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600009416Z
1
N
7
/
LETTERA INEDITA
DEL PRESTO 6I0VAMI
ALL' IMPERATORE CARLO IV
ED ALTRA.
DI LENmO li nORI ROllNI
SOPRA GESÙ* CRISTO
SECONDO IL VOLGARIZZAMENTO CITATO
DAGLI AGCADEmCl DELLA CRUSCA DIVERSO
DA QUELLO GIÀ' STAMPATO
LUCCA
TIP. DEI FIGLI DI GIACOMO ROCCHI
1857
^ à\ e, /^A
//é> . ^ - /7^
^fi
• t
A L. LETTORE
A
coloro che si dilettano nello studio
degli scritti d% nostri padri non può per cerio
giunger nuovo il nome di Preie^ o Presto Gi&*
vannif altramente detto anche Gianni o Jan^r
ni, e dai francesi Prestre lean; avvegnaché
trovisi di sovente ripetuto negli antiiM sto^
riciy novellieri, e scrittori di :r4>manà( ( 1 ).
Sono poi così strane, sorprendenti^ ed anco
contradittorie le cose le quali ci tramanda-
rono intorno ad alcuni Principi orientali
così chiamati^ che hanno tutta l'apparenza
d* essere immaginarie e favolose più presto
che vere: di guisa che gli scrittori più re-^
centi ed accurati, i quali ne tengono propo-
4
sito non hanno sapulo darcene notizie ba-
stantemente certe ed e$aUo.
Accingendomi io a dar fuori una lettera
diretta da un Presto Giovanni air Impera-
tore Carlo IV, che è cosa di ben piccola mo-
le, reputo soverchio V entrare in indagini
erudite su tal soggetto, le quali mi porterebbero
per le lunghe in modo che più sarebbe lagiunr-
ta della derrata; e tanto più volentieri me ne
rimango, perchè ove taluno desideri istruir-
sene, potrà ricorrere agli scrittori, che ne han-
no parlato, fra quali non fo che accennare
il Conte Giov Battista Baldelli in una dis-
sertazione stampata nel Voi, 12 degli fOpu-
scoli scientifici e letterarH che si pubbiira-
rono in Firenze nella Stamperia di Borgo
Ognissanti f ed in una erudita nota apposta al
Milione di Marco Polo da esso dato alla luce
pag, ito Voi, 2; e più specialmente poi il
Cardinal Zurla nel primo volume delle dis-
sertazioni sopra Marco Polo ed altri Viag-
giatori Veneziani.
Per ciò che può giovare alta presente pub-
blicazione mi limiterò ad avvertire, senza
però pretendere di niente accertare sopra un
argon^ento nei quale mancano sicure notizie,
che per Presto Giovanni non deveM inten^
dcre un nome proprio d' un unico individuo.
5
««0 un titolo dato dai no$tri «t Principi
d" alcune regioni Aff ricane. Ed è poi a rtte-
sciarsi agli Eruditi il determinare fotfepu^
re ciò sia loro dato ) se la vera denomina-^
Bione dei medesimi fosse cim o cuhO AAn ,
come crede Marco Polo^ mvero nssTBii kam
come asserisce il Ludolfo nella sua SUnià
EHopica^àwertirò inottre che rispetto a quan^
to si trova raccontato intomo alla smisurata
potenza di questi Monarehi^ ed alle cose mi*
rabili e straordinarie delle regioni alla loro
dominazione soggette, non può prestarsi cieca
eredenaa, ma motte debbonsi ritenere per eéa^
geraséoni della fereida immaginazione ed en*^
fatico linguaggio degli Orientali^ owero per
favole raccontate dai nostri uiaggiatorif a
da altri che più del dovere aUiano voluto
ampUJtcare le cose da laro vedute, o intese.
Sotto il nome di Presto Gianni si hanno
varie Mtere scritte in diversi tempi a Prin^
dpi occidentali. La più antica che si cono»"
scOf per quanto è a mia notizia, è una éi'^^
retta a Federigo L Imperatore che tra*-
vasi fra' documenti illustrativi deità Cronaca
di Giovanni Villani nella edizione fattane
dal Mouiier VoL 8* Altre quattro assai più
recenti si vedono ripoftaie nella raccolta di
Viaggi del Ramusio (2\iLa prima indiri»i»f
r:-
6
zaia ad EfMnuelloRe diPortogafìo nel 1521;
altra a Giovanni parifnente Re di Portogallo;
e le ultime dite a Papa Clemente nel 1523 e
1524.
Quella che ora io ptMlico, diretta all'Ima
peratore Carlo quarto figlio di Giovanni di
Lussemburgo Re di Boemia, può ritenersi
scritta dopo il 1370; E sia che veglia aversi
per apocrifa, lo che torna male a determi^
nare, o voglia credersi piuttosto una tradur
zione, la lingua in cui è dettata ha tutto il
sapore di quel tempo* Se io la do come ine^
dita è perchè, qttantunque abbia fatto indagini
assai diligenti, non mi è riuscito di vedere
ehe^ sia stata mai stampata. V ho poi tratta da
un Codice già appartenuto ad Andrea Andreini
e che attualmente sta nella Magliabechiana
Palchetto VIIL n. 22 che è d'ottima lesione e
sembra scritto sullo scorcio del secolo XIV.
o poco poi e ne ho seguita rigorosamente la
lezione senza togliermi arbitrj, prendendo in
ciò esempio dai migliori filoioghi. Di, detto
Codice si valsero gli antichi Accademici
della Crusca per lo spoglio delle lettere di
Don Giovanni Monaco Valiombrasano^ ed ol-
tre queste lettere anche altre ne contiene^ tra
cui un mandata da Lentulo ai Senatori ro-
mani sopra Gesù ^Ct^isto, volgarizzata da in-
cèrio net .lmon^•teeido^ delle lià^/Ua^ t èiiafo
nel VoèabidùHé éett^' Cimseù; ^ e^e^ 4ai\^^
derni Aeóademici è . 'stata applmio àiltgatu
9nì Cpóio^ in pB9^òla (d).*
Questa òr sue scriUùra^ ,eA$ la\^iaM cfttita
ripone fra le apocrife, potendo^ a mio awi-
80^ recarsi come modello di stile per ritrarre
una persona, tanto per la proprietà ed ele^
ganza, guanto per la sobrietà ed evidenza
delle espressioni, nei quali pregi supera an-
che r originale Ialino, per ciò ho creduto di
far cosa gradita darla qui stampata, ponen^
dóle a fronte il testo originale (4), perchè
possa farsene il confronto.
E tanto più volentieri a ciò m* induco, non
essendomi avvenuto di veder stampata prece-
dentemente neppure quesf aurea scritturetta.
Poiché il volgarizzamento edito da Gugliel-
mo Manzi in Roma nel 1810, e dal Cav.
Francesco Palermo attuale meritissimo biblio-
tecario della /. e R. Palatina di Firenze
nel 1840 a Napoli, e prima anche dei sud-
detti illustri editori dal Benalio fra le Laur
di di fra lacopone stampate in Venezia nel
1514, se può ritenersi lo stesso in tutte e
tre queste edizioni, toltene quelle piccole va-
rianti che ^asi sempre si riscontrano fra
codice e codice, e che più sensibile rendon-
viene alla luce, eatm pèMkKrm^der^MénA' atf*
tnnfa cUfmqftè ffturàfamw il raffiromioj
LfeOUB^DBL pustb
, ^
irirfb
(i),Vedansi Villani (jiovanni Storia. Sigoli Viaggio
ai Monte' SìVidf. fifarco* Polo Milione; té alh*e
rtM2aioi]:4\ nei RaiAuslo. Xa piima^ del4e N«w«Uie
Auliche. Il Romanzo del Guerioo Meschino ec.
(a) Voi. 1. t^ag. a31^. e seg.' Edizione deì 1606.
t^yll kencto^rlCio* Abaie Ginaef^pe Ma«iiui è è*
ergere- c^e «oche gli «liliehi Accademici te »e
valessero, come rifevasi dalla noia (2) apposta
nella tavola degli aalori citali dal fa Crus(*aa4 fa
spftegaa^ne dell' MibVttvia tura Lé^iL Rmm, Sim$.
G- C. nel suo Vocabolario della JiogiMi italiana.
(4) trovasi' putiblicalo dal' fahvicìó Codexjipoc,
Ifoo: Teifàm. Fiyé. ì.
/
PI&TOLil
D£L PRESTO GIOVANNI
4LL* IMFKRATOM CARLO I?.
Questa è una pistola» che il Presto Giovaoni
d' Oltremare Biandò a lo 'lap eradore Carlo» fi*-
gjliuolo che fìi del Re GiovanM di Buemia
( 1 )» ne la città di Plaga ne la Magna» piBr
fare il conquisto delki ^anta terra di Gieru-
salem» sent^do che il Re di Cipri av^a pre-
sa la ciak d* Alessandria» la quale poco ten-
ne ( a ) ; e^ questa fu negli anni di Jesù Cri-
8ta:ìfCGCLXX. La quale pi«toUi comincia cosi.
Al nobilissimo signore messer Carlo per
la grazia di Dio Imperadore fomoso de' Romani
e sempre augusto» il vostro fratello Re Vod-
domaradeg figliuolo dello eccellentissimo Re
d' Etiopia» di Saionio ( 3 )» di Tobbia» di Nub-
bia^ di terra di Rettesi e di Moritoro» e Pre-
ste Gian Re deU* India maggiof e e minore sa-
lute co« desiderio di vidervì (4-) in grande
felieaè.
10
I.a principale cagione per la quale noi scri^
Tiamo alla vostra famosa fraternità è questa.
In prima per la nobilissima altezza e Ijirgità
e sapienza, che furono e sono continuamente
lù voi et in quelli delle vostre generazioni,
siccome ci rapportano mercantanti, i quali
vengono a queste nostre parti: ed anche la
troviamo ne le antiche storie e scritture no-
stre, le quali trattano de'Prencipi e Rettori de
le parti occidentali, e spezialmente de la vo-
stra grande nobilìtade. Già lungo tempo ab-'
biamo desiderato di trovarci insieme con la
vostra fratern!t*à ne la santa città di Giérn-
salem, dove el vero figliuolo di Dio onnipo-
tente, He della etterna gloria, e Re sopra tutti
gli altri Re, figliuolo della beata vergine Ma-
ria gloriosa, fti crocifisso. H quale luogo san-
tissimo noi preghiamo la sua onnipotente (5)
e la sua esoellenzia, che degni di sottomet-
terlo in mano de' Cristiani. E però noi e la
gente de la nostra India non desideriamo tanto
Tiiuna cosa, quanto di vedere il santo passag-
gio a* nostri tempi, e che noi ci possiamo tro-
vare insieme con voi nel detto santo luogo.
I£ conciosiacosa che noi sappiamo che quelli
de la vostra reale schiatta sempre sono stati
principali a fare il santo passaggio, però scri-
viamo confidentemente (6) a voi, notificando
^r^
11
la nostra buiiiia volontà. £d anche alamo cer*
tificati eha in toì è gran potenzia d* arme
e grande ardire di cuore e gran provedenza
e sapienaia di battaglie; e questo è stato sem*
pre ne' vostri parenti; E di queste cose abbia*
mo scritto al Santissimo Padre Papa roma^
no, et al Re di Francia, et al Re d'Ungheria»
i quali sappiamo che seguiteranno la vostra
magpificenzia, quando voi vorrete venire. Man»
dianvi al presente due messaggeri e non più.
Altre volte noi v'abbiamo mandata ambasciata,
e non abbiamo auto risposta. Ma noi ora no-
tifichiamo a la vostra nobile maestà come noi
sappiamo che nel MGCCLXX (7) Re Piero di
(lipro mandò a noi uno messo, notificando^
che il Santissimo Padre e molti Signori reati
gli avevano promesso di dargH aiuto ad ac~
quistare Gierusalem; e noi dovavamo fare apa*-
recohiamentl per detto passaggio e mandare
gente per. terra, ed il detto Re mandava per
mare. E cosi presti facemmo il nostro grande
aparecchiamento,e eravamo molto allegri aspet-*
tando di trovarci con voi, e signoreggiare la
santa città di Gerusalem ; e tutti nostri Prin-*
cipi e Baroni si dispuoseno con grande alle«-
grezza a venire in questo apparecchiamento
contro a' nemici della vera Croce. E V anno
detto mercatanti saracini, i quali venneno a
la nostra provincia per mercataaiiay nccon-»
tarono coinè il detto Re Fiero aveva peewùt
una gran citlà del Soldaoo» la qoale si cftiia-
ma Al6sfiaiidria> e eome il passaggio santo
era contro a' Saracfni. Le ^uaii eose «dite
avemmo grande allegrezsa» pere che noi peiK
samolo elle tutti i SigMri e Principi fossono
in questa impresa, E credendo noi ohe il.
Santissimo Padre fosse personalmente in quet*
sto pas6aggi<>, ci partimo * col nesÉro sToveo
passando T India; e venendo presso a TEr-^
raenia ( 8 ), udimmo novelle come il dettO'
Re Piero e tutti i Cristiani si ermo partiti
di terra de^ Saracioi, e lasciarono la dttà*
ch^aveano presa. Le qculi novelle udite, quella'
allegrezza tornò in gran dolore, però che de-
sideravamo entrare con voi nel luogo del
santissimo Hvnimento, la qua! cosa sempm
abbiamo desiderato. R pel che lo Re Piero di
Cipri si parti di terra de' ^araclnl, In quell»
anno 11 Soldano con la sua gente presono<
tanta audacia e superbia, che negarono di
darei il trebuto, fi quale egli soleva dare a
noi; e oltre a questo con grande armata ca«
valcò sopra II nostro terreno, e fece molti
danni a le nostre genti B più ancora, che
domandava che noi e i nostri inercatantl pa-
gassimo le gabelle e pasfi»ggi, come gli al-
13
irf CrisUaDi dì Ponente, la guai cosa non
era usanza a noi. Per la qual cosa noi»
vogliendo trovare rimedio a queeto ftitto, rn
tornammoei a le nostre terre, e la nostra
gente mandammo contro a la gente de! det-
to Soidano, e eacciamoii fnori de' nostri
eonflni con grande loro danno ; e poi fa
nostra gente cavalcando sopra ^1 terreno del
detto Soldano danneggiarono il suo paese,
intanto ch'egli aconsenti di mandarci il no--
etro tributo osato, e cbe f nostfi mercatan-
ti e genti fosseno fianchi ( 9 ) per tutti I
suoi terreni^ e cosi abbiamo (IO) per >nfl-
Bo a questi dì, e crediamo che mai non sap-
ranno arditi di cavalcare sopra no!. Ma se *
V onnipotente figliuolo di Dio Jearù Cristo de-
gnerà che il detto santa passaggio si facci
per voi e per gli altri Principi e Signori oc-
cidentali, i quali avete si vigore e ia podenta
* (li) e r arme (voi dall'una parte, e noi dal-
l' altra parte) crediamo ohe tutti i Sai*acini in
poco tempo sarebbono sottomessi a la po-
tenza de' Cristiani, e nella saata città di Gie^
rusalem si potrebbe sacrìflcare il divino mi-
Bterio del corpo e sangue del noatro' Salva*
tore Jesù Cristo. E però ora preghiaano la.
vostra nobile e famosa fraternità a voi ca-
riasimia che per amore e rererenzia del no-
Èito Salvatore,; il quale fu passionato nella
Croce per noi, che (12) la maestà e potenzia
imperlale plaoeiavi notificare a tutti Re e
Prencipi di Ponente queste nostre preghiere
e supplìcaùoni del benedetto passaggio, acciò
che noi possiamo acquistare la predetta san-^
ta città di Qierusalem, il quale luogo tenga**
no le genti pagane e bestiali, che non anno
notizia, né discrezione in loro, e non cono-
scono che cosa sia Idio. E piaccia a la vo»
stia nobile signoria di porre uno poco sol-
licitudine a questa faccenda. E, per lo vero
Dio, se noi vi potessimo mandare continua-
mente lettere, noi vi scriverremo (13) più
* spesso, per la grande afezione et amore, che
abbiamo a voi.
Fratello ed amico carissimo non vi mara-
vigliate se noi vi sollecitiamo tanto a fare il
detto passaggio benedetto; imperò che noi
abbiamo "ne le nostre Provincie molte gene-
razioni di genti i quali sono cristiani con pura
fede. E se r onnipotente Creatore, per la sua
grazia, non pone loro in cuore la virtù del
Santo Spirito, et il messere santo Tommaso
Apostolo, per li cui meriti Dio opera molti
miracoli, credo che già i Saracini gli areb-
bono tutti a le loro false leggi: però che
sono gente di grosso intelletto, e seguitano
15
molto la sensaalltà. Ma se vedesséno i Crl-^
gtlani deir Occidente venire contro a* 8araciiti
per la fede di Jesù Cristo, sarebbdno mollò
allegri, e crederrebbeno più perfettamente. Ed
oltre a questo abbiamo motte altre genti dèlia
nostra abitazione e dominio, 1 quali non co-*
gnoscono se lianno altro Dio che Santo Tom-
maso, e vivono così bestialmente. Per la qnat
cosa noi preghiamo V onipotente Idlo che spirf
ne' vostri cuori di questo santo passaggio, per
modo che gli altri Principi e Baroni vi se-
guitino, a distruggere gì' Infedeli, che sono ni-
mici de la santa Croce.
Ancora, caro firatello, sappia la vostra im*
perlaio maestà che noi desideriamo questo
santo passaggio, acciò che noi siamo Infor-
mati de la fede cattolica e del santo sagri^
fl^lo, s| come voi e gli altri Signori e Prin-
cipi occidentali tenete ed osservate, e pos-^
siamo la fede nostra guardare e servare, e la
chiesa nostra maggiore sagriBcio a Dio fare.
E come che noi ci siamo passati con grosso
modo, per altro modo che voi non siete, (14)
vero è che noi abbiamo alquanti religiosi, i
quali faranno sacrificio secondo il modo de
la fede cattolica. E se T Altissimo Signore
degnasse che questo santo passaggio f^ì fa-
cesse, molti nobili uomini di queste nostre
provinee, i quali vivono ocme aminali bMtì
8ar6bb4Hìo fedeli «Grl^tiaiii, imperò «he elli
veggano e oonoecaiDo ohe la fortezza e 4a
scienzia è ne' Cristiani, si come dimostni»
molti mercatanti de V Oecldente« i quali bI^
cuna volta vengano in ^ueeta mMxKprewn^
eia. f i5 ). Sopirà le qiiail oeee noi preghia-
mo la vostra fraternità e nobile sfgnof ìa che
vi piaccia per vostre gra^ioee lettere riepon^
defe a noi alcuna risposta, clie ralleg^ gli
animi neetd.
E poi (^ v' abbiamo loanìfestato Ai no*
Siro desiderio, voglianvi scrivere e naiìife-^
stare alquante cose de hi; nostra provincia,
de le quali voi non avete notizia, acciò che
la vostra nobiltà abbia fiù cagione e ardire
di muoverai a Isre H detto santo f assaggia;
et anche perchè desideriamo di sapure de io
stato e potenza de la vestita signotla. Sappia*^
te che noi aUiamo e possedianu) etto reami,
i quali sono della nestm schiatta da poi ehe
il potente Kb Alessandro venne a qneste ao-^
stre regioni, e da poi setapre BbbiamO' ipoEK
seduto liberamente questi reami; « oltre a
questi danno a noi tributo molti fnndi ftf
e Signori, i quali dono confini a noi. fi pri^'
ma lo 'mperatore di CattaM (ié) ramia >a
noi ogn' anno uno leofante cartcalie da dTC|H
^
11
pi d' 010 e di seta, et il Soldano dì Bàbhil-
loaìa ogn' aiuae manda a noi uno pome d' oro»
cioè una mela to&da et una croce di sopra,
cb(9 pesa mille peszi d' oro (17); e tutti i no-
stri sudditi sono liberi e francM per tutte le
loro previaee. Aneora abbiamo uno lago ohe
si chiama Somezo> 11 quale è in mezzo tra
r India e €attaio, nel quale nascono pesci^ che
si truova in corpo loro le margarite in gran-
de quantità. Ancora abbiaoio un altro lago,
il quale è in mezzo tra V Egitto ed Etiopia,
il quale ha CGXXXIU isole, ne le quali na*
sGoao molte maniere di spezie. Ancora ab-
biamo un moQte nel quale si truova grande
quantità d'oro. Àncora abbiamo alquanti mon-
ti pieni di pietre preziose, de le quali se ne
truova graitde quantità; ma 1 detti monti so-
no molto saUaticbi, e gli uomini che vi van-
no si pongono a grande perìcolo per gli ani-
mali terribili che vi sono ; ma le genti di
quello paese sono più usate d' andare In
quelli monti. Anco abbiamo una fonte, della
quale esce uno licore a modo eh' una rugia-
da, e grasso a modo d' olio d' uliva» del qua-
le licore noi accendiamo le nostre lampane,
e gli uomini della nostra provincia non ado-
perano altro olio per ardere, ed è tanto
amaro ebe non si può mangiare. Anche ab-
2
18
bìaino grande quantità di spezie, e non ne
fìaclamo menzione, però che sono in luogo
salvatico, e ognuno ne può cogliere chi vuole.
E poi che v'abbiamo raccontata la rendi-
ta nostra, voglianvi raccontare la nostra po-
tenza e fortezza. In prima del regno d' Etio-
pia, nel quale abbiamo trovato che abbia-
mo in istima di dugento migliaia d' uomini
a cavallo con archi e eon spade, e molti ba-
roni e gentili uomini anno panziere et al-
tre arme da difenzione, e uomini a piedi con
archi e spade cinquecento migliaia. Oltre a
questo abbiamo il regno d'Arabia del quale
escono uomini d' arme si come di quello d'E-
tiopia. Ancora abbiamo una generazione di
gente, che sono piccoli di persona, i quali so-
no chiamati Bers, con la faccia lunga, 1 quali
sono confinì a Tartaria, e non anno niuna
terra murata; della qual gente uscirebbeno
dugento migliaia d' uomini d* arme a cavallo,
e duo tanti di gente a piede, e mai non man-
giano pane, né beono vino. Anche abbiamo
il regno di Nubbia, de V India maggiore ; dei
quali reami uscirebbono sanza dubitazione
cinquecento migliaia d'uomini a cavallo, e
bene uno milione a piede: e sono molti di
loro che cavalcano sopra leofanti con lance e
spade, e in su ogni leofante cavalcano quattrouo-
10
mini, ed oltre a questi anno altri animali gran-
dissimi i qnali eglino domesticano come cavagli,
i quali animali, quando vengono nella batta-
glia, guastano tutti cavagli et uomini, che scon-
trano ; e questa gente è la migliore e più
possente che sia sotto la nostra signoria so-
lamente per questi animali che cavalcano.
Ma tutte queste cose noi non riputiamo al-
cuna cosa, rispetto a le vostre arme, secon-
do che a noi è notificato per mercatanti, che
vengono a questa nostra provincia.
Da poi, fratello nostro carissimo, che noi
v' abbiamo notificato le nostre ricchezze e po-
tenzia, ora vi voglio notificare la gente stra-
nh, di nuove maniere, le quali sono in que-
sta nostra provincia. Imperò che mercatanti
occidentali, i quali vengono qua, raportano
che ne la vostra provincia sono uomini e
donne bianchissime siccome neve; e noi ab-
biamo il coniradio ne le provincie nostre,
Imperò che noi abbiamo una generazione
di genti pìccoli di statura, ed hanno la fac-
cia grandissima, ma non sono molto neri, li
quali sì chiamano Bers: et una altra gene-
razione di genti ì quali sono neri come car-
bone, e sono lunghi di persona, e (18) grosse
labbra, e sanza barba; e questi sono nel re-
gno di Nubbia. Ed un' altra generazione ab*
20
biamo di gente nera, che Kaimo la barba, è
capelli crespi e neri; e questi sono ^elti del*
r India. Ed anche in alcmie nostre provincie.
sono alcune genti, che non anno segno de
l'altre genti, et anno poco intelletto; ripu-
tiangli come animali bruti, imperò chetiamo
quasi sempre ignudi sanza vergogna.
Ora vi voglio notificare de' nostri animali.
Imperò che ci è stato detto che voi avete
aulmati dimestichi e mansueti, e noi abbiar*
mo tutto il contradio; imperò che abbieoA
animali di pessima condizipne e terribili, sic-
come sono dragoni, serpenti, eleofanti, grifoni
lionj, struzzolii, e molti animali velenosi e fosti.
E se non fosse che le nostre genti s'aiutano
col fu&co, non poUrebbono vivere, nò fare i
fatti loro.
Adunque al^biamo scritto alla: vostra geo*
tile signoria e nobile la bellezza e le cose
delle nostre provincie, acciò che. la voalara nor
bilitade degni di scrivere per vostre graziose
lettere de lo stato, e condizione, de te vostre
Provincie; imperò che nelle vostre provincie
sono gente piene di molta virtù e di grande
fortezza, e ardire , e in ne le nostre tuttQ> il
contradio. Àncora^ le vostro province sono pie-^
ne di molle reliquie di santi Apostoli, Confes*
sori, e Martiri, e molti altti santi Padri, le quali'
21
soao par V uDiverso raoBdo,« sobo grandi te-
sori e riochezse; e noi in tutte le provifleie
nostre, che sono si grandi, non abbiamo se non
il éòrpo di santo Tonunaso Apostolo il qaale,
sicondo ehe pare, -vaie quanto tutto il tesoro
nostro. E se non fosseno i meriti e le pre-
ghiere del beato messere santo Tommaso, et
i miracoli i quali Idio adopera per li suoi
meriti, noi saremo (19) pòco conoscenti di Dio,
e le nostre genti sarebbono ingannate da'Sa-
racini, e lascerebbono la fede di Cristo. E pe-
rò mi pare che voi Cristiani occidentali ab-
biate tutto 11 censo e le ricchezze del mondo
per la virtù et aiutorio de' corpi santissimi,
i quali avete ne le vostre province. Ma i vo-
stri mercatanti occidentali, 1 quali vengono a
queste nostre parti, raccontano come voi fate
grandi guerre e battaglie insieme, e uccide-
tevi insieme: ma noi, per la grazia di Dio, e
per l'aiuto di messer santo Tommaso, nulla
guerra facciamo se non contro a' nemici della
santa Croce.
Per questa volta ci pare avere assai scrit-
to, però che al vostro animo bastano poche
parole. Abblanvi adunque notificato la nostra
Yolontade e desiderio. E però preghi>nlo la
vostra benigna maestade che vi< piaccia di
scrivere e rispondere per gli aportatori di
22
questa lettera; però che 1' uno mi ha pro-^
messo di tornare, e V altro si debbe tornare
inflno in Babbillonia. E noi profferiamo tut-
to il nostro sforzo, acciò che possiamo acre-
scere l'onore e la gloria di quelli che cre-
dono in Gesù Cristo vero figliuolo di Dio.
Àmen.
(i) tìuemia per Boemia, così appresso Piaga per
Praga, Magna per Alemagna.
(a) Pietro di Lusignano Re di Cipro acceso di
vivissimo zelo pel.riscaUo de' Luoghi santi dalle
mani degli Infedeli, dopo aver visitale con poco
frullo tutte le Corti d' Europa per ottenere il
concorso de' Prìucipi in quella imprésa, vo-
lendo mandare ad effetto il suo disegno di con-
quista, imbarcossi con diecimila uomini, e andò
a investire Alessandria, espugnata questa città,
fu messa a ruba dai suoi Soldati ed ausiliari,
che temendo poi d' esser sorpresi dai Mamma-
lucchi v' appiccarono il fuoco« e 1' abbandona-
rono quattro giorni dopoché se n'erano impos-
sessati. Ciò segui nel i366, come rilevasi dal
iUichaud stor. del Crociale, per cui è a ritenersi
erronea ja data dell'anno 1Ì70 che qui ed ap-
presso verrebbe assegnata da questa lettera a
quella impresa, probabilmente per errore del
copista.
{^) Saioniot e appresso Tobhia^ terra di Beiesi e
di Mon'toro nomi corrotti di regioni, che non
ho t'Tovato usati in verun altro scrittore, per cui
non saprei con certezza indicare la vera deno-
minazione di quelle Provincie.
23
(4) Fidervi^ dal verbo primitivo ridere, di cui
soau luttora suprestiti vidi^ vide^ videro^ e il
parlicipio' visto»
(5) Cosi il Codice.
(6) Intendi con fiducia.
17) Vedi Nota (a).
(8) Cioè Armenia.
^9) Franco qui vale esente da gabelle,^ e usato
senza altro aggiunto in questo senso manca nel
Vocabolario.'
(lo) 11 verbo avere è qui usato in senso di man-
tenere conservare; e però intendi - HI cosi, cioè
in questa suisa manteniamo tali diritti e tali
esenzioni fino al presente. -
(11^ Lo stesso che potenza^ pel frequentisssimo
scambio fra le consonanti t, e d. Manca nel Vo-
cab.
(12) Qui forse manca un per, od altra particella
che renda perfetto il discorso.
(i3) Cioè: scriveremmo.
(i4) Sembrami che qui il senso sia alquanto
oscuro, e forse la lezione del Codice è errata.
(<5) Qui ed appresso provincia sta ad indicare
lon una regione cioè parte di regno, nel qual
senso suole comunemente usarsi, ma un intero
name, o dominio.
{16^ Forse Catta io
(17) Relativamente a questo tributo il Sigoli
ueiViaggio al Monte Sinai pag. 4^*cdizione di
Fitenze, dice quanto appresso - La cagione per-
chè il Soldano fa omaggio a costui si è, che
ogni volta che questo Presto Giovanni facesse
aprile certe cataratte d' un fiume, allagherebbe
il Cd'ro e Alessandria, e lutto quello paese...
sicché per questa cagione, cioè paura, il Solda-
no gli manda ogni anno una palla d'oro cou
una enee suso di valuta bisanti tremila d'orou •
(18) Maica con,
(19) Sartmoy lo stesso che saremmo.
PISTOLA DI L&NTULO
SOPRAGESO' CRISTO
Temporibus Octa-
viani CfBsaris PMius
LentfUus proconsfiU in
partibus Judeae etJBe-
rodis Re^iSf Senatori--
bus romanis hanc epi--
stolam scripsisse fer-
tur^ quae postea ab
Eutropio reperta est
in annalibus Roma^
norum.
Eoe tempore pirap^
paruity et adAmc t^'-
vit; tnr praeditus pò-
tentia magna, nomen
Nel tempo di Tibe-
rio Cesare (1) conciò
sia cosa clie in tutte
le parti del mondo co-
loro, che innanzi erano
nelle provincie, scri-
vessonoA'Sanatori, che
erano a Romanie novità
che correvano ne'pae-
si del mondo; uno che
aveva nome Lentolo,
abbiendo officio nelle
parti di Giudea d'Ero-
de Re scrisse a' Sana-
tori di Roma cosi di
Cristo Jesù.
É apparito in questi
tempi e ancora è uno
uomo di grande virtù,
il quale è nominato
1
26
eius Jesus Christus,
Homines eum prophe-
tam potentem dicunt,
discipuli ejus filium
Dei vocant. Mortuos
vivificata et aegros ah
omnis generis aegritu-
dinibus et morbis sa^
fiat. Vir est altae sta-
turae proportionate, et
conspectus vultus ejus
cum severitate, et pie-
nus efficacia, ut spe-
ctatores amare eum
possinty et rursus timo-
re. Pili capitis ejus
vinei coloris usque ad
fundamentum aurium,
sine radiatione et ere-
cti; et a fundamento
aurium usque ad hu-
meros contorti et lu-
cidi, et ah humeris
deorsum pendentes, bi-
fido vertice dispositi
in morem Nazaraeo-
rum. Frons plana et
pura. Facies ejus sine
Cristo Jesù, e dalle gen-
ti è detto profeta di ve-
rità^el quale e suoi di-
scepoli chiamaDO fi-
gliuolo di Dio. Risucita
morti, e saua languen-
ti. Uomo in verità di
statura più che mezza-
na e spettabile, e'I suo
volto venerabile, che i
raguardanti in esso si
commovono ad amare
eformidare. E' ha i ca-
pelli di colore di noc-
ciuola matura, e piani
infino presso agli orec-
chi; ma dagli orecchi
in giù rinvolti e crespi,
alquanti più biondi eri-
sprendienti, dalle spal-
le ventillanti,e nel mez-
zo del capo el descrino
secondo V usanza dei
Nazzereni. La fronte
piana (2) e serenissi-
ma, colla faccia sanza
alcuna crespa o ma-
cula, la quale è terope-
macula, quam rubor
quidam temperatus or-
nai, Aspectus eius in-
genuus et gratus, iVa-
8US et OS ejus nullo
modo reprehensibilia.
Barba ejus multa et
colore pilorum capitis
bi/ureata: ^oculi ejus
caerulei et extreme lu-
cidi. In reprehendendo
et objurgando formi-
dabilis; in docendo et
exortando blandae lin-
guae et amabilis. Gra-
tia miranda vultus
cum gravitate. Vel se-
mel eum ridentem ne^
mo vidit, sed flentem
imo. Protracta statura
corporis. Manus ejus
rectae et erectae. Bra-
chia ejus Jlectabilia.
In loquendo ponde-
rans et gravis, et par-
tus^ loquela. Pulcher-
rimus vultu inter ho-
mines sàtos.
27
ratamente venusta. Nel
naso suo e nella bocca
sua riprensione non è
per cierto. La barba co-
piosa, e del colore de'
capegli, no lunga, ma
nel mezzo biforcata.
L'aspetto suo semplice
e maturo. Li occhi vai
e chiari. Nel suo tur*
bamento terribile , e
nella amunizione dol«
ce e amabile e largo,
la gravità servata. El
quale fu mai veduto ri-
dere, piangere si. NeN
la statura del corp<^
adatto diritto e avvo-
nevole. Le mani sue e
le braccia delettabili al
vedere. Nel colloquio
grave, rado e tempe-
rato. Spezioso tra' fi-
gliuoli degli uomini.
Travossi detta pisto-
la ne'tibri chiamati An-
nali di Roma.
\
\
38
IN>F(» CIÒ IL CODICE AGGiUNGE
QUANTO APPRESSO
Giosefo giudeo questo dicie di Cristo nel
libro delhi antichità de' Giudei, e dicielo nel.
libro XVill (3).
E' Al ciertamente in questi tempi Jesu sa-
vio uomo: s' elii ò lecito nondimeno dirlo
uomo. Elli era ciertamente fattore 8i miracoli
opere (4), e maestro di quelli uomini i quali
volentieri le cose vere odono; il quale molti
de'Gientili a se trasse. Questo Cristo è co-
stui (5) per accusa de' principali della nostra
giente da Pilato fu giudicato alla croce. Nel-
lo abbandonarono coloro che dal principio
l'amarono. Appari certamente a loro un'altra
'volta vivo, secondo che divinamente furono
spirati i Profeti; e questo e altri innumera-
bili miracoli per 1' avvenire essere dissero. Ma
itfino nel di d' oggi resta e lo nome de' Cri-
stiani, d' onde da esso e' sono chiamati.
X
(i) Tante nel lesto latino, quanto nel volgari su-
mento di questa lettera precedentemente stam-
pato si dice essere scritta al tempo dell* Im-
peratore Ottaviano, il quale mori che appena G. C»
29
aveva i4 anni, e però quando non ai era fatto
per anco conoscere pe' fatti che vi si narrano;
e che neppur potevano attribuirgh*5i, quanto
al corpo, tutti quei segni distintivi che vi si enu-
merano. Meglio adunque il volgarizzamento
che or si pubblica pone che questa epistola fu
scritta regnante Tiberio, sotto il quale realmente
il nostro Salvatore si fece conoscere e mori*
(a) La Crusca reca questo passo alla voce sere-
nissimòy e legge erronea meni e piccina in vece
di piana.
(3) Gap. IV.
(4) Così il Codice, ma probabilmente dee leggersi
mirabiìi opere. \n fatti l'antica versione latina,
della quale sembra che siasf valti4o^ il vt»lg«rtz-
satore legge: Eral enim mìrabilium operuTìi
paiWaior^
(5) Dubito che la lezione del Codice bÌ9. errata.
11 Testo latino dice : Chris tus hic erai quem
aceusaium ee. e però intendi: Costui era Cri-
sto che per accusa ec.
FINE
EDIZIONE DI SOLI 75 ESEMPLARI, DIECI
DEI QUALI IN CARTA GRAVE.
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