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Full text of "Lettera inedita del presto Giovanni all'imperatore Carlo iv, ed altra di Lentulo ai senatori ..."

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600009416Z 










1 



N 



7 



/ 






LETTERA INEDITA 

DEL PRESTO 6I0VAMI 

ALL' IMPERATORE CARLO IV 

ED ALTRA. 

DI LENmO li nORI ROllNI 



SOPRA GESÙ* CRISTO 

SECONDO IL VOLGARIZZAMENTO CITATO 

DAGLI AGCADEmCl DELLA CRUSCA DIVERSO 

DA QUELLO GIÀ' STAMPATO 



LUCCA 
TIP. DEI FIGLI DI GIACOMO ROCCHI 

1857 



^ à\ e, /^A 



//é> . ^ - /7^ 







^fi 






• t 



A L. LETTORE 



A 



coloro che si dilettano nello studio 
degli scritti d% nostri padri non può per cerio 
giunger nuovo il nome di Preie^ o Presto Gi&* 
vannif altramente detto anche Gianni o Jan^r 
ni, e dai francesi Prestre lean; avvegnaché 
trovisi di sovente ripetuto negli antiiM sto^ 
riciy novellieri, e scrittori di :r4>manà( ( 1 ). 
Sono poi così strane, sorprendenti^ ed anco 
contradittorie le cose le quali ci tramanda- 
rono intorno ad alcuni Principi orientali 
così chiamati^ che hanno tutta l'apparenza 
d* essere immaginarie e favolose più presto 
che vere: di guisa che gli scrittori più re-^ 
centi ed accurati, i quali ne tengono propo- 



4 

sito non hanno sapulo darcene notizie ba- 
stantemente certe ed e$aUo. 

Accingendomi io a dar fuori una lettera 
diretta da un Presto Giovanni air Impera- 
tore Carlo IV, che è cosa di ben piccola mo- 
le, reputo soverchio V entrare in indagini 
erudite su tal soggetto, le quali mi porterebbero 
per le lunghe in modo che più sarebbe lagiunr- 
ta della derrata; e tanto più volentieri me ne 
rimango, perchè ove taluno desideri istruir- 
sene, potrà ricorrere agli scrittori, che ne han- 
no parlato, fra quali non fo che accennare 
il Conte Giov Battista Baldelli in una dis- 
sertazione stampata nel Voi, 12 degli fOpu- 
scoli scientifici e letterarH che si pubbiira- 
rono in Firenze nella Stamperia di Borgo 
Ognissanti f ed in una erudita nota apposta al 
Milione di Marco Polo da esso dato alla luce 
pag, ito Voi, 2; e più specialmente poi il 
Cardinal Zurla nel primo volume delle dis- 
sertazioni sopra Marco Polo ed altri Viag- 
giatori Veneziani. 

Per ciò che può giovare alta presente pub- 
blicazione mi limiterò ad avvertire, senza 
però pretendere di niente accertare sopra un 
argon^ento nei quale mancano sicure notizie, 
che per Presto Giovanni non deveM inten^ 
dcre un nome proprio d' un unico individuo. 



5 

««0 un titolo dato dai no$tri «t Principi 
d" alcune regioni Aff ricane. Ed è poi a rtte- 
sciarsi agli Eruditi il determinare fotfepu^ 
re ciò sia loro dato ) se la vera denomina-^ 
Bione dei medesimi fosse cim o cuhO AAn , 
come crede Marco Polo^ mvero nssTBii kam 
come asserisce il Ludolfo nella sua SUnià 
EHopica^àwertirò inottre che rispetto a quan^ 
to si trova raccontato intomo alla smisurata 
potenza di questi Monarehi^ ed alle cose mi* 
rabili e straordinarie delle regioni alla loro 
dominazione soggette, non può prestarsi cieca 
eredenaa, ma motte debbonsi ritenere per eéa^ 
geraséoni della fereida immaginazione ed en*^ 
fatico linguaggio degli Orientali^ owero per 
favole raccontate dai nostri uiaggiatorif a 
da altri che più del dovere aUiano voluto 
ampUJtcare le cose da laro vedute, o intese. 

Sotto il nome di Presto Gianni si hanno 
varie Mtere scritte in diversi tempi a Prin^ 
dpi occidentali. La più antica che si cono»" 
scOf per quanto è a mia notizia, è una éi'^^ 
retta a Federigo L Imperatore che tra*- 
vasi fra' documenti illustrativi deità Cronaca 
di Giovanni Villani nella edizione fattane 
dal Mouiier VoL 8* Altre quattro assai più 
recenti si vedono ripoftaie nella raccolta di 
Viaggi del Ramusio (2\iLa prima indiri»i»f 



r:- 



6 

zaia ad EfMnuelloRe diPortogafìo nel 1521; 
altra a Giovanni parifnente Re di Portogallo; 
e le ultime dite a Papa Clemente nel 1523 e 

1524. 

Quella che ora io ptMlico, diretta all'Ima 
peratore Carlo quarto figlio di Giovanni di 
Lussemburgo Re di Boemia, può ritenersi 
scritta dopo il 1370; E sia che veglia aversi 
per apocrifa, lo che torna male a determi^ 
nare, o voglia credersi piuttosto una tradur 
zione, la lingua in cui è dettata ha tutto il 
sapore di quel tempo* Se io la do come ine^ 
dita è perchè, qttantunque abbia fatto indagini 
assai diligenti, non mi è riuscito di vedere 
ehe^ sia stata mai stampata. V ho poi tratta da 
un Codice già appartenuto ad Andrea Andreini 
e che attualmente sta nella Magliabechiana 
Palchetto VIIL n. 22 che è d'ottima lesione e 
sembra scritto sullo scorcio del secolo XIV. 
o poco poi e ne ho seguita rigorosamente la 
lezione senza togliermi arbitrj, prendendo in 
ciò esempio dai migliori filoioghi. Di, detto 
Codice si valsero gli antichi Accademici 
della Crusca per lo spoglio delle lettere di 
Don Giovanni Monaco Valiombrasano^ ed ol- 
tre queste lettere anche altre ne contiene^ tra 
cui un mandata da Lentulo ai Senatori ro- 
mani sopra Gesù ^Ct^isto, volgarizzata da in- 



cèrio net .lmon^•teeido^ delle lià^/Ua^ t èiiafo 
nel VoèabidùHé éett^' Cimseù; ^ e^e^ 4ai\^^ 
derni Aeóademici è . 'stata applmio àiltgatu 
9nì Cpóio^ in pB9^òla (d).* 

Questa òr sue scriUùra^ ,eA$ la\^iaM cfttita 
ripone fra le apocrife, potendo^ a mio awi- 
80^ recarsi come modello di stile per ritrarre 
una persona, tanto per la proprietà ed ele^ 
ganza, guanto per la sobrietà ed evidenza 
delle espressioni, nei quali pregi supera an- 
che r originale Ialino, per ciò ho creduto di 
far cosa gradita darla qui stampata, ponen^ 
dóle a fronte il testo originale (4), perchè 
possa farsene il confronto. 

E tanto più volentieri a ciò m* induco, non 
essendomi avvenuto di veder stampata prece- 
dentemente neppure quesf aurea scritturetta. 
Poiché il volgarizzamento edito da Gugliel- 
mo Manzi in Roma nel 1810, e dal Cav. 
Francesco Palermo attuale meritissimo biblio- 
tecario della /. e R. Palatina di Firenze 
nel 1840 a Napoli, e prima anche dei sud- 
detti illustri editori dal Benalio fra le Laur 
di di fra lacopone stampate in Venezia nel 
1514, se può ritenersi lo stesso in tutte e 
tre queste edizioni, toltene quelle piccole va- 
rianti che ^asi sempre si riscontrano fra 
codice e codice, e che più sensibile rendon- 



viene alla luce, eatm pèMkKrm^der^MénA' atf* 
tnnfa cUfmqftè ffturàfamw il raffiromioj 



LfeOUB^DBL pustb 



, ^ 



irirfb 



(i),Vedansi Villani (jiovanni Storia. Sigoli Viaggio 
ai Monte' SìVidf. fifarco* Polo Milione; té alh*e 
rtM2aioi]:4\ nei RaiAuslo. Xa piima^ del4e N«w«Uie 
Auliche. Il Romanzo del Guerioo Meschino ec. 

(a) Voi. 1. t^ag. a31^. e seg.' Edizione deì 1606. 

t^yll kencto^rlCio* Abaie Ginaef^pe Ma«iiui è è* 
ergere- c^e «oche gli «liliehi Accademici te »e 
valessero, come rifevasi dalla noia (2) apposta 
nella tavola degli aalori citali dal fa Crus(*aa4 fa 
spftegaa^ne dell' MibVttvia tura Lé^iL Rmm, Sim$. 
G- C. nel suo Vocabolario della JiogiMi italiana. 

(4) trovasi' putiblicalo dal' fahvicìó Codexjipoc, 
Ifoo: Teifàm. Fiyé. ì. 



/ 



PI&TOLil 



D£L PRESTO GIOVANNI 



4LL* IMFKRATOM CARLO I?. 



Questa è una pistola» che il Presto Giovaoni 
d' Oltremare Biandò a lo 'lap eradore Carlo» fi*- 
gjliuolo che fìi del Re GiovanM di Buemia 
( 1 )» ne la città di Plaga ne la Magna» piBr 
fare il conquisto delki ^anta terra di Gieru- 
salem» sent^do che il Re di Cipri av^a pre- 
sa la ciak d* Alessandria» la quale poco ten- 
ne ( a ) ; e^ questa fu negli anni di Jesù Cri- 
8ta:ìfCGCLXX. La quale pi«toUi comincia cosi. 
Al nobilissimo signore messer Carlo per 
la grazia di Dio Imperadore fomoso de' Romani 
e sempre augusto» il vostro fratello Re Vod- 
domaradeg figliuolo dello eccellentissimo Re 
d' Etiopia» di Saionio ( 3 )» di Tobbia» di Nub- 
bia^ di terra di Rettesi e di Moritoro» e Pre- 
ste Gian Re deU* India maggiof e e minore sa- 
lute co« desiderio di vidervì (4-) in grande 
felieaè. 



10 

I.a principale cagione per la quale noi scri^ 
Tiamo alla vostra famosa fraternità è questa. 
In prima per la nobilissima altezza e Ijirgità 
e sapienza, che furono e sono continuamente 
lù voi et in quelli delle vostre generazioni, 
siccome ci rapportano mercantanti, i quali 
vengono a queste nostre parti: ed anche la 
troviamo ne le antiche storie e scritture no- 
stre, le quali trattano de'Prencipi e Rettori de 
le parti occidentali, e spezialmente de la vo- 
stra grande nobilìtade. Già lungo tempo ab-' 
biamo desiderato di trovarci insieme con la 
vostra fratern!t*à ne la santa città di Giérn- 
salem, dove el vero figliuolo di Dio onnipo- 
tente, He della etterna gloria, e Re sopra tutti 
gli altri Re, figliuolo della beata vergine Ma- 
ria gloriosa, fti crocifisso. H quale luogo san- 
tissimo noi preghiamo la sua onnipotente (5) 
e la sua esoellenzia, che degni di sottomet- 
terlo in mano de' Cristiani. E però noi e la 
gente de la nostra India non desideriamo tanto 
Tiiuna cosa, quanto di vedere il santo passag- 
gio a* nostri tempi, e che noi ci possiamo tro- 
vare insieme con voi nel detto santo luogo. 
I£ conciosiacosa che noi sappiamo che quelli 
de la vostra reale schiatta sempre sono stati 
principali a fare il santo passaggio, però scri- 
viamo confidentemente (6) a voi, notificando 



^r^ 



11 

la nostra buiiiia volontà. £d anche alamo cer* 
tificati eha in toì è gran potenzia d* arme 
e grande ardire di cuore e gran provedenza 
e sapienaia di battaglie; e questo è stato sem* 
pre ne' vostri parenti; E di queste cose abbia* 
mo scritto al Santissimo Padre Papa roma^ 
no, et al Re di Francia, et al Re d'Ungheria» 
i quali sappiamo che seguiteranno la vostra 
magpificenzia, quando voi vorrete venire. Man» 
dianvi al presente due messaggeri e non più. 
Altre volte noi v'abbiamo mandata ambasciata, 
e non abbiamo auto risposta. Ma noi ora no- 
tifichiamo a la vostra nobile maestà come noi 
sappiamo che nel MGCCLXX (7) Re Piero di 
(lipro mandò a noi uno messo, notificando^ 
che il Santissimo Padre e molti Signori reati 
gli avevano promesso di dargH aiuto ad ac~ 
quistare Gierusalem; e noi dovavamo fare apa*- 
recohiamentl per detto passaggio e mandare 
gente per. terra, ed il detto Re mandava per 
mare. E cosi presti facemmo il nostro grande 
aparecchiamento,e eravamo molto allegri aspet-* 
tando di trovarci con voi, e signoreggiare la 
santa città di Gerusalem ; e tutti nostri Prin-* 
cipi e Baroni si dispuoseno con grande alle«- 
grezza a venire in questo apparecchiamento 
contro a' nemici della vera Croce. E V anno 
detto mercatanti saracini, i quali venneno a 



la nostra provincia per mercataaiiay nccon-» 
tarono coinè il detto Re Fiero aveva peewùt 
una gran citlà del Soldaoo» la qoale si cftiia- 
ma Al6sfiaiidria> e eome il passaggio santo 
era contro a' Saracfni. Le ^uaii eose «dite 
avemmo grande allegrezsa» pere che noi peiK 
samolo elle tutti i SigMri e Principi fossono 
in questa impresa, E credendo noi ohe il. 
Santissimo Padre fosse personalmente in quet* 
sto pas6aggi<>, ci partimo * col nesÉro sToveo 
passando T India; e venendo presso a TEr-^ 
raenia ( 8 ), udimmo novelle come il dettO' 
Re Piero e tutti i Cristiani si ermo partiti 
di terra de^ Saracioi, e lasciarono la dttà* 
ch^aveano presa. Le qculi novelle udite, quella' 
allegrezza tornò in gran dolore, però che de- 
sideravamo entrare con voi nel luogo del 
santissimo Hvnimento, la qua! cosa sempm 
abbiamo desiderato. R pel che lo Re Piero di 
Cipri si parti di terra de' ^araclnl, In quell» 
anno 11 Soldano con la sua gente presono< 
tanta audacia e superbia, che negarono di 
darei il trebuto, fi quale egli soleva dare a 
noi; e oltre a questo con grande armata ca« 
valcò sopra II nostro terreno, e fece molti 
danni a le nostre genti B più ancora, che 
domandava che noi e i nostri inercatantl pa- 
gassimo le gabelle e pasfi»ggi, come gli al- 



13 

irf CrisUaDi dì Ponente, la guai cosa non 
era usanza a noi. Per la qual cosa noi» 
vogliendo trovare rimedio a queeto ftitto, rn 
tornammoei a le nostre terre, e la nostra 
gente mandammo contro a la gente de! det- 
to Soidano, e eacciamoii fnori de' nostri 
eonflni con grande loro danno ; e poi fa 
nostra gente cavalcando sopra ^1 terreno del 
detto Soldano danneggiarono il suo paese, 
intanto ch'egli aconsenti di mandarci il no-- 
etro tributo osato, e cbe f nostfi mercatan- 
ti e genti fosseno fianchi ( 9 ) per tutti I 
suoi terreni^ e cosi abbiamo (IO) per >nfl- 
Bo a questi dì, e crediamo che mai non sap- 
ranno arditi di cavalcare sopra no!. Ma se * 
V onnipotente figliuolo di Dio Jearù Cristo de- 
gnerà che il detto santa passaggio si facci 
per voi e per gli altri Principi e Signori oc- 
cidentali, i quali avete si vigore e ia podenta 
* (li) e r arme (voi dall'una parte, e noi dal- 
l' altra parte) crediamo ohe tutti i Sai*acini in 
poco tempo sarebbono sottomessi a la po- 
tenza de' Cristiani, e nella saata città di Gie^ 
rusalem si potrebbe sacrìflcare il divino mi- 
Bterio del corpo e sangue del noatro' Salva* 
tore Jesù Cristo. E però ora preghiaano la. 
vostra nobile e famosa fraternità a voi ca- 
riasimia che per amore e rererenzia del no- 



Èito Salvatore,; il quale fu passionato nella 
Croce per noi, che (12) la maestà e potenzia 
imperlale plaoeiavi notificare a tutti Re e 
Prencipi di Ponente queste nostre preghiere 
e supplìcaùoni del benedetto passaggio, acciò 
che noi possiamo acquistare la predetta san-^ 
ta città di Qierusalem, il quale luogo tenga** 
no le genti pagane e bestiali, che non anno 
notizia, né discrezione in loro, e non cono- 
scono che cosa sia Idio. E piaccia a la vo» 
stia nobile signoria di porre uno poco sol- 
licitudine a questa faccenda. E, per lo vero 
Dio, se noi vi potessimo mandare continua- 
mente lettere, noi vi scriverremo (13) più 
* spesso, per la grande afezione et amore, che 
abbiamo a voi. 

Fratello ed amico carissimo non vi mara- 
vigliate se noi vi sollecitiamo tanto a fare il 
detto passaggio benedetto; imperò che noi 
abbiamo "ne le nostre Provincie molte gene- 
razioni di genti i quali sono cristiani con pura 
fede. E se r onnipotente Creatore, per la sua 
grazia, non pone loro in cuore la virtù del 
Santo Spirito, et il messere santo Tommaso 
Apostolo, per li cui meriti Dio opera molti 
miracoli, credo che già i Saracini gli areb- 
bono tutti a le loro false leggi: però che 
sono gente di grosso intelletto, e seguitano 



15 

molto la sensaalltà. Ma se vedesséno i Crl-^ 
gtlani deir Occidente venire contro a* 8araciiti 
per la fede di Jesù Cristo, sarebbdno mollò 
allegri, e crederrebbeno più perfettamente. Ed 
oltre a questo abbiamo motte altre genti dèlia 
nostra abitazione e dominio, 1 quali non co-* 
gnoscono se lianno altro Dio che Santo Tom- 
maso, e vivono così bestialmente. Per la qnat 
cosa noi preghiamo V onipotente Idlo che spirf 
ne' vostri cuori di questo santo passaggio, per 
modo che gli altri Principi e Baroni vi se- 
guitino, a distruggere gì' Infedeli, che sono ni- 
mici de la santa Croce. 

Ancora, caro firatello, sappia la vostra im* 
perlaio maestà che noi desideriamo questo 
santo passaggio, acciò che noi siamo Infor- 
mati de la fede cattolica e del santo sagri^ 
fl^lo, s| come voi e gli altri Signori e Prin- 
cipi occidentali tenete ed osservate, e pos-^ 
siamo la fede nostra guardare e servare, e la 
chiesa nostra maggiore sagriBcio a Dio fare. 
E come che noi ci siamo passati con grosso 
modo, per altro modo che voi non siete, (14) 
vero è che noi abbiamo alquanti religiosi, i 
quali faranno sacrificio secondo il modo de 
la fede cattolica. E se T Altissimo Signore 
degnasse che questo santo passaggio f^ì fa- 
cesse, molti nobili uomini di queste nostre 



provinee, i quali vivono ocme aminali bMtì 
8ar6bb4Hìo fedeli «Grl^tiaiii, imperò «he elli 
veggano e oonoecaiDo ohe la fortezza e 4a 
scienzia è ne' Cristiani, si come dimostni» 
molti mercatanti de V Oecldente« i quali bI^ 
cuna volta vengano in ^ueeta mMxKprewn^ 
eia. f i5 ). Sopirà le qiiail oeee noi preghia- 
mo la vostra fraternità e nobile sfgnof ìa che 
vi piaccia per vostre gra^ioee lettere riepon^ 
defe a noi alcuna risposta, clie ralleg^ gli 
animi neetd. 

E poi (^ v' abbiamo loanìfestato Ai no* 
Siro desiderio, voglianvi scrivere e naiìife-^ 
stare alquante cose de hi; nostra provincia, 
de le quali voi non avete notizia, acciò che 
la vostra nobiltà abbia fiù cagione e ardire 
di muoverai a Isre H detto santo f assaggia; 
et anche perchè desideriamo di sapure de io 
stato e potenza de la vestita signotla. Sappia*^ 
te che noi aUiamo e possedianu) etto reami, 
i quali sono della nestm schiatta da poi ehe 
il potente Kb Alessandro venne a qneste ao-^ 
stre regioni, e da poi setapre BbbiamO' ipoEK 
seduto liberamente questi reami; « oltre a 
questi danno a noi tributo molti fnndi ftf 
e Signori, i quali dono confini a noi. fi pri^' 
ma lo 'mperatore di CattaM (ié) ramia >a 
noi ogn' anno uno leofante cartcalie da dTC|H 



^ 



11 

pi d' 010 e di seta, et il Soldano dì Bàbhil- 
loaìa ogn' aiuae manda a noi uno pome d' oro» 
cioè una mela to&da et una croce di sopra, 
cb(9 pesa mille peszi d' oro (17); e tutti i no- 
stri sudditi sono liberi e francM per tutte le 
loro previaee. Aneora abbiamo uno lago ohe 
si chiama Somezo> 11 quale è in mezzo tra 
r India e €attaio, nel quale nascono pesci^ che 
si truova in corpo loro le margarite in gran- 
de quantità. Ancora abbiaoio un altro lago, 
il quale è in mezzo tra V Egitto ed Etiopia, 
il quale ha CGXXXIU isole, ne le quali na* 
sGoao molte maniere di spezie. Ancora ab- 
biamo un moQte nel quale si truova grande 
quantità d'oro. Àncora abbiamo alquanti mon- 
ti pieni di pietre preziose, de le quali se ne 
truova graitde quantità; ma 1 detti monti so- 
no molto saUaticbi, e gli uomini che vi van- 
no si pongono a grande perìcolo per gli ani- 
mali terribili che vi sono ; ma le genti di 
quello paese sono più usate d' andare In 
quelli monti. Anco abbiamo una fonte, della 
quale esce uno licore a modo eh' una rugia- 
da, e grasso a modo d' olio d' uliva» del qua- 
le licore noi accendiamo le nostre lampane, 
e gli uomini della nostra provincia non ado- 
perano altro olio per ardere, ed è tanto 
amaro ebe non si può mangiare. Anche ab- 

2 



18 

bìaino grande quantità di spezie, e non ne 
fìaclamo menzione, però che sono in luogo 
salvatico, e ognuno ne può cogliere chi vuole. 
E poi che v'abbiamo raccontata la rendi- 
ta nostra, voglianvi raccontare la nostra po- 
tenza e fortezza. In prima del regno d' Etio- 
pia, nel quale abbiamo trovato che abbia- 
mo in istima di dugento migliaia d' uomini 
a cavallo con archi e eon spade, e molti ba- 
roni e gentili uomini anno panziere et al- 
tre arme da difenzione, e uomini a piedi con 
archi e spade cinquecento migliaia. Oltre a 
questo abbiamo il regno d'Arabia del quale 
escono uomini d' arme si come di quello d'E- 
tiopia. Ancora abbiamo una generazione di 
gente, che sono piccoli di persona, i quali so- 
no chiamati Bers, con la faccia lunga, 1 quali 
sono confinì a Tartaria, e non anno niuna 
terra murata; della qual gente uscirebbeno 
dugento migliaia d' uomini d* arme a cavallo, 
e duo tanti di gente a piede, e mai non man- 
giano pane, né beono vino. Anche abbiamo 
il regno di Nubbia, de V India maggiore ; dei 
quali reami uscirebbono sanza dubitazione 
cinquecento migliaia d'uomini a cavallo, e 
bene uno milione a piede: e sono molti di 
loro che cavalcano sopra leofanti con lance e 
spade, e in su ogni leofante cavalcano quattrouo- 



10 

mini, ed oltre a questi anno altri animali gran- 
dissimi i qnali eglino domesticano come cavagli, 
i quali animali, quando vengono nella batta- 
glia, guastano tutti cavagli et uomini, che scon- 
trano ; e questa gente è la migliore e più 
possente che sia sotto la nostra signoria so- 
lamente per questi animali che cavalcano. 
Ma tutte queste cose noi non riputiamo al- 
cuna cosa, rispetto a le vostre arme, secon- 
do che a noi è notificato per mercatanti, che 
vengono a questa nostra provincia. 

Da poi, fratello nostro carissimo, che noi 
v' abbiamo notificato le nostre ricchezze e po- 
tenzia, ora vi voglio notificare la gente stra- 
nh, di nuove maniere, le quali sono in que- 
sta nostra provincia. Imperò che mercatanti 
occidentali, i quali vengono qua, raportano 
che ne la vostra provincia sono uomini e 
donne bianchissime siccome neve; e noi ab- 
biamo il coniradio ne le provincie nostre, 
Imperò che noi abbiamo una generazione 
di genti pìccoli di statura, ed hanno la fac- 
cia grandissima, ma non sono molto neri, li 
quali sì chiamano Bers: et una altra gene- 
razione di genti ì quali sono neri come car- 
bone, e sono lunghi di persona, e (18) grosse 
labbra, e sanza barba; e questi sono nel re- 
gno di Nubbia. Ed un' altra generazione ab* 



20 

biamo di gente nera, che Kaimo la barba, è 
capelli crespi e neri; e questi sono ^elti del* 
r India. Ed anche in alcmie nostre provincie. 
sono alcune genti, che non anno segno de 
l'altre genti, et anno poco intelletto; ripu- 
tiangli come animali bruti, imperò chetiamo 
quasi sempre ignudi sanza vergogna. 

Ora vi voglio notificare de' nostri animali. 
Imperò che ci è stato detto che voi avete 
aulmati dimestichi e mansueti, e noi abbiar* 
mo tutto il contradio; imperò che abbieoA 
animali di pessima condizipne e terribili, sic- 
come sono dragoni, serpenti, eleofanti, grifoni 
lionj, struzzolii, e molti animali velenosi e fosti. 
E se non fosse che le nostre genti s'aiutano 
col fu&co, non poUrebbono vivere, nò fare i 
fatti loro. 

Adunque al^biamo scritto alla: vostra geo* 
tile signoria e nobile la bellezza e le cose 
delle nostre provincie, acciò che. la voalara nor 
bilitade degni di scrivere per vostre graziose 
lettere de lo stato, e condizione, de te vostre 
Provincie; imperò che nelle vostre provincie 
sono gente piene di molta virtù e di grande 
fortezza, e ardire , e in ne le nostre tuttQ> il 
contradio. Àncora^ le vostro province sono pie-^ 
ne di molle reliquie di santi Apostoli, Confes* 
sori, e Martiri, e molti altti santi Padri, le quali' 



21 

soao par V uDiverso raoBdo,« sobo grandi te- 
sori e riochezse; e noi in tutte le provifleie 
nostre, che sono si grandi, non abbiamo se non 
il éòrpo di santo Tonunaso Apostolo il qaale, 
sicondo ehe pare, -vaie quanto tutto il tesoro 
nostro. E se non fosseno i meriti e le pre- 
ghiere del beato messere santo Tommaso, et 
i miracoli i quali Idio adopera per li suoi 
meriti, noi saremo (19) pòco conoscenti di Dio, 
e le nostre genti sarebbono ingannate da'Sa- 
racini, e lascerebbono la fede di Cristo. E pe- 
rò mi pare che voi Cristiani occidentali ab- 
biate tutto 11 censo e le ricchezze del mondo 
per la virtù et aiutorio de' corpi santissimi, 
i quali avete ne le vostre province. Ma i vo- 
stri mercatanti occidentali, 1 quali vengono a 
queste nostre parti, raccontano come voi fate 
grandi guerre e battaglie insieme, e uccide- 
tevi insieme: ma noi, per la grazia di Dio, e 
per l'aiuto di messer santo Tommaso, nulla 
guerra facciamo se non contro a' nemici della 
santa Croce. 

Per questa volta ci pare avere assai scrit- 
to, però che al vostro animo bastano poche 
parole. Abblanvi adunque notificato la nostra 
Yolontade e desiderio. E però preghi>nlo la 
vostra benigna maestade che vi< piaccia di 
scrivere e rispondere per gli aportatori di 



22 

questa lettera; però che 1' uno mi ha pro-^ 
messo di tornare, e V altro si debbe tornare 
inflno in Babbillonia. E noi profferiamo tut- 
to il nostro sforzo, acciò che possiamo acre- 
scere l'onore e la gloria di quelli che cre- 
dono in Gesù Cristo vero figliuolo di Dio. 
Àmen. 



(i) tìuemia per Boemia, così appresso Piaga per 
Praga, Magna per Alemagna. 

(a) Pietro di Lusignano Re di Cipro acceso di 
vivissimo zelo pel.riscaUo de' Luoghi santi dalle 
mani degli Infedeli, dopo aver visitale con poco 
frullo tutte le Corti d' Europa per ottenere il 
concorso de' Prìucipi in quella imprésa, vo- 
lendo mandare ad effetto il suo disegno di con- 
quista, imbarcossi con diecimila uomini, e andò 
a investire Alessandria, espugnata questa città, 
fu messa a ruba dai suoi Soldati ed ausiliari, 
che temendo poi d' esser sorpresi dai Mamma- 
lucchi v' appiccarono il fuoco« e 1' abbandona- 
rono quattro giorni dopoché se n'erano impos- 
sessati. Ciò segui nel i366, come rilevasi dal 
iUichaud stor. del Crociale, per cui è a ritenersi 
erronea ja data dell'anno 1Ì70 che qui ed ap- 
presso verrebbe assegnata da questa lettera a 
quella impresa, probabilmente per errore del 
copista. 

{^) Saioniot e appresso Tobhia^ terra di Beiesi e 
di Mon'toro nomi corrotti di regioni, che non 
ho t'Tovato usati in verun altro scrittore, per cui 
non saprei con certezza indicare la vera deno- 
minazione di quelle Provincie. 



23 

(4) Fidervi^ dal verbo primitivo ridere, di cui 
soau luttora suprestiti vidi^ vide^ videro^ e il 
parlicipio' visto» 

(5) Cosi il Codice. 

(6) Intendi con fiducia. 
17) Vedi Nota (a). 

(8) Cioè Armenia. 

^9) Franco qui vale esente da gabelle,^ e usato 
senza altro aggiunto in questo senso manca nel 
Vocabolario.' 
(lo) 11 verbo avere è qui usato in senso di man- 
tenere conservare; e però intendi - HI cosi, cioè 
in questa suisa manteniamo tali diritti e tali 
esenzioni fino al presente. - 
(11^ Lo stesso che potenza^ pel frequentisssimo 
scambio fra le consonanti t, e d. Manca nel Vo- 
cab. 
(12) Qui forse manca un per, od altra particella 

che renda perfetto il discorso. 
(i3) Cioè: scriveremmo. 

(i4) Sembrami che qui il senso sia alquanto 
oscuro, e forse la lezione del Codice è errata. 
(<5) Qui ed appresso provincia sta ad indicare 
lon una regione cioè parte di regno, nel qual 
senso suole comunemente usarsi, ma un intero 
name, o dominio. 
{16^ Forse Catta io 

(17) Relativamente a questo tributo il Sigoli 
ueiViaggio al Monte Sinai pag. 4^*cdizione di 
Fitenze, dice quanto appresso - La cagione per- 
chè il Soldano fa omaggio a costui si è, che 
ogni volta che questo Presto Giovanni facesse 
aprile certe cataratte d' un fiume, allagherebbe 
il Cd'ro e Alessandria, e lutto quello paese... 
sicché per questa cagione, cioè paura, il Solda- 
no gli manda ogni anno una palla d'oro cou 
una enee suso di valuta bisanti tremila d'orou • 

(18) Maica con, 

(19) Sartmoy lo stesso che saremmo. 



PISTOLA DI L&NTULO 



SOPRAGESO' CRISTO 



Temporibus Octa- 
viani CfBsaris PMius 
LentfUus proconsfiU in 
partibus Judeae etJBe- 
rodis Re^iSf Senatori-- 
bus romanis hanc epi-- 
stolam scripsisse fer- 
tur^ quae postea ab 
Eutropio reperta est 
in annalibus Roma^ 
norum. 



Eoe tempore pirap^ 
paruity et adAmc t^'- 
vit; tnr praeditus pò- 
tentia magna, nomen 



Nel tempo di Tibe- 
rio Cesare (1) conciò 
sia cosa clie in tutte 
le parti del mondo co- 
loro, che innanzi erano 
nelle provincie, scri- 
vessonoA'Sanatori, che 
erano a Romanie novità 
che correvano ne'pae- 
si del mondo; uno che 
aveva nome Lentolo, 
abbiendo officio nelle 
parti di Giudea d'Ero- 
de Re scrisse a' Sana- 
tori di Roma cosi di 
Cristo Jesù. 

É apparito in questi 
tempi e ancora è uno 
uomo di grande virtù, 
il quale è nominato 



1 



26 



eius Jesus Christus, 
Homines eum prophe- 
tam potentem dicunt, 
discipuli ejus filium 
Dei vocant. Mortuos 
vivificata et aegros ah 
omnis generis aegritu- 
dinibus et morbis sa^ 
fiat. Vir est altae sta- 
turae proportionate, et 
conspectus vultus ejus 
cum severitate, et pie- 
nus efficacia, ut spe- 
ctatores amare eum 
possinty et rursus timo- 
re. Pili capitis ejus 
vinei coloris usque ad 
fundamentum aurium, 
sine radiatione et ere- 
cti; et a fundamento 
aurium usque ad hu- 
meros contorti et lu- 
cidi, et ah humeris 
deorsum pendentes, bi- 
fido vertice dispositi 
in morem Nazaraeo- 
rum. Frons plana et 
pura. Facies ejus sine 



Cristo Jesù, e dalle gen- 
ti è detto profeta di ve- 
rità^el quale e suoi di- 
scepoli chiamaDO fi- 
gliuolo di Dio. Risucita 
morti, e saua languen- 
ti. Uomo in verità di 
statura più che mezza- 
na e spettabile, e'I suo 
volto venerabile, che i 
raguardanti in esso si 
commovono ad amare 
eformidare. E' ha i ca- 
pelli di colore di noc- 
ciuola matura, e piani 
infino presso agli orec- 
chi; ma dagli orecchi 
in giù rinvolti e crespi, 
alquanti più biondi eri- 
sprendienti, dalle spal- 
le ventillanti,e nel mez- 
zo del capo el descrino 
secondo V usanza dei 
Nazzereni. La fronte 
piana (2) e serenissi- 
ma, colla faccia sanza 
alcuna crespa o ma- 
cula, la quale è terope- 



macula, quam rubor 
quidam temperatus or- 
nai, Aspectus eius in- 
genuus et gratus, iVa- 
8US et OS ejus nullo 
modo reprehensibilia. 
Barba ejus multa et 
colore pilorum capitis 
bi/ureata: ^oculi ejus 
caerulei et extreme lu- 
cidi. In reprehendendo 
et objurgando formi- 
dabilis; in docendo et 
exortando blandae lin- 
guae et amabilis. Gra- 
tia miranda vultus 
cum gravitate. Vel se- 
mel eum ridentem ne^ 
mo vidit, sed flentem 
imo. Protracta statura 
corporis. Manus ejus 
rectae et erectae. Bra- 
chia ejus Jlectabilia. 
In loquendo ponde- 
rans et gravis, et par- 
tus^ loquela. Pulcher- 
rimus vultu inter ho- 
mines sàtos. 



27 

ratamente venusta. Nel 
naso suo e nella bocca 
sua riprensione non è 
per cierto. La barba co- 
piosa, e del colore de' 
capegli, no lunga, ma 
nel mezzo biforcata. 
L'aspetto suo semplice 
e maturo. Li occhi vai 
e chiari. Nel suo tur* 
bamento terribile , e 
nella amunizione dol« 
ce e amabile e largo, 
la gravità servata. El 
quale fu mai veduto ri- 
dere, piangere si. NeN 
la statura del corp<^ 
adatto diritto e avvo- 
nevole. Le mani sue e 
le braccia delettabili al 
vedere. Nel colloquio 
grave, rado e tempe- 
rato. Spezioso tra' fi- 
gliuoli degli uomini. 

Travossi detta pisto- 
la ne'tibri chiamati An- 
nali di Roma. 



\ 



\ 



38 

IN>F(» CIÒ IL CODICE AGGiUNGE 
QUANTO APPRESSO 

Giosefo giudeo questo dicie di Cristo nel 
libro delhi antichità de' Giudei, e dicielo nel. 
libro XVill (3). 

E' Al ciertamente in questi tempi Jesu sa- 
vio uomo: s' elii ò lecito nondimeno dirlo 
uomo. Elli era ciertamente fattore 8i miracoli 
opere (4), e maestro di quelli uomini i quali 
volentieri le cose vere odono; il quale molti 
de'Gientili a se trasse. Questo Cristo è co- 
stui (5) per accusa de' principali della nostra 
giente da Pilato fu giudicato alla croce. Nel- 
lo abbandonarono coloro che dal principio 
l'amarono. Appari certamente a loro un'altra 
'volta vivo, secondo che divinamente furono 
spirati i Profeti; e questo e altri innumera- 
bili miracoli per 1' avvenire essere dissero. Ma 
itfino nel di d' oggi resta e lo nome de' Cri- 
stiani, d' onde da esso e' sono chiamati. 



X 



(i) Tante nel lesto latino, quanto nel volgari su- 
mento di questa lettera precedentemente stam- 
pato si dice essere scritta al tempo dell* Im- 
peratore Ottaviano, il quale mori che appena G. C» 



29 

aveva i4 anni, e però quando non ai era fatto 
per anco conoscere pe' fatti che vi si narrano; 
e che neppur potevano attribuirgh*5i, quanto 
al corpo, tutti quei segni distintivi che vi si enu- 
merano. Meglio adunque il volgarizzamento 
che or si pubblica pone che questa epistola fu 
scritta regnante Tiberio, sotto il quale realmente 
il nostro Salvatore si fece conoscere e mori* 
(a) La Crusca reca questo passo alla voce sere- 
nissimòy e legge erronea meni e piccina in vece 
di piana. 

(3) Gap. IV. 

(4) Così il Codice, ma probabilmente dee leggersi 
mirabiìi opere. \n fatti l'antica versione latina, 
della quale sembra che siasf valti4o^ il vt»lg«rtz- 
satore legge: Eral enim mìrabilium operuTìi 
paiWaior^ 

(5) Dubito che la lezione del Codice bÌ9. errata. 
11 Testo latino dice : Chris tus hic erai quem 
aceusaium ee. e però intendi: Costui era Cri- 
sto che per accusa ec. 



FINE 



EDIZIONE DI SOLI 75 ESEMPLARI, DIECI 
DEI QUALI IN CARTA GRAVE. 



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