpirare in guifa,che alcu 4 
l^ofeue accorga. &amnù che lefoprauenga iL 
male; ferite cotal debolezza di gambe-, & pigri-, 
W : $$lfauellare. il colore della faccia è giallo* 
yfc alcuna uoha rcjfoyetfimilmeme quello degli 
$cchi x liquali moftraw alle mite di u farle di te 
fia:& alle uolteftannochmfi sicché non gli mo- 
ye aprendoS^>chemnref^ira s come attonita, o r 
ment^apta^ha battimento, dicuore,doloredi te 
fta, &fbeffofette.&y quando è uicinaalmale z 
perde la noce , le s'infiammano leguancie> le fi 
$a)manolemani,&}ìriftmoedenti. . 
„ , Et , per cloche il piuuiene dafyerma > ò men- 
tir uo ritenuto per. colpa delle cagioni di fuori 
del corpo; però,oue <k menfiy.ui proceda uifarà 
manifefto : per cicche faprete la donna/non tor- 
narle quelli :et effa è affai fana t uedou4>Q fen^a > 
ò lontana dal maritoyociofa, & a cuìmllafo$o> 
gq wanchhba latte nelle mammelle >&> conao- 



S "E C ' ^ DO. 177 

fia co fa che alcuni menftrui fia.no fanguìgaì, al 
cunì cbolerici,alcuni phlegmatici,& alcuni me 
lancholichperlaqualcofa ritenuti i cholerici ne 
recano maggior i,& più graui accidenti. 

Usuando lo ff erma fia cagione di ciò, il co 
nofcerdtpercioche i menUrui non fono ritenuti, 
ma bette non n fati coito per la lontanala del 
marito ,òperm bauerlo.coftei dura fatica à re~ 
fpirare,&in lei nafce alcun timore maggior di 
queìloyche occupa quelle, che nonuedonoi mm 
jiruu& qualche uolta auuiene,che la leuatrice- 
toccando co* de ti lamatnce inferma, fa difcen-* 
derefperma grofio:& cofifirifana la donna.ha 
oltre allo fperma alcun menftrua melancholica 
maligno , che offende mortalmente i principali 
membri co fi fattamente, che alle uolte ne fegui 
■ta la morte. . ; . 

Et, per cloche quefto accidente è fimiglieuolc 
'molto ad alcuni altri; però non commettere- 
mo errore, fé fermeremo minutamente ifuoi fe- 
gnu famiglia il mal caduco, loffrafmo, gli sfini- 
menti dicitore , la apopleffia detta maldigoc~ 
eia, & il kthargo chiamato boggidì in mól$& 
parti mal ma%ucco*onde è diffamile dalla epile- 
pfia:perqtìchein quefto accadete, quando no fio, 
grauiffìmoja donnanarra paratamente la hi- 
ftoria del fubito fgpraprendimento fi come quel 
U,chejio perde la ragioneiioue lo epilettico no 
fune ricordai quando era nel fatto ^appreffo 
e ■...-.-." 2 èdf- 



I J B IL 

è differente dal mal di goda: per cloche non feti- 
te che è da quello foprauenuto, fen%a che fi per 
de ilfenfo,& il moto* ma no alla donna [affoca- 
ta dalla matrice Jl kthargo del tutto è diuerfo; 
tpneiofiacofa che qualunque il più fi habbia fé- 
bre,& dolore ditefta,come principio delfuo ma 
le:ma quefio Snelle parti da bajfo.kjpafmo non 
è , quale la fuffocatione, uenendo quefio fubito , 
& quello non. 

Sono molti, che giudicano bene* & male in 
quefìaguifa dicendo 9 che, fé nella donna cade 
alcuna delle narrai e cagioni; le fopr aprenderà 
totale accidente.fimilmente apparendo Inumidi- 
ta fuori de la natura ufcire;douete fif erare la fa 
iute di lei.affermano quelli cotaliyche la peggior 
$ecie p do ne manchi il fiato z per cloche ne uiene 
la mone y prologandofi la ferocità del male .fo- 
no alcune donneylequaliydoppo cheèuenuto, ter 
mina in un ginocchio, nelle jj>alle snella fchiena, 
j&fimile altro membro con acerbi ffimo dolore» 
& alle uoltefi muta in male di punta , ò di co- 
fie,come dicono alcune,in fquinantiajn apoHe- 
me delle Jpalle,& del petto, ma ueniamo hoggl 
mai alla cura. 

QVESTU fia fatta indue tempii? uno è* 
quando la donna è leuata dello accidente pajja- 
to : l'altro, quando è nel fatto. 

Quello,cbefi debba fare nel tepo,che èleua- 
ta;hauràriguardo alle cagioni, chenelohaue^ 

ranno 



S E C Ti D 0. 178 

ranno menato , prouedendo conia dieta, &con 
le medicine . 

La dieta,& modo di uiuereyehe giouiad ogni 
fyecie del preferite male , fia tale > che la donna, 
mangi poco; come che alcuna uoltafirichieggia 
no uiuande , che r Morino molto per U loro 
qualità, 

Ma y fe ìlmenfiruo fi fia ritenutola lo Jperma; 
pano icibi tali,che rendanojmagra, & non mol~ 
tiplkhino ne ilfangue, ne lo fperma, & perciò 
mi ìafeiate glioui , & il nino ffretialmente 9 & 
tutte quelle co fesche hanno efficacia di tirare le 
materie dentro,perche guardateci dalueato^r 
daW aere freddo , dal dormire troppo } ^r dallo 
flare otiofe picche non fi conuerrebbe. ma lo ef 
fercitio a* pie , & le uigilie pur che non infiam- 
mino* fon utili molto, iti allegrar fh& lo flave a, 
buonafyeranza pouafomrnammte:doue in con 
trario nuoce fieramente la melancbolia.uale af- 
fai il lenire il uentre, & conferuarlo tale* &fc 
non6onaltro,almeno concriftiernperciocbejo- 
prouenendo il male, più ageuolmente fialleg- 
•giara, Uquale,fe farà lungo, &noiofo; il farete 
breue fupponendoui nelle partì ttergognofe di 
-dietro cotalcompofitione lunga un deto fatta di 
cumino, & nitro con mdk: accìocherimoua&o 
leuentofità* 

I1\£ quoto appartiene alle medichete lo ac 
-adente urrà 'da mentir ut ritenuti; cercate di 

Z z proni* 



I I B 1^ 

pmuùcdr gli fecondo > che nel capitQloidoueinfh 
gnammo di mouere ì mentimi ritenuti , -per noi 
fu di'mofirato. nondimeno auifanoi fin famofi 
medici doner fi trarre fangue dalla uena ba filici 
frima,dipoi dalla fapbena. ma y qualbora abodi 
lapblegma; commandano y cbenon fi falaffi fi- 
no àtantOycbe l'bumore nonfia digerito, cbe al- 
la bora potete farlo ^cominciando dalla bafilica* 
& indi a due giorni tragganfi dalla fapbena c'm 
que onck di fangue* - 

Digsrifcafi lapblegma co femplkhch e bab- 
biano uirtù difottiglia re,& di aprire fen^a ac- 
compagnargli da alcuna co fa aromatica>&gr$ 
ta,per cbe fono conumeuoliil firopo acetofo i & t 
ìofpmelle fqmllhico è di maggiore for^a jlfiro 
fo detto de binanti}' s co 'aceto mifti con acque; fi 
come è di ' ruta 3 dipulegio > & fintili. 

Ma affai più prò fìttemi? farà la decottìom 
fatta con co fesche fott'ìglìno, & prouocbìno><& 
ad urìborafiano cordiali, & diffoluanola^en- 
tofità.& unica è quella di dittamma > & di cicb& 
rea*& di ; radici di buglojja^onedomfempre al 
troycbeuada alla matrice ;qualcèilfikmmta, 
no & l'artemifia . ^ t, .' 

Et ordiaaua ilgrade^traboìl fuccodi agn^ 
cajì&mifto con uino^olio^come farebbe quello, 
di gìglio : laquale compofitione è [opra ogni air 
tra ualemle»: 

Compito il fett'mo gwno,nelquale perauen- 
-' ~ ■« tura 



tw* farà digejìo Ch'umore ; porgete alla donna, 
alcuna medicina:- fi come è la hiera magnala ine 
ra di B^ffojepiloie fetide ,lo elettuario detto he 
nedetta , ò le pilole fatte- delle fue ffiecie . & 
l * agarico è [ingoiare medicina; fi come quella , 
che ad uri bora medefima digerijce , & -purga 
euacuando, & jj>etialmmte, quando fi bene con 
nino* 

- il che fatto, douete procacciare dì aprire il 
J angue mefiruaìe con gli ingegni ,che 'nel proprio 
capitolo di pmuocare imifirui ritenuti fcriuem 
mo.ma tra le medicine yche più fono commedate 
dagli antichi medici,& da modernìfi è ilcajlo- 
reoycbe alcuna uo (tafana intieramente beuuto, 
& fimilmentelo elettuario da noi già de ferino 
nominato BU&abifantia. 

jtppreflù ua\e Sommamente una dramma dì 
Gpopanago con uno fcropolodi cafioreo beuuto . 
in uino:perciocbe fa urinare affai. 

Oltrea quefip attendete a fottigliare il fan- 
gue,& ad aprire le uie co bagni ',empiaftri,j ujfu- 
migiji&cotali altre maniere , lequaliciò adope 
r ino, me fchiando negli empiaftri, chehauete a 
collocare fepra il fondo della matrice uerfo la 
natura ,cofe aromatiche : madifopra da quella 
uerfo il fondo dello fiomacho ponete quelle , 
che fottigl'moy& ribaldino con vapore feti- 
do . & in ciò il galbano ,& lo afyalto mollifi- 
cati in aceto % <& fucco di ritta con-unpoco dì 

Zi galla % 



t I B J^ 

gallai di fumach,& qualche argomento buom 
allofiomacho,ma non odoriferi. & diUefifopra 
qualche cuoio fott ile, & largo quattro deta, & 
lungo tantOy che -per trauerfo occupi tutto il uè 
tre,giouafommamente,rimouendo il male f ut» 
ro. ma x quando uoleteu farlo; uiconuien prima 
purgare tutto il corpo generalmente,^ la ma- 
trice apprejjb confuppofitorij, & altri argome 
tipoflida noi nel capitolo dauanti nominato z 
quindi uenire allo aiu to mo/ìrato . 

Come haurete fatto queUe cofe ;fela matri- 
ce af ce fa piegale y come ageuolmente potrebbe 
intrauenire all'uno de' lati,falaffatelafaphena 
dalla parte contraria: cioè, fé la matrice dtcbi- 
na dalla parte defira ;eauatje il f angue dalla ji~ 
nffira:& in contrario 3 fe dalla finiftra; trattela 
dalla dtUra . 

Et, fé gli humori nocini , & putrefatti nella, 
matrice faranno cholerici,ò melancholici; dige- 
ritegli , & euacuateglì con [tropi , & medicine 
convenienti a ciafcuno h umore, la cuiuirtùfia 
di aprire , & di prouocare per le uie da bafjo » 
mafen^a alcuno odore. &,,bencbe bifognaffe rei 
ter are più mite- le purga-tioni; non perciò ui sb$ 
gottite: concio fioche ne fentiyet&all&fine mag* 
gìore-utilitd. doppo liquali ufate bagni y ne* qua 
li fediate, ò uilauiatei Uquaii mnrifcaldim 
troppo x aw^i bwmtimcQK validità >& alcun, 
bum odo/ e 



SECONDO. tSo 

QV^ÀTsipO noi fufle tormetata dal prefen 
te accidentejlquale nafca da cancaro, ò apofie- 
martella matrice ; quello* che operare fi debba, 
vedremo appre/fo alfuo capìtolo, mani uoglia- 
mo ricordare^ che tn- fintile cafo fempre fuggiia- 
te i fumhò fujfumigi>cke uadino aliatela ingu- 
fa>cberiuolganoalle partida baffbima procede 
te con medicamenti , che gli tolgano ; quale eh 
empiaUro delgalbano auantì detto.egliuifabi 
fogno anchora alle mite di confortare le radici 
de' membri principali con proprie medicine > le- 
quali rifcaldino>uiuifìchino>& diffoluinoiuapv 
ri > & leuentofità» nel che è gioueuole molto la 
theriacajl mitridato^&il diacomino 9 mefcbian 
doui fempre alquanto di filermontano , fi come 
medicina propria della matrice» 

SE il difetto nafeerà dafberma ritenutola) 
riti fi la donna y fe non è maritata : ò effendo ma- 
ritata 3 accofii fi al fuo marito; pefciocbe il cono- 
fiere dell ìmomo tir er àio yffiermaalle partida 
baffo, mai fé la donna foffcmonacba *òbaueffc 
promejfa lafuacaUìtàa dio\uìua fobriammte, 
tafeiando leumande^ t beuer aggi y che troppo 
nutrimento diano:&in contrario feguendo quel 
Uxche fmagrifcanosquali leggere potrete nel ca- 
pitolo dello fcolamento al primo Librot&parH 
menti nel primo .Libro de gli Ornamenti delle 
donneai luogo di render magro alcun corpq. ma 
queftQ uidouete ricor darebbe lo effercitio fati 

Z 4 top* 



I: I B X 

^ofogkua molto >& lo atmflarfit&penfare al 
le ccje i che recano affanno* & facciafi non nel,. 
tempOichefuokfoprauenire il male ,ma, quan- 
do uifete lontane:percwcbe alpboraui fa me- 
Mieroftare allegre 3 &à buona ffieran^a, 
... Et fappiendo^che -molti impongono ,che la do. 
nafiafalaffata ; non ci fard grane dare alcuno - 
auertimento intorno a queflo : & -è che neitem 
forche la donna è tormentata dalla noia-, non le 
dobbiate trarre fmguetper fioche raffredda ol- 
tre mi far a la watrice.onde effa più raffreddata 
menopotràrefifiere amali uà fori, &. queflo di 
fiamoy quando tj] a è nello accidente, che in ri» 
guardarla da quello configgiamola diquattro , 
tinque+òfei Molte falajfar fi fecondo ^che il mae- 
firo comprenderà quella effer cvpiofa 'di fangue: 
per cioeht quello diminuito fi drmmuirà la mate 
ria y cbe genera lo fbermo.ma , fé la donna foffs 
grauida;non lo faccia ; percioche maggiori ac- 
cidenti le fuperuerrebero. .. 
; 'Peròydoue effa hauejfeil [olito corfdde\men 
&ruhma foffe notata per lo fperma ritenuto; da, 
dolela feguente confettione migliorerà affai [. . 
Qttefta componete con una drama di jeme di 
agnocafioyfeme di portulaca > &feme di aceto- 
fa in parte uguak,& pò faeri^atheoft due f ero- 
poli di feme di mentba ,& due_ di famedi cala-, 
mento :& con Recherò difcioltùinacquadi 
metha.fattene confetto fìmik ai una picciol ro 

■<; . td 



_ - SE C 0'TX D 0. 181 

ta di tre dramme l'una . 0- effa ne figli una la , 
mattina-» &., un' altra la fera manti mangiare 
una bar a,& dopo che Chaurà mafiteata; beua 
quejìabeuanda. 

. Za quale, faeda con tre onde dì acqua di 
mentha; & menadi uino di pomi, cotogni infie 
memifii. 

. M che pentiamo molto cottemi fi il preferite, 
fuppofitorio, togliete due onde di aceto fortijji 
mo:due dramme dì falgemma* &due4ifalnh' 
tro.mefchiate tutto >& jtiT?agnat e dentro al- 
cun buono inuoglio dibombajcioy & fupponete 
louiube è medicina efytvimentaia . . 

Etyfe ui lauaretemattlna> & fera legabe co 
la infraferitta lauanda;guai irete inbrieue. ca 
nate un pugno di radici di ireos > & uno par ime 
ti di radici dicalamentOi & dì radici di pan por 
cino :. lequali bollite in tanto uino pofonte » & 
grande* quanto cono feerete conuenir fi aller a~ 
dici: f nocche la metà fta confumata* dipoi fa co 
late>& ferbateuiil uino . 

E' cofa efperimentatamche nella fùfiocatfa 
w fatta da feerma ritenuto » ma da qualunque 
altra cagione lo infraferìtto bagno 3 ftidendoui 
entro la mattina ,& la fera almeno una herd 
uak più » che altro , & perciò cogliete un 
pugno dì matricarìa , &, un pugno ugualmente 
dipori dichamemilUi di calamento, di abx®ta- 
noÀìamfiìdi caruhet didaucome^pdifamdi 

41CC~ 



L I B 1^ 

aceto fa,difeme diagnocafto i & di coriandrìpre 
parati per ciafcuno . lequali ce fé fate bollire in 
conueniente quàtità dì acqua tanto* chela quar 
ta pane fé ne fi a- andata. Iettato il uafe dal fuo- 
co^ gettata £ acqua nel bagno* doue miete fe- 
dere, quiuìla lafcìate dìuenìr tanto men calda» 
che la poffiate fofi enere : pofcia ui bagnate . ma 
ttfcita quindi ungeteti* tutta la natura , fuori 9 
& dentro fina ai collo della matrice con lo un- 
guentOyche fegue ♦ 

Tenete al fuoco una dramma , <#» mev^a di 
olio fefaminocon una digallia mufeata. & cai» 
do,& incorporato tutto uiaggiugnete un pò* 
chetto di cerabiacaper comporre unguento, il» 
che fatto tifatelo . 

Similmente pigliate uguale parte di foglie dì 
agnocaHo, foglie dì ruta* feme di cicuta, metha 
firn colto fu monti, fi f eli, arifiolochia, & rubia 
da tintori.fatene trochifciyhauendo prima ogni 
co fa ridotto in poluere, con acquatone fi a cotto 
menthafiro,& ruta : & con la mede fima acqua 
datene a bere uno di una dramma, due ò tre noi 
tekfettimana.'ckedifeccarà mirabilmente lo 
fperma. 

Ma da qualunque cagione fi muoua laìnfer* 
mitàyècofa rara,& fegreta il porgere una delle 
feguenti pilole a ftomacho digiuno. Mefclnate 
una dramma di affa fetida , & me^a di dauco 
Putti poker i^ati con mdk rofato,& fatene cin 

que 



S t C ti DO. tSi 

quepilole:perciochefonogìoueuolì imito a cu- 
¥are>& guardare il malerbe non torni . 

Laquakofa otterrete dalle piote co fi fatte* 
figliate me<zga dramma di pìlole aggregatine: 
& me%%o fcropoh di affafttida->et me^o di ca 
ftoreo polueri%ati > & infime miUi formatene 
tre con mette rofato. 

Et,poi che ragioniamo di pilole; adopera ma 
tauigliofamente una delle infrascritte, lequalì 
fi fanno con unofcropolo di affa fetida : due di, 
buonmitridato.&fi diuìde in tre parth&for- 
tnanfene tre pilole^delle quali una fé ne trangu-* 
già per ogni mattina tre bore innanzi dìrperem 
che conferita fana la donna r & lìbera dalla pr& 
fenteangofeia. 

Ma tra le cofe più facili y& che fono mirata. 
loJe 3 è, ella donna pigli una dramma di poluere 
di jemedi agnocafiocon una oncia tra dimette 
rofato,& di acqua calda. 

Et cura mnfolamente quella nel tem$Oy che, 
la infermiti famolefta* ma ne la guarda quefie 
modohabbiatr e dramme diigrmemìna lanata 
con ac^m4ÌJtmtricaria:um^Jcrop<ìh 
& mefcoUteglìcwunpemdimelle rofatoifa* 
ccndone cotal iwcco?ie>ilqualc trangugia. 

&grai0ÌffimofigretQxdachi che cagione pm 
ceda lo accidentejkatealladonna undìshé* un 
i^lammfof^imcdefcrktAapprefio : laqnale 
gmHlay&lilm&t&^ agji 

rie* 



ni b x ° 

rìco buono : due ararne di tementina: MPZgò 
fcropolo di dauco>&me%£<> ài affa fetida polite 
ri^ath& infieme miftL 

• Simile lànù ha il tegnente beveraggio. Me- 
scolate una oncia &me%%a di mellt rofato con 
cinque di acqua fiillata dalle radici di lauro : 
& beua. 

: Se fu fumigar ete la donna neWhora>cheè te 
fiuta dall' accidente con la feguentemìftara'jfu- 
értamente fi delibererà, fi che fate pilole di due 
dramme dicafioreo : una dì capelli della donna 
inferma ì & tanta ragia dì pino y che bajìiadin- 
corporare.con una delle quali fimile adunano-: 
tiola fuffumig4te*ma4i c&tali medicine parlare 
mo più copÌQ[amentedifotto:perfhcbéè tempo 
di favellare di quelle ^che aiuìam le done oppref 
fé per maligni humori. 

* ^DVJ^QJfEifehumoricorrotti } cbefitro 
nano nella matrice^generano quefia grauijfima 
voìayprìma diminuite quelli > dipoi li digerite , 
appreffo gli fradicate>& finalmente confortate 
la matrice. • 

Diminuifconfi cofi.togliete una bora manti 
il giorno mezga dramma di pilole di hmafcrit 
tadaT^icolò: & ano fcropolo di fetide infieme 
compone, fate tre pilole, ò cinque iequali nette 
ranno fuor -di mifura la-matrice-. 

Fatto quefto il giorno appreffobeuete alcun 
firopo , quakèquefio . Uefdmteme%^a, oncia, 
•.'. ■ \' > de 



SE C T^D 0. 185 

de [tropo diartemifiay me%ga di melle ro[ata 
colato y&mex^a di offimelle [emplice con una. 
uguale diacqua di matricartay di melifia, &dì 
bugio jfa.& queflofiropo continuate [eiy ò fette 
mattine tantùycbe l'humore fiadigeUo : & -poi 
beuete la medicina* che uìene appreso : laquale 
[radicar a quello del tutto . : : : , 

■'Cogliete me%£ù pugno (tartemifia, di matrì. 
cariai iua> boraginey&buglojja per ciascuna : 
me^a oncia di ima pafia>& mex^adìliquirì- 
tia minutamente tagliatalo yf afa: otto febeften» 
& dieci gìugìole .bollite tutto fino* che la metà 
dell'acqua- fia rimafit.& di quella colata piglia 
tene quanto bafìa a diffoluere cinque dramme 
di dìacathclicon .•■ due [crcpali di elettuario in- 
do maggiore; &quatro didiaphìnicon.&- tut^ 
toÀi[cialto beuete. iui à-qudtsro bore pigliate 
cinque óncìedi brodo dì pollo con una di %uccbe 
roroJ[o:cbeuilauer a l'interiora. -• - 

Digerirono riiumore certi medici nella ma 
mera, che uieneappreffo. colganfi tre pugni di 
artemjfia:due igualmente dì ber ba detta [ana* 
mondi xcalamentaycapri foglio* capeluenere y ci~ 
tracb ì potitbrico,& enula di campagna: unaoìi 
eia per parte dì maratbra , feme di petrofemo* 
bycalamo aromatico 3 [ogiiedifpigonardo, odia 
thoy thìmo y epitimo > [andali bianchi, & rojffi, 
noce mo[catay [emedi bafilico* chamedrio-, 
& chamepubeo : due lire di zucchera ±iue d$ 
----- 'mdl& 



t I S K & 

mellej& tre onde di nino, bolla il diligente $e 
fiale f herbe , & tutto : & poi della decottione 
col mette > & col zucchero facciane un firopo 
magifirale. 

ILquale come haurete ufato tantoché Vìm 
more freddo fta digefio ; euacuatelo con alcuna 
medicina^uale è quefta. pigliate tre dramme di 
feerie >con che fi compone lo ekttuario detta he- 
mdezta:me%ga dicolloquintida preparata »c£* 
tofi di turbith^r diefula corretti, & prepara- 
ti incorporate tutte quefie co fé fatte in poluere 
con firopo di matr icariano di artemifta > & fate- 
ne pilokykquali pigli la donna in due uolte,fefa 
ita bi fogno* la mattina doppo le medicine dette » 
C*r malte altre appreffo quattro bore aitati mà- 
giare deue pigliare tanto del feguente elettua* 
riorfwntoèuna cafiagna. 
*. Rifate ekttuario con una dramma^ meig* 
di diamargarit&a: una di aromatico re fato : & 
me^a di diamufchio dolce ♦ 

Mz due giorni apprejfo entri in qualche ba- 
gno-fi come è ordinato quefioXogliete due pugni 
Schamemilla^r altrotanto di meliffa^nuladi 
campagnaymenthaftro^fr rofinarino>naflurtio % 
wgeUa,mercorella > cofto>& balfamitai fette di 
eriemifia>& fette dell' ber ba chiamata fana- 
piondi , tequali bollano fino, chela ter%a parte 
dell' acqua fin andata uia,& fatene bagno y dal- 
quote puijcbt la donna, farà ufciia; tolga cotal 
t con- 



SEC ^D 0. 1S4 

confettione. 

Trottate una dramma,& grani tr edeci di ber 
ba par ali fi?, difaluia, & dir a fura £ amilo per 
di ciafcuna;due dramme di opiothebaico,&gra 
ni quattro , & [crcpali duezduc dramme & fei 
grani di ottima canella,& ugualmente diffigo- 
nardojgalanga^affranoycoftoigengeuoi^edca-» 
riannodi balfamoyreupùttticoy piretbro > co- 
ralli roffiygarofalhdragathmirtotcafioreoy opo 
ponagOyp£pe lungo, & negro per pane: me%%a 
oncia^r dedotto granì di balfamoy &altrotan 
to di mufcbioy legno aloe y fquinanto > medolla di 
caffia,florace calamitajtorace rojfotfnafticejgal 
banoyferapinoyaffafetida^melilctoy arifiolochia 
lunga,& rotandaygentiariaydragontea, ajfaro, 
elleboro negrojneUiraàkidipeoniairadici di ra\ 
pbano domeJlico,radicidi acaw, fcor^e di feti* 
cedano, &di mandi agora betonica cbamedreo» 
pulegio, cent aurea maggiore , & minore >$ica 
celtica , capeluenetefrefco , & affen%o firefco* 
mirafoki hipericon,tormentiUa,pra£ìo uerde, 
mille foglioyfeme di ruta feluatka* di cala-men- 
toli finacchio,^ di iujquiamù biancone ardamo 
moycarpobalfamo^Uu^ikOyfottiliffimafarinadi 
croboijeme dipetrofeUmJbaccbe dilauro,filer- 
montano jMpiniy^marathro : due tire, w due 
onde di melle fj>umatù y in una parte della quale 
dJjioluetela medolla della caffia> in altra le poi 
umiche haurete fatte delle altre coferacco^ 
-...'. me* 



L I B C 
tate , & in altra > ò in uino il balfamo, alla fine 
incorporate tutto infteme y & guardateui quefio 
-pretiofo medicamento in alcun uà fé* quejìo è 
chiamato Opopira > la cui uirtù inuidiata dalla 
nofira età è fiata nafcofa fino al prefente nelle 
nofìre contradejma conofciuta s & abbracciata 
è ritornata in luce in alcune delle parti nojìre » 
<jr {periamo douerla uedere ogni giorno molto 
piu y confiderando y che non alla quantità de* fem 
plici y ma al giouameto grandiffimo y che porge al 
rbuomo merita di efferecoferuata nefommi the 
fori de i %« & y percioche più accresca il deftde~ 
rio a medici di ufarla y & a gettali di comporta 
vogliamo narrar ui alcuna parte del ualorfuo • 
quefio fantiffimo i medicamento, dato con decoU 
tione deWherba chiamata primula uera y & con 
tefioreoalla quantità d'una nociola,gioua Jom- 
mamente alla par alifta dell* una delle parti del 
corpo : ma guarisce meglio y che altro quella de 
gli occhi ideila bocca 3 della gola , delle mani , 
de* piedi , & di ciafcun membro particulare. è 
ottimo acoloro y a cui tremano i membri y & la 
noce» tenendola in bocca . & ungendone tutto il 
corpo , òque* membri y che ne patiscono y gli cura 
dajpafmo dinerui ritirati per pìene%^a:mafas 
ciafi Cuntionenel bagno > aggìugnendoui folfo 
itiuo 3 & di quellli fcarafacci > che fi trouano ne* 
baguL&pare egliyche guari fca il male recando 
ui la febrejaquale è medicina ottima a^nerui. 
</.-..„- àopp% 



S H C o *H E 0* 18? 

dùppo qmfioyfe con acqua, dotte fia fiata catta 
feonia ne darete a bereiognidì più pentirete me 
gliorare chi da.mal caduco fofie oppreffo , &, 
doue alcun melancbolico,^ qua/i paigo per na 
tura ne beua con uino ; il ridurrà in tale iflato , 
c}),e non pax^p>mafauiffimofarà creduto, ueg- 
go fi molti di ogni etti afflitti grauemente da tof 
fenataperphlegma: liqualihauendo quefla co- 
pofitioneufata tre giorni con uino y wl quale fta, 
kollito incenfoy & doppo i tre con decottione di, 
i aMÌdo>penidijScbi carichhuua paffa^liquiritia^ 
&hijfopo>guarirembreuiffimojpatio di tempo» 
<&• uien dettole data con acqua dipr%o >$oi- 
cì^eè rotta l'apoftema delle cotte ; cura gli infer 
mi mondtfìcandoh.ma benfappiamo y che a qua- 
lunque ne la pìglierà con uino , in cui'fia cotto 
calamento,& pultgioxgiouaràin que* dolori dì 
pt$o 3 & di ftomacho>ehe da frigidità fono pro- 
cedenti» ècofa marauigliofa ad udire* che tutti 
coloro,che dal fegato fono molettati ò per frigi- 
dita di quello 3 ò per ojjpilatione, cura incofifat 
ta maniera , che niunfegno appare in lor di ha- 
uerfimili malifufienutnfe co alcuna decottione 
diherbe,cbebabiano uirtù di aprir e y & mouere 
aurina Jar a data.ma J> qmdo}jaueHefeguitati li 
medicamenti : , che uìhaueffero apa la madeWu- 
rina^r delk altre fatuità del corpo ; haurete 
fpmmo cotento -porgendola co decottione di cap 
mri a coloro? che la mil%a offende :*raa che -più. 

jLd ciafcuna 



LIBRO 

cìajcuna per fona, che ne piglierd doppo la eua~ 
cuatione del corpo con decottione dipetrojemo 
lo y & di mace, in poche uolte fi trouerà guarito 
da dolore dì uentre nato da frigidità . apprejjb 
K chine beuerd con decottione dìpolipodio > & di 
mercorella, je da dolori colici farà angosciato • 
fé ne delibererà in poche l>ore: finalmente rom- 
pe la pietra nelle reni, & nella uè fica 'tolta con 
decottione di Jaffifragia. data con decottione di 
caule feluatkaiérfeme di ruta feluatica è più» 
che altra medicina efficace allafebre quartana* 
& a quella, che ritorna ogni giorno chiamata 
quotidiana, ma uiconuienftare ben coperta } & 
in luogo benferratoipercioche la manda uìacoì 
fudor e .finalmente gioua tanto alla matrice in 
qualunque guifaufata x che diffidi cofa far ebbe 
ad efilicare :perciocheha propria uìrtù di ri- 
guardare gli humori freddi ripofii némebri ri 
moti.& la quantìtàichefe mfuole dare per eia 
faina uolta è da ma dramma fino a dm, fi che 
confiderate diligentementeÀi quanto ualorefia 
il prefente medicamento. 

Il giorno doppo, chehaureteprefaquejìa co- 
fettione;fateuì trarre alquanto dijangue dal- 
la faphena del braccio.^ appreffofeguiie que- 
fio fuffumigio . 

T igliate uguale parte difolfo, aloe>& capei 
li di hnomo, o dorma abbrufeiati .fatte tutti in 
fQluere>& di quella componetene trochifei con 

fucco 



S JL C-0 W D Os l8tf 

fuccodi Jpatula fetida . de* quali pigliatene u- 
no> & ■polueri'zatofyargete fui fuoco , dotte ri- 
tenetene il fumo alla bocca . 

Come la matrice farà tornata alfuo luogo ; 
componete alcuno empiajiro quale è ilfeguente. 
habbiate due dramme di opoponago, bdellio, 
mirrba> mirto y & afpalto per ciafcuno : una di 
garofaliy& parimenti di canella 3 & digalanga: 
duejcropolidi legno aloe:una dramma^ me^ 
<Za di corali bianchh& fimilmente di roffiybo- 
lo armeno y fangue di drago y & acacia : ms?ga, 
ancia per parte di ceraycolopboma , & termen 
tina y con che incorpori tutto infime il fauio 




to,& difotto dall' umbilico , & coprale con al- 
cun drappo roJJo,& acconcigli inguifa>che una 
uolta il giorno fi poffa ungere dauatU& di die- 
tro con olio di mafiice y de mirto y & rofqto infie- 
ine miSli.&poì, tornateui fopra gli empiafiri . 
Faccia anche alcu fuppofitoriofimile a que- 
fto.dijjoluete in acqua d'artemifia me^a dra- 
ma $ parte di legno aloe 3 florace feccaypece, ca 
lamo aromaticoy& mace tutti ì poli4ere»&for 
natene una taftagrofia 3 & lugayfitcme è il de- 
to maggiore della manojegata co qualche filo* 
quefta poi bagnate in un poco di acqua rofa> nel 
la quale fia difciolto un grano di mufchio:qmdi 
la ficcate nella matrice>0He la tenete due bore. 

*Aa i Dop - 



E I B ^ 

" Doppo queflo fuppofitorio ungetela con ale» 
namaniera cotale. polueri%ateuno fcropolodi 
legno aloe y due grani di ombrai due di ottima 
mufcbiodiquali mefehiate con una oncia di olio 
di giglio >& una di olio cheiri . poi al fuoco con, 
alquanto di cera fatene unguento , col quale ui 
ungete il pettenecchio . 

Oltre a queflo ordinate di effere fregata ogni 
mattina auanti mangiare allegambe,& alle co 
[eie: & quiui porui uentofefen%a taglio . 

Componfi certa poluere > laqualeprefa a di- 
giunoyò quando ui Pentite al^arfì la matrice,no 
. lafcia,che offenda, togliete una dramma di radi 
ci di dittamoyuna difeme di pafiinaca: duefero- 
-poli di canella fim;due di melijja: me%%a di %af 
franozuno di cafloreo frefeo > &grafio. lequali 
cofe polueriyate > & della poluere beuetene da 
mez^a oncia fino ad una con acqua d'urtica, di 
malua>di chamemilla > & di chelidonia.^ que* 
fio baflìa curare la donna y & guardarla da fu fi 
focatione. 

Nljly Quando la vedrete foffocata,& afftit t 
taynon douete porre alcuno indugio ad aiutar- 
laiperciocbeauiene alcuna uolta y che per ciò fé 
ne moia: laquale caduta in cefi fiero accidente ; 
fé parrà mortai tardate a fepellirla fino a due 
dhò quiui intorno iperciocbe in ogni attofimile 
la natura con tutte lefue uirtufi occulta nelle 
più profonde parti del corpo <>& •Jfcetialmente in 

tomo 



$ z e o riD o. 187 

turno al cuor e sfuggendo l * impeto della infirmi' 
tà>& in quefto tempo auuinatele alla bocca 3 & 
al nafo bomba feto s ò lana fonile carminata : 
che>fe hauràpur qualche ftirito ;fard neceffa- 
rhyche ò manifeflamente 3 ooccultametenel ma 
di fuori » & tragga afe . nel quale atto uerrà a. 
mouerfi ilbombafcio>ò la lana.akuni appreffa- 
no alla bocca della donna alcun Jpecchio, & qui 
ui il tengono alquanto . &fe trouano quello hu 
mido^banno quello per manifeflpfegno della fua 
uita non eflintama in contrario 3 non mojìran- 
do humiditàireputano la doma morta. 

Hora 3 fe altri conofce 3 &fente quella bauer 
fpirito,f regate fortemente ifuoipiedh & legati 
le gambe, dipoi , fé è poffibile 3 fatela fkernutire 
con elleboro bianco poluerìzatOyò con eitphor- 
bio,ò pepe.attaccatele uentojefu l'inguinaglie, 
& le parti uicine appreffo ponete nella natura 
mufchio 3 ^ibetto 3 leghoaloe 3 & coi ali altre co* 
fé odorifere : & al nafo unfuffumigio ; quale è 
quelloychefegue • 

Me f colate infieme una dramma di affa feti- 
da 3 una dieupborbio 3 & una di cafioreOi e^ con 
alcuna fetida acquaio liquore fatene una pilola 
fimile ad una nociola .* laquale ponete fopra il 
fuoco ydoue la donna fenta il fumo, ò ponetele 
al nafo un pomo compojlo cotfeguente&rteji* 
chyonde fi Uberer ambitamente. 

Incorporate con cera tre dramme dì catto* 
- jia l reo} 



L I B ^ 
reo;due di affa fetida,& altrotantogalbano } & 
formatene un pomo ti quale odorato rifueglia le 
donne oppreffe dalla matrice^ 'qualunque per 
fona fujfe fqpraprefa da male caduco.ilche ado> 
pera la untione,cbe uiene . 

Tagliate uno aglio permeilo > & ponetelo 
fui fuoco con alquanto di aloe hepatico. & 3 co~ 
me farà cotto;cauatenelo, & trattene il fucco* 
colquale ungete l'umbilicoyipolfije tempie* &■ 
il nafo:&fubit amente la donna tornerà infen* 
timento. 

Se r impeto dell 'accidente farà fiero y e lungo ; 
egli fa di bifogno metterle nelle parti uergogno 
fé di dietro alcuno argomento > ilqualediffolua 
la uentofitàtfi come è uno fatto di cumino ,& di 
nitro con mellefuppoffo .'dall'altra parte bagni 
fi la leuatrice undeto in olio di chamemilla , ò 
dfgiglioyò altro più efficace, & nel ponga nella 
matrice. 

Et marauigliofamente adoperarà il gridarle 
neir orecchio^ chiamarla ad alta uoce?&~ter 
ribile. 

Oltre a quefio non uarrà meno incitarle il uo 
mito y ficcandole alcuna penna bagnata in oliò 
nella gola,ò potendo, gittar le in gola perforai 
: alcuna decottione, che il faccia ; quale è quella 
diànetbo>& diraphano con ojfimelle femplice, 
& auertite> dice un uàlorofiffim&medico , che» 
benché il uomitopaia di riuolgeu alle parti di 
. [opra, 



S E C ${1)0. 188 

fopra 3 tirando,& nocerleituttauiain quanto a 
mouimeto fortemta la uirtu>& la mada aquel 
le di fuor i:& co fi libera dal male foprauenuto. 

Quindi afferma un'arabo medico da molto» 
& commendatoycheje la donna odori tiferan- 
no con aceto; folue la fuffocatione> che la tiene . 

Ma i Greci linifeono tuttala natura di fuori 
fino a luoghi uergognofi di dietro in maniera > 
che la donna angofeiatafi leua . 
.. Sono de gli^irabi,che impongono>che fia te~ 
nuta chiù fa la bocca, & il nafo alla mi fera, la- 
qualcofa uogliono, che molto kdebbagiouare. 
ma ad alcuni pare opera da fare ò auanti la fé» 
rocitd del male,ò doppo che è trappajfata. 

^Aggiungono un precettojlquale ci pare ma 
leojferuato dalle nofire donne :& è y che non le fi 
debba dare, effendo in fommo potere >uino. ma 
più toflofentono » chele fia pillato fopr a il ca-* 
$o dinanzi alcuno olio odorìfero caldo : ilquale 
hahbiafor%adì cofortare>& di rifcaldare mol 
to»ojnde fuegliera il caloremturale^ dijfolujs 
ràiwporiiche opprimono il cerehro. 
; , Et y fé in quello otto la dona diceffe yòfacejfe 
4of4>perla quale conofce^eleieffer^fmrì di fi 
fief/a;]parget€ Uillàdoolio mufceUmocaldo.ér, 
quando pur auanti procgdefféy oì dwatpqualr 
<he cauterio facile àrimouew* & tanto uogiia- 
mecche ci bafii ad hauer detto Mia <&?a> che fi 
ém ofiermm & guardarla dai fym;amden' 



-'■■'•• z ì-'s---X ° 

te : & ciòcche bifogna nella grandetta fua te- 
nere per opporgli fi, 

SI CHE battendo ueduto pienamete qualì i & 
quate cofe fianonecejjarie a riacquiftare la [ani 
tà perduta^dalla quale ne feguita laftmlità>al 
tro non ci refta a fare fé non narrar ui y i più, effi- 
cacimedicamenthche uaglianoalla prefente cu 
rada onde diciamo. che l'aceto fquillitico y l ' aga- 
rico J'ambra ufate in f uff umigìo fono ottimi: fi 
milmente le mandrole amare 3 F olio loro 3 gli ani- 
Jìje carni ài montone per fuff umigìo : l y rifiolo- 
cbia prefa per bocca 5 l'aromatico mufchiato di 
Mefuejartemifiajapbalto in fuffumigìo Mhz 
tonica beuuca co acqua melata? labiata binari 
; tiajlfuffumìgio di capelli brufcìatuilcafiweo* 
Hi corno di cerno arfo y il cumino beuuto eonuì- 
-no 3 il "zaffr ano jldh ammolla gallìa y ìl galbanoj 
garofali beuuti y il ginepro , il laudano, il legno 
aloe ilfuccodi maggiorana tirato fufo il najojl 
mufcbio, Vopoponago, la pejlmaca y la peonia, ò 
-quindeci de- fuoi grani negri beuuti in poluere 
con mellicrato y ilpeucedanofuffumigato y la pe- 
ce odorataci pulegio y lapiantagine,la rubìa, il 
fer apino odoratoci fefeliyil fumo della termen*> 
*tina tirato fu perla bocca y l > urtica y & tlfuo fe~ 
me beuuto inpoluer e con fapa y le penne dettami 
-toh fuffumigau '•> & le penne della pernice >&■ 
fono più commendate similmente il fuffumì- 
^giofatta^ontre 3 ò quattro candele di Jeuoap- 
. *C'*-« ■ v *■-- taccate 



SEC OT^D 0. i8^ 

taccate infieme : poi acce fé , & appreffo efiinte^ 
l'acqua rofa è mirabile Jauadone il uifo alla don 
napofht in accidente:il folfo accefo>& pofiofot» 
to ilnafoy & molte altre medicine ; lequali , ac- 
cioche non fiamo lunghi troppo; lafciaremo da 
fané. . '. 

La matrice quanxlo-.fi faccia d ura ; con 

quali rimedij fi mollifica • 

Cap. XXIII. 

D alcune donne fpeffo auuiene ? 
che la matrice fi faccia da ra, 
<& "fi fi tocca con deio ; la hoc- 
cadi quella fi trauaajpera ) & 
li menfirui non appaiono :ma 
pur quando fi uedono* fono co 
me arena neper tutto ciò fi fanno grauide, ..; 
Quando adunqmqueUi fegni appariranno ; 
pigliate radici di pan porcinoje quali pefiate^et 
me fidate con fale , & fichi non maturi , & con 
melle .ne formate pafi e Ili, <& li uifupponete* 
battendo fatta alcuna fomentatione. 

Mangiate in quefto tempo mercoretta 3 & cau 
li cotte^nebeuete UfuccQ 3 & lauateuiconac 
qua calda. 

Ma fono alcune alle quali oltre lifegnlnarra 

ti loro J opramene febr e, &firidore di dentiy & 

fenumdùlot -nel fondo dèluetre& ne fiàck'hà 

^ - -j ~" m 




LI B H 
ne lombi . le quali tutte cofe auengono quando 
la creatura nel uétre corrotta farà putrefatta. 
ad alcune parimenti queflo accade ptlpartQy<& 
ad alcune per altre cagioni» 

Vero egli bijbgna y che noi fiate curate come 
difopra è flato raccontato,cioèy fateuì un bagno 
ài acquai ui fate fomenti. &,poi che farete la. 
uate 3 & fomentate; fen%a alcun indugio con al- 
cun infirumento aprafi la bocca deliq matrice » 
& quella fi allarghi, pigliate ancora beueraggi 
conuenienti y & ufate quella cura >cpe dauanti 
•per noi fu detta» 

, Egli è anco utile molto,fe pigliate uino odori 
fero temperato con un poco d'acquatemi, & ra 
dicidi fenoccbioy&olio ro fato de quali tutte fye 
eie porrete in uno uafonuouo col uino infieme* 
& effendo il coperchio forato, nel buco porrete 
unajcanna,& ui fomìgate. 

Toi che haurete adoperato queBi feruigi; ui 
fupponete fquilla acconcia però in gui falche no 
ui offenda.quiui la laftiatefino, che la bocca del 
la matrice diuenuta fia ampia>& molle. 

Si uede pur giouare ancora queflo medicamen 
to,il qual affai mollifica . pigliate fi chi carici y i 
quali cuocete tantoché i grani efeano fuori , & 
jpremuti pofeia leggiermente>& triti mef colate 
€on olio rofat0y& ponete in lana la quale uifup 
ponete. 

Tiu ualorofo è il fluente» togliete di cau //, 

& di 



$ E C HNf D 0. 19° 

& diruta parti ugualh& ufatele,come ho ràc 
contato de' fi chi. 

O'facciafi quefioyil qual mollifìca,& purga. 
feUate nellatte di donna,& nell'olio rofatotan 
ta medolladtocay ò di bue y ouer di ceruo, quari* 
toè unafaua y &ui Unitela bocca della ma- 
trice , 

E ancora opera molto ualeuole liquefar e nel 

l'olio rofato a foco lento medollad t oca > & ter- 
mentina, & ragia perjhecie quanto è una noce % 
delle quali ne fate come è un ceroto, di poitepi* 
do ui ungete la bocca della matrice > & ilpette?- 
neccbio» 

jluìewalcune uolte>che la matrice diuien cofi 
àura-icome è un callo ,& la bocca di quella fifen 
te ajpera , & le f olite pur gattoni non uengano» 
ehfefi tocca con alcun deto;ft ferite dura come è 
una pietrai il detto callo ha molte radici, fo~ 
% prauienfebre co freddo^ fremito>& dolor ma 
?ricale,&foftìene la donna oltre ciò gli acciden 
ti dauanti narratala qual durezza nafceakur* 
tia uoltadafreddo,ò damai uiuere. 

jL quefìacura eglièneceJJario y cbe uìgouet^ 
mateycome ho detto dauanti,et che formiate uno 
fuppofitonocon comino 3 et fale>& fichi>e melte* 
mangiate marcorella*caulw&ilfuofucco berne 
te>& de porri. 

- Si uedeetiandioichegioua ilfometarfi fyefst 
molte co acqua ? nella 1 quale ftano bolliti cocume 

ri, 



'=;--; L I B ^ 

ri, &poì che fante lanate y uifuppanete co* 

fé, che ira e neri 'jeano quali dauanti fono fiate rac 

contate, 

■ Quefii feruigi farete per due giorni. onde, fé la 

boera della matrice al toccare parrà molle ' ,ui 

■ponete m peffario di Un crudo grò fio, come è il 

deto p!cco!o 3 & longo cinque 3 unto di graffo £oc 

ca*& 'per tre uolte l'andate mutando. 

Vi fuffomigate poi con odor i y & fupponeteui* 
che mollificano grandi* quanto è una gianda : ò 
nitro unto in guifa 3 che non offenda : percioche 
nuocono le cofe che pungono . quiuiflia per due 
giorniyche ne cadefyeffo come una fcor^&pel 
ìegroffa. 

Ma paffuti tregiornh uifupponete pan porci 
m unto neW olio nar ci/fino • • 

Se quefio non purgherà;mettete nella matri- 
ce cantkaridi} ma ufate diligenza . &foppofle 
ui fiìano un giomo.& quando fent irete gràmor 
dimento; tiratele fuori, & la uateui con acqua 
■calda,& fedete nell'olio Jl giorno feguente effen 
do lauata,uiporrete i nella matrice graffo dìcer 
uo liquefatto inuolto in lana molle. 

Etyfeui parrà s che la matrice non fia purga* 
ta 3 effendo tre giorni paffati pan porcino una al- 
tra uolta con olio di narciffo, quinci paffati tre 
giorni lauateui di cofe odorifere , &ontuofe.di 
poi il giorno cheuiene appreffo porreteui pule- 
gio » il quale quiuifiia per un dì>& il feguente 
< * giorno 



$ & CO ^ 2> 01. 191 

giorno fufomigateui con aromatici, mangiate 
carnhcìbi mar ini [alati i&,quandofete uicme al 
tempo dellepurgationì'Muetecafto reo, 

Ma y fé la matr ite fera dura, & ufcìrà uer fo- 
le parti uergognofe:& l'inguinaglie diuengono 
àure>& piene d'ardore 3 & tutte s'incancbe-*. 
rifcono. 

T eHate medolla di cocumeri feluatìc'h &mel 
le infame con tanta acqua, che jfìa affaì>& fAte-* 
ne erigere. 

s Ottela bocca della matrice fiàdura y & ilcol* 
lo di quella per ficcitàdakuatrice al toccare la, 
conofcerà 3 & fé defeenderà alle cofcie-jion uifup 
porrete co fa che morda :per cloche* fé effa s'impia 
gaffcyò finfiammaffe; farebbe pericoloycheno di 
uenifte fierili. mafupponeteuimedìcamentìyche: 
purghino 9 & non mordino. 
v Oltre di cìùyfe con la durerà farà dolore; pa 
neteui. co fesche facciano divenir molle,come /ò» 
no la medolladi ceruo, ò il graffo a"oca 3 o di por- 
co } & l'olio di giglio celefte mefcolatocon melle: 
&il rojfod'ouo la cera bianca »aguifa d'empia* 
ftroy&cuocete con acqua > ritta,farma£or%Q et 
ài fermento* 

Ha yfela matrice farà grumofa ; la bocca di 
quella alla donna parrà come di ery.o> cj-[e la 
toccar eteyla fentinte dura Ai menftrui non appa\ 
ionoy & non fi ferma quitti ilfeme . quefii fegni 
ueduti pigliate pan porcino fin^a la j cor%a* 
v . aglio* 



ZI B It 

aglio i fale<>fìchh& un -poco di melle: le quali tuP 
te cofepefiate infume , & mefcolate, formate- , 
ne paftelli grandi, quanto è unagianda>& li p9 
nete alta bocca della matrice. 

Fagliano parimenti a ciò qui 'femplichcbe fo 
no acriy& mordono^ & hanno uirtà di purgare 
ilfangue. 

Li beueraggi che fi danno fono utilhma fra- 
no atti a, purgare la matrice. 

Se la matrice s'enfia per mala complefsio&e » 

ò uentofitàjcome fi conofca 3 & fi curi. 

Cap. XXIIII. 

fEJ^FI^t alcuna uolta la ma- 
trice in guifa y che il uentrt 
s*ingroffa , gli piedi fi gonfia- 
no 3 & le parti della faccia ne 
fegue brutto colore nellacarm 
ne & le folite purgationi non 
appaiono afuoitemphne la donna fi Jagrauida. 
condifficultd piglia il fiatOy&rfuandofi lena in 
fiediyò camina-Je contiene perhauer lo tenere il 
collo diritso^et qualunque co fa ella mangialo bt 
ttaJarnolefta^ affiìge y & ali bora molto più » 
che innanzi mangiar e. altre alle dette affiitioni % 
fyejfo la fopr aprende foffbcatione matricole. 

Quando adunque questi fegni conofeerà la do 
na> pigli fi alcuna medicina , che feioglia il uenT 

tre, 




SE C 71 D 0. i 9 z 

tre } & lauìfi con acqua caldai facciafifomen 
ti.& ejfendo paffuto un certo tempori {opponga, 
cofe y che purghino^ non mordano>& jpeffo>an 
%ipiu mite il giorno fomenti fi tutto il corpo.- 

Inqueflo medefimo tempo fi muta odori nelle 
parti uergognofe:& al nafo coJe>che pu^i. 

Tolganfi etìandiobeuande yche purghinoli. 
menfiruh& la matrice^ la mandino alfuo la 
coyfenonuiè. 

Magi fi mercorella 3 &beuafi latte y che in bre 
uefifanerà la donna; percioche queBa malaria 
non èionga molto. 

lApprejfo queflo alcune donne fentono nella 
matrice uento y & dolore; percioche non di rado 
queflo male ha origine da uentofità .onde fa di 
meflieriycbe piglino faluia* & cìpero, & quella 
pefli pongano à molle per una notte.la mattina 
feguente li colino^ ne traggano ilfuccoyil qua 
le con farina diformento non Sottilmente tami 
fata,un bicchier odi aceto,& tanto fucco di fil 
fhio, quanto è un granodi fauamefcoUno,era 
tutto infieme diano un bollori quefla compo fi- 
ttone in una>ò due mattine forbano. 
• Similmente fi u£depur x chegioua, fé pigliate 
lauro mirti,faluia,poluere diciprefio, di cedro, 
& {migliami aromatici , lì quali pefiate ><& 
foluerixate y& crivellate poi fopra uifyargete 
buon uino>& olio rofato diche uì lenite lamatri 
ce 3 & alle parti uicine. 

Sono 



t I B K 

Sono alcune altre,allequalifoprauìene ladet 
tauentofitàdi matrice. 

La onde ne la mandano fuori per la bocca,et 
da baffo, & oltre a dola donna fi gonfia* hafe- 
kre,&ardore,& non truoua luogo pel dolore : 
defederà Vbuomo , ma con noia focene il coito . 
fente come un pefo grane nella matrice : non fi 
può in piedi leuare. il capo le duole: non ha mai 
quiete,& non può parlare,& grida,fe lafopra-, 
prende dolor e,il quaM affiige ne lombi, nel fede 
te, & nel pettenecchio. l'orina fi ritiene, & 
ne muoue foffocatione . & per ciò de fiderà U 
tnorte. 

Le parti circonuicine <d core fono molefiate* 
&nelloJìomacofifentcmórdere,la bocca è ama, 
ra,& uomita materie aceto fé, & garbe 3 &jpe f- 
fo rutta, <& all'hora fi fente meglio-, »w % fé non 
?utta;figonfia.& quando fi tocca fa refiften^a* 
& le duole. 

Et perciò, quando uederete queflifegni ; con 
acqua mellata,offimelle,&olio ui lauatelama 
trice > & pigliate comino,oueranifi polueri%a- 
ti,&pifiate foglie 6 di. lino & graffo d y uccdfa 
con oui , & in acqua ponete > & ui finite la ma- 
trice. 

É ottimo il federe in olio caldo nel quale po- 
nete cofe aromatiche come fono fiori di giunchi 
fioriferi. 

0* fefote in acqua ^ulla.qude fia bollita 
i lauro; 



laurosouerìn acqua di mar e, 
il tEp.fofa 'utile far spurgami con medicàmetk 
ck&Umjcayoi puerfupponerui cofa alla grader 
%a d'SnagiandaychemuoUail carpò* . ■ ■ '., 

cuna cipolla unta di olw 3 ouer di mei le. 

j . Inlupgo di qmfiogioua affai il fele di-toro % 

smtr nitro tntfìi con rnelk. 

\ - Romito etiardiq ualeuole il melleja ceraje 

foglie, di Uno poluerizate>& graffo d'uccello pò 

é&8MMQ pdgrifpro 3 <&" tepido ne farete chjìère 

nella \matrice,, ... 

; . Si può ancora f apporre foglie di lino ^ouer fé 

jnìpuiuey libate diquelloje quali irmolzem la- 

$fk fi. .pongano alla bocca della matrice* 

. ' Oltre a quesìi-fe defiderate più efficaci rem a 

,dij; 'pefiate in/iente %affranó> graffia uc 'elio 3 fo. 

-glie-di lino>& olio irino, & li diffoluete in latte. 

. , di donna . il che fatt o togliete fili bianchi 

* . . .^ di tela Jottilìffìtoa, &gli bagnate m 

u . v. ' dttta^mTxùr affatene fuppo fi- .'. 

torio y & alla matrice il , 
- - ponete in guifaac^ _ : 

•.„ condole .• 

il poffìate rime- 
ttere. 



$é La 




I 1 B K o 

La ydropifia della matrice come fi faccia > & 
per quàl cagione & uarij fegni,checfnèik 
dimofìrano>& la eura,che ufare deli» „ : 
ba il medico. Cap. XX V . 

[OSI la matrice fi fabidropì- 
ca come ti rimanente del cor- 
posa non coftageuolmentefi 
comprende in quifia, come in 
quello, pur fatta bidroptea la 
donna, in un mometoleuengù 
no mdtiwenUrui y &alkmltepocbi:&-ueggo 
fi alle uùlu-quak èV acqua *> one fia fiata laua- 
ta carne fimguinofayalcunamlt&ne uegónfrpm 
jpejfi>& non fi congelano j&*auanti> che appaia 
no-Mdonnaprende difficoltà di prare grande, 
et dohre nella mil<za i &allhora majjìmamente 
che hauerà magiato alcun cibo dolceMtre a ciò 
genpafi il uentre ì & fifagrande^&^quando ma 
già piudelfolito; le duoleil umtre è* fpeffo i lo 
bùdoppo quefiilafebre a poco a poco le comin- 
cia à dar mia> ma poiché, fi è purgata da men- 
firui;li pare di fiavafiai meglio a comparatone 
de giorni paffatututt aula fra pochi dì ritornale 
il neutre grcffci& gli altri accidenti narrati. 
ad alcune le purgationi uengono di rado y & con 
cattino colorerei ceffano in un flètto* il uentre 
swg?$jfa^re alla donna fé ejfer gravida, & le 

mamel- 



$ E C "K D^O *$4 

pi#mtlk>cht erano ferme ,&- fode Jt fifanngmoL 7 

Ih&Jecche: & il latte, cattino. il rimanente del 

^mrpomaldijpoHpfiuedey&labo^caÀella ma 

mhrex& d'acqyajiyprpceJfodit^jM adalcu- 
ne fopr aprende rigore 7 &febre -> &$ridoredi 
dènti f altre à toccare fentono dogìUnelfendo 
idelumtni&nelomkh &nelmofóÀejÌMcbh 
j&selk anch eccome fé uifojfe akmapMga^d 
alcmss 'enfiano ìlombhfoprajl^etune^io^t 
Jegaw.be» &., ^^orjc^O'pm.ni^t e ^l^^^ 
Manifefti difanit4 )t & che per dijauentiir^ù^ 
inafia^rauida ; fi corrompe la creatura % <@tne 
4{ìen fuori cmjmltaAcquaipercìochtil fanguà 
fi corrompere' dmiene acquofo. &percìoìlpm 
fi muoiono le ^m^^ 
. Q^aiy$ywti^ 

tOi&^Ue yoheÀa altre zagiónì, fi comodai- 

lamica piena ^cq^a^qMales'e^ie^qmn^ 

do rbuomo hafebre^crtpl^fcU^fetegrm 

-4*9 &fyufaffói><&nM tornita .: cMfhfia co^ 

^fjZch€fueUo 3 che,pe^ 

ri per l'orma^iLrmmMe trafóri JfeJ^ifcp 
Mttimr$*&jtmm>fi come quella* cbeelrark 
j& fi%ite a àu na $w§ia > & pefia. 

Hora fé iriquefla guifa'fi trouerjja dona <&- 

,.feK.Hta acqua .pur fe^dcunaU tocca gracile 
....;: 15 b i \ aie una: 



jàUMtfWlfajCcmebombagìoyò-fetay & alle kM 




ftnmtneMè Me parti attorno ài uentre, '&-alk 

gambe? pèrcBcbe nel mftm corpo ìunà pane 

maMàf^atìra^ 

fatàft^tygn che non può tenere &perciòfèm 

^e^e^fe^hidrop^a^àWìrnomo quando ?fo 

Mii^fwi'dfiì r fecondo -che è flato dimoflvatoX 

%4lcune'fqnoi à quali comincia quefla infirmi à 

:fév^fèi}feypur che fi' troni non foche calore nel 

SitmHfaatòdafiegpia-qùi^ 

^z%? cBehdbbià fete\&cheia uefiC4 y &ìhwé 

yrWàgjMtttótmeM & cheVhuo- 

fytyHMà ordinatamente. 




^qùeMfàneyéu&faYaìVdò 

'fwri%entìpm 3 ~& àhremamere di remedij infi- 

^noycPje-ìl dolore fimìtighi. . 
"* Et oltre dì ciò egli fa di meftìeri, chetila tol~ 
~ga 'unaihéiUinnaicbeJètù^il'^Énireido^^ que- 
^fiéétlà -fi .fomenti iamatrìce-eonfterco di hw m 
^^ Fatto qmfloeUaff foppoiìga: alcun medie a- 

mento,quaìèqueÌlVyd3eft c<m 

"éantharidi. 

J- " Et Mme faranno f affati tre giorni ancora Q, 
-•fongandla matrice alcun medicamento compp 
jhcmjiéle per un giorno* il'quak finito hììa- 



$0 ChO&lP ù. ^ T9> 

%at$ftr tre di d'ame j>Jè iljtwtyjeji&àfym* 

te mólte, & nuoto f ,.. -„, ; .- .:"•■"• -„: ■ -^ 
Etyfe la fibre fard partita^ &jkf$rg4ÈW} 
Starnate > uada àd^rinirecol ma rij<k » . ,. ; v . • _ 

-ridtofe nimia,$k qMttte cofeamxmi^^^- 
da cavo limedefmiprouedimenti che raccattiti 
hzhhtamo, m&m^fa ikmwfirui ne,-uengano* 

• Ma 7 i quefio wiezZQ tempo betta Sdigiuno r* 
dividi C?etbmo ì & femi negri di pepuia^ frut 
tiMfawbuco con uinp* , _. ^,.. - _ 
\ : M<Ì'OgÌ^JeMQÌtajnexcorella &Agtisotti > &~ 
crudi,& ufi cibi molli . ..-.-..;,. 

• v ^Attajuie. giafiàafi al tempo narrato col ma 
%ko.&>fe fera figli noli-, fi {aner^.., ; 

- : -£mtt™enteJe< contiene here. la^x& peplo, 
àììmaJw.pApmeroifelepurga&ni^^^ 
é>f*& cattine $erlmgQ}}m<> & t&npo. . . 
ì^MP&nto pwjpfofih-graiàda la qutfagratii- 
dwty popò piydi dupjr&efi.pHO disfar e \percio^ 
àxecrefee l acqua ndU matrice, & laureai uff 

fixorrMmpe. .,' ...... 

Quefie cofe admqjieJ?i£ogna tuo/e ìnfino che 
laccatura' fi wmwJpM te più HQkefi£Qr*om 
pe,&fi dijperde, & in fiemeU mature M dftil 
k fangm i&acqux. . _ , . w . ì „ ■„ . A o . ^ 

-vMfl non 'JfwÀQ gzmfa»fatte le dfUeprouU 
fiorii } ni [apponete pan porcho imolto in mei* 
kj,M pefodt tn d?a^$kg4t<im alcuno fot- 

tiLttdo. .. w -■- .v, -;■ .: -c>.^..«:.^ 

-„.^/..' %b ì Mettete 



t I B ^ 

Mettete anche polvere dicipreffo in acqua» 
&iui la lanciate per una notte ,& poi legata in 
uelouifupponeie* ' " ■* 

Giona etìandio molto fare un fuppofitorìo co 
una paffa > & cornino infime petti, & incorpo- 
rati. - 

Similmente naie ilfeme d'ortìca y & le radici 
d'aroìqualunque ui piace diquefli potete difere 
fornente ufar-e -per purgare la matrice ylaqttal 
purgata 3 entri la donna in alcun bagno y & laui 
fe&lèpartìue'sgognofù. poi fi uada a dormir 
col marito, ; ■ •• ; ' - 

Sono ateme^alle quali uegono li mentitimi 
fti di fangue>& mar ciafrquali molto mordono, 
^impiagano quelle par timide corrono et lecir 
couicine'ìComefarfuolelafalàmMói^ 
que uokamenefuóriiiuifa n'afeere ulcere co co 
lored'ittericotperò egli èneceffario che ui medi 
cbiate x come è flato detto nel capitolo dewen* 
Bruì biancbiyòbiancure .maifàppìatey cheque- 
fio male è debile , ma alle uolte mortale$etial- 
mente fola matrice ne ufeirà, 

Teròèmolto utile beuere latte d'a(ìna>& al 
tri rimedi] detti feguitare. 

Oltre a cìò> fé V acqua ne*efce delta matrice ; 
pigUat&folfo <><& graffod'oca famefeotate infie- 
me,&leuifupponete. 

(ffeftatv ragia fecca , foglie di mirice, & 

teme di lmo 3 & m nino le mischiate con grafeia 

^ ; ■*:.. £uuU 



S Z CON D 0. i$6 

$ucello>& fatene crijiiero alla matrice, ,'-' 

Rieti modo è, fé inuolgete in lana farina pu- 
tiffima >ò farina d'amido >&la mettete alla 
matrice P ' 

- Etfeguendo ilcorfo dell' acqua tantoché no 
e e j] calla donna^pefiate in polvere foglie dimi- 
iriccMcenfOi & ragia > & mefcolau pur con 
uin0y& grafeio d'ucdlo, & fatene crijiiero. 
.. Htyfe molto ledolefie il pettenecctyo:peftate 
feme di uitice con melle y & a guifa di empap.ro 
fendete fui luogOìChe duok:chefarà nonfen^a 
utilità» 



La mola, perlaquale le donne paiono grauide> 
& nonfono,eome£conofca 3 &:ii curi : doue fi 
* leggono più medicine da far partorire la 
creatura » che fia morta nel uentre 
della madre : & eflendo uiua* . 
3 :. con pQfìa partorirla à 
. . tempo debito, 

Cap^XXVI. 

lOGLIOI^p alcuni famofi me- 
diti s che le falfegrauidan%c 
delle donne perciò fiano do- 
mandate molaiche di pefoi & 
graue%%afia fimile alle pie- 
treciche fi fanno le molu. che 
macinano il for memorò che aggu%gam icoltei 
* Bb 4 IL 




lijlcheàfiamro-, ò non>baftaci afaperè, che è 
una grauìàani^L falj%'laquaie firijalmi&di- 
uèr[&gùfe-$ delle qualLquslla,cbe la dotino. 
coTKpifce , producendo unpej^odi carne y odi 
[gxgm, appresa neUa matrice, fi cbìam^mo- 
hauem'iqmUa,che altrimenti appare, non è uè.-* 
mrfp£MM,è > quanàofi rifolue in uento,o inaUra 
[upmhtìtÀjequali e [corneo molto [angue* fon* 
[fièi&émi \pwdome pareregrauide quatojdkì > 
[eàpi^^^3^!i[^(l^^i^.àtttùy che akà^ 
ne:pèt$te^^quattm. anni. hanno ingmnatè. 
chiunque le uedea,crededolegraaide: &-ak.wiz 
fino in tale [iato iungameìe uiuute, cjr alla [ne 
m^e^&^fepur quakbi una [ene [caricava l 
■prodbctnàone. un pezjodi carne, quello è tanta 
duroychemwno.gagliardo braccio il può con 'fer 
70 tagliare^ '_.-.. . ... - ,- 

Ma la&Lgix>ne,cbe mona [traile inganno, dice 
[ìyche è il calore : perciò che ^ouz la /natrice fia 
calida ì & [ecca;tira il proprio fperma a [e,& il 
ritiene ùlquale non effendafenon della [ola don- 
M,non fi genera animale: & cofi [affi come car 
ne,òrcowe un ouo di. uentQy ma non aggìtmgona 
peròjtcbenonje ne [accia; b&cbela donna fi giac 
àa cai} l;puomQ. egli èhnJlMerQiCheyquado gli 
jpermixnonfi mefcbianot debitamente ; fi generai 
Mina cofa non'e^piuta, ma no però cotra natura* 
a que$p.[Qggiugne alcm.pbi{o[opbo y-cbemoltó 
auanfi ne ha ragionato y.,cfa#m donna giacqm 
- -... col 



tH % fu&wtarito:& percìocbe le s'enjjam.ognf 

^iùxmpiu iluentre^e^edtua eff*regmmda.u£- 

yktfcikt&np&icbedouea jpartorhé^iù fi uidexQ 

fa:a&um,nela.gKG$^^ 

màjepertréy aquattmasmi: alla.finede^quali 

%addùmxettòfitifi&&mt& crudele yche.qua fi cbs^ 

i(t<Mmmhì^it^mm:hsbbt^n& y fé non. quando 

panmtunp£ t z^M,GameAalcb& 

t4^l&$wjeiàh&ntmfiJps^ 

malhma- la^jpÉrm^mtìfimMcùmmrm in:moÌ 

tizper£W£héj'crmewnmedicfr^ Zfecbe notk 

ità{jmgx}.tèfc<, che-pafiodella p nfem£\mfa%ùe 

'$gU*bm dueyettxe:uo^dfuùi giù/vJ mde delle 

4mmp^odurre<iifimili peluche m. ermo del 

'tutto prtui dì formarla quale fi moueuai&Mtffe 

alarne, bme^dbrdamnii che dauautì hauem cr$ 

éut$ fermamente 'f£xffkv:grauida y tìaitmd<>;f0tt9 

queflQymddeUgrtif^ W 

^ììjucìdmtUch&lfrf^rm™ 

fraxnefoffe Animata jwné miracùl$ 9 .ve.j;$l<hS€b$ 

'smppkgmallamgimeiperào^ 

4i^mc£Ìdem:y^tjmgQno alladwn4.rfQ$Q 4* 

grawde , 2ga>cfJendo alla uifia la carmi che-$W 

% àm&mn<ammaùt$m^tia^^ 

ffimrqmndQjmmm^^ 

t&Mlvelia.matrke -animata 3 cbericmeMtrh 

jmitèQsWa cbidmmodiqM.eile > che hanno p*r~ 

tmitkakuriucell$,&mmale>ttqMLemmM 

titfmrìddMrp^ 

-:.^ * * * gito. 



gtto.noi conferiamo dì wn batter queflouéduto 
giamai: ma più kuatrici ne lohanno confermar 
to y et inpiu d'un libro ilttouimiùfcmta'J?mcbi 
dafocbifiacredutoiliqmlinon 
ter uifi fare alcun uerme, o altro animale impex 
fetta; ma uccelli >che uohno > nonintmdomdic& 
fentire.et di eia creda ognuna quello, che gli pia 
ce 3 & ragioniamo deflecagionifyetiali fue. ■. 

In due modi dicono alcuni philofaphi poter fi 
generare la mola nella matrice della domd'una 
i quando il f emedi lei non concorre con quello 
dell' huomo:il che auiene y quando dormendo efi&> 
fpargeilfuojlqualefimefcolicol menfimo. tal 
trasudo V un feme } et l'altro concorreva quel 
lodell'huomoefce fuori;àfepurrefta;non ui è ri 
maio nel debito tempo con l'altre circostanze* 
che concepì fconolcLcreatmadaqual cofa può ac 
cadere per tutte quelle cagioni, che rendere nd 
pojfonomaleattoa generare infieme con quello 
delladonna.& cofi uien generato dalla calidità 
fua~> che alquanto digerifee, mpex^odvmmn 
di forma uaria sì y cbe ìhuomo non ja a chefo* 
migliarla. ■.■,.■■..,& ^-^ 

Onde concludono certì,cìyefpetial cagione del 
la moìa-èil menfiruonon ast&ariceuere quelle 
impreffioniycbefi richiedono alla forma d'un cor 
pò humano ;anchora che lo $erma dell' huomo> 
C*r della donna fojfebitonor&dijpofto ad ope*> 
rare .oltre a. quefta , benché U menfiruo fiapre* 

farà* 



f^dtàcónuen^uolmmt^felùjp^etieWhy.O' 
pio, nmfofiedeUtamentedijpoBo ammarar e; co 
memukne alcuna, mito. alliueccbì y £t altri dal- 
BètOyùdamfirmitÀ raffreddati,&priui in gra 
panedel calore naturaterfiquali fi giacciono co 
donne giouam>& dijpofie a generare.et Umedefi 
pwdmàmodimdtìattri da altre cagioni impe 
iitiMonde congiugnendoli la frigidità del uec- 
cbmconla,caUditajkllagiouane fi apprenderà 
UJangue#jaraffiiCCté$e%zo di carne in uifia, 
manonammata.& 9 quandocon la gioitane si co 
giugefe alcun huomocipocc \calo? e^Uquak di~ 
^m§€ÌmcotalwMùy&4acej}edcm 
my.mancando poi qualche principio delle cofe » 
che operammo nonccmcowetidù a ba{ìan t za gene 
raffeakuuo animale dì uaria figura aiutato per 
dumturadai ckLh&infiemménte dal colora 
dettOy&altrecagimidiquagw. 
- Ma donde 'nafcaqmllafalfagrauidaxay che 
fit&kfarfinelk matrice ywe fi chiuda alcuna. 
'mat£riaychetantùnmfifacciaàwr.d % ^^ la 
carne dettaydicefi efiere alcuna fiata folauen* 
tofitd generata nella matrice , o nelle fueuene t 
iaquakUfa difendere fuor di natm , az& a\cu- 
%a altra humoridiuer fidai fangìte meniìruo: li 
qualjM lungo tempQ xptmi fonomdtiplicMi » 
éntmfciuù. dchejtoglionociò feguiredù ma- 
la' compkjfione^ fredda- della matrice , , a op~ 
filatkne ddlabocca ^ò de' meati delle ,fu£ ue~ 
-v-.*-'> nei 



re^&-i& uimnie? ì><\fimil&£ùÌM.*:&,^^m fi A 

■affiti imoma dlacogmtkwtdelkmgtmi&perà 

ueniamo a prQnofiica-cedLquefta mola^àcm^M^ 

numorimmga ingannat$ ) cwdendo queUa&ttBq 

^auidez^moneffèndv^^ •■}■■ ■■; ... v >«**;& 

\ QK^d^DO adunque pentirete lad-alcmM 

gioitane donna fermarfiilmehftmoperMéy^ 

tre me fi -^ót che. deftd£Mwlù.EÌMtoMa ì pjerciàm 

fogno fi corrompa, ^:jpargaMfsme.; poffiarm 

pmnofiicare effa douer generare nekuentr e, 4Ì^ 

ama mota .',, :.; .-';. -:,.-. ~ -- ^u..--. : - .. ... ■j-\~-ì : :-\ r y 

■ Dìpaiy/fMando ^alcuno himmomeUmhoik^ 

fredde, òper l'età moka, caduto conosce alcuna, 

giouane;nepsafeguixeun^a fatale^ , . ì 

* *Appreffo y oue alcuna melmcholtco ufi*iìcoi 

to aiutato dalle medìcme-iche con la tot uentùfi. 

tà facciano ridare ilmembrQ;nQeffend&J&j]ien 

maattQO.generaYe.ym a pieno jb urna fa perma^ 

tumydebbiamù,pmf4W^ch£^ 

generarei&àantùpiùy quandaU donnacmugiì 

mede fimi me%?i certaffi U.coita '. . Jv^r- - 

<; Quindiyfe ladqnnaè.mdi^&fia > .non Mtifflda 

f angue mmftruo buono a ricevere ' impmffwnQ 

a formare la \ creatura Bqmaname a --ritenete ca 

debito modùilmenfiruxr,; m 0mefcolar£il*prùm 

pno^er.maall'bora y checigm^ 

che uolefft con ane.rmmm&Aa$ttutù.quef& 

difimynoji.eJ2e.ndQ però Mla.MdicepxmtA # 

;.- v gene- 



^mrare- i poffiamcLa^marje.Umcda^qmftÌJmer, 
tirneMideuehauereil medica 3 & mali altri do 
mandandone U donna:& poi uenire afegnifdr 
bicolori, che manifestino la mola ., cbeMÌua : & 
-quella che non: fiano- quali fona i figlienti per 
'ondine feruti,'^ ■ ••--.«.. ,. . • 
* . - -OXIIXE ilprimafeg^ è,che y quando-alcuna^ 
<àòma>cafU i &difanUL>& buona uitamhaurà 
*conofciutù huoma-eaznalmente : & kauenga- 
WfrCcff fani^c&denmìagrauidan^afua è fair 
■fa,&-ih ninna guìfa itera . • -'- , 

-. lL"fècondo.e\xhe,oue itaenftrui.fi ferminq 
*per.tre, ò quattro mefi few%L efferfi giaciuta 
-con huomay& poi fi giaccia; fé ne i primi 
•^due mefi^ che farà fiato col maritOyfentirà mo 
wezfi nel uentre ifappia y che non è neramente 
gmuida . - *.-. - - - V - 

i -iHer^o fegno è, che qualbora la donna non 
■ habhia quelle conditionUcht habbiamo deità al 
troue douere hauere ;fev%* alcun fallonoii i 
tgrauida. ■■'-•— - 

-. . Il quarto è>cbe il moto della mola è più- tar~ 
-d(h& più grane di qu£llo,cbefa la creator a y la 
■■quale fi •■'motte con .ordine, & con maggior-empi» 

"t^gr per coffa. 

'-.-. Ouefìh& altri auertmentiìono dati a c ° m 
fiere la nera grauiàtTga daiUf al f adequali pt 
vòmchùracbtfiam afiai ukmallausrìtàjm 
^Ui^fin9'talij€be'PerÌwcn(mfifuo ókiuderf 



■: ■: ZI B it : 

dico pmttko y & erudito molto fé mede finto efr 
fererximafo ingannato in quefia maniera* . 
' • ., Mìa.moglie (dice egli) donna di buona comr 
pkffiom, & fanguigna bauea partoriti tre fi- 
gliuoli in diuerfi tempi: delti quali dui fi morirò 
màiterzo peruenuto alfettmocanno y aumti il 
qualt&p&era diperfona odiammo tanto bm 
formato,qHanto ale uno altro, che dallanatm^ 
*a fuoit empi f offe dotatOtslinfennò* '& 'iuiadm 
giorni co buon fentimento , & animo chriftianù 
fattofiilfegno della [anta croce, trappafiàdel" 
iaprefentewta. della perdita di Jjuefiofiglimb 
rimanemmo iò*& la moglie tanto mefiis& jftft- 
folatiycbeeffk ben per tremfi furprejfo d ditte 
nire mentecatta* & furio fa. alla, fi ne del quale 
termine par ueycbefojfegrauida. & deltagra- 
ftide^a rìapparuerommifmife^ ì& 

donna cominciò ala feiarei continui pianti. > & 
iadundhora. rifirettifiimenfirui a crefeere il 
uentre a poco a poco, nefeguiua a que£ÌQ>chela 
matrice bama quel debita calore^ che fi richiede 
jia:il uentre y la febiena^f altre parthcbt^ cir- 
condano la creatura,non fmtiuano pefo> negra 
ue%ga maggior e,cbeface]fe di bifognoi annitrii 
aguale. & alla fine tutte faltxecofe^ ebe nslli 
^affati figliuoli Je erano accadute , a, quefia mi 
-ja kaueMuanoieccetto che al termm>mcbe le 
Jolwam WW2 i menjlrui , rìa$pr\uarm fi* 



\tke,w& Unta facùtfh&quafreraMÌefàe* hduen~ 
^g&peròfmprxha 

inififiaflediejfer&grjmida* finita il ter^o me fé » 
& cominciato ilquartofentiua mouerfi la crea 
tura nel Icorp optarne Altreuolt e filettai & ricu, 
ferole for^,il&é*re, &il talento delmangia 
re.&4ofiMgio¥»o in giorno piiifimoflrauano 
^uefiitmumentimmanieraichem^ottam^^ 
inelnom mccandpMiluwtredeU&,donna>mani 
fedamente conofeea il moto effere ili creatura* 
m&mtòtfbeiOi&M^ 

^fimi col parere dimolt^altre gentildonne tene 
ttaMofmfermùMfMur&parto^aM il nono, il 
decìmOy& hinde£Ìmomefepur affrettandone il 
fiwjtéman£b&jlduùde£Ìmo%&&^ 
me > contutti ifegnicontatkmandKundecimoio 
cominciai a perJerelafiexanxa^ficM compia 
toil^uartodecimo diffi alla moglie>cheiljperar 
^m^merauamymnbautndo mai f entità don* 
na-nmchetrappaJ^eilfuarto^imQ>maar 
Pittare alla finedelnono»&di vaiogldecitM» 
gr^doueprima lmfieran^micoj^ort^ua^or4 
nùuo affanno miaffiìgeua, dubitandit^wfpjjh 
ìmohwrai&uim^Mkafa 
mneilfegato,m^ 

uerfi dal loro dehim ufficio, conclufi non patere 

>efUr^.Uondemidi§ófi^caa:iarledico 

la moleftia , & il fece non con medicamenti acu- 

ti$ma ernie f i^</e^%i»^, (e^i^ /tfi»^« 

^ ' . / *- t re f* 



f refi una* Jtolta nella fmimam.perche.Qgnigù& 
fie , ?gafiMpariìy& infieme.il moto^ rima feto 
donna fempre [aria . qu$&a-<x& altre, bifioriefi 
leggonctutto dì. dache ci rifluiamo nìtmQ delti 
narrati -fegnl efiere cettùp&cciacbe in quefajcon 
fiati fi alami hanno Jate^mkdkmtper.lam^la: 
otte con» danno a & u ir ap erioforo banno-^dnù 
ieshnne {conciare de figliiioli^&.perciomndob 
biamo fi non- attempo .debito proceder -è. a \cùtki 
cperatione, - ---.. \i ~.r; _ . :. „,. / .1 

- Mjt FEl^TsipOalla.cMmylaquakJmdfa 
ino indieta y mediciae> &oper.a del chiri*zgicQ,> 
4iciamo,cbe ilmodo del uiueràyche ha dafirua- 
ve Indonna ingenerale,habbia haùere riguardi) 
alle materipiche nella matrice fi trauana.&^ co 
mandano atcimi y che la.donnafacciapoco ejjerci 
IÌ01& dormendo ftiajupim*& con le pari Ida 
'baffo alt e. & le uiuandefiam talucbeno® gen& r 
rinafiìperftuìtà nel Bomachoy nel fegato % & n$l 
'cerHello>mangiando pero tanto guanto comìm 
alla lùngbe^a del male >ma cibi facili, adjjfir 
ktigeritij& di buon nutrimento» 
*~ „ Et, pstcioche in tutto il ragionamento fatto 
gabbiamo iteduto 3 & concludiamo ogni fpecieM 
'mola ejferc o- uentofità. 3 o bumon, fi foffejcarw 
'indurita fatta da bumore mtlancbolico,ò. da mje 
yirai ritenuti perficcità;la dìeta } & ordine 4i. ni 
■tt&re'datodauanti è ottimo* ■ -■■-,. 

-■ '&**fciapre%p&&a .faljknafcejfida bmii- 
~j-i * * " dita* 



SEC % DO. io* 

'àità,ò acqùofità raccolta mila matrice; Tefier- 
citio faticojb è mirabile: ilquale talefia, che ri 
fcalài , &difeccbi detta humiàità. tali fono Is 
uentofe feccbe fopra la matrice appiccate: e ahi 
fami caldi quitti tenuti , & pacchetti pimi di 
herbe, & cofe calide:ma le uinande, & i bene" 
vaggihanno da deficcar -e,et a digerir fi 'faci 'meri 
te+perÒ feguafi la menthaj origano, il calamen 
tùy&lavutans cibi,Uqualifiano acqua di ceci, 
& difagioli.ò brodo diporri,o dì cauli: carni di 
montone, & digalli condite con fenape, ruta, 
f€pe,& fimiglianti.il nino fia bianco, acuto,& 
aperiiuo. 

"'>' Sefàràttentofa',cùnHÌene,cheladQna figuar 
dìdiligentmieiédd cibi,che menano ueto;come 
fanno li legumi^ altre maniere, lequali lafcia 
^mocofiderare al medico, che ne haurà il carico. 
COME ejfa haurà ordinato iluinerfwife la 
"mola fard dura\ deue far fi fare alcun cr$iero,il 
qiiaU lelinifca.il uentreycopofio di cofe, che am 
mollificami bum*ttìno:fe farà uetoyconrnatt 
rie,che il rifoluano :fe acqua; conjemplich che 
Jadijecchmoi&efkmino. ^ 
- Doppo quefiohauete a trarkjangue,quandn 
la donna ftajan%uìgna;daUa Mena bafilica:ap- 
frefio,effendo(t fermati ì meflruhdalla faphenz - " " "■'"• 
•hauendo prima preparato il fangue,ciò é r fik.Éi ...-' - 
gliato, modificato, e aperti imeati delle 7 uepe co 
bagni, & mtìonh quali mpfir aremo r '& qnalr ;__;.': > 

C € baimi* 



Z ì B H o 
haurete ueduti al capitolo , otte fi prouocdnoi 
menami ritenuti. 

Et,fe deriuaffe da altro humore,che dal [an- 
gue in tutto il corposo nella matrìce;doueteprt 
ma digerirlo fecondo che in altri luoghi habbia 
mofcritto,& poi purgarlo. 

Et auifano alcuni,che il uomito in ogniffiecfe 
fiacommedabile molto ubandolo almeno una 3 *ò 
due fiat e la Settimana co acqua y oue fia cotto je 
me diattreplice,feme ài anetho con alquanto di 
cffimelk.fatto quefio farebbe utile cofortarela 
fiomacho per lo uomito paffato con alcuna con» 
fetPione } che ciò adoperale. 

Quindi crediamo comenir fi procedere co ar 
gomenthcbe ammollifcano\come fono empiaflri, 
f uff umigi .bagni, & fimili altroché uagliono al 
le apofteme dure,&a cacciare la creatura mor 
ta fuori del corpo. 

.AVV'NgVE lenitoti uere con alcun crifiìc 
ro diuirtù tale 9 quale habbiamo dettodouere ef 
fere, digerite l'bumore colfeguentefiropo. 

Cuocete un pugno eguale di artemifia mag- 
giore^ minore, di meliffa,maluauifcio,lemfii 
co,betonica,& calameto in tanta acquattato 
vedete, che richiedano le herbe: laquale uenuta 
alla metàcolate:poico mette ò%ucchero,^r un 
foco di aceto ne fate firopo:& datelo co acqu€ 
dimatricariaymeliffay&artemifia perfei,ò ot- 
to giomi[, hauendo prima fatto il uomito , che 

hauete 



SECONDO. 202, 

ìtauete potuto ageuolmente, 

Digefto l'humore laudano affai lo elettuario 
detto benedetta m iflo con htera f empiicelo ago. 
rico preparatoci lapis Iaculi ben lauato>& pre 
parato: che cofi come è alle malatie melancholi 
che medicina appropriata > co fi aliamola fatta, 
duramdefaccianfi pilole di agarico-idi lapis la. 
%uli y fe uedrete ejfer neceffarie: ò componete le 
fetidey&k elephangine: per cioche hanno gran 
dijfimauirtùinciò. 

Quefie medicine reiterate due,ò tre uolte>jh 
bifogno farà:ò altre ftmiliyquali èli firopOtCht 
viene apprejfo. 

Cogliete tm pugno diartemifia > & igualmen 
te di jauinaidi ambedue i calamenti i & di beto- 
mca:me%$a dianifo, & cofi di maratro, $igo- 
nardoy calamo aromatico, fquinanto,]pìca cel- 
tica , & cipero . cuocete tutte in acqua tanto > 
che fin ajfah& di quella colata con melico ^«£ 
cbero, & pochiffimo aceto fate firopOyilquele è 
il migliore perauentura,chetrouare per opera 
pomate. 

Hauendo purgato Fhumore,ordinano>che la 
donna fegga walcunbagno > chehumetth& am 
molli fca la matrice 9 &U boccadelU natura : 
quale è queslo* 

Cuocete in acqua maluauìfchioyfeme difìen- 
grtcoyfeme dilinOìfeme dififamo>ficbifeccbhet 
uuapajTa co buona quantità di hutura. lequali 

Ce z cofe 



Z I B X 

cofe quando faranno cotte; trattefuòriy&ndl* 
acqua ponetela dona a federe mattinai &fera. 

V fetta del bagno, ungafi [oprala matrice c$: 
cglio di giglioy&mucilagine di maluauifchio y et 
di firn greco smedolla di fchincodi uiteiloy b di 
ceruo tèdi altro cotale con alquanto di <%affra- 
no infierne mefcolate, & acconcie . 

Dipoipettatele materie->cbe bauett cotte nel 
Eacqua, & infteme mcorporateletquMiagui- 
fa d'cmpiafirofiendete {opra il luogo unto, ò a- 
vanti la untione l'adoperate. 
• Vtile molto farebbe,&conueneucle darle 'bc 
re decottione di uuapaffa,febefie>dattili,fìchi,CQ 
fime di maluauifcbìo, & un poco diartemìfia . 

Contendano alcuni fommamente y che doppo il 
bagno la legatrice unga i deti della mano di olio 
fetroleo y & li ficchi nella natura: ppciocbe di' 
£ono,cbe ne fa ujcirela mola , il parto morto » 
& le fecondine :& -aiuta marauigliofamentc 
k donne a partorire . 

v&ojcbe.la dona farà fiata quattro^ ctq uè gior 
ni nel bagno ;egli le fa di meftieri feguire que y mc 
dìcamet'h cbeprouocbino la mola, tra quali è. 

€he carnate alcuna radice dimalua,ò di mal 
nauifchiOiò di taffo bar baffo, la quale netta un- 
gete di olio di cofto, ò dijpica, ò di giglio : dipòi 
la inuolgete mpolueredimirrba y di rubia y ,o 
di euphor'oio » ò dicafioreo > ò dicofio : &la ui 
fupponae. - 

'- . ' - ~ . ;< " Fateuì 



S E C *H_D Ó: 20? 

? V attui anche crifiìero nella matrice con ac- 
qua tepida&ella quale fia cotta ruta, ò calarne 
to,ò mentbazndlaquale dijfoluete alcuno dctro 
cbifci di mirrba 3 cbe nel capitolo de'mtnttrui ri 
tenuti habbinmo de ferini • 
* ■ Et delle medicine migliori trottiamo la canel 
la fina polueri^ata con rubia: per cicche fa gra 
ulde le donne Sterili beuuta* òjuppoiìa :& con 
tutto quetto acquieta il uomito.ma migliore fa- 
rà ilfucco di porro , & difauina beuutoalpefo 
di mez^a oncia per ciaf cuna-, 0- uiejpiu (argo- 
mentoyche fegue* 

. Vigliate due dramme per parte di caHoreo » 
acorOìfeme di apio,<& ' capelumere tutti fecchu 
ìequali cofe pettate fottilmente,&criueìlatele> 
& della poluere date in ottimo nino : per cloche 
in poche fiate prouocherà lamola>& 1 mtftruL 
ma egli è marauigliofacofa adirebbe fé la don 
m fard grauida;non offende la creatura* & con 
fona lofiomacho . oltre a dà inulta la. urmaa 
chiunque non pot effe urinar e. 
■■ Totueri^tt retiandio me%£a dramma di af- 
faire dì foglie di ruta feccbe:& due di mirrha* 
X*r della poluere beume la donna una dramma 
^mex^ap^uoltacùnuiao . 

Fate anche poluere di me%%a drama per par 
tedi ariflolochia lunga pacche dì lauro, geiia- 
■ntibmirrbaycoftoycanellaìrubia, fucco d'affen^o* 
cardamomo frefeo, & pepe: detlaquak r.tbeu4 
i~- Ce j ogni 



L f B li 

ogni giorno una dramma con uino,ouefta cotta 
betonica^ ruta, & perfeueri la donna ben die 
ci duche fentirà grandijjimo miglioramento. 

llche haurà & in breuiffìmo fpatio di tempo 
dalla tberiaca diate/far un:& è ottima. 

Se la dÒna y cheha nel uentre la mola,ò il par 
to mortoMuerà decottione di fichi fecchì, fieno 
gr eco>r ut a y & origano pentire fondere a baffo 
la creatura mortasò la molale farà ueraiet poi 
bifogna tramela con gli medicamenti detti. 
» Danno alcuni medici una dramma di eupbor 
biojlqualeyfe la dona ègrauida\fa§>erdere;ma y 
fé ha la mola; ne la caccia fubìtamete di corpo* 
egli è ueroycbe è medicina uiolente. 

Laqualcofa adoperano quattro fcropoli di 
nafturtio prefo nelle uiuande-fi neluiao. 

Similm et e la mìrrha y la a rifiolocbia rotoda, 
& il pepe infieme in poluere beuuti fingono la 
creatura morta del uentre della domalo \ caccia 
no la mola , fé ui è. 

Douefi dubitaffe della donagrauida con la fé 
bre y &fi haueffe paura 3 che la creatura nofoffe 
morta nel uetre; beuacon acqua calda fucco dì 
dittamo^ poluere fatta della fua radice al pefo 
di due drammezche ne fingerà fuori quella feru 
%a pericolo alcuno: ma,fe non haueffe febrei tot 
ganecon uino. & tra fuppofitorìj. . che , oue la. 
necejffità il richieda sfacciano Jconciare ledon- 
nc,& cacciarne la creatura ò Mita > àmona ) &- 

di 



s e e o *K & o. 204 

da qualunque tempo fi fia è ualorofiffimo quel- 
lo ,cbe fegue, 

Teliate ruta infiemecofcammonea ì & inuol 
getela in bomba feto, ilquale ui fupponete: che 
per opera uedrete quefto.tale è* 

Se peliate infieme ugual quantità di arinolo 
cbia rotonda,fauina>& nafturtio co felle di uac 
ta:&con bombafeio uel fupponete. 

Similmente trouate chitran 3 & il ui ponete 
nella natura^ il marito fé ne linijca ilmebro* 
quando uuole giacer fi con uoùcbedoppo il coi- 
to ne uerrà fu ri il pa rto morto. 

Ma quejìo sebra miracolo:cbe qualbora una 
donna grauida fugghi il latte £ altra donai fubi 
tojperde.cade in brieue bora il parto colfujfu- 
migio che uiene. 

Habbiate ugual parte di thimiamo^meoiOpo 
ponagOygalbanOi&folfo uiuo;& pelategli tut 
ti,& incorporategli co fiele di uacca. poi fatene 
pilole delle quali una appreffo V altra ponga la 
dona fu carboni ardenti: & co Valuto £ alcuna 
vana riceua il fumo per una bora nella natura, 
quindiyfe non efee la creatura ritorni a far ilfuf 
fumigio:cbe ò uiuo>ò morto ne uerrafuoru 

pigliate Ufumoxcbe menar à ungia d'afino* 
after co fuosebe farà it medefimo. 

Et, quando trouiate foglia di bifcia,opopo- 
nagó, mirrba ,galbano , £aftoreo,folfo giallo* 
rubia^ fieno di colombo)** di fi>aruiero:lequa 

Ce 4 li 



li materie tutte infieme , ò alcune riduciate in 
poluere>& con fiele di uacca dì quella ne com- 
poniate pìlole:diche ne pigliate il fumo ; fen%& 
alcùdubio ne madera fuori il parto uìuùyòmot 
to: &>fenÓfofieperfettb;l}>erderebbe la donna»: 
t T-efìate fucco di cocumero afinino con fiele dì 
toro, ò di bue : & come farà ottimamete peUo %ì 
& tutto incorporato; inuolgeteui per entro bo 
hafciùyb lana fuccìda 3 & fatene alcuno inuoglio 
lungo un deto:& ficcatelo nella natura: -perciò 
che è mirabile » & tanto raro inquefii k (fogni , 
che non ha uguale, 

Mefcolate medolla di cardamomo co fiale ar 
moniaco>& r ut a 3 <&f apponete ìalcit modo:cht x 
nò. è di minore ualore 3 che ciafeuna altra detta» 

Fate alcun fuppofiiorio lungo ben un deto di 
uguale parte di ammoniaco 3 opoponago 3 ellebo 
to negro ifaffifragiay arifiolochìa lunga 3 e-r ro^ 
fondai &• polpa dì colloquintida tutte tr ite ,0*, 
mifie con fucco di ruta,di cocumero afinino , &,„ 
fiele di uacca . &quefiofuppofio tirerà fuori il; 
parto uiuo.ò morto, ma egli parrà cofafeonue^ 
neuole 3 & fuor dipropoftto parlare di materia, 
che tragga la creatura di corpo alla donna là > 
doue la nofira int emione era di distruggere la, " 
mola.ma chi nolfapejfe, tengafi a memoria 3 chs 
tutte le medicine iChegiouano all'un bifogno>fo 
no ottime aWaltro.fi che eia fc uno argomento, 
narrato è di tanta efficacia a rimanerne la mo- % 

'"' lai 



SI € Of'N; D 0, io? 

$4 , quanto a trarne il parto . c£* di queUa jpe- 
ciebafti. I 

£E LjL cagione della mola [offe (angue ap- 
pre[o nella matrice ;deue 'il perito medico of*, 
[eruar quei modiche giouano adì ffolu ere il fan* 
gitelo la marcia nella uefica:& u[ar giù 
: , Etjeil detto [angue [ojjeapprefo nella boc- 
ca della matrice inguìfa » che l'altre fuper flui- 
ta mnpotejfero ujbtie; imponga alla leuatr ice* 
cfahagwidetiin olio di giglio > & gli ficchi nel- 
la natura toccando fino alF ultima bocca della, 
matrice: & quiui dijfolua detto f angue % &>fe 
po$ibile>è> nel tragga , . 

ET > SE la rnola^ nafcejfe dabumidìtà; pi- 
gliate firopo conueneuole a ciò : quindi trangu* 
gete quattro [cropoli di pUolefttideJki a quat- 
tro giorni entrate nel bagnoichefegue* 

Bollite in ajjai quantità di acqua quattri 
pugni ìgualmente di artemifia, jatureia , falli- 
rla y hijfopo , fanamondiy chamemilla, apio..* 
radici di nigella , molari > ma cor 'ella ■>& ra^ 
dici di caprifoglio . uenuto meno il ter^a 
dell' acqtta lettatela dal fuoco , & la mettete. 
nel bagno , nelquale ui'jedete per una hngax 

. U giorno Seguente [ateui trarre [angue dab 
le faphene. &>le il medico comprende fie 3 che il m 
bagno doueffe giouare ; ordini alcuno cotale* ol } 
tre il detto, . , . 

-. : ,, GcglìeU 



X 1 B 1^ 

- Cogliete un pugno di palamento* che nafte fa 
le riue de'fiismhuno dì abrotano^ uno di arte- 
mifiaidue di affèn-%o:me i Z£a oncia di affybdto : 
due dramme &me%%a di ruhìa : due di fiori di 
cb&7»emitta i & parimenti di fiengreco,^ 1 di me 
Moto. & cuoc et eie in acqua 3 nel!aquale po/la 
nel bagno uifedete.& come ne farete ufcitaiun 
geteuì con la ùntìo>ne>cbe uiene apprejjò . 
* ìAef colate me%ga dramma digrafciodi gal- 
Unz 3 & 'MS3ga di grafito dì anitra co due di o- 
lio dì anetbo:& ungeteui il corpo. 

Dipoi h abbiate una drama . & meiga dipoi 
aere fatta di canellafina> & mei^adipoluere 
di ofjìdi datili : & beuetene uno fcropolo con 
nino, 

- *Appreffo formate fuppojìtorìo d'opopond- 
go : ilquale diffoluerà > & tirerà fuori la mola , 
& la creatura morta. 

Similmente togliete quattro cochiari dì fitc 
so di ireos con brodo y ocon uino\cbe farà lì me- 
defimi effetti. & non altrimenti far à il f uff umi 
gio di laudano rìceuuto nella matrice.&>quan 
do andate a definare;beuete lafeguente polue- 
re in alquanto di uino 3 òdi brodo* 

Quefia fate di una oncia eguale di ani fi ^ma- 
rat bro ì ameo i cìquefoglie > & gramigna, et ogni 
dì pigliatene tatd cbenelfefto habbiate fornito 
di toglierla, ^fefaràbifogno'yungetene la boc 
ca della matrice con alcuna di quefie untioni . 

Mefcbia.-* 



SECONDO. io<* 

Mefchiate una ancia di olio di gìglio con «• 
na altra di olio mufcellino i & ufate . 
. 0' canate radici digentiana ,& ungetele di 
diodi balfamo : poi le iti ficcate nella natura . 
fimilmentt fate co/i fatta fuffumigatione. 

Inducete in poluere una dramma di incenfo, 
una diambra y una di legno aloe , &. una di thi- 
mo;& formatene trochifci con acqua rofa : de* 
quali pofto uno fu carboni faccia fumo, cìye per 
alcuna canna uada alla matrice. 

Et;feco tutti i dati rimedij no uenifiefuùrìht 
molarne fi diffoluejfe; -potrete ciò adoperare in 
quefta guija. Mefcolate una oncia di olio di bai 
famo co due dì olio dì cbamemìlla : & ungeteui 
ventre fitto l > umbtlico > & dentro alla natura . 

Oltre a ciò cuocete in uino bianco foglie di 
artemifia : polle fendete (opra lumbilico :& 
la leuatrice tuttauia uada fregando la mairi* 
ce col detto olio y mouendo la mola iter fila boc- 
ca della naturatpoì ne la tragga :oueroefien- 
do altra fuperfluitdn'efca* 

DQPE la uentofità mofiri la donna falfa- 
mente grauida >fe uedrete conuenirfi ; tr attui 
fanguey& pigliate medicine folutìue* ma le piti 
volte è affai il foluere del uentre: & ciò adope- 
rare con bierafimpHce , oblerà maggioreeua* 
quando gli bumori da tutto il corpo: dipoi dal- 
la matrice con la biera logadion y filo che non 
habbiatefebre^ et fiate e$muata.<& queflefèe- 

cie 



: - Z I B 2^ O 

eie di hiere dovete farle in piote con decoìtìo- 
tie di radici difinocebio^ &'di apìo y & foglie di 
pulegÌQidi colamento M ruta, & fìmiglianti » 
, Vigliate poi confetti , che diffolmno le uen~ 
tofit acquale è il diacumino yildianifo^ il mitrida 
io* la thzriaca , & molte altre maniere di fo- 
pr a ferine» . 

' Et dicono moltUche l'opoponago, dì che fi uà 
gliono le donne in altre feerie di mola> come bab 
biamo auanti.uedutOymifio con melle^ &beuu~ 
tOyòfuppoflo difjblue le uentofità dalla matri- 
ce^ ne rimoue ogni durezza, ilche fa quefta 
poluerc. 

Te fate mexga oncia di anifo , & me%^a i- 
gualmente di maratbro* gengeuo toriga.no 3 puls 
giOihifiopOyeupatoriOìfatureiay & calamento : 
met^a drammidi galaaga-,mt7ga difpigonar 
dQ>& cofi di pepe>cbe nafee ne' noflri hortkle^ 
gno dì balfamo ,& calamo aromatico rdite di 
carni, due di ameosydue di eupbragia r & due di 
filermontano: una di liquiritia monda:tredin& 
cemofcata > & tre di mace: merga oncia dì fai» 
aia y me%£a di fanfucoy mez^a per parte di fé* 
me di bafiltco , di femedipetrofemolo,feme di 
brufcoyfeme dijparagi>Jpica celtica,^ rofmari 
no:& una dràma di goffrano. dipoi nefatepol- 
uere,& u fatela ogni dìnel. principio del defini- 
re con umoyò brodo. 

Le nentoft ifeccbe Appiccate 'fui mitre $e]fe 

uolte 



$ £ C X) % D 0. te? 

uùlte>tiaglionofommamente. 

Et yfe ui farete mettere alcun criHiero nella 
natura fatto di olioyoue fia cotta, ruta-ydijfolue^ 
raffi ogni uetofità*laqual co fa etiàdio farà quel 
la comporta didecottione di ireos: percioebea* 
preÌamatrice;ouefiachiufo uento in quella. 

É'difommo ualoreilfuppofitorioichecopon 
gono alcune donne con cumino, ruta* bacche di 
lawtOifeme dì agnocaflo^entaurea, calamentc» 
& ameopefiituttì,& •incorporati 'con melle ... 




con Qttìnrn uinOiò componi cmmelkyò con olia 
di ruta, ò di anetho* 

J-a matrice chiufa per mala compfefsionc $ 
ò altro accidente>come fi apra» 
Xap. XXVIL 

\jt mala compie ffione della ma 

trice, ò de 1 membri principali 

accompagnata dahuMoreyò 

fur fola y chiude la matrice 

«> che ne fa ladonnaUmky 

& inferma, però _ ;. 

Ifegniifliqualifi può conojeerefe la bocca 

$ella matrice fia ferratajono ch'tffaftfa come 

un fico: &yfefi tocca co un deto; jìtrouadura t 

'& ritirata. ; le purgAtwnhìdefconpì& tquejlò 

tempi 




t t B f^ O 

tepo no ritiene il feme^et fi f ente dolor nel fo\nd^ 
delcorpo,e neHobi y alcunauolta efia matrice uà 
ìfitfo; onde nefeguitafuffocatione.ma>fe ella. fa. 
rÀ ferrata in maniera s che li menftrui afcendino 
alletto y & alle mammelle : & ches'mgroflì il 
Mentre >• la donna foco accorta fi crede d'effer 
grauida:percioche fofìiene quegli affanni infino 
a fette >& ad otto me fi, che auenir fogliano alle, 
grauide . crefce il corpo fecondo la r apone del 
tempo } & le mammelle s* ingrcjfano, & il latte 
ne uknejma quando il debito tempo fard paffu- 
to; s*intenerifcono > & diuengono piccole;il yen* 
tre fall fimile,& il latte fi fmarifce. adunque 
a quelle donne, alle quali queUifegni auengono 
in poco jpatio di tempo la matrice fi chiude* & 
non le fi puoritrouare la bocca inguifa che tut 
te lepartififerrano,&fifeccano,et nelle mani 
melle uinafcono alcune duwzge. 

.Admque>quando cotali fegni appariranno; 
togliete una medicina folutiua^r lauateui con 
molta acqua caldani fupponeteui co fesche mot 
lifichim, & con alcuno infir amento adoperate» 
che fi apra: &. oltre a ciò con un deto. &>qu,an- 
4o fard intenerita w porrete co fé, lequali pur* 
gano il fangue.& mangiate uer%e,z<r nebeàete 
il fucco. 

Giona etiandio quefio medicamento, pigliate 
colléquintidafeluatica,femidi filphio,comino % 
nitro, fate, graffo di renhmirrba, & ragia: le 

ma- 



S E C X *> 0'. t&$ 

quali tutte co fé fcalderete , c£" mefcolate ìvfie- 
me> & poluerixate > ne formate un pafiello r il 
quale ui fonerete nella matrice . 

Similmente gioua> effendo chiù fa la bocca di 
quella>& duraci fico bianco,& il nitro purìffì- 
mopolueri%atOo& me f colati ìnfieme , de quali 
farete fuppofitorio grande come è una galla* 
il quale pofto in lana molle, che fia bagnata in 
elio trino .fi lafcia nella matrice per tre , ò 
quattro giorni, poi ui fate un fomigio odorife* 
ro. quindi ui Supponete alcun medicamente 
molky^rmaffimamenteùquelU^che ne leuam 
la marcia. 

Si faccia ancora fuppofitorio dì mercorellày 
fé farà tenera % mefcolata con olio rofato. 

finche è utile molto pigliare felle di torà* 
faUy &caìM t mefcolateconfolpho polueri%a** 
to,& fame fuppofitorij y i quali terrete nella, 
matrice per due giorni^ >due notti:& appref- 
fo una altra uolta téglia fi mercordla mefcola-* 
ta con l'olio rofato 7 & faccia/i come ho detto dà- 

fopra*doppoquefio mettete infiememir* ; 
, rha pura, olio rofato , & olioiri~ ■ 
noyde quali ' cofe mifle ut li- 
nife la bocca delia 
matrice . . 




! 



^ X I B K 

tarocca della matrice non aperta da natmità 

con cne ingegno fi conuenga aprire. 

Op. XXVIII. 

^1 chehabbiamo dintofirato 
% I in gran parte la cura , che ha 
|pj da tenere ilfauio medico phi- 
fico intorno allafierìlità deU 
ledonne^gli farà ragioneuo- 
le,che quelle rimettiamo net- 
te mani de chirurgici : per cloche noumeno toc- 
ca loro quefto penfieroy che a quelli ftafiatoM- 
Jbgnefe.tiedremo adunque nel prefente capitolo 
quali rjmedijfi conuenganoad aprire la natura 
delle donne non aperta da natiuità: laqmlope- 
? a appartiene al ualor o fi chirurgico: d.ìpoi ne- 
gli alt ri ad altre cure procederemo, 
-'; 'Hzfce dcuna nolta alcuno impedimento y il~ 
quale chiude t & ferra la bocca della natura in 
gui falche non ne può tifare il menfiruq>neope~ 
rarequelhypercheè fatta, quefia noia fi è, co» 
me un uslo>& tela forte*&piena di carneyoue- 
70 qualche gran cicatrice fatta nel fidare di 
fiaga>che quiui fia fiata: per cloche non tutte le 
donne) chehanuo queiìoy.nafcono cofi\maperù 
ne fino alcune damigelle 3 lequali conofconfi a 
quefio 3 che il lor menftruo non troua uia d'u- 
Jiùrei&fepur rìefce,featono grauijfimi dolori; 

an%i 



S E C O ^_ B Ù» 209 

an^nefonò di quelle^cbe cadono iuàleunefnfer 
mità,& cadute diuengùno negre perglifpeffi oc 
€identhinche pareli fuffocarfi:^ anche mi fera 
mente morirli. 

^ttpércioche&lagwuaney^il medico fen- 
%a troppa: fatica* attederanno delia-qualità del 
male ; uogliamo dire y,^hs y prima che il medica 
venga Mia wur&i jèr uìi cinque preceitiicbe\(e~ 
guqna,^ ,:■■■} K :> . -— -■- ^ '-■.'- -• 

Hfrimo éicbetepw notte no èpoffibite cura 
requefto difetto acconctamsnte fe&%tffetfrQyil* 
quote fia uno diqueUiicsn chefi faiaffa y o altra 
commodo wftruzrtento\cbe tagliatak>qualepar 
&a al chirurgico convenir fi. %• > 

v. il fec&td^bequdU^e&l'fmófihx-iu'tit 
gliare,èo carne >ò uelo.la qual cofa deuèegli ai 
tmiamwte riguandarey^maffimamUffi è uè 
iozper cloche e noabifegaa rimanerlo tutto j uhi 
toyina apocoyapacaicaciojiacofa che % fetagliaf 
fefep^moltacwfidzratio^ 
te qualche 'parte della matrice sì r che ne'fèguU 
*ebk&£$afóoy&&kra mio fa infermità, ooffm 
derebbe la ueficaifeni^asheque^itmm è taglia 
^nm-fifai^t^qf^ageitùlmer^ M " ~ 
*5 £lten$e\ cTmMtegliwe*g^ di 

4ffer:.cauto:percmche^e,taglia^piit^hequiui 
fofjemto ;MOttJCommettereHe mmoi( errore di 
quella* che fareUe tagliando meno, onde ne na~ 
jeenbbe qualche male. , „, 
, Vd il 



Z I B A, 

Il quarto èycbe il taglio fia notabile: perciò- 
che,oue la dona ingraniti; il piccolo baco impe 
difce Fufcìta della creatura.perche uiene in pe- 
ricolo di morirfi. 

Il quinto,& ultimo farà,che tutte le medici 
W.chefi tiferanno in curarla,fiano calde, & rio 
fredde per alcun partito* 

Hora, hauendo a memoria tutte queBe cofe, 
faccia il medico jìare la donna fopra alcuna fe- 
dia con pocofoHegnodi dietro, & tener eie xo- 
file aperte, &, fé la fer atura [ara nella bocca 
della natura,& di fuori itagli notabilmente, co 
me habbiamo detto , col ferro perciò apparec- 
chiato Mche fatto pongauilana bagnata in olio, 
&uino garbo per due,à tre giornhquindi comin 
ciafaldare il taglio . 

Ma, ferì 'impedimento farà détroiufilo $ectt 
lo:per cloche uedrà meglio doue,habbia termine 
la carne aggiunta^ il uelo:poi tagli. 

Et, fé la donna cader a per dolore in angofcia, 
ò in altro cotale accidente ; lafciftare,&uada 
didìmdì a poco a poco tagliando fecondo* che 
tonofceràdouerfifare. 

Et in fomma, quando fi pofiafare tutta Vo*> 
fera in una uolta,& la donna fia gagliarda, & 
no tema,& quello,che fideue tagliare, fia poco» 
& cotali altre ageuolfT^e^facciafuma non;ope 
tifi a poco a poco di che uoi meglio,che altri fa 
prete ottimamente^ >difcretamente fai e. 

U 




s ECO ^ Z> O. aio 

te apofterne,chenafcono nella matrice come 

conofeere fi debbano,& come guarirle. 

Cap. XXIX, 

EI^CIO che&leapofteme, 
che naf cono nella matrice im 
pedifeono i'ingrauidare chiù-* 
dendo labocca dì quella^ ri 
mouedonela fuadebita com- 
pleffione;et perciò ci parrà co 
ueneuok,an%i neceffario mofìrare, in che modo 
curare fi debbano. 

Ma ,per cioche ne fono di più maniere, &na- 
feono da uarie cagioni; prima che alla cura ue- 
niamo'ydebbiamo infegnare le cagioni, che le fan 
no>& gli effetti y che ne feguono. f ;*<& 

_ Terà le cagioni, per le pali , le apoBeme fif / V*'"'* 
fanno nella matrice , fono entro il corpo, com^- */' \ 
più uolte habbiamodettoyò di 'fuori. quelle M 1 : % p h 
) T uori fono,come è il cadere, & il percuotere it^%-!\v^ 
maniera,che effa ne rimanga offefacappreffo tu '^S-^ 
fare troppo carnalmente , & (penalmente con 
huominhche habbiano il membro feoncìo, quin- 
di lakuatrice poco djjcreta ne può efferecagià 
ne, fi come colei , che rompa alcune parti delU 
matrke,quando tira fuori la creaturaiofe ha- 
ueff e tagliato meno autdutamente, che non fa- 
rebbe di bifogno . alle quali tutte co fé aiuta il 

D d z fredda 



HK. 



^T 



I I B \ &■ *■■ 

freddo delfaere,o altro di fuori. 

'- Dentro al corpo fono leffere ripeno , tutti- 
quattro gli humori,quandofcorrono,l*acqùofi- 
tàyO la uentofità graffa, laquale rimane, & no» 
rifolue y i menflrui ritenuti ,& la mala com- 
pleffione della matrice >& la fua debole^a* 
per laquale le materie fi fermano > & non fi ri- 
foluono : lojperma ritenuto , male più aolte i 
menflrui fermati. 

Leapofteme della matrice il più fono d'inatti 
ra calide,o dure:mail luogo,che fi troua è pro- 
priamente la matrice: & quefia èia peggiore di 
tuxteiouefi ueggono pur alle uolte in uno de' la? 
ti y altre nella bocca di quella, & altre nella più, 
profonda parte fuadaquale na fi rifana giamaL. 
& perciojprima che ui mettiate alla impreja ,- 
douete diligentemente confederare, fé il mah 
guarirà curandolo. ne fono alcune altre,lequali 
rito fi ri foluono mai>& majfimament e, quando f» 
no durt,&ài materia melancholìca.onde fi uè* 
de alcuna uolta delle donne per ciò farfibidro- 
piche,ò l'apofiema conuertxrfi in un cancaro.per 
che de ne te uoìmedici,che pigliate quefto carico* 
efiere folleciti molto. 

■ Efiendo duque il luogo,nel quale fi può troua 
re?apoftema 5 diuerjO',fappiate, che fé farà nel- 
la parte dinanzi; ageuolmete fi uerrà chiudéda 
nonfen^a dolor e,& tapoSlemafarà maggiore* 
& più dura,cbefefofie nella pi u profonda. 

Se 



SEC **l DO, in 

Se farà nel pia -profondo luogoùl dolore farà 
nella fchiena 3 & fotto il neutre. & non potrà la 
donna andare del corpo, 

Ma 3 fejarà nella parte di fopra;fentirà la do 
glia [opra lumbilico: fé dì fot to* 3 fotto quello bau 
rà pacione : fé ne* lati; farà nelle cofcie > nelle 
gambe 3 & anche nelle inguìnaglie. 
; Et hauedo occupata tutta Ut matrìce^haurà 
una febre acuta con dolore di tefia 3 di colloidi oc 
£hi,& altri membri iCome difotto narrar emo» 
4? in qualunque parte di quella farà: la matri- 
ce piegar à al contrario di quella, & la dona dor 
mira malageuolmente fopra il fianco contrario, 
filale fi mouera 3 male potrà federe^ piegar dal 
4a parte inferma^ andrà Tgppa . oltre a que- 
ftc haurd continuo dolore in quella con batti- 
mento , una febre affai acuta , enfiamento in- 
torno al pettenecchìo? con certo diftendimento> 
ferche la uentofità non può ufcire, $* q uefti fo- 
no ifegni delle parti della matrkejieilaquatiè 
Vapoftema. 

Ma delle qualità fue faprete in cofi fatta gai 
fa. fé Capofiema farà calida per natura ; fenti- 
ràla donna un dolore acuto con febre accom- 
pagnato da rigore , battimento >fetei negre^ 
%adi lingua ; & fudarannole molto le eftremi 
tà de* membri:& alcuna uoita perderà la ucce, 
cadera in alcun fpafmo » & sfinimento di cuo- 
re, l'urina farà roffa, &pca. &#efio le nera 
* D d' l uogìits 



I I B ^ 
voglia d'urinare maffmamente fé è nella parte 
dinanxiàlle uolte farà liuida per la marcia, co 
che èmefcolata. 

One Vapoflema fia calda per uirtwdel fan- 
gue 3 ò della cholera:feddfangue;l 'urina èrojfa, 
cjrgroffa, &, fé la donuaè di complcffìone fan~ 
guignaiba rojjì gli occhhet la faccia: fé della cho 
iera;hagrauij]ìmefunture>calore i & doglia nel 
la matrice: fen^a che da chi che fi fia cagione di 
quejìe due y donde proceda y ne partecipano gli 
mebriyche hanno congiuntone eoa quella; fi co- 
me è il cerebro.da che neuiene dolore di tefla nel 
le parti di dietro >nel collo >nella radice de glioc 
chù& qualche uolt a il dolore difeendefino alle 
gahéyér afeende alle gìnocchie } & all' altre ginn 
turerai? mguinaglia > alpe£tenecchìO)& nel fon 
do del uentre. apprefjo cade in malencholia * 
angofcia 3 uomitoffinghio'zgQ. corrompe fi la di* 
gefiwne ì & Tappetiti. 

Se T apoficma farà fredda fecodoyche fuole fa 
re la phlegma,baurà la dona icotati dolorila, 
minori affai con alcuna granerà* & enfiamm 
to nel pettenecchio,nelle anche, & nelle cofeie* 
le maniyi pìedi^gli altri membri eftremifara 
no mollh& finalmente il pettenecchio. 

Se farà àura;a toccare il coprender et e>&ia 
donna nofen%a malageuqlei^a urinerà,o ande 
rà del corpo.no hauràgran dolore, fi fmagr irà 
U corpo j& le gambe più , che altro membro 

Cent irà 



SEC %D 0. ii% 

feniirà debili. &, percioche iluentrefìngroffa% 
s'enfiano all'bora i piedi ,& din emano tali > 
quali fono quelli di uno hìdropico % & mar- 
inamente quando la durezza della aposte- 
ma fi è Jparfa : ma alle mitene uiene hidro- 
pica: & , oue non fi rifolua il male ; faffi un 
canchero. 

Il quale cono farete co fi .egli è apofiema di 
ineguale figura:da chenederiuano alcune uem 
negre >& enfiatele anche duro sl»che toccando 
l'offènde Jta un brutto colore, & horrìbile a ri- 
guardare, & traheal roffo ,& alcuna uolta 
aluerde , & a quello del piombo . manda fuori 
marcia puzzolente , & fchifeuole. & quefta 
bafli. 
. Et,quado non foffeV apofiema incancherita i 
an%i fi facefft matura ,& piena dimarcia ;t* 
donna fentirà il dolore folito diminuir fi, ma oc 
crefeere la ftbre , & far fi bora d*una guifa % & 
bora d y altra;& gì 'accidenti \cbe banca Jiuengo. 
no maggiori: ma,come fi farà maretta bene,& 
cominciar à adufcire;il dolore ceffara,la febre* 
& gli altri maliche per ciò fofieneua: tali fona 
i fegnhchemanifeftano ilfito,& k qualità deU 
leapofteme. 

Lequali tutte uogliamo diruhebe diffidimeli 

teficurano,ma peggio quelle,chefono più uici- 

ne al fondo della matrice, come habbiamo difo- 

pramoftratQ.an%i> fé faranno nel fondo; non è 

-• - Z>d 4, poffi- 



tubile a guarirle, oltre a ciò douete fape- 
r e, che :y fé lamwàai cherìufcira.;Jarà bianca, 
uguale>ttfen%a cattiuo odore;poteteJperare bs 
ne: masfefarafracida 3 pu%zplente;& didiuer 
fi fJ3ecie;e tanto maligna 3 cbe non bi fogna hauer 
tiifperan'za alcuna, 

CV ì{*A Ts^S I le apoftemegr con la dieta, 
& ordine del uiuere, & con le medicine. & 3 con 
cifiacofacbequefie fiano il più di natura cali- 
de 3 & faccia mtfliero il medico ejfere molto ac- 
corto 3 diligente , & follecito ; prima che uita 
bahbiaa tener e la donna 3 che da apoftema di co- 
fi fatta conditone fia moleflata 3 ueniamo ai 

'Prima ordiniamo y che la fianca fuafia in Ino 
gOydoue l'aere fia freddo s manon però tantoché 
fie patifca : ilquale non babbia odore cattiuo, 
fugga la donna il moto del corpo 3 & le cagioni, 
che ad infiammarlo il potejjero conducere : co- 
me fono Pìra>& fintili pajfionì dell' animo 3 & in 
contrario il timore 3 & la melacbolia, percioche 
adoperano molto diuer fornente da quello 3 che fi 
faccia lafuperbia , ò l'ira . mafegua l'allegre^ 
%a 3 il dikttOy & le buone fperan%e,u eglia ancbo 
ra molto pìu 3 ckedorma:percìoche il dormire ti 
ra le materie dentro , 

..In quanto al mangiare , & al ber e uogliamo* 
chetfja mangi ,. ^rbeuameno , che fia pojfibik -s 
an^i s'accordano molti a quefio^hefidibbatc^ 

nere 



se e o *h~d o. 215 

nere-la donna fino al ter%o difenda mangiare* o 
almeno le nefia dato pochi ff moda onde fare ad 
alcuni moderni, che y fé U donna eforte,&ga- 
gliarda;ìl primo giorno fia affai darle acqua de 
or%o co iulepo rofatoj & il, fecondo fugoli dì or- 
%o s egli e il uern^he ne* corpi delicati non baBa 
ne l'acqua d'orbo, ne l'acqua di Recherò fola* 
mente;ma il primo di leficonuiene dare i fugoli* 
ò farro colatoio pane.lauatoilequali cofe potete 
4uocer$in brodi magri di galline .giunoni* di 
pernia ^ponendo nel brodo lattuca portulache, 
&fimili co fé frigide. 

Ogni maniera di bener aggio fi deue lafcìare: 
per cioche aiutagli humori al corfo prefo: tutta 
uìa non neghiamo quello, che ad aiutare il cibo è 
neceffario . & comandano alcuni , che il primo 
giorno non fi debba beuere mniuna guifamondi 
meno, quando pur f off e necefiario; dia fi ? acqua 
di zucchero bianco,ouefiano cotti prima corian 
fahofebeUenyò giuggiole. 
- Moppo li tre giorni egli fi conuiene uenire a 
maggior ciki;qua\i fono le carni d* uccelletto di 
polli :& tanto pìutffendo già compiuto il cor fa 
4elle materie, ma, quando comincia a declina- 
teti mak'y bifogna cibar tadorna, & confort ar- 
ia conni uande> cheriftorano le perdute for%e. 
& all'bora le concedete nino pìccolo, & mi- 
fio conacquaydouefia cotto zucchero, e quefia 
i Unita, y che deue tenere nelle apofieme calide. 



v<~o ■»,-: . si 



I I B T^ 

&f^{ 3 fé faranno frigide o per pblegma,o per 
melancholia; t •■Sìa bene feguire altro modo di 
ttìuere: percioche i cibi fono necejfarij tali y che 
nutrì fcano molto più dell'i narrati non folamen, 
tenelproceffo del male ima nel principio ancha 
ra:p:rciocheèpiu tardo affai a guarire* chele 
calide non fono* 

jtàunque l 'aere fi richiede temperato •>& al- 
quanto feccoyfe l'apoftema è phkgmatica: & 
humidaife melancbolica . nella phkgmatica è 
affai conueneuole , & utile ilueggiare: ma nel- 
la melancbolica il dormire, le uìuande 3 che alta 
nà,& aW altra fi deuono y fiano poche y ma dt buo 
nutrimento*, & facili a digerir fu tuttauia y effen 
do phlegmatica habbiano alquanto del fecco & 
-per naturare per arte: & melancbolica del- 
Vhumido nelmedeftmo modo, appreffo } fé farà 
phlegmatica: betta nino alquanto potente* uiga 
rofo 3 & di una negra: ma y fe melancbolica: mi 
glior e far àil bianco >& meno uigorofo;an%imì 
fio con acquatila quale fta cotto zucchero t&* 
liquiritia. & tanto fta detto debordine del ui- 
uere y che deue ofieruar eia donna. 

Il medico dall'altra parte* iflimano alcuni* 
che prima habbia a lenire iluentre y eJJendoi'a~ 
pofiema di natura calida y concaffia y o dettuario 
lenìtiuo'.dipoi falaffare la uena commune>o del- 
la te?la y cauandone piu>& meno fangue fecodo y 
che comprenderà dmerfi fare, la qual opera, 

benché 



SE C o *R D 0. ir* 

benché paia nocere, tirando dal corfo de'men- 
(truùnondimeno, chi diligentemente riguarda» 
uedrà, che raffrena la materia corrente, ini a 
due, otre giorni tragga f angue dalla faphena 
del pie deftro,& tato più necauarà,quantofen 
tira la doma di natura fanguigna,& la matri 
ce più di materia ripiena, ma il più de'medici 
famofi non comportano, che auantiil falajfo/i 
debbia lenire il 'ventre* dubitando per ifciagu- 
ra, non maggior quantità d'humorì s'inuiaffeal 
luogo dolor ofo:an%i ordinano ifalaffi dettij in- 
torno acquali uogliono, che fé la dona fia forte, 
& aitante Je fi tragga fangue prima dal piede 
ftro,& poi dalfimUro: ma je debile; dall'uno, 
& dall'altro poco per uolta, &$ejfo.& concia 
dono molthchenon dalla uena commune, ne da 
quella della-tefianel braccio fi cauinel princi- 
pio per paura di non fermare imenfir uh ma la 
fciate quelkiuadafi alle faphene de piedi. 

COME haurà falaffato la donna, & tratto- 
ne tanto fangue,quanto uedrà efier bifogno; fé 
Thumore corrente farà Jangueyunga di fotto al- 
l' umbilicofopra la matrice con l'untioneinfra- 
fcrìtta. , * 

E accia in minuta poluereuna dramma di ro 
fé roffe,<& una perfbeciedi bacche di mirto, di 
fumaci) Mpochiftide>& bolo armeno: una oncia 
di olio ro/ato,& una di olio mirtino, fcaldi to- 
lio,& mefchiui entro te poluere ddk tofedet* 



,...: L I B A o 

te dipòi bagnini pez^e* & appicchile al luo- 
go mofirato : che s'opporr ano alla infiamma- 
tione enfiente, doppo quetto ufi quefia fomen- 
tatane. 

Togliete un pugno iguaì 'mente di rofe roffe» 
fiori di pomi granati yfinmach, hipochifiide, & 
chamemUlaJequali pettate alquanto >& bollite 
con tanta acqua , quanta fi conmene finanche la 
ter^a parte di quella fia andata uia. bagnateci 
pojcia dentro unajpunga & [fremetela : quindi 
la ponete fui pettenecchio. &, come comincia a 
farfitepida;ne la leuate. 

^ipprejfo crefeendo l'apofìema tuttauia 3 fac 
eia alcuna fomentatione,quale è la feguente. 

Cogliete un pugno dichamemillayjmo di meli 
UtOyUno di rofe ruffe, uno di fiori di pomi grana 
tiy&uno di fumaci). peflo tutto alquanto in buQ 
na copia d'acqua , oltre acid con la jp unga fac- 
cia fecondoyche dauantih abbiamo detto, il che 
fatto unga due,ò tre mite il luogo conia untio- 
ne> che uiene appreffo . 

Mefihiate infiemeuna oncia di olio rofato\ 
&una di olio di chamemilla: nelquale bagnate 
fe?£?> & efyreffe ponete calde fui pettenec- 
chhy & fu la natura . 

Ma, quando V apGftema farà nel maggior fla- 
to che poffa falire;tenga quefia maniera nell'or* 
dittare le fomentationi. 

Tefìat euri pugno di chamemilki & uno per 



S'È C-O^IP 0. 215 

parte di anethoymelilotOyfemedi lino$en greco, 
matricaria, &■ melijfa.poi le bollite in acqua>& 
con là ffiunga fomentate . &.pofcia ungete con 
lucompofitioneycliefegnè. 
- Tolueri^ateme^adrama igualmete dima 
trkarià>diartemifiàiptflegiù, & calaménto:& 
con me%^a oncia diolio digiglio , & me%$a di 
diodi chamemìlld mefcolatè la lor poluere, poi 
con alquanto di cera fatene unguento al fuoco » 
SE VU TOSTEMiA haurà origine da 
choleraydoppo ilfalaffo>ieno$quale vogliamo* 
che facendofi tengala donna i piedi altt,^* /f 
gambe Jui a due-giorni porga fele quejìa medici- 
najaquale diminuisca glihumori» •""■'-'■ 
; - Diffoluete in acqua tfartemifia, & di- capei* 
ùénetè una dramma di elettuario difucco di rom 
fé, & una di elettuario indo maggiore con una, 
èrtela di caffia pur aWborairatta^aggiugneteui 
ìhe%^a oncia di melle rofato 3 ò firopa molata 
per fare grata la beuanda ; laquale poi che bau- 
ra prefa ; la mattina feguente nel far delgmrm 
tolga cotal firopo-. ^ » 

Mefchiate infiememeiga oncia di {tropo uiò 
latóì&fimilmente melle rofato colato, & firo- 
fo aceto fofemplice:una oncia d'acqua , ò di de- 
cozione di femi communi freddi , una di me- 
liffa > & una dibugloffa, & betta . ilche con- 
tinui la donna cinque, ofei giorni fino,cbeÌ * uri- 
na appaia digefia: cheall'hora bauràa -cigliarsi 



la feguente medicina. 

. Habbiate mexgo pugno di fiori di boragme » 
bugloJfa > & anetbo per ciafcuno : me^a oncia 
di una paffa* & altrotanta liquiritia; minuta- 
mente tagliata, à rafa: cinque prune : etto fé- 
beften : et due dramme di femi communi freddi. - 
Uquali tutte co fé pelìate,& bollite intanta ac- 
qm^quanto Sentirete bifognare, fino>che la me-, 
ta dì quella fiaconfummita ine laquale colata 
dijjòluete due dramme di élettuario dididcatho 
licon^r due di élettuario di caffìazuna dram- : 
tna& menadi élettuario di dattili: una di e- 
lettuarioydi fucco di rofe,& mez^a di elettua 
rio di pfUib.quefta beuanda fate dolce con ftro 
pò ukfotoì&nete dateaUahoraìcheficonuen 
gono le medicine* &> fé non piace alla donna; 
tranguggi le feguente pilole. 

Togliete due firopolidi pilole aggregatine : 
tneTgo difende ; uno M buon reubarbaro ; & : 
due grani dioica, fate inpoluere il reubarba- 
ro,& la §ka * & di tutto formate fette pilole 
con firopo molato. & prendale al tempo delle 
medicine. 

Et, auanti che più inan^i procediamoìdoue- 
$efapere,che il firopo d y endiuia y il rofato, & il 
violato con acqua , in cuifiano cotte fiori di ba 
ragine^di buglcfia^e di nenuphare fonoi miglio 
ri, che hauer pomate. &>fela infiammatone 
{offe grande; in cambio della detta ponga fi quel 

la, 



SE C N D O. ti6 

la s oue fia bollito Jblatro bianco ,&wfquiamo 
h)ianco y aggiugnendoMÌ un poco d! art emi(ia.o di 
rafura £audio%percbe il firopo penetri a* tuo-* 
gbidabaffoi -• 

r , ; fytta la pmgfltionediafiìlfeguente elsttua 
rìojlqualeha uhtàdi confortare la matrice*et 
&i mmfahQhe U premono feruigio. 

Vero togliete una, oncia & me%ja di eletta* 
rio diamargarfton : me%£a oncia di zucchero 
UwlaPo : >& mez^a del confetto , che fi fa de 3 tre 
fandalhliqualì.mfieme mijii rifatene ekttmrio 
non firopo molato; del quale tolgane la donna 
mattina & fera x tanto> quanta è una caUagnA 
fino 3 che dura:cbe m migliorerà affai, 
. . Jìtife in quefio tempo, fofteneffè troppo acer* 
fa dolor eidejte mitigarlo fedendo fino alTumbi- 
lieo nell 'acquatone fia cotto un pugno di melU 
:kto,& parimenti di cbamemilla,fien greco, fé- 
meJiMno,anetbo>papauero, pfiUo , mandrago- 
ra^ fimiglìantudell'herbe cotte ne potrà fare, 
empiafiro incorporandole con olio r o fotone uio~ 
lato Mquale ponga fopra ilpetteneccbiojlean- 
mche x & tra laqatural& le parti uergognofet 
dirietro.& tale empiafiro fi comiene ufare nel 
principio. 

;sDoppo quefio fi richiede inalu4 t &fem di ti 
no coniar pefiati con alquanto bu$um& oJìq 
rolatQ:ilqualesm$&firi(opr^ 
dmajptefiommwlkmMYii akunfHppofw 

■ tori* 



« ; t t n ^ o 

torio quale è quello > che ùiene appreffo. 

Teflate infame un pugno per parte dì melilo 
tOyfemedilinofiengrecoy&malua :& choc et e 
tutto con attigna ài porco-Ai oca y & di gallina:, 
foi co olìórofatOìò uiolato componete ilfuppofi 
tono-. ìnìjcambìo del quàle^odi altro empia» 
ftro,che sadoperaffea mitigare il dolore fatele 
qualche cri$ìiero>che operi. * - 

■ Tale è il mucilagine di pfilw>ò olio rofatortìì 
fio c& acqua diarnoglojfai&dMàitucayodìpor 
tulaca gettato cominfirumentoper cip fatto. , 
: Ma qu\cìaggr$da di auerpire lo f]>eciaie> che 
bìfognahauere non una Òorfetèaima certo infiru 
mentOy chi H * chiamato in alcuni 'luoghi fchi'^Ch 
&fclw^^<flo,i&'uuol^èffere pìccolo^ quanto è 
il membro deU'huomo >&■ acconcio in maniera 
che nel tempa y chefi ufi,n&n offenda la natura. * 

Et fatto -quefio empiajin di continuo quella 
con mucilagine dì pfiliotmaliia) et foglie di-uiok 
infieme mifte> & infpeffite con mette rofat&teaM 
fhóra, & farina d y or%p.& iengafifempre a me 
moria y che lamatricei dì ' copkffione fredda* fi- 
che uogUamo, che il medico proceda tautamen* 
% e neWufo delle materie M natura frigide. -- 

Vn altro crifiiero fi compone con oliorofato^ 
& bianco £ouo infiemé battuti^ accompagna 
ti ton grafito di gallina?& acqua di arnoglojfa: 
ferciochs rimane il dolore\euidentemente:ilqua 
iefe troppo pia noiajje, che la donna non poufi 
**•-'. [offerirei 



S E CO % DX>, 217. 

jbjferire;aggiungauiitnpQco diopio* * 1 

jllchegioua fommamet e l'acqua , nella qua, 
le fiano cotte [cor%e di mandragora , papauero, 
& coi ali: firmimele quella* ouefia bollito corta 
droypapaueYCyfùlatm-, aggiugnedoui alquatodi 
elio mfato.oltre a quefio naie molto il latte d'ali 
na t & il fucco diarnogloffa ciajcunoper fé mede 
fimo ufato-tO amendue infame, ma pm che altra 
medicina adopera iifegiientefuppofitoua. . , 
i Teliate fowlmente tre onde dir afe fecchcz 
una di feme di lattuca,& una dì amido, & me* 
{colatela poluem con olio rofata, & latte di co 
na.mitiga efficacemente ogni qualità di dolore^ 
- Simdmétefaun fuppofìtoriù ccpofio co ugua. 
le parte di cera., olio di chamemilia ^grafeìo di 
mitra,&opìòt&.mifcbìate tutto m lana. 

pigliate cinque dramme di feme di lino tri 
tùy&altrm&tQdìmaliiauifchiown rofjo diouo 
duro cotto leffo>& due jcropoli di offrano: uns 
diQpioì&tirioMfmmzadi iufquiamo.& tut- 
to pefioincorforate,et ufate con la lana perjup. 
fofitorio:cbetorràumognidolore. ; 

llquale fé procedendo auanti nò lajciajje dot, 
mire la donna-, ungetele la fronte con, olio di pa* 
fauero ,ò di mandragora ,ò dì nempbare me- 
febiandoui un poco di aceto . 

Et, fé con tutto quello hauefje ardentiffima /e 
te;beua del firopo di atnuphare,o del firopo ro«* 
fato , ouiùlatù eoa acqqa d'orbo ,0 di- lattucc* 



t 7 B K 

è à*endwì* , ò di portulaca, ò di prune,& di ór* 
%o;che ceffo* ambitamente. 

Et, quando bauefie la ftbre,ò grandi (fimo cala 
ve nella matrice;mangi lattuca,x^^be,portuU 
cbe,fucco,òfugoli,come dicono alcuni,di or%p,ò 
di auena,nelìiquali ponete nino di pomi granati* 
e agrefta,o fuccodi berberi, le carni fi ano di ca- 
preto,o dì pollo cotte , & condite con le cofe det 
te: con le quali, fé apparirà il bifogno;porrete fé 
me,omucilagme di papauero bianco,olio di man 
dragora,o di papauero^o di nenupbare. 

Oltre à ciò entri nell'acqua calda , nellaqua- 
lefiano bollite foglie di uiole,branca orfina,fapo 
naria,malua^maluauifcbio, & famigliami cofe: 
che je ne andrà uia la febre ,& molto più > fé di 
quefla acqua lauarà, & fuffumigara la natura* 
nella quale poi ponga deli unguento infraferit* 
tojlquak fcriue un famofo medico, che matura 
ottimamente ogni apolìema. 

Cogliete un pugno di branca or fina > radici di 
mal uauifco,malua 9 hpoli,faponaria,&affep- 
%p ; una oncia di feme di lino,& una di fien gre- 
co .pe/ìate tutto con ottimo uino bianco ,& in- 
corporate in alcuno pignatonouo con ajf ugna di 
porcojbuturoyolio rofato , & molato, & melle, 
0- alquanto di farina d'or%p al fuoco ,fino che 
pano disfatti .bollano appreffo tantoché s'indu- 
rifeano alquanto. & guardateloui.hauendo ad 
vf aria, fate alcuri^uppo fitor io dilomba f ciò, o di 

lana 



lana fuccida,ilqual ungete, & ponete nella natu 
ta.appreffo difenderete fopra qualche pe%ga di 
Uno>& intorno a quella la fafeiatc. 

Laqual co fa farebbe poca meno , che il dimo- 
firato ungueto, il mucilagine di maluajìifmal- 
ua,&femedilino } feguendùilmodo difopra det 
to. ma tutte le medicine dejcrittegiouano d miti 
gare ogni fpecie dì apoftema. 
• Doue quella procedeffe da phlegma;prima dù> 
Mete diminuire l'humore, che è nella matrice co 
lefeguentipilole. 

Lequali rifate di due fero foli di pilole fetide 
con [tropo di artemifia, & ordinate alla dorma, 
che le tolga una mattina due bore auanti il gior 
no. & l'altra mattina appreffo nel (puntare del 
£ aurora beua alcun firopo,quale è quefìo. 

Vigliate meiga oncia di fimpo di matrica- 
via,& egualmente di (tropo di due radici* <& offi 
piellt femplice : una oncia d'acqua d*artemifia r 
una di finocchio, & una di bugloffa : & infieme 
mefcolate.ufilQ cinque,fei,opiàgiorni,fefaràbi 
fogno tantOycbeglì humorifianodigeriu:poi fi 
gli U medicina >che fogne. 

. Habbiatc me%gp pugno di fiori dik&ragme* 
parimenti di bugloffa , & ài mdiff a : uhair om- 
nia di radici dt finocchio, &ma di radici dipe- 
trofemolo: mti^a oncia dìuuapaf[a > &4krot£ 
taliquiritia tagliata^ r afa: & una dramma di 
watmariade quali tutte cofebollkem umt&as 
u £e i qua, 



X 1 B C1C 

qm>cheb4fiì,fino>chela metà di quella fé ne fià 
andata, tfr+cùmefarà colata; pigliatene tanta, 
cbefia afi ai a diffoluer fi entro cinque dramme 
di diacatbolwomdue di elettuario indo maggio- 
rei* quattro fero foli di buono agarico : quattro, 
grani difalgemma* <&■ quattro di gtngeuo :& 
mzTga dramma didettuario elejcopL £ 'agart- 
co,il falgemma,& il gengeuo macerate per cin- 
que, ofei boreneWoffwielle: dipoi fremetegli be 
m%& ' mefebiate ìojfmelky&me'^a oncia di 
mette rofato colato con l'altre cofe. 
i Et,fela danna baueffe noia abeuere la detta 
compc rfitiane; togliete me^a dramma di piloh 
fetide y mo.fcYopolo di aggregatine y & uno di 
Agarico trocUfcato :&di tutto ne fate cinque 
fUoie>kqnali pigli due bore aitanti giorno . 
*■ • Laudano fomrnamente alcuni il turbitb , &< 
ite danno una dramma, &:unofcropolo di genge 
UOicalar/w aromatico, & artemifia per eia feli- 
no tutti polueri%ati con un poco divino bianca 
piccolo. & affermano efferìa miglior medecina* 
ebetrouar ft peffa:. fatte le purgaùoni fé per fé 
none maturata l\zpoftema r lafannoconle ma- 
niere narrate <dauanti,& ebe difetto pienamtn- 
ttnarraremo. [ 

- Onde peftateMfieme Mgual parte iimentba* 
meliioto,fanfìteù > fic.bi ftccm biayichh& uuapaf 
fa, d:pot Utuo.meMtmamente in uino bianco* 
&ilquak ' filmi la naturaci fatenedàQ y & Hai 



* tf e parti uicine:&le co fé simpiaSlri fopra. ap* 
preffofateunofuppùfitoriodi bombafcio,o di la 
i mafuccida ) & involgetelo nel unguento co fi de^ 
Jcritto * ...•:■;. 

-T: armate m dramme di affugm di gallina , 
tre di ajfugnadiùca, & tre di cera: fitte dime- 
«àoUadi ceruo,& fate dimedolla di uitello:due, 
-&me'z^adimaftice > graltr-ctanto dimelilotos 
duetfhiffGpOypulegio , fiori 4ichamemilla, fenie 
4i lino,& fiengreco per parte . tutto pò tueri%£~ 
te minutamente* & me fc boiate con le altre co fé 
dette>& alquanto di olio dichamemiUa . &de& 
tro bagnato il bomba] ciò nel mandi nella natu- 
ra . & quefio continuifi fino che ìapofiemafia 
matura, mi quai tempo fé la donna nonandajfs 
del corpo ; procaccia di andarne con alcun cri* 
Miero », . ". 

•• Se l'apoftema farà d'humore melancholico; 
ufate alcun firapo 9 quale è quellùycheukneAp* 
frefio:che nel digerì fca v 

Toglietemela oncia ugualmente difìrope 
di due radickdiftmpodhmatricariai&mdle ro 
fato colato: una di acqua d r artemifia % unadiae 
qua di lupoliyet una di acqua di buglojja. kquali 
mefcolateco'ftropiy & beuafila mattina all'ha 
^aacmeouenuto 3 & hauUo tenuta quefia m& 
werdpimffttegiorniil'Qttauo purgate la donne 
co qualche medicina cbueneuokyfi cornee quefìé 
*- Diffolmtmdecottìonè di matricaridySpJthì 
^ £ e 5 mot 



moipolipodiotft follicoli difena una oncia di dia 
fena:due dramme di confetthne Hamecb;una di 
elettuario indo maggiore. & datela a bere due 
bore aitanti il dì. 

Et 3 fé ufarà una uoltala Settimana una betta 
dafimile a languente ; guarirà dell' apoHema: 
&,fefoffeper nafcere;fe ne andrà uìafen^aal* 
cundanno.& è>cbe facciate una oncia>& mex? 
%adifucco di lupoUmeyga difuccodt buglofja: 
due dramme di epitbimo jottilmente ridotto in 
poluere. & mefcbiate ogni co fa con due onde de 
acquarella quale pa bollita fena y & polipodio, 
& fatene beuanda. 

Oltre a quefto>fele darete due onde di yucche 
ro di fumoterre co quattro di acqua di tormetil 
la due mite la fettimana;guartrà ottimamente. 

Quind'hfe ogni mattina a digiuno beuerà del- 
la decottione di mirobalaniindi s & emblici con 
una oncia difucco di fumoterre;fubito apparirà 
nofegni della futura fanità.&i dotte l'apoflema 
non foffe uemta;non uerràper Vauenire. 

Et, fé ben ui ricorda* babbiamo detto » che la 
matrice è un membro neruofo,a cui le co fé fred- 
de fono oltre mi fura nociue>fen%a chel'pofiema 
crefeerebbe;& perciò impongono i medici) che fi 
migliami medicine debbiate fuggire) & attende 
re adakune y cbe rifoluanO)Come adopera do em- 
pjaftro>cbefegue. 

Bollite in affai copta £ acqua tantoché la me~ 

ti 



SECONDO. zzo 

tà non fi vegga > un pugno igualmente di fiori dì 
chamemilUimelilotojrnatrkariayfoglie di mal- 
uà cole radichmadte di uiole,o titolari come di 
cono alcuni>et branca orfina:tre onde di malu& 
uifchìo rninutamete tagliato.dipoiaggiugncteur- 
un pugno di farina di feme di lino,altro tanto di 
farina di fiegreco: mcz^a oncia dibuturo>meT 
^o digrafcio <Panitra,et infiggo digrafcio di gal 
lim:tanto olio di anetbo, et decott ione dimani 
caria* quatofia affava coporre empiaftro,ilqua 
le fafciattful pettenecchio^ all'inguinaglie. 

Et qui uogliamo dirui 3 che alcuni hanno ejpe- 
rìmentate le fomentationi , che habbiano uirtà 
di humettare , &• fempre hanno nociuto alla 
malata* 

Cofioro anchor a affermano 3 che le apoHem» 
della matrice fi debbono rifoluere^ non matte 
rar esperò commandano jbe due uolte ahnenoU 
fettimana fi habbiano à porre le uentofe tagliai 
teju le cofcie>et nella piegatura delle ginocc%ie: 
per cloche gioveranno Sommamente, ma tornia- 
mo agli empiafiri. fé ne compongono alcuni, li- 
quali tifando ri foluono l ' apoftema;quale è quel- 
lOicheuiene apprejfo. 

Cauatedue onde difucco di chamemilla uer 
de,& altrotanto fucco di matricaria : una lira 
d'empiaftro di melilotojlquale come fare fi deb 
ha infegnaremo altroue . & tutto infiememìfto 
legate fid luogo >doue e il male • 

E* 4 Ma a 



V Ma, feTapoflema non f offe troppo infiamma 
ta,ma randaffe facendo; con gli empiafiri,& ar 
gomenti moftratì>& che fimojlraranno appref 
fa, rhaurefie arifoluere. ma , quando fi fac effe 
marcia; farebbe bi fogno feguire altra maniera» 
laquale, poi che alcuni altri rimsdij hauremode 
jcritti;uerremc a contare . 
: ^Adunque frenate l'impeto della materia con 
alcuno altro empiafiro fatto di fatta cotta in 
acetoso farina d'ergo con Pher.ba,-& fucco difo 
latro, mefchìandofi l'h umore melancholico col 
jangue \ 

„ O componete una oncia , & me%^a ài farina 
d'orbo- menadi farina di lente pelate con fuc- 
co di piantatine ,<jr di uerga paftore , & r afura 
'di %ucca,ofucco di fempreuìua , o di lattuca, fé 
foffe con la cholera. & qualùque di quefli empia 
firi uorrete acloperare,incorpùrate con olio rofa 
tOyfeka più del fanguetma, fé della cholera, con 
olio uiolato.lequalt poi difì'édetefu le pe%gff,& 
f onet eie dinanzi, & didietro fopr a la matrice. 
* 7 acciari fi anche cri$ieYÌ fecondo, che dauantj 
-fi e diwoftrato % con latte aceto fo,& decottmie 
di portulaca,^- dì piantagine,o uè fiala melan- 
'cbolia mifia colfangue : ma , (e con la cheterà; 
faccianfi con mucilagine di pfilio,o folamente 
ionolio rofato, che e molto conueneuole, &que 
'Bi aiuti donate alla donna, auanti cheuenga in 
fomma infiammatone lapofiemar percioche 



$ £ C 0^T> 0* 22t 

Itm la lafcieranno ere fare, • - - . * 

, Doppo .cbeuifarette oppofle al male, alle det 
te medicine ylequali battete a ritornare a fare , 
aggiugnete co fesche ne la rìjoluano;fi come e il 
fiengreco, ilmaluauifchwja chamemitla,ilrneli 
loto, lanetbo, il%affrano, & dì quella farina* 
che uà uolando pe molini detta uclatile,& fimi 
ludelk quali componete empiaftri,cnflieri ><& 
altri argomenti bi fogno fi . 

. Ma, poi cbeTinfiammatione farà trappajja~ 
tamgranpane^uoglìamoyche ordiniate aigò- 
menti,che rifoluano,& rifcaldino piu,che le rac 
contate. tali fono l' ammoniaco^ bddlio, lo flora 
te,la ceraci grafcii&k medolle tutte,& gli oìij 
di natura cdidi; : qualijono quelli di cbameniilr 
la y di maluauifchio , di giglioyi grafici di oca, dì 
anitra & fomigUanti,cbe habbiano tfficacia di 
jrifolitereyalleHidreì&fottiglìare. molti modifo 
no fi dauanti narrati y che quefto adepcranoffla 
-ci piace dij coprimi il feguente, 
\ Cattate due mete di fitecodi maluamfcbìo,ds!e 
di fucc& diireos, & due difuceo di matricaria: 
duedràmedibdellio,duediùpoponagOyet altro- 
tàto di galbanoMs facete ogni còfc(ìfieme>et ecn 
unpoco di cera fatene ungueto morbido, col qua 
le caldo ungete fopr a lamatrice>& tutte le par 
ti uicini: dipoimff>argete la poluere,chs fegue, 
'.. taquale facete con due dramme eguale di ra 
dici fecebe, dijs^dqaria 3 & dvgaknga : una di 
ì,-> UgnQ 



L I B ^ O 
legno aloe,mace,& noce mo fatta per ciafcunas, 
una &me^a dì carni y& parimenti di dauco, 
& di ameo poi ufatela.&yfeftendere fui luogo, 
eue è Capoflemayilfeguenteceroto ; giouerd o/« 
tre mìfura. 

Togliete fei onde di diaguilonfen'za gommai 
una di ceroto #effipo:due dramme di offrano: 
tfna & me^a di fucco di matrìcaria, & dìffol 
uete tutto infiemeMpoi ui aggiugnete cera, & 
un poco di ragia di pino y & fatene ceroto Al me- 
de fimo effetto haurete 3 fe u farete il criflieroycbe 
uiene apprejjb. 

Me f colate infìeme tre onde di fucco di mal- 
uauifcbio.-duedi latte di pecora: & unadram* 
di %afrano*& fatene crijiier obliquale è ottimo* 

M*À QVMì&O haurete menate ad effetto 
imodi raccontati ; &cbenulla , opocogiouino 
ne a rìfoluere VapoUema, ne a maturarla ; pri- 
ma egli ui fa dibi fogno ritornare alli firopi , & 
alle medicine detti.& neltempo;che la doma le 
piglierà:uiua di carne dì capretto y di polloni uc 
celi piccol'h& fimigliantiyfacendomineHre, & 
altri manicaretti con finacchi boragine , latiti 
ca yucche » & cotali. & più auanti feguendo 
mangi carni di gallina y roffi di ouiyfapa, yucche 
Tùycandlaj.iquiritiayuìno dolce chiaro\&poco, 
ma^inacquato,& fimili uiuande* 

"Purgati gli bumori attendete a mollificare 
fin che ad altra cofa;& a rifoheredaqual ope 
* ' " ra. 



si e ' o <*{d a tz% 

ra fanno il grafito di lupoydi oca y di cicogna , il 
maluauifchioyil bitumegiudaicoyFebuloy.il fieri 
greco y & lamttcilagmèfuajl laudanoyi fichhil 
feme del lino >il giglio, la mainarla matricaria, 
la medolla diceruoy& di uitelloj. 'olio di gigliop 
Polio di%a$rano>l'opoponagQyilbdelliOyVamma 
niacoyla puejatermenttn^ origano, rbijfopo 
h umido. 

Et per ammolirela durerà fate federe la 
donna gteffo in acqua,nella quale fiano cotte ra 
dici dì maluauifcbio, di malua, & uiole:o doac 
fiano bolliti floridi chamemilla y radici di maina 
itifcbioy& di maluaifpargendoui fempre unpoi* 
co diolioy &Jopra VapoUema ponete dfeguetc 
cmpiaftroyilcui ualore è di mollificare^ ri foU 
ttere non che le apofterneyWa lefcrttfole. 

Mifchiate una onciadilithargirio trito co due 
& mex^a di olio: & fate, che lojpetialein alcu 
nacaccìolail mettavi fuoco* oh e il lafci bollire* 
mefcolandoyfino che Menga$efio,comeè il mille 
no cotta.quindi leuato,et raffreddato copogant 
paftelli nell'acqua.^ guardateliuiJi quefìi to- 
glietene quanto ui fé bi fogno ,& fendete fu k 
fe^xeylequali legate ali'apoftema i & alle parti 
tùcineycheècofarara, 

MauogUamoyche fappiate,chefemprefla he 
ne ponere cogli emfiaflri,& altri rimedijcofe* 
che raffreddano ; accioche rimettano latfura » 
che nelpotrebbe auenir* 

Quindi 



i • Qùmàifatecrifiiero con nino, & &cquÌ?owe 
^fia. cotta matricaria 3 ^r maluauifchio còalqua 
tografao di gallina,^ di tetment ina: che farà 
mirabile. &? fé bollirete affai non fm%a grandi f 
f fimo miglioramento ni potrete ' detro federe, ag 
igtugnendouh quando per fé non facejjero profit 
•tqirad'wìdi ebulo . dì fuori ungeteui con alcune 
delle untìoni contate, fé hauesle pur conofeiute 
■quelle douerfare alcun profitto^ con lo ungué 
"4o,che uieneappreffb. 

Dis facete una oncia dìgrafeio di oca, una di 
^gallina>& una di anitra con mez^a di bddlio, 
altro tanto ammoniaco ,& tre onde di buturo: 
'due di olio di cham&milla,o di feme di lino.come 
■ognicofa farà disfattati infume mifta^colate 
lo,& u fatelo. 

vV Et inifmmbio di que&o feguitate, oue l'apo 
flemafia per natura frigida; firnile empiaflro • 
doppo che haurete unte le- reni, ole anche con 
mtlie /puntato; psftate capi di agli s &-cuocetdi 
inacqua : poi fatto empiaftro ud ponete fopra* 
•dipoi pesiate radici di giglio cotte fono le cena- 
vi co off ugna uecchia di porco,& divedetele fu 
k reniy&il peritomo.qHeslo, &gli altri modi 
aperti o ui ri folleranno tapoftewa>o la mature 
^annoto pur fi farà ogmgiornopiu duratoli do 
■Jore,fthre>&graue%za del luogo. 
, DOVE fi. maturiy&. diuenga marciarla don 
na ripigliarle lo appetita perdute* & il fon* 
1 , • to*, 



s re o ^ n 02 n$ 

mìceffando ildolore,& la febre;& nói dallato 
tra parte,feMedefie couenirfi dare aiuto alla na 
turala maturare; fate lo con lo empiafìro fatto 
di fiengreco^ farina di fermento cotti con ac^ 
qua,outjiano bolliti ficbh&fimtiicofe. % 

r Et bauedofi^a curare co medicine molli fieatL 
Mt^h&ap^iwMdocemeteyfa^a^ttìfiamtu fai 
tocche la donafegga nella decottiow di fengre** 
CO: fi fimbriù%& maggiorana* ' ..'■■*.■ 

fripoj legatele uno.emftaflrocdfwfio connate 
oncia dii amm onta co, gr afri dioca,anìtra,&gal 
lina tùlio laurino, di cbamemilU, & alquanti ai 
mirrha tutti disfatti,mefcolando con farina 4L 
formentoni fiengreco, ftme di lino,& decottio^ 
nediartemifia,& di meliloto.chzXatitterlm* 
ratiigliofamente. * ... :.-K, . ., '..,.., 

^tdouttetenermammor\a,che,Va^emit: 
matur anfora in far te, oueia foffzau tagliare p 
farà molto meglio, eh e andar dietro medicamene 
ti: magone foffe ldtana,perajieiurafara neceffe^ 
rio romperla con qnegb ingegni, co che fi fa Val 
m$c<meè Cmipafiro di fempefiebi^r for- 
co di colombo, 

$&ETÙ4 Vapoflema, tutta la uoftra faticai 
fiam mterk,mnd$carfey& Muarla:nelcb& 
comprendiamo douer baumgr^ndijfimo luogo* 
iljeguente argamento. * . •'..'■. - 

Vigliate dm lire di acqua dì ciflema,o di firn, 
me chiara^ &maaztrtmGwdim:^Q .- quattri 



dimellerofato:& infieme bollite fincche la ter 
3*4 parte fia con fumata . leuatoiluafe dal fuo- 
co, colate la compofitione,& tepida mandatene 
ognidì quattro notte nella matrice con alcun 
inUr omento per ciò fatto . il che hauendo con- 
imitato ben tre giorni, ingegnateci di faldare 
la piaga col medicamento da molti efperimenta 
$o,chefegue. 

Mettete in alcun mortaio di piombo quattro? 
onde di latte di donna : due di olio rofato com- 
pleto:me%%a di tutta preparata:& due dram* 
me di aloe, & quìui dimenate tuttofino, che di-, 
ùengano uncorpo.di che diffol itetene alquatoitt 
Acqua di or%p>& più mite nel dì j^ri'^atene 
nella matrice» 

jll che trouarete utile dimenando pur in det 
to mortaio tre onde di termentina lanata con 
Acqua di matricariazdue di olio rofato: una di 
Ut ar gir io £argento:due dramme dimirrha, & 
due di aloe:& una & mez^a di tutia:diche dif 
filuetene alqaato in latte di pecora^ di uacca, 
& mandatelo nella matricei chela dona migli» 
rerà molto. 

: Vpn meno farà due onde di unguéto commtt 
neditutia digolto ottimamente motto dì latte 
di pecora , quìui porgendolo con lafiringa. & 
nel tempo,che farete qaefteoperationhò altre fi 
mòli,. un dì sì , & l'altro nò , date alla donna la 
mattina quattro bore auanti mangiare la fé- 

guente 



S E C t^"2>'0. *H 

piente compcfitione» 

Fate tale,qualeèunbocconedì tre dramma 
ii termentma lauata con acqua dimatricaria: 
una &m&ga d y hiffopo.fottilmente polueri- 
qato:& una di mette rofato colato: che few 
tira in breue grandiffimo giouamento. dmedefì 
mo adoperare la ìnfrafcritta maniera, fé per 
dieci dì continui ne piglierà» 

Mefcolateinfieme fri onde di latte dì pecora 
munto pur all'hora:& una di melle rofato. fimi 
gitanti uìe uicenuiene feguireper ufo della hoc 
ca:maperla matrice,oltre y a quello che fi è mo~ 
firapOxé ottimo a mondtficarù alquanto di nino 
tepido co later^aparte di mette $umato$ri^ 
zzandone ogtii giorno. 

<f mef cibiate fero di capra,& mette infieme ; 
et per la detta uia mandatelo: che in ciajcun de* 
narratimodifi netterà marauigliof*mente.la~ 
qual co fa uoi allhora conoscer etiche non ufci» 
,r a mar eia detta matrice, 

lUhe ueggendodi&cmperatelicfocon una li 
ra di latte di uacca:& tepido per tre^-quattr* 
dì gettato nella natura con lo [olito m/ir umeto* 
& oltre atti detti unguenti. * 

Tefiate mevga oncia di olibano, gomma are 
bica^ragagant0ylìtargirio,aloej>olarmeno&* 
mafiice per parie: & tre onctedi cerufa co oli* 
vofataigp acqua rofa^&ufatelo. 
* Formate anche alcun fuf pò fi torio di lieto » . 

boh- 



itolo arm enotmirrha , incenfoyfa ague di drago* efr 
apifiolochia ' rotonda in pari quantitàpùlu eri- 
\*te ,& con fucco dì 'pimi agirne mifìenel fic-t 
cate nella natura; chefaldara ottimamente fa 
piaga. , • • .. ■;. 

: SEjidtempo,che ne guarirà la donna; hauef 
Jkt comefuolefpeJJoauenireyneUa mnricepruri 
to grandi([ìmo;ungete di fuori» &Jpri^ate dm 
tfo ddlafeguente miflura. 

Mettete infieme uguale parte dibìacod 'otto* 
olio rofatOylmrgiriùxcerufa, & camphora. & 
mille infame adoperate. 

i tM^ìSMlapoftema no fi mollificar àyonxt di { 
mrrà ogni giorno pmd%ra;fappiaU > cheeffafc. 
è tram lUata in cancaroy dquale^ome ben dice il 
fìnfyfflofomzdìcoy vh: babbiano hauuti i Gre* 
ciièiW£g{iomncidzare y che super cloche curan* 
dùtaftiu tojìo moiano Umifere donne. <& per ahi 
tutta, la uoftra intentiom. fia di conferuarlo. nel. 
flato 3 che fi ritroHa y ordinaniole il mMxfm?gk 
q$tep. poco aiuto ycbe donarle potete in fimile 
maniera* .-..••'-.. • - 

«JfS*M k vivande uojlretali» che per natura 
pano calide 7 mz affai pmhumide.& condimenti 
d{ fu alle fia il rob > nei quale fia pò fio alquanto 
dt nino di pytm granati dolci) ò dt japore me^- 
^ano^agrefia dola: in cotal mado>mejd)ianda. 
m poi utr sfatta di cardamomo*, liqnirttia,^af^ 
ftm$*'%iC£ber<))& anifiUafciauftare ogni con 

-v.v» dimenio^ 



se e o t^d Or iìy 

dimento > & ogni maniera di uiuandey che hab- 
biano dell'acuto » o del troppo caldo .-finalmente 
lacetofe<>& acri .-quale fono i porri, agUjycipol- 
k,& cot ali altre, fuggite i legumi tutti» ilfor- 
maggÌ0y& i cibi, oue fi a di quefte cofcquelU di 
pa[la>&la carne folata, il uinofia dolce* chia- 
ro,con un poco di acqua. 

Moflratala uita , chedeue tener e , l imponete 
chefyeffo fi purghi il corpo con pilole fetìde>o co 
decottione. di mirabolani ìndiyfena, epithimo 3 cti 
fiuta y prime , fumoterre . & faccia fi dolce con 
mdle rofato>& 7jtcchero:o pur /eguale medi" 
cine acanti definite a purgare l'hamore melari 
eholico delfapofiema . 

Fatta la pur gatione figga ogni giorno in ac- 
qua tepida>ndla quale fia fiato cotta malua>& 
radici dimaluauifchio con alquanto di olio rofa 
to.& ufcita del bagno mgafi con unguento fimi, 
le allo infra ferino. 

Babbiate me%^a oncia di olio rofatoyO di ne~ 
nupbare* o di papaueroymei^a di cera } & me%? 
^a di camphorapolueri^ata . diffoluet e lacerai 
con olio al fuoco: poi quindi lettateli uà fi. &co 
me fi farà rafreddato; mefchìateui la camphora 
fon un poco di acqua rofa. 

Douete alleno Ite, & aWhora maffimamente 
che la dona fofleneffe gran dolor e^ Jpri^are al- 
-quatodi acqua tepida nella matr leccone fi a coP 
tonenufare, papauero biàco>unpoco di iufquia 
-:: f/ mo 9 



L I B 2^ 

filosofe Yoffe,aggwntauicampborain poluerev 
ma uogliamoiche ufiate tutti i medicarne ti a te 
pò: liquali tutti fiano fetida alcuna acute^a. 

Ter cioche quando la donna non fente il ma-. 
te battere ne dolerle, gioua l'untione digrafcìo 
di gallina con olio di chamemilla^ un poco dì 
molato. 

Ma,quado le battei duole; feguitat e V olio 
rofatOy & la mucilaginedi pfilìo frisandogli 
nella matrice. m fate etiadio gli empiaftri frigidi 
finoychefta ceffato il dolor e:poi tornate alle me- 
dicine dette , che f e aldino foauemente 9 & le* 
nifeano. 

E dicono certi medkhche quando y accrefce la. 
doglia, gìoua fommamente il papauero peflo co 
acqx& dicoriandro humido,o di uerga paftore,o 
di fotatro largendoli nella matrìce.ma,oue no 
farete cosi; ageuolmente fi impiagherà. 

COSlil cancaro effendoft r otto ^uì^i fogna mi 
tigare foyra ogni altra coja il dolor e,che darà 
alla dona 3 con medicine afiergentileggierméte; 
quale è il latte £ afma,oue fia difciolto un poco 
di zucchero fjprixgato nella matrice. 

JLt,accioche no cada più auanti rodedo la pia 
gai narra molto alcun criftieró fatto dì latte di 
donna s acqua diamogloJfa> & acqua di folatro 
infume mifie , & tepide tfimilmente V acqua di 
portulaca^ di uerga paftorcoltre a ciò mitìge** 
rata doglia. 

La- 



SE C X® 0. ii6 

Laquale fé pur perfeueraffejanto che non la 
foteffe f Joferire;ingegnateuiquàto potete il più 
di rimanerla co olio rofato,et di rofjì dioui infis 
me incorporati. & nel nero ha pur troppa uirtk 
l'olio di rofjì di oui in aiuto delba matrice 3 & tut 
tigli altri membri fenfitiui, & mafjìmamentt 
quando il malehaurà fatto il callo . con queHi 
due olij adunque ordinate , che le fia fatto ogni 
giorno un criTtìero due uolte. 

Et, fé la piaga fi farà tanto profunda, chele 
itene cominciano a con fumar fi rodendo» onde ne 
fegua alcu flujjb di j angue; fé il cor fof offe trop 
pò copio fo ; mefehiate con gli olìjfucco di arno- 
gloffa,di folatro, & di portulaca 3 con un poco 
dicerufa di piombatolo armeno, fucco di bar* 
badi becco & totali altre cofe.& fonofomma* 
mente laudate jpr legando di tutto infiefnenelm 
la matrice. 

i Ma f opra tutto comendano infinitamete In 
tutia preparata: laquale & per fé fola» o infie* 
me con le cofe narrate prolungaràla ulta alla 
fuenturata donna fìtto } che piacerà a Dio. 

Etypoi che cotanto habbìamo ragionando tra 
/co? foìegli ci piace di cotars alcuni rimedij>che 
gufano certi mjsdici cantra il cancaro » folo che fi 
ueda : liquali nella manierale uiene apprefic, 
def corrono. 

Come haurete ama'zgato il cancaro co fucca 
di chelidonia * ò fuccq di foglie di oliua , ò co» 
, Ffz dia- 



•■/■' l t B ^ o 

dìacadmia;ufate il feguente unguento. 

Lanate quattro Molte con acqua rofame^a 
uncia di ceru[a:due dramme dì capbora:& una. 
di piombo brufciato:dipoi incorporate con quel 
limexja dramma di bolo armeno ;& tanto fuc 
codi fempreuiu4,di olìorofato,& dì cera bian 
caycbefia affai facendo unguento ; ìlquale ado- 
perate 3 lauando la matrice alcuna uolta con la 
inff ascrìtta compofitionejaquale mitiga il do- 
lor e y & rifana la maluagia infermità. 

Et perciò pefiate alquanto injieme me%%Q 
pugno ugualmente difaluia,confolida faraceni 
taiConfolida maggior ejninor e ■><&• me%gana,bie 
te feluatica,betonicayagrìmonia,gratia dei,fa- 
nani6di>& millefoglio; dipoi le bollite in acqua* 
■&come Fbaurete colata, pigliatene tanta, che 
baftiad un criHiero,diJJoluendo un rojfo di ouo: 
una oncia di fiero dì latte, & parimente di olio 
dimafiice,rofato,di ireos, & ciprino una dram 
ma di unguento populeon,&una di dialtbea.& i 
tutto fyr'vzzate nella matrice con alcuno inerti 
mento buono da ciò. 

; D oppo quefio con alcuno altro ingegno ueds 
tedi mandami un unguento,cke di [otto ferine 
remo:ilquale difecca marauiglioJ}imente,&fen 
%a alcuna noia fana V apostema cancherosa . & 
è, che trouiate una dramma per fyecie diami* 
monìo,ramebrufciato,litargirio,cadmia,argen 
to Muo>marcbejìta>cerufa lattata Jori di pomi 

granati) 



S E CO ^D 0. HJ 

granati,alums di rocca, far cocolla, fcor%e d'in 
eenfo,& pompboligedequali cofe componete co 
tanta fece di olio uecchio guanto farà bi fogno, 
& con cera bianca fatene unguento. ma,auantì 
che fadoperiate;egli ni conuien pnrgare ottima 
mente la donna,& amangare il cancaro, 

lAggiugne il medico.l^oi componiamo uri ai 
tro unguento in tutte le piaghe fatte per apofte 
me di natura calìde della matrice, & del fede- 
rerà fiano noue,marcie , & primaiammollito 
il cancaro ,& è quello. Vigliamo fei dramme di 
elio rofato,& fei di cera bianca: quattro difuc 
co de* frutti di una lupina:una di cerufa,una di 
piombo brufciato,& lattato, & igualmente di 
pompbolige 3 & di incenfodhfaciamo la cera » 
& Polio infieme, &appreffo le poniamo in al- 
cun mortaio conlltre cofe fattamente polueri 
%ate> & criuellate : & le andiamo mefcolando 
per una lunga pe%$a.poi ui mettiamo il fucco 
delHuua lupina , & fen%a mtr amen ere per fei 
bore,comefaràincor por ato,laf ciamo apprende 
re appreffo gettiamo uia quelVhumore,cbe fo~ 
prajìaùi rimanente appare fimi-te- ad alcuna mei 
teria da empiafiro,laqualè ufiamo inqueHe co- 
fe :percioche è opera mirabile» 



tf 3 Utenti* 




Z 1 B ^ 

Alcune piaghe,che nafcono nella matrice,pie 

ne di marcia,& che uanno rodendo,ccm 

che arte fi debbano guarire . 

Cap. XXX. 

A SCOTIO piaghe nella matti 
ce no altrimeti 3 che fi facciano 
nzllofiomaco,nelle biidelk,e£ 
neglialtri membri neruofi.la 
cagione di ciò è o alcuna co fa 
intr'mftca ; quale è humidità 
acuta>& mordete>& fimili alire:o eftrinjecafi 
come acquando la dona cadevo percuote in alcun 
luogo: fìmilmente>quando difficilmente partorì 
fce>ò ha prefa alcuna medicina acuiamo ha hauit 
ta alcuna apoftema, laquale fia fiata tagliata 
dal chirurgico^ marito 3 che habbia troppo fcon 
ciò il membro 3 et coiai \ altro. quefte mede/ime co. 
gioni alle uolte mouonp le piaghe a marcirfi y & 
a confumare la matrice.&deriuano anche que- 
•Ui mali dall'embrione corrotto. 

Ma, fé hauete caro di conofcere,fe effefiano 
-iteraméte piaghe; faranno ò molto humide,o pò 
co.fe molto humide-.fentirà la dona,& chi la go 
uemeràiUn pudore maligno sì,che non è poffi- 
le afoflenerlo.haurdpoco ardore nella matrice, 
ma Chumore corrotto ne fcenderà in buona co- 
fia qua fi di continuo : oue uedreu marcia indi- 
gena, 



$ £ C ^ D O: ii§ 

gefta, negra, uerde, o liuida, mifta alcuna uolta 
con puro ueleno & con [angue. 

Se faranno pocohumiàe ; hauràla donna un 
prurito intollerabile nella natura, & ne uerrà 
un pudore con poco humore y ma acutiffimoiil- 
quale farà fangue dì brutto colore mifto con uè 
meno, & f angue indigeflo. 

Etydouefi dubitale, che la piaga no f off e can 
chero[a;auertite 5 che in quefte piaghe no fi fente 
ne graue%%a,ne durerà alcuna. & la dona ha 
qualche ripofo, & m almamente in quell'hora, 
chela marcia è %fcita. 

CVB^A^Sl prima le piaghe pocohumi- 
de feruando quefia maniera* mangìfi la donna 
carni di cafirato,di capreto, di agnello,di galli' 
ne, di polli, & di tutti gli uccelli, che dimora* 
no fu gli arbori ,& ne prati . fono ottimi gli 
cui, che fi forbono, & /penalmente i r elfi lo- 
ro . F altre uiuande fiano di boragine , fumac- 
chi ,lattuca, endiuìa» herba de finocchi, & 
di petrof emolo , & acqua di ceci cotti con agli, 
tutta la carne condifeano, & i brodi parimenti 
con rob,&roffidi ouo, poluer e di cardamomo % 
di bacche di mirto, canella,garofali, %a$rano x 
liquìritia con uino di pomi granati dolci , ò di 
meTgo fapore . & beua uino bianco bene inac- 
quato • 

Quanto alle medicine datele [tropi tali, qua 
li habbiamo nel precedente capitolo ferino 

F[ 4 conue-* 



<< - Ir I * K O 

eonuenìrfi a curare l'apoftema fatta da bum&rc 
melanchclico ; & oltre a quefii la medicina, da. 
evacuare quelli y cf?efegue . 

Togliete decottione di fena 3 epitbimoyrofe rof 
fe,& mirobalani ìndi: & fatemela dolce co %uc 
cbero,ò melle rofato finche tutto peruenga al pe 
fu di cinque, ò fei onci e. poi imponetele,che la be~ 
uà la mattina doppoil termine de firopi.& con 
tinuando quejìa fentirà grandissimo gioua* 
mento . 

Ilfalajjo della uena bafilica , oue non fta co- 
falche liolga; è mir abile :& alle uolte della fa~ 
phena*& molti affermano effere miglior medici 
na dell'altre . 

--Appreffo purgate le piaghe con melle rofato 
mifio con farina d'or%o , & termentina : che ne 
uerranno net te,& monde . 

Quindi ne fate cri$liero y ff>rizxandouì fpeffo 
acqua tepida,nella quale fta cotta fena , epithi- 
mOifumoterre y floridi cbamemilU,^ rof e: & 
dìjjclueteui entro delmelle rofato miHo y confa* 
rinad' or?o >& trementina. 

Oltre a ciò far a\ ottimamente fatto il federe 
in alcun bagno, ouefia della predetta acqua te- 
pidama ptròfen^a il melle rofato, & Paltre co 
fèyche co quello fi mefcolano. della quale acqua 
fi deue anche la donna lauare la natura fyeffo. 

Ma notate un ottimo meiicaniètoMefcolatc 
infume meiga lira di melle rofato: me%^a on- 
ci* 



S E C ^D Ù. 229 

€Ìa di farina di lupini > difegala, di fiengreco s & , 
. farcocolla egualmente : & -ponetele alia bocca, 
della matrice con bomba/ciò inuolto, alcuna .. 
tafja:o pur dì fjoluete tutto con l y acqua predet : 
ta>& pjri'zgate dentro dalla matrice con lo in- 
fo amento per ciò fatto. 

SE la donna fentiffe intollerabile arfura>gr . 
prurito sin ciaf cuno detti narrati rimedij ponete 
feyae di papavero >di iufquiamo > & afiai buona , 
quantità di camphor a. 

Toiche fa rà netta>& purgata la piagai haut\ 
te a procacciare y chenafca la carne con alcuno 
argomento >quale èquello>che uiene appreffo . 

Componete un ceroto con uguale parte di lì- 
targirio>cerufa ) & farcocolla; & con tanto olio 
rofato 3 & cera y che fia affaì.& y fe pur uifoffe un 
poco di marcia; mefchiate con dette cofe alquan 
t odi fior e dir amo 3 & dimette. 

Qua. do la carne ccmìncierd a nafcertdaqual 
cpfa ottimamente coprendereteianchora che no 
la ueggiate;fate ceroto con olio re feto, cera 3 & 
due parti di tutta lanata: & una perfbeciedi li 
far gir io di argento 3 cerufa,& farcocoiìa.&con 
alcuna taBa htjate • 

Et uenendone la carne 3 douete adoperare al- 
cuno medicamanto , che ne la accrefca 3 faldì le 
piaghe 3 & tega purgata 3 & fecca la marcia: ta- 
lee il feguente. Riducete in minuta poluere 
una oncia di aloe 3 tutia, pietra bematlte 3 carta. 

brufeia* 



L I B TI 

hrufciata,& zucche fecche bru fidate per ciafcn 
na cofa; della qualpoluere criuellata mandate- 
ne con una taftaal luogo piagato : o diffbluetela ■■ 
nell'acqua moflrata , & fibrillatene nella ma* 
trìce. 

Quefia medefima cura hauete a feruare,qua 
do la matrice fi f offe impiagata -, per caduta, ò 
per per coffa ad alcun luogo, che haueffe fatta la 
donna* 

DOVE limale fi nafceffe per la grandezza 
del membro delllmomo; bifognafubitametefal - 
darlo con medicine fiitticbe: fi come è il bolo ar- 
menoyi fiori di pomo granato , la piantaggine , il - 
bianco dell'onori dragaganto^ilfucco diporta 
laca,& fimiglianti facendone bagni, unguenti , 
& cotali rimedij. dipoi, fé tornerà a dormire con 
Vbuomo ; fia cauta : ma meglio per lei farebbe a 
non giacer fi con lui, 

Ma,fe la piaga èfrefca; fen%a comparatiom 
trappaffa ogni altra medicina l'aloe trito, et ufa 
toifimilmentelatucia. 

QUELLE , che fono troppo humide,conuen- 
gonfi curare nella guifa, che fi è raccontata do- 
uerfi alle meno bumide.egli è nero, che in quefie 
è neceffario nettarle di tre in tregiorni,o ogni dì 
fino, che perfettamente fiano purgate, con lo un 
guento infrafcritto, 

"Pigliate quatordicì dramme di cera bianca , 

& altrotanto di ragia: due di opoponago,& due 

'-■■•■'■ di 



SECONDO. i^o 

dì fior e di rame : quattordici di ammonìaco :fei 
dìarìfiolocbia s fei d'incenfo minuto cotto di litar 
giriotquattro di mirrba,& quattro digalbano : 
& feì di h dell'io lìlquale rompete in pezxj, & in 
fondetelo in aceto fatto di nino in quefia manie- 
ra JiJJblue te tutte le defcrìtte gomme col bdel- 
liOi& cera>& olio> dipoi colate : & appreffo ut 
ìnefcolate l'altre Jhecie polueri%ate fottilmen- 
te, & criuellate : &ftmpre dimenate ino , che 
fia diuenuto ben fredda ut compofitione. 
■ Laquaìefu. chiamato unguento apofiolorum:^ 
per 'ciocht ? j cofi come gli apoftoli furono dodeci; , 
cofiglifemplicUchél compogonoy fono altrotan 




Jpofre s & dìrì^are a buon camino , '&> ageuols 
lefifiole; non ofiante che fimo difficili a curare, 
fa il mede fimo effetto allefcrophole piccole:an- 
%i non.fi uede untione uguale a quella ne fimìle 
per uìrtUi che ha pur di purgare le piaghe dalla. 
carne morta:& appreffo difaldarle.mifloadun 
que con urì altroché feguita>o per fé folo adope 
rara marauigliofamente. 
: Teftate>quanto potete il più , & infìeme me- 
fchiate due onde di fiore di rame , due di alume 
di rocca y due di zucchero y et duedimeUe:& ufa 
te.chiamafì unguento uerdejietta , & purga le 
fifioie 3 & le piaghe maligne^ difficili a purgai 
ve, rimane, tej{ropbole 9 &la carnemorta , & 

firkge 



I 1 B IL 

Bringe ilfangue,quefiì unguenti potendo con al 
cunatafta, ò altro injtrurnento mandate al luo- 
go impiagato: & non potendo dìffoluel egli in de 
cottione dì fumotzrre o di rofe:& frizzategli* 
come baerete diseccata la humidità>e nettata de 
bit amente iapiaga;cercate di menar itila carnet 
& [aliarla fecondo y che dauanti fi è ragionato* 
■ >A QJ/EST t noiofi accidenti) & che Jpe fi- 
fa non lafciam la donna ingrauidare, rìaggìun-r 
gono molte altre i chirurgici^ delle quali lafcia- 
mo loro il penfiero: percioche habbiamo y fe il no- 
firo auifo non e* inganna 3 toccat e le infermità >cbc 
piti impedifeono cofi fatta opera. 

Le erifipile delia matrice come fi difeernano » 
& come fi medichino. Cap. XXXI. 

»|E per difauentura uerra nella 
J j matrice alcuna erifipila cornili 
j ciano ad enfiar fi i piedi 3 poi le 
l?ambe y &i lomb?.& 3 q uando il 
^malefi prolunghici gofia etian 
" dio il uentre , & oltre a queflo 
fiopr aprende la dona rigore^febre^e debolezza . 
sete appreffo un dolore cofifiero y che no la lafcia 
ripofare>ma ferula firn la afflige shehenù troua 
luogo, quefio dolore afeende dalla più bafja par 
te del uentre a' lobi:quindi ne uà allo ftomacho, 
alle parti più uicine al cuore>al petto y et alla te. 
fi agalla fine cofi r iman prej a da quefia\angofcia t 

che 




SE C XD ■*>• *.?i 

che ella fi [ente morire, pur ceffa doppo lugape 
na.ma manco affanno nefegue: per cloche certa 
fiupide^a l'occupa le mani>& alcuna fiata l'in 
guinaglie > & le gabe,& perciò effa nediuien del 
colore del pwbo > tuttauia le par che per alcun 
breue jpatio di tepofiia meglio, ma poco dura: 
però che il male fé ne torna al modo [olito , & 
s empie il corpo dipuflule, la faccia fifa rojja, 
ha gran fete,& Ugola è fecca 3 & arida. 

Quefia infrrmitdfe a donna grauida auiene j 
ella fi muore. ma 3 non effcndo,fi può rifanare, 
^ Trouando fi adunque tale fietie di maledette 
ilmedicoyfe la donna haura dolore; tifare medi- 
camenthche Umitighino 3 & mouerek uentre> 

Et,fe per cafo la dona foffe grauida;le dia ci 
hi 3 &da bere cofa che non le faccia morire la 
creatura nel uentre, & fé non haueffe benefìci* 
del corpo; le fi faccia alcun criftìero. 
• Ma y fé ella no farà gramda;diakfi medicina, 
*helefolua& euacuì il uentre. &poco mangia 
& i cibifiano molli 3 & frigidi, laudano gli ariti 
Mia mercorella 3 & lefogliedifambuco.ma r£ 
mangine cofefalfe 3 ne graffe 3 ne acute;quali /o- 
nol'origanoyilchmOilamtayCÌrfimigUaniL 
■ Poiché il calore 3 & l'affanno fi farà tempera 
to; ma però l'enfiagione per feuertrà.egli farà bi 
fogno darle più tfficace medicma>che la purghi. 
ma fappiate,che poche fé ne guarirono di que~ 
^ornale. 

Som 



Sonò alt re donne nella matrice delle quali ria 
fceerìfipila y & apprefifio le fi gonfiano i piedi, la 
mammelle 3 & il corpo non jen%a grane dolore* 
& quando uoglionoj£irare',loro conuiene filare 
alte» 

-. Senton doglia nel molle de" lati et le pani che 
fono fiotto il uentre. lor duole il petto, & il ca- 
pone ma ni tremano, & fi f ano fiupide, l'ingui- 
naglie 3 & le parti che fono congiunte con gì noe-» 
chi , oue alcuna uolta appaiano alcune liuide%^ 
<ze benché in breue (patio di tempo ne fifiarifica* 
no.mafopra ogn 'altra parte le mammelle fi go 
fianoperò fen%agran dolor e,ne fiegue fiebre, & 
rigore, &fa[fi la faccia rojfa,ne fiegue fiete , & 
il fegato fi fiecca. altre fiono,che in co fi fatte in- 
firmiti, & Finfiagioni fi fanno liuide,& quan- 
to più il tempo uà auanti tato il petto ne fieni e % 
& fi gonfia, 

Faffi fredda tutta la donna con rigore con 
gran febre, con angojcia, con debole7ga,& con 
dolore di tutto il corpo con tr'Mitia,^ con per- 
dita di mente . & quella paffione aefiende dalla 
fin baffa parte del uentre,a i lombi, alla fiche- 
na,alle parti uicineal cuore al petto, al fioma,* 
co,al collo, &alcapo, onde ellasomìlia alcun 
corpo morto . ma quando il dolore fi fiera quie- 
tato cofi uaafiupidexga le prende i lombi, l'in? 
■gmnagUe ì & le gambe; eglifi pare poi quindi a 
poco che fixia meglio , ma poco dimorala quefio 
c.M fiato 



s n co ^ d o, i$z 

fitto che ritorna alla prima conditione.&in- 
fiemeil corpo s'empie di puftule s uengano rojfo 
rinella faccia diuien la gola fecca> & la lingua 
ajpera. 

Quefio mah fé fera in donna grauida la con 
duce a morte . ma fé in altra egli bi fogna medi- 
carla,darle bere latte Safina* & purgarla, & 
fé coft non le fi fol iter ali uentre fi refrigeri 
quello con co fé molli s & refrigeranthpoi piana 
mente fi purghi con fuppofitor io o clifierileggic 
ri y & non noiofi . gioua il uomito .è utile man- 
giare foglie di fambuco cotte con or igano>o chi 
mo,o ruta,& je lafebre fé n'andrà può la don 
ria bere uino > & mangiare cibi dolcL 

Alcune ìnfiammagioni della matrice come 
fi conofcano,& come Ci curino. 
Gap. XXXIL 

| *ElsJjFI*AMMiA la matrice 9 
per colpa di h umori, di ma- 
la qualità internalo percau- 
fa efierna . lequali confidtra- 
tioni riguardate dal medico ; 
faprà quanto per la fidate dà 
la donna egli fi debba adoperare* 

Ma per conofeere quefia noia , egli fappia % 
che, fé la matrice è infiammata ;ne fegue febre 
dcutajrenefia^ér lì menfiruifono noniuxmi i & 

pochi) 




fochi. &,quando la donna è digiuna; lefipra- 
uiene ti uomito. & 3 magìa ;fe uomita il cibo.in 
tanto che la mi fera fi trouain peffima conditio 
ne pofia .apprefio quello V occupa un dolors 
troppo graue a fojìenere nel fondo del neutre , 
& né* lombh&fyejfo le uiene meno l'animoy & 
cade tramortitay&tuttadiuiene cernie ungiac 
cio.il uetrebor durojoor molle fi fentey& fi ere 
detalbora effere grauida .alcuna uolta tutto 
iluentre nuoto appare y & la matrice s'empie 
d'acqua, & Vumbilico ne uiene infuori, all'im- 
prouìfi fi uedono apparire li menftrui pocbì y & 
cattiui. il collo della donna fi fa fittile ,i piedi 
fi gonfiano & majjimamente le parti eflr emedi 
quelli. 

1 leggendo il medico quefii fegni> darà alla do 
na alcuna medicina , che la purghi per le uie da 
bafJo,& le ordinerà fuppofitorijiche fiano con- 
venienti, dipoi egli farà, che fi fomenti il luogo 
della matrice con cofe odorate. 
-... ^ipprejfoper un giorno facci 3 che fiiano alla 
matrice alcuni indumenti di piombo fimili a. 
juppofitorìjyma auanti 3 che la donna operi ciò .• 
iauifi con acqua calda>ma non molto. leuat o uìa, 
Mpiomboy firi^ifi nel luogo decotto di cneftro 
con olio di narcifio 3 & di anetho. 
a Fate que$e operati oni>quietifi la donna per 
otre giorni : poi fi Uni con bagno , oue fia miUo 

4CSÌQ* 

k- v guanti 



^Alianti mangiavé'-forba^mereprèlW-cóttkX 

con un poco divinò, &ilfuofucco,comefi fa 

de cauli, - - 5 

;>, £t i ouene Appaia manifefto hi fogno ytplga 

■perbacco, medicamenti y che purghi V acqua deli 

limatrice, . . . ■-.:.- 

>. Lljuo cibo fia pane, ^ herbe cotte > & pefcU 

marMpmtofioiche^arne. le uiuande dolci, &* 

graffe fonop£jfime,facciafatica,& camini au& 

ti&~ doppo mangiar et& quanto ella puo,fug-> 

ga i bagni di acqua fredda, " ' , 

;-. i J^e* giorni, nt quali fard uicìm alle pur ga-> 

turni > a digiuno beua capiluenereàn uinoac-^ 

quoto* : , ^: H ... .. 

v Ci fono altre donnea che incofi fatto-male* 

quando hanno mangiato\non uomitano, ma feti* 

tono- gran dolore nel fondo del uemre % & né> 

kmbùU /natrice fi gonfia>& non fi purgai: 

pare alla donna fé efferegrauida,fi come colei , v 

che ha, tutti quegli accidenti, chejoglionoau- 

uenire alle donne grauide* &fila leuatricelt 

toccati uentre frotta una infiagionefen , 7ape~> 

fo+macwne alcuno utre,ò palla da uento, &* 

#eyendo z iLtempQ del partorire jja matrice fi> 

ri faine, <&• limenftrui appaiono, ma pochi* &> 

nonfanu - . -A .. - ,\,C\ t \ ■■. \ ..% ;*V-YV ' - 

* yé. quelle adunque % che far anno opprefie da) 

cotali accidenti , dia il medico qualche medica* 

mento >cbs loro-macmiLuentre :&alcuno-che 

-^ Gg jnp 



X I B :J^ D 

fuppofló purghi la matrice* 1 

. li chefacjédo' con l'aiuto di Dio fi faranno fa, 
ne. ma molte fi moiono. 
: T^Ebabbiamo ueàute alcune, che neWinflam 
mattoni matricali,oltr e la febre grande,& acit 
ta,&gli borroriacerbi,fentono intoler abile dà 
lore nella matrìce,conmordimento,& battime 
Po. &,fela leuatrìce tenta col deto di toccar e$ 
crefcela noia.lorpuge illuogo,et duole il capo, 
hanno una nebbia neglioccbhcbe toglie la uifia 
lorOìfuda lafronte,&le parti eSlreme.fono fred 
de,et tremano alcuna uolta.fono fopraprefe da 
grane fonno, perdono l'udire, & qua fi gli altri 
f enfi, bano in odio ilcibo,&fepurmangiano;ne 
Ipftomacho, neiluentrejl ritiene.gridano,Jal 
tano,& tato dolore patifcono nel pettenecchio* 
neU 'inguinaglie , ne lombi, & nelle più occulte 
parti della matrice > che fen%a lunga dimora. 
fi muoiono. 

Ma y oue tempo dia limale ; ufi il medico gli 
narrati rimedij: & s ingegni di mitigare li do 
lori con fomentationi fatte di acqua,&di olio* 
che bollendo uifi bagni alcuna fyunga , & quel 
la fremuta fi ponga fopra le parti y che pm 
doglionp. 

Etapprejfo queHo fi faccia alcun fuppofito* 
rio conmedolledì ceruo y grafcio di occa y rojfo 
dì ouo y & cera bianca. 

- Qyfe ne componga alcuno altro con temen* 

ima 



SEC o x & °* *S4 

tina,pegola, &cer&. 

Si può JJKjfo jfrrhgare alla matrice mito, 
e latte di capraio grafcio di uccelli per pur- 
garla. ' ., ' .,- . T- . ■ ; '. ; •,_ „._.; 

C y Il fine del Secando labro. 



Gg 2 IX 



IL TERZO LIBRO 

DELLE MEDICINE PAR- 
TENENTI ALL'INFERMITÀ 

* » E LX E 1>Q N N E: 

OVE SI SCRIVE DEL MODO DEL VIVE 

RE, CHE DEVE SERVARE LA 

DONNA GRAVIDA, FI- 

NO a CHE SIA VSCI- 

TA DEL PAR- 

T O : 

CON LTFFICIO, CHE SI RICHIEDE 

ALLA LEVATRICE. 




l'. -i !< t e kz o : li b k.0 ; 

DELL E MEDIC I NE 

~. P AR TEN ENTÌ'ALL'INFER- ' 

; , MITA'dEIII I> O N N E. 

Otte fi fcriue del modo del uiuere, che deue fer~ 
■ uare la donna grauida, fino, che fiaufcita. 
dei, parto : con l'ufficio, che fi ri- 
chiede alla leuatrice. : 



Come fi generi la creatura nel uetre della ma 
*' dre,da che tempo fi moua,come fi nutri- ■_ 
v fca,come refpirijcome fi purghij& 
- quando nafca. Gap. I. 

\V T TE le cagioni rimoffe, per 
le quali la donna non s'ingra;-* 
uìdaffe : dipoi giacendoli col 
fuo marito nella maniera, che 
per noi nel precedente libro è 
flato feruta ; fen%a \ alcun fal- 
-i \o, concedendolo ilfommo Iddio per fua benigni 
tà,effafentiràfeuenutagrauida,etperciò,poi^ 
<be Urmtrk Ixuirà-concepHtoifi raccoglie in fé 

Gg 3 M* 




I 1 B ^ 

ftejfa,& fi chiude inguifq, che non paffarebhe 
per '-quella um.pumad\agoJ<& mlfuome 1 ^ 
%ofi uede certa materia bianca , & ttifcofa, 
che l'aiuta à chiuder fi megliode donne, che non 
fonagrauide , l'hanno ordinariamente chiufih 
ma tanto leggiermente che fen%a difficultà al- 
cuna s'apre nelle fané, quando riceue il feme: ò 
ttenendo la pollut ione getta fuori ilfuo medef- 
mo,& co fi il chiuder fi, & lo aprir fi è di quesìa 
bocca opera naturale, fen%a concorrere in ciò 
uóluntà alcuna della donna,come il dimoftra il 
non efferinquefta parte mufculo alcuno, 

^dunque chiuja la matrice abbraccia tutto 
intorno lojfcerma, il qual col caldo comincia à 
gonfiar fi , come fi fa qual fi uoglia altro feme: 
&fi come tutte l'altre femen'ze gettano fubito 
lefue radichmedianti le quali pigliano dalla ter 
ra il nutrimento necejfario; cofi il feme dell'huo 
mo dapoi,che è gonfiatola una pdle di fuori, co 
me una tela di cipollai come la tela dentro del 
Tuouo, la, quale circonda,&conjerua hfyer- 
ma,che ferme fi flia:& tiene il calore, & lo fpi 
ritoyche non euapori, quefto jpirito, dopo che e 
fatta la narrata pelle* è il primo, che fi generi 
dello fyerma-fi come quello che ageuolmente na 
fce,oue fia humidita,che lifia materia;et calore 
che operi intorno aWhumidità; come anco ben 
ueggiamo quando alcun uafo pitn di acqua al 
fuocotche il calore del fuomtjjkttiglia V acqua* 

&l<t 



&lauà conuertendo in uaporì. rifidtaadun* 
que dal calore dello Jperma y aiutato da quello 
della matrice alcun jpirto, ò uapore y òfumo,che 
iti f taccia di chiamare? il quale è infìrumento à 
generar tutta la creatura, la qual cperation 
effonon può fare y fé non fi a guidato dal calore* 
ne il calore può dirizzare à buona opera kfj>ì~ 
rito y fé la uirtuformatiua noi guida, tuttauia 
ne la uirtù>ne il calore ne fono liprincipali a gè 
iterar e-> non pofjbnocafa dlcunayfen'ò fono por 
tati dallo fpirito al luogo della formatione Ài 
quefta> òdiquellaparte,necrediateycheda tut- 
ta la maffa $ ematica fi leni il detto ffirit'o: 
percioche ne diuerr ebbe debile 3 & fi refolutreb 
he: ma nafceda alcuna ffietiale parte, nella qua 
lefiuagenerandQy&augumentandojnaquefta 
panerò luogo è il centrodello fperma , fi come 
luogo più caldoypm naturale & propria : &è 
quello cheè luogo del core ;per cloche egli è quel 
loyonde uieneil moto dello fpirho.& perciò 
neeejfariamente la prima cofa della creatura^ 
che fifayè il luogo & lajoftan^a del cuore, ma 
della uir tu formatiuay del calore y & dello ff>ì- 
rito- habbiamo ferino altroue copiofamentG* 
cnde[al,prefentedella loro origine non ci piace 
didirepiuauantù - 

Uoralofpiritofa due operai ioni: f una è di 
difiedere la materia jpermatica ; accioche fia 
atta à riceuere li lineamenti de membr'ufóltra 

Gg 4 èdi 



■è di formare quello, che dauanti a lui fi-tmm* 
&,per cloche lo fyir ito più agevolmente fi wuo- 
nein fuiCome cofa leggiera: & alt? in fu ha. mot 
-to maggiore: per cicche andando in fuèfpnt$ 
dalla fuanatura,& aiutato dalla uirtà formar 
thiatmamgiu è mandato folament e dalla uir-, 
4u.pe.rla qual cofa fa maggiore opera di fomm 
reuerfo k parti ài fopra>oue il ceubroy&Pal 
treparti fi hanno a formare» adunque il luogo 
dello f^ìrito farà il cmrey&UuiedtquelWtfa^ 
stormo le uene pulfatìlhetmn puìfatilkgle qua. 
MeglimemMnmrimet^& quella operati^ 4el 
4aànimayUqiiakè:n(^rke s ilm 
-guejitl quale fi rìtrouamire fartùla prima è 
>Wùlt&.^ih\ei^rk»altidellajq.ttale : fifa la -cut 
me delxmfàUfiMa&me^JmMejTia calda 3 
*M fé ne fa-, il fegatoJater^ègrofayfredda, & 
idi na tura flemmatica sia qmlep cloche fojpirita 
^miiauelocemeteinffttirafecpy&fe 
mbro.ia onde, af parche quefli treluoghimfo 
^nomamfeflam'ete difirihmti nello ffictmayMa 4 
focosa poco fi uannù facendo per la uirtà forr 
^mapuadelf anima Jaquale indirizza il calore; 
^Jl^prf^Jpiritó K 4^quefie'<yperatÌQnhfiue4c 
'jmcùra^heh^ìri tocche è nelthumor fermati 
coy-ne è diuifo inuit ale-naturale et animaUiper, 
cieche in jj>?ritQ nato di corpo fimilare non può 
cadere ccjt fatta diuifione . àn%iè unfoloima 
ifk^m4fijJtafi.dim'fii(Ut^fi. giriti ne rifui 
i:-i - -■■„ " tan*. 



two.cofi adunque fé è un fola color e s & un fola 

fj>m:o,& una fola uirtu forni attuarne Jeguita 

cbe.unfolo mtbro fìa primo ad tffer faptOyilqua 

Uè il cuor e :& da quello babbia principio ilfe- 

gatoy & ilcerebro, li quali mebriprimarij co fi 

come fono tresco fi le uirtH della anima fi di nido 

no in tre* Vuna è nel cerebro, la qualfi chiama 

f (limale J 'altra nelfegato y chefi chiama natura 

Itikter'za nelcmre x cMfi chiama uitaleja qua. 

4e èfonte^& origine dell'altre due,et però il cuo 

*C. ftmilmente è. principio delfegatoy & del cere 

òro. egli è nero che 3 li medici ucgliono x cbe dallo 

j)>erwa > & nello fperma nafcanoinfiemtmente 

tre ueficheMl'una delle quali ne' primi fei gior 

ni fi generi il cuoyeja fecoda s'impia difangue p 

la onde ne nafee il fegato, della ter%a y chediuie 

piena di fangue,cbe trahe al bianco^ fifa il cere 

bro:dopo quefii ne [egue l'ombilijcq fatto difper 

■ma y et di f angue :pciùch& quell'atre^ fpirito che 

J di detr0)fa nel mev^o di effo un riuo,che dna 

amiamo ilbtllico b ut/MlicOyche ricade aller adi 

fi dell'altre femè^e^quejìo è copefio di due tiene, 

jCà" di due arterie Jè qìialianchor che dal bellico 

fillarmatriceuadanotfieme, nofaiwptofi detro> 

4el corpo; an%i fcume conuertonoinuna > che 

uà tra il -peritoneo \ y & la reticella ,infino all'in- 

ferirfiin quella inpaccatùra^che fi fa nella par* 

% jte dinanzi del figato: &• entrando per quello 

ramina infido al cpgiungerfi col principio della 



L I B 2^ 
uena>cbefi chiama porta, l'arterie uannofepa- 
randofiapoco a poco l'una dall' altra ;& pajfàif, 
do per entro le tele del peritoneo > <&* per flati 
della uefica, uanno ad inferir fi ognuna dal fuo 
lato y un poco più già dell' offo grande nel ramo, 
d'una arteria grojfa y di che bora non è tempo > 
'•che ragioniamo. & pigliando per le itene nutrì 
f%ento,& per l'arterie jpir ito urne la creatura* 
& fi mantiene il tempo 5 che fta nel uentre, ap~ 
prendendoli tutti qitefti uà fi infieme,come certe 
radici, nella par te di dietro del corpo della ma- 
trice^doue fi congiungono alle itene > & arterie 
fxe. ma tornando al feme, fatto che fi è diluì 
l'ombilicOiComincia tojìo a pigliar a pocot a pò- 
co figura dhuomo Siche fa-tsè mafchio; in tren- 
ta giorni :fe éf emina in quaranta: che tanti fo- 
'no,quanta dura la purgation della donna dopo 
il parto .dopo qmfio le fi infonde l * anima, che dà 
ilmotOip^rcbein prima nonhauea più uka 3 che 
habbianot herbe >& l'altre piante . ma 3 an- 
chor che habbia anima > effendo tanto piccola , 
& tenero, la creatura; non perciò può mouerfa* 
infine che non ha prefa più for%a : che è nel 
mafchio a tremefi* nella /emina a i quattro* 
dopo quefto fi fta fempre nella matrice, fin- 
che comincia a efferle ftretta la cafa , piglian- 
do come habbiam detto nutrimento pel belli- 
co . il qual fta fituato a punto nel me%%odel 
corpo, mi furando da quello infino die punte 

de 



de piedi , & delk manicando il corpo dijlefo 
incroce;& come e fce del corpo monta in fu ap- 
poggiato al neutre in fino alChomero manco >& 
volteggiando dietro al collo, cantina fino al de- 
firo;all y incontro ddquaksinferìfce nelle JpaUe 
del corpo delk matrice > fche la creatura fta fi 
tuata dentro del corpo con la tefia in fu 3 & con 
U faccia ucltata uerfole (palle della matrice 
vèr fior pw fiat ra & mettendo e gomiti nell'an 
gMmaglieìfiraccoglLetmtOìChe qua fi. tocca con 
iegmoccbidgliùccHi&conle calcagna le nati 
che>reftandù tutta fattaun gomitolo* ma, pei -- 
the al principio rmnha hifogno U creatura di 
tanto nutrimento ,éi quel che auan^a fi fanno k 
fecondine in quefia fMMa.fafi intorno intorno y 
domiurnhduodinftYÌ{ceyUììa % ^aSadifangue % 
& camaccia tonda tome un pane y &fp&gnoj% 
ertane Qfcum>&~ molto intertefjuta di uene* 
quafidel tutto fimikélk fvMw%a deìlamiU 
%a > la quale fu da lami chiamata, fecondim* 
credoprche fi fa doppia creatura, ialiti figu* 
yay&fito, tutti queìicheinfino adhoraho let- 
mhanno penfakQ,akMi.chefuj}eftmik ad una 
fafcw,& checingefjetutto il utntre intorno >in- 
tornotaltri che non cingeffe tutto il Mentre y ma 
filo la pancia fecondo il luogo fuo ; ingannati $ 
pnmlperqmlcbefeuedtm cani . èri fecondi 
perqud che fi uede nelle uacchei& per, ciò U 
contauono tra le tuniche > chef a feiano la crea- 
tura 



~ t r b ni e 

twt&iiì chenonfo h.diquefta maffa cofi.'fatia 
nafce la tela di fuori delle due, che fafcianole 
treature > chiamate da Greci allantoides, che 
uuol dir limile ad un fanguinaccio, ingannati 
nelle fiacche* nelle quali quefia feconda tunica 
fare naturalmente ungroffo intefiino , ofangm 
nacci0 y mane fanciulli è a^ affai diuer fa figura £ 
peroche è fintile adunaueficacofi infigura^coT 
me in fu$an%ct> & la parte fua di dietro, perdi 
fuori è fortiffìmamente attaccata alla parte di 
nan^ della dettamaffay intorno al bellico , pir 
gliandada quellamohi ramuf celli di uene><& 
arterieì&per quella didentro tutta ella èmol 
tolifcia>& lubrica,®- fafcia la -feconda tela tut 
ta. fen%a attaccar fi aeffam parte alcuna eccet 
to apprejfo il bellico, quefia feconda tela è della 
mede fma figura, chela prima y&feminata nel 
medefimo modo diuene, & arterie,che nafcom 
de uafidel bellicoJe quali fé bene fono fottHijio 
refiaperòychenofiueggonochiaramenteyperej 
ferqueflatunica affai più fottile,etpiolle,chela 
prima,&morbida,comepelledi capretto . $ la 
qual co fa fu chiamata daGreci amnios. noialtri 
la chiamiamo il mato*quefta tunica per la par* 
tedi fuori èlifcia,ethumida,etne anche tocca 
in parte alcuna la prima,eccetto apprefjoilbel 
iico:perche tra Vuna&Vdltrafta raccolta tori 
naychefa la creatura tuttailtempOyche fianei 
Wtre*perlaparte didUroècofi ancora lifcia, » 

et 



T EBJ2 0. X i$9 

& b'umida&t è attaccata eh la creatura, media 
te il bellico. tra lei y & la creatura è una grà qua 
tità difudoreycheefce delbabino il tepo ebefta 
net cqrpo della madre. &fono quelle acque } cbe 
dicono le done romper fi, quando uogliono parta 
r ire. per che effendo la prima tunica attaccata al 
lamafia,et la mafia alla matrice:quado la crea, 
tura fi riuolt a come fatando uuole ufcire,at 
diariamente rompe le tele mnà%i>cbe fi difiac 
cbh&cofi efee tutta F or ina,^- ilfudore, che è 
in effe: & mollificando la beccai il collo della 
matr^ce,fa che le donne più facilmente pofiona 
fartùrire.ma>fe taluolta auiene, che fi ropela 
prima t eia ,& fi difiacchi laficàda; efee la crea 
turamuolta nel matasserà perciò effèr ella piti 
auuentorofa, o bauerclapergamena y chefifa di 
queflatela più uirtùche lealtreianchor^he p'm 
le lodano le fireghe.accade anche alle mite ufdr 
lacreatura,& reflareuna ganéa^ un braccio 
riuolto in quella telaio perche non fi diftacci 
deltutto,of colpa della leuatrice.dentro di que 
fia telala matofia la creaturaja quale ba attac 
cai fa alla pelle una materia gialla, &Jpefla>ca-r 
me fango: che èunafupevfimtà dalla quartaM 
gefiioye,cbefifanelle membra, la detta mafia » 
e quefie due tuniche chiamano le donne lefecon 
dine .delle quali la fecondina ferueatmer la 
creatura attaccata odia matrice, r altre due fa 
feiam infime la creatura ì&p&tkQkrmen* 

U 



ti b: it '0 

tt la feconda raccoglie il fudoreja prima Tori* 
na , nella qual cofa usò il noslro Signore non 
minor artificio, ch'in molte altre farti delnoftro 
corpo;percioche ejjendo l'orina falfa,& morda-' 
ce,& la creatura molto tenera, fé fujfe fiata ap 
preffo k carni; facilmente Vbaurebbe fcortica- 
UyOlla qual co fa prouedendo,fece che la creata 
ranonorinaffeper lo membro,ma che tornando 
indietro l'orina per un canale,che nafce del fon 
do della uè fica, n'andajfeaufcire per lo bellico* 
fra le due arterie, che entrano per quello ,facen 
do fine tra la prima, & feconda tela. & quefli 
membri appaiono della più pura parte,cbehab 
biainfe.lofperma.cirn rimanente digerendoli 
ita al generare degli altrimebri.finhi ifei gior 
ni firn alUnoue ft fanno le ale del petto .nel qual 
t£po\ ò poco appreffo la matrice trahe la crea 
tura afe,& per quella nel termine di quindeci 
giorni mene il f angue a lei. & cefi è perfetta,^ 
compiuta . dalli quindici fino a uinii fette gene* 
rafi la carne: domi tr e membri principali det* 
ùccio è, il cuore, il fegato^ ilcerebrofi uedù 
fio mamfejìamente > & infieme la carne: &,per-> 
eiocbe fi toccano; fi fepar a l'uno dall' altro. men 
tre,che ciò fi adopera,uajfiftendendo certa bu- 
rnititi per generare la nucba. la onde doppogli 
MtOyò none di che feguono, fi f epara il capo dal 
^elpaiie, & le parti efireme da i lati,& datuen- 
tre.& in tanto di tempo fi genera tutto il corpo 

iz 



T ;E ^ 2 0. 240 

in rmàoycht talli quaranta giorni hanno fentime 
to benché alcuni fimo,che alti trenta , alcuni a 
quarantacinque m lo Sabbiano. 

ComeAgemrata la creaturam che modo el- 
la fi uìua, habbiamo a uedere. Queftafifia nel 
mio difopramofiratoinuolta , & legata alla 
matrice con le uene, & le arterie della matrice 
[pane per quella, dal fegato della creatura, uie 
ne total urna* laqmkfi {porge pel uek non ol- 
ir imenti, che fi facciano per terra le radici de 
gli arbori, onde ne nafeono più uene y la bocca 
delle quali fi congiungono [con quelle ideila ma- 
tricey& co fi è appiccata la creatura al uelo>& 
il udo alla matrice . &, perciò che>quando la 
doma è grauida; le fi fermano i meftrui; la par 
te utile di quello uà per quelle uene della matri 
te alleuenefparte dette, che portano il fangut 
d fegato della creatura; delquale ella fi nutrì- 
fee, nafeono apprefio due arterie da quelU,che 
afeende, & difeende apprefjo lafchienadequali 
efeono per l'umbilico,^ fpargonfi,& uanno a 
trouare le bocce delle arterie della matrice fiu 
Se nel uelo: & per quelle ne uitn l'aerea refrige 
*areilcuore*&inqmfì&guifarefpira. 

Sotto il narrato uelo dettofecodinafenetro 
sta un'altro, nel quale fi ricoglie V urina Aoppo 
quefto suene è altro, me fi riduce il f udore ; iU 
qual uelo fa la natura: acciache mordicando l y t* 
rina,& ilfudQre,non offendano.&,percwchela 

crea. 



ereatirranonfafterco;nonficuròdialttàmadt 
queftofia detto affai,&difouercbio : percioche 
replichiamo quello» che difoprafienamente è (la 
to per noi fcritto, pero torniamo al tempo ,ohs 
la/riamo quella. , - 

accogliendo tutti ìgwrni,né 'quali fifa per- 
fetta la creatura, trottiamo quelU effer e trenta 
cinque: dai quali fino alli fet tata comincia a mo. 
iterfi.&,fefi mone neUi fettanta;nafce nelli àu* 
cento,& diechche è la moltiplicatone per tre di 
fsttantaJiquali ducento>& dieci giorni fono fe$ 
te mefi+ma, per cloche habbiamo detto,che alcn 
ne no fono perfettamente compiute fino alli qua 
ranta, liquali raddoppiando,riefcono ottanta: 
in che pigliali mouimento+quefki ottanta molti 
plicando fi per tre, fanno ducento>& quaranta: 
ne i quali nafce la creatura, laq uà le dirado,* 
non mai uiueiper cloche neWottauo mefe,che ta 
tofono li ducento quaranta giorni, pochi nafco 
no,&- di que pochi ì più fi molono. &,canciofia 
che fiano ddle creature, che non fono compiuta* 
méte formate firn alli quarantacinque dì : quel 
Mjaddappiando,& poi moltiplicando giungono 
a none mtfitcbefono duceto,& fettanta dLous 
doueteiauertire, che niuno mafchio è perfetto fi 
no a trenta dì,& ninna f emina fino a quaram- 
tai& che oltre a ciò affermano alcuni effer fi tr& 
nate danne , che hanno portato figliuoli fino al 
4eQÌmQM&fe*„ -, , . „. -* 



A che fegni «poroprencìere pofsiamoj fé la 
donna ila j 



fegni comprendere pofsiairiQj fé ] 
naila ^rauid a^ò non» _Cap. I !• 




K\ fermo 4a, % nùijl capitola 
. paffato per dilettare le gen^ 
tildonney che [fonouaght idi fa 
$ere: &oltreaqueflo perche* 
\ [appiano le leuatrici } come fi 
• --.fiia la creatura neluentre:&' 
come debbano .proceder e, hora.uenendaaUaue-*' 
%aMaperia, nù^ra^ciamp 3 cl^aue-Jia^p rìmof 
fé le cagioni ^ ^^^^^a^/^X^^^f^^^2f ^^^4^'^i>^ 
■ppxon lo ■.uiut&4<ì4dJ° ingraviderà , dicheac- 
corgerefi potrà ikptr ito wtdicojgr fa fatila,. U% 
vaSricen^folan&fìtzqer l'urina^ perla^alt 
molti 9 1 &. m^kefyiarif^af^ fcmwi - K wópm 
mólti altri ftgni. 

w , Belli quaLilunoèy che la donnz> & ihnomo 
mei coito fentiranna % il membro ejfjse ftretto fot. 
gemente dalla%o e e avella matrice : laquale po\ 
rimane tanto firmai che inflittila non trappa£ 
ferebbe unapunta di ago* nelfìual tempo ddcoi 
to y ejla parimenti la natura fecca . . ^ 

Doppo quefii fegnile fi ferra iluentn>&ma\ 
lagekolmèntepuo ritenere l'urina^ maffima-r 
m ente quando la creatura è affai grande . 

lAppreffo y fe tifa col marito, e amabnente; 1$ 
duole fotto l y umbiluo»& non f ente ufcirelo 
Jp.erma fuo , 



I t 3 K 

J^el princìpio, che la donna fi e fatta graui- 
ia,le<fi mollifica il corpo: per cloche i mentirai 
fi fono fermati: conriofia co fa che aWhora ha- 
uendo la creatura bi fogno ài poco nutrimento ; 
le foprabondantifupeì -fluita mollificano quello* 

Ma , quando la creatura e tale , che tutte le 
tragga a fe;torna il corpo allafua naturale di» 
fpofitione:& le uene di quello, & del petto diut 
gono gialle , &uerdi. onde affermano alcuni il 
fiu efficace ftgno douer ejfere le itene , che fono 
tra gli occhi, & il nafo uicino dì là , onde ef cono 
le lagrime, enfiatelo tali apparenti. 

Oltre a ciò, & èfegno certo,& efficace, fé la 
leuatrice ficca il detto lungo nella natura della 
donna fino alla matrice ,&troua il buco di quel 
la chiufo , & fecco; ha da affermare lei effer 
grauida. 

Quindi fra i fegni narrati , & che narrare» 
mo , alla donna uiene dolore , &graue%ga di 
tefia , uer pigine, cotal nebbia dinanzi a gli oc» 
chi, la cui parte bianca diuenta gialla: alle 
volte fi ficcano nella tefìa , & alle uolte lu~ 
cono,come fanno a fanciulli , che fono da uermi 
wwk&atUe palpebre fi fanno mollh& le pupil 
lepiccole. 

Tot eglifi pare, che il colore della faccia fi uà 
daperdendonntanto che ad alcune foprauengo 
no panni,& altre lentigini. 

*dn%i il più delle donne grauidefonodi cer» 

t* 



ta pallidezza, che trabe ai-verde : perdocheil 
j angue puro $gni dì di continuo ne uà ftillandè 
in niitrimentOi&dUgumento della creatura.^ 
per ctb,ejJendo poco fangue nel corpo di lesegli e 
neceJfario 3 che ella fiapallida>& jempre habbia 
voglia di cibi no conuenienti. diatene ognPdì più 
debile:perciocbe il fangue le fi diminuire, rejpi 
raajjah&jpeflb maffimamente* quando ema- 
na al partorire, all' bora fimilmentele doglionù 
grauemente i lombi : percioche fono dalla crea 
turapeHh& calpeftrati.le duole la bocca della. 
fiomacho,ma non di continuo. 
' Jlpp r z$Q queflo y fé la donna fa pur alquan- 
to di moto ile battono ì& fi aliano più del 
[olito le arterie* cbejono nella fontanella delU 
gola. . 

Dipoi le fopr aprende uomitOt& angofcia y & 
auafiognidìjjjetialmente la mattina y quando fi 
leuadél letto. &qmfio le auiene nel primo me- 
fé: & ad alcune dura piu.nel qual tempo nena* 
[cono poi ruti acetofi, & le uiepe uoglta di ma» 
giare cofiflrane. 

Le mammelle pofcia le cominciano a gonfiar 
fi y et ì capì di quelle datomofi macchiano di fan 
gue y chetrahe al fojco. 

Sente ancbora alcun pefo al petteneccbh>& 
certa grauezga:& alcuna uolta noiay&dolore 
nelHnguimglie > & anche un pochetto tra bum- 
bilico» 

Uh z £tt- 



^ L I B ^ 

' j£ tenuta pur da certa pigritia,&graHe%* 
%a in tutto il corpo . & perauentura quinci ne 
uiene,che fia detta grauida , quafi fatta grane. 
, Uumbilico efee infuori , & ogni giorno fifa, 
maggior e. &, quando tira afe il fiatoni uentre 
non dicrefee nella maniera 3 cbe facea prima . 
; Ma no fi deue tacere, che fi ferma il mejtruo 
iìprb?io me fé affai uoite del tutu: &, fé pur ne 
#iene;è in minor qualità del polito, ma nelfeca- 
4o no n'appare fegno nelle piu,& maffimamete 
fé fon faneituttama ì alcune fé ne uede alquato'. 

Il polfo della donna ciò ne dimoftra : perciò- 
che dmiene maggiore , più ueloce , & piufyeffo 
per due nectfiuà : l'una è per lo rifiatare della 
donna J altra della creatura,, 

V urina fino a fri me fi è gialla trabendo al 
hiancbiccio,& chiara, con certa nebbia al fora- 
rnoy & nel mex^o pare nonfo che fimile a! bom 
frafeia i. carminato, nel fello, & fettimo,ò. iui in- 
torno, fomiglia acqua, ouefiano cotti ceci , ò pie 
di uìteilo con la pelle, nel fine della grauide^a 
è ài giallo, chetr ohe al roffo:&, come fi commo 
>ue-,fi turba. 

jlila fi ne non dobbiamo tafiiare da parte, 
che alla donna ne primi giorni le fugge il defiò 
di giacer fi col raarito : &>comefi fono ceffatii 
meafUiiì'y cefi le s'enfiano le mammelle, & delU 
jvefica n.efc-e l' urina roffa > & foco fa ; laquale 
mene mnfen%a dolore. 
. - Con 



t E Kjì Ò. 



*« 




Contrai ma,fi Tappiate la donna grauida par 
"-torirà figliuolo mafchio,ò femina:& -quali 

• conditioni fé richiedano,& come fi 
: * ! poffa ingravidare di mafchiOi& 

qua-nti figliuoli habbia a •- ■ • - — 
T : ' fare.- Gip, III. 

\*A gli altri più (ciocchi pen* 
fi tri humani > al noflro giu- 
dici o ,- è il uolere imaginart* 
anivinàouinare la, ù trita del 
te cofe occulte , lequoli al fi- 
né fé non per fegni , che per 
fittfarta loro dimofirationt riescono udni U pili 
nafte >& falla ci, fi poffbno comprendere. &«c<y- 
MechBf ànimo nofiroinpiu fecreti fra 'occupa- 
ìo\mndimeno eglifi'mofiraicht u ie più- in quelli 
fNmofuìiquali ò benèy-Òmaledi necéffiiàhab- 
dimoia recare • talee lìuoler papere fé la don* 
ria grauida debba partorire figliuolo md r 
fchioyO feminaìlaquaì cofaanchora chefia fai* 
tace i come pronoh.icàrt fi pofìa > feguendo fai- 
ir iti'pedateì fecondo Upropofta mtentìontyfcé* 
frìnmol ' '■■■■-'■" J " : '- 

. ^Adunque i fegni , che mani feftano la- donna 
Potter produrre figliuolo fnafchio jono cofi 
Jdtti*' -'''-■■•■■ - 

Ma ha buon color md vi fo, frmp*tté-kt 
w "'* Hh i per* 



I l B 1^ <> 

per fona, la pelle non è offe fa da pannfc& 3 fe pur 
eiò auiene;pochi,& qua fi ninno fé ne uede. 

Dipoi nulla fi cura diconofcere carnalmente 
Vhuomo; benché alcun prurìto mojjo da calore, 
&fuperfluita, che fente dentro alla natura > le 
accenda certo difordinato appetito. 

^Apprefjo il capo della mammella deftra le 
s'enfia &prede colore negro,che traheal roffo* 
& aggiungono alcune donne ejperte , che efjofi 
fia più toHo altoyche baffo:& che la mammella 
defira e maggiore della finifira. 

Oltre a quefioquado uìenef angue dalla tefia 

jtlnafo; fcende più dalla parte defira, che dalla} 

finifiraydalla quale fempread alcune efce, .....,.._ 

- Quindi la dona fi mone cofi de?tramete y o p& 

co menoyche fi faceffe auati la fua grauide%za m 

& hano auertite certe matrone^cheiquadoelld, 

Jj lena da federe per .andare ; moue prima il pie 

deftro, che ilfinifiroy & nel leuarfi aiutadofìfi 

.fuUentafu la man defira tfenta che dicono >cht 

.più leggiermente fi maue,che il fini/irò, 

_ Doppo queflo le s'enfia il uentre più dallato 

jdefiro y che dal fiaffiroy & nel mouerfi ui fen~ 

. te maggior granerà .queflo s'al%a anche jò~ 

fra lo Bomachv , & fopra l'umbilico :grérQ? 

fondo. 

Quadola creatura fi moue;ellala fente piti 
dal fianco deftro,che dalfimfiro.et molto prima 
Jafffie 3 .cbenonfa > feefemitta+ 

. Genera 



T t - 1^ Z ò; 244 

~ Genera prima il latte nella mantella defira * 
the nella fmiflra;ìlquale e grojfo 3 & non fonile* 
neacquofo. 

Trema una gocciola di latte [opra alcun ue- 
tro,o coltello lucente 3 oungìa netta t fefiara uni 
ta lignifica il parto douer ejfermafcbio :fefi 
ftargefmina, 

Iste prema anchor a alcuna gocciola ncWae<* 
qna,oue fé difcendealfondo ; èfepio tif emina i 
rnayfefift&alfommQìfaràmafchìo. 

Se il polfo della donna grauida nella man de 
firaepiu gagliardo^piu ueloce>piu durone tmag 
giore^be nella finiftra • è argomento manifefìQ 
di mafcbiomafe il contrattoci f emina, 
; D^ALL'.AlTHi/t parte yfela creatura y i fe- 
mina> appaiono tutti ifegni contrari} all'i fopra 
fcritti ;fi come è>cbe prima le s'enfia la mam~ 
snella finifiraja {ente prima dal fianco finifiro: 
dalqual latofcende il (angue del nafoyfi mone la 
donna, & sifufienta, £ pigra a mouersi da tua? 
go.il uentre piega allo ingiù uerfo le co f eie: & 
elungo.ba talento guafio > & corrotto di man- 
giare cojenoiofe;come carboni, calcinale brut* 
tanel uifo i & piena di panm-finalmete e del tut 
to dilpofia al contrario di quell6 > cbefuole > quan 
doilpartoemafehio. 

Et hanno ejperimentato alcune legatrici que 
fio.bannofuppofto alla matrice della donna gra 
ttida ariftolochia, per la quale fé le pare* chela 

Uh ^ bocca 



bocca ìediuehga amara-Ja creatura efemma : 
fé dolceymafchio» ■■ .-. «.>-. ; ;.v..\;. ;..-. ■■>.-. a 

iA.Ha fine ferme uno antichìjjimo medico que 
fie parole, le donne •grahide, chehauranno fu la 
faccia alcunamàcchia foUr-e -o panni, partori- 
ranno femine . quelle > che fono con bel colore in 
uijoy il più portano mafebi .fé ladoma ha ileo- 
fo delta mdwtmdla''alfa;' l m^fHiè---grauida di 
Una f chiù :■ fé in giù e riuolta ; di ftmìna . pi* 
glia etiandio latte della dorma r, :■& • farina, & 
farine pa$a ylaqual e cuoci fu le ceneri calde 
"•pianamente * }e là paftafta unita ; farà ma-, 
fchio ': fé: fi s fenderà ; farà f emina, il mede fi- 
mo puoi fare fule foglie , oue poni ; alcuna goc- 
ciola di latte , laquak fé 'gara unita ila creata 
va emafchio:fefi^argevà)fèmirta.quef,o fcriffe 
- il gran medicoi -■■>-: :> i ■■■r^ ^-^ . ■'■■^i 
V E T, hauénd'o riguardo y con quanto defi- 
tferìo cerchi fhuomo di cono f e ere la uerità ài 
quefto , uengo concludendo y che ciò fanno , per- 
che fini ono maggiore y &piu lunga allegre^ 
•%a qualhora ^appiano la creatara douer effev 
mafehio: fi come quelli, che molto più perfet- 
to è 3 ch& la f emina-, laqual diligenza , & in- 
uejiìgatione ragioneuolmente eda*commenda-* 
re: rna affai più commendabile equella,cbe pofe 
ro gli antichi ,-& moderni medici in trouare il 
modo-fCol quale la dona ingrauididimajchio 3 & 
nondifemina* il che noi più pernarrare>cbper 
i . , r prò- 



r e % l z o. . 241 

franare, ma ben perfeguirele lor ccnditioni? 
come facciano ìUimoflr eremo. 

- LE conditioni,perlequali la donna predata fi 
fintoli mafehi > fono primieramente la caUditA 
dello jpérmaiilqualeefca di corpo £huomo-> che 
fia di complejjìone calidari come e il fanguìgno* 
érilcbolerico* 

* : Ea fecónda e la quantità fuaiper cloche mag~ 
por copia dì feme richiede il generare del ma- 
£chio } cbe della/emina, ■*'"■■ 

La-ter^a è,che la danna fia purgata da men- 
firuùpercioche lofperma della dona (fé eneceffa. 
rio al concipere della creatura )rimanc più pu- 
T0ìneft0)& fenya alcuna alteratìcne, , - • 

- La, quarta è^ebe dif ceda dal tefikdo deflro^il 
quale e più caldo delfimfirrìfen%a che e piajpef 
fo,piufaldo 3 & più digéjÌG.& perciò ipafiari di 
conòiché^qitando uogliono -delle lor uaecheio pe 
cure alcun mafehio ; legano iltefìicolo fimfiro 
al toro y o al montone. r _ - - 

La quinta è , quando il feme fi [barge dal de* 
firoiato4ella matrice^et quefio àuifo è delle ma 
trone:ciò è, cbe> come hanno comfeiuto carnai- 
inerite i kr~ mariti; 1 fi pongono fu l fianco dtHrù 
a dormire: percioche quella parte e più calda . 
^rfcriue alcun medico famofo >& -dotto mol- 
toydal quale habbiamo in gran parte leprefentì 
fnedìcìne:che certo genulhuomo Venetiano fiiQ> 
compare gli giurò di bauerhauutipiu figlino-;, 
V, „ - U 



- L I S 11 O 

ìe fonine della fua donna fen^a alcun mafchiot 
& che una feminetta gli die queUo cofiglio, on 
de faceua fempre slare la moglie fui lato de- 
firo,quanto più poteuatnell'boraychefi giaceua 
con lei: dipoi ni si uolgea tutta>& ui dormia . 
in tanto che gli fece affai figliuoli mafchi. 

La fefta,cbe lo fperma della donna sia caldo t 
& non freddo : perciocbe eflinguer ebbe il calo- 
re delftme dell' huomo.& perciò ella deue effe* 
redicomplefììonecalida., 

La fettima, quando il paefeM tempo , & il 
uento Settentrionale è confaceuole a queflo gè* 
net are • onde gli ^Alemani generano più ma- 
fcbiy&gli Orientali^ i Meridionali piufemi- 
ne . & per quejìo quando fpira JLufirowon de- 
uono giacer fi con le mogli coloro > che de fiderà* 
no mafchi, 

■ £ ottaua y quando Vetàaiuta;fi come e quel- 
lacche uìene doppo la pueritia : & quella , che 
non arriua alla uecchìe^a : perciocbe è la piti 
calida dell'altre. 

Ma,prima che più auanti procediamo ;doue~ 
te fapere } che , oue lo ffierma dell' buomo uada 
dal f uo deslro nelfinifiro lato della donna, fé gè 
nereràfemina;baurà nonfò che di mafclriowia, 
s andrà dal finiftro lato nel deflrodi lei ;farà 
mafchìOiChe fentirà di femina. & perciò cdclu- 
dono alcuni nondouer effer fempre nero quel fé 
gno dello fiato della creatura^cioeicheiquando 

è dal 



7 E \ Z 0. ij& 

Hai defiro fianco ;fignifica mafchio : quandi 
dalfmifiro, f emina, ma le più uolte è nero. 

One notate due inditij a comprenderei che lo 
fa'erma più uenga dal deftro,cbe dal fmiftro la- 
to . il primo è, che il tefticolo defiro e maggiore 
del (ìnifiro : percioche è argomento? cbefìa più 
caldoy & che fio. più difeme ripieno. 
r llfecodo si toglie dalla compkffione deWhm 
ino: percioche il corpo fanguigno e più copio fu 
4ì femeyche gli altri nonfono:& il /angue si gè 
nera nel fegato , ilqualeedal defiro fianco . & 
quindi si argomenta y che il tefiicolo defiro è pi» 
qaldo,& più copio fo di fj>erma. 
. Et dice li grande Arabo sparlando del tempo 
del generare mafchio y of emina y che il tempo di 
generare figliuolo mafchio e,da che e compiuto 
ilcorfodel menfiruo fino ai cinque dì: & dal 
quinto al? ottano e di generar e f emine: daWot-, 
tauo air undecima torna iltempods > mafchi:& 
daW undecima fino all' altro menflruo e conuene 
note al generare dell'hermaphrodita.rendefi ap 
prejfo la ragione in quefto modo* 

Fino a cinque giorni e il tempo di generare 
figliuoli mafihh percioche la matrice e più pur 
. gata t & netta :& il menfiruotche fifa aWhora^ 
épiu puro,& più perfetto .ma y come il termine 
frappala fino aWottauonon e cofi perfettom- 
de fi genera la creatura femina. ma che ragio- 
ne fi babbia. a rendere dall'ottano ;fino all'un- 
*»-- : : -.■ .. -, -•- - 'àeèi* 



~ y: *i f È £ (F .. ; , x , ; 

èechna'iòutfi concltida»che fra tempo' con ueriè* 
mie almafchiOì&alk feminà&o lo fanno mot' 
ti ualorofi medici, matrappaffamoamofirare 
i precetti, -peri qualità donna fi habbia adiri"- 
gracidare di figliuolo mafcbio, ■''-••-> 
1 li primo di quefiì èiche ordinate il uiuerdefè 
ìh!ìomo ì & della donna: per cloche emendo ejjzak 
cuna nolta troppo validi) & fecchiin guifa^cbc 
glijbiritijì rifo'laanoy & la hamìdità dello {ber 
ma > & del mtìMrno fi confumi sì , che per eie 
ùiene a 'generaci 'la- creatura f emina ; & perda 
iì uìuerfuùbrS-aìa4el freddo , <& ' delibumidoz 
nondimeno le piuuolie la cagione delia f emina 
èia frigidità. & per queflo alcuni medici bauen 
do parti colar cura di ciò ^ordinano umande i & s 
beveraggi, ebeìtabbiano in fé calidita,fiano aro. 
maticiigenerino buono fangue, *& per conféqvùè 
tejpermà calido. oltre aquejìo prou edono all'ai 
tre circonflan^e riducendole agli effettiicbefan 
noie uiudndedttte > & i beueraggu danno puf 
mitridato con nino' > ì confetti diamargaritorij 
diamb?a,<&: fimi li: ordinano foffumigh criftierii 
Bagni,fuppoftiorij ) Mntiom>& copali 'altri prone 
dmentivde* quali a pieno parlammolà , ouefi 
tratta ài color -osche fono impotenti al coito* " •> 
"■ La onde dicefi >che> fé la donna bejiefyeffo ibè 
riaca in uìno>ouefia cotto jffiki&feme dipèà 
tira wafchio;generafiglwotomafcìrio. "-^ 

" Il fimigUante animiceli* fifa fuppore hai 
~ v * famo 



,-T E ^ Z 0. 247 

/^#20 per fé foto , ?^i/?o conjemedi detta peo-* 
nia fino a cinque tàdoppo la pur gattine de'men 
firui. : ..,-,.■: ..'".-.■ 

y . Tutte quelle cqfe^che ri] caldane il ' fanguei 
ùagliano a generare figliuoli mafehi: U contra- 
rio lefeminc*& -per qucv.o doutre fapere 3 che il 
fangue delia donna 3 che fi a grauida d'un maf- 
chiù i è più caldo > che non è quello, di colei 3 che, 
porta f emina'. 

Il Secondo precetto è s che non del tutto fi 
lafci il coito,) ma fax fi a ter^po fecondo , chi 
nel primo libro infognammo . afiengafì pe- 
rò dal bere deli acqua , & daUufo dell'al- 
tre co fé frigide l che hanno uirtù di raffred- 
dare lo ff erma . 

1 L T eriche la cameraJ.oue fi hanno a e 
giungere, fia fatta odorifera con materie aU'tr? 
dorato piaceuoli , & per natura collie. 1 ccr..e è 
il mufcbtiyil legno aloe,il ghetto , l'ambra,, gli 
iicelletti di cipro ?j& fimili . fen^a cjbc &ogr*a? 
rno ,fe poffibile è 7 cìye fia amtna , bolla , & (U 
liete dipinture mafchili ragguayèeuQle : aceti- 
che nelle menti Icrofiano fimh magmi: & ,fo 
defiderano figliuoli valore fi ; wU facciano «ir 
fingere tali > bfe gli irne. gin in&, & quinci pera? 
ventura neuiene, che ibaji ardi più fermigli ano 
foloroycbe nò fona padri nerigna imagmatuptr 
ùoche le moglie ejjzndo in adulterhi & ten.édo 
de lor mariiijd[ cpptw<ime£reldHra_ quello *.$ 



L t & \ Ù 

tOtgU hanno nella mente* 

1 L Quarto e>cbe il marito, &, lamoglieut 
gano con animo lieto a* congiungimenti carna- 
li: percioche chi ui uà con tema di ingrauidare*. 
concepifcelacreaturafemina. 

IL QjtintOiChe la donna pieghi nelCatto del 
coito dal lato deliro. <jr compiuto doppo i pre-- 
cetti hauuti in altra parte uolgerfi tutta fopra 
il detto fianco:& co fi [lare per una hora,et più» 
fé le farà a grado . ma quanto piuui dimorerà, 
tanto farà meglio ,an%i ottima coja,s forcar fi di 
dormir ui:& e ejptrimentato.ma fxppiate, che* 
benché li narrati auertimenti fiano fingolari a 
concipere figliuoli mafchi;tuttauia fingolarijfi 
mi faranno 9 oue Vhuomo y &la donna fiano per 
natura diffioBiaciò. & in che maniera quefio 
comprendere fi pofia,afcoltate. 

Ojr E L huomo è buono da generare figliuù 
li mafchi 9 chefta forte y & aitante del corpo fuo: 
&di carne ugualmente dura , ò molle , copio fo- 
4igroJfot&calidojperma:che hahbia i testicoli 
-grojfiyle uene ampie,& un ardente appetito cat 
naie, ilquale non diminuifca per coito ufato, & 
èaldefiro de quali rìefca ilfeme.&, quando al 
"cungiouane comincia ad ufare carnalmente in 
qualguija fifia,fefente il teHicolo deUro en- 
fiar fi ;è atto a generare mafchi: & in contrari» 
f emine* doppo quefto,fe prefto nefbarge loffi er- 
ma ; è fegno , che è calido , & per confe- 
». i guentt 



T E TtZO^ 148 

piente buono da figliuoli . 

LE donnesche uaglìono a concipere mafchì* 
fono quelle, che hanno buon colore , & di bella, 
perfona,& non fono ne graui,ne molli di corpo» 
appreffo hanno i menfirui ne liquidi > ne fecchi 
Uolfo ; & la bocca della matrice e dirimpetto 
alla natura ; accioche fubitamente ilfeme trap 
f affi al luogo debito . quindi quelle , che digerì» 
f cono bene :che hanno le uene apparenti : fona 
di buonfenfoy & di buon moto : ne lor si feto» 
glie di continuo il corpose si siringe •>& chiude 
sìjche nopoffano euacuarlo. gli occhi fuoitrag 
gano alfofeo fenxa bianchezza: che igtalUy^r 
f colorati dimoslrano cwitrario ejfetto*& colei, 
a cui tornerà piutojìo i menftrui,è picche l 'al- 
tre difpo&a a .figliuoli mafchuet appreffo le giù 
uìnette ; per cioche fono più calide, che le donne 
di maggiore età rfen%a che hanno meno digra- 
feio, &dihumidita,che rinchiudano il calore* 

QLT%JE alle raccontate propositionì re» 
cando dì grandi utili , & digrancommodità il 
conofcer€>quanti figliuoli debba la donna in tut 
ta lafua età generare sperò egli ci piace dinar 
rami quello tche gli antichi Thilofopbi ne han» 
noóuertitpi&è. 

Che la kuatrice guardi fopra Pumbìlico del 
primo io del fecondo ,ó del ter^p figliuolo: ilqua 
le umbilico e attaccato alla matrice nell'hot a > 
€fo partwfcek donna : $/# ,fi HC dr4 ma cri 



fpx-,0 nodo,che uogliate chiamare;hauraunfola 
figliuolo, ma fé no uè ne farà alcuno; non haurl 
vitro figliuolo-ine ingrauiderà.&^quando uè ,ie 
pano grananti effi, faranno; di tante créature 
ingraviderà la dohna.fi 'che il fauio medico de- 
uè informare le leuatr:ci:& poi domandar quei 
le v r e ne hanno uedjto&fèntito alcuno nodo, nel 
Ijmbjl'.eo aitanti 5 che nellhabbiano tagliato . 
gr p^r questa uiafapràneWau'nire prona/lied 
te quinte creature babbia la donna uiiwidp a 
gzzzrass, ,.;.;.-... . • » - 



Onde venga , che la donna alcuna volta 
ingrauìdi di due , & più figliuoli , 

Cap. . UH.. .,.-,. :..* 

V lZ%fE alcuna uolia, che 
la donna: ingrauidì di due » Ó? 
piufigliuplh Uqaali come, pò f- 
fanofarfii intendiamo disco- 
prir ui : ^ev cloche non farà mx 
utile 3 che diletteuole udire* > 
• t . £t perciò nogliono i medici ',che la cagione jon 
de, tengono duco più creature , è che lo jperma 
in molta abondan^a fijparga nella matrice . il- 
tfuakje rimane in due celle di quella; generanfi 
£ue figliuoli; fé Lì più (ìfepara; più fé ne conce- 
fifà&Wi^ualcùfa-'fentiapio ejfere accaduto a4 
cibano luogo diTadHaiQm ma donna partorì 

ir - * fà 




Tr E J^ Zi (K M9. 

fwfatiiiòlh liquali miti bebhero moto* chené 
M^o è cofa Stupenda, mafi u€( ¥ manìfeftzmen- 
4e, che, quando più di uno fé ne generi ; ò uno>ò 
'imi momnoyòmmnononfen%a qualche difet- 
to della psr{om;fM$mmayùue.due mafcbhò due 
femmemfcano; posano uiaère- ma felunov 
mafchio^l^lmièfeminaymmiùno. la cagione 
&l preferite non gccade recitare + - ■ l 
• decade-pur dkuoite^he rum per U nia mp^ 
firaa/moramdiia donna ; ma.alprefentedi 
uno, & fra più giorni di altra. MchelMrado^ 
tumula, quando ciò fi feccia; auiene nelle- don 
ne *che hanno ilor carpi teneri x fangHÌgm ,& 

pelofi* : - % 

: Ma da due altre cagioni dicono intrauewre> 

che ingrauidi di due>ò più figlinoli in due >ò più, 

uolte: percioebe effendo la donna dauanti g*a~ 

uida y non può effere , che la matrice fuamnfia 

fòrte tconciojia cofaebefia neceffarìo bavere 4 

menftruo ,&la creatura : oltre d cwcbeneU 

&mawìlp&rtoft offenda, ma foprauiene & 

quello accidente alle debili donne grawde>quan 

4Qper troppo diletto » che fentonio nel coito,lov 

fi apre la bocca della matrice : percioebe U ma» 

trice riceue , & inghiotttfee il fecondo Iperraa s 

màefi genera un'altra, creaturaj&quaie tarda 

unafceredoppola prima per tatoMpo , quanta 

faladifianza dèi generare £wo> &IaitWìcbe 

è alle mite dieci dì> à Quindici *à ir e#ttL>4 



* t l B K 

quaranta al piu,& molto di rado.&,fe pur que 
Uo termine trappajfajfe , non che arriuaffe ; la 
donna non potrebbe efere fenon fortiffima > & 
gagliardamolto :fi come colei, chehaurebbe il 
menfiruo fen%a alcuna offeja,o debolezza di fé 
mede fma,& della creaturauhe farebbe mira-»: 
colo grande: peràoche e fenten%a data dapm 
famofi medicìtcb'alla dona grauida fé fopraue 
gono imenfiruìe impo{fibile,chela creatura fia 
fana:nondimeno non baurebbe luogo,quando ef 
fafoffe ahante,dì buona natura . & perquefio 
perauentura dicono alcuni philofophi, che fono 
alcune donnesche poffono hauere il menftruo,da 
che fono ingravidatecene off sfa della creata 
raffino alle due ttolte, o quiui intorno :ma ifuoi 
menftruinon debbono, ne pojjbno effere in tanta 
quantità,™ quanta erano prima,cbefoffegraui 
damper ciocbe uer amente aWhora la creatura nò 
farebbe fana: fi come quella, che non fi nutrir eh 
bedelmenBruo. 

Vn* altra cagione adduce fi , perete la donna 
s'ingrauidi di due figliuoli: laquale è,che alcu* 
ria fiata auiene,che lojperma efeein due uolté, 
ò più: inguifa che la matrice il riceue non altri 
weteycbe altre fi faccia l p un boccondi pane dop 
pò l y altro :& come refiirail pefceVunauolta 
doppofaltra.il che fente manifeftamtte fimo- 
ino, & la donna in quel tempo : onde ncuar.no 
molto jolkciti al compimento del fatto, 

Hella 




I>el!a uita> & goqerno,che h.ab&ia a tenere la 
donna quando faràgrauldaa conferua- ^ 
tione iella creatura^ di fé. 

QHZ ladamadedrÀpergi 
fegni dimoflratife ejfere gr& 
uida; cefi le imponiamo, che > 
accioebe c^feruifana la crea, 
tura, & non fi fconciibabbuL 
cura del muer fm nella ma~ 
mera feguente. 

Il cibo, che dem mangiare fia tale» il pane fi 
contitene bianco ,&fen%a fmola* percioche efia 
after gè, & cjafcum co fa cotale è nocina ,falu& 
fé nonfofie oltre a queftoftittica.nuoceappreffo 
cgniuiuandaam&ra % acuta y&pYQUocdnte de* 
wenftrHùcorttefow quelle fattedi cappari, à*e 
mla,dimar?ohio,$ a^engo^ d'abrotano dijb 
%ape,dirucbetta,dioliue immature^ 
gli crudhdi cipolle ydi finocchi ; ,dì fagioli et ceci r 
& Jìmiglianti<wa ufiuìuande ^uoue^ualifom 
le carni di pernici yfagianì, caponi, gàjim&(&m 
pretti,^ cotali, èutileilfuccpdeìl\prg^d^ pi 
mi giorni della grauidanxa fw>& tarigli aU 
tri cibì,cbe fi fanne facili '-4 digerh fi :percmbe 
gran parte del calore della donna ,cheinque* 
fio feruigìo fi jj>endeua,fi conserte allacre&tu* 

li Z T4. 



ra. mangi ^quando non le offenda> almeno tre noi 
jkii giorno ,& poco peruolta ; acciocché quellh 
fune dd calore non fi raffreddi.®- fappiayche* 
fé uiuer orbene ■>& di buoni cibi;nafcerà ilfigliuù 
lo fanoni fentimento buono > & di buoni costu- 
mi ; follmente che altra cagione non glie! tol- 
ga; còme fuol auenire per malignità 'dè'mettr 
Bruì* 

* Ma nuocono fieramente quelli , che mpuono 
ta tojffe, lofternutOy òche fono uentofi^&attia 
fondare, alla feconda menfa può mangiare co- 
togniipen^nociiuua pajTa y pomi granati* & po- 
mi di me'zzpjapore.&jfe tra quefle cotaliue ne 
haueffèro di garbi; cuocànfi bene .ma tra gli oui 
frefchifono conueneuoli molto forbendogli, & 
tali debbono eff ere le uiuande delle donne gra- 
Uide . 

-il uino,cbe lorfi richiedeiuuole ejfere odori- 
ferGyfottiteyueccbio, & alquanto garbetto: & y 
fé farà poco negro ; saccofieràal parere defa± 
fàofiffimi medici anticbi.onde, fé tale far à r qua* 
le habbiamo detto ; conforterà lo fiomacho 3 & 
genererà fbirito>&calore.&,quandobifognap- 
fé inacquarlo ;facciafi conacqmjn cui fia fiatò 
più uoltekflinto ferro in poca quantità : cjrin 
molta;ouè appaia Ubi fogno, 
"- &èrma\& asggia moderatamente:tuttauia 
pare ad alcuni y che debba il dormire auani^ara. 
Uuegghireinquantoèneceffario^ . 

<'"'•'* Stia 



??f£ \Z'0^ iU 

ì animo: p ey 'ciocie. 'il '-Jpuer chip mou mento 3 & 
effercitio;quale è quello del ballar e ; [altare y cor 
%ere scadere, percuoterli fono memi molto , ^ 
^afiitnap^f^pé dqp^ù -mangiar ey^r. il here.& 
fra, gli altri ilmto almeno ne" fami due me fi , 
& tutto ciòycjisfìz di [perdere df^sfimo, & di? 
cefiiche andando con fatica del corpo alcuna do 
nane 'primi ci^^gWìfiifcociò m cotale >qua* 
le è il bianco din %qq uofdalCaltra parte la ma» 
Ìincholia ì iltimQre y l > ira ì & simili pajjiorii dell'? 
animo offendono molto y an^ perciò infinite don^ 
ne.dijperdonOypefo ^effercitio teperatOi&foa^ 
m*& latranqmllità dell'animo tanto gionano, 
qtpanto nuoce il contrario.^ perciò guardi fi ari 
the d% rider e molto >& fpeffo*, 
. Et emofeendo noi molte> che per ingr affare^ 
è per altro effetto fi compongono bagni , dicìa* 
moy che ninno ueleno è peggiore di quefiije non 
fmndo nelsempofol, partorire f offe nec e ff arso 
per 0Ìu$ art la. creatura. --.^ ;.. ; v 
- Etyfecioridp,ck?danantiÌ3àhU >non 

tempia il uen%rt ^quando mangia: ma parta le 
yÌM4ndei$pÌ4t volte. <gr per Ja.bi@orJa narrata 
di fopra ài quella donna 3 cbe malagemlrmnU de 
ponéua le fece del keB&eit$^afeientt$ : con ca- 
fuche ciò adoperano con rìmdejiiarjìf^j criftie 
rifatti di bròdigr4fciy , malue,MÌoU tmalùaui^ 
fio > & gppalìfwp [mirabili ^(fr^rwentipzf 



t 1 B X 

bocca \ftbefien,le prime damafcene feccbe, ita- 
marindi,lacaffta,lamanna,&fimili. 

llfalaffoytlquale^effeuolte è ordinato da me 
dici, & le medicine folutiue ne* primi quattro 
mefifono danofiffime:perciocheque 'legami yche 
tengono la creatura nella matrice, fono molli,et. 
debili. & perciò facilmente fi rompono, mai» 
, proceffo ditempo fi fanno foni,& alla finetor~ 
nano a rallentar fi.tali,à chi ben riguardarono 
f fruttì,liqualì piccoli, & non maturi fono dal 
itento ficcati, ma oltre alla detta ragione pel 
Jangue,cbefi trahe, rimane affiti minor il calo- 
re dì quello, cbè prima era:& era poco,douendo 
alla dorma , é*alla noua creatura feruir e. nel 
quinto mefeW nel fr fio fé da necefità coftretto 
foffeipuo tifare alcuna medicina benigna>&fa~ 
laffo leggiero : percioebe altbora i legami della 
creatura forno f or ti,& la donna porge imefiruì 
filiti auemreal parto per fuo nutrimento. nel 
fettim&meje,& •alquanto prima per niumma- 
niera fifalajfi, ole fi folua il uentre con medici* 
7ie:ccnciofiacofa che il parto fìa uicino*eome fo- 
rno i frutti a maturar fi. perche poco , ò nulla di 
'nutrimento, che gli fi togliere per le uie dette , 
fotrebbefeonciare la donna, per lequali , ò per 
digiuno, ofouetc%ia fatica, è affanno gr andijfjì- 
7tto,ò febréyò qualche dolore di uentre , ò altro 
cotale accidente fé la creatura momdofi fi feio 
gliefierftmuaufcijfe del fuo corpo ammòdo: fo^ 
c ■ ' ~ uentu 



uwtura limerebbe; ma,oue non ufcijfe farebbe 
debile molto pel mouimento ìnguifa,cbenafcen 
do neW ottauo mefe, non rintanerebbe in uita • 
& forfè quefta eia ragione,che le creature, che 
nafcono lottano mefe , il più di gran lunga fi 
muoiono.nel qual tempo fé non uiene alla luce ; 
fifaforte,et gagliardo^ ripiglia for%e sì,cbe 
nel nono ufcendo ageuolmentefi uiuc. 
» Tofio ordine al muer fuo uoglìamOycheadal 
cune utili cofe medicinali fi difyoga cofi. *Prim& 
intendiamo, che attendi a cofort are lo fiomacba 
priuo affai più di calore,cbe non era auanti,cbc 
fi face je grauida: & quefto adoperi ed maftice* 
legno aloe , &fimiU,oue non fta molto calore, 
apprefjo il geleniabin e mirabile in adergere ,d" 
ammollire le molte materie, 

Oltreaqueflouagliono fommamente le con 
fettioni ftomacbali , & manicali , di non mol- 
ta calidità.ma tali e il confetto di perle , ebe 

Troui lo frettale una dramma di perle non 
forate >& una dipiretbro : quattro dimafiice, 
graltròtante, di gmgeuo : due per feerie di %e- 
doarìajLorottigì 9 f$mediapio } canella,cardamo 
tnonoce mofcata-maee,&cmamomoj!tre di bet 
UancOy&Àir.ofJ9y(& fimUmmte dipepe tondo* 
& lungo: due di cumino y & tanto 'zucchero $- 
no,quantopefano tutte le féerie narrate,& più 
f§ farà di bi fogno* diafene mattina, & fera con 

lì 4 mime 



ikttjmo umoodorìferoyquato eManòcetfercio* 
cbegioua nmrauìgliofamente allo Homacbo* 
& alla matrice. & leggendola donna quefia 
^ia, non foggiacerà a pericolo alcuno, ma fi ri-? 
cordi, « 

• Cbeilfangue tratto da falaffo^ome s'è uedu 
to> dalnafo y dairhemorrhoìdho da qualunque 
altra parte è nociuo molto* &,accioehe fugga 
"qùefioimangi moderatamente, & cibi grati allo 
fiomaebo, uada in letticaà a lento pafio fi dipoz 
tiyà fi \ fecìa foauement e fregare, et ciafeuno dì 
quejìi_modila conferuaranno. V *- 

, Ma emendo l'ottano mefejlquale e il più no 
iofo 3 cbetuttigUaltriMffeffeMÌuandefi 
$armnpoche>& mona fi affai, più che l'ujato. ~. 
Et,fe il uentrele sinduriffèi frano i cibi fuoi 
eofifatti i chejtxi%anoia la aiutino a deporre lo 
fieno . tali fono i fugvli d'ay^OyU rumici cotte* 
fé i^luc^latxuca^icxifiierimofiraùdauan 
thper ciocie e fendo acuti troppo farebbero mq 
l$i> - ■ '-.. . V.,:* 5 .-- ; -. * 

, pinone per ben, difyorrtil corpo al parie 
ufano alcune gè tUdome il bagnar fi f^effo in aU 
^naAcqm^udlealtro^mofiranmojnatut^ 
ìo il br pen fiero fia di fajttaliychepojjma co 
fonema di corpH& 'di animo foBenere idolo* 
fidelpmopte. > i - 



le 




sg&B&s, 



T E K Z O- 25 S 

Le donnea cui per la. gravidanza fi guafli l'ap 
* petito > & fi uolgaacibi no naturali^ come 
è a cenere,calcinajterrai>agnata3& co 
tali , come fi riabbiano a tornare .-..+. 
alla condirione prima . 

Cap. VI. .'•• 

i 3^0 molte donne y anzi ù 
maggior fané , àie ne' primi 
mefi perdonati talenta del ma 
giare, ò iluolgono a-cofertut? 
■ tè contrarla natura humanaj 
fi com e fumo quelle yche ban* 
no uoglia di carboni i terra , <& fimìglianti 
brutte ,& • inufstate uiuande .- quefto. feconda 
accidente pare, chelor foprmenga wtoino 4 
quaranta giorni doppo, che fono ingraniate* 
aquefios'aggugnecctal languidezza ,mnmr 
mito, & riuerj amento dicihoyCckra y &phlegT 
ma, che le inducono uomho.dachene fegm* 
che la dorma fbuti molto „uada in aiigofcia;* le 
manchi C animo & fenta morder fi :*IlaJkocc# 
Mlamatrìce^tutnque^tmaUau^ 
cloche effa e molto fin copio fa di fangue jcbi 
noneraauanti,chelefichiud€peroìm0rMm 
ciofia cofache quello che folca ufche*fefpint4 
dalnomparto della matrice torni infu>& in-: 
fefialoflomacho/i carne quello^he piuAegUd 
.. , : * tri 



L I B ^ 

trimembri^ fenfitiuo. &,percioche l'humore 
non è unoyma pìu;ondeper la. loro uarietà la do 
na defidera uarie , & disordinate uiuande y <&- 
contrarie alla uitanoHra.&fpefo fimile difa 
t$ dura in lei fino al quarto mefe. & la cagio- 
ne àiqueTto iUcbe nel principio della grauide^ 
%a la nona creatura ba bifogno di poco [angue 
ferjuo nutrimento , onde ne uengono detti acci 
dmthalli quali rimouer e ueniamo. 

IDEILE donne»oMe fimoftra molto fan~ 
gue raccoltole prima ufciua x fi richiede poco 
cibo- x & ejjerchij uli>ée digerire poff ano il fa 
uerchiohumore: maperòfiano lor conuenien- 
iu la mdegiouanole fatiche, & il caminare ; 
come che gramffmopaia a quelle* chefogliono 
uìuerefen%a fatica il douerfi mettere a fubite, 
&faticofeopere. 

< Maquelle,UcMflomachoèojfefodahumo- 
re acetofo, pMngente,& falfcbeuano acqua te 
fida per incitare il uomito ; affinchè la cagione 
della noia loro fi tolga uia. 

Lafc'moflarei cibi troppo grafìì , & i trop- 
po dolci : per cicche que/ìi fanno fuggire la uo- 
glia del mangiare: ma n fino quelli >cbe fonigli 
no,& incidano le materie phlegmatiche* chefo 
no nello fiomacbo. tali fono i porri, <#• lecipol 
le mangiate in poca quantità con alquato diace 
to.fimilmente uagliono le oliue condite nel fole 
mamU'dtremmnde tolte conpane frefco : o 

cinque 



•t e il r o. tH 

mquemadrole amarao fette;o panatalo altra 
ptineftratOuefiafparfQfuccodipc 
no ottimi fradicbìjyò,come dicono i latinhcicho 
m>& lìfparagula carne fta di ucelli ne graffi, 
nemagrLfono'buonii pie*>& il grugno*!? due 
tricoìo del porco, & ì ricamarmi frefcb?Jl ui~ 
nofiaUacoy ùdoriferOiUecchia, & -alquato gar 
boAoppo^epmmemenfem^iuuapafJ'a > pomi 
cotognino peri wtth & in moderata quantità . 
.- I/acqua e commendata fcmmamente da al- 
^unlmedicidaquaìefreja debitamente da don- 
miche ÌMbbiaìoftQmacb&ealiàG, il fegato > & 
iac0fkfioncjgioue::ck.anpyfeedifbleg7ìia 
ripiemiofìcmacho;eg^ è utile; perocché quel 
calore firanoìcbe mocealfafptmofmfìrimo* 
neper quella. 

Tutte le co fc, che 'fimaBitticbe con caltdità 
temperata c^nferijcommoko.^ 
meritata Jbmmamentelamrga faftore> nella 
quale fi trauamalcune farti calide; come per 
fefia frigida:ma data cmmm è medicina rar* 

fcrlei. >l s-':<' ' -'^' : •'• ■'• ~. 

Z*aHfykcMa4au^^^mt»^ita7i^mm 

fmre*^]d*^,Maimpoc& 

quella yche al gufile fiammole ualemcilto idi 

queftay&deUauùtga paftw&infiemefevwpuo 

compòrrtdePt^*io>ò^tefofato x thecariffi 

motejarà* + u ..-uri ' .. 4 

Ehdouefojfedibifo^rfèmtt^iaftwf^ 

vV.À ti* 



I: />■ R ^ t>. 
r//J i/ catogniydattilifafbhcalamo aromatica* 
&j]>ica co uino odorìfero ueccbio.&yfebflueffe 
dolorerò enjjatura;aggÌHngafi anifi $nocchh & 
fimiglianti:& fledafl fufo lo ftomaco. &»£eS°f 
fé uagadi udirne ano f ilquale per Alcuna gentil 
doanafuafatoi^csaiaalfegiìcnte, .. . 

Tronate ugnai parte di cotogni^ & di datti-. 
li : la metà p£r fpjcìe di feme di apio ,> di fìtiac- 
cbio t 2Ì anifo di corninoci carni, di ameoy calar 
mo aromatico , mecha $:cca i canelU 3 & gegeuo. 
kqhalip$ate,& bollite in uino odorifero ài u$ 
no, date a bere alla dona in più uolte: e^ l'altre 
cofe tornate a piflareinfiemcet le difle.nde.te fo 




Vfi la donayche babbia perduto l'appethoyfi 
ropo di pomi granati condito con noce mofcata, 
Ugno aloe>& fimilh elicgliele riflmrard^ ]: , ■.■* 
- Quindi foprale fueuiuàdef^apga^edeflit* 
te di caneHa ì garofali,& ffiica igudmente;chs 
fono coBueneMolì molto. > .w:.»-L\, r ' 

QV ELLE, ebe uomit ano il cibo, òilfentotìù} 
tiuerfarfi netto ftomachc,deM&rià co Istuarìeti 
delle uiiiade > &foml&lorphceMle5^t& joa} 
'uifà>& altro aiute inquietarlo. v ,., , v i ■-, : ■] 
V* MJt qmlh/il£MmimoèuoliaMerf$ìc0ii 
hmiyla terra>&€Q ta Uyuoglìam^chs ìlwedim 
ftudia in nettare lo ftomaco con melltrofato ca 
Utop0- meàmnóeggmu ■'.-., v:^\^ /.■ i 

Égli 



Or E Ig Zi 2 25? 

ft€C6pùly€¥V%at0i& nef cingono al corpo ; per-r 
che l i eua£iri$& alcuni ìldànnoa bere con nino, 
ò brodoso altro talenta fappimo y cheè media-, 
nàichpf&lUeil corpo non jen^a dolere : & che 
queste tutte fono ageuoliajconciare l&donna? 
fi cbecmfiderho bene iti prima&non trappaf 
fintila' manna>o la ^afjìa; benché non fianchino 
di qui gliiCbe hudtno piuilreubarbaro. 
- Dmilgrad€^imbo 3 chela fenape e delle mi^ 
gUorimeàicwe dei '.-modo a ridurr e lo appetito t 
ma non èfen^a qualclx perìcolo Aaqkefìa ap- 
preso fono le oiiue falate y & i cappari co loace. 
to-Ji 'rcpme-qitellh che incidono Chumore corrvt- 
tOy& 'incitano lo appetito. ■ . : . - 
* Et, fé effa dèftderaffe di mangiar formaggio; 
habbiafeneòifrefeo humido > & mclle:& arro- 
ftifcalofucarbomfino^chefia fecco;percioche e 
affai miglioreycbe il fecco,& fatato. 
- M*A quicipiace di dare lor qutflo con figlio» 
che nel primo tepo y che la donna eingrauidata , 
no comporthehene femina, ne altra per fona le 
riduca amemoma alcuni ài que cibijiquali da 
queltempono fi pojfono trou&reiacciocbe per 
ifeiagura il de fi der io no fojje cagione ìCh e la do 
nafi?erdeffe.& perciò habbiatè quefta cura , & 
procacciate con ogni opera, & diligenza di tra 
uar quelloydi che le mene uoglia. 
\MMouédofi rimanere cot di appetiti corrotti 

tro* 



Lei * K. 
trotterà utile-molto le portulache mangiate :, il 
femedi eoe umeroj corsaro ><§* con.acqua beute 
tu; fimilmente Panetto) lojpigonardo^& l'in* 
tubo crudo, ò cotto. 

ET, DQ V E le co fesche ella uomitaffe,<& 
per le lor mfeofità maìageuolmente fi trahejftm 
ro: mangi rapbani, &falumi fecondo, che fi è 
dettOyCoA aceto miiìo con mette cotto, &diafi 
ogni opera,per che Vhumore wiofo ferina mole- 
fiia, & torcimento della per ima fi mandi fuo- 
ri . ufigppreffo allofiornoxho languido qualche 
empiaftro fatta nella maniera, che di foprabab 
biamo fcritta» 

& babbiatelanafuccida, ò alcuna pezgaba, 
guata inuino,& alia;à in aceto, & olio di oli- 
ua,o rcfato,ùnardmo*& calda la fi ponga fui 
fio-macho: per cioebe oltre al bifogno rimouerà 
agni mor dimenio &puntura,cbe Htfenta* 

^Apprefjù tutti li raccontati argomenti è ma 
tauigliofo il forbir sfpefio acqua calda, ma non 
bollente & a lento pajfo andar fi diportando, & 
coprire il corpo con lana molte, & ungerlo, & 
Auanti mangiar e effer citare le parti da baffo* 
col camino ò confregigiQm r m quanto fi può* 



Vavi 



T E ^ Z 0. 



116 




Varij fegni 5 & diuerfi altri accidenti che alb 

donna iòprauengono. nella grauidanza 

come fi tolgano uia. Cap„ VII. 

t primaprouederemoaglial 
tri diuerfi accidenti > che fo- 
prauengono alla donna grata 
da fi come quelli y cbe fono jpej 
fé uolte cagione di [coriaria* 
& condurla in alcuna ìnfera 
mità yche neUauenire pofia effere la fua mor~. 
teiche pigliar emù anche partito alla conferua~~ 
tionedileu 

Et perciò gli accidenti ^che lefopraftanno>fo 
no il dolore dicorpojadifficultà dell* urina 3 &il 
contrarioyla difficultà di refluir are,la naufea» il 
uomitOyl 'aborrire de' cibi,? appetito corrotto » 
diche auanti ragionaremmo il dolore dello fto~ 
maco s ildoloreditefia,kuertigìni r la nebbia, 
che uiene dinanzi agliocchhil fluffo del corpo » 
la melancholia y ì enfiature de* piedi,& imefind 
aperti fm%a le fcocìature>di 'che parlammo pm 
di fottoJquali difetti deue il medico curare fé* 
condolette fi fanno; ma con gli più leggieri^ fa 
éili medicamenthdipoiMn ufare dì fuori queU 
Ihche dentro per bocca fi piglianojn quanto fi 
puoy& maffimamente ne" primi mefiy&ne gli ul 
timk apprejfo non fi curare di mdwrtmellh 

$U 



«rfo /o»o ageuolia joftenere , mai grani, & 

fòrti* Jf ; \ 

BOJ^yiy quando il corpo doglia alla doma, 
fé fi può purgarla fetida pericolo; fatelo, con me 
dicìneycoms h abbiamo mofirato,leggieri.doppo 
quetto 'tolga una dramma ddf&gmnu elettmr 
rio con vino. 

H abbiate cinque dramme di caftoreoi&pari 
menti di noce; mofcata,%edoaria >& doromgo t 
ma di apio, & cofi di femedj ìujqmamo, <&*di 
■perle bianche non forate:tantp %ucchero>quata 
fono di pefo tutte le $ecie.&fate ì chelofyetia^ 
k diligentemente k componga, & fard ottima 
non menoycbe quello, ■ -\ 

i cigliate due dramme di %edoarìa > &duedi 
doronigo:due dibdellio,& egualmente di per le, 
carabe &feta cruda;una & meyga dì cafioreoz. 
me%$a di ufnea y & me^a di$ica;unadigaro~ 
falh& una di offrano :& tanto melle quanta, 
f? h fogno. & fatene elettuarwlqwle fm%a ca 
farai ione cura i dolori dicorpoM adòpera&ht, 
ta\creatura non fi fj>erda, ^ . 

L Jl V BJ 7^4 , che, foprabondi , ò uà da. 
WllandOiò che in contrario non pojfa ufcir ele- 
tte il perito medico curarla fecondo >ehe fifa rie.. 
gii aitruma eoa medicamenti. leggieri,&difuo> 



ri ufati 



„ . DULV\A1^SI BT Ji > o diffwltà di 
forilo prqcedafi nella maniera y che fi fm- 

IQ 



T E H Z 0. 257 

le;ma più cautamente. 

DELLji naufea del uomhoydell 'aborrire de* 
cibh& dell'appetito corrotto habbiamo parla- 
to pienamete dauantì: tuttavìa del uomito } che 
è danno fo moltQ i & perì colo fo y ci piace di ricor 
daruhche poniate ogni Uudia, per eh e la donna* 
che nel ha>uft cofe odoriferey&fiittlcbe [opra le 
/uè uiuande:etd®ppoquefie feguane altre :fì co 
me e il pomo cotogno cotto le/fato con alquanto 
di poluere di legno aloe. 

Ordinateli anche >chs fi faccia fregare foaue 
wente- le mani 3 & i piediiche farà bmna 3 &fan 
t a opera. 

Et che tenga in bocca granì di pomi granati 
con foglie di mentha: percioche non franerà la 
miglior co fa. . - 

Et che piglia bolo armeno: concio fia cofa che 
fermi ogni noia t & uomito marauigliofamentet 
& maffimamente quando deriuada qualche ha 
more putridosperciocbe/oppQw piaghe altro 
alla putrefatt ione. 

CO MJK-d il dolore di tefiaja uertigine, la 
nebbia de gli occhh&gli altri mali feguitt quel 
lapin facile^ dilette noie uia 3 che fi può. 

*4 Gli sfinimenti di cuore UMano molto il 
forbire deW acqua calda a pocg a p$eoj perciò* 
che, fa difeendere quello , che è fu la bocca dello 
fiomacho^alfondOiCr agli intefiinhconofcendo> 
che quindi nafea quejìo asciatimi & 4ppreff$ 

KK gli 



I I B ^ 

gli affanni , &la melancholia fopr attenuta fen~ 
%a cagione . 

I METs[STI{FI aperti fi fermano con 
medicamenti flirt ichi, ma non odoriferi; perche 
offenderebbe la matrice, tali fono la lente,lefcor 
%e di pomi granati, & i fiori loro , la gianda, la 
gallaci bolo armeno, &fimili, de quali fatene 
empiaftro con farina d'orbo,® 1 aceto, &ponen 
dofoprailpettenecchio* 

Commendano molti ilphilonio per fico, & la 
minor triphera trouata da T benone. 

Laudafi pur il federe in acqua tepida, ouefia 
no cotti seplici, che babbiano uirtù dìfiringere* 

Itrochifcidi terra figillata fono fopra ogni 
mi fura buoni. 

Le uentofe attaccate fotto lemamelle fen%a. 
taglio uaglion o molto, come ben dicemmo nel co, 
pitolo , oue fi ferma ilftuffo de'menfirui.ma, fé 
imporrete,cbe la donna s y unga col feguente,o fi 
mile maniera,farà ottimamente fatto. 

Togliete due dramme uguali di bolo armeno, 
maftic esangue di drago, terra figillata, & di 
incenfotuna, & me%^a di acacia , bipochiftìde , 
berberi,& noce dicipreffo perfaecie: una dico- 
lopbonia , & una di farina di fegala : & tutte 
incorporate con fucco dipiantagine,& di uerga, 
pafiore, 

Beua uino negro garbo con acqua, in cui fio, 
fiato eftint o ferro > caciaio col quale fé piglierà 

cene- 



cenere fatta difcor%e di noci brufciate-Jì ferme 
rd inpoclw uolte,da che ne Ihauràbeuuta y <&> 
è cofae(perimentata>&uera. 

Coi^TI^A l'enfiatura^ mollerà de 'piedi 
fono que'rimedij, che difeccano le humidita.on- 
de lo empiafìro fatto con foglie di cauli) & ace- 
to y ouefia cotto cedro,& terra chimolia:& con 
anetbo, farina difaua,& di for mento y & altre 
materie cotali ne delibera. ~ x 

Sono delle donne>che gli fi fanno fregare con 
elio rofatùi aceto,&alquanto fale nofen^alor 
grandiffima utilità. 

Giona Unirgli con terra chimolia , & ace.o 
mifliio con ahme fcaiolo>& nino. 

Buono eparimetilauare quella con decottio 
ne di cedro. 

Ma fappiate,che molti dottori fcriuono bric 
nemente di cotali accidenti ; fi come quelli , che 
hano origine dalla grauide%za,laquale perciò- 
che non fi può rimouere;&malageuolmente ef 
fé fi toglieranno uia.ma 3 come quella non uì fa 
rdtcofieffi fi dilegueranno. 



K.K z Ter* 




x r i n jì o 

Perdoche fono affai d5ne>che difperdono feri 

za poter- rimedianjijcon che maniera fi deh 

ba conferuare la creatura; & guardare» . 

che la donna non il fconci:& oue fi 

fcód;come fi curi>& fi operi,che 

la creatura efca del uentre . 

Gap. Vili. 

VTTO il nofiro penfiero fino 
al prefente è fiato intorno al- 
la conferuatione delU donna 
grauida, & arimouéregliac 
cidenti , che auenir le poiej]e- 
ro;horacQnfeguentemente ri- 
volgeremo l'animo nofiro a guardare la creata 
ra nella matrice^ ad opsr -areiche ^benché delle 
donne (ianoaffaiiche per alcun difetto non por- 
tano figliuoli fino al tempo del partorirei ma fi 
fconciano;quelli fanì,& fatui fi feruino. 

Ma,prima chea fanellare della lor coferua- 
tioneuegmamoidouetefapereychemaggìorperì 
colo difcociare e dal primo mefefino al quarto, 
et dalfettimofinoal nono s cbe negli altrLetper 
ciò la dona deue jcbifare in quei tepi le cagioni > 
che ne la poffono a ciò conducere: lequ ali accio- 
che fiano manifefie;dìfcendiamo ad ifcoprire. 

Oueftefono fehfecodo alcuni mediciima noi 
al prefente no cofideriamo ilnumero.dellequali 
h prima è quando effd piglia alcuna medicina fa 



faliua più, che al prefenteftto fiato nofiricbie 
derebbe.-percioche quefha la common e>turh <a ->et 
tanto col Juo ueleno la offende » che nuoce alla 
creai H ra fi, che fé [conci. 

Ma auerti[ca il medico,che alcuna uolta per 
'gli moki h umori maligni* ò f lo maligno [angue 
fi corrompe ilparto 3 però bi[ogna,che euacm,e 
[ulna il uentre-iò ne tragga [angue, lequali cofe 
[e farà con medicina;fia leggiera 3 & quale dauci 
timofirammo:& 3 [t pojjibile è>deue affrettare fi 
no a quel tempo 3 che e tra il quarto,& il fettimo 
mefemel quale proceda di[cr et amente 3 & con in 
gegno per lo [opravate pericolosa molto più» 
& con maggior pruden%a 3 oue ne* i primi > o we 
gli ultimi [ofie per [are-.percioche tutto il tem- 
po della grauidtx^a e di pericolo ripieno 




facci _ 

colera della creatura^ cloche 'Je ne gli ultimi 

trahejje il [angue Soggiacerebbe a gran perico- 

h:conciofia che effèndo già la creatura grande» 

&ìpiu bi[ogno[a 3 ch£ prima di nutrimento ne pa 

tir ebbe fieramente x ef[endole tolto dal falajfo 

fatto. 

Egli e il uero 3 che 3 qualhora la donaingraui- 
daffe uicino al termine de" mentimi, liquali per 
ciòfifermaffero;è neceffaria la purgatone; ac~ 
€Ìoche la creatura non fi corrompa . & per$*> 
uentura il più delle donne ffrerdomperquefla, 

££ l cagiQ- 



L I B K 

cagione:che,fe lefofie dato aiuto dauanti y non 
haur ebbero battuto qutHa perdita . la onde in 
cofì fatti cafi fi può trarre /angue, & con più fi 
curtd>ma nel principio. 

tApprejfo quefio auifano alcuni grandiffimi 
medici , che fé nelle donne fanguigne fi cauajfe 
fangue ne primi me fi ; farebbe gioueuole opera 
alla creatura ♦ 

Mafeguitate V opinione del famoJo\Arabo » 
itquale fente>che la uacuatione fi debba fare pri 
ma con alcun fuppofitorio , & con medicina fo- 
httiua tolta per bocca : dipoi mettere nella na- 
tura qué facili argomentiyche la nettino 3 non fi 
e nrando, di euacuare in una uolta, ma in piu^ac 
ciò che fi fuggano i pericoli. 

Ljl SEC01s{DiA cagione può efere al 
cuna mala compitatone fredda della matrice, il 
che , come haur et e cono f cinto effere, per ifegni 9 
che fi ueggonó nel fecondo libro, oue fi parla di 
quefio difettoycofi le prendete prouedvmento,da, 
do alla donna per bocca co fesche rimontano det- 
ta mala quantità: & di fuori ufando ceroti,& 
altri talirimedìj, chenelmofirato luogo piena- 
mente fono ferini. 

„ LJL TE BJZ Ji. può uenire da apoBema» 
jpiaghei&firìugliantimaliy chefoglìono accade 
re nella matrice : la cura delle quali infermità 
leggete nel fecondo libro. 

L^i QVjLìsJjl è y quando nella donna 

graui- 



T Z ^ Z 0. ifa 

grautda è alcun cattino tumore calìdo , ìlquaU 
difcenda alla matrice:onde ne nafca alcuna apo 
ftema calida,che diamone alla creatura, però, 
auanti che il male ne la fo-pr aprenda ; deut il fa, 
uio medico riguardare ilpericolo s & poi proue 
derui spurgandola con medicine leggieri ,& po- 
nendo [opra il uentre, & k parti di dietro alcu 
argomento , che s opponga alla uenuta dellbu- 
more,& alla cattìua compierne >che è per uè- 
nire. 

L*A OVimr^A è % quando la creatura 
è debile 3 ò pati/ce alcun difetto. al che deue il me 
dicofoccorrere ì & confortare la donna con cibi, 
'& col bere temperato , & di buon nutrimento: 
& oltre a ciò con l'altre circondante ■> che fi ri- 
chiedono ^imponendoli >cbe effa ufi alcun confet- 
to^ empiaftrotò ceroto 3 ò altro fimile,che narra 
remo . 

LjL SES T.A>& ultima è , quando la ma- 
trice è lubrica troppo per la mala humidità,che 
è in quella Ja qual indifpofitione uedendo il me- 
dico perifegniy che prima hauea della copleffio 
ne della donna > & temendo non fi ifconci, deue 
tjferefollecito in modificare prima tutto il cor 
pò di leiydipoi limatrice con criftieri, fuppofita 
?ij>& altre maniere , quali raccontammo là> oue 
parlammo della cura , che hi fogna ftruare in to 
glier uia la Uerilità fatta d* lubricità della ma 
trice.quefii aiuti dia,non quando ella ègrauida; 

KK 4 ma 



L 1 B *i 

ma prima: ficome colei 3 che per gli forti medica- 
menti con poca fatica perderebbe Ja onde in ta 
le accidente dia cofe 3 che habbiano uìrtù di apri 
re: come fono le radici di petro fermio , difinoc- 
chwi&fimilhdipoi porga-medicine 3 che euacui- 
noyquali fono le pilole fetide 3 dihiera 3 & cotali; 
ma in poca quantità* 

Lauda fi tomamente alcun crifiiero 3 chefifiuo 
le comporre di origano ,fiauina 3 ameo , leuifiico > 
rami ai anetho 3 chamemìila 3 ruta 3 thimo 3 o epi- 
thimoy fien greco , & ireos in parte uguale con 
elio di uiole giak 3 & difefamo . ilquale metta- 
fi nella natura di quattro in quattro giorni. 

^Alcuni fanno un crifiiero molto commendabi 
le per ciò in quefiaguifa.Trouano alcuna yucca, 
feluatica 3 e laforano 3 e cauano i grani » dipoi ne 
la empi fono di olio di giglio 3 e chiudono il buco 
fatto co pafia.cofi la Inficiano- un dì 3 euna notte: 
laqual copila la fanno bollir 'atquato alfuoco:e 
quindi leuata 3 e fatta tepida ufano per crifiiero 
della watrice^cioche àfierge^difecca^folue. 

Ma,fi no pojfono bauer'una zucca intera:tol 
gano della polpa 3 etcon olio detto pejla in alcun 
piccolo pignato nuouo uitriato 3 et ferrata dipo. 
fla 3 o di terra creta bolla' alquanto . & 3 fé egli 
fofie necefiario; ufano il fieguente fuppofitorio* 

Hanno me%7a dramma di bdellio 3 me<zga di 
ammoniaco^ me%ga ài nigella: due perjfiecie 
dìJ^ica ) maFìice 3 ^affrano > mirrha ) galliamufca 

ta 



r e X z o. 261 

ta , caftoreOi xedoaria , cardamomo , mufcbio* 
&jbodio: lequali cofe compongono con olio nar 
dinoto grafciodi oca: & in lana [uccida inuolte 
fuppongonojma tutte quefie maniere fi tengono 
deppone la matrice è mondificata. 

Doppo queflofi conuengono le untioni fatte 
<on olìj caliéi odoriferi con lana fopr adequali di 
feccbino la fouerchia bumidità, 

Similmetefono utili la tberiacajl mhridato 
il diamufcìo,et altri cofettì tali: liquali fi hàno 
da pigliare di tre in tre giorni :o di 5 . in cinque» 

Vale etiàdio a defecar e y & confortare la ma, 
trìce il feguentecrifiiero.Bolla in una lira d'ac- 
qua una oncia di incenfo,una di cipero, & me%^ 
%a di mirrba poluerv^ati fino > che quattro on- 
de fia diminuita, il che fatto mettetene crifiiero 
€on quattro onde della deccottione. 

Et tra li [empiici medicamenti ottimi a ccn- 
feruare la creatura nel uentre della madre fi è 
la jpicajl offrano >ilmafiice,ii hdellio, ? animo 
wiacojagalliaiilcajloreciilgrafcio di oca y & fi 
migliami in fieme^o ciafcunoper fé incorporati 
&inuoltì in lana*& fuppcfiL 
-■; *Al mede fimo effetto fono mirabili tutte le co 
fettiont cordiali ; quali jcno i trocbifci di legno 
aloeda cui compo fittone cofi è defcrìtta. 
- Tigliateme^a dramma per parte di mafii- 
cccardamomojncenfo , rofe rofje ,galanga 3 & 
mcemofcata; una dileguo aloe : uno jcropfo 

difQ* 



L I B J^ O 

àìfoglìo:et me-^p dimace-.delle quali $eck poi 
nericate componete trocmfci di una dramma 
Vuno con nino negro chiaro.o rofio.& uno ne be 
uà la donna trito in nino detto auanti definare, 
& auanti cena» 

^ Et bifogna prima riguardare^ la matrice è 
ài mala copie ffione calida, o frigidaì off efa da 
alcuna apùftema-.perciocbe quefii cofetti fareb- 
bero più toiìo danno fi % cbe utili. 

Bano alcuni medici*®- maffimameteglijira 
bì per medicine grandìffime la %edoariajl doro 
nigo.il been bianco,&rofio>lo elettuario detto 
letificami dìamufchÌQ>& il mithridato. 

Certi uoglionOiche la donna fi bagni, & lauì 
jpejjò di acqua , ouefia cotta cbamemilla, ane- 
tho y & ameo: dicendole la creatura fi confer- 
ita nel uBtre.ma il più de' medici commandano, 
the il bagno fi debba la f dar e . U cui openione fi 
dourà forfè feguire, quando la doma fconciaffe 
per lubricità della matrice. 

Hanno prouate alcune gemildòne le occulte 
uirtà delle cofe>& molte ne hanno trouate bua 
ne a qnefto bi fogno: lequali da gli antichi^ mo 
derni pbilofopbi per tali erano tenute, di quejle 
alcune fono lefeguenti. 

La terra creta ha quefia fpetial uirtà dalla 
natura>che>fe donna ne porta fopra dife,quadù 
ègrauidamon può fconciare. 

La pietra detta diamante portata, indeto, ò 

m 



T E Ji Z 0. r6% 

in altra guifa } guarda la creatura,che non ua- 
da amale* & quefìa arteferuano molte gentil- 
donne , che hanno cognitione del udore occulto 
di queBa pietra. 

Lejfoglìe di bifida, che fi trouano ne* campì* 
data a mangiare al pefo di una dramma,& me 
no, ma in più uolte fen%a farlo fiapere alla don" 
m con pane grat uggì aio ritiene meglio 3 cbe al- 
tro il parto \maje ridono certi di farebbe la do 
na nolfappia,fialuofie non fi temej]e s che non ne 
fojfefchifa. 

IL coagolo di a leu n lep re, che no fia anchora 
nato,fecco, & fatto in polvere e di maggior effi 
cacia,che che fi fin altra materia* 

Il gamharo di fiume ficco & trito, & dato 
a bere alla donna grauida è di-tanta uirtù,che 
ritiene neluentre della madre la creatura. 
- ^Affermano congiurarne to alcuni miei 'amici* 
che ne hano utduta la proua: chela donna , che 
non può tenere figliuoli nel uentre, ma glifper- 
de tuttiyfefi fumigherà prima con filato cotto: 
dipoi piglierà un utntricolo di gallinai & quel 
la petlicina , che è la intorno, ouefia il cibo , ne 
trarrd,& netterà,& ne cuocerà un poco fu car 
boni dì fuoco, & ne mangierapiu dUnonfperde 
rà.&fono altri , che fanno polueriyare le det~ 
te pellicine ', & ne danno a bere con brodoso 
nino. 

Ma Li cenere di feor^e di noci brujciate 

con 



I 1 B 2^ 

eonferua> & aiuta marauigliofamentela crea- 
tur adi che nel -precedente capo facemmo men- 
tione . 

*Alle recitate fei cagioni noi aggiugniamo le 
feguentì con la cura de* mali per laquàl co fa , 

Quando la dònna grauida [perderà la crea-* 
tura d'un mefe> ne la potrà portare tempo con- 
ueneuoki & effa donna fia magra altra mifu- 
ra,& debile di compleffione;egli fa bifogno pur 
gare la matrice^ curar la donna con medica- 
menti^ ingraffarla : percìoche ella non potrà 
portare figliuoli fino al naturai termine; jeeffa 
-prima non pigliar à came s & for%a y & la matri 
ce farà fatta fana,& robufta. 

Ma, fé la donna grauida if conci la creatura 
ài due mefi,& quefto le auerrà due ,6 tre mite, 
an%i alcuna uolta di tre, di quattro,^ pia me- 
fi;queflo auiene,perciocbe la matrice non fiflar 
ga nel crefcere della creatura. 

Terò egli e di mestieri far lauande alla ma- 
trice , & fuppofnorij , o altri medicamenti 
quali fono ^ 

Se pigliate la parte didentro del colloquin- 
da fottilmente polueri%ata , & criuellata con 
un poco difilphio > & tanto melle cotto, quanta 
fa bifogno ad incorporare. 

La qua! compofìtione uolgete intorno ad al- 
cun inflrumento grande, quauto può ageuolmen 
tefoftener la matrice; U qual d'hora in bora fi 

- uada 



T Z K.Z 0. iJ4 

mia fo^ìngendo fino 3 che penetri nella piu4n~ 
terna parte della matrice. 

£t$Mwe&cawntofcfyv e fe r *>^'fo ete l ù 
ìnfimmtnpo^r da capo con elaterio , & collo- 
quintidamifti con mette cotto, lo inuólgete* & 

fupponeie. 

v Cangila donna in quefio tempo fé le piace 
aglh& que cibi > li quali pojfono mouere uento 
neluentre. \, : 

Ogniter%o giorno ufi alcun fuppofitorio>fin 
che le parrà dì fiar bene. 

Alcuna uolta potrà pafiame cinque >fei> 
& più. 

Dopo li quali ella debbe tifare cofe^che moU 
lifcano :per le quali la bocca della matrice fi uè 
ga preparandogli menfirui appaiano^ quali 
perfettamente compiti dorma, col marito. 

ZglifyejfoauieneiChe la donna Jperde per Fac 
quandi chela matrice abondUa onde pur gare fi 

demi? acqua. 

Ma fé per alcun sformo la doma andaffeape 
ricolo difconciareibeua a digiuno fermento bro 
ftolapo x &poi fatto molle >& una pajfa bianca, 
pefia con acquameUata>&m poco d y olio. 
v Dopo quefio beuafeme di rafano polueri%ato 
in aceto >& grafcio d'oca mifio^ poififoppo 
ga foglie di lauro pefte. > 

vAppreffobeua origano^pulegio, & foglie dì 
Uuro cmmPQdQ di gomma fefia in acqua* i 



Ouer uada pianamente forbendo graffo di pe 
cora,& di oca mefcolatì mfieme con melle. 

Ouer forba ben caldo femi di pafìinaca fottìi 
mente polueri f zato ) & con latte ,&grafcio £o<* 
camino, 

betta in acqua foglie d'origano uerdh&pe 
flefe trouarejt ne poffono: ma non ne hauendo; 
ne tolga dì feccheinpoluere, 

0* pur pejìate bacche di lauro diligentemen* 
te,& le incorporate cografcio di porca ,& mei 
le,& tntti infieme uada forbendo, • 

Beua ancbora in nino acquato femi di peSli* 
naca fatte in minuta poluere. 

Tutte queHe medicine, o parte può ufare la 
dcnndychefenta pericolo dijconciare, ne uoglia 
farlo . ma,douela matrice non r itene f/e il jeme 
fate in poluere piombo^ calamita^? la liga- 
te in alcun nelo, ìlquale bagnate in latte di don 
na>tfr fuppomteloui. 

Oin cambio di queflo fate fuppofi torio di 
melkiùuefia un poco di fiordi rame. 

LE dorme grauide di due o tre me fi, ò più, ft 
ognimefe loro foprauegano i menftruhènecefjx 
rio,chefiano magre \& debili: & fin che durim 
lor msnfebre alcuna uolta,& dmetano pallide^ 
cofi nello apparire di quelL,come nelPadaruia; 
t:gli e usro , che fono pochi . la cagione dì ciò è, 
chela matrice è più apirtaÀi che farebbe bifo~ 
gnùiondsla creatura non crefce;perciocbe 9 qua 



r e K z °' l6 4 

do la donna egrauida; a poco y a poco difende il 
[angue da tutto il corpo nella matrice , & 
nelle partì circondanti , & perciò augumenta 
la creatura, ma } fela matrice fard più aper- 
ta di quello t cb e bi fogna ; lafcia correr e il fan» 
gue ogni me fé nel modo , che fuole fare quan- 
dOìnon e grauida.& perone la donna e curata ; 
più graffa y & forte diuien ella, & la creatura « 
ma chi non ne piglia cura; fi muore la creatura, 
grfijperde , & tnfieme ne perifce la donna; fé i 
menftruìfono più di quelloycbe fi richiede. 

Ter laqual co fa il prudente medico attende» 
rà a ferrar limatrice, & a fermar li menftrui 
con qui modi che nel fecondo libro habbiamo . 
defcritth in maniera perocché non offendane la 
donna ne la creatura. 

DISTILLA ad alcune donnesche fono gra» 
uide^r hauno flemmatico il capo,unaflegma a- 
cre nel uentre con un poco difebre,& di palpi» 
tatione 3 che uà crefcendo, &faffi acuta, a que- 
fii accidenti s'aggiunge in alcune poco talento ; 
di mangiare , an^i noia , &difpiacere . per le 
quali co fé loro foprafta pericolo , che non di- 
ffidano in breue, & che fé non fono curate fi 
muoiano. 

Ma,f e loro fi folueffe il uentre; ftringafi; per 

cioche non minor pericolo farebbe. 

Vegganfi etiandio altri pericoli, ne quali (i 
Muore r & fèerdeia creatura , fi come è, fé la 

donna 



I I B X -0 

àpnyia grauìda-foffe inferma o debile , o leuaffe 
alcun pefo 3 o fojfepercojja y o faltaffe^o hauejfem 
odio il cibo }0 fuffe pr e fa' da sfinimento di cuore» 
o pigliaffe più nutrimento y o meno di quel,cbede 
faceffe bi fogno >o bauejfe alcun timor e, & pan- 
tano altamente grida]] e y o factffeuita difordina 
ta,o beueffs troppo, bar tutti quefki accidenti , 
& altri fimìlipuo dìfperdere però. 

Se a queJìo } o altra cofa eUrinfeca ne appari 
fca pericolo i fi come mmìfe$amente la donna 
conoscerà col mover fi ,che la creatura farà; fnf 
fumighi fij;o co fé ^ittiche y e che no babbino odo 
refoaue:qualifono la gallala lente,ifiori,& le 
fcorigdi pomi granatalo alume } le radici difell 
cefilfumacbyl'antimomoj grani di rifo,le radi- 
cidi confolida,& fìmili cotte in acqua piouana: 
& rìceuuto ilfumoflauifi la natura:cbe riter- 
rà quella 3 che era per ufcire. 

Ma trouafi alcuna matrice,cbe per natura e 
afta a f conciar e* quali fono le troppo grandi, o 
•pìccole o piene di uentOyO denfe,o altri fimiìi ac 
cidenti. 

Sperdono anche le donne grauide 3 fe loro trop 
pò dolgono il uentrerf lombi:& perciò proueda 
fi nella maniera , cìfbabbiamo dimofirata afuoi 
tyogbi. 

SO 7^0 ancora di quelleycbe amaz'zano la 
creatura je mangiano alcun cibo acuto,o ama- 
tq,q bemm fuori di così urne pietre che ancora * 
.',/, " v ' '"* ' ■ ' il 



0*1 IZ^Oi . 26? 

itpdrtoè piccak:petcioche facile iycbèqualun 
quesafa accada f$m di co(iume y occida laxrea 
turapccQUy&M0a,piti4s tadorna mangia 9 
è beuaxafaychedi pecejjìtÀk turbi il mntr& y & 
il m:iaua > percmc^quanda il uentrejfciottóì 
Ia'matfìt£#.:fen&^ : J9c$atifce. ; , ■. 
EF+fela domqdmaffe più di fatica* chenan 
faye^bebtfjxgmi&MueMrii le fifacefiejìitticoy 
ò grande ;ne può pmv lajM.eàtura*fi£ùmexqueU 
■lAichéfaxe&wtifa^^ 
Hadaiuentre^nqn t marauigii& percmchefi 
no 3 che le zreatme fono piccole >le piuMoitefom 
4ebMiìma eglkrùm nmam.perù > cbe,dell£grandì 
mnjene muoiam^^ perciò Mon accade mar a* 
uigUarfiifeMed^Tmmalmdmmifcom^ 
cloche loro fahifogm di gra?kcufiùdia>#wolta. 
mgaiiioji&iMcmcb^Melmiitxe,^ 
parti y li notrifc&no>& fé ne liberino, fm%ape~. 

i. Magnando IMon&b^effe {perduta, la creai 
turarla, quale mnf offe ufcitaÀeh uentre yòfojjk 
putrefatta^ il Mentre notile fi gonfiaj[je>apa* 
tiffefimigliante noja:fpremete fucco di porroso 
diapioyp una pe^afottilc > & u aggiogete olio 
rofatOygrafcio d'oca^ragia liquefatti y & li in 
fondete nella matrìcola donna dall'altra parte 
ftia acconcia inguifa y che non efeapoiper quat 
tro giorni fi fiia a pedere ; percìoche n'ufeirà U 
WWtpra corrotta. 

Il £fc 



i r n jì o 

Et 3 fenoujcifce t mefcolatecon melle i fale>& 
%ucca feluatica uerde>&ia date alla donna: il 
che poi che ellahaurà tolto- 3 uada paleggiando. 

In luogo di queflo pefiate fale,fierco di topi* 
òfor'%,& %uccafeluatica>& mef colate co mei 
le me'zzp cotto y & ragta.fatme fuppofitorio al 
la matrke % ouefiflia 3 quantofarà neceffario. 

Va il medefimo la radice d'albero negro * & 
la mirrha in nino dolce beuutì. 

Quefio adopera il offrano pegole mefcolato 
congrafcio d'oca , &$ri%%ato nella matrice , 
cuelafciateper alcun Jfiatio di tempo. 

O s pettate in poluere alumefcaiolo, mirrha, 
& elleboro negro y & con uin negro ne fatefup- 
pofitorìjji quali ufate fin che faccia bifogno. 

Sono utili etiandio li fìernutatorij , li fal- 
th&fimili attiche pojfano far fcédere la crea 
tura marta. 

Ua y percioche pienamente habbiamo ragiona 
to delli aiuti a ciò bifognofiU % oue fcrìuemmo 
dì mandar fuor del uentre la creatura mortaci 
bauer detto cotanto ci bafterà. 



Come 



T % K z °- 



\66 




Come fi conofcay quando la donna fia uìcina 
- al tempo del partorire, & quando comin 
eia a fentire i dolori. Cap. IX. 

Tpreffandofi il tempo *nel quo» 
le alla dorma conmene partorì 
re-, comprenderà per manifefti 
[egni il termine effe? 't nocino: 
Vtrciocheprimafentiràal 
isssH^-^i^' e uria granerà nel neutre* & 
nelpettinecchio:baurà ardore nellanatura om 
dìjcende la matrice* 

Dipoi la [uà boccafi slarga, & apre>& la k 
natrice toccandola la [ente bumida* 

Quando la donna s'accorgerà fé dfere uicinar 

al parto di otto,ò dieci gÌorni 3 come ordi 

nare fi debba,perche partorifeà be 

ne,& fenza pericolo. Cap*X. 

Intananti che la donna cominci 
afentire i dolori del parto ,ac 
corgendofipgli moftratifegni 
ejfere uicino il terminesognife 
ra nello andare a letto piglie- 
rd [ettegrani di lauro: perciò 
che le renderanno il parto molto facile* mitigati 
do col loro odorei& calidità i dolori auenire-. 

Li % Eh 




£t ,/è 4 ££#£ le fi darà luna fera sì, & Sal- 
ivano là infra feriti a niuanda i pentirà al U'/?& 
pò idei partorire grandiffimo aiuto efferle&a- 
to:&,è> , 

Che troni fette grani di ginepro , & fette di 
lauro:me%^a dramma dì canella: &madìcì- 
namomo intiero :& tutto mettami uentre d'ai 
mnagro]fa ì & graffa tortore ,& la faccia cuo- 
cere arrofiìta nello fbiedo, fyargendoui fopra 
grafeio di pollo, mahaurà non minore profitto 
4a alcun eiettar io,che feguenel me fesche bada 
partorire la donna ogni mattina tre bore auan 
ti mangiar e lo u farà. 

* Facciafi una oncia difucco dihiffopOyima di 
fucco di enola,& una di fuccodi maluauifcbio; 
una dràma & me%ga di canella fina poluerì%a 
ta.&mifià con fucchiy& co zucchero disfatta 
in acqua di finocchio, & di manicarla coponga 
elettuarìo . & nel medefimomefe fé offa fi unge 
rà mattina^ fera il. pettiaecchioMfchiena,et 
Fmguinagliecon la feguente compofitione;lefit 
■rà ài grandiffimo aiuto* 

Mefcoli infieme una oncia, &me , zga- ài 
elio di mandrolt dolci _, & altrotanto di olio di 
giglio bianco, & di olio di chamemilla: ma 
pcf: : ffwe di fucco di maluauifcbio, & dì fuc- 
co di rabici di maina: me%go fcropotodi %af- 
panù'polucri^ato : me%^a oncia di mutila* 
gi&i.di femedi cauli smezza dì mucìlagme di 
xZ> .: ... feme 



: fiméìifiengreco 9 et men^a di mucilagtnédimè, 
tifato >& co tanta cera biàca lanata hi acqua di 
mole facciane unguéto. et anicinadofi ognìgior 
no pimi tepo delpartorire bagni neldìdue'uol 
H alcuna pe^a nel liquore infrafcrìtOr&stefi 
daLunàdipH per la -natura al collo deltaiitatrì 
cezcl^ ne farà la creatura con gran facilita*, ù', 
-'■■ Tigli tre onde di buttero frefco lauatùco ac 
qua di mole: due onciedimucilagine di famedi 
cauli r me^a oncia dìmucilagme,dimdxaui~ 
fcbÌQi<& me%^a4iniucilagine di fichi* t& qwfco 
li ógni cofainfieme.jàràuttk wolto,fe u&aMpb 
ta al giorno la donna fi lamenterà il pèttinec* 
chiotta natura con fimile modo, - ; r -J ;. - 
-Bollite in affai quatiià di acqua finoyche la wt 
tàfiatofidmata, uni pugno di foglie diitéaluaco 
le radici } uno di fior idi eh amemillaiimQ di piate 
dimùle>& parimenti di fiengreco* & dìfeme ài 
lino: me*zga dì foglie di cauli . dipoi con alcuna 
fpugna bagnata in quefia decottìone y et appreffo 
fremuta fatene fementatione . Oltre a quefii 
modi è ejperimentatoy che, fé la donna fi laui le 
gambe una uolta la mattinalo la fera con la la 
uanda y che uìene appreffo partorirà molto age* 
uolmente. 

C nocete ìnfeì lire di nino fino >che la quarta 
parte fia dileguata, ?ne%£0 pugno di calameto % 
melòdi falma)& me%?o di rofmarinoyet afa 
telo.Se la dona fi fregherà più uolteml dì il col 

Il $ . h 



fa della matrice con alcun olio^quale è Ufegtien 
te; uarrà molto ad agevolare il parto. 

Togliete quattro onde di olio di mandrole 
dolci : due dramme di feme di maluauifchio > 
& due dì jeme di cauli : &ma oncia di butu- 
ro fj^efco :& tutto infieme fate bollire fino* 
chela metà (la confummata \ & colate . è cofa; 
•prouata 3 che non folamente rende facile il par- 
to > ma anche la donna mio bau rà fen^a dolo* 
re ,<fe per dieci , ò quindici giorni auanti l'uno 
dì sì, è$ l'altro nò piglieràtl beuer aggio , che 
figuela mattina tre bore auanti 3 che fi metta] 
Atauola, 

Diffoluete in una oncia & meyga di unto bi£ 
co piccolo uno fcropolodi theriaca: tre grani dì 
liquiritìa polueri%ata>&cofi di canella fina: il 
qua\ beua la donna» 



Venuta 



r e il z ù. 



16$ 



Venuto il tempo del partorire y checofadeue 
fare la leuatrice 5 perche la donna partorì- 
. .&ain brieuej&:- lenza pericolo: appreso 
come comprendale ftarà moÌto 3 ò pò 
. . co ; & come habbia à fare > oue la 
1 creatura ueniife fuori al centra 
rio di-quello, che fi deue. 
Cap. X. 

\A uenuto il tempo , nelquale 
la donna (ente fé efiere per 
douer partorire,il uentre uer 
fo lumbilico fi ristringe y & 
patifce alcuni dolori Pingui- 
nagliaja natura infieme j & 
la f ch'iena di dietro Japoi ha continuo dtfideria 
di urinare :& apprejfo neuiene fuori buona 
quantità di humore acquo foi& ad alcune rom- 
.pendefi «qualche luogo della fecondinone e fce il 
fangue. 

% ■■ ■ ■ Vero imponiamo che la donna j emendo fi da 
grauiffimi dolori punta gridi: perciocheèatto, 
che porge gra refrigerio allafoprauenuta noia* 
Ét 3 mentregrìdadofi duole; uada paffeggian 
do per la camera,laquale fiacalda:cociofia che 
il moto alternerà, & fard brem i dolori. 

?$el che per maggiore aiuto a piacerebbe 

che ella tir affé nel nafo eUeboro>pepe> &fimj 9 

Li 4 gliantì- 




gitanti cofe polueri%at e Squali la moueffero a 

Bernuìire. \ - *,.; • '■/ 

,Et tuttauia caminadoconfoaue paffo^gr ha 

allo ingiùme faccia } come hanno percoSiumeal 
cune [ciocche >àì tenere lo limonella gola:per 
cìoche neyiafcono alle mite co:talienfiature 3 òfi 
mone dal proprio Imgoqmich&particella, ò fi 
aprejn maniera che ogni fluito poh che nifi pò 
neinguarirUyèuano, 

Dall'altra parte la leuatrice tedia bere de- 
€ottions dì fiengreco 3 q mucilaginedilino^t di 
f (ilio ìò alquanto ài theriaca in nino, beoti de-* 
■coti ione 'di artemìfia. 

.Stifelardpema^&folkchaìdeue recare fé 
*g trochifei fatti di gaìba, afta fetida, &mìr- 
(rha>òruta:&fujfumigarelaàona nel nafo.mil 
guertifcadi no uì mescolar e cofe odorifere -che 
quelle fi richiedono alla parte da baJJo:percior 
icht da matrice jegue le materie odorìfertgtfug 
gè le fettide, & puzzolenti. 

Et perciò alla natura poga mufehioiambra* 
XJbettoJegno aloeymenta y pulegìo > colamento^ 
origano } fer pillo i&fimilw 

Et la unga d'intorno^ apprejfo la bocca dì 
quella } & alle reni co olio di chamemilla->àiane 
tho>mucìlagint di maluauìfchio i difiengrecù i & 
difeme di lino infieme incorporate 3 ò ciaf cuna 
per fé medefma, 

• '.-,-■ • ' " n 



Et fappìa,che ci hanno alcune cofe, che hano 
media uìrtudi alleggerire il parto : kqualif^ 
adoperer annoine acquietar ano honore,^ utile. 

Bique&e una è la calanuta, laquale dicono» 
che) fé lcLdowa£mWk&rA>cht ha i àùlori % la tiene 
nel la man a€flra;fommamente le conferì fce, 

Frì altra è lo auolio rafò,ò limato fottilmen 
te in poluere,dellaqualt fé ella ne bene ; in poco 
dibora figliuoli. I , 

v Vrìakraèilsorallo*qucflo ì oneef\a [espon- 
ga al collo; le gioua molto. 

Similmente* fé beue quelhiancù, che fi trotta* 
nello Uercodéfgaruìerì ; le porge grandi/fimo 
aiuto. 

- Dicefi, che nel uentricolo della rondane, e nel 
fuonìdo è certa pietra 3 della quale beuuiane co 
brodo uale oltre mifura a ciò ,eta molti altri 
difetti. 

. llbrodoycbe ha da ufarefia di galline, & di 
carne condite con jpecie,& 7@jfrano;& di quel 
le mangi,& beua inan%i,& dopo il parto. : 
t Et, fé le conuenifje andare in letto per la lun 
ga dimora,cheface/fe a partoriremo fi uada m% 
tando dì lato in latoima di/leda i piedi: & ale» 
va noli a fubìt amente fi jbfienga jopra quelliyet 
fi inalai, dipoi unga le partì dette co le Miotti 
dimoftrate,che farà di grandijpmo ghuamento 
alle donne feccheì& firette. 



U 



I I B B^ 




Le cagioni, perche alcune dóne partoriicono, 

con grauifsimo>& lungo dolore: & fi moio 

no alcune uoke:& i fegniloro 3 con la cu 

ra,ché iideue tenere^accioche fen 

za pericolo partorifca ■& 

Gap. XL 

*»]£ GLI aiuti raccontati 
foffero uani $ & pur la donna 
fé ne andaffe penando non. feri 
ya pericolo di perdere laui* 
ta;riguardifi , donde proceda 
questo impedimento :T *ercio~ 
che altre fono le cagioni^ per le quali Ò non par 
torifce^ò pur ciò fa con fatica grande :la prima 
è ladonna ijìejja y la feconda la creai ura y la ter-, 
*za la matriceja quarta lafecondi'na 5 la.qumta 
le parti uicineyò amiche, & collegate Jafefta il 
tempo, lajettima la leuatrice,& la ottano. aU 
trecofeejìeriori. . 

LJl dona ifleffa è colpa dì no partorire bene» 
& ageuelmente, fé ejfa è Stata malata,ò è debile 
per natura 9 ò per necefjìtd: ò ha paura di morì* 
re,ò non ha dauanti partoritolo è uecchia,& de 
bile 3 Q grajja>& maffimamente nella matrice 3 et 
nel fuo colloft cheflia inchiufo: ò che i membri 
no l'aiutano dal freddo opprcffnò che effa foftie 
ne impatientemente i dolori > per i quali hora 

fifì* 



7 E K z °- 2 7° 

ftBa inlettoyhora leuata,& nel preferite in una 
mamera,& -poco doppo in altra. intanto cbe,Je~ 
conio che fa uarijmouimenthfi moueuariamen 
te la creatura: 

La quale tiene in iflento la dona; fé effa èfemi 
na:cbeejfendo le {emine meri forti,et gagliarde* 
che i mafchh& per confeguente più pigra a ma 
uerfhrmdealla dona più difficile il parto dipoi* 
M é grande, & uie più effendo la donna piccola » 
& perciò le donne piccole no piglino mariti gr a 
di 3 oue efierió fiano larghe nelle anche:accwchc 
non uadano a pericolo di perdere la aita nel par 
torire.appreffo difficilmente neriefcela donna* 
la cui creamm ha la tena molto grofiayò tutta 
il corpo groJJc } & grande: ouero ha qualche in^ 
fermitàyonde fia debile ad ufcire.oltre a quejìo* 
quado ha duetefie^ò è cagioneuok in alcuna par 
te della per fona; fé come è 3 fifoflegobbo.quindh 
fé fono più creature fu una morta, da queflo ap- 
prejfoy qual bora nonjìia nel fito, & forma, che 
deurebbe naturalmentetquale è quado nafce co* 
piedino le ginocchia, ò la pancia, ò altra parte» 
chelatefca innanzi. & tutto queSìo male pr oc e 
de dalla donna inquieta Ja onde impaniamo alte 
leuatrichche le facciano ftare in rìpofo : & 3 co- 
me f ente il dolor e 3 che è uicìno alìumbilico > di- 
scendere a baffo,& il rejpirarefia buono\il para- 
to farà facile. 

Ss la matrice è cagione, della, difficultà del 

partoi 



parto; ciò auiene, per cloche primieramente efì, 
fa è piccola^ troppo fecca; perciocbe la burnì; 
dita 'fm aiuta, dipoi, fé è inferma di apoftemey 
piaghe fmr,wYvhoidì,& altri maihche rinebw* 
danoil Buco. -■ 

r Dalla fecondina niene,chela donna partorì 
fcacon fÀticatfuando è tanto graffa, che non fi 




re ferina gran wtalagtuole7^ai& la fotti glie?- 
%a è cagione, che auanti il tempo cónueneuole 
rì e fcano quelle bumidità, che bauerannoa me* 
vare la creatura alla luce. : 

■ 1 membri mani danno noia; fi come è, quarta 
do alcuna apofiema fia nella uefica, o ne usnga 
difficilmente la urina, ofifecchi lofterco nell'in, 
tefline , o habbìa le bemorrhoidi ,o piaghe alle 
farti uergognofe di dietro, lequali chiudano 
tanfata, 

• ilei tempo riceue dolore, & angofcia dì far 
tC&ue la creatura promoffa temidi u farne pri 
ma,cHìl termine fia uertuto. perche, fé la don-, 
ìia non farà forte, grattante; partorirà con 
gran fatica : fé forte; la creatura farà debile : 
feniche la età della donna, che fia troppo gi& 
nane, quali fono quelle che non trappaffano il 
duodecimo fino al ter^pdecimùanno è digràdif 
fimo affanno: perciocbe la uia,onde ha da uent* 
re la creatura^- ftretta troppo. ■ 
'* " • . Se 



T E Ifc.Z 0. 271 

v STe &z l^atrjcefcioccay& poco perita non fa 
r alquanto s'appartiene all' ufficio fup; tr.ouifenc 
ali/a Jaquale proceda nella mamera.,cbe nel co, 
pò di [opra dicemmo^ conjeguentemente din 
mo,nel preferite» 

.Alla fine amene alcuna uclta^cbe ò p cibo, à 
peraltro modpyda che fia gommatala trappaf 
fata grauide-zga) & la fopraftate fatica fi tol-. 
ga che la donna non partorifca^per cibi trappaf 
fati nel marrano la troppa ftccità della mairi- 
ce.yla humiditàdafouerchia uentofitày&cotali 
altri difetti nati da quelli: per cioche non danna 
aiutoyna indebolirono la dona al parto>e chili 
dono la flrada. 

'; . Xakeanchora è il freddo, grande > dalqualei 
membri donde ha ad ufcire>fono riftretti y et rac 
colti in fé (teff. ilch e come la le natrice baura uè 
dutoìcofi con panni caldino" continuo fuoco 3 & 
■altri argomenti fia prefla.dipoi con buone & 
liete parole confati la donna, fé da alcuna me~ 
lancholia,ò affanno fofie occupata, ma non uo- 
gliamo peròychela camera s out di-mori, fia trop 
pò calda ; percioche le toglierebbe molto detts 
fer^e. :...... V J 

'hlpndeue appreffo quefto laleuatrice porr? 
al nàfo y ne alla bocca di lei alcun odore grato » 
ne comportar e y cbe quiui doue ifiìano con odori; 
gè che la camera w renda:, emciofia cbetirim 
la matrice allo infu ione in contrario cwm^ 



L I B ^ 

neftarealbaffo.pero,fe non farà corretta da ne 
ceffìtà\non gli u fera. 

Fugga anche le cofe fiittiche > &ftringenti : 
perciocbe mettono in pericolo , che alcune uene 
del pettotò di altra parte non fi rompano : oche 
alcun jpa fino non fopr aprenda la donna. 

MA deuefapere la leuatrice, che a comprar. 
aere , fé la donna §ìard poco, ò molto a parto- 
rire, conuiene domandarla , fé dauanti, ò di 
dietro fente maggior dolore, fejentirà dauantt 
ftiaà buona fyeran^a : perciocbe il tempo della 
fua fatica fard brieue: ma,fefentirà nelle parti 
di dietro;haurà molto da fopportare.ilche ueg- 
gendo con argomenti prefti, di che appreffo lun~ 
gamentefauellaremo, s'ingegni di far brieue il 
parto. 

• Doppo quello fé la donna intardafje molto » 
perciocbe la creatura foffe morta; le dimoflrere 
mo nel feguente capitolo ■> come fi habbia a co- 
nofcere. 

Se il difetto procedere dalla fecondina;fe ne 
accorgerà a quefio, che la donna è forte > & ga^ 
gliarda: & che ninna altra cagione, che quella 
fi uede. di chi ragionar emo nel capitolo* detto 
più copio famente. 

. Se da cagioni efieriori uerrà cotale malage- 
uole%za;dafefteftafel potrà imaginare.ma, co 
me fi habbia à rimouere que!ìo difficile parto , 
neghiamo* 



r e ^ z o. ijì. 

, LjéCVB^ìChe la leuatrice deuehauere del 
la donna 3 cbe difficilmente > & con fatica partorì 
fiat fi èiche nella fua grauide i ^afino,all y hora a 
che comincia a doler fi le ordini il uiuer fuo fé- 
condOìCheda, noi nel preferite libro è flato Scrit- 
to, ma , quando leuerranno i dolori , oltre alli 
precetti dati nel capitolo dauanti letto 3 tenga 
quefio ordine. ~ 

Faccia 3 cbe il cibo della donna fi a poco 3 ma di 
g*annutrimento>et facile 'ddigerirfi;come fono 
gli oui fr efebi da forbir e 3 la carne di pernici* di 
polliy di galline giouane > di capretto , &fimi* 
glianti. beuauino odorifero 3 & buono .in guifa 
che ilmangiare> & Ubere fomentila donna an- 
gofciatadaafpri^r fieri dolori. 

Effa in tanto apparecchi la fedia y nella quale, 
ha da fi are la donneo acconciar fi 3 perche il par 
tofi renda ageuolesma ne fono nane maniere di 
fediey&diuerfi modididifporla che bene iftia: 
de' quali noi narrar emo alcuno de'migliorù 

^dunque apparendo ifegni raccontati daua 
ti imponga la leuatrice alla donna >che uada 4 
federe, ò acconciar fi nel luogo preparato al par 
torirezouefiia perjpatio bendi una bora* ò qui" 
ui intorno^ poi la domandhfeè la prima fiata* 
che habbìa hauuti Cimili malvaccioche fappia , 
ebeuiafiadafeguire. 

Stata quiuifino al termine dettola faccia le 
uare^^r andare fallando bara fopra. un piede * 

bora 



"borafopra ? altro: fot gridare ad altauoce;fj)ìn 
gere lo fiato allo ingiù 3 fi come pemoigià è ila» 
to (crino. ~. 

lAppreffo epa leuatrice } & altre donne le frs 
ghino Ucorpoyi't premami jìnchedifcewla ì <& 
efca la creaturaJlchefentendola donna >&a~ 
prendo fila bocca della matriceicomebmuedrà 
la leuatrice per i dolori accrefciuti, & perche 
glihumori abondano in maggior copia; impon- 
ga alla donm?cbefegga [opra qualche luogo al 
to accommodato co origlieri, dirietrodallaqua 
le fiia accodato alcuna donna, ma fé la dolente 
poi; far a ottimamente fattOtche fiftiam piedh 
& s'appicchi al collo di qualche donna gagliar 
daghe la foflenti :oad altro in§ì zumemo ^s*ap» 
tacchi con le mani: onero fiia in letto fopra le 
fue ginocchie foftenuta da altre» 
1 Ma neluero quando non fé ne mene a. capo , 
$*■ la donna uà penando; ninno de gli aperti mo 
di basiera : percioche eglihifogna mutargli fé» 
conio la qualità de y dolori>& le cagioni+chi ri» 
tengono la creatura nel uentr e. 
' Confiderate quesìecofefideue fpogliare> & 
metter fi in talaJfetto,cheda uefiimenti non fin 
mpeditajmponendot che, fé la camera èfen^a 
fuoco 3 et, la flagione fia fredda; je nefaccìa,ma 
non troppo: percioche il troppo calore indebaz 
lifce la doma.peròhabbia la leuatrice Tignar» 
do alla qualità del luogo^ alla Ragione .. , * 
*-'■— Fatto 



T E 2^ Z O. 2J$ 

• v Fatto il fuoco -.ordìni^he fìano fcaldatì pan- 
ni di lino tmapo chi, & me ff, fui Mentre, &fu la 
fcUena:& non fi richiedono molto caldane trop 
pojfsffo ufath affinchè per la lunga continuan- 
do, non fi indebolì jcala uirtù della donna>& del 
la creatura. ., ...:.:■ ., 

Deue anchorafialdare la nuca della tefia>& 
i luoghi uicmicomedefimi parmi:che ne fiende- 
r a la.uirtiif uà allegarti della matrire. 

Dipoi unga}! le mani , & alquanto del bracr 
ciò di, olio di fi -f&Mùidì giglio > dimandroledpU 
ciìòife non ne ha \ digrafcio ài gallina : &foa-j 
uemmte. la ficchi nellanatura toccando 3 & mo- 
vendo < facondo y che la lunga ejperien^a le hau- 
rà infegnaio , & ridicendo la creatura > come 
meglio le parrà; accioche ne uenga fuori ageuol 
stente. ... ■...-.'<•..'. 

Mentre che èintent a alli narrati femigi: e fi 
fa y & r altre, dorme y che k Hanno datorno y con- 
fortino la mi fera doma con buone > & amore- 
noli parole y dicendole ». che la creatura è ma- 
fchio>& che preffamente fi delibererà da quel- 
la noia, ...■',' 

• Et poi le daranno alcun confitto cardiale con 
buo uinoiqmleèil diamar gariton,& fimilhcbe 
k faranno di gran confortQ.&ìfiperqifefii aiu- 
tila donna partortra y rendane gratie à £>io:ma t 
fi non partoriràyuada la kuatr Ice fico jìejfa ri- 
guardando la £agio#e dell' impedimento^ 

Mm Ver- 



I l B IL 

Ver cloche , quando quefto auenga» perche 
a donna fia troppo graffa sfaccia la leuatri- 
je , che fi ftiacon latefta fui pauimento > & il 
uentre fopra le ginocchie ; accioche ftringa il 
ventre,&:la grafje%ga.onde fi conchcome fan- 
no gli animali bruti» & partoritane Ila forma 
loro. 

Ma» fé per tutto ciò no partorirà;egli bifogna 
aprire la matrir e con alcuno indumento chia- 
mjtojpeculo) hauendole prima fatti fuppofito- 
ri 9 & fuffumigi > fecondo che di fotto uedremo 
conuenirfi, 

JLt qui fappiano le leuatrichche fono poco e- 
fperte>cbe $ quando lafecondina appareisauicU 
naia creatura aWufcita» 

Ma,fe la f ecodina farà troppo durà;rompa(ì 
fon l'ungie,ò colteUo,òforfice,in maniera però, 
che non tocchine offenda la creatura. 

Et, fé per fé meàefimafi r opera troppo tofio y 
sì che l'acqua ne uenga fuori ; egli fa bifogno » 
che la doma ftringa ben forte ,& la leuatri- 
ce ui uada ungendo con le co fé» che ne 7 preceden 
ti capi fonoft raccontate ; ma fopra tutto naie 
Ubiamo deWom coirono infiemeinfufo nella 
natura, 

gtyfefarà tarda a partorire, fcioche la crea 
tura acerba,debile } é* non perfetta tenti d'ufci 
re auati il tempoigiudichiamoyche fi morràyfen , 
%a poter ejfere aiutata da medici* 

Qui 



TERZO. 274 

Otte effa creatura foffe molto grande $ cóme 
faccofia alla bocca della matrice ; co fi la lena* 
trice la deue foauemente , & piano aprirla,^* 
allargarla conia 'mano unta dì olio di giglio 
bianco y ò di grafcio di gallina disfatti. & que- 
fio mede fimo mie per le creature femìne,et per 
le doppie, & molte, che uengano fuori col capo 
inanxj, 

^el quale modo fi richieder ebbe,che la crea- 
tura nafcejje. iìqmle è,che prima ne uenga il ca 
pò inan%i co gli 'occhiala faccia, &la bocca uer 
jo ilcidoidipoi leJpalk,apprejfo le mani a'fian 
chi attaccate, dir ite a* piedi,& dijìefe } & final- 
mente le gambe,& i piedi. 

Ma fappiate,che,quando è neluétre della ma 
dre;fifta tutta in contrario: cioè co piedi,uerfo 
la terra, & la teflaal cielo , &la faccia uolta 
uerfo la jchiena : mauenuto il tempo del nasci- 
mento fi uolge nella guifa moftrata. 

Et, per cloche jono tre modi di ufciredeluen~ 
trejuno detto naturale;quale è la maniera det 
ta: l 'altro uicino alnaturale,comeè uemdo co* 
piedi auanti: & il ter^o non naturale,come più 
auanti contaremoiperò uogliono, che ne i primi 
due modi uenga la creatura alla luce con pili 
ageuole^a,^r meno di pericolo. 

Et, oue nafca in qmfia forma; lakuatrice 

con ogni ingegno , & opera ,fe può , ungendo , 

& toccando pian piano le mani , &le braccia 

Mm a accon- 



L I B \ 

acconciarle sì, che ftando ferme infisme co* pie- 
di ne uenga fuori: come che farebbe miglior, & 
piuficura operare,che i piedi ufcendo fuori, de 
tro primamente^ 'alle vin fu glifojpingeffe: ac- 
ciocheejfi giunti ali 1 umbdico moueffero latefia 
a uolgerfi in gin : percioche fenya pericolo , & 
naturalmente Jubito,come è la figura primate 



uerrebbe. 



M*A y qualhora la creatura fi a per uf ci- 
ré co piedi inan%i , & le br accie, & le ma- 
ni alte ; dia opera la leuatrice,che ritorni- 
no al luogo lor debito, quale è la prima fi- 
gura . &, fé quello fare non potrà : ueda 
i di tirare le mani della creatura e fianchi , fi 
Jf come fianno naturalmente , & uolgerla alla 
uera maniera . ma,feanchor queUo le farà tol- 
loileghi i piedi infìeme con alcuna cintola di li- 
no fonile : & co fi pian piano la uada tirando 
fuori , come fi può il meglio : ma è molto peri- 
colofo. , 

QP jLTsfDO auenga,che cadutala creatura 
in piedi, l'uno fèinga fuor i,& l'altro tiri in al- 
toyimponga la leuatrice alla donna,cbefi metta 
fupina in letto co* piedi albati, & il uentre, ma 
col capo baffo» dopo queflo pigli il pie uenuto 
fuori , & joauemente , ma quanto più tofìo fi 
può quello fojpinga dentro , commandando al- 
te -donna, che fi uada riuolgendo ,hor quA? 
bar idfiuo a tantoché la creatura fi uolga nel* 
~ - . U 



la forma-* eh e deb.it amente dee Hare : pòi la mei- 
ni aliafedw*& quiui con untionì , & altri un- 
guenti muitarlaad u fare: laquakicue per ifeia 
gara non fifyffe r imita , ma fi dimora fi e , co- 
me faceua prima ; egli e di bi fogno di operare 
tanto y & sicché l'altro piedi fi h abbia: et appref 
fo fare alcuna delle guife miglior i y che efyofte 
habbiamo* 

ET quantunque notte la creatura cade co Fu 
noje 3 fiachi ufxfo la bocca della matrice ;egli fi 
conuiene allhleuatrice ingegnarfi di andar uolr 
gendo quella co minor danno* che fi a poffibik al 
la utra,& debita Jorma* 

M<A) fé auer ràuche co* piedi dwfi t & diflor- 
tì%il figìÀmkon efcai in. lei ogni peri fiero ifiia dì 
douer tornar quelli infieme > & congiungerli ; 
poi diadoperanicbe fi uolga : ilcbtnon poten- 
do habbìa quella cura alle maniache dauanti fi 
è detta. 

DOFE ef] a creatura tenti di ufàre con a- 
mendm i ginocchi aitanti > la leuairiee fi pro- 
cacciai moneti a fino a tanto , che cada in pie- 
di: apprefio porre tutta tarte> & tutta lafol- 
ktitùdìmychb 'fi uolga fecondo* che difoprafiè 
ueduto. 

,«■ DITO li feefia fi dimoHraffe fvlamen* 
te con una delle mani; a ni una altra co fa. atten- 
da la leuatrice , che cautamente tirarla al luo- 
go , oue fi dimora l'altra : & doppo quello. dia 

Mm 1 operai 



I 1 B 2t &" 

opera,che ne efca.&tquando la mano non potef 
fé tornar al lato fuo;uada nel letto la donna,& 
ftiafi con le ginocchie, & le anche alterna la te 
fta baffo nella guifa, che già dicemmo fino, che, 
la creatura fifia moJfa,& in altra dijpo fittone 
mejfa.laquale fé farà buona\conducafi la donna. 
allafedia:ma,fe nonfleffe bene ; fatichi/i lale- 
uatrice infar>che uenga col capo inan%i fecon- 
dolche habbiamo de ferino. 

IL medefimo modo deue tenere, ilquale ridtt 
ca la creatura al debito flato, qualbora ambe- 
due le mani appari ffero prima s che la te?èa:cio~ 
espigli la leuatrice le jpalle y & jpinga la creata 
tura dentro sfino ,che purui peruegano le mani, 
& fi accodino afanchi:et appreffo afuo modo, 
ne la tragga. 

S E quella fi riuolgeffe con le parti di dietro 
in giù ; fingala foauemente tanto , che cada 
in piedi i co' quali uenendo fuori, del tutto 
faccia* che le mani fliano a* fianchi ,fi come già 
manifefiammo : come che farebbe affai meglio 
Uudiare in uolgerla non\co piedi inanima con 
latefla. 

OVE fi metteffe co le $ alle riuolte; a fuo pò 
ter follecitila leuatrice di madar in dietro quel 
hyet pian piano reflit uir e il capo al debito flato, 
& in contrario tentar, fé per ifciagurafqffe col 
petto,ò col uifo inan%i. 

M ji ejfendo la creatura acconcia in guifa» 

che 



T E li Z 0. tjg 

che par effe di doùer ufcìre -prima co* piedi 9 & co 
le maniyprenda modo a tenere il capo>& i piedi 
in alto:&cofidijporla ad ufcìre* 
I^cotrariofe effafi moueffe colpetto auatU 
rìtenedo dentro le mani 3 & i piedi aperti; uada 
pianemente la leuatrice co 1 deti a % fianchi della 
dolete doma } & riuolga la creatura, ma* jei ut 
può ficcare tutta la mano- } ingegmfi di riducerla, 
in tale iftato y che quella par te y che più uicina fa 
ra allufcita & più commoda al uemr fucrhpre 
fa tiri a fe>beche più ficuro modo far ebbe >fe col 
capoauantifipotejjebauere» ■ -\ 

Et)doue il figliuolo non fia folo s ma due infie 
me; guardi di pigliar Vuno> &ìaltro> però con 
mano tenendolo ,fcffiinger dentro tanto > che il 
primo fiafuori:& pofcia cauarnelo. 

Mji qualhora non con la tefiaauanti>maco* 
piedi mofir afferò di u farne ; sforai fi di pigliare 
l'uno dopo l'altro con quella maggior leggiere^ 
%a,chefi può: & dubitando che non fi riuolga- 
no, come infestammo ne'femplici> Vuno doppa 
l'ahrotfacedosfefi puojener lor le mani a fiati 
chi dijìefe, negli tragga, 

lALLtA fine 3 quando l'uno col capo inanxiiet 
F altro co' piedi uenga all' ufcita ;aniunaaitra 
co fa tanto fludio ponga la leuatrice^quanto dì 
faticar fi in farebbe con ugual cura qnello,che 
farà il primo , tiri fuori: &-pofcia il fecondo* 
ma per cofi fatta manierale l'uno non tocchi t 

Um 4 ne 



I I B \ 

ne freghi 'V altro nel uenirfuo: beche P ultimo éf 
fendo in piedi fin fi curo farebbe di fare , che fi 
uolgejfe alla uexa forma >& della difficultàyche-. 
ha la donna nelpart orire^in quanto appartiene 
alla parte della creatura^fia ietto affai, ? 

• M^ìyOVE aHenìffe 3 che in niwaa delle narra 
te maniere ne ufcìffe^anTÌ fi moriffe;deuefi trar. 
melo con tenaglie \nncim '>ò altro mfirumtto bua 
no da ciò dando alla donna per bocca co fé , che 
nel cacciaffero fuori :di che nel fecondo libro al 
capitolo della mola babbiamo parlato . ma fe~ 
guitiamo. 

SE la donna panari fce difficilmente; perciò- 
che fia paurofa; le altroché le fono da torno la 
confonino con buone par ole, & abituali fono 
ouì frefchiypefio dt caponi ',pernici } & fimili : & 
beua uino odorifero^ foaue. 
■ ET ^quando fia il primo parto;puo la leuatri 
ce ordinar U bagnile' altri argomentile con- 
fortinola gioitane. 

< MsÀ, dotte la creatura f off e tutta grande ->o 
la ie{ia;non ci ha altro aiuto, che tenere aperta 
la uia dell' ujcire > & dare per bocca medicine , 



che giouino. 



ET,qualhora hauefìe due capirò altra forma, 
monftrucfa; unga fi le mani la legatrice con al-, 
cuno delti medicaméti, cheappreffo recitaremo 
& apra la ffrada alla creatura. 

Qff^.l^p per alcun movimento della don 

na 



r e ^ z o, 277 

nànÒnuemfle quella [e non con perico!o;faccia,\ 
che ella fiHia. 

-DOKE la matrice ne fpfie cagione uada la 
leuatrìce facendo lubrica la ufcita i & aprendo^, 
&hiffliettando. ...•■■.. 

- BOR^dife uerrà daapptfeMa>pìaghei hemor 
rbùidi^che fiano nella naturalo nelle parti uici 
ne ; uifarà molto , che [area prouedsr ci fiche 
dall' una. parte il medico, & dall' altra la lena-, 
tyiceìngegninfi di dilatare con me die amenti ufa 
ti dentro,& fuori delcorpo;percioche la donna 
haura molto da fofievere. 

FÉ proctdeffe> che ella non potejje uri- 
nare > ò< andar del corpo ; deuefi inuitare l'uri- 
na,&fare crifiieri, ò >, come dicono in alcune 
partì y cure» lequali ammollendo ne mandino lo. 
fierco. 

SE nonfojfe fbora delpartorire;dia la lena 
trice aiuto alla donna con medicine yche aprano > 
& confortino. 

^ALL % A finendone quefta difficulta deriuaf 
fida cagioni Mentite di fuori ; fi come da cibi » 
& cosali altre; ilwedico>& la legatrice fi &M 
tono opporre a quelle, rimouendole , &Jmp€^ 
dendole, 

1 ; . Et qui auertijca la levatrice > che non deus, 
tenere molto le mani nella matrice della don^ 
na;accioche non nefeguiffe qualche debolezza, 
à offefa* muogliamo 3 che ufi, troppo k coje x 
•<■ . che 



che fanno lubrico ; affin che la uirtà ,che[uofe- 
finger e, & lontanare da [e>non [ottenga alcuna 
noia.ma egli [aràhoggimai tempo, che dei me- 
dicamenti [empiici ,& copoUi oltre adi moftra-* 
ti,ne raccontiamo alcunuper cloche ne torneran 
no a memoria ilpafiath & molti altri ne aggiu* 
gneremo,che renderanno il partorire facile alla' 
donna . 

Tra i (ìmplici conueneuoli a fare, chela don* 
na partorita in breuifjìma bora [ono glianifi t 
Vapio,il buturo , la betonica, laquale fecca , & 
polueri%ata, & data con nino [a. mirabile ope- 
raia cham emiliana [uà decottione, i gambarì, 
& la lorpoluere beuuta con nino negro , ojfo di 
ceruo,pan porcino legato [opra la donna, che ha 
i dolori , dieci grani, ò circa di coriandri tenuti 
aWinguinaglie, liquali , come ne [ara u[cita la 
creatura;cofi fi debbono rimouere ♦ 

E marauigliofa medicina una dramma di %af 
frano dato con uino, ma e bi[ogna ejferecauto» 
accioche non nuoca . 

Oltre a quefto è ottimo il dittamo in poluere 
beuuto,o in altra maniera ujato, & l'acqua Hil 
lata da [noi fiori. 

Lo sterco di cauallo [u fumigato ualefomma 
mente : & co fi la poluere fatta di fiengreco, & 
heuata con uino» 

Ma più efficace non fi troua delgalbano , la 
cui poluere beuuta con nino 7 quanto èunogra-> 

no 



TE K. Z Ó. 27S 

mdifauà, in poco di bora fa partorire . 

Ci uiendtttOyche lo fmeraldo legato alla co- 
fcia della donna, chefta in ifiento , adopera, che 
partorì jce Subitamente . laqualcofafa etian- 
dio un diafj?ro poHo nella natura,ò alle parti ui 
cine legato» 

sAltrotanto gioua , & più le radici di laure 
beuute in poluere con uino:& Foglio fuffumign 
to .main uarij modi è mirabile il fiore odorato» 
il marrùbio, la mentha beuuta 3 gli ouì frefcbibe 
liuti con poluere di anetho 5 cumino , & ruta : le 
paftinache,& maffimamente la Jua radice lega» 
ta alVumbilko . 

il feme di peonia pefto, & incorporato con 
elio di giglio , è di tanta uirtu, che alla leuatri- 
ce parr smiracolo ungendone i lombi, & il pet~ 
tinecchio. 

Ilpeucedano beuuto con ouofrefco aiuta ma 
rauigliofamente il parto:fimilmente ilfefeli, &> 
ilfifimbrio» 

MaCungie di e audio fuffumìgate non hanno 
pari; onde in poche bore mouono la creatuta^d 
ttfcire.& infomma tutte le medicine,cbe uaglio 
no a uermi,di che ne i libri, che feguitano la pre 
fente opera, fcriueremo:ne t quali partitamele 
raccontar emù l'ufficio della Balia , & come fi 
debba conferuare fano it fanciullo, & curare 
tutte le infermitàtfbe fono proprie della fanciul 
k^a. 

Velli 



■:■■?. X f B ^ 

Delti narrati fewplici potrà la leuatrìce 0p-» v 
dinar e bagni, empiaÙri,ep ithime, criWuri,fiàp- 
pofitorij, cerosi , unguenti, fuffumigi, & altre 
maniere „ 

;.. Q^V^A Kljt.0 abagni ,farà ottimo quello*. 
che altri fuole fare di acqua cotta con cofi , che. 
ammolli fcano,prouochmG, & aprano, tali fono 
la- malm,bifìnalua,maluauif£o, chamemilla,fie, 
greco,capo di cafrrato,fem^ di lino, calamento,, 
4rtemif}a,finGchio,affin%o,& fimili. One auer- 
t4fca la leuatrice , con qualkora non gli ufi nel 
principio de' dolori noi faccia pofeia : per cloche 
offendo fi già fatta debile la donna, molto più, ne 
utrrebbeper ciò* la onde -alcune cominciano cer 
cando prima di rimouere lacagione,fe è poffibi- 
U'fi cornee-, quando la difficoltà uenifje dallo 
fiere o ritenuto^ fimilLmlqual bagno fìea afe, 
4ere fino all'umbilico, tanto , quanto parrà ai- 
r-accorto medico. 

Et, come ne farà ufeita-fi laui i piedi, legam 
be,le cofcie,la natura, & tutte t altre parti fi- 
no alV umbihcQ , facendofi. fregare foauement& 
con le manì.ungale la leuatrice i lombi,i fianchi, 
& la natura, con olio irino , à di anetho,ò digi~ 
glio,ò fi migliami: poi rnouafi pianamente,& uà 
da giù per alcuna fcala,facendofifternutir£con 
dleborojpepe, <& altre cofi fatte cofe. . . " , 
*, One non f off e utile il bagno per la debole < zg& 
della donna-, deue ufart.fomtnxationi con alcu~ 

na 



r £ bJz "o. ' 279, 

nà (bugna bagnata in detta acqua-, poi fbremu-* 
ta,& pofta fui neutre: appreffo queftefare epi- 
tbim e,& empiafirideW herbe cotte & dì pe%^e 
bagnate,& meffe fui corpo a baffo. ma buona^et 
prmataèlafegiienteepitbima. 

Mefcolate fuco di ruta con acqua> in chefir 
cotta polpadi ' colloquìntiday ou e ponete alquan 
iodi mirrha.quiui bagnate fe%%e , & tepide le 
fierdete fui pettenecchio fino ^U'mMlìco. - 

Fatele farà bifogìmcnfììero con decotti&ne 
di fiengreco) maluawialuaHÌfchìo>& altre co fe > 
che dammi habbiamo recitate:^ con alcun in 
flrumemo lofprìx^ate nella natura. 

£t nelle parti di dietro mettetene altro di 
biete^malmym&kitefìa di castrato > caffiajebe- 
ften&fimili. -- • > ; 

Douendofi adoperare fuppofìtorìj, compon- 
ganfì conmirrha 3l galbano^córiandro > &fimìlt 
conmeUè. dellequali co fé ■farete 'etiàdio unguen 
-. ti,& ceroti con pegola greca. 

1 fiiffumìgi quando ficonuàgano ufareffac 
dapprima odoriferi Idi ij -opnra>etì 'poca quàtitàl 
ttfappìaUituatrice^iche non per altro ^c he per 
cofortare la dona fatta debile gli debbe fegkire* 

Vogliono alcune^che lungamente hanno fap* 
to officio della leuatrke,cbe fé r ia dona 3 che iba 
i dolori del partorire , terrà nella manfinìBm 
calamita ; in breue partorirà. 

Ehfefihmfieil^^ 



L I * K P 

cìafufumìgio di ungia di afino y òdi fefcefala- 

to;haurà fubito figliuolo* 

- Il corallo arpicato alla cofcìa deflra ha uir~ 

tu di aiutare mar auigliof amente la donna nel 

partoJaqual co fa haurà anche dal^ffrano, fé 

ìuferà. 

Ordinanti pur lefeguenti pilole, lequalifona 
ottime, mefchiate due dramme difauina co me%^ 
%a diajfafetida i rubia,& ammoniaco ,&f\>ecie: 
& ne le componete confucco di ruta > ò altra co- 
fa tale. & ne date una alla dolente donna 3 laqua 
le haurà 'figliuoli preftamente. 

Vrì altra maniera non men buona è > che pi- 
gliate ugual pane di arifiolochia lunga , pepe , 
&mirrha : dichefa£epoluere i & datene me%? 
%a dramma per uolta , ò ne formate pilole con 
alcun liquore: lequali uarranno quanto quelle* 
chefeguono. 

T?olueri%ate una dramma di fauina , una dì 
cinamomo:due fcropoli di canelta: me%ga di cu 
mino* & -parimenti di arifiolochia rotondante* 
cofto amaro :me^o fcropolo diftorace,& me%^ 
%o di apio: uno grano & me%Z9 di mufchio . di 
che componetene pilole , te* datene due dramme 
in due onde di ottimo uin uecchio . 

Trouano per opera molto profìtteuole fuppo 
nere nelle parti di dietro alcuno argomento di 
melle 3 ò di altra materia da aiutare U creatura 
Aumire fuori tperciocbe da quefio k uiriu fi de 

fiera 



t n i^ z o. 2 So 

fiera ajpingeret&jpignendoageuolmete rìufci 
v •d quella .ma non la fciamo quefie pilole * 

Habbiate una dramma difauina polueri^a- 
■ta : & me%ga -per parte dì afia 3 ammoniaco 3 $• 
rublo. <> pur tutte fatte in pojusr e Jaquale infie- 
memifta componete conjucco di aite, ufatele, 
& quelle*che uengonoappreflb; kquali fecondo 
che mi foleua dire una ualorofa leuatrice , non 
hanno uguale, 

Riducete inppluere ma dramma di mirrba, 
una diftorace, & una, di caftoreo:tre dijauina, 
& tre di buona canella, di che formatene pilole 
conmelle>& datene due dramme con uino. ope- 
ra altrotanto la figuente Jperien^a. 

Trouate quattro fcropoli igualmente di mit 
rba > opoponago,galbano > &fenape:& due drac- 
me diaffa * lequali tutte cofe polueri^ate com- 
ponete in forma di pilole con acqua di ruta:<& 
dateneuna condecottione di dattili* & di fien- 
greco. 

Ma è ottimo *fe pigliate cinque dattili ; due 
dramme di farina dì fiengreco : & (ebollite in 
acqua d'orbo tanto che k ter%a parte dell 'ac- 
qua fia confumata.della quale beuane la donna, 
con una dramma di caneUafinamei^a dioffì di 
dattili :&me^ofcropolo di %affrano;cbe in pò 
chijfimo $atio partorirà rmamoltopiu tofto co 
lacompofitioney cbefegue: laquale nonfolamen 
te fa partorire, legnature a tempo r ma> fefof- 

fero 



.-'■: L I B K 

f eto-f concie , ne le tira, fuori. 

Vigliate quattordici grani di pepe runa dram** 
ma di ajjenxpyuna di artemifia > una di ruta, & 
una di dittammo: & tutte ptfie alquanto bolli*- 
te in una lira di nino fino, che la ter^a parte fio, 
andata in fumo .dipoi colatelo, & ui ponete cin* 
que dramme di ottimo melle:& da capo bollite, 
poi uì aggiugnete una dramma di mirrha y <& 
una di apio. & tutto beua la donna: per ciochs 
fubit amente farà figliuoli, il che adopera ilfe- 
guentt firopo . ■ - ■ 

'■ Bollite in vanta acqua* quanta fa di mtfiierù 
due dramme di fiengreco, una difem^ di malua 
mfcbio, & una di fermai maina: tre dramme di 
ometta , & tre di cinnamomo polueri^ato: un 
pugno di czpeluenere,& uno di pulegìoycqmela 
metà fé ne farà dileguata: colatela, & jpr emute 
te cofe gittate uia.quiui diffoluetequaUmdrà- 
me di affa,& quattro di cafioreo, & tanto mela- 
le jpumato , quanto faccia bifogno. & tengala 
leuatrice queflo firopo appreffo dì fé , e*r ne dia 
alle donne , che partorirono con fatica :percio~ 
che è co fa mirabile . Rabbia anchora le pilole, 
che uengono appreffo: lequali fono ottime, & al 
leggeri fcoao molto il parto* 

Tolga dieci dramme di canella fina , & dieci 
di fama : fette dicaffia : me^za di cumino,^ 
parimenti di mirrka^iriftolocbia , & cofloama 
Tu--: ma di fiorate) una di apio: cinque di ruta; 

4 -, una; 



r V % :Z IO. igx 

ma di ammoniaco di ajfa,di ferapina 5 bdellio*e£ 
cafioreo,lequali co fé tutu poluerity & facciati 
W filolecolfiropodaHantifcritto:&con quel 
ktmedtfimom [porga uno >ò ypm* > 

Troni pur una oncia difcorxe di rapbano^ 
una di mtt càrdia : tre grani di affano : una 
dramma di candid in poluere;dae di fuoco ài fa 
uinajeqmliinfiememsfcoli , &p$i diligente* 
mite, poi tutto leghi in qualche peTga fittile, 
tir lametta al collo della matrice: che fubita\- 
mente la donna partorirà . Ile he farà un'altra, 
efperiméto infinite uoltefattOj&fegretodlqua 
k e ofi trouiamo deferii to* 

Canate due onde di fucco di fauìna : una. 
ironia di borace minerale fottUmente polueri- 
%ato:& : wia oncia di nino bianco odori fero. me** 
fcolate ogni co fa inCitmegr porgetene alla don 
na:che uedretefubito ejfetio:ma nonl'ufite^fe 
non douefojfegrandifjimo bifogno> ola cre.ua-, 
taf offe morta.Etfe la legatrice non potejfe ha- 
uerela creatura uiua 3 ne morta-, dia alla donna, 
fuefto beuer aggio. 

t ,J>ìffolm dm dramme Ai borace minerale m 
cinque onde di acqua di matrlcariàiet ilporga*. 
: Fa il mede fimo ife lenite tuttofi neutre -.daU 
llumbdicoffiìoal pettini echio di colloquintida 
cotta m fucco di ruta ,& poi in quella di fcioU, 
lo alquanti) di mirrba polueri^ata : perciochs 
la, donna haute fahìto i figliuoli » &Monmeno r 
■t-v .„* t ì^n quarÀQ 



X I B 2^ 

quando in lana inuolta la compofitime uì fup- 
fonefte. 

Sen%a alcuno indugio ne manda fuori la crea, 
tura il Jhcco di porro per fé filo beuuto , ò con 
latte di capra mifto . 

^ La rafura y o limatura dell' auolio beuuta con 
itìno rende tanto facile il parto a chi uifla due, 
ò tre giorni in pena 3 cbe è creduto miracolo. 

La artemifia cotta in acquai empiaflrata 
fopra Vumbilko in poche bore ne f^inge fuori la 
creatura. 

Et tra le più efficaci medicine fino le pilole 
fatte di ugual parte di affa y & canella 3 dandone 
una dramma con uino. 

Il fucco di mentha;ouefia cotta colloquinti- 
da,è di co fi fatto ualore> che fuppofìo con lana 
fa partorire in brieue. 

Velia quallana fé porrete ugual quatitàdi 
opoponago y elkboro 3 fiele di tot •o > & melleinfie 
me incorporati; fen%a alcuno indugio fupponen 
dola tirerà fuori la creatura uiua 3 ò morta. 

La canella fina beuuta in poluere co ottimo 
uino, o altra co fa gioua molto ■: & il mede fimo 
dicefi della noce mo fiata. 

La mirrhafuffumigataètanto buona>cbepo 
che medicine migliori faprebbe alcuna perita > 
& ualorofa leuatrice imaginarfi. 

Il dittammo polueri%ato,& beuuto co uino , 

ejfendo la donna nel bagno* adopera shcbe par- 

, torifce 



T~ E 1Q E O. iti 

iorìjcepoco appreffo.<& quando niunode* detti 
argomenti faceffe profitto:che non fappiamo y fe 
effer poteffe;ilfarà la fegmnte confettione-tpor* 
gendone alla donna me%%o fcropoloper uolta 
con uino . ma egli è di necejjita continuare fino, 
che s'accorga effer le giouamento. 

Vero diligentemete pefiate nel ino rtaio di pie 
tra con peflellod y oro 3 ò di argento, òdifiniffimo 
marmo due onde di maflice:una di gomma ara- 
bica :& uno fcropolo dì campbora : &pefkele 
criuellate:poi fatene pafielleti detti trocbifci co 
tata acqua rofa 9 cbe fra affai, questi lafciate jec 
care all'ombra^ appreffo gli tritate fottilmen 
te, &gli incorporate con quattro onde di olio 
fambacino colato, & bollito prima fino 3 che la 
metàfifia dileguatacon queftejpecie. 

Lequali componete di una oncia y&me^ga 
per parte di canellafina, alipttmo,garofali , & 
mcemofcata. laonde impalata la polmre da- 
vanti fatta con lo olio, ne formar et e paflelletti 
cupi nel me'xjo: de quali ciaf cuno arriui al pe- 
fo d'una dramma,& me%^a.doppo queflogliba 
gnate in acqua rofa mofciata>& gli lafciate ra 
fciugare^ guardategliui:percÌocbe oltre alla 
narrata uirtù confortano} membrijiringono la 
carne , & tenendone uno, ò meigo in bocca fra 
denti di dietro cuopre il pux^ore^del fiato me- 
glio del mondo . ma dato con bdellio r fanguedi 
4rago,& earabe giom molto acoloro^be jpu- 

2^» i tano 



•?- . t I r^ On- 

tano il f angue, & pofto diqueHo confetto negU 
elettuari > ò altre medicine cordiali tiene alle-: 
gra ciascuna perfona,che per melancboliafugH 
file compagnie.rimoue anche i sfinirne ti di cuo 
re,& a quelle dme,che per affanno, ò oltra paj 
fione cadono in angoscia . data con acqua rofa 9 
oue fiano fiati garofali infufi , ricupera gli $ir i 
tifmarriti , & riuoca lefor%e perdute, beuuto 
con decottìone digarofalì,e di noce mo fiata f or 
^tifica loftomacbo indebolito da materia fredda, 
& ,fe alcuno bauefìe continuo talento d'iman* 
giare,& infatiabileapfetito,et difordinato per 
cagione di bumore non caldo ; beua con nino pre 
fio fi 3 & odori.di quefio confetto : che in pochi 
giorni fi uedrà libero, & fano.&, qualhora noi 
ripigliate con decottìone di garofali fé da uo- 
mito forte finente fopraprefo ; confumando la 
materia guarirà . & , quando baueffe fluffo di 
iterine per lubricità di quello; il fermerebbe, 
beuendons con uino,oue fia bollito mafiice.&t 
fi , dorma alcuna f offe f uff ocat a dalla matrice} 
beuendo conjucco di ruta finitamente fi delibe 
rerL&, perciochein diuerfi parti fi copohe nel 
lejpetiarie ladetta confittione:accìocbe a nin- 
no fia nafcofa ; fi domanda Gallia mo fiata, ma 
torniamo la,onde ci dipartimmo. 

Se la leuatricefaràfuffumigiQ alla donna cq 

ugual quantità di mirrha,opoponago, & galba 

no infume incorporati; & alle mite fiemvkt'nh 

- fi ren- 



fi renderà ageuole il parto,& fen^a timore. ' 
■-' Oueroinuolga intana due dramme àìhifìo- 
pOydue diradici di gìglio, due diorigano,& due 
di colamento con una oncia di ter mentina pelìe* 
& incorporate, dipoi ufi fuffumìgi;quale è que- 
fio compofto. 

'Pigliate quattro onde di laudano finitimo: 
ma &me%%a di (torace calamita ottimo: una. 
di {torace roflo: due drame di buono legno aloe: 
una di ambra : me%go fcropolo di mucchio , & 
me^jo dicamphora : & tanta acqua rofa 3 che 
fia ajfai.mettetegli fioraci, & il laudano tqual 
che uafe d'oro , ò di uetro in luogo caldo; aceto- 
che diuengano motti, & teneri . poi gli peflate* 
quanto potete il più con alcun pefiello caldo, fi- 
no ,che diuentìno negri, apprefio uiaggiugnete 
il legno aloe polueri%ato > & con quelli ottima 
mente l'incorporate . ilche farete etiandio della 
camphora. dalì altra parte pedate ilmufchio 
in tre onde difimjfpma acqua re fa: quindi bab- 
biate apparecchiata una tauola dimarmore be 
lanata con acqua roja , & alquanto calda . & 
feccataui fyargete [opra l'acqua rofa , douefia 
disfatto ilmufchio, & pofcìaui fendete il con* 
fetto,&. andate me j "colando tato,che uegafrmU 
leali! unguento bagnandola detta tauola con kt 
moftrata acqua;accioche non s 7 appicchi alla pie 
tra.&, come farà fatta alquanto feccare;neeo~ 
fonete trcohifct 3 & gli feruateìv, mfe £0*0,0 

TSlJt 3 di 



z t b ^ o 

di uetrobe coperchiato, quefii fi chiamane MI 
Ma mujcata.àelli quali [e ne porrete alcuno fo 
pra carboni arditi & ne ricetterete ilfumo;uer 
t rà la domain poco termine a partorire. & ì do- 
ueFhuomo nelpigliajfe pel nafo 3 eJfendo raffred 
dato , ò molestato da qualche catarrho nato da 
cagione fredda; nel toglierebbe uia. habbbiamo 
guariti alcuni, liquali per frigidità erano afma 
tich& firetti di petto col mede fimo fumo, mol- 
ti da mal di goccia fopraprefi pigliandone fu f- 
fumigioconofceuano manifefto aiuto alla lorfa 
MÌtà . foleuano i gentil'buomini profumar fi la. 
mattina nel tempo del nerno con alcuno ài que- 
gli trochifci: lìquali fenica che por geuano grato 
odore ;li deliberauano da ogni qualità di catara 
rho freddo. & chìbauejfe perduto l'appetito 
per debole^a dello ftomacho trangugiandone 
tre pilole intiere nel fortifica^ conforta, ifan 
ciuili piccolhche non pcjjbno ritenere il cibo>fe 
inlatte difcìolta lorfe ne darà forbir e;inpoche 
uclte fi fateranno. 

Hora'kauendone pigliato il fumo la donna fé 
fentirà premer fi iluentre;mgegnifi àiftemuti- 
r e ben forte. 

.Apprefjo fanno , che la donna Subitamente 

partorifcaje radici di lauro polueri%ate 3 oue~ 

role bacche Jue pefie, &beuute con acqua, 

calda. 

Q pur polum%ate una dramma di abrota* 

no» 



T CE :\ Z 0. 2S4 

tiùMcche di laurù>& anifì :& in un bicchiero 
di uim dolce uecchio le mefcolate,aggiugnendo 
urne uno altro di acqua* & tutto heua la don- 
na* èmarauigliofa medicina* fé ella la piglierà 
auanti chele uengano li dolori del parto» 

TSlonmeno gioua ,/è {temperate in uno bìc~ 
chiemM uino dolce >& due di acqua calda -pol- 
vere fatta di una dramma di dittammo, una di 
mirrba > uàadimno P & due dianifit&U donna 
beua* poi entri in alcuno bagno di acqua calda» 

Beua yfele co fé dette non le piacciono ;ter- 
mentina,melle x é* olio perfetto , che 'fia il dop- 
pio della termentina, del mellecon nino odori 
fera & delicato mldo.& ne pigli fpeffo:che epe 
r era mirabilmente. ■-■•.....-. 

; c Ut ajtertifeala leuatrice s cbe y fé la matrice fi 
fdegnaJfe,oinfiammaJfe r di mollificarla con fo- 
' menti>& mtionL ... 

^ Ma> fé per difauentura la donna penaffe pm 
^ornU&mm potere partorir e\ cixontentiamo 
che fia falaffata dalla uena faphena 3 cauandone 
tanto fangmyquanto comportala, uirtù dì quel 
la.mauogliamo%cbe ella fia giauane^uigorofat 
■&copiofa di fangue, 

; - Doppoilfalafjolauifi con acqua calda youe 
fiano cotte fior^e di lauro . &kfi:dia in ulna 
bianco yO inacqua femeM uitic£ y & dittamo di 
xandìa polueri%ati m eguale quantità,. 
ì Ufoppm^S&Apprefia^albanoJfacchedi lau 

l^n 4 ro 



ro>& olio rofato in lana inuolti, .'. - ' l : 
Vngajt anchora co olio y nel quale fia cotto ed 
filuenere,&nebeuain polvere con uinopuro, 
- -Af ^ per porre fine a quefia parte trouiamù 
molte leuatricLche oltre ad alcuni deglifcritti 
are omenti) fi ritolgono aDioconorationi;qua~ 
le è quefia y la quale dicono nell'orecchia deftra 
della donna, • - 

: Memento Domine filiorum Eden in Hierufa 
lem>con tre pater nofter^crfubitamente ne fa fi 

^Alcune hanno il [almo Dixit domìnus domi 
no meo ferino in carta uergmefinoa ucum:et 
con un filo il fanno attaccare al collodella don- 
na ter mano di fanciulla uerginecon tre pater^ 
'mefier, alcune dicono il Miftrere. ma fra Faltre 
più care cofetrouiama ferino per alcun eccel- 
lente medko 3 che una utechia Salernitana gli af 
fermò con giuramento di bau ex fatto partorire 
fubito il più delle donne Salernitane col Jeguew- 
te modo, 

Toglieua tre grani di pepe l'uno doppc l'ah 
tro nel tempo del partorire a nome di colei, a 
cui faceua di bifogno. & per eia fcun grano dicer 
uà un pater noSìer.& quando haueua i-a dire,fed 
libera nos a malo; diceua,fed libera hanc muli$ 
rem. r k(.ab hoc difficili partu . q&xcfi le faceua 
traguggiate quejti tre granii' unùdoppo l'altre 
con uino > Qacqti~ainjtMjaycbmcn>netQccaHai 

^ - -, co* 



€<y denti per rompergli jlcbe fatto cantre pater, 
tiofter l&diceua tre mite nell'orecchia dtfira 
quefieparole, bi^miclamion. lamiad, astrai, 
Itachina.Deus, Deus Sabaoth, pieni funi ccdh&. 
terra gloriatila Q Janna in excel fi $. Benedici us* 
quiaenit in nomine domini Qfanna in excel fis % 
Finalmente, qualboranofi potefft hauerela 
creatura, fé non ma rtajdia la leuatrice alla don 
nade y troehifci fatti in fimile maniera, ;_ t 

- Coponete infieme tre dramme di mirrha, trjs 
di opoponago,&parimeti di galhano,& di fera, 
pino:& due di affa tutte poluexì%ate con acquo, 
■di ruta:& fatene trochifciditre dramme l'uno* 
& pigline la donna co acquarne fiano cotti dat 
tUhfiengrecOy&mirrka^ppreffb ne le mandi fy 
monella matrice per. alcuna canna : che hanno 
qucfla proprietà di fare partorire fubitamentc 
ia creatura,ma morta. 

La creatura morta neluentre della madre co 
' me fi conofca , & fi tragga fuori. 
Cap. XII. 

ORjìITt) il ter%p giorno, <& 
uenuto il quarto, che la dona 
mifera ,ér dolente non bah- 
bia partorito, la leuatrice ré 
dafi certa la creatura dotte? 
effer mortai J maggior cer 




ir e ^ o 

tfzga domandi la donna, fé ella lafente.laqtist* 
le rifondendo dinotamele -paia fredda, & fen~ 
%afentimento ;fen%a alcun dubioè morta: & 
multo più fé ne c&rtifcherà,oue il feguente gioir 
noaccofiatafialla donna [ente il fiato della hoc. 
ea putide: & da lei intenda effer fopraprefa da 
grauiffimi dolori intorno alVumbilico,ér nel pet 
tìnecchio.effa dall'altra parte uede, che le cade-, 
& difiilla l'urina,& uà del corpo non fen%a pre, 
mito,& fatica, uede la faccia fcolorita,& tut- 
to il corpo pallido. per de la uoglia di mangiare. 
non dorme.è affahta da febre con molti altri ac 
cìdenti,che lungo farebbe a raccontare,. &, co- 
me haur à cono f cinto ciò,in quanto a lei scappar 
tiene, ogni fuo Hudio ponga in trargliele da dof 
fo\accioche non la uccida, perche ufi tutti i Me- 
dicamenti , che nel capitolo di cacciarne la mo- 
la, fcriuemmo: che tr onera ottimi-, &nonmenQ 
la feguente maniera fatta informa di pìlole. 
- Tigli me^a oncia di mirrha; una Arammo 
& menadi cinamomo y galbano , &,caftoreo 
perjpecie: & unadi opoponago: lequali cojefat 
te in poluere incorpori con fiele di uacca,& co- 
ponganepilole d'una dramma:dellequali una ne 
porga alla dolente . &, fé non farà affai ìfac- 
cianelefuffumigio d'una, ò di due:ò in luogo lo- 
ro ponga fui fuoco ungied'afìno,che fono prò fo 
teuoli molto , an^J hanno jpetial gratta di ciò 
adoperare. &,fe amjaffedouerlajcaricave con 

alcun 



T E--H/Z CU 286 

alcun bagno ordini quefto,ò altro cotale. 

Bolla in acqua pura fino, che il fuoco babbitt 
feccata later^a parte, un pugno di colamen- 
to, che nafte ne fiumi , uno di tua arthetica , <3r 
uno di abrotano: due dì affm%prme%$a oncia dì 
ajphalto : due & me%ga di rubìa . & bagni fi la. 
donna . ilcbe fattole legatrice le unga tutto il 
ventre, la natura dentro, &. fuori, & l'altre 
parti convenevoli con alcuna ccmpofitione,qua 
le è quella. 

Dis facete infieme me^a oncia di gr af ciò dì 
gallìna,me f Zga. ài grafito ài anitra: due di olio 
di anstho.&,cor/ie faranno liquefati; co fi uag- 
gìugnetempoeo dì cera mM,& tutto incorpo. 
rate infieme. : 

Dipoi le dia bere una oncia, & meyga di poi 
nere di dattili con uino chìaro,& uno fcropolo 
di t zaffrano:cbe è beveraggio miracolofo. 

beua la, donna con dett$ decottione difaui 
na mattina, & fera me%ga oncia di affa fetida? 
una dramma di foglie di rutafecche, & una di 
mirrba tutte polueri%ate. 
, JEt in uece della detta tolga ugual parte di 
poluere dì ariUolochia lunga , gentiana%bac^ 
che di lauroMinba* cofto amaro, canellafina, 
rubìa , fuccQ #affen%p ^cardamomo > & pepe 
con acqua di ruta , & ne beua ogni giorno una. 
dramma. 

Etfimjlmente pigli tre drame dì [acqua di m 

ta. 



L L B ^ 

ta>et altrotantodifiengreco>et tre di acqua otte 
fiano cotti ficbì,& origano lungamente. 

Oltre a quefie medicine lofierco di afino fuffn 
fììigato è rio meno ualoro forche fi fi ano l'ungie.- 

Il galbano legato m alcun fiottile uelo quatù 
è un grano di oliua } e quello unto ài olio cedrino 
fupponeio ne cada la creatura morta SI uetre. 

Mi fichi la legatrice calamo ar ornati co , me- 
dolla di eoe amerò fieluatico pette con grafeio di 
ocay&ne unga Pumbilicoy&Upettenecchioret 
oltre a ciò ne Unifica alquanto dì lana y & la fop 
fonghhebe in brieue ne trarrà la creatura . 

T^pn è medicina uguale al fiele di toro r oue 
alla dona deffie l'animo diberneinuino da me^- 
%a dramma fino ad una pefio. 

Et, je può ; beua tre uoltea digiuno acqua 
meliata,nel!aquale filano fteperatì cinque gàba 
ri di fiume-radice di rumiceli ruta } et f uligine 
ài forno petti fottilmet e >& per una notte filano 
nella detta acqua flati al fiereno. 

Ouero inuolga in lana medolla di cocumero 
fieluatico,e goma di cedro pefiiie quella leghi co 
un filo ad alcuna pena, laquale fi madaaUa ma 
trice:&,come apparirà fiangue,ne la tragga. 

Opera più che altro lo elleboro cofi:piglifi una 
radice lugafiei deta,e la riuolga in lana fuor che 
da quel capo,cbe entrarà alla matrice : pcioche 
vogliamo ,che (ìa nudo.fbinga quanto può ilpiit 
la donna uerfo Limatrice quella radice col ca- 
po 



fodetM émnthet mlMnga.quando piedrdtchs 
farà mJmguinatOy nel rmoua. 

SifaancbequeBo.fi toglierlo cantbaridhel- 
lelmoMegm>& conica in pduerey&con acqua, 
fenefamfyppofitorh lùgafeidetayilquale fec 
co fi lini fca dal, capo ychem auàtiydi goma di ce 
drQ>&il rimanete fi mfiadilana.pogafial Ina 
go^et quando fi uedràfangue* fi. tragga* 

Iimlmmte->quandù ninna delle medicine nar 
tate piaccia a Ila donna; bzua rauunculo>&un 
-pmo di elaterio in aceto puro, Ouero heuain 
acqua mellata alquanto di ftapbifagria . . ; , 
■• ' Quefxey&queUe^cberecharemo nel capito* 
loyOMefimoftra la uia di trarne lafecddinayqua 
luqueuoltano facciano alcun profittOylafcì la 
imprefala leuatrice, & mia prenda il medkù 
'chimrgicOitlqualefiafolkciiGyei perito non ms 
moycbe babbi* ad cffereda leuatrìce:percioche* 
fé lentamente procedere ;sen farebbe il corpo al 
ladoum. per maniera>che molta fatica, & peri 
coloni farebbe a uolernela cauare. 

Il medico adunque dovendo co'fiminfirumt 
ttMarrsMmrpoaUa domala creatura ,riguar 
di 9 in che conditione ella fin : concìofiaco facile 
sMaffteffoM angofcmi& negammo, et perno» 
feellayet la creatura in fieme faranno mortemi 
gh èMMfogw metter wfi*ma 3 me fojfe tramar 
tita-yuada diligentemente confiderandùyfepojjir 
*bìkfi&sfah#rh&^ 



cloche , quando il primo hauerfi pofiat tenti di 
tramela creatura: ma , come habbiamo detto* 
fé la fi*4 falute foffe difèerata; non ui metta ma 
no.& manifefto fegno di morte è,che, efiendola 
donna tramortita come da grane ,&• mortifero 
fanno occupatale è chiamata; rifonde con debi 
le noce, & appreffò torna a dormir fi molto prò 
fondamente.alcunefono,cbefi{pafmano,&trie 
mano pénerui infermi, ilpolfo.èforte tumido, 
ma ofcuro,& debile. & in contrario quelle, che 
fono per guarire ;non fentono alcuna diquejìeaf 
flittioni. 

- HQB^jA conofciuto il medico la donna do- 
ner faluarfi,& deliberar fi; la faccia difendere 

. in letto fupina,con la tejìa bajfa,& le gambe le* 
uateziipoi imponga alle più gagliarde,^ peri- 
te donne, che la tengano forte da tutte le parti; 
acciocbe non fi poffa mouere.ma prima le diano 
a magiare due y ò tre parti di pane bagnati in ot 
timo uino;affincbenon li manchi tanimo,&ca~ 
dainangofcia. 

Et, mentre che il chirurgico è intento atfope 
■ra ; alcuna delle donne le uada bagnando il uifo 
di nino. 

K Egli prima coni' inftrumentùy per ciò fatto a- 
fra i luoghi uergognofi 3 & guardi qual fiala. 
cagione, che la leuatrice tanto peni ad hauer il 
figliuolo* . 

- Que>fetmierà,chefia qualche callo, ànitra 
-. / carne 



T Z 2£ Z 0. 2S8 

carne graffa^he chiuda tufcita , ne la pigli con m 
tenaglia^* tol~fcalpella ne lattagli. 

Ma 3 fé la uejie della matrice ne ferracela, 
nìa;aprafi fecondùyc^mo^mmo gii delle do- 
mfìerilié ,-.,>■■— --•■ V- 

Etifelafecondinafofie tanto dura, che rite~ 
nejfe lacreatura 3 ne la lafciaffeufcireintla ta- 
glierà con alcun coltella aguzzo . & tagliata, 
la fenderà co' deti 9 & aprirà tanto 3 che ne poffit 
ufcire. &diqueflo parlammanel capriolo da- 
vanti. 

» Ma,oue la tetta fojfe cefi grofla,che chiude fi* 
fé là. bocca ; riuolgafi co piedi inan%i>& per 
quelli la tiri fuor a . 

Et ì fé fojfe tanto inuiluppato » che per niun 
modafi potejfe mouere 9 no cheufcirefen%a mor 
te,ò pericolo euidente della donna ; gli f echi a^ 
cimo uncino per ciò fatto ò negli occhilo in hoc** 
ca^ò nel mento: & con altri inftrumenti y &* 
maefireuolemodo nel tragga tutto intiero yòm 
farti. '..'.-.... 

Mt y quando la tetta fofl e di^cquaripieruiy^ 
graffargliela taglicolferróy&nela lafci ufeim 
fino , che farà nuota . <&co$ ne la trarrà ■• ma* 
(e non la potrà in quefiaguifa bauere ; le rompa 
loffa\ &ne le caui fuori codetiy con alcuna} 
forfìcc. 

v Ouepur ne ueniJfefuorilatefta,mak frolle* 
à kfiomaclwfoffexQ enfiati , & ripieni- 3 bì fogna 
% a. taglia* 



f ,£ t ^ Jt O" 

%*&£%&?€ die cofie* ò in altra parte più apparta 
na tantoché ufcita la materiaìnefcendatòpoffa, 
tirare fuori il corpo* . 
-■., Simile manieragli comkn tener e y oue foffe hi 
dropico 3 & gonfio il neutre della creatura: per-r 
cloche prima è da tagliare il neutre , & poi ca- 
ttarle le budelle. , 
: Quando [l'uno delle braccia foffe ufcito;.taglì 
uia fino alla fiallatetc&n l'altra manojintajpiìt 
ga la te§ìa ld t oue era ilbraccio:e uedajli tir ars 
la creatura afe.qHeftofteffofard r quàtunqMMol 
ie 'ambile mmhòipjedineuengowauanti. . 
■ . Ma apparendo doppia, le romperà gli ojfifen 
%a offendere la cute, & quanto potrà d meglio, 
con gli inftr amenti nel condurrà fuori. 
' Finalmente basendone tratti tutti i membri 
fuorhche la tejìa, ò altro folo t metta la mano fi 
niHra unta di olio nella matrice^ $* troni la H 
fa>& co' detila uada tirando all'ufcita. &iCOr 
me iti far a;ui ficchi mo>odueferrU ch$ la ne- 
gano forteto ne gli occhiò ne* buchi delle orec- 
chiedo inella boccata nelU parte di fotta almen 
to.&ffefoffe lo fiomacho .ficchi gli ingegni nelle 
cj)Be>nelk afcelle,neU*offo del petto , nella gola, 
LnslLjMeriora m & y fe mfoffero rimafelecofcie; 
ghmandiànella natura^ nelle parti uergogno> 
fé di dietro. 

t ; E!>perciocbeper molto offendere la matrice, 
& pefearai entro (enfia le più uokpsì^che.M 
-*■",„- chiude 



T M IL Z 0. i$ 9 

drittàeìa bocca; deue il chirurgico ungerla , & 
fyzrgerui gzafcùet olij copiojaméte,e far fede- 
te la.donam alcun bagnato porui alcuno empia 
StuiMciùche dileguatafi alquanto la infiam* 
■mp&one, & aperta la ufcita;fi tragga la crea~ 
ium*.„ .. 

i , Laqmle in pmpezgì %enuta x uada ilchirm 
gìco acconciando al [ho luogo ciascuno de'mew 
bjrkpercìoche^feMtrimmtifacsfi 
gendofi uè ne, potrebbe rimanere alcuno nella, 
tmt r'm:iiqmk 'famkbealla -donna ài morte cai 
ghne.fattoquejiotraggafilafecandma. :< , 

La fecondtna eoa che argomenti fi faccia ■; 
ufeire, quando tròppo dimorale * " - 
•.^■■■■"■.. : €ap, XXJL 

E la fecondino ylaquah coji_ 
è nominata y -per cloche fia a* 
guifa d'alcuna fecondaflan^ 
della creatura; ò come urtai- 
troMcftimetùyOcome c&fa y che 
fubito nafta doppa la crea* 
tura; nò uerrà d&ppo la creatura ufcita;queft* 
fieil più per debole^ della matrice, lacuale,: 
à per fame pa tita> o percojfa, òfiujjb dìfangue* 
à altro fia dìuenuta debiL.puo eticuidioreflare 
per altre cagionijequali non accade troppo al 
pxjìuftdiraccoìitare.* ^ .... . ,. ..t 

Co Ma 




Il B IL o 

Ma cotanto uogliamo ifcopr ir e alla leuatru 
cedefiofz dihomre, che auertifca, che,qualun- 




%a nella parti di {opra : oltre a ciò effa mede/i-* 
ma co 3 dati non tocchi nella natura co fa alcuna* 
& tteda la donna gagliarda;la feconda ne uerrà 
difficilmente* 

Et per ciafcuna cagione, che effa fia ritenu- 
fargli e s ddbifogno,cheeffa adoperi tanto, & si, 
chemuenga fuori; per cloche non uenendo,gra- 
ui , & noiofe infermità feprafianno alla mi fera 
doma;mafpeiialmente lafujfocatione della ma 
trienne fegue ancbora,cbe marcendo fi lafecon 
dina ritenutale afeendano uapori maligni , & 
nociui al cuore, al cerebro,& aldiaphragma : 
per li quali la donna nel tempo auenire fyeffo fi 
giace in angofcia,con sfinimenti 'di cuor e, con af 
tm,fen%afolfo tantoché alle mite fi more. 

adunque , accioebe quesìi accidenti non le 
auengano-fi fatichila leuatrice in farebbe la fé 
condina ritenuta n'efea, ma effa ejjendo quinto 
fitroua la bocca della matrice cbiufa,b aperta, 
ò infiarnmata y Qnon.& in qualmodofìa,ò èap-^ 
peata atfmdodi quella,ònon.laonde,felaboc 
ca della matrice farà aperta,® 'la fecondina no 
appiccata al fondo fuo inuolta intorno alcuna 
pane della matrice in guifa d*mapalla;ageuol 
mmefi trarràfuori.-pewocbeeglifa meftieri: 

di 



*r t ^j z o. 290 

dimandare la mano finifir a calia y & unta nel 
fando>& 'tirarla fuori. : 

Ma fé ui farà appicatarmefìalamano detro 
non trarrà fu ori fubito la fecondìna, mia piana* 
mente quà& là dimenando ^alquanto piti forte 
tirerà :perciochein qut,Ua guifa nejeguirày & 
uerràfuorU 

Oue laboccadi quella fiacbiufa yuiungerà 1 
àfìah& largamente con grafch& olij:& coi* de 
ti della manfimftra fiauement e andrà aprédo y 
&a pocoya poco allargando il bucoJgrafcìfìa 
no di ocaianitraygallina^fimilugli oltj } quello» 
di giglio biancoydì narcijfoydì giglio pauona^o, 
& amar acino. v 

Mal* olio i-di abrotano caldo haque&a uirtù, 
che apre meglio perauentura y che alcuno delly 
raccontati^" parimenti quello di maggiorana. 

Oltre di qmfto il Jeme di ginepro pèfto > & be 
unto con uino tepido aprequelladaqual co fa fa * 
aachùra il galbanopeBo nella detta maniera^ 
beuuto* 

Et nolo olio di abrotano filo » ma lo abrota 
nofiejfo in poluerebeuuto ne eoe eia, fuori lafe- 
condwa}aprendoiamatricei& allargandola. 

Cuocono alcune leuatrici pukgìo nel nino 3 il 
quale dàno bere alle donnea neottengon il de 
fiderioloro. 

Vtiletrouano anche f u fumigar e con malua s 
tiialttauìfcbÌQi branca or fina 3 & fmiglianti: & ; 
Oo 1 apprejfo 



gppreffo bagnare con acqua calda, in cai fiah* 
§ufafemola:& diquefia in alcuno facchetto por 
renella natura. 

^■ETp quando i legami della fecondina nofoffe 

ra rottila a quelli foffe appiccatayaegli rompa 

' wo e fpeygano alcuni fuffumigìiqiialì fon quelli 

fatti di conche marinexnaJìiirtWifoglie.di hede- 

ra t Jo.lfo ì & arfinico. 

. Et fpiccata ne la farà cUfcendere la lente 
amara he -fiuta con nino ,i trocbifci di gallia 
f > 4pposìi i & la odorare co fé fetide : oltreaque- 
Éo ritenere il Jiato. 3i fiernj4tire r & premere il 
neutre. . . 

Varrà fommamente fuffumigare la matrice, 
confo ani o dori, fi come j'ono quelli del mufchio, 
?ibetto 3 ambra,gallia mufcata,legno aloe % et co-., 
talipojtifd carbonica inguifa 3 cbe no uadano, 
al nafi, alquakfi deue porre affafetida 3 caflo^ 
■ree capali immani , penne dì pauoni , & altri,, 
the ir a fciando facciano fumo puzzolente. 

Ma iiingie degli a firn fono dì queflanatu-^ 
va > che benché hfcino peffimo odore * tuttauìa 
compoftecon mujcio* legno aloe >& altri detti- 
ne tir ano. fuori n r an. che la fuoniim^mai parti., 

Giona malto lo ungueta hafificon feruta da, 
Idifut ,Hqnale in molte (petiane di Italkfi.tie-. 
ve compoflo.di quejìo mettendone alquanta nel 
la muricela, mplUfica 7 pTùu$ca 3 & pai tira.fm, 

ri 



c ;.r-' E K .Z 0. 29Ì 

irì ìàfecodìnaMquàle nfcita>fbri%gifi nella ma 
trice olio ro fato-. ■■"* 

\ V alenale è anche b acqua dirofebeuuiàyOiie 
fiapolueri%ato maluauifcbio:percbe rende faci 
He là ma. :v:; ; - ' ';_ 

Ci meri detto da alcune leuatrichcbe effe dan- 
no bere acqua femphcealla donnai& che neuì? 
fuori fubit amente *et quando ad altre non pare f 
fé Uìa ficuraym aggiungono imaluamf cbìo f axt fi 
in póluerex ' ■•'■•'"■ • : '■"■ — --^- ■■"■---• -■■.'■» 

- Et come ve appare alcuna fòrte; ne la piglia 
no.fùamméteyé* tirano' a fe 5 gMardando\cbe non 



■pu 
fi rompa snefugga.poi la fanno fiemutire: 
- M^>fe-non ; ùsrra\àeu? 9 come-dattAtì&icè7fà- 
ynoyla ienatrice uedere^cbe no troppo tiraloro. 
noi;mandfer tutto qiieflo la la^bUan^i ne la 1$ 
gbi al pie della donna } ò ad altra co fa, dipoi pia 
ceuolmente bor quài& boy làla mouafìao 3 ebe 
"cominci Xafficearfp . llcbefentendo^ne ta-rnouà 
inpiùmanieréìantOìchi 'del tutto *fi fiaccbi-.nìa 
in ogni modo proceda leggisrmtte; accmcbe mi 
ìafeconiinà "non tiri fuor Ha matrice. 

inqueflo tempo r fé la donna fojj'e da graui-i 
Cir noiofi dolori afflitta stlcbeia mi fera neuen- 
gamenoì& cada tramortita Ha lènatrkeled^t 
di quelle cofe,cbe ne leuano i dolori della tefù 7 
igr confwiim il petto : *om fonò- g# det'ùtari 

Qo $ dì 



L l B K 

: diperle i chegiàdicem"mc i diambra i mufchio 5 & 
fimilicon dìagalangdi diacinamomo, & cotali, 
chegiouano allo flomacbojna tornando alla fe- 
condine 

Oueeffaftia appiccata alla matticeli che la 
leuatrìce non la puffo. toccare;faccia ricemre il 
fumo nella matrice della dona fatto mlftgum 
te modo. 

Bolla in alcun pignato ben uitriato } et coper 
chiato uguale parte di ruta> marrobio>abrota- 
no } & artemifia con tanto olio digiglio,che ba- 
ffi alle dette cofe^ bollito una lunga pt%^a% 
leni dal fuoco il pignato-, & nel ponga fotto la 
fedia della donna,& con alcuna canna y che dal 
coperchio trappaffi nella natura y le faccia rice 
jtere il fumo una lunga hora y & piu 3 fefarà bifo 
gno JìnOiChe la fecondma per fé medefima fi fle- 
gbì>& cada.fe per, tutto ciò non fi mouerà:diale 
bere balfamo in olio y fé hauei -e ne potrà} ò in al 
cuna maniera nel fupponga. 

D / che no fé ne t r ostando faccia fucco di mal 
ua> & diale chenelbeua: cheuale molto a cac~ 
,ciarnela. 

Et non uenendo , che ci parrà*. co fa impoffibi- 

Je;ponga la leuatrice fotto la fedia carboni ac- 

cefi con occhi di pefci [alati fypxa il fumo de* 

quali fallendo alla matrice \fubitamente ne la 

lajcierdandare. 

Tale ttirtà mi affermano molte , che hàbbia 

il 



iìfuffurnigio di fichi fecchi, & ài nafiurthran^i 
giurano di nanbauer prouate nel tempo paffata 
altro rimedio . tanto bene ne è amato di quefto* 
- Ma uie maggiore mmrano di battere alcuni 
trocbifei fatti di gomme : hquali non follmente 
ne mandano fuor ila fecondina ;ma togliendone 
nelVhora, ebe la domacomincìa a fentire i dolo 
fh le alleggerì fee il parto, & ne caccia fuori la 
creatura òuiua^mena.eufe in altro tempo ef 
fa non uedeffe apparere ifuoimenftrui;piglian- 
done,ne uerranoàl modo dUompor gli perauen- 
tura babbiamo dtferìtto altroue* ma jen%a no* 
me, &fen%afegno>d}ehabbiano tante *& trli 
uirtà.onde nonfaràgrauca quelle,che ne fona 
bifognofe,udirgli un' altra uolta* 
: Terò fate in fittile poluere una dramma di 
mìrrbayuna di opoponago, una di f erapino , & 
una di galbanome'Zja dì affaz& le politeti me 
fiolateconfuccodiruta,&fùrmatenetrochU 
fcizdé quali ne diaabenunopwuoltalakua* 
trice co decottione difìengwco5dattilh& rutai 
& con un'altro nelefacciafuffumigio. ma per 
batterne la creatura uiua,o morta fidatamente 
nonlafci ifeguenti 3 an^inehabbiafemprefeco4 
Riducete in poluere tanto pan porcino, elle- 
boro bianco>calamentù>ferapmo,& eupborbw $ 
che Vuna co fa non auan%i dipefo Valtra.gr que 
§ìe incorporate con acqua dì piuma* & fatene 
fuppùfitorio: che oltre alli predetmjfettipro* 

Oo 4 uoca 



v i" & T^ <y 

uveali menar uo, 

. ET conofeendo la ficondìna ritenuta douer 
recare di.grauh& di fieri accidenth& alleuoU 
tt moxttperòyft faremo alquanto pia lunghi » 
che .peranentura .ad alenai parrà, non conut* 
nirfi i ce ne ifeuferarmo quale gentildonne* che 
a to.fi fatto male fono fot topeffieda onde, bauerk 
do favellato pienamente delle medicine coyrjpo^. 
fze 3 che ne la.fogliono maudarjuori, afeiopLci 
ne uniamo.. ... * 

Qutftì lattando jlar.e gli raccontati , fono, 
tagko /nangmotfiiffiìmìgatOxò in bagno ujatos 
la radice di mala ani film fuppofto t l'anetha be-x 
uutOy ìlferne deli' 'apio fC 'abrotano Jarifiolochia. 
beuntayò fiippofiOiCartemìfa beuuta % ò fuppOr 
ftAìl ? abbatto fuppoftoy il balfamo fuppojio con 
cera. . - 

Il borace è di tato ualore 3 cbefappoflo co fuc 
co dì arrangolo ne trabt fuor a incontanente la 
Jecpdìna.et in ìfcanMo di quefio le poutre don 
ne fi fanno juffu migio con (lev co di bue». 

La chamtmìlla beuuta^o fuffumìgata noada 
pera meno, che alcuno de gli narrati rimedijift-, 
mihncnte il cifto reo . 

Il pan porcino poltder'rzato ì & beuuto con ni 
■no è ai tanta tfficacia 3 che poche cofe ci fono dei 
te>cbe pojfam uguagliar fi. 
•„ * il coagulo di lepore Unito con offrano ne U 
madafuQYuma ìlfemt di dauco detto paftinaca 



fèluuilcà beuutoè riurràtdglìpfo^parmèti-lè 
foglie di dittammo- in poÌM€re>cotieneluffia+& 
ketiuie r conie altri fa ddla de£oniontdei£tbu- 
io ilquale uale molto* - - - ^ ; --V ^ 

. - la fugna di'caualla f affumicata èdimaraui 
gUojQ)^ualore:fimikmnte illaudano-, n 

t La decottione dufagktiirr&ffi beuuMimegli^i 
che altra medicimimAa* mòuediiitùg^&f&u* 
fi ir e; ma lagentiamz. incontrar io fmpofha,m\ 
fucco dimtemifianon vapori* ■/• ,-\ :. 

ìv J l&brJdt£rreni s &nmk di quei che (tanno nel 
letame ìfeubh&pdHsrezati nella cacciano fuù 
riyfe coniano, à alcuna deUe dette decoitìfflùfiG 
bexràla donna-, a w-.v-vj.*.. .:. ■'. ■ - ,., ~\wV v . 
, Il nu&mbio tolta c&n melle non ha. ìmnormx 
thm^molto più l'opàponago fuppojfoìjj-jnik* 
gmco&FAgia fujfiiMigatQ 3 j& ilpolithricocoft 
i'ìajfentx*. . . •?■■'.?'■-■.•. - ; 

La ruta prefa con tri pèzza magna tanto ade 
pewiche in poto fpau® mia dij caccia :maiL fe- 
rapinojuppùjfoja iktqedtfitKo-. • -^ ìì -U 

Il thimo heuuto mfcluete, ola radice dim* 
te alba fuppofia ottengono auello^che pochi atr- 
^omenti per rio fi facci ano ifimiìmenteloMf é- 
xic&n. chiamato inwcune contrade perforata^ 
&l&jrepsconmelk ..fuppojlo , & Cefipprhiif 
nudo* *. :.. .-. ; 

b Leungiey& -torna dicapra trite, & pofìe 
fu caxhmi fanno col fumo fóro* cbtl$tLOì$nam 
&.-.■;.-.• " brieu 



- : l 1 B ^ 

brieuefi libera da fimile moleftia : il che hauti 
laleuatrice dalie ungie di cauallo. 
■ Ma che ì il fucco di berbenaca tepido beuuto 
è efficaci (fimo ferina aiuto di fuffumigioyilquale 
fé dall'una parte gioua^dalC altra nuoce molto, 

llfemedi mdlua fatto inpoluere,& di que~ 
Bobeuutane una dramma con liffia aiuta mara 
uiglk fornente: percioche, fé mouerà il uomito; 
farà ottimo: ma y fe non ; non uarrà meno. 

Ma, fé con tutto ciò la fé condina non ufcifie f 
h pur fé f offe ufcita, non fi pur gaffe la donna 
quanto farebbe conueneuole Aeuate Palesi pie*, 
diy&ilcapo a cinque cantharidi , &lepeftate 
infieme con triboli marini } et le fue radici y quari 
to (ìarebbe in ungufcio dinoce aggiungete femi 
d*aph,& ouidi fepia, & ben peflo ogni cofa dif 
foluetein uìno dolce >& beua la donna, &, quan 
do li uerranno dolori ifegga in acqua calda } & 
beua acqua melata ' acquo ja. 
■■ Etoue non lipiacejìe di pigliar per bocca la 
detta copofitione ; inuolgete in lana cinque can 
tharidi con alquanto d t incenfo ) & mirrimi fa 
tene fuppofitorio in una pe%%ajottile;nellaquA 
le fia inuolta lana . &qutBape%^a ungete b$ 
ne d*olio rofatOychene tirerà la fecondina:o non 
purgando fi la dona bene, opererebbe feguiran 
noie purgazioni. 

%e potete ancor a far un altro co nigella poi 
ucri , %tta,& con melle>& nino impalata ... 

GÌ0U4 



G ioua parimenti fé ne \fa%e uno drmedolla di 
eccumerofeluatico pefia^ accampanata con 
melle. -.; 

Necamponete parimenti un-altro con elate- 
rio, grafcio di oca,®- di capre 3 et legatelo inai-, 
£una pe^a» 

E* mirabile pur quello, che fi fa del latte, ckt 
t nelle foglie di ficù>di elaterio, & di nitro con 
mette incorpomthpercioche tiene aperte le pur 
gationi. 

llfeme di lino poluerì%ato,& impafiato con 
nino è marawglìofo facendone {uppofitorio,. 

Similmente la mer cor ella pefla con alquanto 
di cocumerofeluaticOiCon uino 3 & melle impa- 
lata >è ottima [opponendola. 

La radice di peonia pefia>& con melle ,& un. 
guentoy ò olio rofato incorporata, & inuolta in 
lana è mirabile fuppofttorio. -, 

'blpnmeno purga>& trabe lafecwdma Far- 
temifia trita,& con unguento ro fato m$z*& 
juppofla. 

Le foglie dimer cor ella pefie per fi Jole>& le- 
gate in alcuna fittile pfj^a fanno il medefmo. 

Ma più che altra co fa purga ,fe riuolgete in 
lana fcamonea pplueri?ata> &:ffli$4(Ó latte di 
donna facendone fuppofitor io. . . 

; Llfeme della mercoretta,et le foglie pefìe x dan 
dole alU dopa bere in nino operano marautgliù 
famente* „ . . v 

Late 



~2 ? Lì ~È X 1> 

V- X>ateeììandjo inumo cinque-grani di peonia^ 
^ : ^ui^^koui^i-f^ia-ì-chsfarìinn^grandifs-P' 
tuo profitta. 

~"'4Ì frutto dèi terebinto trito t '& macerato in 
nino-i & acqua poi colato fi dia à bere a digiu- 
no } quindi fi lam a acqua calda : che. -è co fa mi- 
rabile ■. -'.'--'■ -- • »'>■■■■ :'".;-.... ; :.v ■'" 
s Spinge fuori là fecondimi & il parto morto? 
il ramine ufo* con un poco di elateri» in aceto 
temperato. 

-Vale fimilmenteUfucco difilphio,& il feme 
di naftiimoìinfiemepe§ìi ì & con nino >> Matte di 
tagnabeuuti. - . i 

•"in ogni difetto dimatri.ee è utiìemolto ber e 
in urna dieci grani di /raffino y&prouoca l'ó~ 
Irina. ~ '■■ --•/;.., .-;■ " '- 

Falche la donna fi purghi continuamente il 
peiicedanoy il panacea &la radice di peonia be- 
vuti inumo. "• 

^ il mede fimo adopera il dittamo diCandiabé 
unto in acqua. 

- E? fé peYcmlàfecondinàn6nufci^e\/up^ 
ponete il medicamento delie cantbav idi racr 
contato, & 3 quando la donna fentirà morder - 
fi ; nel rmuoua > & unga fi ^unguento ro^ 
fato . - 

V 0' ' feccaié oline bianche 'punteggiate con un 
■É'ohtlloiouer con alcun ago,primacbeùifia de 
irò H olitile polueri'%4tejQttUmente > & lafolue. 
•'■•- re 



'te [he&ete c$n tfina ; percioche, m manda fuori, 
la fecondine v & fa, fu rgaxe , ; 

. llfeme delle uiole bianche petto ì# tanta qua] 
tità, quanto fi può pigliare con tre det'ubeuuto, 
in uiìio bianco temperato con. acqua giova à 
ciò. 

0* fatte fuppofitorìo di radice, di pan por cì-- 
no y & di tanto fior di rame> quanto è un gran di 
fatta & infieme polner'i%atij & con mellùme-.. 
fcolate . 

Ouer formate alcun fuppofitoria àipu\egio y 
WÌrrba i incenfo 3 polueri , zati ì , & con felle di por 
co,& '/nelle accompagnati . , 

Scriue um antichi/fimo medico* che quado la 

dqna ha $artoritp x et no ujten fttpri lafeco.dmayi 

manifcfta gpmmento darle quelle purgaticni^ 

' the fogliano effere prò fitte noli alle donne di 

parto • w • , - 

• Viiole-rftìella mangi agli cQtti s beua caftoreo* 
àjpico gardoibeua ancora ruta à digiunG con ui 
m negro falce, , ma fé egli none dolce ; è meglio, 
wefcolar c^qtiello^elleK^angi cauli cotti ccfr 
ruta>& mercorellay & què femi> che fon constè 
uditoli %lla matrice * 

Etfecon tutte, quefie cofe non fi potrà fcac-* 
dare la fecqnfcnaj fiafiengadaì cibo x & po\ 
diffolua foglie di anice in uinay&weUe i & olio+ 
^ bem^cfó ufciràftn%a fallo 

■ $m^$WJÌM4$fimMedj<$p, che pur g^ 



I I B ^ 

ottimamente la donna diparto il fuppofttorio 
fatto di tefiudine marina ancor uiua 3 & mijìo- 
con latte di ' àonna->& unto disopra con olio tri- 
no 5 &mno. 

-■ Vuok anche , che purgano molto le foglie di 
fambuco cotte in acquai quelt acqua bevuta, 
~ O tenga la donna cinque giorni alla matrice 
medolla di cocumero feluaùco artemifia,& in- 
cenfo pefti , & mefcolatecon melle , & inuolti 
in lana, 

■0 iter fé ne faccia uri altro di abrotano medol 
la di cocumero feluatico, et incenfo con melkief 
firiuolgainlana. 

Dice anche, che naie molto il tri folio be- 
uuto in nino y & ' fuppoflo fi come quello, che 
fa partorir e,u[cir e lafecondina,&uenirlepur 
gationi, 

. Lequali fé pur non appari ffero ; fate fup~ 
pofi torio di %ucca feluatica poluerixata , & 
mifia con melle: che ne uerramo. ouerla fca- 
monea con latte di donna inuolta in lana,ò la lì 
quiritia polueri^ata con melle, & olio rofato , 
rtuolta pur in lana. 

Si può fare un fomento fopra la matrice con 
decottione di foglie di fambuco,poi fate fup- 
pofitorio di cantharidi : che uederete mirabile 
opera. 

Il uomito è affai commendato-.^ doppo quel 
lo lo lUrnuto^breuemmte tutte quelle coje , 

cbs 



T E X Z T > 0. ^ 296 

che rendono il parto facile^ li diano aiuto,&. 
facciano ufcìre la creatura uiua,o morta, perà 
douete legger i capìtoli trappaffati fino al prin- 
cipio del lìbro,& apprejjo quello , ouefi tratta 
della mola. 

M *A alla fine* quando ninna delle moHra* 

te medicine uagliano;non accade laleuatrice 
faticar fi in uano&e più lungamente:percioche 
per femedefima s'andrà (piccando, & marcen* 
do,&fi rijoluerà in humori, quali è la j alami- 
na>ò fece. ma,accìoche non fia troppo più , che 
non potrebbe foiìenere , mole fiat a la donna da 
doglie di tefta>diftomacbo,& paloni di cuore ; 
n'andrà con medicamenti aiutando fino > che U 
fecondinadeL tutto fia disfatta. 

lì gouerno,& cura,che fi conuiene hauere al- 

la donna,quando ha partorito:& i proue 

dimenti, che fi hanno da prendere 

intorno agli accidéti, che dal 

parto le fòprauengono. 

Gap. XIIII, 

Oicbe la Secondina farà ufcU 
tayfubito dietro alla creata- 
ra>o doppo alquantome farà 
rimafa co fa alcuna difouer- 
chiond uentre,che nel tem* 
fo auenhefia cagione dì in*. 
ferma* 




fermate, la donna\dem la fama Umtrìce porla, 
ip Iettatane lediJpongalega//ibe ) & V altre far^ 

ùkgztHafhe tornino al debita fiato loro. ; 

Et 3 fé uedra i luoghi matrìcali ejfere affai pur 
ga.ti\& netti;(pri^riui entro acquarella quale 
fiasQOtta malua*ò fiengreco, con alquato t di olio, 
zaidotcQÌquale parimenti unga, i lombi 3 & lana, 
tura col pettineccbìo:&difopra copra co lana 
bagnata nel mede fimo olioJl uiuer fuo fia di ci- 
hhdtfslla pojfa forbire : & fugga il Ime '.deh 
£acqua*, , ' . -., y. .,-■ 

• -M digitando le purgatimi faranno meno di 
qjtelhì^eji conuenga^l cfófuole auenire^per- 
cìoche la bocca della nmtr ice troppe >fiajìretta, 
ò torta: ò percioche alcuna parte da baffo è[er- 
%4tamMtP perìnfiamathne\ladowaahafebr$ 
acuta4f duole lo Ho macho >& tutto il corpo 3 & 
il dolore le uà nelle giunture delle mam> del- 
le gambe 3 nel collo, nella faina ., <& 'nelle inguì 
nagtie, & alcune parti del corpo fi rendono im- 
potenti e debili ad operar e, f affi poi il calore pia 
cernie^ quieto^ ma con alcuno horrore noiofo 
& graue:mmita materie fijegmati che % amare * 
<& acri* ■"""' 

; Ometti fegni conofeiuti dal medico , faccia 
ogni ùpera y perche la donna fi rifani; percioche 
ella rimarrebbe zoppa a & impotente d'alcuna 
pJXti dalcorpOs ..„,'/■;•. 

-..-..:. ' * ■'■* la 



T E 3jZ o. i 9 J 

"Laonde, fé la bocca della matrice farà firet- 
ta,ouerofaràfdegnata ì & infamata dal parto* 
mn ejjendo curatagli accidenti detti ogni gior- 
no fi faranno peggiori '}& ne uerrà odorenoiofo. 
pia ,fe non farà infiammata ;ne e fce materia 
puzzolente & lìuida,è negra, grumofa. alle 
nolte non fi piede prgatione alcuna,ma rimane» 
do fi, pronofiica morte alla donna, fé preflamen 
te ella non fia falaffata,o Imito il neutre* & in 
ciò gioitami crifUerì. •■;■> 

Et, fé la donna è facile a uomitare,ìl vomito 
non farà difdiceuole .ma migliore opera fard 
prouocare Vorina,& il fudore : tutiauiail ri" 
guardar Foccafione è ottimo . 
\ Ma, fé più che non farebbe bifogno,fara pur 
gara nel partorì che amene, fé la bocca della ma 
tr ice fera larga; & alcune uene,che umgono a. 
quella faranno rotte, & precipitofamente ne fé 
rà ufeito il parto; uìen febre alla donna ,& un 
poco di rigore . mail caldo fi /pargeper tutto 
il corpo, alcuna uolta la fopr aprende certo hot 
rore ,& odia il cibo, ella diuiene macilente* 
debile,et pallida, & pian piano si uà enfiando* 

Et, fé pur ella mangia , & bene alquanto , 
noldigerifce, , 

Giouainquefiìcorfifuperflm,etoue la don- 
na non ritenga cibo , bere in nino negro uua. 
■paffa negra, & grani di pomi granati dolci 
fefti. infume* è ottimo il formaggio di capra 

*pp gra- 



LI B 1^ 

gratuggiato [opra le uiuande.ma quali fbt- 
&e dimedicamenti fi conuengano a fermare k 
fouerchie purgationi, leggete nel S ecedo libro. 

Se le purgationi non andar anso per la debu 
ta uìa,an%ì accenderanno al petto, alpulmone, 
&al capo morirà la donna [abito ,feuifi fer- 
ma.ma,feperauentura ufcijje copiofamHe per 
lo nafoffi rifanerd. 

Ma,je il male feguitatfe, ella patirà que me» 
de/mi affanni,chefogliono auenire alle dongel- 
le, aUequati i primi me fi comparendo impetuo- 
samente accendono al cuore, traile parti fupe- 
riori.uero è,chela donna uiueràpiu longo i&m 
po,cheladongella,& li affanni fer anno più de- 
bili firn a tanto, che il polmone non renda, 
piarcia. 

Ma dotte la purgation non uenga per bocca; 
an^i farà impeto in su, fi occulterà^ moueraf 
fi tojfe alla donna , <$• anfamento . la toffe fe- 
ra ftcca,& alle uoltefputerà certa ff)uma.empi 
raffi il pulmon di fangue,& daquel late haurd 
gran dolore, & nella fchena in procefo di tem- 
po ella farà lofjtuto alquanto negro,& brutto^ 
baura calore nel petto più , che nel rimanente 
corpo : per cloche il fangue il rif caldera ne uien 
anche febre alla donna,lefifiringe il corpo , ha 
in odio il cibo,& non può dormir e,& le più uol 
te muore nel uigefimo primo giorno . & ,fe la 
pur gl'ione (alita in fu , non ufiiffeper bocca , 

ne 



m fi mltaffe al polmone; ne uerr ebbe alla fac- 
cia^ laqual farebbe molto rofia, & con coft 
grane dolorai tefta, che non la potrebbemo- 
uere fen^adokre. gli occhi molto farebbono 
?offi,&rìufcirebbe fangue fittile » il quale & 
ad alcune ne uien dalnafo ,dal qual luogo to- 
rcendo fi fard il male più longoJnquefto tem- 
po comincia la donna a perder l'udir e, è tor- 
mentata da dolore di fìomacbo, perde il fie- 
no » & furiofa nediuiene.& feneuedono al- 
cune guardare ferocemente con occhi torti . 
alla fine ella pati [ce tutti que* mali* quali 
Attengono* fé la purgatione firiuolgaal pol- 
mone :ma però non toffe,ne ffiuta nel modo 
recitato , ne parimenti ha dolor nella fchena* 
& quando ella fia curata da perito medico fi 
fa fana:non dimeno non molta jperan^a fi 
deue porre nella falutedi lei: che benchteU 
la rimanga uiua ; ella ò forda , ò cieca in tut- 
to diuenterà . il modo di curarla , & i medica- 
menti, fiano , quali fi conuengono alle don- 
ne fuffocate dalle matrìce^i che a pieno nelpre 
cedente libro habbiamofauellato. 

M *A,oue non fi fia purgata affaitfacciale al- 
cun bagno di acqua, oue fia cotto fiengrecà,ar- 
temifia>maluauìfchÌQ>et pulegio:&uifegga la 
donna. 

Beua apprefio decottione di pulegio , & di 
fiengrecouhe farà otùma*& con altri argomen 

Pp * •*/ 



- t I : B Jl 

ti opportuni, liquali troppo bene faprà la kua~ 
tricesàdoperìy che quato fanno di bifognoyi mm 
firui abondino . *^ 

lAlche narra pur ciòcche mouef orina, & 
le uene mandandone glihumori al baffo, tali 
fono f artemifia 3 la fauina >il pulegio s il pe- 
trofemolo >il trifoglio , glianìfi, il ginepro^ il 
maratbroy la ruta>le bacche del laurojl chame 
drios ylaualeriana, la cane Ila, il jpigo nardo > 
& fimilh lequali cefi come mouono l'urinai 
cofi mouono i menfirui : come che non la confi" 
gliamoadufarle fen%a il confentimento di al~ 
cunfauio,& perito medico; per ciocbe per auew 
turay mentre che uorrà rimediare dall'una par 
teioffenderà l'altra. 

Giùuerà anchora al provocare de'mefi^fe 
flemutirà fpeffe uolt e; ^mentre flernuta,firìn 
ga lina fa, & la bocca, & tenga il fra to. 1 

Le uentofe , & maffmamente le tagliate Mi- 
cino alla natura , ò jotto il t alone de piedi a- 
intano molto . ilche opera & il fuffumigio de- 
gli occhi de* pefcij alati , & delle ungie di ca~ 
ualli. 

Il falaffo quando le medicine raccontate non 
giouino; fatto fatto il talone de piedi nella fa* 
fbena provoca picche altro i menfirui. 

Mia fine 3 poiche la donna haurà partorito t 

& re fa la fecondina; fé ella jarà di natura fana. 

Ufegmuranno le debite pur gattoni f ufficiente 

- - mme s 



mente , le quali ogni giorno -più fecondo il do- 
4$$re f fi fanno minori > & ne uengow come il 
fangue d'uno animale > a cui fia tagliata la- 
gola sella fard,&doum\effer fana x & Su- 
inamente fi apprendinoy daranno .alla. 4mM 
fana-fino a quaranta dm giorni il $& fé il 
pm&famfèmma,>,& effa è fuori di: -pericolo, 
fé fi purga uintiquattro giorni «ma- s fi il 
fano'è mafchiQ'y Ja^iulonga^ ^purgatione 
èjn fino a trenta, gimni , & in Menti; rimar 
ne Ubera da. pericolo . ma quelle ; 2 che banr 
no jperfa la creatura , fi purgano coJme^ 
defimo tempo .-beni nero-, che nelle gioua* 
m m minor tempo s &.wlk attempate in più. 
rfoMengono le medefimi pajfioni quelle > che 
"kanno partorito a tempo 3 & quelle.* chehan- 
m.fconcio. le quali però corrono maggior 
femofai percioche ,mn può effer 3 . che^ il 
parto fia morto fen%a molenda, quale Juo- 
iefuok amn^e dalle medicine gravi* da al- 
^njjàBiydafuppofitorjj t quen da altre firnMì W 
-fréglkaccade ancoraché fconciandofi fi ulceri» 
^finfiammi la matrice, . * 

? J>ÙKn la donna nuUa.fi purgarle fi gon- 
fia liluéntrey & le gambe* le uien rigore^: M 
duole nel fondo deiu'entre ) & ne" lombi \ i%u4r 
le dolore alcuna uolta afcende uerfo ilcmm* 
ér ne la lafcia tramortita . qHefiiwélfóftme 
U donna in principio* &in progrejjo di 0po le 
i - ,.: * Tp f t* n * 



l i 3 iì e- 

farti cani "della faccia, le fé fanno roffe. 

La onde trottando fi in queslo cattino termi" 
ne 9 faccianfi f&ment.i,qttaii fian conuenienti [alla 
matrke y & forminfi fu-ppofitorjj di pan porci» 
noMua ilmedicameto preparato con ragia s dtl 
quale fé bene ci ricorda gabbiamo ragionato da 
uàti.nellequali cofe ella debbe per feuer are y fina 
cbelìuenganoifjioìmmfiruL 

Ma però non uoglìamo , àie Ila la (fi da parte 
di Unir fi la bocca della matrice con grafcio d*o~ 
ca y ragia , <jr mirrha > infieme mifii , & -t epe- 
fatti.- ■ 

7{on fi rimanga di paffeggiare quanto dia 
fuo ilpw.& la mattina alla prima menfa man 
giare mer cor ella cotta , aglij > & porri . f orbai 
brodo di cauli, ufi cibi molli y & il più di pefci 
maritimufaccia.fi bagni d'acqua calda , '&, sa» 
fienga da cibi graffi, & dolci, fin che fia fatta 
fana. 

Ci fono alcune donne >lequali non purgate 
nel partOyoltra che loro fi gonfia il uentre 9 & 
le gambe ,fi ingroffa la mil%a > hanno la fibre 
col polfohor altojior tanto baffo 3 che non fi fen 
te . quefie mangino cibi leggieri, & s'egli farà 
bi fogno ,mouedo fi l*humore,diafi loro alcun me 
dicamentoyche purghi da baffo,ò la coler a; fé la 
donna jerd di compleffionecholerica : òlafleg- 
mafeferàftegmatica. 

Fatto queÙo fomenti/i la matrice con co fé 

odorate* 



T E £ Z 0. , 500 

cdorate^faccianfifuppofitorjjogm giorno co 
seplici, che habbiano uirtù di amoliìre ì & majfi 
mametefe la bocca della matrice fujfe indurita. 

Facciati fi bagni di acqua calda, dipoi [appo- 
nete ihuoglio di lana per un dh& una notteyne 
la quale patio alcuni grani di [ale ymirrha^pece 
cotta con jpecie aromatiche legate in alcun fot 
til ueloMche fatto fila la donna p tre giorni fen 
%a altro adoperar e y et faccia fi poi fomenti co co 
fé aromatiche ycome difopra habbiamo detto* 

Se con quefte operationi farà purgata la raa> 
trice,altro non uogliamo^chefi faccia.ma fé no 
farà purgata; quindi a due giorni f accia fi fup~ 
pofitorio con cocumeri feluatichi , & ihenga 
per ungi&rnoyet una notte alla matrice ,et quel 
lo rimoffo fuppongasi lana unta d'olio rofato 
odorifero ,& di gr a feto diceruo liquefatti, 

Facciafi bagni co molta acqua, & filavi pia 
ctuolmente,quanto li fera in piacere* 

Doppoquefìo linifee la bocca della matrice 
congrafcio.d'ocaytnirrhai&ragìamiftu 

Facciasi fomenthet il giorno feguente fi laui 
la matrice conmno 3 & olio narciffino>ò pur con 
vinfolo. 

Beua in uìnoà in brodoyiouerin acqua quelle, 
fpeciedi medicamenthcbefoglionoprouocare li 
menttrui. 

BOVE la donna fofie oppreffa dafebre ; il 
trarre del fangue dalla detta uena mela rimo- 

Tp 4 ™* 



l t n * o 

ue:percioche effa fibre fuole ttenire da tneflruh 
liquali a pieno non fìano difcefi. 

Fugga l'acqua pura: ma beua di quella nel- 
laquale fia macerato ,& còtto or%o pelato : o 
nellaquale fimo cotti cecino tamarindi, è mira- 
bile etiandio F acqua del latte, o fiero, che fia 
chiamato. 

Oltre di queflo ufi del brodo di gallina, & fic- 
chi di pomi granati dolci :per cieche prouocano, 
& ne tolgono i calori della febre,& rifoluoìWy. 
& ammollirono la,oue era duro >& ferrato. 
■ SE leuenifjero rigori operati in uno bichit 
fu d'aceto biaco poluere fatta di bacche digine 
fro & di faluia. & u'aggiugnete un'altro bic- 
chier odi uin bianco inacquato, &infieme me~ 
fidate ogni co fa, & per una notte lanciatelo ri 
fofareda mattina feguentecolate,& tepido da 
te ber e alla donna, 

Et,oue co rigore,& fibre ella haueffein odio 
il cibo, & haueffe dolore nella matrice; pigliate 
uguale parte dipapauero bianco, & difemedi 
unica: & tanto formagio di capra grattugia- 
to , quanta è la metà del [tme deW urtica y bdà 
papauero a pefo. ponete tutto in buon nino me 
chiù a cuocer e,& cotto ilforba la donna. . 

Mjl.,fe alla donna fi gonferà il corpo; deu$ 
hleuatrice darle acqua, ouefiano pefii ceci,et 
cuminoiù uìno,ouefia difcioltoàel confetto ne 
minato diamante ferapino } ò origano, & ma* 

fi ice. 



T "E: • ^ 2 0. ?ot 

JiìVe . troKerà p#r utile i criflieri fatti dì cofe* 
^e reprimano > & diffalcano V enfiature +& le 
uentofità ; ò gli fuppofttorij di ariftolo chiaro* 
tonda y di ' fquinanto idi fior ace liquido 3 di detoni 
\go } ò di %edoaria+ • j; 

» Darete etiandio a mangiare fegato di apieU 
ht ò di capreto cotto fu le ceneri calde per quat 
tro giorni fen%aaltro.appreffo ilfuo berefia ui 
nouecchio. ■: 

E Ti qualhorafentifje rodimene -dolori nel 
là matrìce^et nelle parti uicine;couìene mitigar 
li } & mollificarli con rimedij; qualeèilfegulte. 
V 'nga fi prima eonlolìoj e fumino, ò di mandro 
kdolci:ma>feHÌfentirà.entro calori ajbriibìfo^ 
gna ufare theriaca, o triphera magna con uino* 
euefia cotta artemìfia,òmatricaria. 




mifie le metta fufo la natura della, donna; accia 
che colf uo mporefenta alcun miglioramento, 
& aiuto. 

Mefcoli ancora rutaiartemifia roffa>& afro 
tanopefìicon oliodipulegio. & pofii in alcun 
fignatèglifcaldU poi in panno inuolti gli ficchi 
nella natura. 

' Tolga parimenti quattro pugni di chamemil 
léy& di lino: & inftime mffi ;,&p efiat ikgbim~: 
alcun faccb etto yxtyuale bolla in nino bianco fi-,, 
no, che Ucham€Mlte>& il lino fiaw>mtfc 



II B II O 
tiquali apprejfo metta nella natura. 

Similmente difiolua due grani di mufchio in 
uinoy & dialo a bere alla donna . 

Trenda cipolle bianche , & le cuopra fotta le 
ceneri calde tantoché fiano arroftite.& quindi 
tratte lepvfti con buturo non lanuto , ò fatato, 
riducendole a forma d'empìaftro , Uguale (tenda 
fopra il uentre. doppo quefto fuffumighi le parti 
uergognofe con incenfo bianco, & con Horacao 
col feguente modo. 

Tigli una dramma di (torace , una difeme di 
apio,& una di.incenfo:due difemidi uua negra 
chiamati uinacciolì in alcune contrade: lequali 
cofepefie i & incorporate ponga fui fuoco laccio 
che ne rìceua il fumo . 

ET p cagione del parto uengono alcuna uoU 
ta dolori nella matrice , & la donna per ciò ne 
fente poco , ò niente di calore: ma il uentre da 
ha fio learde come fuoco, fi gonfia alle uolte uer 
fi Panche. & non pìccola doglia tiene il fondo 
del uentre , & il molle de* lati . le feci che uà U 
donna del corpoyfono choleriche > & pwrzolen- 
ti>& contime.onde,fe il uentre non lefifermaf 
fé; in breui(Jtmo$atio di tempo ella fi mori- 
rebbe. 

Quando adunqueU donna fi tr onera in que- 
&oftato;egli è bifogno refrigerare il uentre>chc 
arde , hauendo però riguardo* che ti freddo* che 
kfirecajfe, non fojje tale, chefacefie horror e . 

E* 



T E .'li Z 0. jos 

* tt ,doue il uentre non fi fermi ; betta acqua* 
oue fia fiata à marciar fi [mola con alquanto di 
farina mijia . 

Sorba nino di pomi granati inacquato , ove 
fiafiemperato alquanto di farina di Unte. 

Datele anche à forbire fredda una beuanda, 
òtte infime fia me) colato lente* cumino* J ale,o- 
lio , aceto cotti in efficiente quantità di acqua» 
da alcuni cibi uogliamo, che fi guardi fino chela 
febre non fia andata uia, 

* Et, fé piaceffe almedico » che ella tornaffe in 
alcun bagno;il facci con prudenza però. 

- Èt,fe in quefto tempo le pareffedebile-Je può 
dare a berefugoli àor%o,ouero orbata. 

SE le uenifjefiuffo > & il cibo fen%a alcuno 
ritegno ne ufeiffe da baffo ; pe fiate infitrne otti- 
mamente uua paffanegra^ér granì di pomo gra 
vatcdolce,& coagulo di capretto^ -fiempera- 
te in uino negro, & fopra ui Jpargete formagio 
di capra gratugiato & pane bifeotto. poi ne be- 
vala donna* 

Ottimo rimedio è parimenti fé la donna beue 
binino negro uua paffa negra , fcor%e di pomi 
granati,& anche tutta la parte di detro,& eoa 
-gjdo *di capreto acconci nella maniera dauanti 
raccontata. 

S E il parto ne le recherà dolori intorna al- 
la fcbiena,&4, lombi ; prenda la kuatrice due 
pugni di chamemilla z uno di ajfen%o> &uno di 
■ ■ : abro* 



abrotano: ire di artemifia:me%£a oncia dì ca~ 
ndUy&altr piamo di noce mofcat a. faccia boi 
lire alquanto in acqua , delinquale calda uada 
largendo con alcuna fb ugna fu lafchiena.ò in 
luogo deltacqua ui pongale materie cotte lega 
$einunófacchmo.\ . -. 
, ... il chefelegìouerà poco; mefcjoli infieme, mai 
wcia& me%ga diolionardinpi&parirmntijti 
"gìglio bianco con una dramma 'di poluere dknPr 
ve mofcata:& ne unga . ., • --.. ; a , v 

. pigli una oncia egualmente di olio di,ane~ 
tho y & di olio di chamemilla: .due di oli®di gi- 
glio bianco;^ duedrame \di cera nuoua: iema- 
li co fé dh faccia al fuoco , & mefcoli a modo M 
unguento-ydelqualene unga la f ch'iena , .; i 
. E x parimenti utile al dolore de' lobi, fé elUibe 
uè ani fi & cumino poluerizato , & fi lauicon 
acqua caldai ne beua di tepida,, ma ciòMo^e 
ri il medico con grande auedimentp . . .. - . r: 
, . SE imenfirui.foprauerranno in troppaab^ 
dan^a;faccianfi bagnh& lauande.alla natura; 
iequali habbiano uiriù ài Urmgere moderata- 
mente . dipoi leghi fi il uentrecon alcuna fafeia 
lunga: &. porgankfi cibi fìr ingenti . 
• ■■■DA^Hffiìfc-mJfoJfiod^lori^nJbpportahHi^ 
fatiche ;deue la leuatrice legarle le, braccia fizet 
Jiffimamente yjraa non ipiedh ne le gambe ^ dipoi 
•attaccarle una uetofafotto le mammelle few^t 
taglio. : v ;• .. , '...;.■... ..-. ;,.^ 

,, -■. ' " oltre 



fr E K Z 0. 305 

*OkW a ciò bagni panni di lino in aceto 3 & 
gliele ftenda fui' uenire . nelquale acetone cono- 
Jeeraeffere opportuna ; powgtf poluere fattd'fi 
come è di fiorì di pomi granatici fcor%e loro-idi 
taf ohe yà, terra figìlUta yòdtboloarmeno , di 
(angue di dragOydi lapis hematìtes^di rofe rofje> 
dimcenfo biancOyò di galla .le quali tutte cofe % 
Ò in parte può etiandio impalare con nino ne- 
gro ,& empierne alcun facchetto eretto ■>& ro- 
tondo della formo 1 del deto graffo : & ficcarla 
nella matrice. 

In ifcambio del modo narratOyò pur con quel 
lo infieme le unga il uentre ,-& dentro & fuori 
della natura con quella compofitione . Metta al 
fuoco me%$a lira di olio mirtino , & me%ja di 
olio rofato:oue mefcbi due onde perfpecie di ca, 
rabe y limatura d*auolio 3 di corno di becco* di co- 
ralli roffiy di terra figillara>& di incenfo bianca 
tutti polueri%ati, & be mifth & disfatti gli olif 
ui aggiugna tre onde di cera btancajaquale dif 
fatta mefcoli infieme >& leni dal fuoco . ma di 
quefìi medicamenti fia detto affai: che>se più ne 
le farà dibifognoy intenda , quanto ne habbiamo 
ferino nel fecondo libro al capitolo > nelquale fi 
mostrala uia del fermare ilmenHruo . 
-■ MìA>auatiyche ad altro trappaffiamo;ci pia 
ce di ricordare alla leuatriceìcbe per i lungi m$ 
fimi ritenuti y & per effer fi rotte alcune uene 
nelpartOt èneceffario>che ne efea molto fangnè* 
: 4 pò* 



L I W IL 

a poco , a poco : ilquale non è conueneuole , che 
chiuda fino , che non è compiuto il fettimo gior- 
no, ò il nono : an%i uogliamo, che non ne prenda 
cura, do uè non ne foprauenijfe troppa quanti- 
tà : che aWhora deue frenare il fuo corfo im- 
petuofo. 

E Ti percioche la matrice a guifa £ alcuna 
fera feluatica per la fubiba euacuatione fatta 
leggiera hor qud,hor lane uà uagmdo ; amene, 
che ne nafcano digraui , & intollerabili dolori^ 
onde per alternargli. 

Tolga la leuatrice cime difambuco ,&lepc 
§li,& ne cani ilfucco, nel quale, & in bianco di 
cuo dijlemperi farina d'orbo :& ne faccia frito 
le,lequali porga alla donna » che le mangi, dipoi 
le dia bere uìno,ouefia bollito cumino. 

Se la matrice per cagione del parto fi uoglie 
rà del lato deftro della donna ,& le pur gattoni 
nonfegtiitinoy ellafmte dolore nel fondo deluen 
tre, ne lombi,& nel molle de fianchi;& graue^ 
tra nella defira gamba , &ftupide%£a però fen- 
%a tremore, & le leuatrice non può toccare U 
bocca della matrice . 

+Alla cura di ciò bifogna dare alla donna me 
dicamento,che la purga di fopra,& difotto,ma 
fiu difotto : & fomentare fimilmente tutto il 
eorpo>& ferialmente la matrice. 

Entri due uolte al giorno in alcun bagno per 
piò apparecchiato, 

II 



T E IL Z 0. 304 

libere Juofia qualunque cofa le piace* fola 
che per opera non uede efferle nocino, mangi 
cauli. dorma colmar ito. 

DOVE alla finifira parte* ò alla cofcia fi- 
nifiradefcendeffelamatrice;graue ì & acuto do 
lorc ne uien nelombi,uel molle de fianchi, & nel 
la iftejfa gamba finiftra , & perciò ne uà %pppa. 
Ver ritornarla adunque alfuo luogo pigli la 
doma alcun medicameto,che la purghi da baffi* 
Il giorno feguente fi faccia fumigio fintile i 
quefto. franga fi or%o>& foglie £oliua> & ptBi 
fifottilmete galla,®- iufquiamo, nelle quali tut 
te cofe mefcolate in buona quantità òlio , // 
qual pofio in alcun uafe nuouo fi faccia fuffom 
gioquatro giorni. 

La fera poi beua latte di uacca,melle% & ac~ 
qua mifliy&facciafi alcun bagno caldo . 

Et , quando la matrice occupajfe il uentrea 
trauerfo &fia tortale pur gattoni, le quali dia 
%i appareuano,in gran parte jparifcono, & non 
fonfimili à quelle di prima , ma peggiori ,&in 
minor quantità . le preme dolore nel fondo del 
uentre,ne lombi,®' in una delle co feie. 

Ter la qual cofa è neceffario,che la donna tol 
ga qualche coja , che la purghi da baffo*& far fi 
alcun bagno*® alcuna fomentatione. 

Li quali rimedij, poi che ella haura fatti cofi 
la leuatrice uada rimettendo al fuo luogo la 
bocca della matrice. 

Voi 



L 1 B A, 

Voi fi faccia fuffomigio di cofe odorifere. già e 
ciafudacojcia fana,& di inferma faccia fa 
mentationey&fia diligente in ciò:perciocke egli 
è un maliche diffìcilmente fi parte. 
; ULLE uolte la matrice fi auicìna aUufci 
ta. onde la donna uedendo ciò nomiti jpefio , & 
mandi alla matrice fumi furienti, fino che fi 
farà fermata al fuo luogo . 
* Il uiuerfuofia di cibi che non mollificano il 
neutre » 

Ma y anela matrice efca fuori, uien un calor 
-Àìfebre in quella parte ,& in fondo deluentre* 
orinala donna a goccio la, &fi>ejfo>& quitti fin- 
te grande, mor dimenio . 

Terò a prouederc'hcnocanfi bacche dì mirto* 
<jr r a fura di loto. & la decottione fi flia per una 
notte al fereno , della quale co fi fredda bagnate 
il.liiogo, & leggiermente ui foprapontu le det- 
te cofe cotte,&pofte infume, 

jLppreffo bma acqua di lenteymelley & ace- 
to mef colati, poi nomiti fin che la matrice farà 
afeeja quanto deue . 

il lato do uè ella dorme fia ben alto da piedi» 
& faccia fi furao* che puTgì alla matrice:& al 
nafo che fia odorifero . 

I cibi fuoifiano molili & infrigidanti.il nino 
acquofo,& bianco, non fi bagni > ne dorma col 
marito. 

U A fi la matrice in tutto cader à a baffos 

fopra- 



T E yj^ Z 0. $Q? 

fiyprafrende alla donna -un dolore grande nel 

fondo del uentre»ne lombh&nelHnguinaglie*~A- 

¥ z£t fé troppo fiarà} la danna a prouedep%j;ìnQ 

fin^a gran difficoltà tornerà aljuoluogò* . -.1 

. Qj$ejh> male juole auenirealle donne» che n& 

nelle del parto durane alcuna fatica y-atoecan^ 

dpìbauriofefa la matm^ò fi faràgiaciutacol 

marito nelle purgatìonu . . . 1 

- • -*d- .quefta noia rimouere y fono neceffarij qui 

aiutiiChe pofli alia matrice la mitighino yetrefri 

gerjno;&,fe parte alcuna far a purgata*, quella 

lauauco'a umo > ùutfiacùìtù alcun pomo grana. 

tO)poijpingerla dentro, 

Jfypreflbfa bifognoliquefaremelle , & ter- 
mentina. in parte uguale* & infonderla alle par. 
ti uergognofe . 

,,, Giaccia la donna fupìna co piedi in alto* &. 
quanto Bara in quefio fiata» tanto fi afiengaudax 
cibi;ma beua parcamente) fino che fer armo frap 
faffajti fette giornu : :u % ? 

Et fé la matrice uorrà ritornare al luoga de 
ìgito ; non accadere far altro.ma non forcando, 
freghi fi bene , & lauifi la bocca della matrice* 
foil&lìmfcajcwfiem&dipece* ■;,;, , .—- : - .-;„■ 

Leghinfi i piedi ad, deuw f calai gcciùcheìL 
capofila benjbajfo; & conia manofifingafitdm- 
ttola matrice Jamfipohetlighmfi, mfiemtkct^ 
fcie 3 ùtmfiÀwioxi l&dQ.ttMpimMn M)<ùnma 

"ò Qj Mangi 



LI J i 9 
. Mangi unfoco dì fucco freddo (For%o>et non, 
altro ♦ 

Il giorno feguente fi ponga diflefa fui letto, 
et appicchifi alla coj eia alcuna uentofa bengra, 
4e, là quai fi lafcia tirare per una lunga pc^a» 
& niente altro fuori che il fucco (Forzo piglhfi 
no a fette altri giorni . ma ,fe lafete la noiaffe; 
beua un poco d'acqua, 

V affati i fette giornheominci a mangiare ci" 
bi molli > et in foca quantità. & quando uorrà 
fiancare il uentre;il faccia giacendo in letto,fi- 
no a tantoché fiano frappatati i quattordeci 
pomi. 

Quindi fi faceta fomenti tepidi, ma meglio fa 
rà V acqua rifcaldata al fole, camini poco & rio 
fi faccia bagni» ne prenda medicamento alcuno* 
che le f doglia il uentve, i cibi oltra che fer anno 
di pocaqmntità>nonfiano acuth nefalfi , 

Et ricor difidi far fumi che puzzino aliamo. 
trice;& che poi che comincierà a caminareypot 
ti legame che non lafci feendere la matrice. 

J>OVE la bocca di quella liueniffe fuorì % 
come il più auiene alle donne > che non fanno fi» 
gliuoli}ciò accade per fatica, per la quale la ma 
tricefi farà rifcaldata, & fudata. 

Curi fi con modi narrati difopra* órprefla- 

meu\per cloche fi far àfanayna fterik rimarràm 

Ma, fé la donna non ne prenderà cura;la hoc» 

C* della matrice fiarà fimpre fuori, &dura, 



T E ^ Z ò. 506 

& i/ronderà cadendo marcia uifeofa, & pu%gù. 
lem e> & in proceffo dì tempo il male diuerrà m 
curabile, 

z Teròyouene appari fca fuori; lauifì co acqua, 
tepida y & linifeafi con olio, & nino infiememi- 
§ìi. poi fojpingafi dentro, &faccianfi fumi a 
quella che puzzino :& al nafo^ebe fianc odori» 
feri. 

Et, fé effa matrice fojfe fiata lungamente fuo 
riin manieraychefiupidayet fredda diuenutafof 
fé ; bagni fi con molta acqua calda fino > che ella 
fi rauiua. 

Et y fé ella già fi cominciafie ad enfiar e\f accia 
Ufi fomento co acquaci aceto miflùnellaquaU 
acqua fiano cotte foglie di lauro iòdi mirto, poi 
piaceuolmete fi madi alfuo luogo, et fi unga c& 
alcuno unguentOyche le fi conuenga quale è quel 
lodicera.Qndeyfe.effa non fi mouerày&fi difen 
farà; non fi faccia altro. 

May fé fard cenno di ufeire ; lauifi con acqua 
primayapprejfo le fi mandi un poco di aceto tepi 
do y alla fine fi unga. 

ì ET auertifca la leuatrìcc dinonufare olio* 
ne alcuno grafcio y ne cofa>cbehabbia grafeio in 
torno alla matrice. 

*ALLE volte alcuna parte di quella firiuc- 
fciayO s*inuolge y et intrica co altra in guifa>cbc 
la donna non ba le (uè purgationi:ò,fe pur ne le 
ha; fono poche* cattiue>& dolor ofe: <*r quando 

SU * fi 



fi giace col mar ito } ferite dolor tiperdoche ihtù& 
cariala offende,&per quefi'o impedimento non 
ritiene il feme 3 le duole nel fondo del uentre nel 
k4mbi:& la bocca della matrice al toccare non 
fi fente. : 

Et perciò } quando il medico uedrà queWi ac- 
ddentiyprima faccia fomentare il luogo conuri 
na ueccbia. doppo quesìo beua decottione dilen 
li con la quale fia meUe y & aceto mifto. 
" Il che fatto nomiti, appreffo bagnifi conac* 
qua calda* \ 

Quindi, fé il medico uuole cono f cerere lì rU 
me&j ufatìhhahhiamogiouatiyf accia porre in 
4lcnna mghiUara con alquanto di fole olio per 
fetto caldo: et fatto la dona te coperta fi metta, 
che ne uada il fumo alla matrice , ìlquale odo- 
re fé quindi afcenderà in h occay dica pur ,cbe il 
giorno feguente la donna faràfana 3 & cbesm-, 
grauiderd, 

Ut lefifoppogalanajaqualefia ottimamete 
unta del pia preciofo olio» che trottare fi pojfa. 

Il giorno apprejfo tocchi la leuatrice^feni 
ta,fi la bocca della matrice fia dirittamente al 
fuoluogo. . . ". % 

Etyfe ella dirà>chejiia bene; faccianfi fomett 
tationi per tre giorni con cofe odorifere*® 'for- 
winfi fupvofttQrifyche non mordano^ purghi . 
noia matrice* 

Poppo $&efii aiuti dati kxift tre r giorni , con. 
ìì. ■ -"■;_•- bagni, 



&*g»Q0J?? #4«e cotte berbe 3 jìorii&femf grazi 
^odoriferi, ' 

t , Et quando pai ne uerrano a 1 [noi tempii me 
&rui ; la dannata mattina a digiuna fen^a ha- 
gnarfi r fi faccia qualche odorato profumo~aUa 
matrice,&uada a trottare il marito* •-.•-. 

Etfappia la donna y che [e di qiìeft&malenon 
prenderà penfiero, & curai ella nediùerràjìe-* 
rile\ .- ..-■•■■■.... -.■:...' 

- Se la donna hauràdifficultà dì fiirareiflemft 
irate in uinopoluere difolfo 3 di nafiurtio 3 di ru~ 
ta 3 & di cumino & per jbecie 3 quanto è uno. gra 
no difaua y & datelo a. digiuno alla donna >«che 
beua.maegli bifogna mangiare poco 3 & di ra* 
do ♦ alcuni in luogo del nafiurtio n'aggiungono 
cardamomo, 

r jlVlEl^fL alcuna uolta 3 che per la difficoltà 
'del partorire fi facciano piaghe nella naturarle 
quali guarijca co olio rofàto, nelquakfia mifio 
fucco dipiantagìne , <& di bacche di folatro* & 
con lana , ò altro modo nel difìilli . 
*'. pigli un bianco di quo piatte di donna 3 etfuc 
codi portulaca: & di tutto fatto un corpo ne li 
ìiifca il male* . 

Ma migliore medicina non può trouarfi della 
poluere fatta dì confolida maggiore fecca , di 
cumino, & dì cinamomo infume me j colata >e£t 
fyarta al luogo impiagato : per cicche si falderà 
ottimamente^ Queptirvon sifaldaff^engasì 
* £Ll 3 quelle 



quella cura,chefi fuole,in curare te piaghe* 

Et, fé doppo il parto per colpa delle purga* 
tiom nafcefjero puntute intorno alla bocca della 
naturaìpefiate come di bue con buturo, ò gra~ 
fcio dioca,&anifi,et fatene pafia,laquale come 
unfuppofitorio acconcia, la ponete là,ouefono 
lepuHuie. 

SOyp alcune donne \alle quali per lo preme 
re,che fanno neWhora del partorir e, e f ce fuori 
lo inteflinoJlche quante uoke auerr aitate jarà 
ufficio della leuatrice rimetterlo dentro con le 
mani rìfcaldate inumo bianco. 

Effe per ifciagura foffe enfiato tantoché no 
fot effe tornare al fuo luogo;deue bagnare lana 
inbuturo,& uino infieme liquefatti : & quella 
inuolgere intorno allo iniettino fuorché lo enfia 
mento fi mitighi, & dfiolua: dipoi pianamente 
fojpingerlo là,ouefiftaua.&,quando non hauef 
fé alle mani buturo;bagui la lana in latte tepi^ 
dotcbe ne uexrà il medefimo effetto* 

Et, come farà al fuo luogo{deue ponere di fuo 
ri unguento fatto di ma]ìice,incenfo,& cera:& 
legar loui affiti flrettamente;accioche non cada» 
& ciò bifogna perfeuerare tante uolte, quante 
ne uerrà fuori, fino, che fia fermato. 

Et, fé non hauejfe detto ungueto,farà il mede 
fimo la lana bagnata in olio di mafiicejidi j^;V 
go nardo caldo legata fopra. 

Ma youeper tutto ciò non fi rifiefiefagml* 

inte- 



inte&mo co acquaio uinobiancOiOuefiano cotti 
ftmplici i chedifecchino ì & firingano : fi come è 
gallarci di cìprejjo,carabe 3 maftke > incenjo ì e& 
[angue di drago, & y quando ne Lo baurà lattato; 
ci forgerà fopra pcluere fatta di corno di cerna 
ar fo 3 &nel manderà ai ' fuo luogo* 

SFOLE accadere y che pia dìfficùltà delpar 
tolanatura>& la parte uergognofa di dietro fi 
facciane un fot buco , donde ne uien fuori la. 
matr^ce 3 et éindurifee. alche bifogpa prouedere 
in que&a guifa , prima fa dimefiieri riporre la 
matrice con alcuna fomentattoneyquale è lafe- 
guente, 

Tiglifi uinotùuefia bollito buturo^ diligt 
temente fi fomenticon quello* finothediuenga 
molle.'che alUhora foauemente fi deuemmdart 
dentro, dipoi il chirurgico dia da tre % ò quattro 
fumi con filo di Jet a alla parte rotta.appre£ò 
ftenda nella natura alcunape%%a di lino gran* 
desquamo èelladaquale linifcadi pece liquida* 
donde ne fegua^che la matrice fila ritirata pel 
fetore y cbe ne mena lapece. 

Maafcoltinoy grojfermno te donne un gran* 
Aiffimo fegrcto diguarire cotale pìaga^ quafi 
ogni altra fen^acucirla,nedarui punti, trouì* 
no duepei^e diUmJacuilunght^^fiaugud 
le alla piaga 3 & di largherà duedeta;fulequ€ 
di Hendino alcuno tenace empiaftroi &àpficc% 
-Ufi^quakè la pece: et poi ne pongan<yfmmdal 



tono de fati, & l * altra daU 'altro in manierai 
che ninna altra co fa fuor » che la piaga jclajl 
negga . le'quali peyge come faranno, beneattac 
cate^uogliamo > che il chirurgico cucifmfen%a 
toccare la carne* ilche fatto ui infunderàpece lì 
quida . 

Ett'jpoìchehaurà acconcia la piaga fecondo» 
che habbiamo dimofirato ; a douernela, falèars 
mjharga dìfopra poluere fatta di cofolida mag 
giore,& minor e>& cumino. 
; alcuni pigliano eonfolìda maggiore ,&m 
fanno poluere con cumino >& cinamomomifti» 
&> come la ui hanno meff affanno ftare la, donna 
in letto co' piedi più alti dtì debito :,& co fi.dimo 
rare fen^a moHtrfi per ottOiO none gipm'hman 
gìandaJwu:eado>& andando del. corpo,, , -.- 
i Ma guardi fi di non entrar e in alcun bagno fi 
no, che il medico non uedrddouer.fi comportare* 
fugga etìajtdio quelle mfe, che le facciano tuffi- 
re; &i cibi* che malageuolmentefi digerì fcma. 
I ., -JEif* quando la donna ,a cui fi ano utnuiii do 
lori del partorirei dubiti dì co.fi fatto accidente? 
èem fi farle fimile promdimento . apparecchi la 
ttemtrice 'alcun panno sfottile di lino > & mio oc 
€oémU4gmfihchee\ alcuna palla lugbetia.&* 
quefio ficchi 'nella parte uergognofadi dietrozac 
cloche mgH wpetuofi premiti della donna per 
mandar ne fuori la creatura xquiui ben fi fermL 
\ OITRJE a,quefio 5 qualhom auengaitbel'jim.- 
^ :•;-;'; -~ ■■ " bilico 



Mlk&dellaldonna fi slegh& fi apra; tolgala le 
natrice alcun fetdle ltsìgm y et intorno a queU 
loinuclga fottìi -panno di lino, & ungalo con 
■quefia compofithne* . . , , 

T0lueri7g.teince.nf0. bianco* & me filiate c$ 
bianco diouo in guifa -, chefia come liquido mei 
Mycon che unga l'umbilko dentro > & fuori: <£* 
itlefigno unte col. mede fimo aggropi alla parte 
<rottadeWumbilko. • . . * 

- . SOl^Q alcune » alkquali s'empie la natura* 
& i luoghi matrkali dlueto^Uquale quiui ehm 
fa la? ne reca dolore grauiffimo*^" enfiamento» 
qua fie curi ladeuamee fumentando con acqua* 
in cui fi a cotta fenape>&_cipolla*. 
- ..", *4.D alcune prurifeom k raccontate parti \le 
^quaUgrattmdù fiorano .onde m nafeono ir*a$ 
^ognofiyCÌKnd'C.merim •dano molta noia. di che 
accortafi la levatrice Ja unga cQuJamankra 
fegume* := .,.. ■ ,. . . , •■ 

Troni un pomojbolo armeno* mafim» olik&r 
m0^ióiukm^Md^ i c£ra > j& fetm & fagowpon- 
%accfi . mmdlUpotm falle, fior^a . difum» 
°&M£anwe émfà&fìé' &k$ mlpong^al fuo 
€0 in alcun pignato con Polio* lacera* il~f$uo x & 
t*[ MMì&iquaniofoltiwxlpargaHi.ihmft. keJo 
*&Ubano*& il bolo arme.nù*di poi iìcojì.pey- alcu- 
na pe%%a> & r ufi-che oltre all'effetto parratq x 
J mimò all'ar [tir* dtlfuQCQ, & dell'acuita bo* 
aliente.. ■ ' . 
«■■•.■-;■-. Onero 



Il B 1^ O 

Ùuerofleperate in nino uecchio polueredi fa 
glie di oliua*di hedera*dirubo*e di pomi granati 
dolci l; bagnatene carne frefca& per una notte 
la uifupponete* la mattina leuatenelo*& lana» 
tetti con uino*nelqualeftano cotti mirti. 

Totete anche Unire il luogo [corticato con 
grafeio di bue , & farne fuppofitorij : & ap* 
prejfo con uino*ouefia cotto mirto* lauarui. > 

O pur inuogliere in peli di lepore foglie di ro 
fé macerate in nino , & ni fupponete.qmndila- 
uateui con nino garbo * è altroché conforti. ; 

Pale molto Unire la parte offe fa congrafci<i 
di bue*buturo* grafeio di oca*&oliodi mandry 
le dolci infume mijfi. 

Giona affai Unire con acqua* nella quale fia- 
no cotte mandole peHe*medolla di bue>& un pò 
co di farina : poi lauarfi condecottione di bac- 
che di mirto . quefìi rimedi fono utili alle feor 
ticature* & alle piccole ulcere* che uengono 
ne* luoghi detti. 

jlL L E uolte uiene alle donne di parto 
grande abondan%a di Sangue dal najo : ilquale 
fermiamo con alcuno empiafìro» quale è il je- 
guente. - 

Tigli la kuatrice terra creta * & dffiemperi 
con aceto : delquale fienda fu la fronte* &k 
tempie. 

Ma* quando per cagione del parto ella uomi- 
tajftf angue; uogliono alcuni mcdkhche fia im T 

piagato* 



T E j^ Z 0. 510 

p iagato,& rotto alcuna parte del fegato .la do- 
na fente un dolor e^che le uà ferie uìfcere 3 &le 
farebbe le fi fi r appi il cuore. 

*d curarla egli fa bifogno lauarla con molta 
acqua calday& que aiuth che ellafentegimar- 
le*donarle. & oltre a ciò per cinque giorni dar T 
le d bere latte diafina;poi di uacca negra in tan 
tocche fetida mangiare cibo alcunoyuiua dilata- 
te quaranta giorni, la fera beua fefamopolue^ 
ridato. ; v 

Di quello male nehabbia gran cura il medi- 
co. per cloche egli è pericoloso. 

iiLT BJZ fonùyalk quali doppoil parto ne 
men fuori la matrice, quefie aiuti la lemtrice 
wn qualche bagno >oiie figga : quak è quello* 
thefegue. ... v 

Faccia bollire in acqua tanto, cbelater%& 
parte di quella fia àHeguata,ugual parte di ar<* 
temifia , ginepro > camphora , <$- affen^. di- 
moila ponga foauemente in lettor giaccia con 
piedi, aitila finche la matrice torni al prifiiso 
**ogo* 

. Ehcome ui farà ; cofi.fiemperi con olio mu- 
fcellino, odipulegio ugual parte dì polmre y fat 
tadigalanga$igo nardo, pulegio, garofalii& 
nocemofeata, dipoi leghi tutto in alcuna peT^a 
4i linouecchia >rara> & fiottile facendone cota- 
le,quale è alcuna faila> laquale ficchi nella na- 
*¥r*jMcioc,he limatrice ngn uengapiufucru 

V. * ' & 



^ x i m % <r 

•& [oprala natura leghi alcuna fafcia, percfcg 
non efca lapalla.Etyauantiy che ne lafafchpon 
gajìi le reni qualche empiaHro :fi comeèque^ 

- Tfìlueri^i dinafiurtioyhacche di lauro , incen 

fo y & cinamomo quella quantità > che fa bifo- 

gno d'adoperare:^- lapoluere [caldi al fkoeo y et 

mefcoliconmelle: & caldo fu le reni conia fa± 

[eia, che tiene lo invoglio, nella ,natm -accinga. & 

imponga alla donna , cheflia no uè giorni fupi* 

•na>& piuyfe.farà bi[ogno.& diale mangiare ci- 

biyche non le moiia.no ne il corpo , ne l'urina ." .» 

jipprejfo quejìo la leuatrìce ponga fu quella, 

Alcun piumacioloyche Uringa fi, che non efca, fé 

non quando hanno uoglia di urinare . & co fi le 

lajcifino alterco giorno: nel quale leordimaU 

icun bagno y & fbarga nella natura , perche 

-nons'mfiypolueredigengeuoypirethro , & <a*> 

-mella^y * -.. :■•■% 

*:£ C H 1 foprauengonole'hemorrhoidinei 

<pàrto;[actia bagno di affen^o, abrotano, canelf 

la,&fcor%e dicaffia. lequalì co[e bollano in a/* 

• no fino, che fi fia dileguata la meta, nel quale la 

"domiafegga, 1 

Donde, quando farà ufeit a;h abbia la leuatri 

ice oliomufcellino, òdipulegio,nelquale fiame^ 

fcolata poluere fatta dialoe.nelqual olio bagni 

bombafciOy& nel ponga fui male. « 

l^yiSCE Ad altre- dolore nelle mZmett&fat* 

tv 



to dal latte. ìlquale kui con terra creta difìem- 
peramin aceto* &empia$ratmn fcpra. &"ap- 
freffo neMringa il lati ema pùnta fomenti quel 
le con acquacalda. ..; ; 

M ^>feuifarg£ffl»$ualcbeapofi£ma; faccia 
il chirurgico empia/ho dì maluauìfchio , afien- 
^òiartemifia cotti^pefiicon affugna . &>co* 
me il capo delapofiema appare yptfti deicìdi 
*i&ce,&li ui ponga fapra, perche fi rcmpa.way 
me per ciò non fi rompfte; nel tagli con isftru- 
mento huonOfé' ne la prema poco .dipoi Umetta 
pifì&ogm giorno due, & tre mite Imita diro ffo 
di ouo-^dijmguentQ fatto di huturo cotto nel 
Maggio, di roffi di oim y &ditermentmaz che è 
medicina piaceuole& ottima* 
<. ET,daue la finga fi fcfie fatta fifiola; la e» 
ri cofubagni alcuna radice di elleboro negro net 
tai&mondamoliomnmelk^uifpargapol^ 
uer e di lappa brufeiata ': per cloche ne amaqgm 
e^i^eciedififiok,folochenonfiajfra 1'ojfo.gr 
quim mia ponga fino x che fia fecca : & poi/aldi 
Upiaga.. • . 




x ir *i o 

Doppoil parto fé la matrice per la gra* 

uezza del male rimanere indegna* 

ta, & infiammata con che ar 

teficuri.Cap.XlI.il. 

\FIEls[E, che per la graue%g& 
del parto $* indegni* & infiam. 
mi la matrice da onde la don~ 
na [ente un gran dolor e j£ uit 
ne un poco difebre,& un ca- 
lore l'occupa continuamente 
U uentre.ha fetente dolgono le cofciejefi gonfia, 
il uentre dabaffoi&lefi muoue il corpo, le feci 
del quale fono cattine, &pwz£plent'u loftom* 
cho fugge il cibo 3 & il bere y & non può digerire* 
& alcuna uolta le par fttjfocarfi. 
- Et perciò > fé f uditamente ella non è curata; 
uaa pericolo di morir fi y come alle fin auiene* 

Sorba adunque fugoli di farina di fomen- 
tò oue fiano cotte tenere foglie dijambuco. 

$i faccia empiafiro al pettinecchio^ebe re- 
frigeri. 

Bsua acquamellata, & uinoacquofo>mangi 
foco.fermifì il uentre& rimouanfi gli altri ac 
cidenti,fi come è . 

Se ella patifee fojfocatione , cocanfi lenti in 
aceto, fde y con molto origano . mangi mercorel- 
la t & nella decottione di quella forba un poco di 
e -■ \ fi or 



r e ^ z o. *u 

fior di farina bulina. 

v Et, fé il dolore le daragraue notatigli me- 

dicamentiyche mandino uia i dolori della matti 

ccmangt àbi,cbeJimouano il corpo. 

~> Soiéa^timdiotermentmafmslle^r u'm tepi 
do infieme mi/li . 

cMa, fé fari infiammata la matrice in guì fa , 
ehetfapmrtigmndolore ; facciafi alcun fumi 
gio di foglie di rofe, &> di cinamomo 3 ilfumo del 
quale riceuala donna alla matrice: percioche le 
acqueterà li dolori, libali perfeuerando appa~ 
tono le feci del uentre cbolericìe ì & pu^olentù 
però fé non uisi prouede ytnUore la donna fubi- 
tornente* -, . >-.;.: .... _ 

Tongansi adunque al uentre ' cocche refrìgt 
tino* in maniera perocché alla donna non J opra- 
uenga borrorebeua acquarella quale sia mact 
rata farina con molta fimola. forba uino di po- 
mi granati inacquato 3 con un poco di farina di 
lente difopra. 

Tolga etiahdioper bocca la decottione di le* 
fe^mmoyfak^lio^ aceto fredda .&,fe egli 
parrà al medico, pongasi in alcun bagno. 

Facciasi anche empiafiro dimufco marmo % 
& formisi unfuppositorio di farina d*orzo , di 
cenere di uit'hdt [emidi lino bruftolato et cuoca 
fimacetoyet olio,fino che fi faccia pafta>& quel 
la ben calda fi fupponga . 

£ nmramgliofo il ficco difolatro infufo aU 

U 



la matrice % ma ni cafi necejjkrif* i -,:'•■ v ■*.', ^ 
. Vale urico il fuoco dibictoìa y ò di : ramno 

Similmente poua il fì^ccùéi^c^a^do^mi 

Ma con qveUo diapÌQ^kdkwmnjoyouerMbie* 

tola . -■.'.-.•■ . , -. ■ .,■•■■■■ *:* 

- T^onmtno èutilelamedolla delfambueo>& 

■ la più tenera parte di quello rafa >&^f%p,n 

..■• L y ahfmtÌQfe$o\&Muolto in lana lotiima 
fitppofiò-t ma ifeuerràhorrowalla donna; h* 
nifi. ■ ■;;■■..-■-' - ■'■■"■■' '-' e, ...wù 

, . 1/ pwa. jfo«o i» graffò* farina di fomento 
co un poco d'olio è buona uiuanda a togkwt Mi 
laìnflammatione. . :rV:. u • 

Con la qmUi fé fojfe alcuna ulcera mordace* 
s 'infondi dia matrice grajeio iocajermttma* 
& acqua tepida infieme mMU , - .. ; 

; .1/2, faogo di quejlo e buono il butti o in melk 
liquefatto» ' .;••■.. ^ 

; Similmente uale la ulte albagia mìrrba > &■ 
il melk con buon nino mgrQmefcQlath& tepi- 
di infitfi* ■.." ..-.:.■ 



r E II 2 G. 313 

Finite le purgationi della donna.di parto> fé 
le feguìteranno alcuni cori! di materie fan 
o-mgnejò biancha ò di altro colorejmarcie 
de corrotte 3 come fi conofcano& fi cu- 
rino. Cap. X V. , , :. 

^ÌT ignorala della-, leuatrw K 
ce, ò da. uà fi debili rotti del-, 
lamatric? x Qffóì parto fccciù, 
% q dalla creatura troppo gran 
de,ò ufeitanon debitamente^ 
ò finalmente da altro acciden 
te rimangono le purgationi ad alcune dome 
più tempo di quello,che fi richiede, kquali uan 





& ad altre di altro colore* alcune le "partano 
più mefi,che paiono marcia,liuide,cmmaterie r 
che fomigUano pe^getti di carne, altre ne lehaH 
noacquofe^altregialleiUèrdhònegnccie* 

^Adunque quelli finjjifefono rofsi; nafeono, 
il piti da perdimento, alleuqltedafebre,et^ef 
fo da menjlruhì quali effendoHati affai tempo 
ùcculti,ne umgano con empito* 

Islafcono anche dal parto & dalle febri tur 
fiemeyikhenedimo^ra^fefiacopiojo molto,& 
€ongruwm}, _. v , 

Dolgono alla donna le giunture>&' li mufeo*. 

_„ ........ ., . . J{r li! 



I l B 11 

li, uienefiupide^a pel capo,& freddo allega- 
be.fuda molto, ha mor dimento nello fiomacbo, 
freddo, &febre. in un mede fimo giorno haurd 
rigore più mite* & fuderà, oleum uolt a alle 
membra di [opra, fi fanno motti $afmofh& al- 
cuna uolt a nelle parti da baffo, & neW ingui- 
nale difeendono acuti, & forti dolori fintili 
a quelli a che uengono nel tempo del partorire > 
alle uolt e fopr amene difficultà d'orina, fifecca 
la bocca ,& patifeefete, la lingua è afferà, & 
li deti de piedi maggiori fi ritirano, i lombi do- 
gliono,& le mani fi fanno impotenti,& con t ut 
ti quefti accidenti nefoglìonofeguire dìfiorcime 
ti di nerui nelle parte dauanti,&in quella di 
dietro, etdaquefto in quel membro,ne uengono 
fin ebeperfor^a ne muore la donna, 

jLàuque uenédo à curar la,la mattina per tt 
pò le fi dia alcumedwametò)chefia utile alfo* 
perch'io cor fo, tale lafciamo nelgiudicio del pe- 
rito medico,etquefio medicamento non una uol 
ta,ma tre,& quattro bifogna darle; fi gran 
forfo di f angue ne uerrà. 

Et fé la donna no hauràfebre,uogliamó, che 
dia ufi cibi,ma s'ella ne lebaurà;ufiforbitioni, 
quali fono quelle,che fi fanno di panico, di lete* 
farina di fermento nouello cotta^alica cotta,& 
%ea:fimilmete il pane grattugiato,^ peflo,ma 
s'ella non bruendo fere uferà cibi,ella fi magie 
ra carne di Uf or e,& colobi domeUici^ <&felu4 

tici 



t £ it 2 6. 314 

tìci le§,& arro Siiti \#t carne ài capretto arofii 
tafen^a alcun condimento, ma pur uolendo, la 
bagni in un poco $aceto,mangierà fegato di ca 
pra,òdibuearolìito fui fuoco.om cotth che tre 
molano, ouer il roffo loro,formagio nonfalatOy 
etfrefco,ognijj>ecte di herbe deue lajfare da par 
te,ò cottelo crude, fugga il bagno. 

Giouano le Ugature, che fi fanno alle mani* 
& alle braccia,& fopra à ginocchi. 

jlttanchififimilmentegran uentofe fittole 
mammelle,hora dalla parte de§ìra, bora dalla 
finijìra,&fe per ifciagura,ò per cagione di que 
fle uentofe ne jeguitajfa difficultd di Jj)irare:elle 
fihanoda rimmere^ in cambio di quelle, fa^ 
.refuppofitorijycb'babbiano uir tu di fermare il 
f angue y diche altroue copiofamente tfbabbia- 
mo parlato. 

Et, done doppa molto corfo di fangueja fac- 
cia della donna,fi faccia pallida, dr gonfia* & 
fi etialmente fot togli occhi, & le gambe enfia- 
te,& Huentre ola matrice femprehumida, & 
aperta,& l'bumidita, cberìefce è acquo fa* & 
quale èilfuccoichefitrahe da carni crude;egli 
è neceffarioje la donna è robufia; a digiuno pr& 
uotar le ikmwitos&r ipofata da quello ,di fina- 
re,ml quale* e*r nella cena è ut Uè il foco cibo* 
j& il umo negro ben pure* 

GìouaetjandiaUbagmì&ilpaffiggMre^ 

ogn 'altra opera y che pojfa defficcarejkondejàajr 

}f %j x rati 



L I B X 

rà in ciò mangiare una fol uolta. al giorno, 

Ma y fé ultra li narrati rimedij la matrice n% 
fi lìbera da i cor fi detthfe la donna farà forte % 
& robusta; egli fi conuerrà darle Velieboro . 
ma habbìa il medico riguardo grandijfimo alle 
mrtàdel corpo, le quali fé non fodero cofi fer- 
me >come farebbe di mefiieri; in cambio dell'eli 
isboro purghi/i il [capo. 

Voi fatta la purgazione fi debbe curare nel ri 
manente, come far fi fogliano le donne fterilije 
qualrdaili raccetati acctdeti fiano fopraprefe. 
Oltre a ciò egli fa hi fogno con fiderare anco- 
ra Iettature date donneai colorile età j tempi*. 
i luogbij& iuenti;psrciò che alcune di loro fo- 
rte di natura, fredda^alcunebumideyalcune cali- 
de>& alcune fecehe.q a elle s che fono bianchigne» 
pino humide.lt brune fono fecche.quelle } chefo- 
- migliano il color del uino,tengono ilme^o tra 
auejieM mede fimo bì fogna considerare nell'età^ 
-ptrcioche le giouinette fono humide^&ilpiu di 
molto (angue ripieneJe attempate "fonùfeeche* 
■&■ hanno poco f angue . ma quelle età , che fon» 
tràqmfye due, hanno uguale parte dell'uno, & 
■dell'altro, ■•....-..■..-■• : " -- : ! --..-v.-..- 
- Ma io mando là,doue dipartimmo » debbe 
la donna che patif ce cor fo di j angue bere in ni- 
no corno di cerno bri*fciato>& pulueri^ato con 
toffi^mmùtì, dì farina, £ or%oicb€ il f angue 
■ ff-termenL -- - ^.V- T - '. ■—•--•'■ ■;"■ -■• • ■■ : • 

-'■■A i' Vi %ÙW 



7* È J^ Z 0* $i? 

. ^onmenouale la radice dì capiluenere put- 
wri%ata)& ì cecì bruflolati,& la farina di Ieri 
fé m2Jtii& con mtlle beuut'u 

Ottimo .fimilmente fttroua una dramma di 
farina frsfca diformento di quello anno,me%%a 
dì gomma bianca , unjcropolo d'incenfo , & un 
fioco di giunco odorifero, 

Giona molto bere u'm negro garbo , oue fio. 
mejcolata poluere di corno brtt [ciato, farina 
d*or'%o ) & cinque femi di cedro. 

. Fate etiandio il fucco 4i pomo granato doU 
ce,il qual pomo fia cotto in fuoco, & poi cana- 
io il fuccp, & quello con nino negro mefcolato* 
& beuuto, , ..... v 

Tre,& quattro bacche di cipreffo, & altret- 
tante negre bacche dì mirto pefte 3 & infieme , 
<3r ciascuna persele ottima medicina a quefio 
mafababbia però il medico riguardo alle for%t 
della donna*quefle bacche pefte difleperi in uino é 
-, Vna dramma di caftoreo polueri%ato con 
nino negro garbo non è meno ualorofo medica- 
mento ..,..-.... 

Ma afcoltate quefta bevanda . Uqualgioua 
af cor fo detto, & ad ogni male* che uenga nella, 
-matrice *pe$at e femi, & radici di peonia, otti- 
, mo cornino, & nigella, & la poluere mefcolatc 
in mno bianco ,& beuete. 

In detto nino fimìlmenteè buòno bere una, 
drà^difirkU ridonava potuere,et diro .tatù 

\r i fucco 



L I B 1^ 
fucco di pòrro, quefio rimedio ferma\ancora il 
fangue,cbe uien dal nafo. 

C nocete etiadìo forno granato in nino negra, 
poineleuate la fior 2 -a, & la parte di dentro 
col detto nino pefiate, & con un poco di farina* 
quefla beuanda figliate. 

Il feme del lino ,o Ver efimo brufiolato,& le 
foglie £oliua uerdi polueri t zate>& mille con ui 
no bianco beuete; che fermar anno finora fallo il 
[angue. ■ ., 

O pigliate ugual parte di coagulo d * afino < 3 & 
radici di pomo granato dolce, galla, & fucco 
pur di pomo granato dolce: le quali cofediligen 
temente peftate infume, le beuete. 

Mt doue ilfangue ne uega co f io famet eguaglio 
no molto le foglie di uiticefefte, &con uino ne 
grò date) & non folamente le dette foglie ma 
ogn altra co fa acerba ferma il fin fio detto. 

La onde il frutto del terebìntho fefio, & me 
[colato in uino s & acquaie gioueuole beuanda. 

Similmente il uino, nel qual fian foffocati 
gambari di fiume, & mefiolato con acqua , e*r 
beuuto è mirabile. 

Isjon meno gioua il fucco del porro beuuto, 

Ma,feperquefli tutti medicamenti narra- 
ti non fifermajfeil cor jo del fangne; diafi con 
tiiuo flerco di mulo br ufi iato, & pulueri- 
%ato. 

Ehàùuefujfe affai tempo, che la donna fotte 

neffe 



T E it Z 0. $16 

fiejjequefla noia;da non piccolo aiuto una jpon- 
gia brufciata^ pulueri%ata y & con nino odo- 
rifero beuuta. 

il feguente empiaftro è profitteuole molto 
ponendolo fu ringuinaglie; pefìate agfio>portu- 
laca^apio^ limatura di loto, & di cedro» & 
co acqua mettala ne fate empiafl-fQ* & bufate, 
-, Ouerpeftate rubo, ramno foglie d t oliua i & 
con acqua mellat a pur ne fatte empiafiro. 

ne componeee un'altro con foglie difam- 
buco io di minoiche molto giouerà» 

O pur ne fate uno di limatura di loto, di fa» 
glie dimoroy& di foglie di rofe con una paffa* 

Totete ancora fare fomentatione con acqut% 
nella quale fia cotto eruo 3 o faluia. 

Et molto uale 3 quando fi cuoce paglia (?or%p 
in decottìone di faluia,& hipericon. 

Totete fmìlmente legar e Jn alcuna pe^^t 
limatura diloto?& dì cipreffo cotti infapa^ 
quella ufar e per fomento. . 

E parimenti efficace U' decottìone di foglie 
d'alma ì ò£hedsr4\iOusr di mirto con paglia 
d'orbo* 

La decottìone fatta di. cof e aromatiche è otti 
ma, fé in quella bolla femola di forme to 3 la qual 
femola pur cotta infapaè non men ualorofa. 
. Similmente ìlfeme di mole bianche *& lera» 
dici cotte inacqua } & appreffo in quella acqua 
fia Uullitafemokiè fomento* che non ha paru 

$j 4 Sipua 



L I B ^ 

- Si può con la narra ta de cottione impafìarfe 
mola di for mento. & farne unpane,ilqual cai 
do fi riuolga in lana,& fi fomenti. 

Ouer nella devoniane di fer pillo ponete femo 
la,& fatene fomentatìone : che mirabilmen- 
te gioua. 

Ma le fomentationi fi debbono fare con Jpon- 
gie calde, & con lana molle, fé da grane dolore 
la donna farà opprefja. fi fanno ancora con uà- 
fi di terra rotta pieni d'acqua, ò con uefiche 
piene d'olio caldo. 

*Appreffo fi fanno lauande co fi. cuocete in 
acqua foglio di mte, di lauro s & schederà, & 
pon quefia tepida fi laui la doma. 

Similmente cuocete in acqua foglie ài fam- 
buco >& di lenti fco,poi la colate, & con quella 
tepida fi laui. 

cuocete in acqua niellata cipero, & una 
f*ffa>& fi faccia ìauandaal luogo. 

Si può etìandiolauar con acqua tepida, nel- 
la quale fia cotto fiengreco, o rubo ò foghe d'oli 
uà uerdhò di -cìpreffo, bài fer pillo, ouer di po- 
rno granato ,o di radici di mole bianche, o dì 
'lenti fio. 

Sprizzi fi fimilmente alla matrice il medi- 
camento , che fi fuolfare di butìro, di rag- 
gia, & di grafcio a" oca, o quello, cbe fi prepct 
Ta con medolla,& grafcio di porco. 
- Sì fanno apprejfo k narrate cofefuffbmi- 



T E K Z 317 

gì], à cor fidi fangue,fi come è, fé pigliate or- 
%p arrcftitOj&U Slargete fop vai carboni ac- 
cefiy &la donna ne riceua il fumo. 

Ofe in cambio diqueflo td ponete corno di 
ceruoycon oli uè acerbe. 

pur ella ne prendi il fumo di paglia d'or* 
%o,odiftercodibtte. 

La limatura, del loto >> il cìpreffo f ecco con 
uin negro garbo bollendo y è ottimo foffumigio 
a fermar il f angue. 

In uece diqueflo gìoua il galbanoy lincen- 
fo,o U y ragia bolliti in uino. 

pliche naie il fumo di corno dìceruo y &dì 
galla rìceuutOì per cloche fermali flujfo del 
fangue. ' 

La cicuta 3 o la mirrha } V'mcenfo mefcola- 
to con olio bollendo fanno fumo ; che riceuuto» 
fermati fangue* 

- Il mede fimo fa la radice di cipreffo con olio 
-rofato buUita,& mentre bolle fé ne prenda il 
fumo . 

- Ilcbe fa il calamo aromatico, il giunco odo- 
-ratOyil ciperùyhfexni d'apic,& li ani fi con otte 

rofato bolliti. 

La ragia pofia fu carboni di cefi >ne rende fu* 

tnOiCbe ferma il flujfo. . 

; LapoluerèdictnamomOy di mirrha y di fc* 

glie di rubo 3 ò di mentba con un poco di %a- 

..-. . ■ -. '-- v- frana 



L I S ^ 
franOi&florace calamita gettati fui fuoco, fan 
no profumo utile ai narrato male, magnar di ft r 
che la donna non ferita l' odore; per cloche far tb 
be meglio non batter ciò adoperato il fuoco fio, 
di legno di uite,ò di fi er co di bue. 

Si compongono fuppofitorij conueneuolì mol 
to al narrato difetto , qual è quejlo pedate rofe 
cotte in acqua con olio rofato>&k inuolgets in 
lanata quale ui fupponete. 

In cambio delle rofe cuocete in acqua fori di 
lotOipoi li peflate con olio rofato,& fattene fup 
pofitorio con lana. 

Voi ne fate un'altro con cipero* ìreos >et ani fi 
in parte uguali con olio rofatopeflu 

Ouer peflate in nino bianco foglie di mirto , 
& fcor%e di pino>& fatene fuppofitorio, 

Ouer ne formate un'altro con frutto dicipref 
fo y & incenfo in parte eguali pefii in olio rofato. 

Et uolendo deficcare il detto corfo, bolla ca- 
lamento in uinonegro>& inuolto in alcun pan- 
no di lino fi j opponga, 

finche uagliono le foglie di iufquiamoy & 
di cicuta mfume cotte , & formate in fuppofi- 
torio , , . ., 

Et mefcalatemfiemepori>malua>grafcìò d'ù 
ca } & tepidi fupponete, . V. 

Sipuofimilmente fupporrt f corte dì poma 
granatOyragia, &. buon uin [puro iufieme cotti. 
, la limatura di lotoso foglie di lentifco bolli- 
ti 



T E ^ Z O 318 

tìinuino>a qualunque corfo >òfangùigno>òbian 
. m 3 ò di qualunque maniera^ molto gioueuole. 

il folfo,& la mandragora in uin puro -petit, 
& in lana innoltifono mirabiluma la doma dor 
mafupina,& non fi moua. 

Betta etiandio ottimo uino>nelqual fian cot- 
te [corredi pomo granato Jecche. 

Ma>fe il cor jo farà di materie bianche; beua 
la donna in uin garbo femi d'hederabianca >& 
feerie di pino. 

Ouer palueri%ìfi una parte di corno di cerno 
hruf ciato 3 due di farina d'or^et cinque bacche 
di cedro >lequ ali fi mef colino ottimamente inac- 
qua,&fibeua. 

BOVE in cor Co fia di acquaci debbe pcfiaw 
in\uino ragia fecca, foglie di mirice , &ftmi di 
Imùt&mefcolarecùn grafciaà 3 ucelIo,& fèri^ 
%are alla matrice, 

C { fi [opponga farina pur iffimaà$ 'amido in- 
; multa in ima>che è ottimo fuppofitorio. 
; Ouer peftate con grafeio d'oca foglie di miri 
ce,incenfo> & ragia,&come uncriftieronel'in 
fondete alla matrice. 

Et 3 jeper cagione del corfo dell'acqua uenijf e 
'alla donna dolornel pettinecchio ;pefiifi femi 
àiuiticìy & con melte simpafii i & fi éijìenda 
-come uno impiaflro fopra ti luogo dolente. 

\AT> alcune donne dopo il parto uà per jeue- 
randoil corfo delfangue K ^rin quefto tempo 

lo 



L 2 B ^ 

lor fi gonfia il fondo del corpo y & fi fa duro s & 

magrOi& duole a toccarlo, come fé fujjeimpia 

gaio, la, donna non è fen%a fsbre s t& è con frèmi 

to de dente, fentt dolore alle farti uergognofe , 

nell'ingu inaglie nel molle de lati,ne Wo'hnel uè» 

-tre>nelpettùjielleJpaUe y èr finalmente in ogni 

parte delcorpo 9 elladiuenta mtfta^ét le cadono 

deforme del corpo >& dell'animo. 7nutafi.il colo 

~T£}& tutti quefli accidenti attengono nelprinci 

pio del male, alli quali fé non farà proueduto* 

ogni giorno plus' indebolì f ce la donna, &ilma 

le diuien maggiore, gonfia fi le parti caue della, 

'facciaci piedi, - . . .,.....'. 

QjdeHo male fi come h abbiamo detto , il più 
nafce dal parta , &#et talmente fé fi farà fatta. 
alcuna ulceratola donna baur.àJperduto i et non. 
farà ufcita tutta la creatura ma dentro pu- 
trefatta. 

Se adunque farà data la cura al medico nel 
princìpio del male ;egli quando fentiràycbs là do 
na èopprejfa da dolor uordimrà^cbe le fia fatta 
alcuna fomentatione con una fpongia, ■ 

Vara bagnare una pe^a fomite in ac- 
qua fredda^ quella porre fui Mentre il letto fa 
ràfano alto da piede-, & egli darà ordine , che 
la donna betta, qualunque fpecie dì medica* 
mento , che pwuochi i debiti , & ragioneuoli 
menfiruu 
Mt il beueraggifyjia la. pattina jnan%i, che 
' ^\ fimo- 



T E %Z 0. 31^ 

fi mona di buon nino nelqualfia diffolta polue- 
re fottile di feme £apio 9 di papauero , dì ortica, 
con pane bifcota rMta,origano > & pulegio la fé 
ra alla narratabeuanda fi aggiunga mdle> & 
foinelbeuay&quefiocoflumebi fogna feruare y 
finche il male farà nel principio , & il fangue 
molto 3 & in poco tempo y& qua fi continui^ con 
dolori acuti. : 

Egli è nero , che fé il fangue farà poc&^r con 
qualche diftan^a di tempo ; farà buono ,' che lai 
donna pigli alcunmedicamentOycbe la purga di 
fopray&difotto. ; 

. Dipoi egli farà neceffario fare alle parti ma~ 
tricali piacevoli fomenti ygrempiaftri , feconde 
che parrà al medico douerfi, operare. 
» Beua latte di ùacca cotto ò crudo , battendo 
'peréti medico riguardo a quello , che fia me- 
glio j & più oportuno ; perciò che egli & bijò-. 
gnoycheftia attento motto \-a qmfio dtfettOyfi ca 
me qu£lk,cbepardebiley& ne porta alla mor- 
te-y& poche donne ferie liberino; 

PIETRE alle uolte dalle giunture aliai 
matrice fèngue per cagion del parto , ò,di fa- 
tica foUmuta & credono alcuni medici 3 che 
fia fuperfim corfo , ma è altro ,- per ciocia 
quelloyche uien dallegiontur£yda lombi yò> fian- 
chi è certa materia infuja mijìa cùifangue^ma 
quelloyche derma dalla matrice *.<& dalkutut 
caue>è fangue pur 9 % ,..■ \ >t> \ ^, , 

■:V +4CH~ 



I I B K "O 

jl tur are queflo corfo egli fi conmene fare 
alcuni foffomigij contea franta , folfore uiuo 
mefcolati con alquanto di aceto, & infieme 
per una notte dimorati ila mattina hauendo 
fatto un buon fuoco , aggiungafi. alle dette 
co fé di quelle materie [porche ,che jono intorno 
alle cafe delle api ,e di quelle* che rimangono , 
cuefi latta, lana : & aggiungafi ancora femedi 
ferpentaria . le quali ejfendo al fuoco, mandano 
alcun fumoyilqual uogliamo, che la donna rice. 
uà alla matrice, fedendo fopra alcuna fedia fo- 
rata>& coperta inguifa>che non poffa ufcire. 
- Et non le piacendo quello modo, fi può fiarge 
re il narrato medicamento con aceto fopra fuo- 
coyò cofa acefa da fuoco, che nemandailfumo » 
il medefimo fi può fare col feme di ferpentaria. 

Ma rnefcdando mirrha con gli raccotati me 
dicamenti, è cofi efficace il ' fuo fumo, che prefta 
mente ne ferma il corfo delfangue, 

Quefli aiuti > poiché hauranno giùuati alla 
donna; diale fi a ber ein uinofeme Serifimohm- 
fiolato,&pok?eri%ato. 

DJLL parto fmilmente nafce alcuna uolta 
certo corfo di materie giale.inmoba copia > & 
pu%gplenti,& fimili ad alcun ùuù marcio,s in- 
fiamma la matrice, & uien dolor da lombi, & 
daWmgmnaglie.foprauengonofebriforth&ri 
gorù onde non èmarauiglia^femoUedon peri* 
lcano,& poche fi faluino. ... 



TE 2^ Z 0. 320 

Il medico adunque fé nel principio farà chia 
mato;cofi debbe curare la dannarla qualfefara) 
fen%afebre,& robufia:prenda elieboro,& quin 
di a tre,ò quattro giorni pigli alcun medicameli 
tocche la purghi da baffo* 

Et doppo la purgationele debbe ordinare il 
itinere tale , che le materie gialle fi comertaw 
in acquofe y & fonili. 

La mattina feguent e a digiuno tolga in nino 
alcuno ddlìrimedijy che fermano detti cor ji da 
noi ferini dauanti.poi mutifi il uiuere^ uenga 
alla cura della matrice. 

Za qual fé infiammata farà^chìufa ; Ufi 
facciano fomenthchcwollificbmo, fino che am- 
molitafifia. - 

DoffolefcmentatkniyfaccianfilauadeiChe 

purghino la matrice^ più molle rendano. ; 

Doppo le lauanàe ordini fuppofttorij 3 che 

habbiano umudimollifcare li quali andrà fe*> 

guendo finche la boccadella matrice fia aperta* 

Ma , fé co gli narrati aiuti non fi fermi il cor 
foibifogxa purgare il caponi mutare iluiuere. 

Et per ciò, fsiadonna farà fen%afebre y beua 
UttedtafiMì&mangiberbaggiyfuùr che agli, 
porri 9 rafanilonghHetcaulhmangianguiUe*p& 
jcere t gobij codipècv cipolle,etcor2andri 3 cabro 
do dolce; &graffo y i& moderatamente fidato f 
mangi carne maffimamente di porco? dipoi d'a- 
gnello, òdi pecora ghuane 7 (m tofio leffe> che 
* -■•- : atro* 



r i b i^ o 

arruffati, & ì hr brodi, beua uva bianco, del co 
lore del melle,o acquo/o» 

I bagni fiano alquanto caldi, & di rado,fuor 
cheallatefia. 

Si poffono far fuffomìgto ancora confempU 
cì,cheftrmgan&: che farà una dellemegliori me 
dicine,che fi facciano. 

Ma ottima farebbe, fé la donna singrauU 
daffh. 

Ma fé la donna farà giouinttta ; deue d'di- 
giano uomitar jieffoy &poi defmare alquato. 

FIEI^E un altra Jpetie de corfialle.done bia 
co^ft cornei la bianca urina d? afino nella fac- 
cia loro fono alcuni gonfiamenti 'bianchì ',& fot 
togli occhi s y enfia s & gli occhi ifieffifono fimili 
a chi patifei hidropifia: ne fugge il loro fplendo 
re,&.fono lacrimo fi 3 & pieni di nebbia; il colo^ 
redelcorpù èbianchigno, & pien di puftule, le 
quali fimilmente fi ueggono fu le ma fc elle un p& 
co roffe, piccole, acquofe,& maligne, il fondo? 
deluentre fi gonfia, fi gonfiano le gambe in ma 
niera, che calcando col deto ui rimangono ife- 
gni, s\empic la bocca di fiali uà, la donna fentc 
mordimelo nello fiomacho, quando è digiuna, 
ò quando ha uomito ilqualeècome un'acqua 
acida. &fe defeenderà da alcun luogo alto* la 
foprapends urìanfamenpo, unafoffocatione,un 
freddo nelle; gambe. & una debolezza w ginoc- 
chi noiofa troppo, in bócca nafeono rotturefo- 
« co fé» 



Tb E Xc Z a. 321 

cùfafnawn profonde, la matrice fuor dìpro-\ 
posilo » s'apre >& •grane come un piombo ne . 
code f aia boc^aj corrono dolori per le co- 
fcie } & le anche , '& tutti i membri dal fon* 
do jàebMfttr e '$m ai 'piedi diuengono fred- 
di. À ipsii MmUmo < stupidi ,& non poffono ■ 
formare orma * per gli quali tutti acciden- ' 
ti\cmcJHdiam<)3.cheU dorma non si pojja \ 
liberare :da quella infrmità ; perciocbe me- 
ne, il pwaUe attempate, <& con, quelle il male ' 
uien uecchmfe per amntura alcun improuijò-* 
cafommecmu ., .-,,■:;..,......*,•... 

■/Nondimeno nasi debbono abbandonare > ma 
aiutarle comMÀmmmthliqgaiijiùn purglri- . 
nùlaclìolmama beuutifrouochmùV orina. 
, GiQuamin cioiepitrgatìon delia testa 3 i 
kagùtJe-.beuaflde $ epitimo. Marno 3 il ca - 
minare a lento pajfo y & ogni. manierai} ime-, 
WiVhedifecchi,, . _ 

-., Le quali cofifacenào la Amtm^mn. perciò 
dìaerrà in tutto fana , ma con .minor mole-' 
&ia menerà la fua mta. , _/. ~ \. 

. ^4^' ud l X RJ) corfo bianco pw per col? 
fa deLpMtgJufil uenìre alle. dom>H qualquarì 
do effe urinano fentom mordimentOj& come 
mafèrita.nellauia dell" urinala matrice fi ul- 
cera. MJP$'f aprende fa febre>gran calore* fé- 
te^uigiUe^rffemjla. '-'■:.[.. 
■ ^$W$&è)f&t* bifognahtmrz il papauero 
•-■«■•-l $f bianco? 



biaco\& 'ilfeme d'urtica,& la radice dì penso 
granato dolce, et la galla,in uino garbo,nel qua. 
le potete aggiungere fucco di pomo granato , à 
formagUo di capra. 

Mia matrice faccianfi fuffumigij di %ea fo- 
glie di oliua,&j corredi cucumero feluatico. 

Sorba la donna opprejja da queflomale ber- 
baggi cotti, & brodetti fatti di mandole & di 
fefamo.uada in carretta y & non fiia ociofa. 

Si uede pur uri altro corfo molto grande, la. 
cui materia è fimile ad urina di pecora, il co- 
lore de la donna è bianco , & tutta gonfia, & 
nelle gambe & ne ptedi uengono alcune grojje^ 
%emolli,&roffeh , > fi fi toccano col deto; ri- 
mangono ifegni,&fela donna mangia; fi gon- 
fia 3 & infiamma,^ doue ella alquanto camina, 
ò fi metta ad alcun fuo negotio è fopraprefa da 
anfamento,& da dolore. 

Quefta fé faràforte,robufia, & giouane; in 
fui principio prenda alcun medicaméto»cbe ope 
ri di fopra,& di fotto. 

Et, fé ella è donna flegmatica; purghi fi il ca- 
po con quelle medicine, che purgano la fiegma. 

Ma,fi è cbolerica, con quelle, che euacuano 
la cholera . 

Et,fe fiagionene farà,& ella per natura no 
habbia la mil^agrojfa; beua lungo tepo il fero 
cotto la mattina, & la fera uin dolce acquo fo, 
fi nbaurd bifogno.nia no tocchi cibo.&,fe pur 

(Te 



T 2T ^ 2 0. $1Z 

fu§e debile; forba qualche leggier co fa. 

Lafsi i bagni. &> poiché parerà al medico, 
fbefia tempo; lafci il bere del fero. 

Doppo la purgatane ufi cibi, ma tali, che 
nonfianogroffì, ne dolci,ne falfi. mangi pefci di 
fiume, e*r carne di pecora gioitane* ò di cafira- 
to,òd'uecello,Q di lepore, mangi herbaggi cot- 
thfuor che gli acri.pajfeggi la mattina^ dop- 
po il cjboàconueneuole bora. 

fatti quefti prouedimentìyfe al medico par» 
ra,&la donna conofcerà, fé effer uenuta pi» 
fecca , facciafi lauanda alla matrice con fe& 
di nino . 

Et quindi à tre,ò quattro giorni aifij}>ri^i 
alcun liquore acerbo, & fé quindi a quattro 
giorni [ara fermato, &fecco il luogo,nonfifac 
eia altro. 

Ma,quando la donna per natura fta choleri- 
ca,òflegmatica,& indebolita dal modo del uiue 
re & da medicamenti, & non potrà riconualer- 
fi;beua latte di uacca per quaranta giorni cal- 
do co fi, come faràmmto . ma fard utile molto 
alla donnafiegmatica,ufarepocbiffimi cibi,fin- 
che ella per ftuerarààbere il latte. 

il quale fia ne primi giorni lire, due, è tre, 
&ogni giorno ne aggiunga una fino, che uenga 
no àfei giorni. t & quindi a poco a poco difter- 
ia alle due. 

JOofpoilberedel latte attenda à ripigliare 
Sf z kfor- 



le for*e con buoni cibi 3 & betta la mattind-aM 
giuno capihienere. 

Il qual fecco,& fottilmente pulueri^ato, m 
'■odorìfero nino negro fi àia a bere, 

Maje il male ne ritornajfe;fomentinfi tut- 
te le parti della donna neceffarie , & urial-. 
tra uoltafi torma purgare con-medicine> che 
euacnino da baffo , & doppo quefte faccianfi 
lauanda'alla matrice, fé la donna fard di nak, 
tura flemmatica; col grano cnidìo, ò con la ra~ 
dice della tapjìa: ma, fé farà cholerica; colf ut 
co della fcamonea, ò con la colloquintida , I4 
qual fi cuoca in tanta acqua , che bafli } fi~ 
no che la metà di quella fia confumata r alU 
■quale fi aggiunge melica oliodinarcijfo,ouer 
diaiietbo. 

,Appreffo quefto, fi facciano lauande al luo~ 
%o con melie nino P & olio folo. 

Waccianfi anco f uff omìg^poi non fi faccia\d 
-ttò-fer ire, ò quattro giorni* beua capiluene- 
-recon nino. 

Et s'ella non ingraviderà; ritornerà il male; 
&xfe effa ritorna',la donna fi muore. 

Ma. fé per ifclagura uerràque&ù male alle 
-ionne attempate; fi uà putrefacendo fino la ma. 
"trite & per efpsrkntia fi uede che poche m 
"pizyifc&no, -- , .-. • - -• .■ . 

F ,A$ l uri altro corfo di materie fimUì 
"ad un bianchiccio roffo rio-m crudo y le qua- 
' .-■ -" ■*■ lì 



T E % Z 51? 

Uuanno fconìcando iluogi, doue pajfano /fi 
gonfiano alla donna ipiedi , ^k gambe, &:pa\. 
rimentile -partì cane, che fono intorno a. gli 
occhi, i quali humidjy& lacrimo fi ne. fono qu$* 
fi fempre.mene anfammto,& debolezza al- 
la donna ; fé ella camina. ma-> s fé giiariràdi 
éfueHo male, il quale fia r- fiata fkgmatìcoi: <& 
few^a ipurgatiwe alcuna.;, le fopraprende fe~ 
bre percagion della elidevo, *fierameni e com r 
muffa, le, donne attempatè.piwpaùfcomqmfU 
nma,cht le giouanL :h -,.' '^ -^.--r;'.^ ;- ; 

■ • Hor a apparendo queftùdìff etto infume co gli 
mrratiaccidenti, & maffimamente fé fi gon- 
feranno molto le parti dette; Mdm il. medico al 
*una.mdicamenco 3 cbe.da baffo purghi l# flem- 
ma, & ìajcbQkra. '..,». ,-. , . .. ...,■'.. ■■.'..,- •• 

Ma, fé Finfi amento '.> farà, picciolo > con non 
molta flegma-Je dia medicarne monche la faccia 
^uomitare. - 

■ Et, fé il male farà gagliardo, purghifi con 
l 'elleboro ;ma, fé non molto\prenia in ed: carnea.- 
^ta,chemacuilacèoleray:^rJaflegma. 

-\ Mfypùicheelhfardp^gatafoeiìa ilLttexot 
tocomunpùcQ 4ifak.,p£.r più giorni; 0r oltrea 
^ciù.mai^m'miàa'M.iet^-iton. tocchi ciba x ma 
forbaqnalchepoco>& poi ni bemmin bianco 
~dolctìfeeMtàbaMr : àhì fògw y. 
- Et,je : percajb no fi troupe 'firp^cjtoea fi tòt 
^d'afimjekpfrqmurQgiQrniM^ 

S/ 5 feccia 



I I S ^ 

facciagli amo amanti h Abbiamo dettóypur che 
la notte non li uengafebre. 

Et,fe per natura ella haueflela mìl%a gran~ 
de, &foffè piena di uentOy&con poco fanguei 
non beua ne il fero, ne il latte; ma purghi fi e» 
medicine,che euacuanodijotto. 

Et >doue uipaia tempo conueneuole ; fac- 
cìafi lauanda alla matrice prima due, ò tre noi 
te col medicamento di fece di uìno, dì poi con 
fucco, ò decottione di fcamonea , aggiungendo* 
ni nino dolce, & olio dì narciffo, il giorno [e-? 
guente pur fi lauicon me%^a libra di nino, due 
onde di melie,& un poco di refina,& tato olio» 
quantoèilmelle. 

Et, fé nella lauanda fatta il medico uedrà 
materie flemmatiche; quindi àtre,ò quattro 
giorni,uri altra uoltafilaui» . 

Dipoi s'infonda alla matrice grano gnìdio 
fccrticato,& cotto .&,fe non fé ne trouafle;ado 
per ila dtcottione della radice tapfia,poi tornifi 
a fare le dette lavande, 

Et,poi che col lauare fi faranno purgate le 
^■materie, che uJciuano,fe la donna uedrà quaU 
che co fa fanguinoja, ebeuenga, come una pia- 
ga: fi leni con alcune decottioni dì cofe acerbe» 
Ò afiringenti. 

Etje ella diceffe, che la bocca della matrice 

juffedura,& mjentijfe dolore; lauìfi col medi' 

famentOiCbe fi fuol preparare con b taira fina» 

. .-' che 



T E ^ Z 0. ^ 324 

che la matrice non rendapiu humiditày ma -pa- 
ia fona. 

Isle' giorni* che uederanno tra luna lauanda 
& l'altra beua frutto difambuco , & coagu- 
lo dì lepors,CT [cor%e di papauero^ femi d'ur 
tìca,& [cor%e dipomo granato dolce in parte 
eguale pulueri%ati,&ìnuin negro (imperati. 
& uìfi aggiunga[capiluenere > &a digiuno [et 
beua» 

labi ftan molli,& non [alfi, ne acuti» te car- 
ni fiano ottime, fi come dipe[ce,d ì uccello>& di 
lepore. 
- . Lauifi con acqua calda-ma non molta. 

Et, fé ilflufjo non fi ferma, ma rimanga; fac- 
cianfi [uffomigio di [corredi pomo granato, 
. & poi dormami marito j&^s ella ingraviderai 
fifarafana. 

Le donne attempai e,& uecchie non poffbna 
guarire di qwfto male 3 maperìfcmc per debo 
le%£& di uìrtù. 

V ti altro corfone fopr aprende la donna, di 
colore fvmìie in parte al rofio dell 1 quo ,ma ui- 
-f co fojl fondo deluentre le senfia,&fifa duro, 
&,S alcuno, ui tocca ; [ente dolore, [Iride coti 
deth &le uienfebre. ha dolore nel petenecchìo, 
nel fondo del uentre,& ne lombi, le [opr apren- 
de sfinimento di cuore, le cadono le forze, uun 
fnddai&Juda molto. UpoJ[o^Meloce*.d£bU€ 9 

S[ 4 dr 



■■-'• X I B \ 

&ogrìhora uà-mancando* 

Quelle doniti che da quefli arridenti/ano 
Jopraprefe , -peti ifcom , che alcun non fé ria- 

■ uede* ma [e pur-Mìiemnno-Ji mutalora il colo*" 
' re 3 &faffìfimile alla cera, & chi calca conde- 
-- ti UcorpD,fi rende molle >& ui rimangono ife- 

gni.i piedi; &U gambe s'enfiano. 

Quefio male nafee maffmamente, quado nel 
la matrice farà rimo fa ale ima parte della crea 
tura mortaio delle cofe y che fono con lei, o la 
matrice fi fta in alcuna parte fquav 'data pel 
parto t o dentro da quella nel parto fi fi a pu~ 
tr efuta parte della fecondimi ò di altrama- 
'teria. ■ 

Le donne- attepate più fono molefiate daque 
fia noìa^che le gwuenhdalle quali non facilmm 
te fé ne pofono liberare, -, 

^USCE etkndio uri altra fpetie di fin f- 

fi 3 il quale dalla matrice neuiene s comeuno \m 

more fidato da carne arroflita x & uarodendo 

tutte le parti yche toccatila donna ne uune ri- 

-gore>& febre acuta,grande > & conhovrore. & 

.quelli b orrori y che negli altri corfi auenir fo- 

■ gliono la afpgùria.dipoì ella tutta fi gonfia da 
t.l'urnbelico aUe gambe 3 &faffi di. colore-gialla 
-. Etperciùyquando la donna farà: oppreffa da 
jcofì fatti 4ccidenti;egliènecejìario> che he uà al 
.cuna medicina && ella farà forte, non, piglici- 

-'■ù :■■■'- ■ ' kbofO 



T E B^ Z 01 31? 

:kboro ima, fi: debile lo elaterio: &,poì late M 
-capra 

. . .O pur le fi dia medicamento* che purghi d& 
bajjalacholeray&laftegma. . 
- Si apparecchi poi decottione dì cauli per far 
nelauanda alla matrice,. 
v -Intanto beua la donna biperìcon & faluia % 
-m uin negro,garbo a digiuno. ... . 

TLt-,faheuie>doue,ueriiua lohurnors cattino 
-fono ulcerate; doppo la lauanda detta fi faccia, 
Mnimentoconbutiro* * .", » - .~ ■,.. >y; 

-- FattQ quefio le fi dia alcun medicament&per 
bocca,&fi linifcano l'ulcere con butiro, ragia* 
mirrha > & fiord' argento.^- 9 quando fi habhia- 
no da lauare,ciò fi faccia eoa tepida decottione 
\di mìrti,& di falnia. .. .: ,\ 

; labi della donna mnfian falsane jtcuti;a£? 
-eiocjie l'orina non morda, non mangi carni ma- 
?ine,nedìpecora 3 ne di porco Je altre lefie può 
mfare.mangipane ì &. beivi nini. negro-, uecebio 
Mdorifero, • ..,. . ....... ,\ .. ;„•,.■«> v.c* 

v , . Ma s'ella farà quefii coxsigtiy&yton dìuen- 

ga fanali fogna ch'ella si. fomenti- UstfiLcor-* 

po^r il giorno fegmnte pigli medicamet<h che 

4a purghi per uomito y quindi ad alcuni ^giorni 

-ne pmnda un altroché pu rghì da baffo. 

5', Et y fé con quefii medicamenti fi fermar a il 

fin Raspigli ogni mattina.fero cotto^tiafi^a^ 

. '**■ cune 



cune forbitioni 3 & beua uìn dolce bianco .ma, fé 
nonfitrouajfefero;beua p quattro mattine lat 
tedi afina cGtto,& la ■ j era. ferita l'ordine dato» 

Finiti i quattro giorni betta per quaranta dì 
latte di uaccacaldo,& niente altro mangi,òpo 
co;per cloche è ottimo medicamcto,fi come quel 
loy che purga , nutrifce, & ingranale materie 
del flujfo . nondimeno udendola fera mangia- 
re un poco; ella fi muglerà un poco di carnei uc 
cello arroflita,& un poco di focaccia cotta jot- 
to le ceneri, & berrà uìn negro uecchio , fin che 
torrà il latte; set cor fo delle materie farà moU 
io,& 'mordace. 

Et, fé, poi che haura fatte quefle co fé sella in- 
grauidarà;diuerràfana. ma tutte le donne, che 
Manno alla uecchie^a , di rado guari/cono in 
iuttoyon^j il male ritoma alcuna uolta ,& con 
quello fimoiono. ma nelle giouani non e cofi pe- 
ricolo* 

IL corfo delle materie marcie -, & corrote 
mifie co f angue fimile alla humìdità,che fi ff>re 
me dalle carni arrofìite , non fi cura fé non con 
lungbe^g? di tempo. egli morde come falamoia, 
& rodete ulcera la matrice, & i luoghi, onde 
paffa.&,je per cafofopr a alcuna uefie ne cade- 
va; la ting e in co fi fatta maniera, che con dìjfi- 
eulta fé ne puoleuar la macchia alla donna fi 
gonfia Um entre^ fi fa duro, & le duole a tocca- 

re 



r £ £ Z 1-6 

re . fj> ejjb alcun calore l'infiamma . le duole le 
parti da baffo > il fondo del uentre . il molle de 
fianchi,! lombi,&le cofcie.perde le for%e, mu-, 
tafi il colore 3 & faffi quale quello dell'oro j& % 
fé per ifciagura queHo male fi prolunghi alcun 
tempo; gli accidenti raccontati diuengonù mag 
giori^ oltre a ciò da lombi fino alle gambe ,& 
a piedi s 'enfia ogni parte. 

Vero a curare quefta noia bì fogna fare fih>- 
mentationi,&foffòmigif,& dare bere alla don 
tia quelle cofe,che faranno cotalifluffi* . 

Tra le quali è il latte £ a fina medicamente, 
miracoloso Jl mmitoèmolto profitteuole>qnan, 
do faccia hi fogno. 

Et , fé la donna fofje fen^a febre,ò poco u'ha* 
uè jì e; fono migliori le fomentationifecebe^bc le 
humide. : 

Et j fé farà, bifogno purgare la matrice>et mot 
lificarla; fono ottimi il narciJjo y il cumino, Pin- 
€enfù,lamirrha,l 'abfinthio,&il cipero mefcoU 
ti con olio rojatOyò di gigU bianchi-, v di mando- 
le dolci,tuttiinfieme, ò ciafeunper fé foto, m* 
quefio fi faccia doppo alcuna lau&nda. 

EtyfedefideratemedicamentOiChe ne pieni U 
marcia jmiguinólenta^mefcolate conragia,mir t 
rba,fale,felle àìtùro,cominQ,&meU& > <& luuct 
tiinlanancfatefuppofitorh. 
v OimpafUte foglie di cornino con nino , & fi 

fcp~ 



fop fùngano. . ;• - _■;-. 

mefiolate foce odi filphio con ficbi y et fate 
ne foppofitorip 3 che purgherà ottimamente. 

Il medefimp baurete dalla radice dimoro, 
pótueri^a'taì & mi fi a co melle»& con lana fop 
pùfia>&> poi epe [ara rimoffa.il- foppofitorio;fi- 
unga con olio ro fato. 

E" efficace -molto uncapoaaglìointegroifolel 
rojfoygr ottimi 'fichi ìnfieme pefii. 
: Et [e rimedio dì maggior uinù [ano neceffa^, 
rij mefiolate infieme pepe>daterìo > & latte di, 
ionmt>& poi rìaggìoTigetemelle, olio dì mando 
k dòlcì>& grafiio di cerne h&, ogni cefo infime 
pefiate lungamete;poi muoltein alcuna pe^a, 
nefotefoppofìtorio.. ..,..-..' 
■ : Tira [mdrqmu ogni fbecie di materia. cor~ 
rotta il feguente [uppofitorioi ilqualfifa difi-, 
chi graffi, di ekterìo>di[ahroffoy&un poco di 
melleinuolti in una pe^a x ò in lana. . \ 

Owr fi pefia ìnfime [elle di toro^nitro^ pan 
porcino con t melle y&dpppo che la donna fa-, 
rà lauatairimuoua le dette co[e [atte in fuppok 
fu orio ,&. fi apponga grafito di cerno. ■.,-■. 
v pefiiiufi^m.pMlegw , & [elle. di torà & 
P acconci atto^nmad alcuna penna , & fi unga 
un pocoìoliodigigliù bìmeoi odi mandole dol 
ci fi ne compone m'altroyghe purga ogni frette 
di masem^o^edollaJlhfùmswfeluatico 3 
'•■-:-.- latte 



r jr ti z o. 3*7 

tutte dì donna, mirrha eletta, un poco di melle^ 

ì& di perfetto olio pefli infierite y & ìnuolti in 

lana. 

s: Il mede fimo-fa la medolla dìcocumerofelua 

iicofeccai&pdueri^ata^mefcolatacomei 

it 3 :& formate [in fuppofitorio. 

Et tenga fi a mente il mediconi che la donna 
fìfardlauata^difopporre alcun grafcia 3 fi come 
é quello di cerno. ^ . . . . ,■ " 

E t y fe per gli raccontati medicamenti la ma- 
trice fi faceffe dum> afujfeprima- ottima co fa 
è mollificarla con bianco d y ouo sfarina ymelle^ 
& cera bianca , le quali tutte co fé fi mefcola- 
no- ìnfieme alfuoco i & tepide l'inuolgano inla^ 
fiai&je ne faccia fuppofitor io. 
* ^Icheuakgmfciod^ca, cerrahianca>ra~ 
gia i mguento.rofatv ì & medolla di cerno infie- 
me mffih& liquefatti. 

O Mnogàdiquefio fimettt infume gra* 
f c'to dì pecoraio "di capra* bianco £ouo,& un- 
guento rofato, delle quali cofi fi 'facciano fup^ 
r pofitorij 3 omfs'imidgamlana^^:u . ^, 

^ Oltre alli fuppofitorij fi fanno fomentati^ ' 
miConlequakfi^ùrga la matrice^ sella fa- 
rà durai* fere egli bifogna temperare in± 
fieme ugual pam di^precmfi^^tm&r & 
d'acqua } & da quelli pofii in alcun uafo agx 
%wngereraSici,&fime dìfimechm^ki^o- 
*'•'* fata 



.1 J * H 

feo.dipoi porre il uafo alfuoco,&con una em 
na riceutrne il fumo.il che fatto fi componga un 
fuppofitorio di fquilla. 

Et, quando con gli dati aiuti la donna non 
guarifca;bifogna darle alcun medicamento, che 
la purga di fopra,& fotto,& apprejfo farle al- 
cun bagno. 

Doppo il bagno fi faccia fuppofitorio con ani 
fi,ò nigella inuoltiin alcuna pe%£a foli,ò mefco 
lati con mette.. - 

Si forma anco juppofitoriodi elaterio ò mi- 
fio con grajcio di oca ,ò di capra* 

- Menni mefcolano nitro, comino,aglìj,& fi- 
chi ottimamente infiemepefii,& con mette me- 
JcolatL& fanno bagni alla dma caldi,et doppo 
il bagno le danno alcuna beuanda conueneuolc. 

- Sono alcuni, liquali accompagnano infime 
folpa di fichi fecchi uecchhfóaterio,nitrO)& 
mette o & di tutte le fanno fuppofitorio. 

Ci fono alcuni» che danno peucedano a berre 
con felice umtura. 

Danno anco a bere in nino acquato ani fi & 
nigella. 

O /oppongono grafeio di pecora mefcolat? 
con elaieno.il che leuato,fanno y che la donna fi 
lauid' acqua odorifera , la qualpiaceuolmente 
firinga. . 

Il detto elaterio mefcolato con grafeio di pe 

cora 



T .E li Z 0. pit- 

tura ìnuolgono intorno ad alcuna, penna }&fo 
/opponganola quale,poi che farà iettato mai fi 
Unì bene la doma con tanta acqua,cbe bafii. 

Similmente lelauande (primate alla matri- 
et rte purgano ottimamente dalle immonditie 
mofìratejak è quella^chefifa conacqua jiell* 
quale fiaflemperato elaterio,^ ogliodinarcif 
fi fimilealla detta è inuirtù , fé macerate dm 
colloqmnttde mfei lire di latte d'afina.poi ne It 
Jpremetey& n'aggiungete olio di narciffo. 
v Vrì altra fene compone jcìie monda la, matrice 
dall' bumidità gialle ,& biache,nella qual fieno 
celamedolladicocumero feluatico con quat- 
tro lire £ acquarci fi coli & nella decottionefi 
aggiunga meìk i & olio £anetbo 3 &fi^n^iat 
la matrice. 

Le mede/ime fraterie purga la decottione fat 
tain acqua di fefanta grani gnidij con melle>& 
cliod'anetbo. 

Mtrefifannocofi.fi macerano in acqua fichi 
acerbi , che nel fin della primauera uengono , ì 
quali fiano arfi, & con l'acqua poiché colata, 
farà- 9 fi aggiunga olio , & l'infonda alla ma- 
trice. 

Voi fi faccia un'altra lauandadi fcor%e di 
pomo gr anato, di galla *& di limatura dt lo- 
to , le quali cofe sicuocanoin uìn negro. 
• fé ne faccia un* altra confecedi uino arfit 

difciolta 



■<\-- t i $ K, Q 

àìfciolta in acqua. -■:.;.■- . , ^ 

l Dopo la quale fé ne faccia uri altra di foglie 

ài mirti in uino. odori fero» / 

- Et dopo quella si (pri^i ottimo um negro* 

ouefian cotte foglie dì lentìfco hipericon,& fzk 

ma.qusfledecottionifono tali cbepurgadofym., 

'gonoognifp.eciedic&rfo. 

-.. Ma purga la decottione de caulh nella qual& 

siaMottamer cor ella con un poco di nitro. 

Lo elaterio parimenti ./temperato in olio dì 
tmrcìjfoyà dianeto sipuo repido infondere con' 
grande utilità» . , ., ■. _■.-.■—.. \ \, 

Turgalafiegmajfe in acqua diffolmte gra-> t 
W cnidio pùlueri%atO)<& ' fucco, di mmdv agorai 
per fioche frignandola alia matrice pwrga ot~. 
tintamente 'la flegma. ..;..,. 

" - Le foglie di cimino peBet &mefcolate co ui 
tWh .poi rnmUe in lana fanno ottimi fuppofito- 
rij 3 a quefii mali. ^ M 

'. ttionoèilfemeMcocuTmrofdmfmpulut 
H^ato,& acconcio connina » &meUe informa, 
■ÀifuppQpJwio*,. ,, ;;•■,,..-, 

» „ Vna naiimÀi pan porcino pejia in a.cqua x & 
& inuolta in lana mirabile. 
ì SmHwm&Mmirrhayìifates ilcomim 3 &■ 
felle diMmcoMMelle accompagnati» 

Il f accodi tithimalo pulueri i zatQ % .& accon-> 
ciò con ì&éLe,àrmglÌQrefuppùfmrio che altro» 
;.,..-. . „ " La. 



T E \ z a. 329 

f La radice di fqu Illa longa fei deta con un po- 
co di lana inuolta ad un de capì è perfetta foppo 
nendola. 

le foglie deLPijleJfa Jqmlla fen^a radice 
pefte 9 & inuolte in lana fanno il med'efimo. 
r. Et fé la donna fard di natura flemmatica jjì 
dìftemperino due dramme di elleboro pulueri%a 
to in due bicchieri diuin dolce^t s'infondano al 
la matrice. 

S'infónda ancora porr Sfotto, & pefto in 
nino. 

O frutto dìfambHco ì anifiJncenfo > stmirrha 9 
li quali cotti in uino* & collati fi (brinino alla 
matrice. 

TurgaPacqua imucbi , &nan ulcera Fotti- 
ma mirrha,m poco di fate, &pece infieme tri- 
th&fufpofii. ì 

Similmente trenta grani gnidij netti dal- 
lafcor%a con tre grani di pepe rotondo* &trc 
di longopefli con latte di donna, & con un po- 
co dimelle inuolgendoli in lana fi ' la f ciano n^ 
luoghi della matrice per un giorno. 

Et fé fa bifogno di più efficace medicamento: 
nifi aggiunga un poco dimirrba, & la lana no , • 
fia in tutta purgata,ma alquanto fuccida* ,. --\ ; 

. Il fine àdTer%o & ultimo Libra*: , . "I • 
;. : TV lT'j£-"~ 



yjiVQLjL DEL 

«P 1{ i m L I B \0 

Delle Medicine partenenti ali* in- 
fermità delle "Donne : 

Nel quale fi moftra . come curar Ci debbano 

que maìi> che poflbno fciogliere il- 

matrimonio. 

jt Damigella in che tempo 
della fua età maritare fi deb 
ha , & qual marito dare le 
debbano i pareti di lei.car, i . 
Se fi deue riguardar alcun 
tempo nello accompagnarft 
Untar ito i& la moglie, z 

Qual tempo deiranno , & qual bora del dìfta 
più conueneuole al generare: poi a qual com 
plefsione 3 a qual corpo 3 & a quale piu,& me- 
no gioiti 3 &nuoca. 3 
\d gli $o fi 3 che troppo hanno ufati con le donne 
loros inguifa che i lor corpi (iano rimasi de- 
" bolhouero lorfoprauenga alcuno degli dan- 
- nosi accidenti-, che di [opra habbiamo raccon 
tatiycbe aiuti donar si debba a racquietar la 
lor fanitd. $ 
Color o^che mentre che ufano carnalmente,uan 
no delcorpo,& urinano fen^a alcu ritegno, 
come guar ire si debbano* 6 

Gli 




T jiV o r\A 

Gli ardenti ftimoli della carne ycbecinuoconù 
troppo^come raffrenare debbano, j 

Come sihabbiano a curar t ' coloro Jiquali dor- 
mendo si corrompono 8 

Lo [colamento da che nafca^co* fegni}& la cu- 
.. ra 3 cbe tenere si debba per guarirlo i <* 

Come quegli , i quali per la continua erettione 
de' membri genitali diconsi incordati* siano 
guariti, 17 

Le cagioniti fegni,& la cura di qmgli%cbe fona 
de bili ,& impotenti al coìto, 19 

Xl maritatola moglie>che odia lacompagnia-& 
fugga>come naturalmente,& fen%a offende 
re la diurna, legge, tornano fantamente ai 
amarsi. 36 

Quegli huominìy ò donnesche urinano in letto , 
cbeprouedìmento si babbia aprendere> per 
che ciò non facciano 

Il fetore del fiato , che mene dalla bocca , ouer 
" dal nafoicome rimouere, ò correggere si pof 
fa.W.&ìfegni. 45 



Tt % Tjl- 




T ^i FIÙ^L \A VE t 

SEC -0'3^-D LI B K Ù 

pel/e Medicine partenentiall'm 
fermila delle "Donne. 

Nd quale fi- tenue della fterilitàloro, & co« 
me rimouere fi poffa* > 

j V^iV^"E pano le fyeciedel- 

lafimlilày & quali le cagio* 

ni 3 che alcuna dorma non fac 

eia figlioli >ne fi ingrauidi > 2l 

ÌCome conoscere fi pojfa^fe: 

I i'buQmOìò. la donna, ftano ca^ 

pone di non generare figliuoli >t &- dellalor& 

Uerilìtà 5^ 

Xjtfierìlltàauenma dalla parte deWhuomo co 

me fi rimana: & prima come le compie jjìonp 

deirìmomo , & della donna fi debbano >-. , & 

fi poffaw mutare ;. acciochenom siano si- 

; mili . - ,; ; $ 0> 

li meirìbrì principali , come fono il cerebro , il 

cuore,lofiomacko> il fegatose reni co che or 

dine si habbìano a curare>feper loro fard im 

pedito il generare 61 

Squali siano color o % che per cagione del feme no 

ingrauidano > & di che qualità sia quello fe- 

Mh che wafafìglÌHQli il & come sì debba prò 

'mieruk 6% 

Comi 



Come si corregga alcun difetto della uerga^che 
*• siacagicneneUbuomodifterilitd 6$ 

1 teflicoH,la cui mala compie fjione togli effè^cbe 
Ih uomo nongenefaffe > con che rimedij alta 
lordijpósitione tornino 66 



na^& per conftguentt con che argomenti la 
donna s ingrauidì ^ 7 1 

Li dolori matricoli , per gli quali là donna non 
s'mgrauidhda qualunque cagione siano na- 
ti,cowie si lettino . 8> 

Zm natura della donna aperta sì, che non riten 
ga il feme,ò u entri laer eccome si refiringa* 
quanto è hi fogno. ' %*j 

Indonna) che gfouerchia grafferà di tutto il 

• corpo no ìgramdÌ,cÓ che aiutar si debba 90 
La bocca della natura>perla cui fouerchiagràf 

ftiga la donna non produca figliuoli* co che 

* ani si pojfa rendere magra ' 90 
Quado la matrice della donna non porti figliuo 

Imperché fra lubrica>& mollerò che arte fé 

ne habbia a liberare. $z 

£.a Uerilìtà>cheptr troppa siedi a, & magre^ 

ya+et debùlexga di tutto il corposo della ma 

trice aukneicome toglier uia si pojfà 94 

\jl slerilità nata da alcuna uentositàyccnqual 

- ordiwsibabbia arìwòmre^&farekdm- 

fta feconda* < . , , .. v > e 94 

: * Tt j ìmm* 



t a V L a 

1 menflrui che coja fiano , quando appaiono* 
in che tempo, à che fine, & come fiano 
necejfarij $f 

Le cagioni , perche non uengano ìmenftruh& i 
fegni,cbe dimostrano paratamente ciafcunz 
cagione. 97 

La caracche feruare fi dee, a rendere li [oliti cor 
fi de* me$rui alle donne ;accioche fi tolga u io, 
laUerilità i & fi conferuino fané 99 

Li menflrui fuperflui , per li quali le donne non 
generano,ma infermano 3 donde habbiano ori 
gine y & come conofctr poffiamo, da che 
cagione dermino , & come fermare fi deb- 
bano* 122, 

Lehumidità della matrice chiamate menfirui 
bianchi , & biancure come guarire fi poffa- 
no i . . 132, 

La matrice y che fi mone dal fuo proprio luogo, 
co che arte a ritornare ne la habbiamo 1 $% 

La matrice, laquale uolgarmente fi dice afcede 
re alla te§ìa , al cuore , & ad altri membri 
particolari, come fi conofca y & curi 1 68, 1 

Della cura s che tener fi deue intorno a quelle do 
ne,che per cagione della matrice paiono [Ita. 
gelar fi\& fuffocarfi : ilquale difetto è chia- 
mato dap'm Medici prefocatione,& fujfoat 
tione. 17? 

L# matrice quando fi faccia dura,con quali ri- 
medi fi mollifichi 189 

SeU 



T A vola 

Se la matrice s'enfia per mala copleffzone,ò uett 
tofitàìCome fi co.nofca>& curi 191 

La hidropifia della matrice come fi faccia > & 
per qualcagione 3 & uarijfegni 3 che quelle di 
mosì rano 9 & la cura>cbe ufare debba il me- 
dico 19$ 

ha mota, per laqualele donne paiono grauide» 
& non fono>comefi conofca->& fi curi: doue 
si leggono pili medicine da far partorire la 
creatura morta 3 cbe fia nel uentre della ma- 
dre.& ejfendo uiua 3 non pofja partorire a te 
pò debito i$6 

La bocca della matrice cbiufa permala compie f 
fione y ò altro accidente con che ingegno fi co 
uenga aprire. 207 

\ji bocca della matricenon aperta danatiuità 
con che ingegni fi apra 208 

Le aposteme > che naf cono nella matrice 3 come 
cono f cere fi debbano 3 & come guarirle 210 

Alcune pìagheyche nafiono nella matrice 3 piene 
di marcia 3 & che uanno rodendo 3 con che ar- 
te fi debbano guarire 227 

Le erifipille della matrice come fi dì} "cernano 9 
& come fi medichino, 230 

Alcune infiammagioni della matrice, come fi co 
nofcano,& come fi curino* 231 



TP 4 TA Z 



TlAVOt^i DEL 

T E % Z L 1 B T{ 

Dalle medicine partenentì dlT in- 
fermità delle Donne. 

Puefifcriuedel modo del uiuere 3 che deue 
feruare la donna graiiida fino che fiaufci 
ta delpartorcon l'ufficio, che fi ri- 
chiede alla letiatrice . 

OHE si generila creatura nel 

uentre della madre , da che 
tempo si muoua y come si nu- 
trì fca , come remivi , come si 
fnrghiy& -quando nafca 23 % 
■ ^A che fegni co mprendere pof- 
siamo-tchela donna sia grauida 3 ò non 24 1 
Con qual ma si Jappia,fe la donna grauida par 
ter irà figliuola mafehio, òfemina :& quali 
"■ conditioni fé richiedano } & come si pùffain- 
1 - gramdare di mafchio 3 & quàti figliuoli bah 
biaafare. — - - - - :- •--. .. - . z ^? 

Vnde uenga^he la dorma alcuna ttoltaingraui- 
■ > àidiàm*>& più figliuoli 24$ 

"Bella uita > & gouerno, chehahbia a tenere la. 
*• dmna,qmKdQ farà grauida a cmferuationg 
- '• della creatura^ di fé. ■.'■• ..,..,.... 250 
Le donne* a cui per lagrauiàan%a siguafti l\tp 
pttho, & si uolga a cibi no naturatici come 
è a cenere 3 calcina>terra bagnata, & cotale 
""-^ f ". ~Z- come 




T Ji V X ~JL 

» comesi Gabbiano a tornare alla condhionè. 
prima. 2,5 5 

l uarij,etdiuersi accidethche alla donna fopr 'a 
uengono mila grauidan^a come si tolgano 

■ uia* - 2.56 

Tercioche fono affai donne-i chedìfyerdono fen- 
%a poter rimediar ui; con che maniera, si dtbi 

': ha conferuare la creatura,®- guardare, che 
la donna non si [conci 2.22, 

Come si conofca quando la donna sia uicina aL 
tempo del partorire , & quando comincia a. 
fentire i dolori z66 

Qiianéo la donna s* accorger ife effere uicina al 
parto di ottonò duci giomi,come ordinare si 
dMayperchefartùrifca beae,& jen%a peri 
colo « . - ^66 

Venuto il tempo del partorire , che coja dcue 
fare la legatrice* pche la dona pariorifca in 
brieue, & [en?a pericolo: apprtffo come co- 
preda Je flarà molto >è poco:et come habbia 
a fare, one la creatila uenijfe fuori al con- 
trario di quelloyche fideue z6$ 

Le cagioni, $ che alcune do u partorì f e ano con 
grauijJìmo,& Ingo dolore.^ si moiono alca 
ne uilte : & i fegni loro, con la cura, che si 
deue tenere, accìoche fen%a pericolo parto- 
rifea z6<$ 

"La creatura morta nel neutre della madre co- 
me si conofca,& si traggafu^ri. 2, 8 $ 

La 



T ji V L j£ 

La fecondimi con che argomenti fi faccia ufcU 
rsy quando troppo dimoraffe 289 

li gouemOì& cura,cbe si conuiene battere alla 
donna amando ha partorito:^ i prouedimen 
ti,che sì hanno da prendere intorno a gliac~ 
cidentiyche dal parto le foprauengono 296 

Doppo il parto fé la matrice per la granerà 
del malerimanejfe indegnata } & infiammata, 
con che arte si curi. $n 

Finì fi e le purgazioni della donna di parto, fé le 
feguiteranno alcuni cor fi dimaterie fangui- 
gne y ò bianche , ò di altro colore, marcie & 
corrotte>come fi conofcano 3 &si curino,^ 1 1 

il fine della Tauola de i Capitoli, del 
prefente, Libro, 




T A VOLA DELLE COSE 

più notàbili > che nella preferite 
Opera Jì contengono. 

Jt 

\CQV \A checopìofa uenga 
dalla matrice cura alcuna 
infufione. 3 i 8. i .fuppcfito- 
rio.i.empiafiroi. 
hstlipfa mufcata cerne fi com* 
ponga 3 & quali fiano le fue 
HÌrtà.z%$.l.i 
lAmore generano tra il marito et la moglie pm 

medicamenti.^ 6. z 
Jtyofteme della matrice come fi conofeanogp 

fi guari fcano. zio.i 
+4poÌìema nella matrice doppo il parto come fi 
. debba curare. 31 1.1 

^Appettiti) corrotto^ ò perduto con ebe rimedi 
. fi ribabbia.z 53. 154.1.1 
^ittratiui medicamenti. 64. 1 ,1 
.'../ B 

t*AG1ll che prouocano il menfiruo. 1 14. 

ìfrancurey ò menfirui bianchi come guarire fi 

. poQano* i^LLche cofafiano.z. da quale ca 

gionì & membri procedano. 143. 1. fatte dai 

Utefia come fi cono fcano. 1. dal fegato. 1. 

dalla 



T JL V L JL 

^ÀMamatriffe.i,Se!afaMro^gne x lècura^ 

fzlaffo, 143 ,z.& altri riatedù 2. fé faranno 

in tutto bianche cura alcuna medicinalkni- 

titta. 1 44. 1 .firopì. 1 -, fé dal fegato uerranno 

cura ^namedicina.i4.^.z.pilole.z.firopi.z, 

una altra medicina Jz 

Biancure 3 ò mentir ui bianchi, ò raffi che rimani 

• gono alla donna doppo le purgationi del par' 

' te, che accidenti facciano s che pericolo. 31 3. 

fejara roffo 3 cura alcun me die amento,!, cibi* 

- i.legature.z.uentofe.$ i^.i.uomito.i.pur 
~ gattoni. 1. 2. polveri, 2. 315. uempufiru 

315.2 .fomentationì. 3 1 6, r* lauande. 3 1 6 , 
'=■ z.crifiieriyO infufiom.z.fuffumigi.z.fiippofl 

torij.i 1 j.i.decottione. 3 17,2. 
Bìancure cura uno elettuario, 1 ? 1.1. poluere*. 

1 5 1 . 1 . fa&n/. 1 5 1 .^. fomentationì. 152. 2 . 

fi4ppofitcrij.i$ z.z.fujfomip.i^ ? .1. »»*&.» 

»/. 1 . 1 5 $.z.berba detta figlilo di fantaMa- 

- ria.z.corallo.i^.i. feor^idì oui, 1,. corta 
di ceruo arf o.i. fior di nenuphar e giallo. 1. 

Bìancure lwide>ò negre come sì curino, 146. 1 „ 

Bìancureimareiei&mifte con fangue che acci* 
denti facciano. 325 .2 

Bìancure simili al rofo bianco delFouo che ac* 
adenti faccia. 3 2 2. 2.«*^ t ^2 3 . x ,«»# rf&r£ 
^ecie simile alle bianeur e dette cbtacciden-* 

~ ri ?w#. 3 ^.comejìcHvi 5.24. 1 * . * 



W <A V O t jt 
Biancnre>o materie. faste cornee la urina btan* 
%ì*a di asino che accidenti mouanoalla donna 7 * 
3 20. 1.2. quale cura fi habbia a tener e. $ io f 

r.t.^zr.1 r - .' ... .. , • 

B:ancure,òb umidità copìofe simili aU l uYÌna à\ 

Lfecorache accidenti faccia, 3 2. 1 S z.curanq 

le euacuatiom.zMtte.z .cibùz. lavanda, m~ 

fusione. 321.2.321.1 .fomentationL 1 . infu« 

~ sioni cbcjpu&gbìna la matrice, 1 . .}. 

CvéLIDIT jL con che argomentisi corregi 

ga.joS.i 
Cercherò della matrice con quali modi d debba 
% medicare+iiq.i.ama'zzare* 1 26. 1 
Capo con che rimedi sdfani. 14^% 
ferebro fortifica lo ekttuarìo plirifarccticù» 
-:; e on mufcbi&^jr la conferita dì fiori di rojma* 
~ vino con mufchio.6i. 1 
Ceruelh conforta il àìamufco > <& & diambra* 

2 3.2 ' -l.-:- 

Cohòpmch^Àesìdkato.^, molto desiàeratti cf, 

mesi freni. 7.8 
Coìto quantùMUòcai& quanto giom. 3 .4 %. 
Coito in che fiagione dell'anno, in che bora de l 
Cdi.$.àcbe cqmpleffione piu&à chi meno à 

richiedala cbeetà.^ & da chi à(bbatffp 
>; re fuggito.*, ' ■ ^ ■ 5 

Coito perche cagione alami non pj} ano ufare, 

&qud^mrasip^nda M i^^mU&^ua^ 
v teconr 



r j. v 01 \d 

ie.coniitìoni si richiedano ad ufarlo.i^.% 
Coito impedito da poco desiderio conche arte 

sicorrega.z^.i ■......:-.•■ 

Coito ufato troppo da alcuno come si habbia à 

gonernare.^ a 

Coito cjualì~€ibh& condimentlmouano. z6. i 
Corpo ò neutre che dolga come fi prenda rime-' 

dìo.percbefiia bene. z 5 6. z. 
Corpo enfiato alla donna diparto con quali aite 

tifi curi. 3 00. 2 
Corr ottime nel dormire da che nafta, & comi 

fi curi. 82.9.1 
Corjo di materie fanguini,ò bianche, marcie &, 

corrotte chefeguita altedonne doppo le pur 

gatìoni del parto come fi conoscano ,& fi 
<' curinoci $*i 
Creatura come fi generi nel uentre della ma» 

dre,da che tempo fi moua, come finutrifca, 
e comtrefyiri, come fi purghi, & 'quando 

nafca.z$<$.i 
Creatura come concepisca l' una doppo Poltra 

la donna, za j,l 
Creature due & più genera alle uolte la don~ 

m,& da che nafca.z^Z.z 
Creata* &>cm ha da fare la dannala chefegnifi 
-■ cono fta^fk fera ma febiotòf emina. 24$ . 1 
Creatura che habbia ad effère ma} "ch'io 7 quali e» 

/e fi richiedano* 245.1 
Creatura morta nel xetre della madre ne man 
- . dam 



7 jlV O L j£ 

dam fuori più rimedi. zóf.i.z 

Creatur amorta- fingono fuori alami tròchi- 
fci.zS^i 

CreaturamorU nel uentredella madre come fi 
conofca y & fi tragga, fuori.zfy.t 

Creaturanon partorita doppo il ter^o giorno 
delti dolori imorta.zSy+t : ;'. 

Creatura morta chela leuatrice non può trar- 
re fuori del uentre della4oma y la tragga il 
medico chirurgico .287.1 .z.impedìta da cai 
lo,òcarne,cbe chiuda la ufcita y 288. 1. dal- 
la fecondina. u dalla tefia troppo groffa da 
inuiluppamento* 1. da altri membri gli ta- 
gli. 1 . z.alk fine il medico metta tutti gli me 
bri infieme.zSS.z.zS^.i. poi unga le parti 
della donna. zSS.z 

Creatura morta nel neutre della madre à che 
fegnificomprenda.zS^.i.z 

Creatura morta nel uentre della donna fingo- 
no fuori alcune pilole. 285. z.fujfomigù z* 
bagni.zSó.u untioni.i .poluere beuuta. x* 
fuppofitorio.zSó.z. unione aEumbilko& 
al pettenecchio.z.fieleditorabeuuto. z*be- 
uanda. z.altrifuppofitori.z.fuppofitorio dà 
€amtbaridLz$y.i.(ìmplicibeuktì*iJnfirur 
menti di chirurgico* 

Creatura leggete Tarto. 

-Creatura che fi Jperdi y nafce da hutmri.zl 9.1* 
& come fi ctiri.i.dacompleflìone fredda del 

la 



la matricida apoftema.z.da humidità di 
~ lmatrìce,& altre cagÌQnLz6,a,i,& la cura» 

260. z.fimplicicbe non ìaf ciano fconciare. 

2.€?i .1* %6z, i.fila donna ifcon%i creatura 

di uno me fé con che fi proueda. 262. di due 
<■. meficpme* , \ 

Creatura ulna, ò mortane mandano fuori pm 

rimedia 03*1.2.2 04.1. 2, : , 

Cuore fortifica Vekttuariò diamufco , diam- 

bra.éi.x 
Cuore mar amgliofamente conforta uno elet- 

tuario.rS.ijino altro.z^z 
Cuore cìh cada in angofcia come fi curi nelle 

dome grauide*z$j.i 

DEBILE membro come fi fortifichLzf.z 
MfficultÀ Ài girare cura uno medicamento* 

307.1 ■-■- ..••■._■: . . 

Dolore mitigano fomenthZ$$.z 
.Dolori mairicalicome fé ne leuano 85 .2 
Colonnella matrice come fi mitighino. 301.2, 
Dolore nella matrice infiammata come fi hab- 
biaàlmare+i i2.r 

T ' ■■■ \ .-' ■ ■■•? 
£%I$H?ILE nella matrice come fi conofcano» 
& come fi medichinoci 5 0*2 
F 
JF£Bi^£ che uenga alla dorma di parto fi cura 

col falajJo m ^Qo.u& con la dieta.z 
: Fegato 



Fegato freddo conforta ilmitridatOiil diacm*. 

CUma.%%.%^ ;...:;■ , ^ .. . 

Vernina che habbia del maf ch'io come fi generi, 

'A41.*: >...■■:'■ ■-.■..■■;■;.-. ..: 

Fiato della boccale del naQ) che pw^i come fi 

confi fm 0- curi.^.z 
Biaxot che difficilmente fi hakbia, fa facile uno 

medicamento.^ 07.1 
Fiato } che puqpytper ' corrottane dì gengiua, 
z cumiljalajfo^y .z.uentofe z. mediana che 
purga,!. fregar e il luogo.*i6. 1 . lavanda*!. 
piloÌe % 1 .altra lauanda. 1 . linimento.. 1 . per 
corrottione di denti cura la lìma.^6. 1 . lana 
de. 1 .il fugargli.z.untione.z. fatto da mala 
coplejfione della carne gio uà il falaffo. 46. 
z. lauandcz. fatto dal cerebro 3 ò dal nafo uà 
le alcuna fufumigatione.^ 6. z » gli odori. z. 
lauanda.^6.z.^-j.i. fatto da humore corrot 
to nello (iomacho cura alcun firopo.^j. 1. 
pilole.z.ekttuarh difandali.z.cibi. z.fattq 
da ulcera del polmone^ delle pani del pettq 
gioua alcun firopo.^%. 2.49. .1 .pilole. 1 .fattq 
da humore contenuto nel colatorio curanq 
propina .pìlok. 1 .gorgati fino. 1 .fiernuta, 
torui. fatto da ulcera in bocca cura alcun 
gargarifmo+q$.z^id ogni fetore di bocca.^-y 
2.50.1 
fiftalacum unobellomedicamento. 3 1 1 . 1 
bluffo doppo il parto cura mia beuanda.$oz.% 

V u Fumo 



ruvoLu 

TnmOyche mollifica.^ j.i 

Fumo che ftringe mirabilmente. 1 09. 1 
-■ G .' 

CALLIDA mu fiata come fi componga ,& qua- 
li fiano le fitemrtLiSi.i.z 

Gonfiamento di corpo con che fi curu^ 00.2, 

Graffa come fi faccia la \domaper ìngrauìda* 
re.106.2 

Grauida fé fiala donna 3 ònon.z^i 

Grauida ejjendo la dona conferita fé & la crea 
tura co cibi, z 5 o. 1 .uino & rimanete dieta. 
z<> 0.1. falafio & medichi quando & come 
fibabbianoadufare. 25 w^z. confortando lo 
§ìomacbo.& la matrice.zj 2,1. bagni nel no 
no mefe.z 

Grauida donna,che habbia corrotto lo appetì- 
tocomeficorrega.z^. i.&la cagione di 
ciò,i. nelle donne fanguinefi corregaconla 
dieta.z 53,2, fé ciò èp humore aceto fo, ò fai 
fo con uomito,& cibi conueneuoli.z. con ac- 
qua.z^. i.cofefiittìche & calide infieme. 1 
elettuario.i.empiafiro.z. firopo atto a pro- 
uocare l'appetite >.z. jpeciefu le uìuande.z 

Grauida che uomita come fi aiuti. 2 5 4.2 

Grauida che habbia lo appetito uolto a carbo- 
niicalcìnayterra & fimili non ragioneuoli co 
f eccome fi curi. 2 5 4.2 

Grauida come comprenda fé e/fere uìcina alte- 
pò "del partorii e,z66,i 

Gra- 



T JL VOI jt 

Grauida ulema al partorire come ordinare fi 
■debba jOtziùche partorisca bene <& fen-ra pe-\ 
ricolo,! 66, 1.2. aiutano le bacche di lauro, 
- . i^naMiuanda.z.elettmrio.z. mtione.z. la : 
uanda con alcuna pe%%4,z6j, ufomeasatio 
ni. z$j.i, bagno. alte gambe., i, altra unt io- 
ne, 2,67 . z.beuer aggio, z 

Grauida quando è per partorire, the accidenti ; 
lafopraprendano,z6$,t 

Grauida che habbia dolori da partorire teme 
aiuto à gridare,z6&. i.à paleggiare, i Mei- 
nutire. zéS.z.rit enere il fato fingendolo in 
giu.z. pigliar e alcuna decottione,z, pigliare 
. fumi fetidi al nafo*z,& odoriferi alla mairi 
ce.z.ungere.z 

Grauida doma da che accidenti fìafopraprefa> 
& con che arte fth abbiano à rimouereperfa 
iute di lei & della creatura, 150.1.2 

Grauida >4 cui dolga il capo , riceue aiuto da 
medicine leggieri.zy 6, z.da urìeleztuario.z. 
daunoaltro..z 

Grauida può (perdere per alcuna fatica , & 
c.ome.z6}.ì 

Grauida che hajberduta la creatura^ quella 
non è ufeita facciafi crifliero alla matrice, 
2.65.1 .decotto per bocca, z,fuppofìtorio,z. 
beuanda. i,fuppofìtorìj altri, z. Uernuta- 
torì.z. B 

HEMO^tìOIDli cheuengono nelpartOj cu- 

y it z rad' 



r jt'.v o l u 

raalcunbagno^io.i.untione.z 
Bidropifia come fia generata dalla mil%$ m 

Humidità della matrice chiamate biancure co- 
me guarire fi pojfano.i 41.1 
B umidita con fomenti come fi conferiiLi* 

Infiammatone della matrice come fi cono fica» 

& come fi cur Li 7,1.1 
Infiammagion della matrice doppo il parto con 

quali aiuti fi debba leuare. 3 1 1.2, 
Ingrauidarenon lanciano alcuni errori comrnef 

fi daWhuomOyò dalla donna, f ^ . z 
Ingrauidarfi fi può la dona co più argometiql 
Ingrauidare può lo huomo co più rimedij. 79. 1 
Interino che uiene fuori alle done doppo il par 

to come curare fi debba^oj,i 
L 
LiATT Eàchi non fi debba dare.i68.z 
Latte à quali donne fi conutnga &à quali non: 

& quanto fé ne debba dare, 3 2 1 . 3 z 2, 
Le natrice che co fa babbiaà fare > acetiche la 

donna partorì fia in brieue* et fen^a perico- 
lo, z68.i 
Lombi oppreffi da dolor ind parto della donna 

cura una infufione. 3 01. i.empiafiro.zjbeua. 

da.i. untione.iraltra untione.z 
M 
MJ.GB£ZZjl & dtbokyga di tutto il corpo 

come 



r u v o tu 

tome fi rifiorì con unoeltttuario. i ? .2 v 
ìdagro.con che arte fi faccia nn corposo, f 
Male caduco rimoue nel parafifmo. 187.2. 
Mafchio con che precetti habbia a generare U 
donna. 24*5. 2. conconfetti.z. fheriaca } peo 
mia z. quali huùmini fiano buoni à generare* 
247.2. quali dorme. 248. 1. quanti figliuoli 
habbia a fare la donna nella fuaetà.i^S.i 
Mafchio genera il feme calido.z^ .i.la buona 
quantità di quello. 1 .donna pu rgata.i . u er- 
ga dal testicolo defiro. 1 . fi ftarga nel dejìro 
lato della donna lungo* tempo , & il uento 
fettentrionak. z^.z. età gwuanìle. 2 
Mafchio che habbia della f emina come fi gene» 

W.245.2 
Matrice da. chefia ojfefa, che non concepì fra. 

54.1. 
Matrice male compie jKonat a come fi dijpwga 

inbene.yi. 
Matrice fredda co n che arte fi co rregga. 80. z 
Matrice conforta alcuni elettuarij.^i. z 
Matrice humida^lubricay & molle con quali ri 

medi fi cur i. 9 z.i 
Matrice dura mollifica. 1^3.2 
Matrice ritratta per faafmo fecco curafiropo* 
1 66.1 .purgatìone.z.tlettuari.z.firopo effi- 
cace altro, z.pìlole. i6j.z .fuppofitorì mun- 
di ficationi. 2. unioni per ccnfortare.z.fuf- 
fumigk.16%.1 

Vu 3 Mirice 



T jt V L JL 

Matrice afcefaicomefi dice, al capo, come fi co- 
nofca,& fiprouegga.i6%,i.bagno,i»untk 
ne.i. odori,!. cibi. i .. .. 

Matrice afce fa , come fi dice, al cuore, come fi 
comprenda ,& fi gouernì, 1 68. z . fuppofi to- 
ri, i. pur gattoni. z. latte, z. altri fegni. 169 
ftemutatorio.i .fimi in beuanda^ altre a 
fe.z. polueri beuute. z.altri fegni. 1 69.Z, pò 
ueri. 1 7 o. 1 . fuppofi torio. 1 . beuanda. 1 

Matrice chiù fa cura caftoreo con uino. 1 69. z 
untioni.z.fuffomigLz 

Matrice cbiufa come fi apra, Z07. 1 . da che na> 
fca.i. fegni. i.z. fi cura con medicina folutì- 

- ua,bagni,mfirumentì,icihi.zo'j.z. fuppofi- 

tori]. zo2.i. linimento. 1 
■■ Matrice chiuja da natiuità da che uenga. 208 
z.c on che precettili curi. 209. 1 

Matrice-indurita come fi comfea. 1 89. 1 .fi cu. 

ra con fuppofitorì.i.cìbl,\. bagni, stfometi 

i.fuffumìgioa. altro fuppofitorio i.linimei 

to 190.1. fu ppofìtori che purgano, 190.2 

• criftiero. 1 9 1 . x .mollificanti. 1 • 

Matrice & f noi uapori,che uanno al fegato co 
me fi conofca,& curano. 1 70. 1 . fregagioni 
z.uino.z.profumi.z. pur gattoni, z.fuppo fin 
ri odoraii.z. latte. 1 7 1 . 1 .bagni, fomentata 
ni.i. beuanda. 1 

Matrice, ò fuoi uaporì, che ajeende al petto t 
chefegnifi ueda. 1 7 1 . 1 . cura alcuna purga- 
zione 



r u rota 

': tioneAìfaxigue menfiruale. z.fomentatìcnh 
& ceroti.z.fafcia.2Jatte.z. 

Matricine lombi rimoue uinonegro.i jz.i. ba- 
gni.! .;■■■.- 

Matrice pel uentre uaganio come fi conofca, 
1 72*1 firma alcuna purgatione. 1 7Z. j ./àf- 

- fkmìgÌQJL 

Matrice neiringumaglie come si conofca. 17Z. 

z.cura alcuni Suffumigi *z. purgazione colfe- 

me gnidio .z. co fa che facciano urinare, z.fo- 

mentatÌGm.ijs.i 
Matricetchefi volge al federe a chefegni si co 

prenda. . 175. i. curano bagni. z. fomenti, u 

Suffumighi. jMppositori.i .... 
Matrice che s'imolge in fé medesima come si 

difcerna. 173. 1. cura alcuna purgatione . 

i'-jl,z.fomentationìamfuppositorio.z.odo~ 

n.z. 
Matrice dura che efca come si conofca e*r si cu 

ri.ìyiA.dura & condoloriÀ. 
Matrice grumo fa come si comprenda^ si cu* 

Matrice, che s'enfia per mala' compleffìone* è 
uentosità , come si conofca. i^ùz. cura il 
Sciogliere del uentr e. iyz. ùbagni.i. fomen- 
ti i&fuppositori. u odoriS.cofe che purga- 
no lamatrice.cibì.\. 

T^atriceichei enfia per uentosità cura alcuna 
bevanda. i$z.i. linimento^, come si cono- 

V% 4 fc* 



t a r a L a 

fica in alcune donne. z.federe in olio, z. in al- 
cuna decottìone.z. 

Matrice bidropica da che cagione fi facci a y & 
uarij fegni } che ladimoflrano.ì^^ .z.co dolore 
fi cura co bagni.i^.z.purgations.z.fometi* 
z.fuppofitorio.z.lauanda delluogo.ì^ A.be 
uanda.i.cibi.ulatteA.fe e grauida facilmen- 
te ne /perde A. fé non è; fi cura confuppofito- 
rioA.altri.z.bagni.z.fe ne uiene acqua, fi cu- 
ra confuppofitorio.z.con criHiero.i$ 6. {.al- 
tro fuppofitorioA.empiaftroA. 

Matrice infiammata fi cura con medicamento 
che euacui da baffo. 23 z.z. con fuppofitorioy 
fomentationìiinjìrumenti di piombo > lauan- 
de,& crìftieroA.bagnoA.decotto di mer corei 
la.z 3 3 .i. medicamento che purghi inacqua del 
la matrice.i.cibo.ualtri fegni.z 3 3 .i. fi cura 
co euacuare il uentre^etconfuppofitori^che 
purghinola matrice. z$$,z.altri fegni.z. fi 
mitighino li dolori. z.fi facciano fuppofitoru 
z.criftiero.z^.i. 

Matrice che fujfochi,come fi corregga nello ac 
ridente iftejfoAS6.z.come fi cono fca fé la don 
na è uiua,ò worta.1%7A.con fregagioni, fter 
nutatcrifi aiuta, uentofe odori, pomo arti fi 
ciak odorato.z.untione.z.fuppofitorio.z. no 
mito.z.odorare fer apino & aceto À88.i.lini- 
metoA.jìillare oliofoprail capo.i.cauterio.i 

Matrice chefpefjo coduca la donna alfuffocarfi 

con 



T JL V L \A 
tm quali fimplici medicamenti fi aiuti* 
i88.z. 

Matrice^chefimuouadal fuo propria luogo >co 
che arte a ritornar e ne la habbiamo. i> 5 . i. 
& quando non fi pojfa ritornar e.i) 5 .2, . 

Matrice>chefimoua dal proprio luogo 3 quale 
ne fiala cagione .155,2. 

Matrice che mda dall'uno de 1 lati come fi hab- 
biaaconofcere.i$6.z. 

Matrice che afcenda y & fiia m alto con quali fé 
gni fi comprenda.!) y.i. 

Matrice che fi muoua dal proprio luogo quale 
ordine di uiuere ami, 157.1. quale aere, i.z. 
quale ejjercitio.z. come euacuare il corpo, 
i> 8.i. quanto dormir e À.quale pajfione deìl'a 
rumo fugga À. quali cibi fi ano conueneuoli.u 

'Matrice che fi maua dal proprio luogo* curano 
leeuacuationi che linìfcano,\% 8.2. t'urina- 
re fen^a. aiuto di medicamenti lo Hare irt 
letto alto,z. mtione.iK$,i.empiafiro.u uen- 

. tofa.ì. ceroto di galbano. i. lana bagnata, i. 
. f uppofitùr io. i^.z. altre uentofe. z,buonì 
odori al nafo , 160 .ualtro empiafiro À, ba- 
gni, i. 

Matrice difeefa ritorna al fuo luogo odori che 
pwzgino.\6i.u . 

Matrice difeefa per humidità cura sìropo. 
362.1. medicina,, i, pìlole, i. fomentatone. 
itfz. 2. Wktionuu poìueru 2. uentofe, 19 3 . i. 

e eros 



r a V L ji 

• ' cerùth 164. i. crifiiero. 165. i. bagno. 2. 
fuffurnigi 2, legature.z6&.i. liquore, x.pol- 
uerìaltre.i64. t z.altri fuffumigi.z. 165.1. 
bagni. i6i.i. altre polveri. 165.1. 

Matrice, che offenda le gambe, &i piedi come 
fi dimojtra. 175. 1 .cura un bagno. 1 .fomen- 
tationi.i.profumLi. 

Matrice, che offende la donna , in che custodia 
hauer fi debba. 1 7 5.1. 

Matrice che [affochi, b f uffa catione di matrice 
che fegui facci. ij<$. da che nafca. 17 6.1. a 
chi fimiglì. 77. x.fi tranfmuta in altro ma* 
le.z.curà limale -pr efente, et fchifa il futuro 
2 .dieta, 178.1 .fuppofitorio.i . nato da fernet 
ritenuto cura il fzlaffo. 2. la digeritone del- 
Vhumore.z.la purgazione, & quak.ijy.i. 
co fé bzuute.i.ilfottiglìare ilfangue,& con 
che. 1. con impiafiri. 2. fatta da humori noci 
ni & putrefatti nella matrice co che rimedi 
fi cura.z.Fatta da apoHema. 1 8o.i. fatta da 
jeme ritenuto come fi curi. 1 8 o. 1 .confetto. 
2 .fuppofitorio. 1 8 1 . 1 . lauanda delle gam- 
be. 1. bagno, i.unthni.z.poluere. z.pilo- 
lenon purgate. 18 2.1. cura ogni fuffbcatia 
, ne.i. una compo fittone. 1 .beuanda.z.fuffumi 
gi.z. nata da humori corrotti curano alcu- 
ne pilote.z.firopi. 2 .medicine. 1 8 3 . 1 .ekttua 
rio,che conforta. 183.2. bagno. ,2 . confettici 
ne .2.184.1. fuffurnigi. 1 8 $ .2. empiaftro i$6. 

i.fup- 



■-..-. j.ftipfofitorii.untione.z. fregagioni.!. ^ 

Matrice cmapoUeme da che nafta .zzo. y.-di 

chtmiura fiano. z. quali curabili & qua- 

. linon.z.fegniz i o.z ,z i i.i ♦. fegrd ài apcfie- 

~ macalida» i .fredda.! Àura & fecca+z.incan 

• cberita co figni.z iz.i. fi curato con;dkta. 
.zi z.z.cùn lenitiuuz i ^.z.con fola ffi. zi ^. i . 

- con unitone, i .fomentationi. 214.-, V&gM n m 
: tc?.2 1 5 .1 t/àtta dacholerafiàia dopoilfo^f 

founamedicida. z i^.i.fircpo.i . piiple. z. 

elettuarioche conforti la matrice .z 16 , u 

. con dolore fi cura con bagni s empiafiri. zio. 

i. fuppofitorio. z. cri&ieri alla matrice . 2. 

• lauande, & altri fuppofitoruzi'] Jufonmfe- 
ri. t . con fete . fi cura con lauanda. ucon fe- 
brcy & andare nella matrice fi cura con ci" 
bi. zi"]. z. con bagni) &.z.apcfuma matura 
uno unguento.!, altro. ziSa. apoflemanata^ 
da fiegwaficura cmpi!ole.zi§.z.fircpi.ì 

< medicine. 1 . matura fa alcuno empiafiro . 

z 1 9. 1 . unguento . 1 . apojlema da tumore 

~ mdancholico fotta cura fircpo. 219 . i. 

- medicina. ì. altra, z. confettane, z. decot - 
tione.z. em piafirc.zzo.u uentofe.ualtri e™~ 
pia&ri..crifiieri. 220.2. apcfiema - infiàma- 

. , ta. zzo.z. rifolue empiafiro. 223. u unioni , 
poluerì.u ceroto.z.crifiiero. z. mollifica. 
222 A.c on bagni, i. cnUieri. 2, mpiafiro . z. 
zzi.i.apoftemarma fimracon&tfikru 

CCMr 



211. compostone tolta per bocca. 224. i> 
fiìppofitori.i. prurito come e ari. 224.2. apa 
flema dura rimanendo fi muta m canchero, 
& quello , che fi babbia a fare.zzq.. 2. quali 
cibi.z. quali purgatìonì et quando, zi > . 1 .ba~ 
gni.i.untioni.i.crifiieroA. canchero rotto si 
medica con ajierfiui. 225.2. con dolor e cura. 
2Z). 2.22^.1. conlapiaga profonda.!. can- 
chero come si ama%ji.uama7^ato si cura, 
con unguento, zzó.z. altri unguenti. 227.1. 
Matrice che habbia prurito come sicuri.zz^.z 
Matrice, che habbia erisipela come si conofea. 
2 3 0.2. cm che curare.z$ì.u ejjendo grauida» 
i. 'fio effondo sicuri con medicamenti, che pur 
ghinorfuaìi cibi siano buoni.u altri fegni di 
erisipela. 23 L 2. come si habbia à medicare» 

Matrice infiammata a che fegni si comprenda 
& quali medicamenti siano buoni. 332.1". 

Matrice incancherita come si debba medicare* 
224.2 ■ ■ 

Matrice che 'habbia piaghe, che uadano roden- 
do,® 1 menano marcia con che coje si debba- 
no curare.i 2 j.z. fegni. 1 . piaga poco humida 
sicura con cibLzz%S.siropi.\.purgatiue me- 
dicine. z.falaffo.z.con mundi fìcanti & quali, 
z.crifliero.z. bagnkz.altro crifliero. 229.1*. 
con ardore^ prurito Scarne fa nafeere ce~ 
roto.zz^.upiaga troppo humida si cura con 

unguenta 



TU V ' L jl. 
Mguento.zz$a.~. 
Matrice infiammata-dalia graue^adelp arto 
come fi conofca.$ ii. la cura alcuna forbitio- 
ne.z. empUfimalfUtimcchioz.il uimre.z. 
fé in eia patifca fuffocatione ufi alcuni ci- 
bu7,.fé hauradohuMeu* termentinamelle, 
& uino. 3 izÀ fmìtigio.ìjjluiuer e ÀJecottio- 

- ìwà.empafiro,ufuppofitorio.u infu [ioni nel 
~- lanatura.Laltrofuppofitorio*$iz<z. uiuan- 

daa^altre wfufionuz. 
Manicali dolori come fi leuano.%$.2»copclue 

ruz./uffumigLz.fomentatiovu26A. ■ . .. v 
MatricaUdolorichemmoall&uefica come fi 

curino.$6.u 
Manicale dolore qualunque fi facon che fi 

guarifca.%6À.z*„ 
Matrice aperta troppo come fi emendi . 

Matrice fortificanofm rimedi '448.2.;. 

Matrice , ò uapore che fi , .fi chi nelle anche & 
che fi camprendaAj^u cura alcunepurga-* 
tione.% bagno, i. fomentatione. Ljuppcfi- 

. toriy'uz.purgatìone di fangue per lama-* 

- trice. z. cibi. z. fomentatione > che confor- 
ta.!. 

Matrice che doppo il parto vada qua & là con 
dolore della donna ferma &cura mauiuan 
da.$o$.z. 

Matmeibs perlagione del parto uada allato 

deHrOi 



7 yjl V ' £ >*: 

deHro,che accidenti por ti...$o$, z. cura al 
: £una medicina folutiua.z.fomsnthz. bagni». 

z.cibi.$o4.ì. 
Matrice* che per cagione deLparto paffuto uà 

da allato fini[lracheaccidete muoua . 3 04. 
• 1 .cura alcuna medicina folutwaS.fujfumigi 

■i.beu2nda.i.hagnLi. '.;■/' . 
Matrice che fi flendaa trauerfo il uentre % &■ 

ebefia torta che accidenti faccia. 3 o^r.cu^ 

ra alcuna medicina folutiuaÀ. bagny. &fo- 

mmzu.fuffumigi.$ 04.Z. ' , : 

Matrice tbedifeenda aW ufeita > manda al fuo 

-'„ lungo ìlmmìto.i o^.z.fumiche puTganoa.. 

Matrice ' cheefea fuori che accidenti purga. 
$o^.z.la rimette bagno.z.empiaftro.z. uomi 
"ta.Zrfumicbepu^ino.z.cibL$o4.z. 

Matrice che in tutto caderà a baffb,che acciden 
ti faccia.^ 04.*. 3 o> .i. co quali aiuti fi deb" 
ha curare. 2 o$.i. 

Matrieeja cui bocca uenga fuori > curata fi fa 
fanaznon curata>uerrà marciai & fi fard in 
curabile. 3 o> . 1. 3 06.1. curi fi con lauande, 
ucon Unirne miS. con profumi.!, fiata lun- 
gamente fuori fi cura con lauande.lfefi en- 
'fialfeiConfomentLi.&conmtionì.i. , 

Matrice>ckefi riuolge>mrica ì & riuerj adorne 
nediafegno,& quali.io6.ì.z.ficura confo 
mentationi 2. decottioni.. 2. uomm.z.bagnì. 

z.pro- 



r j£ V L j£ 

z,profumLz,fuppofitorio,z. 

Matrice, che abonii doppo le purgationi iti 
parto di materie fanguigne, ò bianche, mar 
eie & corrotte carne si conofcam,& come 
si [curino, 3Ì3.Ù » 

Matrice - con. quali medicamenti fi purghi • 
74J. 

Matrice co apoftema come fi conofea^r figu* 
rifca.iioÀ. -■■■;-• 

Matricoli partì piene di uento rimme untio~ 
ne. 3 cy.Hauanda. 1 •fuppofitorìé z. linimen- 
ti.z. - .'.■'■\-,-.... ;t .-..i 

Matrice, che discenda doppo il parto-, ritorna 
al fuo luogo alcuna bagno^io. u fupposito- 
rio.ulegaturea. empialo fu le renuz. cibi* 
z.piumacciolo.z.poluere.z. 

Matrice che doppo il parto sia con qualche apo 

ftema cura alcuno empiajìro. $iìA.& al- 

trìimedicamentL u fé si facejfe fibula, come 

sì habbia conbello medicamento a guarire • 

3Ì1.Ì- 

Matrice ulceratadoppo il parto curano alcune 
infusionh$iz.z^ 

Mammelle che doppo il parto danno dolore al" 
la donna, cura alcuna fomentattonè. 3 ii JL 
empiafìro.i. ■--.■' 

Matrice doppo il parto opprejfa da dolori che 
accidetisifentanov$oui.si cura con refrige 
Yati.z* acqua oue sia macerata femola*i&z. 

Z.KL 



7 \jt V L jt 

z.uino dì pomi granati con farina di lente»! 
. beuanda.i, .bagni, i. 

Matrice doppo il parto che habbia dolori 3 & 

rodìméti [curano untionhtheriaca, triphera* 

3 o i . i .uapore.& odore, i Juppofitori. i .«*- 

, no beuuto con mufchio.z.empiaftro.z.fuffu- 

migio.z. 

Matrice doppo il parto fé uauagando con dolo- 
ri che cofdr fi babbia a far e. 3 0.3 ,2. 

MenftrMche cofafiano y quando appaiono , ejfc 

. a chef,ne t 9x, 1 .quando manchi.^ . z.utilità 

loro.^6.z.il dannoso male, che reca non ue- 

» nendo.^6.z. 

Menfirui perche non uenganOì& ifegnì che ma 

, firmo le cagioni.^. 1 • 

Menfirui non appaiono per la uirtù debile.l$y* 
z.per la matrice opilata.z. da membri.z.da 
humori.^%.\. 

Mentir ui fuperflui con che aiuti fi curmo.iz6. 

% 1 .con euacuationi.i 28.1 z^.\.z.falaffo.ìz^. 

z.uentofe^r doue. z.f angui fughe. 1 3 o.i. ba- 

gniÀ$i.zÀ$$.z. impiafiri.i$z,i.fuffumigio 

1 3 z.z.epìthimaÀi z.z. et ettuarj.i$ 2.2. J34 

„ fomentammo 3 .mtionì.ii 3 .z.pilok.i$^ 
2.Ì3 5 j.rmfture.i$ <$.zjra'%e.i$ 4. infufionu 
1 $*.z.trochifci.i$ <$. ufuppofitori.il 5 .2. 

Menfirui prouoca una acqua facilmente. io^.u 
beuanda.io< J .iMnimento.io6.upilole.io6.L 
fufpofitQrio.ioyÀ.firophiio.uz m i 1 lÀdecot 

tioni 



tìonì.i i i.Ì.pilole.iiiÀ.elettiiarLiìi.z.tr& 

z cbifciÀiz.upolueriÀiz.u ì 

Menfirui motte alcuna beuanda Subitamente* 

-^XmercordUJ* '*.:■* 

Menfirui che si uoglìono prouQcare 3 hamio Ufo* 

gno di alcuni auertimentLioì.i.come ilfalafk 

; -fasi faccia ÀozÀ 'ik 

Menfirui^óme. si facciane uenm^^i 

Menfirui Juperfiiti ferma alcun criBieroyà inftt 

..-; sione alla watriceÀìj.ufuppositorio dimit 

mia. um' altra infusione,!, fuffumigi.i. lini- 

, mmti.il'] \z, altri fuppositori.i^ZÀ.pilok.u 

tortelli.z .pQlueri.z.siropLz^bagno à piedi* 

altre polueri,.i^ufalaJfo.i^.z. empiafiro 

z. bagno di acqua fredda.!* trùchifcid^car 

rab e.Ho.z .simpUchet copositi dìuersi.ìqz .i 

Menfirui fuperflui da che babbiano origine^ ■& 

ifegniA1z.zJz3.uz . ....... 

Menfirui fuperfiui come nuoca.izz.z ; 

Menfirui io materie gialle , . <j? puzzolenti che 
uengono alta donna doppa le purgazioni 
del partQy che accidenti mona. 315;. 2. cura 
lo elleboro. z.altr a medicina.!. H uiuere, z. 
$io.i.bagni.i.fuffumigi.l.uomito.u 
Menfirui rojjiiò bianchi che doppc le purga- 
. tioni del parto molefiano la donna che acci- 
denti mouano^ come curare si àebano^ii 
3Ì4.3Ì8.1.1 
M'enfimi rmfii difangue &". marcia .come si et* 

X x ratto. 



r uvot ji 

i ranO.194.2 

Menftrui aperti mentre che la donna è grauida 
. come fermare si debbano.! $ 7.z, 

Micletta ekttuario come si faccia,et quali sia» 

* nolefueuirtà.$$À. 

Mil^a come generi hidropifia.i 94,1, 

Mola da che nafca^comefi conofca, & fi curi 

ipÓ.hiHoria.i^i.che cofafia. iyy.ufegnu 

, i^%.i.\^.\.ficura con dieta. 200.Z. da hu~ 

*- midìtà \ fatta con che fi curi.zoui. da muto. 
i.fe la mola farà dura ; fi cura con criftie- 

.' ro.ioi . i.falaffo. 1. uòmito. z. dìgeflmi. 2. 
medicine che purgano, ioz.i. bagno, i.un- 
tìone+i. empiaslrcz. altra unzione, z.fup- 
fofitorio che ne la trahe.z.crìftiero alla ma- 
trice.zo$.i. fmplici ottimi poluerizati & 
beuuti.ì. theriaca.i.decottione.z. euphorbiò 
bemto.i.&altri.z.fuppofitori.xo4. 1. lat- 
te di donna fucchiato. i.fttjfumigLi. altri 
fuppofitorL zo4. z. malafatta da J angue 
jpprefo.io 1 ) . 2 .da humiditàfi cura con fi- 
rophpiloleybagni.i of.i. falajjb. i.untione. 
1. polueri. 1 . fuppojitorio. 2 . fuffumigio* 2. 
altre untionLzoó.ì. da uentojità con che fi 
curi.io6Ji.con opoponago.z.poluere.t. uen- 
tofe fecche.z.crifticro. 207. 1 .fuppofitùrìo.u 
doronigi.i. 

^A SO, che mena molto f angue ferma una 

emp a- 



empiaflro. 309.1 
Tintura della donna impiagata per alcuna diffi 

peritanti parto cura una unitone* 307. 1, 
: linimento. i.poluere.i 
datura della donna, la cui bocca fia piena di 

pu/iule per colpa del parto come fi babbia & 
- < medicare» 307.Z . * ^ 

datura delladonna quando per differita del 

parto fi apra^et fi faccia uno buco col federe 
v quali mediane fi habbiano ad ufare $o$.i 

O 
ODO ^jl come fi habbiano ad ufare né 'difetti 

ma tri calì.ì 6 1 .i. 1 7 i.i 
Odori che pu^ino quando, et come fi debbano 

ufare alla matrice,o al nafo della dòna,i6o.z 
Odori cattim 'quando & come fi mandano alla 

matrice.iói.i 
Opilatione come fi conofca*$S.z 
Opilatione conche arte fi leui+i 00.1 
Opopiraelettuario &fue uirtùffi comefifac- 

e w.184 

, v - 

T^AB^ITICO membro come fi curuz^t 
partorito che haurà la doWirìò che deuràfare 

la legatrice in gouemo di qnella*z$6 t j. 
'Parto quali co fé facciano facile et aiutino, i 6% 

i.alkgerifce la calamitarsi 1 Jo auolio in 

foluere beuuto. 1. il corallo appiccato. i # 

& altri rimedia 

Xx 1 Tarto 



Tartù quando fi renda difficile ,et con Imghida. 
lori cóme fare fi debba ;accioche la donna fin 

. : %a pericolo partorifca.zó^. z.le cagionidel- 
ìa difficultàfono otto, z da donna comefia ca 
gione del partorire difficilmente, z . la creatU 

';, ra.zjG.i.lawatrice.iJafecondina.zMme- 
bri uicini.z. .termine non debito.zAaleuatrì 
ce.zyì ^i ./ cibi & altre co fé esteriori, i .odù 
rifoauidifopra.zji.i.z.cofefiringentuz 
, T arto fé breu,e 3 à lungo debba effere come fi 
conofca.zj i.z 

'Parto difficile & con lunghezza di tempore» 
de facile & brieue ladieta del itinere. zjz,ì. 

, ilfaltare,gridare,foJpingereilfiato ingik 

■ z'jz.z, fregagioni del capo.z.panni calididi 
lino fui uentre &jula fchiena, la nuca*, 
zj^.i.untioni alla naturaci. alcun confet- 
to cordiale. r.fe la difficulta nafce dalla grafi 
fe^a della donna che aiuti fi diano. 173. 2* 

. : fé dalla feciindina.z. dalla creatura debile ± 
acerba.z. dalla creatura grande. 274. j. /e 
la creatura tsntaffe diufeire nonnaturalmen 
te>i » co piedi innari, z . co fianchi, z 7 5 . 1 . co 
gmochi.i .con le mani.u c<j le parti di dietro*, 
zjì.z.conlefpalte. z. con piedi & con le ma 

: ni.z-j6.ucol pstto.ufe due fiano le creai uri. 
1. creai ur -amor ■tacerne fi tragga. 276.2. fé 

, per paura è il parto difficile, z. fé la creacu- 
ra morftruofa.z.fe la M*tr;ce.-.*}j.i.fcapù- 

■ ' ■ ■: ■ : Jiewa, 



t jt v ò z a ^ 

»' Mema^pìaghe & ùmìluu T 

'Parto fanno facile et prego alcuni simulici poi 

nericati & beuutù 2,77.2. untione. 173. u 

, fujfumgio. 1 .bagni quando, ,& quali.zy$*z* 

-:mthm altra y mouimeKtQyfternutire.2,fo~* 

mentationi quando.!, criftiero.zjp.i.fuppù 

-•% sìtori.i:fiiffijiffiigì quali, &come. u pilolé** 

* if^a. altro "fuppositorio . 2, altre pilole* 
2 8<x 1 Jecotticnej'Siropo.z. altre piloleh. 

* akrofk^mtorio.zSiÀ. polveri beuute.i* 

* Mnìmentoiiifùcco dipomoa$t.z.auolio li- 
pìato.z.artemisia,fucco di meta.z.piloktz. 

* fufposhorw.z.canella i uoce mufcata.z«mm 

* rha fu fumigata.!, dittamo* z. confettione. 
z%ìÀ.fuffumigio.z%z.z.altrojuppositork* 

i 1% . iMwfuffumigio. x. &accfce di kur^ 

& radici.zB^.z.beuande.z^.i.falaJJò alla 

: jf «e. 1 . fuppositùrh. 1 . untione. z* orationi^ 

'Parto leggete Creatura» 
Tiaghe nella matrice come si curiWéZZj* 
'Piaghe netta natura comesigùarifcano 3 & con- 

qualimedicamencu 57.1 
Tied* enfiati cura unojempiaftro nelle donne : 
- grauide. 25 S.i.fregagionLulmimento.iJz 

uande.t. ■> *■■ 

Polmone impiagato si conófce alla toffe > al 

ffcuto marci&,allafebre s & magrt^a ditut 

* toilcorpo,cosiUpettù.4$'Z - - 
1 , Xx % ?rfc~ 



Triapifmo da che nafca, & come si cuti» 

17. 1. 
profumi leggete f uff umigi. 
prurito nella matrice come si rimopa.izq.z. 
Turgationife miUa y ò foco appariranno che fé 

gni si uedranno.zcjóa* 
Turgationi poche come si prouochino fé eia 
. mene dalla bocca della matrice ftretta y ò in- 
fiammata dalparto.zy 7.1 
T>krgatiom fi*perflue con che fegni siano, da 
che cagione derwino y come si fermino y fatte 
. dalparto.zyj.i. 

Turgationi che no uanno perla debita uia y an- 
, %i accendono al petto y al polmone^ al capo, 
v come si .curi. 297,2. 

T.urgatione che afcenda>che fegni faccia y et qua 

,, Hyaiutì 'desideri, 298.1 

'Pjirgatìoneuenutanon a ba$an%a aiuta un ha 

gno.ze>2. 1 .decottione. 1 .femplìci che muouo 

no i'anìma.iyS.z.flernutire.z.uetofeéi.fuf- 

fumighila ' 

T^urgationi quanto tepo durano nemafehipar-r 

toriti y & nelle femine.199.1. 

lìurgatwnefe nulla appare, che effetti fegui- 

, tano.z^.j.sj prouoca con fomenti. 299.Z. 

fuppositorL z, medicamenti di ragia, z.un- 

: wne.z. bagni. 2. paleggiarci, dieta. 2. 

v akri effetti & accidentuz.si aiuta con dieta 

^medicina' che purghi. 2. fpmentationi. z. 



r \à r ù i u 

fuppofiton .300, 1. bagnùi. altri fuppcp- 
„■■ tori, bagni a & fomenti. 1 Jtntione y & altre 

cofe.i. 
Purgatimi fwperfiui curano' bagni* lauande 

3 oz.z.fafcia kgata.z.dalle quali fé najcono 
* firam dohri curano legature, & uentofe* 

- 3 oz.z.pe^a bagnata ì aceto. 503.1 .male 
, piwgationLfermano fuppofitorLu untiom.i 
Turgationidoppoilpartofe non uengono alla, 

donna con che medicamenti fi bahbiano ai 

incitare,!^ $ .2 . con medicamento di cantha* 

. ridLz.con fuppofitorij.z.con altri fuppofito 

rùz94.i.poluere beuuta. 294*2» altri few- 

- plmbemtLzMltrifuppofitori.z$ 5 . 1 « die-. 
ta*i,be%anda.i.altnfuppofitorLz9$.i.fo+ 
mentatione.z. uomito+z* . 

Tuffale nella bocca della natura della donnai 

- che habbia partorita come fi curh$<yj*z. 

i^E^i debili fortifica una vntbpe.6 t.z. 
Reni troppo rif caldaie con che untionisi curi*- 

B0„32.L. .-. 

%enienfianmate quali co fa mitighino. 42.2. 
mgoricfa uengono alla donna di parto,rimoue 

alcuna beuanda .300.2» 
IfedimentOigr dolore nella matrice come fi ctt* 
rmo^ois— 

s 
SalaffQMdfromcare limenfiruipiu amrtìm'é 

XX 4 **■ 



\r -jlv * L \A. 
--fi ricerta, jqui. 

'Sale facerdotale come fi faccia , &fare uirtu. 

92.2. 
Sangue graffo fotùglia uno firopo mirabile* 
■ '■ 107.2. 

Sangue tche dalle giunture alla matrice uiene, 
' &ne efce s creduto da alcunché fiano men- 

firuì , come fi cono forno 3 & come fi curino . 

Sangue che uenga copio fo dalla matrice doppo 

le pur gationi del parto > & fuor di tempo 
r quali acciaiti portano alla donna*$ 1 o. 1 . 2 . 
-■ cura*i 13.314.315.518.2, 
Sangue uomitato dalla donna di-parto a che fé 

gnificonofcada che luogo uenga ><& come fi 

debba curare.^ 10.1» ■ 
Schiera oppreffa da dolori nel parto cura una: 

lauanda,ò infyfione.i ouz m mpiaftró t z*un- 

t ione. 2. altra untione.i. 
Scolamento dacbenafca, & come fi curi .io*. 
~ 1. 2v--..^.-- ^:- ■• ■ ., ; . ■■■■: 

Scolamento da caliditd ò frigidità nato rimo- 

uè ma medicina. 1 3.1 . dipoi una piaceuo'é 
- beuanda.i$.zÀa debile uirtùritentiua.1^, 

2 . 1 5 . 1 . da uà fi fermatici debili* 15 . 1 .2. 
Scolamento quale che eglifi fia come facìlmen. 

teficuri.16.1.2, t 

Scorticature nelle parti matricoli rimoue la- 
c ùanda.$Q2*zjtntÌQne*iJimmenl<Q.z* . 
■i* -.• .. ., * "'Se- 



r jìv o h a 

Secondina con quali argomenti fi faccia ufcire 

quando troppo dimorajfe.z%$. i.: ' 
Secodinaphè cagione no difceudaaiy uoltt>&. 
«' efca conia creatura 3 ò doppQalquaio+z&Z.i 
Secondina a cbefcgniconofcafeprefiameMey k. 

lentamente debba ufcire.z'è%.z. ^ 
Secondina non ujciu che infermità porti alla 
. donna. z%%.z. ■ ' 

SecondinaycheMonefccperchefia appiccata al- 
i lamatrice>cowefifianchi.z9,o-x 
Secondina, che no e f ce perche ìdboccadellama 
. tricefta.cbìufa&pte quella alcuna. Milione»; 
• z^o^upoluere:ksuHtaÀ.fMffMm^P^o^ 
Secondina,} cui legami non fimo rotthYompf- 
i jio alcuni fuffmàgh& faticano. 290,2 .fatici 
cata fa difcendere lente bemta ,fuppcfito- 
ri.z.fuffumigi. 2. mtwm.z. acqua rofa.^k' 
".■ i. acqua fimplice. u.&come nella tragga U: 
V leuatrice.z^i.T. 

Secondina che Hia appiccata ,&non difcmàà: 
la fatica alcuno fumo. 2.91. z.fuccodi maina 
.'■ beuuto.z.fumo di occhi dìpefcifdati.z. &> . 
. di altre co fé. zyzÀ.trocbijci beuuti.ì. fuppo 
•vfitQYioà.fmplici molti, z . borace fuppofig. . 

z.chamemilia,z.pan porcino beuuto.z.coa- 
. golo di lepre beuuto con ^ffrano.z$ 1. z.aU 1 
. , t ri ftMpiw.z 9 1 .1. fugm -di caualh fujfumi 
vata.z^i .i.decQttione.i.geMianaS.iùwhti*' 
ì €Ìttnmim^mbi^M^ìì , m^iprkQ^ > . : , 
-v;- '. * ìreos, 



r u v ' o z j. 

'« ireosyunge & corna, di capra.i.& altri rime 

di. 293.1. 
Seneche nongenera figlioli quale fia.6z.u 
Seme della dorma fé concorra al generare.) 6.L 
Sperdimento come fi impedifea , & fi confimi 

lacreatura.z^i.z. 
Spirare difficile cura uno medicamento. 5 07J. 
Sterilità dì quante jbecie fia 3 & le i - cagioni. $ 2.1. 
Sterilità è ò naturale^ ò accidentale. ? 2 .L 
Sterilità netl'hmmo procede da quattro cagio 
- ni.ìi.z.ìs.u 
Sterilità nella donna nafee da tre cagioni. 1$. 
z.f^.ì.l'uno dalla matrice^ come. 54.1.$* 
t altra da altri. z. 
Sterilità ne Wb uomo per difetto della uergaco 

me fi rimoua.63.1. 
Sterilità della donna come fi curi.jl.i. 
Sterilità nata da ficcità > magre , ^a i & deboler 
%a di tutto il corpo co ebeuia fiemedi.^A* 
Sterilità fatta da uentofità con quale ordine fa 
~ habbiaarmouere.pq.z. 
Sterilità da frigidità nata curano fomenti.8i.u 
bagni.! .empia ftri.i. fregagioni. 1 .uiuàda.%u 
• z^juppofitoriM.z.fujfumigio.%z.z.beuerag 
gi.%$.i.polueri.8$.z.bagno.z. 
Sterilità fatta da b umidi tàrimouono firopi* 
84*1 .medicine, z .fuppofitorio.%^A.uomito m 
S^.z.altro fitppofitorio.i. 
Sterile tempre per che cagione particolare fio, 

Vbno- 



% jt r o i jt 

Fhuomo.6 i.z. 
Ser nutato/icome fi facciano. izo.z. 
Stomacho freddo aiuta ildiapipereon > & il dia 

; galanga^ìj.. 
Stomacho ipieno di humori corrotti come fi deb 

bacurare.^'jÀ.z* , 
Suffocatione matricole con che rimedi fi curi * 

Aj'$.z.leggete x $4atrìce i cbefuffo£hi. 
Suffumigio ì profumi feccbi > &hitmidh come fi 

•■ a fmo.i& 'facciano. ii^u _■..... 

' ,: -..,:.,,...;-■■ , T 
Tefticoli che impedivano lagensxatbm per col 

pa loro con che arte fi corredano. 6 6. a. 
Tracie, che refrigerano*! ^à. 
Trochifcidi mirrha come II facciano ,& come 
fiusino.hz.i. 

Ventosità quali cojk fycciano,z$.^ 

Ventosità rijoluémbagno^^h^^* '5? 5» *• 
untiqneA. I l ! . v , ' <y 

Ventosità rifolue uno elettuarìoSa.unafomc 
tationeAyj. 

Vetosìtà nelle parti della matrice rimane una 
untione.^o^A. lauaìida.z. & altri medica- 
menti. 309.2. 

Ventre Siringe un fuppositorio , & alcune un- 
ti oni.y. 

Virtù debile a chefegni si comprenda.^,! . 

Virtù debile ne fuperfiai menfimi come si «* 

ìiOjca. 



nofca-Az$,L " 

Vomita come -fi. faccia àgeuolmente quandi 
> / humo re>chs si uomita,sia4enace 3 et uìfco~ 
A-} v z.doppo iluomitosipogafylftoma 
che languido alcuno empia ftro. uuntione.z. 
Vo mito con che uisì q iteti, 254.2,. 
Vomito a che nuoca.i^,z. 
Vomito indonna grauida forma il pomo coto- 
i gno le fato & mangiato con legno aloe poi- • 
Meritato. 2 > j.Ue fregagioni delle manhet 
de p>edi.lgra-aidi pomi granati con mentha* 
ijfr boloarme-notU