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Full text of "Lo stato romano dall'anno 1815 all'anno 1850"

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STATO ROMAM 



Aa.LL'ANNO 1815 ALL'ANNO 1850 



imi um<ù mmm 



TORINO 

TIPOGRAnA PEBRBBO E FRANCO 
ISSO 



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VOLUME PRIMO 



byGoo^lc 



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il CONTI CISARE BALBO. 



Ire anni or sono, che Voi, o ìllastre amico, 
mi rendevate onore , intitolandomi alcune 
lettere politiche ricche di gravi ammonimen- 
ti ; ed oggi io mi reco a noovo onore lo 
intitolare a Voi queste carte, in cui panni 
farsi testimonianza della bontà di quelli col 
succilo dell'esperienza. 

Essendomi occorso di interrompere gli ti- 
sati stndi ed esercizi per versarmi nei pub- 
blici negozii, mi cadde poi nella mente di 
osare in servigio d«lla storia gli oziì fattimi 
da prepoteoti sdegni di contraria natura e 

DigilicibfGoOgle 



qualità. Perciò mi posi a narrare le vicende 
dello Stato Romano, nttestando ciò che senza 
dubitazione poteva , e mettendo in sodo il 
paio dire con irrefragabili documenti , ogni 
volta che mi sembrasse tornare in acconcio. 
E siccome penso^ che ufHcio della storia sia 
non tanto il lodare e confortare quanto lo 
ammonire e castigare , e che l' Italia nostra 
abbia omai bisogno maggiore di ammonimenti 
e correzioni che di panegirici e carezze, cosi 
nell'andar giudicando i fatti, io ho avuto ri- 
gi^ardo più alla verità che agli uomini , ed i 
virtuosi f{(tti a offrilo, gli iniqui ho riferito 
a colpa loro e min ^i quella mistcrìosa e fa- 
tl^ta potenza che da alcupi scrittori è celo- 
bvat? sotto il nome di Nbcesisita'. 

Per Iq qual cosa avverrà forse che a quel 
modo in cui altra volta Ik nostre città fu^ 
manti d'o^oglio presero disd^pio de' pru- 
denti consigli vostri, cosi oggi udranno sde- 
gnosamente le mie libere parole , perchè a 
volere gradire agli uomiai egli è pur saipre 
mestieri teHore abito e discorso di cortigrano, 

DigilicibfGoOgle 



e più, quanto l'età è vaporosa più, « le città 
SODO mutate in corti, dove sì merca quel pò- " 
polare favore, il quale costa adulazioni e lu- 
singhe più de'regii favori. Il che se avvenga, 
io ne avrò dolore , non già per me uso a 
mantenermi in fede della giustìzia in onta 
degli uomini e della fortuna, ma sì per la 
patria nostra, la quale non potrà rialzarsi e 
venire in essere di libera Nazione , fìnchè 
non cessi di fare a securtà con quelle dottrine, 
onde fatali rivoluzioni s'avvicendano con fa- 
tali restaurazioni e si perpetuano le civili ver- 
gogne e la servitù. 

^ Ma qualunque . sia per essere la sorte di 
questi volumi, mi sarà caro se Voi, o illu- 
stre amico, non lì giudicherete indegni di 
esservi raccomaDdati, e se ne gradirete il ti- 
tolo come testimonianza di mia grande amici- 
zia e reverenza. 

Da Torino, 15 maggio i850. 



Luigi Carlo Parimi. 

DigilicibfGoOgle 



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INDICE 

delle 
■ATEEIE CONTENtrTE IN QUESTO VOLUME. 



LIBRO PRIMO 



CAPITOLO 1. 

ResljDiuione Enropea. — Proleile del cardinale Coo- 
ialii. — Ritorno di Pro VII, — Partito clericale. — 
CoumItì Segretario di Stato. LettcTalnra. Impre- 
«a di Hnrat nel 1815. — Carbonari. — Sanfediiti. 
— Condanne poliliche del 1817. — Awalrinii poli- 
tici nello Romagae. — Cui del ISSI. — Condanne 
polilidie inuegiMBti. — Motte di Pio VII in agoato 



CAPITOLO li. 

Blnione del Cardinale Della Genga Leone XII al 98 
MHembre 1933. — Sae opinioni. Riroime anilogbe. 

— I Briganti della campagna di Roma. — I Carbo- 
nari nelle Romagne. — TI Cardinale RÌTarola Lega- 
to a Ut«re- — Sue opere. Attentato alla ma 

— La conimÌMii<Hie dell' Inveraizii. — II Giobileo. 

— Condanne politiche. — Ritrattazioni dei «etlar 

— 1 beni dell' appaoaggio Bebaurnais. — Il Cardi 
□ale BenwUi Segretario di SUlo. — Sua amminiatri 
ùoDe. — Morie di Le»M XII ai primi de) 18S9 



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CAPITOLO III. 

Eleiione del Ctrdioale Cistiglioni Pio Vili ai 31 Diar- 
io 183% — Il Cardinale Albaai Segretario di Stato. 

— loqnisizioDi poliliche a CeaeDa. — Riiolarione 
parigina del 1830, — Cospirazione liberale in Italia. 
~7^ Francegco IV daca di Modena ~ Ciro HanoUi. — 

— HortediPio Vili ai 30 noTembre 1S30 •> 30-34 

CAPITOLO IV. 

Rnmori in Roma io tempo di CoocIaTe. — Elezione 
del Cardinale Capellarì Gregorio XVI ai S febbraio 
1831. — Rivoluzione a Bologna ai 4 febbraio, e prò - 
pagaiìone della medesima. — Il Cardinale Benvenuti. 

— Gli Anslriaci a Parma e Modena. — Il Genera- . 
le Znccbi a Bologne. — Intervento degli Anatriaci. 

— Scaramnctia di Rimìni ai 85 marzo. — Capitola' 
tione d'Ancona. — Querele dei liberali contro Fran- 
cia. — Memorandum delle cinque Potenze dei 10 
maggio. — Mutu proprio del 5 luglio. — Partenza 

degli Austriaci ai 15 luglio ..... 35-63 

CAPITOLO V. 

Moti delle Romagne — Deputati delle Proviooie ■ Ra- 
ma. — Tmppe Pontificie a Rìmini e Ferrara. — Di- 
sordini. —7 Le iniegoe Pontificie. — Discordia. — 
Dichiarazione dei Hiniatri stranieri. — Scaramuc- 
cia dei liberali coi Pontificii a Cesena nell'inverno 
1839. — Albani Commisaarìo. — Nboto intervento 
Austriaco. — Licema dei soldati Pontificii. — Inter- 
venti) Fiancete io Aucona. — Combea, Gulloj, Cu- 
bièras, Saint-Aulaire. — Disordini in Ancona. — I 
Centurioni. — Gli Svizzeri. -- Sistema politico del 
GoTerno. — Accidenti siniatri .... » 64-79 

CAPITOLO VI. 

Hauìni. — La Giovine Italia. — La spediiione di 8é- 
Toia. — Diacordia nel partito Uberale. — Parti^ui 



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CAPITOLO VII. 

Il Cardinale Lambrnscbìnì. — Il Cardinale Gambe- 
rini. — Il Cardinale Matlei. — Il morbo-cholera. — 
Partenza degli Austriaci e dei Francesi. — I reggi- 
menli S^iizeri. — I Cardinali Legati. — Agitaiione 
segreta nel 1840. — Viaggio del Papa oelle Mar- 
che. — Cuepiraiione del J843. — Moli politici. — 
Coininisaioni militari. — Snpi^izìi, — I beni dell'ap- 



CAPITOLO Vili. 

Sistema politico cootrario a qDello della Gìoiioe I- 
talia. — Opere del Gioberij e del Balbo. — Il Pie- 
monte. — Be Carlo Alberta .... » 99-106 
CAPITOLO IX. 

Coa{uraiioDÌ del IB44. — Partesotli. — Inanrreiio- 
ne di Cosenza. — 1 fratelli Bandiera. — Hassimo 
d'Azeglio. — Il Cardinale Haisimo. — Le Commis- 
sinni iDÌlitari. — Molo di Rimini nel 1845. — Con- 
seguenze « 106-lì» 

CAPITOLO X. 

Scrìtto di Massimo d'Azeglio. — Allri libri politici. — 
Opinioiie pubblica in Italia e fuori. — Corraccì del- 
l'Anstrig. — Conlese del Piemonte coli' Austria. — 
I Gemiti in Francia. — Rossi Ambascialore a Ro- 
ma. — Nicolò Imperatore a Roma. — Parole di Gre- 
gorio XVI. — Sua murU al l.o giugno 1846. . » I:t0-I38 
CAPITOLO XI. 

La Corte. '— Gaetano Horoni. — Il Sacro Collegio. — 
La Prelatura. — Le Finanze. — Il Commercio — La 
Milizia. — L' istroiioDe pabblica. — I Legati e De- 
legati. — La Polizia. — La tiiasliiia. — Opinione 
pobblioa. — Amici e nemici del 6»veriio • 139-164 



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LIBRO SECONDO 



CAPITOLO I. 

Il ConcUve. — Il Cardinale LarabrnKhÌDÌ, — Il Car- 
dinale HaiUi Ferretti. — Elezione di l'io IX ai 16 
gingoo 1846. — Incertezza dell' opinione pnbblic*. 

— Primi atti del oddio Pontefice. — Aspettativa 
d'amnistia politica. — Editto d'amnistia. — Gioia e 
fette coniegnenti. — Formola di dichiaraiione per 

l^i amnistiati. — Gregoriani e Piani. ■ 167-181 

CAPITOLO II. 
Q Cardinale Giizi Segretario di Slate. — Romina di 
CommÌHÌoni. — Circolare del 94 agosto. — Poli- 
tica tardigrada e dnbitalÌTa. — Lodi ed adnlationi. 

— I Padri Gemiti di Roma. — L' Ambasciadore 
' Aiutriaco. — I Ministri di Francia ed loghilterra. 

— Peata dell' 8 settembre. — Ciceroaccbio. — Il 
Congreiao degli Scieniiali a Genova. — Il Prìncipe 
di Canina. — TnmnHi in canaa dei grani. — Inoon- 
daiioDe del Tevere. — Feste. — Scritture landati- 
*e ed adulatorie. — Scritture gravi. -- Nomine di 
altre Gommisiioni. — Cambiamento di qnalcbe pub- 
blico fnniionarìo. — Dimoslraiioai pel centennali? 
anniveraario della cacciata degli Austriaci da Genova » 183-197 

CAPITOLO III. 

Carne e ragioni dell'agitazione italiana. — Cause spe- 
ciaU nello Stato Pontificio. — Dimostrazioni in piai- 

. Ka. — Rispetto al Clero. — Atti del Governa. — 
L'invialo del Saltano a Roma. — La legge tuli» 
censura della stampa. — Giornali politici. — Stam- 
pi olandestina. — Partito dei aioderati e partito 



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degli cMltali. — Editto tali* Coanilta di Sialo. — 
(fCoDDello a GenoTii. — Sua moite. — Esequie in 
noma. — Oraiioae funebre del Padre Ventar*. — 
Nomine di Ciirdinali. — Hotu-pTopTio lal Coniij;lia 
dei Ministri dell! 14 giuguo 1841. — MiaisleTo » lOS-SlS 

CAPITOLO IV. 

CoDdiiìoni dello Stata un aono dopo l' eleiione di 
Pio IX. — Festa per l'aaniTeriario delC eleiione. — 
Editto del 33 giugno cbe proibisce le adunarne pò- , 
polari. — Travagli intestini. — Mali nmoii.. — Di- 
sordini. Inquietudine della corte 4i Vienna. — Ap- 
parecchi d'inlerTento Austrìaco. — Lettere di Lord 
Ponsomby su qnesto argomealo. — lelilntioue della 
Guardia Civica. — Hinunzi^i del Cardinale Giui. — 
Il Cardinal Ferretti Segretario di Stalo. — Appren- 
noni di cuspiraiione SaDfcdisls. — La coli detU 
CoDginra di Roma. ~- Tumulti in Rama. — Di- 
sordini in varie cilta. — Gli Aastrìsci occupano 
Ferrara. — Honsiguor Uorandi Governatore di Ro- 
ma. — Fatti conaeguGDti allii supposta scoperta della 
congiura. — Regolamento della Guardia Civica. » ÌI6-333 

CAPITOLO V. 
Popolarità del Cardinale Ferretti- — Honaignore Mo- 
rìcfaÌDi Tesoriere, — Prepotenza degli Anstriaci a 
Ferrara. — Protesta de) Cardinale Ciaccbi dell! 6 
agosto. — - Il Diaria dì Roma. — Lettera del Car- 
dinale Ferretti al Nunsio a Vienna. — Nuove e 
maggiori prepotenie degli Austriaci a Ferrara. — 
Nnova protesta del Cardinale Ciacchi alli 13 ago- 
sto. -~ Diarb di Roma del 17. — Altra lettera del 
Cardioale Ferretti al Nunzio di Vienna. — Osser- 
vaiiooi e nule di Hetternicb, — ConsidfraiioM sai 
casi di Ferrara. — Sollevamento degli aDimi. — 
ArmamentL — Vocidi scornuulca. — Pensiero deUa 
Lega Doganale Italiana. . — Monsignor Corboli. — 
Minte del Canonico Grauow . » ^-3M 



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CAPITOLO VI. 

Qaistioa« di 'Ferrara. — Hamimi i Romi. — Hota- 
Proprìo del 3 ottnbre tu) Mnaìcipio Romano. — Fe- 
lle. — Hotu-Propria del 35 ottobre lolla Consnltn di 
Slato. — ' Nomi dei Coniultorì. TrattsIÌTs di com- 
posiiione della qnÌBtloae dì Ferrara. — Il HÌDÌ«tro di 
Prniaia Uiedom. — Monsignor Viale Naniio a 
Vieona. — Propoala dell'UMdom, — Nota del Car- 
dinale Ferretti al Huniio. — Nota del Generale Fi- 
quelmont. — daerfaiioni della Corto di Roma «n 
questa nota. — Pratiche del Conte Cnitoforo Fer- 
retti in Hilano. — TergiverMiioDi Anglriache. — 
Nola della Corte di Roma. — Propoata del CoDir 
FerreUi » * 

CAPITOLO VII. 

La Tofooa. — Alleraiiooi d' umori. — Stampa clan- 
dealina. — Peliiìone al Principe. — l'ugge »nU* 
stampa degli 8 maggio. Giomaliimo Toscano. — Com- 
miuioni di riforma. ^ Parti politiche. — Sinistri 
accidenti — Conseguente. — Riaenlimenti. — Pe- 
tiàoni per U Guaritia Civica. — Indugi. — Hinaceie 
d' Anatria. — l.a Guardia Civica proclamata Islitu- 
nooe dello Stalo a' 4 settembre. — Feste. — Il 
19 settembre. — l<e bandiere tricolari. —Mali umori 
contro l'AosIrìa. — Cosimo Ridolfì nel HÌBÌtlerìo, 

— Il Duca di tacca e suo fi|;lio. — DimoatraiioDe 
dei primi «ettembre. — Conceuioni. . — Feste. — Pnga 
ducale. — Unitine di Lucca alla Toscana. — - Cario 
Alberto. — Efletti delle riforme di Roma, e dei casi 
di Ferrara suU' animo ino. — Sue offerte al Papa. 

— Cornili agrarii a Casale. — Lettern del re. — 
CommonoDe. — ladiriizo del CoBìiiio di Casale. — 
Hiforne in PÌMHonte. — Feste. — Il regno di Na- 
poli. — ReràlHia. — Moti di Reggio e di Heisioa. 

— OiBOStruMBi pabUiche. — Violenze del Governo. 

— Parola di Tliiers. — Parma. — Modena. — Loai- 
bwdit. — Milano. — - FmI« dei primi di leltembre. 



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tT 

— Tiolenie « nague. — CMitìamM le viulcaie. — 
CoDgresM degli Scieniiali ■ Vcaeiia. — Il Principe 
di CanÌDu. — Dimoslraiiom del)* Veneiia. — Pa- 
lina Aoitriac*. — Cecilà nelli reuglenia. — Stipu- 
lazìone delle Imr della Lega Doganale ai 3 DMeinbre. 

— Honvignor Curboli a Hodeoa ...» 38t-}99 

camiolo vili 

Lord Minto a Roma. — Suoi itr6ci. — Lettere di 
Lord Paimsrilon. — Bossi Amba Mi a dorè Fiancese. 
'- Feste per la rianioDe delta Coasnila. — I Con- 
sultori inaajiii al Papa. — Incidente. — Circolo Ro- 
mano. — Circolo popolare sorlo dnronte il Hini- 
sterìo di Polizia dì Hoiisignor Snelli. — Ai 94 no- 
Tcmbre inatanianone del Municipio Romano. — 
Monsignor Rnaconi Hinistro della guerra. -- Il Ge- 
anita moderno. — Discordie iu Svinerà pei Gesuiti. 

— Fette in Roma per la ditlalla del Soaderbnnd. 

— Tnrbailone del Pooteilce. Morte di SiUaoL — 
Monsignor Ferrerì a Costantinopoli. — Il Cardinale 
Marini Legato a Furfi. — Monsignor Haasoni a Fi- 
rente. — Componimento della quistione lU Ferrara. 

— L^a Doganale. — Nuovo Mola-Proprio sul Con- 

ai^o dei Ministri. — Ordine circolare sulla stampa. ■ 300'31? 
CAPITOLO I£. 
Coodiiioai dello Stato al comiaciar ddl'anuo. — Gior- 
nalismo. — Le Proiiocie. — Asaaasiaii poUlici. — 
Gaiemanti delle Prorincie. — Guardia Civica. — 
Moderati. — Mazziniani. — Romori del prima giorno 
dell'anno. — Il 9 gennaio. — Nuliiie di Lombardia. 
' — Esequie ai morti di (erro Austriaco. — Il Padre 
Gavain. — Trattato d' alleanza Austro - Parmense 
Modenese. — Progetti di RadeLzLi. — Dubitazioni. 

— La Consulta dì Stalo. — Qnislione sulla pubblicità 
dei voli e degli atti. — Istanza presentata in nome 
del pc^lo Romano. — Rapporto della Consulta angli 
armamenti. — Il Principe Gabrielli Ministro delle 

srai 318-338 



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CAPITOLO X. 

Vapoli e Sicilit. — Nolkie della HìtoIdiìodc di Pa- 
l«rBio. — Effetti dì qacila. — Apparecchi dì tìtoId- 
iiop« nel regno. — La CoilitnzioDe a napoli. — Ef- 
fetti di questa notizia in Boma. — Rinaoiia del Car- 
dinale Ferretti. ^ Il Cardinale Bofondi Segretcrìo 
di Stato. — Tamnllo degli 8 febbraio. — Proclama 
del Papa del giorno IO. — Gioia dei RomsDi. — 
Dimottraiione pigolare. — Parole del Papa. — Cam- 
biamento di Hiniatero ai IS. — CommisBioni di Ec- 
cleiiaatici pel prt^tto di Coilitniione. — Coatitn- 
lìoni in Toscana e Piemonte. — Indagi io Roma. 
— AapetlatiTa. — Consìgli. — Progetti. — Indiriiti. ■ 339-353 

CAPITOLO XL 
Ellettì delle dinturne agitazioni. — Comntisaione di 
aoccorso. — AssassÌDii polilid. — Ammonimenti del 
Governo. — Rssiegna della Guardia Civica a' SO 
'febbraio. — Prestito La Hante. — Affrancamento de' 
canoni. — ProTTodimenti militari. — Notìzie della 
Tivolniione di Parigi. — EBelti. — Mìniatero del 
10 marzo. — La nomina di Galletti. — I nnovi mi- 
nistri non hanno parte nella discasaione dello Sta- 
tuto. — Concistorìi dei Cardinali. -- Pubblicazione 
dello Statolo. — Testo del medesimo » 363-376 



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LIBRO PRIMO 

SOHMABIO STORICO DALL' ANNO 1815 
AL GIUGNO I8W. 



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CAPITOLO l. 



Bettauranone Enropna. _ PToteste del cardinale Coiualn. — 
Biiorno di Pio Vn. — Partito clericali). — CoDiaUi Sagie- 
tario di Sialo. — LetUratara. — ImpieH di Murai mI 1815. 

— Carbonari. — Sanfediati. — Condanna politicbe del 1817. 

— AaaasNnii poliUci nella Aomagne. — Cari del IMI. — 
Condanne polìtiche ansaegnenti. — Morta dì Pio VII in acro- 
ato IS33. 



1 Potenti d' Europa stretti contro Napoleone in 
alleanza, cbe poi dissero santa , rotti le cento volte 
da quel cimine dì guerra , fecero deliberazione di 
concitare e sollevare i popolari spirili di nazionalità 
e di libertà ; strenuo aiuto per far leva ai treni e bat- 
tere gl'imperii. E vinsero; e non si tosto ebbero visto, 
che volsero l'ingegno e le armi contro quelli. Ebbero 
in cima ai pensieri quel concetto di. equilibrio euro- 



i 

peo, il quale, caduto già nella mente di Enrico iV, 
esplicato dal cardinale Richelieu e confermato dal 
trattato di Westfalia, era stato proseguito sino all' e- 
poca della rivoluzione francese. Onde avvenne, che, 
lungi dal fare fondamento sulle diverse nazionalità 
dei popoli a vero e naturale equilibrio, restaurassero 
l'antico, fittizio, forzato, dipendente, e stipulassero, i 
popoli una proprietà , le nazioni essere un patri- 
monio da dividersi e barattarsi a talento e comodità 
dei forti. I restauratori del 481S commìsero ingiusti- 
zia a rispetto delle nazioni, e fecero opera infelice, 
come è maravigliosamente addimostrato dai terribili 
eventi del 1848, senza che sia mestieri narrar d'altri, 
e coi ragionamenti porre in sodo le prove. Agli spi- 
riti di libertà stimarono dare soddisfazione sufficiente, 
accomodando alcune provincie germaniche di istitu- 
zioni che ne avevano la sembianza , e costituendo 
Francia ad ordini rappresentativi. Sbagliarono anche 
su questo capo. Libera Francia, Francia querula, im- 
petuosa per natura , Francia immedesimata per le 
costumanze, pe' commerci , per la lingua con tutti i 
popoli dell'Europa occidentale, Francia fu stimolo effi- 
cace a libertà niegata e compressa altrove. Tal fa , 
tal sarà sempre, e più, quanto maggiori si fanno e 
tiranno quei mezzi maravigliosi , che in servizio del- 
l'uomo padroneggiano, direi quasi , lo spazio ed il 
tempo, onde i popoli moderni si alterano a senso ed 
a volere uniforme. 

Dacché ai popoli il viver libero, alte nazioni l'essere 
indipendente veniva niegato, non è maraviglia che 
Italia fosse condotta a condizione servile ; Italia invi- . 



B 

dia perpetua dello straniero nei gìorai di spf ranca , 
mercato e spoglia nei di della sventura. Nei vent'auni 
della rivoluzione o delle guerre di Francia, questa 
nostra infelice terra fu pesta da tolte ratse di stra- 
nierf, e da ultimo ebbe perdute te antiche liberti di 
alcune sue nobilissiine Provincie, e tratte in servitù 
austrìaca, olb-e la Lombardia, la Venezia tutta, terre 
e fortilizi pontificii. Questo noi guadagnammo allora 
nel compilo delle guerre della rivoluzione francese. 
Mei Congresso di Vienna, la regale e costituzionale 
Francia non fu generosa più di quello cbe Franda 
repubblicana il fosse già stata a Campoformio : essa 
non contraalò l'allargamento della dominazione del- 
l'Austria ; anzi volendo gratificarsela contro Russia s 
flivore di Sassonia, fu morbida alle voglie sue, e ne 
pagò coirilalia la condiscendenza. Questo guadagnam- 
mo, e più , r avversione dei Principi nosirani alle 
riforme civili e politiche , che sapientemente e forte- 
mente avevano iniziate, primachè Francia mettesse 
il mondo a soqquadro. Lo noto per ammonimento di 
coloro, i quali si dicono amanti della libertà ed indi- 
pendenza , -t cbe, italiani in Italia, fanno a fidanza 
'C(dle rivoluzioni e le guerre di Francia 1 . 

Ampliala e rafforzata la dominazione austrìaca, oa- 
turalmente i nostri Prìncipi vennero a que' termini 
d^li antichi Signori, a cui lo Imperadore dava l' in- 
vestitura : non rimase reliquia di politica italiana 
in Italia, neppure di quella polìtica torbida sì e dì- 
^reganle, ma astuta e forle, per la quale ogni no- 
stro municipio aveva grandeggiato e dati al mondo 
aomini piuttosto singolari che maravi^iosi. I Popoli 

DigilicibfGoOgle 



tanno raaneipii, gli Stati feudi, i Principi pref^ti- 
d' Austria. 

Se allora fu qualche segno di spiriti indipendenti, ei 
parve follo dalla Romana Corte, ia quale si querelò 
d^e (erre tolte oltre Po, e delle forlezie occupate 
in Ferrara e Comacchio. Singolare natura questa 
della Romana Corte , )a quale si rassegna tal fiata , 
ma non piega mai l'animo né alla forza né alla for- 
tuna, oè, per tempo, dimentica mai. Esautorata da 
Napoleone, diede dì xè tale esempio di dignità e for- 
tezza, che parve vincitrice anziché vinta; e restaurata 
poi da'vincitori di Napoleone, si richiamò corrucciata 
del non restituito, quasi Signora alle ancelle. Frase 
avanzo di spiriti guelfi ? Il hastardume moderno li 
aveva inquinati forse; ma la tradizione restava, e M 
tradizione è in Roma quasi tanto potente ed efficace 
negli ordini temporali , quanto negli spirituali. Il 
CoQsalvi Cardinale, che sagace uomo era, querelavasi 
e faceva protesti in Vienna ; ma ai popoli dello Stato 
Ramano, e specialmente a quelli delle [Hwincie set- 
tentrionali che più si erano immodernali, poco ca- 
leva, forse piaceva che i chierici sofi'rissero onte e 
iatture di fortuna. 

Il venerando Pio VII aveva recato dall'esiglio un 
ampio tesoro di autorità , e la Corte Romana aveva 
avuta rara e stupenda occasione per metterlo a frutto, 
e far buono ed amato governo. Erano nei l'opoli in- 
gegno sveliate; natura un po' selvatica s), ma gene- 
rosa; desiderio di pace favoreggiante gli studi, i cam- 
bi, i commerci; amore di eguaglianza civile ; voglie 
di libertà onesta acuite dal dominio soldatesca: erano 

DgIZMbyGOOgIC 



7 

Mi Pnneipe ta più grande e rivarita muiU àell» 
(enm, la santiU ddl'animo piri a qualla del nome è 
del grado, l'auieeia del marUrio più spleodida della 
gloria. L'esperienza doveta avere iUumiiMte le menti, 
la atentnni purificate le anime dei viacìtori. Iddio 
Ya metlaodo i partiti alla scncda della esperiensa e 
della Bvratara , ma non Imparano. Gli uomini aon 
«Mi Cittì, che, caduti nel picoipino, covano lo adegito 
eratro chi die l'ultima spinta, e se risalgano, si eon- 
tenlaDo a daociar quello in fondo, e ti fermano sul- 
l'orlo. Ognuno dice vho le rivoluzioni sono un Sagello 
di Dt9 ; ma ognuno ha il matto orgoglio di credersi 
flautato per le colpe altrui, non per le propriel Re- 
staurato Il Pooleflce , il partito clericale risorae colle 
idee, colle quali era caduto, e colle-' passioni non cor- 
rette, ma rinfuocate dall' ìtifbrtunio. Il Goosalvì era 
lotttaBO : predominavano in Curia , malgr&do il Papa, 
ì più avventati e fanatici, a' quali pareva mill'anni di 
avere piena balla per capovolger tutto, e cotestoro 
fiuKvann e dicevano le piA strane e pazze cose de} 
mondo. Fra gli altri un Rivarola focoso corridore al 
palio del medio evo, ito commisaario io proviocia, 
■ommoveva tutto, vituperava e guastava tutto, chia- 
mava inftìùt perSno l'uffizio del R^sti^. 

Bitormito il Consalvi a Roma, tentò, siccome Segre- 
tario di Stato cbe egli era, di fare argine a quella fio- 
mena, ma riuscì incompletamente. Infetti, uè sì diede 
nn assetto uniforme a tutto lo Stato, né vennero in-' 
tieramente restaurati gli antichi ordini , oè se ne 
instaurarono di tale ragione , che si attemperasse ar- 
mottioaintnte alle peculiari condizioni deHo Stato ddla 
D,izc=inGoo^lc 



GhUu, ed ai dootì bisogni, aUe mutate condiùani 
della Società. Si doveva svecobiare ed ianovare con 
provvido diaegno : invece si pose vecchio sa nuovo 
senut cemento e senza addentellalo; del nuovo e del 
vecchio si mantenne o ristorò |nìi il eattiro che il 
buono, almeno più l'esoso che l' accetto ai popoli. 
Stupende promesse dì codici civili e criminali ; io 
alto bandi di Cardinali e bolle di Papi con alcnoe 
nuove leggi disarmoniche: tasse e balzelli alla fran- 
cese; amministrazione alla romana foggia : non ordini 
di milizia coscritta; truppe racimolate per le strade: 
commercio ed industria disfavoriti da que'regolamenli 
che certi economisU chiamano protezioni e favorì; 
studi immiserìti; censura gretta; sospettati e tenuti 
a vile tutti gli uòmini che si erano segnalati. Napo- 
leone imperante. Anche negli altri Stati italiani si tro- 
vavano ostacoli , e si metteva piede in fallo per riti- 
rar le cose iodietro; ma nei Principati laici non v'era 
tanta e si manifesta mutazione a fore , come nell' ec- 
clesiastico. In quelli le istituzioni amministrative e 
civili erano già slate in parte riformate prima della 
rivoluzione francese : in Lombardia, a Napoli, in To- 
scana era già stato tolto il soperchio d' iagerìmealo 
della Chiesa nello Stato, aè i Principi restaurati pen- 
savano a distruggere tutto ciò che essi medesimi od i 
padrì loro avevano operato. Per lo contrario a Roma, 
sebbene il Consalvi fosse temperante, 1' andazzo re- 
trivo era verso quelle ragioni di amministrazione, di 
legislazione e dì politica , che rendevano ima^ne 
del medio evo; la qua) cosa era cagione di grave 
scontento, qjiedalmente in quelle provinole dio 

D,izc=inGoo^lc 



9 

per molti anni aveniDo fatta parte del Regpo d' I- 
taJia. Negli Slati laici si mutavaBo pubblici funzio- 
Barii, e fors' anco senza rettola di giustiiia e cariti, 
secondo il veszo delle rivoluzioni e delle restaura- 
zioni, ma nello Stalo Pontificio lo sconcio era molto 
maggiore, avvegnaché i chierici ritoroassero all'eser- 
cizio di quegli uffizii temporali , che io addietro, es- 
sendo fanciulle le 8ociet&, non senza merito proprio 
ed utile pubblico avevano adempiuto, ma che ora per 
solo privilegio di casta ripigliavano. Lo che è mani- 
festo quanto danno ai laici , quanta invidia procac- 
ciare dov^se ai privilegiati. Arrogi , che le dottrine 
filosofiche, le quali si addimandaoo degli emàclopedisti. 
erano penetrate fra noi durante )a dominazione fran- 
cese , «cchè l'autorità di Roma era molto scaduta fra 
le geoH colle : anche la meretricia lingua dei oonqni* 
statori aveva snaturata la nostra ; si pensava , n scrì- 
veva fraDcesoamoate. Alcuni eletti spirili diedero 
allora opera solerte a ritirare a'suoi principii la divi- 
na favella nostra; alcnoi illustri, il nome de'quali si 
stende oltre i confini dello Stato, Monti, Costa, Leo- 
pardi, altri che nei paesi nativi vennero in nominan- 
za ed onore, e nudrirono la gioventù di utili insegna- 
menti, Perticati , Stroocfai, Pellegrino Farìai. Il se- 
colo, che fuma di vanità e minaccia imbarbarire fra 
le jaUanze di incivilimento obblia quei gentili benefat- 
tori. Almeno le lettere vendichino le lettere dall'in- 
grato obblioi Essi fecero, inconsapevoli fot:se, il primo 
passo sulla via dell'italiano risorgimento, che l' in- 
dipendenza della lingua è il primo elemento della 
nazionalità! 

DigilicibfGoOgle" 



«0 

L'srcidaca Gtovaoni aveva oel 1800 promuflaa ia' 
«tipendenza agli italiani : Nogent li aveva nel 4845 
concitati a sollevarsi in nome della libertà della pa<- 
trìa; Benlink net 1814 aveva gridato: «l'Italia reslecà 
« essa sola sotto il giogo^ Guerrieri d' Italia, non vi tà 
« domanda di venire a noi, ma vi si domanda di difen- 
« dere i vostri diritti e le vostre libertà. Chiamateci 
« e noi voleremo in vostro soccorso. Allora le nostre 
« forze riunite renderanno l'Italia cìA che essa era 
« alle epoche più brillanti, e ciò che ora è la Spa- 
ti gna. » Certi politici reputano fino accorgimento il 
gridare libertà a scopo di accollare nuovo giogo a'po- 
poli stanchi dei vecchio. Iniquo inganno, cui la giu- 
stizia ili Dio ritorce, quando che ua,eontrogli ingan- 
natori ! Nugent e Bentink avevano uccellato, ma la 
•otta dei carbonari già costituita nel regno di Napoli, 
e traforatasi nello Stalo Romano, aveva fatto suo prò 
di quelle concitazioni a libertà italiana; e quando il 
valoroso Murat, levandone l'insegna nella primavera 
del 1815. aveva assalita l'Austria, i carbonari si erano 
gittati in quell'impresa. A dir vero nello Stato Pod- 
tiScio non l'avevano aiutata efficacemente, posciacbè 
mille appena, uomini di lettere e studenti i più, segui- 
rono al Po le napoletane legioni, ma si avevano fatte 
quelle opere e mostre che le sette sogliono, qoando 
l'impunità le assicura. Vinto Murat, i Principi italiani 
non raccolsero la bandiera dell'indipendenza per ser- 
barla a tempi maturi -, le sette liberali la raccolsero 
e custodirono. La Corte di Roma avrebbe avuta op- 
portunità in qoei primi momenti di saa restaurazione 
ad assumere il patronato d'Italia , e vivificare il gu^- 

DigilicibfGoOgle 



Il 

fisaao di nuovi spiriti; ma essa djsconoMie i destini 
proprii, quelli del Papatoe della Nadone: oscilò pau* 
rosa della ghibellina polensa, paurosa ddle opinioni 
liberali; non inseverl molto contro coloro che aveva- 
no parteggiato per la Huratliaoa impresa, ma lasciò 
che l'Austria perseguitasse i poeti e i letterati ebe in- 
nocentemente l'avevano favoreggiata: uno Stefauini 
commissario Bastriac<> li ricercò per le provincie pon- 
tiicie : alcuni patirono duri travagli : fu allora che 
Pellegrino Bob» splendore del foro e della studio Bo- 
lognese scampò, esulando. Il Piipii solennemente dan- 
nava e colpiva d'anatema la setta dei carbonari che 
si veniva allargando nello stato della Chiesa, e la 
Corte lasciava costituirsi l'opposita setta dei sanfedisti. 
Esìsteva anticamente un sodalisio politico-religioso 
detto dei Pacifici o della Santa Untont, il quale aveva 
per testo il motto evangelico : « Beati pacifici quìa 
t filli Dei vocabunlur, » e giurava mantenere la 
pace pubblica a costo della vita. Forse in orione il 
Sanfedismo fa l'esplicazione e l'ampliazione di somi- 
gliante concetto. Faceva proponimento di difendere 
la religione Cattolica, i privilegi e le giarisdixioni 
della Curia Romana , il dominio temporale e le prero- 
gative del Pontificato tanto dalle insidie dei novatori, 
quanto dalle sopercbiaoze dell'imperio. Per natura 
sua il sanfedismo ideale era cosmopolita, estendendosi 
sotto forme diverse sin dove maravigliosamente si 
distendano le propa§^ni gerarehicbe della Chiesa : 
era retrivo, mirando a teocrazia autocrata, era o pa- 
reva italiano, combattendo gli imperiali influssi. Gli 
Uomini altolocati nella Chiesa o nello Stato, quelli ebe 

DgIZMbyGOOgIC 



per censo, per nol^iltà, per sagacia erano in onore, 
gli speitabili per castigati costumi ed incoacuasa fede, 
dovevaDO essere i naturali reggitori e moderatori 
dell'associazione. Ma siccome tulli gli istituti umani si 
corrompono nell'attuarsi, co^ accadde di leggieri, che 
bastassero il grado e la dignità senza il merito e la 
dottrina, la fortuna senza l'abito di bene usarla, la 
nobiltà della prosapia senza quella dell' animo , e 
che l'ipocrisia si ammantasse di religione, la cupidi- 
tà di fedeltà; onde molti furbi, molti picchiapetti, 
molti tristi che a vantaggio proprio la potenza della 
setta usufnittuavauo. Il tempo condusse trasforma- 
sioni: il sanfedismo invecchianilo peggiorò, comesi 
vedrà in appresso. Qui intanto giova fermare la mente 
sa questo satellizio di prinoipii assoluti e superlativi , 
di fine politico retrivo, e metterlo a ragguaglio colla 
setta dei carbonari, e giova immaginare quante nimi- 
cìzie, quale perseverante lotta ne dovessero necessa- 
riamente risultare. 

i governi che istituiscono sette governative^ o ne 
accettano gli ajuti, vengono a termini di quegli indi- 
vidui, i quali essendo istitutori o direttori delle sette 
di opposizione , invece di guidarle ne sono guidati, e 
costretti ad operare, buono o malgrado , a posta di 
quelle. Nessuna idea è più antipatica all'idea di go- 
veroo, quanto l'idea di setta. Governare vale ed im- 
porta moderare l'umana associazione a viwtaggio dei 
più secondo gli eterni principii della giustizia e della 
ragione: far setta vale ed importa imporre ai più le 
opinioni, le volontà, le passioni dei meno, cioè sra- 
^onare. scapestrare sovente, sgovernare sempre. L« 

D,izc=inGoo^lc 



IS 

sette governative poi hanao qneato peggiore sconcio, 
che traseinaodo il governo ad operare inginstiua , al- 
tentBDo al principio morale ddl'autorità, e la rendono 
cori esosa, cbe gli uomini non la conaiderioo altri* 
menti come una necessaria tutrìre e moderatrice , ma 
come una nemica da invigilare con istudio e guerreg- 
giare eoo persev««nza. Infine le sette della natura 
del sanfedismo, le quali hanoo sembianza di sacre, 
questo pessimo effetto partoriscono, che abusando tal- 
fiala della Religione per negozio e vantaggio tempo- 
rate, la profanano empiamente, e rendono odiosi e 
CfHilennendi i minislri della medesima, che s'arrotano 
in simiglianti pratiche. Pur troppo le sette di opposi- 
uoue sono pilli cbe altrove inevitabili nella bawa Ita- 
lia, dove il congiurare è natura, quando i governi av- 
veruno la pubblicità ed i Parlamenti , che ne sono i 
soli veri rimedi : pur troppo simiglianti sette fanno 
male a' tempi nratri e non possono far bene : ma le 
sette governative sono xempre e perlutto innaturali 
ed irragionevoli : mettono i governi sulla via degli 
eccessi, e quindi della perdizione. 

I sanfedisti non potevano portare in pace, otte i 
carbonari vivessero securì ed impuniti, ed ottennero 
che nellSl? il governo incominciasse a condannarli 
a gravi pene, cagione o pretesto una cospirazione, di 
cui Macerata fu detta centro e sede. Alcuni /urono 
sentenziati nel capo, ma la pena venne commutata in 
quella ddla prigionia perpetua ; grasia , la qoale non 
partorì gratitudine, perchè i giudìzii erano stali se- 
greti, e la sentenza era parsa una vendetta. Sof^av- 
vennero le rivolnzionì del 30 e del %l in Iq)agna, 

DgIZMbyGOOgIC 



u 

a Napoli, jQ pMmoRle: i carbonari deUo Stato pottti- 
floio à ioebrJaroDo di speransa , si nstriasero a con- 
flinra, ìmbaldAnàrono ; ma o mantsawero le tono o 
raaimo, bob assecondaroao i moti dell'alta e ddla 
bassa Italia, e non tantaroi» novilA. Findtè ibirò il 
perìcdo, Roma ebbe l'sceorgi mento di non provocare 
la rivoluzione con rigori inopportuni, ed il Consalvi 
ordinò, che si facesse mite governo specialmente in 
quelle provincie settentrionali, dove era pia a temere 
cbe r incendio divampasse. Hn i sanfedisti bod si 
governavano colla stessa prudenza , anzi tanto pA 
dìmostravnno avversione alle novità ed odio ai no- 
vatori, quanto più i tempi volgevano inquieti e rumo- 
rosi, e tanta era in essi la rabbia di palle, cbe alcuni 
sacerdoti la disfogavano perfino sui pulpiti , e ve- 
devansi girare per le città sicari minacciosi a' cit- 
ladini che erano in voce di liberali. D'altra parte la 
setta dei carbonari nello allargaru, erasi iagroasata 
non solo di gente risoluta e manesca, la quale potesse 
all'uopo trattare le armi, ma aveva reclutati uomini 
profligati tanto, cbe in su quel caldo di rivoluzione 
ponevano in»diosamente le mani nel sangue dei san- 
fedisti. Cosi le ire cittadine si esasperavano, e si gìt- 
tavano semenze d'odi e di vendette perenni. 

Fatta deliberazione aTrnppau ed a Leybach dell'inter- 
vento austrìaco nel regno di Napoli ed in ogni provincia 
Italiana, in cui l'incendio di libertà fosse per divam- 
pare, ed entrate le truppe imperiali nello Stato della 
Chiesa, i sanfedisti le festeggiarono grandemente, e 
fecero tante parole ed opere inconsulte che ogni ani- 
ma italiana ne prese disdegno. Di questa guisa la 
D,izc=inGoo^lc 



Btttta retrìTa e Uiooca ìMa di sé nome ed eKni{HO 
odioio, DOB solo oeme sbIdUìzÌo dìeqìoo dei progrem 
eifili e ddle lìbere forme di governo, ma eiiandio 
done fazione amica ed ausiliam delio straniero. Oli 
apriti siKM non aoltanto erano ecceasìTi, ma aocha 
oppositi, per.qoest'Qltimo rispetto, a quelli del go- 
verna, perebè il Cooielvi temeva la eresciala e or«- 
soent* p<deQEa imperiale, ed a malincuore sopportava 
l'iotervento Btraoiero. Del che io poaao hre certa 
lestinomaosa , avendo avuto ra4t' occhio molte sue 
private e confidenU lettere, nelle quali apertamente 
l'animo suo dichiarava, ed ìc una fra l'altre diretta 
al cardinale Sansevcrino suddito del re di Napoli , 
di parte regia, il quale si congratulava dell'austrìaco 
intervento, rispondendo scriveva : « 11 rimedio forse 
estere peggiore del male». Rovinate poi li cose di Na- 
poli e di Piemonte, e venuta Austria in condizione 
di patron* e vindice dì tutti gli assoluti (H'iocipati ita- 
liani, non solo essa rolle fiaccati e puniti gii spirili di 
libertà, e di indipendenza nelle proviocie soggette alla 
sua dominazione, ma si recò in mano la somma della 
inquiMziooe politica di tutta Italia, e stimolò i go- 
verni italiani a severilA, le sette illiberali a vendetta. 
11 Pontificio governo avrebbe potuto procedere con 
mitezza, senza essere chiamato in colpa di debìHtà, 
perchè i popoli soggetti non avevano, di mezzo alle 
insurrezioni dell'alta e della bassa Italia , fatte opere 
di ribellicoe. E se fosse stato contento, ad indagare e 
punire, come giusto era, i soli delitti commessi per 
ispirito di parte, avrebbe procacciata a sé grande 
riputazione in confronto dei governi di Napoli , di 
D,izc=inGoo^lc 



K 

Modena e degli altri ì quali ma solo inseverivaao, 
ma iacnidelivano. AoBlrta prepolesse, o il saaiédi- 
smo trascisBBse, la Corte di Roma si lasciò andare 
anch'essa alle inquisiziooi ed alte condanne potitìobe. 
Il Cardinale Spina Legato di Bologna, savio e mode* 
rato uomo, e 1' umano Cardinale Arezzo Legato ^ 
Ferrara preservarono quelle due provincìe da gnvi 
tribolazioni. Morto il buon Malvasia Legato di Raven- 
na, prese il suo posto il Cardinal Rusconi Veseovo di 
Imola inetto e superstizioso uomo : governava la 
provincia di Forlì il cardinale Saoseveiino, satura 
meridionale prona agli eccessi. In codeste provisde 
seguirono numerosi arrèsti e più numerosi esìgli. 
Che più! vennero arrestali e consegnati all'Au- 
stria alcuni romagBuoli imputati di complicità cel 
Gonfalonieri , e ct^li altri illustri lombardi che poi 
furono condannati al martirio dello Spielbergo. Fune- 
stissimi errori, onde i liberali confusero nell'odio lo 
straniero oppressore, ed il debole Principato ecclesia- 
stico ohe pareva tenergli il sacco. 

Molti esuli dello Stato Pontificio riparavano alla 
vicina Toscana, dove il Granduca Ferdinando li ospi- 
tava generosamente , e faceva tale un savio e mode- 
rato governo, il quale contrastava siogolarmeale a 
quello delle Romagne. Gli esuli andavano narrando i ' 
casi recenti , raccoutavaoo le ingiustìzie e le cattive- 
rie del governo pontificio: il livore le coloriva forse: 
nessuna sollecitudine, dicevano, dello incivilimento 
dei popoli, nessuno studio della pubblica prosperiti ; 
Roma sentina di corruttela , di immunità e di privile- 
gi, il clero dappoco od astuto, principe; i laici, servi ; 

DgIZMby 'Google 



47 
il tesoro saccheggiato dalle coogreghe dei pubblicani e 
delle spie; tutto il governo consistere nello indevt- 
oare e punire pensieri, speranze, imprudenze libera- 
lesche. Gran fallo dei governi questo,- di mandare 
attorno molti esuli, ì quali peregrinando di terra in 
terra, fanno pompa della miseria ed impietosiscono 
le genti ; mettono a nudo le piaghe degli Stati , ne 
danno nome vituperalo fuori : e pei vincoli di fami- 
^a e di' setta mantengono dentro odii e speranze pe- 
renai. Quando il Santo Pontefice Pio VII rendeva 
l'anima al Signore alli veoli- dì agosto del mille otto- 
cento ventitré, lo spirito dì parte corrodeva gli ag- 
gregamenti sociali , soprattutto nelle quattro Lega- 
lionì, ed il Governo Pontificio era poco amalo dentro, 
poco stimato fuori. 



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CAPITOLO II. 



EInioae del Cardisak Dalli Genga Leone XII ai 98 Httea- 
bre 18t3. -^ Sne opinioai. Hiforma uult^he. — 1 Briganti 
della campagna di Roma. — < I Carbonari nelle Romagna. — 
Il Cardinale Rivarola Legato a latere. — Sne opere. Attentato 
■Ila ina vita. — La commÌBSiou dell' loienrìni. — n[Giabi. 
leo. — Condanna politiche. — Hìtrattaùonl dei nttari. — 
I beni dell' appanaggio Bebanroui. — Il Caidinale BerMtti 
Segretario di Stato. — Sna amminiatraiione. — Morte di 
I.MDe xn ai primi del 1899. 



A'ventollo settembre dell'anno- mille ottocento ven- 
titré fu eletto Papa il Cardinale Annibale Della Gan- 
ga, il quale prese il nome di Leone XII forse per 
grata nenoria di Otlaviano de' Medici Papa Leone 
XI, a cui la famiglia Della Genga doveva fortuna e 
nobiltà. Pio Vi lo aveva insignito della Prelatura e 
fatto suo segretario privato, poi sacrato Vescovo di 
Tiro e mandato Nunzio a Lucerna e Gologna. Pio VII 
lo inviò nel 180S olla Dieta di Ratisbona per ascol- 
tare i richiami delia Chiesa di Allemagna contro i 
Prìncipi protestanti, e nel 1808 a Parigi pei nego- 
ziati della Santa Sede eoli' Imperatore Napoleone. 



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«0 
D^rtato Pio VII. Honsignor Della G«nga u rìthisse 
lìì* parrochia dì Moiriicelli oelU diooesi -di Fabriano, 
e vi dimorà mdo al Ì8i4 , nel qual anno moatrò 
mdto fervore di avveraione alle o^oiooi moderae, 
od ai Dovelli istituti eivili, e fu di ^uel foooao partito 
olerìcale, che si travaf^ava in distruggere latto il 
nuovo e restaurare lutto il vecchio; partito contrario 
al Conmlvi, ed ai temperamenti che gli erano a gra- 
do. Ito a Parigi per recare a Luigi XVIII lettere gca- 
tulatorìfl del Papa, il Cardinale Gonaalvi che in Pa- 
ri^ era, lo accolse poco cortesemente , non gli per- 
mise di versarsi io negozii, e senza rispetti l'ebbe 
riovialo; del die prese colaolo sdegno e collera, che 
cadde malato. Pio VII lo Dominò Cardiaale nel marzo 
4el Ms\6. Quando entrò in conclave, egli era nei aes- 
saidaquattro aoni di sua vita, ed infermo cosi, che 
agli amici, i quali lasciavano intendere volerlo innal- 
zare al Pontificato, « Non pensate a me, diceva, chA 
« eleggereste un cadavere» e mostrava le gambe 
enfiate, ed il magro e squallido volto. Ma essendo 
stato ai 'ÌZ di settembre escluso dall'Albani in nome 
dell'Austria il Cardinal Severoli, quando il partito 
della sua elezione slava per essere vinto, que' Cardi- 
nali che disamavano il Consalvi , e di sua qualiti 
avevano invidia, si ristrìnsero insieme , tirarono a se 
i dubbi, e riuscirono a nominare il Della Genga; il 
quale immantìnenli tolse grado e potestà al Consalvi, 
ed in SUA vece elesse segretario di Stato il Della Soma- 
glia, uoimo che molto innanzi era per gli anni, e 
poca, per non dir iwssuna pratica teneva dei negozi 
dì questo mondo. 

DigilicibfGoOgle 



20 

n noveHo Papa rivolse l'anieoo ardito ed il pensiero 
ad ogni parte dd' temporale reggimento; e la vita 
coneitata ed operosa rinfrancò sue forze di guisa, 
che ebbe lena per uscir di palazzo, visitare ospiai, 
carceri e monasteri, e quasi moltiplicarsi per bastare 
a tutto. Avendo fermo nell'animo di mutare lo Stato, 
ritirandolo, come più potesse, agli ordint ed usi an- 
tichi, cbe reputava scoellenti, venne recando ad alto 
simigliante deliberazione con perseverante sollecitu- 
dine. Sua roefcè, fu rìstaurala l' autorità delle Con- 
gregaùotti Cardinalizie , e furono ripristinate molte 
vecchie pratiche e discipline della Curia Romana. 
Incoraggiò e protesse tutte le congregazioni religiose 
e eonfraternite devote; colla Boìlaquod divina gapì«n~ 
tia ordinò che gli studi fossero intieramente ridotti 
sotto la gerarchia ecclesiastica: volle amnainiatrali e 
governati dal clero tutti gli istituti di carità e benefi- 
cenza; confermò ed ampliò le immunilA, i privii^i, 
le giurisdizioni' del medesimo. Tolse agli ebrei ogni 
diritto di proprietà, obbligandoli a vendere quelle che 
possedevano in tempo determinato: richiamò in vigore 
a carico dei medesimi molte insolenti discipline ed 
incivili usanze del medio evo; li fece rinchiudere nej 
ghetti con muraglie e con portoni, e li diede in balla 
del santo uf&cio; onde avvenne che molti fra ricchi 
ed onesti commercianti emigrassero ia Lombardia, a 
Venezia, a Trieste, ed in Toscana. Discìolse il magi- 
strato che sovrìnledeva alla vaccinazione e ne cassò i 
regolamenti; diede facoltà illimitata di istituire mag- 
gioraschi e fìdecomessi; distrusse i tribunali collegiali 
che amministravano la giustizia, ed invece di quelli 

DgIZMbyGOOgIC 



21 

istituì le preture, giudizii d'un solo ^udice; ridasvei 
municipii in soggezioDe del geveroo, mutò nomi di 
magistrature, fece severe leggi di caccia e di p.e6oa; 
comandò l'oso, od a meglio dire, lo slrauodella lingua 
latina tanto nel parlare quanto nello ecrivere d«t foro, 
e delle uoiversitii degli studi. 

La provincia di Marittima e Campagna era infe- 
stala da numerose e feroci bande di scherani e sacco- 
manni , e Leone volle con ogni mezzo ridurla a ter- 
mini di quiete e sicurtà ; e vi mandò cou poteri di 
Legata a laler^, i quali importano sovrana autorità, 
un Cardinale PsUotta; e posciacbè quetio ebbe com- 
messe disorbitanze strane, e dato singolare esempio 
di governo furibondo, lo richiamò a Roma, e deputò 
all'impresa Honsiguore Benvenuti, il quale poi riuscì 
nello intento più per via d'accordi, e di pensioni vi- 
talizie concesse ai malandrini, di quello che colla 
forza. Gli esigli e le condanne del precedente regno 
non avevano doma e distrutta la carboneria: frequenti 
assassini! politici funestavano le Romagne, dove la 
segreta associazione era potente più del governo. Il 
sanfedismo era mantice allo sdegno del d̫d^noso 
Pontefice, il quale fece deliberazione di tentare modi 
eccezionali e violenti per sanare quella piaga , e 
mandò a Ravenna in qualità di Legato a latere quel 
Cardinale Rivarola, di cui bo fatta menzione nel ca- 
pitolo precedente. Il quale si circondò di gendarmi, 
e di spio; favoreggiò la delazione, intraprese in- 
qui»zioni segrete, pubblicò un bando cbe proibiva 
di girar di notte senza una lanterna in mano, colla 
sanzione di pene ad arbitrio, ed imprigionò genie, 

DgIZMbyGOOgIC 



» 

d' <^1 eU, d' ogni ceto, 4'ogni coodiiiODe : poi at 
31 di agorto dell' enne 1 825 condannò 508 indi» 
viduì, de'qaali sette all'ultimo supplizio, tredici ai 
laTorì fwzati in vita, sedici per Tent'anni, quattro 
per quindici anni, sedici per anni dieci, tre per anni 
sette, uno per cinque, uno per tre anni, sei «Ila pri- 
gionia perpetua in una fortezza, tredici per vcnt'onni, 
dodici per anni quindici, ventuno per dieci, uno per 
sotte, quattro per cinque anni, due per un unno, due 
' all'csiglio perpetuo. Duecento ventìnuve venivano pu- 
niti colla sorveglianza ed il precetto politico di primo 
ordine, 6 ceotocinquantasette con quello di secondo 
ordine. Il primo obbligava a non dar'ptBso fuori della 
città e provincia nativa, a ritirarsi in casa ad un'ora 
di notte, e non escirne prima del levar del sole, a 
condursi innanzi all'ispettore di polizia ogni quìndici 
giorni, a confessarsi una volta al mese, e provarlo 
alla polizia con lestiinooìanza di un confessore appro- 
vato, in fine a fare ogni anno j^Ii uereini spiriluali 
per tre giorni almeno in un connoto da scegliersi 
dal Vescovn. Punita la disobbedìenza con tre anni 
di lavori pubblici. Il precetto di secondo ordine era 
poco meno grave: la pena sancita più mite. La pena 
di morte venne commutata in quella delle prigionia 
perpetua. Dei cinquecento e otto condannati dal Ri- 
varola, trenta erano nobili, centocinquantasei possi- 
denti o commercianti, due preti, settantaqualtro im- 
piegali, trentotto militari,* sessantadne fra medici, av- 
vocati, ingegneri e uomini di lettere, il resto artigiani. 
La sentenza faceva fondamento in semplici indizi di 
a^regazione a sette liberali , ed era pronunciata dal 

DgIZMbyGOOgIC 



23 
Gardioale « latore sensa verana marnerà dì guareaUgia 
sia di difesa, «a di pubblicità, e seiua altra guida, 
che l'arbitrio del porporato giudice. Seguiva un baodo, 
col quale, perdonali tutti i settdri non compresi nella 
sentenza, si dichiarava, che se nuovamente bì acco- 
staasero alle sette, verrebbero puniti anche della colpa 
di cui ora venivano assolti, e da ultimo era sancito, 
che quiiidi innanzi i capi e propagatori di sette sareb- 
bero paniti di morte in seguito alla semplice cogni- 
zione per inquititionem , t detentori d' armi, emblemi 
danaro con vent'anni d'opera pubblica, gli aggregati 
con dieci, in fine con sette anni di gtilera cotoro che 
aciffliti, eospetlanti l'esistenza d'una setta, o ta per- 
linenza d'un individuo ad una setta.- non se ne fe- 
cesseru delatori. 

Passato quell'impeto, il Rivarola parve mansuefarsi, 
richiamò qualche esule, fece qualche atlra grazi») 
disse stargli a cuore di riconciliare i partiti politici, 
ed a segno di simigliants intendimento, volle con i- 
straoo consiglio, che in Faenza, città travagliata sovra 
tutte dalle ire di parte, fossero celebrati, a pubblico 
esempio, vari matrimoniì, dei quali pagò la dote e le 
spese. Quivi il volgo, appellava cani i carbonari o 
liberali che nella città erano numerosi, e gatti i sa«- 
fedisli papalini che nel borgo erano potenti. In que- 
sto bestiale battesimo dì partito pomposamente sì im- 
palmarono destre nemiche, auspice e pronubo il Legalo 
a lalere: infatti rìescirono bestiali e fui^evoli accop- 
[Hamènti, non matrimoniì. E siccome l'Anno Santo 
approssimava, ed ì liberali erano dai sanfedisti messi 
in voce di eretici e miscredenti, andavano intorno 

Digilici'bfGoOgle 



24" 

compagoie dì frati a nusuone di predicare penileaia 
e ravvedimeato, e queste, salivano in bigoiwia' sui 
trivii e sulle pubbliche piazze ed intrattenevano la 
folla, aermonando di politica più cbe di religione Uni: 
versale era una crociata contro le opinioni liberali: 
la. costituzione era già stala distrutta in Ispagua per 
sentenza del congresso di Verona ed intervento della 
Francia costituzionale : tutte le polizìe si travagliava- 
no in opere di vigilanza e repressione dei novatori. 
La Romana temeva, che questi traessero all'eterna 
città in abito di pellegrini in occasione del Giubileo, 
a fine di cospirazione e sedizione, ma nonostante il 
coraggioso Leone volle cbe fosse aperto a 24 dicem- 
bre del 1824. Mandò il Berettone e lo Stocco bene- 
detti al duca d'Angouleme restitutore della 'regia po- 
destà assoluta nelle Spagne, ed il Mantello d'argento 
del Giubileo alla duchessa sua moglie. Ma le sette 
liberali non avvilite, ingrossate erano nell'ira per le 
recenti battiture : le predicbei il Giubileo, la tardiva 
mitezza e le stravaganze conciliative del Rivar<da 
non avevano ammolliti gli animi grandemente esa- 
sperati contro di lui: la vendetta armò in Ravenna 
U braccio dì alcuni audacissimi sicari, i quali attenta- 
rono alla saa vita. Ito o richiamato alla Capitale, ven* 
ne mandata in Romagna una Commissione straordi- 
naria, costituita di legulei e di militari e presieduta 
da un monsignore Invernizzi. 

La quale non soltanto fece diligenza di scnoprìre 
gli aittMì dell'attentato alla vita del Cardinale Rìva- 
rola, e degli assassiniì politici commessi negli ultimi 
tempi, ma ripigliò le inquisizioni sulle sette. Dap> 

DigilicibfGoOgle 



prima .non fece frutto» ma poi promessa tippuiiiti ai 
delatori, e fatte opere di suggestione e corruUda, ebbe 
di che conoscere capi ed acoliti, e oe riempi le carceri. 
E perchè là dove l'inquisizione fa fondamento sulla 
delazione, e sul secreto, ivi l'inDocenza non ha gua- 
rentigia , avvenne cbe non pochi innocenti fossero 
confusi coi rei da coletta Commissione dell' Inveriùzzi, 
della quale dura tuttavia la memoria odiosa e spaven- 
tevole nelle Bomagoe. Pareva cbe le città fossero 
in istato d'assedio: i gendarmi baldanzosi e minac- 
ciosi passeggiavano a tutte le ore per le pubbliche 
vie; di e notte, frugavano i cittadini, perquisivano 
le abitazioni, arrestavano, stringevaae in ceppi, in- 
solentivano: le carceri non erano capaci di tanta 
gente: antichi conventi ed altri spaziosi edifici veni- 
vano accomodati ad uso di prigione: gii imprigio- 
oali segregati da qualsivoglia consorzio , costante- 
mente invigilati da gendarmi, e con ogni maniera 
di morale tortura e corporale afflizione tribolati. 
Alla fine furono pronunciate molte e gravi con-, 
danne, ed in Ravenna venne preso l'estremo suppli- 
ùo cotte forche, iusolito modo, di sette individui im- 
putati dì carboneria e di complicità negli assassinìì 
politici: ed i cadaveri impiccati furono perjun giorno 
intero lasciati io piazza a spettacolo di terrore. Erano 
rei, ma altri piti rei avevano compra la vita e la li- 
bertà ad infame prezzo di delazione: erano- r^, ma 
le sevizie della Commissione, gli iniqui modi di in- 
quisizione, di giudizio e di supplizio avevano sollevati 
gli animi dei cittadini contro i giudici; ma le impron- 
titudini del sanfedismo e del governo avevano cosi 

DigilicibfGoOgle 



pervertilo il senso morale die ornai otm veniva re- 
putato reo chi cospirava contro qaelli , non era 
cbiamato assassino chi uccideva a tradimento un 
sanfedista, anzi erano compianti coloro che lasciava- 
no la vita sul patibolo per simiglianli cagioni. la- 
fatti nel dì in cui le forche furono piantate, i cit- 
tadini, per fuggire lo spettacolo atroce, si sparsero 
per le campagne vicine, e la citt& fa melanconica e 
cupa. Anche in Roma fii in quegli anni mozzo il capo 
ad un Targbini carbonaro omicida, e ad un cbirurgo 
Montanari suo complice; né l'effetto e l'esempio fu- 
rono quali sogliono partorirsi dalle giuste pene nei 
governi rispettati. Però te lunghe e diuturne inquisi- 
zioni, gii arresti, le condanne, gli esigli, i supplizii, 
le delazioni e le impunità, sciolsero in Romagna i 
vincoli delle sette. Monsignor Invernizzi il quale affer- 
mava di conoscere tutto e tutti, lasciò intendere, co- 
me impetrerebbe e darebbe perdono ai settari i quali 
spontaneamente dicliiarassero le proprie colpe, e fa- 
cessero scritta ritrattazione. Corsero prima a centinaia, 
poi a migliaia: fu uno scandalo pubblico : fu di moda 
il fare, come dicevano, la tpontanea ; fu un fatto 
il quale tolse rredito e riputazione alle sette, e fomt 
abbondante materia alle polizie ed al sanfedismo di 
susseguenti vigilante e persecuzioni. 

Nel tempo che queste cme avvenivano, Leone non 
prtlerìva di rivolgere 1' animo e la mente ad altre 
sollicitudini. Era un fuscello negli occhi del partito 
clericaleil vasto possedimento di terreni, detto l'appa- 
naggio, cbeil Beauharnaìs Viceré d'Italia aveva avuto 
nelle Marche a titolo di dotazione, e che gli eredi 

DigilicibfGoOgle 



suoi avevano ronaervato. Il Papa mandò a Uonaco no 
Mote Troni perché sludìasse modo di recupera o 
composizioae in goiaa che cessassero le traecle delle 
napoleoniche fortune: ma fu indarno. Saliva ani trono 
degli Czar il ouvello imperatore Nicolò, ed il Pontefice 
inviava » Pietroburgo per ufficio di congratulatione 
Monsignor Tommaso Bernetti Governatore di Aom, 
al quale poi dava la porpora nell'ottobre del 4836. 
Per^piuace uomo era il Dernéltj, stndtosisiimo dell'in- 
dipendenza dì Roma, e della potenza del clero, e 
sporto del governale romanamente. Leone k> nominò 
Segretario di stalo nel gennaio del 4827, e ne fa 
bene aiutato di consiglib e d'opera nella sua maniera 
di politica e di arami Distrazione. Invigilava e guerreg- 
giava i nemici del trono e dell'altare, come appella- 
vano i liberali, ma non à da commettersi pienamente 
alla fede di quei pericolosi anici , che gli austriaci 
emoo, e da aiutare l'incremento ddla fortuna dell'im- 
perio a spese dello Stato della Chiesa. Leone XII ed 
il cardinale Bernetti serbavano incorrotti .i primitivi 
spiriti anti'iniperiali del sanfedismo, e sebbene il Papa 
benedicesse pubbliotmeote alle truppe austrìache che 
rìtoraavano da Napoli, pure è indubitato, come non 
amasse lo scorrazzare delit medesime nella dizione 
pontificia. 

La veriti vuole che si narri, che regnante Letme 
Duodecimo, e governante Bernetti, alcune buone ed 
utili ooee furono operate. Vennero tolti abusi , e pu- 
niU tbqsatorì, si cercò di dare acconcio agli ospitali 
. ed ìsUtali p ìì di Boma; strade, ponti ed altri paU>&eì 
lavori fiirono iaeomìncìati, o condotti a fine; la pub- 

D,izc=inGoo^lc 



28 

Mica sicurezza fu ristabilita in quelle contrade cbe 
prima erano saccheggiate dagli scherani: venne posto 
modo alle spese; e scemata la tassa fondiaria d' un 
terzo : fu creata con sufficiente dote una cassa di 
ammortizzazione del debito pubblico. Benefìciì questi, 
de' quali, se i popoli fossero stati accomodati, gratifi- 
candoli insieme di quegli istituti, e di quelle leggi ci- 
vili che gli altri pure soggetti alle monarchie asso- 
lute godevano, e se non fossero andati di conserva' 
colle soverchie severità e con ingiustizie politiche, 
avrebbero potuto avvalorare l'autorità pontificia di 
gratitudine e di amore. Ma il timoneggiare lo Stato 
contro le correnti del secolo in vantaggio d'una casta, 
e tal fiata d'una setta, lo astiare gli incrementi i più 
nobili e preziosi dell'incivHimento; l'onorare l'infame 
mestiero della delazione, sospettare e vilipendere la 
dottrina, non davano ai popoli la coscienza del bene, 
che per altri rispetti il governo operava, e facev»ae 
sentire il martello del male più forfemeate per la 
comparazione cbe si faceva cogli altri Stali, e special- 
mente colla vicina Toscana, dove il nuovo Granduca 
Leopoldo 11 seguiva la via battuta -ilal padre e<4airavo. 
E quegli impeti sregolati contro i liberal^ quel ve- 
sUre di toga lo inquisitore ed il giudice di cacoUa, 
quel mescolare la religione alla polìtica, gli coclea^ 
stici coi birri, e quel collocare il trooo sopra l'altare 
rendevano odioso il governo ed il partito clericale «Ife 
genti eulte, alla gioventù Gdente nell'avvenire, al 
laicato civile che in cuore sì ribellava alia prepotente 
cfaieresia. E perchè l' opinione pubblica, onde i go- 
verni si assodano, o scadono si informa appunto dalle 

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39 

opÌDÌODÌ, dagli amori e dagli odii dì quella maniera 
di genti e nm già dagli affetti e dai pen»eri della 
moltitudine gmtla ed ÌDdìffereote , cosi avveniva 
che si dicesse e credesse ogni vituperio di Roma, del 
Cardinali, del governo de'preti. La qual cosa man- 
teneva vivi gli spiriti dì congiura , e dava appa- 
reccliio allo infellonire delle fazioni amiche e nemi- 
cbe. Leone XII moii al cominciare del 1829 e legò 
al su» successore molto maggiore scontento de' laici 
e corruccio dei liberali clie egli non avesse ereditato 
dall'antecessore. 



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CAPITOLO IH. 



B del cardinale Castiglìoni Pio Vili ai 31 laanu) 1899. 

— Il C>rdÌBa1e Albani Segretario dì Sialo. — Inqnisitìoni pi>- 
liliehe • CeBena. — IlÌTolDzion« paiigina del 1830. — Coipi- 
raiioBe libeiale in Italia. — FrsDcewo IV duca di Hodeoa. 

— Grò Menotti. — Morte di Pio Vili ai 30 noTembre 1830. 



Nel Conclave convocato nel termiae e modo con- 
sueti, il cardinale Albani che molto sèguito aveva, ed 
era di parte e pnrentela austriaca , si adoperò effica- 
cemente per la elezione del cardinale Francesco Save- 
rio Caxliglioni di Ciuffoli, il quale fu creali Papa alli 
31 marzo di quell'anno ^829 e si fece nomare Pio 
VIH. Era in età d'anni sessantotto: di sua vita cono- 
scevasi questo, che Pio settimo lo aveva sacrato Ve- 
scovn di Montallo nel 1800, che Napoleone lo aveva 
mandato a confine prima a Milano, pt» a Pavia ed a 
Mantova,, che nel 1816 era stato fatto Cardinale, poi 
Vescovo di Cesena, poi di Frascati, da ultimo Peni- 
teoziere ma^^iore. Poco si favellava di sue opinioni 

DigilicibfGoOgle 



S4 

polttiabe, eccome d'uomo che «ra lutto .rmabi aa 
soli uffizi del .sacenkoio: aveva nputazione di pietà t 
di divozione in sullo sdrucciolo delia piozoccheria. Io 
ho letto molte lettere cbe quando era Vescovi a.(^ 
sena, scriveva al (^ardioale Sanseverino, dalle quali 
risulta chiaro, come ei fosas avverso alle Doviti ed aì 
oovetori, ai saofedisU amico, ed iovigilàtore dei car- 
bonari forse pììt zelante, che ad un pastore d'anime 
noQ si convenisee. Non appena fu Papa ch'ebbe no- 
minato Segretario di Slato il Cardinale Albani, uoiao 
più di corte, ohe di chiesa, e direi più ghibellioo 
che. guelfo. Il regno di Pio Vili fu brevissimo, e si 
direbbe non noto per beneficio, né per ingiuria, se 
non avesse distrutto alcun che di buono che Leone 
aveva pur fatto, e se la politica della corte di Ro- 
ma non avesse fuorviato intieramente a soggezione 
auBtriaca. Cesena già sede episcopale del cardinale 
Castiglioni .serba memoria dolorosa di inquisizioni e 
coadanue politiche patite, durante il suo pontificato, 
« le Bomagne ricordano la cresciuta potenza del San- 
fedismo , il quale veramente le govemnva in nome 
del Papa. 

La rivoluzione francese del 1830, e quelle che se- 
gairoDO ÌD Belgio, ed in Polonia rialzarono l'animo dei 
liberali dello Stato pontificio, i quali festeggiarono la 
caduta di Cacio X dal trono con quella stessa gioia con 
cui i sanfedisti avevano pochi giorni prima festeggiate 
le famose ordinanze del ministero Polignac. Riscaldati 
gli animi al fatuo fuoco francese, illuse le menti dai 
«ermoni generosi, i liberali fecero a securtà colle pro- 
messe di Francia, la quale dava ad intendere di vo- 

DigilicibfGoOgle 



3à 

lere rispettato tiDiversalmente il principio dì non inter- 
vento; e perciò si diedwo a cospirare eoo taolit fida- 
eia, quanta non ne avevano nudrita mai ; tennero 
pratiche cogli amici delle altre pFovincie italiane, coi 
creduti amici francesi e coi connarionali fuorusciti, 
e si apparecchiarono a farsi incontro alla fortuna 
colle armi. Que'fuorusciti che avevano stanza in Pa- 
rigi parlamentavano co) Lafayette e cogii altri uo- 
mini che allora erano o si credevano potenti, li consi- 
gliavano e n' erano consigliati , li riscaldavano alle 
intraprese di ltbert& e n' erano a vicenda riscaldati. 
Non esisteva hen fondato disegno : chi voleva met- 
tere a capo dell* italiano movimento i figli di Behaar- 
nais : chi pensava a stimolare qoalche Principe ita- 
liano, chi faceva altri progetti. I cospiratori dello 
Slato pontificio erano, i piCi, vollerrìani o indifferen* 
tisti in materia di religione, scnsisti in filosofia, qnasi 
tutti costituzionali in politica , alcuni alla francese, 
altri alla spagnuola: unitari o federalisti, pochi ave- 
vano un concetto filosofico e politico bene determi- 
nato, ed un vero e grande nazionale concetto: la mag- 
gior parte pensava a distruggere : ad edificare si pen- 
serebbe poi, purché intanto ì preti ed i sanfedisti, 
per dirla alla buona , avessero battiture, e cenassero 
dall'odioso governo. 

Si veniva susurrando nelle Romagne, che Fran- 
cesco IV duca di Modena aiutasse la cospirazione di 
armi e di danaro, e certe mostre di tolleranza, e la 
sua intimità con Giro Menotti duce dei cospiratori 
modenesi, davano credito a quella voce. È ^i véro 
che il duca si travagliasse in quelle mene sperando 

DgIZMbyGOOgIC 



ss 

por «Tveotm», eUtì soiMMnu Pranda , faetle open- 
triee dì ìDeendi earopei, ! fiberall ^i facessero sga- 
IrtHo ad amMto s^cndido trono? Od è T«ro per lo 
omtrario che egli s' infingeese col generoso Menotti, 
ed Ìpi'Abhn«nte sladtasse disOBoprìre la oongiara ed 
i «ongiorati iB yentà^o dell'Austria , e per sicurezea 
propria f locerlo sta il giudizio della storia fraiiuesti 
oppositi pensieri e giudizii dei contemporanei ; proba- 
ÌHÌe il primo, se si riguardi all' ambizione stimolata 
dalle occasioni ebe parevano favorevoli ; probabile 
il secondo, se si considerino l'astuzia e gli illiberali 
^riti del duca. Si è detto eziandio che egli favoreg- 
giasse la cospiraùone finché saputo da Vienna come 
l'Austria in caso di rivolta fosse risoluta ad iuterve- 
nire in qualsifosse Stato italiano, e come il nuovo re 
di Francia rifuggisse dai cimenti arrisicati , pensò a 
salvare il suo umile trono, e disdisse le promesse date 
al Menotti. Austria parve tur segno di credere alla 
compliciti del duca di Modena , ricercandone prove 
dagli esuli che dopo i casi del 1831 arrestò sull'A- 
driatico e condusse nelle prigioni di Venezia; ma d'al- 
tronde conservò il trono a lui, ed appresso gli diede 
grande ingerimento nella polizia austriaca d'Italia. 
Il secreto restò chiuso nel cuore ducale , e nella 
strozza dell' impiccalo Menotti : due sepolcri lo serra- 
no : sulla zolla che cuopre le ossa del giovane tradito 
sparge lacrime e fiorì il lìbero peregrino : sulla sn- 
peii)a tomba del despota feroce imprecano i figli dei 
tanti tormentati! 

Per ripigliare il filo della mia narrazione, io debbo, 
passando, dire come il governo pontificio non facete 



M 

prore di wprMwiei, • mhw datt'u «nrtt ì iui»> 
d»ii iteMero scorrà, « dall'altoo i liberali toMiaiiri 
nacckiiuuaen) ptleenuate; a éékbo nemoiue t^ 
il PoBleSoe Pio Vili gnve d'uni a aal fiavo io-w* 
Iute «maoitlò perie<rioHUBeiite al eemipciare d'aotOB* 
oo e mori ai trenta Bovaotoe di qutt' aw» mille 
ottocento trenta. 



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CAPITOLO IV. 



Anmorì iB Uova in tMap» <U ^IwwlaTe. — lWni*io fai Qu- 
dinale Csjiellari Gregori» XV) «i 9 febbrai* (831. — Rìto- 
Inzionè i Bologna ù 4 febbrai», e propagaiioDe della mede- 
timi. — ' n ' Ordinate BlniTeiiiiti. — Gli Aaidiaci a Paima 

- é HodMiL -• 11 GttMrtle ZHioeH *■ OÀtìf-ùà. -^ lAtoneato 
dagli Apalciatù. — .Scwy^uefia di Bìihìh, «i 9fi niana — 
CapitolazioDe d'AacoDa. — Querele dei liberali, contro Fran- 
cis. — 'Hemorandain delle ciiii||ne Poterne dei 10 maggio. — 
Moto proprio del S loglio. — Parteon degli AostHaci ai 15 



Nel Mnpo io ouit Cardinali fflavano cobgivgatim 
OonelflVfl, non «oto^i cosptPftVA nelle' Provincie , m& 
exiai»He> ntAa Capitale. Napoleone e Laigi fratelli Bo- 
napirte' figti dt- Lirigi gift re d'Olàilda erano nel Mo- 
verò de' coBpirtttorl: v'erano alcuni vfBvialf e soldati , 
alcBDì studenti delte Provincie, ma pochi Bomani , 
e qtieeti pochi non dì tale qualità che avessero dica- 
tela e ripbtazione fira il popolo romano. Pensavano 
eoll'andacia' supplilre- al dìtetto del numetv : tevarifc 
tnoolto improvviso, impadronirBÌ per sorpresa di Ca- 
stel Sanl'Ang^o. é di qaatobei altro posto iA^rlante, 
D,izc=inGoo^lc 



gridare Italia, Roma, libertà. La ptdizìa ebbe sentore 

delle pratiche sediziose, arrestò qualche congiurate, 
altri ne ammoai : alcUQÌ pid avventati vollero nuUa- 
oelante tentare ed accelerare l'impresa, la quale fini 
in una piccola rissa ce'soldati di presidio in piana 
Colonna; occasione |a:Piiovi.a^ri>t|tì, a highe ed e- 
sigli. Forse quel rumore eccitò i Cardinali congre- 
gati a rompere gli indugi , e dare un capo allo 
Stato periclilante ; ed infatti ai due di febbraio del- 
l'anno mille ottocento trentadue ionalzardno al trono 
i) Garfìnate Mauro GapeRari da Belinno già monaco 
egener^M dell'ordine Carinelitaiip, ' il quale prese il 
npme di, G^«g;>rio XVl, ^^fl elewe 9!%r«l#pi« di Stato il 
Gardiaale Beroettì. Uomo di ohÌMtio edicbiaiftil Ga- 
pellari avevà'fipatafio'ne ih dotto teologo^ è di autore 
di buone opere ecclesiastiche, ma èra nuovo alla po1i< 
ticà ed al governo. 

A'tre di febbraio il duca di Modena arrestava aleunì 
congiurati, e guidava una mano di lìdi soldati coatro 
la casa di Ciro Menotti, dove altri facevano disperala 
res^j£«zai stretti i!4We4io. sQiwEhtti.daUt' toMa , 
y^pnero gettati ia canwe e sqttoposti.ial gindiite.di 
unf ^!Commis8i(i>np inijitairo. La novella di qvel.oaao 
gÌDOse rapidamente afia vicina Bologna e oonoitò gli 
animi siSatl«iaesiQ, obp.alla aera dei giopoo quatta» i 
liberal) lavarono rumore, e mandando grida dit liberti 
si raccolsero in armi di .contro ai psiaixor di governo 
e felibro minacce di violenza. I soldati ponUfieii o;8Ì 
«nirapo agli infortì, o. davano armi, o lafiBìavano 
fare: moitsìg»ore Clarelli «he,gpv«niava la:pFoVioeM 
per 1^ Bo4{Q, vacante ,. o.c«d^«.aH4pwifA,.:«l Http 

DgIZMbyGOOgIC 



9f 

deonito «ol-qiuJe noMBVta uot eomtà\«liMt 'prorri- 
•oria di gDvwDOi'ed'iMìtaiviviiiigiMVéla eittadiin. 
U 0on» vfpT9K0 furono tolti gtd gt) atemmi'pOdn- 
fioied ali^ Ift uieoleri iot^ne. E' oorinoa aveva 
appena «aliti i giadini d«l' trono il SesbdeoiiDo Gre* 
gorio. ohe la ribeUione tneomiuriata a BologMi dHa- 
lavasi rapidamente d'ora io ora, dì ^oroo in ^orno 
Belle Romagne, poi neUe provincie inferiori senza 
sforzo di ribelli, senza re6i»tenia di milizie, e pareva 
una patria festa, anziché do p^iU«o rivol^mento. 
Hdacadi Modena, avuld contezza del moto UiJBèlognB, 
intimidito ei ridasae a Mantova cdlè sue guardie, tt'a- 
acìDando seco i) caplivo Menotti, e lasciò ilcampo 
Kbov ai novatori: anobe la dachésaa dì Parata riparò 
a Piacenza, ed ìa Parnaia si fece noviUl: nuli' altro 
ntìie aibe italiane provinole. Quei ristretti e molH fatti 
d'ìnsarraziooe erano adanque virtuaItnenKì insufficienti 
ad intraprendere non oheconpìre-una'vìvolutiooe'ita' 
Hana: ma i prov visori) governanti di Bologna facendo a 
secortfe oolle promesse di non inlerventOi non paghi 
ad usare l'occasioDe per i>eder modo dì picare Roma 
a rifwma, vollero eoDsntnata la ribellione; ed agli 
otto dd ' mese l' avvocato Vicini presidente del go- 
verna prowisorìo dichiarù cessato per sempre di faito 
e di «dritto il dominio temporale del ]wpa. Con brèvi ' 
ad amili parole quali si oonvengono all'argomento, 
acoennerò alle poche' e piccole cose che vogliont) es- 
sere ridotte alla tnemona degli nomini. Perchè non 
BH è 'dato- narrare n^ strenua virtù di capitani, né 
fartezm diwldati.ttè splendido ainoré di patHa , né 

DigilicibfGoOgle 



^»^tìfy^i HibUni, taò:<fai«r« dfc^fMfsIo* nàutnoMadì 
pràMipe;.nif3Kibiniestninii:tMi9i, fièperiMweqairà 
ewairì, sé ttWBorosi per.u^tszk di faxioDi. Non en. 
pflfts d» qiiiil4tei Moi Dello- Sbdopoiili^cM»,' dovid 
ffiìgfiì» «jmtÌWN^ vivevano in«iHrtiui<r soB^Mo l'nMl 
d^plUp, e i^sf lo DiniobB «i(tc4Bcci«iiB» l'Ptoya 
di Rtri^ggeni» vietiiida : nò veuiaimle si poalono ad- 
dM4aadare civoluziont e guerre f futti q«afci ^rauli 
d<)l l(t!(l con-poca ^ura iM<Mnininati,.<»o.iptt» p«h 
rtQQto trattati, eoo pocodftDBD taroiiqati. 

'( pubUici fuiaìoiU|ri ed uffioiali del Peitt, pr^tati,- 
laiflì e [«ililari, furono infidi, mollio vili. Npn>isfarzal 
di fibelli , gi& il dia» , non resisteua di nuliue. A< 
FtiTÌÌ, .0 Toase impazienza dei Uberali. o teiooe fnU» 
M ProUgato a cedere, h tmppa acwnbià pochi ooilpi 
dì fucili contro quelli con po«o reelproco dsooo. Ai 
AnflOBa w> ^ntberraano conandasite laforteatlt etpii 
\^ìd col SercDgoani vecchio wildailtt deH'isipBro, ik 
quale .capitanava poche eestiiiaia di fpQvtni ,ata uù 
a tic»t0re 1? arai: i wldati del poatafiee, ai qnaU: da 
W capiteJq della re^a era fìatte abilit& di segnile !& 
p^Alifioia bandiera, la diaertaroao titttì, ed il ooaoakt: 
dtaifte&ol Delegato (wrs«m l«' poste tiBo a Botiw iqh> 
pofiatwi d«lla eattiv* novellB. Altrove i oapi d^ 
QÙU^ie si feoero oapi deiriDSurresioiK : gaverpatorJ. 
.gÌ44>P>i magìHrali muoioipidi e cedavaao, o>«i vUìf> 
r«Y«oo, o si ge.ttavano od offrivamo a aeivigi. dell» 
rivolusione. La sola cittA dì Bieti ia Sabina, cioiuA df 
tfén te ptH-te al Sercognaoi generale d^i inaartt,: * 
W( .»YV0BO« per CQDsigliu ed opara del Vesoatto Hoon 
«i^ipr QAbridllA Ferretti; aif Mn fc uhiain se. egli 

DigilicibfGoOgle 



ricacitM « taberlì lontan eoi colp di mowlntto 
tirati ìmH» mura, o ool danaro spano fnorì. Qnalotae 
meselàM BTtiia^ia fn Olriooli e Borgbetto e mlfal- 
tr«. A Bonn fb per ateani giorni tate una coaftuinM 
tuÀ governo, uno ^uTento noi aanMiiti, una SDapen- 
àùùe A' anime nei cittadina , che un pioeolo sCano 
avrebbe bastato a Konvi^r tdtt«. D'tdbvode nelle 
città e prorinoie dOve af era mutato lo Stato, né ire 
di parte, né vendette pabblicfae, ni privEtte; tate nnn 
fécurtà e confidenaa, come se nessan peiieolo svm." 
stasse: gaardie nacioBali ip psmpa festiva ; bandiere 
tricolori , luminarie , inni , sermoni a ribocco : rivo- 
lUEÌone da scena. 1 prowisorii govn'Daiiti amavaRo 
più le pratiche diplomatiche che i ludi rivoluzjonarì : 
mutdavaoo oratori al goveme delta vicina Irabqutlla 
Toscana offrendo e ehledendo amii^iia ; speravano 
nell'atleanza e protesone di Praneiaed, avvisando gra- 
tìfioarsene 11 nuovo re e tórre una- cagione di aospelto 
e gelosia, impedivano ai figli di Luigi Bonaparte non 
solo dì aiutare vistosamente la rivoluzione , ma ezian- 
dio di continuare a battersi in qualità di s«ii)|iUà 
soldati, come gii nell'Umbria avevano incominciato 
a fare. Li cooGnarono a Forlì, dove il maggiore am- 
malò di rosolia, ed ìq pwbi giorni mori. Intanto le 
Provincie ribellate maodavano deputati a Bologna fier 
HMientrarvi Tamne politica e militare piuttostoohè 
famministraKva , perchè in flitto d'amministrazione 
Mte volevano fere un poco da sé. I deputati riu- 
nlU in assemblea statuivano adcR 36 febbraio funione 
Mie prOvioete , la separazione dei poteri i^irialivo, 
^udiriario ed esecutivo, e nominavano on e 



di iBiBÌatrì preiieduto dal Vìoìdì. iloma dal ano 
canto riceveva ed-acoettava le offerte deirìAtervenlo. 
austmoo, il quale sarebbe ad ogni modo avvenuto, 
se anobe l'avesse ricusato, e nel teoipo stesso ioviava 
nelle provincie ribellale il oardioale Benvenuti Ve- 
scovo d'Osimo con facoltà di Legato a Latore, affinehft 
vedesse modo, se possibil fosse, di restaurare il go- 
verno pontificio, in guisa che gH stranieri non ne 
avessero il vanto ed .11 vantalo. Ma il Benvenuti, 
veeoe arrestalo in Osimo ; fu condotto prigioniero a 
Bologna, e corse per via qualche pericolo della vita. 
Io credo non potersi in miglior maniera dare co- 
gnizione degli spiriti onde era informato l' animo di 
Qotoro che governavano la rìvQlazìDne , di quello 
ohe consegnando alla storia la scrittura pubblicata 
dal Vicini , nella quale di mezzo a' sensi acorretti, 
meschÌDe municipali querele , ourialeacfai sofismi , 
errori politici, e puerili declai^azioni è pur tuttavia 
verità di fotti e di querele — Eccola — 

Giovanni Vicini prendente del governo Provvieorio 
itila città e provincia di Bologna. 

Al SUOI GoNcrrTU>iiiii. 

Non appena veniva assunto al Sommo Sacerdozio 
il novello Pontefice Gregorio XVI che muoveva «Ila 
divina provvidenza amare querele perchè i popoli ìb 
prima a Lui sudditi sì fossero sottratti al dominio 
temporale de* Papi. Né pose mente, come il Divino 
Fondatore del GrisUanesimo non asàgarasse l^oro sif- 

DgIZMbyGOOgIC 



4t 

btto potere: ohe anzi lo avoia ad «si eoo efaitre po- 
role negato. E rividfieiKlosi poscia «dotti popoli con 
seotimenti io apparenta pia che di eva&gelìca umiltà 
promette va. laro, per viemm<%lio a sé ricoodarli, am- 
pio perdono, quasi ohe di perdono abbisogpassero 
qudU cbe riveodioano diritti, di cui furano ioiqaiasi- 
mamentfi spollaii. Pooe appreiso 11 primario misi- 
atro dì qaeato Principe che di tanta evaagelica pietà 
sì era vestito, ministro feroce non mend'un Seiano, 
ignoraote e di sé gonfio quanto un Augnslolù, e prò* 
digo solo ilei pnhblico danaro come lo fii Eliogabaloy 
tfooresaando con (schiettezza la mancanza d'ogni forza 
legittima per contenere i movimenti generosi de' po- 
poli, e confondendo la santità ddla Religione die ve- 
nerìamo, colla ragione assoluta dei troni, che ai ab- 
borre, ha osato promulgare infami editti, con &ìi 
ebiamaodo ad armarsi i cittadini, diehiara che selle 
sola guerra civile lotta sta la fiducia della tiara e 
dello scettro: a tal cbe il suono deJto campane, ora 
di letiaa e di pace, divenuto a un tratto lugubre, 
fosse il miserando segnale del fraterno attacco, e 
dello spargimento del sangue citUidino. Ha perciocché 
noi primi fummo a scuotere ti non comportabile gio- 
go, e a togherci alla lunga vergogna della tenebrosa 
disciplina dei preti, sentiam debito verso dei popoli 
co' quali avemmo comune U dominio, ed abbiamo 
ugnale la causa , il maoifeatace le cagioni ohe ci 
mosBoro a redimere la patria nortra dall' immeritato 
servaggio. 

Quando la potenza de' Cesari ebbe sulla ruina deUa 
fiomaoa Bepubbliea fondato il diapotisno, e obe U 

DgIZMbyGOOgIC 



tangati dei liberi «riltadM dtede «lemento a qorf no- 
slruoweilffido, laOrieu.aBorantiOBate, laeem, ttm- 
sobiiift, bagnata del sangae de' martìri, lintendendo 
solo a diffondere le -massime del Vangèlo, andd ve^. 
nepata presso que* popoH a cui venne dato ookosecrlo : 
ma allorché fella ricca dalle donancm «overohie di 
Carlo Magno, e della imbecHte Matilde, concepì t*ar> 
dimenbwo progetto d'inaignorini di tutta Italia, hi 
Religione oomineiA di tanto a scapitare di <]aant<f 
nella Chiesa cresceva la en^digia d^ dominare. 
Qnindi auscitarobri gli atroci dissidH fra il Saeerdo- 
lie e l'Imperio, e le due Euìonì eh'ebber nome di 
GueHe e Ghibelline , alla prima ddle quali feoean 
testa ì PonteHd, straziarono per lungo tratto di s«oet| 
l'AUemagDa non ohe l'Italia tutta, e armarono proTln- 
eie e terre a mutuo loro sterminio. Ma ad onta dì -quri 
suo procedere^ non. avendo essa avole tanta potema 
che bastasse a conquistare questo bel paese, né tanta 
virtù per rinunciare al dominio delle eose tempoiatt 
vietato dal cielo ed abbominalo dagli nomini, s'at' 
tenne a quella masaima di scaltrita politica, che tutta 
si strìnge in quelle parole — Divide et impera. — 
Questo adunque abbiamo di debito alla corte di Rama -, 
dello avere cioè veduto scemata n« petti de' feddi la 
Beligione, e del non aver potuto Italia unirsi sotto qd 
solo vessillo. Bologna poi antica sedif' degli Etruschi, 
ascritta dopo alla Romana oittadin&oza,' indi mante- 
nuta dagli stessi imperatori io una parte di sua li- 
bertà con amplissimi privllegii, e fatta infine oapace- 
dal Magno Ottone, poiché ebbe carnati ì barbari d'I- 
talia, a reggersi setto forma di libwa e possente re- 

D:,lz,:i,,G00glc 



*3 

M, fu per l'MBHna.avveno de'PoDtdM tMKa 
col mezzo della fazione sopra JDtlJcata in i^BCordift 
civili isanguinorissiHe.. Cod quésta' città, ohe vahe 
atnnofare di Sedengo-ii Barbuessa, e a tener pri- 
gioire il figlio di Federico U, che. uppe abbassare 
l'wgogtki dò Ve«ezi«ai i fuali a lei eootevdevafi» il 
dlt^to della navigaaìMe, noo potè mettersi in salvo 
dftH'aslala prapondening dei E*api, esi diede n«l t9V6' 
fA perfida owùiglio de) Pr^dipartc &!)» prolezioae dt< 
Nioai&HI Papa fugglawp, scaduto allora allora al peri- 
ooloin ohe Vav»nt massola rivetta di-Roma. Ma questo 
prot^geredi Ntoolò ili ohe aveva par pati» lasciato' 
il iibaco Be^ginunuto della lepubbliea, non tardò a 
mutarsi in «pesta oppressioie, e poterono li Bolognesi- 
avverare col fatto, eke è sempre grare e terribii cosa 
la gimaia de' potaoli. Impereioecbè tanto Nicolò HI, 
come i wcceseorì di lui osa intesero ad altro mai 
«he a convwljre la protemona da Eeso loro promesstf 
m BMvkito dominio. Laonde Bologna obe t' era le 
mobB Tolte proeaociiRto il proivlo fiseatlo, oosdusse 
le aegoaiazioni a tali isrinini, cÌieVontefici{Hn umani, 
od in ispeou' Eugenia IV, dovettero mclgrad» loro OO' 
nqacarA e giusta e Is^ttima la sua emanciposioaeJ 
Godè pertanto Boipgna di tutti quei beat, che ven- 
gano dietro -a ao viver libero; ma ei fu per paeo: 
giaeohè spente k atmct gare d^' Guelfi e GhibeUinì, « 
ssfrtis. nuove disoordie fra i patriaii ed i plebei, domaa- 
daado'qnesti a buon diritto, oonae sostenitori della 
libertà, ),'eaeFeàxio dello oivlobe prerogative segato 
loro 4a quailì, i flapi aeiqiero ri &rbescamenlc trat> 
pn&ltq da qieate civitì contese , che Botogna cadda 

D,izc=inGoo^lc 



DovellaiBfflite per quelle malftiMti >DdU praleitebe' 
(tella Chiesa. 

Correva l'anno 1447, e sedeva sai trono pontifìcie 
Nicolò V, i}uando ciò.arveooe. IpatU d^adedizine 
fiircHio i segueoli : . 

Che in perpetuo durar dovesse U lìbero ^verao 
della città sotto quelle forme stabilite ne' suoi statati: 
ohe il Gardioal Legato da spedirsi dalla Santa Sede 
nulla potesse deliberare in qualavoglia materia senza 
il consentimento de'patrii magmtrati: che la Camera 
bol<^oese fo^se tenuta disgiunta affatto da quella della 
reverenda Camera Apostolica, e ohe tutti -gl'introiti 
dovessero versarsi nelle casse camerali del oomone. 
Infine che la città e [H'ovìncia aveaee il diriUo di di- 
fendersi in perpetuo con armi sue proprie. 

Queste coadizioni, avvegnaché confermate da veati- 
aette Pontefici ohe venoer dopo Nioolò V, furono 
tuttavia coU'andare de'temjù, po' fatto solo e vio- 
loiza ingiustissima, rotte e tolte di mtizzo. Peretoc- 
cbè, sovvertito l'antico ordine di cose , e mutato il 
nostro libero regimalo in dispotico dcHnhiio, i &o- 
velli Papi c'imposero gravissimi . inoamportatali tri*- 
buti non per dispensarli, come in passato, a vantag- 
gio del comune , ma sibbene a prolitl* solo della 
Camera Apostolica, né dando veruu conto della loro 
erogazione. Invasero poi la provincia d'armi papali 
BOB a difesa certo ddla patria, ma a sola cwisa d'of»- 
presBÌODC : e percbè infine non potessimo utilmente 
reclamare quell' iodipeDdenza, il primo e piii santo 
de'.diilti nostri, diunembraronouiia parte integrante 
detta provincia, Castel Balegoese, cbe a,noi apparte' 

D,izc=inGoo^lc 



u 

MVSidi I^^IIÌdÌo BóqotBto, awwoift'miiero'il cdlnHi 
«I dcWpUbile lorodiBpotìBrao. 

Se |i«vòi:la -wmAunne de' patti ■e< dslle eondiiàiMl 
coB-'cniiiiucitUi, pTOvìDaia Bksi 4«ta Mlun.altro 
Sialo, mape nMlioiteMtile :il .trattato in faTore H 
qu^D, che patt la violanone, e lo abiUla pei priocipa 
del pabblico diritto ddle ganti ^mmeMi da tutto le 
naztamiixnvUlle a ritornare di pteaa ragìMc s' «oi 
primi :diritti, e «I preoedeote stalo di libertà e iodi- 
pcDdeoia, oome se niuD tcatlalo fosse avvenuto ; cbi 
noB-CQDoaeerà qaaotp giusta e legittimo fosse la di- 
cbiva^tie pronalgata So da prima da questo Go- 
veisto di oiUL pwpeliia «mancipanoDe di Urito, e per 
tempre di diritto dal «kHniaio temporale de' Papi? B 
dopo k jautili querele fotte le miUe volte erioDovate 
anetaf io qaest!ulUmi tempi per la («i}e empiammiie 
viobla» ' obi avrebbe poUitp eou qoieto animo (xkd- 
porlare c^ si difpendesae ora a nuove trt^tatìve-ooo 
an^ Corte fond^ sui tradisaeoti, e con un Prinbipe 
che or^. minacciava di eappi i nostri ambasciatMi 
ip.^ti, dal Senato, ed ona invooBva:dal cielo i fulmini 
^htuali eontn» iwi , che appellevaoio alla santità 
de' patti QoienQemeote stipulati? 

Ha noi coll'avere esposte sin qui le cause che per 
se sole basterebbero a .giuetifioare la nostra emanci- 
pszione, Don. abbiiun tooco ancora que' motivi ohe soo 
eemuni a tutte le provlDcie and'era composte lo ^to 
Pontificio, melivi che desunti dal mal operato, de' go- 
vernanti con^o, i . fini dell' istituaìone d.' ogni buon 
governo, Ibgiltimano a^npre al cospetto della giustma 
Il sollevazioae de' popoli. Qui .^me hea m pu6 era* 
D,izc=inGoo^lc 



4er6eile fsMO ìHuagororoo di- ^i ) ttoa Ml»>nì«i« 
legge fondamentale, né aloana nhzioiMk lapprateln» 
tao», ma nian coralgHo DcUe proftacie, nioM aMor 
rità na'iMniei^i, ibudr luleiailelltpwsoiiet e-dsUt 
■ostanze, qui iafiaa orrenda oaubatsiie D^'oserflilM 
dei poteri, per cui tutto era aorverlho l'ordhie di 
ogni politico gOTeraBinmlo. 

Ur PrÌDoipa Sovrano ciroondato da soltaàladue Vna* 
difii ad ognuno de' quali era dato il parlare » nonf 
di quello e il promulgar ioggì ed ordioamcati ^lì 
eèe BÌ ftMfero io ogni ramo di pabbbca tnnnimali»^ 
none. Quante volte le leggi« o i rescritti del Sovrano 
fsfr pur qualche boon fratto uocim ie. q«^a pMate) 
hirono irriti e nulli per arbArio di coloro, duS era 
eoinmessoreseguimeatot E quando flaai venne una 
qualsiasi ordinaiiose da no Cardinale della Gmaiii 
o dtl un ministro che non fesse cootrsolata da nfl'ffl'- 
tira? I Presidi (sp^ta la Consulto, d(t cut ertfnoso^e- 
Unti dapprima) mandati a governare le próvìncle A 
ftioco e fiamma qua! Mandai^ni delia Ghina^< e quel 
ohe i peggio sema la provvida istltosione di queU 
rimpero per cui, ove il popolo ti muova a rivoltk, 
viene per la legge e sens'ahro esame fbtta «aera allh 
pubblica reodetu la testa del Mandarino. 
' La legislaiione civile era tratta molta perfo dal 
dritto GiusliniaBCo, cui andavaAo derogando i mMa> 
propri diversi a seconda che diveiaìficava la persosa 
de' Pontefici ubo si socoedevano: agghn^asi la con- 
gerie de'canoai, delle oonstituaioDi.,pBpalr« delle de- 
eisiuii infinite dei tribunali aventi' forza di legge, e 
late per madore imbaraEzo s'oppòaevaao tra Ioto. 

DgIZMbyGOOgIC 



«7 

ENno:(»9Ì|iig#.oripuqaU ibftodi, v^i 'BellB4Ìv«n4 
pfWniiOiBi i Qttkli cUa^fioaDfle i deliui « BBtoumidOM 
la.fpraiTDz»r a seeoada iella deoisMai de' toolo^ e» 
«istiv flfBOD ds'pqlitki, che luiiaflo « rep rÌDwDe Mki 
IswiowobesoDgiui^nff aUa inputabiliUi iì chi le 
«onAette il daDDi) dd oorpo Moiale o.de'suoi aoakg't, 
QftOipropAisiiiwftVftoo pera& le pene d'un aodo con* 
fi)raB« ^'fìM- della gjNatuia punitiva, il cui isUtdto 4 
qtteH^ d'opporre ostoooli suffiidieBti alla riaaovaBlbae 
da' medewmi faHtsoofsi, 

U'amnoish'aiiloQe della giuitiaiA don poteva nao 
«Bsera cì« Una cùxmeg^emei mostruosa di quelle 
HHDti f^'eranote fMtrioi o iavestrioi di sì visloaa le* 
pslMJoee. UD.Pffitore, giudice-io primti istanza delle 
cause di utt'intieea ptoviooia, doveva far fronte alla 
IBeUiidioità lero, e anmaetp sopra di se il oarioo 
della Itwe apediàoae. la priiaa ìBlansa parimenti un 
giudice deputato dal Vescovo conoBceva in ogni dio- 
oeai DOD selD deUe coQtPoversie ohe persone del clero 
«BMt^neeoeleeiastioherisgwtrdassen). ma egli traeva 
ben aoobe a si i laici ìB' tutte quelle cause ohe dietro 
piwiìyìi di un'arbitraria ghiri8|»Fudelaia eraao ohla- 
mate di aielo fora. Giudici delegati pure dai Vescovi 
riw4evaiM> le deUe eaiise in grido d'appellazione. I 
priviicsi. p«i senza numero rendevano malcerta la 
competensa de'trìbunali. La Rota coo.istrane fermate 
decideva iffilk capitale dello Stato persino le cin- 
qiu«tav<dte una causa qualunque, ed era fortuna se 
l'iiltima . acquistava {la santità di «osa giudicata. La 
S^oatura infine sedente essa pure. nella sola Roma, 
^AUMto'Cbe.avj'^be dovuto corti^pondere ad.w» 

DigilicibfGoOgle 



u 

beo ordinai corte di. casMnlonfl, noe tA aftro «té 
istitirita' cbe a perpetuare le liti ritwDtfaeaDdo tanW 
volte a nuovo prfntnpio gfu#zii consumai: Ai gain 
tale ohe 1' araminlstruioDfl della giusta divealv* 
uno de' rami non ultimi della tioauia ad nUlilà dalle 
cafAtale , e della immetiu tarì)a de' l^^let , ^«e a 
guisa di locuste rodevano le sostanze de'iniaerl omh 
teodeati delle proviooie. Ha che diremo del moda 
oad'era dispeosata la giustizia pnaitìva, ae un PreaMe 
Legato della provincia il quale già era giudice prt 
vativD inappellaUle io quante civili contese ei^ ai 
volesse, aveva amplissima facoHi di ohiamare a aè 
la deoiflODe di tutte le cause cbe importtss«o OM 
pena fino a dieci anni di galera, decisione coodotta 
in via toonomica, DOo st^getta ad appèllo, e ( OMa 
' orrenda a pensare) tolto il regalare processo, a rìmossfl 
la eot)t«8tazione del reato , e qualsivoglia mezzo di 
diresa 7 

E qui cadrebbe in acconcio,' se pur l'animo reg- 
gesse, parlare di quelle sanguinose eommiasieni ioatj- 
tulle nelle Marche e nell'animosa fervida Hotoagna 
all'unico intendimento di punire le dude opirdoìii 
degli uomini, dacché essendo dato a Dio solo lo scru- 
tare i cuori e le coscienze , vietarono le umane l^^ 
cbe si facesse d^tto del penùero. Quindi le tf^tura 
proscrìtte in tutta la colta Europa, e i ceppi' e le 
catene, e i premi! allo spionaggio, e le impunltli 
Airono i mezzi di si atroce istituzione , come le femli 
sentenie che vennero profferite diedero lungo argo- 
mento dì pianto e d'inutili querele alle madri e alle 
qMae cbe vìd«« la condaDuauoiie, e'fo perdila d'tg* 

DigizMbvGooglc 



49 

geiti tà necessari alle foiiu({lie e laoto oari alln 
ptiria. ■ 

L'istrution pobbiica era ordinata e procedeva d'an 
medo accoDCio a confundere piuttosto che a ctUarìre 
gl'ietetletli de'giovaai , non ostante la capacità di pa- 
recchi valentuomini addetti a s) importante miDÌstero. 
Oode veniva che la società riceveva atì suo grembo 
fpovani patentati non sempre atti alla professione eh» 
legalmente vantavano. La distribuzione dei. ramr 
sctenliGci di ciascnna facoltà era mal fondata : si 
dividevano dei rami che avrebbero dovuto essere 
una materia sola per una cattedra. Ma peggio si era 
l'ordine non naturale dell'insegnamento : imperocché 
sì facevano studiare ad un tempo due materie che 
avrebbero dovuto apprendersi successivamente, o si 
anteponeva lo studio d' una materia che avrebbe 
richiesto la coguizione d'un'allra che si studiava dopo. 
Mancavano cattedre corrispondenti ad alcuni rami 
neees&arii d'una si^ienza, e questo si verificava nella 
fiiooltà matematica, dove se lo studio del eatcolo-tu- 
Uime era preceduto da quello separalo della ma in- 
hvduxione, la mattmatica applicata non lo era ptii 
dallo studio della fiiiea generale, per la quale oiuoa 
ctuica era istituita. Cosi dicasi a più forte ragione 
della facoltà legale dov'erano ommessi il giu$ pubblieo, 
reeonomta politica, la civile proeidur a. Altre erano 
faenù tollerate, ma non vi si obbligavano gli studenti; 
ed era assurdo che i giovani indirizzati al foro non 
avessero l'obbligo di studiare l'eloquenza, altri desti- 
nati all' agricoltura avessero arbitrio di tralasciare 
l'agraria, altri infine dati alla mediana umana o 



90 

comparata potessero ommettere Io stadio fondamui- 
tale della storia naturale. Oggetto del pubblico bia- 
simo era la istituzione de'co^ detti profestori supplenti 
che dovevano conoscere le rispettive materie di 
quattro cattedre, ed essere pronti a salir quella cb« 
vacava per l'infermità o morte del professore. Insti- 
tuzione che dava libero l'airiogo noa ai veri addot- 
trieati, ma sibbene agli audaci soltanto. 

Ultima cacone sia quella ' della mala versazione 
delle pubbliche e delle private sostanze, die portando 
noi ad estrema ruina destava la compassione dello 
straniero. I pubblici fondi venuti alla Santa Sede dai 
governi precedenti , erano assegnati a turbe di oziosi rac- 
colti De'obiostri. Questa provìncia (mentre le altre erano 
in eguale o peggior condizione) ridotta soltanto a 
300|m. abitanti, tributava alle pubMiche oasse più 
che sei milioni dì franchi. Una terza parte neppure 
era erogata nelle cause della pubblica utilità delle 
Provincie e delle comuni, compreso il pagamento d^ 
frutti ai creditori del congolidato. Una grossa somma 
del rimaneote era consumata nella cattiva orrenda 
amministrazione delle finanze dirette ed indirette 
dello Stato, amminbtrazione che conosciuta perniciosa 
dai governanti . veniva non pertanto tenuta in osser- 
vanza per favorire l'innumerevole turba degli ammi- 
nistratori camerali, dei tesorieri e dei pubblicani, a 
capo de'quali era tal personaggio col nome di teso- 
riere generale, il quale non obbligato a rendere nes- 
sun conto, e che mai non diede, lasciava immenso 
patrimonio ai nipoti, e fatto anche reo troppo palese 
di enonni ruberìe, e queste costanti, wa poteva esaer 
D,izc=inGoo^lc 



SI 

rimosso dalla carica cbe col premio della pórpora , 
per dar luogo al successore cbe ne imitasse sicura* 
nmte l'esempio. L'altra parte che pure avanzava a 
taola dila^Hdazione era ingoiala dal pubblico tesoro 
<Mla Reverende- Camera per fomentare le passioni e 
vizi di quella Corte rea, per mantenere con lusso 
orientale Hettautadae satrapi successori de'poveri e 
scalzi discoli di Cristo, e per alimentare le infernali 
giunte apostoliclie stanziate nelle Spagne e nel Por- 
togallo all'effetto di raffermare l'ignoranza e di sbar- 
bicare ogni germoglio di politica libertà. 

Cittadiai ! dopo le tre memorande giornale di Pa- 
rigi, i cai portenti leggeranno i posteri con ammira- 
zioae associando quelle con riconoscenza alle sei pri- 
me della creazione dell'universo, lo spirito di libertà 
che bolliva negli animi di tutti prese maggior Iena e 
si mostrò via via allo scoperto io grandissima parte 
d'Europa , e in questa bella regione dell' Italia ahi 
tojppo lungamente oppressa dall'antico Prete. Noi i 
primi fummo ad alzare il sacro vessillo. Le altre Pro- 
vincie con cui avemmo comuni? il servaggio, comune 
il bisogno, comune il desiderio di riscattarci, imitarono 
bentosto il generctso esempio. Noi non abbiamo altro 
primato che del tempo; del rimanente siamo fratelli, e 
come tali vogliamo una perfetta comunanza siccome 
t'avemmo nel sorgere a nuova vita, e siccome uno 
Solo è l'interesse che ci lega. Sì domandava dappri- 
ma se la semplice confederazione avesso potuto sod- 
disfare alta pubblica salute ; ma s' è tosto conosciuto 
qtiali e quanti sieno i disordini del federalismo. Nei 
secoli dì mezzo i Munìcipii d' Italia liberati dalla io- 



52 

caraone de' Barbari si eressero m altrettante J 
Uithe distinte, iodipeDdeoti, t^te solo dal tÌocoIo 
di confederazione. Ha fu laro trista forza il cader 
preda di quanti Imperadorì si mossero a conqoistare 
e a devastare l'Italia. Frodami^ qdunque perfettis- 
nma odìodo, costituiscansi le unite provioeie in un 
solo Stato, in un solo Governo, io una sola famiglia. 
Le Potenze a noi vicine loderanno 1 nostri sforzi ma- 
gnanimi, e rispettando ^se il principio sacrosanto 
della non inleroimione, riconosceranno la giustitil 
delle cause che ci mossero alla nostra rigMieraciiHie. 
Ma se le cose sopra discorse e le molte che potreb- 
bero dirsi non bastassero all' uopo, forse che la con- 
dotta tenuta dalla Santa Sede dopo il nostra riacftUs 
non varrebbe per tutte a far conoscere in ftiocia al- 
l' Europa lo spirilo di quella Corte, e le ragioni dei 
Popoli delio emanciparsi io perpetuo da quell' inde* 
gnissimo dominio ? Cristo congegnò a Pietro e a' suoi 
successori le chiavi per sciogliere e l^re le coscienze 
nei soli rispetti Rpirilualì. Dichiarando che il suo Re- 
gno noD era di questa Terra negò all'uno e agli altri 
il dominio delle cose temporali. Questo dominio fu 
usurpato dai Pontefici per la loro ambizione, e.oon 
ingiuria gravissima al divino Instìlutore. Ove pur 
quello fosse legittimo, come potrebbe il Papa confon* 
dendo la rngion del Cielo con quella della Terra, far 
uso delle chiavi per obbligare i Popoli alla terrena 
soggesipne? A che dunque le minacele delle censure, 
delle scomuniche, degli anatemi per difendere il do- 
otinio delle cose temporaU? Qual gijt sovrano di que- 
ste Provincie venga c(dle armi sue. Alla forza sapre- 



,ibf Google 



.S3 
mo opporre la forza. Ma non pretenda Egli, scappan- 
do a Pietro le chiavi . volgere contro a noi i rolmÌDi 
spiritual), che un si nefando attentalo sarebbe egual- 
mente abborrito e da Dio e dagli uomini. Usi, ripeto, 
la forza legittima, né alcun minwtro di sua cieca ven- 
detta s'argomenti portare la fiaccola della discordia 
in queste contrade, e di muovere a crudele eccidio i 
eittadtnt tra loro. 

Ma gik V Idra Romana sì sente morìbouda e netl» 
sua stessa agonia fa gli ultimi sforzi. Nuli' altro però 
te resta che volgere i velenosi morsi contro le pro- 
prie viscere, e perire rabbiosamente da se. Ov'ella 
tentasse spargere ancora qualche avanza di pestifera 
bava, noi sapremo schiacciarla. La nostra unione colle 
Provincie basterà a compiere il suo spavento, e a 
spegnerla del tutto. A questa unione aspirando sino 
dai primi momenti della mia presidenza al Governo, 
m* adoperai indefesso in promuoverla, e oso dire, non 
senza gloria; a vederla ora felicemente consumata 
ebbi non poca parte. Io depmigo ben di buon animo 
la breve Presidenza cfae tenni del Governo di questa 
Città e Provincia, per mescolarmi fra li Itepulati delle 
Proviooie unite , »ÌSme di dar mano, per quanto sari 
in me, allo innalzamento del nuovo Edificio sociale. 
Nato per cosi dire e nudrito fra le generose rivolu- 
zioni de' popoli. Preside ( non ancor tocco il quinto 
liiatro di mia età) dì una Repubblica, Voi mi vedrete 
ora, benché grave di anni, dare ì primi e più spedili 
passi nelle carriera della nostra rigeneraaone. lo vi 
riferisco intanto quelle grazie che so ma^iori delle 
oootiaue prove da Voi datemi delle vostra tenerezza 

DigilicibfGoOgle 



per me, e cerlameotc, finché mi basti il respiro, ne 
avrò vìva e dolciasims la ricordeaza oel più profondo 
del cuore. 

D»lo dal pubblico Palazzo di Bologna il 25 feb- 
braio .1851. » 



AUi 25 di febbraio ottocento Austriaci tra fanti e 
cavalli della guarnigione di Piacenza sorpresero e di- 
spersero le poche forze che il Governo Provvisorio di 
Parma teneva a campo a Fireoeuola. Il Ducato di 
Parma, il Ducato di Modena, le cosi dette Provincie 
unite dello Stato Romano non solo si governsvaao 
c(Mne Slati separati e divisi <x)6i, come nei protocolli 
erano delineati, ma con semplicità singolare volevano 
rispettato il principio di non intervento, e si facevaio 
coscienza dì non mettere in comune i mezzi di difesa 
e di non soccorrersi a vicenda. Caduta Parma, venne 
la volta di Modena. Il Generale Zvoclii , illustre sol* 
dato dell' impero, non appena aveva udito il grido.di 
liberti, che no accorso a Reggio di Modena , sua ter- 
ra natale, ed il Governo Provvisorio Modenese lo a- 
veva accolto con grande festa ed oBacaosa e'noim- 
nato capo delle poche truppe cbe av£va. Ai primi di 
marzo gli Estensi cbe avevano aeguitoii Duca nella sua 
dipartita vennero et^li Auslrinci ad assalire i suasidii 
di Novi e di Carpi, li vinsero, e si innoltrarono verso 
la capitale del Ducato . Lo Zuoobi oppose per tre giorni 
quella maggiore resistenza che si poteva alle forze 
sopercbianti; poi, lasciata Modena, si venne ordina- 
tamente ritirando al confine Bolognese, il Goveroo 
Provvisorio delle proviocie unite diede ospitalità a lui 

D,i*zc=inGoo^lc 



K5 
ed alle sue genti, dm volle cbe entrassero disarinate. 
Tanto quelle dolci creature di rivoluzionari entoo 
scru)K)to8i d^l'osservanza del princìpio di non inter- 
vento, cbe colia spada dei Tedeschi alle reni acimiot- 
lavano le d iplomaticbe astuzie e mostravano aver fede 
tuttavìa in quella nuova insigne ciurmeria francese! 
Ha dopo pochi giorni fu manifesto che gli Austriaci 
volevano passar oltre a comprimere la rivolta anche 
odio Slato Romano, ed allora venne dato al Generale 
Zucchi il comando supremo delle forze liberali, le 
quali erano in^ran parte co^tuite dai giovani volon- 
larii; poca la truppa di linea; la cavalleria meno; po- 
chissima l'artiglierìa. La sede del Governo Provviso- 
rio fu traslocata ad Ancona : Zucchi divise gli armati 
in due corpi, ed ordinò la ritirata dell'uno per la bassa 
Romagna, dell' altro per la via Emilia. Ai 31 marzo 
gli Austrìaci occuparono Bologna e vi restaurarono il 
Governo Pontificio, di cui prese le redini provvisoria- 
oaente il Cardinale Opizzonì Arcivescovo. Zucchi aveva 
ricongiunti a Rimini i dae corpi del buo piccolo esercito 
nelld notte del 24 al 25. Fuori dì città a poca distanza 
in sul bivio dell' Emilia colla strada, del littorale sta- 
vano di guardia un battaglione di troppa di linea ed 
alfarettanti volontari) circa, ì più di Ravenna: Dna 
parte della truppa incominciava la ritirata alla volta 
dì (Cattolica, luogo acconcio alla difesa; il resto era 
sparso per la città. Alle 3 pomeridiane circa del gior- 
no venticinque il Generale Geppert s'avanzò sopra Bi- 
minì con cinquemila fonti, cinquecento cavalli e quat- 
tro pezzi d'artiglieria. La poca gente nostra, che era 
fuori la porta nel luogo indicato, oppose alla vanguar- 

D,izc=inGoo^lc 



Bfi 

dia austriaca sufficiente resistenza, sicché lo Zucobi 
ebbe tempo di condurre al combattimento la truppa 
rhe aveva in città, e sì la condusse e combatti che 
gli Austriaci furono respinti due volte , né poterono 
occupare la Città se non quando già annottava , e 
Zocobi aveva già assicurata la ritirata della nostra 
gente. Quello scontro, in cui si segnalò l'intrepido 
generale Grabiski polacco, ed in cui ì volonlarii ga- 
r^giarono colla linea, rialzò l' animo dei giovani sol- 
dati, anziché deprimerlo, perocché corresse voce, che 
gli Austriaci, sebbene superiori dì numero, avessero 
fatta gravi perdite, e che alla Cattolica, dove tutlo il 
nerbo delle nostre forze conveniva, si sarebbe data 
battaglia in buona condizione. Ma nel tempo che que- 
ste cose sì operavano, ì Governanti, che nel ridursi ad 
Ancona avevano condotto seco il Cardinale Benvenuti, 
)o posero in libertà e scesero con luì a questi p^ttì; che 
si desse un' amnistia generale, securtà di libera par- 
tenza a tutti coloro che volessero emigrare, e che 
in tempo e modi convenienti i liberali cedessero le 
armi, e fosse restaurato il Governo Pontificio. Dei 
Governanti il solo Terenzio Mamiani non volle sotto- 
scrivere la capitolazione, della quale fu poi chiamalo 
in colpa l'Armandi Ministro della guerra da tutti quelli 
che stimavano potersi continuare la resistenza, nten> 
tare la fortuna delle armi, ed anche spingere innanzi 
le (ruppe dello Zucchi, riunirle a quelle del Sercogna- 
ni, e fare uno sforzo sulla Capitale. L'Armandi giusti- 
ficava il suo consiglio , dimostrando la insuflìcienta 
delle vettovaglie e delle difese dì Ancona, e posciachè 
riputava impossibile, non che la vittoria, una lunga ed 

DigilicibfGoOgle 



57 
onorata resislenia , stimava mioor male il venire &i 
accordi col Legato dei Papa, dì quello cbe cedere alle 
straniero vincitore. Uoiano consiglio, non forte: fine 
somigliante al principio: fretta, mollezza, meschinità. 

La capitolazioDe d'Ancona non venne osservata né 
dagli Austriaci, oé dalla Corte di Boma. Quelli entra- 
rono in città prima del giorno stabilito : il naviglio d' 
AoBlria assali e catturò nell' Adriatico il l^oo obe 
portava a salvamento lo Zuccbi e molti romagnoli e 
modaoesi , i quali furono condotti a Venezia e là te- 
nuti io prigione per nove mesi. Lo Zuccbi fu condan- 
nato a morte da un consìglio di guerra, ed ebbe poi la 
pena commutata in quella della prigionia a vita. Boma 
richiamò il (ordinale Benvenuti, e nicgò 1' amnistia. 
Per le quali cose furono grandi le ire contro 1' Au- 
stria, gli sdegni contro Roma, le querele contro Fran- 
cia appellata fedifraga e traditrice. I liberali hanno fra 
Noi avuta sempre l'usanza, non dismessa ancora, di fare 
fondamento alle italiane imprese sugli aiuti della Fran- 
cia non promessi in realtà giammai a memoria no- 
stra da nessun Governo francese, promessi sovente e 
non dati e non potuti dar mai dagli scontenti di là. 
Accusano e maledicono Francia, poi da capo fanno al- 
l' amore colle rivoluzioni francesi , e sono delusi da 
capo. Stolidi amori, speranze matte, stizze faociuUe- 
scbel Imparate una volta, in nome di Dio: fate senno: 
siate concordi nel volere e studiare il pMsibile bene 
della patria : siate forti e longanimi ; e se , espiate le 
antiche e le recenti colpe, Iddio vi mandi l'ocoasiMie, 
osatela allora, ed osale ! 

GesHti per l'intervento austriaco i debili moti del- 



,ibf Google 



68 

l' Italia Geotrate , la Diplomazia , alla quale stavi a 
cuore di prevenire nuove pertorbasioni nello Stato 
Pontificio, ed allontanare ogni causa di guerra, ai fece 
atdlecita a consigliare temperamenti di riforma alla 
Corte Romana. Il Cardinale Bemetti aveva fatta secur- 
tft ai popoli di (ante bene, ehe pomposamente ap- 
pellava il nuovo regno un' Era novella, ma in realtà 
non si vedeva in qual parte il g»verno si innovasse e 
migliorasse , e vedevasi il partito clericale pertinace 
nelle vecchie idee , vedevasi il sanfedismo infìiriare 
nelle Romagna; un Baralelli commissario per Austria 
lo aÌEzav8', alcuni famosi parroci di Faenza, unRatuai 
ebe fu poi Monsignore, un Bertoni ed altri di quella e 
d'altre città faziosamente agitavano la minutaglia con- 
tro i liberali; non vedevansi segni né di riforma , ut 
d'ordine, né di pace. Per la qiial cosa i ministri stra- 
nieri, ai quali tardava ehe lo Stato Pontificio venisse 
a termini^tli quiete durevole, si accordarono nel coo- 
sigliare e proporre alla Corte dì Roma quella manimi 
di compODìmanto che reputavano aeooncta, ed alli 10 
del mese di maggio ptOBentarotto ti Memorandum d» 
io qui reco, volgendolo in italiana hvella. 

I. 

« Sembra ai rappresentanU delle cinque Potenze , 
» che nello Stato della Chiesa sì debbano stabilire per 
» vantaggio generale d'Europa due capi fondamenl^i: 
» 1 . Che il Governo dr «questo Stato: sia pomato 
» sopra basi solide col mezzo di opportuni migliora- 
M menti, come Sua Santità stessa ha pensalo ed an- 
» nuoziato al cominciare del suo regno. 

Digitici bfGoogle 



S9 

» 2. Che simigliatiti migtiorameati, i quali giu- 

» sta l'eepregsioae dell'Edith) di S. E. Hoasignore il 
» Cardinal Bernetti fonderaoDO un' Era novella pei 
n sudditi di Sua Santità , sieno per meizo dì una ga- 
s rancia inierna messi al sicuro dalle mutazioni ine- 
» renli alla natura di un governo elettivo. 

][. 

u A fine di raggiungere questo seopo salutare , il 
B quale importa motto all' Europa in causa della po- 
» sizione geografica e cendizioBe sooiale dello Stato 
» della Chiesa, sembra iadispensabile , che la diekia- 
» rasioni organica di Sua Santità parta da due vitali 
o prioejpii: 

ai. Dallo attuare i miglioramenti Don solo nelle 
» Provincie, dove è scoppiala la rivoluiione, ma ^an<- 
B dio in quelle che sono restate fedeli e ndla Capitale. 

B 2. Dallo ammettere generalmente i laici alle 
i> funzioni amministrative e giudiziarie. 

III. 

» Pare che i miglioramenti debbano innanzi tutto 
n risguardare il sistema giudiziario , e 1' ammìnistra- 
» zione iDuuicipale e provinciale. 

» Inquanto all' ordine giudiziario sì crede , che la 
B ]Menà eaecusione, e lo sviluppo delle promesse e dei 
B principi! del Motu-Proprìo del 1816 sieno i mezzi 
» più sicuri ed efficaci per far cessare le doglianze 
» molto generali intorno a questa importantÌBaima par- 
» te del organamento sociale. 

i> Inquanto all' amministrasone municipale , sem- 

DigilicibfGoOgle 



co 

» bra cbe il liitabilimenLo e V ordinamento geiteraie 
» delle munici palila elette dalle popolazioni, e la isti- 
a tusione di frnnahigie muoicipali regolatrici dell' a- 
n iione delle municipalità secondo gli interessi locali 
» dei Comuni, dovessero essere le basi indispensabili 
» di ogDÌ miglioramento amministrativo. 

» In secondo luogo pare che l'organamento dei con- 
» sigli provinciali (sia con un consiglio amministrativo 
» permanente destinato adaiulare ii Governatore della 
» Provincia nell'adempimento delle sue funzioni , e 
» dotato di facoltà convenienti, sia con una riunione 
n più numerosa presa soprattutto nel seno dei nuovi 
u municipi) e destinata ad essere consultata sopra gli 
» affari più importanti della provincia) sarebbe gran- 
■ demente uIìIb per procacciare miglioramento e sem- 
B plicilà all'amministrazione provinciale, per&iudao«rc 
B l'amministrazione municipale, per ripartire le impo^ 
» ste.e per illuminare il Governo sopra i veri bisogni 
» della Provincia. 

IV. 

H La grande importanza di uno slato regolare delle 
» finanze, e di tale amministrazione del debito pub- 
» blico, che dia la garanzia tanto draiderabile pel credi- 

* to finanziere e contribuisca essenzialmente ad tn- 

* mentarne le risorse ed assicurarne l' indipendenza, 
» sembrano rendere indispensabile uno atabiUmi»to 
» eentralt nella capitale incaricalo come Corte Supre- 
» ma dei Conti del sindacalo della contabiliti delser- 
» vizio annuo in ciascun ramo civile e militare del- 
» l'amministrazione, ed incaricato eziandio della sor- 
» veglìaoza del debito pubblico , ed avente attribuzioni 

D,izc=inGoo^lc 



61 
• corriflpnndenti al grande e salutare scopo . I^ù una isti- 
» lozione somigliante sarà di natura indipendente, e 
» porlerà l'impronta dell'unione intima del governo eoi 
M paese, più sarh essa conforme alle intenzioni bene- 
■ ficaie del Sovrano ed all'espettativa generale. Credesi 
B perciò, che vi dovrebbero aver parte persone scelte 
9 dai conugli municipali, le quali unite a' conuglierì 
» del governo, costituirebbero una Giu»la o Coniulla 
» amministrativa. Questa potrebbe, o no, formar parte 
» di un Consiglio di Stato da scegliersi dal Sovrano 
n fra gli individui più notevoli per nascita, per fortuna, 
» per talenti. 

D Senza uno o più slabilimeati centrali di «ffatta 
D natura legati intimamente colle persone notabili di 
» un paese cosi ricco di elementi aristocratici e con- 
» servativi, l'essenza dì un governo elettivo terrebbe 
» necessariamenle ai miglioramenti, che formeranno 
» la gloria eterna del Pontefice regnante , quella ga- 
u ranzia dì stabiliti, il bisogno della quale è general^ 
» mente e potentemente sentilo, e lo sarà tanto più , 
» quanto più i beneficii del Pontefice saranno grandi 
» e preziosi >. 

Aveva si il Cardinale Berneltì parlato dell'incomin- 
ciamento di un' Ero novella, ma la Corte Romana non 
intendeva con ciò significare, che lo Statosi trasfor- 
merebbe da.asrtoluto in consultivo, da ecclesiastico in 
laico, e che si introdurrebbero quei municipali ordini 
elettivi, e quelle forme di pubblico sindacato, che a' 
difdoraatici parevano tornare in acconcio. Quindi non 
seppe grado dei consigli troppo larghìj, indugiò , ler- 
give^, contentò a gocciole i diplomatici , e più di 

DgIZMbyGOOgIC 



n 

promesse e di apparenze che di fotti; e scontente i 
sudditi. lodalM ai rÉbelli, meno trenlotlo , de' quali 
nomino quelli cbe erano o furono poi polevoli. (Moli, 
Vamiani, Silvani, Armandi, Ferretti, Sercognani, Pt;- 
poli, Biancbetti, Vicini , Malaguti , Zanoolioi, Hon- 
tallegri, Bofondi, Fu»coni, Pescantim, Gaouti, Hal'in- 
dulto non preservò gli altri da fasliibosa florveglianca, - 
e da vessauoni di polizia. A mostra delia reclamata 
participaxiooe dei laici al governo, e' vennero lasciati a 
presiedere qualcuna delle provìncie settentrionali, ma 
con istrette facoltà, e col titolo di Pro-Legati, il quale 
significava che vi sUivano per via di provviùone, ed 
invece dei Legati Cardinali. Finalmente venne pubbli- 
cato ai b di luglio un lUotu-Proprìo sui Muoicipii , il 
quale, invece delle larghezze propoete-nel Memoran- 
dum, statuiva, appartenere al Governo la prima nomina 
dei Consiglieri Municipali; appresso i Coosigli sì rinno- 
verebbero nei termini e modi stabiliti e si complete- 
rebbero per se medesimi, ma il Governo avrebbe sem- 
pre piena facoltà di approvare o no i nuovi eletti, non 
che le Magistrature; nulla potersi discutere dai Con- 
sigli Municipali senza la preventiva governativa ap 
provazione degli argomenti e dell'ordine della discus- 
sione; la nomina degli ufficiali municipali essere nulla 
senza la governativa sanzione; un ufficiale di governo 
assistere alle tornate dei consigli municipali; le riso- 
luzioni non essere valide senza l'approvazione del Pre- 
Side della Provincia. 11 Motu-Proprio che por doveva 
essere legge dello Stato non veniva ad atto in Roma, 
la quale restava senza Municìpio, come per lo innanzi: 
i HuQÌo^>iÌ vicini alla Capitale rimanevano in dipes- 

DglzMbyGOOglC 



63 
deoza della cosi detta Congregazione del Buon 60- 
veroo, e di questa guisa era tenuto in non cale anche 
quel consiglio dato nei Hemorandum di uniformità dei 
miglioramenti, e delle le^ per tutto lo Slato. Insomma 
adoperava Roma a suo talento, e non secondo i de- 
siderii ed ì propositi dei Diplomatici, ma nullamanco, 
qaesti si tenessero satisfatti al poco fatto, credes- - 
aero al molto promesso , fosse , che Francia ed In- 
ghilterra non amassero ehe l'occupazione austriaca si 
prdungasse d'avvantaggio, avvenne che a mezzo lo- 
glio le truppe imperiali si ritraessero dalle Legazioni 
senza che vi restasse sufficieale presìdio di truppe pon- 
tificie. 



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CAPITOLO V. 



Uoli della Romagoe — DepnUli delle Prorincie • Hom«. — 
Tmppe Ponlifide a RimÌDi e Ferrara. — Disordini. — Le 
iovegoe PoBtificie. — Ducordia. — Dichiarazione dei Mi- 
nistri stranieri. — Scaramacda dei liberali eoi PonlìAciì ■ 
CMena nell'inTemo I83S. — Albani Coanniiiario. — N«ovo 
intervento Aastriaco. — Licenia dei soldati Pontificii. — In- 
lerrento FianceM in AncoDi. — CombeB, Gallo;, Cabìèrei, 
Saiot-Anlaire. — Diiordini in Ancona. — I Ceotarioni. — 
Gli Sriueri. -- Sistema politico del GoTerao. — AcddenU 



Non appena gli Austriaci avevano ripassati i confini 
dello Stato PoDtilìcio, lasciando i soliti presidii a Fer- 
rara ed a Comacchio , che il partito liberale ripiglia 
l'armi nelle quattro Legazioni; costituì una guardia 
cittadina, scacciò ufficiali di governo, disarmò i gen- 
darmi e fece altre novità. A Forti vennero morti due 
soldati pontificii , altrove furono commesse o tentate 
altre violenze. Gli uomini moderati fecero opera sol- 
lecita di impedire che quell'impeto trascorresse a ri- 

D,,...>Googlc 



bellione, ed oReinero die fossero fispettall gli stemmi 
e le insegne del Pontefice e cbe gli aDimi riposassero 
nella fiducia che Hchob farebbe quelle riforme che le 
potenze straniere avevano racoomandate, ed approvi^ 
rebbe l'istitozione dalla guardia civica, della quale 
grande era il desiderio. E dato questo meno perìco* 
loBO indiriizo alle opinioni, ogni provincia mandò ri- 
spettabili deputati alla capitale, i quali aiutati di con- 
Hgli e di buoni ufficii dai ministri di Ingbilterra e 
di Francia si adoprarono con molta pazienza e sa- 
viezza per piegare la Corte a quelle concessioni che 
erano desiderate. In sulle prime parve arrendevole, 
avvegnaché promettesse pronte riforme giudiziarie, 
istituÌBse i consigli provinciali ed approvasse la nomi- 
na di quei eonsiglieri municipali ohe erano stati eletti 
per isquittinio od acclamazione de) partito liberale. 
Ha inlaolo le truppe pontificie che sì venivano ordi- 
nando a Rimioi sotto il comando del cotonnello Ben- 
tivoglio ed i cacciatori a piedi ed a cavallo ehelo Zam- 
boni raccoglieva a Ferrara ìnpedivano che in codeste 
città fosse seguito 1' esempio delle altre, e non face- 
vano testimooiaota di spirito conciliativo. Nel tempo 
istesso il partito clericale eonsigliava la Corte a stare 
sol tirato: il sanfedismo fremeva, ed il Pontefice te- 
neva pratiche in Isvìzzera per assoldare due reggi* 
menti. Il tempo scorreva utilmente per Boma, e ridu- 
ueva le provinole agitate a cattivi termini, perchè il 
partito moderato, il quale governava, non aveva né 
fon». De sufficiente autorità: governava in nome del 
Papa, invitta la Corte; -ed il vivere del popolo era 
noA sciolto ed indisciplinato che molti disordini e de- 

DigizMbvGoogle 



M 

litti si comQwttevaoo impaneoieBtA. i loodenU raooo- 
mandavaDo temperanza, na i livoluaiODari li mette- 
vano io voce di tepidi, di papisti, agitavano e soffia- 
vano continuamente nel fuoco delle peasioDi. AIcddì 
di coloro, che in que' gioroi furono visti a capo dei 
tumulti, torbidi eccitatori di scontento, semìoatori di 
sospetto e diffidenza, furono poi visti più lardi rice- 
vere premio dagli Austrìaci e dai sanfédisli. Perdiè 
allora pure, come sempre, i contrarli partiti estremi 
si aiutavano a vicenda, chi per esplicito patto , cbi 
senia addarsene, per naturale conseguenza della na- 
tura di qualsivoglia partito eccessivo. 1 sanfedisti vo- 
levano far capaci gli stranieri cbe le Romagne non ai 
potevano accomodare d' una larga forma di governo, 
e che il partito liberale era costituito di gente rotta a 
mal fare : l' Austria voleva far capace l' Europa della 
tlebilìlà ed insania del governo pontificio, e delia ne- 
cessità delle proprie truppe per contenere il facinoroso 
popolo delle Legazioni. Perciò e le intestine sette ne- 
miche, e le straniere suggestioni davano fomento alle 
improntitudini, ed il Cascino della passione e della 
ignoranza presuntuosa faceva un velo coti fitto ai gin- 
dizii, che i veri amici de) bene pubblico consiglieri 
dei soli spedienU possibili venivano tassati di tradi- 
mento, e per lo contrario il volgo liberale faceva buon 
viso ed operava a posta di ehi veramente tradiva o 
scapestrava. La Corte Romana conscia della discordia 
che serpeggiava nelle inquiete provincie , seppe u- 
sare, come aempre sa, l'occasione di quella in van- 
taggio della proprìa reputazione colle potenze stra- 
niere; pubblicò nell'ottobre alcune riforme giudiziuie 

DigilicibfGoOgle 



07 
per fare sembianza di eua volontft riformatiTa, poi ri- 
qiose ai DepubMi i quali focevano petizione di vere 
e sòde riforme ; ponessero modo intaato a t&re ese- 
guire le nuove le^ì, ed ottenessero che le guardie ci- 
viche portassero le insegne ed i colori del Pontefice 
a tesUmoDianza di fedeltà, ed accogliessero io pace e 
concordia le truppe stanziali ctie il governo era deli- 
berato a Eare inollrare, come prima fossero ordinate. 
La qual cosa fa esca alla fiamma della discordia, per- 
chè gli avventati e sediziosi , ai quali fticeva prò* dì 
pescare nel torbido, non volevano aver freno di rego- 
lari mihrie ; ì giovani baldanzosi non volevano vestire 
i derìsi colori ponti6ciì; e questi e quelli fecero opera 
contro gli uomini savi e moderati in guisa che venne 
disobbedito al giusto e pur ragionevole conmdo. Ro- 
ma se ne corruccio, lo ebbe per segno di fellonia : se 
ne querelò colle potenze, le quali ne fecero stima se- 
condo il gindicio e corruccio della Corte ; e da ultimo 
fece intendere come fosse risoluta a rompere gli in- 
dugi e fare avanzare da Rimini e da Ferrara le trup- 
pe per ridurre a ragione i pazzi, ad ubbidienza i sedi- 
ziosi, por fine all'anarchia flagrante in alcuni luoghi, 
e dare securtà allo Slato. Nella quale deliberazione 
consentirono i ministri di Francia, Prussia, Austria 
e Russia, e dichiararono pubblicamente il consenti- 
mento loro. Il solo ministro d'Inghilterra lord Seymour 
non volle segnare somigliante dichiarazione, focendosi 
forte sul Memoraodum non accettalo e non seguito 
dalla Corte, e si ritrasse dalle conferenze, vaticinando 
ebe senza le sostanziali riforme già in quello consi- 
gliate, aè le troppe ebe il Pontefice aveva, né i re^gi- 

DigilicibfGoOgle 



«B 

mentì svizzeri che stava assoldando basterebbero a 
tener in fede le provincte e ad impedire nuovi to- 
multi e nuove prove di rivoluzione. Alle note delle 
potenze tenne dietro un maoifesto de) cardinale Alba- 
ni nominato Commissario straordiDario delle quattro 
Legazioni. Saputo» in Romagna che il colonnello Bar- 
bieri si apparecchiava ad avanzarsi nelle Komagne, 
e che il colonnello Zamboni mÌDacciava passare i con- 
fini della provincia ferrarese, coloro che avevano ricuì 
sali i temperamenti conciliativi fecero deliberazione 
di resistenza, e la gioventù animosa la quale ai lascia 
di leggieri trascinare a ciò che è o sembra generoso, 
prese le armi ed accorse a Cesena dove si pose a 
campo, in sull'uscir di gennaio. — 11 colonnello Bar- 
bieri s' avanzò a combattere quella pocu gente cbe 
non aveva un capo, non aveva ordini e disciplina 
di milizia, ed aveva appena quattro pezzi di arli- 
glieria senza artiglieri esercitati. La zuffa fu breve; la 
vittoria facile pel Barbieri; poco il frutto, perchè i 
liberali si ritirarono intieri ed ordinati lungo l'Emilia 
alla volta di Bologna, dove divisavano fare ulteriore 
resistenza. Le truppe vincitrici si lasciarono andare in 
Cesena a tanto eccesso di soldatesca licenza, siccome 
quelle che in gran parte erano raccogliticcie, cbe non 
ebbero rispettato il santuario delia Madonna del Monte 
grandemente venerato dai fedeli. E giunte a Forlì, 
commisero inaudita opera di sangue, perocché, inco- 
mincialo senza buona ragione a sparar d'archibnsi in 
sul cadere del giorno sui cittadini curiosi e tranquilli, 
ne uccidessero venticinque di età, sesso e condizione 
diversi, ed incrudelissero sui morti. Il cardinale Al- 



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69 
bani entralo «Dora in città frenò la rabtna , ma il 
giorao xppresao insultò alla grama popolazione, men- 
dicando, scuse e pretesti del caso atroce. Nel tempo 
che queste cose accadevano , il f;enerale Rrabowski 
dava avviso ai Bolognesi dell'intervento delle austria- 
che truppe; perlocchè i liberali discioglievansi , e Bo- 
logna spaventala dalla fama d'iodisciplina de'pontifi- 
GÌi e paurosa della venuta di quelli che lo Zamboni 
condooeva gregarii reclutati in fretta. Dio sa come e 
dove, Bol(^a faceva beffe a cotestoro ed applaudiva 
agli Austriaci, j quali entravano festosamente. Li Zam- 
boniani poi operarono assassìnii e tumulti a Bologna, 
a Lugo, a Ravenna, dovunque andarono , ed i cit- 
tadini sgomenliili accoglievano gli Austrìaci in qualità 
di protettori, ed in qualche luogo li chiamavano ed 
invitavano. 

il Cardinale Albani incominciò il suo governo con 
atti di molta severità; pubblicò un editto contro le lo- 
cielà secrete, il quale era un'esagerazione ed amidia- 
zione del famoso bando rivaroliano, di cui fu detto 
di sopra; impose un prestito forzoso; disciolse ma- 
gistrature e consìgli municipali, tolse le armi a lutti 
i cittadini, a molti gli uffìcìi e le cariche. Le parole 
erane anche, più severe dei fatti, errore che non di 
rado commettono i governanti, il quale dà loro ed al 
governo fama pili grave ed odiosa di quella che in 
realtà meriterebbero. Molti liberali o perseguitali real- 
mente, intimiditi emigrarono. 

Nel mano i Francesi occuparono la città ed il forte 
d'Ancona con improvvisa violenza. I capitani dì mare 
e di terra Combes e Galloy gridarono libertà, e fecero 



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70 

inoltre ostJH al Governo Pontificio, di maniera che gU 
Anconitani prima, poi i liJ3erali di Romagna apriroDO 
il cuore a novelle speranze, quasi che liberti alcun pò* 
polo acquistaase mai da alcuno atraniero, ed acquistare 
si potesse senza spendere an grande e tutto proprio te- 
soro di virtuedi sacrifìcii. La Corte Bomanasicorruc- 
dò grandemente, o ne fece sembiante, per la violenta 
occupazione francese si querelò; e protestò, e corraci 
dossi più coi sudditi pervicaci nellospirìto di ribellione, 
contro ai quali il Papa lanciò i fulmini della Chiesa. 
Le calde e lusinghiere parole dei nsfùtani di Francia, 
la vista di quelle insegne e di quei sohlali che avevano 
fatto il girodel mondo, schiantando troni, la memoria 
ancor fresca dell'ultinaa rivoluzione parigina, i discor- 
si della ringhiera e dei ^ornali francesi, la ritirata 
dei Governanti e soldati pontificii in Osinio, i corrucci 
della Corte e del Pontefice fecero velo alle menti di 
illusione funesta, e sventuratamente concitarono gli 
spìriti. Molli fuggenti di Romagna emigravano ad An> 
cena, quasi a terra promessa : i Francesi li armavano, 
e ne costituivano una legione mista con Àuconitani, 
la quale fu detla colonna mobile e doveva essere guar- 
diana della uRurezza e dell' ordine pubblico : ogni 
giorno s'annunciava, che ì soldati di Francia muove* 
vano ad occupare altre città del Pontefice : nei pic- 
coli porti del lìttorale Adriatico si aspettava dall'uno 
all'altro di il naviglio che lì sbarcasse; tanta era la 
brama,, tanta nei liberali laspeianza di un mutamento. 
Ma a breve andare ilGoverno francese, Perrìer ministro, 
mandò i predicatori di libertà Combes e Galloy a guer- 
reggiare i Beduini in Afi'rìca, e ad Ancona, in luogo 

DigilicibfGoOgle 



71 
toro un generale Cnbléree notato con onore negli 
aaatiW napoWniei prima, con intemia dopo in quelli 
4iella Corte d'Assisi ; ed a Roma quel sig. di Saint 
Aelaire che poi ndimmo nel 1S4$ poclii giorni pri> 
mi della rìvoKiEione parigina msgnifìnare le conces- 
sioìi cheGrcgorio XVI aveva fatte, e parlare a spro- 
posito sulle condizioni dello Stnto Pontificio nella Ca- 
mera dei Pari. Eì fu sollecito a studiare modi di am- 
mollir gli animi del Pontefice e del Segretario di 
Stato, I pose studio a grati Bearseli, facendo malleve- 
ria dellamicizia del Governo di Luigi Filippo, e della 
risolata V)1onlà sua di conservare alla Chiesa lo Stato 
integro; (gli Ecclesiastici il dominio; all' Europa la 
pace, e di restaurare l'ordine perturbato. 

Il Snnfedsmo vedeva gli eventi andargli a seconda 
per quella imito ordinaria vicenda della poco ragio- 
nevole umanità palleggiata sempre fra gli estremi: 
vedeva ii Governo Pontificio tirato dagli eventi e dalla 
sua natura eda suoi fati a gettarsi nelle braccia del 
satdlìtio sac-o-politico che era si diceva conserva- 
tivo dell'assonta autorità temporale dei Pontefici. I 
liberali la mimcciavano : i Francesi erano per lo man- 
co amici dubbi : gli Austriaci dubbi e pericolosi ; le 
potenze eterodo»e sospette : il sanfedismo ortodosso 
in politica coniein religione credeva avere podestà ili 
sostenere e difenlere l'edifìcio romano ampliando, e 
disciplinando a mltzìa le forze della setta e quelle che 
erano afEtnì per sa;ro e per politico rispetto. 

Da ciò l'idea deimlliti centurioni, antichissima isti- 
tnzione degli slati élla Chiesa, della quale favellano 
i cronachisti, condamandone le opere, e notando fra 

'DigilicibfGoOgle 



7% 

le laudale di ^sto V 1» averla 'dÌ8lru(ta. In Curia 
Itoiaana è sempre qualche geloso custode delle aoti- 
cagHe, il quale a tempo e luogo le disottefra, e \» 
pone io allo lai quali; come se il preaeote e l'avresiie 
non fossero e nun potessero essere che uoa mera <o- 
pia del passato. Anche questa volta furono dtsottw/ati 
i ceDlurioDÌ, a difesa del (ìovernv, essendo segf^Ktrio 
di Stato il Cordiuale Bemetti. U qoale noe gii mi 
penso io, ohe scopo fazioso avesse e che si propMiesse 
usaiDe oltre le ragÌQni di legittima difesa, dw bene 
so ed affermo, che .vennero usati ed abusati prioci- 
palmente ad offesa dei liberali, essendoché h spìrito 
di parte acciecbi in guisa che si reputi, di^ndersi i 
governi solo coli' offenderne i nemici. U Cardinale 
firìgnole, che era venuto a Bologna Comm^ario atra- 
onlinario in luogo dell' Albahi, mostrò gr/nde fervore 
dello istituire codesta milizia secreta, la quale rimase 
in condizione di occulta associazione nelle Marche, 
nell'Umbria e nelle altre provinrie inferiiri, ma nelle 
Quattro Legazioni prese poi nome e vest^ di Volontari 
Pontifici. I centurioni e vdontarii vemero reclutati 
fra la più abbietta e facinorosa gente, .privilegiali di 
portdF Xftoff, di noa pagare certe lass^ municipali, ri- 
scaldati dal fanatismo non scio politi<p ma anche r^ 
ligìoso, perchè alcuni vescovi e saceidoti li descrive- 
vano ed addottrinavano. In alcune t^tà e castella do- 
minarono con brutale ferocia : a F/eoza, più che al- 
trove, dove il sanfedismo aveva )ecchie e profonde 
radici, scorazzavano armali sino adenti come orda di 
selvaggi in terra conquistata: ic p^izie erano in mano 
loro, perciò insolentivano e misfai^vaoo impuoemeote; 

DigilicibfGoOgle 



TS 
i GOiitadÌDÌ, i famiiibari si rìbeBavano airaulorìtà dei 
pa^ni, aè v'era veno di disfarseae, ohe i Roveroaati 

erano di qndla stena risma, o temevano la pre* 
potenza del sateltizio dominante. 11 quale vendicavi 
le onte del Governo, quelle della Religione , quelle 
delta setta e quelle d'ogni individuo conaorte, ed ac- 
c^^va nelle Bomagne un -inferno di rabUase pa»- 
sioni> Che più? i centurioni furono assassini di partito. 
Io narrai già, ed il ripelo dolorando, oome le Bette li- 
berali di Romagna avessero di buon' ora incominciato 
a mettere le mani nel sangue dei nemici politici. 
L'esempio fu funesto: ii'sangue diede fruiti di sangue. 

1 carbonari lo avevano aparso a tradimento, abomine- 
vole a dirsi! sotto l'imagine della libertà e dell* Italia : 
i ceatnrioni sangue sitivano sotto l'imagine di Maria 
e del Vicario di l'ristu: doppia, tripla abominazione! 
Deb ì voglia Iddio misericordioso , che tutti i partiti si 
persuadano una volta, nessuna ingiuslisia, nessuna 
soelleranza essere necessaria e far prode alla eausa 
delle Nazioni, dei Popoli o dei Governi, Tarda a me 
il mettere da canto siffatte memorie a cui ho dovuto 
accennare con penna disdegnosa. 

Vinti e sopravinti nelle quattro Legazioni non solo i 
rihdli, ma anche gli amici di riforme, restava che 
Ancona fosse ridotta a termini di quiete e che l'auto- 
rità del Governo Pontificio vi fosse iotieramenle re- 
staurata. Lo che avvenne, posciaehè il sig.f di Saint 
Aulaire, o pMsuaso io realtà del buono Governo di 
Roma e della mala volontà dei popoli, o simulando 
questa persoaaione per torre il proprio Governo dagli 
imbarazzi di una oonteaa eolla Romana Corte, cessò 

DigilicibfGoOgle 



74 

4aHo insMtere ralla (bmanda delle riforme , aoooriò 
efae MoDsigDor GnusellÌDi Delef^to rislabilisK la sede 
del Governo provinciale in Ancona, e vi ricoDduoesse 
aùlizia ponUlm, rimaDeado i Francesi in qudiUi di 
presidio dei fòrti, e di ausilio a quella. La colonaa mo- 
bile, ohe non solo aveva turbalo l'ordine, ma peqw- 
Irati delUU, venne distorta: i rifugiati dovettero mi- 
grare in Fraocia: molti arresti furono operati, e fu 
preso l'estremo supplizio di due AdcodìUoì rìtmuti 
autori dell'omicidio del Gonfaloniere delia CitUi. Cosi 
fini l'oocuparione francese, e dico che fiat coii, per- 
chè sibbene durasse tuttavìa varii anni, pure io non 
avrò di cbe favellarne altrimenti, se non per accen- 
nare alla partenza dei battaglioDi che restarono in 
Ancona; posoiacbè non resta memoria di alcun atto 
per cui nello stalo della- Chiesa si differenziasse la pre- 
senza dei Franceù da quella degli Austriaci. E questo 
fu il parlato della rivoluzione del ISSI . e delle susse- 
guenti a^tazioni, cbe parve felieemente guarita per 
UD istante la Gallomania, e moderalo l'antico gbiri- 
bizzo di fore assegnamento sulla liberalità di Francia. 
Ha più severo si fece il governo nostro, peggiori sì 
fecero le condizioni dei popoli. 

Come i novatori avevano fatte opere inconsulte o 
tristi danoose al proprio partito, e quindi favoreggiata 
per indiretto la restaurazione completa dell'antico Go- 
verno, coti i restauratori alla lor volta insanirono , 
apparecchiando indirettamente nuove perturbazioni. 
Pur troppo a' tempi nostri l'amore di patria nonf: cbe 
orpello e fracasso in molti, ma pure fra l'abbondante 
scoria è dell'oro, cbe i governi savi debbono sapere 

DigilicibfGoOgle 



75 
sceveraK. E quando avveoga. che i buoni, i giovani 
che d'ordinario son buoui, si lascino andare a consigli 
avventati , perobè a chi ama la patria daddovero e 
non tiene aperieaza delle vioeDde umane, pare piana 
ogni cosa, nllora i governi, che vo}(liono provvedere 
alla fama e sicurezza propria, non debbono confondere 
la passione malvagia con quella inesplicabile ebbrezza 
ohe le rivoluzioni procacciano, né debbono misurare 
gli inesperti, gli onesti, i generosi alla squadra di co- 
loro, che rosi dal rovello di ambizione ignobile, e da 
cupidìtà sospinti abusano in "vantaggio proprio edaoou 
pubblico le occasioni dei politici sconvolgimenti. Il 
(ÌDverno Pontilìoìo invece parve fare un fascio d'ogni 
buona e cattiva erba; disse, secondo la parabola bi- 
blica, volere sceverare il loglio dal grano, ma tribolò 
senza senno e carità, operando con quel cieco impeto, 
con cui operano i deboli, ai quali sembra prendere lena 
quando li piglia la febbre dello spavento. Ogni pena, 
la quale o per qualità o per estensione passi i limili 
della Decessarìa difesa del Governo e ddla Società, e 
quelli delta espiazione ohe la morale comanda , non 
uAo riesce odiosa , ma partorisce effetto contrario a 
qaello che i legislatori hanno per ìscopo. E le pene per 
ragioni polìtiche debbono, per regola generale, essere 
miti per i più, non molto estese, non mollo lunghe, al- 
trimenti rendono imagiue di vendetta, di sopercbieria, 
di crudeltà, e mantengono e vivi6ca[io quegli spiriti 
di ribellione che vorrebbero indeboliti e q>enti. Leg* 
gendo lo istorie, io non trovo, che le pr(»crÌEÌoni e le 
oppressioni, abbiano preservati gli Stati dalle parti ei- 
vìli, i govMni dalla perdizione: questo vidi à, le iredi 

DigilicibfGoOgle 



76 

parte covard ed attizzarsi per irrompere poi, la per- 
secuzione dare esca alla cospirazione; i tormentali ri- 
scuotere facile palma di martiriu dall' òpÌDÌone degli 
uomini. Ciò seinpre: a tempi nostri più. e più in que- 
sta occidentale Europa, in cui la civiltà noD consente 
vere opere di sterminio, perlocfaè anche i terroristi- di 
governo non fanno che fracasso; irritano, e non di' 
struggono i partiti. Molli gìA erano gli esuli delioStato 
del Papa, non pochi i prigioni perle antiche e recenti 
congiure, rivolte od agitazioni. Non bastavano forse? 
Il governo aveva in sua difesa Francesi , Austriaci , 
truppe indigene , due re^menti svizzeri, i volontà* 
rii, i centurioni ; e più era fatto securu e dall'indirizzo 
pacifico della polìtica francese, e perchè l'animo dei 
nemici suoi giaceva per le battiture recenti e le de- 
lusioni solenni. Non aveva adunque di che temere; ma 
volle punire di soverchio; e punire forse più le gio- 
vanili speranze che le vere opere sediziose. Volle chiu- 
se le Università degli studi, e fatta abilità di insegnare 
le scienze a' maestri privati ne' paesi e nelle città di 
provincia : impedì compiessero gli studi ed ottenessero 
gradi i giovani anche minorenni, i quali nel 31 ave- 
vano, pigliate le armi : molti ne respìnse dal foro : 
attraversò a molti più ogni carriera onorata, e cosi 
gittò nelle sette e nelle cospirazioni tutta una nuova 
generazìoqc. Disciolti i consigli municipali nominati 
in sul finire dei i851, carcerò e condannò coloro che 
avevano folto prova di resistere alla dissoluzione , e 
mutò le rappresentanze municipali in congreghe ser- 
vili di povera, inalfabela , o faziosa gente. Chiunque 
fosse in odore di liberale (e bastava bea poco , a gin- 

DigilicibfGoOgle 



dizlo dei sanfedisti) nos cooKrvava né officio gover- 
oalivo, aè municipale, non l'otteneva se il ilimandaase, 
e non poteva rappresentare né municipio, né provin- 
cia : tragraade coal il numero di quelli che cliiaina> 
vano esclusi, e cbe bene si direbbero, ammonti! con 
vocabolo politico della Repubblica Fiorentina. Non si 
pensava altrimenU a quelle riforme ed istituzioni che 
erano notate nel Memorandam del 4831. Le stesse in- 
sufficientio sgradite leggi municipale eprovjnciale ve- 
nivano torte a favola da circolari pubbliche e segrete, 
e dalla invasione de' sanfedisti e centurioni in tutte le 
cariche e gli uffici. L'ordine giudiziario non riceveva, 
l'assetto che era slata promesso: non sì pubblicavano 
codici ; veniva sancito un regolamento penale raffaz- 
zoniito malamente, nel quale erano spietate le pene 
pei delitti, che si dicevano di Lesa Maestà o si inter- 
pretavano in quel titolo. Esiste una circolare secreta 
del Cardinale Gemetti, nella quale ordina ai giudici di 
applicare sempre ai liberali imputati di colpe o crìmini 
comuni il maj^iore grado di pena. Igiudicì servivano, 
per amore, se tinti alla pece della setta, o per ti- 
more, o per animo vendereccio. Le polizie erano fa- 
aeee: un agente di polizia in alcuni paesi faceva più 
paura ai cittadini che uno scherano da strada: quegli 
sgherri consociati ai centurioni strappavano ai citta- 
dini i peti dal mento o dal labbro superiore: non per- 
jDcttevano ai liberati lo sodare a caccia, o a diporto: 
nìegavano passaporti, sorvegUavano )e famìglie, vio- 
kivano domicilio e persona con perquisizioni conti- 
nue, b) l'amministrazione dell'Erario pubblico reslava 
come anticamente senza regola, e senza sindacato: fa* 

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ceransi prestiti fotìbosì, e rovinosi appalti di polibli- 
cbe rendite; cominercio, istruzione, industria non solo 
negletti, ma disfavoriti e peggiorati. 

Piti innanzi io darò scienia degli ordini arafflioi- 
Strativi e giudiziarìi dello Stato Pontifìcio, e delle con- 
dizioni in cui questo si trovò alla morte di Gregorio 
Decitnoseslo. Qui bastino i brevi cenni che ho fatti a 
fine di capacitare i lettori della natura di quel go- 
verno che si ohiamava di restaurazione, alla quale 
sudavano tutti i capi e maestri di sanfedismo, aiutanti 
le potenze che si dicevano benevole. Egli era mani- 
festo, come la Romana Corte lungi dal porsi sulla vì:i 
dei progressivi miglioramenti, e riguardare all'avve- 
nire, riguardasse al passato con desiderio cocente, ed 
osteggiasse le opinioni liberali e gli spiriti di naziona- 
lità non solo in Italia, ma fuori. Imperocché ai Po- 
lacchi, se non ostile, certo non fosse amica; a Don Mi- 
chele di Portogallo, a Don C4rlo di Spagna amicissima 
e larga di consiglio e di danaro; avversa dovunquealla 
istituzioni temperanti la Monarchia. Tristissimi furo- 
no quei primi anni del regno di Gregorio, e non solo 
funestati da rivoltare, da intestine discordie, e da fa- 
2ioni acerbe, ma eziandio da fisici accidenti. Violenti 
turbini e grandine, quale a memoria d'uomini non si era 
vista mai, schiantarono gli alberi, distrnsserole messi, 
disertarono i campi nella stale dellSilS in alcune con- 
trade di Homagna. La terra tremò in quello e nei se- 
guenti in varii luoghi; a Foligno rovinarono molte ca- 
se; molte più scassinate: le genti prese da spavento. 
Dio castigava, dicevan tutti; ma ogni partito ne ren> 
deva in colpa le peccala dell'altro, e gli animi non si 

DigilicibfGoOgle 



79 

ricomponerano a concordia. U Goreroo malverè&va 
e oomprimeva: il sanfedismo prepoteva: il liberalismo 
mordeva il freno, e si travagliava di nuovo ndle co- 
spiraiioni. 



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CAPITOLO VI. 



Huzini. — La Giovine Ilalia. — La ipediiione di Savoi 
Discordia nel pattilo liberale. — Psrligiani d'Anttria. ' 
stagnoli. — CaDosa a Pesaro. -- Il Duca di Modena. 



Un giovane genovese, Giuseppe Mazzini, aveva, nel 
1851 , pubblicalo un suo scrìtto inUtolalo a Cario 
Alberto duovo re di Piemonte, nel quale lo cod- 
fortava all'intrapresa di liberare l' Italia dagli atra- 
nieri. Venuto in nominanza municipale ed in so- 
spetto di cospiratore , dovette andare in bando. I 
fuorusciti italiani avevano sino a que' giorni avuta la 
consuetudine di manlenersi stretti insieme e cogli a- 
mici di dentro, ma più presto a fine di essere parati 
ad usare le occasioni di novità, di quello che coll'in- 
tendìmento di muovere è capitanare le imprese. Il 
Mazzini deliberò incentrare , ordinare in terra stra- 
niera le cospirazioni italiane; ì fuorosciti anima non 



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81 

ainiUo, Be roedeamo prìncipe di qaelle. Cosi rìtoroa- 
yaoo i tempi ed i costami del medio evo, cbè quando 
i cittadini venivano sbanditi dalle nemicbe parti trìuH- 
fanti nelle inquieto repiibbliohe, gli cauli ai davano 
a fore incetta di armati e di pecunia nelle città ri' 
vali, nelle torbide, corti, poi muovevano al conqui- 
sto della patrìa , risuscitando le parli di dentro. A 
dir vero, leggendo quelle istorie , io non trovo che le 
imprese dei fuorusciti fossero soventi volte avventurate; 
veggo an^, come spesso fallissero, peggiorando la 
condizione proprìa, quella degli amici e della città na- 
tale. Cbe se questo accadeva alloraquando gli Stati 
non erano mantenuti fermi da disciplinati ordini di 
milizia proprìa, ed i capitani di ventura vendevano 1' 
animo ed il braccio a chi più offeriva o dava; quando 
le città erano cosi agitate, che quasi uno solo cittadi- 
no Donerà in esse, che non facesse parte; e quasi 
ognuna faceva Stato e vivevano non già collegate tra 
di loro in sicura alleanza, ma in mala soddisfazione 
dilaniate da gelosie e d|tte ire ed ambizioni guelfe e 
ghibelline, se questo, dissi, avveniva di que' tempi , 
come sperare, che a'oostri, colle milizie permaneuli 
che i governi hanno, colle alleanze fidate e con tanta 
pubblica indifferenza, pochi italiani migrati fuori d'I- 
talia, potessero preparare, muovere, vincere le im- 
prese di libertà della nazione? Queste ed altre eosl 
fatte considerazioni non trattenevano Giuseppe Maz- 
ani dallo istituire una nuova asRocìazione secreta , )a 
quale doveva non solo assimilare e trasformare le 
sette preesistenti , ma estenderle , collegarlc insieme 
6 
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deDtro, e metter capo a luì fuori. Dava atla nuova 
setta il nome di Giovine Italia, quasi a segno di 
nuova fede e di nuovi propositi; ne escludeva per isti- 
tuto, ogni uomo che avesse paswti i quarant' anni di 
sua vita per addimostrare come facesse assegnamento 
sull'eatusiasmo delle balda gioventù, e non sul senno 
« sulla sperieitza : comandava ubbidienza, consenso 
delle volontà e delle forze d'ogni associato alle vo< 
lontà dei capi : ordinava che tutti avessero armi e 
munizioDi e fossero disciplinali a milizia. La Giovine 
Italia era un misto dì germanismo e di cristianesimo; 
di romaDo e di misticismo , onde le veoebie sette on- 
ninamente politiche venivano trasformale in una aa- 
sociaziooe polilico-religioso*sociale : i carbonari, gli è 
vero, erano volterriani o indìfferentisti i più; ma la 
setta vecchia inimicava in realtà più i preti che la 
religione dei padri nostri: la nuova aveva . una fede 
religiosa assoluta , non chiarita in véro, né determi- 
nala, ma sostanzialmente eretica a rispetto della fede 
cattolica romana. E come in filosofia ed io religione, 
cosi era assoluta in politica, sia rispetto alla costitu- 
zione della nazione, sia riguardo alla form» di gover- 
no , ed alla cosUtuzione sociale , consacrando l'unitA' 
per la prima, la repubblica per la seconda, la demo- 
erazia pura per la terza. 

Gli emigrati ed esuli del 1831 e 32, i quali aveva- 
no le qualità addimandate dal Mazzini , giovinezza , 
entusiasmo , risolutezza , si associarono alla Giovine 
Italia, e quelli a cui fu cnnoesso di restituirai in pa- 
tria nello Stato Pontificio , se ne fecero propagattui, e 
trovarono molta materia di proselitismo nelle provin- 

DigilicibfGoOgle 



83 
eie di Romagna , dove 'antichi erano gli spìriti ed i 
costumi settarii, e dove le operszioni della fazione san* 
fedista concitavano a vendetta. 1 fuoruscili davano a 
cospiratori di dentro la speranza di riscossa vicina, Desi 
proponevano già mutare uno Stato da assoluto e stretto 
io costituzionale e largo o tentare novità in una provin- 
cia italiana, ma sibbene di conquistare Italia tutta e 
reg^rla nel divina della Giovine Italia. — Repubblica 
democratica una ed indivisibile. — tiuerra dunque a 
tutti ì Governi, a tutti i Princìpi italiioì, guerra al 
Principato, al Monarcato in idea ; guerra ugli Austria- 
ci, all'Europa custode e vindice dei trattati. La Giovi- 
ne Italia raggranellava 1' obolo dalle magre borse dei 
fuorusciti : questi i tesori suoi: reclutava su terra stra- 
niera con sacramento di vita e di morte esuli italiani 
e poloni giovani aitanti della persona pronti a met- 
tersi allo sbaraglio : questi gli eserciti; cospirava coi 
repubblicani di Francia ; questi gli alleati ; mandava 
cospiratori ed agitatori in Italia ; questi gli oratori ed 
ì diplomatici. Quasi cbe a dar sentore delle macchi- 
nazioni non bastassero gli andirivieni , le colletto, gli 
acquisti d' ^mi, e tanti altri indizii, uno solo dc'qualì 
è troppo alle polizie moderne , la Giovine Italia stam- 
pava un Giornale, in cui la fede ed ì lini dell' asso- 
ciazione liberamente dichiarava. ÀI cominciare del 
{85A parve al Mazzini di essere in grado di recare in 
atto i disegni suoi. Designava intraprendere la con- 
quista d'Italia dalle Alpi; che dico io dalle Alpi? Oltre 
Alpi , in Savoia la quale sta unita ad una Provìncia 
italiana solo pei trattati, e per antica divozione ai Du- 
chi suoi diventati Re SabalpiDì. Se consiglio alcuno 

DigilicibfGoOgle 



84 

governava qoeU' intrapresa , la consigliavano forte la 
vicinanza colla Francia e colla Svizzera; fofd'anco l'ira 
genovese del Capo. Sdegnerebbe l'istoria di rinfrescare 
la memoria detta sconsigliala spedizinne mazziniana in 
Savoia, Re gli esempi delle follie umane oon fossero 
insegnamenti buoni ad essere notati e ricordati. Maz- 
zini aveva fatto pocbe provvigioni d' armi e di muni- 
zioni nei cantoni di Yand e Ginevra ed «veva riunito 
in Svizzera un migliaio circa di fuorusciti italiani, po- 
lacchi e tedeselii ; a Ginevrn si facevano appareccliì 
per una rivolueione, della quale doveva essere segno 
e principio l'entrata di quelli nel cantone: te auloriti 
n' eUwro scienza e fecero le opportune pratiche per 
difendersi dall'insorgimento interno, ed attraversare 
r intrapresa della Giovine Italia. Ciò nullameno i maz- 
ziniani capitanati dal generale Bamorinu, nolo per la 
parte che nel 183) avi'va presa nella insurrezione e 
guerra dì Polonia, mtisseru ai ì febbraio 1834 sopra 
Annecy, duye occuparono il posto dei doganieri Pie- 
montesi; ma avvisati dello avvicinarsi di un corpo 
di cavalleria , sì ripiegarono sul borgo , disperse- 
ro un drappello dì carabinieri e doganieri che sta- 
vano a difesa del ponte deli'Arve; inalberarono il 
vessillo tricolore, e chiamarono il popolo ad insurre- 
zione. Il popolo non sì mosse: i mazzìuìanì assottigliati 
H stanchi dopo Ire o quattro ore partironaalla volta di 
Thonon. Prima di notte pììi che rotti, andarono di- 
spersi dinanzi alle truppe regìe che li stringevano da 
ogni parte. Netto stesso giorno cento uomini circa, 
quasi lutti Savoiardi muovevano da Grenoble sopra 
EcheUes, gridando Viva la Giovine Italia: dicevano 

DigilicibfGoOgle 



prigioni i Cttrabinierì obA difeDdevano il posto di Do- 
gana, e volevano avanzarsi contro (ìhambéry, quands 
tuia compagnia di soldati Piemontesi di notte tempo li 
assaltò, li pose in Alga e ricacciò sul snolo France- 
se. L' impresa era fumo, e sfornò. I capi si accusarono 
a vicenda: Ramorìoo, dicevaiti, aver ritardalo il soo 
arrivo in Svizzera, e folto bottino del pecolio della 
setta; Hatzini avere smarrito l'animo nell' ora del ci- 
mento: l'ano accasò l' altro; contomelie, impropMii, 
calonnie molte, scandalo e discredito grandi. Nel cen- 
tro d' Italia appena se ne seppe, o si seppe solo ciò 
lAe venne recato dai' giornali governativi, e quanto 
bastava a fare diKpetlo ed ira ai Governi nearici di 
^esta sella repubblicana piii che di qualunque altra, 
« quanta bastava a scorare gli acoliti e procacciar di- 
sistima ai Capi. Onde nwenne, che dopo il tentativo 
di Savoia, ed i conseguenti rigori dei Governi, la Gio- 
vine Italia non ai allargasse altrimenti nello Stalo del- 
la Ghieaa; ma avvenne altresì che trasformò i prìnci- 
pii del liberalismo, e che una parte di gioveotò ne ap- 
prese gli spirili e le forinole, e senza entrar nella setta 
fece parte in nome di quelli. Anche la Garbonma non 
si propagava altrimenti nelle Provincie setteutrionali: 
^i spiriti restavano, ma la sella era ridotta in poclii. 
L' una e l'altra setta invece allargavansi nelle Marche 
e nelle Provincie inferiori , e sebbene affini e cospi- 
ranti allo slesso aeopo, in fallo erano avverse, se non 
-ostili. Di questa guisa il pariito liberale si divise nello 
Slato della Chiesa: i seltarii non molti e sminuzzati ìu 
società affini alle vecchie od alle nuove; i piii non sel- 
'tarii, ma incbinevoli a. quelle, od a questa, onde mol- 

DigilicibfGoOgle 



M 

te piccole e vane gare nelle cillà , divisioni e dÌidÌcì- 
sie tr» repubblicani e costì luzicoali , settari vecchi e 
settari giovinì, i nomi ed i partiti di caldi e freddi ; 
doltrìnari e rìvoluzionnrii , ed altrettali miserie ed i- 
gnooiÌDie. Questi i primi frutti acerbi della Giovine 
Italia fra noi. 

Grande materia di citUdine parti e di travagli inte- 
stini era codesta ammtinnila delle sette liberali; e 
grande era pur quella che il sanfedismo pnr^va, co- 
mb fu di sopra per esempi dichiarato. Ma non bastava! 
che an Baralelli Ferrarese, Commissario per Austria, 
fece prova di portare in Romagna anche la conlami- 
fiazioDC dì una sella austriaca. Noa può mettersi in 
dubbio, che rAustrì» non abbia da. tunga data deside- 
rato di estendere la su.i dominazione nelle quattro Le- 
gazioni Pontificie; che non ìstndiasse modo di venirne 
in possesso nel IttlS , e non conservasse speranza dì 
satisfare in altra occasione qoel suo appetito. Forse 
stimò che i casi del 1831 e 52, e gli errori del Pon- 
tificio Governo, e gli odiì cresciuti nei sudditi gliela 
fornissero: quindi o fece o lasciò far parte in proprio 
nome: ^i mostrò carezzevole ai liberali . dispellosa ed 
avversa ai oenlurioni, nimica al Cardinale BernetU ; i 
suoi incaricati mormoravano del Uoverno dei preti e 
Io meltevano io voce di pessimo a ragguaglio del Go- 
verno di Lombardia. La Corte Itomana se ne adombrò» 
ed esigilo il Barateli! : Bernetli non -fu lungamente 
conservato nella carica di Segretario di Slato, ma la 
politica non mutò. Chi parteggiava per Austria nelle 
Legazioni? Non si sf^irebbe dir chiaro ; perchè on ve- 
ro partito austriaco non fu e non sarà mai fra quelle- 

DigilicibfGoOgle 



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popoUizioDì che disamaBO tutti gli stranieri, detestano 
gli Austriata. Forse qualche nobile noo appagato di 
oi^oglio e di vanità da Roma, dove il cordone di San 
Francesco, od il cappello di Sant' Ignazio sono il più ' 
riverito e fortunato blasone : forse qualche antico fun- 
zionario , non curato dai preti , amante dei Governi 
disciplinati e forti ; qualche reliquia del brigantaggio 
sollevato da' Tedeschi nell' 800, e nel 15 e 14; qual- 
che cattivo soggetto che andava a busca di danaro e 
di onori : questi e non altri i partigiani d'Austria. Ta- 
luno avrà riputata agevol cosa di far setta , conosuen- 
do quanta fosse l'ani madvcrsione al Governo ecclesia- 
stico; tanta che pur s'udiva sclamare « meglio i Tur- 
chi D ma chi su questi dati ha fondato giudizi! ed o- 
pere ha posto il piede in fallo ; falli il Baralelli prima. 
falli dopo un poetastro Castagnoli, il quale volendo» 
propagare una setta detta Ferdinandca dal nome del- 
l' Imperatore, menti nome e scopo dell' impresa, acca- 
lappiò qualche inesperto colla carboneria, efuscoperlo 
e punito. Anche Francesco quarto Duca di Modena a- 
veva suoi commissarii, suoi esploratori nelle Romagne 
non so se per se, o per Austria, se per vantaggio o 
per diletto: pare che tentasse trasformare il sanfedi- 
smo; i capi di questi convenivano spesso a Modena in 
segreti conciliaboli ; i centurioni lo veneravano come 
protettcre ; stampavasi a Modena un Giornale, La Vo- 
ce della Verità, che era la delizia della setta. Ed an- 
che un Canosa, già capo e fondatore de' Calderari, 
diffamato per le antiche infamie Napolitano e le recenti 
Modenesi, aveva presa stanen a Pesaro, e si travaglia- 
va in opere d^ne del suo nome , sette , libelli , intri- 

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88 

g^i, e scelleranze. lo lascio ìmnagifiare ai lettori qoale 
dovesse essere H risaltato dl-taote parti, sette e cospi- 
razioni, e quale il pervertimento del senso morale dei 
~ pc^oli e lo scadimento dell' Autorilà del Governo. 



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CAPITOLO VII. 



Il Cu^nale Lambroschini. — U Ctrditule Gombarìni. — Il 
Cardinale Hatlei. — Il morbo-cholBra. — Partenia degli An- 
itriaci e dei Francesi. — 1 reggimenti S«i»erì. — I Cardi- 
■ali Legali. — Agitatone NgreU nel 1840. — Viaggio <M 
Pif* Mlle Hnche. — Ctwpicuionc del 1843. — Moli poli- 
tici. — CommiaaioBi niliUri. — Snf^iiii. — I beni dell'ap- 



Per ìdAusso ed ufBci della Corte di Vienna non 
amicaci Cardinale BerDettì fu nominato Segretario di 
Stato il Cardinale Lambnischini genovese gi& frate, e 
gtmerale di frati barnabiti. Arcivescovo di Genova poi 
e Nunzio a Parigi, uomo di costumi intemerati, e di 
non comune dottrina ecclesiastica, il quale avevatutle 
le parti e gli abiti del claustrale, tranoe l'umilli e la 
mansuetudine. Geloso quaot'altri mai dei privilegi di 
Boma e del ceto jeratjoo Fu studioso protettore degli 
-Spiriti e degli nomini di chiesa e dì ^chiostro; assoluto 
e superbo vcdle dominar solo io Corte e nello Stato; 

DigilicibfGoOgle 



genovese, diede gran parte del goveni^ dell'una edel- 
l'altr» ai Prelati e Cardinali di Genova, coi sollevò e 
fovori con parziale e costante sollecitudine. Gregorio 
XVI avea divisa la S^reteria di Stato in due mini- 
sterii, uno per l'estero, l'altro per l'interno, ma il pri- 
mo aveva pursempre serbata la somma direzione della 
politica interna ed esterna, ed il secondo avutoufficio 
piuttosto di amministrazione che di politica. Ma era 
Segretario dì Stato per l'interno il Cardinale Gambe- 
rini Imolese, valente giurisperilo , il quale versatosi 
lungamente negli esercizi del foro e nei pubblici e pri- 
vati negozii durante la dominazione francese, aveva 
in età avanzata intrapresa la carriera ecclesiastica , 
siccome quella che sola poteva nell'ecclesiastico domi- 
aio spianurgli la via degli alti onori e delle riccheue, 
die aoibiva e desiderava grandemente. Né questo 
scaltrito uomo di spiriti laicali e di volontà ferma po- 
teva andare » versi del Lambrusi^hinì , il quale non 
sopportava emuli o pari in Rutorità, e non voleva in- 
ceppamenti alle voglie o deIibera7.Ìoni sue, onde av- 
venne che dopo qualche tempo il Pontefice desse li- 
cenza al Gamberini pretestando ragioni di rignantO' 
alla sua vecchiaia, e fosse nominato Segretario del- 
l'interno il Cardinale Mattei, uomo dì poco momeote 
in tutto, fuorché nell'arte del dissimulare, e nella ser- 
vilità. Cosi il Cardinale Lambruschini non ebbe altri- 
menti ombra di rivalità, e di contrasti: il Matlei fu e 
restò per tutto il regno Gregoriano ministro, ma non 
di Stato, sibbene di pìccoli intrighi e favori, autore di 
qualche male, di nissun bene, lo non discendo ai par- 
ticolari dell' amministrazione Lambmschiniana , per- 

DigilicibfGoOgle 



91 

che in questo libro la mia narrazione proceda pei ge- 
nerali col fine di dare notizia delle cause cbA prepo- 
rarono gli eventi che in seguito descrìverò, né ad un 
Kommario si convengono le minate indagÌBi. D'al- 
tronde e dfti cenni che vengo facendo sui fatti pib 
imporlanti. e dalle notizie che darò appresso sulle con- 
dizioni, gli ordini, gli istituti e le opinioni dello Stato 
Pootifìoio alla morte dijGregorio XVI. sarà manifesto 
abbastanza quali fossero il governo ed i governanti. 
Vmsì non allargherà il discorso per descrivere le epi- 
demie di morbo-cholera che negli anni IflS^ì e 1837 
percossero furiosamente Ancona e Koma, e dirò sol- 
tanto, ad onore del vero, come il Governo addimo- 
strasse molta carità e molta soliecitudiDe in temperare 
la crudeltà del flagello. La plebe anche fra Noi ebbe 
le solite volgari ubbie e preoccupazioni ; fra i medici 
prevalse la persuasione della contagiosità del morbo, 
onde cordoni, quarantPne , sequestri : grande la mor- 
talità ad Ancona ed a Roma; e lo spavento delle po- 
polazioni cosi grande, che peralcun tempo (acque ogni 
altro pensiero e discoreo, e le stesse fazioni politiche 
furono meno acerbe ed atroci. 

Nel làiiS, essendo ministro Mole , i Francesi ab- 
bandonarono Ancona nel tempo slesso in cui gli Au- 
striaci si ritirarono dalle Legazioni. Durante l'occnpa- 
liiooe degli uni e degli altri, i cittadini non presero 
dimestichezza co' medesimi, e dopo 1 casi d'Ancona 
tennero il brondo forse più ai primi che ai secondi. 
Il sesso geolite emulò il forte nella severità; fu se- 
gnata a dito qualche gentildonna che disposò stra- 
nieii, fu perduta nell'opinione qualcun' altra che loro 

D,izc=inGoo^lc 



9t 

fosse oorleee d'amore, o ne desse sospetto. Quando gli 
Austriaci fecero dipartita dalle Romague, il popolo ac- 
corso a vedecli, sorridea festosamente: i monelli fiice- 
vano loro usali segni di spregio ; le citU erano liete. 
Riinanevano i reggimenti svizzeri, bella e diseiplioata 
genie, sgraditi anch'essi, perchè stranieri, e perchè 
avevano fama di parteggiare contro ì liberali, siccome 
quelli, che i più erano slati al servizio di Francia , e 
si erano battuti valorosamente nelle giornate di lu- 
gtio. Fra essi erano non pochi proteslanti di religio- 
ne, lo che faceva dire che il Papa assoldava perfino 
gli eretici per tenere in briglia i sudditi. Gli Svizzeri 
erano accomodati di vestimenta belle , armi , suppel- 
lettili eccellenti, ed avevaoo soldo maggiore delle trup- 
pe indigene, la quale cosa ora cagione dì invidia, di 
gelosia, e di scontento. Gessava il Commissanato ge- 
nerale delle Legazioni in Bologna, dove avevano la- 
sciata di se fama grave i Cardioali Albani , Spinola , 
Brìgnole e mite il Macchi, che in quella citlA pur ri- 
maneva in qualità di Legato. Richiamati i Prelati, che 
durante il Commissariato avevano governate le prò- 
vJDcie soggette al medesimo, male merìtaadoDe quasi 
tutu, e sovratutti il Vannicelli, Roma mandava Legati 
a Ferrara il (Cardinale Ugolini, V Amai a Ravenna , il 
Grimaldi a Forlì, de' quali dae ultimi dura tuttavia 
grata memoria. Perchè tempet'arono i rigori delle po- 
lizie, fiaccarono le prepotenze del sanfedismo e dei 
centurioDÌ e volontarii, studiarono coesti modi di con- 
cordia dei cittadini, e se non rìescirono a procacciare 
amici al Goveroo, certo ne procacciarono a se medesi- 
mi, e resero meno esosa l' Autorità. Passo soprai casi 



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93 

meo dc^i di memoria, e ripiglio l' ingrato ufficio di 
memorare sventure e miserie. 

Nell'autunno degli anni 1839 e 40 caddero pio^ 
gte coid dirotte che torrenti e fiumi di Romagna stra- 
riparono e ruppero le dighe, onde seguirono innonda- 
zìodì di campagne, di borghi e di cilli, e gravi danni 
furono arrecati. Era qualche anno rhe i liberali 
delio Stato Pontificio avevano rimesso dall' ardore di 
cospiraEione , ma per lo contrario in Sicilia, negli 
Abbruzzi. nelle Calabrie si venivano operando tenta- 
tivi di insurrezione e moli cui il napolitano goveino, 
usando la forzB ed abusando la facile vittoria, repri- 
meva. Delle napolitane e siciliane cose cosi tarda 
giungeva e scarsa la notizia, come se avvenissero in 
lontane regioni , e quando giungeva era sempre in- 
grandita dalla fama. Nel 1840 diccvasi, il r^ao delle 
Due Sicilie essere un vulcano di passioni che stava per 
irrompere : sembrava ebe la pace europea , a cagione 
delle quistioni d'Orienle, periclitasse: indi gli animi 
sospesi in aspettativa e speranza di nuove cose: indi 
la smania di parlamentare e ristrìngersi e cospirare. 
Il governo o non no avesse sentore o non curasse, non 
inseveri : anzi parve veramente cosi securo come non 
era parso mai. Passò quell'anno e ne passò un altro, 
eia cospirazione conijnuò, ma rìstretta in pochi, ed 
il governo non solo non mutò tenore , ma tanto era 
confidente che venne deliberato un viaggio del vec- 
chio Pontefice nelle proviacie. Se ne favellò dapprima 
lungamente e se ne fecero comenti ed augurìi molli 
e diversi : non se ne sapeva e non se ne capiva la ra- 
gione: ognuno faceva a indovinarla: non si seppe e 



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94 

DOD SÌ capi dopo. Io ho pooo ft din» : il viaggio se- 
gui : il Papa colla sua Corte ed il segretario di Stato 
dell'interno Cardinale Maltei : le solite feste, le solite 
luminarie per tutto: le ovazioni, le adulazioni in 
prosa e in versi: le spese ohe spDO solite quando i 
pnneìpi viaggiano. Il Papa lieto viaggiava a piccole 
giornate: fermossi in Ancona, dove le feste furono più 
sontuose, ricevè deputazioni ed inviti dalle provincie 
settentrionali, poi se ne ritornò a Homo senza fare 
un atto importante né di Principe né di Pootefice. Fu 
uno spasso, né 1*0 ho altro a dire d' uno spasso. Si 
ho a dir io , che nel tempo io cui il Papa iva a sol- 
lazzo , viaggiando per le provincie inferiori, e che nelle 
superiori' passeggiava quello sperperatoro del puli- 
blico erario che era il cardinale Tosti tesoriere, per 
istudio, dicevano, d'opere idrauliche, viaggiavano e 
passeggiavano per quelle e per queste oratori della 
Giovine Italia , i quali recavano , Napoli e Sicilia in- 
sorgerebbero a breve andare ; ed atfreltavano gli 
-apparecchi di rivolta. A dir vero, venivano creduti poco 
specialmente nelle Homagne,leqHalialtrevoUeavevano 
sofferte troppe battiture per causa di cospiratone : ai 
fuorusciti si prestava poca fede ; al Mazzini nessuna e 
perchè le sue dottrine noo andavano a genio dei più, e 
perchè la memoria della spedizione di Savoia faceva 
passar la voglia di spropositare a suo talento e sti- 
molo. Tuttavia, crescendo gli incitamenti e moltipli- 
candosi gli avvisi della prossima rivoluzione napolila* 
uà, venne mandato taluno da Bologna nel Begno a 
fìne d'indagare in quali tèrmini le cosefossero. Andò 
sul finire della primavera e rìloroò nel luglio di quel- 

DigilicibfGoOgle 



95 

i'aaoo 1843, e » fosse JDganMto o sì io^nnasse, pro- 
babile l'uDo e l'allro, perchè era uomo piutlosto scem- 
pio che semplice, affermò veri gli avvisi,- imminente 
l'insurrezione, determinato il giorno, che diceva l'ul- 
timo od il peDoUiaia del mese ; ed ajjgiunse elio si 
avrebbe soccorso di danaro e di aperti capitani. Pochi 
erano i cuspiratori in Roma, e non molti nelle Pro- 
vincie circonvicine e nell' Umbria : molti erano 
nelle Marche e nelle Romi^ne. Gli uomini di maggiore 
credito promettevano di Tare novità, ma a questa con- 
dizione che la rivoluzione [oàse trionfante nel Regno, 
e che venissero pòrti quei soccorsi, di cui si era data 
parola. Però in Bologna era una piccola mano di set- 
tarii mazziniani, i quali non si governavano secondo 
i consigli degli altri, ma secondo gh ordini che ri- 
cevevano da Malta e da Londra, e questi erano impa- 
senti degli indugi, e deliberati a romperli. Simula- 
vano stare in accordo coi più, ed apparecchiarsi a fine 
di seguire i moti napolitani, ma in realtà divisavano 
se quelli tardassero o mancassero, insorgerò ^d ^ni 
modo e speravano trascinare i dubbi e gli incerti pro- 
vocando i sospetti e le persecuzioni del governo su 
tutti. Perchè la setta mazziniana, la quale biasima 
incessantemente le astuzie diplomatiche, ha pur essa 
le sue ambagi, ì suoi politici accorgimenti, e questo 
ne è uno, di esasperare gli umori, e dare agh animi 
la spinta che danno la paura del castigo, e la dispe- 
razione; compromettere, come dicono, quanta 'pib 
gente si possa; e a cosa fatta capo ha d. Ma ai par- 
titi disperati pochi sono a tempi nostri coloro che si 
accMtìno, del ohe conscii i satelliti del Mazzini, si 



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M 

gittarooo in meuo a genie una alle fauonj, e fecero 
comuoella eoi sicari , cootrabbandieri ed anche con 
altra p^^ior genìa che in Bologna è molta, e questa 
che sentitasi rialzata ed onorata da uoa complicilà 
politica, sotto il ioanlello della quale sarebbero velate 
molte turpitudini, stette parata a pigliar l'armi c^ni 
qnal volta volessero i capi. 11 naese di luglio andò a) 
suo Gne : nessuna notizia da Napoli; poi sicura notizia 
di nessun moto : il goveroq che &no allora non avea 
dato segno di conoscere le trame, si destò e ne mo- 
strò consapevolezza : pochi Romagnuoli venuti in so- 
spetto dovettero condursi a salvamento fuori di Stato. 
11 cardinale Spinola che era Legato a Bologna non usò 
quella prudenza e moderazione che usavano gli altri 
Legati, e specialmente il cardinale Amat nella provin- 
cia di Ravenna, e fu cagione , che non poca gente 
dubitasse di venire arrestala, e perciò si nascondesfie 
od uscisse fuori alla campagna : un medico Muratori 
oneslo e valoroso giovane la raccolse a propria e co- 
mune difesa, e volle tentare la impresa colia picciola 
guerra che appellano guerriglia, maniera di fazione 
molto raccomandata dalla Giovane Italia. Ebbe uno 
scontro con un corpo di Carabinieri Pontificii: lo ruppe 
e fece prigioniero il capo che da suoi venne poi in 
barbaro modo fucilato: accorsero Svizzeri, carabinieri 
e doganieri a guerreggiare la banda del Muratori; il 
quale con molta audacia ed accortezza sfuggì loro, e di 
monte ìq monte riesci a passare l'Appennino con parte 
de'suoi, ed attraversata la Toscana, riparò in Francia 
Lo Spinola mise a prezzo la cattura e la vita non solo 
del Muratori e degli ^tri che avevano pigliate le 

D,izc=inGoo^lc 



a? 

armi , au anche dei veri o snpposti complici, alount 
de' quali ae ne stavano tranquilli alle proprie case, 
e v'erano giovani di nobilissima stirpe, Tanara, 
Mellara , Zambeccari. In questo punto arrivarono 
coB qoalebe danaro alcuni ufficiali italiani chìa- 
tnali in Italia dalle Spagne ; un Hibotti capitano 
fa a coloro cui 1' entasiaamo sellarlo concitava ed 
il pericolo premeva : di uoltetempo ne condusse 
duecento circa fuori di Bologna ; li armÀ alla me- 
glio ; sorprese e disarmò i deboli presidii cbe trovò 
lungo i' Emilia , e li condusse alla volta d' Imola , 
dove aveva praUebe ed ioteliigense. Poco mancò non 
cadessero in sue mani i Cardinali Amat Le(;ato, Fai- 
cooieri Arcivescovo di Ravenna e Hastai Vescovo di 
Imola, i quali stavano in villa poco lungi dalla citta: 
avvisati, ebbero tempo di ridurvisi in securtà, ed ordì* 
nare le difese: chiuse le porte, la milizia pontificia sulle 
mura, i Bibottiani si sbandarono ; alcuni furono presi 
nel giorno stesso , altri appresso, altri passarono l'Ap- 
pennino, fiibotti prosegui il suo viaggio in Romagna : 
incorag^ò gli amici, promise e tentò far nuove prò- 
ve; andò sino ad Ancona, poi stette qua e colà alcun 
tempo, e cospirò sempre: ed il Governo cbe spiritavA, 
le potÌEÌe, ì saifedisli, i volontari noi seppero, noi di- 
scoprirono. Tanto poco pdò e vale un Governo cbe non 
ba forza ed aiuto di pubblico (-«nsenso. Una Commis- 
sione militare istituita io Bologna condannò molti indi- 
vidui alle galere, altri a morte: di questi alcuni furono 
graziati, sette furiati ìa Bologna: le congreghe delle 
spie fecero bottino del pubblico danaro , pretestendo 
salvare lo Stato: i sanfedisti ringalluzzirono: il Freddi 
7 

DigilicibyGoOgle 



98 

Capo della CommissHHie ebbe balla di inqnirere e ves- 
sare a suo maltaleoto. il Gardioale VaDDÌcelli fu mas- 
dato a Bologna ìd luogo dello Spinola, ed il Cardi- 
nale Massimo a Ravenna in luogo dell' Amai. 

In quegli anni 1843-J4 erasi venuto susurrando, 
che il Bebaurnais figlio favoreggiasse gli umori ed i 
moti romagnoli, e che i liberali volessero farlo Prin- 
cipe dell'Italia Centrale. Male si saprebbe dire come 
questo rumore si spargesse, perchè veramente nessuno 
fondamento aveva; ma ia fatto, e molti credevano che 
fosse vero, e quindi esageravano le ^eranze ed i ti- 
mori, ed il Governo Pontificio stava pur esso in qual- 
che dubitazione. E l'ombra del supposto pretendente 
monarchico paurosa passava anche per l'immagiBa- 
zione del pretendente repubblicano Mazzini , il quale 
e perse medesimo, e pe'suoi fidati combatteva co- 
desto fantasima culle parole e cogli scritti. Io ebbi già 
occasione dì notare in queste carte, come il Bdiaur- 
aais avesse un ricco patrimonio nello Stato della Chie- 
sa, e come Leone Duodecimo avesse studiato modo di 
recuperarlo. Non saprei affermare che le voci or ora 
accennale fossero cagione della deliberazione che Ro- 
ma fece dì acquistarlo; ma si è lecito farne supposi- 
zione, imperocché te finanze pontificie fossero in ter- 
mini tali da non permettere considerevoli acquisti. 
Fatto è che in onta del grave debito pubblico, e delle 
annue spese soverchianti l'estrata, Boma volle com- 
prare dal Bebaurnais tutti i corì detti beni dell'f^pan- 
naggio, e comperollì facendo un nuovo dabito. 



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CAPITOLO Vili. 



SiiUma poUlico oonlrsrio • quello della Giu' 
Opere del Gioberli e del Balbo. — Il Piemoi 
Alberto. 



Gli uoidìdì ohe non avevano oUenebrato io inteltelto 
dalle passioni, comechè amanti fossero di libertà ed 
indipendenza, si venivano persuadendo ogni giorno più, 
le congiure, le nette, le parziali e sottili insurrezioni 
DOQ soltanto essere impotenti ed inefficaci , ma dan- 
nose, siccome quelle che esasperavano i governi, av- 
valoravano e quasi giustificavano il dispotismo, peg- 
gioravano le economiche condizioni degli Stati, e per 
indiretto contrastavano i naturali aumenti della civil- 
tà. Anche fra i proscrìtti italiani coloro che avevano 
fior di senno e chiara nominanza condannavano le ub- 
bie mazziniane , e le avventale intraprese. Terenzio 
Mannaai, per tacer d'altri, colla voce e coli' esempio 



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-100 

aveva costftDtemente raccoouindato a'concittadÌDÌ suoi, 
Don si lasciassero impaniare Della setta ciarlivendola, 
e colle stampe aveva. consigliati i liberali a dismettere 
le inutili e peroiciose prove , e studiare paciBci modi 
di progressivi migliorit menti delle condizioni della pa- 
tria comune. Il più illustre dei tormentati dell' Au- 
stria, il venerando Silvio Pellico, col libro — Le mie 
Prigioni — aveva risvegliato nelle anime quel senti- 
mento cristiano, che tempera tutte le violente passio- 
ni, e dichiarate con mirabile semplicità di stile le cru- 
deli perfidie imperiali* aveva per indiretta via messa 
in rilievo quella austriaca prepotenza che era la ca- 
gione vera della servitù e miseria dei principati e dei 
popoli italiani. Un esule piemontese di ingegno singo- 
lare, sublime filosofo, fenomeno raro di magniloquenza 
pubblicava un'opera sul Primato civile e morale degli 
italiani. Cesare Balbo , che in gioventù erasi versato 
nei negozi politici e militari, e che dopo il 21 cacciato 
in bando, e tenuto a confini era sempre vissuto priva- 
tamente. Cesare Balbo, il quale aveva fama d'uomo di 
molte lettere, dava fuori il suo libro sulle Speranze dì 
Italia. Altre volte erano stati dati buoni ed utili con- 
sigli ai principi ed ai popoli italiani: l'illustre Luigi 
Angeloni nel 1814 aveva proposta una federazione tra 
i vari Slati d'Italia sicché lutti fossero coogìuDti in 
guisa-cbe niun potere straniero avesse in quelli al- 
cuna maggioranza, né dominio. Ora il Gioberti ed il 
Balbo torinesi ambidue, l'uno in esiglio, l'altro in pa- 
tria, quasi coBtemporaneamejite consentivano nei som- 
mi capi della politica italiana, li dichiaravano ed espli- 
cavano e facevano opera di dare un indirizzo nuovo 



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104 

alle idee ed agli spiriti degli uomini amanti di liberti 
ed indipendenza. L' idea principe del libro del Balbo 
era quella d' indipendenza : il Gioberti vagheggiava 
e raccomandava principalmente tutte le possibili con- 
oilianoni , e la concordia de' popoli co' prìncipi — le 
sette, le insurrezioni parziali non accellerare, ritardare 
ed impedire l'italiano risorgimento: la religione cat- 
tolica non avversare le oneste imprese di liberti, ma 
benedirle e santificarle ; l'onorassero, la custodissero 
gelosamente gli Italiani, solo e sommo e fruttuoso be- 
ne io tanta miseria della patria: la fortuna di questa 
doversi rialzare con mezzi onesli e virtuesi, che la 
santità del fine non coonesta l'inonestà dei mezzi: 
indispensabile l'accordo dei diversi ceti, e la concor- 
dia dei principi coi popoli. Si procaccerebbero, se i 
liberaiì cessassero dalle congiure inefficaci, dalla poca 
reverenza alla Chiesa , dagli attentati ai troni ; se i 
Principi riformassero gli ordini ed istituti civili e po> 
lìtici secoodocbè l'oinnione dei savi ed i tempi addi- 
mandavauo. Concordi i Principi coi popoli , quelli 
rassicurati dalla pubblica tranquillità e confortati dal- 
la gratitudine, contenti questi ad una onesta liberli, 
si potrebbe stabilire una lega , propugnacolo d' in- 
dipendenza, preside il Romano Pontefice, in sen- 
tenza del Gioberti, scudo e cavaliero il re subalpino, 
aecundo il Balbo. Questi i generali e principali pro- 



Era in tutti gli animi gentili l' amore di libertà ed 
indipendenza, ma in molti la ragione tenEonava col 
cuore e ne reprimeva gli ìmpeti generosi , addimo- 
strando quanto dura e malagevole impresa fosse il re- 

DigilicibfGoOgle 



102 

staanre le sorti e compiere i destini di questa patri* 
divìsa ed oppressa; quanto poveri ed inefficaci i mezzi 
che si venivano adoperando, e quanto destituiti di foD- 
dameato ì coaceltì superlativi delle sette. Lo sconforto 
era grande, e dallo sconforto all' iodiSereoza, pesa- 
me vizio, era un passo. Restava si in molti 1' aspira- 
zione al bene, ma scompagnata da concetti e propositi 
bene determinati: ornai pochissimi eran quelli i quali 
avessero fede nelle congiure, e se pur tuttavia congiu- 
ravano, il facevano piuttosto per disperazione e per 
consuetudine che per ìsperanza e spontaneità, tìli ade- 
pti alla giovine Italia seguivano, buono o malgrado, le 
viedesignate dai capi: nello stalo del Pontefice le ire di 
parte vìncevano la ragione sicché alcuni (è storia) an- 
teponevano il carcere e l'esiglio allo starsene tranquil- 
li : qualche poco di gente v' era sempre dappertnllo 
che si sarebbe posta ad ogni arrisicato cimento per ten- 
tare imprese di libertà; ma insomma mancava, se coe; 
mièlecito esprimermi, una coscienza politica, mancava 
una fede, in cui le mentì illuminate ed ì cuori ben 
fiatti riposassero , mancavH un sistema che definisse 
il possibile , dichiarasse il probabile sui mezzi e ani 
fini, e disciphnasse gli iotelletlì e gli animi. I libri , 
de' quali ragiono, partorirono questo effetto io tutti gli 
uomini dì qualche età, senno, dottrina e reputazione, 
i quali in sostanza sono quelli, onde l'opinione pubbli- 
ca s'informa : parve una gran ventura ed un gran 
conforto che fosse addimostrato, potere l'uomo essere 
liberale senza essere irreligioso, amare la patria e tra- 
vagliarsi pel suo bene senza ofi'endere i prinoipìi eter- 
nì.della givstìzìa, é senza versare in continui perìcoli, 

DigilicibfGoOgle 



t03 
credere n^ beoe scbzb operare il male, efedere al. n- 
soi^Dieato ddl'ltatia senza rinegar la ragione ; pren* 
der questa per guida invece dell' azzardo. La Giovine 
Italia si inalberò, censofò le celebrate opere ed i eele- 
brat) autori : le sette restarono , ma gli spiriti settari 
si temperarono univers&lmenle : i riformisti furono 
presto in numero maggiore dei rivoluzionari; era ad- 
dimostrula un^ meta possibile, e lutti gli occbi veg- 
genti la riguardavano con desiderio ; erano chiariti 
ì mezzi , i progressi, le successioni di questi , e perciò 
era dato un pascolo ed un indirizzo alla operosità dei 
buoni . 

L' Italia era si divisa e sminuzzata in troppi Slati , 
piccioli alcuni, altri pieciolìssimi, ma senzadire, che 
per fortuiU eventi poteva in avvenire mettersi in as- 
setto migliore , intanto l' idea di una unione 'o colle- 
ganza non tenzonava col possibile , non era contraria 
ai trattati; e l'nnità della Nazione, ad imagine di altri 
popoli, poteva sussistere colla varielàdegli Stali. L' Au- 
stria possedeva le provìnce Lombardo-Venete, ne op- 
pnmeva i popoli, prepoteva sul resto dell' Italia; ma 
se la lega proposta potesse mandarsi ad effetto , essa 
arrebbe avute forze sufficienti per sottrarsi alla depen- 
denza, e quando Dib mandasse un'occasione, scacciare 
Io straniero dal sacro suolo. 11 re di Napoli faceva go- 
verno cattivo: la sua natura ispano-borbonica non era 
amabile, né forse correggibile; ma in mezzo al molta 
male che lasciava fore, questo bene pure operava, che 
ampliava e disciplinava le forze di terra e di mare, lo 
che £ pur sempre uno dei madori benefici «he nn 
principe possa fare in Italia, siccome mezzo che quelle 

DgIZMbyGOOgIC 



10« 

essere possono, e lo saranno un di o l'altro, di iadi- 
pendenza nazionale. Pessimo era per generale Gooseo- 
timento il governo di Gregorio decimosesto , ina il 
Papa era vecchio ; tutte le potenze europee avevano 
ricoooscìata la neceseità delie riforme; quindi si po- 
teva con qualche fondamento sperare che un nuovo 
Papa innoverebbe e muterebbe in meglio lo Stato. 
La Toscana sino da tempi di Leopoldo primo aveva 
fornito esempio di governo sollecito dell'incivili meato, 
e di concordia fra Principe e popolo , e Leopoldo se- 
condo era principe virtuoso, umano, ed amicodel bene. 
I piccoli duchi non avevano importanza né per se me- 
desimi, né per lo Stato. Sul trono di Piemonte sedeva 
re Carlo Alberto di quella valorosa ed onorata stirpe 
di Savoia fatta e rimasta la sola italiana stirpe re- 
gnante in Italia , e re Carlo Alberto, sebbene, per le 
condizioni generali d'Italia e d' Europa e le peculiari 
del suo regno, non avesse fatto segno di quegli spinti 
liberali che in gioventù aveva dimostrati , pure e^i 
aveva data opera costante a migliorare lo Stato; lo ave- 
va accomodato di istituzioni civili, di codici, di consigli 
provinciali, di istituti educativi, gratificato di una as- 
sociazione agraria; aveva locupletato il tesoro, accre- 
sciuta la milizia e la marina. E sembrava, che a mano 
a mano che ei si consolidava sul trono , sul quale era 
montato, invitta Austria, procedesse piìi franco e meno 
dubitativo, e da ultimo aveva fatto buon viso ^le pre- 
stanti opere del Balbo e del Gioberti, e le aveva la- 
sciate introdurre o circolare per lo Stato suo. Insom- 
ma scendendo anche alle considerazioni pratiche le [MÙ 
immediale, e riguardando il possibile sotto tutti i li- 

DigilicibfGoOgle 



m 

■petti, e calcolando il probabile senza speranza ecces- 
siva si poteva pur giudicare che gli iasegnamenti della 
Duova scuola fossero più veri ed utili, certo meno pe- 
ricolosi che quelli della Giovine Italia, e delle altre 
sette. * 



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CAPITOLO IX. 



Cospiraiioni del 1844. ^ Psrleaotlì. — Insarrezione di Co- 
senza. — 1 ftalelJi Bandiera. - — Masaìmo d' Ategtio. —r 

Cardinale Massimo. — Le CommiBsioni mililaTÌ. Moto di 

Rimini nel 1845. — CoDsejpienze.' 



Ma l'impulso che era stato dato all' azione settaria 
nOD si frenava né per gli infortuoii, né per le deiasio- 
ni, né per libri, e consigli d' uomini gravi ; e la co- 
spirazione non solo perseverava ma si rinfocolava in 
alcune parti del regno delle Due Sicilie , e dello Stato 
Romano; ed il Maz^ni da Londra, altri fuorusciti da 
Malta e da Parigi ne tenevano vivo il fuoco col mezzo 
di oratori, i quali davano speranze di aiuto d'armi, di 
armati e di danaro. I Governi italiani non istavano alla 
lor volta colle mani in mano, e consciì delle cospira- 
zioni, non solo invigilavano parzialmente, ma univano 
e mettevano in comune per comune dtfesa tutti i mezzi 
di indagine e vigilanza che ciascheduno aveva. E per- 
chè nelle attuali condimni del commercio, dell'indu- 



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107 

stria, dell' economia europea, qualsivoglia parziale per- 
turbazione dell'ordine e delia tranquillità in uno Stato 
od in una Nazione perturba i cambi e fa blterazìone 
. Del eredito pubblico di tutte, cosi avveniva allora, co- 
me avverrà sempre e più co! necessario crescere dei 
vìncoli d'utilità reciproca , cbe ancbe i Governi stra- 
nieri aiutassero gli italiani nelle opere di vigilanza. 
L'Austria poi maestra di eosìfatte opere, l'Austria, do- 
ve la polizia è tutto, e non va pel sottile nella scelta 
dei mezzi purché sappia e discuopra ciò che può ap- 
pagare la sua curiosità spiatrice e francarla dai timori, 
r Austria , a cui ogni favilla di libertà in uno Stato 
italiano può suscitare incendio nelle provincìe conqui- 
state, non lasciava alcun mezzo intentato per discuo- 
prire le trame. Per verità non vi era bisogno di tanto, 
sia perchè le congiure a' tempi nostri sono per Deces- 
sila cosi estese, cbe non è possibile passino inosser- 
vate; sia perchè la Giovine Italia ha tale e laota gio- 
vanile inesperienza che accoglie tutti i bindoli, e si la- 
scia maravigliosamente accalappiare dalle polizie. In- 
fatti in quell'inverno appunto del 1845 al 4S44, che 
più ferveva l'opera, un Partesotti fuoruscilo che era 
a parte de' secreti , abbiettissimo, li vendeva all'Austria 
per un miserabile soldo mensile, e scriveva alla poli- 
zia di Milano il vero, il falso , il dubbio; inventava, 
come sifiatti infami sogliono, allorché non aveva di 
che narrare: accusava cospiratori che conosceva, fa- 
ceva ad indovinare quelli che non conosceva. Questo 
si seppe, perchè il Partesotti venne a morte, ed alcuni 
compagni d'esiglio, i quah gli avevano resi gli estremi 
uffici di carità in -vita e di onore dopo mort«, lessero 

DigilicibfGoOgle 



nelle sue carte l'iniquo tradimrato, ma eerto non era 
solo a tradire , perdiè anche appresso i governi, e 
l'Austria specialmente furono informati a maraviglia. 
La Francia slessa indagava per servigio de' suoi al- 
leati d'Italia:' il Prefetto di polisia in Parigi chiamava 
a se i più segnalati fra gli esuli italiani e li ammoniva 
a non ravvolgersi nelle mene; ancbe il ministero in- 
glese faceva aprire le^lettere di Mazzini. Ora quali era- 
no gli apparecchi, quali le forze dei cospiratori ? 

Nello Stato Pontificio era in ogni citti da Roma a 
Bologna una mano di gente pronta ad ire incontro alla 
fortuna coll'armi, e per tutto v'erano capi che corri- 
^ndevano insieme assiduamente. Avevano pratiche 
ed intelligenze ancbe con ufficiali e soldati nostrani , 
sicché non avevano a temere resistenza vera che in 
Roma, dove il governo naturalmente aveva più difen- 
sori, e la cospirazione poche forze, ed in Romagna, 
dove stavano a presidio i reggimenti svizzeri. Ma i 
cospiratori dello Stato Pontificio erano pur sempre 
fermi nella deliberazione di non insoi^ere primi, ed 
aspettare l' esito delle rivoluzioni che tuttavia si an- 
nunziavano prossime nel Regno di Napoli. Net quale 
si cospirava, ma mollemente, perchè a petto delle molte 
truppe regie e della marina a vapore che poteva con- 
durle rapidamente ad operare in molti luoghi, cono- 
sceva ognuno che i mezzi di rivoluzione erano insuf- 
ficienti. Nelle Calabrie però , io qualche paese d^li 
Abruzzi ed a Messina i cospiratori erano risoluti a 
qualsivoglia audace tentativo. In Toscana pure, a Li- 
vorno principalmente, ed in qualche paese ligure della 
rivio» di Levante, e nel Modaneae e nel Parmigiano 

DigilicibfGoOgle 



109 
era qualche filo della tela, ma non aveva nerbo, su 
cai si potesse fare fondamento. Ciò in Italia. Fuori i 
capì della Giovine Italia tenevano pronti alcuni of- 
ficiali, e poco danaro ; riunivano a Malta, e nelle fBoIe 
Ionie i fuorusciti idonei alle fazioni : reclulavano gli 
adepti non fuorusciti , ma fuoristanti o a Parigi -o a 
Londra, che molti erano fra gli artigiani ed operai 
italiani, pe'quali la Giovine Italia aveva istituite scuole 
ed associazioni benefiche; e disognavano condurli ad 
tuuto della rivoluKione, quando fosse incominciata. In- 
fine avevano una grande e non infonduta speranza nel 
soccorso di una parte della flotta austriaca, sulla quale 
erano ufficiali devoti alla setta. Ma o il Partesotti, od 
altri chiarissero l'Austria di ciò, essa fece io tempo tue 
provvigioni, e pose mano alla repressione. Si salvaro- 
no fuggendo, e ripararono alle Isole Ionie i due figli 
dell'Ammiraglio Bandiera, un Moro, ufficiali, e qual- 
cun altro. 

Nella primavera di queir anno 1844 fu facilmeole 
represso in Cosenza un tentativo di insurrezione, e gli 
insorti a'quali fu dato fuggire si ritirarono sui monti, 
dove per alcun tempo fecero piccole fazioni di difesa. 
I congiurati dello Stato Pontifìcio non si mossero per 
questo, aspettando maggiori fatti. I giovani Bandiera 
erano a Corfb. Non valsero ad infrenare loro bollenti 
spiriti né la certezza del fallito moto calabrese e delle 
tmntì scoperte, né quella della quiete generale d' I- 
talia, né le promesse di perdono imperiale, né i pre- 
ghi lacrimos della madre derelitta, né 1 consigli del 
Haziini che li ammoniva a rimanersi per allora da 
ogai tentativo. Infelici e generosi degni di sorte mi- 

DigilicibfGoOgle 



119 

gliore! AnilaroDOCOit vaoti compagni circa, o TuroDo 
da UDO scelteralo delatore tratti a| oMCelki a San Giu- 
vaui in Fiore nelle Calabrie : rimpiaBta la morie 
acAba e la fortezza rarAi joatedettì gli uccisori anche 
da chi dannava la sconsigliata impresa. 

JU'esenapio di quel sacrifìcio fu stimolo ai cos|>iral«ri 
dello Stalo Romano per continuare la trama: per 
lutto quell'anno e nel segueotc 1845 parlameotarp- 
00 insieme, mandarono oratori qua e colà, raccol- 
sero danaro, prepararono munizioni, chiamarono capi 
ed ufficiali, fecero provigiopi d'armi anche io Fran- 
cia « le portarono nello Stalo. Il governo per lettere 
intercetle scuoprl che veoiva mandato danaro da Bo- 
logna a Roma ed imprigionò il dottore Giuseppe Gal- 
letti nella prima, Mattia MoQtecchi nella capitale, 
altri quìi e lù. I cospiratori stettero per qualche mese 
coU'animo sospeso ed incerto nei consigli. Ma il Car- 
dinale Massimo che era Legato a Ravenna provocò 
ii'C disperate, chiamando in quella città la commissio- 
ne militare che tuttavia sedeva a Bologna, la quale 
pose le mani addosso a gran numero di cittadini di 
tutte le eonduioni, di tutte le eli. Di que' giorni per- 
correva l'Italia centrale per ritgione di studi Massioio 
d' Azeglio il quale era grandemeaU riputato per le 
sue egregie opere di penna e di pennello, e da molti 
amato, siccome compito e singolarmeate aggraziala ca- 
valiero. Consapevole dei consigli disperali e delle 
macchinazioni, iva raecomandaudo prudenza e tem- 
peranza: vedessero, diceva, l'inefficacia ed il danno 
dei cimenti scoosigliati; la patria già dare troppo san- 
gue da antiche e j'^oli ferite : pensaiisero a riato- 

DigilicJbvGoO^lc 



Hi 

rarla, dos iodebolirla con naovi ed ioutìli strani: a- 
spettassero tempi maturi , avvalorassero 1' animo di 
civile coraggio; serbassero il belligero ad occasioni 
di nazionale riscatto : seguissero i modi e le vie recen- 
temente msegnsts da cel^ratissimi compaesani suoi, 
.sperassero nell'avvenire, riguardassero al Piemonte: 
là nerbo d' armati : un re di italiani spiriti oolà. I 
pradeBti consigli fecero opera di persuasione su molti 
a segno che i noti imminenti ritardarono, e poscia 
cbe avvennero non si estesero. Ma quella commissio- 
ne militare che il Cardinale Legato di Ravenna aveva 
chiamata in Romagna , e minacciava dare travaglio 
alle altre provincie bi cagione che gli animi dei più 
focosi cospiratori si ribeUassero all'evidenza della ra- 
gione e del pericolo, e che sebbene abbandonati dai 
più, deliberassero di insorgere. Era coi4 generale l'o- 
pinione conlraria tdle idee mazainiane, che gli insor- 
geoti e non solo quelli che mazziniani non erano, ma 
eziandio alcQDi mandaU da Mazzini ed altri usi a tra- 
vagliarsi, per la Giovine Italia, non vollero seguirne 
la idee ed i pronauciali, uè levarne la bandiera, ma 
fecero ddiberazione di pigliare l' armi in nome delle 
rirorme, rispettando la sovranità e le insegiie delPoifc- 
teflce. E pubblicarono il manifesto seguente : 



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delle Popolazioni dello.Siato Romano ai Prmcifi 
ed ai popoli d'europa. 

« AUorquaBdo il Pontefice Pio settima vMÙTa re- 
« staurato nel dominio di questi alati, dava fede colle 
d parole mandate innanzi al Motu-proprio del 1816 di 
« stabilire una maniera di reggimento, che ritraesse da 
« quello del cessato regno d'Italia, efosse accomodato 
« ai bisogni della progrediente civiltà. Ha non andò 
« guari , che essendosi pubblicato il Codice civile e 
« crimmalc, si parve manifesto lo studio di fare co- 
« pia di un passato odioso anziché mantenere le date 
« promesse, e seguire i consigli che il Congresso di 
<c Vienna aveva dati alla Romana Corte. Nulladimeno, 
« per quanto fosse amara alle popolazioni la ddusione 
« delle concepite spersaze , e per quanto andamero 
« poco a' versi delle medesime la signoria non solo , 
(( ma la privilegiata podestà e fortuna del ceto chieri- 
« cale, che teneva lontano il lucale dal principali o- 
a Dori e tnìnisterìi , pure il malcontento non si tra- 
« dusse in atti violenti , sebbene correndo gli anni 
« 1821 e 1823 Napoli e Torino levassero grida ed in- 
« segne di libertà. Ma posciachè gli Austrìaci ebbero 
« compressi i moti di quelle Provincie italiane , la 
R Corte pontificia , lungi dal rimanersi paga della 
a quiete serbata in mezzo a tanto bollore di desiderii , 
« e concitamento di animi, volle prendere vendetta del 
« pensieri, degli afrettiedetsenUmenti.erialzalasidal- 

DigilicibfGoOgle 



US 

« la sofiIsrU panra die raano ad inquisizioni politiche, 
« le quali gitlarono le semenze di quegli odii di parte, 
« onde li colsero nell'avvenire tanti frutti di sangue. 
« BiMiva Pio settimo oel 1825, e montava sulla catte* 

■ dra di San Pietro Leone duodecimo, il quale essendo 

• di natura prona agli estremi, gridò la croce sugli 
« amatori del viivre libero e civile, e mandò a govei^ 

■ Dare le Romagoe un Bivarola. che ne fu accusatore 

■ e giudice e molti ne fece sostenere , molli oe 
« dannò al carcere e molti all' esiglio senza riguardo 

■ di età, di condizione, e di onorata vita. E nel tempo 
« che il nuovo Pontefice travagliava in questa guisa le 
« opinioni, e le coscicDie de' sudditi, poneva la score 
< sulle radici delia civiltà, ampliando i privilegi delle 
« mani-morte e Iccupletanilole, abolendo i Tribunali 

• collegiali, ridonando nuovo vigore a quello dei Santo 
« Officio ; concedendo facoltà ag^i ecclesiastici dì ri- 
« cercare e gitidicare delle causedei laici ; imponendo 
« l'uso della lingua latina nelle Curie, nei Collegi, e 
« nelle Università e mettendo in soggezione dei Preti 

• la pubblica istruzione, ed ogni pio stnbilimento. Poi, 
« quasiché il Hìvarola non ave<ise oppresse e contri- 
M st^e abbastanza le provincie romagnole, gli man* 
« dava dietro una cosi detta Commissione costituita 
« dì preti e di. soldati, la quale per anni ed anni stao* 

_ « ùò nelle medesime, le insanguinò e le tribolò cori 
« lattamente, che la memoria e l'astio ne durana au- 
« Cora vin e solenni. A Leone morto successe Pio ol> 
« tavo, il quale camminò sulle orme dello antecessore, 
« e lungi dallo studiare modo per sanare le gravi fe- 
« rile , prooacoionae di nuove , e ricolmò la misura 

DgIZMbyGOOgIC 



U4 

« dell» MffiBKDta. Il rìvolgiiiMato avveauto ia Fraaòa 

< nell'anno 4830, e gli altri clw.aooadder* iaqaelT 

■ l'epoca in altri atiti d'Europa, furonooccasioBeadà, 
K ohe -pasBfita di vita Pio ottavo, e ^cboIq t'Aptwt»- 

. « iioa Sede , le popolazioni dello Stalo B(waoa av< 

■ visassero poteK scuotere a rendere più lieve ilgi«ga 
a -della Pontificia soggeiiooe. Ne' primi dì febbraio del 
« i 831 , il governo ne cadde da Etologna fin presso la 
« capitale e cadde senza sforzo e senza violenza , ni 
« certamente sarebbesi rialaato di qa«Ua caduta, se 
n l'Austria non fosse soUecitamente accorsa colle sue 
« truppe a sollevarlo, e h^ puntello. Uà nel tempo, 
« ohe oodesta Potenza con^>riiiieva il moto popolare, 
M si univa alla Francia, all'Inghilterra, ed alla Prussia 
« per esortare il auovo eletto PonteficeGregoriodecimo- 
« sesto a mutare in meglio il re^^imento di guisa da 
« potersi sperare una durevole pace; per la qual cosa 
« li rappresentanti delle quattro potenze presentavano 
« il SI maggio del 483i una nota diplomatica, nella 
« quale, fra le altre riforme , pr(^oevano : fossero i 
([ laici preposti a tutte le dignità , e a tutti gli uffici 
« civili, amministrativi e giudiziarii; il popolo eleggesse 
« li Municipali consigli, questi nominassero li Provin- 
« ciali, da cui venisse eletta una corte supreoia da 
e avere sede in Roma, ed autorità di regolare le civiU 
« e militari bisogna, e di soTraintendere al d^ìto pub» 
« blico. I sudditi pontificii aprirono il cuore a dolci 
« speranze, posciachè ebbero conoscenza di simi^ianle 
« atto; nuAtù più che il Pontefice annunziava pubbli- 
« cameote eh' ei sarebbe per Care, tali mutamejiti da ' 
« segnare kt incoDùncianeDto di un' Sru NwttU. £ 

DigilicibfGoOgle 



ti» 

■ mUmbo noD poneasero Malta coAfidozanellanioe* 
« riUt ditle promcne dell» Corte , cbe di receate an- 

< Gora aveva fotto segno di soleone malafede, dicbia* 
<r nodo oulla ed irrita la capitolacione Apeooitana ao 
« oorditta dal Benvenuti Cardinale munito d'illimilali 

■ poteri, pure quetarono nell'aspettativa, di giorni mi' 
« gliori. Ha a poco andare le spcranee svanirono, f«^• 
« die nell'Editto pubblicato dli tf loglio non era motto 
a oè di popolare elezioae de' municipali consigU, ni 
« della iatitozioDe dei supremo Consiglio di Stato, ni 
« di alcuo'altra di quelle provvisioni , cbe ai conven* 
» gooo al vivere civile nelle temperate monarchie. Id- 

< tanto gii Austriaci sgombravano dalle Legazioni alla 
« meli del mese stesso , e la custodia delle leggi , e 
« dell'ordine pubblioo rimaneva affidala ad una goar* 
« dia cittadina approvata dal governo. Uà quantun- 
« que le popolazioni male aoddisbtte rimanessero in 
« balla dì sé medesime, non solo rispettarono la so^ 
« vranUft , ma fornirono oerte prove di amore alla 
e quiete, e di moderati pensieri e desiderìi. Fra quali 
« merita di venire principalmente memorato, l'easersi 
€ mandali a Roma deputati alcuni cittadini delle di» 
« verae provincie fra li più specchiati per onestà, ri* 
« putati per sapere, e riveriti per grado, affinchè rap- 

■ presentassero al Sovrano lì bisogni, implorassero i 
« provvedimenti e studiassero di porre il suggello ad 

■ una vera concordia fra governanti e governati. Ma 
« la Corte, che manifestamente astiava il Corpo della 
« guardia dttadina, e tutti i novatori per temperanti 
« che fossero, non solo rifuggiva dal pensiero di fare 
« Bifionfiaì reclami, aia le pareva mill'anni dì pu> 

DigilicibfGoOgle 



« nìre coloro che li avansvano, e nel tempo in «uà- 
«oramoloìva, ora. bravava i depalati e lenenti a 

■ bada eoo usate ambagi , Teniva raggraneltando 
a quanti uomini d'armi potesse, e cumulava in Rimiai 
e una truppa costituita nella ma^or parte di banditi 
« e di scherani sotto il comando dì Albaui Cardinale, 
« al quale affidava lo incarico non di paciticare, ma 
« di invadere e conquistare le Legaxiooì ; non di ae- 
€ comodare il reggimento ai pronunciati bisogni ed 
« alle assegnate volontà , ma di instaurare il disputi- 

■ smo io tutta la sua pienezza. £ cori mentre da un 
« lato vedevansi i sudditi suppliehevoli offrire pace a 
« ragìonevolt patti, dall'altro notavansi dì ribellione, 
a e si andavano forbendole armi chedove^'ano essere 

■ tinte nelle vene dei cittadini in nome di Colui che 
« rappresenta in terra un Dio di mansuetudine e di 
« amore. Le bande raunaUccìe dell'Albani mossero im- 

■ provvisamente all' impresa in sul cominciare dcl- 
« l'anno 1833, e le guardie cittadine commoiiae al- 
«l'annuotio vennero accorrendo a Cesena per tur 
m fronte anche cogli inermi petti a coloro che di vo- 
• glie ladre e stu'niinatrìci gii avevano fatte prove 
< in Rimini , e che dal condottiero erano spronale a 
€ violenze inaudite colla promessa de'premii tempo- 
te ral*. e spirituali. Ha i Tedeschi non lasciarono tempo 
« e comodità alla diresa, perchè entrarono nelle pro- 
« vìocie dì Bologna e Ferrara nel d) stesso in cui i 
« Papali si avanzavano in quella di Forlì; laonde ac* 
a cadde ehe imbaldanziti gli assalitori dalla faciliti 6 
« Bicurezza della vittoria, saccheggiassero Cesena , e 
« le circostanti chiese , ptn giunti a Forti facessero 

DigilicibfGoOgle 



UF 

« orrido -micelio dj ventìoinque fra vecdii , hnciDlli 
M e feraminfl, mentre altri mossi da Ferrara sparge- 
-■ vano sangue a Lago, a Bologna ed a Ravenna ; e 
-« eosl iDcomioeiavano in fatto la promessa Bra ffovtlla • 
,« del Ponlifioalo di Gregorio decimosesto. Noi laaciamo 

■ alla storia l'ufficio di tramandare «i posteri influite 
.<i dolentissime memorie , temendo che dai presenti 
« vengiL a disamore e risentimento imputata la libera 
« e vera narrativa, e ci contentiamo di ugnare i som- 
« mi capi delle accuse che le popohizioni fanno al 
« Governo del regnante Gregorio ; accuse , ciascaoa 

,« delle quali è soverchia per dare il diritto di alta- 
« mente protestare contro la tradita fede , la coocut- 
.« cata giustizia, la stradata umanità e l'^improotìtu- 
«dine della tirannide. 

«Nel 1832 la setta de' sanfedisti reclutòirapiùper* 
« duti individui delle più abiette classi della . società 
« una mano di gente cupida e facinorosa, la quale 
«prese sacramento di lare sterminio de' liberali senza 
«compassione de' pianti delle donne e delle strida dei 
« fanciulli, ed in nome del Vicario di Cristo vennero 
.« benedelU i pugnali di questi centurioni dell' Aposto* 
« lica Romana Sede, i quali si lordarono del battez- 
« zato sangue de' fratelli. Più tardi scese il Governo 
« alla vergogna di v^tirli di uniforme, ed intitolarli 
« volontarii pontificii e si videro ed udirono pubbli- 
.« camente Vescovi e Preti predicare la novella cro- 
« ciata adescando gli incauti all' amo delle immunità 
.«.e de'privilegi, avveleoando gli animi ed esasperando 

■ gli odii di parie. Centurioni e volontarii per lun^i 
,« e lunghi anni impuoemente percossero , ferinnio , 

,D,g.ii«ibfGoogle 



its 

« dernbftroDO, aceÌBero a tradimento i eittadH)! traiK 
« qwlli; gli assassìnii ai noverarono a ceDlinaìa; a mf- 
« gliaia e migliaia )e ferite e le pereoMe, senea din 
« delle ooatumelìe e dei aopnisi i' ogni maniera: « 
« qnaùchè l' impunità non baatasse, ne vennero a^ 
« operatori lodi dal Governo, avanzamenti di grado , 
e e decorazioBi di ordini cavallereschi. Non il PoBte- 
« fice , non Roma , non I Cardinali governarono per 
-« otto dieci anni i popoli delle tegasioni , ma Dna 
« sangainaria fazione di plebe imbestiata tenne le ve- 
« sti ed il ministerìo di governo. 1 consìgli munioi- 
« pali e tolte lemagistratare vennero invasi dagli aco- 
-« liti Taulorì della medesima ; si cbiuaero te Uni- 
« versiti , e fu tolto a molta gioventù di continuare 
« gli sludi ed ottenere i gradi accademici, ed a molti 
e che li avevano ottenuti non solo fu proibito di ottare 
■ ai pubblici impieghi delle comunità, ma perfino di 
« esercitare le libere professioni. Il fiemetli Cardl- 
« naie Segretario di Stato scrisse lettere circolari alli 
« Presidi de' tribunali ed «i governatori , nelle quafi 
« hceva precetto di applicare sempre ai liberali il 
« massimo grado della pena portata dai Codici , ed 11 
• minimo ai fedeli, quando non si trovasse via di as- 
« solverli. E nei Codici era sancito, cbe i delitti poli- 
« tid fossero ricercati e giudicati da' tribunali spe- 
« cialì; che gli Ecclesrasticì avessero non solamente un 
« tribunale privilegiato per sé, ma eziandìo giudicante 
■9 delle cause de' laici contendenti co' medesimi, ed 
« «ra decretata la pena dì morte per le più lievi colpe 
« di Lesa Maestà , e colla pena di morte la confisca 
« ^'beni. La istrazione intanto non solo rimaneva in 

DigilicibfGoOgle 



119 

« assoluta podestà delClwo ma i Gesuìli specialmeate 
• la pmero a dirìgere e ad aniininiBb^re, ed il moodo 
' può ìnunaginare il come, sencachd di eMumenti sia 
«r meslieri. La pubblica opinioae <^i giorno più do< 
« lava di perfidia e di stolidezza il Goverao, a talcbò 
« gli stessi devoti alla Romana Sede non si tenevano 
« dal vituperarla altamente; ma non per questo ella 
« mutava consiglio, e posciachè ai conosceva scaduta 
« dall' universale amore e rispetto , e prevedeva coi 
K certezza che una volta abbandonata dalle austriache 
« troppe occupanti le provincie, queste sarebbero no- 
« vellamente ìnaorte, assoldava due rt^gimenli diEanti 
« Btranìerì , che venivano comperati nella Svizzera 
« da avari mercadanU ingannatori e frodatori del Go- 
ti verno e dei reclatati. Cod perst^iperìre alle ingenti 
« spese dell'arruolainento e del mantenimento di co- 
a testi Pretoriani, e per satollare la cupidigia de'gre- 
« garìi fedisti, e per dare premio e favore alle con- 
« greghe delle spie ed aite masnade de' eicarii e per 
a mantenere la pompa lassureggiante della Corte, e gli 
« ozii insolenti de' cortigiani veniva fotta necessità di 
« contrarre prestiti niinosi per lo Stato, di accrescere 
« a dismisura i pubblici tributi ìnposti sopra un nuovo 
« censimento pieno di erronei calcoli e falsi apprc»' 
■ zamenti, e.di sibilare le dogane ed i puUiHoi 
e balzelli a chi per usura anticipasse danaro. Da dò 
n l'insolente fortuna di pochi, le strettezze di. tutti i 
« possidenti , lo sfrontato lusso de' reggimenti svit- 
« zeri, l'abieiione e la nudità delle truppe indigene ; 
« da ciA una universale mala soddistìiziooe, un' ira , 
1 un odio in molti che ad irrompere aspettavano tempo 

DigilicibfGoOgle 



« ed ocMNone. I quali effetti dell'iSMno reggimento 
« della Romana Corte erano stati con ammirabile ea- 
« gacia predetti da Lord Seymur ambasciatore d' lo- 
« gbilterra , aliorquaDdo riliraodoBÌ dalle confèrenie 
« scriveva nel settembre del 1 832 ai rappresentanti 
■ delle altre nazioni in questa sentenza. — 

a Che gli sforzi di più d'un anno e mezzo fatti dalle 
a cinque Potenze per ristabilire la tranquillità negli 
e Stati Romani eraHo stali inutili, che d'altronde non 
a era stata accettata veruna delle raccomandazioni fat- ~ 
< te nella Memoria del 1931 per rimediare ai princi- 
« pali vizi del governo papale, e che questi lungi dal- 
a l'adoperarsi per calmare il malcontento , lo aveva 
a accresciuto anche dòpo le negoziazioni; per cui un 
« corpo di Svizzeri non basterebbe a mantener^ la 
a tranquillità , la quale presto o tardi sarebbe stata 
a turbata». — 

a Ed infatti amano a roano, che nel volgere del tempo 
a si andava dissipando il terrore, gli spiriti della parte 
« avversa al Governo si rialzavano minacciosi più , 
' a quanto più compressi erano stati , ed il covato ri- 
« sentimento si andava manifestando in diverse ma- 
« niere, e principalmente con qualclie atroce btto di 
« riaiione contro li più esosi persecutori. Infelicisaima 
a condizione, se ve ne è una al mondo, quella di pò- 
« poli che da natura hanno sortito generosità di onore 
a ed impelo di affetti , lo essere trascinati dalle pnw 
a vocazioni e dalle improntilndini di una fanatica setta 
« governante a stato permanente di sfida, di guerra e 
a di insidie contro gli insidiatori ammantati delle sacre 
a vesti della Rel^ione e del Sovrano 1 È nelUt storia 

DigilicibfGoOgle 



w 

« romagnt^ un grave ammwstramenta pe' r^gitovi 
« de'popoli : cbè quando in luogo della giustiiia sì po- 
« ne lo spirilo delle fazioni civili, il potere non è più 
« conciliatore e giudice, q^aiadroe omicida; è franto 
« ogni vincolo della socielA civile, e la sola forza ri- 
« mane arbitra delle sorli de' citladini. Ed importa 
« grandemente ripetere mille volte ai popoli ed ai po- 
li tentati d'Europa, che le continue inquisizioni, e le 
« inaudite persecuzioni politiche fatte negli Stati Romani 
« dai 1820 fino ai giorni nostri e la guerra contro ai 
« peosieri, alle dottrine, ed ai sentimenti che più ouo- 
« rane l'innana specie , ed i giudizii sommari , ed i 
« oàoltiplici assassinii commessi in nome della legge, 
« bann» inquinato e corrotto gli animi tutti coll'odio 
« e colla vendetta e non solo hanno tolto ogni morale 
« considerazione al Romano governo , ma lo hanno 
« fatto considerare un nemico implacato ed implaca- 
« bile della civiltà , spogliatore delle sostanze , insi- 
« diatore della libertà individuale e della vita, coatro 
« al quale ogni mezzo di difesa 4d offesa si tiene le- 
« cito ed onesto dalle coscienze per cagione sua per- 
c verlite. A quel modo che noi notiamo di vituperio 
« ed infamiu le provocazioni , le menzogne e le arti 
« perverse del cieco dispotismo romano , cosi non ìn- 
« tendiamoadonestarei fieri corrucci, e le popolari ven- 
« dette, perchè questi e quelle offendono altamente 
e il senso civile di tutti i popoli, .la divinità e la so- 
< cietà; ma intendiamo benM di lar ricadere la respon- 
« sabilità degli uni e delle altre su coloro che vi die- 
« dero origine e fomento. Certo che negli anni più vi* 
a Cini a que^ lì partilo contrario ai fioverno dava 

DigilicJbvGoO^lc 



in 

« s^Bì di spirili rettìi, ìmobordiiuilì e nriniMdori; certo 
« ohe iiell*agoatodeU843 ndla praviacìà Bolognese à 
« trascorreva ad atti di rìbelioBe. La maggiorparte dd la 
« popolazione qoantaaqae u teneau allora dal seguire 
« la rischiosa via dei rivolgimenti operati colla fona, 
« plaudiva a quelle mostre , perchè credeva che alla 
« perfine fHtIo capace il gnvemo dei bisogni uniTcr- 
« salmenle sentiti e dei comuni deùderii , avrebbe 
« dalla necessità preio il consiglio di accomodarvisi. 
« Ila questo Inngi dal vedere nel fatto della banda ar^ 
K mata bolognese e nel coneitamento degli aoioii di 
« tutto lo Stato, il segno di quel malcontento univer- 
«aaleche i più insofferenti cominciavano a tradurre 
« ìb atto di ribellione, montò nell'ira di partito, prese 
« contiiglio da questa e dalla paura, operò sotto l'ini- 
« perio di parosisnii dell'una o dell' altra , persoase a 
« se medesimo di poter dispeisare l'iolamia al pari dei 
« colpi di moschetto e di mannaia, gridò al mondo, e»- 
« sere quel moto procacciato da disorbitanza delle ree 
« passioni dt pochini molti reputarsi felicissimi della 
a sudditanza tranquilla, ed intanto costituì in penna* 
« nenia le commissioni militari giudicanti seioa forma 
•t di processo e senza ufficio dì difesa : e collocò nelle 

• iMdflsìme i stridati ^ù rotti a libidine di aangoe e 
« di orò, ed i piti efferati caroefici da toga. Vano il 

* ricordare gli esigli e le carcerozìoiiì innumerevoli , 
« le morti e le confische, dì cui il mondo ha oono* 
« scensa 1 Procedimenti e gintUzii degni dei sec<4i bar»- 
« bari, nei qoalilastolidenaerimpudenza gareggiano 
« eolla crudeltà, ed addimostrano che, dove la pasuona 
« « la |HÙ sfrenata delle passioni , trasatodando, U 

DigilicibfGoOgle 



I3S 

e velo agli intelletti, non solamente si trascendono i 
«limiti dei giusto e dell'onesto , ma quelli eziandio 
K della ragione e del senso comune. Percbè le sen- 
« teoze che da due anni a questa parte si vanno pub- 
« bucando dalla cosi detta Commissione mista resi- 
« dent« nelle quattro Legazioni sono tinte di immanità 
« cotanto stolida da offendere il pudore de' Mussulmani 
« giudici, ed anziché pronunciati di ginstizia, appaiono 
« al mondo mandati di sangue commessi al carnefice 
« negli abusati nomi dì bio, della lef^ e del principe! 
« Il cuore rimane cosi serrato all'aspetto di queste mt- 

• serie che l'intelletto viene meno airufficio di esporre 
« le mille altre da cui siamo travagliati — La consne* 
a indine ci ba ormai resi indifferenti a molte di queste, 
« e minacciati ad ogni ora della vita , dell'esifilio; e 
N della perdila della libertà individuale , è appena se 
« poniamo attenzione ai crescenti tributi, alla malver- 
K sazione del pubblico erario , alla cupidità fiscale 
« provocante e perpetuante le liti civili , alle quoti- 
« diane violazioni di domicilio, all'impunità de'calun- 
« niatori , alla necessità dei passaporti per dare un 
« passo fuori del municìpio, e ad altre ìnnamerevoli 
« calamità partorite dal dispotismo. Vogliamo soltanto 
« che i Sovrani ed i popoli d'Europa considerino nella 

• sagacia loro e sentano nella coscienza d' uomini 
■ battezzati in Cristo se questa nostra condizione sia 
« sopportabile, e se in tanto spandimento di lumi, in 
« tanto movimento di capitali e progresso delle indu- 
a strìe possa un popolo collocato nel centro d'Italia, 
« in contatto d' altri stali che più o meno s'avanzano 
a nella carriera del vivere civile, lasciaru come bruto 

D,izc=inGoo^lc 



4M 

'" P*^^ coBdnrre- al carcere ed al patibolo, esseiifl 
« conlento di una censura stolidamente inceppante gU 
« ingegni ^ e della gesuitica istruzione , sofferire che 
« sìa negato agli scienziati non solo di adunarsi ia 
« congresso, ma di usare a quelli che si adunano oe- 
« gli altri slati italiani , e che la stampa, il commer- 
< ciò de' libri, le strade ferrate, e perfino gli asili per 
« l'infanzia sieno colpiti d'anatema ! 

« Noi non ignoriamo, come in onta di tante gra- 
vissime ragioni taluno fari colpa alle popolazioni 
a delloStato Romano perchè si recano le armi in mano 
« protestando contro la tirannide, e reclamando riforme 
« e guarentigie di vivere riposato e civile. Non l' igno- 
« riamo e ce ne duole . perche abbiamo la coscienza 
« dei mali de' violenti rivolgimenti politici e della 
n natura loro poco consentanea a quella della cristiana 
« civiltà. Ha preghianu) tutti i Sovrani d' Europa, e 
« tutti quelli che siedono ne'Consìgli loro a considerare 
u che tirati dalb necessità abbracciamo questo partito, 
« perchè impediti di maaifeslare i nostri bisogni e de- 
IX siderii perìnezzo di qualsivoglia rappresentanza co- 
a stìtuita, e non solo privati del diritto di petizione , 
« ma ridotti a tale che anche it chiedere, anche il la- 
« gnarsi è tenuto delitto di lesa maestà, non ci rimane 
a. altra via per ottenere la fine dei mali da cui siamo 
« oppressi. 

€ E non è di guerra lo stendardo che noi inoal- 
« ziamo, ma di pace , e pace gridiamo, e giustizia 
<[ per tutti e riforma dì leggi e garanzie di bene dure- 
« Tole. Non sarà per noi che una sola goccia dì san- 
« gue si sparga. Noi amiamo e rispettiamo i stdd^ 

DigilicibfGoOgle 



< pontificii , noi li abbracciamo come fratelli cbe 
« hanoo joomuni con noi i bisogni, i desiderii e le 
« onte, e procacciando noi di torre il Pontefice-dalie 
« mani di una fedone cieca e fanatica, abbiamo in 
« cuore di benemeritare di lui , e della dignità della 
« Apostolica Sede net tempo stesso in cai beoemerì- 
c tìamo della patria e della umanità. Noi veneriamo 
« l'ecclesiastica gerarcbia e tutto il clero, e speriamo 
e che seguendo gli ammaestramenti del Vangelo, con- 
« sidererà il Catlolicìsmo nella sua vera e nobile es- 
« senza civilissima, e non solto il meschino ed acat- 

' * lolico aspetto di nna intollerante setta. E perchè né 
« ora, né mai sieao sinistramente interpretate le vo- 
« lont& nostre in patria, in Italia e fuori, proclamia- 
« mo altamente dì rispettare la sovranità del V>^' 
« fice come Capo della Chiesa universale, senza restrì- 
« uone condizione veruna; ma per rispettarlo ed ob- 
« bedirlo come Sovrano temporale reclamiamo e di- 
« mandiamo : 

« t . Ch'egli conceda piena e generale amnistia a 
« tutti i condannati politici dall'anno f 8^1 fino aque- 
« sto giorno. — 2. Ch'egli dia codici civili e criminali 
M modellali su quelli degli altri popoli civili d'Europa, 
« ì quali consacrino )a pubblicità dei dibattimenti, la 
« istituzione" dei giurati, l'abolizione della confisca, e 
« qoeHa della pena di morte per le colpe di lesa maestà. 
« — 3. Che il tribunale de) Santo Officio non eserciti 
«veiUna autorità sui laici, né su questi abbiano gìu- 

< risdizione' i Tribunali Ecclesiastici. — 4. Che le 
« caiise politiche sieno quind'innanzi ricercate e pu- 
« Dite dai Tribunali ordinarìi giudicanti colle regole 

D,izc=inGoo^lc 



IS6 

« comuni. — 5. Cbe ì Coasigli HuDicijfali siano «latt^ 
« liberamente' dai ciUadini ed approvati dal Sovrano; 
« ebe. questi elegga i ConsigU Provinciali frf le terne 
« pvsentat^ dai .Municipali, ed elegg»il Supremo Goo- 
■ sigilo di Stato fca quelle cba verranno avanzate dai 
« Provinciali. — 6. Glie il Supremo Consiglio di Slah) 
« risieda in Roma, sovraintenda al debito pubblico ed 
K abbia voto deliberativo sui prevenUvì e consKntivi 
« dello Stato, e Io abbia consultativo qelle altre biso- 
« gna. — 7. Che tutti gli impieghi e le dìgnifi civiH 
« e militari e giudiziarie ^eno pei secolari. — 8. Che 
« l'istruzione pubblica «ia tolta dalla soggezione dei 
« VeSBOvi-e del Clero, al quaJe sari riservata la edu- 
« cazione religiosa- — 9. Che la censura preventiva 
« della' slampa sia ristr^ta nei termtoi sufOeLeati a 
« prevenire le ingiurìe alla Divinità , alia Religione 
« Cattoliea, al Sovrano ed «Aa. vita privata de' citta- 
M dioì. — 10. Che aia licenziata la truppa .stramefa. 
« — 11. Che sìa istituita una guardia dtladina, alla 
« quale vengano affidati il mantenimento dell' ordine 
« pubblieo e la custodia delle <l¥ggi- -^- 12. Che in fio^ 
« il governo entri nella via di tutti quiei miglioranieDli 
K sociali cbe sono reclamati dallo spirito del seeda. 
« ad esemplo di tutti ì governi civili d'Europa. 

<c Noi riporremo te armi nel fodero, e saremo tran- 
« quilli ed obbedienti sudditi del Pontefice, non A to- 
« sto cbe £)gli, colla malleveria della alte Potenze, ab- 
« bla fatta ragione ai nostri reclami e concesso dòi 
« che addtmandian^o. In sim^liante maniera ogni 
« stilla di sangue nostro ed altrui che per mala ven^ 
«tura fosse^parso, non ricadri ^ dì niH » ma su co- 

DigilicibfGoOgle 



« lon Tbe ritoi^eranno od ìnpediraaio l'ateordo. E 
« H gli uomini (aranne sinistro giudido di boì , VE' 
« torao Giudice iofalliliile che ineaecftlHlmefite dsjuia 
« i violenti oppressori d« popoli* ci osulverà Delb 
« sua giustitia Mpientissima, io Eaeoia alla quale aotto 
«^uali i diritti ed i doveri de^i uomini, ed j|.ma)^ 
« detta la tirannide cbe in terra si esercita. A Dì» a- 
« donque, al Poatefice ed ai Principi d'Europa racco> 
« mandiamo 1\ cassa nostra eoa tutto il fervore dal 
e sentimeDU) e l'afibtto degli oppressi, pr^itmo o 
« Bupplicbiamo i Prìncipi a non volerci trascisare ai\à 
« neQeBsIt& di addimostrare, che quando un popolo t 
« abbandonato da tutti e ridotto agli stremi, sa Q«var« 
« salute nel disperare salute III » 

Questo manifesto fu, coma oggi si direbbe, il pro- 
gramma politico della ristretta ed effimera insurreuo- 
ne, ta quale prese poi il nome da Rjmint, dove scoppia 
^r opera principale di un Pietro Benzi, cbe con una 
mano di arditi giovani sorprese e disarmò le poche 
nostrane truppe « indifferenti o coDDìveati coU, cwe 
per tatto. Qlì insorti oon operarono oè violenze né 
altre malvagie opere: si impadronirono, egli è vero, 
4el P9C0 danaro che trovarono Delie pubbliche casse, 
ma questa cbe poi il governo ed i governativi giornali 
vitugerafODo come furto iniquo, fu stimata dagli ao' 
mini imparziali come una conseguenza necessaria della 
rìvollura politica, e non già come lU) comunale de- 
litto. Il cardÌDale Massimo, il quale villeggiava nella 
provineia 4i Forlì in luogo non qtolto da Bimini di- 
scosto, avuta notizia del moto, parti incognito e fret- 
tolosaoienle ai ridusse a Bavenna. U cardinale Della 

DigilicibfGoOgle 



M8 

Genga, che era L^^lo. & Pesaro, stette in grtfve ap- 
preiutone. Ma l'impresa di Rimiat finì, appena ìnco- 
Aitnoiata, perchè le altre città non assecondiirooo : 
Bella sola bassa Romagna un animoso e ricco giovane 
Pietro Beltrami, per tenere la fede -data à levi in 
arme con pochi amici suoi, ipiù di Bagnacavallo e di 
Faenza, e spendendo denaro proprio tentò fare novità 
lungo l'Emilia; ma inseguito dalle truppa svizzere e 
Alile congreghe dei volontari! pontificii fu costretto a 
gittarsi sui colli che stanno a cavaliero della Roma- 
gna , ed ebbe al confine toscano al luogo detto le 
Balze uno scontro dove con molto coraggio sì difese. 
Ma a fireve andare seppe che il Renzi, smarrito l'ani- 
mo, non aveva tentata alcuna fazione, e che anzi non 
appena avuta notizia dell'approssimarsi delle truppe 
svizzere, aveva abbandonata la città, e si era ridotto 
a salvamento con pochi compagni sul lerritorio to- 
scano. Per la qual cosa venne in necessità di deporre 
le armi e accettare il transito per Francia che il Go- 
verno toscano offeriva. 

A questi casi tennero dietro, com'è naturale, nuove 
e maggiori severità del Governo, nuovi e maggiori 
dolori dei sudditi. Le Commissioni militari, avendo 
ornai vasta materìadi lavoro, diventavano sole domina- 
trici delle Romagae, quantunque il cardinale Gizzi che 
era legato a Forit non sopportasse che prendessero 
stanza nella città dove egli aveva imperio. In Ravenna 
avevano già mandati a morte due individui imputati 
dell'assassinio di un carabiniere, ed ai dieci di set< 
fembre avevano sommariamente giudicati e condan- 
nati lUe galere sessanlaaette individui, de' quali un 

DigilicibfGoOgle 



119. 
nobile, cinque possidenti, cinque negozianti , cinque 
esercenti arti liberali, e SS artigiani, senza che con- 
stasse d'altra colpa che di scambievole intimità. Con 
quelle forme dì procedura e di giudico, nessuno po- 
teva fare a securlA coH'inoocenza, onde grave era la 
sospennone degli animi non solo nelle Legazioni, ma 
eziandìo nelle provincìe di Pesaro ed Ancona, ove sì 
dic-eva cbe la commissione avrebbe presa dimora, e 
già mandalo aveva suoi commissari inquisitori. 

Ma codesti moti operati in nome di quelle riforme che 
già le Potenze avevano consigliate nel Memorandum del 
1831 commossero la pubblica opinione molto maggior- 
mente dì tutti gli antecedenti tentativi ; e nei più mo- 
derati giornali francesi, come fra gli altri in quello 
dei Débats cbe devotissimo era sita politica del mi- 
nistero Guizot, si lessero parole giustiScstive dei sud- 
diti, acerbe al mal governo di Roma. Del che la Corte 
stette in pensiero, temendo che agli assegnali desi- 
deri! ed ai giusti richiami non venisse fatta ragione 
nei Consigli dei potenti , ed il partito sanfedista ohe 
nel nome del Papa governava , perseguitò e trava- 
g^ò>m(dto più i riformisti , che a possibile scopo in- 
tendere dimostravano, di quello che coloro ì quali 
per lo passato si erano appigliati ad estremi partiti 
di ribellione. 



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CAPITOLO X. 



Scritto di Huràmo d'Ateglìo. — Altri libri politici. — OpioioM 
pabblÌM in Italia e Saorì. — Carnicci dell'Anslria. — O»- 
laM é»\ Piemonte coli' Austria. — 1 GmdìIì ia Fniacia. — 
Raui Ambucialore a Roma. — Nicolo Imperatore a Rona' 
— Parola di Gregorio XVI. — Saa morte al l.o gingno 1846. 



Massimo d'Azelio prese occasione dai narrati casi 
per mandare alle stampe ud suo scritto, ne) quale coih 
dannavB le inefficacie perniciose prove di rivoluzione, 
ma insieme il mal governo che impelleva i disperati 
sudditi alle medesime; ammoniva gli impazien^ e ^ 
eccessivi, ma giustificava gli autori degli altiim moti 
da quelleimputazioni calunniose che i governanti sca- 
gliavano sui caduti; e parlando libere parole agli op- 
pressori acerbe, agli oppressi confortevoli , studiava 
modo di accendere gli animi italiani dell'ìimore d' in- 
dipendenza nazionale cosi che da ogni meno nobile , 
meno grande intrapresasi rimanessero. Il Governo Bo- 



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151 

mano petwava intenebrare la nrilà colle aUeUe pole- 
miche di giornali prenolati , col terrore delle Commis- 
simi militari, e colla fieverissina censura; m« tultì gli 
uomini onesti anche di opinioni piti che temperate fecero 
buoni gli argomenti della ragione e della giustìzia, e 
giudicarono sinistramente del Bomano Governo. L'Au- 
stria si corruccio puerilmente contro l'Azeglio , e co- 
mandò , ed ottenne dal molle ministero ToMano, che 
ei fosse «yscacciato dalla Toscana dove aveva stanza 
alloca; e questa fu cagione per cui il celebrata roman- 
ziere, il pittore cgregio.il recente scrittore politieo a'- 
cquistasse molta maggiore rinomanza in Halia ed au- 
torità sull'opinione pubblica , e ricevesse molte palesi 
e solenni testimonianze di stima, dì affetto, e di onore. 
Io quel tomo venivano in luce qual prima qual dopo 
nitri libri, i qiialì avvaloravano le moderate opinioni 
liberali, ceosunivano ì governi strettì , assoluti , op- 
pressivi, vituperavano le stolte ed inique opere di eerti 
nefasti consiglieri dei principi , e di certi sodalizi re- 
trivi , dichiaravano ed esplicavano l'ingiuslizÌH della 
dominazione straniera , le auliche perfidie e c.orntl- 
tele, e gli impreBcritlibili diritti dell'italiana gente alla 
nazionale indipendenza. 1 Prolegomeni del Gioberti ; 
il libro sulle Speranze d' Italia del Balbo , che veniva 
ristampato con aggiunte e correzioni , il Snmmario 
della storia d' Italia del Balbo stesso , il grave scritto 
dell'Anonimo Lombardo , il volume di Giacomo Du- 
rando sulla Nazionalità Italiana, queste ed altre minori 
opere dell' italiano ingegno ilbminavano le menti , 
rialzavano gli spiriti, disciplinavano le opinioni. Al- 
l'Austria cuoceva pi6 siffatta nuova ed effìracc ma- 

DigilicJbvGoO^lc 



«ss 

niera di lotte, onde si alimeabiTano e rinvigorivano i 
desiderìi e le speranze d' indipendenza, di quello che 
l'avessero per lo passalo aflUtla le cospirazioni di cui 
facilmente trionfava; e le cuoceva sepralutto , che le 
opere, alle quali accenno , fossero ossequiose alla re- 
gale casa di Savoia ed a Re Carlo Alberto, in cui pa- 
reva cbe le ^raozc di un Principato nazionale fa- 
cessero principale fondamento. Il malo umore dell'Au- 
stria era palese : i suoi giornali tedeschi ed italiani 
mormoravano del Piemonte, mettevano in derisione le 
rifonne cbe vi si andavano operando, facevano cen- 
sura acerba dei piemontesi progetti di strade ferrate, 
e vilipendio dì Re Carlo Alberto : il governo di Lom- 
bardia rendevasi insolitamente severo co' sudditi sardi 
cbe si conducevano nella dizione sua , e con altri sì- 
migliaoti segni chiariva la mala ed inquieta volontà 
della Corte di Vienna. 11 più grave ed importante fu 
questo, che a' primi d'aprile pubblicò una Notificazio- 
ne, per la quale il dazio d'entrata dei vini sardi nelle 
Provincie Lombardo- Venete veniva aumentato di li- 
re 21, 45 per ogni quintale metrico. 

Reco le parole , colle quali Re Carlo Alberto volle 
aoDuncìato a' suoi popoli codesto sopruso austrisco, e 
le reco sia perchè fanno ragione dei futili pretesti, con 
cui Austria coloriva le vere ragioni di sdegno, sia per- 
chè furono il principio di atti maggiori e di gravi av- 
venimenti. « L'aumento del dazio d' entrata (eosà di- 
ti covano i giornali governativi) sui vini dei regii stati 
a adottali dall' Austria colpisce cosi direttamente gli 
■ interessi dei proprietarii e coltivatori , che resta op- 
« portuuo'diindicarele cagioni di cosifatta misura.Nel 

DigilicibfGoOgle 



15S 

« 1754 si stipulava una Convenzione fra le Corti diSan 
« degna e d'Austria, per la quale accordandoci questa 
« il transito dei sali delle Bcpubbllca di Venezia per 
N gli Siali della Lombardia , si rinuociava per parte 
«nostra al commercio attivo dei sali coi cantoni Svìe- 
« zeri e baliaggi da essi dipendenti in llalia. Questa 
« convenzione fu richiamata in vigore nel 4815. Ma 
a aveodo il Piemonte cessato definilivamento di prc- 
« valersi dei sali di Venezia , poteva la medesima 
« considerarsi come risolla , mancando lo scopo per 
« cui era stata stipulata , e fu soltanto per deferenza 
€ alla Carte d'Austria, in ccnsiderazione del non es- 
« sere slata denunziata la convenzione, che SuaHae- 
« sta reaunziò al fornire al Cantone Ticino la quan- 
M tilà di sale, cbe le aveva richiesto. Però il Governo 
« di questo Cantone, avendone fatto acquisto all'estero, 
a chiese al Governo di Sua Maestà il libero transito, 
« il quale venne accordato, non potendosi, secondo le 
« massime del diritto delle genti , negare agli stati 
« confinanti il transito di qualunque siasi merce , ove 
« non ne torna pregiudizio allo Stato cbe lo accorda. 
> La Corte di Vienna volendo considerare qua! com- 
« meroio attivo questo transito dì sali , quantunque 
K accordato senza alcun beneficio e profitto per le re- 
« gie gabelle, vi si è opposta, e ricusando Sua Maestà 
«r di aderire ad una tale estensione della convenzione 
■ del 1754, nella quale non è fatta parola del tran- 
« sito , la cui proibizione né fu, né poteva mai essere 
« dalia Corte di Sardegna consentita , fu dall' Austria 
« adottata la sopraccennata misura come una rapprt- 
« tagtitt n, 

DigilicibfGoOgle 



<S4 

Questo primo e nuovissimo atto dì resistei» di un 
Principe ItaiiaDO ad Austria prepotente fu univenal- 
mente ammirato e lodalo in Italia : i Torinesi fecero 
festa e pubbliche acclamazioni al re Carlo Alberto ; 
a Carlo Alberto si rivolsero gli animi italiani eoo ri- 
conoscenza e con isperanza di maggiori cose. 

NeHo Stalo Pontificio la speranza e l'aspettativa fu- 
rono grandi più che altrove, perchè li più cbe altrove 
si sofTeriva : vi corse novelh di quella associazione 
enologica cbe Carlo Alberto aveva permesso si insti- 
tuisse; si seppe, come alcuni esuli dello Stato Bomano 
scacciati di que' giorni dalla Toscana che un mini- 
sterìo ligio ad Austria aveva resa poco ospitale, venissero 
accolti in Piemoote; si favellò d'armamenti e di pro- 
positi ingranditi dalla fama. Per le qusli cose gli spi- 
riti erano riscaldali non solo dagli antichi e consueti 
aSètli e da indelerminate speranze e voglie di rivolu- 
zione, ma da quelle speranze nuove cbe dava un Prin- 
cipe italiano resistendo ad Austria sola vera e polente 
conservatrice del dispotismo, e dei cattivi governi ne- 
gli Stati italiani. D'altronde la Corte Romana, cut pre- 
meva lu paura delle selle e delle cospirazioni , non 
capiva né il nuovo indirizzo cbe l'opinione pubblica 
avevn preso, né le ragioni inlime e segrete dei fatti 
recenti, e seguitava a battere sua usata via , dandou 
ad intendere che il reprimere od opprimere valesse 
ed importasse governare e conservare. Aveva già fatte 
le [HÙ vive ed insistenti pratiche a fine dì oUenerecbe 
le venisse consegnalo dal Governo Toscano quel Pie- 
tro Renzi autore del moto dì Rimino , che riparalo 
dapprima in Francia, e poscia di soppiatto ritornaloa 



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135 
Firenze eravi slatn gooperto ed arrestato. E poooÌMbè 
il ministero Toscano aveva fatte buone le istaDie della 
Corte Rootana, e tenendo in non cale le pnbbliche do- 
glianze aveva rimesso in poter suo colli che uomo era 
di vile natnra, le pareva avere conquistato un tesoro, 
ed assienrato lo Stalo, tanto lo custodiva gelosamente. 
Lo sciagurate volle mansuefare i suoi inquintorì , e 
etonpare la vita a prezzo d' infamia, e confessò le.pro- 
psie colpe e quelle degli amici, e per provare cbe «gii 
era veramente quell'importante e pericoloso uomo.obe 
i governanti credevano, arciiitettd farote di coapiisa- 
zioni nuove, accusòecalunniò sfrontatamente. Laonde 
i rigori delle polizie supremamente governate allom 
da Monsignor Marini crescevano, e le Commissioni mi- 
litari minacciavano non solo le Bomagne, maleMar- 
ofae eziandio; e già ordinavano arresti in Ancona, e 
nella provincia di Urbino e Pesaro , della quale en 
Legalo il Cardinale Della-Genga, a cui Roma aveva dato 
uffizi temporali e uominiagovernare, dacché nella spi- 
rìtoele dignità di Arcivescovo di Ferrara e nel gover- 
nare le sacre vergini aveva di se dato nome ed esem- 
pio soaodaloBi. La materia di disunione , e di diserc- 
dìto era abbondante, e quasiché non ne foroisseroa 
ribocco le sttdìde ed inique opere di arbitrio e di vei- 
sanone, e le continue o ingiuste od eccessive condanne 
de' tribunali eccezionali, ne fornivano eziandio gli uo- 
mini di Chiesa , quale comandando , che non appena 
un uomo ponesse il piede in casa d' una fanciulla, o 
se ne mostrasse preso di 'vaghezza , quei fosse obbli- 
gato e dalla Curia ecolesiasticB costretto a disposaria ; 
qoal altro proibendo a' medici cristiaoi dì essere aUa 

DigilicibfGoOgle 



cura degli Ebrei, e di continoare in quella-de' malati 

cristiani che riottosi fossero ad acconciarsi deiranima 
coi sagramenU, altri infine con altre o poco civili, o 
non caritative, o strane provvigioni. 

Roma d'altronde aveva nnove ingrate sollecitudini. 
Il signor Thiers erasi fatto accusatore dei Padri. Gè- 
suiti alla ringhiera del Parlamento francese, ed aveva 
dimandato che il Governo facesse eseguire quella legge 
dello Stato che vuole disciolle le congregazioni reli- 
giose non approvate e permesse dalla Autoriti Gover- 
nativa. In IsviEzera , in Francia, ed in Italia si erano 
risvegliali ed esasperali gli antichi umori contro la 
famosa compagnia fatta segno alle antiche ed a recenti 
accuse e querele nelle istorie, ne'romanzi, ne'giornali, 
ne'tribunali. Il Governo Francese aveva promesso al 
signor Thiers ed al Parlamento di fare eseguire piena- 
mente le leggi dello Slato non sì tosto avesse fatti 
colla Corte di Roma quegli ufGci che riputava acconci, 
e pe'qualì mandava all'eterna CittÀ l'esule del 1S1>'> 
divenuto Professore, Pari' ed Ambasciadore Pellegrino 
Rossi. Non gradiva alla Curia la venula di tanto uomo, 
giurisperito strenuo, e dei romani tranelli peritissimo 
pure, autore di opere dalla Curia condannate, autore 
di costituzioni repubblicane, difensore costante degli 
Istituti della moderna civiltà e degli ordini rappre- 
senlalivi; e non poteva il Romano Governo dimeoti- 
"care, come lo Ambasciatore francese fosse pur sempre 
quel desso che parteggiato aveva per l'indipendenza 
e li libertà dell'Italia. Arrogi che ai andava dicendo, 
non dovere il Rossi travagliarsi soltanto nel negozio 
dei Gesuiti , ma eziandìo nelle politiche qujstioni; ed 

DigilicibfGoOgle 



157 
tvere l'inearieo dì studiarle, di confenrne cogli uomini 
degni di stima e riverii dal poese, e dì veder modo di 
ottenere ragione ai rìctiiami della pubblica opinione. 
Né le cure moleste ed t gravi pensieri venivano a ttoma 
solamente dalla Svizzera Repubblicana e dalla Francia 
Costituzionale , ma eziandio e più dalla Russia, dove 
lo Autocrata scopertamente faceva guerra alla Beli- 
none Cattolica ed alla Romana Autorità, ed i cattolici 
perseguitava e martoriava a foggia degli antichi Impe- 
radori pagani. 

Giunto colla mia sommaria narrazione presso alla 
fine del regno di Gregorio XVI, e fatte sul suo tempo- 
rale reggimento quelle parole gravi che la verità e la 
. coscienza mi hanno dettate, mi è caro renderò testi- 
monianza di onora e di ossequio a Lui Pontefice, e 
pel suo zelo costante degli incrementi della tìeiigtobe 
Cattolica , e per la saviezza e lo spirito conciliativo, 
di cui fece testimonianza trattandoli negozio dei Ge- 
suiti di Francia ; e per la fortezza e nobiltà colle quali 
difese i cattolici tribolati dalla tirannide russa. Impe- 
rocché consigliasse autorevolmente al Generale de'Ge- 
suiti in Roma di sciogliere come meglio potesse la sua 
milizia di Francia, e cercasse questo ed altri tempe- 
ramenti a fine di non dare maggior materia di discor- 
dia e di rumore a quella Cristiana Nazione. Ed all'Im- 
peratore delle Russie Nicolò venuto in Roma nel suo 
cospetto favellò con si nobile risentimento e più che 
umana dignità, che se ne sparse la fama dovunque. 
Degno è che si serbi memoria delle parole che disse , 
le quali per testimonianza di chi le raccolse furono 
del tenore seguente. « Sire ! verrà ti giorno in cui 

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J38 

« entrambi ci presentereiiMi a Dìo per rendergli'CMilo 

■ delle opere nostre, lo, perdiè assai più ìnnaRu per 
« gli' anni, sarò certamente il primo; ma non oae- 
« rei sostenere gli aguardi del mio Giudice , se non 
« pigliaaai o^ !a difesa della Religione che mi venne 

■ confidata, e che Voi opprimete. Sire! pensateci bene. 
« Dio ha creato i Re perchè aleno i padri, non i tiranni 
« dei popoli che loro obbediscano ! ■ 

II Signore aveva poco tempo prima chiamato al soo 
giudizio il Duca di Modena Francesco IV, e si primo 
gingno di quell'anno i Sh& vi chiamò dopo breve ma- 
lattia it vecchio Pontefice. 

Darò ora contezza per sommi capi degli iatitnti.de^i 
ordini, degli usi, delle condizioni della Corte ftomaDa 
e dello Stato all'epoca della sua morte. 



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CAPITOLO XI. 



La CoTt«. -- Gielino Hotodì. — Il Sacro Collegio. — La Pre- 
lalvra. — Le nnaaie. — Il CommeTcio — La Hìitiia. — 
L' ialnirioDe pabbliea. — I Legali e Delegati. — La PoliiM. 
— Lt Gintliiia. — OpJDione pubblica. — Aiaici e immìcì 
del Governo. 



La Corte di Gregorio Dedmosesto era cobI costituita 
come sogliono essere le Corti dei Pontefici : un Pre- 
lato Ha^iordomo, carica cardinalitia; Prelati cbierìci 
di Camera, Prelati camerieri segreti ; laici Gentiluo- 
mìni di spada e cappa 08«a Cìambellaci ; laici aiutanti 
di camera, ossia domestici con abiti clericali : orna- 
mento e presidio le .Guardie Nobili e la compagnia 
degli Svizzeri colle labarde e le assise rafiaelleaehe. 
Un Segretario dei Memoriali , un Cardinale Segreta- 
rio dei Brevi , un Cardinale Datario , un Cardinale 
Cameriingo, un Cardinale Cancelliere di Santa Chiesa, 
un Prelato Segretario privato del Papa , un Preiato 



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Segretario delle lettere latine , un Prelato Guardaro- 
ba, altri Prelati in altri minori uffici. Gregorio XVI 
non dava udienze pubbliche , e quando riceveva a 
privata udienza è voce che non amasse favellare di 
negozi temporali. Dicono che la sua ca.sa non fosse 
ministrata con parsimonia, e che vi si facessero spese 
poco assegnate. Guelano Moroni che un tempo era 
stato barbiere del Monaco e del Cardinal Capellari, ed 
eca poi divenuto Primo aiutante dì camera del Papa 
fu sempre l'uomo del cuor suo. Gregorio XVI lo in- 
signi d'ordini cavallereschi , lo pose io condizioDO a- 
giala ed invidiata, e tanto lo dilesse , che venne in 
voce e credito di favorito , e dispensò protezioni e 
favori non solo di Corte ma di Stalo. Se ne mormo- 
rava grandemente, ma pur nullaostante il cavaliere 
Gaetano Moroni riceveva gli omaggi non di coloro 
soli che ivano a procaccio di grazie e dì onori, ma 
eziandio dei Cardinali e dei Prelati: i letteratuzzi gli 
dedicavano sermoni e rime, e lo celebravano come uo- 
mo dì molta dottrina, avvegnaché fosse autore, ocome 
è più probabile, editore di un Dizionario Ecclesiastico, 
che per invito e raccomandazione delta Corte e del 
Governo dovevano acquistate tutti i Hunicìpii. tutti 
i dipendenti dalla Corte e del Governo. A GactaDÌno, 
come I Romani vezzeggiando lo appellavano, al fortu- 
nato ed astuto barbiere bruciava incenso la corti- 
giana turba de' mozzorecchi, degli adulatori, de' 
cupidi. 

Il Sacro Colico de' Cardinali era onorevole per 
molti uomini pii; alcuni efaìari per doUrìoa ecclesìasti- 
ea; altri per sapere peregrino, ma non rìspleodeva 

DigilicibfGoOgle 



441 

per eccelleiiza di quelle virtù che sono necesurie a 
ben governare gli Stati. Che se Don si riguardi né ai 
taleal). né alle opiaioni politiche; e se poc^ eccezioni 
« facciano, bello è le atLeslarne la pietà sincera e la 
bontà d^ costumi. 

La Prelatura; e specialmente quella parte che è 
cortigiana e politica ed è costituita d'uomini i quali 
non sono né abati, né laici , come abati troppo laici, 
e come laici troppo abati ; né spettabile per dottrina, 
né reverenda per castigateaza di costumi. 

Le Finanze governate da uu Prelato Tesoriere, il 
quale ha diritto di essere nominato Cardinale, quando 
cessa dall'ufficio. L'autorità sua al solo Papa soggetta; 
l'amministrazione non sindacata , né per avventura 
sindacabile in causa dei cattivi metodi , e della qua- 
lità privilegiata della persona. I^e pubbliche imposte 
governative di due maniere; le une dirette, le altre 
indirette. Le primo consistenti nella tassa fondiaria e 
nella tassa di successione , rendita annua di tre mi- 
lioni di scudi circa ; le seconde costituite dalle Do- 
gane , dai monopolii di Sale e Tabacco , dal Bollo e 
Registro, dalle Poste , dal Lotto , dal Dazio sul maci- 
nato io alcune provincie , dal Dazio sulla consuma- 
zione in altre ; prodotti di circa sei milioni di scudi 
all'anno. Da somiglianti somme vogltonsi dedurre le 
spese di percezione, lo quali importano per le tasse 
dirette il ventitré per cento circa, pei dazi l'undici, 
pel Bollo e Registro il sedici, per la Posta il sessanta, 
pd Lotto il sessantanove , ossia in complesso il quarto 
circa della rendita. Anticamente affluivano a Roma 
tanti tributi dall'universo mondo cattolico, che i sud- 

DigilicibfGoOgle 



1M 

ditiPoBliiGii pagftVMopocbfr tasto; naft^pure ascha 
aUera jl pubblica erario -nwi era io buone «oadisioiii 
in- causa, già -tempo, del NipoUsmo e dette guecre, 
p(H della mala amihuiistrazione. Èl lunga stagiOBe che 
le ^wse sopravaDzaoo le rendite in Roma', e cfae' 
le prealanze ed i debiti vi sono in usanxa- .Gii .Cie- 
iMBte VII aveva incomincialfi a creai^e 1 ooiL delti 
luoghi di monte, i quali importavano , che il Principe 
si valesse anlicipatamente delle tasse e gabbie , co- 
stituendo una specie di eemi eontignativi o di ainuK 
rnidite in favore di chi preslava daearo. TrovaU que- 
sta maniera di far provvisione ai bisogni , i luo^ 
di' Monte si vennero sotto forme diverse moltiplioasdo 
in ^isa . che a' tempi dì Sisto Qainto se ae conta- 
vano undici per cui erano ipotecate e vendute ai cre- 
ditori quaM tutte le rendite dello Slato e della Chie- 
sa; e coslav««ane. che il debito pubblico via via 
nuDteotalo ununo'ntaMe già a cinquaoladue miliooi dì 
soudi nell'anno 1tì70. Regnando Inaocenio X ed In- 
iiuoeiiEo XI, ne furono ridotti i frutti prima daJ cin- 
que per cento al quattro , poi dal quattro al tre, né 
bastando questo rimedio al vecchio male, coll'an^ 
dare del tempo si ehbc ricorso hI disperati ^tedienti 
soliti , cedole moneta» e moneta scadente obe fra 
n<Ji obiamano «r«M. Nel 18M il debito del Governo 
Pontificio tra VacabUi, luoghi di Monte, e debiti-M* 
collati dai Hunicìpii sommava a settmUaquattro t>i- 
lìoni dì iicudi , e le rendile non bastavano mai alle 
spese. Nel iftti i Francesi oooquistatorì tolsero dì 
R^azao una mela del debito pubblico , scio^ieodo la 
Congregazioni religiose cbe -di tanto erano creditrìoi, 

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ed iooamèrsndpBe l« pn^irieli ; l'alln awUi v«nq«< 
liqaidatii in rafÙMie di due quinti del «lore , e oost 
Bt teet Ubro BUQvo. Alla ResUnrazione, il debito det 
H»nt» Nafoletn» di Milano fn ripartila a ragguaglio 
di< popolauooe e di rendita, territoriale fr». gli Stati- 
che avevano ooatituito il Regno d'Italia : divi» in 
centomila parti e fatto il oAmpito , ne toocarono parti 
ventuii^BÌla.e quattrocento a Itoma, in propwzion* 
delle proviDCJe dello Stato Pontificio ohe avevano fatta 
parto di quel r^no. Cosi veniva accollato un milione 
circa di scotìi, ma in compenso veniva data la pro- 
porzionata quota parte degli ottantotto milioni dì fran- 
abi ì quali coslitaivaào il fondo totale del Monte Napo- 
leone; quota di credito maggiore di quella del dehito. 
Pio VII liquidò l« asiani retidue dell' antico debito 
pontificio alla ragione del quattro per cento , e-, por 
ristabilire e rìcompentare le Congregazioni religiose, 
e satisfare ad altri obblighi suoi, della Chiesa e dello 
Stato creò'Un nuovo debito di un mihone e mezzo 
di scodi. Si pensft a fondare una tassa d'ammor- 
tizuziooe , ma il pensiero non fu posto in atto , e 
sebbene Leone Xll la fondasse poi in realti, e la 
dotasse prima di scudi cinquantacinquemila di ren- 
dita annua, e poi di altre somme, accadde ohe 
il Tesoriere non fornisse^nsi completamente la dota, 
che le somme consegnate sparissero, e la casata eva- 
porasse. Dopo i casi del'1831 vennero appaltiiti i m** 
nop^ii del sale e del tabacco, il dazio del macinalo, 
ed altri di cansomazioDe, e se ne tirarono vistose som- 
me in anticipazione, ingrossando di questa guisa H 
pubblico debito. Gli interventi stranieri , io arruob- 

DigilicibfGoOgle 



mento e l'ordinamenlo deUe truppe Svinerà, le Com- 
missioDi. tnililiTi , le polizie costarono enormi spese, 
durante tutto il regno di Gregorio : si fecero prestiti 
rovinosi, uno de' quali con Itotschild al 6S per cento : 
e quantunque le tasse crescessero, si ebbe una defi- 
cienza annua di cinque in seicenlomila scudi , ed il 
debito pubblico, regnante Gregorio, crebbe di venti' 
sette milioni di scudi. L' amministrazione del Tosti 
Tesoriere fu un vero disastro. Nessuno accusa di ino- 
nestà luì rimasto povero, ma tutti lo rendono JR colpa 
di inesperienza e scioperats^oe : l'Erario impoverì : 
il disordine crebbe: molli in Roma traricchirono per 
usure, per appalti pubblici, per l&vori fatti dal Tosti, 
come dicono, economicamente. Di un decennio della 
sua amministrazione non si è mai potuto fare e dare 
un vero rendiconto. Un Galli Computista della Reve- 
renda Camera arruffò cifre, e diede ad intendere di 
averlo compiuto, ma la fu polvere gettata negli oochi. 
I cliierìci imputavano i dissesti del regno Gregoriano 
ai tumulti ed alle insurrezioni. Certo, che non fecero 
prò: ma la cattiva condizione delle finanze Pontificie 
non è dì data recente, come di sopra fu dichiarato : 
ma la ragione vera e necessaria del vecchio e dure- 
vole male consiste in questo, che le rendite dello Stato 
furono sempre in Corte di Roma considerate come un 
frutto di patrimonio di gente privilegiata, e non già 
come fortuna pubblica soggetta ad amministrazione 
sindacabile, e che i governanti si credono padroni e 
non semplici amministratori; non sono funzionari pub- 
blici, ma uomini partecipanti alla Sovranità che eser- 
citano in nome della Chieu; e tengono lo Stato come 

DigilicJbvGoO^lc 



Ì46 

un grande Beoeficìo EceteiiasUeo, uo predio da nsu- 
fnittuani da^i uomini di Chiesa. Al che si aggiun- 
gano i cattivi ordini civili ed economiei oantraslanti 
l'aaaMlo della riechena pnbUfca, i rioehi fidecom- 
meflsi e mag^oraMbi, onde si rendono immobili le 
proprìeti: e {MÙ le manlmorte le quali pMsiedooo 
an capitale di cento milioni di scudi circa : e si ag- 
ginDgaBo il OOD buono sistema -ipotecario, It molle' 
penuonidale per favore nel regno d'ogni Papa, lo ap- 
pallare i dazi dall'un lato, e dall'altro eseguirei lavori 
pubblici perecoDomit, e senz'altro dire e ricercare si 
avrà ragione di vantaggio della cattiva condizione 
delle finanze PoMificie. 

Il commercio e l' industria governati dal Cardinale 
Camerlengo di santa Chiesa, col sistema dei ngoìa- 
mtnti di yroibitiont e difrottxione, colle tariffe, coi 
fremi, colle privative, coi privilegi. Gbi voglia ca- 
pacitarsi ddle eteroclite idee economiche della Corte 
Romana, quei gitb gli ocdii sui etnni iconomici età- 
dstiei dello Stato Pontificio, opera del sig. Angelo 
Gallir il quale fu ed è tattavìa il lume degli occhi, il 
genio finanùero di quella. La buona gente uredeva 
fovorire il commercio , ed imiÙDgiiare l'erario, e nu- 
driva il contrabbando. Il qnale diventò più ohe un 
mestiero, un vero commereio fatto buono anche ddle 
opinioni dei casisti. Le numerose coi^reghe dei con> 
trabbandieri ordinate ad ufficii e banchi amministra'^ 
tivi con assicuratori, contabili o speditori; a milizia 
con capitani , guide e scorte ; molti i doganieri e 
guardiani, ma poco pagati ; ausilio del contrabbando 
più che del fisco. La morale e la sioarena pubblica 

D,lzc=lnC.OO^IC 



44e 

ne so^rooo graDdemeale: «omini roat e 'tMnese^ 
81 MBuefecero alle lotte colla fona dfU» Stato , «Ha 
vita avvfintuniea , ai oimealt arriuoati. La cupidigia, 
che 8i ÌDgeiiera e fomenta negli animi pei sabiti e 
non faticosi guadagni, partorì l' caio, ilginoco, (^ai 
altro vizio, e quando per tariffe diminaite e per com- 
merci interrotti cessarono i vistoci lucri del contrai^ 
bando , quella gente rotta a misftre Ai pronta die 
rapine, alle aggresaioni, alle sommosse. Questo il bel 
portato delle tariffe. Le quali pcH erano strane anclw 
nei particolari ed a rispetto della idea stessa dì [HVte- 
zione. Per dame un esemfùo dirò, che net tempo in 
cui si accordano prtmi per la eostmaione deUe groeae 
navi mercantili coli' ìntendìneiito di favoreggiare lo 
incremento della marina raercaotile, il l^no da oo- 
slruzione è tassato di dasto di eeporlaziODe poco mag- 
giore di quello del legno ni natura, per la qnal cosa 
la grande eqwrtazione ohe si fa da molti anni per l'In- 
ghilterra ha raddoppilo nell'iatemo il prezzo del le- 
gno da coslruuone. E volendo esempi dell'effetto dei 
premi, si troverà , che i premiati panni dello Stato, 
non solo sono cattivi , ma più cari dei buem esteri, e 
che il governo per favorirne la hbbrìcarione, non solo 
d& un premio, ma compra quelli che gii bisognano 
ad uso delle truf^. Per ciò che riguarda le privative 
ed i privilegi noterò questo htto; chee6nodi pro- 
teggere, come pretendono, t'industria del raffinamento 
dello zuccaro esiste da veaticinqne anni la privativa 
per un selo intrsiareDdente ed una sola bUirica, la 
-quale produrrà appena la' decima parte deUa quantità 
di zucchero necessaria alla oonaomaùone, ed iaUoto 

DigilicibfGoOgle 



U7 
lo nwdiero ortaro è ^avtto dt ub daw» éA i^a»r 
ranla per aaali. Aoofae le isliUisiani che si dieoiio 
di er«dik>,aoao protaiu, e Usola Baaca RomaBa che 
ha un cantile di scudi ciiM)usceiiloniila De ha ii jtri- 
miUgie. — Il Cimimareie ài trutuito qaasi nullo , |m)oo 
l'interno. 11 coaiiBercio eoU' estero è di venti milioDì 
circa di aoadi ailaono fra ImporUiiopi ed esporla- 
■lioai: l'imporluùone alquasto maggiore della espo^ta- 
mae. li goveraaeenxa un battello a vapore, eeiua una 
jiave da guerra sui due mari che bagnano lo Sialo. 

La Segreteria di Stato per gli affari esteri tanto ec- 
clesiastici che laici governata da no Cardinale, con 
UD Prelato soalituto, .ed ufficiali ecclesiastici e laici ; 
la diplomaua ecclesiastica e secolare presa» le Corti 
dai prelati auDiii o inteniiiKÌ apostolici, o inoarleati 
■d'affari. La segrelena di Stato per gli affari interni pro- 
aiedula da un Cardinale eoa un prelato sostitalo, ed im- 
piegati ecclesiastici e laici.» Lo Stato popolalo di circa S 
-milioni d'abitanti divisoìn ventun» provi oda, costituite 
alcune da vasti ed ubertosi terrìtorii con trecento e 
pia mila abitanti, altre ritratte e povere con quindici 
o ventiouia abitatori. Le coti dette quattro Legaxiont, 
oioò Bologna^ Ferrara, Ravenna e Ferii eia provincia 
di Urbino e Pesaro governate da un Cardinale Legato, 
. le altre da un Uoniignore prelato. 11 Cardinale De- 
cano è Preside di V^lctrl dove tiene un Prelato Vìoe 
Ltgtìa. Un Cardinale è Preside di Roma e Comarca. 

I Cardinali L^ati banao un breve pontificio che 
ne dichiara l'autorilie la potestà, la quale non è 
sempre Qguale per tutti. Dirigono la polizia. neUa 
provincia , comandano la forza armata, presiedono 

D,g.li«ibfG0&gle 



ih» 

f amministraziose pfoviDciale, tutelano la monioi- 
'pale. condannano a prigionia per via gemmaria; as- 
solvono dalle pene e fanno grazia Sino a certi limiU. 
ìiei Prelati Delegati è minore l'arlùtrìo, se non l'iìuto- 
rìlà. Ogni Cardinale o Prelato Legato o Delegato in 
provincia ha quattro consultori laici nominati dal So- 
vrano, Ogni Provincia ha un Consiglio Provinciale il 
quale viene detto cosi come ora desoriverd. I consi- 
gli municipali si ragunano e nominano gli Elettori : 
questi sì raccolgono nei C^apo Lucidi Distretto e pro- 
pongono al Sovrano una terna per ogni Consigliere 
'da nominare. Il Consiglio 'Provinoiale sì raduna una 
evolta all' anno , e sta riunito quindici gtorni per 
fare i bilanci preventivi e consuntivi dell» Ptavincia, 
stabilire e ripartire te tasse provinciali , le quali sono 
rondiarie e dirette; e nomina una Gommisnone Pro- 
-vinoiale di sovraiotendenza amministrativa , la quale 
siede permanente. 

' Il distretto non bavera importanza uè ammintstra- 
lìva, uè politica. 

Il Hunìci[HO ti coti eostiluito. 11 Sovrano nomina la 
prima volta tatti i consiglieri dai ceti de' nobili, pos- 
sidenti, dotti e capi d'arte: il consigti» si rìnnovaper 
.toni e si couipleta per se medesimo , ma ogni consi- 
gliere deve essere approvato dal Governo: il coosigllo 
propone al Governo stesso le terne per la nomina dei 
Gonfalonieri, Priori ed Anziani, onde sono formatele 
permanenti magistrature municipali. I municipii im- 
pongono tasse sulle proprietà, e- sugli oggetti di cod- 
'sumazione , e le riscuotono per mezzo d^li esaUorì 
•proprii. 

DigilicJbvGoO^lc 



M9 

ìa ogai dislrelto, ed aix^ nei moDÌoipii di corta 
estensione ritiede un Governatore laico. I GoveraattH'i 
di prima classe baimo un soldo mensile di cinijuaala 
scudi : quelli di seconda ciane di quaraola , di terza 
treotacinque , quarta [bvota, quinta TenliciDque..Vi 
sono eziandio alcuni govetnatori di Eeudì baronali «d 
lUibasìsIi nominati dal Papa, come gli altri, ma pagati 
dal feudatario, amministranti la giustizia in nome del 
Barone Principe colle leggi del Papa. Il Governatore 
sovraintende ai muoicipii: non si possono radunare i 
consigli sraiza ordine suo, e non visi possono discu- 
tere oggetti che ei non abbia prioui approvati; ne pre^. 
siede In odunanis; ha voce e msno in tutte le inuni- 
oipali Commissioni e Deputazioni. La cosi detta Coni 
gregazione del Buon Governo presieduta da un Cardi- 
nale aveva la tutela dei municipii delle proviocie cir- 
convicine a Roma. 

I Governatori sono anche direttori della Polizia nel 
proprio distretto: simbdo, arrestano , inquìroiw : seno 
giudic» crìmìnali pei delitti che non importino pena 
maggiore di tre anni di opera pubblica, e se si tratti di 
^udicare cause di furto, possono sentenziare anche la 
pesa di dieci anni di-galera. Sodo giudici civili nelle 
cause ohe versano sa somme non maggiori di scudi 
duecento. I Governatori inCne mantengono la corri- 
spondenza amministrativa fra il Municipio ed il Capo- 
luogo della provinrant, ed idteniongono i decreti che si 
appellano di volontaria giurisdizione per le donne , e 
peri.minorL. . . 

La Polizia ministrata supremamente da un Prelato 
Govcniatora di Honti^ , carica Caidinaliùa, dal quale 

DigilicibfGoOgle 



4B0 

fantorità discende a) (ordinale Legate, o Pnitto de- 
legato, e da questi ai Governatori , e cen an altro ra- 
mo va pei gradi gersrohioi (tei Carabinieri , forza di 
Poliria comandata dallo alesso Prelato Govereatore. 

It Ministero, che altrove si dioe della guerra, gover- 
nato da un Prelato che'halitoto di Presidente dotte Ar- 
mi, posto cardinaliEio aoclie questo. Pochi i buoni af- 
finali : i pili venati in grado per favore , per prole- 
zione, per servilil&; gente da comparsa e non bella! 
aè codici, né buoni regolamenti ed ordini disciplintiri, 
né onore di corpo e di divisa: raoeolti ì soldati qua e 
colA e descrìtti per vìa di vile- premio; brulla e ca^ 
tira gente specialmente i fanti ; meno brutta e meno 
cattiva la cavallerìa. Invilita e vilipesa cosi la nobile 
arte militare; proverbiale ingiuria lo appellativo di 
soldato del Papa. Buoni i Carabinieri: buoni ì due r^ 
gimenti Svizzeri privilegiati dì paga , e di belle vesti- 
menta: lacera e sudicia la milieia nostrana. 

Reggitrìce ed Arbitra della pubblica istruzione ti 
Sacra Congregazione degli studi co^tuita dì Cardi- 
nali e Prelati. Un Cardinale Vescovo Aroicanceltiere 
delle Università maggiori in Roma ed in Bologna : il 
Vescovo, Cancelliere delle minori in Macerata, Urbino, 
Perugia, Feri'ara, Camerino; il Vescovo ìn ogni Dio- 
cesi, il Vicario Foraneo in ogni Municipio, il Parroco 
in ogni parrocchia dìretlon dello insegnamento. Proi* 
bito a chiunque lo insegnare pubUicamente o privata- 
mente senza patente dell» Sacra Congregazione, od 
approvazione dei Vescovi: questi presiedere agli esa- 
mi, fare od approvare metodi , régolamenU, libri per 
tutte le scuole ; ogni maestro o «tétto direttamente od 



,ibf Google 



IBI 

tpprowtUt dai Vescovo, o dalla Sacra Congr^zione : 
gli ecclesìMtìei prefenli sempre ai laici: in Roma i 
Padri Gesuiti soH educatori della gioventù; dovunque 
fonerò, btvweggiali : i metodi o ioflnfficieDti a soda 
istruzione o difettivi, o Gallivi : fastidita la feociullezEa 
CM^e eterne gramintticalì noje latiue ; 1' adolescenza 
eolie grette metafiùche luoubrazioDi. Né scuole di me- 
todo, né scuolepopcrfari, né esercizi giODafltioi.nèistru- 
zione teoBÌca , ni militare. Proibito lo Jnsegnam«ito 
della Pubblica economia: poveri ed incompleli gli sto* 
diì di giurisprudenza e di medicina: buona la scuoia 
degli ingegneri in Roma. Gli avvenimenti politici ave- 
vano tolti alto studio di Bologna il Tommasini nel 
ISSO, l'Orioli ed il Silvani nel 4831 : inonorati osospet- 
tati dal Governo Pontificio venivano chiamali ad illu- 
strare gli Btudi Toscani il Bufalini, il Malteucci , il . 
Regnoli, il Pnccinotti, per tacere d'altri meno cbiarì. 
Il prosuritlo Mamiani onorato a Parigi : il proscritto 
Malaguti provvedutolo Francia: ilSalvólini, negletto 
fraaoi.Rbianatoin Piemonte ed a Parigi. Pure in onta 
di tasto getUto d'uomini, e disfavore degli stadi, iflu- 
stravaoo tuttavia 1' uoiverntà di Bologna to Altessan- 
dnni, il Bertoloai, il Gberardì , il Medici , il Ventu- . 
r^, il Magislrini. equelle di Roma il Villani, il Cava- 
lieri, il De-Vioo. il Tortolini, il Folchi, il De-MatUieisi 
Splmdìdtssimì lumi delle arti belle il Tenerani, il€o* 
ghetti , chiaro H Baruzzi. — In Bologna un Collegio 
musicale diretto dal portentoso Rossini. Le Accademie 
scienlifiofae, artistiche e letterarie governate pur csM 
dalla Sacra Congregazione degli Studi : non permessi 
ì«ongressi «cientiAei. Le lettere immiserite dalla ceo- 

DigilicibfGoOgle 



453 

sqra e daUe foUlì sdoloinature «cendflinìobe (U<nuM 

frutti di poco sapore e di oeesun nudrimento. 

I ricebi e copiosi Istituti di cariti e beneficenza go- 
veroali assolutamente dal Clero, e malameDte.ammi- 
•trati. Gli asili per l'infanzia proibiti. 

La stampa soggetta ad una tiiplice censura , cioè 
quella del Santo Ufficio, quella del Vescovo, e quella 
del Governo. 

L'ordinamento dei Tribunali cosi complicato e stra- 
BO, ohe difficile cosa ella è il darne cognizione. Fard 
diligenza per dire chiaro prima dei tiibunali ordinarii, 
poi degli straordinari! -^ In ogni Capo-luogo di Pro- 
vincia risiede un Tribunale Collegiale il quale rende 
giustizia tanto in materia Civile che l'rimiaale, 1 di- 
battimenti pubblici sono permessi nelle cause civili , 
proibiti nelle criminali. I Tribunali di prima istanza 
di Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì sono costituiti 
di un Prendente, un Vìce-Prewdente, e queUro Giu- 
dici: Bologna ne ha sei. Il Presìdenie ha uo soldo di 
cinquanta scudi mensili ; i Giudici hanno quaranta 
scudi. Nelle altre proviooie dello Stato i Tribunali sono 
composti dì un Presidente , due Giudici, e due sup- 
plenti: alcuni Presidenti banuo quaranta scudi di soldo 
mensile , altri ne hanno venticinque, alcuni giudici 
hanno trenta scudi, altri ne hanno v«itì: i supplenti 
non sono pagati. In ogni Tribunale è un Procuratore 
del Fisco , il quale in Bologna , Ravenna, Ferrara e 
Forlì ha lo stipendio di venticinque scudi mensili , e 
nelle altre provinole basoio sedici scudi. Vi sono eziao- 
dio due giudici processanti, i quali sono incaricati .di 
jnqvidere sui delitti , ed hanno venticinque scudi al 

Digilicibt'GoOgle 



«55 
Blese. Il C»oalÌI«re civitr b^ miti stnAì, gli 'altri nf- 
Bciali minorì hanno goiderdone ineMbÌDÌssìaio. L'ia< 
dipmdenza del Potere Gimliiìario è scritta Bel Codice 
Lepislatìvo e Giudiziario, ma nell'Editto K luglio 1&51 
si legge « Il Legato o Del^ato se e quando il voglia 
« potrà presiedere alle sedute dei Tribunali ohe gtudi- 
> cano in Caute criminali , senu emettere il voto ». 
Cosi colla presenza e colla partda l' Autorità politioa 
può esereilare influsso sulla coscienza dei Giudici. — ■ 
I giudizi criminali e civili sono d'ordinario molto lun- 
ghi. Vi sooo due tribunali d'appello ndle provincie. 
UDO in Bologna, l'altro in Macerata. Le piovincio più 
vidDe circostanti a Roma non ne hanno, e ricorrono 
in appello alla capitale. Il Presidente dei Tribunali di 
Afillo ha ottanta scudi mensili : i giudici ne hanno 
settanta; il procuratore del fisco ne ha quaranta. In 
Boraa i Tribunali Civili sono distinti dai Criminali. 
Anticamente il Pontefice era Presidente di tutti i Tri- 
bunali, conosceva e giudicava di tutte le cause msg* 
glori per mezzo della Rota e della Segnatura, e deHe 
minori per mezzo dell'Auditore della Camera. Mutate 
io alcuna parte le condizioni e le forme dello Stato , 
restò tuttavia l'Auditor Camerale, restò, come suole in 
Corte Romana, il nome, restò la carica, imagìne del- 
l'antico, che sì reputa virtualmente immutabile ed in- 
crollabile. L'Auditore della Camera continuò a giudi* 
care: dapprima ebbe un Sotto-Uditore, poi vari Asses- 
sori, poi una GoDgreganooe civile ed una Coagrega- 
zione criminale dette dell' A-G (Auditoris Camerae). La 
Congregazione civile è composta di tre Prelati, e tre 
UftUi; giudica par mezzo di uoAsscasore quelle eausa 

DigilicibfGoOgle 



IM 

minori, di eoi i Govemlori stadicanq nelle proviaoie) 
per mezio di un primo Uu-do giudioa t& prìou istanxa; 
per mczio di un secondo turno giudica in appdle.Iii 
CoDgregatiooe Crimianle cosUtuita nel modo Steno ba 
nome di Tribunale delGovertko. 

La Sacra RotBana Rota è eostiUiita da dodici Pre- 
lati ^e si cbianiano Uditori presieduti dal Prdate 
Decano , il quale è in carica cardinalizia. Si divide io 
due turni. Il Governo paga alla Rota ventiquattro mila 
scudi auDui. Quattro Prdali forastierì vi buiuo s^^; 
privilagio, o consuetudine cbesia, ragionevole forsea' 
tempi, in cui dalle Nazioni «traoiere le cause veni- 
vano mandate a questo famoso tribunale, irragione- 
vole oggi. Ciascun Prelato Uditore mantiene a |H'o- 
prie spese, un aiulanlt di ttudi» mi soldo di venti 
scudi mensili. Però: il litigante il quale vincR la lite 
fu UD dono corrispondente all'importanza dì quella 
all'Aiutante cb4 redige la de<Hsione. Ogni Uditore ba 
eziandio due Segreti che rimunera con cento annui 
scudi circa. Le caute sono studiale dall'Aiutante e 
dai .Segreti, i quali concordano insieme il voto, efas 
il Prelalo Uditore reca scritto all'Adunanza Botale ; 
e aiooome questo può essere , ed infatti è soveni* 
digiuno della giurìsprudesta , cosi aocade , di» i 
giovani di studio sieno in realtà i gludioanti. Gli Aiu* 
tanti, i Segreti, gli avvocati e curiali cbe perorano 
dinnanii alla Sacra Rota deUwno vestire abiti dan- 
cali, se anco aleno laici; tì.na& usanza, la quale 
abitua gli uomini ai masoheraoienti , e della vrate di 
Sacerdote fa una vesta cortigiana, una decoroxieM 
A meatiero. Nob i permeisa alcuna diaoussiene della 

DigizMbvGoogle 



tS5 
erase ìnasnii al Tribosale, aia i Hligantì e eariali 
Tanno ad informare • diiculere prìntamenle con da< 
aeéo Preiato Uditore al suo dMSicHio. La Rote non 
b* legge Mritta in codici; ha per sole basi e guide 
diri gindrei la «osaensa , l'arbitrio, e le Decisioni 
Rotali. Giudica in secondo grado tuue le cause del- 
l'Umbria , della Sabina, e della Gomarea , dw impor- 
buio somma maggiore di cinqueceolo scudi, e giudica 
in terzo grado le cause dì tutto lo Stato, quando le 
sentense di primo e di secondo aieno diffornu tra loro. 
Se si ricorra alla Rota per un ineidenta della causa, 
essa può chiamare a se la cjiusa intiera, conoscerne 
e giufioame. 1 giudizii sono lungbìsaimi , perchè 
banno Talore non gi& di sentenza deBnitiva . ma di 
opinamento : anche dopo dieci deeitioni può venire 
aoeordato un nuovo Àudiatur: la causa non è fluita 
Saebè non si pronunzi la formola Exptàiatur. Tatti 
gli atti e le decisioni sono in lingua latina. Gli Uditoli 
<U Rota hanno sempre data di sé buona, spesso ottima 
lana. 

Il Sapremo Tribunale di Segnatura è composto dì 
sn Cwdinale Prefetto , di sette Prelati votanti , di 
un Prelato Uditore e di un togato Uditore; è giu- 
dice ÌB materia crvile sulle domande ohe appellano 
di vifToteritìone degli atti e suUfrqueatìoni di iwnipe- 
<Mz« e rt$tituno»t i» int$ro. 

La Segnatura non dà sentenza' definitiva , coma 
usa Corte di Cassssioae, ma rinvia .alla Bota. I Giu- 
dici hanno il tenue stipendio di cinquanta scudi meo* 
sili'; ^eAso hanno avuto dubbia, o mala fama. Va 
IO, ohe da lungo tempo l'aveva 



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pessJDia, nel 13iS falnfied wm fientenza, e per de 
Tenne destituito, ma eM>e cinquuits scudi mensili- di 
pensione. La procedura di questo Tribunale è arl»- 
trarìa, come quella della Saera ilota: non si fa diftcus- 
sione innanzi al m«le«mo : le difese e le deci8i«ii 
ai ficrìvono in lingua latina. 

Il Tribunale della Sagra Gottsulla è composto di 
UD Cardinale Prefetto, e di Prelati Ponenti, il nu- 
mero de' quali è indeterminato. Si divide in due 
turni : l'uno giudica in appello le cause cafNtali delle 
Provincie dell' Umbria , Sabina e Gobiarca ; 1' altro 
giudica come Spremo Tribunale di Revisione tutti i 
ricorsi contro le sole sentenze capitali pn^efite dai 
tribunali dello Stato. II ricorso in revisione non è per- 
messo per le sentenze cbe non importano pena di 
.morte. I Giudici hanno un onorario di cinquanta 
scudi mensili : per lo più sono giovani Prelati cbe 
danno il primo passo nella carriera dei pubblici ufBri, 
sono gente outl capitata altrove, e caduta in dÌ8gni-< 
zia. La Sagra Consulta giudica eziandio lutti i delitti 
ebe iì cbiamano politici, del che dirò or ora. alb^ 
gando il discorso sui Tribunali eccezionali e Klraoi^ 
dinarii. 

Conchiudendo questo cenno sui Tribunali oréàowrui 
noterò, >ome i Tribunali commerciali, ì quali ^odt- 
canu secondo il Codice commerciale francese in fO' 
cbe parti emendato, sieno costìtuHi di GommerciaBti, 
i quali d'ordinario sono maneben)li di qaalsìvoglit 
notione del Diritto Commerciale, che ncn s'ins^^ 
e non si studia. E dirò, come le cause del tesoro, coi 
privati sieno conosciute e gin^eate da au CoDgreig»> 

DigilicibfGoOgle 



15T 

zione di Prcteti'Ofaterìoi di GanerA del Pepa, presie- 
dnta'dal Prelato Tesoriere , ossia Ministro de) Tesoro 
«tesBO. 

(^a dei tribunali eceenonali , materia più grave e 
pia vasta. 

11 Tribunale della Sacra Consulta gìndica i deliOi 
di Stalo. Nel regolamento organico di Proceihira Cri- 
minale dell! 5 novembre 4854 é stabilito ohe in somi- 
^ìanti delitti si procede per via Mammaria da Gindioi 
|»oeessantì tpecialmtntt a eii deputati dalia StgrHt- 
ria di Stato. Che il giudizio è riservata alla Saera 
Consulta, Tribunale incaricato dtlla dirsiione t del 
modo delle procedure a seconda delle facoltà che gli 
vengono accordate , e che nelle rispettive circostanze 
può, occorrendo, impetrare. Gbe é in facoltà del So- 
vrano il commettere il gtadizio ad altri Tribunali. Che 
il processo si comunica col ristrettoa Monsignor Avvo- 
cato dei Poveri, o al Difensore nominalo dalfaccn- 
salo, quante «(die la «celta del medesimo venga appro- 
vata dal Capo del TrihuMale, Che nei suddetti delitti 
non ai ammette coafronto pereonale eoi teetimonii. 
Che radunato il Tribunale, comparisse l'accusato, ed 
il Presidente lo interroga per avere gli schiarimenti 
opportuni, é^pù di che viene rimandato t» carcere. 
la sentenza sì forma a ma^iorità di voli, ed é inap- 
peltaliite. la caso di condanna a pena capitale, se la 
decisione non è slata presa ad unanimità, ha lu(^ 
una revlsiune coli' intervento del secondo turno di 
Gtudioi unitamente ìli pruno. La revisione deve effet- 
tuarsi entro il termine non maggiore di altri cinque 
giorni sema interventa dell' aceutato. Per le quali 

DigilicibfGoOgle 



I&6 

«OM é Buurifeito, eeae il iribunate ^udicwite m 
ìMaricato anche delti. ioqiUHuaBe; cme la dileu 
DOQ sia libera anche perebè al Difensore viene 'uofO~ 
Ito con giuramento l'obbligo éi non palesare all'aocu- 
sato il nome dei testimoai contrarii ; come sia ioMf- 
fioieute , perchè noa può venire a confronto , né 
assistere alla disouflsioqe, aè ooodurre teslimooii a 
difesa; oome le tenlen» non sieoo &el qiaggior au- 
mero dei cast soj^Ue a revisione, e come quando 
Old avvenga, la meli dei giudici ohe debbraio rive- 
derle abbia già dato il primo giudiuo. ' 

La Sacra Consulta oonosce e giudica eziandio delle 
cause di boschi e foreste, e dì saniti marìttima e 
ctmlìnent&le, ed è ad un tempo. la Suprema Dìr«l- 
trìca ddla Pubblica Saniti e ddis Prifiimi. 

Prelermetto di fare ampie parole sui Tribunali poli~ 
tici d'eccezi(H>e conosciuti sotto il disamato noma di 
GommisHooi straordinarie, o militari, o miBte> le 
-quali Dc^i ultimi auii del Hegno di Gr^erio XJil 
diedero celebrità infelice ai nomi di un Freddi, di 
un Fontana, di un fiarbibrir ed altri che la penna 
sdegna di gettare in carta. 

ll.Tribafiale drila Sacra loquistiione , o del Suito 
Ufficio ha una Cnngregaiione Suprema conposta di 
Cardinali ;. ha Inquisitori Generali, Vicari, Famoli 
patentati con privilegio di immuniti; vigila, inqaire, 
inoaroMa , oondamia seoretamente ed inappeliaJùl- 
mente in materia -di dogma e dì fede. A dir vero 
oodeato Santo Ufficio Kooaano, che anche nei tempi 
aoticbi non ha mai avuto fama di crudeltà a raggua- 
glio- deirinquiaitioDe 3pagDuola. non ai é aegnaUto 

DigilicJbvGoO^lc 



«5» 

•'tempi 'iraMri né per opere ìbuduiì, aà per veH»> 
noni rrrqoenti. Però non ai deve passare sotto sHeo» 
DO, come nella Capitale, e nd!e proYtncie eirooslanlì, 
e nelle inedie (nelle setteatrionali poco o nuUa) abWa 
pur sempre anche a menoria nostra ammonilo, tri> 
belato e condannato quakhe ecclesiastico e qualche 
laico. Si é. detto, che negli 'Ultimi aconvolgimenti , 
^iensi trovate prove della mano che il Santo OCEìdfi 
dava alle inquisizioni politiche , la qual cosa io non 
affermo perchè non ne ho certa scienia. Questo so io 
ed affermo,, il Santo Uffizio essere una seconda Po- 
lisia , un secondo Governo , direi il Principe degli 
Ebrei, ì quali non possono mtioversi, se il Padre inqui- 
sitore non segni il passaporto, e aono fastiditi e tribo- 
lati dai Famuli con indegni vilipendi e taglie infiiair. 
Il Cardinale Vicario in Roma, coir aiuto di Lwgo- 
trenti ed Attetiwi, ogni Vescovo nella sua Diocesi, 
auHiliante il suo Vicario e qualche assessore, giudi- 
«ano cause criminali e civili. Is. giurisdizione owd- 
prende l« mattrie e le pertont cioè tutte le conirever- 
sie che vertono intomo a proprietà ecclesiaaticbe od 
amministrale dagli ecclesiastici, ed a genti cbierciite. 
Altrecciò hanno l'assoluta polizia dei CMlumi, e giu- 
dicano tutte le cause che vi hanno perlìnenza. Cori 
il Sacerdozio si ravvolge fra le meretrici , fra la per- 
duta genia che induce le giovinette ad operare Ut 
eamalìli, o vende a prezzo le carni delle proprie crea- 
ture , cosi scruta tutti i misteri dell' illegitUma ed im- 
pura Venere ; e cosi scade di digoitÀ, ed è eapoato *' 
oimenU, dai quali non aemiH-e campa l'infralita nalura 
■ oori vien fallo sagno a sospetti, a n 



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4W 

Baili, a oaluBDÌe; e tri fiata, a meritato vttnpene, se 

wrreoga , che il Censore o Giudice degli altrui scooi 
di costume ricbjegga donna deil'onor suo, o se per 
igDoranle zelo foccia scandalo nelle fami^ie e nella 
otta, gìttando aospellì malBali e discordie là dove, se 
non la realtft , era l' apparenza dell'onesto e castigato 
inìitrimonio. [ Tribunali vescovili gindieaDo le cause 
di stupro e di ìllegittinia pregnanza colla formala àtil 
dotet, aut nuiat, aut ad (rirnner, forinola e sentenza 
che alle scaltrite donne approdano grandemente; g^U- 
din, i quali iniziando, come sovente avviene, la fami- 
glia far coazione, attentano ai principii morali della 
medesima , amore , stima , spontaneità. Le indagini, 
le inquisizioni, le condanne, per mal costume sono 
frequentissime; ma sull'adulterio quasi non 6 esempio 
di sentenza. I Vescovi arrestano, multano e puniscono 
per bestemmia, per ispreto precetto di festa e di vigi- 
lia. Nelle cause criminali il chierico è sempre pri- 
vilegiato del foro ecclesiastico : nelle cause civili-il 
chierico può Bce^ierc a suo talento il Tribunale laico 
ni' ecclesiastico ; ed il laico ha obbligo di accettare 
quello che l'uom di chiesa elegge. Dai Tribunali del 
Vescovo diocesano si appella ai Tribunali del Hetro- 
polilano : da questi a due Congregazioni di Cardinali 
sedenti in Roma detta l'una dei Véscovi e Regolari, 
e l'altra del CoOcilio, le quali sentenziano in ultimo 
grado, senza cbe vi sia luogo a revisione o cassazione. 
Fra i Tribunali eccleuastici vanno noverati quello 
della Fabbrica di S. Pietro costituito da una Congre- 
gazione erede di tutte le fortune die i morientj legano 
HI «iffrogìo delle anime, e giudicante tutte le cause 

DigilicibfGoOgle 



Itfl 

che vi haoDO pertineDiii ; 1& Goi^egazione Lauretana 
che giudica le cause relati¥e alle proprietà del Sbd< 
toario della Madonna dì Loreto ; il Trìbanale del C4- 
merlengato , il Tribunale del Prefetto dei Sacri Palazzi 
ed altrettali Congregazioiiì Cardinalizie e Prelatizie. 

Lo Stalo Pontificio spende negli ufficiali pubblici un 
milione trecento setlantasei mila e cinquecento dieci 
scudi. Gli ufficiali secolari sono circa cinquemila, gli 
ufficiali ecclesiastici sono circa trecento: la somma de- 
gli stipendi dei primi è di un milione e centomila scudi 
circa. Ma gli ecclesiastici ufficiali dello Stato non sono 
rìcompensatj soltanto col denaro dell'erario , ma stb- 
beoe e più, con ricchi hmefin Ecduiaitici , piatti 
Cardinalizi, Abbatte, Canonicati di Roma, ed anche 
con pensioni sui benefizi godu^ dai preti semplici ; è 
riservato alla casta clericale ogni sommo onore e gra- 
do, le è riservata ogni suprema autorità e funzione 
di Governo. 

Conchiudo questo sommario raccogliendo in sommi 
capi la fila del discorso. 

All'epoca della morte di Gregorio decimosesto le 
sette liberali male frenavano il livore e ìa vendetta ; 
i sanfedisti prepotevano, e facevano sacco nella stol- 
tezza. 

Quella parte de' liberai che ai diceva de' moderati 
faceva proponimento di combattere il cattivo governo 
colla opposizione e resistenza legale, colla stampa, col 
civile coraggio; la parte onesta e savia de' papalini 
riconosceva la necessità di qualche riforma. 

Truppe nostrane poche, mal disciplinate ,- mal pa- 
gate, mal fide: buoni e fermi i redimenti esteri ; ma 
11 

DigilicibfGoOgle 



m 

iavìdiati dai sfaldati nostri , disamati dal popolo, e di 
grave peso all'Erario. 

CommerGio povero; grande industria nessuna; con- 
trabbando ordinato e forte più del fisco. 

La polizia arbitraria e vessatrice dei liberali; ma le 
città e le campagne non sicure dalle congreghe mal 
represse dei malandrini. 

Nessuna statistica : lutti gU uffici male ordinati. 

Tasse e balzelli gravi, e mal ripartili, perchè a ca- 
rico quasi solo della proprietà : odiosissima in alcuni 
paesi delle Marche e dell' Umbria la lassa del maù' 
nato. 

L'aumento della pubblica ricchezza contrastato dalle 
non buone leggi civili ed economiche , dalla proibi- 
zione delle strade ferrate , dalla immobilità di grandi 
possedimenti. 

Mancanza di codici : disuguaglianza dei cittadini io 
faccia alla legge. Immunità e privilegi molti : l'ammi- 
nistrazione della giustizia intralciata, lenta, dispen- 
diosa, dubbia. 

Debito pubblicò di trentasette in trentotto milioni di 
scudi : deficit annuo di mezzo milione circa : nessun 
sindacalo: nessun rendiconto della Amministrazione 
del tesoro. 

Istruu(»ne ed educazione insufficienti in tutto, an- 
che in religione ; buccia, non sostanza. 

Alla civile gioventti non aperta la carriera delle ,ar- 
toi, perchè inonorata, oziosa, e dai mercenari stranieri 
contaminata: non quella della diplomazia , privilegio 
d^lì ecclesiastici: non quella della politica, dell' am- 
minislrazioue, della magistratura, perchè 1 soli ecole- 

DigilicibfGoOgle 



US 

■iasUeì potevano toccare la meta dei ^di ed onori 
supremi. 

Censura sulla stampa, e sur giornali e libri esteri 
stranamente severa e spigolistra. 

Migliaia e migliaia di cittadini ammoniti , ai quali 
era interdetto qualsivoglia ufficio onorevde o lucra- 
tivo sia di Governo, sia di Municipio. 

Grandissimo il numero delle famiglie clie dopo il 
' 1851 erano state tribolale per cause politiche dal Go> 
Temo, dai sanfedisti . Due mila forse gli esuli, ì pro- 
scritti, i condannati politici. 

Le Commissioni militari pennaneoti. 

Gli aiuti ed incrementi della dvilti avversati o ne- 
gletti. 

L'alta nobiltà Romana, Duchi e Principi, Feverente 
al Papato siccome ad Istituzione , da cui riconow» la 
fortuna , ì ^radi . i privilegi antichi ; ma non amica 
dell'assoluto predominio della casta sacerdotale , non 
operosa , non prestante per dottrina e virtù. La ao> 
bHli di provincia o avversa o nimica al Governo Pon- 
UGcio, indifferente. Non pochi in provincia i nobili 
cospiratori. 

.Poca in Roma la boi^hesia indipendente per fortuna 
e stato, e questa non ligia al Governo: molli i clienti 
e servitori di Cardinali e Prelati, molti i trafficanti di 
abusi : copiosa la curia linguacciuta e doppia : massa 
molle, voluttuosa, slombata, servile ai dominatori, ma 
•iena* anima, senza fede, senza gagliardia. 

Gli artigiani e la minula gente forse iu Roma de- 
vota al Pontefice; poco al Principe, nulla al Governo: 
org<^liosa del nome Romano , selvatica , rissosa. I 

DigilicibfGoOgle 



164 

pc^lani di proviocia mesoolsli elle sette, audftci oelk 

fazioni. 

I coDtadini queti per tulio: devoti al Capo ddlaRe- 
gioae, rispettosi ai sacerdozio, sconteoti del pagar 
troppo. 

II Clero minore sia della capitale, sia delle proca- 
cie semplice , poco istruito , mormorante degli abusi 
romani , e del governo cattivo ; e se pochi ù eccet- 
tuino, né scostumato, né torbido. Quella parte più fo- 
restiera, che Romana, la qoale vive e lussureggia o 
spera vivere e lussureggiare di abusi , di potere , di 
onori; simulatrice, ipocrita, settaria, e faziosa all'uopo. 
' Non forte insomma il Governo dell'amore dei sad- 
diti e della pubblica opinione. 

Fuori: rimbrotti aceri», sarcasmi, hma pessima, 
persuasione di nuove agitazioni , e della necessità di 
pronte e sostanziali riforme. I Diplomatici paurosi di 
insurrezioni e nvolture. 



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LIBRO SECONDO 

STORIA E DOCVXENTl 
DALLA MOKTE DI GBEGOBIO DECIHOSESTO 

SINO ALLA PROMULGAZIONE 

DELLO STATUTO TONDAMENTAIE. 



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CAPITOLO 



Il Conciate. — Il Cardioale LambratchiDi. — Il Cardioale H»- 
sUi FerretU. — E)niop« di Pio IX ai 16 giugno 1846. — 
Incerona dell' opìaìone pubblica. — Priini atti del naoro 
PonUfloc. — Aipettativa d'amniitìa politica. — Edikto d'am- 
nistia. — Gioia e Ante GODiegneali. — Forinola di dichiara- 
rione per |j;K amnisUatì. — Gregoriaui a Piani. 



Alla aoTclla delle morie di Gregorio XVI gli animi 
eomiiiossi stavano in aspettativa di ca» nuovi ed in- 
soliti. Pochi erano, a vero dire, coloro, i quali pensas- 
sero a lurttare lo Stato, avvegnaché i più sperassero 
ed augurassero, che il nuovo Pontefice consapevole 
della infelicità del precedente regno e delle condizioni 
dei tempi farebbe meno sconsigliato e men duro go- 
T«rDo. Il Sacro Collfif^o, recala in sue mani la somma 
della cosa pubblica, amministrava, come è usanza, 
per mezzo dei Cardinali Decano, Camerlingo e Capi 
d'ordine ; ordinava le novendiali esequie pel defunto 



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169 

Pontefice, e convocava il Conclave. In Inogo de' Car- 
dinali Legati veniva mandato a governare le Lega- 
zioni in qualità di Commissario straordinario un Mon- 
signor Savelli Corso d'origine, uomo riputato idoneo 
a tenerle in fede. Lo precedeva fama di avarizia, cu- 
pidigia e severità: si narrava, come nel tempo in cui 
era stalo Vicario del Cardinale Giustiniani Vescovo di 
Imola avesse fatta deliberazione che i bestemmiatori 
avessero la lingua perforata:- sì diceva che essendo poi 
Ddegato prendesse l' imbeccata dai pubblici appalta- 
tori, e si raccontava, come non volendo un condan- 
nato all' estremo supplizio inr Macerata acconciarsi 
dell'anima, il Delegato Savelli lo piegasse a ricevere 
i conforti di Santa Beligione , donando alla moglie 
sua scudi cinquanta, i quali, preso il supplizio, ritolse 
alla vedova derelitta , di che il Papa aveva avuto 
tanto sdegno, che di quella e d'altrettanta somma a- 
veva tassato il Monsignore in carità ^eìla povera 
donna, e lo aveva privato dell'ufficio. 

I liberali moderati che avevano fermo nell'animo di 
non lasciarsi andare a veruna improntitudine , e di 
chiedere riforme in modo legale , non si lasciarono 
tor giù dalla fama sinistra e dal viso arcigno del 
nuovo governatore delle L^azioni , oè dalla prepo* 
tenza delle Commissioni militari ; e deliberarono fore 
petizioni. Alcuni avvisavano si dovessero indirizzare 
ai Cardinali congregati in Conclave ; altri al nuovo 
Pontefice, ma tutti convenivano nella deliberazione 
presa e già Bologna faceva diligenza di recarla ad ef- 
feUu; Osimo pregava l'umaDissimo suo Vescovo Car- 
dinale Soglia a farsi avvocato di indulgenza e <iivilì 

DigilicibfGoOgle 



169 
riformf ; altrove i dttadÌDi più spettabili per censo f 
doltrtoa e virtù apparecchiavano rictuami e dimande. 
Intanto gli ambasciadori e miuistri stranieri facevano 
io Roma loro prali(^e consuete per istudiare medi di 
ingerimenlo nella elezione del Papa, e peritosi quali 
erano di tumulti, obi chiamava un NavigUo nel Me- 
diterraneo, chi faceva apparecchi d'altra maniera. 
Era opinione e voce che il Cardinale Lamhruscliini 
potasse venire eletto, siccome quello, a cui molli Car- 
dinali dovevano grado e fortuna, e che aveva in Corte 
e nella Città molti devoti, i quali si travagliavano per 
r elezione sua. Questi stavano attorno agli oratori e 
ministri, stranieri per indagare, insinuare e fare dien- 
tels, ed io so d'uno che volle tirar dalla sua il Rossi 
arobasciadore di Francia, e poco accorto, scuoprl l'a- 
nimo e le pratiche a lui sagacissimo, e ne fu- per le 
beffe e pei tempo perduto. Quando il Sacro CoUegJo 
è congregato , la prudenza vince in esso gli af- 
fetti privati e gli spiriti di parte molto più di 
quello che pi creda comunemente ; ed in questo 
Conclave infatti erano taluni i quali prudentemente 
oonsigljaveno , si eleggesse un Papa che fosse na- 
tivo dello Stato, e non molto innanzi per l' età ; al- 
tri dichiaravano apertamente la necessiti di coireg- 
gere gli abna e fare alcune riforme , e perciò di 
nominare un Pontefice che avesse mente e volontà da 
tanto. L'un consiglio per indiretto, l' altro fer diretto 
indebolivano la parte del Lambruschini , ma non A 
che nel primo squiUinio non ottenesse molti più voti 
di qualunque altro ; tanti da renderò probabile l'ele- 
zione sua.T-I Cardinali a lui contrarìì si- ristrìnsero in- 

DigilicibfGoOgle 



170 

sieme e fecero parte pel Cardinale Histai Ferretti.'E^i 
era nato in Sinigallia a'1 3 di maggio del 1703 danobile 
ed onorevole famiglia, ed era stalo educato ed istniito 
dai Padri Scolopi nel Collegio di Volterra, in cui ebbe 
stanza dal 1 805 sino al 1809. Trovandon in Boma 
nel 48IS, fece istanza nel mese di giugno per enore 
ammesso nel corpo delle Guardie Nobili Postiflcle, lo 
cbe non potè conseguire in causa di sua mal ferma 
sanità, travagliato com'era da couvnlsioni e(41etticbe. 
Nel maggio deMSlftretà gli abiti ecclesiastici e diede 
opera allo studio della teologia, nella quale ebbe a 
maestro il pio e dotto sacerdote Graziosi. Nel (818 
andò a Sinigallia sua patria a predicare le Missioni 
eoa Monsignore Odescalchi , che fu poi Cardinale e 
mori gesuita. Ritornato a Roma, chiese di essere or- 
dinato sacerdote, ed ottenne a condiEione di celebrare 
messa in privato e con un prete assistente , perchè 
era tuttavia , sibbene meno , cagionevole di satate. 
Nella quale venne poi migliorando a segno, ohe ce- 
lebrata la prima messa il giorno della Pasqua dd 
4819 non fu per lunga stagione tribolato dal consueto 
malore. Fatto Coadiutore ad un Canonicato ddla 
Chiesa Collegiata di Santa Maria in Via Lata, e Presi* 
dente dell'O^izio dei poveri garzoncelli detto di Tata 
Giovanni si segnale per' singolare pietJk, e diede di ae 
ottimo esempio e nome. Nel 182K andò al GhHi in 
qualità di Uditore con Monsignor Muzì Vicario Apo- 
stolico mandato là per alcune qaistiooi del Clsro, e 
non solo bene ademid al suo officio, ma ins^^ò e 
predicò -le verità della Fede. Nel 1825 fece ritorno a 
Roma; fu deputato a presiedere l'Ospizio Apostolico 

DigilicibfGoOgle 



171 

di Sbd Michele a Ripa; e se ne rese beDemerìto ere* 
sceodo io reputazione cosi che nel 1837 Leone XII lo 
nominò arcivescovo di Spoleto. Gregorio XVI lo 
mandò poi Vescovo ad Imola nell'anno 1852 , e lo 
pubbliaò Cardinale nel dicembre 1840. A' 46 gìngno 
1846, dopo sedici giorni di Sede vacante, e due soli 
di Conclave, fu nello squittinìo di sera eletto Papa, e 
si fé' nomare Pio Nono. 

Il popolo che curioso s'affolla sulla piazza del Qni- 
rìoale in tempo dì conclave per vedere il fumo che 
esce da un comignolo quando sì bruciano le schede 
de^i squittinii senta risultato, non vide nella sera del 
sedici la fumata, come in vernacolo è delta, e pensò 
che l'elezione fosse seguita. Nel tempo stesso si sparse, 
non si saprebbe dir come , la voce che il nuovo Papa 
fosse il Cardinale Gizzi il quale era in credito ed in 
istìma, dacché a ragguaglio dei Cardinali Vannicelli e 
Massimo aveva bene governato in provincia, e ne 
era stato lodato da Massimo d'Azeglio nel suo opuscolo 
sui casi di Romagna. Per la qual voce fu grande la 
letizia in Roma. 

La lieta novella si sparse per le vicine terre , e 
giunse sino a Ceccano, paese natale del Cardinal Qtni, 
dove la sua famiglia fu salutata con uflici di gratula» 
Eione. Quando la mattina del 17 venne nei consueti 
modi pubblicato il nuovo Papa dalla gran Loggia del 
Quirinale , gli animi rimasero sospesi, siccome quelli 
che prima sì erano aperti alla gioia per la supposta 
dezione del Cardinale Gizzi tenuto in pregio dì gover- 
nante savio, e che stavano incerti del giudizio sul Ve- 
scovo Maslai non noto per opere di governo. E quando 

DigilicibfGoOgle 



172 

nel di segoeote Pio IX si 'recò, secondo il costume , 
alla Basilica Vaticana per rendere grazie all' Altissimo, 
e nel giorno della sua incoronazione che fu ii il le 
pubbliche dimostrazioni non furono guarì diverse da 
quelle che il Popolo Romano è usato fare in simiglianti 
occasioni. La sospensione degli animi era anche man- 
tenuta da questo , che ii nuovo Pontefice indugiava 
a nominare il Segretario di Stato, ed invece costituiva 
una provvisoria Commissione Consultiva di Governo , 
nella quale accanto ai cari e riveriti Cardinali Amat e 
Gizzi siedevano Bernetli , LÉambruschini e Monsignor 
Marini governatore di Roma. Ma a poco andare, tempe- 
ranze dì bene vennero avvivate da alcuni atti di Pio 
IX: perchè, senta dire, che pose modo alle spese delta 
Corte e dispensò limosine ampie, volle dichiarato . 
che nel giovedì d'ogni settimana avrebbe data udienza; 
comandò cessassero, senza porre tempo di mezzo, le 
inquisizioni politiche e diede altri segni di animo man- 
sueto e geoerodo. Siccome la miseria fa parere grandi 
i più piccoli beneficii, cosi ì sudditi pontificii aprivano 
gli occhi a quei barlumi di luce, quasi ad aurora di 
mìglion destini ; si confortavano fissandoli nel sereno 
e maestoso volto del Pontefice ; commentavano con 
istudio solerte ogni bella e nobile parola che si dicesse 
uscita dalla sua bocca ; magnificavano ogni atto ohe 
fossedi clemenza, di C8rìt& o di giustizia. E quando 
incominciò da qvalehe famigliare o cortigiano a spar- 
gersi voce (che non v'ha Corte più ciarliera della Pon- 
tificia) cbe Pio Nono aveva in cuore di concedere una 
generale auinistia politica, si aprirono alla gioia tutti 
i cuori, che la tristezza aerrava da lungo tempo , e 

DigilicibfGoOgle 



173 
parve esistere, se cori mi è lecito esprimermi, una ta- 
cita ed innocente cospirazione in volere contentarsi 
del poco, caréEzare e sdolcinare col Principe per coa- 
quistame V animo. £ poscìacfaè te popolazioni dèlio 
Stato RomaDo anche nei tempi e Pontificati più infe* 
liei hanno avuta la consuetudine di rendere incolpai 
Cardinali d'ogni male piuttosto che il Pontefice, cod 
anche allora avveniva si andasse buccinando. Pio 
Nono essere inchinevole a perdonare, mu contrastare 
i Cardinali' LamhrDschini , Bernetti e. Monsignor Ma- 
rini. Sul quale proposito delle voci ingiuriose e della 
antica irriverenza al Sacro Collegio, cade in acconcio 
il notare, come se anco questa non fosse soventi vol- 
te, come in latto lo è, destituita di fondamento di ve- 
ritA e di giustizia ; allora che ad opera conciliativa 
<^nuno diceva doversi intendere fosse consiglio stolto 
il fame dimostrazione. So bene , che le moltitadinì 
DOQ si possono ad un tratto spogliare dei buoni o mali 
abili, che inconsapevoli hanno presi, né io vuo' favel- 
lare del senno politico di chi non può averne : sì vo- 
glio accennare io a' que' politici, che negli iniiii del 
Pontificato di Pio Nono ed appresso e sempre piti e 
più si sono dati ad intendere ed hanno dato ad inien- 
dere altrui, potersi cementare la conciliazione del Pa- 
pato colla libertà , del laicato col SMerdozio , vitu- 
perando e deprimendo tuttodì il Sacra Collegio; quasi 
che l' uomo che in luglio era Papa, non fosse stato 
Cardinale nel giugno ed il Papa non avesse vincoli di 
(Muramento, di affetto, di dovere coi Cardinali, e que- 
sti potessero portare in pace tutte le contumelie con 
virtù d'aogeliseuza pure un rìseolimento d' uomini. 



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174 

Era vero che Pio IX. aveva volontà di perdoaate le 
colpe politiche :- vero che aveva proposta la quistio- 
ae dell' Amnistia alla provviBoria Gongregasione con- 
snltiva ; ma era falso , ed io il so di certa scienza , 
quello che si dìveva allora e si disse poi, cioè che 
una parte dei consiglieri si opponesse assolutamente 
a qualsivoglia penùero d'indulgenza. I consigli erano 
divisi , ma in questo solo . che alouni propooovaao 
una antnisUa generale ; altri invece volevano si 
procedesse per gradì e eoo miiora. L'una e l' altra 
sentenza erano avvalorate da ragioni. La prima da 
queste: difficile cosa il fare categorie; in fatto di 
eondanne politiche pronunciate per via di tribunali 
e forme eccezionali, divelle il giudicare, se gli ulti- 
mi condannati non avessero già sofferto troppo e me- 
ritato soffrir meno dei primi ; le grazie .individuali 
facilmente prendere la sembianza dì favore ed inge- 
nerare dubbio di parzialità; 1' amnistia generale 
ammc^ire .molti cuori induriti , consolare molte 
famiglie ; essere un atto splendido ; il nuovo re- 
gno doversi incominciare con ispleudore ; nessuna 
più fulgida luce potere discendere -dal supremo so- 
glio delle perdonaoze. La seconda sentenza era so- 
stenuta con questi argomenti. Pericolosa cosa es- 
sere il restituire in libertà ed alla patria tanti e 
tanti i quali si erano sempre travagliali in opere 
dì sedizione; increscioso forse a' partigiani del go- 
verno il vedere liberi coloro, che pochi meù. in- 
nanzi videro in armi contro il sovrano; non breve 
e non facile opera il fare la cerna dei veri esuli 
politici dai aicarii delle sette t si desse un primo 

DigilicibfGoOgle 



175 
passo. Bill sentiero della clemenza, graziando ^i uo^ 
mini corretti dall' eti, dalla sperieaza, dalla lunga pe- 
na; si accogliessero tutte le domande di gratia, • 
à fosse corrivi a far grazie domandate: badassero 
che le sette erano pur sempre attuose, che appena 
appena , e non era certo , posavano le armi : a- 
vrebbero aiuto possente dagli esuli vissuti in paesi 
liberi, BodricaU di idee moderne , sperli di rivolu- 
zioni : l'amoistia generale insomma potere mettere la 
secarti dello Stato a grave repeolaglto. Quale cod- 
siglio fosse più prudente ; quale generoso più, inu- 
tile il dichiarare: Pio Nono abbracciò quello che più 
era secondo sua nobile natura. La stessa ragione 
di Slato, quella die si informa agli eterni principi! 
e non va sui trampoli del sospetto ; quella che non 
si perde nella gretta analisi dei fatti particolari, ma 
comprende i generali, e ne intuisce il vero signifi- 
cato, la stessa ragione di Stato , io dico, faceva bugno 
il largo conlìglio. Imperocché non si trattava soltanto 
di lenire dolori individuali, e temperare miserie pri- 
vate e fare atto di clemenza e carità. Più elevata, più 
ampia quistione ella era la qorstione d'amnistia: es- 
sere doveva l'esplicazione d'un duqvo sistema: do- 
veva importare uiì rinnovamento delle basi dell' Auto- 
riti. Tale era per se medesima : e tale, nel concetto 
delle genti , come fu poi chiaramente addimostrato 
dai maravigliosi effetti che partorì subitamente, e so- 
vraUutto da quel concorde e rumoroso plauso univer- 
sale eoo cui fii salutata, applauso, del quale per atti 
simiglìanti non fu , uè forse sarà esempio nelle isto- 
rie. — Il giorno 16 luglio, un mese dopo l'elezione 

DigilicibfGoOgle 



176 

del nuovo Pontefice dae ore prima del tramonto dd 
sole, fu pubblicato in Roma il manifesto i' nmnisUa , 
che fu dal tenore seguente : 

PIO IX 

Al SUOI PBDKLISSIHI SUDDITI 
Salute ed àpoaloUea Benedixione. 

a Nei giorni, in cui Ci commuoveva nel profondo 
« del cuore la pubblica letizia per la nostra esalta- 
a zione al Pontificato, non potemmo difenderci da nn 
H seotimenlo di dolore, pensando cbe non poche fa- 
« miglio de' nostri sudditi arano tenute indietro dal 
K partecipare la gioia comune , perchè nella priva- 
«zione dei conforti domestici portavano gran parte 
« della pena da alouDo dei laro meritata offendendo 
« r ordine della società o i sacri diritti del legittimo 
« principe. Volgemmo altresì uno sguardo compassio- 
« nevole a molta inesperta gioventù, la quale sebbene 
« trascinata da fallaci lasingbe in mezzo ai tumulti 
« polìtici , Ci pareva piuttosto sedotta che seduttrice; 
« perlocchè sin d' allora meditammo di stendere la 
« mano, ed offerire la pace del cuore a' quei traviali 
<r figliuoli che volessero mostrarsi pentiti sinceramen- 
c te. Ora l'affezione che il nostro buon popolo Ci ha 
« d mostrata, e i segni di costante venerarione che la 
« Santa Sede ne ha nella nostra Persona ricevuti, Ci 
«hanno persuasi che possiamo perdonare senza pe- 
« ricola pubblico, esponiamo ed ordiniamo pertan* 



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« to, che i piimordii del nos^ Pontificato sieno so- 
« leonizzftli coi seguenti &tti di grazia sovrana. 

« I. A tutti i nostri sudditi che si trovano attual- 
« mente in luogo di puniziotie per delitti politici, con- 
« doniamo il rimanente della pena, purché facoiano 
« per iscritto solenne dichiarazione dì non volere in 
« nessun modo né tempo abusare di questa grazia, 
e e di volere anzi fedelmente adempire ogni dovere di 
a buon suddito. 

a II. Con la medesima condizione saranno riam- 
« messi nel nostro Stato tutti quei sudditi fuorusciti 
« per titolo politico, i quali dentro il termine di un 
■ anno dalla pubblieaiione della presente risoluzione, 
« per mezzo dei Nunzii Apostolici, o altri rappressQ- 
a tanti della Santa Sede, faranno conoscere nei modi 
« convenienti il desiderio di proÉUare di quest'atto di 
« nostra clemenza. 

« III. Assolviamo parimenti colot-o , che per avere 
« partecipato a qualche macchinauone contro lo Stato 
« si trova*no vincolati da precelti poIiUci , ovvero di- 
ftchiarati incapaci degli ufficii municipali. 

« IV. Intendiamo che smuft troncate e soppresse le 
« procedure orìminali per delì.ttt meragieate politici. 
« non ancora compiute con un formale giudizio , e 
teche i prevenuti sieuo liberamente dimessi, a meno 
« che alcuno di loro non domandi la continuazione 
« del processo, nella speranza di mettere in chiaro la 
« propria innocenza , e di riacquistarne i diritti. 

« V. Non intendiamo per altro che nelle disposi- 
« ùoni dei precedenti articoli sieno compresi quei po- 
ti cbisùmì ecclesiastici, uffiualì militari e impiegati 

13 

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178 

<t di governo, i quali Airono già coadannaU o sodo 
« profaghi o sotto processo per defitti poIiUci : e iu- 
te torno a questi ci riserbiamo di prendere altre d«* 
H ternoiDazionì , quando la cogoiuone dei rispettivi 
« titoli ci consigli di (arìo. 

« VI. NoB vogliamo parimenti che nella grazia ne- 
ne compresi i dditti comuni, di cui si fossero ag- 
« gravati i condannati o prevenntì o fuorusciti pi^li- 
« ei , e per questi intendiamo che abbiano piena ese- 
*L cnzione le leggi ordinarie. 

€ Noi vogliamo avere fiducia, che quelli i quali a- 
cr scranno della nostra clemenza ,- sapranno in ogni 
R tempo rispettare e i nostri diritti e il proprio onore. 
« Speriamo ancora che rammolliti gli animi dal no- 
« stTo perdono, vorranno deporre quegli odii civili che 

• delle passioni polìtiche sono sempre o cagione o 
« effetto : sicché si ricomponga veramente quel vin- 
« colo di pace, da cut vuole Iddio, che siano stretti 
« iasieroc tutti i figliuoli di va padre. Dove però le 
« nostre speranze in qualche parte fallissero, quantnn- 
« que, eoo acerbo dolore dell'animo nostro, Ci rìcff- 
K deremo pur sempre, che se la clemenza è l'attributo 
(E più soave della sevranilà, la giustizia ne è il primo 
« dovere. 

il Datum Rome apnd Sanctam Marìam Majorem 

• die XVI lalii Anni 1846 Ponti&catus Nostri Addo 
a Primo. 

Plus PP. IX. 

Sparsa in Roma la novella del perdoDO, lette le a- 
mane parole, parve scendesse d'improvviso sull'eteroa 

DigilicJbvGoOglc 



179 

dttà un raggio del Dtnao amore. Mille e mille gli 
ostDoa; il Nono Pio acclamato Liberatore; l'nn utia- 
dioo abbracciare l'altro nel none di fratello ; mUle 
e mille foci brillare da sera ; e come se iirompesae la 
piena di tutti quegli affetti soavi che sono la parte di- 
Tina deirnoDio, la moltitudine per im^to spootaneo 
sospinta al Pafezzo del Pontefice, chiamarlo, profftrata 
a terra venerarlo, e con devolo sileniìo veniroa b*- 
oedetta. Umana fovella non può rendere imaglae di 
qneUa fe^ delle anime, né io studio parole descrit- 
tive per tema di psofaname la religione. Rapide, come 
il pensiero, la novella e la festa d'amore e di gratitu- 
■ètnt Tf^rono rino all' ultimo confine dello Stato : in 
molti marmi ne fu scolpita la memoria che l' obUioM 
cuore umano non serba. Passo sopra alle ovatiOBi 
fotte a Pio IX io Roma il giorno 19; ai segni di 
esultanza dati, ripetuti, prolungati dovunque. A che 
descrivere pompe? Le sono le stesse tanto per le 
sincere e spontanee feste, come queste, quanto per le 
finte e comandate. A che narrare lieti artificii? Rollo 
è dir breve e semplice di ciò che è vero e fu since- 
». Gift troppo dovrò io qneate pagine memorare pom- 
pe e tripudiì. 

Il Papa fiveva proclamata amnistia a questa sola 
condizione , che i perdonali promeUessero sull' onore 
dì non abusare mai della grazia, e di fedelmente adtm- 
piere ogni dovere di buon suddito. A tal fine venne 
composta la farmela seguente. « Io sottoscritto rico- 
« Qoaoeado di avere ricevuta una grazia siogoltHre nel 
« perdono generoso e spontaneo concessomi dall' In- 
.■ dnlgenia del Sommo Pontefice Pio IX mio Sovrano 



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180 

« l^ttiino per la parte da «ae presa ìn qualsivoglia 
« maniera ai tentativi che hanno intorbidato l'ordine 
« pubblico, e assalita 1' aulorit& legittimamente costi* 
« tuila ne' suoi dominii temporali, premetto sulla mia 
* parola d'onore di non abusare in alcun modo o 
€ tempo dell'atto della sua sovrana clemenEa» e dò pe- 
« gno di compiere fedelmente a tutti i doveri di buono 
« e leale suddito. 

Parve, che simigliante formola stillata forse pei lant- 
biccbi della Oiria non fosse ^enamente secondo lo qti- 
rìto largo dell'amnistia; ma pur tuttavia tutti ccdoro 
che erano ristretti in carcare la sottsacrissero imonan- 
tinenti, ed immanUnenti escirono a libertà fra le pub- 
bliche dimostrazioni di affetto e di allegrezza. Di que- 
sti il Galletti bolognese il quale , condannato la vita , 
era detenuto in Castel Sant'Angelo, a piedi del Ponto- 
ficesul sangue proprio e de' figliuoli giurò gratitudine 
e fede, e segnalossi dichiarando per le stampe l'animo 
suo singolarmente grato e devoto. Gli esuli si affret- 
tarono chi più ohi meno a ripatriare, sottoscrìvendo la 
dichiarazione suenunciata ; il Generale Armaadi stam- 
pò una lettera con dichiarazioni superlative. Mamiani. 
Canuti e Pepoli non seguirono l' esempio generale : 
rientrarono coll'andar del tempo nelloSlato, prometten- 
do fede , ma non si accomodarono alla formola nella 
parte che importava una tal qual confessione dì pas- 
sate colpe. Si disse allora che qualche Nunzio, « qual- 
che Cousolo Pontificio fuori , qualche governante dea- 
tro mostrassero mala seddisfozione per l' amnistia , ed 
agli amnistiati non fossero cortesi di quegli uffici che 
ertBo convenienti ; vero in parte ; io parta esagerato. 

DigilicibfGoOgle 



481 

Il Cardinole VanaìceUi veramente scrìveva da Bolt^oa, 
dove era tornato Legato, lettere circolari ai Governa- 
tori, nelle quali traduceva con brutte frasi dì poliua 
il bello linguaggio del Pontefice. Per inverso non po- 
chi esuli rientravano nello Stato senza adempiere alle 
formalità prescrìtte , e nessuno li ricercava ed ammo- 
niva; e di questa guisa si scorgeva ben presto qualche 
segno di mala volontà , qualche maggior segno di 
mollezza nei governanti e di indisciplina nei gover- 
nati. Ma geoeralmente ogni ordine di oilladini faceva 
a gara per mostrare buon animo e dar soccorso agli 
amnistiati : i liberali ne festeggiavano pubblicamente 
il ritorno io patria. Fu festeggiato in Rimini, prima 
che si avesse notizia di sua villi, anche quel Renzi che 
si era fatto accusatore, il quale poi dagli amici scoperto 
e reietto sprofondò nelle infamie. 

Nel tempo in cui i lìbwaU si rialzavano da lunga 
prostrazione, e tutte le oneste genti da que'primì giorni 
sereni traevano augurio di tempi securi e tranquilli ; 
la parte faziosa del sanfedismo , i centurioni, i traffi- 
canti d'abusi , gli odiosi inquisituri, giudici o stru- 
menti delle Commissioni militari avevano l'anima ma- 
cerala dall'ira e dall'odio, e non si tenevano dallo ad- 
dimostrare la pervicacia delle passioni settarie , con- 
dannandole opere clementi e civili del nuovo governo, 
e vilipendendo quel nome di Pio Nono, che benedetto 
andava per le bocche di tanti consolati. N6 tutti sta- 
vano contenti a censurare quegli atti, onde pareva che 
la politica fosse per prendere un indirizzo nuovo, ed a 
sfogo d'animo inquieto dire vituperio del Principe, che 
v'erano alcuni reprobi, i quali osavano porre io dub- 

D,izc=inGoo^lc 



J83 

dìo chi la legittimità dell'elnione, chi li fede del Pod- 
tsfice, e si Bdoperavano a travagliare le eosciepM dai 
semplici eoo ogai maaiera di medEOgae. Oade av' 
venne, che e per codeste ragìooi, e per quella vecchia 
abitudioe .delle nostra citl& a far parti politiche « 
dotarle d'un appellativo, venDero denomioati Grego- 
riani tutti coloro, de' quali dissi or ora, e Piani tqtti 
gli amici di novità, di rìfonne e del clemente VoBt^ 
flce. Ingiuria prnverbialeìil nome di (ìregcrio; in tUf 
ds le imaginì, i colorì blasonici, il nome di Ko' , e 
mille altra di quelle futilità, per cui l'uomo irapaxa, 
e senza eddarsene attizza scheraando la maledetta bee 
della discordia civile ed eterna i dolori egli strazi 
dell'amanita. 



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/ CAPITOLO n. 



11 Cantinde Gìhì S^relarìo <!i SUI». — Noniina di Commù- 
■ioni. — CiTColaTe det 94 agofto. — Potilica tardigrada « 
dubitaliTa. — Lodi ed Idnlaiioiii. — I Padri Gemiti dì Ro- 
na, — L' AmbaKÌadore Aiutriato. — 1 Vioiitri di Francia 
ed Inghilterra. — Pesta «teli' S Mlteabre. — Ciceniacchio. 
— II Congresso degli Scienii:<li a Genova. — Il Principe di 
Canino. — Tanniti in canw dei grani. — Innondazioneilal 
Tarare. — Faite. — Scrittare landative ed adolatorìe. — 
Scrìitara gravi. — Nftaioe di altre CommiMÌOBi. -- Cam- 
biamento dì qnalche {lobblico fnnzìonirio. — Dimoitraiioni 
pel cenlennale annÌTeTsarii) della cacciata degli Anatriari da 



Agli otto del mese ii agosto hi nomìnito Segretario 
4i Sitto il Gardioale Pasquale Gizii con grande pab- 
bUca soddisfazione, perchè era reputato amico delle 
lifwrne, e siDceramente devoto al Pontefice. 
. Non è cosa pia dittile a trattare, né più pesioo-. 
loM « maneggiare, oè piA dutibia « rìuftnre, quanto 



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184 

lo iotrodurre nuovi ordini Ih dove furono da una 
parte lungf^ e pertinace resistenza alle innovazioni, e 
dall'altra forte desiderio e faziosa volontà di>quelle. 
Pio Nono ed il Cardinale Gizzi consapevoli delle diffi- 
coltà e dei pericoli, e di loro natura dubitativi, non 
volevano procedere con fretta per timore di dare 
materia piuttosto di disanione che dì unione, e perciò 
si governavano in guisa da mettere piuttosto negli 
animi dei novatori la persuasione di loro volontà 
riformativa, di quello cbe esasperare con vere e pronte 
riforme coloro cbe le avversavano. A tal fine nomi- 
navano commissioni per istudio e consiglio su molti 
e diversi argomenti ; a tal fine il Cardinale tiizzi scrì- 
veva in data dei 24 agosto ai Presidi delle provincie, 
ordinando, inTÌlassero le m^istrature municipali, gli 
ecclesiastìei e tutti i cittadini onorevoli a studiare e 
proporre i più acconci modi di educazione popolare, 
e principalmente d'istruzione morale, religiosa e tec- 
nica dei figli del povero. Ma il metodo di parlare 
tnolto e far poco, mostrare animo di innovare, e far 
passare le innovazioni per la trafila delle discussioni 
« delle Congregazioni non era buono per lo Stalo Pon- 
tificio, sia perchè questo era troppo indietro dagli 
altrì Stati nel sentiero della civiltà, sia perchè erano 
troppe nei popoli l'impazienza e l'aspettativa. Simi- 
gliaote metodo partoriva speranza- superlative in una 
parie, e superlative apprensioni in un'altra, e laiOiava 
aperto Io interminaato campo delle conghiettnre, in 
cui le menti umane, quando aspettano, spaziano sre- 
golate. Già i liberali nutrivano desiderìi sconfinai ; i 
retrivi spiritavano di paura irragioDevole ; ed il gover- 

DigizMbvGoogle 



1811 
BO doveva o^i moderai* a noislra, e domani rassi- 
eurare a destra ; poi cod nuove lettere circolari quasi 
garrire cbi sperava troppo, ed avere sembianza di 
disdirsi , disvolere e peritarsi. Dove non era difetto, 
ivi non si doveva pensare a mutare, perchè la muta- 
zione importava disordine , ma dove era disordine, 
ivi bisognava mutare risolutamente e subito con que- 
sto convincimento, che meno vi rimaDeva del vecchio, 
meno vi rimaneva del cattivo, e bisognava piìi ope- 
rare che dire, e operar da si. Brutto e dannoso tic- 
chio, e molto comune in Italia, è quello di volere in 
fatto di ordini e di istituti civili non imitare sapien- 
temente, ma inventare: finché si perde il tempo in 
dissertazioni e speculazioni, l'occagione della riforma 
passa ed il fato tira governanti e governati. Era 
grande nello Stato Pontificio la necessità di ordina- 
menti, di leggi, di codici, ma appunto perchè la neces- 
sità era grande quanto ne era grande il desiderio, 
si sarebbero dovuti senza metter tempo di mezzo 
recare in atto, almeno provvisoriamente , quelli che 
idtrove erano stati sperimentati migliori ; e coù ope-> 
rando si sarebbero tolte di mezzo molte questioni , e 
si sarebbe incominciato a .fare uno Stato che somi- 
gliasse^ altri almanco nelle più elementari istituzioni 
della civiltà moderna. Un vero, riformatore di Slato 
m^ura ei s(Jo e «on pochi fidati consiglieri il ano 
concetto nel secreto, ne fonda le baà , ne coordina 
ed armonizza le par^, ne determina il confine; pof 
procede risoluto, si fa la via degli ostacoli; e raggiunto 
il fine premeditato, oppone resistenza inesorabile a 
cbi vuole andare oltr$. 

DigilicibfGoOgle 



IM 

Pioo da qoei primi moDitnti fa chiaro alle genti 
per8{Hcaci il difetto dì sodi e bene determinati pen- 
sieri , ma pare la comparazione ebe ii faceva fra gli 
spiriti , onde il nuovo regno si dimostrava informalo, 
con quelli dei precedenti regni, e la tollerala dal 
Govra-DO, e l'esimia bontà del Principe davano sod- 
dìafezione ed allegrezza alle moltitudini. Ogni poco 
di bene veniva magnificalo e levato alle stelle; il male 
taciuto ; ognuno si compiaceva anche ndlo illudersi 
ed illudere altrui ; l'opioioae pubblica si era fatta cor- 
tigiana. Se il Papa restaurava l'Accademia dei Lincei, 
gli Arcadi cantavano mirabilia, {jome se aprisse il 
parlamento della civiltà unÌTcrsale : se permetteva 
associazioni industriali, scuole notturne, asili d'infan- 
zia, ({abinetti di lettura, sembrava un portento: se 
lasciava intendere che non avversava i Congressi 
scientifici , la folla dei somidotti, che il borioso secolq 
incorona , dava fiato alla tromba della hma. Era 
una specie di congiura adulatoria e festiva, a cui tutti 
prendevano parie ; forse anco lo stesso Principe s'iUu* 
deva, e s'allietava di quella universale letizia, e dell'o- 
maggio reverente cbe gli rendevano i sudditi, gli ita- 
liani e gli alranierì. Luigi Filippo re di Francia man- 
dava il figlio Principe di Joìaville a complìre e gratu* 
kani con lui : muovevano di lontano uomini spettabi- 
lissimi per vederlo ed ammirarlo : in tutti i giornali 
era un coro dì lodi : veniva segnato a dito obi non 
lodava o faceva festa. 

I Padri Gesuiti i quali non si erano mostrati co^ 
solleciti, come altri Ordini Religiosi, a celebrare l'am- 
nistia, Tollero ancdi'essi ai primi di settembre fiar se* 

DigilicibfGoOgle 



187 

gno di animo lieto, ordinando in Santo Ignazio an'Ac- 
cademia solenne nel titolo del Trionfo della clemenza. 
Si mormorò in città e della tarda dimostrazione , e 
di Mn so quali componimenti che vennero letti. L'au- 
ra deir opinione non spirava favorevole alla famosa 
Conf;regazione, sia per le antiche nimicizie , sia pel 
recenti casi di Fruncia e di Svizzera, sia per le accuse 
nuove e di nuova forma vestite che l' illustre Gioberti 
le aveva portate nel libro intitolato i Prolegomeni del 
Primato. I Gesuiti erano in voce di nemici delle rifor- 
me, e di non amici di Pio IX ; quindi venivano cre- 
dati anima ed aiuto del partito Granano. Dicevasi 
eiiandio, che i Reverendi Padri fossero nelle grazie 
del ministro d'Austria, il quale stava in sospetto, co- 
me è naturale, di cotanta agitazione festosa, ondeve- 
nivano avvalorati qu^i spiriti d'indipendenza nazio- 
nale che- negli ultimi anni si erano manifestati enelle 
opere degli aorittori, e negli alti della Corte di Sar* 
degna, e net conversare delle genti eulte. Arrogi, che 
andavano intorno voci strane , avere il Papa lascialo 
intendere, come pensasse a cacciare gli stranieri d' I- 
talìa,echeia alcune ^là nell' occasione delle feste 
dell' amnistìa erasi mandato i) grido — Vìa gli stra- 
nieri , — senza che il governo desse esempio dì pu> 
Dizione. Per lo contrario l'Ambasciatore di Francia 
anìcurava il Papa , che il governo di Luigi Filippo 
vedeva colla massima soddi^azìone i suoi atti di de- 
menza , e sperava , che sarebbero segniti da riforme 
idoaee a migliorare le condizioni dello Slato , e dargli 
fermezza e tranquillità nell'avvenire. Ed i ministrì In- 
gìetà reaidenti in Toscana ed in Piemonte soddisfotlj 

DigilicJbvGoO^lc 



188 

del naoTO indiricBO che la cosa pubblica prendeva ne- 
gli Slati RorDani, venivano scrivendo a Londra avviai 
ed informazioni con cui chiarivano se medesimi ed il 
Governo Inglese amici di liberali riforme. Intanto la 
maggior parte dei novatori era assegnata nei deside- 
rii e prudente nelle opere, perchè gli uomini savii po- 
nevano modo efficace a tenere in briglia gli impazienti, 
con grande utilità e contentezza universale. Perle 
quali cose l'animo del Pontefice era confortato, e sib- 
bene egli trovasse in Corte molti e potenti ostacoli a 
progredire , e sovente udisse favellare delle liberale- 
sche improntitudini e di mene sovversive, pure la con- 
fidenza vinceva il sospetto, e pareva anch'esso abban- 
donato alla gioia comune. 

Agli otto settembre, giorno della Natività della Ver- 
gine, si recò alla Chiesa che le è sacrata io Piazza del 
Popolo. Tutta la via del Corso era stupendamente ap- 
parati!; le imagini del Pontefice , cento e cento com- 
ponimenti laudativi erano afflasi per ogni dove ; un 
arco trionfale era innalzalo all'estremità della vìa ohe 
mette sulla piazza ; la Statua del Pontefice solleva 
nel mezzo ; ai lati dell' arco erano due bassi rilievi , 
l'uno de' quali simboleggiava 1' amnistia , l'altro la 
pubblica udienza Sovrana. Si segnalò nell' appareo- 
chiare e condurre quella festa popolare pomposa pia 
d'ogni altra quell'Ange Brunetti conosciuto sotto il no- 
me di Ciceruacchio, il quale già nelle prime dimostra- 
zioni pubbliche erasi reso notevole fra popolani , che 
molti aveva affezionati ed obbligati . Era un uomo aem- 
plice, rustico, fiero e generoso ad un tempo, come è il 
popolano di Boma; travagliaUvo ed induslrioso aveva 

DigilicibfGoOgle 



189 

fetta una tal qaal fortUDa ; i>occorrevole e carìutivo 
aveva acquistata una specie di pnmato fra gli uomini 
di sua cDDdizione, condoltierì di vetture, bettolierì. ed 
altra oiinuta gente: li riagalluuiva altora , e li enlu- 
siaBiBavB per Pio Nodo. Il quale faceva segno di gra- 
dire, perchè usciva frequentemente di Palazzo e con 
ridente volto accoglieva le ovazioni, ed al popolo rac- 
colto benediceva. II 29 settembre recossi all'ospizio di 
San Michele in (tipa Grande ; nell' ottobre andò ad 
Albano, a Castel Gandolfo , a Tivoli , a Frascati ; in 
Roma visitò Ospitali, Basiliche, Monasteri , e Stabili* 
menti pii; accollo e seguito dovunque dalla folla plau- 
dente. Nel mese slesso istituì una Commissione depu- 
tata ad istudiare i migliori modi di ordinamento am- 
ministrativo , e la formazione di un Consiglio di 
ministri. 

Il Congresso degli Scienziati, italiani tenevasi quel- 
l'anno in Genova. Le discordie del re Carlo Alberto 
coir Austria avevano rinfrescate antiche speranze di 
indipendenza ; l'amnistia ed i susseguenti atti di Pio 
Nono avevano partorite speranze di liberti : cosi si li- . 
sentivano contemporaneamente i doe più forti e ge- 
nerosi affetti che scaldino le anime umane, l'ano per 
opera di un re italiano, l'altro per opera del Pontefice, 
e eoù preparavasi quella temperie di pubblica opi- 
nione, che suole precorrere i -grandi avvenimenti. 
Correva fama, che in Genova, volente Carlo Alberto, 
gli Scienziati avrebbero goduta insolita libertà di pa- 
rola e di stampa ; e &i vero. Convennero a Genova, 
causa pretesto il Congresso, scienziati o no, da tutte 
le Provincie d'Italia, italiani in gran numero: sembrò 

DigilicJbvGoO^lc 



t90 

OD parlaotenlo di tuUa Ift calta e la vìva NaiioDe. E 
verameDte e nelle piibU)«he aule , e più Dei privati 
oirpoli si parlamentò di progresso civile, dì riforme, di 
libertà, e di italiano rìsorgimeato. Forse neasuDo era 
jto a Geaova per cospirare: iDconsapevoIi cospiravano 
tuUi; non già segretamente e faziosamente, ma col- 
4'iDgegDo, colla parola, con tutU ì le^ttimt ed onesti 
modi pubblicamente cospiravan» alla legittima opera 
di rialzare la patria dallo scadimento; ed era naturale 
che ciò avvenisse, quando un Papa ed un Be parevaDo 
cospirare con Noi. Era la prioui volta , cbe i sadditi 
pónliScii potevano senia riscbio andar ai Congrea». 
Carlo Luciano Principe di Canino , cbe sempre aveva 
potuto usare ai medesimi , grazie alla sua qualità di 
Principe Bouiano, per la quale aveva quaai rinun^to 
alla gloria del nome Napoleonico; il Principe di Ca^ 
nino, dimenlicando l'antica amiciiia coi Cardinali Gre- 
goriani, vmiva a Genova farneticando di Pio IX, e la- 
sciava intendere di averne ricevuto l'incarteo di in- 
vitare gli Scientiati a congregarsi nello Slato Pootifi- 
ciò. Dotto e celebrato naturalista ei non islava pago 
alle tornate , in cui si discuteva di naturali scienae, 
ma entrava per tutto, e per tutto sermonava, e tirava 
il discorso a politica, esaltava Pio IX , offendeva la 
memoria di Gregorio, mormorava dei Gesuiti. E con 
Pio Nono esaltava Carlo Alberto , da cui aveva, an- 
ebe ne' tempi ne' quali i liberali non l'esaltavano, de- 
siderato ed ottenuto 1' onore di averlo padrino d' un 
figliuolo battezaato nel suo nome ; e vituperava l'An- 
- stria e Metternich , sebbene avessero osintalo e ben 
•acooéls Ini solo fra' Napoleouidi. A Genova codesto 

DigilicibfGoOgle 



«SI 

nomo eiogolare iacomiiM^va a nudeni aotevolc fiic- 
cendiero di polKica spettacolosa. 

Coapiva nel dicembre di quell'anno ÌM& il secolo 
della memoranda cacciata degli Austriaci da Genova: 
qee) convento d' Italiani neHa forte città, quegli alti 
d'indipendenza operati da Carlo Alberto, quell'alba 
di libertà frantala sa) Vaticano, quel Pontefice libe- 
rale augurato dal Gioberti; tutto rinfrescava la me- 
moria della fazioDe Genovese d'un secolo fi: gli Ita- 
liani peregrinivaBO al sasso di Portoria, quasi all'al- 
tare di Pontìda. In Genova sorse il pensiero di cele- 
brare per tutta Italia con qualche pubblica dimoatnt- 
zioue l'anniversario della gloria genovese, come au- 
spicio di nanonale gloria. Di questa guisa l'idea di 
indipendenia non restava altrimenti confinata nelle 
palestre letterarie ed accademiche, ma si allargava 
nel popolo, e cosi venivano evocate memorie di popo- 
lari fazioni, che dovevano necessariamente accendere 
il desiderio di imitarle. 

Eira il secondo anno di scarsa raccolta, e sebbene 
nello Stalo Romano, grazie alla fertilità del suolo, 
iK»i si difettasse di grani quanto altrove, pure il Umore 
di carestia era grande nelle moltitudini, le quali si 
-agitavano nell'autunno, come se la fame le rodesse; 
e siccome quelle che erano male educete dai cattifrt 
ordini economici, ed siiituate alle proibizioni ed alle 
tariffe varianti, tamultoavano .per impedire il' com- 
mercio dei cereali coli' estero ed eziandio coll'una e 
l'altra provincia dello Stalo. Tanto pesava sui cosi 
'detti Gregoriani l'odio di parte, che i liberali , con 
-^ella giuilisìa cbe i partili sogliono, .li rendevano io 

DigilicJbvGoO^lc 



.4» 

colpa quasi deMa carestia., oetlo dei toraulU ebe 
awenivaao ora Delle UkKhe, ora nell'Umbria,- ora 
io BomsgDa. La verità è questa, ^e preoccupala U 
minutaglia della falsa idea che il Goreroo non debba 
tare escire i cereali dallo 9tàto, e che il pane possa 
mantenersi sempre a buon mercato per via di leggi 
annonarie, si querelava, era inquieta e ^rilava per 
lo fantasma del monopolio. HolU antichi centurioni 
n volontari , uomini di plebe , avevaoo della fiébe 
gli affetti, i bisogiri e gli errori e si .mescolavano 
ai disordini ; qualche funzionario o scontento del 
nuovo governo o molle . non fece in tempo quelle 
opere di persuasione e repressione che dovea; infine 
gli scontenti, conscii degli spiriti mansueti del Prìn- 
cipe e della mollezza dei Governanti, osarono più di 
quello, che forse non avrebbero osato, regnante Gre- 
gorio. Roma non fa agitata dalla paura della carestia, 
come le provìncie, ma si afflitta da un'altra calamità; 
perchè il Tevere dopo lunghe e dirotte pioggie ed 
il Soffiare dei venti australi che disciolsero ad un 
tratto le nevi sui monti , straripò al)ì 10 del mese di 
dicembre, ed inondò tutta la parte bassa della città, 
e principalmente II Ghetto degli Ebrei. Di mezzo al 
quale infortunio sì parve la splendida carità del Papa , 
e di tutti gli ordini de'cittadini , avvegnaché gar^ 
glasserò di sollecitudini per soccorrere agli afOitti e 
temperare la miseria. 

Se ricordando le feste e le popolari dimostraziooi 
che si fecero il quattro novembre quando Pio IX si 
condusse a S. Carlo al Corso ed agli otto per la 
funzione del Possesso in K. Gìovanai Laterano, io 



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non le descrivo eon ìstudio particolare , egli è che ' 
veramente la mia musa è poco festosa, e che per poco 
di queste e di altre io debba far cenno, già ne favel- 
lerò più ohe non basta, per dare notizia della facilità 
che gli Italiani meridionali hanno h far baldoria, can- 
tarellare ed inneggiare. Né spendo parole per discor- 
rere degli interminabili ranti e sermoni dei poetastri 
e scrittorelli ohe fanno il mestiere di accendere gli 
incensieri per tutti i Priocipi , fra le mani dei quali 
non solo i più Jllnstrì Papi, ma tutti gli eroi antichi 
e moderni erano rimpiccioliti a ragguaglio di Pio IX. 
Siffatto lenocinio dei letterati da dozzina è molto 
comune neir Itnlia centrale e meridionale, dove le 
fanfaluche accademiuhe e le frasche rettoriche sono 
un gran passatempo, e dove la cacochimla della scri- 
bacchiare guasta la vena dello scrivere. Eranu vanità 
forse a rispetto di Pio IX più scusabili che per altri , 
ma pure non buone, perchè le vanità in politica Dono 
cattive: le bolle di sapone sono fatte pei ragazzi; e la 
politica è materia da uomini sodi. Ma fra la copia 
degli scrini vanitosi e fra la folla degli allegri e vani 
politici uscivano pure in luce opere degne di essere 
ricordate e lodate, e v' erano alcuni spettabili uomini 
che usavano il ministerìo delle lettere a degno e 
nobile ufficio. Leopoldo Galeotti toscano aveva man- 
dai» alle stampe un libro pensato e scritto negli 
ultiaiì anni del regno di Gregorio intorno alla Sovra- 
nità temporale del Papa , opera erudita , la quale più 
tardi parve informala da spiriti poco liberali e fu 
male interpretata e storpiata da tutti i parati , ma che 
pei \tmpi in cai fu scrìUa era molto opportuna, ed 
IS 

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in 

è pur sempre una grave ed util* scrittura. Harco 
Hinghetti bolognese , giovane d' nani , maturo di 
senno, veniva discorrendo con molta dottrina nel 
giornale il Felsineo di argomenti economici e morali, 
e stampava considerazioni savie intorno a riforme 
amministrative e civili. Massimo d'Azf^lio anch'esso 
pubblicava ima lettera , nella quale dava consigli pru- 
denti e raccomandava la concordia e la moderazione. 
Altri scrivevano intorno alle finanze, ai muoicipii, alle 
strade ferrate , alle riforme giudiziarie. Io8(»nma fra 
tante frasche era pure qualche saporito e nutritivo 
fruito delle lettere. 

Il Governo seguitava il suo metodo di nominare 
Commissioni. A quella, che già Gregorio aveva islitoi- 
la per preparare regolamenti di procedura civile e 
criminale e che era composta di Prelati, Pio IX ag- 
giunse altri Preiati, ed alcuni Giureconsulti laici di 
molta reputazione, fra quali lo amnistiato Silvani Bo- 
lognese , e le diede più vasto incarico dell» Lejtisla- 
zione civile e criminale. Ne deputò un' altra costituita 
di Prelati e laici a proporre modi di occupazione ed 
educazione della gioventù, e di rimedio all'ozio. Pia- 
ceva grandemente, che sì incominciasse a dar posto ai 
laici almeno nelle Ckimmissioni Consultive, e che ve- 
nissero scelli uomini stimabili come il Silvani , il Pa- 
gani ed il Giuliani per l'una; e per l'altra il dotto 
Marchese Potenziani ed il generoso Prìncipe Aldobran- 
dini : fra i Prelati [nacevano Mertel e Roberti, ma di- 
spiaceva di vederli associati a Monsignor SaveUÌ e ad 
altri di quella vecchia stampa. E generalmente veniva 
biasimato il Governo, perchè teneva in carica utmini 

DigilicibfGoOgle 



notati per costante avversione alle rifanne e per ispi- 
rili illiberali. La qual cosa lasciava dubbio di sue In- 
tenzioni, ed ai più fidenti faceva credere che male si 
potrebbe procedere nella rirormazìone dello Stato con 
que' veccbi istnimenti di abuso. L'opinione pubblica 
era cosi pronunciata contro coloro i quali, regnante 
Gregorio, erano alto saliti, che quando il Papa onorò 
della Porpora il Marini Governatore di Roma, vi fu al- 
terazione d'umori, perchè era caro e desideralo, che 
ei cessasse dal Ministerio di Polizia, ma non si sarebbe 
voluto, che secondo le consuetudini, fosse nomiaato 
Cardinale. Ed anche la nomina del Grassellini , il 
quale dall' Ufficio del Censo era stato mandato a go- 
vernare Ancona, ed era poi chiamato a prendere il 
posto del Marini nel Ministerio di Polizia, non procac- 
ciava soddisfazione, conciossiaché fosse in voce dì re- 
trivo, e Gregorio lo avesse in altri tempi tenuto in 
molta estimazione. Cosi erasi visto di mal grado no- 
minare Prefetto delle acque e strade quel Cardinale 
Massimo, che di sé aveva dato cattivo nome nella Le- 
gazione di Ravenna , e per tacer d' altri , non si me- 
nava 'buono che fosse il Vannicelli a Bologna, e cbe 
tuttavia fosse Legato di Pesaro il Della-Genga, il quale 
negli ultimi mesi del regno di Gregorio aveva vessato 
molta gente e perfino qualche individuo della famiglia 
Mastai. 

Ha 11 Governo che andava adagio in tutto, andava 
molto adagio in questa materia del mutare funziona- 
rii, e pareva piuttosto preoccupato della strana idea 
di contentar tutti, o nessuno disgustare, di quello che 
del pensiero di rendere possibili quelle riforme che 

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196 

stava maturando, e di avvalorare la propria Autorità 
per mezzo di uomini a lui devoti, ai popoli accetti. E 
fb solo dopo molti richiami e Jagnanze. che s'indosse 
a fot mutazione di qualche Preside di Provincia, e che 
con pubblico contenlo vennero mandati in sull' uscire 
dell' anDO e ]' entrare del nuovo il Cardinale Amat a 
Bologna , Monsignor BoFondi a Raveuna, il Cardinale 
Giacchi a Ferrara, ed il Cardinale Ferretti a Pesaro. 
Iprimi dae erano sempre stati favoreggiati dalla pub- 
blica opinione : il Giacchi visto di buon occhio, dac- 
ché, caduto in disgrazia di Gregorio, si era ritirato a 
vita privata ìd Pesaro : il Ferretti riputalo per un' o- 
nest' uomo molto amico del Papa, col quale' aveva 
lontana parentela da lato di donna. 

L' anno iShè volgeva al suo fine, ed il suo finire era 
segnalato dalla celebrazione del centennale anniversario 
della cacciata degli Austriaci da Genova con luminarie 
e pubblici canti in Genova, con banchetti, luminarie e 
concerti musicali nelle città d'Italia, dove i Governi 
tolleravano , e per tutto con fuochi notturni accesi 
sulle vette appenoine, sìmbolo della fiamma d' amor 
nazionale che coperta ardeva fra le tenebre del servag- 
gio straniero. Nello Stato Pontificio, dove il Governo 
era più tollerante e molle e dove gli spiriti erano pia 
caldi che altrove, e già erano venute in consuetudine 
te popolari riunioni e feste, si fecero pubblici segni 
di esultanza romorosi in alcuni luoghi, eccessiva- 
mente ingiuriosi all'Austria in altri, come a Ravenna. 
L' Austria se ne corruccio e richiamò alle £ortÌ : il 
Governo Toscano fece ragione, o parve farla ai ri- 
chìa.mì, ordinando alcuni arresti ; il Governo Pontifi- 

DigilicibfGoOgle 



ciò anch' esso fece arrestare ìd Ravenna Ire giovani, 
ma per poco leoipo e per forma. L'Ambasciadore Au- 
striacD in Roma notava, come ornai non si sentisse 
favellar d' altro che di unione e di indipendenza ita- 
liana: il Governo studiava parole di giustificaEione, e 
si dichiarava risoluto ad impedire che bì trascorresse 
più oltre ad atti irriverenti ed ostili. 



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CAPITOLO 111. 



Cmit e ragioni ddl'^Uiiuac iuUapa, — Game apedali nello 
Stalo PoDiiicio. — Dimoitraiioni in piana. — Hispetto al 
Clero. — Alti del Governo. — L' ìniiato del Saltano ■ Ko- 
■na. — La '*K" ■<*"■ censura della stampa. — Giornali pò- 
litici. — Stampa Glandeatina. — Partito d«i moderati o par- 
tito d^li esaltati. — Editto snlla Consulta di SUlo. — 0' 
Coonello a Genor*. — Saa morte. — Eseqnìe in Roma. — 
Orazione funebre del Padre Veotnra. — Nomine di Cardi- 
nali. — Holn-proprìo «al Coniìglìo dei Ministri delli 14 pa- 
gno 1047. — Hinislero. 



L'anno mille ottocento quaraotasette incomìncìava: 
HÌDistrì, Ambasciadorì « cortigiaoi recavano a' piedi 
del Pontefice gli usati omaggi ed augurii: volendo an- 
ch'esso il popolo di Roma augurare il buon anno in 
modo nuovo e singolare, trasse in folla al Quirinale, e 
Pio Nono dal solito balcone Io accolse e benedisse. Gli 
sguardi dell'Europa erano rivolti a Roma ed a Pio IX: 



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199 
di Pio Nmi(V, 'di Roma e AtAV Italia si fcvHtava e scrì- 
veva in Europa con maravigliosa cara. Ma la ma^or 
parte dei pubblicisti e forsanco det diplomatici forastieri 
capiva poco allora , ba poco capito appresso la ragioni 
ìntlne dei nostri primi fatti , e perciò io stimo cadere 
in «oconcio lo allargare su quelle il discorso. 

Nello Stato Poolificio il più forte, il più efficace de- 
siderio delle genti eolie e liberali era il desiderio della 
oaziwiale indjpeodenza, confessato eoo lungbi sacrifì- 
cii e col sangue, celebrato dagli scrittori, e quasi direi, 
benedetto e sacrato, dacché il Papa aveva aperte le 
braccia a tre gaoeraxioni d' uomini che per l' indipen- 
denza avevano cospirato, combattuto, sofferto. Sì par- 
lava e scriveva di riforme; ma il nome d'Italia andava 
' per le boocbe di tutti; il grido d'Italia veniva pursem- 
pre mandato dalle molUtudini fesleggìanti le riforme 
ed il Principe: desiderate e care erano le riforme non 
tanto per lo immediato bene che partorivano quanto 
come mezzo di concordia fra Principe e Popolo, e que- 
sta concordia era desiderala e studiata siccome mezzo 
di anione fra gli italiani Principi , e l' unione come 
mezzo di 1^, e la lega come propugnacolo d'Indipen- 
denza , cioè a dir tutto e chiaro , come mezso di resi- 
stere intanto ad Austria prepotente, per cacciarla poi. 
Dio aiutante, dal sacro snido della patria, e finire nna 
v<dta la più iniqua delle ingiustizie, la dominazione de- 
gli stranieri. Per essere capaci di ciò che veramente 
signifioava tutta quella nostra agitazione festosa ba- 
slava riandu« la storia della letteratura , della poìì- 
Uca , delle cospirazioni italiane , e bustava anche leg- 
gere le più recenti opere moderne, (e quali in veritA 



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. erano tanto c«lebrtte, perohè appaf^Vaiil> e conforta- 
vano il più fort«. .il più legìUimo dei- sentimenti, ed 
inaegnavano ì mezzi cbe parevano i' più sicuri per 
. giunger^ al sospiralo fioe. I pubblicisti brestieri' non 
. se ne mostravano abbastanza capaci : i Principi Italia- 
ni, se si eccettui Carlo Alberto, poo erano unanini di 
sensi nazionali colla patte incivilita e liberale dei po- 
poli, pio Nono, anima gentile, aioava l'ItaKa, ma spe- 
rava tropiK) elle potesse rigenerare «osi lenlasKate e 
tranquillamente, come in certi moderni libri stiva 
scrilto : il Re di Napoli sentiva troppo di sua assoluta 
podestà , nulla la dignità ed i destini di italiano mo- 
narca: r Italia era cara al Granduca di Toscana , per- 
cbi la sua diletta Toscana era in Italia : taccio degli 
altri Stati di picciolo, e Prìncipi di nessun conto. I 
liberali credevano cogli artifici stimolanti far sentire 
chi era torpido, far veder chiaro e dritto ohi era lo- 
sco, abbindolare chi era semplioe, trascinare chi- con- 
sentiva. Dio solo sa che sarebbe s^^utto , se i Principi 
Italiani avessero sentito più, avessero capito meglio il 
principio, le ìntime ragioni , il fine dell'agitazione ; se 
. i liberali avessero avuta più virivi, più religione, nug- 
gior longanimità , mHggior senno ; gli uni e gli altri 
più lealtà e più costanza, lo non voglio fare conghiet- 
ture: questo voglio mettere in sodo, cbe il sentimento 
■dì indipendenza scaldava gli animi più d'ogni altro, 
e che male s'apponevano que'politici, j quidi nel 1 S4i> 
.e 47 credevano che il satisfarci di riforme, loaneomo- 
.darci di codici, di strade ferrate, e dictamo -pur anche 
.di qualche civile e libero istituto avrebbe ttanquiHala 
l'ilalia per un secolo. Si ingannavano allora, si iogan- 

■ DigilicJbvGoO^lc 



301 
oeraniHi sempre, se oon abbiano altra panacea. Ogni 
volta che l'Italia avrà un poco di vita, un poco dì li- 
bertà, si studierA, si eforzerfr sempre di usarla a fine 
di indipendenza nazionste: sarà o potrà essere giudi- 
cato illegale rispetto ai trattati, inopportuno rispetto 
-alle- occasioni, imprudente rispetto alle forze, ma è nb* 
tutele, e contro natura non può sempre la ragione ; 
coDtro la natura e la giustizia non provano, non val- 
gono, non durano eternamente protocolli , trattati ed 
imperii. ' 

Fatto é, che nello Stato Pontificio {ed a questo io 
voleva venire) gli spiriti d'indipendenza erano caldi 
più che in ogni altra parte d' Italia , sia perchè le co- 
spirazioni e le congiure vi erano' state per treni' anni 
attuose'e costanti più che altrove, sia perchè molti e- 
raoo quelli che avevuno combattuto e sofferto, sia in- 
fine perchè e la presenza degli Svizzeri pagati a caro 
prezzo per reprimere il popolo e puntellare il mal go- 
verno e lo stanziare degli Austriaci a Ferrarti ed a Co- 
-macchio, e il vedere da cutestoro pesta la lerra di Roma- 
gna e straniala l' italiana carne, ogni qualvolb si ten- 
tasse intrapresa di libertà, erano cagione per cui al 
caldo desiderio ibiliaoo di nazionale riscatto si aggiun- 
gesse il fuoco dell'odio e della vendetta romagnola. 
Né questa, pure gravissima, era nello Stalo Pontificio 
la sola causa di una agitazione maggiore che in altre 
Provincie: che il desiderio di quella uguaglianza civile 
«he gli altri popoli godevano, l'insofferenza dei privilegi^ 
delle immunità e delle giurisdizioni eccezionali del cle- 
ro; il danno, il dispetto, l'invidia, l'umiliazione dei laiei 
-pel gcnerno assoluto dei chierici , erano altrettante 

DigilicJbvGoO^lc 



SOS 

cagioni peculiari, sulle quali gion frisare la: nwnle 

se si voglia aver ragione degli eventi ddlo Slato 
Pontificio. Ogni riforma che si operasse senza avere 
per base la civile uguaglianza, l'uoiformilà delle leggi 
e la iostauraziooe del Laicato nel governo doveva ne- 
cessariamente essere reputata insuffioienle, e lasciare 
sussistere le più reali ed antiche cause di maloonte^to. 
Ogni uomo Bagace portava siffatta opinione, e perciò 
desiderava fare fondamento alle riforme ed allo Stato 
Bu quef priacipii che gli slessi ministri delle Cinque 
Potenze straniere avevano nel 18r!l appellati vitali e 
riconosciuti indispensabili. 

Ha dall' un canto l'opinione liberale iva^iuttMlo 
svolazwndo leggermente pe' campi della fontasia e rac- 
cogliendo esolici fiorellini dì liberti, di quello cbe an* 
dare io traccia con perseverante volontA delle sostan- 
ziali riforme civili ; e dall'alt» canto la Corte tenace 
dei privilegi e della temporale fortuna del Clero piace- 
vasi di quella leggerezza liberalesca, e della comune 
ebbrietà fesUva. La quale ebbrietà cresceva siffatte' 
mente che si era resa la temperie naturale degli s[R- 
riti e degli intelletti; e pareva che il mutare gli ordini 
d'uno Stato fosse un giuoco di fanciulli ataranUti , od 
un sollazzo da carnevale anziché un'opera da uomini 
severi. Ma quel chiamare e scendere del popolo in 
piazza ad ogni istante era tal segno di vita rigogliosa , 
e tale uno stimolo a' cuori meridionali, onde era facile 
arg<Hnentare che in avvenire sarebbero nate altera- 
zioni d'umori; e quell'incuria compiacente del Governo 
non era di buon augurio per la sua antorilà e per la 
securli futura. E chi poteva correderà ootMla eb- 

DigilicibfGoOgle 



303 
hmia."! Provò Cesare Balbo a segnalare i pericoli delle 
frequenti rìunioiil popolari e delle agitazioni artificioM 
pabblicando alcune lettere su questo ed altri gravi ar- 
gomenti indirizzate a me che scrivo, ma le sue parole 
rìescirono moleste ed importune, e furano gittate a) 
vento. Il tempo ha provato, come sin d'allora fssse a 
grado di taluni lo eccitare la febbre popolare per vol- 
gere a profitto d'un partito « di un sistema i delìrii che 
ne sarebbero procacciati : il tempo ha provalo , come 
dessero piede in fallo quei moderati che anch'essi s^ 
ne dilettavano, e come il Governo operasse stoltamen- 
te, rimanendosi indifferente e forse soddisfatto rìguap 
datore; ma allora ì consigli temperanti, gli ammoni- 
menti severi venivano tenuti a vile quali ubbie dì 8[» 
riti meticolosi ed augurii di sinistri profeti. I Governi 
precedenti avevano favoreggiati i trionfi delle canUDti 
e delle ballerine, gli spassi, le ciurmerle , gli ozi e le 
oziose pompe d'una fatta; e perciò era agevole cosa 
secondare le abitudini e mettere in moda trionfi, ciur- 
madori, ozi e pompe d'altra fatta. In Roma special- 
mente , dove l'oziare è abito di molti , dove gli spetta- 
coli sono graditi assai, dove si va in processione tutto 
r«nno, era facile più che altrove il volgere a fine po- 
litico gli spirili baccanti, e mutare le processioni sacre 
in prosessioiij politiche. Ed a Roma specialmente 1' a- 
gitaziooe popolare era ragguardevole : da Roma gli 
impulsi e gli esempi alle Provincie. Il Santo Pontefics 
il quale dopo l'amnistia aveva potuto notare non solo 
un rispetto maggiore verso le persone e le cose sacre, 
ma anche una insolita o . maggiore osservanza delle 
pratiche del culto, lieto per l' anime rìconciliete eoo 

DgIZMbyGOOgIC 



20t 

Dio, contenlo de'sudditi riconciliati col Principe com- 
paUva di leggeri alle superlative dimostrazioni dì gra- 
titudine ed allegrezza. Ed a vero dire la parola del 
perdono scciia dalla Cattedra dì San Pietro nelle anime 
umane, ne aveva ricongiunte molle ed Cielo : l'uma- 
nità e la pietà , di cui il Vicario di Cristo dava lumi- 
noso esempio, avevano risvegliato il seutìmenlo. reli- 
gioso; e molte coscienze sì erano confortale e tran- 
quillate per la benedizione d'un Papa amico dei pro- 
gressi della civiltà Cristiana. 

Ob ! la Religione é un affetto , un sentimento, un 
bisogno del cuore più che una speculazione della men- 
te : una sventura, una gioia la ravvivano più d'un 
-sermone: l'esempio la cementa ! La virtù, i beneGcìi 
del Capo della Cattolicità avevano redenti molti spr> 
riti indevoti, scettici o torpidi. La malignila dei par- 
titi e dei semplici , i quali sono maligni senza addar- 
sene, ha in progresso dì tempo perfidialo intomo agli 
atti di devozione religiosb , ond' erano belli i principii 
del Regno Piano, e li ha creduti effetti dì profonda si- 
mulazione ed ipocrisia. Non sia chi penici tanto sìni- 
stramenle di tutto un- popolo ! Si condannino e male-- 
dicano i trascorsi, le colpe, le profanazioni che segui- 
rono, ma non si giudichi temerariamente dei santi e 
sponlaneì moti della natura umana, la quale se fuor- 
via al male sovente, non perde pur mai la sua essenza 
d'orìgine divina , che noi dobbiamo riconoscere e ri- 
spettare anche nel male, non già malignamente mi- 
sconoscere e vituperare nel bene. 

Degli atti del Governo, e de' casi degni di memoria 
dirà qui ciò che gjova all'ordine della narrazione. 

DigizMbvGoogle 



306: 
11 primo genaaio il Cardiiule Gizzi proiU l'eaport»* 
zione de' grani dallo Statc^ nel corso del mese la Poli- 
zia fece qualche provvigione BuH'accaUoDajigio; ai 9 
di febbraio il Papa amnistiò coloro che nella citli di 
Jesi ed altri paesi della Marca avevano tumultuato per 
causa del commercio dei grani ; a' 13 il Segretario di 
Stato ordinò ai Tribunali di dare ogni mese ai Pre^ 
sidi delle Provincie notizia esatta di tutte le contro-' 
versie in discussione. A' 1 4 giunse in Roma Gbekib 
Effendi inviato dal Gran Sultano, caso nuovissimo, a 
fare ossequio a Pio IX, dì cui venne al cospetto nel 
giorno ventuno parlando in questa sentenza a Come 
« altra volta ta regina Saba si recava a salutare il re 
« Salomone, cosi l'Inviato della Sublime Porla viene 
a oggi a rendere omaggio al PonteGce Pio IX in no* 
« me del suo Signore. Le meraviglie e gli atti- eccelsi' 
«di Sua Santità avendo non solamente riempiuta l'Eu- 
« ropa dot suono delle sue Iodi , m» essendosi diffusi 
« per tutto l'universo, il possente mio Signore mi ono- 
« rò della missione di presentare alla Sovrana Persona ■ 
« del PonteGce le più cordiali congratulazioni pel suo 
« innalzamento al Soglio del Principe degli Apostoli. 
« Quantunque da molti secoli non esista fra Costanti- 
« oopoli e Roma alcuna relazione amichevole, il mio 
A possente Signore d^dera vivere in buona amicizia 
« colla Vostra Eecelsa Santità. Egli ba per la Vostra 
« Angusta Persona la più alta stima, e per dame uM. 
« prova Egli saprà d'ora innanzi proteggerei Grìstiani 
« obe abitano il suo vasto ìmperoa. A cbe Pio IX ri^se, 
essere grato, essere lieto della speranza, che dai nuovi 
soambievt^ uffici fosse per derivare vantaggio a'. oaN 

DigilicibfGoOgle 



taliei dimoranti negli Stali del Sultano. Nel febbraio 
stesso venne nominata una Coramìssione la quale do- 
veva studiare e proporre il modo di dare costitnuoQe 
al Municipio Bomaiio, Presidente il Cardinale Altieri, 
Segretario t'Avvocalo Carlo Armellini. A'4 marzo fa 
aperto in Roma un nuovo ospizio porgli accattoni pre- 
sieduto dal Cardinale Brignole Prefetto della Commis- 
sione di Pubblica beneficenza. 

La censura sulla stampa erasi fatta meno severa , 
ma pur tuttavia si desiderava che omaì, se non tolta, 
(che tanto non si osava ancora sperare e dimandare) 
venisse governata da una legge, sicché non fosse al- 
trimenti nel pieno arbitrio de' magistrati, e cessassero 
tante fastidiosaggini. Notava»! accadere sovente , che 
uno scritto proibito da un censore di una tìitlà o pro- 
vincia, fosse poi dal censore di un'altra licenziato per 
la stampa; l'eccessiva severità di alcuni magistrati con- 
trastava coir eccessiva larghezza di altri magistrati 
del luogo stesso: venivano a noia te lungherie, ed in- 
tanto la stampa clandestina diventava operosa. A' 42 
marzo il Cardinale Gizzi Segretario di Stato pubblicò 
uii Editto, il quale confermava un altro Editto del IS 
agosto 1 825 in quella parte che riguardava la censura 
scientifica, morale e religiosa, ma rispetto alla censura 
politica istituiva un Consiglio o Magistrato composto di 
quattro laici ed un ecclesiastico. Ogni ciltadinQ avreb- 
be fecollà di pubblicare le opinioni edì giudizi! proprìì 
sugli argomenti di ammiaistrazione e di storia contem- 
poranea, purché il facesse lutali termini che né di- 
rettamente , ni indirettamtnte tentUttero a render» 
odiosi gli atU e gli uomini del Governo. Lo scrittore 

DigilicibfGoOgle 



867 
potrebbe dal voto di no consigliere sibilarsi all'in- 
tero conaigiio; i cenuri avrebbero obbligo di dare ra* 
gione per ncriUo dei voti di censura ; il te»l<^ do- 
vrebbe , approvando , farlo colla semplice formola 
< nMl ohiiat m; censurando, coosegnare alla carta le 
ragioni del saa giudizio. Parve agli uomini discreti 
che sifTatta legge par fosse nn miglioramento ed un 
avviamento al bene, a cui ai dovesse fare buon viso , 
ma agli impazienti, agli scritlorelli isterici , ai gio- 
vani ohe gii avevano avvezzo il palato ai cibi pizzi- 
canti ammanoiti dalla stampa clandestina, parve la n 
dovesse condannare e vituperare con quegli irrive- 
renti e romorosi modi che erano venati in usanza. 
L'illustre Professore Orioli pubblicò una lettera indi- 
rizzata a Massimo D'Azeglio, nella quale garriva i pe- 
tulanti, e gli indiscreti , e difendeva la legge dalle 
superlative accuse. E Massimo D'Azeglio, rispondendo 
per le stampe, ÌDoomiaciò dal dichiarare, come, a suo 
avviso, fosse impossibii cosa il fare una buona legge 
di censara i^eventiva, e notato , come per veritft io 
questa fosse qualchegrave menda e fra le altre quel sot- 
tile ed equivoco precetto di non fare parole di tendenia 
^Sensiva ancbe indiretta, concbiudeva, che pure do- 
veva accogliersi senza perturbatione d'animo, e rac- 
comandava moderazione e concordia. 

Ai primi dell'anno erasi già incominciata in Roma 
la pubblicazione di un giornale intitolato il Conlam- 
poraneo , il quale esciva in luce una volta per setti- 
mana per cura ed opera principale di un Parmigiano 
Gazzola ex frale, poi prete e prelato prima nelle gra- 
zie della Corte, poscia disgraziato, scrittore abbastanza 

DigilicibfGoOgle 



308. 

elegante; ed appresso di uno Stei^oi Romano, esula 
d^ il 1831, uomo non di mente, ma di fantasia, 
. scrittore immagioogo ma scorretto, igooraute di tut- 
to, fuorché di antica storia romana e delle frasi e 
dei fatti della rivoluzione francese. 11 Contemporanta 
dicevasi amico del jwogresso e dell' ordioe , sollecito 
dell'accordo della Heligione coll'onesta libertà , e fa- 
ceva dicbiatazione di quelle temperate opinioni che 
allora erano gradite ai più. Anche in Bologna stam- 
pavasi un giornale denominato il FeUineo scritto 
con molla dottrina e misura da Marco MinghetU, da' 
Antooio Montanari e da altri culti ed onorati uomini. 
E posciachè la legge sulta slampa fu pubblicata, sor- 
sero, qual prima, qual dopo, nuovi giornali, la Bilan- 
cia in Roma per opera del celebre Orioli, ddl'ayvo- - 
cato Cattatene e di Paolo Hazio ; l'Italiano in Bolo- 
gna diretto dall' onorevole fierti Pichat; ed tdtrì meno 
notevoli nelle città di Provincia. Il Conlemporanev 
diventò ben presto un tessuto di vari colori ; non bat- 
teva sempre la stessa via ; andava a balzi ; ostentava 
moderazione, ma di tanto in tanto prendeva il tuono 
del tribuno : la Bilaneia aveva del fare cattedratico ; 
sosteneva fermamente il princìpio d'Autorità e cont- . 
batteva gli spiriti faziosi ;. tal Gata ammoniva ed an- 
che sferzava gli inquieti e gli eccessivi : il PeUiuao ■ 
procedeva misuralo ma franco e liberale Della tratta- 
zione delle quistioni interne ed esterne : Yltaliaito a< 
veva una cronaca sarcastica che veniva letta con 
piacere; camminava meno circospetto ; non eia ostile . 
al Governo, ma acerbo ai Gregoriani: nessuno dì qne- 
sU giornali faceva vera opposizione : il sentimento di . 

DigilicibfGoOgle 



indipeodeiua DinoDale era palese io tutti ; ma forae 
più in que' di Bokpgna, che nei romani. 

La stampa clandestina cootimiava tuttavia , e di 
tanto in tanto mandava fuori scritture intitolate A- 
nùea VtriUu, od un giornale detto la Seniintlla dtl 
Campidoglio, in cui si vilnperaTano grandemente al- 
ouni governanti e si consigliava il popolo a fare di- 
mostrazione di gagliarda volontà ed a non lasciarsi cu- 
llare da ^luelle che appellavanc le nenie dei moderati. 
Ma correva allora la moda della moderazione, e per- 
ciò erano pochi quelli i quali volessero scopertamente 
censurarla, e dir vituperio degli uomini che ne da- 
vano consiglio ed esempio ; anzi anche coloro i quali 
erano meno temperanti, e di soppiatto soffiavano nel 
fìioco, si recavano a grande ingiuria lo appellativo di 
uqllali, e ne menavano doglianza come di in^usta 
e non meritata accusa. Vennero tempi ne' quali fa 
utile e glorioso il millantare le diuimulaztoai e gli 
.artificii occulti e le vittorie con quelli ottenute sui 
moderali, e chi ha buona memoria ricorda que' tem- 
pi, ed i millantatori ridiventati oggi forse, per chi vo- 
glia crederlo, moderati. È indegno della storia il{»«n- 
derae noia ; si è degno e ^ovevote il chiarire le ra- 
gioni e le opere dei partiti. Ed il partito liberale era 
sin d'allora diviso in due sostanzialmente discordi : 
l'uno voleva senza violenze riformare gli Stati ed in- 
staurare a poco a poQo il sistema rappresentativo, l'al- 
tro vagheggiava la repubblica ed accettava le riforme 
ed, avrebbe -accettate le costituzioni soltanto oome 
passo a quella: il primo studiava ogni concordia fra 
Priofiipf! e popolo ; l' altro emulava: i moderati vo- 
U 
DigizMbvGoogle 



240 

levano la lega dei Phacàpi Italiani per re«stere all'Ata- 

Btrìa, ed apparecchiare le forze onde ritalia poteste 
bD di veoire in essere di Nazione indipendente : gli 
esaltali si travagliavano ad accendere le passioni po- 
polari sperando scacciare gli stranieri colla celebrala 
guerra del popolo : i primi si proponevano di fondare 
la Federazione Italiana, o l'Unione dei principati cosli- 
tnzionali che meglio dir si voglia : gli altri sognavano 
Repubblica una ed indivisibile. Tera eziandio qualche 
repubblicano federalista, e qualche monarchista uni- 
tario. 1 moderati, madori di numero, non potevano 
vincere gli avversarii in quelle scerete opere che ap- 
prodano alle sette : essi dichiaravano francamente i 
proprii pen«eri ed operavano scopertamente ; gli altri 
s'in&ngevano e non erano scrupolosi nella scelta dei 
mezzi. Nello Stato Pontificio il partito che desidera- 
va avvalorare il Governo, ottenere libertà per mezzo 
del Governo, e col Governo preparare i mezzi d'indi- 
pendenza aveva dinnanzi a sé ostacoli molto maggiori 
che negli altri Stati, sia perchè gli ecclesiastici non 
erano reputati di fede secura, sia perchè il domìnio 
temporale dei Papi era nell'opinione di molti, non so- 
lamente poco acconcio ad attemperarsi a vera- libertà, 
ma un impedimento all'Unione della Nazione. Malage- 
vole opera era adunque il manlenere gli animi ripoBati 
nella confidenza ed era facile Io esagitarli col sospetto 
' che è il più efficace alterante degli umori , onde le ri- 
voluzioni si generano e nudrono. Nulladimeno il piar- 
tito moderato era operoso, come più il potesse nelle 
condizioni in cui si trovava. I forestieri, j quali si 
occupano delle cose nostre soltanto allorché faccia- 

DigilicibfGoOgle 



tu 

mo fracassvi e che senza conoaoerle uè giudicano e 
sfringuellano per dritto e per rovescio, hanno Uw- 
sato il partito moderato di perseverante desidia. Io 
non lo farò bello di quelle virtù cbe non ebbe, e 
quando nel progresso di queste istorie cadrà in ac- 
concio, noQ passera sotto silenzio gli errori che com- 
mise. Ha qui la verità mi comanda di attestare, come 
negli iflizii del governo riformativo ei facesse e colle 
«lampe e nette adunanze pubbliche e nel conversare 
privato tutti quegli uffici! cbe si convenivano. Ma il 
partito moderato non aveva parte alcuna, non aveva 
mano né voce del (ìoverno ; anzi era pur sempre dai 
GovernsDti o tenuto in sospetto, od in qualità di non 
richiesto consigliere fastidioso; ab per costituirsi, o 
come oggi sì dice, organarsi, poteva e doveva fare 
Associazioni segrete, né combattere queiste colle insidie 
e cogli inonesti mezzi. Va partilo di governo non può 
avere forza se non governa. La Corte Romana piega- 
vasi a riforma, grazie alla volontà del Pontefice, ma 
.non sì piegava ad anunettere i laici nello Stato , o 
.se pur risolveva chiamarli a consìglio, non chiamavali 
.a deliberare, amministrare ed eseguire, nel che coosi- 
fite il governare. 

Ai quattordici aprile il Cardinale Gizzì pubblicò un 
lEdiUo che isUtuiva una Consulla di Stato. Tutti i 
CftrdÌDal) e Prelati Legati ^ Del^atì dovevano pro> 
porre al Sovrano tre spettabili individui , fra quali 
ele!ggerebhe un Consultore per ogni Provincia. La Coo- 
'Botla sederebbe in Roma almeno due anni e giove- 
.rebbe; il governo di consiglio nel dare sesto alla am- 
mioitirazioae, aello ordinare i municipii, ed in altre 

DigilicibfGoOgle 



212 , 

pubbliche bisogna. L'Editto fu accoHo con motta sod- 
disfazione, e se ne fecero gti usati segni. La morte 
del Cardinale Pomidori fu cagione che la folla plaudente 
Don traesse issofatto ai Quirinsle; ma posciachè furo- 
no celebrate le esequie, vi trasse iì sera secondo il 
solito fra i concenti musicali e le foci , e Pio Mono 
venne ancor questa volta al balcone del palazzo, e 
fotta lieta accoglienza, imparU l'apostolica benedizione. 
Le Provincie festeggiarono il nuovo Editto : i giorna- 
listi lo levarono alle stelle. Le popolazioni di cam- 
pagna spettatrici delle letizie cittadinesche, dacché 
un Papa ne era cagione e eubietto, festeggiavano e 
plaudivano uach'esse con animo sìncero: recatosi I^o 
Nono in sul finir dell'aprile a Subiaco, non fu s^no 
di devozione e di onore che non ricévesse dàlie po- 
polazioni di quella e delle vicine contrade. La stella 
del Pontefice brillava allora di tutta sua luce in oriz- 
zonte sereno : i sadditi non rifinivano dal lodarlo: gli 
Italiani dal proporlo ad esempio dei Prìncipi toro : iì 
Turco gli aveva reso omaggio, i protestanU ne favel- 
lavano con reverenza non solita verso il Custode delle 
Sante Chiavi: i cattolici ne auguravano il pieno trionfò 
della Chiesa Bomaoa. Non era straniero grande per 
dignità o per sapere che mettesse il piede io Italia , e 
non volesse condursi a Roma a venerarne l'idolo: 
il prìncipe RfossiDliltano dì Baviera, e Uurìa Cristina 
di Spagna furono a Boma: Daniele O'Gonnello grave 
d'anni lasciava la sua diletta Irlanda per venir a rin- 
vigorirsi colla benedizione del Santo Pontefice allfe 
lotte per la Religione e per la libertà della sua patriai. 
Ila' egli non vedeva la Città -Eterna e Pio Nono, dtè 

DigilicibfGoOgle 



S13 

loprafliiUo in GflooTi da vìoleola ìntermità vi toociya 
ft'45 del mese di maggio. Se ne celebrarono esequie 
splendide nella diiesa dì Santo Andrea della Valle, 
dove il Padre Ventura Teatino ne disH le lodi, favel- 
lando con ampio disconto dell'esempio singolare, di 
z^o cattolico e di patria carità, che l'infaUcabile agi- 
tatore aveva dì sé datq al mondo maraviglialo, ti 
subietlo religioso e poIiUco dell'orazione faceva abi- 
lità al facondo ed immaginoso oratore dì andarsene 
in parole laudative del Pontefice Sommo, la fama 
del quale era stata causa della devota peregrinazione 
dell'Irlandese, e cosi allargato il sermone sugli argo- 
menti politici consigliava a'Romani la retirtenza pa$- 
tha agli inimici dei civile progresso; e la obbedieta» 
attiva a Pio IX; con .ebe intendeva significare, doversi 
con fortezza ed operosità esplicare i concetti del Papa 
ad incremento di libertà e di Religione, e doversi 
fare ritratto dell'amore d'indipendenza e delle virtù 
del celebrato 0' Gonnella. Il Padre Ventura era io 
grande riputazione di teologo ed aveva benemeritato 
della Cbiesa Romana, difendendola dagli assalti dei 
aenticìt e confutando gli errori del Lammenaìs, del 
quate era stato, amico prima che sdrucciolasse a 
ribellione: il Padre Ventura era pregiato per bontà, di 
costumi , per ingegno e per dottrina , noto per osse- 
quio alle Potestà legittime, per avversione alle rivol- 
tare: salito Pio IX al supremo Soglio delle Perdonanze 
non aveva mai lasciata occasione dì predicarne le 
virtù : era in voce di consiglìero a lui caro : dimo* 
stravasi sollecito delle riforme , raccomandava l'Ac- 
cordo dtJla liberti colla Religione e ne celebrava i 

DigilicibfGoOgle 



m 

trionfi ; quindi )a sua parola ora motlo aidorevol«, sio- 
eome quella che gli animo»! propagnatorì di liberti 
confortava, e te coscìenie devote e timorate francava 
dalle dubbiezze. 

Agli 14 giugno furono creati Cardinali i Prelati 
francesi Giraud e Dupoot, Monsignor Bofbndi di Porli 
Decano della Sacra Romana Rota, e Monsignor Anto- 
selli di Terraoina Tesoriere Generale. I due francesi 
avevano fama di pietà e -dottrina : il Bofandi era 
dotto giurisperito; Sacerdote esemplare. Prelato amico 
delle civili riforme: l'Antonelli aveva lasciato nome 
discaro a Viterbo per inquisizioni e condanne politi- 
che; m» negli uffici adempiuti in Segreteria di Stato 
aveva meritata lode di sagacia ed operosità ed in 
qualità di Tesoriere aveva procacciato se non di dare 
acconcio, impossibii cosa, al Ministerioed all'Erario, 
almeno di correggere il disordine lasciato dal Tosti. 
Ai quattordici del mese stesso veniva pubblicato un 
Motu Proprio Sovrano che ordinava il Consiglio dei 
Ministri .costituendolo del Segretario di Slato Presi- 
dente e Ministro dell' Interno e degli aSari esteri eo' 
clesiastici e secolari ; del Cardinale Cadierlengo per la 
Industria e il Commercio; del Prefètto delle Acque e 
Strade pei Lavori pubblici ; del Prdato Presidente 
delle Armi per la Guerra ; del Tesoriere Generale per 
le Finanze ; del Governatore di Roma: per la Polizia. 
Era Segretario di Stato quel Cardinal Giizi già tanto 
lodato e riputato franeo riformatore , uomo dubitativo 
e debole , a cui taluno apponeva nota dì doppiezza ; 
Camerlengo il Cardinale Riario Sforza retrivo di natu- 
ra e di abitudini; Prefetto dell'Acque e Strade il Gar- 



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il 5 
disti MisuiDO orgoglioso e Gregorisno; Presidente 
ddle Armi Momigoore Lavinio Spada liberale in gio- 
veatù, fazionato a cortigiano poi, inchino naovamente 
a liberalismo; restava Tesoriere l'Antonelli, il qoale 
siccome perspicacissimo che egli era , conscio delle 
volontà del Papa e dello indirizzo dei tempi, seconda- 
va quelle e questo sperando procacciare a se favore ed 
aatorili, lustro alla Corte, sicurezza al Dominio della 
Chiesa; ed infine era Governatore dì Roma Monsignor 
Grassellini Domo di ingegno e di non comune dottrina, 
né forse costraslante il civile progresso, ma di nabira 
co^ sospettosa, severa e dispotica che malo si addi- 
ceva al nuovo regno benigno e confidente. — Questo 
il Mìnisterio Romano. 



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CAPITOLO IV. 



Condinoni dello Suio qn aiiiio dopo 1' elenone di Pio IX^ ~ 
FmU per l'uiDiTersMio dell' eleiione. — Editto 4el ÌÌ gia- 
gno cb« proibitce le adoninie popofari. — TriTagli ÌDteiti- 
ni. — Mali DiBori. — Difordioi. laquietadine della coite di 
Tieimi. — Apparecchi d'ÌB(er*eato Aostrìaco. — Lettera 
di Lord PoQsomby sa qaesto argomeoto. — lilitaiione delU 
Guardia Cìtìcb. — RiDoniia del Cardinale Gin!. — Il Car- 
dinal Ferretti Segretario di Stalo. — Appieniiooi di eoS[i- 
raiioDe Sanleditta. — La coii delta Coagiara di Roma. — 
Tonolti in Roma. — DitOrdiai io varie città. — Gli An- 
•triaci occopano Ferrara. — Honsigaor Horsndi Goveniatora 
di Roma. — Fatti consegneoti alla Bappoita «coperta della 
congiura. — Hegolameuto della Guardia Cìtìm. 



Era già corso an anno dacché Pio IX era salito «1 
Trono. Il Governo aveva di iè dato nome di novatore 
ardito, sebb«ie poco in realtà avesse rinnovati gli isti- 
tuti, gli ordini, gli uomini. Le Finanze, la Giusttzit, 
r Istruzione pubblica, la Milizia, il Commercio, que- 



fiicjbvGoo^lc 



3i7 

ste priooìpaliaBiine parti dello Stalo erane par tuttavia 
ammiaiatrate e governate ceme per lo passato. Le 
Ckunmissioai eternavano i lavori : duravano le inoor- 
malità dello Slato antico : le quistiooi di forma preo*- 
capavano le menti: poco n pensava alla sostanza: i 
desiderii liberali venivano acuiti ogni giorno più cogli 
stiraoli della stampa, e delle adunanze popolari : il 
vecchio Governo virtualmente condannato dal nuovo 
era scaduto senia che il nuovo Eacesse fondamento in 
base propria: questo viveva delle prestanze che l'opi- 
nione liberale gli faceva: l'azione governativa era per* 
ciò incerta , molte ; e l' acione popolare era gagliarda. 
Indisciplinato ed indisciplioante governo avevano avuto 
sempre: ma per lo passato la forza materiale valeva 
ad opera dlrepressione: finito il sistema di repressione, 
l'indisciplioafuPriocipe: governanti e governali furono 
in balla del caso. Gli ufficiali dei governo Gregoriano, 
che tutti quasi tutti aucora restavano in canea, ver- 
savano in grande incertezza della sorte propria e dì 
quella dello Stato: usi a dar la caccia ai liberali,. ed 
esosi a quesU, studiavansi ad accattarne la tolleranza 
ed il favore, lasciando loro la briglia sul collo: si seu- 
savano dello avere servito Gregorio, alcuni disvelava- 
no le m^ opere delle poliue, in cui avevano avuta 
mano: anche i Prdatì avevano il ticchio d^Ua popo- 
larità. E si Test^^iava pur sempre. Gli agitatori ama- 
vano le feste , siccome stimolanti popolari che esse 
sono; le moltitudini le amavano, perchè le moltitudi- 
ni amano sempre gli spettacoli ; il Governo incomin- 
ciava a disamarle, ma non osava disvolerle. 
Il 16 giugno anniversario della elezione non potay^i 

DigilicibfGoOgle 



318 

passare senza le usate dinostranoai di ^(>ia. Gli ap- 
parecchi, che da qualche tempo se ne Tenivaao fm- 
cendo con inAelito studio, furoB»- esmpioli pel giorno 
dtecisette. Le Magistralare Honicipali di tutte le terre 
e ciUk eircaoTieine cooTengono a Roma fra i coo- 
eerli 'musicali. Roma divìsa in Rioni; ogni rione un 
eapo-popolo ; 4^1 capo-popolo ona bandiera ; Gice- 
ruacchio tiiltalore dei capi-popolo. Di buonissima ora 
la moilitudine si raduna al Foro Romano; colà si or- 
dina sotto le bandiere ed i capi designati ; precedala 
da tamburi sale più tardi al Campidoglio, dove ai u- 
nisce al piccolo corpo della antica Guardia Civica Ro- 
mana, la quale porta una bandiera che ì Bolognesi han- 
no donata a' Romani, pegno di concordia nel nome di 
Pio IX. Dal Campidoglio muove alla volta de) Quiri- 
nale. Seguono le Magistrature Municipali colle ban- 
diere. Giunge al Quirinale, e chiama il Pontefice ed 
il Pontefice viene al balcone, fo cenno di ringramre, 
e benedice : eccb^giano inni nazionali : dal Quirinale 
la festante moltitudine trae alla Chiesa della Certosa 
ohe è presso le Terme Diocleziane, dove è cantalo il 
Te Deum; ed il Cardinale Baluffi dà la benedizione col 
Sacramento. Luminaria da sera, inni, cori, grida per 
tutta la notte. 11 giorno appresso >ioniversarìo della 
Incoronazione, nuova festa, naovi canti, nuova lumi- 
natia. Taluno molto versato nei negozi del mondo, il 
quale vide le feste di que' giorni, disse poi a me che 
scrìvo, come la vista di quel commovimento artificiato, 
di quell'ordine nel disordine, di que'capi, di qtielle 
bandiere , di quella moltitudine lo avesse proftHida- 
mente colpito, e fatto stare sópra si. Chiamò quella 



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mostra unn rivoluzione restosa, e vaticinò che |a non 
sarebbe finita colle feste. Qaalehe diplomatico ammoni 
il Governo dei pericoli della perseverante agitazione-, 
ed )] cardinale Gizzi ai 3% del mese pubblicò an Editto 
che proibiva le riunioni popolari. Ma la dubbieti e 
la mollezza erano fatte palesi anche dai terroioi coi 
qbalì la proibizione veniva annunciata, avvegnadii 
non se ne dichiarassero francamente le buone ragioni, 
per fare scorte le genti savie e dabbene dei perìcoli, 
ma questa si venisse pretessendo non ragione, 'scusa 
di non interrompere gli studi dei giovani, (e occa* 
pozioni degli artieri, l'assiduili dei pubblici funzio* 
nari. — Non si tosto venne letto lo Editto, che seb- 
bene il Segretario di Slato parlasse per volnalA ed 
in nome del l'ape, ai sparse la voce come Pio Nono 
non lo avesse approvato ; frutto essere della Invìdia 
rìseatUd dei Cardinali retrivi, e del Cardinal Gizzi 
che dal Papa andava discostandosi e s' accostava a 
quelli : ({uatche famigliare del Papa sollecito delta po- 
polarità del padrone accreditava voci somiglianti , 
perciò i capi'popolo facevano proponimento di non 
ubbidire al Cardinal Gizzi, e si davano ad intendere 

davano ad intendere altrui di obbedire e far cosa 
graia al Papa. Dicevasi atto vituperio degli oscuran- 
tisti, ed ornai andavano sotto questo nome uon pare 

1 sanfedisti, ma tutti coloro che ne) Gregoriano regno 
avQjrano grandeggiato, (Cardinali, Prelati, clienti di 
Cardinali è di Prelati, ufficiali pubblici, preti, frati, 
militari. 

Non io dirò che giusto fosse il vituperio verso 
tutti coloro, che ne erano fatto segno: questo ri alTer- 

DigilicibfGoOgle 



no 

mo, i sanfedisU ed oBoorsotisti che dire « vociano, 
avere dimostrata una iaoredibiie pervicacia nel ma) 
volere ai lilterali, e nel conlraslare le riforme; ed 
avere graDdemeote contribuito a deprimere l'autorità 
del Pontefice, sia mettiìndolo in derisione, sia mor- 
morando sulla legittimili delia eleiioue e l'integriti 
della sua fede, sia opponendo la terribile forza éeì- 
l'ioerzìa ai legali progressi. 1 liberali alla lor volta 
debilitavano 1' autorità coli' agitazione continua , e 
coloro che non si erano dìsoiolti dai vincoli d^e sette 
facevano sembiante di sostenere il Governo per disfar- 
sene pi{i agevolmente quando l' occasione venisse. 
Nella Romagna, a Faenza ed Imola principalmente , 
avvenivano frequenti assassinii per ispirito di parie : 
insomma v' era fellonia dell' uno e dell' altro lato. Ha 
di questi intestini travagli la fama non giungeva 
alle regioni lontane, dove il nome di Pio Nono era 
salito a tale grado di onoranza e gloria che poc^i forse 
più gloriosi nomi e più onorati furono mai : gli Stati 
Uniti d'America a luì mandavano parole reverenti e 
devote : la Repubblica del Chili inviava a Roma il 
signor Raimondo Jrarazzaval in qualità di mini^ro 
plenipotenziario. Del che tutti l novatori italiani si 
rallegravano grandemente e si giovavano per celebrare 
la politica innovatrice del Papa e dimostrare ai Prin- 
cipi tardigradi o resistenti come si potesse dar lustro 
.al Principato , e securtà agli Stati ; e per lo con-. 
trarìo gli assolutisti se ne cruciavano, e ne pilla- 
vano argomento per condannare una maniera di Go- 
verno che metteva il mondo a rumore, ed un Papa il 
qiiale era cagione della dt^tressione dell'autorità aaao- 



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321 

lata de' Priócìpi. Siffatti umori erano naturnlmeote 
più aspri nello Stato che fuori : quivi il satellizio 
che, regnante Gregorio, aveva scapestrato a suo talento 
èra allora macerato dall'invidia, arrovellato dall'ira: 
ì cosi detti volontari] Pontificii , i quali por tuttavia 
erano in armi ; i centurioni, che ancora avevano loro 
privilegi e patènti, i Freddi, i Nardonì, i Fontana, 
gli Alpi, gli Aitai , i Minardi , ed altri tali che nelle 
Commissiooi militari , nelle faiioni sanfediste, nelle 
polizie vessatrici avevano guadagnato oro, potestà 
ed infamia non sapevano rassegnarsi atta disgrazia 
presente, è vivevano in mala soddisfazione col Go- 
verno e col Papa. In Romagna, dove le civili dìBCor- 
die erano antiche, antiche le sette, feroci gli odii, 
udivansi àlcubi preti reggitori del sanfedismo predi- 
care contro Pio Nono: un Alpi correva qua e là a 
riscaldare centurioni e volontarii colla speranza dì 
vicina riscossa, e di austriaco intervento : a Faenza i 
Gregoriani sparavano gli archihusi contro la gioventà 
cbe inneggiava al Papa ; i carabinieri menavano le 
mani per un nonnulla in quella ed in altre città; gli 
Svizzeri a Cesena per comando degli agenti di polizia 
anneggiavano contro i cittadini. I quali fatti davano a 
dahitare che esistesse una cospirazione potente contro 
il Governo, e che le riforme corressero grave rischio; 
e tacevano - credere che i cospiratori fossero collegati 
coH'Auslria, perchè l'austriaco intervento neera augu- 
rato ed annunciato continuamente. Anzi su questo 
proposÌt(t incominciava a correr voce, che lo slesso 
tìoverno Romano disperando potere fare argine al 
liberalismo,- tenesse pratiche in Vienna per ottenete 

DigilicibfGoOgle 



sonidio di ìmperìRlt trapp». I bui che SegairoBO 
prorarono che il Papa non era conscio di pratiche 
somiglianti, ma nulla ostante é ìodabitatOt che mal- 
grado il Papa , lo iDlervento austriaco si apparec- 
chiava , ed alcQui agenti del Governo Pontifìcio io 
desideravano e sollecitavano. AI Principe dì Hett^- 
nìch pareva miiranoi lo aspettare che fosse richiesto : 
il Nunzio Monugnor Viale lo inlratteveva sovente 
delle improntitudini dei liberali, della debol^za del 
Governo Pontificio, del probabile bisogno di aiuto: 
iì conte di Lubow, ambasciatore austriaco in Roma, 
scrìveva che l' intervento sarebbe necessario, lì Vi- 
sconte Ponsomby mandava da Vienna al Visconte 
Palmerslon la lettera seguente , la quale dimostra , 
come le voci di apparecchiato intervento Tossero fon- 
date 

« Scrissi più volle a V. S.. che se il Papa avesse 

■ richiesto al governo austriaco un soccorso d'armati 
o per opporsi a coloro, i quali credono che il Goverso 
(c Pontifìcio nudra progetti che lo abbatterebbero, gli 
« Austriaci gii manderebbero soldati. Ora debbo iufor- 

■ marvt, che 1/ Gonerno Pontificia è tanto inquieto, 

■ che l'Austria fu rickiala di prendere le misure o^ 
« portune per essere pronta a fornire al Papa una 
« protezione annata. L' Austria, a quanto credo , è 
« preparata . ed a^rà appena chiamata. Il Principe 
a Metlernich, «OD mi ditte ieri cAe il Papa ahhia de- 
« tiderato ifUétti preparativi, ma non ho dubbio aleu- 
*. noiul fatto 1 11 principe parlò minutamente del pe- 
« rjcolo che sovrasta al Governo fiomano, della detxP 
« iezze dei meui, ohe esso possiede per la sua difesa, 

DigilicibfGoOgle 



223 
< e della consepusM dell» vittoria d«i parlili che k> 
« altaccaoo. Non posso «ver dubbio alcuno , che ei 
« creda che probabilmente sarà ebiesto rinlervaito.ed 
« essere necesaario all'Austria di operare aqualuoqne 
« rischio per opporsi a coloro, cbe, come ei dice, in- 
«t leadooo di abbattere il Governo Remano. Sua AJr 
M tezza parlandomi pronunziò due o tre volte la ae- 
« quente frase k L'Imperatore è deciso a non perdere 
« i suoi poasedimralj italiani ». 
Vienna 44 luglio 11)47.. 

E il giorno appresso scriveva « Vidi il Principe 
« Hetternicb, ma nel nostro colloquio vi fu nulla da 
a essere riferito a V. S. Però mi avventurerò a dire 
« cbe io credo, dietro le mieosservazioni, ektilPapi* 
« no* abbia ancora domandato V intervento Àu- 
atriaeo » I — 

Le pnocipali città dello Stato avevano da vari mesi 
domandata l'istituzione della Guardia Civica, siccome 
quella cbe veniva reputata efficace a custodire l'or- 
dine pubblico perturbato dalle bande di malandriDi cbe 
la polizia Gregoriana occupata soltanto della vigilan- 
za de' liberali aveva lasciato crescere e misfare im- 
punemente , e minacciato dalle ioeidic dei sanfedisti : 
Boma.che avfva poche compagnie dì milizia cittadina 
veniva domandando un più esteso e regnare ordina- 
mento. I recenti disordini qua e là avvenuti, le ap- 
prenuoni dì coa|»racioDe , le voci di austriaco inter- 
vento fecero crescere ì desiderìi e le istanze. Il Papa 
aveva più volte fatto buon viso ai richiedenti e mo- 
strata arrendevolezza, ma la Corte avversava la ìstìtu- 
lione hobiesla; ed il Cardinale Gizzi la contraslava. 

DigilicJbvGoO^lc 



Finalmantc per ritidota vpbntft del Pape , si nippHti 
gli indugi obe ìacomkiciRvaDo ni essere cagime di 
mali umori, ed ai cinque di luglio fa pubblicata una 
NoUficazione, per la quale veniva istituita od a me- 
^o dire completata la Guardia Civica in Roma , 
e si lasciava intendere che sarebbe istituita ancbe 
Delie Provincie a secooda dei casi , dei bisogni e 
delle richieste. Il tenore di questa dichiarazione 
mostrava la peritanza del Governo , e più lo dimo- 
strava la lettera riiervala del Segretario di Stato . 
colla quale mandava ai Presidi delle Provincie la No- 
tificatione, avvegnaché consigliasse di mettere tempo 
in mezzo, e concedere l'istituzione soltanto dove fosse 
OOD viva istanza addimandata -— Due giorni appresso 
il Gardioal Gizzì rinunziò al ministero addacendo ra- 
gioni dì mal ferma sanitjh , ma veramente perchè la 
nuova isUtniione non gli andava a garbo , e disap- 
provava la facilità del Papa a (are quelle concessioni 
che a lui parevano soverchie e pericolose. Egli non 
celava agli amici e famigliari il proprio scontento , e 
soleva dire, che k Se per dodici eoli mtti era rima- 
« $to nel ministero, i Cardinali che verrebbero dopo 
« di Lui non vi reeterebbero tei nuti, euendo impo*- 
« tibile eota ad un Miniatro di eenno, e di buono in~ 
« tensioni lo andar d'aeeordo con un uomo . . . come 
« PioIX». lo hosott'oocbi una lettera che reca queste 
parole. Fatto è, che il Gizii avrebbe si voluto si fa- 
cessero riforme civili , riforme di amministrazione , 
ma non consentiva a riforme politiche che in alcuna 
parte esautorassero il chiericato , o favoreggiassero 
le idee liberali. Egli era sempre ih buoni termini ool- 

DigilicibfGoOgle 



9 «nttiuo, il quale naltmlmnite av- 
Tflnftva Is istitonoDÌ ohe a Iberali prioeipii « infer- 
«a'vano. U Romì anriwioiadore franonn consìglian 
risohitema'e porsevereiua nel molare )o Stato kcwi* 
dochè era addimaDdato dai temi» e dalla parte eletta 
dei popoli, ed era osato dire e ripetere, che qoestaaa* 
rMte T«a opera di oonaervaxiooe , e che per lo «m* 
trario lo andar dubitando ed oaciUDdo, A eed» tardi 
e qoaai alla forsa , era do far opora dì rivoluzione. 
L'afente inglese sig. Petre Bcriveva a Sir Giorgio Ha- 
miltOB a Firente agli otto dì loglio... « I) Cardine 
e Giui si dimise... qualunque sia il nuovo Segretario 
« di Stato, ove egli non rechi con luì fermezza e rì8o> 
« lozione di proseguire , td in buona fède nelle prò- 
a gettale riforme, e di vincere ogni opposìzìoDe e re- 
, « sistenza ohe incontrerà cubamente nei capi dei vari 
■• dipartimenti dì questo complicato e mal definito go- . 
« verno, e non porli qualche piano sistematico d'am- 
< mimstrazioDe , non è difficile di prevedere, che la 
« tranquillità speciatmente nelle proviocie, atteso l'at- 
ti taale stato d' Italia , sarà seriamente minacciata. 
« SeDt04 che 1' ambasciadore francese ebbe ullima- 
« mente istruzione dì appoggiare presso il governo 
-1 papale l'asaoluta Decessila di affrettare le riforme*. 
Grande fu l'esultanza per la istituziene della Guar* 
dia Civica, della quale i Presidi diedero pronta notizia 
a tutte le popolarioni, gratificandosele colia certezza 
che sarebbe immediatamente attuata in tutto lo Stato. 
Anche la rinunua del Cardinale Gizzì fu gradita, av- 
vegnaché opinione universale ornai fosse ohe egli ar- 
oreoasae impedimento, non ausilio al Papa nell'opera 
15 
DigizMbvGoogle 



inMTatrioe> A' dieci di luglio fu da Rema spedito a 
Pesaro un' messaggio il quale chianava il Cardinale 
Gabriello Ferretti all' urficio di Segretario di Stato 
Ihresideate dei Consiglio dei mioislri. Cqnoscevasi che 
^ii era uomo di motta religione , tanta che dì. Ic^ 
gieri sdruociolava a fanatismo ; di natura franaa e 
sÌDgolanneQté generoM e caritativa. Vescovo a Rieti 
neMBSi, aveva efficacemente consigliata e quasicir 
pitanata la resistala alla rivoluaione ; Nunzio Ajkh 
slolico a Napoli in tempo della pesteidiolerosa'ayeTt 
serviti i pestiferali, e dato tutto ai poveri; Vesaovot 
Fenno con rendita riccbisuma , aveva rinunziato U- 
seiando nome non caro ai libetali , discaro ai (ìesuiti 
che prima aveva chiamati e favoreggiali ; Cardinale, 
erasi motto travagliato in Conclave per la elesione di 
Pio IX; Legato a Pesaro aveva dimostrato molto lek) 
di coDciliazione e molta fedeltà nel seguire la mente 
e la volonta del Pontefice. II C^dinale Ferretti uo- 
mo dì affetti, più che dì coougli, suddito e sacerdote 
devotissimo al Principe ed al Pontefice, sincero esU- 
màtore della piet& e virtù di Pio nono, aveva la. co- 
scienza di dovere assecondarlo, servirlo, aiutarlo in 
tatto : facevasi ministro di politica liberale , sia pev- 
ebè ne sperava incrementi per la Religione e pel P»- 
pato; sia perchè teneva a fede, doversi un Papa ub- 
bidire sena alcuna restrizione: accettava il minislerio, 
AoD già perchè Io movesse ambizione, ma perchè cre- 
deva necessario ed utile il faresagrificio della volontA 
e della quiete [voprìa al bene ddlo Stato; accettava, 
dichiarando che lo avrebbe lasciato , oonu prima 
potesse. E percèè non presumeva molto di s8a.dok- 

DigilicJbvGoO^lc ■ 



lijM poliUe* e fedova itempi groati, ohiamjBva a cofu- 
■iglio ed aiuto da Napoli in ftoma^ it fratello Pietro. 
^uellP-Stesso che nel ISM aveva avuto parte nella 
rivolozioDe, uomo probo , sagace , lungaoieale ver- 
^to nei Dcgoiiì , grandemente Btimato dai Uberali ptir 
cgataoza di princj[HÌ e fortezza dell' animo , da tutti 
pronto per l'integrità della vita. 11 nuovo Segre- 
tario di Stato entrò in Roma in trioofo, tanta era la 
(wafidenza che il p(^lo in luì poneva , e la festa che 
^li fiiceva. 

Si avvjciaava il ifiorao anniversario della Amnistia, 
e sebbene per lo Edilio dei 32 giugno fossero alate 
proibite le popolari adunanze, i liberali non ai aecct- 
modavano a lasciarlo passare senza segni di esultao- 
sa. Il Governo aveva ordinato ai Presidi delle Provin- 
cie, non ne dessero licenza; in sulle prime ai Bo- 
manj pure l'ebbe niegata, ma poi concessa, eie fes^ 
ai vennero apparecchiando. Si disse che la negativa 
era stata data per volontà dei Governanti , la licenza 
per volontà del Papa , e cosi per rialzare l' autorità 
del Principe si deprìmeva quella del suo governo. 
QiieBto era in parte lo effetto della mutabilità dei con- 
sigli supremi, in parte era il risultato di quello slq- 
•dio, ehe gli af^tatorì ponevano a seminare sospetto 
e diffidenza, e mettere io diseredito tutti gli antichi 
e naturali consiglieri dei Pontefici. Nel tempo che le 
feste si apparecchiavano, si andavano spargendo voci 
di minacciata riazione sanfedisla ; diceva^ <^e la 
vecchia polizia pescasse nel torbido. , che il Gras* 
Bellini Governatore di Roma lasciasse fare *, nudti 
.ceftUirioDi e borghigiani di Faenza coaveaire alla 

DigilicibfGoOgle 



Gapilitoi noalroente fu proanntiata la pareli di floo> 
giora, e corse per tutte le bocolw: il Papa dicevi^ 
minaccila di prigionia dai GregorìaDì , i liberali 
minacciati di stermìnio dai Carabinieri caiHtanaU da 
Freddi, Nardoni , Aliai. La festa vehne indugiata; 
incominciò un'agitazione cupa ed inquieta; a poco a 
poco ruppe a grida di Tcodetta : si designano i capi, 
i sospetti della congiura; inaledizioni, minacele, spa- 
vento, n giorno quattordici da sera sono affissi su pei 
unti i nomi dei supposti coDgiurati, Cardinali, Pre- 
lati , Militari, spioni, nomi odiosi e diflamati i ptù, 
alcuni onorevoli : il popolo legge ie note di proscri- 
zione, ed urla morte; i CaraUnieri distaccano le noie, 
o il provano, ma è peg^o, e per poco non si viene 
alle mani. La notte passa inquieta ed incerta. H 
giorno approdo nessuna provvigione di Governo; la 
truppa ai quartieri ; la moltitudine sbrigliata. Da sera 
■on chiamati all'armi tutti i descritti n« ruoli della 
Guardia Civica : i capi-popolo governano ; si incorain- 
cia a ^r la caccia ai congiurati ; si arrestano va- 
gabondi, spioni, galantuomini, ìDcogoiti; sono per- 
quisiti ì domiciliì sospetti: Nardoni, Freddi, Aliai 
fuggono, l'Assessore di pollsia Benvenuti ripara ad 
un vicino castello ; un Minardi mezzano di polizia, e 
mezzano di carnalità, si salva a stento; la folla lo 
vQole vivo morto ; lo cerca in sua casa, nelle vici- 
ne, su' pei tetti : il Padre Venera in nome di Dio e 
del Pontefice prega pace e tranquillità, e con parde 
religiose e liberali frena l' impeto. Gli arrestati sono 
m(dti : alcuni cittadini da privato astio fatti segno ad 
- odio pubblico si costìluisGono prigionieri spontaneamen-' 

DigilicibfGoOgle 



te. CoA pptwDO due gioni. La colma « va rioompo- 
neodo; QcenMccbÌ9 ^ l'eroe. Tutti i gioraali novellaao 
della Gkah Cohgiiiha; il Contemporann sifa tromba della 
ire, deigiadiiii, delle lodi, delle passioDi del popolo: 
la stessa BiUmùia fa eco, e Paolo Mazìo con arte 
rettorìca colorisce la ria congiura ed il sublime ftf- 
polare trionfo. Nel giorno 17 il Cardinale Segretario 
di Slato Ferretti obbliga Uoosignor Grassellìni Go- 
ventatoredi Roma a rinunziare al Hinisterio, ed a 
partire dallo Stato, ne) termine di sei ora. Freddi ed 
Aliai sono riconosciuti presso ai confini del Regno di 
Napoli, arrestati dai Carabinieri, e tradotti a Roma: 
il Minardi è arrestato in Toscana, e consegnato in 
fona dei trattati di estradizione al Governo Pontificio 
reclamante. Il nuovo Governatore di Roma Uonù- 
gnore Morandi ati giorno 19 raccomanda al popolo 
la calma, la moderazione, l'ordine : il Cardinale Fer* 
rt^ti lo loda di moderazione, e lo consiglia a perseve- 
rare , poi recasi nei giorni venti e ventuno a visitare 
i quartieri della Guardia Civica e pronunzia quelle 
parole che poi divennero famose- — Mostriaho all'Ed* 

BOrA CHE noi BABTIiHt A KOI STESSI: il popolo SÌ ac- 

ceode « si inorgoglisce di più. Monsignor Morandi 
nel giorno 21 pubblica un'altra Notificazione, in cui 
attesta l' esiat^iza del complotto, assicura che già 4 
incomintùata una Inquisizione accurata, cui pompo- 
samente chiama il Ghar Pbocbsso ; consiglia tranquil- 
lità che Issd piena balla ed indipendenza ai Hagistra* 
ti* ed Aulorili alla legge punitrice de' rei della Coii- 

«UKA. 

Ciò in Roma: nelle Provinoie alcune atta .erano 

DigilicJbvGop^lc' 



seoatettte, perchè a seebflda ^H órdini snpndit, tiob 

▼divano permesee le fèalA dell'Amaistia: altre «rano 
liete, perchè i Presidi e Governatori le lasciavaoo 
bre. Generalmente gli animi erano sospesi: favella- 
vasi anche in Provincia di cospiraEtooi , iif inter- 
venti prosBimi : i mali umori rermeotavaDO. A Faenza 
11 giorno 18 luglio a sera alcuni Carabinieri vcaivano 
a contesa coi cittadini : più tardi una pattuglia di 
dodici Svìzzeri condotta da due Carabinieri eseiva 
sul Corso : odesi uno sparo di pistola ; i «Carabinieri 
comandano fuoco ; gii Svizzeri esitano ; il comande 6 
ripetuto; tre archibusi sparano; la pattuglia entra Hi 
una lavern» e fa man bassa ; corre verso piazza e 
foga i cittadini ; sci sono feriti. A Rimini son afKase 
note di traditori della patria , ed erano onesta 
Kberale gente. A città della Pieve vìen morto un po- 
polano caro ai til)erali: a Terni si tumultua perchè 
viene impedito un banchetto: a Bolt^na nel giorno 40 
mentre il popolo assisteva nella Chiesa dì San Petro^ 
nio ad un pan^rìco di Pio IX, un Corso proBUom 
parole ingiuriose: ammonito dai circostanti ne per- 
cuote uno in viso con una froata : nasce sooapiglio 
in Chiesa e fuori. A Ferrara la mattina del giorno 
17 dì quello Stesso mese di luglio entrano ottoceato 
Croati e sessanta Ungheresi con tre cannoni e le mio- 
cie^ acoese ; accampano sulla piav^ d^ palano- di 
città, occ'ipano le due caserme di San Benedetto e di 
Sag Domenico. 
' Prima di narrare i casi che tennero dietro alla co* 
cupazione di Ferrara, cade qui in acconcio compèeve 
il diflcorBO sulla Congiura ài Rama. Allors- te ne 

DigilicibfGoOgle 



331 

aenòtTonio gr*n ramore<; appresso ù i eoo troppe 
fmlilà didii»ato che la fu una semfrfice novella in* 
Tentata dagU aviatori. Panionati giudiiii i prìmi>. 
pasttonati i seeandi. Egli è iadnbitato che la setta 
dei aaafedistì era cortneeiata col Gavemo e oan Pio. 
K: indnlutalo, <^ atouni Carabinieri e molti volonia- 
rii pontificii renivano dimostrando spiriti ÌDdÌ8ci[diaati 
e vioientj oppositi a quella moderansa di cui gli atti e 
le parole del Ooverno erano belli i indubitalo, che e 
in Homa e più nelle Provincie, e sovrattutlo in quella 
òtta dove il sanleditrao era numeroso e ciarliero, «. 
veniva annunziando che presto finirebbero In gioie 
yberalesche, e che presto le imperiali truppe restau- 
rerebbero la potesti del satellizio depresso. Dagli atti 
della giudinarÌB inquisizione, i quali furono in prò- 
ffCÈBO dì tempo compiuti e pubblicati^ risulta, conte 
il Freddi, l'Aliai, il Minardi, ed altri di quella risma 
facessero parole e segni dello scontento da cui erano 
travagliati, e della speranza che avevano di non lon- 
tana rìscoMa ve questo poi risulta manifesto, che un 
Virginio Alpi romegnnolo, il quale s'aggirava ora a 
Modena, ora a Ferrara, oraaMilano, veniva recla» 
laBdo in fiomagna centurioni e volontarii, augurando 
e prometlendo austriaco intervento. Un Honsignore 
Mofim nunognuolo anch'esso,, e sanfedista anch'esso, 
il quale dopo i casi dì Roma aveva riparato «Ho* 
3ena, e colà. con versava famigliarmente coll'Alpì, ri- 
tcIò più tardi econsegnft agli atlj giudiziarìi queste e 
somiglianti notizie. Non si vorrà dire adunque, che 
esistesse una vera congiura con apparecohio ben coor- 
dinato di mezzi per riuscire adan detenninato fine in 

DigilicibfGoOgle 



33S 

tmi^o detcnnìBtf» ; mi qoate bene paoni dire «A 
attestare che il partilo sairfèdìsta aweraava il GoveF-' 
do; sperava Buttarlo, awcitava imbarazzi,' sperava 
alati austriaci. atanteA«Ta vivi gli odii di parte, pnv- 
ponevari vendette se gli sperati aiuti giungesicre ; e 
cbe intanto l'Alpi faneva pratidie seccete cb vera eo- 
sptrazioue. Cbe se a queste aottzie sì vogliano ag' 
giungere te inquietudini del Prìncipe di Mettemiohv 
a eoi accennavanot le lettere di Lord I^onsomby, e la 
persuasione in cui questo era, cbe l'iatervcuto aostriaco 
sarebbe stato richiesto, e se si consideri la coincidenza 
della occupazione di Femira coi disordini awenoti in 
vane parli dello Stato Pontificio, non sarà chi creder 
voglia che il solo caso ne fosse autore. Egli è adun- 
que a dire, che a mezzo luglio e per le parole aoeilie 
dei sanfedisti, a per la sfiducia che si aveva di m^ 
Governanti, e pei procedimenti ambigaj del Govemio , 
e per opera d^li agitatori era negli animi uno di que- 
gli innpiicati ed inesplicabili presentimenti, onde 
stanno sospesi: cbe gigante stava d'innanzi alle fer- 
vide fantasie l'WDbra del sanfedismo cospirante e del- 
l'Austrìaco aiutante: è a sapersi buono, che gli agi- 
tatori trassero profitto da quella temperie ddlo spirito 
pubblico per avere presto l'anni in mano, e dsura 
un colpo potente al' partito retrivo, ed a tal Bnfl 
giltaroDO fra la foUa la parola di tradimento e di 
ooogiura, uccome mezzo a far leva alle passioni. B 
vu(4si ritenere, che la congiura di Roma, coA cobh 
fu detta , intesa e creduta , non ésisleaee verunehte, 
ma cbe veramente esistessero interni ed esterni appa? 
recehi minaccioti , i quali facevano fondamento odi» 

D,g.i-i«ibfGoogle 



Ione del sanfedamo e ntS» «pernio e rìeerecto aiuto 
d^i Aostriici. 

I casi di Roma e l'occupazione di Ferrara avvalora* 
rono grandetDMte il partito liberale, che venne in re* 
putazionedi parlilo del Governo, e procaiceiarooo odlv 
maggiore al partito uafedigta, che si pareva ribelle. 
Allora fu visto, come gii antkAii proscritti o condanoati 
politici divenissero alla volta loro o proscrittorì o m- 
quisitori degli antichi inquisitori e giudici; furono viali 
i fomoH preti saafediaU ed ufficiali di volontari! na* 
scondersi od ire in bando : alcuni gittati in carcere; 
altri, un parroco' ed un canonico Bertoni di Faenia, ' 
per ordine deJ Papa condotti a Roma in mezzo alla 
forza; furono visti i Carabinieri Pontificii per' tutto 
lo Stato correr in braccio ai liberali, accusare colle 
parole e colle stampe i proprii capi, palesare le' male 
opere di cui erano slati strumenti ; alien fu visto 
il Governo Pontificio ricercare e perseguitare il sanfiB* 
dtsmo, e consegnare agli atti giudiziari! le prove del- 
l'esistenza antica di questa setta tanto cara e tanto 
protetta per lungo tempo. 1 volontarii Gregtwiaai, che 
sconsigliatameaie il Govemio aveva sino a quel i& la* 
sciati in armi, furono speditameutadisciolti e disarmati 
per ordine del Governo slesso , ed opera dei liberali ; 
ai Cenlurìoni, che pur tuttavia esistevano nelle Marche 
e nelle altre provinole inferiori, furono tolte le pa^ 
tenti: le guardie civiche si vennero descrivendo dap* 
pertutto, ed ai SO del mese di lugbo venne pubblicato 
an Regolamento ebe le ordinavi e disciplinava, uo- 
ddlato su quello della Guardia Nazionale di Francia^ 



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CAPITOLO V. 



Popolarità del Cardinal» Ferretli. — Honùgnore Horicbioi Te- 
foriere. — Prepotenza degli Anatriaci a Ferrara. — Proietta 
del Cardinale Ciacchi deìK'6 sgoato. — 1) Diario di Aoma. 
' — Leltera 'del Cardiitale Ferretti ■) Koutb a Vionna. . — 
Huove e maggiori pfepoteoM degli Anatriaci a Farrars. — 
Nnova protasla dèi Cardinale Ciacchi alti 13 agosto. — Dia- 
rio di Roma del 17. — Altra lettera de! Cardinale Ferretti 
•1 noniio di Vienna. — Oaserraiioni e note di Metteraich. 
— Conaiderationi ani cati di^Ferram. — ' SoUtfratMoto degli 

. antniì. — Armamenti. ^- Voci dì toomuiiica. — Panciera 
della Lega Doganale Italiana. — HMuignor Corboll. — Horto 
del Canonico Granosi. 



- Il Cardinale Ferreltì, il quale in en qael eaJdo della 
ajptuioDe era oonvintodelle malvagieesediziose opere 
4ti Boofedisti, feceva- lièto viso ed accoglieoze oneste 
a quanti mni I, Iterali gb reniasero diMaosi ; codtbt» 
■ava lamìt!liarin«ite con Cieeroaodbi* ed altri pop»* 
Ioni, e di questa, guisa tirava gli animi a sé e veniva 



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m grande rioomaiin. Anche H nuovo devernttore di 
Boma Monsignor Monadi gradiva il patronato diCi- 
ee'macchio / o' Be lo teneva aOiezianato oon egni ni»> 
oiera di carezMvoli uffloii. La Iwona fiuna del Se> 
gr<itario'dì Stato era avralorata dall' Ottima delfìra- 
trth) Pietro, che di ctmaiglio e di opera effieaoemeate 
Io aiutava , ed eziandio da quella dell'altro fratello 
Grìétoforo illastre soldato dell' Impero ohe da Hilano, 
ove Avev» stanza , erasi condotto a Roma ad Ì8t«oia 
del GanJUnale. La B(4a forza ohe ornai aver potesse il 
Govèrno pontificio di que' ^rnì era la forza della 
poUtNca opiBÌDDe. ed i fratelli Ferretti ne facevano 
prestanza a vantafigio deA fratello ministro che te- 
neramente amavano, del Papa che veneravano, e 
della patria che tenevano in cima ai pensieri. L'aont 
popolare spirò, amica e favorevole in sui primi mo> 
menti al Cardinale FerreUt, quanto ad alcun ministro 
mai : la bontà del Governo dì Pio nono fu levala alte 
stelle. Diminuito di mezzo baiocco per libbra il prezzo 
dd sale, la minuta gente alltetossi auob'essa sperando 
•he il Governo tanto lodato dalla borghesls avrebbe 
arrecalo soHievo alle sue strettezze. Anche la nomina 
avvenuta a' 2 d'ago^ di Monsignor Morlchioi al mi' 
nieterio delle Finanze gradiva aHa città, perchè il no» 
vdlo tesoriere non ere maculato di veruna antica 
{K^itìca taccia, ed anzi era sempre stato in 'voee di 
inviato amico dei progressi civiH. Monsignor Horichiiri 
•in figlio di un dotto e celebrato medico Boroano ; 
aveva studiata giorispnidenza in gioventù, più tardi 
letiogìa ; eresi versato n(^i studi delle sctenxe ohe 
B(H«U e sociali s'appellano, ed aveva pubblicato un 

DigilicibfGoOgle 



oUle libro tugli latiloU ili Btmfieeata , aode b- c»- 
piUledel mondo citbrficoèTicoa. Creato VewoTO diNi- 
•ibids Gregorio XVI . e nundato Nauio a Moumo 
aveva d&to di se esempio loderoUstimo. 

Ha queirentrata dei Croati nella città dì Fercua , 
aUt qvale fu accennato nel capitolo precedente, per* 
turbava gli animi cbe d'altronde avevano di die ral- 
legrar». 11 Cardinale Giaccbi -che era Legato io Fer- 
rara non appena vide qaell'improvvisD insolaitire di 
ttraniwi. se ne richiamò all'Aueraperg generale co- 
mandante la fortezia. il quale rispose , eseguir» per 
lui gli ordini ricevuti da' superiori suoi, bì poter dare 
altra ragione. I Ferraresi si erano strettì intorno al 
Legato ed ai Cardinale Arcivescovo Cadolini, i quali si 
condolevano e rammaricavano con essi della ingiusta 
soperohianza e della ingiuria recata all'iodipendeua 
dello Stalo delta Cluesa. A Bologna, e nelle altre cU- 
tà, dove via via giungeva la novella della occupazione 
di Ferrara, l'agitazione era grande e sì avvabrava 
la credenza della cospirazione sanfedista e della eom* 
plieità Austriaca : a Roma ih governo stava in aj^ren^ 
sione, sdegnato dell'imprudente prepotenza austriaca» 
timoroso delle esorbitanze liberali. La burbanza dei 
Croati entrati a Ferrara noo si corregge col vót* 
gere dei giorni : inventano ed esagerano una iit»> 
ria dì un capitano laokovich tirato in un af^uato e 
campatone a stento, e da quMta istoria il geoeraJe 
prende argomento per dire al Cardinal Legato» ah» 
vuole perlustrare la città eelUe pattuglie , 4 fune la 
polizia; contro la quale pretesa il Giacchi protesta pub» 
blicameote alli fi del nwse dì agosto, e cons^Da b 

DigilicibfGoOgle 



pnrtnte «gli atti d^aetaìa D«tt. EUho Monti — U 
^iule fa del teiKve segiunlc. « EueodoBii stalo pai^ 
« tacipato eoo diipacaio di questo stesso giorno di Sua 
« EccallcBia it sig. teDento-maresciallo Conte Ann» 
« perg oomandante a nome di Sna HieMà l'Impera- 
« lare d'Austria la fortena e le troppe imperiali, che 
« per l'accaduto al sig. cap. lanicovich dell'I. B.regg. 

■ Arciduca Francesco Carlo , dall' ora ddla ritìrtia 
« di sera fino alla sveglia del giorno, perinstreranso 
m le pattuglie austriaohe di adattata forza quella parte 

< di città che rinchiude la caserma e i diversi alloggi 
« degb officiali, il Castolo, e 1' ufficio del comanda 
« della Fortezsa, e riteaendo io che un tal fotto sia 
« del tutto illegale e contrario agli accordi posteriori 
« al trattalo di Vienna, e alla suocesuva lunga eon- 
.« suetudine, cosi nella mia rappresentanza di Legato 

< Apostolico di questa città e provincia, volendo con- 
c servare indenni i diritti della Santa Sede , solenne- 

* mente ed in ogni miglior modo prolesto contro la 
« illegalità di un tale fotto e di qualunque ulteriore 
« atto, che potesse commeUerBi in pregiudizio dei di- 
« ritti stessi e di questi sudditi pontificii alla mìa am- 
« ministraiiooe e tutela raccomandati, e tutto cidadt- 
« scarico del dovere di mia rappresentanza ed ìa pen- 

* densa delle sovrane risoluzioni. E siccome l'accaduto 
« al signor capitano lankovich non è giuBtifioato , e 

■ quand'anche il fosse, non può dare diritto all'ìntra* 
« presa misura di periustrazione per tutta la città , 

< ed a quanto altro si contiene nel preossequiato di- 

■ spaccio di Sna Eccellenia il sig. tenente maresciallo, 
e del quale mi riserbo darne parte al governo, cori an- 

DigilicibfGoOgle 



ft «be per quoto motl¥o riniiovo ia tkita proleatefar 

« i titoli Buesftreui, iatcadundo, e voIendo's«R|H« it- 
ti hnii e riservali i diritti Blesn , coiae nnapre soim 
e affittati, e tuttora tpotlano «Ila Santa Sede ». • 
, Questa protesta fu grandemects lodata da tutti i 
giornali, ed il Diario di Ronta la rialampò in un mp- 
plemento al num. 64 del 10 d'agoato dicUantado cbe 
era « tlata pienamenU approvata da Sita Santità m. 
ho che DOD è a dire quanto gradisse non sidtanto ^ 
liberali, ma a tutti gli onesti uomini a coi i esosa la 
dipendenza degli stati italiani dall' Austriaca domina- 
nazione. Alcuni censuravano allora e censurarono pai 
qaei modi di pubblicità che il Cardinale Ciae<thi eRft- 
na seguirono in uo delicato affare di contraVer»a ia- 
lernazionale , ma coloro non erano capaci della vera 
ragione cboEnoevo buono questo insolito procedimeato. 
Troppo si era favellato di intervento austriaco, traippo 
si aa sospettato dì complicità del Governo col partito 
auatro-fedista, troppo era vivo e riscaldato il aeotimeDto 
d'indipendenza, perchè si' potesse preterire dì.tniiquU- 
lare il pubblico sulla lealtà del g«v«riu>. Il seguwte 
riservato dispaccio approvalo da Sua Saotità che il 
Cardinale Ferretti diresse aMans. Nunsio in Viutsa, e 
che io consegno alla ^ria , chithsoe le ragioni dei 
cassigli che seguiva la corte di Roma. 

N. 72,892 - 6. It agosto 4847. . 

€ Adem^o innanzi tatto al grato dovere di ringra- 
« ziare la V- S. Ul.ma e Rev.ma per le cortesi parole 
« cbe essa m' ha diretto nel suo Dispaooio aum. 1U%, 

DigilicibfGoOgle 



e in ótdÌDe )dla serits di me fatta dalla Sovraim Cle- 

* mensa a Segfelario di Stato, lo sono profondamanto 
« penetrato^ ella nel aedi. , della somma graviti d<t 
c^wao, obe la. sola (^edìenca poteva deterraioanai 
«ad. annmerei Voglia il Oielo ohe. io valga asoste^ 
« nerlo per modo, da corrispondere alla fiducia onde 
tk m'ha onorato il S. Padre, ed alla pubUica aspe^l» 
« zionc. Ha se a tanta impresa maDcheranno le mie 
« Ione, giammai verri meno il buon volere, e tpual», 
« io spero, mi otterrà indulgensa. 

» Del: resto quando i pubblici fogli mi hanno qua* 
« lificalo per uomo franco e leale non hanno fatto 
» oerlaniente un'onta al vero; io ho la ooscKnza di 
« non aver mai demeritato quetia lode. La mìa pol>- 
m tica pertanto non sarà diversa dal mio carattere, o 
« dentro i Umili di una prudenza strettamente neoet- 
■ saria a ohi governa, ma che sarebbe errore il con- 
« fondere col sistema del dubbio e dell'inazione , mi 
« ftdoprerft a dare ai miei ^tti ( né avrò a duravo 
«fotica). la oorrispondenbe caratteristica impronta 

* della: francheiza e della lealtà tanto noli' interna 
«amministrazione dello Slato, che nelle estere rei»- 
« zieoi. lo reputo questa linea di condotta la più con- 
A termtì ^all'indole delle popolazioni , ebe per alto eon- 
c tiglio. della Provvidenza sono affidate al paterno 
M regime dei sommi Pootefioì , né ho motivo di duhi- 
.e tare di una perfetta corrispondenza di sentimenti 

<[:dalla partedi codesto 1. B. Gabinetto, che vorrà, 

* qMre, essermi ci»iese^ come ha sempre praticalo 
«o« miei illustri {vedecessori, dell' amicbevole stia 

M fidiwia. 

DigilicibfGoOgle 



- ' « ÀYveato a scèrvire eoscitHuiosmeDte ìl maSamr 
« BO in ogoi epoca della vita . io aervirà Pio K mH» 
« la fona di quella 'Simpatia ohe iapìmiA le mm me 
.« doti di mente e di oooce, e che fbrnaodo di eewni) 
« modello di uomo privato e di ottimo Principe lo 

■ hanno reso l'idolo del suo popolo. Né certo mi rìslai^, 

■ pnvhè un amore si ragionato e à forte abbia ad 
•>, accrescere anzicbè a rallentarsi, cooperando a quelle 
« Hggie riforme , che ovunque sì vagheggiano * e 

■ secondando, compstibiliDCnte oon la natura ddle 
« cose nostre e coli' essènza del Governo Pontificio, le 
<■ inclioazioni e le tendenze di quel partilo i 

■ che forma indubitatamrate l'immensa n 
€ delle nostre popolazioni. 

. « Fra queste inclinazioni e tendenze vi è par quelk 
e (mestissima di mostrare alL'Buropa, ohe sotto il regt- 
a me di un Principe giusto e curante i veri interessi 
« dei suoi Stati, non v'ha bisogno di esterno concorse 
«per la conservazione dell'ordine, essendovi f^'in- 

< temi elementi per guarentirìo, se esistente, e per 
« ripristinarlo, se per qualunque causa venga momen- 
« taneamente turbato. Questa tendenza propria di ogni 

' « nazione che sente la sua dignità e sa rispettare sé 
« stessa, si pronunzia per gnisB in latte le alutudini, 
« in tntti gli scritti , in tutti i movimooti degli Ita- 
li liani, cbe il solo remoto sospetto che «a contradetta, 
a li ofE^ide, li irrìla, e li rende incapaci di freno. È 
« perciò cbe un Governo qualunque ItaUano, in quo- 
« sU difficili tem[H , perderebbe in un istante .k Sdo- 

< (na e l'amore dei suoi anainistratì , dolce e sieuro 
« elemento di interna feliciti, se aTesse l's^paranaa 

DigilicibfGoOgle 



34f 

« di tollerare, quandoché fosM, non dirò uo fatto, ma 
« un'ombra solUnto di qualsivoglia attentato alla toro 
« indipendenza territoriale e governativa. 

'« Da ciò sarà agevole il comprendere la disgustosa 
«sorpresa dei Ferraresi all'inopinato ingresso delle 
«E truppe asatriache destinale a rinforzare quella I. 
« R. guarnigione, effettualo con tntte le apparente di 
« ingresso ostile , perchè i corpi erano preceduti dalle 
A vedette morte , e quelle di cavalleria avevano le 
«t carabine alla mano, e la bandiera spiegata, tenendo 
N la via più lunga, onde portarsi in ciltadelta. Nelle 
« attuali circostanae era ben facile avvedersi, che sif- 
« fatto ingresso poteva risguardarsi da que' cittadini 
« come una vera provocazione, i cui risultati potevano 
« essere assai temìbili ed evidentemente compromet- 
ti tenti, se l'autorità goveruativa e persone di senno 
« non fossero concorse con ogni modo di persuasione 
« a ricomporre gli animi gravemente commossi. E 
« fu gran ventura che non avesse luogo in que'mo- 
a menti il più piccolo sconcio, poiché l'Eminentìssimo 
« Legato essendo slato prevenuto del rinforzo delle 
« truppe austriache soltanto nel giorno precedente 
« il ìoro iugresso, poco o niun'agio gli si offriva ad 
a impedirne te probabili conseguenze. E qui senza 
« entrare nella questione di diritto, dirò francamente 
« che avuto riguardo alla condizione dei tempi e dei 
« luoghi mi sarei atteso dalla illuminata saviezza del- 
« l'I. R. Governo una prevenzione più tempestiva a 
■ garanzia della pubblica tranquillità in quelle nostre 
« contrade. La quiete per altro mantenuta nel primo 
« ingresso delle truppe di rinforzo non mi liberava da 

DigizMbvGoogle 



342 

« ogni appreDsiooe pel traUosuccnsivo. Pregai qniodi 
« istanleiueDte questo signor Àmbaseiadore ad inte- 
« ressarsi della difficile mia posizioDe coll'insiDuare, 
« come egli gentilmente mi promise , al Generale Ra- 
ti detzky di dare le disposizioni opportune pel mante- 
o nimento ddlo «tatù quo. Se poi non ostante le pre- 
« caiuiooi prese e le pratiche fatte dall'autorità gover 
« Dativa e dai pacifici cittadÌDi di Ferrara nacque l'in- 
« conveniente (non ancora bastantemente provato in 
te tutte le sue parti ) di cui parlava il rapporto- del 
« signor Tenente Maresciallo , e la protesta dell' Emi- 
« nenlissimo Prende della provincia, quello non poteva 
n in ogni caso autorizzare il signor Tenente Hare- 
« sciallo ad attivare contro gli accordi posteriori al 
« Trattato di Vienna, ed alla lunga consuetudine, le 
« pattuglie austriache nei punti della Città in essa 
a protesta menzionati ; tanto più che il fatto d'onde 
« derivò questa misura , quantunque sia fuor di dub- 
« bio assai dispiacente, non sembrava però apprestare 
a fondata apprensione intomo alla personale sicurezza 
« della truppa , massimamente dopo le disposizioni 
« date dall'Eminentissime Legato, onde non avessero 
« a riprodursi colali inconvenienti. 

« Lungi pertanto i^ua Santità dal volere meiioma- 
« mente supporre che la misuraadottata dalsig. Tenen- 
ti te Maresciallo sia consentanea alle istruzioii da esso 
o ricevute dalla sua l. e R. Corte, ha invece espresso 
« pubblicamente per organo del mio Ministero la sua 
« ferma credenza, che la 1. e B. Corte sia per fare 
a buon dritto alle nostre analoghe rimostranze. 

(( £ qui mi trovo disusato dall' addurre i motivi 



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245 
« cfa« mi obbligarono di dare alla protesta del sulMato 
« Cardinal Preside, ed alla oonsegucote approvazione 
« sovrana la maggiore notorietà. Dappoiché alle os- 
ti servaziooi generali di sopra istitaite , si aggiunge 
« nel caso il particolare riflesso di una pubblica vio- 
« lazione degli accordi fra due governi, e la gravissì- 
a ma risponsabilità ministeriale che io andava ad assu- 
« mere, se dopo aver ootiiicato al pubblico le assicu- 
ti razioni già datemi dal sig. ambasciatore , che il 
« Governo Austrìaco non aveva intenzione d'interve- 
« nire non chiamato, il nostro governo si fosse rimasto 
a indifferente ad una misura obesi risguardave come 
« un certo preludio, ed aveva infatti tutta l'apparenza 
tt dì una occupazione per parte di truppa estera. 

« Io prego V. S. I. e R. di valersi del En qui detto 
M col sig. Principe di Metternich nel modo ed all'ef- 
«fettoche crederà più opportuno ed intanto gradi- 
« sca, ecc. 

Nel tempo, in cui il Spretano di Stato pontificio 
mandava a Vienna queste ragionevoli parole, gli Au- 
striaci prepotevano a Ferrara. U giorno tredici agosto 
alle ore undici del mattino due battaglioni di fanti e 
sessanta cavalieri schioravansi colle artiglierie dinnanzi 
alla cittadella; gli artiglieri colle miccie accese; ordine 
di battaglia ; il maresciallo Auersperg collo Stato 
Maggiore in testa. Lettosi un manifesto, o comei sol- 
dati dicono , un ordine del giorno, un Maggiore dei 
cacciatori a cavallo corre al palazzo del Cardinale Le- 
gato; lascia tre soldati alla porta ; sale ; un Aiutante 
del Comandante di piazza rimane in anticamera; en- 
tra nella stanza del Cardinale Legato ; porge una let- 

DigilicibfGoOgle 



»4 

tera del Centrale, e domanda si consegnino ìmAan- 
tinentt mtti i patti della città alla troppa austriaca. 
Indignato niega il degno Porporato; usassero la fora, 
grida; ei cederebbe alla prepotenza, ma si richiame- 
rebbe solennemente di lesa sovraniU del Pontefice, 
e lesa ragion delle genti. Il messo parte e ritorna al 
Comandante; il quale soggiunge intimando si cedesse 
a SQK voglie, termine un' ora; lascerebbe io mano dei 
Pontificii le carceri ed il palazzo del Legato. E detto 
fatto : a mezzogiorno le truppe sì mettono in movi- 
mento; ciiiudonsi fondaci, porte e finestre; ì cittadini 
guardaosi l'un l'altro in viso stupiti; il popolo grida 
— Viva Pio IX — ; mezz'ora dopo tutta la città è pre- 
sidiata dagli Austriaci baldanzosi cosi, come se d'as- 
salto l'avessero conquistata. [I Cardinale Ciacchi con- 
segnò agli alti dello stesso notaio Monti la protesta se- 
guente in data di quel giorno tredici agosto « Nono- 
n stante la protesta da me fatta nel giorno sei corrente 
« a Sua Eccellenza it sig. tenente maresciallo Conte 
« Auereperg comaRdanle a nofne di Sua Maestà l'Im- 
« peratore d'Austria la fortezza, e le (ruppe imperiali 
« per l'intimala notturna perlustrazione delle pattuglie 
« austriache; protesta che mi feci ufl dovere di ras- 
« segnare al superiore governo, dal quale ottenni ono- 
A revole approvazione coli' ossequiato dispaccio del- 
l' l'Emi nènlissimo sig. Cardinale Segretario di Stalo 
a del giorno 9 corrente, num. 7^725; venendolo ìnol- 
« tre prevenuto per iscritto con foglio del sig. Tenente 
« Maresciallo d' oggi stesso recatomi a mezzogiorno 
« mediante una militare deputazione in aspetto quasi 
n minaccioso che — Con ordine •prmAia.le di S. E. 

DigilicibfGoOgle 



24» 

« t' sig. generale ir Capo Conte Radettki da Milano 
t H ujro''c 19^7 venivagli politi9^menU intimali) dt 
K occtt/Mre li^grau guardia e lepori» della citlà-mu- 
« rala di Ferrara perfettamente a «orma dei princi- 
t^piidel militari servigio e. dì accordo col nostro 
« pieno diritto — ; ed anzi detta occupazione essendo 
d già seguita all'un'ore pomeridiana di questo stesa^ 
« gìornq, e riteoendo io nella mia rappresentanza di Le- 
ti gato Apostolico di questa città e provincia un simile 
« atto per una manifesta violazione dei sacri diritti 
aspettanti alla Santità dì Nostro Signore ed alla Santa 
« Sede sopra questa stessa città e provincia, uè vo- 
1 lendo col mìo silenzio pregiudicare menomamente 
a ni diritti stessi, pervia formalmente ed io ogni mi- 
« glior modo dì ragione pretesto contro il Eatto della 
R suddetta praticala occupazione, sostenendola afiaU,9. 
« illegale ed arbitraria e lesiva l'assoluto e pieno do- 
t minin della sovranità della Sapta Sede sopra questi 
n suoi Slati. E con tanta maggiore ragione protesto 
d e mi gravo nella mi^ suesposta rappresentanza con- 
ti tro tale militare occupazione , inquantochè venne 
ti fatta senzachè nessun moUvo fosse dato in prece* 
denza né dal Governo, né da suoi sudditi, e perchè 
« inoltre venne fatta di pieno,giorno, anzi all'ora della 
« maggior frequenza del popolo in questa piazza , e 
« con pubt^ìco sfregio de) governo pontificio e delle 
CE sue truppe , cbe presidiavano pacìficamente i posti 
tt già occupati, e finalmente nel modo il più mìnac- 
u cioso e repentino , che appena diede agio dì pre- 
ti venire gli ufficiali pontificii che tenevano il co- 
ti mando dei medesimi posti ». 

DigilicibfGoOgle 



346 

A quel modo cbe la aotuia del primo ingresso dei 
croali nella città dì Ferrara aveva concitati gli anioii e 
corrucciata la Corte di Boma , eó^ la notizia di questi 
piti gravi casi accrebbe la concitazione ed i corruc- 
ci. Il Diario di Roma in un supplemento al n. 66 delti 
17 agosto stampò la nuova protesta del Cardinale Ciac- 
chi mandando innanzi ampie parole, colle quali veni- 
va posto in sodo il buon diritto che Roma aveva di 
protestare contro Bimiglianti fatti contrarìi rIIo stesso 
spirito dei trattati che, invitto e reclamante Consalvi 
in nome di Pio VII, avevano data facoltà all'Austria di 
occupare i fortilizi di Ferrara e di Comacchio. 11 Gior- 
lìale ufficiale condannava l'austriaca prepotenza, e rac- 
comandava ai cittadini la tranquillità e la fiducia nd 
Governo. Il Segretario di Stato poi indirizzava a Mon- 
signor Viale Nunzio a Vienna in data dclli 2i dello 
stesso mese d'agósto il seguente riservalo dispaccio. 

« 11 S. Ambascìador d'Austria atermini delle istru- 
u zìoni avute da S. A. il S. Prìncipe di Metternich mi 
«-ha cortesemente comunicato due Dispacci dello stesso 
« 5. Principe, ambedue datati il giorno 5 del corrente 
« mese, in uno de'quatì prendendo egli motivo dalla 
« receote mia destinazione a Segretario dì Stato di 
« S. Santità, si compiace interessarsi della penosa e 
« difficile rata posizione, e mi offre graziosamente per 
« alleviarne le pene e gli ostacoli il tesoro dei lumi 
« suoi e della sua amicizia, ed accennando all' attuale 
« politica condizione delle cose nostre , fa conoscere i 
e punti di vista sotto : quali et le risgUarda, e termina 
« col reclamare da mia parte la fiducia che deve ispi- 
« rare il vivo interesse della sua 1. e B. Corte per la 



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347 
« Mioità de' aoslri Slati connessa cogli immutabili 
« priacipii, ed immancabili massime , che hanno co- 
« staotemeate regoUto la condotta dell'Austria verso 
« i Sommi Pontefici e come sovrani indipendenti, e 
« come Capi visibili della Chiesa universale ». 

«Nell'altro degli indicati Dispacci Sua Altezza si 
« mcstra ben soddisfatta delle istruzioni da me date 
« alla Legazione di Ferrara per ispiaoare le difficoltà 
■ sascitatesi intorno all'alloggio dì una porùone delle 
« truppe di rinforzo colà sopraggiunte; dà copia di no 
« suo Dispaccio del 12 marzo 1816 diretto al S. Gav. 
« de Lebzeltern intorno all' intelligenza dell'art. i03 
« del Trattato di Vienna, e corrispondente applicazio- 
« ne fattane dall'imperatore di Austria secondo le cir- 
« costanze, e venendo al fatto particolare di Ferrara , 
« sì accinge a giustificarne i motivi che lo provocaro- 
« no, ed i modi coi quali fu mandato ad effetto » . 

> US. Principe riconoscendo il bisogno di riforme 
<i amministrative nei dominii della Chiesa , si Fattrista 
« dei mali che si manifestano tutt(^orno nei nostri 
« Stati dal confondere l'idea di pnyrttto coll'altra es- 
« eentialmente diversa sconvalgimento vagheggiala 
« dai Clubs e forse non bastantemente contradetta dalla 
« espressione ed azione Governativa. 

n Convengo pienamente col SJ Principe sulla evi- 
« densa dì sìfiatta distinzione, ma spero io un tempo 
« che lo sconvolgimento di cui parla non possa finora 
« applicarsi che alle sole idee dì un partito esaltato, 
« pur troppo esìstente ancora fra noi, ma contradeUo 
« dall'immensa maggiorità, e giammai incoraggiato 
« dalle disposizioni fin qui emesse dal Governo pel 

DigilicibfGoOgle 



« conseguimeitto di riforme, rhe la Mtarli de'leiD|H e 
« le tendenze di ogni nazione rendono indispennbili. 
a E ciò asserisco con tanta ma^orsicurezxB, inquan- 
a tocbè, senza violentare i fatti, non mi sembra di pò* 
« ter essere smentito, almeno fino all'eiwca recents- 
« sima del S luglio testé decorso, io cui ella ci assien- 
« rava, che il S. Principe dì Metlernich, esternuido il 
« auo gravissimo giudizio sopra gli atlifino allora pub- 
« blìcati dal Ministero di Sua Santità, si era espresso , 
« che i medesimi non lasciavano luogo ad alcun desi- 
« derio. Dopo quell'epoca nino* altra disposizione di 

• grave momento ebbe luogo oltre quella dì rieottitu- 
« xione , ed ampliaùone della Guardia Civica odia 
« capitale e nelle Provincie. Io credo dì essere qui di- 
« spensato dall' entrare a discutere , se facendo astra- 

• zione dalle circostanze del tempo, in cui si adottò 
« questa misura, sarebbe stala conveniente cosa V»p- 
« pagare finalmente in questa parte il voto ardente ed 
« unanime dei sudditi Pontificii. Uir6 soltanto cbe le 
« circostanze appunto del tempo la rendevano neces- 
« saria, e ne sono prov» di fatto i lieti risultali (espo- 
« sU a V. S. 111. ma nel mio Dispaccio 44 del corrente 
« D. 73,717) che se ne ottennero alt' istante e che tut- 
« tavia ne derivano a 'garanzia dell'ordine generale, e 
« della privata sicurezza. Escluso per tal guisa il r«al« 
« sconvolgimento, resta ora a dirsi dei mali , che si 
« sono manifestati più o meno fra le nostre popolazJo- 
K ni dal tempo in cui si gittarono i semi di savie e 
■ convenienti riforme. Il Sommo PouteGce Pio IX net 
« Concepire il gigantesco disegno ne previde i forti o- 
« staeoli compagni indivisibili alle grandi imprese. 

DigilicibfGoOgle 



240 
«.from Cermeiza d'ADtmo pari allo slancio della sua 
« mente risolvetle di superarli. Egli abbisognava, in- 
« oanu tutto di conciliaci l' ioliera fiducia delle sue 
« popolazioni , e perciò si assise sopra di un Trono di 
« deateiua e di amore. Resosi per tal mudo padrone 
« dei cuori delia immensa maggioranza, e quindi ca- 
« pace di temperarne le smodale esigenze e gì' inapa- 
a zienli desìdecii, riuscì in un tempo a paralizzare in 
« gran parte le difficotlà che si frapposero dall' azione 
« dei partiti estremi. Egli ha dovuto comhattere perfi- 
K DO cogli eccessi della gioia e della tenerezza popola- 
« re, ora muiiifeslatasi con sembianze iooriiinate, ora 
« con quella di un ordine dod meno capace a destare 
« «l^ressioni in coloro i quali ignoravano la roano oc* 
e eulta cbe dirigendoli li rendeva innocui. Tuttavia 
« Doa può negarsi che nel mentre l'ocobio del cupido 
« osservatore volgendosi a questo quadro di sublime e 
« ardimentoso argomento, si deliziava nella prospetti- 
« va più meno lontana dell'avvenire, era talvolta 
«turbato da tristi episodi! raramente aparsi nella gran 
« tela. Ha chiunque conosce la storia delle grandi ri- 
« forme dovrà pur confessare, che i mali avvenuti da 
« 1 7 mesi a questa parte si dileguano alla memoria 
f delle scene lacrimevoli, cui fifrono esposti in iden- 
« ticà casi altre nazioni meno docili o meno avvezze 
« ftUa tranquillità od all'ordine dei popoli soggetti al 
a Vicario di un Dio di pace. Sarebbe inoltre, un grave 
a. errore il confondere le conseguenze di un sistema di 
« riforme governative col pretesto che quindi si è 
•I colto da un pugno dì persone per appagare private 
Il vendette, e dialogare abiette pas^cmi. Che se per to- 

DigilicJbvGoO^lc 



250 

« gliere questo pretesto , non difficile a frenarsi coi 
u niez7i ordinari! di un governo vigilante ed attivo 
« (come da qualche tempo si è felicements veriBealo) 
« si fosse dovuta abbandonare l'idea delle intraprese 
a riforme , niuna impresa di questo genere potrebbe 
a. mai condarsi a oompimento. Non sembra adanque 
M esser questo il caso ohe ad allontanare gravi peri* 
« coli sia stata obbligala l'Austria, com'altra volta, a 
a rinforzare la sua guarnigione in Ferrara. Si ciU uà 
K fatto sanguinoso di una intera Provincia, di una sola 
« città, di un luogo solo dei Pontificii dominii , cui 
n non siano slate, e non siano tuttora bastanti, adesso 
« specialmente, le forze indigene » comprimere o pre- 
ti venire senza aver ricorso alt' imponenza di armi 
« straniere! Ma in mancanza di fatti si fa valere l'ap- 
a parato di una grave congiura, che ricuopre la peni- 
sola Italiana, di cui non può finora calcolarsi nella 
« sua entità lo sviluppo. Ma qual maggior timore vi è 
« al presente dello scoppio di una congiura , ohe non 
« vi fosse ne'tempi andati? L'apprensione di questo in- 
A fortunio è tanto nuova in Italia, o si è potalo crede- 
« re tanto imminente , da giustificare la straordinaria 
a misura adottata, senza particolari istruzii»)i d^l'I. B. 
« Gabinetto, dal sig. Maresciallo in eapoG.te Radetzkt 
« in uu modo cosi provocante? Quali antecedenti han- 
« no potuto mettere il sig. Generale nell' alternativa o 
« di riUrare dalla Fortezza, o di accrescere notabil* 
«I mente le Truppe che la guarniscono, onde e'wiare 
a a disgustose conplicazioni ? Sembrava invece dhe 
« se in mezzo alle ingiurie vomitate contro l'AuBtria 
« (di cui per altro S. S. si rattrista uon meno ohe il 

DigilicibfGoOgle 



«61 

« àg. Prìncipe) niun'onta reale e diretta si era recala 

« all'I, e R. Guarnigione, eia stesso poteva essere una 
« bastante garanzia pel tempo successivo, oome lo è 
« pure al presente il contegno della popolazione Fer- 
ie rarese, malgrado le dod dubbie e contiDuate provo- 
« cazioni olle quali va soggetta. Ma pur troppo ad im- 
« pedire le conseguenze meramente possibili del ripro* 
« vevole ed inconsiderato contegno di pochi (che il 
« nostro Governo ha perseguitato e spera di aver ri* 
«t dotti finalmente al dovere) se ne sono causate delle 
K vere e gravissime, che pongono il S. Padre nel più 
« affliggente imbarazzo. Imperocché aiuna plausibile 
H spiegazione polendo darsi , per le cose anzidette, a- 
« questa misura* e molto meno alla serte dei disgustosi 
K fatti, cha la seguirono, non può esprimersi fino a 
« qual grado uà spinta la irritazione di tutti gli animi, 
« oè può presagirsi quanto funeste potrebbero esserne 
« le conseguenze, lo spero che una Potenza ^usla ed 
« amica non vorrà assumere una responsabilità toA e- 
« norme innanzi alla sua coscienza, ed al mondo in- 
« tiero, oome il S. Padre non potrà esimersi in oaso 
« contrario, dal reclamare la tranquilliti de'suoi Stati 
« ed il libero indipendente esercizio della sua Sovra- 
a Dita temporale. 

n Ha più cbe le voci di Sovrano a Sovrano, varran- 
« no, io neson certo, le parole del Padre comune dei 
« Fedeli al suo Figlio Apostolico. Non è credibile obo 
« questa volta soltanto non trovino ascolto. Confida tn^> 
« poS. S. nei sentimenti del religiosissimo di Lui cuore, 
« nelle orazioni, alle quali vivamente si raccomanda, 
« dell' Augustissima e Piissinu Imperatrice, non cbe 

DigilicibfGoOgle 



3S2 

« di tutta la 1. e R. Famiglia, « finalmente nell'effi- 

actux Cdoperatìone del Signor Principe Cunceltiere, 
« per non deporre la confortante speransa di essere 
M liberato da tante angustie , se non coli' immediato 
n richiamo del rinforzo dì tn]^>e sopraggiunte a Ft»"- 
o rara, col concf>.ntramento almeno di esse in cittadel- 
« la, e colla restituzione alla Truppa Pontificia dei pò* 
a sti e pattuglie della città recentemente occupale 
« dalle milizie austrìache. S'investa V. S. I. e B. della 
a penosa situazione di S. S. ed adempia questa grande 
a missione che a Lei si confida dalla sovrana fiducia, 
«con tutto lo zelo ed impegno ond'ella è capace, e 
■ che saprà ispirarle la natura di un affare forse sem- 
e plice in apparenza , ma che si ritiene da N. S. e 
u dal suo Governo corno cosa d'immensa portala. — 
K Ella immediatamente dia mano all'opera, e faccia 
« in modo ch'io riceva con la maggior possibile solle- 
u citudine e sicurezza analogo riscontro. Voglia ìn- 
« tanto gradire le rinnovate proteste della più distÌBla 
«stima, colla quale mi confermo. 

La Cancellerìa dì Vienna alla volta sua faceva 
rispondere : 

« Dopo le perturbazioni che avevano agitata 1' I- 
« tatia, durante le guerre delia Repubblica e dello 
« Impero, il sommo Pontefice avere all'epoca della 
a Restaurazione trovate distratte ne' suoi Stati le anli- 
u che abitudini, ed invece di queste , nuove idee, le 
tt quali, per rientrare nell'ordine e riprendere un corso 
e d'accordo col ritorno all'antico stato di cose, avevano 
a bisogno di npassare per due o tre generazioni, per- 
«t ohe il tempo solo pud riedificare ciò che iljdisordìDe 

DigilicibfGoOgle 



253 
«distrale eoo ^ spaventevole rapidità. Ha trava- 
M gliandofii Roma nell'opera di tutto ricostruire, avere 
« lascifito introdiirai abusi ed imperfezioni , cbo era 
« essenziale fore disparire. Per questa ragione il Ga- 
«binetto fmperiale avere, dopo gli avvenimeDli del 
« 4831, segnalala alla Corte di Roma non solo questa 
K necessita di riforme giudiziose, n>a eziandio la esteo- 
K sione e la natura dei perfezionamenti ad operare. 
«Gti Apcbivii dell'Ambasciata d'Austria a Roma e 
«quelli del Vaticano fare di ciò testimonianza. Ninna 
« cosa adunque essere più ingìuKta quanto quella di 
«accusare l'Austria di essere nimica delle riforme 
n negli Stati della Chiesa, e di attribuire l'invio di un 
« rinforzo di guarnigione nella piazza di Ferrara ad 
« uno spirito di ostilità contro il progetto annunciato 
«dal Santo Padre di riformare gli abusi. Ma se l'Au- 
R strìa era favorevole alla riforma degli abusi, easa 
xnon l'era punto atta introduzione di nuove teorie 
•( pifi abusive ancora. Riformarsi col migliorare e\ò 
«che esiste, non già col sostituire alcun che di tutto 
« nuovo senza radici nel passato e nel rispetto dei po- 
«poli, e per conseguenza senza garanzia nell' av- 
tt venire. Siffatti cambiamenti essere a temersi priri- 
<t cipalmente negli Stati Pontificii , dove il doppio 
« carattere dell'Autorità temporale e spirituale deve 
« essere preservata dalla stabilità delle istituzioni tanto 
« per la dignità della Santa Sede , quanto per la sicu- 
« rezza della Cattolicità intiera. Rispetto alla ocoupa- 
n zJone della place di Ferrara il Cancelliere di Vienna 
« non avere cbe aggiungere alle spiegazioni già date, 
« per le quali era dimostrata obe il governo imperiale 

DigilicibfGoOgle 



354 

e non aveva fatto che usare di ud diritto che i trat- 
« tati gli garantivano. 

À chi oggi ramaiemori que' casi di Ferrara, dei 
quali il turbine della rivoluzione, più gravi casi ad- 
ducendo, dileguò la memoria, a chi consideri i prece- 
denti, e si fermi sopra i documenti, che io qui reco, 
e' si parrà manifesto, come Austria abusasse deHa 
forza, torcesse a favola i trattati, ed attentasse alla in- 
dipendenza ed alla Autorità del Pontefice col solo fine 
di intimidirlo eo^, che si rimanesse dalle riforme po> 
litiche a cui poneva la mano. Cuoceva al Prìncipe 
di Metternich, che la stampa rompesse le dure pastoie, 
e più cuoceva che i cittadini avessero armi: ei per- 
metteva si, l'aulico tutore d'Italia, che fossero gratifi- 
cati di tjualche civile istituto, e garriva Roma rin- 
facciandole i buoni consigli che non aveva seguiti, 
ma guai a Roma, guai agli Italiani che tentassero u- 
scine di tutela! Se l'occupazione di Ferrara non aveva 
questo fine , perchè sarebbesi in quella occasione 
mandata ad effetto? Se il siguiflcato di quella parola 
place che era scritta nei trattati gliene dava il diritto, 
perchè non ammonirne Roma, perchè porre in non 
cale quegli ufficii e riguardi che sì convengono e si 
praticano anche colle potenze nimiche, non che colle 
aliente ed amiche? Perchè infine quelle mostre o- 
stili, quelle violenze al Legato del Papa , quella per- 
tinacia nelle violenze? 

Ed a chi rivolga nel pensiero le mene scoperte 
de' sanfedisti dello Stato Pontificio, le millantazioni di 
prossima riscossa , e di aiuto austriaco e le voci di 
intervento che a Vienna correvano ed erano tenute 

DigilicibfGoOgle 



2S5 
fnidate dagli stessi diplomarci, non resterà egli grave 
dubbio Dell' animo di secrete inteliigeiize . di faziosa 
cospirazione 7 Ad ogni modo egli è posto fuori d' ogni 
dubbio, come l'Austria avversasse qualsivoglia istituto 
liberale , e ptii qualsivoglia istituto militare negli Stali 
dell'Italia centrale, e come volesse colla forza impe- 
dire il libero esercizio della Sovranità ai Principi ita- 
liani cbe ne facevano concessione. Lo che sarà meglio 
addimostrato e provato per lo innanzi. 

Intanto èa dirsi qui, che lungi dal riescire ad opere 
di scoraggimenlo e di discordia , il Principe di Met- 
temicb ed il Maresciallo Radetzky riuscirono, colle 
inconsulte provocazioni, a sollevare gli animi io modo 
ìosolilo, a condurre la Romana Corte più lontano ^i 
quello che per avventura desiderasse e volesse , a 
tirare suU' Austria 1' animadversione delle stesse genti 
devote schive fino allora de'politici negoziì , ed il 
biasmo dell'Europa civile; gittarono infine il guanto 
della disfida , il grido dì guerra in mezzo d'Italia, ed 
avvalorarono il sentimento nazionale e le secolari ire 
italiane della alleanza e della benedizione del Capo 

' della Cattolicità. Tutti i municipii dello Stato solenne- 
mente offerivano soccorsi al Pontefice , votandosi a 
lui per la vita e per le sostanze ; tutti facevano sacra- 
mento di difendere la indipendenza dello Stato ; tutti 
comperavano armi e le donavano al Principe : né i 
municipii soli: le provincie,i privati cittadini face- 
vano offerte e doni; né soli i liberali, né soli ì laici; 
ma i preti, ì Vescovi, gli Ordini Religiosi raccoglie- 

. vano e donavano danaro per gli armamenti. La stam- 
pa , rotti i confini della censura , si allargò sulle que- 

DigilicibfGoOgle 



956 

stioDÌ di unione dell'llalia, di indipendenu 

e n«n serbò mieura nel predicare la resistenza : il Go- 
verno, o spontaneo o epinto.lasoiò fare gli arDMnenti, 
mccamandò al Governo Francese coloro che ivano in 
Frància a procaccio d'armi , deliberò si facesse un 
Campo di miìizie a Forlì, e ne nomÌDò ì comandanti, 
sebbene poche truppe avesse, e non le radunasse poi 
mai. — Tutta la gioventù ai militari eseroirii ; U 
guardia civica ordinata o vestita, le bandiere bene- 
dette dai Sacerdoti. Né solo parlavasi dell'uso delle 
armi materiali per difendersi dall'austriaca prepotenza, 
ma pubblicamente si parlava, si scriveva, e dagli 
stessi liberali (curioso a sapersi!) si eonsigliava a 
Roma l'uso di quelle armi spirituali, onde l'umanità 
fu in altri tempi cotanto travagliata. Qualche gionaete, 
la Bilancia fra gU altri , diceva, più su queste doversi fare 
assegcamento, che sugli eserciti; la scomunica era df- 
ventata il subietto di tutti i discorsi, ìl^leBÌderìo, voglio 
dirlo, la moda del giorno ; susurravasi sarebbe mi- 
nacciata, per poco più che Austria infellonisse , pub- 
blicala in San Pietro apparato di nero con tutte le 
antiche solennità: auguravansi un Giulio II, un Ales- 
sandro Ili, si esaltavano persino le virtù armigere del 
Cardinale Segretario di Stato, si metteva nella bocca 
del mitissimo Pio IX il grido: — Fuori i barbari 11 — 
Ned è a dire che le minaccie di scomunica fossero 
una mera ubbia popolare, avvegnaché sia certo, cbe 
non solo i famigliari del Quirinale ne favellasswo, 
ma cbe il Quirinale slesso le rivolgesse nell'animo e 
nel pensiero. Ne è fatto cenno in una nota segreta 
con le parole seguenti : «Sua Santità non può spin- 

DigilicJbvGoO^lc 



357 

« gece lo sgnardo fra le tcDebre dell'avvenire : codo- 
«t sce BOD muDoare. di qudlì dbe sem^ano zbcanìa 
« nel campo del padre di famiglia; e qoÌBdi nen pnft 
<c presagire se un giorao ablÙ8ogner& di una-Suprniw 
« mano adiutriae per esUrparìa già adulta ; ma ripeto 
a anche una volta, non è qnetto attualmente il caa«. » 
Le mostre ostiU del gabinetto dì Vienna farono 
•i^ioneche Pio IXil quale sino dagli iniEii del suoPon- 
Ufieato aveva vagheggiata l'idea di una lega doganale 
italiana , la quale fosse principio e mezzo di lega poli- 
tica, deliberasse di recare ad atto, come prima potesse, 
il sagace e nazionale pensiero, li marchese Pareto, 
che degnamente fungeva all'uffizio di Ministro Sardo 
a Boma , aveva gii io nome del Re Carlo Alberto 
dichiarato di accoslarsi al conuglio del Papa; ed il Papa 
deputava Monsignore. Cordoli Bussi alle Corti di To- 
scana e di Torino, oratore e mediatore della proget- 
tata lega doganale. Monsignor Corboli giovane di nobili 
spiriti , di intemerata vita, di buon ingegnol, reIigi(wo 
e [HO quanto altri mai, versato negli rindì teolo^oi 
non stAo, ma nelle discipline politiche ed economiche, 
era allora singolarmente caro a Pio IX : egli era 
UDO de' pochissimi ecclesiastici , de'pochi uomini di 
Corte, i quali amassero sinceramente lo accordo della 
Belinone colla libertà , e desiderassero alzare il Pa- 
pato al patronato dell'Italia indipendente; Monsignor 
Corboli era un amico e consigliero degoo d'un Ponte* 
fice Santo, di un Prìncipe Riformatore, dì Pio IX 
augurato Rigeneratore dell'Italia. Ma era segno all'in- 
vidia dei cortigiani, era segno ai sospetti del volgo 
liberale: quelli tentavano metterlo m voce di nova* 
17 

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2!Ì8 

tore ardito in Palatzo; queste metfaavalo in diffideoza ' 
nelle piazze, perchè non insolentiva al Gardìaale Lara- 
bruschÌDÌ scaduto di aatoriti e di credito, ccHne altii 
tanti prelati facevano in qne' giorni, ma lo onorftva e 
rispettava nell'amìle fortuna come prima avevalo ono- 
rato e rispettato : cori| per opposto fine gli insani pai^ 
tìti oppositi oste^srano Monsignor Corboli. Ha il 
P^u lo teneva pur sempre in pregio, e glie ne faceva 
testimonianza, deputandolo all' opera più importante 
« gloriosa che intrapresa avesse. Intanto i nemici che 
molti aveva e possenti in Corte, si rallegravano che 
dalla Corte e da Roma andasse lontano. E twQ ave- 
vano d'onde allietarsi, perchè Pio IX rimaneva per 
alcun tempo privo dei oonngli , dell' opera e dei con- 
forti d'uno dei più sinceri e devoti amici suoi. E la 
morte glie ne b^ieva an altro; quel Canonico Gra- 
ziosi che gli era stato duce e maestro nei prìncipi! 
dell' ecclesiastica carriera. Fu un giorno di latto per 
la Città quello della morte del Graziosi, perchè ì lutti 
di Pio IX erano pubblici lutti, e perchè era universale 
credenza che il pio sacerdoti fosse uno dei più graditi 
consiglien, e de'più efficaci confortatori al bue. 



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CAPITOLO VI. 



QoMtiDne di Ferrar*. — Hamiaoi a Roma. — Hota-Proprìu del 
3 allDl>Te id) HnDÌcipio Bomaao. - — Feite. — Bfolu-Proprio 
del 96 ottobre bdIU Coninlta di Slato. — ITomi dei Consnl- 
tOTÌ^ TratlalÌTe di cenpoiìiioBe della qoiilione di Ferrara. — 
II Ministro di Pciueia Vtetìom. — Hoostgaor Viale NoDzio 
a Vienna. — Proposta dell' Usedom. — Nota del Cardioale 
Ferretti al Nunzio. — Nola del Geaerale FiqnelDioiit. — Oi- 
serrazioni della Corte di Roma en questa noia. ■— Pratiche 
del Coni* Cristoforo Ferretti in Milane. — TergiTersadoni 
JkOstriache. — Nola della Corte di Roma. — Proposta del 
CodU Ferrelli. 



Nel mese di settembre, essenilo la Romana Uorte 
taUa atta quistione di Ferrara, il Papa scrìveva una 
lettera all'Imperatore ed il Cardinale Sc^gretario di Sialo 
deputava jl fratello Conte Cristoforo a fare io Milano 
qoègti uffici privati che reputasse acconci a componi- 
mento. Il paese, tutto all' ordinamento della Guar- 
.dia civica. Terenno Mamiani, il quale era esule tutla- 



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via, percbò non aveva sottoscritta quella formola dì 

dìchiarazioDe , ohe il Goveroo dagli aministiati vo- 
leva, chiese licenza di condursi nello Stato, e, pro- 
messo al Cardinal Ferretti di ubbidire alle I^[gi e di 
non perturbare lo Stalo , ottenne di potervi tempo* 
rariamente dimorare, e fu a Roma. Accolto quivi, ed 
in Pesaro suo luogo natio ed altrove con molte di- 
mostrazioni di stima e di affetto, lodò Pio IX, racco- 
mandò l'osservanza della legalità e la temperanza dei 
desiderii. 

Ai due di ottobre venne pubblicato il Motu-proprìo 
che istituiva il MuDicipio Romano con ordini non 
guari diversi da quelli, da quali, a legge dell'editto 
5 luglio 1851, erano governati tutti i Municipii dello 
Stato. Ed ecco le usate feste, i cori, le luminarie: ecco 
il popolo al Quirinale ed il Papa che lo benedice , nò 
si finisce quel di : il giorno appresso la guardia civica 
si raduna ed è benedetta dal Papa , e sì rinnovano le 
luminarie ; poi il giorno sette le guardie civiche, e le 
milizie regolari vanno a diporto alla Farnesina, fanno 
gazzarra sino a notte , ritornano , depongono le armi 
a'quartierì, poi si mescolano al popolo e col popolo 
nella città illuminata acclamano Pio IX , l' Italia , 
l'unione. Poi it giorno 44 da sera, ritornando il Papa 
da Albano e da Castel Gandolfo dove era ilo il mat- 
tino, la moltitudine va di nuovo al Quirinale , ed il 
Papa la benedice di nuovo. Poi il giorno appresso , 
pubblicatosi il Motu-proprio sulla Consulla di Stato , 
nuova adunanza popolare, nuova luminaria , nuove 
acclamazioni, e nuova benedizione. 

Furono eletù Consultori di Stato per Boma i prin- 

DigilicibfGoOgle 



3ftl 

otpi Pietro OdeBcalchìe Franoesco Btrì>eriDÌ, el'av* 
Tocato Giuseppe Vaunutelli; per la Comarca 1' avvo- 
Toeato Giosei^ Lunati ; per Bologna l'avvocato An* 
tOQìo Silvani e Marco Mingfaetti ; per Ferrara Gaetano 
Becchi ; per Ravenna il conte Giuseppe Pasolini ; per 
Forlì il oonUi Luigi Paolucci ; per Urbino e Pesaro il 
conte Luigi Hastai nipote del Papa ; per Velletri l'av- 
vocato Luigi Santucci ; per Ancona il principe Anni- 
bale SimonetU ; per Macerata il conte Lauro Lauri ; 
per Fermo Michele Adriani ; per Ascoli il conte Ot- 
tavio Sgariglia; per Perugia il conte Luigi Donnini ; 
per Spoleto il conte Pompeo Gampello; per Rieti l'av> 
vocato Giuseppe Piacentini; per Viterbo l'avvocato 
Luigi Giofi ; per Orvieto il marchese Lodovico Gual- 
terio; per Civitavecchia l'avvocato Francesco Renedet- 
ti; per Prosinone il professore Pasquale De-Rosei; per 
Benevento Monsignore Bartolomeo Pacca. Presidente 
il Cardinale Antonelli; Vice-presidente Monsignor Ca- 
millo Amici. — Queste nomine furono generalmente 
gradite. 

Nel mese di ottobre nuli' altro di nuovo, se non che 
ito il Papa a Porto d'Anzio si ebbe in viaggio ed 
al suo ritorno in Roma le solite liete accoglìraze ; le 
quali si rinnovarono il giorno quattro di novembre 
quando secondo l'usanza, si condusse alla chiesa di S. 
Carlo al Corso. 

Intanto la quistione insorta per 1' occupazione di 
Ferrara trattavasi ed a Vienna , ed a Milano, ed a 
Roma ; trattavasi diplomaticamente o come dicono uf- 
ficialmente da incaricati ed ambasciadori; bultavasi 
ufficiosamente in modo vario da varie persone. 11 

DigilicibfGoOgle 



362 

ministro dì PrOasia Usedom che da Roma si recava ia 
AUemagna per fare ossequio al re suo, aveva al Car- 
dinal Ferretti ofiertì i buoni aS&d proprii e del re.ed H 
Cardinale gliene aveva resequelle grazie, cbenel civile 
conversare si usano. Il re di Prussia adunque venne 
a discorso col Principe di Hetternidi sulla quistionedi 
Ferrara, e l'Usedom prese a versarsi nel negozio ddla 
concordia con Roma , e Monsignor Viale Nun^o Pon- 
tificio lasciò dire e fare, sebbene non avesse ricevuto 
dalia propria Corte ce avvisi, né ordini, io propouto. 
La Prussia, ad Austria parziale, dava lusinga al Nunzio 
di facile ed onorevole componimento, ed il Nunzio, o 
fosse di facile coolentatura o tenero d'Austria più che 
della dignità di Roma, stava ad udire indegne propo- 
ste. L' Udesom infatti proponeva: 4 .' a che le truppe 
« imperiali si ritirerebbero nella Cittadella e nelle ca- 
tt serme, ma avrebbero facoltà di fare perlustrsre dalle 
a pattuglie le strade, che mettono dalle caserme me- 
M desime alla Cittadella ; 2.' che il Governo Pontificio 
« 8i asterrebbe dall' istituire la guardia civica in Fer- 
ii rara e vi manderebbe truppa regolare dei reg- 
« gimcoti esteri , U quale farebbe il servizio militare 
«nella città; S.'cbe il comando delia Piazza sarebbe 
« affidato al Comandante delle truppe imperiali ». 

A queste proposte sdegnato il Cardinale Ferretti 
scrisse al primo di ottobre la seguente lettera a Hoo- 
sigDor Viale Nunzio a Vienna. 

« Non posso bastantemente esprimere a V. S. Illu- 
« strissima e Reverendissima la disgustosa sorpresa 
« oagionaUtffii dalla lettura del suo dispaccio N. 583, 
« ove si espone la serie delle trattative costì fatte dal 

DigilicJbvGoO^lc 



« 8ig. Usedom MÌDirtro Pniasiano presso Ja S. Sede 
« in ordine Alla presente qniBtiODe Àiistro-Ferrftrese. 
« — ^.Vede cÌBacuDo ooiae io vi sostenga uoa parte 
« per DUlU dicevole a aa Individuo che abbia fior di 
« sauo, e motto meno ad un' prijno Ministro curante 
« gii interessi della sua Cortei e oowente a se stesso. 
H Esige quindi l'onore della S. Sede e mio di porre 
« le cose in evidenza, prevenendo in .un tempo il pe- 
«c rìuolo, che si gettino le nosb% trattative coU'Austria 
« nell'affore di Ferrara in uoa nuova complicazione. 
« Il sig. Conte Usedom essendosi avvisate; di con- 
« dursi ad incontrare il suo Sovrano mi offerse di inle- 

< ressarlo nella nostra spiacevole vertenza colla Corte 
« d' Anuria. Questo ufficio amichevole v^nne da me 
« accettato con que'modi onde suol corrispoDdersi a 
■ qualùnque cortesia ; ma giammai egli ebbe da me 
« qualsiasi autorizaazione.a trattare diplomaticamente, 
« e mollo meno a proporre oondisioni evidentemente 
M lesive degli interessi della S. Sede, e contraddittorie 
« allo spirito ed alla lettera de' miei dispacci a Lei 
« ootissimi. . 

- « E qui prescindo dall' osservare, che come il richie- 
« dere una mediazione di questa fatta, quando si pi»* 

< testa allameite e pubblicamente del proprio dirìUo, 
«è cosa aanirda , cosi l'invocarla da una Potenza 
K protestarne sembra ben poco eonvenitMe in pre- 
ti senza di altre Corti egualmente amiche, ma cattoli* 
«che. — Dir6 piuttosto, non saper io comprendere 
« come V. S. Ulosttìssima e Revca'eadisaima siasi de- 
« terminata ad agire nel senso di questa mediazione, 
a quando non ne aveva alcuna istruzione, quando U 

DigilicJbvGoO^lc 



S64 ' 

« stg. Usedsm dod poteva moftnn'IeDe alcaita leritta 
a della Scgreterik di Stato , quando iavece le ìstni- 
*. àeAi da Ld fin qai avate e tutto il contesto dt'no-, 

• stri atti e diapaoci addimostravano fino aU'uUiwia 
« Mt'dmxa , che De Sua Santità, oè il Suo Ufinisteco 
« potea aver invusata, od ammessa quella mediazioDe 
« non in via privata ed amichevole , ma oon forme 
« espressamente diplomatìtAe, e di piò coli* accetta- 
« ziooe di condizioni, che la S. Sede non potrebbe 
a ammettere giammai quando anche le venissero of* 
« ferte, • molto meno proporle essa medeuma, come 
« una suiL concessione. Dappoiché por tralasciare in- 
« OBservata la prima e seconda condizione proposta 
«dal ftig. Usedom ohe lo stesso signor Principe di 
« Metternich ha ravvisato quanto inopportuna , altret- 
« tanto indecorosa e contraria ai veri interessi delle 
Il due Corti, mi limiterò a farle presente intorno alla 
< terta che il condiscendervi sarebbe cosa anche peg- 
« giore che il tollerare la guarnigione della Cittì di 
« Ferrara. Poiché metteremmo di buona voglia le do- 
« stre truppe sotto un Comando Estero , il che non 
«e solamente sarebbe un accettare di fatto la occupa- 
« zione Austrìaca di Ferrara, ma tollerarne le spese, 
« facendola eseguire dalle Truppe assoldale di Sua 
« Santità sottoposte all'altrui militare comando. Que- 
« sta terza condizione si trovainoltre in aperta cootrod- 

* -dizione collaprima; imperocché nel mentre con quella 
« si vorrebbe limitare la occupazione alta sola oitta- 
k della, quartiere e strade di comunicazione col Forte, 
« si estenderebbe con questa a tutta la Città, compre- 
« sivi perfino ì posU occupati dalle Milizie PonUficie. 



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3«tt 

« Per tali (MBervasioai è del tatto impossibile, ohe 
e S. A. il PrÌDcipie di Metternich abbia presa la cosa 
cseriaoMste, e ebe possa essere sfuggita alla sooiBia' 
« Boa avvedutezza la decisa necesàU di non dsre al- 
« cuD sèguito alle proposizioni gettate, dal Minirtro 
«RnuBiano io mancanza di atti e di prove che ga> 
t rantissero la sua miasioBe. Risulta pertanto che la 
« esibizione fattami dal ug. Usedom bob aveva altro 
e aspetto oltre quello di un alto cortese , e come tale 
« k statò da me riguardato e corrisposto ; che il sig. 

■ Usedom non ha perciò ricevuto una missione dalla 

■ S. Sede per trattare la vertenza io discorso ; che at- 
« tesa la opinione favorevole, la quale sembrava a- 
« vere esternato in ordine alla vertenza medenma ìl 

■ Gabinetto Prussiano (or contraddetta dalla lettera con* 
« segnata da S. Maestà al eig. Usedom pel sig. Principe 
« Cancelliere) si era creduto di accettare la oSèrta del 
«sig. Ministro, sempre in vìa di un grazieso non offi- ' 
« ciale interessamento, e questo in termini generali ; 
*eke finalmente in ogni caso il sig. Usedpm non 

« era né polea mai supporsi autorizzato dal Governo 
« Pontificio a proporre temperamenti , che avreb* 
« J>ero reso più complicata e piii grav(»a la sua posi- 
czione nella ridetta pendenza. 

« Per altro io protesto sitamente che non mi sa- 
« rei determinato alla presente dichiarazione se il de- 
K caso bisogno non mi vi avesK costretto, e che d'ai* 
K tronde io apprezzo, quanto mai si può dire, le distinte 
« qualità sotto ogni rapporto del sig. conte Usedom, 
« né attribuisco ad altro se non ad ao matintuo ^i 
« equivoci occorsi nella sua trattativa. 

DigilicibfGoOgle 



W6 

a Ella si compiacerà oomanicare immediatameale 
e questo diapaedo al sig. Pfiocipe dì Hetteraicb, riii' 
« graziandolo (UetiotiBsimamente, anche in nome del S. 
« Padre, per lo impegno obe manifesta a trattare tfaa- 
et sta peadenza ned ;nbdi convenienti ad ambedve lo 
« Corti , ed intanto gradisca le proteste della più di- 
a stinta stima, onde mi confermo. 

Intanto il generale Fiquelmont, il quale era in Hi* 
laoo Commisaario supremo Austriaco per gli aEhri d'I* 
talia, scriverà al conte di Lutzow Ambasciatore presso 
la S. Sede la nota che reco qui. 

« La stampa negli Stati Romani continua la ma 
« guerra d'invettive contro l'Austria ; quella stampa 
« sembra aver conquistato la intiera sua libertà. 

a In uno degli ultimi fogli del FeUineo, si deeigna- 
1 vano fra l'altro, le Trappe Austriache sotto la deno- 
« minazione di Monade Imperiali. 

« Non possiamo certamente che di^rezzare quel 
« genere di guerra; simili armi non fanno male che a 
« ^i le usa; ma se si dovesse rispondere a quella in- 
« giuria di Masnade basterebbe l' opporvi l' attitudine 
« calma della Guarnigionedi Ferrara dirimpetto a tutti 
« i libelli che cuoprono le mura di quella città. Tutti 
« gli affiliali, e gran parte dei soldati conoscono l'ita' 
« liano ; essi comprendono adunque le ingiurie obe 
« vengMo ad essi dirette. Vi vuole certamente , aig. 
« conte, una disciplina stabilita ben fortemente, per 
« comprìmere il giusto risentimento, che devono pro- 
■ vare uomini d'onore i quali si trovano in una simile 
« posizione. Fdicemente tutti capiscono, ohe siffiitte 
« ingiurie hanno per oggetto di spingere quei rulitari' 

DigilicibfGoOgle 



S6T 
« ftd aUi di violenta repres8i<Hie, che gli alluali eeoi- 
« tatori delle popolaiiooi pootificie desiderano snsci- 

■ tare per servirsene io appresso come di un'arma di 
H piti contro noi. 

« Ferrara in genere è siala prescelta come punto 
H d'attacco; egli è penoso che il partito agitatore dell' 

* Italia (e cerio oiuno potrlt più negare la esistenu di 
M quel partilo che si mostra al gran giorno), egli è pe^ 
M noso dico, che quel partito abbia potuto riuscire a 
« fare della qui»lione di Ferrara un soggetto di àisfitr 

* cevole discussione fra i due Governi. 

« Non vi erano che degli errori di folto che poteva- 
« no condurre ad un tale increscevole risultato. Egli 
« è quindi, e prima di ogni altra cosa necessarie, che 
« il fatto venga chiaramente esposto , e ciò non è dif- 
« ficile. Un solo fatto decida la quistione e desso è il 
« Bruente. 

a Giammai la intiera Guarnigione non è slata allog- 

■ giata in cittadella, e ciò per la seroplicisBima ragìo- 
« ne, che questa non lo rende possibile. Essa è di un 
N circuito troppo ristretto, perchè vi fossero delle gran- 
a di caserme; cosi gli uffiziali del Genio , i soldati de- 
« stinati a montare la guardia sopra i bastioni della 
« Cittadella , non che un distaccamento di artiglieri 

* sono sempre state le sole frazioni di Truppe che vi 
« hanno alloggiato. La fanteria necessaria al servizio 
« interno di questa Cittadella, vi è stata spedita ogni 

■ giorno dalla guarnigione accasermata in Gitt& al- 
ti r ora del montare della guardia, come ciò viene 
« pare indicato in una {uanta di Peirara, che ho sot- 
« to gli occhi, nella quale sono ^woifìcate tre fabbrì- 

DigiRcibfGoOgle 



268 

« che destinate alle Truppe Àustriaobe net modo se- 
ti guente. 

a Santa Catterina Martire , Ospedale militare Au- 
« sirìaco. 

a San Domenico, caserma austriaca. 

« San Beoedelto, caserma austriaca. 

« Quella Pianta è stata incìsa e pubblicata in Fer- 
K rara stessa nel 1836. 

K Quando il sig. Maresciallo conte Radetzki vi spedi 
« nel mese di luglio p. p. un rinforzo, neppure un solo 
« soldato fu all4^giato in altro quartiere che non a- 
« vesse servilo a tale uso fino dall'anno 1845. EìgU è 
« quindi in contraddizione alla verità che la entrata di 
« quelle truppeèstataqualìficata d'invasione. Lagua^ 

< nigione non ba oltrepassato di una sola linea il ter- 
« reno che essa avea occupato in ogni tempo. 

« La sola quistìonela quale può quindi formare sog* 
a getto di discussione si è quella dei lìmiti da asse- 
« gnarsi al servìzio di questa guarnigione: sotto que- 
« sto rapporto le Autorità militari Austriache non si 
« ricuseranno giammai dal fare quanto sarà della con- 

< venienza del Governo Pontificio. Il solo punto di vi- 
« sta , che la guarnitone Austrìaca non potè mai ab- 
« bandonare, è quello della propria suasicurezza e di- 
« scìplina. 

u Del resto , sig. conte , il diritto di poter mandare 
« delle pattuglie è indispensabile tanto alla sicurezza , 
« cbe alla disòplìna. Questo diritto non pregiudica 
« certamente la sovranità territoriale, giacché esso 
« consiste semplicemente nel far percorrere le strade. 
« All'ora della ritirata tutti i soldati debbono essere di 



,ibf Google 



309 

« riloroo'alle loro caserme; la pattuglia ha per o^et* 
« to di arrealare tatti quelli che avessero trasgredito 
« questa regola dì disciplioa necessaria lauto per il 
« manteDimento dell'ordine nella Truppa , che per la 
« sicorezza degli abitanti; egli è perciò che in tutte le 
< città di guarnigione del mondo intero questo genere 
e di pattuglie ha luogo. La pattuglia ha inoltre perog- 
« getto di vegliare alla sicurezza di tutti gli stabiUmenti 
« militari, caserme, ospedale, cancellerie, cassa milì- 
<t tare, mag^tzzeDì, forni, ecc. 

« Opporsi all'oBservaDEa dì questo regolamento mi- 
H litare , sarebbe lo stesso che opporsi al diritto di 
« guarnigione. Ora ia tutto il corso di questa discus- 
« sione nulla indica , che tale fosse stata la intenzione 
« del Governo Romano. 

« !Non si tratta per conseguenza in tutto ciò di re- 
« golare il servizio di una guarnigione , la quale per 
« la posizione delle cose deve esser mista, e quindi n(« 
a vi è luogo a quistiooe di Governo propriamente det- 
ti ta , per cui il Gabinetto di Vienna sì esternò anche 
« in questo senso fino da principio. Egli è perciò che 
« le autoriti militari dei due Stati sembrano essere 
« naturalmente chiamate a conchiudere un accordo 
« fra loro per regolare un servizio che esse devono di- 
« videre. 

«e Non le pare, sig. conte, che questo sia il mezzo |hù 
« sicuro, e nel tempo stesso più semplice, per ristabi- 
« lire la buona armonia, interrotta soltanto, perchè si 
« è dato a^falU un valore che essi non avevano T — 

A che la Corte di Roma rispondeva colle osserva- 
zioni e note seguenti. 

DigilicibfGoOgle 



«0 

e 1 trascorsi della stampa ohe deplora aoche il ti»- 
- K verno Pontifieio , derivano principalmente ddla oc- 
« onpaùooe militcre contro coi reclamiamo; essi sodo 
« ancora più gravi in tutte le altre parti d'Italia , ed 
« io quelle di oltramoDte,-nè la più attiva polizia rie- 
« sce sempre ad impedirlo. Alcuni artiooU ibeeriti 
« nelle Gazzette Lombardo- Venete , ne porgono ben 
a chiaro argomento. 

« Meno due satire affisse nel primo ingresso delle 
« truppe, ed un invito a suffragare le anime dei fra- 
« telli Bandiera, non si hanno ni]iportt dalla L^puEione 
a di altri scritti qualunque , e molto meno di libelli 
« famoii che eaoprano le mura della eitlà. Del resto 
o si è gtt dimostrato esser pochissimi nel nostro Stato 
« questi eccitatori delle popolazioni e di più B«ia 
« infiuenza , e senza forza d' azione. Ha dato anche 
«. Cassero molti, sarebbe questa una nuova ragione per^ 
K ohe non dovesse darsi ai medesimi un pretesto ad 
« eccitare gli animi eolia persistente occupazione della 
K, città di Ferrara. 

« La quistione di Ferrara non esiste per la influenza 
e di alcun partito; essa è l'espressione del sentimento 
« tutto spontaneo, che il Governo Pontificie ha seia- 
« pre avuto pei suoi diritti e per la suadigoiti. La 
V protesta del Cardinal Consalvi, e le antiche vertenze 
« che ebbero luogo Fra i due governi sulle stesso ar- 
■n gemente furono prodotti dall'attuale partito agitatore 
«dcll'lUUa? 

« Tutto questo ragionamento parte da uà falao sap- 
« posto. Ninno mai ha qualificato d' invaeione i) 
a rinforzo delle truppe spedite a Ferrara dal signor 

DigilicibfGoOgle 



871 

-«' conte F^-M«rMCiallo Radetiki, uè tampoco il loro 
« iagresvo in quella ciUft, oè l'alloggio da esse preso 
.« ndle doQ caserme. Si osserrò sotUnto io quanto 
-« «1 moéo, onde veaDe effettuato l' iogresao , essere 
« stato il medesimo inttmpativo e fntoeanU, avuto 
a riguardo alle circostanze del tempo ; uè la stnistra 
« impressone, che diSit^ ha prodotto in tutti f sud- 
« diti twBti&cii, può meglio dimostrarne la verità. Del 
« rtstoìaoitifMìcki ti qualificarono d'invasione e citt 
M perdo diedero luogo alla quistiooe attuale Aostro- 
« Ferrarese furono la iatitatìone delle pattuglie, e la 
« occupazione della gran guardia , e delle quattro 
« porte della città. Dihtti l' Emioentissimo Legato di 
« Ferrara ha protestato solamente contro queste par- 
« ticolarità, e non contro l'ingresso e alloggio preso 
«dalle truppe austriache nelle caserme. 

« Verun limite di servizio militare può assegnarsi 
. a alla guarnigione austriaca nella città di Ferrara , 
'« nella quale il Santo Padre , che n'è assoluto indi* 
« pendente Sovrano, ha le sUe autorità civili che la 
* governano, e le sue truppe che la difendono. A que- 
« ste adunque esclosivameote ne spetta il servizio. Le 
« milizie, austriache sono padrone di guarnire tatola, 
u Cittadella per la riserva fotta a fovore dell'Austria 
« nell'art. 103 del Trattato di Vienna, contro il qua- 
c. le, sdnbene la S. Sede ahbia solennemente prote- 
« stato, tuttavia nell'attuale vertenta non intende dare 
«a questo suo atto che un valore puttivo. lo città 
•« per altro hanno esse due caserme , ed un ospitale 
M non io forta di una riserva qualunque, ma per tratto 
« cortese del 'Govemo Pontificio provocato daUa in- 

DigilicibfGoOgle 



sn 

tt capacità della Cittadalla a «oatenerle , perchè eoca- 

« denti, per fatto non tuo, la proporzione numerìoa 
« della milizia destinata ad occuparla. In conseguenia 
« le tru(^ austriache non soooaocaserraate entro Fer- 
« rara ohe a titolo di o$pilalità e con tutte le le^ a 
R queste annesse. 

< Né paò ammettersi che la perlnstrazione delle 
X pattuglie nottorne sia indispensabile per arrestare i 
« soldati mancanti all'appello serale , e per vegliare 
« alla sicurezza degli stabilimenti militari. Poiché nel 
« primo caso ( che sotto una disciplina stabilita ben 
« fortemente deve ritenersi come rarissimo) basta spe- 
« dire dei semplici graduati muniti di sciahla, ed alla 
« BÌcureeza dei diversi stabilimenti militari può essere 
« esuberatamente provveduto da piantoni addetti fr- 
« spressamente alla custodia di siffatti locali. DiSatti 
« dall'anno 1846 fino a quest'epoca, quantunque po- 
ti tesse veriScarsi la prevista mancanza dei soldati 
« fdl'appello serale, non perciò si è creduta indìspen- 
« sabìle in città la perlustrazione delle pattuglie noi- 
» turoe. Finalmente Vaempio di tutte le città di gmar^ 
« nigione militare del mondo intiero applicato alla 
K città di Ferrara, non può avere alcuna forza, perché 
« sappone certo quello che forma a]q)unto 1' o^^tto 
« delle odierne quistioni. 

« Il mezzo il più sicuro e il più semplice onde ri- 
ti stabilire la buona armonia, sembra essere invece del 
a fio qui detto : 

« 1. Che cessino le pattuglie notturne dal perla- 
« strare la città, potendosi supplire in altra guisa alla 
« conservazione della disciplina e dei locali militari ; 

DigilicJbvGoO^lc 



273. 
« 2. Che si abbandonìDO dagli Austriaci le porte 
K della città, e la gran guardia, essendo pFooto il Go- 
« verno Pontificia a sostituirvi le sue trappe di linea, 
> ben inteso però che resti, la guardia civica al disim- 
tt pegno delle sue ordinarie' attribuzioni- 

« Né pare che il Governo Austriaco possa ricusarsi 
« a tali prcfiositioni, imperciocché il sig, Feld-Hare- 
« sciallo conte Radetiki si 'è espresso di aver fatto oc- 
« cupare i suddetti posti militari della cittì per la ra-' 
« gioDe che quella guardia civica Don era ancora or- 
« ganizzata, e perchè i membri che la componevano 
« non gli ispiravano bastante fiducia. Colia sostituzio- 
« ne adunque della guardia di linea cessa )a causa per 
« cui furono occupati ì ripetuti posti dalie trup^ ìm- 
a penali, e quindi non v'ha motivo perchè le cose non 
a si riportino anche dal Comando .austrìaco allo »t«iu 
« quo t) . 

La Corte di Boma aveva, come fu detto, dato lo in- 
carico al conte Cristoforo Ferretti di fare in Milano 
gli uffici di composizione che stimerebbe migliori, ed 
aveva di ciò data notizia al sig. Usedom perchè Bon 
avesse a versarsi altrimenti in quel negozio. Intanto 
aspettava risposta alia lettera che il Papa aveva scritta 
all'Imperatore, ma que^ risposta ritardava, perchè 
l'Imperatore non era cosUtuito in tali condizioni fisi- 
che ed intellettuali, ohe gli consentissero di scrivere 
dì propria mano , come era comandato dalle auliche 
consuetudini. Il Viceré, dì Milano lasciava intendere 
al Ferretti , come egli desiderasse la wncordia con 
Roma; anche il Generale Fiquelmont mostrava spirili 
coacìliativi ; e l'uno e l'altro rendevano in colpa il 
18 

DigilicibfGoOgle 



274 

Marescisdlo Ridetzki dei fotti di Ferrara, e degli osta- 
cf4i a Boltecito assesumento. Ed il Ferretti, che era sin- 
ceramente devoto al Pootefice e sollecito della trao- 
quillilA e del decoro della sua patria, studiavaai di tem- 
perare e le suaceltività del Fiquelmoot per le esequie 
che in Ferrara eransi fotte a' fratelli Bandiera , e la 
durezza di Radetzki, senza accogliere o fore proposte 
che ledessero ì diritti e la dignità del Governo Ponti* 
ficio. Pareva a mezzo ottobre, che le trattative {ue- 
gassero a buon fine, quando avendo Badetzki minac- 
ciato di renuDziare, se venisse fotta ragione aRomain 
termini spiacenti a Lui ed all' armata , gli incaricati 
austriaci si mostrarono nuovamente difficili e perti- 
naci. Arrogi, che nella sera dei 1 ft ottobre una senti- 
nella austrìaca in Ferrara sparò il fucile contro un 
cittadino, ed allrì soldati percossero colle sciabole al- 
tre persone tranquille; lo che dagli Austrìaci venne 
riferìto a colpa degli offesi, imputandoli di ingiurìe e 
minaccie. Anche il giorno 17 i soldati fecero offesa ad 
un conte Graziadei ottuagenario Consultore di Lega- 
zione, ed al Gostabili Colonnello della guardia civica. 
Dai quali accidenti Fiquelmont prendeva argomento 
per querelarsi non già delle truppe austriache , ma 
sibbene dei Ferraresi, e più querebivaai degli acrìtti 
che aiqwllava rivoluzionarìi, e designava con questo 
nome ogni scrìtto che favellasse dell'indipendenza di 
Italia. Dapprima non avrebbe l'Austria voluto, che la 
guardia civica si ordinasse ed armasse a Ferrara ; poi 
pretendeva cAsiderarla come milizia stanziale, e te- 
nere tanta truppa di guarnigione qaanta quella era; poi 
tergiversava sul diritto di far pattuglie io città , sul 

DigilicibfGoOgle 



i75 
nafte bordine, snlconuindo di Piazza. Roma avrebbe 
vi>Ìuto ricondarre le cose allo stato in cui erano prima 
del loglio, e ei faceva forte sul diritto contraddicendo 
alle pretese dell'Austria nel modo . che è cbiarito 
dalla nota dei t9 ottobre che qui stampa. 

« Il signor Principe di Hetternich si è più volte 
« espresso sulla impossibilità di un accomodamento fra 

■ la S. Sede e li. B. Governo, fintantocbè s'insistesse 
« pure et timpliciter per il ritorno delle cose allo gta- 
c tu quo. S. A. credeva, che dimandandosi la restito- 
« zione allo gtatu quo, s'intendesse di voler far usare 
< le tmppe austrìache dalla città per la ragione cbe 

■ esse non aveano avuto il diritto di entrarvi; e quindi 

■ ha insistito che si trasportasse la quìstione nel ter- 
« reno di fatto salva sempre l'integrità per ambe le 
« partì della quistione di diritto. Senza di questo, 
a diceva il dgnor Prìncipe, t'Austrìa commetterebbe 
a «in vero tuicidio. 

«E Trovandoci noi di aver impugnato prò arit et 
« foci» la interpetazione data all'art. 105 del Trat- 
ti tato dì Vienna estendendo la riserva in esso fatta 
« anche alla guarnigione della città di Ferrara , poco 
a o nulla poteva interessarci la quistione di vocobola' 
« rio quante volte rimaner potesse illesa la quistione 
« di diritto nella trattativa di fatto. 

€ Quindi nelle osservazioni fette ad un foglio non 
« officiale senza data e senza sottoscrizione, che si è 
a conosciuto confidenzialmente essere stato redatto dal 
« signor conte di Fìquelmont, ci astenemmo dall'in* 
« vocare materìalmente [o itatu quo , senza però ri- 
« nunziarvi ; e facendo partire le nostre trattative dal 

' DigilicibfGoOgle 



276 

« punto di una vista poUlica, d» od interesse ìaumimo 
« e comune alle due parti, la '^bahquillità' dell' Ila- 
« lia, richìedemniD con altre frati ia iteua eoià^ Al- 
« lora il sig. Principe di Mettcrnich ha trovato aperta 
h una strada ad intenderci , ed ha veduto che l'Au- 
« stria poteva tcansigere (nei modi) tenta lordarti del 
« proprio sangue. E qui giova osservare che lo stesso 
« signor conte di Fiquelmonl non dubitò di manife- 
H stare al sig. Balio Cristoforo Perrelti che trovava 
o ragionevoli le note della tegreterìa di Stalo in ri- 
« MOtttro al tuo ditpaccio diretto al sig, conte di Lut- 
K zow, nelle di cui basi pentava che ai tarebbe con- 
« etilato la cosa tenta alcun dubbio. 

a El signor Principe di Helternich poi diseorreodo 
« con monsignor Viale delle anzidette nostre osserva- 
« zionì, disse di riconoscere esservi mezzo d'iatett- 
« darsi, salva qualche modificazione che da lui ti 
« considerava di piccolo momento, e come voluta dal 
« tervixio militare. Resta a vedersi quah sieno tiffattt 
« modificazioni , le quali, se avessero per avventura 
■ un legame col diritto, non potrebbero onninamente 
« da noi ammettersi per lo stesso motivo, onde l'Au- , 
« stria ha voluto che si declinasse dallo siatu quo. 
K Bisogna cioè aver bene iu vista non soltanto la 
« lettera delle proposizioni da noi fatte, ma ben' anco 
« lo spirilo delle proposizioni medesime, risultante 
« dai preliminari, d'onde queste derivano come ne- 
K cessarla conseguenza. 

« Era la prima propesiziooe , che ««(tino le pattu- 
B glie notturne dal perlustrare la città , potendoti 
« supplire in altra guita alla comervatione della di- 

DigilicJbvGoO^lc . 



277 
' ff seiplina « dei porti militari. Questi modi dì sup- 
« plire al duplice fine iodicato ( modi espressi oeUfl 
« nostre osservasioni alia nota a) signor Fiquelmont ) 
(( SODO egualmente applicabili alla linea diretta, che 
- « mena dalle due caserme alla fortezza , e che il sig. 
« conte d'Usedom credeva potersi perlustrare dalle 
« truppe austriache. — L'accudire a tale proposìùone 
€ sdrebtM imporre una limitazione alla 'generale di- 
t manda della eeieatione delle pattuglie notturne nel- 
a l'interno della città ; mr«bbe un servizio militare 
« (qualunque ne sia lo scopo), se non della città, certo 
(( NELLA città pontificia di Ferrara ; sarebbe una coo- 
R nivenza per parte nostra , che un giorno potrebbe 
■ allegarsi come un argomento ad hominem nella qui- 
a stione di diritto; earebbe finalmente un voler man- 
« tenere in parte il malumore che desta nel nostro e 
«( negli altri Stati d'Italia la presenza d'una milizia 
a attiva non indigena in una città dipendente dalla 
« S. Sede. Ciò che potrebbe in qualche modo salvar 
« tutto, sarebbe il caso di una assoluta necessità, per 
« il trito HSSioma che necettitat non kabet legem, 

« Ma un tal caso oltre che non può da noi pre- 
« vedersi per la nota moderazione dei Ferraresi, esclu- 
« derebbc sempre l'abituale perlustrazione della sud- 
<i detta linea diretta, e in ogni modo, questo vero ed 
a aisoluto Meogno dovrebbe sempre riconoscersi come 
« tale anche dalla locale autorità, né dovrebbe durare 
« questa straordinaria misura oltre il tempo, in cui sì 
« verifica a comune giudizio delle due autorità un bi- 
a sogno di simil fotta. 
« Ere la seconda che si abbandonino dagli Au- 

DigilicibfGoOgle 



S78 

« $triaci leporlt della città e ìa gran guardia, u$«ndo 
« pronto ti Governo a sogtiluirvi le tUe truppe di It- 
M nea. Questa condizione è troppo chiara pwefai ab- 
K bisogni di commenti. 

« Fa d'uopo per altro aver presente e dichiarare di 
u nuovo ove faccia d'uopo anche in iscritto, che il S. 
« Padre net cedere io questa parte alle esigenze dM- 
a l'Austria, riconosce ognora il suo pieno diritto di 
« guarnire colle ormi che crede meglio, le città ad 
H esso soggette. — E siccome per la violenta occapa- 
« zione della gran guardia e delle quattro porte della 
« città è slato gravemente leso questo incontrastabile 
« sovrano diritto, cosi sarebbe necessaria una ripa- 
•t razione, la quale potrebbe ottenersi col sostituire 
ft bensì ai suddetti posti militari la Guardia di Linea, 
« ma col disporre insieme, che la Guardia Cìvica, 
K già destinatavi dall'eminentiss. Legato, guarnisca 
« la gran guardia, almeno in un giorno della setti- 
« mana (come p. e. nella domenica) ad instar di 
« quanto suol praticarsi nella cosi detta Guardia reale 
<( posta nel Quirinale. 

a Era la terza — che retti la Guardia Civica al 
a diiimpegno delle tue attribusiòni (stabilite nell'ana- 
« logo regolamento), ben inteso che dessa prosiegua ad 
« esercitare quelle altre di cui trovasi attualmente in pos- 
« sessoi Altrimenti nel mómentostesso in cui verrebbe- 
« ro per una parte restituite le cose allo «tato in cui 
« erano, sarebbero tolte dall'altra allottalo in cui lono. 

« Inoltre sarà forse oggetto di discussione 

a 1 , Il richiamo più o meno sollecito della troppa 
« dì rinforzo. 

D,izc=inGoo^lc 



379 
■ %. lì motto Soràtme cbe Ìl «gnor Mnoìpe di Het< 
« ternìch sembra esser d'avviso potersi rilasciare al 
« Comandante imperiale. 

« Io quanto al primo punto è da osservarsi cbe il 
« Gabinetto Pontificio qualificò la misura adottala 
« dall' Austria come intempestixia e le forme date all'in- 
« gresao siccome ottiii e quindi capaci a susàtare 
a sanguinose reazioni. Uà è da osservarsi tXXtvA che il 
« Cardinal Legato non protestò contro il rinforzo, eTin* 
< gresBO anùtutlo , cbe anzi si prestò con ogni cortesia 
« a trovare alloggio agli ufficiali entro la città di Fer- 
■ rara. Quindi converrà insistere che sì verifichi , 
« ^onio prima tara pastibile, il richiamo delle trup- 
« pe di rinforzo, ma non potrebbe ciò eseguirsi come 
« condiuone ntctstaria per devenire ad un accomo* 
« damento. Questo richiamo per altro non può non 
« formare l'oggetto di un vivissimo desiderio del S. 
« Padre, cui non vi è plausibile ragione di conlrad- 
« dire , mentre ve ne sono moltissime per ambe le 
« parti, onde secondarlo colla {bramala sollecitudine. 
« Venendo ora al fflolio d' ordìtu, o questo sup- 
K pone una promiscuità di servigio, o no. Nel piimo 
« caso non potrebbe ammettersi una parola d'ordine 
« comune alle due truppe senza ammettere implicita* 
« mente il diritto, sempre da noi contestato, di un ser- 
« vizio militare austriaco, comunque limitato nell'ia- 
ti terno della città di Ferrara. non suppone promi- 

• acuità di serviiio, e non ostante si giudica necessa- 
« rio sotto altri rapporti, ed in allora la parola d'or- 
« dine in tutte le capitali , specialmente ddta Genna* 

• nia, comnciinDO da Viattnà è un' attribszioite pw- 

DigilicibfGoOgle 



280 

« sonale del Sovraoo o della Sovrana assoluta né l'e- 
« seriiizio dj nn tal diritto potrebbe essere delegato 
« se non a chi è rivestilo dell'alto ojaore di rappreseo- 
B tare in Ferrara il Sovrano territoriale. Tutto dò 
Il può servire io prevenzione delle risposte che si 
« aspettano da Vienna: giunte (queste vi sarà forse 
« luogo ad ulteriori osservazioni. » 

In questo mezzo il conte Cristoforo Ferretti pensò 
sagacemente cadere in acconcio di mettere intieramente 
da banda la questione dei reciproci diritti, e lasciando 
questi intatti, indirizzare le trattative al solo fine di 
comporre la questione militare. E Roma approvò que- 
sto concetto, il quale non disgradi all'Austria, e per- 
ciò alla Sne di ottobre le trattative presero questo 
nuovo indirizzo. Dirò appresso come procedessero, e ' 
come fossero condotte a compimento, perchè non 
parmi da preterire verun documento che sì attenga 
alla questione di Ferrara, la quale fu st glande stimolo 
alhi agitazione italiana. Ora è pregio dell'opera vol- 
gere uno sguardo agli altri Stati d'Italia. 



,ibfGooglc 



CAPITOLO vri. 



L* TiMcaoi. -^ Alleraiioni d' amori. — Stampa clandeatioft. — 
PetiziraiB «I Prìncipe. — ^Rge mila ilimpa dt^li 8 maggia. 
Giornaliimo Toscano. — .Commìsiioni Ai Tiforma. — Partì 
poliUcbe. — Sioistri accidenti — Consegoenze. — Risenti- 
menti. — Petizioni per la Gaardia CiTica. — Indugi. — Hi- 
naccie d'Austria. — La Gnarfo Civica proclamata Islitu- 
ùoae daBo Suto a' 4 settembre. — Feste. — Il 19 set- 
tembre. — Le bandiere tricolori. — Mali amorì contro l'Au- 
stria. — Cosimo Ridolfì nel Minìslerìo. — Il Duca di' Lucca 
e suo figlio. — Dimostrazione dei primi settembre. — Conces- 
sioni. — Feste. — Fuga ducale. — Unione di Lucca alta 
Toscaiu. — Carlo Alberto. — Effetti delle riforme di Roma, 
e dei casi di Ferrara sall'animo suo. — Sue offerte al Papa. 

— Comizi agrarii a Casale. . — Lettera del re. — Commo- 
ùone. — Indirizzo del Comizio di Casale. — - Riforme in Pie- 
monte. — Fette. — Il 4'eg«o di Napoli. — Resistenza. — 
Moti di Reggio e di Meapna. — Dimostrazioai pabbliche. — 
VioleoM del GoverDo. — Parole di Thiars. -^ Parma, — Mo- 
dena. — Lombardia. — Milano. — Feste dei primi di set- 
tembre. — Violenze e sangue. — Continuano le violenze, — 
Congresso degli Scienziati a Venezia. — Il Principe di Ca- 
nino. — Dimostrazioai della Venena. ■*- Polizia Aastrìaci. 

— Cecità nella resistenza. — Stipalaiione delle basi della Le- 
ga Doganale ai 3 novembre. — Monsignor Corboli a Modena. 



Mite il Govenio, mite in Toscana il popolo ; attem- 
perati l'un raltro non solo a civiltà, ma alle molli e- 



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S83 

l^^nze d' una vecchia civiltà, non erano mai slati 
profondamente travagliati dalle moderne sette e dalle 
selvagge romagnuole fazioni politiche. I proHvritti 
dello Stalo Romano furono, già tempo, generosamente 
orlati in Toscana, e sehbene negli ultimi anni per 
influsso d'Austria e fastidii della Romana Corte, l'o- 
spìtalilà non fosse loro di leggeri concessa , pure vi 
erano sempre or piti or meno tollerati. I gentili To- 
scani compativano alla miseria dei vicini: amici e soc- 
correvoli «ì tribolati inimicavano i tribolanti : amanti 
del viver libero per tradizione e per civile natura, à 
venivano scaldando al vicino fuoco di libertà: la gio- 
ventù delle scuole|, e parte dei popolani delle città 
per lo esempio dei vicini e degli ospiti veniva facendo 
il tirocinio dell'agitazione polìtica. Anche le sette si 
vennero qua e là abbarbicando, e principalmente in 
Livorno , terra da ciò, la quale i fuorunàti potevano 
con.agevolezza coltivare. Alcuni ministri avevano in sul 
finire del Regno di Gregorio ed in sul cominciare & 
quello di Pio IX dato di se medesimi e del Governo 
nome meo buono del passato: erano o parevano clienti 
della Compagnia di Gesù, la quale tentava traforarti e 
far nido in Toscana: alia polizia modellata sull'Austria- 
ca davano braccio e favore : govemavansi a consiglio 
degli incaricati Austriaci , più che a ministri di ano 
Stalo indipendente non si convenisse. Per la qual cosa 
non appena fu visto Pio IX por mano alle riforme, i 
Toscani sentirono vìvo il desiderio di quei civili prò- 
gressiedi quegli ordini polìtici, ai quali in verità erano 
attemperati più d'ogni altro italiano popolo ; e presero 
a dir vituperio del Governo, a cantare inai al Papa, 

DigilicibfGoOgle 



3»3 
ed a mostrare alterazione à' amori. La stampa clan- 
destina diveoDe cosi operosa, cbe non passava giorno 
in cui non desse fuori o satira o petizione di rifor- 
me, od eccitamento al popolo; né la polizia vi poteva, 
né vi potevano i fastidiosissimi birri ; che gli scrìtti 
erano seminali per tutto, affissi su pe' canti, sparsi 
ne' teatri, nei palazzi, nella Reggia. Alcuni cittadini 
venivano allora consigliando al Governo di correggere 
gli umori con sapienti concezioni, e visti riescir vani 
i privati uffici!, ne facevano pubblica petizione al Priu- 
cipe. 11 nome onorato di Gino Capponi basta ci solo a 
fare testimonianza della buona ed eletta compagnia 
che faceva istanza in vantaggio del toscano popolo e 
del Principato civile. E non fu indarno ; che agli otto 
di maggio usci fuori una legge la quale rallentò i 
ceppi della stampa con grande pubblica soddisfazione. 
Fu festa per tutto , la quale in Livorno trascorse a 
tumulto e ad ingiuria verso il Console Austriaco. Eb- 
bero nascimento la Patria. l'Italia, l'^Ifta, ed altri 
minori e men noti Giornali. Grave e qaasi sempre 
temperato il primo, scritto dal Salvagooli, dal Lambru- 
schini e dal Ricasoli , orrevolissima gente ; mistico e 
vaporoso il secondo redatto dal Montanelli ; eccitante 
e battagliero il terzo che un Siciliano La Farina scri- 
veva. Il giornalismo Toscano acquistò presto molta 
autorità nello Stato Romano : 1' Alba fu un' efficace 
leva alle passioni popolari. Ai 31 dello stesso mese 
di maggio Leopoldo Secondo creava una commissione 
la quale doveva compilare un codice civile rispondente 
alle condiaioni sociali , morali ed economiche dello 
Stato ; ne creava un' altra pel codice penale, la quale 

DigilicibfGoOgle 



aveva cura speciale di determinare con chiarezza gli 
ingerJmeDti dei miotstero di polizia. Nel tempo slesso 
rivolgeva le sue sollecitudini al sistema municipale ed 
alla Consulta di Stato, e convocava pel mese di agosto 
un'assemblea dt notabili, dando securtà che andava 
pensando il miglior modo, per cui, ampliata l'antica e 
patria istituzione dellaConsulta, potessero essere con ve> 
nientemcRte estesi gli ingerimenli della medesima nella 
pubblica cosa. A mano a roaoo che le riforme davano 
eatisfiizione agli dmici di novilA e perturbazione ai 
nimici , avveniva che pullulassero i germi delle parti 
politiche non temperate, e che le fatuità dell' una e le 
malignità dell'altra partorissero qualche sinistro acci- 
dente. Ve n'ebbero a Livorno, ve n'ebbero a Siena ed 
altrove: agitazioni, improntitudini, risse sanguinose ; 
casi tanto più gravi e romorosi quanto più erano in- 
solili in queir albergo di spensierata pace e naturale 
secui'tà che la Toscana fu sempre. E quanto più quei 
casi erano insoliti, tanto più scaldavano le ìmmagina- 
zioni, e stavasi in apprensione e sospetto di macchi- 
nazioni in vasta tela ordite. La pohzìa faceva uggia , 
la flemma governativa veniva a noia; gli incaricati 
•Austriaci, che formicolavano intorbidando, Neumann, 
Schnitzer , Metzbarg, in odio. Sopravvenne^) i casi 
di Roma ; poi quelli di Ferrara, e la commozione de- 
gli spiriti trasmodò : Austria sfidava o sfidare pareva 
i' Italia ; il risorgimento italico pareva minacciato 
dalla fatale nemica patrona delle intestine congreghe 
retrive: e fiamma di italico rtsentimeololevossi io To- 
scana. Sì pellegrinava a Gavtnana: alla patria vota- 
vanfti i cuori nel tempio di Santa Croce dove stanno 

DigilicJbvGoO^lc . 



2&I( 

reliquie d' uomini divini ; ni indiavano Ferruccio e 
Pier Capponi, ombre paurose allo straniero prepo- 
leole. E perchè disasale erano le toscane genti alle 
armi, e la corrotta stirpe degli ultimi Medici ne aveva 
fiaccati ì polsi, nei Loreoedi le avevano rinvigorite 
favoreggiando gli ordini e gli esercizi delia milizia , 
faccvasi sentir forte il male della difettiva forza, e 
con alta istanza perciò si domandavano armi e mili- 
tari istituti. Quindi la guardia civica veniva richie- 
sta con mille e mille petizioni, a ragione d'ordine e di 
sicurezza, dieevasi ; « ragione di difesa volevasi; vo- 
levasi a presidio di liberti nascente. Indugiava il Go- 
verno non tanto forse per avversione, quanto per in- 
dugiante natura d'uomini e d'organismo, e più per- 
chè in verità gli incaricati ed agenti Austriaci si inal- 
beravano e minacciavano intervenzioni , se si dessero 
l'armi al popolo, perchè l'Austria forte e disciplinata 
in mezzo agli inermi e sciolti popoli italiani non porla 
io pace che questi abbian l'armi nemmeno da burla. 
, Ha infine, o le istanze vincessero le resistenze, o i con- 
forti d'Inghilterra togliessero lepiiure di Austriaco in- 
tervento, la paura più prossima di perturbazioni 
interne vincesse le più remote paure, Leopoldo II or- 
dinò alla Consulta di pronunciare sulle petizioni per 
la Guardia Civica: e posciachè il pronunciato fu fa- 
vorevole , a' quattro di settembre la proclamò Istitu- 
zione dello Stato. Grande fu la pubblica gioia: l'accal- 
cato popolo fece festa alla Romana foggia e trasse a 
Palazzo Pitti : il Granduca fece accoglienza dal balco- 
ne, che a voler gradire alle moltitudini bisognava imi- 
lare il Papa in tuUo. L'autorità regia era in sullo sceo- 

DigilicibfGoOgle 



dere: dfti balconi veniva scendendo in piazxa : l'auto- 
rità della moltitudine era io aul salire , e faceva il 
compito di Bue forze, studiando le occaBÌoni di adu- 
nanza popolare. E l' istituzione della Guardia Civica 
ne forniva una stupenda, né fu lasciata passare; e 
perchè Firenze non è in mezzo at deserto come Roma, 
e cento castella le stanno 'd'intorno, la popolare festa, 
la dimostrazione di forza sorpassò le romane, e rese 
immagine non solo dì municipale festa e rassegna ; 
ma di festa e rassegna di tutto il Toscano popolo. Ai 
12 settembre ogni città, ogni provincia, ogni borgo di 
Toscana mandò deputati colle vecchie bandiere eredi- 
tate dalle Repubbliche ; i contadini ai inurbarono a 
migliaia: preti e frati si ridussero anch'essi sotto una 
bandiera: Americani, Svizzeri, Francesi, Spagnuoli, 
Greci, Inglesi, Germani avevbno la loro : trentamila 
uomini forse andarono in processione al maggior tem- 
pio a cantar l'inno di grazie al Signore ; poi andarono 
a Pitti, dove il Principe salutò dal balcone colla ban- 
diera toscana l'onda dei salutanti. Ma fra la molti- 
tudine non v' eran solo le bandiere degli Stati ita- 
liani e delle straniere nazioni, e non v'era solo la To- 
scana bandiera : in quel di a Firenze si levarono 
alcune bandiere tricolori; quadricolori molte, perchè 
s'era aggiunto per temperamento conciliativo il giallo 
colore Pontificio , e f« fatica a persuadere i Livornesi 
ad acconciarsi a questa aggiunta. Né furono acclamati 
soltanto l'Italia, Pio IX, e Leopoldo Secondo e Gio- 
berti, ma e Capponi, ed il poeta Niccolini e Ferruc- 
cio e Savonarola , e quanti sono gloriosi nomi ita- 
liani antichi e moderni, ed i fratelli Bandiera ed al- 

DigilicibfGoOgle 



387 
tri morti nelle recenU foiiool di libertà. E le statae di 
Ferruccio e di Pier Capponi furono con reverente 
onlto venerate e circondate di tricolori bandiere e 
d' altre, su cui stava scritto — Al campo di Forlì — 
grido di guerra all'Austria: offerta di popolare allean- 
za ai -Romani. Austria, era venuta in tanto odio, 
che il Governo era costretto a tener guardia d'armati 
al palazzo di sua Legazione e nei dintorni. Cosimo 
RidotS, nome ohe onorato suona fra i più illustri ed 
onorati nomi Toscani, fu a'que' giorni preposto al mi- 
nisterio dell'Interno. 

A Lucca il Duca Cktrlo Lodovico di Borbone famoso 
per mutabilità di pensieri e di propositi in tutto, an- 
die io religione, e per vita scapestrata in gioventb 
col crescere negli anni aveva, come di leggieri suole 
avvenire, sdrucciolato dalla miscredenza e dalla rilas- 
satezza a melanconica pìnzoccfaeria, e da una tal quale 
maniera di cortigiano libertinaggio, che appellavano 
principesco liberalismo , a severità di Signorotto. Di- 
cono, che il Duca Francesco IV di Modena avesse o- 
perato il miracolo della conversione sua con un pre- 
stito di danaro, che Carlo Lodovico amava come nn 
avaro, e spendeva come un prodigo , sicché era sem- 
pre al verde. Fatto è che da vari anni teneva il bron- 
cio ai liberali, spiritava di paura, bazzicava col Duca 
di Modena e viveva segregato dal consorzio umano, e 
per non avere il fastidio dì ingrati consigli aveva 
nominato Ministro no inglese, Tommaso Warde, già 
suo palafreniere e cameriere. Venuti i tempi delle 
riforme, di Ruma e di Toscana , faceva epigrammi sul 
Papa e su Leopoldo e mostravasi avverso a qualsivo- 

DigilicJbvGoO^lc 



gHa novità, oampìóoe defl'aBsolatismo ed allealo del- 
l'Austria. NoD volle feste per Pio 'IX; al S9 niaggio 
tfce correre i geodarmi addtsso alia gioventù che fe- 
steggiava l'anniversario della battaglia di Legnano; 
stampò manifesti sev^ e minacciosi ; tolse d'uffi(»o 
un egregio Magistrato , il Foriwciari , il qoale , a 
segno d'animo devoto, aveva voluto ammonirlo dei 
pericoli del suo sconsigliato operare. L'unico figliuolo 
Carlo Ferdinando, già soldato in Piemonte, di costumi 
scorretti, adopravaja frusta ed il i)astone per correg- 
gere i sudditi , e dileltavasi di fare U birro ed il gen- 
darme. Ma alla fin fine i Lucchesi fecero paura a 
quelle anime paurose col mezzo di una popolare adu- 
nanza, ed al primo di settembre padre^e figlio promi- 
sero concedere tutto ciò che il Granduca dì Toscana 
aveva concesso, ed anche ciò che sarebbe per conce- 
dere. Poi accolsero le ovazioni della folla salutante, 
e risalutanti vennero al balcone della reggia a sdol- 
cinarc con essa, come la moda voleva; poi di soppiatto 
si ridussero a Massa nel Modanese ; poi fuggirono al- 
trove e trafficarono la cessione dell'usufrutto di Lucca 
al Granduca di Toscana , e sparirooo astri non lumi* 
nosi dietro la stella austriaca, per ricomparire, a 
breve andare , sul trono di Parma , dove li trovere- 
mo più tardi in compagnia de' Croati a governar croa- 
tamente. Intanto il Ducato di Lucca entrava nella To- 
scana famiglia, e cod un'altra provincia italiana v(i- 
nivB confortata coi beneficìi delle civili riforme , e 
riscaldata al fuoco dell'italiana libertà. - 

È detto nel precedente jibro, come Carlo Alberto 
re di Piemonte vivesse in mala soddisfazione coll'Au- 

DigilicibfGoOgle 



389 

strìa, aJlorcliè avveiicie la morte del Pontefice (ìifigo- 
rìo Decii])i»e»to. Salìt« Pio IX al supremo soglio ddle 
pefdoDanze, e levato alle stelle il Dome del PoDte~ 
fice riformatore , e sparsa la fama degli ostacoli che 
ÌDContrava a procedere sicuro e spedito, Carlo Allwto 
gli fu cortese di cooferti. E poBciachè avvenne la vio- 
lenta occupazione di Ferrara, e fu ooto conie il Papa 
se ne dolesse, e come gli animi de' sudditi fossero . 
concitali, il pio Priocipe di dasa Savoia recò a suo 
debito ed onore di offerire al Capo della Cattolicità 
asilo e soccorso di naviglio o di armati, secondo cbe 
fosse mestieri ed a grado j e lo italiano re, che aveva 
scolpilo nello stemma j'altend man aitrt credè spoe- 
tata la luce dell'aspettato astro propizio all'Italia. — 
Studiando alle sacre pagine quel cristiano Re di ca-^ 
vallereeca natura inesplicabile per noi moderni va- 
porosi retori, era usato ricercarvi le sentenze della 
maledizione divina sullo straniero dominio, e così in- 
formava l'animo ad una religione cbe sublimava a 
Dio l'aSetlo di patria ; ed egli a Dio votavasi crociato 
per l'Italia. E posciachè sembrava permettere Iddio, cbe 
i nemici d'Italia perdessero il senno in guisa da ren- 
dersi tribolatori del suo Vicario io terra , quell'anima 
mìstica augurava la benedizione celeste sulla spada 
vindice del conculcato diritto delle Nazioni crislìane, 
e religiosamente infervoravasi dell'amore di Nazionale 
indipendenza. Quindi si offeriva cavaliero al Papa, 
quindi sdegnosamente aceoglieva le austrìache que- 
rele contro le innovazioni politicbe dei centro d'Ita- 
lia; quindi apriva l'animo ano, che per lunga consue- 
tudine soleva tener chiuso, e ne lasciava trascorrere la 
19 

DigilicibfGoOgle 



parola disdegnosa delta straniera prepotenza. I popoli 
liguri e piemoDteBi avevaBO già per manifesti segni 
chiarito qnanto sentissero la dignità d'italiani popoli, 
ed il confidente desiderio dì migliori destini, — Te- 
neva, quell'anno i comizi suoi in Gasale l'associamone 
agraria piemontese, ed i' cittadini che numerosi vi 
convenivano di ogni ordine anche dalla vicina Lom- 
- bardia, eranvi preoccupati più delle sorti della pa- 
tria che delle agronomiche speculazioni. 11 Vescovo 
Calabtana colla presenza sua e colle generose parole 
rendeva imagine di quell'assorel lamento- della religione 
eolla libertA, che tutti a que' di auguravano, e che solo 
può genemre i grandi fatti, onde le Nazioni prendono 
essere e libertà. Si parlamentava di riforme e di ci- 
vile progresso , si auspicava il risorgimento d'Italia; 
le anime erano risualdate da nobilissimi affetti, quando 
ecco giungere al conte di Ostagneto famigliare del 
Re una lettera, della quale dà lettura ad alcuni. « Vi 
« scrivo (cosi Carlo Alberto), vj scrivo solamente due 
4E righe perchè molte cose restano a fare. L'Austria 
« ha diramata una nota a tutte le Potenze, in cui 
B dichiara volere ritenersi Ferrara, credendo averne 
« il diritto. Al mio ritorno da Racconigi ho trovato 
« una gran folla 'dinnanzi al palazzo, dimostrazione 
« decentissima e senza grida. Se la Provvidenza ci 
« manda la guerra dell'indipendenza d'Italia, io mon- 
n terA a cavallo co' miei Figh, mi porrò alla testa 
a del mio esercito, e farò come fa ora Sciamil in 
« Russia. Che bel giorno sarà quello, in cui si potrà 
«r gridare alla guerra per l' indipendenza d'Italia». 
L'umana favella male traduce le commozioni deli' a- 

DigilicibfGoOgle 



w 

Qiino ; quindi io non istudio frasi per significare qnal 
fosse reffetto partorito da quella lettera sul cuore de- 
gli adanati , e via via dei Piemonteai , e degli Ita- 
liani che facevano a fidanza col re subalpino e eoi forte 
suo popolo. Il comizio caaalesco deliberò un'oraiione 
a Carlo Alberto, rendendo grazie dei magnaniihl detti, 
implorando il compimento della sua generosa opera , 
offerendo vita ed averi ed augurando un'era nuova 
nell'italiana storiai 

Si fecero più o meno romorose dimostrazioni à'Ga- 
sale e a Genova e ad Alessandria, ed in altre molle 
città e castella ; qualche disordine avvenne poi a To- 
rino; l'agitazione crebbe a Genova ed in tutto lo Slato: 
ma io sul cadere d'ottobre e nel novembre quella che 
era ansia agitatrice di aspettative, di speranze e dì 
desiderìi, cambios<!Ì in impeto festoso , perchè l'allen- 
tati i vincoli della stampa, Carlo Alberto cassò i pri- 
vilegi del fisco , ordinò in migliore maniera la giusti- 
zia amministrativa , tolse alla polizia quel potere che 
si dice economico, e significa sgovernalo arbìtrio, am- 
pliò ed immegliò il Consiglio H Stato, fondò su basi 
più larghe la istituzione dei Consigli piovincìnli e divi- 
sionali, emancipò i Comuni, e riEsanguò questi istituti 
joll'eiemento vivificante della elezione popolare. Non 
io dirò delle feste che se ne fecero , che ornai è vano 
dir di vanità: si dirò io, che ito il Piemonte innanzi à> 
mutati Stati italiani nella via delle rifnrme, crebbe in 
quelli la smania emulativa ; e crebbero e si esaspei-u- 
fono i mali umori là dove si opponeva cieca resistenza 
al torrente che andava ingrossando. 

Il regno di Napoli, o per meglio dire quello ohe i 

DigilicibfGoOgle 



BeslauraLori del 481 B hanno voluto ehiamare il regno 
delle due Sicilie, è la parte d'Italia , che per aoerbiti 
e dìuturoilà di fiazìoni polìtiche abbia sofferte più gravi 
e più violente perturbazioni e battiture. Non è ufficio 
mio il darne notìzia, e ne lodo Iddio , che lo spirito a 
turba alla meiuoria di tanti dolori, e cade la penna 
inutile dispensiera d'iufamia a ohi colle opre s'infama. 
Questo tolo alla memoria degli uomini io debbo qui n- 
durre, che quanto più grande era lo esempi» del per- 
dono dato oovissimaiueDle'alle genti grate dal Vicario 
' di Cristo, taoto più il Napolitano Governo inseveriva , 
e quanto più si incivilivano i Principati di Boma, di 
Torino e di Firenze , lauto più imbarbariva quello dì 
Napoli. Non già che gli ordini e gli istituti giudiziarij 
ed anuninistralìvi vi fossero barbari, che anzi v'erano 
meno difettivi che altrove ed in alcuna parte civi- 
lissimi, ma questa v'era peggiore di tutte le barbarie, 
corrottela d'ogni civiltà, legge cioè calpestata e derìsa, 
acuì poneva mano la sola malvagia compagnia dei pub- 
blicani e delle spie. La quale, allorché si cantavano le lo- 
di di Pio I]C> di Carlo Alberto e di Leopoldo, insultavano 
alla coscienza pubblica dichiarando per le stampe, co- 
me Napoli fosse già da gran tempo felicitato da leggi 
ed istituti migliori di quelli, onde levavasi si aito il gri- 
do, e co^ alla contaminazione del conculcar le leggi 
aggtungevasi il vanto impudente; e lo scherno , pessi- 
mo de', tormenti, s'aggiungeva all' oppressione. Napo* 
Ulani e SiciliaDÌ salutavano lietamente gli albóri dell' 
italiano risorgimento, e quel benedetto nome di Pio IX 
che erane il mito, li confortava a durare i travagli e 
sofferire le pene che preparano i tempi ed i destini 

DigilicibfGoOgle 



2»S 

dell'uraanili. Nei primi giorni di settembre del 4847 . 
una mano di gente ardimentosa insorgeva in B^gio 
di Calabria ed a Messina gridanda viva fio IX e Flt»- 
lia; altrove la' cospirazione minacciava trascorrere ad 
altri tentativi. 1) Governo vinceva dovunque, e do- 
vunque sopravvìnceva: prigioni , stato d'assedib, con- 
sigli di guerra, brutalità soldatesca. Ma dopo i casi di 
Reggio , i novatori deliberarono andare incontro alltt 
fortuna col civile coraggio anziché colle armi deboli 
e poche, perciò si diedero a scrivere, a stampare 
e pubblicamente acclamare per le vie della capitale 
Pio IX, l'Italia, i Principi Riformatori. A che un Del 
Carretto ministro ed altri di quella e peggio» stam- 
pa facevano rispondere cogli arcfaibnsi , né sì vedeva 
Verso a temperare le resistenze. Fumavano allora le 
città italiane di vanità popolana, ed eziandio di quella 
che è la più innocente delle regie vanità , l'amore del 
popolare plauso, né i Napoletani pretermisero di stu- 
diarsi a sollucherare con esso il re, ma ai petti del po- 
polo carrezzevole s'appuntavano le baionette. Lo che 
poi fece dire al sig. Thiers che alla ringhiera del Par- 
lamento Francese sermonava degli afiari d'Italia, che 
«\un solo Prìncipe , quello di Napoli , a quel popolo 
a che sì affollava intorno a lui mostrò la punta della 
a sua spada, e quel popolo vi sì gitiò sopra ». 

Ha in verità il Re dì Napoli non era il solo Principe 
che in Italia mostrasse la punta del ferro ai salutanti 
l'aurora dei principati civili ed agli amici del vivere 
libero e della patria indipendenza, perocché l'austriaca 
Maria Luisa Duchessa di Parma , se non comandava 
(chi era di natura più corrotta e molle, che feroce), 

DigilicibfGoOgle 



penueUeva ad un'lossoa polùia di proibire le pubbli» 
che limoBine che v^levansi fare io oDoranza delPoale- 
fice e (li menar le mani su chi ne gridasse il nome, che 
fittalo pareva e suonava terrìbile alle congreghe relrì- 
vced agli Austrìaci satelliti. E cosi a Modena il gio- 
vanetto Duca tenuto in servitù più che in tutela da 
cotestoro lasciava fare in suo nome governo degno del 
nome del padre, minacciava castighi , e fanciullesca- 
mente miliantavasi capitano e vanguardu delle Au- 
striache forze che stavano oltre Po. Ed intanlo Austria 
lo contentava dì soldati affinchè potesse tenere in fre- 
no le scontente popolazìoai che mal teneva in fede, e 
che a Modena, a Reggio , a Massa ed a Carrara si agi* 
lavano e disfidavano le insane resistenze. 

Ha le re^tenze maggiori, e le ire più feroci erano 
là in quelle sventurate italiane provincie, dove l'Austria 
impera per quell'antica ingiustizia che le cristiane gen- 
ti civili non vergognano addimandare ancora diritlodi 
conquista. A Milano, dove gli spiriti erano insofferenti 
della sospettosa e cruda dominazione e riscaldati al 
fuoco che iva serpeggiando dall'uno all'altro confine 
italiano, a Milano appareccbìavansi feste ai primi di 
settembre per onorare nel nuovo vescovo Bomìlli lo 
eletto di quel Pio IX che era l'amore dcU'Ilalia. La po- 
lizia cbe era alle mani d'un Torresani, d'un Bolza e di 
altri spietati mostrava mala soddisfazione verso il mu- 
nicipio ordinatore delle feste governato dall'onorevole 
conte Casati. Poi dopo molte soldatesche precauzioni 
e noie di Censura licenziate le feste , sguinzagliava i 
suoi cagnotti in mezzo alla folla de'cittadini, perchè 
seguissero le peste de'sospetti e provocassero diaordìne 

DigilicibfGoOgle 



col pretesto di custodire l'ordine. Ma il giorno 5 passò 
senza disordini: i piansi all'ArtÀvescovo si allernavaDO 
cogli inni al Nono Pio , lieta la città per luminarie e 
festante mottiludioe. La perizia notò le grida di plauso 
all'Italia e di ingiuria ai Gesuiti, e dicono Eacesse affi- 
lare le daghe alla sua gente. Nel giorno otto ricorreva 
la festa alla Cattedrale: le vie erano illuminate di nuo- 
vo ed accalcate di popolo plaudente, quando da sera. 
Dato per accidente uno di que'subbu{;li che di leggeri 
avvengono fra la calca, gli sgherri vi si cacciarono 
per entro, intinoando minacciosi ed insolenti bì cessasse 
dai plau^ e dallo spasso. E perchè i cittadini non si 
ristavano da questi, coloro diedero di Diano alle armi 
e presero a menarle e fare arresti. Quando ecco il Bol- 
sa nuovi e più numerosi sgherri adduce, e In folla, che 
pensando fosse per losuo meglio, versavasi dalla piazza 
del Duomo in piazza Fontana, incalza «Ile reni , sbri- 
gliando i suoi bravi, i quali con armi corte ministrano 
ferite insidiosamente. Alla vista del sangue il popolo 
si commosse, invocò Pio IX e l'Italia e fu addosso agli 
aggressori e li pose in fuga. I gendarmi, chiamati dalle 
guardie di poliziaa soccorso, si stettero, non praticaro- 
no violenze, diedero consìgli. L'Arcivescovo scese in 
piazza, pregò mansuetudine al popolo, e lo benedisse; 
e la benedizione del Sacerdote attutò le ire che il ferro 
acuiva. Il giorno appresso la funestata città contava le 
vittime e le compiangeva: erano vecchi, fanciulli e don- 
ne: la sera lutto era tranquillo fuorché il cuore de| 
sgherri che sitiva sangue. Milano formicolare d' arma- 
li, allestite le artiglierie ; i generali io testa alle mili- 
zie come nei di di battaglia. E dove il nimico? La 

D.,i;Mb>Google 



396 

gente accorreva cnrìosa, come suole avvenire quaodosi 
fanno mostre ed apparali di forza, ma non fiatava. 
Le guardie di polizia erano avvinazzate : vuoisi che 
fosse mandato un grido di morte ai Tedeschi o da qual- 
che insano, o da qaalche prezzolato provocatore: 
a quel grido sgherri e soldati fanno impeto soUa 
folla: dalli, d&lli, è aperta la caccia ai cittadini e du- 
ra sino a mezzanotte: ciò nel centro della città: 
a San Lorenzo altro parapiglia, altre percosse. Vi 
furono morti , e feriti più. La città indignata si ri- 
chiamò; il governatore scnsoasene e disse prowe- 
derebbe: e provvide: la polizia fece una grida che 
accasava il popolo, e la sera dopo da capo colle mi- 
lizie, colle guardie di polizia; v'erano di più i cannoni 
carichi, e v'ebbero nuove ferite. Cosi lu straniero cre- 
deva resistere e governare, ed attizzava' odii secolari. 
i Milanesi si legarono al dito le offese : i tempi matu- 
ravano la vendetta: intanto apparecchiavansi resisten- 
ze; opponevasi il ooraggio civile alia bnrbauza solda- 
tesca, e il come diremo appresso. 

Il congresso degli Scienziati italiani si teneva quel- 
l'anno in Venezia; non molti vi andarono dalle Pro- 
vincie italiane ravvivate ; de' nostrani vi andò la spet- 
tacoloso Principe di Canino, il quale dopo avere io 
Roma levato rumore al palazzo di Sardina , e recata 
Ingiuria al Cardinal Ferretti, passò di Toscana in uni- 
forme di Guardia Civica con altre* comparse del suo 
codazzo e diede spettacolo a Livorno, a Pisa , a Fi- 
renze. Arringarono il popolo ; fecero pulpito degli 
scanni delle botteghe di caffè, e dei balconi degli 
alberghi , improvvisarono in prosa ed in versi : il 

DigilicibfGoOgle 



397 
Sovrano era io piana e si chiamava popolo: qual me- 
raviglia cbe anco i principi lo corteggiassero a diver- 
tìssero 7 Usanza vecchia I — Ma Venezia nnn era 
ancora teatro da ciò : i) Principe vi fece le sue prove 
visiosamente , ma ì padroni troncarono a mezzo l' im- 
presa e lo mandarono ai confini. 1 trionfi del rjlorao 
brono maggiori naturalmente: era una vittimai Scien- 
ziati ed Austrìaci furono liberi da quel divertimento 
o fastidio che dire si voglia ; ma il Congresso fu pure 
quello che necessariamente essere doveva pe' tempi 
che correvano, un' Accademia sull' italiano risorgi- 
mento, e fu uu' Dccesione agli Italiani soggetti all'Au- 
stria di ristrìngersi insieme e cogli Italiani delle altre 
Provincie, ed avvisare ai mezzi di opposizione alle 
prepotenze straniere, e di preparare destini migliori. 
6ià nella Regina delle lagune e nella Venezia tutta, 
coti come in Lombardia, eantavasi l' inno a Pio IX, 
che allora era l'inno votivo degl'Italiani. 

L'Austria credeva che le agitazioni italiane fossero ar- 
tifizi da combattere cogli usati artifizi delle sue classiche 
polizie: ai lìbrì ed ai giornali rìmedio stupendo la cen- 
sara, allo spìnto di libertà la prigione, all' amore di 
indipendenza le baionette. Curiosa testimonianza della 
mesebinità dei concetti, a cui lo assolutismo sospettoso 
s'informa, è fotta in un foglio del direttore della poli- 
zia veneta scritto in proposilo dei giornali italiani. Il 
magistrato austriaco ha fatta questa peregrina sco- 
perta , che gli Italiani conscìi della inefficacia delle 
sette e delle congiure si sono posti a lavoro di pacìfica 
opposizione , ed hanno affidato alla stampa il minìste- 
rìo principale della rivoluzione! E qui flagella la prò- 



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39» 

paganda letteracia, mette in ud foscio tatti i giornali 
eil i libri che appella rivoluzionari, e lega cella stesu 
ritortola Cesare Balbo e Filippo de Boni, il Gontem* 
poraiieo e l'Amico del Contadino, il Felstneo, e l'Eu- 
ganeo;' fa ingiuria a Carlo Alberto e per tutto rimedio il 
sapientone progetta proibire tulli i giornali e tulli i 
libri di quella che ei chiama la propaganda italiana! 

Austria insomma credeva, che il desiderio delle 
riforme politiche e della Hberlà della .nazione non 
fosse già il portato di un bisogno prorondameate sen- 
tito e delle investigazioni di uomini nobili e sapienti, 
ma. un frivolo giuoco dì immaginazione, un'ebbrezza 
delle menti, un'eflìmera alterazione di mali umori. Au- 
stria iirrogavssi il vanlo di incrollabile monarchia, 
ed era campione strenuo di quelle dottrine che sulla 
sola forza poggiano lo Stato e colla resistenza m\», 
combaltooo la rivoluzione. Era già più che compiuto 
il trentennio che Europa .sudava ad opera di resi- 
stenza, e spendeva tesori d'aatocìe, d'ostinazione, e 
di danaro per dare seeurtà alle monarchie assolute. 
Si approssimavano tempi, in cui pochi giorni avreb- 
bero bastato n mandare in rovina lo edifìcio archi- 
tettato, difeso, puntellato con tanta fatica. B gli asso- 
lutisti noi vedevano! L'Italia era in sentenza del sig. 
di Hetternich un vano nome ; geografia e storia , non 
viva, né vitale nazione! 

Nelt*!mpo che Austria cogli alleati pìccoli PrinciiH e 
Ferdinandodi Napoli si governavanoacoosigliodi ineso- 
rabile resistenza, gli Siali Bomani, e Sardi e Toscani si 
avanzavano sulcammino della libertà, e quel cbe più era, 
sttpulaTano a Torino a' ." di qovembre per mezzo dei 

DigiliciVGoOgle 



W9 
rispetlivi oratori ed iocaricati il patto di quella 1^ 
comiDercìale e doganale, la quale nei concetto dei savii 
e del Pontefice , cbo era e fu perseverante in questo 
quanto e più che altri mai, essere doveva il mezzo, il 
principio, il vincolo più forte di quella lega politica, 
onde l'Italia potrebbe venire in essere di nazione. 
L'egregio Monsignor Cnrboli oratore pel Papa s'ebbe 
il mento principale di quel nuovissimo italiano accor- 
do: e perchè non era volontA del Papa rimanersi a 
mezzo, ed avvisava potere coll'autorilà sua piegare 
ad italiani consigli gli altri Princìpi a cui la sorte 
aveva posto in mano il freno dì genti italiane, I'odo- 
revole Prelato andava messaggero del Papa in Corte 
di Modena. Ma quivi slava a guardia l'Austria gelosa 
ed impaurila, ed il Principe Modanese le obbediva 
docilmente : Neumann , Schnitzer non consigliavano 
solo, ma rtomandavanò; ed ogni volta che il Legato 
del Papa fosse in via di persuadere il Prìncipe , ìntoi^ 
bidavano e guastavano l'opera sua. E Monsignor Cor- 
boli che era la speranza e l'amore dei Modenesi, i 
quali glie ne facevano quelle testimonianze che pote- 
vano maggiori, era circondato di spie e di birri, invi- 
gilato nell'albergo, invigilato persino in chiesa quando 
celebrava la messa. L'incaricato per la Toscana Mar- 
tini lo aiutava di buoni uffici e d'opera, ma senza 
prò*. Austria prepoteva a Modena. 
Ritorniamo a Roma. 



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CAPITOLO TIll. 



Late Malo a Borni. — Snoi mttxk — Letten dì Lord Pal- 
■lOTihHi. — Botn .AnbMdadoM Fnnceie. — Fette per li 
rianìoiie della Ouunlla. — I Counlloii mnaiui al Papt. 

— Incidente. — Circolo Romano. — Circola popolare ■orlo 
durante il Ministerio di Polliia di Honsigeor Savelli. — Ai 
14 Dovembre instauTszioiie del Municipio Romano. — Mon- 
lignor Rnacooi MÌni*tro della gaeira. — Il Gemila moder- 
no. — DÌKordie in Sviitera pei Gemiti. — Fette in Rana 
per la disfatta del Sonderbond. — Tnrbuione del PonleBo*- 
Horte dì Silvani. — HonsigDor Ferreri a CostandDopoli. — 

— Il Canfinale Marini Legata a Forlì. — Honaignor Hastoni i 
Fireaie. — Componnaento della qnùtiraiB dì Ferrara. — L»- 
gB I>og;enaIe. — Nuovo Uoto-Proprio lal Conaiglìo dei Hi- 
niitri. — Ordine circolare *ulla atampa. 



Nell'autunno di quest'anno 1847 1' onorevole Lord 
Minto giungeva aBoroa ed era umanamente accolto dal 
Papa. Lo precedeva faina d'animo nobile e di mente 
^rspicBce, e si diceva che fosse venuto in Italia con- 



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1M 

sigliero per Inghilterra di liberali riforme a lutti gli 
italiani PriDcipi , confortatore a quelli che inoofltra- 
vaoo ostacoli per via. SoCTermandosi L>ard Minto per 
ragione d'ufficio a Torino ed a Firenze, aveva usote 
coi più riputati uomini, e gionto in Boma fu a questi 
eoB istudio di stupenda gentilezza. Coloro, che si ioal- 
berano alla vista d'ogni diplomatico, e che dalla Fran- 
cia hanno presa a prestanza nnclie la diffidenza della 
proverbiata Albione , muKnavHQo ìn loro mente jo- 
Hpetti d'ogni guisa su Lord Minto e sul ministenoa 
cui veniva f^gendo. E chi lo credeva deputato a di-> 
scuoprir trame ed infrenare rivoluzioni, chi a tramare 
e soffiare nelle rivoluzioni; ognuno correva col pen- 
siero là dove la propria passione aeceanava ed il de- 
siderio la paura tiravano. Fatto è, che Lord Minio, 
onorato gentiluomo e sagace d^lomatico, non operava 
cosache.B gentiluomo onorato e sagace diplomatico 
eoa si convenisse; consigliava ai Principi quei tem- 
peramenti e quella lealtà che 4)Ot<!vano sicurare gii 
Stati, ed ai popoli quella moderanza che poteva frub> 
lar hberlà; « di questa guisa onestamente serviva il 
proprio governo, benemerìtaodo dell'Italia. Ei fu segno 
ad accuse stolide ohe l'istoria disdegna, siccome quella 
che fa fondamento ai gindiiii non sulle passioni e le 
insanie dei parliti, ma sul documenti e sulla scienza 
dei fatti. La lettera i^i pubblica di Lord Palmerston, 
che porta la data di Londra delli dìciotlo settembre 
1 847, documenta, che il Governo Inglese dava a Lord 
Minto lo incarico di accertare il Governo Sardo di sin- 
cera amicizia e cordiale benevolenza, non che di at- 
testare, come stimasse non escuaabili atti di flagrante 

DigilicibfGoOgle 



3M 

violazione i)el dirìlto internasionale le minHCcie ài in- 
vasione austriaca per li aspettati organici mutaraenli 
dello Slato — Co^ doveva in Firenze lodare Q nuovo 
indirizia che pareva avere preso il Goveroo, ed a To- 
rino, a Firenze ed- a Rbma doveva studiar modo dì 
dare consapevolezza dei sensi , delle opinioni, e dalle 
mire dell' Inghilterra, che si riassumevano in questo 
paragraro delta citala lettera. 

« Il governo di Sua Maestà è profondamente convin- 
« to.easeresaggio partito peiSovranie pei governi loro 
« il porre o mantenere in atto nella amministrazione 
« d^li afari un sistema di progressivi miglioramenti, 
« il porre rimedio agli abusi, e modificare di tempo 
a ÌD tempo le antiche islitazionf per acconciarle ai pr(h 
« gressi dell' intelligenza e delle discipline politiche. 
« Il governo di Sua Maestà riguarda come un ionega- 
« bile vero, che ove un Sovrano indipendente, eserci- 
« landò liberamente gli atti della volontà sua, pensi 
1 intraprendere quei miglioramenti delle istituzioni e 
> delle leggi che repula efficaci a procacciare il be- 
« nessere del suo popolo , niun altro governo abbia 
« il diritto di tentare di frenarlo ed immischiarsi nel- 
« Tesercìzio di uno degli attributi della sovranità in- 

■ dipendente ». 

E per ciò che era peculiare allo Slato Romano , ì 
monimenU di Palmerston eran questi. 

« Il Papa attuale ha comincialo ad entrare in im si- 
« slcma di miglioramenti amministrativi , e sembra 

■ al Governo di Sua Maestà, che in ciò meriti le Iodi 
« e l' incoraggiamento di tutti coloro i quali prendono 
« interesse al benessere degli italiani. Nel 1831 e ne) 

DigilicibfGoOgle 



« 48S3 una speciale cambinazioDe di oiroostanze po- 
« litiche indusse i governi d'Austria, Francia, InghH- 
« terra, l*rus«a e BuMia a consigliare al Papa allora 
K regnaste di fare ne' «noi Slati grondi niulaiionì o 
e miglioramenti al' organici che amministrativi, eie 
« principali riforme consigliale vennero notate in un 
« Memorandum presentato al Governo Itomano dal 

■ conte Lutzow ambasciadore austriaco a Itoma, e da 
« lui raccomandato vivamente in nome delle cinque Po- 
« lenze. Però queste raccomandazioni non produssero 
« alcun risultato, e vennero poste in non cale dal go- 
ti verno del morto Papa. 11 governo di Sua Maestà 
« non sa che le riforme e miglioramenti effettuati ed 
« annunziali dal presente Papa abbiano raggiunta la 

■ piena estensione di quelli raccomandati nel llcme- 
« randum del 1831 , e quindi crede che le Potenze, 
« le quali concorsero aquel Memorandum, sieno pronte 
e ad incoraggiare ed aiutare il l'apa , ove dimandi 
« inooraggiamenli ed aiuti da esse alla piena attua- 

■ zione delle riforme suggerite dalle cinque Potenze 
« al suo predecessore. In ogni evento il governo bri- 
« tannico è preparato a tenere una tale condotta ; e 

■ voi siete incaricato a rassìcnrare in proposito il Go- 
• verno Romano e dirgli, che il Governo di Sua Mae- 
« sii non vedrebbe con indifferenza un* aggressione 
« contro il territorio Romano diretta ad impedire al 
« Governo PonlìScìo 1' attuazione di tutte quelle in- 
« terne riforme che ei possa credere convenienti ». 
Questo lo incarico di Lord Minto; a questo rispon- 
denti le parole e le opere sue. Cessino i percossi dal 
nembo della rivoluzione, cessino i caduti risorti, edi 

DigilicibfGoOgle 



3M 

cadati sopravvioli dal reodere io colpa Lord Btiiito , 
l'Inghilterra, o qualsivoglia altra fanlailica cagiooe 
delle l>atliture sofferte e degli strazi della patria. Ne 
iocolpr ognuno la poca propria nobiltà e virtù dell'a* 
òimo, i proprìi errori, le priorie colpe, che ognano ha 
ben d'onde. Il maggior segno della incorreggibile natura 
d'un uomoo di un partito, non che della ioimanchevole 
perdizione ma, egli è quello lii moHtrare intelletto e 
coscienza incalliti in guisa da non sentire la colpa , 
non vedere l'errore, ostinarsi in quella ed in questo, 
querelarsi di tutto e di tutti fuorché di se mede- 
Simo I 

Anche del Rossi ambasciadore per FraBcia si tpoi- 
morava con quel senno e quella giustizia che sogliono 
i politici d'occasione, e gli ebbri partiti. Dì^wsiamo noi 
fanciulli italiani tutti gh amorì e gli odii gallici, e per 
ciò nel 18A7, cosi corae sempre , facevamo parte per 
quella parlamentare opposizione francese, la quale per 
ghermire un ministerio e dare la spinta ad un mini- 
stro sprofondava il trono, lo Stato e se medeaitna. E 
ci parevano glorie gli appetiti insaziati , liberalità le 
grida, ci pareva amor d'Italia l'invidia a Guizot. E 
balbettavamo francescamente contro il re ed i miaìslri 
di Francia le francesi contumelie, ed il Rossi amba- 
sciadore in Roma era l'incubo dei sagacissimi liberali 
di ptazia. E Rossi aveva dai suo Governo (e ciò fu 
poi con documenti provato ed a me che scrivo e ad 
altri), aveva anch'esso il Rossi lo incarico d'inanimire 
il Papa a procedere franco e spedito nelle riforme à, 
che non rischiasse dare per forza ciò che poteva e 
doveva spontaneo, ed il Rossi adempiva allo incarico 

DigilicibfGoOgle 



S05 
con prodenta singolare di diplomalico, e più con af 
letto d'italiano^ che tate era pur sempre. 

Ricoodolto io a Roma dal filo della mia narrazione, 
riconduco i lettori io mezzo al popolo baccante. Ai 
^uttre di novembre aadava il Papa, secondo l'usanza 
de' Pontefici, alla Chiesa di S. Carlo al Corso , ed a 
Lui si facevano le solite ovazioni, le solite feste. Poi 
altre e maggiori dimostrazioni di gioia ^i venivano ap- 
parecchiando pel giorno quindici , in cui doveva adu- 
narsi la Consulta di Stato. Le accenno , non le de- 
scrivo, tanto la sola memoria mi fa fastidio. E poscia- 
chèfn giunto quel giorno, i Consultori vennero innanzi 
al Papa ossequiosi in atto, fidenti in cuore, e coi Con- 
sultori vennervi inframmessi alcuni agitatori infram- 
mettenti, gente a cui le pompe giovavano per fare 
pompa di sé, e che pavoneggiavano nella reggia l'au- 
torità d'un tribunato usurpato in piazza. Una pube 
di corruccio inseverì il vulto sereno del Pontefice, 
il quale, detto agli adunaU , come fosse satisfatto di 
vederseli d'intorno , confidare in essi , sperare buoni 
Amiti da quella istituzione, sperare che Dio non per- 
cuoterebbe l'Italia colla tempesta che s'andava ingros- 
sando, toccò con parole ed atteggiamento gravi degli 
immoderati desiderii. e delle insane speranze, onde 
l'animo di alcuni sconsigliati bolliva. Accomiatali poi 
umanamente e benedetti , i Consultori sì recarono al 
maggior Tempio a ringraziare l'AltiBBÌmo. Ma le acer^ 
be parple che il Papa aveva pronunziate si sparsero 
fuori , e sebbene ognuno fosse capace drlla causa di 
quel severo parlare, pure coloro che n'erano stati se- 
gno DOD tanto le riferivano a se medesimi quanto' ai 
M 



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306 

Consullori, perchè giovava laro l'avere o hrt inten- 
dere d'aver compagni nel biàsimo, e siccome quelli 
che della piazza erano principi e governavano ì plausi 
ed i romori , credevansi grande e degna parte dello 
Stato nuovo. E giovava H mettere negli animi la du- 
bitazione, che il Papa non fosse inchino a quelle mag- 
giori larghezze die erano desiderate e che ì tèmpi 
potevano per avventura addimandare, perché dalla 
dubitazione alla diffidenza è un passo, e da questa ài- 
l'ablazione è un altro, e via via quando s'ha materia 
di sospetto, di diffidenza, e di agitazione, gli è facSe 
far leva alle popolari passioni. 

Ed i capi-popolo che ornai erano avvezzi a quell'in- 
dustria agitatrice, ed 'il popolo, che una volta e cento 
tirato in piazza si era fatto saiigue e natura dell'a- 
gitazione, avevano mestieri di emozioni e di faccende, 
e se la gioia non ne dava , ne davano i sospetti e le 
paure. — Erasi i«tituìla con licenza del Governa e con 
regole dal Governo approvate un'unione di spettabili 
cittadini d'ogni ordine, unione che appellavano il Cir- 
colo Romano, dove i soci convenivano per leggere 
giornali ed intrattenersi conversando cògli amici in o- 
nesta brigata, cos) come nelle italiane città è in usanza. 
Pe' tempi che correvano naturale cosi era , che il 
aubìetto principale dei discorsi fosse la polìtica, e che 
l'adiiaanza prendesse nitura di politico convegno. ' B 
tal fu in vero , ma i consigli prudenti vì prevaleva- 
no, e prevalsero pur tuttavia quasi sempre; e dal Ro- 
mano Circolo' ben di rado mossero le concitazioni po- 
polari. Ma v' ef-a' gente' che non islava contenta a 
quella moderazione, e Che non poteva dottoreggiare 

DigilicibfGoOgle 



307 
B BHo talento con buoo rr&UlUto , e questa gente die 
pur vi convenìv» , faceva circolo fuori ne' fondaci , 
QÈtle taveroe, e eolà addottrinava ed uccellava, pen* 
sando già ad apparecdiiare altro loco ad adunanza e 
comìzio popolano. Lo ch& fu poi in appresso, che chia- 
mato in quel mese di Rovembre Monsignor Savelli 
da- Forìl oveera Prolegato al ministerio diPalizia, 
egli lasciò, a breve nndare, costituirsi un Circolo 
appellato popolare. Fu detto allora e creduto , che 
Monsignore avesse in mente di contrapporre questa 
nuova adunanzacuisperava governaree capitanare per 
mezzo di suoi Sdì, cosi come le polizie sogliono, all'a- 
donaoza del Circolo Bomano la quale gli dava mole- 
stia, forse iKFcbè si travagliava in mantenere la con- 
' cordia e temperare le passioni. Fatto è che il Circolo 
popolare surse io Roma, auspice monstgoor Savelli, 
se d6 credere non si voglia, siirse certo. Lui go- 
vemante la polizia. 

Ai f,h novembre fu celebrala l' instaurazione del 
Municipio nomano: i ceolo Consiglieri andarono ^1 
Quirinale, e benedetti dal Papa si avviarono al Cam- 
pidoglio. In quel mese rinunziò alla carica 4i Presi- 
dente delle Armi Monsignore Lavinio Spada, e l'ebbe 
in sua vece un monsignore Busconi , singolare nomo 
che a' tempi di Gregorio aveva fuggito la Corte -e lo 
Stato ed erasi ridotto a Napoli , di dove era tornato 
a servir Pio IX, e lo aveva servito prima ad Anconu 
in quaKth di Delegato , poi in Palazso come Me^iòr- 
domo , ed allora , cosa strana per ogni paese fbohihè 
per Roma, iva a ministrare la guerra. ReUeaveva le 
intenzioni, non il giudìfeio: onest'uomo, Prelato civile, 

DigilicibfGoOgle 



al governare inetto , ma ^ que' giorni era alla moda. 
Mire volte mi è avvenato accennare io queste 
carte al disamore de' liberali, e diciam pur anco di 
tutte le gesti eulte verso la Compagnia di Gesù, 
ed a quegli Bcrìtti e libri, i quali ne venivano no- 
tricando )' aoimadversione. Degigio dir ora, come a 
mezzo di quest'anno 18i7 datosi fuori dal Gioberti il 
Gesuita modcroa, la Compagnia famosa diventasse il 
subìetto di gravi preoccupazioni, siccome quella ohe 
veniva dal preclaro autore resa in colpa del nostro 
civile scadimento , di nimicìzia ai liberi istituti , di 
compliciti collo straniero , e di tutte quelle morali 
pecche , per cui il nome di gesuita è passato in pro- 
verbio dì flatione e slealtà. Il Padre Francesco Pel- 
lico fratello a Silvio aveva difesa la Compagnia senta 
gittare io carta molto livore coatro l'Autore, che nd 
Prolegomeni avevata incolpata , ma il Padre Curci 
lo aveva assalito acerbamente e con modi poco d^nì 
delle lettere civili, e del crisliaDo Sacerdozio. Da dò 
il nuovo giobertiano libro , di cui dissi ; risposta a- 
cerlM che levò gran romore dì plauso «1 Gioberti , di 
vituperio al sacro sodalizio. Il quale in questi ulUmì 
anni non solo aveva data molta materia di discorso 
in Francia ed in Italia, ma dava molta materia di di- 
sunione alla Svìzzera. 

É noto, come esso avesse gittate radid profonde in 
alcuni Uantoni , e {ffincipalmente a Frìborgo ed a 
Lucerna; aono noUi lucernesi tentativi di rivoluzione 
del 1844 ed i casi che seguirono; assalto di corpi 
' franchi, rivoluzione vodese nel febbraio del 18<i5, pd 
nuovi aaaalli infruttuosi ; lunga serie dì elvetiche ca- 

DigilicibfGoOgle 



309 

lamitft e di civili v^ogne. Le quali crebbero vìe via, 
perchè dall'ima parte il partito che faceva spalla ai 
Gesuiti conchiuse nel maggio del 1846 quella celebre 
lega dei sette Cantoni che è conosciuta sotto la tede- 
sca denominazione di Sonderbund, e dall'altra si ope- 
rarono rivoluzioni e si fecero apparecchi di guerra. 
Erasi speralo che l'anima mansueta di Pio IX afflitta 
per quelle discordie, a cui, se non causa, erano prete- 
sto e certamente erano occasione e fomite i Gesuiti, 
studiasse modi di temperamento cosi come Gregorio 
avevali di recente studiati e trovati per la Francia. E 
si disse in fatto, che ci desse consigli di cristiana pa-^ 
ce, ed è indubitato che ai cattolici del Grau Consiglio 
dei Grigìoni mandò nel novembre parole di pace ed 
auguri! di concordia; ma non altro: Ed era poco , ma 
anche il più sarebbe stato indarno, perchè era tardi , 
e già l'armi ai forbivano, e già la federazione indiceva 
guerra al Sonderbund e con forze superiori lo vin- 
ceva rapidamente. Poco mancò che per una quistione 
di Gesuiti, la quale dava origine alla ben più grave 
quistione costituzionale intorno alla autonomia dei 
Cantoni , 1' Europa non andasse a fuoco , perchè il 
Sonderbund dall'Austria e dalla Prussia era protetto , 
protetta era la Dieta Federale dall'Inghilterra. Ma 
questo non è argomento per le mie pagine, e l'ho sfio- 
rato soltanto per venire a narrare, come, saputasi in 
Roma ai trenta di novembre la disfatta del Sonder- 
bund, si levasse romoreperla città, e come, fattasi una 
ragunata di quella solita gente che era maestra di ro- . 
morosi artifici, essa traesse all'abitazione del Console 
svizzero applaudendo alla vittoria , e poi farneticando 

DigilicibfGoOgle 



SIO 

imprecasse morte a) Gesuiti nel passare cbe fece da 
Sant'Ignazio e scorrazzare per la città. Barbara Jn- 
sania I Far parteper straniere fazioni, gioire per una 
guerra fratricida , maledire ai viuti! e quei vinti e- 
rano cattolici ! e ciò nella città principe del catloli- 
cismo, e sotto f;li occhi del capo de' cattolici , che 
era pure quel Principe temporale da cui Roma e 
l'Italia speravano ed aspettavano tanto ! Sventurato 
paese, a cui non erano suffici''nti occasioni dì discor- 
dia le parti intestine , cbe oltremunte cercava fuo- 
co per attizzarle! Fatali àgilalori! Che per voluttà 
di stolte mostre e per brutale ignoranza cantando in 
que' giorni il fuiiereo inno dell' irae delia morie sulla 
Compagnia di Gesù, turbaste l'animo e la mente del 
Pontefice, ne infuriaste la dignità, e lo faceste so- 
spettare di attentato alla sua suprema Autorità spiri- 
tuale! La storia dispensa inesorabilmente il vituperio 
là dove giustizia e verità accennano , né io oserei ve> 
nìre al cospetto del pubblico come narratore dei latti 
avvenuti a fresca memoria di viventi, se non mi sen- 
tissi il coraggio di consegnare alla carta note dì vi- 
tuperio sulle opere insane e malvagie di qualsivoglia 
partito. Cbè forse il biasmo è oggi il privilegio de' 
Prìncipi, de' Ministri , de' Grandi ? No , viva la ^u- 
stìzia di Dìo, viva la vìndice storiai Ve n' è pei po- 
poli, ve n'è, e più, pei corruttori e pervertitori dei 
popoli! Gridavamo libertà , e intanto facevamo ingiu- 
ria agli uomini di contraria opinione; ci dicevamo 
studiosi della concordia del sacerdozio col laicato, e 
intanto gridavamo morte ad un sodalizio sacro; devoti 
al Principe, e peccavamo d'iadcvozione al Pontefice ; 

DigilicJbvGoO^lc 



. 3li 

noa contenti a riformare lo Stelo , davamo iodicie di 

volerci fare riformatori se non di dtseiplioa, di milizia 
eccleeiastioa ; fremevamo guerra allo straolero mi- 
naccioso, e preparavamo guerra ad inermi frati. E 
questo era aeano? Queslo era amor di popolo, amor di 
libertà, amor d'Italia ! V — Era stoltezza, era fellooia, 
lo vuo' dire. Che imporla a me delle ire che queste 
parole coocileraano ? Indubitata cosa ella è ^ che le 
dimosb^tiooi romorose del trenta novembre contro i 
Geauilì fecero grave e siaistra impressone sul!' animo 
del Pontefice. 

A' sette dicembre mori io breve ora di violento 
morbo intestinale l'avvocato Antonio Silvani uno dei 
Consultori per Bologna. La città fii-«ommossa da 
volgari e comunali sospetti di veleno , provati falsi e 
dalle testimonianze de' medici e dalle ispezioni necro* 
scopicbe : furono celebrate le sue esequie con molta 
funebre pompa. Invece del Silvani venne poi eleUo 
Consultore il conte Giovanni Marchetti. In quel mese 
partì ella volta di Costantinopoli Monsignor Ferreri 
Arcivescovo di Sidaxon seguito di gentiluomini, a fine 
di rendere al Sultano quegli onori ohe egli al Papa 
aveva resi per mezzo di Kekib Effendi. Andò a Forlì 
L^ato il Cardinal Marini culto e perspicace uomo , 
andò Numio in Baviera Monsignor Sacconi che da 
varii anni era incaricato d'affari io Toscana e vi ave- 
va nome di Gregoriano, ed in luogo di quello andò a 
Firenze Monsignor Massoni gentil Bomano abate , il 
quale erasi molto bene maneggiato nella quistione di 
Ferrara, acquistendo fama di idoneità e di devozione 
a Pio IX. 

DigilicibfGoOgle 



311 

L' afibre ddla occupazione Austriaca ia Ferrare era 

proceduto verso il componimento per opera dei con- 
gresai dell'ambasciatore austriaco colla Segreterìa di 
Stato in Roma, e dei buoni uffici! e consigli del conte 
Ferretti in Milano. Ddiberatosi di mettere da banda 
in'quella nuova controversia l' antica quiatione del di- 
ritto, richiamato da Ferrara perl'una parte il Tenente 
Maresci^lo 'Auersperg, e per l'altra ito io congedo il 
Cardinale Ciacchi, Roma s'accontentò a fore istanze af- 
finchè le cose fossero restitoile in que' termini in coi 
si trovavano prima dell'agoslo. L'Austria quistionava 
per fare pattuglie, occupare caserme e porte , dar la 
parola d'ordine e simiglianti attinenze del militare 
servigio. La Corte di Roma ni^ava ; poi dall' una e 
dall'atra parte venivssi cedendo, cori come si suole 
allorquando una composizione si studia, né io allun- 
go il discorso . né stampo i documenti relativi a 
queste trattative, perchè ridotta la quistione a siffiiUi 
tennioi non vuoisi più reputare così importante da 
meritare particolare e minuta notizia. Infine fu con- 
cordato, che le porte sarebbero consegnate ai soldati 
pontificii di truppa stanziale cbe il 'Papa manderebbe, 
sebbene attestasse la sua fiducia nella guardia civica 
e mantenesse il diritto di usarla come piti gli pia- 
cesse e conveoinse; che la Porla Po sarebbe tenuta 
sempre aperta con due sentinelle senza fucile, l'una 
pontificia, e 1' altra austriaca per impedire la diser- 
zione dei rispettivi soldati, e colla guardia di Flnan- 
ùerj Pontificii ; che non si farebbero pattuglie au- 
striache ; cbe i militari austriaci avrebbero lìbero e 
diretto accesso dalle caserme di S. Benedetto e di S. 

DigilicJbvGoO^lc* 



345 
Dcraenico alla Cittadella , e da questa a quelle ; che 
gli AuBtrìaci avrebbero guardia alle caserme, ma che 
il centro delle forze loro sarebbe pur sempre solo in 
Cittadella ; cbe la parola d' ordine sarebbe data dal 
Legato del Papa. Il giorno 16 dicembre il giornale 
del Governo stampò in Roma il seguente avviso offi- 
ciale. « Rimanendo per ambe le parti nella sua piena 
« integrìt& la questione di diritto, si è convenuto fra 
« il Governo di Sua Santità e quello di Sua Haesli 
« Imperiale Reale Apostolica, che la guarnigione della 
« città di Ferrara sia restituita alle truppe pontificie. 
« L'Eminentissimo sig. Cardinale Ciacchi, cfae perur- 
« genti motivi di salute erasi condotto a respirare 
« l'aria nativa, ritornerà espressamente a Ferrara , 
« onde essere presente e provvedere alla tranquilla e 
« regolare consegna. A scanso poi di gratuita sup- 
« posizioni, giovi al pubblico di conoscere, cbe la dif- 
« ficile trattativa e prospera risoluzione di questo af- 
« fore è stata condotta in guisa da non compromet- 
« tere menomamente il passato o l'avvenire della qui- 
« stione di diritto, la dignità delle due Corti nella 
« parte di esecuzione, e gli interessi sotto ogni rapporto 
« della popolazione Ferrarese ». Il Santo Padre a se- 
gno d'animo contento e riconoscente decorò il conte 
&Ì8toforo Ferretti colla croce dell'ordine Piano. Co^ 
finiva la quistìone diplomatica di Ferrara ; ma non 
finiva cosi quella commozione generale , quell' accen- 
sione dbgli italiani spiriti , quellft smania d' indipen- 
denza a cui l'inconsulta provocazione austriaca aveva 
dato oascimeoto. 
L'avviso officiale del Aovemo Romano recava eziao- 

DigilicibfGoOgle 



314 

dio la seguente notìzia. « Sua AJteua. It«alQ 1' Arci* 
«■duca Duca di Modena, alle proposiEioo) falt^lt io 
« nome dell» Santità di- Nostro Signore, di- Sua Mae- 
<c sia il He di Sardegna, e di S. A. 1. R. il Granduca 
K di Toscana per accedere alla Leg9 Doganale , ha 
« risposto, che mentre particolari circostaiize glireo- 
e dono necessaria une più matura considerazione per 
ft riconoBcerne 1' utilità rispetto a' suoi sudditi , gli è 
% perdurato il diciiiaiaresìn d'ora, clie l'interruzione 
R di territorio fra gli Stati Sardi e Toscani per ca- 
« giooe del Ducalo di Massa e Carrara , aou metterà 
« venia ostacolo al pieno effetto della Lega fra gli 
t Stati sopradetti già conchiusa o. E co^ finivano le 
trattative per la Lega doganale italiana, uè andavano 
[HÙ oltr^e, colpa degli uomini prima, dei tempi poi : al 
Papa il priucipale merito del pepsiero, e di quel re- 
sultato elle fu possibile ottenere solo. 

Ai trenta dicembre venne pubblicato un nuovo 
Molu Proprio sul Consiglio dei Ministri, del quale è 
prezzo dell'opera dare cognizione particolare, siccome 
d'uno degli Alti più importanti del Pontificato, quello 
oioé per cui il Potere esecutivo ebbe costituzione de- 
gna d'uno Stalo civile, nuovissima pel Pontificio. Di- 
ceva il pr^mbolo, volersi divise e^'cbiaramenle de* 
terminale le attribuzioni di ciascun Ministro, « affida- 
€ che avendo ognuno di essi un' aùone propria e in- 
« dipendente assumesse poi una rtifioniabilità , la 

■ quale discendendo del pari sugli impiegati suballemi 

■ desse al Governo quella generate guarentigiar cui 

■ debbano sottostare tutti coloro a' quali é affidata la 
« amministrazione della cosa pubblica ». Tutte le am- 

DigilicJbvGoO^lc- 



Sili 
miimtrazioiù d^o Stato emoù ripartite n«i seguenU . 
MÌBisteri : 1 Estero ; 2 Inleroo ; 5 IstrUiioDe PubUi- 
oa ; 4 Grazia e.Giustizia ; 5 Finaoze ; 6 Commeroio, 
Belle arti, industria e agrìeoltura ; 7 Lavori Pubbli- 
ci ; 8 Armi ; 9 Polizia. La divisione dei Ministeri pò* 
Irebbe essere minore, se fosse reputato convenieete, 
maggiore no : il Consiglio dei Ministri avrebbe un 
Prelato Segretario: il Segretario di Stato Ministro 
dell'estero Presidente del CoDsigliodeiMinistri.sarebbe 
sempre un Cardinale di Santa Chiesa ed avrebbe uo 
Prelato Sostituto : gli altri ministri potevano non ti- 
lere Cardinali: cosi era sancito, e coid lasciavasi ve- 
dere uOD aperta, ma socchiusa la porta ai laici. Nel 
proporre e trattare gli affari dovevano i Ministri uni- 
formarsi al Motu Proprio sulla Consulta di Stato , cioè 
né discutere, né risolvere quelli su quali la Consulta 
aveva diritto di dare voto. Ogni Ministro, come già 
nel preambolo stava scrìtto, ri»pontabiìe. Le perti- 
nenze amministrative di ciascun Ministero, le disci- 
pline di Consiglio, di Presidenza, di Deliberazione con- 
formi a quelle degli Slati meglio ordinati. Istiltiito un 
GofpodiUdìtoridelConsiglio dei Ministri, ventiquattro 
in numero, di qualità ecclesiastici dodici, e dodici lai- 
ci ; eletti gli uni e gli altri dal Sovrano. Erano Mini- 
stri 1 dell'Estero il Cardinale Ferretti, 3 dell'Interno 
Monsignore Camillo Amici Vice Presidente della Con- 
sulta, Prelato che allora era in voce di abile ed a- 
mico dei civili progressi ; 3 dell' Istrnzione Pubblica 
il Cardinale Mezzofanti Presidente della Sacra Con- 
gregazione degli Studi ; 4 di Grazia e Giustizia Mon- 
si^ore Roberti stimato per dottrina legale e rettitu- 

DigilicibfGoOgle 



316 

dine ; 5 delle Finanze Monsignore UmitAini gii per 

noi lodato; 6 del Commercio il Camerlengo Cardinale 

Biarìo Sforza ; 7 dei Lavori Pubblici iì Cardinale 

Massimo ; 8 dell'Actni Monsignore Rusconi ; della 

Poliùa Monsignore Savelli, tutti già in queste oarte 

memorati. 

Ai 31 dicembre il Cardinale Segretario di Stalo 
pubblicava in nome del Papa un ordine circolare sulla 
stampa dichiarativo ed esplicativo della legge dei 
quindici marzo sulla Censura. Il Conuglio di Censura 
Bomano veniva accresciuto di quattro nuovi Censori, 
Presidente il Padre Maestro de' Sacri Palazzi il Do- 
meoicano Frate Butlaoni ; fissati i giorni delle adu- 
nanze; la frase di itaria contemporanea recata dalla 
legge de'quindifli marzo significare la narrazioDO delle 
politiche vicende ; questa permessa, e permessane la 
discussione, purché non versasse sopra quistioni, la 
notizia o discussione delle quali potesse pregiudicar» 
(sic) l'alfa politica intema o internaxionaie. Potersi 
proibire la ristampa di articoli o scritti gii in altri 
paesi dello Stato licenziati per la stampa dai Censori; 
ogni giornale obbligato a conservare il titolo, la na- 
tura e lo scopo per cui domandò ed ottenne licenza; 
vietato il trattare argomenti politici a quelli che ad 
altro oggetto erano stati destinati «^ permessi ; non 
potersi mutar nella stampa una parola delio scrìtto 
licenziato dalla Censura; uè pur d'una parola, ma non 
potersi fare alterazione uè di titoli, né con punti 
interruttivi od ammirativi, né con reticenze. Queste 
le piccole industrie censorie, queste le discipline : 
meschinità ! ben altra l'industria della stampa I ag- 

DigilicibfGoOgle 



giaagere disrìpliDe di MDsnra preveolÌTa, importavi 
crescere rindisciplina. 

E l'indiscipliDs della stampa e della pìaua cresoeTa 
io reallA. E così floiva l'anno miHe ottocento qnaran- 
taaetle. 



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CAPITOLO IX. 



Coo^iUiiii dello Statn «) comiDciaT dell' «noo. — GioroalÌMia. 

— Le ProTÌDcie. '— AsUinuii pulitici. — Governanti dalla 
Provincie. — Guardia Cìtìob. — Moderati. — Maiiiniani. — 
Bwnorì del prim* giorno dell'anno. — US genaaio. — n»- 
tin» di Liomliardia. — Euqnis ai morti di lérro Anatriceo. 

— Il ^«dre Gavani. — TntUto d'alleaiia Anitro-Pwin«n- 
M'Hodeneie. — Progetti di Badelxki. — Dnbilaxioni. — La 
CoDsnIta di Sialo. — Qniitione sulla pabblìciti dei voti b 
degli alti. — Utann pteeentata in nome tkl parafe Baraano. 

— Rapporto dalla Cunaalla Mfili atsuufolt. — Il Priocipa 
Gabrielli Bliniitro delle anni. 



Bidotto mesi erano decorai dal .{{iorno, in cai Pio 
- 11^ indalgendo alle colpe politiche areva incominciato 
a mutare lo Stalo, ed erasi in verità operata mula- 
ciooe grandissima, ma non tanto per raeuo di nuovi 
ordini ed istituti , quanto per mezlo di popolate agi- 
tasione- Le finanze, ia giustizia, l'istruzioDe, 1» mili- 



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519 

' ria erano poco meno sgovernate che per lo passato; 
gli uomini riw ponevano mano in "quelle eraSo pttr 
tuttavia gli etessi cbe le. avevano ministrate in ad- 
dfetro cosicché le'velv e salde basi d"ogni nuovo 
Slfito, ordini BUovi e nuovi uomini, erano difettive. 
Governate, la slampa ooll'arbitrio compiacente della 
censunr, l'opìDione pubblica colle speranze e le pro- 

- messe, la moltitudine colle earezae ; né autorilft di 
l^gi, né autoriti d'uomini , autorilìi di- prestanza e 
d'occasione; indisciplina vecchia e indisciplina nuova. 
Il giornalismo bambino aveva stizze e caprìcci dabatfi' 
bino; non pensava, si baloccava, e ogni di spezzava 
suoi balocchi del giorno prima , come i fanciulli flsa- 
no; fiiceva scuola di declamazione e non di politfiea; 
correva e trascinava ad occhi chiusi ; vantava spinti 
indipendenti ed era umile servitore di piazza'. Gli 
Domini gravi -che io sulle prime vi avevano posto 
cura e fatica, se n'erano ritratti o se ne venivano 

'ritraendo, e cosi rimaneva in balla di gente chetcri- 
veva prima di ^vere appreso a legger», fa^ua, inso- 
lente , 4^e si vendicava dèlie meschini^ ed ignoranza 
propria aalla riputazione dei dotti e dei savi. E se 
non bastava il giornalismo, vi era pur sempre la stam- 
pa clandestina , che lo ausiliava, faocndost beffe dèlia 
legge e dei censori. ' 

In Provincia «1 facevanomeno rumori che a Roma, 
Sia perchè nelle ditta poco popolose è minor materia 
di remore, ^ÌA pérohé lo studio romorosb de^i agi- 
tatori era rivolto priocipalmenfeallacslpitftle. Bologna, 
siccome la più colta; la più civile, la. più educata 
cMi che eraa è dello Stato, dava buon esempio a Dfo- 

Digiiicibf Google 



.ma, ma già i Romani agitatoi la renderano iii colpa 
dì tepido amore di liberti. Nelle Ramaglie si «hh- 
mettevano aBeàssinii poUtiel con tale una Arrqaenia 
ed un'audacia da ftre orrore. In alounì luogbì nea 
feroce fazione, che s'arragava aoQie e vanto di libe-, 
rate, fece tanto prepotenze, .perpetrò tanti delitti cbe 
sorpassò nell'infamia le infamie de'centurìoat de' più 
trtati gregoriani tempi. E dalle Romagne , dorè era 
antica, questa lurida tabe dell' auassinio politico s'an- 
dava dilatando nelle ttarebe. I Cardinali e Prelati 
ohe governavano le proviocìe avevano poca autoriti , 
percbè poca ne aveva il Governo Supremo, perefai 
il domani era incerto, perchè Roma non aveva e non 

, dava indirizzo sicuro, e mal si sapeva che volesse, 
cbe dìsvolesse, e spesso dava l'esempio della [Insta- 
biliti e della mollezza. E poca autorità personale ave- 
vano, perchè ecclesiasUct , perchè notati di antidie 
opinioni iHiberali, o percbè non prestanti perseoBo 
e per dottrina. S» si eccettuino l'egregio Cardinale 
Amat spettabilissimo per virtù del cuore e della mente 
conosciute da lungo tempo, il quale a Rologna à* 
grandemente amalo e rìv«ito ; il Cardinale Ciaochi 
a. cui l'austriaca prepotenza aveva procacciato amore, 
reverenza e popolarità; il Bofondi fatto Gardioale, coi 
Ravenna portava l'affietto e la stima cbe meritava per 
la virtù, se non per la pratica di governo; il Cardi- 
nale Marini , il quale contentava Forlì perchè era 
uomo sagace e conscio della qualità dej temfù; gli 

.altri Governatori di provincie, o erano spreziatj, o 
esosi, o accattavano favore latoiandosì governare da 
ehi governava le piazze. V erano Prelati venuti In 

DigilicibfGoOgle 



331 

grido e potesti, regnante Gr^^rìo, e perciò matevisi; 
T*eraoo giovinetti ouovi al governo, piacevoloni che 
boevano gazzarra colia gioventù; v'erano molti pia 
i quali in ogni modo e caso volevano conservare grado 
e potere , e quindi seguitavano l'andazzo della moda 
liberale o libertina. 

L' istituzione della Gnardia Civica era stata cagione 
di molte gare, di molti fastidii municipali, di nurite 
spese, perchè i pomposi agitatori Romani avevano 
voluto assise pompose , e perfino t' aotico romano 
elmetto: l'ordinamento della medesima non erau 
fitto a norma dì legge compiutamente , ma a satisfa- 
zione delle voglie Hberaleacbe : si andavano costituendo 
^ que' corpi che chiamano speciali odistinti, i quali 
nelle Guardie cittadine pigliano sempre pecnliare 
spirito insubordinato alle comuni discipline : gli eser- 
cizi, le pompe , le fazioni di inutili seotìDelle, e sisai- 
glianti inutilità distraevano dagli studi, dalle officine, 
dalle famiglie , e favoreggiavano le oziose abitudini 
dei meridionali alla vita spensierata. 

Gli Domìm di moderate opinioni venivano pur sem* 
pre tenuti lontani da quella parte di Governo che si 
ehiama esecutiva, ed è inverili la potente: alcuni 
pel nuovo ufficio di Consultori distato abbandonavano 
le|cilt& oaUe dove aveyanoeredito e repntaziooe: alieni 
questi dalle sette e dagli artifizi sellarli poco ornai va- 
levano ad opera di moderazione in mezzo a quella in- 
disciplina di Governo e di popolo. Per lo contrario gli 
immoderati aoquistavano ogni giorno maggiore au- 
torità sulle moltitudini, sia perchè il Governo aveva 
più volte dimostralo di cedere piuttosto ai pubblici ni- 
SI 
DigizMbvGoogle 



mori che ai pnidenU e privati consigli , sia pendii 
agli ebbri gradisce più il liquore io^brìanle, di« 
Tacqua , sia infine percbè le sette incominciavano in 
verità ad essere travagliati ve. Il Hazaini , la Giovine 
Italia, i fuorusciti avevano visto con dispetto far frutto 
i coosigli e gli iDs^namenti di coloro che auguravaiio 
liberti dalle riforme, forza dalla concordie, indipen- 
denza dalla Lega degli italiani prìncipi; e posciachè U 
Papa aveva perdonato e data opera a riforme, eransi 
corrucciati , siccome coloro a 'cai venivano meno i 
principali elementi che informano le sette, cioè la yet^- 
detta, la brama smaniosa di rivedere la patria , lo 
«contento , la disperazione. Quando liberti si venne 
dando e più prendendo negli Stati Romsni, Tosoani e 
Sardi, i mazziniani videro come inutile e pericolosa 
cosa fosse il predicare allora la fede loro, ma videro al- 
tresì, come le perseveranti e crescenti agitaeiooi for^ 
nissero occasione a preparare trionfi futuri. Sul finire 
del 18&7 il Mazzini era a Londra operosissimo, eman- 
dava esploratori ai oratori in Italia coli' incarico non 
di contrastare , ma di secondare lo indirizzo nuovo 
degli spiriti e delie menti, e di tirare a se gli animi 
de' novatori. In una lettera riservata del Prefetto di 
Polizìa Delessert al ministro dell' intemo scritta nel 
gennaio del 181^ , è questa natizia. « Mi vieù detto 
« che Mazzini sia venuto a Parigi affine di avvisare 
■ co'suoi amici, che qui sono, ai mezzi di fare pecuoia 
« per inviare oratori in Toscana, in Piemonte, a Roma 
a ed a Napoli, ì quali avranno lo incarico di assecondare 
« il movimento attuale, e ài bsà amare dai palcioUi. 
% È, stalo loro raccomandato di studiare Wturatttn 

D,izc=inGoo^lc 



525 

« del popolano Romano Ciceniacchio, e di travagliarsi 
« per ararlo dalla paile loro, facendogli credere, che 
« tutto si TarA per \k pia gran gloria di Pio IX. Insom- 
< ma il piano di*MazzinÌ è questo : giovarsi della pre- 
« sente ablazione, rivolgendola a vantaggio della Gìo- 
a rine Italia che avversa qualsivoglia monarchia , e 
« ciò «fernre gridando — Vìva il Duca di Toscana — 
« Viva (larlo Alberto — Viva Pio IX — Prima di ritornare 
« « Londra da Parigi Mazzini ha percorso i diparti- 
« menti per affidare lo incarico di quest* opera a quei 
« connazionali euoi, che gli sono stati indicali ^me i 
■ più idonei ». 11 Prefetto della polizia parigina dava 
altre notine su questo proposito. E fatto è, che' vera- 
mente in sul finire de] 1847 vennero in Italia alcuni 
di quei fuorusciti che quegli nominava , e si giltarono 
inmezzoalle agitate moltitudini, ed 8 Roma convennero 
molti masziniani fuoruscii e non fuorusciti, i quali 
furono a Giceruaccbio con ogni maniera di lusinghe , 
e lui che prima a consiglio di moderata gente (fover- 
navosi, ebbero tirato a se. 

Il Motu- proprio sul Consìglio dei ministri, del quale 
bo favellalo nel Capitolo precedente, aveva data sod- 
disfazione: eravamo al capo d' anno e l'occasione era 
propizia per Far una delle solite processioni al Quiri- 
nale. Ui prima sera in piazza del Popolo radunavasi 
la moltitudine co' capi, coHe bandière, colla musica, 
colle faci, e già mettevasi in moto, quando giunse im- 
provvisa notizia, che la Reggia Pontificia era cinta di 
armati pronti a repellere il popolo. La polizia aveva 
avuto sentore d^l'apparecchiata adunanza; aveva avu- 
to o dato sospetto di progetti sediziosi ; la Corte erasi 

DigilicJbvGoO^lc 



3$4 

spaventata: il GardiDal Ferretti aveva colla sua naturai 
caldezza comandata la truppa, l'aveva posta in or- 
dine, incoraggiata egli stesso a resistenza. Gli adunati 
spiritano , ed imprecano ; imprecano al ministro di 
Polizia, al Segretario di Stat«, imprecano ai Gesuiti 
che erano la lantasima più esosa, imprecano e minac- 
ciano. Accorre il vecchio Principe Corsini Senatore di 
Roma , e, pregato, si reca al Quirinale messaggero del 
popolare scontento: in breve ora va e ritorna e reca , 
tranquillo essere il Papa, e confidente nel suo popolo, 
nef di appresso farebbe testimonianza di sua confiden- 
za , già le milizie essere diseiolte , già libero l'accesso 
al Quirinale. E allora la moltitudine acclama il Papa 
ed il Senatore, e spargesi voce che l' ordine di resi- 
stenza era stato dato, insciente ed iovitlo il Papa, dai 
ministri: e questo fine ha il parosismo febbrile della 
Corte e della piazza, che la piazza trionfa della Corte, 
ed in piazza gridasi viva Pio Nono solo, lo che signifi- 
cava abbastanza che cosa si volesse dire. £, la verità 
è, che Pio Nono aveva in realtà dato l'ordine di quello 
apparecchio di resistenza e di presidio, e che n'ebbero 
jl demerito e r odio il Cardinal Ferretti e Monsignor 
Savelli, ed ei s'ebbe il merito delle belle parole che il 
Corsini recò e poi questo che ora mi pongo a nar- 
rare. Nel giorno seguente due di gennaio si seppe, che 
due ore innanzi al tramonto del sole Pio IX sarebbe 
uscito di Palazzo, e che a segno di animo lieto e confi-» 
dente sarebbe passato dinnanzi a qualche quartiere 
della guardia civica, e per le principali vie della città, 
[Ed in un tratto la via del Coreo è parata a festa, cento 
e cento bandiere sventolano, e il popolo 8'affol|a.Quan- 

DigilicibfGoOgle 



395 

do la Pontificia carrozza dalla via di Ripelta eatra 
odia piazza che del Popolo è detta , e da qnesta nella 
Tta del Corso, la guardia cìvica fa corona, la molUtu- 
dìne s'accalca, né lascia varco aperto all'andare spe* 
dito. Grida freoetiehe accompagnano il cocchio per la 
via lunghissima , e il cocchio incede lento, e il Papa 
benedice , e le bandiere sventolano , e Ciceniaccbio 
monta sulla parte posteriore della carrozza levandone 
una. 8U cai è scritta « Santo Padre, fidatevi dil Po- 
polo » e Pio Nono commosso accenna del si. Né 
son soli i gridi di gioia, vi son gridi di contumelia ai 
retrogradi, di malaugurio a' ministri, dì imprecazione 
alla polizia. Quegli ebbri credevano portare in trionfo 
Pio IX , ed offendevano la maesli del Principe e del 
Pontaf ce; portavano trionfo Cìceruacchio ; in baccan- 
aale contennendo ! Giunto Pio IX al quartiere del se- 
condo battaglione civico, che è situato al prìncipto 
della via delle Cannelle, pregò silenzio e calma e l'ot- 
tenne; giunto al Quirinale pregò la moltitudine a di- 
sciolgliersi , e si disciolse. Tardo e picciolo segno di 
reverenza e rispetto. Nel giorno appresso fu congedato 
l'Assessore generale di Polizia Dandini, sul quale face- 
vasi pesar la colpa principale degli apparecchi di re- 
sistenza del primo dell'anno, e prese il suo posto Fran- 
cesco Perfetti da Pesaro , onorato vecchio di fede sì- 
cura e di liberali spiriti. 

Le notizie che giungevano dì Lombardia e di Ve- 
nezia aggiungevano esca al fuoco : l'un giorno recava 
la novella delle ardite petizioni di riforme che per 
mezzo delle CtHigregazioni Provinciali facevano alcuni 
orrevoli cittadini, e sì celebravano i nomi del Naza- 



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^28 

ri , del Manin, del Tommaseo; il giorno apprewo sa- 
pevasi, come i Milanesi prima, poi via via gli allri 
Lombardi e Veneti avessero fatto e tenessero propo- 
sito di non fumare tabacco, in danno delle imperiali 
gabelle ed in onta degli insolenti. soldati; poi la famk 
diceva ed ingrandiva il coraggio invitto de^li oppressi, 
e la ferocia degli oppressori, ed ^rano conte le furi- 
boode gesta della briaca soldatesca in Milano ed a Pa- 
via; erano rimpianti i lutti di I^ubiirdia che Hassiow 
d'Azeglio descrisse t!on parole più generose che pru- 
denti. E la giovcntii Itomana pomposamente suffra- 
gava 1' undici ed il dodici di gennaio all' anima dei 
morti per ferro austriaco, ufficio di pietà e di covala 
vendetta insieme. V'assistevano i Militi cittadini, i 
Consultori di Stato, Il Ministro di Sardegna, e quanti 
erano Lombardi in ttoma. t'n frale Barnabita Ga- 
vazzi in occasione d'una di quelle feste funeree (che 
non fa una sola, perchè a funeree feste Austria dava 
frequente materia , e voievasi , quando in piazza 
non v' era di i^he , fare ragunata in Chiesa ) fu , 
dissi, in una di quelle occasioni che Padre Gavazzi 
montò improvviso sul pulpito, e nel tempio del Dio 
di pace parlò parole dì guerra, del che fu ammonìlo 
poi e punito, e gli agitatori presero disdegno della 
pena, perchè piaceva anche la indisciplina dei frati, 
e la chiamavano liberalismo. 

I tempi ingrossavano: dall'un cauto la febbre d'a- 
gitazione pigliava vigore, dall'altro Austria non solo 
stringeva il freno di ferro ai Lombardo-Veneti, e tin- 
geva te spade nel sangue loro, ma minacciava le al- 
tre Provincie italiane. I Borboni disertati da Lucca e- 

DigilicibfGoOgle 



337 
nto saliU sul trooo di Parma cbe Maria Luigia mo- 
rendo lasciava, e governavano questo fideicommesso 
AosUitco cosi carne loro natura paurosa voleva : e 
l'Austria faceva col novello Duca di Parma, e con 
qaello di Modena un trattato cbe osavano Riamare 
di alleanza offensiva e difensiva, e significava infeu- 
damento nell'Imperio, importava invasione di impe- 
rlali truppe, e governo di licenza soldatesca pah a 
quella cbe tribolava le proviacie Lombardo-Venete. 
E l' indipendenza della Toscana pareva minacciata , 
perchè in causa delle qutstioni territoriali con Modena 
per Fivizzano, con Parma per Pontremoli si levavano 
rumori, si muovevano armati, ed AusU-ia prote^eva 
suoi famuli principeschi. E sapevaai che il maresciallo 
Radetsky - volgeva arditi pensieri nella mente , e 
consigliava Vienna a rompere gli indugi, e proponeva 
correre addosso al centro d'Italia, dettar la legge a 
Firenze ed a Roma, accampare forsanco sulla Sesia, 
ed occupare Alessandria. Per le quali cose, nel tempo 
jn cui le nostre città fumavano di tanti vapori, e le 
dissennate sette e la balda gioventù si travagliavano 
in vivificare gli spiriti ingubordinali ed esasperare gli 
umori popolari, fantasticando non so quali impeti con- 
tro l'oste tedesca di improvvise falangi armate dì falci, 
e contro i fortilizi l'ariete della mazziniana idea, gli uo- 
mini a cui i vapori non davano il capogiro stavano coiVa- 
nimo sospeso e Umoroso di male, consci! come erano 
delta dehilili delie nostre forze, e della poca fermezza 
dello Stato. Né pareva si trovasse modo ad aumentar 
quelle, e consolidar questo, perchè i tempi ed i fati in- 
calzavano e trascinavano, eia Corte stava o ritiravasi. 

DigilicibfGoOgle 



528 

Erasi posta graode coafldenEa nella Gomnlu. La 
pubblica opinione le era amica , perchè sebbene i 
Consultori fossero eletti dal Principe, pure biella mag- 
gior parte erano eletti a raccomandazione di quella. 
(più noikavevano soda istruzione nelle politiche scien- 
ze, e si lasciavano di leggeri persuadere e guidare 
d« Deputati di Bologna, di Ferrara, di Romagna, 
i quali erano più istruiti ed educati politicamente. Il 
Presidente Cardinale Antonelli s' avvide ben presto, 
che la Consulta per opera di questi poteva prendere 
autorìli di una vera Rappresentanza , e agli artificii 
parlamentari seppe opporre.artificii romanamente cor- 
tigiani. Un articolo del Regolamento organico faceva 
abiliti d'iaiziativa ai Consultori dì qualsivoglia propo- 
sizione, e questo, pe'tempi che correvano, per la pub- 
hlicili, anche indiscreta spesso, che era in moda, pel 
Sussidio della pubblica opinione e della stampa, poteva 
essere valido mezzo e di impulso e di opposizione al 
Goverbo. Si^vanselo i Consultori , a' quali stava a 
cuore dare autorità e potere a quel Corpo, e per- 
ciò proponevano , ne fossero pubblici i voti e gli 
atti ', sapevaselo il Governo , e perciò non voleva 
alla pubblicità acconsentire. E se ne favellò mollo 
ed in diversa sentenza secondochè le preoccupa- 
zioni di quei tempi portavano : la parte più li- 
berale credevala indi^nsabite, ed anche ì ministri 
inglese e francese desideravsnla: alla Corte faceva 
paura. A dir vero a chi oggi con animo riposato ri- 
volga in mente quella quistione parrà strano, che si 
volesse la puld>lìcitft di atti i quali erano semplit» consi- 
gli, né certo pana che tanta puhUicità si cjavenisBe 

DigilicibfGoOgle 



33d 
aduna istituzione come qaelb; DM e'iHSOKoacoiiHdert- 

re, che in sostanza i tempi erano iti innanzi alla istitu- 
xione, che queata era accolta come, una sembianza di 
caraeia rappresentativa, e che volevasi colla pub* 
Uicità dare al voto quella forza che un consiglio 
non aveva, sicché il Governo dovesse rispettarlo come 
una deliberazione. Darò appresso qualche notizia su 
ciò che la Consulta fece e sui consultori; qui è caduto 
in acconcio fame memoria per dichiarare, come allo 
Slato desse poca fermezza sin da principio, perchè era 
iosufftdente alle esigenze dell'opinione e perchè il Go- 
verno incominciò a riguardarla sospettosamente, non 
approvando io ogni sua parte il regolamento interno, 
indugiando ad accettarne ed accettandone di mal 
garbo un indirizzo al cominciar delle sue tornate. E 
mi è avvenuto di toccare alla Consulta inani proposito 
della sentita debilità delle forze, e del desiderio che 
n aveva di migliorare ed ampliare gli ordini della 
milizia. Tanto, che della incuria del Governo ai faceva 
alta querimonia, tanto, che i Romani deliberarono 
fame istanza alla Gonsulla. Ed io credo non potersi 
per me dare contezza migliore e di quel desiderio 
e delle forme, con cui s'appalesava, e della agitazione 
degli spiriti, di quello che recando la istiinza che fu 
deliberata e presentata il giorno dieci del mese di gen- 
naio. La quale era fatta, cori come allora si costu- 
mava, in nome del Popolo Romano, e presentata e 
ftampata contemporaneamente, e cori diceva : 



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«SigtMMi, 

■ Una Borda a^tauone ohe si fa aempre più ftvte 
« regna da (palche giorno in questa città e la idea 

■ di perdere in un istante dcmi solo i beai tatti che 
« si ottennero dalle riforme concesse dall'ottimo Prin- 

• cipe, ma insieme ogni libertà d'azione, ogni svi- 
€ luppo progressivo della prosperiti nazionale, occupa 
« ^i animi in modo da far temere nna dimostrazione 
e popolare, enei^ca, onitersale, e forse infrenabile. 
« A prevenire questi moti che possono divenire vìn- 
ti lenti, a conservare le forme legali per far giungere 
« al nostro Sovrano i desiderii del popolo, noi che 

• bcciamo parte di questo popolo, e ne conosciamo 

■ tatti i pensieri, e abbiamo tanto interesse a god- 

• servare la pace, a tutelare la salvezza e la digniti 
« delia patria, ci presentiamo a voi, o illustri Cob- 
« suttori, per esporvì i veri sentimenti di Roma, e 
e per scongiurarvi ad essere interpreti presso il trono 
« dei nostri voti, e farvi mediatori di pace e di pub- 
« blica salute. 

« Quando la indipendenza d'ano Stato è minac- 

■ ciata da un pqssente nemico, la suprema legge, il 
« sacro diritto d' un popolo si è di preparare i mezsi 
« della propria salvezza. I disegni invasori dell' Au- 
« strìa sull'Italia non sono più un segreto per alcuno. 
« Arn^ndoBÌ il diritto d' occupare militarmente que- 

• gli Stati , ne' quali è chiamata . sen/.a domandare 
« il consenso degli altri governi italiani , senza che 
e un forte motivo serva almeno di pretesto all'occu- 
« pazione, 1' Austria vuol farsi padrona dei nostri 

DigilicibfGoOgle 



• deslini. Modena è gii invasa ; it popolo dj Parma, 
« inÌBaciiialo dall'armi austriache pronte ad accor- 
« rere ad ogni cenno di quel Ekica, è ridotto al silen- 
« zio; il governo di Napoli sisponde cnlle carceri e 
« coi supplizi alle preghiere ed agli evviva del popolo, 
« perchè sa che le baionette tedesche stanno eoo lui; 
d Ferrara dopo tante promesse non è libera ancora 
«dai croati: Vienna invia sempre nuovi reggimenti 
« verso r Italia, e pone l'armata sul piede di guerra 
« crescendo il soldo d'un terzo, e prepara le artigtie- 
<( rie d'assedio, ed ordina gli apparati di guerra oec- 
« cessari per entrare in campagna. 

« In mezzo a tanti segni precursori d'una invasione, 

• quando i pubblici fogh dì Germania parlano aper* 

• tamente di guerra, quando i partigiani dell'aDtico 
« sistema d'oppressione rialzano il capo e congiurano 
« contro il popolo, quei governi Italiani che con mi- 
« rabile accordo si unirono per seguire la via delle 
« riforme, debbono oggi abbandonate agni altra cura, 
■ non pensare ad altro che alla difesa della patria 
« comune, e dell' indipendenza italiana. Oggi è stol- 
« tezza riposare sulla fede dei trattali, è ignoranza' 
« della storia appoggiarsi alla forza della ragione, è 
K* vanità fidarsi h1 potere delle proteste. L'Italia sve- 
M gliala al suono delle armi straniere si accorge dei 
m suo pericolo, e già da ogni lato sorge un grido cho' 
« ohtama i Princìpi a proteggere la minacciala indì- 
« pendenza colle armi. Già la Toscana riordina le sue' 
«.truppe, arma in fiotta la Guardia Civica e si pre- 
ti para alla difesa; il Piemonte rifiuta il congedo 

• ai siiói soldati, chiama i contingenti e fa ar- 

D,izc=inGoo^lc 



332 

mare le sue fortezze, e noi, segno primo all'ira 
« dei nemici del Dostn paese perchè fummo i primi 
« 8 dare il segnale del ano riBorgimeoto, non dob- 
« biamo oggi restar gli ultimi a prepararci per difen- 

■ dere il Principe, le leggi e la patria. Ha la nostra 
« milizia benché composta ^i tanti bravi e valenti 
«militari, considerati individualmente, è divenula 
e però un corpo debole e infermo, perchè priva di 
« mente regolatrice , perchè mancante di armonia 
« nei sDoi movimenti. Per assi^gettarla all'ambizione 
« tirannica di pochi si cercò per lungo tempo di coii- 
« vertirla in una forza destinata solo a perseguitare 
« e ad opprimere, e pare per generosi sentimenti, 

■ per coraggio e per senno era degna di essere una 
e ben organizzata milizia, cui lo Stato potesse fidare 
« con sicurezza la difesa della vita e delle sostanze 
« dei cittadini. Torni o^i essa a rivivere con un 
« nuovo e savio ordinamento, torni alla severa disci- 

■ pUna, alla retta amministrazione , e riacquisti colla 
« sua dignità il sentimento dei suoi doveri. Sì ripari 
a il suo materiale povero ed abbandonato , si con- 
« eentrino le sue forze disperse, si aumenti e sì acce- 
« Ieri la sua istruzione, ma soprattutto si diano alla 
a nostra armata comandanti attivi, educali alle armi, 
« di sperimentato valore , di meritata fidacìa per una 
« costante opinione amica del progresso della civilU 
« italiana. Questo domanda oggi il popolo romano e 
s a sue domande sì uniscono quelle delle provincie 
e e insieme il voto del corpo intero degli ufficiali . 
« Voi ben lo sapete: erano più che daecento le fimje' 
« degli uffidali in un indirizzo in coi si chiedeva 



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353 

« rispettoBamente il riordinameoto. della Milina Pad- 
■ tiBcia ; e questo iadirìzzo a cui ^tU si associano di 
« cuore, era presentato all'autorità dall'ottimo colon- 
« nello Stewart che lo vide prima accolto e poi rìget- 
< tato, forse perchè non sì vuole che penetri un 
« raggio di luce io quell'oscura voragine, che ammi' 
« Distrazìoue militare si chiama. 

« E affinchè le sue giuste domande giungano in- 
« nanzi al trono del suo Sovrano, il popolo di Roma 
« le affida a voi , o leali e fedeli consiglieri del go- 
« verno, a voi che venuti dalle provincie , vissuti 
« sempre in mezzo al popolo, ne conoscete tutti ì 
« mali e tutti i desideri! , e qui foste chiamati per 
« recarvi con efficace rimedio una giusta soddisb- 
K zione. 

H Voi direte in nostro nome che noi riponiamo nelle 
« mani del Prìncipe quello che ahbiamo di più caro 
« al mondo, la indipendenza della patria. Gli direte 
« che questo popolo è pronto ad o^ni sacrifizio, e 
« tutta la gioventù è ardente di accorrere ove il bìso- 
« gno della patria a difesa la chiamasse. Le geae- 
« rose offerte dei municipii , le volontarie soscrizioni 
« provano abbastanza lo spirito che anima le molti- 
« tudini. Perchè mai si cercò di comprimere questo 
« nobile sentimento d'amor patrio ? Perchè mai si 
« ricusarono perfino i doni fatti per comperare i can- 
« noni, e i cannoni offerti da Milano e da Genova? 

K La fiducia del popolo non deve essere più delusa; 
« l'armata pontificia deve acquistare il lustro e la 
« forza cbe essa merita, e che le circostanze ricbieg- 
« gono; la Guardia Civica dev'essere attivata, e pron- 

DigilicibfGoOgle 



334 

« tornente, in ogni parte dello Stato; ma se prevale»- 
a aero ancora i-consigli di coloro ohe chiamatto viaioDi 
« i notitri timori, e vorrebbero addorroentaroi, voi, o 
« illustri eoDBultori , direte rispettoBamenle che il 
« popolo è deciso di servirsi di quel diritto che chianift 
« in aiuto ogni mexzo quando si tratta di difendere il 
€ Principe, le leggi , le sostanze], la libertà , tolto 
« quello infine che costituisce una patria. » 

« Che se in ifiezzo agli sforzi necessari! per armare 
e le mollitndioi, e nell' universale esaltamento, di cui 
u -abbisogna un popolo, perchè accelli ogni sacrificio, 
« la prudenzt non potesse assegnare i limiti all' entu> 
« siasmo, e la voce dei moderati non fosse più ascol- 
« tata, ricada la colpa e la pena su coloro che ingan- 
« nano i governi, e tradiscono i popoli , nascondendo 
« a quella la verità dei fatti , e spingendo questi ad 
« entrare per disperalo consiglio nelle vie illegali , 
« quando vedono disprezzate le giuste domande loro. 
Queste non temperate parole facevano ritratto della 
concitazione degli animi. Né la Consulta credeva do- 
vere lasciar dubbio di sua poca sollicitudine intorno » 
questo capo della milìzia, e faceva pubblico un rap- 
porto del prìncipe Odescalchi e del conte Campello, 
che era del tenore seguente : 

a In seguito di una deliberazione del Consiglio dei 
« Ministri approvata dal Santo Padre, la Sezione quarta 
M della Consulta di Slato ebbe fino dallo scorso di- 
■* cembre l'incarico di rivedere il regolamento orga- 
« nico militare pubblicato nel i Mh , cui l'esperienza 
■M. di pochi anni aveva bastato a fare conoscere insuffi- 
4 ctente e manchevole. Non si dissimulò la SMÌone 

DigilicibfGoOgle 



sss 

■ qaale ardua iocoinbenza si fotse qoeila , e quanto 
« più difficile ad uomini ti6o mai ehiamuti prima d'oggi 
« a partecipare alle cose pubbliche, e ci6 ch'è più, e> 
« stranei per la maggior parie alte militari. Pur non 
« ostante si accinse colla scorta della ragione, e coi 
€ vivo sentimento del bene patrio animosamente alla 

■ impresa, e primo suo avviso fu quello di giovarsi di 
« qnanto le più illuminate nazioni avevano già elabo> 
« rato su tale materia , prendendo i codici militari di 
« Prussia e più ancora di Piemonte , sico^me guida a 
.■ tale opera. Ha per quanto studio e zelo si impieghino 
« nella medesima, noi non vi nascondianw «he dovrà 
« ancor passare non breve tempo innanzi che sia oon- 

■ dotta a suo termine ; cod che non è sperabile j>er 

■ questa parte d'effettuar cosi presto , come la neces- 
« stA Io vorrebbe, il salutare riordinamento della mi- 
« tizia. £ frattanto un pensiero alto, gravissimo è ve- 
€ nuto alla nostra mente. Questo tempo che va a 
« decorrere non sembra esso racchiudere il seme d'im- 
« portantissimi avvenimenti? Polremo avvenlurarvici 

■ « senza che una forza militare compatta, imponente , 

■ saviamente costituita e diretta si mostri pronta a 
« mantenere l'ordine, l'indipendenza, la dignità del 
.« paese e del trono? Noi non vogliamo aggravare la 
« presente situazione, non cediamo ad impulsi di al- 
< cune ; ma francamente e consoienziosamente vi di- 
« ciamo di volger gli occhi d'attorno, scendere nell'a- 
« nimo vostro e decidere. 

' «Per quanto n^li odierni tempi si accordi potenza 
« alla ragione e al dritto, non bisogna scordare, che 
« riaipero della forza nuterìale non è interamente di- 

DigilicJbvGoO^lc 



386 

■ strnlto. Or bene, sarà egli conventenle rimanere noi 

« ioerti ed inoperosi fra condizioni si gravi, addennen- 
« tarci sulla presento lassetza, anziché porre >i contri- 
« bnzione quanto vi è di vigore e di energia nell'animo 
« di ciasobeduno? Né certamente atlorchè si vedeana 
« ri animou gioventù, acuì né la robustezza del corpo, 
« né l'alacrità della mente , né pregio alcuno fu ne- 
« gato dalla natura , non può dubitarsi che mandiino 
« gli elementi di questa forza ; né é lecito concepire 
« cbe questa sola terra difetti di quanto é d'-uopo per 
« mantenere il suo decoro, la sua iotegnté. Al che ag- 
1 giungeremo, cbe la manifeatazione della propria po- 
« tenza é il mezzo più atto ad ottenere rispetto, e con- 
te servare quindi quell'equilibrio e quella pace cbe sono 
« il primo desiderio di ognuno. 

« Tutte queste considerazioni sono venute nell'a- 
« nimo nostro, e ci hanno convinti, cbe, non poteudosi 
« ad un tratto effettuare nel corpo militare le oppor- 
u tune riforme amministrative e politiche, era nostro 
« debito il sopperirvi almeno con qualche altro mez- 
a zo, che valendo del pari a migliorarlo, ne rialzasse 
« il decoro, e lo rendesse la più solida e ferma garan- 
« zia del paese: Né siffatto mezzo ne è parso difBoile 
« a rintracciarsi. Viroa talttm frobof, et legem ve- 
« terem I Migtiorinsi gli uomini almeno finché non lo 
« possono gii ordinamenti. Le nostre armi hanno bi- 
ff sogno di un capo , hanno bisogno di uomini abili, 
« onesti e pratici soprattutto nelle cose di guerra ; 
« essi potranno soli sopperire tostamente al difetto 
« delle istituzioni. Noi non. intendiamo con ciò far 
« torto ali» nostra patria , ai nostri concittadini ; le 

DigilicibfGoOgle 



337 
« ngstre arti noa foron» di guerra .fiDora, eia di mol- 
« lezia e di pac«; dod si nasce in-alcuiia òosa mae- 
« siri, e sarebbe «tolto prel«idere'«he dai seno del- 
ti l'ioduatria, del oonewrNo, dcH'agriceltara, ventnero 
«fuori sapientissimi oapitaoL Noi teniamo per certo, 
4 ette vui. generale capace di dare utili consigli almi- 
K oistero di guerra, abile a creare un piano di difesa 
A del territorio, a dirigere ed orgaaìuare le forze, e 
tt che nel tempo slesso -, per il suo credilo ed auto- 
■ riti, riesca a conciliarsi non solo il rispetto de' suoi 
€ soldati, ma di quelli delle altre potenze italiane ; 
« teniamo per certo che un tal nomo, più assai di 
« qualunque legge , gioverà alla saggia e solida ri- 
« costituzione dell'armata pontificia. Questo crediamo 
« possa essere l'espediente migliore, come a storniue 
« qualunque tempesta si addensasse su queste contra- 
« de. cosi a soccorrere noi medesimi nella stabile o- 
•c pera di riforma , cbe andiamo ad imprendere. È 
« indifferente che un tal uomo, o se meglio si vuo- 
a le , tali uomini si cerchino in uno Stalo anziché 
a in un altro. E fra gli italiani , il Piemonte è quello 
e in cui lo spirito guerriero rimase sempre vìvo ed e- 
« nergico, e dove le più utili dottrine militari furono 
«( sviluppale, ed è li pure che le nostre più care BÌm- 
« patie si rivolgono. Là dunque , o se non là , in 
H qualunque luogo si cerchino : ma sia dato it capo , 
K sìa data la mente a questo corpo infermo, e disor- 
te ganato, se si vuole rianimarlo alla vita. 

< La Sezione IV adunque vi propone , o signori , 
■ la seguente deliberazione :. 

« La CoiuuUa di Stato valendoti dellt facoltà ac- 

ss 

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358 

A cordai* daltarl. M id Motuproprio , etpriwtt il 
« voto, eko il Govtmo ckiawù tonta indugio «Imiti 
t ufiei»li mperiori ditlinti por oper* e por fmm» a 
a dirigerò ed orfanÙMOlri la truppa pontificia. Quo- 
« ati servmtnno in pari tempo a coadiuvare la Se- 
«. xione quarta della ContuUa mila formattane del 
« giallo militare che le i affidato e ehei m-gentienato 
■ condurre a termine ». 

E la Consulta approvò questo rapporto , ed il Go- 
verno richiese il Be di Piemoote di qualche inficiale 
aperto di militari ordinamenti. Essendo di que' gior- 
ni mancato ai vivi di morte improvvisa il Cardinale 
Massitno, il Papa nominò ministro dei LaTori PaU)li- 
ci Monsignore Rusconi, e delle armi in vece di questo 
ri Principe Gabrielli Romstio, antico soldato che fama 
aveva di severili e rettitudine. E fu il primo laico che 
sedesse nei consigli del Papa, e perciò gradito abba- 
stanza, s^ibene non fosse reputato uomo di libnxli 
opinioni. 



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33» 



CAPITOLO X. 



Xapsli e SieUia. — N«liii« il«IU Kivoliiiione di Palermo. — 
ESetli di qmesta. — Apparecchi lU riToluiioae nel regoo. — 
La Cnstitazione a Napidi. — Effetti di questa nolìii» in Ro- 
ma. — Rianniia det Cardloale Ferretti. — Il Cardinale Bo- 
fondi Segretario di- Stato. — Tumolto degli 8 («bbraio. — 
Ppoclama del Papa del gitano 10. — Gioia dei Rnmaai. — 
DimiMtraziQDe popolare. — - Parole del Papa. — Cambiamento 
di Ministero ai t3. — Commissioni di Ecclesiastici pel pro- 
pello di Costituzione. — Coatltazioni in ToKaoa e Pìmdm- 
te. — lodHgi in Roma. — Aapellaliva. — Coaùgli. — Pro- 
getti. — Iitdirizii. 



Nel mentre clic le cose procedevano in Boma cosi 
coaie ho dettò, grande impulso a procedere oltre ve- 
niva di là dove il Potere dava esempio di oslÌDataresi- 
stenza e pretendeva vanto di imperturbata fortezza. 
Il NapolJlaoo Governo scherniva i (ìovernì di Roma , 
di Toscana, di Piemonte, teneva in non cale gli am- 
monimenti della slampa e quelli dalia diplomasi* fran- 



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340 

cese ed inglese, ed oi^ogliofto disddava le ire frementi 
della Sicilia sempre mal fida a Napoli, e quelle di Nt- 
poli stanca di stare in fede dì potestà assoluta. Dal 
novembre in poi non cessavano le dimostrazioni di 
scontento, di ira mal repressa , e di desiderio di rag- 
giungere le altre provincie italiane nella via che 
accennar pareva a risorgimento della patria comu- 
ne, e non cessavano il Del Carretto e gli altri abu- 
salort di abusare la forza, che la cristiana civiltà 
vorrebbe non doona e Regina assoluta di cristiane 
genti, n)a presidio ed ausilio di cristiana autorità. 
Ed i percossi in Napoli per amore di libertà e per co- 
raggio civile, dì mezzo all'ignavia dell'i mbestìala plebe, 
erano pure di questi giorni, come già da mezzo se- 
colo, que'nobili, a uui la Corte non perdonava quel- 
l'amore e quel coraggio, ed a cui la corrotta plebe non 
pedonava il censo avito e le pompe luisureggianti; ed 
erano pure quegli uomini chiari nelle lettere e nelle 
scienze, a cui sono nemiche ed infeste le invidie .ed 
ignoranze plebee e Io invidie ed ignoranze ccg-tigiaDe; 
erano quelle classi insomma, contro le quali ora come 
sempre e più che sempre grida l'orgogliosa e cupida 
insania di coloni, i quali per pareggiare se medesimi 
a quelle vorrebbero spianare ogni altezza di fortuna , 
di virtù , d'ingegno e di sapere , né 'Si fermano, 
se l'empia fantasia non tiri giù anehe il Signore 
Iddìo. E cosi come a Napoli e nel R«gno, là in Sici- 
lia, in quell'Isole ridotta e tenuta in selezione dalla 
-forza ollrepotente ai trattati , ai diritti , ai ginra- 
menti. Nel dicembre la nobiltà e la borgheda Sicilia- 
na non lasciarono passar giorno in coi non facessero 

DigilicibfGoOgle 



341 
opera dì mnlcra 1« sortì della terra natale oon que'. 
modi di querela e di petizione , che asti erano' possi- 
bili. AccUmar Pio IX, ed i Priocipi Biformatori^ pre? 
gar coDfldeiiti , pubblicare richiami , infine rpinae? 
ciar risoluti. Nuovo forse è nella istoria dei rivojgii 
menti dei popoli questo fatto, che i Siciliani, visti inu- 
tili i richiami, visto il. potere ii^orato, ferniaroiie il 
gioroo, oltre cui la pazienza non andrebbe: e- fu il do- 
dici di gennaio, e il dissero al Re, all'Italia, al mon- 
do; singolare e nuovictsima disfida a singoiar tenzone 
ie^ì inermi forti sulla coscienza del diritto cogli ar- 
mati oltracotanti. E poi che fu venuto quel giorno', 
che era l'ultimo segnato alla tregua, né il Re consen* 
tiva a far mutazione, si operò rivoluzione in Palermo,' 
e gli inerrai diedero di piglio all'armi che ministrava 
il furore, e gli armati furono pesti, rotti, fugali, oc» 
me se Dio combattesse con quelli , e poi, tornati agli 
assalti, furono fugati di nuovo. Ed eceo quel Potere 
che si teneva e si vantava inesorabile cedere allora e 
dar per forza ciò che non aveva voluto per savio coo- 
siglio, ed ceco al 16 gennaio Napoli mandar decreti di 
concessioDi a folla sulla stampa, sulla consulta di Statoi 
sulla particolare amministrazione della Sicilia. Tardi 
e poco : tardi perchè il concedere a chi già ha preso 
è insulto; poco , perchè il contentare a gocciole chi 
vuol tutto è imprudenza. E questo fu il frutto prìaip 
mabirato dalla cieca napolitana resistenza, che dall'e- 
sempio di Sicilia i popoli presero coscienza della prò* 
pria forza, e che il proposilo di mutare gli Stati per 
via di riforme fuorviò a quel cammino .delle rivolq* 
zioni il quale non ba confine e spalanca preoi|»izii 

DigilicJbvGoO^lc 



34S 

ai re, ai popoli, «Ile mzìddì. B questo Ila il bene- 
ficio, che i montri' del òoon governare, i conservatori 
strenui, i soli e veri difenBorl dei Priacipati,* come si 
vanlavano, e pur .si tornano a vantare, operaroDo al- 
lora ia Italia, che essi furono cagione del primo crollo 
dato all'aulorilà di>l ^incipato. 

Le notizie di Sicilia giunsero in Roma vaghe prima. 
poi eerte, liete alla moltitudini:, gravi ai timorosi delle 
rivoluzioni, istigntrìci a coloro che rivelazioni di po- 
polo e non riforme di principe desideravano, e di sop- 
piatto preparavano. E questi non si tennero più dallo 
impellere, e a chi temperava mostravano la bandiera 
Pulermitana rossa di sangue , e levavano alle stelle 
Palermo maestra ai popoli, corretlrice dei tte. E i de- 
siderii di rivoluzione maggiore s' acuivano, e già an< 
davano intorno messi ed oratori per incettare danaro 
ed armi, con ont, a modo della Giovfiie Italia, gìtiarsi 
nel vicino Regno, e levar romore. E raccoglievan da- 
naro, reclutavano gente usa alle fazioni , e chiede- 
vano armi alle guardie civiche confinanti o (>oeo di- 
«coste dal regno, e stndiavansi a tirare nell'in trapresa 
i andditi ponlìfloii con arme ponti0cie. Al che ae ta- 
luno obbiettava ragioni dì prudenza civile, di rispetta 
a quel diritto che dieesi interoazionBle, e di rigaardo 
al Governo nostro, ed a quel l'io lY nel some del 
q«Ble Italia risolleva, rispondevano dileggiando noi 
semptiei, che propagoavamo le leggi dell'onore e del 
dovere, e che volevamo serbare la fededala. Narro 
cose note a molti, e che io vidi ed udii eon animo in* 
^ùeto sull'avvenire. 

La rivohiuoiM incominciata a Palermo minacciava 

DigilicibfGoOgle 



5AS 
dutqtte levare it oapo altrove. La corte di Napoli pro- 
vocatrice di quella avrii esse leea e poteaià di compri- 
merla là «ella capitale dove è tanto nulw d'armati, 
lanlo presidio di fortilizi, e dove fu tanta pertinacia 
ia réaiatere, o tanta millaatala fortenal Cbe valgono 
l'armi, i lòrUlizi, i vanti, quando la paura preme, eìl 
fato tira! Miserabile oi^ogiio UBuano! Un giorno, un' 
orahialano, e son troppi, per fiaccar baldanze regie, 
e baldanze popolane : oggi l'imperio aemtua ^dare i 
secoli, domani è nella polvere. Gasi Iddio vuole , ed 
iosegaa : ma chi impara ! Il Napolitano Governo osa- 
ta, poi cede, e dice concedere quelle riforme che. un 
anno. sei mesi , o forse on mete innanzi sarebbero 
state ooncetsloni gradile: ma è tardi ed « poco : la ri- 
volastoae aveva già trionfalo nella vidoa Sidlia: per 
frenarla in Naptdi era mestieri concedere o far sem- 
bianle di concedere ai Napolitani maggiore libertà che 
gli altri popoli italiani non avevano ottenuta dai 
Principi loro : ma pur s'indugiava e le dimostrazioni 
crescevano, e non nella capitale sola ma nelle Provin- 
cie ancora. Nel giorno 17 gennaio molta gente « 
raduna in via Toledo, e nella {hueb del Palasaa 
reale, ed il castello di S. Elmo inalbera la bandiera 
rossa a segao di guerra. A quel segno la moltitudine 
grida Viva il Re, viva la Costituzione, e leva le trico* 
lori insegne. leomandanti militari non si risolvono a 
forhnpeto: alenai, lo StateUs dicesi ed ilFilangeri.coo- 
sigliassero al He di cambiar ministero e dare Una Co- 
sMuiione. E Del Carretto gii potente e prepolente mi- 
Biatre viene dal Filangeri mandalo in bando io nome 
del Re, e il Duca Serra-Gaprtola è inearioato di oom> 

DigilicibfGoOgle 



3M 

porre ud nuovo miaistwo, e la ciMtitonoae Tiene de- 
liberata ed il 29 genriMO ne sono iHVmulgste le bui , 
ed i ministri promettono pubblìoarla compiata in eapo 
a dedici giorni. E finalmenle anche il Re di Napoli 
viene al balcoDe della Reggia, e ringrazia la folla sa- 
lolante, e come nella larghezza degli ìstitati, cod vuo- 
le sorpassare gli altri italiani principi nella largheaa 
degli uffici carezzevoli, e si mostra confidente in mez- 
zo al popolo, ed è lutto a tutti ; apre le porte del suo 
palazzo, conversa famigllarmeote con quelli che ieri 
ancora stavano-in ceppi , roerca xaffragi « plausi , e 
vanto di liberale re. Ed in questa gaisa colla so- 
verchia resistenza, colla pertinacia soverchia, poi colla 
soverchia debolezza, e colla-fretta soverchia disvlaaf- 
falto il moto italiano dalle vie di misurato progresso, 
e balza gli Slati le dove non si pensava che fossero 
per giungere in tempo breve, tempo che il sig. duizot 
dalla ringhiera di Francia angorava lontano di dieci 
anni almeno. E co^ sì chiude io Italia il periodo delle 
riforme, ed incomincia quello delle co^ituzioni , e si 
improvvisano costituzioni, si copiano: oganno fa a chi 
pad hr prima e più. 

Giunge a Roma la notizia dei Napoletani eventi e 
la citli va sossopra : eanti, inni, laminane, tripudio. 
U Municipio stesso invila i Cittadini a far festa, e la 
bnno nel modo solito : moltibidine in giro, bandiere, 
hci, coDcerti musicali, grida che vanno all« stelle: 
le bandiere tricolori si frammischiano alle Panlifit^e: 
da Piazza del Popolo sì va al Campidoglio; il Cardinale 
Altieri arringa il popolo dal balcone del suo palano : 
il popolare suffragio comiooiava a tentare andie i Car- 

DigilicJbvGoO^lc ■ 



345 

dinali; buon prose perolleeeriobistaTaulire in bigoo- 
cial E fia le grida feslose della moltitudine s'alzano pure 
irow grida contro l'Austria, e prìncipalmeote conlro 
i Gesuiti, né si pon modo all'ebbreus. Gièt e'è fatta 
torbida a poco a poco quella temperie dell'agitazione' 
ohe prime era serena e lieta ; e il giorno due febbraio 
a cagione o pretesto di un Civico incarcerato dal Gar> 
di&al Vicario, una mano di Civici trae inquieta al pa- 
lano suo e da questo al carcere , ed a forza pone in 
libertà il prigioniero. 

Il Cardinale Ferretti, cbe gi& da molti mesi aveva 
rinanciato ilNinisterio, e lo teneva a malincuore, ot- 
tenne licenza dal Pontefice ed andò Legato Straordi- 
ikario a Havcana in luogo dei Cardinale Bofondi no* 
minato Segretario di Stato e Presidente del Consiglio 
dei Ministri. Giunse questo in Roma ai 7 di febbraio, 
ed il giorno otto ni levò tal tumulto quale non v'era 
stato maggiore per lo innanzi. Era voce che la Con- 
sulta di Slato avesse progettati armamenti, che il Con- 
Rglio dei Ministri non approvava. Si grida al Iradi- 
mento: il popolo si assembra e minaccioso impret» 
ai Ministri : accorre ancor questa volta il Senatore ; 
accorrono altri spettabili cittadini e temperano le ire; 
il Senatore va al Quirinale, e ritorna accertando, che 
il Papa cambierebbe Ministri: la moltitudine si va 
discÌ4glieDdo, ma noa è calma: non voleva più Mini- 
stri eoelesiaslicì : gridava morte ai Gesuiti , doman- 
dava con alta istanza gli apparecchi militari acconci 
alla difesa dall'invasione Austriaca che era grande- 
mente temuta. Roma era agitata, scontenta e torbida. 
Il giorno 10 vime affisso il proclama s^uentc: . 

DigilicibfGoOgle 



• Pio P.P. IX » 

« HoiBtni ! Ai desiderii voalri, ai vostri timori oon 
« è sordo il Puulefice ebe ia oriolai due anni ha da 
« voi ricevuto tanti segni dì amore e di fede. Noi ttoa 

• oi rìstiamo dal continuo meditare oemc |>088a[>o più 
■I utilmenle svolgersi e perfezionarsi, salvi i Nostri do- 
« veri verso la Chiesa , quelle civili istittuioni , che 
« abbiamo poste non da alcuna necetsitÀ oottretti, du 
« persuasi dal desiderio della Telieità dei nostri pop<^i 
« e dalla stima delle loro nobili qualità. Abbiamo 
K volli altresì i nestri pensieri al riordìoaniento della 
« nnilitia prima ancora che la voce pubbUea lo richie- 
« desse, e abbiaiiHi cercato modo di avere di fuori uf- 
« Sciali cbe veaisaero in aiuto a quelli cbe onorala- 
a meate servono il Governo Pontificio. Per meglio al- 
« lai;gHre 1» sfera di quelli che possono con l'ingegno 
e con l'eHperienca concorrere ai pubblici migliora- 
« meati, avevamo pur provveduto ad accrescere nel 
« Consiglio dei Ministri la parte laicale. Se la concorde 
« volooift dei Pcìnoipi da cui l'Italia riconosce le nuove 
f riforoM è una sicureua. della eonservauone di qae- 
« sii beni eon tanto plauso e uoa tanta gratitudioe 
« accolli. Noi la ooltiviaino , serbando e coaferoModo 

■ con essi le più amicheToh relazioni. Nessuna cosa 
«inaomoia cbe giovar passa alla iranquilUtà ed- alla 
< dignilA dello Stato, sari mai negletta, o Ronani e 
M «addili PooUficii.dal Voatro Padre e Sovrano, «he 
« ddla sua sollecilwliae per voi vi ha date le pr«T« 

* più certe , ed è pronto a darveoe ancora , m sarà 

■ fatto degno di otienere da Dio, tèe ìafaada oei 

DigilicibfGoOgle 



r.47 

«I cuori vostri e degli ItaliuBi lulti lo npirito padfico 
« dellA sua saiiienza ; ma è pronto sltrcni a resìstere 
a eolla virtù delle già date istituzioni agli impeti di- 
«sordinati, come sarebbe pronto a resistere a do- 
ti munde non cnaformi ai doveri Suoi ed alla felicilA 
u vostra . Ascoltate dunque la Voce Paterna, che vi as- 
« sicura: e non vi commova questo grido che esce da 
« ignote bocche ad agitare i popoli d' llaliq c0n lo 
« .«pavento di una guerra straniera aiutata e preparala 
K da interne congiure o da malevola inerzia dei gover- 
« nanti. Questo si è inganno : sjHngervi col terrore 
«a cercar la pubblica salvezza nel disordine; confon- 
K dere col tumulto ì consìgli di chi vi governa: e co» 
K la confusione apparecchiare prelevi ad una guerra 
« che con nessun altro motivo «i potrebbe rompere 
«1 contro di noi. Qual pericolo infatti può sovrastare 
«all'Italia finché un vìncolo dì gratitudine e di fìdu- 
« eia, non corrotto da veruna violenza, cengiunga in- 
« ^eme le forze dei popoli con la sapienza dei Prin- 
« cipt, con la SaHtilA dal diritto? Ha Noi massima- 
a mente. Noi Capo e Pontefice supremo della Santis- 
X sima Cattolica Keligione, forsechè non avremmo » 
a noElra difesa, quando fossinao ÌDgiuslamenle assaliti. 
•I innumerevoli figliuoli che sosterrebbero , come la 
« Uaxa del Padre, il Ontro della Cattolica Unità T 
* Gran dono del CiHo è questo fra tanti doni con <»ii 
« ba prediletto l'Italia : che tre milioni appena di sad* 
« diti Do«trì abbiano dugento milioni di fìqitelli d'ogni 
« nazione e d'ogni Itngaa. Questa fu in altri tem[H, e 
a mUo scompiglio di tutto il mondo Homano la salate 
■ di noma.-Per questo non fu mai intera la rovina 

DigilicibfGoOgle 



« dell'Italia. Que^ sarà sempre la sua lulela, fioche 
n nel suo centro stari questa Apostolica Sede. Oh I 
H perciò benedite. Gran Dio, l'Italia, e conservatele 
« sempre questo dono preziosissimo di tulli, Ib Fedel 
« Beneditela con la Benedizione che umilmente'vì do- 
ti manda, posta la fronte per terra, il vostro Vicario. 
« Beneditela con la Benedizione che per Lei vi d<^• 
« mandano i Santi, a cui diede la vita, la Regina dei 
« SanU, che la protegge , gli Apostoli di cui serba le 
« gloriose reliquie , il Vostro Figlio emanato , che in 
« questa Koma mandò a risiedere il suo Rappresentante 
« sopra la terra. 

« Datum Itoms apud Sanclam Mariam Hajorem 
«die X februarii Anni MDCCCXbViil Pontificatus 
K Nostri Anno Seeundo. 

Plus P. P. IX. 

Lk dove è detto «essersi provveduto ad accrescere 
« la parte laicale nel Consiglio dei ministri» stava di 
più scritto fra parentesi questo : a (se le riposate abi- 
ti tudini ed i tranquilli sludii degli uomini di Chiesa 
« non opportunamente sì confaono all' urgenza dei 
« tempi presenti)» e ciò fu stampato dapprima, e fu 
visto e letto nelle prime prove della sttimpa, ma poi 
fu tolto, né il pubblico il lesse : e chi sei seppe mor- 
morò della gelosia clericale a cui s' imputava la cor- 
reaione. Quel procTama inebriò i Romani. A tre ore 
prima del tramonto del sole un'immensa moltitudine 
si aduna nella piazza del Popolo, e muove alla volta 
della reggia pontificale. Precedono dodici drappelli 
di Ouardia civica , poi lo stuolo dei popolani e dei 



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U9 
cittadini frammisli a soldati , poi ((Haltro drappelli dì 
eoolesiaslici con due incolori bandiere ai lati, la pon- 
tificia in mezio, a lutti colle nappe tricolori; cori, 
stendardi, aoncerli muaicali. Giunti al Quirinale, Pio 
IX s'affiiccia al balcone, e accenna parlare. Si. fa si- 
lenzio profondo, non turbato neppure dallo umpiUar 
delle fontane interrotto poc'ansi. E cosi favella : k Pri- 
B ma che la benedizione di Dio scenda su ili voi, sul 
« resto del mio Stato, e lo ripeto ancora su tutta l'Ila* 
« lia, prego «be siale tutti concordi, manleniate quella 
« fede cheavete promessa al Pontefice ■■ A queste pa- 
role il devoto silenzio è rotto da un repentino tuono 
a grida — SI, giuro; e Pio IX prosegue: <t Avverto 
« però cho non si levino più certe grida che non sono 
a del popolo, ma di pocbi. e che noB mi si facciano 
« alcune domande contrarie alla Santità della Cbiesa, 
« cbe non posso, non debbo e non voglio ammettere. 
K A questa condizione con tolta l'anima mia vi be- 
« nedicoa. E benedice. 

Ora quali erano le grida discare , quali le domande 
contrarie alla Santità della (Chiesa ? Alcuni pensavano 
e dicevano pensare fossero grida e domande di Costi- 
tuzione: altri, e questi s'apponevano al vero, grida di 
espulsione e morte ai Gesuiti, e d'ingiuria al t'Iero. B 
che ciò solo fos^e si chiariva anche da questo, che 
parlando allo Slato Maggioie della lìoardia civica il 
Papa aveva detto, istituire una (Commissione cbe coor- 
dinar doveva tutte la Riforme, e proporre le amplia- 
zioni reputate opportune, e detto aveva come frase 
per chiamare altri laici nel Hioistero, ma volere es- 
ser libero nel far benefizio. 

DigilicibfGoOgle 



360 

{ btli seguivano le paròle : il giorno do4id Mh 
brùo camluMÌ il Minislers. Al commercio il coatc 
Giuseppe fapolini Consulterò per Ravenna , io lat^o 
dd eardioale Bìario Sforza: ai lavori pubblici l'avvo- 
eato Francesco Starbioelli Magistrato municipale di 
Itùna, in vece di HooNgoor Rusconi; alla polizia il 
prìncipe di Teano.Micbele (ìaetani in luogo di MoKSt- 
gnor Savelli ; all'interno in vece di Monsignore Amici 
il chierico di camera Monsignor Francesco l'enlini 
vioe'presidente allora della Consulta di Stato, con tre 
Consiglieri coadiuvanti , Monsignor Della Porta ca- 
meriere segreto e Guardaroba del Papa, Don Vincenio 
Colonna, ed il prìncipe Ikwimo Conti. Estimato ed a- 
malo il Pasolini per isquislla nobiltà dell'animo , per 
non oomune doUrìna e temperate opinioni liberali; lo 
Slurbìnelti fra chiarì avvocati romoni chiarissimo, t^ 
d'ingegno e rettitudine aveva fama; l'arguto Gaetani 
in favore di popolo ; non isgradito l'umanissimo ed 
onoralo Monsignor Pontini; il Colonna in credilo di 
buono amminislralnre , il Conti di liberale uomo. Poi 
fu nominala la t^ommissione, la quale doveva pensare 
il modo di coordinare ed ampliare le riforme, allena- 
perandole alla natura del Governo ^ntifìcio ed ai . 
tempi, ed era composta di lutti ccdesiastici , cioè 
de' Cardinali Orsini, Castracani , Orioli, Allierì, Àn- 
tonelli, Bofondi e Vizzardellì ; e dei Prelati - Corbfdì 
Bussi, Jternabà e Hertel. E la gazzetta del Governo 
ne diede sollecito annunzio. 

Non allungo il discorso per narrare la esallaùoite 
dell'animo e della mente procacciala io tallo lo Stalo 
dalle notìzie di Sicilia e di Napoli, dai casi dì Boma, 

DigilicibfGoOgle 



:>3I 

«tagli atti del Ponlefioe. SUvaii dovunque in ispot- 
Utiva di tnwtazioni maggiori Dello Sialo , e ne en- 
iceva il desiderio, a omii^ a matto che upevaoM , e 
ToKana e Piemonte aver già da' Priacipi loro otle- 
OMtai la protneaea di una Coe^tuùone. Dovunque, ed 
a Roma più cbe altrove, si feste(;gÌavano rumorosa- 
mente i lieti eventi degli Stati aoiiui, dovunque, ed 
a Roma più, grindugì veoivaDo a fastidio. E la gaz- 
zetta governativa stampava e ristampava che la Com- 
missione procedeva innanzi ni>gli studii e nei lavori 
riformativi, e già lasciavasì intendere che si avrebbe 
avuta una Costituzione a foggia di quelle degli altri 
Stati. Se non cbe dubitavasi dell» opposizione del 
Sacro Collegio, e v' eran pure uomini liberali che 
consigliavano a qualche liberale Ministro di procedere 
con molta misura e prudenza in questa bisogna, av- 
vegnaché paresse loro, che una Costituzione uni- 
forme a quella de' principati laici non si convenisse 
al principato ecclesiastico. E molti progetti si mette- 
vano innanzi e si pubblicavano : il Padre Ventura ne 
pubblicò anch'esso un suo, in cui proponeva due Cn- 
mere, l'una eletta per comìzi; l'altra costituita dal 
Sacro Collegio de'Cardinali. Il Papa richiedeva di con> 
siglio il Rossi amhasciadore di Francia , il quale in 
qualità di ambascìadore rispondeva, approvarsi e lau- 
darsi da Lui tuttociò cbe il Principe spontaneo opera- 
va ; ed in qualità di privato proponeva tali tempera- 
menti , per cui la Legge costiluliva del nuovo Stato 
non racchiudesse i germi di gravi conflitti fra i nuovi 
poteri partecipanti all'esercizio della sovranità tempo- 
rale e r immutabile ed indivi«bile potestà spirituale 



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553 

del Pontefice re. Qualche muDìcipio ÌDComiiieiava a 

mandare iudirìzzi al Prìncipe , ne' quali si chiedeva 
la. Coslitutiune, né questo piaceva, perchè il Papa 
e la Corte amavano esaere liberi da qualsivoglia preoc- 
cupazione e volevano intiero il merito dello spootaseo 
beneficio. 



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CAPITOLO XI. 



Effetti Mie diatarne •gilatiooi. — Coamitrioni 

— AuMNBii potiUci. — AmnoninBoli del Galeno. -^Bu- 
Mgu dellt Gnudb Ciiica t' SO febbraio. — Prestito La 
H*ote. — AHrancaineDlo de' cinoni. — ProTTedimenli rai- 
Ktari. — Notizie della rÌToInmiie dì Parigi. — Effetti. — 
MÌDÌitero del 10 nano. — La noBloa di Galletlì. — 1 dootì 
«limiatTÌ non baono patte Della diaoBuione dello Statuto. — 
Concistorii dei Caidinali. — Pubblicatone dello Statato. — 
Teato del medeeiDO. 



Le diuturne agìtazìooi avevano partoriti quei mali 

cbe SODO sempre immaochevoli , gettito di tempo, 

ozio , e conseguente povertà della gente mÌDUta , 

superlativi desiderii , procaci e ree passioni. Pensò 

-■ il Governo lenire que'mali in Boma nominando ai 18 

di febbraio una Commistione raccoglitrice d'offerte 

io vantaggio dei poveri ; caritativo consiglio, non 

SS 

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8S4 

ef&cace ; :ttimolo, dod rimedio all'oziositi. Gli aiMft- 
sioij polittei funestavano più che mti le province 
HomagDole, ed il Cardinal S^retarìo di Stato am* 
meni i Presìdi a far diligenza d' indagini e di 
r^ressione : brutto indizio di governo debole e 
di vivere sciolto quando si ha mestieri di con- 
dannare eol\e parole le scelleranze che i tribunali 
non condannano. Ripulossi buono a vivificare lo zelo 
dell'ordine puhbiteo nella Guardia Civica Romana, che 
il Pontefice la passasse a rassegna , ed ai 90 febbraio 
Pio IX Mcoodusse nell'Atrio Grande diBelvederepreao 
al Palazzo Vaticano dove era raccolta, le parlò umane 
parole e la benedisse. Alle finanze esauste, alle ren- 
dite annualmente deficienti a ragguaglio delie spese, 
mali di cui aveva data notizia fi ragione in lucida e 
bene ordinata scrittura il Tesoriere Mon^gnoi Mon- 
chini, ed ai bisogni urgenti dell'erano, fu necessiti for 
provvigione per via di nuova prestanza , e Monsignor 
Morìchini fece a seourti col banoo La Hante di Parigi, 
che si obbligava a fernire un milione di scudi a con- 
dizioni molto vantaggiose pello Stato. E questa parve 
una buona ventura. Lodata e lodevole deliberazione 
fu quella , per cui sì foceva abilità ai privati di 
francare le proprìeti dai c&noni e livelli, che motti 
erano fruttuosi alle Congregazioni Religiose, alla 
Chiesa, agli istituti dì pieti, e fu sancito che il Go- 
verno s'avrebbe il reddito dello affrancamento , e 
darebbe ai proprietarii dei cànoni e livdli guiderdoDe 
pari aU'usufrnttD annuo. Per dare Boddisfazioiie alla 
pubblica opinione preoccupata aem[H«pplà dal timore 
di vicina guerra, si provvide a ciò, ohe le Guardie 

DigilicibfGoOgle 



S5K 
CtTÌcbe di riserva TeBWiero armate , e ebe si man- 
dassero truppe a can^K) nelle Provincie superiori dello 
Stato. Jntaalo la Commissione, a ciò deputata, veniva 
avanzando il lavoro sulla Costituzione e gli animi ri- 
posavano nella sicurezza cbe presto sarebbe pubbli- 
cata. 

Nel mentre cbe di questa guisa le cose procede- 
vano, giunsero inaspettale in Roma le novelle dei 
gravi eventi di Parigi. Piccola favilla occasione a 
grande incendio ! Dalle declamazioni della ringhiera, 
dallacurìositàèsospintoil popolo di Parigi ad adunarsi 
per assistere ad un baocbelto, in cui doveva libarsi alla 
Riforma della legge elettorale, che il Governo non repu- 
tava opportuna! E s'aduna in onta del Governo risoluto 
ad impedire il bancbetlo! &i ì deputati banchettanti si 
richiamano di lesa Costituzione, ed Odilone Barrot, 
primo, soscrive ad un atto d'accusa dei Ministri e lo 
reca innansi al Parlamento. La moltitudine si agita 
e grida: Yipa la Riforma; levasi tumulto e la Guardia 
Nazionale sta pel popolo. Si corre alle armi , ed inco- 
mincia la lotta. 11 Re delibera mutar Ministero ; Mole 
non accetta , o non può costituirlo ; viene la volta 
di Thiers, e vuole socio Barrot: ed ecco compiuto un 
voto di tanti anni : Barrot ministro, promessa la R:ror- 
ma elettorale , le truppe si ritraggono e si fa festa. 
Poi fosse caso, o astuta perfidia di congiurali, dì riap- 
picca il fuoco, ed il popolosi crede provocato e tradito, 
ed inferocisce e fo impeto, come il Parigino sa : non 
giova l'aver mutalo Ministri: il re non vuole accogliere 
risoluti consigli, spegnere nel sangue la fiamma della 
rivoluzione; abdica e pone la corona sul capo del 

DigilicibfGoOgle 



3B6 

fanciullo nipóte, né basta. Il Duca di Nemours reggente 
per. legge è esoso o sgradito: bisogna cedere ancora; è 
proposte la reggenza delta Duchessa d' Orleans, ma è 
tardi: la Reggia è già stretta d'annaU. Il Re sale a ca- 
vallo e fa rassegna delle truppe che ia difendono, ma 
la Guardia Nazionale manda grida sediziose e gravi 
pericoli soprastanno: bisogna fuggire come Carlo X, 
peggio che Carlo X, il vecchio He lo dice ei slesso. 
La Duchessa d'Orleans col conte di Parigi e coli* altro 
figliuoletto , ed il Duca di Nemours traggono a piedi 
alla Camera dei Deputati, compassionevole spettacolo, 
e vedono il trionfo della rivoluzione : odono la sen- 
tenza che spezza la corona ed il trono ; odono pro- 
clamato un governo provvisorio; si riducono a salva- 
mento, poi sanno proclamata la Repubblica. 

La Repubblica è proclamata a Parigi : a questa 
novella, Roma attonita sta : allo stupore tien dietro 
l'agitazione: poi l'agitata moltitudioe plaude alla Pa- 
rigina Repubblica, e vuole atterrato lo stemma reale 
dal palazzo dell'Ambasciatore Francese, e festeggia il 
popolare trionfo in piazza, prega pace in chiesa ai 
morti per la Repubblica. 

La Corte Romana in quei giorni benedisse i presi 
consigli di riforme liberali e di Costituzione. Quale 
tempesta infunerebbe ora su Roma e sull' Italia se il 
Gregoriaoo governo durasse lullavial Questo il pen- 
siero de' cittadini, qupsto il pensiero della Corte! Db 
il pencolo della rivoluzione fa capace della bont& della 
riforma : la paura prossima dei partiti ec>-essivt fi ca- 
rezzare un parlilo moderato ! Il dieci marzo un nuovo 
Ministero viene costituito cosi. Presidente del (^dsì- 

DigilicibfGoOgle 



35T 

gjio dei Ministri il Cardinale Antonelli ; Ministro del- 
l'Interno Gaetano Becchi : Ministro di Gracia e Giu- 
stizia l'Avvocato Francesco Sturbinetti; Mioistro delle 
Fioante Monsignor Morichini ; Ministro dei Lavori 
Pubblici Marco Minghettì; del Commercio il Conte Gia- 
eeppe Pasolini; dell'Armi il Principe Aldobrandini; del- 
l' istruzione il Cardinale Meziofanti; della Polizia il 
Dottor Giuseppe Gaietti Bolognese. Furono poi nomi- 
nati Sostituti come dicesi Sotto-Segrefarii di Stalo 
pei Lavori Pubblici lo illustre professore Cavalieri , 
per l'Interno me che scrivo. Cosi i laici, quando già 
gran parte d'Italia era Costituzionale, e quando ì Lofn- 
bardi, tinto il dito nel sangue de' trucidati cilladini, 
mordevano rabbiosamente il freno austriaco, e quan- 
do Francia era già Repubblicana; cosi i laici furono 
chiamati in maggioranza nei consigli del Pontefice per 
difenderne ed avvalorarne il Principato civile. Becchi, 
Minghetti e Pasolini erano de' più notevoli delia Con- 
sulta e del partito moderato dello Stato: lo Slurbi- 
netti s' accostava alle opinioni loro : V Aldobrandini, 
generosa e nobile natura dì Cavaliero inchinevole a 
tutto ciò che è nobile e generoso : ì tre ministri eccle- 
siastici modesti e facili in quei giorni. La nomina del 
Gaietti a| Minislerio di Polizia diede maraviglia: non 
segnalato egli per opere d'ingegno, ma per sofTerli tra- 
vagli in causa di cospirazione, non sicuro per opinioni 
temperate, che anzi in Bologna aveva nome di stare 
cogli eccessivi e di aver fallo parte contro i modera- 
ti , non esperto di pubblici negozi , per quat ragione 
veniva sollevato a seggio ministeriale , e prescelto a 
governar la Polizia ? — Strani tempi correvano: i 

DigilicibfGoOgle 



358 

moderati dod avfeTano h coscienza dì «iler mK ti in- 
freBor la rivdiuleM: enfia ebiainati ad opra di go- 
verno difficile , quand'j già le piazze governavano : 
d'altronde i moderati italiani hanno avuta sempre la 
strana idea delie conciliazioni fra i partiti oppasiti; e di 
qae'giorni tanto più l'avevano, che il partito eccessivo 
si avvalorava pe'casi dì Francia. La polizia vecchiaera 
esosa , e percbè facesse ntllili pareva buon consiglio 
darle credito di Capo in credito de' liberali : Gaietti 
era uomo popolare e potrebbe dare al Governo quello 
aiuto di popolarità che allora era reputato efGcdcissimo 
aiuto; aveva fama di onesto uomo, e quindi si faceva 
assegnamentosullasuadevozionee gratitudine al Prin- 
cipe, sulla sua fede al Principato l'ostituzionale, e per- 
ciò ebbe la polizia. 

I nuovi Ministri, prima dì accettare lo incarico 
grave, addi mandarono notizia della Costituzione, che 
erano chiamati a porre in atto ; ma s' ebbero in ri- 
sposta , che la Commissione Ecclesiastica sola do- 
veva occuparsene ; che doveva occuparsene il Sa- 
cro Collegio; essere acconcio ed utile, che i laici 
non avessero voce nella discussione e nella deli- 
berazione ; lo Statuto del Dominio temporale del- 
la Chiesa doversi sancire dai soli uomini di Chie- 
sa : cosi nessun dubbio s' avrebbe mai della per- 
fetta spontaneità dei consigli e dell'opera. Il: dieci 
marzo s'era già tenuto Concistoro di Cardinali per di- 
scutere sullo Statuto : le ne tenne un altro ai do^i 
per deliberare. Ai 14 fu pubblicato e fu qurato che 
alla Storia consegno. 

DigilicibfGoOgle 



prvs pp. a. 

1 Nelle istitasioni di cui fiDora dotammo i Nostri 
o suddili fa Nostra inteozìose di riprodurre alcane i- 
« stituzioni antiche , le qoali furono lungamente lo 
« specehio della sapienza degli angusti Nostri Prede- 
« cessorì , e poi col volgere dei tempi votevansi adat- 
« tare alle mutate coodjtioni , per rappresentare quel 
« maestoso edifìno che erano state dapprincipio. 

• Per questa via procedendo eravamo venuti a sta- 
« bilire una Bappresentaoza consultiva di tutte le Pro- 
R vincie , la quale dovesse aiutare il Nostro Governo 
o nei lavori legislativi, e nell' amministrazione dello 
> Stato : e aspettavamo che la bontà dei risultamenti 
•• avesse lodato l'esperimento che primi Noi facevamo 
« tn Italia. Ma poiché i Nostri Vicini hanno giudicato 
M maturi i loro popoli a ricevere il benefizio di una 
• Rappresentanza non meramente consultiva . ma de- 
« liberativa , Noi non vogliamo fare minore stima dei 
« popoli Nostri, né fidar raeoo nella loro gratitudine , 

■ non già verso la Nostra umile Persona, per la quale 
« nulla vogliamo, ma verso la GhiMa e quest'Aposto- 
K lica Sede, di cui Iddio Ci ha commeMt gl'inviolabili 
« e supremi diritti, e la cui presenza fu e sarà sempre 
« a loro dì tanti beni cagione. 

n Ebbero in antico i nostri Comuni il privilegio di go- 
« vernarsi ciascuno con leggi scelte da loro medeaimi 
« sotto la sanzione Sovrana. Ora non consentono cer- 

■ tamente le condizioni delta nuova civilti che si rin- 
« novi eotto le medesime foraie un ordinamento pel 
« quale la differenza delle leggi e delle consuetudini 

D,izc=inGoo^lc 



3«0 

« separava sovente l'un ComuDe'dal oonsorzio ddl'al- 
« Irò. Ha Noi inteDdìamo di affidare questa preroga-' 
« tiva a due Consigli di probi e prudenti ciUadìDi, nel- 

■ l'u&o da Noi nominati , nell' altro deputati da ogni 

■ parte dello Stai* mediante una forma di elezioni op- 
« portunamenle stabilita: i quali e rappresentino gl'in- 
« (eressi particolari di ciascun luogo dei Nostri Domi- 
o nii, e saviamente li contemperino con quell'altro in- 
ai teresse grandissimo di ogni Comune e di ogni Pro- 

vinoia, che è l'interesse generale dello Stato. 

a Siccome poi nel Nostro Sacro Principato non può 
« essere disgiunto dall'interesse temporale della tiiter- 
« na prosperità l'altro più grave della politica. indi- 
« pendenza del Capo della Chiesa , pel quale stette al- 

■ tresl l'indipendenza di questa parte d'Italia; co^ non 
a solamente riserbiamo a Noi e ai Successori Nostri la 
« suprefDa sanzione e la promulgazione di tutte le I^- 
€ gi che ssraiino dai predetti Consigli deliberate, e il 
a pieno esercizio dell'autorità Sovrana nelle parU dì 
« cui col presente atto non è disposto; ma intendiamo 
« altred di mantenere intera l' autorità Nostra nelle 
« cose che sono naturalmente congiunte con la reli- 
K gione e la mwale cattolica. E ciò dobbiamo per si- 
« curezza a tutta la cristianità che nelld Stato della 
a Chiesa in questa nuova forma costituito nessuna di- 
ti minuzione patiscano la libertà ed i diritti delia Chie- 
« sa medesima e della S. Sede , nft veruno esempio 
« sia mai per violare la Santità di questa Belinone, 
« che Noi abbiamo obbligo e missione di predicare a 
« tatto l'universo come unico simbolo di alleanza di 

1 Dio con gli uomini, come unico pegno di quella bie- 

D,izc=inGoo^lc 



36i 
B-odesie fw cui vivano gli SUtiefioriicono 

« le Nazìodì. 

« Implorato pertaoto il Divino aiuto, e udito l' una- 
■ oime parere dei Nostri Venerabili Fratelli Cardinali 
« di S. It. C. espressameute a tal uopo adunati in Cmi- 
« oìsloro, abbiamo decretato e decretiamo quantp se- 
«gue: 

STATUTO FONDAMENTALE 

PEL GOVERNO TEMPORALE 

DEGLI STATI 01 S. CHIESA. 



Dispoiisioni Gtturali. 

« Art. {. Il S. Collegio dei Cardinali, elettoa del 
« Sommo Pontefice, è Senato inseparabile dal mede- 
«Simo. 

a li. Sono istiUiiti due Consigli deliberanti per la 
« formazione delle leggi, cioèl' alto Consìglio ed il Con- 
« sigilo dei deputati. 

«. III. Sebbene ogni giustizia emani dal Sovrano, e 
« sia in suo nome amministrata, l'ordine giudiziario è 
« nondimeno indipendente nell'applicazione delle leg- 
« gi, ai casi speciali , salvo sempre nello stesso Sovra- 
« DO ii diritto di far grazia. I giudici dei tribunali col- 
« legiali sono inamovìbili quando vi avranno esercitate 
s le loro funzioni per tre anni dalla promulgazione del 
« presente Statuto. Possono però essere traslocati ad 
< altro tribunale eguale o superiore. 



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Hi 

« IV. Non saraBDo ietitilìti tribolali o eominisrioni 
« etraordioarìe. (^auno ia materia tanto elvìle qaan- 
K to criminale sarà giudicato dal tiibunale esprem- 
« mente detennìaalo dalla le^e : innanzi alla tpaie 
a tutti sono eguali. 

a V. La Guardia civica si ha come istituzione dello 
« Stato, e rimarrà costituita sulle basi della legge del 
« K luglio 1847, e del regolamento del 30 dello stesso 
K mese. 

a VI. Niun impedimento alla libertà personale pud 
« essere posto se non nei oasi e colle forme prescritte 
« dalle leggi. E perciò niuno può essere arrestalo se 
H non in forza d'un atto emanato dall'autorità compe- 
■ tenie. È eccettualo il caso di delitto Sagrante, nel 
« quale l'arrestato dentro 24 ore è coDsegnato all' au- 
« torilà competente. 

« Le misure dì polizia e preventive sono pure tu- 
« golate da una legge. 

e VII. Il debito pubblico è garantito, come pure le 
a altre ofobligaziooi assunte dallo Stato. 

« Vili. Tutte le proprietà, sia dei privati, sia dei 
« corpi morali, sia delle altre pie o pubbliche istitu- 
« zioni contribuiscono indistintamente ed egnalmente 
o agli aggravii dello Stato, chiunque' ne sia il posses- 
R Bore. 

a Qauàa il Sommo Pontefice dà la sanzione alla 
K leggi sopra i tributi, l'accompagna con una speciale 
« Apostolica deroga alla immunità ecclesiastica. 

« IX. Il diritto dì proprietà in egaal modo in tutU è 
« inviolabile. 

« Sono eccettuate soltanto le esproprìauoni per 

DigilicibfGoOgle 



« cava di pubblica utilitt riconosciata , e previo l' e* 
« quivaUnte compenso a oorma delle leggi. 

K X. Laproprieli letteraria è rìconOgciuta. 

a XI. L'attuale preventiva ceniura governativa o 

■ politica per la stampa è abolita, e Baronno a questa 
<i sostituite misure repressive da determinarsi con ap- 
« posila legge. 

« Nulla è innovato quanto alla censura eccleùa- 
« stica stabilita dalle canontcbe disposizioni, fino a 
« che il Sommo Pontefice nella sua Apostolica autorit& 
a non provvegga con altri regolamenti. 

« II permesso della censura ecclesiastica in nion 
« caso toglie o diminuisce la responsabilità politica e 
« civile di coloro, i quali a forma delle leggi sono ga- 
K ranti delle pubblicazioni per mezzo della stampa. 

« XII. I pubblici spettacoli sono regolati con misu- 
« re preventive stabilite dalle leggi. Le composizioni 
e teatrali prima di essere rappresentate sono perciò 
« soggette alla censura. 

« XIII. L'amministrazione comunale e provinciale 
a sarà presso dei respettivi cittadini : con apposite leg- 
a gi Terrà regolata in modo da assicurare alle comuni 
«. e Provincie le più convenienti libertà compatibili 
« con la conservazione dei loro palrimonii e coH'ìDte- 

■ resse dei contribuenti. 

Dell'Alto Contiglio t dil Consiglio dei Deputati. 

« XrV. 11 Sommo Pontefice convoca , proroga, e 
« chiude le sessioni d'ambedue i Consigli. Scioglie 
< quello dei Deputati, convocandolo nuovamente nel 
« termine di tre mcN per mezzo di nuove elezioni. La 

DigilicibfGoOgle 



304 

« durata ordinaria delU sessione annuale non oltre- 
« passa i tre mesi. 

« XV. Nessuno dei Consigli può adunarsi mentre 
• l'altro è sciolto o prorogato, fuori del caso prevedu- 
«to all'art. XLVI. 

« XVI. I due Consigli ogni anno sono convocali e 
« chiusi in pari tempo. L'atto dell'apertura è fatto da 
« im cardinale specialmente delegata dal Pontefice, 
« ed a quest'unico oggetto sì riunìscoiio insieme am- 
« bedue i Consigli. Net resto i Consigli si adunano 
« sempre separatamente. Agiscono validamente qnan- 
« do sia presente la metà degl'individui dei quali cia- 
« scheduno è composto. Le risoluzioni sono prese a 

■ maggiorità di suffragi. 

M XVU. Le sessioni dell'uno e dell'altro Consiglio 
u sono pubblicUe. Ciascun Consiglio però si forma in 
« Comitato segreto sulla domanda di dieci membri- 

« Gli atti dei due Consigli sono pubblicati a cura 
« dì essi. 

« XVIII. Ambedue i Consigli quando saranno cosU- 
k tuiti redigeranno il rispettivo regolamento sul modo 
« da tenersi nei trattare gli afiiari. 

« XIX. I membri dell'alto Consiglio sono nominati 
a a vita dal Sommo Pontefice, 11 loro numero non è 
« limitato. È necessaria in essi l'età d'anni 30 ed il 

■ pieno esercizio dei diritti civili e politici. 

« XX. Sono desunti dalle seguenti categorìe : 
a 1. I prelati, ed altri ecclesiastici costituiti in 

a dignità. 

« 3. I Ministri, il Presidente del Consiglio dei 

a Deputati, il Senatore dì Roma e dì Bologna. 



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8SS 

« S. Le persone che hanno occupato o occupano 
a un distinto grado nell'ordine governativo , ammidi- 
« stralivo, e militare. 

«4.1 presidenti dei tribunali di appello , i con- 
« stglìeri di Slato, gii avvocati concistoriali; lutti dopo 
K resercizìo di sei anni. 

« Er. I possidenti con una rendita di scudi 4000 
« annui sopra capitali imponibili' , e possodota da set 
<t anni innanzi. 

a 6, E finalmente le persone benemerite dello 
« Stato per distinti servigi, o per averlo illustralo con 
« opere insigni nelle scienze o nelle arti. 
' H XXI. Al principio d'ogni sessione il Sommo Pon- 

* te6ce fra i membri dell'alto Consiglio nomina tanto 
« il presidente , quanto i due vicepresidenti* , qualora 
« non gli piaccia di nominare uq Cardinale alla presì- 
« denza. 

« XXII. L'altro Consiglio si compone dei deputali 
« scelti dagli elettori, sulla base approssimativa di un 
« deputato per ogni 30,000 anime. 
« XXII[. Sono elettori 

« 1. 1 gonfalonieri, priori ed anziani della città, 
e e comuni: i sindaci degli appodiati. 

« Quelli che nel censo sono iscritti possessori di 
e un capitale dì scudi 300. 

« 3. Quelli cbe per altri tìtoli pagano al Governo 
K una lassa diretta dì scudi dodici annui. 

« 4. I membri dei collegi, delle facoltà, ed i pro- 
tf fessoti titolari delle univerBÌlà dello Slato. 

« 5. { membri dei Consigli di disciplina , degli 

* avvocati e procuratori presso i tribunali collegiali. 

DigilicibfGoOgle 



386 

« 6. I laoreali ai koHortm nelle unirenilA dello 

« 7. I membri delle camere di commercio- 

« 8. 1 capi di fabbriche o stabltìmeoti iDdustriali. 

K 6. 1 capi i rappreBcatatiU Ai società, corpi 
s morali, isUtutìoni pie o pubbliche, le quali scmo in- 
« testate nel censo come al n. 3, ovvero pagano la 
« tassa di cui al a. 3. 
■ XXIV. Sono eleggibili 

m 4 . Qqcì cbe nel ceoso sono iscrìili possessori di 
« un capitale di scudi tremila. 

« 3. Quelli cbe per altri tifaci pagano alGoverao 
« una tassa fl«sa di scudi cento annui. 

« 5. I membri dei collegi, delle facoltà, ed ì pro- 
ti lessori titolari delle università di Roma e Bologna: i 
a membri dei collegi di disoipliaa, degli avvocati e 
«. procuratori presso i tribunali di appello. 

e 4. GII altri enunciati nei num. 1 , &, S, 6, 7, 8, 
« dell'art, precedente: quando siano iscritti per la me- 
a tà del capitale notato nd num. 1, ovvero paghino la 
« metà della tassa di cui al numero ì del presbite ar- 
ti Ucolo. 

« XXV. N^li elettori si richiede l'età di anni JKi, 
M D^i el^gibili quella di anni trenta: negli uni e ae- 
a gli altri il pieno esercizio dei diritti civili e politici; 
a e perciò la professione della Religiose Cattolica, la 
e quale è condizione necessaria pel godimento dei di- 
« ritti politici nello Stato. 

« XXVI. Niuno quantunque abbia piii domiciUi , e 
« per più titoli sia compreso fra gli elettori, potrà dare 
« il volo doppio. Polrà però la medesima persona es- 

DigilicibfGoOgle 



387 
m sere eletta in due o più distretti , nel qud caso l' e- 
• tetto avrà l'oiìooe. 

«XXVII. I collegi elettorali radunati per convoca- 
« none fatla dal Sommo Pontefice procedono alla ele- 
« aione dei deputali nei modi e forme cbe saranno 
« [descritte dalla legge elettorale. 

«XXVUI. Al princìpio d'ogni sessione il Consiglio 
e dei deputati elegge fra i suoi membri il presidente e 
« vicepresidenti. 

« XXiX. 1 membri d'ambedue i Conaigli esercitano 
« le di loro funsioni gratuitamente. 

■ XXX. I membri d'ambedue i Consigli sono invio- 
« labili per le opinioni e voti cbe proferiscono nell' e- 
« sercizio delle loro attribuzioni. 

« Non possono essere arrestati per debiti durante 
«^il periodo delle sessioni, ed un mese innanzi ed altro 
<( dopo. 

«e Non possono pure, essere arrestali per giudizii 
« criminali durante la sessione, se non previo l'assen- 
< 80 del Consiglio al quale appartengono, eccettuato 
«t il caso di delitto flagrante o quasi flagrante. 

« XXXI. Oltre il caso in cui venga sciolto il Consi- 
« i^io dei deputati, cessa l'ufficio di deputato 

« 4. con la morte naturale o civile, e con la ao- 
« spensione dei diritti civici, 

« 2. con la rinuncia, 

« 3. con il lasso di quattro anni, 

a 4. con la nomina all'alto consìglio, 

« K. con avere accettato un impiego eoa stipen- 
« dio dal Governo , o con una promozione in quello 
a ehe aveva. 

DigilicibfGoOgle 



3C» 

« Ogni volta che si verifica un coso di vaoanea 

« sarà immediata meo Ce convocato il collegio elettora- 
" le, dal quale quel deputato era stato elelto. Il caso 
K -del n. 3 e B non è d'impedimesto alla rielezione. 

« KXXII. -Se, durante I' officio , il deputato perde 
« una deUe qualifiche di ellgibililà ebe di loro natura 
' n no» siano temporanee, il Consiglio, veriiìcalo il fat- 
K lo, dichiara vacante l'ofBcio. Si procederà alla nuo- 
K va elezione a forma dell'articolo precedente. 

« L'alto Consiglio nello stesso caso pe'suoi mem- 
bri ne fa rapporto al Sommo Pontefice-, cui è rìser- 
« vato di prendere la conveniente determinazione. 

Attribuzioni dei dut Cornigli. 

« XXXIII. Tutte le leggi in materie civili, ammi- 
« nìstralive, e governative sono proposte , discusse e 
« votate>nei due Consigli; couipresc le imposizioni dì 
« tributi, e le interpretazioni e declaratorie che abbia- 
H no forza di legge. 

« XXXIV. Non hanno forza le leggi concemeali le 
H inaterie di cui all'articolo precedente , se non Aapo 
« dì essere state lìberamente discusse ed accettate da 
« ambedue i Consigli, e munite della sanzione del Som- 
■ mo Pontefice. 

a Non possono quindi essere riscossi i tributi , se 
K non sono approvati da una le^e. 

A XXXV. La proposta delle lef^i è fatta dai Uìoi- 
« stri: può pure essere fatta da ognuno dei due Consi- 
« gli dietro richiesta di dieci dei suoi membri. Ma le 
« proposizioni fette dai Hinìstrì saranno sempre priffla 
a delle altre discusse e votate. 

DigilicJbvGoO^lc 



K XXXVI. 1 Consigli non possono mai proporre «1- 
« cuna legge 

a i, che rigaardì alTari ecclesiaslìci o. misti; 
« 2. cbe sia ooDlraria ai canoni odisciplioaddla 
«Giiesa; 

« 3. Cbe.t«ndaa variare o modificare il presenlt 
« statuto. 

« XXXVII. N^li affari tnisli possono in viaconsuU 
. ■ tiva estere interpellati i (kinsigli. 

a XXXVIIl. È vietata nei due Consigli ogni discus- 
a sione che riguardi le relazioni diplomatico-religiose 
M della S. Sede all'estero. 

x XXXIX. I trattati di commercio, e quelle soltan- 
■ to fra le clausole di altri trattati, cbe riguardassero 
u le finanze dello Stato, prima di essere ratificati sono 
te portati ai Consigli, i quali li discutono e volano a 
« forma dell'art. XXXIII. 

« XL. Le proposte di legge possono dal Ministero 
« essere trasmesse indislinlamente aW uno o all' altro 
« Consiglio. 

« XLI. Saranno però sempre presentati prima alla 
«E deliberazione e voto del Consiglio dei deputati i pro- 
« getti di legge riguardanti 

« 4. il preventivo e consuntivo di ogni anno; 
« 2. quelle tendenti s creare, liquidare, dimet- 
« tere debiti dello Stato ; 

« 3. quelle sulle imposte , appalti ed altre con- 
« cessioni o alienezionì qualsivogliano dei redditi e 
« proprietà dello Stato. 
« XLII. L'imposta diretta è consentita per un so- 
34 

DigilicibfGoOgle 



570 

« no: le imposte indirette posBoao essere stabilite per 

« più aooi. 

« XLIII. Ogni proposta di legge dopo di essere siala 
« esaminata nelle sezioni sarà discussa e votata dal 
« Consiglio, al quale fu trasmessa. Quando sia appro- 
K vata , è trasmessa all'altro Consiglio , che in egual 
« modo la esamina, la discute e la vota. 

« XLIV. Se le proposte di legge saranno rigettate 
« da uno dei due Consigli , o se il Sonimo Pontefice 

■ non di la sanzione dopo il voto dei due Consigli, in 
« tali casi la proposta non potrà essere riprodotta 
« nel corso di quella sessione. 

« XLV. La verìfica dei poteri, e la questione sulla 
« validità delle elezioni dei singoli membri del Gonsi- 
« glio dei deputati, spetta al medesimo. 

Il XLVI. Il Consilio dei deputati soltanto ha il di- 
te ritto di porre in islato di accusa i ministri. Se essi 
« sono Ilici, spetterà all'alto Consiglio il giudicarli, e 
« per quest'unico oggetto potrà radunarsi come Iriba- 
*. naie fuori del tempo e del caso di cui all'art. XV , 
« eccettuato sempre il tempo di cui all' art. LVI. Se 
« essi sono ecclesiastici , l'accusa tara deferita al S. 
« Collegio che procederà nelle forme canoniche. 

« XLVII. Ogni cittadino maggiore di età ha diritto 
« di fare petizioni dirette al Consiglio de'Deputati ne- 

■ gli affari di cui all'art. XXXIII o per i fatti degli a- 
« genti del potere esecutivo riguardanti gli oggetti in- 
tt dicati. La petinone dovrà- essere in iscritto o depo- 
it sitata all'offìcio o in persona o per mezzo di legitti- 
« mo procuratore. Il Consiglio, sul rapporto d'una se- 
« zione, ddibererA se e come averne ragione. 

DigilicibfGoOgle 



S7f 
« Coloro che fecero le peUnooi possono essere tra- 
« dotii innanzi il tribunale competente dalla parte cita 
« si crederà lesa dai fatti espoati. 

« XLVllI. 1 Consigli non ri(!evono depatazioai; dod 
• aBcollano fuori dei proprii membri altro cbe i com- 
« missarii del Governo ed i ministri: corrispondono in 
« isOTitto unicamente fra loro e col nunistero: inviano 
« deputazioni ai Sommo Pontefice nei casi e forme 
« prevedute dal regolamento. 

« XLIX. Le somme occorrenti pel trattamento del 
« Sommo Pontefice, del S. Collegio dei Cardinali, per 
« le Congregazioni ecclesiastiche, per sussìdio o asse- 
« gno a quella di Propaganda fide, pel Ministero de- 
« gli affari esteri, pel eorpo diplomatico delia S. Sede 
« all'estero, pel mantenimentodelleGuardie Pontificie 
« palatine, per le sagre funzioni , per l' ordinaria roa- 
M nutenzione e custodia dei palazzi Apostolici , e dì 
« loro dipendenze, degli annessi musei e biblioteca, 
« pur gli assegnamenti, giubilazioni e pensioni degli 
<( addetti alla corte pontificia, sono determinate io an- 
« noi scudi seicento mila sulle basì dello stato attuale, 
< compreso un fondo dì riserva per le spese eventuali. 
•( Uetla somma sarà riportata in ogni annuo preven- 
«' ttvo. Di pieno diritto si ha sempre per approvata 
« e sanzionata tale partita , e sarà pagata al Haggior- 
« domo del Sommo Pontefice o ad altra persona da 
H esso destinala. Nel rendiconto o «onsuntivo annuo 
« sarà portata la sola giustificazione di tale paga- 
ie mento. 

« L. Bimangeno inoltre a piena disposizione del 
« Sommo Pontefice 1 cantmi , tributi e censì , aseeit- 

DigilicJbvGoOglc 



372 . - ^ _ 

« deotrad un'snnua somma di scudi Iredlcìmlta circa, 
«ttioflchèi difilti dei quali sì fa menzione in occasione 
K della Camera ilei tributi nella vigilia e festa «tei SS. 
« Apostoli Pietro e Paolo. 

a LI. Le spese straordinarie ai grandi riparazioni 
M nei palazzi Apostolici , dipendenze, musei ed aunes- 
« M, le quali non sono-'comprese nelle delle somme 
A ^quando abbiano luojjo) Armino portate e discusse 
<c nei preventivi annuali, e nei consuntivi. 

Del Smero (hneUtoro. 

H Lll. Quando ambedue i Consìgli hanno ammessa 
« la proposta di legge, sar;t questa presentata ai Som- 
K mo Pontefice, e proposta nel Concistoro segreto. Il 
« Pontefice, udito il volo dei Cardinali , dà o niega la 
« sanzione. 

Dei Minùlri. 

K Llli. L'Autorità governativa provvede con ordi- 
« uaoze e regolamenti alla esecuzione delle l^gì. 

u LIV. Le leggi e tutti gli atti governativi rigoar- 
« danti gii oggetti di cui all'art. XXXHi sono firmati 
« dai rispettivi Ministri, ohe ne sono responsabili. Una 
• apporta Legge determinerà i casi di tale responsa- 
« bihlà, le pene, le forme dell'accusa, e del giudizio. 

« LV. 1 Ministri hanno diritto d'intervenire ed es- 
a sere uniti in ambedue i Consigli : vi hanno voto se 
« ne sono membri : poesono essere invitici ad intervc* 
n nirvi per'dare gli schiarimenti opportuni. 

DigilicibfGoOgle 



Dtl tempo della S»d» Foeanf*. *^' 

« LVl. Per la morie del Sommo Antefice, imne- 
« diatamente e di pieao diritto restano sospese le se»- 
M »oaÌ d'ambedue i Consigli. Non potraeno mai eisì 
•• adunarsi durante la Sede vacante, n#riiquel tempo 
« potrà procedersi o proseguirsi odia elezione d«i d&- 
K putati. Sono di diritto Qpnvacati ambedue i Consigli 
H un mese dopa la elezione del Sommo Ponteiìfie. Se 
«però il Consiglio dei deputati fosse sciolto, e noB 
« fossero compiute le eleziooi, sono di diritto convoca- 
n ti i collegi elettorali un mese dopo come sopra, e 
■ dopo un altro mese sodo convocati i Consigli. 

€ LVII. I Consigli DOo potranno mai, ancbe prioia 
« di sospendere le sessioni , ricevere o dare petizioni 
« dirette al Sacro Colico o risguardanti il tempo det- 
ti la Sede vacante. 

•> LVIIl. Il Sacro Collegio, secondo le regole stabi- 
'( lite nelle costituzioni Apostoliche , conferma i Minì- 
« Distri ne sostituisce altri. Fino a che dod abbia 
« luogo tale atto , i Ministri prosieguoDo bel loro ofG- 
« zio. Il Ministero per altro degli afEari esteri passa 
n. immediatamente al Segretario del Sagro Coll^io 
a salvo allo stesso Sagro Collegio il diritto di affidarlo 
« ad altro soggetto. 

« LIX. Le spese del funere del Scmuno Pontefice , 
K quelle del Conclave, quelle per la creazione e pos- 
« sesso del nuovo Pontefice sono a carico dello Stalo. 
« I Ministri, sotto la dipendenza del Cardinale Camer- 
« lengo, provvedono la sómma occorrente , quantun- 
* que non contemplata nel preventivo di quell' anno . 

DigilicJbvGoO^lc 



374 

« fermo l'obbligo di rewlerQe ooalo, diiBOStraDdo d'a- 
« Tflria impiegata per ì titoli sopra enunciati. 

« LX. Se allorché mnore il Sommo Poot^ce il bi- 
< « lancio preventivo dell'anno non fosse ancora stato 
«"«otato daambffclHe i Consigli, i Ministri di pieno di- 
« ritto sono atrtoriszali ad esigere i Irìboti e prowc- 
« dere alte ^se sulle basi dell'ultimo prev«Dtivo vo- 
ti tato dai Consigli e sanziosalo dai Pontefice. 

« Se però il preventivo allorché muore il Ponte- 
M flce era gii stato votato da ambedue i Consigli, in 
n questo caso il Sacro Collegio userà del diritto di da- 
K re o negare )a sansione alla risoluzione dei Conu^. 

« LXI. I diritti di Sovraailà temporale esercitati 
« dal defunto Ponlefiee, durante la Sede vacanke, rì- 
« siedono ori Saero Collegio, il quale ne userà a for- 
« ma delle costìtuzioni Apostoliche, e del preseale 
« Statuto. 

Dal ConiigUc di Stmio. 

« LXIT. Vi sarà un Goosiglio di Stato composto di 
« dieci Consiglieri e di un oorpo di Uditori non e^ce- 
« dente il numero di vefitiqnattro, tutti di nomina so- 
« vrana. 

« LXIll. Il Consiglio di Stato è incaricalo , sotto la 
« direiieoe del governo, di redigere i progetti di leg- 
« gè, i regolamenti d' amministrazieno pubblica e di 
« dar parere sulle diffiooità in matena governativa. 
« Ctm apposita It^ge può essere Conferito al medcaimo 
« il ooBleDziDt» amministrativo. 



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Ditpo^xioni Truntitori: ^ 

« LXIV. Saranno quanto prima promulgate 
« i . La legge elettorale che farà parte integrante 
« del presente Statuto. 

aS. La legge repres^va della stampa , di cui 
« nella prima parte dell'art. XÌ. 

a LXV. Sari proposto alla prima deliberazione .dei 
« Consigli il preventivo del 1849. Saranno pure pro- 
li poste le seguenti leggi per averne ragione in questa 
« in altra proBsima aessioue : la legge sulle istitu- 
« zioai municipali e provinciali ; il Codice di politia ; 
« ia riTorma della legislanone civile , crìmiaale e di 
« procedura; la legge sulla responsabilità dei ministri, 
•( e sopra i pubblici funzionarii. 

■ LXVl. In quest'anno i Consigli si raduoeninw» al' 
« più tardi il primo lunedi dì giugno. 

R LXVII. L'attuale Consulta di Slato cesseri venti 
K giorni innanzi che siano aperti i Consigli. 

« Intanto essa proseguirà nell' esame del preven- 
« tivo ed altre materie amministrative, che lesone 
« state D le saranno rimesse. 

« LX.VI1I. Il presente Statnto sarù messo in vigore 
« all'apertura dei due Consigli. 

« Ma per quel che riguarda la dezione dei depu- 
« tati avrà forza appena pubblicata la legge elettorale. 

«LXIX. Rimangono in vigore tutte le disposizioni 
« legislative , cbe non sono contrarie al presente St»- 
« tuto. 

« E similmente vogliamo, e decretiamo ohe ne» 
R suna leggo o consuetudine preesistente , o diritto 

DigilicibfGoOgle 



«s . . . 

« quesito, » diritto dei toni, o «ritìo di orrezione, e 
<t surrezione possa allegarsi coatro le disposìtiooi del 
. « presenta Statato, il quale intendiamo che debba ts- 
« sere quanto prima inserito in una Bolla coneislo- 
• riale, secondo l'antica formo, a perpetua memoria. 
• Datum Romae a^ad S. Marìam Maiorem die xiv 
« mttUì MDPOCXLVIEI, PontiGcatus Nostri Anno se* 
«ciindo. WVS PP. IX. 

Ora si affollano alla mente mia le memorie di 
fatti bea più gravi , ben più vasti e manivigliosi 
dì quelli che sono' venato narrando sin qui. Su- 
blimi ' affetti ,' e vili passioni ; puro entusiasmo ed 
artificiosa ebbrezza ; audaoie generose , ed insani 
furori ; regie colpe e colpe popolane , oortigiane 
perfidie e perfidie plebee; errori molti e comuni; e di- 
scordia di tutte le colpe e di tutti gli errori madre e 
Dudrìce ; la civiltà minacciata più dalle intestine rab- 
bie, che dalie ire barbaricbe ; ofiesa la Religione dall' 
empietà e dalle cupidigie mondane. Tutte queste ima- 
gini stanno dinnanzi a me, e veggo la provincia nata- 
le spicciar sangue da non saDabili ferite, e l' Italia ri- 
fatta bordello dello straniero insolwite , e l'Esropa 
fatta campo di guerra civile , e le genti attonite , 
disperanti motte, starsi incerte delle sorti dell' umani- 
tà: eventi e memorie, onde questo tempo andrà ai se- 
coli futuri iihagine tremenda dell' Onnipotenza del Re 
dei Re e del Dominatore dei popoli, lo ritiralo sguar- 
do da tanta altezza, e m'aitino a continuare l'inco- 
jVÌDCiata modesta opera, come coscienza vuole, e eo- 
nB l'uAibà éell'ingegno e ddlo stile consente. 

F|VK DIL VOLUm PRIHO. 

D,izc=inGoo^lc 



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