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Full text of "Lettere inedite di santi, papi, principi"

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^Méàcéà^ià -^ 



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HARVARD UNIMÉRSITY LIBRy\RY 




FROM TUR UBRAHYOF 
COUNT PAUL RIANT 

MEMBEROF THli 

INSTI TrTKOII'a\NCE 

HISTORIANOF THE 

LiVriN i:ast 

GIFT OF J.UAXDOLPH COOLIDGE^ 

^ .\ND ARCUlii.\Ln CARY COOUDGE 



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LEmilE INEDITE 

III 

8AMI, PAPI, nmw\ 

mm\ euiiiiHieiti t imEtATi 

CVVAlIEriE Llli;i illlUUltlO 



r^,^,^.^^,^ 



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LETTERE INEDITE 

DI 

SANTI, PAPI, PRINCIPI 

ILLUSTRI mumi E LSnEBATI 



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■>*' 



LETTERE INEDITE 

DI 

SANTI, PAPI, PRINCIPI 

iLuimi miuEiu i umATi 

GOiy NOTE ED ILLUSTRAZIONI 

DEL 

• CAVALIERE LUIGI GIBRARIO 



SANT IGNAZIO, S. LUIGI GONZAGA, S. CARLO BORROMEO 

S. FRANCESCO DI SALES, ECC. 

AMEDEO Vin, LUIGI XI, FRANCESCO I, EMMANUELE FILIBERTO 

CATERINA DE' MEDICI, MARIA STUARDA, 

TOMMASO DI SAVOIA, BENEDETTO XIV, PIO VII, NAPOLEONE I, G. MURAT, ECC. 

M. M. BOJARDO, L. ARIOSTO, G. GUICCIARDINI 

TORQUATO TASSO, ELEONORA d'ESTE, LUCREZIA BENDIDIO 

BIANCA CAPPELLO, FÉNELON, G. BARETTI 

P. METASTASIO, V. ALFIERI, CONTESSA D'ALBANY, CARLO BOTTA 

NEY, SÉGUR, BOURMONT, V. GIOBERTI, ECC. 



TORINO 

TIPOGRAFIA EREDI BOTTA 



MDCCCLXI 



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Harvard College Library 

Biant CoUectloa 

Glft of J. Baadolph CooUdge 

and Arcblbald Cory CoollO^e 

t ob. 26, 1900. 



PROPRIETÀ LETTERARIA 



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ALLA SOAVE MEMORIA 
DI 

TERESA GEORGE CIBRARIO 

CHE PRIA MIA VIRTUOSA COMPAGNA 

OR PROTETTRICE CELESTE 

PREGA DIO Per ME 

QUESTA RACCOLTA 

COL PIÙ PERVENTE E NON CADUCO AFFETTO 

CONSACRO 



QUANDO L ALMA DEPOSE IL FRAGIL VELO 
IN CUI TANTA DI DIO LUCE SPLENDEA, 
d'amari PIANTI IO FECI OLTRAGGIO AL CIELO , 
CHE ME INFELICE E TE BEATA FEA. 
NON- È IL MIO COR CHE UN APPASSITO STELO , 
PREDA A BUFERA IMPERVERSANTE E REA ; 
MA FIORIRÀ, QUANTO MIGUOR DI PRIA, 
SE TU IL RAVVIVI d'IÌN TUO SGUARDO, PU!... 



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PROEMIO 



Le Lettere che si presentano al Pubblico, parte furono da 
lungo tempo trascritte per opera mia negli Archivi di Torino ; 
parte mi furono favorite dal mio illustre collega il senatore 
conte Luigi Sanvitali di Parma, dal chiarissimo sipor Ce- 
sare Guasti di Firenze, e soprattutto da quel fior di cortesia 
che è il mio dotto amico cavaliere Federigo Odorici di Bre- 
scia; parte vennero scelte nell'Archivio Estense e nel Comu- 
nale di Modena, in un recente viaggio che feci nell'Emiha 
colla dolce Compagna che ho poi per somma sventura per- 
duta, ed alla cui diletta memoria ho consecrato questo 
volume. 

Così nell'Archivio Torinese, come negh Estensi, i degni 
capi di questi tesori storici, artistici e letterari, vivono per- 
suasi di questa gran verità: che gh Archivi debbono essere 
aperti a tutti gli studiosi, infeudati a nissuno ; che i docu- 
menti veduti e studiati da uno o più eruditi possono util- 



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mente esseje riveduti. e ristudiati da più altri, poiché raro 
è che due su dieci persone h studino collo stesso intento ; e 
anche studiandoh col medesimo fine, l'uno può avvertire ciò 
che un altro non ha avvertito, e vantaggiare così per vie 
molteplici il progresso degh studi. 

Questo debb'essere l'intendimento di chi governa Archivi 
in un Regno tanto gloriósamente e quasi miracolosamente 
, fondato sulla libertà, ed io ho voluto rallegrarmi pubbhca.- 
mente d'averlo ritrovato intero e spiccato in tutti gli Archivi 
Italiani che ho visitati. Questi sono i principii che nella mia 
sfera ho seguitati costantemente, essendo sempre stato largo e 
di consigh e di documenti a queHi che coltivavano gli stessi 
studi ch'io coltivo, come appunto nella mia età giovanile 
avean con me praticato Prospero e Cesare Balbo, i Peyron. 
-i Gazzera, i Sauli. ed altri assai. 



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SERIE I. 



LETTERE DI SANTI 



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LETTERE DI SANTI 



Sant'Ignazio dì Loyola al Duca di Ferrara (Ercole II). 



Di Roma, 1550^ 31 maggio. — Dall^originale. Archivio Estense. 



Jhus 

Exc"° et DI'"*» S*»' , 

La summa gratia et amore eterno de Ghristo 
N. S. saluti et' uisiti V. E. con suoi santissimi doni 
et gratie spirituali. Una lettera di V. E. anòhora 
che assai tarde mi fu data nella quale ad in- 
stantia de alcuni luoghi di suoi sudditi nella Gar- 
phagnana et Lunegiana quali haueua molto aiu- 
tato Iddio S. N. nelle cose spirituali per instru- 
mento minimo de uno de nostri sacerdoti ; V. E. 
mi ordenaua ch'io li facessi fermare in ditti luoghi 
per alchun tempo. È vero che si è trattato di qua 
per parte della Signoria di Genoua di mandarlo 
per commissario dela Sede Appostolica in Corsica: 
ma intanto che non ci sforza il comandamento 
della Sede detta, io ho dato ordine che si adoperi 
in seruire al S. N. Jesu Ghristo, in quella parte di 
sua uigna che è comessa alla cura di V. E. Et sa 
la eterna et summa sapientia, che non in quella 



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- 4 — 

parte solamente, ma in tutto il Stato dì V. E. de- 
sidero io grandemente che nostra minima Com- 
pagnia si adoperi in sernire a V. E. in seruitio di 
Jesu Ghristo et aiuto dell'anime, per che non uedo 
cosa di più importantia, né doue più potessimo 
satisfare alla anticha bbbligatione che tutti te- 
niamo a V. E. et alla casa sua, che in pigliar que- 
sta parte del peso di V. E. secondo le nostre de- 
bole forze. Et perciò io feci mentione qui in Roma 
a V. E. di far un collegio in Ferrara quale fosse 
uno seminario onde uscessino continuamente 
noni operarij nella detta uigna. degnisi il signor 
di quella che con pretio tanto grande Tha com- 
prata, et con tanta spesa et fatica cultiuata, regere 
V. E. col lume suo infallibile in tutte le cose sue, 
accio cerchi et troni in quelle la gratia diuina et 
eterna salute sua et delli subditi suoi, et a tutti ci 
dia gratia copiosa per sentire la sua santa uoluntà 
et gratia per adimpirla perfettamente. Amen. 

Di Roma 31. di maggio 1550. 

D. V. E. 

Humilln et perpetuo sento nel Signor Nostro 

Ignatio L. (^) . 

All'Eccellentissimo et Illustrissimo signore 
il signor DuGHA di Ferrara mio inGhrì< 
sto signore ossequiatissimo. 



(1 ) Nato a Loyola in Biscaglia nel 1491 , morto a Roma nel 1556 ; fondò 
nel 1534 a Parigi TOrditie dei Gesuiti, approvato da Paolo III nel 1540. 



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5 — 



Sant'Ignazio di Loyola al Duca di Ferrara. 



Da Roma, 1550, 41 novembre. — Dall'originale. Archivio Estense. 



Jhus 



Ex-"*» S", 

La somma gratia et amor eterno di Christo 
N. S. saluti et uisiti V. E. con suoi santissimi doni 
et gratie spirituali. Per rill"° signor Duca di 
Gandia Habiamo inteso la memoria che V. E. ri- 
tiene di questa minima Compagnia tutta di V. E., 
et accettassimo la oblatione tanto humana et li- 
berale che detto signor Dijca ci fece per parte di 
V. E. et con sua commissione di dare in tanto che 
si facessi la fondatione per un collegio, certa pro- 
uisione per li alimenti di alchuni nostri scholari. 
Accettila anchora Christo N. Si a cui somma et 
diuina^ bontà piaccia molto seruirsi di tal opera a 
comune utilità et corona eterna di V. E. alla quale 
certamente quanto habbiamo maggiore et più an- 
ticho debito, tanto desideramo alla giornata es- 
sere più obligati nel Signor Nostro, et più adope- 
rarci nelle cose del suo seruitio a gloria diuina. 



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^ 6 — 

Diaci a tutti gratia Jesu Ghristo Dio et Signor 
Nostro di sentire in tutte le cose sua santissima 
uolontà, et quella perfettamente adempire. 

Da Roma xi. di novembre 1550. 

D. V. E. 

Uumill. seruo nel Signor Nostro 

Ignacio L. 

Allo Ecc™o signore il signor - . 
DucHA DI Ferrara. 



Sant'Ignazio dì Loyola al Duca di Ferrara. 



Da Roma, 4551, 23 maggio. — Dall'originale. Archivio Estense. 



JllUS 

Ecc"^° mio sig'^® nel S. N. Jesu C*% 

La somma gratia et amor' eterno di Ghristo 
N. S. sahiti etuisitiV.E. con suoi santissimi doni 
et gratie spirituali. Essendomi scritto prima per 
li nostri, di poi etiam p^r Monsignor Rossetti es- 
ser la uolontà di V. E. che si mandassino alcuni 
de nostri per dar principio al collegio, che Iddio 
N. S. ha inspirato a V. E. a uolere fare in Ferrara, 
mando doi sacerdoti, con altri 5. o 6. schblari, 



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— 7 — 

tutti conosciuti et probati da noi, et de quali 
spero, quanto più' si conosceranno, daranno mag- 
gior satisfattione a V. E. et si tenirà più semita; 
et non solamente li sacerdoti potranno attehdere 
ad opere pie, ma etiam alchuni delli detti scho- 
lari, il che mostrare l'esperienza , aiutando come 
suole la infinita et somma bontà di N. S. Iddio; 
et per dar principio, ci parse questo numero ba- 
stare, massime essendo noi questi mesi tanto 
diuisi con uarie missioni di Sua Santità, andando 
inanzi l'opera, il crescere è ordinario nelle cose 
che piaceno al Signore, come non dubito piacerà 
questa, et darà a V. E. ogni di maggior conten- 
tezza, con ueder il seruitio diuino, et aiuto di 
molte anime, tutti li altri di questa minima Com- 
pagnia, più di V. E. che nostra, saremo sempre 
paratissimi al seruitio di quella, a gloria d'Iddio 
N. S., a chi piaccia dare a tutti gratia di cono- 
scere et esseguir sempre sua santissima uoluntà. 

Di Roma a}li 23*. di maggio mdli. 

' D. V. E. 

Humill. seruo nel Signor Nostro 

Ignatio L. 



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— 8 — 



Sant'lpazio di Loyola al Duca di Fmrara. 



Da Roma, 4555, 9 marzo. — Dairpriginale. Archivio Estense. 



Jhus 



HV^ et Ecc°»<> mio sig'* nel S" N'% 

La somma gratia et amor eterno di Christo N.S* 
saluti et uisiti V. E. con suoi santissimi doni et 
gratie spirituali. Hauendosi mostrata V. E. dagli 
principij di nostra minima Compagnia padrone, 
et protettore molto amoreuole di tutta quella, 
non le sarà cosa nuoua, che nelle cose che ci oc- 
corrono per lo seruigio diuino, et leuare gl'impe- 
dimenti d'esso, facciamo ricorso a lei, cui zelo 
degno di nero Prencipe Christiano, in cose simili 
ci darebbe animo, senza altra esperienza della be- 
nignità di V. E. uerso di noi, di supplicarla ci 
porgesse aiuto et fauore- a maggior gloria della 
Diuina et Somma Maestà. Nostro fratello maestro 
Giouanni Pelletario darà alcuna informatione a 
V. E. de l'impedimento che si dà in Parigi, al corso 
che in altri luoghi, et etiam in quello, ha tenuto 
la Compagnia nostra, nelle cose 'del diuino serui- 
gio et aiuto dell'anime, supplico dunque humil-, 



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— 9 — 
mente V. E., se quella giudicherà essere conue- 
niente per lo fine che pretendiamo della diuina 
gloria, sr degni scriuere alla Maestà def Re chri- 
stianissimo, cui buon affettione uerso le cose no- 
stre si sforzano alchuni uoltare in contrario con 
informalioni sinistre, benché speriamo nella 
diuina bontà che le contradittioni in quella città 
habbiano d'essere cagione di chiarire la uerità di 
quest'opera, cominciata d'Iddio N. S. per questi 
deboli instromenti, come ci accadette in Roma 
cooperando alla diuina Prouidenza il fauore del- 
TE. V., alla quale humilmente con tutta questa 
Compagnia più sua che nostra mi racomando, 
pregando l'infinita et somma bontà la prosperi 
sempre per suo santo seruigio, et bene uniuer- 
sale, et a tutti conceda gratia di sentir sempre 
sua santissima uolontà, et quella perfettamente 
adempire. / 

Di Roma lì vini, di marzo MDLY> 

D. V. E. 

Humill. séruo nel Signor Nostro 
Ignatio L. 
Jhus 

All'Ili"» etEcc"»« mio signor nel Signor Nostro 
il DucHA DI Ferrara. 



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10 — 



Il Cardinale Fra Hichele Ghislieri (San Pio V) 
al Vescovo d'Anglona, ambasc** di Ferrara. 



Da Roma, 1558, 6 Caprile. — Dairoriginale. Archivio Estense. 



M*<» Eev^* Mons" mio, 

In Ferrara trouasi al presente un Giudeo , il 
quale tra l'altre cose è stato auttore di far por- 
tare molti empijssimi libri thalmudici da Italia in 
Leuante contro il bando di questo sacro Uffizio. 

N. S. desidera grandemente ch'egli sia preso, et 
riposto nelle forze de suoi ministri. Però V. S. R. 
sarà contenta di far intender tutto ciò all'È, dèi 
Duca suo signore pregandola che per interesse di 
Sua Santità uoglia dar ordine che detto Giudeo 
sia preso, et sotto buona custodia condotto, et 
dato in potere, o del Vicelegato di Bologna^ o 
del Presidente di Romagna. M. Giacomo Giraldini 
informerà S. E. del nome et della conditione del 
sudetto Giudeo. Mi raccomando a V. S. R. 

Di palazzo il vi. d'aprile m.d.lvììj 

DiV. S. M^R' 

Come Fratello 

Il Cardinal' Alisan^o (i) 

Al M^o Revo sigr mio oss"»® Monsignor 
il Vescovo d'Anglona oratore dello ^ , 

ecc«»o signor Ducha di Ferrara. 



(1) Così chiamato perchè nato al Bosco presso Alessandria. 



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— Jl — 



Il Card. Fra Michele Ghislierì al Doca dì Ferrara. 



Dì Roma, 1558, 9 giugno. — Dairorìginale. Archivio Estense. 



I1Ì«« et Ecc"»* Sig", 

Il gran Studio il quale da tutti sempre s'è co- 
nosciuto in V. E. cosi in difesa ed augmento della 
catholica fede, come in fauore della Religion mia, 
mi ha sempre dato honestissime raggioni di uiuer 
suo sincerissimo et diuotissimo seruitore. Onde 
ritornando a casa il P. Prior di San Domenico 
di Ferrara non l'ho uoluto lasciar uenir senza 
questa, scritta più per ringratiar in quél modo, 
ch'io posso V. E. del fauor ch'ella continuamente 
porge all'Offizio della Santa Inquisizione, et del- 
l'affetto che si degna mostrar uerso l'Ordine mio, 
che per uolerla infiamare a pers^uerar nel pio 
et christiano suo zèlo : confidandomi che essa da 
sé seguirà tuttauia più ardentemente quello spi- 
rito del Signor Iddio, il quale infine ad hora l' ha 
inspirata a fare imprese degne di catholico et 
religioso Prencipe. Con questa occasione uengo 
anche a supplicare humilraente V. E. che per 
gloria del Signor Iddio uogli esser contenta di li- 
centiar dallo Stato suo la perfida et abomineuolis- 



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— « — 

' sima generatione de Marrani (*), indegna inuero 
del consortio d' huomini, non che de christiani. 
Non resti (prego) V. E. da far cosi santa impresa 
che senza dubbio maggior sai;à l'acquisto ch'ella 
ne farà appresso il Signor Iddio d'ogni commodo 
che ella possa riceuere da tal gente odiosissima 
del nome christiano. . 

Si spera che Italia resterà facilmente purgata 
della abomineuole infettione di si uile et sacri- 
lega gente , quando V. E. con Christiana genero- 
sità n'haurà purgato lo Stato siio, si come l'illu- 
strissimo signor Duca d'Urbino ha coraminciato 
già anch'egli a smorbarne il suo. Non son po- 
tuto mancare in ciò di supplicarne confidente- 
mente V. E. spinto dalla sincerità di quella riìie- 
rente seruitù ch'io le son'obligato, et dal gran 
desiderio ch'io tengo che i meriti di V. E. nel 
cospetto del Signor Iddio si faccino ogn'hor mag- 
giori acciocché in tanto più singoiar protettione 
sia hauuta da Sua Diuina Maestà et rillustrìssima 
persona et il felice stato di V. E. Et con questo 
resto, offerendolemi di tutto cuore in quanto 
posso, et supplicandola humilmente a còmman- 
darmi , se la mi' uede atto a poterle far alcun 
grato seruitio. Lascio raccomandati nel suo fauore 
i ministri et le cause del Santo Officio , et il 



(i) Zinganj, giianoSf bohémiem. 



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— i3 — 

conuento di San Domenico con gli altri del mio 
Ordine i quali sono sotto^ il domìnio di V. E. et 
di continuo le prego ogni felicità. 

Di Roma il viiij. di giugno Lviy (1558). 

D. V. E. 

Humillimo seruo et affect. oratore 

Il Cardinal' Ausando 

Airill»» et Ecc™o sigJf mio osseq"P» 
il signor DucHA di Ferrara, etc. 



Il Card. Fra Michele Ghìsfieri al Duca di Ferrara. 



Da Roma, 1558, 8 ottobre.'— Dall'originale. Archivio Estense. 



DI"»'» et Ecc™° Sig"^ oss"^% 

Nella causa del Padre Righino quanto mai si 
potrà senza offesa del Signor Iddio si procederà 
con hauer sempre ogni degno riguardo alla 
seruitù et alla buona opinione che ne ha di lui 
V. E., secondo che con la sua et con la uiua rela- 
tione del suo ambasciatore s'è degnata farne ho- 
noratissima fede. 

Et in caso che si troui che '1 detto Padre sia 
calonniato a torto, se ne darà senza fallo il de- 
bito castigo a calonniatori. Nella quai causa rin- 
gratio molto V. E. che si sia degnata di comman- 



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— i4 — 

darmi^ si come anche la ringratiarò, et le resterò 
obligatissimo sèmpre che si degnerà seruirsi 
di me. 

Con questa occasione supplico V. E. che uogli 
esser semita di commandar che una causa che 
hanno i frati del conuento di San Domenico 
d'Argenta con la Camera Ducale sia ispedita per 
quel che si conuiene alla giustitia, et non altra- 
mente. Se detti frati hanno raggione in que- beni 
che dicono peruenirli per uigore d'un certo te- 
stamento, V. E. la qual si sa non uole robba di 
Chiesa né per sé , né per suoi fauoriti , si degni 
per pietà far che li possano conseguire, che la so 
accertar che ne tengono gran necessità, et per la 
pouertà propria di quel conuento, et per la spesa 
quasi continua che li portano i frati che pas- 
sano tuttauia per di là andando alle loro obe- 
dienze. Farà V. E. in ciò atto di generosità degna 
dd suo nome, s'obligherà que' frati a pregare il 
Signor Iddio sempremai per la sua felicità. Et io 
anche la stimerò per gran beneficio. Et pre- 
gandola di ciò quanto più affettuosamente posso, 
mi raccomando in sua bidona gratia, desideran- 
dole ogni nera felicità. , 

Di Roma il di viij. d'ottobre Lviij (1558). 

Humillimo seruo 

Il Cardinal' Ai^isan^® 

AiriUmo et Ecc™o sigr ossequiati§simo 
il signor DucHA di FeIrrara, etc. 



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— Ì5 — 

n Card. Fra Michele Ghìslìerì al Dnea di Ferrara. 



Di Roma, 1558, 23 dicembre. — Dairoriginale. Archivio Estense. 



lU"»*» et Ecc"« Sig' oss"% 

Sendo stato deputato il fadre Fra Miniato da 
Firenze alla predicatioije per la seguente qua- 
resima in Palermo, V. E. sarà contenta per giusti 
et importanti rispetti , non solamente di non 
impedire che egli uadi in quella città, secondo 
ch'è espediente, et che gli è stato imposto, ma 
ancora porgerli ogni honesto fauore et aiuto 
che gli potesse occorrere per Tesecutione et ub- 
bedienza debita a tarOrdine, al quale se per caso 
si mancasse, rendasi certa TE. V. che ne nasce- 
rebbe inconueniente et dispiacer grandi. Et con 
la confidenza che si ha ch'ella non permetterà che 
a questa andata di detto Padre siànterponghi im- 
pedimenta alcuno, non dirò altro, se non che ne 
sentirò somma consolatione, et resteronne molto 
gratificato. In tanto con ogni prontezza mi offero 
in sua seruitio,et di cuore me le raccomando pre- 
gandole felici successi sempre nei suoi desiderij. 

Di Roma a xxiij. di dicembre Lviij (1558). 

D. V. E. 

Humillimo sento 

Il Cardinal' Ausando 

Alllll-o et Ecc°>o signor Ducha di 
Ferrara signor oss»» 



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- 16 — 



n Card. Fra Hicliele Ghislierì al Duca dì Ferrara. 



Di Roma, 1559, 10 gennaio. — Dairoriginale. Archivio Estende. 



Ill™« et Ecc»'» Sig' oss"\ 

Io non potrò, né saprò mancare di contentarmi 
che V. £.• resti compiaciuta di quanto per le 9ue 
m'astringe, non di meno, secondo che più diste- 
samente la intenderà dalle lettere di monsignor 
suo oratore, per mio giuditio sarebj)e assai me- 
glio che il metter 'ini frati si lasciasse ad elettione 
et discretione de. loro superiori et gouernatori. 
Ch'altrimente sarà cosa difficilissima che ne segua 
l'intento, et «onueneuole sodisfatione dell' E. V. 
presso al seruitio d'Iddio, il quale la facci felicQ 
lungamente nei suoi successi, et me le racco- 
mando. 

Di pugno: Non son quello che già fu mandato 
da felice memoria di Julio IH, ma ben sono affec- 
tuosissimo seruo di V. E. per le soe di V. E. (virtù) 
Christiane conueneuole a Prencipe christiano; 
però dicha a quel prete siciliano che ritorni : ma 
,V. E. tenghi fidati exploratori di la uita di quel 
suo confessore, che a me uien molto biasimato. 
Però son dubio del nero. Non si duolerà mai della 



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— 17 — 

religione ne di me con ragione quando si sco- 
prisse altro di quel che pensa; che il Signor Iddio 
non uogli. 

Di Roma a x. di gennaio ux (1559). 

HumUlimo sento 

Il Cardinal' Alisanno 

Ainil»» et Ecc«« signor Dugha di 
Ferrara signor oss™» 



Il Card. Fra Michele Ghislierì al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1559, 4 febbraio. — Dall^orìginale. Àrcbivìo Estense. 



Ecc"**» Sig' osa"**», 

Con molto dispiacere s'è inteso della composi- 
tione d'un scelerato libro fatto in lode di quei 
Marrani che tanto giustamente furono già fatti 
abbrusciare.in Ancona, ma molto più dispiace a 
questo sacratissimo tribunale che l'autore di tal 
libro se ne passi impunito, et che una moltitudine 
di tali libri resti in man del R. Vicario Archipi- 
scopale di Ferrara, senza far d'essi quella publica 
dimostratione che si doueria. Onde non dubitan- 
dosi che tal cosa debba anche dispiacer molto al . 
pio et religioso aninio di V. E. l' ho uqluta di ciò • 
auisare, pregandola, che per quanto a lei «petta 
uogli consentir et oprar che il detto signor Vicario 



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— 18 — 

quanto più presto babbi da far publicamente ab* 
brusciar tali libri» ì quali senza notabile ingiuria 
d'Iddio e di questa Santa Sede non si possono 
seruare : oltre che il castigar anche il perfido au- 
tore di tal compositione sarà gran seruitio del 
Signor Iddio et debito di giustitia. Doue confidan- 
domi che V. E. col suo santo zelo sia per oprar 
più che io non le scrino, non le dirò altro saluo 
che a lei mi offero con ogni prontezza sempre 
ch'io sia atto a seruirle, et le desidero ogni feli- 
cità nella gratia della Diuina Maestà. 
, Di Roma il di iiij. di febraio mdlix. 

D. V. E. 

HumUlimo seruo 

Il Cardinal' Alisanno 

AD'IU°»o et Ecc"»« signor mio osseq™» 
il sig' DuGHA pi Ferrara — Ferrara. 



Il Card. Fra Michele Gtuslieri al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1559^ 23 febbraio. — DalForiginale. Archivio Estense. 



Ill«« et Ecc"« Big' oss*^^, 

Dispiacendo a -Sua Santità et a questi illustris- 
simi et reverendissimi signori della sagra Con- 
gi^gazione ciascuna ms^ligna et brutta cosa mas- 
sime che possi apportare offesa et pregiuditio a 



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— 19 — 

qualsiuoglia persona, hora si desidererebbe che 
V. E. fosse contenta di ordinare che si facesse 
pregione in Lugo, doue egli è, secondo che s'in- 
tende, un certo D. Marcho Alberguzo da Vai 
I^ocese di Modena con quante scritture et scritti 
hauesse seco, et che, hauendosi pregione, si man- 
dasse nelle forze del R. Monsignor Vecelegato di 
Bologna : atteso che si pretende che detto D. Mar- 
cho babbi fatto un libello famoso contr '1 R. Ve- 
scovo di Modena, et perciò se ne potesse fare 
quella rigorosa dimostratione di castigo che si 
deue di simili delinquenti. 

Dopo scritta questa, dal R. Monsignor qui suo 
oratore mi sono state date quelle di V. E. dei 
di viij, et di XV. di questo, alle quali rispondendo 
intorno a quella parte che lei dice che non sia 
stato in Ferrara l'autore del libro composto in 
lode degli brugiati Marrani in Ancona dico che 
può ben stare che tal' autore non ui fusse, però 
ui deue ben essere lo stampatore o chi l' ha fatto 
stampare. Contra '1 quale il R. Vicario et Padre 
Inquisitore doueriano procedere a un notabile et 
essemplar castigo, oltre la pena che dispone il sa- 
gro Concilio Latheranense eontra quei che stam- 
pano senza licenza dell'Ordinario e dell'Inquisi- 
tore ; onde V. E. come quella che fa tanta profes- 
sione di catholico, zelante, et giunta com'è repu- 
tata, potrà far' opera che essi reuerendi Vicario et 
Padre Inquisitore non lascino di sodisfar al de- 



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— 20 — 

bito deirùfficio loro, se desiderano dimostrare 
presso questa sagra Gongregatione di sentir dis- 
piacere di simili sceleratezzè, et intanto a V. E. 
mi raccomando pregandole somma felicità. 

Di.Roma a xxiij. di febraio ux (1559). • 

D. V. E. 

Humillimo seruo 

Il Gardinar Alisan^o 

Airill»o et Ecc«o signor Ducha di 
Ferrara signor oss"»o 



ir Card. Fra Hiehele Ghisllerì al Doca di Ferrara. 



Di Roma, 1559, 3 marzo. — Dairoriginale. Archivio Estense. 



lU"» et Ecc"»^ Sig' 088"»^ 

Anchora che conoscili il pio et affettuoso animo 
di V. E. uolto sempre all'opere della charità et 
della misericordia, et che non dubiti perciò che 
ella non sia molto disposta in soccorrere et fauo- 
rire i poueri nelle nècessitadi maggiormente 
quelli a quali la Maestà Diuiria ha uoluto aprir 
gli occhi per mostrarli la nera luce, et cognitione 
della sua gratia, nohdimeno non ho possuto man- 
care a contemplatione deìli deputati della casa 
de Catheduiiieni di pregar, come faccio di tutto 



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— 2i -T 

cuore, V. E. che sia . contenta porgerli ogni suo 
patrocinio et fauore per farli conseguire le ele- 
mosine che, le sinagoghe degli hebrei, astrette 
dall'ordine di Sua Santità, li deuono pagare, se- 
condo che appare per lettere de'commissarij, de- 
siderando in, ciò ch'a V. E. piacesse dare. efficace 
ordine et aiuto per, l'esecutiohe .più presta che 
fusse possibile indifferentemente da tutte le sina- 
goghe di quel suo dominio; che presso l'opera (ol- 
tre dopo) che V. E. farà, «come si sperà, tanto in 
se stessa pia et meriteuole qjiant'è, ancora a me 
in particolare risulterà di questa gratia singola- 
rissimo piacere da farmene particolarmente molto 
obligato alla infinita cortesia et rara uirtù sua. 
Con che et essa pouera casa, et me medesimo 
raccomandandomele pregherò Iddio per la sua 
felicità. 

Di Roma a iij. di marzo Lix (1559). 

D. V. E. 

« Humillimo seruo. 

Il Cardinal' Alisan^<> 

Ali'iIl«no et Ecc«o signor Ducha di • 
Ferrara signor oss«"> 



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— Si- 
li Card. Fra Miebele Gtdslierì al Dnea di Ferrara. 



Dì Roma, 1559, 4 marzo. — Dairorìgipale. Archivio Estense. 



DI"* et Ecc"*'SigJ mio ess"% 

Quel ch'io desideri di far in seruitio di V. E. 
uorrei poterlo manifestar co' i fatti prima che 
^on le parole. Et ciò direi liberainente di uoler 
far anche nel caso del medico Reggiano del quale 
V. E. s'è degnata scriuermi, quando io fossi certo 
di poterlo far senza pregiudicio della santa Fede. 
Di esso medico s'intende che ancor ch^egli sia 
poco sauio non è però in tal termine di pazzia 
che non habbi saputo principiarsi una setta di 
discepole sedutte da lui con diabolice persuasioni. 
Et nell'arte sua non mancauano ch'a lui ricor- 
reuano, come a sano e savio medico. Nondimeno, 
come si sia, quando egli sarà, gionto qui si trat- 
terà la causa sua in questo sacratissimo Tribu- 
nale con tutta quella charità che conviensi et alla 
salute di lui et alla salute di quella città, la quale 
quanto più netta s'è conseruata infm a() bora dal 
morbo delle heresie, tanto più merita d'esser soc- 
corsa con efficaci et subiti rimedi sempre che in 
lei si scorga un minimo pericolo d'infettione. Son 
certo anchora che s'hauerà ogni giusto et debito 
riguardo et alla conditione della. persona di esso 



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- 23 — 

laedicOy et alla qualità della colpa in quel modo 
che si potrà pensar che sia il primo et principal 
intento dell'integrità et del zelo di V. E. Et spe- 
rando che V. E. debba restar satisfatta del seruitio 
di questo santo Offizio non le dirò altro se non 
che mi raccomando in sua bona gratia, assicuran- 
dola che può commandàrmi, et pregandole di 
continuo il compimento d'ogni nera felicità nella 
gratia del Signor Iddio. 

Di Roma il dì ìiìj. di marzo mblix. 

D. V. E. 

^ 'HumiUimo seruo 

Il Cardinal' Alisan«> 

AJl'IUmo et Ecc™« signor Dugha di 
Ferrara signor oss™» 



n Card. Fra Michele Ghislierì al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1&59, 18 marzo. — DalForiginale. Archivio Estense. 



Ili"* et Ecc*"^ Sig' oss°^% 

Dal R. Monsignor oratore di V. E. ho hauuto in 
un tempo le due sue dei ij. et xij. di questo, per 
auuiso del buon et pronto ordine ^dato alla cat- 
tura di quel D. M. Antonio Alberguzzi da Vai; della 
qual diligenza molto se ne ringratia, secondo che 
per tale si speraua aspettandosi intanto inten- 
derne l'essecutione. ' Dal medesimo Monsignor ho 



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— 24 — 

' inteso anco chiaramente il desideHo di V. E. in- 
torno al particolare del quale accenna per il re- 
scritto di sua mano, et anchorchè io non sappia 
che N. S. babbi messo in uso quanto lei ricerca, 
né sendo informata delle difficoltadi in parte al- 
cuna» nondimeno io non mancharò di raggua- 
gliarmi pienamente da persona che. me ne sappi 
ben rissoluere, et in quest'et in ogn'altr' occor- 
renza di seruirla di tutta l'opra et. aiuto mio, 
sempre che sarò richiesto, con quella pronta et 
sinciera uolontà che in me è debita uerso la 
ipolta bontà et cortesia di V. E. alla quale Iddio 
concedi ogni felicità, et me le raccomando. 

Di Roma a xviij. di marzo lix (1559). 

D.. V. E. 

. . Humillimo senio 

Il Cardinal' Alisanno 

All*Illn»o et Ece»» signor Ducha di 
Ferrara signor oss»» 



11 Card. Fra Michele Gtdslieri al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1559, 31 marzo. — Dairoriginale. Archivio Estense. 



. . 111"° et Ecc™*» Sig' oss"^ 

Non dirò, altro in risposta delle lettere di V. E. 
del xviij. nel particolare della casa de Cathecumeni 
per non replicare il medesimo, che a mio nome 



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. ~ 25 — 

le sarrà in ciò scritto dal R. signor suo oratore, 
et a tanto mi riporto, come potrà intendere. In 
quanto al caso dell'Arciuescouo di S. Severino mi 
sento contentissimo di hauer in ciò fatto cosa 
grata all'È. V. infmo a quest' hora^ come desidero 
di poter far sempre in ogni occasione ; però non 
uoglio lasciare di dirle che cosi come V. E. ama 
il sudetto Arciuescouo secondo chef per le mede- 
sime sue nie si dimostra, cosi le potrà molto 
giouare anchora a farlo auuertito che della uita 
et attieni sue se ne uegghino tali effetti che siano 
in tutto diuersi da qualche brutta et importante 
querela che di già s'è hauuta contra di l\ii. Che 
altrimenti doue sarrò forzato da ragioneuoli ri- 
spetti non potrò finalmente mancare di lasciar 
fare il suo douuto corso alla giustitia, per Tuffi tio 
che tengo. 

Appresso hauendo inteso per -buona uia che 
Fra Buonauentura de Notari dell'Ordine de Minori 
Conventuali di S. Francesco condannato dal re- 
uerendo loro Generale per tre anni alla galea, 
fuggitosi dalle carcere del castello se ne sta ih 
Ferrara uestito in habito di secolare, non ho uo- 
luto restare di aùuertirnela acciochè V. E. ui 
prouegghi con quella efficatia et zelo di giustitia 
che suole mostrare contra i delinquenti et uitiosi 
affine che gli eccessi non restino impuniti. Pari- 
menti sarà contenta ancora di dar' ordine che 
senza intrattenimento si metta in esecutione la 



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— «6 — 

sentenza data contra quell'altro Fra Silvio del 
medesimo Ordine, et me le raccomando pregando 
Iddio che sempre la prosperi. 

Dì Roma a ultimo di marze ux (1559). 

D. V. E. 

Humillimo seruo ' 

Il Cardinal' Alisan^o 

Airill»» et Ecc«« signor Ducha di 
Ferrara signor oss»»» 



Il Card. Fra Michele Ghìsiieri al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1559, 31 d*agosto. — Dall'originale. Archivio Estense. 



Ili"* et Ecc»" Sig' oss"»-^, 

Come quello che bene conosce il religioso et 
pio animo di V. E. Ili"** esser quale conuiene a 
catholico Principe com'ella è reputata, son già 
più ch^ certo che la harrà sentito giusto dispia- 
cere della morte di N. S. felice memoria : ch'altro 
dal zelo et dalla pietà Christiana di lei non si può 
aspettare. La determinatione della quale in 
hauer' inuiato qua il R. Monsignor di Comacchio, 
et per li rispetti ch*egli mi ha significati, et per 
ogni altra ragione, io non posso non lodarla as- 
sai, et hauerla per molto ispediente. RQsta a pre- 
gar la Diuina Prouidenza che ci facci gratia di 



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— SI7 — 

buon' et degno Pastore : et perchè nel resto dal 
medesimo Monsignor le uerrà largamente refe- 
rito quello di più che potessi con questa dirle , 
non m'estenderò più oltre che solamente in ri- 
cordarle l'affetto caldissimo dell'animo mio di 
farle sempre grato seruitio in ogni occorrenzia, 
et me le raccomando con pregarle continoua fe- 
licità et contenteza dal Signor Iddio. 

Di Roma a xxxj. d'agosto ux (1559). 
D. V. E. Ili™' 

Hun^illimo senio 

Il Cardinal' Ausando 

Eccellenza di Ferrara. 



n Card. Fra Michele Ghìsiierì al Duca dì Ferrara. 



Di Roma, 1560, 10 gennaio. — Dall'originale. Archivio Estense. 



DI"»* et Ecc"»» Sig' oss™% 

Dal signor conte Hippolito Turco mi sono state 
date le lettere di V. E. IH"* dalle quali et dalle 
sue relationi sono restato molto certificato^ dell'a- 
moreuoleza et cortesia di lei uerso di me, et an- 
cora che dalla bontà et uertù dell'animo suo io 
di già non me ne sarei promesso àltrimente, tut- 
tauolta però m'é stato carissimo il segno che hot'a 



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— 28 — 

rè piaciuto darmene cosi cortesemente, et le ne 
rendo conveneuoli gratie con offerirmele pronto 
et obligato con tutto l'animo in ogni occasione di 
suo seruitio. Che doue s'estenderanno le mie po- 
che forze, sarò sempre desiderosissimo d'adope- 
rarmi a suoi commodi et comandi. In tanto mi 
resta a pregarle da Iddio ogni prosperità, et con 
quella medesima sicurtà ch'io hebbi' sempre con 
l'amata et felice memoria dell'E. del signor Duca 
suo padre, recordarle di uoler caminare con ca- 
'tholico (*) et uertuoso animo successiuamente lei, 
per le orme et vestigij dell'E. S. secondo che tut- 
tauia ne dà certa speranza. Et di cuore me le rac- 
comando sempre. 

Di Roma a x. di gennaio lx (1560). 



D. V. E. Ili- 



. Humillimo senio 

Il Cardinal' Ausando (2) 



All'Ili"»© et Ecc«« signor Ducha di 
Ferrara signor oss°»<> 



(1) Ercole II, morto il 3 d'ottobre 1559. 

(2) S/ Pio V,, dell'Ordine dei Predicatori; nato nel 1504; Papa nel 
1566; morì il 1® di maggio 1572. 



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29 — 



San Carlo Borromeo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1560, 26 marzo. — Dadl'originale. Archivio Estense. 



Ill"»^ et Ecc"»° Sig'^ 

Hauendo N. S. deputato Monsignor di Rauello 
collettor de le spoglie in tutto lo Stato et dominio 
di V. E., non ho uoluto restare di raccomandar- 
glielo con questa, et pregarla, che ogni uolta che 
in questo suo officio hauerà bisogno de l'aiuto et 
fauore di V. E. sia contenta prestarglielo ualen- 
tieri : perchè, oltre che farà cosa degna de la sua 
bontà, et conforme à la rqolta osseruanza et deuo- 
tione che ha sempre mostrata uerso questa Santa 
Sede, la farà anche cosa gratissima a Sua Santità. 
Et senz'altro raccomandandomi coiì tutto il core 
in bona gratia di V. E., le*prego ogni felicità et 
contento. ^ 

Di Roma a li xxvi. di marzo 1560. 

D. V. E. 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo W, 

Signor DucHA di Ferrara. 



(1) San Carlo Borromeo, nato in Arona nel 1538, morto nel 1584, 
cardinale, arcivescovo di Milano, teologo insigne, e gran santo. 



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— 30 — 

San Carlo Borromeo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1560, 8 aprile. — Dairoriginale. Archivio Estense. 



LI"* et Ecc"* Sig' mio , 



In questi giorni santi io sono ricercato di sup- 
plicar V. E. che si degni porr' la mano in una 
opera ueramente santa et degna della molta 
bontà di lei, et faccio tanto più uolentieri questo 
ufficio, quanto ch'io uedo esser cosa, che con- 
cerne anco la quiete et tranquillità dei sudditi 
suoi. Fra li RTiari dal Finale, et li Lamberti da 
Cento, è una nimicitia, secondo ch'io intendo, di 
qualche' anni, la quale da alcune bone persone 
si cerca di estinguer bora, con pacificarli et quie- 
tarli insieme; et perchè l'una parte, ciò è li Lam- 
berti, si uede esserui già ben inclinata, et non 
resta se non che si disponga l'altra, la quale fa- 
cilmente ui si disporrà, col mezzo dell'autorità 
di V. E. Però, ad istanza d'alcuni che me ne par- 
lano, uengo con la presente, et cori ogni efficacia 
dell'animo mio, a supplicar quella, che si degni, 
secondo il solito della bontà sua, abbracciar que- 
sta pia opera, et aiutarla ad effettuarsi ; renden- 
dosi certa, che, come io ne la supplico di cuore, 
rispetto al beneficio che ne seguirà a quelle due 



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— 31 — 

famiglie, cosi ne terrò obligo particolare a V. E. 
aUa quale senz'altro dirle mi raccomando di cuore 
in bona gratia. 

Di Roma il di viij d'aprile 1560. 

D. V. E. 



Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 



All'Dho et Ecc™» sigf mio il signor 
DucHii DI Ferrara. 



San Carlo Borromeo al VescoTO d'Iyrea. 



Roma, 18 d'aprile 1560. — Dall'autografo presso il cay. Cibrario. 



M** ReT^* Sig' come Fratello, 

Nostro Signore ha uisto et letto con suo gran 
piacere la lettera che V. S. R. gli ha scritta in 
congratulatione del assuntion sua al Pontificato 
essendo piena de la sua solita afiettione uerso di 
lei. Cosi mi ha commesso ch'io risponda in suo 
nome a V. S. come fo per questa rendendola 
certa ^he Sua Santità conserua più che mai l'a- 
more che gli ha sempre portato, et le piace la re- 
solutione presa da lei di risedere alla sua chiesa 
per le cause che scriue. Et ne la lauda assai. Si 
come la lauda ancora del buon animo et pron- 



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— al- 
tezza che mostra in uoler prouedere et far dal 
canto suo tutto quel bene che può. A che Sua 
Beatitudine l'esorta tanto più hora quanto uede 
che ce n'è maggior bisogno. Resta che potendo 
io alcuna cosa per V. E. si uaglia di me libera- 
mente. Il che facendo conoscerà quanto io Fami 
et quanto desideri V honor et commodo suo per 
la bontà et uirtù che è in lei, et cosi facendo fine 
me le olTero sempre di buon core. 

Dì Rpma a 18. d'aprile 1560. 

D. V. S. R. 

Questa seruirà anche per risposta de la sua 

"scrittami per la quale* mi dimostra l'alleggrezza 

presa delle prosperità nostre; del che la ringratio 

assai et mi offero a spenderle sempre per serui- 

tio suo W. 

Come Fratello 

11 Cardinale Borromeo. 



(1) La poscritta è tutta di pugno dei Santo. 11 Vescovo d'Ivrea a cui 
scrive era Monsignor Sebastiano Ferrerò, il novello Papa Pio IV (dei 
Medici di Marignano). 



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— 33 — 



San Carlo Borromeo al toa di Ferrmi. 



Di Roma, 1560, 3 luglio. -^ Dairoriginale. ■ Archivio Estense. 



HI"*» et Ecc"® Sig' mio oss™', 

Il commissario della Santa Fabrica di S. Pietro 
di poma desidera essere accettato nel dominio 
di V. E. et lasciato essigere per essa Fabrica si 
come è stato accettato et fauorito nelli altri Stati 
et prouintie, tanto in Jtalia, quanto fuori. Però 
ancora ch'io sia certissimo che. in détto suo do- 
minio V. E. haueria perìnesso che hauesse potuto 
esseguire si santo officio, nort ho uoluto mancare 
di supplicarla particolarmente con questa a con- 
tentarsene conforme alla molta bontà sua, che 
me ne farà piacere gratissimo, et baciandole le 
mani, me le raccomando in buona gratia sempre. 

Di Roma li iìj. di luglio del lx (1560). 

D. V. E. 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

Signor DuGHA w Ferrara. 



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- 34 — 

San Carlo Borromeo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1560, 3 lugtio. — Dairoriginale. Archivio Estense. 



ni"* et Ecc»° Signor, 

Perchè N. S. intende che il cap. Tono da Bagna- 
cavallo et m. Giulio Gaiano di detto luogo sajno 
alcune cose di molta importanza al séruitio suo, mi 
ha ordinato ch'io scriua a TE.V.et la preghi chele 
piaccia quanto prima sia possibile farli carcerare 
tutti dui, desider^do Sua Santità infinitamente 
che si troui la uerità de le predette cose. Il che 
non si può fare senza la captura et gli examini 
de costoro ; et confidando io che TE. V. uorrà satis- 
fare Sua Beatitudine in questo, che gli è tanto a 
core, non mi estenderò in dirle altro, che in cer- 
tificarla, che le sarà gratissima ogni diligenza che 
V. E. sarà sérjiita ài farci usare. Et con tal fine 
io me le raccomando con tutto.ranimo. Che N. S. 
Dio le doni^ogni prosperità et contento. 



Di Roma a li 3. di luglio m.d.lx. 

D. V. E. 



Seruitore 

^11 Cardinale Borromeo. 



All*lll«o et Ecc«» signore il signor 
DucHA DI Ferrara. 



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— 35 — 

San Cario Borromeo al Dnca dì Ferrara. 



Di Roma, 1560, 20 luglio. — Dairoriginale. Archivio Estense. 



DI"® et Ecc"* Sig' mio oss"*, 

Intendendo io che si ritroua prigione in Mo- 
dena un Cartone Gartaro assassino enormissirao, 
il quale ha assassinato sceleratisrimamente due ^ 
Scolari in Bologna, ancoraché io pensi che dal 
mio Vicelegato sarà stata ricercata V. E. in uirtù 
delle mutue conuentioni, che sono tra N. S. et 
lei, a uolerli far dare detto Carlone ne le mani, 
ho nondimeno uoluto di ciò supplicarla partico- 
larmente io ancora, dicendole che facendo ciò, 
oltre farà cosa degna de la sua mtolta uirtù, et 
conueniente alle predette conuentioni, ne farà a 
me ancora signalato piacere, et del quale le terrò 
molto obligo, desiderando come faccio somma- 
mente, che un simil scelerato sia essemplarmente 
castigato: et confidando ch'ella si degnerà non 
negarmelo, senz'altro dirle le bacio le mani, et 
me le raccomando di cuore in buona gratià. 

Di Roma li xx. di luglio del lx (1560).* 

D. V. E. 

Seruitorc 

. 11 Cardinale Borromeo. 

Signor DucHA di Ferrara. 



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— as- 
sali darlo Borromeo al Duca dì Ferrara. 



Di Roma, 1560, 27 luglio. — Dall'originale. Archivio Estense. 



ni"»* et Ecc"*> Signor, 
Hauendo io riferito a N. S. la risposta di V. E. 
sopra la captura di quei dui^ Sua Santità mi ha 
ordinato feh^io la ringratij della sua buona uo- 
lunta, de la quale, poiché non s'è potuto far'altro, 
resta satisfatta, et insieme la preghi che inten- 
dendosi che uno de loro, quale è m. Giulio Gaiani 
da Bagnacavallo si troua al presente ne la Massa, 
luogo del signor Don Francesco suo zio, le piaccia 
far ogni opera ohe tal captura segua, acciochè si 
possa nenir in cognitione di molte cose che sono 
di grande importanza al seruitio di Sua Beatitu- 
dine, a la quale certifico TE. V. che per hora non 
si potrà far cosa più grata, come si scriue anche 
ad esso signor Pon Francesco. Pregandolo che 
sia contento di satisfare in questo a S. B. Il che 
sapendo io quanto in ogni occorrenza V.' E. de- 
sideri di fare dal canto suo, non mi estenderò in 
altro, che in raccomandarmele sempre con tutto 
il core, et pregarle ogni prosperità et contento. 

Di Roma a li xxvij. di luglio mdlx. 

D. V. E. 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

- Signor DucHA di Ferrara. 



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— 37 — 

San Carlo Borromeo al Doca di Ferrara. 



Di Roma, 1560, 8 d'agosto. — Dairoriginale. Archivio Estense. 



DI"»*» et Ecc"»*» Signor, 

N. S. ha dato la Rocca di Rauenna in gouerno 
a m. Francesco Olino; il quale per salisfar meglio 
a questo suo semitio fa còndur da casa le sue 
robbe con tutta la famiglia. Onde desideraria di 
passar essente de datij sotto il dominio di V. E. 
Per il che hauendomi fatto ricercare, che lo rac- 
comandi a TE. V., io non ho uoluto mancare di 
pregarla con questa ad esser contenta di far a 
detto m. Francesco questo fauore; che io lo ripu- 
terò fatto a me, per il desiderio che ho di fargli 
cosa grata come a ministro di Sua Beatitudine et 
di molte buone qualità. Et per fm di questa mi 
offero a V. E. et raccomapdo con tutto il core, et 
prego il Signor Dio che le doni ogni felicità, et 
contento. 

Di Rom» a li viij. d'agosto m.d.lx. 

D. V. E. 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

Si^or DucHA DI Ferrara. 



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— 38 — 

San Carlo Borromeo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1560, 7 settembre. — Dall'orì^nale. Archivio Estense. 

DI"* et Ecc"*« Sig' mio oss"»*, 

Hauendo io referito a N. S. quanto V. E. mi ha 
fatto rispondere a bocca per conto di quel Julio 
Gàiano di Bagnacavallo, 3. S. ha laudato la buona 
uoluntà et intention $ua, et ne Ja ringratia. Mi 
ha però ordinato ch'io replichi, et in suo nome 
la preghi dinuovo a contentarsi d'operar in modo 
che il detto Julio uenga a Roma, desiderandosi 
ciò infinitamente per hauer notitia d'alcune cose 
importantissime al seruitio di S. B. et a la giusti- 
tia. Nel che oltre che TE. V. ci farà cosa gratissima, 
l'assicuro che examinato ch'egli sia, se ben fu§se 
trouato mille uolte colpeuole, et in peccato, non 
si procederà centra di lui a pena alc.una, né sarà 
ritenuto, ma libero et franco potrà andare doue 
più gli tornerà bene, et cosi le prometto con questa 
miai, senza estendermi più oltre, sapendo quanto 
V. E. per bontà sua desideri di satisfare a S. B. 

Fo dunque fine , con raccomandarmi ne la 
buona gratia sua con tutto il core, che ^. S. Dio 
le doni ogni prosperità et contento. 

Di Roma a 7. de settembre 1560. 
D. V. E. 

, Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 
Signor DuGHA DI Ferrara. . 



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— 39 — 

San Carie Bmomeo al Duca di Ferrara. * 



Di Roma, 1560, 30 novembre. — Dall*o«gmale. Archivio Estense. 

• DI"* et Ecc"»* Signor, 
È uenuto a notizia di N. S. che in Modena si 
ritrouano al presente un Pietro Scalabijìno, et un 
Girolamo d'Argenta, i quali fomentati da certi 
mercanti bolognesi tosano tutti gli scudi bolo- 
gnesi che gli uengono a le mani. Et perchè que- 
sta cosa, oltre che in sé è di cattivo essempio, et 
da non esser tolerata, è anco di danno et pre- 
giudicio grande a tutta la città di Bologna; Sua 
Santità mi ha commesso che in nome suo esshorti 
con ogni efficacia TE. V., et la preghi a uoler su- 
bito «rdinare al suo Podestà in Modena, che ri- 
tenga detti Pietro et Gerolamo ; et poi o nero li 
facci consegnar in potere del mio Vicelegato di 
Bologna, acciò possa trouar et punir i complici, o 
uerogli esamini lui diligentemente, secondo gli in- 
ditij che dal detto Vicelegato gli saranno mandati. 
Il che essendo conforme a la giustitia et a quello 
che ci promettemo da V. E., io non mi estenderò 
a farle con più parole maggior instanza ; ma per 
fin di questa in sua buona gratia mi rsfccomando. 

Di Roma l*uliimo di nouembre 1560. 

D. V. E. 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

Signor DucHA di Ferrara. 



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— 40 — 



San Carlo Borromeo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1560, 6 dicembre.— Dairoriginale. Archivio Estense. 



ni"" et Ecc"* Sig' mio oss"", 

Hauiendo io ceduto tutte le ragioni mie sopra 
TAbbatia di Frassinoro del Modenese all'ill"f et 
rev"° caualiere Morone, ho uoluto con questa mia 
pregare V. E. che si come si contentò ch'I pos- 
sesso deirAbbatia fusse preso in nome mio, pari- 
mente bora si contenti, che si rilassi alli agenti 
deirill""° caualiere Morono ; riceuendo queala per 
non minor gratia di quella riceuei all' bora da 
V. E. Alla quale baciando la mano mi raccomando 
di cuore. 

Di Roma alli vj. di dicembre 1560. 

D. V. £. 



Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 



Airillmo sigr DUCHA DI FERRARA. 



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41 



San Cario Borromeo al Buca di Ferrara^ 



Di Roma, 1560, 18 dicembre. — Dall'originale. Archivio Estense. 



ni"»^ et Ecc'"'» Sig' mio oss"»*, 

Non potendo io mancare della debita mia af- 
fettione et seruitù uerso V. E. ho uoluto nel ri- 
torno che fa a Ferrara hora il signor Don Alfonso 
(d'Este) farle riuerenza con la presente, et ricor- 
darle, come faccio, il molto desiderio ch'io tengo 
di seruirla, sarà supplicata farmi fauore di com- 
mandarmi alle uolte et in quello ch'io ho pregato 
esso signor Don Alfonso che le dica per parte mia, 
prestarli fede come alla persona mia propria. Che 
altro non m'occorre per hora, et baciandoli la 
mano me le raccomando di continuo in buona 
gratia. 

Di Roma afii xviij. di dicembre 1560. 



D. V. É. 



Al signor Duchà di Ferrara. 



Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 



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-42 — 



San Carlo Borromeo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1561, 18 gennaio. — Dairorìginale. Archivio Estense. 



DI™** et Ecc"* Sig' mio osa"**, 

M'è piacciuto molto intendere per la lettera 
sua delli xi. come V. E. si contenta che le cose 
dell'acque di Sauena si ueggano amoreuolmente 
et con ogni dislerità, si come certamente desidero 
per tutti li rispetti, et massime per ritrouarmi 
io legato di quella prouincia, nella quale hauen- 
dosi a trattare cose alcune con li sudditi suoi, re- 
puterò mio debito sempre, per Taffettione ch'io 
porto a lei, di procurare che restino accomodate , 
et quietate senza strepito. Et perchè V. E. si so- 
disfa che questa differenza si ueda et determini 
dal Vicelegato mio di Bologna, o da quello di 
Romagna, ella saprà che ancora che Monsignor 
de Narni habbi ricusato 3i non uolerne essere 
giudice lui, ch'io in ogni modo mi risoluo per 
essere lui meglio informato et più commodo al 
luoco di far che ui uadi, et habbi quésta cura di 
terminarla quanto prima, si come gli scrivo per 
una mia. Però restarà séruita V. E. di maijdare al 
detto mioi Vicelegato la facultà necessaria per ter- 
minare dal canto suo questo negozio con man- 



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— 43 — 

darli uno bene informato delle sue ragioni perchè 
non mancarò di farlo andare subito, et espedirla 
con ogni celerità; accertandola che non potrei 
per bora sentir piacer maggiore, che di uedere 
che questa cosa babbi fine. Et basciandoli le mani 
me le raccomando di cucJre continuamente. 

Di Roma aUi xviij. di gennaio 1561. 

d/ V. E. . 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 



AU'iUmo et Ecc"*» signor mio osseq™* 
il signor DucHA pi Ferrara. 



San Carlo Borromeo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1561, «27 febbraio. —Dall'originale. Archivio Estense. 



111"*° et Ecc°»<» Sig' mio oss"**, 

Mandando N. S. il signor Pietro Pusterla mio 
mastro di Camera a portar la beretta all'ili"" et 
rev"" signor D. Luigi (d'Este) creato nuouamente 
cardinale non ho uoluto mancare d'accompa- 
gnarlo con questa per uisitar V. E. et allegrarmi 
seco di questa nuoua dignità collocata si degna- 
mente in casa sua. Et perchè più largamente ho 
commesso al predetto signor Pietro che faccia e 



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— 44 — 

Tuno e Taltro officio, me basterà rimettermi a luì. 
Et per fin di (|uesta bacio a V. E. le mani, et me 
'le raccomando in grajia. 

,Di Roma a 27. di febbraio 1561'. 

D. . V. E. 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

Signor DucHA di Ferrara. 



San Carlo Borromeo al Doca di Ferrara. 



Di Roma, 1561, 22 marzo. — Dall'originale. Archivio Estense. 



ni"*» et Ecc"«» Sig' mio oss"», 

M. Gio. Andrea, et fratelli de Pellicciari da Mo- 
dena condussero già in enphiteosi dall' Abbatia 
di Nonantola due possessioni poste nel comune 
de Ra varino; sopra le quali possessioni hauendoli 
mossa lite gl'anni passati li signori conti Baldas- 
sarre, et Pallauicino Rangoni, sotto colore che 
fossero sottoposte a un fideicomisso fatto già per 
il co: Nicolo Rangone lor avo all'hora conduttore 
d'essi beni, riportorno la sentenza contra a fa- 
uore d'essi Pellicciari, dalla quale sentenza per 
détti Rangoni è stato poi appellato. Hora perchè 
intendo esser commessa la causa a uno de consi- 
glieri di V. E., et l'interesse che corre in ciò del- 



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— 45 — 

FAbbazia mia deue di ragione esser il mio pro- 
prio, ho iioluto per questa mia supplicare V. E. 
con quella efficacia ch'io posso maggiore, ch'ella 
si degni per la giustitia et per amore mio ordi- 
nare che la sia hauuta in consideratione ; lion 
lasciando far pregiuditio a detta mia Abbatia, et 
caijf equentemente a me stesso, come confido nella 
molta sua bontà et amoreuolezza ch'ella h^ mo- 
strato tuttauia uerso di me, che li ne terrò obligo 
uguale al gratissimo piacere che me ne farà, et le 
baciale mani et me le raccomando sempre in 
buona gratia. . 

Dì Roma alli xxij. di marzo 1561. 

D. ,V. E. 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

Xli*mmo et Ecc°*o signor mio osseq™<* 
il signor DucHA. di Ferrara. 



San Carlo Borromeo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1561, 5 aprile. — Dall'originale. Archivio Estense. 



ni"» et Ecc"*° Sig'^ mio oss°*^ 

Dal signor Ercole Tassone esshibitor presente 
si sono riceuute le lettere di V. E. accompagnate 
dalli cortesissirai uffici che l'è piaciuto ordinarli. 



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— 46 — 

Et perchè ritornandosene bora, da lui intenderà 
a pieno quanto le s'è detto in credenzjf sua, non 
sarà questa mia per altro, che per uisitare V. E. 
con tutto '1 cuor mio, et raccordarle la molta mia 
affettione uerso di lei, insieme con la prontezza 
dell'animo, che tengo di seruirla ; rimettendomi 
nel resto a quanto egli le referirà di presentii in 
mio nome, et con dirli solo, che quanto alla per- 
sona del caualiere Trotti non si mancarà di scri- 
uere caldamente al Gran Mastro della Religione, 
acciò sendo possibile la resti sodisfatta. Le bacio 
le mani, et me le raccomando in buona gratia. 

Di Roma il di v. d*aprile 1561. 

D. V. E. 

Seruitore 

11 Cardinale Borromeo. 

Signor Du(jHA di Ferrara. 



San Carlo Borromeo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1561, 9 d*aprile. — Dall'originale. Archivio Estense. 



m""** et Ecc™! Sig' mio oss"**, 

Alli giorni passati scrissi a V. E. pregandola si 
contentasse che quel mio al quale haueuo confe- 
rito il beneficio di Gamorana hauesse il possésso 
libero si come di ragione li era deuuto, et in caso 
che '1 caualiere Horatio hauesse alcuna preten- 



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— 47 — 

sione sopra detto beneficio, che la uolesse dedurre 
auanti giudici competenti che non li sarebbe 
stato mancato di giustitia. Hora mi uien referto 
che dopo che '1 Vicario mio di Nonantola ha preso 
il possesso d'esso beneficio in nome di quello a 
chi l'ho conferito è andato detto caualiere a Ca- 
morana, et per forza ha scacciato il cappellano 
che ui stana, et ha uietato alli massari che non 
faccino alcuna recognitione. Et benché mi per- 
suada che tal cose siano fatte centra la mente di 
V. E. nondimeno ho uoluto con questa mia di 
nono supplicarla sij semita di ordinare et com- 
mettere, che il possesso tolto dal sudetto mio Vi- 
cario sia restituito pacifico^ com'era avanti l'in- 
Bouatione d'esso, caualiere, et s'egli pretenderà 
alcuna ragione sopra detto beneficio che sia le- 
gittima, non harà da dubitare, che. non la conse- 
gnisca in qualùnque loco si harà da fare questo • 
giudìtio. Et per essere tal mia dimanda giusta et 
honesta tengo per certo che sarà da lei essaudita, 
senza che con molte parole li faccia sopita ciò 
maggiore instanza. Et le bacio le mani, et me le 
raccomando di continuo in buona gratia. 

Di Roma alli ix. d'aprile 1561. 

D. V. E. 

Seruitore 

. • Il Cardinale BorUomeo. 

Airni"® et Ecc™o signor mio osgeq™» 
il signor DucHA di Ferrara. 



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— 48 - 

San Carla Borromeo al Diiea di Ferrara. 



Di Roma, 1561, 27 d*aprile. — Dall^orìginale. Archivio Estense. 



HI"»» «t Ecc"^ Signore , 

N. S. ha fatto gratia al signor Gabrio Serbel- 
tone mio cugino de le Commende che sono uacate 
per morte del caualier Trotto ; et fin tanto che si 
espediscano le Bolle, ha uoluto mandar il pre- 
sente exibitor a posta per pigliar nomine Camerae 
il possesso di dette Commende, come V. E. uedrà 
per il Breve che porta seco. In esecution di detto 
Breve, se ben son certo che non accade esshorta- 
tiong con V. E. doue uà la uoluntà di Sua Beati- 
tudine et Tauttorità di questa Santa Sede, io ho 
aondimeno uoluto pi^egarla con questa come fo 
con tutto il core, che sia contenta prestare a co- 
stui ogni aiuto, braccio et fauore, acciochè si e- 
spedisca presto pt bene secondo la mente di Sua 
Santità; et con tal fine raccommandandomi in 
gratia di V. E, le prego ogni felicità et contento. 

Di Roma a 27. di aprile 1561. 

D. V. E. 

Seruiiore 

Il Cardinale Borromeo. 

All'UWo et Ecc^o signore il signor * 

DUCHA DI FeRRARA. 



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— 49 — 

San Carlo Borromeo al Duca dì Ferrara. 



Di Roma, 1561, 29 d'aprile. — Dall'originale. Archivio Estense. 



HI"»» et Ecc"° Signor , 

Ancorch'io non potessi esprimere mai con pa- 
role a V. E. il dispiacere che ho sentito de la 
morte de Fili"* signora Duchessa sua ponsorte, 
nondemeno mi sarei ingegnato di dimostrargliele 
in quel miglior modo che hauessi potuto, se non 
fusse che Monsignor il Vescouo di Sarzana, il 
quale manda N. S. per satisfare a la pietà sua 
et a l'amor paterno che porta a V. E. et a tutta 
rillustrissima casa sua, ha preso cura di condo- 
lérsi con lei ancora iii nonxe mio di questo si 
acerbo et insperato caso, et dirgli quel di più 
che circa ciò m'occorre. Sapendo io dunque che 
egli farà questo offitio €on quell'affetto et dili- 
genza ch'io desidero, non m'estenderò più oltre: 
ma rimettendomi a lui, pregherò solo l'È. V. che 
le piaccia credergli come farebbe a me proprio, 
-con raccomandarmi a lei di buon cuore. Che 
N. S. Dio le doni ogni consolatione. 

Di Roma a li xxix. d'aprile 1561. 

D. V. E. 

Seruitore 

11 Cardinale Borromeo. 

Signor DucHA di Ferrara. 
4 



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— Bo- 
ll Card. Fra Michele Ghislierì al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1561, 2 di maggio. — Dall'originale. Archivio Estense. 



HI»*» et Ectf»» Sig' OSS"% 

Dogliomi dell'infelice caso dell'imniatura morte 
occorsa airillustrissima et eccellent"" signora la 
signora sua consorte (^); per la perdita d'una tanto 
rara uertù è tolto dal mondo quel religiosissimo 
spirito ; qual'era ueramente habile, et del qual si 
speraua non sol il conseruare, ma anchora (se 
pur si può) l'aumentar' il splendore et ornamento 
di sua illustrissima casa. Pur poi che non si mone 
una minima foglia d'albero senza l'espresso uo- 
lere di Sua Diuina Maestà a cui ogni fedel chri- 
stiano deue conformarsi, pregarci e mi sforzerei 
di persuadere Till"" E. V. a supportar si auuerso 
caso con patientia, quando non mi fusse palese 
la sua religiosissima mente esser tale , che quan- 
tunque non puossi (come huomo uestito di carne) 
non atristarsi; come christiano Principe, hauendo 
. dell'immortalità certissima fede e ferma speranza, 
riporrà l' anchora de suoi heroici pensieri nel 
diuino uolere, al qual solo l' humane uoglie con- 



(1) Lucrezia de* Mèdici, figliuola di Cosimo I, morta addi 21 di 
aprile 1561. 



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— 51 — 

formandosi, ui possono trouar riposo. E per non 
attediar più rill"* E. V. altro non scrino; sol pre- 
gar Sua Diuina Maestà che quella nobilissima a- 
nima sia riceuuta in sua gloria; et a lei doni ogni 
consolatione e contento. 

Dì Roma li 2. di maggio 1561. 

D. U. E. Ili-' 



Humillimo seruo 

Il Cardinal' Alisanno 



All'Almo et Ecc™<> signor mio oss™* 

il Sigr DUCHA DI FERRARA. 



San Carlo Borromeo at Duca dì Ferrara. 



Di Roma, 1561, 27 maggio. — Dall'orìgiuale. Archivio Estense. 



DI"»*» et Ecc"**» Sig' mio 088""% 

Se uero fusse che il nepote del caualiere Ho- 
ratìo hauesse con titolo canonico ottenuto, come 
V. E. scriue, il possesso del beneficio di Camo- 
rana, non li haria io richiesto che lo leuasse di 
presente, sapendo xhe questo non sarebbe di ra- 
gione, ma la uerità è che lui l'occupa senza le- 
gitimo titolo, perchè detto beneficio è stato sem- 
pre da settecento anni in qua membro deU'Ab- 
batia mia di Nonantola, et sempre dà tutti gl'Ab- 
bati predecessori miei è stato liberamente confe- 



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— 52 — 

rito, né mai alcuno gli ha pretenduto ragione. Et 
se bene bora il detto caualiere Horatio dice ba- 
uerli juspatronato, nondimeno si ritruoua non 
esser ualido, percbè lì fu concesso dal cardinal 
Caraffa, qual non ebbe tal podestade, et quando 
ancbe rhauesse hauuta in generale, non si poteua 
estendere alli beneficij d'essa Abbatia di Nonan- 
tola per li priuileggi che tiene dalla Sede Apo- 
stolica. Et in ogni caso si dice che quando ancora 
la concessione del juspatronato fosse ualida, non 
poteua farlo declarare senza citare o me, o il mio 
Vicario di Nonantola del pregiuditio del quale 
principalmente si tratta; et si ritroua che '1 detto 
caualiere Horatio è andato clandestinamente dal 
Vicario di Modena, et senza far la sudetta cita- 
tione, qual era necessarijssima di ragione ha fatto 
un processo con certi editi publici a suo modo, 
et ottenuto la sententia che ha uoluto insieme con 
il possesso : ma queste cose non gli ponno dare 
aiuto alcuno, si perchè la sententia è nulla per 
diffetto d'essa citatione et anco di giurisditione, 
si perchè il Vicario mio in tempo se n'è appellato 
qua a Roma, talché ogni uigore d'esaa sententia 
resta sospeso et il possesso hauuto gl'è stato dato 
da chi non ha potuto darglielo, perchè questo è 
particolar priuilegio dell' Abbatia di Nonantola, 
che immediate sia sottoposta alla Sede Apostolica, 
et che nessuno giudice possi essercitare li atti giu- 
risditionali, se non quelli che specialmente sono 



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— 53 - 

delegati da N. S., et perciò non può detto caua- 
liere con queste sue preten^oni di juspatronato, 
sententia et possesso, quali tutte sono nulle et 
inualide,' impedire la coUatione, quale chiara- 
mente di ragione et antiquissima consuetudine 
spetta all'Abbate, et s'altro in contrario preten- 
derà detto caualiere lo deduca poi ihnanti alli 
judici competenti. Torno dunque di nono a sup- 
plicare V. E. che per la giustitia , et per obuiare 
a scandali et a molt'altri inconuenienti che po- 
triano in ciò succedere uoglia commettere che '1 
possesso sia 4ato a quel mio a chi l'ho conferito, 
nero almeno per modo di prouisione coraman- 
dare che li frutti et redditi si depongano presso 
una terza persona sin tanto che si conosca a chi 
di ragione debbano spettare. Et perchè di tal ne- 
gotio ne ho parlato a monsignor Rosseto, qual 
bora si ritroua^ qua in Roma, non sarò più lungo 
rimettendomi a quanto egli scrinerà o dirà a 
bocca a V. E. Alla quale bacio la mano, et me le 
raccomando di continuo in buona gratia. 

Di Roma alli xxvij. di maggio 1^61. 

D. V. E. 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo, 

AlirUlmo et Écc^^o signor mio osseq™» 
il signor DucHA di Ferrara. 



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- 54 - 

Sae Carlo Borromeo al Doca di Ferrara. 



Di Roma, 1561, 28 maggio. — Dairorìginale. Archivio Estense. 

Ili"** et Ecc"* Sig' mio oss"»% 

Hauendo monsignor Pasqua nel ritorno suo 
referto a N. S. che V. E. conforme alla mente di 
Sua Santità harebbe fatto dare il possesìso de i 
beni della Commenda uacata per morte del caua- 
liere Trotto che sono nel Ferrarese, Sua Beatitu- 
dine è restata ammirata, intendendo che dapoi si 
sia ciò ritardato per causa d'alcune oppositioni 
fatte dall'agente della Religione. Et ancora che 
ella non creda che per questo V. E. sia per per- 
mettere, che più oltre si differisca il lassare pi- 
gliare detto possesso in nome de la R. Camera 
Apostolica, nondimeno essendo intention sua che 
ciò segua quanto prima, m'ha ordinato che lo 
facci intendere a V. E. si come faccio; con ricor- 
darli che s'alcuna difficoltà ci sarà. Sua Beatitu- 
dilie la terminerà lei co'l Gran Mastro d'essa Re- 
ligione. Et non essendo questa ad altro effetto, 
bacio la mano a V. E. et me le raccomando di 
continuo in. buona gratia. 

Di Roma alli xxviij. di maggio 1561. 

d; V. E. 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

All'Ill™o et Ecc™° signor mio osseq"^^ 
il siguor DucHA DI Ferrara. 



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— 55 — 

San Carlo Borromeo al Duca dì Ferrara. 



Di Roma, 1561, 19 di giugno. — Dall'originale. Archivio Estense. 



ni"»o et Ecc"*^ Sig' mio oss"*, 
Hauendo K S. inteso che Hernando Sps^gnuolo 
cantore soprano de la Cappella qui di Roma, il 
quale per leggierezza più the per altro si parti 
l'anno passato, si ritroua hora in Ferrara, Sua 
Santità mi ha commesso, si per il bisogno che la 
Cappella ne ha, et si ancora per trattarsi in que- 
sto caso del honore di questa Santa Sede, la quale 
fece uenire a posta il detto Hernando insin da 
Napoli, et lo condusse con partito tale, che egli 
non hauea causa di piantar, come ha poi fatto; 
mi ha commesso dico ch'io preghi V. E. in nome 
suo a uoler rimandar qua il detto Hernando, 
tanto più sapendo Sua Santità ch'egli ha qual- 
che' inclinatione di tornare. Nel che io assicuro 
V. E. ch'ella farà si gran, piacere a S. S.chè per 
adesso io non so in qual'altra cosa glielo potesse 
far maggiore. Cosi restando certo che per cortesia 
sua non mancherà, farò fine, senza però finir mai 
di raccomandarmi in buona ^gratia^di V. E. ba- 
ciandole le mani, et desiderandole ogni contento. 

Di Roma a li xviìij; di giugno m.d.lxi. 

D. V. E. 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

Signor DuCHA di Ferrara. 



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— 66 — 



San Carlo Borromeo a Monsignor di Santo Andrea, 
maresciallo di Francia. 



Di Roma, 1561, 30 giugno. — Dall'originale. Archivio Estense. 



ni""» Signore, 

I 

Ho pregato Monsignor 111"° et R"?° di Ferrara, 
qual uien Legato di N. S. in cotesto Regno, che le 
piaccia di rappresentare a V. S. ili"' la molta af- 
fettione ch'io le porto, et il desiderio che ho che 
la mi porifa occasione di poterla seruire , il che 
hauendomi per sua cortesia promesso di fare, a 
me non resta a dirle altro, saluo pregare V. S. ili"' 
a prestarli fede, et a ualersi di me in quello che 
le occorrerà con quella confidenza che la può 
fare, et con questo ne la sua buona gratia di 
buon core mi raccomando. Che N. S. Dio la con- 
serui et le conceda quanto desidera. 

Di Roma a li xxx. dì giugno m.d.lxi. 

D. V. S. Ili"" 

Senatore 

Il Cardinale Borromeo. 

A Monsignor HI"»» di Santo Andrea 
Marescial di Francia. 



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— 57 — 

San Carlo Borromeo ài Duca dì Ferrara. 



Di Roma, 1561, 30 giugno. — Dall'originale. Archivio Estense*. 



111"° et Ecc"*® Sig' mio oss"**, 

Hauendo io a render gratie a V. E. come faccio 
della relassatione del possesso ch'ella mi scriue 
essersi fatta della Goraenda già del caual" Trotti, 
sarà questa mia per dirle anco, come ho parlato 
a longo con Monsignor di Comacchio presente 
esshibitore di alcun'altre cose, acciochè con Toc- 
casione del ritorno suo in quelle bande, doppo *1 
farle riuerenza in mio nome, le referisca a V. E. 
Supplicò quella dunque a restar semita di udir 
uolontieri quanto l'esporrà esso Monsignor per 
parte mia, et prestarle fede come alla persona 
mia propria. Et non hauendo che dirle altro se 
non accertarla ch'io le sono molto amoreuole 
seruitore le bacio le mani et -me le raccomando 
in buona gratia. 

Di Roma alli 30. di giugno 1561 . 

D. V. E. 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

All'Ili"»® et Ecc™o signor mio osseq™» 
il signor DucHA di Ferrara. 



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— 58 — 

Saa Carlo Borromeo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1561, 30 giugno. ^- Dall*orìgìiiale. Archivio Estense. 



DI"»» et Ecc"* Sig' hon"»% 

Mi pareria di far torto a Monsignor ili"* et 
rBv"**'(*) suo zio et mio signore, uolendo io ualermi 
bora del suo mezo m uisitar V. E., se non cono- 
scessi di far maggior errore, lassando cosi hono- 
rata occasione di farle fede de Tosseruanza mia 
uerso lei, et del desiderio che tengo di seruirla. 
Piacerà dunque a V. E. di accettar -questa mia 
per confìrmatione di tutto quello che sopra ciò 
le dirà il prefato illustrissfmo signore, et per una 
nuoua mia obligatione di esseguir sempre con 
ogni prontezza tutto quel che potrò mai in serui- 
tio di V. E., a la quale prego ogni felicità, rac- 
comandandomele senz'altro in gratia. 

Di Roma a Tultimo di giugno h.d.lxi. 

D. V. E. 

Seruitore 

II Cardinale Borromeo. 

Signor DucHA di Ferrara. 



(1) Ippolito d*Este, cardinale di Ferrara, di cui fa cenno Tantipe- 
nultima lettera; il di lui nipote Luigi, fratello del Duca, fu creato anche 
egli cardinale, e si chiamò, per differenziarsi. Cardinal d'Este. 



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- 59 — 

S. Cario Borromeo al Gran Cancelliere di Francia (^) 



Di Roma, 1561, 30 di ^ugno. — DallWiginale. Archivia Estense. 



Ulmo Signore, 

Monsignor ili"** et rev"" Cardinal di Ferrara, 
qual vien mandato da N. S. legato in codesto Re- 
gno, dirà a V. S. ili"" la molta affettione ch'io 
porto a la bontà et uirtù sua, et il desiderio ch'io 
tengo di farle sek'uitio, hauendo pregato S. S. ili"* 
che le piaccia ciò fare in nome mio. Di che sa- 
pendo che non mancherà per cortesia et bontà 
sua, non mi resta dir altro con questa, se non 
pregar V. S. ili"* a seruirsi di me in ogni sua oc- 
corenza, che mi sarà gratisslmo, et dar al predetto 
signor Cardinale quella fede che darebbe a me 
stesso. Mi raccomando a lei^con tutto il core, et 
le desidero ogni felicità. 

Di Roma a li 30. di giugno m.d.lxi. 

D. V. S. Ili"' 

Senatore 

II Cardinale Borromeo. 

Al' Sig' hon»»o il Gran Cancelliere 
di Francia. 



(1) Il celebre Michele de TÌIopital. 



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— 60 — 

San Carlo Borromeo al Cardinale di Borbone. 



Di Roma, 1561, 30 giugno. — Dall'originale. Archivio Estense. 



LI"* et Rev"<» Sig' mio oss"®, 

Perchè Monsignor 111"*^ et Rev'"^ di Ferrara, 
qual uiene Legato di N. S. in cotesto Regno, per 
sua cortesia bascierà a mio nome le mani a V, S. 
ili"" et rev"' et appresso la renderà certa de la 
diuotione de l'animo mio uerso di lei, et quanto 
io desideri ch'ella mi porga occasione di poterli 
far seruitio, a me per la presente non ocorre dirle 
altro saluò pregar V. S. ili"" che gli presti fede, 
et mi commandi ; che sarà fine di questa, ne la 
buona gratia di lei riu'erentemente raccomandan- 
domi, et pregandoli ogni contentezza. 

Di Roma a li xxx. di giugno m.d.lxi. 

D. V. S. Ili"" et Rev"" 

Seruitore 

11 Cardinale Borromeo. 

Airill«o et Revno signor mio osseq"»» 
il signor Cardinale di Borbone. 



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— 61 -- 

San Carlo Borromeo al Duca di Lorena. 



Di Roma, 1561, 30 giugno. — Dall*orìgkiale. Archivio Estense. 



Serenissimo Signore, 

Ho ricercato con molta, instantia Monsignor 
111"** et Rev"" di Ferrara quale N. S. manda Le- 
gato in Francia, che sia seruito di baciare da mia 
parte le mani a V. A. con esprimerli la mia afifet- 
tione, et il desiderio che tengo ch'ella mi faccia 
fauoredi commandarmi. Et perchè so che S. S. il- 
lustrissima mi farà questa gratia, non uoglio con 
la presente esser più lungo, bastandomi di pre- 
garla che presti ad esso illustrissimo signor Le- 
gato la medesima fede che farebbe a me proprio. 
Et a V. A. quanto più posso et di buon core mi 
raccomando che K S. Dio le conceda quanto de- 
sidera. 

Di Roma a 30. di giugno 1561. 

D. V. A. 

\ Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

Al Serenissimo signor mio osservat»» 
il signor Duca di Lorena. 



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— 6i - 

Sao Gnrlo Borraneo al Cardiiial di Ferrara. 



Di Roma, 1561, ii luglio. ^ Dall*onginale. Archivio Estense. 



m^^ et Rev"»^ Sig' mio oss°«, 

N. S. ha inteso con suo gran dispiacere che 
oltre a le nouità passate, a le quaU non s'è mai 
dato rimedio/ si son fatti di nuouo da alcuni del 
Ferrarese certi transgressi di molta importanza 
in preiuditio del contado di Bologna, et partico- 
larmente rompendo per forza molte braccia d'ar- 
gini, li quali sarebbono di gran danno al dettò 
contado, quando il fiume crescesse; et perchè Sua 
Santità si sente troppo offesa da simil sorte di 
procedere, mi ha ordinato, che col presente cor- 
nerò espresso io faccia intendere a V. S. ili"* che 
queste cose non si possono più tolerare, et la 
preghi che o a bocca essendo uicina, o per lettere 
se è lontana, uoglia cori quella destrezza, che a 
lei parerà far ófììttio co'l signor Duca suo nipote, 
acciò si rimettano le cose nel pristino stato, et 
non si dia occasione a Sua Beatitudine di hauer 
a mutar la buona uoluntà ^he porta a TE. S.; per 
che quando S. E. in cosa tanto honesta non si cu- 
rasse di satisfar a Sua Santità, credo che la San- 
tità Sua non potrà mancar di rimediargli nel mi- 
glior modo, che le parerà conuenirsi a la giustitia. 



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— 63r — 

per non comportar con tanta indignità sua il 
danno de suoi sudditi. Supplico V. S. ill"^* a met- 
terci gagliardamente la mano per quiete com- 
mune. Et senza altro mi raccomando humilmente 
in gratia sua desiderandole ogni felicità. 

1M Roma a li xiiìj. dì luglio 1561 . 

D. V. S. Ili"* et R"' 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

All'Ili"»» et Rev™o signor mio osser™» 
monsignor il Cardinal di Ferrara 



San darlo Borromeo al Daca dì Ferrara. 



Di Roma, 1561, 26 luglio. — Dairorìginsde. Archivio Estense. 



ni"*» et Ecc"»^ Signore, 

Adesso che con la gratia del Signor Dio tutti 
li Principi cathoKci hanno prestato il lor con- 
senso per la celebratone del Concilio generale W, 
et che li Prelati fuor d'Italia da tutte le bande si 
preparano per inuiarsi a Trento dopo le prime 
acque d'agosto, et questi d'Italia ancora vi ande- 



(1) Pio IV (Giovanni Angelo de* Mèdici di Marignano), del quale 
S. Carlo Borromeo era stretto parente, aveva ordinato fin dal 1560 la 
continuazione del Concilio di Trento, che si radunò di nuovo nel gen~ 
mio 1562, e fini in dicembre 1563 colla Sessione xxv ed ultiina. 



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— 64 — 

ranno subito passati i caldi, onde il luogo di 
Trento sarà cosi pieno, che senza aiuto di vittoua- 
glie fuocestiere non sarà possibile di uiuerci, N. S. 
mi ha commesso che io esshorti in nome suo, et 
preghi di nuouo V. E., che sia contenta dar or- 
dine che per seruitio di detto Concilio si possano 
cauare dal suo Stato tutte le sorti di vittouaglie, 
che saranno necessarie, et che li commissarìj di 
Sua Santità le dimanderanno per tal effetto ; et 
per che questa causa è commune, et è tale che 
per se sola basta a leuar tutte le difficoltà che 
V. E. potesse far sopra di ciò, io non mi esten- 
derò per bora in altro, che in raccomandarmele 
in gratia come fo con tutto il core, pregandole 
ogni felicità et contento. 

Di Roma a xxvi. di luglio 1561. 

D. V. E. 

Sei'uitore 

Il Cardinale Borromeo. 

Signor DucHA di Ferrara. 



Sau Carlo Borromeo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1561, 13 agosto. — Dairoriginale. Archivio Estense. 



ni"<^ et Ecc"*<^ Sig*" mio oss"^ 
Essendo ricorsi da N. S. questi signori Bolo- 
gnesi, con hauerli fatto intendere, che conducen- 
dosi grani et mezzadelli per li bisogni loro l'anno 



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— 65 — 

» 

passato a Bologna, furono quelli che li conduce- 
uano rappresagliati nel Stato di V. E., hanno sup- 
plicato Sua Beatitudine a uoler pigliare rimedio 
con V. E. che hàuendo essi a proueder^i questo 
anno dadiuerse parti de grani per il uiuer loro, 
non le uenghi da suoi ministri fatto il medésimo, 
et cosi m' ha commesso eh' io ne scriua a V. E. 
Però ancor che io sia certo che otie corrino bi- 
sogni tanto urgenti de i sudditi di Sua Santità 
non sia V. E. per comportare che si dieno loro 
contra 'ì douere questi disturbi, ho uoluto dirli 
che dando ella ordine che li detti suoi ministri 
s'astenghino cqme uuoie Thonesto da questi in- 
cònuenienti, ne darà gratissima sodisfattione a 
Sua Beatitudine, et in oltre obligarà me molto 
particolarmente insieme con detti Bolognesi per 
la cura che sono tenuto hàuere di quella Lega- 
tioiie. Et sperando da V. E. intorno ciò ogni grata 
demostratione, senza estendermi in altro le bacio 
la mano, et me le raccomando di cuore in buona 
^ratia. , 

Di Roma alli xiij. d'agosto 1561. 

D. V. E. 

Seruitore 

* Il Cardinale Borromeo. 

AU'Ui"»o et Ecc^o signor, mio osseq'*"» 

il signor DUGH\ di Ferrara. ■ ' 



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— 66 - 

San Cario Barromeo al Duca di Ferrara. 



^ Di Roma, 1561, 27 agosto. — Dairoiiginale. Archìvio Estense. 



ni"* et Eoe"* Signore, 

N. S. per il desiderio che ha di gratiar V. E. in 
tutto quel che può, le haurebbe concesso molto 
uolentieri la tratta de grani che dimanda per il 
suo Stato, se non fosse tenuto a proueder prima 
a la città et contado di Bologna, che quest'anno 
per la mala stagione ne ha si notabil bisogno^ 
come sa ogn!uno. Però, non potendo rìsolUersi a 
dar tratte ad altri prima che non habbia fatta 
questa prouisione , Sua Santità mi ha commesso^ 
che per risposta de la lettera di V. E. io la certi- 
fichi de la uoluntà che tiene di compiacerla prima 
d'ogn'altro ; quando però si possa come ho detto. 
Et con tal fine facendo le mie humili raccoman- 
dationi prego il Signor Dio che felicemente la 
conserui. 

Di Roma a xxvij. d'agosto m.d.lxi. 

D. V. E. 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

^ Signor DucHA di Ferrara. 



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67 — 



San Carlo Borromeo al Doca dì Ferrara. « 



Di Roma, 1561, 20 settembre. — Dairoriginale. Archivio Estense. 



DI'"» et Epe*** Sig' mio oss""®, 

Essendosi querelato questi di passati a N. S. il 
Clero della città di Parma che 'I signor D. Alfonso 
da Este babbi posto a loro una grauezza di quat- 
tro decime Tannò per tre anni sopra li beni li 
quali hanno in quel di Monteccfaio^ Sua Santità 
n'ha sentito dispiacere, et ha esshortato per un 
suo Breue detto sigi^or ad abstenersi di granar 
né molestar detto 'Clero in simili cose. Però an- 
cor che si creda non debbia mancar detto signor 
di ascoltar l'essortationi di Sua Santità con ogni 
figliai riuerenza, et obbedirle, ha uoluto che an- 
che io facci intenderò tutto ciò a V. E. a fine che 
ella resta seruita di far opera che detto signor 
. non dia più altra causa a esso Clero di dolersi 
di lui con ragione. Supplico quella dunque che 
si degni co'l predetto signor pigliar quella proui- 
sione che giudicherà opportuna intorno ciò, a 
fine che Sua Santità non senta queste querele: 
che oltre farà cosa degna di sé, ne sodisfarà molto 
Sua Beatitudine, io ancora le ne resterò con o- 
bligo particolare, per deuiar ogni risentimento. 



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— es- 
che non potesse poi uenir da Sua Santità, et le 
lyicio la mano con raccomandartiaele di cuore in 
buona gratia. 

Di Roma li 20. ^di settembre 1561 . ^ 

D. V. E. . . 

Seruitore 

, • ' ' Il Cardinale Borromeo. 

Signor DuGHA pi Ferrara. 



San Carlo Borromeo al Dilbà di Ferrara. 



Di Roma, 1561, 8 ottobre. ~ Dairoriginale. Archivio Estense. 



amo 



111"^ et Ecc"*^ Sig' mio oss" 

Non potrei mai dire a V. E. con quanto pia- 
cere ]V. S. babbi letta la lettera sua de 23. del 
passato, scrittagli sopra '1 fatto de confini, che 
sonp in controuersia tra la comunità de Ferrara 
et quella di Bologna, et quanta sòdìsfa'ttione hab- 
. bia preso del proceder suo N. S. essendo conforme 
alla bona oppinione, che Sua Santità ha di lei, et 
alla filiale o&seruanza et.diuotiorie che quella ha^ 
demostrata continuamente a questa Santa Sede, 
et in particulare alla persona di Sua Beatitudine; 
la quale si come è certa, che dall'E. V* non usci- 
ranno mai se non cose degne de un Principe da- 
bene et uirtuoso par suo, cosi tien per fermo che 
ella non babbi uoluto né sia per uoler msyi se non 
quanto comporta Thonesto et il debito de la ju- 



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— 69 — 

stitia come ben dice nella detta sua lettera, di che 
Sua Santità ne la commenda infinitamente, et poi 
che a Monsignor ili"*" et rev"" Cardinale suo zio 
è piaciuto di pigliar assunto di uoler al suo ri- 
torno di Francia finir d'accomodare et terminare 
tali diferenze*, si spejra che ne babbi a seguire l'ef- 
fetto per la molta prudenza, destrezza et auctorità 
sua. La qual cosa si desidera grandemente poi 
che con la concordia et bona uicinanza di queste 
due città non è dubio che si ua^rà alenare uia 
tra loro ogni occasione di scandalo et inconue- 
niente. Nel resto rendasi V. E. certa, che in S. S. 
non è sminuito pùnto di quella affettione et amore 
paterno, ch'ha portato sempre a lei et a tutta 
rillustris§ima casa sua et che in ogni occasione 
S. S. ne mostrarà chiarissimi segni per Tauenire > 
come ha fatto per il passato. Noi altri poiringra- 
tiamo V. È. con tutto il cuore della bona ùolontà 
che ci dihaostrà, certificandola che dal canto no- 
stro li corrispondemo in ciò largamente, et che 
in ogni tempo et fortuna li faremo conoscere con 
effetti quanto li siamo affettionati et desiderosi del 
seruitjo suo. Con che facendo fine, bascio a V. E. 
le mani, et li desidero ogni felicità et contento. 

Di Roma il di 8< di ottobre 1561. 

D. V. E. . V . 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

Afl'Ill'»» et Ecc™o signore il signor 
DucHA DI Ferrara. 



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— 70 — 

S. FraDoestt» Borgia al Duca di Ferrara (AUrnse II). 



Da Roma, 1561, 9 novembre. — Dairoriginale. Archivio Estense. 



JllUS 

ni"»* et Ecc"« Sig''% 

L'obligo che per tanti rispetti io ho con V. E. 
et con la sua illustrissima casa mi conuincerebbe 
sempre d'ingratitudine, et poca amoreuolezza 
uerso di lei, se io non uisitassi, come hora fo eon 
queste righe V. E., et la auisassi della uenuta mia 
qui in Roma, et della cagione di essa, et me le 
offerissi prontissimo ad ogni suo seruigio a gloria 
di Dio N. S. Questi mesi passati la Santità Sua per 
dui Brevi suoi mi ordinò, essendo io in Porto- 
gallo, che quanto prima potessi, douessi confe- 
rirmi a questa Santa Sedia, perchè desideraua 
communicare et ragionare meco intorno alle cose 
della Religione Cattolica : al che io, considerando 
più l'ubbidienza del Vicario di Christo N. S. che 
le molte difficultà, che le domestiche et ordinarie 
mie indispositioni et infirmila, oltre alla lun- 
ghezza et fatica della strada, et fortezza della sta- 
gione, ch'era su '1 più caldo dell'estate, mi met- 
teuano innanzi, non uolsi ripugnare. Onde met- 
tendomi in uiaggio, etiandio contro ogni mia 



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— TI — 

espettatione,et de i compagni, che meco ueniuano, 
sperando però che il Signore non haurebbe man- 
cato di dare successo alla giornata, co 'I megio di 
essa ubbidienza, giunsi qui, et per gratia d'Iddio, 
più gagliardo assai che io non ero quando la co- 
minciai. Basciai il piede a Sua Beatitudine la quale 
con la solita sua benignità mihaueua prima fatto 
uisitare con un suo, et offerito paternamente 
stanza et ogn' altra cosa in pallazzo. Mostrò Sua 
Santità hauer chari i trauagli del uiaggio, et ac- 
cettare in seruigio la uenuta. Hora sto ad aspet- 
tare quel che da Sua Beatitudine mi uerrà coman- 
dato, con ardente desiderio (quantunque inetis- 
simo) d'impiegarmi tutto, et esporre, se ne sarò . 
mai degno, il proprio sangue et ulta per beneficio 
et seruigio di Sua Santità et di questa Santa Sedia 
Appostolica. V. E. dunque hora che sono più dap- 
presso non risparmi fatica in comandarmi con 
ogni sicurtà et confidenza, come Tobligo mio ri- 
cerca; sicurissima che con dispostissimo animo 
et caldissima uolontà sarà et ubbidita et semita 
da me. La sanità del corpo pare che proceda assai 
bene: benché sia spesso assalita dalle uecchie in- 
dispositioni, fuori però di letto. Piaccia al Signore 
Iddio ch'io sappia accommodar la uoluntà a por- 
tare allegramente la mia croce fin' al monte con 
esso; che all' hora ogni fatica parrà piccola, et 
quantunque etiandio grande, sarà ben' impiegata. 
Temo èhe mi sia trapportato molto, ma l'amore 



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- 72 — 

et affettìone mi scuseranno appresso di V. E., 
ch'essendo uolónterosi non sànna trouare modo. 
Restami dire che ogni giorno mi ricordo diV. E., 
alli miei poueri sacrifiéi et orationi, et delFillu- 
strissimo Legato W. Concedagli il Signore Iddio 
trarne quel ftniUo, che si desidera per gloria di 
Sua Maestà, et benefitio di quel trauagliato Re- 
gno: età V. E. abondante grazia et sapienza per 
gouernare li Stati temporali senza pregiudicia 
delli eterni, ^h'il Signore le tiene apparecchiati, 
et a tutti quelli che lo temono. Raccomando a 
V. E. codesto -collegio nostro ch'è costi, et quel di 
Moddana. 

Di Roma il di ix. di novembre 1561. 

D, V. E. 

Obediente sieruo e rtel Senor 

Francisco (2). 

All'IU'no et Eccno sig'« in Christo oss«9 
il signor DucHA di Ferrara, etc., a 
Ferrara. 



(1) Il Cardinal Ippolito d*Este, zio del Duca, Legato in Francia. 

(2) Morto il 31 luglio 1556 Sant'Ignazio, rimasero i Gesuiti due anni 
sen2à capo. Nel 1558 fu eletto generale il P. Diego Lainez, spagnuolo, 
morto nel 1565; questi ebbe per successore un altro spagnuolo, di gran 
casato, S. Francesco Borgia dei Duchi di Gandia, nato nel 1510, morto 
nel 1572. 



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— 73 — 

SiD Carlo Borromeo al Duca di Eerrara. 



Di Roma, 1^61, 22 novembre. — Dall*orì^nalei Archivio Estense. 



111"»^ et Ecc"**^ Signore, 

Li Montauti et Giacobino già tesorieri di Ro- 
magna hanno fatto intendere a N. S. come deuono 
hauere 1300. scudi doro in circa per conto del 
sale che comprorno da loro a quel tempo li mi- 
nistri di V. E., et che fin che non ne sono satis- 
fatti, ne corre l'interesse sopra 1^ Camera aposto- 
lica. Onde Sus^ Santità mi ha commesso che man- 
dando li sopra detti un lor agente a posta per 
erigere questo credito, io l'accompagni con la 
presente a l'È. V., et l'esshorti a uoler ordinare 
ch'egU sia spedito da lei . conforme a la giu$titia 
et a la bontà sua, come siamo certi che farà. Et 
però senz'altro me le raccomando di buon core 
et prego Dio che le doni ogni prosperità et con- 
tento. ^ 

Di Roma a xxij. di novembre m.d.lxi. • 

D. V. E. 

Seruitore 

11 Cardinale Borromeo. 

• Signor DucHA di Ferrara. 



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— 74 - 

San darlo Barrane» al Bnea di Ferrara. 



Di Roma, 1561, 20 dkenobre. — Dairorìginale. Archivio Estense. 



111*° et Ecc"*° Sig' mio os8"*% 

Sono stato auisato dal Vicario, mio di Nonan- 
tola, che hauendo lui supplicato V. E., che il pos- 
sesso della parrocchiale di CamoraTia si relasse 
libero insieme con li frutti a monsignor Alciato, 
atteso che già sino a principio quando tal bene- 
ficio uacò, li fu fatto d'esso legitima colatione, 
V. E. ha rimesso tal causa al giudice dell'appel- 
latione. Et perchè in tal causa giudicò già il Vi- 
cario del Vescouo di Modena , dalla cui sentenza 
il Vicario mio di Nonantola si appellò a questa 
Santa Sede ApostoUca, come rie appare publico 
instrumentOy ne seguita, che tal causa bora non 
può essere conosciuta da altro che da N. S., o da 
giudici suoi a ciò dellegati. Però essendo stato 
significato a Sua Santità il stato di tal negotio, ha 
per un Breve commesso a Monsignor Vicelegato 
di Bologna, che pigli il possesso di detta parro- 
chiale in nome della Camera apostolica a fine che 
si possi adiudicare poi a chi parerà hauerui me- 
glior ragione. Onde ben ch'io confida, che V. E. 
non permetterà che sij fatto residtenzd, o dato 



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— 75 — 

alcuno impedimento a questo decreto di Sua San- 
tità, nientedimeno ho uoluto con questa mia pre- 
garh, che si contenti lassare esseguire libera- 
mente quanto da Sua Beatitudine è stato ordinato, 
et se alcuno pretenderà che in ciò li sij fatto pre- 
giudicio, potrà uenire o mandar qua a Roma, che 
non gli si mancherà di buona giustitia, et le ba- 
cio le mani, con raccomandarmele in buona gratia. 

Di Roma alli xx. di decembre ibéì. 

D. V. E. 

Seì'uitore 

' Il Cardinale Borromeo. 

Signor DucHA di Ferrara: 



San Carlo Borromeo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1562, 30 maggio. — Dairoriginalc. Archivio Estense. 



ni"»*» et Ecc"»*» Sig*" mio oss"'% 

Hauendo inteso quanto V. E. mi richiedeva per 
conto del beneficio di S. Martino del Rio^^ ancora 
che in ponto di ragione si potesse mostrar che 
quella unione, qual fece Papa Leone di tal Chiesa 
a la Collegiata sua de Carpi non babbi potuto 
pregiudicare a le ragioni de TAbbatia mia de No- 
nantola per le concessioni et priuilegij conces- 



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.— 76 — 

sili da li Pontefici, nondimeno per gratificar V. E. 
a la quale desidero molto seruir et dar ogni so- 
disfattione, ho scritto al mio Vicario di Nonantola 
che non dij per questo alcun trauaglio a la pre- 
detta sua Colleggia'ta , ma la lassi perseuerar in 
quel possesso, che sino ad bora è stata da quella 
unione di Papa Leone in qua, et con accertarla 
ch'io harò per gratjssimo fauor sempre ch'ella 
mi commandi, le bacio le mani et me le racco-» 
mando di continuo in bona gratia. 

Di Roma il penultimo di maggio 1562. 

D. V. E. 

Seruitore. 

Il Cardinale Borromeo. 

Signor DucHA di Ferrara. 



San Carlo Borromeo al maresdallo dì Brissac. 



Di Roma, 1.562; 30 giugno. -— Dall'originale. Archivio Estense. 



ni"^ Signore, 

Hauendo io sempre amato V. S. ili"" et fatto 
molta stima de la bontà et uirtù sua mi saria 
parso mancare al debito mio, se con la uenuta in 
quel Regno di Monsignor ill"° Cardinal di Fer- 
rara io non l'hauessi salutata, et fatto seco- le mie 



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raccomandationi. •Certificandola eh' io desidero 
grandemente che la mi dia occasione oue possa 
impiegarmi in seniitio et cemmodp suo, che non 
mi potrà far la maggior gratia, si come V.S. ili"' 
intenderà più largamente dal prefato signor Car- 
dinale de Ferrara, al qual rimettendomi, sarà 
contenta prestargli quella fede che presterebbe a 
me proprio, et con tal fine mi raccomando a' lei 
de buon core. Che N. S. Dio le doni ogni felicità. 

Di Roma a li 30. di giugno 1562. 

D. V. S. Ill-\ 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

A. Monsignor Illustrissimo diBrissag * 

Marescial di Francia. 



San Carlo Borromeo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1562, 5 settembre. — Dall'originale. Archivio Estense. 



ni"*» et Ecc"*» Sig' mio oss™% 

Hauendo inteso il disordine seguito questi di 
passati contro gli huomini di Malauolta per causa 
del conte di Montecuccoli, il quale, secondo mi si 
dice, è entrato con molti armati a sualigiarli in 
quello di Bologna, n'ho sentito dispiacere per il 



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-78- 

poco rispetto che mi par se sia hauuto a la gìu- 
risdiUion di N. S. Però ueiìgo con questa a sup- 
plicar V. E. che si degni restar semita prouedere 
a quanto con la molta prudenza sua giudicherà 
esser di bisognò, ordinando che le cose si ueg- 
ghino di ragione, et non con queste forze , con- 
forme a la bontà , che so è in lei, et a la molta 
osseruanza sua nerso le cose di Sua Santità : et le 
bacio le mani con raccomandarmele in bona gra- 
tia sempre. 

Di Roma lì v. di settembre 1562. 

D. V. E. 

Seruitore 

11 Cardinale Borromeo. 

Signor DucHA di Ferrara. 



San Cario Borromea al Dm di Ferrara. 



Di Roma, 1562, 31 ottobre. — Dall*orìginale. Archivio Estense. 



ni"»^ et Ecc"»'» Sig' mio oss™**, 

Intendendo che un certo Sforza Gratiano da 
Rauenna bandito come assassino mandatario della 
morte seguita in persona d'un giouine di detta 
città si riduce in saluo ne i luoghi del Stato di 
V. E. per tanto uengo con questo a supplicarla. 



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— 79 — 

che facendoseli fede della sentenza et condenoa- 
tione d'esso Sforza resti seruita dar ordine in 
qualunque luogo sia trouato del suo dominio sia 
fatto prigione, et rimesso al gouernatore di Ra- 
uenna, onero al Vicelegato mio di Romagna, se- 
condo le conuentioni, ohe sono tra di noi, che ciò 
facendo sarà causa V. E. che si gs^stighi un fa- 
moso ribaldo, et con l'esempio suo si raffrenino 
l'altri tristi del paese. Et le bacio le mani con 
raccomandarmi sempre in sua gratia. 

Di Roma ruUimo d'ottobre 1562. 

D. V. E. 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

Signor DucHA di Ferrara. 



San Carlo Borromeo *al Dota di Ferrara. 



Di Roma, 1562, 19 novembre. —Dall'originale. Archivio Estense. 



Ill"^ et EcC"** Signore, 

Se ben io mi trono trauagliato di presente da 
uno estremo dolore per la perdita che ho fatta in 
questo punto del signor conte mio fratello, eh' è 
passato a miglior ulta, oppresso in un subito da 
una febre tanto maligna, che si è sentita la per- 



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— 80 — 

cossa prima che se ne abbia potuto far riparo; 
io non mi dimentico però degli obliglu che tengo 
con V. E., et mi è parso di dade auuiso non tanto 
di questa perdita ch'ella ha fatta d'un suo deuo- 
tissimo seruitore, quanto per uenir io a quella 
parte di seruitu, che teneua seco il predetto si- 
gnor conte. Et la supplico ad accettarmi anche 
per questo rispetto per tutto suo, come con- 
fido che mi tiene per altro, et come so che ha 
bora compassione di questo mio trauagho. Et 
prego il Signor Dio che conceda a lèi felice com- 
pimento di quanto desidera. 

Di Roma a 19. di noYanbre 1562. 

D. V. E. 

Servitore 

Il Cardinale Borromeo. 

Signor DucHA di Ferrara. 



San darlo Bonromeo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1563, 5 gennaio. -^ Dall'originale. Archivio Estense. 



m"»» et Ecc"^^ Signore, 

Le occasioni che mi uengono di uisitar V. E. 
sono accettate da me di cosi buon core, come uo- 
lentieri uorrei poter supplire io presentialmente, 
et impiegarmi sempre a i suoi seruitij; di che 



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— 81 — . • 

tutto riUustrissimo signor Cesare mio cognato le 
.potrà rendere largo testimonio. Onde la supplico 
a darle piena fede circa quanto le esporrà in mìo 
nome 9 et accetterà questa uisita in segno de! 
molto desiderio che tengo di consefuarmi ne l'a- 
mor et bona gratia del E. V. a la quale mi rac- 
comando sempre. Et le prego ogni contento. ' 

Di Roma a li v. di gennaio 1563. ' ' • 

D. V. E. 

Seruitore 

II Cardinale Borromeo. 

Al signor Dugha di Ferrara. 



San Carlo Borromeo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1563, 20 febbraio. -— Dairoriginale. Archivio Estense. 



ni"*" et Ecc"^ Signore, 

Barnabeo da Ghiande, giardiniero de la Santità 
diN. S., hauendo,^come egli dice, una lite con 
certo Anteo pur da Ghiande costi in Ferrara, de- 
sidera grandemente che se iie uenga a la spedi- 
none quanto prima sia possibile» pefgiustitia. Et 
per che il desiderio suo mi pare honesto^ ho uo- 
luto con questa mia pregar V. E. che le piaccia 
ordinare a suoi ministri, che il detto Barnabeo 



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— 8J — 

sia consolato in quei che sarà conforme al donare^ 
come è solito de la bontà et cortesia sua, che me 
ne farà gratia singolare. Et con tal fine me le 
raccomando di core, desiderandole ogni pì*ospe- 
rità et contento. 

Di Roma ali xx. di febraro m.d.lxììj. 

D. V. E. 

Seruitare 

Il Cardinale Borromeo. 

Signor DucHA di Ferrar^. 



San Carlo Bomnneo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1563, 24 novembre. — Dairorìginale. Archivio Estense.' 



Ili"* et Ecc"° Sig' mio oss™<», 

Hauendo N. S. già sono qualche mesi ordinata 
che nella piazza di Bologna si fabbrichi una fonte 
a comodità et ornamento di quella città s' è 
data commissione che per detta fabbrica si con- 
duchi certa quantità di' metallo che ui bisogna^ 
et parimenti che ui uenghi anco a quest'effetto 
alcuni marmi et perchè '1 tutto hauerà a passare 
per lo Stato di V. E., si desidera ch'ella resti 
seruita far ordinar che per rispetto di Sua San- 
tità siano detti metallo e marmi lasciati passare 



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— 83 — 

liberamente, et senza pagamento di datij o ga- 
belle, si come hanno fatto anco li signori Vene- 
ziani per il dominio loro, supplico con questa 
V. E. che si degni al suo tempo farci fauor di 
questa cortesia, che prometto se le ne terrà molto 
particolare obligo, et non essendo la presente per 
altro, le bacio le mani, et me le raccomando con 
tutto l'animo in buona gratia. 

Di Roma a xxiiij. dì nouembre m.d.lxih. 

D. V. E. 

Seruitore 

11 Cardinale Borromeo. 

Ecc»* DucHA DI Ferrara. 



San Carlo Borromeo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1564, 29 dicembre. — DaU'originale. Arcbivìo Estense. 



Ili"® et Ecc""* Signore , 

Ancora che m. Alessandro Massari cTommissario 
in Bologna adduca molte ragioni in giustificatione 
del andata sua uerso i luoghi di V.E., nondimeno 
udendo N. S. che li ministri suoi stiano ne ter- 
mini de la giustitia et honestà, et che non ar- 
dischino più di quel che si deue, la certifico che 
questo fatto sarà examinato diligentemente, et se 



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— 84 — 

si trpuerà che esso commissario sia colpeuole, 
se ne farà contra di lui la debita dimostratione ; 
et. già sarebbe per questo effetto stato chiamato 
qua, se non fusse tanto inanzi, quanto è ne la 
causa et processi de la sua commissione, ma si 
farà subito che gli V hauerà espediti, che sarà fra 
pochi giorni. Fratanto prego V. E. che le piaccia 
far rittocar il bando dato a lui a li cauaileggieri, 
et altri, come mi uoglio promettere de la molta 
bontà sua, perchè poi il predetto m. Alessandro 
ritornerà come ho detto a Róma, doue saràr con- 
stretto a dar conto de le sne attioni, et partico- 
larmente di questa, che tocca a la iurisditione di 
V. E., et sarà trattato secondo che meriteranno i 
suoi portamenti, in modo che V. E. haurà causa 
di restar satisfatta, et potrà conoscere che mente 
di Sua Santità è sempre stata, et è che a lei et a 
le sue cose si habbia quel rispetto che si deue*per 
la paterna affettione che le porta. Et con tal fine 
me* le raccomando di core, desiderandole ogni 
prosperità et contentezza. 

Di Roma a xxix'. di dicembre mdlxiiij. 

D. V. E. 



Seruitore 

11 Cardinale Borromeo. 



Al signor Ducha di Ferrara. 



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j 



— So ~ 



San Francesco Borgia al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1565, 27 gennaio. — Dall*originale. Archivio Es^nse. 



JtlUS 



m™° et Ecc"* Sig'% 

Quantunque per lettere poche uolte uisito V. E., 
per non occuparla infruttuosamente con quelle, 
non manco però di uisitarla con la memoria nel 
cospetto di Dio N. S.; né di supplicar la Maestà 
Sua tenga in sua continua protettione Tillustris- 
sima persona et cose tutte di V. E. L'occasione 
de la presente è dar aùiso a V. E. come a pacione 
(passione?) amoreuole de la Compagnia nostra 
tutta, et non solamente del suo collegio di Ferrara, 
come ha piaciuto a la diuina bontà finire la peré- 
grinatione sopra la terra di nostro Padre Generale 
il maestro Jacomo Laynez; al quale, quantunque 
sia stata gratia molto grande, et da lui molto de- 
siderata, in condurlo a migliore et più felice vita? 
la Compagnia nostra in nero ha perso una gran 
colonna, et un soggetto pieno di molti doni di Dio 
per Taiuto di sua Chiesa, et V. E. anco ha perso 
un seruo molto affettionato al seruitio suo in 
Christo N. S., benché et lei et tutti spero saremo 



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— 86 — 

aiutati con Torationi et intercessione sua, adesso 
più che mai. Quelli che restiamo, et io in parti- 
colare, come debitore in molti modi, continua- 
remo pur sempre nel > desiderio di seruire V. E. 
secondo le nostre^ debole forze et professione. Et 
cosi intendendo la diligenza, che la buona me- 
moria di nostro Padre Generale usaua in cauare 
da Napoli il Padre Salmeron, acciò potesse questa 
quaresima predicare in Ferrara, com'era stato 
promesso a V. E., hauemo scritto molto calda- 
mente, offerendo un altro predicatore, et anco un 
rettore, che li è assai desiderato, procurando con 
tal ricompensa, et con occasione de la morte di 
nostro Padre, leuar da Napoli il detto Padre Sal- 
meron. Hauemo etiam procurato si contentasse 
Sua Santità che detto Padre fosse leuato da là per 
Ferrara benché non Thabbiamo ottenuto, se non 
con conditione che si contentasse il Viceré. Et 
tenga per certo V. E. ch'in quanto a noi sarà pos- 
sibile non mancaremo di seruirla in questa et in 
ogni altra cosa. Et con la confidenza che ci dà 
questo nostro animo, supplichiamo etiam TE. V. 
si degni continuare ne la protettione di tutta no- 
stra Compagnia et specialmente habbia racco- 
mandato li suoi coUegij di Ferrara et Modena. Et 
con tanto resto pregando la diuina et somma 
bontà guardi et prosperi in suo santo seruitio 
l'illustrissima persona et cose tutte di V. E. con 
aumento continuo di suoi santissimi doni. 



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— 87 — 

por no saber escriuir el Italiano suplìco a V.fi. 
perdone la mano agena aunque tanbien pienso 
de hazer seruìcìo en escusarla con esa letra(^): 

Di Roma li 27. di gennaio 1565. 

D. V. E. 

Obediente sterno e nel Senor 

Francisco. 

All*ni«*' et Ecc»o signor il Ducha 
DI Ferrara signor mio in Gesù 
Cristo. 



D Card. Fra Michele GhisOerì al Doca di Femn. 



Da Roma, 1565, 17 d'aprile. — DalForiginale. Archivio Estense. 



Ill"« et Ecc«»« Sig' mio oss~% 

Io ho ueduto di buon cuore Monsignor di Fer- 
rara, et me li sono offerto prontissimo, et con 
ogni affetto in tutto quello che con le mie de- 
boli forze sarò buono a fare il seruitio di V. E., 
accompagnato con quello del Signor Iddio ; sup- 
plico V. E. a rendersi secura che io le sono affet- 



ti) La nota spagnuola è di mano del Santo, e dice cosi: « Per non 
saper scrivere Titaliano, supplico V. E. di perdonar la mano straniera, 
quantunque io pure pensi di far servizio nel supplire con questa lettera.» 



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tÌDnatìssìmo , et deuoto seruitore tanto quanto 
altro che babbi, et che sì degni cosi di conseruarmi 
in sua gratia, come io non mancarò di pregare 
N. S. Iddio che la conserui et accreschi in felice 
stato; et li bacio le mani. 

Di Roma a 17. d^apriìc 1565. 



D. V. E.. 



Signor DucHA in Ferrara. 



HuimUimo temo 
Il Cardinal' AUSANDO' 



San Cario Borromeo al Duca di Ffrrara. 



Di Roma, 1566, 11 gennaio. — Dair originale. ArchÌTio Estense. 



UV^ et Ecc»'» Signore , 

Intendendo io con quanto disturbo del seruitio 
di Dio il Monastero che hanno i Conuentuali di 
San Francesco in Modena sia tenuto occupato da 
certi secolari, che habitano in alcune sue stanze^ 
per questo rispetto et per la protettione ch'io 
tengo di quella religione ho uoluto farne consa- 
peuole TE. V., alla quale, ben che io mi persuada 
che questo solo possa bastar per rimediar a cosi 
fatto disordine, non però lascerò di dire, che a 
me sarà di fauore assai che ella uoglia ordinar 



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— 89 — 

che quel luogo sia liberato da questa molestia; 
atteso massimamente^ che rompendosi la clausura 
per il commertio di secolari /contra il sacro Con- 
cìlio, et contra il culto di Dio, non ne può na- 
scere altro che qualche inconueniente et scanda- 
loso eflTetto. Bacio le mani di V. E., et le prego 
perpetua felicità nella gratia del Signore. 

Di Roma il di xi. dì gennaro lxyi (1566). 

a V. E. 

Seruitore 

11 Cardinale Borromeo. 
Al DucHA DI Ferrara. 



San Carlo Borromeo al Duca di Ferrara. 



Di Roma, 1666, 2 marzo. — DalForiginale. Archivio Estense. 



Ill°»« et Ecc™*» Signore, 

Se ben Monsignor di Ferrara, il Vjuale mi ha 
presentato la lettera di V. E. et usato nel mede- 
simo proposito di molte parole amoreuoli, deuerà 
farli sapere a l'incontro tutto ciò che io gli ho 
detto in testimonio della siixgulare osseruanza 
che le porto, nondimeno ho stimato debito mio 
di ringratiarla de la memoria che tiene di me, 
et de le cortesi dimostrationi che mi usa quasi 



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— go- 
di continuo. Et sìa certa V. E. che io non lascierò 
mai di mostrarmele riconoscitor grato, non solo 
ne le cose che mi commanderà, ma in ogni oc- 
casione che uedrò di poterla seruire senza es- 
seme richiesto. Et nel resto rimettendomi a 
quello ch'esso Monsignor farà intendere a, V. E., 
in sua buona gratia mi raccomando di tutto 
cuore. 

Dì Roma a ii. di marzo h.d.lxvi. 

D. V. E. 

Seruitore 

li Cardinale Borromeo. 

Signor DucHA di Ferrara. 



San Carlo Bm*ooieo al Duca dì Ferrara: 



Di S. Benedetto, 1566, 31 marzo. — Dairoriginale. Archivio Estense. 



Dl^^etEcc»» Signore, 

Da l'exhibitor de la presente V. E. intenderà la 
cagione, che m'ha mosso a mandarlo da lei; ch'è 
per farle sapere alcune cose pertinenti a la mia 
Abbatia di Nonantola, per conseruatione de le ra- 
gioni et immunità sue. La prego ad udirlo uo- 
lentieri, et a prestargli intera fede, degnandosi di 
dar sopra di ciò quell'ordine che si conuiene a la 



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- 91 — 

giustitia sua, et a la singulare affettione che io le 
porto. Et in buona gratia di V. E. quanto più 
posso mi raccomando. 

Di San Benedetto Tultimo di marzo 1566. . 

D. V. E. 

Seruitore 

li Cardinale Borromeo. 

Signor DucHA di Ferrara. 



San Franceseo Bor^ al Duca dì Ferrara. 



Di Roma, 1566, 30 giugno. — Ùairorìginale. Archivio Estense. 



JllÙS 

ni»^-» et Ecc~* Sig'«, 

Tornando don Sancho (che sarà il portator di 
questa) da V. E. mi parse esser mio debito con la 
presente basciarli le mani, et farli sapere, che 
quajitunque poche uolte scrino a V. E. per non 
occuparla con lettere poco necessarie, la racco- 
mando pur spesso a Iddio N. S. insieme con gli 
altri di nostra Compagnia, et in questo penso farli 
più grato seruitio che in altra cosa, che delle mie 
debbole forze possa sperare V. E. 

Visitando al signor Don Francesco d'Este ho 



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— 92 — 

inteso che era stata informata V. E. che passando 
io per Ferrara non mi haueuo lasciato uedere da 
lei: ma V. E. intenda che io' non ho passato per 
Ferrara doppo che Tanno del cinquanta andai a 
basciar le mani dell'E. del Duca suo Padre che 
habbia pace eterna ; né auerei passato senza far 
riuerenza a V. E. poi che sono debitor di farlo 
per tanti giusti rispetti. S'altro in particolar a lei 
piacesse mi rimetto a detto don Sancho^ et sup- 
plico V. E. continue la protettione che sempre ha 
tenuta sua illustrissima casa di nostra Compagnia 
dalli suoi principij, tenendoci tutti, et special- 
mente quelli che stanno in Ferrara et Moclena, 
per semi suoi mólto amoreuoli, et molto deside- 
rosi di seruir V. E., cui ili"' et ecc"" persona et 
cose tutte guardi et prosperi Dio N. S. con aug- 
mento continuo di sua santa gratia insino alla fe- 
licità eterna. 

Di Roma li 30. di giugno 1566. 

D. V. E. 

Seme obedientein Christo 

Francisco. 

AiriHo et Ecc»»»o signor il Ducha 
DI Ferrara mio signore in Gesù 
Christo. 



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— 93 — 



Sao Francesco Borgia a Barbara d'Austria ^^\ 
duchessa di Ferrara. 



Di Roma, 1567, 11 gennaio. — Dall'originale. Archivio Estense. 



Jhus 

Ser"" Signora, 

Riceuei la lettera di V. A. ne la quale mi fa in- 
stanza ch'io non le toglia il Padre Lorenzo, sen- 
tendosi semita de l'opera d'esso. Al che rispondo, 
che è tanto l'obligo che habbiamo a la serenis- 
sima casa di V. A. et tanta la propension mia 
particolare al seruitio di quella a gloria di N. S. 
ch'io non mi risoluerei a far cosa jnai che appor- 
tasse a lei discontento: maxime do uè non si con- 
trauiene alla professione et instituto nostro. Si 
che sia V. A. sicura che detto Padre non le sarà 
tolto (ancora che '1 Rettore di Ferrara mi scriue 
che esso non si troua troppo sano in Italia) et 
che tutta questa minima Compagnia et io in par- 
ticolare desideriamo di mostrare a V. A. la grati- 
tudine che conuiene, et come per lo passato cosi 
per l'auenire pregharemo N. S. sia a tutta quella 
serenissima casa largo rimuneratore de la pro- 



li) Seconda moglie d'Alfonso II. 



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- 94 - 

tettione che s'offerisce V. A. di tenere di questa 
Religione et in specie de li suoi collegij di Fer- 
rara et Modena, 

Di Roma li 11. di gennaio 1567. 

D. V. A. 



A* la Serenissima signora la signora 
Duchessa di Ferrara mia signora 
in Ghristo ossequiatissima. 



Obediente seruo 

Francisco. 



San Carlo Borromeo al Diica dì Ferrara. 



Di Roma, 1567, 8 novembre. — DalForiginale. Archivio Estense. 



DI™*» et Ecc™« Signore, 

Ritornando monsignor Bonhomini a Nonan- 
tola, et deuendo uenire a basciar le mani a V. E. 
rho uoluto accompagnare di questa mia per non 
mancar di queirofficio, a che m'obliga Taffettione 
et osseruanza che le porto, et la ipolta amoreuo- 
lezza sua uerso di me, facendoli riuerenza, et pre- 
gandola a darmi occasione di seruirla, conforme 
al desiderio che ne tengo; come più largamente 
intenderà da monsignor Bonhuomini, il quale se 
ben posso credere che poco abbia bisogno di rac- 
comandazione presso la bontà et pietà di V. E. 
per le cose sue di Nonantola, nondimeno l'amor 



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— 95 — 
ch'io li porto mi sforza a supplicar V. E. che si 
degni di moltiplicar le gratie^ et fauori suoi sopra 
di lui, con certezza che tutto sia come fatto alla 
persona mia. Con che a V. E, quanto più posso mi 
raccomando, pregando il Signor Dio che la con- 
serui del continuo. 

Di Milano a viij. di nouembre 1567. 

IX V. E. 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

Signor DucHA di Ferrara. 



San Carlo Borromeo al Dnea di Ferrara. 



Di Mantova, 1568, 27 marzo. — Dall'originale. Archivio Estense. 

lU"**» et Bqc^o Sifi^ore , 
Dal presente mio V. E. intenderà la causa, per 
la quale lo mando per occasion del seruitio di 
N. S. Onde la prego a darli intera fede in ciò che 
egli dirà a V. E. per parte mia; et a dar quelli 
ordini, che saranno necessarij all'essecution della 
uolontà di Sua Beatitudine. Come largamente ella 
intenderà dal sudetto mio, al quale mi rimetto, 
et a V. E. quanto più posso mi raccomando. 

Dì Mantoua li 27. di marzo 1568. 

D. V. E. 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

Signor DucHA di Ferrara. 



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— oe- 
San Pio V al Duca di Ferrara (Ercole II). 



Di Roma, 1568, 2 d'agosto. — Dall'originale. Archivio Estense. 



Plus PAPA V. 



Dilecte fili nobilis vir, salutem et apostolicam 
benedictioném. 

Hauemo creduto facilmente quel che ci«criuete 
nella nostra de xxv. del passato^ per la opinione 
honorata, che noi hauemo sempre hauuta di voi, 
et della diuotion nostra uerso. questa Santa Sede, 
et tanto più ancora pei* la particolar beniuo^enzà 
che hauemo portata sempre alla nostra casa ; per 
il qual rispetto hauremo uoluti ancora riman- 
dami il signor Don ^Francesco (d'Este) più conso- 
lato quanto al suo negotio! Ma la natura della 
cosa ha portata con seco quella risolutione, che 
dal medesimo signore intenderete, al quale ci ri- 
ferimo in questa parte, et intanto pregamo il Si- 
gnor Dio che ui conserui. 

Dat. Rome apud Sanctum Petrum die secunda augusti m.d.l.xvììj. 
Anno iij» 



Dilecto Filio nobili viro Alsìonso Estensi 
Ferrari» Duci. 



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— 9'7 — , 
S. FiiMesco Borgia ad Ippolito d'Este, cardimle. 



Di Roma, 1568, 6 settembre. — Dall*orìgmale. Archivio Estènse. 



Jhus 

DI"* et Rey"* Mona*' in Christò oss"* 

Son informato che V. S. ili"' ha fatto tante 
gratie et tanto fanone al Padre Bobadilla nella 
sua infirmità, che non solamente lui resta obliga- 
tissimoy ma anche tutti noi alla molta humanità 
€t charità de V. S. ili"" et cosi humilmente la rin- 
gratiamo et preghamo Iddio N. S. la remuneri 
con copiosa et eterna retributìone, benché non è 
cosa noiia a noi il riceuer gratie et elemosine da 
V. S. ili"* che tanto tempo fa ci è patrone et he- 
nefattore tanto principale. Mi è stato anche ira- 
tissimo intendere che si troul bene di sanità 
V. S. ili"". Dio N. S. la conserui et confermi et 
augmenti in lei suoi santissimi doni et gratie, 
come noi glielo supplichiamo per il ben della 
Santa Chiesa. . . * 

Di Roma li 6. di settembre 1 568 . 

D. V. ni"' et R"* S"' . 

Seruo opediente Jesu ChriUo . 

Francisco. 

AU'ni»» et Rev«« Mons?' il Cardinal di . 

Ferrara signor mio in Christo oss»». ' 



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— 98 — 

San Franeesco Boi^ al Duca dì Ferrara. 



Di Roma, 1570, 6 maggio. — Dall*orìginaIe. Archìvio Estense. 



JtlUS 



HI"»" et Ecc»» Sig'*, 

Il cauaglier Gurone Bertano mi diede il sab- 
bato passato una lettera de' 25. di aprile de V. E» 
quale humilmente ringracio, tanto della uisità, 
che di sua parte mi fece detto cauagliere, quanto 
del molto amoreuole animo che nelle lettere sue 
mostra V. E. uerso di me, et uoluntà di farmi 
ogni gratia. Et tanto di me per li uincoli partico- 
lari che ci sono, quanto de tutta nostra Compa- 
gnia tenghi per certo V. E. non si è mancato né 
si mancarà mai d'affettione molto speciale al 
seruicio suo, come Tobligo nostro lo ricerca. 

6irca le cose particolari che mi comunicò detto 
cauagliere ho uisto et ritenuto anche in scritto 
la risposta a quelli punti, che in una mia al Padre 
Rettor de nostro collegio haueuo scritti, et non 
mancare di far queirofficio, che intendo esser 
conueniente per seruicio di V. E. et confornoie a 
sua uoluntà, benché insin' adesso non ho hauuto 
l'opportunità cne bisognaua, quale però cercare. 
Come in ogni altra cosa mi sarà charissimo pò- 



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— 99 — 

termi impieghar in seruicio de V. E. — non lascierd 
anche de dire che come alcune cose che mi ha 
scritto detto Rettor appartenenti alli grandi doni 
di Dio N. S. in V. E. mi hanno dato grande con- 
solatione, cosi supplicherò la Maestà Diuina li 
conserui et aumenti ogni gratia in V. E. et sua 
ili"" et ecc"" persona et cose tutte tenghi in sua 
continua protettione. 

Di Roma li 6. di maggio m.d.l.xx. 

D. V. E, 



All'llJao et Ecc">» signor il Ducha 
DI Ferrara signor mio in Christo 
no. 



Obediente seruo in Chritto 

Francisco. 



S. FiuDceseo Borgia al Rettor del Collegio 
dei Gesuiti in Ferrara. 



Di Roma, 1570, 2 d'agosto. — Dall'originale. Ardiivio Estense. 



Jhus 

M*^ Rev^ in Christo Padre , 

Pax Christi re. ' 

Benché ho in parte fatta risposta alle lettere di 
V. R. de i5. del passato, de nuouo auisarò per 
questa che si è parlato con il P. come mostre de- 
siderarlo il signor D. et se li è letta quasi tutta la 



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. ^ 100 — 

lettera uoetra, et ha molto ben inteso che il detto 
signor D. afferma mai hauer detto né fatto cosa 
akùna per offenderlo, etch'è prontissimo d'emen- 
dar ogni eosa doue se li mostrasse hauer mancato 
et disposto a dar ogni giustifìcatione al P., de ciò 
che contra di esso li fosse detto, o per l'auenir se 
li dicesse, etc. E se li dimandò etiam se fòssi sodis- 
fatto d'esso et qual concetto ne hauessi...et a tutto 
rispose- molto bene... dicendo che si come padre de 
tutti non può manchar d' hauer animo paterno 
uerso tutti più particolarmente deue hauerlo uerso 
li uassali et feudatarij d'esso..., et che lui ama 
come a figliuolo carissimo il D., et lo tiene in 
buon concetto, ma che si ben fossi suo nipote o 
qualsiuoglia altro delli più chari, secondo lì fatti 
loro, riterrebbe o mutarebbe il concetto bono òhe 
di loro hauessi, et cosi mostrò che quanto al pas- 
sato è contento del D. et l'ha in buon concetto, 
ma che lui consideri per l'auenire de non dar oc- 
casione, che si habbia a mutar il tal contento et 
buon concetto, perchè esso ama la giustitia et 
pace et quiete etc, né uorrebbe in quella pertur- 
batione. Venne anche a cjsrti particolari dechia- 
rando le parole che haueua detto de non dar oc- 
casioni doue hauemo notato le cose seguenti. 
i° Quanto alla lite de confini tra Fé. et Bo. che 
se ben dà torto più presto che altrimenti a Bo., 
tuttauia che uorrebbe l'accordassimo fra il loco 
.tenente del P. in Bo. et il D. non li pareua il 



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— 101 - 

douer si chiamassino prìncipi o signori fora- 
stierì per arbitri^ essendo cosa che doueria bastar 
troppo il D. col legato de Bo., et se ci fosse difie- 
restia che si rimettessi al gitidicio del P.... del 
quale è tanto Fé., quanto Bo. benché l'uno iimo^ 
diatamente^ l'altro mediatamente feudatario, et 
che. si farebbe ueder la ragione... 2.** Tocò che 
quanto alla difierehtia de confini fra Bo. et Mo..et 
Fé. non ricerca il -medesinjo perchè dette terre 
non consta che siano subdite al P... come Fé. et 
però si ben si chiamassino arbitri forestieri, non 
rhauerà per male, betìchè forse tra il leg, etD. 
potrebbono accordarsi. 3.*" Tocò non uorrebbe 
che il D. dessi occasione di mala sodisfattione, 
con far il suo dominio un ricetto delli ribelli del 
P.; et il upler sopra ciò capitolai con quella non 
li par bene poiché non é ragioneuole né cosa u- 
sata che il subdito faci capitulationi in cose si- 
mili £ol signor diretto. Che il douer li parerebbe, 
ché'tutti jquelli dell'una parte si dessino a chi 
gouema l'altra, et se uorifà in questo il D. far ca- 
pitulationi col. leg. il P. si contenta che si fac- 
cia eccettione de G** Bet. suo ^auorito, per sua 
consolatione , et forse non ricuserebbe s'alcun 
altro per simile sua. soddisfattione fossi ecce- 
tuato. Questi particolari ne tocò il P. solamentie, 
et non tanto a me si tenessi offeso in quelli del 
D. quanto perchè in queste et icose simili non 
uorrebbe dessi occasioni de sminuir il contento 



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— 102 — 

et buon concetto che il P. ne ha di esso, et uor- 
rebbe in augmento hauer per Tauenire. Di qui 
uederete ciò che conuiene dir al D. W Nelle ora- 
tioni et sacrificij nostri molto in Domino mi rac- 
comando. 

Di Roma 2. de agosto 1570. 

D. V. S. 



Al Molto Reverendo in Christo Padre 
il P. FuLUio ÀNDROTio rettOF del 
collegio della Compagnia di Jesu. 
— Ferrara. » 



Seruo in Christo 

Francisco. 



San Fraocesco Borgia al Diica di Ferrara. 



Di Roma, 1570, 9 dicembre. — Dall'originale. Archivio Estense. 



Jhus 

DI»* et Ecc»<» Sig'* in Christo oss™*, 

Ho inteso si per lettere de nostri, si etiam per 
la fama la uisitatione che ha fatta Dio N. S. questi 
giorni alla città di Ferrara, et quantonque ho 
sentito con spetial compassione la morte et danni 



(1) I nomi adombrati per iniziali, o per le prime lettere, sono facili 
a capire: P. vuol dire Papa; D. Duca (di Ferrara); Fe^^Bo, sono 
Ferrara e Rologna; Mo. Modena. 



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i 



— 103 — 

di tante persone, ho hauuta pur grande occasione 
di ringratiar la Diuina Bontà deiranimo grande 
et tanto degno di christiano Prencipe, che ha 
dato a V. E., e d'intendere il riccorso che ha fatto 
et tuttauia fa nelli trauagli suoi e del suo popolo (*) 
a Iddio N. S. di cui soaue prouidenza spero ne 
ibbia a cauar fra tante rouine, e perdite mate- 
tialiy grande edificatione e frutto spirituale, e 
lanto più mi persuado questo debba essere cosi 
intendendo che etiam la città a imitatione di V. E. 
é tutta uolta a Iddio cui giuditij sono ammirabili, 
€ !e uie, che tiene per aiutar li suoi, e condurli 
all'eterna felicità, quando con le \50se prospere 
quando con le auuerse, tutte però dispensate con 
quella misura della sua infinita sapienza e cha- 
rità. Noi qui, come è il nostro debito, non man- 
camo nelle messe et orationi nostre di raccoman- 
dire a Iddio N. S. la città di Ferrara co '1 suo 
Ptencipe al quale desideramo copioso spirito del 
S^ore acciò sapia e uoglia aiutarsene di questa 
uisitatione, come speramo lo farà, procurando ri- 
motere non solamente da sé ma anco dagli suoi 
sudditi le occasioni, che sogliono prouocar l'ira, 
e meritar li flagelli della Diuina Mano, acciò, come 



(i) Altide al terremoto che si fece sentire in Ferrara la notte del 16 
al 17 di lovembre, con rovina di parte del castello e di molte chiese e 
case. Continuò quel flagello a imperversare poco od assai per tutto il 
resto dell'anno. Il popolo riparava sotto tende e trabacche. 



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— i04 — 

aecadè a quelli che amano il Signore, il tutto eoo* 
perì in bene a V. E. et alli suoi, e cosi continoua^ 
remo di supplicarlo alla Maestà Sua, e che anco 
guardi e prosperi in suo santo seruitio rillustris- 
sima persona e cose tutte di V. E., e la tenghi in 
particolar protettone con aumento d'ogni gratia. 

Di Romali viiij. didieembreM.D.L.xx. ^ 

D. V. E. 

Sema in Jesu Christa 

Francisco. 

Alleni*» et Ecc»» sig' il DucHA DI Ferrara 
signor mio in Christo oss»«>. 



San Carlo Borromeo al duca di Ferrara. 



Da Milano , 1573, 25 marzo. — Dairorìginale. Archivio Estense 



111"»° et Ecc"»° Signore, 

Il presente m. Theopompo Ferri uerrà per ptrte 
mia a uisitar V. E. et a parlarle del partìcdare 
che le ho commesso, et che si degnarà intendere 
da lui, et dargli credenza. Mi resta ricordire à 
V. E. il molto desiderio che tengo di seruirla, et 
ch'ella mi commandi in ogni occasione, in segno 
della confidenza che sa d'hauere in me per l'an- 
tica affettione et osseruantia mia uerso di lei. 



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— i05 — 

Alla quale facendo fine^ quanto. più posso mi rac- 
commando, et ie prego da N. S. Dio ogni ùera 
contentezza. 

Di ÌGlaiio li 25. di marzo 1573. 

D. V. E. 

Seruitore 

Il Cardinale Borromeo. 

^Or DUCHA DI FERRARA. 



San. Carlo Borromeo al Cardbiale d'Este. 



Da ìfilano, 157S, 17 settembre. — Dairoriginale. Archivio Estense. 



DI""" et Sev™" Sig' mio oss"»% 

Alli giorni passati mandai un agente mio a Fer- 
rara per [stabilire i cónti del passato con gli a- 
genti di V. S. ili"' si come mi hauea anco ricer- 
cato il conte Bellissario Tassone. Ma non ha ri- 
portato altro che una poHza di 1500 scudi sopra 
li 6255 ch'io resto hauere; et del resto è tornato 
senza conclusione alcuna ; perciò che madama Lu- 
cretia et il conte non gli hanno uoluto fare as- 
segno alcuno senza particolar ordine di V. S. ili"" 
et dicono che nop hanno hora la commodità del 
denaro, per non hauer sin'hora potuto uendere il 
grano; ma che di mano in mano che lo fossero 



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— 106 - 

andato uendendo mi haueriano sodisfatto. Hora 
perchè mi tornerebbe molto commodo hauere il 
granOy per souuenire a molti poueri, oppressi da 
una straordinaria carestia, uengo con questa mia 
a supplicare V. S. ili"' che sia semita di dar or- 
dine, che per quel che resto hauere mi sia dato 
tanto grano al prezzo corrente, come pure è stata 
data intentione all'agente mio, o quanto prima 
sia sodisfatto al mio credito con qualche assegno, 
in qualche altro modo ; di che le resterò con 
obligo. Et con questo fine bacio humilmente le 
mani di V, S. ili"'. 

Di Milano alli xvìj di settembre mdlxxvììj. 

D. V. S. Iir* et Rev"" 

Humilissimo Seruitore 

G. Cardinale Di S^^ Prassede. 

A Monsr Ill">« Cardinale d*Este. 



San Carlo Borromeo A Duca di Ferrara. 



Di Milano, 1579, 25 giugno. — Dairorìginale. Archivio Estense. 



Serenissimo Signore, 

L'amoreuole officio, che V. A. è piaciuto di far 
meco per mezzo della humanissima sua lettera e 
del caualiere Gualenghi suo gentilhomo, éome mi 
è stato un nuouo segno dell'affettione che sì com- 



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— 107 — 

piace dì portarmi ^ cosi ha rinouato in me la me* 
morìa dell'antica osseruanza mia uerso di lei. 
Ferole ne rendo molte gratie; pregandola, che 
con questo amoreuole affetto suo uerso di me uo- 
glia anco porgermi talhora qualche' occasione di 
seniirla. Con il qual fine le bacio le mani, et le 
desidero da Dio N. S. ogni nero contento. 

Di Milano aUì 25. di giugno M.D.LXXviiy. 

D. V. A. 

Seruitore 

C. Cardinale Di S^^ Prassede. 

Al Serenissimo signor mio oss»<» 
il sigr Duca di Ferrara. 



San Carlo Borromeo a Madmiia Eleonora d'Este. 



Di Roma, 1580, 22 gennaio. — DalForìginale. Archivio Estense. 



ni"* et Ecc»* Signora, 

Essendosi fatti i conti di quel che restava de- 
bitore Monsignor ill"° suo fratello, si è trouato 
che sono in tutto scudi 1299. 32. et quando si 
siano sborsati quei 750, resteranno 549. Prego 
dunque V. E. per l'humanità et amoreuolezza sua 
uerso di me, che sia contenta di trouare forma, 
che siano sborsati quanto prima ; assicurandola 



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— 408 — 

ch'io ne resterò a lei con particolare obligo ; et 
che tanto più strettamente mi sentirò tenuto a 
seruirla, douunque le piacerà ualersi dell'opera 
mia. Intanto le prego dal Signore ogni augmento 
di gratia; et me le raccomando di cuore. 

Di Roma alli 22. di gennaro 1580. 

D. V. E. * 

Seruitore 

G. Cardinale Di S''^ Prassede, 

Airillostrìssima et Eccellentissima signora 
Madama Leonora da Este. 



San Cario Borromeo al Cardinal Loìgi d'Este. 



Di Vicenza, 1580, 16 febbraio. — Dairoriginale. Archivio Estense. 



ni"»* et Rev"** Sig' mio oss"»°, 

L'humanità di V. S. ili"" mi fa pigliar sicurtà 
di uenire con questa mia a supplicarla, che si 
come mi ha con tanta prontezza fatto pagare la 
maggior parte del mio credito, cosi sia contenta 
di dare ordine a madama Lucretia sua sorella^ 
che di presente mi faccia sborsare il resto del 
conto saldato ultimamente; et quando sarò a Mi- 
lano l'auuisarò della speranza, che si potrà hauere 
intorno a quell'altro credito. Io poi piglioniolen- 



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— 109 — 

tieri questa occasione per baciare le mani a 
V. S. iU"' et darle conto, che nel ritornare alla 
mia Chiesa io son passato da Ferrara, et che re- 
sto con obligo al signor Duca de i fauori, che mi 
ha fatto; se non ch'io son partito con dispiacere 
per non hauer' uisto finite intieramente le con- 
trouersie, che sono fra V. S. ili"' et S. A., le quali 
se non si terminassero con la mano che ui ha 
posto N. S. desiderarci sapere se io potessi seruire 
in qualche cosa intorno a questo, come ne scrino 
al signor Cardinale di Vercelli. Da Ferrara presi 
la strada di Venezia, doue parimenti ho riceuuto 
da quel Serenissimo Dominio molte carezze, et 
amoreuoli dimostrationi. Hora io sono in camino 
per Milano doue piacendo a Dio sarò fra tre 
giorni: et la prego, che sia contenta di coman- 
darmi qualche' uolta, rendendosi certa, che si 
come io mi trono molto obligato all'amorenolezza 
sua uerso di me, cosi in ogni luogo conseruerò 
uiua l'osseruanza, ch'io le ho sempre portata, con- 
giunta con molto desiderio di seruirla. Intanto 
mi raccomando humilissimamente in gratia sua. 

Di Vicenza alli xvi. di febraro 1580. 

^D. V. S. HI"" et Rev-* 

HumUi89ifno Seruitore 

C. Cardinale Di S^^ Prassede. 

Al signor Cardinale d'Este. 



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liO — 



San Cario Borromeo al Cardinale d'Este. 



Di Milano, 1580, 16 giugno. — Dall'originale. Archivio Estense. 



ni"*» et Rev»« Sig' mio oss™^ 

Vengo bora più prontamente a supplicare di 
nuovo V. S. ili™" che si contenti di dar ordine che 
io sia sodisfatto di quel che resto creditore: poi 
che oltre alla confidenza che mi porge V huma- 
nità di lei, il concerto preso fra V. S. ili"' et il 
signor Duca suo fratello con la sententia di N. S. 
fa ch'ella potrà più comodamente farlo. Però 
quando le piaccia di dare questo ordine, sappia 
che io lo riceuerò a molta gratia. In tanto le ba- 
cio humilissimamente le mani , pregandole da 
Dio N. S. ogni uero contento. 

Di Milano a xyj. di giugno 1580. 

D. V. S. Ili"' et Rev«" 

Humilissimo Seruitore 

C. Cardinale Di S^^ Prassede. 

Monsignor IU>°o 9'Este. 



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ili — 



San Carlo Boiromeo ad Cardinal d'Este. 



Di Milano, 1580, 22 dicembre. — Dall^originale. Archìvio Estense. 



DI"»» et Rev"'» Sig' mio oss»% 

Vengo con la presente a jpregare V. S. ili"*, che 
ella resti semita di dar ordine al conte Alessan- 
dro delli conti Della Massa, suo commissario in 
Ferrara, che conforme alla sua buona mente, che 
ha mostrata sempre, faccia ai suoi tempi i de- 
biti pagamenti in mano di chi sarà deputato da 
me con miei mandati dei termini di quella pen- 
sione, che matureranno, per il bisogno che ne' 
ho, et di questo fauore resterò con molto obligo 
a V. S. ili"', alla quale bacio humilissimamente 
le mani, et desidero ogni nero contento. 

Di Milano li 22. di dicembre 1580.' 

D. V. S. Ili"' et Rev- 

HumUUsifno Seruitore 

C. Cardinale Di S^a Prassede. 

Signor Cardinale da Este. 



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- Il* — 
San CariD Bmrraneo al Duca di Ferrara. 



Di Hosteno^ 1582, 17 luglio. — Datfoiiginaie. ÀrchÌTio Estense. 



Seren"* Signot mio obb"**, 

Ritrouandosi in discordia fra di loro due gen- 
tilhomini romani Gasparo Miccinelli et Mario 
Benzene, et deliberati di uscire in campo a com- 
battere, intendo che il Miccinelli si troua in Fer- 
rara, cercando di essere fauorito da V. A. in que- 
sto cattino pensiero. Al che io mi rendo sicuro, 
ch'ella in niun modTo uorrà mai prestare aiuto, 
né fauore di sorte alcuna, essendo cosa tanto ab'o- 
mineuole, tanto odiosa a Dio, et tanto detestata 
dal sacro Concilio di Trento. Onde se bene io pò- 
teuo rimanermi dal far questo officio, nondimeno 
l'importanza della cosa mi ha spinto a uenire 
con la presente a supplicare V. A. che non solo 
non uoglia fauorire opera tanto iniqua, et tanto 
pregiudiciale alle anime di coloro, et di chi pre- 
stasse aiuto in alcun modo a cosi grane eccesso, 
et anco a tutta la Chiesa santa per il pernicioso 
esempio, che ne risulterebbe a gli altri, ma pro- 
curare per tutte le- uie di riconciliarli insieme, 
cosa degna, oue si adopri l'autorità et la pietà 
di lei, et di cui le resterò obligato, come di gratia 
fatta a me proprio. Ma quando ciò non segua^ la 



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j 



prego a degnarsi d'impedire ad ogni modo, che 
non si conducano a combattere. Et qui resto ba- 
ciando a V. A. le mani. 

Di Hosteno a xt^. di luglio 1582. 

D. V. A. 

, Seruitore 

G. Cardinale Di S^^ Prassede. 
Al signor Duca di .Ferrara. 



SaH Carlo Borromeo al Cardipale d'Este. 



Dì Roma, 1583, 18 d'ottobre. — DaU*origiiìale. Archivio Estense. 



ni^* et Rev"° Sig' mio oss"*'», 

Se bene senza mie lettere io son sicuro che se 
V. S. ili"" sapesse qualche mio bisogno, mi com- 
piacerebbe da se stessa, della dimanda, che sono 
bora per farle, nondimeno ho uoluto per mezo 
di q[uesta farle riuerenza, et insieme supplicarla, 
che si degni commettere al signor conte Alessan- 
dro Massa^ che mi si paghino quanto più presto 
li 2370. scudi de' quali resto creditore di V. S.ill"' 
da oggr indietro, per la pensione che io ho sopra 
il Vescouato di Ferrara: et neramente detti de- 
nari saranno molto a tempo al mio bisogno, ael 
quale non m'estenderò più oltre, bastandomi, solo 



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— 114 — 

hauerlo accennato a V. S. ili*"' dalla cui amoreuo- 
lezza e carità m'assicurarci non solo dimsuadar 
debito, ma ogni altra commodità et aiuto. Et qui 
resto baciandole humilissimamente le mani. 

Di Parma a 18. di ottobre 1583. 

D. V. S. Ili"' et Rev"' 

I Humilissimo Seruitore* 

C. Cardinale Di Sta Prassede. 

Signor Cardinale d'Este.* 



San C«rto Borraneo AmiAib Nicole tonbara. 



Gernuschio, 158i, Vi maggio. — Dall^autografo presso il signor 
Giuseppe Gelmini di Brescia.. 



Molto 111" Sig' Fratello , 

Io non ho alcuna cognitione che il conte Fran- 
cesco Martinengo habbia animo o inclinatione di 
pigliare la signora Contessa cognata di V. S. per 
moglie ; ma quando ben egli hauesse questa uo- 
lontà, non conuerrebbe né a me né a nessun altra 
buon Christiane far ufficio in contrario, né procu-- 
rare di impedire a diritta, o indirittamente questo 
matrimonio : et mi duole di uedere per quello, che 
V. S. me n^ scriue, che con hauer ella fattosi dare 



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— ii5 — 

la parola del sudetto Conte, di non far altro di 
questo matrimonio, ella sia stata in simile colpa : 
alla quale deuò procurare di dare rimedio, poiché 
non può £are tale ufficio senza graue intrico della 
sua coscienza, et dell'anima, et ingiuria de Sacra- 
menti; però consiglio V. S. ch'ella muti animo, 
et temi Dio sempre, ma specialmente in cosi fatte 
cose, et si contenti et pigli in bene ognirisolu- 
tione, che la detta Contéssa uolesse mai prendere 
di sé anco con passare di nuouo allo stato mari- 
tale, et con chi le piace. Et con questo prego a 
V. S. dal Signore abondante ajuto della sua gratia. 

Hi Cemu^chio a 1^. di maggio 1584. 

Di V. S: Mto iure 

Vostro Amw$u(de 

Il Cardinale Di S^^ Prassem. 

AI Molto niw Fratello Sig*^. conte 
Nicolò 6AMBARA(a Virola). 



San Cario Borromeo ad conte Nicolò Gambara. 



Di Milano, 1584, 17 màggio. — Dall'autografo presso il signor 
Giuseppe Gelmini di Brescia. 



Molto Ill'« Sig' Fratello , 

r Intesi, ultimamente che io fui a Brescia per l'oc- 
casione deU'infermità et morte di Monsig' Vescovo 
di quella Città, et poi anco da altra banda, l'opera 
buona che V. S. haueua fatto con hauer rappacifi- 



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— 116 -- 

cali et riconciliati insieme li signori conti Mala* 
testa Màrtine^go et signor Antonio Bocca, et come 
io airhora ne presi consolatione nel Signore per 
il rispetto dèll'honore di Dio , per la cosa in sé 
accompagnata da tante buone cons^uenze d'im- 
portanza et per essere V. S* stata lei instroiìiento 
efficacissimo che seguisse questa pace, cosi non 
posso restare che con questa mia non me ne ral- 
legri anche con V. S. ricordandole che ha molta 
occasione et obbligo di renderne per ciò gratie a 
sua Diuina Maestà, che si sia degnata infonderle 
tale spirito et desiderio, et adoperarla per suo 
instrumento in impresa cosi principale, cosa che 
le deue essere un perpetuo stimolo ad impiegarsi, 
quando se le ne presenta l'occasione in opere cosi 
pie et grate a sua Diuina Maestà, dalla quale le 
prego ogni gratia et uero bene. 

Da Milano a 17. di inaggio hdlxxxiiii. 

Di V. S. Molto im 

Molto Amoreuole 

Il Cardinale Di S^^ Prassede. 



Al Molto IH" Fratello, il sig»" conte 
Nicolò Gambara. 



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— ii7 — 

San Carlo Borromeo al Cardinal d'Este. 



Di Cernuschio, 158i, 12 luglio. — Dairoriginale. Archivio Estense, 



HI"»*» et Rev"*« Sig' mio oss"*, 

Iq non era in dubio che V. S. ili*"' conforme al 
solito suo di compiacer^mi, et fauorirmi in tutte 
le mie occorenze, non hauesse ancora a farlo, sì 
come ha fatto in questa del pagamento della mia 
pensione di Ferrara, dandone ordine,^ come ella 
m'auisa, al suo commissario. Aspetterò dunque di 
uederne T effetto, et intanto ne la ringratio molto, 
et humilissimamente le bacio le mani. 

Di Cernuschio a 12. dì luglio d58i. 

D. V. S. Ili"' et Rev'"' 

Humilissimo Seruitore 

C. Cardinale Di Sta Prassepe* 

^ Signor Cardinale d'Este. 



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- 118 — 

San Cario Borromeo al Cardinale il'Bste. 



Dal Sacro Monte di YaraUo, 1584, U d'ottobre. — DaU'orig. Arch. Est. 



ni"»» et Rev"»» Sig' mio oss»^ 

Io ho commissioiie da N. S. della unione della 
Congregazione di Santa Maria di Sturla di Ge^ 
nona a quella di San Giorgio in Al]g[a di Venetià, 
e desidero farla con ogni sodisfatiose d'ambedue 
le parti; et quanto più di questa di San Giorgio 
V. S. ili"' mi fa buon testimonio, tanto più mi par 
ispediente far questo bene a quella di Sturla, u- 
nendola a Congregazione ben regolata, et ordi^ 
nata, e di buono esempio, doue possa aiutarsi nel 
seruitio di Dio meglio che bora non fa quasi 
meza dispersa. Farmi questa opera neramente di 
carità, et cbe i Padri di San Giorgio ni si deue- 
rebbono inclinare, et abbracciarla, poiché quelli 
di Sturla, lasciando ogni altro rispetto ricorrono 
a loro, et mostrano desiderio di essere aiutati. 
Onde io se bene, come è mio solito in tutte le oc- 
casioni che mi sì rappresentano, et che mi uiene 
da V. S. ili"* eommandata qualche cosa, la obbe- 
dirò in quello ch'ella bora mi ricerca, intendendo 
quanto prima ogni ragione che possa muouere 
detti Padri di San Giorgio a ricusare d'accettar 



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— 119 — 

questi altri, oondimenò uoglio di più supplickrla 
a pigliarsi ancor lei dal suo canto con quei Padri 
cb'ella ha in protettione cura degna della dna 
moUa caritò, d'ihdurgli ad accettar uolentien 
questi, che con tanto desiderio cercano essere 
suoi membri, e non dargli ripulsa per qualche ri- 
spetto forse humano, e temporale, che gli muouè, 
il quale è sopramodo superato dal merito, che 
n'acquisteranno presso Dio. Et qui restando desi^ 
deroso d'intendere da V. S. ili"* qualche buono 
^etto intorno a ciò, non mi estenderò più oltre, 
che in baciarle humilissimamente le mani, et pre^ 
garle dal Signor ogni nera felicità. , 

Dal Sacro Monte di Yarallo a U. di ottobre 1584. 

D. V. S. m^'etRev"' 

Humilissimo Seruitore 

C. Cardinale Di S^^ Prassede. 

Signor CARDIIfALE D*ESTE. 



San Luigi Gonzaga al marchese di Castiglione 
suo padre. 



1585, 29 settembre. — Dairoriginale. Archivio Sanvitale di Parma. 



lUmo sigr Padre , 

Mi dice la Signora che mandi Finclusi avisi a 
V. S. li quali da uno suo nepote da Venezia ha 
havuto monsignor Giovanni Ordani^io : il che con 



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— ito — 

la presente faccio più per comandarmelo la Si-* 
gnora et per dar che leggere a V. S., che per 
auttentichezza, o sugo che in sé contengano, fori^ 
che gli avisi di peste (se sono veri), il che piaccia 
a N. S. non sia. Di Firenze da monsignor Giacopa 
ha havuto monsignor Pier Francesco aviso ch'il 
signor Giulio del Caccia è fatto governator gene- 
rale del Stato di Siena. Che è quanto con la pre^ 
sente m'ocorre, restando tutti (eccetto ch'il signor 
Ridolfo ch'è con un poco dolor di denti) con sa* 
nità, la qual piaccia a sua Divina Maestà conceder 
a V.' S. A chi per fine bacio le mani. 

Di Castiglione talli 29. settembre 1585. 

Di V. S. lU^a 

UMientissimo figliolo 

Aluigi Gonzaga. 

Airillmo signor Padre signor mio oss»» 
il signor marchese di Castiglione. 



San Luigi Gonzaga al marchese di Castiglione 
suo padre. ^ 



1585, lo ottobre. — Dall'originale. Archivio Sanvitale di Parma. 



mmo Sig' Padre, 

Il signor Ridolfo ha ricevuto la lettera di V. S. 
questa mattina, alla quale (per ritrovarsi egli in 
letto con un poco d'alteratione^ in che ultima- 
mente ha terminato il suo dolor di denti) perciò 



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. -. 1211 — 

rispondo, in nóme suo, che s'è essequito quanto 
per essa comanda : eccetochè l'andar egli a sole- 
citer quelli della campagna per l'indisposicione 
che f intrattiene ; però monsignor Antonio non 
manca. Io hieri mandai la poliza delle ro^be , le 
quali si staranno aspettando per dar subito che 
lavorar a Mastro Tullio. Nel resto quel ch'occorra, 
da altri intenderà V. S.; perciò non m'estenderò 
ad altro ch'a baciargli per fine le mani, pregando 
N. S. la conservi. 



Dì Castiglione il 1^ ottobre 1585. 

Di V. s. im^ 



UMdientisstmo figliolo 

Aluigi Gonzaga. 



AirniiBo signor Padre signor mio osser>»« 
il signor marchese di Castiguone. 



San Mf^ Néri a suor Maria Vittoria Trevi 
monaca a Firenze. 



Di Roma, 1585, 11 ottobre. — Dairautografo neirarchivio centrale 
toscano. 



Suor Maria Vittoria , come figliola dilettissima 
nel Signore. Son stato cosi pensando sopra del 
vostro nome, ^t del giorno che m'è stata data la 



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— 422 — 

rostra lettera, et mi son ricordato che fu Tistesso 
giorno che l'anno 71 s'ebfce per grazia di Dio la 
vittoria in mare contr'a' Turchi da la nostra ar- 
mata. Voi vi chiamate Maria, et le congregazioni 
dell'acque (quei gran vasi d'ond'escono et ritor- 
nano i fiumi) si efaiamano ne le Scritture Sante et 
ne la lingua latina Maria, eh 'è un poco più breve 
che a dir Maria. Et Maria; quella vergine ineffa- 
bile, quella gloriosa donim che concepì et partorì, 
senza detrimento de la sua virginità, nel suo ven- 
tricèllo, quello che non posson capire drento da 
sé la larghezza de' cieli. Cristo figliuol di Dio et di 
Maria; si chiama questa Madre santa di Dio, Stella 
del Mare. Onde cavo di qui, che non senza gran 
misterio vi fu posto questo nome, perchè uscendo 
dal mondo, fuste da la man di Dio cavata fuor 
dell'acque del mare, ne le quali trapassando tante 
misere anime, la maggior parte restono sommerse, 
et poche in quella comparazione se ne salvano: et 
voi, com' un altro Pietro, sete stata presa per la 
mano, et tenuta forte, si che avete caminato non 
per l'acque , ma sopra l'acque. Quei Padri santi 
del Vecchio Testamento caminavono per mezzo 
l'acque, et non s'annegavono : sapete che si di- 
vis' il mar Rosso e '1 fiume Giordano, et trapas- 
sorno per mezzo quell'onde per grazia di Dio illesi. 
Ma la Chiesa Cristiana, più privilegiata de la Sina- 
goga, camina sopra l'onde del mare, senza bagnarsi 
però i piedi, se sta salda ne la fede amorosa, carni- 



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— 423 — 

nando dreto a le vestigia del suo sposo capitano et 
guida. Il caulinare di quell'antichi Patriarchi per 
mezzo Tacque, vuol dire, che possedendo le ric- 
chezze, et avendo moglie et figlioli, caminavono 
sen^a imbrattarsi l'affetto in queste cose, se bene 
le possedevano , perchè ne pigliavano solo l'uso , 
et erano apparecchiati a lassarle, per tutte quelle 
vìe che la Maestà di Dio gUel avesse richieste. Come 
fece Àbramo, che usci de la casa, lassò la robba, 
ramici et parenti, et camino ne la parola di Dio, 
peregrino sempre sopra la terra. Job aveva moglie, 
figlioli et figliole, con molta robba, ma le distri- 
buiva come buon ministro de la Providenzia di 
Dio; et li suoi figlioli, l'allevava virtuosamente, 
avendoli più per figlioli di Dio che suoi, e la vita 
et sanità, et ciò che possedeva, lo teneva com'in 
prestanza da Dio, et con la prudenzia vedeva che 
queste cose non stan con noi perpetuamente, ma 
che elle lascion noi prima che moriamo , o che 
infallibilmente a la morte, tutti ritorniamo ignudi 
a la terra come nascemo : si che quando permesse 
Dio al- demonio che lo tentasse, non si turbò punto 
Job, perchè aveva tutto previsto, et aspettato quel 
giorno innanzi, armato di fede et di pazienzia. Et 
disse : se aviamo goduto di questi beni un pezzo, 
che c'ha accomodo Iddio; perchè da la medesima 
mano non vorremo pigliare ancor la povertà, l'or- 
bita et té tribulazioni , che son per prova de la 
nostra fideltà et umiltà, per arricchirci poi di 



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più vere et stabili ricchezze nel cielo ? David an- 
cora, benché fusse re, diceva ch'era mendico et 
povero. Ma Pietro santo, et Taltri Appostoli, et 
uomini appostolici doppo loro, et tutta quella 
primitiva Chiesa in Jerusalera, vedendo '1 Figlici 
di Dio nascere poverello, vivere senza cos' alcuna 
propria, che non aveva ove appoggiar pure la 
testa ; et contemplandolo morto ignudo sopra 
d'una croce , si spogliorno ancor lor nudi , non 
volendo se non da coprirsi per l'onestà, et da so- 
stentarsi miseramente per l'estrema necessità, et 
abbracciorno latlstrada de' consigli, com'oggi per 
grazia di Dio fanno tutti li veri religiosi et reli- 
giose, che ritengono viva in se l'immagine et 
esemplare di quel mirabilissimo fondamento de 
la perfezion cristiana, spropriati non solo de la 
posessione de la robba et d'ogni ^altra cosa ch'a- 
vrebbono potuto con buona conscienzia tenere; ma 
del proprio parere , vedere et volere , per aver 
perfetta vittoria dijor medesimi, e perchè venga 
'I regno di Cristo a signorjBggiare nell'anima con 
la grazia e carità sua, et sia sbandito , et non vi 
signoreggi mai più il Demonio per mezzo del 
peccato. 

Ora, figliola mia, sete con la barca vostra acco- 
stata a la riva de la terra ferma di promissione^ 
a quella beata Patria promessa all'eletti di Dio, 
ne la quale averanno tant'alto luogo i buoni reli-* 
giosi, che sederanno nel coro dell'ultima ierar- 



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— 425 — 

chia con H troni, perchè quei felicissimi spiriti si 
chiamono sede di Dio. Et Cristo disse a Pietro , 
quando lì domandò che retribuzione averebbono 
per aver lassato ogni cosa, et seguitatolo ; rispose; 
che sederebbono sopra le xii sedie con lui , quel 
giorno che s'aveva da giudicare il mondo. Avendo 
dunque il religioso lassato '1 tutto , et seguitato 
Cristo, etavend'egli detto che ciascuno che lassi 
la robba et lo seguiti, sarà assunto a quel trono ; 
resta che concludiamo, che chi sarà osservante 
de' voti et regola sua, che a quel grande spettà- 
colo, quando arderà '1 mondo, et soneranno l'an- 
geliche trombe, et che cascherà Lucifero con tutte 
l'altre demonia, et con l'uomini dannati nell'In- 
femo; che securi sopra queste mine et miserie se 
ne stiano vestiti di gloria; et trionfanti, sotto l'ali 
de la proteziòn di Giesù Cristo , li buoni et buone 
religiose; et che confusi l'uommi carnali et mon- 
dani diebino: Ecco quelli che disprezzavamo, elei 
ridevanao di loro , et li reputavamo per umoristi 
maletìconici,. et persone deboli; ecco, che sono 
fra l'angeli'ne' sublimi cori et sedie ne la gloria; 
et noi, pazzi et insensati, stiamo ardendo nel fuoco 
inestinguibile perpetuamente nell'abisso dell'In- 
ferno. 

Or poi, che sete vicina, figliola dilettissima in 
Cristo, a tanta felicità, non vi rivoltate in dreto, 
non urtate col remo ne la terra, i^on vi scostate 
dal lido, non ritornate col pensiero et amore nel 



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— i26 — 

mondo ; perch'el mondo è un bosco , ove si rub- 
bano et amazzano tutti li viandanti y è una selva 
piena di mostri , è un campo pieno di soldati , 
pieno di rapine et di violenzie et d'ingiustizie 
(parlando sempre col debito rispetto et riservo 
de' buoni, che pur ve ne sono, ma rari), et res- 
guardare questo mondo com'una casa abbruciata, 
de la quale siate scampata a fatica, ancor tenta (^) 
dal fumo, et arrostita dalle fiamme. Onde non 
abbiate mai più animo d'accostarveli, perchè o 
tinge, cuoce : ma allontanandovi dall'occasioni, 
per non perire, et accostandoci all'esercizii buoni, 
amica de la cella, del coro, dell'orazione, et so- 
pratutto dell'obbedienzia et santa povertà, cercate 
ha ver Vittoria poiché sete uscita del Mare , che 
vuol dire il mondo inquieto et tempestoso, et del- 
l'amor de le cose ch'avete lassato nel mondo: 
scordatevi di padre, madre, fratelli, sorelle, amici, 
parenti, case, vigne, et d'ogni altra cosa. Et per- 
chè non para detto questo contro la pietà cristiana, 
avete l'auttorità de la Scrittura Santa, che vi dice 
ristesso ; et è lo Spirito Santo nel salmo, che cosi 

parla: Ascolta, figliola, et da le parole ricevi W 

et splendore di grazia, et con quel lume risguarda 
poi; et vedendo la terra buona et pacifica, che 



(1) Per tinta. 

(2) La carta è rosa. 



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— 127 — 

t'è mostrata, scordati di quest'altra terra piena di 
fatiche , che solo partorisce lappole et spine : et 
non aver più memoria de; la tua patria et de la 
casa di tuo padre; ma inchina l'orecchie ali 'oh-, 
bedienzia de le mie parole, et le spalle a la croce 
de la mortificazione vera esteriore et interiore, di 
tutte le cattive usanze et mal pensieri et £als 'amori; 
et poni in mela tua fiducia, la tua speranza, et 
tutta la. tua affezione : che cosi ti riceverò io per 
mia sposa, et m'inoamorerò de la tua modestia et 
umiltà ; et ti darò di quei cibi de la mensa mia , 
che soglio dare a quelle nati servono et amano fi- 
delmente: che sono tentazione che permetto, et 
tribulazioni, che nel principio ti parranno amare, 
ma poi ti sapran dolci quando ci averai avvezzato 
'1 gusto. Et conoscerai che questa strada che tengo 
con chi amo, è vero sponsalizio fra l'anima et me : 
onde , come se io ti sposassi all'ora , dirai con 
Agnese santa, quando ti toccherà la tribulazione : 
Annida suo suòarrqvit me , Dominiis mem Jesus 
Christus, Et sopportando con pazienzia et con. 
allegr^sza, portare degnamente il nome di Maria 
Vittoria. 

Ma non vi basti a voi, figliola, esser uscita 
dal mare, se però insieme col corpo avete lassato 
con l'animo ancora ogni speranza et affezion mon- 
dana; perchè quelli Ebrei che passorno nel deserto 
dreto al capitano Moisè , se bene avevano il mar 
Rosso di mezzo fra l'Egitto et loro, stavano però 



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i — 128 — 

ricordandosi de la carne che mangiavano a sa- 
zietà, et col pensiero et con l'amore stavano di là 
dal Mare ne le tenebre oscurissime dell'Egitto; 
che è l'ignoranzia di conoscere lo stato buono, i 
benefizii ricevuti, che riceve quotidianamente, et 
quellf maggiori che ha la misericordia di Dio ap- 
parecchiati di là ne la beata vita : che, non pen- 
sandovi, non si nutrisce, ma si raffredda Tamore, 
et non impariamo qua a dare a Dio la confessione 
de la laude, che sempre abbiamo da esercitare di 
là nel cielo.* Et non pensate che sarà fatica a dir 
con l'Angeli et con tutti l'altri Beati sempre Santus, 
Santus; ma da una soprabbundanzia di tanto bene 
che averemo, che ab eterna ci preparò Dio perchè 
lo godiamo in sempiterno, avendone la visione et 
la posessione con la fruizione: et non potendo sa- 
ziarsi di quella sazietà, perchè sempre cresce l'ap- 
petito et la fame con l'abbundanzià et copia di 

tanto bene che ci si- comunica Wl cuore 

et tutte l'ossa et potentie ad esclamare: Bene- 
dictus et santus in secula sectUorum , .amen. Ma 
bisogna che nell'orazioni postre mentali vi ricor- 
diate di quelli che né per barca ne sopra . ponte 
passón questp pericoloso mare , ma lo varcono a 
guazzo : et li dovete raccomandar a la mano po- 
tente et pietosa che socorse voi , et averne com- 



(1) La ùxiA è rosa. 



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- i29 — 

pasaoóegpaHdissima, et metterveli drent'al cuore, 
«osi* copEie dìeofio , fra l'altre proprietà , ch'ai- pel»- 
licano suol fare quando vuol pascersi, che stando 
intorn'ala riva del mare ingoia de le conchiglie 
marine, che son quelle cose che portano ne' cap- 
pelli li Peregrini, che ,. W come* sassi duri ; et 

drento vi è l'ostrica o la tdlina , et cocendolé ne • 
lo stomaco le riscalda , et s'aprono da quella lor 
durezza , et le vomita ; et cosi si nutrisce '1 pelli- 
cano di quella carne dell'ostrica, che stava prima 
duramente serrata. Voi, questi duri et ostinati 
peccatori , metteteveli nel cuore, et con la carità 
gridat'a Dio, et fate per loro qualche disciplina, 
domandandone prima licenzia : et Dio li manderà 
la compunzione, et s'apriranno ài lume de la gra- 
zia; et voi ne pigliarete tanto gusto di quest'esei:- 
<»zio, et vi scalderete tanto del zelo de la conver- 
sione dell'anime, che vi liquéfarete tutt'in lacrime 
di dolcezza , pensando '1 gaudio che se ne fa in 
cielo da Dio et dall'Angeli de la conversione del 
peccatore: et crescerete cosi ne la carità et nel 
inerito, et saranno quest'anime convertite per le 
vostre • orazioni , gloria vostra et corona vostra ; • 
non che voi siate stata la potissima causa de la 
lor conversione; ma Dio. (2) ne renderà il frutto a 



(1) La carta è rosa. 

•(2) Tra Dio e frutto è rosa la carta. Si supplisce ne renderà. 
9 



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— i30 — . 



voi, serbandosi per se solo Tonore, §e ben è stalo 
il principal auttore de la lor conversione. State 
sana, et in grazia di Dio. 

Da Roma, alli xi. d'ottobre 1585. 



Rerer. suora Maria Vittoru Trevi 
nepote carissima. Nel monastero dì 
San Pietro Martire a Firenze (2). 



Vostro 

Filippo Neri (*>. 



San Lnigi Gonzaga al marcbese dì Castiglione (^. 



1590, 6 febbraio. — i)all'originale. Archivio Sanvitale di Parma. 



jllmo gigr Fratello Jb Cristo oss"**, 

Pax Christi. Ringratio V. S. del messo che mi 
ha mandato, al qiiale havendo apieno spiegato 
quanto con il giuditio et parere di persone inten- 
denti, et fra esse di quell'istesso • con chi ella 



(1) Filippo Neri di ser Francesco notaio e di Lucrezia da Mosciana 
nacque in Firenze il 25 luglio 1515. 

La sua sorella Caterina, morta nel 1567, fu moglie di Barnaba di 
Bastiano Trevi, nel 1539. (Nota di Cesare Guasti.) 

(2) Questa lettera fu stampata in fine d*una vita del Santo, ma con 
tanti errori che può andar per inedita questa che il diligentissimo e 
dotto signor Guasti ha copiata dairòriginale ed a me favorita insieme 
con due altre di S. Giuseppe Calasanzio e dei cardinale Bellarmino. 

(3) A maggiore intelligenza di questa lettera si nota come Ridolfo 
(fratello di Luigi), invaghitosi di Elena Alliprandi, avvenente e ricca. 



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— i31 — 

trattò qua in Milano , sento in ^ornino che ella 
sia oblighata in conscienza , et con obligho di 
peccato mortale, non mi resta che agionger altro 
a V. S. se non pregarla, et aggiungerò suplicarla, 
per amor d'Iddio et per le viscere di lesu Cristo 
et della beata Vèrgine , che ella non mi defraudi 
deirespettatione che sin bora ho havuto di lei, 
et che ella stessa con giuramento mi ha dato : 
con mettere in essequutione uno di quei partiti 
che ho esposti a Monsignor TArciprete. Quando 
eUa faccia questo , io mi rallegrar© di haverlo 
fratello in Cristo; il qual sicorae sempre ho aiu- 
tato e desiderato di servire, cosi per.l'avenire 
non lascierò giamai di servirla ; desiderando che 
se mi ofiFerisca occasione di espor etiatidio la vita 
propria per salute dell'anima (Ji V. S.; il desiderio 



signora, fornita di ornatìssime qualità, benché di«nobiItà disuguale alla 
soa, la sposò, ma con tutta segretezza, alla j)resenza dei soli Arciprete 
di Castiglione e testimoni necessari. Tenne Ridolfo celate siffatte nozze 
principalmente per non isdegnare lo zio Alfonso , siccome quello che 
disegnato ayea di dare a lui la propria figliuola Caterina, e di lasciarlo 
cosi erede dello Stato di Càstelgiifredo. Ma la segretezza appunto del 
matrimonio potè far credere al pubblico che Ridolfo Vivesse in concu- 
binato; cosi ebbe dapprima a credere Luigi stesso. Portossi perciò nel 
15^ appositamente a Milano, dove, essendovisi per trasferire anche 
Ridolfo, intendeva a far che il fratello, abbandonata quella dama, spo- 
sasse la figliuola dello zio. Ma accertatosi poscia Luigi del come era 
veramente la cosa, venne confortando il fratel suo a farla manifesta per 
torre cosi di mezzo ogni scandalo. (Vedi Gepari, Vita di san Luigi, 
cap. 10, ed Affò, Delle ^becche, ecc., di casa Gon%agay a face. 196.) 
Nota del eh. signor Emilio Bicchieri. 



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— 131 — 

della quale mi ha spinto a partirmi da Roma, et 
con iattura de' miei studi trattenermi quest'in- 
verno in Lombardia. Il che tutto mi par poco 
quando acquiram Christo te fratrem in itto ca- 
rissimum. Quando anche ciò non ottenga , come 
fratello solo secundum carnem né la conosco, né 
la voglio riconoscere, essendo già passati più di 
4 anni che come a tale gli sono morto;. anzi mi 
parerebbe di far molta vergogna a me stesso se 
doppo av6r per amor di Cristo abbandonata ogni 
altra cosa et me medesimo, adesso per afetto 
carnale embescerem Christum , et dissimulassi 
TofiTesa sua : dicendo Tistesso Cristo, vade et cor- 
ripe fratrem twum ; si te audierit, lucratus es fra- 
trem tuum ; sin minus , sit tibi tamqtiam etnicus 
et puilicanus. Cosi penso di eseguire: però starò 
per 12 giorni, cominciando da dimani, ad aspet- 
tarla risposta. La quale quando habbia conforme 
a queUo che ella deve , et al che solo dovrebbe 
bastar a spignerla- l'esemplo del signor duca di 
Mantova et signor Alfonso suo zio , oltre qualche 
servitio ricevuto da me et Tobligho principal- 
mente dovuto a Iddio benedetto, quando, dico, 
cosi eseguischa me ne ritornerò consolato aRonoia: 
quando anche proceda altrimenti con Iddio et con 
esso meco, concluderò il negotio nel modo detto 
a Monsignor Arciprete , et dolendomi della mia 
mala sorte 'con esso lei lascierò che Iddio bene- 
detto lo rimedii con la sua santa et potente mano; 



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— 133 — 

dalla quale suplico di novo V. S. a guardarsi , 
perchè è Iddio in ogni cosa, cosi nel aspettare a 
penitenza, come nel punire le offese fatte a lui; 
et anco verso quelli che desiderano esser suoi 
servi. Però non manchi a quel che deve, non 
manchi, et iterum non manchi; avvertendo che 
glielo replico 3 volte perchè certo si pentirà se 
mancha. Fratanto pregarò Iddio gli disponga il 
core et gli conceda per fine quella felicità et ab- 
bondanza di gratia che io con tutto il core et 
con ogni affetto gli desidero. 

Di Milano alli 6. di febraro 1590. 

Di V. S. 111™^ 

Fratello affettionatissimo nel Signore 

Aluigi Gonzaga, 
della Compagnia diGiesù (*). 

AJI'Ill"»» signor frateUo in Cristo oss"» 
il signor marchese di Castiglione, in 
Castiglione. 



(i) San Luigi Gonzaga nacque addi 9 marzo 1568 da Ferrante 
Gonzaga e Maria Tana, di Chieri in Piemonte. Fu esemplarmente pio 
Gn dan'infenzia. Dopo d'aver superate molte tiifficoltà, e vinto la con- 
traria volontà del padre, entrò nella Compagnia di Gesù nel 1585. 
Morì d'anni 23, nella prima ora del giorno 21 di giugno 1591. 



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134 - 



San Luigi Gonzaga alla marchesa di Cast^Uone 
sua madre. 



1591, 10. giugno. — Dall'originale. Archivio Sanvitale di Parma. 



HI"" sig" Madre, 

La gratia et consolatione dello Spirito Santo 
sia sempre con V. S. 111"". La lettera di V. S. m'ha 
trovato vivo in questa regione de morti , ma su 
su per andare a lodare Dio per sempre nella terra 
de viventi. Pensavo a quest'hora d'aver già var- 
cato questo passo , ma la violenza della febbre 
(come nell'altra scrissi) nel maggior corso e fer- 
vore allentò un poco, et m'ha condotto lenta- 
mente fin al giorno glorioso dell'Ascensione. Dal 
qual tempo per un gran concorso di catarro al 
petto si rinforzò, tal che a mano a mano m'avvio . 
a i dolci et cari abbracciamenti del celeste. Padre, 
nel cui ^eno spero potermi riposare con sicurezza, 
et sempre. Et cosi s'accordano le diverse novelle 

arrivate in coteste bande di me come ne {^) 

al signor marchese. Hor se la carità, come dice 
san Paolo, fa piangere con quelli che piangono. 



(1) In questo luogo il carattere è consumato dal tempo : manca una 
sola parola. 



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— i35 — 
et rallegrarsi con quelli che stanno allegri, grande 
deverà essere il gaudio di V. S, (signora Madre) 
per la gratia, che Dio le fa nella persona mia, 
conducendomi Dio N. S. al vero gaudio , et assi- 
curandomi di non haverlo più a perderlo. Con- 
fesso a V. S. IH"* che mi smarisco et perdo nella 
consideratione della bontà divina, pelago senza 
arena e senza fondo il quale mi chiama ad una 
eterna requie per si picciole et brevi fatiche , mi 
invita et chiama al cielo a quel sommo bene, che 
tanto negligentemente cercai, et mi promette il 
frutto di quelle lacrime che tanto scarsamente 
ho seminate. Veda , et avertisca V. S, IH"' di non 
far torto a questa infinita bontà ^ come sarebbe 
senza dubbio quando piangesse come morto chi 
ha da vivere dinanzi a Dio per giovare con le sue 
orationi più assai che non facea di qua. Non sarà 
lunga questa Ipntananza, là su ci rivedremo et 
goderemo per non istancarci uniti insieme col 
nostro Redentore, lodandolo con tutte le forze ^ 
et cantando eternamente le sue misericordie. Non 
dubito punto che lasciando quello che dettano le 
ragioni del sangue, con facilità apriremo la porta 
alla fede, et a quella semplice et pura obbedienza 
di che siamo tenuti a Dio , ofiferendogli liberal- 
mente et prontamente quello che è suo , et tanto 
più volentieri quanto la cosa tolta ci era più cara; 
stimando al fermo, che quello che Dio fa, tutto è 
ben fatto, levandone quello che prima ci haveva 



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— i36 — 

dato et non per altro che per metterlo iìi loco si^ 
curo et franco, et per dargli quello che tutti vor- 
remo per noi. Ho detto tutto questo non per altro 
che per soddisfare al mio desiderio , che ho , ^h^ 
V. S. IH"' con tutta la famiglia riceva in loco di 
caro dono questa mia partita W, et con la sua 
materna beneditione mi accompagni et aiuti a pas- 
sare questo golfo, et a giungere a riva di tutte le 
mie speranze. Il che ho fatto tanto più di buona 
voglia, quanto che non mi è restato con che altra 
cosa dare qualche dimostratione delFamore et ri- 
verenza filiale, che le devo. Finisco dimandando 
di novo humilmente la sua beneditione (2). 

Di Roma li 10. di giugno 1591. 

Di V. s. "iir* 

Figliolo in Christo obedientissimo. 

Luigi Gonzaga. 



(1) Morì a' 21 di quel mese stesso. 

(2) Questa stupenda lettera e le altre tre di San Luigi mi sono state 
gentilmente comunicate dal mio erudito collega ed amico il conte sena- 
tore Luigi Sanvitale, che ne possiede gli autografi. 



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— i37 — 

San Fraocesco di Sales a donna Ginevra Scaglia. 



Da Parigi, 7 gennaio 1619. — Dairautografo presso il cav. Ga)rario. 



HI"» Sig'* mia in Christo oss"*, 

Eeco che parte fi signor marchese suo fratello 
con tutte le buone speditioni che si poteuano de- 
siderare. Et rimettendomi a quello che da lui sì 
saprà dirò solamente a V. S. ili"' che non man- 
care punto dì far tutti gli officii che possìbili mi 
saranno appresso l'Eccellenza del signor conte 
acciò ajuti il buon desiderio dì V. S. et piacendo 
al Signore hauere facilità horamai de trattar con 
lui quando non hauerà più tanti negocii adosso 
mentre si aspettarà la uenuta del serenissimo 
sposo. Et neramente detta S. E. mi fauorisce di 
una particolarissima confidentia. Onde spero di 
poter qualche cosa con essa. 

V. S. illustrissima fa bene di rimettere nelle 
mani di Iddio quello che tocca al P. D. Giusto, 
et già che lui non è consapeuole del negotio fatto 

(corrosione) se nascerà qualche calonnia 

la diuina Prouidentia la farà presto finire; che 
cosi tratta ella ordinariamente con suoi serui. 

De gratia che la chara anima de V. S. non si 
lasci turbare da scrupuli circa il noto fatto da lei 
d'essere religiosa: perchè chi non differisce il pa- 



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— 138 — 

gamento se non per pagar in moneta più magni- 
fica non deu'essere chiamato mal pagatore, mas- 
sime doue il giorno né il tempo non è prefisso. 
La charità è regina della conscientia et doue dice 
che per maggior gloria del suo sposo si differisca 
non deue la conscientia temere. V. S. aspetta il 
tempo nel quale seco tirarà parecchie altre anime. 
Aspetti pure et non dubiti; che è meglio senza 
dubbio il far cosi. 

Non so ancora quando (corroso) ma so 

bene che se cosi piacerà al Signore io non tardare 
d'andar in Torino o col serenissimo Cardinale, o 
col serenissimo Prencipe. Viua tutta a Dio, in Dio, 
et per Dio. 

Di V. S. Ili"*, alla quale di tutto il mio cuore 
sono 

Seruitore humiliss, et certiss. 

Francesco, Vescouo di Geneua W. 

Àirillustrissima signora osseruatìssima 
la signora Donna Geneurà Scàglia.. 
Turino. 



(1) 11 Santo era andato a Parigi col cardinale Maurizio di Savoia, in- 
viato a chieder la mano di Madama Cristina, sorella del Re, pel Prin- 
cipe di Piemonte Vittorio Amedeo I. 

San Francesco di Sales, uno dei più gran Santi e dei cuori più pie- 
tosi ed amabili, nacque nel castello di Sales il 21 d'agosto 1567 ; studiò 
filosofia a Parigi, giurisprudenza a Padova, ove si laureò nel 1591 . Fu 
vescovo di Ginevra nel 1602. Institui nel 1607 insieme con Antonio 
Fabro l'Accademia Florimontana in Annecy ; nel 1610 fondò l'Ordine 
della Visitazione insieme con Santa Giovanna Francesca Fremiot di 
Chantal. Morì a Lione il 28 dicembre 1622: 



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139 — 



S. Francesco di Sales all'Infante Jsabelh di Savoia, 
moglie d'Afenso UI, poi Doca di Modena. 



Di Torino, 1622, 8 d*agosto. — Dall'originale. Archivio Estense. 



Serenissima Signora, 

Ritrouandomi adesso alla uigìlia della mia par- 
tenza di questa Corte, uengo pure a fare humilis- 
sima riuerentia a V. A. S. con queste poche righe, 
già che continuamente l' ho hauùta inanzi agli 
occhi della mente, nelle persone di queste sere- 
nissime infanti (^), le quali con tanto affetto cele- 
brano le uirtù che dalla bontà del Signor Iddio, 
sono state concesse alFA. V. che la tengon sempre 
presente a quelli che con la debita riuerentia 
stanno nella loro serenissima conuersatione, come 
ho fatto io questi duoi mesi passati: et confesso 
ingenuamente a V. A. S. che in questa academia 
di pietà nella quale uiuono queste serenissime in- 
fanti, ho trouata tanta consolatione, che, quan- 
tunque la mia professione ecclesiastica et la mia 
educatione nelle lettere sacre siano assai discoste 



(1) Maria e Francesca Caterina di Savoia, figliuola di Carlo Emma- 
nneie I, morte ambedue con fama di santità , questa nel 1640, quella 
nel 1656. Se ne ha la vita. 



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— i40 — 
della uìta della Corte, io nientedimeno ho auato 
un gusto particolare di stare qui per godere in 
particolare della uista di tanta diuotione, come 
riluce in questa triade d'infanti. Non dirò già a 
V. A. li fauori riceuuti dalla loro benignità ma 
dirò bene che quello che riceuo dalla serenis- 
sima infante Francesca Catarina, col quale mi 
ha dato ardire di salutare cosi in scritto et in 
fretta V. A. S. è uno de magiori et più pretiosi 
fauori che io potessi sperare in questo mondo, et 
mediante il quale spero che V. A. mi farà gratia 
di scusarmi, et xvon attribuire a preràntione que- 
sta mia confidentia: et fra tanto prego Jesuchristo 
Redentore nostro che a V. A. dia ogni di magior 
accrescimento nel suo diuino amore, con perfetta 
conformità alla sua dilettissima croce, et cosi ri- 
torno a farli di nuouo humilissima rìuerentia re- 
stando senza fine 

D. V. A. S"' 

In Torino alli viy. di agosto 1622. 

Humiliss. et diuotiss, senio et oratore 

Francesco, Vescoiio di Geneua. 



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~ 141 



S. GìoseHK) GahsaDzió al padre Ste&na deffi Angeli. 



Di Roma; 1631, lOsettembre. — ^Lotrascrisse dalFautografo il chiarissimo 
signor Cesare Gu^tì. 



Pax Christi. 

Ho mandata a Moncone là licenza del Cardinal 
Vicario per il fratel Giacomo et suo compagno, 
acciò quando vi arrivino la trovino in detto loco ; 
Taltraper andar in Ancona passarò quanto prima, 
et mandarò subito acciò possa andar a Loreto et 
a detta città a veder il loco, che, in caso che hab- 
biamo soggetti, si potesse pigliare, non essendo 
di impedimento alcuno alli Padri Giesuiti, perchè 
quelli che saranno atti potranno andar alle loro 
scnole; che noi faremo bene assai attendendo ad 
insegnar a giovenetti il timor di Dio et quelle let- 
tere che saranno necessarie per guadagnarsi il vi- 
vere honestamente. 

Quanto alli ordini , io sono stato tanto occu- 
pato, che non ho potuto attendere a levar alcuni 
capitoli, che mostrano negligenza nell'essecutione 
delli passati per non contristare li ministri , per 
adesso : ma vedere di attendervi quanto prima. 

Quanto al muratore, non mi è stato scritto 
niente. Da parte mia salutarà al signor Vicario , 



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— i42 — 

al quale scriverò in altra occasione^ et non man- 
caro di pregar il Signore per chi mi. raccomanda. 
II Signore ci benedica tutti. Amen. 

Di Roma, a di 10. settembre 1631 . 

' Servo nel Signofe 

GlosEPPE della Madre di Dio(*). 

Al padre Stefano delli Angeli, Vìsitator 
Generale delle Scuole Pie a Spoleti 
per Norcia. 



San Vincenzo de' Paoli (^) al s^r Planchamp. 



Da Parigi, 19 agosto 1658. — Dall^autografo presso il cav. Gibiarìo. 



La grace de N. S.^òit avec vous pour jamais. 
J'ay receu vostre lettre auec joye et recognais- 
sance. Je rends graces à Dieu des bonnes dispo- 



(1) Nato di famiglia nobile a Peralta nell* Aragona. Ordinato prete, 
fi] vicario generale del vescovo di Lerida. Più tardi andò^ a Roma e 
cominciò ad insegnare a leggere, scrivere e conteggiare a poveri fan- 
ciulli abbandonati. Poi col favore di Clemente Vili e Paolo V am- 
pliò i suoi concetti e fondò la Congregazione delle Scuole Pie. Mori 
nel 16tó, in età d*anni 92. Fu beatificato da Benedetto XIV, canoniz- 
zato da Clemente XIII. 

(2) San Vincenzo de' Paoli, uno de' più grandi apostoli di carità, 
nato a Ranquines nelle Lande nel 1576, morto a Parigi nel 1660, fondò 
le Suore di Carità, la Congregazione dei Preti della Missione e gli Ospizi 
de' fanciulli esposti. 

La lettera che piibblichiamo, colla quale intende a correggere, senza 



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— 143 — 

sitions où vous estes et je vous remercie des auis 
que vous me donnez, qui sont autant des marques 
de l'estime et de rafiTection que vous auez pour 
M. Martin et de vostre zele pour la conseruation 
et le bon ordre de sa conduite. Je vous ay tou- 
jours regardé; corame un bon seruiteur de Dieu, 
mais à present que vous m'auez escrit d'une 
bonne maniere je vous considère corame un 
homme 'de bon sens et de bon gouuernement. Je 
prie N. S. monsieur qu'il vous continue et aug- 
mente ses graces pour aller croissant de vertu 
en vertu. J'escriray à M. Martin comrae j'ay desjà 
fait plusieurs fois qu'il modere ses travaux et 
ceux de la famille et je prie Dieu, monsieur, qu'il 
vous fortifie en vostre partie pour porter les 
vostres. Je .n'ay pas le teraps de vous fere une 
longue lettre ainsi que je le voudrois bien pour 
m'entretenir un peu avec vous : les ofBces de ce 
Saint jour m'en erapechent et m'obligent de finir 
3uec ce sentiment que bien heureux sont ceux 
qui consomment leurs vies pour le seruice de 
N. S. ainsy que luy mesme a consomraé la sienne 
pourlesalutdes horames. Je vous prie nearamoins 
d'auoir soin de vostre sante et de luy demander 



offendere, un missionario d'un carattere forse risentito ed intoUerantè 
che gli aveva scritto in termini un po' duri , è un capolavoro di diplo- 
malia evangelica , mi si conceda l'epiteto , per quanto i due vocaboli 
sembrino ripugnanti fra loro. 



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— i44 — 

pour moy la patience pour bien user des peines 
de nostre conditìon. Gar elle bous expose à beau- 
eoup souffrir tant du dedans que du defaors à 
rexemple de nostre maistre qui fìit trahy, renié, 
et abandonné par ses disdples et maltraité de 
ceux dont il procurait la conversiòn et le salut. 
Je suis en son amour, 

Monsieur, 

Votre très humble serviteur, 

ViwcENT DE Paul. 
i. p. d. 1. m. 

(mdifftie prétre de la mi^sion.) 

H' Planchamp, Prestre de la 
à Turìn. 



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SERIE II. 



LETTERE DI PRINCIPI 



10 



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LETTERE DI PRINCIPI 



Amedeo Vili, conte di Savoia, a Bajasette iirinio, 
Saltano dei TorcE 



Melionaz, !<> maggio 1394. —Da un Codice manoscritto della biblioteca 
dell* Università di Torino. 



Al massimo principe B. imperatore de' Turchi, 
Amedeo conte di Savoia, duca delChiablese e 
d'Aosta, marchese in Italia, prega la salute dell'a- 
nìma e gloria in Dio sempiterno. 

Principe potentissimo. È cosa onorevole per la 
iDaperiale eccellenza per riìmaia sua nobiltà com- 
patire con umana pietà tutti quelli che langui- 
scono fra i tormenti del carcere, poiché l'uomo è 
Baturalmente obbligato in ver Taltr'uomo agli uf- 
fìzi d'umanità. 

Per la qua! cosa nói riguardando al bastardo 
di Savoia ed a parecchi altri cristiani, fedeli e 
vassalli nostri, che in questi ultimi tempi (novis- 
sitnis diebùs) lè sortì della guerra hanno a voi 
sottoposti, abbiamo deliberato d'mdirizzare al 
cospetto della vostra magnificenza i diletti e fedeli 
nostri nunzi speciali Ugonetto di Montmayeur e , 
Pietro Fiorano, portatori di questa lettera ed 



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— 148 - 

incaricati d'esporre più diffusamente le nostre 
intenzioni intorno alla suddetta liberazione . . 

Pregovi pertanto di considerare quanto grande 
gloria sia pei principi usar mitezza dopo il trionfo, 
e come le catene dei prigionieri nulla aggiungono 
all'onore della vittoria W. 

Scritto nel nostro castello di Melionaz il di primo 
di maggio l'anno della Natività del Signor Nostro 
Gesù Cristo 1394, col nostro sigillo pendente, pre- 
senti mol^i grandi e baroni. 



(i) Questa lettera è nel codice uniYersitarìo alquanto più diffusa; 
poche amplificazioni e ripetizioni furono da me omesse nel copiarla, 
e quindi necessariamente nel tradurla dal latino per la presente rac- 
colta. 

n bastardo di Savoia a cui accenna è Umberto, figliuolo naturale di 
Amedeo VII (il Conte Rosso) e di Francesia Amaud. Fatto prigione col 
fiore deUa nobiltà firancese alla seconda battaglia di Nicopoli , non fu 
liberato dal carcere, a malgrado di tutte le cuure 'di Amedeo Vm, 
fino all*anno 1402, che è pur quello in cui Bajasette cadde prigione di 
Tamerlano. 

Varie sono le opinioni intomo alFepoca ddla seconda battaglia di 
Nicopoli. La data della lettera d* Amedeo, Vili conferma la sentenza di 
Leunclavio che la riferisce al settembre del 1393. 



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— 149 — 



LadoYko XI, re di Frauda, agfi Anziaiiì 
e Consiglieri di Genora. 



Da Orléans (i466), 24 marzo. — Dall'originale. Arch. gen. del regno. 



Loys par la grace de Dieu Roì de France. Tres 
chiers et bons amis. Nous avons presentement 
s(a le trespas de feu nostre treschier^ et tresamé 
onde le due de MiUan W. Awssi avons esté advertis 
qu'on a prins et arresté en Savoie nostre tres- 
chiers et tresamé frere et cousin le conte Gallias 
son fils à present vostre Due; duquel trespas et 
empeschement de la personne de notre dit cousin 
nous avons. etés et sommes plus desplaisans que 
jamaìs fusmes de chose qui nous soit advenue. 
Et pource que nous sommes bien injTorméz que 
depuìs que nous vous delaissasmes au dit Due de 
Millan afin que vous demourassiez en bonne paix 
et tranquillité , actendu les grans guerres, tribù- 
lacions et dommages que parauant vous avait 
conuenu supporter, dont depuis vous en sont en- 
suitz grans bien et proui&z , vous estes toujours 



(1) Francesco Sforza, morto 1*8 marzo li66. 

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— 150 — 

demonstréz bons et loiauls au dit Due, yous 
prions que en vous acquittant de vos loiautéz 
veuillez continuer de bienen mieulx envers no- 
tre treschiere et tresamée tante la Duchesse W et 
notre dit frere et cousin son fila. 

Et YOUS tenez certains que nous sommes deli- 
beréz de tenir la main et nous emploier pour 
eulx . de toute notre puis^ance à leur garder et 
deffendre envers tous et cóntre tous leur estat et 
seigneurie. Et dejà avons envoié audit pais de 
Savoie nos ambassadeurs pour la delivrance de 
notre dit cousin, et autres nos capitaines et chiefs 
de guerre pour les emploier là où besoing sera^ 
et, se mestier est, nous yrons en propre personne 
tant pour sa dite delivrance que pour leur aider 
à preserver et garder la dite duchié de Millan; 
car auons intencion de riens ni espargner emplus 
que feriojis pòilr nos propres affaifes, En oultre 
noiis envòions de présent nos ambassadeurs taiit 
devers notre dite tante la Duchesse que autres 
seigneurs et seugneries d'Ytalie pour leur re- 
monstrer le grand vOuloir et affection qu'avons 
à eiilx et à latuicion et deffense de la dite duchié 
de Millan. Si vous prions de rechief de votre part 
vous y veuillez emploier de tout vos povòìrs et 
puissances et leùr donner toute aide et confort. 



(i) Bianca Maria Visconti, GgUuola naturale del duca Filippo Maria. 



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— 151 — 

Et en ce faisant nous aurons toujours vOiUs et 
Tos affaires en especial recomandacion. 

Donne à Orìéans le xxun* jour de mars. 

LOYS 

Controsseghato: Lerdux. 

A nùs tresdiiers et bons àmys, les anciens 
Gonseillers et Unìversité de la dté de ' 
GeiuMs. 



Yohot di Francui, duchessa dì Savoia, al conte 
di Groyère, maresciano di Savoia (^). 



Di Torino (1468?), 16 maggio. — DaU*orìgii)ale. Arch. gen. del regno. 



Trescher et bien amé Cousin. 

Nous auons receues voz lettres de creance en la 
persònne de votre seruictejir Robert de Neufchel. 
Ouye sa ci'eance bien au long touchant le memo- 
rial qu il portoit sur quoy vous faisons responce 
. point par point corame sensuyt. 

Au primier touchant la venne du* Seigneur de 
Sauigny deuérs. les Seigneurs de Berne et de ce 
qu il leur a dit de^part notré frere de Bourgogne 
cest assauoir qu ilz yeulent estre contens tou- 



* (1) Francesco, conte di Gniyére, fu maresciallo di Savoia dal 1465 
al 1468. . t 



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— 152 — 

chant le differant qu ih ont auec le due d'Aul- 
trìche qu il soit veu et cogneu par arbitres ou en 
point de droit. Et en cas que non qu ilz se tien- 
nent seurs qu il le seruira et soustiendra en son 
ben droit. 

Respondons qu il nous desplairoit grandement 
quant guerre ne desbat sortiroit entre notre dit 
frere et les dits de Berne et y veuldroyons obuier 
de tout notre pouuoir comme tenue en sommes 
meismement à cause des bonnes anciennes ail- 
liances et confederacions de long temps entrete- 
nues. Et quant pourryons profiter au bien de la 
paix par ambaxade ou aultrement, nous y veul- 
droyons employer de tresbon cuer sans riens 
espargner, et quant ceste voye fauldroit sumes 
deliberò de faire notre deuoir aìnsy que sumes 
tenue par les dites confederacions et ailliances. 

Quant au second point que dictes qu ilz ses- 
merueillient du passage qu auons donne aux gens 
d'armes de Lombardie pour aller encontre deulx, 
respondons que jamays ne fut notre vouloir ne 
entention de leur donner passage pour aler ne 
contre eulx ne contre aultres. Mays 1 auons fait 
pour en deschai^er le pays car e estoyent gens 
estrangiers sans nulz profitz, et pour les faire 
vuyder leur auons donne passage considerant 
mesmement qu il n y auoit pas nombre de gens 
pour pouuoir pourter grant dommage; et n auons 
riens fait en ce qu en ensuyuant leur conseil et 



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— 163 — 

opinion car ilz nous ont consqillié et en votre 
presence meisme de viure neutrellement et laìs- 
serpasser cheschun d une part et d aultre. Et 
euh meismes 1 ont bien fait ainsy non seulement 
par sur leur pays mays aussy par sur le notre en 
plus grant nombre et de leurs gens meisraes 
dont n auons fait compte. Si ne s en doyuent 
esmeruillier véu que de leurs affaires n auons 
riens sceu jusques à present et par vous meismes. 

Au tier article tduchant notre frere de Romont 
nous Veuldroyons bien qu il fut au pays pour 
pluseurs bonnes raisons et meismement pour 
cestuy affaire, mays ce ne peult estre par le pre- 
sent copame saués si nous en tenons à ce que leur 
aués respondu touchant ce point sur les quart et 
cinquiesme article. 

Quant au sixiesme et septiesme faisant mention 
d aler par de là.ou de^ faire tenir les estas vous 
respondons que vouldroyons bien stre en lieu et 
place où leur puissions faire plaisir et seruice, 
mays à present ne, nous seroit aucuneraent pos- 
sible pour aucuns grauez affaires qu auons par 
de Q2i, Ne parerllieraent de faire tenir les estas et 
si oe sumes pas si louings que ne pouissons bien 
pourueoir es affaires quant cas aduendra. 

Touchant le huytiesme article au quel ilz veul- 
lient sauoir par conclusion s ilz se doyuent tenir 
asseurés de nous ou non, respondons qu ilz n ònt 
cause de soi meffier de nous car oncques en notre 



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— 154 - 

temps ne leur furent faictes choses doni à juste 
cause ilz se puissent quereller ne meffier; ainsy les 
auons continuellement honnorés, aymés et prisés 
tant qu il iious a- esté possible comme noz bons 
et anciens amis ailliéz et confederés et encoures 
sumes deliberé de'tousiours àinsy le faire se par 
eulx ne reste et quant de part eulx seroyons re- 
quest d aucune chose que pour eulx puissoHS la 
ferons de grant et bon vouloir. 

Vous signif&ant qua de notre coste les auons 
tenus et tenons pour noz bons amis aiUiés et con- 
federés sumes deliberé d ainsy le tousiours faire 
tant' qu ilz veuldront faire le semblable, ne par 
nous ne resterà de bien viure auécquès eulx easy 
qu ont fais noz bons predecesseurs et mieulx s il 
nous estoit possible aydant notre Seigneur qui 
yous ait en sa sainte garde. 

Escript à Thurìn le 16* jour de mày. 

. Signéc; Yolant. 

Anotre trescher et bien amé cousia le '. 
Conte de Gruteres, mareschal de . 

Sauoye. 



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— 455 — 



Bianca di Monferrato, duchessa di Savoia (^), 
al marchese dì Monferrato. 



Torino (anno incerto, ma prima del 1496), 18 giugno. — Dairorìginale. 
Àrcliivio generale def regno. 



Monseigneur mon onde je me recommande à 
vous du pouvoir de mon cueur. Aultresfois vous 
ay escript en favpur de Gabriel d'Isolle de Chy vaz 
qu'il vous pleust Tavoir pour recommande en au- 
cuns ses afferes qu'il a de pardellà, mais je croy 
qua à la faveur de sa parlie il n'a pas esté ouy 
dont m'esmerveille fori et scay bien que n'éstes 
pas de celle intention. Son cai^ est fort piteux et 
suys asseuréìB que sy en estyes bien informe au- 
riez pitie de luy et de ses fillies qu'il a en bien 
ben nombre. Si voys prie mon oncle de bien bon 
cueur que le veuUez avoir par recommande pour 
amour de moy mesmement et luy pourveoir par 
fafon que raisón et justice sumaire luy soit faicte 
et seuremént ce sera (mvre de misericorde. Et 



(1) II cav. Bajardo fu paggio di questa eccellente Principessa , la cui 
Corteera scuola ili costumi cavallereschi. * 



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— 156 — 

quant chose yooldres que je puisse la feray de 
bon cneur au plaisir. Dieu mon oncle qui vous 
doint le comble de vos désir. 

Escript à Thurin le 18. jonr de jmiif . 

l^oire mftpct la Dtàckeue de Savoye 

Blanche. 

Mariox. 
A MoDseigiieQr mon onde Monseignear 
le Marquis db Moiverra. 



Lmtna 1i»pk^ dndiessa di Ferrara^ 
al GMume di Modena. 



1504, 88 novembre. — DalTorìginale. Archivio comunale di Modena. 



Spectabiles viri, nobìs dilectissimi: Essendomi a 
questi di sta (stato) facto intendere , come per la 
supplicatione che con una nostra vi indicassimo, 
vi potè esser manifesto : La ellectione quale a 
nostra complacentia festi voi di Galuano in indice 
delle acque, non essere passata iuridicamente, et 
secondo li ordini e decreti vostri ; Subito come 
quella che per nostro meggio non volemo se pre- 
iudichi a chi se sia, Vi significassimo che quanto 
cosi fusse non mi pareva che tale ellectione do- 
vesse per nissuno modo bavere loco : Tuttavolta 



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— 157 — 

per essermi hord da fide digno testimonio asse- 
rito il predetto Galuano essere stato ellecto iusti- 
ficatamente et mediante le costitutioni et decreti 
vostri : Desideramo et cosi vi exhortamo et astren- 
gemo a volermi certificare de ipsà ellectione se 
è stata facta iuridicamente o nò. Remettendomi a 
nostra maggiore declaratione in scripto li ordini 
vostri circa ciò : perchè ogni volta che mi consti 
il prenotato .Galuano essere sta ellecto secondo 
quelli: volemo che tale ellectione sij ad ogni 
modo valida et che la promesse nostra sortisca 
omninamente eflfecto. Attento maxime, che iuxta 
la optima informatione che de Lui nuij havemo, 
è persona da bene et costumata: et bene valete. 

Fcrrariae, die xxviu. novembrìs 1504. 

LUCRETIA ESTENSIS DE BORGIA. 

SpecUbilìbas viris nobis dìlectissìmis domìnìs 
sapientibus civitatibus Mutinae. 



Lucrezia Borgia al Cornane di Modena. 



1505, H gennaio. — Dall*origìnale. Archivio della città di Modena. 



Magnifici viri amici nostri charissimi : Haven- 
dovi per altre lettere notificato l'animo teneris- 
simo (sic) che la electione facta per nostri prede- 
cessori de Galuano vostro cittadino sopra l'officio 



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— 168 ^ 

delle acque sortisse votivo effecto; Starno non senza 
qualche adiniratione ^ che siate bora contra ve- 
nuti in elegere di novo altre persone, con poco re- 
specto nostro', et mancho de' statuti di quella cita, 
quale essendovi facto intendere che la desiderava 
dare per confidente Johan Maria Carandino, per 
più nostra et vostra satisfactione. Recordassimo 
che l'uno , et l'altro fussero a tal officio deputati. 
De la qual cosa per benché habbiamo qualche 
causa di dolerne, pure non essendo tanto avanti 
che non possi facilmente remediarse iuxta il de- 
siderio nostro, non uuò per quésto restare di non 
exhortarvi e di novo pregarvi cordialmente che 
per una volta fu facta tal electione a complaeentia 
nostra uoghate esser contenti proponerlo alla Ex-^ 
cellentià del signor nostro preside o del signor 
nostro Consorte, come più expediente parreria, et 
se succede andrà in satisfactione nostra adiùn- 
gerii el prefato Johan Maria secondo il tenore del 
altra nostra lettera a vuj ultimamente mandata. 
Ricordandovi che anche a vuj potrebbe occurrere 
bauere bisogno del òpera nostra quale siamo per 
correspondere et spenderla a vostro beneficio non 
meno che per noij proprii : et bene valete. 

Ferrariae, xxiiij. ianuarij i505. 

LUCRETIA ESTENSIS DE ^ORGIÀ. 

Spectabilibus dominis sapientibus presidentibus 
civitatis M utinae amicis nostrìs charissimis. 



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— i59 — 



Loerezia Borgia al Cmme di Hodena. 



Da Reggio, 1505, 19 septembrìs.— Dall*orìg. Àrch. del Comune di Modena, 



Dilectissimì nostri Questo giorno a hore undeci 
habbiamo partorito un bello figliolino maschio, 
il che vi havemo particolarmente voluto signifi- 
care : Sapendo che per la fede et devotione che 
havete verso nùij ne sentirete singulare piacere. 
Et tanto più che insieme col putino se ritrovemo 
in bono termine per gratia de N, S. Dio- 
Bene valete. 

Ex Regio, xvnij septembris 1505. 

N. Bendedeus. 



Spectabilibus e( pradentibus fidelibas nostrìs 
dilectissimis sapientibus presidentibus rei- 
pubiicae Mutìnae. 



• _ • Digftizedby VjOO^IC 



- 160 — 



Hargnrìla d* Antrìa, ihekessa lekn di Sa?oia, 
a Carli fl Booiid, dota di Safoia. 



Pont d*Àiii, 1505, 26 agosto*— DaIl*orìgi]ude. Arch. generale del regno. 



Monseigneur mon boa frere. Je me recomande 
affectueusement à vous. jay par le sieur de Pio- 
sasche mon maistre d'ostai et maistre Loysjreceu 
voz lettres et ouy ce qu'il m'ont dit de votre part. 
Dont et du bon vouloir que avez à moy ne vous 
sauroye assez remercier. Et quant à ce qu'ils vous 
ont dit de ma part, soyez seur que en tout ce que 
me sera possible vous fere plesir et senrice le 
ferey tout austant que pour le Roy mon frere 
sans y ri^ì espargnier, et ne resterà sinon à vous 
de le penser et m'en avertir. Au surplus je vous 
envoye cincq lettres concernans la matiere dont 
avez eu devisés avec mes dits serviteurs et en ay 
plus Targent. Mais à cause qu'elles sont à Bourg 
Fon en peult fisser à present vous en po^irrez 
prendre une coppie et par ce porteur me ran- 
voyer les originauk d'icelles. Vous verrez aussi 
une lettre que le roy d'Arragon m'a escript que 
Jay fait translater d'Espaignart en frangoise. 
Icelles veues les me renvoyerez me signifBant s'il 
y a chose que puisse pour vous et de tres bon 



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— 161 — 

cueur k ferey. Ayde Notre Seigneur que je prie 
monseigneor mon bou frere vous doìntceque 

plus desirez. 

Escript ali Pontdeyns ce 26. (l*aoust 1505. 

Votre honne teur 
MA.RGUERITE. 

A MONSEIGNEUR DE SaVOYE 

non bon tnire. 



Ijàm» Xn, re di Frane», «gli Anziani di Genova. 



Blois (1506), 16 febbraio. — DaIl*origmale. Archivio generale del regno. 



Tres chers et bien améz. Par les mains de vo- 
tre ambassadeur avons receu les lettres que nous 
avez escriptes. Et tant par icelles que par ce que 
iiotre amé et féal conseiller chambellan notre 
lieutenant et gouvemeur à Gennes le sieur de 
Champdenier nous a souvent escript, Avons en- 
tendu bien amplement la bonne et grande de- 
monstration que vous avez faicte jusques icy pour 
pourveoir aux choses qui pouoient concerner le 
bien seureté et deflfense de vous et de votre estat 
et les bonnes paroUes et oflfres que luy avez 
portées et fait porter declairans ouvertement la 
loyaulté et fidelité que nous portez dont tant et 
sy affectueusement que fere pouons vous mer- 



li 



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— i62 — 

cyons et vous prions vouloìr continuer et de bien 
en mieulx vous emploier à ce que porroit survc- 
nir cy après comme nous avons en vous par- 
faicte et entière confidence. Et que vous dira 
plus amplement de par nous notre dict gouver- 
neur auquel vous adjousterez foy comme vous 
ferìez à notre propre personne. Treschers et bien 
améz, Notre Seigneur vous ait en sa garde. 

Escript à Bioys le 16. joor de ievrìer (i506). 



LOYS 



A noz tres chers et bien améz les Andens 
et Office de la baillye de notre ville et 
cité de Gennes. 



ROBERTET. 



Lodovico Xn, re di Fnnda, agii Anziaiii di fienova. 



Bloys (i506), i4 d'agosto. — Dairorìginale. Arch. generale del regno. 



Treschers et bien améz. Nous avons estéz ad- 
vertiz par le sieur de Champdenier notre lietite- 
nant et gouverneur à Gennes de la bonne et 
grande demonstraciòn que avezfaicte et faictes 
chacun jour du bon vouloir que nous portéz et 
que avez de continuer et demourer en vraye fide- 
nte et obeyssance envers nous comme bons vrays 



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— 463 — 

et loyauis subgeetz.Et corame pour notrc service 

et^la seurecté de notre Estat et seigneuries de 

Gennes vous luy avez oflfert et accordé payer la 

moictié de la despense qui sera necessaire pour 

Tentretenement de Tarmee de mer qu'il est re- 

qais tenir pardelà. Dont nous vous mercyons de 

ben cueur vous priant que tousjours veuillez 

continuer en votre bonne voulonté. Et en ensui- 

vant ce que avez dit et accordé au dit gouver- 

neur veuillez donner ordre que la diete moictiée 

de la diete despense soit fournye de votre part 

ainsi qu'il sera besoing. Et soyez seurs que de 

notre part ny aura point de faulte que ne facion^ 

foumir à Fautre moictié et d'avantaige mectrons 

et employerons pour la seurecté de vous et con- 

servacion de l'Estat non seuUement ce qui sera 

necessaire pour le fait de la mer maiz toutes noz 

forces tant d'Ytalie que de France sans aucune 

chose y espargner jusques à notre propre per- 

sonne sy besoing est. 

Treschers et bien améz Notre Seigneur vous 
aye en sa garde. 

£sciipt à Bloys le li. jour d'aoust. 
LOYS. 



ROBERTET. 



A noz trescbers et bien améz les Officiers 
de la BalJye de notre bonne ville et cité 
de Gennes. 



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— i64 — 



GogBelmo IX, marchese dì Honferrato, a Gaiio 
il BooDO, dota di Saroia. 



Da Gasale, 1510, 7 maggio.— Dall*orìg;inale. Archivio generale del regno. 



ni™*' Princeps, 

Sono venuti da Noi Bersano de Bersanis, et li 
altri soi consorti de la litte dil loco nostro de 
Sancto Georgio in Canepitio, dolendosi che per 
hauer gratificato a la Excellentia Vostra in far 
compromesso cum Meistro Bartholomeo de Monte, 
et Georgio suo figliolo del loco de Bayro, Sono 
comminati per littere de la prefata Vostra Excel- 
lentia ad non vera supplicatione depsi de Bayro 
sub Dat. Vercellis die vigesima martij nunc de- 
cursi, che quando fra il tempo di questo ultimo 
compromesso non sij terminata la causa, che di 
nono si concedeno represalie contra dicti de Sancto 
Georgio. Dil che se siamo marauigliati assai, perhò 
che dicti de Bayro non se possiano iustamente 
dolere, che da noi et nostri Commissari] non ha- 
biano reportato fauoreuole et expedita iuslitia, 



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— 165 — 

come per lo spettabile doctore raesser Antonio de 
Prato nostro Consiglerò et oratore mandato cura 
li acti , intese la Eicellentia Vostra. Preterea per 
epsi nostri de Sancto Georgio, non è restato, ni 
resta che non si termini ogni causa compromessa, 
ni restara expectando maxime dicti nostri subditi 
per tale terminatione , la restitutione de li beni 
tolti a loro, et de li danni, speise et interesse sup- 
portati, et se quelli de Bayro hauesseno dato se- 
gurtade secundo l'ordine, comò hano facto li nostri 
de Sancto Georgio nel Dominio de Vostra Excel- 
lentia et solicitato la expeditione de Ja causa, già 
molto tempo passato saria expedita , et per che 
la Signoria Vostra può fare expedir epsa causa 
compromessa, stringendo prima quelli de Bayro 
a dare securitade, et li compromissarij ad prò- 
nuntiare et arbitrare secundo la forma del com- 
promesso, el tempo del quale non corre se non 
da poi. la securitade data per dicti de Bayro se- 
cundo l'ordine de la Signoria Vostra sopradicto, 
et conùentione de le parte. La exhortamo et pre- 
gamo se degni fare che dicti de Bàyro diano la 
segurtade, et che li compromissarij pronuntiano 
dicto suo arbitrio. Reuocando le diete littere con- 
cesse per la prefata Signoria Vostra male infor- 
mata, ad ciò che epsi subditi vostri et nostri ha- 
bìano ad ben uicinare senza altra tumultuatione 
et lìtte. Et quando dal canto nostro restasse qual- 
che cosa a fare, saremo prompti ad ogni juridica 



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— 166 — 

expeditione , corno speramo etiam non mancharà 
la prefata Excellentia Vostra a la quale sé riconti- 
mandiamo et offeremo. 

Dat. Gasali, die yn. maij 1510. 
Illme D. V. 

Consanguineus Marchio MonHsferraH 
GULIELMUS. 

Controtignato Maimonus. 

in«« Principi et Excell"»» Carolo 
Sabandie Duci et consanguiiieo 
Hostro honoranfisàmo. 



Maif ariti d'Austria, duchessa vedora dì Savoia, 
al dota dì Savoia Carlo m. 



Malines, 1511,13 marzo. — Dairoriginale. Archivio generale del regno. 



Monsieur mon bon frere tant et si affectuese- 
ment que faire puis me recomande à vous. ayant 
par ce porteur chevaucheur de votre escuirye re- 
ceu vos lettres et par icelles et- ce que ma dit le 
gouverneur de Eresse au long entendu ce que desi- 
réz estre fait avec mon cousin de Nassau touchant 
l'affaire dentre vous et luy: auquel mon cousin 
qui est presentement' sur les frontières de ghel- 
dres Jay incontinant envoye vos dités lectres et 



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— 167 — 

Gopies des instructions du dit gouverneur et luy 
ay escript corame le tout veu, Il me voulcit faire 
responce comme il» a fait et telle que veries par 
sa lectre la quelle je vous envoye avec ceste. 

Et pource monsieur mon bon frere que par sa- 
dite responce verrez quii entendsetenir au traicté 
qu'a estrQ'fait vous prye regardési desirézet vou- 
lez entretenir icelle de votre parte ou non. Et au 
cas que ne le voulez accepter je vous prye que ne 
men veuUiez plus empecher. au demeurrant où 
vous pourray faire plaisir et service, Le feray de 
bon cueur disant à Dieu auquel je prye que, mon- 
sieur mon bon frere, vous doint W vos désirs. 

Escrìpt à MaÙnes le xm. Jour de mars an mdxi. 

Votre bonne uur 

Marguerite (2). 

A Monsieur de Savoye mon bon frere. 



(1) Vocabolo antiquato invece di dùnne. 

(2) Vedova di Filiberto il Bello ; fondatrice della chiesa di Brou , 
ultimo miracolo dello stile gotico; govematrice de* Paesi Bassi; prin- 
cipessa d*alto ingegno e di gran senno. 



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FniDoeseo di Borbone al grande scudiere di Saroia. 



Asti (1513?), 24 loglio. — DalTorìgiiiale. Arcbivio generale del regno. 



Monsieur le grani Escuyer. Jay receu les lettres 
que mauez escrìptes auec les aduertissemens que 
mauez enuoyez, par les quelles jay veu les bonnes 
nouuelles contenuesen icéulx qui ne ma este petit 
plaisir, vous priant monsieur le grant Escuyer 
que en continuant en la bonne voulonté que je 
voy que vous auez et portez au bien des afPaires 
du Roy vous veuillez continuellement maduertir 
de ce que pourrez entendre et sauoir du fait de 
noz ennemys et autres choses concernans le bien 
de ceste emprise. 

Au surplus monsieur le grant Escuyer, je veulx 
bien vous aduertir de l'emprise que sauez, dont 
je vous ay tenu propoz, qui est que le facteur de 
Ansaldo deGrimaldy geneuoys W qui est à Thurin 
est celluy qui devoit bailler et fournir argent 
pour la conduite de la dite emprise, qui est au- 
trement succedée quilz nauoyent entrepris. Je 
vous prie monsieur le grant Escuyer en faire la 



(1) Usarono allora il medesimo vocabolo per dire genovese e {fine- 
vrino. 



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— 169 — 

demonstracion telle quìi appartieni car il me 
semble bien que telles choses ne se doyuent faire 
ne machiner es pays de monseigneur de Savoye 
contrp et au prejudice de ceste armée et de ma 
personne. PriantDieu monsieur le grantEscuyer 
quii Tous doint ce que plus désirez. 

Touchant le prisonnier dont vous mauez escript 
je nay encore'eu loisir pour les aifaires qui jay 
euz dy pouruoir et pour cela nay vouUu différer 
vous renuoyer ce porteur vous priant estre as- 
seuré que je y feray de sorte que monseigneur 
de Sauoye vous aurez cause vous contenter et ne 
fault vous en soucyer. 



De Àst, ce xxnne de juìllet. . 



A Monsieur le Grant Escuter 
DE Sauote. 



Votre bien hon amy 

Francoys. 



n eardioale Giulio de' Medici (Clemente VII) 
a Carlo III duca di Savoia. 



Roma, 1514, 6 aprUe. — Dall'originale. Archivio generale del regno. 



Ill"« ac Excell"'® Domine colendissime , 

Ritorna a la Excellentia Vostra el maistro Trol- 
liet bene expedito «ecundo ad quella exponerà et 
dal Reverendo Protonotario M. AmadeodeBerruti 



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— 170 — 

. familiare de Nostro Signore le piagirà de inten- 
dere el quale ce parso de mandar conoscendolo 
essere de multa prudentia et al proposito de tale 
impresa per mandarla ad effecto; che cossi piaccia 
a Dio; et maxime sapendo che lui fo el primo che 
de tale materia parlasse, demonstrandose sempre 
et in questa et in omne altra cosa pertinente al 
honor et stato de Vostra Excellentia multo affec- 
tionata comò bono subdito et servitor de quella. 
Et perchè Nostro Signor ha da operar epso mes- 
ser Amadeo in certa altra cosa de molta impor- 
tantia piacerà a Vostra Signoria Illustrissima ex- 
pedirlo presto et rimandarlo con bona conclusione 
comò speramOy aciò possiamo tucti nui insieme 
con vostra Illustrissima Signoria cominciar a ju- 
bilare de questa convinctioncla quale più che ni- 
sciuna altra cosa existimamo et desideramo, non 
tanto per nostro respecto comò per la exaltatione 
de la Illustrissima Signoria vostra et casa sua : 
per la quale Nostro Signore et tuti nui siamo dis- 
posti metter omne nostro studio et facultà per la 
singoiar benevolentia et humanità ce ha monstrato 
in contentarse de voler contrahere affinità con 
ipso nui (*) comò che più largamente le refererà el 
predetto Protonotario Messer Amadio al quale Vo- 



(1) Allude al matrimonio inteso tra Filìberta di Savoia e Giuliano 
de' Medici, fratello di papa* Leone X. 



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- 471 — 

stra Excellentia se dignerà dare piena fede et li 
farà anco intender li multi et boni respecti per li 
quali non ce parso per adesso volere actendere 
ad alcune altre cose particolari le quali el pre- 
detto Messer lo mastro TroUiet cercava con dili- 
gentia de tractar. Et felicissime valeat Excellentia 
Vestra cui me offero et commendo. 

Rome, ex Palatio Apostolico, vi. apiilis MDxmi. 

Excdlentie Vestre deditissimus 

Julius Cardinalis De Medicis. 

llliistrìssimo ac excellentìssimo domino 
colendissimo domino Gharolo Sa- 
baodieDad. . 



Francesco I, re di Francia, agli Kmm di Genova. 



Di Parigi (1519?), 19 maggio. — Dairorìg. Arch. generale del regno. 



Treschers et bien améz. vous auez peu assez 
sauoir et estre aduertiz de la grande surprinse ma- 
licieusement faicte et conspirée quatre ans a ou 
enuirons par aucuns patrons mariniers et autres 
tant geneuoys que de riue de Genne. Lesquelz 
jacoìt ce que lors ilz eussent juré et fait serment 
es mains de notre araé et féal conseiller et cham- 
bellan grant prieur de sainct Gil- 
les et cappitaine general de noz galleres de bien 



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— iU — 

et loyaument mener et conduire troys brìgantins 
de guerre en sa compaignìe y dont il leur auoit 
donne la chai^e et quii auoit fait equipper de 
tout equippaige de guerre. Par ordonnance de 
feu notre treschers seigneur et beaupère, le Roy 
Loys dernier decedè que Dieu absoille pòur son 
serutce, depuis Gennes jusques . en noz pays de 
Normandie et Bretaigne. Neantmoins après le par- 
tement dudite Genne, et voile par eulx fete en 
mer ainsi quilz passaient par le destroict de Gil- 
bartart cougnoissans ledit lieu estre fort perilleux 
et dangereux pour nos galleres lesquelles jceluy 
notredit conseiller et chambellan conduisoit au 
lieu de le suyure corame ilz estoient tenuz. Selon 
leurdit serment Tabandonnerenf sausenterent et 
separerent deluy eulx diller retournans et emme- 
nans lesdites troys brìgantins audit Gennes, dont 
ilz estoient partiz. Auec lesquelz depuis ilz dis- 
trouserent et ferrent plusieurs maulx sur noz 
subgectz desquelles cKoses, iceluy notredit con* 
seiller et chambellan vous a prie et requis luy 
faire administrer justice alencontre desdits con- 
spirateurs et aucteùrs dudit larrecin luy fere ren- 
dre et restituer lésdits brìgantins corame ilz es- 
toient ensemble la soulde de troys mois quilz 
auoient regue de que toutes noyes nauez encores 
fait. Et pource que corame bien entendez telles 
voyes ne doyuent auoir lieu, ains de droit sont 
prohibees et deffendues et que la pugnition en 



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— 173 — ; 

doyt estre faicte de telz delinquans à Texeinple 
de tous auteurs de ceste cause nous vousen auons 
bien voulu escripre vous priant bien afiFectueuse- 
ment que vous vueillez sur ce pourueoir à notre 
dit conseiller et chambellan de bonne et briefue 
justice par fa^oii que lesdìts brìgantins luy soient 
renduz et restituéz car il y va grandement de no- 
tre auctorité et autant ou plus de notre interest 
que de celuy de notredit conseiller et par quoy 
Dous vous prions de rechef ny vouloir faire faulte. 

Donne à Paris le xix« jour de may. 

Francois. 



A noz treschers et bien améz les Ànciens 
de notre bonne ville et cyté de Gennes. 



RORERTET. 



Fnuieesco I, re dì Frauda, agli Anziani dì Genova. 



Di Lione (1521?), 3 d'aprile. — Dall'orig. Archivio generale del regno 



Treschers et bien améz Nous auons entendu par 
ce que notre cher et feal cousin le seigneur Octa- 
uien Fregoso (*) votre gouuerneur nous a escript 
et fait dire par son secrectaire quy est pardegà que 



(1) Ottaviano Fregoso era doge di Genova. Nel 1515 consentì a te- 
merla a nome di Francia col titolo di governatore. 



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— 174 — 

par votrebonnedisposition et inclination que auez 
enuers nous aues promptement fait prouision des 
gallerens et gens de pied affin de gai^der et con- 
seruer notre estat depardelà en ces temps de sus- 
picion et bruyt de guerre dont grandement vous 
remercyons. Et vous prions vouloir continuer et 
de bien en mieulz y faire par facon que ledit es- 
tat demeure en bonne seurecté comme nous auons 
en vous notre parfaite fiance vous signiffiant et 
faissantsauoir que en tiendronstel bon compte et 
extimation de vous que vos bonnes euures et bienf- 
faiz enuers nous merìtent et que ce que aurez 
faitz et ferez en notre seruice toumera à lonneur 
et bien uniuersal et particulier dentre vous. Et 
pour ce que notredit cousin votre gouuerneur 
nous a fait dire et auertener que estes si tresbien 
deliberéz à nous faire seruice que mieulz ne 
pourriez ne vous en prierons autrement mesme- 
ment esperant Dieu aydant et la raison et les 
grandes et bonnes prouisions par nous faìctes et 
qui se feront plus amplement sii est besoing les- 
dits bruitz et menasses de guerre en brief cesse- 
ront. Et sur ce trescher et bien améz prions Dieu 
quii vous ait en sa garde. 

Escript à LioQ le m« jour d*auril 



Francoys. 



A DOS tresch^rz et bien améz les Anciens 
et officiers de labaiUie de Gennes. 



ROBERTET. 



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— ns — 



Beatrice dì PortogaDo a Carlo fl Suono, duca 
di SaToia, soo marito. 



Da Torino, 1524,5 giugno. — Dall'orig. Archivio gen. del regno. 



Monseigneur; j'ay recju la lettre que vous a 

più m'escrire, et ay esté tresjoyeusé entendre de 

Tos I)oimes nouvelles, et mesment de votre sante 

que est la chose sur toutes aultres, que plus j'aime 

et estime. Àu regard de l'homme de Pierre Munitz 

puis qu'il se sent bien , le plus tost qu'il pourra 

venir sera le meilleurs et ce pendant je feray son 

depeche vous priant regarder ce que sera de be- 

soing pour son deslougement. De Dyego Lopez pois 

qu'il vòus plaist que je ne men serve jen suys tres 

contente. Et ai ordonné à Chatel escripre au com- 

fflys de Rubat qu'il se contente de ses gaiges 

jusques au jour qu'il despartira. Sii vous plaisoit 

luy donner quelque chose daventaige ny aurait 

que bien. Au regard de l'escuyer Fyon il ma tres 

bien servi et s'est bien conduit à ma despense et 

est plusqué requys icy à cause de ses seigneurs 

qui doivent cy venir. Et dez ceste nuyt y arrive- 

ront monseigneur de Bourbon le Vice Roy , mon 

cousin de Painthyeure et pluseurs aultres cappi- 



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— ne — 

taines et chiefs de Tarmee de TEmpereur lesquels 
hier me vindrent au devant auprès de Rivolles et 
m'accompaignerent jusques icy aveques pluseurs 
bons et honestes propos. Reste monseigneur que 
je suis assez mal en ordre de caddrez, dime, na- 
vyere, potz, flascons, platzs, chandelliers et aultre 
vaisselle d'argent et nescay, si le due de MìUan 
vient, comme les pourray recepuoir à vostre hon- 
neur et myen. Serablableraent nya icy alcun tap- 
pisserie ny douzeletz de soie combien que j'ay 
faict accoustré le chasteau au myeuls que ma 
esté possible. Sur quoi monseigneur vous plaira 
avoir bon advys et y fere donner Tordre neces- 
saire. Ayant parie au dit monseigneur de Bour- . 
bon je vous advertiray des devys qu'il m'aura 
tenu et de tonte aultre chose que pourray enten- 
dre, Du comte de Crescentin il est icy et avant 
peu de jours je tacheray de fere que le mariage 
se complira. Touchant le paquet dont avez escript 
à Chatel, monseigneur, moy senile lay ouvert et 
personne de ceuls qui sont avecques moy ne Font 
veu tant ya que ne voldroie enee ny aultre afiFere 
fere chose qui vous depleust aussi nya pièce deuls 
qui le me voulust conseiller. Et vous asseheure 
qui nya heu aulcune malice. Quant aux choses 
d'argent de Portugal pour tenir le voire dedans 
sans le toucher ma nourrisse n'en a point; bien 
dist elle que le seigneur de Chambuét les luy 
pourtast à Chambery et quelle ne les voulsist 



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— 177 — 

point recevouir. Je loue le Greateur de ce que. 
notre fils se porte bien et luy supplie vous doint 
monseigneur et à luy tres bonne vie et longue. 

À Thmin le V« jour de juing. 

Votre très hunible femme 

Britiz. 



Francesco I, re di Fraudi, al signor di Tarbes. 



Biojs, 1529, 16 niarzo. — Dall'originale. Archivio generale del regno. 



Honsieur de Tarbe. Jay receu la lectre que 
vous mauez particulierement escripte du xxvu"' 
du ijiois passe ensemble la copie contenant la 
forme et maniere de la coronation de lempereur 
que maves envoyé , qui meste plaisir et mesme- 
ment davoir entendu par votre dite lettre entre 
aultres choses les bonnes et honestes offres que 
mon onde monsieur de Savoye W vous a faictes 
quant vous lauez esté visiter de semployer en 
tout ce dont le vouldriez requerir pour le bien de 
mes affaires de quoy vous le remercierez de tres 



(1) La madre del re era sorella di Carlo il Buono, duca di Savoia. Il 
re fu assai malcontento che lo zio fosse andato ad assistere all'incoro- 
nazione di Carlo V a Bologna; più malcontento ancora del dono che 
rimperatore fece alla bella sua cognata Beatrice di Portogallo, duchessa 
ili Savoia, della città e del contado d*Àsti. 
12 



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— 178 — 

boB cnenr de ma pari le prìant que en ce bon et 
ferme propos et voulloir il YueiUe estre content 
de continuer et perseverer pour l'amour de moy 
Tasseurant bien que là où il me vouldra employer 
il me trouvera tousjours son bon parent et amy 
et prest à luy fere plaisìr. Et pour le present ne 
Yous feray plus longue lectre, si non que je vous 
adverty que jay veu tout ce que auez escrìpt en 
chiffre à mon cousin ladmiral et pareillement à 
Villandry et ay bien notte le tout vous priant 
monsieur de Tarbe ne vous vouloir enuyicr de 
continuer à m'escripre et faire sgauoir comme 
toutes cboses passeront par de là le plus souvent 
que vous pourrez et vous me ferez merveilleuse- 
ment grand plaisir: prìant Dieu monsieur de 
Tarbe qui vous (ait) en sa tressainte garde. 

Escrìpt. à Bloys le xvi. jour de mars mìl y«xxec. 

Francoys. 

Breton. 

Beatrice di Portogallo a Carlo il Buono, 
duca di Savoia, suo marito. 



Di Tonno (1531), 9 d*aprìle. — Dall'originale. Àrch. gen. M regno. 



Monseigneur. L'Aumosnier du Prince votre fils 
m'a fait entendre. qu'autrefois il vous a plus lui 
promettre le pourvoir d'une des chanoinyes que 



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— 179 — 

Youlez fonder pour feue Madame de Nemours (^) 
ma soem*, et que presentement en avez. d^à pourvu 
votre clerc de Chapelle, et m'a requis vous es- 
cripre en sa faveur. Sy vous suplie Monseigneur 
Tavoir en ce pour recommandé pour le service 
qu'ilfait joumellement à votre fils. Ausurplus, 
Monseigneur, ceulx de la Perose ont envoyé icy à 
cause que les officiers de l'Abbé de Pinerol avec- 
ques aulcuns souldars des garnisQnd'ExilIeset de 
Viilars soni venus au dit mandement prendre des 
prisonnìers intitulés de crime d'héreisie et les ottt 
fait mener aux prisons de l'Abbé. Ce que ne pui& 
croire procède de sceu de TEvesque de Genève, 
abbé du dit Pinerol ; vu que c'est contre votre au- 
torìté d'ammener gens estrangiers sur vos pays;: 
à roccasion de quoi J'ai fait de^echer lettres 
pour intimer à son Vicairequil nait à proceder à 
aulcune capture sans primierement voir les in^ 
formations par vos conseils et quii ait à relas* 
quer les dits destenutz sur peine de votre malie 
grace et reduction de ses biens'à vots mainSr dont 
vous ay bien voulsu advertir pour si quelcun re- 
courroit devers vous estre infor<toé comme la 
chose passe, vous suppliant en fere ielle demon- 
strance que les aultres ils prennent exemple. Et 



(1) TUiberta di Savoia , vedova di Giuliano de Medici , morta nel 
1524. 



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— i80 — 

appres estrehumblement recomandé à votre benne 
grace prie Dieu qui vous doint Monseigneur tres 
bonne vie et longue. 

A Tharin le ix* d'aTril. 

Votre humble femme 

Britiz. 



Monseigneur ;qai ne pourvoyera en l'affaire de 
la Perose il est pour en venir de Tesclandre; car 
tous les sujets se sont mis en armes à cause que 
ceuls d'Exilles et du Villaret les menàcent de met- 
tre à sac et est de très maulvaise conséquence. 
dar oultre ce que les ofiSciers de l'abbé de Pine- 
rpl prennent vos sujets à l'aide des estrangiers 
ils contraignent leurs femmes à payer les dits 
estrangiers et entre les autres en ont fait payer 
à une pauvre ^femme vingt cinq escuz. J'en ai 
escrit aux capitaines Verty et Jannot et vous as- 
seheurent s'ils y retournent quilz y auront for- 
tune. Et me semble Monseigneur si vous ne faites 
observer Tindulte quen avez du Pape que ce sera 
tres mal advisé et... diminution de. votre autori té. 



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— 181 



Beatrice di Portogallo, duchessa di Sayoìa, 
a messer Gerolamo Bolgaro (^). 



' Da TorìBo, 153i, 25 dicembre. — Dall'originale. Arch. gefe. del regno. 



Magnifice fidelis charissìme. Hauemo recepute 
due vostre de' xv et xx del presente et ne duol 
de la morte di quello adherente nostro. Et sarà 
bona opera instar apresso il signor Governatore 
che giusticia si faccia contro li colpevoli del de- 
litto. Quanto al signor prothonotario GarraccioUo 
non è già espediente che '1 si duolghi di nui che 
non sauemo altro di quello che sauete di lui. Ve 
ringraciemo de la faticha vi pigliate ad interte- 
nere il popolo di Casalle, massimamente li boni 
aliquai direte per parte nostra che no se turbano 
d'animo che oghnor più venghono noue megliore 
di questo nostro processo, di modo che sopra 
la fine resterano consoUati. De la croce che sta 
puosta sopra la città di Meia, et a.ltre terre a 
cerco mai Thabbiamo entesa sin a la receputta 
de le vostre. Né per niente le remetteressimo al- 
troue. 



(1) Era r agente di Savoia a Casale quando si trattava <leUa succes- 
sone del Monferrato, 



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Circa quei compagni che preghano vogliamo 
intertenere sin che sii la causa decisa non se le 
mancherà -et già le hauemo datto l'ordine neces- 
sario. Et in ciò et magior xosa desideramo sem- 
pre compiacerli. N. S. Dio di mal vi guardi. 

Da Torino alli xxv. decembre BfDXXxiiìi. 
La Duchessa di Savoia 

Britiz. * 

Contrassegnato: Michaud. 

Al Ma^ifico messer Gerolamo di Rolgaro 
nostro charìssimo. 



Fnmcesco I, re dì Francia, al eonte Guido Rangom. 



Pont de Sorqùes ^ 1536, 12 settembre. — Dàll^orìginale. Archivio 
Sanvitale di Parma. 



Mon Gousin. 

Jay baille au conte Galeas de Fontenela la 
charge et condùite de deux cens chevaux legeres 
et mil hommes de pied. A ceste cause je veux 
et vous prie que joingt quii aura avee la force 
que vous avez les dits chevaux legeres et gens de 
pied vous les fetes paìer selon et ainsi que sont 
et seront les autres de la dessusdite force. Et vous 



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. — 183 — 

me ferez plaisir et service tresagreableé Priant 
Dìeu mon Gousin qui vous ait en sa sante garde. 

Esente au Perni de Sorques le xn* joor de septembre mil. v« xxxyi. 

Francois. 

Breton. 
A mon cousin le conte Guido Rangon chevalier 
de mon ordre ayant la superìntendence gene- 
raHe ded forces que jay ea Italie. 



Maria d'Austria, regina d'Ungheria, al mardiese 
del Vasto. 



Valenciennes,1543, 8 novembre.— Copia sìncrona. Arch. gen.del regno. 



Monsieurlemarquis.Gestes seruiront pour yous 
aduertir et faire part à la verité de ce qu «st suc- 
cede à Tendroit les afferes de par deccà. Puys la 
conqueste de gheleres et comte de Jutphen Sa 
Majesté a faict marcher ses forces contre le Roy 
de France pour recourrer la ville de Làndresi que 
le dit Roy auoit faict fortiffier. Et apres y auoir 
faict mectre le siege le Roy de France veuUant 
faire leuer icelluy a faict bruict de vòuUoir don- 
ner la bataille et s'est trouué en personne auec 
toutes ses forces à troys lieues pres du dit Làn- 
dresi. dont aduerty Sa Majesté combìen quii ce- 
stbit encores bien debile des goùttes s'est trouvé 



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— 184 - 

auecques son armée pour non donner scrupule au 
dìt Roy de venir à la dite bataille estant le Camp 
deuant le dit Landresi bien fortiffié et encloz de 
trenchéez et rampars a bien vouUu faire leuer le 
siege marchant auee sa dite armée droict contre 
celle des frangoys et le second de ce moys s'est 
venu loger à une lieue pres de leur camp qu es- 
toit fortiflSé de tranchez et rampars où se feirent 
plusieurs escarmouches d une part et d anitre où 
les ennemys perdirent aulcuns gentilzhommes et 
menusgens sans que 1 armée de sa dite Majesté 
receust aulcun dommaige. Et le lendeinain le dit 
Seigneur Empereur feyt marcher son armée en 
ordre de bataille jusques à veue des ennemys. Et 
si pres que 1 on pouuoit tirer de Camp à aultre 
où semblablement y eust grosse escarmouche la 
quelle par les aduenturiers de sa dite Majesté fut 
viuement repulsée. Et s eschauflfa la chose telle- 
ment qu il sembloit que les ennemys viendroient 
à la bataille. Mais estans repulséz jusques dedans 
leurs fortz et barrieres ayant perdu plusieurs de 
leurs gens tant tuéz que prins se retirarent du 
tout sans plus se oser monstrer ou sortir combien 
que sa Majesté bien longuement à veue leur 
monstra son armee tant 1 auantgarde bataille que 
rieregarde leur offrant les troys en sorte qu ilz 
virent le deuant les flangs et derriere de la dite 
armée des les neuf heures le matin jusques à 
troys heures aprés mydy. Mais estant souUez des 



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— 185 — 

dites escarmouches et rembarrementz n en voul- 
lurent plus manger et se contentarent de canno- 
ner et tirer aulcuns coupz d'artillerie sans faire 
aulcun dommaige à Tarmée de sa Majesté. Ce faict 
ìcellui se lougea sur le vespre à une petite lieue 
aupres d eulz au milieu des^ Champs sans haye 
buìsson riuiere fosse ny autre empeschement et 
la plus part de ses gens à vene du camp des en- 
nemys où il demoura le lendemain par tout le 
jour pour attendre siles ennemysnereprendoient 
quelque couraìge en souuenance de tant de bra- 
uettez quilz auoient seme par tout de le chercher 
et donner la bataille. en somme apperceuans les 
ditz ennemys que sa dite Majesté faisoyt preparer 
pontz et aultres appareilz pour passer plus pres 
du Roy et son armee il a trouué pour le plus 
seur expedient de s en partir à la nuit en si ex- 
treme crainte quii se feyt chef de l'auantgarde 
pour retourner plus seurement en son Royaulme. 
Et pour certain comme plusieurs où il passa ont 
depuys certiflSé fust si effroyé qu il s en alla si 
cellerement qu il ny heust aulcun bruyt de trom- 
pettes tambours ny aultres. Et furent les son- 
nettes et campanes des muletz de charge estoup- 
pez et le Roy auec ses mignons en personne sol- 
licitant et auanceant par les rues le despartement 
saudain. Qa il y eust si grant desordre et confu- 
sion pour la diuersité des nations qu ilz furent 
contrainctz bouter le feu aux faulx borgs de Cam- 



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- i86 - 

bresi ou le dit Roy estoyt pour lors et se meist 
en chemìn des les huìct heures du seoir combien 
qu il s estoit tres bien remparé en sorte que la 
pluspart de gens de bien y estoyent logéz à cou- 
uert auec leurs montures et se sont en telle ex- 
treme dilìgence retìréz que ores sa dite Majesté 
àyt enuoyé ses gens bien roydement après ne les 
ont peu rencontrer fors seulement aulcuns gen- 
tilzhommes qu ont esté prins et plusieurs tentes 
hardes et artillerie trouuéz par chemins. Quoy 
voyant sa dite Majesté feist retirer son armée ex- 
cepté aulcuns de ses gens de cheual et de pied 
qu estoient passe oultre certains boys ou ilz trou- 
uerent certains franpois qu estoient demeuré pour 
garder le dernier ou se feirent quelque escar- 
mouches. Et ores qu iceulx frangois fussent sur leur 
garde et emparéz de boys auantagieusement et 
que ceulz de Sa Majesté y estoient alla à bride 
abbattue et à la desrobée et sans ordre, toutesfois 
ont eu les ditz frangois p,erte de plusieurs de.leur 
gens les ungs mortz sur la place les aultres pri- 
sonniers. des quelles choses je n ay voullu faillir 
vous aduertir au long et par le menu affin que 
si les fran^oys desguissassent le compte comme il 
ont a constume vous puissiez decerner à la verité 
comme le tout est passe. 



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- 187 



Emmanusle Filiberto, dnea di Saym, 
al Principe di^ Ferrara. 



Di Bochain, 1554, !• d'agosto. — Dall'originale. Archivio Ejffense. 



ni"»*» et Ecc"»» Signore, 

Non ho havuta prima notitia d'adesso che 
TE. V. fosse costi nel essercito del Re, che se l'ha- 
vessi saputo non haverei mancato di salutarla et 
visitarla si come faccio principalmente con que- 
sta mia. Qual anche sarà per dirle, ch'io son av- 
visato qualmente il conte Prospero d'Arch* gen- 
tilhuomo di Sua Maestà che da cerca un anno 
fu tolto in uria Scaramuzza appresso Cambra] è 
molto mal trattato da quelli che 'I tengono pri- 
gione, et per esser lui gentilhuomo et ca vagherò 
Italiano, saria ufficio degno de TE. V. a interpo- 
nervi sua auttorità, per. esser -Principe Italiano 
in favorirlo, et fare ogni opera, et intercessione 
tanto appresso quelH ch'el tengono, come de la 
Maestà del Re, se bisogno sia si chevCgli sia ben 
trattato et rispettato, come' merita un par suo 
privato cavaliero. Et cosi ne prego l'È. V., qual 
oltra che s'ubbligherà lui et tutta casa sua molta 
devota et affettionata a quella di V. E. Io le ne 
resterò con obligo , per rispetto anche de la na- 
tioné Italiana. Et quando non si rimediasse al 



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- i88 — 

mal trattamento suo, mi saria data causa, di far 
tanto mal trattare i prigioni francesi, che sono in 
poter nostro, che se conoscerla, di quanto male 
saria cagione il mal trattamento suo. Non ha- 
vendo che più a TE. V. di core mi offero et rac- 
comando N. S, la conservi. 

Dal campo Cesareo, presso Bochaìn, il 1« di agosto 1554. 
A li piaceri et servici di V. E. 

/{ Duca di Savoja 



E. Philibert. 



Al Ill«« et Eccell™» signore il signor 
Principe di Ferrara. 



Maria, regina d'Inghilterra, ad Emmaoiiele Filiberto, 
dnca dì Savoia. 



Da Londra, 1556, 16 luglio. — Dall*orìg. Archivio generale del regno. 



Illustrissimo Principe mi muy caro y amado 
Primo. Yo ymbio alla a mi Primo el visconde 
Maltravers portador desta para que de my parte 
vesite a los serenissimos principes el Rey y la 
Reyna de Bohemia mis hermanos , y pues tengo 
tal aparejp no he querido dexar de visitarle con 
estos pocos renglon^s para que vea el dèsseo que 
tengo de saber de sus nuebas y ymbiarle de las 



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— 189 — 

mias. Rescebi su carta en favor del marques de 
Terranova y conforme a lo que pide he scrito al 
Rey my senor sobre elio el qual espero bara pro- 
beer en este negocio lo que fuere mas a sii ser- 
vicio , y con tanto nuestro senor le tenga senor 
Primo en su muy santa guarda. 

De Londres a xvi. de julio m .d.lvi. 



Su ìmena Prima 

Maria W. 



All'Olmo Principe my muy caro y muy 
amado Prìmo el Duque de Sìivotìi. 



La regina Harìa Stoarda al duca Emmannel Filiberto. 



Dondy, 9 settembre, 1559.— Dall'autografo. Arch. gen. del regno. 



Mon Onde ayant entendu votre arivee à Lions 
avvesque madame ma tante je nay voullu faillir 
par ce mot de vous dire combien jeusse desiré 



(1) Era moglie di Filippo II ; perciò sapeva ed usava la lingua spa- 
glinola. La lettera scritta al cugino duca di Savoia dice in sostanza 
che mandando costi (in Germania ovverà. Emmanuel Filiberto) il suo 
CDgino (^nte di Maltravers per visitare il re e la regina di Boemia , ha 
con quella opportunità voluto scrivere questi pochi versi al duca per 
chiedergli le sue nuove e dargli delle proprie. Soggiunge d*aver ricevuto 
la lettera in favore del marchese di Terranova, e scrìttone al marito che 
prowederà, spera, in modo conforme agli interessi del suo servizio. 



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— 190 — 

davoir cest heur de vous y voir tous deus et vous 
prier aussi de vous asurer davvoir en moy uoe 
bien fort affectionnée et bonne nìepce et qui vous 
sera telle toute sa vie. je né vous inportunerays 
pour ce coup de plus long discours me conten- 
tant que la presente serve à me ramantevoir à 
votre bonne grace à la quelle en cest endroit je 
presenteray mes recommandations après avvoir 
prie Dieu quii vous doint mon Onde en sante tres 
heureuse et longue vie. 

De Dondi, ce ix. de septembre. 

Votre bien bonne niepee 

Marie. 
A mon Onde monsiear le 
Due DE Savoye. 



Carlo IX, re di Francia, al signore di Bonrdillon, 
luogotenente generale in Pìcanonte. 



1561, 7 ottobre. — Dairorìginale posseduto dal cav. Luigi Cibrarìo. 

m 

Mon cousin, ayant entendu le besoing quìi y a 
à KarmaignoUe de la fortifiSer et reparer, à quoy 
je desire singulierement pourvoire et remedier 
pour riipportance et consequence dont m'est la 
dite place, à ceste cause je vous prie et ordonne 
que le plustost que votre commodité le pourra 
porter, vous y faites un voyage, et là avec le sieur 



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^ -191- 

Ludovic de Birague, mon lìeutenant au Marquisat 
de Saluces, au quel jen escriptz un semblable, 
advisez par ensemble, tout ^e qu y sera bon et 
necessaire de faire pour les dites fortifications et 
reparations, et à quoy le tout pourra monter et 
revenir pour après m'en advertir incontinent afin 
d'y estre par moy pourvu, et en ordonner ainsi 
que je verrai estre à faire pour le mieux. En quoy 
faisant vous me ferez service tresagreable. Pryant 
Dieu qui vous ayt , mon cousin , en sa sainte et 
digne garde. 

Escrìpte à Saiat-Germain en Lay, le vii. jour d'octobre 1561. 

Charles. 

Controssegn, RoBEKtKt. 
A mon cousin Marechal de Bourdillon 
Chevalier de mon Ordre et mon lìeu- 
tenant general en Pìedmont. 



Carlo DE, re di Francia, ad Entmannele F3ìb^ 
duca di Savoia. 



1563, in febbraio. — Dairorìginale. Archivio generale del regno. 



Mon oncle ie ne feray pas ce tort à Tarcheues- 
que de Thurin W present porteur de vous faire 



(1) Il cardiiiaìe Inico Avalos avendo rinunciato Tarcivescovato di 
Torino , il re dà per anticipazione questo titolo a Gerolamo della Ro- 
vere, vescovo di Tolone , che era desiderato dai Torinesi, e da esso re 
molto amato. Gerolamo della Rovere fu poi cardinale. 



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— 192 - 

longue lettre car je meremettray sursa sufìGsance 
à Yous compter de toutes noz nouuelles et la pre* 
sente sera seulement pour vous prier tenir bon 
quii ne perde le nom par le quel je le vous nòmme 
car vous estant seruiteur, Et à moy comme il est 
je ne me puis garder Vous le recommander et 
aussi je vous prie que à ceste heure que le beau 
temps vient ne differez plus^ à me venir voir et 
amener Madame ma tante vous asseurant que ne 
me seauriez faire plus grand plaisir ny ne verrez 
jamais personne qui vous aime plus ni vous des- 
sire plus de bien et de contentement que faict. 

Vostre bon nepueu 

Charles. 

A mon onde Monsieur 
le Due DE Sauoie. 



Emanuele Filiberto, daca di Savoia, a Vincenzo Parpi^Iia, 
abate di Solatore, sao ambasciadore a Roma. 



Da Tonno, 1563,22 giupo. — Dairorig. Archivio generale del regno. 



Reuerendo Consigliere carissimo. Quanto più. 
considero quello che hauete passato con N. S. et 
che da parte sua mi hauete scritto con le vostre 
dei 21, 26 et 28 del passato et dei due del presente 
intorno l'abboccamento de li Re per lo stabili- 
mento che si potrebbe diare a le resolutioni che 



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— 193 — 

farà il presente generale concilio: tanto meglio 
conosco (saluo sempre il prudentissimo giudicio 
de la Santità Sua) che a me non si conuiene pro- 
porre ad essi Re un negocio di tale qualità. Per 
ciò che potrebbono gl'uni pensare che io mouessi 
questa pratica più tosto a postulatione degli altri 
che per il zelo del seruitio di Dio et de la com- 
mune quiete di tutti: et imaginarsi ciò essere con 
disegno di altro fine, et entrar in altri suspetti. 
Potrebbono ancora considerare che se ben io vi 
ho particolar interesse, egli è non di meno si 
poco, rispetto a la gran parte che Sua Santità et 
essi Re vi hanno,, che giudicaranno l'opera mia o 
artificiosa o men che modesta. Vi si aggiunge che 
se ne Tessecutione derabboccamento si offeris- 
sero quelle difficoltà che toccarono nel partirsi 
l'Imperatore Re de' Romani et di Spagna da soi 
Regni , io non sarei bastante a risoluerle. Et fi- 
nalmente douendosi trattar questa facenda con 
tutta* secretezza et da persone degne et grate a 
tutte le Maestà, io non so se li miei che sono adesso 
sopra i luoghi sariano a proposito, et di man- 
darne d'altri in volta darebbe matterìa agl'huo- 
mini speculatiui , non solo di discorrere ma d'in- 
douinare il fatto. 

Per contra quando piacesse a Sua Santità di 
proporla, che cosa ponno pensare i Re et altri 
Principi se non ch'ella come Padre et Signore si 
mone per beneficio de figliuoli et seruitori et per 

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.— 194 — 

un interesse veramente commime a tutti, la cui 
cura a Lei principalmente aspetta. Che se ben 
ciascuno di loro per sé vi è particolarmente in- 
teressato, chi più chi meno, conoscono non di 
meno Sua Santità esserlo del tutto per il tutto et 
maggiormente a Lei appartener di proporre i 
remedij. Per questa raedema ragione non solo ces- 
sarà la gelosia che alcuni potriano hauer conce- 
uuta, che 3ua Santità vogli procurare per simili 
vie la dissolutione del generale Concilio : né si 
darà materia di parlare di suspensione né di pro- 
rogatione di esso. Ma quanto più si farà questa 
pratica inanti, tanto meglio si conoscerà l'animo 
di Sua Santità essere alieniséirao di tal dissolutione 
et suspensione, et maggiormente si assicureranno 
che Ella ne disidera la conclusione, quando le ue- 
deranno fare migliori officii per l'unione de Prin- 
cipi et essecutione de le resolutioni che faria il 
présente Concilio. Poiché da questo ne ha da se- 
guire il stabilimento de la vera Religione, et con- 
seguentemente la quiete in tutti li Regni et Stati 
de la Christianità. Quanto a le difficoltà de l'uscita 
dei Re dei soi regni, io voglio sperare che l'impor- 
tanza del negocio, et l'auttorità di Nostro Signore 
le supereranno facilmente col mezzo ancora de la 
prudenza et desterità de le persone che la Santità 
Sua saprà ottimamente adoperare. In conclusione 
non mi pare secondo il debole mio giudicio che 
mi convenga proporre questa pratica a li Re. 



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— 195 — 

Anzi quello che da principio ve ne scrissi et che 
adesso replico sopra la risposta che mi hauete 
fatta a nome di ,Sua Santità è stato per modo di 
humilissimo ricordo ch'io ho uoluto darle nel 
mezzo de le molte et grani et ordinarie sue occu- 
pationi. Acciò che la Santità Sua. come pruden- 
tissima et sapientissima ne facesse giudicio et ne 
cauasse quello che le parrebbe per il meglio. Im- 
però ringratiandola humilissimamente come fac- 
cio de rhauerrai benignamente udito, et d'hauer 
hauuti accetti essi primi ricordi, la sùpplicarete del 
medemo per questi replicati; et di credere che il 
lutto è senza fuco et senza arte et con ogni sin- 
cerità et bona intentione. 

Poscritta. — Vi mandiamo lettere per il Padre 
Giustiniano et per Monsignor d'ÀUaigre et per 
M/ di Gornouaille et fra altre cose raccomman- 
diamo loro il negocio di M/ di Tolone intorno 
questo Arciuescouato. Vi prego a ricordar loro a 
tempo et luogo Tofficio ch'hauerano a fare. Il 
Protonotario Ponziglione tornò questi di dal si- 
gnor Marchese di Pescara, il quale volse interro- 
garlo se io uolèua da donerò che Monsignor di 
Tolone fosse gratificato, et hauendonelo il Ponzi-i 
glione chiarito, si risolse di scriuerne l'animo suo 
al signor Cardinal d'Aragona et è che in ogni 
modo si contenti di quel ch'io voglio et che ne 
faccia officio con Sua Santità si che ne spero l'ef- 



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— 196 — 

fetto. Poi de la pensione il signor Marchese et io 
l'accomodaremo bene. 

Se da Monsignor d'Allegre o di Cornouaglia vi 
saranno comunicate scritture concesse al fu Rè 
Henrico come a Duca di Sauoia nel fatto de be- 
neficij ne terrete bona cura, et me ne mandarete 
copia con Vostro parere di quello che si donerà 
fare, et, ove destramente potrete, ve ne valerete 
per Monsignor di Tolone facendo intendere a Tun 
età l'altro de' predetti che mi sento loro obbligato 
degl'officii fatti, con le proferte che ben sapete. 

De la pensione che domanda Monsignor il Car- 
dinal Amulio, la risposta si potrà bellamente dif- 
ferire ancora un poco per veder che ha da essere. 

Ho sentito molto piacere de la prouisione che 
Sua Santità ha fatta per li I^redicatori di queste 
parti et si attenderà a porla in eflTetto, sperando 
che saranno di molto frutto. 

Desiderarci che si piantasse in Sauoia un col- 
legio di Giesuiti, et che loro intertenimento et il 
modo di fabricarsi casa et Chiesa si cauasse sopra 
i frutti de' beneficii di quel paese, di quelli mas- 
simamente che sono più ricchi et men caricati, et 
perciò mi sarà caro che ne supplichiate Sua San- 
tità procurando che se ne habbiabona speditione: 
che 'sarà opera molto fruttuosa. 



Al molto reverendo Vincenzo Parpaglia 
Abate di San Solutore. 



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- 197 - 

Emmanoele FflftertOy duca dì Savoia, a Papa Pio IV. 



1563, 8 ottobre. •— Dairoriginale. Archivio generale del regno. 



Beatissimo Padre, 

In questo mezzo ch'io sperauo poter ringratiar 
la Santità vostra come io debbo et faccio humì- 
lissimamente, che si sia degnata mandarmi il 
signor Aurelio Procelaga, il quale come cosa sua 
ho ueduto tanto uoluntieri, quanto dir si possa, et 
come molto prudente et compito gentilhuomo mi 
ha grandemente consolato, E uenuto il nostro frate 
Angiolo dal quale aifcora con molto mio contento 
ho udito le amoreuolissime parole, che m'ha detto 
per parte di vostra Santità, et le rendo infinite 
gratie delle proferte che mi fa le quali accetto ri- 
uerentemente sperando di valermene a tempo ad 
honor d'Iddio, Nostro Signore et servitio di vo- 
stra Beatitudine et della Santa Chiesa. Et non 
manco cari mi sono stati gli amoreuolissimi et 
Paterni ricordi li quali spero adeìnpire con la 
gratia d'Iddio, et per il presente la supplico che 
sia contenta di credere, che non è cosa ch'io più 
disideri che la estirpatione delle heresie, et la pro- 
sperità della nostra Santa et Cattolica Religione 
nell'obedienza, et riuerenza della Santa Romana 
Chiesa: et se forsi altri hauerà giudicato non esser 



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— 198 — 

Stato questo ànimo in me per non esserfei fatte 
quelle dimostrationi che si sariano desiderate, 
prego vostra Beatitudine a uoler credere che si è 
fatto per schiuare maggior scandolo et con l'op- 
portunità non si mancarà di prouedere al più pos- 
sibile. Perchè oltre l'obligo mio che ho uerso Sua 
Maestà et la Santa Chiesa conosco che mi bisogna 
farlo etiandiò per l'interesse delli miei Stati; Et 
per questo rispetto, Padre Santo, desidero che li 
vescovi stiano nelle loro Chiese, et faccino loro 
débito che da me haueranno ogni favore, et se 
con tanta instanza ho desiderato che TArciue- 
scovato di Turino fosse dato a Monsignor di Tol- 
tone vostra Santità creda per certo che è stato 
per la gran speranza ch'io ho che questa Chiesa 
debba restare benissimo seruita: et benché l'esser 
lui de miei et carissimo et del quale mi son ser- 
uito assai per le rare quahtà che conosco in lui, 
m'habbi possuto inclinare a procurargli questo 
honore, non di meno principalmente mi son mosso 
per il bene della Chiesa, la quale per la incuria di 
Pastori s'è molto contaminata, et per sodisfare 
ancora al pio desiderio di questi Popoli i quali 
lo disiderano et dopo che a vòstra Santità piace 
cosi che sia dato il possesso all'Ili"^ et Rev"** 
d'Aragone et poi che Sua S. IH™' lo rinuntij al pre- 
detto Monsignor di ToUoné, io lo uoglio perchè 
non posso non uolere quello che piace a vostra 
Santità. Ben la supplico che per amor mio sia 



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— i99 -- 

eontenta di fare che la Chiesa peruenga in mano 
del predetto Monsignor di Tollone, non granata 
più di mille scudi, cioè in quella forma che per- 
ueniva nel predetto 111"° d'Aragone, i quali 1000 
scuti si jiaghino a chi parerà a vostra Santità et 
Lei dia ricompensa, al predetto 111°° d'Aragone: 
et vostra Santità si contentarà di far questo per 
amor mio et cosi m'assicuro che lo farà, che ne 
ho caparra dalle amoreuolissime parole che mi 
ha rifferto il predetto frate Angiolo. Prego ancora 
vostra Beatitudine che faccia ch'ai più presto 
Monsignor d'Aragone rinuntij, senza indugiar, per 
che la Chiesa non patischi più et possiamo porre 
qualche sesto alle cose della Religione in questi 
Paesi, come spero di fare con sattisfattione di 
vostra Santità, sicome con più mia commodi tà le 
darò auuiso. Et perchè, Beatissimo Padre, somma- 
mente disidero che questa pouera Diocesi fra le 
altre contaminata sia prouista di Curati et altri 
Ecclesiastici come si deue, il che son certo che 
farà il predetto Monsignor di Tollon^, Prego vo- 
stra Santità sia seruita d'accordargli insieme con 
la Chiesa l'indulto di prouedere alli beneffitij; che 
Iddio ne sarà seruito, et a me, et a tutti questi po- 
poli vostra Santità farà special gratia della quale 
ne terrò particolar obligo alla Santità vostra: et 
le dirò per fine ch'io spero che è piacciiìtó a Dio 
di ridurmi a conualescenza di poterle far qualche 
seruitio di più, si come sommamente lo disidero, 



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— 200 — 

et le baccio con ogni riuerenza et affetto li San- 
tissimi piedi; Iddio pregando che la Santità vo- 
stra conserui a lunghissimi anni felicissima al Re- 
gimento della Sua Santa Chiesa. 

Di Turino, alli 8. di ottobre 1563. 

Poslcripta di mano propria di Sua Alleila. 

Padre Beatissimo. Io torno a bacciare i piedi a 
uostra Santità et supplicarla a farmi gratia di 
credere al presente quanto le riferirà della mia 
molta diuotione verso di lei et degni fauorirmi di 
quello la richiedo tenendomi sempre per suo 

Di vostra Beatitudine 

Humilissimo figlio et Ubedientmimo Seruitore 

E. Philibert. 

A Sua Santità. 



Emmanuele Filiberto a Papa Pio IV. 



.1563,, 10 dicembre. — Dall*orìginale. Archivio generale del regno. 



Padre Santo , 

Sicome non è men proprio d'un animo ingenuo, 
il uolersi maggiormente obligare a cui si sente 
già molto obligato, che Tesser costante neToffitio 
per altri incominciato, et non cessar mai infin 
che rhabbia condutto a perfettione ; Cosi senten- 



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— 201 — 

domi inuolto d'infinite abbligationi ch'io ho a la 
Santità Vostra, et hauendola altre uolte suppli- 
cata di un Capello per Monsignor di Tolone^ spero 
che non le sarò molèsto s'io torno a chiedergli di 
nouo nella medema gratia la prima promotione che 
farà di Cardinali. Et tutto che mi si conuenga et 
sommamente desideri mostrarle più tosto in fatti 
che in parole quale sia la gratitudine de l'animo 
et la semi tu mia verso di Lei; et che non sia ne- 
cessario darle informatione delle qualità del pre- 
detto il cui nome è assai celebre ; né ramentar a 
la Santità Vostra che è prudentissima et sapien- 
tissima le considerationi che intornò questo fatto 
si ponno fare, parmi nondimeno esser debito of- 
fitio mio di significarle, che, facendomi la sudetta 
gratia, la reputare una delle maggiori che mihab- 
bia fatto, ma non per ciò aguagliarà mai la uo- 
luntà ch'io ho di essere uerame^nte grato d'ogni 
più grande beneffitio che Vostra Santità sia per 
farmi, di che riuerentemente la supplico tener 
quella ópenione, et sicurezza che possa hauere di 
ogni altro nero seruitore, ch'ella s'habbia al 
mondo. Né posso far ch'io non le rinfreschi la 
memoria de gl'ornamenti et de le doti, si d'anti- 
qua nobiltà di casa, et meriti appo la Santa Sede, 
et della singoiar dottrina, felicità d'ingegno, ispe- 
rienza de' grani maneggi, et altre rare parti che 
nella persona del predetto concorreno; per le 
quali si potrà dire essersi non manco ben proui- 



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— «02 — 

sto ad un si degno luogo quale è quello d'un Car- 
dinale, che honorato et essaltato Monsignor di 
Tolone. Meno deuo tacer che lo stato presente delle 
cose di qua et de uicini hanno bisogno di cosi 
fatte colonne di dignità, di uirtù, di rispetto, et di 
segurità per sostentamento.de la Religione, acciò 
che con questi et altri modi tanto si fortifichi da 
nostra parte quanto si cerca di destruger da l'al- 
tra. Per tutti questi cosi legittimi rispetti et per 
farmi come ho detto singolarissima gratia, torno 
da capo a supplicarla del soprascritto. Et tenendo 
per fermo che non me lo negarà, non sarò più 
lungo rimettendomi nel sopra più al Prothono- 
tario Ponziglione, il quale espressamente mando a 
questo effetto. Nostro Signor Iddio conserui lun- 
gamente la Santità Vostra felicissima ne la Santa 
Sede sua. 

Da Nizza, a li x. di dicembre 1563. 
A Sua Santità. 



Io un féglìo a parle^ acthiaso in quella lettera si troia 
scritto quanto segue: 

Al Papà, 

Se a li rispetti del servrtio de la Chiesa, del be- 
neficio di questi popoli, et dei meriti di Monsi- 
gnor di Tolone, mia intercessione può aggiugner 
qualche cosa, supplico humilmente la Santità 



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— 203 - 

Vostra che lo mostri, compiacendomi di questa 
richiesta. 

Al Cardinal Borromeo , 

Disidero che quest'ufficio sia unicamente rac- 
comandato a V. S. Ill°" et cosi di core et quanto 
posso ne la prego. 



EnmaDiiele Filiberto, duca dì Savoia, a monsignor 
ddia Grooe (^), suo amliasdatore in Alemagna. 

25 aprile, 1566. — DalForigraale. Archivio generale del regno. 



Molto magnifico Gonsìliero di- Stato et Iraba- 
sciator carissimo. Le lettere vostre di 10 et 12 del 
passato si sono riceuute et lette con molto nostro 
piacere, essendocj stata gratissima la larga rela- 
tione che ci fate di quanto haiiete passato in Sas- 
sonia col rappresentarcj sì propiamente ciascuna 
particolarità, che a punto ci è parso haur uedulo 
et udito l'animo et la noce del signor Duca Elet- 
tore nostro parente et godute le amoreaolissime 
accoglienze fatte in persona vostra reputando ue- 



(1) Baldassarre de la Ravoire, uno dei più capaci diplomatici che 
abbia avuto la monarchia di Savoia. 



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— 204 — 

ramente il tutto fatto ne 'la nostra propria. Hab* 
bìamo anche hauuto molto a caro il minuto conto 
che ci date degl'amichcuoli ufficij et altre cortesie 
usate dal signor Georgio Cracouio al quale ne re- 
stiamo ubligati et non meno affettionati; lo ringra- 
tiarete di nuouo con assicurarlo che li meriti suoi 
uerso di Noj non ci partiranno da la memoria et 
che hauemo a dimostrargli la gratitudine nostra. 
Quanto alli negotij che hauete trattato col pre- 
detto signor Duca ueggiamo ogni cosa esser pas- 
sata con buona considerazione, con dignità et con 
grandezza et medesimamente le nostre repliche 
esser state opportune et molto al proposito. Et si 
riconosciamo molto obligati al detto signor Elet- 
tore de l'inclinatione et buona dispositione che 
egli ha dimostrato hauere a l'unione de le case et 
successione etc. Il che da Noi è sommamente de- 
siderato : a questo efiTetto si metteno in ordine 
copie di due inuestiture de le più antiche che si 
sono potute ritrouare , perchè , come douete sa- 
pere, le precedenti più uecchie furono smarrite 
et esportate da' francesi ne Toccupazione del Stato 
et ui si manderà insieme la genealogia et quel di 
più che ci occorrerà in risposta de le nostre pre- 
dette per non far più lunga né per ritardar più 
oltre la presente. Nostro Signore ui guardi. 

Da Turino al 1» di marzo 156G. 



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Seconda lettera del Baca al medesimo. 

Molto magnifico Considero di Stato et Imba'- 
sciator carissimo. 

Hauemo riceputo le lettere uostre di 27. del 
passato et 13. del presente et, come per le prece- 
denti uostre, ci è stato caro intendere diffusamente 
con queste lo Stato de' nostri negotij i quali ha- 
uete si ben et destramente condutti che merita- 
mente ne restiamo molto satisfatti. Et ui gra- 
diamo assai la molta diligenza che usate de la 
quale saremo ricordeuoli. 

Et respondendo alli capi delle lettere uostre ui 
diciamo quanto a l'Elettore di Sassonia il quale 
dite che uuol partire 15. giorni appresso Pasqua, 
uederete per le cause che vi scriniamo in la let- 
tera di nostra mano di trattenerlo che non parta 
per qualche giorni. Et quantunche scriniamo a 
S. E. una lettera ringratiatoria delle molte acco- 
glienze fatteuj et della buona uoluntà che ne porta, 
non mancarete però di far uoi il medesimo ufficio 
a bocca con quei modi et compimenti che ben 
saprete fare et che si conuengono al feruore che 
dimostra uerso di Noi et delle cose nostre. 

Medemamente scriniamo due righerà la Du- 
chessa sua moglie a la quale farete le uisitationj 
liiccomandationi et essibitionj più cordiali che 
puotrete. 

Ancora scriniamo una lettera ringratiatoria al 



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— 206 — 

signor Geòrgie Gracouio la quale accompagnerete 
de le parole che più ai pariranno al proposito. 
Et se già egli hauesse da partire prima de li 8. di 
maggio uederete di trouar modo di apprésentarlo 
d'una colana di dugento scudi. Et quando non ui 
sia maggior commodità ui impiegarete quella ch« 
ui fu data dal detto Elettore uariata in qualche 
altra fattura. 

Et quanto alli negotij che si hanno con esso 
Duca elettore et principalmente de la unione de 
la casa et successione come ui scrivessimo per la 
precedente lettera, Noi desideriamo sommamente 
uederne riuscir l'effetto et perciò ui mandiamo 
adesso le copie di due inuestiture antique et uè 
ne erano ben di più uecchie ma furono smarrite 
ne Foccupation del Stato. 

Vi si manda ancora la genealogia la quale il 
signor Christoforo de Charleviutz, primo Consi- 
gliero del fu Elettore Mauritio, ci donò et insieme 
con la copia di un'altra antiqua trouata ne la 
Camera de' Conti et se bene in ambedue ui è qual- 
che differenza però tutte tendono ad un medesimo 
scoppo a dimostrar casa nostra esser discesa da 
quella del moderno Elettore. 

Ancora ui mandiamo una procura per puoter 
passar questa reciproca unione et successione di 
case. Intendendo però sempre che si habbia da 
fare col buon uolere et consenso di Sua Maestà 
Cesarea et non altramente , et auuertirete che il 



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— 207 — 

contratto dichiarj che non habbij da passare la 
posterità descendente da la persona di esso Elet- 
tore. II che si fa perchè intendiamo che ui sono, 
molti de la casa medesima a li quali non si tro- 
uiamo si obligati né inclinatj come a lui, né uor- 
ressimo che, li Stati nostri peruenessero cosi a 
quei tali come a questi de l'Elettore. Il quale fi- 
nalmente pregarete a uolerci fauorire nel negotio 
della precedenza et cessione con ritenerci et re- 
putarci come siamo per discesi da casa sua. Et 
più che uoglia parlar caldamente a Sua Maestà 
per la causa di Montferrà che tanto ci importa 
come sapete. 

Quanto al fatto de la causa contro il Marchese 
di Finale , per commendar in ogni parte quanto 
hauete operato, ui diciamo che facesti ottima- 
mente di non accettar il primo decreto fatto in 
nostra absentia^ et ne piace medesimamente tutto 
quello che hauete seguitato a fare si intorno esso 
decreto come circa il fatto di nostri priuillegij 
niassime del beneplacito che si troua espresso nel 
primo et si sodisfacciamo grandemente di quanto 
hauete detto, allegato et rimostrato a Sua Maestà 
et a' suoi Ministri et cosi le allegationi da noi 
fatte sono state trouate da quelli di nostro consi- 
glio ben fundate et considerate. Auuisandoui che 
Sua Maestà non ci ha scritto né mandato cosa 
alcuna intorno l'accordo che ui disse il signor 
Weber; et quando ce ne uenga scritto risponde- 



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— t08 — 

remo conuenientemente. Intanto faceste bene di 
non accettar il decreto con quella condizione et 
di iscusaruene et farne il rissentimento con Sua 
Maestà et con i Ministri come faceste. Et fu simil- 
mente ben impiegata l'accoglienza che usaste al 
Marchese et conforme alli meriti suoi. 

Circa le difficoltà messe ne la distentione del 
decreto, il Nostro gran Cancelliero ci ha detto che 
le medesime furono fatte a lui al tempo de la glo- 
riosa memoria di Carlo Quinto ne la causa contra 
il Conte di Crescentino. Però uederete appresso il 
Weber che il decreto alméno si stenda conforme 
a quello di Crescentino del qual hauete copia alla 
stampa. Et non accade ch'egli dica che non usino 
in Canzellaria di replicar quello che esprimeno i 
priuillegij et che basterà assaj che nella Declara- 
toria la quale si ha da fare si dica attesa la forma 
, delli priuillegij ; Con ciò sia che la medesima rag- 
gione militasse al tempo del fu Carlo Quinto et 
nondimeno per satisfattione di quelli che la ne- 
gotiorono fu distesa ne la maniera che la tenete 
et ne la quale adesso la desideriamo et uoi sapete 
assai quanto importa una declaratoria de priuil- 
legij fatta in contradittorio giudicio. Pertanto in 
caso che gli non la uolesse cosi passare ne par- 
larete a Sua Maestà col rimostrargli che se non 
uogliono ampliarla al meno la concedano tale che 
la concesse la felice memoria di Carlo Quinto, poi- 
ché è in simil caso. 



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— 809 - 

Quanto alle Scritture di Montferrà il nostro 
Cancelliero uè le manda et ui scriue come ne ha- 
uete da usare onde a luj si rimettiamo. 

De la inuestitura et fideltà che s^ha da fare et 
come ci ricordate in compagnia de l^ambasciator 
Hàller per bora non accade altra risposta né rica- 
pito, perchè, come ui ha detto il signor di Pre- 
Yostain da parte nostra, non conuien che proce- 
diate più oltre in fin a nono ordine nostro. 

Circa li presenti che doueuate fare alla Pasqua 
al signor Weber et al signor Zazio ci sarà caro 
intendere che gFhabbiate fatti come ne pijice quel 
che già hauete fatto con il secretaro Siracomozer 
et laudiamo che facciate il sopra più secondo ci 
scriuete. Et quanto a quello che gl'hauete detto 
dil titolo cjie ne conuerria ui si manda da fargli 
uedere come ne usaua l'Imperatore Carlo Quinto. 
Con tutto questo non intendiamo che ne facciate 
maggior instanza: non uolendo cercar più di quello 
che si dà a graltri pari nostri: degl'altri punti ui 
scrinerà il nostro gran Cancelliere per supple- 
mento di quello che ne la presente sarà omissp. 

Del particolar di Omaresi a quest'hora haurete 
bauta una lettera che ui scrisse il nostro secrettaro 
Fàbri de la quale torna a mandaruj la duplicata 
et conforme ad essa farete ogni possibile ufficio. 

Del modo del scriuer nostro ampio et succinto 
continouarete come ui parerà meglio che il tutto 
ci sarà grato. Et perchè non ui possiamo per bora 



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— 210 — 

concedere licenza di uenire prouederemo a nostri 
bisogni come cojiuiene. 

Da Turino a li 25 di aprile 1566. 

Anima io chiffra della presente lettera. 

Hauemo presentito che li predecessori del Duca 
Elettore di Sassonia hanno fatto similj contratti di 
reciproca successione con li Marchési di Brandem- 
burgo et Laugraiuj di Esseu (Hesse) : cercarete di 
intenderlo destramente et notate che uogliamo ui 
mostriate auido di questo contratto come che cono- 
sciate tal essere Tanimopostro; imperò per pigliar 
tempo et considerarla et condurla meglio conuiene 
che mostriate uoi di hauer hauuto il predetto 
auuiso in coteste parti et lo potrete auanzar per 
modo di dubiò con estimarlo tanto che non pos- 
siate mancare di àuuisarcene prima che far altro. 



La dodiessa dì Sa?oia Margarita dì Valoìs 
alla regina di FraiHJa. 



1566, 17 settembre. — Dalla minuta orig. Arch. generale del regno. 



Madama Christianissima, 

Son certo che Vostra Maestà bavera inteso l'in- 
fortunio de risola et Città di Scio, nella quale 
calamità fra gl'altri restano oppressi li fratelli , 
sorelle, nipoti et tutti parenti di frate Angelo Giù- 



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— 211 — 

stiniano mio Confessore: Io desidero molto per ca- 
rità et per compassione et per Tamor ch'io porto 
ad esso fra Angelo di procurarli qualche rimedio, 
col quale possi liberarli di tanta miseria, et ridut- 
tili in paesi de Chrispiani possi dar loro qualche 
forma di sostentarsi, et non sapendo mezzo più 
opportuno di soccorrerlo come desidero, voglio 
pregare Vostra Maestà con quel maggior affetto 
ch'io posso. Sia servita di provederli di una Ab- 
badia delle prime vacanti, delli frutti de la quale 
possi soccorrere al bisogno de detti suoi* Son 
certo che Vostra Maestà si moverà a compassione 
di caso tanto atroce et lo farà ancora vohmtieri 
per amor mio et farà anche beneficio ad u»o 
ch'io so et fo fede a VoBtra Maestà che è suo fide- 
delissimo et affettionatissimo servitore : et Vostra 
Maestà sarà poi sempre contenta di haver impie-^ 
gate le entrate di tale qualità in opera si pia che 
certo non possano essere m^lio spese. Et per 
questo ancora prego Vostra Maestà che la provi- 
sione sia liberale et conforme alla grandezza de 
l'animo suo et al gran bisogno loro, che non può 
essere maggiore, ef sia anche servita prenderne 
cura speciale come di cosa che li sia a cuore per 
non essere il detto fra Angelo molto atto a soled- 
tare per sé o per altri esso negotio, et tutto questo 
. io lo riceverò dalla Maestà Vostra per singoiar et 
special mercede : alla quale prego felicità. 

Da Turino al 17. dì settembre 1566. 



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T- 912 — 



n Prindpe ereditario di Fiorenza al Duca di Sa?oia 
Emmaniiele Filil)er(o. 



1566, 27 settembre. — Dall'originale. Archivio generale del regno. 



È nata fra li miei sudditi, et quelli del signor 
duca di Ferrara certa differentia di confini nella 
montagna di Barga, nella quale hauendo man- - 
dati Commissarìj deputati dall' una , et T altra 
parte, che la terminassero di insti tia,. pare che 
non sieno stati concordi a giudicare; Et deside- 
rando l'uno et raltro di noi leuar l'occasione alli 
sudditi di danneggiarsi, anzi operare, che si ui- 
cini bene, et quietamente conforme alla buona 
amicitia,che è fra noi, hauendomi monsignor 
illustrissimo di Ferrara proposto che si elegga 
uno di quelli eccellentissimi principi d'Italia per 
l'elettione del terzo giudice; Io che non saprei 
chi con maggior anàore uerso di me, et' con più 
integra iustitia potessi pigliare questa briga; ho 
preso sicurtà del Eccellenza Vostra come quella 
che amo sopra ogn' altro, et che mi rendo certo, 
che senza alcun' rispetto , o interesse farà quello 
che comporta il giusto, et honesto, di pregarla 
come fo con tutto il cuore, che si contenti man- 
dare uno de suoi Dottori, cKe le parerà più atto, 
acciocché sul luogo della differentia insieme con 



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— 213 — 

li nostri Gommissarij deputati possa terminare 
ogni lite, et differeiUia che potesse esser fra noi: 
che oltre che farà opera degna di principe, me 
se le obbUgherà di maniera, che non mi uedrò 
mai satio d'hauer occasione di poterla seruire in 
cosa molto maggiore. Degnisi dunque pigliare 
questa molestia per amor mio , et si prometta-, 
che come non ha il più certo amico, et seruitore 
di me, cosi nessun'altro mi sia per auanzare in 
amarla osseruarla , et seruirla : con che bacio le 
mani deirEccellenza Vostra , et le prego da Dio 
ogni prosperità, et contento. 

Dal Poggio a Calano il xxvii. di settèmbre m.d.lxvi. 

D. V. E. 

Affetionatissimo Seruitore ~ 

Don Francesco De Medici P. 

Airill"»» et Eccell°»« Signore il Signor 
Duca di SAÙbu, etc. 



Il Poca di Sayoìa al Prìncipe di Eirenze. 



1566,^25 ottobre. — Dalla mìQuta originale. Àrch. generale del regno. 



Ho ricevuto la lettera di Vostra Eccellenza per 
la quale, mi ricerca di mandarle un dermici dot- 
tori per la differenza de confini della montagna 
di Barga. Et assicurandola che può di me pigliar 



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- 2i4 — 

quella sicurtà che d'ogni altro più certo amico et 
servitore ch'ella habbia , non posso tacerle ch'io 
non mi vegga ridotto in qualche angustia d'animo 
tutto ch'io rhabbia propensissimo ad ogni pia- 
cere et servigio di Lei. Perciò che essendo l'es- 
silo di simili giudicij dubio et incerto di qual 
parte debba esser favorevole, questo ha sempre 
di sicuro che la parte condannata et talhor' am- 
bedue ne restano mal satiisfatte. Et io vorrei 
chente che sia per esser ogni servicio che i'Ec- 
eellenza Vostra possa ricever da me che sempre 
le fosse grato et accetto. Laonde mi saria vera- 
mente caro che le piacesse essimermi delle cose 
dubiose et impiegarmi in quelle che certamente le 
reusciran^^o a contento. Non intendendo però iscu- 
sarmi di mandare un mio dottore, se pur Vostra 
Eccellenza vole. Et lo manderò tale che se non 
di sufficienza almen' de l'integrità sua Ella puotrà 
sodisfarsi. Ma per che monsignor illustrissimo 
Cardinal di Ferrara non mi scrive cosa alcuna di 
questo negocio a^ettaró di ciò che doverò fare 
nuovo aviso da l'Eccellenza Vostra. Alla cui bona 
gratia senza fine mi raccomando. Et le prego da 
Nostro Signor Iddio tutta prosperità. 

Da Turino alli xxv. d'ottobre m.d.lxvi. 

D, V. E. 

Affectionatissimo Servitore 

Il Duca di Savoia. 

Al Signor Prìncipe di Fiorenza. 



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— 215 — 



Emminnele FitibertA, duca dì Sayoia, a Cosimo 
De' Medid, duca di Fiorenza. 



i566, 31 ottobre. — Archivio generale del regno. 



Hoggi solamente ho ricevuto il desiderato ri- 
tratto, et l'amorevolissima lettera di V. Eccellenza 
de' 28. d'agosto a me più cari assai di quel cb'io sa- 
pessi esprioiere. Le ne ho quelle gratie che posso 
magiori : Et in vero de Tun et de l'altra ne voglio 
haver a l'Eccellenza Vostra certa special et inu- 
sitata obligatione havendo con esse ricevuto un 
piacer et contento estraordinario. Il ritratto si 
rivedrà da me tanto più spesso et voluntieri, 
quanto più, amando et osservando, come faccio 
l'Eccellenza Vostra, disidero nutrir et rinforzar la 
bona voluntà, che in molti modi ella dimostra 
verso di me; corrispondendole intieramente co^i 
la sincerità, et constanza, che tanto so propria di 
Lei, in ogni occorrenza che le piacerà commau^ 
darmi, o chue per me stesso la potrò servire. No- 
stro Signor Iddio coiiceda a l'Eccellenza Vostra 
tutta felicità. 

Da Torino Tultimo <jlì ottobre m.d.lxyi. 
D. V. E. 



Affectionatissimo Servitore 

Il Duca di Savoia. 



Al signor Duca di Fiorenza. 



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— 216 — 



P. lehan de Valette, gran mastro dell'ordine di Halta, 
al Duca di Savoia. * 



Di Malta, 1567, 29 d'ottobre. — Dall'originale. Arch. generale del regno. 



Serenissimo Signore, 

A Vostra Altezza non devono mancare ogni 
giorno avisi della grand armata che si prepara^ 
per opinione più generale, contro di noi che con- 
tra altri: ho voluto nondimeno mandarli questi 
che ne danno maggior certezza come a quella 
che non, è men curiosa delle cose di questa relig- 
gione di quello si è mostrata sempre co' effetti 
di tale ìlmorevolezza , che le ne resto con essa in 
particolar obligo , senza perderne giamai la me* 
moria. Qui non si manca di far tutte quelle pro- 
visioni che si possono , et non senza superar an- 
cora la puoca possibiltà nosti'a la quale tutta si 
esporrà liberalmente co' le persone per far co' 
l'agiutò di N. S. Iddio no' minor resistenza che si 
fece l'altra volta , sperando che '1 medesimo ne 
agiutàrà et supplirà, can l'infinita buontà sua 
alli mancamenti di questa nostra fortificatione> 
che essendo così frescamente cominciata, diiDScil- 
mente può ritrovarsi nel suo stato di perfettione 
cosi presto; Però tale quale sarà no* ne manca 
l'animo di difenderla sotto una età cosi florida 



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— 217 — 

de principi catholici et gloriosi, che nò' sono per 
abandonare una militia, che co' tanta laude et 
beneficio della cristianità 'si è mantenuta vitto- 
riosa contra i conmni nemici: et cosi piaccia a 
N. S. Iddio mantenerla perpetuamente. Il quale 
guardi lungamente la serenissima persona di Vo- 
stra Altezza, con ogni desiderata felicità. . 

Da Malta li xxix. di ottobre m.d.lxyh. 

D. V. A. 

// Gran Mofistro 

' \ • P. Iehan de Valette. 

Al Serenissimo signore il signor . 
.Duca di Savoia. 



Gatmna De' Hcifid, regina di Franda, al doca d'Angiò. 



Di Parigi, 1567, 28 novembre. — Dall'autografo posseduto 
dal cavaliere L. Gibrarìo. 



Mon fils; je ne peux vous respondre anitre chose 
à la lettre que voiis mavez escripte du jour dhyer 
si ce n'est- que je truye tres bonne la re$olution 
que vous avez prise touchant le logis de Parmée, 
ensemble les dispositions que vous avez faìct fere 
en plusieurs endroits; et-quant à ce que vous 
m'escrivez touchaùt la difficultée que vous a pro- 
pose le seigneur de la Riùyère le jeune je vous 



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— 218 — 

diray que Tintention du roy , monsieur mon fils 
et la myenne est que d'oresnavant , vos gardes 
vous Boyt entratenue tant diirant ceste guerre, que 
durant la paix, laquélle faut qu'elle soyt de cin- 
quante honunes dont durant la guierre toute la 
tmuppe servirà, et durant la paix servirà par 
moityé les uogs (uns) apres les miltres; Et à che- 
vai ils porteront Tarquebuze au lieu des javelines 
que portent les gardes du Roy monsieur mon fils; 
et à pied porteront les hallebardes comme font 
les dites gardes de monsieur mon fils ; ce qu'il 
nous semble que vous dovez arrester auecques le 
dit la Riuière pour vostre susdite garde dont vous 
Tadvertirez, et le plustost que luy sera possible 
ferez monter vostre dite gardes. En priant Dieu, 
rmx&h^ voi^s avoyre en sa sainte garde. 

De Paris ce xxvra. du mois de novembre 1567. 

f Vofre bonne mère 

Catherine. 



La Cita di Berna al Diiea dì SAvm 



1570, 4 novembre. — Dairoriginale. Archivio generale del regno. 



Illustre excellent, haultet puissant Prince, be- 
ning seign^ur et tres honnoré allié. Après na$ 
humbles recommandations à Votre Altesse: qu^ 



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— 219 — 

monsieur Tevesque. de la Maurienne auries faict 
instance envers la seigneurie de Golombier en 
Auxes ad ce qu'ils heussent à revestir le dit sei- 
gneur Evesque, ou ses charge ayants du priore 
Sainct Pierre du dit Golombier et de ses aparte- 
nances en vertu des droys et action par le dit 
seigneur Evesque y pretendus. Sur quoy ayants 
advisé nous etre requis et tres que necessaire 
d'advertir et infonner de benne heure Votre Al- 
tesse de nostre bon droyt, qu'en vertu de nos 
documents et tiltres a nous au dit priore et ses 
apartenances , avant que laisser venir la chose 
plus advànt; Nous avons bien voulu faire à Votre 
Altesse par justes un sommaire discours de notre 
dit droyt. C'est que nous trouvants bien fonde en 
tiltres authentiques tant des donations, fonda- 
tions, juris patronatus, et admodiations et aultres 
touchant le dit priore et ses apartenances à cause 
de' notre abbaye de Payerne dont le dit priore est 
iflembre dépendant, et à icelle incorporò , joinct 
aultres legitimes approbations du dict droyt, Nous 
avons en vertu cl'iceulx prins possession du gre, 
bon vouloir et consentement du feu seigneur pre- 
vost messyre Johan Chiusodi, du dit priore et de 
ses apartenances, lequel ayant veu et eogneu no- 
tre bon droit avant son décès de ce monde auroit 
come dict .est de son bon gre , resigné le tout à 
HQs eommis et ce entre les maings d'un notaire 
fiEuneulx et personne publique, selon le rite et 



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— m - 

coustume du lieu ou là dite mise en possession 
ha esté faicte, sansque le magistrat de la ville de 
Colombier, aulx quels le dict faict n'atouchoit en 
rien s'en soyt aulcunement meslé, corame de ce 
les en pouvons excusei». Et prions demesme Votre 
Altesse les lenir quant ad ce pour excusables. De 
laquelle notre mise en possession ne. pouvons 
estimer ne-croyre que ny Votre Altesse, ny mesme 
le dit seigneurEvesque de laMaurienne, ny anitre 
quelconque vouldroit nous desaisir, ny deposses- 
sioner, sans avoir au prealable veu et entendu 
nos droys et tiltre, joinct que par la dite saisie et 
possession prinse du dit priore et de ses aparte- 
nànces il n'est en rien derogué au service de Te- 
glise , au dit lieu observé et accoustumé. Lequel 
sera laissé et entretenu du revenu du dit priore 
corame du passe. Affin donc que rien ne soyt in- 
novò nyv pourchassé au prejudice de nos dits 
droys et tiltres ains que Votre Altesse puisse au 
v^ay estre d'iceulx inforraée ; 

' Nous prions Votre dite Altesse tant humbleraent 
et affectueuseraeilt qù'il nous est possible qu'à 
icelle plaise préndre tant de peine que de per- 
mettre que nous puissions deléguer par devers 
elle nos arabassadeurs fournis de nos dits droys 
et titres pour en faire exhibition d'iceulx à votre 
dite Altesse affin qu'elle puisse veoire etcognoistre 
le fonderaent de notre bon droict et juste posses- 
soire du dit priore et ses aparteidances, esperants 



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— 221 — 

qu'après avoir iceulx ruy et ponderés, contre 
Taction y pretendue par le dit seigneur Evesque 
de la Maurienne, votre dite Allesse par son juste. 
et equitatle advis et jugement cognoisti:a et ju- * 
gera qu'à bon droict avons peu nos saisir du dit 
priore et de ses apartenances, et à tant sera que 
le dit seigneur Evesque se departera de ses dites 
pretentions et nous laissera en paciffique jouys- 
sance et possession d'^icelluy sans en faire alcune 
anitre instance ny poursuyte. Gres donc que nous 
nous tenions pour asseurés que Votre Aìtesse suy- . 
yant sa naturelle inclination ,• faveur et benevo- 
Jence, quelle de sa grace nous porte, ne fera aul- 
cune difficulté de nous' accorder notre presente 
requeste; Ce neantmoings bien humblement la • 
prions qu'à icelle plaise nous faire la dessus qiiel- 
que gratieùse et benigne responce et nous està- 
blir temps et lieu à elle convenable, auquel nous 
puissions à TefiFect que dessus despecher nos de- 
legués par devers elle. Aussi (|ue cependant à 
icelle plaise surseoyer le dit affaire à ce qùe pour 
regard d'icelluy ne soit pas le dit seigneur Evesque 
faict envers la Majesté Imperialle ny aultres sei- . 
gneurs et princes , ny republicques de Tempyre 
alcune aultre instance ny poursuyte , ains qu'il 
luy plaise en p^tience actendre la susdite visions 
de ses et nos droys et la bonne declaration que 
par Votre Altesse sur iceulx sera faicte. A laquelle 
quant ad ce, corame de tonte la reste de rechefs 



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— 222 - 

bien humblement nous recommandants ne ferons 
pour le present plus longue lettre, ains acten- 
dants la dessus sa dite benigne et gratieuse res- 
ponse, prierons cependant le Créateur, 

Illustre, excellent, hault et puissant Prince, 
benin^ seigneur et très honnoré allié, vous tenir 
en saincte et très digne garde. 

De Berne ce 4°»« de novembre 1570. 

Les bien pressés et encUns a fair e service àV. A. 
L'AdVOYER et CONSEIL 

de la ViHe de Berne. 

A ìnustFe excellent hault et Puissant 
Prmce el Seigtìeur monsieuF le Due 
De Sayote, nostre bening Seigneur 
treshonnoré allié et confédéré. 



Margarita di Franda al duca Emmuu 
FSiberto, suo marito. 



Torino, 1572, 30= aprile. — Dall'autogr. Archivio generale del regno. 



Monseigneur. Jay esté requise de la part de 
monsieur de Reuillasc de vous escripre en sa fa- 
veur pour ce quii desireroit à ce quii ma fait en- 
tendre quii vous pleust le recommander à Romme 
à monsieur le cardinal Alessandrin ou à qui bon 



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— 223 — 

vous semblera à ce que par v're moyen e aucto- 
rité il puisse estre favorisé envers Sa Sainteté en 
la délibera'on qtri se doibt faire de la nomina'on 
de Tevesque de Carpentras; et doultant, monsei- 
gneur, que ledict seigneur de Reuillasc est per- 
sonne qui merite beaucoup jay bien osé prendre 
la hardiesse de vous faire ceste requeste pour luy 
e vous supplyer treshumblement, monseigneur, 
qu'en une si bonne occa'on que ceste cy il vónà 
plaise l'assister de v're bonne grace attendti 
mesmes quii a en luy touttes les boniies et loua^ 
bles qualités que Sa diete SaiMeté desire estte 
en celuy qui sera pourveu du dict évesché. Qui 
me gardera vous ennuyer de plus longtìe Tre la- 
quelle je finiray par me^ treshumbles recoman- 
da'ons à v're bonne grace. Priant Dieu monsdi- 
gneur vous donner en tres bonne sante tresheu- 
reuse e longue vie. 

De Thurin, dernier jour dapvril, 1572. 

Votre treshumhle et tresoheissante fémme 

Marguerite de France- 



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— «24 — 

Enrico di Valois, ré di Polonia, al dnea 
Emmanoele Filiberto. 



157i, 25* aprile. — Dall'originale. Archivio generale del regno. 



Monsieur mon onde ne vous aiant point ad- 
uisaij par peréonne expresse de mon couronne- 
ment ce na esté ni par fautte de souuenance ni 
pour ne voiilloir faìre ce que je doibts en cella . 
comrae la proximité mi incitté et l'obligation d'a- 
mitié' extreme que je vous ai; mais pour vous ad- 
uertir plus amplement et particuUieremant de tout- 
tes mes afaìres scàichént que je ne vous an pou- 
uois mieulx aduertir que par Monsieur de Belle- 
guarde qui vous dira bien aulong de tout ce quii 
s est passaij jai desyrai que se feust luy . '. . . . 
. . : . . vous randre non comme jespère faire 
aueques plus de tamps ce que pour vous estre 
tant teneu je* vous doibts mais an ce pandant de 
Lettres et de ma parolle:la quelle et pour ceste 
lettre et le dit Sieur de Belleguarde je vous donne 
pour vous tenir comme mon pere, non seuUement 
comme honcle pour aueques les efFets le vòus 
bien monstrer: vous supiyant le croyire de ma 
part comme moy meÀnes et que Tassurance d'a- 
mitié qu il vous a pleu me dopner par luy soit 
tellemaht estreinte quejamais ryen ne Fan des- 



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— J25 — 

tourne vous supliant me tennyr corame votre filz; 
priajit notre Seigneur vous conseruer an trés- 
bonne sante. 

De Cracouije, le vint et cinquiesme jour de Auryl. 

Votre humble Nepueu 

Henry. 

A Monsieur mon onde 
MoNSiEim De 3auote. 



Gioyamia f Anstrìa» granducliessa di TiKMsaiia, 
al duca Einmaniiele Filiberto. 



1574, 28 aprile. — .Dall*ori|^ipale. Archivio genecale del regno. 



Serenissimo Signore, 

Condogliomi con Vostra Altezza della morte del 
Granduca mio suocero, che sia in cielo (^), perchè 
la perdita è stata tale, che 1 considerarla, non 
che il prouarla effettualmente m'accresce l'ama- 
ritudine, per esser mancato un Principe ùaloroso 
et raro: so, che Vostra Altezza ne sentirà dispìa- 
cere, et per quel che appartiene all'amicitia, et 
beneuolenza, che le portaua, et alla seruitù di 
Sua Altezza uerso la Vostra: Me n'attristerei mag-' 



(1) Il granduca Cosimo. 

15 



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— 226 — 

giormente se la credenza mia, che si troui tra 
l'anime beate, et il sapere ch'era nato mortale 
non ne facesse quietar alquanto. Però il simile 
dovrà fare l'Altezza Vostra nel representarle il. 
S. Horatio de Marchesi del Monte il mio dolore 
per cosi amara iattura, et nell'intender questa 
morte : il qual sarà contentariceuer humanamente, 
et credergli tutto quel che le dicessi dell'afTettion 
mia verso di lei alla quale mi raccomando et 
prego ogni contento. 

Di Fiorenza, li 28. d'Aprile 1574. 



Il Duca EmmanDèle Filiberto al Re di Polonia 
(Arrigo d'Angiò). 



1574, 6 giugno. — Dalla minuta originale. Arch. generale del regno. 



Monseigneur, 

Dernierement par un courrier exprès jescri- 
puis à V. Majesté pour Luy ramentouerma bonne 
uolunté et le desir' que jay tousjours eu et auray 
à luy fayre tres humble seruice. Maintenant qu est 
aduenu le cas du trespas du Roy tres Chrestien 
votre frere, dont je sentz une extreme regret et 
desplaisir comme aussy. Je masseur'e que fera 
V. Majesté je nay uolu faillir tout incontinent de 



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— 227 — 

luy depesdher le présent Cheualier Delbene pour 
reiterer les mesmes offres et pour lasseurer qu'elle 
n'a aujourdhuy en ce monde ny parent ny serui- 
teur qui desire plus la grandeur et contentement 
de V. Majesté que je fais ; corame Elle plus parti- 
culierment entendra du dit Delbene, le quel luy 
dira aussij les offices que jay cependant faitz pour 
son seruice et des mesmes ce què sembleroit 
estre plus seur etconuenable pour la seurté de sa 
personne et bien de ses afferes. Il plaira donc à 
V. Majesté de luy donner entière breance et me 
commander son bon plaisir en ce quelle connoi- 
stra que je puisse luy fere seruice : c[ue je les ac- 
compliray daussy bonne nolente et affection que 
pour fin de ceste je baise tres humbleraent (les 
mains) à V. Majesté et desire de Luy demeurer à 
jamais. 

Tres humble, ect. 
Al Re di Polonia. 



Il Duca Emmaiaele Filiberto al signor Carlo Bin^ o. 



157i, 10 giugno. — Dalla minuta originde. Arch. generale del regno. 



In risposta della lettera di V. S. Ili"' delli . . . 
dirò prima, che come con altre mie già le ho 
scritto^ io farò di molto buon cuore ogni seruitio 



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— 298 — 

che sarà in poter mio alla Maestà del Re et lo 
uederà per effetto alle occasioni. Et quanto sia 
al suo uenire qua per conferir meco per qualche 
cosa importante al detto seruicio ; a me occorre 
dirle, che forse tal sua ueuuta potrebbe generar 
qualche ombra al signor Don Giouanni d'Austria 
et alli Ministri del Re cattolico che per uentura 
non si trattasse qualche altra cosa ; Per onde si 
causasse indirettamente qualche, disseruiccic^ et 
disturbo alle cose et servicio di sua Maestà Cri- 
stianissima. A tal che fosse meglio et più sicuro 
quando si potesse supplire con lettera, onero per 
mezzo di persone fidate, che ben se netrouarebbe 
de sicuri. Però. quando la cosa sia tale et che con- 
uenga pure trattarne di presenza, il che rimetto 
al giudiciò di V. S. IH"* la potrà uenir di lungo 
qua apertamente, senza menar molta gente seco, 
saluo il suo traino ordinario, fingendo di uenir a 
visitar la Duchessa per condolerse seco et conso- 
larla della morte del Re suo nipote. Et cosi si po- 
temo trouare insieme. Et parmi sarà il miglior 
mòdo et con manco suspetto che si possa tenere. 

Che sarà il pregando Dio Signore che 

V. S. IH"' conserui et prosperi. • 

Da Turino, alli x. di Giugno 74 (157i). 



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n duca Emmanaele Filiberto al coDte di Paiicalierì. 



Torino, 157i, li giugno— Dairorìgìnale. Archivio generale del regno. 



Illustre Cugino Consigliere di Stato et Cambel- 
lano Carissimo. Essendo occorsa la morte del Re 
Cristianissimo come hauerete inteso prima, et du- 
bitando che in questo Interregno, sino che '1 Re 
di Polonia suo fratello sia uenuto in Francia, non 
possa occorrere molte cose in disseruizio delli 
Stati di Sua Maestà et anco delli nostri ; Ci è parso 
dirui che facciate prender buona cura al porto 
nostro di Pancaglieri per sapere chi uà chi uiene 
et chi passa et doue uadino et a che effetto, se 
possibil fia discoprirlo ; et se occorrerà d'inten- 
dere qualche cosa che concernali seruitio di Sua 
Maestà, o Nostro et che non passasse qualche 
gente non conosciuta alla sfiUata subito ci ne da- 
rete auuiso. Né essendo questa per altro Dio No- 
stro Signore vi guardi. 

Da Turino, alli xi. giugno 1574. 

Simile alli Signori di Lombriasco per il Porto 
loro . 



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— 830 - 

B èica Emmaimele Filiberto al re di Poloiiia. 



Cherascò, 157i, 20 giugno. — Dalla minuta originale. 
Archivio generale del regno. 



Monsegneinr , 

Par ce que jai escrit par un corrier espres 
adressé à monsur le Nonce du Pape , et ausi par 
une letre mienne, et ce de plus, que le cheuallier 
Dalbene par moy dernieremant despecché , aura 
dict de bouche à Vostre Magesté elle sera asses 
exclareie et assurré de ma bonne uolonté, et de 
la sincera affeccìon que je porte à vostre seruice 
que me gardera de uous ennuier de plus longue 
escritture, me remetant à ce que desjà je uous ai 
escrit et faict dire, et uous assurant de nouvau 
que n'aues seruiteur an ce monde qui desire plus 
d^ moi nostre grandeur, et tout contantemant; 
camme ausi plus particulierement uous en dira 
et assurera de ma part monsegneur de Bellegarde 
presant porteur le quel ma doné une lettre de 
Vostre Magesté à moy trop fauorable, qui ne de- 
sire rien anitre si non que Vostre Magesté me 
tienne et se assure, comme aussi je Tan suplie, 
queje luy suis 

Tres umble et tres affectionné seruiteur 

E. Philibert. 

NB. Ai principio della lettera sta scritto: A este escriple 
de la main de Son Àltesse à Guerasc le ilx, juing 1574. 



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— 231 — 



Hargarìta dì Francia (^) al duca Emmanoele Filiberto 
suo marito* 



157i, 10 settembre. — Archivio generale del regno. 



Monseigneur, 

Par ung courrier et Vallet de Chambre du Roy 
monsieur le Marchal d'empuìUe (Daihp ville) a receu 
lettres de Sa Majestè dont il vous enuoye coppie 
easemble de celle que Monsieur de Long luy a 
' escripte qui sont dune mesme datte dont il est en 
payue n'ayant recQu aulcunes des vostres, car par 
celle du Roy corame vous verrez il luy permet se 
retirer en son gouuernement auec les conditions 
y contenues, et par celle du dit Sieur de Long il 
luy mande qu'auant son partement il aduertisse 
son nepueu de fere tenir une de voz galleres 
prestes chose qui mect le dit sieur Marchal ea 
grand peyne pour n'en auoir rien entendu de 
vous si non ce que vous man auez escript par 
vostre lettre que jay receue ce matin, par la quelle 
vous me mandez que vous estes après d'auoir la 
depesche du dit sieur Marchal ce que ja luy ay 
faict entendre qui Ta encores my en plus grande 
peyne d'aultant que le dit Vallet de Chambre luy 



(1) Figliuola di Francesco I , nata nel 152i , morta cinque giorni 
dopo d'avere scritta questa lettera. 



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— 238 — 

a apporte sa diete depesche et qu'il a oppinyon 
qu'elle a esté faicte sans vostre sceu. Qui est cause, 
Monseigneur, qu'il ne peult partir sans auoir pri- 
mierement des voz nouuelles. Pour ceste cause je 
vous supplye Taduertir de ce qu^il aura affaire et 
Yous spuuenir de la promesse que vous et moy 
luy auons faicte pour le faire venir jcy, qui est de 
le rendre au mesme lieu et auctoritté où il estoit 
au parauant, ce qui semble le contraire par. la 
lettre de Sa Majesté: et au cas que ceste depesche 
vous trouuasten chemyn je vous supplye Monsei- 
gneur depescher quelqu'un des vostres vers leurs 
Majestés pour ce faict, si vous cougnoissez qu'iJ en 
soit de besoing. Quant à ma sante elle n'est telle 
que je desireroys, Monseigneur, pour pouuoir 
estre auprès de vostre filz, car j'euz hier la fiebure, 
et presque toutte ceste nuict, mais graces à Dieu 
anny je me trouue mieulx , et ne me sais peu 
garder d'aller veoir vostre filz où je suis presen- 
tement, et remectant sa disposition sur ce que 
les Medecins vous en escripuent par ceste de- 
pesche je ne vous en feray ceste lettre plus lon- 
gue, que pour vous baiser treshumblement les 
mains, et prier Dieu, Monseigneur, vous donner 
eó tres bonne sante Ires heureuse et longue vye. 

De Turìn, ce x. jour de septembre 1574. 

Vostre tres humble et tres hobeissante femme 

Marguerite de Frange. 
A Monseigneur. 



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— 833 — 



Loigì Moeenigo, doge di Venezia , 
al Prìadpe di Kemonte. 



157i, 25 settembre. — DaJrorìgmale. Archivio generale del regno. 



ni"»* et Excell"»*^ Domine, 

L'inaspettato accidente da noi inteso per let- 
tere dell' Ambasciator Nostro residente a cotesta 
Corte della morte di Madama illustrissima Madre 
dell'E. V. ci ha quel dispiacere apportato, che del 
continuo sentimo d'ogni contrario successo , che 
le auenga: onde con tutto l'animo si condolemo 
con lèi della perdita, c'ha in ciò fatto unitamente 
colla Republica nostra, nella quale ella conoscerà 
sempre un.particolar affetto verso le cose sue, 
cosi per essere figliuolo di Principe tanto amato, 
et stimato da noi, come per le particolari uirtù 
di V. E. , la quale sapendo noi essere in cosi te- 
nera età mirabilmente dotata di singoiar pru- 
denza, si damo a credere, che con patientia sop- 
portando cosi graue percossa s'acqueterà al uoler 
di Dio, la cui Divina Maestà pregamo, a concederle 
lunghi, et felici ani^i. 

Dato ìii nostro ducali palatio , die xxv. septembris. Indictione iij. 

M.D.LXXiiìj. 



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— asi- 
li docadi Sayoìaal suo aiiiiMusdatore in Rana. 



Tonno, 157i, 18 ottobre. — Dall'originale. Archivio estense. 



Reverendo Consigliero et Ambasciatore caris- 
simo. Siamo stati ricercati da Monsignore Nuntio 
qui residente di concedere un privilegio simile al 
Motuproprio che N. S. ha concesso al medesimo 
Ambrosio Bizozero inventore d'artifìcij a levare 
acque et inalzarle perpetuamente a qual si voglia 
altezza et altre sue inventione: et tra esse una lu- 
cerna di metallo et d'argento che fa chiarissimo 
lume senza ombra se non di sotto il piede la quale 
tiene oglio per 50 bore. Noi habbiamo ordinato 
il sudetto privilegio per 20 anni conforme alla 
richiesta et ben tosto sarà spedito ; ma percioché 
desideriamo quanto prima di bavere una di quelle 
lucerne ve n'havemo voluto avvisare in tanto ac- 
ciò facciate con detto Bizozero che senza un tan- 
tino di indugio per via delFordinario et d'altra 
più pronta occasione voglia mandarcene una: che 
oltre al privilegio sudetto lo riconosceremo in 
modo ch'egli potrà rimanere sodisfatto. Supplite 
voi con esso a bocca et avisateci del seguito. 
Iddio Signor vi conservi. 

Di Turino li 18. di ottobre 1574. 

// Duca di Savoia 

E. Philibert. 



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— 235 — 



n duca di Sayoia al signor Negron de' Negri, 
marchese di Hnbazano. 



1575, 13 maggio. — Dalla minuta orìgimde. Arch. gea. del regno. 



Illustre Consigliere di Stato et Gambellano csì- 
rissimo. 

Con la vostra staffétta delli cinque hebbi una 
lettera di Monsignor il Cardinale Morone il quale 
mi ricercaua che nelle molte et ardue difficoltà 
chetrouaua nel componimento di quelle discordie 
io facessi che voi eontinouaste ad assistergli lo- 
dandosi molto dell'opera et del modo di trattar 
vostro. Io gli ho detto per risposta che haueua 
inteso che vi era conuenuto per degni rispetti 
partirai di costi, ma che vi scrinerei che, se pur 
non vi fosse impossibile, voi vedeste di ritornar 
da Sua Signoria Illustrissima o almeno non man- 
caste in tutti li modi a voi possibili di seruirla et 
impiegami coinè hauete fatto in benefitio di quella 
tribufata Città. Et perchè siamo certi che per voi 
stesso vi siete inclinatissimo, né vi bisogna spero- 
nare si rimettiamo al vostro ^proprio parere et 
giuditio che saremo al fine di questa con pregarvi 
da Dio ogni bene. 

Da Turino alli 13. maggio 1575. 
Al signor Negrone. 



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- 236 — 

D duca di Savoia Emmanaele Filiberto 
al duca di Gandia* 



1575, 16 d^agosto. — Dalla minuta originale. Àrch. gen. del regno. 



Ill«»« et Ecc"»« Signore, 

Hauendo inteso la salua giunta di V. E. costà 
non ho uoluto mancare di rallegrarmene seco per 
tutti i rispetti, ma maggiormente per quello che 
la presenza di lei può apportar di buono allo ac- 
comodamento delle cose di Genoua, si che quella 
Città et Repubblica si conserui con la solita 
libertà; intorno a che auguro che TE. V. con 
la sua prudenza e destrezza saprà dispuorre gli 
animi de Tuna e l'altra parte, non che del Popolo, 
ad accostarsi alle cose di ràggione et de Thonesto, 
et tutti risoluersi alla quiete et conseruatione pub- 
blica. Imperò m'è parso commettere al Marchese 
di Mulazano mio Consigliere di Stato, generale 
delle finanze mie, di rallegrarsi. di tutto questo 
anche a nome mio con V. E. et offerirle per parte 
mia di assisterle dell'opra sua. in ciò che lo cono- 
scerà buono per questo seruizio. 

Resta solo che V. E. accetti questo mio buon 
animo et sen vaglia anche in ogni suo particolare 
seruizio et creda al detto Marchese come farebbe 



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— 237 — 

a me proprio, che me ne farà piacer gratissimo ; 
con che fo fine pregando Dio Signor che felicis- 
sima la conserui. 

Da Turino, li 16. di agosto m.d.lxxv. ^ 

D: V. E. 

Servitore 

Il Duca di SAvo^A. 

Ài Signor Duca di Gandia. 



Arrigo ni, re di Francia, ad Emmanoele Filiberto, 
duca di Savoia. 



1575, 4 settembre. — Dall'originale. Archivio generale del regno. 



Mon Onde, 

J ay esté adverty que puis peu sont entrés en 
mon pays de Dauphiné le fils du feu admiral, et 
quelques autres de mesme faction Que luy ve- 
nans du comté de Genève et sont suiviz par plus 
grand nombre qui passent de jour à autre par 
petites troupes sur vos terres , mesmes du comté 
de Piedmont par le chemin du Mont Saint Ber- 
nard et de la Val d'Ouste, abusant de la.facillité 
de vos ofBciers et subjectz: et masseure que cet 
chose laquelle entandant ne leur vouldrez souf- 
frir, aymant, comme vous jn'avez faict tousjours 



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— 238 - 

cognoistre^ le bien de mes affaires, qui est cause, 
mon Onde , que j ay avisé vous escrire la pre- 
sente pour vous prier, me continuant en cela vos 
bons oiBces accoustumez, D'y voulloir donnér tei 
ordre qu ils ne se puissent plus prevaloir du dit 
passage ny d'aultres commoditéz de vos dites ter- 
res pour me fere la guerre : et en donner si ex- 
presse chrarge et commandement à vos dits offi- 
ciers que, cognoissant votre bonne volunté en 
mon endroict, ils sachent qu'aurez à desplaisir 
s'ils n'emploient tout soing et dilligence à le leur 
empescher et arrester ceulx qui s'y viendront 
presenter : et pour ce que cela m'est de telle im- 
-portance que' vous savez j ay donne charge à 
mon. cousin le Marechal de Bellegarde et au 
sieur de Villars estant auprès de vous pour mes 
affaires de vous en fere plus ampie instance de 
ma part asseuré d'en rapporter la satisfaction que 
jc desire. Je prie Dieu, mon Onde, vous tenir en 
sa saincte garde. 

Escrit à Paris le i* jour de septembre 1575. 

Votre bori et affectionné nepueu 

Signé: Henry. 
A mpn onde le Due de Savoie. 



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— 239 — 

Alessandro Farnese al duca di Savoia. 



Campo di Messina, 1582, 7 settembre. — Dall'originale. 
Archivio generale del regno. 



Serenissimo Signore , 

Il Capitano Vincentio Naldi presente essibitore, 
comparve qua non molti mesi sono, et da me fu 
visto con quella buona cera, che sono tutti quelli 
che vengono a servire il Re mio signore in questa 
guerra, et che meritavano le buone relationi che 
havBTa delle sue qualità e parti ; bora egli mi ha 
fatto intendere che per molti rispetti et partico- 
larmente per esser ricerco dall'Altezza Vostra di 
ritornar al suo solito servitio, le convien tornar- 
sene in Italia et m'ha domandato licentia di esse- 
guir questo suo viaggio et ch'io l'accompagni 
dall'Altezza Vostra per pregarla come faccio con 
questa mia a compiacersi di favorirlo della sua 
solita protettione e gratia in quel che le occor- 
rerà , et particularmente in procurarle dalla Si- 
gnoria di Venetia rimessione nel suo Stato del 
quale si trova bandito, circa 43 anni sono, per un 
homicidio che commesse, del qual mi dice bavere 
la pace dalle parti ; di che resterò io obbligato 
all'Altezza Vostra oltre che impiegherà quanto 
farà a benefizio del suddetto Capitano Vincentio 



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— 240 - 

in persona che neiroccasioni che qua se le sono 
appresentate, come intendo si è mostrato con- 
forme alla professione che fa, e dato saggio delle 
sue attioni: con che bacio a Vostra Altezza le mani 
et le prego d.a N. S. ogni prosperità et contento. 

Del campo di Messina a 7. di settembre 1582. 
D. V. A. 

Servitore amarevoUsiimo 

Alessandro Farnese. 

Al Serenissimo signore il signor 
Duca di Savou. 



DoD Mancio Ito ^^\ jambasdatore del Giappone, 
a papa Gregorio XID, al decadi Ferrara. 



Di Yenetìa, 1585 , 3 luglio. — Versione dall'originale in lingua 
giapponese. Archivio Estense. 



Serenissimo Signore, 

Già che con altra seruitù per la grandissima 
distanza del nostro Regno non potiamo mostrare 
quanto dobbiamo a V. A. S. et il grande affetto 



(1) Gregorio XIII, ricevendo il 22 marzo 1585 la celebre ambasdata 
di obbedienza del Giappone, lagrimò per tenerezza, e pronunciò il ver- 
setto del sahno: Nunc dinUttis servum tuumy Domine; infatti dì- 
danove giorni dopo mori. 

D re di Bungo nominò suo ambasciatore a. Roma D. Ito Mancio, 



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— 241 - 

che le habbiamo, per il molto che ne ha mo- 
strato, et per i fauorì riceuuti, tali quali da tanto 
gran Principe si speremo ; almeno con lettere et 
in nome mio, et degli altri signori miei compagni 
non ho uoluto lasciare di basciar le mani della 
A. V. et della serenissima signora Duchessa, de 
quali saremo sempre ^eruidori, ancorché di tanto 
lontano paese; perchè non bastarà qualsiuoglia 
distanza di terra, per farcì perdere la memoria 
di codesta serenissima casa, et dell'amore, et ho- 
nore, con che fussimo trattati, et delle cose grandi, 
et a noi gratissime, che ne fece gratia di farci ue- 
dere in codesta Corte, et Città di V. A. Et perchè 
so che V. A. S. et la signora Duchessa se allegra- 
ranno di hauer nostre nuoue, tutti ci trouiamo 
bene, et particolarmente D. Giuliano, il quale 
tanto maggiormente se le sente obligato, quanto 
è stata la demostratione che ha fatto del suo male 
V. A. et la molta cura che ha tenuta in proueder 
come ricuperasse la sanità. La nostra partita per 
Padoua et Milano credo che sarà sabbato; et per 
tutto doue saremo ci consolaremo molto, et pro- 
curaremo hauer sempre nuoua di V. A. et della 
serenissima Duchessa, a quali con gl'altri signori 
baciando le mani insieme con la serenissima Du- 



figliuolo di Sciorìnosuchi, cugino del re di Fiunga e nipote del re di 
Bunga. Uno dei loro compagni fu Don Nicaura Giuliano Barone, ecc. 
i[Vedasi B'artoli, Storia del Giappone^ libro i, § 73.) 
16 



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chessa d*Vrbiiio (^), gli preghiamo da Dio N* S. 
ogni feKcità, et. contento. 

Di Veitótia a 3. di lugUo 1585. 

D. V. A. S-* . 



Affettiùnatisnmo Struitore 

Ito D. Mangio. 



Al Sereii*« àgnor Duca (M Fferauiu 
PatrM»ii)looss««, 



ftMi Ibuim Ito al èmidi Ferrara^ 



Di BarceDona , 1585, 16 agosto. — Versione daU*orìginaIe 
giiipp(Hiese. ArcMvio EsteoBev 



Seremasimo Signore^. 

l0 desiderano et a ncmie di questi signori miei 
compagiaii in Genoa rispondere a quella di V. A.S. 
che riceiiei in Milano, la quale fu in risposta di 
una mia èie le scrissi da Venetia, di che moHo là 
ringratio, et per la molta consolatione che mi 
diede sentendo bene del suo buono essere, et per 
il fauore che per ciò mi uien fatto, ma perchè in 
Genoua non ho potuto sodisfare al mio desiderio 
et obligo non essendoci fermati se non un giorno 



(1) Lucrezia d'Este, sorella del duca di Ferrara. 



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nel quale pure c'imbarcammo per non perdere 
occasione di cosi bel passagg;io in Spagna con 
diecinove galere^mi è parso parte del debito mio 
scriuere a Y. A.S. adesso che siamo sbarcati^ acciò 
con questa intenda quanto ci ricordiamo delli fa^ 
uori riceuuti , di che anco dì nouo li readiaoM 
molte gratie, et desideramo ci si porga occasione 
di seruirla et renderli in qualche parte il contra- 
cambio delli riceuuti bonori. 

Né essendo questa per altro io con gl'altri si- 
gnori molto mi raccomando a V. A. S. et alle se- 
renissime Duchesse sua moglie, et sua sorella. 

Da Barcelona alli 16. agosto 1585. 

D. V. A. S- 

V Seruitore 

Ito D. Mangio. 

Al Seren"(» signor Duca di Ferrara 
mio signore. 



demente VHI al yìce-legatt dì VUerbo, Samritale. 



Roma, 1601, 27 luglio. — Dall'originale. Archivio Sanvitale di Parma. 



Clkmens Papa Vili. 

Dilecte fili. 

Se ne viene da voi il padre Com"^ del inquisi- 
zione il quale mandiamo per negotio gravissimo 
et che ci preme grandissimamente; dateli in tutto 



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— «44 — 

quello di cui ricercherà /sic/ tutti' gl'aiuti et favori 
di che vi ricercherà senza perdonare né a spesa 
né a cosa alcuna che possiate fare et dal eseguire 
questo sinceramente et con esquisita diligentia ci 
terremo da voi o honore o mal servitio et ce ne 
ricorderemo mentre vivremo (*). 

Dato nel nostro palazzo apostolico alli 27. di luglio 1601. 

Dilecto filio nostro magistro San Vitau 
V. Legato Viterbiensi. 



H (MÌDope Francesco Tommaso dì Savoia 
d conte Baldassarre Hesserati. 



Rivoli, 1640, 12 febbraio. — Dall'orìginale presso il cavaliere Cibrarìo. 



Molto magnifico nostro carissimo. È giunto il 
P" Michel Angelo, il quale ci conferma, che Ma- 
dama Reale si mostra molto desiderosa dell'ag- 
giustamento con noi; e per rendere verisimile 
quest'apparenza, ci rifferisce, che il Re di Fran- 
cia, rinova più che mai gagliardissime le instanze 
d'havere nelle sue mani la Piazza di Mommi- 
gliano, e ch'ella ridotta a cimento di disgustare 



(1) Questa lettera è tutta di pugno di Clemente Vili, perciò è auto- 
grafo pre%mo. 



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- 246 — 

il fratello sta con molta pena, e col mezzo dello 
accordo vorrebbe sottrarsi da questa necessità, et 
accomodarsi con Noi- Non è però sin adesso pas- 
sato ad altre particolarità, che ai medesimi punti, 
che si proposero al Valentino , e sovra i quali si 
è andato negotiando. Hora pare, che si riduchino 
alla sostanza seguente , cioè 

Che Madama resti Tutrice, e Reggente, e che 
noi ci contentiamo del titolo d'Assistenti. 

Che le scritture pertinenti al governo si for- 
mino con rinscritione di Madama Reale Tutrice 
Reggente, ma habbino in suo luogo inserta la 
Clausola con assistenza de Principi Cardinale e To- 
maso miei Cugnati, e col parere de Emin*"** Con- 
seglio. 

Che noi sottoscriveremo di sotto al nome di 
Madama Reale, e sovra quello del Gran Cancel- 
liere. 

Che si debba erigger un Conseglio di comùn 
cbncerto di Madama Reale e nostro di persone 
capaci et habili al maneggio pubblico , nel quale 
anco interverremo noi e vi si proporranno, e de- 
termineranno tutte le cose" appartenenti al go- 
verno. 

Che il Prencipe Cardinale ed io dobbiamo pre- 
stare il giuramento di fedeltà a S. M. et a suoi 
Ser"* successori, come facessimo al Duca Vittorio 
Amedeo nostro fratello. 

Che il sudetto giuramento si rinoverà dallo 



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— «46 — 

Stato a S. A. R, e dopo lèi a noi, e nostri legi- 
timi successori, servata ila prerogatÌTa del {^rado. 

Che la persona di S. A. R, e delle Principesse 
site morelle sarà educata da Madama Reale, e l'ha- 
bitaliome loro in Torino, ò in altre Città princi- 
pali del Piemonte. 

Che li Governatori delle Piazze, i Ministri e gli 
HBzjali tanto di guerra, che di giustizia, e di fi- 
nanze si dipnteranno €on buon conp^rto delle 
parti, le quali faranno elettione de soggetti più 
habili, e confidenti, e questi presteranno il giura- 
mento di conservare le Piazze aS. A. R. et a suoi 
legitimi successori. 

Che i Ministri, Uffiziali, e Governatori già de- 
putati, et approvati dal Duca Vittorio Amedeo, che 
sia in gloria, restino confermati nelle Cariche et 
Ufflcii loro : e quanto alli Diputati da Madama 
Reale, e da noi dopo l'ingresso nostro in questi 
Stati, s'intendano sospesi o rimossi sin a tanto, s 
che di comune consenso siano stati approvati, o 
fattane nuova elettione. 

Che non si faccia gratia di delitto, nò afaolitione 
alcuna senza il parere del Senato. 

Che le guardie ordinarie di S. A. R. siano for- 
mate di soldati sudditi , e de' Svizzeri Cattolici 
confederati, come anco de' sudditi si formino le 
Compagnie che dovranno servirci per guardia nel- 
l'Anticamera, ma non fuori nelle pubbliche hono- 
ranze, et apparenze. 



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- «47 — 

Che là Compagnia delk guardia dì Madama sia 
della natìoae, che |»ù le piacerà, e sen' è servita 
sia hora, o co«ie le parerà meglio. 

Ch'ogni persona , c'habbia servito in queste 
occasioni, all'una, o all'altra parte sia restituita 
nel possesso de' beni suoi, e nella buona gratia di 
Madanjia Reale, di S. A. R. e nostra. 

Che i beni occupati , o represagliati debbano 
restituirsi ai loro padroni. 

Che nascendo qa^kba diificultà, o disparere 
nell'esecutione delle sudette cose, si eleggano dalle 
parti Ministri, o Conseglieri con autorità di ag- 
giustare ciò, che sarà conveniente. 

Il sudetto P*"® non viene ai particolari, ma ci 
loda l'accordo^ e da i suoi discorsi raccolgo^ ohe 
l'Abbate d'iAgliè, il quale va a Nizza mandato da 
Madama, p(»rta qualche maggior espressione in- 
torno alk risolutioni, che si prendono sovra i su- 
dettiipanti, onde vi spediamo il presente Corriere 
espressa, perchè non solo ne diate parte al signor 
Marchese^ dimostrandogli la gran conseguenza 
che porta il rischio di Mommigliano, ma che lo 
preghiate insieme di darvi il suo parere, et in 
coBseguenza del parere gl'aiuti et assistenze ne- 
cessarie come già vi si è commesso nelle nostre 
istruttioni. 

Nelle nostre lettere non ci fate sin bora alcuna 
mentione di qu^lo c'habbiate operato per l'oc- 
corrente de'svizzeri, che scrive il Conte Antonio 



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— 248 — 

della Manta. Il negotio importa. Ve lo raccoman- 
diamo con la prestezza necessaria, e rimettendoci 
nel resto alle precedenti nostre preghiamo Dio, 
che vi conservi. 

Rivoli, 12. febbraio, 1640. 

F. Tomaso. 

^ Pasero. 



D peDcipe cardinale di Savoia al coote HeaseratL 



Nizza, 1640, 22 giugno. — Dall'originale presso il cavaliere Cibrario. 



Molto magnifico nostro carissimo. Dalle nostre 
Lettere delli 9 stante sentiamo con molto gusto il 
miglioramento della vostra sanità, e se bene sete 
stato infermo, non vi sete però astenuto di coo- 
perare con la penna, e coi disegni agli aiuti, et 
soccorsi di Torino, effetti soliti della vostra vo- 
lontà verso il signor Prencipe Tomaso e noi. Gra- 
diamo perciò le vostre diligenze, et attendfamo di 
sapere che i progressi corrispondino ai primi ar- 
dori, e si vegga riuscito questo soccorso con glo- , 
ria del signor Marchese di Leganes, et altretanta 
riputatione dell'armi cattoliche. 

Habbiamo aKlampo il Co : di Muzzano, Co : Carlo 
Valperga et Abbate Buschetti , quali tutti hanno 
grandissimo bisogno di denari per le spese cor- 



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-249 — 

rentiy e pure non siamo in termine di poter prov- 
vedergliene, non ne havendone anco per la casa, 
perchè (parole in cifra) 

Non habbiamo perciò saputo ritrovar altro ri- 
piego salvo che delli 8,000 scudi che sopra li 
20,000 assignati al signor Prencipe Tomaso alcuni 
mesi sono dal signor Marchese di Leganes voi non 
ne havete rimessi a Genova che 4,000, convien 
far instanza per gli altri 4,000, dei quali 1,000 
ne habbiamo destinato a loro. Ma perchè li su- 
detti scudi 4,000 sono già pervenuti nelle mani 
del signor Prencipe Tomaso, converrà mettere in 
consideratone a cotesti Ministri, che S. A. gli ha 
spesi in pagar la gente di S. M. che era in Ta- 
rino, cosi non hanno servito per servitio suo pro- 
prio : e pure questi erano destinati a noi e ci si 
dovevano. E poiché devono essere computati a 
conto di quelle assistenze , che ne darà Sua Mae- 
stà, essi non doverebbono difficoltare bora a dup- 
plicarli. Quando finalmente non vi si trovasse al- 
tro ripiego, sapendo noi, ch'essi hanno in mano 
danari precisi per assistere al signor Prencipe To- 
maso, particolarmente L. 60,000 denari provvisti- 
gli di Sicilia dal signor D. Francesco di Melo, come 
S. E. scrive a noi ancora, ci diano di quelli mede- 
simi, perchè servono per il medesimo effetto, e 
non è giusto che noi veniamo pregiudicati di 
quelli che ci si dovevano. Cosi è necessario che 
con ogni ardore, e prontezza, procuriate che si 



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— 250 — 

habbi questo dmaro affinché questi nostri Cava- 
lieri possano sovvenirsene, come faremo noi delli 
3,000, e perchè questo negotio è passato per vo- 
stre mani, scriviamo 'ad essi, che con voi si can- 
(»rtino e voi gli aiutarete per cavarne il costrutto. 

Dalle lettere, che scrivete al Solaro vediamo 
quello gli dite circa TAbbatia di S. Benigno, 6ia- 
venno, e Casanova, e l'interesse del Jfola. A que- 
sto vi diciamo che prima che Torino sia libero 
difficilmente si può dar ricapito e risolutione. In- 
tanto qoando il Mola non sia sodisfatto con l'as- 
sij^namento deUa Zecca li ritroveremo altro. 

Quanto alla Commenda di Stuppinigi non pen- 
siamo di farvi altro, il meglio è che ritomi alla 
religioae, della quale deve, essere, non mancando 
molte obligatiqni alle quali si deve supplire per 
conscienza, come sono THospitale, le Galere, e 
tant'altre cose, perciò cosi giudichiamo sia il 
meglio. 

Habbiamo scritto al Conte di Muzzano, che vi 
dia parte di quello passa circa i negotii delle no- 
stre assisteniae, et in /cifre] 
che noi sapete risposto a /dfrej 

L'ultima pretensione del detto Conte è final- 
mente quello a che ci siamo noi ridotti a doman- 
dargli sino alle risposte di Sua Maestà. Tutto que- 
sto acciò voi ancora cooperiate per vostra parte 
al nostro servitio, e questi Ministri sappino non 
essere questa la strada di promuovere con la no- 



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— 251 — 

stra persona il servitio di Sua Maestà cavando 
essi tuUo quello vogliono da noi, e poi nel resto 
pascendoci di parole 

Che è quanto ci occorre per bora, e Nostro Si- 
gnore vi conservi. 

Nizza, li 22. di giugno 1640. 

Mauritio* Cardinale di Savoia. 

FjERRAAIS. 



GorrispoDdeina fi Benedette XIV (Lambertìri) 
col cardinale DeRe Lanze (^h 



Civitavecchia, 1747, 21 aprile.— Dagli originali presso il cav. L.Gibrarìo. 



BENEDICTUS PP. XIV. 

Dilecte Fili noster, Salutem et Apostolicam Be- 
nedictionem. 

In questo luogo, ove ci siamo portati per re- 
spirare un poco d'aria di mare, riceviamo la sua 
lettera, nella quale ci ringrazia d'averla esaltata 
al Cardinalato. Ciò facendo, abbiamo avuto in 



(1) Carlo Vittorio Amedeo Delle Lanze, di famiglia vercellese, con- 
sanguineo dei Reali di Savoia, abate di S. Benigno di Fruttuarìa, mori 
addi 25 di gennaio 1784, d'anni poco meno che 72, contandone 37 di 
caitlinalato. Fu un degno e virtuosissimo porporato. 



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- 252- 

mira di premiare il merito d'un soggetto, che in 
età giovanile, ha saputo, e sa vivere da vecchio ; 
d'un ecclesiastico, che è mai sempre stato, ed è 
illibato nel costume; d'un uomo studioso, e che, 
non ostante la qualità della sua nascita, non si è 
mai astenuto dalle funzioni sacerdotali , per sod- 
disfare all'obbligo del suo carattere. Né deve da 
noi tralasciarsi, che, anche come persona partico- 
lare, abbiamo avuto una speciale consolazione fa- 
cendola Cardinale, avendo mai sempre avuto , ed 
avendo presenti le cordiali finezze che per lo spa- 
zio di dieci anni ci sono state fatte dall'onorato 
e vero cavaliere conte di Sale suo padre. Quando 
la nostra consolazione sia capace d'aumento, l'a- 
vrà certamente quando personalmente la potremo 
abbracciare, come speriamo che sia per succe- 
dere; ed intanto restiamo col darle l'Apostolica 
Benedizione. 

Datum ex ci vitate Centumcdlarum, die 28 aprilisl747, Pontificatus 
nostri anno septimo. 

Dilecto Filio nostro Cardinali Delle Lanze, 
Taurinum. 



BENEDIGTUS PP. XIV. 

Dilecte Fili noster, Salutem et Apostolicam Be- 
nedictionem. 

Riceviamo la sua dei 16 scrittaci da Bologna, 
ed inviamo la risposta a Torino, ove ella ci av- 



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— 253 — 

?isa che pensala d'essere per i 22 ; e questa è 
Ttiltima lettera che le scriviamo con cerimonia, 
perchè le altre che scriveremo saranno in forma 
confidenziale. Le rendiamo dunque grazie per due 
capi/ uno per il felice augurio delle SS. Feste, e 
l'altro per le parti fatte in nostro nome col buon 
conte suo padre; quanto al primo preghiamo di 
vero cuore Iddio, che feliciti lei in ogni tempo, e 
lo stesso facciamo anche ^anto al secondo. Ci 
conservi la sua buona amicizia /potendo esser 
certa della nostra corrispondenza. Porti i nostri 
cordiali rispetti a Sua Maestà, ed abbracciandola, 
con pienezza di cuore le diamo l'Apostolica Bene- 
dizione. 

Datum Romae apud Sanctam filarìam Mayorem, die 23 decembris 1747, 
Pontificatus nostri anno octavo. 

Dilecto Filio nostro Cardinali Delle Lanze, 
Taurìnum. 



Roma, 20 aprile 1748. 

Con nostro gravissimo dispiacere, e con dis- 
piacere di tutti i buoni, è morto Monsignor Ba- 
ratta in Macerata, ed è morto come era vissuto, 
cioè da santo. 

Vaca, per conseguenza la Chiesa di Novara; è di 
libera collazione della Santa Sede : ma noi che 
amiamo teneramente il Re di Sardegna, ce la vo- 
gliamo intendere con lui, mediante la di lei per- 
sona. 



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— 254 — 

Noi aon abbiamo Terun soggetto in yista, e se 
Sua Maestà ne avesse qualcheduno, che essendo 
considerato da lui sarebbe certamente degno^ non 
lasci d'additarcelo. 

Fra i sudditi che ha il Re in Roma, si ritrùra 
Monsignor Royero. Esso ha fatto molto bene i go^ 
verni detto Stato, é applicato al suo ministero, e 
non ha vizi, per quanto sappiamo. 

Ecco quanto sappiamo di Rii ; esso nutta sa di 
quanto ora seriviaimo, veruno ha parlato per lui, 
edtmicamewte to nw»iniamo in questa lettera, 
aeoìi ella veda se, supposti i termini abili, la sua 
persona tb^epev es&ere accetta alla Corte. 

II fu marchese d'Ormea non l'aveva nei suo 
libano,. dicendo che era partito da Torino in aria 
di disgustato, per non aver ottenuto un certo po- 
sto : ma il marchese era nostro buon amico, ed era 
un uomo d'onore, ma straordinariamente deli- 
cato, ed insoffribile nella sua delicatezza. 

Avverta, che poc'anzi si è detto, supposti i ter- 
mini abili, perché per non mettere , come suol 
dirsi, il borgo a rumore prima del tempo, non 
abbiamo nemmeno fatto ricercare se Monsignore 
sia sacerdote , che studj abbia fatti, come si di- 
letti di leggere, e quali Kbri, se sia damerino, il 
che però non crediamo, riservando queste inda- 
gini ad altro tempo, cioè al quando si sarà sa- 
puta la mente di Sua Maestà. 

Ed essendo ben volentieri per isparagnarle 



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— 255 - 

quando altro degno suddito ci venisse, come si è 
detto, proposto. 

Compatisca Tincomodo, restando cel darle l'A- 
postolica Benedizione. 

Cardinale Delle Lanze. (Torino.) 



Roma, 11 maggio iliè. 

Aggiungiamo questo foglio per renderla consa- 
pevole, d^e avendo noi avuti ottimi rincontri della 
vita di Monsignor Rovero, ed avendo arnehe lètto 
quant'ella ci ha scritto d'ordine di Sua Maestà; 
siamo in procinto di dichiararlo in Vesoovo di 
Novara. 

Esso gode una Abbadia conferitagli da noi con 
qualche pensione da pagare. Non vorrebbe esso 
dimetterla, e la.retenzione si suol concedere : ma 
gK abbiamo fatto sapere, che concedendola, acciò 
in una testa sola non si faccia tanto cumulo di 
rendite ecclesiastiche,' sarà preciso aggiungere 
qualch'altra pensione nella somma in €irca di set- 
tecento scudi sopra la Chiesa di Novara, ed esso 
ne è contento. 

È stato a noi da persona degna di fede asserito, 
che assegnandosi la pensione a qualche €ardinale, 
Sua Maestà il Re di Sardegna non vi avrà diffi- 
coltà; ma noi desideriamo di saperne il netto, e 
perciò ricorriamo a lei. 

Reggendo il supposto, noi assegneressimo la 



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— 256 — 

pensione al Cardinale Mesmer, che è nostra crea- 
tura, in età d'anni 73, ed al quale insino ad ora 
non abbiamo potuto dar altro, che due mila q 
poco più scudi d'entrata. Il merito del soggetto è 
considerabile, il bisogno è eccedente, la premura 
nostra per esso non è ordinaria, ma grande. Esso 
è originario svizzero, ma lo crediamo nato in Mi- 
lano, ove la sua casa oggi è stabilita. 

Il nostro dunque Cardinale Delle Lanze comìi- 
nichi tutto a Sua Maestà, ed anche la preghi in 
nome nostro : con che gli diamo l'Apostolica Be- 
nedizione. 

Gardiiuile Delle Lanze. (Torino.) 



Roma, 29 giugno 1748. 

Non ostante la festa di S. Pietro, incomodiamo 
il nostro buon Cardinale Delle Lanze, scrivendogli 
nello stesso giorno, dopo aver fatto il Pontificale, 
e gli mandiamo l'annessa lettera per Monsignor 
Vescovo d'Asti, pregandolo del solito recapito. 

È passato a meglior vita il Padre Maccabei, Ber- 
nabita, nostro Confessore, a cui nel principio del 
Pontificato dammo una pensione di dugento scudi 
sopra la Chiesa di Novara, giacché non volle ac- 
cettare il Vescovado, per cui vi era ogni regia an- 
nuenza, come scrisse il fu marchese d'Ormea. 

Non essendo per anco spedite le Bolle della 
Chiesa di Novara per Monsignore Rovero, la pen- 



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sione dei dugento scudi non è vacata a di lui co- 
modo, ma a comodo deila Dataria. 

Quando la Maestà Sua si contentasse, noi asse* 
gneressimo questa pensione di dugento scudi a 
Monsignor Merlini, nostro Nunzio Apostolico in 
Torino, al quale in tanti anni non abbiamo po- 
tuto conferire cosa veruna. 

Sua Maestà altre volte ci fece sapere, che l'abi- 
litava per le vacanze ne' suoi Stati, benché fora- 
stiere. Ciò non ostante, yolendo noi camminare 
col piede sicuro, e non mancare in cosa veruna 
nel punto della dovuta attenzione alla Maestà Sua, 
preghiamo il nostro buon Cardinale Delle Lanze 
a fare in nome nostro le parti opportune col Re, 
avvisandoci poscia la di lui mente; restando col 
dargli l'Apostolica Benedizione. 

Cardinal^ Delle Lanze. (Tonno.) 



Roma, 3 agosto i7|8. 

Abbiamo ricevuto la lettera del nostro Cardi- 
nale Delle Lanze, unitamente coll'altra di Monsi- 
gnore d'Asti. Questo buon Prelato ha una lite coi 
Benedettini. Per non dispendiarlo, la commet- 
temmo a Monsignor Nunzio di Torino. Esso non è 
contento, e vorrebbe che da noi si spedisse l'af- 
fare cavallerescamente, senza sentire la parte inte- 
ressata, e che in.ciò che risguarda una parte della 
lite ha un possesso per sé di cento anni. Noi man- 

i7 



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— 258 — 

diamo la risposta al nostro degao Cardinale Beile 
Lanze, pregandolo del solito favore di fargliela 
recapitare. Con tal occasione gli mandiamotan- 
cora k Prefazione che abbiamo fatta alla nuonr^ 
edizione del Martirologio Bomano, che il Re dì 
Portogallo fa fare qui in Roma a proprie speee. 
Compatirà la debolezza colla sua solita bontà, ed 
intanto gli diamo rApostofica Benedizione. 

Cacdìnale Delle Lanze. 



Continuando noi l'incomiRciato acstsme dì 
mandarle quello che andiamo faoeado, le tras^ 
mettiamo questa seconda lettera che scriviamo ai 
Vesòovi di Polonia, ohe non sappiamo ae siuM 
più maliziosi o più ignoranti. Ci continui ella il 
suo affetto. Saluti in nostro nome il buon Conte 
suo padre; ed abbracciandola le diamo TAposto- 
lica Benedizione. 

Cardinale Delle Lanze. (Bologna.) 



Castel G^olfo, 9ì magico l'^^» 
In questo luogo, ove ci siamo postati per pmn-- 
dere un poco d'aria, ed essere di ritorno, a Di© 
piacendo, a Roma per la festa di. S. Pietno, rice- 
viamo la di lei lettera dei 21, in cui ci dà .la fti- 
nesta nuova della morte del Conte suo padre, che 



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— 259 — 

contemporaà^àmente, o per iBeglio dire pochi 
giorni piuma avevamo letta neUe lettere dì Bolo* 
gjDa. £roao più di venti anni ette noi conoscevamo 
il povero defunto, e dal primo di,, in cui lo cono- 
scemmo, concepimmo per esso affetto e. stima, es- 
sendoci sempre mantenuti nello stesso grado per 
le di lui amabili qualità, per le sue rispettabili 
doti, e per la reciproca benevolenza con cui ci ìm 
sempre riguardato. Può ella dunque figurarsi, se 
anche a noi è stata sensibile la sua mòrte, e ri- 
mettendo alla dì lui avanzata età, alle sue abituali 
indisposizioni, e molto più alla pietà cróstkna con 
Gjii ha incontrato la morte, come aUùamo. letl« 
nelle lettere di Bologna, diremo liberamente d'a-? 
verne ricevuto tutto il conforto. Restana in Boi« 
logna le sue ossa, né noi certamente ci aeordar 
remo della di lui anima ne^ nostri sacrifìcj ; com-^ 
patiamo il di lei giusto dolore, né altro sappiamo 
suggerirle, se non il rimettersi nette mani di Dio. 
Abbiamo ricevuta la lettera del Re, ed ecco la Ri- 
sposta, restando col darle l'Apostolica Beiiedi- 
zione. 

Cardinale Delle Lanze. (Torino.) 



Roma, 19 luglio 1749. 

Abbiamo ricevuta la sua lettera dei 9', e con 
tutto il cuore ci rall^riamo dell'Abbadia di S. Be- 
nigno a cui è stata nominata da Sua Maestà. In 



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— «60 — 

essa ella avrà il campo di far comparire il suo 
zelo, e mentre ci offeriamo pronti a secondarlo in 
tutto ciò che ci verrà suggerito, con pienezza di 
cuore abbracciandola, le diamo l'Apostolica Be- 
nedizione. 

Dopo scritto aggiungiamo aver noi conferito il 
Canonicato vacato in Augusta di Germania a quel 
cavaliere tedesco, che ella ci raccomandò tempo 
fa, come parente di Sua Maestà, per lato di donne. 

Passando poi ad altro, le diremo esserci stato 
riferito che le sue carrozze lasciate nel rimessone^ 
in cui il commendatore Sampajo tiene le altre di 
ragione dell'Ambasciaria di Portogallo, si pos- 
sono credere ben guardate dai sorci per la ra- 
gione che i gatti mantenuti dal commendatore, 
non solo guardano le sue carrozze, ma ancora 
quelle di lei. Non avendo però quest'ultime ve- 
runo, che le dia acqua a tempo e luogo, che le 
facci prender aria ne' tempi opportuni, e che le 
spolveri , andaranno a poco a poco in rovina , il 
che poi non è bene, ed è preciso che ella dia or- 
dini stabili e opportuni a chi li eseguisca. 

Cardinale Delle Lanze. (Torino.) 



Roma, 20 settembre 1749. 

Riceviamo la lettera del nostro Cardinale Delle 
Lanze dei 10, in cui, dandoci parte del suo immi- 
nente ritiro ne' Padri della Missione per fare gli 



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— 261 — 

esercizi spirituali , ci stimiamo obbligati di rin- 
graziarlo della memoria che in essi vuol conser- 
vare di noi, pregando il Signore Iddio per noi, 
che ne abbiamo più bisogno degli altri. 

Lo ringraziamo pure con ogni maggior distin- 
zione delle parti fatte con Sua Maestà neiraffare 
del Sant'Offizio. Ci dispiace la fermezza dimostrata 
nella sua pretensione, ma ben sapendo che in un 
Re dotato di tanta pietà la fermezza sarà sempre 
uguale alla giustizia, e riponendo esso la giustizia 
nell'assistenza del Ministro laico al Tribunale del 
Sant'Oflizio praticata per lo passato, non possiamo 
far altro che aspettare le prove del suo assunto; 
quali in verità ci sono ignote. 

Quanto poi agli altri due affari, uno delle ,pen- 
sioni e l'altro de' spogli, tutto ciò che appartiene 
al primo è nelle mani di Monsignor Nunzio , e 
quanto appartiene al secondo non mancaremo 
noi di radunare il tutto; e sempre confidando 
nella sperimentata bontà del nostro degno Cardi- 
nale, li diamo l'Apostolica Benedizione. 

Cardinale Delle Lanze. (Tonno.) 



Roma, 22 novembre 1749. 

Abbiamo ricevuto il volume che ci ha trasmesso 
il nostro degno Cardinale Delle Lanze : il che ci 
obbliga a ringraziarlo , come facciamo con ogni 
maggior distinzione ; non tralasciando occasione, 



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m cui non dia contrassegni della sua bontà verso 
di noi. Scorrendo il Codice regalato , vi abbiamo 
veduti inseriti gli Atti del Concilio di Pisa, e su- 
bito abbiamo ordinato che si veda se vi sono 
nella libreria vaticana. In esecuzione di questo 
nostro ordine ci è stata esibita l'annessa carta y 
in cui ella vedrà memorati due Codici ne' quali 
si dice esservi gli Atti del Concilio, e sono notate 
le parole colle quali incominciano, e le altre colle 
quali finiscono. Il nostro degno Cardinale ci farà 
grazia di far vedere se le parole che sono nel 
principio e nel fine degli Atti che sono costà, 
sono le stesse che sono nel principio e nel fine 
degli atti che abbiamo qui. Combinando, è segno^ 
che sono gli stessi ; nel qual caso non vi sarà bi- 
sogno d'altro : e- non combinando, la pregheremo 
poi ad intercederci da Sua Maestà la grazia di 
poterne far fare una copia a spese nostre. Com- 
patisca i frequenti incomodi: restando col dargli 
l'Apostolica Benedizione. 

Cardinale Delle Lanze. (Torino.) 

Sendosi esaminato il Codice Regio contenente 
gli Atti del Concilio Pisano , si è trovato essere il 
finimento medesimo come si è quello dei Codici 
Vaticani, cioè Vidit, et recepii, et summe kano- 
ravit. Per quanto spetta al principio , nuHa di 
certo si può stabilire, mancandovi qualche foglio. 
Bensì le prime parole che si leggono sono queste : 



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- 263.— 

Qfiartum quod tractatu pendente nuUum erearet 
Cardinaleni, nisi^eatisa aeqtjumdi mimerum cum 
nvmero ailterius partisy ecc. Sono esse spettanti 
alla lettera scritta da' Cardinali di Gregorio XII 
a' Vescovi ed altri della di lui obbedienza come 
si è osservato nel Labbé, tomo XV, ediz. veneta^ 
pàgina 1160. 

Per accertarsi però deiridentità de' Godici, ba- 
sterà osservare se dopo la lettera che comincia : 
Miseracene divino,, ecc., seguano altre lettere 
aeritte a Principi, Vescovi, ed altri, dai Padri dd 
Concilio, e da Pk*incipi a chiesti, coraie vien notato 
nel catalogo di fr^co uscito dalla luce. 

Gli Atti del Concilio di Pisa sono nello Spici- 
legio di D. Luca d'A^hery , tomo VI dell'edizione 
del 1664 

Sono stati poi inseriti nella Raccolta de' Con- 
cili del P. Labbé, tomo XI. 

Furono cavati da tre maaoscritti deU'Àbbadia 
di Giumeges in Normandia. 

Altri di questi si trovano manoscritti in Vieona, 
in Wolfenbttttel, ih Celi « in Helmstadat, e da 
qtiiesti ne fu cavata la stampa del 4697, fatta dal 
dottore Vonder Hardt,, intitolata ùmcUio di Go- 
stanza, in quattro tomi in-foL; tomo H, |>arte 2. 

Fu fatta anche un'edizione di questi Atti im 
Parigi nel 1612, ma molto difettosa. 

Nella libreria vaticana sono molte Memorie afh 



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— ^64 — 

partenenti agli Atti di questo Concilio disperse 
in varii Codici, ma solamente ne' due Codici 4171 
e 4172 sono gli Atti del Concilio. Cominciano: 
Miseraiione divina Episcopi, Presbiteri et Diaconi 
Cardinales nunc in loco Libumi Pisanae Dioe* 
cesis. Finiscono : vidit, et recepit, et summe ho- 
noravit. 

Roma, 29 novenibre 1749. 

Riceviamo la sua lettera dei 19 colla gratis- 
sima notizia del matrimonio che va a stabilirsi 
fra l'Infante di Spagna e cotesto Duca di Savoia. 
Noi non comunicheremo a veruno la^ notizia : es- 
sendo però bene ch'ella sappia che sono mesi che 
la notizia gira per Roma. Non può ella figurarsi 
l'allegrezza ch& noi provammo subito che ne 
avemmo la prima notizia; e questa poi è cre- 
sciuta colla sicurezza che abbiamo avuta della 
medesima. Abbiamo ringraziato il Signor Iddio 
che apre le strade al mantenimento d'una Schiatta 
Reale tanto additta alla nostra Santa Religione ed 
a questa Sede Apostolica. 

Nostro buon Cardinale Delle Lanze avrà la 
bontà di ringraziare in nome nostro cotesto Re 
della confidenza usata con noi nel farcene dar 
parte anticipatamente mediante lui. Aggiungerà 
poscia altri distintissimi ringraziamenti per gU 
ordini dati al Conte di Canale nel suo ritorno aUa 
Corte di Vienna. Sopra il nostro affare (corroso) 



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— «66-.- 

Garpegna. Dirà ancora a Sua Maestà che abbiamo 
ricevuta la sua lettera dei 49 che lo stesso Car- 
dinale Delle Lanze ci ha mandata; che non re- 
plichiamo , aspettando i suoi ulteriori ordini pel 
disbrigo della faccenda in essa contenuta. 

Terminiamo questa lettera non solo col dare 
al nostro Cardinale Delle Lanze l'Apostolica Be- 
nedizione, ma col dargli autorità di concedere 
in nome nostro la licenza a tutta la famiglia di 
'Savoia Carignano, alla Contessa di Buonfalcone, 
governatrice delle Principesse della detta famiglia, 
di leggere in lingua francese la Bibbia d'un'edi- 
zione ben pulsata e non sospetta. 

Cardinale Delle Lanze. (Torino.) 



Roma, 3 gennaio 1750. 

Riceviamo la lettera dei 24 del nostro Cardi- 
nale Delle Lanze, nella quale promove la pia 
istanza della contessa di Masino,' che durante an- 
cor )'Anno. Santo non vorrebbe restar priva af- 
fatto deUe Sante Indulgenze. 

Si potrebbe dire che nessuno resta privo delle 
Indulgenze nell'Anno Santo , essendone alcune 
espressamente preservate nella Bolla suspensiva 
delle Indulgenze, e stando in piedi anche nel- 
l'Anno Santo tutte l'altre indulgenze a prò dei 
defonti, ancorché non fossero state concedute 
colla facoltà d'applicarle ai morti, 

E non dovendosi dubitare della gratitudine 



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— t66 — 

de'defonti Terse ì vìvi die aTraimò snffiragafll 
per essi. 

Ma dir^lameiile rispondendo, esseado , come 
étìM, suppone 9 la dama inchiodata dal male ini 
Ietto, il nostro buon Gardiaale, dopo che siri 
tetta l'annessa Gostìtunone, vedrà ch'essa può 
eommodaraoite dae volte, senza moversi di cosa, 
«oquìlttare nell'Anna Santo le Indulgane cbe 
acquislnretibe venendo a Rema, e visitando le 
Baàikcho. 

Si procura di penare a tutto, ma per vero 
diire i Véscovi non corrispondono alla nostra di* 
ligenza. Di qui non si può «andare ad ogni Ve- 
scovo ogni Costituzione che si va facendo. Si pub- 
blicano qui le Costituzioni, e deve esser peso di 
ogni Vescovo l'avere in Roma un corrispondente 
che gli mandi le Costituzioni che sì vanno fa- 
eendo>y il che sarebbe assai meglio che il tenere 
il corrìspondelite per aver le nvove, e qualche 
volta i foglietti maledici. 

Non parliamo di veruno in particcdare, e cosi 
molto meno di cotesto buon Arcivescovo, che sap- 
piamo essere un uomo da bene, benché minuto (t). 

Restiamo col dare a lei l'Apostolica .Benedi- 
zione. • 

Cardinale Delle Lanze. (Torino.) 



(1) Monsignor Giambatista Roero, che poi nel 1756 venne promosso 
al cardinalato, e mori nd 1 766. 



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— 267 — 

Roma, 21 marzo 1750. 

Ricorriamo al nostro degno Cardinal^ Delle 
Lanze per l'affare seguente. Sono già tre anni che 
si ritrova in Bologna un certo Niccola Laugeri 
piemontese, D!ianifattore di seta. Ddl 1737 aH742 
ha fatta questa stessa |>rafe8sioée in Spilimberto, 
luogo del Ducato di Modena. Nel 1745 ha fàticr lo 
stesso nella Romagna bassa, e cotne abbiamo aio 
ceiinato^ sono già tre anmi che esercita la f^r^^feis* 
sione nella città di Bologna. Il nos<?ro degna Cardi- 
nrie adderà ben caf^ace che in' ogni pa^e vi ^ofio i 
suoi maligni, ed alcuni di questi lentaiidio dì farlo 
ritornare a Spilimberto, ed ad i^bbafidonare fio*- 
logna, ^i hanno minacciato un bando di cotesto 
Re di Sardegna stio Sovraii6. I Senatori assunti 
al sollievo delle arti con grave loro rammairì^so 
ei hanfio dato parte dei detto tinlore, e ci hanno 
pregato ad interporci, acciò il Laageri non resti 
esposto al sopradetto bando, e così resti sforzato 
a partire da Bologna. Per vero dire noi siamo 
persuasi che timeM ubi non est timor y ma non pò* 
tendo negare alla nòstra Padria (sicj quanto essa 
ci chiede, ricorriamo al nostro buon €anikiale 
Delle Lanze, acciò in nome nostro esponga a 
Sua Maestà quanto succede, pregandola, quando, 
mai il timore avesse qualche Bussistenza, a la- 
sciare in Bologna il Laugeri, che ivi viene ripu- 
tato buon artefice ed utile. 



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- 868 — 

Compatisca Tincomodo che li rechiamo con 
questa nostra, dandoli l'Apostolica Benedizione. 

Cardinale Delle Lanze. (Tonno.) 



Roma, 9 mag^^io 1750. 

Nello stesso tempo riceviamo due sue lettere, 
una dei 22 e l'altra del 29 d'aprile. Nella prima 
ci dà parte d'aver portati e di essere stati graditi 
da S. M. i nostri ringraziamenti per l'affare del 
Laugeri. Nella seconda poi ci scrive sopra la sua 
gita in Oulx : e noi godiamo ch'ella abbracci la 
nostra insinuazione d'appigliarsi al mezzo ter- 
mine proposto, in cui, se ella nulla guadagna, nulla 
certamente perde; ed oggi è d'uopo più badare a 
non perdere, che a guadagnare. Con nostra gran 
consolazione abbiamo letto nella stessa lettera 
quanto è succeduto alla Contessa Emilia di Masino 
Valperga ad intercessione del Beato Alessandro 
Sauli. Noi siamo divoti d» questo Beato» Quando 
eravamo semplice Avvocato Concistoriale ci riusci 
di superare gli ostativi (sic) che si opponevano 
contra l'eroicità delle sue virtù. Sino dal 1708 
essendo passati al posto di Promotore della Fede, 
scrivemmo fortemente contra la rilevanza de' mi- 
racoli. E saliti al Sommo Pontificato, t;t^ mdendis, 
lo abbiamo riposto nel Catalogo .de' Beati. Resta 
che il Beato ci raccomandi al Signore, nel mentre 
che noi diamo a lei l'Apostolica Benedizione» 

Cardinale Delle Lanze. (Torino.) 



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— 269 — 

BÈNEDICTUS P. P. XIV. 

Dilecte Fili noster, Salutem et Apqstolicam Be- 
nedictionem. 

L'esibitare di questa nostra è Vincenzo Pozzi 
bolognese/ figlio di Giuseppe Pozzi^ uomo di chiaro 
nome nella medicina e nella poesia , nostro ca- 
meriere secreto. Fa il giro delle più celebri Uni- 
versità, mandatovi dal padre, che è ben commodo 
di beni di fortuna, acciò prenda le cognizioni ne- 
cessarie per rendersi un uomo singolare nella 
fisica e medicina. Si tratterrà un mese incirca in 
Torino, e non essendovi, com'ella ben sa, Monsi- 
gnor Nunzio , lo indirizziamo a lei , pregandola 
della sua protezione per quel tempo che si trat- 
terrà in cotesta città, acciò possa godere, non 
meno del bello d'essa, che di tutto ciò che è raro 
in cotesta Università di Torino, facendogli anche 
l'onore di fargli baciare la mano a Sua Maestà. 
Incolpi ella la sua gentilezza , se spesso l'incom- 
modiamo , restando col darle l'Apostolica Bene- 
dizione. 

Datum Romae apud Sanctam Mariana Majorem, die 5 augusti 1 750, 
Pontificatus nostri anno decimo. 



Dilecto Filio nostro Cardinali Delle Lanze. 
(Taurinum.) 



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— 870 — 

. Roma, 28 agosto 1751. 

Il nostro degno Cardinale Delle Lanze ci rin- 
grazia per il Decreto del consaputq uffizio. Noi li 
mandiamo quest'altro Decreto della Beatificazione 
della Venerabile Chantal, che si farà^ a Dio pia* 
cendOy ai 21 di novembre. Il Decreto è un com- 
pendio di un altro più longoDecreto, in cui espo* 
marno quanto si è fatto dal principio della causa 
sino al presente. Si sta attualmente stampando e 
Iraduoendo anche in francese per commodo delle 
buone Monache della Visitazione. Quando sarà 
stampato y si mandarà ancora questo; e noi in 
tanto restiamo col dargli l'Apostolica Benedi- 
zione. 

Cardinale Dblle Lanze. (Torino) 



Roma, 8 aprile 17^2. 

Rispetto al Co : Carlo Adalberto Ceruti, conce- 
diamo al nostro Cardinale Delle Lanze la facoltà 
di potergli dare la licenza di leggere que' libri 
proibiti, che e^so crederà convenire alla di lui 
persona. 

Passando al Pazet (^), maestro del Duca Maria 
Benedetto Maurizio, incarichiamo il nostro Cardi- 
nale Delle Lanze a sciegliere que' libri apparte- 
nenti alle belle lettere che crederansi opportuni 



(1) L*abate Paget, precettore del duca del Chiablese. 



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— 271 — 

per la bitooaa isinuzione del Duca, dando ad am- 
bidue la feooltà di leggerli. 

Crediamo superfluo d'accennare al nostro Gar* 
dinade, che, oltre l'Indice stampato de'librì proi- 
biti, ve n'è un altro non islampato, in cui sono 
tutti que' libri che ciascheduno esperimenta, che, 
leggendoli, apprende massime cattive, benché 
sub dubiOyO contra la Religione, o contra il buon 
costume: e se quest'Indice non è stampato, sta 
pepò netta eosoieGBza di ciascheduno* 

€1 oonservi la sua buona amicizia : restasde 
col dargli l'Apostoiica (Bentedizioaie. 

Cardinale Delle Lanze. (Tonno.) 



Roooaa, S2 settembre 17^. 

Non sapendo nei se sia per anche ritornato a 
Torino il nostro Mofltsignore Nunzio, incomodiamo 
il nostro Cardinale Delle Lanze per un affitre ch^ 
è proprio del suo zelo e della sua ecclesiastìcità. 
L'affare si contiene nell'annesso foglio. Noi lo 
preghiamo a parlarne con Sua Maestà, alla quale 
non scriviamo a dirittura, per non recarte tedio 
colla frequenza delle nostre lettere. Quando il Re, 
come speriamo, inclini ad aiutare i nostri poveri 
cattolici d'Inghilterra, avrà la bontà d'ordinare 
al suo Ministro ivi residente, che se l'intenda coi 
\Scarii Apostolici per andar d'accordo con. essi. 

Rappresenti alla Maestà Sua il bisogno della 



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— «7t — 

Religione, l'obbligo che ha il Papa di fare quanto 
può per essa, e la fiducia che esso ha nella pietà 
della Maestà Sua. 

Compatisca rincomodo: restando noi col dargli 
l'Apostolica Benedizione. 

Cardinale Delle Lanze. (Torino.) 



Roma, 13 ottobre iim. 

Abbiamo ricevuta la lettera del nostro degnis- 
simo Cardinale Delle Lanze, che avendo cosi bene 
eseguite le nostre premure con cotesta Maestà 
del Re di Sardegna ed inoltre col primo Ministro 
pe'nostri afflitti cattolici d'Inghilterra, resta no- 
stro creditore, protestandoci noi molto obbligati 
alla sua efficacia. Gli rendiamo dunque le dovute 
grazie, pregandolo nello stesso tempo a fare le 
nostre parti colla Maestà sopraddetta, e col so- 
praddetto Ministro, restando noi pieni di spe- 
ranza d'un esito felice pel credito di quella, ed 
attività di questo. Con tale occasione gli mandiamo 
l'annessa nostra lettera stampata, dandogli altresì 
con pienezza di cuore l'Apostolica Benedizione. 

Cardinale Delle Lanze. (Torino) 



Roma, 20 luglio 1754. 

Riceviamo la lettera del nostro degnissimo 
Cardinale Delle Lanze dei 10, unitamente col Trat- 



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— 873 - 

tato di Sua Maestà il Re di Sardegna eoi Gìiie*' 
vrini. Quando sarà scemato il caldo, che ora è 
nel suo auge, sarà, ben cura nostra leggerlo coUa^ 
carta topografica del paese alla mano. Noi ren- 
diamo intanto le dovute grazie per la tr^mis- 
sìone, pregandola di fare le nostre partv con Sua 
Maestà e col Ministro. 

Circa il Co : Giuseppe Ignazio Corte, diamo' a 
lei ogni autorità di concedergli la licenza de' libri 
proibiti : attestandoci essa nella sua d^ !<% ^^^ 
quale rispondiamo, esser esso d'ottime qualità, e 
però non esser capace di sovvertimento. Ed ab- 
bracciando il nostro Cardinale Delle Lanze, gli 
diamo l'Apostolica Benedizione. 

Cardinale Delle Lanze. (Torino.) 



Roma, 24 agosto 1754. 

Oltre l'altra lettera che abbian;io or ora finito 
di dettare, ci sovraggiunge l'occasione di aggiun- 
ger quest'altra, ricorrendo al nostro buon Cardi- 
nale Delle Lanze pel seguente affare. 

Vaca nella Diocesi di Novara la Badia dì San 
Lorenzo nel Ponte, e questa sarà conférita> come 
è del dovere, ad un suddito di Sua Maestà il Re 
di Sardegna. 

Essa è capace d'un'onesta pensione di scudi 
dugento annui : e quando vi fosse la benigna an- 
nuenza della Maestà Sua, questa da noi sarebbe 

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— 274 — 

conferita ad un nobile milanese, sacerdote di co- 
stumi esemplari, e nostro attuale cameriere se- 
greto dà molti anni; e questi è Monsignore 
D'Adda. 

Quando vi sia il bisogno, non abbiamo diffi- 
coltà di pregarne anche a dirittura Sua Maestà ; 
ma non vorressimo farlo, quando non avessimo 
una morale sicurezza che la nostra istanza fosse 
benignamente accolta; essendo contentissimi in 
caso contrario d'astenerci dal promuovere la di- 
manda, essendo alienissimi dal portare veruna 
inquietudine a chi si sia in questo mondo, e molto 
più al nostro Re di Sardegna. 

Intelligentipauca. Compatisca l'incomodo : dan- 
dogli l'Apostolica Benedizione. 

Cardinale De^le Lanze. (Torino.) 



Roma, 21 dicembre n5i. 

Riceviamo, oltre la lettera delle buone Feste, 
alla quale poi si risponde dopo l'Epifania colle 
dovute formalità, una lettera confidenziale del 
nostro Cardinale Delle Lanze, alla quale rispon- 
diamo con questa nostra. Nella lettera. confiden- 
ziale ci domanda che da noi si dia l'autorità ai 
PP. Agostiniani Scalzi di poter dar ricovero per 
tre mesi a due Sacerdoti secolari della sua Abba- 
dia; non permettendo le Costituzioni de'detti Re- 
ligiosi il ricovero che per due mesi : e noi dero- 



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— 276 — 

gando ad esse in questo caso , permettiamo loro 
il ricovero per tre mesi. 

Circa poi la Principessa Vittoria di Savoia, che 
vorrebbe poter entrare, e nello stesso giorno 
uscire alcune volte Tanno coU'accompagnamento 
d'una sola Dama nel Monastero delle Madri Carme- 
litane, noi diamo alla detta Principessa la facoltà 
d'entrare ed uscire, come sopra, eccettuato l'Av- 
vento, ed eccettuatala Quaresima, fatta però parte 
ai Superiori di quest'indulto, come pure alle Mo- 
nache. Non si dice nella lettera che le Madri Car- 
melitane siano Carmelitane Scalze : ma, dicendosi 
semplicemente Carmelitane , dobbiamo credere 
che siano calzate : ma, quando mai fossero scalze, 
il nostro Cardinale avrà la bontà di nulla dire 
alla Principessa, ma di scrivere a noi, se le .Mo- 
nache sono Carmelitane scalze ; mentre avendoci 
i Superiori dell'Ordine ad istanza delle stesse Mo- 
nache pregato a non dar simili licenze, sarebbe 
preciso prima d'ogni altra cosa il far una parte 
con essi, facendogli conoscere che la Principessa 
non può far conseguenza per altre Dame. 

È ridotto agli ultimi di sua vita il nostro Car- 
dinale Valenti per gli replicati accidenti apoplet- 
tici, il che veramente ci affligge e ci conturba al- 
l'estremo. Preghi il nostro buon Cardinale Delle 
Lanze Iddio per lui e per noi: dandogli l'Aposto- 
lica Benedizione. 

Cardinale Delle Lanze. (Tonno.) 



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— «76 — 

Roma, 11 gennaio 1755. 

Riceviamo sotto la stessa data del pi"^ due 
tetterei del nostro Cànrdiiiale Delle Lamie;, Una ri- 
g>iiacda il Padre Gerdil, che pure ci ha sevitto, e 
d hai tpaoinessa lai sua Orazióne. Rispondiamo a 
paorte* ai Religiioso, a cui anche diamo commise 
sione di conferire con lei un affare letterario. 

Pàsmndo poi ,aU^akra lettera, noi ben volon^ 
tievvaaipliamo atta Principessa di Carignano Tin- 
dulto^ acciò nel suo (hratorio possa far celebrace 
la seconda messa. 

Rispetto poi: alla Prmcipessa Vittoria di Savoia, 
che ktama di poter entrare ed uscire nello stésso 
giorno coU'accompagnamento d'una sola Dama 
nel Monastero, e rispettivamente, dal Monastero 
delle MM. GanneUtane. scalze, noi candidamente 
diremo ai nostro Cardinale Delle Laaze quanto 
occorrer * 

Noi non abbiamo difficoltà a concedere quanto 
si chiede dalla Principessa, e siamo anche per- 
suasi che la concessione non porterà seco conse- 
guenza; male buone Monache Carmelitane scalze, 
nulla però sappiamo dì quelle di Torino, ma lo 
sappiamo bene di molte altre, ci fanno fare con- 
tinue instanzé, acciò da noi non si. conceda Vìnr 
gresso, dicendolo contrario al lóro ritiro ed alla 
loro buona disciplina. 

Vedasi adunque come stanno le Monache Car- 
melitane scalze di Torino, e se esse consentono 



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— 277 — 

all'ingresso. Essendovi poi il loro consenso, si no- 
tifichi airOrdiaario ed al Superiore A^folare, 
quando il Mónsualero sia anche a lui sotteiposÉo^ 
quanto da aoì si concede alla Principessa ned in 
questa maniera essa potrà restar c(»iso^. 

Il nostro buon Cardinale Segretario di Sialo 
vive ; ed essendo stato nel decorso della 6ua viìla 
un portento della fortuna, ora ne' suoj tntvagU^ 
un portento della grazia, avendt) bensì per lìa|ii0^ 
ples»a persa la metà del corpo, e non essendovi 
forse speranza di ricuperarla, ma avendo la testa 
libera e franca, la memoria vegeta, la loquela 
spedita, fermandosi solamente alcune volte, ben- 
ché di rado, per ritrovare la parola propria ; e 
pensando all'anima sua con tale rassegnazione in 
Dio, che sembra aver passata la sua vita negli 
eremi. Cadono sopra di noi le fatiche, che avrebbe 
esso sofferte se fosse stato sano; ma noj ben vo- 
lontieri le sopportiamo, parendoci che viveres- 
simo con una sfregia (sic) in mezzo alla faccia, se 
levassimo una minima cosa ad uno che ci ha 
tanto fedelmente assistito per quindici anni. 

Terminiamo col dare a lei l'Apostolica Benedi- 
zione. 

Mandiamo annessi gli Atti stampati dell'ultimo 
Concistoro. 

Cardinale Delle Lanze. (Torino.) 



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— 878 - 

Roma, lo nq^embre 1155. 

Avendo noi fatta una nuova edizione del nostro 
trattato De SynadoDiaecesana con nuove aggiunte 
e nuove fatiche, ne destiniamo un esemplare in 
foglio grande pel nostro degno Cardinale Delle 
Lanze, ed un altro esemplare in foglio inferiore 
pel Padre Gerdil. Intanto andiamo pensando al 
modo di far capitar l'uno e l'altro al nostro Car- 
dinale, che quando gli avrà ricevuti avrà la bontà 
di consegnare al Padre Gerdil (*) il destinato per 
esso. Sono ambìdue pregati a compatire la debo- 
lezza dell'autore e dell'opera : dando ad ambidue 
l'Apostolica Benedizione. 

Cardinale Delle Lanze. (Torino.) 



Roma, 21 febbraio 1756. 

Abbiamo ricevuta la lettera del nostro degno 
Cardinale Delle Lanze, che ci ha anche recata 
quella di Sua Maestà il Re di Sardegna , che non 
può essere più compita, né di maggiore nostra 
soddisfazione. A questa rispondiamo^ mandando 
la lettera al nostro degno Cardinale a sigillo vo- 
lante , acciò , dopo averla letta , favorisca di pre- 



(1) Giacinto Sigismondo Gerdil, barnabita, precettore del principe di 
Piemonte, professore nell'università di Torino, gran lume delle scienze 
teologiche e filosofiche, nato a Samoens nel 1718, morto a Roma 
nel 1802, cardinale e prefetto della Propaganda. 



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— «79 — 

sentarla^ accompagnandola con tutte le maggiori 
espressioni di nostra riconoscenza. Ringraziamo 
pure il npstro buon Cardinale de re bene gesta^ 
ed anche della carità che ha' verso di noi, compa- 
tendo le nostre inquietudini , e raccomandandoci 
a Dio pel grande affare di Francia. Noi non la- 
scieremo di faticare e di dire di vero cuore : Non 
nobis; Domine^ non nobis, sed nomini tuo da glo- 
rtaw. Terminiamo col dare al nostro buon Car- 
dinale l'Apostolica Benedizione. 

Cardinale Delle Lanze. (Torino.) 



Roma, 20 nuurzo 1756. 

Riceviamo una lettera del nostro Cardinale 
Delle Lanze dei 40, alla quale strettamente ri- 
spondiamo che gli diamo l'autorità d'assolvere 
nel foro della coscienza due Liberi Muratori ap- 
partenenti alla giurisdizione di cotesta Corte Reale, 
ed anche tutti gli altri, che rei del predetto pec- 
cato ricorreranno per essere assoluti. 

Circa poi la Principessa Vittoria di Savoia, fa- 
vorirà il nostro Cardinale Delle Lanze d'attestarle, 
che noi le diamo la licenza di sentire le prediche 
nel Coretto delle due Chiese de' Gesuiti e degli 
"Agostiniani scalzi, ancorché non vi si vada che 
passando per l'interno delle case de' predetti re- 
ligiosi, purché però faccia prima una parte di 
convenienza coi superiori delle dette case, e vada 



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ai Coretti e ti stia servita dal minor numero di 
donne, che sia possibile, e che non siano giovani 
Ci conservi il suo affetto : irestando col dare al 
nostro C^dìnale l'Apostolica JBenediaione. 

Cardinale Delle Lanze. (Torino.) 



Roma, 2 ottobre 4756. 

Abbiamo ricevuta la lettera del nostro Cardi-» 
naie Delle Lanze , e con essa quella di Monsignor 
Vescovo di Saluzzo. Ne siamo restati contenti; e 
però non lasciamo di ringraziare il predetto nostro 
Cardinale. 

Continuando nella confidenza ohe abbiamo e 
viQtgliamo avere con lui, gli espooiiamo il seguente 
fatto. 

Vaca, come ben saprà, la Chiesa di Novara. Due 
sono qui in vista, ambidue sudditi di Sua Maestà 
il Re di Sardegna, Monsignor Gbilini, che è in 
Prelatura del 1747, che ha bene adempite ed 
adempie le sue commissioni, ma che, per qusinto 
intendiamo, non è in sacris. L'altro è un certo 
Abbate fierton. Sacerdote che è stato nell'Acca* 
demia Ecclesiastica, e nello studio di Monsignor 
Parracdani , e che passa presso di tutti per un 
uomo di garbo. 

Né l'uno, né l'altro domandano; ma i parziali 
di ciascheduno compariscono con molta equità ed 



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onore, mentre raccomandando il loro amico non 
lasciano di commendare l'altro. 

I due Cardinali Cavalchini e Millo parlano per 
Monsignor Ghilini, valutandolo per persona grata 
alla Ciorte 9 ed aggiungendo che, essendo ricco, 
potrà reggere alle spese necessarie, e potrà an- 
cora far bene alla Chiesa. 

II Conte di Rivera W parla per FAbbate Berton, 
e dopo aver esaltato il suo merito dice ch'è suo 
parente, e che questo sarebbe il soggetto gradito 
a Sua Maestà, potendo Monsignor ^ìhilini avan- 
zarsi passando per la trafila delh Curia. 

Ecco lo stato della faccenda ; e se anche con 
leggere questa nostra a Sua Maestà il nostro Car- 
dinale Delle Lanze potesse indagare il suo genio, 
vi vud poc0 a capire che ciò darebbe il tracollo 
alla bilancia, credendo noi troppo espediente al 

BEN pubblico CHE IL VESCOVO SIA ACCETTO AL SO- 
VRANO, E CHE LA BENEVOLENZA DEL SOVRANO SIA UN 
BEL FHEGIO CHE DÀ IL COMPIMENTO ALLE ALTRE QUA- 

LFTÀ dell'eligendo. Se ancora si trovasse qualche 
altro Ecclesiastico che fosse gradito a Sua Maestà . 
non lasci d'insinuarono unitamente cogli altri 
suoi requisiti. Compatisca l'incomodo, restando 
col dar0i l'Apostolica Benedizione. 

Cardinale Delle Lànze. (Torino.) 



(1) ìAinistro di Sarde^a a Roma. 



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— 2«« — 

Roma, 31 dicembre 1757. 

Accusiamola lettera del nostro Cardinale Delle 
Lanze, e con essa quella del Padre Gerdìl; ed ecco 
la risposta , che favorirà consegnargli in nostro 
nome. 

Nelle prime Congregazioni del Sant'Officio dopo 
l'Epifania si trattarà del libro consaputo del Padre 
Berruyer (*), e si prenderanno tutte le misure, ac- 
ciò sia esterminato, ma senza eccitar buglie nella 
Chiesa, dovendo il regime d'essa oggidì esser tale, 
che proveda ai mali quanto può, e non metta in 
compromesso l'autorità, battagliata pur troppo 
oggidi in tante parti. 

Favorirà il nostro Cardinale Delle Lanze di leg- 
gere l'annesso foglio, e portandosi all'udienza di 
Sua Maestà il Re di Sardegna di ringraziarlo colle 
più vive espressioni in nome nostro di quanto ha 
fatto colla sua regia munificenza a prò de' nostri 
nipoti ; né sparagni parole , perchè con tutta la 
sua eloquenza non potrà dire la metà di quello 
che noi abbiamo impresso nel cuore, essendo 
veramente penetrato dal modo e dal valore di 
quanto Sua Maestà si è degnata a riguardo no- 
stro di fare per la nostra povera famiglia. 



(1) Il padre Giovanni Berruyer, gesuita, avea scritto VHistoire du 
peuple de Dim, coi colori del romanzo ; opera di 14 volumi in-4o, che 
suscitò grave scandalo. Mori nel 1758. 



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— 283 — 

Terminiamo col dare al nostro Cardinale Delle 
Lanze FApostolica Benedizione (^). 

Cardinale DeUe Lanze. (Torino.) 



Benedetto XIV al eardinale ODerìnì, yescovo dì Bresda. 



Roma, 1749, !<> marzo (2). — Dall*originale. Bibl. queriniana a Brescia. 



BENEDICTUS XIV. 

Dilecte Fili noster, salutem et Apostolicam Be- 
nedictionem. 

Nelle nostre fatiche De Canónizzatione Sanato- 
runif lib. I, cap. xiv, num. 3 et seg., abbiamo 
trattata la materia dei fanciulli ammazzati in 
odio della Fede, se ad essi possa prestarsi culto, e 
come debba in ordine ad essi regolarsi la Sede 
Apostolica. Nella stessa opera mostra al lib. Ili, 
capo XV, dal n^ 1 fino al n<> 7, abbiamo di nuovo 
trattata la stessa materia; ed ivi sotto il n® 6 ab- 
biamo fatta menzione del fanciullo Andrea, del 
martirio del quale parlano i BoUandisti al giorno 
42 di luglio. 



(1) É questa l'ultima lettera della mia raccolta. Il gran pontefice 
Benedetto XIV mancò di vita il A di maggio 1758. Era stato eletto 
nel 17iO. 

(2) Si è collocata fuor d'ordine questa lettera per non interrompere la 
corrispondenza di Benedetto XIV col cardinale Delle Lanze. 



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— t84 — 

Nel caso del Beato Simone , fanciullo Triden- 
tino, allegato nel memoriale che Ella mi ha tras* 
messo, Sisto IV gli levò il culto, che poi gli fu re- 
stituito da Gregorio XIII ; ma più ampiamente da 
Sisto V, come può vedersi nel nostro citato lib. I, 
cap. XIV, 7ì^ 4, pei quale effetto fu fatto un pro- 
cesso che ancor oggi si conserva nell'Archivio di 
Castel S. Angelo. 

Noi desideriamo di compiacere la pia istanza 
dei requirenti. Riconosceremo attentamente i Bol- 
landisti nel luogo citato : faremo lo stesso del- 
l'altro libro che Ella accenna quando Ella favo- 
rirà di mandarcelo. Rivedremo il processo di Ca- 
stello sopra il B. Simone per vedere se possiamo 
indurre una equivalenza fra i monumenti del pro- 
cesso e gli altri portati negli accennati libri so- 
pra il Martirio del fanciullo Andrea^ desidersuido 
di fare il tutto in numero^ pondera et mensura. 
Ecco la rispostaalla sua dei 20, restando col darle 
l'Apostolica Benedizione. 

Datum Romae apud S. Marìam Migorem, die 1 martii 17i9, Pontìfi- 
catus Nostri Anno Nono. 



Dilecto Filio Nostro Cardinali Quirino 
Episcopo Brixien. (Brìxiam.) 



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^ 285 — 



Vìltoró AmiNleo HI al cavaliere di Pennne 
goyernataee debi San ma. 



Di Torino, 11 settembre 1 790.— Dall*auto|^. presso il cav. L. Gibrarìo. 



Mon cher chevalier de Perron. J'ai regeu votre 
lettre touchant la formule de l'enregistrement: je 
me suis fait apporter tous les regìstres, commen- 
Qant par un Prince de la maison de Savoie et 
Bflsuite tous les autres Gouverneurs, Picon, Sin- 
san, Tarin, et tous ont fait donner la requéte 
quoique les patentes fussent conQues dans les 
mémes termes que les votres: cette requéte de 
pure étiquette ne se donne que par un procureur 
ordinaire en votre nom et non par vous méme. 
lei le Grand Ghancellier Corte , et ses predeces- 
souss Sainée Vitoria et Zoppi en; ont fait de méme 
à nos suprémes Magistrats d'icr Chambre et Sé- 
nat; ainsi quoiqn'aa premier aspect j'y trouve 
dn rìdieule, cependafit dans ces tems ci il ne 
faut rien innover aux usàges établis, et vous poiv- 
vez vous y conformer sans scrupules en faisant. 
eomme ont fait vos predecesseurs, et de la méme 
manière sans y rien changer. J'ai été enchanté 
des expressions de votre lettre qui me prouvent 
tanjours plus votre zéle et votre bonne téte, quoi- 
^e j'en eusse tóujours été bién convaincu, et 



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— 886 — 

c'est une raìson de plus pour prier Dieu de bon 
coeur qu'U me conserve un homme comme vous, 
de qui je suis le bìen bon ami. 

Turin, ce il septembre 1790. 

V. Amé. 

AU GOUVERNEim DE SAVOIE. 



Pio Vn a Napoleone Bonaparte, primo Console 
della Repnbbiica francese. 



Di Roma, 1801, 5 giugno. — Dall*orig. tutto autogr. Nella Bibl. del Re. 



Plus P. P. VII. 

Carìssime in Christo Fili noster salutem, et 
Àpostolicam Benedictionem. Il nostro diletto figlio 
il Cardinal Consalvi nostro Segretario di Stato vi 
renderà, o carissimo in Cristo Figlio Nostro, que- 
sta lettera, che vi scriviamo per accompagnarlo 
nella sua missione presso di voi. Questa ha per 
oggetto una palese dimostrazione diella nostra pa- 
terna benevolenza, e dei sentimenti, che ci ani- 
mano a vostro riguardo. Essa ha per oggetto an- 
cora il dissipare dal vostro animo quei' falsi so- 
spetti, che con nostro dolore veggiamo esservì 
stati insinuati, cosi per il ritardo del respingervi 
la risposta sopra i progetti , che ci avevano tras- 
messi intorno al ristabilimento della Cattolica Re- 



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— 287 — 

ligione in F^'ancia (ritardo , che ben sapete esser 
nato dal nuovo esame intrapreso per le difficoltà 
qui eccitate dal vostro Ministro) come per le mo- 
dificazioni da noi apposte ai progetti mede^mi, 
modificazioni, che non altrove hanno avuto la 
loro sorgente , che nei doveri che ci impóne il 
nostro Apostolico Ministero. Niuno meglio del no- 
stro Segretario di Stato potrà convincervi della 
verità di questi nostri sensi, essendo quello che 
per il Suo stesso impiego più d'ogni altro ci avvi- 
cina. Egli conosce certamente il nostro cuore. Egli 
ci è di sollievo negli affari del Pontificato, non già 
per dirigerli, ma per eseguirli. Egli sa quanta 
premura abbiamo posta, e con quanto studio ci 
siamo affaticati per soddisfare ai vostri desiderj; 
e sa ancora la costante nostra risolutione di non 
mancare ai doveri dell'Apostolato , e di non tra- 
dire la nostra coscienza. 

Questa risoluzione l'abbiamo noi fatta per in- 
tima nostra persuasione , e per la piena cogni- 
zione dell'affare, che abbiamo noi stessi esami- 
nato , e discusso , e non già per altrui insinua- 
zione, altra umana vista. La dimostrazione di 
mandarvi il nostro più intimo Ministro è una 
prova della premura, e bona corrispondenza, che 
vogliamo mantenere con voi, onde concorrere ef- 
ficacemente al ristabilimento della Cattolica Reli- 
gione in Francia. Noi non sappiamo dubitare 
della vostra bona propensione, e docilità quando 



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— 288 - 

si tratta di Religione con chi da Dio è stato con- 
slituito maestro nella Chiesa. Noi speriamo che 
dopo avervi dato per di lui mezzo questa mani- 
festa testimonianza Noi lo riavremo sollecitamente 
in Roma con una vostra grata risposta , avendo 
Noi bisogno d'averlo al nostro fianco per la spe- 
dizione di tanti altri affari della Santa Sede Apo- 
stolica, che fino al di lui ritorno restano in gran 
parte sospesi, avendone egli/ secondo gli ordini 
nostri, già incaminata la direzione. Pieni di fidu- 
cia in Dio, e contando sulla vostra rettitudine 
e figliale affetto, nel raccomandarvi la persona 
del Cardinale, che noi amiamo come nostra crea- 
tura, restiamo dandovi di tutto cuore la Paterna 
Apostolica Benedizione. 

Dat. Romae apud S. Mariam Migorem die 5 junii, amù 18Q1, pontifi- 
xatus nostri anno secundo. 

PiqsP.P. VII. 



CkTobmo Nqtoleoiie, re di Vestfidìa, a Napoleene I. 



Gassei) 13 ottobre 1808. — Dalla raccolta d*autografi del cav. Gibrario. 



Sire, 
Nous sommes arrivés avant hier à Cassel , en 
deux jours ; ma sante est toujours de méme ; le 
voyage^m'a un peu fatigué, n'ayant fait que vomir 
tonte la nuit du dix; j 'espère cependant en sui- 
vantlés conseils de V. M. que je me rètablirai 



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— «89 — 

promptementj et alors je serai malheureux d'étre 
nul et éldgné de Vcms. 

La Reìne me charge de la mettre aux pieds de 
y. M. et de lui demander la continnation de ses 
bontés pour elle. 

Je suis, Sire, de V. M. 

À Gassel, ce 13 octobre 1808, 

Le très affeetionné et dévaué frère 

JEROME NapOLÉON. 



Napoleone I al prìndpe Borghese. 



Parigi, 1809, 16 febbraio. —'Dalla raccolta d*autografi delcav. Gibrarìo. 



Mon Cousin, je regois votre lettre du 44. Faites 
partir tous les hommes disponibles des quatre ré- 
giments de Cuirassiers pour Verone, bien habillés, 
bien équipés et dans le meilleur état. Sur ce je 
prie Dieu qu'il vous ait, mon Cousin, en sa sainte 
et digne garde. 

A Paris, le 16 février 1809. 

Votre bon CouHn 

Napoléon. 
Retardez plutdt le départ que de laisser aller 
des hommes mal équipés (*). 

Au Prince Gouvemeur-Général à Turin. 



(1) Questa poscrìtta è tutta di pugno di Napoleone I. 



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— 290 — 

Maria Luisa, regina d'Etrarìa, a Napoleane I. 



Nizza, 1810, U marzo. — Dalla raccolta d^autografi del cav. Gibrarìo. 



Maestà Imperiale e Reale , 

Coiristesso corso di posta ho l'onore di diri- 
gere a V. Maestà I. e Reale una mia lettera di 
felicitazione per il suo sposalizio con TArcidu- 
chessa Maria Luisa, mia cara cugina. Questa verrà 
consegnata dal mio agente Goupy e il maresciallo 
di palazzo Duca del Friuli: ma io ne prevengo di- 
rettamente V. M., giacché, per mia disgrazia, temo 
che le mie lettere non siano poste, sotta gli occhi 
di V. M, 

Io torno a pregare lassua bontà a volersi iram- 
mentare dei discorsi tenuti a Bajonaa. sul Gran- 
duca di Wurtzburgo. 

Adesso sarebbe tempo di unirmi con questo 
Principe. Io prego V. M. a permettermi di venire 
appresso di V. M. e cosi sollevarmi un poco da 
tante pene sofferte; cosi avrò il piacere di co- 
noscere un poco personalmente la sua augusta 
sposa. 

Di grazia. Maestà, mi dia una qualche replica, 
che possa consolarmi, e rendermi la perduta pace 
e felicità. 



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— 291 — 

Frattanto col massimo attaccaitìento e rispetto 
sonò, di Vostra Maestà Imperiale e Reale, 

Nizza, 14 marzo 1810, 

La sua affe%ionatissiina sorella^ cugina ed anUea 

Maria Luisa. 



Maria Teresa, mogfie del re Vittorio Emmamiele I, 
al cardinale Giuseppe Morozzo. 



Di Genova, li maggio 1817. — Dairoriginale tutto autografo 
presso il cav. Gibrarìo. 



^Stimatissimo signor Cardinale! 

Ebbi jeri sera la lettera che Vostr' Eminenza 
volle indirizzarmi in data delli 8. corrente , e ri- 
conoscendo dal tenore della medesima la costante 
sua attenzione nel volersi dare nuove pene pel 
bene della Chiesa negli Stati del Re mio carissimo 
sposo, non posso corrispondervi meglio, che di- 
cendole con sincerità, che io ignorava che vi fosse 
un Colleggio di Gesuiti in Genova, quando pochi 
giorni dopo il mio arrivo, mi fece dire il Padre 
Montesisto che desiderava un'udienza per pre-^ 
sentarsi da me con tutta la Comunità; cosa a cui 



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— t9t — 

risposi , che noli avea mai ricevuta nessun'altrà , 
ma bensì tutti i Superiori di qualunque, ^d era 
pronta a veder anche lui , ma solo : egli allora 
rispóse, che non poteva presentarsi in nessun 
luogo senza il suo Padre Compagno per esser ciò 
contrario alla sua Regola; ed io avendogli per- 
messo di venir col medesimo, condusise.seco il 
Padre Tappàrelli : pochi giorni dopo andai a ve- 
dere la Chiesa di Sant'Ambrogio , e là viddi di 
nuovo il P^dre Montesisto con tutta la sua Comu- 
nità, ma non parlai che a lui solo. Ecco tutto ciò 
che mi é noto rispetto a quel Colleggio; e con- 
fesso, che non ingerendomi in nessun affare, e 
meno gli ecclesiastici, non volli fare al suddetto 
Religióso nessuna domanda di sorta alcuna sopra 
di lui, e la sua Religione. Ella vedrà facilmente 
da ciò quanto è falso che abbia giammai tenuto 
il discorso che le fu rifferito; ma non posso ne- 
gare che desidererei di sapere da; chi le fu pre- 
sentata una memoria relativa a quest'affare dicen- 
dosi incaricato della medesima; perchè senz^^altro 
non ne farei uso che per regola mia, e sua, se mai 
fosse chi mi è già per altri affari pur troppo noto ; 
non potendo isserei certo il troppo savio e pru- 
dente Barbaroux, che credo il solo interprete dei 
desiderj del Re, e del suo Ministero costi. Sono 
ben grata airinteressamento che si compiace di 
prendere alla salute mia, e di tutta la mia fami- 
glia, ottima adesso, e raccomandandomi sèmpre 



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— «93 — 

alle sue sante Orazioni sono codila più alta consi- 
derazione e verace riconoscenza 

Genova, li li maggio 1817, 

D. V. E. 

La buona Amica 

Maria Teresa. 

Al Cardinal MoROZZo: ♦ 



Maria Teresa, nM^lie dì littorio Emmeuiiidé I, 
al cardinale Morozzo. 



Di Genova, 1817, 29 toaggio. — Dall'originale tutto autografo 
presso il cav. Cibrario. 



Stimatissimo signor Cardinale ! 

Mi rimise jeri mattina Tottima Marchesa di San 
Giorgio la sua lettera delli 22 corrente, è la rin- 
grazio vivamente per l'esattezza e prontezza con 
cui Vostr'Eminenza volle subito rispondere alle 
mie ricerche sulla persona che si falsamente mi 
aveva fatto parlare, e non è quella che temeva. 
Però, leggendo la sua memoria, mi sovenni di 
ciò che vi potè aver dato causa; ed è, che avendo 
domandato al circolo il giorno di Pasqua alla Mar- 
chesa Madalena Palavicini « se aveva assistito* alle 
Funzioni della Settimana santa alla Cattedrale j 
noti rispose di no; ma in Sant'Ambrogio; essendo 



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- 294 — 

troppo contenta del ristabilimento della Compa- 
gnia di Gesù da cui sperava molto per l'educa- 
zione; cosa a cui replicai «che quell'Ordine aveva 
fatto molto per essa di certo; ma che all'epoca 
del ristabilimento ne restavano ben pochi, ed era 
impossibile che potessero fare molto addesso; » 
dopo di questo mi disse, che il Noviziato era pieno 
di Novizj, e che questi erano quelli su di cui si do- 
veva contare; dopo di che non risposi più niente, 
e lasciai Lei, per parlare alle altre Dame. Ecco 
l'unica volta che le dissi qualche cosa dei Gesuiti; 
ma Ella vede di quanto è stata esagerata la mia 
proposizione, che non era che una semplice rifles- 
sione , ed a cui si aggiunsero tutte quelle fatte 
forse in conseguenza dalla suddetta Dama. Vedo 
poi con somma riconoscenza che mi crederebbe 
capace di essere di una qualche utilità agli inte- 
ressi della Chiesa se mi volessi ingerire negli af- 
fari; ma devo dirle che prima, la propria mia 
delicatezza di coscienza unita ai saggj consigli dei 
miei Genitori me ne avrebbe sempre trattenuta , 
se anche un dovere dei più sacri non me lo dif- 
fendesse per sempre, cosi il Re mio Suocero, come 
il Duca d'Aosta, mio carissimo Sposo, avendomi 
proibito dal giorno stesso che feci la mia solenne 
entrata in Torino di mai domandar loro nessuna 
grazia, né ingerirmi in nessun affare né pubblico, 
né privato; e posso aggiungere ancora che dopo 
di avere (d'apresso al defsiderio di mio Cognato) 



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— J95- 

avuta dal Re la Reggenza del R^gno di Sardegna, 
a cui non aveva nessun diritto, non avendo Figlj 
Haselrj che me ne dassero uno incontrastabile a 
questa, ed avendo governato quel Regno per 45. 
mesi, mi fu nuovamente ripetuta all'occasione del 
mio richiamo, l'assoluta diffesa d'ingerirmi in nes- 
sun affare; e benché il Re mio carissimo Sposo mi 
ami teneramente, posso assicurarla, che non me 
ne parla giammai. Riguardo poi agli Ecclesiastici, 
Ella sa meglio di me, die non lice .portar senza 
vocazione la mano all'incensorio ; e san paolo 

PBOIBISCB ALLE DONNE SEVERAMENTE IL DOGMATIZ- 
ZARE ; e ciò solo basterebbe per trattenermene 
sempre. Stia pur certo che non farò mai nessun 
uso della notizia che mi diede, e ricevendo ancora 
una volta i miei ringraziamenti pegli avvisi che 
per troppo favorevole prevenzione mi volle dare, 
e le assicuranze dell'alta mia stima, e gratitudine, 
mi creda sempre 

Albano, presso Genova, li 29 maggio 19f 7, 

D. V. E. 

La buona Amica 

Maria Teresa. 

Al cardinal MoROZZO. 



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^^r^ss^sr^r^^z^ 



— t96 — 



Ordine autografo di Vittorio EmmaDoele I 

ai miiiistrì dell'iiitenio e defle finanze conte B«rgarelli 

e marchese Brignole. 



1818, 2i gennaio. —L'originale d posseduto dal caT. L. Cibrarìo. 



Essendosi in Consiglio di Conferenza, coll'inter- 
vento in specie del Marchese Brignole (^) e Conte 
Borgarelli (^) discussa e da me fissata definitiva- 
mente una generale istruzione agli Intendenti su 
tutti li punti indistintamente dell'amministrazione 
loro affidata, ed avendo il Ministro di finanze ese- 
guito tal mio ordine ; per altra parte avendo io 
pure colle Patenti delli W novembre 1818 attri- 
buita alla Segreteria interna l'amministrazione po- 
litica delle comuni, potrebbe succedere che le Istru- 
zioni particolari delle due Segreterie si trovassero 
in qualche modo in contraddizione tra di loro, ed 
anche colle Istruzioni generali già discusse e sta- 
bilite da me in Consiglio di Conferenza : affine di 
prevedere ogni inconveniente a tal riguardo, ho 
ordinato alla Segreteria di Finanze di comunicare 
le dette Istruzioni generali alla Segreteria interna, 
ed è mia intenzione che le due Segreterie si comuni- 



(1) Mimstro delle finanze, buono. 

(2) Ministro dell'interno, meno che mediocre. 



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- 297 — 

chino, eprendano assieme li necessari concerti, af- 
finchè non succedano contradizioni nelle Istruzioni 
particolari delle due Segreterie agli intendenti, ed 
in particolare non sieno in opposizione, e non al- 
terino quanto fu da me stabilito nell'Istruzione ge- 
nerale fatta dare agli Intendenti. Pel caso poi che 
vi potesse essere qualche dubbietà sarà discussa 
in Consiglio di Conferenza, e da me risolta. 

Ho giudicato conveniente quest'ulteriore Istru- 
zione alle due Segreterie interna e di finanze a 
scanso di ogni inconveniente che potesse succe- 
dere per mancanza della aecessaria corrispon- 
dènza su tal punto. 

Torino, li U gennaio 1818. 

V. Emanuele." 



II re Carlo Felice al re Vittorio Emmannele L 



Di Govone, 1822, 16 agosto. — DalForìg. conservato nella Bibl. del Re. 



Mon tres cher Frere , 

Osasque vient de m'apporter votre bienchère 
lettre; et je vous envoie celle de la Reine. Vous 
savez combien tout ce qui peut interesser votre 
chère famille mfe tient a coeur, et aussi j'ai fait 
tout ce qui a dependu de moi, pour que la Reine 



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-aP^^PHVC^ 



— 898 — 

tira tout la rente du don gratuit des staments W je 
H'ai pas mérae voulu, qu'on mit en doute si cella 
ne lui venoit plus aprés^qu^elle n'etoit plus Reijie 
Regnante. Je Fai asaurée, que ses revenus lui se- 
Foient paiés sur les finances, je lui ai encore fait 
assurer qu'au cas, que cella ne lui convìnt- plus, 
elle auroit encore èu le droit de les tirer de nou- 
Teau de la Sardaigne ; après tout cella que pou- 
Tar-je faire? elle m'a demandé d'envoier Osasque 
pour raigler l'affaire de ses arrerages ; j'ai tout 
fait; mais à present elle me demande une chose 
impossible. L'affaire du palais Tursi n'a rien à 
faire avec cella; ie ne puis pas faire paier au De- 
manio une dete des particuliers Sardes envers 
elle. Tout ce qui est de son revenu depuis que je 
suis Roy lui sera exactementpaié : quant à ses ar- 
rerages; pourquoi ne se les a-t-elle pas fait paier 
pendant 16 ans, a-t-elle attendu à present à vou- 
loir se les faire paier tout à la fois; pourquoi 
veut'elle s'en debarasser en m'en donnant tout 
l'odieu à moi ; et dise ; moi je prend ceci, et qu'ils 
extorquent eux le reste. Le Ghevalier D'Yenne a 
eté obligé par les circonstances, car c'etoit dans 
un moment où l'on risquoit une revolution. Si 



(1) Stamenti si chiamavano in Sardegna le rappresentanze del clero, 
ddla nobiltà e dei comuni, secondo gli antichi ordini costituzionali dei- 
risola. Ghiamavansi stamento ecclesiastico, stamento militare e sta- 
mento reale. Prima voce d*uno stamento dicevasi chi aveva diritto di 



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— «os- 
elle veut,qu'on exigetoùt àia foisje lui donnerai 
xnain forte ^n son nom. J'aurais la douleur de 
voir exercer une viol^ce contre un Pais, qui 
avec ses faibles moieins nous a maintenutant 
d'années, et a fait pour elle ce que aucun n'avoit 
encore fait pour ses Reines; peutétre il a promis 
plus de ce qu'il pouvait; mais enfin ce.n'est pas 
un impot, c'est un dori ; je vous laisse à juger si 
S, Paul y pourroit tarouver à redire, et je crois 
méme que ses fiUes n'en seroient, que plus tran- 
quilles, une 50 de mille L« de capital de plus ou 
de moin, (d'autant plus, qu'il ne s'agii pas de les 
perdrestout à fait) ne les renderont pas plus heu- 
reuses dans ce monde. Quant au palais Tursi je 
n'ai jamais voulu y prendre aucun determination. 
Je vous dirai, que j 'ai ignoré jusqu'après mon 
malheureux avenement au Trone, qu'il eut eté 
paié par les finances; quant on me l'a dit j'ai re- 
pondu, quant à moi il ne me convient pas, car si 
je vai dans un Pais maritime, Je veu avoir le piai- 
sir de voir la mer depuis ma fenetre; cependant 
comme le Roy mon frere peut voloir l'habiter; 
demande lui s'il veu le garder; ainsi la Reine le 
véut pour son doere, vous etes le maitre de rai- 
gler cella comine bon vous semblera; je contois 
d'acheter le palais Durazzo; mais pour le peu 
d'années, qu'il me reste peut etre à vivre je me 
contenterai de le louer, comme j'ai fait par le 
passe. Quoique je n'aie point d'enfants, je dois 



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— 300 — 

aussi penser à ma femme, et c'est un devoir, qui 
m'est aussi bien sacre. J'ai tres peu de bien libre^ 
moin d'epargnes; et elle n'a que sa dote^ et une 
contredote, qui quoiqu'on s'aie p}us à la faire 
sonner bien haute elle ne monte, qu'a une 60* de 
mille francs de rente; car ces pretendus biens 
Bourboniques ont eté tous mangés, et elle- n'en a 
jamais rient vu, et on lui a haute tout espoir de 
pouvoirmémey penser; commesa mere est morte 
chargé de dettes elle n'a rien tire de son ouarie; 
dont le peu , qui est reste a eté , bu pris par 
ses domestiques , ou vendu pour paier ses det- 
tes. Vous savez que je me suis, accomodò à tout 
pour mes arrerages: et que je reguarde mieux 
un solde que je peu manger tranquillement, que 
des millions, qui me pourroient causer quelques 
inquietudes..yoila mon tres cher frere ce qu'avec 
le deplaisir le plus amer je me suis vu obligé de 
vous dire* Ma chère femme et ma soeur vous em- 
brassent, et moi aussi avec tonte la tendresse de 



De Gouvon, ce 16 aout 1822, 



Vótre trt» affection4 frert 

Charles Felix. 



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SERIE III. 



LETTERE 



DI 



MINISTRI, GUERRIERI 

E 

LETTERATI ILLUSTRI 



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LETTERE DI MINISTRI, GUERRIERI 

E LETTERATI ILLUSTRI. 
Matteo Hiuia Bojardo d doea dì Fc»lrara. 



Reggio, 1494, 14 maggio. — Dall'originale. Archivio estense. 



Iir** signor mio* Essendo stato necessario al- 
logiare per doi giorni queste gente darme dvr 
chesche che ritornano in Lombardia per le acque 
grosse, et volendosi parte di loro adulare in gioso 
per passare Lenza al ponte che non se uadava a 
guazzo ne se vargava in nave : quelli da Castal- 
novo di Parmesana non ne hano uoluto alloziare 
alchuno , dicendo hauere capitoli da V. Gel"© che 
ofiQciali qui dì Regio non sì intromettano ne facti 
loro. Non mi è parso al presente di ponere la 
cosa in disputa non lo potendo el tempo. Ma ho 
fatto allogiare in quello di Montechio et ne le cir- 
costante coloro' che erano deputati la gioso et 
domatina se leuarano di questo ducato, per che 
già sono calate le acque. Bene haurebi a charo de 
intendere in che modo io habia a governarmi in 
queste terre nouamente acquistate per la S. V. 



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— 304 - 

dico CastelnovOy e Bresello, e le altre di Parme- 
sana applicate a questo ducato : perchè potreb- 
bono accadere de le occurentie, ne le quali od io 
fallirei comandando od essi disordinariano non 
obediendOy et del tutto aspetto risposta da V. E. 

Preterea passando beri a Secbia scontrai a caso 
un frate Ioanne di Monleon conventuale di San 
Francesco et parendomi accompagnato da gran 
prelato 9 et non da religioso, deliberai parlare 
cum esso : per cbe essendo ne la ripa doue io era 
aspettava li suoi cbe a tre, e a quattro passauano 
ne la nane et tra diuersi ragionamenti li venne 
detto cbe per suo mezo era stato trattato lo acordo 
tra el Re de Pranza, e il Re di Spagna a li mesi 
passati et cbe al presente era chiamato da la San- 
tità del Papa per accordare insieme li Re pre- 
detti, et subiungendoli io cb'io non intendeva 
qual bisogno fosse de pacificare coloro cbe già 
per suo megio (come lui diceua) fossero pacificati 
e concordi. Lui mi rispose cbe tra li principi 
grandi sorgiuano alla giornata nuoui morbi , o 
malatie, cbe aueuano bisogno di medicamenti 
nouelli. Altra cosa non potei trare da lui benché 
secho mi adimorassi quasi per spacio di una bora, 
però cbe cum dificultate si passaua el fiume. Co- 
stui è francese di natione : la compagna W sua è 



(1) Per compagnia. 



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— 305 — 

uestita alla spagnola , per quanto si potè com- 
prendere; nel parlare mostra aifectionatissimo al 
Re di Pranza. A V. E. mi raccomando. 

Regq, xnj maij 1494. 

Semtor 

Matheus Maria Boiardus W, 

Olmo prìndpi et Ei»* domino meo 
domino Duci Fbrrarie. 



Matteo Marii Bojardo d duca dì Ferrara. 



Reggio, 1494, 4 giugno. — Dall'originale. Archivio Estense. 



Ili"** et Ex"' S" mio : la E. V. scia (sa) la compagnia 
de banniti che, multi anni fanno, è stato suso que- 
sta montagna che se principiò per la morte de lo 
Arcipreto ds^ Baisio, et ogni qual die è successo 
per quella cagione homicidij, et discordie influite; 
per il che più giorni fanno me sono intromesso 
perchè se faccia pace tra tante persone che vi 
sono involupate comprehendendo manifestamente 
che non gli facendo provisione, qualchi luoghi de 
queste montagne, etBaisio maxime ne rimarranno 
consumpti ; et havea riducto ser Lodovico da Ca- 



(1) Celebre poeta, autore àéff Orlando innamorato, goTematore di 
Reggio: 

90 



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— 306 — 

salle notaro, uno delle principali a cui per li fra- 
telli de lo Àrcipreto fu morto uno figliolo, che era 
contento fare bona pace: cosi dicti fratelli de lo 
Àrcipreto erano contenti, et tanto era ristreto 
questo facto molto grande che solo restava, che 
li fratelli predetti de lo Àrcipreto che stanno in 
Parmesana per essere baniti Tenessero di qui. Et 
per expedire questa santa opera havea determi- 
nato farli salvocondotto per quattro o sei giorni, 
che anche è cosa consueta in simìlibus : ma per 
quello che mi ha scripto la E. V. ch'io dago re- 
capito a banniti, a cui lio però per un altra mia 
(fatto) risposta circa ciò opportuna, sono stato 
suspeso in fare tale salvacondotto sancia (senza) 
saputa de la S. V. benché io sia però certo che tal 
scrivere sia causato per qualche sinistra relazione 
de chi non debba sapere altro che dire : expectarò 
adunque el parere de Vostra Celsitudine circa el 
fare dicto salvo conducto per dare expedixione a 
questa laudabile cosa. 

Insuper la E. V. vederà per la inclusa che me 
scrisse el podestà de Baiso de messer Beltramino 
che se intromette in una cosa de niente et che 
più di fanno fu per me principiato a procederli : 
ma per essere la cosa di poco momento, et aciò 
ch'io non turbasse questa pace per esser costoro 
de quelli che li hanno ad intravenire la tenevo 
in suspeso : il che anche ho voluto fare intendere 
alla S. V. marivigliandome che messer Beltra- 



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— 307 — 

mino voglia abbracciare quello che è principiato, 
cum sit che per le sue lettere non se ritrovando 
in loco non può turbare li altri officiali : quali 
in questo modo non sapiano quale cose havessero 
a fare; nihilominus sia facto el parere de V. E. a 
cui me racpmando. 

Regq, 11^ juny 1494. 

Servitor 

MatTEHUS M' BoiARDtfS. 

IH»* Principe et Ecc"»« Oss»»» 
Duci Ferrara. 



Galeotto Del Garretto alla marchesa di Mantova. 



Di Casale, 1497, 28 gennaio. — Dall'autografo presso il cav. Cibrario. 



DI"*» Madonna et unica mia S'' coli"', 

Per il messo del signor nostro ho receputo li 
conti de le belzerette a me dalla S. V. mandate. 
La rengratio per infinite volte et giongerò questo 
obligo al cumulo deli altri quali ho cum quella 
et non mi harrebbe possuto fare magior gratia. 
Io harei mandato una belzeretta nova alla S. V. 
per satisfare a quanto quella mi chiede in la lit- 
tera sua, a ben che le cose mie vagliano puocho; 
ma per la subita et inopinata partita del presente 
latore io non ho possuto. Per messer Baldino io 
satisfarò al tutto quando luy ritornarà a Mantua, 



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— 308 - 

il che fia presto. Non mi par espediente ad repli- 
car alla S. V. la mia devotissima fede et servitù 
verso quella, perchè mi persuado che sia hormai 
tanto trasparente et chiara che la comprenda et 
scorga manifestamente , quantunque ne sia puo- 
cho relevata. Tre madame aveva per mie singo- 
larissime patrone Madama la Marchesana nostra, 
la Illustrissima Duchessa vostra sorella et la S. V. 
le due mi sono manchate. Spia è rimasa la S. V. 
quale tengo et observo per mia coUendissima pa- 
trona. Pregola donche che mi tenga per suo hu- 
mile et devoto servitore come gli sono. E^ voglia 
cercare di tenersi la vita nel corpo et de vivere 
lietamente pregandola di novo che se io vaglio a^ 
qualche cosa quella mi voglia comandare come 
farebbe al minimo suo servo che habbia in casa 
sua, perchè non mi trovarà mai stancho ad ser- 
virla et raffectione mia supplirà a quello in che 
potrei manchare ad fare cosa grata ad una sì 
degna dama quanto è la S. Y. a la quale humil- 
mente mi raccomando. 
Di la>S. V. 

Gasale, die 28 januaij U97. 

L*humil Sermtor 

Galeotto Dal Carretto. 

Illiàae et ExcelLennuie dominae coUennu» 
dominae Hisabele (1) Marchionissae 
Ma: dignissimae. 



(1) Isabella d*£sta, figliuola d'Ercole I, duca di Ferrara. 



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_L.n «U 



— 309 — 

Taddeo Vimercatì al duca dì Mano. 



Di Firenze, U99, 16 logiio. — Dall'originale. Archivio Estense. 



Ili"*" et E"° signor mio obser"** Bernardo-Ruce- 
laio questa mane mi ha fatto intendere ch'I desi- 
derarla per mezzo dela E. V. hauere un piacere 
del quale non potria essergli fatto el maggiore, 
et gli ne restaria cum perpetuo obligo, e questo è 
che apresso allo R"° et IH"*' monsignor el cardinale 
d'Este 0) se ritrova uno libro dumandato diane 
autore Greco istoriografo et tradutto in lingua 
Toscana da uno medico delo 111'''' signor Duca di 
Ferrara quale desideraria summamente che la 
E. V. operasse cum la S. Sua R"' chel fosse man- 
dato qua in le mie mane tanto che lo potesse ve- 
dere, per alcuni soi propositi, et di questo mi ha 
pregato ne volessi scrivere caldamente alla E. Y. 
alla quale di continuo humilmen te mi raccomando. 

lU-'^ D. V. 

Fior. 16 iulq 1499. 

HmhiUsàmo Servo 

TaDDEUS YlCOMBRCATI. 

lll"i Prìncipi et Ecc«» D. No. Meo Obser»* 
domino Duci Mediolani-cì/o. 



(1) Ippolito, arcivescovo di Gran, poi di Mflaùo. 



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— 310 — 

LndoTko Ariasto A canfinale IfftìSt» <PI!8te. 



Di Ferrara, 1509, 7 settembre. — Dail^origiiiale. Archivio Estense. 



. 111"° signor mio. per exeguire quanto Vostra 
Signoria mi comette io mi sforzare di intendere 
quelle none che saranno possibili da intendersi et 
di giorno in giorno ne terrò auisata quella. Al 
presente si parla assai per Ferrara de Beniamin 
hebreo da Riua che ha fallito de 14 mila ducati 
che auea da altri hebrei forasteri a guadagno et 
questo per hauer esso credito col" Conte Ranaldo 
Sacrato et col Conte Hieronimo Rouerella et co 
altri de qualche migliaro di ducati che non pò 
exigire: a Ferrara sopra di questo si dicono molte 
ciance, che è stato il Duca che auendo inteso che 
hauea molti denari di christiani ad interesse ha 
voluto sapere chi sono questi che per suo mezo 
prestano ad usura et ha voluto torgli tutti questi 
denari che erano di christiani usurari, et la fama 
subvertendo la veritade dice chel Conte Ranaldo 
prefato havea su quel banco duo mila ducati a 
guadagno et cosi molti altri che si nominano pur^ 
Marco Marìghella al quale in queste cose si pò 
dar fede mi ha certificato esser cosi come prima 
ho scritto et m'ha detto anchora che molti argenti 
di V. S. sono su quel banco et avenga chel signor 



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— 3H — 

Duca habbia fatto il salvo condutto a Beniamin 
pur non vi sono molto sicuri perchè un giorno 
se ne potrebbe' fugire. M'ha detto ancora Marco 
che stanno in pericolo de falire de li altri apresso 
per che siamo a un tempo che ciascuno cha de- 
nari fuora cerca de ritornarseli in borsa. 

Per li denari che ha dimandato il Duca in pre- 
stito ad alcuni particulari si teme per la citade 
che non segua in generale, anzi ho odito dire ben- 
ché io creda che sia falso , che vuol mettere una 
colta sul Commune de cento mila ducati e de 
questo si fanno diuersi parlamenti fra il populo 
che ninno se ne contentaria. 

In tutto lo Ferrarese è tristissimo recolto de 
vino adesso che vale 44 e 15 lire la castellata, il 
formento è a 12 bolognini il staro, quelli che ne 
hanno da vendere stano in speranza che debbia 
incarire molto. 

Per quanto io ho vedute alcune lettere de al- 
cuni che habitano Adria , in qliella terra et cosi 
in tutte quelle ville che sono nelaxtremità del Po 
e presso la marina si sta con gran suspetto che 
crescendo la que' venetiani non li assaglino con 
Tarmata più presto per robarli e farne preda e 
stracio per l'odio che ci hanno, che per haver 
animo de tenerli ; et alcuni de detti lochi se hano 
già facto provisione de case in Ferrara dove sal- 
vino le persone e miglioramenti loro. Receuta 
ch'io ho la lettera della S. V. ho dato a quella 



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— 31J — 

questi pochi avisi qualunque se siano per non es« 
sere imputato di negligentia. De giorno in giorno 
starò attento e farò ogni instantia de sapere et 
praticarò più alla piaza et alla Corte che dopo la 
partita di V. S. non facevo et di ciò che mi verrà 
a noticia le ne darò aviso. Alla quale po5t manuum 
oscula humiliter le mi raccomando. 

Ili-*' p. V. 

Ferrarìa, vn septembre 1509. 

Servitore Fidel 

LODOVIGUS ÀRI0STU8. 
01«o et RevB« domino domino meo 
nnico domino Cardinau Estensi 
in Castrìs Cesareis. 



Lodovico Ariosto d duca di Ferrara. 



Di CastelnoYO, 1522, 22 giugno, — Dall'originale. Archìvio Estense. 



IH** et E"*' signor mio; le troppe gratie che 
V. E. fa a questi huomini della vicaria di Campo- 
reggiano li inasinisce : che più onesto vocabolo non 
so loro attribuire, et nessuna cosa son per far mai 
se non per forza : io dico questo che mi par che 
usino gran torto al capitano di CamporeggianOi 
che hauendo esso fatto giustitiare quel ribaldo 
ch'aueua in prigione , et per li ordini et usanza 
che qui è douendo per questo bauere lire cin- 



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— 343 — 

quanta, negano per quanto me ne auisa il capi- 
tano, di volerlo sodisfare, et credo che uorrano 
hauere ricorso a V. E. confidandosi che cosi come 
quella è lor benigna et liberale nel suo particu- 
lare, cosi anche debbia lor essere in quello che 
con gran fatica et continuo fastidio li officiali si 
guadagnano. Supplico V. E. habbia raccomandato 
il capitano per che è da bene et dotto et buono 
et fidele servitore di quella, per accrescergli Fa- 
nimo a lui et agli altri officiaM di punir li tristi. 
Appresso gli significo che bora son capitati qui 
alcuni che vengono di Marema, che dicono che 
molti fanti chaverian preso danari a Pisa et poi 
saranno imbarcati a Liuorno per ire alla guardia 
di Genua sono stati tenuti in posta da monsignor ' 
Andrea Dorio, ossia da frate Bernardino, ad un 
luogo detto Miloria et morti feriti et presi con li 
legni che li conducevano : o uera o falsa che sia 
la nova la do a V. E. nel modo che io l'ho, in 
bona gratia dela quale humilmente mi raccch 
mando. 

Ex Castehioyo, 22 iunq 1522. 

HumU. Servitor 

Ludovico Ariosto. 



lU»» et Egc°>o domino mio sing>^<> 
Duci Ferrare. 



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- 314 — 

hoAm» Ariosto al duca di Ferrara. 



Gastelnovo, 1522, 26 noTembre. — Dall'originale. Archivio Estense. 



Ili"* et E"** signor mio : è accaduto che per far 
scrivere le robe mobili di Pierino che si trovava 
haver a Castelnovo et di fuori et che non parendo 
a me che fusse in tutto sicuro chel mio cancel- 
liero vi andasse solo , ho mandato seco li bale- 
strieri col suo capo, una volta la terra, è ac- 
caduto che li detti balestrieri sono cavalcati fuori 
ad un luogo distante di qui quattro miglia detto 
Villa , la prima uolta ui andaro a scrivere detti 
beni et il consegnaro in mano del prete dela uilla, 
et non parendo a me che fussino ben depositati 
volsi che vi tornassero e che li mettessimo in mano 
del officiale della villa , la terza volta vi sono iti 
per farli condurre in qua et cosi hanno fatto con- 
durre circa un moggio e mezo di grano che vi 
era, et lasciato comandamento a quelli ho che con- 
ducano un poco di vino che v'è. bora non sapendo 
io come io havessi a satisfare il cancellìero li ba- 
listrieri et il suo capo, scrissi a questi di agli Ma- 
gnifici del consiglio che mi auisassino come io li 
aueuo a pagare : Sue Magnifitì© mi risposero ch'io 
facessi il consueto et quel manco ^h'io potessi et 
che satisfato a quelle spese io mandassi il resto al 



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- 315 — 

exatore de la Camera. S'io sapessi cerlto qual fosse 
quello consueto io non haurei hauuto a doman- 
dare il parere di su Magnifi^ìe : ma questo non è 
statuto né G" alcuna che sia pervenuta in man 
mia che parli di quanto apunto sia la mercede di 
tali executori di balistrieri: ogni volta che caual- 
cano domandano un quarto di ducato per volta 
et il capitano un ducato; se fano executione in Ca* 
stelnovo domandano la metade di questo et dicono 
questo essere il consueto : et il capitano per quelle 
executioni aurebbe uoluto tre ducati et mezo et 
ogni balestriero tre quarti e mezo : del cancelliere 
non parlo per che sta meco et se contenterà di 
quello che vorrò io. io dissi di dare al capitano 
due ducati , e mezo ducato per balestriero, e tutti 
si dolgono come io voglia torni quello che lor pro- 
viene : io supplico V. E. acciò che un'altra volta 
io non habbia a contendere : e dar causa che 
quelli che m'hanno ad ubidire mi uoglian male : 
che faccia intendere , come è l'usanza neli altri 
luogi di V. E. di satisfare li balistrieri per l'exe- 
cutioni che fanno, et far che cosi dele cose che 
appartengono alli criminali come di quelli che 
appartengono alla Camera , io sia puntualmente 
istrutto per che tal lettera io farò qui registrare 
neli statuti acciò che per Tauenire né io né li miei 
successori stiano più sospetti in tal cause : per la 
Dio gratia qui si ulve molto qietamente in pace, 
et ogni cosa anderia bene se non fosse per la vi- 



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- 316 — 

cinanza chauemo d'aleune terre che sono infette 
di peste, ma io col capitano dela ragione et cum 
alcuni suoi da bene di questa terra non cessamo 
di far tutte le debite previsioni ; ma gli è il peri- 
colo eh 'a verno a far coi villani che mal si pono 
tenere che non uogliano ir traficando , pur Dio 
m'aiutato fin qui spero che anche mi aiuterà : pur 
quando accadesse che alcuno se infettasse suplico 
V. E. che sia contenta ch'io senza scriuere altri- 
menti , possa leuarmi et uenirmene a casa : per 
che in ogni altro luogo mi daria il core di poter 
schivar la peste fuorché qui doue ho sempre uil- 
lani all'orecchie , et non c'è alcuno che stesse a 
maggior pericolo di me : Qui si dice che Pierino 
è a Ferrara: sei sarà vero spero che da V. E. 
n'haUro aviso. Quest'altri confinati ciò è il Coiaio 
et il Gasaia hanno scritto lettera a questa Com- 
munità pregandoli che uogliano scriuere a V. E. 
che li rimandi a casa, et promettono di uolere. far 
miracoli 'di boutade : la lettera fu domenica letta 
in Consiglio, et non fu omo di circa quaranta che 
c'erane che rispondesse mai né ben né male: io 
n'ho uoluto dare aviso a V. E. in bona gratia de 
quale mi racomando. 

Castelnovo, 26 novembrìs 1522. 

Humil. Servitor 

Ludovico Ariosto. 

nino et Ex»o signor mio signor 
Duci Ferrare. 



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— 317 — 

Lodovico Ariosto al dnca di Ferrara. 



Gastelnovo, 1523, 25 d'aprile. — Dall'originale. Archivio Estense. 



IH"** et E"" signor mio. V. E. pur sapere che 
per essere stato su quel di Gicerana assassinato 
un prete pisano da un Nicodeme e da un Minello 
subditi de Fiorentini ma che tuttauia abitauano 
a Gicerana, et per quanto dice il paese da un Giu- 
gliano figliolo di Pelegrin dal Silico bandito per 
esser stato uno di quelli che amazaro ser Firdiano. 
Benché alcuni da Castelnouo li quali hanno la pro- 
tezione di questi dal Silico non uogliono chel prete 
dica che questo Giugliano ui fosse, et per questo 
rhanno molte uolte minacciato et minacciano tut-^ 
tavia: pur la uerità sta che esso Giugliano vera; 
il quale Giugliano con questi assassini et con Bai- 
doni suo fratello et con altri banditi , è sempre 
habitato a Gicerana in casa di sua mogliere et del 
la mogliere del Moro suo fratello, chenno due so- 
relle et hanno la casa comune, non obstante gli 
ordini che non si può dar recapito a banditi et 
non obstante che a quel Gomune io n'ho fatte 
molte uolte prohibitioni et con gride publiche, et 
con comandamenti particolari in scritto et a bocca : 
et anche specialmente a questo Moro et alle mo- 
gliere, che sotto pena de la disgratia di V. E: et 



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essere loro arsa la casa non lasciassero questi 
banditi unirsi in quella casa, per quelle disobi- 
dientie et per essere dalli sopradetti stato ass^sissi- 
nato quello prete. Gondanai il detto Gommune di 
Gicerana 300 ducati anchora ch'io sono sicuro 
cbel Gomune non era in tanta colpa di quello 
quanto era il Moro, che il Gomune hauea peccato 
per paura et per non poter ne fare altro; imperhò 
che quello Moro et li fratelli con li banditi loro 
seguaci et con la intelligentia ch'anno con alcuni 
di GastelnoYOySe son fatti tirani et signori di quel 
luogo. Ma io mi attaccai al Gomune per che non 
vedevo allora modo di hauere questi malfattori 
et questo Moro lor ricettatore et fautore et parte- 
cipe nele mani : et non mi parca che ci fosse Fho- 
nore di V. E. che questo pure si dovesse ir la- 
mentando di essere stato assassinato nel dominio 
di quella; V. E. di poi usando insieme iustitia et 
clementia contenta che quel Gomune purché sa- 
tisfaccia il paese deli suoi dani : del resto dela 
condanatione habbia gratìa. Io che pur haueuo 
animo che chi ha fatto il peccato ne facesse la 
penitenza ho tenuto modo che questo Moro mi è 
uenuto a parlare et Tho preso et Tho in prigione, 
non solo per questo (auenga che per questo, saria 
degno di gravissima punitione) che li danari del 
assassinamento son stati partiti in casa sua et 
credo ch'esso n'habbia hauuto una buona por- 
tione, ma ancora per che è sempre il capo o gran 



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— 349 — 

parte de tutti li assassinamenti che si fanno in 
questa prouincia ; bora egli era a San Pelegrino 
con quelli de Berga et da Somacolagna, hor ne la 
Vicaria di Sopra con quelli del Costa, hor con 
quelli della tporia (?) per modo che mi pareva che 
fosse il signor dela campagna di Grafagnana; 
prego V. E. che ad instantia di alcuno che uè- 
nisse a quello per uolerglilo dispingere per uno 
homo contrario a quello che egli è, non si muoua 
a commettere che non si exeguisca quanto vuol 
di lui giustizia, ma la suplico apresso che cometta 
questa causa al capitano qui di Castelnovo, et non 
a me che non è mio mistero, ma in quello dia al 
capitano autorità di.comissario: che se una volta 
non si comincia a castigare li tristi in quello paese, 
moltiplicheranno in infinito : V. E. saprà appresso 
che, non hieri, l'altro un fratello di costori ban- 
diti detto Baldoni, con circa 12 compagni o 15 
andò a Camporeggiano, et fece spalle ad un giotto 
detto Maguto da Camporeggiano perchè amazzasse 
uno Gianetto fabro pur da Camporeggiano, ma 
Tauentura aiutò quelpouerhomo che non fu morto; 
pur è restato ferito di due ferite, et ritornando in- 
dietro uerso Cicerana quando furono ad una uilla 
detta della Sambuca tolsero un par di buoi ad 
un detto Zangrasso et il conduceuano uia et quello 
Zangrasso uenne correndo a Castelnouo a me che 
era circa mez'hora di notte, et io feci subito mon- 
tar li balistrieri a cauallo, ma quelli assassini sen- 



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— 340 — 

tendo uenir lì balistrieri lasciando li buoi et se 
ne fuggirò uerso Gicerana. è poi uenuto a me Ba- 
stiano Coiaio sicome quello che è procuratore de 
tutti li tristi ^ et mi uoria persuadere che questi 
erano iti a Camporeggiano per fare che quel Mar- 
gutti facesse la pace con quel Gianetto et che poi 
Margutti contra uolontà deli compagni haueua 
uoluto amazzar quel Gianetto, et con questi buoi 
non haueuano tolti per mtnzr uia ma per far 
paura a un fanciullo acciò che l'insegnasse una 
beretta che tra uia era caduta ad uno di questi 
compagni, io ho uoluto questa excusa scriuere 
a V. E. acciò che quella intenda la cosa et cogno* 
scendo il nero dala bugia, e questi protettori di 
ribaldi non li mostrino il nero pel bianco: io ho 
examinato hoggi circa quattro testimonìj che de* 
pongono che già è passato Tanno, chel Moro con 
li fratelli si trouano al poggio in compagnia di 
due da Somacolagna che amazzaro un pouero 
homo subdito de V. E. io aspetto da quella circa 
a questo che sia data gagliarda comissione al ca- 
pitano qui : in buona gratia de la quale mi rac- 
comando. 

Di V. E. 

Gastelnovo, 25 aprilis 1523. 

Humil. Seruitar 

Ludovico Ariosto. 

Ill»« et Ex*o domino domino mio 
singA» Duci F^aarte. 



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— 321 — 

Francesco GoiccìardiDi al duca dì Ferrara. 



Di Bologna, 1532, 11 luglio. — Dairorìginale. Archivio Estense. 



11"^ et Ex™« Sig' Oss"*» , 

Io ho riceuuto la risposta di V. Exc^Jlenza alla 
lettera chio gli haueuo scritto per conto de la- 
nari et perchè quella si querela et dice essersi 
querelata più uolte che a Podetto da Monte Tor- 
tori bandito della sua jurisdizione sia stato dato 
fauore di qua a uenire a fare nuoui scandali : ho 
giudicato necessario dirgli che poi ch'io sono in 
questo gouerno ho uedutó una uolta una lettera 
di V. Excellenza scritta all'oratore suo di Roma 
sopra questa materia, et mandata a me da N. S^e, 
la quale Sua Santità mi mandò perchio jui facessi 
prouisione , et mi ricordo che, riceuutala, scrissi 
subito a V. Excellenza offerendo di pigliare tutti 
quelli partiti che gli paresse a proposito a leuare 
la facultà a quelli che turbano l'una jurisdyzione 
et l'altra. La risposta sua fu che sapendo chio di 
prossimo haueuo a essere a Ferrara si risolue- 
rebbe meglio questa cosa a boccsC che per lettere; 
il che approuai parendomi fussi nero , ma non 
hauendo poihauuto effetto (non so per qual causa) 
la uenuta mia, ed essendomisi offerta occasione 
di mandare a- V. Excellenza uno huomo per causa 



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- 322 — 

elìcerti disordini che haueuano fatto in Bolognese 
gli huomini di Nonantola, feci replicare il mede- 
simo sopra la pratica sopradetta, a che la risposta 
sua fii di sorte, perdonimi quella s'io parlo libe- 
ramente, hauendome dato ardire l'humanità dello 
scriuere suo, che a me parse comprendere ella ci 
auessi poca inclinatione. Però mi uoltai a cercare 
se facessi una tregua tra Tanari et Podetto et al- 
tri adherenti suoi; perchè dalle inimicizie loro na- 
scono tutti gli scandoili de' quali V. Excellenza si 
querela et io il simile; et Thaueuo condotta .et sti- 
pulata, ma essendo io andato a [Firenze, l'eiOTetto 
mi fu interrotto da qualche ministro di N. Saceì- 
lenza, non solo col disuadere la parte, maanoora 
col scriuerne lettere in Bologna a quelli che tDUt- 
tauano le cose loro; et nondimeno non^hap^ 
questo dato fauore, «è (permesso a Pretto et a 
suoi alcuno disordine, anzi haniendo loro da quel 
' tempo in qua fatto qual cosa in Bolognese che 
mi dispiaceua gli ho dato bando et leuatogli 
el ricetto di qua del quale non si uale se non fu- 
gitivamente et come fanno gli sbanditi a quali 
non può essere sempre la corte atorno; et quan- 
tunque V. Excellenza non prouedesse a quelli 
inconvenienti di che io mi sono querelato, il che 
non posso persuadermi, non per questo muterò 
proposito, né procederò d'altra maniera, perchè 
per mia natura le cose enormi sempre mi dis- 
piaquono,et le commissioni chio ho da N. S^^sono 



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— 323 — 

che a V. Excellenza non si dia causa giusta di que- 
rela. È uero che quel chio prometto per me posso 
più facilmente osservare che quelchio promettessi 
per altri. Et questo dirò perchè si ben a giorni 
passati ho proueduto che la parte inimica de la- 
nari sentendosi offesa dalle armate che hanno fatto 
non uenisse doue loro sono a cercare di offen- 
derli, non so se loro continuano in questa sua in- 
solentia quanto fussi per bastare più l'autorità mia 
a proibirli, perchè chi uuole .essere ubidito «ie- 
tando a sudditi che non si aiutino bisogna pro- 
liieda di leuare loro le offese che gli fanno risen- 
tire. Però scrissi a V. Excellenza nell'altra miai 
chio non uedeuo chi lasciare trascorrere queste 
eos^e potessi fare altro che danno a sudditi sen^a 
benificio alcuno de superiori. Et hor gli replico 
el medesimo non obatante chio habbia l'inctentione 
ferma di proued^re quanto potrò che questi di 
qua non si «(kiiouino quantunque da Tanari et 
altri che hai)itano di là si perseuerasse.di Jfare Ji 
contrario come hanno fatto a di passati et nuo- 
uamente fanno ogni di. Et humilmente a V. Ex- 
cellenza mi raccomando. 

Da Bologna, alli xi dì Luglio ÌA. D. XXXij. 

Di V. Excellenza 

Humilissimo Seruiiare 

Francesco Guicciardini. ^ 

Airillno et Ex«»o Sig»" Oss°>o el Sig»" 
Duca di Ferrara. 



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— 324 ^ 

Francesco Gnìccuurdmi al duca di Ferrara. 



Di Bologna, 1^, 4 d^agosto. — Dairorìgìnale. Archivio Estense. 



ni"" et Ex"° Sig' Oss"»" .' 

Se bene quelli ragionamenti che si hebbono a 
mesi passati che i delinquenti et banditi d'uno di 
questi territorij non fussino sicuri nell'altro non 
hebbono effetto, non credo però che la mente di 
V. Ex" sia di comportare che se uno bandito di 
qua si riduce in sul 'suo gli sia lecito uenire a 
fare nuovi disordini di qua, ritirandosi dopo gli 
errori fatti giornalmente in sul suo, starni con la 
medesima sicurtà: il òhe conieturo dalla bontà di 
y.Excellenza et etiam dallo animo mio che quando 
sapessi simili coàe ne farei quella dimostrazione 
che se i delitti fussino fatti nel territorio di Bo- 
logna. Però mi è parso fargli intendere come uno 
Antonio Fantuzzi bolognese che ha bando di Bo- 
logna et si è ridotto ad habitare alla Massa, luogo 
di V. Excellenza, doppo auere fatto questi mesi 
passati qualche insulto, in bolognese, nuouamen te 
tre quattro di sono per parole hauute con Uno 
contadino figliò di famiglia che habita in quel di 
Medicina, nonobstante che questo con che hauéua 
hauuto parole se ne fusse andato in Puglia è ue- 
nuto con adunatione di molte persone del paese 



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— 326 — 

di V. Excellenza alla casa del padre di questo suo 
aduersario et Iha sacceggiata et a brusciata et 
amazolovi drento il padre con due altri figli et di 
poi si è ritirato alla Massa. Et perchè queste cose 
quando siano impunite, oltre che tollerarle è con- 
tra ogni honestà et giustitia, non sono pjer par- 
torire se non pessimi effetti, perchè daranno ànimo 
a ciascuno di passare dell'un dominio nell'altro a 
fare disordini, non posso se non pregare V. Ex- 
cellenza, che, considerando la natura del caso, uo- 
glia fargli quella prouisione che sia conueniente: 
certificandola che anche de quelli banditi che si 
riducono a cento passano tutto di di qua a fare 
qualche inconuenierite, di che hauendo io fatto 
qualche querela col commissario suo, non solo 
non ho tieduto prouisione, ma ne anche hauuto 
risposta. Et in uerità può passare senza querela 
chel delinquente in uno di questi territorij ridu- 
cendosi nell'altro sia sicuro, ma che mediante 
quella sicurtà uenga a fare nuovi delitti pare caso 
molto diuérso et da essere misurato con altro ri- 
spetto : et a V. Excellenza humilmente mi racco- 
mando. 

Da Bologna, alli iiq dì Agosto MDXXX3. 

Di Vostra Excellenza 

Humilissimo Seruitore 

Francesco Guicciardini. 

All'Ili»* et E«o Sig' Òss«* el Sig» 
Duca DI Ferrara. 



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VnmtM Gidemrdnii al duca di Femn- 



m Bologna, 1534, 11 aprile. — Dall^orìgìnale. Archino Estense. 



Il'»'' et Ecc"^" Sig' Oss"" , 

Ho uisto quanto V. Ecc*»*. mi scrisse a di passati 
(^a qiidli banditi di Bologna già dieci anìii soflo 
crpià che si sono ridotti ad habitare in Modena. 
Et mi occorre dirgli che se a V. Excellenzà pare 
di' assicurargli io néson contentissimo perchè non 
p^so hauermi a seruire delle gride fatte contro 
a delitti' uecchi di tanto tempo, né anche di qual- 
die anno manco : ringratio nondimeno la Excel- 
letfea Vv della umanità grande chella ha usato di 
bauerniene uoluto prima scriuermi et quale ne re- 
sto obligatissimo. 

La Excellenza del Duca Alexandro mi ha scritto 
iHiouamente che còl primo mi manderà la patente 
sottoscritta di sua mano perchio la mandi a Vo- 
stra Excellenza. Et cosi farò subito chio Ihabbia 
che non douerrano passare dui o tre di. È nero 
che S. Excellenza desidererebbe in questo caso ot- 
tenere da V. Excellenza chella fussi contenta che 
non obstante la conuentione S. Excellenza potessi 
retenere a servitij suoi Hir° q^a di m^" sig*^'' (^) de 



(1) Leggo: Hieronimo quondam di mastro Sigismondo. 



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— 397 — 

Sàfìtis da Carpi quale l'ha seruita insino da pue- 
ritìa per cameriere, et essendo Seruitore suo si 
antico et persona che attende alla cura sua senza 
ntr omettersi in altre pratiche, parrebbe a S. Ex- 
fellema fatica el prìuarsene; ma spera che per gli 
'iq[^etti sopradetti V. Excellenza non habbia a farne 
(ifBcultà. La prego si degni che per satisfattione 
(el predetto signor Duca io habbia risposta della 
iQluntà sua per il presente cauallaro.Et aella hu- 
nilmente bacio le mani. 

OaBologna, allì xi di Aprile MDXXXiìij. 

Di V. Excellenza 

HOmilissimo Seruitin-e 

Francesco Guicciardini. 

AU*lrt« et Ex»o Oss"»o el Sig* 
Duca DI Ferrara. 



Giyanni Battista GìraUi Cintino al duca di Ferrara. 



P'errara, 1549, 3 novembre.— DalToriginale. Archivio Estense. 



Ill"<»etEcc™«Sig'imo, 

biche il Bendedio mi parlò, per parte di Vo- 
strsEccellentia intorno alla Fauola, ch'ella uuole 
chei reciti, io le scrissi la qui alligata la quale il 
signr Guarino (^) drizzò a Mantova, onde ella s'era 



(1) toibattista Guatino, autore del Pa$tor fido. 



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— 328 — 

partita, et però è stata rimessa qui. Et io gliela 
rimando di nouo , et oltre quello che si contiene 
in ella, io significo a V. Eccellentia che la cosa è 
in tal termine, che si potrebbe rappresentare di 
giorno in giorno, per quello che mi prometto di- 
cadauno degli histrioni, prouato da per se. Ma 
non gli ho ancora potuti ridurre tutti insieme. 
Però credo che non sarà se non bene ch'essendo 
V, Eccellentia d'animo ch'ella si rappresenti fac- 
eia dare qui commissione ad alcuno, che raddun 
i dicitori, tanto cjie almeno due o tre uolte s 
prpui tutta insieme, acciochè non uenga in scen. 
cosi rozza. Et sappendo io che il signor Guarin» 
diligentissimamente auisaV. Eccellentia degli au^ 
nimenti della città, io non ne scrinerò altro. So> 
a lei con tutto il core, basciandole con ogni riur 
renza l'honorata mano, mi raccommando hua- 
lissimamente. 

Di Ferrara, a dì iij di novembre 1549. 

Di V. Eccellentia 

Humile, fit Fedele Senio 

Giovanni Battista Girali. 

Airill"»o et Ec°»« Sig"^ mio Osservo 
il Sig»^ Duca DI Ferrara. 



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329 — 



Pier Franeesco Ferrerò, vescoTO dì Vercelli, poi cardinale, 
ad Emmanaele Filiberto, principe di Piemonte. . 



Da Roma, 1550, 22 aprile. — Dairoriginale. Archivio gen. del regno. 



IH™** et Eco™** Sig' e Padron mio Oss"" , 

Per poner fine alla pratica d'Ast conforme al 
desiderio dellSll°*<» sig^" suo Padre e del Eccellenza 
Vostra, questa mattina Mons' de Ghattelard et io 
siamo stati di nouo con Mons' 111""° Farnese, et lo 
haùemo trouato di quella bona uoluntà che ha di- 
mostrato sempre uerso Lor Eccellenze: e quello 
che non ha potuto espedir prima per le molte oc- 
cupationi, ha promesso farlo al primo Concistoro 
senza manco, et che quello VescouadQ resterà li- 
bero a Mons. l'Abbate Gapris a comune placito 
dell'Eccellenze Loro: et a questo Ragionamento se 
gli anco trouato presente^ Mons' di Como , el qual 
desideroso di farli seruitio e di ueder honorato 
Mons' l'Abbate Gapris di quella Chiesia, ha sup- 
plicato caldamente elsodetto Ill™<> per questa espe- 
ditione, di modo ch'io spero con le prime poterne 
dar bona nona al Eccellenza Vostra, la qual tro- 
uandosi jnolto obligata al desiderio che mostra 



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— 330 — 

verso di Lei Mons^ III"" Farnese, non solo gle ne 
deue render gratie, ma anco operarsi caldamenlé^ 
in cambio df tante amoreuole dimostrationi che 
se receueno da S. S. Ili"' per le bone qualità di 
Hons'' di Como creatura di casa sua, che gli sia 
dato el placet per el possesso del suo Vescouato 
con la Relassatìon de' frutti passati remettendomi 
a quello più che V. Eccellenza intorno a questo 
afar intenderà da Mons' de Ghattelard, e con que- 
sto fine in bona gratia sua mi raccomando dopo 
basatogli humilmente le mani , pregando Dio che 
le doni quello che desidera. 

Da Roma, il di xxn dì aprile nel cinquanta (1550). 

Questa mattiiia' nostro Sìgnf^re h^ reòeuto aliai 
solita' obedientia in coifeistòrìo pùblito lisigtioHi 
Ambasciatori delai Eccelleìiza d<àl sig' suo Patre 
et'tattto gratamente quanto se possi desiderar, et 
itSig' Malopera che ha fatto la oratione sé por- 
talo valorosamente et è stato con uniuersale so- 
disfatione. Nostro Signore per far maggior fauore 
al sig** Duca, in luogo de farli résposta per il suo 
Segretario come è solito , gli ha resposto per se^ 
stesso cosa eh 'é stata molto notata da tutti. Noi' 
altri seruitori' suoi non hauemo mancato per* de^ 
bito nostro honorare detti signori Ambasciaitori> 
e far quello che ne se conuiene, comfe V. Eccel- 
lenza se può creder. Dimane gli sudetti Amba- 



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— 331 — 

sciatori a xix bore barrano audieutia secreta da 
Sua Santità, et io non mancherò servirli! cornee 
debito mio. 

HumUissima Seruitore 

Il Vescovo di Verceluv 

AUllH*» et Ecc«no Sigr e Padron mio Oss»*» 
I) Sig' PRINGEPE DI Piemonte. 

.''■IT ■ r » >. I 1 iiiii r I , 



n conte dì GhaUant ad Emmamiele Filiberto, 
dnca ih Savoia. 



Da Vercelli, in agosto 1563. — Archivio generale del regno. 



Mon tres redoubté et souverain Seigneur te plus^^ 
tres bumblementqui fere puis a votre^bonne grace 
me reccomande* 

Monseigneur. Avoir entendu en votre cité 
d'Aouste la^ ou picca y estoie par te conimande- 
ment et pour te service de feu Monseigneur votre 
pere W et te votre tes doutereuses et pour trop 
tristes nouveltes de son trop souldain trespas; JEe 
roe transportéz incoatinent en ceste cité ou je 
trouvey que te ou- Votre Cbambre des cotoptes 
estòit accoustumée venantz a decèder auteun de 



(1) Carlo il Buono mori improvvisamente nella prima ora dopo la 
nfézzandtte del 17 agosto 1553. 



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— 33« — 

Messeigneurs Voz tres illustres predecesseurs fere 
reduire par ben iDventaire toutes bagues et vais- 
selles dor et dai^ent et aultres meubles de grosse 
extime en quelque malins qu'elles se trouvassent 
pour puys les remectre avec le temps en votre 
tour du trésor de Chambery ou en anitre lien ou 
elles seroient plus asseurées et les préserver au 
droit successeur soubz la garde dù premier cla- 
vaire de la dite Chambre. Et sii y avoit tiltres lì- 
vres^ regpistres ou pappiers faisant en faveur du 
deffunct les retirer par bon inyentaire et mectre 
en la dite Chambre avec tant d'aultres excellens 
tiltres ancieris si bien en icelle preservés que au 
moyen diceulxreluissent et reluyront a jamays les 
reliques des haultz victorieulz et triumphantz faictz 
et gestes des mes dites Seigrieulrs Voz^tres illus- 
tres progenitteurs plus excellentement clerement 
et veritablement qu il ne sé tienne eseript en aul- 
cunne cronique ny se pourroit escripre sans les 
avoir entierement veuz; lon avoit seellé les cabi- 
netz ou les maistres et recepueurs tenoient leurs 
pappiers et partie.des comptes dés ofBciers appres 
le^ quelz il failloit journellement vacquer et aul- 
cuns tiltres et livres des quelz il fajUoit necessai- 
rement d'heure a aultre user et promptement 
trouver sellon lexigencé dès alferes pour la prer 
servation de. voz droitz et auctorité de vpi Excel- 
lences tout ainsi qùe appres son dolouréux tres- 
pas fusse du toyt morte. Votre dite Chambre la 



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^ 333 — . 

quelle maintenant cesse du tout ce que ne fust 
oncques veu, car de tqus temps par mes dites Sei- 
gneurs vos ancestres de pere a filz leur a este tel- 
lément preservee leur auctorité et reputation qu il 
ny a heu aulcun qui ait euse entreprendre y con- 
trarier d'aultant que les suppostz et ministres di- 
celle se sont tousiours èi fidellement et honnora- 
blement portez en leur eharge que oncques lon 
ny a trouye faulte. Gomme encoures jespere ne se 
trouvera es modernes les qtielz ne sont en moin- 
dre volente de bien rendre leur debuoir que les 
sìens prédècesseuriS. Pour ce Monseigneur per- 
mectant .votre dite Excellence estredérogé à Tac- 
coustumee eharge honneurs prerogatives et puis- 
sance de picca donnée a la dite Chambre par mes 
dits Seigneurs Voz predecesseurs votre patrimoine 
et mesmes votre auctorité en demoureront gran- 
dement interesséz par l'estime de plusieurs qui 
tousiòors desirent dusurper quelque chose neue- 
ment apperteriant a Votre Souueraineté comme 
vous avez veu par cy devant nestoitlacontradicte 
et resistence que journelleiiient votre dite Cham- 
bre leur «fait* J^ vous supplie tres humblement 
comme QcUuy qui continuellement desire lentre- 
tenement et preservation de votre treshaultet 
excellent estat. Il yous plaisty avoirbon adviscar 
le tout bien bien considerò; il pourra tomber en 
trop grande consequence; et tellement y pourvoir 
pour votre singulier bien que Votre dite Chambre 



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— 334 — 

demeure en son accoustumé estat, et je repoos 
comme lung des membre ìndigne divelle quetous 
ses dìtz suppotz et ministres se porteront phacups 
tellement et si fideiUement en leur charge qu en 
aurez juste occasion de contentement aydant le 
createur qui je prit. 

Mon tres redoubté et Souuerain Seigneur vous 
donner en sante tres bonìieet longue vie etamoy 
grace pouvoir meriter et Qontiouellement deinou^ 
rer en la votre eos^me tres h^mblement je voijis 
SMpplie. 

De Vercdl c«. . . jour tfaoust 1553. 

Ghallant. 



Giovanni Battista Giraldi Cìntbio al diica dì Ferrara. 



Viftegia, 1553, giugno. 



■Ill"»« et Ecc"'» Sig' mio Oss™% 

Hoggi, che sono i xvij dello instante, io ho re- 
citata la oratione che mi haueua. imposta Y. Ec- 
cellentia al Serenissimo Principe, et'al Senato. Et 
anchora che io sia stato trauagliato nel viaggio 
da una intensissima tosse, la quale non meno mi 
è stata molesta in Venegia, che nel camino, non- 
dimeno ha potuto tanto L'auttorità del nome di 
V. Eccellentia che nel recitarla non mi ha data 



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^335 — 

•una molestia al mondo ^ anzi mi ha lasciatala 
4ioce assai «ehiara; onde io ho perdonato a questa 
mala mia dispositione tutte le ingiurìe che mi ha 
fatte insino adhora, poiché nel seruitio di V. Ec- 
-cellentia ella si è portata cosi cortesemente. Io ho 
usato ogni ingegno per sodisfare a quanto so che 
era mente di V. Eccellentia. Et se al desiderio mio 
haurà risposta la attione, io non dubito punto di 
non essere giunto a quello ch'ella desidera da me. 
ftrego ogni felicità a Eccellentia V, et basciaflwlole 
con ogni xiuerenza la honorata mano nella sua 
buona gratìa humilmente mi raccomundo. 

Di Vinegia, del mese dj Giugno 'MDLiy. 

Di V. Eccellentia 

Humile et Fedel Seruitore 

Giovanni Battista Giraldi. 



GiovaDDÌ Battista Giraldi Cinthio al duca dì Ferrara. 



Di Venezia, 1559, 19 dicembre. — I)all*originale. Ardii^o Estense. 



ni™" ed Ecc'"*^ Sig' mio Osser™° , 

Giobbia di sera noi giungemmo a Venetia, ove 
fummo accolti molto cortesemente dal signor Am- 
basciatore il quale il Veneri di mattina andò alla 
S'" a far sapere al Serenissimo Doge, et a tutto il 



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— 336 — 

collegio la upnuta nostra, et chiese loro udienza 
per sabbato; ma essi la differirono sino a Inni, di- 
cendo che sabbato era giorno da negotij et che 
domenica si doueua adunare il consiglio, onde non 
potessimo hauere commoda udienza: cosi Inni an- 
deremo al Senato, et io, con l'aiuto del signor 
Iddio, userò ogni diligenza per compire, quanto 
meglio saprò, l'officio chapiacciuto d'importarmi 
a V. Eccellentia. 

Hoggi ci è uenuto a ritrouare il Pero agente 
qui dell'Ecc"° di Firenze, il quale doppo l'essersi 
allegrato con noi della felice assonttione di Vo- 
stra Eccellentia, ci ha ragionato di molte cose et 
ci ha detto spetialmente, ch'ella è rimasta' molto 
formidabile appresso i signori Venetiani , si per 
la prudenza et per lo ualore, ch'ella ha mostrato 
nelle sue honorate attioni in Italia, et fuori, si 
anco per la congiuntione ch'ella tiene, et per pa- 
rentado, et per amicitia co Re, et co Principi po- 
tentissimi, et soggiunse che questa loro sospi- 
tione et timore nasceua dalla loro usurpatione 
di Rouigo, et delle altre giurisdittioni di V. Eccel- 
lentia nelle parti di Este. Noi gli habbiamo rispo- 
sto , che di ciò non habbiamo ueduto in lei pure 
un picciolo segno , anzi che ella ne ha qui man- 
dati per farsi conoscere affettionatissima a questo 
dominio, et per figliuolo del Serenissimo Doge, et 
che stimiamo ch'ella non sia per essere altramente. 
Doppo questo egli è entrato in ragionamento della 



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— 337 — 

Galiera tolta da signori Venetiani allo Ecc"° di 
Firenze, et ci ha detto, ch'egli ne ha scritto più 
di due uolte alquanto acerbamente, et che dopo 
molte cose dette, et risposte, questi Signori si son 
lasciati- intendere, che quando S. Eccellentia con 
lettera cortese gliele chiederà, gliene daranno una 
delle loro armata , perchè quella , che fu presa, 
tosto fu rotta, et fracassata, di maniera, che im- 
possibile sarebbe il porla insieme, et che hauen- 
done egli scritto allo Ecc"" Suo Signore, et hauu- 
. tane la risposta, la portò a questi Signori scura la 
quale è messo ordine ad adunare il consiglio, et 
che egli pensa, che questa controuersia hauerà 
quieto fine, se non per altro, almeno per Io so- 
spetto c'hanno essi Signori de' la pace de Principi 
Christiani, temendo che non sia tutta a danno 
loro. Et perchè io stimo, che il signore Ambascia- 
tore haurà significato a V. Eccellentia quello che 
egli haurà tenuto degno di cognitione di lei. Io 
solo le dirò nel fine dì questa mia, che ànchora 
che qui siano date a V. Eccellentia tutte le lodi 
degne di gran Principe, nonm'è cosa fatta da 
lei, che sia più celebrata della libefatione del si- 
gnor D* Giulio (d'Este) (^) celebrata per lo più gene- 
roso, et magnanimo atto, che uenisse mai da Prin- 
cipe d'Italia, per grande che egli si fusse. Et tutti 



(i) Il nuovo duca era Alfonso II, figliuolo d*Ercole/II e di Renata di 
Francia. D. Giulio era ^gliuolo naturale d'Ercole I, Usavo d'Alfonso. 
n 



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— 338 — 

gli spiriti gentili che mi sono uenuti a ritronare, 
promettono di consecrare questa reale attione co 
scritti loro alla immortalità, ed io humilmente le 
bacio rtionorata manOrCt molto le mi raccomando, 
pregan(io nostro Signore Iddio che la faccia com- 
piutamente contenta di tutti i suoi nobili desi- 
derij. 

Di Yenetia, a ix di Dicembre 1559. 

Di V. Ili"" et Eco- Sig'" 

Humilm. et Dtuotm. Seruitare 

Qio VANNI Battista Giraldi. 

All'IIl"»o et Ecc"»o Sig' mio Ossern»* 
il Sig>r Duca di Ferrara. 



Giovanni Battista Giraldi Cmtliìo al duca di Ferrara. 



Di Ferrara, 1560, 16 luglio. — DalForiginale. Archivio Estense. 



ni™*» et Ecc™° Sig' mio Osser'**» , 

Stamane a xvj hore l'agente del signor Amba- 
sciatore di Venetia, che ^ qui, mi fé intendere che 
il suo Sig'* entrerebbe in Ferrara hoggi a xxj bora 
et io subito n'auisai il signor Lucio (Paganucci se- 
gretario) et posciahebbi in commissione di andarlo 
ad incontrare alla porta, et mandatogli incontro 



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— 339 — 

il cocchio sino a Francolino, mi ridussi alla porta, 
oue anco uì ritrouai il signor Alfonso grotti et il 
signore Giacobo et altri De Trotti con due coc- 
chi. Et giunto che egli fu, dopo le accoglienze, 
gli dissi che era ordine di Vostra Eccellentia 
(che cosi mi era stato imposto) che egli fusse ac- 
colto in Castello, oue haurebbe tutte le sue com- 
modità, et che sarebbe molto grato a lei, ch'egli 
accettasse l'alloggiamento: mi rispose che rengra- 
tiaua molto V. Eccellentia della sua cortesia, ma. 
che egli già haueua messa ad ardine la casa, et 
ehe ini si reposerebèe. Poi soggiimsey che quando 
pensasse di non essere d'impedimento a lei, che 
uenirebbe costà a ftirle riuerentia et baciarle Iflb 
mano. Ma parlatone col signor Lucio fu conchiuso,. 
che gli si dicesse, ch'era bene,, che non si pi- 
gliasse questo discommodo , poiché ella era per 
essere tosto di ritorno. Et perchè è parso al signor 
Lucio che io dìaauiso del tutto a V. Eccellentia, 
io con la presente le ho significato quanto è aue* 
nuto, et con questo facendo fine le bacio l'hono^ 
rata mano et riuerentemente le mi raccomando, 
desiderandole piena contentezza dj tutti i suoj alti 
e nobili desideri 

Di Ferrara, a xyj di Luglio MDLX. 

A V. Eccellentia 

Humilissimo et DeuotisHtno Seruitw'e 

Giovanni Battista Giraldi. 



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— 340 — 

Lo stesso al duca di Ferrara. 



Di Ferrara, 1560, 30 luglio, — Dall*orìginale. Archivio Estense. 



' DI'*»* et Ecc™* Sig' mip Osser™" , 

Domenica a sera , sotto commissione di V. Ec- 
cellentia mi fu condutto a casa da M. Hippolito de 
Fanti un fanciullo di anni X figliuolo di Lazaro 
Hebreo, ouer Marano, acciochè io l'hauessi a te- 
nere come in deposito, perchè si potesse hauere 
la sua intentione intorno al uoler essere Chri- 
stiano no. Et dà quel giorno insino ad bora, 
sera et matina ne ho fatta diligente inquisitione, 
et io rho ritrouato (senza porui nulla del mio) 
sempre in proposito di uoler essere Christiano. 
Et hauendomi chiesto il Padre, et i Fratelli che io 
dessi loro libertà, di potergli parlare, la ho loro 
data, sendavi nondimeno io presente, et egli ha 
sempre detto di uoler essere Christiano, quantun- 
que il Padre gli habbia pianto inanzi, et prega- 
tolo ^.Fratelli a non uolere abandonargli. Hoggi 
poscia che sono i xxx di. questo, M. Giouanni Bat- 
tista Pigna, mio come figliuolo, di comissione di 
V. Eccellentia mi ha detto , ch'è d'intenzione di 
V. Eccellentia ch'egli da solo a solo parli ài fan- 
ciullo, et io gli ho. data libertà di parlargli , et 



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— 341 — 

pare che egli habbia sottratto da lui^ che haueil- 
dogli detto ir Padre, che anchora ch'egli andasse 
a casa, non gli impediria (cosa però da non cre- 
dere) che non fusse Christiano, quando sera di 
maggiore età, haueva promesso di andare al Pa- 
dre. Et facendomi S. Signoria riferire il mede- 
simo, si è trouato , che per inganno, mentre che 
io era in corte per far riuerenza a V. Eccellenza 
nel suo partire, il Padre era uenuto a parlargli , 
et rhauea lusingato con promesse, et datigli al- 
cuni denari i quali ha anco il putto appresso di 
se, rhaueua indutto a così dire. Laonde diman- 
dandogli poscia ambi noi , ci ha risposto ardita- 
mente una, et due uolte che uuole essere Chri- 
stiano, et che sebene andasse a casa il Padre ui 
inderebbe con questo animo, et non altramente. 
Et son certo che il Pigna come religioso et fedele, 
haurà referto ogni cosa fedelmente a V. Eccellen- 
tia. Né io aurei presa fatica di scriuerle, et affat- 
ticare lei in leggere questa, senonchè il fanciullo 
mi ha detto questa sera piangendo, ch'egli è si- 
curo, che.se uà in mano al Padre, egli tantosto il 
manderà in Leuante , perchè non si faccia Chri- 
stiano. La qual cosa mi è parsa di non dover es- 
sere ascosa a V. Eccellentia, et però gliele ho uo- 
luta scriuere^ àcciochè ella religiosa , et pruden- 
tissima, atteso questo sospetto, deliberi quanto 
uorrà che si faccia, perchè non ne segua questo 
scandalo. Non resterò però di dirle che questi 



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— 34i — 

Miarrani <*) non lasciano cosa a fare, per corrum- 
pere gli animi d'ognuno, et, che se io auessi no* 
luto discendere al loro uolere, mi trouerei piene 
le mani de denari, et molti panni di seta in casa , 
tante sono state le offerte, et proferte loro, le quali 
però non mi hanno mosso punto, come credo che 
non siano anco per muouere l'animo d'alcuno dei 
ministri di V. EcceUentìa , alla quale riuerente* 
mente bacio la forte, et honorata mano, et, pre- 
gandole ogni contentezza, humilissimamentele mi 
raccomando. 

Di Ferrara, a di xxx di Luglio MDLX. 

A V. Eccellentia 

HumilÌ88Ìmo e Deuotissimo Seruitore 

Giovanni Battista Giraldi. 

Airill»» et Bcc«» Sig' mio 0ss«» il Sig' 
Duca di Ferrara a Belrìguardo. 



(ly Dei Marrani furono abbruciati in Ancona, come si ha da lettera 
del Cardinale Alessandrino, 4 fi^braio 1559. (Vedi le Lettere di Santi.) 



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— 343 



BaUnssarre de la Rayoìre (^), ambasdaUm a Vienna, 
ad Emmamiele Filiberto. 



fra Lintz, 1566, 8 geniìaip. — Dall'orig. Archivio géiierale del regno. 



Ser"" Sig' liiiò s*^ et Padron òss"*" , 

Scrìssi da Milano a Vòstra Altézza, ch'io doppo 
hàver havuio Pespeditione mia partivo la dòtni- 
ìiica, che fu alli 23. del passato: Fui pòi in Isprucb 
sempre alccompagtìato dalla neve alli 26. et non 
ci ritrovai poste per la volta di Lintz, dove era 
Sua Cesarea Maestà , ateso che d'ordine suo Tha- 
vevano mandate per la via d'Augusta, acciò che i 
fiegociantl s'incaminassero a quella volta ad aspet- 
tar ivi Sua Maestà; né per acqua c'era arhora or- 
dine di poter far viaggio, si per la continua liete, 
come per i ghiacci , et poca acqua che c'era ; la 
onde vedendo, che in Isptuch non potevo havef 
ricapito di far viaggio liè per tert*a né per atqua, 
con tutto ch'io indarno andassi dal Maggiordòmo 
delle Principésse che fanno ivi sua residenza, per- 
òkè mi favorisse d'aver per danari cavalli per la 



(1) Chiamato comunemente Monsignor della Croce. Fu il più pru- 
dente ed accorto fra gli ambasciadori di Savoia a quel tempo, e quan- 
tunque Savoibo, serìvM sempre é benissimo fiCaliano. 



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— 344 — 

Strada di Lintz , perchè non fu ordine di poterne 
ritrovar, mi feci, per non perder tempo, condur 
sopra un carro ad Ala, dove mi fu detto che tro- 
varei più risoluti barcaroli , i cjuali non ostante 
gli detti impedimenti haverebbero tolto l'assonto 
di condurmi.sopra qualche barchetta, come pur 
trovai; di maniera che con grandissimo pericolo, 
estremo freddo, et longo soggiorno (che mi faceva 
peggio) sopra una navicella sono pur gionto (Dio 
grazia) da Sua Maestà in Lintz in nove giorni, che 
fu alli cinque dil presente, dove non ho ritrovato 
l'Ambasciatore ordinario di Vostra Altezza perchè 
era andato di longo in Augusta con gli altri Am- 
basciatori; pur con tutto questo l'arrivata mia fu 
tanto a tempo che non poteva esser di pntaggio, 
perchè il giorno avanti solamente era da Vienna 
' gionto in Corte il signor, Don Giorgio Mianrique; 
et perchè so che non direi cosa nuova a Vostra 
Altezza scrivendogli che il signor Don Giorgio non 
solamente arde tutto di vivo desiderio di servir 
a Vostra Altezza ma anche lo dimostra con ga- 
gliardi effetti; lasciando queste cose soverchie da 
canto : le darò solamente conto di quello che <;ol 
suo buon mezo et indirizzo ho sin'hora fatto. 

Seguendo l'ordine dil memoriale mio, et quanto 
mi comandò Vostra Altezza, particolarmente in 
Sannizzola, subito feci ricapito dal detto signor 
Don Giorgio et gli comunicai ogni negozio di 
Vostra Altezza doppo havergli dato le lettere sue, 



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— 345 — 

e ritrovai che egli col signor suo Cognato il signor 
di Prenestain Gran Seudierie, et dil Consiglio se- 
creto di' Sua Maestà, affettionatissimo a Vostra 
Altezza quanto dir. si possi, et che può infinita- 
mente appresso di Sua Maestà >1 quale parimenti 
diedi la sua lettera che gli fu carissima: havevano 
(come mi dissero et lo conóbbi poi parlando con 
Su^ Maestà) rotto il primo ghiaccio, et fatto buono 
et gagliardo ufficio per Vostra Altezza nel negozio 
di Finale: et perchè i detti signori conoscono 
molto bene gli huomini et humori di questa Corte, 
non trovorono buono ch'io avanti che haver par- 
lato a Sua Maestà conferissi cosa alcuna col signor 
Vice Cancelliere Zazio, né con altri; la onde do- 
vendo in tutto et per tutto io guidarmi secondo 
il buoifi consiglio d'esso signor Don Giorgio (come 
risolutamente raì comandò Vostra Altezza di do- 
ver fare) et tonòscendo che le sue parole erano 
sopra il saldo fondate, non passai l'ordine suo. 
Il giorno seguente che fu alli 6. il detto signor di 
Prenestain che mi ha fatto infiniti favori, et mi 
ha voluto in questi duo giorni quasi ordinaria^ 
mente in casa sua per la grandissima affettione 
che porta a Vostra Altezza et per il desiderio che 
ha di servirla, come mi disse quando gli diedi la 
Jettera colle formali parole, che sino al presente 
non haveva fatto servizio alcuno a Vostra Altezza 
ma che sperava bene per lo avvenire di px)terlene 
far de buoni et segnalati* Per il che mi par bene 



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— 346 — 

anzi nécessarìo che Vostra Altezza con una sua 
amorévole lettera quanto prima lo ring^cij, et 
prieghi a perseverar in questi buoni effetti : Fece 
intender à Sua Maestà ch'io era mandato a Lei da 
Vostra Altezza per sudi negocij, et ^sa subito m'as- 
Signò a cinque bore doppo mezo giorno per darmi 
udienza! Cosi Tistésso gioriio, finito il consigliò 
che durò sino a notte : fui da dèucr signore M dati 
rignop Don Giorgio introdotto nella camera dì 
Sua Maestà alla qualef havévo deliberato di parlai* 
latino, ma il signor Don Giorgio mi disse che 
gl'haverei fatto maggior piacere di parlar italiano 
eome poi feci et doppo havèrle fatto là riverenza 
iftnoìtne di Vostra Altezza, di Madama mia Signora 
et di Monsignor il Principe, le diedi le lettere sue. 
Fui da quella humanissimamente visto, e noii ta- 
cerò questo (prima che passar più oltre, acciochè 
Vostra Altezza conosca meglio quanto conto faccia 
di lei Sua Maestà) che nel intrar mio nella camara 
là si levò la berrata, e doppo ha ver accettato le 
lettere , incontinenti mi disse simili parole in ita- 
liano, come parlò sempre meco: come sta il signor 
Duca, la signora Duchessa, et il Principe; con la 
quale occasione doppo havergli risposto : gli dissi 
il bel motto che mi haveva comandato Monsignoi^ 
il Principe di dovergli dir, il quale non repplico 
adesso, per haverlo narrato a Vostra Altezza in 
Sannizzola; gli fu oltre modo caro, et ridendo mi 
rispose, già. tanto sa: poi mi disse che doppo ha- 



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— 347 — 

vermi udito haverebbe Ietto le lettere ; Per il che 
io gli feci intendere che non havevo parole suffi- 
cienti da poter esprimer a Sua Maestà il cordo- 
glio, et travaglio che sentiva Vostra Altezza per 
la incivile e poco ragionevole provisione che ha«- 
veva ottenuta contra di lei il Marchese di Finale 
sopra una sua buggiarda et falsa suppUca/la quale 
s'assicurava Vostra Altezza che non gli sarebbe 
stata dà la pia et santa mente di Sua Maestà còn^ 
cessa, quando la fusse stata informata della verità, 
non havendo giamai Vostra Altezza pensato, non 
che fatto cosà che non fusse da giusto et clemente 
Prìncipe et da Cavagliero d'onore, et per questo^ 
non di Sua Maestà dolendossi Vostra Altezza, ma 
della sua mala sorte, et dil puoco rispetto che 
gl'era stato usato nel Consiglio imperiale, essendo 
cosi fidele Vassallo et tanto affettionàto servitore 
di Sua Maestà et della Casa serenissima d'Austria 
come è, et havendo in Corte il suo ordinario Am^ 
basciatore al quale potevano pur, anzi di ragion 
dovevano comunicar la supplica dil Marchese. Bt 
conseguentemente sperando Vostra Altezza solo il 
giusto rimedio da Sua Maestà m'haveva coman- 
dato che da lei sola, Senza far da altri ricapito 
prima havessi ricorso , et acciò che la conoscesse 
che senza veruna ragione sì era doluto il Mar- 
chese di Finale, che Sua Maestà mi perdonasse 
s'io parlerei forse troppo liberamente et sarei 
troppo longo sei mio dire, perchè bisognava 



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— 348 — 

narrargli li capi della supplica dil Marchese, et 
rispondendogli fargli conoscer la falsità loro, con 
che restarebbe d'ogni cosa ben chiara. Mi rispose 
le formate parole: Il signor Duca et io siamo al-^ 
levati insieme, e non s'inganna ponto ch'io ami 
le cose sue come le mie, e dite pur liberamente 
che non ci mancarà tempo, perchè desidero di es- 
ser ben informato di questo negozio, e mi duole 
dil suo travaglio, al quale non mancarò di rime- 
diare. Io al'hora vedendo tanta humanità in Sua 
Maestà essendomi nella mente ridotta la supplica 
dil Marchese in nove capi principali: gli esposi 
largamente tutti rispondendogli capo per capo, 
secondo l'instruttìone mia^ le quali risposte non 
repplicarò a Vostra Altezza per non fastidirla, 
poiché ne è benissimo informata ; di che ne mo- 
strò sodisfattone grandissima Sua Maestà et volse 
farmi conoscer, che haveva ben inteso ogni cosa, 
perciochè sopra tutti i capi la discorse meco lon- 
gamente ; ma per bora rifferirò solo le cose so- 
stantiali che la mi disse, et ringracio infinitamente 
Iddio che in quel giorno mi diede grazia di parlar 
a sodisfattione mia in servizio di Vostra Altezza 
come conobbi dal segnalato favor particolare che 
mi fece Sua Maestà quando hebbi finito d'esporle 
l'ambasciata mia, il quale per modestia lasciare 
che Vostra Altezza intenda da altri che da me. Al 
primo capo importante della supplicatione dove 
il Marchese dice che Vostra Altezza sopra le sue 



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— 349 .- 

tre terre Parodo, BTurialdo et Saliceto ha imposta 
carrighi gravissimi et insoliti; fatta ch'io hebbi 
capace Sua Maestà con qual modo havea Vostra 
Altezza havuto il ^ssidio (che cosi lo volsi chia^ 
mar) da suoi Stati , et che tra tutte le dette tre 
terre non pagavano che 436. scudi l'anno; mi 
rispose sorridendo, so bene come è ritornato il 
signor Duca ne i suoi Stati, et come gl'ha ritro- 
vati ben provisti delle cose necessarie per la con- 
servazione d'essi , per il che era ben ragionevole 
che lo soccorressero , perchè la farei male ancor 
io quando non fussi da i miei agiutato, et questa 
non è si gran somma che il Marchese havesse ra- 
gion di dolersene. Venendo poi al 3** capo della 
citazione personale , mi rispose cosi : Havendo il 
Marchese fatto tanti eccessi , et comesso i dellitti 
che mi havete narrato , era abbligata S. E. a far 
giusticia , ma io non èr% stato così informato , et 
in questo mi pare che consista tutta la difficoltà, 
però me ne risolverò col consiglio, et spero per 
le buone ragioni dil signor Duca che mi havete 
detto oltre il scritto fatto di mano dil Marchese di 
espedirvi di maniera che S. E. si contenterà. Io 
gli repplicai ch'ero pronto avanti il suo consiglio 
et avanti chi Sua Maestà comandarebbe (non per 
. intrar alcunamente in veruna cognitioné di causa 
ma solo per modo di disputa et per informar ben i 
signori di suo consiglio) di far conoscer a tutti che 
era verissimo quanto havevo a Sua Maestà espo- 



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— 350 — 

Sto , et ben ragioneToli le richieste di Vostra Al- 
tezza. Circa la detentione dil Procuratore dil Mar- 
chese mi disse parimente che non era stata cosi 
informata, ma che per essersi cosi disgovernato 
nel parlar , non era troppo grande il castigo che 
haveva havuto. Quanto al capo deiradherenza si 
mise a rider, et rispose la differenza che è tra il 
signor Duca, et il Marchese. Risolto questo passo 
venendo poi alla conchiusione mia : supplicai Sua 
Maestà che si degnasse di rivocar et dichiarar in 
tutto nullo, et invalido il rescritto concesso al 
Marchese con l'inhibitione fatta taato contro ra- 
gione! et pregiudiciale a Vostra Àltezs&a là quate 
non doveva esser di fatto spogliata dil suo anti- 
chissifiio possesso, et essercitio di giurisdittione, 
et parimente annullar la Delegazione fatta ne) 
signor Duca di Ferrara, con rimettere il detto 
Marchese, et la cognìtione di tutte le sudette cause 
a Vostra Altezza che secondo il suo buon solito, 
non ostante l'arrogante procedere d'esso Mar- 
chese gl'haverebbe fatto buona giustizia, senza 
veruna pasisioné; et finalmente si degnasse prove- 
dere al tutto conforme alla supplica di Vostra 
Altezza che gli diedi in quel punto. Mi rispose 
Sua Maestà tali parole: Mi duole che sia occorso, 
questo errore^ et se qui havessi il Consiglio com- 
pito e mi havessi da fermar due giorni, in essi vi 
spedirei quanto a questo capo; però sarà subito 
ch'io sia in Augusta, et fra tanto credo che il si- 



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— 354 — 

gnor Duca mi bavera per iscusato di questa poca 
tardità. Jo Tederò adesso prima che cenare le 
lèttela di S. E. et la supplica e gli farò poi ri- 
sj)OSta. Replicai io che gli baciavo la mano dil 
favor grande che faceva a Vostra Altezza et della 
molta affettione che gli dimostrava, però quan- 
tunque Vostra Altezza stesse di questo travaglia- 
tissima che non accs^deva che^ Sua Maestà facesse 
scuse seco poi che come suo fìdelissimo Vassallo 
et servitore non voleva Vostra Altez^ altro che 
la comodità sua, et che sempre sarebbe in tempa 
Tespeditione, poi che la si degnava prométterla 
breve et favorevole a Vostra Altezza. Di più ve- 
dendomi io còsi bella occasione et che la non si 
fastidiva ch'io passassi pi\i oltre: le feci a Qome 
di Vostra Altezza intendere che Sua Maestà po^ 
teva di ragione, et farebbe un'opera santa di le- 
var il Marchesato di Finale al Marchese per i gravi 
delitti dalui comessi, dei quali gli ne narrai molti, 
massime che contra il dovere et la parola data a 
Sua Altezza di felice memoria nella restituzione 
d'esso Marchese; bora più che mai perseverava ad 
incrudelir nell% morte de' suoi huomini, i quali 
erano del tutto disperati, et rissoluti di darsi più 
tosto al Turco, che star sotto il suo dominio, et 
oltre gli redditi ordinari d'essa . . . . ili 
grande somma, che Sua Maestà per il passaggio 
di mare se gli farebbe con un dacito honesto un 
altro reddito di più di 30000 scudi l'anno sicuri. 



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— 352 - 

Prometto a Vostra Altezza che Sua Maestà gustò 
molto questo proposito , et iqi disse che voleva 
ch'io ne fussi seco parimente un gioróoj.et che ne 
ringraciava molto Vostra Altezza dicendo che già 
haveva molte querelle d'esso Marchese alle quali 
voleva in ogni modo provedere, massime che per 
scrittura il Marchese si era obligato' verso il fu 
Imperatore Ferdinando suo ptfdre di' perdonar a 
tutti i suoi huominiy et di non dargli alcuna mo- 
lestia nella persona et beni loro. Io gli repplicai 
che sarei stato pronto ad ogni comando di Sua 
Maestà et gl'haverei veramente fatto intender cose 
che rhaveriano fatta stupir, le quali non le sareb- 
bero in questo proposito state discare. Appresso 
le esposi come havevo procura da Vostra Altezza 
in buona forma per farle la fidelità, et pigliar 
l'investitura de' suoi Stati con la confirmationei 
et ampliatione (come si sperava da Sua Maestà) 
de' suoi privileggi, et che doleva infinitamente a 
Vostra Altezza di non poter abandonàr adesso i 
suoi Stati senza pericolo, si per non havergli an- 
, cor ben fermato il piede, come, per molti altri 
degni rispetti , massime per i sospetti della relli- 
gione, senza le quali ca\ise non haverebbe man- 
cato di venir in persona a far lei questo ufficio, 
non havendo cosa che più desideri che di poter 
venir a far la riverenza a Sua Maestà et farle co- 
noscer che si come per l'adietro Vostra Altezza 
fuori di casa sua aveva servito a i suoi Serenis- 



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— 353 — 

simì Predecessori con spada e lancia solamente 
che adesso desiderava et poteva servir a Sua Mae- 
stà con spada, lancia, et si segnalato staio, che 
tanto di buon animo come de' stati > non haveva 
Sua Maestà miglior né più affettionato vassallo 
dell'Altezza Vostra. Mi rispose: Io sono tanto sik^uro 
dil bupn animo dil signor Duca, che^ionio posso 
esser di vantaggio perchè come vi ho détto ^amo 
nodriti, et habbiamo conversato molto amorevol- 
mente insieme, et ancor ch'io desideri moH'o di 
vederlo per l'affettione ch'io gli porto : mi è però 
carissimo che S. E. accomodi prima ben le cose 
sue, et io gli farò sempre conoscer guanto desir 
dero di fargli servizio et circa questi altri capi 
che mi havete detto : gli risolveremo tutti pari- 
menti in Augusta. — Farò bora un puoco di di- 
gressione poi tornerò a proposito. Hàvéndo con- 
ferto col signor Don Giorgio l'andata mia di 
Sassonia, et dettogli che havevo intjeso, come il 
Duca di Sassonia veneva alla dieta ih Augusta, et 
che s'io non andavo a visitarlo in casa sua in ' 
nome di Vostra Altezza mi pareva che poi fuori 
non sarebbe stata cosi acetta la visita^ per il che 
mi pareria ben fatto quando Sua Maestà rimet- 
tesse l'espeditione mia in Augusta (come è suc- 
cesso) che in questo mentre io éon dilligenza an- 
dassi da lui, perchè credevo di esser ritornato a 
tempo in Augusta, ateso che Sua Maestà nbn gl'ar- 
ri vara di 12. giorni; Esso signor Don Giorgio trovò 

23 . , 



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— 354 — 

buono questo mio parere, però mi disse di più, 
che lodava ch'io ne dicessi un motto a Sua Maestà 
senza parlargli d'alcun particolare acciò che suc- 
cedendo (come spero) il dissegno di Vostra Altezza 
paresse cosa fatta a caso, et pur con participa- 
tione di Sua Maestà. Il che mi parve ben conside- 
rato, et cosi, (ritornando al mio tralasciato pro- 
posito) veduta la grata udienza che mi dava Sua 
Maestà, ch'io non potrei esprimer maggiore, et 
che si rimetteva in Augusta ad ispedirmi : le dissi 
come Vostra Altezza doppo ch'io fussi spedito da 
Sua Maestà ra'haveva comandato di parteciparle 
(non volendo far cosa alcuna senza sua saputa) 
come voleva ch'io arrivassi per le poste dal Duca 
di Sassonia, solo per visitarlo in mome suo, et 
rinfrescarle la memoria che per la parentella 
loro, et affettione che gli portava, gli essibiva 
ogni servizio : et poi che vedevo Sua Maestà di 
viaggio, il che mi dava tempo di anticipar questa 
vìsita, che con sua buona licenza sarei bora an- 
dato a farla, sperando di arrivar per la mia spe- 
ditione in Augusta prima che Sua Maestà. Mi ri- 
spose che gli piaceva molto questa Visita, et che 
gli era carissimo che queste due principali case 
stessero sempre unite, et di più disse che voleva 
darmi una lettera scritta di sua mano per il Duca 
di Sassonia come ha poi fatto ; di che non ho vo- 
luto mancar darne conto a Vostra Altezza, sperando 
che lo debba trovar buono, hoggi mi partirò per 



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— 355 — 

quella volta d'onde spero anche di riportar pro- 
visione a sodisfazione sua, né scriverò più per' 
non mandar le lettere alla ventura, sino ch'io sia 
di ritorno in Augusta. 

Partito ch'io fui da Sua Maestà subito il signor 
Don Giorgio mi condusse dall'Imperatrice, alla 
quale baciai la mano, et presentai la lettera di 
Vostra Altezza esponendole in nome suo, et di 
Madama mia Signora quanto si contiene nell'in- 
struttione mia, dandogli anco conto dil negozio, 
di Finale. Mi vidde volentieri , et mi rispose che 
Sua Maestà amava tanto Vostra Altezza et le cose 
sue che non gli bisognava alcun mezzo per rac- 
comandarglile: però che lei particolarmente desi- 
derava tanto di far servizio alle Altezze Vostre, 
che non haverebbe mancato non solo di racco- 
mandì^r le cose loro a Sua Maestà ma anco di 
esserne particolar prottettrice. Gli dimandai della 
salute de i figliuoli suoi ; mi disse che tutti sta- 
vano bene, ma che de maschi non n'haveva alcuni 
seco; la mi contraeambiò poi in dimandarmi mi- 
nutamente dell'essere di Vostre Altezze, et di Mon- 
signor il Principe, di che compitamente le sodis- 
feci, ne mostrò molta allegrezza, il che fatto mi 
licentrai. 

Erano quivi gli duo Archiduca, Carlo et Ferdi- 
nando fratelli di Sua Maestà, et successe bene che 
Ferdinando parti l'istessa notte ch'io parlai a Sua 
Maestà poi che non bave vo lettere di Vostra Al- 



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— 356 — 

tezza per lui, per il che non trovò buono il signor 
Don Giorgio ch'io lo visitassi; la mattina seguente 
visitai l'Archiduca Carlo, al quale diedi la carta 
di Vostra Altezza et conto della causa della venuta 
mia conforme alFordine eh 'bave vo; Quel huma* 
nissimo Principe dimostrò una si calda affipttione 
a Vostra Altezza che prima a mio malgrado non 
volse alcunamente consentir ch'io gli parlassi a 
capo scoperto per quanta resistenza io facessi, et 
mi fece per servizio di Vostra Altezza le più calde 
essibitioni che si possino desiderare, poi mi disse: 
Ancor ch'io sappia esser di Bovercfaio questo mio 
uffizio con Sua Maestà perchè non può amar S. E. 
più di quello che fa: voglio però dovendomi par- 
tir h^ggi da^ lei, andar hor bora a parlargline 
^come fece) et disse che poi con maggior como- 
dità farebbe risposta a Vostra Altezza. 

Visitai poi i duo Vice Cancellieri Zazio et Vueber, 
et perché Sua Maestà era di partenza fra puoche 
bore, non potessimo <crìvellar a mio modo il ne- 
^zio pur gli ne dissi assai, et per quanto posso 
sin hora comprender fanno tutto il fondamento 
loro sopra la citatione personale la quale gli sor 
sCenei buona, tanto che pigliarono tempo a ri- 
spondermi in Augusta, pur mi dissero che erano 
molto servitori di Vostra Altezza et che se gli sa- 
rebbe qualche cosa >&tta in fretta sopra bugiarde 
informazioni dil Marchese, che Sua Maestà gli ri- 
mediarebbe ; Io gli repplicai quello che giudicai 



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— 357 — 

necessario per servizio di Vostra Altezza che ta- 
cerò bora per non far d'una lettera un volume, 
et poi dissi al signor Zazio vinticinque parole, il 
quale mi rispose che si riserbava in Augusta a 
parlarmi, et farmi conoscer quanto era servitore 
di Vostra Altezza et sperava che tutto passarebbe 
bene: gli comunicai l'andata di Sassonia, et subito 
mi scrisse una lettera per il signor Giorgio Cra- 
couio dil cònsigl io secreto dil Duca, che può seco 
molto, dal quale dice, ch'io sarò indirizzato a 
quanto ricerca Vostra Altezza. Et io dal canto mio 
si in questo negozio come in tutti gli altri che da 
lei mi saranno comandati, non mancarò di tutta 
quella fede, fatica, et dilligenza, che la possi de- 
siderar da qual si vogli suo buon servitore et 
spero in. Dio che mi darà grazia di farle ogni 
giorno meglio conoscere ch'io non gli sono inu- 
tile servitore. , 
Ho poi visitato il signor Don Giovanni Manrique 
non meno per sua parte affettioiiato nel servizio di 
Vostra Altezza dil signor suo fratello : gl'ho dato 
la lettera di Vostra Altezza, parimente .>1 signor 
Baron di Harrac, maggiordomo maggiore, i quali 
come affettionatissimi a Vostra Altezza mi hanno 
promesso far per lei ogni loro potere : gH visitarò 
meglio in Augusta, insieme con gli altri signori 
che non ho ritrovato qui. Credo che Vostra Altezza 
bavera inteso l'infelice morte dil Principe Gran 
Cancelliero di Bohemia, il quale passando sopra 



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— 35S — 

un cocchio un ponte rotto attraverso, il ponte 
cascò col cocchio et s'affogò con i suoi nell'ac- 
qua : Dio gli dia pace all'anima. Mi dice il signor 
Don Giorgio che Sua Maestà darà quel grado ad 
uno non manco afiettionatq all'Altezza Vostra del- 
l'altro, et per quanto ne so son certo sarà cosi. 
Alli 6. di questo esso Don Giorgio mi chiamò sei- 
cento scudi, i quali seguendo l'ordine di Vostra 
Altezza gli sborsai, et mi disse che non dessi da- 
nari ad alcuni di quelli che sono nel biglietto che 
gli comunicai sino a nuovo ordine di Vostra Altezza, 
come pur la vederà in una sua lettera, per degni 
rispetti che mi direbbe poi, aleso che le cose non 
erano ben intese come lui scriverebbe a Vostra 
Altezza e cosi ho fatto ; Hoggi alli 7. è partita Sua 
Maestà da qui al tardi, et parimente il sighor Don 
Giorgio, il quale mi ha mandato un biglietto che 
per servizio di Vostra Altezza, io non manchi di 
pagargli altri scudi ducento ottanta, gli ho ri- 
sposto che non havevo ordine, né danari per 
isborsargli più delli 600. scudi pagati, eccetto che 
si mancasse ad alcuno delli nominati nel Biglietto 
di Vostra Altezza cosa ch'io non ardirei di fare : 
però che havendomi Vostra Altezza espressamente 
comandato ch'io mi guidi secondo il suo consiglio 
et non manchi di far tutto quello che mi dirà ; se 
mi repplicaria chefusse questo danaro bora neces- 
sario con una sua scusandomene anco con Vostra 
Altezza, che mi piglierei per questa somma sigurtà 



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— 369 — 
di pagarglila, atesa la gran confidenza che haveva 
Vostra Altezza in lui; m'ha repplicato che cosi 
conveniva al servizio di quella come la vederà per 
rinchiusa sua ch'io gli mando, la quale si de- 
gnare far restituir al presente mio, o vero farla 
conservar per mio discarrico per essergli sopra la 
quittanza; laonde subito ho pagato al suo man- 
dato li detti scudi 280 credendomi che V. A, non 
lo debba haver a male per i rispetti oh' Cigli le 
scrive. Nel resto aspettare nuovo ordine di V. A. 
alla quale m'ha detto il signor Don Giorgio che 
scriverà largamente ogni cosa circa questo, et al- 
tri particolari che non haveva havuto tempo di 
conferirne, per i quali bisognava ch'io mandassi 
uno de'miei fidato per la posta di V. A. massime 
per portargli una lettera che Sua Maestà haveva 
detto al signor Don Giorgio di voler scriver di sua 
mano a Vostra Altezza a fine che non stesse più 
in travaglio, et cosi ho spedito il presente Ales- 
sandro mio scrittore, al quale ho dato scudi set- 
tanta per il viaggio. Né credo che Vostra Altezza 
bavera a male che per i nuovi occorrenti (se- 
guendo sempre l'ordine del signor Don Giorgio) 
io mi sia in questo dispensato dalli comandi suoi, 
essendo lecito al buon Servitore, secondo il ser- 
vizio del Padrone trapassar Tordine dattogli. Et 
perchè credo che riportard la Investitura, et con- 
firmazione dei Privileggi, con qualche amplia- 
tione d'essi, per le quali cose (come sa Vostra Al- 



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— 360 — 

tezza) non ho provisione alcuna dil danaro, ac- 
ciocch'io non babbi poi a tarddr per questo, la 
supplico sia servita havergli consideràtione , et 
comandarmi suo buon volere ch'io spero in Dio 
col buon meto dil signor Don Giorgio di essere 
presto di rijpmo da lei con espeditione tale che 
la restarà della servitù mia ben soddisfatta. Et mi 
perdonarà s'io gli raccordo parimente, che per le 
suddette Quoye spese, colla gran carestia che si 
ha dil vivere in queste parti seguendo la Corte, 
resta la provisione mia particolare tanto debile, 
che con essa non puotrò ritornar da Vostra Al- 
tezza, la quale supplico che si degni Jiavermi per 
raccomandato et conservarmi in buona grazia 
sua, nella quale bumilissimamente mi racco- 
mando, supplicandola anco che m'iscusi di que- 
sta mia prolissità, della quale non ho potuto dì 
manco per la prima volta , dovendole (come mi 
comandò) dare minutamente conto d'ogni cosa. 
.Priego Ididip che doni a Vostra Altezza felice et 
longhissima vita con accressimento de' Stati. 

Di-Liritz, li .vm di Gennaio i 566. 

La supplica del Monferrato è stata sporta dal 
Segretario Ambasciatore di V. A. sino a Vienna, 
ma non so che risposta gl'habbi fatto il consiglio 
sino ch'io parli seco. Bastache mi vien dato buona 
speranza che anco quella causa passerà bene^ 



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— 361 — 

come gli scriverò poi in ciffra da Augusta, et io 
non gli mancarò ponto dil debito mio. 

Di Vostra Altezza 

Humilm. et fideliss. Suddito et Servitore 

Baldassarre Ravoira dalla Croce. 

* Mi ero scordato di dir a V. A. come vicino una 
posta ad Ispruch incontrai il Cardinale d'Augusta 
che andava a Roma : lo salutai et gli diedi nuove 
di V. A. che gli furono carissime; mi caricò di 
scriver a V. A. come desiderava molto di servirla, 
et gli doleva di non ritrovarsi in Augusta quando 
gli sarebbe S. M. per farle qualche servìzio ; però 
mi disse che era sicurissimo come S. M. amava 
grandemente V. A. per questo ch'io in nome suo 
le scrìvessi, poiché non poteva trovarsi in persona 
alla dieta presente, che a niun conto mancassi di 
mandargli Ambasciatore perchè sapeva quanto 
haverebbe giovato a V. A. alla quale bacio di 
nuovo con ogni humiltà la mano. 

A Sua Altezza. 



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- 362 



Monsignor deUa Croce, ambasciatore di Savoia 
iD Alemapa, al daca Emmanoele Filiberto. 



Augsi)ourg, 1566, 13 aprile. — Archivio generale del regno. 



Ser^n"'^ S' mio S''^ e Padrone Oss^% 

Doppo che con l'ultima mia de' 27 del passato 
mandata cpn ristesse portatore che mi diede 
quella di Vostra Altezza de' 14 del medesimo io 
le scrissi che pensano sicuramente che sì dovesse 
fra tre , o quattro giorni publicar quella bene- 
detta prouisione fatta nella causa contro il Mar* 
chese di Finale; In cambio della pubblicazione 
il terzo giorno gionse qui esso Marchese per la 
posta con grande dilligenza, il quale colla pre- 
senza sua ha procurato di inturbidar, e gettar per 
terra tutte le fatiche mie fatte in questa causa ; e 
in uerità che mi ha dato da trauagliar assai et ha 
bisognato ch'io babbi di nuouo parlato tre e quat- 
tro volte a Sua Maestà, la quale per sua humanità 
sempre mi daua la maggior speranza, et miglior 
parole che dir si possi, et parimente mi ha biso- 
gnato dar cinque e sei memoriali al Signor Vice 
Cancelliere Vueber secondo lo stile che qui si ac- 
costuma e tanto ho fatto che in somma questa 
uenuta dil Marchese con tutte le sue pratiche et 
furie non le ha giouato d'altro che di far prolon- 



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— 363 — 

gar di sette giorni la espeditione mia, perch'Iddio 
mi ha dato gratia di farle perdere col fauor et 
buon agiuto del signor di Prenestain del tutto la 
scrima (scherma) con. tutto ch'egli pensase con un 
suo cortese tiro di addormentarmi : perchè alcuni 
giorni doppo che fu gionto , essendosi amenduo 
trouati nell'anticamara di Sua Maestà, mostrando 
forsi di non saper ch'io fussi qui per questa causa 
venne jler salutarmi, et uolermi abbracciar; Io 
in presenza d'alcuni signori che si trouorono nel- 
l'istéssa camara a caso : gli dissi senza cauargli 
la berreta le formate parole: Non hauete che trat- 
tar meco essendovi diportato col signor Duca mio 
et vostro Signore altramente che non si conue- 
neva ad un fidel vassallo verso il suo Signore: a 
che mi rispose ch'hauèua riverito sempre Vostra 
Altezza , et che non haueuà procurato altro che 
quanto gli conueneua per giusticia; Io gli rep- 
plicat che sperano fra pochi giorni fargli cono- 
scer da qual canto fusse la giustizia, né passò al- 
tro fra noi, saluo ch'ogn'uno ha poi atteso a far 
il fatto suo^ ma non ha saputo far tanto ch^ con 
la grazia di Dio per non mancargli di parola al 
settimo giorno non babbi ottenuta la vittoria in 
tutto secondo il desiderio di Vostra Altezza, per- 
chè alli 6 di questo Sua Maestà fece publicar in 
questa causa il Decreto suo , dichiarando che re- 
uocaua la Dellegatione fatta nel Duca di Ferrara, 
insieme colla inhibitione di non proceder fatta a 



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— 364 — 

Vostra Altezza, alla quale parimente rimetteua la 
cognitione della causa, comandando che mi fusse 
leuata la detta ispeditione ; Et io, in presenza di 
esso Marchese, baciai la mapo a Sua Maestà in 
nome di Vostra Altezza, della buona giustizia che 
si era degnata di farle e gli dissi cinquanta pa- 
role più ornate ch'io seppi per ringratiarla , et 
rinfrescargli nella memoria la singoiar riyerenza^ 
et affettione che Vostra Altezza gli porta. Sua Mae^ 
sta con un benigno et molto alegro volto mi disse 
le seguenti parole; Scriuete al signor Duca ch'io 
lo priego che non babbi a male, et mi perdoni 
(usando di quella istessa parola) se ho differito 
troppo la ispeditione di questo negozio , perchè 
oltre che nelle cose di giustizia si deue andar con 
buona considerazione, hauendo anco i miei con- 
seglieri fatto un errore : ho uoluto che si sia ben 
inteso il tutto prima che risoluermi, acciochè non 
si facesse un secondo errore ; Ma assicurate Sua 
Eccellenza ch'io la tengo per fratello, et reputare 
sempre le cose sue come mie proprie, e questo è 
niente a rispetto di quello ch'io desidero, e voglio 
far per lui. Io di nuouo la ringratiaj humilmente 
dil favor che a V. A. faceua, et della grandissima 
amoreuolezza che gli dimostraua : e gli dissi che 
non doueua far queste scuse, poi che Sua Maestà 
non potèua giammai fallar in cosa alcuna, e mas- 
sime con V. A. che le era tanto diuoto Vassallo et 
Seruitore. Dal detto giorno in qua ho sempre 



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— 365 — 

sollecitato per hauer in iscrìtto questa Decreta- 
tione; et hauendone fatta una il detto signor Vue- 
l^r che mi diede la Dominica delle Palme , noa 
me ne contentai ponto, perchè in essa non hauea 
fatto mentione alcuna delli priuilleggi di V. A, et 
anco gl'haueua inserito dentro un certo motto 
d'accordo, come ne posso far fede per hauerla 
appresso di me ; Per il che fai astretto ritornarne 
parlar a Sua4faestà la quale quando m^faebbe 
udito comandò molto benignamente che fusse fatta 
mentione de ì priuilleggi , e che si leuasse quel 
motto, perchè uoleua che fìisse la prouisione li- 
bera, secondo che richiedeua la giustizia,; però 
prima che poterla hauer per le molte occupationi 
che ha esso signor Vueber in questa Di^a, me 
l'ha fatta stentar sino al giorno d'hieri a notte, e 
subito ch'io l'ho hauuta, ho spedito per le poste 
con questa buona nuoua, et colia detta Decreta- 
tionc da V. A, il presente signor Andrea, ch'è quel 
Gentirhuomo che mi lasciò qui il signor Don Gior- 
gio per questo effetto, il quale in uerità con una 
' viva àffettione ha sollecitato, e speso molti passi 
per servizio di V. A. e massime in raccordar al 
signor di Prenestain a tutte l'hor' quello ch'io gli 
diceuo esser' di bisogno, per il che merita che 
V. A. habbia di lui memoria. Io gli ho dato per 
non essergli più di 47 poste sino costi sessanta 
scudi d'oro per il viaggio. V. A. deue molto in 
questo negozio al detto signor di Prenestain, per- 



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— 366 — 

che se gl'è portalo tanto generosamente, et cal- 
damente ch'io non posso dir altro, eccetto che 
ogni giorno lo conosco et ritrouo più fresco et 
desideroso diseruirla, et gli porta tanta affettione 
eh 'è ben meriteuole dil gran conto ch'io so che 
V. A. fa di lui. Sarà bene che la scrina quanto 
prima due lettere , una a Sua Maestà et l'altra al 
detto Signore dil tenore che a lei parerà per rin- 
gratiarli respettiuamente de i sudetti effetti. Mi 
resta solo auisarla che hauendo discorso col si- 
gnor Vueber dil modo con che si deue stender 
questa Declaratoria, e hauendogli io detto che 
V. A. desideraua che in corroboratione de' suoi 
priuilleggi in essa si dichiarasse di nuouo parti- 
colarmente, che dalle sentenze sue, et de' suoi 
Magistrati non si potesse (come non si può) ap- 
pellar, né ricorrer da Sua Maestà, m'ha detto, che 
questo non si puotrà far, perchè non usano di 
tornar a repplicar quello che dicono i priuilleggi, 
e che bastarà assai che nella detta Declaratoria 
si dica, attesa la forma de i priuilleggi ben con- 
siderati et i quali dice che si potranno poi sten- 
dere di parola in parola tutti nella confirmazione 
d'essi priuilleggi che farà Sua Maestà a V. A. doppo 
che le hauerà fatta la fidelità; et ancor che io 
non faccia gran casod'hauer-questa specificatione 
più in questa Declaratoria , che nella confirma- 
zione sudetta; non la farò però spedire sin tanto 
che V. A. mi auisi se si contentarà dil Decreto 



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— 367 — 

ch'io le mando scritto, et sottoscritto di mano dil 
signor Vueber , perchè quando tale fusse il suo 
parere di uolere detta espressione nella Declara- 
toria j Io di nuouo repplicarò a Sua Maestà (alla 
quale già ne ho parlato quando la ringraciai, et 
mi disse che se ne informarebbe) et farò ogni dil- 
ligenza, acciò che V. A. habbia in tutto l'intento 
suo. Di più se cosi le parerà , ottenerò anco una 
lettera da Sua Maestà per il Duca di Ferrara per 
dargli auiso di questa riuocazione sin tanto che 
se gli possa mandar copia della espedizione, et la 
mandarò a V. A. o ch'io gli la inuiarò da qui per 
uia dil suo Ambasciatore che di già ne è infor- 
mato, come mi comandàrà ich'io faccia. Hora circa 
l'accordo V. A. puotrà risponder a Sua Maestà 
quello che le parerà conueniente, e massime ch'io 
credo che questo sia più tosto inuentione dil si- 
gnor Vueber che desiderio di Sua Maestà, perchè 
quando io la ringraciai della speditione, e che mi 
disse (Quello , che già ho scritto di sopra , non mi 
disse più ch'io gli scriuessi cosa alcuna d'accordo, 
dil quale non me ne disse alhora, né dippoi, manco 
una parola. In queste feste di Pasqua seguendo il 
parer et ordine, dil signor di Prenestain farò il 
presente al detto signor Vueber, et al signor Zasio 
il quale mi da speranza con quello che ha operato 
il detto signore gagliardamente, et il signor Don 
Giorgio, et colla pacienza- ch'io ho seco, che lo 
guadagnaremo del tutto , che Dio ci ne presti la 



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— 368 — 

gracia. Ho donato già più giorni di compagnia 
dil signor Ambasciatore Haller al signor Secreta- 
no Sincomozer due molto belle coppe grandi, di 
peso di scudi 44, tutte dorate et gl'habbiamo 
detto che quando si leuaranno le espeditioni di 
Vostra Altezza, ch'io lo riconoscerò di meglio, 
ateso che lui solo fa le spedizioni d'Italia, e cosi 
ai'hora gli ne darò due altre di maggior valore, 
che cosi son stato consigliato a fare. Egli ne rin- 
gratia molto V. A. et ha promesso in tutto ciò che 
puotrà con honor suo far miracoli per Lei; gli 
discorsi a longo circa il titolo, et gli feci intender 
che l'Imperatore Carlo Quinto dava dell'Illustris- 
simo; m'ha detto che desiderarebbe di uederlo; 
per questo sarebbe bene che V. A. quanto prima 
mi mandasse quelle scritture doue si truova tal 
titolo per poterne far fede, perdiè nel suo gabi- 
neto vedessimo molte scritture per questo effetto, 
però trouassimo solamente dato dell'Illustre et me 
ha detto che questo sarà difficile molto d'ottenere, 
si perchè mi fece ueder la regola che hanno loro 
Secretari di non dar dell'Illustrissimo ad alcun 
altro Duca che alli EUettori, si anco perchè 
aprendo questa strada gli altri Ducca che sono 
fatti cognati di Sua Maestà si doleriano se non gli 
fusse dato pari titolo ad essi loro; et hauendogli 
io replicato che c'era buona differenza dà V. A. 
ch'era della Gasa di Sassonia, agF altri; mi rispose, 
et fece veder che quando Sua Maestà scriueua alli 



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— 369 — 

altri Prìncipi della Gasa di Sassonia non gli daua 
il titolo deU'IIlustrissiino, ma solamente lo daua - 
a quello che è EUettor; In somma mi ha detto che 
quanto a lui non hauerebbe ardir di farlo senza 
ordine di Sua Maestà , colla quale dice che sari 
bisogno di trattarlo; pur io non gli n'ho uoluto .dir 
parola alcuna, se prim j Vostra Altezza non me lo 
comanda. 

Il signor Dij^ 4i^ Sassonia due uolte in pre- 
senza dil signor Haller mi ha fatto dimandar se 
haueuo nuoue et risposta da V. A, perchè dice che 
non douendossi fermar/ molto quiui, desideraua 
che si ultimassero quej negozi che V. A^ mi co- 
mandò di trattar seco, massime quello della reci- 
proca successione y la quale dice che si contenta 
molto di fare, et ha comandato che mi siano date 
nelle mani le sue Inuestiture» le quali per esser 
in lingua Tedesca farà traddurre in latino; Io per 
trattenerlo, non sapendo che dirgli, gl'ho detto che 
V. A. mentre che fa cercar le vecchie Inuestiture 
et cauarne copie auttentiche me n'ha mandato 
una, che è l'ultima fatta d^l fu Imperatore Ferdi- 
nando , di modo che abbiamo pigliato conchiu- 
sione di comunicarsi queste feste le dette Inyesti- 
ture et poi subito hauuta la risposta di V. A. 
appontuar il negozio, nel quale si mostra caldis- 
simo; Et fatto questo habbiamo risoluto di par- 
larne a Sua Maestà giontamente, et supplicarla 
per la confirmazione. Io conoscendo che il dargli 

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— 370 — 

visione et copia di questa Inuestitura non può 
nocer cosa veruna , gli la darò per trattenerlo, 
né passarò più oltre sin tanto che V. A. si degni 
mandarmi risposta di quello che vorrà ch'io faccia, 
ancorch'io non so horamai come più scusarmi 
seco. È vero che dal signor Ambasciatore Haller 
ho inteso ch'esso Duca aeue hauer fatto simili 
contratti con altri Principi, però non ne è sicuro, 
il che è degno di buona considerazione ancor che 
si puotrà ben metter nel contratto tal clausula et 
patto che rimediare a questo , almeno che V. A. 
non resti più di lui ligata. Di più hieri a notte 
mi fece chiamar et mi disse ch'io scriuessi a V. A. 
che senza alcun fallo lui uoleua partir da qui , 
quindeci giorni doppo queste feste di Pasqua , et 
che desideraua che questi negozi si finissero prima 
ch'ei si partisse, Mi disse ancora ch'io douessi dar 
la supplica delle dimande che V. A. vuole far nella 
Dieta tanto circa la precedenza, et sessione, come 
circa ogn'altra cosa perchè speraua di far spedir 
(pur che vi fusse chi hauesse procura di V* A. per 
esser admesso a far le richieste) il tutto a sodisfa- 
zione sua, e che si marauigliaua molto che la non 
hauesse mandato alcuno -per lei a questa Dieta. 
Io gli risposi che il signor Haller aspettaua bora 
per bora la detta procura, et ordine di quello che 
si douea dimandar in essa Dieta, e che subito ha- 
unta, si sarebbe dato ordine a quanto Sua Eccel- 
lenza per s^ruizio di V. A. proponeua, e la rin- 



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— «71 — 

gradai della grandissima affettione che gli dimo- 
straua. Il Conte Palatino che è venuto doppo che 
non ho scritto a V. A. et questi altri Principi El- 
ettori , et anco il Duca di Bauiera sempre che 
veggono il signor Haller, o me, ci chiamano quando 
arriuarà qui Vostra Altezza; perchè qui molti par- 
lano gagliardamente della venuta sua, et il Duca 
di Bauiera dice che gl'è stato scritto d'Italia; Io 
gli ho risposto che non ne so cosa veruna, come 
è pur vero, e che io non credo che la possi venir 
perchè non puotrebbe senza gran pericolo al pre- 
sente abandonar i Stati suoi, e tanto più che non 
ci saria tempo hauendo da durar la Dieta cosi 
puoco. M'hanno replicato: lo sapete bene, ma non 
lo uolete dir , e siamo ben tanto buoni amici di 
Sua Eccellenza che possetè dirci questo et ma^ior 
cosa. Io coti giuramento ho cercato di disinganar- 
gli ma non mi credono, e certo tutti mostrano un 
grandissimo desiderio di ueder V» A. et fargli 
ogni servizio , perchè me n'hanno fatto grandis- 
sime offerte. 

Il Conte di Neuenar manda l'aUigatà a V. A. e 
certo chjs gl'è molto affettionato, si è doluto col 
signor Haller, et meco. che V. A. non gl'ha dato 
nella lettera sua del consanguineOy come ha fatto 
ad alcuni altri, i quali dice che non vagliono lui; 
Io gl'ho detto che questo è colpa dei Secretari che 
fanno i titoli, e non di V. A. però m'ha detto che 
gli sarà sempre con tutto questo obligatissimo et 



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- a7i — 

affettionatissimo seruitore. Egli è del Consiglio 
Àulico di ^a Maestà, per il che sarà bene rad* 
dolcirlo con una lettera. 

È ritornato il Gomissario Spagnuolo che andò 
a Finale come scrissi a Vx)stra Altezza e per non 
hauer grhuomini deposto l'arme. Sua Maestà gli 
ha adesso mandato due altri Comissari, cioè il si* 
gnor Helchio Partino Dottore et dil Consiglio Au- 
lico per pigliar le informazioni, et il signor Pan- 
cratio Coam, Capitano delTirolo che sta in Trento, 
con auttorìtà di prouedere alle cose di quella 
guerra, et ordine dì far depporre Tarme a quei 
Iwomini ; vanno a picciole giornate, faranno ri- 
capito a Milano dal signor Don Gabriele, Gouerna- 
tore.dello Stato; sarà bene che quei huomini pro-^ 
curino di guadagnarli prima dil Marchese, accio- 
ohè siano tolte le informazioni, come si deue, et 
non a passione, et perchè faccino poi buona rela- 
tione a Sua Maestà come ha fatto il Spagnuolo, 
che per quanto s'intende ha seruito assai bene i 
detti huomini ,- et per questo credo che il Mar- 
chese col mezzo degl'amici suoi l'habbi fatto ri- 
uocar per mandargli questo Consiglieroch'è tutta 
fattura del signor Vueber. Il Marchese sta qui, e 
poiché ha perso la causa con Vostra Altezza ha- 
uendo tanto manco che fare , non attende ad al- 
tro che a macchinar l'estrema ruina di quei po- 
ueri, ettrauagliati huotnini, i quali sin adesso non 
sono comparsi per auiso a Vostra Altezza, ancor- 



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— 373 — 

che da quelli dil Marchese s'intende che non ponno 
tardar ad arriuare. Io- vo ben intendendo^ ripa- 
rando, et pratticando tutto ciò^che posso, ma non 
essendo informato ponto dil negozio, né hauendo 
altro ordine da V. A.,possofarbenpuoco o niente. 
Serenissimo signor mio. Poiché ho spedito colla 
Dio grazia bene questo negozio di Finale, et che 
il signor di Prénestain a nome di Vostra Altezza 
(come le scrissi) m'ha detto ch'io non muoua, né 
procuri più cosa ueruna circa la fidelità et con- 
firmatione dei priuile^i suoi; a me non resta 
adesso altro che far qui, se non leuar la detta spe- 
dizione in forma auttentica, e poi ritornar da lei, 
còme sommamente desidero, per poter bora mai 
dar fine alla mia causa di Sauoia , hauepdo spe- 
dito tutto il resto contenuto nella lustrazione mia. 
Ma perché la mi commanda di vuon partir da qui 
senza suo nuovo ordine, ancor ch'io abbia spedito 
ogni cosa , ho voluto raccordarglielo, accioché si 
degni comandarmi suo buon uoler il quale ante-- 
porrò sempre ad ogni mio particolare : supplicola 
che si degni conseruarmi in sua buona grazia 
nella quale humilmente mi raccomando pregando 
Iddio che feliciti et doni compimento ad ogni suo 
disegno. 

Di Augusta, li xm di Aprile 1566. 

11 Cardinale Gomendone Legato di Sua Santità 
m'ha imposto di douer a nome suo baciar la 



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— 374 — 

mano a Vòstra Altezza come faccio, et dirgli che 
desidera grandemente di seruirla. 

Di huouo habbiamo qui freschi auisi da Costan- 
tinopoli che il gran Turco partirà in persona alli 
24 di questo con 200 mila Turchi et 40 mila Tar- 
tari con intentione di far guerra tre anni, prima 
che ritornarsene, et pur nella Dieta non si è an- 
cor conchiuso cosa veruna circa il soccorso chia- 
mato da Sua Maestà : è vero che ogni giorno di- 
cono di risoluersi prima che passino le tre feste, 
et si tien per fermo che la Dieta sarà finita a mezzo 
il mese di maggio. Mando a Vostra Altezza, come 
le scrissi, le proposizioni fatte da Sua Maestà, le 
quali ho traddotto da una traduttione francese in 
latino, e» di nuouo le bacio con ogni humiltà la 
mano. 

Mando a Madama Serenissima mia Signora una 
copia della Traduttione francese delle sudettepro- 
positioni fatte da Sua Maestà. 

Di Vostra Altezza 

Humilissimo et piissimo Suddito et Servitore 

Baldassarre della Ravoira dalla Croce. 



A Sua Altezza. 



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— 375 — 



L'abate di S. Solutore, orator di Savoia a Roma, 
al duca Emmanuele Filiberto. 



1566, 13 maggio. — Dairorigiuale. Archivio generale del regno. 



Serenissimo Signore, 

Hoggi ho riceuuto le lettere di Vostra Altezza 
de li Y del presente mese , con le quali mi co- 
manda far sapperé al Papa le giuste occasioni che 
la moueno di douer andare a uisitare l'Impera- 
tore mentre che si troua in Augusta : e s'io ha- 
u^ssi potuto hauer tempo di far questo ufficio con 
Sua Sai^tità, io l'hauerei fatto ; ma essendo di già 
la sera in sul tardi , aspettare sin domattina ; e 
fra tanto douendo partire l'ordinario di Uone, ho 
uoluto dar ràguaglio a Vostra Altezza de la rice- 
uuta'di dette lettere; assicurandomi che '1 Papa 
giudicare che questa andata sua non possa essere 
se non, cosa laudabile da tutti per la Religione Cat- 
tolica, et per beneficio di suoi Stati. E se pur Sua 
Santità hauerà desiderio ch'ella facci alcuno uffi- 
cio per seruitio de la Religione, o nero per alcun 
altro suo particolare bisogno , l'auisarò che uogli 
scriuere a la Corte di Sua Cesarea Maestà dove 
Vostra Altezza facilmente si fermerà per tutto il 
presente mese. 

Qua è arriuato hoggi il Marchese d'Aghillar, il 



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— 376 - 

quale è mandato dal He Catolico per dare la' so- 
lita ubidienza al Papa W; e auanti la sua arriuata 
qua gl'altri Ministri di esso Re Catolico hanno» 
latto molta instanza al Papa, per poter hauere li- 
bertà dì far la detta ubidienza in Camera di S. San- 
titày come costuma di fare l'Imperatore dopo la 
prima uolta che sua Cesarea Maestà si troua hauer 
data l'ubidienza in Consistoro pubblico, et questa 
maniera di uoler dare questa ubidienza in pri- 
uato, et non in publico, procedeua dal non uoler 
che l'Ambasciatore di Francia, se gli hauesse da 
ritrouare,et che uolesse tenere il primo luoco ap- 
presso il Papa, come ha tenuto sempre ; ma du- 
bitando Sua Santità che questa ubidienza fatta jo 
secreto non potesse col tempo dar occasione al Re 
Christianissimo di uolerla far secreta ^ncor lui, 
per questo non si è uoluto consentire che si facci 
altrimenti, che in publico, secondo l'ordine antico 
consueto: et quanto spetta al Ambasciatore del Re 
Christianissimo lui terrà, il luoco suo solito ap-^ 
presso l'Ambasciatore dellmperatore dì iganiera 
che non se gli farà pregiudicio alcuno per conto 
de la precedenza , atteso che l'Ambasciatore del 
Re Cattolico, douendo fare le cerimonie solite a 
farsi, non hauerà mai occasione di sedere in luoco 
alcuno, ma anderà et tornerà, dal Papa ^enza fer- 



(1) Il nuovo papa era S. Pio V (Michele Ghislieri, dd Bosco presso 
lessandrìa). 



Alessandria). 



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— 3T7 — 

marsi mai ; e cosi l'Ambasciatore di Francia terrà 
il suo luoco solito ; cosi é stato determinato di con* 
senso di ambeduoi detti Ambasciatori. Dicono «bel 
detto Ambasciatore di Spagna porta ordine di do^ 
uer distribuire xx ntiilla scuti di pensione^ cioè al 
Cardinale Alessandrino sei milla, quattro milla al 
Cardinale di Aragona^ et il resto a diuersi Cardi* 
nali de li più confidenti suoi : tra li quali li met- 
tano Araceli , Boncompagno ^ Vitelli et Criuello, 
Augusta et alcuno , uoglion dire il nostro Cardi- 
nale Bobba, per hauerlo Vostra Altezza altre uolte 
raccomandato a Sua Cattolica Maestà; nondimeno 
ancora non si è potuto sappere cosa alcuna «di 
certo. . 

Nel passare che ha fatto il detto Marchese di 
Aghillar per Fiorenza , dicono che il signor Duca 
et il Principe suo figliuolo^ non lo mandarono al-, 
trimente ad incontrare, che per uno géntilhuomo 
priuato seruitore/et gionto che fu al palazzo del 
Dùca, sua Eccellenza né il Principe suo figliuolo 
non li uolsero dar udienza ; dicendo che crono 
occupati, et che l'ascoltarebbono la mattina se- 
guente ; et alhora molto sdegnato si parti, né ui 
fu modo di poterlo far fermare quella sera in Fio- 
renza ; et cosi se ne uenne tutto malcontento, cosa 
la quale ha dato da dir molto, et molti uogljono 
inferire che quello signor Duca non babbi troppo . 
buon' animo uerso di questi Ministri del Re Cat- 
loUco, e non sì sa la causa. 



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— 378 — 

Gli Ambasciatori Yenetiani hoggi hanno ha- 
nuta rultima udienza dal Papa, con presuposito 
di uoler partire fra tre o quatro giorni per loro 
ritorno a Venetia, et faranno lor viaggio per Fio- 
renza. Io uisitai li detti Signori e gli offersi il ser- 
uitio mio per nome di Vostra Altezza , e mostro- 
rono di hauere hauuto molto grato questo uf&cio. 

Monsignore il Vescouo di Langres sarà spedito 
del suo Vescouato senza pagar niente, secondo la 
richiesta fatta dal Re Christianissimo et da Vostra 
Altezza, et fra quattro o cinque giorni mi ha detto 
di uoler mettersi in viaggio per suo ril^orno per 
Francia et farà la uia di Loretto, et di Venetia, et 
peruerrà a la Corte di Vostra Altezza, doue si fer- 
merà duoi, tre giorni. Né hauendo per hora al- 
tra cosa degna di auiso fo mia humilissima riue- 
renza a Vostra Altezza, con dirle ancora che il 
Papa auanti hieri mi disse che scriuendo douessi 
ringratiare Vostra Altezza, et Madama Nostra Se- 
renissima de li honori fatti a Monsignor il Ve- 
scouo di Ceneda suo' Nuncio : et prego Nostro Si- 
gnor Iddio per la prosperità sua. 

Di Roma, lì xin di Maggio 1566. 

Di Vostra Altezza Serenissima 

Humillissimo Subdito et Seruitore 

L'Abbate di Santo Soluto. 

Al Ser«»o sig»^« el Principe mio 0ss°»« 
il Signor Duca di Sauoia. . 



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- 379 — 



n cardinale Harcantonìo BoUm, yescoYO d'Aosta, 
al duca Emmanuele Filiberto. 



Roma, 2 agosto, 1566. — Dall'originale. Archivio generale del regno. 



Ser"*** Sig" et patron mio oss™^ 

Hoggi sono otto giorni che Monsignor della 
Trinità gionse, et alloggiò alla uigna del Cardinal 
Cornaro sotto le mura di Roma. Il lunedi seguente 
fece la sua intrata, et comparse molto bene, et fu 
incontrato honoratamente, come più largamente 
Vostra Altezza ne sarà informata da esso Monsi- 
gnor della Trinità W et dal signor Abbate. Il Papa 
mandò il suo Mastro di Camera ad incontrarlo il 
primo giorno che uenne, il che non ha fatto ad 
altri Ambasciatori et essendo Monsignor della 
Trinità andato in cocchio a basciargli il piede gli 
ha fatto di molte carezze. Questa settimana non 
si è potuto hauere il concistorio publico per le 
processioni che si fanno , nelle quali Sua Santità 
ui interuiene in piede, et hoggi si sono fmite ; 
credo che si hauerà martedì prossimo che sarà 
alli VI. di questo; fra tanto il Papa si contenta 
che Monsignor della Trinità cominci a negoci^re 
con lui. Ha comunicato tra questi signori Cardi- 



(1) Della nobilissima famiglia Costa d'Àrìgnano e Carrù. 



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— 380 — 

nali ciò è Ferriere, Vercelli et me alcune cose in 
nome di Vostra Altezza, et io non mancherò per 
la parte mia di seruirla in tutto quello che potrò 
come sono obligato, benché mi par di uedere che 
Monsignor della Trinità sia cosi grato a Sua San- 
tità, che senza altro aiuto egli può sperar di otte- 
nere tutto quello che in questi tempi et da questo 
Papa si può impetrare. 

In questa intrata di Monsignore della Trinità 
fu risoluto tra noi, che, non ostante che li corsori 
in nome del Papa uanno inuitando tutti li Cardia 
nali et Ambasciatori che mandino ad honorare 
tutti gli Ambasciatori cheuengono, il signor Abbate 
(di San Soluto) mandasse un suo particolarmente 
adinuitarli, perchè cosi haueano fatto glialtri; et 
egli in essecution di questo diede ordine a Marc- 
Antonio di Saluzzo suo nipote che cosi facesse, il 
quale la dominica che fu il giorno precedente 
deU'intrata, inuitò certi pochi Cardinali; da poi 
non perseuerò a dar fine alla sua impresa essendo 
persuaso che bastaua li corsori facessero l'ufficio, 
et con tutto questo tutti li Cardinali et Ambascia- 
tori mandorno ad incontrare Monsignore della 
Trinità, eccetto il Cardinale Granuela, il quale 
mostra di non essere stato auertito, né dalli cor- 
sori né da altri et si duole infinitamente: et si du- 
bita che questo proceda dall'Abbate di San Soluto 
et me lo disse mercore passato, essendo in proces- 
sione, con parole assai fastidiose. Io cercai all'hora 



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— 384 — 

di disingannarlby et essendo tornato a casa mi 
uuolsi meglio informare, et trouai che realmente 
il signor Abbate hàuea dato in nota il Cardinal 
Granuela che particolarmente fosse dal detto suo 
nipote inuitatOy et di più mi sono chiarito, che il 
corsore ha intimata questa intrataal suo Mastro di 
Casa, come a quelli degli altri Cardinali, dimodoché 
in questa parte non ha ragione alcuna di dolersi 
del signor Abbate, et con tutto ch'io habbia man- 
dato a farlo capace della verità, non cessa però di 
parlare sinistramente d'esso Abbate, nel che si fa 
gran torto a se stesso. Hauemo ragionato Mon- 
signor della Trinità et io di questo negotio et 
come egli si truoua col detto Cardinale >uedrà se 
potrà quietarlo più di quello ch'ho potuto far io, 
fra tanto ho uoluto dar raguaglio a Vostra Altezza 
della pura verità, et insieme supplicarla che si 
degni commandare all'Abbate che dissimuli, acciò 
che questo rumore si sopischi senza altro strepito, 
perchè egli «e non fusse il rispetto della persona 
che sostiene era risoluto di spiegare- il foglio alla 
libera contra il Cardinale; però si è contenuto per 
non dispiacere a Vostra Altezza. 

Hieri hebbi una lettera della Altezza Vostra nella 
quale mi raccomanda l'Arciuescouo di Bezanzono: 
io sapendo che quei signori sono et Vassalli et 
sèruitori dell'Altezza Vostra et ch'io son tenuto 
aiutare tutti quelli che dependono da lei, sperando 
ferie cosa grata, ne feci uf&cio molti giorni sono 



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— 38J — 

con Sua Santità supplicandola a non uoler ad- 
metter la rinuntia dell' Arciuescouado poiché TAr- 
ciuescouo s'era -pentito, et che facilmente non 
saria piaciuto al Re di Spagna, et che senza dub- 
bio alcuno si sarebbe suscitato gran tumulto nel 
contado di Borgogna. Il Papa mi fece buone tutte 
queste ragioni, ma si dolse grandemente della vita 
dell'ArciuesQOuo et mi disse ch'egli hauea moglie: 
alla qual uoce io restai attonito, et non seppi altro 
che rispondere sé non che forse non era nero, et 
che pregano Sua Santità a informarsene meglio. 
Pochi giorni appresso trouandomi in concistorio 
il Cardinal di Granuela mi parlò di questo nego- 
ciò, et mi disse che l'Arciuescouo si credeua che 
egli gli fusse contrario, et che s'ingannava; che 
bene era nero che la Damisella di San Remi gli 
haueua indrizzato le sue scritture in mano fra le 
quali ui erano due lettere scritte di mano de l'Ar- 
ciuescouo, doue si dichiara et confessa esser suo 
marito, ma ch'egli gli le hauea rimandato et scritto 
che si prouedesse d'altro mezzo : però mi mostrò 
la copia d'esse lettere, quale si è ritenuta ; di più 
mi disse che il Vescouo di Troja in fauor del quale 
si trattaua di rinuntiare l'Arciuescouado è fra- 
tello d'un gentil'huomo della bocca del Re di 
Spagna che fu genero di Monsignor della Chaux 
et bora è cognato del Gouernatore del Contado di 
Borgogna, et se il detto Gouernatore si dichiararà 
in fauore del Vescouo di Troja, ch'egli ancora non 



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— 383 — 

mancherà d'aiutarlo. Questo è quanto mi è oc- 
corso da trattare in questo negocio et per quello 
ch'io posso conietturare , credo che s'aspetti la 
dechiaratione dell'animo del Re di Spagna la 
quale se sarà in fauore del Vescouo di Troja, non 
ha dubbio che il Papa admetterà la rinuntia, per- 
chè è tanto mal informato del detto Arciuescouo 
che non lascierà passar occasione, con la quale 
possa priuarlo deirArciuescouato. Bisogna adun- 
que per rimediare a questa risolutione del Papa, 
che l'Arciuescouo lo faccia chiaro ch'egli non ha 
moglie et che procuri hauer il fauore del Re di 
Spagna, com'anco dissi allo Agente suo che parti 
di qua : fra tanto io et Monsignor della Trinità 
non mancheremo raccomandare il negotio al Papa 
in quel miglior modo che si potrà. 

Molti giorni sono uenne qua il signor Giouanni 
de Vargas con una lettera di Vostra Altezza in 
essecutione della quale il signor Cardinal Gra- 
nuela et io pregassimo Sua Santità a concedergli 
la gratia che desidera di ritenere 4500 ducati di 
pensione sotto un habito di militia; ma in somma 
il Papa si rese molto difficile, dicendo ch'era un 
grand'inganno che si faceua alla Chiesa a per- 
mettere che si potesse hauer moglie et godere 

et si risolue di uolerui pensare: 

ne parlai dipoi al Cardinale Aless>»« perchè aiu- 
tasse il negotio et mi rispose che non si foria cosa 
buona, perchè egli medemo haueua pregato Sua 



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— 384- 

Santità a far una sìmil gratia al figliuolo del q. 
signor Agostino Spinola ch'è Gentirhuomo della 
bocca del Re di Spagna et non la puote ottenere, 
ancoraché il Papa ami assai quel Gentirhuomo et 
tutta la sua casa. Con tutto questo io uolsi ten- 
tare quello che poteuo fare, et cosi essendo an- 
dato dal Papa in camera per altri negocij.trouanT 
4óaii solo con lui di nuouo gli parlai di questo, 
et doppo molti ragionamenti mi disse che lo fa- 
ceua mal uolentieri, ma che per rispetto di Vostra 
Altezza si cooitentaua che possa ritener mille du- 
cati òt io gli ne basciai i piedi : poi pensando di 
far bene feci un grand'errore, perchè io dissi a 
Sua Santità che hauendone io parlato la prima 
uolta in compagnia del Cardinale Granuela si de- 
gnasse di fare la medesima gratia a tutti due in- 
sieme, et io haurei mostrato di non hauerne par- 
lato separatamente et il Papa disse che cosi faria: 
nel seguente concistorio il detto Cardinale di Gra- 
nuela et io lo pregassimo di questa gratia, et egli 
apertamente disse che non ne uoleua far niente, 
perchè se faceua questa sarebbe stato sforzato a 
farne molte altre> et non si saria potuto difender 
dal Gomendator maggiore. Io per airhora mi tac- 
qui, et solamente pregai Sua Santità a pensarci 
meglio, et dipoi andai di nuouo a trouarlo in 
camera, et con molte difficoltà ottenni che si con- 
tentaua che il detto signor Giouanni de Yargas 
ritenghi 4500. di pensione, non pigliando moglie, 



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— 385 T- 

et 500 solamente pigliando moglie, et cosi s'è 
fatta signare la supplica: però si uedrà se col 
mezzo di Monsignor della Trinità, che di nuouo.lo 
raccomandi in nome di Vostra Altezza, si potrà far 
crescere la somma dein detti 500. dipoi se ne 
uénirà a basciar la mano a Vostra Altezza la quale 
può esser consolata di questo, ch'ha tolto a fauo- 
rire un gentirhuomo uirtuoso et prudente, et 
gratissimo di tutti gli honori et beni che Vostra 
Altezza gli fa, in modo che mostra desiderio infi- 
nito di spendere ef^la robba et la uita in serui* 
tio suo ; onde hauendo io considerato queste sue 
qualità ho preso ardire di ponere in considera^ 
tione Vostra Altezza se forse questo gentirhuomo 
poiché è piaciuto a Dio di chiamar a sé Mazzuolo 
fusse atto a seruirla in quella Corte di Spagna, 
non sotto titolo d'Ambasciatore, ma come creato 
suo al quale s'indrizzassero i suoi negocii, che 
m'assicuro sariano da lui trattati con/ quella 
fede et diligenza che meritano i molti fauori et 
benefici che riconosce hauer riceuti da ,Vostra 
Altezza per mezzo della quale bora si truoua tanto 
da uiuere che potrà honoratamente mantenersi 
in quel seruitio: et a Vostra Altezza humilmente 
bascio la mano et mi raccomando in sua buona 
gratia. 

Di Roma, alli ij. di agosto 1566. 

Di Vostra Altezza 

Il Cardinale Bobba. 

25 



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— 386 — 



L'abate dì S. Solutore , oratore di Savoia a Roma, 
al duca Emmanoele FìUberto. 



1566, 23 agosto — Dall'originale. Archivio generale del regno. 



Serenissimo Signore , 

Perchè so che Vostra Altezza sarà in continoua 
aspettatione di intendere i soccessi dela solennità 
della Ubidienza, che Mons' de la Trinità haueua 
da far qua per nome suo ; per questo non ho uo- 
luto diferir più in dartene auiso per il corriere 
ordinario di Genoua, il quale parte hoggi. 

Rieri si determinò esso Signor de la Trinità di 
uoler fare la detta solennità, ancora che fusse per- 
suaso di douer soprasedere fin che fusse alquanto 
più ristorato de la infermità , che ha patito li di 
passati; et cosi con buona uoluntà del Papa fu 
fatto il Consistoro publico, doue intrauenero tutti 
li Cardinali et Ambasciatori, secondo il costume et 
il detto Signor de la Trinità con tutti i suoi gen- 
tilhuomini et con tutta la sua fameglia, che pas- 
sanano cinquanta, uestiti della sua liuerea, parti- 
rono di casa, accompagnati dala Guardia del Papa 
et da molti Baroni Romani et da molti Prelati, et 
con la fameglia di tutti i Cardinali a cauallo, che 
passauano 500 caualli, sino al palazzo di S. Marco, 



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- 387 — 

doue si troua il Papa, et nerariuàre si fermò in 
Camera deirill"° Cardinale Alessandrino sin che 
dal Papa fur mandati alcuni Vescoui et Ar.ciue- 
scoui a leuarlo : et condotto che fu al cospetto del 
Papa, con le debite riuerenze, et dopo hauerli La- 
sciato il piede et la mano, et hauerlo il Papa La- 
sciato nel uolto, espose lui a Sua Santità l'occa- 
sione per la quale Vostra Altezza lo mandaua, et 
li presentò la lettera credenziale sua. E Sua San- 
tità li rispose che haueua molto grata la sua ue- 
nuta, et diede la lettera al secretano acciò la po- 
tesse lèggere forte; et che li Cardinali et tutti la 
potessero intendere. Subito presentata la lettera 
il maestro de le cerimonie condusse esso Monsi- 
gnore de la Trinità al luoco, dove si haueua a far 
l'oratione, ciò è in fine del luoco, doue suoleno 
sedere li Cardinali, et là si presentò il signor JBu- 
cio (^), il quale dopo le debite riuerenze recitò la 
sua oratione con tanta buona gratia, che da tutti 
fu laudata più di qualsivogl'altra oratione che sia 
stata fatta in questo Pontificato. Finita l'oratione 
il !Papa fece fare la risposta dal Secretano, rin- 
gratiando de gli amoreuoli ufficij, quali Vostra Al- 
tezza haueua mandato fare uerso de la persona di 
Sua Santità et di questa Santa Sede; laudanda 
Tanimo suo tanto buono e pio uerso la Religione; 



(1) Agostino Bucci, di Poirino, professore airUniversità di Torino, 
celebre filosofo e letterato. 



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— 388 — 

affermando, che non gli poteua mandar persona 
che più gli fosse stata grata di quello che gli 
era Monsignor de la Trinità, il quale haueua Sua 
Santità conosciuto per molto honorato, virtuoso, 
e sincero caualliere. Et detto che hebbe il Secre- 
tano, ^i presentò il Procuratore fiscale^ il quale 
domandò che si douesse fare testimonianza de la 
ubidienza fetta, et che se ne douesse rogar inslro- 
mento. Venne poi il Maestro de le ceremonie , il 
quale condusse di nuouo Monsignor de la Trinità 
auanti il Papa; et di nuouo li basciò il piede, et 
in questo atto forono chiamati li Cardinali nomi- 
nati in questa lista per confidenti et amoreuoli di 
Vostra Altezza, li quali stettero auanti al Papa in 
piede sin che Mons' de la Trinità et tutti li Gen- 
tilhuomini , Capitani, Alfieri et seruitori hebbero 
basciato i piedi al Papa l'uno dopo l'altro, che fu 
il numero di cinquanta persone, cosa che fu da 
tutti li Cardinali giudicata molto bonorata; non 
essendo comparso ancora Ambasciatore alcuno, 
il quale babbi condotta cosi numerosa et bonorata 
fameglia, come questa. 

Il Papa si leuò per tornare a le sue stanze, et a 
Mons' de la Trinità fu data la coda de la veste, 
come al più honorato Ambasciatore et accompa- 
gnato ch^ hebbe il Papa in Camera, pigliò licenza 
da Sua Santità la quale li fece grandissimi segni 
di amoreuolezza, et poi partirono li Cardinali e 
tutti, et ritornassemo uerso il nostrp alloggiamento 



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— 389 — 

accompagnati dali medesimi^ che ci haueano con* 
dotti al uenire ; et uenero gl'Ambasciatori derìmr 
peratore di Portogallo, et di Venetia et de la Reli- 
gione di Rodi, et molti Baroni Romani et Prelati, 
et altri a desinare con Mons' de la Trinità, il quale 
hauea preparato un pasto tanto suntuoso, et bene 
ordiniato, che sarebbe stato bastante per tutti li 
Cardinali, quando ui fossero uenuti: ma non panie 
di uoler inuitare Cardinali per poter far più ho- 
nore a gli Ambasciatori et a gl'altri Signori Ro- 
mani* Lo Ambasciatore di Spagna hauea promesso 
di uenirci, et la notte auanti cascò amalato con 
un pocho di febre : et a lui dispiacque tanto di non 
potervi uenire, come a noi stessi, per il grande 
amore, che mostra al sudetto Mons' de la Trinità, 
et a tutti quelli che sono qua per nome di Vostra 
Altezza. Do]po il pranso stettero quelli signori Am- 
basciatori molto alegramente sino al tardi che 
tornarono verso le case loro. 

Io accompagnai sempre il signor Ambasciatore 
in tutti gl'atti suoi, come Ambasciatore qua resi- 
dente per Vostra Altezza et come assistente , ma 
non come persona, la quale in questo atto de la 
ubjdienza hauesse commessione di far cosa al- 
cuna. Similmente il dottor Buci, dopo fatta la sua 
oratione uenne giontamente con noi a basciar il 
piede al Papa, come quello che hauea fatta l'ora- 
tione. Et tutto questo ho uoluto dire per far sa- 
pere a' Vostra Altezza che per la Dio gratia son 



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— 390 — 

passate bene con tanto buon ordine et tanto ho- 
noratamente che da tutti sono state laudate infi- 
nitamente, che è quanto posso per bora dire a 
Vostra Altezza, a la quale fo mia humilissima ri- 
uerenza. 

Di Roma, li 23 di Agosto 1566. 

Di V. A. Ser"*' 

L'Abbate di S. Soluto. 



L'abate di San Solutore al duca Emmanoele Filiberto. 



1566, 25 novembre. — Dairoriginale. Archivio generale del regno. 



Serenissimo Signore, 

Il Papa tornò da Giuitavecchia sabbato xxi del 
mese, et la fama che s'era sparsa che Sua Santità 
fusse andata con intentione di uoler parlare a 
Don Garzia si è soppita, et bora si dice che non 
fu vera, non di meno a me fu detta da un Cardi- 
nale al quale si attribuisce molta autorità. Monsi- 
gnor Cardinale Morone mi disse bieri che lui ha- 
ueua ueduto lettere de la Corte di Spagna, le quali 
diceuano che quella Maestà s'era risoluta di uoler 
mandare un esercito in Fiandra, del qualehaueua 
disegnato di nominare Vostra Altezza per Generale, 
et sotto di lei uerrebbe il Marchese di Pescara per 



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— 391 — 

(Jenerale de le Fantarie , et il signor Vespasiano 
Gonzaga per Capitano de la Caualleria: la qual cosa 
ha fatto credere qua, che Sua Maestà non habbia 
intentione di uolersì ritrouar lei a questa impresa; 
nondimeno Madama di Parma non cessa di far 
intendere al Papa che uogli eshortare et pregare 
Sua Cattolica Maestà che uogli andar in propria 
persona in quelle parti di Fiandra, et che andan- 
doui remedierà facilmente a tutti li disordini, et 
acquietarà gli animi di quei popoli ; il che non 
farebbe senza la sua presenza : et il Papa sopra di 
ciò non cessa far ogn'ofBcio, acciò che Sua Maestà 
si contenti passare in Italia per potersi abboccare 
con Lei; perchè, abboccandosi, spera di posserla 
disporre a douerui andare, et cosi si crede, quando 
uenisse in Italia, che uerrebbe con presuposito di 
andar poi in Fiandra: ma per ancora non si sa se 
Sua Maestà uorrà uenir in Italia ; et la più parte 
de le persone credono che non ui uerrà altrìmente; 
et uoglio credere che Vostra Altezza saperà lei più 
l'intrinseco del animo suo, che non potemo saper 
noi qua; et di quello che intorno a ciò si intenderà 
a la giornata ne darò raguaglio a Vostra Altezza. 
Questa mattina essendosi monsignor Cardinale 
Bobba ritróuato a ragionare con monsignor Car- 
dinal Alessandrino gli ha addimandato se '1 Papa 
haueua Ietta la lettera che Vostra Altezza mi co- 
mandò di douer comunicare a Sua Santità et lui 
gli ha risposto, che U Papa l'ha letta, et gli ha detto 



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— 39« - 

che Sua Santità la uoleua considerar meglio; et 
che pòi farebbe sapere la ueluntà sua a Vostra 
Altezza. Io son stato di parere che non sia neces^ 
sario di douer sollecitare altrimenti la risposta de 
la detta lettera, ma che basti che Sua Santità Thab-^ 
bia letta^.et che habbia considerato il buono animo 
di Vostra Altezza in tatto quello che concerne la 
Religion Cattolica, et la autorità di questa Santa 
Sede : et che de le altre particolarità che concer* 
nano la essecutione contra del Oliuetta heretico 
non sia di bisogno raccordarlo più altrimenti a 
Sua Santità ; pur mi rimetto al giudico di mon^ 
signor Bobba, et secondo che lui mi dirà, cosi farò. 
Vostra Altezza mi comanda ch'io debba procu- 
rare che '1 Papa confermi il suo Juspatronato sopra 
de la Abbatia di Altacomba» et che conceda a 
M. Alfonso De} Bene la facoltà di poter transfe** 
rìre sei cento scudi di pensione, quali intende ri- 
seruarsi sopra di essa; et che similmente li con- 
ceda il regresso a la detta Abbatia ogni uolta che 
uenghi a vacare ; et tutto ciò si dica che si addo-* 
manda per metter fine a la lite tra detto M. Al- 
fonso Del Bene, et monsignor Gallese Vescouo di 
Bagnarea. Io sopra di ciò ne ho preso il parere di 
monsignor Datario, et de li altri pratichi di questa 
Corte, et trouo che per conto delJuspatronato sarà 
necessario mostrare. le ragioni, et le concessioni 
del detto Juspatronato, o altrimenti il Papa non 
uorrà confirmarlo. Quanto a la transattione de la 



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— 393 — 

pensione questo non si concede più a nissuno per 
essere contrario a li Decreti del Concilio, né si- 
milmente sì concederà il regresso per la medesima 
causa. Ma quanto spetta al regresso non credo che 
sia necessario né a M. Alfonso, né ad alcun altro, 
perchè Vostra Altezza hauerà facoltà di poter pre- 
sentare ogni uolta che uerrà a uacare la detta 
Ahbatia : però non sarei di parere di douerlo ad- 
dimandare. Nel resto monsignor di Geneua potrà 
informar meglio Vostra Altezza di quello che sarà 
necessario per stabilimento di quésta concordia. 
Et (non) hauendo altro da scriuere per hora a 
Vostra Altezza le fo mia humilissima riuerenza, 
pregando Nostro Signore Dio per la prosperità sua. 

Di Roma, li xxv di nouembre 1566. 

D. V. A. S. 

tìumiliss. subdito e semitere 

L'Abbate di San Soluto. 



Al Serenissimo Signor et Principe mio oss™° 
il Signor Duca di Sauoia, ete. 



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— 394 — 

L'abate di San Sciatore al duca Emmaiiuele Filiberto. 



1566, 9 dicembre, ~ Dall'originale. Archivio generale del regno. 



Serenissimo Signor, 

Ha vendo monsignor 111"° Bobba pressentito che 
il Papa bave va mostrato con monsignori! Vescovo 
Ferràgata alcuna mala sodisfatione per conto che 
non si procedeva alla Esequutione centra delli 
heretici condannati in quelli Statti di Vostra Al- 
tezza et che per tal causa haveva intentione di vo- 
ler commettere al detto monsignor Ferràgata di 
dover far alcuno rissentimento di simil cosa con 
Vostra Altezza ; Et dubitandosi che con questa oc- 
casione non fosse Sua Santità per voler scriver a 
monsignor Nuntio, che, non facendosi esequutione 
deirOli vetta heretico, dovesse lui subito levarsi 
dappresso di Vostra Altezza et andarsene alla res- 
sidentia della sua chiesa: Per questo è parso al 
sudetto monsignor il Cardinal Bobba che io sotto 
prettesto di voler procurare qualche risposta alla 
lettera che già piaque a Vostra Altezza di scrivere 
che io dovesse communicare a Sua Santità acciò 
che potesse scoprire l'animo suo verso di Vostra 
Altezza. Io con questa occasione sono stato hoggi 
da Sua Santità, alla quale ho detto che rimandando 
lei monsignor Ferràgata perii Governo della Chiesa 



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— 395 — 

del Mondovi, io speravo che questa delliberatione 
dovesse essere grata a Vostra Altezza et alli Po- 
puli di quella Città, nella quale lui si è fatto sem- 
pre ben volere, et perciò desideravo che Sua San- 
tità si degnasse dirmi quello che dovevo scrivere 
a Vostra Altezza sopra dell'andata del detto mon- 
signor Ferragata, et similmenti sopra della lettera 
che io havevo comunicato a Sua Santità di com- 
missione di Vostra Altezza. Sopra di che il Papa 
me ha risposto con volto molto allegro le formali 
parole. Nói non volemo scriver altramenti a Sua 
Altezza per hora, non parendo che sia necessario, 
ma bene vi commettiamo a voi che per nome no- 
stro dobbiate scriverli che la pregamo per la pas- 
sione di Giesù Ghristo, che vogli lasciar eseguire 
la giustitia contra di quello heretico relapso, il 
quale è in Vercelli che si chiama TOlivetta , che 
cosi facendo la può esser certa che da Sua Santità 
bavera tutta quella correspondentia di amore che 
la può desiderare, et in tutte Toccorrentie non man- 
carà di agiutarla con tutto il suo potere; ma sino 
a tanto che la non veda che Vostra Altezza non 
facci conto di castigare simil gente, non potrà mai 
haver l'animo ben disposto in farli alcuno piaqere: 
et sogiongendo disse: se il signor Duca vorrà fare 
secondo che è l'animo suo, siamo certi che casti- 
garà gl'heretìci, ma se vorrà lasciarsi governare 
alle parole d'alcuno del suo conseglio farà sempre 
il contrario ; et perchè vorressimo che lasciasse fare 



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— 396 - 

alla legge, et secondo le leggi si facesse la esequu- 
tione, perchè non potrà mai errare, et cosi li seri- 
vereti da parte nostra, et K direti che essendo 
questo Olivetta in Vercelli luogho più remoto dalla 
vicinità delli luoghi ove sono gli heretici, non è 
tanto periculosa la cpsa^ come sarebbe se la fosse 
alli luoghi più vicini alli hugonotti. Mi disse poi 
di quello gentilhuomo che il Re Cattolico ha man- 
dato a Vostra Altezza, del quale era già Sua Santità 
avvinata dalla Corte di Spagna, e dalli ministri del 
detto Re che sono qua, ma che havevano perhò 
pregato Sua Santità che non ne volesse parlare. Io 
gl'ho risposto che dell'arrivata del detto gentil- 
huomo io havevo avuto aviso per lettera di mon- 
signor Nuntio, ma che vostra Altezza per ancora 
non ne haveva scritto niente et che io speravo 
che la venuta del detto gentilhuoma havesse da 
partorire presto qualche buono effetto del quale 
poi a luogho e tempo Vostra Altezza ne potrà 
dar raguaglio a Sua Santità, la quale dice che cosi 
prega Iddio che sia. Et tutto ciò ho voluto scri- 
vere a Vostra Altezza a fin che la sappia che se 
bene alle volte.il Papa mostra l'animo alterato^ 
verso di Vostra Altezza per conto delli Heretici 
che non sono castigati. Sua Santità nondimeno 
venendo poi a ricognoscere la verità si venne a 
quiettare, et non è sempre della medema opinione. 
È ben vero che Vostra Altezza non potrebbe farli 
cosa che più li fosse grata che di lasciare che si 



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— 397 — 

eseguisca la sentenza contra di questo heretico re- 
lapso, senea che se habbi da voler moderare le leggio 
et andando moasignor Ferragata in quelle parti 
Vostra Altezza sarà raguagliata più compìtamenCi 
della volontà del Papa, et saprà risolversi di quello 
che bavera da fare per l'avvenire. Né havendo per 
bora altro che dirli, io le fo mia humilissima ri- 
verentia, pregando Nostro Signor Iddio per la 
prosperità sua. 

Di Roma, li nove di decembre 1566. 

D. V. A. S. 

Humiliss. subdito et servitore 

L*Abbate di San Soluto. 

Ai Ser«» Sig®»" et Principe mio 0ss»« 
il Signor Duca di Savoia. 



n canfinale Alessandriiio, nipote dì Pio V, al duca 
di Savoia Emmanoele Filiberto. 



Di Roma, 1569, l» di gennaio. — Dairorigmale. Arch. gen. del regno. 



Seren™° Sig' mio Oss"»", 

Io scrissi già a Vostra Altezza che Nostro Si- 
gnore bauea disposto di quella Badia di Mulegio 
in persona di Monsignore 111*"° Chiesa; Tuttauia 
per ubidirla, non ho uoluto mancare di parlar- 



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■i^ 



— 398 — 

gliene di nuouo, sicorae ella desideraua ch'io fa- 
cessi per la sua de xxiiii di nouembre passato ; Il 
qual mi rispose in conclusione, che, se bene uolea 
credere alle buone relationi che Vostra Altezza fa- 
ceua del figliuolo di Monsignor di Raconigi (*), non 
potea però per conscientia dargli benefitio alcuno 
di presente, essendo suo padre in quella opinione 
di Nostro Signore, che si sa ; onde aviene che di 
lui non si possa Sua Santità assecurare intera- 
mente , per parlar con Vostra Altezza alla libera; 
la quale sia pur secura, che doue potrà sempre, 
senza aggrauar l'anima sua, la consolerà in ogni 
honesta occasione, che come seruitor suo gliene 
posso far io ampia fede; Et come tale non uoglio 
restare di auertirla, che se fosse uènuto alle orec- 
chie di Sua Santità quel che per consiglio di Mon- 
signore 111"° prefato si è taciuto fin qui, cioè del- 
rimpedimento hauuto nell'aprensione del pos- 
sesso, et dei mali trattamenti di alcuni soldati, 
che stanno alla guardia di quella Badia, che poco 
peggio potrebbono fare gli Ugonotti medesimi, 
per le informationi che qui si hanno, Sua Santità 
ne haurebbe sentito dispiacere grandissimo. Però 
la prego a prouedere di maniera che Nostro Si- 
gnore non riceua di lei qualche mala satisfattione 
per questa causa, perchè io son certo ch'ella an- 
cora come amoreuole di Sua Santità desidera più 



(1) Giambattista di Savoia, che fu poi abate di San Benigno. 



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— 399 — -»■ 

presto di darle consolatìone, che altramente, come 
si è ueduto nelle sue attioni passate molte uolte. 
Et perchè io confido assai nella prudenza sua, 
non mi stenderò in altro per feora intorno a ciò, 
parendomi di hauerle accennato a bastanza di 
quel che io non haurei potuto tralasciare, senza 
carico dell'offitio mio in questo caso. Il che sarà 
fine di questa, basciandole la mano, et pregando 
il Signor Dio che la conservi. 

Di Roma il di primo del 1569. 

D. V. A. 

Servitore 

Il Cardinal Alessandrino. 

Al Sereniss™» Signor mio Oss™*» 
n Sig' Duca di Savoia, ecc. 



n sire dì Hontfort aF duca di Savoia. 

Bourg-en-Bresse, 1569, 27 agosto. — Dall'orig. Areh. gen. del regno. 

Monseigneùr, 

Hier arrivant en ceste ville en mesme temps 
que messieurs du Clefgé y estoient assembléz pour 
deliberer sur la concession du don gratuit a eulz 
demandé pour vous ayder a fere ceste cittadelle , 
necessaire pour la conservation de leur seurté 



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— 400 — 

aoltont ou plus que pour celle de voz Estati ; Et 
entsndant neantmoins qu'ìlz se rendoint difficilz 
a l'accorder, je allay les treurer en compagnie de 
monsieur le President Milliet et leur feis les re^ 
moitstraBces telles que me dieta la qualité du faict 
plus que alcune mienne souffisance , sur quoy ce 
mattin ilz ont de premier tour faict une asses 
froyde responce, coulorée de diverse» excuses, 
aulx quelles ayant sur le champ repliqué ce que 
j ay estimé y conv^ir, En fin ilz vous ont ac- 
cordò dìx mille florins qui sont deulx mil escuz 
payables danscinqou sixsepmaines soubz les con- 
ditions suyvantes. 

Il ne sera tire en conséquence. 

Ils en ferontTexaction par leur commis,comme 
vous leur avez promis aulx aultres dons gratuitz^ 
par articles signéz de vostre main. 

Ilz cottiseront les gros Prelatz aussi bien comme 
les paouvres prebstres. 

•Touttes les dits conditions me semblent tant 
raisonnables que je leur ay dit estre en opinion, 
que vous les leur accorderies reservant neant-. 
moins en tout vostre bon plaisir. 

D'allieurs entendant par vostre Tresorier de 
Eresse que ce Goùard, contro qui il avoit par 
vostre commandement executé pour raison des 
deniers de la muUattieré alloit difFerant de les 
desbourcer soubz attente et espoir d'avoir quel- 
que provision a Ghambery ou allieurs ce pendant 



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— 401 — 

je me suis dispencé de luy escripre en termes telz 
qu'il est requis , estimant que vous ne le trouve- 
rés mauxvais puìs que c'est purement pour vostre 
service, le quel requiert que lon diligente ce qui 
est commencé, avant que vous vous esloygnés de 
ce pais. Gar j ay des nouveaulx indices, semBla- 
bles a ceulx dorit je vous parlay pres de S. Ram- 
bert ainsi que je vous parleray aussi de ceulx cy 
ne vous en escripuant par ce qu'il n'y a rien de 
hastif, et que nous veillions njtesme la cittadelle 
se advance tant que vous en recepvres (cróy je) 
grand contentement a vostre retour. 

Aux environs de la Saonne ne y ài aultres pou- 
velles, si non que riere voz estatz y voysins, se 
assemblent de divers endroitz force gens de leur 
pretendue religion, dont les bons subJQcts du Roy 
Tres Chrestienne et les vostres sont en grande 
soupson, 

Monseigneur je^prie Dieu pour vostre prosperité. 

A Bourg en Bresse, ce samedi matin 27 d*aoust 1569. 

Votre tres humble et tres obeissant 

Subject et Serviteur 

MONTFORT. 

A MONSEIGNEUR. 



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— 402 — 

n cardinale Bobba al duca dì Savoia Emmanoele Ffliberto. 



Roma, 1570, ^5 settembre. — Dairorìginale. Arch. gen. del regno. 



Ser"»° Sig' Sig' mio Col'"'* , 

Sabbato passato allì 23 di questo fui longa- 
mente con Sua Beatitudine et le raggionai del ne- 
gotio della liga de' Bernesi , In quella parte della 
quale Sua Santità si doleva che fosse stato con- 
cesso alli Genevesi di pratticare e trafficare nei 
Stati di V. A. et la feci capace che in questa capi- 
tulazione non s'era concesso niente in pregiudicio 
della religione catholica : poiché se ben- a Gene- 
vesi è permesso di pratticare in quelli Stati, il che 
per addietro non gli era prohibito , sono perhò 
obligati ne' lochi dove si vive catholicamente os- 
servare gli ordini et Editti dell'Altezza Vostra et 
contra venendo saranno castigati, et tal ordine 
hanno li ministri suoi. Le dissi anchora che per 
causa dell'appellationi , supplicationi, et ricorsi 
non si poteva negare tal commercio, le quali cose 
sono indirizzate a corroborare le raggioni di V. A. 
per potere col tempo ricuperare quella città di 
Geneva. Sua Santità mi rispose finalmente che 
restava capace et soddisfatta et che pregava solo 
V. A. che usasse diligentia in fare che la mente et 
ordini suoi siano bene eseguiti cosi per honore 



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— 403 — 

d'Idio come per servitio suo proprio et de suoi 
popoli. 

Il signor Cardinale de' Medici potria difiEerire 
la sua venuta più di quello che si credeva per che 
essendo andato il Cardinale Alessandrino a Bolo- 
gna con animo nel ritorno' di passar a Firenze 
senza dubio alcuno il Cardinale Demedici l'aspet- 
tarà. Il che potria portar inansi per tutto ottobre, 
et di più mi ha detto un agente del detto Cardi- 
nale Demedici che la venuta di suo padrone si 
potria diflferire fin a natale perhò non lo sa di 
certo : il che sia detto per aviso. 

Ho ricevuto l'ordine per il signor Cardinale 
d'Augusta, il quale si trova fuori di Roma a Pale- 
strina suo vescovato ; spero che sarà di ritorno in 
breve. Io anchora parto domani verso Rieti per 
stare fuori otto giorni a spasso con licentia del 
Papa. Come sia venuto, daremo fine al negozio del 
detto Cardinale al quale fra tanto ho dato aviso 
dell'ordine di V. A. alla quale humilmenle bascio 
le mani. 

Di Roma aUi 25 di settembre 1570. 

Hum. et Obi, Servitore et VosmUo 
Il Cardinale Bobba. 



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DE8U AMORI E DELLA PRISIONIA 

DI 

TORQUATO TASSO 

DISCORSO 
' FONDATO 8U DOCDIfllTl IRIDITI DILL'IIGHITIO ÌSttM 






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AL CHItRISSin SI6UR UVAUERE 

GIUSEPPE CAMPI 

DIBBTTORE DELL*ABGHIYIO ESTENSE 



Indirizzando a voi, gentile signore ed amico, que- 
ste considerazioni intomo ad alcuni accidenti della 
vita del gran Torquato, io altro non fo in certo mòdo 
che rendervi ciò che da voi mi viene. Imperocché es- 
sendomi nel settembre dell'anno passato condotto a 
visitare codesto celebre archivio, ed informato se 
alcun documento vi si trovasse relativo al Tasso, od 
a quelle donne che ebbero imperio nel cuore e neUa 
fantasia di lui, voi m'avete ragguagliato della sco- 
perta poc' anzi fatta di alcime lettere del poeta in una 
filza di carte attinenti al comune di Kubiera (*); e 
permesso di trame copia ; e schieratomi avanti agli 



(1) Le discopriva il signor Angelo Mignoni, antico ed abilissimo uffi- 
ciale di queirarchivio. D*esso e dell*onorevole signor vice-archivista, il 
dottor Guerra, mi debbo anche lodare per la pronta cortesia con cui se- 
condarono le mie ricerche. 



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— 408 — 

occhi moltissime lettere originali di Leonora d'Este e 
dì Lucrezia Ben^dio Macchiavella, delle quali ezian- 
dio, in Bruito amia preghiera, m'avete favorito co- 
pie ed estratti, confortandole di dotte ed acute os- 
servazioni, con una condiscendenza e cortesia tanto 
più veracemente italiana, quanto più discosta da ogni 
misera emulazione ed invidiuzza municipale. "L'ar- 
chivio dell'inclita e dotta città di Modena per voi si 
atteggia a quelU agevolezza che dee mostrare anche 
al minimo degli studiosi ogni archivio della gloriosa 
penisola: ed a me gode l'animo di darvene questa 
pubblica lode. 

Studiando la vita e le opere di Torquato Tasso, e 
paragonandole colle lettere che ho tratte dall'ar- 
chivio modenese, mi pare alcun raggio di nuova luce 
si spanda sopra le cause de' suoi tanti infortunii ; 
poich'egli, per una rara perversità della sorte, fa fi- 
gliuolo infelicissimo d'infelicissimi genitori. 

Nato nel 1544, dopo d'aver studiato a Padova ed 
a Bologna, e dato coi canti del Rinaldo certa prova^ 
d'alta &iitasia e di gran magistero poetico , ed ac- 
quistato, pur quasi imberbe, quella fama a cui altri 
s'appressa a gran fatica in molti anni, la povertà lo 
sforzò nel 1565 ad acconciarsi^ come gentiluomo, ai 
serrigi del cardinale Luigi d'Este, principe dovizioso 
e liberale, fratello di Alfonso II, duca di Ferrara. 
Torquato non contava ancora ventidue anni d'età ; 
avea belle e meditative sembianze, piacente favellare, 
. a cui non togliea grazia un lieve impedimento di lin- 
gua; contegno onestamente altero, poiché chi ha 
l'ale aUa mente noi può nascondere ne a sé né agli 



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— 409 — 

altri. Vestiva, non riccamente, che non n'avea modo,' 
ma alssai pulitamente. Giungeva con un nome già 
illustre per le sue e le paterne laudi; ma con una 
somma inesperienza degli uomini e deUe cose, e più 
disposto a vivere tra gli splendori e le meraviglie 
del mondo ideale che s'era fabbricato nel suo cer- 
vello, che tra le miserie del mondo reale, e, peggio 
ancora, tra le vane pompe, le false gioie, i disinganni, 
le amarezze e le fredde malvagità di una corte. 

Nondimeno Torquato avea troppi prestigi e di 
mente e d'età e di forme ; ed allora i principi e le 
belle erano troppo vaghi di quella fama che s'alza 
sui vanni di un carme immortale, perchè non sorri- 
desse da prima al nostro poeta un facile successo. 
Ed egli verace poeta con infiammata fantasia e cuor 
di cera, atto a ricevere ed a rendere ogni più leggiera 
impressione, poco tardò ad intrigarsi in amori, se- 
condo L'uso de' tempi, non occulti ma palesi, pe'quali 
il poeta lo scrittore infeudava, per dir così, il suo 
genio al culto di bella donna, la quale o per inclina- 
zione per calcolo di vanità, sovente per le due 
cause riunite, si godeva quegli omaggi, e dava qual- 
che onesto segno di gradimento all'autore W. 

Aveva il duca di Ferrara due sorelle, Lucrezia ed 
Eleonora, delle cui laudi sono piene le opere di quei 
tempi; queste principesse, nelle quali la grazia con- 
diva la bellezza e temprava la maestà, aveano sve- 
gliato ingegno, piucchè sufficiente notizia di lettere, 



(1) Vedi il sonetto 138 delle Rime amorow, sull'argomento: Vamw 
lascivo e non l'onesto debbe celarsi. 



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— 410 — 

e gran propensione pei letterati, e nobil dedo ài 
fama; e come possente istromento di fama lor si 
porgeva Torquato. Aveano l'ima otto, l'altra sette 
anni più che il Tasso ; il che gimito alla diversità di 
condizione dava loro qualche baldanza d'incor£^- 
gire la timidità del giovine ed inesperto poeta, il 
quale poi non sapendo usare della loro grazia in 
quella stretta misura che si richiede, senza eccedere 
almeno in parole, dava luogo alle principesse, e 
specialmente ad Eleonora, più contegnosa, di risen- 
tirsi; e, quel che è peggio, ai nemici del Tasso di mor- 
morare e d'accusare. Lucrezia fii la prima che gli 
die favore, perchè quando il Tasso giunse a Ferrara 
tra le splendide feste con cui s'onoravano le nozze 
del duca Alfonso e di Barbara d'Austria, Eleonora 
era ainmalata. Quando fii risanata ed ei la vide e ne 
ebbe grata accoglienza, il suo cuore sentì inconta- 
nente le amorose faville. Scrisse allora tre canzoni 
intitolate : Le tre sorelle per la stm singularissima 
padrona e benefattrice Madama Leonora^ delle 
quaU la prima solamente fa divulgata W , le altre 



(1) Serajssi, Vita del Tasso, pagina 248. — La canzone di cui si fa 
cenno è la dicianovesima delle Rime varie: 

Mentre che a venerar movon le genti 
Il tuo bel nome in mille carte accolto , ecc. 

nella quale la passione traspare per ogni lato ; ecco in qual guisa e con 
quale arte il poeta la manifesta: 

É certo il primo di che '1 bel sereno 
Della tua fronte agli occhi miei s'offerse 
E vidi armato spaziarvi Amore, 
Se non che riverenza allor converse 



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— 4H — 

non videro mai la luce, forse perchè la passione vi 
traspariva troppo evidente, e la principessa p>refe- 
riva, come savia e onesta ch'ell'era, l'illibatezza della 
propria fama all'onore di maggiori iacensi poetici. 
Nondimeno, amando e pregiando ella assai il valore 
del giovine poeta, continuò a favorirlo ed a tentare 
di regolarne l'inesperienza, per quanto poteva essere 
capace di regola la fantasia di xm poeta, e massima- 
mente quella del Tasso. 

Infatti, sia che il cuore di. lui non si appagasse del 
misurato affetto di cui potea riconoscerlo Eleonora, 
sia che ad arte e per non dar sospetti il facesse, o 
più veramente che l'indole sua troppo mobile lo 
sbalzasse ad accendersi a più fuochi, egli è certo che 
poco stante si innamorò di Lucrezia Bendidio in 
MacchiaveUi, dama tra le prime della corte estense, 
per ingegno, per bellezza, e per melodia di soavis- 
simi canti, che si sprigionavano, come diceva il Tasso, 
tra le belle perle e i bei mbini. Quindi soggiunge : 

Legata all'annónia Talma ed accesa ' 

Sentimi a i lampi di quel sol sereno 

De* tuoi lumi cui presso unqua non verna; 
Misera ! e qual aver potea difesa, 

Se non pregarti ? Deh men grave almeno 

Sia la prigion, poich'esser deve eterna! 

Questa donna e quest'amore furono la cagion 
prima delle sventure del buon Torquato. Lucrezia 
era corteggiata da Giambattista Nicolucci, detto il 



E meravìglia in fredda selce il seno: 
Ivi perìa con doppia morte il core. 
Ma parte degli strali e dell'ardore 
Sentii pur anco entro il gelato marmo. 



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- 4i3 - 

Pigna, ministro influentìssimo del duca, letterato 
anch'egli non mediocre, ma pieno di sottili malizie, 
covo di sdegni perenni, e fabbro'd'inganni ; e gli ar- 
dori del Tasso e del Pigna per la bella Lucrezia 
accesero per lei, non so se il cuore o la fantasia 
del cardinale Luigi d'Este, fratello del duca e dì 
Eleonora e padrone, come vaUora si diqeva, del 
Tasso. 

Essendo stati accolti con somma premura da 
Lucrezia gli omaggi principeschi, e tosto ricambiati 
con segni del più sviscerato affetto. Luigi d'Este, 
trafitto daUa gelosia, concepì un odio furiosissimo 
contro a' suoi rivali, e sopratutto si sforzò d'impe- 
dire che il Tasso avesse frequenti occasioni di tro- 
varsi con la Bendidio ; e siccome essa era dama di 
Eleonora, e con lei perciò spesso conversava, in- 
tese a vietar, se fosse possibile, al poeta l'accesso 
nelle stanze deUa principessa, persuadendo al duca 
che la troppo dichiarata propensione della loro so- 
rella pel Tasso era causa di pubbliche mormora- 
zioni. Alfonso n prestò facile orecchio a quelle in- 
sinuazioni; epperò ambedue le fecero pervenire con- 
sigli agro-dolci sopra la sua condotta; consigli che 
ella ricevette dapprima con dispetto, ed a cui ri- 
spose con alterezza, ma ai quali pare che poi, al- 
meno qualche volta, si conformasse. Frattanto nel 
1571 il cardinale essendo passato in Francia, dove 
possedeva l'arcivescovato di Auch, vi condusse seco 
il Tasso per allontanarlo da Ferrara, non certo per 
fargli cosa grata, poiché gìimto colà lo trattò così 
male, che il poeta, licenziatosi da lui, se ne tornò 



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— 413 — 

in Italia, e poscia, a mediazione delle principesse 
Lucrezia ed Eleonora d'Este,fti accolto tra i gentil- 
uomini del duca Alfonso loro fratello (maggio 1572), 
giustamenfe ambizioso d'aver al suo seguito un poeta 
che tant'alto avea già spinto il volo ne' canti del 
Rinaldo sin dalla prima giovinezza; che gli promet- 
teva di consecrare alV immortalità (per dirla con una 
frase del poeta) nella Gertisalemme liberata i me- 
riti della preclara stirpe estense, e quelli soprattutto 
dei figliuoli e delle figlie del grande Alcide W, ri- 
cambiando con ampia messe di gloria la tavola or- 
dinaria ed il lieve assegnamento che gli veniva 
concesso in lire marchesane. 

Di questi fatti dobbiamo adesso attinger le prove 
nelle lettere inedite che pubblichiamo. E prima, in 
quanto ai disgusti che madama Eleonora ebbe per 
questo riguardo', ne abbiamo testimonianza nella let- 
tera del 23 febbraio 1571 , scritta da questa princi- 
pessa al cardinale suo fratello, nella quale dice: 

« Quanto a quei rumori che a me sola tocano, 
« di che V. S. HI™* mi scriue hauer inteso da aitai 
« che da me, mi par cosa di così poco momento, che 
« non merita di venir al'orecchie di V. S. 111°** ; ma 
« le dirò solo ch'io non ne posso indouinar nessuna, 
« né con le buono, né con le cattive parole; et credo, 
« quando domandassi parere sopra questo, ch'o- , 
« gn'uno mi consiglieria a metere tutti gli altri tA" 
«- speti da banda, et atendere solo aUa mia comodità 



{1) Cosi chiamava Ercole II, daca di Ferrara. 



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— 414 — 

« et satìsfacione , il che ho risoluto da me medema, 
« per fare come, fan gli altri; et non starò più a scri- 
« ner di questa baja a V. S. DI"* , lasciandone la 
« cura a chi ne ha scrito prima di me ; ^he le pro- 
« meto non le mancherà facendo, se vorà dire tutto 
« quello ch'intenderà in questo secreto. » 

Questi mali umori alla fine dell'anno seguente si 
erano esacerbati fino a prorompere in parole minac- 
ciose, come appare dalla lettera che pubblichiamo in 
data del 24 di ottobre 1572, lettera scritta dal car- 
dinale a Leonora, e postillata dal duca Alfonso. 

Pare che dopo l'imione delle forze ducali e cardi- 
nalizie contro di lei, madama Eleonora che, forse 
dietro Tushergo di sentirsi pura^ o per la notizia che 
avea delle vere cagioni di quelle ire, era stata sul- 
l'onorevole, e non s'era piegata a condiscendenza, 
promettesse di sfuggire le visite di Torquato; se ne 
ha indizio nella corrispondenza della Lucrezia Ben- 
didio col cardinale ; corrispondenza tutta intesa a 
certificar quel prelato dell'amor suo, ed a rimuovere 
ogni pretesto di gelosia, tanto in riguardo al Pigna, 
che voi pensate, ed io altresì credo, sia quello desi- 
gnato per dileggio col titolo di sposo dalla barba 
bianca; sia dal lato del Tasso, chiamato : quel buon 
uomo che compone versi. Così posponeva quella cu- 
pida ed ambiziosa sirena il favore d'un principato 
intellettuale e divino al fasto ed alPoro di una gran- 
dezza terragna. 

Scrive adunque Lucrezia all'uomo in cui aveva ri- 
posto ogni SUA) fine — in cui viverà tuto U tempo 
della sua vita; — al quale protesta che vorrebbe po- 



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— 415 — 

tersi trasformare nella lettera che gli manda, acciò 
con la desiatissima vista stui potesse rallegrare la 
molta afflittione in cui si trova, — a cui afferma d'es- 
ser cosa più sua che qualunque altra di questo 
mondo ; — di sprecar tMo il mondo per viver su^ 
serva — di non atender mai ad altro che a satis- 
farlo co^ da lontano come da presso, ecc. — Scrive, 
dico, così in data del 17 luglio 1573 : « Io fui hieri 
« dalla mia patrona (Eleonora), la quale mi fece 
« tante careze, che non ne saprei desiderare davan- 
« tagio; et è tanto consolata della riconciliatione 
« fatta con V. S., ch'è contento mirabile * 

Soggiugne « come lo sposo dalla barbabiancha ha 
« avuto a dire che per rispeto del procedere ch'io 
« tengo con V. S. non vuol ph'io vadi mai con sua 
« moglie, né che vegna mai in casa mia » 

Da ciò si deduce che i dissapori d'Eleonora col 
cardinale durarono fin verso alla metà del 1573. Che, 
mentre ardeva questa discordia, e forse per causa di 
essa, Lucrezia Bendidio non era carezzata dalla sua 
padrona; che infine gli amori della Bendidio col car- . 
dinaie erano noti, postochè lo sposo dalla barba 
bianca giudicava esserhe lesa la riputazione in modo 
da non permettere che la propria moglie fosse veduta 
conici. 

Ma da altra lettera di Lucrezia del 25 d'agosto 
s'attinge cde il fratello del- cardinale, cioè il duca 
Alfonso, era quello che aveva dato al vecchio dalla 
barba bianca tali consigli, et gli dise tanto male di 
me per laperseveranjsfa chef acca in voler bene a V. 8. 

Attenta poi sempre a tranquillare i gelosi sospetti 



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— 416 — 

del suo amante, soggìugne la Bendidio: « Io ho ye- 
« duto dalla mia patrona una volta qud buon uomo 
« che compone versi ^ et subito che ditta mia patrona 
« lo vide, si levò, et andassimo di compagnia fuor dì 
« casa, tal che si comincia a chiarirsi che l'habsenza 
« di y. S. non li riesse come sperava. » 

Quindi si scorge con quale impegno il cardinale 
presente procurasse di vietar al Tasso le stanze di 
Leonora e di Lucrezia, assente si facesse promettere 
dalla sorella e dall'amica di non ammetterlo; e come 
per aver pace confratelli Leonora, e per non perder 
la grazia del dovizioso e generoso suo amante Lu- 
crezia, si risolvessero, la prima dopo molte difficoltà, 
la seconda con soverchia facilità, a compiacerlo. 

n qual fatto sempre più si dimostra per Taltra 
lettera che Lucrezia scrisse all'amante il 13 di set- 
tembre da Adria, luogo malsano e solitario, dove si 
. era ridotta per torgli ogni sospetto ; luogo dove in 
altri tempi non avrebbe potuto durar molto ; « Hora 
« quanto più è pipivo d'ogni conversatione, è tanto 
« più conforme all'animo mio, non mi mantenendo 
« d'altro, che esser continuamente acconpagnata col 
« core a V. S. » 

Scrive ella dunque all'amico , bramosa che sap- 
pia di punto in punto il viver suo : «... mi trovai un 
« giorno da la mia compagna, che sta nella strada 
« ove è posta la casa di V. S.,. et vi vene quél huomo 
« che compone, il quale gli disi che io volea fagire , 
« tutte le occasioni di ritrovarmi mai in loco ove 
« fiisse lui, per non dar da ragionar al mondo fuor 
« di proposito, et in particulare a suo patrone. » 



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-417- 

Questo fatto è narrato in modo che sembra rife- 
rirsi ad im' epoca non tanto vicina (mi trovai un 
giorno). E così doveva essere, perchè nella state il 
Tasso, turbato con Eleonora, che lo fuggiva, era an- 
dato colla principessa di Urbino a Casteldurante; e 
di là, dopo molti mesi che non avea veduta la' gentil 
sua fiamma, ne le aveva scritto, le inviava un sonetto, 
come cosa sua e nuova, senza dire, perchè forse non 
l'osava (dopo tai^ti mesi di cruccio), che a, lei si rife- 
risse, ma che, con buona pace de' contraddittori, mi 
par evidente non si possa riferire ad altri. Comincia: 

Sdegno, debil {[nerrìer, campione audace ; 

segue dicendo che questo stesso debile ed audace 
guerriero lo conduce nel campo ove Amore, armato 
di strali etemi e di celeste face, spezza col primo 
ventilar dell'aU il ferro e il gelo dello Sdegno; quindi 
il poeta lo scongiura a non aspettare il foco e le im- 
mortali saette d'Amore e a chieder pace : 

GrìdMo mercè, tendo la man che langue, 
Chino il ginocchio e porgo ignudo il seno. 

Insomma chiede perdono nelle più umili forme. 

Chieder perdono all'amica che abbiamo offesa è 
assai ragionevole ; ma spesso convien chiederlo, piut- 
tosto due volte che una all'amica che ci ha. offesi, 
per aver pace. 

n Tasso invia ad Eleonora questo soletto il 3 di 
settembre (1573); e dice che è fatto a requisizione 
d'un povero amante, il quale, essendo stato un pezzo 

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— 418 — 

in collera con la sna donna, ora non potendo più, 
bisogna che si renda e che dimandi mercè (1). 

Considerate, ven prego, caro signor Campi, come 
questa collera s'incontra coll'epoca in cui Leonora, 
riconciliata col fratello, diventò ritrosa col Tasso, e 
si ritirò al suo appressarsi; e conchiuderete meco 
essere quel sonetto il primo mezzo che tentò il poeta 
per rimettersi in grazia di Eleonora; la quale è da 
credere che, secondo l'umana natura, pel contrasto 
che si faceva alla sua inclinazione, Tamasse di più, 
benché fosse costretta a vederlo meno. 

Verso il giugno seguì la riconciliazione d'Eleonora 
col cardinale. Poco dopo il Tasso per negata udienza 
si guastò con lei. Più non la vide- ne le scrisse. Andò 
poi con Lucrezia d'Este a Casteldurante ; ma, leg- 
gendo VAminta alla vezzoza e graziosa principessa 
d'Urbino, volgeail cuore e la mente alla sorella di lei. 

Tornando alla corrispondenza della Bendidio, 
ninno si maraviglierà che lettere amorose scritte da 
una donna maritata ad un principe e prelato non con- 
tengano indirizzo ne segnatm*a, e che niun altro indi- 
zio rechino del nome di chi le scrivea fuorché una L. 
sulla parte estema del foglio ; ma v'hanno nell'ar- 
chivio estense, della stessa mano, lettere scritte e se- 
gnate Lucretia Machiavelli Bendidio; dimodoché 
questo punto non ammette dubbio. 

In quanto all'altro punto che le lettere della Ben- 
didio fossero indirizzate a Luigi d'Este lo provano 



(1) Guasti, Lettere del Toiso, I, 47. 



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— 4J9 — 

congetture tanto numerose ed urgenti da rimoyere 
ogni incertezza. 

Lettere segnate dalla Bendidio chiariscono ch'essa 
aveva confidentissima corrispondenza col cardinale. 
Essa gli raccomanda persone e negozi col sussiego 
d'una valida protettrice. Nel 1580 ritirava danari 
dal Gerbinato , banchiere del cardinale^ ' 

Una nota del 21 d'aprile 1586 ricorda vani padi- 
glioni da letto, di velo, ricamati probabilmente dalla 
Bendidio, e offerti a S. S. Illustrissima; titolo che si 
dava al cardinale. Poco prima lo stesso cardinale 
vendeva, ma verosimilmente sotto questa simula- 
zione donava alla Bendidio una castalderia, detta la 
Càlesélla, nel Carpigiano. (Istrumento 5 marzo 1589, 
rogato Tanino.) 

Lo stile delle lettere anonime, che in sulle prime 
era tanto umile, prova una gran differenza di condi- 
zione tra l'amata e l'amante. Ne v'erano altri prin- 
cipi a cui potessero con qualche probabilità essere 
indirizzate fuorché l'unico fratello del duca. 

Le notizie rivelate dalle lettere anonime coinci- 
dono mirabilmente colla condotta tenuta dal cardi- 
nale verso la sorella Eleonora ; colla gelosia verso i 
due manifesti adoratori di Lucrezia, il Pigna e il 
Tasso : lai, patrona di chi scrivea in così bello stile 
concetti d'amore non poteva essere che una princi- 
pessa ; ora la sola principessa che rimanesse allora 
a Ferrara, dopo il matrimonio di Lucrezia estense 
col principe d'Urbino (1570), e la morte di Barbara 
d'Austria, duchessa di Ferrara (1572), era Eleonora; 
quindi Vuomo che compone^ e che sperava per l'as- 



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— 420 — 

senza del cardinale pixLfacile accesso presso Leonora 
e presso la Bendidio, non può essere- che il Tasso. 

Ma senza andar in traccia di congetture, una 
prova diretta e concludente l'abbiamo nella lettera 
del 29 settembre 1573, dove la Bendidio scrive che il 
vecchio dalla barba bianca^ cioè il Pigna, disc alla 
mia patrona (Eleonora) come il barba di V. S. vo- 
leva andar a Boma per litigare con lei. Questo zio 
del cardinale era Francesco d'Este, marchese di 
Massa Lombarda , il quale credeva aver ragione 
su parte dell'eredità del cardinale IppoUto d'Este, 
morto il 2 dicembre dell'anno precedente, e del 
quale Luigi d'Este aveva raccolto la pingue eredità, 
accresciuta da un arcivescovado e da gran numero 
di abbazie in Francia ed altrove, per cui s'era fatta 
dare la sopravvivenza. 

Nella voluminosa corrispondenza del Tasso non si 
trova che una lettera indirizzata al cardinal d'Este, 
e ciò nel 1578, quando il Tasso dopo la sua fuga 
sentiva d'essere in piena disgrazia della corte di 
Ferrara, e trovandosi a Torino si risolveva ad en- 
trar ai servigi del duca Bmmanuele Filiberto. Egli 
supplicava il cardinale, in quella guisa che si sup- 
plicherebbe un nemico , che per pietà e per cortesia 
si degni favorirmi sì cWio con alcuna condizione 
tolleràbile sia raccolto ai servigi di alcuno di questi 
principi signori^ suoi parenti ed amici, che si tro- 
vano ora in Turino, 

Questo silenzio del poeta prova che tra il cardi- 
nale e lui era sorta una di quelle antipatie, radicate 
nella passione, che il tempo non cancella, e la disu- 



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— 424 — 

gaaglìanza delle condizioni aggrava forse più ancora 
nel cuore dell'inferiore che in quello del superiore. 

E quando nell'aprile del 1579 l'infelice poeta fa 
rinchiuso in Sant'Anna, egli si lagnava d'esser tenuto 
prigione, non dal duca, non dal sant'uffizio, ma dal 
cardinale Luigi d'Este. Anzi^a\ duca scriveva, al 
duca si raccomandava, dal duca confessava ricevere 
dimostrazioni d'amorevolezza. Per arbitrio del car- 
dinale d'Este protestava d'essere prigioniero e mal- 
trattato. Ecco le sue parole: 

« Venni, dico, a Ferrara chiamato dal cardinale 

* Albano, il quale m'avea fatto scrivere molte cose 
« de l'amorevolezza del cardinale d'Este verso me; 
« in modo ch'io poteva comprendere che, secondo il 
« suo giudicio, più doveva del cardiaale d'Este pro- 
« mettermi che del signor duca di Ferrara o pur del 
« magnanimo cardinale de' Medici. E giunto a Fer- 
« rara non fui raccolto da alcuno che dipendesse da 
« S. A. Serenissima, ma da' dipendenti del cardinale 
« d'Este ; appresso i quali non m'essendo osservata 
« alcuna di quelle promesse che del cardinale Albano 
« m'erano state fatte, venni in quella risoluzione per 
« la quale fui imprigionato; ed essendo mia inten- 

* zione che il signor duca dovesse imprigionarmi, 
« non fui messo nelle sue prigioni né 'n quelle del 
«vescovo de' frati (ove ragionevolmente dovevo 
« esser messo se l'ufficio de l'inquisizione aveva o 
« voleva sovra me aver ragione alcuna), ma ne le 
< prigioni di Sant'Anna, ove né '1 dùca come principe 
« temporale né '1 cardinale, oppure il vescovo come 
« ministro del papa, mi tiene; ma solamente il car- 



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— 4tJ — 

« dinaie, come signor don Luigi d'Este, con quella 
« autorità la quale egli in alcun modo non può jiè 
« dee avere sovra la mia persona, se non la si usurpa 
« come fratello del principe poco informato. » 

Prosegue poi dicendo che da quattordici mé&i in- 
fermo e prigioniero non ebbe ninna di jq[uelle como- 
dità che non si sogliono negare ai plebei nonché ai 
gentiluomini pari suoi ; che il cappellano non fu mai 
a visitarlo; che gli si negarono la confessione e la 
comunione ; s'ei n'era giudicato indegno doveano al- 
men cercare di convertirlo; e conchiude: « Non 
« Tavendo fatto che posso io creder altro se non che 
« il cardinale non mi voglia cattolico ? per isdegno 
« che in Francia io volessi far maggior professione 
« di cattolico di quel che ad alcuni suoi ministri pa- 
« resse ch'io facessi; o per aver occasione di non 
« darmi nella sua corte luogo conveniente a qualche 
« mio merito ; o per non rimunerar quelle cose ch'io 
« ho scritto in lode della casa sua, le quali, quando dal 
« signor duca non fossero riconosciute, da lui ragio- 

« nevolmente dovrebbero essere riconosciute » 

E nella stessa lettera, accennando alle cause per cui 
fu imprigionato, scrive: « E se poi contro al cardinal 
« d'Este sono trascorso in alcune pazzie, posso giù- 
« rare, che ninna rea opinione ch'io abbia de la bontà 
« ed integrità della vita sua o pur de la sua religione, 
« niun odio che gli porti, niun desiderio ch'io abbia 
« di vendicarmi d'alcun disprezzo n'è stato in alcuna 
« parte cagione. » 

Da queste parole si può inferire che le ingiurie da 
lui scagliate contro la persona del cardinale, da cui 



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— 423 — 

si yedea dispregiato e maltrattato, detraevano all'in* 
tegrità della vita ed alla religione del principe por- 
porato; e le scuse ch'egli ne reca e le colorate ca- 
gìeni politiche ch'egli va poscia assegnando a giu- 
stificazione dell'impeto di furore in -cui cadde, come 
se si trattasse di quistione di precedenza tra Spa- 
gna e Francia, non inganneranno nessuno; come 
nessuno aggiugnerà fede alla sua protesta che per 
nulla contribuisse a farlo prorompere in quelle rab- 
biose parole il risentimento di sofferti oltraggi W- 

Ora da tutti questi argomenti mi par chiarita ab*- 
bastanza l'amorosa corrispondenza di Luigi d'Este 
colla Bendidio, e la gelosa avversione concepita da 
quel principe contro al Tasso, causa primiera delle 
massime sue sciagure. La Bendidio, sebbene nelle let- 
tere al cardinale parlasse del Tasso con un tuono di 
sprezzante compassione, non sembra peraltro che 
l'abbia ributtato in guisa da disgustarlo. Sa pregiava 
in Luigi d'Este il grado principesco, la ricchezza, la 
potenza; se perciò risolutamente lo preferiva al poeta 



(1) Vedi neirordinatissima e correttissima raccolta del cbiarìssimo si-- 
gnor Cesare Guasti, nel volume II, la lettera 133, indirizzata al mar-* 
^ cbese Giacomo Buoncompagnor^ nipote di Gregorio XIII, colla data del 
17 maggio 1580; e più altre lettere sullo stesso argomento. Veggasi 
eziandio nello stesso volume la lettera 161 del 15 d*aprile 1581, nella 
quale scrive al conte Ercole Estense Tassone queste significative parole: 

f A rillmo cardinal Albano desidero ogni grandezza s'altro nonne 

« segue ho convenevole cagione di non assicurarmi de le sue promesse 
f in luogo alcuno ove monsignor illustrìssimo d*£ste abbia autorità. » 

Dei giudizi dati dal Guasti intorno alle vane cagioni delle disgrazie 
del Tasso é poi da far molto conto. 



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— 424 — 

iracondo, sospettoso, inquieto e mendico, tuttavia 
non poteva a meno di ammirare in questo i lampi 
d'uno smisurato ingegno, gli afiPetti d'un cuore ec- 
cellente, e di sapergli grado di quelle faville di glo- 
ria delle quali avea cosparso^ nome di lei. H fatto 
è che dal suo carcere il Tasso a Lucrezia Bendidio 
si raccomandava con fiducia, a Lucrezia indirizzava 
laudi rimate. 

Dichiarato ciò che era da dichiararsi intorno agli 
amori del cardinale d'Este colla Bendidio, e alla fu- 
nesta influenza che ebb^:^ sulla vita del Tasso, con- 
vien ricordare che il medesimo fu imprigionato due 
volte. La prima, nel 1577, in alcune stanze terrene 
in castello; la seconda, nel 1579, in Sant'Anna. 

A suscitar l'invidia e la malignità basta capere ed 
operare. Se poi all'ingegno, alla dottrina, all'attività 
s'accompagnano le lusinghe della fortuna, il favore 
del pubblico, o della più bella e cara parte del pub- 
blico, allora l'invidia e la malignità non conoscono 
più modo. Torquato, salito rapidamente ad altissima 
fama a quell'età in cui gli altri appena cominciano a 
farsi un nome; Torquato nobile, bello, carezzato dal 
duca suo signore, acc\)lto lietamente più come com- 
pagno che come gentiluomo di corte negli ameni re- 
cessi di ConsandoK e Casteldurante, dalle vezzose 
principesse Leonora e Lucrezia d'Este; ricevuto do- 
mesticamente e festeggiato dai più illustri principi, 
dai più onorati cavalieri, dalle più leggiadre gentil- 
donne che speravano, se non altro, dalla sua penna 
un raggio d'immortalità; Torquato, dico, doveva 
avere ed ebbe molti e rabbiosi nemici. Sorsero a 



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— 426 — 

travagliarlo gelosie municipali per esser egli fore- 
vStiero, e perchè si fingea di temere che Tasso avesse 
la pretensione d'oscurar l'Ariosto ; tema ridicola , 
perchè quei poeti sono due termiini incapaci d'esser 
l'uno all'altro paragonati; gelosia di pedanti, che 
scrutavano con diligenza i suoi versi, beati di tro- 
varvi una menda o vera od apparente; gelosia cor- 
tigianesca pel favore del principe, nella quale si se- 
gnalò il Pigna, ministro principak del duca, e dopo 
la sua morte (1 574) ancora più Antonio Montecatino, 
che gli succedette nell'ujBficio e nell'odio contro al 
Tasso; e Ascanio Giraldini, di nascimento ebreo, ma 
molto adoperato dal duca Alfonso e dal cardinale, 
éà altri assai ; infine gelosie femminili , nelle quali 
primeggia Luigi d'Este : cotesto gelosie eran tanto 
più rfibbiose, in quanto che Torquato traeva all'esca 
d'ogni nuova beltà che sopraggiugnésse (come fece 
con la Leonora Sanvitale-Scandiano W e con Laura, 
Peperara), e la corteggiava e la celebrava. Siffatta 
leggerezza era causa che tutte le donne lo vezzeg- 
giassero per trame splendore, ma ninna fissasse in 
lui l'intento suo. Agli uomini poi cuoceva veder 
Torquato girare come farfalla d'uno in altro fiore, 
e trame' vezzi e lusinghe. Perciò s'alienava da lui 
anche Giambattista Guarini, prima suo amicissimo, 



(1) Aveva il labbro tumidetto. Per lei scrìsse il Tasso U sonetto che 
comincia: 

Quei labbro che le rose ban colorito, 
Molle ti sporge e tamìdetto in fuore, 
Spinto per arte, mi cred'lo. d'amore 
A fare ai baci insidioso invito. 



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— 486 — 

che, accusato dal Tasso di volubilità, potè con ra- 
gione rispondere : 

Di due fiamme si vanta, e strìnge e spezza 
Più volte un nodo ; e con quesfarte piega, 
Chi *1 crederebbe? a suo favore i Dei !.. . 

I nemici del Tasso lo' travagliarono /in tutti i 
modi, ricordando giovanili lascivie, esagerando al^ 
tri suoi faUì, inventando e seminando calunnie, tor- 
cendo a mala significazione ogni suo atto, ogni suo 
detto; intercettando le sue lettere, rubandogli le 
carte mentr'era assente, involandogli le sue opere 
e facendole stampare imperfette. « Niun reo & 
« mai cosi tormentato, ninna città cosi combattuta 
« dalle macchine, compio sono stato e tormentato e 
« combattuto. » Così egli. Ma il peggior suo nemico 
ixk la fantasia che s'andò gravemente alterando. Nel 
gectaaio 1574 il duca lo condusse a Venezia, ove i 
maggiori principi dltalia convennero ad incontrare 
Arrigo m, che, lasciata la corona di Polonia, andava 
a p^liare quella di Francia. Di ritomo da quel viag- 
gio, fu lungamente travagliato dalla quartana, ac- 
compagnata da un'estrema languidezza. Allora co- 
minciò a serpeggiare nella sua mente quell'umor 
malinconico, per cui tutto grincresceva, di tutti 
sospettava. Nella state del 1575 fu colpito da feb- 
bre, dolori e stupori di testa tali, cfie dubitò di finir 
la vita; quindi l'umore che serpeggiava divampò, e 
lo agitò terribilmente, facendogli veder il peggio in 
tutte le cose,, tutto coprendo a' suoi occhi d'un fii- 
nebre velo, traendogli attorno in tristissima danza 
folletti e fantasime, vestendo di sospetti e d'asperità 



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- 427 — 

il suo spìrito. Malattìa vera, fìsica e morale, che non 
rimpediva né di poetare né dì filosofaxe mirabil- 
mente, ma che gli togheva ogni pace, e con essa 
quella scienza pratica del viver sociale, nella quale 
non era mai stato espertissimo, e lo esponeva a mille 
contrarietà, a mille delusioni, lo rendea corrivo a 
crucciarsi co' suoi migliori amici (^)- 

Cominciò allora ad increscergli Ferrara, e solle- 
citava di finir il suo poema per pagar 'il debito di 
gratitudine promesso a casa d'Este, e quindi cercar 
altro cielo ed altri signori. Crescendo la malinconia, 
egli vedea dappertutto insidie e tradimenti. Sospettò 
trame contro la propria vita. Quantunque fosse dei 
più ortodossi, s'imaginò d'essere denunziato all'in- 
quisizione, e riandando i dubbi che talvolta s'erano 
affacciati alla sua mente in materia di fede, dubbi 
' da cui furono assaliti anche i più gran santi, ebb^ 
timore di poter essere condannato. 

Che vita infelicissima fosse quella del povero Tor- 
quato ciascuno sei vede. Quale appiglio offerisse ai 
molti suoi emuli, alla ciurma de' suoi nemici, di 
dipingerlo come stanco del servizio degli Estensi , 
come pauroso che dal duca stesso gli fòss^e insidiata 
la vita, come bramoso di disdirsi delle lodi date a 
quella stirpe , e di porsi sotto l'egida del granduca 
di Toscana, avversario dichiaratissimo della corte di 
Ferrara, si rende manifesto dalla corrispondenza del 
Tasso. E sì che il*Tasso amava il duca Alfonso, il 
quale lo accoglieva con costante amorevolezza, udiva 



(1) Vedi la lettera a Scipione <^iizaga. (Guasti, II, 49.) 



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— 428 — 

con ammirazione i suoi versi, discuteva con fino giu- 
dido le mutazioni che l'incontentabile poeta divisava 
introdurre nella sua Oerusalemme. E sì che il Tasso 
scrivea questa sentenza che ha Paria d'una bestem- 
mia: « che era acceso da carità di signore piucchè 
« mai fosse alcuno d'amor di donna. » (^) 

Ma questa opinione espressa con maggior enfasi 
che verità, e che ad ogni modo si riferiva ad un 
senso profondo di gratitudine, nulla detraeva alla 
sua dignità personale. Poiché Torquato stesso scri- 
vea in una lettera a Scipione Gonzaga (2), che « nella 
« essenza della cosa non solo non è servitù quella 
« che si ha con privati maggiori, ma neanche quella 
« che s'ha coi principi è propriamente servitù: ma 
« piuttosto amicizia in eccellenza; la quale per rive- 
« renza s'ha preso il nome di servitù, che da l'adu- 
« lazion del mondo e delle Corti è statò poi molto 
« addolcito, come ben mostra monsignor Della 
« Gasa. » 

Dominato da taU umori melanconici, che pur 
erano fili e ramuscelli di pazzia, Torquato volle fug- 
gir Ferrara, dove il duca e le principesse l^amavano 
e l'onoravano, volle andar a Roma e tentar sua ven- 
tura coi principi di casa Medici, awersarii degli 
Estensi. Ciò nel 1575, a malgrado dei contrarii con- 
sigli della duchessa Lucrezia, tornata poco prima da 
Urbino a Ferrara. Giunto a Roma, ebbe qualche pra- 
tica col cardinale Ferdinando de' Medici, ma nulla 



(1) Lettera al duca d'Urbino. (Guasti, Lettere del Tasso, I, 278.) 

(2) Guasti, Lettere del Tasso, II, 40. 



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— 429 — 

conchiuse; e volle tornar a Ferrara, donde molte 
basse malignità lo cacciavano , dove graziosi sem- 
bianti, dolci parole, alte attrattive lo risospingean 
pur sempre. Ma forse il Tasso non seppe o abba- 
stanza dispregiare le prime, o abbastanza valutar le 
seconde. 

Tornato a Ferrara, ebbe ancora grate accoglienze 
dal duca e dalle principesse, benché .si sapessero 
i portatnenti del Tasso in Roma, e i trattati col 
Medici. Ma riferivano ogni cosa all'umor melanco- 
nico; e il duca perciò volea che si lasciasse curare, 
stando alcun tempo in riposo, senza attender ad 
aUro. Imperversarono allora nella mente del poeta 
nuove e più fiere imaginazioni. H duca pretendere 
ch'ei poltrisse nell'ozio e negli agi ; non acquistasse 
ninna fama al mondo ; rimanesse oscuro e disono- 
rato. Riscaldato su questa fantasia, balzò d'uno in 
altro errore; malcontento di tutti e di se stesso, 
protestava d'essere idolatra del duca, e tutto a un 
tratto, sulla più debole apparenza, si precipitava 
ad accusarlo de' più brutali disegni. 

Rinforzando il male, ebbe qualche volta l'infelice 
poeta degli accessi furiosi. 

Non parlerò dèlio schiaffo dato nel cortile del pa- 
lazzo ad im avversario che gli diede una mentita. 
Era gentiluomo e non potea che risentirsi. Ben fu 
grave errore il fatto occorso il 17 giugno 1577 
quando, trovandosi nelle stanze dì Lucrezia d'Este, 
duchessa d'Urbino , avventò un coltello contro ad 
xm suo servitore, da cui si credea tradito. Fu allora 
considerato quell'atto come effetto d'una alienazione 



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— 430 — 

di mente, e lo era certo. Il duca lo fece sostenere in 
alcnne camere terrene del castello, e si riferiscono a 
tal epoca tre lettere che pubblichiamo. Una del 
Tasso, l'altra dì Guido Coccapani, fattor generale 
del duca, la terza del medico ducale GaprìUo. 

Pare che i segni d'alienazione fossero da princi* 
pio tati che desser timore d'un suicidio, poiché il 
duca lo facea dormir accompagnato. Torquato lo 
scongiura di lasciarlo dormir solo, avendo provato 
già tre notti come gli fosse impossibile di velar l'oc- 
chio in tale stato. So che m'ama, egli dice, e so che 
ha intenzione di gtmrirmi; non voglia colla vigilia 
farmi affatto divenir matto. 

La lettera del Coccapani si riferisce ad un mes- 
saggio recato per parte del duca al Tasso, per fargli 
conoscere alcuni suoi errori e confortarlo a lasciarsi 
curare. Messaggio udito dal Tasso con meraviglia e 
rassegnazione, mostrandosi pronto a conformarsi ai 
desiderii del duca, e pr^ando solo d'esser tratto di 
prigione e guardato nella sua camera. Di quell'ap- 
parente docilità non si fidava per altro la duchessa 
d'Urbino, la quale ne fu ragguagliata, dubitando 
che non stesse in cervello e tornasse sugU umori di 
prima. 

H medico Caprilio dice d'aver annunziato al Tasso 
le grazie del duca, che gli apportarono tanto soìle- 
vamento che tutto heri (P luglio 1577) stette molto 
in squadro. Questa mattina si è confessato e comur 
nicato molto divotamente. 

H medico avea trovato il Tasso che, condotto dal 
Franco, ragionava- con Madama Illustrissima^ cioè 



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— 431 — 

colla principessa Eleonora, e forse la grazia che gli 
fd annunciata fu d'essere riposto nella sua camera 
per esservi curato. 

Le previsioni della duchessa d'Urbino non tar- 
darono molto a verificarsi. H Tasso fuggì da Ferrara 
come da terra per lui mal sicura, cercò varii paesi, 
poi andò a Sorrento , sua patria, dalla sorella Come* 
lìa ; poi a Torino, dopo un penosissimo viaggio in po- 
vero arnese, talché alle porte della città i gabellieri 
lo ributtavano, se Angelo Ingegneri che ricapitò non 
lo facea conoscere. Ivi fii ben ricevuto dal marchese 
Filippo d'Este, genero del duca Emmanuele Fili- 
berto, e dal duca medesimo, che gh proferse di pi- 
gliarlo al suo servigio colla stessa prorisione che 
aveva a Ferrara. Ma il cuore del Tasso era in quella 
città che poco prima avea fuggita come mal fida e 
piena d'insidie. Egli volea tornarvi, e confidava di 
placare gU sdegni del duca e delle sorelle di lui, e 
d'attutare le invidie e le male arti de' suoi nemici. 
Era follia peggior della prima, e Filippo d'Este fece 
inutilmente ogni sforzo per impedirlo. 

Qui si schierano altre lettere inedite di Torquato 
scritte da Roma al duca, nelle quali implora la gra- 
^a del ritomo con si tenere ed efficaci parole , che 
mi paion muovere piuttosto da amor di donna che 
da carità di signore. Come credere infatti che ai 
begli occhi d'Alfonso II s'indirizzassero queste pa- 
role : « ... essendo io sicuro che lamia lontananza da 
« Vostra Altezza cagionerebbe la mia morte od al- 
« meno lunghissima infermità di corpo et inquietu- 
« dine d'animo ; e s'io arrivassi a Ferrara semirivo 



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— 432 - 

« spererei che la vista sola cB Vostra Altezza ba- 
« stasse a risanarmi. » 

La passione che con tanta TÌolénza lo traeva a 
Ferrara doveva essere l'ansia di rivedere un'antica 
fiamma : era ella la Bendidio, o la Sanvitale, ovvero 
Eleonora d'Este, colla quale sperava di rinnovar la 
servitù, riponendosi in grazia *del duca? Io inclino 
a quest'ultima opinione, e credo che ad Eleonora 
d'Este e non ad altre Eleonore (1) fosse indirizzato 
verso quei tempi il sonetto 365 delle Bime amorose, 
in cui dichiara una passione che arde già da tre 

lustri: 

Perchè *n giovenil volto amor mi mostri 

Talor, DONNA real, rose e ligustri, 

Oblio non pone in me de* miei trilustri 

Àffiinni, e de' miei spesi indamo inchiostri ; 
E '1 cor che s'invaghì degli onor vostri 

Dapprima, e vostro fu poscia più lustri, 

Riserba ancora in sé forme più illustri 

Che ^rle e gemme e bei coralli ed ostri. 
Queste egli in suono dì sospir si chiaro 

Farebbe udir, che d'amorosa face # 

Accenderebbe i più gelati cori. 
Ma oltre suo costume è fatto avaro 

De' vostri pregi, suoi dolci tesori, 

Che in se medesmo li vagheggia e tace. 

Egli aveva scritto alle due principesse estensi. Lu- 
crezia non rispose. Eleonora gli fece intendere che 



(4) Il sonetto ha quest'epigrafe: a donna Eleonora tacito amante 
SI SCUSA. Parla a donna regale, a bella donna non più giovine; ed 
Eleonora avea raggiunto la maestà degli otto lustri; d'amor trilustre y e 
Tasso avendola conosciuta nel 1565, si trovava nel 1579 alla fine del 
terzo lustro del suo amore. 



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— 433 — 

nulla poteva in suo favore. È notò che tornò a Fer- 
rara a ciò confortato dal cardinal Albano, fidando 
nel suo maggior nemico , il cardinal Luigi d'Este, 
da' cui famigliari fu raccolto; che niun viso gli sor- 
rise, che ninna grata accoglienza gli fu fatta, che 
tutte le porte gli fiiron chiuse, non avendo potuto 
aver udienza né dai principi ne dalle principesse ; 
che perciò , montato in furore , disse . contro la 
casa d'Este, e spedahnente contro al cardinale 
Luigi, le più matte ingiurie del mondo W ; che per 
ciò*fu preso e tratto in Sant'Anna per esservi cu- 
rato; e che in quell'ospitale trovò nel priore Ago- 
stino Mosti, non un amorevole custode, ma uno 
sgherro fatto secondo il cuore del cardinale (2). Ivi 
rimase dall'aprile 1579 fino al luglio del 1586 ; ma 
passati i due primi anni s'era molto rimesso del- 
l'antico rigore: l'alto poeta riceveva visite illu- 
stri, e gli si consentiva d'uscire accompagnato e di 
passar le intere giornate ora in un luogo, ora nel- 
l'altro. ' 

Nel 1590 era a Napoli, albergato dal Mansi, ono- 
rato da tutti , ma affranto di salute quando pigliò 
a scrivere il cristianissimo poema: Le sette giornate 
del mondo creato. 



(1) Nella lettera al duca Alfonso II chiama false, pa%%e e temerarie 
le parole per le quali egli fu messo prigione. (Guasti, Lettere del 
TassOyllyQl,) 

(2) Nella lettera ad Ercole Rondinelli dice : « Edin questa prigione 
sono stato aspramente trattato dallo sdegno, se non m'inganno, di 
monsignor illustrissimo d'Este. (Guasti, II, 102.) 

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— 434 — 

Nel 1594 fu chiamato a Roma a ricevere la co- 
rona d'alloro in Campidoglio; ma già sentiva egli 
il suo prossimo fine , ed il suo spirito anelava a cir- 
condarsi di lauri non caduchi. Ne si sarebbe mosso 
se gli amici noi sospingeano e non gliene faceano 
debito di gratitudine verso il papa ed il senato ro- 
mano. Venne, e, richiedendo i trionfali apparecchi 
molto tempo, ed aspettandosi i bei giorni di prima- 
vera, egli che vedeva ogni di più dileguarsi le forze 
'volle ricoverarsi in Sant'Onofrio , sul mónte Giani- 
colo , luogo d'aria salubre e d'ameni prospetti , ma 
soprattutto luogo divoto, ove, sentendosi sfinito, 
disse d'esser venuto a morire, e dove pur troppo, 
a* 25 d'aprile, sull'undecima ora , con piissimi sensi 
(siccome è proprio di tutti gl'ingegni veramente 
grandi che il demone dell'orgoglio non affascina), 
spirò. 

Alcuni anni prima di lui era giunta al medesimo 
passo Eleonora d'Este, condottavi da una malattia 
di cuore. Nel 1579 già soffriva molto, ed era stato 
chiamato a curarla il medico Gianfrancesco Fran- 
chi. Questi dissimulò così poco la gravità del caso, 
chp Madama ebbe a dirgli cìCera stato troppo di- 
ligente in darle avviso del suo male. Al Franchi, 
tj'oppo sincero, fu surrogato il Gaprilio. 

n dì 28 maggio 1580 Leonora, essendo a visitare 
le sue possessioni di Medelana, vi fu sorpresa da gra- 
vissima palpitazione. Migliorò udita la conclusióne 
dell'aggiustamentp ch'ella con infinito zelo avea pro- 
curato tra suoi fratelli (il duca ed il cardinale che 
contendevano per questioni d'interesse). Tornò po- 



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— 435 — 
cH giorni dopo a Ferrara, ove languì fino al novem- 
bre. Allora uno spaventoso accesso di batticuore la 
ridusse all'estremo. Domandò l'Eucaristia, e l'ebbe 
(ial vescovo di Ferrara. Poi desiderò l'estrema un- 
zione, e rispondendo il duca che era troppo presto, 
ella replicò : « Sento l'approssimarsi della mia ul- 
« tima ora. » Fu compiaciuta. Poi volle vaienti teo- 
logi che la confortassero al gran passo, e le furono 
inviati il vicario vescovile e due francescani, oltre ai 
véscovi di Ferrara e di Comacchio che l'assistevano 
dì e notte. Pregò lo Zonca, servitore del cardinale, 
che nulla scrivesse a monsignore, per non affliggerlo, 
e che non gli si consentisse di vederla in quello stato. 
Pure da quell'imminente pericolo di vita Leonora si 
riebbe, ma per sofBrire altri tre mesi e morire il 19 
di febbraio 1581 , giorno di domenica , in sul mat- 
tino. A' 25 del mese, il cardinale d'Este, da Venezia 
ove erasi recato due giorni prim^,, ne die notizia al 
duca d'Urbino, in questi termini : 

« Madama Leonora, mia sorella, che sia in gloria, 
« dopo essere stata ammalata gravemente più di tre 
« mesi, se ne passò domenica a miglior vita, con tanto 
« mio dolore quanto richiedeva l'infinito amore che 
« gli ho portato sempre. Però sapendo quanto V. E., 
« per sua Humatìità, abbia mostrato sempre di sti- 
« mar le cose mie, m'è parso debito , per questo e 
« per ogn'altro rispetto, di darle parte di questo mio 
« travaglio, siccome fo con la presente, cctofidando 
« che sia per sentirne altrettanto dispiacere quant'id 
« prenderei consolatione d'ogni felice successo suo. 
« Per il quale, pregando Sua Divina Maestà, resto 



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— 436 — 

« con basciorle hxumlmente le mani et augurarle 

* ogni felicità che desidera. » 

In altra lettera al colite Ercole Tassoni, ministro 
di Ferrara a Roma, dandogli carico di recare il 
triste ampuzio a sua santità ed a varii cardinali, 
afferma che Leonora avea fatto un Ane degno della 
ohristianissima vita che ha tenuta sempre. 

Torquato Tasso era in questo mentre guardato 
con eccessivo rigore in Sant'Anna. Scrivendo al pa- 
dre Francesco Panigarola, accenna la malattìa di 
Leonora in questi termini : « Se Madama Leonora 
«migliorerà, come tìii giova di credere, e com^ 

* molto desidero, vostra Paternità molto Reverenda 
« le baci humilissimamente le mani in mio nome, fa* 
« cendole sapere che m'è molto incresciuto del suo 
« male, il quale NON HO PIANTO IN VERSI, NON 
« SO PER QUAL TACITA RIPUGNANZA DEL MIO 

* GENIO. » (^) 

Eleonora morì, e il Tasso non la pianse ne in 
versi né in prosa, contentandosi di piangerla, come 
credo, nell'intimo del suo cuore. 

Bene avvertì il chiarissimo signor Cesare Guasti 
che quelle parole del Tasso non sono senza un'ar- 
cana significazione. 

Io per me credo che il Tasso, ricondottosi impru* 
dentemente a Ferrara solo per Eleonora, sentisse 
spezzarsi il cuore quando anche da lei gli fu rifiutata 
l'udienza; quando la seppe in istretta congiunzion 
di consigli e di fi-atemi affetti più col cardinale. 



(1) Guasti, Lettere del Tasso, II, 103. 



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— 437 — 

SUO nemico, che col duca; quando potè credere 
ch'ella si riputasse offesa delle ribalde parole da 
lui dette in un impeto di furore contro ai principi 
d'Este (*). Che quindi Leonora divenisse per lui un 
argomento tanto più doloroso a trattare, quanto più 
l'aveva amata e celebrata, e quanto meno gli pareva 
d'esserne stato corrisposto. Così panni di poter spie- 
gare la tOfCita ripugamuza del silo genio ^ e credo che 
a Leonora si riferiscano quelle dolenti parole in cui 
prorompe nella lettera a Scipione Gonzaga, là dove, 
dopo aver detto che non è atto né allo scrivere, ne 
all'operare; che il timor della continua prigionia 
molto accresce la sua mestizia; che l'accresce l'in- 
degnità che gli convien usar e lo squallore della 
barba e delle chiome e degli abiti ; e la sordidezza, 
e il sucidume e la solitudine, sua naturale ne- 
mica, soggiunge: E SON SICURO CHE SE COLEI, 
CHE COSI' POCO A LA MIA AMOREVOLEZZA HA 
CORRISPOSTO , IN TALE STATO E IN TALE AF- 
FLIZION MI VEDESSE, AVREBBE ALCUNA COM- 
PASSIONE DI MEI (2) 

Passando ora, caro signor cavaliere, alla conclu- 
sione di questi discorsi, e ritenuta la dimostrazione 
data che al cardiuale Luigi d'Este e non ad altri fu- 
rono indirizzate le lettere amorose della Bendidio 
che pubblichiamo, crediamo potersi aflEermare : 



(1 ) « E se addomandar non la vogliono (la grazia) né il cardinal d'Este, 
« né quel de'Medici, né le principesse di Ferrara (Lucrezia ed Eleonora), 
« come partecipi delle offese dei fratelli, o per altro mal soddisfatte di 
« me... » (Guasti, II, i9.) 

(2) Guasti, Lettere del Tasso, H, 61. 



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— 438 — 

V Che il Tasso preferì ad ogni altra donna EXìEO* 
l^OSA d'Este, per cui ebbe iin amore trilustre; 

2* Che, dopo esser fuggito da Ferrara dove la sua 
alterata fantasia, esagerando le vere persecuzioni, 
gli dipingeva anco insidie ed agguati che non esiste- 
vano, il pensiero e l'imagine d'Eleonora lontana gli 
rendean tormentosa la vita e lo sforzavano invin- 
cibilmente a tornare; smaniava di fuggir Ferrara, 
smaniava di ritornarvi; 

3* Che Eleonora corrispondeva a quell'affetto nel 
modo che le consentiva il grado principesco e la 
purezza della sua onestà (^); dimostrando pel Tasso 



(1) V . Deh Don sdegnar che anch'io Te canti, e in queste . ' 
Mie basse rime volonuria scendi, 
Né sia l'albergo lor da te negletto. 
Gh'anco sott'umil tetto 
S'adora Dio cui rassembrarti intendi. 
Né sprezza il puro alletto 
Di chi sacrar face mortai gli suole, 
Benché splenda in sua glòria eterno il sole. 

Cosi il Tasso ad Eleonora. {Rime varie, xix.) 

Nel sonetto 129, tra le Rime eroichey sono degni di attenzione i se- 
guènti versi : 

magnanimo Alfonso omai disperga 
Raggio di tua pietà l'ombre e gli errori 



E 1^ mi guidi ove amor tego alberga. 

Cioè, come credo, all'amena villa di Belriguardo, ove col duca con- 
veniva talvolta anche Eleonora. 

Si noti che Alfonso, vedovo di Barbara d'Austria nel 1572, non si ri- 
maritò chp nel 1579 con Margherita Gonzaga, e però Amore che alber- 
gava seco non poteva essere che Leonora. 



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— 439-^ 

un'alta stima ed una particolar propensione, e rice- 
vendolo spesse volte, sia in città che in villa, sino a 
quando il poeta per le ripetute fughe, pel trattato 
aperto coi Medici, emuli di casa d'Este, pei sospètti 
manifpstatr contro la persona del duca, per la. sua 
ripugnanza a lasciarsi curare, cadde. in piena -dis- 
grazia d'Alfonso E; 

4** Che la^propensione dimostrata da Eleonora ài 
Tasso fu da principio tale da poter dar luogo a 
qualche mormorsizione, della quale si prevalsero i 
due suoi fratelli per rampognarla ; 

5** Che se il Tasso fu costante nell'amare e prefe- 
rire Eleonora. d'Este, corteggiò tuttavia, ó celebrò 
altre donne, o sia per facile accendibilità di cuore e 
di mente, o forse ancora per quel calcolo di pru- 
denza, per cui spesso mescea ne' suoi canti il nome 
di Leonora con quello di Lucrezia, sorèlla di lei ; 

6<» Che la prima delle beltà, non principesche, cor- 
teggiate dal Tasso a Ferrara, e celebrate he' suoi 
carmi, fu Lucrezia Macchiavelli Bendidio , gentil- 
donna di vaghissimo sembiante, di splendido inge- 
gno, soave cantatrice, dama di Eleonora, presso la 
quale il poeta avea frequenti occasioni di vederla ; 

V Che per questa dama gli si levò contro l'inimi- 
cizia del Pigna, principal ministro d'Alfonso II, e, ciò 
che fu peggio, l'odio del cardinale d'Este, suo si- 
gnore e suo preferito rivale; e però questi, prima 



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— 440 — 

cercò d'impedirlo di trovarsi con Lucrezia, e per ca- 
gion di Lucrezia con Eleonora ; poi gli rese tanto 
amaro il pan che gli dava da obbligarlo a partirsi dì 
Francia, ove Tayca condotto, e ad abbandonare il suo 
servizio. Infine, poiché le arti maligne de' persecutori 
del Tasso pervennero a logorargli in tal modo la sa- 
lute, che anche la fantasia, stata sempre assai calda, 
si scatenasse e trascorresse a vere aberrazioni di 
mente, e talora anche a furiose dimostrazioni; al- 
lora ch'egli vide il duca stanco di quegli umori del 
Tasso e della sua ostinazione a non lasciarsi curare, 
offeso de' suoi perenni sospetti, punto al vivo delle 
pratiche iniziate co' nemici del nome estense, delle 
pa^0e^ false e temerarie parole in cui s'era udito pro- 
rompere contro alla casa d'Este, egli, a baldanza del 
duca, lo fé' rinchiudere in Sant'Anna; egli prescrisse 
tollerò quei rigori, coi quali da principio fa trat- 
tato ; rigori, non maggiori al certo di quelli con cui si 
trattavano ancora i pazzi in tempi da noi poco lon- 
tani ; ma troppo indegnamente adoperati contro ad 
un uomo, che non era forsennato, ma allucinato (i)? 
il cui cuore generoso accoglieva i più teneri e reli- 



(1) Lasso chi queste al mio peosier figura 

Ora torbide e meste, or liete e chiare 
Larve colle quai spesso (o che mi pare) 
Inerme ho pugna perigliosa e dura l 

Opra è questa d'incanto? mia paura 
É la mia maga? Incontro a quel che appare 
Pur quasi canna o giunco in riva al mare 
Rende l'alma tremante e mal sicura? 

(Tasso, Rime eroiche, 129.) 



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— 441 - 

giosi affetti, la cui mente nudriva in mezzo a turba- 
menti ed a false imaginazioni 0) un ampio tesoro di 
mirabili filosofiche dottrine e di sublimi ispirazioni, 
e che perciò doveva onorarsi come una eletta scin- 
tilla della gran mente di Dio. 



, (1) Nel 1586, dopo la sua liberazione dal carcere di SanfÀima, il 
Tasso, supplicando l'imperatrice della sua protezione, così dipinge il 
proprio stato : Essendo egli infermo y e frenetico, e male fidato, ed 
innocente d'ogni colpa e d'ogni sospetto d'eresia. 

L'anno seguente in una lettera a Giovanni Angelo Papio scrive* iSono 
infermo come soleva e stanco dell'infermità, la quale è non solo 
malattia del corpo, ma della mente. (Guasti, HI, 160.) 



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— 443 — 

Leonora d'Este a Barbara d'Aastrìa, duchessa di Ferrara. 



Di Ferrara, 1565, 2 lug]|o. — Tratta, come le altre che seguono, 
dagli originali. Archivio Estense. 



Ser"'" Principessa, s'* mia oss°*% 

Ancor ch'io speri di potere fra poco tempo, 
come desidero sopra tutte le altre cose, fare pre- 
sencialmente riverenza a Vostra Altezza et mo- 
strarle con tutti qnegfli affetti che potranno uscir 
da me la singolarissima osservanza et devotissima 
servitù che le porto, non ho però voluto lasciar 
la commoda occasione della venuta del signor 
Duca, mio Signore et;fratello in coteste parti, de, 
mostrarlene questo picciol segno con la presente, 
che non sarà ad altro effetto che per basciarle 
humilissimamenté la^ mano, et supplicarla a di- 
gnarsi di conservarmi cosi nella sua desideratis- 
sima gracia, come io con ogni riverenza me le 
raccomando, et prego il Signor Dio che le adempi 
felicissimamente ogni suo desiderio. 

Di Ferrara, li 21 di luglio 1565. 

Di Vostra Altezza 



Humilissima Serva 

Leonora da Este. 



Alla Serenissima Principessa Barbara 
D'Austria, Signora mia osservma. 



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~ 444 — 



Braiii di lettere d'Eleonora d'Este «I cardìiiale Luigi, 
suo fratello. 



1571 , 23 febbraio. 



Quanto a quei rumori che a me sola tocano, 
di che V. S. IH™* mi scriue hauer inteso da altri 
ohe da me^ mi par cosa di cosi poco momento, 
che non merita di venir aForecchie di V. S. Ili™*; 
ma le dir9 solo ch'io non ne posso indouinar 
nessuna, né con le buone, né con le cattive pa- 
role; et credo, quando domandassi parere sopra 
questo, ch'ogn'ùno mi consiglieria a metere tutti 
gli altri rispeti da banda» et atendere solo alla 
mia comodità et satisfacione, il che ho risoluto 
da me medema, per fare come fan gli altri; et 
non starò più a scriuer di questa J>aja a V, S. IH™*, 
lasciandone la cura a chi ne ha scrito prima di 
me, che le prometo non le mancherà facende, se 
vorà dire tutto quello ch'intenderà in questo 
secreto. 

1571, 25 giugno. 



... col farmi spesso intendere del buon stato 
in che si trova; et la supplico a continuare in 
questo, poiché nel resto son esclusa da tutte l'al- 
tre mie satisfacionì, del che più inanci non ne 
parlo. 



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— 445 — 



Il cardinale Liiigi d'Este e i1 duca Alfonso 
ad Eleonora d'Este. 



Di Ferrara, 1572, 24 d'ottobre. 



ni"^ et EcC"* S" Sorella Honor"»% 

Ricevei la lettera di V. E. de' 4 di giugno. Et 
quanto ai rapporti che mi possono essere fatti, 
ella può assicurarsi ch'io non sarò mai facile a 
credere fuori di quel che conviene, se non quanto 
gli effetti mi sforzassert) in contrario ; serbando 
verso TE. V. l'amor fraterno che il Signor Iddio 
impresse negli animi nostri con cosi stretta con- 
giunzione di sangue. Ben la prego a consigliarsi 
maturamente, et con persone che amino il servitio 
suo meglio di quello che ha fatto fin ad hora, 
acciocché poi non le habbia a rencrescere del ca- 
mino che havesse preso ; et io non sia posto in 
necessità per debito et honor mio, di pensare a 
cose molto diverse da quelle ch'io ho sempre ha- 
vuto nel cuore per benefizio di lei stessa e de' suoi 
posteri. So che ella è prudejate, et che piglierà 
queste mie parole in quel buono et amorevole 
sentimento che da me son dette. Con qual fine 
bacio la mano a V. E. et le auguro continua pro- 
sperità. 

Di Ferrara, a' 24 di ottobre 1572. 



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— 446- 

Seguita una giunta scritta ddU Duca m. p. 

V. E. sia pur sicura ch'io non mi lasderò mai 
imprimere fuori di quello che gli effetti mostre- 
ranno ; né ardirà alcuno di procurarlo ; et ella 
non havrà cagione di restare mal contenta di me, 
se non mi sforzerà in contrario ; il che quando 
avvenisse, molto mi rincrescerebbe ; et ella qon si 
havrebbe a dolere che di se medesima. 

Amorevoìisnmo Fratello et Servitore. 
(Manca la soscrìzione.) 



LeoBora d'Este al eardinale Lo^ d'Bste. 



Di Ferrara, 1577, 17 gennaio. 



mmo et Rmo gr Fratello et S^ mio oss"% 

Per non mancare di servire et ubidire V. S. Ili"™* 
in tutto quello ch'io posso, ho presa la resolutione 
ch'ella intenderà dal presente esibitore ; et se no 
dico cosa che possa piacere a nisuno , la sapia 
certo, ch'io dico netamente la verità del fato ; et 
questo mi pare inportar più che tutte Taltre cose. 
Quanto alle mie opinioni, mi vo confirmando ogni 
bora più che siano buone, perchè sento da persone 
più pratiche di me, che fano questi mederai di- 
scorsi, mostrando con ragion vivissime, che pi- 



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— 447 — 

gliando altre stradi, si perderia tropo di quelle 
cose che si ano da tener troppo care. V. S. IH"» 
aceti da me ogni cosa in buona parte; poiché '1 
tutto vien fatto con la magior amorevoleza che si 
sia veduta da niun tempo mai. Il conte Belisario 
mi ha deto quanto tiene in comisione di tratare 
con Isachino ; la puoi esser certa ch'io anchora 
m'adoperarò per quanto valere, a ciò V. S. 111""* 
resti servita. Et con far fine, le bacio le mani, 
pregandola con tutto il cuore a ricambiarmi del'a- 
mor ch'io le porto. 

Di Ferrara, li 17 gienaro 1577, 

Di V. S. Illma. 

Humilissima Sorella et Serva 

Leonora d'Este. 



NB. Questa lettera deye riferirsi ad una scissura tra il duca ed il 
cardinale, suoi fratelli, per pretensioni, ecc., scissura che volevano trarre 
innanzi ai tribunali. La principessa tra Tuno e l'altro s*andò amorevol- 
mente, dignitosamente interponendo, e si mostrò sorella amorosa e te- 
nera molto del decoro della famìglia. I suoi buoni ufficii riuscirono a 
cessare uno scandalo. (Nota del chiarissimo cavaliere Campi.) 



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— 448 — 



LeiBin f Bsle al carfinle Ldikì fRste. 



Di Ferrara, 15?7, 23 febbraio. 



ni-* et R-» S' Fratello et S' mio oss-», 

Y. S. lU"^ intenderà per la Zifera qui inclusa 
tutto quelo ch'io le potrei scrivere con la presente 
occasione; et la Contra-Zifera sta in mano del 
signor Camilo Coloredo. Non mi occorerà dir altro 
a V. S. IH"» se non del povero notaio Boseto, che 
si trova molto gravato di febre e di un cataro 
molto fastidioso; di modo che se le dà vita per 
poche ore, con dispiacere di tutta questa Città. 
Dal Conte Belisario la sera raguagliata di ciò che 
ha fatto intomo a questo sogieto, conforme ai co- 
mandamenti di V. S. I1I>>». Io poi non manco di 
pregare, et /far pregare da persone assai migliori 
che non sono io, la Divina bontà di Dio, che guardi 
et difendi da ogni pericolo et dispiacere TIU™* 
persona sua, et si del corpo, come anco delli tra- 
vagli dell'animo ; et a me concedi gracia alcuna 
volta et quanto prima io senti che V. S. IH™* sia 
aHe bande nostre, né mai più torni in questi tanto 
pericolosi lochi, per lei particolarmente. Et ser- 
vendo di questo per fine, le baciare le mani, non 



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— 449 — . 

restando di racordarle ch'io le son serva humi- 
lissima. 

Di Ferrara, li 23 febraro 1577. 

Di V. s. m«« 

HumiiUsima Sorella et Serva 

Leonora d'Este. 

Io sono per veder molto volontieri quello che 
mi scrive esser per mandar ; ma disidero bene di 
poter intender che una volta questi travagli siano 
finiti, aspettando che pur habbia da giunger que- 
sto termine prefisso delli 20, per veder la conclu- 
sione del negotio ; ancora che alla fine mi paia 
che tutto s'habbia da pigliare in burla et rider- 
sene, per le stravaganze che si veggon. Et quando 
vengono da qualchiuno proposti delli partiti, se 
dicono non esser di mente d'altri, trattargli da 
trascurati et ballordi, perchè si dovriano guardar 
dì parlare se non sanno in qual maniera, et son 
da fuggir le parole di simili persone, ecc., ecc. 



Leonora d'Este al cardìoale Luigi d'Este. 



Ferrara, 1579, 16 agosto. 



ni^^o et R"° S'' Fratello et S' mio os8"^% 
M'è stato di singularissimo favore tutto quello 
che V. S. 111°^ si è compiacciuta di farmi sapere 
con la sua lettera delli viii, rimessami dal Torto- 

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— 450 — 

rello di Bologna, in absenza del Con. Ayogadrì ; 
se ben non mi è però stata cosa nuova; perchè 
di già ancor io n'havevo sentito ragionare. Ma 
resto ben tutta confusa in veder che alcuna per- 
sona habbia pensiero di metter mano a cose, le 
quali io non havrei mai ardir di fare , né meno 
di pensar». Et dì qui discuopro l'ignoranza mia 
essere grandissima, certificandomi che a volersi 
salvare, bisogna mutare natura, et haver l'occhio 
ben lontano ; et mi fa dubitar anche che chi si 
lascia tanto trapportare dalla passione dell'iute* 
resse proprio, che non cura Dio né l'honor del 
mondo, potria parimenti passar tanto inanzi, 
quanto gli tornasse commodo, cosi vterso la robba, 
come verso la persona. Et però voglio con ogni 
debita riverenza ricordare a V. S. U^ che si 
guardi da tanta malignità, et non se la getti da 
scherzo. Et sia certa che questo mi preme più 
d'aleun'altra cosa di che io possa particolarmente 
partecipare. Ma godo bene infinitamente di ve- 
dere la bontà di V. S. IH™* restar suggellata di 
cosi buona maniera; et nel Theatro principale 
del mondo, con poco honor di quei che cercano 
di calumniar altri, dov'essi sono tanto meritevoli 
di riprensione. Però Dio Signore sia quello che 
c'incamini tutti per la buona et vera strada. Dal 
signor Fuvio V. S. IH"* bavera inteso a bocca il 
dbcorso che sopra questo habbiamo fatto ; però 
non sarò più lunga, per ispedire anche il messo. 



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— 461 — 

che possa esser questa sera a Bologha nanzi parta 
la posta; et con questo fine a V. S. 111"^ humil- 
mente bascio la mano. 

Di Ferrara, allì xvi agosto i579. 
Di V. S. lll™a et Revma 

HumiUuima Sorella et Serva 

Leonora d'Este. 

All*Ill">o et Rev"»« Mons^^ Fratello et mio 
S^ oss»o Mons' il Cardinale d*£8te. 
Roma. 



Il cardinale Luigi d'Este al conte Ercole Tassooe. 



Di Ferrara, 1581, 21 febbraio. 



ni"*^ Conte Hercole mio cariss'"*', 

Con l'occasione di questo Corriere, ispedito dal 
signor Duca, non voglio lasciare di scrivervi que- 
ste poche righe, et farvi sapere ch'io mi trovo 
addoloratissimo , per la morte di Madama Leo- 
nora, mia sorella, la quale dominica mattina piac- 
que a N. S. Dio di chiamare 'a miglior vita ; et 
veramente dobbiamo sperare che Sua Divina Mae- 
stà per sua misericordia Thabbia ricevuta in glo- 
ria, havendo fatto un fine degno della christìanis* 
sima vita che ha tenuta sempre, come meglio 



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— 468 - 

intenderà da altri. Sua Altezza scrive al Masetto : 
che a nome suo et mio ne debbia dar conto al 
Nostro Signore, al quale voi, ancor da parte miai, 
farete sapere questo accidente, mostrando però 
d'haver notitia dell'ufficio fatto dal sopradetto 
per parte di tutti due noi. Similmente, come da 
voi, et in parte anche come di mia participatione, 
ne direte alli signori Cardinali Gonzaga, Aragona 
e Rusticucci, per i quali et molt'altri ne manderò 
delle lettere con l'ordinario di dimane, et del te- 
nore che sarete avisato. Dimane dopo desinare 
partirò per Venezia con la compagnia già delibe- 
rata. Et N. S. Dio vi guardi. 

Di Ferrara, li 21 di febraio 1581. 

(Minuta non soscritta.) 



n cardinale Luigi d'Este al duca dTrbinè. 



Di Venezia, 1581, 26 febbraio. 



Madama Leonora, mia sorella, che sia in gloria, 
dopo essere stata ammalata gravemente più di 
tre mesi, se ne passò domenica a miglior vita, 
con tanto mio dolore, quanto richiedeva Tinfinito 
amore che gli ho portato sempre. Però sapendo 
quanto V. E. per sua humanità habbia mostrato 
sempre di stimar le cose mie, m'è parso debito 



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— 453 — 

per questo e per ogni altro rispetto, di darle parte 
di questo' mio travaglio , siccome fo con la pi^e- 
sente, confidando che sia per sentirne altretaùto 
dispiacere, quant'io prenderei consolatione d'ogni 
felice successo suo. Per il quale pregando Sua 
Divina Maestà, resto con basciarle humilmente le 
mani, et augurarle ogni felicità che desidera. 

Di Venetia, alli 25 dì febraro 1581. 

(Minuta sema so8cri%ione.) 



Lettere amorose dì Locrezia BendUio MaechìaTellì 
al eardìnale Luigi d'Este. 



Di Ferrara, 1573, 17 luglio. 



Signor mio Oss"™*, 

Altro bene, altra quiete non poi sentire l'animo 
mio se non quanto io intendo nuova di V. S.; si 
come ò fatto per la lettera ch'io ho havuto hora ; 
e gliene bascio mille volte le mani , et lo prego 
andarsene alegramente et credere che l'immagi- 
narmi essere conservata nella gratia sua mi darà 
forza di soportare ogni travaglio; et tutte quele 
cose che io saperó et m'immaginerò sia di sa- 
tisfatione a V. S., la creda pure che tutto poro in 
esecutione; et vivere tanto sua, quanto la si pul 



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— 4o4 — * 

immaginare. Io fui hieri dalla mia patrona {Eleo- 
fiora), la quale mi fece tante> careze, che non ne 
saprei desiderare davantagio; et è tanto comò- 
lata della riconciliattone fata con V. S.^ ch'è con- 
tento mirabilie a chi la vede. Però è ben degna 
che V. S. non si scorda di favorirla spesso con su« 
lettere, et dargli di quele satisfatione che la sa; 
e di gratia la mi facia favore, ogni volta che le 
scrive , racomandarmeglì di quel modo che so che 
farà per amor mio; che conoscendo quanto è l'a- 
more che porta a V. S., son sforzata desiderar 
ancor io la gratia sua; e poi non mi curo d'altra 
cosa in quéste bande. Et non resterei di dirgli 
come quel sposo dalla barba biancha ha avuto a 
dire che, per rispeto del procedere ch'io tengo 
con V. S., non vuol ch'io vadi mai con sua moglie, 
né che vegna mai in casa mia. Ma di. ciò me ne 
cai poco; anderò cossi di rado dove serano alcuni 
di loro; che si accorgeranno eh' io ò conusiuto 
Tanimo suo. Di gratia V. S. non parli in maniera 
nisuna di questo, per molti rispeti; che tropo 
dano seria che ditto sposo s'inmaginase ch'io ha- 
vese inteso tal cosa; et si afaticha molto in fei- 
vorirmi; et dapoi che V. S. è partito, m'è venuto 
a veder due volte cossi amorevolmente , che non 
potrei dlriie a bastanza. In conclusione, non mi 
curo di cosa del mondo, purché V. S. mi man- 
tenga nella gratia sua, et che procuri più che 
puole di tornar tosto; che solò rinmàginarmeto 



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— 455 — 

mi farà sprezare ogni altra cosa. Adunque V. S. se 
ne vadi felicemente et si mantenga in quel stato 
che io desidero, et che pregare del continuo il 
Signore Dio per ogni sua prosperità. Intanto le 
resto quella divotissima et riveritissima serva che 
gli sono sempre stata; et lo prego a tener alle 
volte memoria di me; si come io viverò tuto il 
tempo della mia vita in lui. Et di nuovo lo prego 
a farmi gratia di quanto l'ó pregato in questa mi 
circha la mia patrona; con che le bascio le mani. 
Che Dio li dia felice viaggio et breve ritorno. 

Di Ferrara, adi il di luglio 1573. 

D. V. S. 



Signor mio Oss"% 

Vorei ogni volta che scrivo a V. S. potermi 
trasformare in queste carte , aciò con la desiatis- 
sima vista sua potese ralegrare la molta afflitione 
che continua nell'animo mio, che gli promete 
esser stata una mala stagione in me per molte 
cause ; et in tanti travagli altro non mi potea con- 
solare che Tesser sicura della gratia di V. S. Ma 
per quel che vedo, ancho lei mi viene intorbidata; 
che quando sia vero, è bene il sigillo d'oni affano 
che avenire mi possa. Il che, per contrario, io 
sono tanto sua serva , che per qualsivoglia cosa 
non si semerà mai una minima sentila della divo- 



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— 466 — 

tissima et costantissima servitù mia. Et perciò la 
prego a non spoliarsi affatto di quela memoria 
che con. tanto affetto me à promesso tenere di me; 
che s'io ne fusse certa, sprecerei ciò che di con- 
trario mi potesse avenire, havendo riposto in lei 
ogni mio fine. Et io intanto anderò compensando 
del continuo a V. S. vivendo et operando secondo 
quel che m'inmaginerò gli sia di satisfatione; et 
con tal fine gli bascio mille volte le mani. 

Dì Feirara adi 22 d'agosto 1573. . 



Signor mio Oss'"'' , 

Vorei , mentre dura questa habsenza di V. S., 
spender continuamente il tempo in scrivergli, aciò 
con Tocasione di leger le mie lettere havesse causa 
di racordarsi spesso di me. Che ancora ch'io mi 
ritrovi lontana da lei , la speranza che tengo di 
essere alle volte ne la memoria di V. S. mi man- 
tenerà felicissima, né curerò qual fortuna avversa 
mi possa venire. Né mi ritrovo mai consolata , se 
non quando mi soviene quel giorno tanto felice 
del suo ritorno; che piaccia a Dio sii tosto con 
ogni suo contento. Gli dirò anco come quel huotno 
dalla barba bianca è venuto da me con parole 
tanto amorevoli in scusarsi della opinione ch'io 
havea di lui, quanto desiderar si possa; et in con- 
clusione mi disse esser stato consigliato dialfratel 



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— 467 — 

di V. S. di tutto quel che io gli scrissi nella prima 
mia lettera, et gli dise tanto male di me, per la 
perseveranza che facea in voler bene a V. S., et 
per tal causa l'esortava a metter in esecutione i 
suoi consili, ond'io gli rispose di modo che m'in- 
tese benissimo; et mi pregò molto a voler andare 
e stare a casa sua, che non potrebe haver mag- 
gior contento. Io, che mi tengo alla prima inten- 
tione, non vi ò ancor voluta andare, né me ne 
curo per l'avenire. Et perchè il mondo non se ne 
maravigli, me ne voglio andare per un pezo in 
Adria, et ivi starvi, sol pensando sempre in V. S. 
et consolarmi con la speranza di essere favorita 
da V. S. in farmi degna di qualche parte .della 
gratia sua, nella quale deriva tutto quel che puoi ' 
essere felice et infelice sopra di me. Del resto del 
viver mio sarà sempre le opere et i pensieri in- 
tenti et risoluti a ogni sua satisfatiòne. Io ò ve- 
duto dalla mia patrona una volta quel buon uomo 
che compone versi, et subito che ditta mia patrona 
lo vide, si levò, et andassimo di compagnia fuor di 
casa^ tal che si comincia a chiarirsi che la hab- 
senza di V. S. non li riesse come sperava. Con che 
facio fine col basciargli mille volte le mani. Che 
Dio lo faccia tanto felice, quanto io gli sono serva. 

Di Ferrara adi 25 d'agosto 1573. 



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— 458 — 
Signor mio Oss"®, 

Vorei che V. S. potesse vedere il mio core, aciò 
▼i scorgesse il più fermo et leale amore d'ogni 
altro; che spererei viver nella gratia sua, ancor 
che sia cosi discosto. Ma che dico io? essendomi 
chiarita di quelle cose che mi fano creder essere 
impossibille amare in habsenza y essendomi tanto 
ingannata in presentia! Sia come si voglia; non 
posso, né volio, per qual cosa mi avenga, restare 
di non amare, adorare V, S. finché havrò vita ; et 
spero che con la longa mia divotione verso lei, 
conoserà quanto io meriti la gratia sua. Mi duole 
essermi riuscita vana la speranza in che m'havea 
posta V. S. a li 22 di luglio; né mi resta altro che 
pregare il Signore per il suo presto ritorno, a ciò 
con il mezo suo possa conseguire un tanto mio 
desiderio. Et perché V. S. sapi di punto in punto 
il viver mio, mi trovai un giorno da la mia com- 
pagna, che sta nella strada ove é posta la casa 
di V. S., et vi vene quel huomo che compone^ il quale 
gli disi che io volea fugire tutte le occasioni di ri- 
trovarmi fimi in loco ove fusse lui, per non dar da 
ragionar al mondo fuor di proposito, et in parti- 
culare a suo patrone. Et il giorno seguente tornò 
da ditta mia compagna, et gli disc che mi facese 
sapere come detto suo patrone havria molto caro 
parlarmi dalla banda di sua sorella, et chiarirmi 
che non havea mai parlato in. maniera alcuna 



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— 459 — 

contra di me; che chi voleva dire il contrario^ non 
poteva esser se non tristo, et molt'altre parole che 
serbe (sarebbe) tropo lunga in nararle. Io son satia 
di tante cianze, mene son venuta per stare un pezo 
qui in questo loco, che per altro tempo non vi 
havrei potuto durare molto. Hora quanto più è 
privo d'ogni conversatione, è taato più conforme 
all'animo mio , non mi mantenendo d'altro , che 
esser continuamente acconpagnata col core a V. S. 
Et cossi anderò vivendo sin al suo ritorno; et Dio 
voglia sia in breve. Et io intanto facio fine con un 
desiderio senza fine di rivederlo. Che Dio gli dia 
tutto quel che lo puoi far felice. ' 

Di Adria, agli 13 di setembre 1573. 



Signor mio Oss°*°,^ 

In tanti travagli che son stata dapoi la partita 
di V. S. non mi aspettava cosa che. mi potese con- 
solare che alcuna sua lettera amorevolissima ; et 
una hora mille anni mi parca che me ne capi- 
tase alle mani. Onde ne ó ricevute tre in un mede- 
simo tempo : l'una del xxi agosto, l'altra deli xxviiii, 
un'altra de li x di setembre, tutte diferente da quel 
che mi credea , si da quel che merita il continuo 
amore che gli porto. Et se V. S. fusse stato pre- 
sente a quel che m'è stato detto in segreto della 
nuora di quel vecchio, mi havrebe compasione, 



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— 460 — 

et non mi darebe torto se mi son querelata, come 
ò fatto nelle mie lettere. Et per dire il vero, bur- 
lavo di haver veduto alcuna sua. Mi erra ben stato 
detto da chi pare saper ogni suo intrinsicho, come 
V. S. gli havea scritto; talché per questo la non 
deve piliar a male che io ne babbi sentito dispia- 
cere. Che quantp più mi davo ad intendere di es- 
sergli in gratia per i molti favori et amorevoleze 
che la si è degnata farmi mentre è stata qua, che 
ben ne terò memoria eterna: Per ciò non potea 
sentire simil novele; et erra sforzata dolermene 
sin al animo. Ora la prego , se per ciò ò fastidito 
V. S., perdonarmi, et esser sicura che per l'ave- 
nire patirò ogni sorte di tormenti , più tosto che 
scrivergli còsa che gli possa dar dispiacere, et che 
a me mi sia per venir simil risposte. Che gli giuro 
^ non poter viver un'hora quieta, sin tanto che la 
non mi fa fevore scrivermi amorevolmente; si 
come lo prego et scongiuro per quel amore , che 
non havrà mai pari, che gli porto et porterò tutto 
il tempo di mia vita. Et anco gli dico che quanto 
contento mi resta, che il tempo, che chiarisce tutte 
le cose, chiarirà anco V. S. del animo mio, et Dio 
voglia sia presto ! come son ben sicura che in ve- 
rità non bavera mai causa di privarmi della gratia 
sua, perchè io non sia del continuo intenta a ope- 
rare in modo che babbi a restare satisfatto di me, 
et mi son primamente risoluta andarmene a stare 
tutta questa invernata fuori, aciò i maligni non 



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. - 461 — 

si puosano ìmaginare cosa da scrìver a V. S. contro 
di me. Et vi sarei a quest'hora, se la mia patrona 
non mi havesse comandato che gli facesi servitù 
a marina, che dice volerci andare fra tre o quattro 
giorni. Subito che siamo tornati , senza alcuno 
falò me ne anderò per stare in Adria; et ivi me 
né starò più che potrò , et pregherò il Signore 
Iddio che mi consoli et mi dia forteza di resistere 
ai continui travagli che , hor per una causa et hor 
per un'altra, mi assaltano. Siche, vengami ciò che 
vuole, vi vero sempre tutta sua; et ogni mio pen- 
siero sarà di continuo indriciato a servirlo. Et gli 
dico di certo che tutte quele cose che so posono 
dispiacere a V. S. ò intieramente escluse, come la 
prego a chiarirsene da gente che non sia false; 
che troterà davàntaggio di quel che hora gli dico.. 
Non ha vero altra mira che di ubidirlo et satisfarlo 
in tutto quel che si apartiene al poter mio, essen- 
dogli quella fedelissima serva che gli sono et serò 
sempre. Et se V. S. tien memoria del passato, non 
deve dire né credere clie posa esser nascosto nel 
animo magagna, come la mi scrive. Ma pacientia 
di tutto quel che gli piace! anderò vivendo sua, 
come ho sempre fatto ; .et mi sforzerò non gli dare 
causa che veramente trova in contrario. Del resto, 
mi racomanderà al Signore Iddio. Ed io bascio le 
mani a V. S. del favore che mi ha fatto in apre- 
sentare la lettera, et gli rispondo che non mi ra- 
cordo aver deto a persona che gli babbi scritto 



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— 468 — 

tal lettera. Se non un giorno, ritrovandomi dalla 
mia patrona, disi voler scriver a quela persona, 
et V. S. sa che erra un pezo che stava di giorno 
in giorno di far la lettera. Se qualcheduno non 
mi sentise, non ò io dato a persona tal comisione 

che cossi lei mi scrive Io non lascierò anco 

dirgli come quel vecchio dalla barba biancha voi 
esser tutto cortese al dispeto mio ; et mi è venuto 
a trovare et pregarmi che voglia andare a casa 
sua. Io che non voglio mendicare alcun favore et 
massimamente da simil gente , non gli volsi an- 
dare ; ma la mìa patrona me lo comanda di modo, 
che sarò sforzata ubidirla.- Et detto vecchio mi 
disecome suo patrone W gli havea detto di volermi 
favorire quanto fusse posibille; tanto meno mi 
curo di lui, né dei suoi favori; né farò mai stima 
di cosa alcuna, se non della desiatissima gratia 
di V. S., alla quale me li racomando con ogni af- 
fetto di core; et lo prego a farmene degna; che 
non bavero invidia alla maggiore Signora del . 
mondo, altrimenti viverò infelicissimamente. Con 
tal fine gli.bascio mille volte le mani. 

Di FfflTara ali 29 di setembre i573. 

PS. Gli. dico anco come detto vechio disc alla 
mia patrona come il barba (2) di V. S. erra risoluto 



(1) Il duca Alfonso II. 

(2) Francesco d*Este, marchese della Massa, fratello d'Ercole II e del 
cardkiaì Ippolito, padr« di *doima Marfisa. 



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— 463 — 

voler andare a Roitia per litigare cpn lei; et erra 
atorno alfratel di V. S. (^) aciò non gli fusse contro; 
che della parte sua non ne volea cosa alcuna; ma 
detto suo fratel non ne voi far niente. Se bene so 
che di ciò si curerà poco , ò voluto avisarla per 
bene ; et di nuovo li bacio le mani ; che Dio Io 
contenti in tutto quel che desidera. 



Sig' mio Oss™" , 

Si come gli serò sempre serva, hoserveró anco 
tutte le occasioni che mi serano concese in fargli 
riverenza con mie lettere^ secondo il mio solito, 
et assicurarlo ch'io facio quela conserva di lei che 
son tenuta per Toservanza che mantiene il cor 
mio verso V. S. Et viverci felicissima, se essa lo 
potese vedere apertamente, che spererei che causa 
alcuna non potesse sopra giungere a quele bande 
che gli facese scordare di chi vive in lui- Ma per- 
chè anco dagli effetti si dinota il core, non ò du- 
bio alcuno che V. & siasi per scordare il pasato; 
et per ciò vivo assai consolata de esser favorita 
dì qualche parte della sua gratia, la quale à forza 
in presenza et in habsenza et tutti i tempi et oc- 
casioni felicitare l'anima mia ; si come lo riprego, 
con tutto quel maggior affetto ch'io posso, far- 
mene degna ; poiché per la longa devotione mìa 



(1) n duca Alfonso II. 



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— 464 - 

et continua perseveranza di ragione ne debe es- 
ser meritevole. Et perchè mi assicuro della infi-. 
nita amorevoleza di V. S. anderò sperando che 
havrà sempre caro la sincerissima et divotissima 
servitù mia, alla quale sera tale eternameute. Et 
con questo farò fiae, pregando il signor Dio che lo 
conservi, et suceda ocasione che tosto sia di ri- 
tomo, se però è di satisfatione di V. S., poiché 
Tanimo mio non si estende in altro, se non quanto 
a lei piace. Et cossi sua divina Maestà lo feliciti a 
pieno, et gli bascio mille volte le mani. 

Di Adria, ali 20 d*otobre 1573. 



Sig*" mio Oss"» ' , 

Se gli oceli che volano a quele bande potesero 
portar mie lettere a V. S., certo che spenderei la 
maggior parte del tempo in scrivergli. Ma non es- 
sendo ciò possibille, non lasierò già mai ocasione 
che non gli basciale mani cossi di lontano, come 
ben volontieri gli le bascierei dapresso. Et se bene 
questa setimana gli ò scrito due altre mie, ha- 
vendo questo suo costi, ho voluto dargli di nuovo 
racordo di me, come di cosa più sua che qualun- 
que altra di questo mondo, et come quela che non 
si puoi imaginar cosa che gli dia maggior conso- 
latione che vederlo. Et prego di continuo il Si- 
gnor che gli ponga in animo di tornarsene tosto 
che piaccia a Sua Maestà Divina concedermi tal 



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— 465 — ■ 

gratia, si come la desidero di tutto core, se però 
è meglio et satisfatione di V.' S., che d'altra nla- 
niera non desidero. Et intanto anderò consolan- 
domi del favore che la si degna farmi con le amo- 
revolissime sue lettere, le quali mi mantengono 
con ferma speranza di esser conservata nellagra- 
tia sua, alla qualle havrà forza eternamente farmi 
sprezar tutto il mondo, per viver sua serva. Né 
dubiti già ch'io sia per rimuovermi da questa ri- 
sulutione, che ciò fia impossibillie; che quanto più 
anderà inanci, troverà sempre più fermeza nel 
animo mio; et non atenderò mai ad altro che a sa- 
tisfarlo cossi di lontano, come da presso. Et con 
tal fine me li dono di nuovo ; che Dio gli doni q.uel 
bene ch'io gli desidero. : 

Di Ferrara, a di 5 febrar 1574. 



Sig' mio Oss""*, 

Cossi grande alegrezza me à aportata la sua 
ultima lettera, che à causato nel mio male miglio- 
ramento infinito; et il medico mi à trovato senza 
febre; che mentre mi ritrovo nel leto che èotanta 
giorni, non ne sono mai stata libera. Non me ne 
maraviglio , poiché la medicina è tanto discosta. 
Et V. S. poi pur conoscer quanto poi l'amor suo, 
sino in risanarmi e dell'animo et del corpo, E pre- 
sto tardi la puoi star sicura che in ogni stato 
ch'io mi trovi, vivo più sua che mia, né desidero 

30 • 



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— 466 — 

altra felicità in questo mondo che la gratia sua, 
dell^ quale ò sempre fatto (stima) più che di tutto il 
mondo insieme; né muterò giamai questo animo, 
finché durerà questa vita. Che più contento provo 
in pensare a lei, che non fa qual si voglia di qual 
si voglia piacere che provo. Et con questo gli ba- 
cio le mani mille volte ; che Dio lo facia tanto fe- 
lice com'i desidero. 

Di Ferrara, adi 23 di noyembre 1574. 



Lnerezia Bendidio Macdiiavelli ^ (^) 

Molto HI"» Sig' mio Oss»« , 

Io ho mandato dal banchier Gerbinato per in- 
tender se le herra stato deposito gli centto scutti. 
Me à mandato a dire : che si ; ma che non gli po- 
tea dare senza la comisione di -V. S. La si con- 
tenterà adunque favorirmi ch'io possa haver gli 
detti danari di quel modo che per ragione le pa- 
rerà. La prego adunque quanto prima favorir- 
mene; che la necessità lo comporta; et a V. S. DI'* 
i' bascio le mani. Che il Signor Iddio lo feliciti. 

Di Casa, a li 16 novembre 1580. 

Di V. S. molto Illustre 

Come sorella e serva 
LUCRETIA MACmA VELLI BeNDIDIO. 



(1) Manca rindirizzo. 



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— 467 — 

Lnerezìa Bendìdio HaccIiìaTelIi al cardinale d'Este. 

mmo et R«»o mio Sig' et Patron Oss"«, 

L'obligo che tengo col capitan Dionigi Naldi mi 
sforza fastidirla con questa in pregarla a favo- 
rirlo in una sua causa d'importanza che tiene co- 
sti; et se lo pregai mai in favorirmi, hora la su- 
plico con ogni maggior affetto che posso per amor 
mio haverlo per raccomandato. Che, oltre che si 
accreserà in lui et tutta casa sua la devotioneche 
anno verso S. S. IH"* et il desiderio di servirla, 
io riceverà questo per singularissima gratia dalla 
benignità di lei. Cossi le ne resterò più ubUgata 
assai , che se havesse impiegata l'opera sua a fa- 
vor mio in cosa che mi premesse molto. Con qual 
fine le bascio umilmente le mani ; et le prego da 
Dio ogni compita prosperità. 

Di Ferrara, alli 20 di maggio 1583. 

Di V. S. IH"' et R"' 

HumiUsnma Serva 

LuGRETU Maghuvelli Bemdidió. 

All*Ill"o et R»« Sig' mio et Patron Sig' 0ss»« 
il Sigr Cardinale D*£sTE a Roma. 



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mm 



— 468 — 

Lisia dB*paTÌglini (sic) della signora Lucretia HachiaTella 
con suoi layorieri. 

Un paviglione di velo bianco, lavorato tutto di 
seta bianca, verde, gialla et incarnata; et siniil- 
mente il paramento da camera, conforme ai co- 
lori che si- mandano nella prima mostra. 

Un altro paviglione di velo bianco , lavorato 
un telo si et l'altro no, con seta bianca, verde, 
gialla, morella, pavonazza, turchina et incarnata, 
conforme al color che si manda nella seconda 
mostra. Il paramento simile. 
. Un altro paviglione, con un telo incarnatino, 
con righette di seta bianca, fili di seta, verde et 
argento, et di fregi di velo bianco, alla longa, la- 
vorati di seta bianca incarnata, verde et gialla, 
del color che si manda nella terza mostra. L'a- 
paramento simile. 

Un altro paviglione di velo rancio di color dei 
capelli, lavorato tutto di seta verde incarnata, 
bianca et rancia, del color che è nella quarta mo- 
stra; Taparamento simile. 

Un paviglione, che non ha aparamento, di velo 
bianco, con filetti di seta incarnatina, bianca et 
oro, frigiato alla lunga di vvelo bianco lavorato di 
seta bianca, verde, incarnata et gialla come nella 
quinta mostra. Volendo S. S. Ili"' tre aparamenti 



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— 469 — . 

et quattro 9 cinque paviglioni, potrà eleggerli fra 
détti a più 'SUO gusto. . 

Fuori è d'altra mano. Lista di padiglioni di 
velo della signora Machiavellà, con li paramenti 
del medesimo. 

RicevujU alti 21 aprile 1586. 



Lncrezia Bendidio Macchiayelli ad un eonsìgiiere 
di giustizia. 

Molto Illustre Sig' inio Oss"^, 

Le mando la replica^ e la prego favorirmi che 
sia riihiessa la. causa qui^ che gline resterò con 
perpetuo obligo, e mi prométo tanto del favor 
suo. Son sicura che' havrò l'intento mio ; né ho 
voluto dare agli altri signori Consiglieri informa- 
tione, promettendomi di lui solo. E le bascio la 
mano; che il Signore lo feliciti. 

Di Casa al primo fevraro 158T. 



.f 



Affetionatissima per servirla sempre 

LuGRETiÀ Maghiavella BÉNDmiO. 



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— ino — 

Lucrena Bendìifio Madiiayella al s^nor Girobmo 
GaleazEO. 

Molto Ill~ P' 0»«, 

Mi scusi V. S. della molestia che le do, in ra- 
cordarle Tesspeditione del mio negotio; che certo 
son astreta da molta necessità. Et mi pare che il 
Memoriale che le mandai sia cosi facile et onesto, 
che non dovrebbe portar dificultà Tesser asspe- 
dita ; come sono ancho chiarissimi li miei istro- 
mentiy che non vi si puoi far disputa. Prego adun^ 
que V. S. quanto posso intender la mente di sua 
Eccellenza, alla qualle semi comanderà ch'io non 
ne parli mai più mi aqueterò , e mi sera somma 
gratia ubidirla. Et a V. S. bascio la mano, e le 
prego dal Signore ogni felicità. 

Di Gasa, ali 3 aprile 1589. 

Di V. S. molto illustre 

Affetionatissima per servirla sempre 

LucRETiA Machia VELLA Be^didio.' 



ni"»* et Ecc™^ S' mio Coli»»", 

Il mio negotio con tutti gli ordini datti da Vo- 
stra Eccellenza non è mai risuluto. La dificultà 
batte che non si vorebbe dar già otto per cento, 



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— 471 — 

ed io volendo dar ì miei danari a censo o a mer- 
cancia, mentre ch'io gli havessi, trovaria da la 
sera alla matina da darli che frutarebano li detti 

otto per cento {E qui il foglio lacero nel 

mezzo ed il rimanente guasto dall' umidità riesce di 
disperata lettura sino alle parole : Ogni felicità.) 

Di Gasa, aUì 9 di giugno 1589. 

Di V. E. 

Humilissima serva 

LucRETiA Machia VELLA Bendidio. 

La soprascrìtta è quasi scomparsa, ma pare che la 
lettera fosse indirizzata a don Cesare d'Este, cugino di 
Alfonso II, il quale era allora in età di anni 37, e che poi, 
toltagli dal papa la successione dello Stato di Ferrara, 
fu duca primo di Modena, Reggio, ecc.. Tanno 1598. 

{Nota di Giuseppe Campi.) 



Torquato Tasso al duca di Ferrara. 

1577, giugno. 

Sef"« Sig'** e Padron mio Col™*» , 

Dal conte Antonio Bevilaqua e dal signor Lan- 
franco Vostra Altezza potrà intendere con che 
animo e con che volto lieto e ridente io mi sia 
confortato e riconosciuto de' miei capricci e sono 
per continovare fermissimamente in questo pro- 



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Tssm 



— 472 — 

posilo. Ma Vostra Altezza, pe^ ramòr d'Iddio/non 
mi voglia far dormir accompagnato; che quando 
ben volessi non posso serrare occhio e questo l'ho 
provato già per tre volte ch'havendo fatto ogni 
mio sforzo per dormire non ho ppssuto. So che 
m'ama e so ch'è stia intentione di guarirmi ; non 
voglia colla vigilia faì-mi affatto divenir matto» 
In quanto ch'io sik per fuggire Vostra Altezza non 
dubbiti più di questo ; ho fatto quel che voleva, 
cioè son corso alla signora Duchessa (^) e conosco 
d'haver falto male, e quando ne dubbitasse si può 
in molti modi provvedere. La supplico per l'amor 
che porta a Dio e per quel che porta a me con- 
solarmi di questo favore che mi safà caro a paro 
della sanità che aspetto: avrei^volontieri ragio- 
nato coi medici, pur mi rimetto al parere di Vostra 
Altezza. . 

Giiijnio, 1577. 

Di. V.. A. > ' 

. • Humiliss. Set. 

Torquato Tasso. 



(1) Lucrezia d'Este, (hichèssa d*Urbmo. 



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— 473 ^ 

Guido Coccapaoì al duca (fi Ferrara. 



1577, 18 giugno. 



Ser™° Sig' Padron mio Cd1"% 

Fui secondo che mi comandò Vostra Altezza 
Ser"' a dar la buona sera airill"' et Eccell"* Sig" 
Duchessa e Madamina Leonora sue sorelle, Tùna 
e Taltra delle quali le bacia la mano c'hanno per 
graz"* per la mem' eh ella tiene delle loro ÈE. 
avisandola che la S"* (*) mi disse che mercorì che 
sarà domani dovrà pigliare la medicina dalla 
quale dovendosi aspettare qualche pòco di turba- 
mento riposerà per quello jdi e per il seguente e 
che poi il veneri si tiene di poter essere in ter- 
mine per incaminarsene còsti se l'Altezza Vòstra 
non comanderà in contrario. 

Appresso andai a truouar il signor Tasso .col 
quale havendo fatto l'ùflìzio ch'ella mi comandò 
e havendòmi ascoltato atentamente si come io lo 
feci amorevole;. dopo havermi guardato ben fiso 
mostrò di restarecome restò in effetto tutto atto- 
nito e mi disse che gli rincresceva assai che l'Al- 
tezza Vostra fusse tardata tanto adiscoprirli questo 
suo error, perchè osservandola coinè fa le bavera 



(1) Intendo Signora Madama^ e lo riferisco cosi ad Eleonora; non 
usandosi dar titolo jdi Serenimma alla duchessa d*Urbino. 



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— 474 - 

creduto come crede anche addesso e si seria in 
tutto riportato a quanto ella gli havesse coihan- 
dato; et che veramente egli credeua che fusse com' 
egli diceva, et però che la ringraziava quanto più 
poteva di tanta amorevolezza, della quale ne re- 
sterebbe eternamente obbligato: et si esibi pron- 
tissimo a lasciarsi curare come seria ordinato da 
medici, et mi pregò a fare sapere questa sua in- 
tentione a Vostra Altezza col supplicarla a farlo 
levare di prigione, et farlo porre nella sua camera 
con tutta la guardia che pare a lei : che starà a 
tutto quello eh ella comanderà, et che le ne pro- 
mette la fede da leale servitore : io riffersi tutto 
questo airEcc"* signora Duchessa, come Vostra 
Altezza mi ordinò, la quale lodò che se gli fusse 
parlato liberamente come si fece, et le piacque 
anche la risposta, ma. mi disse che dubitava che 
non stesse in cervello, e che vedendosi poi nella 
camera non gli venisse desiderio di andare a torno 
e tornasse su gli umori : pare che si potria vedere 
con fargli tenere buona guardia appresso ; sicché 
essendo quanto mi occorre di dirle, starò aspet- 
tando ciò ch'ella mi comanderà che facendole 
humilissima riverenza le bacio la mano e le priegò 
ogni contento. 

Di Ferrara, U (fi 18 giugno MDLXXVII. 

Di V. A. S. 

Devot.Ohl. Sem. 

Guroo GoccAPANi. 



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— 475 — 

Cesare Caprìlìo al dnca di Ferrara: 



Di Ferrara, 1577, 2 luglio 



Ser™* Altezza, 

Dopo la partita di Vostra Altezza me ne andai 
per vedere il Tasso; e trovai che condotto dal 
Franco ragionava con Madama IH"", e le detti 
nuova delle gratie concesse da Vostra Altezza , 
cosa che tanto di sollevamento le ha apportato, 
che tutto heri stette molto in squadro. Questa 
mattina si è confessato e comunicato molto divò- 
tamente, accompagnato dal Franco. Poi le ho 
fatto porre due sanghisughe di sotto , e le vado 
preparando un'altra purgazione; e tra la alle- 
grezza riceputa, e li rimedij che si van operando, 
mediante Io ajuto di Dio, dà speranza di meglio. 
Sta in grandissimo desiderio di essere condotto a 
Belriguardo; et ha havuto a dire: che quando 
udisse uscire dalla bocca di Vostra Altezza simil 
parole : « Va, che in fede di cavaliero io ti per- 
dono, » a fatto a fatto sarebbe libero da ogni sos- 
pitione. 

Et io humilmente le bascio le mani. 

Di Ferrara, alli 2 Luglio 1577. 
'^ Uumiliss. Servo diV,A, 

Cesare Gaprilio W. 

(1) Era medico di quella Corte. 



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' — 476 - 

Torquato tasso al duca di Ferrara. 



Roma, 1578, 15 febbraio. 



Ser"* Sig'* e Padron mio Col"% 

Niuno error commisi mai né più grave, né del 
quale più mi pentissi^ ohe '1 di^darmi dell'Altezza 
Vòstra, e fuggire dalla sua protettione (*), sotto la 
quale poteva star sicuro da ogni offesa; ma ben 
di questo errore ho pagate tutte quelle pene che 
ppssino pagarsi da huomo mortale; né fti prima 
da me fatto quasi che coihinciasse il pentimento* 
e da moki mesi in qua posso addur molti testi- 
monii, ó quelli almeno de' qiiali'più mi fidava, che 
il mio disegno non era altro, che di ritornare vo- 
lontariamente chiamato o non chiamato, a git- 
tarnai ai piedi, ed à pormi nelle mani di Vostra 
Altezza; ma essendo scoperto,^ ho trovate tante 
difficultà, nell'effettuarlo, che non ho avuto ardire 
di coìninciarlo. Hora mi trovo in casa di monsi-r 
gnor Masetto, con tanta sanità, che posso secura- 
mente, senza timore di morte, o di peggioramento, 
aspettar l'aiuto che mi verrà da Vostra Altezza: il 
quale son certissimo che tal verrà da lei, qual&io 



(1) Vedi la lettera del Tasso al duca d'Urbino. (Guasti, I, 274.) 



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— 477.'— • 

medesimo il desidero, e che sarà bastante a resti- 
tuir la mente e 'I corpo mio ne' suoi primi ter- 
mini ; solo s'alcun dubbio mi potesse rimanere^ 
sarebbe che in me non fosse esseguita la volontà 
di Vostra Altezza, il qùal dubbio ella sa molto bene 
ch'in me è antico : spero nondimeno che in questo 
caso Tamorevolezzà e l'autorità di Vostra Altezza 
debba superare ogni difficoltà, quale io creda che 
sia la mia infermità. L'ho detta al sigtior Cavalier 
Gualengo ed al signor Masetto, della quale mentre 
sono stato curato da'medici, sono ito peggiorando, 
quando ho fatto a mio modo, son tanto migliorato, 
ch'essercito ogjii officio còme sano, benché lo star 
peggio non. mi spiacerebbe, per ha ver a ricono- 
scere la vita assolutamente dalla clemenza di Vo- 
stra Altezza, alla quale humiliss^® bacio le mani. 

Di Roma, a XV di Feb. (1578) 

Di V. A. S- 



Devot. Serv. 

Torquato Tasso. 



Al Sereniss»» Sig" e Padron mio Col» 
Il Sig' Duca di Ferrara (Ferrara). 



Ser'?^ Sig'^ e Padron mio Col"»% 

Comincio a languire, né però vacilla punto la 
fede che (ho) in Vostra Altezza: ne l'animo mio di 
giorno in giorno si va scemando ogni affetto pro- 
priOj e vi riman solo un intensissimo desiderio di 



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— 478 — 

trasformarmi in tutte le voglie dell'Altezza Vostra; 
e con questo humiliss^^ raccomandandomele, le 
bacio le mani. 

Di Roma, il xv di Marzo (1578) 

Di V. A. S-' 

Devot, et hum, Serv, 

Torquato Tasso. 

Al Sereniss»» Sig" e Padron mio Ck)l«» 
Il Sig>r Duca di Ferrara (Ferrara). 



Ser"*» Sig" e Padron mio Col"^ , 

Sebbene altrettanto mi sgomenta nello scrivere 
il dubbio c'ho di offender Vostra Altezza, quanto 
m'affanna la debolezza del corpo; confidando non- 
dimeno nella sua bontà, ed anche nella divotion 
e nella fede dell'animo mio, ardirò di scrivere li- 
beramente. Io ho avuta ferma opinione, vera o 
falsa che sia, cheThavere io scoperto, mentre era 
in Sorrento, il pensier mio di volere più tosto 
tornar ai servigi di Vostra Altezza, che servire 
qual'altro principe che sia, m'habbia molto no- 
ciuto, e molto difficultato il mio ritorno a lei; e 
perchè, siccome io credo, che ogn'altra servitù mi 
saria dannosissima che quella con Vostra Altezza, 
cosi credo che ogni altra stanza sarebbe di minor 
mia quiete, di minor commodo e di minor sodisfa- 
tione che quella di Ferrara, dubbitai che s'io sco- 
priva apertamente questo mio desiderio, non mi 



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— m - 

fosse difficultato il venirli; e forse prima che ar- 
rivasse qualche favorevole commission di Vostra 
Altezza non mi fosse tolta la vita; dubbio. forse 
vanOy ma nondimeno potentissimo nell'animo mio, 
il quale anche è stato cagione ch'io non mi sia 
voluto metter in via, e che anche a Vostra Altezza 
medesima non habbia scritto liberamente; parte 
per non noiarla, parte perch'io non poteva man- 
dar le lettere, com'era mio desiderio, invisibili. 
Con tutto ciò, se ben con molti miei molto fa- 
miliari, io non mostrava alcuna inclinatione di 
fermarmi qui in Roma alcun mese, quando son 
venuto al ristretto con monsignor Masetto e col 
signor Cavaliere , ho sempre .detto : ch'io paghe- 
rei una mano d'esser in Ferrara; né faceva diffi- 
cultà de lo star in Ferrara, ma del venire, mi 
volle mandare con monsignor Giliolo, accettai 
il partito lietiss*® ; richiesi io medesimo di ve- 
nire con monsignor Tolomeo; solo o accom- 
pagnato da un servitore non ho voluto venire , 
perchè doppo che partii da Vostra Altezza sono 
aviluppato in tanti intrichi, che sono sicurissimo 
che sarei ammazzato per istrada. E perchè con 
nissuno ho parlato più liberamente che col signor 
Scipion Gonzaga e con monsignor Gapilupo, elli 
mi possono essere testimoni ch'amaramente ho 
sospirato la mia sorte, dicendo che non havea io 
altro desiderio che venire a Ferrara, non ardiva 
di scoprir questo mio desiderio, né pur scrivere 



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— 480 — 

all'Altezza Vostra. Se questo sìa vero o no, se ne 
può informare il signor Cavaliero e monsignor 
Masetto; né pur da questi si può informare mon- 
signor, ma da alcun altro che dirò a. lui, al quale 
molto prima dissi; che per elettione eleggerei 
Ferrara; ma per necessità mi conveniva dissimu- 
lare questo mio desiderio. Ed io in questa parte 
mi rimetto a quella relatione ch'essi per cono- 
scenza potranno dare a Vostra Altezza. E quel che 
mi faceva procedere più dissimulatamente, era 
che io non sapeva che il cavaliero Gualengo fosse 
per venirsene cosi tosto, com'hora intendo, anzi 
dalle parole di questi di casa mi pareva di poter 
raccogliere che '1 suo negotio fosse per portar lun- 
ghissimo tempo. 

Hora c'ho inteso ch'egli è per giunger a Fer- 
rara inanzi Pasqua , mi son dichiarato apertissi- 
mamente di voler venir seco , se ben fossi sicuro 
di rimanere per istrada : il che facilménte succe- 
derà, s'egli con qualche commodità del viaggio 
non condiscende alla mia imbecillità, e se prima, 
quand'anche non arrivasse cosi a tempo la pro- 
messa di Vostra Altezza, la qual non può giunger 
cosi tarda , che , secondo la propprtion de' miei 
falli passati, non mi debba parer prestissima non 
mi si dà qualche rimedio, che conforti il core, e 
che netti lo stomaco si ch'io possa meglio dige- 
rire; ch'altrimenti non m'aiutando hora io con 
altro che con l'inedia, non saprei con si poco nu- 



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- 481 — 

trimento come poter per istrada durare alla fa- 
tica del cavalcare. Comunque sia, io sono risoluto 
di seguire il Cavaliere Gualengo, essendo io si- 
curo, che la mia lontananza da Vostra Altezza 
cagionerebbe la mia morte, o almeno lunghissima 
infermità di corpo et inquietudine d'animo ; e s'io 
arrivassi a Ferrara semivivo, sperarci che la vista 
sola di Vostra Altezza bastasse a risanarmi; ma 
s* io perdo quest'occasione del signor Gualengo , 
non so quando mi se n'offrirà un'altra tale. S'io 
confidi in Vostra Altezza , tutta Roma me ne può 
essere testimonio ; se ne' suoi ministri, essi mede- 
simi , da quali , non solo presi sicurissimamente 
tutto ciò che m'è stato dato, ma molte cose an- 
cora ho preso ch'io giudicava essermi nocive; 
benché in questo mi pare di dover distinguere; 
che, fidando io in loro, o solo, o principalmente 
in quanto dependenti da Vostra Altezza , mi pare 
di potere senza grane colpa rifiutar da loro, non 
ci essendo commissione di Vostra Altezza, alcune 
cose, che, venendo da Lei, torrei lietissimamente, 
sapendo che tutto ciò che verrà da Lei sarà sa- 
lutifero e vitale. Né cosi mi possono accusar di 
altra colpa, se non ch'io, presupponendo sempre 
le commissioni o almeno la volontà di Vostra Al- 
tezza gagliardissima in mio favore , alcuna volta 
mi son doluto ch'essi non l'esseguissero; il che 
s'è fallo , essendo fallo che nasce dalla molta fi- 
danza c'ho in Lei, facilmente mi dev'essere per- 

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— 48« ^ 

donato^ se già quelli della diffidenza mi sono stati 
perdonati. Et essendo Vostra Altezza tanto lon- 
tana, e l'occasione cosi del mio male, come della 
mia venuta , consistendo in un punto , crederei , 
che, non solo senza dispiacere , ma con sodisfat- 
tione anchora di Vostra Altezza potessero inter- 
pretare benignamente et a mio favore ogni com- 
missione. Né v'é alcun dubbio , che se il signor 
Cavaliero mi dà alcuna commodità del viaggio, e 
s'egli, parte questa settimana, o partendo più 
tardi, m'è data prima alcuna aita, io non sia per 
giungere a Ferrara, e vivo et in termine di poter 
guarire e della maninconia e d'ogni altro male. 
Ma s'egli mi lascia qui o per istrada, metto la mia 
vita per perduta; bench'io son risoluto che non 
mi lasci qui ; perchè voglio avviarmeli dietro, se 
non posso in altro modo, a piedi, quand'anche 
giungesse dimane commissione di Vostra Altezza 
ch'io rimanessi; perchè io credo che questa com- 
missione sarebbe fondata sovra un'imperfetta in- 
formatione del mio desiderio. Ho voluto che in- 
nanzi la mia venuta Vostra Altezza habbia questo 
testimonio del vero, del mio volere e della fede 
c'ho in Lei , il quale spero che sarà confirmato 
da' suoi ministri, con molto mio vantaggio, po- 
tendo essi dir alcuna cosa ch'a me non è lecito. 
Del rimanente io son sicuro, che se-'l fine dei 
miei travagli sarà conforme alla volontà di Vostra 
Altezza, sarà felicissimo et accompagnato da ogni 



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— 483 — 

«odisfattione. Quando fosse altramente, ricono- 
scerò ogni male dalla mia rea fortuna, et m'ac- 
queterò al voler del Signor Iddio; e con questo 
a Vostra Altezza bacio le mani humilissimamente. 



Di Roma, il xix Marzo (1578) 

Di V. A. S"' 



Serv. Devotiss. 

Torquato Tasso. 



Ser"'« Sig'*^ e Padron mio Col'"'». 

Io non Sono anche in termine di morte ; anzi 
conósco d'aver più di vita è di virtù di quel che 
veramente io credeva; perciocché, doppo lunga 
dièta, cominciando a magnare d'ogni cibo indif- 
ferentemente, molto più che non portava la mia 
voglia e '1 mio bisogno, per ridur me stesso in tal 
termine, che questi signori fosser costretti ad aiu- 
tarmi, se per aventura ha ve va alcun rimedio da 
Vostra Altezza. Non ho potuto peggiorar tanto , 
che non habbia fatto insieme alcun miglioramento; 
son peggiorato in quanto l'affanno del core ; ma 
mi sento molto accresciute le forze; stento nondi- 
meno, et homai non ho altro che Tossa e la pelle ; 
né mi può cader nel pensiero che la cortesia di 
Vostra Altezza mi voglia in guisa salvar la vita , 
ch'io debba rimaner lunghissimamente inhabile 



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— 484 — . 

a' suoi servigi et a' miei studi. E la tardanza del- 
l'aiuto, il qual pQrò verrà sempre più presto ch'io 
non merito, per tardi che venga, la reco ad ogtii 
altra cagione, ch'a la pietosa intenzione di Vostra 
Altezza , la quale ho presupposta e presuppongo 
verso me favorevolissima. Né da questa costante 
oppinione mi potrebbe rimover, non ch^altri, la 
morte istessa; ma qualunque si sia la cagione, io 
desidero di venire a Ferrara, mentre anche ho vi- 
gore di poter venire; e per questo magnerò me- 
diocremente cibi buoni e di gran sostanza, contra 
la mia prima regola di vivere, se mi saran però 
date pilole che sgombrino lo stomaco, se non degli 
humori cattivi, almeno dell'indigestioni che di 
giorno in giorno verrò facendo ; che senz'esse dif- 
ficilmente crederei di poter ftiagnare. Con questo 
aiuto crederei di poter aspettar la partita del si- 
gnor Cavaliero, se non sarà più tarda di quel che 
m'è accennato; e certo verrei seco con somma 
quiete dell'animo mio. E quando troppo indu- 
giasse a partire, io soUicito importunissimamente 
questi .signori che mi mandino con rimedii , o 
senza, solo o accompagnata, in quel modo ch'essi 
credono che sia più grato a Vostra Altezza. Io non 
desidero altro che venire; del rimanente mi ri- 
metto a loro, che debbon meglio saper l'intenzione 
dell'Altezza Vostra, la quale s'a me fosse stata signi- 
ficata, havrei cercato di conformar ad essa ogni 
mio pensiero ed ogni mia richiesta; le quali se 



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— 485 — 

sono state troppo ardite, perdoni Vostra Altezza 
l'ardire alla molta fede c'ho in Lei ; e con questo 
humilissimamente le bacio le mani. 



Di Roma, il 2 d'Aprile (1578) 

Di V. A- S-. 



Serv. Devotiss, 

Torquato Tasso. 



PS. Se non potrò impetrar da loro gratia di 
esser mandato , adoprerò quei favori che giudi- 
cherò di poter adoprar con sodisfattion di Vostra 
Altezza. 



Ser™^ Sig'*' e Padron mio Col"»», 

Ardo di desiderio di venire, in qualunque modo 
sarò mandato; e quanto si ritarda la mia venuta, 
tanto si prolunga l'infermità del corpo e l'inquie- 
tudine dell'animo mio, e tanto ancora gi.prolunga 
l'adempimento d'una mia giustissima voglia , la 
volontà, dico , di servire Vostra Altezza e di ren- 
dermele non discaro con tutti que' modi ch'o da 
Lei mi saranno mostrati, o che io saprò ima- 
ginarmi più efficaci. Né meno avrò caro d'asse- 
guir questo, che d'acquetar Tanimo, o di risanare, 
il corpo ; all'uno e all'altro de' quali per hora 
nissuna medicina, benché mandata da Vostra 



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— 486 — 

Altezza, sarebbe più salutifera che'I moto verso 
Ferrara ; e con questo humilissimamente le bacio 
le mani. 

Di Roma Jl 16 d'Aprile (1578) 

Di V. A. S-' 

DevotÌ9S, et humiliss. Serv. 

Torquato Tasso. 



Bìaoct Cappello al signor Andrea CappeHo. 



Di Firenze, 1573, 22 d'agosto. — Dall'autogr. Raccolta Odorici, Brescia. 



Molto Magco Sor Cugino mio Oss^o^ 

11 narare a U. S. magnifica per letera el dispia- 
ciere infinito eh o sentito della morte delia ma- 
gnifica signora Marina sua sorella et a me zer- 
mana e più che sorella non potrei io mai espri- 
merlo in carta', il che signor mio li dico e li giuro 
eh io ho tanto e tanto dispiaciere al cuor mio che 
credo cierto che magior io non l'aurei auto se 
fusse mòrto el magnifico m. uetor mio fratello; 
e stiane cierto U. S. magnifica che qualsiuoglia 
cosa mi poteuadar poco magior dispiaciere al mio 
cuore che ma dato questa nuoua cosi cruda, e ben 
mi sento auer dolore da dua hoggi al cuore l'uno 
per la morte della sudettada me tanto amata, l'al- 
.tro per amor di U. S. magnifica sapendo et esendo 
cierta quanto sia grande la pasione el dolore che 



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— 487 — 

debe auere U. S. della detta, amandola si come 
U. S. 1 amaua e però el continoare in questi uerssi 
cosi dogliosamente non si uerebbe mai a fine; 
uoglio dirli signor fratello mio che come sauio e 
prudente la si tenperi in simili trauagli e uolga 
el uiso a la fortuna tolerando el tutto a patientia 
e ringratiando Dio benedetto del tutto poi eh è 
piaciuto così a sua diuina maestà a la quale do- 
uemo far sempre tutti còsi in ogni caso che uenga 
da sua uoluntà. io Tinuio la letera per l'ordinario, 
e non per Batista uerier, a ciò lui mai ne altri 
sapino el scrivere U. S. a me ne io a lui, e cosi li 
comesso alcune inbaciate le quali a bocha le dirà 
a U. S. magnifica ; non però comunicandoli cosa 
alcuna che sia seguita fra di noi ; io non li sarò 
troppo lunga per non li dare più fastidio che la 
sabia, solo la prego tenermi al solito in sua gratia, 
alla quale con ogni riuerentia li bacio umilmente 
le mane. 

Di Fiorenza, el dì 22 di agosto 1573. 

D. U. S. M. 

' Cugina e sorella e serua 

Bianca Cappello (*). 

Al molto Magnifico Signor Andrea Cappello, 
cugino e patron mio sempre oss™» in Uenetia. 



(1) Questa gentildonna veneta, di cui Montaigne che la vide scrisse 
esser bella alla guisa delle Italiane, vale a dire cori aria molto im- 
periosa, sposò in ottobre del 1578 Francesco Maria de* Medici, granduca 
di Toscana, che da più anni l'amava. Abbiamo nella reale Pinacoteca il 
ritratto di Bianca, (ti mano del Bronzino. 



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— 488 — 

Il cardinale di Richelieu alla duchessa di Savoia. 



Ruel, 1636, 29 febbraio. — Da]l*originale. Archivio generale del regno* 



Madame, 

Sachant combien Vostre Allesse desire que le 
frere de M' le Corate Philipes W regoive contente- 
ment sur le sujet de TAbbaye de Pignerol, j'ay 
pris occasion de la vaccance d'une en France pour 
en parler au Roy^ qui a eu bien agreable de Ten 
gratifier en vostre consideration. 

M' Bouthillier en envoie les expeditions à 
M. D'Hemery (2) qui aura soin de retirer du frere 
du dit S' Corate Philipes sa demission de la dite 
Abbaye de Pignerol, en les luy mettant entre les 
mains. Je voudrois, Madame, qu'il se presentai 
quelque raeilleure occasion en laquelle je peusse 
tesraoigner à Votre Allesse corabien verilablemenl 
je rhonore, et la passion avec laquelle je suis et 
seray tonte ma vie. 

De Ruel, ce 29 febrier 1636, 

Madame, 

Son tres humble et tres ohéissant seimteur 

Le Cardinal De Richelieu. 

A Madame, Madame la Duchesse de Savoie. 



(1) Il conte Filippo d*Agliè, celebre favorito di Madama Reale. 

(2) Ambasciatore di Francia a Torino. 



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— 489 — 

Il cardinale Hazariiii alla duchessa di Savoia. 



De la Fere, 1654, i ottobre. — Dall'originale. Archivio gen. del regno. 



Madame , 

Votre Aitasse Royalle connoistrabien par ceque 
le S' de Toucheprez aura Thonneur de luy dire du 
sujet de son voyage la passion que Fon a icy de 
faire quelque chose de considerable du coste de 
Testai de Milan. Et je m'assure aussy que V. A. R. 
ny celle de Monsieur son fils n'oublieront rien en 
ce rencontre pour fortifier rarmée du Roy le plus 
qu'il leur sera possible et l'assister generalement 
de tout ce qui dependra d'elles, puisqu'il nes'agit 
pas moìns de leur aduantage et de leur seruice 
que de celuy de Sa Majesté. Je la suplie tres hum- 
blement d'agréer les offices que M' TAmbassadeur 
et le dit S' de Toucheprez ont ordre de faire auprès 
d'ellesenfaueur de Monsieur le Prince Thomas (*), 
ou pour mieux dire pour le hien et le repos de 
cette Royalle Maison, pour le quel jamais personne 
ne s'interesserà plus que raoy. Enfin j'ose luy de- 
mander en grace de receuoir fauorablement les 
choses qui luy seront representees sur ce poinct, 
et d'honorer le dit Seigneur de Toucheprez d'une 



(1) Cognato di Madama Reale e ceppo della linea di Carìgnano. 



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— 490 — 

entière creance, principalement lors qu'il Tasseu- 
rera du profond respect et de la deuotian inuio- 
lable auec la quelle je suis. 

De b Fere, le i octobre 1654, 

D. V. A. R. 

Tres humble et tres obeissant seruiteur 

Il cardinale Mazàrini. 

Madame Royalle. 



F. FàieloD, arayescoTO di Gàmbraj, a . 



1697 (i), in agosto. — Dall^orìginale. Archivio Estense. 



Ne soyez pas en peine de moy,' Monsieur. L'af- 
faire de mon Livre va à Rome. Si je me suis trompé 
Fauthorité du Saint-Siege me detrompera, et c'est 
ce que je cherche avec un coeur- docile etsoubmis. 
Si je me suis mal expliqué, on reformera mes ex- 
pressions ; si la matière paroit meriter un'explica- 
tion plus estendue, je la fairay avec joye par des 



(1) Fénelon pubblicava in quest'anno il libro intitolato : Explication 
des maximes des Saints; quel libro fu condannato nel 1699 da Inno- 
cenzo XII, in seguito a caldissime istanze di Bossuet, che non fece 
prova di carità cristiana. Fénelon accettò con grande umiltà la condanna, 
secondo i cattolici sentimenti che manifesta in questa lettera. Mori 
nel 4715. 



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— 49i — 

additions; si mon Livre n'explique qu'une dóclrine 
pure, j'aurai la consolatìon de sgavoir precisemènt 
cequ'on doit croire, et ce qu'on doit evitter. Dans 
ce cas mésme je ne laisserois pas de faire toutes 
les additions qui sans afoiblir la verité pourroint 
esclaircir et edifier les lecteui^s les plus faciles à 
alarmer. Mais enfin, Monsieur, si le Pape condamne 
mon Livre, je seray, s'il plait à Dieu, le premier 
à le condamner et à faire un mandement pour en 
deffendre la lecture dans le diocese de Gambray. 
Je demanderois seulement au Pape qu'il ayt la 
bonté de marquer precisemènt les endroits qu'il 
condamne, et les sens sur les quels il porte sa 
condamnation, affin que ma soubmission soit sans 
restriction et que je ne courre jamais risque de 
defendre^ ny d'excuser, ny de tolerer le sens con- 
damne. Avec ces dìspositions que Dieu me donne, 
je suis en paix et je n*ay qu'à atendre la decision 
de mon superieur, en qui je reconnais Tauthorité 
de J. G. Il ne faut defendre Vamour desinteressé 
qu'avec un sincere desinteressement. Il ne s'agit 
pas ici d'un point d'bonneur ny de l'opinion du 
monde, ny de l'humiliation profonde que la na- 
ture peut craindre d'un mauvais succès, j'agis, ce 
me semble, avec droiture. Je crains autant d'estre 
presomptueux et retenu par une mauvese honte 
que d'etre foible, politique et timide dans la de- 
fense de la verité. 
Si le Pape me condatnne, je seray detrompé^et 



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— 492 — 

par là le vaincu aura tout le verìtable sujet de la 
victoire. Victoria cedit victiSy dit St-Augustin. Si au 
contraire le Pape ne condamne point ma doctrine^ 
je tacheray par mon silence et par mon respect 
d'apaiser ceuxd'entre mes freres, dont le zele s'est 
anime contre moy en m'imputant une doctrine 
dont je n'ay pas moins d'horrcur qu'eux et que j'ay 
toujours detestée, et peut etre me renderont ils 
justice quand ils veront ma benne foy. Je ne veux 
que deux choses qui coraposent toute ma doctrine: 
la premiere est que la charité est un amour de 
Dieu pour luy raesme indepandement du motif de 
la beatitude qu'on trouve en luy. La secunde est 
que dans la vie des ames les plus parfaites c'est 
la charité qui previent toutes les autres vertus, 
qui les- anime, et qui en comande les actes pour 
les raporter à sa fin ; en sorte que Fame dans cet 
estat exerce alors d'ordinaire Tesperance et toutes 
les autres vertus avec un desinteresseraent de la 
charité mesme qui en comande l'exercice ; je dis 
d'ordinaire parceque cest estat n'est pas sans ex- 
ception, n'estant qu'habituel, et point invariable. 
Dieu scait que je n'ay jamay voulu enseigner rien 
qui passe ces bornes. C'est pourquoy j'ay dit en 
parlant du pur amour, qui est la charité, en tant 
qu'elle anime et comande toutes les autres vertus 
distinctes : quiconque n'admet rien au de là est 
dans les bornes de la tradition ; quiconque passe 
ces tornes, est desjà egaré. — Pone discrimina. 



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— 493 — 

Je ne crois pas qu'il y ayt aucun danger que le 
Saint-Siege condamne jamais une doctrine, si au- 
torisée par les peres, par les escoles de theologie, 
et par tant de grands saints que FEsglise Roraaine 
a canonizéz. 

Pour les expressions de mon livre si elles peu vent 
nuire à la veriié, fante d'estre correctes, je les 
abandonne an jugement de mon superieur, et je 
serois bien fasché de troubler la paix de Tesglise 
s'il ne s'agissoit que de Finterei de ma personne 
et de mon livre; voilà mes sentimens, monsieur; 
je parts pour Cambray ayant. sacrifié à Dieu au 
fond de mon coeur tout ce que je luy puis sacri- 
fier ladessus ; soufrez que je vous exorte à entrer 
dans le mesme esprit. Je n'ay rien menage d'hu- 
main et de temporel pour la doctrine que j'ai crù 
veritable. Je ne laisse ignorer au Pape aucune de 
raisons qui peuvent appuyer cette doctrine. En 
voylà assez; c'est à Dieu à faire le reste, si c'est sa 
cause que j'ay defendue; ne regardons ny les in- 
tentions des hommes, ny leur procede, c'est Dieu 
seul qu'il faut voir en tout cecy. Soyons les enfans 
de la paix, et la paix reposera sur nous. Elle sera 
amere, inais elle n'en sera que plus pure. 

Nepartons pas des intentions droites par ^ucun 
entetement, par aucune chaleur, par aucune in- 
dustrie humaine, par aucun emportement naturel 
pour nous justifi,er; rendons simplement compte 
de nostre foy. Laissons nous corriger si nous en 



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— 494 — 

avons besoin et soufrons la correction quand 
mesme nous ne la meriterions pas. Pour vous, 
monsieur, vous ne devez avoir en partage que le 
sìlence, la soummission et la priere. Priez pour 
moy dans un si pressant besoin, priez poìir Fesglise 
qui souffre de ces scandales, priez pour ceux qui 
agissent contre moy affin que l'esprit de grace 
soit en eux pour me detromper sì je me trompe, 
ou pour me faire justice si je ne suis pas dans l'er- 
reur. Enfìn priez pour Tinteret de l'oraisoh mesme 
qui est en perii, et qui a besoin d'estre justifiée; 
la perfectioìi est devenue suspecte, il n'en falloit 
pas tant pour en esloigner les Chretiens lasches et 
pleins d'eux mesmes. L'amour disinteresse paroit 
une sóurce d'illusions et dMmpieté abominable ; 
on a accoustumé les Chretiens, sous pretexte de 
seureté et de precaution, à ne chercher Dieu que 
par le motif de leur beatitude et par interét pour 
eux mémei?; on defend aux ames les plusavancées 
de ne servir Dieu que par le pur motif, par le quel 
on avoit jusqu'ici souhaité que les pescheurs mes- 
mes reuinsent de.leurs egaremens ; je veùx dire la 
bonté de Dieu infmiment aimable; je B^ay qu'on 
abuse du pur amour et de l'abbandon ; je sgay que 
des hipocrites souhs de si beaux noms renversent 
l'Evangile ; mais le pur amour n'en est pas moins 
la perfection du Ghristianisme, et le pire de tous 
les remedes est de vouloir detruire les choses par- 
faites pour empescher qu'on n'en abuse. 



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— 495 - 

IXeu y SQaura mieùx pouruoir que les hommes, 
humilìons nous.taisons noiis.aulieu de raisonner 
sur l'oraison, songeons à la faire, c'est en la 
faisant que nous la defendrons; c'est dans le si- 
lence que sera notre force : je suis, etc. 



F. Fénelon, areivescavo è Camhray, a 



Cambray, 28 dicembre 1713. — Dalla biblioteca querìniana a Brescia. 



Je ne puis, mon Reverend pere, me refuser la 
consolation de vous dire combien j'ai été affligé 
de vótre depart. Je ne merilais point que vous 
prissiez la peine de revenir ici. Je vous avais méme 
manqué en plusieurs occasions , ou mes embar- 
ras infinis m'auoient oste la liberté de conten- 
ter mon coeur. Je desirai de reparer tout le 
passe et de vous posseder ici un peu de tems en 
repos. Nous aurions parie de matieres de religion 
qui sont Tunique affaire des chretiens, et surtout 
des ministres de l'.Evangile. Nous aurions cher- 
ché en simplicité la charité qui edijfìe : nous au- 
rions parie avec amertume sur une critique te- 
meraire, qui ebranle tout en nos jours. Nous 
aurions deploré les divisions, qui causent un si af- 
freux scandale. Nous aurions conclu que rien n'est 
bon qu'une sagesse sobre : sapere ad sobrietatem. 



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- 496 - 

Mais vdtre depart m'a oste Tesperance de toute 
cette joyc. Au moins souvenez vous, que parmi 
tane de gens que vous avez vùs en France, vous 
en avez connù un qui vous aime, qui voushonore, 
qui connoit ce que Dieu a mis en vous , et qui 
prie afin que celui qui a commencé l'ouvrage , le 
cantifiìie jusques au jour de /. C. Quittons tout ce 
qui n'est que curiosité, qu'ornement d'esprit, sed 
posteaquam mihi curarum ecclesiasticarum sar- 
dna imposita est, omnes ilice delicùe fugere de mar 
nibus, ita ut vix nunc ipsum codicem inveniam, etc. 
La religion souffre de tous costéz : la verité est 
en perii: le vaisseau de Pierre est agite par la 
tempeste. Prions, humilions nous, appaisons Dieu, 
mettons nous en etat de reprimer le Sociniens et 
les deistes qui corrompent les esprits. Edifions 
les peuples pour les retenir dans une foi simple 
malgré les artifices de tant de nouvateurs. Donnez 
moi de vos nouvelles quand vous serez en repos. 
Àpprenez moi quelle sont vos occupations, et don- 
nez moi la joye de savoir que vous ne voulez point 
oublier celui qui sera ad convivendum et commo- 
riendum, 

A Gambray, 28 decembre 1713, 

Vótre tres humble et tres obeissant serviteur 

Fr. Arch. Due DE Cambra Y. 



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— 497 — 



Maria Gaetana Agnesi al cardinale Ai^elo 
Maria Qnerìni. 



Milano, 1749, 5 settembre. — Dalla biblioteca queriniana a Brescia. 



Eminentissimo Principe, 

Per mezzo del signor Croci ebbi già il grande 
onore di ricevere il preziosissimo dono, che Vostra 
Eminenza si è degnata di farmi delle sue rifles- 
sioni sopra la proposizione 21' del libro 7* d'Eu- 
clide, e del primo tomo de' suoi dottissimi com- 
mentarj in tempo che mi trovava gravemente 
molestata da un ostinato dolore di capo , a cui 
non ho trovato sollievo che col cangiamento del- 
l'aria, lontana da ogni applicazione, motivo per 
cui ho dovuto mancare al gran dovere tii ren- 
derne all'Eminenza Vostra umilissime grazie, an- 
che per la somma benignità colla quale si è pure 
degnata accogliere e compatire le debolissime mie 
Instituzioni analitichey onde ne imploro scusa e 
perdono. ' 

Ora che, ristabilita in salute, e restituita alla 
città, mi veggo nuovamente onorata da Vostra 
Eminenza per mano del chiarissimo P. Lucchi del 
2** tomo , converrebbe, per degnamente ringra- 
ziarla, ch'io potessi esprimerle quanto me lo renda 
carissimo il gran piacere che provo nella lettura 



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- 4»8 — 

del primo con tanto mio profitta non meno per 
l'aurea sua latinità, che per la storia che contiene 
de' più insigni letterati d'Europa viventi in quel 
tempo, in cui fece l'Eminenza Vostra in Francia 
il gloriosissimo di lei soggiorno; della quale Storia 
dovrà esserle sommamente obbligata la Repub- 
blica Letteraria, se non che le resta a desiderare 
quelle più distinte notizie che per una delicatis- 
sima modestia ha voluto colle inserite lettere di 
tanti uomini illustri appena accennare. Più direi 
di un'Opera si perfetta, se fossi capace di degna- 
mente parlarne : a me bastar deve di saperla ain- 
mirare come farò delle sovraccennate riflessioni 
sopra Euclide , subito che abbia terminato di 
leggerla. Finisco col rendere a Vostra Eminenza 
quelle maggiori grazie che posso per tanta de- 
gnazione con cui mi onora, e col rinnovarle gli 
attestati della più profonda venerazione ed osse- 
quio, umilmente inchinata mi dico e sono 

Milano, li 5 settembre 1749, 

Di Vostra Eminenza, 

Umiliss. rispettoms. obbligatiss. Serva vera 

Maria Gaetana Agnesi(*). 



(1) Matematica e poliglotta molto celebre. Professò matematica nel- 
rUniversità di Bologna, poi siiitirò dal mondo e attese al servizio degli 
ammalati. Le sue ìn8titu%ioni analitiche sono state tradotte in fran> 
cese. Mori a Milana, sna patria, nel 1799. 

11 cardinale Querìni, a cui scrìve, era vescovo di Brescia, e fu uno dei 
maggiorì eruditi del secolo scorso. Morì nel 17S5. 



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— 499 — 

Pietro Metastasio alla signora Teresa Ansnolìiii. 



Vienna, 1767, 28 settembre. — DalForìg. Raccolta Oderìci di Brescia. 



Madama, 

Da qualunque altra persona mi giugnerebbe 
inaspettato quell'amabile impeto di gradimento 
col quale vi è piaciuto di accogliere, gentilissima 
signora Teresa, le testimonianze che il mio degnis- 
simo signor conte di Canale f^) vi ha recate dell'af- 
fettuosa mia costantissima stima : ma se la cogni- 
zione delle invidiabili disposizioni del vostro bel 
cuore me ne anno scemata la meraviglia, non me 
ne à per ciò diminuito in minima parte il con- 
tento e la gratitudine , e supplisce con usura alla 
mancanza della sorpresa il piacere di non essermi 
ingannato. Intorno alla fortuna dell'abbandonata 
Didone io non so distinguere, fra il mio caro 
Sant'Angiolina e me, il creditore dal debitore. So 
bene che da che ella nacque non si è mai trovata 
fra migliori mani di quelle che Tanno accarez- 
zata in Russia, senza eccettuarne quelle di Enea. 
Le mie ciance poetiche, frutto oramai della tarda 



(1) n conte Malabaila di Canale era ambasciatore di Sardegna a 
Vienna. 



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— 500 — 

Stagione, non meritano le vostre premure. Se tro- 
verò il benevolo portatore, eseguirò i vostri co- 
mandi. Vi prego intanto d'impiegare la seduttrice 
vostra eloquenza a favor mio appresso l'impareg- 
giabile signor marchese Clerici e degfaissimo si- 
gnor principe Triulzi, esponendo loro quanto io 
sia sensibile e superbo della generosa parziale 
memoria di cui mi onorano , e qual giusto con- 
traccambio di venerazione e di rispetto ad essi 
da me costantemente si renda. Conservatemi ri- 
veritissima signora Teresa il prezioso luogo che 
vi è piaciuto destinarmi nel gentile animo vo- 
stro, e somministratemi co' vostri comandi le oc- 
casioni di meritarlo, mentre inalterabilmente mi 
confermo. 



Madama, 



n vostro DevoU Obblig. Servitore 

Pietro Metastasìo W. 



(1) Nato nel i69S, morto nel 1782. Tradusse il proprio nome origi- 
nario Trapasn nel vocabolo greco corrispondente di Metastasio. 



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— 50! — 

Il conte Simeoni de' Balbi di RiTera (^) al cardinale 
DeDe Lanze. 



Roma, 1767, 5 dicembre. — Dairorìginale presso il cav. Luigi Gìbrarìo. 



Emo e Rnio gigr gjgr Padrone Col"'", 

La notte dei 20. solamente, venendo ai 21 . del 
caduto segui l'espulsione dei Gesuiti dalli Stati del 
Re delle Due Sicilie, e non tra i 10. e 11. del su- 
detto mese, come avevan portato costi, secondoc- 
chè mi dice Vostra Eminenza, alcune lettere parti- 
colari ; Ha ben saputo per altro la Corte di Napoli 
trovar molto facilmente, ed assai vicino, il luogo 
dove mandarli, cacciandoli tutti violentemente 
in questo Stato Ecclesiastico , parte per terra , e 
parte gettandoli per mare miseramente sulle spiag- 
gie di Terracina. Quanto ferita sia Sua Santità di 
questa violenza, non occorre dirlo ; Si è spedito 
un corriere domenica, che non è ancora di ritorno, 
per portarne altissime doglianze a S. M. Siciliana, 
e qui intanto ne ha fatte la Santità Sua, e ne farà 
a tutte le Corti acerbe querele, come di un fatto, 
che interessi le ragioni di tutti i Principati; Mi 
rimetto per il di più a quanto potrà Ella iìiten- 



(1) Ministro dì Sardegna a Roma. 



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-r 502 — 

derne, se vorrà ^ dalla Relazione , che mando ài 
signor Cavaliere RaiberXi. 

Non abbiamo in questa settimana novità essen- 
ziali di Polonia, ma si tiene per disperata già la 
causa della Religione. 

Se Vostra Eminenza leggesse due Brochures che 
mi sono capitate alle mani, intitolate undiLesNou- 
veautés Littéraires, e l'altra Fragments d'Instruo- 
tions pour le Prince Royal de, etc, etc, à Berlin, 
vedrebbe a qual segno giunge ora in Francia 
l'empietà e l'irreligione ; e con perfettissimo os- 
sequio ho qui l'onore intanto di rassegnarmi 

Roma, 5 dicembre 1767, . 

Umil. divot. ed obb. serv. vero 

RlVERA. 
A S. E. il Cardinale Delle Lamze/ 



Giuseppe Baretti al frateDo Filippo. 



Londra, 1769, 9 maggio. — Ball*autografo presso il cav. Cibrarìo. 



Carissimo Filippo, lasciamelo dire, che dal vo- 
stro lato dell'Alpi vi sono di molti sognatori. Che 
diavoli di sogni fate voi sul conto mio? T'ho scritto 
sulla fine d'ottobre che il primo o secondo di no- 
vembre partivo per la Spagna in conseguenza di 
un contratto fatto con un librajo di dargli la mia 



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— 503 — 

descrizione di quel paese già stampata in Italiano 
(e da tradursi in Inglese) per cinquecento lire 
sterline. Ti scrissi anche il sette od otto di no- 
vembre da Parigi, indicandoti il momento della 
mia partenza di li. Ti scrissi di Madrid il di di 
Natale, essendovi giunto la vigilia; ti scrissi pure 
di Madrid il di che ne partii dopo cinquantacin- 
que giorni di soggiorno, dandoti un breve rag- 
guaglio delle fmgzze fattemi colà da molti Amba- 
sciatori e Grandi di Spagna; e fmalmente ti scrissi ' 
ancora di Parigi, avvisandoti del mio salvo arrivo 
colà. Tutte queste lettere non posspnsi essere tutte 
perdute, se non ti sono rubate da qualche ladrp a 
cotesta posta; e se n'hai ricevuta una sola delle 
quattro prime mi appare strano che tu scriva a 
Giardini, con tanti garbugli, sognando imbrogli, 
risse e cose, che né sono accadute, né potevano 
accadere. Di grazia in avvenire, accada checches- 
sia, lascia, di essere tanto credulo quando senti 
dirti qualche cosa di me, che pizzichi dello strano; 
che il mio presente metodo di vita è schietto e 
piano ; e gli esigli, e i duelli, e altre stravaganze 
di questa sorte non hanno quel luogo in Inghil- 
terra, che alcune volte possono avere in altre parti. 
Già t'ho detto, che il fare questo viaggio fu per 
impinguare un poco la mia Descrizione Inglese 
della Spagna che nell'originale italiano é alquanto 
magra. Mi furono anticipate centotrenta ghinee, 
cioè cento in contanti, e trenta in lèttera di cambio. 



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— 504 — 

che tutte hospese con l'aggiunta di un'altra tren- 
tina nello spazio di sei mesi e sei giorni che fui as- 
sente da quest'Isola. Giardini aveva già scritto la 
risposta alla tua lettera, che la mia venuta rende 
inutile, e che perciò non ti si manda per rispar- 
mio di posta. Il Dottor Bianchi di Rimini non 
viaggia con alcuno, come ti è stato supposto, es- 
sendo un vecchio di ottantanni , e ricco bastan- 
temente. 

Scrivo di fretta, perchè la posta sta per partire, 
e per por fine a' tuoi ridicoli sogni e ridicole con- 
getture e paure. 

Con altra sarò più esplicito e prolisso. Addio. 

Di Londra, li 9 maggio 1769. 

Il tuo GrosEPPE. 



Giuseppe Barett[ al frateOo Filippo. 



Londra, 1770, 28 marzo. — Dall'autografo presso il cav. Gibrario. 



Carissimo Filippo, le mie ginocchia tornano a 
starmi bene sulla persona mercè de' ripetuti ba- 
gni caldi. Oltre al tormento di tre settimane, il 
reumatismo m'ha cagionata una procrastinazione 
di lavoro troppo più lunga- che non occorreva. 
Pure sperb ancora di poter finire il quarto tomo 
nel corso del prossimo aprile, e partire, se non al 



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— 605 — 

principio di maggio, almeno alla metà, o al fine. 
Già v'ho detto che per mare non vo più ire in 
alcUn luogo, se non per marcia forza. Verrò dun- 
que per terra, e per Marsiglia e Nizza, dove piglieró 
felucca per Genova. 

A Genova mi fermerò qualche di a fare un po' 
di corte al Doge che mi onora della sua amicizia, e 
a cui ho promessa una visita prima che il suo Do- 
gato giunga al fine. Di Genova poi anderò a Casale, 
dove vi troverò tutti , e allora discorreremo am- 
piamente de' fatti nostri. Il diavolo è, che un mio 
amico, galantuomo cordialissimo, e uno di quelli 
che più s'adoperarono e sborsarono più danaro 
per me nello sventurato mese d'ottobre, vuole a 
tutti i patti venir meco, e che l'accompagni fino 
a Roma, e torni con esso in Inghilterra; cosa che, 
se avesse luogo, sconcertarebbe cento disegni che 
ho in capo, né so come fare a disimpegnarmi 
da lui senza offenderlo, il che non vorrei che ac- 
cadesse per quanto ho CÉ^ra la vita. Pure sarà 
quel che sarà. Forse procrastinando avverrà qual- 
che cosa che gli torrà questa voglia. 

Credo averti già detto che chi vuole cannoc- 
chiali adattati alla propria vista, bisogna che 
mandi qui gli occhi. Giovanni ed Amedeo sanno 
abbastanza matematica per dirti quello che l'os- 
servazione avrebbe già dovuto dirti. Un vetro che 
assiste la vista di Tizio, appanna quella di Sem- 
pronio. Possibile che non sappi questo ? Pure ne 



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— 506 — 

porterò più d'uno meco , e forse il caso farà che 
alcuno ti riesca buono. Co' cannocchiali porterò 
anche quel pacchetto di forbici che mi chiedesti, 
che ho in casa dacché ricevetti quella tua lettera, 
e che non ho mai trovato modo ài mandarti. Gio- 
vanni pure avrà i quattro rubbi di stagno puro 
purissimo, se si potrà avere, come credo, perchè 
ho un amico su i confini di Cornovaglia, che fa- 
rebbe moneta falsa per me, avendogli io fatto il 
piacere di servir di padre a due sue nipoti, inse- 
gnando loro l'Italiano, il Francese, e altre cose, 
senza mai aver voluto soffrire la minima retribu- 
zione, perchè amo veramente quelle due angiolette 
più degli occhi miei, né credo che lo stagno mi co- 
sterà un quattrino, se sarà in suo potere di procu- 
rarmelo contro le leggi, che, come Giovanni ha sa- 
puto, ne proibiscono l'esporto inpuris naturalibus. 
Capitolo non l'ho visto sarà un mese , se non 
più ; né mi curo groppo di vederlo per le ragioni 
dette nell'antecedente mia. Credo che sappia-ch'io 
sono informato delle sue disoneste opere a Parigi, 
e che si vergogni di venir da me. Però non mi 
dare commissioni per lui, e dirigigli le tue let- 
tere a dirittura; che quanto meno avrò che fare 
con esso, tanto meglio sarà, dispiacendomi molto 
d'averlo veduto, e presentato qui a qualche mio 
amico; cosa che non avrei certamente fatto, se mi 
fosse venuto prima agli orecchi quello che mi 
venne dopo. 



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- 607 -. 
I 
Ho caro che Pino sia come me lo rappresenti. 

Tu però che sai ballare e far di spada, avresti do- 
vuto trovar il tempo d'insegnargli Tuno e l'altro; 
che questi ornamenti non sono punto disdicevoli 
a un giovane ben nato , purché non s'ingojino 
tutta l'attenzione sua, e che non gli tolgano quella 
maggior parte d'essa che va data alla coltura della* 
mente. Quel tuo point d'honneur , che già scorgi 
germogliare in esso, io non so cosa sia. È un ter- 
mine francese che non so bene còme sia definito 
dai signori Galli. Il mio point dfhonneur consiste 
nel distinguermi dal volgo a forza di superiore 
notizia di cose, e a farmi giustamente riputare un 
uomo incapace di vizio per quanto porta la fragi- 
lità umana: consiste nel seguire tutto quello che 
credo mio e altrui bene, ed evitare tutto quello 
che credo mio o altrui male : consiste nel mostrar 
prudenza scompagnata da viltà, e fortezza d^animo 
disunita da un orgoglio mal inteso. Se il point 
d'honneur che va vegetando nel tuo figlio è di 
questa sorte, siamo d'accordo. 

Giovanni mi fa ridere con quella sua promessa 
di rompere la testa ai figli suoi se riusciranno 
ignoranti. Quando i figli riescono tali, è la testa 
dei padri che anderebbe rotta, almeno novanta- 
nove volte in cento. Ma di questo si parlerà a suo 
tempo. 

Non ti dar fastidio del ritratto , che tè ne re- 
cherò uno molto più 'somigliante di quello del 



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— 508 - 

Macferson. Desidero che don Remigio viva mille 
anni, onde la famiglia nostra non abbia mai spe- 
ranza d'avere una corbelleria di quella sorte. State 
tutti sani. 

Di Londra, li 28 marzo 1770. 

Il vostro Giuseppe. 



Giuseppe Baretti al fratello Filippo. 



Londra, 1770, 16 luglio, Dall'autografo presso il cav. Gibrario. 



Caro Filippo, 

Ho. procurato d'indovinare l'argomento della 
lettera scrittami dalla Contessa di Gastellengo, che 
si è certamente smarrita, e le dico in risposta 
quello che le posso dire sul vàjuolo, mandandole 
il plico sottocoperta al Cavaliere Raiberti. 

A Capitolo che è ancora qui , e che fa conto 
passarvi l'inverno, pagherò alcune ghinee, riti- 
randone cambiale e lettera d'avviso. 

Fra otto o dieci di s^Ua più lunga partirò per 
Parigi, dove farò un brevissimo soggiorno, e poi 
me ne verrò costà malgrado le tue mal fondate 
paure. Apparecchiami dunque un letto per due o 
tre notti; che di più non potrò star teco, avendo 
premura d'essere a Genova dove sono ansiosa- 



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— 509 - 

mente aspettato da una Dama che ha bisogno di 
me per certi suoi affari domestici. Tu m'accom- 
pagnerai a Casale, se vorrai, e a Valenza; e di là, 
dopo tre o quattro di di soggiorno, piglierò la via 
di Genova; dove, dopo un mese circa, m'imbar- 
cherò per Livorno. A bocca ti dirò mille cose che 
sarebbe troppo lungo dire in iscritto, e quali sieno 
i disegni che ho in capo, e l'Opere che ho da fare 
per impegno contratto qui con questi librai per 
la somma di cinquecento lire sterline. 

Riguardo alle poche pagine stampate contro di 
me dal Vernazza, o da chi altri si sia, saresti il bel 
pazzo a pigliartene fastidio. Ognuno ha dritto di 
scrivere contro un libro stampato ; e se colui ha 
dejte delle bugie di me, tanto peggio per lui. Già 
m'è stato scritto da Milano, che quelle poche pa- 
gine non sono altro che una tessitura di scioc- 
chezze, d'invettiva, e d'adulazione, senza il minimo 
grano d'onestà, e senza rendermi giustizia sul 
fatto delle lodi che ho date alla patria. Ma s'abbia 
il Vernazza detto qualunque bestialità , non per 
questo s'ha a ricorrere al bastone per risponder- 
gli. Non che al bastone, io non ricorrerò neppure 
alla penna, che troppo ci vorrebbe chi volesse 
parare tutte le botte che i pazzi si sforzano di darti. 

Chi è quello poi che t'ha detto ch'io spendo qui 
le ghinee come tu i bajocchi ? Ben mi stupisco che 
tu paja mostrar fede a ciance di questa natura. 
Non t'ho io detto fino a un soldo quello che ho 



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— 510 — , 

^adagnato da che sono qui ? Non sai tu in che 
stato ero quando vi giunsi ? Non sai tu che sono 
ornai cinque anni che vi sono? Che in questo 
tempo mi son fatto un equipaggio, che ho com- 
prati de' libri per cento ghinee ? Che ho dovuto 
viaggiare sino a Madrid , oltre a due scappatine 
fatte iti Francia? Calcola bene, e vedrai che in- 
tendo molto più l'economia che non ti pensi. 
Forse tu ti credi che né l'alloggiò né la tavola mi 
costi; naa questo è il tuo errore; che Giardini non 
è tafato ricco da darmi l'uno e l'altra per nulla; 
anzi il viver seco mi riesce tanto dispendioso, che 
probabiìmènte al mio ritorno starò dà me. 

Tu poi non mi conosci ancora se credi che io 
potrer stare un momento con uno , che si mo- 
strasse ristucco della mia compagnia con un sol 
gesto, con uria parola sola. Qualche volta ci 
diamo un rabbuffo per contrarietà d'opinione, ma 
siamo poi sempre più amici di prima, checché 
qualche sciocco ti possa dire, che non sa da quai 
legami noi siamo legati. 

Il mio libro é finalmente alla luce. Se ne sono 
fatte due edizioni, una grande in quarto in due 
tomi, e una in ottavo in quattro tomi. Ti parrei 
vano se ti dicèssi la opinione che l'universale mo- 
stra d'averne. Già le due edizioni sono quasi ven- 
dute, e se ne' farà una terza in quest'inverno, la 
qtial còsa renderà il mio soggiorno in Italia più 
breve che non facevo conto. Malgrado però l'ap- 



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— 511 — 

provaziòne di moltissimi, m'aspetto delle Critiche 
un subbisso; ma di critiche io non ho mai fatto 
molto caso, e mi sono fatta una spezie di legge di 
non mai rispondere a Critico alcuno , dica quel 
che vuole ; anzi la mia apatìa è giunta a si alto 
segno in questo particolare, che m'astengo sino 
dal leggere quelle Critiche, perchè, di' quel che 
vuoi, è, e sarà sempre impossibile dire e scrivere 
cose che riuniscano tutte le opinioni in una. A me 
basta che i savj approvino gli scritti miei, e di- 
cano i Vernazza (che ve n'ha in tutti i paesi) tutto 
quello che sanno dire. Quel mio libro porta in 
fronte il titolo confertomi dal Re , ed è dedicato 
alla Accademia , con un complimento alla Maestà 
Sua per l'onore che s'è degnata di conferirmi. 

Non so cosa dirti delle forbici, che erano di 
varie grandezze, ed alcune finissime, due o tre 
delle quali m'avevano costato una mezza ghinea 
runa, e una la ghinea intiera; e in tutto erano 
dieci paja e non nove, come tu mi dici. Ma quando 
si mandano cose lontano , e che debbono passare 
per molte mani, è molto di rado che non succeda 
fraude, o disgrazia. Non importa. Vivremo a di- 
spetto del picciol furto, o scambio. Statevi sani, e 
a rivederci presto. 

Di Londra, li 16 luglio 1770. 

Il tuo Giuseppe. 

A Filippo Baretti. — Torino. 



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— 61J — 

Giambattista Bodooi a Giacinto Porta. 



Parma, 1774, 8 febbraio. — Dall*autografo presso il cav. Gibrarìo. 



M' Porta Gentilissimo, 

Alla pregiata sua, ed alla elegantissima epistola 
del signor Vernazza, piena veramente di ottime, 
e pellegrine notizie, rispondo con questa mia, di- 
cendole che pei disegni delle città jacta est alea. 
Le riflessioni però sul rame di Pinerolo mi faran 
introdurre la Francia, che cede alla Savoia la 
detta città. Quanto a Vercelli, al luogo della Pal- 
lade , un Apolline verrà sostituito , non essendo 
ancor inciso il rame. Per Vigevano mi quadra il 
trattato indicatomi fra Cesare, Spagna, e Savoja. 
Di Bobbio non resta possibile d'eseguire una tanto 
vasta idea atta a formar un soggetto per un qua- 
dro di maggior ampiezza, che i miei rami non 
sono. Or dic'io, il mio signor Porta, perchè non 
s'accinge il valoroso signor Vernazza nostro a for- 
nirmi di una descrizione sopra tutte le città del 
Piemonte , mentre ha si pronti i materiali som- 
ministratimi per Tortona, Novara, Ivrea, Bobbio, 
Vigevano, ecc., ecc., ecc.? 

Scriva desso signore tutto ciò che gli è noto 
intorno alla fondazione, se però fia possibile, narri 
in compendio quanto accadette di rimarchevole 



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— 513 — 

in esse , dia le memorie intorno agli scrittori , ai 
santi, alle cittadelle, agli assedj, alle edizioni, e 
intorno alle cose nummismatiche, e quando veda 
che non possa incontrar ostacolo alla Corte, mi 
dia disegnate delle monete da porre ne' finali dei 
Sonetti, che a me, il quale non mi trovo né i te- 
sori di Gige, né di Creso, saran di dispendio mi- 
nore, che la Genealogia. Per le iniziali mi fornisca 
monumenti patrii, e non porrò i poeti antichi. 
Verrebbe allora questo libro a servir di scuola 
alla principessa futura del Piemonte, poiché dalla 
traduzion franzese posta a fronte conoscerebbe il 
pregio ed il valor della nazione, e sarebbe ricer- 
catissimo, a mio credere, anche presso i colti 
oltramontani letterati, ed io potrei pure adularmi 
di coprirmi, senza forse, delle spese enormi che fa 
d'uopo incontrare per l'eseguimento di un tal li- 
j3ro. Ella dunque incoraggisca il signor Vernazza 
a non più frapporre dilazione, e lo incalzi affin- 
ché alla più breve fra due o tre mesi mi faccia 
pervenire tutto ciò che troverà di erudito e di 
letterario, poiché il P. P. non mancherà di con- 
tribuire a viemaggiormente perfezionare il di lui 
lavoro. Accerti intanto il signor Vernazza, che non 
se le defrauderà quella giusta laude che da si 
egregia e commendevol fatica se le aspetta. Ri- 
marrà a lettere cubitali impresso ai secoli venturi 
il suo nome, e i tardi nipoti forse da questa sua 
lucubrazione impareranno a conoscere i fatti più 

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— 514 — 

gloriosi del nostro Piemonte, che per incuria si 
van perdendo, mentre più che i bronzi e i marmi 
assai vivon le carte. Se non le incresce darmi ri- 
scontro di questa mia, spero che nel vegnente or- 
dinario mi farà noti ì sensi del signor Vernazza 
a cui Ella senza fine mi raccomandi. 

PS. Le monete trasmessemi saranno gelosa- 
mente custodite , e a suo tempo gliele farò aver 
di bel nuovo (^). 

Parma, 8 febbraio 177i. 

// suo Divot. Servitor vero 

Giovanni Battista Bodom, 

Direttore. della Stamperia R. 



n conte di Rivera al cardinale Delle Lanze. 



Roma, 1776,21 settembre. — Dall'originale presso il cavaliere Cibrario. 



£"»« e R"»^ Sig' Sig' Padrone Col"»% 

Ho inteso con gran piacere il ricevimento che 
ha avuto V. E. (l'onore) di fare alle LL. MM. in 
co,d' sua abbazia di San Benigno. 

Qui vi è poi stato lunedi or scorso l'avvisato 



(1) La lettera riguarda il famoso libro poliglotte che stampò in occa- 
sione delle nozze di Carlo Emmanuele, prindpe di Piemonte, con Maria 
Clotilde di Francia, Tanno 1775, col titolo di Epithalamia linguis exo- 
tieis redatta. Questo illustre Saìùzzese, splendore dell'arte tipografica 
italiana, morì nel 1813 a Parma. 



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— 515 — . 

Concistoro, ma, come già ben prevedevo, senza 
promozione di Cardinali. 

Continua il Santo Padre a mostrarsi stranito 
sempre ed irritato per gl'incidenti occorsi nella 
ridicola scena dell'incoronata poetessa Corilla (*) ; 
Risponde negativamente a tutte le domande che 
se gli fanno, e non dà che brevissime udienze. 
Dieci soli minuti ha trattenuto ultimamente il si- 
gnor Cardinale Segretario di Stato, che vorrebbe 
che se ne andasse a villeggiare, e non più di 4 
minuti il Cardinale Castelli , che è quegli vera- 
mente che tra i zelanti più ha declamato contro 
la permessa incoronazione della diffamata improv-, 
visatrice. 

La fabbrica della nuova sagrestia di San Pietro, 
alla quale va a metter domani la prima pietra, 
occupa presentemente più di qualunque altra 
cosa Sua Santità ; costerà dicono questa sagristia 
100 mila scudi, e cosi nella Camera Apostolica, 
che nell'erario particolare della fabbrica della 
Basilica Vaticana non v'è un bajocco; E questo è 
quanto ho da riferire per ora delle cose di qui a 
V. E., mentre col solito distintissimo ossequio non 
cesso mai d'essere, 

Roma, 21 settembre 1776, 

Di V. E. 

ifmil. Divot, ed Obbl. S&hìidor vero 
RlVERA. 

(1) Teresa Bandettini, col nome arcadico di Corilla Olimpica. 



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— 516 — 

Vittorio Alfieri alla mardiesa Liiipi Alfieri di Sostegno. 



Roma, 26 ottobre 1782. — Dairorìginale donato da S. E. 

il marchese Cesare Alfieri di Sostegno al generale Giacinto di Gollegno 

di cara memoria. 



Stimatissima signora Marchesa, 

I graziosi suoi rimproveri del nonr averle io 
mandato copia di quelle Canzoni sulla guerra 
d'America, mi fanno riscriverle per assicurarla, 
ch'io a lei più che a nessun altri le avrei man- 
date, se avessi creduto ch'ella se ne potesse com- 
piacere. Or ch'io lo so , se ella vuole ch'io scriva 
all'Abate di rimettergliene per pigliarne copia, 
son pronto a farlo : ma àe volesse aspettare qual- 
che tempo, siccome alla pace penso di farne una 
quinta, che tutte insieme saranno un'operetta tal 
quale, allora gliele farei rimettere tutte a un 
tempo: tanto J)iù che alle prime quattro molte 
cose ho in pensiero di mutare che non mi piac- 
ciono. Farò però quello che a lei piacerà di più : 
troppo lieto di poterla pure in alcuna, benché picr 
cola cosa, obbedire. Dell'arpa non posso dir nulla 
ancora, non essendo giunta; ma sarà buona, credo, 
e un istromento buono non è caro mai. La prego 
dei miei ossequi al suo signor marito e figlio, e 
assicurandola del più sincero affetto mi dico 

' Suo umil. servitore 

Vittorio Alfieri. 



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- 517 — 

Vittorio Alfieri alla marchesa Alfieri di Sostano. 



Siena, 1783, 2i maggio. — Dall*orìg. presso S. E. il march. Cesare Alfieri. 



Signora Marchesa mia Stìmatìssima, 

La ringrazio molto della di lei lettera scritta 
per notiziarmi del libro mio ricevuto. Ho pia- 
cere che a lei non offenda l'orecchio , benché ar- 
monico e delicatissimo. Certe tragedie non pos- 
sono esser drammi , e il non voler distinguere i 
generi può esser forse cagione che il pubblico ne 
giudichi più con gli orecchi che col cuore. Ma 
ella, signora Marchesa, è di senso troppo gmsto e 
fino per potersi confondere coi più: onde ricevo 
le sue lodi perchè le credo sincere e sentite : non 
trascuro però il biasimo degli altri al segno di 
non farne nissunissimo caso. Credo che la verità 
sta in mezzo, e che in alcune cose, bisognando e 
occorrendo , mi piegherò in parte al parere del 
pubblico, non senza ch'egli non s'abbia tuttavia 
a piegare altrettanto almeno verso il mio , altri- 
menti non ci ritroveremo mai. È vero che sarebbe 
sempre mio il torto, ma tutte le età non sono ri- 
strette in questa del 4783, e alle volte alcune cose 
biasimate in prima son piaciute dappoi; come mol- 
tissime lodate a cielo sono state di corta vita. Le 
Canzoni suU'America che vorrebbero una giunta 



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— 518 — 

sulla pace conchiusa , per comporre una specie 
di poemetto, sono arrestate, perchè io per alcun 
turbamento di spirito non sono niente in grado di 
poter far questa giunta, onde aspettando o mi- 
glior vena, o l'impossibilità dimostrata di andar 
avanti, la tengo tuttavia in sospeso, ma essa le 
^vrà certamente. E chi sa che io stesso' non gliele 
venga a leggere, o a Torino quest'estate, o a San 
Martino, se andrò come è possibilissimo a veder 
la mia madre e pigliar la benedizione nella cap- 
pella di Magliano, dacché le ho fatto avere, li- 
cenza dal Papa di tenervi il Santissimo; grazia 
per cui mia madr'e non cape nella pelle di gioia. 
Comunque sia, presente od assente ella avrà 
sempre in me un suo 

Siena, di 21 maggio 1783, 

y Affé*, servitore 

•Vittorio Alfieri. 



Vittorio Alfieri alla marcbesa Alfieri dì Sostegno. 



Londra, 12 febbraio 1784. — Dall'originale presso Sua Eccellenza 
il marchese Cesare Alfieri di Sostegno. 



Signora Marchesa Stimatissima, 

Io ho ricevuto la di lei compitissima lettera, a 
cui mi' fo pregio di rispondere colla maggiore 
sollecitudine. Da gran tempo io le avea destinato 



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— 519 — 

queirìnvoltino del manoscritto , ma non avendo 
mai trovato occasione sicura per farglielo avere, 
Io portai con me fino a Parigi. Godo di sapere 
che le sia pervenuto cosi presto , e più ancora , 
ch'ella lo gradisca oltre il proprio valore. Non 
saprei cosa risponderle su quanto ella mi tocca 
della Tragedia, stante che per lettera mal si può 
intendere in qual modo ella vorrebbe ch'io m'ac- 
costassi più al gusto del secolo, se è facendo 
meglio facendo peggio; scrivendo Tragedie, o 
Drammi in lingua Toscana, Epica, o in lingua di 
Canzonette. La laspieremo dunque cosi finché io 
abbia la sorte di ossequiarla in persona, il che 
sarà quanto prima, e sono sempre disposto a dar- 
gliela vinta. Le dirò tuttavia, cosi alla sfuggita, 
che le Tragedie che han fatto grandi i loro autori, 
anche più moderni, sòh però state di soggetti 
Eroici, Greci o Romani : e cha i Catoni, gli Achilli, 
gli Atrei sono sempre stati i soggetti della Tra- 
gedia più assai che i Giacomi, i Carli, le Marie, ecc. 
Ne ho però anche un buon numero di moderni e 
la prego di sospendere il suo giudizio definitivo 
su ciò fin quando io abbia finito di svergognarmi 
coU'ultimo tomo delle mie Tragedie. 

La supplico di salutare caramente il Marchese 
suo consorte per parte mia, come pure la signora 
Marchesa D'Ozà e l'Ambasciatore di Francia , se 
ella continua a vederlo ; mi sa mill'anni di po- 
tergli testimoniare di bocca la mia riconoscenza 



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— 520 — 

per le cortesi raccomandazioni inviatemi per 
Parigi. 

La prego di tenermi sempre fra i più sinceri 
ammiratori del suo merito, e vero estimatore 
della bella ed aurea indole sua. 

Vittorio Alfieri. 



Vittorio Alfieri alla contessa Alfieri di Castagnole 
sua madre. 



Siena, 11 luglio 17SI. — Dair originale presso il cavaliere Gibrarìo. 



Carissima 'Signora Madre, 

Ho ricevuto la sua carissima lettera, dove sento 
ch'ella sta bene, e che la sua tosse va meglio: 
questo mi è di grandissima consolazione. Ella a 
quest'ora avrà anche ricevuta la mia che le scrissi 
subito che arrivai qui , e ho piacere in questo di 
aver prevenuto i suoi desiderii : e si accerti chMo 
le atterrò la mia promessa di scriverle spesso e 
di toVnarla a vedere. Tutta la mia cavalleria è ar- 
rivata in buon essere , e si vanno riavendo ogni 
giorno, benché il caldo insolito per loro li tenga 
un poco più magri e fiacchi che non sarebbero; 
ma questo settembre saranno quel che devono es- 
sere. Un poco di studio , e i cavalli sono la paia 



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— 521 — 

occupazione presente; che la lunga dissipazione 
occasionatami dal lungo viaggio mi ha un poco 
impigrito e distratto dallo studio; ma a poco a 
poco mi ci rimetterò. Credo che le manderò fra 
non molto tempo il terzo volume delle Tragedie 
in cui è la Merope dedicata a lei. 

Ho ricevuto lettere qui della Signora W eh' è ar- 
rivata a Baden in Svizzera felicemente, e che mi 
dice che al settembre ritornando in Italia passerà 
per Torino, e poi per Asti, o Magliano dove lei 
sarà, per vederla, e stare un giorno con lei: ma 
ove questo abbia luogo, si raccomanda già pre- 
ventivamente a me, perchè io persuada lei, caris- 
sima Madre, a non volerle fare nessuna nessuna ce- 
rimonia assolutamente, e a non pigliarsene nessun 
pensiero. Cosi spero ch'ella farà. Io penso di star 
qui tutto agosto, o settembre, poi andare a Roma : 
farò forse frattanto qualche scorsa per la Toscana 
a Livorno, o altrove; ma ella mi può pur sempre 
scrivere qui. Non ho ancora ricevuto nuove della 
Cumiana (*), ma credo ne avrò presto. 

La prego di abbracciare teneramente per parte 
mia il signor Padre , e di salutarmi il suo Segre- 
tario. Intanto sono col più vero rispetto 

Suo aff. figlio 

Vittorio Alfieri. 

(1) Luisa de* prìncipi Stolberg, contessa d*Àlbany, moglie di Carlo 
Edoardo Stuart, pretendente al trono d'Inghilterra, amica d'Alfieri. 

(2) SoreUa d*Àmerì. 



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L 



Vittorio Alfieri al marthese Rokrlo Gerolamo 
Alfieri di Sostegno. 



Parigi, S3 novembre 1791. — Dall'originale presso Sua Eccelleo^a 
il marchese Cesare Alfieri di Sostegm). 



Signor Marchese mio stimatissimo^ vi ringrazio 
cordialmente della parte che m'avete data del ma- 
trimonio seguito fra vostro* figlio e la damigella 
Duchi, che suppongo figlia del conteT)uchi, circa 
mio coetaneo, e persona molto di 'garbo. Questi 
rinnovamenti di generazioni mi fanno parere, o 
per dir meglio , essere più vecchio ch'io non mi 
pensava. Non dubito punto che la figlia di un tal 
uomo non faccia la perfetta felicità di chi l'ottiene 
in consorte, onde me ne rallegro caldamente con 
tutti due, e con voi principalmente, amatissimo 
signor Marchese, che cosi bene apprezzate e me- 
ditate la felicità domestica, che è la base d'ogni 
altra. Ho anche saputo da alcuni viaggiatori, nati 
in Torino, che questo vostro figlio è un degno ed 
* amabile soggetto, onde tanto meno mi duole che 
il casato mio, e quello degli Alfieri di Magliano 
si estinguano, poiché la prolungazione del nostro 
nome vien cosi bene affidata in lui. 



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* — 523 — 

Salutatemi dunque caramente Io sposo, ed au- 
gurandovi ogni sorta di prosperità crediatemì 
sempre 

Vostro devoL servoparente ed amico 

Vittorio Alfieri. 



Vittorio Alfieri a Ldgì Cerretti W. 



Senza data. — Dall'originale. Archivio Estense. 



Signor Cerretti Stimatìssimo , 

Da soli quattro giorni son in Siena: essendomi 
trattenuto in Firenze più che non credea. È uscito 
in Firenze il numero 5 del Corriere Europeo, il 
quale poi fa veramente una bella e luminosa cri- 
tica delle mie Tragedie, ed in specie del Filippo. 
Io gliePavrei mandata, ma non là voglio gravare 
del porto : snella la commette l'avrà con meno 
costo: merita d'esser letta. Mi rivolgo dunque 
con atto pietoso a' lei e al Bosi per un po' di di- 
fesa: se no griderò col Petrarca: jE non è chi pur 
sua difesa faccia. Le acchiudo qui un fogliaccio 
pieno di Sonetti e di Epigrammi, di cui ella m'ha 



(1) Di Modena; ivi professore di stona e di eloquenza ; poi professore 
d'eloquenza nell*Università di Pavia; autore assai elegante di prose e di 
▼ersi; morto nel 1808. . 



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— 524 — 

fatto nascer l'idea. Troppi altri n'ho fatti nel ve- 
nire fin qui, ma quei quattro o cinque basteranno 
per tediarla. La prego, andando a Milano, di non 
parlare a quella signora di quel mio Sonetto il 
quale però le ho mandato : ma potrebbe aver per 
male ch'io ne avessi parlato a chi che sia. Mi resta 
a pregarlo delle due più care cose , e l'una è di 
presentare i miei ossequi al degnissimo signor 
marchese Gherardo, l'altro di conservarmi la sua 
amicizia. Stia bene e lieto : e saluti caramente il 
Bosi, e il marchese Beaufort. Son tutto suo 

Vittorio Alfieri. 



Vittorio Alfieri a Luigi Cerretti. 



Firenze, 1794, 20 febbraio. 



Signor Cerretti Padron mio Stim"**, 

Rispondo tardi alla sua de' 28 novembre p. p.; 
ma ho voluto aspettare di ringraziarla del Cas- 
siani da lei favoritomi, fmochè mi venisse occa- 
sione sicura di inviarle in contracambio una mia 
operaccia , che non ha altro pregio che del bene 
stampato. Ella la riceverà per mezzo del signor 
Abate Beltrand, già console di Francia in Napoli, 
a cui l'ho rimessa, e che parte fra giorni per 



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— 525 — 

Mantova, e passerà di costi. La prevengo di ciò, 
affinch'ella faccia lasciar detto all'albergo, che, ca- 
pitando questo Abate Beltrand,gli venga indicato 
dov'ella alberga , perchè egli possa farle sicura- 
mente rimettere quel piccolo plico. L'Abate Bel- 
trand non può essere scambiato all'albergo con 
nessun altro, essendo egli piccolissimo e gobbis- 
simo.'Figura in tutto Esopica.Ho fatto a suo tempo 
le commissioni di cui ella m'incaricava nella sua, 
e si l'una che l'altra delle due signore sperano che 
in quest'anno ella manterrà la parola dell'anno 
scorso. 
Io son tutto suo 



Firenze, di 20 febbraio 1794, 

Airill»® Signor Padron mio Col"»* 
il S^ Luigi Gerretti, professore 
nell'università di Modena. 



Vittorio Alfieri. 



Vittorio Alfieri al marchese Carlo Emmanoele 
Alfieri di Sostegno. 



Firenze, 1796,21 novembre. — Dall'originale presso Sua Eccellenza 
il marchese Cesare Alfieri. 



Sig' Marchese mio Stimatissimo, 

Mi rallegro infinitamente della consolazione 
avuta da lei, e da tutta la casa sua, per la nascita 
d'un suo figlio maschio, e molto la ringrazio del- 



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— 586 — 

l'amorevolezza e premura con la quale ella me 
ne ha fatto parte. Non. dubito punto ch'ella poi 
col tempo farà ogni sforzo per restituire a questo 
suo erede quell'ottima educazione che dal suo si- 
gnor padre e da quella sua ottima madre le è 
stata data : eredità la più preziosa che di padre 
in figlio si possa trasmettere. 

Io chiedo sempre delle loro nuove ogni volta 
che m'incontro con Piemontesi , ed ultimamente 
il conte Tarino me ne ha dato delle soddisfacen- 
tissime, e massime circa la sua signora consorte, 
ch'io rion ho il bene di conoscere di persona, ma 
soltanto di fama. Lo prego "dunque ad inoltrare 
anche ad essa le mie congratulazioni , ed a rice- 
vere tutti tre, ella, la consorte W ed il suo signor 
padre i sincerissimi augurii che io fo a tutti per 
la» massima prosperità della loro casa. Intanto ella 
mi creda, signor Marchese stimatissimo , 

Firenze, di 21 novembre 1 796 , 

Aff. sinc. amico e parente 

Vittorio Alfieri. 



(1) Carlotta Melania Duchi. 



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— 527 — ' 

Gioyacchino JHurat al Mnnìdpìo di Brescia. 



Di Milano, anno 6 repubblic^o, 30 ventoso. — DaU^autografo. 
Raccolta Odorici, a Brescia. 



• Le general Lechi m'a informe , Gitoyens, que 
vous aviez fait faire un sabre , et que vous me 
Faviez destine; je n'ai rien fait pour lemériter; 
je le recevrai cependànt avec le plus grand plai- 
sir; et je désire trouver l'occasion de vous prou- 
ver que vous ne Faurez pas confié ade mauvaises 
mains. Receyez-en, Gitoyens, mes sincères remer- 
clments, et croyez-moi votre ami, comme l'amant 
zélé de la liberté italienne. 

Salut et ff aternité. 

J. MURAT. 

PS. Vous m'obligerej? de vouloir bien le con- 
fier àPierrin de la poste aux chevaux, qui est' 
«barge de me le faire parvenir. 

J. MURAT. 



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— 5i8 — 

Antonia Canova a . . . 



Roma, 11 luglio 1801 . — DalPorig. Raccolta Odnrid a Brescli. 



Eccellenza, " 

Per molti e molti riguardi a lei ben noti avrei 
dovuto più volte già scriverle ; ma mi sono sem- 
pre astenuto , pel timore di non W inutilmente 
traviarla dalle troppo preziose sue occupazioni. 
Ma ora i sensi di umanità mi costringono a ciò 
fare senz'altri riguardi in favore di questo infe- 
lice giovane scultore Vincenzo Tassi , che avvia- 
tosi a Roma, e (com'ella avrà già da altre lettere 
inteso), sorpreso per viaggio dai ladri con averlo 
spogliato d'ogni suo avere , pervenne a Roma af- 
flitto e stanco, e digiuno di quasi tre giorni, per 
mancanza di denaro da potersi alimentare. Mentre 
pertanto che il pietoso animo del signor Laudi lo 
garanti presso quei che lo alloggiano con pre- 
stargli qualche refrigerici di poco vitto fin tanto 
che gli pervenga un qualche soccorso, vicine da 
esso eccitata la mia intercessione per lui. Io dun- 
que dal mio canto non posso che caldamente e 
con tutto il fervore raccomandarlo alla rara bontà 
di V. E. e dell'adorabile sua sorella, perchè col 



(1) Parola che per isbaglio fu scritta, ma che fa contrasenso. 



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— 529 — 

lor valido mezzo sia questq giovane raccoman- 
dato a codesta, illustrissima Congregazione Gaz- 
2ola, onde gli somministri al più presto possibile 
un competente sovvenimento nel modo com'era 
solita mantenere un pensionato a Parma, affinchè 
possa con questo adempiere le sue buone e savie 
intenzióni , cioè di rendersi d'ora in poi coU'arte 
ch'egli professa, e maggiormente in seguito, me- 
ritevole dellebeneficenze che gli saranno da quella 
Congregazione impartite, e di non far pentire le 
EE. VV. di averlo ad esse raccomandato, pel qual 
solo fine esso si è qui trasferito. E con tutto l'os- 
sequio e profondissima stima mi do l'onore di 
protestarmi per sempre, 

Roma, 11 luglio 1801, 



Di V. E. . 



Umil. Divot. Obhl. ed Oss, servitore 

Antonio Canova <*). 



(1) Nato a Possagno nei 17il, morto a Venezia nei 18^. 



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— 530 — 

n Haresdallo Ney a 



Tordesillas , 25 dicembre 1808. — Dali'orìg. presso il cav. Cibrario. 



Monseigueur, 

Une reconnaissance de soixante chevaux sous 
les ordres du capitaine Lehman du 3^ de hussards 
avait été dirigée hier sur Toro; arri ve au village 
de Morales, cet officier y a établi sa troupe et a 
envoyé à la ville un m*^ des logis et quelques hom- 
mes qui y soni entrés en se faisant passer póur an- 
glais; ils ont déclaré aux Magistrats qu'ils ètaient 
poursuivis depuis plusieurs jours par les Frangais, 
et qu'ils avaient besoin de secours; ces Magistrats 
ont répondu que 2000 jeune^ gens qui avaient 
quitte depuis peu Farmée espagnole pouvaient 
étre armés sur-le-champ, et qu'en suite on pour- 
rait réunir dans le pays 5000 hommes. 

Au moment de se retirer le maréchal des logis 
s'est fait remettre les dépéches de la poste, et a de 
suite regagné Morales; il était à peine à un quart 
de lieue de Toro qu'il a entendu sonnèr le toc- 
sin dans cette ville. Si Votre Allesse le juge con- 
venable j'y enverrai demain une brigade d'infan- 
terie pour détruire ce noyau d'insurrection. 

Le détachement du capitaine Lehman a regu 
ordre de se porter à Villalonso, d'où il communi- 



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— 531 — 

quera avecle 3® régiraentde hussards, qui est àia 
Mota, et rinfanterìe établie à Pedrosà et Villalar. 
Je prie Votre Altesse d'agréer Tassurance de 
ma haute considération, ^ 

Le maréchal due d'Elchingen Ney. 



n dnca di Bassano alPimperatriee GinseppÌDa. 



Wagram, 6 luglio 1809. —Dall'autografo presso il cav. Luigi Cibrario. 



Madame, j'ai le bonheur d'écrire à V. M. du 
champ de bataille méme où viennent de se pas- 
ser les événements les plus glorieux. 

Le 5 et le 6 S. M. a remporté une victoire com- 
plète sur toutes les forces autrichiennes réunies. 

Le 5 par des mouvements habiles on a enlevé 
à Tennemi tous ses champs retranchés et on Fa 
poussé à plusieurs heures au-delà du Dànube. Le 6 
toutes les forces de Tennemi furent successi ve- 
ment engagées et défaites. A dix heures du matin 
la victoire était décidée; il est à présent trois 
heures après midi et l'on n'entend plus què le 
canon des colonnes qui poursuivent l'ennemì. Le 
nombre des prisonniers qu'on lui a fait, de ses 
tués et de ses blessés, des canons.et des drapeaux 
qu'on lui a pris, est considérable. v 



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MI! 



— 63« — 

L'Empereur §e porte très bien; nous sommes 
tous accablés de la chaleur d'une des journées 
les plus accablantes de l'été. 

On ne nomme aucun ofScier marquant qui soit 
au nombre des morts ou des blessés. 

Je suis avec le plus profond respect, 

Madame , de V. M. 

Le très humble et très obéissant et le plus 
fidèle serviteur 

HuGUES B. Maret. 

PS. Devant Teusch Wagram et Baumerdolf le 
6 juillet 1809. Le Vice-Roi a eu bonne part à la 
victoire. Je le quitte ; il se porte bien. 



Ugo Foscolo a CamìUo Ugoni. 



Firenze, 23 febbraio 1813. -— Dall'orig. Raccolta Odorici di Brescia. 



Ugoni amicissimo, 

Voi dà più mesi aspetterete lettere da me, e ve 
ne sarete ornai dato pace; tanto più ch'io non 
sono accreditato di diligenza tra gli autori d'epi- 
stolari. Saprete ad ogni modo ch'io mi ricordo 
dì voi, perchè sapete ch'io non mi dimentico degli 
amici, se non quando sono dimentico della vita : 



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— 533 — 

però non mi siete affatto uscito di mente se non 
nel sonno , e solo m'uscirete per sempre quando 
chiuderò gli occhi, e questo mio cuore inquietis- 
simo gelerà nelle mani della morte. Intanto que- 
sto mio cuore , mio caro Ugoni , è piagato dalla 
morte di tanti amici miei militari ; e la memoria 
di queste perdite cresce cogli anni, da che si 
vanno desiderando quegli amici che la gioventù 
sola può eleggere e la lunga consuetudine radicare 
nel nostro cuore: or sono a trentacinquè anni(^): 
e se mi abbandonano i piaceri da me apparec- 
xhiati per questa età, pochi omai posso racco- 
glierne per l'avvenire. Onde quanto più piango gli 
amici perduti, tanto più amo que' pochi che mi ri- 
mangono. Salutatemi dunque e baciatemi Borgno, 
Bianchi e Lechi ed Arrivabene e Scalvini assai ; 
gli scriverò un giorno forse. Ma di Borgno vorrei 
vedere stampata la Dissertazione e la Vergine ed 
il Carme : fate omai di spedirmela per mezzo di 
alcun librajo corrispondente di Molini e Lauri in 
Firenze. Piacciavi ?inche di pagare a Borgno i 
due esemplari a' quali mi sono associato: ve ne 
rimborserò o di qui , o quando tornerò in Lom- 
bardia, come vorrete. Lo Sterne si sta stam- 
pando a Pisa , e la Ricciarda sarà presto finita : 
ma ho spesso certe angoscie di cuore preparate 



(1) Dunque era nato nei 1778, e non nei 1 776 come scrìve qualche bio- 
grafo. Mori d'idropisia nelle circostanze di Londra il 10 settembre 1828. 



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— 6:u — 

forse dalla natura nell'utero di mia madre , ma 
esacerbate dalla fortuna in questa valle di la- 
grime , per cui non posso lavorare né quanto né 
come vorrei. Salutate la Marzia e vostro fratello 
in nome mio. Appena stampato manderò tre o 
quattro esemplari dello Steme per voi e gli amici 
nostri ; ma ci vorranno forse due mesi ancora. 

Ugo Foscolo. 



Antoirii) Cesari a don Giacomo ApoDonìo, 
bibliotecario a Bresda. , 



Verona, 19 agosto 1813. — Dall'orig. Raccolta Odorici in Brescia. 



Ebbi stamane la risposta da quel mio amico 
che verrà ad essere costi maestro di umanità. Io 
gli avea gittato un cenno intorno al potersi ac- 
crescere l'onorario : ma egli non potea non di- 
mandare le 400 italiane, quando altrettante io ne 
avea già al primo offerte (per commessione di 
quel signore bresciano di cui le scrissi), colla spe- 
ranza del crescimento anche sopra queste in pro- 
gresso di tempo. La risposta adunque è deliberata, 
Egli accetta la cappellania (quotidiana, credo io, 
che ella noi disse), e le altre condizioni promesse 
nel viglietto a lui mandato, di cotesto signor Pre- 
fètto : Tonorario di L. 400 italiane con buona spe- 



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— 535 — 

ranza di crescimento e la cattedra della umanità 
ofTerta al primo, e non altra. Quanto alla persona, 
egli è un prete di forse 26 anni, nomato Antonio 
Rivato, del dipartimento del Bacehiglione, nativo 
di San Giovanni Ilarione. Nel Seminario Vicentino 
sostenne con sommo onore alcune tesi di fìsica, 
e fu richiesto colà per professore di questa me- 
desima scienza; ma rifiutò. Giovane di gran me- 
moria, di pronto e perspicace ingegno, e ne diede 
di belle prove. Di costumi ottimi e fama di sacer- 
dote irreprensibile. Questo me ne fu scritto dal 
primo amico. Pare a me che meglio non si possa 
aspettare. Resta ora che con lettera di cotesto si- 
gnor Prefetto o di cui appartiene, egli sia nelle 
debite forme e colle suddette espresse condizioni 
accettato ed assegnatogli il tempo che egli dovrà 
essere costi al suo uffizio. Io avrò il piacere di 
aver dato opera come che sia al bene di cotesto 
Collegio, ed a lei fatto un piacere ed a cotesti si- 
gnori. Io ho un forse 30 copie del Palladio da 
vendere; a prenderle tutte io le lascierei per lire 
4 50 italiane l'una. Crede ella poter accettare 
questa profferta si grassa? Aspetto risposta di que- 
sto e delle 12 copie del mio "Dialogo, 



Mi ami. 



Usuo 

Ant. Cesari P. 



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— 536 — 

Gioseppe Foodié al nunistro 



Trieste (1813), 29 agosto. — Dall'originale presso il cav. Gibrarìo. 



Vous voyez, mon cher Ministre, par la date de 
ma lettre que j'ai quitte Laybach. Gette dernière 
ville est tranquille aujourd'hui , elle est converte 
par une di vision entière de l'armée d'Italie. La 
ville de Trieste, au contraire, est inquiète depuis 
que les Autrichiens occupent Fiume. J'ai été o- 
bligé de prendre des mesures, à mon arrivée^ 
contre les employés fran^ais que la peur faisait 
fuir et dont le départ precipite avait jeté la con- 
fusion dans la ville. 

Trieste est, en ce moment, aùx avant-postes ; j'y 
resterai cependant jusqu'au dernier moment. Mes 
enfants, dont vous voulez bien vous informer, sont 
avec moi, leur sante est bonne, et se trouvent 
très bien ici. Ils ne se doutent pas qu'ils courent 
risque d'étre prisonniers de rAutriche. J'en serais 
désolé; mais si je les éloignais je nepourrais plus 
contenir personne ici, il faudrait faire retraite. 
L'ennemi qui croit qu'il y a une armée partout 
où je me trouve, est très circonspect dans les 
entreprises contre Trieste ; il deviendrait auda- 
cieux si je partais. 

L'esprit public de cette ville n'est pas bon : on 



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- 537 — 

n'y aime pas plus les Autrichiens que les Frangais, 
mais on considère la prise de possession des pre- 
miers corame l'epoque de la résurrection du com- 
merce avec les Anglais. Si, corame je Téspère, le 
prince vice-roi a des succès, je vous réponds que 
la garde nationale de Tlstrie nous garantirà d'une 
invasion. Une partie de cette garde est déjà for- 
mée; je vais la compléter et Forganiser, Thabil- 
ler et la faire exercer deux fois par jour. J'espère 
qu'avec du courage et de la décision je pourrai 
me tirer de la position delicate et embarrassante 
où je me trouve. J'ai besoin de recevoir souvent 
des nouvelles de l'Empereur. Je rae recoraraande 
à votre amitié et à votre bon souvenir. 
Adieu. Mille araitiés. 

Le Due D 'Girante (^). 

PS, J'ai faitici tonte sorte de métiers; j'ai passe 
en revue la garnison ce matin , je l'ai fait exercer, 
et je viens de distribuer les prix da Collège. 

Je vous jure, que si j'étais venu ici il y a six 
mois, l'entrée de l'ennemi y aurait fait une in- 
surrection. 



(1 ) Era allora governatore generale delle provìncie illìriche. Mori in 
esigilo a Trieste nel 1820. 



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— 538 — 

n conte di Segar al generale . . 



Heining, 5 gennaio 18U. — Dall'originale presso il cav. Cibrario. 

Mon General, 

J'ai eu rhonneur de vous écrire que j'avais 
pris position hier 5 de vani Saverne, à une lieue et 
demie en avant, occupant avec Uà 1200 chevaux 
du 3"* et 400 du 4""* toutes les routes de Dossen- 
heim à Altenheim par Hacmat et DiHweiler. L'en* 
nemi, qui avait été repoussé de Dittweiller dans la 
nuit du 3 au 4, est venu essayer tous mes avanl- 
postes dans la nuit du 4 au 5. M^ le chef d'esca- 
dron Darbaud l'a repoussé. De Lupptein et Lit- 
tenheim il a trouvé les autres postes également 
préts; nous n'avons perdu personne; Tennemi a 
dù avoir quelques blessés. 

A 4 heures du matin la reconnaissance de ma 
droite et des paysans que j'avais envoyés à Mais- 
heim m'avertirent que Tennemi cherchait à me 
déborder de ce coté et que M' le Due de Bellune 
s'était retiré sur Bacarat depuis 24 heures : je sus 
de Saverne que Tennemi était à Deux-Ponts et à 
Saint-Dieg: dès lórs me trouvant seul et craignant 
d'étre tourné sur Saverne par Marmoustier, sur 
PhalsbourgparlaPetite-Pierre, j'ai réunitous mes 
escadrons à Saverne et me suis retiré à travers 



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— 539 — 

Phalsbourg,dont j'ai fait fermar la porte et le ver 
les ponts derrière moi : Tennemi y a pam venant 
de la Petite-Pierre quelques moments après mon 
passage. J'ai place mon avant-garde à Sarrebourg 
et je suis à Heining à rembranchement des routes 
de Metz et Nancy. Ghacun dit que le Due de Bel- 
lune est à Raon ou Lunéville ; yen\oie des estafet- 
tes et j'attends ici des ordres. Je n'en ai pas regu 
depuis dix jours. 

J'ai été particulièrement content de Tinfatiga- 
ble Bctivité de M' le chef d'escadron Darbaud. 
C'est un excèllent officier supérieur; on peut étre 
tranquille quant il est en avant. On m'assure que 
Tennemi débouche par Bitch ; j'envoie à Fenes- 
trange pour m'en assurer. 

Le défaut d'ordres et de nouvdles me fait 
craindre d'étre tourné. Mais je crois devoir ienir 
ici le plus lorigtemps possible, 

Vous vous souvenez, mon General, que je suis 
sans officiers, ni sous-ofBciers. Mes jeunes gens ont 
du zèle, mais ils se fatiguent et sont inexpérimentés. 

Agréez, je vous prie, mon general, Texpression 
de tous mes sentiments respectueux. 

Heining, 5 janvier 1814, 7 heures du soir. 

Le General Gomte De Ségur. 

Les habitants de l'Alsace sont bona Fran^ais; ils 
pleuraient en nous voyant partir, ils apportaient 



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— 540 — 

à manger à mes gardes dans les rangs, ils refu- 
saient toute espèce de payement. 

Je re^ois un ordre du general Grouchy de tenir 
ici : il m'apprend qu'il est à Bacarat et que Ten- 
nemi débouche par Sainte-Marie et le Bonhomme. 



La contessa iT Albany alla contessa E. Valpei^a 
di Masmo (^). 



, 20 ottdire. — DaU*orìginale presso il cavaliere Gibrarìo. 



J'ai recu, ma chère Eufrasia, tout ce que vous 
avez eu la bonté de m'envoyer ; j'ignore par qui, 
car on me Fa envoyé sans me dire le nom de la 
personne. Je vous remercie tendrement de votre 
bonté. J'aurai soin de mettre le beau livre dans 
la bibliothèque de l'amii^) denotre cher abbé (3). 
J'ai distribué tous les exemplaires de l'oraison 
funebre à tous ceux pour qui vous les aviez des- 
tinés, excepté à monsieujr Incontri, qui est à la 
campagne. II l'aura à son retour. Je vous prie 



(i) Morta nel marzo 1849. 
(2; Vittorio Alfieri. 

(3) L^abbate Tommaso Valperga di Galuso, celebre filosofo e linguista, 
morto nel 1815. 



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— 541 — 

de me dire ce que je vous dois pour les mèches 
et pour les boutons, que je vous ferai payer par 
madame la comtesse de Gumiana. J'ai encore des 
remercìments à vous faire pour la bonté que vous 
avez eu pour la P. de Villafranca, qui se loue ex- 
trémement de vos attentions pour elle. Ce sont de 
bonnes gens Tun et Tautre, bien polis et bien éle- 
vés. Je serai charmée de les revoir. Ils ont toujours 
été malades pendant leur séjour à Florence. — 
Monsieur et madame Lucchesini me chargent de 
vous remercier de votre souvenir; ils parlent 
toujours de vous avec bien de Tintérét. 

Mille choses aimables de ma part à madame 
votre mère et à votre mari. J'espère, ma chère 
Eufrasia, que vous continuez à vous occuper de 
vos affaires et de l'economie de la maison ; c'est 
ennuyeux, je Tavoue; mais cela est « nécessaire 
pour le bonheur de la vie, car si on commence 
à se déranger, on se prépare des chagrins sans 
nombre. 

Parlez-moi de votre sante, ayez-en soin, car vous 
étes delicate, et vous ne pouvez pas la gaspiller 
beaucoup. La sante et les affaires d'intérét sont les 
deux bases du bonheur; il faut les soìgìier et les 
ménager. Quand on est riche, on n'a pas besoin 
d'une economie incommode; mais il faut de Tordre 
et ne pas dépenser plus qu'on n'a. Pardonnez-moi 
mes sermons, ils sont dictés par le plus tendre in- 
térét pour votre personne et pour votre famille. 



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— 548 — 

Je vous embrasse tendrement, et je vous prie 
de m*aimer corame je vous aime. Je vous em- 
brasse de toul mon coeur, et je suis votre amie 

Louise d'Albany. 



Sara LytteltoD al cavaliere De Ochèda, bibliotecario 
di lord Spencer. 



Midgham Near Newbury , 1815, 23 d'agosto. -- Dall'originale presso 
il cavaliere Cibrarìo. 



Signore, 

Due giorni sono è giunto qui il mio sposo, ed 
eccomi alla fine alquanto più capace di dare qual- 
che risposta alle di lei dimande intorno al suo 
ragionamento con Buonaparte. Già ne vedrà le 
parti le più principali assai correttamente accen- 
nate nel Morning Chronicle di lunedi scorso ; però 
eoa vari erroracci di stampa, cagionati dall'im- 
perizia dell'editore nella lingua francese. Quanto 
alle due cose che ella brama sapere, non ne ha 
parlato Fuonaparte, cioè della fazione che lo fece 
risalire sul trono, e della sua aspettazione ingan- 
nata dopo la vittoria di Waterloo. Il signor Lyt- 
telton non ha voluto neppure far la menoma do- 
manda intorno a quella battaglia, per essere 



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— 543 — 

quello un soggetto troppo dispiacevole all'Eroe 
non invitto con cui parlava. Buonaparte parlò del 
suo ritorno dall'Isola dell'Elba con molto pia- 
xìere, come d'una guerra che aveva fatto al Re di 
' Francia con 600 uomini, e sembrò ancora adesso 
che si credesse amato dal popolo francese; disse 
che tutto ciò che ci vien racco:ntato intorno alla 
crudeltà con cui» la coscrizione si faceva nel suo 
regno « sont des chimères. » Parlò molto di vari 
membri del Parlamento inglese, Fox, Windham 
e Whitbread, della di cui morte domandò parti- 
colarmente, ma senza dire ciò che ne pensava. 
Accusò varie volte il Governo inglese di avere di- 
mostrato una crudeltà maggiore che non richie- 
devano lé^ circostanze verso di lui : « Vous ne con- 
naissez pas mon caractère , vous auriez du vous 
reposer sur ma parole d'honneur; » il mio ma- 
rito gli rispose come troverà nella Gazzetta sopra- 
detta; e benché fosse una risposta un po' acer- 
betta , non se ne adirò Buonaparte , ma anzi non 
parve che avesse molto a replicare, per giustifi- 
care la sua politica spagnuola. Il mio sposo mi 
dice che il suo aspetto non è di gran lunga tanto 
nobile, come si dice generalmente; gli occhi suoi 
non hanno quel fuoco di cui molti hanno par- 
lato. Ma il portamento, le maniere sono altiere 
alquanto, ma però decenti e nobili molto. Parla 
presto , e con qualche durezza e non troppa 
cortesia : non mai si è servito in tutto il tempo 



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— 644 — 
che durò il loro discorso della parola Monsieur, 
forse per vendicarsi di essere solamente nomi- 
nato Mansieur le General dagli Inglesi. Quando 
prima si accorse che il mio sposo era nella 
stanza (siccome non gli era stato presentato in- 
sieme con lord Lowther, a caso, par hasard), 
subito gli si avvicinò e disse: Qui étes-votis? con 
voce molto rozza e. poco cortese ; ma quando ebbe 
principiato a ragionare seco, diventò poco a poco 
più garbato, e spesso allegro e vivace, benché 
fosse in circostanze certo spiacevoli assai. 

Disse che non si era mica arreso all'Inghilterra 
per disperazione, poiché avrebbe potuto unirsi 
all'armata francese, e combattere per lungo tempo 
colla speranza di vincere ; ma che era venuto in 
questo paese per dimorarci in pace, come citta- 
dino inglese. La ragione della sua infehce ed im- 
prudente spedizione in Russia nell'anno 1812 è 
stata, secondo lui, il suo desiderio di ristabilire 
la Pologna; parlò con molto affetto di quel paese^ 
e con molta lode del principe Poniatowski , che 
fu, come sa, annegato a Leipzig. Disse : Il était brave 
chevalier- Vrai Roi dePologne. Ed una volta disse 
come per ischerzo : Noùs autres Polonais: Due uf- 
fiziali di quella nazione, che non aveano ricevuto 
permissione di accompagnarlo all'isola di Santa 
Elena, erano sulla nave, e mostrarono sommo af- 
fetto per lui; l'uno, che era iriovane ancora, lagri- 
mava, e quasi smaniava; supplicando tutti gli uf- 



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- 545 — 

fiziali inglesi di ottenere per lui la permissione di 
andar in esilio col suo generale. Mi fa gran pia- 
cere di sapere che ha riuscito, e che è partito con 
Buonaparte. 

Debbo ora terminare questa lunga lettera, pre- 
gandola, Signore, di scusare tutti gli errori che 
ci sono, e che certo Tavranno varie volte inorri- 
dito. Ma ho creduto che anche un pessimo Italiano 
sarebbe meglio che il Francese. Altre particola- 
rità intorno a Buonaparte spero dirle, se lo brama, 
in Althorp, nel venturo inverno. 

Sono, Signore ', 



La stia umilissima e divotissima serva 

Sarah Lyttelton. 



A MiDGHAH NeAR r(EWBURY 

23 di agosto 1815. 



Carlo Botta all'avvocato Luigi Colla. 



Parigi, 20 dicembre 1829. — Dall*orìg. presso il cav. Gibrarìo. 



Caro il mio Colla , 

Il tuo grazioso viglietto con le cose del signor 
Blachier è arrivato. Ti ringrazio della buona me- 
moria : ancor io, sin che avrò vita, mi ricorderò 
con dolcezza del mio caro Colla. Lessi l'articolo 

35 



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~ 546— . 

sul Bellini. Io jaon intesi ancora una sola nota di 
questo lodatissimo maestro. Io ne credo tutto ciò 
che l'autore dell'articolo ne dice, e godo che in 
luogo di tante stelle italiane che tramontano ne 
• sorga una nuova e cosi bella. Del resto la musica, 
ch'io chiamo meccanica, e che l'autore dell'arti- 
colo chiama con tanta ragione materiale, e che ai 
gioroi nostri prevale, a me non piace. La musica 
è canto, e senza canto non è musica, ma romoire. 
Io ho paura di dire una brutta bestemmia ; pure 
la dirò, anche con pericolo di scomunica. Io non 
potei mai stare sino alla fine alle rappresentazioni 
del Mosè e del Barbiere del Rossini. Tanta noia 
mi davano ! Tutti i nervi della testa mi tiravano, 
e la testa mi pareva venuta grossa come quel pal- 
lone che stava appeso ai nostri vecchi tempi nel 
borgo del Pallone. Insomma io non poteva reg- 
gere, e di quella musica io non ne capisco un'acca. 
Ma pure come va questa faccenda ? Io so molto 
appuntino a memoria quasi tutti i pezzi di Cima- 
rosa, e quando colla mia antica laringe gli caiito, 
ne pruovo un piacere indicibile. Io so, non quasi 
tutta, ma tutta la Nina del Paisiello a memoria; 
non passa giorno che non ne canti ora questo 
pezzo, ora quell'altro, ed ora molti. Gli alberi del 
giardino del Lucemburgo, che sentono i miei tristi 
canti, se potessero parlare ne farebbero testimo- 
nianza. Nina piange fra questi ameni viali ogni 
giorno, ed io pure vi piango, non col pianto poe- 



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— 647 — 

tico, ma si col vero e reale pianto di lagrime. AI 
solo intuonare una di quelle celesti note mi sento 
tutto cambiare dentro, e divenire altro uomo da 
quel ch'io sono. E quest'effetto mi fa tutta la 
musica di Paisiello, ma principalmente la Nina. 
L'anima mìa non ha avuto in tutta la sua vita 
migliore né più dolce pascolo della musica di Pai- 
siello. Se posso, voglio che in punto di morte mi 
si suoni intornò la Nina. Or che vuol dir questo? 
Forse io sono diventato, e fors'anche sono sempre 
stato un gran coglione, ed alcuni lo dicono. Basta, 
s^à, ma tu fa che non ti scada dalla memoria il 
tuo amico 

Carlo Éotta. 

J?^. Il mio figliuolo Scipione, che risponderà 
al signor Blachier, va studiando modo, di fare 
stampare l'articolo in qualche giornale. 



Il maresciallo conte dì Bourmont al sìg. A. U.. F. 



Ginevra, li giugno i83i. — Dall'originale presso il cavaliere Cibrarìo. 



Ainsi que vóus le désirez, Monsieur, je vais vous 
faireconnaìtre l'opinion que M. le Garde des sceaux 
de France m'a donnée de M. de Gormenin ; il avait 
de fréquents rappoi^ts avec lui et il ra'en a souvent 
parie. 



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— 548 — 

M. de Cormenin était une des lumières du Gon- 
seil d'État sous Charles X; il avait beaucoup d'in- 
struction, une grande clàrté dans les idées et la 
réputation d'une grande droiture et probité ; il 
passait aussi pour avoir quelques-unes de ces 
idées dites libérales qui tendaient à Taffaiblisse- 
ment du pouvoir de la Couronne et par là pou- 
vaient causerdes désordres dans le Royaume, mais 
il était étranger à la conjuration qui a renversé 
le trone légitime. Il en a donne une preuve évi- 
dente en s'opposant à la nomination du Roi des 
Frangais par 219 députés, en protestant qu'ils 
agissaient sans droit, et en refusant d'occuper un 
emploi sous un Gouvernement établi contre le 
droit. 

Je pense qu'il peut y avoir eu de la part de 
M. de Cormenin erreur d'esprit et non de coeur , 
et que s'il n'est pas encore dans la voie de la vé- 
rité, Texpérience l'y ramènera sans doute, parce 
qu'on m'en a toujours parie corame d'un homme 
sincère et de bonne foi. 

Je crois que M. de Cormenin s'opposerait har- 
diment en homme d'honneur et de courage à 
toutes les mesures dangereuses et violentes d'un 
pouvoir de fait; eije lui donnerais mon suffraga 
sifétais appelé à voler dans le collège où il s'est 
porte corame candidai; il a certainement trop 
d'esprit et d'instruction pour vouloir jamais l'a- 
narchie et je le crois profondément blessé d'avoir 



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— 549 — 

été un moment la dupe des jongleurs qui depuis 
se sont démasques. 

Je vous prie, Monsieur, d'agréer les senti- 

ments de haute considération avec lesquels j'ai 
rhonneur d'étre 

Votre très humble et obéissant serviteur 
COMTE DE BOURMONT. 



Giovanni Labns alla signora Teresa Odoriei (^). 



Senza data. <— Dall^orìginale. Raccolta Odorici a Brescia. 



Pregiatissima signora Teresa, 

La Beatrice, amica di Dante , di cui mi chiede 
se conosca ritratto alcuno, non era già una larva 
sotto la quale il poeta adombrasse la sapienza, 
come alcuni pretendono, ma una bella donna fio- 
rentina in carne ed ossa colle sue giunture, figlia 
di Folco Portinari, morta di venticinque anni e 
quattro mesi, il di 9 giugno 4290. 

Di questa donna, quando mi dilettava più che 
ora non fo di poesia, ammirai varie imagini yii- 
niate nei codici e in qualche stampa della Divina 



(i) Madre del chiarissimo storico e mio pregiato amico il cavaliere 
Federico Odorici, già deputato al Parlamento. 



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— 660 — 
Commedia. Per figura in un codice della Biblio- 
teca Ambrosiana, che può essere del 1390 all'in- 
circa, due piccoli scudetti, che adornano il princi- 
pio della cantica terza, hanno in miniatura l'im- 
magine di Dante e Beatrice; e nella edizione del 
Zatta vi sono amendue ripetuti più volte. Mi pare 
anche d'aver veduto vent'anni sono, essendo in 
Verona, oltre il bel ritratto di Dante di mano di 
Gian Bellino posseduto dal marchese Dionisi, due 
altri quadretti presso il medesimo, uno dei quali 
era il ritratto di Dante , l'altro quel di Beatrice : 
e Dante, Virgilio e Beatrice disegnati dal pittor 
Bossi so che si veggono sopra un esemplare della 
Divina Commedia della edizione del Mussi, che è 
in potere del marchese Trivulzio. Non parlo di 
Dante e Beatrice scolpiti dal GomoUi pel duca 
Melzi; ma dirò bene che queste figure aver si po- 
trebbero di mano del divino Michelangelo, se il 
Dante col commento -del Landino in foglio e in 
grossa carta coi margini oltre mezzo palmo, tutto 
disegnato da lui, non fosse perito naufrago con 
tutte le suppellettili del Montanti. 

Vero è che ninna di queste immagini sarebbe 
contemporanea agli originali; ma chi ci chiarisce 
qual fede si meriti lo stesso ritratto dell'Allighieri, 
che ha tanto, a mio senifo, dell'ideale? Noi cre- 
diamo che rappresenti lui stesso, perchè tutti lo 
dicono; come tutti dicono che a prima vista sanno 
distinguere l'effigie di Giove e di Cristo, di Omero 



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— 551 — 

e di Saffo. Ma chiegga un po' loro come ne dimo- 
strino l'identica sicurezza, e udrà una serie di bel- 
lissime congetture , che potranno bensì convin- 
cerla, ma non appieno capacitarla. A statuire la 
tradizione generale dei liiieamenti di un celebre 
personaggio basta che -le forme ci vengano da 
un antico eccellente artefice, e che queste sien 
ripetute e moltiplicate in varie guise per molti 
secoli. 

Non so qual uso far vogliasi della notizia ri- 
chiestami. Per altro se fosse cosa d'impegno ri- 
tornerei sopra le anzidette nozioni che ho presso- 
ché obliterate, e paragonando con critica quanto 
ci è pervenuto dai secoli xiv, xv e xvi; pigliaindo 
in esame le cinqueceùto edizioni della Divina 
Commedia che si conoscono (452 ne aveva esami- 
nato il Gionacci cento venti anni fa) ; e facendo 
sfogliare i codici segnatamente di Firenze e di 
Roma, forse potrebbe sciegliersi qualche imma- 
gine non disprezzabile, la quale, riprodotta dalla 
mano sapiente di egregio maestro, potrebbe di- 
venire il tipo più celebre cui si atterrebbe la cu- 
riosa posterità. 

Baciandole la mano , mi riprotesto pieno di 
obbligazioni e di stima 

Suo Divot. serv. 

Dottor Giovanni Labus. 



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— 552 — 

Pietro Giordam al commeiid. GiamlKittista Maggi. 



Torino, l agosto 184. . . — DaU*orìgiiiaIe. Raccolta Odorici di Brescia. 



Amico pregiatissimo e carissimo. Non vi ho 
scritto di qua , e riserbavo alla presenza il dirvi 
molte cose di questo paese e delle infinite cortesie 
ed amorevolezze che vi trovo. Ma viemmi necessità 
di mandarvi di qua una seccatura. Sento che giri 
costi (^) una non so quale iscrizione contraria ai 
gesuiti ed attribuita a me, della quale non so nulla. 
qualche nemico dei gesuiti scioccamente crede 
di molestarli col mìo nome ; o qualche gesuitico 
spera di nuocere a me colla loro potenza. In qua- 
lunque modo, è un'impostura, per la quale scrivo 
al Direttore di Polizia, pregandolo di usare la sua 
autorità a trovarne gli autori. Intanto prego voi 
di protestare efficacemente con chiunque potrete, 
che a me neppur vengono in mente simili gof- 
faggini ; che ad ogni mia scrittura io pongo il mio 
nome e non 'rinego mai nessun mio detto, ma 
non sopporto che mi si dieno o goffamente o ma- 
lignamente i detti e i fatti altrui. Gran vessazioni 
dovrà avere ogni galantuomo per questi gesuiti, 
che dappertutto mettono il diavolo. Oh quante e 



(1) Cioè a Piacenza. 



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— 563 — 

quante cose avrò a dirvi e di qui e di Genova! 
Intanto fate questo servizio all'amicizia ed alla ve- 
rità. Non so che cosa §ia questa iscrizione , che 
probabilmente sarà una goffaggine , e io non vo- 
glio fame cosi facilmente, come sapete. Mi fareste 
gran piacere se mi diceste che cosa è, e se dissi- 
perete questi inganni. Addio, caro consigliere : 
conservate la vostra preziosa benevolenza al vo- 
stro amicissimo 

Giordani. 



Vmceiizo Gioberti al conte HarìoDe Petitti di Roreto. 



Dall'originale presso il cavaliere Cibrario. 



Carissimo signor Conte, 

Saria bene che le sue lettere mi fossero diret- 
tamente spedite qui (al più sotto coperta di un 
terzo, se durano ancora i sospetti postali), perchè 
il giro per la Savoia ne allunga troppo il rica- 
pito. D'ora innanzi potrò soddisfare al suo desi- 
derio assai meglio che intendendomene col L. . . 
il quale è un certo uomo, di cui non so sino a che 
segno possiamo prometterci buon servigio. Egli 
certo ama l'Italia; ma più ancora se stesso; e le 
sue mire personali l'inducono a blandire al Guizot, 
ai DébatSy ecc. Non l'ho ancora veduto da che 
son di ritorno. Ma ho fatto conoscenza coi com- 



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— 554 - 

pilatorì della Revìie des Dexix-Mondes (che presero 
Hobilmente l'entratura della nostra riconcilia- 
zione senza che io la cercassi), i quali hanno messo 
il loro giornale a mia disposizione per le cose d'I- 
talia. Nott avendo io il tempo di scrivere articoli, 
mi sono incaricato di somministrar loro materia 
per la Chronique de la quinzaine. Questa cronica 
dee versare più sul generale avviamento delle 
cose, che su fatti minuti e particolari (se già non 
sono d'importanza), e lo spirito che anima l'esten- 
sione è sostanzialmente conforme al suo e al mio 
modo di giudicare. Gli comunicherò la parte della 
lettera di Lei che concerne le potenze estere. Ella 
vedf à già nella prossima dispensa qualche cosa di 
analogo. Mi somministri adunque, occorrendole, 
tutte le notizie e mi accenni le considerazioni che 
ella crederà opportune; e ne faremo buon uso. Ma 
(questa è una ragione di più onde cercar di ren- 
dere più celere e diretta la nostra corrispondenza- 
Si assicuri pure che l'Appendice al Gesuita è 
una fandonia. Sarei più che pazzo, se per un mo- 
tivo individuale volessi guastar la minestra. Ora 
che Carlo Alberto difende il Papà, gli bacerei non 
piar le mani, ma i piedi, ancorché facesse bru- 
ciare il mio libro in piazza Castello per mano del 
carnéfice. E. anche prima che sapessi questa ma- 
gnanima risoluzione, non ebbi mai in pensiero di 
pubblicare per ora un' Appendice, di cui non ho ' 
scritto pure una sola parola. Ne scrissi bensi i 



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- 555 — 

peccati còme di cosa da farsi in tempo futuro e 
indeterminato per fare un po' di chiasso^ e ten- 
tare aiico questo mezzo di rettorica. Se avessi vo- 
luto davvero pubblicare VAppendicey non ne avrei 
mosso parola a nessuno: tal è la mia politica, 
quando gli stampatori mi permettono di prati- 
carla. Per migliorare la politica francese riguardo 
all'Italia ci sarebbe un mezzo che almeno in parte 
riescirebbe efficace , cioè un buon Ambasciatore 
pontificio. Il Fornari è gregoriano , 'gesuitante e 
avverso a Pio. I suoi discorsi tendono a scredi- 
tare il governo del Papa, invece di procacciargli 
favore. Sarebbe di somma urgenza che o si scam- 
biasse, almeno s'inviasse qui un legato straor- 
dinario , uomo destro , attivo , conoscitore dei 
tempi e degli uomini, affezionato al regnante Pon- 
tefice, il quale potrebbe facilmente sforzare i mi- 
nistri francesi a mutar tenore, prevalendosi della 
pubblica opinione, che è favorevolissima al Papa. 
Io già ne scrissi a Roma; ma ella che avrà cor- 
rispondenti più autorevoli, ne scriva pure: la 
cosa è urgentissima. Cercherò il modo di spedire 
V Imago y ma ci vorrà tempo, trattandosi di un 
volume in foglio. Mi creda quale sono con tutta 
stima 

Tutto SU4) 

Gioberti. 

PS. Un appello solènne di Pio alla nazione 
francese farebbe qui effetti miracolosi. 



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- 556 — V 

Vincenzo Gioberti al conte Ilarìone Petitti. 



Parigi, 1847, 5 settembre. —Dall'originale presso il cav. Cibrario. 



Carissimo • signor Conte , 

Mezz'ora fa ricevetti la sua dei Sp, e le parole 
diplomatiche ch'ella mi ha riferite sono già a que- 
st'ora nel bozzolo della petite poste indirizzate a 
tutti i giornali dell'opposizione : credo che qual- 
cuno di essi non ricuserà d'inserirle. 

Oggi i Débats diedero fuori un articolo meno 
indegno di quello che usci pochi giorni sono. E 
tuttavia in quell'articolo indegnissimo il foglio 
ministeriale diceva che, in caso d'intervenzione 
austriaca , la Francia pigliere|;)be des mesures 
promptes et énergiques. 

Si assicuri pure che non dormo. Cerchi una 
via per rendere più spiccia e diretta la nostra cor- 
rispondenza. 

Credo probabile che l'interdetto pósto al mio li- 
bro si tolga, che, appena uditala nuova di Ferrara 
e la risoluzione del Piemonte, indirizzai una nuova 
lettera a S. M., nella quale, notificandogli il libero 
corso dato all'opera mia in Roma , gli ricordavo 
la promessa che si era degnato di farmi sin dal 
mese di maggio. 

Legga l'articolo della Revue des Deux-Mondes 



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— 567 — 

ultimamente uscito. Quello della prossima dispensa 
.sarà forse anco migliore. Non occorre che le ri- 
peta che la faccenda delV Appendice è uEia favola, 
come le ho detto nella mia di ieri. 

Ho un progettuzzo che fórse farà qualche po' di 
Ijene, se posso effettuarlo, e di cui le parlerò in 
altra mia. Sono colla massima fretta, ma col più 
vivo affetto, 

Parigi, 5 settembre 1847, 

, Tutto suo devoto 

Gioberti. 



Lo stesso allo stesso. 



Losanna, 1847, 13 giugno. — Dairorìginale presso il cavaliere Gibrarìo. 



Gent'"'* signor Conte , 

Intendo da parecchie lettere di amici che costi 
corrono alcune voci false e inventate dai male- 
voli per ispingere forse il nostro Governo a nuovi 
rigori contro l'introduzione dei libri, lo mi credo 
obbligato in coscienza a smentirle, vivendo sulla 
faccia del luogo, ed essendo bene informato; e 
siccome conosco l'autorità della sua parola, ri- 
corro a lei, per isbandire le dicerie calunniose 
che vanno attorno e che potrebbero indurre altri 
al inseverire senza ragione. 



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— 558 — 

l"" Egli è falso che in Losanna si stampino o da 
Losanna si spediscano libri incendiarii e sovver- 
titori. Ninno di tali libri usci dai torchi del Bona- 
mici ; onde la voce corsa ch'egli stampasse o ri- 
stampasse il 6 f il R simili autori di 

scritti infami o sediziosi^ è pretta calunnia. Tutte 
le opere politiche da lui date fuori appartengono 
sostanzialmente all'opinione moderata, e sono 
tali che né gli autori ne l'editore debbono arros- 
sirne; 

2** Egli è falso che il signor Deboni scriva ò 
sparga libri sovvertitori. La sua cronaca non ap- 
partiene certo a questo novero, poiché è contra- 
ria alle rivoluzioni, e devota ai governi riforma- 
tori di Pio e di Carlo Alberto. Quanto ai fatti che 
ci son raccontati, capisco benissimo che debbano 
scottare a molti; ma io ho sempre creduto che il 
torto sia di chi fa il male, e non di chi lo scrive; 

S^ Egli è falso che il signor. Bonamici abbia 
fatto fallimento. Questa voce fu anco sparsa ma- 
lignamente da chi vorrebbe che il caso si avve- 
rasse ; e importa troppo il dissiparla , perchè il 
commercio fondandosi nel credito, l'opinione del 
mondo in questo caso equivale alla realtà ; 

4° Credo anche falso che la censura piemon- 
, tese abbia deciso di vietare il corso del mio libro, 
non potendo supporre che essa contraddica al vo- 
lere del principe. Sua Maestà si degnò di farmi ; 
scrivere per mezzo del conte di Castagnette che 



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— 559 — 

quando il mio libro non preterisca i limiti rigo- 
rosi della mia propria difesa, esso avrà libero 
spaccio; e che, in ogni caso, sarà ammesso con 
cautela. 

Ora, siccome io sono certo di avere adempita , 
la prima condizione (e mi sarebbe facilissimo il 
provarlo), perciò io mi tengo tanto sicuro della li- 
bera introduzione, quanto è la mia fiducia nella 
regia parola.. 

Ella mi farebbe còsa sommamente grata se per 
mezzo del cavaliere Promis o di altra persQna no- 
tificasse al Re ciò che le ho detto del Bonaraici ; 
perchè, oltre la giustizia della cosa, Tonor mio si 
accomoderebbe male di un tipografo che fosse 
editore e spargitore di libri sediziosi. 

Con mio sommo rammarico ho inteso che la 
sua salute non è troppo buona. Per l'amor del 
cielo ne abbia gran cura, come di un bene che 
troppo importa non solo a' suoi amici, ma alla 
causa comune. Mi creda che io sono con affet- 
tuosa e singolare osservanza 

Tutto suo 

Gioberti. 

Di Losanna, ai 13 di giugno 1847, 
Hotel de Belleaux. 



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— 660 



Lo stesso aflo stesso. 



Parigi, 1847, 17 agosto. — Dall'originale presso al cav. Gibrario. 



Gent"* signor Cbnte, 

La nuova della morte del nostro Riberi W mi è 
giunta come un fulraine.-Io lo credeva guarito, o 
almeno in via certa di guarigione ; e lo stesso si- 
lenzio degli amici in suo proposito contribuiva a 
rassicurarmi.^ Non ostante l'assenza^ di quindici 
anni, il dolore che sento da questa perdita ha 
tuttala vivacità e l'acerbezza di una presente .se- 
parazione. E la perdita non è minore pel paese 
che per gli amici ; giacché egli era uno di quegli 
uomini che trovano difficilmente chi possa succe- 
dere in loro luogo e ristorare la società dalla iat- 
tura. Se il disegno del monumento, come spero, 
si incarna , la prego a noverarmi tra i so- 
scrittori. 

L'anno scorso il buon Riberi m'imprestò l'Imago 

primi libro assai raro. Se la memoria 

non m'inganna, egh era depositario, non padrone 



(1) L*insigne teologo canonico Pietro Riberi. 



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/ 



- S64 — 

del libro, il quale dee appartenere alla biblioteca 
del Seminario di Torino ; e l'amico l'aveva por- 
tato a casa, affinchè non divenisse preda dei Pa- 
dri, come altri volumi non pochi di quella libre- 
ria. Le do questo cenno affinchè ella esamini se 
nelle circostanze che corrono sia sicuro il^esti- 
tuire il libro al Seminario medesimo, e se pel 
bene di questo non sia opportuno l'affidare an- 
cora il prezioso volume in serboxa qualche terzo. 
Non potrei già io essere il depositario, perchè as- 
sente e di condizione troppo incerta ; laonde io 
manderò il libro alla persona che le piacerà d'in- 
dicarmi. 

Godo che il mio lavoro, con tutti i suoi difetti, 
non le sia affatto, dispiaciuto, e l'assicuro che io 
tengo il suo giudizio per uno de' più autorevoli. 
Mi consola sovrattutto l'intendere che il tuono di 
esso le sia riuscito moderato; giacché in effetto io 
mi proposi di esser tale; e, nelle cose che toccano 
gli individui, di peccar piuttosto per eccesso che 
per difetto di moderazione. Del resto io debbo es- 
sere riconoscente a lei di una buona parte dei 
fatti accennati nella mia opera ; e se la prudenza 
mi ha vietato di far atto pubblico di gratitudine, 
ella non dee però credere che il senso di questa 
sia men vivo nel mio cuore. 

Io voglio piuttosto rallegrarmi che condolermi 
seco delle disdette che ha ricevute; poiché tali dis- 
dette in un paese come il nostro sono trionfi, ac- 



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— 562 - 

crescendo la fama e la gloria di chi li riceve. Ben 
mi duole all'animo di vedere a che riescano tante 
belle speranze che si erano concette del Principe, 
e che strazio faccia egli medesimo della propria 
riputazione. Se questi potesse intendere i discorsi 
che si fanno in suo proposito da ministri fore- 
stieri (e tra gli altri dal signor Guizot), certo si 
vergognerebbe, e ritrarrebbe il passo dal preci- 
pizio. Forse si sarebbe messo rimedio se quattro 
cinque persone gravi e autorevoli per dignità 
e per nascita si unissero e andassero a parlargli 
fortemente, energicamente y senza dissimulargli 
nessuna parte del vero , a costo di incorrere esse 
in compiuta disgrazia. Al coraggio del marchese 
Ridolfi e di' alcuni suoi compagni dee oggi la 
Toscana il migliorato avviamento della cosa pub- 
blica. 

È egli certo che l'opera del Grétineau-Joly sui 
Gesuiti sia stata messa all'Indice ? Mi faccia il fa- 
vore di instruirmi su tal punto, perchè potrebbe 
essermi utile. Le chieggo scusa se non risposi 
all'ultima sua di Losanna. La poca salute e la 
quantità sterminata di lettere che dovetti scri- 
vere per aiutare gl'interessi del povero Bonamici 
ne furono la sola cagione. 

Abbia gran cura della sua salute e si persuada 
che le sue lettere quanto più sono lunghe e fre- 
quenti , tanto più mi sono care. E dico lunghe 
per usare il suo linguaggio; giacché per parlare 



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- 563 — 

esattamente debbo dirle che io le trovo tutte bre- 
vissime. 
Mi conservi il suo prezioso affetto e mi creda 

Suo tutto di cuore 

Gioberti. 

Parigi, 17 agosto 1847, 
19, Allée d*Antin, aux Ch. Elysées,. 

PS. Non occorre che le dica che io le aveva de- 
stinata una copia del mio libro, e che tal copia 
si trova in Piemonte ; ma da quanto raccolgo è 
oggimai disperato il ricapito di essa e delle sue 
compagne. 

Carlo EmiDanaele II al vescovo dì Nizza. 



Torino, 7 di giugno 1651 (i). — DalForig. presso il cav. Cìbrario. 



Di'* et molto Reu^° oraf® nostro car"", , ' 

Intendiamo che si troua detenuto in mani no- 
stre un picciol figliolo hebreo d'anni otto circa, 
uolendolo costringer a farsi batesare, cosala quale 
totalmente ripugna, et resta contrariante a privile- 
gij da noi, et da nostri Ser™i Predecessori concessi 
a gli hebrei habitanti ne' nostri Stati, che dispon- 
gono non potersi ciò fare a minori d'anni tredici 



(1 ) L'importanza di questa lettera pervenutami testé per gentil dono 
del mio illustre amico il senatore Chiesi mi ha indotto a collocarla qui 
ancorché fuor di luogo. 



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— 564 — 

come di già ciò v'è stato significato. Per lo che et 
per leuare ogni ulterior doglienza habbiamo uo- 
luto dirui con la presente di dar ordine che detto 
figliolo hebreo sia subbito rilassato et rimesso in 
libertà et nelle mani de suoi parenti , senza con- 
tradittione alcuna, con tener mano insieme che 
neirauuenire non segnino più simili casi et ten- 
tatiui in odio d'essi hebrei, contro la dispositione 
di detti loro priuilegij , et della protettione che 
noi gl'habbiamo promessa, et uogliamo conser- 
uargli ad ogni nostro potere: et perchè da un 
sarto di cotesta Città a giorni passati fu comesso 
un simij tentativo in sprezzo di detti priuilegij et 
ordini nostri, contro d'esso daremo gli ordini 
conuenienti a publico essempio: et con questo 
fine preghiamo Dio Signore che ui conserui. 

Toriao, li 7 di, giugno 1651. 

Il Duca di Sauoia, Re di Cipro etc. 

Carlo Emmanuel. 



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INDICE 



Degli amori e della prigionia di Torquato Tasso, 
Discorso fondato su documenti inediti deW Ar- 
chivio Estense .' 405-444 



Serie I. — Lettere di Santi 

Sant'Ignazio di Loyola — Il cardinale Fra Michele 
Ghislieri (San Pio V) — San Carlo Borromeo — San 
Francesco Borgia — San Luigi Gonzaga — San Filippo 
Neri — San Francesco di Sales — San Giuseppe 
Galasanzio — San Vincenzo de' Paoli . . . 1-144 

Serie IL — Lettere di Principi ^ 

Àmeideo Vili, conte di Savoia — Ludovico XI, re di 
Francia — Yolant di Francia, duchessa di Savoia — 
Bianca di Monferrato, duchessa di Savoia — Lucrezia 
Borgia, duchessa di Ferrara — Margarita d'Austria, 
duchessa vedova di Savoia — Ludovico -XII, re di 



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— 566 — 

Francia — Guglielmo IX, marchese di Monferrato — 
Francesco di Borbone — Il cardinale Giulio de* Medici 
(Clemente VII) — Francesco I, re di Francia — Bea- 
trice di Portogallo — Maria d'Austria, regina d'Un- 
gheria — Emmanuele Filiberto, duca di Savoia — 
Maria, regina d'Inghilterra — La regina Maria Stuarda 

— Carlo IX, re di Francia — La duchessa di Savoia 
Margarita di Yalois — Il principe ereditario di Fio- 
renza D. Francesco De Medici — P. lehan de Valette, 
gran mastro dell'ordine di Malta — Caterina De' Me- 
dici, regina di Francia — La Città di Berna — Marga- 
rita di Francia , duchessa di Savoia — Enrico di Yalois, 
re di Polonia — Giovanna d'Austria, granduchessa di To- 
scana — Luigi Mocenigo, doge di Venezia — Arrigo III, 
redi Francia — Alessandro Farnese — Don Mancio Ito, 
ambasciatore del Giappone — Clemente Vili — Il prin- 
cipe Francesco Tommaso di Savoia — Maurizio cardi- 
nale di Savoia — Benedetto XIV (Lambertini) — Vittorio 
Amedeo III — Pio VII — Gerolamo Napoleone, re di 
Vestfalia — Napoleone I — Maria Luisa, regina d'Etruria 

— Maria Teresa, moglie del re Vittorio Emmanuele I 

— Vittorio Emmanuele I — Carlo Felice . . . U5-300 

Serie III. — Lettere di Ministri, Guerrieri 
E LEnERATi Illustri. 

Matteo Maria Bojardo — Galeotto Del Garretto — Taddeo 
Vimercati -r Lodovico Ariosto — Francesco Guicciar- 
dini — Giovanni Battista Giraldi Cinthio — Pier Fran- 
cesco Ferrerò, vescovo di Vercelli, poi cardinale — Il 
conte di Challant — Baldassarre de la Ravoire (Mon- 
signor Della Croce), ambasciatore di Savoia in Alema- 
gna — L'Abate di San Solutore , oratore di Savoia a 
Roma — Il cardinale Marcantonio Bobba , vescovo 
d'Aosta — Il cardinale Alessandrino, nipote di Pio V — 
Il sire di Montfort— Leonora d'Este — Il cardinale Luigi 



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— 567 — 

d*Este — Lucrezia Bendidio Macchiavelli — Guido Goc- 
capani — Cesare Gaprilio — Torquato Tasso — Bianca 
G.appello — Il cardinale di Richelieu — Il cardinale 
Mazarini — F. Fénelon, arcivescovo di Gambray — 
Maria Gaetana Agn^si — Pietro Metastasio — Il conte 
Simeone de* Balbi di Rivera — Giuseppe Baretti — 
Giambattista Bodoni — Vittorio Alfieri — Giovacchino 
Murat — Antonio Ganova — Il maresciallo Ney — Il 
duca di Bassano — Ugo Foscolo — Antonio Gesari — 
Giuseppe Fouché — Il conte Ségur — La contessa 
d'Albany — Sara Lyttelton — Garlo Botta — Il mare- 
sciallo conte di Bourmont — Giovanni Labus — Pietro 
Giordani — Vincenzo Gioberti 301-564 



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