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Full text of "Memorie dell'Accademia Imperiale delle Scienze e Belle Arti"

^> naL 



M E MO R I E 

DELL' AGCADEMIA IMPERIALE 



K 



DELLE SCIENZE e BELLE ARTI 



DI GENOVA. 



Volume I. 




GENOVA, 
STAMPERIA DELL' AGCADEMIA IMPERIALE DI GENOVA 



^vwi i^iX vi/uxvftfm vwv 



AN WO 1809 



ST O R I A 

^e"* Juavorl de^t ^ADCcademia, 



D 



'are al pubblico un esatto e fedele ragguaglio delle produzioni 
d'itigegiio , clie furono nel corso di tre anui il soggetto de' uostri 
accademici esercizii ; ed acceniiare nel tempo stesso per quali vie 
altri tentu di portar la face in mezzo alle teaebre deU'errore e del 
pregiudizio , altri di arricchire Terario intellettuale di qu.vlche nuova 
cognizione , altri di strinjrere in alleanza iiidissolubile certe veriti 
credute per lo innanzi insociabili e nemiche , ed altri finalmeate di 
rendere piii vegeto e fecondo qualche ramo deU'umano sapere , egli 
h questo un incarico , a cui mi accingo di soddisfare , mentre al giudi- 
zio imparziale dei dotti quelle fra tutte le memorie vengono sottopos- 
te , die per alcuni pregi singolari credute furooo piii conimendevoli. 
Avrebbe pur I'Accademia desiderate ( giova qui ricordarlo ) a vie- 
maggiormente meritar delle scienze , die sicconie iiiventare, raiglio- 
rare , perfezionare son le sue parti , cosi le forze riunite di molti 
lavorassero sopra un piano ben meditato e discusso in comune, af- 
findi6 la scelta degli argomenti, non fosse gik suggerlta dal genio 
di ciaschcdun inemhro , adalla opportunity, ma bensl dalle viste com- 



( IV ) 

biiiatc di tutti , livolte al grande scopo di condurre ad un grado mag- 
»iore di perfezione quelle discipline , che pifi di nuovi ajiiti abbiso- 
"nassero. Se noii che I'esecuzione di un tale progetto , inimaginato gii 
e proposto ad uu'altra Accadeuiia da una vasta nieute Italiana , in- 
contrava non poche difficolta. Ogni legge e un incianipo all'ingegno; 
esso batte volontieri la stradache traccii a se stesso , e sente qualche 
ripugnanza a circoscrivere le sue ricerche dentro certi determinati 
confiui, ed assoggettarle ad un piano prescritto. Anderebbe peioin- 
gannato chiunque volesse da questo inferire , che un corpo non e di 
mao'gior giovameuto ai progressi del sapere di quel che lo sieuo al- 
cuni individui , che scioici da ogni vinculo di societi'i , e privi del- 
Tajuto reciproco de' kuni coltivassero clii un ramo e chi I'altro dello 
scibile , guidati soltanto dal proprio genio. Alia storia dello spirito 
umano si spetta il dimostrare fino a qual punto le societi letterarie 
abbiano contiiljuito aUincieniento delle scienze ; e non e di questo 
luogo sciogliere un problema, in cni sLdurerebbe fatica a tener Ion- 
tana r influenza segreta della prevenzione. Diri soltanto, che se da 
esse non sempre ritrasse il mondo letterario que' vantaggi,che spe- 
rar si potevano; se un Newton si levo da per se solo pit in alto , che 
non tutte le Accademie del raoudo; se di rado avviene che spicchi da es- 
se alcuno di que' larapi di Genio, per cui scoprendosi un nuovo orizzonte 
nuove terre acquista il regno intellettuale, giovarono peri sempre, non 
che altro, a rivolgere gl'ingegni e richiamarli cogli allettamenti de' pre- 
laj e della gloria verso quelle importanti ricerche , dalle quali I'av- 
vanzamento di qualche scienz-a dipende. Non intendo gia di sostenere 
die questo solo bene abbiano recato i corpi scientifici. Altri vantaggi 
produssero , che qui non e duopo raniinentare perche noti abbastan- 
za e palesi. Ho voluto soltanto accennare quello che sembrami pre- 
cipuo , e dal quale licevono per mio avviso sifiatte societi la mag- 
gior gloria e la piu dure vole riputazione. 

A tutto questo ponendo mente I'Augusto nostro Sovrano quando ai glo- 
riosi destini dell'Impero Francese degno di associare la Liguria stanca 
omai dell incertezza della sua sorte, in mezzo alle moltiplici cure insepa- 
rabili dal reggimento d'uno stato , che ricever dovea nuove l&ggi, nuove 
abitudini e nuove istituzioni, non diinentic6 I'lnstituto Ligurej, perch6 
prevedea facilmente di quale utility maggiore sarebb'esso alle sciea- 



(V) 

ze , ove avesse piii adattata direzione, c potesse a piii alte speran- 
ze sotto piCi possenti auspicii con fiducia levarsi. Di fatti il ragguar- 
devole pcrsonaggio (a) qua venuto a corapiere la grand' opera dif- 
ficile, onde il passaggio dalle vecchie leggi, che pur aveano la saa- 
zione di secoli , alle nuove,delle quali s'ignorava dal popolo il sis- 
tema c la complicata moltipliciti , si eseguisse col minor urto possi- 
bile,rivolse assai presto a questo corpo i suoi pensieri, perche quanto 
prima ricliiamato fosse a nuova vita. E poiche gli amici del sapere 
credoiio di otiorar se stessi , onorando quelli,cheal culto di Minerva 
si consacrano , S. A. si coinpiacque pure di aiiimare colla sua pre- 
senza non solo la prima solenne adunanza (b) dell' Accaderaia , ma 
eziandio piii volte i nostri privati esercizj , onde inspirarci quel fer- 
vore ed eutusiasino , senza del quale o non s'intraprendono grand! 
cose,oappena intraprese vengono abbandonate per languore. 

L'Accademia delle scienze ed artl di Genova comprende due classi; 
I'una si occupa delle scienze fisiche e niatematiche ; I'altra f^ soggetto 
delle sue ricerclie la letteratura e le belle arti. Prendendo a tessere 
la storid do' nostri lavori Accademici , seguiteri I'ordine stesso delle 
classi , cominciaiido da quella , che di scienze fisiche e matematiche 
s'iiitilola. 



(a) S. A- S. r Arci-Tesoripre dell' Impcro, f> Governatore della aS"*. divisione 
^liliiare. Yolciido Egli Irasformari; Flsliluto in Arcademia , come avea dccretato 
S. M. I e R., afEdu r incarico d'un progeUo di Regolamento all Inslituto mede- 
siino. die a t;J uopo clossc una rotnmissionc coniposta dei membri, Pureto , Mon- 
giartUni e Sconnio. Questi, uuitamcate a due allri soggetti (^Gerotanio Serra,e 

CoUardo Solari') che S. A. S. avea gia nominatt a deUa commissione , Javoraro- 
no ad un piano di organizzazioiie , il qualt' fu poscia soUoposto alia sauzione dello 
stesso Personaggio , che al Governo de' iiuovi Dipai limenli avendo portato 1 ama- 
biliu'i o il geiiio stesso del Principato, credeva a ragione che uno de' suoi piu nobUi 
ulBzj fosse il promuovere ed onorar la dotiriua. 

(b) In essa I'Accademico CoUardo Solari lesse rorazione inaugurale , in cui dl- 
mostro questa importaute verilii : Non basta esser dotli ; hiso^na ancora esser saggi- 



(VI) 



■^—w— >WiP» 



C L A S S E 



BELLE 



SCIENZE FISIGHE e MATEMATIGHE. 



I. Lo studio della Natura , grande per se stesso e sommatnente 
atto a sollevar 1' animo dai bassi pensieri, destando nel cuore senti- 
meiiti sublimi , riunisce in se tutti quei pregi singolari , che lo di- 
stinguono fra le piii utili discipline. Per6 l' imniensiti degli oggetti , 
che si offrono alia nostra curiositi ed amtnirazione , e valevole a 
spaventare 11 piii vasto ingegno, e prescrive dei limiti alle ricerche 
del Naturalista , che non pu6 non seiitire 1' umiiiante sproporzio- 
ne incommensurabile tra le sue facoltk troppo circoscritte , e la qua- 
si infinita varieti degli esseri , che gli si presentaiio dinanzi. In que- 
sta scienza pih che in qualunque altra si verifica quel detto che 
r uomo non pu6 niente da se solo , ma pu6 tutto per la riunione e 
il concerto delle forze di inolti. Ogni studioso della Natura rivolga 
le sue ricerche ad un ramo solo di questo immenso studio ; ne arric- 
chisca di nuovi fatti ia storia , le parti adempiendo di osservatore di- 
ligente , instancabile , e lontano da qualunque prevenzione : sopra 
tutto anzic.che la noviti , la quale spesso seduce con un falso baglio- 
re , abbia serapre presente I'utilitci, vale a dire studii le produzioni 
della Natura meno col disegno di acquistarsi una sterile fama , che 
colla nobile ambizione di scoprire nuove sorgenti di ricchezza e di 
piaceri. Sarebbe nel tempo stesso degno di rimprovero il Naturalista, 
se trascurando i tesori nascosti nel proprio paese, andasse smanio- 



(vii) 
satiieiitc 111 ccrca delle merci , die nascono in estranie regioni. Pri- 
ma di portare 1' avido sguardo suU' altrui dovizia , conosca i mezzi, 
die dalla Provvidenza furono posti nelle sue mani onde soddisfare ai 
pro[irii bisogiii ; e prima di accusar la Natura di essere stata in al- 
cuni luoglii piodiga de' doni suoi , tavara in altri , apprenda a trar 
profitto da qudli , otid'c; sparso il suolo ch' ei passeggia. 

Queste riflessioiii , tiutto d' uno spirito giusto e veraniente illumi- 
nato , determinaiono i'Accad. LaiHiggiorosso a rivolgere le sue co- 
noscenze di storia naturale alio studio del minerali della Liguria. Se 
lion che si avvide egli ben presto , non essere opera di facile ese- 
cuzione il percorrere un campo si vasto. Quante diligenti osservazio- 
ni , quante analisi esatte , e quanti sudori iion ricliit-de siftatto lavo- 
ro , quando vogliasi renderlo coinpiuto e perfetto ! L' intraprendere 
di sottoporre alle analisi accurate quelli fra i nostri minerali , che 
soiio finora nial conosciuti , aflinche non rinianga verun dubbio sui 
loro principj componenti, e sui vantaggi, che potrebbero ritrarne le 
arti e la medicina , esfge ben qualche cosa di piii che lo ze- 
lo , e r attlvitJi indefessa d' un solo iudividuo. E' per questo che il 
nostro Accademico credette necessario di ristringere la sua meitioria 
a quella parte importante che i fossili riguarda , riserbandosi la cura 
di percorrere, quando che sia, le altre parti , che il nostro regno mi- 
nerale conipongono. Quando mai libereri egli la sua fede ? La statistica 
della Liguria attende finora da lui questo importante servigio ; ne lo 
attende (giova sperarlo ) invano. Frattanto i molti sail, onde abbondano 
le nostre montagne, in lui ebbero uno storico esatto, e diro anche un ap- 
passionato Apologista. Non solo bisognava indicare quelli, che domanda- 
DO giustamente di essere con singolar attenzione studiati , e mcglio co- 
nosciuti nei loro principj , ma e ziandio difendere la ricchezza nazio- 
nale dalla invidia di quegli esteri , che i Liguri ingegni e le produ- 
zioni del Ligure suolo arditamente deprimono. Le Lcltere Odeporichc 
fanuo fede abbastanza di tale ingiustizia. Forse dobbiamo incolparne 
noi medesimi; perch6 osservatori poco accurati dell' mf?jg^e/20, dietro 
corrianio anziosamente dXV csoiico. Eppure a quante indagini utili nel 
tempo stesso e curiose non aprono la via i nostri solfuri di ferro e 
di rame, che uniti alia terra di magnesia forniscono i materiali a I 
soUato di magnesia , al rame cementizio , e ad altri solfati ? Nulla dir* 



( VIII ) 

del solfato dl calce , dl cul abbiamo graii copia iaPolcevera , nh di 
quell' altro coaosciuto volo-armente sotto il nome A'l specchio d Aslno. 

Queste ed altre moltissime piodiizioni natural! saline soa note ab- 
bastanza per 1' utilitei che arrecano , e per gU usi diversi , a' quali ven- 
gouo adoperate. Per6 fra queste sostanze, comecchfe appartengano ad 
una stessa famiglia , e serbiuo le medesiine esteriori sembianze, avvene 
alcune , che per certe intrinseche qualiti si acquistarono il diritto di 
prefereaza e prirneggiano , come vediamo in ogni prosapia altri distin- 
guersi e soUevarsi per le doti eccelse dell' animo , ed altri cadere 
neir abbiezione e nel disprezzo. Ma si conoscono forse abbastanza i 
veri caratteri , e contrassegni , onde rilevare accertatamente il niag- 
giore o minor grado di bonta , che mette tauta difterenza fra quegli es- 
seri della stessa fauiiglia ? Nu certo , risponde il nostro Autore , e la quo- 
tidiana sperienza ce ne convince pnr troppo. Quindi egli deduce che 
molto ancora rimane a farsi intorno ai fossili della Liguria, non eccettuati 
nemraeno quelli , che un oggetto sono di commercio e d'industria. 
rioalmente , per tacer dei molti raarmi di varia specie e colore , de' 
quali son ricche le nostre montagne, le cristallizzazioni che si trovano 
a Romazzoiie , non offrono forse anch' esse un vasto campo a nuove 
ricerche non meno interessanti ? Oitre le veritk general! , che dall' os- 
servare attentamente la cristallizzazione dei corpi , riguardata come 
il prinio grado di organizzazione , ossia il priino anello che unisce 
i corpi oi-gaiiici agT inorganici nella misteriosa catena degli esseri , 
di quante altre utili conoscenze particolari non sarebbe fecondo I'esa- 
nie delle sumnientovate cristallizzazioni tanto racconiandato dal nostro 
Autore? Ecco fin dove spinge I'amor della scienza.Quantunqiie la me- 
moria , di cui ho preso a darvi qualche ragguaglio , non aggiunga 
puuto alle cognizioni , che si avevano sulle produzioni natural! della 
Liguria ('giacche alle leggi della giustizia e pur sottoposto lo storico) ; 
ciononostante il presentare cosi , come in un quadro , da una parte la 
nostra ricchezza , dall'altra i mezzi di ampliarla , o trarne il mag- 
gior vantaggio possibile con una saggia illuminata econoniia, non e 
opera di lieve momento , e nemmeno priva di quella utility, a cui deve 
tendere chiunque alio studio della natura si consacra. 

II. Quanto la Chimica conduce il naturalista all' esatta conoscenza 
delle sostanze material! , e gU sommlnistra i lumi necessarj a ben clas- 



( IX ) 

sificarle , altrettanto giova alia societi col muover guerra iraplacabile 
a quel genio malefico , che nato dalla corruttela e nudrito dai biso- 
gni lion niai sazj e sempre rinasceati associa ai suoi iniqui disegni 
la frode , ringanuo , e !e arti tutte del bene altrui nemiche. Questo 
genio , anzi questo mostro csecrando , peste e rovina del socievole 
mondo , h I'insaziabile aviditi del guadagno.Essa converte ben sov- 
vente in veleno i doni stessi piii innocui della terra , ed osa perfino 
qualche volta contraffare per una specie di magla alcuni di quei pro- 
digj, che agli occIiL nostri spiega di continuo la natura. Grazie sieno 
rese alia scienza , che le sostanze scompone a suo grado. Essa e che 
disvela gli abbominevoli artifizj , co' quali I'insana ingordigia tende 
lacci insidiosi alT altrui saniti e ricchezze ; Essa preserva intere popola- 
zioni dagli effetti funesti, che spesso derivano dall'adulterare, o conipor- 
re ad arte i prodotti della terra , o dal renderli piu grati ai sensi , ma 
nel tempo istesso insalubri e venefici ; per lei firialmente la giustizia 
che veglia al buoii'essere de' cittadini , non !ascia iinpunita cotaata 
malvagita , i cui misteri infami son t.itti noti e manifesti. MaU^rado 
i lunii che la chimica soniministra , niolti hanno ancora a dolersi di 
non aver potuto sfuggire alle zaniie rapaci di questo mostro astuto 
e insidioso. Quanto gioverebbe lo smascherarlo , e mettere in piena 
luce i suoi tenebrosi artifizj , onde fosse facile ad ognuno scampare 
da quegli agguati! Cos! ragion6 seco stesso il nostro accad. Mojon. H 
ravvolgere in mente questo pensiero e I'accingersi ad eseo-uirlo fu 
per lui una cosa medesima. Vide subito I'estension della materia, che 
mal soffrirebbp i confini d'una Memoria. Si ristrinse perci6 con ot- 
tirao divisamento m\ alciine iiianifatiur'e , e a quelle contraffazloni , 
a cui vanno sof;gette- La Cerusa , volgarmente denominata Biacca , 
il sapone , la carta e Toiio prese egli principalmente di mira , per- 
ch6 manifatture nostrali , senza peri tralasciar di fare qualche cenno 
deU'Indaco, doU'C^riana , del Vino, del Panno, e dell' Amido , cose 
tutte , suUe quali la frode esercita assai di frequenle il suo ino-eo-no 
funesto. Questo soggetto, come ognun vede , e .poco suscettivo di 
noviti e di adornamenti ; ma I'autore nel prendere a trattarlo , non 
mir6 che al vero c all' utile, due pregi che devono canipeggiare in 
ogni Accademico lavoro. Troppo mi spiace di dovernii a queste idee 
generali ristringere. L'entrare nelle garticolaritA , che riguardano lo 



( X ; 

siiccemiate manifaflure , mi oostriiigerebbe ad oltrepassare i cunfini 
d'una seiiiplice relazione. Altroiide come potrei farlo senza traseri- 
Vere la stessa memoria , che , attesa la moltipliciti degli oggetti , sui 
quali scorre rapldamente , e direi quasi di volo , potrebbesi rigaar- 
dare come il piano d'uii' opera, anziccht^ come un lavoro compiuto? 
f)iiautunque non si possa qui dissimulare un tale difetto, pure 1' amor 
della veriti non mi permette di tacere , che I'utiliti e I'importanza 
della materia fe nascere in ciascun di noi il desiderio di udirla dal- 
L'Autore trattata in Lutta I' estensione, di cui e suscettiva^ facen-done 
il sooo-etto di piii succe5.sive Memorie. 

III. La necesskd d' imboschire tutte le montagne- non coltivate della 
Liguria fu rargomeoto ciie prese a trattare il N. A. Go/ea. Volendo 
eo-li combattere un errore , che nuoce del pari agl' interessi pubblici 
e privati , errore prodotto dairavarizia inconsiderata de' proprietarj, 
errore che va dilatandosi e riiifrozandosi a nostri giorxii , avrebb'e- 
o-li dovuto, per mio avviso , adoperare le armi tutte valevoli a de- 
bellare e conquidere il suo nemico. La fredda ragione convince 
bensl riiitelletto, ma non muove il cuore; tanto piii quando e gia 
domiuato da una passioue. In questo argomento, come in molti altrL 
della stessa aatura , si sente il bisogno di associare alia filosofia la 
veemenza del dire , onde produrre sugli animi una gagliarda e pro- 
fonda impressione. Ci6 non ostante nou e poca gloria per I'Autore 
d'aver richiamato la nostra attenzione sui danni moltissimi che gii 
proviamo dal taglio dei boschi , e su quelli ancora senza numero » 
che tra non molto ( quod omen averiat Deus! ) faranno la disgrazia 
di questo paese, se la sconsigiiata cupidigia non arresta i suoi colpi: 
devastatori contro le sovrastaiiti for este per porre a dispendiosa e inu- 
tile coltura le pia ripide pendici. Da qual altra cagione , se non se 
dal o-cnerale diboscamento de' nostri monti, ripeter si debbono le de- 
gradazioni de' gioghi , delle frane , la colmara delle fiumare che al- 
lagano gi^ ; e sommergeranno un giorno le deliziose adjacenti borga- 
te? Donde la capricciosa variazione delle stagioni , e la sempreinco- 
stante temperatura , e le gelate, e le siccit^ , che da un secolo e mezzo 
Tese si sono fra noi tanto frequenti? Ne la sola Liguria dee dolersi 
di tale mania iasensata. Molte provincie della Francia , come il Del- 
jinato , la Provenza , la Linguadoca , ne provano anch'esse gli effetti. 



( ^x) 
funesti. Poich^ quelle montagne niedesime , nelle quali Cesare aveva 
incontrato selve impenetrabili , ridotte ora sono a pelati raacigni , 
nh addivenuto che quivi pure si vede variata 1' indole del climi , e 
quella luaniera di coltivazione , che nell'eta passate vi prosperava , 
vieiie ora divorata dalla rapiditti de' venti settentrionali, che in quegli 
scarnati colli non incontrano piii ritegai , ne' salutari evaporazioni. 
Alia niaiicanza di selve nelle alpi che ci atlorniano , attribuisce pure 
il nostro Autore la maggior fiequenza de' tiagelli meteoric!, che tanto 
imperversatio nelle nostre contrade Se il fluido elettrico . come la 
moderua fisica insegna,e I'agente primario e generale di siftatti fe- 
nomciii terribili , chi non vede che mancando i naturali conduttori 
di tal fluido , ric^e gli albeii, ne piii umettando essi Tatmosfera coUe 
loro vapofose esalazioni , non possono le nubi senza strepito e danno 
scaricarsi di quella sovrabbondanza di fuoco,onde hanno gravido il 
seno , e tramandarue alia terra, serbatojo comiine dell'elettricita? 
Yolesse il cielo , che dalla stessa sorgente non iscaturissero i tanti 
inorbi, che sconosciuti un di tra noi , ora fanno di noi scempio mor- 
tale, e I'alterazione doUa nil tempo decantata salubrita del nostro 
cliina,e tutta quella lunga serie di mali che alterano iiisensibilmente 
« mettono in disordine a poco a poco I'animale cconomia! Comunque 
cii sia , non pu6 negarsi che il taglio generale dei boschi tnontani 
produca molti di quegli effetti funesti , de' qoali in oggi meniamo 
ahe qucrele , e die forse si attribuiscono alhi moHezza , al lusso , e 
ad un tenor di vita, che tutlo rovcsci.l'ordine dalla ualura prescritto. 
Quaiitunque siflitte c.iuse ab'iiiano tanta parte nella degradazione 
dtill uiiiana spezie , pure iiel calcolo delle cagioni , che possono coii- 
correre-a produria , quella, cui prose a considerare in ispezial manie- 
ra il N. A., nun occupa certamente I' ultimo luogo. Ma qual pro da 
queste tristi riflessioni? L'uomo non estende il suo sguardo suU'av- 
venire , e raro avvieue che al timor d'un male futuro , e lontano sa- 
crifichi il godimento d' un bene presente per quantunque elVunero e 
di breve durata : vede i perigli , a' quali s'espone inconsideratamente, 
ed anche applaudo qualche volta agli sforzi di chi teuta ricondurlo 
sul sentiero della ragione e della verita ; Non per questo diviene pii!» 
saggio. Ama bensl qualche voUa di svolgere i libri che conibattono 
• pregiudizj e gli errori ; ma questi libri , come dice V Lvcsqiie , in- 



( xii ; 

coiitrano la sortc di qiiolli , cliu inveiscono contro il lusso , de' quali 
taluno si ser\e per dissipare qualche momento di noja, e tratto tratto 
ne interrompe la lettura per ordinare un piii sontuoso arredo ed una 
pii sforzosa carozza. Ben prevede il N. A. che vatia ed infruttuosa 
sara pure per riuscire la sua fatica, ova il possente Sovrano, che ci 
o-overna , noQ accorra opportiiaaruente al riparo degl' iinminenti di- 
sastri , e colie lt~ggi proibitive arrestando per una parte V ulteriore 
tafflio dei bosclii , e par I'altra allettaiido co' prenij le sedule cure di 
chi prendesse a popolare di b^eu elevate piante le sovrastanti viciue 
montagne , Onde quel paese medesimo, che , secondo Polibio , sommi- 
nistrava un tempo ai Roniani il legnanie per le arniate navali, non 
sia piu costrelto a pagare kU' estero 1' annuo tributo di somme con- 
siderevoli per provvcdere ad un bisogno n-ato da un falso calcolo , 
e da mal fondate speranze , e non gema piii in avvenire sottu il peso 
d'una penuria, a cui condannato non lo avea la Provvidenza^Possa la 
Liguria veder compiuti i dosid.TJ di ciii in mezzo all' egoismo iroper- 
■versantc gode ancora di ravvolgere in mente pensieri cue il pubblico 
bene risniirdarlo ? 

IV. Sia pure la vegetazionre ripiitata dalla moderna Fisica-chimica 
come un mezzo naturale per senificar l' aria AtniOsferica e col suc- 
chiarne Y acido carbonico ed altri gas perniziosi , e colle svolgerne 
puro rossigeno r alzino pure nelle vicine montagne altera la cima ri. 
gogliose piante ad arrestare la corsia de' venti , e rendere piii ',dolce 
e temperato il nostro clima ; noa per queste saran tolte di mezzo le 
cagioni tntte, che tendono ad alterare nel corpo umano I'equilibrio, 
e la reciproca aziunse dei solidi e de' fluid!. Non solamente l' aria , i-1 
suolo , ^';li aliinenti , e le cose tutte , per cui rnomo in vita sostiensj, 
ma eziandio i venti ^ le pioggie , il calore , il freddo, le nebbie , le 
rugiade , e le differenti meteore spesso concorrono esse pure a pro- 
durse di molte morbose rJfezioni , che tormentano ed accorciano i 
nostri giorni. AU'Igiene si aspetta il conoscere di siffatte cause l' in- 
fluenza maligna , e prevenirno i funesti effetti. L' arte di tener Ion- 
tana dagli uomini quella lunga schiera d' infermiti , che rendono 
meschina e mal feriua la nostra esistenza , non riposa g\k sopsa la 
base incerta dei sistemi e delle conghietture , non sulle fallaci estra- 
zioni , o suir emplrismo ignorante , ma sopra una serie ?hnumerevole 



( *.ni ) 
i'l i'atti bc'i) r.ivv'iciiuiti e coiiuessi, clie sono il fiutto deU'osservazio- 
ne costante ed accurata di molti secoli. Lungi da quest' arte il dis- 
gustoso e micidiale apparato farniaceutico , luiigi le ricctte, e le for- 
mole comjilicdte degli empirici , i quali spesso uccidono l' iiilermo af- 
fine di guiiriilo: in essa tutto e semplice; saggia iuterprete della na- 
tura ne segue le leggi , e ne eseguisce fedelmente le intenzioni ; i 
inezzi da lei adoperati per coiiseguire il suo fine , tutti nell' uso or- 
diuato e regolare coiisistoiio delle cose couiuni e necessarie , pec 
cui la vita si conserva e si sosteiita. Quatito meno avremmo a do- 
lerci dei inorbi , che spargono d'amarezza e di duolo i nostri giorni, 
se rigiene , qual iiuovo Mentore solto la figiira di Minerva, veglian- 
do iiiecssaiitemeiite sopra ciascun di noi , sollccita prevenisse le alte- 
razioiii deU'economia aniinale , che dagli aliiiienti , dal soiiiio , dalia 
vigilia , e dagli eserci/j medesimi son cagioiiate d'ordinario, quando 
siffalti sostegni della vita contemperati non sono alT eti, al sesso , alia 
differenza dei climi , ed alia fisica costituzione di ciascheduno ! Per- 
che gli uoniiiii si aflannano cotanto per consukare gli oracoli fallaci 
della uiedicina curatiice , ciie colla benda agli occlii muove incerta i 
suoi passi appuggiata sempre sul debole bastone delle congetture , e 
si addottrina , come diceva PUiiio , dalle morti stesse e dai pericolosi, 
esperiaienti , de' quali siam. noi le vittime infelici : discunt periculis no- 
siris , et per experimenta morles aguiu , mentre si pone in non cale i 
e si trascura aliatto Id presen'oti ice , ricca di taiiti lumi, e rorredata 
di tante osservazioiii ? A questo ripeiisando il N. A. Scassi credette 
di vederne la cagione nella tnancanza d' un Magistrato Medico , il 
quale armato della pubblica Autorita iuteso sia principalmente a di- 
struggcre tutle le cause , die generar possono morbi epidemici. Noa 
bastd , dice TAutore , clie vi abbia un Magistrato , la ciii unica in- 
conibeiiza sia di preservar la nazione dai inali contagiosi , che mai 
devastassero i vicini paesi, o che introdur vi potrebbe comeche sia 
il cominercjo ; non basta ch' esso esteuda la sua vigilanza e potere 
sui cornestibili esposti alia vendita , e ne esplori le ree quality. Per 
siffatte precnuzioni , delle quali pero non pucb far senza un populo 
inrjvilit 1 , non si conseijuisce iuteraniente il grande os:s;etto , la con- 
serva/ione de' cittadini. Sarebbe un errore il credere che i mali con- 
tagiosi vengano sempre a noi portati da lootane regioni, dove sem* 



( XIV ) 

Jirano essere indigeni. Spesso si svolgono naturalmente fra noi per 
quelle cause raedesime, die altrove li geaerano pii di frequente. 
Quaado i Romaai sotto il loro fondatore e capo riuchiusi entro an- 
gusto territoiio non ne uscivano die per depredare e manomettere !e 
terre vlciiie, e seinpre in guerra coi popoli d'ltalia , non conosce- 
vano r agricoltura , le arti , il conimercio, e la navigazione, fu Ro- 
ma bersaglio iiifelice deila peste; e le sue coiitrade furono venticin- 
que volte desolate da si terribile flagello nel corso dei primi cinque 
secoli; mentre nei belli giorni d'ltalia, quando 1' agricoltiua e la 
civilizzazione salite erano a un alto grado di parfezione , tie volte 
appeua nel luiigo giro di diieceatocinquant' anoi vi ricomparve. 
Dal clie si rileva la necessity d' un raagistrato medico , il quale co- 
noscendo quanto facilmente la purezza dell' aria venga contaminata 
da moltiplici cause , e quai dannl ne risnltino alia saniti della vita , 
faccia in aiodo die questo t'liiido respirabile pure si serbi nelle cit- 
tk , nelle case , nelle carceri , iiegli ospedali e ne' luoghi tatti , do- 
ve le natural! ed artifiziali conibustioni coacorrono a consumarlo, e 
corromperlo. La vigilanza di questo magistrato si estenda pure suH' 
anaona , e salle bevande , giacche la storia , e la nostra stessa spe- 
rienza , di cui serbiaino aucor fresca la trista ricordanza , ci con- 
vincono abbastanza , die inali gravissimi traggono orlgine dalle ree 
qualiti degli alimenti , e die questi mezzi, pei quali si conserva la 
vita, spesso producono la morte, e divengono fatali a intere popolazioni^ 
quando o Turte o la Natura gli altera e li corrompe. Siccome per6 il moto, 
la quiete e le passioni , per quanto sieao cose aecessHrie alia vita , di- 
vengono sorgeati di mali , quaado riteuuti; non sono entro giusti coti- 
fini , cosl dovrebbero anch' esse soggiacero alia pubblica autoriti\ sic- 
che non si convertano a daano , disturbando 1' aaimale econnmia. 
Qui e dove il magistrato niedioo vede inceppata la sua giurisdi- 
zioae. Come prescrivere a ciascheduno il moto proporzionato alia 
quiete , e determinarne la quaatita secoado la diversa costituzione e 
Vetk? Come regolar le passioni d' ogni individuo , che nascoste nel 
centro sensibile si celaao in mille maniere airaltrni sguardo e pe- 
netrazione? Ma se la pubblica autorita ( giacchd I'uomo non vuol 
essere governato ne troppo , iik troppo poco ) non pu6 estendersi 



gopra tiUto quello , che a conserx ar la sanitu si richiede , nelTe sue 
mani per6 h la direziotie delle cause esterne che contribuiscono ad 
alterarla. Diminuisca le occasion! delle vigilie sovverchiamente pro- 
luiigate ; alloiitani per quaiito e possiliile le cagioni che affliggono e 
tengono in penosa agitazione i popoli; regoli le vicende delle cose in 
modo che abbiano i cittadini a provare piuttosto sensazioni grate che 
moleste. Ma v'ha un oggetto ancor piii grande , che ohiama in 
ispezial maniera la vigilanza del proposto magistrato ; quest'e la po- 
polazione ^ nerbo degli stati , e prima cura d'ogni savio governo. 
Che giovano. i calcoli ^ sui quali consuma le luiighe ore la pubblica 
econoinia per conoscere da questo infallibile teriiiotnetro i gradi della 
nazionale prosperita ; che giovano taute sotiili ricerclie sulle cagioni 
die contribuir possono ad accrescere o dimiiiuire la popolazione , se 
dai Diaritaggi noa ritrae lo stato una generazione sana , robusta , vi- 
gorosa? E' antico quel detto : fortes creaiitur foilibus. Come naai certi, 
individui cachettici, di cui abbondano le capital! , Es?eri appena sboz- 
zati, o iudeboliti dalla inteniperanza e vittime infelici del libertinaggio 
e quel che di labe ereditaria manifestano segjii non equivoci , come 
niai corrisponderanno allc intenzioni del!a iiatura , ed alio speranze 
dclla Patria? Da un germe infetto , o spossato ed immiserito non si 
vide mai sorgere uua pianta vegeta , rigogliosa, feconda > che fosse 
ronor del campi , e coU'abbondanza de'suoi frutti rallegrasse il sol- 
lecito agricoltore. Le specie degli animali n'lli vanno in molti paesi 
migliorando mence le beu intese cure di clu si studia di ritrarne il 
maggior vantaggio possibile ; e la prole degli uomini non richiame- 
ri I'attenzione dei Governi se non se per fame il no\^ro a calcolo 
dei tributi? La sanita e la robustezza saranno qualita essenziali in quet 
li , e di niun valore in questi? Sia dunque ufllzio del provvido ma- 
gistrate lo arrestare, per quanto e possibile, siffatta crescente degra- 
dazione. Chinnque cedendo aU'istinto del cunre ama di riprodurre in 
altri se stesso , c vuole consarrarsi ad uno stato quanto utile, altret- 
tanto rispettabile , sia tale almeno da non frustrare le speranze dirlla 
Patria con una generazion debole , viziata , infermiccia. Non v'ha. 
dubbio che la dilicata incombenza di regolare i matrimonj e diri- 
gcrli al pieno conseguimento del fine primario, a cui mirano, incon- 
tre^ebbe nella sua esecuzione non pcche difficolta. Qui principalmeo- 



(xvi ) 
te eserciti il luagistrato medico la sua autorevole vigilanza. Dura 
fatica I'attento contadino a ridonare il vigore ad una pianta mala- 
ticcia , che mal succhia dalla terra i nutrivi umori ; ei quasi la di- 
meiitica , e rivolgeado invece le sue inquiete cure alle tenere pian- 
ticelle 5 le cinge di siepi , e le difende da tutto ci6 che possa nuocer 
loro , e ne seconda in ogni maniera il desiderate svolgimento. Tale 
industria adoperi il Magistrato medico sulla nascente generazione, 
L'educazion fisica di essa non isfugga alia sua instancabile vigilanza 
e sia principalmente sua cura di distruggere il gercne di quella ma- 
lio-na infezioiie tanto fatale alia eti puerile. Una legge armata di 
sanzione sottometta tutti i fanciulli alia vaccinazione , e sforzi il pre- 
giudizio ostinato ad aprir gli occhi alia luce viva della costante spe- 
rienza , ed a partecipare suo malgrado de' vantaggi die I'umanitk 
ritrafge da una scoperta , onde si onora I'lnghilterra , non die il se- 
col nostro. 

V. Poich^ gli uomini, trascuraodo i mezzi di consesvare la saniti 
si trovano spesso nel duro bisogno di ricorrere alle probabilita del- 
I'arte curatrice ; e poiclie non sono saggi abbastanza per rendere in 
gran parte inutili la medicina e i medici , qual sari ruftizio princi- 
pale dei veri figlj d'Esculapio? Quello di ben conoscere I'azione e 
I'uso dei medicamenti ; e siccome ne somministra di molti il regno 
veo-etabile semplici, opportuni ed efficaci, cosi a questi si applicheri 
eo-li in ispezial maniera , sottoponendoli alle esatte osservazioni ed 
esperienze , affine di non urtare nello scoglio deU'Empirismo tanto fa- 
tale all' umanitk e tanto disonorevole all'arte Ipocratica. Penetrato di 
questa veritJi il N. A. Mongiardini , credette pregio dell' opera torre 
a soggetto d'una memoria I'azione e T uso medico di alcuiie dipj'tali. 
Non ^ certamente nuovo I'argomento ch'ei prese a trattare ; ma pure 
egli seppe spargerlo di nuova luce , e sgombrarlo da quelle oscuritk 
che diedero origine a molte dispute intorno alia virtii medicinale di 
queste piante. Indagare la forza loro sul corpo umano , ed assoget- 
tarle ad ogni sorta di prove fisiche e chimiche , onde I'uso loro avesse 
leggi fisse e determinate dalla sperienza , questo e ci6 che aucora 
rimaneva a farsi. Si accinse a questo lavoro il N. A. il quale non di- 
menticando i precetti dejl' arte diificilissima di osservare, raccolse ac- 
curatamente i fatti , e col ravvicinare gli uai agli altri , e paragonarli, 



(xYll) 
giunse a meglio conoscere l' azione , prlncipalmente della Digitate 
Purpurea , suU' economia animale. I confini prescritti ad una Relazione 
Accademica non pennettendomi di scorrere su tutte le parti della sua 
Memoria , mi ristriiigcrcb ai soniini capi. 

Generalinente alia Digitale si attribuisce la ritardata circolazione del 
sangue , poiclie questo feiiomeno accompagna sempre l' uso di tale 
piaiita. Ma , come avverte 1' Autore , iiinanzi di pronunziare siffatto 
giudizio , d'uopo era esamiiiare coll' anima sgombro da ogni preven- 
zione , se il ritardato iiiovimento del cuore non fosse piuttosto pro- 
dotto dalle evacuazioni , che d' ordinario si manifestano da principio 
neir uso di questo vegetabile , c principahactite dall' essersi I'eccita- 
bilit.\ , per I'uso medesimo proluiigito , trasportata dal sistema sangui- 
gno al linfatico. II non por raente all' ordine , con cui si succedono 
i fenomeni nell'applicazione dei rimedj all' economia animale, e forse 
una delle principali sorgenti degli errori , ne' quali caddero uomini 
sommi. Dali' avere il N. A.costantemente osservato , che il polso ac- 
qnista dall" uso di questo rimedio un moto pli accelerato ; che in quelle 
bestioline , sulle quali ha egli tentato replicate sperienze per conoscere 
la maniera , onde agisce la Digitale sfill' economia de' viventi , il san- 
gue divenuto era piii sciolto e pi^ nero , lo stomaco pifi rosso , e di 
maggior copia di sangue s'erano empiuti i polmoni ; da questi e da 
raolti altri fatti egli crede doversi in essa pianta riconoscere la forza 
siimolante. Questa forza poi si diffonderi sopra tutti i sistemi , o so- 
pra d'ua solo si eserciteri piii manifestameute ? Non puib dubitarsi 
cli' ella agisca sopra tutte le parti del corpo : lo indicano abbastanza 
i differenti morbi , che coUa digitale si espellono. Seiubra per6 che 
stimoli piii specificamente il sistema linfatico. Ma come possono coa- 
ciliarsi colla forza stimolante della Digitale le felici cure nella stenia 
del sistema sanguigno ottenute per mezzo di questo rimedio da al- 
cuni medici moderni ? Non h gii vero , osserva qui il N. A. , che in 
tali casi la Digitale spiegato abbia un' azione controstimolante per 
avere intorpidita la fibra , ma piuttosto per aver eccitato un' azione 
in un sistema opposto a qucllo , in cui prima trovavasi lo stimolo 
niorboso. Clii attentamente si ik a considerare il corpo umano , non 
pu6non iscorgere in esso molti sistemi mirabilmente armonizzati tra lore. 
II perfetto equilibrio di essi costituisce lo state di sanitk. Sullo scoa- 



( xvni ) 
certo caoionuto dalle malattie o dai rimedj avviene che alcune parti 
venoauo stiniolate a preferenza delle altre, e che I'azione accresciuta 
a una toh'd altrettanto d'azione e d'energia alle altre tutte. Questa 
le^o-e dellu luitura aiiiinale soiniiiiiiistra uii' adequata risposta a colore, 
c!ie , attenendosi ai tatti seuza aiializzarll , annoverarono la Digitale 
fra le sosta:ize coatrostimolatiti , e sari forse uii gionio feconda di 
utili risultati.Uua pianta, di cui son conosciuti i vantaggi nella cura 
deir Idrope , neU'asma pitultoso , o spasmodico , ed altre molte infer- 
milk , meritava certaineate d' essere sottoposta all'analisi chimica, on- 
de ci disvelasse i suoi principj coniponenti. Fiiiora ebbe essa la sorte di 
jfuggire alia nostra curiosltti importuna che chiama in suo soccorso la 
luorte degli esseri ; ma questo vanto cess6 in lei dacche il N. A. pre- 
se a studiarla nella sua natura , e ne' suoi effetti. 

VI. L' azione del veleno viperino suH'econoniia animale offri al N. 
A. Mongiardini il soggetto importante d' una seconda memoria. Non 
meno in questo argomeiito che in quelle, di cui or ora abbiamo da- 
te rngguaglio, la disparita delle opinioni si presenta fiancheggiata 
da un iinponente corredo d' osservazioni e di sperienze. Anche sul 
veleno della vipera , come sulle digital! , si esercitarono valenti uo. 
mini per modo che agli spiriti snperficiali sembrar potrebbe, creden- 
do esaurita la materia , una specie di tenieriti il pretendere di la- 
sciare sul cammino per essi ricalcato qualche nuova orma non dis- 
pregevole. Alle fatiche di tanti insigni fisici , e principalmente del 
celebre Ab. Fontana, il quale con incredibile diligenza ed accuratez- 
za studi6 la Natura e la forza micidiale di questo veleno , pare che 
Bulla aggiunger si possa , e che in tale materia abbiano essi pianta- 
Xo le colonne d' Ercole. Pure , se ben si riflette che il solo e vero 
jaetodo dell' osservazione fe 1' analisi ; che il primo stromento dello 
spirito e 1' attenzione ; e che le sperienze richiedono la presenza del 
genio , di quell' istinto creatore che imagina le combinazioni utili ai 
proprj disegni , una specie d' inspirazione congiunta all' equilibrio di 
tutte le facolti , alia libertk della ragione , ed alia calma dei sensi^ 
facilmente si vedri quanto importi , a non cadere in errore, il non 
prestar cieca credenza alle altrui sperienze , il non cattlvar 1' intellet- 
to in ossequio dell'Autoriti , 1' interrogare nuovamente la Natura, e 
ncorrere al dubbio filosofico , quando le osservazioni e le sperienze 



(xix) 

trovansi in opposlzione colle sperienze e colle osservazioni. Si atten- 
ne a questo saggio dettame di saiia logica il N. A. Egli ben lungi 
dair affermare, come fecero alcuni con troppa precipitanza , che il 
veleno viperino agisce controstiniolando le parti animali, e dall' esal- 
tar r ainiuotiiaca qual rimedio specifico , oppone sperienze a spe- 
rienze , osservazioni a osservazioni , fatti a tatti e per tal mode cer- 
cando di rettificare gli altrui giudizj , porta sii questa materia quel 
duhbio tanto raccomandato dai fiiosofi , die e il primo passo verso 
la veriti. II confessare ingenuamente clie finora ci 6 sconosciula la 
maniera , onde sulle parti animali agisce siffatto veleno , ed ignoto 
Jo specifico rimedio, altro non e che richiamar 1' attenzion dei fisi- 
ci sopra di questo soggetto , ed invitarli, fatti piu cauti delle altrui 
inavvertenze ed errori, a ricalcare animosamente un sentiero ancora 
iiigombro di tenebre. 

VII. Nou ci dipartiamo dairuomo, capo d' opera delia creazione. 
Egli fu e sari seinpre 1' oggetto delle piii utili a un tempo e piu dif- 
ficili ricerche. II filosofo lo contempla per iscoprire le leggi, con cui 
quest' essere , che dappriraa si manifesta soltanto come sensiente , si 
torma a poco a poco delle idee, acquista gradatamente un'intelligen- 
za , una ragioue , una moraliti , e spiegando finalmente voli d Icaro 
s" innalza alle nozioni del bello , del grande , e perfino all' idea con- 
sulaute e sublime della DiviuitA : il Fisiologo studia le legg-i dell' eco- 
nomia auiniale, e le diverse modificazioni, che dall' azion varia de- 
gli oggetti essa rici^ve. Ma n^ il filosofo, ove sfornito fosse dei lu- 
mi, che la fisica animale somministra, ue il fisiologo , che non sapesse 
elevarsi all'altezza d'uii Locke , e d'uii Condillac , potrebbono vautar- 
si di conoscer I'uomo qual egli d realmente. La sensibilila fisica e 
luUimo termine , a cui si giunge nello studio de' fenomeni della vita; 
ed ^ pure I'ultimo risultato , ossla il principio piii generale , cni ci 
lornisca I'analisi delle facolti intellettuali , e delle affezioni dell'ani- 
iiia. Come si opera in no! il fenoineno delia sensibilitci, primo anello 
della lunga e delicata catena delle veritct , alle qnali lo studio del- 
I'uomo ci conduce? I nervi , si risponde , sono i ministri della sensa- 
zione. II sentire s'appartiene poi esclusivamente ai sensi? Sono essi uni 
camente destinati a questa funzione? Hanno essi un'attiviti propria, 
un'energia indipendeute dall'organo del cerebro , di cui son creduti 



(xx) 
una diramazioiiei' Cacciate in bando le ipotesi , ed i slstemi, co'quali 
s'in"-e'>-ii6 fiuora la fiiiologla di spiegare i fenomeni della vita animale^ 
si ricuir.i ai fatti , e nelle aberrazioni della natura si cerchi il filo per 
uscire dall' iiitricato labirinto. Le osservazioni Anatomiche sugli Ace- 
fali veagaiio a diiadare le tenebre , che nascoadono al nostro sguardo 
I'azione dei nervi. II celebre Monro, tanto beiiemerito della storia 
liatuiale deU'uoiua, ne illustri assai bene questa parte importante , 
edaU'esame degli Acefali seppe trar dei lumi opportuni alio sciogli- 
mento delle poc'anzi accennate questioni. Ma pur mancava ancos 
qualche cosa alia sua nuova dottrina , perche venisse generalmente 
ricevuta , ed avesse I'approvazione ed il suffragio di tutti i fisiologi 
ed Anatomici. Niuna veriti estorce I'assenso degli aiiimi , se convali- 
data Don sia da tali e tante osservazioni , die pii non rimanga luogo 
al dubbio. Chiunque si accinge a rinforzarla di nuove prove^ e sgom- 
brarla da ogni oscuritii , in cui potesse ancora per qualche parte essere 
avvolta , acqui&ta iin diritto alia riconoscenza dei dotti. Dobbiamo 
perci6 saper buon grado al N. A. Pratolongo , il quale alia dottrina 
dell'illustre professore di Ediinburgo con nuove osservazioni aggiunge 
nuovo peso , enmlando quasi la di lui gloria. Avendo egli colto avi- 
damente I'occasione opportuna di anatoniizzare nel nostro spedale di 
Paramatone due Acefali , non altro si propose che di osservare coUa 
possibile attenziona ed accuratezza I'intero loro sistema nervoso per 
vedere , se nel cranio di essi ritrovavasi quella piccola escrescenza, 
la quale esercitar potendo molte di quelle funzioni che al cervello 
s' appartengouo , fa credere a molti non essere ancora del tutto ben 
fondata la teoria di Monr6. E poichfe non gli venne fatto di scorge- 
re in essi la menoma parte della massa cerebrale, trasse quindi un so- 
lido argomento per convincersi , ohe i nervi non sono una continua- 
zione della sostanza midollare del cervello; che possono esistere 
senza di esso ; e che dotati sono d'una energia propria , e affatto 
indipendente dal cerebro nell'esecuzione di molte funzioni , che la 
vita organica costituiscono. Ecco una nuova legge fisiologica , che 
non solo rende ragione di molti fenomeni deU'econoraia animate , 
ma eziandio serve a convalidare la teoria pubblicata , non ha graa 
tempo , dal Signor Bichal suUa vita degli esseri animati. E poi- 
che ia essi scorgonsi due specie di vita simultaaearaente esistenti 



(xxi) 

ruiia delle quali animale vien delta, perch6 costituisce il loro 

carattuie specifico , 1' altra organica , die haiino coiuune coi ve- 

getabili , a ragione il N. A. in due classi distingue i nervi , gli unl 

appartenenti alia vita animale, ed alia vita organica gli altri , am- 

bedue per6 dipendenti dal sistema nervoso ; quella dai nervi , che 

tracuono imniediata origine dal cervello , questa d all' influenza spe- 

cialinente del nervo intercostale , e di quelli che non hanno dal ce- 

rebio r origine imniediata. lo non fo che scorrere rapidamente sulle 

prin^ipali verit;\ che formano il nocciolo della Memoria intitolata 

Descrizione Anatomica di due AcefaJi, ed alcune osservazioni sulC a- 

zione del neivi- Qualunqne sia il gindizio che ne faranno i dotti, a me 

pare che non possauo abbastanza conimendarsi le fatiche di chi alia 

risica deir uonio si applica indefessaiuente. Tutte quante le scienze 

che r uomo rignardano , non avranno mai una solida base , finche 

le cog nizioni suU' economia animale saranno incerte, dubbiose , ipo- 

tetiche. Nolle impressioni interne^ che derivano dall' azione del prin- 

cipio sensitivo , e dall' esercizio della vita, cercar debbesi (come 

pcDsano i moderni filosofi ) la causa di quelle determinazioni , che 

prccedono ogni sperienza , ogni idea acquistata , e che col nome di 

islinto sogUono contrassegnarsi. Chi nella disposizion fisica e nelle 

ubitudini , che costituiscono i diversi temperamenti, non iscoro-e nuo- 

ve sorgenti di sensazioni , d' idee , d' affezioni e d' inclinazioai , le 

quali formano il quadro variato della natura vivente ? I prooressi 

della Fisiolugia nou solo aggrandiscono la sfera delle nostre cono- 

scenze intorno alia generazion delle idee, ma somministreranno for- 

se un giorno nuove basi e piU solide alia morale, non che alia scien- 

za della legislazione. 

VIII. Un altro fenomeno , che appartiene all' economia animale, 
richiam6 I'attenziorie del N. A. Serravalle , che ne face il soggetto d' 
una Memoria. La storia naturale dell' uomo si compone di fatti ; e que- 
st! fatti sono i materiali , di cui abbisogna il genio per innalzare da 
fondamenti il sublime edifizio della vera scienza. Chiunque le»o-e <^li aa- 
nali della mediciua, trova in essi registrati non pochi esempj di persone 
che lungamente vissero nella piu rigorosa astinenza da oo-ni alimento. 
Nelle Transazioni Fi/osofiche deW dnao 1742 si narra , che un uomo 
visse i8 aaai sostitueado 1' acqua ad ogni gibo. Egli e probabile av- 



( XXII ) 

verte uii celebre Scrlttore die il costui sangue fosse estremamente free!- 
do, e die questo stato di torpore rendesse in lui lentissitna la circo- 
lazione dei fluid!, e diminuendo le secrezioni impedisse I'indeboli- 
niento , die vien prodotto necessariaraeute dalla traspirazione. Comun- 
que ci6 sia , sembra die la natuia si preiida diletto spesse volte di 
umiliare ilnostro orgoglio scientifico, staccandosi dalle leggi conosciute, 
e deviando dal suo corso ordiuario. L'uomo , die continuameiite per- 
de una porzione di se inedesinio , e muoie vivendo , ha bisogno di 
ristoiar le sue forze per mezzo dei cibi , e porgeie nuovo alimento 
al fuoco di vita , presto ad estinguersi ove non si rianimi con esca 
successiva. Come avvien dunque che vi abbiano dei casi, in cui 
I'umana costituzione e vale vole a sostenere il digiuno prolungato ol- 
tre il termine prescritto? II dubitare di cosiffatte astinenze non iscio- 
glie la quistione ; taglia , come fece Alessaadro , il nodo Gordiano. 
Altronde le piii illustri societi d' Europa , e medici valenti, tra qua- 
li Valler , Daiwiii ed altri raoltissiini, ci trasmisero le circostaiize tut- 
te , die accompagnarono tali sorprendenti feuomeni. Quantunque la 
Flsiologia mandii ancora dei lumi necessarii per ispiegarli , e non 
ne tragga veruna utile cognizione , pure 1' accumulare i fatti straor- 
diiiarii , die 1' ecouomia animale riguardano , giovera forse un gior- 
no ai progressi della scienza. Fu a tale oggetto , che il N. A. re- 
gistrar voile in una Memoria un caso dl suigolare astiiicnza, che gli 
venne fatto di osservare attesitameute nelle piii minute particolariti. 
Eccone la storia compendiata. Una donzella , che sortito avea un teni- 
peramento fervido , una robusta costituzione , una statura mediocre, 
una carnagion florida e rubiconda , conservossi sana e vigorosa V 
eta di circa quattordici aiini. Fu dopo questa stagione die assalita 
venne dalle affezioni convulsive , le quali per varj anni ricomparvero 
a periodi irregolari, e varie di sintomi e d'aspetto, accompagnate pe- 
ri il pill delle volte da un vomito violento ed ostinato. Come le ac- 
cessiorii non erano mai precedute da veruna causa rimota manifesta 
e la colpivano nel migliore stato apparente di salute, cosi dissipavaasi ad 
un tratto , senza che attribuirne si potesse la cagioue agli ajuti del- 
I'arte, niuno fra tutti i medicanienti apprestati avendo prodotto il 
desiderato effetto. Per tal modo i suoi giorni erano ora lieti e tran- 
qnilli , ed ora affaniiosi e trlsti. In questa peuosa alternativa avea 



( XXIIl ) 

quasi passato un lnstro rinfelice donzella , quando inaspettatamonte 
ill lei si iiiaiiifesta T impossibility di traiiguggiar ne cibo ne bevaiida; 
lenoineno taiito piii strano , perche non cbbe foriera nk coinpagna hi 
inalattia indicata , ma sopraggiiuise in un di quegrinlervalli fortix- 
iiati , in ciii pareva non dovesso teinere gli assalli del morlio perti- 
nace. Una spasinodica contrazione deirt-sul'iigo cliiudeva il passaggio 
a tjualuiique alinieuto; e '1 teutar di spingere nelle fauci qualclitr 
teuuissiino cibo ad altro non serviva clie a travagliare maggiormente 
la povera giovine , eccitando in essa un vomito impetuoso ed inutile. 
Dieci inteii giorni trascorsero in questa totale astiuenza ; appena le 
venne fatto d'inghiottire una minima quantita d'alimento ael giorno 
sesto , dopo il quale fu costretta per altri quattro giorni successivi a 
sopportare la stessa rigurosissiuia inedia. I uiezzi die suggerisce 1' ar- 
te in simili casi per sostener ia qualche modo le forze deU'infernio , 
riuscirono tutti vani. Un forte e costante corrugamento nello sfiutere 
dell'ano impedl, che s'introducesse nel di lei corpo per tale via verua 
nlimcnto ne inedicato ne nutiitivo. II lungo digiuuo di dieci giorni 
non produsse in lei gli eftetti , die soglionsi in altri ravvisare. Non 
estenuazione , non pallor niortale , nia soltanto abbattimento di forze 
spesso accoinpagnato da vaneggiamenti. Quel die pii sorprende 
si e che in lei non venne mai alterata la consueta tranquilliti 
dell'aniino che ben appalesavasi sul volto ilare , e screno , come se 
o fosse interamente sana , o non soffrisse die una leggera malat- 
tia e monientanea. Altre volte erasi la stessa giovine trovata in si- 
mile stato d' inedia cagionato da vomiti protratti molto a lungo per 
un'oslinata affezion convulsiva dello stomaco , che rigettava presta- 
mente quanto d'alimento e di bevanda veuia ricevendo. Per piu di 
tre mesi avea tollerata la fame , e come ognun vede , I'avea toUe- 
rata oltre i consueti limiti prescritti dall'Economia animale, conser- 
vando per6 sempre le apparenze di ottima salute , non gii il vigore 
e la forza. Questa circostanza aggiunge nuovo peso al caso che prese 
a descrivere il N. A. Vediamo quando e come ricuperasse qucH'in- 
felicedopo il decimo giorno di totale astinenza I'uso dei cibi, e o^odesse 
poi pifi lieti giorni e tranquilli. Non si attrlbuisca all' arte ipocrati- 
ca la di lei guarigione. Invano furono posti in opera tutti i rimedi 
anche gli esterui, come le unzioni volatili , le coafricazioni lungo la 



spina del dorso , ed altrl poclii. La natura opera d^i prodigj , o al- 
meno creduti tali , perch^ mal si conoscono la ricchezza e la fecon- 
ditk de' suoi mezzi. Fatto sta , che I'ubbidire alle sue leggi ed inten- 
zioni b spesso I'unico ed efticace rimedio ai nostri mali. Un felice 
Iineneo ridon6 alia inferma il primiero vigore : iiel nuovo stato 
coiijugale scomparve del tiitto il morbo rio; ed essa gust6 nuovamente 
le dolcezze d'una vita sana e vigorosa. Qiial medico, che non sia 
Empirico , non vede in questo fatto straordinario un vasto campo alle 
sue meditazioni? Chiunque scoprisse la caglone di tal fenomeno, die 
sembra contrariare le leggi conosciute della natura , spargerebbe gran 
luce suUa fisica animale, di cui molte parti sono ancora involte nelle 
tenebre. Intanto atfretti le sue nozze la piii amabile porzione delVa- 
inabile sesso,senon vuol essere bersaglio infelice de' mali , che dalla 
verginitk spesso derivano. Ecco il preservativo , ed il rimedio , ma 
rimedio inefiicace , ova troppo tardi si adoperi. Cosi conchiude il 
N. A. fiancheggiato dall'autoriti del padre della mediclna, il divino 
Ippocrate, cui lo spirito di noviti tent6 invano in questi ultimi tem- 
pi di scacciare dall'alto soglio ^ ove collocato lo avea I'ammirazione 
di tanti secoli. 

IX Dalla Medicina alia Chirurgia il passaggio e assai naturale. Sono 
esse due sorelle , che si danno scambievolmente ajuto, ed agiscono 
di concerto, sebben I'una si veda spesso niarciare bendata gliocchi, 
non sapendo ne dove sia, ne dove vada , e I'altra iusensibile ai ge- 
miti ed alle grida disperate deU'inferma umaniti abbia sempre mi- 
nistri della sua iudustria i ferali strumeuti del dolore. Ad ambedue 
sapor dobbiamo egualmente buon grado degli sforzi incessanti che 
fanno o a prevenire gli sconcerti della nostra macchina, od a curarla 
nel miglior modo possibile, quando qualche causa che non e in nostro 
potere , giunge ad alterarne 1' equllibrio. L' Aneurisma , malnttia spes- 
se volte indomabile , e pertinace , richiami sempre I'attenzione degli 
uomini piu celebri nell'arte Chirurgica. Quantunque non convengano 
tra di loro sul metodo piu cITicace ed opportune per viacere siffat- 
ta infermita, pure in mezzo alia divergenza stessa delle opinioni non 
si sinarrisce I'abile Professore , e guidato dalla propria esperienza a 
quel metodo si applglia, cui la profonda cognizione del corpo uma- 
no gli suggerisce, Parlo qui della Memoria dell'Accad. Guidelti , il 



quale espose i vantaggL clie si ottengono dal legare I'arteria iu luogo 
sano , ed alquaoto lontano dalla sede dell'Aneurisrna. Gli eriori, ai 
qiiali vanao soggetti i Pratici nella, cura di questa malattia , nascono 
secondo il nostro Autore , dal confondere I'Aneurisina vero dallo, 
spurio ( e in questo sbaglio si cade facilmente per le apparent! loro 
rassomiglianze) , ed ancora dal noa bene conoscerne le diverse altre 
specie. Fissare con precisione : caratteri , die distinguono gli uni 
dagli altri, riferire le sperienze ed Opiiiioiii de' piii accreditati pra- 
tici d'Enropa ; esauiiiiare i diversi metodi curativi adopjrati per lo 
passato e nell'eti presente ; ponderar le ragioni che devoao determi- 
nare il Professore ad abbracciare pii I'uiio che I'altro; e principal- 
mente distiaguere le circostanze, in cui la cotnpressione giova egual- 
inente , sia die si faccia sul turaore , sia die si faccia suU'arteria sana, 
aggiungere aile altrui le proprie osserVazioni per dimostrare i van- 
taggi che si ottengono dal legare I'arteria in luago sano, e alqnanto 
distante dalla sede dell' Aneurisina , questo e cio che il N. A. si pro- 
pose dif.ire. Mi ristringer6 a queste sole cose generali; poichi^ lo ea- 
trare nelle minute particol.uiti , che forraano il merito della Memo- 
ria , mi porterebbe oltre i confini prescritti ad una seraplice relazione. 

X. Un argomento spettante alia Chirurgia prese pure a truttare il 
N. A. Bonomi. Un discorso egli lesse alia prima classe sulle Fracture 
dcllc ossa , nel quale dimostri quale sia la raigliore attitudine per 
collocarle , e mantenerle riposte , specialmente quelle degli articoli 
inferiori. TaL fu il soggftto della sua Memoria. E poiche 1' Autore 
si propone di arriccliire di nuovi fatti ed osservazioni questa mate- 
ria importante , e di presentare all' Accademia , quando che sia, un 
piCi coinpiuto lavoro , cosl ci riserbiaaio a darne I'analisi in alcuno 
de'successivi volumi. 

XI. A Quanci morbi h soggetta la povera umanit.\ ! Fra tutti la 
Cifosi Paralitica e quella forse , di cui meno si conosca I'indole e la 
natura. Quai metodi perci6 potranno adoperarsi per curarla se non 
se quelli suggeriti dall' empirismo cieco ed ignoraute ? Fari quindi 
pregio deir opera chiunque guidato dalla osservazionc tenteri di al- 
zare il velo , dietro cui si e finora nascosta un'infermiti cosl terri- 
bile e dolorosa. II N. A. Marclielli ha pur osato di farlo. La sua Me- 
moria sulla Cifosi Paralitica preseuta molti fatti e molte veritk, ch' 



( XXVI ) 

io qui riduco ai sommi capi, ed espongo come altrettante proposiziohi 
in essa diniostrate. 

Benche la O'/oirf Paralitica assalga d'ordinario i fanciulli , non la- 
scia per6 di attaccate ancora gli adulti ; ne disgraziatamente e cosi 
rara fra noi , come dal volgo de' medici e de' chiiuighi si ciede. A due 
classi per maggior chiarezza possiiio ridursi i sintomi di questa ma- 
lattia. Quelii che ne formano il primo stadio , e precedono la cur- 
vatura della spina , alia prima classe appaitengono , ed alia seconda 
quelii, che si maiiifestano al comparire della cnrvatura medesima, 
e ne seguono I'andamento. Lo sviluppo della Cifosi non serba sem- 
pre una costante uniformity , poicbd qualche Tolta e rapidissimo ; e 
nemmeno deesi tintracciar Senipre la sua sede nelle vertebre I. mba- 
ri , come alcuni pretendono , giacclie qualche volta trovasi nelle dor- 
sali , ed in alcune delle cervicali , e si estende aile loro apofisi tras- 
verse , come pure all' osso sacro , ed anclie , sebben rare volte, alls 
ossa delle estremiti inferiori. Non sempre i lo stesso il numero delle 
vertebre viziate. La curvatura della spina succede anche lateralmente, 
e le estremiti superior! soffrono esse pure qualche volta la Paralisi. Qual 
e la causa inimediata della Cifosi ? Finora e stata sconosciuta. PerJ> 
il N. A. dalle sperienze e specialmeiite dall'anaiisi dell' orina , e della 
sostanza degli ascessi d'alcuni individui travagliati da tale infermitS, 
crede di poter congetlnrare , che abbia essa la sua causa immediata 
neir eccesso dull' acido fosforico libera , e che fra le cause occasionali 
si possano ancora annoverare la diatesi scrofulosa , la diatesi scor- 
butica, e la retrocessione di alcuni esaniemi.lE.cco uno dei grandi van- 
taggi , che dalla chimica ritrar possono la medicina e la chirurgia. Cogli 
ajuti di queila se avvien mai che la natura e la causa di alcune ma- 
lattie delle ossa giungasi a scoprire , sari allora che sottratte al giogo 
umiliante dell'empirismo, e sottoposte ad una cura ragionata e metodica, 
non piii si vanteranno di resistcre alia forza cfficace dell' arte salutare. 

XII Non pill rattristiamo il nostro pensiero colle funeste immagini, 
fra le quali sempre si aggirano con qualche dilettola medicina e la 
chirurgia. Altre idee o piii liete o men disgustose succedano a quelle 
inamabili dei morbi crudeli , a cui siamo disgraziatamente soggetti. 
E prima si present! a giocondare lo spirito I'arte divina, che i cuori 
agita, seduce, trasporta J innebbriaudoli delle sue ineffabili dolcezze. 



( XXVIl ) 

L'armonia delle sfere parve pure ammirabile aPlatone, ma i place li 
deU'imaginazione contemplativa soiio a poche aaime sublimi riserbati- 
Quel de' sensi possono chiumarsi i piaceii dell'uomo. Per cssi scor- 
rono soavemetite i gionii ; par eai seiitianio raddoppiata I'esistenza; 
per essi il cammin de 11a vita e seminato di fiori. Se abbiamo dall'un 
canto compagni indivisibili i niali , troviamo facilmente dall'altro un 
grato cornpenso in qiielli. La inusica! . ... Clii pu6 esprimere le sue 
incaritatrici dolcezze ? liiluljce clii uoii gusta i diletti di questa sovra- 
na allettatrice de' sens!! L' Italia ricorda ancora con entusiasmoi no- 
jiii di Jomelli , di Pergolesi , di Piccini , di Zecch'uii , di Cimarosa, 
e di tant'altri , che si modellarono sul buon gusto, seguitando quei 
semplicied esatti principj, sii quail tutto e fondato il hello musicale. 
Pure dopo tante e si belle norme a ben fare , che ban segnato I'a- 
pice di perfezione in qnest'arte , la smania di singolarizzarsi vi port6 
il guasto ; ed il buon gusto italiano tanto ammirato dall' estere na- 
zioni , e gii sul suo declinare. Questa decadenza era gia stata avver- 
tita dal celcbre d' Alembert (a), e da non pochi altri , che prende- 
vano per norma de' loro gludizj in siffatta materia la filosofia del 
gusto. Ma che giovarono finora gli scritti dei veri Italiani per ar- 
restare il devastamento , ond'e mioacciata, gli da gran tempo , la 
nostra letteratura? La ragione parla a quell! soli , che intendono il 
suo lin2;uas:2:io: o-li altri si lasciano strascinare ciecamente dal torrente 
della moda. In tali casi non v' ha che I'arma del ridicolo , la quale 
possa produrre I'etietto desiderato. Comunque ci6 sia , mostra un'a- 
niina Italiana chiunque le belle arti, per cui primeggia Italia sopra 



(a) Cosl cgli si esprime nel suo opnsrolo dc la liberie de la musique ., Pergo- 
Icse trop liH Piileve pour Ics progriH dc lata , a t'tt- le Raphael ilo la musique 
ItaJienno: il lui avoit donne un styl >Tai , noble et simple, doiit les artistes do sa 
nation s'ccarlent iiii peu trop aujouid luii. Le jieau siecle de cet art semLle etre 
en Italic siu' son declin , et le siiVJe de .Sencciue et de Lucan commence a lui 
succeder. Quoiijuon rcmai<[uc cncoie dans la musique Italienne moderne des beau- 
tes vraies el superi^ures , 1' art el le desir de suqirendre s'y lai$sc voir trop sou ■ 
veal au prejudice de la nature , et dc la vaviit-.j, 



( XXVIII ) 

tutte le nazioni , richiama ai natural! e semplici , priiicipj e si sforza, 
per nuanto fe in se, di conservar in esse I'antico lustro e sp'.endore. 
Tale e I'oggetto che si propose il N. A. Ssira Luigi neU'indagare le 
cagioni del decadiinento pjc'aazl accemiato, a cui si avvanzaa gran 
passi la nostra musica. Nel trattare questo argomento voile istruir 
dilettando coll' uso opportiino dei sali piccanti. Stabilito il principio 
che certo non pu6 rivocarsi in dubbio , essere il vero ed unico fine 
della musica quello di piacere , e spiegata brevemente la teoria del 
suono grato o splacevole , crede I'autore , che intanto quest' arte a 
giorai nostri e svolta dal sua fine principale i.° perche molti de' mo- 
derni maestri si studiano' di essere difficili; 2.° perehe vogliono sfor- 
zarla suo malgrado ad espriniere ci6 che non pu6 esprimere ; 3.<> 
percli6 a dispetto di tutto vogliono essere creduti originali. In tutte 
le cose tostocche abbandoniamo il semplice e'l naturale , siam fuori di 
strada , ne altro potremo piii incontrare civ errori , che tenebre , che 
noja. Questo si verifica principalmente nelle arti del bello ; e la mu- 
sica piii di tutte sdegua lo sforzato e '1 difficile. II famoso Jomello 
finch^ altra guida non ebbe che il suo genio e la sua sensibility , fece 
piangere gl'italiaui esprimendo in musica i bei drammi di Metastasio; 
ma quando il celebre maestro Mdrtini voile far attingere a Jomello 
i misteri astrusi dell' arte ^ 7oTOe//o non fu piil che I'autore A'ua mi- 
serere. In tutte le belle arti , nella musica principalmente , il senso 
giudica meglio della ragione , che vorrebbe portare la squadra ed il 
compasso nelle produzioni del genio. Sentile e poi scrivele. Questo 
precetto fu dato non meno al poeta , e all'Oratore che ai maestri del- 
I'arte, di cui favellianio. La teoria del piacere debb' essere la sola 
guida s'l degli uni che degli altri ; la fredda ragione non gii. Una 
tragedia fatta esattamente secondo le regole d'Aristotele diverrebbe 
insipida , nojosa. Rameau che scrisse col compasso alia mano, ebbe 
certo gli applausi dei filosofi , ma le anime sensibili credettero muta 
la sua musica , e questo giudizio fu quello della posterity. 

L' altro difetto nasce dal volere ch' essa espri ma quel ch'esprimere 
non pu6. La musica h un linguaggio pei sensi. Forseche tutte le pas- 
sion! che ci animano, possono essere espresse da lei ? N6 certamente. 
Maneggi quelle soltanto che alia sua indole analoghe sono , come il 
dolore, Tira, il terrore. Con questi pochi element! l' uomo di genio 



( XXIX ) 

iinitera i prodigj della natura die di pochi e semplici principj si ser- 
ve per tessere la luiiga e misteriosa catena degli esseri. Coriosca il mu- 
sico la manier.i di legare insieme queste passioni , e di dar loro la 
conveniente giaJiiaziuae , ch'e sempre 1' opera d' uaa mano maestra ; 
ed egli offriri alio sguardo una prospettiva armonica , brillante e va- 
riata. Certo sembra assai strano , che la musica puraniente istrumen- 
tale preteiida di esprimere la caccia , la guerra , ed altre cose di tal 
fatta , clie analoghe noa sono alia sua indole natia. Chi sa che un 
giorno o 1" altro non venga in capo ad alcuno dei compositori di 
coiiibiiiare in una sonata le attuali politiche differenze d' Europa ? E 
perche non potrebbe farlo, sc si crede la musica una lingua capace 
di esprimere ogni cosa ? 

Quello per6 che reca l' ultimo e 'I piu fatale disastro a quest' arte * 
divina, b la smania die hauno molti de' suoi coltivatori di voler esse- 
re unici e original! per forza. Dimenticati i gran maestri, che la fe- 
cero salire al piii alto grado di bellezza , e quasi disprezzandoli co- 
me non pill atti a crear diletto negli animi gii resi insensibili all'ar- 
inonia semplice e iiaturale , ognuiio si sforza di sorprendere colla 
novit:\ , e di presentare sotto altro aspetto le forme del bello. Ma 
chi non vcde che in tal modo adoperando, il gusto n)usicale viene 
insensibilnicnte ad alterarsi , come accadde alia lettcratura italiana 
dopo che il Mariiii v' introdusse gli sforzati concetti e lo stile afiet- 
tato e contorto ? Giudlcate le opere dei grandi maestri (cosi Con- 
chinde lautore rivolgendo il parlare ai compositori de' nostri tempi); 
studiatele senza prevenzione , modellatevi six quelle, se non volete 
uscir di via. I ditirambi , che hanno rovinata la musica de'Greci, 
non poniio non apportare egual disastro alia nostra musica uaziona- 
le. II gtnio non ha bisogno di troppo per brillare ; un lanipo ba- 
sta a svegliarlo ; svegliato che sia , tutto ritrova e perfeziona con 
la sola sua forza. Non affettate di ricercare difficolti ed astrusiti nel- 
arte che professate , e noa partorirete degli schelefri. Valetevi delle 
dissonanze , non per introdurre noviti, ma per dar risalto a cii che 
pill alletta e rapisce nella musica. Non vogliate costringere quest'ar- 
te ad esprimere ciu che non e di sua indole. Finalmente contenta- 
tevi di mostrarvi uomiui se la natura non vi ha destinato ad esses 
Genii. 



( XXX ) 
XIII. I piaceri deirannonia non al solo oreccluo riserbati sono. 
L'accordo dei suofii per quanto ecciti neU'aniraa soavissime sensazioni, 
non e per6 ineno piacevole all'occUio la rausica dei colori , ne ineno 
deliziosa per chiuuque i rapporti d'analogia conosce tra quelli e que- 
st!. Quiudi una scoperta in fatto di coloii interessa del pari la nostra 
sensibiUt;\ che il gusto dominante dellamoda,la quale sulle vesti leg- 
gere ama le tinte incerte , fuggitive , e dilicate. Chi mai crcduto a- 
vria , ciie una pianta , nota soltauto per alcune propriety medicinali, 
somministrar potesse in gran copia materia coloraiite , e all'arte tin- 
toria giovare anzicche alia medicina? Ella e questa una pianta indi- 
gena, distinta da Linneo col nome di Plmnbago Eiiropea. lo non dir6 
per quali mezzi il N. A. De-Feiran scoprisse in essa si preziosa sor- 
gente di colori or vivaci ed era smorti , e quelle tanto ricercate mez- 
ze-tinte,su cui rocchio non aftaticato riposa piacevoltnente. Accen- 
ner6 soltauto qui una verita ripetuta da molti , e conferuiata dalla 
storia delle scienze ed arti , che cioe la gloria delie piu utili scoperte 
debbesi in gran parte all'azzardoje che spesso il Fisico nello studiare 
qualche fenoraeno della natura , e nel tentar di scoprire le propriety 
di qualche corpo, si trova condotto dalle sue stesse ricerche \k dove 
diretti non aveva dapprima i suoi passi. Cos! avvenae al N. A. De- 
sideroso egli di avverare ( egli stesso lo confessa ) alcune propriety 
medicinali , die il volgo attribuisce alia Piombaggine Europea , cre- 
dette opportuno di racchiudere poche foglie in carta bianca, e veduto 
avendo 5 alcuni giorni dopo , non senza grandissima sorpresa, ch'essa 
rimasta era tinta di roseo colore, abbandonato il primo disegno, si 
di6 tosto , spinto dalla curiosity., ad istituire suUa pianta una lunga 
serie di ben iuiaginate sperienze , onde vedere se da essa ritrar si po- 
tesse abbastanza di materia colorante per servire utilniente all'arte 
tintoria. I primi tentativi corrisposero alia sua aspettazione; ed k allora 
che s'incoraggi6 a proseguire con maggior lena le sue ricerche, delle 
quali ci diede contezza in una Memoria. Eccone i punti principal!. 
II colore della Piombaggine disseccata e polverizzata h verde-giallic- 
cio. Se versasi dell'acqua di cake si detta polvere , il liquore sopra- 
natante si tinge d'un color rosso sanguigno, il quale passa prontamente 
al giallo, merce I'azione degli acidi. Tre diversi colori ottener si 
ponno dalla stessa pianta , il verde , il rosso , ed il giallo. Come ad- 



(xxxi) 

divenir pu6 qiiesto raai? Si dovri dunque supporre in essa I'esistenza 
di due specie di materia coloraiite? II N. A. iadina a credere che 
queste tre sostanze da una sola derivino , la quale si risolve in tre per 
I'azione de' varj chimici reagenti , che variamente la modificano. 
Appoggia egii la sua congettiira suirautoriti del sig. Berihollct , il 
quale spiega in tal modo le due specie di materia colorante , che 
fornisce la Ilubbia. Checchfe ne sia , chiuoque vago fosse di Irar dalla 
Pioiiibaggi ne Europea i vantaggi, che con fondaniento ci annunziij il 
N. A., duopo i che ponga niente aile necessarie avvertenze da lui 
accennate, trattandosi principalmente di tingere la lana e la seta colla 
materia colorante di questa pianta. In tal caso k duopo svclgere at- 
teiitamente la succennata Memoria, sii cui noii ho fatto che scorrere 
coi>\ di volo, parendoroi quasi impossibiledi ridurre a maggior brevita una 
serie di usservazioiii e di sperienze strettamente collegate e connesse. 
XIV. Come dall' armonia dei suoni possono i ciechi formarsi in qual- 
che modo 1 ideU dell' armonia dei coluri , cosl per mezzo di questa 
non sarebbe malagevole cosa il dare ai Sordi-niuti una nozione ben- 
che imperfetta di qiiflla. L' arte supplisce al diffetto della natura , e 
quasi ne corregge gli errori, e tragge da questi errori roede'iimi le pid 
utili cugnizioni. I muti e sordi diedi-ro in questi ultimi tempi occa- 
sione alia fdosofia di meglio conoscere T influenza dei segni sulT arte 
do! pcnsare , e tant'oltre si spinge il ratfiiiameiito e la perfezione del 
luro iiiigiiag:;io , che da essi apprcnder pussianio I'arte del favellare. 
Feiiunii'uo vuramente straiio ! I ciechi c'insegnanoa vedere , e i muti 
a parlare. Suvente si e dispntato se vi abhia un maggior grade d'in- 
felicit.1 nella privazion dell' udito , che in quella della vista. Quanto 
piCi degno di cumpassione mi sembra un sordo-muto ! Egli collocato in 
mezzo all' iimaiio cons(jrzio e costretto a vivere come in un deserto ; 
niente puo «liNtrarlo dalla uoja e dalla tristczza della solitudine dis- 
gustosa , cui e rondannato. Egli e morto alia societi , perche la so- 
cietal non esiste per lui. Grazie sieno rese immortali a que'genii be- 
nefici , clie seppero rendere alia nazione , alia societi ed alia Reli- 
gione quest! csseri iiifelici. Quand' anche potesse imputarsi alia filoso- 
fia qualrhc dfiitto, 1' umanitA rammenterA sempre con riconosceoza 
r istrnzione de'Sordi-muti. JMa i diffctti , che I'organo viziano, e lo ren- 
dono iacapace di trasmettere all' anima la sensazione del suono , soao 



( XXXII ) 

essi abbastanza conosciuti ?L' anatotnia Patologica non ci soraministra 
finora che Itimi raancaati ed imperfetti. Rese perci6 un grand issimo 
servizio alia scienza il N. A. Mazzini , il quale si accinse ad inves- 
tioare attentamente I'origiiie, se non certa ed iiicontrastabile , alnie- 
no probabile della sorditi dalia nascita. Egli dalle osservazioni 
fatle sopra due individui natl soldi conghiettura che la mancanza 
totale della fenestra ovale sia un argomento sufliciente per credere , 
che possa da essa, siccome pure dalla mancanza delle ampulle e del- 
r umore acqueo, ripetersi la privazion deli' udire. A svolgere questo 
suo pensamento e fiancheggiarlo di prove ricorre egli all' esame del- 
le parti tutte che 1' organo dell' udito costituiscono. Detenninando 
con precisione le funzioni di ciascheduna d' esse per distiuguer quel- 
le che sono al senso assolutanieute iiecessarie , dalle altre che gio- 
vano soltanto a preparar la seasazione , spiega moltissimi fenoaieni 
deir udito , i qaali confermano maggiorinente la sua opiaione. Qua- 
luiiqae sia la Ibrza delle conghietture , sulle quali si appoggia il N. 
A. 5 non potri negarsi a lui la gloria d' avere con accurate osserva- 
zioni riutracciata la causa della sorditi dalla nascita, e di avere spar- 
so di qualche lunie non spreggevole una materia , sfi cui valenti fi- 
sici ed anatomici si esercitarono instancabilmente. E certo dalle co- 
storo fatiche ritrarri un giorno I' umaniti grandi vantaggi. Come dal 
perfezionamento de' sensi dipende in gran parte la dirittura e gius- 
tezza dello spirito , poich' e per mezzo di essi ch' egli esercita e svi- 
luppa la sua attiviti, cosi dal ben conoscere il loro anuuirabile me- 
canismo sari facile non solo il dedurre per quali vie si possano cor- 
reggere i vizj degli organi , ma eziandio qual debba essere I uso 
migliore de' sensi, perch6 non c' ingombrino la raente d' iminagini fal- 
laci , e non si oppougano in noi alia conoscenza del vero. 

XV.Discendiamo dalla bassa e liuiacciosa regione de' sensi per soUeva- 
re il pensiero alle sublinii astrazioni dell' algebra taciturna. Il suo 
linguaggio e tanto piu perfetto , quanto ebbe pii pura I'origine. Il 
genio lo cre6 e '1 genio solo pu6 renderlo pii atto a penetrare nei 
reconditi arcani della Natura. Le veriti , end' e feconda 1' anaiisi , 
sembreranno forse qualche volta infruttuosi sforzi d'ingegno f. lice 
nelle sue combinazioni ; ma pure tosto o tardi lo stromento di utili 
scoperte divengono. li^eX calcolo de nuovi irrazionaU dd differenli or- 



( XXXIII ) 

clini , col quale il celebre Vaiidermonde arricchi T algebra di tmovi 
priiicipj , teoreini ed cspressioni siinbolichs , videro taluoi nieiit'altro 
clie un liisso scieiitifico , il quale abbaglia bensi , ma stanca e non 
giova. Ma pure o bea altriiiienti la cosa. II N. A. Multedo ch'ebbo 
il coraggio d' internarsi in questo nuovo ramo d" algebra, da lui 
chiainato col nome di calcolo delle quaatiid Ipergeomelriche , aveva 
altra volta diinostrato (yedi le Mcmoiic dell' liisthuto Ligure ) die 
qucsti Irrazioiiali possono t'aciliiiente applicarsi al calcolo diflereuzia- 
le a dilferenze ficiite ed iiifiiiitesimali , come pure all' uno e all' altro 
calcolo inte2:rale, alle serie infinite e ricorrenti , e fiiialmente alia 

Trigoiioinetria. Spingendo egli piii oltre le sue ricerclie trov6 che il 
Duovo calcolo e di rnolte altre applicazioni suscettibile , e che la 
scieaza dell analisi usitata pu6 ritrarne grandissiuii vantaggi. In pri- 
ino luogo prende l' autore a sviluppare il valore d' uu inouomio iper- 
gconictrico inalzato ad un csponente frazionario. Da questo sviluppo si 
ottiene una serie , per cui , come per mezzo del noto binomio di 
Newton, si hail valore approssimativo di qualunque irrazionale iper- 
goometrico con molto maggiore facility e speditezza. Indi appplicando 

egli il nuovo calcolo ad alcune fonnole differenziali, c ad alcuni teore- 
uii , che il celebre Eulero deternjiiio solt auto per alcuni casi partico- 
lari, dimostra che possono estendersi a tiitti i casi, e clie g\ irrazio- 
uali di Vaiidenncnde suppliscono alia imperfczioue dell' algebra ordi- 
naria. Coloro che iniziati soao a questi inisteri comprendono la dif- 
ficolta e r importanza di siff<»lto lavoro: gli altri ha:i bea ragioae di 
rigettare come inutili tali laboriose ricerclie, come quelle che col loro 
linguaggio arcano sdegnano di appagare anco in apparenza la nostra 
oziosa curiosity'). 

XVI. Dalle astrazioni mateinatiche facciam ritorno sulla terra a 
vagheggiare qualche naova produzione, di cui abbia voluto la na- 
tura arricchiie il nostro suolo.Il N. A. Moiigiardini , a cui nulla sfug- 
ge di tutto ci'b che il bene della sua patria riguarda , c'invitaa 
coasiderare nel delizioso dipartimento degli Appennini la famosa ca- 
va d' ardesia , che dal luogo di Lavagna prende il nome. Molto gii 
ne scrissero e viaggiatori e naturalisti insigni ; ma e la mancanza di 
cognizioni nei primi , e la poca esattezza delle osscrvazioni nei se- 
condi fecero cadere gli uni e gli altri in gravissimi errori sull in- 



( XX XIV ) 

dole ill queita jiietid. tina storia compiuta, clie la esaminasse sotto tufti 
i rapporti scientifici ed economici, e foriiir [potesse del materiali alia 
statistica , desideiavasi ancora. Egli vi si accinse anirnato dallo zelo 
patrio , che ^ sempre uno sprone possente a grand! cose. Le cogni- 
zioni geologiche e chimiclie , resame delle diverse opinioni de' pii 
celebri Naturalist! intorao all'ardesia, ! nuovi principj , ch" egli ha 
scoperti nella nostra per mezzo dell' arialisi , il paragone che ne ik 
con quelle di Francia e d' Iiigliilterra , dal quale rilevasi che la La- 
vagna riunisce in se dei caratteri distintivi , e che merita fra 
quelle la prefereaza, tutto cia rende sommauiente iuteressante la Me- 
moria. Se dalla parte scientifica poi si passa alia eiconomica, e se si 
osserva che I'autore noa trascur6 'e piii minute ricerche intorno al- 
I'antichiti della cava, intorno al nnmero degli Artefici, che vi sono 
adoperati, intorno alia maniera , onde si lavora la pietra , intorno 
alia quantity che se n' estragge , e finalmente intorno nl prezzo ed 
alio smercio di questo ramo di nazionale ricchezza , sara facile it 
vedere ch' egli ha esaurito sotto tutti gli aspetti la materia. Ma I'a- 
raore de' suoi concittadini richiedeva da lui qualche cosa di pii. Le 
malattie , cui vantio soggetti i fenditori d' ardesia , non doveano pas- 
sarsi sotto silenzio da un figlio di Esculapio. Questa ultima parte, in 
cuil'Autore accenna il metodo preservativo ^ valevole a rintuzzare 
la forza delle diverse cause , che concorrono ad alterare la saniti di 
chi respira 1' aer umido ed insalubre di quelle cave oscure , tutta k 
eonsacrata al bene degl' infelici, che costretti sono a cercarvi la pro- 
pria sussistenza. Quanto sarebbero piu stimati i cullori di Minerva , 
se ai pregi dello spirito , onde van:io superbi , per innesto felice le 
doti del cuore accoppiassero in se stessi ! 

XVII. Prima di per fine a questa relazione uoa debbo omettere 
di far qualche cenno degli argomenti proposti ai dotti stranieri dal- 
la nostra Accademia. Dcsiderosa essa di corrispondere all' oggetto di 
sua istituzione e di accendere negl'ingegni una nobile gara coll' a 1- 
lettamento della gloria e de' premj , propose nell' anno i8o5 pel con- 
corso del premio tre important! quistioni. A!la classe delle scienze 
fisiche e matematiche appartengono le due seguenti : i.° Determina- 
re se V azione de coipi celesti, ohre quella del Sole e della Luna, in- 
Jluisca nella formazioii deifenomeni meteorici sul nostra Pianeca^ 2.° 



( XXXV ) 

Di quali migUoramenti e suscetiibile neila Llguria la cohura delV oli- 
vo e delta vice- Due memorie furono mandate al giudizio della clas- 
se , r una delle quali coiiteneva la risposta al priino progranima,e 
r altra al secondo ; niuna peru fii giudicata degna della palma acca- 
demica. Giova qui giustificare la pronunziata sentenza , e render con- 
to doi inotivi, clie la classe determinaroiio , certamente non senza 
ripugnanza, a conformarsi al pensaniento delle Cominissioni incari- 
cate di esaminarle. 

L'Autore della Menioria intorno all'influenza de' corpi celesti,oUre 
quella del sole e della lutia, sulla formazione de' fenoineui meteorici, 
tulto .'ippoggiandosi sul priiicipio, cssere il fluido elettrico la cagion 
generale delle mcteare,si ristriiige a ragionare cosl: il fluido elettrico 
«^ sempro presente all'atinosfera e sempre in moto per rimettersi in 
equilibrio , da cui viene incessantemeiite distratto daU'attrazioae , dal 
calorico, e dalla luce, che variamente il determinano e raccumulano. 
Quifidi ove si diinostri, che i corpi celesti non esercitano sul nostro globo 
veruiia influenza neper via d'elettriciti , ne per via d'attrazlone , 116 
di calorico , ne di luce , potrassi glustainente conchiudere che i fe- 
nonieni meteorici sono affatto indipendenti dall'azion de' corpi me- 
desinii. Questo raziocinlo sembra assai debole. In primo luogo la 
lonniizion delle meteore riconosce ben altre cao-ioni, come la moder- 
na fisica inscgna. Perche tutte attribuirle all'elettriciti come causa 
primiiria? Ove si trattasse di spiegare il talmine ed altre meteore che 
ignee si appellano, si potrebbe giustamente all'elettricita ricorrere; ma 
quando vogliasi determinar la causa , die le meteore acquee produce, 
quali sono la nebbi.i , la ruginda, la pioggia , la neve, la grandine, 
die dipendono da tante modificazioni , cui vanno soggetti il calore , 
la luce , i vapori e I'aria istessa nelle regioni piii o meno rimote 
deir atmosfera , non si pu6 dslla sola elettriciti ripetcrle. Molto 
meno devono ad essa riferirsi i veiiti si costanti e periodic! die 
variabili , i quali Iianno tanta parte nella formazion delle meteore. 
Ma perche , in vece di ricorrere ad un principio dalla moderna fisi- 
ca combattuto , non trasse rAutoro argomenti pii solidi e piii plausi- 
bili dalla teoria dell' attrazione, e dalle astronomiche cognizioni? Non 
bastava il dire che I'azion de' corpi celesti sulle meteore deve rao-io- 
nevolmente considerarsi come una quantiti infinitamente piccola; duopo 



( XXXVI ) 

era sottoponie a calcolo I'effctto. In somma la Classe desiderava , che 
TAutore penetrando piii addentio nella teoria delle meteore , preso 
avesse a ragionare di quello , che I'illustre Voha chiama Regno At- 
mosferico , e che passate , dii<b cosi, in revista le diverse meteore , 
dcterniiuato avesse, almeno per approssimazione , qual genere d'in- 
flusso, e fino a qual punto debba credersi ragionevolmente eh' esercitar 
possano nella formazion di esse i Pianeti. Per queste ed altre ragioni 
moltissime , che trapasso sotto sileuzio , la Classe , inteso e ben pon- 
derate il rapporto della Commissione , dicliiar6 che I'anzidetta Me- 
nioria, sebbene in qualche parte commendevole , adeguato non aveva 
interamente le viste deH'Accadefnia. 

L'altra Memoria intorno ai niigliorameuti , ond'e nella Liguria 
suscettibile la coltiira dell'olivo e della vite , portava per epigrafe i 
seguenti versi di Virgilio 

Egicssiis sjlvis 

. . . . te, Bacclie , caiiam , nee non. surgentia tecum 
Virgulla et piolem tarM crescenUs oUvae 

Georg. Lib. II. 
Poiche il Programma abbracciava un duplice oggetto, I'uno e I'altro 
d'una grandissima cstensione, TAutore si affretto di rispoudere a quella 
parte , che la coltura dell'olivo riguarda , e non fu del pari soUecito 
a mandare entro il terrain e prescritto il compimeato del suo lavoro, 
Quantunque per questa ragione non abbia egli conseguito I'onor del 
premio , pure si mostr6 ben degno di presentarsi vigoroso Atleta nel 
campo de' letterarj combattimenti con quella fidanza, che il sentimen- 
to delle proprie forze inspira. 



( XXXVII ) 



G L A S S E 



DI 



LETTERATURA e BELLE ARTE 



I. Egu 



e gran tempo clie la Filosofia rawolge in mente il subli- 
me disegno di sbandir dalla terra in ua cogli errori i delitti. Dopo 
di aver pensato a spianare 1' erta e tortuosa via della verit;^ , studi6 
nel siienzio della meditazione , e nell' esaltameiito del suo spirito i dif- 
ferent! mezzi per richiamare fra gli uomini la virtii piira e semplice. 
Dapprinia si die ad esaminare la legislazion dei popcli ; e qual non 
fu la sua sorpresa in vedendo , che quanto son soUecite le leggi a 
punire i misfatti d" ogni maniera, trascurano altrettanto di propor pre- 
rnj e ricompense alle azioiii virtuose, ch'e quanto a dire utili al cor- 
po sociale ? II terribile apparato dei gastighi potri bensl qualclie 
volta arrestare la mano di clii vorrebbe agli altrui diritti recare ol- 
traggio ; e '1 cuore intanto si riniane guasto e corrotto. S' impedisca 
per una parte il male, ma si porga per T altra un'esca ed eccitamen- 
to al bene. Punito sia severamente il inalvagio , che infraD2;e le lees:! 
deir ordine sociale; ma gli onori, i segni della pubblica riconoscenza, 
le pill gloriose ricompense contraddistinguano 1' uomo virtuoso. Qual 
nobile gara di magnanime azioni non si accenderebbe uei cuori ? Qual 



( XXXVIII ) 

bisoo'no (li coJicc penale per coatenere una moltitudine Istruita dai 
continui esempj di coraggio eroico , di liberaliti , di beneficeiiza ? Se 
la legislazione deve anzi mirare a prevenire i delitti , che a punirli , 
perche nelle nazioni incivilite non si cita mai un codice di premj e di 
ricompense ? Su di questo proposito, dice I'immortale Beccaria , noiiie 
caro air uraaniti , osservp uii silmzlo universale, nelle leggi di tuUele 
nazioni del dl d' oggi. Se i premj proposti dalle Accademie ai disco- 
pritori delle utili verita lianno mohiplicato e le cognizioni e i buoni 
libri , perche i premj distribuid dalki benefica maao del sovrano non 
mollipliclierebbero altresi le azioni z'irtuose ? La moneta dell' onore e 
sempre incsaiista e fruttifera nelle mani del saggio distributore. Cosi 
molti filosofi de' nostii tempi ragionarono , ed alle loro voci filantro- 
piche fecero plauso tutti i cuori sensibili ed umani. Ma come man- 
dare ad esecuzione un pensiero degno delle vaste menti che lo con- 
cepirono ? O piuttosto, come imaginare un codice di premj e di ri- 
compense ? Chi si accingera a questo gratide lavoro ? II N. A. Ga- 
gliuffi os6 far prova delle sue forze inoltrandosi per un sentiero non 
per anche battuto. Non solo prese egli a mostrare in varj successivi 
ragionamenti la possibiliti di realizzarsi 1' idea d' uu codice siffatto, 
ma di pli iie tracciu le prime linee col disegiio di presentarne il piano. 
Se non che ( mi duole il rammentarlo) questo lavoro, non so per quale 
cagione, ritnase imperfetto, ne ricevette dall' Autore l' ultima rnano. 
Ci6 nondimeno non furono del tutto vane le sue fatiche. Le nuove 
idee colpiscono sempre con forza gli animi , e quantunque non sieno 
esse d' ordinario accolte favorevolmente , pare costriiigono apensare, 
e producono il felice effetto di dar una nuova spinta e direzione agli 
ingegoi. Cosi avvenne nella quistione , di die patliamo. L' aver preso 
il N. A- a ragionare d' un codice di premj o di ricompense , fu di 
eccitamento ad un altro Accademico di proporre i suoi pensamenti si!i 
tale materia, uon gi,\ con animo di combattere direttamente il progetto 
immaginato , ma uuicamente col desiderio di veder dileguate le dif- 
ficolti in gran numero , che , secondo lui , lo rendono ineseguibile. Se, 
come diceva Cartesio , il dubbio filosofico conduce per diritto sentiero 
alia verity, proporre dei dubbj sopra un punto che tanto interessa 1' 
uraaniti, giova non poco alia Scienza , che ha per oggetto il pifi gran 
bene del maggior numero possibile. lo non far5 clie acoennar breve- 



( XXXIX ) 
niente i dubbj , clie il N. A. Calleri espose in tre distinti ragionamenti, 
ne' quali tutta abbracci6 della morale e della polilica la complicata 
teoria. 

Uii codice di prcmj c di licompense liguarda soUanto le azioni 
virtuose. Ora , come defmire la virtii , quella c\oh che ai bene so- 
ciale si riferisce ? Fingete un legislatore , non gii uno di quelli clie 
iicl dcUar liggi consulfario solo il hisogno momentaneo ed i lore 
])regiii(li/j , ma un saggiu die pensi profondameiite. Si accinga egli 
all' impresa di scriveru il suo codice di ricompense. Dovra innanzi 
tutto tormarsi della virtCi una chiara e distinta nozione , onde poter 
quindi in classi distribuire le virtil singolari , e decretarle di premio 
corrispundente. Ecco il primo passo, e questo prirao passo quante 
nou presenta difficolti! Nell'inibarazzo , in cui si trova sul primo en- 
trare nella sua nuova carricra , cliiama in ajuto i filosofi di tutte le 
eli , e ne svolge attentamente i volumi. Quale confusione d'idee , 
quale pcrpetua contraddizione , quale disgustosa varieti d'opinioni! 
Egli non iiicoiilra che tenebie li dove sperava di trovare il meriggio. 
Cacriati da p.iitc i libri dei filosofi, si rivolge agli oratori cd ai poeti 
clie spcsso parljuo della virlii e del merito con entusiasmo , e con 
gigantesca eloqueuza. Oime ! jnvece di Giunone abbraccia la nube. 
L'immaginazioiie non h atta a defmire la viitCi. Omero, I'inimitabile 
Omero , sotto la cui peniia tutto acquista niovimento , vita ed azione, 
che I'croismo esalta con tralti parlanti ^ energici , divini , fa chiaro 
vedere che gli eioi da lui tanto cekbrati appartengono a quelle eti ri- 
mote , quando la forza nuiscolare era il solo pregio necessario a co- 
stituire la virtCt. Vengano dunque in campo i saggi dell'antica Gre- 
cia e di Roma , Oracoli di puro ed intemcrato sapere. Ma qual lu- 
me potn\ attingere il nostro Legislatore da quelle Nazioni , che 
non conobbero mai i rapporti necessarj della society universale , 
non i vincoli d'unioneedi amisti , non le relazioni di fratellanza e 
di scambievole soccorso? Un Greco , il quale disprezzava col nome 
di barbaro ogni uomo non greco, ed un Romano che andava sifastoso 
della sua origine celeste, detteranno lezioni di diritto naturale, e 
da essi apprcnderemo che sia virtu? Vana fatica finora ; ma non fia 
vano per6 il consultare i Moralisti ne' loro spaventosi volumi. Qui 
pure qual guazzabuglio! Altri vi distruggono di botlo ogni legge ed 



o^nl dovere , e non vl danno per virtu che certe pratiche mi- 
nuziose , le qnali lasciaiio intatta la corruzione del cuore. Aitri 
vi sbalzano aU'estrcmo opposto,e per scfttenere i diritti della legge 
miuietitano la natura iimana, per conservar la quale e fatta la leg- 
o-e. Povera virtih! Sari essa dunque un noma vano e vuoto di sen- 
so? N6 certamente. Essa consiste nell'osservanza degli eterni rapporti 
die la natiua pose fra gli uoiuiui: consiste nel seguitare gl'impulsi 
della teaera c dolce sensibilitii. Ma noii per qiiestoefuor d'imbarazzo 
ilFilantropo Legislatore. Egli conosce ciie detta legge a popoli adulti, 
ad uoniini gii pieui la inente ui pregiudizj e d'errori, ad uomini 
traviati dalle leggi della natura , ad uomini in sorama che piii noa 
sentonOj o seutono debolinente i rapporti, i quali 1' essenza e '1 ben 
essere della societi costitaiscono. Quindi sgomentato daila malagevo- 
lezza dell'impresa, e dalla sperieuza stessa convinto dell' inutility de' 
suoi sforzi , si vedri facilniente costretto a porre il suo progetto fra 
il numero di quelle brillanti chimere , che spesso seducono il cuore 
deU'uomo dubbene , ma che si dileguauo tosto che si accosta loro la 
face dell'aaalisi e della ragione. Son queste le idee principali che 
prese a svolgere il nostro Accademico. Anch 'egli sentirebbe all'ani- 
nio una dolce compiacenza se raai a qualche filosofo venisse fatto di 
trovar la via onde mandare ad esecuzioue un si utile disegno. Ma 
qual pr6 dal vagheggiare un bene, che solo esiste nell'esaltata ini- 
niaginaziono? Contentiamoci de' beni reali , e sia nostra cura di di- 
minuire , per quanto e in uoi , la somnia de' mail. A questo devono 
rivolgersi le meditazioni dei filosofi , giacche la vera felicita consiste 
nieno nel godere che nel soffrire men che si pu6. 

II. Sc il desiderio di promuovere ed incoraggiare la viith die ori- 
giue al progetto d'un codice di preroj e di ricompense, il desiderio 
non meno lodevole di stendere e dilatare il vero sapere suggeri al N. 
A. Cattaneo I'idea di combattere la mania dei Dizioiiarj Scientifici, 
come quelli clie nuocono del pari ai progressi dello spirito che alia 
morale del cuore. L'Autore intitol6 la sua Memoria : deW uso e abu- 
so de' Dizionarj scientifici. Stabilisce egli per base del suo ragiona- 
mento due proposizioni. Possono essere ulili per i saggi ; saranno 
sempre rovinosi per quelli , che non hanno dottrina , e pensano di acqiii- 
starla con questi libri alia maiio solamcntc- Coraincia cosi dal separare 



(XLI) 

dalla materia in quistione L dizionarj di voci, altrirnenti detti vocabolirj. 
A)Y>-"rina , che questi souo utilissimi per i dotti , e per gli indotti. Oiio- 
ra , come si conviene , le utili fatiche degli Stefani , Roberto , ed En- 
rico fraricesi , autori di due grandi vocabolarj Greco, e Latino. Rende 
la dovuta lode ai aostri Italiaui Facciolati , e Forcellini siccoine ad 
Albeni di Villaiiova , c per ultimo alia nostra Crusca , eke per quanto , 
souo sue parole , si mostri troppo severa , nan potra dirsi perb , die assai 
non gio\'i a moderare liiucmperaiiza di tanti scrittori , eke pare propria 
ambiseano lo sfregio di farsi credere tucto giorno forasiieri in mezzo 
alia lor Patria. Passa alia defiiiizione dei Dizionarj sciontifici , e dalia 
sola applicazione di questa fa derivare lo sciogliinento del teina pro- 
postosi , le prove cioe dell'indicate due proposizioni. 

11 dizionario scieutifico h un'immensa raccolta di voci: queste voci 
o risvegliano idee concrete, od astratte. Saranno concrete quelle, che 
appartengoao alia fisica, alle matenMticlie &c &c. . . Astratte quelle, 
che alia morale , alia religione , alia politica appaitengo no. In tutti 
i due casi , i Dizionarj scieatifici possono condurci all'errore. Le Fi- 
siche , le Matematiche ogni giorno cambiano d'aspetto , poich6 la na- 
tura ^ ricca di molti veli per nascondersi ancora. Le grandi scienze 
della Morale, della Religione , della Politica, soao trattat e in questi 
libri , secondo i principj , le inclinazioni di quei , che scrivono , e 
svariati , e molti sono gli scrittori di un dizionario scieutifico. Dun- 
quc sempre incertezze , ed errori. Ne lascia di far osservare, che in 
questi magazzeni, o conserve d'ogni sapere , 1' ordiue alfabetico delle 
voci disordina le materie, talche non si pu6 avere mai un trattato 
cOmpito sotto la parola relativa , e conviene faticare assai per rin- 
tracciarue il filo al favore di altro vocabolo , e spesso si fatica inu- 
tilflit-'iite , oppure s'incontra altro maestro, ed altra dottrina. 

Malgrado i tanti difetti intrinseci di queste opere, possono i saggi 
non pertanto cavare dalle stesse vantaggio , si perche ivi , nellecose 
di fatto , troveranno nn ajuto alia memoria , che non vale ad avere 
il tutto presente, come ancora perche sapendo distinguere il bene dal 
male, il vero dul falso , noa potranno esserne contaminati giammai. 
Dagli errori istessi trarraano occasione di studio e di ricerche. 

I giovani per contrario, sforniti d'ogni principio elementare, pieni 
di jmpazienza , e di vaniti,non possono raccogliervi, che idee scorn- 



( XLII ) 

poste , e giudizj inopportunl. Senza le prime cognizioni come inten- 
deranno ci6 , che leggono ia libri siffatti , che di elementi non si 
curano ? Se vorranno continuare alia scuola di questi maestri , ieg- 
geranno senza criterio, senza giiida; e in luogo di divenir sapienti , 
altro non saran poi , che igaoranti superbi , roviua di loro stessi e 
della societi. 

Si di ai Dizionar) scientifici la gloria di aver reso piCi colte le na- 
zioni. Sari vero ; ma in questo senso : col render le scienze di facile 
acquisto hanao accresciuto , ad un numero presso che infinite , i se- 
inj-dotti , e povero assai e divenuto,per loro, quelle dei veri sapienti. 
Gli antichi non ebbero Dizionarj scientifici , e furono i Padri d'ogni 
sapere. Nelie lettere belle non v'ha chi li pareggi. Nelle fisiche, nolle 
matematiche furono essi piii grandi di quello , che non si pensa da 
molti. Se le fiamme non avessero consunta la Biblioteca Tolemaica , 
dove gli Arabi avevano depositati immensi lavori, suirastronomia spe- 
cialmente , saremmo giudici migliori. Sia come si voglia. L'oaore di 
queste scienze ampliate , e cresciute non si deve ai dizionarj, ma si 
bene al tempo, alia esperienza, lenta madre d'ogni sapere. 

Per ultimo fa sentire come questi libri , letti cosi senza gran senno, 
apportano similmente rovina alia morale del cuore. // dizioiiario di 
Bayle e uno fra questi ( sono parole dell' autorej. Egli esamina con 
ardire tutte le materie , esponendone ilpio, edilcoiitro, e s appiglia 
sempre a sosienere V errore il piii sfacciato , porgendoti un epigram- 
ma in luogo di un ragionamento. Le lettere nobilitan I'uomo, mala 
morale dee formarlo , e dai Bruti distinguerlo. Guai adunque a quel 
giovane che senza studio in cotai libri si avvenga. Se non conosce il 
suo pericolo , certo si awilisce e si perde. Finisce poi col gran detto 
di Neutono , il quale richiesto del come avesse fatto a ritrovare le 
utili cose , onde tanto per lui fu ricca la scienza dell' iiomo , rispose; 
per la strada della pazienza, e della meditwzione. By a patient vay 
of the thinking. 

Quanto a me , avrei pur desiderato a compimento del lavoro,che 
la tanto celebrata Enciclopedia , quella statua gigantesca a pie d'ar- 
gilla , quel magazzeno immense e disordinato di molte veriti niiste 
a molti errori peruiziosi , quell'edifizio imponente , ma senza dise- 
gno, senza simmetria , senza uniti, queU'impasto bizzarro di mille co- 



(xLIIl) 

Jori mal assortiti e combinati , sfuggito non fosse all'esame ciitico 
deH'Autore. Perch6 non propose egli a se stesso il problema: /' End- 
clopedia ha contribuito all' awanzamento dellc scicnze ; o non pi at to- 
sto nc ha nlardato i pro^i^ressi , mokiplicanda all' iiifinito il numero de- 
gli spirili leggeri e supcrficiali ? E qiiindi scendendo a parlare dei 
vantaggi, anzi della necessit.'i d'un dizionario filosofico, quale fu pro- 
gettato dal sig. Degerando, avrebbe, per mio avviso, esaurito la ma- 
teria, e consegiiito pienameute I'oggetto ch'eisi propose nel suo Ac- 
cademico Ragionamento. 

III. Dai Dizionarj scicntifici ad altri libri passiamo che portano I'iin- 
pronta di qualche originaliti. Questi non sono men perniziosi dei pri- 
mi , quaudo I'Aiitore, che gia si acquist6 fama nella Repubblica dellc 
lettere , sparge opinion! assurde , o si studia di allettare coUa noviti 
delle idee il piii delle volte pericolosa.Siffatti libri , letti avidamente, 
e smaniosamente ricercati , seducono i meno istruiti , e strascinano 
in errori i men cauti. E' uota 1' opera recente del celebre Ah. Denin/t 
la quale ha per titolo : Essai sur Ics traces anciennes du caractere des 
Jtalicns modernes. Tutto ci6 die riguarda 1' Italia , /'/ bel paese che 
Appennin parte e 7 mar circonda c l' Alpc , risveglia la curiosity si 
dei Nazionali che degli esteri. E certo sarebbe uffizio d' ogni vero 
Italiano I'esaniinar le opere che da oltremonti ci vengono, quando ne 
forma il soggetto 1' Italia. Quanti falsi giudizj sarebbono retti- 
ficati sulla nostra letteratura , sul nostro carattere , e sul nostro in- 
gegno ! Spinto da questo sentimento il N. A. Bianchi , prese a svol- 
gere attentameiite Topera suramenzionata del Denina; e come la lettura 
d'un libro allora k fruttuosa quando la meditazion raccompagna , ed 
apre il campo a nuova produzione , cosi la stessa somministr6 a lui 
materia d'una Memoria , in cui si contiene 1' estratto fedele dell' opera 
medesima corredato di opportune ed erudite riflessioni. Lasciando da 
parte quelle , che la storia riguardano dei different! Popoli d" Italia , 
mi ristringer6 ad un punto solo che alia filosofia s' appartiene diret- 
tamente. L'Autore del Sigglo questo solo ebbe in animo di dimo- 
strare, che ad onta delle tante rivoluzioni , le quali in tempi diversi 
agitarono , e rimescolarono i popoli d' Italia , pur non furono cancel- 
late in essi le tracce dell' antico loro carattere; per modo che anche 
tfgigicrro sroigeti n arifesta la rasscmiglianza non mai distrutta 



( XI,IV ) 

intieramente fru il carattere degli atitichi e 'I carattere de' modenii 
abitanti delle varie parti di questa penisola. Lo che fa propendere 
I'Autore a riguardare 1' influenza del climaconie la causa primaria 
di tale rassomiglianza. A questo proposito avverte saggiamente il N. 
A. chs il Cliina non esercita un' influenza cosi prepoteote ed estesa 
die ad ispiegare i fenomeni niorali delle nazioni debbansi tenere in 
niuii conto la Religione, T educazione, le leggi, ed allie cause che 
fisiclie nun souo. AUorche si tratta di climi estremi , la quistione e, 
tosto decisa dal fatto ; ma ove ci allontaniamo dai punti estremi di 
caldo e di freddo , 1' influenza a proporzione diminuisce , e ne' punti 
di mezzo resta quasi nulla ed insensibile. Quivi e , che le leggi , e 
la Religiene spiegauo tutta la loro forza sul carattere dei popoli , e 
li rendono umani o crudeli , attivi od infingardi , coraggiosi o timi- 
<Jo secoudo che quelle cause raorali sono atte a produrre piii I'un ef- 
fetto che 1' altro. L' Evangelic proclam6 la gran legge , base e fonda- 
mento d'ogni legge, 1' amor del prossimo ; e '1 coramercio raffazzo- 
Dando a senno suo la Politica , apri la comunicazione fra tutti i po- 
poli e insieine li rimescol6 , li confuse. Le nazioni perdettero cosi a 
poco a poco I'origluario loro carattere , e di tutta 1' Europa meri- 
diouale non si form6 che un popolo avente quasi lo stesso fondo d' 
idee, gli stcssi costumi , ed i gusti medesimi. Ecco stabiliti i giusti 
confini dell' influenza del clima , influenza , cui ora si attribuirono tutti 
i fenomeni morali ( uel qual difetto cadde il cekbre Montesquieu')}. 
ed ora si voile sovverchiamente circoscritta da chi di niun effetto cre- 
dette la diversa posizion dei popoli sul globo della terra. II dare trop- 
po grande estensione ad un principio per quantunque vero sotto certi 
lapporti , o ristringerlo entro troppo angu sti limiti , conduce del pari 
ad errori gravissimi, e ritarda i progressi della Filosofia Dobbiamo 
percii saper buon grado al N. A. che rinunziando volontieri ad altri 
argomenti e pii ameni e piu ricercati dall' anior-proprio , am6 nieglio 
di combattere 1' opinione d' uno Scrittore gik noto abbastanza per le 
sue insigni produzioni , il quale potrebbe coUa sua celebrity strasci^ 
narsi dietro una folia di ciechi seguaci. 

IV. Niuno meglio di Tacito conobbe il cuore umano ; niuno piCi 
al vivo dipinse i caratteri ^ quelli principalniente che fondati sona 
sopi;a senUraeaU di riflessione j e niuno seppe tneg^lio di lui mosira.- 



(XLV) 

re in tittta la deforniita del sembiante il vizio, come !a virtd in tutta 
la natia bellezza e amabilc sempliciti. Ogni sua sentenza e una mas- 
sinia proforida , che abbraccia un gran numero d'idee. Qui la filoso- 
fia , e la politica tvovaiio una miniera inesausta di utili cognizioni. 
A quante opere immortali non diede occasione il primo fra gli sto- 
rici deH'anticluti ? Molte ne vanta I'lnghilterra , inolte la Francia , e 
niolte 1 'Italia. Tutti i pensatori attingono da questa fonte le veriti 
preziose , che fonnano la base dello studio dell' uomo ; nia non tutti 
sentono per questo scrittore una stima eguale. Altri lo accusano di 
soverchia brevit;"i e conoisione^ per cui oscuro si rende non rare volte; 
ad altri per contrario par poco il chiamarlo scrittore grande; vogliono 
ciie sia perfetto , inarrivabile , incommensurabile , assai piu che uo- 
mo. L'amuiirarlo nOn basta ; conviene assolutaniente adorarlo : un 
critico non deve accostarglisi che tremando, come dinanzi a un Sa- 
crario ; una censura e una bestemniia , una parola , che non sia di 
Lde , lino scandalo; deesi dubitar della ragione piuttosto die delia 
infuUibiliti dell'idolo venerate. Il N. A. Marre , il quale prese a ra- 
gionare di Tacito colle regole della filosofia , non coll' entusiasmo del 
partito , prufessa nella sua Memoria una setta alquanto diversa,icui 
precetli sono di cercare il vero , di amare il bello , di distinguerne i 
gradi e le spezie , e di rendere all'autore una giustizia imparziale , 
ed un ossequio ragionevole. Passando poi a parlare degl Italiaui che 
si diedero a tradurre Tacito , egli non dissiinula clie malgrado il 
merito e i pregi del loro lavoro , e malgrado anche la scrupolosa 
fedelti, non hanno sempre fatta sentire tutta la forza del testo ; che 
anzi qualche volta non giunsero ad afferrarne il vero senso lascian- 
dolo ambiguo , e poco curandosi delle allusioni fme , dei cenni oc- 
culti , c di quelle idee dilicate e fuggitive, che annunziano uno spi- 
ritu sottile e penetrante. Lo die determin6 il N. A. ad ernulare la 
gloria dei Davanzad , d^e'i Poliii , dei Dad, prendendo a traslatare 
in lingua Italiana il libro di Tacito de moribus Gcnnancrum. Se ab- 
bia egli toccato I'apice della perfezioue , lasciandosi lungo spazio ad- 
dietro quei che lo precedettero in una cosi ardua fatica . non 6 da 
lue il giudicarlo. Dir6 soltanto che innanzi di pubblicar colle starapfr 
il suo lavoro, voile, difFidando dclle sue forze,ailumi ricorrere della 
classCiCui appartienct ed assoggettarsi alia decision di essa. Una Com.- 



( XLVI ) 

niissione di fatti esamin6 la nuova traduzione, e n'espose in un Rap- 

porto i rooiti pregi , nou che i dift.-tti, sebbea difficili ad evitarsi, 

die non isfuggono alia critica fina e severa. Per altro, se non venne 

fatto al N. A. di andar del tutto esente da quelle colpe ch'eglistes- 

so a ragione rimprovera agli uomini sonimi poc'anzi notninati, seppe 

almeno non macchiarsi di raoUe , e schivare alcuno di quegli scogli, 

ne' quali aadarono gli altri , nou per mancanza d'ingegno , ad iirtare. 

V. I diversi pareri clie sopra Tacito si erano raanifestati , preseii- 

taroiio al N. A. Carrega Topportunita di ragionare di questo padre 

degli storici , e profondo conoscitore del cuore uniano. Presentare, 

dir6 cosi , come in un qiiadro , I'anima di Tacito, e dipingerla co' 

veri e naturali color! qual egli stesso la discopri nelle sue opere im- 

mortali, che ne appalesano il carattere^ la forza e I'energia, non s'ap- 

partiene che ad unuomo, al quale sieno divenuti familiari di tanto 

scrittore e i pensieri sublimi, e lo stile sovverchiamente concise , e 

poco addattato alia comune intelligenza. Questo che per molti e un 

difetto , forma il carattere distintivo di quello spirito perspicace , che 

scopre i piii lontani rapporti tra le idee, e gli esprime spesso coUa 

sola conveniente coUocazion delle parole. Tito e Berenice , per citar 

fra raolti un solo esempio, castretti sono a separarsi. Qui lo storico 

avrebbe dovuto dipingere I'acerbo dolore di due cuori appassionati 

che cedono bensi alia prepotenza delle circostanze , ma che pure 

sono indissolubilmente uniti. Con quale ammirabile sempliciti narra 

Tacito il fatto ! 77^5 Bcrenicem uxorem diinisU invitus invitam. Qual 

forza neir nnione di queste parole , invitus invitam ! Ma tali bel- 

lezze inimitabili sfuggono alia pii parte dei leggitori , perche inca- 

paci di pensare; abbisognano essi, per esser commossi, di quadri aniraa- 

ti, anergic! , e sublimi. Del resto Tacito sari sempre la delizia dei pen- 

satori ; la lettura frequente delle sue opere inspira naturalmente il 

gusto per uno stile esatto , breve , sentenzioso e pieno di vigore. Tutti 

gli scrittori sensati e profundi si formarono a questa scuola ; ma la 

servile imitazione quanti non produsse compositor! faticosi , stucche- 

voli , destinati ad esempio d'un pessimo gusto! 

VI. Tacito descriva i costumi de' Germani e dipinga la depravazione 
del cuore utnano. Le sue opere ecciteranno I'ammirazione bensl; ma la 
morale dei popoli non ne risente vantaggio, e fari pochi progressi 



( XLVII ) 

finche le vicende politiche, o qualche grande avvenimento non apre 
agli uoinini nuov'onliiie di cose, e non presenta nuovi o^^getti alle 
loro passioni. 11 Cuiuniercio puossi risguardare come una di quelle cause 
potenti , ciie operaioiio caugiainenti nou preveduti nei costuiui. Per 
lui il carattere dei popoli depose la ferocia , insaziabile di sangue ; 
per lui iHcirono le nazioni dallo state di barbaric e di guerra perpe- 
tua ; per lui TEuropa divenne umana, incivilita e colta. Questa in- 
fluenza benefica del coinmercio , non dir6 solo sui piaceri e comodi 
della vita, ma sulla generale society degli uomini , fu piuttosto sen- 
tita che dimostrata. Raynal volendo essere eloquente , manca spesso 
di precisione ; egli parla secnpre airimmaginazione , rare volte all'in- 
telletto. Quantunque in oggi non possa piu dubitarsi dei vantaggi 
seuza numero che arreca il Commercio , malgrado le declamazioni 
di certi austeri filosofi, che arrestar vorrebbono il corso dell'incivi- 
limento , pure questa veriti richiedeva d' essere pienamente sviluppa- 
ta , e posta in inaggior luce. A questo si accinse il N. A. Moccardi. 
La sua Memoria sur I'liistoire du Commerce abbraccia cosi vasto 
argoiuento sotto il piii geaerale aspetto , e piu important 3, voglio di- 
re r influenza del Conitnercio sulla pubblica felicitii e sui costuroi. 
Risulire alia origine di esso , e far vedere come da semplici principj, 
che sono il risultato necessario dello sviluppameoto mo rale dei prim 
uomini uniti in societi , giunse gradatamente , a misiira che s'aggran 
diva la sfera de' nostri bisogni e delle nostre idee, fino a diveniie il 
vincolo generale della vasta famiglia del genere umano , il distribu- 
tore delle ricchezze sparse inegualmente dalla natura sulla terra; e 
per quali mezzi egli crebbe e si dilat6 ampiamente in modo , che da 
piii secoli a se richiama tutte le cure dei Governi , e delle nazioni; 
egli e questo Hn quadro che interessa del pari I'uomo di state, il 
politico, ed il filosofo. Sarebbe facile, diceil celehxe Raynal, dlpin- 
gere nello stato di floridezza e di prosperity col solo mezzo della 
guerra i Romani,e mostrarli conquistatori delle nazioni incivilite » 
comraercianti e ricclie,epiii felici sotto i loro Dei d'argilla, che sotto 
le statue d'oro degl'Imperatori. Ma quale spettacolo piii consolante 
di quello che ci presenta I'Europa popolata di nazioni industriose ^ 
che scorrotio incessautemente la superficie del nostro globo per col- 
tivarlo , e vederle animate da gara per iiiettere in moviraento col 



( XLVIIl ) 

soffio ani matore deU'industria tutti i germi riproduttivi della natura, 
e cercare nelle viscere della terra nuovi sostegni e nuovi piaceri , 
stabilire tra i due emisferi , per mezzo della navigazione, come dei 
ponti di comiiiimicazione , che congiungono I'lin Coiitiiiente all'altro; 
seguitare tutte le strade del sole, anzi oltrepassando i confiiii pre- 
scritti al corso di lui , volare con le ale dei venti dai tropici ai poll, 
aprire in una parola tutte le sorgenti della popolazioiie e del piacere 
aftlne di versarle per mille canali , ed inaffiarne tutte le parti del nostro 
globo ! A questo proposito ben pu6 dirsi che la Dlviniti contemplaiido 
con piacere la sua opera , non si pent! d' aver creato I'uomo. Da que- 
ste idee generali , che fluiscono dalla natura stessa dell' comraercio , 
fece r Autore vedere chiarainente V inevitabile itifluenza benefica di 
lui suir incivilimento delle nazioiii , e sui costumi degli iiomini in pai- 
ticolare. Tal e lo scope , che si propose il N. A. e 1' esecuzione dei 
piano ci sembra corrispondere perfettamente alia sublimitt\ ed impor- 
tanza dell' argomento. 

VII. Si e parlato poc'anzi d'un Codice dei meriti e delle ricorapense. 
Qiiante azioni virtuose restano inonorate e sepolte iiell' obblio , che 
ricordar si dovrebbono con trasporto di amniirazione ! Al difetto di 
questo Codice supplisca almeno I'arte incantatrice che parlando il 
liiio-uaggio degli Dei mostra che a piii nobile uffizio era destinata di 
sua natura , che quello non e , a cui gli uomini vollero spesse volte 
abbassarla. Perche le muse pudiche ed innocenti canterauno sempre 
amori profani , o'l valor degli Eroi , che poco i diritti sacri dell'u- 
manita rispettano ? Alzino pure i Bardi il loro canto per celebrar 
militari imprese : Pindaro rivolga i suoi Inni ai combattenti di Olim- 
pia ; ma qualche volta almeno ritorni la Poesia alia primiera gran- 
dezza ; e se pote un tempo domar popoli feroci , e risvegliare nel 
loro cuore i mal sopiti sensi di giustizia , e di umaniti , e di amore 
scambievole, giovi ora ai progressi della morale, magnificando quelle 
azioni geuerose , che muovono da un cuore sensibile, dimentico di se 
stesso , e sol deU'altrni bene soUecito. A questo nobile uffizio la ri- 
chiam6 il N. A. Laviosa, il quale non voile che vergognosa dimeti- 
ticanza ricoprisse un'azione degna d'un posto distinto negli annali 
della virtu. Un giovane che neU'etidi 20 anni si stacca dalla Patria, 
e dal seno della famiglia per recarsi in Algeri, al solo oggetto di 



( XLIX ) 

torre dai ferri della scliiavit^i siio padre , assoggcttando se stesso in 
luogo di quello a si dura coiidizione , rortna il soggetto del poetico 
coinponimciito , che ha -per Ulo\o I' amor filiale. Sarebbero certaraente 
piu frequcnti gli esenipj di inagnaninia virtii,sela poesia fosse tan- 
to sollecita a riparare i torti della socleLi non rare volte ingiusta e 
ingrata verso gli autori di belle e gloriose azioni , quaiito e prodiga 
di non mcritate lodi alluom vizioso ma potente. Chiunque in petto 
cliiude uii'aninia sensibile , e per natura incliinevole alia dolce ma- 
linconia , prova una deliziosa coinpiacenza nol ricordare e celebrar 
que' I'atti , clie onorano lumaniti. 

VIll Ni!> , none un fantasma , un nonie vuoto la virtii. Essa, come 
prose a diniostrare in un Ragionamento il N. A- Sconiiio , parte 
dalla sensibility del cuore , e riceve dalla ragione il suo perfeziona- 
mento. Riguardar si pu6 la virti!i come un germe prezioso deposto 
dalla natura dentro di noi ^ il quale poi dalla calcolatrice facolti 
inaffiato , e fecondato getta profonde le radici, e dilata i suoi rami, 
e dilfonde ampiamente la sua ombra benefica. La ragione e quella die 
trasfornia in teorla e dottrina un istinto felice. AU'Autore della Me- 
moria parve di vedere la natura umana sotto un aspetto sonimamen- 
te consolante. Si compiacciano pure certi filosofi di dipingerla feroce 
e crudele con penna tinta dell'atra bile: 1' egoismo sia per essi I'idolo, 
a cui r uomo brucia continnamente incensi ; il cuore umano comec- 
ch6 guasto, 8 corrotto in mille circostanze della vita da indizj di quel- 
la originaria bonti , che gli ih istillata dal Facitor Supremo delle co- 
se. Quella stessa urbanita , di cui tanto si applaudono le incivilite 
nazioni , e le stesse espressioni di bcnevolenza , comecche smentite 
dal cuore , non annunziano forsc che se spenti son del tutto in noi 
i sentimenti naturali figli di quella preziosa simpatia , dalla quale de- 
rivano la compassione , e le altre social! virtii, pure vos-liamo ancor 
serbarne le apparenze , come un omaggio reso alia prima nostra Co- 
stituzione ? Ecco della morale i saldi ed inconcussi fondamenti. Chia- 
raisi essa pure, se cosi piace, un istinto ; nia non si tolga alia ragione il 
vanto di averlo reso capace di regolare con sicuri precetti tutte le 
nostra affezioni e desiderj non che le azioni medesime, onde I'uomo 
che pensa , vuole ed agisce , conseguisse facilmente coiruso retto 
delle sue facolt<\ qnella porzion di beatitudine, che gli fu riserbata 
in questa terra. 



( L ) 

IX. La morale occapb sempre i migliori ingegni. Quanti sistemi 
piCi o meno assurdi fiuono imaginati dai filosofi an tichi e moderni ! 
Malgrado gli sforzi fatti finora per trarla dalia coiifusione del Caos, 
a portarla all' apice della perfezione ^ noa anderebbe forse ingannato 
chiuoque la chiainasse piuttosto una raccolta di precetti empirici , o 
di consigli suggeriti dalla ragioae , e confermati dalia pratica , che 
una scienza , i cui priucipj siano dedotti dalla natura di quella facolti > 
per cui formiamo i nostri desiderj. Se I'uoino nulla volesse , quali sareb- 
bono i suoi diriUi, che hanno la loro sorgente nei nostri bisogni, e quali ' 
suoi doveri , che suppongono azioni dirette a soddisfare i bisogni raedesi- 
mi? La filosofia, i nvece di partire da questi dati semplici e incontrastabilij 
ain6 di andare spaziando per le immense e tenebrose regioni della meta- 
fisica e delle Ipotesi. Ma quel che piCi monta , si e che voile staccar 
del tutto la morale dalla religione , come se la morale presentasse 
alle passionl , che mai non lascian luogo alia fredda ragione , raotivi 
abbastanza forti per determiner l' uomo a resistere all' impeto e alie 
attrattive di quelle, e tener dietro costantemente alia rirtil, che di 
raic^ felice in questo terra. L' ateismo , che spegne la morale nel 
sue germe , come mai pu6 dettar precetti ai costumi ? Giova dunque 
combattere siffatti sistemi , che per mezzo della irreligione pretendo- 
no di condur gli uomini alia virtii ed alia felicity. A questo si accinse 
il N. A. Palinien in un ragionamento intitolato Osservazioni sulla 
insufficienza del pn'ncipj di aJcuni filosofi moderni a stabiiue la vera- 
morale. La vastit:\ ed importanza della materia, che prese a tratta 
re 5 sembrano sdegnare i confini d'una Memoria. Pure portando la 
Face d'un'analisi rigorosa sopra i principj chimerici per essi stabili- 
ti , e tutta mostrandone la irragionevolezza , e I'incoerenza, mette 
nel buon cammino gli spiriti per conoscere la fallacia d«Ue perico- 
lose conseguenze , che quelli si proposero ditrarne, e preserva i mea 
cauti e men riflessivi da quegli errori brillanti , e sistemi ingegnosi, 
che vorrebbero sulla rovina della morale religiosa inalzare una mo- 
lale incerta , vacillante ed incapace di resistere all'urto delle sfre- 
iiate passioni. Togliete alia morale la religione '" e voi le togliete il 
piti saldo fondamento , tutta la forza , e I'influenza salutare. 

IX. La morale astratta e filosofica il pivi delle volte non giova che 
ad esercitare la mente,senza punto muovere il cuore. Quanto sarebbe 



(LI) 

ineglio , die la gioveiitu , la quale si dedica agli studj , invece d'in- 
golfarsi per vana curiosity in quell' oceano senza lido e senza confmi, 
in cui atidarono a naufragare miseramente tant'ingegrii sottili e per- 
spicaci, si rivolgesse ad una leltura innocua u un tempo, dilettevole 
e proficua ? I Romaiizi e gli Apologhi furono a questo fine iinma- 
giuati. Mil i prinii guastano per lo piu lo spirito e il cuore ; i secondi 
soiumiiiistrano un pascolo troppo debolc alia gioventii alquauto avan- 
zata HOgli studj. In vece degli Apologia , oni£ti noti , direbbe Orazio, 
Lippis cc tonsoiibus , il N. A. De Benedetii proper vorrebba degli 
esenipj di moraliti tratti dalla storia. Per dar un'ideadella inaniera. 
Con die dovrebbero trattarsi tali argomenti , tolse a soggetto d'un 
Poetico Compoiiimento la inorte di Giovanni Caracciolo , prima ama- 
to e poi crudebnente sagrificato da Giovan,na , Regina di Napoli , 
riel i5/|2. Costui sortl i natali da una delle [>ih illustri fatniglio di 
quel Regno. La di lui bellezza il rese caro a (juella Regina , tanto 
conosciuta nelle metauiorfosi de' mariti e degli amanti , quanto lo fili 
in seguito Enrico VIII Re d'lnghilterra. II Caracciolo fa condaniiato 
a moite ; ma la cagione della sua disgrazia c ignota. Certo e per6, 
ch'egli cadde vittima duirambizione e deU'a'iiore. L'Autore molto a 
proposito pose in fronte delle sue )ttave la bella epigrafe tolta in 
prestito da Ovidio : 

Non bene com'eniunt , nee in una sede morantur 
Majestas et amor . . . 

L'ombra stessa del Caracciolo appare all' Autore , e gli narra le cir- 
costanze della sua morte , e gli descrive il luogo, die gli fu assegnato 
ncl soggiorno dei trapassati, ove trov6 compagni , e parecchi li vide 
arrivare, tutti periti d'immatura morte infelice per effetto inevitabile 
delle accennate passioni. A dare un saggio di questa produzione , io 
qui trascriver6 l' ottava , in cui Caracciolo dipinge la violeiiza dell' 
amore , di cui ardeva la forsennata Regina : 

Vedi quel moute die ool fumo eteruo 

Macdiia degli Astri il rilucente calle , 
E spesso , pari al procelloso Inferno , 
Di spaveuto e muggiti e^npie la valle , 



Allorchfe aU'urto dell' incendio interno 
Si squarcia , e 'I versa per le irsute spalle ; 
E sempre piii tra i danni infuria, e trova 
Pronta materia al suo furore e nuova. 
Ardeaa cosi della Regina i sensi , 

Ed amando il suo spirto era di fuoco ; 

lu me versava ampi tesori immensi , 

E il tutto ognor scarso pareale e poco 

X. I fatti gloriosi, die somministra la Storia Patria , inspirano na- 
turalmente un bea maggiore ititeresse , e piii atti sembrano ad ecci- 
tare negli animi la nobile emulazione d' imitarli. Ogni nazione ram- 
menta i suoi cou dolce corapiacenza , e li celebra ed altamente li ma- 
gnifica. I Greci oratori li ricordavano con pompa nelle lore arringhe, 
e lo stesso Demosterie fa spesso risuonare alle orecchie degli Ateniesi 
i nomi famosi degli Eroi , che si distinsero nei campi di Maratona, 
di Leuttri , e delle Termopili. Anzi ne' loro elogj funebri 1' encomio 
della patria occnpava sempre un posto distiiito ; il perclie Cesarotd 
li trova sempre uniformi , e vuoti d'arte e di delicatezza. Comunque 
ci6 sia 5 1' esaltar coUe lodi gli uomini sommi , che con azioni de- 
gne deir inimortalitk illustrarouo la loro Patria , giova sommamente 
ad accendere nei petti 1' amor della gloria , e stimolar gli uomini po- 
tentemente alia virtu. Qui e dove 1' etoquenza grandeggia maestosa- 
mente , e spiega tutta la sua forza e ricchezza. Mosso da queste idee 
il N. A. Bianchi prese a tessere il Panegirico A'l Pagano Doiia , e di 
tesserlo alia maniera dei Greci , scliivando i difetti , che ai loro elogj 
funebri giustamente riiuprovera il dottissimo Cesarolti. L' epoca , in 
cui visse questo Gapitano illustre nei fasti della Liguria , somministr6 
naturalmente al nostro Autore opportuna occasioue di presentare il 
quadro morale e politico di que' tempi, e descrivere il passaggio dalla 
barbarie all' incivilimento , e di estendersi nelle lodi della Repubblica, 
che allora salita era al piii alto grado di splendore e di grandezza , 
sebbene gik 'rinchiudesse in seno i germi della sua decadenza. La 
meti del secolo XIV offre ampia materia alle profonde riflessioni del 
filosofo , e vasto carapo all' oratore , che sa trarre vantaggio dalle cir- 
costanze de' luoghi e de' tempi per dar risalto alle azioni , che prende 
a celebrare. Pagario Doiia in mezzo alia corruzione prodotta dal de- 



I 



-^ 



( LI" ) . 

siderio insaziabile dell' oro serl)6 costiimi semplici , e raodesti , e mori 
ill tale povertA, che dovette alia riconoscenza della Patria 1' onore 
d' una tomba. La sua famiglia priineggi6 lungamente alia testa della 
fazione Ghibelllna ; ma egli si tenne lontario dallo spirito di partito^ 
che pur di que'tempi infettava 1' intera nazione. Superiore al suo se- 
colo nel caiattere , non fu punto inferiore a Temistocle ed a Cirnone 
nel valore. Capitan geuerale contro i Veneziani , ed i loro alleati Greci 
ed Arao-onesi , uffrottt6 nel i555 coa sole 60 Galee la flutta conibi- 
rata de' neinici iiumerosa di iio vele , e la distrusse iiello stretto di 
Costantinopoli, benche avverso egli avesse il vento , e '1 mar tempe- 
stoso. Dopo questa strepitosa viltoria stringe d'assedio Bisanzio, e sforza 
r usurpatore Cantucuzeiio a diniandar la pare. SI felici successi ecci- 
tarono Tinvidia e la gelosia de' suoi concittadiui. A lui un altro ain- 
luiiaglio vicn sostituito ; ma ben tosto i Genovesi , vedendo le cose 
dolla Patria in pessimo stato dopo l" iiifelice coiiflilto di Largbero ^ in 
cui perdettero 5o circa galee, uuovaniente gli affidano il comando 
della flotta. Le difficili circostanze de' tempi serabrano cedere al genio 
intraprendente e ardito del Doria- In una sola campagna egli porta 
la gnerra in Catalogna , e nel Golfo di Venezia , ove espugna Parenzo, 
sorprende nel porto della Sapienza la flutta Veneta forte di 60 vele : 
e con sole 55 galee la fa tutta prigioniera. Poco tempo egli sopravvisse 
a questa brillante campagna , altro frutto non raccogliendo de' suoi 
iiobili sudori fuorche la gloria d' aver sosteuuta la Patria che gia pie- 
gava al decadimento , perche agitata dalle interne discordie , e non 
pii protetta da quelle virtili , alle quali essa dovette la sua grandezza 
e che sole forniano il nerbo e la difesa degli stati. Ecco Tuomo gran- 
de , cui il N. A. prese ad encomiare , non senza sentire aU'animo 
quella dolce compiacenza , onde si ricordano e si esaltano degli Eroi 
le duti eccelse , e i fatti memorandi. Sarebbe pur a desiderare che 
altre penne eloquenti si unissero a lui per trar dall'obblio nomi fa- 
niosi nei fasti liguri , e facessero rivivere quegli uomini sommi,che 
dopo di essersi distinti nelle arti della pace e della gueira , non eb- 
bero I'immortahtJi , solo guiderdone delle anime non volgari , e meta 
sublime de' loro sforzi incessant!. Qual nuovo lustro e splendore ne 

verrebbe alia Li^^uria , cui si nega tuttavia ingiustamente il vanto <i' 

aver prodotto illustri ingegni , e valorosi Capitani ? 



C"v ) 

XI AH'Aatore dc^U'elouio di Pagano Dorla si offre beti tosto la disgu- 
stosa occasione di celei)r.ire altre virtii , che per quaiito noii abba- 
glifio gli ocelli cou troppo vivo splendors , e sieno meno amrnirate , 
perche secnplici e modeste , pure muovoiio piii tacibnente la nostra 
seiisibilita , avendo esse il pregio siiigolare d'essere amabili e dolci. 
Dovreiiao dunrpie cercar st-mpre I'lioaio grande fra gli orrori delle 
battao-lie , e fra le straa;i e le inorti ? Le virti pubbliche e private, 
che si gloriano di uoa aver inai fatto versare una lagritna , se pur 
lagriine nou sieiio di tenerezza e di riconoscenza , sarauno dunque 
dannate ad una eterna dimenticanza . e sepolte colle ceneri di clii 
Gostantemente le pratic6 finche visse ? Lungi almerio da' Corpi scien- 
tifici tale ingiustizia. Oinero caati le gesta saiiguinose d'Achille ; 
ma ne! luogo sacro al culto pacifico di Mitierva risuonino le laudi 
del cittadin virtaoso , che col senno e coH'opra giovi alia Patria n •He 
difficili circostanze , inteso per6 seinpre a coltivare il proprio spirito 
e farsi ricco d'utili conoscenze. L'Accademia dovea qiiesto tributo 
alia doti esimie del nostro socio Pietro Paolo Celcsia dopo che ci fii 
per morte rapito. Si accinse di buon grado a tale uffizio il N. A. 
Blaiichi per soddisfare a un tempo stesso al dolce impulse daH'aini- 
cizia , die a lui stringevalu ii}dissolubihneute. Non peri Tamicizia 
nocque ai diritti sacri della veritS. Ognuno nell'Elogio ricouobbe il 
ritratto fedele deH'illiistre «oggetto , di cui piangevamo la perdita. Le 
virtii pubbliche e private che lo adoruavano mirabilnieate, iioii ave- 
van bisogno di esser maguificate con eloquenza. I ricercali ornamenti 
si disdicono al vero merito ; e chianque prende ad encomiarlo, non 
ha che a dipingerne il natlo sembiante , e mostrarlo nella sua ama- 
bile semplicita , adorno sol di se stesso. 

XII Alia produzioni d'ingegno or ora menzionate vien dietro un'al- 
tra sommamente Gommendevole per erudiziorie peregrina , per isquisito 
discernimento, a per laboriose ricerche. Quest' (i il discorso del N. A. 
Girolamo Serra snpra un' antichissima tavola di bronzo trovata I'anno 
i5o6 uella valle della Polcevera. Lo studio della venerauda antichiti 
offre esso pure i suoi diletti. Quel farsi contemporaneo delle elk piii 
vetuste, varcando i secoli interposti; quel contemplare ogni avanzo 
della prisca grandezza e i costumi e le usanze delle nazioni che pii'i 
non sono j quel richiamar dall'obblio norai una volta famosi , e quel 



( ^y) 

diradaie la notte caliginosa , onde il tempo ricopri gli anticlii monu- 
raenti , destina'i ad eternar la nienioria di qualche fatto , soUeva lo 
spirito c lo irriga d'uiia equabile compiacenza. 

Ma quanto 6 maggiore il diletto allorch^ ad illustrar si prende un 
monumctito, clie oUre di appagare la curiositu degli eruditi, sparge 
non poca luce sopra qualch'epoca assai lontana della storia patria,e 
sppra le relazioni di;lla propria nazioue con altri popoli piu potenti e 
fumosi! Di tal Datura e la tavola di bronzo poc'anzi itidicata. Essa 
contiene la senteiiza de' delegati Romani da! Senato di Roma spediti 
in J-igiiria a coinporre le controversie die tra i Gcnoali ed i Viluij 
per cagion de' coiifiiii eratio insorte. In quanto pregio avessero gli eru- 
diti questo nionuniento non v'haclii nol sappia. Easta il dire che C05/- 
mo J.° duca di Toscana ordiri6, che, trascritta sull'originale la leggenda, 
e scolpita in una tavola di bronzo, fosse posta ad ornamento della ce- 
lebre Galleria de' Medici. Qual piii vasto canipo alle dotte ricerche degli 
antiquarii! Eppure niuno tra tanti scrittori , che ne tanno nienzione , 
osato avea d' inoltrarsi fra quelle tenebre , onde lo ricopri I'an- 
tichiti. Si contentarono essi di ammirarlo , e di venerarlo come 
cosa a noi pervenuta quasi per prodigio , e da rimotissiini se- 
coli tramandata. AUronde jl' indagare chi fossero i popoli in essa 
iscrizione nominati, e dove abbiano a collocarsi i castelli . luoghi , e 
fuimi ivi descritti , chi fossero i delegati Romani , e sotto quai cousoU 
pronunciassero la sentenza , tutto questo prcsentava uu cuiiiulo di dif- 
ficolti capaci di rimuovere qualunque ingegno dall'idea d'intrapren- 
derne unacompinta dichiarazione. L' Institute Ligure, cui fu dato pa* 
il titolo d'Accademia , senti 1' importaiiza di questo soggetto; e veden- 
do che qnantunque il pregio del monumento fosse da gran tempo uni- 
versalmente riconosciuto , pure ninno erasi roai accinto ad illustrarlp 
in tutte le parti, ed appagare cosl la generale curiositi. lo propose 
I'anno i8o3 a programma per concoreo delpremio. Ma la condizione 
di que' tempi infelici, in cui la Liguria provtt tutti i mali che seco por* 
ta la guerra , rese vani dell' Institute i desiderj e le speranze. La tri- 
stczza di qiie'giorni funesti a ricordare, mal potea conciliarsi colla tran- 
quillit.i deilo spirito necessaria alle dotte ricerche e fe si che a molti non 
fosse pur noto il Programma. Intauto il chiarissimo Ab. Ode/igo che lutlo 



aveu qualche ceiino di essa Tavola nelle sue Lc.ttere Ligiistichc , ri- 
[iratosi in una solituditie alpestre si occupava di questo interessaiite 
argomento per consacrare alia Patria il fiutto de' suoi lunghi e non 
mai interrotti studj , e coinpiere cosi la sua letteraria carriera. Ma gra- 
vato, com' era , dagli anni , e troppo lontano dai luoghi nella Tavola 
descritti , non pote dar compiniento al suo desiderio, e venne a mor- 
te senza clie , non dir6 solo, si conoscesse il suo lavoro, ma neppur 
si sapesse , die vi si fosse applicato. Libero da simili impedimeiiti , 
e sciolto ancora dalle pubbliche cure , die lungamente o?cupato lo 
aveano , il N- A. Sena Girolamo per ubbidire alia legge deH'Acca- 
demia, die prescrive ad ogni socio qualche produzloue scieiitilica o 
letteraria , prescelse a ragione uu soggetto degno di tanto onore alia 
sua Patria , e di tanto interesse per TArcheologia. Non daremo I'a- 
nalisi dell' opera sua, die un' accurata divisione di capitoli reude 
abbastanza distinta e diiara. Diremo solamente cli' egli ha preso a 
spiegare 1' oggetto deiriiiscrizione , la sua confurmiti con soraiglianti 
esempj e colle leggi e costumi Roniani ; ha stabilito e diuiostrato 
quali eranO i Consoli, sotto di cui fu fatta , quali i deputati Romani 
che vennero a esaminare i confini de' Territorii in contesa, e quali 
i Liguri presenti alia sentenza. Ne certo avrebb' egli adempiuto in- 
teramente all' oggetto , se tralasciato avesse di rintracciare i popoli 
e i luoghi in essa noniinati. Quest' era il punto piii difficile ed oscu- 
ro , cli' eccitava maggiormente la pubblica curiosity , e richiedeva 
somnia fatica e diligenza. L'Autore non solo con grande probability 
d'argomenti vi sparse molta luce, e maggiore di quella che sembra- 
va permettere la distanza enorrae de' tempi , ma di pii nelle sue 
osservazioni formi un tipo , die non poco rischiara questa parte im- 
portante dell' antica Corografia della Liguria. Ecco pienamente sod- 
disfatto della patria e degli eruditi il desiderio, La prima si com- 
piace , e ne ha ben doiide , die un valoroso suo figlio animato da 
quelle zelo che hs il primo diritto sul cuor d'ogni cittadino, rivdto 
abbia I'ingegno ad illustrare un insigne monumento che mette in 
chiaro I'antica condizione di Genova , e dell'intiera nazion Ligure , 
della quale non ebbe I'ltalia altra piii antica ne piii valorosa ; i se- 
condi sapranno buon grado al N. A. d'essersi inoltrato coraggiosa- 
meate, coUa sola guida del proprio genio , in un labirinto oscuro difTi- 



4 



( Lvn ) 

cilc , e (I'av'cr segiiata la via d' oi'me cosl distlatc e cliiare , die ad 
altri noil potrebbe riuscir malagevole il percorrerla speditaraente , 
non senza diletto c utility. 

XIII. Lo studio dell' antichitii se giovd) molte volte ai progressi del 
vero , si fece aiicora spesso servire di fondaracnto all'errore. Fra le 
jUusioui che per una cert' aria di iioviti e di confidenza hanno ingan- 
iiato laolti spiriti iiieno istruiti , la niassiaia o quella , con ciii si e 
tentato di abbattere la Cosmogonia e Cronologia di Mose. Alciini 
filosofi fondati sopra congliietture aff.itto iosussistenti hanno asserlto 
clie il nroiidj e assai pia antico di qucllo che ha stabilito la Genesi. 
UN. A. ab. Palinicri ha creduto di non dovcr trascurare un errore 
che seinbra divenuto ua male epidemico. Voltaire, secondo esso, pu6 
dirsi il primo clie abbia inosso lite a Mose colla imponcnte citaziono 
di nioniimeiiti c di storici anterior! ai libri cbraici. Questa prova era 
impcrtetta quando ancora non fosse stata una falsita. Potevano esi- 
ster dei libri piili antichi della Genesi senza che fosse menzognero 
qucllo che in essa e scritto. Videro i suoi seguaci la debolezza dell' 
argoiucnto c si applicarono a raccogliere prove dai monuinenti piii 
antichi, dalla fisica costituzione del globo . e dalla progressione delle 
scienze. 

Il nostro scrittore ricliiama aH'csame tutto questo apparato di pro- 
ve in due IMcuioric. Nella prima tratta dei monumenti storici , nell* 
altra combatte gli argomcuti tratti dalla fisica della terra , e dalle 
■irti. Esaniina in prinio luogo la pretesa antichiti di Sanconiatone, 
del Thaut, del Vcdani, dell'Avesta, dei Cinque Kinge del libro di Giob- 
bc che Voltaire suppone senza provarlo, opera di un Arabo pii!i antico 
as'^a.'v di RIoso. Da questo esame risulta che tutti quegli storici e quei 
libri sono posteriori di piii secoli alia Genesi ; e che il Giobbe e 
opera originalnicnlo Ebraica e postcriore a Mose. Volney cadde in 
iin assurdo auche maggiore ; egli credette la Genesi un miscuglio delle 
tradizioni Ca'dee, Egiziane, compilato al ritorno della cattivitA , e quia- 
di tanto postcriore di tempo : e voile che la stessa religione Ebraica 
to-sc figlia del Buddismo o Lamismo. Il nostro Scrittore dimostra gli 
cnormi anacronismi di questa ipotesi gettata alFazzardo. La religione 
Mosaica e di sua natura inconciliabilc , e i\x sempre nemica di tutte 



( Lvni ) 
le assurditk che produssero I'antico e il moderno Lamismo , dl ciiil' 
ofigine ^ manifestamente posteriore all'Ebraica Liturgia. 

Passa I'Aiitore ai Zodiaci Egiziani cosi decantati , e dai quali e in- 
credibile quante conseguenze gigaiitesche siensi dedotte in questi ul- 
timi tempi. Questo Argomento e trattato con tiitta quella estensione, 
che permette I'angusti.i d'uiia Memoria. Lungi dal provarsi che i 
Zodiaci di Dindara e di Henn6 passino i quattro o seimila anni,come 
pietesero Dupuis e Richard , non indican neppure i primi tempi di 
Giecia. Quel tempio di Tintira o Dindara e visibilmente un'opera 
Greca , come h greca I'iscrizione posta suUa porta del tempio. Ai 
tempi Mosaici noneraancor nato il greco linguaggio. Pii ancora. Lo 
Zodiaco di Dindara parla della costellazion della Libra ; e la Libra 
non fii conosciuta fra le costellazioni che dopo I'etk di Eudosio e di 
Arato. Prove cosi decisive non sono per6 le sole. E' un equivoco 
sorpvendente il credere che le due mani estese sopra la costellazion 
delleone nello Zodiaco di Dindara vogliano indicare il solstizio. Ep- 
pure tiitta la prova ^ che quelli sedicenti filosofi ne adducono , e fon- 
data su questa falsissima supposizione. II nostro scrittore diniostra che 
quelle mani indicavano I'escrescenza del Nilo che aveva luogo quaa- 
do il sole entrava in leone , al tempo, in cui fii disegnato lo Zodiaco. 
Questa circostanza dimostrerebbe la vera eti di quelle Zodiaco, intorno 
cioe al priucipio della nostra era volgare. 

Nella seconda Memoria si parla della storia naturale o della fisica 
della terra , e della progressione delle arti , malamente impiegate a 
provare rantichiti del mondo. Osserva in primo luogo il nostro scrit- 
tore quanto sia soggetto a illusione il voler leggere in cielo I'epoca 
della creazion della teiTa. Vi si applied il Gran Newton benchege- 
nio si vasto e si esatto, e ristrinse in breve giro di secoli epoche lon- 
tanissime , contradicendo a tutti i pii'i certi monumenti della storia. 
Dopo queste general! vedute trova nelle osservazioni piu profonde 
e piii avverate de' migliori geologi le prove piii indubitate della ve- 
rity della Cosmogonia Mosaica e della sua perfetta conformita alia 
fisica piii scrupolosa. Il priraitivo stato del globo , le successive mu- 
tazioni , le leggi della fisica sono cosi bene delineate da Mose , che 
non potrebbe desiderarsi una descrizione piii filosofica dal Geologo 



I 



piCi consuinato. Cita per garanli i nomi graiidi di Dolomicu , di Ai- 
de Sniiisure , di De Luc e di lanti altii , de' quali non pu6 ricusarsi 4a 
testimoiiiaiiza. I Ceologi clie haniio abbandonato i principj della Co- 
smogonia Mosaica , nou haiiiio delto che contraddizioni ed errori. II 
nostro scrittore lo dimostra analizzando alcuiii pi"6 celebii sisterDi,e 
principalmente quelle dtirauloie du moiidc primilif, di cui iile\a le 
assurdit^ piii niostruose. rinalineiite passa all argoiiiento dalla pro- 
gressione delle arti e delle scieoze. La ragioiie , la storia, Tesperien- 
za diinostrano , che la durata delle epoche fissate da Mose non solo 
basta a portare le arti e le scienze a quella qualunque perfezione clio 
vogliono loro attribuire i nostri filosofi , nia e piu che siifficieiite aii- 
cora a moltiplicare la nascita e la perfezione , il decadimento , e la 
nuova ristorazione per piii e piu volte. // paiodo delle arii e delle icien- 
ze, egli dice ,fu sewprc risticlto in pochi secoli , e qualche volia in uii 
solo. Passarono tapidamente alia perfezion dalla culla c sparirono. 
Quanle rognizioni e quanie arli erano gia perjcuc nei secoli di Bahi- 
Iciiin e d' Egiito , e quanle volte si e dovuto ricominciare ad appren- 
dcrle nei secoli successivi della Grecia e di Roma , ccme se non sifos- 
sero conosciute giammai ! E' dunque una pura illusioiie il volar pro- 
vare quella enorme antichiti dalla perfezione delle arti e delle scienze, 
per la quale bast6 il piu delle volte qualche secolo appcna. 

Distrutta cosi la macchina imponente , dietro a cui si stava trincie- 
rato r errore, forza e ch'esso pur cada , e ceda il luogo alia veriti che 
tosto o tardi trionfa del sue nemico, e de' maliziosi artifizj , co' quali 
questo mostro sopraffattore tent6 sempre di cacciarla daltrono, ed 
usurparle I'impero. 

XIV. Se la storia dell' uomo e del mondo riceve dai Libri di Mos^ 
quella chiarezza e sempliciti che invano cercasi nei sogni filosofici ^ 
e nei deliri d'un'empia immaginazione , non son nieno grandi e pre- 
ziosi gli effetti del Cristianesimo suUe produzipni del genio , e spe- 
cialmente sulla Poesia. II maraviglioso della Ileligione contrasta vit- 
toriosamente col maraviglioso delle Mitologiche diviniti. I piCi cele- 
bri poeti modcrni attinsero dai libri sacri , come da purissiuia sor- 
gente, quadri animati , espressioni energiche , sentimenti magnanimi , 
e quel linguaggio semplice e naturale , che s'insioua dolcemente nei 



cuore 5 e vl risveglla le pii sacre emozioai. Un pocm.i die sembra 
dalla religione iaspirato , acquista qualche cosa di divino , e quasi 
veste di essa la nalura e le asnabili sembianze. Milton, KlopstocK ed 
altri ingegiii illustri aveano giX scgnata d'onne gloriosc questa niiova 
carriera, in cui tiitto fe grande , raagnifico , sublime, toccanto. Quanti 
soff'^etti desui d' cssere caiilati dalle muse pudiclie non soiumiiiistia la 
llcligionc ! Ma la fine del iiiondo preseuta un iiuovo caiapo e vasto 
alia poesia. Qui il terribile , il sul)lime , il patetico ban liiogo ; qui 
vai'ieta di scene, qui coulrasto di passioni , qui guerre, qui triouH^ 
L'Apocalisse sommiaistra le immagini ardite e forti ; tocca al poeta 
dar loro il posto conveniente , e mcttere in opera le macchinc del 
Cristianesimo. Sarebbe stato pur desiderabile clic il N. A. P. Solaris 
in luogo di proporre , come fece in una JVIcmoria , questo nuovo 
soggetto di poetna , e presentarne il piano , si fosse acclato ad cse- 
guirlo quando alia vigoria della mente univa la floridezza degli annl 
e queU'ainor della gloria che sprona gli ingegni ai lavori difficili e 
di lunga meditazioae. Non perd il fuoco del geiiio in lui si estinse 
cogli auni. Troppo ci displace di non poter qui trascrivcve qualche 
sqiiarcio della sua Memoria , onde far vedere la vastit'i del piano, 
la stretta connession delle parti, el'uso raaestrevole dellc inimagiui 
vivaci e robuste, tratte opportunamente dai libri del veccliio e nuovo Te- 
stamento. Alia raodestia dell'Autore, che non ci pcrmlsc nb di pub- 
blicare colle stampe il suo lavoro , nk di averlo sott'occliio , dcvesi 
attribuire I'inesattezza di questo ragguaglio , e la troppo vaga ma- 
niera nel darne contezza. Tal e forse il difetto degli uomiiii verametitc 
grandi ; tengono essi in niun conto le proprie produzioni , perchc si 
credono ancor lontanl da quel modcllo di perfezione, clie concepirono 
in mente, e a cui si sforzano contiuuamente di avvicinarsi. Ma questa 
ideale perfezione chs altro bma\ sc non se rinfinitodci MUcm:Uici? 

XV. Innanzi di por fine a questa rclazione, non dcbbo omcttore di 
ricordaro i prograaimi, die per I'anno 1808 propose la classe diLet- 
teratura e Belle Arti al concorso del premio: 

1.° Quale influenza ahhiano avuto gli acquisd de' Genovcsiin Lcrante 
sul lorostato politico e commerciale ?\ 

11.° Pcrche la Morale filosofica , se si esnmlnano i suoi prlncipj , 



(lxi) 

•,embra noil avere per anche conseguito quel grado di cert ezza , cheam- 
nirasi nelle scienze Fisico-Matematiche ? Qual sarebbe il metodo da 
■eguitare perchd I'usservazione e I'analisi de fenomeni morali possano 
zondurci a principj incontrasLabili , e ad una leoria appUcabile aidif- 
^erenti rapporti e situazioiii dell'uomo ? 

Desiderava sonimamente la classe che qualche ingegno si appli- 
:asse alia soluzione di siffatte question! ; ma forse la difficolti degli 
irgomenti rese vano il siio desiderio , il che la determiner^ a proporne 
iltri, fra non molto , e pii ameni e piu facili a sciogliersi , e piii 
proporzionati al premio. 



M E M R I E 



DELLA PRIMA CLASS E. 



»-H*W*«^H-^» g> »^lt^<*W*l 



r 



OSSERVAZIONI e RIFLESSIONI 

SULL' AZIONE, E L'USO MEDICO DI ALCUNE DIGIT ALL 

Di G. A. MoNGiARDiNi Profes. di Medicina , neW Imperials 
Uni^brsita' di Genova. 

Lette air AccADEMiA il i°. Maggio 1806. 



,, Oportet ilaque ubi aliijuid hoq re^pondit , non 
„ tanti puureauctorem quaoti aegraiTi,et expcrirt 
,, aliud atque allud. 

Celsos lib. Ill cnp. 1. 



Introdvzione 



I 



nJagare la forza di alcuni rimed] , o , per meglio dire , la loro 
azione sul corpo umano, confrontare alcuai medicamenti indigeni con 
quci clie la natiira preseiila nati in diverso clima , assoggettarli ad 
ogiii sorta di prove fisiche , e chiiniclie per meglio iutenderne 1' uso 
loro , sciogliere finalmente le dispute die tuttavia tengono divisi i 
medici sulla virtii inedicinale di alcune piante, fu, Illustri CoUeghi, 
r argomeiito , che presi di mira nel comporre la presente disserta- 
zioiie. Voi gia v' accorgete clie non pu6 essere esaurito in un giorno 
solo il soggetto che mi sono proposto , di diversi rimedj iiitendendo 
pai lare , e considerarii volendo sotto i loro aspetti diversi ; (a) ma 
siccome rAccadeniia nel nuovo suo sistema incorao-gisce i suoi mem- 
bri a leggere frcqueiiteniente delle memorie , mi limiter6 in questo 
giorno a coniunicarvi una sola , e ben piccola parte del mio trava- 
glio. Quando ancora non mi fosse concesso di giungere alio scopo , 
die mi sono proposto , mi lusingo d' essere da voi compatito in gra- 
zia dell'argomento di cui senibra difficile potersi ritrovare ua piii u- 
tile , e d.'guo della vostra attenzione. Se per avventura fra i diversi 
rimedj, die mi propongo d' analizzare , mi riusciri di ben caratte- 

^■) 1^ Ire pUntr, «ull« quali mi lono proposlo di Ic^gere dcllc raetnorie soco , le Di^itali , i Liclwni | 
• Je Poligale. 



C4) 

rizzarne un solo, se mi riuscir^ di poter sostituire una pianta indi- 
geua ad mi' altra esotica , se potii toglier parte di quei dubbj, che 
inqiiietano i medici sull' indole, sulle propriety, suU' uso d' nn qua- 
luiiqiie siasi limedio, io spero che non andranno intieramente perdute 
quelle sperienze , e quelle riflessioni^ che \6 facendo sulla Materia Me- 
dica. La nostra scienza, come ognuno ben sa, si arricchisce dalla sto- 
rla dei fatti , e non restan giaramai vuote d' effetto le osservazioni e 
gli sperimenti , qualunque siano , all' oggetto istituiti di strappare alia 
natura i suoi secreti. 

La prima pianta, di cui oggi intendo favellarvi, e stata resa famosa 
dai moderni piii che dagli aniichi Scrittori , ed e tuttavia cagione 
di molte dispute. 

Storia dell' uso medico della Digit ale porjjorea. 

E gii pill di un secolo, che i medici sospettarono di potersi ritra- 
trovare nella Digitale Porporea un'energico rimedio contro alruue delle 
pii ostinate, e crudeli malattie^ che affliggono 1' umana specie: le Scro- 
fole p. es. r Epilessia , 1' Idropisia ec; ma 1' uso di questo rimedio fi 
per molti anni limitato all' esterna sua applicazione. Si temea di troppo 
I'efficacia di questa pianta inghiottita che fosse, e ricevuta nel ventrl- 
glio. Di fatti alcuni autori avean ritrovato nella digitale un' analo"ia 
coUe piante chiamate Solanacee; Ray la disse pericolosa, e Boerhawe 
rifle tt^ , che per la sua acrimonia poteano esulcerarsi la boeca , Feso- 
fago, e lo stomaco. Dal sig. Murray vien anche citato un certo Leii- 
till coll' esempio d'una ragazza di otto anni morta per I'uso di questo 
rimedio. 

„ I medici francesi (aggiunge il celebre Fourcroy') han fatto delle es- 
perienze per guarire la scabie ^ ed altre afiezioni cutanee, assocciando 
la digitale all' aristolochia, alia clematite, ed altre piante analoghe ; 
ma questo autore termina Tarticolo della digitale , avvertendo che non 
si saprebbe ricordare abbastanza ai giovani medici la grande energia, 
e r acrimonia d'una pianta, che altre volte si contava tra i veleni, e che 
internamente non convien ordinarla giammai, se non colla maggior 
prudenza. „ 

Leggendo per6 gli elogj , che a questo rimedio si danno da moItl 



(5) 
altri rispettabili autori; le molte malattie, ciii utile h stato riputato; la 
non leggiera dose, cui alcuni nioderni ne hanno portata rordinazione; 
mi ^' iKita, come doveasi natiiriilinente, la voglia di riconoscere la ve- 
rita in taiita di^parita di sentimcnti- Sapeva,clie il s\g. Haller uvea gii 
raccolta la sluria di molte guarigioni di scrofole operate daU'uso inter- 
no della digitale ; che il sig. Parchinson aveala vantata contro I'epiles- 
sia , ma tutto ciu c nulla rimpetto ad alcuni inglesi, die in questi ul- 
timi atuii sono andati assai piu oltre nell' applicazione della digitale a 
diverse malattie del corpo umano, e posse acceniiare gli sforzi riuniti 
in favor di questa pianta do" Sigg. If^ithering, Jones, Lettsom , Gap- 
per , Beddoes, Cox , KuigloKe , Macleane , Frerriar ec 

lo per veriti non ho potuto vedere tutte quante le opera dei suUo- 
dati autori, e riguardo ad alcuni ho dovuto attenermi agli estratti che 
lie han dato i Giunialisti ; cii non ostante m' inoltrer6 a dire in quali 
malattie e statu principalmente vantato questo rimedio, ed in qual ma- 
niera si e creduto die agisse sul corpo umano; potendo a mio parere 
aggiungere qualclie cosa di nuovo a tutto cio die gli altri hanno detto 
su questo interessante argonieiito. 

Le principali malattie, contro le quali ai nostri giorni k stato prece- 
nizzato questo rimedio dagli inglesi autori, sono, oltre I'Epilessia, e le 
Scrofole, ridrope, e le varie sue specie, cioe I'Ascite, I'ldrotorace, e 
ridrocefalo; la Mania inoltre, I'Emoftisi , il Reumatismo sia acuto, che 
cronico , le Ostruzioni , ed Indurazioni dei visceri del basso-ventre , la 
Menorragia, I'Asma ec. L'effetto prodotto dalla digitale il piii costan- 
te , ed avvertito dai succennati autori , fu quello di promuovere le ori- 
nc (i) e quindi certamente e nata 1" idea di considerarla come uno del 
rimedj stimolanti , e di ordinarla in una gran parte delle malattie, che 
vengo d'annoverare. Se non che, osscrvatosi da qualche medico il fe- 
nomeno, die uasceva della ritardata circolazione del sangue dalluso 
della digitale , k stata estesa pi^ modernamente la di lei applicazione 



(i^ Ls copia dellc Ortne pedissequa all' uso della digitate Tu arvertita da quasi lulti i medick 
iogteki cbe haDDO Irallato di questo rimedio. Viene anche notata dal sig. i?a5ort nella sua tradozion* 
di DarM'in ■ — Ora poi che mi Tiilgn fr cqueotenieDie della digitale, osservo a^sai ccmuue rauinenlo delU 
OjinQ, prima cUo la digitale pTt>duca il minirao aenso di lutusea <^^ Sono sue parole. 

Zocjiou. vol. a. p. 3^3. 



(6) 
alle acute raalattie. Egli e infatti sotto questo punto di vista che vien con- 
siderata la digitale dal celebre sig. Borda Professore Pavese , clie mi 
onoro di aver avuto condiscepolo, ad amico nel corso de'miei studj in 
quella celebre University. 

Si fi dalio stesso poco conto dell'evacuazioni, che seguono I'uso di 
questo rimedio, poiche nel suo sistema gli evacuanti possono essere 
eguahnente riposti nella classe degli stimobinti , e dei controstimolanti. 
Intende peri che la digitale ripor si debba fra gli ultimi a norma delle 
leggi, e della teoria del contro-stimolo, che fu accennata altre volte 
dal sig. Rasori. L'uso ch'egli ne ha fatto nelle periptieumonie, ed altri 
morbi stenici , 1' uso coronato qualche volta da una t'elice pratica sem- 
bra quasi autorizzare il nuovo vocabolo, col quale egli spieg6 l' azione 
della digitale. 

Non potendo io per6 combinare ci6 che altri gravi autori hanno detto 
suir azione decisivamente stimolante di questo rimedio, azione che si 
manifesta con quel fenomeni, che non sono proprj dei rimedj controsti- 
molantijho interrogata la mia propria esperienza per sciogliere questidub- 
bj e rintracciare la veritti. Altronde troppo era necessario determinare 
se l'uso di questo vegetabila conveniva nelle steniclie, anzicch^ nelle as- 
teniche malattie per regolare la pratica medicinale, e schivare i rimpro- 
veri, che vengon fatti ad alcuni raedici , di consigliare cioe rimedj delle 
stesse malattie peggiori. 

Mie osservazioni su questo Rimedio 

La prima volta ch'io conobbi per esperienza la virtii medica della 
digitale purpurea, fu nell' anno 1788 avendola ordinata ad un infermo 
per idrope di petto in un consulto ch' ebbi col fu sig. Dottor Moii- 
teverde. Oltre 1' Idrotorace avea Tammalato una leucoflemmazia, suc- 
cedute entrambe ad una peripneumonia mal giudicata. Svanirono ben 
tosto coll 'uso della digitale quasi tutti i sintomi morbosi , a riserva 
di una tosse secca, che si mantenne ostinata per molti mesi. La copia 
delle orine provocata dalla digitale fu si grande , e talmente pronta , 
che alcuno non pote dubitare che non si fosse in questo modo dissipato 
il morbo. Recidiv6 ciononostante dopo due anni, e port6 1' infermo alia 
tomba , senza che la digitale apportar vl potesse alcun riparo. Molte 
altre sperienze dopo quell' epoca ho fatto in altri infermi con questo 



(7) 
rimedio, eJ ho avuto molte volte occasion di amniirare la di lui efil- 
cacia nt-l piovoriir le oritie , e di vederlo utile nelle varie specie d' 
idropisia , e priiicipalineute in queila del toracc. Ciova pero clie a que- 
sts propusito avverta d' aver riiivenuto inaucar V cffetto della digitale 
negli idropici singolarmente per due cagioiii, die mi f6 animo d'ac- 
ceniiar qui breveineute, ancor che io debba alterare 1' ordine del mio 
ragioiiameiito i". Quando la malattia e di troppo avvauzata; 2". Quan- 
do griiifeiiiii sono stati altra vulta accostumati a questo rimedio. Dcg- 
gio dirlo, poiche hollo osservato siiio a cinque volte: gli ammalati 
guaii.scon dairidro|)e coU' uso della digitale, e non ne riportan piu 
aleiin vaiitaggio, allora quando essi recidivano nelia prima nialattia. Son 
pochi niesi, che un esempio ne ho veduto in un vecchio Sacerdote. 
Senil)ra duiique , che quanto attiva sia I'azione della digitale suUe fibre 
del curpo iimaiio la prima volta rlie a lei sirioorre, altrettanto riman- 
ga vuota d'clfotto nelle sccoade esperienze, malgrado 1' identita del 
soggelto, della malattia , e dcllu diatesi. 

Ma non giovache-io qui descriva la storia di tutti i miei infermi , i 
quuli Iianiio sperimentato la forza di questo rimedio, poiche uou voglio 
abnsare , Illustri CoUeglii , della vostra attenzione; bastera bene ch'io 
v' accenni la serie di que' fenomeni, che la digitale ha prodotto piii 
costantemente nelle mie esperienze suU' economia aniniale , alline di 
poter di-cidere della maniera, con cui agisce il rimedio, della classe , a 
cui dee appaitenere nella materia niedica , dei casi finalmente, nei quali 
pu6 esser vautaggioso di adoperarlo. Sembraroi , che in tal modo dovreb- 
bono sempre togliersi di mezzo le dispute, che sulla efficacia di un qual- 
luiiqne siasi niedicamento tengono i medici divisi.Dagli eftetti piii costanti 
dei riiuedj sulleconoraia animale apparir chiara ne dee la maniera, colla 
quale agiscono sulle parti solide, e liquide del corpo vivente. Ecco dun- 
quc gli effetti, che I'uso della digitale mi ha prescntato dopo molti e 
moltl sperimenti coa questo riujedio. 

Sia che questa pianta venga presa in sostanza , in decotto, o in infuso 
( e si avverta ch'io qui parlo sempre della dose ordinaria di tal me- 
diraniento ) non ho veduto che siasi giammai escoriata la bocca ol' 
esofago, come alcuni autori temeano che ci6 avvenisse : rare v olte ua 
senso di calore rimane in queste parti , ed in quel soggetti singolar- 
mente V i rimane, dei quali dovro far nienzioue un' altra volta. (^ualche 



(8) 
fiata lo stomaco prova una leggi era nausea , e soltanto tre volte ho po- 
tuto rimarcare il vomito essere succeduto a quello spiacevole sentiniento 
colla dose ordinaria della digitale. 

La nausea comincia a manifestarsi con una copiosa secrezion di sa- 
liva , e ci6 arrlva piii frequentemente , quando la dose della digitale 
sia stata di slancio non poco accresciuta oltre il consueto. Egli e nel 
tempo della nausea , e qualche volta ancora senza di questa clie ho sen- 
tito lagnarsi alcuni infernii del rimedio con queste precise parole „ 
la testa mi va per aria. " — Le vertigini son anche piii osservabili ia 
quelli aniniali , che ho fatto morire avvelenati dalla digitale . 

Le alvine evacuazioni non son tra gli effetti ordinaij di questo rimedio; 
egli e vero die in alcuni pochi individui ho veduto evacuata in questa 
maniera una notabile quantita d'acqua; ma ho luogo di sospettare, che una 
particolare disposizione di quest! infermi vi abbia molto contribuito. Ve- 
dremo fra poco avvenir tutto il contrario in alcuni animali, sui quali 
ho creduto pregio dell' opra istituire alcune sperienze. 

Frattanto ho veduto il polso , e non gii una sola volta accelerato nel 
suo moto dopo aver ordinate la digitale in polvere, in tintura , ed in 
estratto. Contrasteri coll' opinione d'alcuni questo fenomeno, ma posse 
assicurare di averlo osservato nellistessa maniera, che avvertironoli Sigg. 
Kinglake, e Macleane , non aver lasciato la Digitale di produrre degli 
ejfetii notabili in alcune malattic , malgrado che ritardata non ne fosse 
la circolazione del sangue- Ma Taccelerazione del polso sotto I'uso della 
digitale vien meno al seguito delle evacuazioni accresciute , e dopo un 
certo intervallo di tempo , che nei diversi soggetti k incostante. Coloro 
che hanparlato delritardato movimentodel cuore dalla digitale prodotto, 
hanno forse, come si dovea, avvertito al tempo in cui si manifesta , ed 
air evacuazioni, che I'aveano preceduto ? Nulla di tutto ci6. L'ordine 
con cui si seguono alcuni fenomeni nell'applicazione dei rimedj all'eco- 
nomia aniniale^ non ha fissato 1' attenzione degli Autori che ne han par- 
lato. Si e detto generalmente , che la digitale ritardava la circolazione 
sanguigna , ma non si e avvertito se ci6 nascea dopo poco tempo dal 
preso rinjedio, se succedeva ad alcune straordinarie evacuazioni , se fi- 
nalmente era piu osservabile dopo alcuni giorni di prova , auzicche nel 
primo moniento dell' applicazione. Ho osservato, e lo ripeto, accelerata 
la circolazione del sangue iu quell' istante, in cui potea credere , che 



(9) 
il rimedio agisse sulle pareti dello stomaco , ed anche quando era gii 
traspurtato in circolo : appena faiino alouna eccezione a questa mia 
regola geiierale quei casi gi.'i indicati , in cui h compursa la nausea, 
f. quegli altri, dei quali dovru parlur successivameule in soggetti alia 
tisi disposti , e attaccati d'liiia ordinaria palpitazione. Non si creda per6, 
come ho gia detto, che I'acceierazioiie del polso segua in qualunque tem- 
po che si iisa questo riniedio, poirhe il polso si sente manifestamente ri- 
tardato , quando son gi^ coniparse dell" evacuazioni,e quando singolar- 
niente per I'uso prolungatu della digitale e stata trasportata 1' eccita- 
bilitj dal sistema sanguigno al sistema linfatico. Non conviene pero che 
io aaticipi sCi que.sto articolo la teoria, di cui mi servir6 per ispiegare 
gli effetti della digitale nel decorso di questa dissertazione. 

J, a Digitale promuove ordinariamente dell' evacuazioni , e singolar- 
mente quelle conosciute col vocabolo d' acquose , come I'orina , il su- 
dore , e la saliva. Queste evacuazioni per6 , quanlunque sian quelle 
che dimostranpiii evidentemente refficaciadel rimedio, non compariscon 
sempre al priucipio della sua ordinazioiie. Convieue attendere qualche 
volta alcuni giorni, ed accrescere giadualmente la dose della digitale 
per vedornc un efletto notabile. Appena tre volte in tutta la mia pratica 
ho veduto promuoversi le orine nel prime giorno, che gl' infermi aveaa 
prpso questo riniedio. 

Vien da questo spcsse volte eccitata la tosse e coUa tosse I'escreato pol- 
raonale. Nei temperamenti chiamati sanguigni, e biliosi la tosse e ancora 
piifrequente, ed inquesti compariscon deidolori vaghi per il petto, e per 
le spalle II sintoma della tosse nelle prime ordinazioni della digitale e 
taliuente manifesto, die ho veduto due volte seguirne una vera emoftisi. 
Un uonio di 5o anni soggetto ad un'asma spasmodico, dal quale era 
stato curato con delle copiose emissioni di sangue, temendo , che la 
sua macchina , replicando il salasso in un nuovo accesso, non s' inde- 
bolisse soverchianiente, e gia appareiido la gonfiezza edematosa delle 
gambe , prese la decozione di digitale porporea per due giorni , 
a capo dei quali ebbe con una violenta tosse non pochi sputi sangui- 
gni , die calniarono la malattia principale; continuo quindi nell' uso del 
riniedio, e I emoftisi piii non si riiinovi. Nemmeno questa ricomparve 
inun'altra donna, quantunque , dopo due o Ire ore dalla prima ordi- 
nazione della digitale , avesse spulato non poco sangue. 



( 10) 

Ho veduto in alcuni pochi casi la menstruazione tener dietro all'or- 
dinazione della digitale ; non credo per6, che il medico pratico possa 
contar molto sii questo effetto , poich^ coll' uso prolungato del rimedio 
non ho avuto la sorte di pii osservarlo. 

La pelle dopo un uso alquanto esteso della digitale si coloiisce ; 
aluieno vien dissipato quel pallor lurido che deforma la fisionomia de- 
gli idropici. Compariscono ancora non rare volte alia cute di quelle 
pustoline conosciute fra noi col vago vocabolo di salso, ed un esempio 
ne vedo ancora nel inoraento,in cui scrivo. II Prete L. C. gia da due 
mesi prende la digitale porporea per dissipare gli effetti di una suppu- 
razion polmonale succeduta ad una peripneumonia. Si e sminuita la quan- 
tita degli sputi purolenti, e son coniparse alia pelle molte pustolette , 
che ben tosto hanno suppurate e formato delle picciole croste. Esseu- 
dosi dal Medico curante sospesoper non s6 qual ragione il detto rimedio, 
ricomparvero gli sputi, e netta se ne rimase la cute: Ripigliata per ul- 
timo la digitale , le macchie cutanee ricomparvero. 

Se la dose della digitale e maggiore, succedono delle vertigini , delle 
inquietudini, il vomito, e dei dolori ancora in diverse parti del corpo. 
Per questi effetti alcuni Medici han paragonato la digitale ai rimedj 
narcotici , e giustificato in certa maniera i Botanici , che 1' aveano an- 
noverata fra le piante solanacee- Temo io per6 che questa analogia non 
si estenda al di \k dell' apparenza, poiche son troppo persuaso che la 
digitale non potri giammai confondersi nei suoi efletti con qnelli dell' 
oppio. Ci6 non pertanto ho veduto , che per gli acidi si vegetabili che 
minerali veniva rintuzzata la sua virtu , come negli oppiati succede. 

Questi son dunque gli effetti che hoprincipalnieiite rimarcati nell'uso 
della digitale, e peraccennar le malattie,nelle quali deggio lodarmi della 
virtii di questo rimedio, nomino senza esitazione I'ldrope, e le sue varie 
specie, I'asma pituitoso, e spasmodico, ed altre croniche malattie del 
petto. Anzi giova ch'io qui accermi una malattia, nella quale ho veduto 
operarsi dei prodigj dalla digitale , malattia assai comune in Genova, 
e della quale non si tiene a parer mio quel conto , che si dovrebbe. 
Alcuni giovani , e principalmente le giovani donne vanno soggette 
a delle palpitazioni di cuore , che s'accrescono tutte le volte, ch' eser- 
citano il loro corpo , e che si fanno violentissime nel salire le scale ; 
ed in quel tempo sono accompagaate da uua veemente opprcssione di 



1 



( ■■) 

petto : la vore si fa raura , surcede una leggierissima tosse , e gli sputi 
viscidissimi diffirihnente dal polmone si estraggono ; la febbre o manca 
aifattn , o ^ irregolarissirna ; manca I'appetito , i labbri colla lingua son 
pallidi , e I'evacuazioni tutte difficili. Senibra , che il polmone in que- 
sto caso lentaniente s'ingorghi, e vada a rieinpirsi d'umori rho succes- 
sivamente dan luogo ad un principio di tisia. Non ho veduto in que- 
Sto caso dei gran vantaggi dai rimedj die i medici ordinariamente sug- 
geriscono , sieno tonici, oppure dcbilitanti; ed invece ho potuto osservar 
utilissimala decozionedi digitale porporea,per cui svanisce I'oppressione 
di petto , e cede onninamente la palpitazione di cuore. Ma di questa 
malattia parlerA piu diffusamente in altra occasione. (i) 

Ho finalmente veduto dissiparsi per I'uso della digitale dei tumori 
glandolari , dell' echiniosi molto estese in diverse parti del corpo ; anzi 
ho veduto guarirsi queste pel solo uso esterno del lodato rimedio ; tna 
per confessar la veriti'i V uso esterno della digitale non e arrivato giam- 
niai a t'armi vedere quegli efietti singolari , rhe decanti il Sig. Crestien, 
sebbene io abbia adoperato talvolta le frizioni di saliva composte , e di 
digitale com'egli le decanta. In infusione, in decozione, ed in unguento 
ho usato esternamente eziandio questa pianta, ma ripeto che fuor dei 
tumori glandolari , e dell' echimosi non ho potuto vederne in altri 
niorbi 1' utile sua applicazione. 

Risultaii dellc mie OsservazionL 

Sembra per tutto cio che ho dctto non potervl essere alcun medico, 
il quale possa inimaginare di dover riporre la digitale in una classe 
diversa da quella de' rimedj stiniolanti. Difiatti i primi autori , che 
di questa pianta si sono occupati, non han punto teniuto di dedurre 
la stessa conseguenza dalle loro osservazioni. Il Sig. M^ahering ha fatto 
niarcare , che I'uso della digitale nell' Idrope chiamato tonico appor- 
lava del danno , anzicche del soUievo all' infermo. La digitale , dice 



( I ) Son gia T«rj flnoi cli? raccotgo (lellc osservazioni su quella specie di tisi ch'4 pi6 famigliora 
Atlla -iS.ir* dixiiton n iliurc. Divcrsi medici ban voluTo faTOiiinii le tore ossertaziooi , ed io tutte to 
Mccolgo, afftiie di renU«io mcno imperfetco die sara poi&ibilo il mio lavoro. 



( 'O 

Beddoes , agisce plCi prontamente e pii energicaniente dell' oppio nel 
.catarro , quando sia passato lo stadio infiammatorio. KinglaKe dice 
espressanieiite , che la digitale e un rimedio stiinolante , e circoscrive 
il di lei uso alle varie forme delle asteniche malattie. L' inaeoiioso 
Darwin in varj luoghi della sua opera iinmortale sostieue la stessa opi- 
nione. Richerand recentissiinamente nella sua Nosografia chirurgica loda 
contro le scrofole la digitale porporea , ed un rimedio stimolante lo 
dice, valevole per sino ad eccitare una febbre salutare ; cita il Sig. 
Quariii celebre medico Viennese per confermar la sua opinione , avendo 
questo ultimo singolarmente avvertito all' azione litillante e piingenCe 
della digitale sparsa sulle piaghe di alcuni scrofolosi (i). 

Ho peri voluto dopo i dubbj , che sono stati mossi da qualche 
dotto Medico suU'azione stimolante della digitale, ritentar delle nuo- 
ye sperienze affin di vedere, se per avventura mi era ingannato nella 
raia prima conclusione ; ma queste ancora mi hanno confermato nel- 
r opinione the aveva concepita. Ho veduto che I'uso di questa pian- 
ta era piii innocuo nei temperamenti flemmatici che nei sanguigni , 
e biliosi ; che conveniva qualche volta preparar la sua azione con 
dei purganti , e che la pletora sanguigna formava quasi sempre un 
ostacolo ai di lei effetti salutari : ho gik detto che nella diatesi ste- 
nica k assai piii osservabile la tosse eccitata dalla digitale , e posso 
ora aggiungervi la sete, ed un sentimento d'interno calore dalle fau- 
ci fino alio stomaco ; il che pu6 servir di risposta ail' obhiezione 
che si volesse fare dell' opposta diatesi nelle sperienze alle mie con- 
trarie. Che piii ? ho sparso della polvere di digitale sovra alcune 
piaghe, e sulla carne viva e nuda di alcuni animali, ed ho veduto 
sempre prodursi quegli effetti , che dall' uso degli stimolanti sogliono 
nascere costantemente. 

Esperienze con questo rimedio sopra alcuni animali. 

Si grande per6 era la voglia che avea di assicurarmi con decisi- 
sive sperienze della maniera , con cui agisce la digitale sull' ecoao- 



( i) lo non 3o in qual libro del Sig. Quarin fiia fattx inenzione della digitale , noa areado poluto 
liuvenirue paiola ia alcuao di (^uelli/ cb'.- possedo. 



( i3) 
niiii dei viveiiti , che ho voluto eziandio istituir delle altre prove 
sfi diversi animali, coll' iiitenzione di far loio soffrire gli effetti pii 
violent! di quest() riinedio , onde fossero all' occhio piu sensihili. Fu 
in questa occasione che potei osservare qiiaiito poco erano sensibili 
gli uccelli alio stiinolo della digitale , avendone date a dei cclonibi, 
e a dei passeri in quella dose che non avrei arrlschiato per alcun 
uomo, seiiza che percii n^ puiito nh poco sembrassero soffrirne quel- 
le care bestioliae. 

Volli hnalmeute fame ad ogni costo morir alcuna col rimedio , ora 
preso in tiiitura, ora in estratto , ed ora in polvere , e lo stoniaco si f^ 
vedere alqiianto piii rosso , i polmoni pieni zeppi di sangue , il sangue 
medesimo piiisciolto, e piii ncro deU'ordinario. 

Si avverta di grazia,clie le prime dosi della digitale introdotte a 
forza nel gozzo degli uccelli passavano prontamente per seccesso , senza 
quasi aver subito alcun cangiamento e vi passavano nialgrado il di- 
giuno, cui aveva obhligato que' volatill ; si avverta eziandio che i niu- 
scoli negli auiniali morti per la digitale non si fecero vedere ne piu flo- 
sci , ne pii!i torpidl dell' usato. Il cuore istesso estratto dal loro rorpic- 
cino , succeduta appena la inorte , conservava la sua eccitabiliti per 
gli stimoli i pii leggieri. 

Risentono piii i'acilmente alcuni quadrupedi I'efficacia di questa pian- 
ta , ed io inclino a credere, che agisca la stessa piii energicamente uella 
classe degli animali, che nella struttura del loro ventriglio s'avvicinano 
air uomo. Questa riflessione mi ha fatto abbandonare una lunga serie 
d'esperienze , che mi ero proposto di fare sull' azione della digitale in 
diversi animali all' uomo non analoghi ; ma posso assicurare nel tempo 
stesso i miei Colleghi , che i muscoli delle raue non lasciano di contrarsi, 
sebbene inzuppati vengano nella decozione di digitale, e le raue con 
questa pianta preparate la loro attitudine conservano nel rispondere ai 
ben noti fenomeni del galvauismo. 

Si conferma T azione slimolanie della digitale , e della sua azione 
sul sistcma linfatico. 

Dopo tante prove che mi avvertivano della forza stiniolante della 
digitale, ho voluto ulteriormente vedere, se il di leistimolo egualmente 



( '4) 

sidiffondeva sopra i varj sistemi, dei quali b composta la macchlna uma- 
na. Le molte prove, die ho fatte in'incoraggiscono ad assicurare, che 
r azione di questa pianta e piii assai manifesta sul sistema lin- 
fatico , che sovra uii' altro qualuiique. Agisce, e vero, la digitale sovra 
le parti tiitte del corpo sensibili , ed irritabili , ma sembra che attac- 
chi pi£i specificameiite i vasi linfatici , dando a quest! un' insolita eneo 
gia. NoQ giova ch' io qui riporti tutte le ragioni , che possouo dar peso 
a questa mia opiuioue , poiche dai medici si sarebbe potuto dedurre 
molto prima di rae una tal conseguenza , quando si fossero essi dati 
la pena di spiegar gli efletti che dalla digitale vedeano costautemente 
prodursi. Bastava il solo assorbimento del siero raccolto in una qualun- 
que caviti del corpo per 1' uso di questo rimedio , onde non dubitarne 
in mode alcuno. Se svaniscono per I'uso di questa pianta dei tumori 
glandolari, come gli antichi hanno osservato e vien anche confermato 
da un modernissimo autore ( il sig. Baunies) ; se si sono dissipate delle 
ostruzioni, e delle antiche iudurazioni de'visceri abdominali con que- 
sto solo rimedio , come attestano alcuni degli Inglesi aiitori da me ci- 
tati, e r Italiano nostro Carminati , questi fenomeni non sembrano al- 
trimenti cliiari, die coll 'azione accresciuta dei vasi linfatici in grazia 
della forza stiniolante della digitale. E non ho io stesso avvertito, che 
si erano prontamente dissipate dell' echimosi , e delle suggellazioni coUa 
sola estcrna applicazione di questa pianta ? Ecco dunque appagati i voti 
del gran clinico di Edimburgo ( Ciillen ), il quale desidi.rava, che al- 
cuno sapesse definire in qual maniera si esercitava dalla digitale 1' a- j 
zione sua diuretica. Non ha gia luogo, come egli sospettava, uno stimolo 
specifico dei reni, ma Io stimolo do vrassi dire specifico per li vasi lin- 
fatici. * 

Poiche ho veduto I'azione della digitale sul sistema linfatico, ragion 
vuole ch'io faccia un cenno di quei dolori , die provano qualche volta 
gl'infermi , cui veuga ordinate questo rimedio. Tali dolori non sono 
sempre d'un infelice augurio. Leggo in una storia di Ascite communi- 
catami da un raio amico il Sig. Dottor Paganino , che I'ammalata pro- 
vava una sensazion dolorosa, la quale dal basso ventre si estendeva 
verso la coscia al piede sinistro j guari I'inferma dopo d'aver sofferta due 
volte loperazione della paracentcsi , e guari perfettamente , continuato 
avendo a soflrire i suoji dolori , sino a che non abbandondi Tuso della 



Ci5) 
digitale. Un' altra donna asmatica, in cui avea ragion di sospettare una 
picciola quantiti d' acqua nella caviti del torace raccolta , guari si- 
niilmente coll' uso del sullodato rimedio , essendosi per6 lagnata per 
moiti giorcii di dolori nelle spalle , e principalraente dal lato niaiico. 
Ilo veduto altre volte dei dolori accompaguar 1' uso della digitale, e 
specialmente alia regione del petto , e nientre io ricercava da qual 
ragione poteau essi derivare , un curioso fatto sparse qualche luce su 
qiiesto argomento. Un giovine amraalato soggetto altre volte aU'emoftisi 
sofiriva una costante oppressione di petto , per la quale consult6 un me- 
dico mio aniico. Gli ordin6 questi la digitale porporea, e vide non 
senza sorpresa dissipate un tuinore all'inguine, che a questo giovine era 
rimasto dopo unulcera venerea del prepuzio , ulcera chera stata gua- 
rita colle ripetute frizioni mercnriali. L'azione della digitale fu accom- 
pagnata da dolori lungo la coscia , e la ganiba, dolori che sembravano 
delineati sopra le diramazioni dei vasi linfatici di queste parti nell'ele- 
ganti tavole del nostro jVfaiCag/z/.Non potrebbe or dnnqne 1 azione ac- 
cresciuta dei linfatici produrre i dolori, che abbiam veduto nati dall' 
uso della digitale, in quella maniera istessa che i dolori accompa2;nauo 
l'azione eccessiva d'altre parti del nostro corpo ? I dolori, come gii. ab- 
biain' osservato, non hanno posto alcun ostacolo a delle guarigioni ot- 
tenute colla digitale prescritta in qualiti di sorbente. 

II sisteraa sangnigno non risente cosi fortemente lo stimolo della di- 
gitale, scbbene egli pure il risenta, come sembrami d'aver dimostrato 
negli efl'etti che la digitale ha prodotti. Ma questo stimolo sul cuore 
e sulle arterie e fugace , e sembra, che manchi affatto , allora quando 
il sistema linfatico h determinato ad un maggiore eccitamento : la qual 
cosa costantemente accade dopo I'uso prolungato della digitale, o la 
niaggior sua dose in alcuni individui. 

Ho considerato dunque, e considero stimolante la digitale porporea: ma 
tale e la stima , che prot'essoal Sig. Professor Borda , contrario al miosen- 
timento, che il pensiere mie nato, diestendere alcuni dubbj sulla spiega- 
zione, che questo dotto Professore accenna nelle sue lezioni dei remedj 
contro-stimolanti. 

Confesso che ancor'io non ho veduto qualche volta eccitarsi dalla 
digitale alcuna evacuazione ; ho eziandio avveitito che il motodel pol- 
so era qualche volta dalla digitale ritardato , ed ora aggiuugo, che al- 



( '6) 
cutii vaghi dolori di petto ^ che apparivano d'indole stenica in un sog. 
getto accostumato a delle frequenti missioni di sangue , si sono felice- 
meiite colla digitate dissipati , malgrado la stessa mia aspettativa ; potrei 
citare altri esempj , ma qual pr6 dalle mie osservazioni, quandu si gran 
copia ce ne ha fatto il Professore Ticinese , ed altii Autori gii da me 
citati ? Ho dunque anch' io , e volentieri lo ripeto, osservato che in al- 
cuni casi la digitale porporea non era un valido stimolante , o per par- 
lare pii aggiustatamente jUno stimolante permanente del sistema musco- 
lare , il quale' coll' accresciuta circolazion del sangue dee sempie dimo- 
strare la violenza dello stimolo, da cui e percosso. Non ho pero giam- 
mai veduto , die il sistema linfatico alio stimolo della digitale propor- 
rionatamente non rispondesse , il sistema linfatico, dissi, il qual mostra 
I'attivit^, da cui viene animate coll'assorbimento degli umori travasati, 
colla copia delle secrezioni, collo scioglimento delle glandole tumefatte 
e con alcuni vaglii dolori , che il corso dei linfatici accompagnano. I 
medici forse non hanno osservato con la dovuta attenzione, la suc- 
cessione degli effetti della digitale sul corpo umano ; ed io credo che 
questo fenomeno capace sia di spargere moltaluce sulla manieradi agire 
non tanto di questo rimedio, quanto di molti altri che si ritrovano nella 
stessa categoria. Egli e percicb che dimando umilmente perdono a' miei 
CoUeghi, se qualche poco mi diffondo sovra un soggetto , che credo 
in parte nuovo , e suscettibile eziandio delle piu belle applicazioni nella 
pratica medicinale. 

Esame deW opinione del Sig. Borda sidla qualitd controstimolante 

della digitale. 

Si serve II Sig. Borda, come abbiamo dal Dottor Zambelli, della se- 
guente definizione per i remedj contro-stimolanti. Controstimolante e cio 
che rende torpida la fibra ad ulterioii slinioli senza causare notabile 
evacuazione. Tralasciando a parte ci6 , che il Redattore deireffemeridi 
Fisico-mediche ha detto nell' anno i8o5 contro questa definizione, io po- ' 
trei rispondere al Sig. Borda col citare gli effetti gii da me descritti j 
della digitale suU'economia animale. Ma come potrei negare le felici i 
cure, che in qualche morbo stenico, e principalmente nella stenia del 
sistema sanguigno ha ottenuto colla digitale il lodato Professore ? Io | 



( 17) 
son dunque inclinato a credere, che quando in questi casi la dlgi- 
tale sia stata controstimolante , non lo sla gii stata per avere intorpidita 
la fibra , ma piuttosto per aver eccitato un'azione in un sistema opposto 
a quello, in cui prima si ritrovava lo stimolo morboso. Dando alia pa- 
roia controsiiinolante un senso diverse da quello dell'iUustre Pavese Pro- 
fessore, ragion vuole , che pii chiaramente spieghi le inie idee su que- 
st'atticolo. 

Nuova spiegazione sul modo di agiredi alcuni rimedj chiamaU impro- 
priamente controsiimolaad. 

Non k egli vero , clie oltre lo stimolo generale, si osserva in alcune 
sostanze uno stimolo che si pu6 dir specifico, per cui alcune parti della 
macchiiia animule attaccate vetigono a preferenza d'alcune altre ? Chi 
pu6 negare Tazione specifica delle cantaridi sui reni , e sulla vescica, 
qui.'lla della belladonna sui nervi dell' occhio , del mercurio sulle glan- 
dole salivari, dell'oppio suUj fibre muscolari del sistema della circo- 
lazione, e cosi via discorrendo ? La digitale purpurea nel senso mio 
ha essa pure un' azione specifica sul sistema linfatico , sebbene 
al bel principio eserciti un' azione stimolante sii tutte le parti , che 
compongono Taiiimale econoniia. Si e veduto per6 nell'istesso tem- 
po dai niedici piii fini osservatori , che 1' azione sforzata d' alcune 
parti era capace di fur tacere , ossia ridurre all' inerzia 1' azione di 
alcune altre ; e cade sotto questo punto di vista quell' antagonismo 
osservato da molti celebri fisiologi nelle parti , e nell' azione dell' eco- 
iiomia animate , antagonismo , per cui una parte agisce tanto pii e- 
nergicamcnte , qiwinto che le altre se ne rimangono inoperose. Non 
pu6 esservi inlaiti alrnn Medico, il quale considerata avendo la na- 
tura doir uoiTio in islato sano , e morboso , non abbia raolte volte 
veduto accrescersi la nutrizione , e lo sviluppo e la piii apparente 
azione di alcune parti del corpo umano alle spese di alcune altre. 
(i) Senibra in una parola , che la macchina animale sia composta 



(i) Mnibui aliqnis ■ propriii cAosis ortus inteduni pfHrcre p'^tcft , ill prxtens .ilius nut per aliqnod 
■empui silcat , aut plane lupprimmur , cujun tcl cueiiipl.* pliirin:n nl» nbserv.itoribiit fue'U'-t notji.i ■, flC 
laoMO %ou omoij e.deni modo expticaad«- lniprcs$ir> aliijna inorbos.i partium viulium coiTgij'.n mu« 



( '8 ) 

di diversi sistemi , i quali si mantengono in uii perfetto equilibrio 
nello stato di saniti ; e clie tolto questo dalla malattia , o dai rime- 
dj , vengaiio alcune parti stimolate a preferenza delle altre , e ehe 
r azione accresciuta di una parte tolga di azione , e di energia alle 
altre tutte. Sembra , aggiungeru , che una detenniiiata dose d' ecci- 
tabiliti sia difusa in tutto il corpo , ma che venendo in alcuni casi 
a perdersi 1' equilibrio , 1' eccitamento di una parte si faccia alle spe- 
se deir eccitabilitk delle altre. Sono troppo ovvj gli eseinpj di co- 
lore , che hanno una squisita sensibilita nervosa, mancando intanto 
r energia del lore sistema muscolare , e di quelli altri , che dige- 
riscono per eccellenza alle spese del loro spirito , perch' io m' arre- 
sti pii lungamente si quest' articolo ; ma da tutto ci6 risulta ad evi- 
denza che accresciuta per qualunqne siasi stimolo V azione speci- 
fica di una data parte ^ o di uu qualche sistema nell' economia ani- 
male , debba per conseguenza illanguidirsi la forza di quelle parti 
che non partecipauo del dato sistema. (2) 

Ho detto una parte , ossia un sisleina , poich^ le parti similar! 
parrebbe , che tutte dovessero rispondere egualmente all' energia del- 
lo stimolo applicato , quantunque possano apportarvi delle differenze 
le vaiie modificazioni , cui le parti similari medesime son soggette 
in diversi luoghi del nostro corpo ; ma risultando altronde , che l' as 
SEione di un qualche sistema, o per megliodire, I'eccitamento di que- 



tao^o atqua aliorsum quasi ducendo , interdum salulares aeJere potest effectus , el io morbn univeTsali 
pars (juSLlam exirema i quippe magts irritabilis ac debilis non raro stlinulo morboso ita afUcitur , uc 
Tlniversi systematis aegiitudo cesset* 

Wcndler Ae curat, morbojum &c. Lipsiae 1798. 

(a) Dice molto saviamente un moderno francese filosofo che ncU* uomo , e nelle altre creature ben or- 
ganizzale la vita si sotto divide in ciasclieduna parte, e sebben dipenda dallu spirito vitale di tutta la 
roaccbitia , conserva cionotiostante delle funzioni particolari. Perci6 Io stomaco ha la 5ua vita , o il suo 
nrincipio fivificante , come Io hanno le parti sestuali , il cuore , e gli altri membrir ossa , nervi , ma* 
acoli , membrane &c. Noi siamo per coal diie composti dl jnolti tnjividiii ; yi 6 1' uomo del sistema os* 
seo , r nomo muscolare , 1' uomo nerrosoi il membrannso Sec. La maggior parte delle malattic non so* 
no che disuguagltanza delle forze viuU fra le diferse parti dol corpo &c. 

So la Nmute • . . Yiiey. , 



C '9) 
sto, sia sovente accompagnato dal languore delle parti meno ecci- 
tate , e naturale la conseguenza, che alcuni rimedj stimolanti di una. 
detenninata parte , o soltanto stimolanti in alcune date occasioni, di- 
ventino iiidirettameiite debilitanti per tutte le altre parti Non in- 
teiido io gii perciu di voler persuadere , che non vi sieno degli sti- 
molanti gcnerali , nia sono sforzato dall' evidenza a riconoscere un' al- 
tra classe di rimedj stimolanti , che manifesta la sua forza sovra alcune 
parti del corpo umano in una maniera particolarissima. Forse tutti li 
Protessori di materia medica non han fatto la dovuta attenzione alle 
difierenze , che bisogna pure ammettere fra i rimedj stimolanti , e 
quaiido 1' avessero fatta , son persuaso che molte sostanze poste nel- 
Tordine delle constrostiujolanti sarebbero state riconosciute stimolan- 
ti, ossia parzialmente stimolanti. Debbo dire di piii ? negli stessi gene- 
rali stimolanti vi avrebbe forse luogo, oltre la differenza t/e/^t^ni ^ e r/e/ 
mcno , c dclla low diJfiisibHita , opcnnanenza , ammesse dalle scuole, 
a qualcheiiidagine capace dimeglio rischiarare la loro natura, e guidarci 
air opportuna applicazione. Son per es. stimolanti diffusibili I'oppio , ed 
il muschio : son tonici permanenti la china-china , ed un vitto lautis- 
simo , ma ci saranno betipochi pratici, che non vedano i casi , nei quali 
un di questi rimedj debba essere agli altri tutti preferito. II medico giu- 
dizioso avendo presenti le divisioni tutte del rimedj nelle loro classi, 
sa scegliere all'oppurtunita quello che meglio adempie alle sue indica- 
zioni , lo sa scegliere fra quelli dell' istessa classe, e lo sceglie per quelle 
differenze, che sfuggono ai meno avveduti. 

E' per6 una sola leccitabiliti , gridano le scuole, ed e sparsa in tutto 
il corpo : la maniera di stimolare , aggiungono, e pure ima sola , e non 
diversifica che per il grado; come dunque si potrA ammettere, che I'ecci- 
tabiliti sia svilujipata in una parte , quando le altre sou torpide; come 
un rimedio stimolante potr'i eccitare alcune sole parti, quando tutte sou 
riunite nell' economic animale ? QneSta k I'obbiezione che pu6 farsi , e 
si far;\ certamente al principjdame stabiliti : ma non perciu saranno meno 
veri i fatti che ho esposti. Lo sviiuppo di alcune parti alle spese di al- 
cun'altre, e I'a/ione di alcuni stimolanti sovra certe determi nate parti > 
son fenoraeni troppo conosciuti , troppo chiari , troppo evidenti per- 
che possano rivocarsi in dubbio Se questi non conibinano colla modern a 
teoria dell' eccjtabiliti , poco ci dee importare,E' la veriti dei fenoroen 



( 20) 

che noi ricerchiamo , e non gii la spiegazione dl questi a norma di 
aleuni priacipj addottati , o di qualche favorita ipotesi. Non parmi inol, 
tre che sia peccar troppo graveniente, riformare volendo la teoria Bro- 
-wniana, dopo che tatiti si soiio acciiiti a riformarla , e che aleuni vi 
sono per qualche tnodo riuscid. L'ingegnoso Sig. Darwin in niolti luo- 
'ghi della sua opera ha potato vedere in qnal maniera 1' eccitamento di 
alcune parti dell' economia animale sussisteva col languore di alcune al- 
tre, nk certamente le riflessioni fatte dall' acutissimo suo comentatore son 
capaci di farci piegare per una opposta opinione. 

lo non intendo di volar distruggere la teoria del contro-stimolo, 
e chi si accingerebbe a quast' impresa , quando la teoria non e stata 
ancora esposta in tutta la sua luce ? Riconosco aiich' io col Professor Ti- 
cinese alcune sostanze decisaniente contro-stiinolanti nel senso ch' egli 
d^ a questo vocabolo, e tali sono a parer mio, e fuor d'ognidubbio I'aci- 
do prussico , ed aleuni veleni si animali, che vegetabili ; ma son ben 
lontano dairainiuettere quel lutigo catalogo di contro-stiniolanti , di 6ui 
egli si serve; avendo io rinvetuito , che alcune sosfanze in questa lista 
comprese stimolavano piii particolarmente un sistcma , che gli al- 
tri ; ci^' die pu6 aver dato origine all'errore, che vengo di combattere- 
Stimolano a parer mio , e malgrado tutto ci6 che si e detto in qualche 
scuola , le cantaridi al corpo applicate sotto qualsivoglia forma; ci6 non 
ostante non tralasciano col loro stiraolo di esser utili in qualche malattia, 
in cui si vede I'eccitamento accresciuto di una qualche parte. Sembra 
dunque , cbe per I'azione delle cantaridi vengano ad eccitarsi alcune 
determinate parti, e che quindi 1' eccitamento si dilegui o diminusca di 
alcune altre jch'erano anticipatamente offese. 

Non avvi altra strada che questa, onde spiegare Tuso felice dei vesci- 
canti fatto di molti rispettabili autori in certe steniche malattie. Intendo , 
che la stessa cosa dir si debba della digitale purpurea, la quale stimo- 
lando il sistenia linfatico a preferenza di tutti gli altri, viene a togliere 
indirettamentedi eccitabilit^,edi forza al sistema sanguigno; quando per6 
il di lei uso sia continuato per un certo tempo , come parmi d aver 
abbastanza dimostrato. Egli e in questa maniera a mio avviso , che I'il- 
lustre Professor di Pavia pu6 aver ottenuto delle cure felici colla digi- 
tale in alcune malattie steniche ,nelle quali quanto il sistema sanguigno 
eraeccitato, altrettanto il sistema linfatico era depresso e illauguidito. 



Tffl 



( =« ) 

n Sig. Brovn distinse una volta rirritazlone dallo stimolo per aver ve- 
duto, che da certe particolari irritazioni locali non nasceva 1' affezione 
stenica , ma piuttosto uii coiUurbamenLo propagate dal dolore ^ di sua 
natura debilitante. 

lo iioti voglio chiamar ad esame, come ho gii detto, questa teoria, 
ma sembrami che pOssa cjuadrare per la spiegazione di un tal feno- 
meao ci6 clie ho detto relativamente all' antagonismo delle parti, 
che si osserva nella macchina animate. E quando realmente si vo- 
gliano spiegare nella teoria di questo autore tutte le azioni dell' ani- 
mate econoniia col mezzo costante degli stimoli , non evvi altra 
strada per uscire di tal gineprajo, che supporre negli stimoli medesi- 
mi una diversa attitudine a rolpire le parti del corpo vivente, oude 
non vengano a confondersi delle sostanze stimolanti , i di ciii effetti 
sulla natura deiruonio tanto sono fra loro diversi , che arrivano qua- 
si ad essere contradittorj. Siam ben lontani ancora di sapere in che 
consista 1' ecritabilita, e come lo stimolo passi a metterla in azione: 
e per questa ragione , non possiamo determinare 1' indole di tutti gli 
stimolanti , e la ragione delle differenze negli effetti che tutto di os- 
serviamo. Sembra per6, che quanto ho esposto su questo argomento 
possa spargere una qualche luce in tanta caligine , e togliere ancora 
d.iUa classe degli controstimolanti alcune sostanze, delle quali non era 
stata ben intesa a parer mio 1' indole, e la natura. Dimando perdo- 
no a miei coUeghi nuovamente , se parlando di questo soggetto ho 
dovuto alquanto alluntanarmi dall' argomento , che mi sono proposto 
sulla digitale. Ritorno duiique a parlar di questa pianta per ultiraar 
la mia dissertazioue con alcune chimiche sperienze, che sii quella 
ho intrapreso. 

Descrizione Bolanica dcUc due specie di dif;itali purpurea , e lutea 
ritrovate confuse in alcune fannacie. 

Tentar volendo, h gii qualche tempo, alcune chimiche sperienze sulla 
digitale purpurea , mi avvidi che quella conservata sotto questo no- 
me da moiti farmacisti Genovesi ad un'altra specie di digitale dovea 
riferirsi. Liuneo ha descritto la purpurea calycinisfuliolis ovatis, acucis , 
corollis obtusis , labio siiperiore integro, ai quali tratti caratteristici ag- 



glungere se ne potrebbero degli altri per nieglio assicurarsi dell'identitli 
della specie , come per esempio : foliis radicalibus, longe pctiolalis, rugo- 
sis, deiitatis, subtus pubesceiiubus, cauUnis laticeolatis sessilibus. Que- 
st! caratteri ci son conferinati dalla descrizione che fan della digita- 
le purpurea gli Sigg Lamark. , e Wittnian , anzi dall' esperienza. 
Ma la digitale che veudeasi col noma di purpurea da qualche farniacista 
( per tacer del verbasco pulverolento , e della primula veris , e di aU 
tre specie che nou conosciute da qualche altro farmacista colla digitale si 
confondeano ) era decisamente la lutea caljcinis folioUs lanceolatis, co- 
rollis aciitis, labia superiore bifida, ai quali caratteri per una piii estesa 
descrizione aggiunger si potrebbono i seguenti : fuliis radicalibus longe 
petiolads , denticulatis, glabris, fnetidis cauliais lanceolatis, seiniainplexi- 
caulibus , netvo postice in caulein deciirrente. 

Vi ha troppo di caratteri distintivi nella corolla , nel labro superio- 
re, nell' odore , nella rugosity , nell' ordine , nel margine delle foglie 
perche possa facilmente prendersi la lutea in iscambio della puruprea. 

Conveniva ci6 non ostante ch'io confrontassi le loro mediche virti , 
per vedere se poteasi sostituire , come impunemeiite si faceva, 1' una all' 
altra. Tanto pii era necessaria questa indagine, poich^ egli e troppo dif- 
ficile, se non forse impossibile ritrovare nei nuovi dipartimenti, nei quali 
e stata divisa la Liguria la digitale purpurea, quando al contrario k as- 
sai facile ritrovarvi la lutea. Alcuni dei miei scolari , che hanno erbo- 
rizzato nelle Liguri montagne, mi hanno assicurato di non aver potuto 
rinvenire di tutte le varie specie di digitali, che la sola lutea. Deggio 
per6 confessare, che la forza di questa specie cede digran lunga a quella 
della prima , sebbene qualche Scrittore di materia raedica abbia detto 
che poteano indistintamente ordinarsi , perche produceano degli effetti 
consimili. lo non contraster6 una qualche analogia di effetti fra le due 
specie summenlovate,raa sono persuaso che la dose doppia della digitale 
lutea neppur arriva ad uguagliare T efficacia della purpurea ( a ) Non 



(a) Si flTvert.i cir I J inlendo p.irbre dclla digilale che nasce in siio terreno , enongladiquelUcliesi col- 
iWa nei giardini , e nei rasi , U quale come a nir^ll' alire piante succerle, ha gia' p.^rdute molle fjelle sue pro- 
prieta' RitroTO cli- i! Sig. Marabelli fa !' istcMa osserrazione ; non multum fijendum est dtgitati (JU(K 
colt solet in viridarm etc. Non possi p'r6 accordare alio ires^o cha ba^ti ordinare Id luiea , e T smbi* 
bigua pauus per majori dosij ut eosdero pariaot e^ectus digitalis purpurea. 



(3S) 

potrebbero esser nate da quest'errore le lagnanze di alcuiii medici suU' 
inerzia della digitale purpurea ? Iiiclino maggiormente a crederlo, poi- 
ch6 la dose ordiuaria, alia quale si prescrive dai Medici la digitale , h 
inolto piccula, per la ragioiic sicuraniente di quei terribili effetli chc da 
lion poclii altri medici a questa piaata furono rimproverati. Anch' io 
ho prescritto la digitale lutea a pochi grani, e non ho potuto accorger- 
mi che alcuiia mutazioue iiiducesse nel corpo , a meno che il soggetto 
non fosse state sensibilissimo. Il Sig. CarminaU k stato per6 disgraziato 
se non ha veduto alcun effetto di questa digitale raccolta nelie nion- 
tatrne della Svizzera : ma ho ragion di temere che fosse troppo picciola 
la dose di cui si h servito , come veugo d'avvertirlo in questo stesso 
paragrafo.Teino eziandio che la stessa digitale purpurea non venga quaU 
che volta alia dose convenieiite ordiiiata. 

11 ludato professore CarminaU non ha omesso d'istruirci delle bolle 
guarigioiii ottenute coUa digitale ambigua , e vorrebbe che i medici 
ritoccassero quest' argomento, assocciando ancora alle loro esperieuze le 
digitali Thapsi , e Ferntginea ; ma io non posso pronunciare su questi 
rimedj alcun parere , non aveiido da canto niio potuto esperimentarli^ 
Egli e vero che ho ritrovato nelle spezierie di Genova delle foglie al- 
quanto rugose, e di un verde scuro , che si vendeano sotto il nome di 
digitali Ferruginea, ed Epiglotis ; Son per6 persuaso che non apparte- 
neano ad alcuna di queste piante , e che probabilniente altro non erano 
se non sc foglie del vcrbasco blattaria o simili. La nulliti degli effetti 
di queste foglie iutieramente me ne persuade, niillit^i d' effetto malgrado 
una dose fortissima di polvere , e di decozione. Prego nuovamente i 
medici ad avvertire a questo inconveniente, pria di pronunciare il lor 
giudizio suUa virtu della digitale , e ci6 che molto importa, pria di or- 
diuaria ai loro infermi. 

Ragion vuole a questo proposito ch' io accenni le diverse preparazioui 
delle quali mi sou servito usando di questo rimedio. Non ho lasciato di 
tentare ne' miei ammalati oltre la polvere delle foglie , la decozione , 
linfusione acquosa , spiritosa , e I'estratto medesimo; ma conviene ch' 
io confessi doversi dare la preferenza alia decozione acquosa , ed alle 
foglie polverizzate , anzicche all' infusione spiritosa, ed all' estratto. Il 
Sig. Capper si h servito, come egli dire, col maggior profitto dell' infu- 
sione spiritosa , ma ho sempre veduto che con questa veiiivano a ma- 



( »4) 

scTierarsi gli effetti i piii pronti della digitale ; e qualche volta son ar- 
rivato a continuar per molti giorni I'intusione spiritosa senz' accorgerrai 
che I'aramalato prendesse la digitale , per alcuno di quegli effetti che 
son proprj di questo medicaaiento. 

Esperienze chbniche sullefogUe di questa pianta. 

Volli per ultimo assoggettare alia prova di alcuni cliiniici reagenti 
le diverse preparazioni delle due specie di digitale, che ho nominate 
nel decorso di questa memoria , e passo senza piti ad esporre i risultati 
ottenuti , lasciando che altri giudichi a posta sua, se perci6 si possa 
argomentare dell' indole, e natura di questo rimedio. lo non so che 
altri fiuora siasi esercitato in questo genere di esperimenti, quando pure 
contar non si voglia quanto ha detto della tintura acquoso-eterea della 
digitale il Sig. Flitner di Berlino (a). E primieramente non ho veduto 
ne' mlei esperimenti, che vi fosse alcuna diflerenza fra i risultati d'ara- 
be le digitali ; deggio per6 confessare che la piii gran parte delle prove 
fu fatta coUe foglie della digitale luiea , essendomi mancata prima della 
fine delle stesse la purpurea. 

La decozione molto satura di digitale ha un colore di vino di ma- 
laga ; nessun odore traraanda quando k fredda , ma nel tempo della 
decozione, principalmente se venga proluugata, un odore fa senlire che 
non mal rassomiglia a quello di alcune piante solanacee. Il sapore e 
aspro , ed astringente , e questo sapore si mantiene suUa lingua per 
qualche tempo : succede al sapore la voglia di sputare. 

La decozione non s' intorbida ne punto ne poco col raffreddarsi , e 
non presenta alcun fiocco tentata che sia coU'alcool ; unita alia tintura di 
tornasole non soffre quasi cambiamento, essendo pressochfeinipercettibile, 
il color rosso a cui si vede inclinare. Prontamente annerisce la solu. 
zione del solfato di ferro a qualsivoglia dose vi si unisca. L'aggiunta 



1 



(a^ La preparnzione di questa tintura si riirova uel giornale del Sig. HuHclani] , in cui si leggoao' 
quesie parole ; h nove oncit dl tintura rontengono la parte estratttfa , resinosa , aWuminosa ed acrs \ 
di tre oncie di digitale. lo non so quali prove si possano adilurre dell' esistenza d'una parte albuminos" j 
ntlla digitale , cbe ccrtair.ente dod risulia da mici esperiineuti. 



C ») 

deir arqu;i di calce le [k vestire un color verde sul principio, che suc- 
cessivameute svanisce; vi produce inoltre un abbondante precipitate. 

II precipitate b anclie piii copioso coll' acetito di piombo, ed il co- 
lore si caiubia in un verde piii carico , che nol fa coll' acqua di cal- 
ce. Il tartaro einetico ad una picciolissima dose e decomposto. 

Del resto non vien precipitata in modo alcuuo la soluzione di col- 
la ; nessun apparente canibiamcnto nasce per 1' aggiunta della potas- 
sa , della terra fogliata di tartaro , del sal ammoniaco. 

La tintura alcoolica di digitals acquista in pochissimo tempo un 
bel color verde, il quale prontamente si cambia in rosso se vi si ag- 
giungano poche goccie della tintura di tornasole. Non presenta al- 
tronde alcun sensibile fenomeno col mezzo de' reagenti da me sopra 
ricordati. 

CoUe replicate decozioni di un' oncia di Digitale si b ottenuto una 
dranuna e mezza di estratto. L' estratto medesimo si e pochissimo 
ossigenato , quantunque fosse esposto all' aria , e si e manteuuto so- 
lubile neir acqua. L' estratto resinoso e in minore quantita del gonmioso. 

Triturato 1' estratto coUa calce viva diede un sensibile odore am- 
moniacale, ma non potei per mancanza di tempo proseguir oltre gli 
esperimenti , sebbene piu pochi me ne rimanessero alia compiuta ana- 
lisi della piaata , che volevo esaminare. 



DESGRIZIONE ANATOMIGA 

Di due Accfali ed alcune osserifazdoni sulV azione 

dei Nervi. 

M E M O R I A 

DEL DoTTORE GIO. BATTA PRATOLONGO 

Professore di Notomia neW UNivERSiTyi' di Gen ova. 



Le 



je descrizioni anatomiche degli Acefali. cio6 dei feti venuti alia 
luce seuza cervcllo , pubblicate dagli scrittori di Nutumia, souo co- 
tanto nuinerose , clie 1' esporne delle altre sarebbe cosa del tutto 
superfliia, quando noii si avesse altro scopo, che quello di presentare 
al Pubblico niiovi esempj d' una delle piii sorprendenti aberrazioni 
da quelle leggi, che la natura si propose nella formazione de' corpi 
animali. 

L' esame anatomico degli Acefali puc) solamente divenire interes- 
saiite, allor quaiido sia intiapreso coUa mira d'illustrare le parti del- 
la fisica anitnale, avvolte tuttora fra le tenebre , e noa sia ristretto, 
al solo esame dello stato , in cui si trova la parte del sistema ner- 
voso, che si rinchiude nelle caviti del cranio, c'loh del cervello, ma 
esteso anche sia all' esame dello stato , in cui si trova quella , che h 
compresa nel canale vertebrale, cio6 della midolla spiaale, e di quel- 
r altra , che usrita dalle anzidotte caviti si spaude in tutta quan- 
ta r estensione del corpo , cio6 alT esame dei nervi. 

Mour6, Professore di Notomia in Edimburgo, celebre.per gli scritti 



( =8) 

Con ciii ha illustrato questa parte della storia naturale dell' uomo , 6 
il priiiio , che abbia intrapreso con questa vista 1' esame degli Ace- 
fali , i quali si presentarono alia sua perspicace osservazione. Egli si 
propose d' indagare , se i nervi possedano un' attiviti loro propria , 
ed una energia inerente alia loro struttura , se influiscano iinniedia- 
tamente, per quel che sono, sulle varie fuuzioni , che sono attacca- 
te al sistema nervoso , ovvero se essi sieno piuttosto dipendenti dal 
cervello , in modo che tutta 1' energia, di cui godono, e tutta I'influen- 
za , che esercitano sulle parti , ove si dirauiano , debba credersi to- 
talmente dipendente da quest' organo. 

I risultati delle sue iudagini lo condussero a conseguenze , 
che rovesciano tutto aftatto le idee commuuemente adottute nelle 
scuole , le quali sostengono , che i nervi riconoscono dal cervello 
quanto hanno d'azione , e che nulla possono iadipeadentemente da 
esso , e che il cervello , ed il cervelletto sono assolutaniente neces- 
sarj alia forinazione de' nervi , e che essi sono quasi altrettaute di- 
ramazioni della sostanza midollare , contenuta nel cranio , senza della 
quale non si possa nemmeno immaginare la loro esistenza. 

I risultati delle osservazioni di Monrd) furono accolte vanta2;2;io- 
samente da piu celebri fisiologisti , ed anatomici , quali sono Blu- 
menbae , Caldani , Scarpa , Reil , Bichat , ed in questi ultimi tempi 
dai Sigg. Tomasini e Rasori. Ma per quanto sia graiide 1' autorita di 
Monr6 , per quanto sia rispettabile 1' approvazione , che alia sua o- 
pinione accordarono i sopranominati celebri Professori , tuttavia non 
parmi sperabile, che questa nuova dottrina possa essere generalmen- 
te ricevuta , se non venga confermata con ulterior! , e piij decisive 
osservazioni ; attesocch^ essendo registrato nelle descrlzioni esposte 
da Monr6 , che dentro del cranio de' suoi Acefali, ritrovavasi anco- 
ra una piccola escrescenza , grossa quanto una nocciuola , e tutta 
quanta rosseggiante , potrebbe restare a molti il dubbio , che essa 
fosse sostanza midollare, e che questa sostanza rimasta potesse eser- 
citare molte di quelle funzioni , che al cervello tutte appartengono , 
e che da essa i nervi potessero ricevere una qualche energia. 

Egli ^ air oggetto di conferniare la dottrina esposta da Monr6 , 
che sono dirette le due seguenti osservazioni da me fatte sullo stato , 
in cui tfovavasi i' intero sistema nervoso ia due Acefali , che negli 



( =9) 
aiiiii passati mi occorse di anatoniizzare alia presenza di molti spet- 
tatori nella sala anatomica dello Spedale di Pamniatone, le quali os- 
servazioni io reputo tanto piii valutabili , quanto che esse non la- 
sciano verun luogo a dubitare dellu tutal niancanza della massa ce- 
rebrale in questi due acefali , soiuministrando perci6 il piCi soiido 
argomento , onde convalidare la dottrina di qiiesto celebre Professore. 
II soggelto della mia prima osservazione fu un feto ritro- 
vatu nel deposito degli esposti del aostro graride Ospedale. Questo 
era ben nodrito , e dalla mole che avea , pote giudicarsi , che fosse 
nato al sue preciso terinine : tranne la testa , la quale era deforme , 
tuUe le altre di lui parti erano benissimo couforrnate. II di lui coUo 
era assai corto , la faccia larga , le guancie tumide pendenti sul tronco, 
largho le orecchie , e seaza froute. La calvarie era coperta da una 
niembraua rosseggiante , sottile e inancante dell' esterno involucre de 
coniiiiii iutegumenti , i quali dalla faccia non si esteudevano , che per 
un pollicu al dissopra delle arcate sopraciliari. La calvarie avea la 
sua iiaturale larghezza , ma molto minore era la sua altezza , appianata 
sulvertice, leggiermeute convessa aH'occipite , sul quale vedeasi im- 
prontata una lossa triangolare , die estendevasi suUa cervice , e i di 
cui lati erano formati da due prominenze ossose , le quali dalle appofi- 
si niastoidee si dirigevano convergenti al principio del dorse , ove ter- 
minavano in un angolo , in cui era aperlo un toranie, pel quale intro- 
dotto uno spccillo , si penelra\ a nella parte dorsale del canale verte- 
brale. Questa singolare conformazione esteriore della testa , mi iudus- 
se ad indagare qual ne fosse 1' interna struttura. A tal fine mi deter- 
minai a tagliaria in tante lanielle orizzontali , per assicurarmi piih de- 
cisainente cosa fosse contenuto dentro della caviti del cranio. II ri- 
sultato della dissezione per tal modo intrapresa fu questo, che la ca- 
vita del cranio era tutta quanta riempita di una sostanza ossea-cellu- 
lare coperta esteriormente da un sottile strato di sostanza osseo-com- 
palta, e che eutro era organizzata in quella istessa guisa , che h orga- 
nizzata inticriormente la testa del femore. I nervi ottici pid grossi del 
naturalc s' inoltravano per alcune linee dentro di questa sostanza osseo- 
celliilare , per terniinare in una cellula piii grande di molte altre , e 
perfettamente vuota. La mole della niidoUa spinale discostavasi molto 
da quella, che suole essere nei feti dell'etk di questo. I nervi per6, 



(3o) 
che da essa prooedono , avevaiio tuCta la loro integrity , cosl rispetto 
al volume , che alia consisteiiza. Una tale integrity dei nervi fu veri- 
ficata nel plesso bracchiale, e nelle sue division!, nel nervo ischiatico , 
nel crurale , e finalmente fiirono ritrovati benissimo conformati i nervi 
frenici , 1' jntercostale; ed il suo ganglio cervicale superiore era della 
sua mole ordinaria. 

Delia seconda mia osservazione , alia quale assistettero fra gli altri li 
Sigg. Aluigini , altio de' Cliirurgi priniarj del grande ospedale, Berta-. 
mino pubblico professore nell' Imperial University , A.rata chir..rgo dell' 
ospedale degli incurabili , oltre molti scolari di iiotomia , fu soggetto 
un feto nato a termine nell' ospedale , il quale, per quanto ne riferiro- 
no li chirurgi , che assistettero al parto, venuto alia luce avevaper qual- 
che breve tempo seguitato a dar segni di vita. Questo ancora era bea 
conformato in tntte le sue membra, meno nella testa, e nel collo , il 
quale era cosi corto, che la testa sembrava attaccata immediatamente 
al busto. Le guancie pure erano molto grosse , il naso largo , e schiac- 
ciato , larga altresi la bocca, gli occhi grossi , e molto prominenti dall' 
orbita , le parotidi,e lealtre glandole salivali assai tumide. Mancava la 
fronte , ed al disopra degli arrhi sopracigliari, cominciava un piano , che 
dirigendosi posteriormente s'inourcava di mano in mano, che si avanzava 
air occipite. In qiiesta parte denudata de' comuni integumanti osser- 
Vavasi un foro della grandezza di un mezzo scuto chiuso da una sottile 
membrana , il quale dava ingresso al canale vertebrale. II Cranio fu 
segato con lo stesso metodo praticato nella mia prima osservazione , 
in altrettante lamelle, fino alia di lui base, ed egualineiite , che nella 
prima osser\ azione , ritrovossi la di lui caviti tutta plena d'uria sostanza 
osseo-cellulare : li nervi ottici s'inoltravano alcun poco dentro d' essa, 
la midolla spinale , la quale era sottile quanto un filo nel suo princi- 
pio, s'ingrossava nel dorso, e risolvevasi , come 6 solito, alia fine d'esso 
nella coda equina. Furono esaminati i nervi , che da essa traggono I'o- 
rigine, e si trovo, che avevano la loro conformazione naturale , tanto 
li bracchiali, che gli ischiatici , che li crurali , e le loro rispettive dira- 
'mazioni ; Tintercostale , e i suoi gangli erano pure nel loro essere na- 
turale. 

Da queste osservazioni si ricava in primo luogo la total mancanza 
in questi Acefali della massa cerebrale, che sti rinchiusa nella eaviti del 



( 3. ) 
cranio; 2°. il rinipicciolimento dellaloro midolla spinale; 3<*. riiitegritS,e 
la naturale conforniazione , sussistente nei loro nervi vertebrali , e nell' 
intercostale ; l^°. la vegetazione , o la nutrizione prosperosamente ese- 
guitasi iiel tempo , che questi feti rimasero nell' utero. 

Facenflo riflessione su questi fatti , senibra in prinio luogo, che si ab- 
bia ragionevole tbiidaniento di credere , che li nervi non siano una con- 
tinuaziune della sostanza midollare del cervelio , poiche se tali essi 
fossero , negli Acefali da me notomizzatio non avrcbbero potutoesistere, 
o non si sarei)bero ritrovati , quali si ritrovano nei feti, che hauno il 
cervelio ben organizzato. Imperciocche quando per sostenere la neces- 
saria dipendenza de' tiervi dal corvello, si volesse supporre , che in que- 
sti niiei ai-etali inaiicasse il cervoUo , per non essRisi potutu sviliipprire 
C qualunqne di c\b potesse esserne la cagione ) al p.iii delle altre parti, 
in questa ipotesi , come mai sarebbonsi sviluppati i nervi , se sono 
una necessaria cmanazione della di lui sostanza midollare ? Nei caso 
poi, che si volesse pensare , come gia opinarono piij ragionevolrnenta 
a qiiesto proposito Morgagni , e Sandifort , che il cervelio esistesse pri- 
niordialmente , e che siasi trovato mancante dopo la loro nascita , per- 
chc distrntto dall'azionc d'nn qualcho morboso principio , il quale non 
fosse giunto ancora a quell' epoca a distruggere i nervi; in qucsto caso, 
come potri intendersi , che i nervi non sieno riraasti in nessun modo 
altorati , meiitrc andava distruggendosi il principio della loro esistenza, 
e della loro eiiersia ? 

In secondo luogo riflettcndo sulli fatti risultanti dalle surriferite os- 
servazioni, pare abbastanza dimostrato, che 1' influenza , la quale haijino 
i nervi nell' esecuzione di molte funzioni qual e la circolazione , la 
nutrizione, e le altre, che costitniscono la vita organica , dipenda da 
una energia tutta propria di essi, ed affatto indipendente dal cervelio. 
Infatti , conio putrcbbe concepirsi , che gli acefali da me descritti , sia- 
no venuti alia luce con le loro membra , meno la testa , ben confor- 
mate, benissiino nutriti ; come abbiano potuto vcgetare, e vivere nell' 
utero della Madre, e vivere anche per qualche tempo , dopo esser 
venuti alia luce , se 1' energia , per cui li nervi influiscono su tutte 
queste fonzioni, nou fosse propria d' essi? Impercioch^ se quest'energia 
appartenesse esclusivamente al cervelio , ed i nervi non ne godessero, 
che in grazia dellu imraediata comunicazione , che hamio can questo 



(32) 

riscere , avrebbe dovuto avvenire che a proporzione cTie distrugge- 
vasi.il cervello , i nervi avrebbero perduto la loro attivita , e che per 
conseguenza sarebbonsi indebolite le funzioni , che da essi necessaria- 
mente dipendono ; che questi feti non avrebbero potuto vivere , che 
assai debolmeate nell' utero delia loro madre ; che sarebbe a poco a 
poco mancata la nutrizione delle loro membra ; cosicche ia vece di 
venire alia luce vegeti , e nudriti, sarebbero comparsi ridotti ad uno 
stato di consunzione , e morti. 

Li fisioiogi persuasi , che I'energia de' nervi non possa procedere d' 
altronde, che dalla massa cerebrale, per rendere ragione, come gli ace- 
fali possano godere della vita organica, haniiopreso 11 ripiego di asserire, 
che il cervello in essi non sia totalmente distrutto , ma che ve ne ri- 
manga una qualche particella , la quale abbia ancora tanto rapporto 
coi nervi , onde possano riceverne quelle facoltk necessarie per man- 
tenere in attivita questa specie di vita. Una tale ragione per quanto possa 
esser valntabile per ispiegare alcutii casi , non pu6 considerarsi come 
un principio generale , ed addattarlo a tutti,mentre ella non sarebbe 
applicabile al caso precise de'miei acefali , atteso che in essi la ca- 
viti era tutta piena di sostanza ossea-cellulare, ne vi era contenuto un 
atomo di sostanza cerebrale. 

II Sig. AUer , tuttocche gran partigiano dell' opinione comunemente 
ricevnta nelle scuole , proponendosi uella sua grand' opera di spiegare, 
come si possa vivere stnza cervello ,suir osservazione , che molte delle 
funzioni della vita organica per qualche tempo persistono negli animali 
a cui sia artificiosameiite troncata tutta la testa, fu costretto dopo un 
rigoroso esame dei fatti esposti su questo proposito da diversi flsiolo- 
gisti a pronunziare , che i nervi facevano in tali casi le veci del 
cervello , coUa quale asserzione riconobbe nei nervi quel principio d' 
attiviti inerente alia loro natura , asserito dal Sig. Monr6 , e da me 
convalidato colle due sovra esposte osservazioni. 

Da tutte queste mie riflessioni suU' istorie qui anzi riportate , se ne 
deduce quell'istesso coroUario, che il Sig. Monr6 dedusse dalle sue osser- 
vazioni , cio^ che li nervi possono esistere senza il cervello, e che essi 
non devono esser considerati giusta la comune opinione , come se 
fossero puramente condutti , destinati a trasportare un fluido dal cer- 
vello a delle parti rimote , e che vi e un energia nelli nervi indipen- 
dente dall' energia del cervello. 



(33) 
Qiiesto corollario costituisce una nuova legge fislologica ,per cui si 
stabilisce in una parte speciale del sistema nervoso , cio6 a dire ne' 
nervi, una forra d'attiviti fin'ora sconosciuta ; dalla qual legge resta 
ri;ttificata la teoria dellc forze nervose , e si ricava un principio, con 
cui reiidere ragiono dl multi fenomeni fisiologici , die senza di essa 
surebbero inusplicabili. Tra questi fenomeni pu6 contarsi la riprodu- 
zione dei nervi orinai accertata da Crujksenk , e dall' Abbate Fontana 
coa le pii decisive esperienze; e deve contarsi la persistenza della nu- 
trizione , e della vitalitA in quelle parti , i nervi delle quali non hanno 
j)ii."i comniiinicazione col cervello ; come pure la facolti , die rimane 
:ii niuscoli di contrarsi , stimiilando la porzione dei nervi recisi die 
si ramificano uella loru sostauza ; e finahnente la forza grande 
con cui esercitauo le loro azioni gli aniuiali , die hanno un cervello 
iiiulto piccolo a proporzione della mole del loro corpo , quali sono 
il Bue, e i'Eletante, e quclla forza die esercitavano i buoi men- 
tovati dal Duveniey , e dal Valisiieri , tuttocclie la sostanza midollare 
del loro cervello fosse degenerata in altra totalraente diversa. 

Se I'attivita de'nervi non potesse esercitarsi senza 1' immediato con- 
corso del cervello , tutti questi fenomeni non potrebbero avvenire giam- 
niai. Come iufatti sarebbe possibile die si esercitassero le funzioni 
della vita organica nel case che il cervello per la degenerazione della 
sua sostanza , o per la picciolezza della sua mole, non potesse dispie- 
gare la sua energia , o dispiegarla proporzionatameiite al grandioso 
volume deir aniinale ; ovvero nel caso , in cui fosse tolta per qualun- 
que siasi mezzo la libera comunicazione tra gli organi, ed il cervello? 
Stando la veriti della teoria delle azioni nervose, dipendenti total- 
nieuto dal cervello , dovrcbbe accadere tutto il contrario di quello , 
die fu osservato , e si osserva tutto giorno , cioe a dire , die il Bue 
di Valisneri , e di Duverney, non avrebbe potuto mostrare quel vigore 
die t proprio di simili animali i meglio orgaiiizzati ; che gli animali , 
i quali iiauno un picciolo cervello , dovrebboro esser esscnzialmente 
deboli, che i nervi recisi non si riprodurrebbero, e die non comuni- 
cando pifi col cervello le parti, ove essi si diramano , si dimagrereb- 
bero ; e li inuscoli , nei quali terinina la parte del niiovo reciso stimo- 
lato, non si contraerebbero. 

^* legge sovresposta, la quale stabilisce nei nervi una facoltid'influire 



CS4) 

per Toro propria natura, ed indipendentemerite dal cervello sulle fun- 
lioai degli organi, dentro cui si diramano , rende ragione come avven- 
ga , che nelle morbose akerazioni del cervello , per le quali e interdetta 
la di lui encrgia , possano seguitare , e seguitiiio diffatto nel loro eser- 
cizio le fuuzidiii della circolazione , e della respiiazione , e le altre tutte 
apparteaenti alia vita organica. Per ispiegare questo funonieno , il quale 
si osserva tutto gioriio negli apopletici , e state detto da' Patologi.sti , 
che le sopradette funzioni in tanto seguitano in attivita ^ tuttocche sia- 
interdetta I'energia del cervello , ia quanto che gli organi della cir- 
colazione , e della respirazione ^ cioe il cuore , ed il polnione , non- 
traggono i loro nervi dal cervello , ma bensi dal cervelletto , cosic- 
che quando il cervelletto resti illeio, i nervi cardiaci e polmonari se- 
guitano a ricevere da esso Tenergia , che si richiede per esercitare la 
loro influenza sulle funzioni , a cui sono destinati questi visceri. Ma 
una tale spiegazione non pu6 sostenersi , e manca d'ogni fondaniento, 
si perche e contradetta precisamente dalle osservazioni patologiche rap- 
portate dal Sig. Senach , dalle quali risulta , che anche nelle piiigravi 
lesioni del cervelletto , non cessano ne le circolazioni , n^ la respira- 
zione ; laonde per inteudere la ragione di questo fenomeno fa d'uopo 
ricorrere all' energia propria del nervo intercostale , da cui hanno ori- 
gine la massinia parte dei nervi che si diramano nel cuore^ e molti 
de' quali si diramano nei polmoui , il qual nervo ^ siccome non ha la 
sua immediata origine dalla massa cerebiale , ma dai ganglj , che sL 
osservano in tutta la sua estensione , non pu6 sofirire alterazione nella^ 
sua energia , ne per la lesione del cervello ^ ne per quella del cer- 
V-elletto , cosicche la respirazione , e la circolazione devono iutera- 
mente continuare nel loro esercizio , ancorche I'azione della massa ce— 
rebrale sia interdetta. 

Le surriferite mie osservazioni , e le riflessioni da me fatte sulle me- 
desime servono a convalidare la teoria , che il Sig. Bichat ha ulti- 
niamente pubblicata sulla vita. Questo fisiologista distingue negli ani- 
fliali due specie di vita , simultaneamente esisteuti , ed indipendenti i 
I'una dair altra ; I'una e quella, che chiama animale, e rhe ne costituisce ;i 
»1. loro carattere specifico , I'altra e I'organica , la quale essi hanno co- 
sanune coi vegatabili ; e di ambedue queste vite stabilisce per prin- 
ai£io dirigente il sistema nervoso , colla differeaza , che la seasibi- 



« 



(35) 

Iit;\ e la contrattibiliti animale sono dinette dal rervello , e clai ncrvi 
che da esso hantio immediata origine, e la sensibiliU , e contrattibiliti 
organica dipendono dalT influenza de' nervi, clie non lianno immediata, 
origine dal cervello, e specialmente da quella del nervo iutercostale, 
ossia gran sitiipatico , cosicclie i nervi debbono essere distiiiti in due 
claisi, altri apparterieiiti alia vita animale, ed alti'i alia vita organica. 
Oltre i molti argomeiiti , che egli ha addotti per appoggiare questo suo 
sisteiua , lo crede principalmente dimostrato dall' osservazione di due 
Ac<:fali , die gli occorse di osservare , nei qiiali avendo ritrovato la 
nutrizioue , una dclle priiuarie funzioni della vita organica tanto avan- 
zuta air cpoca della lore nascita , quanto in tale tempo lo 'pu6 essere 
nei feti non Acetali , ha conchiuso , che la vita organica e diretta 
da nervi non dipendenli dal cervello, e che perci6 pui sussistere an- 
cho nella totale mancanza di questo. Per quanto questa sua ragione 
debba esser valutata moltissimo , sarebbe per6 stata pifi dimostrativa, 
se egli si fosse occupato dell' esarae dello stato , iu cui ritrovavansi i 
nervi , dell' esame dello stato, in cui erano gli organi di queste tunzioni, 
onde vedere la corrispondenza , che passava tra nervi, e tra gli organi, 
per conoscere , se essi nervi fossero in caso di esercitare sugli organi 
qufir influenza , die h necessaria all' esercizio delle funzioni organiche. 
Ma la mancanza delle dilui osservazioni e abbastanza supplita dalle mie 
surriferite ; poiche le mie, egualmente che le sue, dimostrano la sussis- 
tenza della vita organica indipendentemente dall' esisteuza del cervello, 
e di piii ancora ci assicurano deir integrity e naturale conformazione de' 
nervi , specialmente deir intercostale , e della capacity, die essi avevano 
per seguitare ad iiifluire suUe funzioni degli organi destinati all' eserci- 
zio di questa specie di vita, e convalidano 1' indipendenza dell' una 
dair altra di queste due vite , come si 6 proposto di sostenere, e di- 
mostrare il prcdetto fisiologista. 

Ecco come la dissezione anatomica degli Acefali e 1' esame di lutto 
il loro sistema nervoso serve non solo ad ampliare la storia , che di 
queste mostruositi , ci ha procurato I'industria di celebri anotomici , ma 
serve oltre a ci6 a somiuinistrarci i fondamenti d'una Teoria dell' azione 
nervosa piii solida di quella, che e ricevuta nelle scuole. 



(37) 

OSSERVAZIONI ed ESPERIENZE 

Sulla materia colorante , che fornisce la pianta indigena, distinta 
da Ljnneo col nome di Plumbago Europea (a). 

IVI E M O R I A 

BEL DOTTORE L U I G I DE-FERRARI 
Professore di Chimica nell' Un i r ERSi t j' Dl Genova. 



J_^esideroso di avverare alcune propriety, mcdicinali della Piombag- 
gine Europea decantate dal volgo , nell' Autunno del 1806, ne colsi 
poche foglie die racchiusi in carta bianca , e schiudendole dopo alcuni 
giorni mi avvidi con sorpresa , che avevano tinta uell' iuterno la carta 
medesinia di un colore di rosa. Per siffatta osservazione distolto dal 
concepito disegno , curiositi mi prese di esaminare se codesta pianta 
atta fosse a foriiire tale , e tanta copia di materia colorante , onde 
servire utilmcnte all' arte tiutoria. 

E per noil intraprendere in grande un lavoro d' incerto risultato , mi 
valsi suUe prime del nolo processo di Hellot , il quale consiste nel met- 



(•) plumbago turi^pccA Lin. 

P. Folii) AinpWxicAulibiis lanceoUtis scabris. spec. PhmxaT* >l5.- 

Ciprinelli DentcMarii. Sail fl. Pisana Vol. III. 52. 

Dentellaire Zuropioooe. DccanicUe fl. Frao^aise III. 424. 

DtQUria in Genores«; 

fiuU lorigtU logolosi , diSiui , « lamoii lia ilalla base, itlli da }•. * 7,dec>aieli>i foglif aluiovi: 



(58) 
tefe due scropoli della pianta , die si sottopone ad esame,in un vase 
di vetro , e aspergerla con spirito di sale ammoniaco ( aminoniaca li- 
<jiiida ) e parti uguali di acqua di calce , aggiungendovi una picciola 
porzioae di sale ammoniaco ; nel chiudere qnindi I'apertura del vase, 
e neir osservare dopo quattro o cinque giorni, se quel poco di liquore 
rche si raccoglie al fondo, tinto sia di un colore rosso carico. 

Trattata in tal modo la piouibaggine Europea forni appunto un liquore 
di colore rosso sanguigno J e un simile risultato m' incorraggi6 a prose- 
guire SLi di questa pianta una serie di osservazioni e di esperienze, di 
■cui permettetemi , Colleghi ornatissimi , ch' io vi faccia un breve , e 
fedele rapporto. 

Raccolta una quantity considerevole di piombaggine prima della sua 
fioritura sul finir di Giugno dell'anno scorso , ed altrettanta in settem- 
bre nel tempo di sua fruttificazione , si face disseccare , e polverizzare 
separatamente , onde instituirne un' esame comparative rapporto alia 
quality , ed alia minore o maggiore quantity di materia colorante cbe 
potesse somministrare ne' differenti tempi di sua vegetazione- 

II colore della pianta disseccata , e polverizzata e verde-gialliccio ; 
I'insieme pero di questi due colori, e specialmente il giallo , e piii 
vivo e spiegato nella polvere della pianta aduita colta in Settembre, 
che in quella della pianta assai tenera raccolta in Giugno. 

Se si versa dell' acqua di calce, oppure del latte di calce sii detta 
polvere , il liquore sopranotante si tinge ben presto di un colore rosso 
sanguigno , che si pu6 facilmente separare per mezzo della filtrazione 
con carta emporetiea. 

Impiegando il sopra descritto metodo di Hellot , in cui all' acqua di 
jcalce si aggiunge a parti uguali rammoniaca liquida , ed un poco di 



.i 

xivali allangate , iotere, alqnanto onJeggianti, sp-irse di jiicciole squamc in Jimendue le pagt'oe , e di 
ghadoleite peiJuncolate al loro margine. Fiori disposti a spica nelle estreinita Je' rami disianti fra loro, 
di un colore violetlo smoito. Calice (ubulare a cinque anpoli, lutto crperio Hi glandole peduncolatC/ 
glulinose. Corolla a Toggia di crpp.t con tube cilindrico, e Icmbo dlviso in cinque fraDgie orali. Stami 
cinque. Seme uniro ovato-acuto custodito dal caiice* 

E' pianca dell' Europa australa, e delle sue regioni marittime. Troyasi attorno a GffnoTa all* imbocrf 
eatura del Biaagno , a Sestrl di Fuoeate presto al mare alia sioistra della strada cht riene da Q«o«7A* 
Ftorisca in Luglioo] 



sale ammoniaco, si ottieae una tintura di colore rosso piu carlco.- 

Con una suluzione di carbonuto di soda il colore si rende piti fosco- 
e tendente al morello. 

Bagnando la pioiubaggine polverizzata con orina fracida y e acqua di 
caJce , onde ridurla^ in una niorbida pasta , ed avendo cura di inaate' 
nerla in tale stato aggiungeiido di tempo in tempo dell' orina , o dell' 
acqua di calce , dopo alcuoigiorni cangia di colore, e passa al bruno- 
verdiccio. 

Se dopo di avere bagnata la delta polvere con orina, in luogodell' 
acqua di calce , vi si versi sopra a riprese della calce viva polveriz- 
zata , il priuio strato si tinge prontaniente in colore di rosa pallido ;- 
e tale si e I'attrazione della n»ateria colorante rossa di siffatta pianta 
per lu calce , che basta mettere a contatto di uu muro imbiaucliito coa 
calce una carta con cntro la pianta- polverizzata acci6 la materia cu- 
lorante rossa attraversi la carta ^ e colorisca in rosso il muro in tutta 
I'estcnsione di suo contatto. Dippiu , se si faccia una picciola pirainide 
di calce viva , la cui base posi sulla polvere di delta pianta , la niateria- 
colorante rossa sale a tingerla quasi sino a.1 vertice , specialmente quan- 
do I atmosfera sia molto umida. 

Preparata la piombaggine con orina , ed acqua di calce, siccome da^ 
fiorentiai si prepara il Lic/ien Bocclla , dopo varj mesi si pu6 ottenere 
la tintura rossa, purche si diluisca , e si slemperi la pasta preparata 
con suffioiente quautila di acqua , c si filtri. Quaudo si ami di con- 
centrarla, facile riesce il mezzo dell' evaporazione. 

La tintura rossa ottenuta dalla piombaggine Europea co' differenti- 
descritti processi passa prontamenle al colore gialio per I'azione deo-li 
acidi , ripigliando il pristiuo colore, quundo I'acido si soprasatuii con 
un' aicali , o con la calce. Non si pu6 perlanto rendere abbastanza- 
fisso un tal colore essendo iugiallilo facilnieote dagli acidi. Ma si do- 
VTii percio stiuiare affallo inutile, e meritevole di una assoluta pro- 
scrizione ? 

Tale da alcuni si voleva che fosse il destine dell' Oricello, come di 
varie altre materie coloraiiti vegetabili , che danno de' colori detti falsi 
perch^ non resistono alle grandi prove dell'azione degli acidi , o della 
bollitura nell' acqua di sapone , si alterano al contatto dell'aria , e della 
luce , perdono la loro vivacity , e si estinguono in progress© di tempos- 



C40 

Ma la moda imperiosa , clie esige un continue variare di colorito , 
e tutte le possibili inodificazioni dello stesso , ha costretto costoro ad 
abbandonare una si severa opinione , e ad ammetterne I'uso nelle de- 
boli , o false tinte che servono per ^ stofe leggere , e di poco prezzo, 
riservando i colori piii fissi , e permanenti per le forti , e buone tinte 
che s'inipiegano per i tessuti di lunga durata e di maggior valore. 
• Gli appassionati seguaci dcila nioda , come opportunatnente osserva 
il Sig- Amoreux ( a ) preferiscono una variato assortimento di colori 
sebben fugaci sfi tessuti leggieri che durano per una sola stagione , in 
confronto de' colori forti e permanenti, ma poco variati, sil tessuti molto 
durevoli , e die perci6 vengono loro a noja. 

Ma se alterabile dagli acidi e la tinta rossa estratta co' surriferiti 
processi dalla piombaggine, si pu6 altronde mettere a profitto dando con 
questa dapprima un fondo rosso ai diversi tessuti per colorirli poi as- 
eai vagamente con una ininore quantita di cocciniglia che e al giorno 
d'oggi di carissimo prezzo. 

Se si versa dell' acqua boUente sopra la polvere della piombaggine, 
e si passa quindi 1' infusione per tela , si ottiene una tintura giallo-ver- 
diccia. Cogli acidi , col cremore di tartaro , e specialmente col muriato 
acido di stagno se ne ravviva di molto il colore giallo. Quest' ultimo 
produce un piii abbondante precipitato , ossia una lacca di colore 
giallo caaarino. Gli alcali , e la calce lo riyoltano in rosso sanguigno 
chiaro. 

Quando in luogo dell' acqua boUente vi si versi dell'alcool , e si !a- 
sci in digestione per 3;^ ore ad un calore di 25 gradi del termometro 
di Reaumur , e poi si filtri con carta emporetica , si ottiene una tin- 
tura di un bel verde smeraldo , che s'iiitorbida (lilneiidola con molt'acqua 
precipitando una sostanza resinosa di eguale colore. 

Per r azione degli acidi passa al colore giallo. Ingiallita coU' acido 
solforico diluto , se si soprasaturi I'acido con la calce, il liquore ac- 
quista un colore roseo ^ ed il solfato di calce, e la calce eccedente 



I 



(a) Il Sig. Amoreux figlio , Dottore di medicina nell' UuiversUa di MontpelUer cTie scrisse una io- 
teiessante inemoria suUe ditfereoti specie di Liclieni| di cui si fa uso in medicina , e Delle arti t premiala 
dair Accademtii di Lioce V anno 17^6, 



( 4» ) 

che si precipitano , compariscono tinti Ai un colore giallastro. 

La tiatura di galla non altera sensibilineiite la tinturu alcoolica verde. 
Se vi si aggiunge doUa calce in eccesso, il liquore si tinge in giallo 
chiaro. 

Con la dissoluzione dt nitrato d'argento acquista tin colore bruno> 
e si forma un' abbondante precipitato di egual colore. Per quanto vi 
si aggiunga in appresso di acqua di calce , non si ha piu il colore 
rosso essendo questo intierameiitc distrutto. 

Se con ripetute digestioni coll' acqua di calce, o colta soluzione di 
soda siasi per la maggior parte spogliata la pianta della sua materia co- 
lorante rossa , e si I'accia digerire di bel nuovo il residuo delle fil- 
trazioni con dell' alcool , quest' ultimo si colorisce allora in giallo- 
ranciato. Coll' aggiunta di uu acido ingiallisce maggiormente ; passa 
al giallo-verdastro per mezzo del muriato acido di stagno , ed eguale 
mutazione soffre col cremore di tartaro. 

Quuiido, filtruto nuovamente il liquore, si faccia digerire 11 residuo 
Gon acqua di calce , o con soluzione di soda , non si ottiene piii ma- 
teria colorante alcuna. Il liquido sopranotante rimane affatto scolorito. 

Poich6 la tiutura alcoolica verde della piombaggine Europea passa 
al colore rosso cogli alcali , e colle terre alcaline , ed al colore giallo 
cogli acidi , ottenendosi alternativamente o I'uno , o laltro purche si 
soprasaturio I'acidocolla base, o la base coU'acido, potriquesta servire di 
reagente chimico , come molte altre tinture vegetabili , per discoprire 
I'esistenza degli acidi a nudo , o degli alcali^o delle terre alcaline ne 
differenti liquori. 

Ma se dalla piombaggine Europea cogli accennati mezzi ^i possono 
ottenere tre diversi colori , il verde cioe , il rosso ^ ed il giallo , si 
4ovra dunque supporre in questa i'esistenza di tre specie di materia 
colorante, oppure credere che queste tre sostanze non derivino che 
da una sola , la quale si risolve in tre per I'azione modificante de varj 
chimici reagenti nelle differenti , e successive operazioni cui si sotto- 
pone ? Volentieri adotto quest' ultima congettura, cui si appiglia plire 
il Sig. Berthollet considerando le due specie di materia colorante che 
fornisce la Ilubbia ( Rubbia linclor. Lin) la rossa cioe, e la gialla. 

L' esame comparativo della materia colorante che fornisce la pioro- 



( 42 ) 

baggine raccolta in et^ assai teaera , e di quella che si ottiene dalla 
medesima in etk adulta , da cui risulta che quest' ultima fornisce assai 
piu di materia colorante rossa , ed altrettanto di gialla in confronto 
della prima , pu6 servire di non debole appoggio alia favorita opi- 
nione. E quando sulla fine dell' Autunno si trascorra coUo sguardo 
una colta campagna , e feconda di niimerose specie dipiante, si osserva 
con qualche sorpresa , che le foglie di raolte fra queste , che fecero 
pompa di un verde brillante nel corso della temperata e calda stagione, 
si sono colorite in rosso , cui ben presto succede il giallo al comin- 
ciar deU'inverno , sicuro presagio della loro prossima caduta e mor- 
te ; cosicch^ dall' osservazione di siffatti fenomeni siamo portati pari- 
mente a credere che la natura col processo della vegetazione modifi- 
chi , e cangi lentamente , e successivamente la materia colorante delle 
piante onde presentino varie tinte in diversi tempi , mentre I'arte per 
mezzo de' chimici reagenti produce rapidamente , ed anche in ordine 
inverse siffatte modificazioni della materia colorante vegetabile. 

Descritte le principali proprietk della materia colorante che fornisce 
la riombaggine Europea , e le varie sue modificazioni prodotte dall' 
azione di chimici reagenti, mi sia permesso di accennare brevemente, 
ed in generale i primarj processi , di cui mi sono servito per colorirne 
diversamente i tessuti di lana , e la seta , de' quali raccolti in un quadro 
e distinti da rispettivi numeri ho 1' onore di presentarvene , CoUeghi 
stimatissimi, i differenti campioni. ^H 

Dato I'allume al drappo di lana, giusta il metodo abbastanza cono- ^^ 
sciuto , si tinge, o in rosso vinato , o in colore di fiore di persico , o 
di carne , od in altre variazioni di simil latta impiegaudo la tintura 
rossa pill o meno concentrata, estratta dalla pianta o con la sola calce, 
o con la calce , e raninioniaca. Le modificazioni di questa tinta sono 
indicate dalle mostre distinte con i numeri 5. 5. 7. g- 11 N°. i , pre- 
senta una notabile modificazione di im fale colorito per essersi aggiunto 
al bagno di tintura una picciola porzione di tartaro abbrucciato , e di 
muriato acido di stagno. 

Colla medesima tintura rossa si sono coloriti in giallo variato le mostre 
segnate con i numieri 2. /j- 8. lo. 11. aggiungendo al bagno di tintura 
una quantiti diversa di muriato acido di stagno , die coll' eccesso di 
acido rivolta , piu o meno, in giallo la tintura rossa. 

f 



(45) 

I num. iC. i8. 21. prescntano il colorito glallo canarino pii o roetio 
carico oltenuto colUi derozione della pianta avvivalo coll' aggionta al 
bagno di tintura o del muriato acido di stagno , o del creinore di 



tartaro 



I num. ifi. i8. appartengono al primo , ed il 21 al secondo. 

La TiKJclificazione di colorito indicatu dal num. 20, in rui il giallo 
tende al rossij^no, si deve alia decozionc della pianta raccolta assai te- 
nera nel niese di Gingiio , tempo, in cui la materia colorante gialla e 
molto meno spiegata , che nelia pianta adulta , con an manifesto pre- 
dominio sn di qucsta dclla maleria colorante rossa. 

II Num. i/f inarca un' altra notabile modilicazione, clie deriva dall' 
essersi gallato , ed allumato il ti^ssuto di lana prima di tingorlo con 
la detta decozione ravvivandone altresi il colore con piccola quantita 
di muriato di stagno. 

11 colorito della niostra num. i 2. si ebbe tingendo in giallo il drappo 
gallato dapprima , ed allumato , con la decozione della pianta , e fa- 
cendolo quindi passare in un bagno composto di tintura alcoolica verde, 
e di soluzione solforica d'indaco, cni non aderendo la tinta bleu dell' 
indaco , che fu per la massima parte tolto al drappo dalla semplice 
lavatura noil' acqiia fredda, si rese piii carica la sua tinta gialla ten- 
dento al vcrde a spese della tintura alcoolica verde ingiallita dall'acido 
della soluzione solforica d indaco. 

Le niostre segnate con i num. 1 3. i5. 17. ig. 22. presentano varie 
modificazioni del verde, e specialmente del vcrde mare , olienutc tin- 
gendo il tcssuto di lana con la decozione della pianta unita a varic 
proporzioni di soluzione solforica d' ind;ico , ed aggiuugendo al bagno 
era il cremore di tartaro , ed ora il muriato acido di stagno. I num. 
22. e i5. appartengono al primo ,. ed al secondo i num. i3. 17. 

II num. 2D. segna una mostra di color verde oliva ottenuto colla 
semplice tintura alcoolica verde dato prima I'allume al drappo ; ed i. 
num. 23. e 27. altre due di color verde pistacchio modificato dalla 
niaggiore , o minore concentrazione della tintura alcoolica. 

La tinta di pistacchio secco, da cui 6 colorita la mostra num. 28. 
si deve alia tintura alcoolica verde mista ad una qnarta parte di so- 
luzione solforica d'indaco, aggiunto al bagno il muriato acido di stagnc 



(44) 

II colorito di pistaochio chiaro segnato dal num. 34 si deve alia 
medesima combiaazione con diverse proporzioni. 

I num. 24. 29. 32. 53- 5t. /^.o. l\2. indicano le varie modificazioni 
del verde , ed in ispecie del verde mare che si possono ottenere per 
le diverse proporzioni della tintura alcoolica verde , e delia soluzione 
solforica d'indaco dato prima rallume ai tessuto di lana , ed aggiunto 
al bagno di tintura il muriato acido di stagno. 

Colla tintura spiritosa ed una piccola porzione di carbonato di soda 
aggiunta al bagno si tinge la lana allumata in colore fulvo distinto col 
numero 4I5 ed il numero 56 ne indica una niodificazione ottenuta colla 
stessa tintura spiritosa verde raista ad ~ parte di soluzione solforica 
d'indaco. 

I coloriti delle due mostre num. 58. e 45 si ebbero tingendo in giallo 
il drappo di lana allumato colla tintura alcoolica verde merce il mu- 
riato acido di stagno , facendolo quindi passare in altro bagno com- 
posto di soluzione solforica d' indaco , e di tintura alcoolica verde , 
colla sola diilerenza che per il primo del numero 58 si e impiegata in 
maggiore proporzione la soluzione solforica d' induce. 

Dato I'allume al drappo di lana ed aggiunto a porporzioni diverse 
il muriato acido di stagno al!a tintura alcoolica verde si ottengono 
le varie modificazioni in giallo segnate dai num 5o. 57. 59. 

II num. 5i presenta un colorito verde-ceruleo che si diede al tes- 
suto di lana allumato immergendolo in un bagno coraposto di tintura 
alcoolica verde e di una cinquantesima parte di soluzione solforica d' 
indaco, avendogli per6 dato prima un fondo di rosso vinato culla tin- 
tura rossa preparata colla calce , e coU'ammoniaca liquida. 

Per tingere la seta si sono impiegati i medesinii processi , ammessa 
per6 la necessaria differenza riguardo al raodo di dare a questa I'al- 
lume. Mi limiterO pertanto ad indicare il solo processo praticato per 
tingere la seta nel colore che presenta la mostra num. i. variando 
questo in qualche modo dagli altri nelle sue combinazioni , come pure 
nel suo risultato. Dato adunque un fondo giallo alia seta con la de- 
cozione della pianta , avvivandone il colore col muriato acido di sta- 
gno, fu imnierso in un hagno composto di - di tintura rossa , ed- 
41 soluzione solforica d' indaco. 



t*er poco cTie si esaminino i sovradescritti processi , egli e facile il 
comprendere che le iiiodificazioni tutte del giallo , e del verde devono 
resistere inalterabili all' azione degli acidi, poiche alcunl di questi s'im- 
piegatio appunto iiella loropreparazione.il cretnore di tartaro , o il 
jTiuri;ito acido di stagno sono i reagent! , di cui si fa uso per ravvivare 
il colore della tinta gialla ottenuta dalla decozione della pianta, Dall 
azione pariinenti dell' acido solforico si devono ripetere le modifica- 
zioni del colorito verde, che si hanno per la continuazione della tin- 
tura rossa , o della tintura alcoolica verde con la soluzione solforica 
d'indaco, mentre per I'azione degli acidi le due tinture rossa , e verde 
passano al colore giallo , il quale combinato colla materia colorante 
turchina dell' iiidaco forma il verde • che altro non e che un colore 
composto di giallo ; e di turchino. 

Le modificazioni del rosso al contrario ottenute dalla tintura rossa 
preparata o con la sola calce , o con questa e I'urina , o con la calce 
e r ammoniaca liquida non resistono punto all' azione degli acidi , 
da cui sono prontamente ingiallite; ma non si alterano altronde per 
Vazione degli alcali , e delle terre alcaline , da cui ne viene invece 
avvivato il colore. 

Finisco per accennare alrune avvertenze necessarie onde tino-ere 
tanto la lana, quanto la seta colla materia colorante fornita dalla piom- 
baggiiie Europea. 

E primieramente fa d'uopo tingere a freddo, e quando si voglia in 
alcuiii casi accelerare la coinbinazione della materia colorante co' di- 
versi tessuti, la temperatnra del bagrio non dovri oltrepassare i 3o 
gradi del termometro di Reaumur. 2." La durata dell' immersione 
nel baguo di tintura non sari niinore di 12 ore, usando nel decorso 
di queste delle cautele necessarie acci6 la materia colorante si distri- 
buisra uniformemente in tutta 1' estensione de' tessuti , o de' fili di lana , 
o di seta , che si ama <ii colorire. 

Ed eccovi, Accademici ornatissimi, quanto mi e riuscito d' osservare 
fmora su questa pianta , che forse ben altre qualiti riiicliiude utilissi- 
me per le tinte. Non so se le mie occupazioni mi darauno ulterior cam- 
po di estendermi in quest' analisi , e l rse la vostra approvazione ne 
sarebbe per me il maggiore eccitamcnto. Se non altro queste mie os- 



(46) 
servazioni saranno irprimo lampo per chi volesse occuparsene in vece 
inia , e ridurla a quella perfezione che possono conseguire sagaciti , 
pazienza , e talenti superior! ai miei. La natura, al dir d'un filosofo, k 
troppo schiva e riservata. Apre talvolta , ma ben poco il mistesioso lem- 
bo della sua veste. Felice chi da quel poco pu6 rilevare , e discoprire 
il tutto f 






SUL VELENO 

BELLA VIPER A. 
DEL tnoPESsoRE G. A. MONGIARDINI 



Non fingendutn, aut excogitanJum > 
scd inveniendum Bag. 



JT^ui sembrare ad alcuno temeraria 1' impresa di ritoccare , e quasi 
alia sfuggita, un'argomento, clie fu ampiamente trattuto da niolti celebri 
Autori atitichi, e moderni. Nulla iiifatti sembra , clie si possa aggiun- 
gere alle belle opere del Redi , di Charas , di Mead , di Roux , e prin- 
cipalmeiite del Sig. Abbate Fontana sul veleno della Vipera. Ma un' 
altra volta ho tentato questo soggetto , e mi son lusiiigato di aver fatto 
vedere, come pur era riraasa una lacuaa nelgraulibro del Fisico Fio- 
rentino , lacuna , che ho procurato , come meglio per me si potea , di 
riempire. E non sarebbe certameiite fuor di proposito , che di quelle 
mie sperieoze parlando, rivendicassi quel poco onore , che mi e dovuto 
per averle io primo tentate ; ma essendosi presa questa briga la So- 
cieti Medica di Enmlazioue , lasciero seiiza piii , che 11 tomo l^°. si ri- 
scontri dc' suoi atti, quaudo per avventura venga alia luce. 

Dopo quel tempo ho avuto occasion dileggere un discorso pronun- 
ciato dul Sig. Professor Mangili nell' Aula dell' Universiti di Pavia , 
in cui vetigono accennate delle nuovc sperienze sul veleno della Vipera, 
e fui, per nulla dissimulare , sorpreso aon poco ia vedeudo, che si 



(48) 
predicava nuovaraente I'ammoniaca qual rimedio specifico del velen© 
viperino. Dico nuovamente , poiche questa opinione fu gii per lungo 
tempo accreditata da fisici illustri , fra quali basterebbe di ricordare 
il solo Bernardo di Jussieu. Sa ognuno la felice sperienza , colla quale 
questo celebre botanico disse di avere scampato dalla morte ua suo 
scolare morsicato dalla vipera nell' erborizzazioni di Montniorenci , ed 
ognuno sa egualmente , come dopo quell' epoca non solamente in Fran- 
cia , ma eziandio in Inghilterra , ed in Italia fu detto I'alcali volatile 
specifico del veleno viperino, ed alto si fece suonare il noma dell' Au- 
tore die aveva scoperto questo rimedio; sebbene, propriamente parlando, 
la gloria del sig. Jussieu per tal fatto andrebbe divisa, se non ceduta, 
col sig. Charas, die sino del 1669 avea consigliato, ed impiegato I'am- 
moniaca nelle morslcature della vipera. Aggiungete per ultimo , die 
neppure Charas fu il primo ad indicare questo rimedio , come puossi 
vedere nella disertazione del sig. EttmuUerO, medico tedesco, pubbli- 
cata a Lipsia nel 1666 col titolo de morsu vipere. 

Non mancarono per verity alcuni contraddittori dell' alcali volatile, 
e un di questi fu il sig. Laurenti nel suo libro sui veleni ed antidoti 
dei Rettili austriaci, stampato a Vienna nel 1768; ed un piii forte op- 
positore lo abbiam veduto ai nostri giorni nel sig Abbate Fontana , 
il quale ha creduto di aver provato ad evidenza che rammoniaca 
non era altrimenti un controveleno viperino , essendo morti tutti quei 
passeri , colombi , galline , coniglj , che avea fatti mordere dalla 
vipera , e avea tentato di guarirli con I'alcali volatile. 

Ne gii si creda , che questo illustre fisico sia stato pago di mescere 
solamente I'ammoniaca al veleno , o versarla sulla ferita , lasciando la 
prova dubbiosa sul successo di questo rimedio internamente adoprato; 
leggesi invece nell' accennato libro, che rainmonjaca fu ingojata dagli 
animali morsieati , e che ci6 non ostante essi se ne morirono ; anzi 
che morirono piii presto d' assai gli animali in tal maniera medicati di 
quelli altri , ch'erano lasciati in disparte pel dovuto confronto. Con- 
chiude finalmente il sig. Fontana dicendo , che 1' idea di ritrovare un 
rimedio nell' ammoniaca contro il veleno della vipera dovea esser nata 
dall'errore di quei medici , che acido opinavano cssere il detto veleno; 
errore , ch' egli ha pienamente conibattuto. Si avverta inoltre che il 
sig. Roux, il quale ha stampate alcuue critiche riflessioni nel 1780 suU' 



( 49 ) 
bpera del sig. Abbate Fontana, si accorda nulladlmeno con queato sul 
proposlto dell' alcali volatile. Non puossi , egli dice , considerar quest' 
alcali come uno specifico del veleno viperino ; tutt'al piu potrebbe 
agire qual tonico potente capace di ajutar la iiatura iii caso d' avve- 
lenaineuto. 

II sig. Professor Mangill rivendica per rammoniaca la qiialitk d'aii- 
tidoto seiiza degnarsi di fare alcuiia parola di tulti quelli autori , die 
o lianno preceduto in qiiesta carriera , senza farsi alcua carico delle 
obbjezioiii , clie furon gik fatte alia sua opinione , e seuza neppur ci- 
tare il sig. Dottor Rasori , die ne inena percioil piu gran rumore nella 
uuova edizione , die lia fatta del suo libro sull' epideniia di Genova. 
Leggendo le conclusioni die deduce il professor Ma ngili dalle sue poclie 
sperienze , saremnio quasi lentati di credere , die fuialmente sia gii 
scopertOjil sospirato specifico del veleno viperino , e die questo sia fuor 
di diibbio ranmioniaca ; die inoltre il veleno della vipera operi contro- 
stimolando le parti animali, e chela malattia sia facilmente dallo sti- 
molo d» ir ainmoniaca superata. Rla come distruggere le sperienze con- 
trarie dell' Abbate Foutana? Perclie nemmeno accenaarle, dopo che 
il fisico Fiorcntino si ebbe accjuistato si granmeritosu questo soggetto? 

Se la copia vale delle sperienze, la precisione di queste e la veriti, 
noa 6 certamciitc inferiore il libro dell' Abbate Fontaaa al discorso 
pronunciato nelTAuladi Pavia. 

II sig. professor Mangili ha fatto dunque inghiottire ad alcune Galli- 
ne dei tubetti di legno con entro della midolla di pane inzuppata di 
cinque goccie d'ammoniaca liquida , e le Galline dalla vipera morsi- 
catc sopravvissero dei mesi a questo terribile sperimento, e vivrebbero 
forse ancora , egli aggiunge , se uccise non si fossero per servire agli 
usi doniestici. Non ho trovato per veritk nel libro del sig. Fontana 
questa prccisa espericnza coll' intermezzo dei tubetti per far discendere 
rammoniaca uel ventriglio degli animali dalla vipera morsicati : quindi 
per togliere qualunque contrasto d'opinioni , ho voluto interrogare , 
come e mio costume, la natura, e replicare colle raaggiore scrupolo- 
siti I'esperienza Mangiliana. Presi perci6 due Galline, una delle quali 
assai giovanc , e molto vecchia la seconda ; le feci mordere ambedue 
dalla vipera, e.vidi non senza qualche niia sorpresa , die la prima 
te ne morl a capo di 6 mixiuti , e che subi un' egual sorte la secon- 



(Bo) 
da dopo di una mezz' ora , comecche entrambe fossero state munite 
del tiibo ammoniacato. Morirono le Galline con siiitomi dl convulsio- 
rie , ed aperto il loro torace , ebbi agio di osservare , che il cuore ,• 
ed i vasi piiiicipali intorno a questo viscere continuavano a pulsare 
dopo di un' ora della diseccazione del loro corpiccino. Quest' ultimo 
fatto sembra , che ulteriormente confermi ci6 , che io aveva gii da 
mok'anni annunciato!, non togliersi cioe dal veleno viperino, o estin- 
no-uersi 1' irritabilita muscolare , uccidendo I'animale. (i) 

Erano piesenti a queste sperienze due de' miei giovani allievi , che 
mi compiaccio di norainare con lode, il Sig. Beraaidino Tuvio, ed il 
Sig. Pietro Cavanna , ed un terzo finulinenCe , che venia pur allora dall' 
University di Pavia , nella quale vcduto avea Tesperienze Mangiliane, • 
il sig. Dottor Sartorio. Un Colombo peri , che avea gia servito alle 
prove da me tentate suUa digitale purpurea , sopravvisse alia morsi- 
catura della Vipera , preparato , com' egli era , coll' ammoniaca ; os- 
servando inoltre , che questo Colombo non dava raenomo iudizio di 
malattia , sospettai tosto , che questa esperienza , di cui ne veg^io un' 
analoga nel Libro del Sig- Fontana, non fosse intieramente andata a 
dovere , o perche le folte penne , che il Colombo porta sul petto , 
avessero impedito al dente viperino di attaccare la nuda carne , o 
perche avessi preso senz' avvedermene nel far mordere il Colombo una 
di quelle vipere , che avea gii versato il suo veleno sopra le galline. 
Era ben facile questo secondo errore nella gran copia di vipere , che 
io teneva rinchiuse in una sola cassetta favoritami dal Sig. Cavanna. 
Non poteasi dunque da questo isolato esperimento dedurre alcuna con- 
seguenza in favore della teoria del 5ig. Mangili ; doveansi cicb non 
ostante ritentar le prove , come potei farlo alcuni mesi dopo. 

Nuove galline , e nuovi piccioni furono morsicati dalla vipera in 
parti del loro corpo, dalle quali avea avnto I'attenzione di togliere le 
penne ; e due galline , e due colombi se ne morirono per una sola - 
raorsicatura viperina , sebhene avessero tutti Io stomaco armato 
del tubo ammoniacale. In quest' ultirae sperienze una gallina soprav- 



f 1, } YeJi Aui dclU Societi medica di Einulazione toino i. e parte prima. 



vlsse per ben died ore alia morsicatura , seLbene non fosse quella , 
che avea maggior copia d'amnioniaca nel suo ventricolo. L'araor della 
scieiiza mi stimolava a tentar delle altre sperienze sovra altre specie 
d'aiiimali muuendoli del vantati tubetti ; ma occupato d' altri affari 
non potei ici quel tempo intrattenermi si questo soggetto , e allora- 
quatido avrei potuto ritornarvi , mi mancarono le vipcre , e altro piu 
non mi fu conccsso , che medltare suU' esperienze gii'i futte. Furono per6 
gii intra prese , come ho avvertito , quest' esperienze dal Sig. Fontana 
sovr'alcuni quadrupcdi , n^ vedo , che alcuna in contrario ne porti 
r illustre Prof<.-ssor Ticinesc. 

Non sar.\ forse inopportuno che io avverta , come nell' ultime mie 
sperienze una gallina , la quale avea ingliiottito Tammoniaca , non di- 
venne altrimenti gonfia dopo la morsicatura della vipera , sintoma , 
che si svilupp6 in un' altra , che pel dovuto confronto feci mordere 
dalla stessa vipera senz' averla pria munita del tubo amrooniaca- 
le. ( a ). 

Del rosto furono eguali i sintomi , che presentarono tutte le mie be- 
stioline avvelcnate ; impotenza a muoversi , e tenersi ritte su i piedi, 
frequenti tremori, alzamcnto delle penne, respiro affannoso , sonnoleuza, 
e finale convulsione. La cariie dopo morte si facea livida, e mi e sem- 
brato j die tramandasse lui pnzzore cadaverico prima del tempo , in 
cui sogliono esalarlo questi aniniali uccisi nella maniera , che si co- 
stuma per 1' uso domestico. II fegato dei due piccioni avvelenati era 
pifi grosso del doppio e sembrava quasi putredinoso poche ore dopo 
la morte. In un di questi ho nuovamente veduto , come ho avverti- 
to nelle prime prove dellc galline , che il cuore continuava a pulsa- 
re un'ora dopo la morte. Del resto non potei osservare , come di- 
ce d' averlo veduto il Sig. Fontana , che morissero pria degli altri 
quelli aniniali avvelenati , che aveano esclusivamcnte inghiottita I'am- 
moninca ; tcmo quindi, che non essendosi servito il Professor Fioren- 
tino di quei tubi di legno inventati dal Professor di Pavia, possa aver 



(*^ La gn-i|icz7.a ltd roipo flc^lt animali KursicatL Jalla vipera 6 un fonitineno ass.it comuFie, e forM 
ptd deU* ilcrizia , die Ax qqaldie sctitt^iri! si v':ole per una conseg:ueo7a iinmeJiala dd veleno vipeiiao; 
ni prinr-pslfT.enre lo i nell' uonio, CLune puossi vcilere nello MeJitlie Storie presso qmsi tatli gli autort. 
11 principio, Ja cui Jipcnile, Don i aucora spiegato , a dispeno dello lame letrie / che si sono fablricata 
mU' aaione del relooo Tipeiiao. 



(SO 

pregiudicato nelle sue sperienze colla forza deH'ammoniaca alia dilicata 
struttura delle parti, die lia dovuto scorrere questo riraedio pria di 
giungere al ventricolo. 

Non risulta dunque dalle niie prove , clie rammoniaca prcsa nella 
inanicra consigliata dal Sig. Mangili sia un' antidoto del velerio vipe- 
rino, lie io mi affanner6 per dediirre altre conseguenzc da miei pocbi 
fatti , sapendo per prova quanto giovi essere circospetto nello stabilire 
delle teorie in medicina. Ball' azione opposta dell' ammoniaca al ve- 
leno viperino ha concliiuso il Sig. Mangili, che questo era uno contro- 
stimolante , nou poteridosi dubitare della forza stimolante del prime 
(b ). Io nou diru, clie tale nou possa essere il veleno suddetto, sebbene 
Tammoniaca nor. abbia preservato dalla morte gli animali , che ave- 
vano inghiottito questo rimedio ; poiche potrebbe darsi , che I'ammo- 
niaca nou fosse stata data nella iniglior maniera possibile , e forse che 
potrebbe alcun' altro stimolante servir meglio all' intento dell' ammo- 
niaca. Blsogna pero confessare , ch' ella e ben luugi dell' esser provata 
la forza contro-stiraolante del veleno della vipera per I'esperienze del 
Sig. Mangili, e che inoltre muovouo dei dubbj a questa ipotesi le fe- 
lici cure intraprese negli animali daUa vipera raorslcati con dei ri- 
medj toltl dalla classe dei mucillaginosi , oliosi ,e debilitanti. Chi pu6 
jgnorare tutto quanto e stato detto in favore dell' olio d'olivo contro la 
morsicatura degli animali velenosi , e principalmente della vipera? Le 
sperienze , che registrate sono nelle transazioni filosofiche sou pur di- 
rette ad accreditarne 1' uso ( c ). L'acqua raedesima , e la sola acqua 



( t ) CTie la cura c[ei veleni in genere deblia essere stimolante non h per verita un ritro^alo moJer- 
no, trOTandosene delle traccie in Diosdloride , Galeno , Celso ed altri Autoriy dei quali si vogUone ri- 
ficontrarc i Libri. Contro il Tcleno della vipera Diosroride sirigolarmente lodava gli aromi , -I'oppio i 
gli alcalitji. CeUo prescriveva ai mnrsicali muUujn , meracumque vitmtn, quod omnibus t'enenis contra' 
rium est. Albenini in fatti si seivl del metndo Celslaiio nella cura J' u-i' noma morsicaio dalla vipera : 
jnuUam vini montepukiani vim exhautit^ dice raccadeinico Bolognese. Sembra in somma, cbe gli antichi 
non meuo clie alcuni ir.odwi iii pensassero alia forza contro-stlmoUnta dei veleni , cbe cbiainavaoo /rt- 
gidi ) ed i ^uali pur Toleano curare col metodo stimolante caloroso. 

{ c) V esperlenje Jelli tranjazioui anglicane non s->no peri iiu!c!te Jgli Accadfinici fr«nce»! ( «nna 
1737^ ai al Mead f ai uUiinamento aU' Abbate FoaCana, 



(53) 
pura b stata , non son poi moiti anni , predicata qual rimedio capa- 
cissinio a ourare i feriti clalla inorsicatura della vipera^ o non si 6 
traTasciato di citar dei casi favorevoU a questo innocentissimo riniedio. 
( vedi gli opuscoli mcdici stampati a rarma nell' anno ijGT). ) Final- 
nientc se 1 aininoniaca ha avuto del partigiani , ha pure avuto dei con- 
tradditori. e di questi, e di quelli ne conta pure, ( giacche non giova 
disiniularlo ) il nietodo opposto all .uuiuoniaca nclla cura del velono 
vipcriiio. 

Egli c pensando su questa materia , o dopo aver Ictto tntto qiianlo 
gli auCori hamio scritto sul velcno della vipera , e dopo aver rifatte 
alcune ilelle novcaiila csperienze del Sig. Fontana , dopo averne iraa- 
ginuto alcune niiovej c dopo averci lunganiente ineditato , die colla 
niaggioie ingenuiti son costretto a chicdere ai filosofi in qual nia- 
nicra il viperino velcno uccida gli aniniali , e quale ne sia lo speri- 
fico. Ho gii mostrato iin altra volta , ch' era inclinato a credere I' a- 
zione di questo veleno leslva principalaieate dei nervi , come la pensa- 
vano EoerIia\ e. Mead, Morgagni , Tissot , ed aUri molti ; ma neppur 
_questa tcoria e stata posta da dirette sperienze nella sua evidenza, e 
quando ancora venga addottata , restera sempre da spiegarsi in qual 
niauiera i nervi siano attaccati dal veleno: qual cangiamento essi su- 
bisrano, c qual rimcdio sia Tottimo per ritornar loro lo stato pri- 
miero. 

. Lo studio da me posto suU' indole, ed azione di questo veleno neU'eco- 
nomia animale mi ha fatto vedere ci6 ch'egli non era, anzicch^ cono- 
scere il modo onde riesce fatale. Chi potra spiegar la ragione , per cui 
la vipera non e micidialc alia sua specie^ perclie il gatto fra tutti gli 
aniniali a sangue caldo resiste maggiormente al veleno viperino ? Qual e 
quel principio che si oppone alio sviluppo del veleno insinuato nel corpo 
degll aniniali a sangue freddo? Ma questa ultima osservazione del Fisico 
Toscano non depone certamente in favor di coloro, che pretendono cogli 
stimolanti diftusivi rimediarc ai niali prodntti dal \ eleno della vipera. 
La maggiorc ecritabi!iti\, di mi son dotati gli animali a sangue caldo, 
dovrebhe inipodire i guasti di un tal veleno \nh facilmente , e piii pron- 
tamente , sc bastasse ercitare solanunle que.-.ta forza , onde render vana 
ra^zione di quullo. Si aggiunga , chf le strida dtli' animale nel inomen- 
to, che vicn ferito dalla vipera , e I'lr.f i-nimaaione, che sovente nasre 
nella parte luorsicata , la febbie , e non rade volte acutissima, che as- 



r 



sale i feriti , sono dei sintomi , che non cl persuadono punto dover es- 
sere contro-stiraolante il veleno viperino. II Sig. Morgagai cita 1' os- 
servazione di un certo Kramer, da cui si rileva, che un glovine mor- 
sicato ia un dito dalla vipera ebbe iinmantinenti infiammato tutto il 
braccio , febbre violenta etc. Se il Sig. Mead pungeva alcune parti 
sensibili dei cani con degli strumenti analoghi ai denti viperini , non 
gettavano quelli alcun lamento , ed invece le strida erano acutissime , 
se nella t'erita si versava dai denti un poco di veleno. Finalmente il 
Sig. Foatana ha vedi^to piu volte eccitarsi 1' infiammazione nelle arti- 
ficiali ferite , che facea agli animali per versarvi del veleno; e da tutte 
queste ragioni sembra ben escluso dalla classe de' contro-stimolanti il 
veleno viperino. L' infiammazione peri!) non e una compagna insepara- 
bile delle ferite , che fa la vipera , ne sempre previene quella serie 
di mali , che a queste morsicature vien dietro. Ho gii detto un' altra 
volta, che in alcuni casi si era riuscito a debellare la malattia produtla dal 
veleno viperino con diverso metodo di cura, collo stimolante cioe e col 
debilitante, ragion, per cui son costretto a dar la preferenza, della me- 
dicatura parlando, alia cura loc.ile, anzicche alia generale. Lascier6, che 
i sintomi di eccitamento si combattano cogli oleosi , e coU' acqua , che 
quelli di debolezza si attacchino di fronte coll' ammoniaca , coll' op- 
pio, e col vino ; ma per me sta fermo, che le scarificazioni , le caute- 
rizzazioui, e la stessa amputazione della parte morsicata sono rimedj, 
che operano piu sicuramente e piih frequenteniente che non il meto- 
do di cura diretto a combattere la diatesi. 

lo qui termino. le mie riflessioni suU' azione del veleno della vipera. 
Ho portato alcune nuove sperienze sovra un'argomento , che ne conta 
delle migliaja; non ho addottato alcuna teoria , ma mi lusingo d'avere 
provato, che neppure era vera quella, che ultimamente venne predica- 
ta. Desidero dunque, che sorgano nuovi fisici, i quail siano pii^ftlici di 
quel, die nol furono i gii nominati per istrappare finalmente alia natura 
il suo secreto, e dar all' uorao uno specifico contro si formiJabile veleno- 

In un' altra occasione esaminer6 quella proposizione del Sig. Fontana, 
in cui stabilisce che una vipera e incapace d' uccidere un' uomo con 
i^na , due, o tre morsicature. 

A P P E N D I C E. 

Ncl momcnto, in cui trakscio di scrivere questo cenno , un'amico, 



(55) 
mi fa vedere im nuovo libro , iti cui si paria del miasmi contagiosi , 
e per incidenza del veleno viperiao. II Sig. Casinelli nel primu vo- 
lume delia Societi' Medica di Bologna s'iugegna di provare , che il 
veleno della vipcra uccide gli animuli per 1' alterazione che porta 
nel loro sangiie senza quasi toccare le parti solide , uervee siano , o 
niuscolari. E' diflicile , die sia ricevuta cou applauso questa opiniune 
in uii moinento che la Patologia umorale h decaduta da quel seggio 
in cui I'aveano posta gli antichi , e si pu6 dir quasi passata di moda. 
Aggiungansi le sperienze del Mead, dalle quali risulta , che nessuna 
alterazione pot6 osservarsi nel sangue frammischiato al veleno della vi- 
pera, che presentata egualmentc non fosse dal sangue conservato senz' 
alcuna niiscela. Aggiungansi le sperienze di Fontana per cui il veleno 
viperino cinientato co'diversi chiuiici reagenti offri i fenomeni analo- 
ghi della gomma, la di cui azione chimica sul sangue a nulla, o qua- 
si nulla, si riduce. Ma finalniente come potrk questa teoria conci- 
liarsi con c\b, che altra volta osservai , nella morte delle rane pel ve- 
leno viperino , nialgradoche a queste fosse strappato il cuore , e ia- 
terrotta no veuisse la circolazione san";ui<ina? 



OSSERVAZIONI, E RIFLESSIONI 

SULLA CIFOSI PARALITICA 

M E M R I A 

DELCHIPxURGO LUIGI MARCHELLI 



F. 



ra I niali , direi quasi innumerevoli , cui va soggetta I'umana spe- 
cie , se lie contano alcuni di natura , e d' indole cotanto oscura die 
(a parlar sinceroj ammettono appena un trattaraento curativo pura- 
mente empirico. 

Si devono fra questi annoverare \z. Rachitide , le Scrofole , e quella 
curvatura della Spina accompagnata da paralisi delle estremit^ , clie 
si conosce in oggi sotto la denominazione di Cifosi paralitica. 

Siffatte malattie , d' ordinario trascurate da una gran parte de' Me- 
dici e Chirurghi , perche esigono una cura assai tedtosa , e rare volte 
suscettive sono di completa guarigionc, furono sempre gli oggetti piii 
interessanti delle mie riflessioni, riconfortate dall' idea consolante, che 
se mi riuscisse di dare un nuovo passo verso la vera , e ragionata lore 
diagnosi , non avrei a dolermi che le mie fatiche sieno state del tutto 
i nfruttuose. 

Accademici valorosi , riserbo ad altr'epoca 1' onore di communicar- 
vi alcuni miei nuovi tentativi per la cura della Rachicide , ed il feli- 
ce costante risultato ottenuto dairuso del muriato di calce nella cura 
delle Scrofole , die di buoii grado ho sostituito a quello di Barile 



(57) 
percht^ meno. soggetto ad ineonvenienti, e disordini, (i) e mi rlstrlngo 
preseatemente ad esporvi alcuiie mic osservazioni sulla Cifusi paralilicd 
tendeiiti a conferraare quelle dei Sigg. Cameron, Jeffris , Pott, e del 
celebre italiano sig. Palleua, ed a squarciare il denso velo , in cui 
e tutt'ora involto questo rarao di chirurgia pratica. 

Sebbcn questa grave, e poco conosciuta nialattia (die altentava 
per altro alia vita dell' uomo fiiio dai tempi d'Ippocrate, e degli Ara- 
bi) , scbbene non rispannj eta alcuna^ ne sesso, attacca pure a prefe- 
renza i funciulli piu teneri , e li deforma in inodo da readeili ogget- 
to d' inutile conipassione, e di grave peso ai lor genitori, ed alia so- 
cieta; e qualora essa malattia si sviluppa negli adulti spiega, su di esse 
una lorza inaggiore, e li precipita piu rapidamentc nel piu desolapte, 
e penoso stato di nullita. 

Fra noi pure alia e pur troppo frequente , checche ne dicano alcuni 
poco esperti osservatori. Per poca pena , die si dia un medico , 
ue incontreri non pochi eserapj , e si persuaderi facilmente, che la 
sola disattcnzione, e l' ignorauza sogliono nasconderla, o mascherarla. 
Dal die avviene, che pochi ne conoscono i forieri; anzi non di rado 
unche da Professori (altroade illuminati} se ne incolpano a torto le 
pii zehinti nutrici, e le madri piii tenere , e circospette , imputando 
loro disattenziotii o disordini che non hanno coniraesso gianiiiiai 

Non deve peri tacersi , che il piil delle volte troppo tardi si ricor- 
re ai consigli medici , e si trascura il tempo pii propizio per ritrar- 
ne qualdie vantaggio. Si consulta il medico, ed il chirurgo allorche 
si e inutihucnte sperimentato per piu iiiesi tutto cio, che ha saputo 
suggerire I'iraperizia , I'impostura, o la cattiva abitudine, mentre in- 
tanto raniinalato languisce , ed emacia: e quel che e peggio ancora 
in tale stato di cose rare volte si ottienc la costante ed esatta continua- 
2ioue necessaria de' pochi mezzi die son finora in potere deirarte.(2). 



^■) Verio il fine del iSoi comincui a pratlcare il mariato di calcc nella cura dell« scrofole. Nel 
>8o4 oe conimunicai i felici ricultati alia noilr.i Socicia' iiiedica di eiuuUzioac, conferrnati ia seguito dt 
inolli ProTessori iniei ainici a i qu.ili ne Iio suggcrito 1' use- 

( a ^ EgU i uQ fatto ; 1 Genitori anclie piu senaibili e pia teneri direngono gradiramence (jnasi in* 
dtilerenii alia angosci* cd ai ciuccj do' laro ligU per puco effcilo di qiell' abitudine cbe gaaXit il CUOia 
d«U' noiBo. 



(58) 

I sintomijche precedono , ed accompagnano la Cifosi paralitica, so- 
no di natura tale da farla distinguere assai facilniente da qualunque 
altra curvatuia della spina , come osservano , e dimostrario cliiara- 
mente i Sigg. Pott, e Palletta ; e son d'aviso , che per maggior chia- 
rezza si possano dividere in due classi (5). 

Nella prima comprendo quelli , clie precedono la curvatura , e for- 
mano (per cosi dire ) il primo stadio della malattia — Nella seconda 
quelli che si manifestano al coniparir della curvatura medesima , e 
ne seguitano necessariameute il di ki andamento. 

Si riferiscono alia prima iin certo marumore assai manifesto, che 
si osserva negli individui che son disposti a questa malattia, un Ian- 
gore generale , ed una non curanza di tutto cic!), che una volta era 
loro grato, e piacevole ; straordinaria tendenza all'inerzia; avversio- 
ne al moto , ed eccessiva stanchezza dope qualunque menomo eser- 
cizio; cangiamento del color naturale, appetito viziato, frequenti borbo- 
rismi di ventre, evacuazioni fecali liquide, e sciolte piii dell'ordinario; 
e sogni torbidi, espiacevoli, che sogliono terminare con forti gridi, e 
lamenti. Atal'epoca comincia (sebben poco seasibilmente) la curvatura 
della spina; ed e a quest' epoca istessa , che cominciano a comparire 
i sintomi , che appartengono alia seconda classe. 

L'ammalato comincia a sentire un dolore fisso , ed ottuso in qual- 
che parte della colonna vertebrale: passeggia con lentezza, e fatica , 
portando le punte de'piedi rivolte in basso , le spalle alzate ed il petto 
in avanti : barcoUa , ed inciampa facilmente, e spesso gli si piegano- 
le ginocchia, sa gli accavallano le gambe, e qualche volta cade an- 
che nel piano , e ne' pavimenti sgombri da qualunque siasi intoppo. 
Non pu6 a lungo tempo raantenersi ritto in piedi, ne pu6, se non a 
grave stento, dirigere 1' uno o I'altro de'piedi verso un determinato 
punto: le coscie^ e le gambe van soggette ad un frequente, ed incomodo 
formicolamento, perdono gradatamente il moto ed una gran parte della 
loro naturale sensibilita; ne tarda a comparire un dolore, ed un certo 



(3) Una tal divisione i (a cui iton si pose mcnte Unora) mi scmbra di graode importanza , giacch^ pu4 
cssere della massima ultlaa nella pratica coll' indicarci la disposi/.ione allj malattia i ed il suo primo 
CTiluppo ordlnario | plu £%cile ^ fieoza dubbio ] a coinbattersi che la malauia compleu ^ e uel suo pier 
no ylgote. 



strlngimcnto molesto alia regione epigastrica : la resplrarione fl5?i 
assai steatata, e stritlula.'L^intligt-'stioiic, l,i sliticliezza, e spessu iuvecc la 
diarrea , o I'esito iiivoloiitario delle feccic, e deiroriiia, ascessi agl' in» 
guini, ed alle natiche , e fiiialiiiente alunghi c contiiiuati tormeuti sue* 
cede I'einaciazione e la morte. 

Questo e il quadro disgustoso clie ci presenta l.i Cifosi paralitica ab- 
bandonaUi a se stessa , o uoii ben conosciiita da chi ne iinprende la 
ciira , o troppo tardi curata col inetodo anche il piii adattato, e con- 
veiiiente. 

La sede di questo morbo ( al dir de'pratici) e nei ligainenti delle 
vertebra, nelle cartilagini iatervertebrali , e nel tessuto osseo delle 
vertebre medesime. Anclie fin da priiicipio della malattia soffrono i 
f riini uu qiialciie rilassainento , ed iiigrossanicnto che progredisce a 
misura clio avanza e cresce la malattia. Si gorifiano pure qualclie volta, 
e si raniuioUiscouo in seguito i corpi stessi delle verlebre , e si vaa- 
110 lentauicnte disponendo alia totale dissoluzione , e le cartilagini ia- 
tervertebrali poco a poco diniiuuiscono di volume fino a totalmente 
distruggersi per la continuata, e forte pressione , die ( secondo al- 
cuni ) costrette sono a soffrire. Non dr rado succede qualche notabile 
sconcerto nella raembrana , die involge la inidolla spinale ed essa 
pure qualche rara volta ne soffre. Tutti gli altri fenomeni , a mio 
giudizio , non sono che il prodotto di queste principali, e notabi- 
li lesioni. 

La siluazioue della curvatura non k costante: ordinariamente e pii 

spesso succede in alcune delle vertebre dorsali , e nelle prime loraba- 

xi ; si nianilesta pero anche nelle cervicali , e si estende qualclie vol- 

' ta alle ultiine lonibari, come si puu rilevare dalle storie degli iudi- 

vidui da uie diretti. 

Non c ncppur costante la di lei estensione, giacclie qualche volta 
due sole vertebre formano la curvatura , altra volta tre , ed anche di 
pill ; e vi sono de'casj, ne' quali si estese ad otto,ed anche a pifi. 

Ci6 che dissi rapporto alia varieti^ ed incostanza della situazione 

ed estensione della curvatura, si osserva pure rapporto al corso della 

malattia, ed all' intensiti de' fenomeni , che la precedono, e 1' accom- 

pagnauo. D' ordiiiario per6 souo piu , o nieno violenti iu proporzione 

j della maggiore, o minore curvatura niedesima, e della situazione diessa. 



(60) 

Per mala sorte non k fin'ora conosciuta la vera causa, che dkVo- 
rigine a questa malattia tormentosa; e se v' e alcuno , che dietro le 
osservazioni , e gli insegnamenti del sig. Pott abbia azzardato d' indi- 
carne alcuna, a mio giudizio, non 1' ha descritta con precisione , ed 
esattezza ; anzi sono inclinato a credere clie si riguardi come causa un 
qualche di lei efietto , come di se stesso confessa il prelodato autore. 
Esclude egli per6 assolutamente qualunque causa esterna, a meno che 
non si supponga una preesistente disposizione nei corpi delle verte- 
bre , e dice frUncamente csser egli persuaso , clie 1' origine della Ci- 
fosi si debba ripetere dalla diatesi scrofolosa; la qual cosa e in opposi- 
zione colle osservazioni, e riflessioni del sig. Palletta. 

Sebbene alle mie osservazioni siensi presentati due individui affetti da 
Cifosi paralitica, nei quali eransi antecedentemente sviluppati i veri, e 
soliti contrassegni della Diatesi scrofolosa ; pure devo confessare in- 
■genuaraente , che in tutti gli altri non v' era Inogo al benched mini- 
mo sospetto d' un tale precedente vizio,ne di verun' altro consimile, 
e che in uno di questi si sviluppo invece antecedentemente la diates^i 
scorbutica, che poteva sospettarsi ereditata. Quindi sono d'aviso, che 
la vera, e reale causa immedlata della Cifosi sia tutt'ora assai incer- 
ta, ed oscura ; e se m' h lecito azzardare una qualche congettura in 
un' affare di tanta importaiiza, credo, che debbasi ripetere dallo 
squilibrio, ed eccesso di una qualche sostanza destinata a coucorrere 
alia formazione del tessuto osseo , come di molti altri. 

Prima pero d' esporre le ragioni , ed i motivi , che mi inducono a 
cosi pensare , credo d' assolnta neccessita il darvi un breve raggua- 
glio di alcune delle osservazioni, ed esperienze, che ho fatte nei decorso 
di molti anni , ne' quali ad epoche diverse m' e avvcniito di visitare, o 
curare alcuni individui di di versa eta, e di sesso diverso, che furo- 
no sosfgetti alia surriferita malattia. 

OSSERVAZIONE I." 

Nei 1782 fui chiamato a visitare Luigi Descalzo figlio di Pellegri- 
na e Domenico , entrambi della pid Florida salute , e robustezza. Era 
quegli stato allattato da sua madre, n& aveva sofferta altra malattia du- 
rante la puerizia , fuorchc il Yi»juolo aaturale d' indole assai benigoa. 



(6i ) 

All' eti (I'anni 7 circa comiiici(^ a sentire al dorso,ecl alle estremit^ in- 
feriori ini dolore molcsto, il quale andu rapidamente auraentando al 
segno di cagionargli una stentata, e penosa respirazione, sudori fred- 
di , frequeati lipotiniie, e molti altri gravi siatomi. Assai presto si ma- 
nifest^ la ciirvatura , clie dulla quiiita vertebra cervicale si estese in 
seguito fiiio alia quarta dorsale , accompagnala da dolori atroci anche 
alle estreraiti superior!. In questo stato deplorabilc fu affidato ad un 
cosl detto Calafatto clie ne tentc) la guarigione col crudele , e de- 
testabile mezzo di forte pressione al dorso , cd alio sterno con pesan- 
ti lastre di piombo , e stretta fasciatura. Sotto questo barbaro tratta- 
mento, clie duro per ben tre mesi , infierirono tutti i surriferiti iuco- 
-inodi , e si nianiiest6 un'asma con\'ulsivo quasi continuo accompa- 
gnato da frequente sputo sanguigno. Egli e a quest' cpoca che chia- 
mato essendo a visitarlo , mi riusci a stento la sosp^iQsione d' un me- 
todo cosl pernicioso. Uii alleviaraento sensibile che pi^vo 1' infermo 
nel breve spazio di 5 a G giorni , mi procuru la di lui confidenza ^ e 
qiiella de' suoi geuitori; ond' 6 che si eseguivano i miei consigli colla 
niaggiore esattezza. E siccome dall'esame fatto io avea rilevato, che spes- 
«o andava egli soggetto a diarrea, che d'ordinario gli continuava per 
•5 o 6 giorni , ed a questa succcdcva costantemente una corrisponden- 
te triegua de' dulori , cosi liuiitai tutto il mio piano cnrativo a dei 
blandi lassativi , epicraticainente amministrati , cd all iiso d' una de- 
cozione di legno sassafras, di cstratto di china, e ad un vitto dili- 
cato , e nutritive avvalorato dall'uso moderato di buon vino. Un no- 
tabilissiuio vantaggio ottenuto da tale nietodo mi determine') ad ab- 
•Jiandonare 1' idea dei lacci , o dei cauterj , a quali tanto I' infer- 
mo , che la di hii niadre avevano molta ripugnanza , idea che abban- 
donai nella lusinga di vedere eliminato il fomite morboso per la stra- 
da degli intestini a proporzione che 1' ammalato avesse acquistata mag- 
gior forza , e vigore. In fatti non fu vana la niia lusinga. Nel decor- 
so di 1 1 mesi circa, in cui andarono a poco a poco mitigandosi i sur- 
-riferiti fenomeni , lauHualatato ri[irese vigore, riacquisto 1' appetito nel 
•tempo istesso che la diarrea si rendeva pii frequente. Di qui ebbero 
•origine Ic pifi lunghe triegue , e la minore intensiti de' dolori. Non 
tard6 ad acquistare qualche poco raoto , e maggiore sensibility nelle 
estremili* inferiori : fenomeni, che audarouo gradatameute aumeiUando 



r62) 

in niodo da pennelterle di abbandoaare il letto , e di passeggiare con 
qualche ajuto. 

Pel corso d'alciini amii conseoutivi , sebbene andasse ognor piii ri- 
Guperando le forze, pure lu spesso soggetto a diversi incoinodi di 
qualche lilievo , e speciahneutc all" asnia coiiviilsivo, ed a qualche 
sputo saiiguigno , particolarmente iiella fredda stagioiie. 

la oggi gode vuia biiona salute, nialgrado una notabile gibbositi 
rimasta al dorso nella gil indicata situazione della curvatura, ed una 
raarcatissima elevatezza acumiuata alia corrispondeatc parte anterio- 
re del Torace ; e da otto auni a questa parte altro Incomodo non ha 
sofierto lHori d'una certa lassezza e seusazioue molesta generale ari- 
prese , piii senslbile al dorso, e nelle articolazioni , e cii!> specialmen- 
te nelle mutazioni dellc stagioni , o dell' atmosfera. 

O S S E R VyA Z I O N E 11/ 

In novembre 1786 , visitando Ignazio Passera di Giuseppe e Vero- 
nica , rilevai esser egii da gran tempo affetto da Ciiosi paralitica, che 
Tobbligava al letto in mezzo a dolori atroci , e nella pii decisa im- 
mobility. Interrogati i genitori , mi fu facile di conoscere , che il Pa- 
dre ad epocho diverse aveva avuti i pii!i decisivi sintomi di diatesi 
scorbutica combattuta da diversi medici , ma non ancora totalmente 
distrutta ; che rinfermo allattato da sua madre sebbene d'origina- 
ria costituzione gracile,e delicata, fino all'etii d' anni 3 circa non ave- 
va sofferto incomodo alcuno; che a quell' epoca fu attaccato dal va- 
juolo naturale d' indole assai benigna; che all'eta d' anni /j. gli si mani- 
fest6 un colo di linfa viscida sanguinolenta dalle gengive , le quali 
erano gonfie , e pallida, e rendeano il di lui alito assai fetente; 
die dopo ci6 comparvero molte piccole ulceri alia gengive , ed ai 
labri accompagnate da quasi continue prurito raolesto , per 5 e 
piii mesi refrattarie a molti topici adoprati ; che un' anno dopo gli 
si manifestarono in tutta l' estensione della pelle della macchie cir- 
colari di color rosso-fosco , e di vario diametro precedute da estre- 
ma debolezza , e da diversi altri fenomeni , fri quali era special- 
mente rimarchevole l' appetito somraamente viziato ; che in tale sta- 
to di cose il defunto sig. Pizzorno, medico che lo visit6 , giudic6 



(63) 
la malattia uii vero scorbuto , e consigli6 all' ammalato I'liso conti- 
nuato de' bagni d' acqua di mare, e d' una couveniente dose di delta 
acqua a meti diluita con acqua commune per uso interne ; cura che 
non potc in niodo alcuno tolerare; che finalmente 1' ammalato prov6 
in seguito assai presto al dorso un dolorc ottuso , e continuo accom- 
pao-nato dal solito corredo de' sintomi della Cifosi , c!ic in poco tem- 
110 lo ridusicro nella siluazione, in cni lo trovai la prima volta. I di 
lui r^euitori non s' avvidero della curvutnra della spina , che alcuni 
mesi dopo ; epoca, in cui si manifest6 un' ascesso alia parte laterale 
destra d^lla 5." e 4" vertebra del dorso, che fu curato con tupici 
emollienti , clie suppur6 assai lentamente, e si ruppe con piccolissi- 
ma apertura. 

Invece di far riflessione alia natura della malattia, il chirurgo che 
presc a curarlo , praticu unguenti , e cerotti d' ogni specie, per tenta- 
re la guarigione di quella piccola piaga. Ignorando egli forse che si 
poteva e si doveva rivolgerla a sicuro profitto del povero infermo , 
imagiiiL) che I' ostinazione della piaga fosse prodotta da lue sifi- 
litica ereditata; ond' t? che azzatd6 la cura delle frizioni mercuriali, 
che fu obbligato a sospendere al ^-'^ o 5.° giorno a molivo d'cccessi- 
VO, ed ostinato ptialismo. Dopo tale mal' intesa direzione comparvero 
assai presto i dolori piu atroci , specialmente alle cstremita inferior! , 
1' affanno , le lipotimie , e tutto cio , che di piCi imponente suole ac- 
compagnare questa terribile malattia j ed e a quest' epoca, che re- 
plicate volte si videro cedere tutto ad un tratto i dolori alle estremi- 
ti inferior] , e manifestarsi emicranie le piii here , accompagnate da 
asma convulsivo , e soffocaute in modo da far credere 1' ammalato 
prossimo al suo termine, e da perfetta paralisi delle estremiti supe- 
rior! , fenomeno che qualche volti dur6 oltre i due gtorni. Tale era 
lo stato deir infermo allorclie lo visitai la prima volta, e ne presi la 
direzione; e siccome era egli nella massima emaciazione, e debolez- 
za , cosl comiiiciai dal saggerirgli I'uso di cibi dilicati , e nntritivi, e 
d' una infusione di china , che andai jrradatamente anmentando. Po- 
chi giorni dopo dilatai la piccola apertura al dorso a segno di poter- 
la ridurre ad im comodo fanticolo , il ch© mi rruscl assai facilmente, 
non ostante le grandi opposizioni dell' ammalato , e dei parenti : or- 
Anai d€lle strormazioni geaerali con morbida flanella due o tie volte 



(64) 
al giorno , quaiido i dolori, e gli altri incomodi il permettevano. 
Nello spazio di pochi mesi colla continuazione del surriferito ineto- 
do andarono gradatamente diminuendo gli indicati fenotneni , e spe- 
cialmente dopo la comparsa d'altro ascesso , che si fonD6 alia parte 
opposta, e pill basso del primo. Dall' artificiale apertura del medesi- 
mo procurai di ritrarre il posslbile vantaggio coUo stesso metodo in- 
dicate di sopra. Questi miei tentativi ebbero 1' esito il piu felice. L'am- 
malatp migliorando gradatamente arriv6 a segno di muoversi , e di 
abbandonare il letto , e di trasferirsi a distanze non indifferenti coll' aju- 
to delle stampelle. 

Continuo in tale stato pel corso di quasi tre anni, dopo i quali peg- 
glorando la situazione economica di sua famiglia, gia di molto dete- 
riorata, non tardu a sentire il peso delle vicende domestiche. Estre- 
mamente riflessivo e sensibile , comincio a dolersi di straordinaria 
debolezza, di profonda malinconia e di grande disappetenza; ricompar- 
ve qualche leggiera emicrania , ed un raolesto formicolamento al dor- 
so , ed alle spalle. Tedioso, ed intollerante con tutti non tard6 ad ab- 
bandonarsi al letto senza una positiva necessity. Continu6 in tale 
stato per alcuni mesi , nel qual tempo soppraggiunse l' epoca funesta 
del memorabile nostro blocco , di cui risenti, al par di tanti altri, i 1 
tristi effetti. 

. Mai provveduto , e peggio nudrito si vide ben presto ridotto nello 
stato di estremo languore: ricomparvero i dolori , la paralisia delle 
estremita inferiori, ed in ultimo degli ascessi agl'inguini, alle nati- ' 
che, ed in molte altre parti, e finalmente morl consunto. ; 

Le cose piii notabili che mi present6 la sezione del cadavere , fu- 
rono un gonfiamento non indifferente della 5/ ^.' e 5/ vertebra del | 
dorso, le quali erano spogliate del periostio, e de' ligaraenti , ed il ; 
corpo della 6." e 7.' quasi intieramente distrutto , e ridotto ( come , 
costantemente si e da tutti osservato) in una poltiglia bianca , ed ino- 
dora , ed una superficiale erosione della radice delle apofisi traverse i 
della 6." vertebra. | 

OSSERVAZIONE IIP. | 

I 
j^el 1802 fui chjamato a visitare Pietro Besazza che allattato da 1 



CG5) 
sna madre si mantenne ncl piu florido stafo di salute fino all' eti 
d'annl tre. Coinincio a quellepoca a seritire tulti i sintomi che pre- 
cedono la cifosi. Tre inesi circa dopo comparvc la curvatura, ed 
assai presto fu seguitata dalla paralisi delle estremiti inferior!. Dopo 
un anno, e pii'i di mal jntesa direzione , si formo un'ascesso fra I'ul- 
time vcrtebre del dorso, e le prime dei loiubi , ove era la curvatura, 
ma furono coiitrariate le benefiche viste della natura per sei mesi 
e pill ncUa mal concepita idea che sarebbe stato un errore aprirlo 
col taglio. L";iaiinalato intanto di giorno in giorno deteriorando s'av- 
vicinava al sno terniine ; ed e appnnto in tale miserabile stato clie lo 
vidi per la prima v<;Ita. Non tard.ii un sol moniento a secondare 1' 
indicazione che preseiitava la natura col taglio del ascesso che ridussi 
ia seguito a cauterio. Gli feci amministrare della china , e del buon 
vino , ed ebbe nel decorso di due settimane un vantaasio sensibilis- 
•imo, che aument6 progressivamente piii di tre mesi in mode da con- 
cepire una qualciie lusinga della guarigione ; quando tutto ad uu trat- 
to fu sorpreso da febbre vcrminosa , durante la quale evacui a ri- 
prese piii di 40, lombrici, e crebbero intanto i feaomeni della prima 
malattia. Si formarono due ascessi agl'inguini, e due alle natiche, e 
niorl consunto li 21 raaggio iSo^. 

La sezione del di lui cadavere mi prescnto un esempio quasi ana- 
logo a quello reglstrato nell' opera di Bonn citato dal sig. Palletta, 
(4) con questa diversity, che nel mio la lesione delle vertebre 
era limitata all'ultime due dorsali , ed alle prime due lombali , e la 
sostanza contenuta ncl sacco si era fatta strada in ambidue gli in- 
guini, e nelle natiche. 

OSSERVAZIONE IV.' 

Suor Rosa Serafina Quartini, Dominicana, avendo sortito un'ottima cos- 
tituzione, si conservi nel piu buono stato di salute fino all'eta d' anni 
34, epoca, in cui audi soggetta ad una grave febbre contagiosa, da cui 
si ristabill a grande stento. Dopo tale infermitk soft'ri notabile sconcerto 



(4) 1. B, Ftllclia ccc. tec. AdfeiiuU chiinrgic* prima , pig. 194, 



(66) 
nella menstruazione, poich^ fu essa costantemente assai scarsa , e la« 
boriosa, ed accompagnata da tormentosa emicrania , e da molti altri 
disordini. Tre anni circa dopo cominci6 a provare un dolore ostinato 
all'osso sacro , ed un'incomodo formicolametito, e debolezza al!e es- 
tremiti inferiori , ed assai presto si mauifestarono tutti gli altri fenome- 
ni, che sogliono accompagaare la Ci/osi ; per lo die fu ridotta in uq 
letto, e specialraente per la totale impotenza al raoto delle gik dette 
estremitci. Nemica naturale della medicina, ed intimamente convinta, 
che r eroica toUeranza de' gravi mail, ne' quali era inimersa, potesse 
agevolarle il conseguimento de' godiinenti celesti, ricus6 costantemente 
qualunque cura. Negli ultimi giorni di vita prov6 una sensazione la 
mh. dolorosa, ed un calore eccessivo in tutta I'estensione delle estremi- 
tk inferiori, e morl in mezzo ai dolori ^ e spasrai i piii atroci ^ e com- 
moventi. 

Non avendo potuto in modo alcuno ottenere la sezione del di lei 
cadavere, die senza dubbio presentar doveva delle cose di somma im- 
portanza, dall' inspezione esterna rilevai un' accorciamento straordi- 
nario , e quasi iiicredibile del Tronco. La curvatiira , che incomin- 
ciava dalla 2.* vertebra lombare, sembrava, che s'estendesse per fino 
air osso sacro ; ed osservai ne' femori la piii completa niollizie, essendo- 
entrambi pieghevoli in tutta la loro estensione. Tutte le articolazioni 
delle estremiti erano completamente flessibili anclie nel secondo gior- 
no dopo la morte. 

OSSERVAZIONE V.' 

Eo-uale sorte alia suddetta Quartini incontr6 Caterina NardinI di 
Francesco. Fornita al par di quella delta pii robusta costituzione fino all' 
eti di anni 3o non aveva sofferta malattia alcuna , se si eccettuino le 
conseguenze frequenti di alcuni parti. 

Violent! patemi d''animo produssero gli stessi scOficerti nelle di lei 
cvacuazioni mensuali, ed in breve spazio di tempo sviUippati essendo* 
si tutti li fenomeni della Cifosi , fu da.qutUi ridotta nella stessa de*-- 
plo.rabile. situazione. 

Ostinata nel rifiutare gli ajuti medici si assoggett(5 a fieri dolori, 
etormenti, colk sola diversity, che ne'forti e frequenti spasmi osser- 



(67) 
vai pii volte, cheperdeva per alcune ore la vista, e la loquela e ti' 
maneva perfettamente stiipifla. 

Cess6 di vivere rnentrc ero assente dalla citti, e fu ommessa la se- 
zione del di lei cadavere, cite esse pure prescutar poteva qualche cosa 
di straordiaariu. 

OSSERVAZIONE VP. 

11 giorno i3 ottobre 1801 fai consultato per Angelo Caprile dl aa- 
ni 10 , il quale era affetto da diatesi scrofolosa , da tumore linfatico 
in suppurazione all' aiitibraccio destro , e dalla Cifosi paralitica in cui 
gia si inaiiifestava la deformita, e curvatura nelle vertebre del dorso. 
Per curarla altro professore aveva suggerita rapplicazione di uno stretto 
bustino , e piccola dose di china iuutilmente praticata per alcune 
•■settimane. 

Tentai indurre senza ritardo 1' ammalato, e i di lui parenti all'appro- 
priuta cura ; nia senibrando lore crudele il iiiio progetto, fecero ricor- 
so ad altri Professori, i quali disapprovarono altamente il mio nietodo, 
nfe piu lo vidi. 

Non tard6 1' ammalato a risentire il pregiudizio di niolti, e diversi 
metodi curativi mal' iinaginali; per il clie fu trasferito all' Ospedale 
degU incurabili, ove mori consonto li i^ niarzo iBo5in mezzo ai dolo- 
ri, ed alle angoscie, verificandosia puntino quanto aveva io preconizzato. 

Nulla posso indicare delle lesioni , che si potevano rilevare,perch6 
Don era in mio potere la sezione del cadavere, e perclie non fu eseguita. 

05SERVAZI0NE VII". 

Verso il fine del i8o5 visitai Francisca Baccigalupa di Francesco d' 
anni /j. Essa oltre ai fenomeni i piii caratleristici dclla diatesi 
scrofolosa, aveva i plCi decisi precursori della cifosi paralitica. Non 
essendomi riuscito indurre i di lei parenti alia conVeniente cura , ed 
avendo osscrvato , clie per mancanza di mezzl anche i pii coinuni 
e neccessarj andava rapidamente deteriorando, mi riuscl di farla trasferi- 
re all'ospcddle degli incurabili , ove senza alcuu conveniente soccorsd 
medico, e raorta li 25 agosto i8u6in mezzo ai dolori, ed agli spasmii 



CG8) 

Fu omessa la sezione del cadavere, e dietro il piii scrupoloso esa- 
me fatto al suoi parent! rilevai, che neli'ultimo periodo del suddetto mor- 
bo and6 soggetta ed ostinata , e tormentosa oftalmia; che tutta la par- - 
te capillata della testa si copri d' una eruzioue erpetica vescicolare; 
che la spina si curv6 sensibihnente nel lato destro , e che 1' omero 
destro si era curvato in un modo quasi incredibile , ed era somma- 
mente doloroso. 

Questa curvatura dell' omero sarebbe ella il prodotto- della mol- 
lizie di detto osso ? 

OSSERVAZIONE VHP. 

In dicembre i8o3 visitai Maria Lombardi di Antonio travagliata 
da un tuniore linfatico alia coscia sinistra. Dall'opportuno esame rile- 
vai ch' essa goduto avea della pii*! florida salute fino all'eti di mesi 
28, epoca, in cui contrasse I' infezion del vajnolo, di natura per5 as- j 
sai benigna. Non ne erano ancora totalmente svanite le traccie , che j 
fusorpresa dalla rosolia,laquaIe prematuramente scomparsafnsncceduta 
da una fiera, ed ostinata oftalniia, accompagnata da flictene sulla parte 
capillata della testa che degenerarono in croste. D'allorain poi co- 
mincii la fanciulla a smagrire notabilmente, e ad incurvarsi sul 
fianco sinistro, passeggiando con qualche difFi"olt&. L' imperizia !e ap- 
prest6 un ridicolo, e dannoso rimcdio , vale a dire Tapplicazio-ae di nn 
grosso peso alia parte opposta, nella lusinga diriuscire in questo mo- 
do a raddrizzarla. Aumentando il disordine generate della costituzio-- 
ne, fui chiamato alia cura deU'ammalata. Visitai la colonna veite- 
brale , e non vi trovai la benche minima deiormiti , il che abban- 
donar mi face il sospetto della disposizione alia Cifosi , tanto piii 
che tutti i surriferiti fenomeni pareva che spiegar si potessero colla 
presenza del tuniore indicato alia coscia , del quale intrapresi la cu- 
ra. Dopo pochi giorni ne feci I'appertiira col taglio. Fu straordina- 
riamente irregolare 1' andaniento della piaga , e furono tali, e tanti i 
fenomeni, che si manifestarono nella costituzione generale, ed in al- 
cune altre parti distanti nella piaga , che abuserei di troppo della vos- 
tra bonta , se volessi tutti accennarli . Vi basti il sapere che trovando 
un giomo stiaordip,unamente esacerbata la piaga, m'avvidi provenir cid 



■( 69 ) 
da un corpo resistente, e scabro , clie si presentava fra i labbri di essa. 
Estratto che 1' ebbi , riconobbi essere un vero calcolo di figura quasi 
ovale , che fu riconosciuto dal nosfro accademico Mojon per un vero 
fosfato di calce. Successe a questa operazione un notabile migliora- 
mento per un mese e pii, e tale da potere sperare la pronta gua- 
rigione della piaga, Egli 6 a quest'epoca, che tutto ad un tratto co- 
mincii I'animalato a sentire dei forti dolori alia ganiba destra ed al 
coUo, ed una straordinaria debolezza. Questo nuovo incidente eccit6 
in me nuovaniente il sospetto della rifosi , tanto piu die avevo gii 
tre o qtiattro volte rilevato nelle sue orine un abbondante precipitato 
di fosfrtto calcareo. Racldoppiai I'uso della china, che praticava gii da 
gran tempo, e suggerii una cura palliativa alia piaga- Cedettero in po- 
chi giorni i dolori alia gamba, ed al collo, ma ncl tempo istesso co- 
mincii a comparire nna leggiera deformit.'i, e curvatura alle ultime 
vertebre dorsali. AUora m'appigliai a! metodo di cura conveniente 
cio^ allimmediata apertura di due cauterj lateralmente alia curvatu- 
ra, ed alia continuazione de'tonici. II mio piano fu pienamente appro- 
vato dal nostro accademico sig. Bonomi, e dal sig. Chirurgo Arata 
chiamati a consulto. Si esegul il tutto senza il menonio ritardo ; c fi 
mia cura di sottomettere molte altre volte all'analisi I'orina dell'am- 
malata afFine di scoprire , se fosse possibile, la vera causa di questa 
torraentosa malattia , e dietro i risultati di tali mie esperienze mi de- 
terminai a farle praticare delle frequenti dosi di carbonato di calce. 
I vantaggi ottcnuti per questo metodo sono stati sorprendenti ; 
poich6 1' hanno gradatamente condotta alia perfetta guarigione, se 
si cccettui I'inevitabile gibbositi del tronco (5). 

OSSERVAZIONE IX*. 

. In aprile i8o5 visitai Luigl Francesco Bruno di Tommaso travagliato 



(5) L'nriiia dcIla sudictta Lonibarda analizz.ta ancora calda in lugllo i3o4 esseodo li temperalura 
■tmoir^rica a ai graiti Jo) tcnn'>aietro di Krnjitmr , dpprisito un' abbondatue precipitato , il qitale 
•otlcpuiio alia p'fi acrupoUsa analisi preien'6 tutti i caralteri di ua vero fosfato di calce. K-itrred* 
dau iQ propoizione della auJdetIa lemperatura , il precipitato s*aument6 quasi del doppio. Abbanlo- 
nata a so itesia finn alia piil conipteia fcrmeniaziouo e dopo ci6 filtrata, deposit^ per la seconds, volta 
col auin dell' !ic<ju» di calce, ua albcadisio ptecipiuto dclU iiesia naiuiaL f •aooicaff , cbe piora 



da alcuai antii da clfosi paralitica. Vlata avendo la rlpugnanza de' 

genitori all'appropriato metodo curativo altra volta proposto dai ris- 

pettabili aostri colleghi i sigg. Bonomi , e Guidetti, feci 1' apertura 

di un cauterio lateralinente alia curvatura, e gli ordiaai una dieta di- 

licata, e nutriliva ; I'uso interne del marte porfidato in cioccolattine edil 

Jungo e continuato soggiorno all' aria campestre. Fu tale il vantaggio, 

die rltrasse da siffatto metodo , che in brevissimo tempo arrivi al 

grado di poter fare lunghe passegglate senza alcun ajuto. Per qual- 

cke disordine di famiglia ricondutto in Citti se glilasci6 chiudere il 

cauterio, e furono ommessi tutti gli altri ajnti, da quali aveva ritratto 

tanto vantaggio. Per lo che la malattia riprese vigore , e lo ridusse 

inunlettocon degli ascessi ai durso , alle naticlie, ed agli inguini, 

da' quali cola perenneniente una sostanza liquido-bianchiccia eguale 

ad altra di un ascesso di Niccola Napoli , di cui or ora vi comuniche- 

r6 la storia. Al presente emaciato, e quasi immobile sembra , che a 

gran passi s' avvicini al suo terraiue. 

OSSERVAZIONE X*. 

11 giorno 9 febbrajo p. p. fui chiamato a visitare Nicole Napoli di 
Pasquale , d'anni 5, d'originaria costituzione gracile , ed infermiccia, 
obbligato a letto da alcuni anni per Cifosi paralitica molto avanzata, 
ed accompagnata dai soliti fenomeni , fra quali erano la perfetta para- 
lisi delle estremiti inferiori, la totale immobiliti del tronco, ed un 
vasto ascesso alia parte laterale destra delle ultime vertebre dorsali, 
ove era la curvatura. Due giorni dopo apersi col taglio il suddetto a- 
scesso, che altro Professore aveva deciso d'abbandonare alle naturali 



all' ultima evidcnza 1' eccesso Jell'aciJo fosforico Ilbero^ giacclife deve supporsi ^ che una gran porzioQe 
dello stesso fosse gia saturata dairanimoniaca sviluppata per mezzo della fermentazione naturale. 

La diminuaione di questo feaonieno neUa suddetia orina fu appeaa seusibile al cominciar del mese 
di Sbre detlo anno, epoca ia cui comincib a csdere la malattia/ della quale sembra clie il surriferilo fc- 
DOraeno albia segiiiiato I'andamenlo, giaccbi analizzala n'lovanicnie, in questi uUimi giorni , ne' quali 
(come dissi di sopra) V iofdrma « toialineaie lislabiUta, presoata appeua poca dirersita rapporto a quelU 
d'alui loggstti laui della siessa eii. 



(70 

risorse , e dallo stesso raccolsi due libre e pii d'una sostanza liqui- 
da, bianchiccia, inodora, con molti grumi d'altra sostanza piii bian- 
ca, e piii solidu molto rassomigliante a quella dei Steatomi. Ho ridotto 
in seguito la fatta apprtura a cauterio, ed intavolato I'istesso regi- 
me praticalo nella cura di Maria Lombarda, ( osservazione 8 ) da 
cui ha ricavato tale vantaggio da potersi muovere liberamente nel lelto, 
stare ritto ia piedi , e passcggiare con poco ajuto. 

La di lui orina sottopostu diverse volte all'analisi dal nostro de- 
gno coUega il sig. Mojon e da me , lianno costantemente presentati 
gli stessi risultati di quella della gii indicata Lombarda , ed una por- 
zione della sostanza raccolta dal suddetto ascesso invece di presenta- 
re i soliti carattert c risultati del vero pus somministri una copiosa 
quantiti di fosfato di calce. 

OSSERVAZIONE XP. 

INIaria Parodi di Giuseppe d'aimi 5, di florida,e robusta costituzione, 
ill novembre i8o5 camin facendo a poca distanza dalla sua abitazione 
senll tutto ad un tratto un dolore atrocissimo al dorse , e dellc pe- 
nose contrazioni alle coscic , ed alio gambe , sudore freddo , e respira- 
zione sommameate difficile. Trasportata a casa coiitinuo in tale penosa 
situazione I'intiera giornata. Dopo pochi giorni , ne'quali ad intervalli 
irregolari replicarono i surriferiti f enomeni comincio a comparire la 
curvatura alle vevtebre lombari accompagnata dalla paralisi delle es- 
treinita infcrlori. Chiamato a visitarla al principio del corrente anno 
progettai la cura conveniente , che non mi riuscl in modo alcuno d' 
eseguire per T ostiiiata ripugnanza de' suoi genitori. Consultato altra 
volta dopo pareccliii mesi, e rilevata la stessa difficoltij mi riuscl elu- 
derla facendola trasportare nella Cliiiica dell' ospedale , ove le furo- 
no aperti i due progettati cauterj alle parti lateral! della curvatura. 
Restituita dopo breve spazio di tempo a suoi genitori ( ne so per qnal 
motivo ) le lasciarouo essi cliiudere gli emuntorj suddettl ; per il die 
la malattia di giorno in gioino aumenta in modo da far dubitare 
con fondameuto , che fra non molto sara inutile qualunque ulterior© 
rentativo. OSSERVAZIONE XIP. 

Douiemco Pxavega di BartoJoroeo d' oltjroa costituziowe^all' eti di 



( 7^ ) 
mesi 10 ebbe la scarlatina. La di lei prematura sparizione produsse 
immediatamente la paralisi delle estremiti inferior! , dopo la quale si 
svilupparono lentamente gli altri fenomeni della Cifosi, i quali furono 
curati per lungo tratto di tempo con un metodo de' piii disadatti. lo 
lo vidi verso il fine dell'ora scorso luglio , e consigliai 1' addattato 
metodo curativo ; ma per quanto e a niia notizia riraane tuttoraabban- 
donato a se stesso. 

Queste osservazioni non souo le sole , die io abbia fatte sopra tale 
dolorosa infermiti. Alcune altre rhe per amor di braviti trapasso sotto 
silenzio , confermarono quelle , che son venuto fiuura esponendovi. Sof- 
ferite per ultimo^ cli'io sottopouga al \ o';tro csnme le mie riflessioni, 
e congliietture sulle cagioni, che producuno la Cifosi. Tutti quelli , che 
hanno parlato della Cifosi , son pienamente d' accordo intorno la sede, 
e Tandamento progressivo della niede-sinia. Senibra infatti che d'or- 
dinario la prima lesione succeda nei ligamenti delle vertebre ; che in 
seguito si diffonda alle cartilagini intervertebrali, ed in ultimo attacchi 
il corpo delle vertebre, e lo discioglia. Dice d'ordiiiario , perche non 
e constantemente cosi regolare un tale andameuto; e vi son dei casi, 
ne' quali si son trovati intieramente corrosi i corpi delle vertebre, 
mentre esistevano alcuni ligamenti , e cartilagini ancora quasi intatte 
o poco viziate. 

Le osservazioni de'gii citati autori inglesi, del celebre italiano sig. 
Palletta , e due pubblicate dal nostro accademico sig Bonomi concor- 
rono unitamente alle mie a comprovare questa verity di fatto. Tutta 
la dlfficolt^ consiste nello scoprire e conoscere quale sia la potenza, 
che agisce su queste parti, e ne produce la disorganizzazione , da cui 
derivano in seguito tutti gli altri fenomeni. Da questa cognizione a 
mio giudizio essenzialmente dipende la riforma , ed il miglioramento 
del metodo curativo , che ci resta tuttora a desiderare. 

II prelodato Sig. Pott la riconosce nella diatesi scrofolosa , come ■ 
dissi di sopra. II Sig. Palletta ripete la cagione de' gravi sconcerti , 
che ne sono il prodotto, speoialmente dalla lesione de'nervi, che ori- 
gin traendo dalla midolla spinale scorrono per i fiori intervertebrali 
e mantengono una semplice , ed estesa conimunicazione specialmente 
col gran simpatico. Egli si limita a dire , che il miasma della Cifo- 
si , da cui yien^ la lesione auzidetta, h di iiatura particolare, e beu 



C 73 ) 
diverse da tutti gli altrl vizii , che producono la vera carie delle 
ossa. Altri finaltnente suppongono interrotta la coinunicazione del 
sistcmu (lutrieiite , ed uu' azioiie sovercliia del sistenia liiifatico , da 
cui pensaiio , che venga assorbita una sovercliia quaritil^ di fusfato 
calcareo, dalla tiatura destitiato alia progressiva ossificazione , ed in 
ciii coiistituiscono la vera causa della Cifosi. A dir vero , per rjuanto 
graiide sia la stiina , che prufesso ai citati Autori Iiiglesi , ed al no- 
sJro italiauo Sig. Palletta , credo dipoter fraiicaiiiente asserire che mal- 
grado gli sforzi del loro iiigegno , sianio ancora nella prima incertezza, 
ed oscurit.'i Quaiito alia teoria di quelli che la causa della Cifosi ri- 
petoiio dalla interrotta coinuiiicazioae del sistema nutriente , e dallo 
slraorditiario assoibiinento de' liufatici , diro colla iiiassitna ingenuiti 
e fraiirhezza , che iion mi convince appieno , perche mi sembra suscet- 
tibile d'alcuue gravi difficolt.'i. In prinio luogo io non vedo come possa 
cupporsi interrotta la conninica7io(ie del sistema nutriente , o irriga- 
torio senza che succeda la necrosi delle parti , nelL- qnali la nutrizio- 
zione viene a mancare , cosa che neppur essi hanno osservato giam- 
niai ; nb mai i sintomi , ed i caratteri , che precedono , ed accompa- 
gnauo la vera carie, si sono veduti nella Cllosi. 

la sccondo luogo, sebbene io sia d'avviso, che qnalora si tratta <iel 
perenchinia, o tessuto delle ossa, tutto sia finora oscuro per noi e 
tutto muto, come ben a proposito ci ricorda V illuminato Sig. Toma- 
siiii, poiche ne il coltello anatoniico , ne la niacerazioue, o le lenti ci 
haano fuiora permesso di riconoscere la di lui primitiva struttura, po- 
tendo noi appeua cr.^dere , dopo le fatiche di molti diustri , ed insi- 
giii fisiologi , td anotumici, die la di lui base altro non sia , che un 
tessuto cellulare diversamente luodificato, e composto; pure arcordando 
per UQ momento, se rosl lor piace , che il pareuchima delle ossa altro 
non sia , che un glutine iiiucilaginoso , nelle areole del quah; si vada 
a depositare il fostato di calce, coiiie essi asseriscono, non pcKro accor- 
dar loro , die i In.f.ttiri per un soverchio irrilaniento assorbino assai 
pill dt-'H'ordinario del fosfato medesimo , e che ricondotto avendolo iti 
circolo , sa qiiintli espulso per un <jualche emontorio , se pure non 
mi coucediino, che uii.i qiialche potenza dissolvente lo maiitenga di- 
scioltu , ed ajipropriato alle loro bnrcuccie ed alia particolare loiu er- 
citabilitA. Son ben lontaiio con cii dal porre in dubbio 1' avidita quasi 



(74 ) 
insaziabile a siiggere ( per servirmi degli stessi termini del gii citato 
Si"-. Tomasini ) di cui sono dotati i linfatici. Non v'ealcuno che 
possa dubitare d' una si luminosa veriti. L'istautanea sparizione della 
materia gia fluttuante degli uscessi ; la guarigione dell' anasarca ; il 
termine delle contusion! , e tanti altri fenomeai , ed osservazioni fatte 
dai pill illuminati pratici , alle quali potrei aggiungere non poche delle 
mie , sono altrettante riprove della siiggente attiviti del sistenia liiita- 
tico. Sono anzi pienamente convinto, che questa istessa di lui attivitk 
possa essere notabilinente aumentata in certe date circostanze , e spe- 
cialmente in certe malattie si generali die locali. Teino peri, che al- 
cune osservazioni, e fenomeni riportati da uoiuini di gran tania , e 
merito per estendere l' iinpero imniediuto di questo sistema anche sulle 
parti solide , non men vive che inorte, temo, dissi, che siano suscet- 
tibili di qualche grave difficoUa. 

■ Comunque per6 sin la cosa , e per qnanto oscuro sia il gran lavoro 
della nutrizione , ed aumento del tessuto osseo, io son d'opinione che 
la causa della Cifosi si dehba ripetere da una potenza , che dissolve 
il fosfato calcareo, e che inipedisce a qnesto sale tanto necessario alia 
soliditi del tessuto osseo , di depositarsi nel di hii parenchima , nian- 
tenendolo plii del dovere sottoposto aU'azioue , ed inipero del sistema 
linfatico. 

Questo nemico del sostegno , della fermezza , e simmetria della 
macchina uniana sarebbe egli forse I' acido Josfor'tco? Vet vizio dun 
qualche sistenia, o degli organi digestivi, o per qnalche altro inco- 
gnito meccanismo sarebbe egli qualche volta separate in soverchia, 
ed eccessiva quantit.\ ? Oppure per alcuna duUe stesse ragioni viziata 
essendo , o niancante la secrezione delle particelle calcaree, colle qnali 
deve combinarsi per formare il fosfato di calce , sarebbe egli, per cosl 
dire , costretto a circolare libero in eccedente quantity ? 

Gii da gran tempo la Chimica , dopo i lavori indefessi, e le pii 
esatte analisi di molti illustri Professori, fra' quali Scheel , Bertholet, 
Fourcroy, Vauquelin, ci ha somministrati de'solidi niateriali per viera- 
meglio conoscere alcune malattie delle ossa. Eppure io temo , che 
poco progresso abbiano futto finora le cognizioni niediche in questo 
ramo di pratica. , 

Si sa in oggi che Torina nei bambini, e nei fanciulli ^ priva difos- 



(75) 
fafo di calce. La natura in qufU'etA 1' impiega nella progressiva for- 
niazione (lei diversi tessutl , e specialineiite iiel dare la consistenza, e 
soliilita al tesiuto osseo, giacche , come e ben nolo comiiiciaDo le ossa 
dall' essere gelatiiiuse, e ci preseiitano un aspetto cartilaginoso prima 
d'acquistare la soliditi, e la durezza. Di piu nella orina medesima de' 
faiiciulli ill islato saiio nou si ritrova neppure dell' acido fosfurico li- 
bero , t) aliueiiL) ill pocliissima qiiaiitit;\. 

Suiio 20 e pill aiiiii , die il Sig. liertholet ha verificato cbe nelle 
oriiie de\n;olU)^i quulcbe tcuipu prima dell' acce^so della gotta dimi- 
ruisce seiisibiliiieute la qiiaiititti dell' acido fosforico ; cbe scomparisce 
fsso afiallo ulI tempo dell accessor e cbe poscia ricomparisce a poco 
a pooo. 

In qiiclla specie di gotta , cui van soggetti gli uomini sedentarj, ed 
i letterati, acconipagnata da doluri leggieri , e vaghi da una specie 
dintarpaiiionto, di pesantore nelle artioulazioni, si gonfiano queste a poco 
a poco. Ill esse si trovano spesso delle concrezioni di natura vera- 
inente ossea , clie ne reiulono assai difficile o ne impediscono total- 
mente il moviniento. In qnell altra specie ne' cui acccssi si presenta- 
no imm'jcliataniente dolori assai violent!, accoiupagnati da tutti i sin- 
tomi d' una diatesi infiammatoria, si osserva bene spesso al suo ter- 
Oiine una escrezione cutanea di sostanza viscida , e tenace , cbe de- 
pone finalmente suUa pelle un sedimento, cbe e un vero fosfato cal- 
careo, cnmo lio piii volte osservato. 

In alcniii individui , cbe furmaiio 1' argomento delle mie osserva- 
zioni sulla cifosi, seinbra cbe siansi pure in diversi modi cbiaraniente 
manifestati i tristi elfetti dell' acido fosforico libero. L' analisi repli- 
cata delle luro orine, della sostanza de' loro ascessi , e 1' effetto salu- 
tare , cbe ba prodotto I'uso continuato de' carbonati calcarei , come 
cbiaraniente si rileva nelle osservazioni 8/ e 10.", danno uiaggior peso 
alle mie congietture, ed a' miei dubbj ; Ond' e cbe siccome nella devia- 
zione di quest' acido fu gik sospettata con fondamento la vera causa 
della gotta, cosl io son d'avviso, cbe nella stessa di lui deviazione , o 
nel di lui eccesso riconoscer si debba quella della cifosi paralitica 
quantunquo non si arrivasse giamraai a conoscere per quale ragione 
abbia egli u la mircata disposizione e tendenza a gettarsi sulle arti- 
colazioni a prefcrenza di qualunque altra parte. 



(76) 

Premessa cosi la di lui poteaza solvente sul fosfato calcareo , che 
forma la niaggior parte del tessuto osseo , pare, che divenga pi ii fa- 
cile , 6 v'ih chiara la spiegazione del di lui gonfiaraento, e dissolazio- 
iie nella cifosi , e da ci6 il successive soverchio assorbimento del sis- 
tema linfatico. 

Se la medicina, e la chirurgia non si assoggetteranno piih mai al 
gioo-o umiliante dell'empirisnio che hanno scosso; Se conserveranno 
stretti, e non interrotti rapporti coUa chiniica; Se finalmente non si 
stancheranno di tormentare (per dir cosi ) la natura, ardisco presagire, 
che la causa della surriferita malattia, come di alcune altre delle ossa, 
non saranno piCi fra i di lei segreti, ed al pari di tante altre saranno 
suscettibili d'una ciira ragionata, e metodica, ed in conseguenza su- 
scettibili pure di guarigione. 

Quatito a me crederd compensate ad usara le mie fatiche a questo 
fine dirette, se a niigliori ingegni avr6 aperto uu cammiiio quaiito os- 
curo 5 altrettanto ingombro di spine. 



D. S. Luigi Francejco Bruno iiidicato neW osscivazione JX.' iipreso 
avendo V uso del mane pot fidalo per consigUo del Prof essore Palletta, 
e mio , va notabilmence migliorando e passeggia coU'cijuto di un 
bastoncino. 

Maria Parodi iiidicata ncW osservazione XL" e morca di consonzio- 
ne li 27 aprile di quest'anno. 

La sezione del di lei cadavere m ha somministrato delle nuove 
ragioni per coriferniarmi nclT opinione , che lie avanzato sulla causa 
della cifosi; ho che sard il soggetto d' un' ahra memorial 



(77) 

OSSERVAZIONI 

SULL' ORGANO DELL'UDITO 

DEI "~ 

SORDI E MUTI. 



"»-Oi!y«J»-a^»-c5o.§k€H«<~ 



M E M O R I A 

Del DoTTon GIACOMO MAZZINI. 



I 



nfra gli oggetti, de' quali I'ingegno umano ha cercato di occuparsi , 
vi ha r istruzione dei Sordl-miiti. Alcuni con lodevole zelo e disin- 
tcressc haiiiio prociirato di restituire alia societk questi esseri , che da 
prima si riguardavaiio come briiti. Giustizia vuole che io qui faccia ri- 
cordanza onorevole del benemeri to Padre Assarotti delle Scuole-Pie , 
il quale con indicibile impegno e sagacitk gii da inolto tempo util- 
mente si occu[)a di tali iulclici, e gratuitamente, e con amniirazione di 
quauti esteri sono stati a vedere i progressi de' suoi alunni. Ma la co- 
noscen/a dei ditetti che iieU'organo osservansi, e stata molto trasandata; 
e per quaiito 1' Anotoniia sia arrivata a conoscere la perfetta organiz- 
zazione , pure I'an.itomia Patologica noa vi lia sinora fatto quei pro- 
gressi , die si vorrebbero. 

Pochi souo gli Aiiatomici che su di c']6 abbiano lasriato osserva- 
zioni , e quel ch' e peggio si t, che desse inaiicano di quella esattezza, 
e precisiuiie che e necessaria per ispiegare i tanti t'enonieni che neL 
diversi Surdi-iiiuti si presentano. Dedicato io un ti;inpo alle riocrche 
auatomiche e patologiche le piii delicate; tempo, iu cui il piacere d'iu- 



(78) 

vesdgare e 1' organizzazione dell' uomo e le cagioni del morbi che 
r affligono , lui aveva reso facile I'uso dello scalpello anatomico , po- 
tei per I'abbondaiiza del cadaver! che mi veatiero coacessi nell' ospe- 
dale di Milano , e per 1 istriizioiie die ebbi dal pifi grande Anatomico 
del secolo , potei fare qualche niiova osservazione circa i vizj di quest* 
orsrano nelle diverse affezioui sue morbose. Tra le molte osservazioni 
che io conserve , due sono quelle , che ho qui I'onore dl piesentare all' 
Accademia. Feci la prima nell organo auditorio di una donna di.ll' eta 
di circa trent' anni niorta nell' orfauotrofi(> di Milano , e die 1' illu- 
stre Pietro Moscati , allora medico e d^rettore dello stesso, voile pur 
egli vedere e riconoscere; 1' altra nell" organo di un ragazzo dell' eta di 
circa tredici anni , morto nello spedale grande della stessa citta. 

Prima per6 di parlare di codeste mie osservaziuoi , parmi conveniente 
di brevemente dire delle parti tanto ossee che moUi, die costituiscono 
Torgano dell' udito. Dividonsi le parti interne dell' orecchio in timpano , 
ed in labirinto; quest' ultimo in vestibolo, canali semi-circolari , e co- 
clea. II timpano contiene la membrana , cosi detta del timpano, e quat- 
tro ossicini , denominati martello, incudine , ossetto orbicoUire, e staffa. 
II martello in gran parte e aderente alia membrana del timpano. La staffa 
chiude esattamente la fenestra ovale, e deve la di lei base corrispon- 
dere alia grandezza ed apertnra della medesima. Due fori trovansl nella 
cavit^ del timpano, cioe la fenestra ovale, e la rotonda. La ovale e 
situata a rincontro della membrana del timpano , ed e chiusa da un 
altra membranetta aderente alia base della staffa. Nel timpano ritro- 
vasi un fluido che serve per omettere le parti ivi contenute. La tuba 
Eustachiana si apre nella parte inferiore del timpano , lateralmente alia 
membrana. La fenestra ovale dk ingresso al laberinto, la rotonda alia 
coclea. II vestibolo e una cavita, nella quale si trovano tre fossette , 
e sei forami 5 uno conduce alia coclea, gli altri cinque conducono ai 
eanali semi-circolari. La opclea e la terza re2;ione del laberinto , ed b 
un canale Osseo conico die attornia il modiolo piramidale , parimentL 
ossseo : divisa b la coclea da una lamina la quale forma due canali 
chiaraati scale , Tuna del timpano, I'altra del vestibulo. II laberinto tro- 
vasi pieno di un umore , il quale innaffia le parti ivi contenute. Era 
riserbato ad unitalianp di perfezionare TAnatoniia dell' udito. Correndp 
egli sulle traccie del Valsalva e dei Morgagni , fu il primo che pej 



(79) 
mezzo di replicate aceuratissime osservazioni conobbe 1' csistenza nell' 
uclito osseo di un luiovo udito membranaceo, distinto affatto dal pe- 
riostio del laberiato. Questa scoperta fece gran rumore in Europa , ni 
maiicovvi clii la rrcdesse una niera visione dello scopritore ; e per 
disingaiino di qualche incredulo , ifi due rinomate cittA ditalia in' ad- 
dossai fli fare vedere I'esistenza di quauto il celebre Scarpa aveva sco- 
perto nell' udito iioii solo dell' uonio , ma dei pesci , degli insetli , e 
di tutti gli allri aiiimali. Egli e costante die nel vestibolo ritrovansi 
tre sacclietti , o anipolie membranacee , le quali danno origine ai tre* 
cauali semicircolari meinbranacei , detti canali ritornano nel vesti- 
bolo , come in un alveo coniune e oomunicano fra di lore stessi e colle 
ampolle , alb^ quale si anasloinizzano. II labcrinto e , come dissi, pieno 
d'acqua , le anipolie o sacclietti soiio pariraente rigonfii d' un umore 
acqueo, talciie nuotano nel laberinto osseo. La zona della Coclea ri- 
trovasi tra due rivi di fluido. La fiuestra ovale e la base della staffa 
t coUocata in modo che resta nel centro dell' alveo coniune de' canali 
semi-circulari meinbranacei , il sacchetto sferico del vestibolo, e l' a- 
pcrtura della scala di esso. Il nervo uditorio die si porta nei sacclietti 
menibranacei, e contorto a guisa di turbine , che sciolto dal cellulare si 
vede diviso in diversi fascetti. Entrato nel laberinto depone gli invo- 
Incri , e fattupii niolle e bianco sciogliesi in istami, trapassa nel vesti- 
bolo, e fjnindi partlto in barbnccie le distribuisce in parte ai sacchetti 
abbracciandoli e ponetrandone le pareti , spieganHosi ed estendendosi 
Colle fibre reticolate nell' alveo comune, nei canali semicircolari inem- 
branacei. La parte nervea pifi ritorta e divisa in fili innumerabili pe» 
netra nella base della coclea , e si distribuisce in essa. Premessa que- 
sta bruve dvscrizione delle parti costituenti I'organo dell" udito tanto 
dssL-e chf membranacee, convien pure che io parli suUa meccauica 
della propagazione del suono nell' organo acustico. 

Si e generalnioiite creduto che il timpHiio osrilli allorcb' e toc- 
cato d.dle onde sonore , come le corde di iino stromento , quando 
siano uiiisone a qu lie di un altro stromento die venga percosso- Ma 
r.ui.itomia c insi'giia die il timpano non e I'ininudiato organo del- 
I'lulito, e che a guisa (bgli uin^ri e della cornea dell' (.cdiio, esso 
roil serve ad altio , rhe :i |>ic]vii;iie la sensa'/ione pi-idie sia rire- 
vutd dull organo immediatu. TuUocd.c in uiulti auiuiali si Iroviuo 



soltanto il vestibolo , i sacchetti membranacei ed i canall semlcirco- 
lari , pure T organizzazione umana tra la fenestra ovale e 1' orecchio 
esterno pare necessaria per piii squisitamente sentire ; e dalle osser- 
vazioni consta clie il vestibolo , la fenestra ovale , i canali sejnicir- 
colari sono parti molto essenziali per 1' audizione. Trovandosi la 
base della staffa al livello della inembrana del timpano , e nel cen- 
tro del vestibolo, riguarda essa I'alveo coniune dei canali semicirco- 
lari. Da questo centro i tremori soiio propagati nel vestibolo per 
mezzo della staffa, e comunicati all' acqna del laberinto , la quale 
essendo piii densa dell' aria riesce piili addattata alia propagazione 
delle vibrazioni , e dalla base della staffa , come da uu centro, spar- 
si alia periferia si dirigono all' alveo coinune dei canali semicir- 
colari. Da queste percussioni si agita 1' umore^ e la polpa nervea delle 
ampolle , e dei canali semicircolari riceve li tremori sonori. 

Osservando attentamente i sordi - muti si scopre in essi qualche 
anomalla di organizzazione. Essi portano maggiore attenzione sopra 
tutti gli oggetti che si presentano al loro occhio : mancanti dell' udi- 
to rimangono sorpresi , arrestano il passo , serbano immobili i mu- 
scoli , aprono la bocca , tendono gli orecchi , e par quasi che veda- 
no , e sentano culla bocca : talchfe molti anatoniici e fisiologi classi- 
ci haniio oreduto die per mezzo dell' apertura della bocca i suoni 
fossero portati piii immediatamente all' organo dell' udito, e ci6 mag- 
giornieate si credette suUo sperimento dell' oriuolo tenutu tra i den- 
ti , di rui piii vive sentonsi allora le vibrazioni, come arcade quan- 
do similmente afferrasi co' denti un corpo solido, il quale sia a con- 
tatto di una roida sonante , e ne riporta i minimi tremiti. Da sif- 
fatte osservazioni fu stabilito che la tuba Eustachiana servisse nelle 
persone compiutamente sorde a portare i suoni all' udito. lo purto 
opinione che la tuba Eustachiana ad altro non serva , se non a da- 
re esito all' umore che si separa nel timpano , essendo I'apeitura 
della stessa situata a modo ncUa faringe che i tremori non possono 
per mezzo dell' aria por^^arsi direttamente alia feneslra ovale ed al 
Vestibolo. Che se pjr mezzo della tuba Eustachiana si poitass( ro le 
vibrazioni all' udito . divorrebbe inutile per sentire rhe I'oriui.lo fos- 
se posto fra i denti; bastei. bbe avvirinailo all' apertura della borca; 
ma per isperimento rciterat;.' die ne ho falto su di me stesso^ ho 



(8. ) 
conoscluto clie dell' orluolo , ancorche Imboccafo , o presentato al- 
I'apertura della bocca, non si percepiscono le battute, ogni volta che ben 
turate siano le orecchie, ed esso non sia a contatto di quella: e cosi quan- 
do la delta tuba si trova cliiusa per gonfiamento infiammatorio , o 
jnzuppamento dalle membrane clie la vestono , non si avrcbbe a 
sentire loriuolo , ma iiivece continuasi a sentire. Si puiI) quindi con 
pill di ragione stabilire che i tremori si propagano per mezzo delle 
parti solide dellii testa all' organo acuslico nei sordi , pii o meno 
secondo la maggiore o minore naturale disposizione di quello nei di- 
versi individui. L' apertura adunque della bocca altro non significa 
se non che il generale linguaggio dell' attenzione prestata tanto agli 
oggetti della vista , come a quelli dell' udito ; ne 1' aprimento della 
bocca deve riputarsi un compenso per supplire alia mancanza del- 
r udito. 

' Le due osscrvazioni tanto nella donna, come nei ragazzo furono 
eseguite colla maggiore attenzione e precisione. La donna non dava 
alcun segno di sentire il piu forte rumore. Essa era corapiutamente 
sorda-muta. II ragazzo al contrario al rimbombo del cannone , o di 
un forte rumore manifestava d' averne sensazione. Cominciai in ambi- 
due a minutamente osservare tutte le parti inservienti all' udito, e tro- 
vai tanto nella donna , che nei ragazzo il canale esterno in istato 
perfettamente sano, come pure la menibrana del timpano; e lo stes- 
so era della tuba Eustachiana, e dell' apertura tanto nella faringe, co- 
me nei timpano , che pur erano nello stato naturale ; lungo la stessa 
non vi era che poco muco. Gli ossicini dell'udito erano di una natu- 
rale grandczza , e tra di loro bene articolati e mobili: il martello tro- 
vavasi adorente alia membrana del timpano, la base della staffa appli- 
^ta a quella parte, ove ritrovasi la fenestra ovale. Staccata la staffa, 
conobbi clic la fenestra ovale era mancantc, e ove doveva esssere 1' 
apertura, tutto era ossificato , ne vi si conosceva alcua segno dell'e- 
^istenza della stessa. La fenestra rotonda era molto piii piccola e ris- 
tretta, ed invece di apertura vi era un forellino dove pote appena en- 
trare una finissima setola. Tuttoche potessi credere che la sordlti 
Bativa dipeiulesse dalla totale mancanza della fenestra ovale, pure le 
mie ricerche continuarono, ed esaminai il vestibolo, che trovai arido, 
« mancante dell'umore acqueo, riconosciuto quivi prima dal Valsalva, 



(8.) 
iaJi <3a Cottigno, da Mekel ed altri; ne potei rinvenire alcuna trac- 
cia delle ampolle scoperte da Scarpa. Li cinque t'orellini che condii- 
cono ai canali semiciicolari non esistevano , per6 esisteva quelle che 
condace alia coclea. I caiiali semicirculari , e la coclea erano in 
istato iiaturale. Nonostante le piii minute ricerche non potei liconoscere 
alcuaa traccia delle fibrillenervee, che in istato sano si poitano al vestibo- 
lo, ai canali semicircolari , ed alia coclea: mi parve che la porziun molle 
delnervo acustico termiiiasse nellefossette del caiiale acustico.Nel ragaz- 
zo il vestibolo era bagnato dairumore acqueo, ma meno di queilo chetro- 
vai in altri, il di cui udito era stato perfetto. Riconobbi pariroente le am- 
polle di Scarpa, ed i cinque forellini che conducono ai canali semi-circo- 
lari , mil queilo della coclea maucava. I canali semi-circolari erano 
pieni di umore. Le fibrille nervee che dai forellini del canale acusti- 
co si portano al vestibolo ed ai canali semi-circolari le riconobbi. II 
nervo acustico all'iagresso del suo canale era molto piii sottile, fioscio, ed 
emaciato, ed in tal guisa continuava lungo lo stesso; nel ragazzo lo era 
meno. Volli, tuttoche paresse inutile, anche esaminare la faringe,e tro- 
vai I'apertura della stessa , ossia la glottide piii augusta; i legamenti p'lix 
sottili. Nella donna la cartilagine scutifornie in gran parte era ossifica- 
ta. La lingua, i muscoli ed i nervi erano in uno stato perfcttamente 
ijaturale. 

Terminata in tal guisa 1' osservazione sopra gli organ! auditorj tanto 
della donna, come del ragazzo, conviene esaminare quale fosse la pro- 
babile origine della sorditi dalla nascita. La mancanza totale della fe- 
nestra ovale ci fa credere che ne abbia potuto essere sufficiente cagionc, 
come pure la mancanza delle ampolle e dell' umore acqueo: ed infatti, 
forse dalTuno e daiTaltro dei notati difetti procedeva , che la donna 
fosse totalmente sorda ; ed invece che il ragazzo in cui Tuniore acqueo, 
e le ampolle esistevano , fosse perci6 suscettibile della sensazione dello 
sparo di cannone , e di consimili forti rumori, dei quali non accorge— 
vasi quella. Che la fenestra ovale fosse la cagione della sorditisi pu6 
esserne certida che essa si trova in tutti gli animali. Pu6 niettersi in' 
dubbio se la fenestra rotonda sia tanto necessaria per I'udito , come la 
ovale, e se la mancanza di essa possa produrre la sordit^. Cotiigno la 
osservo ossificata , e chiusa ; per6 gli ossicini del timpano erano due 
volte piiigrandi, del naturale, segnatamente la staffa, e quindi lo stes- 



(85) 
8o autore crede che la natura abbia data maggiore grandezza alia 
staffa per siipplire ai difetti che potevano liascere dalla chiusura 
della fenestra rotoiida. Ma se si esamina 1' organizzazione dell' udito 
di tutti gli aiiimali, si conosce che la fenestra rotonda manca negli 
inselti, uei pesci , e nei rettili , e che soltanto trovasi negli uccelli, 
ed 6 apparente nei quadruped! e nell' uoino. Da rjuesto si pa6 crede- 
re che essa non sia necessaria per semplicemente seritire, ma che lo 
sia per isquisitamente sentire , e che la natura I'abbia concessa soltan- 
to a quegli animali, che diremmo p!ii perfetti. 

La ristrettezza della glottide , e la sottigliezza de' suoi legamenti ori- 
ginata ia loro dal non uso, producono nei sordi-muti quel suono acu- 
to e sibillante, che mettono nei loro conati di esprimersi. Diffatti un 
Tagazzo deir eti di tre anni, che facilmente pronunciava, dopo una for- 
te malattia divent6 corapiutamente sordo, e si dimentici il linguaggio 
apprcso. Dacche trovasi sotto I'instruzione del P. Assarotti, esso pro- 
nuncia e parla con maggiore faciliti degli altri sordi-muti istrutti 
'da quello. 

Le osservazioni che gli anatomici ci presentano sopra i difetti die 
si trovano nell'organo dell' udito dei sordi-muti, sono poche. Lanzoni 
dice d'avere osservata la membrana del timpano ossificata in un sordo 
'dalla nascita : ma non parlando egli dell'esame delle altre parti dell'u- 
dito si pu6 con fondameiito sospettare, se fosse quella Tunica cagione 
della sorditi. Bonnet rapporta che in un ragazzo nato sordo-muto trov6 
gli ossicini tre volte piii piccoli del naturale. Lo stesso in un altro ra- 
gazzo vide mancare r incudine. Queste osservazioni non raeritano mol- 
ta fede, ne si pu6 credere, che la cagione della sorditi dipendesse dai 
difetti accennati, poiche si s>\ che non senipre si perde ludito, allor- 
che I'unione degli ossicini 6 sconcertata. Morgagni fece osservaziono 
'nei cani che quantunque fosse lacerata la membrana del timpano , 
'e rotti gli ossicini , pure 1 udito non fu perduto. Valsalva parimenti 
tonferma , che in una donna trovi distrutta la membrana del timpano 
e mancanti gli ossicini, eccetto I'incudine separata aflatto dalla staffa; 
'pure la donna non era sorda. Morgagni e Valsalva meritano maggiore 
lede di Bonnet. Riolano osscrv6 parimenti che un sordo riacquistc) I'u- 
oito , esscndosi lacerate e rotte le accennate parti. Per mezzo della 
perforazioue della membrana del timpaoo si pu6 riacquistare 1' udito, 



( ^ ) 

come lo dimostrano le osservazioni di Cooper , ed altii. La membrana 
del timpano puo credersi iiecessaria, per pii proteggere dalle ingurie 
le parti interae dell' udito. Mandini ritrov6 in un sordo e muto, die la 
chiocciola in ambedue le orecchie non aveva che ungiro e mezzo, invece 
di avenie due e mezzo com' e nello stato naturale. La coclea per(!) noa 
la credo necessaria per assolutamente sentire, pu6 bensi esserlo per 
meglio sentire: oltre di che non era totale la mancanza di questa par- 
te. Valsalva ritrov6 nell' orecchio di ua sordo ossificata la membrana 
delia fenestra ovale unitamente alia base della stafia , e col margine 
delta fenestra formava un solo osso. Qiiesta osservazione manca di quella 
precisione propria del grande anotomico com' e Valsalva , poiclife noa 
dice se fosse in un sordo d.illa nascita , ne se lo fosse stato compiuta- 
mente; per6 da questa , e dalle mie osservazioni si conosce, quanto sia 
necessaria 1' esistenza dell' apertura della fenestra ovale per 1' udito. 
Huigthon ritrov6 in un uouio nato sordo la porzion molle del settimo 
pajo dei nervi piu sottile della met^ di quelle, che suole essere, ed 
il labirinto pieno di una materia caseosa. La sottigliezza e 1' emacia- 
zione che si rinviene nei nervi , come vidi nelle due osservazioni ri- 
portate, non e la cagione della sordita: poiche I'esperienza insegna che 
non facendo gli organi le loro funzioni , generabnente i nervi diven- 
tano pii piccoli ed emaciati. Valsalva osserv6 in un sordo dalla na- 
scita ambedue le aperture, per le quali penetrano i nervi dell' udito, 
e vanno ai di lui organi, chiuse da una membrana molto forte, cosi che 
nessuna fibrilla nervea vi poteva avere ingresso. In questo caso , non 
ostante la perfetta organizzazione dell'organo auditorio, la cagione 
della sordita sarebbe stata nella mancanza delle fibrille nervee , se la 
membrana non fosse stata la cagione d'impedimento al corso del ner- 
vo acustico. Sandifort trov6 nell' organo auditorio di un uomo nato 
sordo un corpo piccolo, duro e cartilaginoso, lungo sei linee , unito 
alia parte inferiore del nervo acustico, e a quella parte della midolla 
allungata,da cui sorte ed accompagna il nervo nelle sue caviti per 
r osso petroso. Esso lo trov6 cosi tenacemente unito al nervo che non 
si pot6 staccarlo senza produrre lacerazione ; e dall'affossamento che 
osserv6 nel nervo, giudic6 che lo aveva fortemente compresso. Per 
quanto Sandifort fosse un attento osservatore, e dubbios o se questo cor- 
do lungo sei liaee compriraente il nervo fosse la cagione della sorditij 



(85; 

poiclie non di rado $1 rinvengono dei piccioli corpi duri sopra dei ner- 
vi , senza die producano alterazione nell" orgaoo, al quale sono desti- 
nati ; altroiide Sandifort non ha fatta 1' osservazione per lintraccia- 
re se lo stesso nervo continuava lutigo il canale , e se si portava alle 
parti costituenti l' organo dell' udito , coiue pure se esisteva alcuii al- 
tro difcLto neir udito osseo. 

Da tutte queste osservazioiii patologiche si pui con fondamgnto 
stabilire che i vizj produceaiti la sordita dalla nascita, dipeadono da 
un vizio nell'organizzazione dell' udito. Che se qualche volta si e 
creduto esser la cagione nei nervi , dipendev a quesla noiiostante da 
un vizio organico , come si couosce daH'osservazione di Valsalva , 
nella quale era chiusa I'apertnra, ove doveva entrare il nervo, e 
percio non pote distribuirsi allorgano dell' udito. Se gli anatomici 
si dedicasscro alia sezione dt;i cada\'eri dei sordi-muti , con una 
serio di osservazioni potrcbbero stabilire , se il difetto nella fenestra 
ovale sia costante , oppure se altri vi si assocciano. Per6 le poche 
che abbiaino ci consigliano di lasciare tutte le indagini ad oggetto 
di restitulre T udito a questi infelici. Che se qualche caso si legge di 
guarigioue di sordi e iiuiti succoduta ad uao scolo puriforuie veuu- 
to dull oreccliio , questi sono t.iuto rari , e tanto mal riportati ed 
inesatti , che resta il dubbio se la 2;u;iris;ione sesruita fosse veramen- 
te in sordi e niuti di nascita , oppure in sorditi derivata in bambi- 
ni per rnalattia , net qual caso potrebbe piCi facilmente sperarsi; poiche 
allora sarebbe forse la sorditi originata nell' organo dell' udito da uu 
intassameiito di materia mucosa^ come nei casi di febbri , che facciauo 
quivi un deposito. Potrebbe tuttavia alcuuo illudersi per la storia di 
quelle molte origiuali sorditi che si dissero guarite recentemente col- 
I'opra del Gulvanismo. II sig.r Schaud Professore a Cassel assicura 
di avere gnarito con questo mezzo quattro sordi-muti a capo di sei 
scttiuiaue. Dapo soli otto giorni di cura si potean travvedere, egjj 
dice, i felici effetti del rimedio , ed altre siiuili miracolose guarigioni 
si vollero pure riuscite a Bcrliuo. IMa queste prove replicate dal mio 
amico e collega D."" Mongiardini e continuate per piu di due mesi noti 
ebbero effetto in alcuno de' molti sordi-muti , si^i quali in Genova e sot- 
to gli ocelli nostri ne fece 1' esperimento: ragion, per cui si piiu coii- 
tinuare a dubitare della probability della guarigione dei sordi-muti 
di nascita. 



(86) 

S^ non avessi temuto di abusare della sofferenza de' miei Colleghi, 
avrei dovuto maggiormente sviluppare alcune idee, che ia questa 
niia inemoria soltanto accenno. Ma se fia che questa gradita venga dal- 
r Accademia , sari per nie un incoraggiarneiito a presentarle in 
appresso altre osservazioni riguardanti difetti che rinvenni parimen- 
te in taluni divenuli sordi per malattia. 



I 



M E M O R I E 



D E L li A 



SECONDA CLASS E. 



LETTERATURA e BELLE ARTL 



C 89 > 

D I S C R S O 

(Uopta UH CXnttco //Lonuuieuto ttovalo ueffa yufte 
ffttta X otcei'eva I CZntio i 60 o. 

L E T T O 

BALL ACCADEMICO GIROLAMO SERRA 

NELLA PUDCLICA ADUNANZA De' 3i DICEMBRE i8o6. 

INTRODUZIONE. 



Oprovveduti gli antichi dell' arte ingegnosa , clie moltlpllcando ia 
pochi (ll le copie , assiciira la perpetuiti de' documenti , aveano per 
costume d' iticidcTli iiel rame , perche si congiungoiio in queila sos- 
tanza nietallica tie qualiti essenziali , abbondanza , soliditi , e pieghe- 
volezza. Di questo metodo si valsero aache i Romaui ( i ) rispetto alle 
Leggi dell. I luro llepubblica , ai decreti del Senato , e ad altre politi- 
clie operazioiii degiie d' iininortaiilii. Ma come suole de' migliori di- 
segni , cusl di questo si nubile intento addivenne , che in progresso di 
tempo fu guasto , e in gran parte inanc6 per diverse inaspettate com- 
biiiaziuui di coiitraria fortuiia , o di uinana violenza ; tra le quail 
sarauao dcplurubili sempre 1' incendio accaduto sotto liu^perator Ves- 



1 1 ) lUa. U, N. L. 34. c. 5,., 



(90) 
pasiano , che consum6 tremila tavole dl metallo , e il sacco dato dal 
He de Visigoti Alarico , ove peri il fiore di quanto 1' armi , e gli studj 
romani avevano in undeci secoli accuniulato. 

Qiianto piii rari sono i mo ^lumcnti avatizati dalle ingiurie dc' tempi 
e degli uomini , tanto e mag^iore il Justio , e la venerazione che loro 
si dee, massimamente se appartengono al popolo piii celebre iiisieme, 
e pli savio dell' antichit^^ se viferisconsi all' epoca piu gloiiosa della 
sua esistenza , se contengono le di lui relazioni coa altri popoli degni 
della sua stima, nelle quali spicca va sopra ogni credere esimia la sua saga- 
citi; e finalmente s'e dato ancora di conservarli in mezzo a quellanazione, 
con cui si riconosce aver Roma trattato, o interposta la suabenefica autoritk. 

Che se ad alcuno di questi monumeuti si rari e pregevoli non fosse 
gik avvenuto di conservarsi a universal maraviglia nelle pubbliche vie, 
o a notizia degli eruditi nelle splendide sale de' ricchi , e potenti ; ma 
trovalo si fosse dopo piii secoli per semplice veatura , lontano dalle 
colte abitazioni , e quasi fra un colpo, e 1' altro di z;ippa ; quale b I'uo- 
mo SI rigido , e della veneranda antichiti tanto nimico , che non si 
prendesse diletto di quello pienamente conoscere , e trattare come 
cosa per prodigio salva , di ritrarne egli stesso una copia , o consi- 
derarla ritratta fedelmente suU' originale , d' intraprenderne, o promuo- 
verne almeno 1' interpretazione nelle sue piii difficili particolariti ? Han- 
no spesse volte i decreti dell' antiche podesti romane una oscuriti , 
(2) che mal si concilia con quel loro schiettissimo stile , il che e pro- 
venuto dagli errori commessi nell' inciderli ^ dall' uso delle sigle , che 
sono abbreviazioni di nomi ^ e formole allora notissime , talvolta dalla 
distanza de' tempi , la quale alter6 molte voci , e molte abitudini, e 
non di raro da certo genio di non volgari e antiquate espressioni , di cui 
molti legislator! sembrano essersi compiaciuti , e di cui vuolsi parlar 
con rispetto , perche se ne valse nel suo disegno di legislazione (5) il 
piii dotto 5 e facondo de' latini scrittori. Ma lo studio, che spendesi 
iiel diradar queste tenebre non va perduto. Ritornano mediante quello 
ad esistere nella memoria degli uomini quando un popolo , e quando 
una istituzione perduta , uu' uomo giusto , o un benefizio dimenticato; 



Ca) CIcer.. d« oral. L. 1. n. 5j. = (i) Do leg. L. a. 



e se pure non si rllevasse , clie qualche leggcra clrcostanza , o una sola 
voce rumana noii bene iutesa, g\k il coasenso e I'eseinpio di tuUe le eti 
hatmo ferino e stabilito, che non vi ha niente di piccolo iu tutto ci6 clie 
appartiene a si graiide nazione. 

Siffatti pensieri mi si destarono in mente la prima volta, che veduto 
mi venne uti decreto de' bei secoli di Roma, inciso sopra una tavola 
di metallo concernente le controversie tie' Genovesi co' Vitiiij loro vi- 
cini. Ed or che cessate altro occupa/.ioni , le quali tutto me richie- 
devano , ho avuto campo di rlandare i volumi , che della dotla an- 
ticliit^ fanno parole , mi affretto di raettere in vista a'miei cittadini , ed 
agli strani una copia esatta di quell' insigne monumento , con una di- 
chiarazione , quanto 6 dell' ingegno mio, compiuta ; e dello affrettarmi 
k cagione , noa che il desiderio di soddisfare a' doveri di questo luogo 
onorato , I'aver anche osservato , che molti Eruditi hanno avuto in 
altissimo pregio quella stessa tavola, ne haniio pubblicato le copie j 
e tutta vt)lta impediti da non so quali cagioni , non lliauno quaat'al- 
tre molte illusfrata. 

E siccome la fama degli Scrittori, che ne diedero qualche contezza, 
pu6 grandemeute concorrere all' idea adeguata dell' autenticiti e va- 
lore di quella , cosl ho divisato di nominarli coll' onore che e lorO' 
dovuto, nel primo capo del preseute discorso ,riservando a'susseguenti 
la soluzione delle principal! difficolti. 

Ma prima di quelli Eruditi, nominero un Principe, Cosimo I. Du- 
ca di Toscana , il quale non si tosto udi ragionare del monumen'o tro- 
vato in Val di Polcevera, clie procuro con soiieritudine veraraente me- 
dicea di conseguirne (4J una copia, quaiito piu si pote , somigiiante 
neU'iscrizione , nella tnateria, e nelle dimensioni; e quella ordinidi 
collocare , ove i suoi antenati, promotori insigni del risorgimento delle 
lettere , avevano riposto taiiti altri tesori. 



Capo I. 



Scrittori , che hanno Jatio menzione del monwnento trovato nella 

valle di Polcevera. 
La prima menzione della tavola di Polcevera si trova in un libro 



( 4 ) F> A. Zacchiris ttxcurs. Jilterar. p. aa. 



C90 
stampato a Parigi I'anno iSao, il quale contiene diverse Opere di Ja- 
copo Bracelli, Cancelliere della Repubblica di Genova nel secolo de- 
cimo quinto, e per avviso ancora di Oltramontani fi), uno de' migliori 
storici dopo la ristorazione delle scienze. In fine del libro (2) liavvi 
una copia della nostra inscrizione , uii' indicazioue del luogo e tempo 
in cui fu trovata, e un catalogo di voci usate con incostaiite ortografia. 
Non si sa quaiido Jacopo cessasse di vivere; ma dopo il ritrovamen- 
to della tavola, nou pare possibile. Quiiidi e, die sebbene il Grevio e 
il Fabrizio sembrino a lui attribuirla , io credo clie la prima pubbli- 
cazione della tavola nostra si debba ad Antonio figlio di Jacopo, egual- 
mente amatore de' buoni studj. Potrebbono altri appropriarla al Ve- 
scovo di Nebbio , editore di quel libro; ma nell' eloqiiente dedicatoria 
ond'ei I'ornL), avrebb' egli omesso di distinguere I'opera sua dall'altrui ? 

Agostino Giustiniani Vescovo di Nebbio nacque alcuni anni dopo il 
Bracelli (3). Fu il primo a pubblicare il Sallerio davidico in cinque 
lingue diverse araba , ebraica , caldea, greca, e latina. Chiamato a Parigi 
da Francesco I.° introdusse , o rinnovo in quella illustre Metro- 
poli lo studio delle lingue orientali. Ne'suoi annali di Genova , ulti- 
ma prova di amore chei rende alia sua Patria , si legge (4) ch' egli 
aveva esteso un piccolo commentarlo della iscrizion di Polcevera in un 
libro latino, che ho indarno cercato. Di bene negli annali medesimi 
una precisa notizia del suo ritrovamento, ne spiega alcune sigle , e 
la traduce in italiano. Vero e che questo lavoro , fatto di volo e in 
etci avanzata, lascia desiderare pi^ critica , e piii cognizione di anti" 
chiti profane. 

Queste egregie facolta fiorirono assai oltre monti verso la meta del 
secolo 16 e nel seguente. Parve a colore, che le coltivarono con piijL 
zelo , si prezioza la tavola nostra , che ben poclii perdettero 1' occasio- 
ne di trascriverla , o favellarne. In Germania Giorgio Fabricio, che 



^1^ J. G. Groevii Tliesaor. AntiquJt. hisr. Ital. T. i. p. a- fol. i33o. I. A. Fabric. tibKot. me'ia et 
inf. latin. T. i, p. 3iK.6Dig. biblioc. 7et. el nov. car. 1.I0. ZeiUer p.3 c. 3y. Hisior. Cbron. et Geojr. CGkkre. 

(3> Jac. Bracell geouen. lucubr. in sdibus. J. Bad. Ascensii f. 70. 

(3; Quetif et Ecbard Script. orJ. preJicat. T. a. p. 96. Tiraboschi St. della letter, ital. T. t'm. 

{*J Ann«U di Gen. 1, i. c. a3. aatii jsuuzioae di q^uanto pud yedetsi di piii bsUo ia Genov* p- '^^j 



(93) 
scrisse due libri di antichita, la riport6 (^) sollo il litolo, Instrumentum 
lerminnrum inter Geiiuenses , et Veiturios, aggiungendo quali erano 
le sue diiuensioni, coin'ellu fu ritrovata in val di Polcevera a pi6 dell'Ap- 
penniiio , e collocata nel tecnpio niaggiore. In Fraucia l' illustre , e in- 
felice Brissouio, ardente di ammirazione verso il popolo roraano , 
raccolseiie le foi iiiole , e le solenni parule , delle quali riconoscerido 
non poche nella iscii7ion di Polcevera, quella inserl (6) nella sua 
opera, con assicurare il dilignnte lettore, clie trovcrebbevi elegaute- 
mente descritti i confiiii de'due territorj si private, che publjlico , e le 
coudizioni poste allusofrutto del secondo. Segnd ancora con preci- 
sioue raiiiio dell' iiicisioue, e quello della scoperta. In Fiandra , pro- 
viucia a que' giorni sull'altre tutte riccliissima d' arti , di coinniercio e 
di sapere , e celebre il nouie di Abramo Ortelio, Geografo di Filip- 
po II. e il Tolumeo del suo secolo. Nell' opera sua intitolata , Thea- 
trum orbis terrarum ei fa oiiorevol nienzione (j) della nostra tavola, nia 
accenna di uon averla co' proprj occlu veduta ; e 1' esemplare ch' ei ne 
presenta , e le osservazioni di ortografia ond' ei la correda, sono trat;- 
to da Didaco Stunica, Teologo spagnuolo , il quale in un suo pelle- 
griiiaggio alia nictropoli del inondo caltolico, passu per Genova i5 
anni dopo quella scoperta, ne prese nota, (8) e ue arricchi il suo 
itinerario. 

Fra i letterati infelici infelicissimo fu Sinezio di Bruggia. Dopo rac- 
colte con souima fatica molte iscrizioni aiitiche , lui incendio gliele 
Consuni6. Compilate di nuovo, mentre si avviava a Brusselle per far- 
le stainpare , fu ucciso da niasnadieri. Giusto Lipsio, quel s\ famoso 
commentator di Tacito, le pubblic6 aggiungendovi, con altre recen- 
ti scoperte , (9) la tavola altresl di Polcevera. Ma come se il nome 
di Smezio fosse sempre infausto , ecco uscir alia luce il tesoro d' is- 
crizioni del Grutero , e condanuare alia polvere delle pubbliche bi- 



(i) Anliquic. 1. 3 BiiiL iSAo p. 37. 

CO De formal, et solemn P. R. verb Liptix, "73i.p. 4oJ. 

<7.) Tib. 17. Ilal. gillic. Am lerp i«o3. 

(8) Andr. Scliolli blbliot. HItp. T. 3. p. «4i,, 

<Srj MttI, Smtt. iDSciift. anii^ aucl. p. 3. 



C 94 ) 

blioteclie 1' opera antecedente. lo ne 1' ho scossa, ma senza trovarvi 
una sola annotazione. 

Giano Grutero nacque come 1' Ortelio in Anversa. Di quest' uomo 
dottissimo raccontasi , che i Viniziani gli offersero invano una catte- 
dra nello studio di Padova con 1200 zecchini di provvisione ; e che 
datagli da Massimiliano Itnperatore la scelta fra un diploma di conte, 
e uu' annua pensione, ei rifiut6 1' uuo , e I'altra. Nel primo volume 
della sua opera sta registrata (lo) la nostra tavola con questa postilla 
fatta per eccitare maggior curiositi: „ Secondo il libretto niandatomi 
dal Verderio e dal Pinelli,,. Quanto al Verderio o Verdier, si sa , che 
da Lione ov' ebbe distinti natali, e coUa educazione, ei pass6 verso 
I'anno iBSy a Padova, risoluto, come tanti altri dell'eti sua, di tutto pos- 
porre all'acquisto delle scienze. E nolo inoltre ch' ei compiI6 un'ope- 
ra vasta, intitolata: „ Censioaes et correctiones in auctores pene omnes 
antiquos potissimum,,. 

PiLi modesto, e forse piii dotto del Verderio fuVincenzo Pinelli Ge- 
novese , il quale recossi per gli stessi motivi a Padova, e quantun- 
que poco , o nulla scrivesse, ottenne fama di grandissiino letterato. 
E celebre la visita (11) resagli dai sommi Cardinali Baronio , e Bel- 
larmino , in occasione , che Papa Clemente VIII erasi condotto a Fer- 
rara. Fecero la gita di Padova, e furono a trovare il Pinelli travestiti 
da Piovani. Ma introdottigli in una galleria plena de' ritratti di uo- 
mini dottissinii in futte I'eti , qui, disse a Bellarmino , ne ho uno, che 
parmi somigliantissimo al vostro compagno ; e altrettanto, additando 
un altro rilratto , disse al Cardinal Baronio. Onde che entramhi veo-- 
gendusi riconosciuti, c tutti lietissimi , si fecero insieni quella festa , 
che i dotti di qualunque abito c grado sogliono farsi, quando hanno 
il cuore non inferioie all' ingegno- A cui parri questo racconto inop- 
portuno , basti il sapere , che il libro del Verderio e del Pinelli ci- 
tato dal Grutero, non si trova. 

Alia medesima etk possono riferirsi due Storici delle cose genovesi 
Foglietta e Bizaro, I'uno nato in Genova, I'altro in Anversa Sebbene 



(10) Tbes. inscr. t. i. p. 204. 

(li) Ceroab. Tit. C. Caron, f. 124. Mich. Giustin. scritt, lig- p. ao4. 



(95) 
apparisce che abbastanza occupati della loro difficile impresa, ei noii eb- 
bero tempo di affaticarsi intorno alia nostra iscrizione ; sicche bast6 
all' uno (12) di ricopiaila , aU'altro (i5} di darfie un cenno. 

Nell' eti nostra si o futto poco di piu. Culoro, che 1' iiiscrizione co- 
piarono distesameutc , furono , oltre altri men noti, 1' Abb. Zaccaria, 
il P. Reniondiiii , il sig. Terrasson ; e 1' accennarono senza trascriverla 
il coiite Carli , e 1' Ab. Odcrico. Francesco Antonio Zaccaria era di 
queir iilustre Society , 'che seppe accoppiare senza sconvenienzalo stu- 
dio de'Classici a quello de' Padri. Predicatore insieme, ed antiquario, 
egli solea visitare le principali citta dell' Italia , per correggere i 
depravati costumi , e raccogliere i nionumenti dinienticati. V'ha 
chi racconta che venuto a Geneva , e domandato avendo di ve- 
dere , e a tutto suo agio Irascrivere 1' iscrizione trovata in Polceve- 
ra , ebbe in risposta dal Priore del tribunale, ov' ella serbavasi , che 
gliel'avrebbe fatta copiare. Onde il Gesuita aunojato, che uoin togato, 
e patrizio non conoscesse la differenza , che passa fra il leggere del 
volgo, e quello de' letterati , abbandoni 1" impresa. Ma tale novella ha 
troppo del favoloso. Nella relazion de' suoi viaggi dedicata al dotto 
Saporiti, Arcivescovo di Genova, e plena di encomj verso i Genovesi 
si legge, che pubblicatasi in quel torno la lega della Repubblica col 
potentissimi Re di Francia e diSpagna, caute persone lo ammoniro- 
no , che i sospetti di guerra , e i railitari apparecchi inteinpestive 
rendevano le curiositi di un forestiere. Ond'cgli Iasci6 Genova , e and6 
a trasrrivere in Firenze I'esemplar mediceo. Ma fosse impedito da pii 
severi studj , o sperasse di rivedere una chth che avea in quel mezzo 
aggiunto tanto splendore agli antichi suoi fasti, soggiunse C'4) "^'^^ 
trascritta copia queste parole „ Non vacat lieic in tabulam istam com- 
mentarium edere : Non ho qui tempo di commentar questa tavola. 

Giovanni Stefano Remondini era di patria Genovese, d'istituto Soma- 
scOjTeologo molto stimato presso il Vcscovo di Nola nell" auuo ij/{S- 



^13) Genoen. hist- 1. I p. ii, 
(i3) S.P.Q. Genutn.hisi. p. a. 
( >4 ) £». Ul. 1. I. p. ai. 



( 9^ ) 
Scuopritore di una singolare iscrizione in lingua Osca , o Etrusca , ei 
riport6 la nostra (i 5) per farsene scala all' intelligenza di quelIa.Sper6 
altresi dl rappresentarne la copia , e stabilirne la data piu esattaniente 
degli altri. 

II Sig. Terrasson , avvorato distinto al parlamento di Parigi , die 
in luce 1' anno 1749 una storia elegante della giurisprudenza romana; 
e fra i monumenti di quella riferi il nostro (16) col titolo usato da 
Fabricio. 

Annoverollo (17) fra le cose piii antiche , e preziose d' Italia, il 
Conte Carli , presidente del supremo consiglio di pubblica eoononiia 
in Milano , autore di un bel trattato sulle uionete , delle anticliita ita- 
liche J e di altre opere erudite. Pu6 dirsi di questi tre Scrittori egual- 
niente , che come ei si niostrarono in altri luoghi accurati , e profon- 
di indagatori del vero, cosi pare che in questo ei si contentassero di 
tin esame breve , e superficiale : il che avrei dissimulate , se il mio' 
argomento lo avesse acconsentito , e se uraana cosa uou fosse , clie chi 
lia molto sapere , non abbia sempre ragione. 

Non perdonare a fatica tii a diligenza alcuna era pregio singolare di 
Gaspare Oderico, uno de' piii dotti , e candidi aritiquarj della nostra eti. 
La quale abitudine congiuntaad un'animo potentemeuteinclinato al lette- 
rario scetticismo e stata cagione, ch'ei fosse nello scrivere si parco , e che 
lincomoda vecchiaja losorpreadesse (17) prima diliberarsidalla promessa 
dataagli amici , di voler commentare i passi difficili della nostra iscrizio- 
ne , citata ('18) piii volte con lode, e con accuratezza di tempo nelle 
sue lettere ligustiche. Che se almeno un improvviso languore , simile 
a sonno quieto , non avesse posto fine alia sua laboriosa, e innocentis- 
sinia vita, certo ch'io non avrei mancato de' suoi consiglj , perch' ei 
niifuamicOjC coacittadino e doll' opere sue liberale. 

Capo II. 

Narraz'ioiie della Scoperta. 
Fra i nominati scrittori essendo il Brarelli , e il Giustiniani contem- 



( i5 ) Dis-jcr'. Sfipra una singolare iscr. U CJ. p 3i. 

( ir^ ) Hist, de I.I jurisprud roin. vet. J, V, romi moouinca. p. 6t« 

(17^ Dc'Ile aiilicliit ital. 1.3 pag. iij* 

( 18 ) V. Aiiiiola2i...ie I. 

( iji ) Leu. lig.p. »4. p. 44. 



I 



( 97 ) 
poranei al rltrovamento della nostra tavola, ne attingerd) da loro la 
Storia. 

Nella deliziosa Valle cli Polcevera non era g'lh osciiro il nome d' 
Isosecco, oggitli confuso con Pedemonte, ch^ pieve assai popclosa 
sopra il torrentc della Secca , sci iniglia lontana da Genova. Ivi uell' 
aiiiio I'fioG vivcva un diligente contadino , il quale scavando un di 
piu profoiidameiitc del solito a certa sua vigna , seiiti improvviso os- 
tacolo. L'urto reiterato e uu suoiio iiidubitabile di metallo lo fecero 
soft'cnnare , e speranza gli diedero di poter quindi iiinanzi alimentar 
].i faniiglia abbondantemente, e senza fatica. Sgombr6 tosto il terreno; 
ina scop Mta , iiivece dell' itninaginato tesoro , una tavola di rame, 
portoU.i alia consorte per coiisigUarsene con lei , indi a un calderajo 
della c\l[k per veuderla, dove fattone il prezzo come d'inutile , e vec- 
cliio. metallo, tornosseae alia sua Villa. 

Evitato il ferro del contadino, la prezioza tavola sarebbe perita nel 
fuoco del calderajo , se discrete e buone persone entrate a caso nella 
bottega . lion ne avessero conosciuto e divolgato il pregio. Tanto che 
un magistrato della citti avvertito dalla pubblica voce la fe compera- 
re, e incrustarla coutro una delle interne pareti della chiesa cattedrale, 
acciocche forse la sautiti del luogo la sottraesse a'curiosi indiscreti. 
Dalla Cattedrale, ov' era veramente fuor di luogo , iii poi trasportata 
nella sala del magistrato suddetto, che i Genovesi per la sua ispezio- 
ne suUe cose spcttanti alio stato interno della citta , Padri del comu- 
ne eleganteraeute iiititolarono; e in quella sala stessa, mutati nomi 
ed uffizj, or si conserva. 

Ella consiste in u.ia sottil lamina di rame alta un palmo e sei once, 
e larga qiiattr'once di piii. (i) Non ha gruma verde come quelle 
che rimangono esposte all'aria aperta, ma uericcia, contratta nell'u- 
midor della terra. Le bollettine della superficie , e il color degli in- 
cavi indirano quah-he mescolanza di stagno in proporzione probabi- 
mente minore di quella che si adopera oggidi nella composizione del 
bronzo. Verificarne la quantity respettiva, mi b sembrato difi'icile e di 
niuaa importanza : ad ogni mode ho seguito 1' uso de' Roman! , che lo 



0) Y. Asnot. II. 



( 98 ) 
stesso vocabolo acloperavano pel ranie puro , e i suoi composti. 

L' iscrizione e formata di lettere dette majuscole, tutte ugudli fuor- 
clie nelpiimo,ed ultimo verso, ove sono alquanto niaggiori. Non d 
difficile il leggerla , ma sibbene stamparla esattameiite; perci6 gli eru- 
diti che uellopere lore 1' han ricopiata, non sono uniform!. Essi dis- 
cordano ancora nell' anno del suo ritrovamento, e la ragione e ques- 
ta. Sotto r antica tavola di metallo slk affisso alia stessa parete un 
fregio di roarmo , in cui scolpite si leggono le seguenti parole: 

Tabula aenea veneraiidae vetustatis ejfossa in Valle Porciferae ad 
jugi radices anno salutis MDVIL mense fchr, 

Paties communis decreto publico posuerunt. 

Da qui nacquero i diversi pareri. Chi seguitando la fede dello scul- 
tore , disse la tavola ritrovata 1' anno iSoy, e clii aderendo al Bra- 
celli e al Giustiniani, 1' anno innanzi. Conciliarsi tutti potevano , se 
come in Vinegia, e Firenze fine a di nostri , cosi in Genova nel seco- 
lo decimo sesto il cominciamento dell' anno leerale tosse stato in Mar- 
zo. Ma gli atti notarial! , e altri documenti contemporanei escludono 
questa via di conciliazlone. Ond' io non ho piii esitato a riunirmi con 
quelli che alia data anteriore si attengono, niuna comparazione veg- 
gendo fra r accuratezza d' ignoto artefice, el'autoritit di due scrittori 
viventi nel medesimo tempo, nella stessa citti , per grado e per in- 
gegno dediti, e idonei alia ricerca del vero. 

Ci6 premesso , ecco una copia dell' iscrizione diligeatemente trascrit- 
ta daU'originale. 



(99) 

G A P I I I. 

Copia deir Iscrizione. C) 

Q. M. MINVCII'IS. Q. F. RVFEIS. DE. CONTRO- 
VORSIEIS. INTER 
GENVATEIS. ET. VEITVRIOS. IN. RE. PRAESENTE. COGNOVE 

RVNT. ET. CORAM. INTER. EOS. CONTROVOSIAS. COMPO 

SEIVERVNT 
ET. QVA. LEGE. AGRVM. POSSIDERENT. ET. QVA. FINEIS. 

FIERENT. DIXSERVNT. EOS. EINEIS. FACERE. TERMINOS 

QVE. STATVI. JVSERVNT 
VBEI. EA. FACTA. ESSENT. ROMAM. CORAM. VENIRE. JOV 

SERVNT. ROMAE. CORAM. SENTENTIAM. EX-SENATI. CON 

SVLTO. UIXERVNT. EIDI. 
DECEMB. L. CAECILIO. Q. F. Q. MVVCIO. Q. F- COS. QVA. 

ACER. PRIVATVS. CASTELI. VITVRIORVM. EST. QVEM. 

AGRVM. EOS. VENDERE HEREDEMQVE 
SEQVI. LICET. IS. ACER. VECTIGAL. NEI. SIET. LANGA 

TIVM. FINEIS. AGRI. PRIVATE AB. RIVO. INFIMO. QVI. ORI 

TVR. AB. FONTEI- IN. MANNICELO. AD. FLOVIVM 
EDEM. IBI. TERMINVS. STAT. INDE. FLOVIO. SVSO. VORSVM. 

IN. FLOVIVM. LEMVRIM. INDE. FLOVIO. LEMVRI. SVSVM. 

VSQVE. AD. RIVOM. COMBERANE 
INDE. RIVO. COMBER ANEA- SVSVM. VSQVE. AD. COMVALEM. 

CAEPTIEMAM. IBI. TERMINA. DVO. STANT. CIRCVM. VIAM 

POSTVMIAM. EX. EIS. TERMINIS. RECTA 
REGIONE. IN. RIVO. VENDVPALE. EX RIVO VINDATALE. IN. 

FLOVIVM. MEVIASCAM. INDE. DORSVM. FLVIO. NEVIASCA. 

IN. FLOVIVM. PROCOBERAM. INDE 
FLOVIO. PROCOBERAM. DEORSVM. VSQVE. AD RIVOM. VINE- 

LASCAM. INFVMVM. IBEI TERMINVS. STAT. INDE. SVRSVM. 

RIVO. RECTO. VINELASCA 

( • ) V. Tjb. I. 



( 100 ) 

IBEI. TERMINVS. STAT. PPlOPTER. VIAM. POSTVMIAM. INDE. 

ALTER. TRANS. VIAM. POSTVMIAM. TERMINVS. STAT. EX. 

EO. TERMING. QVEI. STAT 
TRANS. VIAM. POSTVMIAM. RECTA. REGIONE. IN. FONTEM. 

IN. MANICELVM. INDE. DEORSVM. RIVO. QVEI. ORITVR. 

AB. FONTE. EN. MANICELO 
AD. TERMINVM. QVEI. STAT. AD- FLOVIVM. EDEM. AGRI. 

POPLICI. QVOD. LANGENSES. POSIDENT. HISCE. FINIS. VI 

DENTVR ESSE. VBI. GONFLVONT 
EDVS. ET. PROCOBERA. IBEI. TERMINVS. STAT INDE EDE.FLO 

VIO. SVRSVORSVM. IN. MONTEM. LEMVR.NO. INfVMO. 

IBEI. TERMINVS 
STAT. INDE. SVRSVMVORSVM. IVGO. RECTO. MONTE. LE 

MVRINO. IBEI. TERMINVS. STAT. INDE. SVSVM. JVGO. RE 

CTO. LEMVPJNO. IBI. TERMINVS 
STAT. IN. MONTE. PROGAVO. INDE. SVRSVM. JVGO. RECTO. 

IN. MONTEM. LEMVRINVM. SVMMVM. IBI. TERMINVS. 

STAT. INDE. SVRSVM. JVGO 
RECTO. IN. GASTELVM. QVEI. VOGITATVST. ALIANVS. IBEI. 

TERMINVS. STAT. INDE. SVRSVM. IVGO. RECTO. IN. MON 

TEM. JOVENTIONEM. IBI. TERMINVS 
STAT. INDE. SVRSVM. JVGO. RECTO. IN. MONTEM. APENI 

NVM. QVEI. VOCATVR. BOPLO. IBEI. TERMINVS. STAT. 

INDE. APENINVM. JVGO. RECTO 
IN. MONTEM. TVLEDONEM. IBEI. TERMINVS. STAT. INDE. 

DEORSVM. JVGO. RECTO. IN. FLOVIVM. VERAGLASCAM. 

IN. MONTEM. BERI. GIEMAM 
INFVMO. IBI. TERMINVS. STAT. INDE. SVRSVM. JVGO. RE 

CTO IN. MONTEM. PRENICVM. IBI. TERMINVS. STAT. IN 

DE. DORSVM. JVGO. RECTO. IN 
FLOVIVM. TVLELASCAM. IBI. TERMINVS. STAT. ESTDE. SVR 

SVM. JVGO. RECTO. BLUSTIEMELO. IN. MONTEM. CLAXE 

LVM. IBf. TERMINVS. STAT. INDE 
DEORSVM IN. FONTEM. LEBRIEMELVM. IBI. TERMINVS STAT. 

INDE. RECTO. RIVO. ENISECA IN. FLOVIVM. PORCOBEilAM. 

IBI TERMINVS. STAT 



C 'o. ) 
INDE. DEORSVM. IN. FLOVIVM. PORCOBERAM. VBEI. CONFLO 

VONT. FLOVI. EDVS.ET. I'ORCUBERA. IBl. TERMINVS. STAT. 

QVEM AGRVM. POPLICVjM 
JVDICAMVS ESSE EVM. AGRVM. GASTELANOS. LANGENSES. 

VEITVRIOS. POSIDERE FRVIQVE VIDETVR. OPORTERE. PRO 

EO. AGRO. VECTIGAL. LANGENSES 
VEITVRIS. IN.POPLVGVM. GENVAM. DENT. IN ANOS. SINGV 

LOS. VIG. N CCCC.SEI. LANGENSES. EAM.PEQVNIAM.NON. 
. DABVNT. NEQVE. SATIS 
FAGIENT. ARBITRATVV. GENVATIVM. QVOD. PER. GENVEN 

SES. MO3 V. NON. FIAT. QVO. SETIVS. EAM. PEQVNIAM. 

ACIPIANT. TVM. QVOD. IN. EO. AGRO 
NATVM. ERIT. FRVMENTL PARTEM. VICENSVMAM. VINE 

PARTEM. SEX.TAM. LANGENSES. IN. POPLICVM. GENVAM. 

DARE. DEBENTO 
IN. ANNOS. SINGOLOS. QVEI. INTRA. EOS. FINEIS. AGRVM. 

POSEDET GENVAS. AVT. VITVRIVS. QVEL EORVM. POSE 

DEIT. K. SEXTIL. L. CAICILIO 
Q. MVVGIO. GOS EOS. ITA. POSIDERE. COLEREQVE. LICEAT. 

EVS. QVEI. POSIDEBVNT. VECTIGAL. LANGENSIBVS. PRO 

PORTIONE. DENT. ITA. VTL CETERI 
LANGENSES. QVI EORVM. IN. EO- AGRO. AGRVM. POSIDE 

BVNT. FRVENTVRQVE. PRAETEREA. IN. EO. AGRO NI. QVIS. 

POSIDETO. NISI. DE. MAJORE PARTE 
LANGENSIVM. VEITVRIORVM. SENTENTIA. DVM.NEI. ALIVM. 

INTROMITAT. NISI. GENVATEM. AVT. VEITVRIVJNI. COLEN 

DI. CAVSA. QVEI. EORVM 
DE. MAJORE. PARTE. LANGENSIVMVEITVRIVM. SENTENTIA. 

ITA. NON. PAREBIT. IS. EVM. AGRVM. NEI. HABETO. NIVE. 

FRVIMINO. QVEI 
ACER. GOMPASGVOS. ERIT. IN. EO. AGRO. QVO. MINVS. PECV 

ASCERE. GENVATES. VEITVRIOSQVE. LIGEAT. ITA. VTEI. 

IN. GETERO. AGRO 
GENVATI. COMPASCVO. NI. QVIS. PROHIBETO. NIVE. QVIS. 

VIM. FAGITO. NIVE. PROHIBETO. QVO. MINVS. EX. EO. AGRO. 

LIGNA. MATERIAMVE 
SVAL^NT. VT ANTYRQVE. VECTICAX. ANNI. PROII. K. JANVA 



C 102 ) 

RIS. SEGVNDIS. VETVRIS. LANGENSES.IN. POPLICVM. GE 

NVAM DARE 
DEBENTO. QVOD. ANTE. K. JANVAR. TRIMAS. LANGENSES. 

FRVCTI, SVNT. ERVNTQVE. VECTIGAL. INVITEI. DARE. NEI. 

DEBENTO 
PRATA. QVAE FVERVNT. PROXVMA. F AENISICEI. L. CAEGILIO. 
Q.MVVCIO. COS. IN. AGRO.POPLICO. QVEM. VITVRIES. LAMGE 

(. NSES 
POSIDENT. ET. QVEM. ODIATES. ET. QVEM. DECTVNINES. 

ET. QVEM. CAVATVRINEIS. ET. QVEM. MENTOVINES. PO 

SIDENT. EA. PRATA 
INVITIS. LANGENSIBVS. ET. ODIATIBVS. ET. DECTVNINE 

BVS ET. CAVATVRINES. ET MENTOVINES. QVEM. QVISQVE. 

EORVM. AGRVM 
POSIDEBIT. INVITEIS. EIS. NI. QVIS. SICET. NIVE. PASCAT. 

NIVE. FRVATVR. SEI. LANGVESES. AVT. ODIATES. AVT. 

DECTVNINES. AVT. CAVATVRINES 
AVT. MENTOVINES. MALENT. IN. EO. AGRO. ALIA. PRATA. 

INMITTERE. DEFENDERE. SIC ARE. ID. VTI.FACERE. LICEAT. 

DVM. NE. AMPLIOREM 
MODVM. PRATORVM. HABEANT. QVAM. PROXVMA. AESTA 

TE. HABVERVNT. FRVCTIQVE. SVNT. VITVRIES. QVEI. 

CONTROVORSIAS 
GENVENSIVM. OB. INIOVRIAS. JVDICATI. AVT. DAMNATI 

SVNT. SEI. QVIS. IN. VINCVLEIS. OB- EAS. RES. EST. EOS. 

OMNEIS 
SOLVEI. MITTEI. LEIBERIQVE. GENVENSES. VIDETVR. OPOR 

TERE. ANTE. EIDVS. SEXTILIS. PRIMAS. SEI. QVOI. DE. 

EA. RE 
INTQVOM.VIDEBITVR. ESSE. AD. NOS ADEANT. PRIMO. QVO 

QVE. DIE. ET. AB. OMNIBUS. CONTROVERSIS. ET. HONO 

PVBL. LI. 
LEG. MOCO. METICANIO. METICONI. F PLAVCVS. 
PELIANI. PELIONI. E, 



( io3 ) 

Capo IV. 

Sopfrelto dell' Jsaizione- 

Contiene la riferita isrrizioiie, come e manifesto , un (^ecreto di 
Roma supra le controversie de' Getiovesi co'Viturj loro viciiii. Ma per 
conoscere il vero stato della qiiistioiie, ed altre particolaritft interes- 
santi , e necessaria uii'attenzioiie maggiure , che rilevare ci faccia la 
situazione , il territoiio , i rapporti de'popoli ivi nomiiiati. Cio ese- 
guito, si vedri con arnica sorpresa eraergere da ua' appaiente ambi- 
guiti un senso srmplice e naturale; e cosa ancorpiii piacevole, si ve- 
dr;\ pronunziata da'llappresentanti del pii potente Senate ch' esistesse 
giammai, una sentenza 2)iena di equitA, e di nioderazione. Cosl dopo bre- 
ve passaggio in camera oscura, effigiati si ammirano, e al vero conformi 
ne'moderni Panorami, la cascata di Tivoli, e le reliquie del Campidoglio. 

La vnTle di Polcevera anticamente Proccbera , e anche Porci- 
fera ha da tergo un grosso tronco degli Apcnnini , a fronte il ma- 
re di Genova, d'ambo i lati moiti monti , poggi , e colline dall'A- 
pennin diramatc; II principale torrente che I'attraversa , e quello che 
porta il suo nome, e che riceve in se tutte le altre acque dalle spalle, 
e da' fianchi cadcnti. Vario e il sito , fertile il terreno, I'aere sano ,e 
teniperato. La parte meridionale e occidentale di questa valle spetta- 
va da tempi immemorabili a' Genovesi ; nella settentrionale giaceva il 
castel de'Viturj. Il tcrritorio di questi stendevasi fino alia sboccatura 
del torrente Eden in quello della Procobera; e dividevasi anticamente in 
tre parti, Tuna tenuta da' particolari detta latinamente ager privatus, 
I'altra rimastancl pubblico chiamata per6 agcr puhbUcus, e la terza nomi- 
nata fl^cr fowpoifwuj, pcrche conteneva pascoli comuni ad altri popoli 
dellApennino, Odiati, Dectunini, Cavaturini, e Mentovini.t verisimile 
che abitando i Viturj troppo discosto da'pubblici poderi, percli^ il loro 
comune ne ritraesse una giusta rendita^ fondassero nel mezzo di quelli 
una colonia nomiiiata il rastel de'Langansi, o Larigensi , conceden- 
done a lei, nicdiante un ccrto ccnso, I utile domiuio. Eiusci cosi bene 
I'avviso, che dove ne' pascoli comuni all" altre popolazioni non si rac- 
coglievavano che fieno c legna , nel tcrritorio proprio de'Langansi si 
Coltivavano tutte le pianle uecessarie al vivcre umano. O gli atti dell' ia- 
Veslilura perisscro, o a' tempi di qucUu non usassero auco scritture , 



( io4 ) 

o altra cagiofi si fosse , certo avvenne che i Langansi pretesero nel 
loro livello comprendersi non die i foridi pubblici e compascui, aache 
una parte de'particolari ; e nel medesi mo tempo i Viturj mossero qui- 
stione circa i confini di un territorio coll'altro, il valore del censo , i 
privilegi competenti a' lor terrazzani nel fondo enfiteotico, e circa altri 
oggetti altresi, che le parole dell'iscrizione fan chiari abbastanza. I 
popoli summentovati rlconoscevano la superiority della romana re- 
pubblica ; e quantunque fossero per molti titoli separati fra di loro , e 
presso die independenti, avevano non pertanto un legame comune , e 
quasi un centre di unione : questo ceiitro era Genova. Qui nel pubbli- 
00 erario recavansi tutti a deporre 1' entrate spettanti a' rispettivi loro 
comuni, qui le controversie loro proponevano , e se alcun refrattario 
mostravasi 5 o contumace , veniva coUa forza costretto, e anche incar- 
cerato. Esamini adunque il magistrate Genovese le pretensioni di que- 
st! popoli, e interamente, o in parte fu favorevole a Langansi ; e sic- 
come i Viturj negarono di accomodarsi al giudicato con modi aspri e 
iugiuriosi, cosi alcuni di loro furono sostenuti , e tradotti in carcere. 
Andarono a Roma i viturj e i genovesi : gli uni per impugnar la sen- 
tenza, gli altri per difenderla; e il Romano Senate sollecito della tran- 
quilliti della Liguria, commise a due nobilissimi cittadini di esamina- 
re sulla faccia del luogo la quistione , riconoscerei diritti de' popoli , 
i confini de' territorj , procurare all' amichevole qiialche reciproco sa- 
crifizio , e fatto a Roma ritorno prouunziar la sentenza nel tempo de- 
dicate alia adunanze del Senate, davanti a quell'augusto consesso, pre- 
senti gli era tori de' popoli discerdi. 

Vennero i rappresentanti del Senate romano in Ligiiria,-presere co- 
gniziene delle controversie , e a soddisfazione del maggior numere de-! 
gli interessati, fermareno le qualitli, i confini, i termini de' territorj 
centesi ; dope ci6 tornarono a Roma, pronunziarono la sentenza, e 
per suggello di circospezlone cencederono a chiuuque si reputasse 
gravato, un termine a comparire,e dir sua ragione. 

La sentenza dei Delegati remani e quella che leggesi i+icisa sulla ta- 
vola nostra. Parve lor conveniente, cosi suonano le parole latine, die 
i Genovesi mettessere in liberty i detenuti. Nel medesime tempo asse-, 
gaarene una possessione particelare a Viturj libera da ogni livelle, ca- . 
pace, come Taltre possessioni private, di alienarsi e trasraettersi pel 



■( io5 ) 
«redit&,e separata a perpetuiti dall'agro pubblico, mediante i conR- 
ni ferniati,ei termini posti sul luogo. Stabili inoUre il livello da Lan- 
gunsi dovuto ia denari vittoriati /{ou; e in caso d'iuadempiinentu, nella 
vigesima p;irte del grano, e sestu del vino, produtti da quel fondo cen- 
sito; ben iateso per6 , che la prestazione reale non fosse do vuta , qua- 
lunqiic volta i Genovesi accettassero un equivalente, o presentato loro il 
dauaro , t.irdassero a riceverlo. 

Statuiroiio ancora , clie i privati Genovesi, e Vitiirj contribuir non 
dovessero per li beni posseduti nell' agro censuario prima delle calende 
del mese sestile , che ancora non dicev asi Agosto , ma dovessero bensi 
a proporzion del livello per qiielli che acquistassero in avvenire. 

A niiuio fuorche a Laagansi fossero lecite nuove coltivazioni ia quel 
fondo, se aou v'acconsentisse la uoaggior parte di essi Langansi, e Ge- 
novese fosse , o Viturio ; ma ne' pascoli corauni potesse qualuiique di 
questi due popoli , come negli altri foadi consimili de' Genovesi ac- 
cadeva , liberamente usare del pascolo , e delle legna. 

Pagassero i Langansi nel pubblico erario di Genovail determinate 
livello dcir anno alle prossiiue calende di gennajo , e cosl appresso , ma 
restassero sgravati da pagameuti scaduti , e non eseguiti. 

Nessuno ne ' pascoli attualmente posseduti da Langansi, Odiati , De- 
ctunini , Cavaturini, e Mentovini potesse menar bestiame , o tagliar 
fieno senza la porraissione de' rispettivi posseditori. 

Potesse ciascuuo di loro nel territinio comune nuo^i prati formare , 
bandire , e seg are , purclie rendendone altrettanti all' uso comune, 
nou eccedessero mai I'estensione respettivamente goduta nella stale 
passata- 

Intesa cosl qnesta iscrizione , non e difficile il veder quanto bene 
ella si adatti alL- leggi , e a' costumi romani , se raccogliersi vogliano 
le iiotizie quA e li sparse ne' latiiii scrittori. 

E cosa notissinia (i) chela repubblica romana contenta dell' acqui- 
stata superiority sugli altri popoli Italici, lasci6 gran parte di loro go- 
dere dell' antico territorio , e delta propria amministrazioue ; ond' h 



( > ) lUffd Yeron. illuJlr. 1. 3. pag. 94- 



( ,o6) 

clie pretore alcuno , o altro ordiaario raagistrato iion si eleggeVa an* 
nualmeiite per gavernaili, al coiUrarlo di ciij , cli'era generalinente 
orJiiiato per la Sicilia e per la Sardegiia. II territorio di ogiiuno di 
questi popoli , simile in ci6 al territorio di Roma , conteneva oltre le 
possessioni private , un io udo piibhlico riservato a' pubbiici bisogni , il 
quale solea procedere da conquiste fatte su i iieniici, o da coufisca- 
zioni tolte a' ribelli, o da pacifiche contrattazioni. Questo non si dovea 
vendere , n^ altrimenti alienare ; ma poteva benissimo d'anrio in anno 
locarsi , e darsi ancora a livello per liinghissimo tempo , dopo di clie 
ager vectigalis ,(2)0 foiido censuario era nominato. I Liveliarj erano 
era particolari , era interi coniiiiii mossi a cio fare da maggior vici- 
nanza al terreao condotto , da mancanza di produzioni congeneri , o 
da crescente popolazione. Frequentemente avveniva , come avviene 
anche oggidl, che una parte dc'beni spettaati a un comune venisse 
cosi allogata , un' altra restasse ad a30 de' terrazzani ^ e la terra di 
pascoli , e di macchie abbondante , fosse comune ad altri popoli viciiiL 
E' facile a rmmaginare , che quanti piii confinanti aveva una terra, 
tante piii occasioni ella avesse di piatire : massime , che i tresommi 
generi di queste controversie , condizioni del livello , goduta di beai 
comunali , confiui di un territorio coll' altro, secondo la scrupolosa enu- 
merazione di un vecchio Agronomo (3) in quindici minori specie si 
dividevano. Aveva ogni terra molti vicini, perche non le cittit soltanto, 
ma le castella , i borghi , i villaggi godevano proprj terreni , e am- 
ministrazione. Sotevano tutti trascrivere i document! delle loro pro- 
priety (4), ritrarne i disegni, detti altrimenti forme, modi o cen- 
turie , riporli gelosamente nell' erario , e alia vigilanza comnietterli di 
un rispettabile magistrato , chiamato de' Curatori. Pur non di ra- 
10 i disegni, e i documenti de' comuni confinanti, alterati da* 
naturali acccidenti , o da contrario interesse , si contradicevano. 
Allora , se la quistione cadea su i confini , si andava a riconosce- 
re i termini ove pnr n'erano alcuni. Ma non sembra (5 ) che la col- 



( a ) Cicer« Faiiiil. I. i3. ep. i5. Higin. dc cooJit. agror. ed. Goez. p. 2o5. Fliisc. Icxic, ant. toid» 

T. 1. p. 54- 
( 3 ) Frontiit. de itgr. cjiialit. et eontrorer. limit. 

(4) Sical Flacci de condt. agr. p. 17. p. i34. Fantirol, dc magi sir. muoicip. cap. ii> 
(i) Polyb.L.6. p. *S. Mattel I.e. p. 93, 



( 107 ) 
locarione de' termini fosse troppo usitata ne' paesi tenaci delle proprie 
leggi , ancorchi sottoposti alia siiperioriti di Roraa. Questa sagace 
repubblicd li lasciava attcnere , come in passato solevano , alia tradi- 
lione , e a' naturali coiifiiii di acque , valli , o pendici , finche alcuna 
delle acceanate quistioni fosse cosi iotricata o acerba, che non si po- 
tendo coir ordinaria giurisdizion definire , facesse quasi suo malgrado 
iav'ocare la sua autorit.'i, e grade volmente riceverne la suprema seu- 
teiiza e i savj costuini. In soinigitanti occasioni qualche speciale di- 
ritto solea consentirsi alia citti priiicipale sulle ville , castclla , o rai- 
nori cittJi vicine , ( 6 ) clie in forza di tale attribuzione o anche di an- 
tichi patti , dovevano ivi einggcre i niagistrati , ivi recare quasi in co- 
niune erario le rispettive entrate , e le prime istanze dedurvi circa le 
dispute de' confiiii. Che s'ella medesima era in causa, o veniva da 
lei appellato , le parti andavano a Roma, a differenza de' paesi per Ion- 
tananza , o ribcllione soggetti all' autoriti de'pretori , e de' prefetti. 

Ill Roma, e per consegueiite neU'Universo I'ordine piii insigne per 
mcriti aritichi , qualiti personali , e legittima autoriti era il Senato , 
aggregato bcUissimo di trecento cittadini eminent! , e di tutti coloro 
che esercitavano le piu importanti digniti dello stato. A quest' ordine 
augusto , giudice ancora dei Re d' Alfrica ed'Asia, si rappresenta- 
vano mudiante i loro legati , (7) le citti principali , e i minimi villaggi 
itdliani, esponcndo le controversie occorse circa i lor territorj. Non 
creda alcuno , che il Senuto occupato d'altre cure maggiori , facesse 
poro cento di queste. Presso le antiche nazioni meuo commercianti 
fra loro, men vaghe di varieti , maiicanti di molte cognizioni e di molti 
bi<;ogni, i bcni tnobili e i diritti inipostivi non constituivano , che uu 
pircolissimo ramo della privata , e pubblira fortuna; la massima parte 
delle cose era tratta , gli uomini quasi tutti sostentati dall'agricoltura. 
Quinrli tutto ci6 , che riferivasi a' terreiii , si tenea da niolto ; e il Se- 
nuto rom.ino presso cui abbondavano , secondo la viva espressione 



( 6 )Itidor, ifo origin. 

( 7 ) Cir. do <.rrir. 1 I.e. 10. Foljrb.l. S c. 3. Fttoc. Hotouan. de Seaai. 1. a. Si^oOi do aob jar* 
ItaJ. 1. a. c. a,, 



( to8) 
di Plinio , i trionfali aratri , maturamente ne giudicava; ben sapendo 
essere frequentemente sospese a ua picciol punto di controversie in 
tal genere, la durata duUe cittS , e i' esistenza delle faniiglie. Neile 
controversie de'confiai , ove richiedesi oculare ispezione , soleva egli 
deputare i piili nobili personaggi ( fi) a esaminarle sul liiogo , comporle, 
o darne sentenza , raccomandando loro dolcezza di tratto , fermezza 
di consigli , e sopra tutto iiitegrif'i. Non pare che avessero titolo pro- 
prio : sebbene segiiitaiulo 1' esempio di altri scrittori e I'analogia di si- 
mili cure, io li chianier6 arbitri o delegati , per denotarli piu breve- 
mente. Giunti costoro sulla faccia del luogo , adempivano gli uffizj del 
lor miiiistero, assegnavauo i confiii , e rimettevaiio , o per la prima 
volta ferinavano i termini , giusta il metodo romano. 

Dovevaiio i confiiii fra I'lino e I'altro terreno servire (g) alia for- 
mazion delle strade , tanto che le niilitari tenessero 24 pie in lar- 
gliezza , le pubbliche dodiri , e sei le vicinali. Nessuno di questi 
confini ("lo) si potea coltivare , nf^ per qualunque uso o tempo pre- 
scriversi. Nella collocazione de' termini spiccava I'arte di un ingenere 
romano. Altri erauo alle marine, altri nell'interior dolle terre , e quei 
di pianura difterivano da' montani. Gli uni solevano essere (11) al- 
beri esotici , gli altri piccole colonne di pietra fitte in terra un pie 
e mezzo, e alte un piede di pii; prima di collocarle , solevasi una 
vittima svenare a onor degli Dei , bruciarne Tossa , e del sacro ce- 
nere aspergere il fondamento , affine di consecrare il rispetto delle 
proprieti colle cerinionie della religione. 

Le colonne raedesime venivano diversamente collocate , e con di- 
verse iscrizioni segnate in guisa , che per oriontarsi nelle notti oscure 
e ne' di nuovolosi , elle supplivano molto bene alia virtu magnetica, 
ignota per molti secoli agli antichi. Ordinata ogni cosa, i Rappre- 
sentanti del Senato Romano dicevano la sentenza, dettavano il de- 
creto , e lo facevano incidere in rame. 



^8) Maffcl Veroa. ill. p. 92 , inscrip. 9. p. 5.-, 

(9) Sic. FUcc. p. 4 et seq. 

(10) Beaufort rep rom. t. 2 p. a6S. 
Ill) Vai. lui. de limit, p 160. 



/> 



( 109 ) 

E' verisimile , che un esemplare di quello si coUocasse nel romano 
erario , posto nel Tempio del Dio Saturno , e della Dea Ope ; ma 
h fuor di diihbio , die le parti conteiidenti il riportavauo alia loro 
citti , origiiiale , o copia autentica cli'e^li si fosse , per regola dell' 
avveiiire. 

Or cotnparando queste general! notizie alle particolariti del nostro 
argomeiito , i(^ peiiso , die uu'tidienza si colta proverb quuldie di- 
letto iiul ricoiioscero , senza ch'io pur lo udditi, ov'elle couibiaano 
insicme , e dove la sicurezza dell'uue seinbra supplire alia incertezza, 
o inancaaza doll' altre. lo ne dedurri!) a suo luogo una proposizione 
di grata e otiorevole ricordanza; bastandoml qui d'inferirne , la ta- 
vula iiustra csscro una di quelle, die i Genovesi e i Vilurj portarono 
da Horn. I , la ([uale riposta in uuo degli archivj loro, e verisimile, 
clie tulta ne fosse, smarrita per via, o sotto terra nascosa , quando 
Rotiiri 11 priiiio Re Longobardo , die varcasse il ligure Apennino , 
desolava queste belle coatraile, o quando i Saraciui doininaturi nel de- 
cimo secolo del mare inediterraneo , scorrevano ogni tratto le sue 
riviere e coslrigiievano i miseri abitatori a prender la fuga, con ci6 
die avevano di piu prezioso. 

Capo V. 

Personaggi nomiiiati ncW hcrizione. 

Nel dicliiarar Tiscrizione scavata a Isosecco , ho riservato a mag- 
giore spiegazioiie quo' passi, eve s'iucontrano oscuriti di significato, 
diversity di opinioni. Prendo era a esaminarli , e coniincio da quelli 
che riguardano i Consoli , e altre persoae qualificate. 

Tutti saniio , che sebbene i Romani numeravano gli anni dalla 
fondazione della loro citt;\ , nella maggior parte delle cose loro usa- 
vano soltanto iudicare , sotto quali Consoli elle avvenivano ; potendo 
ciascuii riconoscere ne'pubblici registri gli anni di Roma, corrispon- 
deiiti a' nomi de' Consoli iudicati. 

Couforme a questa consuetudine profondamente sagace, la nostra is- 
crizioue , iiivece degli anni della citta , nomina i Consoli L. Cecilio 
Q- F. e Q. Muutio Q. F. Oude a conoscere quando ella fu incisa. 



(no) 
basta sapere quando essi vennero eletti. II tempo ha mutilati i pub- 
blici registri di Roma ; ma la storia, la numismatica , e la notizia delle 
iscrizioni haa riparato questo danno , reintegando i fasti consolari. (i) 
Se non che un Muutio con doppia u non vi si trova ; doride il Ve- 
scovo Giustiniani , e il Conte Carli dedussero esservi stato errore , 
come spesso vi ha nell'liicisione ; per correggere il quale Monsignor 
mosso da naturale affezione alle cose patrie, ne anticip6 la data all' 
anno 4?? di Pioma, essendo Consoli L- Cecilio Metello e Q. Minutio; 
laddove il Conte protrassela all'anno 687 sotto il Consolato di L. Ce- 
cilio Metello , e Quinto Marcio Re , non valutando che il dare meno 
anni , che non si dee, a un antica tavola , e cosa tanto irreverente, 
come il darne di piii a giovine donzella. L'errore di entrambi , sia 
detto con buona pace di quei valorosi, h manifesto. Il Giustiniani 
cit6 Consoli, che ne' fasti consolari non si trovano insieme , e il Conte 
Carli, bench6 vivente in un secolo d'ogni presidio letterario ricchis- 
simo , non avverti (2) che il L. Cecilio della nostra iscrizione era fi- 
gliuolo di Quinto, come la sigla Q. F. signiflca , non di un altro Lucio, 
cora'era quegli che nel 687 sali al consolato. Oltredich^ io non inten- 
do, come se quelli Eruditi credevano il noine di Muutio male inciso, 
perche ha una lettera doppia , non volessero anzi valutarla per scem- 
pia, che sostituirle lettere affatto diverse. Avrebbero con si facile 
emenda trovato L. Cecilio, e Q. Mutio, anibo figliuoli di Quinto , 
ambo Consoli, I'anno 657 di Roma secondo la Cronologia di Peta- 
vio, (5j e il 117 avanti I'era volgare , secondo la comune dei Dotti. 
Vero b , che questa opinione medesima gii dal Brissonio , e dal 
Bizarro abbracciata senza pei6 addurne i fondamenti , venne dal P. 
Remondiui guardata con sopraccigiio , e che il Sig. Terrasson sem- 
br6 obliquameute ferirla , dicendo non trovarsi altrove memoria de' 
Consoli suddetti. Ma I'uno , e I'altro diedero con ci6 a couoscere , 



(1) Murit. noT, ihes. ret. inicr. f. a8g, 
(») Crmv. I. 1 p. inS. 
(}>>-Feuir, ration, temp, t, a 



( ":« ) 

di non aver riscontrato (4) la cronica di Cassiodoro, nh i Fasti Ida- 
ziaiii , segwitati da tutti i Crouologi. 

Del riiuarieute noii bisogiuuio correzioni al nome di Muutio. L'averlo 
inni>o con due u iiou 6 ultriineuti errore ; 6 antlca maniera. Percid 
i fr-imiiieiUi (K'lla legge Tlioria raccolti djl Cardinal Beuibo (5) par- 
luii di S[). I'ustuinio e Q. Muzio stati Consoli I'anno 58o, sei volte 
ripctono il nuiiie di Mutio , e altrettadte lo segnano con lettera dop- 
pia. La stessa lipi-tizione ritrovasi nelia voce aibilratu della nostra 
tavola , e nei vocaboli uti doinus di altre iscrizioni (6) quasi contem- 
poranee. Pare aiizi che gli antichi Rotnani usassero la semplice u per 
esprimere il greco y come nella voce ciipresso osserva il grainatico 
Verrio , e che nelle voci di poi scritte coll' u aduprassero ora la Itt- 
tera o, come iiella voce Plovia, ora il dittoiigo ou come in founosos 
e talvolta I'u doppio come in Muutio e simili , varietct utilissime a 
iiivestigare le foiiti della prosodia greca e latiaa. E' dunque per ogni 
lato iiidubitubile, che i Consoli nominati nell'iscrizione sono L. Cecilio, 
e Q. Muzio , e che per conseguente la controversia fra i Genovesi 
e i Viturj , il decreto del Senato, la seotenza degli arbitri, e la data 
deir iscrizione appartengono all' anno 117 avanti 1' era volgare , cor- 
rispondente al 6^7 di Roma, secondo il Petavio. 

Siccome era uffizio de' Consoli convocar il Senato, proporne i 
decreti e puhlilicarli , cosi non mi sembra fuor di proposito , qual- 
che particolarita accennare intorno a coloro che tali funzioni adcm- 
pirono nel Senatus Consulto, che gli arbitri elesse , e autorizzi 
la loro sentenza. L. Cecilio (7) ebbe il soprannome di Diademato da 
una fascia, ond'egli avea cinta la fronte per ciira di naturale difetto, o di 
ferita. Vogliono alcutii, ei fosse lo stesso che il dalmatico, cosi titoluto da' 
soggiogati popoli della Dalmazia. Certamente egli era della nobilissima 
de' Metelli a cui la gente invidiosa di 7 Consolati ottenuti in pochi 
anni , trov6 il motto non infaceto ; Gli altri sono eletti Consoli dal 



^•1) CuBT. t. 11 p. 343. Cailiod. opef. oma. t. I p. 33^. 

(5) GrjtT. I. a p. 1453. 

{fi) CiuJooi. Robcii. iniictll, iul. 1.3. p. 38. 

( 7 } it<ia. Geai. CaociL 



popolo , i Metelli dalla fortuna. A L. C ecilio era collega Q. Muzio 
Scevola augure, taato lodato da Cicerone per graviti di costurai , e 
scienza di leggi. Due altri Muzj Scevola salirono al coiisolato eiica que' 
tempi, non senza causare oscuriti nella storia, e dispareri fra gli eruditi. 
Ma i connotati di ciascheduno vennero irrevocabihiiente fenuati, alcuni 
anni sono , dal P. Giuseppe Cantova, uoino dottissitno , alia cui dulce 
memoria io presto tanto piii volentieri uu tribute di onore , quanto 
a me giovinetto, e ne' buoni studj appena iniziato , ei degn6 dedi- 
care la sua bellissima traduzione dell'Oratore, (8) ove il Principe 
della romana eloquenza introduce il nostro console; a conversare. 

Prima di lasciar qnest' articolo non dee omettersi un pregio sin- 
golare , die ne deriva, cioe ritrovarsi la nostra latina iscrizione in 
metallo dopo il Jcelebre Senatus—Consuho su i Baccanali (g) la piii 
antica di quante si sono scoperte finora. 

Dopo i Consoli vengono gli arbitri o delegati, de'quali molti hanno af- 
fermato, e nessuno de'mentovati scrittori ha contraddetto, chel'unoQ.M. 
Minutio e I'altro Q. F. Rufo si nominassero; ma io la penso altrimenti. La 
mia opinione e fondata sulla considerazione delle antiche consuetudini di 
Roma, mentr'ella era ancora repubblica. Avevano i romani(io) tre appel- 
lazioni diverse, prenome, nome, e cognome. Col primo si distinguevano 
gli individui, col secondo le geiiti, le famiglie col terzo. Le genti ricono- 
scevano un autore comune, i medesimi Dei penati , un diritto spe- 
ciale di successione. Ello si dividevaao in famiglie a proporzione die 
dal primo stipite si allont.uiavano. Non di raro accadeva , che pii!i 
persone della stessa famiglia , Io stesso prenome portassero : onde ! 
aggiugnevasi loro da qualche accidenta liti o merito , un altro cogno- 
me o soprannome, come diademato, dalniatico , augiiie , e i famosi 
sopra ad ogni altro, asiatico, ed affricano. E per roaggior distinzione, 
forse ancora per istampare altamente negli animi della romana gio- 



( 3 ) I Ire libri dell' orat. <li M TuUio Cicer, recall in lingua toscana. MiUao presao il Galea*. 

T. I. p. 207. 
( 9 ) S, C. De Eacc;in. expl. aucl. Mat. Egyptlo. Carli ant, ilal. 1. c. 
( ^o ) Si^. de aom, rom c. 3. Isu aqi, l.ipij. 1. a. c. i. 



I 



( "3) 
ventu la veirerazione de" padri, ancorche ben soventc si ommeltessc ne' 
titoli il cognome, raro, o non roai si ommettevano due iniziali , die 
secondo la siiitassi latiua dir volevaiio figlj di Quinto^ di Liicio , di 
Marco o d' altrettali. Ognuiia di queste appellazioni aveva un posto 
suo proprio, e quasiunsegnoparticolare.il prenome mettevasi sem- 
pre al primo luogo, e quasi sempre in sigla, il nome al secondo e in 
sigla rurissime volte; sua distiiizione essenziale era quella di terminare 
al caso retto coUa sillaba iits. Le iniziali del prenome paterno , e del 
vocabolo di figlio succedevano al norae ■' 1' ultimo era il cognome, il 
quale, benche usarsi potesse da ogni gente , non rare volte limitavasi 
a porlie,e tal volta a una sola. Molti cognomi di famiglie , e molti 
prenonii d'individui diventarono col tempo nomi gentilizj, e vicever- 
sa; ma in questi cangiaraenti i nomi conservarono per tutto il tempo 
della Rcpubblica, la propria terminazione. 

Ora applicando all;i nostra iscrizione quoste regole fondate sulle au- 
toriti piii solenni, o rliiaro, die Q. M. Minutio non puo essere il pri- 
mo delegato, n^ O. F. Rufo il secondo, si perche il nome gentilizio 
di cntrambi sarcbbe espresso con sigla , si perche il cognome del pri- 
ino avrebbe latinamente una terminazione propria de'nonii. Per la ra- 
gione medesima, chela voce Minucio non pu6 essere un cognome, 
ella c un nome gentilizio; donde segue die l' antecedente sigla M si- 
gnifica il suo prenome, la susseguente Q. F. il prenome paterno , e 
il vocabolo figlio; e die il cognome Rufo, ben noto altronde nella 
gente Minucia, non dee qui separarsene. Or siccome i prenomi Marco, 
e Quiuto colle rispettive iniziali si donotavano , cosile anzidette pro- 
posizioni conducono a questa , die uno degli arbitri o delegati indu- 
bitataniente si noiuinava Marco Minucio Rufo figlio di Qiiinto. 

Attribuite a un sol delegato le appellazioni di Minucio e Rufo, qua- 
le sar.'i il secondo? lo osservo in primo luogo I'iniziale di Marco 
preceduta da uu'allra. la quale potrcbbe indicare la pnrticola Quod 
(conciossiacdie) se il sense lo ammettesse, e pu(j significaro altresl il 
prenome di Quinto. Osservo in secondo luogo , che il testo latino non 
ha Minacius , ne Rufous ma si bene Minucieis , e Rufeis , raaniera an- 
lica , cquivalente a Minucii^ e Riifis, ovvero a Minucies, e Rufes. 
E evidente die il senso dell' iscrizione vorrebbe questi due nomi al 
caso retto , e che i principj della sintassi latiua nel secolo di Augusto 

i5 



C ii4) 

noil li ammetterebbero per tali Nqu pu6 qui supporsi error d' inci- 
sione, improbabile essendo, che si comaiettesse due volte .Si vuol dun- 
que conchiudere , che gli estensori del roniano deereto, usando di una 
sintassi piui antica e ineno esatta , scatnbiarpno il raso , o la decUiia- 
?ione. Rari non sono gli esempli di casi scambiati nelle antiche leggi 
della romana repubblica. Donde Monsignor Giustiniani , il Coute Car- 
Ji, il P. lleiuoiidini , e fino il dottissiino Scaligero, che gl'indici form6 
( II ) delle iscrizioiii di Grutero^ sostituirono alia lezione di Minucieis^ 
e di Kufeis, quella di MinUcius, e di Rufus, ambo al caso rctto del sin- 
golare. Ma io nun so uiiifurmarini al parer loro, fondato da prima 
suir osservazione , che tali enallagi si estendono rare volte a' nuineri, 
Cosi ill una legge di Nuina Pouipilio riferita da Festo , (12) la quale 
comincia : si hominem folninis cccisit, la voce folminis sta maniles- 
tamente -per fol men ; in un' altra contenuta nelle dodici tavole (i5). 
liberto qui endolestato moiitur„ il participio endotestalo dovrebb' es- 
sere al nominative : cangiamenti di caso , e non di numero. Se non' 
che a me pare piCi verisimile essere qui, come in altri passi anche si 
osserva, qualche Varieti\ di declinazioni ; o la seconda^ cui i nomi Mi-, 
nutius, e Rufus appartengono , ne' tempi anteriori al secolo di Augu- 
sto somigliasse in qualche caso alia terza, come ne'genitivi plurali k 
ben noto; o la terza godesse di una maggior estensione, che non ebb© 
dappoi. Cosi una lapida di Montesarchio ( i/\) noniina al caso retto 
del plurale due Scribonj, e da loro il titolo di Patroneis; e una iscri- 
zione del tempio della Madre Matuta ( i5) fa menzioue al caso nie- 
desimo di Man. Mallio e L. Tunpilio, intitulandoli Douinvires. Se dun- 
que le voci Minucieis , e 'Rufeis, qualunque ne sia il caso o la decli- 
nazione , sono indizj sicuri del numero maggiore , se la sigla Q. coll a 
quale la nostra iscrizione ha principio, puo indicare il prenome di Quin- 
to, ho ragione, interpretando le sigle , e sostituendo la sintassi del 



^ 11 ) Inscript. T. a. iad. nom. v> Miouc. 
(12) Fulv. Uisiu. nol. Graer. t. 2, p. 1357. 
^ i3) VIpian.in epit. c. a, c. 9. 
^ 14 ) Instil a ant. lapid. p 4^. 
( iS ) Ftbiet, p. 342. B- 539.. 



( "B ) 
secol di Augnsto all'antica, di leggere nel modo seguente .• Qidnclus, 
Marcus Minucii Quincti Filii Rufi : il che vuol dire, die il secoiido 
arbitro era come il prirao della gente Miiiucia, della famiglia Riifa, di 
Padre Quinto, e che 1' uno dairaltro si distingucvano co'prenoini di 
Quinto , e di Marco. 

Nessuno si maravigli della elezione di due fratelli al medesirao ufii- 
7io,cli'era esenipio coinunissinio in Roma, ( i6) iie doli'omroessa co- 
pula fra i due prenomi , quale dall'uso odicrno si richiederebbe , per- 
ch6 siniili ommissioni sono frequenti (17) ove un monuraento, o qual- 
sivoglia scrittore romano nominano insieme due cittadini dello stesso 
nia2;istrato o ufllzio, e dello stesso nome e cog-nome. 

In clie pregio dovevano essere i fratelli Rufi presso 1' ordine au- 
gusto , die li crei!) delegati , risulta 11011 solo dalla qualita delle in- 
conibenze loro commesse , le quali, secondo fu gii avvertito , erano 
di soinma importaiiza presso i Piomani , ma ancora dalla qualitti de' 
Persoiinggi elc-tli iu siniili circostanze, Uoraini gravissimi , e Consu- 
lar!, coin' era quel Sesto Attilio Sorano (18), che uscito appena di 
Consolo , fill spedito a fermare i confiui , e piantare i termini fra il 
Territorio di Este , e quel di Vicenza , e couie lo stesso Cecilio Me- 
tello Diademato , di cui si e parlato di sopra , arbitro pochi anni do- 
pe fra gli Atestini , e i Padovani. E veramente la gente Minucia nu- 
merava gi^ ne' suui fisti (ig) sette Consoli , un Deceniviro ,un Pon- 
tefice Massimo, un Trionfatore , e quel celebre maestro de' Cavalieri, 
precipuo ornamento della famiglia Rufa, il quale osd) affrontare coUa 
mcti dell'esercito Aunibale , e vinto lo avrebbe , se il coraggio ba- 
stassc alle vittorie. 

Questa illustre , e antica famiglia era beti nota in Liguria. Perche 
I'avo, o il bisavolo de' Rufi non prima fu Consolo, che per decre- 



( 16) T. Liv. 1. 3i 

( t7) Murat. noT. ihei. p. 3P9. Mafiei Mus. Yer. p. |56. Mazocclii ad. lab. faeraclcn. p. 3atf p. 495. 
Voasii de art gram. 1. 7. c. 66. 

< 18 ) Vcr. ill I. 3*. pijl. 53- inicrip. 9. p. 5. 

C 19 ) Anl. Auguicin. do fam rom. Gijcv. t 7, p. i245,_ 



( n6) 

to del Seiiato (20) recossi a Genova, e fattavi massa di due legioni romane, 
e quattro latine, usci in cainpo , cotiibatte e scoufisse i Celelati i Cerdi- 
ciati , gl'Iluati, popoU Liguri, a cui piii che morte doleva 1' autorit^ 
Romana. E verisimile , che in qiiella occasione Minuzio , non nieno 
accorto che valoroso capitano, beiieficasse i Geaovesi, e i popoli lor con- 
finanti; sicch^ lo sovvenissero allora largamente, e lo eleggessero quindi 
patrocinatore in Roma, giusta il costume delle Citti Italiane ('21^ co' 
Senatori pifi conspicui , e piii beuemeriti. Quest' onoievole patrocinio 
trasmettevasi , altro non occorrendo, a' successori; E fu probabihuen- 
te cao'ione , che il saplentissimo Senate creasse arbitri delle diflerenze 
insorte fra i Genovesi ei loro vicini, due fratelli Rufi, e due beiich^ 
nobilissimi non ancor consuhiri Ma non passarono molti anni, che 
uno di loro aggiunse a- titoli della famiglia I'ottavo consolato , e il 
secondo trionfo, avendo debellato i Triballi e gli Scordisci, popoli Tra- 
ci scesi in Dalmazia , dopo avere scoiifitto il Consolo Porzio Catone 
nipote dell'austero censore , e avo di quel famoso, che in mezzo alia 
terra doma (22) serbo un aninio indomito , e atroce. 

Dissi uno di loro, perche i fasti consulari , e g!i Storici,(25) che del 
consolato, e della vil:toria favellano , non si accordaiio nel prenome. 
Donde si e lungamente creduto che un solo Miimzio Rufo esistesse 
in que' tempi, Marco dagli uni , e Quinto dagli altri prenominato. 
La quale incertezza rispetto a persone cosi qualificate , sembra poten- 
tissimo indizio , che un de' fratelli fosse dell'aitro legato o questore , 
com' era costume in molte guerre presso i Roniani; e che se un solo 
di loro pervenne a primi onori della Republica , anibo li meritassero. 

Ho potuto da molte parti racGogliere le notizic spettanti a' Romani 
nominati nell' iscrizione ; ma de' Liguri , nulla o poco piii saprei dire che 
quelle, che in essa si legge- Le parole ch'io riferisco a' Liguri son queste,, 
Leg. Moco.Meticanio.Meticoni.F.Plaucus. Peliani. Pelioni. F- Veramente 



( 10 ) LU. 1.34. 

( 31 ) Dion. Halic. I. 2.1 

( aa ) Horat. ). '^. oJ. i.i ' ^ 

( 33 ) Flor. 1. 3. Epit. LJT. I. 65. C. Sallust. bell. Jugur. c. 39. Vel. Paterc, 1. 3. c. 4. V. Aonoi. IV. 

( si ) Ciasiio. Oxul. 1. c. 



( "7) 
vifih (24) chi le due prime parole iiiterprel6 per.,, Lege Moconia „ quasi 
che i due delegati fondasscro la seiitenza loro sulle disposizioni della leg- 
ge MocHiiia. Ma siccome le leggi preridevano il nouie dal console o 
tribuiio doll.j plcbo che le proponeva , cosl crederei , che cercliereb- 
besi iiidaino di uii console o tribuno, noininato Moconio. Si ha di 
luolte leggi il catalogo,e nessuna ha certamente tal nome. Putrebbe 
taluno opinare, che Tarttfice caduto in errore scolpir dovesse Voco- 
nia , noine ben note nella legislazione roniana. Ma le leggi , che van- 
no fuiora sotto questa appeUazione, trattano di alcune prudent! res- 
trizioni alia facolti'i di testare , oggelti de' quali la seiitenza degii 
arbitii punto non parla. So bene, che il tribun dclia plebe , promo- 
tore di quelle, avrebbe potuto promoverne altre, aU'anzidetta sentenza 
pill cont'acenti ; ma niun indizio, niuna conghiettura se ne riviene. 
E cumbiare uii testo senza una cagione ahuen verisimile , non e egli 
lo stesso die alterarlo a capiiccio? 

lo sono peiciu di parere , rho la sigla LEG non significhi lege , 
ma legati , Tano de' qunli cliiainavasi Moco Meticaiiio figlio di Me- 
ticoni , I'aUro Plauco Peliani di Pelioni, Liguri entrambi; e veggeado 

t i Geiiovesi nominati i primi , dico Meticanio Orator de' Genovesi , e 
de' Vitiirj Peliani. Questa lezione conserva il prenome si alluno, che 
aU'altro cognome , di ad entrambi una rclazion nianifesta colle pa- 
role antecedenti , che in altra guisa sarebbe inesplicabile; combina per- 
fettamente con cio, che a principio si legge della presenza de' Genovesi 

I e Viturj all'atto della pronunzia , e con decreti di simile natura (25) 
esprimenti alia distesa il titolo di legati nel luogo niedesimo , ove la 
sigla L E G e qui notata. Aggiungasi , se tutto cio non basta, die il nome 
di Moco , secondo un epitafio pubblicato dal Grutero , (26) era usi- 
tato presso gli abitatori delle alpi , che in tante genti, e famiglie ro- 
mane, di cui si ha il novero, niuna Meticania, o Peliana si addiniandava 
che sconosciuta era in Roma la diversita di una vocale Ira il nome 

I paterno e quello de' figlj , e fmalmente che deono que' nomi esser liguri , 



( ^5 ) Alur. lb. int. p. 5^y, 
( 26 ; lajcr. I. 3. p 333. 



( n8) 
se rotnani non sono. Si pu6 dunque per gravissimi indizj appropriate 
a' rappresentanti de' popoli liguri. rultime voci dell'atto solenne, che 
pose fine alle lore contese. 

Cajjo VI. 

Popoli e luoghi mcniovati neW iscrizione , confini loro assegnati. 

Piu ancora delle persone, sarebbe interessante il conoscere i popoli 
mentovati nell' iscrizione, e i terreni, e confini loro assegnati ; perch6 
ci6 sarebbe un metterci sotto degli occlii I'antlca corografia di que- 
sta bellissima parte della Liguria die uoi abitiamo ; e perclie non aven- 
do le prime invasioni de' Barbari , che ban cangiato abitanti in tante 
provincie d' Italia, qui penetrato ; qui e dove da secoli immemorabili 
i Padti uostri ban vissuto , qui dove riposano ie loro ceneri onorate, 
e dove si rivinlranno , Dio concedente , le nostre. 

In somiglianti ricerclie si sono tenuti pifi modi. Altri banno svol- 
to gli scrittori Greci e Latini , copiosissime fonti di enidizione; ad al- 
tri e bastato seguitare grinvestigatori deirantichiti; chi b riuscito a 
trovare sn i luoghi medesinii la tradizionc , o la simiglianza de' primi 
novni ; e chi finabnente, Fantica iscrizion da una niano, il recente tipo 
daU'altra e i pie sul terreno , ha supplito alia variazion delle lingue, 
e alia dimenticanza degli uomini, colle mcmorie indelebili della natura. 

lo ho cercato di adoperare questi modi insierne. Gli scrittori 
della Grecia e del Lazio, piii occupati de' popoli in guerra, che di 
coloro ch'erano in pace co' Romani , non rammentano altri noini co- 
muni alia nostra iscrizione, die Procobera o Porcifcra torreiite , Pos- 
tumia via inilitare , e Geneva emporio de' Liguri non nieno, che degli 
Stranieri. (i) Andrea Cellario, Filippo Cluverio , ed altreltali maes- 
tri dell'antica Geografia italiana, non dicono di piih. Veiiti secoli d'in- 
tervallo banno estinta ogni tradizione ; ma si e conservala una gran- 
dissima conforniiti di nomi frail castello degli anticlii Langansi,ela 
terra chiaraata oggidi con nazionale desinenza Langasco, fra (}ioven- 
tio, e Giovo, nella cui vicinanza scaturisce un ruscdlo dctto ancora la 



(i) Plin, 1. 3.S;rab.l. 5. Tacit, hist. '.3. 



( "9) 
Gioventina , e fuialmcnte fra Mauicelo e Maniceno, nella proniinzla 
del quale i paesani addolciscono il C, e quasi troncatio l"ul'ima sil- 
laba, per una cotal propfieti della loro favella. A tanta siinigliaiiza di 
nomi va cougiunta egual convenienza di situazione ; essendo Lauga- 
sco, come il castel de'Langansi, ia val di Poiccvera, Giovo, conforsiie 
alia descriziou di Gioveutiu, coiitiguo alia sominila dell Apentiiiio, e 
cii) die pill import. I , il colle di Alaiiiceno fiauciioggiato da due tor- 
reiiti, c ricco di una tbiite perenue , la quale bcnclie negletta da'colo- 
ui e sconosciuta da'proprietaij, fu loro iudicata come utilissima a cam- 
pestri lavori , da uii colto ingegiiere , che il tristo corso delle passate 
viceiide coufiiiu qualche tempo nelle circostauti montagne, dopo spia- 
nale le strade, e descritte le iiaturali riccliezze diim'isola viciua. 

Poclii sorio questi riscoatri , ma preziosi. Se la Procobera , come 
non pu6 duhitarsi, o la Polcevera , il braccio della Secca che in essa 
si reude,. dopo avcre lainbito il colle di Maniceno, e certaraente 1' E- 
den. La cogiiizione di questo torrente ci fi conoscere il principio del 
territorio pubblico ; quella di Gioventio la sua estensione. Sirailmente' 
il sito di Mauicelo stabilisce il primt) e Tultimo termine del fondo pri- 
vate ; doude segue che I'uiio de'due territorj steudevasi sulla riva drit- 
ta della Polcevera, I'altro sulla sinistra. Non s6 con pari certezza in- 
dicare la situazione del castel de' Viturj ; ma parmi assai probabi- 
le che vicinissimo fosse a' terrcni privati scibatisi a proprio use; e li- 
no a die altri non provi il contrario , io lo crederi alle falde del mon- 
te della Vittoria, che 6 il nome piii confacente in tutti que' contorni , 
e che la genovese pronunzia usa anch'oggi ad onimettere le doppie 
consonanti e scaiubiare talvolta le vocali afHiii, rendeva per avven- 
tura vieppiii somigliaate. Cotal situazione, die e presso uno de'passi 
pill corti alia Lombardia, rende in qualche modo ragione , perch^ dove 
apparisce dalT antica iscrizione, i Viturj essere stali un popolo consi- 
derabile , non si trovi ora piii che la Villa di Montanesi, piccola e 
ignobile inolto ; non essendo difficile il conghietturare , che i Viturj 
incorraggiti dair asprezza del sito, e dalla forza della popolazione, si 
oppoiiessero ne'secoli della barbarie alia rapacitA de' Saracini , o alia 
crudele anibizioiie de'Loiigobardi, avid? dell'una e I'altra parte d Ita- 
lia : e in si diiuguale cimento soccombessero tutti, seoza che alcuna. 
dello aride cronacho coatemporaaee lasciasse scritto : qui furono. 



C 120 ) 

Datennlnati, mediaate la storia e 1' analogia , 1 pnoti di direzione , 
io mi recai come gli arbitri antichi , sulla faccia del luogo; e un abile 
Ufiiciale non meno distinto per le decorazioni del suo grado , che per 
la sua compiacenza verso gli amici , deline6 lanriesso disegno. Io non 
voglio peri dissimulare, che i punti di mezzo, ov'esso raffigura il pre- 
seate stato delle acque e delle pendici , non riescono tutti onnlnamen- 
te conformi alia descrizione lasciataci dai Delegati. Ma che perci6 ? 
Soggiace la terra a tanti accidenti naturali , e a tante opere d'indus- 
tria e di distruzione, ch'e molto piii sorprendente ci6 che in due mil'aa- 
iii ancor si conserva , di quello , che e sformato per sempre. Ci6 pre- 
messo, potra chicchessia col tipo medesimo, e, se pur gli piace, coii lie- 
ve incomodo di cavalcatura riscOiitrare ogni confine e ogni nome mo- 
derno corrispondente aglj antichi: io non parler6 d' altro che della via 
Postnmia. Nominata una sola volta in Tacito ,(2)6 anche alia sfug- 
gita, pare ch' ella abbia lasciati perplessi gli scrittori per altro dottis- 
simi, che trattarono delle vie romane, essendosi ristretti a dire (5) ch' 
ella passava per Cremona , Piacenza , e altre citti della Gallia togata. 
Laddove il nostro nioiiumento , e il disegno qui unite fanno vedere , 
ch'ella serviva di comunicazione fia quelle antiche colonie e la citt^ 
di Geneva, fra il nostro mare e il Pib ; imperciocche i punti ivi indi- 
cati sono gli stessi onde passa la via de' Giovi, quella ch' e oggidi ac- 
cessibile a' soli pedoni , e che in questo secolo di grandi e utili im- 
prese, senibra destinata arifarsipiu magnlfica che mai. 

Non e compreso dentro i descritti confinl , Io spazio di mezzo fra 
i termini pubblici e i torrenti di Neviasca , e Poicevera. Conteneva 
questo a mio credere i pascoli , e le boscaglie comuni ai Langansi , 
e agli altri popoli nominati nell' iscrizione. E poiche il territorio pub- 
Llico , il privato , i pascoli comuni e I'agro genovese occupavano tutta 
la valle e i poggi della Poicevera, sembra verisimile , che gli Odiati, 
i Dectunini , i Cavaturini , e i Mentovini, popoli, la cui residenza non 
e accertata , all' opposta parte abitassero dell' Apennino. 



( ■^ ) Hislor. 1. 111. 

(^) Onofr. PariTin. descr. urb. Romse Graevii t. t. p, 751. Kic, Ecig^er.de publ. et roilit. I. R» 
viis 1. 3. sect. 33. kaii. CcIUr. geogr. ant. Phil. Cluver. t. 1. p. 262. 



( »2I ) 
Capo VII. 

Altrl passl dcgni di osservazione. 

Striager6 in un fascio le rimaneiiti osservazioni. Castellanos Lan- 
genses Veiturios dice a raczza iscrizione la tavola , verso il fine dice 
Langciucs Veiturios , e altrove Langenses soltanto. Un dotto aiiti- 
quario ( i ) ha gia opinato in proposito di un nionumento trovato nel 
Ferrarese , cbe dove piii nonii di popoli scrivevansi senza congiunzio- 
ue , trattavasi di un popolo solo. 11 riscoatro de' passi sopracitati coa- 
ferina quell' opiniono. II nome di Castellani competeva a' Langansi , 
porcbe abitavano ua castello , e quel di Viturj , perche verisitnilmente 
essi eraiio una colonia del popolo di tal nome. Clie le citta , e le ca- 
stella d Italia a iniitazione di lloina fondassero colonie , cbiaro appa- 
risce da un altro monumento, (2) cui tocc6 in sorte di essere spiegato 
dal Muratori , padre delleanticbita italiane ; e che i Viturj I'esempio 
de' Rouiani seguissero e facile a persuadersi , veggendo la situazioae 
di Langasco quasi a oavaliere della Polcevera , e la situazione de' 
fondi pubblici per lungo tratto divisi dal comune cui appartenevano, 
e per vicinanza con una citt^ piii potente, esposti a usurpazioni. 

Dent ill annos singulus VIC N. CCCC. La sigla N. significa nian- 
mos daiiari , o numero , che per 1' intelligenza di questo passo e tutt' 
uno. La sigla VIC. si spiega da tutti per Victoriati , ch'erano (5) una 
specie di raezzi danari aveuti 1' iuipronta della vittoria. I medesimi 
valcvano in peso e bonti , secondo gravissimi autori , (4) quanto quat- 
tro soldi di Fraiicia ; e per6 quattrocento valevano ottanta lire tor- 
nesi , novanlasei lire di Geuova. Vero e che i Vittoriati non furono 



^ i) Tasseri dissert. dcIla Societ. Ravean. t. i. 

( "i ) Deir iDsigne taroU dissoitcr. oel lerr.di Piacen. a. i/^y. 

( 3) P.iUc. t 3 I.T. 

C4) HirJnin.Doi. in rWn U. N. 1. J3. o. j3. p. 6n PoI». comcn, sopra Froutin. ie IctJasJnct. ai t. 
7. Ciisuao, dcUe mi£ur. a dc' [i&si d c>gni gon. p. 114. 

16 



C '22 ) 

in Roma coniati se non molti ai.ui dapoi, in vigor di una legge pro- 
posta da P. Clodio , quellu tribim della plebe taiito degenere da' suoi 
antenati , e niinico si acerbu di C>icirone ; ma si coniavano antica- 
mente in llLiria , e non ostante il maichio turestiere , avevano corso 
in Italia. • 

Rappresentanti delle cose che sono in comniercio , le monete han 
verso di quelle una proporzione variabile , secondo la rispettive rariti 
o abbondanza Quindi e che sebbeue quattrocento Vittoriati conte- 
nevano il metallo medesimo, che oggidi novantasei lire contengono , 
la valuta loro era assai superiore , perche il prezzo delle cose , stante 
la rarita del metallo , era niolto minore II prezzo del grano e 1' or- 
dinaiio regolatore di tutti gli altri. Ora Polibio scrittore diligentissimo, 
che nacque sette anni dopo la senteoza pronunziata dagli arbitri , e 
visse in amicizia , benche greco di patria , co' principali personaggi di 
Roma, facendo nel secondo libro delle sue storie una interessante de- 
scrizion dell' Italia , not6 , che il grano valeva (5) quattro oboli il me- 
dinno Siciliano. Quattro oboli , giusta i saggi (6) di uu peritissimo 
Accademico di Parigi , equivalgono a i2Soldidi Fraucia , che sono \/^ 
e due quinti di Genova ; un n>edinno(7) a i6o libre antiche romane, 
.(8) igS genovesi. Questo prezzo e circa trentadue volte minore del 
prezzo comune del grano nel secolo scorso. Dunque il metallo equi- 
valente in peso , e bonta a novantasei lire di Genova , ne rappresen- 
tava sostanzialmeute 5072. 

jj Frumenti partem vicenvumam , i'ini partem sextain dare dehento 
in annos singulos ,, quest' era la contribuzione imposta a' Langansi 
in caso elie non adempissero per colpa loro il pagameuto di 400 vit- 
toriati. Solevano le romane leggi (9 ) condannare i debitori morosi 
alia pena del doppio. Se dunque si ammetta , come par verisiuiile , 



^ 5 ) L. a. c. io3. v. Ann. V. 
^ 6 ) TlUet. V.Toyage du jeune Xniicb. tabl. ii.' 

( 7 _) M. Till. Cic. Op oma. GUsg apuil Foulis ia Verrem a. act. 1.3. p. 552. Tul. Afjic. de ]3itD% 
.Tolas. Matcian. do pond. 

^ 3 ) Moaumea. di Ercal. cat. t. i. p. 35.}. Piindpj di arilm. Genora. A. 17JO. p. 1S7. 

(g) S. C. de dam. ec Tillis urbis IlcrcuUa. 



( 123 ) 
che il grano imposto valesse quattrocento vittoriatl e altrettanti il vi- 
no , si troverii facilmente la quantity di queste derrate imposte in ca- 
so di non pugaineiito a' Langansi ; c sari di aGcoO libre di Geneva 
per ciascuna. Impcrciocche i ragguagU teste stabiliti prodticono I'equa- 
zione seguente ; la quantity ricercata del grano = 193 libre x 400 = 

2G000. Altrettanto si ha facendo il calcolo del vino, perche la me- 
treta piena di questo liquore (10) pesava la inet;\ del medinno, e va- 
leva , a detta di Polibio, pur la metci. Dondc confermansi, s' io iiou 
mi fo illusione , i rapporti espressi di sopra , e somnio grade di pro- 
babillt'i si aggiugne alia ipotesi ch' io ho qui premessa. 

Trovata la quantity iinposta, e facile a trovarsi quella solita nasce- 
re nel fondo dato a' Langansi, e sara moltiplicando per venti, 520000 
libre di grano , per sei i56ooo di vino. Ci6 basterebbe a calcolare 
r antica popolazione di Langasco , se i montanari meno agiati non 
usassero derrate meno preziose , e se la sproporzioiie di quelle all' es- 
tensione del territorio noa dimostrasse , come avviene anche oggidi^ 
ch' esse ne occupavano la minor parte. Pur supponendo , come sera- 
bra verisimile , che un quinto solo degli abitanti si sostentasse di gra- 
no; calcolaado, che la giornale consuinazione, fatto compenso d] ses- 
so , eti , e malattie , non eccedesse 18 once per bocca, e detraendone 
il quinto per le seraenti , ne risulterebbe una popolazione di SygS, per- 
sone , 2607 piu di Langasco a di nostri , 14.926 meno di tutta la Valle. 

„ Vcctigal aiini pri/iii K. Januaiiis sccundis .... dare debento. II 
Marchese Maffei nell'aureo suo iibro, con cui veramente illustr6 la sua 
patria , primo di tutti not6 , che tali locuzioni prime ^ seconde, terze, 
Calende None o Idi significano le Calende , le None , o le Idi dell' 
anno seguente, del susseguente, del terzo. Si ha qui pertanto ua'evi- 
dente riprova dell'opinione di quell' erudito. 

„ Veiturics qui controvorsias Geniiensiuin cb injciirlas judlcati , aiU 
damnau sunt,, Giusta il mctodo de'monumenti romani , ha questo 
nostro una coiifurme punteggiatura. Nel variarla e collocarla a suoi 
luoghi secondo r uso nioderno , taluni han separate il nonie V^eUuries 



( 10) Vol. MjdcIio. Polyb. 1. c 



( '4 ) 

dal presente periodo, attribnendolo al precedente, senza badare che 
ne rendevano oscuro , e quasi inesplicabile il senso. 

Oltrc di questa osservazione , occorron qui le segueuti la preposi^ 
zione ob posposta al suo nome , e il sostaiitivo injourias adoperato al 
quarto caso per error d' incisione , o per idiotismo usitato in altre voci 
consimili. Ma ci6 che piu rileva si e, il noniiaativo plurale del popolo 
Viturio essere qui declinato in tal guisa, che pienaraente confenna le 
annotazioni gii fatte al nome de' Delegati. 

Eos oinnes solvi ... . videtur oporlere, e di sopra : Eum agruni Lart- 
geiises possidere videtur oportere. Hi fines videntur esse. Chiunque non 
fosse deir antiche usanze informato, potrebbe di falsiti sospettare il 
nostro decreto, solo perche nelle sue disposizloni piii iinportanti con- 
tiene queste si plane, e dubifative parole, sembra conueniente , sem- 
brano csscre. Ma si torrebbe di errore mostrandogli, che tali appun- 
to si convenivano a' rappresentanti di quel sapientissinio ordine, il qua- 
le lasciando alle leggi del popolo le formole imperiose , si contentava 
di dire ne' suoi decreti(ii) censere, cxistimare Seiialum, placere , vi- 
deri Senatui. 

„ Et ah omnibus controvoisiis et bono publi. Alcuni ornmetto- 
no quest' ultima silaba , che rimasa sull' orlo della tavola , e iis 
parte corrosa , pu6 veramente sfuggire a una vista indebolita . 
Ma ella e necessaria all' intelligenza di quel passo , e rnirabilmenfe 
conferma quanto i Romani magistrati fosser lontani dall' orgoglio e 
dair indolenza di quelle piccole podest;\ , che pretendono iufallibili, e 
quasi divine le loro sentenze. Per agevolare i richiami dal loro giudi- 
cio , i Fi'atelli Minucii concederono a'Ricorrenti nel ternune di otto 
mesi, una generosa esenziorie dall' osservanza delle citazioni I'orensi, e 
dair esercizio de' magistrati municipali. 

Sarebbe questo capo imperfetto , se qualche osservazione non vi ag- 
giungessi su i nomi dell'acque , niontague,e popolazioui nella tavo- 
la nostra doscritte. Essi non hanno etimologia greca ^ o latina : derivano 
adunque dalla lingua del paese. Che i Liguri avessero una propria fa- 



(ii ^ Beaufort. Rep. rom. T. i, 1. 3, c> i. 



( 1=^5) 

vella assai somigliante all' Idioma celtico-teutonico, 6 manifesto per un 
passo di Plinio il maggiore , uonio dell' eti sua eruditissimo^ ove leg- 
gcsi, (12) che essi chiamavaiio il piii grande degl' itulici funiii Bodinc, 
voce che in lor favelLi suoiiava di foiido privo. Egli e ben vero, che 
alcuni lianno preteso (i3) il cellico linguaggio differire sostanzial- 
meate dal teutonico; ma sembra prevalere in contrario 1' autorita (i/() 
di Leibnizio, di Eccardo, di Pelloutier,e I'esenipio altreii di niolte voci 
deir Edda pervenuta a noi in islandico , ch' e dialetto del celtico , voci 
siiiulissime alle germanichc di egiial significato. Cio posto, io adopero 
indiftcrentenicnte diverse radici di que' dialetti; e si confacenti le trovo 
ad allreltanti vocaboli Liguri della iscrizione , che risultarne mi sem- 
bra una insigne ripruova di lor cognazione. Addurro al nostro propo- 
sito , per nou distendermi troppo , questi soli esempj ; il nome di Ma- 
nicelo , (i5) die par derivato da man, e da lichlcii voci teutoniche, 
le qiiali traslatate varrebbono rillro dell' uomo ; il rio di Vindupaie da 
Wind i^ento , e Ubal , Malo , similissimo al nome di Malo-tempo , che 
porta al presciite un altro fossato della Polcevcra ; il rivo di Combc- 
ra/icfl equi\ aleiite in dialetto Brettone (16) al rio della valle ;ilnionte 
di Tuledoiic , clie significa nello stesso linguaggio luoghi eminenti per- 
forati , e sembra indicare la parte dell'Apennino, su cui 6 la Bocchetta , 
taglio naturale , o artcfatlo , onde si varcano anche al presente quell' 
altissime rupi ; Viliirj voce analoga (17) all' islandica vctur , veriio 
o gelo , ben confacente al sito e clima asprissimo della Vittoria ; La«- 
genses, di cui pare esser radice Land terra contado , e Langhe, nonio 
gernianico di diversi luoghi e territorj . rimasto ancora presso i 
confini del Monferrato con la Liguria ; Genua, Genuatcs , voce con- 



( 12 ) H. N. 1. 3. c. i«. 
( i5 ) Noilherii. Anliq. Pref. V. l. 

^ 14 ) Leibn. collect, p. i5i. J. G. Ercaid. rntf. lil dim. Icibn. p. 9. Pcllont. liist.ijcs Celtes I. I, 
Joli. Gorjns. Uypeib. Atljnl £dj«. 

( i5 ) Blrdclli Jc' prim nhit. dell' Ilal. t. I. p 1J>. 

( irt J Baraillon rcclicrchei sur les peuple* CainboTiccn. 

(17; Gcorg. llick<3 ling, scpionir. T. 1. p. pi. germ, witterang ^tagionc, wetter tempo* 



forme al celtico genu, (i8) adito , o uscio ; ond' e verisimilie , che 
Paolo Diacono perito della lingua celtico-teutonica perche Longobardo, 
s' inducesse il primo a cangiaie ranticliissimo nome di Genua in quelle 
di Janua , bizzarramente immaginandosi di farlo Latino. 

TJn letterato gii menzionato ne' capi antecedenti non bada a' nomi 
surriferiti ; ma in proposito di aleune altre voci dell' iscrizione , ma- 
nifesta opinione (19) ch' elle tengano dell' antico Ligure idioma , e che 
per5 si allontanino dalla soaviti del latino. Credeva egli forse , che 
i Deputati a' confini non fosser romani , o commettessero altrui la 
dettatura della loro sentenza , ovver contraessero viaggiando gl'idio- 
tismi di un' altra nazione ? No certamente : i vocaboli susum vorsum 
e simili da quell ' autore notati , non sono gii quali si alteravano 
da' forestieri , ma quali si adoperavano da' Romani , prima che 
grandi scrittori perfezionassero la loro favella. Similmente 1' inco- 
stanza delle declinazioni , e dell' ortografia nella stessa tavola , e 
quasi negli stessi periodi , non dee ad altro imputarsi che a quell' 
eti di mezzo , (20) in cui la lingua latina non piii rozza , e sre- 
golata come a' tempi delle dodici tavole , non era pur si limata ed 
esatta, come a' giorni di Cicerone. Aleune particolarit^ analoghe ho 
gi& avvertite ne' capi antecedenti ; altre ne hanno additate (21) gli 
egregj commentatori di monunienti consimili , e quasi contemporanei; 
altre ancora potrei (22) qui aggiungere , se rispettar non dovessi il 
tempo stabilito alle nostre adunanze , e i limiti del mio argomento. 

Capo ' VIII . 

Rtstretto delle cose romane anteriori alia data dell' iscrizione. 

Ma potr6 io credere alcuno si fastidioso , che come opera mal col- 
locata condanni il brevissimo ristretto delle cose romane fino al tempo 
del nostro decreto ? 



( 18 ; Bochart op. omn t. I. p aijo. Paul. Diac. do gest Lanoob. 1. IV. V. Anuot. Yf. 
(19) Vel. rom. Jurisprudenliae monuin p. 61. 
( an ) HaJr, Card, fp de serm. 111. Robert. Misceil. ital 1 c. 

^21 ) MAth. Egyp S. C. do Bacc.S jgon. I. 2. c. 2. de colon. Nor is Card. Cenotafj risan- 
(aa) V Annot. Vlt. 



( 127 ) 

Ui'npprovata cronologia assegna la fondazione di Roma all' anno 
S^'ir del periodo giuliuiio , 7^5 avanti I'era volgare. lo iiua so pcr- 
su.idernii , die la prima popolazione di llonia fosse di uomiiii vaga- 
Ldii'li e rapupi coniposta , come pur n»olti si afloinia In uu niiscuglio 
di nihatori , i piti sfrontati sono i piu applaiuliti ; e si potra credere, 
chi lloiiiolo qiieiti scegliesse per collocarli nel Seaato , decoraili del 
dolce noma di Padii, e perpetuar ue' lor disceadenti gli uffuj piu splen- 
didi dello stato? 

II priiuo governo di Pioina fii regio , in modo peri , die egli era 
teinperato da' coiisiglj del Senato , da' comizj del populo , e dalia rive- 
renza del Sacerdozio. Finch6 i Re ebbero moderazione, conservarono 
lo stato ; la superbia di Tarquinio fii la vera cagione della loro cadu- 
ta. Si potrebbe ripetere il detto di U(i celebre Scrittore , die colla cac- 
ciata de' Re . e la creazioae de' Consoli iion venue can2:iato il governo . 
se non fosse sostanzialuiente cangiarlo , commettere a due uomini per 
un anno, i poteri tenuti da un solo a vita. Atterrare I'autorita regia , 
fu soUevare 1' autorita del Senato , in cui si annoveravano i principali 
luagistrati. Nacquero allora fra le famiglie ammesse in quell' aiigusto 
coasesso , e le famiglie escluse , fra i nobili , e i popolari , le inevitabili 
divisioni. II mirabile fii vedere, i nobili resistere alle pretensioni del 
popolo , e il popolo oppugnare le prerogative de' nobili , disarinati : 
bench^ ciascuno facesse csercizio d'anne in pare , e conibattesse valo- 
rosamente in tempo di guerra. Tanto erano egregie le istituzioni da llo- 
molo , e da Numasuo successore fondate , affinche le leggi potessero 
f'\(i delle passioni ! Il trlbunato, Magistrato istituito a tutela del popolo, 
fii il premio della sua moderazione , e stato sarebbe uno de' principali 
fuiidamenti della perpefuiti della repubblica , se come ad altre digniti 
principali, cosl a quclla si fosse salito per gradi. Nell' esperienza di 
cariche uiinori avrebbe il popolo distinto gli amatori sinceri da bugiar- 
di ; e la gioventii avrebbe depostal' effervescenza de' priaii sentimenti , 
tanto pii seduceiiti , quaiito sembrano piii geaerosi. Urtarono a questo 
scoglio fatale i fratelli Gracclii , nati alia gloria insieme , e aU'afnizion 
della patria ; i quali non ben soddisfatti , ancorclie nobilissirai , che i 
Tribuni loro antecessor! avessero aperta I'enfrata de'niagistrati , e del 
Senato alle famiglie popolari , onde ogni reliqnia di aristocrazia ere- 
ditaria erasi estiata , voUero diitiuggcre altresi le riccliezze, propo- 



( 128) 

nerido di ricercare, come il sommo diritto parea ricliiedere, I'lrividiosa 
origine delle propriety. Donde il Senato disperaiido di vincerli con mez- 
zi ordiuarj e legali , li oppresse coUa violenza. Tiberio Gracco fii raorto 
iiel Campidoglio , Cajo sul monte Aventino; e pare che entrambi sareb- 
bero stati vincitori, purclie avessero acconsentito all' uccision de' loro 
avversarj. L' cffetto di una causa buona sostenuta con niezzi cattivi , 
fi!i riiiteriua tranquillita dello state , e la perpetua depravazion del 
costume. Gia Mario, gik Silla suo competvtore erano aati; I'uno doveva 
un di vendicare il primo sangue sparse nelle discordie civili con innu- 
merabili stragi della centraria faziene : I'altre con altrettante. Ma 
tiriame un velo suUe remane discerdie ; I'epoca delle diflerenze com- 
poste fra i Genovesi e i Viturj , noii fii posteriere die di tre anni alia 
morte di Caje Gracco. 

, Le civili fazioni alimentareno il genio militare de'Romani. Per in- 
terromperle finche i costumi furono buoni , il Senate cominciava' una 
guerra. Per rinnovarle, dopo che i costumi decaddero , i capi di parte 
si assicuravano del favor militare con nuove imprese, e nuove conqui- 
ste. Fu nelle guerre, die il norae romauo sali a tanta grandezza da 
maravigliare , e soggiogar 1' universe. Quando si videro ruai si eccelse 
virtLi ? Orazio, die la sorella trucida, perche ha pianto la morte di ua 
iiemico della patria , Brute che fa morire i figlj , perche intesi si soiio 
co' fiiorusciti , Scevola che arde nel roge la mane , perche ha fallito un 
regicidio , Curzio che precipita nella voragine per seddisfare agli ora- 
coli, sono anzi prodigj di fanatismo , die esempj di virtii. Ma Cincin- 
iiato patrizio , tribun militare , e dittatore , il quale , dope aver sal- 
vata la repubblica , ritorna contadino , ma i Fabj , squadrone di una 
sola famiglia morti tutti trecento in una sola battaglia , Camillo e 
Fabrizio , che noii solamente detestaao i traditori , ma del tradimente 
non si approfittano , Decio e Regolo vittime volontarie dell' ostile fu- 
rore, ma vili e spergiuri non mai quest! ed altrettanti modelli di 

vere virtu , non furone meno potenti degli eserciti piii numerosi, secondo 
il bel detto di Eniiio , a difendere e ainpliaie la romana repubblica. 

Ella prima respinse , poscia assali e al suo governe ridusse i po- 
poli confinauti , Albani , Latini , Vejenti, Sabini ; dopo di lore vinse 
gli Etrusci nazione antica , potente, florida d' arti, di scienze , e di com- 
mercjo. Passu quindi uelle provincie , che ora compongono il regno di 



( »29 ) 

^apoli dove trovft, co?a rarissima , una nazione ricca insieme e ferooe, 
I i Sanaiti. Viii di cinquant' anni fatic6 a sottometterli ; e soggLog6 poco 
appresso gU Apuli , i Lucani , i Calabri , i Tarentini. La Campania 
parte d'ltalia , e forse del mondo tutto bellissima, accetti volontaria le 
sue leggi. Messina prima delle citta Siciliane implori!) la sua assistenza 
contro i Cartaginesi, popoli dal nostro continente divisi , commercianti, 
e conquistatori. Cosl s'accese la prima guerra punica, faniosa per cento 
navi rostrate fabbricate in sessanta giorni , e per la vittoria navale di 
Lutazio Catulo , la quale costrinse i Cartaginesi a chieder pace j 
c rinunziar la Sicilia. A chi e ignoto il nome di Annibale ? Egli 
giur6 ancor giovinetto sull'ara paterna di vendicare Cartagine ; e 
al Tesino , alia Trebbia , aTrasimene, a Canne, vincitore di quattro 
eserciti consolari couipi il giuramento. Ma la costanza rotnana fu an- 
cora dappiii. E' memorabile il fatto di un vasto terreno , ove Annibale 
stava accampato non piii di tre miglia lontano da Roma; fu messo 
dal Senato all'incanto, e trov6 compratori. I raggiri di una fazione 
contraria alia famiglia di Annibale, la passata , i progress!, I' incredi- 
bile fortuna del giovine Scipione in Aftrica , lo strapparon d'ltalia; 
Scipione vinselo a Zama; e la secouda guerra punica ebbe un fine viep- 
piii della prima glorioso. Alia terza , Cartagine fupresa d'assalto, ed 
atterrata- 

Fra I'unael'altra guerra contro i Cartaginesi, Roma s'insignori della 
Macedonia, rende tributaria la Siria , soggiog6 gl'IUirj, gli Etoli, gli , 
Acliei. Dopo la terza, ella dom6 i Lu<itani,i Numantini popoli ferocissi- 
n>i della Spagna , e per la prima volta mise il pi6 nelle Gallic a' preghi 
de' Marsigliesi , che greca origine vantando, in mezzo a' Galli si consi- 
<leravano forestieri , e nimici. La ferocia de' Transalpini non resist^ 
al valore romaiio ; e lanno iiinanzi all'inciso decreto , il mezzodi delle 
Gallic divenne una provincia di J^onia. 

11 priino j*nsier de'Romani era vincere ; il secondo governare. Se 
alcun popolo , o re ne rircrcava Tallcanza, socio e amico lo appel- 
lavano , nulla pi "i richiedendogli che accomunare le amisti , e le ini- 
micizie. Se una Citti benemerila bramava loro aggregarsi riteuendo 
sue leggi , essi gli<;le acconscutivauo di buon grado , provvedevano 
alia sua sicurezza, alle sue differenze co' vicini , e I'onoravano del ti- 
tolo di coiifederala. Che s' ella anibiva aver parte nella repubblica , 

•7 



C i3o) 
le concedevano il titolo di municipio , le comuiilcavano le propria 
leggi , e il diritto attribuivano a' suoi cittadiiii , venendo a Roina , di 
votar ne'comizj, e aspirare ben anche al Consolato. Non era pur raro 
r esempio di forestieri fatti partecipi della cittadinanza romana 
ia premio di opere egregie , o di costante affezione. Ma i po- 
poli , che cominciavan la guerra , e piu coloro che violavanTal- 
leanza , erano spogliati degli antichi diiitti , privi delle patrie leg- 
gi e de'naturali lor magistrati jridotti alia condizione di prefetture o 
di provincie , per cui non solamente a' decreti del Senato , e alle leggi 
del popolo , ma sottopposti vivevano agli editti di un sol magistrato. 
E il piix delle volte toglievasi loro una parte del territorio nel sito pii 
fertile , o pii!i militare , per assegnarne la proprietk al popolo romano , 
o per fondare su quello una colonia , ricovero de' poveri cittadini , e 
freno de'sudditi rivoltuosi. Cosi la ricompensa , e il gastigo , la spe- 
ranza , e il tiniore , istromenti diversi di un arte niedesima, collegava- 
no le parti tutte del mondo romano. 

Ho sospeso finora d'indicare i progressi de' Romani in Liguria, af- 
affine di compiere con quelli il raio lavoro; se non che riflettendo di 
ragionare avanti a persone cui la patrla storia e fainiliare , sar6 bre- 
vissimo. Narrano (i) gli storici greci e latiui, che i Liguri, Nazion della 
quale non ebbe 1' Italia altra piu antica (2) ne piii valorosa; formavano 
nell'eti piii rimote moltissimi coniuni, fra cui Ventimiglia , Albenga, 
3avona all'occidente, Genova nel centro , i castelli de' Briniati , de' 
Friniati , e degli Apuani all'oriente , erano i piu celebrati. Che i Ro- 
mani cominciarono a combattere i Liguri 1* anno Siy di Roma do- 
po la prima pace co'Cartaginesi, e che non venne lor fatto di total- 
mente riunirli alia loro Repubblica se nou se I'anno SSg; quandp i 
potentati deU'occidente, e dell'oriente erano gii tutti domi , o sbigottiti* 
Vinti assai volte, e non di rado ancor vincitori, i Liguri si consideravano 
quasi gli stimoli del romano valore, (5) e degni soli di contrastare 
alia romana potenza. Non erano per6 tutti uniti. Qualunque volta 



( 1 ) DioJ. Sicul.l. 4 DioDjTS. Hal. 1. i. Strab. 1. 4^ Hiu. H. N. m. Llr. l.M, et n%, 
( a ) Sigon. J* r?gn. lul. 1. *^ 
i 3) Ut.1. 3j. 



C i5i ) 

occorre menzlone di Genova nelle storie , ella si trova cosfante (4) 
neU'aniicizi;! del popolo romano. Fu quindl assediala da' Cartaginesi 
nella secoiida lor guerra, presa dassalto, smantellata , e da Spiizio 
Lucrezio romano proconsole rifabbricata piCi bella. Nulla ci dicon gli 
Storici della sua condizione ; e coloro che creder sogliono i potcnti 
iiigiusli e i deboli iiifelici , potevano facilmente sospettare , clie la 
dispersione degli abitatori , I'oppurtuniti del sito , la preseiiza di due 
legioni vittoriose, avessero il proconsole indotto a fare della citta di 
Geiiova una colonia , o di una parte del territorio che la circonda , 
una possessione del popolo romano. Me la nostra iscrizione distriigge 
questi sospetti. E presso gli Eruditi costante,(5) che il popolo diviso 
in tribih, i Consoli o il Pretore in sue nome creavano i distributor] 
de' terreni e gli ordinatori de' termini nelle colonic , e ne' fondi del 
popolo romano ; il solo Senato ne' paesi confederati , \k in numero 
di venti , di dieci , mai meno di tre , quivi di due , talvolta di un 
solo. Qualunque antica scrittura tratta di terre fatte colonic o pro- 
priety romane , mai nonlenomina (6) senza esprim ere, quasi indispen- 
sabili tormole , il nuovo titolo di colonia, o l"acquistato diritto del 
popolo romano. D 'altra parte gli abitatori delle colcnie , non meno 
che de' nuinicipj . si distinguevano colle fippellazioni usitafe in Roma; 
iaddove fn gii\ avvertito , ne Moco Meticanio figlio di Meticone , ne 
Plauco Peliani figlio di Pclione essere nonii somiglianti a' romani. 
Finalmente a chi altri che a liberamente aggregati , e di tutta I'in- 
dipendenza forniti , che Roma lasciava a'popoli pii benemeriti , pote- 
vano spettiire i diritti dalla tavola nostra attribuiti a' Genovesi , rap- 
presentanza di niagistrati , arbitrio di carceri , deposito di pubbliche 
entrate, c preniinenza su i popoli vicini ? 

E' dunque provato , che il territorio genovese non venne assegnato 
al popolo romano , nk Genova dichiarata colonia; ma ch' ella fu cittl 
federata , cioe una delle citti piu distinte nel romano impero. 

Tali sonoi particulari vautaggi delle iscrizioni simili alia nostra; suppU- 



( 4 ) LIt. I. a». 1. 3o. 

( 5 ) Sigon. de .int juie Ttill. 

^ 6 ) Sigon, do coloD. 1. a, c. a. 



( r3a ) 
re al silenzio degli storlci, correggerne talvolta gli errori, disshpare le va- 
ne conghietture, e far fede a'Potenti, che se il tempo atterra presto o tar- 
di r edifizio deUa. loro grandezza, bene spesso ei rispetta i monumenti 
de' lor beneficj. 

Capo IX. 

Volgarizzamenta dell' iscrizione^ 

Quinto 3 Marco Minuzj Rufi figlj di Qiiinto esaminarono sulla fac- 
cia del luogo le controversie fra i Genovesi e i Viturj., e quelle fra 
loro coniposero , e pronunziarorvo ia cli« modo dovessero possedere il 
territorio , e farsi i coufini ; ordinarono di far que' coiifiiii , e porre i 
termini: e come prima queste cose fossero fatte, conimisero loro 
di venire , e presentarsi a Roma. A Roma giiista il decreto del Sena- 
te pronunziarono alia presenza loro la sentenza alle Idi di decembre 
( il di i5) sotto il consolato di Lucio Cecilio Cglio di Quinto, e di 
Quinto Muzio figlio di Quinto : in virtii della quale sentenza appar- 
tiene al castello de' Viturj un territorio privato ch'e loro lecito di vea- 
dere , e trasniettere agli eredi. Questo territorio uon dee esser com- 
preso nel livello de'Langansi. 

I confini del territorio privato cominciano dal rio sottanOj che 
scaturisce dalla sorgente di Manicelo fino al fiunie Eden dov' e un ter- 
mine. Da questo fiume in si!i alfiume Lemuri , e su pel fiunie Leniu-- 
ri fino al rio di Comberanea; indi su dal rio di Comberanea al val- 
lone di Ceptiema: ivi sono due termini presso la via Postnniia. Da. 
questi termini i detti confini vanno direttamente al rio di Vindnpale^ 
da questo rivo al fiume diNeviasca, e giu per questo fiume nel flu- 
me Procobera , da questo alio ingiii fino al rio di Vinelasca sottano, 
dove e un termine , indi su per lo rio di Vinelasca v' e un termine 
presso la via Postumia , e al di la di q.uesta via haw ene un altro. 
Da questo termine , che e al di Ik della via Postumia dirittamente alia 
sorgente di Manicelo , indi alio ingiii del rio, che scaturisce dalla sor- 
gente di Manicelo, fino al termine presso del fiume Eden. I confini 
del territorio pubblico che i Langansi posseggono , sembraao essere 
Qve r Eden sbocca nella Procobera, ed ivi e un termiiie : indi conti- 



( i33 ) 
ntiano dal fiutne Eden su al monte di Lemurino sottano dov'^ un 
termine; di li salendo Iiingo il detlo nionie al monte Procavo duv'fc 
an altro termine, iudi su per T ertu de'monti alia summiti di Letnii- 
rino tiv'e un termine ; di li sempre dritto all' insCi al castello detto Talia- 
110 ov' e un termine, indi su per lo giogo al monte Giovenzio ov' 6 un ter- 
mine; di I'l nellci stessa guisa al moate Apennino , clie dicesi Boplo : ivi e 
iirt termine. DallApennino per I'erta de'monti al monte Tuledone ov' b 
un'altro termine; indi scendendo per la schieiia de'monti verso il fiume 
Veraglasca, al raunte di Berigiema sottano ov' e un termine; quindi su di 
rittamente al monte Prenico ove e un termine; poi gifi per schiena di 
monte al fiume di Tulelasca ov' e un altro termine; appresso salendo 
per li poggi di Blustiemelo al monte Claxelo ov'e un termine ; indi 
air ingiu alia sorgente di Lebriemelo , ov'e un altro termine, e lua- 
go il rio di Eniseca al fiume Procobera ove e un termine ; poi giu nel 
fiume Procobera , ove si riuniscono T Eden , e la Procobera, ivi e il 
termine. 

Questo territorio giudichiamo esser pubblico. Di questo territorio 
pare conveniente che abbiano la possessione , e 1' uso frutto i castellu- 
iii Langansi Viturj. Per questo territorio pagheraftno essi a'Viturj nel 
pubblico erario di Genova annualmente quattrocento danari Vittoriati. 
Se detti castellani Langansi Viturj nou li paghcranno, o noa daranno 1' 
equivalente a giudJzio de' Genovesi , ben inteso che i Genovesi stessi 
non sieno in mora di riscuoterli a contanti , in quel caso detti Langan- 
si dovranno contribuire annualmente ne' pubblici magazzini di Genova 
la vigesima parte del frumento, e la sesta del vino che sari nato in 
quel territorio. Qualunque Geuovese o Viturio possede un qualche 
terreno entro questi confini , se lo possede prima delle calende del 
mese di Sestile sotto il consolato di Lucio Cecilio, e di Quinto Muzio^ 
gli sara lecito di possederlo come iu passato; se poi lo possede^ dopo 
dette calende, dovri proporzionalmente pagare il censo a'Langansi, 
come i Langansi medesimi che qualche terreno possederanno , e go- 
dranno in quel territorio. Inoltre non sari lecito ad alcuno acquistar 
possessioni in quel territorio senza la deliberazione della maggior 
parte di detti Langansi , purche niun altro vi sia introdotto per cau- 
sa di coltivazioui, salvo Geaovesi , o Viturj. Chi non ubbidiri alle 



( ^^) 

deliberazioni della maggior parte di detti Langansi Viturj , non potri 
pill possedere, nk usufruttare parte alcuna del territorio. Nel territorio 
ove sono pascoli comuni , nessuao proibiri a'Genovesi e a' Viturj di 
far pascolare nella guisa medesima, che si costuma nel territorio Ge- 
novese. Ne alcuno vieter^, ne impedira loro di tagliare in quel terri- 
torio, o adoperar legna da' fabbrica , e da fuoco. I Langansi saranno 
obbligati di contribuire ai Viturj nel pubblico erario di Geneva il 
censo dell'anno prossimo alle calende di gennajo dell' anno susseguen- 
te, e non saranno tenuti a verun pagamento per ci6 che hanuo sfrut- 
tato , 6 sfrutteranno iiifino alle prossime calende di gennajo. I prati 
prossimi a segarsi a tutto il consolato di Lucio Cecilio, e di Quinto 
Muzio nella parte del territorio pubblico coinpascuo posseduta da Lan- 
gansi, e nolle parti respettivamente possedute dagli Opiati , da Dectu- 
nini, Cavaturini, e Mentovini, que' prati non si potranno segare , ne 
dare a pascolo, ne in altro modo sfruttare senza il consenso, per le 
respettive porzioui, de'Langansi, Odiati, Dectunini , Cavaturini e Men- 
tovini. (i) Se i Langansi, Odiati, o Dectunini, o Cavaturini, o Men- 
tovini ameran meglio convertire in praterie altre parti di quel terri- 
torio , tenerle bandite o diboscarle , sari loro lecito, purohe non abbi- 
no piii estensione di prati che nella state passata avevano Se si trovano 
ancor nelle career! di que' Viturj, che a cagion delle controversie co' 
Genovesi sono stati giudicat: , e condaimati secondo la legge contro le 
ingiurie , sembra conveniente che sieno tutti scarcerati , dimessi , e li- 
berati. Se da questo gioruo alle idi del mese di sestile dell' auno sa- 
guente parr^ a taluni richiamarsi dell' ingiustizia di queste cose, 
potranno in qualunque giorno appresentarsi dinanzi a noi , e saranno 
dispensati da ogni comparsa a' tribunal! , e da ogni pubblico ufizio. 

Legati Moco Meticanio figlio di Meticone , Plauco Peliani figlio di 
Pelione. 



i 1 ) Annot VIII. 



( i35) 

Annotazioni 



Appeoa letto questo discorso in una privata adunanza dell' Accademia , venoi a 
iapere eisersi poco avanti truvate fra le carte lasciate dall' Abate Oderics dou ter- 
niiaate del tutto „ Adnotatii?nes in tabulam csncam props Jsosecco repertam. ,, 
£' bea verisimile che 1' erudito suo Nipote e Biografo igaurasse questa sua opera 
quando puLblico la prima edizione del suo Elogio Storico, poich^ aon ne ft ceaao; 
e certo cbe se nuo I'avessi io ignorata, quaado posi mano alio stesso argomeuto , 
me ac sarei giuitameote asleauto. 

II. 

U paliBo geoovese divides! in dodici once; coirispoude a un quarto circa di metro , 
ed esattaoieote a nuve poKici un4 liaea e quattro quiule pani di liaea del picde 
aotico di Fraiicia. 

III. 

Didaco Stuoica, il quale pass6 da Genova , mentre la tavula Romana era ancora 
ncl Duomo , noli die il marmo posto sotto di quella riferiva il suo ritrovaiceiito 
all'anno MDVI. Cio reode vieppiia manifesto I'errore del tuarmo presente , sosti- 
tuito fjrse ail' aotico , per essersi questo nel tramutaxsi di luogo , spezzato. 

IV. 

Allora quando spiegai iu tal guisa le prime sigle dell' iscriiioue, cfedetti essere 
stato il primo 3 spiegarle cosl. Ma I'elegante e dotta prefazione alle memorie dell' 
Iiistituto Ligure mi lia provato , che la spiegazioae medesima era stata indicata , 
alcuni anni sono, in uu programraa di esso Inslituto, cht Bon fu poi pubblicato , 
e che , Doo avendo io aiicura I'oQure di appartenergli , Don venne a mia notizia. 
Oltredicch^, scorreodo ad altro pruposito i supplimenti di Freinsemio a Tito Livio, 
ho trovato al libro 62 citata in margine la tavola genovese , e nel testo il segueote 
periodo , che nissuno degli Scriltori venuli dopo il Freinseoiio sembra aver notato ; 
,, Q. et M. Minucii Rufi inter C^nuatcs et Veiiurios sententiam ex S. C. dixerunt.,, 
Qucste Aulorit^ aggiuugono peso, ma tolguvo il prrgio dcUa povit^ alia interpre- 
uziooe delle priou: M^le. 



( »36 ) 

V. 

Una delle accuse date a C. "Verre 3a Cicerone ci fa conoscere , il prezzo del grano 

essere stato in Sicilia verso I'anno 683 di tre sesterzj il moggio. Questa disparilJi, an- 

zicch^ screditare, con''ernia la valutaziondi Polibio ; se si riflstte a' gravissiini danni 

che i progress! immensi del lusso , le guerre civili , e le frequenti ribellioni degli 

schiavi recarono all' agricultura italiaoa fra I'el^ dello storicu greco , e quella del 
latino oratore. 

VI. 

Le memorle sulla lingua celtica pubblicate dal Sig. Bullet a BesangoD I'anno 1734 
conteogoDo uD dizionario che somministra altre etimclogie , adattatissime alle situa- 
zioni espresse nel tipo. Per esempio il fossato di Acqna marcia h il piu vicino alia 
sboccatuia della Secca nella Polcevera. Or ^ic fp. g5. del torn. 2.) vuol dire vicino, 
e J'in sboccatura. Le rive della Secca e della Sarduela sono auctie oggidi popolate 
diboscbi. Ci6 ben conviene all'anlico nome di Eden die gli Estensori del decreto 
declinarono alia romana. Perche Den significa (p. 44^) selvoso; ed E si e lettera , 
che al principio delle voci non ha significato (" p. 524 ) o forse solo , quale lo aveva 
in molte presso i latini. Procavus , toltane la terminazione latina, h composto di 
due voci Proc e Au ; or Broc sta per bruno , nericcio (p. 214J e Au vale ancbe 
al presente in Cermania terreno racchiuso da acque. Difalti il Monte d' Isocorte 
di cui ^ parte il poggio di S. Cipriauo , e in roezzo alia Polcevera e alia Secca. 
Porcobera o Procobera divides! in due voci Broch o Proch scliiuma , (p.2i5 ) e 
Ober produrre (p. zog) e significa per conseguente spumoso, epiteto solito darsi a' tor- 
renti di letto tutto sassoso , come ba la Polcevera. Lem finalmente k siuonimo (p^.yg) 
di den, siccome conveniva ad acque contigue, come erano il Lcmuri e r Eden. 

A proposito di questo vocabolo, noter6 ch' esso non meno che 1' altro di Tu- 
ledon si rinvengono oggidi all'opposta parte dell' Apennino , ove giace la villa di 
Tuledana , e il piccolo fiume del Lemo. Cio potrebbe far dubitare , che i territor'j 
contesi giacessero da quella parte. Ma le situazioni di Langascu , di ManiceDO , i; 
sopratutco il corso della Polcevera , tolgono a parer mio ogni dubbiezza. Non h 
per6 roaraviglia che le stesse qualili procurino a' luoghi diversi i medesimi nomi, 
e che gli uni conservino, gli altri perdano I'antica denominazione. 

VIL 

Una caglon generale di molte scorrezion! si & quella, che fino a tanto che un 
Greco non iatrgducesse lo studio della Gtamatica in Roma , si parl& e si scrisse 



C'37) 

scoza metoia alcuno. Questa novii^ ebbe luogo verso il fioe clel sesto secolo ; e per 
inolto tempo aucora il liaguaggio de' Magistrati e del Foro non si piego alle re- 
golc date da un fjrastiere. Aggiungisi , cbe gli artefici essendo la massima parte 
di ua/ioni strauiere o di cunditiuae servile , conoscevano poco il latino, e peib 
cominettevano , dl-IIo incidere e scolpire , raolti errori. I Senatus-Coiii>ulti riusci< 
vano meiio scorrL-iti , perch^ vi si richiedeva, mentre dettavaosi , la preseoza di piJi 
Seoatori. /'. Sueton, Cram, c. 2. n. i. Pitisci Lee. T. 2 p. 253 S. C. de Bac. 
in adnot. 

viir. 

L' etimologie celtico-teutoniclie mi fanoo credere che i nomi di qiiesti tre po- 
poli dovessero termiuarsi nella stessa guisa , Declunines, Menlunines, Cavatunines; 
percIiS Tun vdul dire abitazioaei Tunin abitatori> donde detiva il vocabolo iogle- 
se Town, citth. 

IX. 

Concernente la Tavola prima. 

Le prime riglie dell'Isorizlooecontengono piii lettere e parole , clie incise Don 
tono nella tavola prima. Quante ne contenga ciascuna , si vede nella copia trascritta 
al capo IV ; ove si v& tante volte a priacipio di verso, quante sodo le righe nelL'i 
origiaale. Cosl pure si sono espressi due vaai esistenti nella Iscrizioae 1. 6. 1. ^z. 
il primo de' quali fu mal collocato dall' artefice , se dovevano pur dinotare , ove 
duLitar si poteva , separazion di periodo. Si k altresi raffigurato il modo con cui 
sono state notate alia fiDe della riga 37. 1' ultime lettere della parola Lamgenses^ 
le quali noQ capevaoo in quella. Simile ripiego si trova nell'origiaale I. i3 e 1. 34« 
Altrove la riga h piu corta nun usandosl mai di stroncare dall' uno all' altro versa 
le voci. Fiaalmente si i notata alia parola mora 1. 26 una specie di screpolatura , 
che in due altri luoghi della tavola si osserva , e sembra aaceriore aU'iQcisione. 



( i38 ) 

ELOGIO STORICO 

D I 

PIETPtO PAOLO CELESIA 

LET T O 

ALL' ACCADEMIA da ACOSTINO BIANCHI. 



,, Animirabile si mostruva la di hii salda costar.za in tuui i 

), cangiamenti iivurno agli affari puhhlici ,non levandosi in su- 

,, pcrbia giammai per gtl unori, e m^intcnindosi tranquillo, e 

,, placidu nelle disdettc , pensandn che gli ii com^cnisse dover 

,, sempre in egual modo impie^arsi in scr^igio dclla Patria gra- 

„ tuitamente , e scnza mercede di lucro non solo , ma ntppure 

„ di gloria. 

Plutarco Delia vita di Arislide. 



I j' aspetto del rammarico vostro, Accademici ornatissimi, e di quelio 
dell'intiera Ligiiria per la perdlta del fu Pietro Paolo Celesia nostra 
CoUega ; la rimeinbranza di un' aiiima grande , che sempre iiguale a 
se stessa , anqhe neiratto di separarsi da noi, voI(b tranquilla a riunirsi 
al suo principio; il grido di sue virtih, che , passando alia remota pos- 
terity ammiratrice , iavoleri la miglior parte di lui alia tomba; haiino 
scossa dair animo niio la tristezza; che al fiero caso tutto lo ebbe da 
prima penetrate , ed ingombro ; e vi haiino acceso invece uu vivis- 
simo desiderio di dare alia di lui memoria ahneno , giacche nol po- 
tei a lui stssso, una pubbiica significazione di riconosceuza per la sin- 
cera auiicizia, onde m'ouori finche visse , e plucche mai affettuosa 



I 



mi dimostio nel punto estremo. Egli 6 per questo , Accademici , die 
superaiiflo me stesso , osai di concepire il progetto , e di anibire aper- 
tamente I'onore di tessere I'elogio di questo illustre nostro Concittadino, 
e Collega , ultimo quale io sono fra di Voi , forse per etk , e certa- 
mente per ogni altro titolo ; amando meglio d'incontrare la taccia di 
ardito , clie di meritare il rimprovero di sconoscente. 

Pietro Paolo Celesia, Patri/io Genoveso , Uffiziale nella legione di 
onore , gi.\ membro dell' Istituto iiaziouale Ligure , quindi dellAcca- 
deuiia di Genova , nua nieno che di molte altre societa letterarie di 
Europa ; nacquc in Genova il primo ottobre 1752 da GiorBatta Celesia 
Patiizio Genovese , e Geroninia Giiecco; diede fino dall'infanzia del 
prematuii presagi di una gloriosa riuscita , iie questi, che troppo di 
sovenle suiio iiigatinevoli , si smentirono in lui. 

Sollecito il padre di secondare queste felici disposizioui lo iiivi6 ad 
erudirsi nelle Icttere, e nelle scienze ailicei di Pisa, e di Roma; ovela car- 
xiera corse dcgli studj , distinto sempre per un' indefessa applicazione , 
€ per ogni genere di successi. 

Tra le scienze predilesse quelle che tali sono per ecccllenza , voglio 
dire Ic matematiche; coltiv6 la buona fisica, che pure allora comin- 
ciava a propagarsi in Italia ; si occupi delle lingue vive , delle quali 
giuiise a parlar fino a cinque ; non trascur6 le lingue dotte , e molto in- 
nanzi sentl in latino, ed in greco , e coUa profonda meditazione su i clas- 
sic! acquisti il piil fino biion gusto , e s'inibevve delle idee pii esattft 
del vero , e del bello. Omero , Virgilio , Dante , Tasso , Ariosto , ed 
Orazio singolarmente formarono le sue delizie fino agli ultimi giorni 
di sua vita J e da essi colse quel fiore di amenity , e di delicatezza, 
che rendea cosl amabiie il di lui conversare. L'affetto per la Rcligio- 
iie , e il suo trasporto per l' investigazione del vero lo spinsero ad 
applicarsi altresi alle scienze sacre , nelle quali piii in Ik ancora pe- 
iietro di quello t'o:,se necessario all' istituto di vita, che disegnava di 
prescegliere. Da Pisa, e da Roma pass6 alV University di Leida, ove 
«d ontu della vivacitJt del sao carattere , medit6 con assidua costan- 
Xa rintiero corso del diritto pubblico , e civile , <?ome del piu neces- 
«ario al maneggio dcgli aftari di state , ai quali aprivagli adito la 
di lui nascita. 
E qui i: da notarsi quanto ebbo di forza per dttorminatlo viera^magglor- 



( '4oJ 

mente alio studio una di quelle piccole circostanze della vita, che sona 
perdute per gli spiriti volgaii , ma che riescono alia sensibility di 
certi esseri privilegiati un' occasione, che ih. epoca , e spiana a grandi 
cose la strada. Propizia nel resto, dal lato del fisico men cortese 
eragli stata natura. Gli oltraggi del vajuolo, che lo sorprese in Pioma, 
alterarono in guisa i suoi lineanienti , die la madre stessa al ritorno 
quasi nol ravvis6. L'involontario nioto di sorpresa , che egli in essa 
osserv6 in quell' incontro, lo rese accorto del suo fisico svantaggio, e 
lo fe da quel punto risolvere in cuor suo di compensarlo ad ogni 
costo coi morali ornament!, in guisa che I'acquistata bellezza dello 
spirito non lasciasse luogo a scorgere i danni del volto: ben piu lo- 
devole in questo, che I'oratore di Atene, il quale non appig liossi dappri- 
ma alia stessa magnanima risoluzione , che per rivendicare I'interesse 
domestico. 

Compiuta appena la carriera degli studj , Forzt) in etk quasi acerba 
I'estimazioue del Pubblico, e la considerazione dei Padri coscritti, che 
in onta alle costunianze di una Piepubbiica, che nulla commettendo 
alia fortuna, ed al genio giovanilo , tutto aftidava all" esperieuza, ed 
alia maturiti; fu nel vigesimo terzo anno di sua etc! _, con esempio 
forse unico, subitamente inviato minlstro alia corte Brittanica li 12 
Settenibre lySS. E di quale, e quanta importanza non era egli mai 
I'oggetto di questa Commissione ! Nulla nieno voleasi, che distruggere 
nel Gabinetto Inglese, e per mezzo di questo in quello di Vienna il 
rancore rimastovi dopo I'insurrezione del 1746, e distornare la terri- 
bile vendetta, che stava omai per iscoppiare, coll'apertura di un nuo- 
vo porto a Laveuza, nel quale disegnavasi di attrarre il Commercio 
della Liguria, per ridurre questo paese a non essere, che 1' asilo di quei 
pochi infelici, che potessero alimentarsi cogli scarsi prodotti di ua ma- 
re infecondo , e di un suolo angusto^ ed iugrato. Egli non ismenti la 
fiducia de' suoi concittadini, ed in breve ridusse a tale la cosa, che 
tutto prometteva di coronare nelle di liii fatiche i voti , e le speran- 
ze della Repubblica ; quando un funesto non preveduto accidente mi- 
nacci6 un siuistro successo. Avvanipa d'improvviso la guerra fra la 
gran Brettagna, e la Francia. Una numerosa flotta si mette all' or- 
dine nei porti di Tolone , e di Marsiglia , e I'impresa di Minorca 6 
pubblicata. 11, Miuistero Inglese sospettando uno stiatagemma milita- 



I 



( '40 

re nelle troppo palesi dimostrazioni del nemico , ineerto ove abbia a 
scaricarsi la tempesta , titubava sulla direzionc da darsi alle proprie 
flotte. II Comaiidante deila sqiiadriglia Inglese di osservazionc nel 
mediterrauco , stando alle vedette sulle alture di Francia , replicata- 
meiite assiciira, die la flotta non e al caso di levar le ancore per 
molti mesi , atteso il poco numero delle ciurme. Quando ad un tratto I' 
Arniata francese , rinforzata da' marinari Liguri destramente reclutati 
a quell' impresa , salpa , pioniba sopra Minorca , e sbarca quasi pri- 
nia, clie lu sua partenza si sappia. Accorre la flotta Inglese, ma solo 
per vedere la scalata del forte S. Filippo, e per toccare una sconfit- 
ta. Si freme in Loiidra. Il Comandaiite della flottiglia Inglese per 
giustificarsi di uii disastro, ch'era 1' effctto delie sue fallaci rela- 
zioni , tenta di rifonderne rodiositi sulla Repubblica. Tacciando- 
la quindi di connivenza coUa Fraucia in outa alia professata neu- 
trality , le iniputi come una secreta operazione di Governo , il 
decisive soccorso de' marinari che avean posto la flotta Francese in 
iitato di agire. II ministero minaccia, ed il grido di vendetta risuoua 
nel Popolo Inglese. Questo terribile contrattempo non servi che a fa- 
re vieppiii risplendere il raerito del Giovine negoziatore, che imper- 
turbabile in mezzo a tanta difiicolti, smascheri I'impostura con una 
dimostrativa evidenza de' fatti , e fece trionfare la leak Ji della sua Re- 
pubblica. Tutto il rancore dell' Ingliilterra and6 a scaricarsi sul capo 
dello sventurato Ammiraglio, immolato al Mispetto popolare, ed alia 
disciplina navale. Celesia ricuper6 la confidenza , e la stima del Go- 
verno Inglese , arresti lo scavo del porto di Lavenza, per cui erasi 
gii conchiuso un trattato fra le Corti di Londra, di Vienna, e di Mode- 
na, e stabili fra l' Ingliilterra , e la Repubblica la buona intelligenza , 
che confermata ognor piCi dalle reciproche relazioni comraerciali frut- 
ti> alia Liguria una lunga pace, ed una serie di prosperiti, e di van- 
taggi. Si tratteniie a Londra fino a'12 Settembre lySg ove di gii avea con- 
dotta in nioglie Dorotea Mallet di antichissima, ed onorata famiglia, 
Dama di raro inerlto, versata nella letteratura, e nota al Parnaso In- 
glese, cd al teatro di Londra per un elegante Pocmetto sull' indolea- 
za, e per I'applaudita traduzione del Tancredi. Ritornato alia Patria 
rassegn6 al Governo una circostanziata relazione, nella quale, oltre le 
profoade viste in ecouoniia politica , niostro una vasta cogaiziona 



( .40 

del dirltto pubblico d'Europa, e degli interessi, e della condotta delle 
diverse corti^ quale avrebbe potuto desiderarsi da un ministro inca- 
nutito negli affari. 

L' ardente brama di sapere, onde era acceso, nol lasci6 profittare delle 
ricompense, e degli onori che gli destinava la Patria riconoscente , e 
tosto lo trasse dalle dolcezze della fainiglia, per ricondurlo a visitare 
le parti riii colte d' Europa Osservatore Filosofo coglie 1' opportu- 
nity di studiare 1' uomo nelle vicende , e nell' avanzamento dell' indus- 
tria, delle arti, e delle scienze , nella variety dei costumi , nell' iado- 
le , iiella morale dei popoli , e negli element! constitutivi dei Governi. 
Yide con questo intendimento gran parte della Citta pifi cospicue d' 
Europa, ove contrasse I'amicizia , e riscosse la stima di molti fra quel 
grandi uomini, die alzarono nello scorso secolo il loro nome a tanta 
celebrlta. Tali furono Voltaire , e D'Alembert, dei quali ammir6 sem- 
pre il genio e gli straordlnarj talenti , senza dissiinularne gli errorl ; 
Neker rispettabile ugualmcnte per la sua integrity, che per la pro- 
fondita delle sue viste economichc ; Marmontel che di hii fece ono- 
rata menzione nelle sue memorie,e singolarmente il Marchese Carac- 
cioli noto non nieno per le grazie della spirito, e per le virtii del 
cuore 5 che per 1' universalita delle sue cognizioni. Torn6 quindi Cc- 
lesia alia Patria ricco delle cognizioni raccolce , e, qnel che sembrera 
diiBcile a credcrsi , senza che in lui si fosse punto alterata quell'im- 
pronta di nazionale originalita, con cui snole natiira contrassegnare i 
popoli 5 come noi, collocati in una situazione straordinaria" per quali- 
tk di suolo, e per iucostanza di clima; lungi dalla predilezione per le 
costumanze straniere , e da quella svogliatezza per tutto ci6 che sea- 
te di nazionaliti, cosl spesso affettata da' viaggiatori superficiali, egli § 
ad altro non anelava, che ad impiegare a pr6 del suo paese quel lu- 
mi , che a costo di tante fatiche, e di tante soUecitudini , avea radu- 
nati nel lungo corso di sue peregrinazioni. Le circostanze avrebbero 
domaadato appunto-in quel tempo uu personaggio di siffatta tempra ; 
e s'era destinato, che la Liguria dovesse richiamarsi a' suoi principj , 
alle antiche iustituzioni , ed alia pristina prosperity , Pietro Paolo Ce- 
lesia avrebbe conseguito con pari facility e diritto il titolo di Pad're 
della Patria, e di Restauratore della Repubblica. 

E inutile rammentarvi, Accadeinici, la politica costituzione delle* 



( «45) 

stato in allora. A tutti k noto , che la Citti di Genova tbrmava pro- 

priamente la Repubblica ; che le restaiiti popolazioni di terra ferma, 

legate ullu inetropoli coa trattati di alleanze disuguali, ne constituiva- 

iio i confederati ; che i popoli della Corsica ne eruiio i sudditi. Que- 

sti isoLuii robusti di coinplessione , itidurati alle fatiche , amantt della 

guerra , appassiouati per la gloria mordeano con disdegno 11 freno , 

nieiio veraraeate per astio contro il Governo , che seinpre li tratt6 

coil dulcezza, che per un sentiniento d'onore, il quale lore r endea insop- 

portabile il titolo di scrvitii, meatre facevano parte di una Nazione > 

che pregiavasi di liberti. Gii da pii di trent'anni erano toraati alle 

prese coUa Repubblica ; e la guerra bolliva allora piii crudele che 

mai , guerra di poco monnento se si riguarda il nuniero delle trup- 

pe , la qualiti delle imprese , ma terribile , e pii'i che civile per le 

animosity, ed il furore dei due partiti: guerra infine che per la luaga 

durata avea esiaanite le forze , ed esauste le ri.'orse della Nazione. 

In tale stato di co';e ben prevedea Celesia , che noa potendosi piii a 

lungo sosteaere la lotta, dovrebbesi abbaudonare la Corsica, perdiCa 

che seco trarrebbe iafallibilinente la decadeaza della Patria. Elevaa- 

dosi qaiadi al disopra delle opinioni di abitudine, e delle passioni 

volgari , suggeri ei solo V uaico espediente, che aacora riaiaaea, per 

prevenire tauta calaniita ; ed in ua ragionuto consulto , preseatato in 

iscritto al Governo, propose di accordare noa solo ai Corsi, aia an- 

cora agli alleati tutti, il diritt.) alia rittadiiiaaza Genovese, e di rit'or- 

mare la vecchia Repubblica coaiposta di parti staccate, opposte d'ia- 

teressi, e muoveutisi in direzioai , o divcrgenti, o contrarie, perfon- 

darae una auova , che costituisse un tutto solido , e bca collegato , 

e alia quale potesse iniprimersi un solo raoto , e una sola direzioae, ed 

iqiirarsi , direi quasi , un' auiina sola. Coa questo sisteaia la Corsica, 

ch' era lo scogbo, ove aadava a far naufragio la Repaliblica , ne di- 

veniva ad un tratto il foadaaiento, e la forza. II progetto faapplau- 

dito dai saggi , ma riinportaaza aoa no fa compresa dai pia, rlie nolle 

Repubbliche dccidono ; e pcrriLinon fu iraudatu ad esecuzioac. 

Forse a qui'sto niolto coatribui la Lji^'islaziuae ileiia Repubblica , 
eh'esserKk) stata sr.ritta >b mezzo alltj gnerte civili, e coHa mlra di 
prevenire ogoi faziotie , ed ogai tliscordia, cquilibrava in siifatta 
guisa lultl i poteri , die chlusa rinianeva ogiii iUada ad una legale 



( '44 ) 

riforma. L'abbandono del di liii progetto non produsse neiranimo di 
Celesia la piu piccola alterazione; raro esempio di moderazione fra 
gli uomini! Egli portava nei pubblici affari uti cuore affatto sgombro 
da ogui privata passione , e sopiattutCo dall'ambizlone , cli'e lo sco- 
glio 5 ove per lo piu rompono i grandi uomini. L' amore della Patria 
era la sua norma, il pubblico bene il suo scope ; I'ingenuit^^ la giu- 
stizia , la verita i suoi mezzi. Decaduto quindi dalla speranza di 
ristabilire con una decisiva operazione la vacillante Repubblica , 
non si ritiro per questo dagli affari; ma seguit6 a prestare al Pubblico 
la sua opera in diiferenti Magistrature, clie tutte esercit6 con lode d'in- 
tegrita , di applicazione , e d' intelligenza , e singolarmente con una 
affabiliLa, e cortesia, die gli guadagni tutti i cuori. Ma le Magistra- 
ture di amministrazione erano un carapo ristretto per le eminenti qualiti 
di questo grand' uomo j quindi dalla prudenza dei Padri della Patria 
non si tard6 a riporlo nella carriera diplomatica , inviandolo alia Corte 
di Madrid col carattere di Ministro Plenipotenziario. Gli spirit! im- 
bevuti dei pregiudizj volgari estimano, che il candore , e 1' ingenuita 
siano qualiti spesso dannose ai successi dell' uomo di stato ; nia Celesia 
fece vedere che la virtii , coUe sole armi della veriti , e della giusti- 
zia , sa aprirsi per ogni dove la strada , e che la lealt^, mentre s'attira 
la confidenza di tutti , sconcerta il raggiro , che le si oppone , e fini- 
sce per trionfarns. Il di lui merito non tard6 a farsi conoscere al Re 
Carlo III , die lo distinse , e lo tratt6 sempre con la confidenza dell 
amicizia , di cui quel generoso Monarca , non ostante i prestigj del 
trono , sentiva il pregio ;^ e le dolcezze : n^ la di lui estimazione mi- 
nord) punto sotto il Successore Carlo IV; ma illesa sempre si manten- 
ne, perche appoggiata al vero merito; di inodo die la di lui amicizia 
fu tenuta in pregio da molti fra i pifi rinomati personaggi della Corte, 
e ricercata dagl' illustri stranieri , die presso qudla risiedevano. Ed 
eccoci al punto piii interessante della di lui vita , dove nel suo pieno 
giorno si mostr6, e rispiende il di lui magnanimo, e puro attaccamento 
alia Patria. La Costituzione politica della Liguria e cangiata ; termina 
la sua missione ; e richiamato. Potea credersi , che un uomo giunto alia 
vecdiiezza, nelle abitudini di un sistema di cose d'onde avea tratto co- 
tanto lustro , e di cui pu6 dirsi che stato fosse gran parte , sentireb- 
be con amarezza k catastrofe j che nelW sUto caugiaya del tutto I'orr 



( '45) 

dine dei poterl , e la situazione relativa dei Cittadlnl. Ma Celesi'a noni 
era capace di queste volgari aflezioni. Avvezzo a non mirare che al 
bene della Patria , a non ascoltare che la voce del dovere , si accin- 
ge tosto alia partenza , e non ostante le rimostrarize del Monarca , che 
palesemeute dimostrava il desiderio di trattenerlo alia sua Corte , si 
restituisce voleiiteroso alia Patria. (a) 

Le nuove m.issime di politica adottate dalla Repiibblica nulla sce- 
marono della considerazionp,che godea Celesia pressoisuoi concittadini. 
Ed il nujvo governo , mentre che per abolire nel popolo ogni traccia 
delle aiifiche ido.^^lo ritraeva forse dalla carriera diplomatica , mostr6 
di avere in esso la meritata corifidenza , e di crederlo capace dell' 
eroismo della virtih. Lo destin6 quindi Presidente all' amininisfrazione 
dello Spedale maggiore, che ritrovavasi allora in uno stato deplorabile 
per la mancanza delle rendite forestiere , e deile spontanee offerte de' 
cittadini. Fu un commovente spettacolo il vedere un uomo veneiabile 
per 1' etH, e per la gloria di tante luminose cariche cosi ben sostenute, 
assuefatto fino da' suoi priini atiai ai grandi affari di stato, occuparsi, 
pel servizio della Patiia , dei piccoli , e penosi oggetti di una cora- 
plicata annninistrazione , e tentar tutte le vie per supplire alia molti- 
pliciti dei bisogni coi pochi mezzi chegli rimanevano, attivo , vigilante , 
intaticabile. Quel Grande, che nei canipi di Leutra distrusse dun colpo 
la prepotente superiority di Sparta , e spinse di balzo I'abbietta Patria al 
priniato di Grecia , preposto poscia ad un piccolo municipale ulfizio, 
dicea , che se le cariche possono nobilitare gli uomiui , anclie gli uo- 
niini possono nobilitare le cariche. 

Ma non a lungo dovette la sua virtu esercitarsi inosservata in cosi 
angusto teatro. L'imperiosa combinazione delle circostanze lo trasse 
un' altra volta a brillare all' aperto , e ad illustrare di nuova gloria gli 
ultimi anni della sua vita. La vittoria , rhe costante avea accompagnate 
lo armi trancesi iu Italia, fiuclie condotte furono da Napoleone il Graude, 



( i ) 11 noitro Di(ilomatico arct ssjmto inJpirare tanta stima nell' animo de' suoi collrgTii , die 
luttl spontanenmcntc li liunirono , e sulKi proposizione del Alaresciallo Ferignon , allora Ambasci.i'loTe 
flolU U'-puhlica France^c prTsso di S. M. C , doinmlarono formaline i(e la inedi-izione d*l primo Ministre 
di quelU Corio , on ^e nttonere che Celesia contiDuassc a 4oggiornare a TJadrid n:ire$crcizio delle sue 
mioitteiiili raazioni-. 

'9 



(.46) 
parve'che, aldipaittrsidi tui, fosse passata a militaresottole insegne Au- 
stro-russe.GiuIe falaiigifrancesi, soperchiate dal numero, cedendo apasso 
a passo il disputalo terreiio , si erano ritiiate dietro i ripari del ligure 
Appenniiio , ove ajutate dal luogo, e dalle munizioni dell' arte , procac- 
ciavano di fare argine al rovinoso torreiite , clie niinacciava d'inondare 
]a Francia. Gii il neiuico si preparava a sonnontare le contrastate vettCi 
Massena ^ in Geneva. Ma qual non fii la sorpresa di questo Generale, 
allorche trovi la piazza aifamata pria che cinta dal nemico; allorch^^ 
vide la miseria in tutti i vblli; allorrli^ riconobbe la disperazione in 
tutti i cuori? Ognun sentiva la necessita di forniare un governo accetto 
e rispeltabile , capace di riaTiimare il coraggio del popolo , e di prov- 
vedere alia sussistenza della piazza. La pubblica voce indicava Celesia, 
e la pubblica voce fti sentita. Chiaiuato agli affari , indefesso , cos- 
tante , intrepido nulla omniise di quanto potea giovare alia buona 
rjuscita della difesa , ancorch^ gemesse profondaraente in segreto 
suUe sofferenze dei cittadini angustiati. 

' Finalmente in onta alia soUecitudine di un vigoroso Governo , Ge- 
neva , insuperabile al ferro , socconibe sotto la fame. Un populo con- 
sunto dalla lunga inedia , un vincitore irritato da una ostinata resi- 
stenza parea che dovessero abborrire colore che aveano goveriiato. 
Eppure Celesia nulla perdette dell'affetto de' suoi Concittadini , e con- 
quist6 la stima de' nemici ; sicche egli fu richiamato alia direzione 
do' pubblici affari. Esit6 dapprima ad accettare I'incarico , e non ce- 
dette che alle autorevoli instanze del vincitore , e alle preghiere 
degli amici, nella speranza di rendersi aucora utile in qualche ma- 
niera alia Patiia , e disposto a sacrificare per essa , quando d'uopo ne 
fosse, il resto dei suoi giorni. Senza mancar quindi ai giusti riguar- 
di dovuti al Monarca , o tradire i di lui interessi, egli nel rimanente 
si condusse come se trovato si fosse alia testa di un Popolo indipendente', 
e non mir6 che ai vantaggi del suo Paese. Gontenne le violente nhi-' 
sure di polizia , che volcano adottarsi contro una Nazione conosciuta 
avversa al giogo Alemanno e per I'antica aniinosita, e per le ingiu- 
'rie recenti ; represse la proscrizione meditata da un Avventuriere trop- 
po noto che allora seguitava la fortuna degli Austriaci con un bran- 
co di Valligiani strascinati , o sedotti ; si oppose di fronte all'ingor- 
digia niilitare , che cogU ayanzi delle fortune di un Popolo gii sdiuqi; 



? »47 ) 
to cla fanti tlisastri disegaava di rinfrancarsi dalle fatiche sofferte* 
N6 i buoni uffizj , n^ le miaaccie furono bastevoli a rimuoverlo dal 
proposito. Tutto piegO) innaiizi alia di lui virtii ; e la forza, e le armi 
cedettcro pure una volta alia giustizia , ed alia persuasione. Diman- 
dato da' suoi amici in qual difesa sperasse egU mai, opponendosi cosl 
alia scopcrta ad un vittorlosoconquistatore, cui ijon costava piii il fare 
che il dire, rispose, come quel saggio : la mia difesa 6 la vecchiaja. 
Ma spuuta ormai I'auiora di giorni piii stieni , e traiiqiiilli : sgom- 
brano quasi d'improvviso gli Austriaci daGenova, ed il Vincitore di 

Marengo s'appresta a dar riposo alia travagliata Liguria. Profondo 
conoscitore degli uoruini, e giusto estimatore del roerito , Egli non 
dimentic6 Celesia nelliiiterinale Governo noniinato nel 1800, e lo 
elesse Senatore nella successiva organizzazione della Repubblica sta- 
bilita dalla Costituzione del 1802. Nell' esercizio di questa carica, 
per ci(!) che riguarda Tinterna ainmiiiistrazione , egli fu qual solea, 
applicato agli affari , assiduo alle raduiianze nonostante I'eti , e grin- 
comodi di salute che cominciavano a rendersegli molesti, senza mire, 
senza itnpegni particolari ; alieno dai partiti , e solo desideroso del 
pubblico bene. Ma riguardando alio stato generale delle cose d'Eu- 
ropa, il di lui animo fu sempre agitato da una crudele incertezza sul 
future destino della Patria. Il profondo politico, che nell'abbandono 
dclia Corsica aveva preveduta la decadenza della Repubblica , scor- 
geva nelle mutate circostaaze d'ltalia limpossibilita di sostenerne I'in- 
dipendenza. 

Cotnbattuto da questa idea, egli non si riguardava nella carica di 
Senatore che come un' amniinistratore provvisorio , il qnale nulla pu6 
intraprendere, ma dee soltanto vegliare allinterna tranquillita , ed al 
niiglior bene del Popolo ; ed attendea in silenzio i decreti della Prov- 
videnza , facendo voti , afiinche la crisi politica , che prevedea ine- 
vitabile , non riuscisse periiiciosa al suo Paese. 

Avverati poscia i suoi prognostici ; riunita la Liguria all'Impero 
Fraucese , Celesia vide questo avvenimento con la calma del saggio 
che cunosce le cngioni delle cose, e depose le inspgne della dignitk 
Senatoriale col contegno del buon Cittadino , che di ogni dispiacere, 
e daiino privato trova un compenso nella speranza deirutlliti della 
Fiitria. II Sovraao nella sua discesa a Geaova lo annoveru ira i 



( i48 ) 
personaggi degni della di lui cotisiderazione (a) , e lo decor6 del 
gradu di Uffiziale nellO rdine della Legion d'onore. 

Celesia non cess6 da'ppoi di esseie associato ad altri onorevoli inca- 
riclii , e sopra tutto , come meglio gli conveniva in un' elk bisognosa 
omai di riposo , a quelli , rhe tanto avea in pregio rigiiardanti la 
pubblica iiistruzione , e la cuUura delle scienze , e delle lettere. Vol 
ramtnentate , Accademici ^ clie appunto allor rinasceva a nuova vita 
il nostro Istituto. Egli che n'era stato uno dei fondatori fu altresi nel 
numero di coloro che si adopravano perche acquistasse niaggior lustro, 
e col favor del Governo, piii utile direzione. Era per lui un ramina- 
rico il non poter inai per le altre sue inconihenze applicarsi a coope- 
rare ai nostri successi con qualche studiato lavoro , che per la sua lua- 
niera di concepir le cose, con intendimento senipre di vera utilita , non 
avrebbe potuto che riuscir di gloria ai progressi della nostra Acca- 
deniia. Non puo non essere nei voti comani che siano almcno raccolti 
e conservati alia posterity gli elevati pensieri die lo avevano animate, 
e ch'erano stati norma alia sua condotta nel corso della vita , de' 
quali si ritrovano dappertutto le traccie cosi nei suoi scritti privati, 
come nella rimembranza dei suoi familiari. 

Ricerchiamo la memoria , e I'encomio di questo illiistre estinto an- 
che in seno alia domestica vita , della quale era fatto per tutte gustar 
le dolcezzc , ancorch6 si spesso , per le circostanze , allontanato dalla 
Patria , e dai lari Paterni. Egli quivi trovava il riposo dalle fatiche 
di una vita agitata, ed uu soUievo dalla profonda impressione che in lui 
facevano le pubbliche , e le private calaraiti. Egli vi spargeva la se- 
renit;\ che recavasi in cuore, e la rara giovialita del suo spirito. Meno 
atto per I'abitadine di affari maggiori al maneggio delle private fa- 
cende , era nondlmeno ordinato , e negli ultimi tempi applicossi a ri- 
parare i danni de' trasandati interessi. Soccorreva gl' indigenti , assis- 
teva gli aniici. Nelle consuetudini sociali piegavasi alia capacita , ed 
air indole delle perscne colle quali viveva , valutando senza prevenzione 



fa) Egli eLbe I'onore come Presidente del Consiglio Prnvvisorio di complimentare S. M. I. e R. cli« 
lo distinse coll' air.meiterlo alia sua mcnSA uoiuineoie ?lle loiQ ££. i Senatoii Sutazzo , e Caiiibiasai 
•d il Consiglieie di Stato CorTettSi 



C '4.9 ) 

o prestigio di amor proprlo i meriti di ognuno , loclundo con entu- 
slasiiio la vera viilii, e con vigore biasimaiido la mala fede , ed il 
vizio- Occupavasi con inirabilc toUcranza ,e studio neli' erudizione piii 
elementare dei nipoti , cui. gii tanto coU'esempio giovava d'altioiide. 
Aveva da molti aniii perduta la egregia consorte maucata in Fiancia 
fino dair anno lySj, e gii da sei anui il fratello, con cui visse nella con- 
coi'dia di una aniicizia onorcvole per anibudue , e degna die altri se la 
propouga ad esempio. Pag6 egli pure il tribute -alia natura il giorno 12 
gennaro 1806' dopo una hinga , e peuosamalattia. Ma la sua morte, sce- 
vra dalle ang<jscic di quel tcniuto momento, fu come la morte del giusto, 
e puu dirsi di lui , die il primo e I'ultimo suo pensiero fosse a Dio , il 
penultimo alia Patria , ed ai suui. 

A piangerue la perdita , a degnamente custodir la memoria degli 
onorati cseinpj , ha lasciato due figlie gii prima dei loro concittadini fatte 
francesi per 1' unione loro alle distiute faraiglie Giiiestous , e Gabriuch. 

Tale fii Pietro Paolo Celesia , uomo grande in tutte le situazioni 
della vita, d'una singolare araeniti e piacevolezza nel consorzio fa- 
miliare; di una lealti senza pari ; di una rettitudine inalterabile d'in- 
tenzioni ; di una intelligenza somma nel maneggio dei pubblici affari, 
al cui successo sacrific6 in ogni tempo il suo privato interesse ; ne- 
niico del fasto; amante della sempliciti ; piu voglioso di esser dotto , 
clie di comparirlo ; afiezionato per intima persuasione alia religione , 
esatto in adempirne i doveri ; tenero padre; amieo sincere; cittadino 
iiicotnparabile ; magistrato incorrotto, affabile , applicato ; politico pro- 
fondo ; iiegoziatore ingenuo , ma attivo, e fortunato. La sua celebriti 
non invidierebbe quella dei primi uomini di stato; se le circostanze 
della Patria gii avessero aperto una piti vasta e felice carriera j e nulla 
pcrde agli occhi del pensatore , die non valuta 1' apparente grandezza, 
ma il merito intrinseco. 

II suo nonie sari sempre di cara , e preziosa ricordanza non solo 
fra le domestiche mura , e nel circolo de' suoi amici , ma nella raente 
ben anclie de' suoi contemporanei; e Pietro Paolo Celesia avri presso 
i posteri un luogo distinto dopo i grandi uomini , che hanno illustrato 
le piu gloricse epoche della Ligure Repubblica. 



RAPPORTO 

DELLA GOMMISSIONE 

G) ibCtctt traouzionc U taCianco 

DELLA GERMANIA DI TACITO 

Chz V Accademico Qaetjno Marrf. presentd alia Seconda 
Classe il giorno i5 Luglio 1806. 



J_j arte di tradurre e si peiicolosa , e sfortunata , che il inerito au- 
cora delle traduzioni plCi corrette sfuggire non suole a' colpi dtUa ceii- 
sura. Oltrache il satireggiare sembra essere, per la sua facilita , un dritto 
generale , non pur i dottl di prima grandezza , ma i saccenti eziaa- 
dio meno instrutti su tal genere di composizione godono di raffinare 
le osservazioni , e le mordaciti. Quindi 1' Autore si fa per essi grande 
mai sempre, ed impareggiabile , il Traduttore tuttavia meschiiio , o 
per lo meno infedele. Giudizj tanto severi, anzi maligni bene spesso 
a null' altro piCi giovano fuorch^ a vanamente screditar chi traduce. 
Mercecche il piii de' traduttori non diffidano per ci6 del loro lavoro, 
e come se perfetto essere debba, perche resultato da lunghe noje , e 
fatiche, vedere non ne sanno le imperfezioni , e i difetti ; e tranquilli 
^i ridono della critica saggia del pari , che ingiusta. Ella k pertanto 
rara cosa a rinvenirsi una traduzione generalmente approvata , e forse 
"p'lii rara aneora quella, che meriti di esserlo. Bisogna pur riconoscere, 
che difficili a seguirsi , erigide sono le regole per trarre con esattezza 



i pi?n?ierl dell' altrui lingua nella propria, o in nltra die sia. Molti 
tradutturi disprezzarono queste regole , lemeudo quasi inoatenarsene 
il pruprio ingegno , e quasi ancura peusaiido , die il tradurre fosse 
opra d iuvciizlane o fantasia. AUri pel coutrario taiito seiiuo uon eh- 
bero per ben conoscere le vere regole , e praticarle. AUri finalmente 
se le formaiono a capriccio , e fuvvi pur chi prosunse di dare il 
proprio esfiinpio a regola , e modello. Cosl gli Autori dalla costoro 
smodata licenza veniicro trasfigurati. Se ben si esainini forza, sari il 
vedere , che errore pressoclie comune a clii tradusse , e die Icggi 
per tradurre fu l' opinione , che conveniva eniulare , e non copiare gli 
Autori , siccoiiic con tale espressione os6 pronunziare D' Alembert. 
Questo errore inspir6 , e ridusse i traduttori ad imitare , e comporre, 
dirci cosl , di plagio , con piu o meno di maestria, secondo clie 
niaggiore o niiuure era la forza dello ingegno loro. Per la qual cosa 
ove desideravamo di giudicare uu Autore e ammirandoue il valore , 
e condannandone i difetti , furamo costretti di vederlo nella nostra 
lingua o non abbastanza adeguato , o mal' in acconcio corretto. 

Con questi, ed altrettali priucipj la vostra Commissione, onorati Ac- 
cademici , prose ad esaminare la traduzioue della Germania di Tacito 
dal Sig. Marre per vostro incarico presentatale. lo son venuto ricor- 
dandoii, non a vano preauibolo , ma si bene a fondainento , e prova di 
quel llapporto, che la vostra Commissione nii di I'onore di leggervi. 
Parlo adunque in di lei nome ; e qui da prima mi compiaccio di an- 
nunziarvi , che I'esame fu lento del pari , che assiduo , diligente altret- 
tanto e severo. Seguendo a passo a passo il grande Scrittore noi rin- 
traocianimo del come il Sig. Marre seppe trascrivere nella lingua ita- 
liana la forza, la nobiiti , i modi succinti non meno, che sublimi di 
quello stile inimitabile. Molti tentarono gii di v^olgarizzare Tacito nella 
natia lor favella. Ma senza parlare degli stranieri, che al nostro ar- 
gomento non fanno , Dolce, Dati, Politi traendo Tacito in Lingua ita- 
liana riscossero ^ ail'etaJoro, non so qual plauso , che ben di breve 
venne meno , e cadde. Le costoro versioni si conservano appena nelle 
ropiose biblioteche a soddisfazione de' curiosi , e quasi monumenti della 
Storia bibliografica. Bostichi Davaazati tradusse pur Tacito , e si fe 
un gran nome , che gli stranieri stessi celebrarono. Con la versione 
adunque di lui , noi giudicammo di combiuaie quella del Sig- Mair^i 



e non fu inutile il paragone. Non riscontrammb per veritk nel'nostro 
Collega que' modi si duri , e oggidi nello scrivere piu colto disusati, 
che dal Redi toscanesimi si appellano , e in Davanzati soprabbondano 
iino alia noja. Omai gli eruditi riconoscono , che lo stile di Davanzati 
non e qual si conviene alia Storia , e meno senza fine a quella di Ta- 
cito SI grave. Quale stravaganza in fatti lo esprimere le gesta , e i detti 
pii sublinii , la morale , e la politica piii profonda coUe nianiere da 
commedia , col plebeo fraseggiar di Firenze ! Forseche Tacito scrisse 
nel linguaggio di Plauto, o di Tercnzio ? Ma Davanzati, disse Alga- 
rotti , leg6 in oro i ciottoli d' Arno. Piacque a taluni I'arguzia di tal 
detto, giudicando gran lode, die quelTraduttore avessetentatod'immor- 
talare i proverb) dellepiazze, e campagne fiorentine. Comunque per6 
debba estimarsi un cotale sforzo d' ingegno , per senno mio , sari ognora 
gran biasimo , che in luogo de' ciottoli ei non abbia saputo legare le 
gemme , e le perle, delle quali certamente la nostra lingua non \h po- ; 
vera o scarsa. 01traccl6 ne il Dizionario , ne il Malmantile vi bastano 
per interpretare quelle frasi si prette alia fiorentina , che oggimai piCi 
pill non s'intendono fuorchfe in alcune citti , o moutagne della Toscana. 
Talche non piii di ragione si pu6 ripetere di Davanzati cioccli^ gik 
di altro erudito italiano si disse : Questo Scrittore vuol' essere tra- 
dotto. Or nulla di tutto cio attribuire si dee alia traduzione del 
Sig. Gaetano Marr^. Ivi la lingua e pura , ma non affettata , sem- 
plici le frasi , e nella lor sempliciti dignitose a bastanza e propie 
a farci sentire Tacito, che parla italiano. Non gii che il grande originale 
dir si possa agguagliato; niuno finora de' Traduttori , che le colte lin- 
gue di Europa ci vantano , pote rapir questa gloria ; Tacito non avri 
pari giaramai. Nondimeno il Sig. Marre ha saputo rilenere di molto 
il frizzo si proprio del suo autore , e dare ad un tempo all' istorica 
narrazione tanto di naturalezza , e di facilita^ che il lettore , o la fatica 
non iscorge della traduzione , o non ne sente fastidio ; merito sin- 
golare , che bene spesso ne' traslatatori noi ricerch iamo vanamente. Da- 
vanzati ad emulare la brevitci Tacltiana provar voile, che in lingua 
toscana egli avrebbe potuto esprimersi non pur con si poche , ma ben 
aucora con meno parole; e disimpegni la promessa storpiando i sensi, 
o sopprimendoli senza ritegno. Non cosi il Sig. Marre , che fedele se- 
guendu lo Storico ha tentato di tutto rilevare , ed esprimere, posto in 



( i53) 
non cale 11 faho perlcolo , che Tacito fatto italiano Cadrebbe snervat* 
per prolissiti. N^ qui teiniate , die egli abbia volta in abuso la per- 
niissioiie , o regola , che Orazio forni di noa rendere traducendo pa- 
rola a parola. Si fatto abuso, il sd, e frequente a' traduttori ; quindi 
le loro versioiii ridondano di pensieri , e di frasi dagli Autori affatto 
straniere; e meglio parafiasi deggiono nominarsi. La versione del 
Sig. Marre nulla toglie od aggiuuge a Tacito; e iitterale , ma senza 
miiiuzie ; espritne non clie il senso , i modi eziandio di dire, e le 
graduzioni profonde del pensare di Tacito. 

Taiita lode sospettare potrebbesi di parzialiti, e la modestia dell' 
eiiromiato sdegnarsene, s' io dissimulassi quelle eccezioni , che dimo- 
strano il nostro giudizio esatto altrettanto, e sincero. Dissi finora della 
tiaduzione del Sig. Marre come direbbesi di Quadro , o Statua , in 
cui a prima giunta si animira la novita dell'idea, 1' esattezza del di- 
segno, la perfezione del gusto, ma bramasi a un tempo , che il pan- 
neggiamento sia piidisinvolto e naturale, o maggiore la morbidezzadelle 
tinte,o le passicni di chi viene ritratto piii al vivo espresse e rafforzate, 
Lodai pertauto nel Sig. Mane la sempliciti del dire, la puriti della 
lingua, ma vorrebbesi, che portando egli la lima sul sue lavoro , e 
alcune noa del tutto semplici , e naturali trasposizioni di parole to- 
gliesse, ed alcuni altri modi, o detti caugiasse, die ad una moderata 
severiti di regole mal si conforraano. Dissi moderata severity; percioc- 
che quellio non sono, che rispettar voglia il giogo della tirannia fio- 
rentina. Si rinunzj pure alle superstizioni della Crusca ; e la lingua 
kaliana riformata diventi una volta filosofica , che ben lo dee , e lo 
puo quant' altra mai , che di tal pregio si vanta ; ma la riforma ad 
un tempo sia per tal modo dilicata , e prudente, che iu abbelliraento 
ritorni, e pertezioiic , non trasfiguri , e deturpi. Se la forza del dire 
Tacitiano, sicconie accennai, pel Sig. Marrd si conserva, pur talora 
qualche voce, e frase men nobile , o forte l" Originale abbassa alcun 
poco , o non esattamente alio spirito , e al senso dell' Autor corris- 
ponde. Ma lo stile di Tacito, soggiungerk qui taluno, e spesso oscuro, 
e talvolta euigmatico. Come mai seppe il nostro Traduttore ris- 
chiarar quelle tenebre , e sciorre quelle ambagi , e que' dubbj? Su la 
oscuriti di Tacito fuvvi poc'anzi quistioue tra gli Accademici. 



GotMecchfe appassionato aintnirutore cU qiiello Storico io teritai di 
provania. L.e mie r.ag-ioiii^ fo^e perche disadorne di eloc^uenza, o di 
metodo , noa valsaca a coav-iacere quel Callegit il quale st^ado per 
la iiegjitiva ehhe eUca di difendiir Tacito dall' accuKa itvtejjtata. Io uoa 
sopraddir6 a qiiaoto giJi ragionai su tal tema. Interprete noudimeno 
della vostra GomniiseioBe , onorati Accademici , debbo aecennarvi, 
ch'Ella ben facile convena^ essere lo stile xJiTabito a volta a yolta o&frUro, 
ed ambiguo, e che di lui potea dirsi ci6 , che Cicerone (neirammi- 
rabile opera de' cclcbii Oratori) ]asci6 scritto dei Greci contempora- 
nei a Tucidide grandds eranc verbis , crcbri senteiuiis , compiessione 
rerum breves , et ub earn ipsam caussam iiiterdum subobscurl- Ed in 
fatti mentre la Comtnissione ravvisA nel sig. Marre uno studio, ed una 
cognizione noii mediocre o comiuie della latinita Tacitiana, e fe plau- 
so ad alcune interpretazioni folicemente , e meglio che non altrove.rijij- 
vettUte, d' altre per6, per qiianto ingegnoso , e lungamente studiatOr' 
lie sia il sentiraento , Ella non seppe unaiiime appagarsi. Era certamen^ 
te peif Lei assai piii facile il decidere ci6^ che Tacito ivinon disse, che. 
il sapere , e I'esprimere ciocche dir voile, e disse di fatto : diffiieoiti 
ine.vitabile del pari e tormentosa a' piii celebri Traduttori di questo 
Scrittore, i quali si affannano gii da gran tempo per trovac luce in 
ale uni di lui passi , e tutti forse per ancora si aggirano ael bujo. 

Non dee dunque il Sig. Marre recarsi a vitaipero , n>a a lode piut- 
tosto , e consolazione di avere errato ooa uoaiiai dfalto nome , ed 
ingegno. Dolce intanto sara p©r mail ricordaryi , ptjocati. Accademici , 
che il nostro Collega con tratti di singolara modestii aggradi e %o^. 
cfisse le libere nostre censure. Egli fupar anolie brauioso, che aguz" 
zato per noi lo stile della critica , altre imp<3rfeaioui ci fosse dato di 
rinvenire, ed impegnossi finalmente di corraggere con ognj cura I'o- 
pera sua, onde non pur la faoil lode ottenere- da- voigari lattori, ma 
la rata eziandio , e dilRcile di quel pochi sag.gi> il cui giudi?io solo 
sopravvive nella posterity, e il merito stabilisoe degli Scrittori. 

A che piu per6 gli esami , e i ragionari ? Qual sia il voto dell^ 
Com missione voi gik il presentite. Eccolo finalmen'te in brevi sensi , 
e chiari. La traduzione del Sig. IVJlarr^ , ove s'imprima , illustrera, 
col suo ilnome deir Accademiaj siecome a vicenda il titolu di Acca- 



demico die il Sig. Marre aspira a soprascrlvervi , ne ,ari per lui 
pieno di senso , di veri«k , tf <!1 not! mettttm otWm .3 

Qwcjfo dl 1 6 Decembre 1806. 



Francesco CARREGA Relatore 
NidbiSb GRJLLO CATTANEO 

CoTTAHDo solart: 



( i56) 



SOPRA 



T A C I T O 

Jxiaqionamento 

DELL' ABATE FRANCESCO CARREGA 

Gibk Professore di Storia EccJesiastica neW Unwerslta di 

Geneva. 



C 



lajo Cornelio Tacito pii che altri mai seppe conoscere, e trattare 
r arte in fra le difficili difficilissima di scrivere la storia. Egli nou com- 
pilii i fatti a capriccio , non isfuggia in lunglii discorsi di critica , o.j 
di morale. Non satirico , non panegirista , tesse la serie delle cose, sic- 
come vuole r ordine de' tempi , rapido nella suacarriera, imparziale, 
e severe quanto lo dee colui , chc mostrando ne' secoli andati ci6 che 
gli uomiui furono , o essere non seppero , converte in istruzioui gli 
esempj, e a precettore s' innalza del genere umano. Ragionatore senza'/l 
discussioni egli racconta con sempliciti gli avvenimenti , ma ne inda- 
ga ad un tempo , e ne scorge profondamente le cause. S) fatta inda- 
gine, senza di cui la storia riesce insipida , e noiosa , quale penetra- 
zione non domanda di spirito ? Spesso queste cause sono occultissime. 
In oltre ogni cosa di piih aspetti suol ricoprirsi ; facilissimo 6 1' inciam- 
po in illusioni , ed errori. Quiadi provenne, che il piii de' sedicenti 
storici raccontarono le cose , come se un cieco accideiUe le avesse pro- 



'( i57 ) 
dotte , od una poetica fantasia le avesse a scherzo inventate. Essi cer- 
tamente provarono cosl la poverti del loro ingegno. Tacito per lo coa- 
trario , superiore in questo agli storici eziandio pih accreditati , racconta 
i fatti risalejidune all' origine , e dimostra come gli uni collegati co- 
gli altri aveauo cause determinate , e furono talvolta reciproci nell' 
azione di produrre, e di essere produtti. Solletica coii , e dirige ad 
un tempo la cnriositi de'lettori, dando loro a conoscere , per afto d' 
esempio, come le virtfi , e i talenti , i vizj , e i difetti di un sol uomo 
fecero spesso la prosperity o la sciagura del popolo ; come talora av- 
venimeati di gran fama , e successo trassero origine da circostanze 
leggiere , e fugaci ; e come ancora il giiioco delle passioni impedi , 
o produsse i piii gravi disordini. Se talentu mi venisse di particola- 
rizzare, io non saprei di Tacito qual passo prescegliere a prova ; poi- 
che tutta la storia di lui e con tal arte descritta. Aggiugner6 soltanto, 
foriiir egli cosl un'esperienza anticipata , che previene in noi la ma- 
raviglia igiiorante , e da gli avveuinienti passati ci fa saggiamente in- 
terpetri de' futiiri. E per veriti a tanto di sapere egli ci scorge sve- 
lando con pari certezza , e liberta le moUe segrete che muovono gli 
uomini cosl nelle piccole come nelle grandi azioni. Fu detto per iper- 
bole , che il cuor dell'uomo e un abisso impenetrabile , tanto tortuose, 
e cupe sono le vie, ove non di rado pur anco a se stesso nascondesi. 
Ma questa appuiito e la pjrte clie Tacito caratterizza , e distingue so- 
pra gli storici, e i filosofi tutti della gentile anticliita. Platone , Aristo- 
tele , Tucidide , Scnofonte , Confucio , Teofrasto , Cicerone, Livio, 
Epitetto , Polibio , Plutarco , ed altri studiarono 1' uomo , e dissero 
grandi cose; ma niuno siccome Tacito seppe conoscere , e diiei quasi 
niisurare dell' uomo la depravazione , e la malizia. Invano gl' ipocriti, 
e i sagaci soellerati con arti , e stratagemmi tentarono comprare I'ono- 
re , e la fortuna de' loro delitti. Agli occlii di Tacito non ponno oe- 
larsi : ei gli smaschera iiella pienezza della loro perversiti , e li ca- 
rica d'obbrobrio, e vitupero. Vi presenta talvolta Tuomo clie un improv- 
visa fortuna , od una passione d' onori non ben viata a tempo, e mo- 
derata pote corroinpere , e strascinare ai piih atroci misfatti. Qui vi 
dipiiige il sapiente guasto in mezzo a' lunii , che predica la vcritA, 
e segue r errore. Li 1' ignoranle , cui la ceciti dellu spirito limita le 
passioni, e che pur nc' vizj sarebbe estrcmo se esscr lo sapesse. NulU 



( »35 ) 

d.i pii sublimQ, ed iftterOsswto , qwa^tp la |*tUifR «ieUe pa-ssionj jg 
lotfa : I'lionio in pieda s' syoi liuiorsi , djviso tra la v4rtu, ed ii-iH* 
zjo , veemente j.volubile, insuffieiente al beaae, ma cattivo abbastaa?8t 
per degrada^rsi, ,Q pef nuoQer© : ua' avarizia ches fre»a V ardor de' pja? 
ceri : una vqlattii':S|.itssso sfrenftta, die associa di l^ggieri la libeiaUti 
ed il coraggio ,,ed; una strana vicenda di azierri pjetose , e crudeli.. 
Ne qui i Ceusori di Tacito mi obbiettiqio , ingiusto assai piii che 
severo sparger egli di malignity le a^ani deg'li' uomini , clie o ree 
non sono, o reato non lianiio , quauto ©gli aoeusai, considerabil© , c 
grave. Spesso si denigranp , il so, le ifttouzi&ni uoxi che i fatti pi-ii 
iauocenti ; 1' oclio , ed vtuft. spucie falla&e di liberty, onde la mcaU 
djcenza ricuopresi , ci fatiao d'ordinario detrattori maligni. Tacito per6 
c.onobbe questi vizj , ed ainmaestr6 il suo lettore a sfuggirli. Qujn+ 
di 6 che sul priucipio delle storie disse egli di se : la mia digiiitt'i , no! 
niego , da Vespasiano ebbe principio ; Tito 1' accrebbe ; DomiziaoO 
d'assai la ingrandi ; ma clii professa un'iucorrotta siaceriti , dee parlare 
di tulti cosi senz'odio come senza amore. Dignitatem nostram a Vespaif 
siano inchoatam, a Tito auctam, a.Domitiano longius provectam non ak* 
nuerim; sedincorruptam fidem professis , nee amore quisquam,etsineodJtt 
dicendus est- Non altrimenti nel primo libro degli annali asseri, che lester 
rie de'principi tiranni sono assai difficili a scriversi, e che le piu abbetn* 
da no di menzogne ; poiche si scrive di loro il falso, per timore fih+ 
ch'ei dominano : morti che sieno, col calore di un odio receute « 
Florentibus ipsisob metnm falsae : postquam oc cider ant ,reccntibus.odii$ 
compositae sunt. Ma io, soggiuuge il graude Storico , tratter6 di oflr 
storo colla equity di ua *uomo che non ha alcun mjotiv© di parzraj- 
mente amarli , n^ di odiarli : sine ira, et studio quorum caussas pro-r 
cul habeo. Protesta si nobile , ed ardita non venne mai meno ; cheor 
che ne dica il Padre Renato Rapin, scrittore , cui la Virgilianan latif 
nita die molto merito in poetica , ma non pari , a mio credere, iii 
ogni genere di letteratura e buon gusto. Egli intanto os6 dettar res 
gole sulia storia , e sentenziare sul valore degli storici : regole e sen* 
tenze cli' egli stesso confessa di avere scritte e pubblicate con irapas, 
zienza , e dopo una supirficiale lettura delle storie pifi celebri. Accusa 
egli dunque Tacito di contraffare gli spirit! , dando loro un carattere 
singoJaxe e strano, cbe comuaemente non hanno , e che presgo di lui 



( »59) 
A motive e tk apiegaziane <li taite le opsrazioai , altro pii noa fe 
chc la poiitita : paroJa clie Rapia adopera nel popolare senso di ma- 
Ikia , o di reo artifizie. Se Aiigusto , osserva eglL , adotta Tiberio , si 
e perche , al dir di Tacito , ci teine die al suo morire si ridesti nell' 
aniaio dc'Romani I'amore noa ancora spento della llepubblica , e 
spasiina altrondc di procacciarsi una gloria postunia col paragone di 
uji iiouio di se peggiore. Ma uii si grave sospetto non e di Tacito, 
bensl de' nemici di Augusto , i quali , secondo il di lui racconto, di- 
cevano : Ne Tibciiurn quidcin carUate , aiU Rcipublicae curd adscitum : 
sed quoniam adrogatuiam saevitiamque introspexcric , comparacione dc- 
leriinul sibi ^loiiam quacsivisse. Tacito soggiugne storicamente che 
i motivi di tal maldiceiiza proveuiano, dacclie pochi anui prima 
Augusto nel discorso onorevole, che pronunzi6 per ottenere da' Padri 
Coscritti per la seconda volta la potest^ tribunizia a favor di Tibe- 
rio , fingciido scusarlo gli rimprovcr6 I'esterior suo conlegno, e la 
sJngolarc sua maiiiera di vivere , e di pensare. Eteiiim Augustus pau- 
cis ante aniiis , cum Tiberio tribuniciam polcUatein a patribus rursuin 
poslularct , quamquam honord oratione quaedam de habitu cuhuque , et 
instilutis ejus jecerat quae vehtt excusando cxprobraret. Ma fosse di Ta- 
cito , o de' malevoli il sospetto , i fatti lo avverarono di troppo. Se 
Tiberio, continua Rapiii , fa Pisone governator della Siria , si e, al 
dir di Tacito , per dare ua vigils spione a Germanico. E perche no? 
io ripiglio. Tiberio si strugge di livore alia gloria del virtuoso Nipote 
di Augusto. Pisone lo invidia, e lo teme del pari. Dopo parecchie 
iosidie , che andarono a vuoto , Germanico e spento in breve di una 
morte prematura. Egli stesso niorendo riconosce , che i suoi nemici, 
non la condizione della natura, lo tolgono di vita. La fama di ve- 
leno si sparge : Pisone, ne viene incolpato. Tiberio affettando dolore, 
dichiara di volcr punito il delitto : nia Pisone ben presto a preve 
D«re I'ignominia della sentenza volontariamente si uccide. Una con* 
dotta tessuta coa tante frame , non oscuramente dimostra che la virfiH 
»on meno che la vita di Germanico erano odiose a Tiberio ; e dlte 
Pisone servendo il suo principe , second6 pur anche la propria pas*^^ 
sione. Non allritnenti Rupin obbielta , che Tacito rappresenti la mo- 
destia di Tiberio cjuale amblzione nascosta , i di lui favor! quali in* 
»idie , la modeiazioae come fierezza , la leli^ne quale ipoerisia. M» 



C '60) 
io sdegno di proporre piii oltre ad obbiezione contro di Tacito que* 
tratti sublimi che innalzano il mio eroe al piii alto grado di gloria. 
La vita di Tiberio k il ritratto piii perfetto di un abile scelleratoje 
Tacito Io ha pennelleggiato con tinte si vive , si fiere , si naturali , che 
i tristi simili a quel tiranno non possono non fretnerne di rimorso,e 
di spavento ; e i virtuosi apprendere deggiono di Ik a conoscere che 
cosa e r uomo , e quaiito inesausta e profonda la di lui ipocrisia e 
corruttela. N^ dicasi altrimenti di quella serie di mostri che pel corso 
di pill anni sotto il notnc d' Imperatori desolaroiio I'linpero Romano. 

La filosofia di Tacito e tutta appoggiata su' fatti ; quindi non puc> 
dirsi senza igiioranza , ch' ei voglia a fantasia tutti gli uomiui per- 
versi , e in egual grado. Per Io contrario equo sempre, ed imparzia- 
le non confonde i deboli amici della virtii , i cattivi per occasioue 
cogl' iniqui di carattere , cogli scellerati per sistema. 

Del pari quanto inesorabile contro del vizio , altrettanto geloso 
per r onore della virtii vendica dall' una parte il giusto oppresso , 
e ci bea cogli eserapj e colle lodi degli eroi intrepidi di mezzo ai 
pericoli. E chi non sente infatti conimuoversi di maraviglia e tene- 
rezza alia descrizione delle virtii di Gerroanico , al supplizio del vir- 
tuosissisno Trasea , all'elogio del grande Elvidio Prisco? Ma non dis-- 
Simula altronde la debolezze medesime dell' uomo virtuoso , e pene- 
trando nel di lui cuore , ne discuopre quelle mire men rette che ac- 
compagnano si spesso le azioni di lui piii applaudite , e talvolta ne oscu- 
rano il merito. Noi abbiam cosi al nobile entusiasmo che ci anima di 
imitare il virtuoso una regola di moderazione ; noi ci iUucninianio 
su i prestigj dell' amor proprio , che tanto facilmente c'illude colla spe- 
cie lusinghiera di una straordinaria virtii- 

La storia pertanto di Tacito un magistero ci diviene di morale. Qui 
per6 riconosco di buon grado c contro chi biasima e contro chi am-- 
mira di troppo il nostro Storico , che privo della Rivelazione non ebbe,- 
ne aver potea quella morale, che radicata principalmente nel cuore, 
coUa censura , e la regola de' pensieri e degli affetti all'origine dell'uo- 
mo innalza die k Dio , e I'amor ne prescrive come culto e dover 
priuclpale , e nel grande oggetto di tal culto il nostro riposo stabi- 
lisce , e la nostra feliciti. Di morale tanto sublime , ed augusta hoa 
fuvvi raai ne modello , n6 esempio in tutti gli scritti degli antichi 



( 'Gi ) 
.stiplenti ; e Tacito decs! compiangere non accusare , die 1' aH)Ia 
igiiorata. Coinpiangore per ccrto allora che discoiioscendo , per ntto 
di esempio , la virtii della inagnaiiima pazienza, a merito egli intitola 
il suicidio nc' virtuosi perseguitati , c dichiara fia aiiclie ne' viziosi la 
incapacity di tale attentato quasi un indizio di consuiiiata malvagiti. 
Cosl egli iiifatti , per tacere di molti esunipj , giudica di Messalina , 
la quale nella desolazione della sua disgrazia giacendo a' fianchi della 
Aladre Lepida non sapea rispondere al coiisiglio di uccidersi die 
colle lagrimc , e co' vani lament! ; poiche ('dice lo Storico ) il di lei 
ruore corrotto rsr tarite dissoUUezze avea perduto ogni principio di 
ouesti e di decoro : anirno per libidines cornipto nihil honesliim ine- 
rat : lacrimaeque et quQStus iiriti ducebantur. Fudunque Tacito dotto 
in morale quanto esser lo potea il piii illuniinato tra' Filosofi gentili. 
U'lii piii volte sunerstiziosi , ed atei incoipare a vicenda ed ap- 
plauHir Tacito d' irreligione , e di ateismo. La lode come la censura 
<: ingiusta altrettanto ed insensata. Egli avea abbastanza di lume per 
conosccre la inezia delle superstizioni piil volgari ; massime allor- 
(juarido snper vedea acutaraente per qual modo itifluivano sul carat- 
tcre, 6 snlle passioni della moltitudine ; ed ^ percii , che a luogo a 
luogo ei inarca tal causa , e la sgrida , ovver la compiange. Ma egli 
non avea onde ricouoscere il falso della religione gentilesca ; senfi- 
^'a ncccssaria la esibtenza della Diviniti , e professava ad uti tempo 
la plurality dcgli Dei. Infatti alia costoro provvidenza spesso attri- 
buisce le prospers , siccome alio sdegno le infelici battaglie de' Ro- 
niani. Quiiidi al cominciar delle sue storie , dopo il ferale annunzio 
delle sciagure die preodeva a aurrare , egli cosi couchiude : ncc eniin 
lunquam atrociuribus popitli romani cladibiis , magisve iustis judiciis ap- 
probcituin est, non esse curae Deis sccuritatein nosiram, esse uhionem. 
E nou pur gli avveiiiraenti strepitosi, ma le volonta stesse piii occulte 
degli uomiiii ei le credea dalla diviua potenza preparate e dirette. 
Eu per ira degli Dei contro de' romani , die' egli , Deuin ird 
in rem romanain , die Tiberio a tutti impeuetrabile avesse per Sejano 
un' amicizia cieca, e senza riserva.Tal credeaza peri non potea esser coe- 
rente ae fenna nello spirit© di un gentile, che, conformemente alia sua 
teologia , mentre venerava gli Dei arbitri e rettori delle uraane cose, 
gli facea ad ua tempo rivali fra di loro, ed oppressori a vicenda ed 



21 



( l62 ) 

oppress! , e tutti fiiialmsnte in ua col sistema generale del mondo ad 
un itnaiutabil tato sottoposti. Non maraviglieremo noi dunrjue , se , 
rammentando la felice risposta , die siiUe fuiieste peiidici di Rodi die a 
Tiberio 1' astrologo Trasilio, Tacito seaibri incerto esitare nella opi- 
nione o di una fataliti necessitante , o di uaa capricciosa fortuua , che 
il luondo pigli a giuoco, e signoreggi. 

Ma Tacito profondo coiioscitore degli uoniini, fdosofo e nioralista 
sapientissimo nonannunzia, e prova die fu del pari valeutiss iino po- 
litico? La fama della politica di Tacito da hiiigo tempo risuona nel 
jnoiido; e qiiante penne ne' passati secoli furono impiegate a tesserne 
spiegazioni, ed enconij ! Ma quali ne sono i graadi principj ? furse 
I'aite d'iiiganriare gii uomini con destrezza, o sivvero di opprimerli 
con pari vantaggio, ed inipunitii ? N6 certaniente. Egli e questo uu 
errore, ahi! troppo accreditato, che fa da lunga stagione~~ta'sciagura 
del genere uraano, e Tacito nol conobbe ch.; per inspirarne 1' avversio- 
ne, e I'orrore. Neiiiico iaiplacabile com' egli 6 del dispotismo, e dell' 
anarcliia , voi lo vedete insegaire iustancabiliiiente qnei principe, die 
profittando della contrariety e debolezza de' partiti , republicano nelle 
raassime, tiranno nelle azioni , sicconie fu Tiberio , distrugge I'egua- 
gliaiiza , conculca I'autorii del seuato, e tutti coll' iuganno o colla 
forza , seduce, spaventa ed opprime. Voi lo udite del pari censiirare 
aspramente le ribellioni e soaimosse popolaii , le traine e le congiure 
ordite a danao della pubblica autoritii; ei tutte le aecusa sicconie nate 
dair odio privato e dallo spirito di partito, e quali cause potenti le no- 
ta di serapre nuovi disordiui, e di peggiore sdiiavitu. I sediziosi van- 
tano liberti per sovvertire .I'impero ; sovvertito die sia la liberti stes- 
sa tenteranuo distruggere. Ut iinperhiin cvertant libertatein praefcrunt; 
si perverteruic Ubditalein ipsain aggredieiilw (^aiin. lib. XVI )■ Secondo 
Tacito il lusso de' comodi corrouipe i costumi , snerva la niilizia,e il 
popolo educa alia schiavitii. La turba degli adulatori , come degli 
spioni , aatico male della republica , e ilgrande appoggio della tiran- 
uia. Sono i delatori specie d'uomini nati pel pubblico eccidio, che le 
piil severe pene noa bastano a reprimere. Adulalio vetus in republica 
malum . . . delatores genus hominum publico exitio repertuin , et posnis 
quidem numquam satis coercitum. (ami. lib. II. IF.) Quale sublimit^ di 
pensieri , quale oertezza di crit;ei;io , quale feconditi di massime, al- 



( iGS ) 
lorclie Tacito nel libro ferzo clegli annali I' oiigine , e Ic cause ci aJ- 
dita della prodigiosa nioltitudiue delle leggi roinanc ! I prirni uomi- 
ni, die' egli, esenti da passioai violerite vivevano seiiza rimprovero , 
scnza delitto, e niuii bisogiio vi uvea per essi di ricornpeasa , o di 
castigo : uii' inclinazione quasi naturale tutli piegava aU'oneslo , ed 
al giusto. Ma dacche I'eguaglianza sparve Ira loro , e in luogo dtlla 
moderazione e della modestia 1' ambizione , e la violenza prcvalsero , 
gli uomini furono costretti ad avere ini governo dominatore, rhe pres- 
so molle nazionl mai scmpre signoreggi6. Alcuni pero di subito , 
ovvero dopo eli'obbero a noia i Re, amaroao meglio il governo delle 
leggi : leggi seiiiplici , perche rozzi tuttavia erano gli aniiiii a quel 
tempo. E qui aanunziate di tin ceuno le celebri leggi di Minosse , Li- 
curgo , e Sulone , passa Tacito a descrivere i principj , i progiessi, e 
le vicende della legislazione romana. Diairessione in vero non disac- 
concia al proposito , e rapida altrettatito , quauto studiata. Ogrii parola 
vi h plena di senso , e potrebbe divenire il teina di lunghi discorsi. 
Vi sono additate le grandi cagioni , die cangiando la forma della 
republica , e dandola in prcda alia discordia , e alia scostuniatezza , 
moltiplicarono senza fine le leggi , le fecero sovente contrarie le une 
alle altre, le soggettarono quindi alia viclenza de' potenti , le resero pii 
insopportabili do'niali stessi, di cui doveano essere il rimedio , e ne 
formarono alia fine, siccome avvenne sotto di Augiisto, e Tiberio, V 
esca degli spioni , lo strumento del tiranno, il tenure de'Cittadini. Ne 
cio t tutto il grande di quel passo. La prosperity in oltre , e la de- 
cadenza del governo Romano , gli sforzi per la liberty , i pretest! della 
licenza , i mezzi della tirannia , le fazioui , e le guerre, I'unione del 
principato colla trauquillita e la pace, gli abusi finalmente de'principi : 
tutto questo Tacito seppe quivi espritnere in brevi liuee , con forza, 
e maestria maravigliosa , irapareggiabile. 

Ma io mi arresto ia un campo, che di correre non mi e dato in 
poco d'ora. La politica di Tacito fornir potrebbe materia di un vo- 
lume ; ed io mi appago di asserire, che per la sola politica Tacito 
^ graiulissim.) scrittore , ed essere dovrebbe il maestro del Re, de' 
cortigiani , d.-' ministri, e di chiuriqus conoscer voglia I'arte si ardua, 
e aecessaria di governare gli uomini. Egli solo vale tutti gli aaticlii 
( debbo aggiiignerlo? ) ed i modcrni politici. 



( '64 ) 

Se non die conosciuto omai il nostro Storico per le lezioni impor- 
tanti di sua morale, e politica , egli e tempo di esamiiiarlo nella ma- 
niera, onde ha saputo appararle ; e qui dello stile. Sono molti seco- 
li che lo stile di Tacito si accusa come oscuro ed ambiguo ; ma 
chi vedere in Tacito non sa fuorche pregi, e bellezze , ne cita lo 
stile come aiodello sublime, e degno di essere imitato. Lungi per6 le 
prevenzioni : la quistione pu6 decidersi , se soprattutto della chiarezza 
dello stile le regole si consultino, ed uua giiista idea ne si presenti. 
Nulla di pii necessario a ben compurre il discorso , quanto quel 
criterio , e giudizio , che le parole ci fa scegiiere convenieuti a rap- 
presentare le idee, e 1' ordine coerente ci addita a connetterle. Nou 
ignorarono per certo gli antichi questo principio ; ed Orazio, e Cice- 
rone , e chiunque sia lo scrittore ad Erennio, e Quintiliano ne die- 
dero precetti, ed esempj ; siccome pur anche esempj ne abbiamo da 
tutti gli scrittori , che nella dotta Antichita per modelli si riconos- 
cono di bello stile e buon gusto. Ma dap[)oiche la lingua latina de- 
genei(l> , e per le raolte vicende de' secoli corrotta die luogo a novel- 
li idioini o li produsse , poiche, cacciata la barbarie e la ignoranza , 
le lettere rinacquero e le arti, e la natura in appresso fu soggetto 
di osservazioni , e d' indagini ; quindi le ipotesi , e le veriti scoperte, 
si vollero calcolare , e a dimostrazione ridurre, e dilatossi cosl lo stu- 
dio , e la cognizione della geometria, e dell' algebra; poiche alia per- 
fine talenti sopraramodo acuti , e penetranti colle regole dell'anali- 
si si applicarono ad esaminare lo spirito umano sciutinandone le fa- 
colti, e le operazioni 5 fu allora che la nostra maniera di parlare , e 
di scrivere di lunga mano cangiossi. Riformate le regole del ragiona- 
mento si studio meglio la lingua natia , si proscrissero con piii di ri- 
gore gli equivoci, e le false espressioni , si conipasso il discorso, e tut- 
to si voile che sentisse di geometria , e di analisi. Oltracci6 descrit- 
ta la genesi, e la filiazione delle idee, non pur nella unione, ma nella 
piii stretta unione delle idee si disse, che piii chiaro ne si avea lo 
stile, die ivi maggiore consistea la forza del ragioaare , anzi che al- 
tro pii non era il raziocinio medesimo. Tanta severiti filosofica raf- 
freddo per certo la immaginazione , nocque al buon gusto, ma di^ al 
dire, ed alio scrivere piii di precisione , e giustezza. A giudicar per 
tanto della chiarezza dello stile Tacitiaiio, uoa deesi recanie a ccn- 



( iC5 ) 

ffonto gli scritti, per esempio , di Machiavelll , dl Galileo, A'l Redi, 
di Segaeri , e ineuo aiicora cli Descartes, di Pascal, di Condillac , di 
Ljke , di Smith. Giusta gli eseinpli, e le regola di costoro, Tacito 
non solo, ma Cicerone eziaiidio, Virgilio , Livio, Ovidio , Nipote, 
Fedro , e quaiit' altri mai la lingua latina vanta scrittori di stile elo- 
quente, o semplicc , come oscuri , e talvolta ancora come inesatti si 
dovriaao condaiinare. La lingua latina non nacque dalla fdosofia; e se 
Cicerone, die dojio gli sforzi di Terenzio, non pur la ingentili , ma 
le die copia, e riocliezza^ e quasi novellamente creolla , se Cicerone, 
io dissi , fu per suo geuio, e per la greca erudizione filosofo, senLore 
peri non ebbe della moderna inaniera, si prettamente cliiara e meto- 
dica , di filosufare, e di sorivere. Ciocche vuolsi dire per forza niag- 
giore d'argumento di tutti gli altri latini scrittori. Quiadi e clie a de- 
cidere se Tacito sia oscuro , ed ambiguo, fa inestieri recarlo a pro- 
va cogli scrittori della sua lingua, ed esaminare a tal confronto, se 
furono giusti, e fino a qual segno, i censori , e gli ammiratori di lui. 
Per me peru , cui cale di ridurre entrambi gli opposti sentiment! alia 
moderazione , carattere ordiaaiio dellu. veritu , dlrd) da prima ciu die 
la lettura di Tacito mi die di sentire a favore eziandio dello stile. 

Lo stile di Tacito in generale si b conciso , giammai non espri- 
raendo die le idee principali della cosa , e brieve assai fiate fine al 
lacoaisnio. Alieno dull affettazione di spirito egli non esagera , non 
ripetc , ne lussureggia in concetti, o frasi stillate , siccome fu vizio 
di Seneca il filosofo , corrompitore del buon gusto , e della vera elo- 
quenza. Le idee di lui sono d'ordinario le piu natural! al soggetto ^ 
quindi non false o strane; ma sono egualmente le men familiar! 
ad lino spirito eziandio pensatore , quindi spesso sublimi , ed origi- 
nali. I termini sentono di gran dignita ; se dirli voleste di troppo 
studiati, avvertite, die lo studio e tutto de' pensieri , i quali deri- 
vano da una mente straordinaria , e profonda. Dubbio forse vi muo- 
ve sulla loro esattezza ? scrutinateli pure a vostro bell'agio , die piii 
ne rileverete Tevidenza negli epiteti , la forza ne' sostantivi , la gra- 
zia , e Topportuniti negli avverbj , la verity intera, a dir breve , del 
sentimento. La pittura delle passioni , e le grandi instruzioni di po- 
litica, a di morale sono rincliiuse in brevi sentenze, risultano imme- 
diatamcate dul fatto , aazi le pli vi sono per tal maniera inserite. 



C '6G ) 
clie coniprende, e I'ltenere non si possono senza la intelUgenza e la 
memoria del fatto inedesinio. Arte siiigolare , clie forma lo storico 
precettore instancabile, ma noii faticoso , ne pedante, e che facilita 
a' non volgari lettori la maniera pii sicura , e piii breve di filosofar 
su la storia. Pongo in non cale I'accusa che alcuni termini Tacitiani 
non portino I'impronta del sacolo di Augusto. La lingua latina fioriva 
pur anche a' tempi di Tacito iiitida, e pura ; ed egli avea abbastan- 
za di valore , e di merito per creare nuove voci , siccome cre6 
nuovi modi, ed un fraseggiare tutto suo proprio pieno di forza , senza 
copia di nnmero, facile no(idiineno e di grave armonia, sublime-, 
maestoso , e che I'anima del lettore colpisce , rierapie , cattiva. Li- 
vio non m'infiamma ne mi solleva, siccome Tacito , sopra di me stesso. 
Curzio mi sazia , e distrae ; e Salhistio , comecche lodevolissimo , per- 
che primo die I'esempio nella storia di uu'elegante brevity ; pure ai 
fianchi di Tacito lo veggo inipicciolirsi dalla parte cosi dellingegno, 
come della forza del dire. 

Ecco pertanto in generale 1' idea di quello stile , che modello noa 
ebbe , e forse gianimai non avri imitatori. Ma sara perci6 senza difetli, 
ed irreprensibile? lo gia mostrai sospetto di questa eccezione, e piii non 
indugiero ad asserirla senza dubbiezza. Piacemi per6 di avvertire da 
prima , che lo spirito di un lettore , applicato con»' e agli altrni pen- 
sieri , araa di correr rapido , e senza inciampi, massimamente allor- 
quando la lettura sia d' una storia. Che se per la inesperienza o tar- 
dhk propria gli avvenga di non coniprendere al primo tratto la inten'- 
zione e i sens! dell'autore, ei freme d' impazienza, e grida di avvolgersi 
nelle tenebre. Or questa specie di oscurit^ non e rara a sentirsi nella 
lettura di Tacito , ma anzi che assoluta , e particolare imperfezione 
dello Storico, chiamar si dee relativa , perche cresce, o scema , giusta 
la proporzionata perspicacia de' lettori. N^ imperfezione per avventura 
chiaraare si debbe ; poich^ se Tacito coniinri a giistarsi , la curiosity e 
I'interesse si aumenta , ove le sentenze profonde di lui esigono un' 
attenzione piucch^ ordinaria per essere comprese. Divengon elle quasi 
direi piCi preziose , dacche si dur6 fatica a riconoscerle nel pieno loi; 
senso. Quindi il mistero, o a dir meglio 1' oscurita anzich^ ad inciam- 
po in utile stimolo si cangia ad uno spirito penetrante: lostesso amor pro- 
prio vi trova il suo pascolo per la illusiuue piacevole onde si raffigu- 



( iGy ) 
ra chi legge cTi avere qulvi scoperta non imparata la verltS. 
Contuttocio non conviene dissiniularlo : Tacito altroade stuclia fli 
espriinersi succiutamente cosi , che in tutti i libri suoi dall' invidia 
forse del tempo scainpati periodo , non v'e in cui o per isvenevo- 
lezza o per vezzo rinvenir si possa pleonasmo. Con tanto sforzo di 
breviti\ , aTucito per altro si naturale , se lo stile di lui talvulta si 
oscura , niuno dee niaravigliarne : il difetto e presso che inevitabile : 
io di buon grado vel riconosco. Conchiudiamo adunqiie che Tacito 6 
vigoroso , percht^ breve , ma eh' egli abusa , dir6 quasi, delle sue for- 
ze , facetido ugualmente vivo e conciso il suo stile , quando la 
materia esigerebbe piii di seniplicitii , ed un discorso particolarizzato. 
Iiifatti ove la pulitica, e la morale non Io interessano , egli rapido 
scorre , e affastcUa i fatti , e sopprime le circostanze , e sembra quasi 
annoiato di scrivere cio che argomento non porge d'investiga- 
zione al suo splrito. Qucsto difetto non e si frequente come sofistici 
censor! declamaao: monta peri d'assai, per mio credere, alia chiarezza ed 
alia sufficienza dolla storia. E quindi e che alcuni fatti di tal maniera 
desciitti , o ben non li compresi alia prima , o piii non seppi renderne 
conto a me stesso. Fui costretto cosi di chiamare altre storie a soc- 
corso. Ecco intanto una novella prova di oscuriti ; io sfido gli amici 
di Tacito piih parziali a smentirla. Affermer6 anche di piii : i Romani 
medesinii , in que' passi ch'io vengo in generale indicando, doveaiio 
provar Tacito come oscuro a comprendersi , o per lo meno come a 
ramraemorarsi difficile : presso a poco sicconie noi sperimentiamo oscn- 
ri , e di poca utiliti\ per la sulTiciente intelligenza della storia quegT 
imperfetti compendj in nostra lingua descritti , che dicono troppo in 
troppo poche parole. Paragonate Livio a Tacito. Siano i fatti analo- 
ghi, c qiicUi precisamente , cui niira il mio discorso : 1' amena , facile , 
e cumpita maniera dello Scrittor Padovano vi dara di comprenderli e 
di ridirii ancora con faciliti e chiarezza. Inoltre la digniti , e la forza 
della dizione Tacitiana spesso risulta , od aumentasi, non meno dalla 
somma de' pensieri che in poche parole presentasi, quanto dalla felice 
soppressione del verbo essere. I faniiliari di Tacito deggiono inten- 
dermi ; ma ch' ei del pari mi accordino usar egli con eccesso di cotal 
genera di sintassi , e quindi talora coatrarre di troppo le idee , rav- 
viluppare le frasi , d'onde I'oscuriti proviene , 1' anfibologia, e quella 



(i68) 
specie di enignia , illustre prova , e tonnonto de'traduttori, e degl'in- 
terpelri. Livio non conobbe in vero il secroto de'modi Tacitiani. La 
sua dizione e copiosa : e tutte le idee vi si espriraono spesso oltre ii 
bisogno. Egli e percio, che laiiguisce talvolta , e cade ; e forse in tal 
soprabbondanza e languore coiisiste , se mal non ni' avviso , quella non 
ben anche distinta Patavinitd , ecceziosie ordinaria alio stile Liviatio. 
A compenso per6 Livio, se con Tacitoil combiaate, h cbiaro tr,al 
seinpre nelle sue espressioui , come gii dissi essare sufficiente nel par- 
ticolarizzare storiando gli av'venimen(i. lo rimprovero adunque Tacito 
di oscmita. Ma nn tal difetio poco toglie del nierito. L' iionio e sem- 
pre grande , coineche non peifetto. Seguiamonc tuttavia la lode del 
pari che la critica. 

Tutti gli storici, tranne Polibio , sull' esempio del gran Padre della 
profana stoiia , e poesia , frammischiarono sovente alia narrazione le 
aringhe. Tacito per queste aiicora si distinse ; rna e assai tempo che 
si domanda, se ronvenga arringar nella storia. Perche dir non si do- 
vranno siflatte composizioni iin episodic poctico che il vero offende, 
e alia rapiditi della narrazione si oppone ? Forseche per tal mezzo gli 
storici il vano pretesto non colgono di ponipeggiare in eloquenza , e 
spesso ancora non riescono che ad annoiar dcclamando ? lo non pren- 
der6 gi& a confutare queste obbiezioni dicendo con Mably che pro- 
iiunziate o n6 queste aringhe, ove nella storia s' inseriscano, ne aiii- 
inano it^aseonto , e con una specie d' incanto rendono lo spirito come 
presente ai luoghi , e agli avveninienti del tempo andato, e la lezione 
ci danno piii facile e persuasiva della morale , e della pulitica. N6 
certamente ; che se il fatto questi discorsi non attesta e prova , sono 
indegne della penna d' uno storico , che la verity , e non la verisimi- 
glianza dee avere per regola ; e la sola verit.'i pu6 instruir nella storia. 
Ma chi negheri , informato comunque sia degli antichi costumi , che 
i pubblici affari dipendendo dal voto delle assenildee fossero trat- 
tati , e diretti dall' eloquenza , o improvvisa, o studiata di valenti 
arringhieri ? Quanto ai militari parlamenti, egli e certo che fin anche 
i capitani , e i generali de' barbari , o suUe mosse di una spedizione, 
o nel frangente di un grave pericolo, e piii nel momento di comin- 
ciare la mischia, soleano con veementi discorsi rianimare il corag- 
gio de' soldati. La numismatica stessa depone di quest" uso ; e la 



I 



( ■% ) 

diffirnltt'i che la voce dell' oratore guerriero asooltare non si potesse 
dull' iiUera armata hen di siihito si dilegua quaiulu si rifletta (e ben 
lo saiuio gli Eriiditi)che il generate instniito per istiruzione comune 
insiiu) dair adolescenza a parlare con voce forte , e distinta , spesso 
arringava assise sul suo cavallo , o dall' alto di ua carro ; e 1' aringa 
di liii intesa dalla piii viciiia coorte coniunicavasi con ardore sino 
alia pill lontana ; e ove il tempo conie il riscliio stringessero , scor- 
rendo egli prectpitoso le fila in brevi sensi alle differenti parti dell' 
eserrito i suoi disegni , e i snoi voleri annunziava. La tradizione , e 
gli atti diurni , die la memoria conservavano de' fatti, non passarono 
certainente questi discorsi sotto silenzio. Uno stsrico adunque che la 
veriti segue fedelmente , dee ricordare le aringhe ; e Tucidide , e Se- 
nofonte , siccome Sallustio , Livio , e Tacito degni sono di lode che 
a noi le tramandarono con maraviglioso stile descritte. Non gik che 
della costoro veriti ed esattezza io entrar voglia mallevadore. Ma 
poichd- di Tacito e il mio ragionare , avvertirft in acconcio , prevenir 
egli tratto tratto il lettore che il discorso sarebbe coinposto , non let- 
teralinente , nia quale a un di presso si credea dall' oratore proniin- 
.ziato. In liunc ferine modiim , his fcrme verbis , e siniili espressioni 
che marcano abbastanza la prudeuza e la moderata fiducia dello Sto- 
rico. In oltre que' tnonumenti stessi , che il tempo non valse a distrug- 
gere , attestano con quanto di veritA Tacito fe parlar nella storia i 
suoi personaggi. Una tavola di bronzo la cittk di Lione tutt' ora con- 
serva , in cui leggesi incisa la celebre Aringa , che fe Claudio nel Se- 
nato a favore de' Lionesi , e che Tacito espresse con iiiolta graviti 
di stile , e di massime. L'una e I'altra hanno conformi in un col tema 
le idee general! ; e quella che direbbesi originale puu recar molta 
luce nella copia die Tacito seppe fonnarne. Comunque per6 giudicar 
si voglia su tal proposito , Tacito ahneno fii delle aringhe piii so- 
Lrio che non I-ivio ; e spesso gli piacque descriverle di una maniera 
storica , che altri chiainano indiretta. Intanto non dee tacersi che nulla 
di pill sublime, quanto il discorso die Tiberio pronunzio nel Senalo 
sulla riforina del lusso. Dirib volentieri con Rapin che giammai prin- 
cipe non parltb con piii dignit'i. Grave pur anche , e fecondo d' instru- 
zioni e il ragionameuto di Galba allorchti assoccia Pisone all' Impeio • 

zz 



( 170 ) 

E invano io tenterei di esprimere la veemente eloquenza , a Demo- 
stene stesso invidiabile , onde Galgaco general de' Britanni anima i 
suoi arispingere I'ingiusto assalto de' coriquistatori Romani. Sempre per6 
grave, robusto , vibrato, manca Tacito talora nelle sue ariiighe di 
quell' aduttaiiza caratteristica , onde airuopo si attempera e si varia lo sti 
le. I di lui personaggi in vero sono serii per lo piii e tragici; differiscono 
noiidiineno tra loro e per le qualiti e per le circostanze. Or qiiesta dif- 
ferenza non e da Tacito sentita a bastanza ; sicch6 lo stile delle sue 
aringhe e quasi sempre uguale ed uniforme. Quanto spesso Livio dee 
preferirsi , che con piii di arte e valore ha saputo dare ai diffe- 
renti soggetti il sentimento , il carattere , e direm quasi , il tuono stesso 
per loro conveniente e particolare • 

Io prendo a conchiudere il mio ragionare con alcune osservazioni 
sulla lettura , e I'iiijitazione di Tacito. Uu autore si profondo , e a volta 
a volta oscuro alcun poco, ributta da se il volgo de' lettori incapace di 
meditazicne , e di esame , ed avido assai piii di erudir la memoria , 
che non di forniarsi lo spirito , o di conoscere il cuore dell'uomo. 
Tacito non attrae ed incanta , fuorche gli spiriti col suo in qualche 
maniera conformi, e simpatici. Cliicchessia per6 che si applichi a Tacito 
io oso ammonirlo che la lettnra ne dee esser lenta , e ben piii frequente 
che lunga e continua. Perciocche la instruzione, il gusto , la mara- 
viglia allora si formeranno nel lettore sensato , e capace, quand' ei 
sappia a poco a poco distillarsi nell' anima i gravi sensi di questo 
Scrittore. Non cost per esempio di Cicerone. La cOpia del costui ra- 
gionare riempie per si fatta guisa lo spirito di clii legge , ch' essO' 
piii non vi trova di die sopraddire. Cicerone ha pensato per se , e 
pe' lettori suoi. Qnindi la lettura puo esserne rapida e intelligibile al- 
trettanto. Ma Tacito brevissiino di espressioni e pieno d' idee allenta 
d'ordinario il suo lettore , ne cattiva 1' attenzione , e come di gia os- 
servai , tratto tratto gli aguzza la voglia , ed il piacere d' intenderlo 
coUa difficoltfi stessa, che gli frappone, onde non essere inteso di subito, 
Se non che la fatica d' intenderlo, di meditarlo , e di fame colle 
proprie riflessioni una specie di comento perpetuo , esercita di trop- 
po la raente ; e quindi se vi avverri di leggere a lungo fiato Cice- 
Toae J poich6 tutto in esso voi comprendete alia prima; in Tacito al 



( '7' ) 
contrarlo voi saretc costrelto a Umipo a tempo d' interrompere , roniuii- 
que a malgrado , la vostia lettiira , e ripigliar Icna , onde la intel- 
Ijgenza , e la nieditazione slaiio oga'ora sicure del pari e profonde , 
e dalla fatica medesima beti sosteiiutd sempre niiovo esca il diletto. 

Gli amniiratori di Tacito facilniente ne divengono appassionati , e 
talvolta lino all'entusiasnio. V'ha di piii. La sopral)bondanza de' lumi 
ill Tacito raceolti inspira loro una non so qual fiducia di se , quiadi 
uno stimolo a filosofare ed a scrivere di proprio luleiito. Non pensa- 
va altrinienti Rousseau, allorchii disse : Tout homineen eiat de suivrc 
Tacite est bientdt tenie d' aller seul (a). Colui pero, clie prende a com- 
porre mosso dal genio di Tacito , rinunziar dee alia inconsiderata vo- 
glia di renders! imitatore di lui. Non si vuol gii combattere con ci6 
i vantaggi , e la necessity della imitazione sopra i grandi modelli. Ma 
ho il coraggio di afferniare , die se il piii de' grand' iugegni dell'an- 
tichita, sicconie Archiloco , Erodoto, Demostene , Orazio , Virgilio , 
Cicerone, cd altri, iniitando i lor predecessori, al piii sub!ime grade 
innalzurono la poes'ia e I'eloquenza: Se la imitazione fe pe' talenti me- 
diocri un mezzo necessario onde rendersi capaci di conoscere, e di 
gustare il bello , ed il perfetto , siccome per gli uoniini di genio on- 
de stendere la carriera del sapere , e cangiare (giusta il pensiero di 
iin erudito) 1' imitazione medesima in una specie di nuova invenzione: 
ho il coraggio , dissi, di affermare, che ne questi esempj ne queste 
osservazioni punto couvengono a Tacito. Egli e cos'i nuovo , origi- 
nale , ed unico die meglio pu6 ridirsi di lui quel detto gii di Cesare 
che preoccupata e tolta si abbia , non data ad altri in esempio la ma- 
iiiera di scrivere la storia. Tali sono le espressioni di Aulo Irzio , od Op- 
pio die sia , nella prefazione al supplimento de' Commentarj di Ge- 
sare. Adeoquc fcommentarii Csesarisj pvohantiir omnium iudiclo, ut prae- 
repta non praehila facullas scripiorilnis vidcatur. Ma un si grande 
elogio fu da Irzio stesso smentito , cbe nou pur iiiiiti , ma seppe 
eziandio pareggiare di chiarezza , di eleganza , e di semplicita lo slilo 



{») Vedi il brcvissiino prol^go ii Rousseau M\ 'traJuiionc del jirimo lib'o (K-Ue Siorie Ji 
Tjcito. 



Cesariano. Infatti clii dimentichi per poco , o non sappia che Cesare 
ne condusse a termine la narrazione della guerra Gallica , ne punto 
scrisse dell' Alessaudrina , ed Affricana , fa), quasi direi , noa s' avve- 
de al paragone che altra penna da quella di Cesare ne abbia omc- 
posti i comentarj. Tacito pel contrario non pot^ finora imitarsi , ed 
una copia , che far possa illusione, si direbbe quasi impossibile. Nel 
vero oiuno de' suoi contemporanei o viciiii il segui ; ognuti si appa- 
g6 di animirarlo. Fuvvi poi tempo si barbaro che la lettura ne venne 
trascurata d' assai , ed a tal noncurauza si dee , per niio avviso , prin- 
cipalmente attribuire la perdita de' raolti libri di lui. In quel secolo 
per6 , in cui per I'una parte il fastidio del giogo Aristotelico , e la 
mancanza di una saaa filosofia , e per 1' altra il gusto rinascente del- 
r amena letteratura volsero gl'ingegni piii belli alio studio della eru- 
dizione ^ e della lingua latina , e i grandi autori , siccome Virgilio , 
e Cicerone , vennero non senza prospero successo imitati : in quel se- 
colo Taeito pur anclie risali in onore ; e tra que' molti eru- 
diti die presero a comeiitarlo, v'ebbe chi bizzarrameiite infatuossi di 
scrivere ad imitazione di qut-llo stile. lo parlo di Giusto Lipsio che 
colle maniere di Tacito a sconcio copiate si form6 una dizione spez- 
zata , disarmonica , seaza garbo , oscura, spesso non latina, e intol- 
lerabilmente noiosa. Ma egli pecco , si diri , volendo adattare lo stile 
Tacitiano a soggetti didascalici , e di critica. Piii felloe per avven- 
tura nel tentativo se seritta avesse uaa storia. Ma Brotier, che in que- 
sti ultimi tempi gli annali e le storiestesse di Tacito ardi di supplire emu- 
lando, pote forse poggiar si sublime? Se v'ha chi sel creda, io pur dir6 die af- 
fettato ed oscuro , non dignitoso o profondo , con espressioni ove basse 
ove ardite ditroppo e false, piucch^ mai intralciato, senza politica, senz' 
arte storica Brotier non seppe del siio modello' copiare pur anclie i 
difetti. Taccio di altri scrittori che stoltaraente aspirarono alia gloria di 



(a) Non ha per ceuo tama i:assniniglranza collo stile di Oesare il Comenlario su \\ guerra Spa* 
gnnola , del cui Autore pii!l intricata (^uistione si muotre ira gli EruJiti. Not so per6 cotisentird a Ciaa 
Alberto Fabricio , cbe, suiravverlimento di Lipsio o di Scali^crO) cbiania lo stile di ^iiel Conientari^ 
4til militare ed orrido , sebUdu launo d' assai. 



( '73) 
imitar Tacito. Son eglino dl poca fama ; ed inutil mi verrebbe il ra- 
gioiiarue. (a). ,;, ^^.^^ 

Alcuii peri non maravigli se accuso Brotier inferiore ai difetti stcs- 
si di Tacilo. llatino quest! una siiigolare originality ; e forse quella 
raente iion sarebbe statu si grande se gli avesse saputi evitare. La 
condizione dell' uomo e si fatta che la somnia capaciti per un genere 
qualsivoglia d' imprese toglie o nienoma quella per altri molti. Rapi- 
to lo spirito cola, dove il trae la forza del suo genio, e dellc sue abitu- 
dini , egli si occupa cosi di un obbietto che gU altri o mal cura o 
dinientica ; tutti forse potria adenipiere con esattezza , se minore fos- 
se r ardore , e il talento per condurne un solo all' eccellenza. Ma le 
jorze doiraniino soao lirnitate siccome quelle corpo ; e la perfezione 
sari sempre una meta desiderata e inarrivabile. Tacito non altrimen- 
ti pieno la nieiite de' pensieri piu sublimi , leggendo , quasi in libro a 
chiare note , nel cuore dell' uomo , sentendo in se stesso con vivaci- 
ta tutto ci6 che sapea concepire , coUa bra ma di ammaestrare sto- 
riando nella rapida successione degli avvenimenti , niuna veriti taciu- 
ta, onimesso ad un tempo ci6 che del soggetto non fosse, e questo 
pnr di grave importanza: Tacito pote scrivere con forza, bre\it;'i , e 
frizzo maraviglioso ; ma cosi scrivendo , assorto nella grandezza dej 
sno argomento , diveim' egli a volta a volta incapace di semplicit5, 
di facilita , di chiarezza. Se men di profondita vi avesse avuto iu 
quello spirito, e men di vigore in quella penna forse noi non dovrcm- 
mo dolerci cotanto dell'oscurita dello stile. Ma 1' originale sarebbe 
allora indebolito ; e noi piii non avreramo un Tacito. Poich^ dun- 
f[ue i difetti di lui son' opera, o sivvero una conseguenza del genio, 
non Hccade piii domandare il perche sia Egli inimitabile appieno. 

Conchiudiaino. La lettura frequente di Tacito inspira naturalmente 
il gusto per uno stile esatto , breve , sentenzioso , e pieno di vigore. 
J'u6 dirsi quella uua scuola che formo gia , e formera ognora Scrit- 



(i) Oinmccto del p.iri colnro clie in okun brevo racc-»mo o di.'corso , u^arono , qual p!u qaal 
meuo , di fr.iseggiaro alia Taciliaoa. Essi non n>eritaao il riinproreio di aver roluto imitaie 
Taciio , siccome per certo aon g« ottenneio il raoto. 



(«74) 
tori sensati e profondl. Ma lo sforzo sempre temerario dell' imitaziona 
altro pill noa produrra cbe compositori faticosi , svenevoli , destinati 
ad esempio di un pessimo gusto. 



( «7^ ) 



I 



M E M O I R Fl 

SUR L'HISTOIRE DU COMMERCE 
LU A L'ACADEMIE IMPERIALE 



DES SCIENCES, BELLE-LETTRES ET BEAUX-ARTS 

D E GENES, 

Dans la Seance Publique du 8 Janvier 1808, 
Par Mr. Barth^lemi BOCCARDI. 



Messieurs^ 

l^i jc n'avais cODsult^ que la t^nuit^ de mes moyens , si je n'avai» 
senti d'aiitre impulsion que celle de mon amour-propre, ma voix ne 
se serait jamais laite entendre dans cette enceinte. 

Appele dans cette Compagnie (i) sans avoir aucun litre pour 7 
])r^tendre , je n'ai pu envisager cet houneur que comme un t^moi- 
gnage de bienveiUance d'autant plus flatteur qu'il ^tait peu merits. Dans 
1 impossibilite d'ajouter i la masse des connaissances que I'on avait 
accumulees dans cette societe savante , par la reunion de tant de ta- 



( I ) D^s sa creation soui lo noin d'laslitat National de la Ligurie , areoad en 179?. L'Aateur da 
M^naoire sur t'bistoire d u commcTce se irouvait en pays ^traagers depuis 1794 ; el il y a r^^idi presqoo 
loujoun p.ir la su:(e jusqu'a I'^p'^cjue de la reunion do la Ligarie k la France, par \ts dilTerentes mM- 
•loni diploiiulif|kics t^a'il a romplies a Farit , au Coogrea de paia de Rastadl et pres la Cour Imp^rialft 
'• Vicuae. 



( '76) 
lens distingu^s , je seutis que ma seule tAche aiirait 6ti cle mV'clairer 
des lumieres que j'y voyais repaadues autour de moi , et d'y garder 
le silence que me prescrivait ma nuUit^. 

La nouvelle organisation de rAcadetuie (2) a du changer ma posi- 
tion. Ce que Tancienne loi avoit abbandonne ei cette tendance naturelle 
des conceptions de I'esprit a cclore et i se comuniquer , au jugement 
que chacun des academiciens aurait porte de la fecondite de son ta- 
lent , de la force de ses moyens , est devenu par la loi nouvelle un 
devoir pour tons. Vous avez reclame les productions du genie et les 
efforts de la mediocrity. 

Le travail , dont je vais vous offrir I'lioraniage , ne saurait appartenir 
qu'ei cette derniere classe. C'est un titre de plus pour obtenir cette 
indulgence, k laquelle la mediocrit6 elle-mfeme semble avoir des droits, 
lorsqu'elle est sans pretention. 

Vous serez ^tonnt^s , peut-etre , de m'entendre parler un idlonie inu- 
sitt^ dans cette assemblee. Je n'ai pas eu dans la pens6e de liii donner 
par-la une preference, qui pourrait paraitre injuste, sur la langue 
dont riiarmonie et la richesse ajoute encore k la grandeur du sujet , 
lorsque des ^crivains exerces en font usage. J'ai seulement presume 
que vous ne trouveriez pas inconvenant de le lui associer dans vos 
communications academiques , comme vous I'aviez di^ja adopt6 pour 
la redaction de vos lois constitutionnelles (3j ; j'ai cm qne vous n'au- 
riez pas improuve I'hommage que j'allais rendre i la langue du grand 
Peuple auquel nous avons "I'honneur d'etre reunis. 

La nature meme du sujet, dont je me suis occupe , m'a paru en 
offrir I'occasion. .Te me proposais de vous entretenir de I'histoire du 
Commerce. Or, c'est le Commerce, ce lien comraun des peuples, ce 
distributeur des richesses du monde , qui a si puissamment contribu^ 



(2) R^olement de I'Acacl^mie , cbapitro 2 , art. 3. *' On y lira (dans les stances ordinaires de cba- 
cune des deux classes, le i.er et 1ft i5 da mois) une jiiAce relative aux mati^rfS qui sont du ressort do 
cliaque cUssff, Cette pi^ce devra ^tie signee par I'Auteur- Tout inemLre de la classe sera tenu d'en four- 
nir une , dans I'ojdre qui sera j^g!^ pav lu sort....^/ 

('^) Le uouveau risle'Tent de TAcidiuiie prejenie k S A. S . Mouseigneur le Priuce Archi-Tr^sorier 
de I'Empire, et approuvi par elle en jauTier i3o6 , est; rWige en franjais. 



( 177 ) 

i la civilisation des Nations. Quel idioinc pent-il mieux lui conventr 
que celui qui est la langue du peuple le plus spirltuei, le plus ac- 
tif, le plus polic6 de I'univers , et qui est celle en miiine temps des 
honimes itistruits de tous les pays? 

Vous parler de I'histoire du Commerce , c'est rappeler k votre sou- 
venir ce qui a 6ti an des objets de vos premieres pens^es (4). Vous 
ivez senti toute I'importance de cette ^tude. Vous I'avez raise au nom- 
bre de celles , vers Icsquelles devaient fetre dirig^s les travaux de 
la classe. 

C'est en portant mes meditations sur ce qui avail 6ti le sujet des 
v6tres , que j'ai dii me convaincre , que parmi les connaissances uti- 
les , il y en a pen qui soieiit dun si haut int^ret pour le bonheur des 
peuples et la prospdrite des Empires , et qui soit plus digne par-li 
des meditations clii philosophe et de I'etude de I'homme d'Etat , que 
Test riiisloire du Commerce, par la grandeur du sujet, I'^tendue de 
ses rapports , I'importauce de ses r^sultats. 

Pour nous former une idee de la grandeur du sujet qui nous oc- 
cupc , jetons d'abord un regard autour de nous ,• parcourons apres 
Innmuiise ^tendae du globe qui est la demeure de I'homme. Quelle 
abondance! Quelle variety de nioyens d'existence , de prosp^rite ^ de 
bonlieur? La terre qui le soutient, lair qui I'environne , les abimes 
qui I'entourent , ce mouvement , cette vie, cette reproduction perp^- 
tuelle de tout ce qui existe, tout lui annonce cette fecondite ^tonnan- 
tc d'une nature indpuisable. Vous le savez , mes Confreres , elle nous 
a comble de bienfaits ; et c'est pour les varier , qu'elle les a r^partis. 

Dans cet ordre admirable de richesses et de partage , un ^clian- 
ge pcrpdtuel dut s'etablir entre les peuples de ce que la nature avait 
donne a ohacun d'eux au-deli de ses besoins cdntre ce qu'elle lui 
avait refuse. 

Je ne vous parle ici que des productions spontanees et de celles - 



(4^ Riglemcnt de I'Acideinie , cLap. i.er , art. 3. ^^ La secondc classe s'aitacliera de preference a fa« 
ciliter I'^ruile du Code Napoleon , k d^crirc les monumeas et les braacbes liu Commerce des Earup^cns ,' 
dcfuis Taga de Cbarlcmagne jusij'ui nos jours.. ,, 

*4 



(178) 

k regard desquelles la nature ne demande que les soins de rhomme 
tel qu'il pouvait fetre dans sa siniplicitd- primitive, avant qu'il eut d^- 
veloppe toutes les forces de son esprit. 

Avant cette epoque , ce sentiment inni^ qui nous entraine vers nos 
semblables , la n6cessit6 d'accumuler des forces pour r(^sister aux ag- 
gressions dont on 6tait menacd , avail deji rapproch^ les families et 
pos6 les premieres bases de ces grandes associations politiques qui 
out successivement occupe les differentes parties du globe oti on les- 
voit Stabiles depuis tant de siecles. 

Par ce rapprochement , les facultes morales refurent ce premier 
d^veloppement que celles physiques avaient deja obtenu ; de nou- 
veaux besoins se firent sentir , et donnerent naissance aux ails. 

Fort des moyens que son genie venait d'invcnter , I'liomme ajouta 
par son travail i la fecondit*^ du sol ; des richesses inconnues jus- 
qu'alors et que la nature semljlait lui avoir cachees dans les eutrail- 
4es de la terre , ou mises hors de sa portee dans les abimes des mers , 
devinrent sa propri6t^> 

Les Arts, qui avaient fourni les instrumens 'pour op^rer ces prodT- 
ges, furent appliques k donner k la matiere des formes nouvelks. Cul- 
tiv(§s par des peuples tout-a-fait dtff(5rens entr'eux par des dissemblaa- 
ces tres-marqu^es de position , d'esprit , de goilt et de genre d'indu- 
strie , ces arts imprimerent k leurs ouvrages ce m6me caractere de va' 
ri6te , que la difference des climats avait donne aux productions na- 
turelles. 

Par toutes ces decouvertes, des nouveaux et des plus grands moyens 
de jouissances furent offerts aux peuples. T.a masse des objets des- 
tines k I'echange s'accrut chez les nations' industrieuses. Le commerce 
Ji6jk ^tabli , dilt s'agrandir; et vous n' aurez plus qak suivre I'ac- 
croissement successsif des besoins et des moyens reciproques d'aisance 
€t de prosperity des diff^rens peuples, conune les progres toujours: 
eroissans de I'esprit humain, ses inventions , ses decouvertes , ses com- 
binaisons profondes, pour voir le commerce affranchi de tout obs- 
tacle, hardi dans ses entreprises , rapide dans sa marche , parcourir 
d'un bout k I'autre le monde , rapprocher les nations les plus ef'oi- 
gn6es, r^unir les peuples par les Liens les plus doux, et repandie par- 
tout le bonheur et la vie. 



( '79 ) 

Des communications sont ouvertes i travers cles forets jadis impA- 
n^trables, de deserts inaccessible"!. Des aniniaux iobustes guides par 
la main de Ihomme les parcourent charges des ricliesses du monde, 
pour en propager la jouissatice. Gette maciiine si peu cornpliifuee et 
pouitaiit si L'tonnaute , cette machine, dorit la simplicity cache aux 
yeux vulgaires le g^iiie qui la fit naitre , la Roue est associ^e aux 
moyens de transport, et le renJ plus ais^. Ici les eaux des grands 
fleuves , aillcurs celles des canaux artificiels en fournissent des plus 
pnissaiis encore, et en meme temps phis economiques. 

Mais ces raoyens de communication et de transport des objets qui 
sont !a matiere du commerce, quoique grands que sont-ils, si on 
les compare k celui , qui rappelle le trait le plus hardi du courage 
de Ihomme, et qui est la preuve la plus ^clataate de son intelligen- 
ce, la navigation sur les mers ? 

C'est aux progr^s de cet art admirable que nous devons les suc- 
c^s surprenans du commerce. C'est par la navigation des grandcs 
mers que les dist;uices ont disparu; que les parties du globe les plus 
^loign^es se sont vues rapprochees, que des passages et des regions 
ont ete decouvertes , doiit on n'avait pas niferae pour long-temps 
soupfonnt^ I'existence , que des nouveaux peuples ont d'te associ^s k 
ia grande famille , qui , adoptant nos moeurs et nos goiits , ont eten- 
du la sphere de notre Industrie , comme les richesses de ces nou- 
veauK climats venaieut d'agrandir celle de nos jouissances et de nos 
speculations commerciales. 

Mais coinbien de siecles durent-ils s'ecouler avant que la naviga- 
tion eut atteint le haut degr6 de splendeur dont elle jouit de nos 
jours ? 

II fallait que bien des secrets fussent arraclies a la nature pour 
parvenir k donner k la construction des navires , avec la solidite que 
demandait I'inconstance de I't'leineiit, auquel ils allaient conficr leurs 
destinies, sur-tout dans les grandes traversees, la forme et ces moyens 
si savammeot combines, qui, ajoutant ;\ la vitesse de leur course, 
pussent los mettre i\ port^e de vaincre les obstacles, de surmonter les 
dangers, aiixquols devait les exposer I'Oc^an en courroux. 

C'est aux progres de la Md-canique , de I'Hydraulique , des sciea- 
ces Physiques ea general, c'est k I'application de la Geom^trie, de 



( i8o ) ■ 

1 'Analyse et du Calcul , que la Construction Navale doit le haut de- 
gr6 de perfection quelle a attaint ; coniuie c'est k V Astronomic , k la 
d^couverte de la propriete de I'Aimant , k I'invention de la. Boussole 
que les Navigateurs sont redevables de I'art de diriger leurs cour- 
ses , sans craindre de s'egarer sur la surface immense des iners. 

Voil;\, Messieurs, une partie des rapports, par lesquels le Coaimerce 
se rattaclie aux decouvertes les plus surpreaantes , aux progres des 
Sciences et des Arts les plus utiles. Les avautages qu'ils lui ont pro- 
cure , sont, sans doute, incalculables : mais il lui fallait encore des 
moyensd'un autre genre pour avancer dans sa brillante carriere. 

II ne lui suflisait pas de pouvoir transporter k peu de frais les 
richesses, il lui fallait encore en rendre I'ecliange facile et rapide. Get 
echange deniandait I'egalite de valeur entre les effets qui doivent 
fitre troqu(§s. Cette ^galite de valeur n'est pas toujours I'^galite du 
poid ou de la dimension. La valeur des clioses n'est que lexpression 
du rapport qu'elles ont avec les besoins de lliomme. II fallait done 
un terme de comparaison qui leur filt commun et qui indiqutit ce 
rapport, et la monnaic fut inventec. 

Destint^e k remplacer entre les mains du vendeur la denree dont 
il allait eeder la proprii^t^, la raonnaie dut renfermer en elle-ineme le 
prix qu'elle devait repr6senter; elle dut en etre le signe et I'^quiva- 
lent. Pour que le signe fut innalterable ; pour que I'equivalent eut 
moins de volume possible, et lu circulation put en etre rapide, Toq 
cholsit les md'taux les plus rares et les plus precieux. 

Le transport et lusage des especes monnoy6es presentaient cependant 
encore des chances qn'il dtait prudent d'eviter , si cela 6tait possible. 
Il s'agissait de trouver le nioyen de les faire circuler sans les d^placer; 
les leiires-de-c/ianga parurent , et les banques furent etablies. 

Par ces institutions , et par le credit auquel elles donnirent naissance, 
la masse des signesde valeur s'accrut en meme-temps que la circulation 
en devint plus rapide. Ce double avantage dut ajouter au mouvement 
et k la marche des operations coramerciales et plus encore k la grandeur 
des profits qui»devaient en etre les consequences. 

Cependant deux diincultes , quoique dun genre bien different^ 
semblaient devoir y niettre des eatraves. 
D'ua cote , le deiai au paieuient des sommes port^es par les lettres- 



f '8i ) 
dc-cliangc naturellement ajoiirnt^ ;\ Tepoque de leur ^clieaiice, poii- 
valt apporter an iiegociunt qui aiirait uii besoiu pressant des especes, 
des dclais fiinestes. 

D'un autre cAte, la craiiite des dfesastres si fi^tjuens sur mer, I'as- 
pect des dangers de tant d'autres genres, pouvaint paralyser les en- 
treprises les plus lucratives , comnie revcnement de ces raalheurs rc- 
doutes auraic entrained, avec la perte des profits que Ton esperait, 
cello des capitaux ineine exposes a ces hasards, et consomni^ par-15. 
la mine dn spccnlateur. 

L'inconv^nieiit couteinplt; dans le premier cas anrait cesse par des 
avances en argent que le possesseur de la lettre-de-ciiange serait par- 
venu i\ obtenir par la cession de son droit , et en payant un interet 
pro|)ortionncl an uiontant de la sonamc qui lui aurait etc avancee et 
au retjrd dn reniboursement. 

L'oiubarras considere dans I'autre cas aurait disparu si le specula- 
tenr avait pn se soustraire aux dangers dont 11 etait menace par le 
sacrifice d' unc partie des profits que lui promettait la nature de son 
entreprise. 

Les riches capitalistcs , qui, sftns risquer d'ebranler leur fortune, 
pouvaient exposer aux chances du hasard une partie de leurs eco- 
nomies, attires par Tappet du gain, accoururent d'abord aux besoins 
du commerce. La science des probabilit^s, qui avait deji fait des 
progres , fournit des principes ponr cvaluer ces diflerentes chances, 
et dt'termincr rindemnite qui repondait aux differens degres de pro- 
babilitd des infortunes,. dont on se chargeoit de supporter les consequen- 
ces en cas d'ev^nement. 

On s'aperfut que le danger de grandcs pertes diminuait i raison de 
la quantite des aflaires. Les ncgocians eux-memes s' adonuerent .t ce 
nouveau genre de spt^culation ; les assurances et rescompte , qui n'a- 
vaient M d'abord que des ressources pour le Commerce , en devin- 
rent bientut , comme la banque , une des branches les plus florissantes. 

Par ces combinaisons ingonieuses, le negociant et le capitaliste , les 
differentes niaisons , les grands entrept)ts merae de Commerce , sur-tout 
en Europe, fnmnt 6 meme de se preter un appui mutuel , et de r^a- 
liscr par-la de plus vasles speculations. 

Celles qui avaient pour objet les branches de Commerce les plus ri- 



( "83 ) 

clics , mais qui demanclaieiit aiissL des avances plus considerables , tel 
que le Conimerce des Indes , ne pouvaient etre entreprises sans des 
grands capitaux , sans un grand concours de moyens de toute espece. 
Des Compagnies furent organisees; les gouvernemens les favoriserent, 
et en soutinrent les entreprises de toute lenr puissance. 

Placees sur uu plus vaste theatre , ces compagnies purent saisir des 
rapports qui n'avaient pas encore ete aperqus ou que Ton n'avait pas 
assez approfondis. Leurs registres, ceux des Douanes des grands Etats 
fournirent des donnees assez exactes pour y baser des calculs. L' on 
put g^neraliser les idees et se former des theories. L'influence du Com- 
merce sur I'agriculture, sur I'industrie et les mauufactures, sur la po- 
pulation , la marine et les finances des etats , fut plus fortement sentie 
et mieux apprecide; et le Commerce fut regard^ , avec raison , com- 
nie Tuie des branches les plus importantes de la science econoraique. 

Tel est le point de viie g6n^ral, sous lequel j'ai d'abord envisage le 
Commerce et ses rapports les plus essentiels dans I'ordre politique ; 
ceux par lesquels il tient a I'ordre moral, ne sont pas moins importans. 

Rappelez, Messieurs, rappelez a votre souvenir que ce sont nos 
besoins et la variete d^tounante des moyens de les satisfaire , si inega- 
lemeot r^partis, qui ont donne naissance au Commerce. 

Par ce mode de partage , chaque peuple s'est vu dans la n^eessite 
d'aller chercher dans d'autres climats ce qui mauquait k ses jouissan- 
ces , en offrant en echange uue partie de son superflu. 

L't^change suppose n^cessairement I'egalitt^ de valeur entre les objets 
troques ; et les deux parties contractantes n'auraient jamais consent! 
ce troc qu'apres etre tombees d'accord k I'egard de I'identitt^ du prix 
des choses dent I't'change ^tait projete. 

Cette egalite de valeur dut ainsi ttre envisag^e comma la base sur 
laquelle posaient toutes les contractations commerciales. Les peuples 
durent la regarder corame un principe, dont ils n'auraient pu s't^carter 
sans risquer de perdre ce qui fesait la source veritable de leur opu- 
lence. 

lis durent sentir que c'etait leur propre int(^ret qui leur prescrivait 
d'etre vrais j justes , hospitallers, prevenans , aimables meme i I'egard 
des autres nations, lis durent se convaincre que des relations com- 
merciales ne peuveat exister que par la paix ; que cette paix si utile ne 



(.85) 

T)eut se oonserver qu'en respectant les dmlts de chaciin, qu'en ticartant 
avec soin tout motil de querelle, qu'en [U':/eiiaat meoie toute espece 
de m^senteadii qui pourrait altt^rer cette concoide si niicessaire au bon- 
heur de tous. 

Instruits par une plus longue experience , Ics peuplos durcnt enfiii 
Sc persuader que le bien-6tre particulier n'est qu'une portion du bien- 
fitre gtin^ral ; que pour Tobtenir il faut que cliaque peuple donne i 
ses facultes pliysiques et morales toutle dtiveloppeincnt dont elles sont 
susceptibles , sans contrarier celui que d'autres peuples s'efforceraient 
de donner aux leurs ; que toute jalousie du bonheur d'autrui est une 
erreur fiiiuste ; que la seule rivalite qui peut6tre avout^e par la raison, 
est celle qui nous pousserait k surpasser les autres dans tout ce qui est 
juste , liberal , grand et magaaninie. 

Si tel sont les principes , tels les dogmas, si telle est la morale , 
que leur propre int(5rct prescrivait aux peuples, n'est-il pas Evident , 
que la nature , qui leur avait donne des besoins , n'a r^parti avec 
tant de vari(^te les moyens d'y sufllr, que pour rapprocher entr'eux les 
peuples , et , en les rapprochant , les reiidre meilieurs ? 

N'y voyez vous pas , mes confreres , une des traces les plus sen- 
sibles des desseins admirables de I'organlsateur supreme de tout ce 
qui existc , de cette bonte , de cette sagesse profonde qui embrasse 
tout dans sa pensee:Qui varie al'infini ses ouvrages en les liant i 
uii grand but; qui veut la telicite des hommes , raais qui veut aussi 
qu'ils nc puissent arriver au bonheur, que par le chemin de la vertu? 

II m'est doux do le r^peter encore : le commerce , qui est une des 
sources les plus fticondes de la prosp^rite des nations , en est une 
aussi des vertus les plus necessaires a I'ordre social. 

En effet pourrait-il exister un commerce quelconque la 06 il n'y au- 
rait pas de bonne foi , point de loyaut^ dans les communications , 
point de sinci^rite dans les eugagemens , point de fideliti^ i les reni- 
plir? Pourrait-il prosp^rer long-temps ce commerce , qui accaparant 
au profit d'un soul peuple les richesses du globe tendrait par I'astu- 
ce et la violence i etoufler par tout ailleurs les sources de la pros- 
peritii gen^rale? 

Malheur aux individus,malheurs au^ peuples qui s'ecarteraient de 
ces principes. Leur chute serait une preuve de plus a ajcuter acelles 
qui demontreat une si importants verite. 



( i84) 

Cette grange liaison , tlr^e de la nature metne des choses , et con- 
firaiee par I'histoire , entre les succes du commerce cliez les differens 
peuples et leur morale , ouvre k I'liistorien philosophe un champ vas- 
te de recherches sur les moenrs , les usages des Nations commerf antes , 
sur leurs institutions politiques , et les principes de leur legislation et 
de leurs systemes 6conomiques. 

Un examen approfondi nous di^couvrirait Tinfluence que ces prin- 
cipes pourraient avoir eu sur les vicissitudes que le commerce au- 
rait essuyees cliez ces memes nations, et jusq\i'a quel point ont-ilscon- 
tribuii a sa decadence ou k sa prospi^rite. 

II serait d'un bien grand int(^r6t d'examiner si les catastrophes i- 
tonnantes de quelques-unes parmi ces grandes nations commerfantes 
n'ont pas ete amen^es par ce haut degr6 mfeme d'opulence auquel 
ces nations' ^taient parvenues. 

II serait utile de rechercher , sices grands ^v^nemens n'ont pas 6t6 
le r^sultat de cette ambition demesuree , qui accompagne si sou vent 
les grandes fortunes; de cet esprit de domination sur les mers,et 
par les mers sur les contiuens , en provocant les guerres opiniS.tres 
qui ont fini par ant^antir jusqu'i I'existence politique de ces puisances 
maritimes , et par ne laisser que le souvenir de leur grandeur passeer 

Je ne pretends pas insinuer par-li que la perte du commerce cbez 
bien de peuples n'ait eu des causes tout-i-fait etrangeres k leur ca- 
ractere national, k leurs moeurs, k leurs lois et k leurs institutions. 

II serait aise de trouver ces causes dans des grands succes militai- 
res qui sont marques par la destruction des villes et des entrepdts 
de commerce les plus florissans; dans ces vastes invasions qui ont d6- 
sol6 la terre; enfin dans ces decouvertes Cf^lebres , qui agrandissant 
la sphere de la navigation et celle de Tindustrie et du commerce, en 
oilt varie la direction , et ont chang^ par-li les destinies des peuples 
qui s'^taient les plus signalt^s jusqu'alors dans cette carriere. 

Je n'entreprendrai pas de vous retracer ici ces epoques mdmorables 
et d'un si grand souvenir. Ces details appartienuent k Thistoire elle 
mfeme , et n'entrent pas dans le plan d'un niemoire , dont le but est 
d'en faire sentir I'importance , comme d'indiquer les principes et les 
vues _dans lesquelles cette histoire devrait 6tr8 ^crite pour 6tre utile. 

Le Philosoplie qui se proposerait d'ecrire cette histoire, devrait 






(.85) 
approfonclir d'abord la nature du sujct , se p^nefrer de la grandeut 
de son but, en saisir les rapports , en dtitermincr eufin les principes ; 
et parcourant apres la suite des siecles , en niontrer le diveloppeiuent, 
et les r^sultats. 

Le haut degrd de richesse et de puissance, auquel sont parvenues 
les nations commerfantes , suflirait pour dotiner une premiere id^e 
de Timportance de ces resultats- Mais un liistoriun eclaire doit mon- 
trer les ressorts , par lesquels le Con)n)erco a opere ccs prodiges. 

Ces ressorts sont les rapports mCmes qui iient le Commerce k 

ut ce qui tient de plus pres au bien-etre des peuples et k I'eclat des 
empires. 

Ainsi le Commerce , qui leur devait sa naissance et ses progrcs, a 
enrichi a son tour I'agriculture et les arts , par I'impulsiou qu'il a 
donnde a toutes les branches de I'industrie. La culture des terres, la 
reproduction des animaux utiles , I'exploitation des mines , les grant 
des peclies , les manufactures ont pris un nouvel essort. Des plantes 
exotiques, des insectes jusq'alors inconnus i nos climats y ont dte na- 
turulis(5s. Leurs produits merveilleux, qui avaient taut ajoute a leclat- 
de nos parures, tt ({ue des peuples presque ignores faisaient parvenir 
jusqu a nous pour les troquer centre notre or, sont devenus une des 
branches les plus florissantes de noire Commerce et de nos manufa- 
ctures. La population , et par la population, les forces des Etats se 
sont accrues , et leurs finances se sont enrichies. La navigation qui 
avait taut contribue a ses succ^s , a trouvti dans le Commerce son ve- 
ritable appui. La marine mardianJe qu'il nourrit seul , a donnii niis- 
sance a la marine miUtaire , et a fourni les moyens de I'entretenir Les 
diffcrentes parties du globe ont ete mieux connues , et la gcographie 
s'est perfectionnee. 

Un plus vastc theatre s'est offert alors ;\ la science de la nature; 

riiislcire-naturelle a vu s'aggrandir la sphere de ses rechcrches, conime 

I'art de guerir celles de ses rimedes. Les connaissances utiles, T^tude 

des lettres , le goiit de beaux-arts se sont propagZ-s, les mceurs se sont 

adoucies ; et des plus brlles destin(5es auraient fait le bonheur du nion- 

de , si des guerrcs toujours renaissantcs n'en avaient pas troubl<i le 

repos. 

Les siiicles qui sc sont ^coul^s , ont vu ce spectacle Imposant. sur- 

i5 



( i86) 
tout depuis le regne de Charlemagne jusq'i nos jours. Cest pcrrdantr 
la seconde raoiti^ de cette periode , que le Commerce a achev^ de 
parcourir la brillante carriere que j'ai essay^ de vous tracer. 

La premiere partie de cette m&me periode ne laisse pas poiirtanfc 
d'avoir un tres grand inferct. Elle se rattache en quelque sorte i I'his^ 
toire ancienne, en nous luontraiit les routes antiques du Commerce 
Oriental , !e plus riche et le plus recherche par les nations de I'Eu- 
rope , meme apres la d^couverte dun nouveau monde. 

En portant vos regards sur cette partie de I'liistoire du Commerce, 
que Ton pouirait appellor celle de moyen age (5) , vous vous 6tes 
apper^us qu'elle etait encore h. faire ; eC vous avez senti que I'Aca- 
demie donnerait une preuve eclatante de son zele pour It-s progres 
des counaissances utiles, si elle contribuait a en preparer les inat6- 
riaux. 

Vous avez juge , sans donte , qu'elle etait heureasement placee 
pour en reunir des biens precieux , par des recherches dans les ar- 
chives d'un des peuples , qui se sent le plus illustr^s dans la double 
carriere du Commerce et de la navigation pendant cet Age. 

II serait f^clieux que vos esperances a cet ^gard se trouvassent d6- 
chues ; comme il est i regreter , que nos analystes et nos liistoriens 
aient si completement neglige de nous transmettre les connaissances: 
relatives a un objet si important, ou qu'il ne leur ait pas ete permis 
de les publier, par des motifs, qu'il n'est pas de mou sujet de recher- 
cher , mais , qu'il ne serait pas peat-fitre impossible de d^couvrir , en 
les puisant dans la nature meme du Commerce que fuisaient les Na- 
tions maritimes de ces temps , et qui est connu sous le nom de Com- 
merce d' Economie' 

Pour ce qui concerne les anciennes Archives de G^nes , des recher- 
ches y out tite faites i deux reprises dans ces derniers temps ; et les 
resultats qu'elles out eu ne semblent pas , h.\a. veritt^ , de nature h. flat- 
ter beaucoup l' espoir d'y trouver tons les materiaux , qui seraient n^~ 
cessaires pour le travail prt^liminare dont il s'agit. 

Ce qui doit cependant ranimer le zele de TAcad^mie , c'est la con- 



(j) Yoyei la nolo n. i> 



f 187) 

sidi^ration , que ces archives n'ont pas 6i& toutes Compuls^es , et qu'il 
y en a (lont on ne s'est pas nierae dout^ de I'existence, et qui pour- 
raieiit reciiler dcs monuniens d'lui grand prix. 

L'^poquc n'cst pas peut-t'tre c-!oign6e, ou une meiUeure organisati- 
on de la phis part de ces archives va rendre plus aisees les recher- 
ches que les progr^s des conuaissances historiques pourraieut recla- 
nier. 

II ne scrait pas iiidigne de la classe d'en faire alors un des premiers 
objets de ses soins , et de ses travaux ; et sous uu gouvernement li- 
beral ellc a tout lieu de se flatter , que les difiicult(5s qui pourraient 
tlever des eiiUaves , lui seraient applanies. 

Dans la d(itresse actuelle dc moauineus , conune de notions posi- 
tives et prdcises de I'iudustrie , du Commerce , et de la navigation 
des Genois , j'ai senti , que cette etude, i la quelle je me proposals 
de doniier mes momens de loisir pour mou amusement , me deve- 
nait impossible, au moins de la maniere dontje voulais ra'y prendre, 
ct qui m'avait parue la plus conveoable au sujet. 

C'est en y portant mes meditations, que j'ai dii me former de I'his- 
toirc du Commerce en general I'idee que je vous en ai pr^sent^e. 

Mon travail ne mdritait pas , sans doute , I'honneur de vous 6tre 
offert. C'est un'esquisse , pcut-6tre informe , et certainement incom- 
plete. Elle doit se ressentir encore du peu de temps que j'ai eu pour 
la r^diger. J'ose esp(;rer que vous daignerez au moins Taccueillir cora- 
me un t^moignage de ma soumissioa iIaloi,et demon respect pour 
vos institutions. 



— «>- <»HS'<9»-«®--=f»<l' €>■*"-- 



( >88) 



L'AMOR FILIALE. 



C A P I T L O 



L E T T a 



DALL' ACCADEMICO P. L A V I O S A. 



u. 



n Giovane , Accademici colleghi , un Glovane , che inconsolabile 
per la disavventura di suo Padre fatto schiavo da un Corsale a!- 
gerino parte nell' eti sua di 20 aniii dalla Patria , e dal seno della 
sua famiglia , per portarsi fra quei Barbari al solo oggetto di restituire 
alia vita doniestica , ed alia Libert;\ quello fra gli uomini , per cui 
Egli aveva e Tuna cosa ottenuta, e 1' altra ; che giunto in Algeri pro- 
cura a se stesso con i prieglii, e coUe lagrime i ferri, e la schiavi- 
tii, di cui era il Padre aggravato, forma il soggetto , e 1' argomento 
del poetici) iiiio lavoro. 

Sia per tntti i tempi sacro alle etk che verranno , il rispettabile no- 
me di Giacoino Giraldo Cittadioo di Alassio, autore di una si bella , 
e gloriosa azione ; ne la professione di semplice marinajo , o la po- 
verty del suo statu , siccoine suole frequenteuiente avvenire , la ri- 



(1%) 

eopra mai di una vergognosa diiuenticanza. Questo e un tribiito , o 
Signori, che a lui si deve per giustizia, e che religiosamente accordato . 
ritorna sempre a gloria della Patria, ed a vaiitaggio della Society 
perch6 di stimolo il piu forte alle iniprese piu luniinose e sorpren- 
deiiti. 

L'onore sconosciuto ai salvaggi , e nato dalla civilizzazlone dei 
popoli , concesso alia virtu , basta sebben che solo, e spogliato d'c-iii 
altra riconipeusa, a preniio dalle anime grandi, e dclle magnanime loro 
azioni ; ed ecco perche niciitre noi troviaino presso di tuUi i popoli 
civilizzati delle leggi , che puniscouo i delitti, e gli attentati contro 
la societi , nou troviamo un solo fra quaiUi furono i legislator! , che 
abbiano stabliiti dei prenij alle virtii sociali. Oncrate gli autori di 
qiicste, ripeteteiie il nome con trasporto, lasciate di loro nella storia 
della Patria uua grata ricordanza , propone teli quasi esemplari ai vo- 
stri coiicittadiiii , e senza altro guiderdone vedrete, quasi grano dal 
seme, le Airtu riprodursi a larga copia , e uvoltiplicarsi gli Eroi a "^lo- 
ria , e delizia della Patria. 

Lascio l;i nobile cura di sviluppare questi principii ad un' amico 
Collega , che attuaUneute travaglia sul codice dei nicriti , e delle 
ricouipeuse. 

Passeggiava Temistocle dopo !a celebre battaglia di Salamina lungo 
il lido del mare, e veduti coli sbattuti dalT onde i cadaveri di co- 
loro fra i nemici , die furono le vittime della sua vittoria carichi d' 
oro e di perle per coUane, e maniglie, passando Egli inuauzi, disse 
ad un auiico , die lo seguiva: raccogli , ed abbi tii coteste spoc'lie, 
percli6 tu non sei Temistocle. Insensibile all' oro, ed alle gemme , di 
cui il fasto oriciitale vestiva i suoi soldati , non lo fu poi , 116, non 
lo fu quando vide le sue virti militari riconosciute, ed applaudite da tut- 
ta la Grecia.Venuto Egli ai giuochl di Olimpia, giunto appeiia nello sta- 
dio, tutti coloro fra Greci , che quivi si erano portati per goderne lo spet- 
tacolo, seuz.i piu curarsi di quelli , per i quali avevauo un sir)'>-olare 
trasporto, levatisi in piedi , si volsero tutti a riguardare lui solo; ne 
inai per quel giorno si stancarono di osservarlo , e di mostrarlo a dito 
con festa, e con tripudio ai forestieri, ed a coloro, che non lo cono- 
scevano ; ed Egli lo sprezzatore dcU'oro, e ddle gemme, sensibilis- 
simo ad ua tratto cosi lusiu^Uevole di riconosccaza , lieto oltre modo 



C '90 ) 

di quello , die aiidava ad accadere , confess6 nei trasporti del sn» 
cuore , che Egli raccoglieva in quell' istaitite, grandissinio il frutto di 
tante faticlie sosteaute da lui a gloria , e salvezza della Grecia ; tan- 
to <5 vero , che la gloria , e l' onore sono il solo retaggio , a cui si 
riserbano le aniine virtuose. 

Ora se h lecito paragonare le cose grandi alle piccole, permettete- 
mi, Accademici colleglii , die dalla luminosa comparsa , che fece Te- 
mistocle iu Olinipia , a qiiella io ne venga, che 1' illustre, e virtuoso 
schiavo d'Algeri fece nel suo ritorao alia Patria. Colpiti i suoi Con- 
cittadini dalla virtCi del giovane Giraldo , non avendo cuore , che 
bastasse a sofirire le lagrime, e le affannose grida dell' onorato, e 
vecchio suo Padre, pagato con geuerosa liberaliti il richiesto riscat- 
to , spezzati i ferri della sua scliiavitii , tutti si diedero a richiaiuarlo 
fra loro , fra le braccia del Padre , ed in seno della sua famiglia. 

Quale trionfo pii bello , quale ricompensa piu grande , quanto quel- 
r essere divenuto per la eccelleiiza della sua virtii il soggetto delle 
pubbliche cure, l" invidia dei padri , l' esempio dei figlj , nome sacro, 
nome caro alia Patria! 

Solito io, o signori, a cantare le glorie dei nostri concittadini, a lo- 
darne le imprese , o a piangerne la perdita sui freddi sassi dei loro 
sepolcri , al solo oggetto di eccitare fra noi quello spirito di emula- 
zione , che forma gli Eroi, e ik felloe la Patria , come poteva io mai 
dispensanni dal dovere di tributare i niiei versi ad un Giovane , che 
tiene un luogo si liiininoso, e distiato nei fasti dell' amore filiale, che 
5ono la delizia dei cuori sensibili , ed il pregevole tesoro dei popoli 
civilizzati ? 

Siano le tnle lodi, Accademici colleglii, siano le inie lodi di ecci- 
tamento alle virtii sociali , come gii quelle dei Bardi Io furono alle 
militari nei feroci Montanari della Scozia, e quelle di Pindaro ai com- 
battenti di Olimpia : e che non pu6 sopra un cuore sensibile una si 
nobile ricompensa? 

Ve Io sareste creduto mai, Ateniesi , diceva Alessandro , che a tan- 
te battaglie , a tanti pericoli, e a tanto sangue io mi esponessi , per 
meritare da Voi i vostri encomii ? 

Faccia il Cielo , che io ne ottenga I'intento , a moltiplicare fra noi 
gli uoiuini virtuosi , a gloria dei nostri concittadini , e della Fatria. 



( '9t ) 



CAPITOLO 



Che voce, oli Dio I die trista voce k questa 
Clie scorre senza posa nella notte 
Le mute arene , i monti, e la foresta ? 

Se le sue tronche note , ed interrotte 

Mai non intendo, e se fedele h 1' Eco 
Che a me le ripcrcuote dalle grotte , 

Questi e un uiisero Padre ; Ahi forse cieco 

Chiama un Figlio , che e morto , e morte intanto 
Uno sguardo gli avventa e truce e bieco. 

Sfogo della natura e giusto e santo 

Souo i suoi lai ; ma oh quanti figlj e spesso 
Sono indegni , gran Dio, di tanto pianto ! 

Oh quanta volte un vecchio Padre oppresso 

Dagli anni , e dal languor nei cenci avvolto 
Resta pei figli suoi solo a se stesso? 

Barbari figli!.... J' si diceva, e volto 
Tenea I'oreccliio al flebile laniento , 
Ed in traccia di lui il pie rivolto. 

Quando ecco il vidi. A passo tardo e lento 
Si aggirava sul lido; avea sul fianco 
La destra mano, e la sinistra al mento ; 

Ora urlava piangendo, ed ora stanco 
Si lasciava cader su quelle arene 
Ravvoigendo le mani entro il crin bianco; 

E con voce di un uom , che raanca e sviene , 
Figlio , dicea , la tua pieta mi e morte , 
Rendimi , o figlio mio , le mie catene; 

E fatto il singhiozzar piCi spesso e forte 
Rimase d' iinproviso senza moto , 
£ in un freddo sudor le guancie smorte. 



y^ 



C 192 J- 

Alzai le strida allor per 1' aer viioto, 

E fattomi sii lui con man treraante 
Or gli tergo la fronte, ed or lo scuoto. 

Ma vana h la pieti, che palpitante 

Fiamnia ei sembra di lampa in triste mura: 
Tutto h indizio di niorte in quel sembiante. 

Erami intento alia pietosa cura, 

Quando un Genio discese in quella piaggia 
Quasi Stella cadente in notte oscura. 

Bello non k fra noi , cli' egli non aggia 
Belle forme , bel crin , occliio vivace 
E doici modi , ed alma dolce , e saggia. 

Ond' io mi fui qual uom , che niira e tace: 
Stupido mi restai alia sorpresa 
Ed il labro scord6 d'esser loquace. 

Ma egli : Amico , a cui cotanto pesa 
Di cotesto uonio lo mortale affanno 
Senza ch' abbi di lui la storia intesa, 

Siedi, ed ascolta. Per quel dritto ch' hanuo 
Gli assassiiii fra voi , schiavo in Algeri 
Tratto ei si vide a quel crudel Tiranno. 

A parco pan , torba acqua , e giorni neri 
Egli e serbato , ne raggio di speme 
Scendeva mai ne' tristi suoi pensieri. 

Yeccliio cadeate sospirando geme 

Ed a sospiri suoi quel Donno infido 
Iladdoppia il giogo , e piu lo aggrava e preme. 

Corse frataiito della fama il grido 

E giunse, oh Dio ? di bocca in bocca al Flglio 
Che impaziente lo attendea sul lido. 

Ed egli neir orribile bisbiglio 

Di cento affetti con la sua Pietade 
Sol col filiale Amor tenne consiglio, 

E calcando del mar le ondose strade 

Vola a suo Padre , e piange e prega ed ave 
I ceppi suoi in quelle ree contrade. 



C »95 ) 

Cosl diceva In suon pietoso e grare 

E intento a ravvivarlo e tempia e fronte 
Di umor gli spruzza animator soave. 
Erano gli occhi miei un vivo fonte 

Che la virtii vedea qual segno ai telo 

Esposta ignuda a cento insulti ed onCe; 
E rivolte nel diiol le mani al Cielo 

Gran Dio, gridai , die in te mcglio che io specchio 

II tutto vedi senza inganno o vel(5, 
Porgi pietoso a prieglii miei roiecchio, 

Salvaci un Figlio che h I'onor de'figli, 

Salva nel suo dolor questo buon vecchio. 
II diss! appena e a un battere di cigli 

Mi trovai , ne s6 come , in Dio rapito 

E nell'abisso dei di lui consigli. 
E vidi un stuol di spiriti infitiito 

Che va, che vien , che parte o fk ritorno 

Sol che li guardi a ua scuotere di dito. 
E in niezzo a quell' amabile soggiorno 

Le virtii dei mortali arder qual fuoco 

E il grato odor diffondersi d' intornoj 
Sentii il Rliale amore entro quel loco 

Esaltaie nei ceppi il Prigioniere 

Senza arrestarsi mai puato ne poco. 
Dio lo guatu. Brillarono le sfere: 

Quindi a un genio si volse , ed ei lo intese 

Che la lingua de' spiriti h il pensiere. 
E vibrato suU'ali giu discese 

Di Stella in stella, e in su le aduste arene 

II pie fermo dell" African paese . 
Or chi fia che si opponga ? AUe catena 

Rapl I'Eroe, e sopra arnica prora 

Lo porta al padre, che boccheggia e sviene. 
Sorgeva in Cielo la ridente Aurora 

Quand' io mi risvegliai dal rapimento 

Per cui tuUo il mio cuoi ue esuUa, ancora; 



/ 



( i94) 

E vldi il legno die per dolee vento 

A noi veniva , e il vecchio semivivo 

Ch' ave gli occhi di vetro, e il respir lento. 

E vidi il Figlio in men che il dico , o scrivo 
Balzar sul lido , e volar ratto al Padre 
Ch' ebbe a morire per quel dolce arrivo. 

Ma il genio suo gli fu medico e Madre ; 
Sgrid6 la gioia , che dilata il cuore 
Piu fatal delle idee sian triste ed adre. 

Erano ai baci il figlio e il Genitore: 

Ora e vampa il lor volto , ora si agghiaccia , 
Or si tipge a vermiglio , or di pallore. 

Grande b in essi natura o parli o taccia ; 
Ma gii il figlio sel leva , e seco il porta 
Nel suo povero albergo fra le braccia. 

I Genii allor sulla Onorata porta 

Scrisser rapiti nell' amor filiate : 

}„Chi te non pregia o in lui virtude e morts, 

O mai non a'ebbe,, e si vibrar suU'ale. 



? '9^) 



I 



OSSERVAZIONI 



SULLA 



I/isufficienza dei principj dl alcuni Filosofi moderni a stabilire 

la vera morale. 



L E T T E 



Ball Ab. VINCENZO PALMIERI. 



E 



^gli 6 gran tempo, o CoUeghiAccademici, che si paria e si scrlve 
sull'origine delle societi, sui doveri deU'uomOjSulla necessity della mo- 
rale alia feliciti degli Stati. Una brillante metafisica beA corredata di 
sali piccantl ed arguti scosse il giogo degli studj religiosi e pedanti , 
vest! le lussurie piacevoli di un parlare epigrammatico e concettoso, 
pa$s6 dalle scuole ai gabinetti, e fatta coraggiosa ed ardita per av- 
venture felici dett6 teoremi leggiadrl, proscrisse i freddi ragioaari , 
voile essere ascoltata e seguita, e lo fu. La vivarita dei colori nascose 
la imperfezion del disegno, e il numero degli ammiratori costrinse gli 
uomini meno decisi a far plauso o a tacere. Chi voile pure dir qual- 
cbe cosa, fu condannato fra gli incivili , ed ebbe in premio la derisione 
e il disprezzo. Vestite le divise e le forme della bellezza ne voile an- 
cora i diritti e qualche volta abusandone , come e faina che costu- 
min le belle , non soffri opposizione o discolpa in chi non vedeva in 
quel nuovo abbigliamento che un palazzo incantato che lusinga ed 
abbaglia per grandezza bugiarda, e muove a dispetto per vaniti. Di- 



( '96) 
venuta per moltiplicate conquiste prepotente e feroce sdegn5 assal spesso 
di ascoltaie la seinpliciL\ dclla storia , pii spesso ancor la ragione , 
voile essere creatrjce, stabil'i aU'uotno la natura, i duveri, idiritti, beii- 
ch6 fosse r uonio tanti secoli prima di essa. L' ardinientodovea inuo- 
vere a riso , e impose rispetto. Non e iiuovo che lu decisa franchezza 
di una affermazion risoluta formi un partito , o per mancanza di lumi 
in chi ascolta , o per noja di arrischiare un'esanie, o per timor di una 
guerra. Queslo silenzio e questo rispetto avezza i men cauti a tollerarla 
per iudifferenza, a ripeterla per abitudine. Quando la prima volta fi 
detto clie lo statu primitivo dell'iiomo era uiio stato di barbaric, di 
violenza, che I'esser sue naturale, in cui fi create, era la stupiditi e 
la ferocia, non so quale impressione ebbe a fare un tal detto negli 
animi ingenui e nelle menti non affatto disorganizzate. Pure fii tolle- 
rato, forse percht§ sotto le forme avvenetiti e leggiadre che aveva ve- 
stito, non si voile sospettare un cuore distruggitore e mahgno ;e quin- 
di usurp6 insensibilmente la filosofica cittadinaiiza. Parve un lampo 
d'ingegno e lusingi 1' orgoglio dell' uomo che si compiacque nel tro- 
varsi fondatore di una morale, di una society, di un ordine che dove- 
va a se stesso non alia natura , o a dire piii esattOj non al siio Crea- 
tore. Niuno si avventur6 a imaginare che potesse col tempo divenire 
una trama insidiosa coatro i diritti della ragiouevolezza e della re- 
ligione. 

lUustri accademici, io mi lusingo di prevenire i desiderj vostri e di 
secondare il fine piii caro della nostra istituzione nel trattenervi in un 
argonienlo che tanto interessa la pubblica morale e la felicitk dello 
stato. Quando T eloquente coUega nella inaugurate orazione dimostr& 
iungamente che nou baita esser dotii, bisog/ia esser saggi, segn6 una 
strada che non deve essere abbandonata si presto. Io iion dir6 cose 
nuove alia crudizion vostra. Cercher6 solamente se era possibile ai 
filosofi il formare un sistema di morale suH' assurdo principio del pri- 
mitivo slaio viohnto di natura, e in qual maniera vi siaiio riusciti. 

Forse da questo esame potrinascere una dimostrazione compita della 
gran veritS ; che sarebbero stati migliori filosofi se fossero stati piii 
religiosi. Chiedo la vostra attenzione, e chiedo condiscendenza al mia 
stile, se perche semplice e franco potri qualche volta sembrare mono 
rispettoso ad alcuni filosofi, de'qiiali veaero assai le persons e i talen- 
ti} mapon le dottiine. 



( '97 ) 
E in prlmo luot^o io ebbi sPinpre gran voglla 6' in'.endere per qual 
grave ragioiie quaudo ricercaiiu U origiue dclla societ.i e (itl'e leggi, 
mi slancino sempre in mezzo ad un popolo gii moltiplicatu f DUiue- 
roso di furibondi e selvaggi senza mai dirnii in qual maniera conipar- 
vero essi sulla terra. Nell'orifj'ne, dice Yolney, (ajclie e uno dei fi- 
losofi sommi, r iiomo formato nudu di corpo e di spi/ito si iroru getta- 
to all' azzardo sulla terra conftisa e scli>aggia. Simile agli allti ani- 
jnali, senza cspericnza del passato, senza previdenza delP avvciiie errb 
ncl scno dcllc furcste guidalo solamente e goi'ernato dalle ajfczioni 

delta sua natura Prima (i) die una ncziune avesse ricevuto da 

un ultra nazione i dogini gia inventati ; prima die una generazione 
avesse ereditato delle idee acquistate da una nazione antcriore , niun 
di tutli i sislcmi composti csisteva ancora nel mondo. Figlj dclla na- 
tura i priini uoniini antcriori ad ogni avvenimento, novizj ad ogni na- 
zione nacqucro senza alcana idea di dogmi, ne di riti, ne di precelti , ne 
di stato sociale, ne di divinita, ne di anima. Si rispetti la decisione. Ma 
sarebbe bulio a sapersi da qual' altra nazione antcriore avesse prese 
tali idee quella prima , e 1' altra da quale nazione piii antica e cosi 
saleiidu di nazione in nazione arrivar finabnente a qualcbe nazion pri- 
mogenita in cui quelle idee fosser nate improvise , o le avesse impa- 
rate da quell' «ooto nudo di corpo e di spirito antcriore ad ogni ai've- 
nimcnlo gettaio all azzardo sulla terra confusa e seh'uggia. die se 
qnulla piiniogcnita nazione poteva impararle dase, o col solo talento 
dtW uomo nudo di corpo e di spirito, lo potean bene quest' altre , e 
quindi quella progression misteriosa che nasconde il capo nelle nubi, 
potrebbe sembrare una inutility filosofica niente , oppure un bisogno 
di inselvarsi nel fusco per timor della luce. S6 che la imaginosa filo- 
sofia non deve abbassarsi alle pedanterie della verosimiglianza e della 
sturia, nieiio ancora se questa fosse religiosa e divina ; ma non so 
come si perda il diritto alia filosofia quando si voglia rispettar quello 
dclla ragioue. Quest' orda di barbari spunt6 ella tutta insieme ad un 



(m) Lei lutaes clixp. tf. 
(b; Ibid ch«P' ai> 



( '98) 
tratto suUa terra selvaggia, oppure fa propagata da un solo come par 
die insegni il buon senso, e come esige rannonia e la semplicita 
della natura ? In questa ipotesi io non so trovar la violenza e la Lar- 
l>arie. Se i prim: uotujni nanqaer banibitii come iiascon bambini a tem- 
pi nostri i ftlosofi, ebber biso.giio della teiierezza del padre che noa 
poteva esser fero-ce prolungando per anni la cura de' figlj , e non po- 
teva esser violento e aggressore esseudo il solo uomo suUa terra. Le 
premure paterne che sono il sentimento e la voce della natura , e la 
lunga debolezza de' figlj , spinti dalla stessa natura a cercare nel seno 
de' genitori sostegno, alimeato, tutela, doveano far nascere una inclina- 
zion vicendevole, un leganie, un amore die sentesi ancora nelle etk 
filosofiche. 

Ma si vuol essere condiscendenti : non si vuol quella storia, si vuol 
metafisica : seguitiamo la legge. Gli uomini esistono e sono feroci, la- 
drl, violenti, assassiui per costituzion di natura , vale a dire per primiti- 
vo loro stato naturale. Questo e un teorema filosofico, da cui non e pii 
•ecito dissentire. Se si permettano dubbj scrupolosi, indiscreti, un mi- 
gliaio di sistemi e di libri raorali e politici diventaa chimere e romaa- 
zi , e il caduto diciottesimo secolo non sarebbe plii il secolo de' lumi, 
sarebbe quel delle larve. 

Pria che esistessero le arti e le scienze , prima che la filosofia avesse 
inventato un linguaggio , e che un linguaggio gia inventato avesse 
aperta la strada alia filosofia : Prima che gli uomini fosser civili a 
segno di desiderare e comporre una society , e che la societi gik com- 
posta gli avesse inciviliti a segno di desiderarla e di comporla , (a) 
scorrevano vagabondi e feroci per le foreste senza idee e senza lin- 
guaggio, selvaggi e stupidi si distruggevano per ferocia , si univano per 
brutality. Questa e I'analisi di tutte le storie, tranne la Mosaica, la quale 
non vuol essere ascoltata , dicono i profoudi nostri politici; analisi di- 
mostrata nelle profonde meditazioni fatte sull'origine delle nazioni 
barbare che non conoscjamo , e delle nazioni incivilite, nella cui aa- 



(fl^ Si vela SpeJallcri ne.i suoi diiiUl ddVuomo. Piacciono tanto a quesro scrirtore si fatte antilesi 
fcf It'kose cbe senza rederae la coiuraddizione oe forma i primi anelli delia sua catcaa metafisica. 



C '99 ) 
tichiti non conosciam clie le favole. Ma cjuesti arditi navigatori del Caos 
noil ebber tempo a riflcUere die aiicora nei fuiidameiiti poetici delle 
vaste loro teorie si ingannano. I feroci armati di Cadmo , e gli uo- 
niini fiere della pagana mitologia nacquero dopo il secolo d'oro del 
mansueto Saturno , e in mezzo alle favolc conservarouo ancora i poc- 
ti la persuasione di un tempo die fi il primitivo e vetusto, in cui gli 
uomini vivevan pacifici, sistemati, sociali. L'ordine adunque dovette 
esser prima dcUa baibarie, e il violento stato dell'uomo non (it il 
primitivo ; fu decadenza e ia traviamento. Ma non e aiicor tempo di 
svegliare da questi fastidici sogni i pensatori benefici applicati a sta- 
bilire la morale , l'ordine, la tranqiiilliti negata all'uomo dal Creatore. 
L'uomo, essere sensibile, lia dei bisogiii die non puu soddisfare isola- 
te ; iiicontra pericoli da qiiali egli solo non pu6 difendersi : diinque 
si unisca in society. La societi non puu snssistere senza leggi e senza 
costumi: dunque si crei nna morale: ecco la mera\'igliosa tcoria ri- 
cantata si spesso : ecco il fondamento dei nostri libri politic! e di tutti 
quegli incantatori sistemi die formano la delizia e rammirazione deli;i 
ciasse pi fi vivace della moderna letteratura filosofica. Sli via, ruonio 
i barbaro; conviene strapparlo da qiiesto stato brutale e convieiie in- 
civilirlo. Incivilirlu? In qnal maniera e perche? Per toglieilo al pri- 
mitivo suo stato di natura? Ma voi tentate un iinpossibile , e voi com- 
mettete un assassinio. Chi vi di il diritto di arrestar i'esercizio delle 
mie inclinazioni , di sofiocar lo sviluppo delle mie facolti naturali? 
KJun' essere e in uno stato di tranquillity , niun' essere k nell' ordine 
che per il libcro godimento dello stato in cui lo pose natura. Se voi 
lo alterate e lo contradite , egli k nel disordine , egli e fiior di luoco, 
e perci6 in uno stato d'infeliclt^ e di violenza. Una felicitA contraria 
alia propria costituzion naturalc k una cnntraddizione in rigor nia- 
tematico. Se qnella prima barbaric sembrava un disordine nelle azioni 
deU'uomo; quest' ordin preteso e una vera violenza alia natura del- 
r uoino. Se tale lo voile natura , deve avergli dato le inclinazioni per 
quello: lasciatelo barbaro, ma lasciatelo nello stato suo naturalc. Voi 
volete una convenrione e un contratto socialePio nol voslio. Se lo 
ttato vagaboiido, stlvaggio, feroce ^ il primitivo e natiirale niio stato, 
sar6 virtuoso secoiidandolo , e devo esser febce. Voi siele invidiosi 
tiruani. 



( 200 ) 

Ma I'uomo sentiva assai bene che in quello stafo non era felice 
e non era virtuoso ; e Tuomo sentiva tin indeteiminato e irresistibil 
bisogno di feliciti e dl virtii. Quella stessa ferocia e quella barbarie 
che lo rendevatio agitato e sempre inquieto , sempre aggressore e sem- 
pre assalito non anivavano a sopire isentimenti spontanei di tene- 
rezza e di commozione sulla sua preda quando si calmava il furore 
o la fame. I metafisici lo videro , ma per uii imperdonabile errore 
ttascurarono gli espressivi lineamenti della natura e ostinati nell'as- 
surdo sisteina dell'uomo barbaro crearono leggi e castighi a domarlo 
o a punirlo. Con un paradosso mostruoso cercarono il freno contro il 
cattivo in tanti les-islatori eo-ualmente cattivi. Unirono in societi tutti 
gli uomini , vale a dire tante bestie feroci perche ue nascesse una so- 
cieti virtuosa e pacifica. L'ordine generale e la tranquillitk dovettero 
essere il risultato di tanti vizj, di tanta barbarie, di tanti disofdiniuni- 
ti insieme. E poi si dira che i fllosofi non credono i miracoll? Egliijo 
son docili a segno di credere perfino le contraddizioni e gli inipos- 
sibili. Non avrebbero eglino invece dovuto almen sospettare che quel- 
la primitiva barbarie non era poi cosi certa , che le scintille sponta- 
nee di umaniti e di rettitudine che brillavano improvvise in mezzo a 
quella ferocia, potean dimostrare che il cuore dell'uomo rinchiudeva 
del semi di virtii , e di ordine , che erano soffocati ed oppress! ma 
non imaginarii, nfe morti ? Entri dunque , dovean dire , Tuomo in so 
stesso e cerchi in mezzo ai disordini deile abitudini e delle passioni 
quel prim i semi originarj della virtii, quelle idee primitive e profon- 
de di giusto e di retto che gli scolpi nell'animo un Creatore saggio e 
amoroso. . . Idee primitive? Semi di giusto e di retto? ^oi delirate. E 
non sapete che I'uomo nasce senza idee , che I'animo e una tavola ra- 
sa finche non vi siano scolpite le idee dai sensi esteriori? (a) le idee 
primitive che la stupiditk scolastica diceva innate furono gii I'idola- 
tria dei secoli teologici, ora sono il ludibrio della meEafisica , della ra- 
gione 5 dell'esperienza. Cosi decise il gran Locke, e la filosofia fece 



( A ) Supposons done qu* an commencement Tame est ce qu'on appelle une cable rase / TUtde de tous 
«aracteiei tans aucune idee (quelle ^u*elld soit* Locke, Essai pbiloso|ih. iiv-a. cJbap, i. j. 3. 



C 401 ) 

plauso. Si'gultiamo per poco anche noi, CoUeglil Accademiri, Ic tracce 
del nietufisico profoudo che per aon si quale iiicariteiimo foce una 
rivoluzione cosl imperiosa che (ii vidua al portento. La inesorabile 
filosofia che trova tauta iml)ecillit;\ iiel ragionevole ossequio alia di- 
vina rivelazione , ha pure i furtunati momcnti di urbanitu ed e docile 
fino alia galauteria quaado parlaiio gli uomiiii soniiui. 

L'uomo^ barbaro per primitivo suo stato , ecco il generate fonda- 
inento dei moderiii sisteini iiiorali. L'aaima e una tavola rasa: ecco 
un'assioina che non puu rigettarsi senza dichiararsi inibecilli. Suvia: 
gli oggetti esteriori scrivano su quella lai'ola rasa le prime idec,Ie 
passioni, la virtii? La virtii? ma come inipararla dagli obbietti esterio- 
ri , se quegli uomini primitivi non vedeaa che violenza, se gli obbietti 
esteriori noa inipriniean che violenza ? 

La violenza non potea stampar che idee di violenza , e dalle idee 
di violenza non nasceva idea di ordine e di virtii. Appunto : prosie- 
guc le sue diniostrazioni il gran Locke per ragion degli opposti. La 
violenza mi afHigge e mi turba : io desidero la tranquilliti e 1' ordi- 
ne. Confesso che io qui non intendo pii nulla. Voi desiderate la tran- 
quillity e 1' ordine ? Ma se non ne avete un' idea. La violenza vi af- 
fligge ? Ma se e una posizion naturale e percii vi diviene necessaria- 
mente uno stato di tranquillit;\ e di riposo. Ricordivi, illustri Accade- 
inici , che Io stato primiti\ o e naturale dell' uomo e la violenza e la 
barbaric. Il desiderio dell' ordine e della tranquillity non puo esser 
nt;ir uomo, perch6 ne suppone un' idea e 1' uomo non deve averne se 
non I'acquista dagli obbietti esteriori, perchfe I'anima e uaa. tavola rasa. 
11 desiderio dell' ordine se voi volete supporlo , diventa egli stesso il 
solo disordine pcrche combatte le sue inclinazioni origiuarie , e tende 
a snaturarlo. Clie sc io sento in me stesso un amor di riposo e di or- 
dine , ho gia dunque impressa uell' animo uiilidea , e quindi un pen- 
siero , c quindi una volonta o determir.azione contraria alle impres- 
sioni dei sensi , e le impressloiii violente degli oggetti esteriori noa 
la stanipano , ma la combattono. Io non so come sbrigarini da fjiiesta 
petizion di principio. Temo che il gran Locke abbia fatto un dei soliti 
salti che non sono forestieri ai metafisici. L' anima non ha idee della 
luce, fu detto , prima di vedere la luce: dnnqne le idee vengon dai 

sensi. Lo so anch'io : come l'aaima uoq avrebbc idea del moudo se il 

26 



( 202 ) 

niondo non esistesse. Ma questo non vuol dire che 1' anima non ab- 
bia alcuna idea primitiva ed impressa , voul dire solamente che non 
ha quelle che acquista dai corpi finch6 non li vede. II ragionare di 
Locke e de' suoi seguaci riducesi a questo : 1' anima acquista coUo 
studio e coU'esame di oggetti sensibili ed esteriori idee che non ave- 
va di quegli oggetti esteriori e sensibili : dunque non ne aveva prima 
nessuna. lo non so vedervi la logica. La idea delle cose sensibili si 
acquista sulle cose sensibili: dunque non si hanno alcune idee ante- 
riori indipendenti da questi oggetti sensibili. Le mie idee si moltipli- 
cano a misura dell' espenenza , della riflessione , e degli oggetti che 
mi circondano. Ma questo non prova che non ne avessi prima nessu- 
na ; prova che non avevo io queste. Voi dunque in tutto il vostro gran 
libro erudito , metafisico, geometrico nonmi dite cosa alcuna di nuovo 
e resta sempre a cercarsi se oltre quelle idee che voi mi dimostrate 
prodotte dagli obbietti sensibili ne avessi prima , o ne potessi avere al- 
cun' altra. Rispetto i talenti di Locke , e la subitanea apoteosi che gli 
decretarono i filosofi ammiratori, ma confesso la niia indocilita a per- 
suaderrai che I'anima , di cui la vita 6 il pensiero, die e per natura 
attivissima, non e altro poi che una tavola rasa , e che mancandole i 
sensi, vale a dire la parte dell' uomo stupida, materiale, imperfetta, sa- 
rebbe un soffio , un vapore , un nulla. 

L' anima dunque se non si unisce al corpo non ha alcuna idea ? Egli 
b necessario I'ammetterlo in vigor di sistema. Forse voi non ci riflettete 
o filosofi : ma questa e una grande proposizione. Per convincermi voi 
mi trasportate in Mingrelia e fra gli Ottentotti e mlraostrate quell' ani- 
me stupide neghlttose pesanti perche prive di oggetti esteriori e mol- 
tiplici. I vostri maestri a dir vero non sono i piii rispettabili , ma sa- 
pete poi voi che non hanno eglino alcuna idea fuori di quelle che gli 
yengono da quegli oggetti esteriori ? Ho grande paura che fra gli Ot- 
tentotti eziandio la vostra logica sia sempre inconcludente. Io trovo in 
Locke la definzion dell' idea e I' amnietto. L' idea e tutto cib che 
occupa lo spirico allora che pensa (aJ.Vab ella pensar« questa anima 



(i) Locke Eisai, \iy. a, chae. i. {. t,^ 



(ao3) 

seoza dipender dai sens! ? Se pu6 pensare , questo pensiero che I' oc- 
cupa, forma im'idea; e se non pu6 pensare, come niai i sensi e gli obbietti 
esteriori daranno ad essa il pensiero ? II corpo esteriore nii dara un 
colpo sui sensi , non mi dari un pensiero giammai. Due sassi si urtano, 
e nessun d'essi furma un' idea. Ma 1' anima vive , voi dite , e perchfe 
& viva pu(b acquistar delle idee. A maraviglia. Ma la vita dell' anima 
h il pensare e il volere. Senza idee non si pensa , senza affezioni non 
si vuole. Il voiere dello spirito non e una preponderanza di peso , 6 
una scelta di un bene appreso per tale , un desiderio di una cosa die 
piace. Nulla pu6 piacer senza idee. 

La natura avrebbe dunque fatta 1' anima cosl attiva perch^ non 
avesse che quelle idee che poteva acquistare dai sensi? E ua anima 
libera dai corpo o non avr.\ idea alcuna , o non avr^ che quelle che 
impar6 sulla terra? Quel vostro stupido Ottentotto e quel gelato Groe- 
lando che nella sua caverna vegetd gli anni torpidi e sonnacchiosi , 
chiamato alia vita immortale non sapri altro mai che quanto impar6 
in quella tana? Perdonatemi o sublimi filosofi , io sento che voi mi 
ingannate. Barbara filosofia che non vanta raetafisica e nuove scoperte 
se non colla mira di persuadermi che nou sar6 mai che uno stupido 
giunto all'immortalitci, se ebbi mai la disgrazia di nascere in quelle 
ingrate regioni ! Ma lo spirito pu6 combinare e formare nuove idee? 
Fari invero le grandi combinazioni quell'anima ottentotta rimescolan- 
do le idee acquistate nel mcndo suU'arco di pesce e sulla zagaglia? 
O Locke ! o maestri incomparabili della filosofia, si veramente che voi 
sublimate la condizione dell'uomo colle brillanti vostre teorie che 
giunsero a scuotere la barbaric teologica e le pedanterie della religioue! 

Forse il gran Locke rest6 per timore a mezzo cammino. Egli volea 
pur con'Servare aU'uomo un' anima intellettuule , e pens6 quindi di 
stampar le sue idee sullo spirito. Sentianio una ruifia piii coraggio- 
sa. Elvezio non fu pienamente contento dell'anima tavola rasa perche 
non sapea come scrivere sullo spirito che senza idee , senza pensiere 
senza volonti e perci6 senza vita sfumava in un 'sogno , voile scrivcr 
le id.-e sulla sensibilitd. Ma restava a sapersi se la sensibility fosse 
qu-'lla che dovea scrivere , o fosse la tavola rasa scpra cui dovea scri-' 
versi Elvezio non si spiego assai chiaramenle , e noi re^tiaino all'os- 
curo. Per gli uomini che non sono filosofi, sari probabilm^cnte uo 



( 204) 

niistero come la sensibility possa sentire senz'anima, e sara un' altro 
mistero come possa diventare essa stessa uii'archivio di idee. Ma 
nella ipotesi ancora , la sensibility non sentiva a principio che barba- 
ric e brutaliti, e le idee di buibarie e di brutalitk non par che siaa 
atte a far nascere idea di virti- Siamo qui nuovamente al cimento di ' 
stampar la virtii con caratteri che non sanno stampar die violenza. 

Sebbene a che confonderci fra qiieste inconcludenti riceiche, dice ' 
Holbach nella sua morale universale. Parlereaio di questa dope un 
niomeuto: sentiamo ora soltanto la sublime teoria di questo celebre 
moralista filosofo. Che importano tutte quel le metafisiche astrazioni 
suUe idee, sul pensiero? Abbia Tuomo o non abbia le idee, il peu- 
siero, I'anima: sono superfluiti. L'uomo in ogni ipotesi deve essere 
socievole e deve esser morale. L'esperienza sola pu6 farlo , Tesperi- 
enza lo deve, e l'esperienza lo ha fatto. Accettiamo, illustri Colleghi, 
I'augurio e visitiamo le scole piu celebri per vederne 1' adempimento. ' 
Rousseau il prirao , o almeno il piii rispettato dei fondatori della ' 
politica e morale filosofia cre6 la civil society , e ne dett6 per mezzo ' 
di un mitologico patto le leggi. Strappi dispettoso l'uomo dallo stato 
suo naturale , da quello stato che avea pure tante volte invidiatonei 
beati moment! del suo non raro entusiasmo e lo voile socievole. Bi- 
lanci6 i doveri,le ceasioni, i diritti, la religione. Per una delle solite ' 
antitesi che sono dimostrazioni profonde, decret6 che se l'uomo piena- 
mente libero per sua liberti naturale non vuole essere ancora piuli- 
bero cedendo a una parte della sua liberti vi deve esser costretto , 
il che forma la perfezion ed il colmo della liberta. Ne trov6 I'esempio 
e la prova sul libcrtas che stava impresso suUe carceri del cessato Go- ' 
verno e par che volesse dedurne che la liberty possa scriversi cosi 
bene sulle carceri come sul suo contratto sociale. Politico e giudice 
illuminato favori tutti i culti e singolarmente per non so quale predile- 
zione il maomettano , bandi il solo cattolico perche anti-sociale. Fii 
men decislvo nella morale lasciando libero il campo ai filosofi suc- 
cessor!. 

Si accinse a proseguire I'impresa Voltaire Toracolo della filosofia , 
I'eterno ripetitor di se sfesso ne' tanti suoi saf:f,i e dizionarj e ragioni 
per aljabeio, ma soffri di raro la incomoda voglia diragionar seriamente. 
Quiudi la sua luoiale fu liniitata ad acclamazioni frequenti alia filoso- 



» 



( 205 ) 

fia, alia benificenza all' umanitS, e a colpi all' azzardo contro la intol- 
leranza teologlca. Sarebbe difficile impresa il cercare in quegli ameni 
giardini e in quelle sslvette insidiose nn sisteraa. Am6 i sali volatili e 
i motti faceti, parlo alle facili orecchie, sdegn6 le barbe prolisse , co- 
nobbe le scienze e le arti, e ne decise anche piii : storico spesso in poesia, 
e poeta in istoria prefer! le galanterie letterarie alia poco lusingliiera 
incoinbenza di insegnare freddamente la morale , e molto piUi di stu- 
diarla. 

Parve clie avesse una tal voglia Volney , e per istruirsi visit6 silen- 
zioso le famose rovine di Palmira e d'Egitto. Quelle rovesciate colon- 
ne, e quegli archi spezzati conservavano ancora i lineamenti augustidell' 
anlico supere e spiravano aure iuebrianti per filosofici aromi. lo id saluto 
grid^) nel suo entusiasmo, rovine solitarie ,tombe sacratc,mun silenziosi. 
O loiiihe quaiite virtu possedete ! Voi date all' animo quel giusto equi- 
libria di forza c di seiisibilitd che costituisce la saviezza e la scienza della 
vita. Ecco la prima lezione delle rovine maestre. Non piii si parla di 
idee e di ragione , m.\ V equilibria di forza e di sensibilitd cosiituisce non 
gii la sanita del corpo come sarebbesi creduto in un tempo , ma la 
saviezza e la scienza dclla. vita. Abbiamo gi;\ fatto un gran passo verso 
la virtfi su quelle auguste rovine. Ma vide bene Volney die l' uo- 
mo fu troppo tardi virtuoso se dovette aspettare la virtii dalle 
tombe e dalle rovine. Bisognava trovarla nella barbarie e nella 
stupiditd primitiva. U uonio , egli quindi prosiegue , lungamente 
automata soffrl I'azionj del corpl esteriori senza cercarne la causa , ma 
pur finalmente conobbe che il dogma e la morale confuse non erano, 
che la coaservazion di se stesso, e che la religionc, idea arbitraria senza 
influenza sui rapporti degli uomini fra se stessi non era che un vano omag- 
gio reso alle potenze visibili della natura (a"), Discepolo ossequioso e 
docile deW automata uni Volney la sublime lezione alle sue rovine so- 
' litarie e alia virtii delle tombe e ne combine come doveva aspettarsi 
da un esatto ragionatore un musaico affatto nuovo di morale auto- 
mata e rovinosa. L'ammirarono gli spiriti leggeri , e tacquero i veri fi- 
losofi inorriditi e sorpresi per una tanta tortuositi di parlare. Per ca- 
stigarli di quella indociliti roinacci6 bruscamentc Volney di raostra- 

(*) Volney los luiDts , cbip a. {■ i , 



( 206 ) 

re ( a ^ che le pretese generazioni del sedtcente vomo No^ non 
spno cha il quadro del mondo ebraico al tempo della cauivita, 
e che gli uoinini tutti della Genesi coiuiuciando da Adamo fi- 
no ad Abraino non sono che astri, costellazioni, paesi e cosi Adamo 
e Boote , Saturno No^ , Nembrod Orione. Quan do sark abbastanza 
conosciuta quest' opera importante vorrenio ben essere maravigiiati 
di aver trovato cosi buonamente finora nella storia della Genesi la 
vita e le azioni di uomini veri , e di non aver letto in sostanza che 
la storia e la morte degli astri. 

Dupuis troppo aggravato d'erudizione indigesta e triviale per essere 
bello spirito , e troppo prevenuto per qixeW automata filosofia che la 
religione e iin'idea arbitraria e un vano o?naggio reso alle potenze 
visibili della natura per essere logico disappassionato , abbracci6 con 
trasporto la teoria luminosa e passeggi6 minaccioso non suUe rovine 
delle colonne e degli archi di Palmira e d'Egitto, ma sul!e sospirate 
rovine dei culti religiosi. Questi non dovetter piil essere, e lo decise 
assai gravemente, se non se naturali effetti delle impressioni fatte sui 
sensi dai corpi celesti , o dagli eventi della natura. Le diverse mo- 
dificazioni e le eti e i sistemi diversi ne produssero il genio e il ca- 
rattere, or lascivo, or vivace , or disperato , or severe , ma tutti vani 
egualmente. Il dire che un interior sentimento di gratitudine verso il 
Creator d'ogni cosa, die una persuasione della sua esistenza diede 
origine a que' segni esteriori di venerazion religiosa, che semplici e 
puri a principio si corruppero poi troppo spesso e fra molte nazioni 
per r ignoranza , per i vizj , per le passion! degli uomini, e un contra- 
dire alia filosofia dell' automato , il die e un grave delitto. 

Per liberarci oramai da questi oceani imboscliiti qual' e fi- 
nalmente il risultato di tanti calcoli astronomici e di tante ro- 
vine di archi e di tombe ? Eccolo in due parole : che la mo- 
rale deve essere senza religione : che fra tutte le religioui la piih fu- 
nesta alia morale filosofia b la Cristiana. Ma voglion pur la morale i 
filosofi, ftlmeno lo dicono: ma voglion pure strappar I'uomo da quello 
stato primitivo , che sebbene violento e disordiuato era naturale e per 

( « ^ Voluey let ruinog not. aS. 



( 2v^7 ) 

cl6 dovea es?er felice. Questo k \o scopo de' loro sFoMi e delle gtavi 
loro meditazioni. Or ci6 supposto , e se mai una religion semplice e 
pura fosse il mezzo piii universale, piii efiicace, pifi stabile, pii vero, pet 
qual filosofia dovrebbe ella rigettarsi? Se mai il Deuteronomio , la Sa- 
pienza , I'EccL'siastico, i libri Evangelici potessero coiitenere assiomi e 
regole di morale quanto il Conlratto sociale e I' Emilio e il sistema del~ 
la natura e le rov'uie e l' esprit c la morale universale , Aa. qual filoso- 
fia ci vien romandato di seguire a preferenza questi soli maestri e ri- 
gettare quelle regole e quelli assiomi? Qualunque sia la risposta al 
mio dubbio confesso che io non inteiido ancora la ragion filosofica 
di questa predilezione per libri che uomini sommi trovano sconnessi 
contradittorj superficiali e di quella avversione per massiiiie lutnino- 
se di morale che i filosofi stessi lodano qualche volta quando sono 
meo posseduti. Mi ricordo di aver gii pubblicato sopra questa logi- 
ca irragionevule e ingiusta alcuni pensieri in un saggio religioso e po- 
litico accolto con favore da raolti che amavano la religione e la veri- 
ti , e la conoscevano. Non e qui luogo a ripeterli. 

Ma se si vuol la morale , torniamo , Accademici, alia nostra doman- 

da ; se non si vuol die la religione la insegni , se le scuole filosofiche 

visitate sinora la insegnan si male, come e da chi dovremo aspettarla 

oramai? Eccovi la risposta : dall'esperienza. Questo e il teorema del 

decisivo maestro della morale universale ossia del dove'rl dcll'uomo 

fondali sulta sua natura. Scegliendo egli dai filosofi antecessori le idee 

pii nobili , ed escludendo le false e inesatte, come ci assicura sulla 

sua parola ne compose un sistema. Per non essersi formal i idee gius- 

te dice egli, della natura dell' uomo molii moralisti si sono ingannati 

in morale e ci hanno data rcmanzi efavole. Per conoscere I'uomo non 

bisogna come e avvenuto troppo spesso , ricercare con una mctajisica 

inceria e ingannevole le mollc ascose che lo muovono , basta conside- 

rar I'uomo tal quale si presenta alia nostra visla. (a)Txco la prima 

veritd importante. E' un errore il cercare che cosa si operi nel cuore 

e nella raente dell'uomo ed e un inganno il voler risalire agli inter- 



(*) Maiale UuiTciselle tect. i. chap. a. 



(208) 

ni principj , alia volonti, all' anirao. Basta considerare I'uomo esteri- 
ore quale si presenta ai nostri occhi. Le idee che egli ha del bene e 
del male, prosiegue , del piacere e del dulore, dell'ordine e del disor- 
dine non possono essere che il frutto delle sue espe?ienze ; ed egli iion 
pub contare sulle sue espeiienze che quando sono costaiui , reiterate, 
accompagnate dal giudizio , dalla ri/lessione , dalla rcigione. Ecco una 
seconda veriti importante. L'uonio non conosce alia prima esperien- 
za il bene ed il male , non sente alle prime impressioni il dolore 
o il piacere. Per intendere se una sensazione gli h dolce o incresce- 
vole, buona o cattiva ha bisogno di replicar le esperieuze. Ma questo 
non basta : le esperienze devono essere accompagnate dal giudizio , 
dalla ri/lessione, dalla ra^ione- Ho grande sospetto die il nostro au- 
tor raoralista universale stia male a raeraoria. Questo giudizio, questa 
ri/lessione, questa ragione parmi che s'lan macchine ascose , ed egli 
ha deciso che non si devon cercare in morale per non esporsi ad in- 
ganni. Seguitiamo a sentirlo. L'uomo non porta venendo al mondo che 
la /acolta di sentire ■ dalla sua sensihiliia derivano tutte le sue /acolta 
die si chiamano intellettuali. Eccoci ad altre macchine ascose : le 
facolti intellettuali prodotte , non si sa come, dalla sensibilita. Ques- 
te /acolta intellettuali saranno, io m' imagine , il giudizio, la ri/lessione, 
la ragione. Se ci6 non fosse, noi avremrao altre niolle ascose oltre il 
giudizio la riflessione la ragione, il che moltiplicherebbe i danni fatti 
dalla meiafisica ingannevole e incerta. Cominciamo ora a instruirci. 
Prima di sentire , la sensibility non ha idee : se le avesse sareI)bero 
innate, che b un error da fuggirsi : Le idee nascono duiique dalle sen- 
sazioni , e le idee giuste nascono dalle esperienze che sono reiterate , 
idee prodotte dalle reiterate sensazioni. La sensibility che non pu6 
giudicar da se stessa senza ingannarsi , produce per6 da se stessa le 
facolti intellettuali che eli insesnano a g-iudicar seuza inganno. Ma- 
raviglioso effetto e tanto piii nobile della sua causa. La sensibility 
die non e capace a guidarsi , k capace a st^mpar guide infallibiii che 
la guidano , e la sensibiliti che non ha intelletto , altrimeiiti potrel)be 
giudicare da se delle sue esperienze , genera facoltS. intellettuali che 
le mettan giudizio. Ma le facolth. intellevttuali sono elleno prodotte 
prima della sensazione, e dell' idea , o nascono dalla sensazione e dal- 
r idea? Se nascono prima , noa souo dunque prodotte dall' idea, dalla 



C 209 ) 

flensazione, dalla sensibilltJi ; se nascouo dopo , non possono <?unque 
giliclicar dcU'idea che esisteva prima <li esse. Qui ritoniiaino alia 
raetafisica iagannevole e incerta,e Holbach nou VTJola. Nascano pri- 
ma o na>;rano dopo , egU e certo almeno c!ie la ragione , la rifles- 
sione , il giudizio devono assistere alle esperieiize reiteiate , costanti, 
diiUe quali soltanto pu6 nascere la morale. Prima di queste esperi- 
enze , e senza queste esperieiize non vi puib duuque esser morale. 
Anclie qui la meinoria tradi il nostro moralista. Le nozioni ■primiti- 
ve dclla morale-, avea detto nella prefazioae , (a) nou possono essere 
contrastate. Sono datique iiiutili le esperienze reiterate costanti, se le 
nozioni priiniiii's dclla morale non possono essere contrastate. E' un 
delirio il voler soggettare alle prove dell' esperienza una cosa iacoa- 
trastabile. Ma se le nozioni primitive della morale non possono esser 
contrastate, vi sono dunque delle nozioni primitive di morale, e le 
nozioni primitive non sono esperienze. 

lo ho supposto quasi per dilettevole trattenimento il sistema scon- 
certato del nuovo moralista. Parlisi un momento con pii!i serietJi. EgU 
vuole insegnar la morale all'uomo, e non vuol che si chieda, se nel- 
I'uomo esista un principio interiore , un pensiero, un'anima. Ma biso- 
gna pure cercarlo, se non si vuol ragionare con ipotesi contraddittori^ 
insensate. Se mai per buona ventura fosse neH'uomo qucsto pensiere 
e quest" aiiima , sarehbero certamente i priucipj piii interessati alle 
operazioni niorali dell'uomo e percii sarebbero i primi, dai quali si 
dovrebbe far partir la morale. Se mai per buona ventura fosse nel- 
I'uomo quest'aninia , dovrebbe essa pure esser morale operando per 
necessita uiiitainente col corpo. In una parola sc nell' uomo uoa 
esiste quesfo principio interiore, questo pensiero e quest'anima , lo di- 
ca una volta chiaraineiite e lo provi; se esiste , bisogna pure che abbia 
la sua influenza sulle progettate esperienze e sulla morale. Ma il dirci: 
io voglio render morale un uomo senza che mi iuiporti nulla il sa« 
pere se quest' uomo sia piCi una fiera che ua tronco , sarebbe il col- 
nio della stupiditA quando non I'avesse delta an filosofo. Non puib ne-; 



< • ) tilUct pag. a I. Moral. UuiTcrs. 



garsi che si acqulstano lumi grandissimi ascoltando quest! maestri in 
morale , le progressioni sono porteutose, consolanti, feconde. La mo- 
rale pu6 conoscersi senza Dio, fii detto una volta e fh ripetuto per 
supina ignoranza, non ha molto ia certe stemyrate jif/essioni amiche- 
voli seguendo non s6 quali sconnessioni metafisiche di Bayle. L'ani- 
ma pu6 vivere senza idee , fii detto da Locke e seguitato da una 
moltitudine assai imponente: la morale neU'uomo pu6 stare senza ani- 
jna,fii detto da Elvezio e per ipotesi ancora dal Barone di Holbach. 
L'uomo finalinente stark un giorno senza morale, e sari allora giuhto 
al massimo grado della sua perfettibiliti. Quando avra esaurita tutta 
I'attiviti del suo spirito , quando sari glunto al massimo grado della 
sua perfezione, allora non avri pii bisogno che della ragione per 
esser felice. Condorcet ne k garante nella tanto rinoniata opera della 
perfeltibilud dciruomo. Anivera, egli dice, qiiesto momento in cui il 
Sole no/i vedra piu sulla terra che uomini liberi che non rieonosce- 
rdnno akro Signore che la loro ragione ; in cui i tiranni e gli schiavi 
i preti e i loro stupidi o ipocriti istroinenti non saran piii che nella 
storia , a sui tcatri , in cui saranno schiacciati sotto il peso della ra- 
gione iprimi germi della superstizione e della tirannia fWj. Tempo fe- 
lice in cui caduti in dimenticanza e in rovina i contraui sociali e gli 
spiriti delle leggi e le morali della nalura , e le teorie del piacere e 
le morali uni^'crsali e tutti gli innunierevoli saggi, libri e sistemi che 
ci lusingavano tanto per i progressi della politica e della morale 
filosofia ritornereiho alia sola ragione! Saranno elleno le rispettabili 
rovine di tanti filosofici edifizj , auguste forse non meno , ma certa- 
mente piii vantaggiose delle rovine di Palmira e d'Egitto. Questefe- 
cero nascere la morale filosofica ; quelle distruggeranno la morale, i 
governi , la religione , i preti , e faran nascere la ragione. 

Ma se e permessa una rispettosa dinianda,io vorrei pur chiedere 
al nostro moralxsta matematico filosofo , se questa ragione I'ebbe 
l'uomo o non I'ebbe' allorch^ nudo di corpo e di spirito fu gettato 



(a) Conioitet Jcj progris de I'esprlt humain pjg. 3i4 3i5, 



(211) 

hlYazzdr'io iiilla 'tend confusa e selvaggia? Seallora non rette, sas 
rebbe opportuno a sapersi per qual couibinazioue felice e in qual 
tempo scoppi6 nell'uonio questa ragione, e per quale predilezioae 
della natura o dell'arte rest6 bue il bue e fiera la tigre, divenne ragio- 
nevole I'uoino? Ma forse questa ragione dovette essere il premio dei 
progressi della filosofia e della perfettibiliti dell'uomo. A questa in- 
teressaiite diiiiostraziune seiubra irifutti cousecrata tutta l' opera pro- 
gressiva e imagiuosa di Condorcet. In tal case la conseguenza sarebbe 
alquanto bizzarra e sarebbe neccessario essere filosofi prima di es- 
sere ragionevoli , il che potrebbe voler dire che i filosofi nol sono 
ancora. 

Ma sia amor proprio , sia veriti io sono troppo portato a credere, 
e sono certo che lo siete ancora voi illustri colleghi , che I'uomoaves- 
se la ragiooe a principio. Questo fii dunque il primo grado , da cui 
parti I'uomo novizio nel raondo , fu il primo anello della sua per- 
fettibllita. Dopo secoli e secoli di progression!, di filosofia, di perfezio- 
namento Condorcet ci assicura che arriveremo a non aver pifi biso- 
gno che della ragione per essere virtuosi e felici. Ma questa ragione 
noi I'avevamo a principio e prima di porci in viaggio. Perch6 noa 
rimanercene a casa e godercela in pace? Davvero che viaggiando con 
questo profondo calcolatore dei progressi dello spirito umano si fi 
poco camino! Partiti datlo state di sola ragione fummo trasportati 
dallo stato naturale e fatti socievoli si fecero convenzioni e si fecero 
Icggi, si s^abili^ono costunii e governi e fummo assicurati da tante fi- 
losofiche promesse che tutto ci6 conduceva iudispensabilmente a far- 
ci virtuosi e felici. Dopo infinite vicende , e naufragj , e pericoli , do- 
po maravigliose progressioni di art!, di scienze, di geometria, di meta- 
fisica, di legislazicni puliticlie, di costituzioni sostenuti sempre e gui- 
dati duMa nostra perlettibilitci, dopo queil'altro immenso viaggio che 
resta ancora e che egli descrive nei profetici calcoli della instanca- 
bile nostra perfettibilitJi ci troveremo alia sola ragione per cui sola 
saremo felici. Sarebbe stato minore incomodo e consiglio migliore il 
, non partirne gianiinai. 

Ma qiiando dopo la filosofica progressione saremo alia sola ragione, 
non ci troveremo noi nuovamente al primo grado della nostra per- 
fetlibiliti da cui eravamo partiti ? San\ dunque necessario rimetterci 



ia. vraggio per tornare nuovamente a perfezionarci fintantoch^ si rr» 
torni alia sola ragione. II circolo h veramente grande , ma incomoda. 
Eppmre questa e I'o/jera, se crediamo all'estatico editore , che Cundor- 
eet in una condnua asssnza da se stesso, e qui 1' editor dicea vero aor 
eho senza volerlo , per mezzo di cm consecib il corto inteivallo che 
Ipi separava dalla morte ad una uiilitd geiierale e durevule (a). Oh 
soti pur graadi i filosofi che hanno il felice talento di abbanduuare la. 
stupida morale deU'evangelio? 

E perch^ tutte queste assurditi iuconcludenti e contradittorie? Per- 
clii era necessario iiicivilir ruomo biutale , e far nascere una felici.- 
te da quello stato primitivo di barbaric e di violenza che dissero stato 
Baturalfi dell'uomo. Ma quale dimostcazione o qual prova essi avea- 
no della esistenza di quelio stato , o qual bisoguo aveano di jmmagi.- 
narlo? A questa dimanda la filosofia divien niuta. 

Se le supposizioni son prove ^ soffrite, da quest' ultimo illustri Acca- 
demici, che anchio ne fonni una piii filosofica, perclie piu naturale e pii. 
aeropJice. lo uon voglio barbarie e uoa amo violenze. Fu un tempo 
^mi si permetta la frase) in cui il mondo e I'uomo non erano. L' uo- 
Hto. e il, moado di successiva esisteuza diedero priiicipio al tempr) che 
it la successione di quelle esistenze. Sente ogni uorao che iiou potea 
erearsi da se prima di essere , e sente che non poteva cr.earsL 
c[uando gik fu. Questa e una. iiitrinseca essenziale proprieti o a., 
meglio dire imperfezione di un essere liniitato e successivo , e que^ 
Sta i-snperfezione e comune al priino uorao, all' ultimo , agli uomiaii 
Sutti. II supporre un'eterna successione di. uoraini. non cangia ad essL 
Datura, n^ le propriety, ossia le iniperfezioni essenziali. Vi. fu dunque- 
Blti Creatore deU'uonio e del mondo. Que^ito Creatore saggio,amoro- 
SO5. beuefico form6 1' uomo e gli. diede uno spirito ,. una ragione , vtna, 
sete sempre viva della felicita. Tutto ci6' richiedeva esseuzialmente- 
jjensieri, affezioni, determinazione 5.volere. Doveva alia sua stessa sapi- 
•snza- il porre in attivit^, ed in, moto queste propriety e questi doni,. 
©oroepose: in. muto i^pianeti, gli astri, la vegetazione, la natura, perch6 
gli avea formati a tal uso. Avrebbe egli dopo ci6 lasciate oziose e 



(•j Aieitisicmtnl pag. jDj 



mtite le propriety essenziaVi della creatura pii snblime e piu nobile^ 
perclie vagasse stupida, incerta^ senz'ordine, senza leggi , quando gii 
gli astii, i planefi, Ic stagioni per la sua potente iinpressioue correvar 
BO sisteniati gli armoiiiooi loro pcrlodi? 

A quest'uomo dieile Iddio fm da principio una donna compagna , 
€olla quale potesse conversare e diede loro una lingua per niezzadi 
eui esprinwre gli iuterni loro sentimenti. E' un'idea ehe non par fi- 
losofica il credere che quell" uomo primo e quella prima donna for- 
mali perclie vivessero uniti , con una lingua capace di articolare pa- 
role e data a. questo fine importaiite , dovessero aspettare Spedalieri 
G i fiiosofi per sapec come parlare fra loro. Si unirono in dolci le- 
gami seguendo le imperiose attrattive della natura , e generaron de^ 
figli. Vorrei lusingarmi che a questi figli parlassero i genitoii , e che- 
at genitori rispondessero i figU addestrati a poeo a poco alia favella^ 
Questa famiglia nascente aveva un sistema, iin ordine, un legame vi- 
cendevole. Crebbe e diventi un popolo forraato coHa stessa educa- 
zione,cogli stessi costumi , cuUe stesse abitudini. Divisi e moltiplicatii 
col tempo gli uomini e i popoli, se non furono tutti virtuosi^ se moItL- 
divennero ignoranti, violcnti^ brutali, vuol dire che gli uomini possono" 
degcnerare , non vuol dire che fosser creati in quello stato vizioso e 
brutale. L'angustia del tempo non soffre che io piu vi trattenga ia 
qucste mie lusinghiere immaginazioni. Non devo per6 tralasciare ura. 
avviso iiiiportante , per non dar luogo a sospetti. Io- ho parlato dc 
ipotcsiy petchij le ipotesi non so per qual slmpatia persuadono piii 
alcuni brillaiUL taleoti che la verity, dimostrate quaiide posson&sem^ 
brar refigiose; Ma voi, illustrf Accademici, sapete che qjiesfa;elai sto- 
ria deiruomo scritta in quel codice sacro che noi^ venerfatno rFo sa- 
pete e la amateappunto per questo. Gli sconnessi fiammenri di Sanconia^- 
tone e di Beroso , le miiiaja , di secoli indiani ecinesi,gli inconclu- 
denti zodiaci egiziani,le ardite teorie metafisiche possono bene for- 
mare I'ammirazione e il delirio di spiiiti leggeri che sognano fdosofia ^ 
ma sono fuochi fatui e sono chimere allorch6 si richiamano alia ra- 
gione e alia logica. Noi r.bbiamo un codice, di cui l' antichita e di- 
iDostrata , di cui la sempliciti e la connessione persuade I'integriti ^. 
di cui la filosofia e il buon senso convincono la r.igione , perclie do- 
vremx) arrossire di auteporlo a tutte le temerila nietafisiche, solo pciche 



■( 2.4 ) 

dicesi codice sacro e divino? Sia questo per gli spirit! orgogliosi an 
motivo di abbandonarlo : per noi e per tutti gli uomini che rispet- 
tan ragione sari aigomento di gloria il seguirlo , e sark prova di 
sobria , ma lumiaosa e convincente filosofia. 



•"W^K^w^"* 9^^ 



(2.5) 

D I S C O R S O 

SULLA VIRTU'. 

L E T T O 

JUa Seconda Classe dalV Abate PAOLO SCONNIO 
Profcssore di Logica e Filosbfia morale neW Uniicrsilti 
di Genova. 



■ l l lHg»< ^1ii>M^^li| illl l|« » l» l( i 



u. 



II vecchio argomento e cosl antico quanto I'uomo in societi pren- 
do a trattare, valonti Accademici. Ne ci6 vi rechi inaraviglia. La 
gloria d'esser utile m'^ piu cara d'assai che quella di generare ne' 
vostri aniiui la sorpresa colla noviti , spesso apparente o lontana dal 
vero , o non punto giovevole. Siccome ho sempre portato opinione, 
che i talenli e i lumi, ove disgiunti sieno dalle niorali quality, pcr- 
dono molto del loro lustro e splendore , cosi a questo luogo sacro 
alle utili conoscenze ed al decoro delle lettere non si disdiri, io credo, 
un breve ragionaraento sulla virtu. 

Gii da gran tempo si udi ncl niondo una voce forsennata pronun- 
ziare questa orribile scntenza : che aliro se mai , o virtu , se non im 
vano fantasmal L'indegnazione la strapp6 dalla bocca dell' ultimo 
de* Roman! ; ma il freddo Egoismo ardisce di ripeterla altamente 
a giorni nostri , e di pcrtarla scritta in fronte , e di confermarla col- 
r esempio , tanto piii funesto alia societi quanto mcno coniballuto e 
punito dalle leggi. Quali tristi conseguenze fluiscano dal memorabile 
detto di BrutOjVoi ben il vedete. Sciogliere il piu bel nododtUaSo- 



■cietk , non lasclare agll uomini ultra guida, fuorcTiS il privato inte- 
resse, spegnere nel suo germe la morale, scoraggiar per sempre le 
aoime generoi^e , e d trioafo assicurare del tristi^ecca iti brevi pa- 
role i taali , cTie in-evitabili ne scatiuiscono. Se ]:i virlii e una chi- 
mera , o se, come altri amaii di credere , non e che iin infingimento 
della filosofia , un iitrovato della politica , ua'astrazion della iiiente, 
la quale a suo grado si crea degli esseri, e U veste d'una realiti , 
iclie pur non hanno , altro non saran le leggi , iuorche ceppi crudeli, 
e tirannide , 1' eroisnio fuorche auibizione o demenza ^ la probiti 
fuorche inganno o timidezza. 

Leviamo alto la voce contro i nemici del genere umano. Risuoni 
fra queste pareti il nome augusto di virtCi: i suoi diritti apertamente, 
e con ardito coraggio dagli amici del vero sapere si sostengano: qui 
almeno abbia essa ua asilo inviolato ; qui trovi del figlj , e dei di- 
fensori; qui le si erga un'altare, qui riceva omaggio , culto, venera- 
zlone. Cbe se non mi verr.\ fatto di mostrarveue il bel sembiante , 
ne dipingerlavi qual la vedea nelV esaltazion del suo spirito Platone, 
vi diro almeno cose riconosciute per vere da cliiunque sa leggere 
nel proprio cuore , ed ama di scorrere pei labirinti della propria 
sensLbilita'. 

" Mio intendimento e di dare alia virtfi una base inconcussa , diraos- 
trandovi che ne portiamo il germe dentro di noi. Voi ben avvisate , 
illustri Accademici, che a parlare imprendo della virti, umana, socie- 
vole, di quella virt^ , che non solo h intesa a rispettare per ogni 
maniera gli altrui diritti , ma le sue cure spinge oltre i confini della 
rigorosa giustizia, godendo di far le parti di seconda provvidenza 
col riparare ai mali ^ ed alle ingiustizie delle civili istituzioni. Disfo- 
glii pure il misantropo I'atra bile, che lo rode, e consuma , e si 
compiaccia di dipingere con neri colori la natura umana . lo 
la vedo sotto un raigliore aspetto , e piii consolante. Forse n»' 
ingaono ; ma quando cosi fosse , uu tale inganno m'^ pii dolced'as- 
sai , che non i tristi dettami di una filosofia perniciosa , che soffocan- 
■do nei cuori i sentimeati geoerosi mira, soltanto ad accrescere I'at- 
tiviti dell amor proprio, e generare regoismo tanto fatale alia soci- 
ety , e tanto dalla ragione disapprovato. 

Che cosa ^ la viitii? Cominciamo dal definire un vocabolo, che 



(ai7) 
si aggira per le bocclie dl tutti , o piuttosto dal determinarne I'idea; 
giacchi^ terao forte , non sia la virtu per la piu parte degli uoinini 
quella divitiita scoiiosciuta , cui bruciavano incensi gli Ateiiiesi. La 
poca precisione che adoperarono i raoralisti nell'istruire gli uoinini 
intorno ai dovcri , ha dato liiogo a credere , che la virtii sia un es- 
sere di per se reale , ed esisteute , il quale imponga leggi al genere 
nrnano accoinpagnate da premj e da castighi. Sepuitate la virtu , ri- 
petono essi incessantemeiUe ; dale ascolto alle sm Icg^i eterne. La 
virtu sola e bella , sola inalterabile c sola resiste alCurto del tempo 
e all' avi'iccndarsi de^^li uinani avi'cnimenti : da lei sola emana la feli- 
cila , dietro cui si affannano ansiosamente i nioilali. Queste veritk 
fecero sempre assai debole impressione suU'animo della moltitudine , 
poich6 il parlar metafisico ed astratto poco si adatta alia corta intel- 
ligenza di chi ha tutto lo spirito nei seiisi. Sfor2insi pure i filosofi di 
dare alle produzioiii della lore imaginazione una esistenza fuori di 
noi , dipingendule co' pii\ vivi e bnllanti colori. Siffatti esseri fantas- 
tici non vaiiteranno iiiai la forza irresistibile , onde le veriti palpa- 
bili signoreggiano gli animi , e producono il conviociraento. Miglioi: 
consiglio sarebbe stato p -r mio avviso di accuratamente scomporre la 
nozioae del vocabolo virtu , comecche tale ricerca offra non poche 
difBcoltd, trattandosi d'lin'idea molto complessa, intorno alia quale si e 
tanto disputato dagli antichi e moderni filosofi. 

Havvi una virtii, ch'io chiarao d'opiaione '■ essa consiste o ia 
quelle azioiii , che all' utile particolare delle differenti society niirano 
principalmente , o in quelle che ai pregiudizj si conformano gii sta- 
biliti e radicati nella mente della moltitudine. Siccome 1' utile e i pre- 
giudizj seguono le vicende del tempi, dei lumi, dei rapporti , e del 
grado d'incivilimento , iu cui trovansi le nazioni , cosi non h inara- 
viglia , che la virtii, e il vizio , che dalle cose or ora accennate si 
determinatio , non serbino una costante uniformita in ogni tempo , e 
presso tutti i popoli. L'altra 61a virtii vera e naturale , che suppone 
I'idea di giustizia e di onesta. Dove si conoscono i general! rapporti, 
che uniscono ruomoall'uomo, ivil' idea di virti non h oscurata dai pre- 
giudizj , e chiara si conserva nella mente d'ognuno. Di questa iutendo di 
favellarc , p non di quella , che sebbene qualche volta vesta le sein- 
biaaze dell'altra, pur non ne ha 1' indole ingenua e 1' auiabile sem- 



C »i8 ) 

plicitS. Gli uomini non tralasciarouo mai d' investigare le quality 
dalle quali il buon essere del corpo sociale potesse derivare; e poi- 
ch^ la enumerazione di t;di qualitti esigeva uii luiigo discorso spesso 
noa opportuno all' uopo , si credette percid) necessario di abbracciar* 
^e tutte coa uii solo vocabolo , e fu delta virlu lunioiie di quelle 
felici disposizioni , die al bene altiui mirassero principalnieiite , sen- 
za verun riguardo al proprio iiidividiiale vaiitaggio. Quegli fu ripu- 
tato uomo giusto , che avea rabitudine di coDturmare le sue azioiti 
alia regole della giustizia prescritta dalle leggi civili ; onesto quegli, 
le cui azioni non solo meritavano il nome di giuste , rua di piii dal- 
ramore procedevano e dalla beneficenza , da cui i doveri sociali di- 
pendono : finalinente viiLuoso venne cliianiato quegli, che I'abitudine 
avea di regolare le sue azioni non colla norma della civile legisla- 
zione soltanto, ma eziandio colle niassime dell'onesta in roodo che 
le sue azioni tendessero costantemente al bene della society , senza ve- 
run riguardo al proprio, che mai non entra nel calcolo della virtii (<;). 
Egli 6 questo , come di leggieri si scorge , uiio di quel vocabuli , die 
CoUelLivi si appellano ; esprime un gruppo d idee astiatte, che non 
saranno mai chiare, precise, costanti, se non quando la morale del- 
la ragione , dopo di avere scoperta la vera sorgente de' nostri di- 
rittl e doveri , adempiri al sublime uffizio , cui e destinata , di essere 
la legislatrice del genere umano. Quest'epoca fortunata e ancor trop- 
po lontana ; poiclie, come saggiamente si esprime il chiarissimo Ce- 
sarotti , la morale fa poclii progressi quando la politica fa trafico di 
viz']- Non per questo debbe scoraggiarsi il filosofo , il quale nei ge- 
neral! rapporti, che I'essenza costituiscono dalla societA , cerca medi- 
tando il fondamento delle leggi naturali , che amore e giustizia pre- 
scrivono. 



A) Qttanao jiJics die la virtitconiiite nella bcnevolenza disinteressata , non s micni- gii , che rhiiin- 
que S9 ilesso espnno al ppticolo di perdfri- U Tin per iicampato allrui dalla morti?, oni priya delle pro- 
piie so«3nje per dhtribuirle all' indigenza Ungucnto , non senta qaella ineffabile c^mpiacenza , rtie 
irriga tullo 1' uomo d' una equabilo o peimauenle dolceiza. I piaceri che in noi produce la tirlii , Sono 
un forle stiniolo a seguitarla , ed t in questo lenso clie diresi esser ella premio a se jtHM.-i. Ma qui si 
parli di que ' yaotaggi , cU iOBO unicameuW atwceati ai Knsi , e cho 1' aiuoff ropiio piefoiiiM ai pi«- 



C 219 ) 

Forse diri taluno, che come I'opposizione degl'lnteressi particolari 
fe' sempre Tuomo neiuico dell'uomo , cosi non avverri giammai che 
regni iiel moiido la pura e perfetta virtii , costantemente all'altrui 
bene rivolta ; e che i vizj essendo inerenti alia nostra natura, pos- 
sono considerarsi come gli acidi e la bile del corpo sociale , i quali 
giovano alia conservazione di lui finche serbano una giusta propor- 
zione e si mantengono in qncl date eqiiilibrio coi principj di coe- 
sioiie , vale a dire colla giustizia e la benefireiiza. Siffatto ragionare, 
di cui nienano grandissimo rumore valenti filosofi, sembra che ge- 
neri confusion d'idee, e sparga di tenebre una materia chiara per 
se stcssa e seniplire. Duopu e distinguere accnraturaente I'opera duUa 
natura da qiiellu , che ail'educazione , alia politiche instituzioni , ed 
alle Ii'ggi dtbliLsi principalmenle attribuire. £rraJ , diceva Seneca, 
ji existinas vitia nobiscuni nasci ; mpcrvenvrunt , iagesta sunt- L'uo- 
mo naice cull' amor di se niedesimo , e colla disposizione a sentire 
i tocchi armonici di quella corrispoadenza nelle affezioni de' nostn 
siniili , che serve di base e di fondamento ai doveri sociali. II pri- 
mo lo spinge gagliardacnente alia propria conservazione , e finche 
esso nun oltrepas^a i confini prescritti alia sua attivit^ ; finche 
non degenera dall'indole sua nativa, e non si trasforma in amor 
proprio riflesso , che si fa centro di tutto , e tutto attira a se, e se 
preferisre aqualiinque altro , non hassi ad avere in conto ne di buo- 
no ne di cattivo. L'altra gli ricorda ad ogni istante , ch'egli non k 
solo ed isolato in questa terra; che ha dei rapporti cogli altri suoi 
simili , e che non nacque solo a stesso , ma pel bene di chiunque 
forma con lui parte della vasta famiglia , che genere umano si 
appella. Ecco quel che in noi pose natura ; tutto il rimanente e fat- 
tizio , perchii prodotto dalle circostanze di luogo , dl tempo, di bi- 
sogno , in cui avvien che un individuo si trovi. 

Stabiliti qnesti principj , che avrei pii diffusamente esposti , eve 
la penetrazione e la vastiti della vostra mente non mel vietassero , 
paruii die 1' idea della virti ne fluisca semplice e chiara. Lasciate da 
parte tutte le altre defiuizioni , che o sono troppo astratte , o la vir- 
tii ripongono in una sfera troppo superiore all'uraana condizione , 
io non saprei altrimenti concepirla che come una sincera e costante 
disposizione a recare altrui tutto quel bene , che per noi si pu6. 



( 220 ) 

E poicli^ miointenditneute si e, come vi clicea daprinclpio, di dimostrare 
die alia virtii siam tratti naturalmente, anzi che essa ik parte di iioi nie- 
desimi , e costituisce la nostra morale costituzione , quaudo vogliasi 
considerare ruomo nel pifi semplice aspetto , vale a dire nel suo na- 
tio sembiaute , non alterato e contraffatto dalle cause moltiplici che 
concorrono a snaturarlo , quindi sara mia cura d' investigare iiella 
sensil)ilitii I'origiiie di siffatta disposizione , e uella ragione il mezzo 
opportune perche tale isliuto felice per essa convenevohnente colti- 
vato e dlretto divenga una sublime teoria , e ci serva di guida sicura 
nelle nostre azioni. 

L'uomo e sensibile , clie e quanto a dire, al dolori soggetto , ed 
ai piaceri : egli e questo un fatto , anzi la prima verity , sorgeiite 
d'oo-ni altra. Da tale qualitk inerente alia umaiia natura non veggo 
elk scaturire , come altri amarono di credere, il sistema antisocial© 
dell'egoismoj ma sibbene la virtii benefica , e generosa. Per la seii- 
sibilitk noi siamo incessantemente avvertiti della debolezza nostra, & 
posti quai siaxuo in mezzo ad una feiUa di sempre nuovi e sempre 
rinascenti bisogni , che da ogni parte ci premono : a cbi farem noi 
ricorso , se non all' uomo medesimo , nel cui sembiante il iiostro stesso 
sembiante ravvisiamo? La rassomiglianza , che ci presenta lidea della 
medesimezza, ben ci persuade, che le nostre pane vanno a rifrangersi , 
e ripercuotere nel cuore d' altri siniili a noi, e ci inanima a sperare , 
e a non isperare indarno le opportune consolazioni e socoorso. Yedete 
que' due stromenti accordati all' unisoao ; se avvien niai , che una 
corda dell'uno sia posta in vibrazione , tosto al tocco armonico quella 
deU'altro risponde come per una oscillazione spontanea; e tal feno- 
jneno potete rinnovarlo a vostro grado , fiache una sEraniera cagio- 
ne a turbar non giunga , ed alterare tra i due corpi sonori questa 
screta imcomprensibile corrispondenza. Noi pure , dice TAutore del- 
r opera insigne suit ineguagUanza fisica , morale, politica deU'uomo, 
noi pure la natura form6 come tanti strumenti simili , onde potessimo 
risponderci nelle affezioni, in quella guisa medesima, che al tocco armoni- 
co di uno strumento corrisponde la stessa corda d'un altro strumento si- 
mile. Le fibre della nostra niirabile organizzazione ponno risguardarsi co- 
me taute corde preste a vibrare di per se , quundo altre coide si- 



( 221 ) 

mill , che possano si quelle ia qualche modo agire , rlcevono qnal- 
che scossa dolorosa , o piacevole. Ed ecco V origine di quella felice 
disposizioiie , clie dallo Smith , e da iion pochi aitri filosofi simpatia 
fu delta. Per quanto si sforzi 1' uomo di comprimere in se stesso la 
forza de' sentimenti simpaiict , pure avviene assai volte, che ne pro- 
vi , anche suo malgrado , i fremiti, e T impulso ; ne duopo e, che a 
dimostrare un fatto dalla quotidiana sperienza fiaacheggiato , lunga- 
mente mi afiatirhi. E questa e pure 1' origine , e come porto fermissi- 
ma opinioiie , l' origin sola di quel sentiniento dolce a un tempo , e 
doloroso , che coinpcissioa vulgarmente si cliiama. lo la concepisco 
come un' armonica corrispondenza , che 1' Autor Supremo della Na- 
tura stahili tra gli uoniini, perche quali esseri simili un sol tutto ben 
armonizzato tormassero , gli uni dipendendo scambievolmente da'^li 
altri, e ciascuno da canto suo alia conservazione concorrendo dell' or- 
dine morale. Chiunque non e con replicati atti costantemente incallito 
alia vista de'mali altrui , soffre in vedendo un suo simile soflrire; prova 
un'emozion violenta , un fremito involontario che potrebbe giustainente 
chiamarsi la preghiera dclla natura in favor degli infclici , e innanzi an- 
cor , che la ragion gliel suggerisca, spinto si sente a soccorrere gli 
afllitti , e desiderar la cessazione degli altrui dolori. Siffatto sentimento 
("chi potrebbe negarlo ? ) ben ci avverte , che a noi soli nati non sianio; 
e poiclie le affezioni de' nostri simili trovano aperto il varco al no- 
stro cuore , che perci6 componsi a tristezza , od a piacere , come per 
mettersi all' unisono , voi ben vedete il fondameiito di quelli eterni 
rapporti , die la Saggia Provvidenza pose fra gli uomini , onde i mem- 
bri dispersi dell' uman genere stretti fossero , e uniti con nodi iadis- 
solubili , formaudo una vasta famiglia. 

Pur troppo 6 vero , che questo istinto sublime, se cos'i posso chia- 
marlo , viene incessantemente combattuto , e quasi soffocato presso il 
volgo degli uomini da un'altro non men forte impulso della natura , 
rinforzato di continuo , e reso prepotente dai pregiudizj , dall'educa- 
zion , dalle Leggi , e quel che p'lh si dura fatica a comprendere , per- 
fm dalla politica. L' amor di noi medesimi, che di sua natura e inteso 
imicamente alia nostra conservazione, dilati ampiamente il suo impero 
e crebbe a misura , che si estese la sfera degl' irrequieti , e vaganti 
nostri desidcij. Felice la societi se iuvece di rinvigorirejl sentimento, 



/ 



( 222 ) 

che ci concentra la noi medesimi , e c' isplra il folle pensiero di ri- 
guardarci , dir6 cosi , come tanti Nuiui , cui debbaiio gli altri mor- 
tali offerire iucensi e dcjni, seiiza punto dell'altrui bene curarsi, soUecita 
fosse stata di rinvigorir quello , che a lei ne stringe imperiosamente , 
Ma di tal deviazioue dalle leggi della natura, leggi eterne, necessarie, 
nella cui osservanza pu6 sulo trovarsi la verace feliciti , dobbiarao 
accaggionarue priucipulmeiite la falsa politica , che i deboli coll'abu- 
80 della forza oppiiiiie.ido, diede i uatali al crudele egoistno delle na- 
zionl, il quale beutusto pass6 nelle famiglie, e quiiidi uel cuore de- 
gli individui gitt6 prufuude le ladici. Ben fortuiiato il moudu se que- 
sto veleno , da cui va' esente il solo savio, avvien che nou feimen- 
ti in segreto peifiii fra quelli stessi , che coi vincoli sacii del san- 
giie congiuiiti sonu! Non si creda pi r questo , che la morale deH'uomo 
neiregoisino assoluto riposi , come su base propria, ed unica. Avea 
la natura ogni cosa disposto con aaiore , e prudenza ; h la mano del- 
ruomo,che porto dapertutto il guasto , e la morte. Nun si accagioni 
dell'egoisnio , che regna nella piu parte degli uomini , la saggia le- 
gislatrice ; si rimproveri piuttosto la societa , perche mal conoscendo 
i suoi veri interessi , mir6 sempre a render I'uomo insocievole , che 
e quauto a dire, nemico dell'uomo, e pose in bocca ad Obbesio quel 
detto pur troppo comprovato dal fatto , ma condannato dalla natura: 
Homo homini lupus. Se la compassione fu delta giustaniente la prima 
fra le virtii sociali , che peasar dovremo deU'egoismo che le soffoca 
e spegne nel cuore umano? Quella mira unicamente a stringere i le- 
gami della famiglia e dtlla Patria ; questo non rispetta i nodi pii sa- 
cri. L'una e sovvente il principio della benevolenza , deli'amicizia , 
e dei sentinienti affettuosi , e qualche volta innalza raiiiina fino al- 
I'eroismo ; I'altro iimaridisce il cuore , e lo rende inaccessibile alle 
affezioni generose. Se la pleti , perchti di sua natura fe strettamente 
congiunta al sentimento deU'ordine e della giustizia , si pu6 a ragio- 
ne chiamare una seconda Prowidenza , I'egoismo, die introduce il 
disordiije nella societA , e rompe i rapporti stabiliti fra i cittadini , fa- 
vorisce ed accelera la decadenza degl'Imperi. 

Malgrado per6 cotanta deviazione d.iir ordine primitive, pur qual- 
che vestigio rimane ancor fra gli uomini di quella natural simpatia, 
ehe mi sembra essere la base precipua delle suciali affezioni- Osserva- 



C"3) 
teli attentamente , e sopra tutto in que' raomenti , che 1' Interesse non 
li constrige ad esser sordi alia voce del ciiore. Se avvicn che allora 
la Storia, un Poema, uii Romanzo trasporti I'immagiiiazione loro sull' 
iiifortunio d'una desoluta , ma pur virtuosa famiglia ; oppure un Be- 
lisario ponga loro dinanzi , die dull' alto della graudezza, degli onori, 
e della gloria, per vile caluniiia, precipitando nell' abbiezione , nella 
niiseiia, e nella ceciti, fu costretto andar accattando , per man gui- 
dato d'uii fauciuUo ; tosto si slanciano fuori di se ad immedesimarsi 
coll'essere iiifelice, e con lui dividono le pene, gli affanni , e le svcn- 
ture. Per egual modo se ci vien presentato dinanzi il quadro ridente 
d'una felloe contrada, dove la seniplicita , e liniiocenza conducono i 
lieti gioiiii nolL- dolcezze della pace , e nei beat! palpiti di un fra- 
tellevole aniore , non mai alteruto dalla crucciosa diftidenza, dalle ge- 
losie, dagli odj , qual bulsamo di piacere non ci si dilfonde soaveniente 
I per le veae? Rimaiigon duiiqne neU' uorao incivilito le tracce indelebili 
I di quel nodo, oude la natura avealo stretto a tutto i! genere ninano. 
Anzi ne lavviso le vestigia , e per dir cosi , la rifrnzione in quella stessa 
urbaniti\ e pulitezza , cite nelle maniere , e nelle espressioni amore- 
volezza spira , sensibility , e desiderio di beneficare. La civilti non e 
che Timitazione d'utia scainbievole benevolenza fra gli uoniini. II siio 
linguaggio disgraziatamente spesso e smentito dal cuore ; tuttavia 
di mezzo alle menzognere espressioni d' amicizia , di divozione, d' at- 
camento , di servitii; di mezzo a quel gergo anipolloso , e ridondante 
trapellar mi sembra e fuori gemere la natura , die vince la nostra 
stessa depravazione. Gli sventurati , la cui anima fredda non h piii 
riscdldata dal fuuco della virtii , amano almeno di portarne il sein- 
biante , e celare altrui si abbominevole diffetto sotto le mentite ap- 
parenze d'una sensibilita tanto piii studiata, quanto men verace. 

A ritroso di queste innegabili veritA , i detrattori dell'uomo vedono 
per entro ai nostri sentimenti , anclie i piu virtuosi, e magnaniini, 
serpcggiar di nasrosto 1' interesse, che frammischiandosi in ogni nos- 
tra azione , trasforma in vile mercato la generositi medesima. N6, 
rispondo , gli slanci di una bel!'anima figli non sono di un calcolo 
segreto. Quando mai Lord Nervil si mostri veramente grande e de- 
< gno di possedere colei che alia piii squisita sensibility univa i piili rati 
pregi deirimraaginazione, e i piii amabili talenti? Egli avrebbe smen 



("4 J 

tito 11 suo cnrattcre generoso e niagnanimo , se all'udire dalle grida 
della moltitudine clie uii povero veccliio iavano si sforzava di lottare 
contro i marosi, die ognor piu andavano infuriaiido ; e se al vedere 
che alcuao n6 mosso da compassione, ne allettato dall'oro per lui 
offerto a chiuaque avesse salvato quel!o infelice , non avea il coraggio 
di affrontare il pericolo, egli dimenticando se stesso e la suaCorinna, 
per cui struggeasi d'amore, slanciato noii si fosse tra que' flutti , es- 
ponendosi al sicuro pericolo di perdere la vita per conservarla altrui ? 
{a) Ma questa , voi mi direte , e virtti da ronianzo. Forseche fatti di tal 
natiira non son frequenti nella storia ? Noi , noi stessi fummo spettatori 
poc'anzi d'un eguale Eroismo, che riempi d'aminirazionetutta questa cit- 
ti ('b).Le magnanime azioni muovono da una viva sensibilita, specie d'is- 
tinto , die non lascia mai alia fredda ragione il tempo di pesare sulle 
bilance dell' interesse ibeni, ei inali clie potrebbero derivare a chi 
ne segue I'impulso prepotente. I grandi peiisieri , disse il sentenzioso 
Vauvenar^ue , partono soltanto dal cuore. Quindi conchiudo , che le 
anime sublimi , le quali credono perduti i giorni non segnati da 
qualche tratto di beneficenza , sono nella natura ; mentre le piccole 
che tutte si stanno rannicchiate entro Tangiista sfera del privato loro 
interesse, se ne scostaao , percht' le infelici piii non ne odono la voce, 
ne pifi sono dal fuoco avvivatore della morale sensibility riscaldate. 
Ouando e che regoismo dilata, ed estende ampiamente il fatale suo 
impero? Quando gli stati per efietto della general corruzione precipi- 
tano al loro decadimento; laddove la pieti allora principalmente ottien 
degli altari quando il vizio che nasce sempre da un eccessivo amor pro- 
prio o non e quasi conosciuto, od e proscritto.L'nomobenefico,umano 
compassionevole e dunque per me 1' uomo della natura; I'egoista ua 
essere depravato , corrotto , snaturato. 



(a) Nel celebre romauzo intitolato , Corinne ou I'llalU. 

(by Uui donna diveouta pazza si getta iu un pozzi.Accorre l.i oents. e chi un mezzo propone e cliiral- 
*ro ppv salvarla ; ma intar.to essa e gia presto amorire; ogni itiiitimo ritardo rend'^ vana qualunque pie- 
ta. Un giovane per iippulso irresistibile del cunre si precipita iiel pf>zzo niedesinio , e poco manca clio 
vittima non rimnnga della Sua beue^ca sensibiliiu raenire gmta il noUxle piacore d'sYei lolto alia moica 
u Da preda. 



Ma la natnr.i non ha fatto die abbozzare , dlr6 cos), I'uomo mo- 
rale, deponeiiclo iicl di lui cuore lii preziosa seiisibilita , cli'io cliiaino 
una sccouda Pruvvideiiza. La cura di coridurre a perlezioti 1' opera 
voile, die venisse alia ragione aftidata. Quella somministra , diri cosi , 
i priiui materiali all'edifizio della nostra feliciti ; tocca poi alia ragio- 
ne il couoscorli, c fame I'uso coiiveniciite ; a lei si aspott.i dirigere 
al graudo oggetto Teiii^rgia dellc iiostrc fdcolta,e goveniaiidu le iios- 
tre inclinazioni , trasformare in dottrina quel che in noi pose per istinto 
la provvida natiir:i C.i) Quisiscopre agii ocdii nostri la carriera della 
virti'. qui comindamo i traveder lo sviliippainento^ di cui e suscettiiiile 
il gc'rnie preziosu cltyosto dal Cielo in tiitti i cuori, quando venga dalla 
ragioiie convenevolineiite collivato e diretto ; qui riconosciamo ancora , 
essere la virtii non solamente una felice disposizinne, ma una dottrina 
profoiida , una specie di legislazione , die al dilletto delle leggi civili 
opportnnainente snpplisCe. Volere il bene , preferire il maggior bene, 
promiiDvere il vantaggio del maggior numero possibile , ecco in po- 
clie parole la teoria della virtCi. Chi 6 dunque I'liomo veraceniente . 
virtuoso? Qiiegli che uso per lunga niodifazione allc grandi idee, ha 
seinpre dinanzi alio spirlto la vasta faniiglia degli uomini ; quegli che 
cousideraiido le miserie d' ogni maniera , die fanno assedio alia nos- 
tra penosa esistenza , sente il bisogno irresistibile di dilatarc la bene- 
fica aninia, ed abliraccia n -Ua sua benevolenza, sempre regolala dalla 
CTUstizia ■, tiUto il jreoere iinuino. 

Questa idea sublime della virtii potrebbe a taluno per avventura 
scnibrare degiia bensi della grand' anima di Platone , ma troppo alia 
deboiezza delle uniane forze sproporzionata. E poi , qnesto estender 
a lutto quanto I'uman genere la nostra sensibility , non e egli an es- 
tinguere ne' cuori Tamor sacro della Patria? Ah ! non ofl'endiamo la 
Patria , segregandola nel nostro cuore dal rimanente degli uomini. 

Formi pur essa, quanto vuolsi , una diletta famiglia ; una fazioae 

. o-)»"ini:3r. rr..' : ■ ■ 



ft) Di tjnl ,i TfJe che U norile filiiolii si ippoggi.i per on Ijlo sal seiui.iicoto , a ■per 1' altro Julia ragio- 
ne. Chiunjue rolcsie darle per rondameulo o il solo senliiiienio , o la sola raaioo.- , iunalzenbbc un oli- 
fiiio dokole e racillsnie. Coloro per6 clio dijjcro essete la morale una s)>ccie J' istiiilo , non si aHonia- 
'>»'oiio loialmcDie djl »eio. 



( 226 ) 

jion gla ; amiamola bensi , ma il nostro ainore una congiura non sia 
contro chi vivc sotto estranio Cielo , e sotto clima diverso. AUorchd 
il teroce Catone non cessava mai di ripeterein Seuato , che d'uopo era 
distniggerc Cartaglne , perclie non si leva una voce virtiiosa a cosi 
favellare? N6 Catone, non si distrugga Cartagine; pensiamo anzi alia 
prosperiti della Republica , die alia rovina ed eccidio dell'tmula 
Nazione ; sieno, le nostra cure incessanti rivolte a perfezionare la le- 
glslazione , e darle per sostegni , difensori , e cnstodi i costumi del 
popolo ; ahbiania una politica pii umana , e piii saggia ; popolata 
Roma di Ganiilli, di Curj , e di Fabrizj , sia piu ttjlice che graude,piii 
rispettata , che terribile, e maestra delle virtii, e scuola di iilosofia 
sia I'esempiOje non il terror dell'uaiverso. Tenuauio,si teniiamoche 
essa non resti oppressa e scliiacciata sotto il peso della sua enorme 
grandezza , e non rimanga dalle trabocclievoli spoglie delle vinte na- 
zioni doma , e conquisa ; teniianio in soninia, che conquistatrice 
ingiusta non trovi neila conquista medesima la sua toiuba ? Tale 
avrebbe pur dovuto essere il linguaggio dei veri Roniani ; ma poiche 
Roma disconobbe i snoi doveri verso le altre nazioni , i Romani non 
tardarono a dimenticare i lor doveri verso la Patria , e Roma divenne 
preda dei barbari , che vendicarono I'universo. 

A formarsi una qualche idea delle utili lezioni , oiide la saaa ra- 
gione addottrina la sensibilit.'i , credo per idtinio necessario di rac- 
eogliere come in u,n fascio le principali sue massime , die sono a clua- 
marli cosi,gli assiomi della morale pratica. 

L'uomo ha nieno bisogno di godere , die di soffrire ; spesso il pia- 
cere non e die la rapida cessazione del dolore. Se non e possibile 
per una legge inevitabile dell' umana condizione , far si , die al mon- 
^o piih. non si metta «n sospiro , non si versi una lagrima , cerchisi 
almeno di alleviare, per quanto h possibile, le altrui niiserie , e pene. 
La feliciti consiste nieno nel possedere quel che credesi un bene, che 
nell'allontanare , o diminuire i mali. Chiunque medita profondamen- 
te la natura dell'uorao nel complesso , e sviluppo delle sue facolti, 
e nel contrasto alterno , e ind.;finito delle sue doppie tendenze iso- 
lanti , e socievoli , conosce che I'ignoranza, I'errore, la passione 
sono essenziali alia specie , e indestruttibili come I'essenza medesi- 
ma, e die il aodo j oude si lega la vita, h un tessuto inestricabile 



C 227 ) 

di beni, e di raali, clis si accavalcano. L'uomo virtuoso ama il letto 
con zelo piiro , noa intinto deli'atra bile, iion attizzato dall'odio; 
ma noil ignora , che preparar convicne i cangiaiuenli delle idee con 
progressiva insensibile altivitti ,e nOn precipitarli con dannosa , ed inef- 
cace violenza.Nemico diogrii estremo non altro inculca che indulgenza, 
moderazioiie, dolcezza, e aspirando a render ciasruiio coiitento della sua 
sorte e pagodise, predica altannnte rlic in qnaliinque specie di for- 
tuna , di condizion , di governo l'uomo c sempre possibilmente felice, 
purclic abbia a lato la soffereiiza, e in cuore I'innocenza, e Tumanit^. 

Che dice finalinente la ragione a quel genj temerarj , i quali nei 
loro ardili pensamenti lengono in niun conto i mali reali , che soffrir 
faniio agli uunniii, per tener dietro ad nn bene iuiaginario , o per lo 
meno incerto , e dubbioso? Arrestatevi nc' vostri vasti progetti; sap'' 
piate , che anche per ottenere il piii grande fra tutti i beni , non vi 
h permesso sacrificare altri , che voi medesinii : la presente , e le fu- 
ture generazioni vi sieno sempre dinanzi agli occhi ; e se non lice 
immolare ai conitemporaiiei la posterita , non lice nemmeno imniola- 
re alia posterita i conileniporanci. 

Qui pongo fine, saggi Accadeniici, al mio qualunque siasi discor- 
so. Mi sono sforzato di esser breve in un vasto , ed importante ar- 
gomento > pcrche I'arte di annojare , come diceva Voltaire, e Parte 
di dir tutto. Posso assicurarvi pero, clie nelle idee, che son venuto 
fin era csnonendovi , vedo assai piii di quello , clie da me ndito nc 
avete. Saro pago abbastanra, se altri piii di me valente nell'arte del- 
lo scrivere prendera da qtiesto semplice abbozzo occasione,o stimo- 
lo di far concorrere la filosofia e I'eloquenza al Irionfo della virti 
dai sofisiui conibattuta dulle passioni , e dtU' egoisnio iniperversante. 



APPENDICE 



ALLE MEMOTxIE 



BELLA PRIMA GLASSE 



( 23o ) 

SECONDA MEMORIA 

SUL CALCOLO 

DELLE QUANTITA' H Y P E R G E O M ETR I CH E 
Del Profess. MULTEDO. 



55. Nella memoria pubblicata nel prinio volume di questa Societa he 

n 
fatto vedere al n° 6 clie [p] pii6 sempre sv'ilupparsi in una serie in- 
finita di prodotti , 

(1 
cioe [p] = (p-H+O (p-n+2) fp-n+S) & 



(p+i) (p+3) (p+5) .... & I 

e ci6 ia ogni caso qnalunque valore abbiano p , ed n j ed esaminan- 
do questa serie si vede , che il nnmeratore ed il denominatore sono 
due serie aritmetiche di primo ordine , che hanno la medesima diffe- 
renza. Noi percio possiatno passare dal rapporto de' prodotti di que- 
ste due serie all'espressioiie Hypergeometrica. 

Sari plii generate se noi faremo p , ed n frazioni , 



e si avri ril = Cps-mn-j-ins)(ps-mn+2ms)(ps-mnt5ms) &c. 

(psfms) (pif 2n]s) (psfSins) &c. 

56. Quiiidi b che data la serie (a-fd)(a+2d)(af3d)(at4d) .... &c. 



(afd) (b^2d)(bi3d)(bt4d) &c. 



(a30 
si pu6 trovare la 51:0 cfprcsiicne Hypergecmetrica. Pel confronto 
si avranno le tre cfjiaziciii d = ni s , ps-mn = a, p s = b , e fa- 
cendo m = i , si tiovcri s = d,p=:b,edn = b-a, perci6 

d~ 
b-a 

d 

Vi] = (ald)rai2d)(at4d)Cat4d) See. 



(bld)(b|2d)(biSd}(b,4d) &c. 

Esenipio i". Sia a =; — i , d = 3 , b = i 

Si avri [ ij = ?.. 5. 8. 11. 14. 17. &c 



4. 7. 10. i5. 16. ig. &c. 
Eseuip. 2.'" Siu a=5;b = 8, d= 12 



Si avn'i ri~\ = 17. 29. /\i. 55. 63. Sec. 
20. 32. 44> 56. 68. &c. 



Be a sari = I'espressione diventar ]:.T =: d. ad. 3d. i^d. &c. 

(dtd;(b1 2d;(bt'3d)Cbt4d) 



&« 



Se b = o , a = ~ a , 1' espressione si converte in questa 



a 
T 



[o] =(-atd) (-afad) (-at5d)&c . 
d. ii, 5d. &c> 



( 252 ) 

5y. Qie?ta espressione Hyper, clie ha il zero iavece della quantita' 
ed UQ esponente frazionario minora dell' uiiiti , lo chiameremo mo- 
dulo Hypergeoinetrico. Vedremo in seguito luso che si idvk di que- 
st! moduli per la riduzione -degli altri irraziouali di quest'ordine. 

58. Queste serie Aritmetiche d' iufiuiti fattori si possono riJurre 
alle orditiarie di termini consecutivi. 

Sia S una di queste serie a fattori all' infinite 

= a. b. c. d. e. &c. , i ii iii 

m. 11. p. q. r. iScc. , e sieno C , C , C , C &c. deivalori 

approssiniati di S , cioeC=:a, C = ab , G ^a.b. c. &c. 



m m.n. ni.u.p. 

si avrS S = a f a(b-nj f a.h fc-p) f a. b c. ( d - q j t &:c- 



m m.u m. n. p in. u. p. q 

b-a 

€ perci6 f li] = a j d t (^MM^^ t fa-dXatdj ( at2d) f 5cc. 
b t d fbtd)(b^2d; (btd)('bt2d)(t)t3d) 
Ma questa trasformazione nou e di alciin vantaggio per trovare il 
Valore dell' irazionale , perclie la serie lentamente converge. 

= 5g. Fer avere il valore prossimo di uiio di questi irazionali , 

n 
il metodo il piii semplice e quello di sviluppare [p] in una serie simi- 
le a quella del Binomio di Newton , ricavando i coefficienti alia ma- 
niera solita colle differenze. 

Se si suppone I'esponente n successivamente = o, i, 2, 5,l^,S, Sc. 
si avr^ 

[p]°= I 

[P] '= P 



[P] = P - P 

5 3 2 
[p] = p - op t »p 

4 4 3 2 
[p] = p - 6p t up - 6p 

5 5 4 .5^1 
[p ■ = p - lOp t 55p - 5op f s^p 

6 6 5 4 3 2 
[p] = p - i.">p \ Sjp - aaSp f *74p - i2op 

776 54 3 2 

[p] = p - 2ip t 17% - yS^P t l62p - 1764P t 720P 

& 
e generalmente 

n n n -2 3-3 4-4 

[p] = P - [»] [o] p" ' t «n] [o] t 5:n] [o] ) p°" 

4-4 5-5 6-6 :,., 
-(6[n] [o] t 20rn] [o] f '5[n] [o] ) p 

5-5 6-6 7-7 8-8 

t C 24'n][o] t i3o[n][o] t 2io[n:[o] f io5[n][o] ) p 

6-6 7 "7 8-8 9 "9 "^ "'f" 

- ( i20[n][o] t 924[°][o] t 258o[n]:o] f 2520[n][o] t 945[n][o] )°p 

7-7 8-8 9 "9 ''^ "^"^ 

t (720[n] [o] t 73o8[n] [0] \ 26432[n] [o] f 44iOO[n] [o] 

II -II 12 -12 

t 54650 [n][o] t io393[n][o] ) p"* 

t &c. 

60. Per rendcrne piii semplice 1' analisi rappresenter6 qviesti coefil- 
cienti coUe lettere A, B , C, D, &c cosi la serie precedente sari per- 
mutata in tjuesta : 



n.4 



D.5 



r234) 

n n 

[p] = p ( I -- A t B -- C t D &c. ) 

234 
P P P P 

e (leve qui rimarcarsi die i coet'ficienti A, B, C, D, dl qiiesta serie si 
possono anclie otteiiere col mezzo del cr.lcolo integrale a differenze fi- 
nite , e si troverebbe 
. A=S n, B=§ iiA, C = g iiB , D = g nC &c. ossia 
A=gn, B = gngn, C=gngngn &c. 

61 Se p sar,\ an niimero alquaato grande , ed n una fiazione mi- 

nore deirunilii, la serie sari moUo coir/ergente , e pochi termini baste- 

. ranno per avere uu valore prossimo dell'lraziouale ; poiche riei coeffi- 

345 
cienti, B, C, D, i termini successrvi delle poteuze [nj , [u] , [n] &, 

essendo alteroativamente positivi, e negativi quando n e una frazio- 

ne niinore deH'unitk, si vanno in parte distruggendo , ed i valori dei 

coefEcienti con rapidity dimluuiscono , ed inoltre questi coefficienti 

essendo divisi perlepotenze dip, clia si suppone un nnmero alquan- 

to grande , perci6 la seiie diventa assai convergente. 

n m n-m 

= 62 Si 6 vednto al nnm.» 2 , che [p] = [p] [p-m] , e facendo 

n p n-p 

m = p , si avra [p] ^= [p] [o] , ma similmente si trova 

n-p n-p n pn-p P" 

[o] = [o] [-n] ; adunque [p] = [p] [o] [-n] = Fp] [o] 



P 
per consegueuza si nvrk [P'"] 

[o] = p [p-n] / j_ - A +_B - C + D + &. . 

^'^ . ""3 ~ ^ 

[ p J p P P P 

Da ci(b si vede che p non entra nel primo membro dell' equazio- 



( 235 ) 
lie , quindi e clie essendo arbitrario , si polri prendere alquanto 
grande, per esem. = lo , accio si abbia il valore del modulo in una 
serie assai convergente, ove pochi termioi sieno suflicienti. 

65. Dar6 qui un esempio per ritrovare il valore approssimativo di 
questi moduli , e sia 



-> 10 1 

[o] =r ,o-_i j ^/^^ ( 1 ^ t _B_ -_C j_D_ - &.) 



t 

10 



[,o] 



3 

2 5. 8. 1 1. 14- 17 10. 23. 16. 29. |/"7o~'C ' t ' - ' ) 

3 6. y. 12. i5 id. 21. 24. 27. 3u* go 218700 



3 

=-= II. i3. 17. 25. 29. 



'4 

3 



^10 ( ' ' o"«''65) 



Servendomi de Logaritmi 

L3 = 0,4771212547 



CL3 = 9,5228787453 

14 



08.0915149812 
95.228787 453 

i33. 3203024342 
L. 11.r3.17.23. 29 = 6.2099107925 

3 

L^77~ = 0.3533353353 



139.8635465601 =Lo, 7X0576 



( 236 ) 

T 

e percl6 [o] =(o,73o376)(i,oii io6 5) = o, 7384879. 

64- Presento qui una breve tavola del valore di alcuni di questi 
moduli. 



Z I 

[o] = — = 0,564195 7r= alia meti della periferia 

y^ del Circolo , che ha per 



raggio 1' unit^. 



I 

[o] == 0,738488 

I 

T 

[o] == o,8i6o5o 



5 
[o] = 0,856916 



6 
[o] = 0,885908 



7 
[0] c= 0,899477 



8 
[o] « 0,917725 



_ 9 

[o] = 0,923340 






(^37) 



lO 

[o] = 0,955770 
65. Da ci6 die si e detto di sopra risulta , clie essendo 
n p -p n 

[p] = [p] [-"] [o]> ogni qualvolta p 6 un numero intiero , 
e positive , ed 11 una frazione , pu6 sempre ridursi al modulo che ha 
n per esponente. Cosi per esempio. 



[5] =: 2.4- 6. [o] = 16 ; come pu 



re 



[/?i 



* -'JT 



5 ^ 5 _4 _ 

[4] = 5. 10. I 5. 20. [o] :=:: 2. 5. 5. ( 0,8 5 69 I 6) 
4. 9. 14. 19. 7. 19, 

Se p sark un numero indero negativo , ed n una frazione po- 

n 

sitiva [ p ] sark una quantiti , che involverk 1' infuiito , come 



per esemp. [-2] = -4[o] = -4 



66. Se p , ed n saranno due frazioni maggiori deli' unitA , 

n 

[ p ] si potri sempre ridurre in moduli ; Poichfe sia p = a f r 

s 
ed n = b f q e siario inimeri intieri a , e b , avrcmo 



( 238 ) 

tfl 1 1 f sq-tr 

t a b n t t s ts 



=[ 


a 

't][t 


q 

b n t 


I. 


q 
t 


t 


a 


b-a 


r 
s 


sq tr 
ts 



Adunque["t;] = [^+^] [1-f] [ Lj [ o ] ; ma polch,^ 



[ "^ ] [ "' ] — '" " ( Vander. XI. ; adnnque f i ] = r tt [o] 
s-Sea.rn s.Sen.rT 



s. 



bfq sq-tr r 

t a b-a ts s 

per conseguenza [ "+'^J = "^ [ ' ^l ] [ ^ "' ] 1^ ° ^ '^ ° -' 

s. Sen. r rr 
s 

Perci6 si vede , die tutti gli irrazionali di questo genera si pos- 
sono sempre ridurre in moduli , e non apporta alcuna difficolt^ se I'es- 
ponente e negative. 

67. Si pu6 fare uso di questi moduli per trovare con facilita il 

Sp- 
J! ! neir integra- 

zione da x = o sino ad x = i , clie Eulero ia molte sue memorie , 



e nel piimo volume del suo calcolo integrele indica colla formola 
(\) = ( ^ )• Sia per esempio p = i,q = i,n=3, 

sari O,- Tji ""(-;) 

Si tro\ a al §. 46 del Volume Postumo di Eulero 

1 
3 ____ ~ 

[,-1 ■ |/-(-)(-7)) °^'^ Tl 1 equivale al nostro fil' 
_j _ 

e (1^ z= ^ = 2^7- adunrjue si avra 

3 Sin J IT 5 1/^ 



L J J = 1 |/ ' '^ (■" ^ ' ^^ iiialzando una parte , e I'altra alia 

1 

terza potenza /f-^T ' ) ' ^ K^) "' "^^ poich^ si ha parimente 

1 I 

[.]'= .^["]; si av.i p,.„ ^[.|/' =!->[„] 7_ 

I 

pertanto ^/i ^") = 87/3 ^'^''^)-- ed in fine (t ) = 

In questa nianiera tutti i casi i piii ■difficili dolla formola d' Eulero 
si possono ridurre ai moduli. 

68. Molto vantaggiosamente si puo servirc di qucsli moduli per 
ritrovare la costante necessaria ad aggiungersi aU'espressioiie gcnerale 



C 40 J 

della somma de' Logailtmi de' numeri , che autnentano iu progresslo- 

ne aritmetica. 

Eiilero ha dimostrato nei capitoli V. VI. parte seconda del calcolo 

differeaziale , che esscndo Z il terraine generale di una serie , ccrris- 

pondente all'indice X, I'espressione somniatoria sara : 

3 5 

Sz = Szdx t z t Adz — Bdz f Cdz — & 

a 1.2. dx 1. 2. 3. 4. <h.. i.j.3.4.S.6.dx^ 

nella qual serie A , B , C , D , & sono i coefficienti Bernoulliani. 

Cio6 A = -^ 

b 

B = I 

3o 
C = I 

D = I 

3o 
E = 5 

66 
&c. 
Quail coefficienti nell' opera d' Eulero sono raarcati in caratteri 
Germanici 

Sia Z = L(txtn) sari 

g L(x t m) = (xtmt '_')L(xt m) - fxtm) fA 

3(t_m; 

— B t C — D ....&c. 



3 5 7 

3.4(xtni) 5.6(xj_m) 7.8(xtm) 

t R 



(4i) 

Xiib che mi propongo qui b dl determiiiare il valore della costaute 
{, che si trcva in questo inodo. 

2in 
Abbiamo dal § 6. [m] = (-m\ i)(-mj2')(-m\'5)(-m\^) oo 

(mt>) ('nt^) (rafSj (mt4) » 
E preodendo i Logaritini 

2111 

L[m] = Lf-mfi; f U-m]7.) f LC-mfSJ f L(-mt4; oo 

-Lriutil) -UmU) -Lfnit5;-L('mt4).... 00 
Ora la soinnia della prima serie nel caso di x = oo servendosi della 
formcla di Eulero e ^ x-mtJ,\ Lfxf-njj - fx-ni) t R La somma della 

secoiida serie e-/'xtnitJ.\ \,/js-n' ..j 

\ ij L ( xftn ) f (xtm)- R e queste due som- 

me si elidono nel caso di x = oo ^ meno le costanti R , R ; adunque 

si avra ; 

2m I 

L [ m ] = R -- R 

Altresi a abbiamo 
m -m 

{o] [o] = Sen 71 m = (-mf i)(-mt2)('-mt3) oo (mf i)(mt2JCmtD) o» 



tn 7f I. 2. 3. oo 1. 2. 3. 06 

e prendendo i Logaritrai 

m -m 
L[o] [o] = L Senrajr = L(-mtO t L(-mt2) t L(-mt3) ..;:.. oo 
m TT 

t L(mti) t L(mti) t L(m\Z) . ...: ob 
■^ 2L1 •zLz -zLS -zL4'$""C* 



( 4^ ) 

Ora la soinmu della prima serie presa all' iuflnito 
k (x-ni)L(x-ni) t iL(x-m) - (jc-m) fR 



t 

La sorama della secoada (xfm) LCxfm) f i L(xtm) -- (xf m) f R 



La somma della terza serie b -L2ct- 2/' x j L'\ Lx f 2x 
Sommando insieme , e riraarcando che L fxfnij = L (x-m) = Lx 
cssendo x = oq 

m -ra I 

Rimarri L [o] [o] = L Sen ra 7: = R t R - Lstt 

inTT 

I in -iR 

Adunque R t R = L ^ sen mjx =: L 27: [oj [o] 

m 

1 2m 

Prima si h veduto che R -- R == L [m] , ora che 

I m -m 

R f R = L 2 T [o] [o] ; per conseguenza 

■ m -tn tn -ni 

R I R = ^ L[m] [o] t ^ 2 77 [o] [o] e quindi 



m -m in -m m -m 

R = J. L[o] [oJ [in] [o] 2 TT i ma [tn] [o] = i 



per conseguenza R = L[o] ^ ^ ^ . "Si trova all' istesso modo 

1 -m 

R = L[o]^^^ 



SI avri adunqiie la somma de Logaritmi , ossia 



g L(x +_m) = L[x +.111 ] = (X i_ "ij-J, ) L(x +_m ) - (x +.m ) 



z 



t A - B t C - D 

a(x+ni) 5.4(xtm)i 5.6.(.xtiuj^ y.SCxti")' 

t LWf^TT 

^o. Si vede pure che la coslaiite da aggiuiigersi alia somnia de 

2 2 I 

Logaritmi che liaiino per termine generale L(x-m) e R f R 

= L _; Sen inTT ; gii si s^ che questi Logaritmi devono es- 
rn 

sere iperbolici, ma e facile la ridiizione agli ordinarj. 

2 2 

71. Se il termine generale k L ( x fm ) la costante da aggiun gersi 

alia somma di questi Logaritmi sark L _^ Sen.hm t , cioe il Logaritmo 

m 

di ^ moltiplicato pel seno iperbolico di m t , il che io diraostro in 
m 

questo mode, e nota la formola Seu. m tt = e — e = m-:^ [o] [o] 

3 3 5 5 7 7 

= mTT - n> TT t m 7r -in tt t ^c- 



1.2.3. 1.2.345. I.2.3.4.5.&.7. 

Se cambleremo m in ni^.j , avrem Sen. m n [/ . j == 

-mn mil m K-V -m ^'-T' 

e - e = in^|/."7~ [o] [o] 



( 44 ) . 

3 3 5 5 

= m TT KT t ™ TT A^-T i ^Tt K-T t ^c. e dividendo 



[. 2. 3 



I. 2.3.4- 5 

111''' -lUjt m^TT -mP.; 

tnttoper /'Ti t s' avri Sen. in7r/7j = e — ■ e = mn [o] [o} 

3 3 5 5 7 7 

= ni;!- f m TT t m TT f m?r t &c. 

1.2 3 I.2.3.4-5. 1.2. ...7. 
Ma si _sa che ij seno iperbolico di m rjj ossia 

mTT-mTT 35 55 

Sen. hm7r= e ^-e =rn,7r finTrfniTrt^c 

3 1. a. 3 1. 2. 3. 4 5 

Aduuque Sen. iper. m IT = Sen. Cir- m?: A'"-! = m7r[a] [o] 



Si trova alia medesima maniera il Goseno iperbolico di mji, 
ossia Cos. iper. m^ = e | e = Cos. CIr. nill. K-T 
mK-T -mF-T mF-T -F-7 

mF.7 -mF-T ™^- -mF^T, 
Se svikippererao le due formole [o] [o] , L~J L^J* 
in prodotti infiniti , troveremo 

2 2 2 2 

Sen. iper. mil = (i+m) (4+ni) (g+m) (i6fm) oo 



mil I. 4- 9- 16 00 

Q 2 a 2 

Gp5. iperb. m II =; (i\^\m) (9+4"^) (25t4m) ( 49141") co 



49 



00 



(245) 
Prendendo ora il Logaritmo della prima di queste due formole,. 
che sviluppata ne' suoi fattori serapUci ci dara le tre serie 
seguenti. 

L Sen. iper- m % = L(, ifm;'- ) f L(atm?Cx) + L(3tmf'-) ... . w 
m Tf 

t L (i-ra/r.) t L(2-m;^-r,) f L(3-m/r,) « 

— 2L1 - 2L2 - 5L5 -- 4L4 .... 00 
La somina della prima serie sari 

^x -m/r. t 1) L(xtm/-) - (xfmKr,) \ R 

La somma deila secoiida 

/xtm;C,t J.\ L(x-m^'-)t(x-m>'ri ) t R. 
La somma della terza 

— L 2 ,T — 2 / X t iN L X t 2 X ed' 



J- 

esseiido x == 00 si trova infme R f 11 ^= t j ^ Sen. iper. m7r 

p:r consegiienza la costante da aggiiingerii per avere la somma. 
della serie. 

L(itra) t L (4tai) t LfStm; t L(i6tm;... L ( xjm ) 
ii 1. ( 1 Sen. h m t: N come lo era L /i Sen.Cir. m 77 ■\ 

La costante da agginngcrsi alia serie 

L ( I - m ) t L ( 4- n» ) t ^ ( 9 - m ) .... L ( x - m ) 

72. Esempio. Si domanda la somma di looooo termini della jerie de 

Logaritmi L5f Lyt L 11 f L i5 fL 19 ....iL39g99g. 

Trasformo questa serie in quest' altra 

Li t^- fL'l j L'j. &c t 1 00000 L 4. 
4444 

il termine geuerale di quest'ultima serie e L ^ x 'l \ 

adunque nella formola della somma facendo >^=:oooOo, cd m = 1 

4 

si avri L34L7tLiit&=( looco f '_ ") L ( 99999,75 "j 



( 46) 

I 

"4 _ 
- K ('99999- 73 ) t L [o] f^ n t lOoooo L4 

ove K = 0,4^429181905251827 iiumero noto per trasformare i Lo- 

garitimi iperbolici in oidinarj. 

Ora ( iocooOj25) L ( 99999,75 j =^ ( iooooo,25 ) (4,9999989 ) 

= 500001,139999725 

K- ( 99999'7'^ ^ = 45429,57332954% 

^ L 27ir = 0^^99089954179 

I 

L [o] = Lo,8i6.j5 = L8i6o5 — L lOoooo 

— - 4,9117168 — 5,0000000 
100O00L4 = fioooooj (0,60206999) = 60205,99900000. 

TIPO DEL CALCOLO 

500001,13999972,5 43439,8733395469 

0,399089341 5,0000000000 



4,91 1 716800 
60205,999133796 43434,37332,95469 

56o2,i3,44993866a 
43434,373329546 



516778,076609116 

Somma di lOoOOO termini della serie proposta , ohe indica , essere 
il prodotto di centotnila termini della serie 5.7.1 i.i5. &c rapresantato 
da 51G779 fioure 5 e principia il numero di questo immenso prodotto 
cou i sette numeri 1192915. 



C Ai ) 



S U L L E 



ARDESIE DI LAVAGNA. 

MEMOPJA , DEL SOCIO G. A. MONGIARDINI 

„ Cuuct.1 ne pra' canipo ct Tyl)eiino flunilne sordi ul ? 

HoRAT. Epist. 1. 



3>^g^OCS»— «3>0-5<"^^— 



on sono molti anni che i Lisruri fiirono acremente ccnsurati d» 
lualciie Naturalista straoiero , perche noii raccoglievaiio , e non istu- 
iavaiio le produzioni , di cui la Natura avea arricchito il loro terri- 
"torio. Le iiiontaj>:ue , e il mar della Liguria hanno bene di che sti- 
niolare la curiositi dei Naturalisti , e le iiidagini del filosofi , ed e 
perci6 die veniiero da esteii paesi , e tiittavia ne vengono alcuni di 
costoro per descrivere cio die abbiaino noi Liguri tutto di sotto gli 
occhi, ed arriccbirsi direi quasi alle nostra spese. Ma H forastieri 
non hanno potuto veder tutto , e veder bene nelle loro rapidissime 
corse , e senibra pur anche di vedere alfin destati i luiei concittadini 
dal lutargo in cui sono stati per tanto tempo sepolti , e coltivare insie- 
me alio studio delle nostre niontagne , quelio eziandio deila nostra 
Flora , e della nostra Fauna. 

Gli signori Vallisnieri , Saussure, Ferber , Strange, Spallanzani , 
Spadoni , ed anche piu raodernamente il sig. Faujas de S. Fond 
hanno visitato qualche parte del ligure territorio; male osservazioni. 



'(-48) 

che ci lianno trasitiesse hisclano troppo cose da rlesaminarsi , perch6 
possa un Natiiralista acclietarsi al giudizio , ch'egHno hanno pronun- 
ziato delle nostre naturali produzioiii. Qnanto nieglio fanno alcunL 
miei dotti amici , che ritentatio gli argomeiiti trattati da quel grandi 
•uoinini coU' inteiizione di rettificare le osservazioni , e sonimiaistrare 
ad un tempo al nuovo nostro Goveino una buoiia statistica della 
Liguria (a)! Mosso dal loro esempio intendo anche io di contribuire 
almeuo per una picciola parte al travaglio de' miei CoUeghi, e par- 
lar senza piu di quella bella ardesia , che si scava nel Dipartimento 
■degli Appeniiitii , e die viea conosciuta entro , e fuori d' Italia col 
iiome di Lavagna. Non so' se questa memoria incontreri il favore 
deo-U uomini dotti ch'io pregio singolarmenle , tanto piu clie la stessa 
gia. divisa in alcune lettere ad un tnio amico si troverk forse man- 
cante di quell' ordine che in una ragionata memoria si vorrebbe; ma 
i fatti susslstono , ed ho inteso sempre di esporre la nuda e semplice 
veriti nelle descrizioni , cui deggio attenermi. 

Lavagna e uiia grossa borgata poco distante da Chiavari, anzi 
separatane soltanto pel fmrae Entella , fiume gift, noto a Tolomeo , e 
ricco abbastanza d'acqua per essere perenne. Fa menzione di questo 
fiiune il gran Dante in quei versi : 

,, Intra Siestri e Chiavari s'adima 
„ Una flumana bella e del suo noma 
5, Lo titol del niio sangue fa sua cima. 

PuRGAT. Cant. xix. 

Lavagna ha 11 mare a mezzo giorno , ed un territorio fertile quanto 
dir si possa nella Lignria, abbondante d'oliveti, di vigna , di frutta 
e di castagne. Il vino c!ie si raccoglie dalle coUine di Lavagna e 
un ottimo vino, e che nou la cede a tuttt gli altri vini dell'antica 
riviera di l^vante, ora dipartimento degli Appennini. Alle spalle di 
Lavagna s'innalza una coUina , che in varie si divide, ed 6 superata 
dal monte S. Giacomo, la di cui direzione va da greco a mezzogiorno. 



(a; Noinino con piacere fra questl amici gli signori Berlolonl , Yiviani / e Turio / i ^uali tQtti haiTDd 
«oo me la loro Putria Del Dipaiumento degli Appeaniai. 



( =49 ) 
L'altezza di qucsto itionte sopra il livcUu del mare e di circa due 
Miilu piedi , e non 6 ceitamente il piii alto monte di questi contorni, 
poichc lion molto lontane si vedoiio le creste degii Appennini , i quali 
come si si traggono la loro origiiie dallAlpi , c dividono 1' Italia 
tutta sino all' ultima estremiti della Calabria. Queste montagne son 
tanto vicine al mare nel dipartimeiito degli Appennini , che gli altri 
monti presso di quelle possono esserne considerati altrettante propagini. 

Le colline die s'alzano sopra Lavagna , e che appartengono come 
abliiaiii detto al moiite S. Giacomo hanno varj nomi, Rczza, Centaura, 
5' Giulia , Co^orno , Drcccanecca etc. Delle cave d" ardesia si riscon- 
trano in tutte queste colline, e non v'ha dubbio , die non sia stata 
siniultanea la forniazione dell' ardesia in tutto il monte S. Giacomo; 
ma si osserva , che quanto piii I'uom sale alia cima del monte le arde- 
sie offrono un carattere raeno divisibile in laminette sottili , ed ia 
qualclie luogo niente aflatto divisibile , assumendo un'indole diversa 
ed una piu diiia consisteaza. Le migliori cave son quelle di S. Giulia, 
e di Cogorno situate direi quasi alia meta del cammino da Lavagua 
all. I vetta del S. Giacomo. 

Vantano le cave di Lavagna uii'antichiti rispeltabile , ma sono di 
gran lunga piu celebri per la copia , e la qualita dell' ardesia che vi 
si ritrae, ardesia tahulare , c tcgolare- lo non so' se quanto si legge 
nel libro 3'j di Pliuio si poa-sa attribuire alia nostra ardesia , ovvero 
ai marmi bianclii della Liguria , e quelli singolannente di Carrara. 

Ecco il testo : = Alia moUiiia circa Romam fidenati , ec albano : 
la Liguria quoqae , Uivbria ct Venclia albus lapis de/Uata serra seca- 
tur. Hi trac'.abilcs in opere laborcm quoque tolerant sub tccto dumtaxat. 
Aspergine et gela pruinisque rumpuntur in icxias , ncc contra humores 
et aiLram maris robusli. La facility con cui le ardesie si feiidono pria 
che abb iano sofferto 1' azione dell' aria, e la facilita con cui si rom- 
pono in varj pezzi irregolari dopo aver softerla per niolto tempo 
r azione del gelo , del sole, e del mare potrebbe far credere, che 
Plinio avesse voluto scrivere delle ardesie , anzicdie del marmi bian- 
chi , e si avverta , che I'idea della parola moUitia , di cui Plinio si 
serve si e mantenuta quasi per un ridicolo pregiudizio sino a nostri 
giorni delle ardesie , e della Lavagna singolarmente parlando. Non 
«on pochi i Naturalisti, i quali hanno creduto che 1' ardesia nelle sue 



(250) 

cave fosse molle , e facilissima a ricevere qualunque impressione , e 
duolnii a questo proposito di clover citare il gran Yallisnieri , ciiiha 
fatto eco Bomare con altii Autori di minor conto (b). Ma questo erro- 
re sar^ da noi combattuto nel progresso di questa memoriae e si 
diri da noi pur anco cio che puo aver duto origine al volgar pre- 
giudizio. 

Ritornaudo aU'anticliita delle cave di Lavagna , ed io non ritrc- 
vando che gli antlchi latini scrittori ne abbiano fatta menzione , mi 
veggio costretto a citare gli autori di storie genovesi- Sembra inoltre 
molto probabile , clie gli anticlii non conoscessero questa , ne altre 
aruesie , come avverte I'antore dell' articolo Ardesiera nella nuova 
Enciclopedia Metodica ; o che almeno non iscavassero questa pietra 
come da noi si costnma per impiegaria in varj usi domestic!. Le ves- 
tigia di alcuni aiitichi scavi nella ceiebre ardesiera di Angers non 
rimontano ad una grande anticliit;\ , ne possono riferirsi a tempi an- 
teriori a quelli dei quail scrisse lo storico nostro Giustiniani. Questi 
dunque ne' saoi annali di Genova cosl si esprime : Passato il fiume 
occoire la terra di Lavagna la quale al presente comprende cento 
trentasei case, nobile , e celebrata questa terra per cagione dell' ori- 
gine dei nobili di Flisco , e le sue ville sono Colurion con 6/\ case , 
S. Sah'atore con 5G. , S. Giulia in ripa del mare con 117. noininata 
dal volgo conottamente Centura , Cogorno con gS , c Breccanecca con 
5 1 , che sono in tutto 5 17. con sei cappelle: et e in questo territorio 
una lapidicina cssia una vena di pietra rara , e qual si trova in po- 
chi ahri paesi et la pietra prima che sia vcduta dall'aria, c dal sole 
ii di sua natura molto tenera , e facile a tagUare quasi come un me- 
lone , et una rapa , et al modo che si schiappano in Parigi le legna 
di querela nate all' ombra , e se ne fanno tra le altre cose lastte di 
tre palmi in quadro sotlili quanta e una casta di coltello , nominaii 
da Genuesi Abaini , delli quali coprono le case loro , et e questa coper- 
iura bellissimo al vedere ,ma ancora molto utile pcrchc dura hingo 



(tf) Viiitai it cai'erne ne' monti di Gfncta da^li strati dei qvaU Tie carono vn' incredihile quantitti 
d'ardesia. E'd'un colors nerigiio, tenera molto quando la cafano, che all'dTia vieppiks' Uidura' Y«lliia« 
'££10 di sioii^ medic, oatiuale oper. 1. 3. Sdtaidia diz. di sioriii natar. arc., *rd. 



tempo, se nefanno ancoradi questa pietra las'tre per far scUicad di 
case, colorictte , fripii , architravi , c cornici ct ornamenti di parte 
e di mohi ahri cdificj , c la pietra come ho detto molto habile a la- 
vorare ct paziente al scarp ello eziandio dope che l' aria e il sole l' an- 
no tocca , e cost resta compiuta la descrizione del castello di Chiavari. 

LascianJo a parte il pregiudizio dell'Autore sulla mollezza origi- 
naria della pietra, non s'iiitende come abbia potuto tralasciare un 
uso, a cui da liinghissimo tempo questa pietra e destiaata , cio6 a 
contenere I'dUo, die in gran copia i Genovesi ricavano dalle loro 
terre. Sintciide pero anche mono come il celebre Ulisse Aldrovando 
nel suo Museo metallico libro IV. cap. /|/|/|. della Lavagna parlando, 
I'uso ne riserbi a servir di tavola ai Pittori , ed a comprimere i pesci 
salati , senza farsi carico delie coperture dei tetti , delliatoriacatura 
dello cisterne , e di tunti aitri usi , cui questa pietra si destina, Aldro- 
vando dissi , che scrisse alia fine del secolo decimo sesto , tanti anai 
dopo del Giustiniani f c ). 

Ma pria d'entrare in discorso sulla qualiti di questa pietra, e rac- 
cogliere gli errori non poclii , che sulla stessa furou detti dagli Autori 
oltremontani , gioverk che da me si esponga quanto ne vidi nello 
scavo , e nel monte chela racchiude , non omettendo alcuna di quelle 
circo stanze , per cui illustrato ne venga il propostomi argomento. 

Inoltratomi adiuiquc per la strada che da Lavagna porta a Cogorno, 
e munito di qualche struniento per meglio assicurare le csservazioni 
che mi proponeva , salii sino alia chiesa di Cogorno , ed ebbi agio 
d'osservare nei massi di pietra , che tratto tratto incontrava , e nelle 
caviti che I'acqua avea formate nelle valli , 1" indole schistosa della 
pietra , di cui e composta tntta quella montagna. Egli e questo uno 
schisto pii o nieno fragile, pii o meno divisibile , d'un colore era 
cenericcio , ed ora tendente al giallo , seminato di varj punti luci- 
canti, nei quali si distingue visibilmente la mica, e di sovente inter- 
secato ancora da vene di feldspato , e piii rare volte di quarzo^ senza 



^c^ hapidei ni^ri colorit tati instar tahularam longitudinis circtter decern pedum eruuntur in Genuen- 
11 ripa loco Liragna nur.cnpato. la hoc Ptctoret psniiciUo ic*nss exprimiint , et pUcatortt ad com- 
Ptimtndos in vatii talUot fitcei uturUiu. Lavagna a loco natati nuncupant. 



C aSa ) 

alcuna regolare direzione. Ne il peso di questo schisto , ne le altre 
sue sensibili qualita poteano farmi sospettare, die contenesse almeno 
in una certa quantitii delle niateiie metalliche. Non ho poi incontrato. 
lungo la strada alcuna pietra , la quale avesse I'apparenza di essere 
semplicemeute calcarea : si vede doniinare in tutte I'indole argillosa 
come pifi sotto dimostreremo , e come la terra stessa lo prova, mar- 
gacea sicuraniente , ma in cui eccede il priucipio aluminoso. 

Lo schisto del quale ho parlato e ben di verso da quell' altra pietra , 
che cjrconda direi quasi per ogni verso la lapidicina dell'ardesia. Dif- 
ficilissima questa a fendersi in laminette , ha piuttosto I'apparenya 
granitosa ehe schistosa , dura sino a dar qualche volta scinti!le col- 
I'acciajo e piii ricca di mica, che non e lo schisto e 1' ardesia , in 
una parola e la specie 6g delle ardesie di Vallerio : Schisms scissilis 
solidus durissimus in lamellas non divisibilis, fissilis rudis etC' Duolmi 
di non aver potuto istituire sii questo schisto delle chimiche sperienze' 
come desiderava. Son persuaso che m'avrebbero offerto dei risultati 
G"iversi da quelli , ehe la belia , e buona ardesia mi ha presentati , e 
quali si vedranno nel decorso di questa meraoria. 

Gli operaj frattanto impiegati nello scavo delle ardesie mi hanno 
assicurato che questa pietra chiamata in lor liuguaggio Arego , e che- 
alia cosse degli scrittori francesi corrisponde , t'asciava per ogni verso- 
la buona ardesia tabulare e tegulare in quella guisa , che un seme 
viene fasciato dal!a sua corteccia ; io sono inclinato a prestar fede a 
^questi rozzi aitefici , perche non s'incontra giaromai alia -superficie 
di questa montagna dclla buona ardesia , e ptrche ai piedi del nionte 
scavati dal fiume Entella a Greco , e dal maie a Mezzo-giorno , gli 
•strati che si osservano delle pietre scoperte dall'acquasi allontanano 
di niolto dalla bella qualiti delle ardesie. E' anzi osservabile, come 
s'incontra al mezzo di una specie di pietra , ehe e assai piu dura del- 
■I'Arego or mentovato , la qual presenta la forma granitosa , ed i di 
cui strati sono paralelli a quelli delle ardesie. Sembra per vero dire 
che qualche volta li detti strati abbandonino la prima direzione, e 
sembra di vedere che lo stesso strato siasi una volta spezzato , e pro- 
fondato in maniera , onde venissero i due lati a formar fra di loro 
un' angolo acuto , pare eziandio di travvedere alcuna volta un banco 
■d'ardesk ioteriore alia pietra granitosa j jna CJ6 di rado siosserva,e 



« 



C 253 ) 

pu<!) ripetersi dairahbassamento di qualche pezzo di montagna sopra un' 
interiore caverna ; tanto e generalmentc costaote nel rimanente del 
nioiitc qnella direziune di pietre ardosiache , e granJtose , cheho riferito. 

E poiclie lio parlato degli strati delle ardesie , e degli scliisti gra- 
iiitosi , che compongono il moiite S. Giacomo , deggio far osservare 
come questi sono bensl orizzontali , ma incliiiati piih, o meno al Sud- 
ovest . Si vedono qua e lu sulla montagna dei lunghi filoni di scliisto 
o d' ardesia scoperti dalle acque , o dalle rovine di una spessezza per 
verita disugiiale, ma che ordinariamente non oltrepassa i cinque pie- 
dijSciiza die vengliino iritersecati da strati di terra, o da pietre d' indole 
e colore diverso , i quai filoni son tutti inclinati al Sud-ovest per un 
angolo coilurizzonte digradi 55 all' incirca. Del resto la migliore qua- 
liti deir ardesia , aggiungono gli operaj , di tutto il monte S. Giaco- 
mo (^ loutana dalla siipcrficie della terra di cento, e piii palmi (25. 
metri iill' incirca j , ed e migliore verso il Sud , anzicclie verso Greco 
superandu in bonta le cave di Coij;orno e S. Giitlia quelle altre di 
Breccanecca e della Chiappa , non che quelle poclie , che sono state 
apertc alle spalle di questa montagna, ed alcune altre in diversi luo- 
ghi del Dipartimento. 

Vi sono iiilutli niolti strati d' ardesia sparsi per le vicine monta- 
gne , come pure in quella , che vien conosciuta col nome di 5- Mar- 
liiio de iiiunli , la qual dovca , »conie conghietturo , una volta form a- 
re una catena continua col monte S. Giacomo , catena che k stata 
interrotta dal corso dell'Entella, che una strada si e aperta verso il mare. 
II monte detto il Colle di Nostra Signora di Monte Allegro , sebbene 
in una dirczione alquanto diversa dal monte S- Giacomo ha pur egli 
delle cave d' ardesia, e di simili cave ne hanno i luoghi di Sestri , 
e di altri paesi situati Del circondario di Chiavari. Vengo ancora 
assicurato dal detto mio aiitico il sig.r Dottor Bertoloni , cui ho co- 
municato questo mio trattatello , che nel monte di Pignone, Circon- 
dario di Sarzana, si rinviene dell' ardesia , la quale a prima vista 
sembra di ottiuia qualili. Ma le ardesie finora conosciute nel dipar- 
tiraento degli Appennini sono di gran lunga inferior! alia bella arde- 
sia di Lavagna, essendo quelle piO difticili a dividersi in lastre , o 
sottili laminutte , ne potendosi rasfchiare coll' unghia , ed acquistando 
con una durezza niaggiote un colore piii bianco , ed un gvano piii 



(254) 
fino. Quhidi e che queste pietre non tanto servono a far delle gvosse 
lastre per coprire i rozzi tetti dei contadiui , quanto a fubbricar delle 
muraglie, e innalzar delle case. Ci6 iion ostante per avere ua' idea 
pill adeguata dell'iiidole delle pietre, die formano questi nioiiti , e 
pria d'entrare nella disaraina dl qualche principio geologico , con- 
verri fare una corsa longo il nostro fiurae Entella per meglio veder 
la natura di quelle pietre , che tolte alls vicine montagne sono stras- 
cinate al mare da questo fiume. 

La maggior parte di questi sassi ha una forma, piii o meno riton- 
data , prodotta dal lungo sfregaineato degU angoli nel corso d'alcune 
niiglia , che scorre I'Eiitella. II color cenerogaolo domiiia sovra tutti 
gli altri ; si vedono per6 ancora dei sassi rossi ^ degli scuri , dei verdi 
e del bleu. Alcaiii non sono che argilla indurita , altri provengono 
da uno schisto micaceo durissiiiio , altri un'aggregato sembrano di 
picciole arene legate irisieme da ua cemento calcareo : questi singo- 
larmente non che I'arsiilla sono tramezzati in varia direzione dallo 
spate dei campi , e qualche volta dal qiiarzo. Le particelle ferrugi- 
nose dominano principabneiite in alcuiii pezzi di serpentine di un 
verde carico nerastro , ma delle serpentine se ne ritrovano ancora 
di di verso colore, come pure delle steatiti , ed altre pietre d' indole 
inagnesiaca. Non e difficile ritrovar pure fra queste pietre quelle 
conosciute modernamente col nome di Diallage , e le due specie 
della Diallage raedesima. lo credo che bastar possano queste poche 
cognizioni al mio oggetto per quel lontano rapporto che hanno col 
capo principale delle ardesie di Lavagna. 

La vegetazione del monte S. Giacomo in cul la nostra ardesia si 
ritrova , pu6 meritare essa pure una particolare considerazioiie. Se 
varia la qualiti dell' ardesia saleudo il monte , varia egualmente la 
coltivazione : spariscono gli ulivi quanto piii si sale , si rende pii 
rara la vigna ; succedono i castagni , e flnalmente svaniscono anche 
questi, non allignando iu quella cima , dove appenaevvi uno scarso 
e magro terreno, che poche erbe , e fra queste non pochi licheni. 
Del resto le piante , che sul mio invito raccolse in tutta Testensione 
di questa montagna il caro amico mio e giovine valorissirao il sig. 
Bernardino Turio non son dissimili da quelle , che presentano le altre 
moatagae degli Appeoaial , singolarmeate i Cisti , gli Sparz>j,l' Eriche> 



(255) 

i Gall} , il Veftbasco , V Asplenia ecc. Ottanta circa Specie di piante alli- 
giiano sii questo monte , ma si nieritano una particolare osservazione /' 

Euphorbia gerardiana , il Daphne gnidium , il Scditm tclcphiuni , I'lasio- 
lie montana , il Vctbasaunphlomoidcs , la Clemaiis J lammula , che non 
si ritiovaiu) altrimenti nei luoghi vicini , e poicli6 bisogna sconere un 
gran tratto di paese per riiivenirne degli eseinplari. 

Ma io nou voglio dilnngarini piCi oltre iiell' iiidagiiie dclle iiotizic 
general! , die ho crcduto opportuno di premettere a quanto deLbo 
dire sulle cave di Lavagna ; Vengo al fatto. Queste cave ^eiie Chiap- 
parc , in termine del paese ( nome derivato da Chiappa , la quale 
sigailica lastra di pietra ) sono ora ridotte ad una cinquantina , e 
quasi duecento se ne vedono abbandonate dagli artefici. In alcuna di 
queste iiltime la copia d'acqua, che si h ritrovato raccolta nelle vis- 
cere deliii terra ha impedito la prosecuzione dello sravo , in altie lia 
vestito riinlosia una natnra meno divisibile in belli strati , e quindi 
si e dovnto abbandonarla, perche le lastre non poteano piu servire 
a coprir tetti , o forniar dei recipienti per olio, in altre finalniente 
non avendo gli operaj potato ritrovare il mezzo di sgombrare la cava 
dei fratilumi di pietra , e della terra die la copriva , si e dovuto 
sospendere il travaglio : Si avverta come tutte queste cave sono aper- 
te come dicesi al coperto , e che le loro bocche , ed il camniino per 
cui vi si discende , oltrepassano di poco 1' altezza di un uomo, e che 
nieglio situate son quelle, le qua!i hanno piii d'una apertura , o die 
hanno la strada abbastanza larga , perche vi passino gli operaj , che 
vanno , e vengono senza darsi uno scambievolc inconnnodo. La mag- 
gior prolonditi dclle cave facendo capo dall' apertura delle stesse 
arriva a cento e piCi palmi ; non tutte per6 sono egualmente pro- 
fonde : avvene alcune che son quasi crizzontali , e ci6 dipeiide 
dalla qualiti dei banchi di ardesia , die s'incontraiio da Minatori , 
preferendo eglino per maggior commodila la cava orizzontale , ne' 
abbandonaudola, senonquando disperano di poter ritrarne un qualche 
profitto. 

Quattrocento persone allincirca sono attualmente impiegate nelle 
cave di Lavagna, e di questo calcolo non fan parte^ quelle donne, 
chel'ardesia trasportano dalla montagna al luogo di Lavagna, c quelli 
scarpellini, che ia questo luogo dan 1' ultima mano all' ardesia per 



(256) 
fame arcliitravi , fregil , scalini, colonnetle etc. e quel mercanti ancora 
non vi son compresi , cha raccolgono tiitle queste ardesie lavorate 
per venderle poscia a viciiii , o imbarcarle su bastinienti diretti a 
lontaai paesi. Si vedon tutti i giorni, eccettuati i di I'estivi per la 
strada , clie da Lavagna conduce a Cogorno ed a 5 Giulia, delle lun- 
glie file di donne giovani , e vcccliie, le quali col solo ajuto di un 
rozzo paniiolino , die si pongono sul capo portano dei pesi enormi , 
e qualche volta sono obbligate di inarciare due, tre, e quattro unite 
insieme in fila , e non giu di froate, attesa I'angustia della via, per 
reggere un masso straordiiiariamente pesante. Si avverta ancora , co- 
me tutte queste donne laboriosissime , e nialgrado 1' aspro travaglio 
miserabili , e pezzenti sono nell istesso tempo provvedute di conoc- 
chia , e di fuso per filare il lino ogni volta che non deggiono impie- 
gare le loro niani. Non e certamento un lacroso mestiere quel d'essere 
iuipiegato nello scavo , e nel trasporto delie ardesie , e tranne i mer- 
canti , che qualche volta fan dei guadagni considerabili , e troppo 
difficile ritrovare una sola persona agiata fra tutti gli operai del- 
r ardesia (d). 

Vi sono delle cave dove travagliano due uomini appena , ma nella 
maggior parte il numero n' e maggiore : Non avvene attualmente 
alcuna , la qual contenga p\h di otto uomini. Gli ragazzi non vi sono 
giammai impiegati , e gia compariscono piii vecchj di quel che siano 
gli artefici tutti minatori. Fra questi alcuni hanno acquistato tal pra- 
tica degli strati di ardesia , della raiglior maniera di tngliarla , del- 
I'ordine che convien dare alle volte , ed alle vie sotterranee, che sem- 
brano essere stati eruditi nelle piu, celebri scuole di Aliemagna e di 
Fraacia. 

I lavoranti , che travagliano per altrui conto guadagnano appena 
lire I. 12 al giorno, moneta di Genova, nia piu generalmente si formano 
delle societi fra questi lavoranti , che intraprendono lo scavo a loro 
risico e conto col solo fitto al proprietario della cava d' un 20 per 
cento in ardesie lavorate , o in denaro. 

Si entra nelle cave col favor dei lumi ad olio di cui soa ben prov- 



l,i) L» pi& jroise Usire pe' truogoli loas porute di! ficcliiiii coll* itanght. 



(-57) 
veduti gli artefici per I'oscuriti che vi regna , e per gli accident! die 
possono nascere capaci ad estiiigiiere il liime. Risplende cosi poco il 
luciguoloin quel sotterranei, che sembra quasi sempre vicino aspegnersi. 
La mancanza d'ossigeiio, almeno in una giusta dose, e I'umiditi 
soverchia di quell' aria ne possono essere la cagione , e lo dimostre- 
rebbe ancora chiaranieute la respirazione , se in questo luogo Tuom 
pote>se fare astraziuiie da quell 'orrorc, che lo sorprende discendendo in 
quelle caverne di uii'eterna notte. Tal vista, e le riflessioni , chene seguo- 
no son capaci di far qualche volta vacillare il coraggio del viaggiatore 
filosolo. E come ricordare a sangiie freddo in quelle profonde bolgie 
la storia di parecchj niinatori sepolti per sempre in seno dell'altis- 
sima inontagna? (n) Si connincia a discendere per gradini nell'ardesia 
scavati , c nella viva ardesia ; non si scende giammai perpendicolar- 
lueiito 5 nia per un piano dolcemente inclinato : si cambia qualche 
volta direzione , se I'ardesia non presenta dei troppo belli strati, se 
avvien che questa intersecata sia dallo spato calcario , sedell'acqua 
che gronda quasi sempre in minute goccie dalle pareti arriva qual- 
che volta a farsi rigagnolo , e cambiare la cava in cistcrna. 

Son felici gli operaj quando scavar possono un pozzo incuil'acqua 
tutta si raccolga , ne venga giammai a disturbare il loro travaglio. 
Avviene non di rado , che gli operaj d'una cava s'incontrino con 
altri , che aperto avevano altra cava in opposta direzione. Il possesso , 
e la propriety delle cave rispettive appartiene al padrone del fondo, 
e non e lecito pciietrare sotto 1' altrui terreno seaza la permissione 
del proprietario , tutlo che la cava fosse stata aperta altrove. 

Egli 6 troppo difiicile , come gii abbiamo avvertito , che una bella 
ardesia si presenti a cavatori dopo pochi passi ; conviene internarsi 
pih o meno nelle viscere dolla terra pjr avere un materiale buono ad 
essere travagliato. Si scava quindi di mano in mano I'ardesia, e per 
formare una sicura strada coperta si lasciauo qui, e li delle colonne 
di pietra capaci a sostenere 1' enorine peso che di sopra riraane , ed 



( * ) Son pli Ji cioijmnt'inni che non sono BTTenuti di qiiclti [nliutd acctdenli. Vi moo tutlivi* 
ilcani tecelij, i qa»li si ri<fcriliiio la dijgraiii , ch« banno «t«io »Uri loio concittaJini. 



( 2d8 ) 
impedire Tav^vallamento di qualclie filoiie. Si vedono ci6 noa ostanCe 
rfualche volta delle sale assai grandi per contenere cinqiianta e piii 
persone senza una sola colonna die le regga ; ma gli operaj haiino 
I'avvertedza di scavarle nella forma di voUo , e badaao bene che sian 
tutte circonddte dal vivo sasjo. Egli e in una di queste bellissrme sale, 
che bisogu6 sospeudere il travaglio per un colpo dato inavvertente- 
mente da un'artefice, onde s'introdusse una grandissima quantitk 
d'acqua nella cava^ Si salvarono per6 tutti gli operaj , e la rariti 
deiraccidente f^ die non sieno essi spaventatL dal lontano pericolo. 
II pericolo fe pii^i grande di rimanere schiacciati dalla montagna so- 
vrapposta , o piii facilmente dal chiudersi la bocca della cava, come 
qiialclj.e raxa volta h succeduto , rimanendo i poveri minatori sepolti 
■vivi: eot lore travaglio nelle profonde viscere della terra. 

Gil struraenti dei quali costoro si servono sono : un piccone col 
inanico di legno del peso di circa sei libhre avente da una parte una 
testa a foggia di martello , e dall'altra una punla ; una leva di ferro 
cliiamata dagli operai p ala ferro , lunga circa sette palmi: degli scar- 
pelli larghi quanto la palma della mano , e dei conj pii^i o meno sot- 
tili , ma che per6 non eccedono nella parte pii grossa la mezza oncia;. 
delle squadre inoltre , dei livelli , e dei compassi (Q. 

Abbiam gi^ detto die I'ardesia si trova disposta nelle cave a strati 
orizzontali coiriiicliiiazione di tntti al Sud-ovest : abbiam purenotato, 
die quest! strati erano d'una maggiore, o minore grossezza, di modo che 
appajono tra loro natiiralmente divisi,ancor quando non vengano 
intersecati da pietre di diversa quality , o da qualche strato di terra. 
Sembrano per cosi dire strati della medesima ardesia sovrapposti gli 
vini agli allri in un tempo diverse , e che perciu non abbiano potuto 
combacciarsi tanto esattameiite , come si osserva avveuire nelle sottili 



(fi Gli scarpellini / e solto qtieslo rome s' inle'ulnno coloro clie rr.tv:igli^ti(i I'aKlpsia fuoi delln c8Ta , 
aazi nel luogo stcsso di Lav.igna per ridurrc alia giusta dimensions gli scalini , li jiilasiri , e le stesse 
lastre faUi per conserT.ir olio , o guarnire pavimenti , hanno un frappo , ossia martello a due tiglj lijiigo 
un palmo circa del peso di dieci libre , degli scarpelli inoltre e degli aglii d'acciajodol peso questi ul- 
limi di circa ott' oncie , una massa di ferro pesaDte 5*61 libre di figura quadrat-/ delle squadre di forro 
fgualinento j una sega , una o piCi lime dette rmpe , e delle ligho o regoli di logno> 



I 



( =59) 
lamineltc, che uno stesso strato coinpoiigono. Ma nel decors o di qiie- 
sta nieinoria arrischiero qualclio inia idoa sulla coiuposiiiunc di que- 
ste ardesie ; coiivioii piiittoito die al pruseute da iioi si descii va come 
essa veng« lavorata. 

Cli opera) coininciano col delineare quel inasso d'ardesia, di ciii 
braniano stTviisi. A forza di scarpelli, e picconi peiictraao sotto le 
liuee siiio a qu.;lla profomlita , clirf dee avere la gran lastra , la qiial 
vuolsi distaccare iuliera dal inasso. Quiiidi coll'ajuto dialcuai conj , 
o piedi di capr.i, tai'ilineiite la dividouo d.il riinauciite , badaiido peru 
di adoprare una torza egiiale per ogiii lato , poiche altrinjenti noa 
rimarrebbe la gran lastra di una eguale spessezza in tutte le sue parti. 
Di queste lastre a cui ordiuariamente si da la figura quadrata , se 
ne ritrovaao dello pii'i grandi, e delle piih piceolc , ma le piii graudi 
si vedoiio soU.mto in quelle cave, ove si riuuisce uii niaggior luune- 
ro d'artefici necessario certamente ad un gran lavoro siraultaneo. Cos- 
toro iiioltre usano di priiicipiare a fetidere il gran masso dalla parte 
superiore, ossia dall'alto al basso secoiido la direzione degli strati, 
avveguache in altro niodo riuscirebbe incommoda I'operazioue , nh 
potrebbono aversi delle belle lastre, o dei bei pezzi intieri , e perfetti. 
La lastra vieri poscia divisa in piii picciole coll' istesso artifizio con 
cui ih. da prima distaccata dal banco commune , e da questo trava- 
glio ne risultano le gronde, gli abaiiii o tegole per tetti , le lastre per 
cisterue, truogoli &c. 

Si procura , che tutte le parti dell' istessa lastra sieno fra loro pro- 
porzionali , tanto piii se debbonsi far degli abaini i quail sono alle 
volte di una sottigliezza maravigliosa. Per tal oggetto I'artefice poiien- 
<losi fri gambe un pezzo d'ardesia quadrato di quella dimensione che 
■deggiono avere le tegole, con delle leggiere scanneliature , ch'egli 
pratica nel bel mezzo de' suoi orli, e siiigolarmente agli angoli, e 
con colpi leggieri di martcllo la divide in due parti , e quindi ognu- 
na di queste j)arti uuovamente divide in due , proseguendo in tal 
inodo la divisione , e badando sempre di tagliar la lastra nel mezzo 
affuiche presenti un' eguale resistenza in tutti i suoi lati. 

Se avvenga pero , che non sia beu'aggiustato 11 colpo , o propor- 
zionale alia spessezza della lamina , o qnando la pietra abbia per 
avveutura un qualche pelo ( teruiiue degli aitefici ) gli abaini nou 



( 26o) 

pill sL dividono egualmente in tutta la loro estensione, e ne sortono 
del ritiagU die qualche volta servono per lavori di minor coiito,ed 
altre volte son gettati via colla terra ^ ed altri fraiitiinii ardesiaci. 

Le tegole son la niercacizia die ha niaggiore spaccio di tutti gli 
altri lavori risultanti da questa pietra. La piii gran sottigliezza die si 
da a queste 6 di 2 a 5 linee, Zj. milliraetri all'incirca; ma queste ven- 
gono ricusate ordinariamente dai compratori preferendosi il doppio 
pifi grosse, Secondo le volgari raisure del paese si richiedono gli abaini 
di ventisei a trenta a palnio , ma se si vogliono caricare con questa 
merce dei bastimenti , allora si ricercano gli piii sottili , poiclie se ne 
imbarca una maggiore quantity. I piii grandi abaini \\a.i\\\o trenta oncie 
di dimensione per ogni lato , ed i piii piccioli oncie ventidue. Le 
gronde die sporgono fiiori del tetto son piCi grosse degli abaini , ed 
hanao ancK>ra una maggior dimensione in siiperficie : le piii grandi 
contano sino a cinque palini di lungbezza , equattrodi larghezza , le 
piii picciole son lunghe palmi quattro , e larghe trc. Le lastre die ser- 
vono per truogoli sono ordinariamente di otto palmi in quadrato, e grosse 
due oncie al!' incirca. 

I pilastri , gli architravi, i fregi , le colonne , le lastre per comm6de, 
ed i quadrelli die servono a lastricar strade, e pavimenti di casa sono 
in proporzione piii grossi delle lastre die abbiam mentovato , e si da 
ordinariamente a questi lavori quella proporzione, cbe si vede in ope- 
re consimili fatte di manno.Si arriva qualdie volta a dare un bel 
puUmento alle lastre die si sovrappongono ai commode , ed altri uten- 
sili , ma ogniin vede quanto qaesto pulimento inferiore esser debba a 
quel dei marmi , ed altre pietre piii dure della nostra ardesia. 

II Sig. Spadoni vorrebbe, die gli artefici si servissero della sega per 
fendere I'ardesia di Lavagna , e non vorrebbe veder nelle cave adoprati 

gli scarpelli, ed i conj nelmodo, die abbiam mentovato, perche eglicrede 
nella maniera usata consumarsi assai piii di materiale ; che men sieuro 
riesca il travaglio, e piii dannoso ancora per qnella gran polvere, die va 
ad introdursi %e\ polmoni degli operaj. Ma la sega ottiene perfettamen- 
te il suo intento quando non pu6 fendersi V ardesia nella direzio- 
ne de' suoi strati ; riesce per6 inutile , quando non si abbandoni la na- 
turale direzione , e non puo certamente servire per la fabbrica delle 
sotti!issime tegole. Qual pr6 della sega , il di cui ministero e eterno. 



( =C. ) 
se si paragona alia oelerlt^, colla quale si dlvidono le pii estese la- 
stre delle ardesie nella maniera che si costuma ? La polvere non h 
poi tanto da temcrsi in quella umiditi che regna nelle caverne ( chia- 
mate bols:ie irifernali dal citato autore) come avi<b un' altra volta oc- 
casioiie d'avvertire. Prosegue per6 egli le sue riflessioni sCi queste ca- 
\e , e non sa intendere perclie gli artefici delle ardesie amino di fen- 
derle senipre nella direzione da levante a ponente , e protestino clie 
in qualunque altro modo vanno le lastre a riuscire tmperfette fg). Se 
vuoisi parlare della divisioue della tavola, che fu gii distaccata dal 
suo banco , il pregiudizio volgare neppiir val la pena di essere con- 
futato. Ma se del banco d'ardesia si parla ia ordine della sua direzione 
la ragione n' e cliiara , e la divisione dall' Est al Sud-Ovest sembra 
a tutte le altre preferibile , come ho potiito io stesso vedere con varj 
esperimenti , die in mia presenza ne fecero i minatori. 

Oltre i travaglj ai quali abbiam veduto destinate le nostre ardesie, 
tacer non dcbbo 1' nso, cni luia volta le adoperavano i pittori , ed al 
quale tuttavia sembra che possano servire per la bellezza di alcuue 
opcre di artefici eccellenti , che tntt'ora si ammirano dipinte su quesla 
pietra. E' sulla Lavagna che ban dipinto di inolti bei quadri a olio, 
ed a fresco non pochi pittori Toscani, ed auche molti pittori Genovesi. II 
bellissimo quadro di Pellegro I'iota , che si vede in Genova nel vico 
degli orefioi , quadro che ci fa piangere 1' immatura violenta morte 
del suo autore, e dipinto suH' ardesia di Lavagna. Un' altro bellissimo 
quadro rappresetitaiite la sacra famiglia con figure di grandezza na- 
turale e stato su questa pietra dipinto dull' egregio nostro pittoreVa- 
lerio Castello , ed ora h posseduto dal Sig. Agostino Maglione. Cito 
questi due soli quadri, perche ci ricordaiio i prodigj dell' arte , ma 
ne potrci citare molti altri , che si possono vedere in tutti i paesi del 
Genovesato. 11 sig. Targioni Tozzetti ne' suoi Viaggi per la Toscana fa 
menzione egli pure di alcune pitture sulla Lavagna , e si rallegra di 
possedLTue una del famoso Pietro Dandini suo parente , ove trovasi 
dipinta 1" adorazione dei Magi , e dei Pastori con figure a meraviglia 
espressive. Tra le altre vi sono il Re Moro con alcuni suoi cortigiani, 
i visi dei quali sono cavati dall' istesso fondo della Lavagna con po- 
chissime pennellate che li determinano, ed il medesimo fondo nudo 

(g^ L«ltiTe Odeporich*. 



serve aacora ad espritnere il Inijo della nolte. Raccoata d' av^re delP 
jstesso autore il ratto di Proserpina , e la Uberazione di Euridice; di- 
pinti egualmente sopra la Lavagua , la superficie nera della quale 
noil riooperta da colorl , o da luestica alcuna rappreseuta I' orrido 
biijo dell' iufenio. 

L'ardesia di Lavagna cio noii pertaiito abbandonata a se stessa , 
ed esposta per luago tempo all' aria, preiide un color cenerognolo , 
anzicclie oscuro, ed io credo, che quest'ultimo colore il quale anclie 
fra noi si osserya in qualche antico basso-rilievo , ed arriva alcune 
volte ad eniiilare il piii bel aero , si debba ad una preparazione olia- 
ta , di cui la iutonacata la pietra poco dopo la sua estrazione dalla 
natia caverua. Deggio credere all' effetto di una tal preparazione per 
alcune prove che ne ho fatto, quantunque non sia giammai arrivato 
a poter eniulare perfettamente il lucidissimo nero , che si osserva in 
alcuni architravi, e rerte colonne modeliate su questa pietra dai no- 
stri antichi. L' arte si t pur perduta d'assai a nostri giorni colla qua- 
le gli Antichi scolpivano sulla medesima delle bel!issime figure , e 
delle storie, e dei quadri conipitissimi di greco sapore (h) . Ho nella 
tnia casa di Chiavari un antico caniinino di Lavagna alto circa sedici 
palmi , nel quale le colonne, il fregio , i grifoni che tengono fisso 
lo stemma gentilizio , e 1' aquila che lo cuopre sono d' uno squisito 
lavoro. Ma non e solauiente di questi ultimi tempi il conipiangere la 
decadenza della statuaria , e delle belle Art!. 

Ecco tutte r opere cui ha servito e serve la nostra ardesia , se 
ao-wiunger non si vogliano per ultimo quelle lastre, che si adoperano 
al disegno delle figure geonietriche. Per questo uso vale la nostra 
pietra quanto tutte le altre annoverate a simll uopo dai loro storio- 
erafi. Prima di quest' ultime rivoluzioni, alle quali colla Erancia ha 
partecipato I'ltalia, e finalmente il Mondo intiero,si. facea uno grande 
spaccio della nostra pietra oltre il Genovesato per 1' Italia tutta , ed 
in Ispagna si trasportava , e nella Sicilia, e nella Sardegna , e tante 



( li ) Pretondooo slcuni cha la maggior parte di quelle pielre eUganlemenle intagliate a basso riliero, 
non sieno gia provanute da Lavagna , ma da qualche altra cava di pietra pli dura / che si suppnne an« 
ticaniente estratta dalle montagne della Polceyera , a singolarmente da Prementone, lo non contrasEo U j 
w^sniiiVuk di un tal £atto, ma ho ricooosciuto la rera vdasia di Lavagna ia molted! Jetta pietre. 



(.63) 
aTtre parti , ch' erano dal commercio protette. I bastimenli cH Lavagna 
erano quasi esclusivaniente impiegati in questo traff)oo,e si cambiava 
la pietra con altre merci , di cui questo paese abbisogna. 

Ecco in gcnerale a pi^ di pagina li prezzi , cui si vendevano i la- 
vori particolari d' ardesia , detti in lingua del ^aese chiappami , negli 
aiini 1796 e 1799 ('} • 

Le cognizioni date finora su questa pietra interessano lo Storico, 
e I'amante delia Statistica , ma uon possouo appagare intieraniente 



(i ) NOTA i/i,"' Prezzi de' diversi Chiappami in Lavagna 



796 



al 0/0 Lir. 12 



U 



10 

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8 
6 
8 
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10 
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2 16 
2 8 



'799 



i3 10 

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S 
7 

10 

7 



1 1 
3 
1 



Jhhadini Hi onrie 3o 
Delti di otic. 26 

Cluappa di palnii 4 ^ paluii 3 lavorata per gronda i> 

Delta di palmi 5 e palmi 3 lavurata simile >> 

Plana di paliiii 6 lavorata alia roniana » 

Detta di palini 5 lavoiata simile 11 

Cunci/elta di palmi 6 lavorata a Lastone » 

Delta di pn'mi 5 simile » 

Porta di pilastrata di p.nlnii i i, larga p:il(ni 6 lavorata >> 

Drtta di qualuiic di palmi 8 lar^a palmi 4 " 

Detta alia frattina di palmi 8 l'rf;a palnii 4 » 

Scliiavone di j.alir.i 6 javor.ilo a bjstooe » 

' Scalinu di palmi 5 grosso 1/4 a bastone >• 

Chiappa di paliui 5 e palmi 4 :>piaiiala sguadrata per 

pavirnento •> 

Nezzaninu di palmi 5 ri/T. » 
Chiappcsolo di oDcie 22 iti quadro lavorato per 

pavimcDto » 

Troglio di palmi 7 e palmi 6 » 

C.l.iappe bistarde di pairoi 4 ■*' "/o » 
Portello di palmi 2 in cjuadr. spian. scjuad. per pavimento" 

Chiappe di palmi c^ e palmi 4 " 

Delta di p<ilnii 8 e palmi 4' ti 

Si ommette di segiiare tiitti gli allri articoli , e loro rispet'.ive proporzioni . glac- 
ohfr se pareLbe troppo valiiminoso il dtltaglio. 

EiSiiido gli chtappumi di quality duppia costavano altrettanlo. 

A'. Ji. Nel momcnto in cui scrivj ( 1808) i pre?zi soDo di molto rilwisati per 
tutli i lavori d' ardesia. Si pu6 avere un' idea della diminuziooe , confroDtando 
jl pre72o dolle tegole o ahhad ini d' ouQiv 26; il qual era di 11. i3 ocl 1807 , ed itl. 
questo auDO di scle 11. 9. 



I o 
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10 

4 



3o 
14 

3 

2 



12 

4 
'4 



(264) 

il filosofo naturulista , il qual biama di udinie la fisica descrizione , 
I'analisi, e forse ancora un qualche piincipio geologico. Eccomi al 

fatto , e potr6 meglio dopo quest' esposizione giudicar della preferenza 
che dee aveie la nostra ardesia sovra quelle altre tutte, che sono in 
commercio. E piimieramente dehbo dire che il termonietro esplorato 
nel giorno iZ| ottobre alia ore lO di mattiua , nientre all' aria aperta 
segnava gradi i^- 1(2 di Pieauinur, ne segnava i3 neU'interno della 
cava alia profondita di circa pahni 70 dalla sua apertura, Non vi era 
alcun bisogno d'igrometro per decidere sulla grandissima umiditci che 
domiiiava in quel sotterraneo, malgrado la siccitk dell' aria aperta. lo 
non aveva poi uu'Eudiometro pronto alle mie sperienze , ma la luce 
della candela, la respiruzione , e un'odore bituminoso , argillaceo 
semplicemente mi taceano argomentare nell' aria un notabile difetto 
di gaz ossigeno (1) . 

Non mi intiatterr6 presentemente sulla figura dell' ardesia , la quale 
ho gia detto ritrovarsi in masse informi , ed i cui strati paralelli a 
lore stessi tanno ordinariamente un angolo coll' orizzonte di gradi 
35. i5. La tessitura e compatta, il grano quasi iadiscernibile , alcuni 
punti bianchi si vedono primeggiare in mezzo ad altri piu oscuri , 
quando si osserva con occhio armato di lente. II colore e cenerino- 
bruno , il quale vieppifi s'annera coH'umidita sino a diventare azzur- 
ro , o bleii carico , e diventa maggiormente chiaro colla lunga espo- 
sizione air aria ed al sole. La superficie e piuttosto levigata, ma nes- 
suno splendore, nessuna trasparenza ha questa pietra , neppnr quaudo 
e ridotta in sottilissime laniine, e neppur quando ha provato I'azione 
del fuoco, come inavvertentemente 6 stato asserito da un moderno au- 
tore ; rompendosi acquista delle figure informi,- qualvolta peri non 
venga divisa nelle sue lamine, le quali sono sempre le une alle altre 
paralelle : perci6 die riguarda la sua durezza giova avvertire , che 
si lascia alquanto raschiare dall' unghia, non che dai coltelli , e dalla 
lima ; macchia le dita , e la carta di un colore cenerognolo , se non 
ha ancor sofferto 1' azione dell' aria ; la raschiatura poi e ceneriua , 



/I) Nonmeno che dalta accennale cagloui si pu6 ripetere la luce smorta dei luini ia quel sotterranei dal 
colore scuro ilello pareli , e delle voile j per cui noa e riilesso alcuu i«ggio dtsUe accese lucame. 



(265) 
alquanto untuosa al tatto , e leggerinente si npplccica alia lingua- E' 
facile eziandio a ridursi in polvere finissirna nel mortajo . Di alitan- 
dovi un' odore argilloso ; il sapore k tcrreo , ed il suono che tra- 
nianda percossa da un corpo duro forma un carattere suo singolare 
(in). Del resto non di fuoco coll' acciajo, non h flcssibile, non dut- 
tile , e nessun segno presenfa di elettriciti collo strofmarla , nessun 
carattere particolare di magnetismo. 

Pesato un pezzo d' un oncia di questa pietra ha perduto nell'acqua 
distillata tre dramine , e venfun grano , il che riduce il peso speci- 
fico a lOo : 2/p. L'aftlnita d'adesione di una lastra d' ardesia immersa 
ueH'cicqua e di due liiiee perpendicolarniente sopra il livello nel mez- 
zo della lastra, ma oltrepassa le tre linee ai lati per le scabrositi che 
vi si trovano. Un pezzo d'un oncia d' ardesia immcrso nell' acqua 
distillata per molte ore , e quindi esternamente asciugato e cresciuto 
di peso quattro grani e mezzo: 1' acqua distillata non ha cambiato 
colore, e parea che non avesse sciolto parte alcuna della pietra. Non 
ha cambiato colore colla tintura di tornasole, ne con quella di galla, 
e ucssun precipitato ha dato coH'acido solforico, ne coU' ammoniaca, 
ne col carbonato di potassa. BoUita I'ardesia nella stessa acqua distil- 
lata , e filtrata , col nitrato di mercurio e divenuta latticinosa. Fat- 
tane ancora evaporare una parte, cui non era stato aggiunto alcun 
reagente , ha lasciato sul vetro alcuni punti salini , la di cui figura 
parea cubica , e delle striscie di color giallo-scuro , le quali senza 
r ajuto deir umido non poteano staccarsi dal vetro, e die coU'umido 
tingeano le dita di un color di ocra di ferro alquanto untuosa al tatto; 
La dose era cosi piccola, die non pote pesarsi. 

II pezzo di ardesia, che era stato solamente in infusione nell'acqua 
distillata fu posto in un crogiuolo ad un fuoco rovente, ed allora ha 



(in^ H suono tenue irgenlino della souile laitra d' ardesia e ben dlverso da qucllo deila p/t/ra sonar.lc^ 
nuora jpcci« introdotta da Werner col nomo di Kltng^tein. E' questa una laya porCrica descritlfl da Uo- 
louiieu fra git prodoiii dell' Etna , e distinta da basalti coll' aggiettivo di sonoro , perche sotlo il mar> 
lello i pill gran peazi risuooano coma fa il brunzo. Smssuie ha osscrvato similmente una .specie di petro- 
ielco grigio , duro , sonoro , ed un poco Irasparente ; aggiung« rbe ncn e molto foglialo , e cbe h& 
tutta L'applranza d'un psriijo a baie di petro-selce. La diretsita dzl suono , e della composizione frii 
la nostra ardesia , ed il ICUngstein non faranno giammai che si possaoo ciofondert. 



C ^66 ; 
fatto maggiormeiite vedere la grandissima divisibility di lamrae Ji 
cui era formato , e ripesato nuovamente si e trovato mancare appena 
la grani. Inoltre I'ardesia non ha dato alcun fumo esposta sul t'uoco, 
e colla cannula ha cambiato il color grigio-ceruleo ia un ceaerino 
scuro ; finalmente k stata fusa in una massa alquanto spongosa coll' 
ajuto del borace, ma la fusione non era perfetta , ed i pochi gia- 
nelli di vetro che si osservavano , dimostravano un vetro opaco po- 
roso , ed alquanto colorito di giallo: polverizzato anche qiiesto ve- 
tro none stato in parte alcuna attirato dalla calamita. 

L' acido nitrico , ed il solforico fanno effervescenza colla nostra 
ardesia , ma la fa maggiore I'acido muriatico : raccoUo il gas che 
si sviluppava in quesie effervescenze eoU'apparato pueumato-chimi- 
00 ha precipitate I'acqua da calce, & si ^ dlinos-trato vero gas acido- 
earbonlco. Nella soluzione solforioa d'ardesia il carbonato di potas$a< 
ha prodotto uno scarso precipitatoj nella soluzione nitrica il prussiato- 
di potassa ha fatto nascere un color rossiccio , che si e niantenuto 
ancoc dopo di avere saturata la soluzione colla potassa. Questa rae- 
desima soLuzione ha dato vm colore nericcio colla tintura di galla ^ 
singolaruiente da ch© fu saturata d'un alcali. 

11 precipitato prodotto dal carboiiato di potassa nella soluzione 
muriatica 6 stato di gran lunga maggiore di quelle delle altre due 
soluzioni collo stesso reagentei aggiuuto al precipitato suddetto- I'acida- 
solforico si form6 ben tosto un solt'ata iusolubile ;, e vecsatQ del carbo- 
nato di potassa sul liquido superstite , si form6 un nuovo precipitato ,. 
il quale eia di magnesia , e miaoxe certameiite in quantiti a quel 
della calce. 

Ci6 che non aveva attaccato I'acido muriatico , e potea conside- 
rarsi la raeta in peso dell'ardesia impiegata ^ venne fuso col quadru- 
ple di potassa ad un fuoco di riverbero, e si cainbi6 in un vetro 
opaco di colore bianco-matto asperso qui,elidi macchie giallo-ver- 
diccie- Credetti da prima che il cromo , il quale non vien attaccato 
dair acido muriatico, avesse dato origine alle macchie di quel vetro; 
ma nuove sperieuze fatte col prassiato di potassa^ e colla galla mi- 
confermarono I'esistenza del ferro , il qual era per cosi dire sfuggito 
aU'azione dell' acido muriatico. II vetro stesso nell' acqua distillata si 
e cojavertito in una sostanza pastosa , cedendo all' acqua 1' alcali 



C 267 ) 

con cui era primierameiite combinato. Questa sostanza pastosa e stata 
poscia molto bene disciolta dall' acido nitrico , meno un picciolo rc- 
sidno. Decomposta nuovamente col carbonato di potassa , il precipi- 
tate ottenuto avea un'apparenza vischiosa ed untuosa al tatto , ed unite 
all'acido solforico si raantenne in una soluzione gelatinosa, rualgrado 
che fosse stato allungato dall'acqua. 

II residuo finalmente , che 1' acido nitrico non avea potato scio- 
gliere lavato, e dissecato , e poscia unite con egual peso di soda, e 
«ottoposto air azione del tubo ferruminatorio si c convertito in una 
sostanza vetrosa. 

IIo voluto piuttosto annojare i miei lettori col genuine , e partico- 
larizzato racconto delle mie sperienze, anzicche dedurre delle con- 
seguenze premature sovra i principj coinponenti la nostra ardesia. 
Forse dei chimici pii esperti di quel ch' io nol sono, vedranno mc- 
glio fjuesci principj, e forse altri ritocclieri questo soggetto per dc- 
terminare la rispettiva quantiti delle diverse sostanze coniponenti la 
nostra pietra. Io sar6 contento di aver lore aperta la strada in que- 
sta difficile impresa. Sembrami peri di poter concliiudere da quel 
che ho certamente , e replicate volte osservato essere il principio do- 
minante nella nostra ardesia 1' allumine , tenervi il seconde luogo la 
calce , il terzo la silice , il quarto la magnesia , e rinvenirvisi pure 
del sal marine, e del gaz acide carbonico, ed una picciola porzio- 
ne di ferro il meno possibile ossidato. Del resto, per quanto a wise, 
cgli e impossibile assegnare la rispettiva ed esatta quantiti di tutte 
le sostanze compenenti la nostra pietra , poich^ alcune differenze si 
osservano nelle ardesie toite da cave diverse, le quali sebbene non 
importino rambiamento di sorta nella natura dei loro principj, sono 
valevoli ci6nonostante a costituire altrettatite varieti per la sola di- 
versa quantiti nei principj enunciati. Egli ii perci6 che ho trovato 
la selce in dose maggiore nell' ardesia del chiappajone , che non in 
un' altra cava distante dalla prima duecente passi appena. 

Dope tutto quel che abbiaaio detto sui caratteri esterni, ed i priu- 
cipali compenenti hi nostra pietra , non piii dovrei inoltrarmi a par- 
lar deir ordine, e del gcncre mineralogico in cui bisogna coUocarla. 
Gii si sa che gli Autori di Mineralogia non sono d'accorde nel ri- 
porre le ardesie in uno stesso ordiue. Se altri le coUoca fra le cal- 



(268) 

cl , non manca chi le annovera fra le selci , ma la pifi gran parte le 
ripone nell' ordine alluminoso. Bergman infatti le ha riposte in que- 
sto , ed il sig. Mongez nel suo comraentario alia Sciagrafia dello 
stesso autore , avverte die 1' ardesia e un mlscuglio d' allutnine , di 
silice, di pirite , e di petrolio, sebbene di tutte queste sostanze non 
lie dia una plausibile ragione per tutte quante 1' ardesie ch'egli an- 
novera. Distingue tre varieti di questa pietra , la prima che chiama 
solida nera , la secoiida fugUaia de tetii , la terza grassa e di una 
consistenza friabile , la quale sola manda un' odore di petrolio, espos- 
ta al fuoco. La seconda sua specie e quella die piu delle altre si 
avvicina alia nostra ardesia , quantunque la sua polvere non diventi 
rossiccia, ne senipre crepiti sul fuoco. Kirwan, die ha seguitato le 
traccie ne' suoi Eleineiiti di mineralogia di Bergman, ha raolto insistito 
suUe propriety , ed i caratteii cliiinici de' minerali , e dell" ardesie 
parlando , che forniano la sesta specie del geiiere alluniiaoso , dice 
positivameiite, che molte varietk possono in questa specie contarsi , di 
cui non fu analizzata alcuna , tranne I'ardesia porpora turchi/iiccia 
usata in Londra , e ch'egli analizz6 recentemeute. Questa non fa fuoco 
coir acciarino , si lascia solcare dall'unghia, 6 fragilissima , e di un 
tessuto laraelloso. II suo peso specifico e di 2,876. Il suo grano e.me- 
diocremente fino ; ridotta in polvere fa effeivescenza cogli acidi , in- 
focandosi perde due ceiitesimi del suo peso ; la calciiiazione nou la ren- 
de punto attirabile, fa detonare il nitro , e diveuta di un rosso brano; 
si fonde ad un gran fuoco in una scoria nera ; la soda non la discio- 
glie che difficilmente con la fusione ; il borace la scioglie nieglio, ma 
con poca effervescenza ; questa pietra contiene della silice , deU'allu- 
mine , della magnesia , della calce , e del ferro. Una parte del ferro 
sembra essere inistato metaUico , ed un' altra e manifestamente in istato 
d' ossido unito all' allumiue , ed alia silice. Le proporzioni della si- 
lice , e del ferro son di gran lunga maggiori nell' ardesia di Londra, 
che non in quella di Lavagna. Nulla inoltre' nella nostra ardesia d'o- 
lio bituminoso , e nulla in quella di muriati. 

La magnesia nella nostra ardesia e in picciola quantity , e per tal 
ra»ione dee credersi ben diversa da quella , che cadde nelle mani del 
Sig. Tingry chinaico Ginevrino, la quale colla sola esposizione all' aria 
somrainistui una notabile quantita di solfato di magnesia. Cionono- 



staiite il sig. Saussure istruendoci dei diversi frammenti ardesiaci, ch' 
egli ha ritrovato negli stessi contorni di Ginevra, park dell' analisi 
d'alcuiie ardesic , la quale molto le lavvicina alia Lavagna , ed a que- 
sto proposito inculca la differenza , che bisogna stabilire Irit questa 
pietra , e le coroee , ova la magnesia e assai piii abbondante ( n). 

Brochant dice affermatainente che il ihonschiefer ( I'ardesia ) si e una 
delle specie tninerali , della quale e ben difficile fissare i limiti per 
la ragione dei passaggi insensibili , che lo ravvicinano a inolti altri 
tninerali , ed 6 perci6 che regna molta conlusione iielle opere di nii- 
neralogia ; Widenmann e Napione haniio desciitto , egli soggiun"-c 
sotto qucsto noine , e nel tempo medesimo, il ihonschu'fcr , e lo schie- 
ferloa , altri vi lianno riunilo , come delle varietd il brandischiefer il 
zclchenschiefcr , il wctzsciuefer, Falauiischiefer etc. Finisce col diman- 
dare perche la maggior parte delle cornee di Saussure, ed alcune delle 
nostre petroselci sfogliate rientrar non potrebbono nel thonschicfer di 
Werner ? Brochant per6 non teme di riporre le ardesie sotto il ge- 
nere argilloso, e ne fa la sua decimanona specie ( o ). E certainente 
se noi vogliamo riporre la nostra ardesia in queli'ordiiie , che il prin- 
cipal suo coraponente esige , non possianio non seguitare le sue trac- 
cie ; senonche potrebbe sembrar a taluiio men giusta questa classifi- 
cazione relativamente alle molte variazioni , che in questi ultimi anni 
hanno ilhistrato la mineralogia. Cheiievix non ha guari , analizzando i 
pregi , ed i difetti dei molti sistemi su questa scienza , acremente si 
e scagliuto contro quello di Werner , ed ha concesso la palma a 
quello del dottissimo Hauy , perche piili filosofico, e capace di bellissimi 
generali risultali : I'idea che I' unild di composizione , eVli esclama , ac- 
compagnaia venga da unita di forma , e un idea luminosa nellc scienze 
naturali ■ rapprcscnia I' armonia della natura , e non p\i6 non essere 
una legge immutabilc ( p )• Ma il francese mineralogo vedendo la niol- 



(n) Voy>ge dan! lei ilpei T. i. 
(k) Tr»ili oUmtiit. ilc miniril. t. i. pag. ifS, 
(p) Annates (!• Cbymie mars 1808. 



( --70 ) 
tiplice composlzione dell' artJesia, e la difliciij sua costante cristalliza- 
zione , non ha voluto altrunaiiti che facesse parte del suo sistenia, e 
e r ha rilegata in un' appendice fra gU aggregati di diverse sostanzc, 
i quali considerar si deggiono di seconda , e terza formazione , e che 
riconoscono la loro origine da sedioieuti acquosi (q). Questo sistema 
non h dunque in ogni sua parte perfetto , e manca come vediamo in 
quel capo, clie forma il nostro priucipale argomento. Brogniart in fatti, 
il quale ha calcato le vie del sig. Hauy , avendo veduto quante specie 
incerte , quante arbitrarie , e quante false specie si ritrovavauo nella 
terza classe delle pietre , non perci6 ha creduto conveniente di riget- 
tar tutte queste nell'appendici ^ perche ( com'egli si esprime ) non ap- 
partengono meno queste sostanze alia classe delle pietre , e perche la 
maggior parte ha del rapporti intimi con alcuni ordini abbastanza ca- 
ratterizzati. Nell' ordine terzo adunque sotto il titolo di pietre argillose 
ha coUocato lo schisto ardesia , specie seconda degli schisti ^ e con 
ragione sotto questo titolo per quello che abbiam gii detto. 

Ma basti tutto ci6 , e forse ancora sara di troppo per determinare 
il luogo che occupar debbe nella Mineralogia la nostra ardesia. Ri- 
sultano per6 da quel che abbiamo veduto , i molti errori , che sulla no- 
stra pietra furono divolgati da diversi autori. E prima si vede non 
essere gii I'ardesia di Layagna nelle viscere della terra una pietra molle, 
e capace di prestarsi ad una qualunque siasi impressione ; esser quivi 
al contrario dura egualmente , che all' aria aperta,ne altra differenza 
notarvisi fra le ardesie nei due diversi stati , fuorch^ la maggiore 
facilita , che ha I'ardesia nella terra sepolta di dividersi in sottili larai- 
uette, oltre un colore piii oscuro , die in grazia dell'umidita, la qual 
regna continuamente in quel solterranei , acquista costantemente la 
pietra. lo credo che la facilita della divisione dell'ardesia nel suo banco 
provenga da quell' umidore , che attraversa i piii soltili fogij deU'ar- 
desia , e che a poco a poco si svapora , quando venga questa a pro- 
vare I'azione dell' aria. Questa ragione sembrami si vera , e si natura- 
le , ch'io quasi mi raeraviglio , parche non I'abbiano accennata alcu- 



(q) TraiU de mineral, torn. I\^. pag 317, ^t julr. 



111 autori , the delle aidesie diffusamente parlarono. E' troppo osser- 
Tabile 1' umido che gocciola quasi neU'apertiira dei varj strati del- 
I'ardesia per poterne ia alcuu modo dubitare. Deesi adunque all'acqua 
frapposta la poca adesione delle lamine fra di loro, all'acqua dissi , 
che ha pur dato origiue ai sedimcnti ardesiaci , onde ne risulta una 
eguale spessezza di lamine negli strati di uno stesso filone. La mollezza 
che aveano ricoaosciuta ne!la Lavagna alcuni autori e certamente una 
favola , e quest'errore non pu-i essere slato accreditato se noa dalla 
facile divisibilitii in laminette sottili di quell' ardesia , che non abbia 
aacora provata I'azione disseccante dcU'aria. Come mai dopo tal evi- 
denza ha potuto sensataiuente ( e sono appena lo anni ) asserire il 
celebre fisico M.r De Luc, che a mala pena si distinguevano nell'in- 
terno delle luoutagae schistose primordiali gli strati coinpatti dagli 
strati fogliati per la ragione che I' aria e quella stessa la qual divide 
gli schisli in foglf a lamiiietle? (r) Quando ancora avesse ignorato la 
natura della nostra ardesia , perche sine a questo giorno non ha po- 
tuto contare uno storiografo , sembra che non dovesse essergli occulto 
quaiito avviene nelle ardesiere di Angers , e di Charleville , nelle quali 
tutte r aria invece di promuovere la sfogliazione e divisibility, la im- 
pedisce assolutaniente. 

La divisibiliti delle laminette nella nostra ardesia h per strati alquanto 
jnclinati , ma pure orizzontali, e non gia perpendicolari, di modo che 
Vardesia tentata con varj strumenti fuor del verso della sua direzione 
non cede se non se a spessi colpi, e violenteuiente replicati , pria di 
frangersi , e convertirsi in scheggie piCi o meno grosse. Si riconosce da 
ci6 I'errore di quelll altri, che alle cave della nostra ardesia han datc^ 
una direzione perpendicolare , tra quali puossi citare I'Autore delle 
note alia mineralogia del sig. Buffon. Si pretendeva , egli e vero , una 
volta, che le ardesie tutte, ele pietre talcose fossero collocate perpen- 
dicolarmente nelle loro cave a differenza delle altre, ehe vi si trovano 
orizzontali ; raa son gia molti anni che questo errore e stato coinbal- 
tuto riguardo ad altre cave,e noi possiamo aggiungere 1' esempio della 
Lavagna a quelli gii anaoverati dal Dizionario di Trevoux. 



(r) Leiues lax 1' IiiBtoUc pTiys. it la terre tdrctscea a Mr- Eiunm^abscli. Leitre a. aou i- 



( 27* ) 

E giacche parliamo degli errori die suUa nostra ardesia coratnlsero 
dlversi autori, perche non citereoio il sig. Spadoni , il quale assicur6 
che le lastre di questa pietra , provata die abbiano 1' azione del fuoco , 
diventavano nel loro raargine trasparenti? Ho fatte e rifatte molte prove, 
ma non ho maiottenuto questa pelluciditk , nonostante la sottigliezza 
cui avea prima ridotte le laniinette. AUrl autori ban parlato per inci- 
denza delle cave di Lavagna, ed alcuni^ fra quali bisogna citare I'applau- 
ditissimo receate Scrittore di un trattato di miiieralogia ( il sig Brogniartj 
non temono d' assicurare , die questa pietra non fa alcuna effervescenza 
coo-li acidi , lo che abbiam veduto quanto sia contrar io alia veriti ; 
altri son giunti ad assegtiarle un colore diverso dal natio , come gli 
autori dell' Enciclopedia Metodica, nella quale ne ravien delta la nostra 
pietra; altri hanno errato nell' analisi della medesinia , male anno- 
verandone i principali suoi componenti ; altri I'hanno voluta d'un ori- 
gine secondaria , quantunque abbiamo molte ragioni di crederla pri- 
mitiva (come vedremo fra poco ); altri ban detto finalmente altre 
assurditi'i, come anche meglio vedremo nel decorso di questa memoria. 

Ma volendo un pochino entrare in ci6 che dicesi Scienza Geologica , 
la prima questione che si affaccia delle nostre ardesie parlando , 
appunlo si e di vedere , se dir si debbano primitive o secondarie, giu- 
sta la divisione addottata dai modern! Naturalisti. Evvene di una terza 
specie chiainate bituminose, le quali certamente nulla hanno die fare 
al nostro proposito. E' noto gik che il Sig- Buffon non ammetteva 
delle ardesie primitive , siccome non riconoscca de'monti argillosi , e 
oalcarei con questo norae , ma il Sig. Saussure , che per molto tem- 
po ha servito all' opinione Buffoniana , si e dovuto alfin ricredere 
neo-li ultimi tomi delle sue opere , ed ora mai quasi tutti i piii ce- 
lebri Naturalisti non lasciano di distinguere le ardesie primarie dalle 
secondarie •, anzi un di quest' ultimi tratta la questione con molto ap- 
parato di dottrina , e dopo aver insegnato la via per distinguere nelle 
loro miniere le due specie d'ardesia , va di mano in mano annove- 
rando le principali cave di questa pietra, che si conoscono in Euro- 
pa 5 parla ancora della nostra ardesia , e non esita di riporla fra le 
ardesie secondarie. Se per6 le ardesie primitive son quelle, gli di 
cui strati si trovano paralelli agli schisti micacei quarzosi , o calca- 
rei su cui riposano , I'ardesia di Lavagna e certamente primitiva. Al- 



(.73) 
tronde in questa non si vedono giammai dcUe vestigia di anitnali ma- 
rini , crustacei singolanneute , come iiella secondaria s'incontrano a 
detta deil'istesso autore. Le particelle di mica osservabiiissime nella no- 
stra ardesia , la sua durezza , ed impenetrability pei liquidi piii sot- 
tili , muover deb!)ono maggiormeiite il Geologo a considerarla pri- 
niitiva. Dice pur anclie il Sig. Patiin , die le cave d'ardesia secon- 
daria si aprono a cielo scoperto; ma le nostre son tutte travagliate 
sotterra , perche vi sono dei massi di schisto quarzosi spessL e duris- 
simi , ciie formano il tetto della cava, circostanza die manca nelle 
ardesie secondarie (s). E' verissimo die gli strati della nostra Lava- 
gna non son poi verticali , ma non son meno inclinati all' orizzonte 
di quel die si veda nella cava di Rimos;nc vicino a Charleville , ca- 
va riconosciuta d'ardesia primitiva dal citato autore. 

Non deggio per6 omcttere in questa memotia consacrata alia ve- 
riti dei futti, di parlarc pur anclie dell' analogia , die ha colle cave 
secondarie la nostra ardesia. L' estensione , e la spessezza de ' suoi 
strati non die la pcrfelta sua qualiti abbastanza 1' avvicinano alia 
bella ardesia di Angers, die si considera d' origine secondaria, e 
forse non sarebbc ditficile di vedere una figura romboidale in quel- 
li enormi massi schistosi, die dalle due parti della montagna S. Gia- 
como rivestono la buona ardesia. lo per6 noa ho tenuto dietro a 
tutte queste osservazioni , non potendo nella mia situazione pe rdere 
niolto tempo in consimili rioerche. 

Aggiunge il sig. Brochant, cheil tonscliiefci'^rimiX.ivo (egiisi sichesotto 
questo nome Werner, ed imineralogi tedesdii intendono 1' ardesia s'l tego- 
lare, che tabulare) e frammiscliiato alquarzo, alia mica all' hornblenda, 
alloscorlo nero , ai granati, alia pietra calcare, al ciiiabro, alle piriti etc. e 
la nostra lavagna non coiita certamente fra suoi componenti tanto niis- 
cuglio ; ma lo stesso autore non crede questo miscuglio nell' ardesia 
primitiva sempre costante , e gii si e veduto che la terra calcare , 
e la selce , e la mica , e qualche volta le piriti marziali non mancavano 
nella nostra ardesia. Brochant medesimo assegna per carattere delle 



(i) DiitioD. d' Hfit. Xnt. art. Ardois. 



(^74) 
arJesie secondarie , ossia del lonschiefer stradforme le impronte di al- 
cuni corpi organizzati, le quali nella nostra pieti'a, come abbiara gii 
osservato, non si riavengono giamnoai. 

Ordinarianiente la migliore ardesia del conimercio vien riputata la 
secondaiia , migliore dissi riguardo agli graiidi strati che questa pre- 
senta , ed alia facile divisibility in sottili laminette : e tal' e probabiU 
mente la ragione , per cui i naturalisti , i quali non han visitato le 
cave di Lavagiia , o le han visiCate male , non han dubitato di as- 
segnarle un luogo fra le ardesie secondarie. Ma le ragioni esposte 
sembranmi plfi che bastanti a rendere probabile la contraria opinione. 
Aggiungasi per ultimo , che la nostra ardesia e molto piih compatta 
di quel die nol sieno le secondarie di Francia , le quali lasciano 
trapelare I'umidita, quando non sieno d'una notabile spessezza , e 
che incapaci sarebbono a contenere dei liquid! dell' acqua pii sottili. 

Tutte le ardesie finalmente sembrano dovere la loro origiue all'acqua, 
in cui un tempo furono disciolte , o sospese , e quindi le deposit6 in 
quel strati, nei quali trovansi divise. Li sedimenti piii fini , pii omo- 
genei , ne mai interrotti d'ulruna di quelle rivoluzioni , che hanno 
sconvolto il iiostro glubo , presentar di bbono i piu begli strati d'ar- 
desia , ed il numero delle laminette in cui questa e divisibile , pu6 far 
argomentare la' quantity , e il numero dei precipitati, dai quali trasse 
la sua origins. Non v'ha dubbio , che le acque da cui precipitarono 
cliimicamente ( e perche non mi servir6 di tal vocabolo? ) li sedi- 
raenti ardesiaci non fossero ben ordinate, periodiche, e tranquille nel 
loro corso , se osserviamo I'liitima struttura delta nostra ardesia. Ma 
quanti secoli bisogna immagiiiare per la formazione di questi enormi 
massi , die contano milioni di mitioni difoglj,o laminette nelle quali 
possono dividers!? Ripete questi il sig. Buffon dalle frequenti maree , 
ma ci6 non esdude una longevity portentosa. II tempo per6 non pu& 
fare una grande obbiezione alle opere della natura. Un'obbiezione 
magglore desumer si potrebbe dalla disposizione degli strati, che non 
sono sempre orizzontali, e che arrivano persino in alcuni rari luogbi 
a farsi verticali. Male antlche caverne dei monti, che possono essersi 
riemplte poco dopo la formazione delle ardesie avran cambiate di 
queste la natural posizione ; un acqua che abbia minato la roccia , si!i 
cui le ardesie riposavano pu6 aver prodotto lo stesso effetto , e la di- 



M 



(275) 
rezione pu6 essere stata cambiala egualmente daH'azionc di un vulca- 
110 , e da tante altre rovinose calastiofi , cui il uostro gloljo fi'i sog- 
gelto. 

Ma poicht' si parla di vulcani, non credo inutile esporre la teoria 
del sig. Patrin , clie da rjuesti fa derivare le ardesie secondarie. Dice 
egli adunqiie , clie queste sou formate da deposizioni argillose dovute 
a delle emanazioni vulcaniche sottomarine ; Distingue egli tre forme 
diverse di queste deposizioni , le une , che son rimaste nello stato 
di argilla dutlile , le altre che col favore dei gas , i quai vi erano 
riuniti, si son cristallizzate in grandi romboidi divisibili in romboidi pia 
piccioli, e tutte formate di foglj paralelli. Questa struttura, egli aggiun- 
gc e qiiella degli strati d'ardesia , e rappresenta in grande cio che 
si vede in piccolo nello spato d'Islauda: le terze finahnente che lian- 
no ac([uistato una consistenza aacor piu solida, si sono cristallizzate 
in grandi prismi poligoni , e formano le cos'i dette chjussecs basal- 
tiqucs. Per veriti questa teoria mi sembra maestrevolmente trattata 
dall'autore, e giustameute applicata a quella terza specie d' ardesie 
dette bituminose o carbonose , ove il sedimento mariuo e piii osser- 
vabile , che non le produzioni sole vegetabili coutro ci6 che si pre- 
tendeva , e si pretende ancora da molti chimici; ma tutto ci6 non pud 
egnahnente applicarsi all'ardesia secondaria colla stessa felicita , e 
quando ancora ci6 si facesse, abbiam vednto che la nostr'ardesia 
ha molti caratteri , che I'escludono dall' ardesie secondarie. 

Alcuni vulcani scoperti gii a qualche distanza dagli Appennini, da 
Napoli fino a Firenze, fecero gii dire a Mr. de la Condamine , che 
riguardava I'AppenDino come una catena di vulcani simile a quella delle 
Cordelliere al Peril ed al Chili (t). Quest' osservazione per6 non dee 
essere letteralmente adottata , scrive un moderno geologo , perchti il 
centro degli Appennini e costantemente calcareo , come ha provato il 
sig. Dietrich , e le materie vulcaniche nou si ritrovano , che nelle col- 
line divise da queste raontagne.L'Appennino, aggiunge questo dotto Au- 
tore , 6 coinposto di diversi niateriali: Il centro o nocciolo , fe d'un 



(1) Acad, (let Scieocts 17S7. 



(.76) 
granito mlcaceb ; vi stanno a fianchi delle pietre calcaree disposte a 
strati inclinati : inferiormente degli strati calcarei ricchi di conchiglie 
marine , e pietre arenarie. I primi strati sotio molto inclinati all' oriz- 
zonte, ed i secondi quasi orizzontal: : II granG pietroso dei primi e piii 
fino che nei secondi ( v ). 

Ma nulla evvi che possa far sospettare la presenza d'un antico vol- 
cano nelle vicinanze di Lavagna: Non evvi fra le vicine colline alcun 
vestigio di antico cratere; nan vi si ritrovano prodotti di antiche eruzio- 
ni vulcaniche, e lode sia al cielo , che finalmente sembra venuta meno 
nei naturalisti la sniania di ritrovar dovunque dei vulcani , e derivar 
da questi la scienza tutta geologica. Deggionsi dunque all' acqua le 
nostre ardesie ; ma perche non contengono dei corpi marini , dei fuchi 
e dei crustacei singolarmente , le di cui impronte sono in altre arde- 
sie visibili, e che quasi ovunque si ritrovano, ove il mare abbia soggior- 
nato per qualche tempo (x) ? Sembrarai d'aver provato Tantichita delle 
nostre ardesie, e quest' antichiti potrebbe forse rimontare a quel tem- 
pi , nei quali si desideravano ancora i corpi organlzzati. Queste pero non 
sono che mere congetture , nh io urao certamente di perdermi nei 
labirinto di tanti sistemi filosofici sulla geologia. II sig. Buffon ha po- 
tuto dare una volta ai suoi sogni un' aria imponente di veritii; ma io 
son lontano di pareggiar 1' eloquenza di questo insigne naturalista. Non 
evvi inoltre modernamente alcun fisico , il quale per la scienza geo- 
logica faccia capo dell' Epoche della natura , e creda alia trasforma- 
zione del granito in argilla , ed in ardesia. 

Abbandonate duiique queste ciance , discendiamo piili tosto a parlar 
dei caratteri , che le buone ardesie distinguono , e vediamo se la no- 
stra Lavagna debba dirsi alle altre eguale, o per avventura superio- 
re , e se inoltre possa migliorare nella sua quality con que' mezzi, che 



( V ) Geograp. pTiysir^. Encic. melli. Aj-doisas. 

(x ) Fra le Limine doU' ardesia di Angers s' inconrrano di soTente yestigia d' animali marini , e 
delle impronte piritoie di pidccclij di aisre , di piccioli palemoni, e di una specie di gambari larghi on 
}>iede , e lungbi 14 in i5 poUici- 1) si», Guettard pol^ contare sino a quaraiiia palemoni aorra un' arde- 
aia di Angers di an piede quadrate. X^ou si conoscono gli virenli acalogbi di questa specie. Yallisaieri 
lira e^Ii pure eel gia liferito luot^o delle ardesia toscane con improule di Tarj fuchi.. 



( »77 ) 
per altre ardesie furono recentemente suggeriti. PareccM autori hanno 
parlato dei caratteri pe' quali si distingue la buona ardesia ; II sig. Col- 
lepress ne ha parlato piii diffussamente degli altri nella collezio- 
iie Accademica, e da questo autore gioveri prender norma onde istituire 
11 paragone della nostra pietra con quelle altre clie son conosciute in 
commercio. Dice egli dunque , clie bisogna piia di tutto preudere uii 
foglio d' ardesia sottilmente tagliato , batterlo conlro un corpo dure, 
e vedere se n'esca un suono chiaro argentino , sicuro indizio d'una ar- 
desia cccellente. I foglj clie sono screpolati, o intersecati da vcne quar- 
zose o calcaree, clie non possono ridursi ad una grande sottogliezza , 
e clie son meno conipatli , dannu un suono oscuro e di gran lunga dal 
primo diverse. Inoltre quando si taglia I'ardesia per la sua direzione non 
dee fendersi sotto il ferro ; al tatto dee senibrare piu tosto scagliosa , e 
non giti uiorbida come la seta. Ora queste qualiti tutte si trovaiio nella 
nostra ardesia. Ma una quality eziandio piu bella si e quella del rifiuto 
che fa I'ardesia di succhiar Tacqua, ci6 che prova evidentemente la so- 
lida sua tessitura. Generalmeiite parlando, quando un foglio di ardesia 
immerso per metk neU'acqua non attira questa olti'e sei linee dal suo 
livello , I'aidesia e buona; e gia abbiam veduto nelle citate prove, 
clie I'acqua non monta nelle iiostre ardesie a tal' altezza ; abbiaino an- 
che vediilo quaiito sia ioggiero il peso che acquista imniersa per mol- 
tissime ore nellarqua, e nell' olio. La Metherie ascrive alia copia del 
ferro che nelle ardesie si ritrova la proprieta piii o meno grande di 
non lasciarsi p..'netrare dall' acqua ; credo sia la qualiui del ferro che L' 
ardesia contiene quella, die le summiiiistra tal qualila, sono sue parole (y). 
lo peri vivo sicuro, clie le ardesie di Francia non contengono meno 
di ferro delle nostre, e certamente ne contiene di piii I'ardesia di Lon- 
dra , la quulo ci6 nonostante e alia nostra inferiore nell' accenaata pro- 
prieta. Non potrebbesi pii verosimilniente ci6 attiibuire alio stato di 



(t.) Tlicf^fic de U lerrc s.e edition vol. a. 1797. Kon pu^ non far marafi gild ccir.e qoesto allrcnJe 
'Ajltisiimo scrillore pailando tlelle <osi»fi£e clio lo tttlaie cen>potigo>io poti ne ar>roteii cht lit sole; 
aloiTiiiie J silice , e o<^i»lo di ferro , egli cbe non ignor;,Ta Tanalisi tli Kiiwan > di Sauisuie ecc chiania 
1ft ftfdesie ^ rri^uo-argiiltlL IVIa sc le (^uantiti dei componenii dcggiono dercrroinare il nome, non dotca 
leconJo gU utsii luoi priacipj tralaiciar* la sclce , cUe ccrlaincnie ri lia ritroraco io inaggior copia del 
ftrr». 



{278) 
maggiore , o mmore ossidazione del ferro medesitno ? Non potre'bbesi 
ripeterc dal grano \>iti o nieiio fino dell' allumine , o dalla diversa pro- 
porzione dei molti coirponenti questa pietra ? Alcune delicate sperien- 
ze potrebbono sciagliere tiitti questi dubbj. Ci6 non pertanto'la nostra 
ardesia e a tutte le altre supeiiore per questa bella qualita. 

Le ardesie inoltre, che sono di un bl6u carico e che inclinano al 
nero son riputate generalmente di cattiva qualita, e sebbene si legga 
nelle note alia raineralogia del sig. Buffon , che la nostra ardesia sia 
nera , e quantunque questa asserzioiie sia stata copiata da qualche al- 
tro Miaerulogo francese in queati ultimi aniii (V. Enc. Met.) pur non e al- 
tritnenti vero , die abbia questo colore. Non s6 per verity cosa possa 
aver di coniuiie la nostra ardesia coUe bituminose , delle quali e mag- 
giormente proprio il color nero , in vedendo I'ostinazione degli autori 
iieir adulterare il natio colore della nostra Lavafrna. Le ardesie di Fran- 
cia sono inoltre piii avide d'umiditi , che non la nostra , ed essendo 
quelle rneno compatte, si rinvengono pure incapaci a contenere dei li- 
quidi pifi sottili dell' acqua; quelle poi di Londra sono fragilissime , 
come assicura il sig. Kirwan , e le altre del Derbyschire che pur hanno 
da 3oo siao a /\5o piedi di spessezza , sono di troppo cattiva qualita 
per venire di tutte queste al paragone. Le visitate da Saussure ne' suoi 
viaggi sono di gran lunga inferiori alle inglesi, e francesi pur ora an- 
noverate , ed appena si meriterebbe una qualche menzione I'ardesiera 
di Fernot nel cantone di Glaris descritta g'lh da molto tempo dalle Scheu- 
chzero , la quale nulla di meno presenta delle notabili disuguaglianze 
ne' suoi strati, ed arriva qualche volta ad essere si tenera, die non puo 
servire ad alcun uso: Fissiles singuli lap ides constant duabus fere par- 
tibus, superiori duriore, inferiori moUiore ; aliquando totum saxum est 
adeo molle , uc nulli inserviat iisui ( y )• In somma la nostra ardesia per 
la sua divisibility, per la sua durezza , per la sua impenetrabilita , per 
la sua dnrata , e per tutli i caratteri , che le migliori ardesie distinguo- 
no, sembra non la ceda ad alcun' altra nei molteplici usi, ai quali vien 
dair arte impiegata. 

Alcune sperieaze immaginate dal sig. Vialet nella sue bella memo- 



ry; Cit»t. diYslliso. t. 3 p 417. 



( 279 ) 
ria sulle ardesie che si ttovano lungo la Mosa , furono da roe repli' 
cate suUa Lavagna , per vedere se questa pure acquistava dopo aver 
softerta I'azioiie del t'uoco una soliditi maggiore. Non avea per veriti 
la nostra ardesia alcua bisoguo di questa prova per renderla capace 
di resistere all'acqua, ed alle ingiurie dei tempi. Ho veduto delle 
tegole , ciic contavano piii di due secoli ^ echo non erano state ris- 
parmiate in tutte le vicende delle stagionij le ho vedute sibene cor- 
rose in qualche parte, ed in altre ricoperte di licheni , e rese fragili , 
e di un suono oscurissirao battendole , ma qyeste tegole ('o abaini ) 
erano ancora ben loiitane dall'essere convertite in terra. Ilsig.Vialet 
ha inunaginato la cottura in un iorno da mattoni per le sue ardesie 
fragilissime ; questa cottura aduiique inutile diverrebbe perlenostre: 
die dissi inutilt? potrei dir anco pregiudiziale, poiche molti abaini, 
cui ho fatto provare il calore del forno , appena I'urono estratti dalla 
loro cava si screpolarono , diedero un suono meno argentine, e non 
pochi crepitarono in quel niodo , che suoU; ilmuriatodi soda gettato 
sul fuoco. I diversi couipoiienti le ardesie , come ognun vede deggiono 
rendcrne altre piii resistenti al fuoco, ed altre meno. Sic di fatti os- 
servato che alcune ardesie erano assai fusibili per scorificarsi, e fon- 
dersi col calore degli incendj , ed erano di questa fatta quelle teo-ole 
che coprivauo l' abbadia di lloyauuiont, le quali si fusero neU'incen- 
dio , die distrusse quel vasto stabilimeiito. Uu fuoco di gran lunga 
maggiore non ha fatto provare un simile disastro alle nostre ardesie 
di Lavagna. 

Non fiiiiru questa mia memoria senza parlare alcun poco della salute 
di quelli artelici , che sono iinpiegati nelle cave di I.avagna , o son 
destinati a lavorarla. Quest' articolo che interessa principalmente la 
scienza , cui mi sono dedicato , non puossi dame trascurare, quando 
ancora avesse niinore relazione di qiiella die ha grandissima col 
soggetto da me trattato. Ho veduto quasi tutti gli aitefici , che sono 
impiegati nello scavo delle ardesie, e quelli eziandio che lavorano que- 
sta pietra estratta dalla miniera , ed ho potuto assicurarmi , che le 
malattie, cui vanno i primi soggetti nulla hauno di couuine con quelle 
dei secondi, lasciando tuttavia a parte 11 maggior pericolo, cui sono i 
primi esposti. Di fatti quaato k fatale lo scavo dell' ardesia per coloro 
che travagliano sotterra , altrettanto souo iu certo modo leggieri i raali 



( 28o ) 
die affliggono gli scarpellini , e gU altri operaj ed 1 negozianti di questa 
pietra. I prinii son vecclij passati che abbiaiio li /^o o al piii i 5o an- 
ni , ne ho vediito dei second! vegeti , e robust! all' eti di yo. 

Dicesi dal nostro Ramazzini , e vien da quest! citato Diemerbroechio, 
Borrichio, e Wedelio, che lo scavo d! queste pietre sia somniainente 
pericoloso per quel sottilissimo polverio, che coll' aria si soUeva , e 
dair aria vieae trasportato entro i polmoni ; ma questa polvere e po- 
chissima nell' aria delle cave , perche le ardesie son continuamente d' 
acqua irrorate, e 1' atinosfera ne 6 umidissima. Le malattie di questi ar- 
tefici si deggiono pii tosto , per quanto avviso, all' aria uniida entro 
cui vivono , e che penetra per ogni verso il loro corpo; si deggiono 
ancora al difetto della luce solare , come ognuno pu6 facilmente fi- 
gurarsi. Il colore smorto, e pallido, e qualche volta 1' urido di cui e 
coperta la fisionomia di questi artefici fa pur troppo vedere , che gli 
uomini analoghi sono a quelle piante , le quuli pel difetto di luce so- 
lare si rendono vizze, e scolorite. Le ostruzioni di basso ventre , 1' idro- 
pisia a queste successiva , la tisichezza , la perdita della forza musco- 
lare , e dell' appetito , la debolezza della vista , 1' edema frequeiitissi- 
mo delle gambe , e delle braccia , sono le principal! malattie , che ho 
potuto osservare in queste persone. Coloro che meglio possono nudrirsi 
meno ne soffrono , e meno ancora sembra che 1! faccia soffrire I'uso 
del vino , il qua! e tale , che per altri potrebbe chiamarsi abuso. Ma 
per6 ripeto, tuttl questi operaj diventar vecchj di buon' ora , e le loro 
malattie doversi alia debolezza dall' umido produtta , e dal difetto della 
luce solare, anzicche al rozzo travaglio cui sono accostumati. Gli 
sforzi cTi'essi fanno nel muovere qualche gran masso sono rari , e ordi- 
nariamente suppllscono alia forza colla destrezza, e gli opportuni stru- 
menti. Sarebbe da desiderarsi , che questi uomini non penetrassero nelle 
loro caverne , se non dopo aver mangiato, e che pria di ritirarsi alle 
loro casupole, finita la giornata esercitassero con un lungo passeggio 
il loro corpo , promuovessero il sudore, e potessero anche alle volte 
servirsi dei bagni caldi, e delle fregagioni per lungo tempo continuate, 
Deggio per verita insistere suU' uso di quest' ultimo rimedio profilat- 
lico , e curativo come diceano gli antichi all' oggetto di prevenire , e 
curare o-ran parte delle malattie, cui sono i poveri fonditori d'ardesia 
sgraziatamente soggetti. Egli ^ veramente un peccato, che le fregagioni 



lanto celebrate (Jai primi Maestri dell' arte , e da tutta quanta ranti- 
chitA siano ai nostri tempi si vergogiiosamente neglette. In grazia di 
queste si ricliiamano gli umori alia pelle , e la traspirazione si pro- 
rrtuove,c talinetite si eccita il sisteina dennoide , die i'eccitamento ne 
vion propagato ai nervr, ai niuscruii , ai visceri, ed a tutta i' auimale 
economia. lo non ho bisugno di serviniii d'alcuna autorita per provare 
un simile argoinento , clie non riconosce obbiezione ; ma tutto ci6 non 
serviri a prevenire le malattie dei nostri artigiani , le quaii all' umi- 
diti dell^ aria eutro cui vivouo , e al difetto di luce solare son dovute, 
cio^ a dire alia debolezza son dovute , conseguenza immediata dtl- 
le acceniiate cagioiii ? E perehe norr potrebbesi coiisigliare agli' 
stessi la fregagion-e oliosa nella mattiua , pria clie discendano nel- 
la cava, ed impedire in tal niodo t' assorbimento di quella fa- 
nesta umidit;\ die vi dumiiia ? Le fregagioiii gimuastiche degli an- 
tichi erano destinate a prevenire la stancliezza non meiio delle malat- 
tie : si eseguivano da prima con dei secchi pannilini , e sucessivamente 
colle mani oliate, e si contiimavano sino al rossore vivo della cute, uuito 
ad una leggiera gonfiezza. Parmi se non m"inganno , die questa pra- 
tica dovrebbe essere del pari vantaggiosa ai nostri artigiani, e Ga- 
leno varj casi ne addi[6, in cui tal riniedio giunse a curare , e pre>- 
venire I'edem.i, I'atrofia , e la debolezza di varic parti del corpo. Ne 
gii si creda , delle fregagioni parlando, soggiunge M- de la Roche, 
che queste capaci non sieno di far vedere a noi pure gli effetti, di 
cui furon capaci presso gH antichi: Pareo, Hoffmanno , Boerhave , 
Louis , Tissot , Bell ne citano degli csempj memorandi. 

Gli Scarpelliiu sono piu soggetti dei prinii ad inghiottir coH'aria la 
pdvere , che si solleva dall'ardesia all'aria diseccata , e tormentata fuor 
della sua direzione da diversi strumenti di ferro. Infatti le malattie di 
petto , la tisichezza , e lasma sono in qnesta gente piii frequenti che 
non negli aJtri ; ma io non ho aperto alcun di questi tisici per\eder 
se nel sue polmone si erano generati dei calcoli , come sulla fede di 
alcunl scrittori, tutti gli altri suppongono in tal circostanza. Si av- 
Yerta ci6 non pertanto , che dei calcoli nel polmone s'ingenerano egual- 
mente in certi soggetti, che non furono giammai esposti alia polve- 
le di queste pietre , come I'anatomia patologica ci ha dimostrato ; e 
che ordinariamente i calcoli polmonali di fosfato di caiee son com- 



( a82 ) 

posti per le recenti speriesize su questo soggetto fatte dallo svezze- 
se Roering (z). 

II tidvaglio delle braccia in costoro h piii rozzo che noii nei pri- 
nii , ed e singolarmente osservabile la polvere cenerognola, di ciii 
son sempre coperti il lovo viso , e le loio maiii , noa che le loro ve- 
stimenta. Noii potrebbono essi travagliando sopravento come dicouo 
i marinaj , ed avendo una niaggior cura della politezza rimediare 
ad un» parte di quegli iucommodi, a cui per le accennate ragioni 
tleggiono andare imniancabllmente soggetti. II gii citato Ramazzini 
crede che i pinganti , e gli emetici sieno quei rimedj opportuni , 
coi quali qaesti second! artefioi potrebbero alloutanare le malattie, 
da cui son minacciati , supponendo egli che la minuta polvere , la 
qual penetra nella bocca e sclolta dalla saliva s' introduce nello sto- 
maco, e nelle intestina possa produrre grandiores calculus per novam 
materiae aggesdonem (aa). Questa opinione per6 e piii ipotetica , che 
vera , ne niolto di male temera da un poco di terra argdlosa , o cal- 
carea , magnesiaca colui , che sa 1' uso, il qual si facea una volta de' 
boli , e delle terre sigillate in medicina. 

Egli e ormai tempo che io ponga fine alia mia memoria, ma non 
lo far6 senza un ultima digressione , in cui intendo di rendere la dovu- 
ta giustitia ad un ottimo Magistrato. II Sig. Maire di Ccgorno, Ferdi- 
nando Mosti , il quale si occupa col niaggiore zelo della salute , e del- 
la prosperity de' suoi concittadini , avendo inteso ch'io impreudeva a 
scrivere sulle ardesie situate nella sua giurisdizione , mi ha diretto una 
lettera compitissima per conoscer non solo I'.-.nalisi della pietra, ma 
vedere eziandio in qual modo riparar si potrebbe ai mali , cui vanno 
gl'infelici fenditori di questa soggetti. Bramo di avere adempiuto al 
suo desiderio con questa memoria, la di cui utilita io spero esser deb- 
ba pii raanifesta sotto quest'ultimo rapporto , che non per tutti gli al- 
tri antecedenteraente esaminati. Siccome I'amore del ben pubblico l^a 
diretto il mio lungo travaglio, mi creder6 abbastanza ricompensato, ove 



( 2 ) Anaales de Chym. M?r5 i8o3. 
(a) Da morb»^ artif. 



( 285 ) 
le cognizioni raccolte servano ad illustrare il mio Dipartimento , e 
giovino alia salute de'cahmiei concittadini. 

N.B. Non avendo avvertilo a ridurre tutte le misure di lunghezza 
e peso al nuovo sistema metrico, convien ch'io faccia osservare ai miei 
Leuori corrispondcre il pal/no genovese diviso in oncie dodeci a milli- 
metri 248. 08. 

// peso dalla libbra a gramme 617 e 2/3, e- precisamente a gram- 
me 317,664. 

La lira genovese corrisponde a 85. 1/3 centesimi di franco. 



SUPPLEMENTO 



A L L E 



MEMORIE DELLA SEGONDA CLASSE. 



*** ! ■ WOLjgf i .J ■*♦<■>■ 



(a87) 

RIGERCHE STORICO-FILOSOFIGHE 

S O P R A 

U <yl'Coitutueuit ptu famoH aetC CZiihchtta poHt tu coitfiouto 

act Mioti a I Q,-LLQie. 

Deli.' Accademico VINCENZO PALMIERI. 



o. 



'gni secolo filosofico ebbe i suoi sistemi di raoda intorno alia ccs- 
inogonia. Dal nporayovov b)(jy, primogenito uovo d'Egitto che schiuse 
i piatieti e gli uomiDij e dalle cinquecento uova indiane, dalle quali 
nacquero altretfanti bambini a popolare la terra (a) fino alia capric- 
ciosa cometa di Buffon che spacc6 col terribil colpo quel gran masso 
di Sole per fame una terra abitabile, tutte le fantasie e tuttl i sistemi 
fecer fortuua ed ebber seguaci. Ma come avvenir suole alle mode fug- 
gitive e leggere , il periodo fu breve e passarono. L'imaginoso che 
avea inebriato alcun poco i filosofi, cedetle all' esame : videro la 
vanit'i e il ridicula di quelle chimere, e parvero mortificati di avere 
avvjlito la gravita filosofica fra quelle intemperanze. Divenuti piii cauti, 
noa s6 se piii ragionevoli , abbandonarono i paradossi che aveano 



(t) Georji Alphib, Tibet pjg. 5i. 5j. 



r 288 ) 

sliigottito gti uominl assenaati e si rintanaiono oell' oscuriti di secoli 
innumerabili. L'antichiti portentosa del mondo diveane I'idolatria pre- 
diletta delld pretesa filosofia. Qiiella imponente progressione di secoli 
che coiifma coIL' eteriiiti , se pure noa vi si iinmerge , sfugge I'occhio- 
esarninatore di chi vorrebbe in filosofia prove e non sogni, e desta ad 
uii tempo sospetti contro la veriti. di certa cosniogonia mosaica, la 
quale senza potersene iudovinare il motivo iiOQ ha I'onor di piacergU. 
Voltaire quel genio brillante nato a spargere ovunque lampi dubbiosi, 
l»ce noti' mai, fu quasi senza avvedersene il fondatore deHa nuova co- 
lonia , che lasciati i pericolosi ardimenti di studiati sisteini sorpassa le 
iiiigliaja di secoli ed ama di pcrdersi dottamente nel caos. Dopo i de- 
cisivi decreti del Poeta filosofo noi urtiaiiio ogni gioruo in nuovi saggii^ 
opuscoli , dissertazioui, viaggi , dai quali si prova senza appellazione 
che il mcndo. e di taati secoli piu. veccliio di quello che vorcebbe as- 
serire la cronologia di Mose. Voltaire ci avea detto che la Genesi b- 
tin libro bambino posto a confronto degli antichissinii libri di Sanco- 
aiatoae^ del Tauth, dell' Avesta , del Shasta, del Vedam , dei Ginque- 
King ; Ma Voltaire al suo solito non lo aveva provato. II suo facil 
costume di asserire aU'azzardo avea destata la noja ne' dotti che les- 
se.ro quLclle afferniazionijL le disprezzaroao e tacquero^ 

Quel silenzio e quel disprezzo parvero sacrilegj ai divoti di quel gran 
n.ome , e si arrischiaroao alle dimostrazioni. La storia delle nazioni 
fenicie, assire, indiane , lo studio naturale della terra, la progressione 
delle arti, i periodi delle ecclissi cinesi , izodiaci egiziani , tutto fii rac- 
colto e disposto a persuadere che lo scrittor della genesi non dovette 
conoscere ne la filosoha nb la storia. Ine bbriati eglino stessi e sorpresi' 
per tanta loro dottrina e per tante scoperte non sospettaron neppure 
che quelle lor prove erano pu^riliti le plii insipide e inconcludenti, e- 
si avvezzarono a mirar con una compassion derisoria la stupidity d i 
coloro che credono ancora a Mose. Ella ih pure la festevol cosa il 
vedere questi imaginarii giganti della letteratura e delle scienze pas- 
seggiar trionfanti e disdegnosi sulla debellata superstizione dei meschini' 
teologi e sentir condannar con orgoglio I'indociliti di coloro che non 
rendono un umile omaggio ai loro decreti. Tauta tortuositi di giudizib 
e la frenesia di un trionfo si vano mi punsero pii volte, illustri Col- 
leghi, il confesso;ma pure ebbi il coraggio di ascoltar senza sdegno^ 



( =89) 
quelle loro fullacic, colle qiiali o li iiiganm') 1' ignoranza e la perver- 
sity d' iiitelletto, o si stiidiarono di ingaiinare i men cauti per frode. 
Soggetto al vostro giiidizio alcune mie osservazioni sopra qiiesto ar- 
gotnento, per Ic quali p;unu di poter asserire che i prodi nostri antiquarj 
in mezzo a tanta garruliti non ci hanno ancora roostrato alcuna storia 
geniiina piii aiitica della Mosaica, e che non scppero ancora produrci 
alcun vero monumento 11 quale sorpassi la etu fissata da quella. Ac- 
ccnnate queste due veritk di fatto io non sapr6 ricusare I'esame filo- 
sofico delle ragioni, suUc quali voUero appoggiare la cliimcrica loro 
anticliit.\ del mondo. Illustri Colleglii, io rispetto il Pentateuco come uu 
libro religiose e divino, ma siami permesso nella presente discussione 
considerar questo augusto carattere come estraneo e non necessario 
al mio iiitento. Si vuol giudicare di questo monumento di storia colI« 
pii!i severe leggi di una critica filosofica e profana , affine di convin- 
cere i nostri belli spirit! che non solo i docili credenti devono rispet- 
tare quei libri , ma tutti i filosofi ancora ; e in prime luogo io non' 
vorrei che eglino confondessero 1' antichita delle nazioni coU'antichita 
delle storie che di quelle nazioni si conservarono. I Babilonesi, i Fe- 
nicj , gli Egiziani erano gii imperj estesi e potenti , quando gli ebrei 
erano appena una famiglia. Giacobbe e i suoi figl) entrarono raminghi 
e soli ia Egitto , e Faraone regnava sopra vaste provincie , dove fio- 
rivano le arti e le scienze. Quella ristretta c disagiata famiglia po- 
teva averc delle tradizioni e delle memorie privatej gli Egiziani erano 
filosofi , astronomi , architetti , geometri ed avevano libri ed annali* 
Io Io so e Io concedi.>. Ma non e cii die si cerca. Si vuole sapere se 
quella famiglia cresciuta quitidi in un popolo e dlvenuta nazione ab- 
bia avuto storici e libri che siaiisi couservati incorrotti ed iateri piCi 
assai che i libri di quelle dotte nazioni, o a dire con piu di precisione 
se di quelle nazioni esista alcun libro piii antico di quelli che esistono 
della nazion degli Ebrei. 

Cominciamo dal fissar I'epoca della storia Mosaica : clilameremo quia- 
di ad esame le pretcse antichiti dei moaumenti cosl decantati. Io vo- 
glio stabilire una tesi che non pu6 essermi contrastata perche nou 
soggetta ad alcuna controversia di cronologia. II Pentateuco 6 tanto 
antico quanto Io ^ il popolo Ebreo. Non s6 se siasi mai osservata 
abbastanza la diversiti che passa fra una storia che racconta I'origine 



C 290 ) 

e- i fasti di una nazione , e fra una costituzione che fdrtna e crea una 
nazioiie.. Questa dee nascere necessarianiente coUa nazione e non pu6- 
essere che coetaxiea , quella h d'ordinario pih cecente giacche non sL 
eoniiflcLa a scrivere i fasti di up popolo che alloraquandi) t gii po~ 
teat.e^ II Pentateuco b meno una storia ch& una costituzione; uniscs 
Ui storia alia costituzione e alia iegislazione iii una maniera die noa 
yots mai esser divisa. La sua storia sono le sue l«ggi ^e le sue leggl 
soa quelle che nacquero con questo popolo ; quelle che lo fonnarono. 
Esce il popolo ebreo fuggitivod'Egitto.Eiaallora una moltituditie schiu- 
va non era una nazione. Non ebbe akre leggi civili che alcuue costuinaa- 
ze doniestiche , e la volenti dispotica de' suoi padroni.. 

Mose uomo di genio clw I'aninii e la diresse alia fuga , divenne 
suo condottiere e legislatore e voile fonnarne una nazione sovraiia 
isolata e divisa da tutti per abitudiiii, per governo, per leggi religiose,., 
e politiche. Tutto e straordinario, precise, minuto. La, vita privata,. la, 
economica sono soggettate ad un sistema singolare e disciplinato. Per 
queste leggi cominci6 ad. esistere come nazione di un carattere tutto 
suo proprio, odiata sempre e perseguitata dai vicinl- governi appunta 
perche originale e spesso troppo orgogliosa per questa sua costituzione.. 
AUora dunque fu scritto il Pentateuco quando cominci6' ad esistere 
la nazione ebrea come governo determinato e distinto e quando co- 
mincii ad osservarsi quel Penta,teuco come il corpo di leggi costitu- 
aionali e civili ( a). 

Dopo quella prima pubblicazione visse il popolo ebreo con quelle 
leggi ed a quelle lo richiamarono di secolo in secolo i sacerdoti , i 
profeti , i zelanti di ogni eti e di ogni pcovincia , o fosser gli ebrei. 
tranquilli nel loro paese , o prigionieri e divisi in regioni lontane. 
Esistevano dunque e si conoscevan da tutti, E' necessario esser ben. 



^a) Tacjfo il cui noine e rJspellabilt; ai nostri Hlosofi perclic derisore perpeluo d^gfi Ebrei amoiette 
Ivor di ogni dubbio quaDto si h da me atabilitO' Cosi egli scrire nelle sue iXorie. Masts quo Slbi in po' 
iterum^ent€m /irmaret novos ritns contrariosque ceteris mortalilms indidlt ...Hi ritus qtioquomodo iiu 
4ucti antiquitate dc/endunlur .. . Unde auciae Judisontm rtSy et quia apuU ipsot fides obsiinata , mis9' 
Ticordia in promptu^ sed advirsus omms alios hostile odium, 

T«ci!.Ub. S.cjp. 4 5- 



( 291) 

■forestiere ai libri mosaici per non vedere che la cosmogoiiia che forma 
nella Genesi come il prelimiiiare e la base deila costitii7ione, fe essen- 
zialmetite lej^ata con essa. Gli spiriti, gli uomini, i paesi, i fatti , le idee 
religiose e legislative tuUo e conseguente ed tiiiito , tiilto iie forma 
come il fondamento: la costituzione e le leggi discendono necessaria- 
niente da quelle prime idee religiose stabilite nella cosmogonia. E'dun- 
que forza il concliiudere die tutto fu scritto al tempo medesimo e dal 
incdesimo autore. L' antichiti di questi libri e quindi eguale all'anti- 
chiti del popolo ebreo quando prima divenne nazione. 

Volney nelle sue lezioni di storia (b) asserisce che la Genesi e una 
compilazione di rnano sconosciuta fatta al ritorno dalla caUiviia , nella 
■quale fra le croniche nazionali fu inserUa una cosmogonia puraincnlc 
caldea. E' inutile rispondere ai sogni. Qual bisogno vi e di dimostrare 
che la parte di uii libro che forcna la base di tutto il libro, e scritta 
allora che il libro fu scritto, se ragioni evidenti non ne persuadino il 
dubbio. Egli stesso suppone che prima della cattiviti esistevano le cro- 
niche nazionali ed esisteva la cosmogonia caldea giacche i filosofi snot 
■maestri csaltano sempre la portentosa antichita della astronomia-e degU 
sfudj caldei- Quando ancor fosse vero che la cosftiogonia della Genesi 
sia puramente caldea ^ poteva ben esservi inserita prima della catti- 
vita. Se la cosmogonia Caldea era la Mosaica, potrebbe forse conchiu- 
dersi che i GalJoi in quella eti conoscevano ancora la vera cosmo- 
gonia prima che la superstizione e le favole la corroinpessero? Mose 
che descrisse quella antichissima cosmogonia con tanta sempliciti ; 
voile impedire che non fosse egualmente corrotta fra gli ebrei. Pure 
se crediamo a Volney, la cosmogonia caldea che fra caldei era filosofi - 
ca e ragionata, diviene nella Genesi contraria adogni probabilita, a tutta 
lafisica, alia concordanza de' migliori monumcnti dell' ant ichita.l caldei 
perdono ogni diritto alia filosofia se i migliori monumenti della loro an- 
ticliit;\ sono per disgrazia inseriti fra le cro/i/c/ic nazionali degli Ebrei- 
Tanto son conseguenti e imparziali i nostri filosofi. Ma ritorniamo iii 
camino. 



f b ) Voloey Icconi U'Histoire, 5ejiiice sixiemc. 



( ^9^ ) 
Niuno ha aiai dubitato che il popolo ebreo allora cominciasse ad esser 
nazione quando usci dall'Egitto. Voltaire qualche voltateologo e scrupo- 
losQ lia trovato che gli ebrei fuggendo d' Egitto furoiio ladri ed ingrati 
a quegli ospiti cosl beneraeriti che gli aveano trattati con tanta uma- 
niti fiuo ad affogare tutti i loro bambini. Non e qui luogo diesanii- 
nare qiiesta filosofica decision di morale , ma a buon conto fuggirono 
sotto il condottiere Mose , e fuggirono intorno aU'eti di Cecrope cosi 
faraoso fondatore di Atene. Se fosse necessario all'intento, potrebbe osser- 
varsi che la favola spesso madredella storia, e la storia che non e sempre 
favola, fissano assai chiaramente iutorno a que' tempi I'epoca dell' u- 
scita del popolo Ebreo dall'Egitto. Scakford nella sua storia del mondo 
avea osservato che gli Egiziani aggluasero al loro calendario i cinque- 
•.;iorni complimentarj neU'aiiuo 2665. del mondo poeo dopo la moito 
di Gios'je. Sembra certo fri gli eruditi che fino a quel tempo I'aiino 
egiziano era stato di soli 060 giorni. A render faniosa e sacra questa 
epoca secondo il misterioso stile egiziano fabbncarono la favola del- 
I'adulterio di Rhea con Saturno che non potendo partorir per cas- 
tigo in verun giorno dell' anno ottenne da Mercurio che ne fossero 
aggiunti cinque, ne' quali potesse a dispetto dell' inesorabil decreto 
dare alia luce il testimonio della sua irapudicizla. Profittd con usura 
del done , e nei cinque giorni che furono aggiunti partori cinque fi- 
gli , Osiri, Oro , Tifone, Iside e Nephte. Questo Tifone secondo un'al- 
tra sacra favola Egiziana, riferita da Plutarco ih padre di Jerosolimo e di 
.Tudeo. Tarito fi allusione alia stessa allora che dice nel 5 lib. cap. 2 dtllo 
bue storie che regnando Iside si sgrav-l) 1' Egitto di una inccmoda mol- 
titudine condotta da Jerosolimo e Giuda. Scd quia famosae wbis su- 
premum diem tradituii suinus congruens videtur primordia elus apaiie-.- 
Quidam regnanle Jside exnndantem per Egiptum inuUitudinem ducibus 
HYerosoIimo ac Juda proximas in terras exoiieratam. E' facile il sen- 
tire in queste antiche tradizioni I'accordo perfetto de' profani scrittori 
colla storia mosaica e se quelli parlano dei due condottieri Gerosolimo 
e Giuda , de' quali tace Mose , ci6 sembra assai naturalmente derivato 
dal costume ordinario degli storici di supporre che il nome della na- 
zione e della Capitate dovesse essere il nome de' fondatori. Qualunqne 
per6 sia I'evidenza di queste induzioni, Voltaire 6 assai compiacente 
a credere repoca del Pentateuco con noi fissa e determinata , ma sol- 



I 
! 



( ^55) 
tartto asserisce die csistono dei libiiodei monumeriti per molti e moiti 
secolL anteriori alia storia mosaica. Coriviene dunque sentirlo. On ne 
peat rrop repeler que les livrcs jiiifs so/it tres nout'eaii.r. L' ignorance etle 
fanalisme crient que le Peiitaleuquc est Icplus ancien livre du monde. 
11 est evident que ccux de Sancliionaton, ceux de Thaut anteriews de 
liiut ccns cms a ceux de Sanchonialon, ceux du premier Zerdus', le 
Shasta, le Vcdam dcs Jndiens que nous avons encore, le Cinq-King des 
Chinois, enjin le livre de Job son! d'une antiquiie beaueoup plus recu~ 
lee que aucun livre Juif. Dictionnaire pliilosoph. art. Job. lo non ve- 
do altro in qucsto articolo clie una furiosa abbondanza di audacie 
t: poverta iiidiclbile di cogniziotii. Non so se T igiioranza e il fanatis- 
jno di coloio die credono essere il Pcntattuco i-l plu antico libro del 
luoiulo die esista, siano coiifutati ablxistanza e istruiti dal filosofico laco- 
nisino /'/ est evident. Sanconiatone k il primo libro citato. Si couiincia assai 
male. Le sue upere origiiiali piu non esistono. Noi non le conosciamo che 
per una traduzione die ne diede Filone di Biblos il quale viveva ai tem- 
pi di Adriano. Tauta distanza di tempo ed un silenzio profondo di 
taiili secoli die lo precedettero, niosser sospetto di IVode a Scaligerp, 
ad Airigo Orsiiii e ad altri erudili e credettero quel Sanconiatone una 
impostura di Filone. Non si vuol esscr tanto severi e si vuole am- 
mcttere die egli trovasse quell' originate fenicio , die lo conosces5e egti 
solo e lo traslatasse in greco e quindi che fosse improvvisaraente 
peidiUi) di nuovo dope la traduzione. Con tutta qucsta liberaliti co- 
lae prova Voltaire die Sanconiatone sia piii antico di Mos^ ? Porfi- 
rio, Eusebio che ci conservo i frammenti della traduzione^ Cirillo 
Teodoreto, i cataloglii dei lie di Fenicia asseriscono che Sanconia- 
tone visse due secoli dopo di Cecrope, e Cecrope ognun sa , che fil 
coetaneo a Mose. Ma quest' epoca e ancor troppo antica. Se egli e 
vero come sembra assai dimostrato die Sanconiatone, dedic6 la sua 
opera ad Abibal Re di Tiro padre di Hiram assai note per i suoi 
trattati di commercio con Salomone R6 degli Ebrei , dovette esser 
coetaneo di Davidde e percio di 5 secoli alnieno posteriore a Mose. 
L' originate adunque di Sanconiatone die piii non esiste , iiacque assai 
dopo del Pentateuco che esiste ancora , e la traduzione di cui non 
esistono che soli frammenti, e assai posteriore all' era nostra volgare.Por- 
firio ci insegna die Sanconiatone avea apprcso la sua eosmogoiiia dai 



(-94) ' 

litrj (11 Thaut coinunicali ad esso da Jerombael sacerdote del Dio Je- 
vo. Pare die qiiesta opinione non sia dispiaciuta alio stesso Voltaire 
che unisce avvettentemeiite al suo Sanconiatone i libri di Thaut. Suida, 
Vczio ed altrl eruditi trovarono in qiiesto Dio Jevo I'Jeovah degii 
t-brei e in questo .Terombaal il Condottiere Gedeone detto Jerobaal 
dalla scrittura sacra nel libro de' Giudici. Da ci6 ne dedussero che 
.Terobaal ossia Gedeone avea comunicato a Sanconiatone la cosinogo- 
nia della Genesi e quindi i libri di Tliaut che niuno ha mai veduto, 
Jovi^aiio essere i cinque libri di Mose che noi vediamo e che poteva 
aver veduti Sanconiatone. La diificollii non sarebbe che ilnomeima 
ognun sa che il il Thaut fu un rome attribuito a piii uomini famosi 
deir antichit^. Si voile infatti che il Thaut della Fenicia fosse il 
Theut, o il Thoyt degli egizj , che in Alessandria fosse il Thoot , 
in Grecia 1' Ermete o Mercurio trismegisto. Il tedesco Krisgman 
lo trov6 nel TuistOne de' Germani di cui parla Tacito ( c ) : 
celebrant canninibus antiquis TuisConem deiim terra editum. E perch6 
Sanconiatone uon avrebbe potuto credere che Mose fosse il Taut , O 
piti v^raraente iraaginarlo per dare un'autoriti maggiore alia sua cosmo- 
goaia che traslatava dal Pentateuco , col nome di un uomo si cele- 
bre insienie e si seonosciuto ? Amerei peter seguire una tal opinione 
tanto felice per la concorrenza dalle circostanze e dei nomi , se Je- 
lobaal non fosse tanto piu antico del nostro Sanconiatone. 

Ma se non si pu6 ammettere la storia di Jerobaal e del Dio Jevo, non 
si pu6 negare certamente la perfetta coerenza di Sanconiatone alia 
cosmogonia di Mos6. Forse i prodi lodatori di quegli atUichi rottami 
che ammirano appunto perch^ non li conoscono , non intesero che 
da quelle storie profane nascevano prove a pcrsuadere la narrazion 
di Mose , non possono nascere le opposizioni che eglino desiderano. 
Quel celebrati frammenti o raccontano favole manifeste , o ripeton 
Mose quando parlano ragionevoli. Sanconiatone Tirio o di Berito 
che vogliasi, cominci6 la sua storia dalla creazione di Adamo preci- 
samente come Mose, e segue con poca diversitk il numero, e I'ordine 



( c ) TjcU. in German, cap. a. 



i 



c =95; 

«telle generazioni Mosaiclic. 11 dotto Cumberland sopia Sariconiatone 
ha osservato ch'egli sorivendo in mezzo di nazioni idolatre e idolatra 
egli stesso , nel seguir 1' ordino delle generazioni di Mos^ abbandonS 
la stirpe di Setb e sL attennc a quella di Cain^ nelia quale era nafa 
I'idolatria ed era stata piantata in Egitto. Vi ripullulo dopo il dihi- 
vio come racconta Beroso in un fiammeiito che conservossi del 3.o. 
Hbro delle sue anlicluta. Protogonos ed Aion sono secondo il traduttore 
I'ilone, ii primo uumo ela prima donnadiSanconiatone.Non s6 indovina- 
re se I'origiiiale fenicio avesse conservato i nomi mosaici Adam c Hai 
e se Sanconiatone gli avesse traslatati in Fenicio come uso Filone 
Iraduccndoli in greco con i»na licenza che c poco lodevole allora clie 
Orattasi di nomi proprj. E' pcrg iunegabile che il protogonos ossia- 
primo nato, e precisainente Tuomo ossia Adamo di Mose c I'Aion 
ossia iuta de' Greci e senza dul)bio i' Hai i>;7a egualmente presso gll 
Ebrei. Che se Sanconiatone conservo le generazioni mosaiche , con- 
serve i caratteri delle persone formati da Mose e qualche volta anche 
i nomi , sembra nn'induzione as.sai facile il dire die Sanconiatone pi6, 
gio%ane ai^si di ^-lose pote avere imparato la sua cosmogouia dal pen- 
tateuco. Mos^ non pote impararla da Sanconiatone ; e se Sanconia- 
tone impar6 dal Thaut » e se dopo avere imparato dal Thaut non ci 
raccontu che la cosmogonia di Mose, ne vieiie per conseguenza che 
i libri di Thaut noa possono essere che i libri mosaici. E se fuial- 
meute non pote aver cognizione di quei libri per mezzo di Jerobaal 
morto qualche secoli prima, pote ben averla dagli ebrei, coi quail 
converse!) ai tempi di Davidde.. 

lo ho ceduto alquanto all'umore divinatorio per meritarmi la be- 
nevolenza di Voltaire che nelle sue filosofiche decisioni sCuet^e d' or- 
dinario le pedanterie della critica ed ama i tratti di spirito. Nnlladi- 
mcno io vorrei^ illustri Colleghi, che in un argomento cosl interessan- 
tenon si abbandonasse la pi ill rigorosa severity. Qualunque sia il me- 
tito di tante conghictture riferite finora, si stabilisca come certo soltanto 
quello che non amraette alcun dubbio : Sanconiatone visse piii secolL 
dopo Mose: dunque il decisivo est evident di Voltaire ^ un delirio. 

Passiamo ai libri di Zerdust. Zerdasct altrimenti detto Zerdoust che 
i greci trasformarono in Zoroastro, viveva secondo il libro Ketab Gia- 
mash Alhaxim nell'anno i3oo dopo il diluvio, e pcrcii moUi secoli 



dopo Mose. Zerdoust si vuole autore del Zend , poi del Pazeiid e fi- 
nalmente A^W Avesta O Abesta cha nn'iio vX primo si disse Zendavesta- 
I maghi persiani esatti in cronologia quanto il nostro autore del di- 
zioaario , asserivano che AbramO leggeva quei libri allorch6 fi!i gettato 
per ordine di Nembrotte in una fornace. Kondemir nella vita di 
Kisch-rab scrive che aveudo sentito Zerdust che dovea nascere un grande 
profeta immagin6 di usurpaie un cosl lusinghiero carattere. Ritiratosi 
• n solitudine vi dimor6 lungamente ; uscito quindi improvviso spieg6 
ja sua pretesa missione e pubblic6 lo Zend (a). La faraa di un nuovo 
legislatore dopo Mose era sparsa in Oriente, come ce ne assicura Abul- 
faragio nella sua quinta dinastia. Chi non vede in questa tradizione 
Taspettazione del Messia che si era dilatata dalla Palestina in Oriente? 
Ma ci6 che fa piii al nostro proposito, questo dimostra che Zerdoust 
non visse che nei tempi della gii adulta sinagoga quando si appros- 
sicnava I'epoca disegnata nei libri ebraici per la venuta del nuovo 
legislatore. E' inutile fermarsi pii lungamente sopra di ci6 ; essendo 
certo da quanto si e detto che Zendavesta devc essere assai posteriore 
al Pentateuco. I dilettanti eruditi di que' ccnci entusiastici hanno os- 
servato che lo Zendavesta e una catena sconnessa di idee pittagoriche 
e platoniche tanto piii giovani di Mose , che riferisce istorie prese 
evidentemente dai libri ebraici; che contiene assai versi dei salmi 
Davidici , e che percii non solo i in rovina la immaginaria antichit^ 
di cui tanto si applaude Voltaire, ma che forse non ne e nemmeno au- 
tore Zerdoust, del cui nome si copri qualche mago persiano ne' tempi 
a noi piii vicini. 

Ma il libro piii caro al nostro autore sembra il Vedam degli In- 
diani che assicura di avere ancora : que nous avons encore. Noi ci 
rallegriamo di cuore di questa sua ricchezza e avremmo desiderato 
che non ne avesse private i! pubblico. Se e vera la spaventosa anti- 
chitk dei periodi indiani, un solo de' quali ascendeva a cento quaranta 
niillioni d'anni come ci assicura la Croze ('b), deve ben essere prezioso 



( a ) Kondemir aputl Herbelo Bibliot. Oriear. in Zerdisct. etc. 
(b^LiCroie CKrist. des lad. lib. 6. 



C 297 ) 
n Vedam / che era il libro massimo ed antichissimo di teologia e ell 
Jegge Indiana. Ma la disgrazia si e che questo libro originale sti an- 
cora fra !e chimere come vi staranno senipre qiiei tanti raillioni di 
secoli.Abbiamo soltanto V Ezur- Vedam , die si vuole essere nn com- 
pendio di quell' altro Vedam, e die fii scritto intorno ai tempi della 
spcdlzione di Alessandro ncH' Indie. Ma qualunque sia il tempo pre- 
ciso doir antico e del iiuovo Vedam non puo negarsi che quel libri 
sono posteriori agli oscani riti priapei cominciati in Egitto nel Culto 
del Pliallas. Gli ladiaiii che aveano imp.irato dall' Egitto quel culto 
brutale e sacrilogo trasfonnarono il Priapo e il Phallo nel Lingam. Ma 
come avvenir saole nella progression degli errori, accrebbero le scon- 
ciature e le infarnie. Aveano osservato al riferire del dotto Giorgi che 
il Fallo esponevasi quadnforme ossia di 4 colori cioe , bioiido, vcrde , 
rosso, e bianco e da ciu nc dedussero il mistero della congiunzione 
dei quattro libri di Atzali scritti dalle quattro bocche di .Isuren coi 
qnattro libri del Vedam scritti da Brahma. Sembra deciso fra i dotti 
che I'Atzala e il Vedam fossero la cosa medesima come lo sembrano 
r Osiris degli Egiziani , /'7iw;c/z , il Brahma- Se ne possono vedere le 
prove neir alfabeto Tibetano. Crederei uii delitto trattenere questa colta 
adunanza fra le immondezze di quei quattro libri ne'quali trattavasi 
del suono , del canto , del ballo dei nuraeri. Non far6 che accennare 
poche parole del dottissimo la Croze, affinche sia dimostrato con quanta 
cognizione di causa parli Voltaire del Vedam , e cou quanta giustizia 
sia egli divenuto la delizia del belli spiriti del giorno. Gli indiani han- 
no il Ciiigam che aggiunge maggiori immondezze all'infamia del Plial- 
las degli Egiziani e de' Greci- Eglino adorano il /also Dio J sure n, cioe 
a dire il Brahma sotto questa Jigura mostruosa ed oscena , che espongon 
nc temp'], e portano in processione insultando in una manicra orribile 
al pudore c alia credulitd del popolo fa). Quest! sono i magnifici mo- 
numenti tanto carl a Voltaire per la sua antichitA e per la sua filoso- 
fia , e da esso tanlo ammirati in confronto del Pentateuco. 



(<) Li Croze Cliiist. dot Ind. 1. c. 



(^98) 
Dopo il Vedam vetigono i cinque King che Voltaire generoso al 
suo solito regala di una auticliita straordinaria. E' pregio dell' opera 
trattarne con qualche estensione maggiore per conoscere quanto siano 
fondate le prevenzioni che hanno molti dei nostri matematici suUe si 
celebrate scoperte Cinesi. Non vi e certainente fra le mode letterarie 
alcuna pii famosa e piii seguitata della portentosa antichit^ , della 
saviezza , della dottrina di quell' Impero. Per una alleanza che poteva 
sembrare impossibile i nostri Missionarj che per la solita influenza de' 
viaggi lontani o dicono o credono troppo , e molti Filosofi che per 
una pretesa robnstezza di spirito credono poco , si unirono nella idea 
gigantesca della immeaisa dotrriiia Cinese. Sorpresi qnelli e incantati 
per ebbrezza di affetto , qne^ti per affettazion di sistenia abbracciarono 
larve e chimera ; la veritii hi abbandonata miserameate. lo non pre- 
sumo , illustri Colleghi , di airecarvi lumi ignoti ancora alia vostra 
erudizione; aspiro sultanto a t\irvi sentire , che tutte quelle o favole , 
o istorie non sono niai giiuite a far aascere un dubbio aluieno appa- 
rente contro la cronologla di Mose. Egli e necessario in primo luogo 
distinguere gli equivoci, la storia, la favola. E' noto che Licou-hiii fu 
Vautore di un' epoca ossia di un cielo imaginario composto di il\'^i2j 
anni solari che comprendono di periodi di 4617 anni. Non saprei dire 
se egli lo inventasse a lume della cronologia come usarono i nostri 
Scaligero J Petavio, Pagi nel periodo Giuliano, e nel Greco-Giuliano; 
so solamente che gli Astrononii Cinesi da quel tempo fino all' anno 1280 
deir era nostra volgare hanno imitato questo metodo con intemperan- 
za , eve n' ebbero alcuni^ i quali lussureggiarono in epoche spaven- 
tosc di due o trecento miliionl d'anni solari. Il volgo Cinese, e quel 
ch'e piii strano , alcnni letterati Europei ne argomentarono forse che 
fc3ssero reali quegli anni che secondo i loro fabbricatori erano ima- 
ginarj e portati all' eccesso per moda. Abbandoniamo questi equivoci 
Jnconcludenti e veniamo alia storia liberandola dalle favole quanto piii 
ci sari possibile. Tutte le memorie Cinesi confessano che Yao o Yao- 
tang fii il primo pin conosciuto e piii famoso Sovrano di quell' impero. 
II giudizioso autore de la description abregee de I' Empire dela Chine (a) 



( a ) Apud Ueibelot Sibliotb. Oiicilal. ia Appendice. 



( 2.99 ) 
crede non senza grande apparenza di vero clie Jectan ( a ) il quale 
parti da Sennar 170 anni dopo il diluvio , e clie i Cinesi dicono con 
poca mutazione Yao-tang fosse il vero fondaLore della inooarchia. La 
sua prima dinastia regn6 aSg anni , e non ^Sg come per uii' altro equi- 
voco imaginarono alcuni considerando come reali tre cicli sessagenarj 
die i Cinesi aveano a2.2;iunto alia Cronolosia. Confucio e Tso-lii ce- 
lebri filosofi Cinesi asseriscono che prima di Yao aveano rcgaato sei 
Priiicijti , de' quali non si sapeva altro che il nome. Altri Cinesi segui- 
t:Ui dal P. Martini e da Abdalli accrescono assai quel numero e coUo- 
cano fra i predicessori di Yao il faan)SO Fo-hi, o Foe, o Fo, che vo- 
glinsi dire. Questo Fo-lii vien creduto I'autoredei CiiiqucKing citati da 
Voltaire o a dire con piii di esattezza, vien creduto raiitqre dell'Y-king 
che e il solo fra i cinque, il quale possa attribuirsi a Fo-hi. Parlere- 
nio di questo a suo luogo. 

^Varburto^ e I'autore della Cronologia Cinese (b) seguendo il Freret 
(e) hanno osserv;ito clie aminessi ancora tutli quel sovrani chimerici, 
la serie dcgli aiini ci porterebbe appena a Bay anni dopo il diluvio 
nel computo del testo samaritano e piu ancora in quel dei Scttanta. 
Ora egli e certo che la Chiesa Cattolica non si e mai decisa per la 
verificazione di verun di quei coinputi , per lasciare ad ognuno la 
liberti di abbracciare quella cronologia che stima piii coerente alia 
veriti della storia, senza voler determinare sel'errorede' copisti che 
vi e certafnente , siasi intruso piuttosto nell'ebreo che nel samaritano 
o nel greco. Nel Martirologio romano segue la nuiiierazion dei 70, 
lasciando intatto nella Vulgata il computo ebraico. lo non avrei dif- 
ficolta alcuna di abbracciare cogli autori citati il computo samaritano 
tanto pill adattato a spiegare la numerosa popolazione delle provincie 
caldee , fenicie, egiziaiie , cinesi, indiane da noi conosciute ne' tempi 
antichissimi e tauto conduceiite a sciogliere vittoriosaiuente i dubbj 



{ * ) Crtmct. cjp 10. 

^b^ Essai sur les Hieroglyplies Jes Egypt, totn. a. 

(c) Freret; ectaircisicmem sur U memoirt lit an mois de novemhrt 1733, touchant V antiquity tt la 
certitude de la Chronologic Chinoisc Tom. li dit Menv de I'Ac. des Inscript. el belles IcUYes. 



( 300 ) 
del pjetesi iiosU'i antiquaij. Ma io iioii l»o bisogno d-i ci6 , e posso 
abbandonare liberameiite un si deciso vantaggio , giacch6 son puri 
sogni i sei priucipi predecessori di Yao-tang o di Jectaii che suppo- 
sero sulle vulgari tradizioni Confucio e L suoi immitatori. Le epoche 
certe de' Cinesi ci conducono appena al nono secolo avanti di Cristo; 
tutte le altre nou nieritaiio Tonore di una couEutazione. 

Fiiio dai piimi tempi della Monarchia esisteva nella Cina un tri- 
buiiale di letterati stabilito a giudicare le opere degli scrittori , e a 
conserv'are le istoiie dell Iinpero. Vi f^ eguahnente la carica di sto- 
rico pubblico cli.e davea successivamente compilarae gli aunali. Se ci 
fossero rimaste quelle priaie opere , noi potrenimo facilmente cono- 
scere la storia letteraria e polLtica di quella nazLone. Ma tutti quel 
inonunicuti soiio periti. E' Lauiosa la persecuzioiie mossa cotitro le 
lettere e i lelterati dall' Iniperatore Chi-Hoangti,. nella quale per ordine 
sovrano furoao distrutti edarsi ti»tti i Hbri e gli archivj. Dopo alcuni 
anni sail sul trouo la dinastia degli Han , cioe neU' anno 206 prima 
di Cristo. Questa dinastia fih, come quella dei Medici in Toscana, pro- 
tettrice grandissima e ristoratrice delle lettere. Cerc6 di riparare i 
daniii recati dalla barbarie di Chi-Hoangti, ma con tutte le diligenze 
possibili lion si riusci clie a raccogliere alcuiii franuuenti dei libri an- 
tlchi fuggiti all'inceiidio e non si pote risalire con certezza oltre al- 
I'anno 841 avanti I'era volgare. Tse-ma-Siene \^iso\' anno 97 avan- 
ti di Cristo licevette d'all'Iraperatore Vou-ii I'ordine di scrivere la, 
storia della Cina Questa fii la prima pubblicata col sigillo dellauto- 
x\ik imperiale dopo la persecuzioiie. Egli non pote far risalire la sua 
cronologia chfe fino al regno di Livang cio^ 8/| i avanti lera uostra 
volgare. Oltre a quell'epoca non trov6 che oscuritA e favole. RiguardO' 
ai tempi anteriori non diede che i nomi degli Imperatori come li tro- 
v6 nel Chi-pene, libro di cui e sconosciuto Tautore e I'eti e perci& 
sospetta la fede. Pane-cou compose aiicli'egli urf- opera suU'antlca 
cronologia cinese ; ma nella storia di Malouanc-line die e la stori-a- 
della letteratura cinese piu stimata fri quel dotti , il compilatore di 
quella cronologia vien detto un uomo privo di erudizione e di cri- 
tlca , che riuni senza scelta e senza esarae tutte le tradizioni volgari 
eA incerte. Dopo quel tempo la collezione delle istorie cinesi divenne 
iramensa. Nell' undecimo secolo dell' era volgare si pensii a fame un 



(oc.) 
compeudio nietodico. Jse-ma-couang morto nell' anno 1086 fu quegH 
che ebbe la parte maggiore in quest' opera cosi neccessaria ; ma tro- 
v6 tanta osciiiiti e tante contradizioni o fa vole che non voile in- 
comiaciare il suo lavoro che dall'anno /\2S avauti di Cristo. 

Lieou-jou che avea lavorato con Sse-ma-couang al suo compendio 
credette che I'opera fosse imperfetta se non risaliva a! principio della 
monarchia , e uon davu uii prospetto contlnuato di tuUi gli Inipera- 
tori. Pubblic6 quiiidi una iutroduzione all 'opera di Sse-ma-couang 
che intitol6 Vai-Ki , ossia istoria esteriorc Inquests distingueva due 
parti nella cronologia Ci«ese. La prima dei tempi conosciuti con cer- 
tezza. Questa comincia all'anno 827 avanti di Cristo. La seconda dei 
tempi favolosi, o incerti che fi ascendere fiiio all' anno 4M4 avanti 
di Cristo , cioe fino al Pouaiic-cou ossia il Caos origine del mondo. 
Ecco sparite nelle favule istesse liconoscinte come tali dai letterati 
cinesi le migliaja d'anni aateriori allepoca di Mose. La data della 
creazione del niondo passerebbe di poco il computo ebraico e sarebbe 
posteriore al samaritano ed al greco. II P. Martini lodatore smodato 
tlcUa Ictlerattura cinesa confessa ci6 non pertanto die tutto ci6 cPie 
precede Vao e falso , non e tutt'al piu che un' avanzo di tradizioni 
confuse de' tempi che precedettero il diluvio. Dopo questa non inu- 
tile digressioue veniarno oramai ai Cinque-King si rispettati per la 
loro antichiti da Voltaire. Fo-lii , o Foe, o Fo che vogliasi dire, si 
crede da molti esser I'autore non de' Cinque-King, il che e un error 
niauiiesto , ma soltanto dell' Y-Kiiig che e primo fra di essi. Questo 
uomo enigniatico daU'Hornio vien creduto Adanio , e da altri Noe 
o Japliet per la grave ragione che il primo uomo conosciuto nei ca- 
I taloghi cinesi fu detto Pu- an-ru che secondo M. Fourmont si pu6 
interpretare primogcnilo del vascel/o; altri finalmeute lo credono una 
persona imaginaria. Asserisce non senza buone ragiuni il Couplet che 
Fo-hi, se pure esistette fosse un filosofo ; non sia mai stato un sovra- 
no della Cina. Tutti i cronologi si accordano a confessare che prima 
di Vao ogni cosa e oscurit^ , e se pure riferiscouo qualche nome , 
non ne sanno ne le azroni ne il tempo. Nei frammenti che ci restano 
del Chou-King di Confucio si cita un discorso di yiao in cui vien detto 
che le acque le quali si inahavano prima fino al cielo seguitavano 
allora a bagnare il piede delle monlagne, cuoprivano ancora le coUiiie 



(3o2 ) 

irieno elevate rendevano impralicabili tuttavia le pianure (a),L'inter- 
prete Hugencoue osserva che Cotifucio deve intendersi dello statopri- 
mordiale della nostra terra. Ma questa spiegazione renderebbe troppo 
vicina la creazione del mondo e verrebbe a togliere quasi due mila 
anni che gli accorda la cronologia di Mos6 che pure i nostri filosofi 
vogliono troppo abbreviata fi). E' piii ragionevole inteiidere cio del 
diluvio se pure noa vuolsi gettare fri le favole tutto il preteso discorso 
di Yao. Questa cosi naturale spiegazione rende ancor piu probabile 
che Yao o Yao-tang fosse TJectan della scrittura die dopo aver di- 
vise le provincie orientali fra i suoi tredeci figli penetrdi da Babilonia 
fino alia Ciiia (bj. In questa ipotesi uon resta pii luogo al preteso 
regno di Fo-hi e noi s;ueino costretti a cercare questo filosofo nei 
secoli posteriori. Alcuni iiifatti lo dicono , uato miile anni prima di 
Cristo e vogliono che il Brama el'Jsuren e I'Osiris e il Xaca e il Fo-lii 
fossero ilpersonaggio tuedesimo , perclie tutt« queste pretese diviniti 
o filosofi vissero ncUa niedesiina eta, cioe intorno a mille anni prima 



(a) Chou-kiog lib. i. cap. i. apuJ Freret I. c. 

(i) Bisogiia cerlamente coufessaie che molti leUerati e molte tradizioni cinesi 
iauno "ravi iiidizj die iiella Ciiia ncMi si crcdeva il moiiJo piu aatico di mille anni 
prima di Yao. Se cio e vero quel primi cinesi sarcbbero stati beii poco disposti 
a gradire la eccessiva liberalith dei nostri filosofi. La loro istoria racconta dice il 
P.Gaubil nelV opera piii volte citata. Obseivat. malliemat. astran. geograph. cliro- 
uolo°. et phj'siques publiees par le P. Souciet torn. 3. la favola di una lartarusa 
di mille anni die portava impressi sii! dorso dci caratteri nei qttali si leg^va 
tutlo cib che era amenuto dal principio del mondo. II P. Gaiibil trovo in qiiesli 
caratteri le prove doUe profonde cognizionl iiiatematiche dei cinesi e del confronlo 
che sapevano fare dclle anli<lie colle nuovc osservazioni. Non so se i voli degli 
astrononii cinesi saranno stati assai graiidi quando si ridiicevano a combinare le 
osservazioni ctlesti siilla scliieiia di una tarlaruga. L'autore della cronologia cineso 
da me piii volte citato vi trova con piii apparenza di vero 1' opinione che ai tempi 
di Yao doveva essere assai comunc nella Cina che il principio del mondo non ol- 
Ircpassava i mllle anni. \ ed. chronologic cliinoisc $. 5. pag. f\Qfi. et seq. 

(b^ Ved, I'Autorj cit. descrlp. abregfee do rEmpire Je la Cliino. 1. c. 



(3o3) 

di Cristo e i proiligj clic si raccontano della loro nascita e della loro 
vita soao poco iiien die gli stessi. Anche in questa luassima antichiti 
siaino gii distanti assai da Mose. Ma il Kircher (a) sostiene che Fo- 
lii non venue al inondo che ai tempi di Cambise il quale succedette 
a Giro R6 di Persia nell'aQno 52g prima di Cristo. Credette egli di 
raccogliere da piu iiionumeiiti che Fo-hi non dcbba distinguersi dal- 
I'indiano Brachman foiidatore della setta de' Bracmanni c vuole che 
abbia imparato i suoi dogmi dai sacerdoti egiziani rifiigiatisi in Indie 
per la invasion di Gambise. Qualunque opinione piaccia a Voltaire 
il Pentateuco sari sempre assai piu antico doll' V-Ki/ig che h il prinio 
fri tutti. 

Non sara dispiacevole cosa il pailarne con qualchc precisione mag- 
giore. Questo Y-King 6 un tessiito di lince intere e di linee interrotte 
disposte in piccole casctte. Ghi braraasse vederne la loro vera dis- 
posizione pu6 consultaic Ics remarques sur la premiere ecriturc des 
Chinois stampata nell'Essai sur les Hyeroglyph. Egypti ul torn. 2. E' 
incredibile quanta dottrina e quanti niisteri siansi voluti trovare in 
quelle linee e quanto siasi dispututo fri i cinesi e fra noi; e infine non 
si e raccolto al solito che meschiniti o chiniere Leibnitz iu una sua 
lettera al gesuita Grimaldi non vide altro in quel tanto gran libro rhe 
gli elementi di una vecchia aritmetica binaria riguardata dul popolo 
superstizioso e ignorante come uu tesoro di niisteri nascosti e pro- 
fondi. Gli eruditi non consentirono a questo giudizio. Se e lecito ab- 
bracciare fri tante iucertezze una opinione, parni i la piii vero.siinile 
quella di Paw (bj: Leibnitz, egli dice, ha creduto vederc nelP Y-King 
gli elementi di una aritmetica binaria , ma la conghieltura e piu iii- 
gegnosa che solida- Deve fare soipresa che quest' uomo grande il quale 
conosceva cosl bene la sioria e i costumi degli antichi germani non ab- 
bia veduto presso di loro una specie d' Y-King che non e poi altra cosa 
che la tavola della sorti ; ed e assai noto che tutti gli scili deW antichi- 
la usarono questa divinazioiie- h' Y-King de' cinesi rinchiude sessan- 
taquattro niarche o caselte composte di linee intere, e di linee rotte 



(a) Artaoii. Ktrclicr Cina illustrata 

^b) Tiny RechcTches philosoph. sur les Egyplsiens et Ics Cbincis loin. a. sect. ;» 



CM) 

nel mezzo. Quegll che consulta le sort! preiide in maiio quarantano- 
ve vergliette, le getta all'azzarclo , e osserva in qual modo la fortuita, 
loro coinbinazione piii o ineno coriisponde alle linee dell' Y-Kins;- 
Questa corrispoudenza decide del buono o cattivo augurio seguendo 
certi dati de' quali prima si e convenuto. 

Confucio die viveva nel quitito secolo prima di Cristo ( a ) si ac- 
cinse a commentarlo, ed ha prescritto il niaggior numero di regole per 
questo genere di sortilegio , ci6 die ha fatto iin torto infinite alia sua 
fama presso tutti i veri filosofi , ed eziandio presso colore tutti che 
possono leggere senza prevcnzione e senza entusiasmo la Storia della 
Cina. Eppure qiiesto e quel Confucio di cui sentiamo ogni giorno le 
magnifiche lodi da coloro i quali non ne studiarono che il romanzo , 
o non ne intesero che il nome. lo non lessi mai senza ridere la lesfsenda 
devota e ben degna del Pratofioriio che ce ne di TAutore del Dizioaario 
storico de culu , compilata con buoaissima fede , come appare , sulle 
imaginazioni e sui sogni di molti missionarj Cinesi e di tutti i nostri 
pretesi filosofi. Ognuno sar.\ certamente persuaso che la loro mira e di- 
versa ; ma si ognuno altresi die si vk all' errore egualmente o vesten- 
do la religion vera di falsi ornamenti , o volendo aggregarvi le virtii 
imaginarie della filosofia e della sola ragione. Ritorniamo ai Cinque- 

K-ing. 

Dopo quel primo il Chou-king e il piii rispettato e il pii antico.Ma 
questo tanto cede in antichita al Pentateuco quanto cede Confucio a 
Mose. 11 Chou-king, dice Freret (^b) contiene cinquantotto articoli o 
Lezioni del compendia che ai^ea faito Confucio di una scoria generale 
della Cina che cominciava dal regno di Yao e finiva verso V anno 900 
avanli di Cristo c'lok a dire , circa 35o prima della nascita di Confucio. 
Quell' antica istoria che ai>ea per liiolo Chan-Chou era divisa in 353o 
capitoli. Confucio la ridusse a lOO e di quasli cento ne sono perduti 
42, cib che forma necessariamente un gran vuoto nella storia Cinese- Que- 
ste notizie riguardo ai Chou-ki/ig sono ricavate da un passo degli aa- 



(•) Confucio oacque 55i anni primi dell* era volg.irc e tnori secomlo I'opiaiono generale de' Gineli 
aeir anno 479 prima della aostraj era seuautcssimo sccondu dcW ecj sua. 

^b^ Freret menioir. et 1, c. 



( 3o5 ) 

nali di Sem-at-slene aut#re della storia pubblicata al princlpio della 
dinastia degli //a/z , come si 6 riferito di sopra. E' inutile dime di pii, 
come 6 inutile parlare del Tchuntslcou che b Taltro King , ed e una 
storia del piccolo regno di Lou patria di Confucio , e del Chi-king 
che b una raccoUa di epigrammi e di versi empj , ridicoli , osceni , 
come confo'ssano gli stessi ammiratori dei King.Qualunque sia il giudi- 
zio die voglia tarsi dai dotti, d^'i riferiti libri die meglio conosciuti 
in Europa riscuoterebbero la compassione e le risa , o a meglio dire 
il disprezzo , egli 6 certi) che soiio troppo bambini di data per opporli 
ill Pentateuco. Rjsta il libra di Giol). 

Sembra impossibile che l' Autor dell' Enriade potesse avvilirsi fino 
alle finciulla:^giiii, delle quali e composto quel siio freddissimo articolo 
Job. 11 est evident , egli lo decide, che lo scrittore di Giobbe d un'Ara- 
bo, che quell' Arabo visse prima di ogni scrittore Ebreo , che Giob- 
be h una persona imaginaria, che la lingua ebraica non 6 che un mis- 
cuglio di Fenicio e di Arabo, die gli Ebrei non conoscevano nep- 
pnra i prinoipj della geometria. Eppure non avrebbe dovuto ignorare 
Voltaire che ai soli Ebrei si attribuisce dallo storico Giuseppe Flavio 
r invenzione della Geometria , «ome riferiscono senza coatradirlo gli 
stessi volumiiiosi compilatori della Enciclopedia ( a ); e quando egli 
volesse ricusare una tal testimonianza come troppo onorevole agli Ebrei 
da Ini disprezzati cotanto, dovea sapere che soiio porhi gli storici che 
non ne diano il merito agli Egiziani. Quando gli Egiziani niisuravano I'e- 
screscenza del Nile, e le vaste pianure che lo circondano, quando erano 
da pill seroli Idraulici , Astronomi , Geometri , Solone e Pitagora , e 
Platone ed Eudosso passavano a istruirsi in Egitto e ad impararvi la 
geometria. Ma tanti secoli prima ne era uscito il Condottiere Mosfe 
erudito e dotto in tutte le scienze e le arti Egiziane. Tutte queste cose 
sapendo Voltaire avrebbe dovuto essere pii sincero e piu giusto, o igno- 
randole avrebbe dovuto essere men decisivo. Dopo tutto ci6 sembra 
inutile noja il trattenerci pifi lungamente. Quando Voltaire avri tro- 
vato quell' originale Arabo, da cui lo tradusser gli Ebrei, o almeno ab- 



( > ) Ved' Encfcloptd. •'>■ Ggomeuis. 



( 3o6 ) 
bla citato tin* antico scrittore ehe \o abbia veduto , quando avra di- 
mostrato che si ingannano tutti i filologi, i quali sentono in Giobbe I'ori- 
ginalitft Ebraica , non una traduzione , quando avrk.dimostrato chela 
lingua Ebraica e un recente miscuglio di Fenicio e di Arabo , gli re- 
stera ancora nulladimeno a dimostrare che lo scrittore di Giobbe sia 
piii anti/:o del Pentateuco (2). Possono tutte quelle imaginazioni esser 
vere, senza che sia vera quest' ultima. Uomini deboli a questo segno 
ardis^ono di decidere in antichit^ e si argomentano di potere spar- 



(2) Quando Voltaire assiciira die Tl libro di Giobte e stato tradoUo in ebreO' 
da un arabo orij^iiiale, par che non sospetti neppure la grande controversia fra 
gli eruditi suUa primiliva lingua degli Arabi. Gravi ragioni la fanno credere Tis- 
tessa che quclla degli ebrel. Se cio fosse vero b il liljro di Giobbe nou fii arabo. 
niai , e la prclesa traduzione di Voltaire & un sogno , o il libro di Giobbe non 
pote' essere che dei tempi di Salojnone come \ollcro molti doui , e la pretesa an- 
lichita di Voltaire 6 in rovina. Gli scrittori arabi dovean sapcr meglio di lui le 
domestiche istorie , e questi scrittori voglion discendere da Heber e da Abramo 
i due gi'andi antenati del popolo ebreo. Seguendo le loro istorie Jokthan , o come 
dice la volgata Jectan figlio di Heber e padre di i3 figli s' inipossesso nella divi- 
sion della terra di tutla la parte oricntale e distribuitala fra di ossi scorse eglipoi, 
come abbiamo gia detto, sino alia Cina dove fisso la sua dimora. Jorham figlio di 
Joktau regno nelFArabia, dove dopo sette generazioni passo Jsmaele figlio di Abra- 
mo e di Agar. Faltosi un nome sposo la figlia di Modad ultimo rampollo deglf 
Joramlti. la questo tempo gli arabi e gli ebrei non avevano che la stcssa lingua 
come non avevano per piogcnitorl cheiconmni antenati Hibcr e Abramo. Qucsta 
opinione degli arabi t.nito conforme alia Genesi sembra dimostrata da quanto os- 
serva il dotto Schallcns intorno all'.intico alfabcto arabo evidentcmente derlvato 
dair antico cbraico. Ma non il solo .alfabeto , anche le radiri dellc due lingue sono, 
comuni , e sanno gli eruditi che le radical! arabe servono ad inlenderc moltc parole 
ebree quando la scarsezza delle opere che di questi ri rcstano , rende dilGcile o 
ambigua la signiGcazione. Si puo dunque dire con tutta I'apparenza di vero che 
ne' tempi Abramitici e probabilmente ancora ne' Mosaic! 1' ebreo e 1 arabo parla- 
Vano lo stesso linguaggio. La prodigiosa fecondilh della lingua araba venne assai 
dopo, quando la fertile vivace iraaginazione degli arabi li trasporto agli studj e 
priacipaliaeute alia poesia 5 e all" oratoria. Ognun sa che queste due arti die vogliono 



(3o7) 
gere il ridicolo suUe storie piu rispettablll e suUe massime piu auguste 
della religione I Abbandoniamo per ora Voltaire ed entriamo a sentire 
le decision! di un' altro gran nome, voglio dir di Volney , del quale si 
e gii detto p'lti volte. Dopo avere, non si s;\ sopra quali fondanienti, 
stabilito che la Gcnesi b una compilazione faita da mano sconosciuta 
dopo la ciUtwira, conchiude, chc tutco il periodo Ebraico dal diluno 
fiiio a Giacobbe non 6 chc una selva di faiii Ef^iziani , Siriaci , 
Caldei , Greci , Indiani , Ciiiesi; die i rid religiosi dcgli Ebrei non sono 
che funi del culto Druidico c Tartaro , e che quel culto non era 
in sostanza chc I'anUco Baddismo, o il moderno Laniismo (h). Con tutto 
ci6 vorrebbe pure iiifeiirsi che queL riti e cjuelle storie egiziane , 
ciiiesi , indiane , greche , caldee sono aiiteriori come gli originali del 
Pentateuco. Non e possibile unir tanti errori in ininori parole. Per 
sentir Tevidenza di questo niio detto basta osservare cLe tutto il 
sistema del culto Ebraico e diretto ad allontanare gli ebrei dai riti 
superstiziosi degii Egiziani , de' Fenicj , de' Persiani , de' Babilonesi ; i 
sacrifizj , i costuuii di que' popoli sono sempre descritti con detesta- 
zione. Gli ebrei che se ae trovavano infetti, erano trncidati per quello 
che dicevasi giudizio di zelo. Le stupide diviniti di quelle nazioni e 
Beelsemon , e Beelzebub, e Amone , e Beelfegor e Moloch erano abo- 
minate e derise: e dopo tuttocii Volney viene a contarci freddamente 
nelL' sue lezioni di storia che il culto ebraico era il culto che si es- 
tendeva in que' tempi dalle colonne d'Ercole fino alia Ciiia e che la 
sedc di quel culto era al Tibet? Quanta ceciti nella storia e neces- 



abbonJaiiza c armonia sono di sua nalura le nulrici iusaziabili sempre e fecoude 
d'ogni liaguaggio. Lo stato polilico \i contiibui anche moho. Gli arabi liberi sem- 
pre e indipeuJcali si molliplicarono in un paese imraenso, in cui abbondavano di 
commodi e di ozio. Gli ebrei dopo i prinii tempi Davidici furono spesso schiavi, 
oppress!, dispcisi. Quindi la liagua ebraica vesti fra gli arabi tanti omameuti cd 
un lusso incantatore cotanto , che mal si riconosce come figlia di quell' idioma ebreo 
rimasto povero e niido e raltoppalo iu scguito coi ceiici degli idiomi di quelle na- 
lioni, fra le quali dovelle soggiomare scrvilmcnte. 

(b) Volmy le^oni d'histoire fag. i6S, 



(3o8) 

saria per aiiacronismi si strani? Vediamo colla possibile brevity ia 
storia di questo Buddismo. 

Brahma che i Bramanai o Bramini indiani riconoscono per fondatore 
della lor religioae o non deve distinguersi da BuddCi , o Budda , e da 
Xaca. L'eti , la nascita , i pretesi prodigj , le azioni , le leggi,iriti, 
che ad essi si ascrivono, convengono perfettamente. La-Croze e il Giorgi 
lo hanno diraostrato fino all' evidenza (a). I bramini dicevano di 
essere stati generati dal di lui capo appunto come il Bacco dal fianco 
di Giove. I Tibetani che secondo Voloey sono i depositarj dell'anti- 
chissima religione di Xaca ossia di Buddu, hanno confessato mai sem- 
pre che egli visse circa mille anni prima di Cristo ; e i Tibetani do- 
vrebbero sapere le loro domestiche istorie p'lh assai che Volney. Non 
era dunque ancor nato il Buddismo nei tempi di Giacobbe e di Ra- 
chele. Le prime lezioni di Xaca furon nell' Indie da dove si diffuse 
il Buddismo e la religione Xacaica nella Tartaria e nel Tibet, che 
dopo quel tempo soltanto ne divenne come il centro e fiji la sede del 
si famoso Gran Lama. Ma ei6 non avvenne che nell' anno 60 dopo 
di Cristo , intorno al qual tempo penetr6 ancor nella Cina. Poco 
soddisfatti i Tibetani di aver dovuto ricevere dall'India il Buddismo , 
vollero avere anche il nativo lor Budda o Xaca, e quindi imagi- 
narono che il vecchio Budda vissuto mille anni prima ritornasse in 
una seconda apparizione o nascita al Tibet dove ih legislatore e 
quasi nuovo fondatore del ristorato Buddismo (h). Questa seconda 
apparizione prova ad evidenza la persuasions degli stessi Tibetani 
che il Lamisino non fii dominante fra di loro che nelle eta a noi piii 
vicine , e immensamenle lontane da Giacobbe e da Jsacco. 

lo lascio agli eruditi I'esaminare se I'eta del vecchio Xaca o Brahma 
Hidiano , e del cinese Xechia o Fo convenga precisamente colla spe- 
dizione nell'India e nella Scizia del secondo Sesostri , altrimenti Se- 
sach Rfe d'Egitto ; e se il tanto famoso egiziano Osiri sial'autore pri- 
mario di tutte le religioni superstiziose e fallaci degli SciU , de' Tartari 



(a) Giargi in Alpbibel. Tibet {. \S 
(B>; Giorgi ]. i,\. a4^ ii, £9, etc 



( 5o9 ) 
de' Cinesi , degli Indiani , de'Tibetani. Le profonde e dottissime opere 
de' massimi eruditi citate , e seguite spesso dal Giorgi potevano me- 
ritare che i uostri filosofi si dasser la pena di leggere prima di deci- 
dere con tanta temeriti e con taiito furore. A me basta conchiudere 
che qualunqiie opiiiione o ipotesi voglia adottarsi , siamo ancor ben 
lontani dall'antichitu de' libri Mosaici. II Pentateuco esisteva ed era 
scrupolosamente custodito e letto, e Xaca , e Budda e Fo-hi e Brah- 
ma e Jsuren non erano ancora. 

E' oramai tempo di entrare in un nuovo genere di argomenti, sui 
quali tanto lussureggia e s'inebria la moderna pseudo-filosofia. Reche- 
ik certamente sorpresa che la matematicr. stessa , quella scii;nza indi- 
pendente ed astratta che sdegnosempre le pedanterie della storia, siasi 
ora abbassata sino agli archivj , ai templi , alle cellette de' niaglii , de' 
bonzijde' sacerdoti persiani , cinesi, egiziaiii. Ma ^ maraviglia anche 
maggiore die abbondonata la sua fierezza, per cui tanto si compiaceva 
dei portentosi progressi fatti nella scienza de' cieli in questi uUimi 
tempi, sia divenuta umile a segno di volere die le orientali nazioni 
da pill migliaja d'anni fossero gi^ cosi dotte , quanto lo e essa al pre- 
sente. Quindi nulla vi k di pii celebre fri i nostri filosofi che le co- 
gnizioni astronomiche de'Babilonesi, degli Egiziani,de' Cinesi ; quindi 
le osservazioni celesti esatte e sicure di quelle nazioni gii oltre a 
ducento secoli , quindi i periodi determinati delle comete gia descritti 
migliaia d'anni prima che gli avessero sospettati i nostri astronotni , 
quindi la predizion delle ecclissi, quindi tanti zodiac! cosl esattamente 
disegnati in Henne e in Diudara e forse ancor nella Nubia, neU'Etio- 
pia, neir Abissinia , cose tutte, coile quali ad evidcn7a si prova non 
solo che gli antichi ne sapevano quanto noi , ma che lo sapevano in 
tempi, ai quali non arriva la creazione del mondo se vogliasi cre- 
dere alia cronologia di Mose. Vediamo gli effetti e la forza di questo 
si imponente apparato di macchine. 

E per meritarmi la filosofica parzialiti , io dir6 cosa forse avvertita 
da pochi o delta sempre con troppo tiiiiore. Volney and6 in collera 
contro il Gouget (a) perch6 nella originc delle leggi, delle arti, delle 



(i) Yoloej Icfok) d'biitoire pag. 1^4. 



(3ip) 

sclenze Iiinit6 nelleSue ricerche all'epoca dell' universale diluvlo des- 
crittoci da Mos6 , e non ebbe il coraggio, o il buon sense, di oltre- 
passar quel confine. Voluey questa volta ha ragione. Oltrepassiamolo 
noi senza timor di pericoli. lo noa ricuso, se me le mostrino, osserva- 
zioni e monumenti dell'eti antidiluviana. E perch6 temere ? Sapjamo 
da Mosfe che otto persone sopravvissero al diluvlo e che una fri queste, 
voglio dire No^, per lo spazio di seicent'anni conapiti avea conversato 
cogli uomini antidiluviani. Uomo grande egli stesso conosceva la 
geometria e le mecauiche , la iiautica,e probabilmente rastronomia. 
Qual maraviglia cli'egU e i suoi figlj abbiano conservate le cognizio- 
ni che possedevano prima del diluvio , la storia di que' tempi, i mo- 
numenti pill famosi o alineno la memoiia di essi per tramandarla a 
loro figlj? E' una delle non rare inconsideratezze degli scrittori di 
antichit^ il credere che il diluvio affogasse tutte le cognizioni e le arti, 
e che Noe neU'eti di seicent'anni peidesse nel tempo in cui dimor6 
neU'arcajle cognizioni che aveva, e divenisse stupido , selvaggio , 
bambino. Ebbe quindi veianiente il toito Gouget limitando la inven- 
zione dell' arti, e delle scienze ai tempi posteriori al diluvio. Dopo 
quest' epoca nou fu certamente necessario ricoraiaciare da capo. Le 
arti e le scienze, le lettere ch'erano state la produzione e l' opera 
di pii di sedici secoli almeno, poterono essere conservate da Noe o 
da suoi figlj senza bisogno di nuovi inventori (3). Vediamo quanto i 



( 3 ) Credo die uou sara iuutil fatica I'applicare alle lettere i principj suddetti. )E' 
opinione assai ricevuta che i caraUeri, o vogliam dire le leUere abbiano avuta rori-j 
eiae dai geroglilici. Fu deUo ; gli uomiiii volendo comunicare i proprj pensieri ai 
loutaal cominciarono dalla pitlura. SoUoponevano agli occhi quello che non pote- 
vano far sentire all' udito. Questo fu il prime grado. Per non accrescere eccessiva- 
meute questi libri si peusi') ad ,il)brcviar la pittura limitandola ai soli linearaenti pri- 
mari. Ecco il il secondo. L abiludine, la convenzione abbreviarono ancora questi liaea- 
menti ed una semplicissima traccia basti a richiamare I'idea della cosa che voleva 
espriinere chi I'aveva formata. Warburton trova questi gradi nei geroglifici Egizianij^j 
nel Giiiesi e nei Messicaui. lo credo che siasi voluto piantare una fabbrica immensa so- 



C3ii) 
nostri antiqiiarj san profittare di queste mie concession!. lo temo che 
tolti gli equivoci e le favole, le loro prove siano ancora distant! di 



pra una piccola base e dcbole assai. Egli (■ reito, come osserva Frcret (b) die i soli 
Egiziani e Ciiicsi usaroiio i gero(,'liGci in quo' tempi lonlaui. Gli allri popoli clie 
garcggiano per ranlichiuH con quolli, non usarono raai gerogb'fiei, eppuie romuni( avano 
i loro peusicri. Avevano alfabeti e scrivevano. Quaoclo gli Egiziaiii delineavano ge- 
rogliCtl, i Caldfi, i Fcnicii, i Tirj, i Sitlouj comunicavano per mezzo delle letlere 
con tulla r Asia, roll' Europa. coll" Africa per mezzo di un immenso commercio . e si 
s'n clio il coiiiiiionlo non vuole 1 enormc lentezza dei gerogllflci , vuole semjilicita e 
prontezza. Altroiide scnibra iudicato che gli Egiziani medesimi aveano scrittura e 
aifabeto quando i Sacerdoti usavaiio i geroglifici. (^aduio die porlo in Giciia 1' al- 
iiibelo e le lellere, era nalo in Tcbe d'Egitto. II P. Kircher ha credulo che i sa- 
cei-doti Egiziaui abbiano rnvi-ivtato i gerogliOci per iiascondere al volgo i loro misteri 
e la sacra dottrina. INIoIti eruditi lo avevan prcccdirto in quesla opiuione e mollis- 
simi lo lianno seguilo. AVarburlon e Gio\anni ^\ ilkins nc dissentono e Tofiliono che 
i geroglifici fossero il primo passo uaturale alle lellere siccome degli Egiziani cosi 
di Uitte le altre nazioni. Per quanto siano ingegnose le riflessioni di Warburlon , ri- 
manc sempro la grandissima dlfCcolta ; le allre nazioni scrivevano scnza aver mai co- 
nosciuto geroglifici. lo credo che le loro rillessloni sian gmste; Eglino hanno il sola 
torto di voler cercare I'origine delle lellere in que" tempi, vale a dire, dopo i] diluvio, 
Prescindendo da un prodigio die non vedo <[ui uccessario, il grado della pittura all' 
aifabeto sembra assai naturale. Ma forse non avvertirono die eia un" errore comin- 
ciar quest! passi quasi tre mila anni. dacclie il niondo csistcva. Gli uoniini aiitidilu- 
viani potevano bene in tanti secoli, ne (jiiali conobbero le arli e le scieuze, sentire il 
bisogno di coniuuicare le lore idee , c le loro cognizioui a persone lonlanc di tempo 
o di luogo. Anche senia dar fede. alle dubbie tradizioni dei libii di Henoch e delle 
colinne di Selh, la sola ragicne ci persuade die quegli uomiiii potc\ano in tanti se^ 
coli giungere almeno a quel risultato a cui giunsero i Messicaiii medesimi in lem- 
pi tanto pill brevi e con fanta mancanza di coitura c di arti. Parmi quandi la piu 
tagionevole di tiitte le conghietture il credere die gli antidilu\iani da quelJa prima 
pittura, e da quelle prime linee era no da secoli ginnli all' alfabelo c ai caralteii che 
si couservarono poi nell'Arca e in Babilonia dove eb)>ero sede piu luiiga i primi di- 
sccndculi di Noi\ Dalla tradizione e dalle storie e indubitato che i Caldei e i Fcnicii 



^b] Vcd. hcthatc Chinois. pag. 5?6. lorn. 3. EjssI sur Us UierogW^b. etc. 



(3iO 
moltissimo non dai tempi di Adamo , ma da quei dINoe. Manetone 
parl6 di quattordici dinastie che avevano regnato avanti il diluvio 
e delle quali erasi coaservata noti s6 se la tradizioae o la storia. 
Senza volerle gettar ivk le favole, come a mio credere fecero molti 
con troppo di fretta , quelle dinastie possono dimostrare che gli uo- 
mini antidiluviani aveano governi e societti e quiiidi scienze ed arti, 
ma nulla dicon di pii. Beroso Babilonese e sacerdote del tempio di 
Bel che visse intorno ai tempi di Alessandro Magno, h il primo e. il 
testimonio piii illuminato che abbia raccolte le osservazioni astrono- 



nsarono sempre le lettere fiiio dai tempi i piiivicini al diluvio, senxa clie appariscano 
i segui di una irivenzione receiitq , e senza che se ne conosca fino d'allora la roz- 
zezza e rimperfezione che sempre accompagna le nuove scoperle. Volendo seguilare 
le traccie di qiiesti priucipi e progredire di secolo iu serolo noi facihnente vedrom- 
mo clie i caratteri Caldei piii regolari e piii semplici erano forse comuni ai 
Caldei stessi, ai Cananci, ai Fenicj , agli Ebrei. L'alfabcto cosi chiamato dalle due 
prime lettere grecUe Alpha e Bcia t; lo stesso che 1 Aleph Beth degH Ebrei e de' 
Caldei, eYElif Be de' moderui Arabi. Ma Y Aleph Beth degU Ebrei hanno una 
si"nificazione ed un scnso , I' Alfabeto de' Greci non dice nulla. Quei caratteri vo- 
"lion dire, che fiirono una volta pitture dl cose, delle quah riteniiero i primarj li- 
neamenti. Ognunvede che ^ assai naturale il credere che i primi caratteri sortissero 
il nome dalla loro configurazione, cio che si verlfica precisamente nell' ebreo. Sopra 
questo foudamento come sopra tanti akri clie si posson vedere presso gli erudili, 
nacque 1' opiuione la piu costante clie la lingua ebraica fosse la priraitiva del ge- 
nere umano e i caratteri ebreo-caldel forinassero la prima scrittura. Kon ^ que- 
sto il luogo per dime di piu. Volli dir questo soltanto per far sentire la gran 
verith che molte volte ci smarriamo^iu dissertazioui erudite ed inutili per voler 
fissare 1' origine delle cose !u quell' epoche in cui eran gia vecchie. Ci lagniamo 
perche la cronologia di Mos6 6 troppo angusta , e per una incomprensibile con- 
tradizione trascuriamo poi quasi venti secoli , come se in quelli gli uomini tutli 
fossero stali pietre ed automi senza comodi , senza curiosita , senza bisogui , slu- 
pidi ed insensibiU a tutte le bellezze della natura che li circondavano , o come se 
le acque del diluvio avessero sepellite tutte le cognizioui che si erano gik acqui- 
state sino a quel tempo. 



i 



(5i5) 
miche de'Caldei. Dalla patria recatosi a Coo , indi ad Atene imprese 
a spiegare la filosofia Caldea. Uiii alia filosofia la storia e scrisse gli 
annali degli Assiri e de' Medi, de' quali e disgrazia die non ci riman- 
gaiii) die podii Frammeiiti , conservatici da Giuseppe I'lavio. Qiiesti ci 
ossicura die Beroso iiitorno alia Cosmogonia concordava perfettamente 
colla storia Mosaica. Ma tutte le osservazioni Caldee die egli pot% 
colla diligenza pill grande raccogliere , non oltrepassavano i 400 annt 
dair etk sua , ed egli iiacque, come dice nel primo libro della sua storia 
Babilonese, nei tempo della minorita di Alessandro. Quest'epoca ci con- 
duce app.jiia a tre inila cent' anni dalla creazion del Mondo nella sto- 
ria Mosaica. Mose era iHorto da sette secoli ahueno. Altre osservazioni 
astronomiche de'Caldei mand6 ad Aristotele il suo sfortunato Cugino 
C.illistene degno di un fine migliore. Alciini senza troppo conoscerla 
le credettero piii antiche di quelle di Beroso ; ma gli eruditi conven- 
goiio die o sotio le stesse , o non ineritan fede. Beroso coetaueo di 
Callistene conosceva assai nieglio la filosofia e la storia Caldea che 
era sua patria, di quello che non potesse conoscerla un forestiere. Qui 
finiscono le storie che abbiamo di quella anlichissima astronomia , co- 
uiinciano le imaginazioni. I Cinesi, se crediamo ai fervidi loro ara- 
niiratori, furono da plii migliaja d'anni Astronomi , Geometri, Pittori, 
Scultori , Mecaoici i ncomparabili. Eppure dopo tanta sparata , dice 
il gi.*! citato Paw (a) i Giapponi , gli Indian!, i Persiani, i Turchi sono 
aliiieno in istato di fare i loro almanacclii e regolare le loro feste an- 
nuali senza il soccorso straniero ^ i Cinesi nol sono. Nel quartodecimo 
seculo, alcuni Arabi Maoraettani coprivano le cattedre di niatematioa 
e senza il loro soccorso i Cinesi non arrivavano a fissare la loro festa 
dalle lanterne , ossia I'anno nuovo. 

Dopo qiiei Maomettani vennero i Gesuiti , e il P. Verbiest occupi 
lungainente quell' impiego. Si vuole che egli fosse assai mediocre, ma 
qualunque egli fosse non riuscl ad istruire alcun Cinese nei primi ele- 
menti almeno deU'Astrononua. E come potevano essere Astronomi i 



<i^ Recbercbes philosoph. lur les Egypt, et les Cbinoii 5eci. 



(5.4) 
Ciiiesi se noti giunsero ancora , dice Paw ^ ad ammettere la sl'ericiti 
della terra clie si ostinano a creder quadrata, e se non conoscono an- 
cora che cinque soli pianeti come ce ne assicura Macartney ( a ) nel 
suo viaggio alia Cina. II fondamento di questa loro opinione e Taltro 
errore piii strano che tanti sono i pianeti quanti credono che siano gli 
elemeiiti cFie entrano nella coniposizione di Uitti i corpi. Ognun vede se 
fisici di questo valore possano roai esser saliti alia subliine astrono- 
inia. Dopo queste gerierali nozioni io crederei di abusare del tempo 
volendo dimostrare la falsity delle pretese osservazioni Ciiiesi per deter- 
minare gli ecclissi, sulla quale deterniinazione gli stessi piii appassio- 
nati ammiratori non ci dicono die contrad dizioni o incertezze. Sotto 
la dinastia de' Mongolli entrarono neIJa Cina alcunl dotti di Balck citti 
deir Asia nel Chorasan , colii chiauiati per formare i Calendar). Quegli 
astronomi indiani compilarono un numero di ecclissi e furono pubblicate 
nelle nuove edizioni degli almanacchi Cinesi. II uiaggior numero di esse 
fu trovato in errore dai nostri. Cassini esaminando un solstizio jeniale 
assal celebre nei fasti Cinesi vi trov6 lo sbaglio di 497 ^tini. So che 
al moderno Astronomo Bailly parve insussistente la censura di Cassi- 
ni, ed io non ho certamente lumi per decidere fra questi due grandi 
osservatori da' cieli (4J. Ma a giudicarne , segue Macartney ne' citati 
suoi viaggi , dallo stato, in ad e al prcsente V astro iiomia nella Cina 



(3) Macartney, Voyage dans Tiarerieur i3e la Cliine el en Tartarie an. 1792. 93. 94. ri>m. pag. i34 
(4) II sig. Gyssman giudice assai competente osser\a iiclln sua dotla disserlazioue 
iuirli nnlLclii Zodiaci d Egitto che il Bailly uomo certamente di racrilo si lasciii 
troppo soiprendere dallo spiiito di sistenia e da una certa sua preveiizioue per I a- 
stronomia indiaua. Da questo suo spirito che lo porto a travedere nelle coguizioni 
asLronomiclie I'autichit'a di quasi cinque mila an'ni , e a decidere come iudidiitato che 
i Calde?', gli Egiziani, i Cineti lianno tuili imparato dalllndie, ne nacquero molli 
errori e contradizioni che fecero un torto grandissinio al vero suo nieiito. Niuna 
pi ova , dice gravemente il Gyssman, s'accctta inni ila un aulorec/ie piu voile con- 
tradice a se stesso, e che dai dati che gli vetigono proposti sceglie o ligetta secondo 
che gli torna a conto per il suo sistema. 

La esattezza delle osservazioni astronomiche do' Cinesi potea dimostrare la dot- 
trina de' maestri indiani e questa prctesa antichissima dottrina era 1' idolo del pre- j 
venuto Bailly. 



( DID ) 

ci^li c assai vcrosimilc die se giammai i Clnesi soiio slad capaci dl pre-' 
dire le cccllssi, cio non potc csserc effcuo di cakolo, ma di ossermzioiii 
luiif,/ie e ripetutc , appunto come possono fare sulle nostre montagne 
i coiitadini. Qualunque per6 siano le cogniziuni Cinesi , egli e certo 
che tutte le epoche da noi conosciute con qualelie probabiliti , souo 
assai posteriori a queH'Yao-tang che abbiamo veduto essere il fondalore 
dell' Iiiipero due sccoli dopo il diluvio. Tutte le inermorie Cinesi con- 
vengoiin che Yao fu il primo che co!ninci6 a readere abilabile la Cina, 
la quah; fino al suo tempo iioii fu che una vasta palude. Coiifucio 
ne era couvinto, e noi abbiamo sentito il discorso di Kao come ce lo 
liferisce lo stesso filosofo.Ora in quelle paludi vi eraii ben altro clie 
astroiiomi. Veniamo alia conseguenza. Se al tempo di Fao non solo non 
vi era astronomia sublime nella Cina , ma forse non vi erano che scrpi 
e jialnili, tutte le cosl decantate osservazioiii celesti o sono posteriori 
d'assiii al secondo secolo dopo il diluvio o son sogiii. La cronologia 
<li Mose che supera di due secoli quella prima epoca e ben indiffe- 
reiite al partito che vogliano abbracciare i pretesi filosofi. 

E tempo oramai di sentire il piu spaventoso e insieme il piu vuoto 
di tutti gli argomenti coiitro quella cronologia, voglio dire i tanto ce- 
lebratiZodiaci Egiziani che hanno cosi esaltata la imaginazione dl niolti, 
senza potersene vedere il fondamento. Vi sono nel mondo letterario 
delle meteore passagiere ma impotenti cotanto che sembrano destinate 
a produrre le spaventose rivoluzioni. Gli spiiiti prevenuti e amanti della 
novita le miratio con riverenza e fan plauso.I savj vedono la vaniti 
di quel fuochi fatui , It disprezzano e passano. La Hlusione dura 
per qualolie tempo quando e sostenuta da uno spirito di seduzione , 
da qucU'orgoglio segreto die nasce dalla corruzione del cuore e dall" 
odio di una religione, di cni non vnrrebbesi ilfreno. I Zodiaci Egiziani 
ricantati fino al fastidio hanno inebbriato uii numero orande di frivoli 
letteratiedi quei filosofi superficiaii che Tabuso dello spipito raoltiplica 
di giorno in giorno,nia passcran forse pochi anni e arrossiranno essi 
stessi della li;ggerezza, con cui mirarono come basi atte a distruggere 
t:utte le slorie piii certe e le cronologie piti dimostrate alcune cifre 
Zodiacali rima.stc sui rottaroi di un tempio rovesciato ; cifre immen- 
-".imente lontane da quella aiitichita, a cui vorrebbero farle salire , e 
cifre che segnano tutt' altro da quel che vi leggono le fantasie aiterate. 



(3>6) 
Veno-o a render ragioiie. di queste due proposizloni colla massinia 
brevrtJt. 

Vi e cbi ha creduto che i primi Zodiaci siano nati fra i Caldei. 
L'antichissima fama delle grandi cognizi&ni astronomicbe di queifilo- 
s»fi e i caratteri delle costellazioni che sembrarotio convenire si bene 
alle stagioni, alle sementi, alle messidei Babilonesi , rendevaao vero- 
simile una tale opinione. Pure seinbra oramai fuor d' ogni dubbio 
che essi sian nati in Egitto,dopo che era gi^ stabilito il culto ridicolo 
degli anirualr. 

1 dotti egiziani voilero con questo mezzo rendere meno ributtante 
quel euho trasferendo nel Cielo le brute loro divinita. 11 culco degli 
animah , dice "Warburth-on, ha prodotto gH Aslerismi in Egitto- Tutti 
convengono che gll Egiziani sono i primi che hanno distiato le costel- 
lazioni ed han loro daco dei nomi. Non e meno certo altresl che que- 
sia distinzione e questi nomi sono assai posteriori al tempo in cui gH 
animali hanno cominciato ad essere adorati (a). Ecco gia una data 
lontana assai da quelle tante usigliaja d'anni che si vagliono leggere 
in quelle costellazioni. I primi zodiaci furono una semplice divisione 
delbi' stelle in segni celesti , o vogliamo dire distinzione di un deter- 
minato mimero di stelle, alle quali diedero un nome , senz' vicuna ag- 
giunta o indizio. Questo e il primo fcodiaco di Diudara, coine rife- 
risce il sig. Burkard in una esposizione comunicata al celebre astro- 
noHK) il sig. Barone de Zach e da questo inserita nel suo giornale 
mel Bovembre dell' anno 1800. Questo primo zodiaco uiente ha di 
rimarcabile fuori che il contenere fra i segni celesti la costellazioir. 
della Libra. 11 2. do zodiaco mostra due figure, delle quail solo si veggona 
le teste , le mani , ed i piedi , e fra le mani stesse sopra la testa dei 
segni celesti- Queste tanta estese mani sono un indubitato segno dei 
solstizio e da cio si vede che al principio era nel leon&.... Dalla si- 
luazione del solstizio d' estate si calcola poi I' antiehita di questo tem- 
pio a i\ooo anni avanti il presente sccoh,-. L ingegnere Carabeuf 



{') WatlunkoD a;ud essai sur les Hiersglypli. ton. 1 pag- 283 etc. 



espone in una letlcra da Proms die si c irovalo nn' altro zodiaco ad 
Henne ,nel quale si vcdc it solsiizio d' estate nel segno dclla Fergine , 
ciu die non puo esscre accaduto die alincno sei mila anni avanti al 
presente secolo. Cosl il sig. Biirkard. 

E' maraviglia clie i nostri eruditi fiiosofi iioii abbiano osservato che 
Diiidara quattro inil.i anni addietro non esisteva ; e se iion era ancor 
la citti\ , niolto iiieno doveva essere il tempio, molto men la pittura. 
Erodoto (aj ci assicura di avere sentito dai sacerdoti Egiziani clic 
sotto il primo Re loro Menes tutto I'Egitto dal mare sir>o al di sopra 
del lago Moeris altro non era che una vasta palude , che niun'altra 
fuorchti r altra parte dell' Egitto superiore , quella cioe di Tebe po- 
teva essere abitata. Dindara lo poteva niolto meno,se e vero,conie 
dice Plinio, che fosse una piccola isola del Nilo (b). I Tentiriti nei 
temi)i dclla grandezza di Tebe , ora Diospoli , erano uoniini mezzo 
solvaggi e pescatori di professione , assuefutti a combattere i coco- 
drilli , come dice Strabone , contra de' quali avevano il piu grande 
coraggio. Aristotele crede die la stessa Menfi non esistesse ai tempi 
d'Omero cio6 al piu c)5o prima dell'era volgare. Come possooo diiu- 
que i nostri eruditi asserire con tanta eonfidenza che lo zodiaco di 
Dindara esiste da qnaltro mila anni, s€ non v'e alcun monnmento 
egiziano o alcuna citti nemmeno fra quelle che furono piantate sulle 
alture che oltrepassi i 1400 avanti all' era nostra volgare? Ma vi e 
di plu. Lo stesso zodiaco di Dindara smentisce pienamente la pre- 
tcsa antichita , e i nostri ernditi astronomi non doveano ignorarlosi. 
Osserva Burkard che nel primo zodiaco di Di ndara vi era irk le cos- 
tellazioni la Libra- Ora egli e certo che la libra non entri a formare 
la dodicesima costellazione che al tempo della Grecia gii adulta,e 
per opera degli astronomi Greci. Ci6 fii dottamente osservato da Fe- 
derigo Schmit: Libra non conspiciebatur in veterumorhe signifero. Ncpa 
in duas dii'isa partes dielis suis istud cffedl signum; postea demum 



(a) Uerodoi. ia Eoterpe. 

(b) Flia. lib. I Mf . a5 CelUriua Gaograph. Antiqut lib. A- 



(5i8 ) 

librae addltne lit equinoclla !nnuerentur,(aj. Mgr. Testa tratta assaibeue 
questo argoaiento. lo noii nc faru clie un centio , rimettendomi al 
dotto scrittore iiidicato (b). Eudosso che avea studiato per tredeci 
anni I'astroQomia in Egitto non conobhe la libra; e il poema di Arato 
il quale non contieae che I'astronomia di Eudosso, parla delle Chele 
ossia delle branche dello scorpione , non parla mai della libra (c). In- 
sensibilmente le due branche , ossia Chele dello scorpione si dissero 
giogo e poi libra e non si parlo piii delle Chele. Macrobio nel sogno 
di Scipionc cap. i8. nota espressamente libram idest scorpii cJidasmox 
oriri videmus- Aramesso questo principio che non puo essere contras- 
tato , se lo zodiaco di Dindara frk i segni celesti contiene Ja costel- 
lazion della libra , quello zodiaco e dunque posteriore ad Eudosso , 
ad Arato e ai piii antichi astrononii greci. Pass6 dunque dalla Grecia 
in Egitto la libra , e lo zodiaco di Dindara non pu6 esser piu antico 
del bel secolo di Atene , e pu6 essere all'opposto assai posteriore. E' sta- 
lo in fatti osservato da molti che quel tenipio h di gusto Greco , non e 
certamente Egiziano. II Pocoke il quale avea bene esaminato il tempio 
di Dindara non dubita che i lavori in esso eseguiti non siano di qualche 
artefice greco di finlssimo gusto. I capitelli , le colonne , le figure son 
greche , non sono egiziane. Ma non solamente sono greche le opere, 
e greca ancora la iscrizione posta siilla facciata del tempio. Paolo 
Lucas (d) viaggiatore esatto e istruito ne e. testimonio inaggiore di 
ogni eccezzione. See greca I'operae la iscrizione , se e greco lo zo- 
diaco perchi^ contiene la libra, dove sono adunque i quattro uiila 
anni di antichitk che con tanta sicurezza oppongono alia cronologia 
di Mose i precipitosi nostri filosofi? Quattro mita anni addietro pro- . 
babilmente Dindara era ancora palude del Nilo , e certamente non 
era passato Cecrope in Attica a fondarvi Atene, ne Cadino aveva 



(a^ SclimiJc He ZotJi.ici noslri Origine Egvpli.i. 

•h) Yed. dissertaz. dell' Abate Doiiienico Testa sopra tiuc Zndlaci scoperli in Egitto , e r^ppenJicc 

2A:i alia stcssa. 

(c) Ved. Pitavii de Doct. Temporum lOin. 3 ad Aral! pliwtiomcna. Ylsso Arato alia corte di Aollgons 

Ke di ]\l3cedonia. 

' I 

(i) Lucas Toyag. lorn. 3, 



( 2'9 ) 7 

portato un alfuboto in Grecia. Lo spavento urrccatoci dutique da 
lifniosi zodiaci comincia a diminuirsi d'assai. Ma ciu non 6 tiitto. 
Sarebbe iti vero la t'estevole scena se dopo tante declamazioni e 
dopo tante minaccie i nostri lllosofi si fossero diiiienticati di piovarci 
it cardine della qiiestione , e iioa avessero nemmen veduto il bisogoo 
di diinoslrare cbe qiiei zodiari vogliono appunto dinutare // solsiizio. 
lo teino die altannati a precipitar consoguenze non ubbiano avuto 
tempo a sentire il bisogno massimo di (juella prova. 11 sig. Burkard 
e con esso Dupuis e gli altri compagni decidono bruscamente che 
Ic mani tanto estcsc sopra il leonc sono un indubitato segno del sol- 
siizio. Seato io bene clie questa e una decisione da oracolo , non sento 
come sia una prova. Ci sia dunque permesso unesame.Chi ha dctto 
ai nostri valenti lllosofi che quelle mani tanto estese sopra il Leone 
sono un indubitato segno del solstizio? Le mani non lo dicono certamente, 
non lo dice lo zodiaco, nessuna circostanza o indiizione ci deterniina a cre- 
deilo. Quante cose possoao mai indicar quelle mani senza che se ne abbia 
a dedurre indicato necessariamente il solstizio? E'dunque una supposizio- 
nc gratuita quelia deterniinata indicazione.l'uro sopra questa gratuita sup- 
posizione i nostri logici avveduti stabiliscono epoclie nuL\ c e nuo\i 
sistemi : sopra una supposizione gratuita distruggono le crouologie piu 
accreditate da tanti secoli non del solo Mose , ma di tutte le nazioni 
e la persuasione di tutti i popoli : sopra questa supposizion'; gratuita 
decidono che sono stati in errore tutti gli storici e tutti i dotti fino ai 
fortunati rottami del lempio di Dindara. Quanti elefanti nati da un 
topo ? Ma non vuolsi rispondere a supposizioni benclie cosi vane ecu 
altrettante supposizioni. Doiuaiidiamo alia storia d'Egitto che cosa vo- 
lessero indicare quelle mani estese sopra il Leone- Esse sono, dice il 
sig. Gyssman (a) un indubitato segno geroglifico dell'annuale inondazione 
del Nilo che accadeva ncl tempo, in cui il sole era riella costcllazion 
del Leone e si produceva fino alia costellazion della Vergine- 

Qnest'epoca corrispoude ai tempi vicinl al principio dell' era uostra 



(a^ G yssman sogU autichi Zodiaci d' Xgiuo. 



(3=0) 
volgare e durante Sncora qualche secolo dopo di essa. Dunque I'anti- 
chita di quel Zodiaco o nou siipera die di poco il piincipio dell' era no- 
stra , o forse eancor posteriore.Tutto ci6 si concilia perfettamente coUa 
struttura del tempio di Dindara di gusto greco , e colla greca iscri- 
zione, di cui abbiamo parluto: Veniamo alle prove. 

Ogiuin sa che 1' abbondanza o la fame d' Egitto dipendevano dalla 
inondazione del Nilo. Circa il tempo del solstizio d' estate i venti set- 
tentriotiali spingendo le nubi verso le alte montagne dell' Etiopia ove 
appunto si trovano le sorgenti del Nilo , comincian le piogge e quasi una 
specia di tempo invernale.Le acque clie dalle montagne dell' Etiopia 
precipitano da ogni parte corrono per inumerabili strade verso il Nilo 
e regolarmente dopo tre settiniane comincia rescrescenza. Questo inal- 
zamento dura quaranta in ciaquanta giorui.Tutto I'Egitto allora e sott' 
acqua ad eccezzione dei luoghi alti o difesi. L' inondazione si dilata 
secondo il maggiore o minor grado di escrescenza. Se 1' inondazione , 
dice Plinio (a) non sale che a dodici braccia VEgitto soff:e la fame neW 
anno scguente ; con [redid braccia non ha intieramente il bisogno ; quat- 
tordici braccia arrecano allegria quindici contenlezza,e sedici abbondanza. 
Tanto interessando gli Egiziani questa inondazione cominciarono assai 
presto a imaginare dei niisuratori delle acque, ossia dei nilometri. 

E' conosciuto il grnppo di Basalto inalzato a Roma da Vespasiano, 
del quale fanno menzione Plinio e Filostrato. Sedici genii scherzano iu- 
torno al Nilo mentre annunziano, come osserva Filostrato, il suo accre- 
scimento. I sedici genii sono i sedici gradi di elevazione necessaria all' 
abbondanza di Egitto. Lo stesso vuol dire la "icala di quattordici gra- 
dini dipinta suUa tela di lino trovata (Ja Denon in una tomba, come 
riferisce Burkard. I gradini sono quattordici solamente perche come 
nolo Plutarco e come pu6 intendere ognnno , nei terreni pii elevati 
saliva ad an' altezza minore. I sedici Genii e i quattordici Dei che si 
affrettano a salire, sono evidentemente ua religioso nilometro. Le Di- 
vinita che salgono rappresentano il crescere delle braccia- Il numero 



(i) VWn'wLi Hist. nit. I ib. 5. 



de'quiittordici o rispetti\Mmente de' sedici 6 il numero iiecessario all;i 
feliciti dello stato.L'altezza dell' inondazioiie fd qiiindi scmpre lo sco- 
po, la cura, I'aspcttazione , la prima principale materia de'discorsi degli 
stud) e delle preghiere d'Egitto. Da ci6 s'intende perch6 questi niloinetrl 
atidavaoo sempre iiiiiti ai simboli e alle idee religiose. 

Al tempo di Pliiiio e niille arini ancora prima di Plinio, 1' inonda- 
zione del Nilo aumenlava allora quando il sole ontrava nel Lcotie. 
Cii lion 6 piit \'ero a nostri giorni per I'anticipazioae degli equinozj 
clie sauno gli Astronomi. Quindi e c!ie ora in Egitto, quando il sole en- 
tra in Leone, le acque cominciano a calare, e quando ne esce , I'Egitto 
h gii asciutto.Ma cio nulla intcressa 1' epoca di cui ragioniamo. In 
qiiesta epoca la costellazion del leone riusciva agli Egiziani rispettabiie 
e di soinma importanza. Tutti i loro monumenti e le testiinonia nze 
de' loro scrittori lo attestano. Quando eglino vogliono rrippresentarc 
1 inondazione del Nilo , dice Orapoilo (a) , dlpiagono spesso un leone 
pcrclit quando il sole entra nel leone auinenta I'inondazlone del Nilo. 
Finchd il sole rimane in questa costellazione cresce I'acqua taholta al- 
treltanto di quello che era gid cr~sciuta avand. Percib sogliono i sovrain- 
lendend agli edifizj sacri rappresentare le canne ed i canali dei sacri ri- 
ccttacoli d'acqae sotto la figura del Leone. Ed appunto percib quando 
ancora oggigiorno pregano per otlencre una abbondanle inondazione, 
formano I'imagine di un Leone. lo vorrei frattanto che si ricavasse da 
ci6 la ragione per cui li Zodiaci, de'quali parliamo siansi sempre tro- 
vati nei templi e nelle celle de' sacerdoti. Si comprende assai facil- 
mente die quelle pitture appartenevano a luoglii sacri avendo rela- 
zioae all' accrescimento delle acque, per cui pregavano continuamente 
gli Egiziani. Se avessero indicate soltanto equinozj e solstizj, nulla 
avean die fare colle preghiere e coi tempj. Erano quegli Zodiaci un' 
invito al popolo perche pregasse, affindie le acque nel tempo che il 
sole entrava in Leone, crescessero alia misura necessaria.Sia ci6 detto 
per una non inutile digressione. Gi6 che racconta Orapoilo troviamo 
ancora in tanti avauzi delle anticliiti Egiziane. Noi vediamo in quasi 



{t) lloripollo I. Hi«rogl}-pb. 



(323) 

tiitti i Geroglifici ripetuto il couipeiullato segno astrononiico del Leone 
col segno siiubolico dell'acqua. Troviumo i' imagine di un sacrifica- 
tore Egiziano con una tazza , un canale , ed una testa di Leone , la 
(juale dalle su.3 huici la scorrere I'acqua in im canale. Troviamo le 
cosi dette sfiiigi cioe un Leone con una testa di disnna. I Ilomani dopo 
aver debellato I'Egitto haniio in tanta copia portato in Europa si- 
mili imagini die 1' uso si e sparse per tutto I'occideute. La maggior 
parte delle fou^ane o cana!i gotta I'acqaa da una testa di Leone, della 
quale cosa Torigine oscura alia maggior parte facilniente si trova con- 
siiltando le costumanze Egiziane. Plutarco (a} osserva ancli' egli clie 
aveano gli Egiziani consecrato al sole il leone , porche allorquan- 
do in Leone i loro canali si eni[iiev'ano per 1' inondazione dell' 
acque del Nilo. Lasciamo oraniai una inutile erudizione e si con- 
chiuda. Da quanto si e detto egli e indubitato ciie la costellazion del 
Leone era sacra agli Egiziani non per il preteso solstizio ma per la 
sperata inondazione del Nilo. Questa , non il solstizio interessava tutta 
la nazione, e questa riguardavano principalaiente in tutte le loro pre- 
ghiere, in tutti i loro sinibuli o geroglifici. Dunque le mani estese so- 
pra la costellazione del Leone erano concordi a dinotare la bramata 
inondazione del Nilo die aspettavano in quella costellazione, ed in- 
teadevano con quelle mani di ramraentare a tutti gli Egiziani il dovere 
sacro di pregare i loro Dei per ottenerla abbondante. Una induzione 
si giusta e cosi analoga a tutto il sistema Egizio non sari annienta- 
ta giamoiai da una interpretazione capricciosa die non ha alcun fon- 
daraento fuori die il bisogno die ne hanno i nostri filosofi per sos- 
tenere il maggiore di tutti i paradossi. Bisogna ben contare sulla do- 
cilita dei lettori per procedere con franchezza a conseguenze le pii 
precipitose senza aver dato nemmeno una verosiniiglianza al fissato 
principio. 

Con avvertenza ho trascurato lo Zodiaco di Henne citato in se- 
condo luogo dal sig. Burkard. Oltre a non dirci nulla di piii delpri- 



(i) Plutarcus lib. da Isids. 



mo , 6 molto dubbia I'esisteaza di questo Zodiaco die forse fu pii in- 
dovinato sopra qualche rottame che veduto con lealti. L'autoriti di 
Carabeuf die scriveva da Proms, noii e si grandc da obbligarci a 
rrederne la esistenza. Ma sia pure. Quanto si k dctto sopra quello di 
Diiidara vuoUi ripetuto riguardo a quest' altro. Vi 6 la sola diversiti 
die il preteso solstizio si segiia nella coslcllazion della Vcr^inc- Da 
ci6 ne deducoiio i nostri filosofi colla solita felicita che lo Zodiaco do- 
vea esser futto due tnila anni avanti di quello di Dindara. La difficolti 
fii gii prevenuta coUe parole di Plinio. Egli osserva che il Nile dopo 
che h cresciuto nella costellazione del Leone comincia a calare coi 
inedesiini gradi nella cosLellazione della Vctf^ine- La costellazion della 
Vergine chiudeva dunque, direi quasi, e compiva il benefizio dell'acque 
e dava priiicipio alia rapida vegetazione che era il frutto dell' inon- 
dazione precorsa. I nostri cruditi non ci dicono nulla di positivo, ne 
sanno riferirci in qual inaniera era iadicato il preteso solstizio. In 
tanta loro poverty 6 anclie troppo generosa la nostra risposta. 

lo mi lusingo , illustii colleghi , di avere finor dimostrato piii die 
non era necessario che I'antidiiti dei libri PJosaici non e in alciin 
modo smentita, e che non si 6 prodotto finora alcun moniimento sin- 
cero che ne superi i' epoca , o ne dimostri fallace la cronologia. Qiie- 
sta prima memoria riguarda piii direttamente la storia ; parlero ia 
una seconda memoria di qnegli argomenti che hanno imaginato nl- 
cuiii filosofi di ricavare dalla fisica della terra c dalla sforia di-Ue 
iiiti. 



( 324 ) 

PARTE SEGONDA 

O SSI A 

SECONDA MEMORIA 

Suir Antichita del Mondo considerata neJla fisica della terra 
e nel progresso delle Scienze ed Arli. 



lo vi ho finora trattenuCo, eruditi Colleghi , nella mi'a ultima me- 
moria suUa pretesa antichitk dei monumenti che alcuni moderni filo- 
sofi credono oltrepassare tutti i libri Mosaici. Mi lusingo di avere 
dimostrato che niun d'essi non solo non s-upera il Pentateuco, ma 
neppur s'avviciua. Le stesse epoche pi6. rinornate degli Egiziani & 
de' Cinesi , se ne escludiaiii(j le &ivole manifesto, non turbano in 
alcun modo la cronologia di Mose nell'ipotesi ancora che non si vo- 
glia seguire il computo Samaritano o quel deiLXX, rome fecero alcuni 
uomini dotti , e come ogtiuno pu6 far liberamente senza che incontri 
la disapprovazione della Cbiesa Cattolica. Ma finora non abbiamo 
seguito che la storia. I uostri filosofi non amano rnolto quelle pedan- 
terie. Sono troppo imaginosi e sublimi per tollerare le pesanti ricerche 
degli antiquarj che arrestano ad ogni momento il rapido volo dei 
t'ervidi ingegni. lo ho promesso di sentirli ad e un giusto riguardo 
e un dovere il mantener la parola. 

lo non sb, eruditi Colleghi, se debba ricordarvi quell' imponente sis- 
tema,con cui si voile ricavar la storia del nostro pianeta dai Cieli. 
Questa idea che parve sublime ed e un paradosso , inebri6 alcun po- 
CO il gran Newton. Conquistatore instancabile de' cieli si accinse 



il 



( 3a5 ) 
a soggettare allc rivoluzioni celesti le storie ancor della terra e de- 
line6 , direi quasi , di essa una storia astrononiica. Questo lavoro , 
per cui ebbo Newton una tenerezza decisa , fii nel suo nascere una 
operetta privata indirizzata alia Priricipessa di Galles. Ma niente po- 
teva esser privato di Newton. Fill pubblicato piii esteso e compito 
dopo la sua morte (a). Unendo egli le anticlie osservazioni astrono- 
miclie di Cliirone padre deila greca astronoraia , a quelle di Metone , 
giunse ad un risultato clie spavent6 tutti i cronologi e distrusse tutti 
gli storici nionuiuenti. Abbrevi6 il tempo si fattameote che le epoche 
piii antiche e distant! fra loro , del ritorno di Sesostri in Egitto , diilla 
presa di Troia , della spedizione degli argonauti , divennero posteriori 
alia morte di Salomone. Sono persuaso che non piacerk a nostri fi- 
losofi questa giovane cronologia tuttoche' del gran Newton. Eglino 
vogliono niiglidja d'anni piii di Mos(^, e Newton ne toglie nioltissimi. 
Ma forse piacerii ancora meno la conseguenza che nasce da (juesto errore 
di Newton. E' una illusione il cercare I'origine delle cose dove non 
possono ritrovarsi che sogni, e il crear de' sistemi brillanti ove non 
ha che a seguirsi la storia, la critica, il bnon senso. Newton cerc6 
la storia ne' cieli , e concentr6 in pochi secoli tutti i grandi avveni- 
menti che esigevano tempo imroensamente pii lungo. Egli fece una 
camera ottica.I nostri filosofi la cercarono parimente nel sistcma de'cieli, 
allungarono le epoche fiuo a farci perder di vista le cose piii cono- 
sciute e ad obbligarci aimaginarne delle chimeriche. Eglino fecero de' 
romanzi. Ma Newton Creatore di una nuova geometria e uomo soni- 
roo , venerate con ragione dai dotti ncUa sua fisica celeste , e nella 
teoria della luce ; anche in quell' errore fit grande , e vi impresse i 
caratteri di un genio sorprendente. Questi con quel loro romanzi 
non ottennero plausi che dagli spiriti frivoli e dagli ingegni libertini. 
Ma sc e una illusione cercare la storia degli avvenimenti della terra 
nelle rivoluzioni de'cieli; ^ utia illusione anche maggiore il chiederc 



(•) Vcd. Chronologic des anciem Royaumcs corrige'i et puhtiee par M. Conduitt, ncrcu de M Ncvr- 
itii. Fiiict d^Jcnic dt la ihrtnch^it Jvzdtc sur lesmcnvmcus de I'huloirc ancienrte. 



( 32G ) 

al cieli e alia terra 11 tempo, in cui cominciarono i loro periodl , e il 
tempo, in cui cominciarono ad essere. Questo e I'argomeato , in cui 
devo trattenervi al presente. 

Quando ■ V istorla si tace sopra i popoli primitivi noii resta altra 
risorsa alia ragione , dice I'autore del mondo primitive che k uno de' 
filosofi pill arditi , che consultare rarchitettura del globo. 1 passi gra- 
duali del tempo impressi sulla superftcie del globo segnano agli occlii 
del filosofo le epoche antiche quando il genere umano non ha crono- 
logia (a). lo seguir6 a preferenza questo moderno scrittore perche 
noa ostante la origirialita di cui si applaude fino alia noja , non ha 
poi fatto che raccoglier gli errori niente original! de' filosofi suoi 
predecessor!. Egli si annunzia colla p!u imponente risolutezza. lo non 
anderb per rispetto (^ cosl nella introduzione ) ad alcitni pregiudizj 
teologici ad indebulire i giandi risultati della fisica e non invocherb 
colla vilta della prudenza il snffragio de' preti quando la logica mi 
diva di svolgcre il gran libro della natura. Per un effetto di qucst.a 
vilta , egli segue , Buffon cercb di transigere colla teologia trovando 
nella cosmogonia del Pentateuco la prova che il nostra globo potcva 
avere quasi seltantacinque mila anni di antichiia. Pure tutta la sua 
logica non bast6 a fargli comprendere che il mondo nel suo sistema 
o doveva essere eterno , e questa ipotesi rovina tutta la sua architet- 
tura ; o era indifferente ad ogni epoca e perci6 poteva ben avere 
ragione Mos^ fissandone con tanta precisione la cronologia. Vengo a 
dimostrare queste due proposizioni. Un de' misteri piii difFicili a in- 
tendersi nelle opere dei nostri filosofi h quello di sapere se qiiella 
massa enorme di materia, di cui b composto il mondo, preesistesse fino 
dall'eternita , oppure abbia avuto principio. Forseperun avvanzo di 
quella villa di prudenza, di cui paria I'autore, non credono bene ppie- 
garsi piii chiaramente. Ad ogni modo qnesta materia esiste , e deve 
comporsi la terra. Questa opera immensa non puu farsi in ua mo- 
mento, ed ha l)isogno di secoli. Ecco le le basi dell' antichita della' 
terra. Bisogina ora coUe sole letrg-i di fisica ordinare il mondo. Co- 

O DO 



(nj Histoire tlu M:nJ. primilif. torn. I. p^g. > 5. 



(3.7) 
miiiciando J.il nostro piaiieta iioi iirliamo in difilcolu\ sorpreiidenti . 
Come stijppare dalla watura il segieto , di cui si servi per I'ormare 
il globo clie iiui abitiamo , globo si steriniuato , eppure si piccolo in 
facciu all'universo. Per qua' metodo potremo noi pervenire a dei re- 
sultati, dice lauture (aj dl cui scirci shUo spaventatu io slesso , se a- 
i'cssi '.■ulato preJiili piu Losto die csporli? Pure non bisogna scoraggirsi 
Le moiitagne sebbon le piii ritruse a forinarsi sono le piu istrullive. 
Noil %>i e iinprcsa piu pcnosa ed ardita die di sollumcUcre al ccm- 
passo inineralogico la parte del globo die s'inalza sopra il livello del- 
I' oceaiio c spiarc l' organizzazioiic segrcla dclla terra sia iiella coinpo- 
sizione successiva delle inontagne secoiidarie , sia nello sjorzo tenibile die 
alia nascita dell cia sollcvl) a tie luila lae al di sopra dc' niaii la som- 
mita dcllc rocdte di graiiito die forma no le inontagne prii/iordiali{h). 
Contesso che io ebbi sempre graiide curiosit.'i di sapere perclie inai i 
nostri naturalisti iiell' architettare la terra si fermino principaltuente 
ad organizzar le moiitagne e non parlino quasi niai di tutte le altre 
opere ciie radoruaiio, assai piu raaravigliose sebbeue di volume nii- 
uorc. Le piante , i viventi , gli uomiai sembrano a me piu difficili a 
prodursi die quelle rocche con tutte le loro gran nioli.Sarebbe egli 
mai perciie quelle inoli immense sorprendono i cervelli piu grosso- 
lani, ed e assai piu tacile il persuaderli die furono necessarie a for- 
raarle migliaja di anni ? Sarebbe egli mai perch^ I'organizzazione di 
un corpo umano si complicato, eppure tanto soUecito a formarsi 6 una 
prova die la natura, o a piii vero dire, il suo autore non ha bisogno 
di inolto tempo a lormare le opere piu gratidi e che se bastano po- 
che lune a stendere i muscoli e i nervi, a dar moto regolare al saur 
gue, ad indurire le ossa , potea bastar anche meno ad indurire i gra- 
niti, a spianare gli strati di quelle moli rozze ed infonni che si dicon 
montagne ? Si pu6 ben contare sulla creduliti dei leggitori superfi- 
ciali che misurano spesso le difficolt^^ dal volume, richiedendo migliaja 
d'anni per formarc una rocca die non lian visto formarsi giammaij 



fa) Idom I. c. pag. 91!. 
(b) Hem I. c. pag. 5g 



(328) 
Hia tutta la creduUti de" plii stupidi noii si persnaderebbe che vi voglio- 
no millioni d'aniii per organizz,u-e un bambino clie vedoiio nascere in 
poche lane. Ma noii preveiiiamo le coiiseguenze e toriiJamo alia no- 
nostra architettura delle montagne. I geologi e il nostro autore con 
essi ne distingiiono tre class!. Le primitive, o primordiali , le secon- 
darie , le viilcaniche. Quelle sono moli immense di granite che signo- 
reggiano tutta la superficie del globo traversando i mari e 1' oceano, 
ai quali servon di conca : le lancib una forza terribile che stordisce 
I'lmapnazionc per usare le espressioni ricevute. Le secondarie che 
chiudono nei lore strati materie eterogenee, e nogli immensi loro vo- 
Inmi di marmi o di pietre sepelliscono imprigionati gll scheletri delle 
fiere e dei pesci , mostrano che furon lavoro di secoli innumerabili , 
6 sono il deposito d' immensa copia d' acqne le quali andarono quindi 
a scavarsi un cratere alle falde delle montagne granitiche. Le vulcani- 
che sempre assai minori di tutte e spesso isolate, poterono essere eru- 
zioni momentanee che non han relazione colle altre parti del globo. 
lo concede tutta questa classificazione , ma non vedo alcuna conse- 
guenza da cio. Se non vogliasi ammettere una raano onnipetente che 
le abbia formate in un' istante , conceder6 ancera che fosse necessa- 
rio un gran uumero d'anni perche si organnizzassere colle sole leggi 
spesso assai lente di una fisica erdinaria. M. De-Luc rispettabile e dotto 
professere di Geologia nell' University di Gottinga non ebbe difficolta 
di estendere i sei giorni Mosaici a sei periedi indeterminati e assai 
piii lunghi della diurna nostra rivoluzione. Avr6 a parlare plii volte 
di questo grande Naturalista che seppe cosi bene unire le piii pro- 
fonde cegnizieni geologiche alia venerazione e alio zelo per i libri 
Mosiaci. Ma tutta questa estensione di epoche nen preva che il no- 
stre globo non potesse appunte perfezionarsi nel tempo che determina 
la crenologia di Mosii. Qui la Teolagia dei Prct'i e i pregiudizj reli- 
giosi potrebbero avere tutta la ragione ; e la logica, la quale ha detto 
al nostro autore di ivolgere il libra della natura, non gli ha detto certa- 
mente che dovendo coinpirsi un' opera la quale prima non esisteva , 
non potesse compiersi in un'epoca pi£i che in un' altra. Se le monta- 
gne granitiche avean bisogno di una forza portentosa per esser lan- 
ciate , se le secondarie avean bisogno di secoli , la logica dirk bene 
che fu un tempo, in cui quelle montagne non erano , non dira mai per- 



(329) 

ci6 solo clie avendo cominciato ad essere , iion potessero avere que- 
sto principio in un tempo o nell' altro. 

Jl priino dei^li sba^li in gcologia , dice il citato De-Luc, quello die 
ha introdoUo il pik dcgli errori nella filosofia. e nella scoria naturale, 
i I'idca die il noslro conliaciUe sia di una anddiita senza limite • ■ . . 
Confiiiando nella nottc del certpi I'origine di tutti i fenomeni tenesiri 
si crcdcvano alcuni in dirilto di ascriveili a qualunque cagionc si fosse, 
purdic non urtaisc certi lorn sistemi favoriti. Ma e dimostrato al pre- 
sente dai fcnoincni i piii dirclti, e riconosduti dai piii distinti fra i 
geolugi die la cronologia fisica del nostra continente a parlire dalla 
sua nascita si uiiiscc in tempi poco lontani alia cronologia islorica delle 
nazioni die I'abitano {a). Eppure, egli dice altrove , tutte le Teorie della 
terra die si d voluto opporrc alia rivelazione Mosaica, rindiiudono una 
proposizione comune die in tutte c altresi P argornento fundamentale , 
dob die i noslri continenti sono di una grandissiina antidiica (b). Que- 
sto sistema opposto come perentorio alia storia Mosaica non era un. 
sistema nato dai faui. Egli non era altro clie una ipotesi coniata ca- 
pricciosamente per sostenere altre ipotesi piii chimeriche ancora. 

Voltaire, d'Alembert, Diderot parlando alle passioni dello spirito e 
del cuore erano solo adattati asedurre gli spiriti leggeri ; ma coloro che 
sono capaci di qualche riflessione sisarebhero sottratti facilmente ai loro 
sofismi , se Buffon, Maillet, Le-Cat e i naturalist! di simile sfera non fos- 
sero venuti ad assicurar gli uomiai che tutta la natura coatradice alia 
storia Mosaica. Ma si e dimostrato, segue sempre 1' autore seguendo 
i fenomeni pii determinati di diverse classi, che i nostri continenti sono 
pochissirao antichi , ci6 che e stato riconosciuto egualmente dai due 
celebri Geologi M. De-Saussure , e il cavalier De-Dalomieu_, le osser- 
vazioni de' quali numerose e precise hanno assai arricchito la geologia. 
lo ho voluto parlare si lungamente il linguaggio di questo profondo 
naturalista per far sentire a tanti nostri frivoli letterati del giorno che 



(i) De-Lac leltres «ar l^iistoire ptif jiijue i» \i terre lertr. 7. pag. 354. 
(b) Idem I.e. pag. 48. 



( 53o ) 

se i Teolopi e i Preti rispettano nella genesi la rivelazione divina, vi 
trovano aiicora i veri naturalisti la fisica pib. sicura ed esatta. Quanto 
ho detto fitiora basterebbe a persuadere gli anianti del vero che il 
uiondo non e nieate pii antico di quel che ha detto Mos6 ; e baste- 
rebbe alineao a conviiicere i decisivi belli spirit! del bisogno che han- 
no di osservar la natura e di seguire la storia dei fatti prima di la- 
sciarsi abbagliare dai sisterni brillaiiti della increduliti. Ma io mi sono 
proposto uu'esame, ed h tempo oramai d'intrapreaderlo. Sentiamo Mos^, 
sentiremo quiiidi i nostri filosofi seguendo 1' autore del mondo piiini- 
livo per conoscere da chi sia maggiormente rispettata ta fisica. Mose 
comincia la sua cosmogonia con quegli augusti sentlmenti cosi pieiii di 
verity e di grandezza. Nulla era ancora e nulla dal nulla produces!. 
Ma r onnipotente esisteva,che chiama le cose che non sono, come 
quelle che sono. Dal seno del nulla chiam6 la materia. Era nel primo 
suo nascere inerte, incomposta, disordinata , tenebrosa.Parl!) e disse: sia 
la luce, siano i cieli , la terra, il sole i pianeti. Disse, e furono. La 
terra si alzi in montagne e s'apra in voragiai. Furono le voragiiii 
e i monti. Questi servano di cratere alle acque , di freno ai veiiti. Le 
montagne secondarie coUe perpetue loro vicende , penetrabili al sole, 
alle pioggie, siano ministre alia vegetazio-ne , ai coraodi, ai bisogni de' 
viventi. Ora s'induriscano in pietre ed in marmi ravvolgendo in seno 
corpi eterogenei , ora si sciolgano in polvere e in terra per servir di 
veicolo ai sughi che devon nutrire I'uomo, le fiere , le piaiite. Parl6. 
rOnnipotente e fu fatto. La voce dell' Onnipotente imprime la forza, la 
capacity, la virti a tutti gli esseri quando ne decreta I'esercizio. Ca- 
me fu organizzata la terra^ colla voce medesima fu disteso il sistema 
de' cieli. Le stelle, i pianeti sentirono la impressione del Creatore , e 
cominciarono i regolari loro periodi , portati da quelle forze dl rota- 
zione e di gravitci, di cui forse indovin6 cosi bene le leggi il gran 
Newton. Ecco la cosmogonia di Mos6 esposta nella Genesi con que-1 
sublime entnsiasmo , di cui sono soltanto capaci gli animi accessibili 
alle idee grandiose del vero. Che cosa ora dice la fisica contro que- 
sta cosmogonia? Ha ella argomenti per dimostrare che Dio non esiste, o 
che ancora esistendo non poteva far tutto questo nel modo precisamente 
che descrive Mos^ ? Ha ella argomenti per dimostrare che le leggi dei 
'Corpi , e i corpi medesimi non sono pii fisici se li ha creati I'Onnipo- 



ak 



C 55i ) 
tente, o se iie park la religione e la teologia ? Tutli gli aomiiil sen- 
sibili al sublime sono colpiti dalla graiidezza di questo priiicipio 
delta Genesi , ma il loro omaggio c bzn d bole in paragone di 
quelle che gli c reso dai progressi delle cognizioni in fisica , osser- 
va I'aiitore citato (a). Egli dopo questa osservazione si applica a 
dimosUare in quelle sue lettere che Muse seuza mai disceudere 
ad una minuta spiegazione o ad un trattato di fisica, apre per6 le 
vie luminose e sicure per chi non vuole acciecarsi seguendo pii 
le pmsio.ii di ua ciure corrotta , did i iiiaii di utia sobria ragio- 
ne , e I'esame iinparziale dni iatli. La narrazion di Muic, serapre I'Au- 
tore citato, fu fempliciiiima, e tuUociu die essa contiene e al gionio d' 
oggi confennaio dalla iiatura (h).In essa non si fcrma a sviluppare,ne 
a provare gli avvenimenu eke narra, li recita semplicemente. Gli Jsrae- 
lili erano persuasi che egli paiiava loro come I'organo della Divinitd'r 
Noi non abbiamo piiiifuesti segni immediati ; ma la terra ci resta , ed 
essa rende la stessa testimonianza al racconco di Most. Egli cita a pro- 
va maggiore di questa veriti le opere cosi giustamente stiaiate dei 
grandi naturalisti Giacomo Bryant e M. Bayen e i tanto noti Dolomieu 
e de Saussure , e seguendo le osservazioni di questi dotti scende a mo- 
strare che Mos6 senza fare un trattato di fisica avea stabiliti i prin- 
cipj che la chiraica , la geologia, e la storia della natura rendono evi- 
denti. lo non verri ad esporvi il suo slstema perche sark noto all'eru- 
dizione vostra , e perche ci porterebbe troppo oltre. Non s6 nulladi- 
nifno taccre una semplice osservazione. 

De-Luc divide in due epoche la storia fisica del mondo , o vogliani 
dire la geologia. La prima abbraccia la sua formazione e ilsuostato 
fino al diluvio. Nell altra descrlve la quasi nuova organizzazione pro- 
dotta da quella inondazione. Non saprei imaginare lavoro pii inge- 
gnoso e piisolido che con tanta chiarezza ed intelligenza unisca si 
bene le fisiche esperienze e le osservazioni de' moderai naturalisti coUe 
brevi, ma espressive parole di Mose. Egli fa sentir vivamente la va- 



(•) Da-Luc 1. c. tot. }. pig. 99. 
fb; D*-Luc l«t. 6 pag. 397. pag. 391 



(532) 

nltH di tanti sistemi nati dall' ignoranza e dall'orgoglio di cotoro che 
s'inselvano nelle tenebre deU'antichit^ pretesa del mondo per gius- 
tificare le vere tenebre del proprio intelletto , e piu del proprio cuore. 
Deride il chimerico raffreddamento lentissimo di Buffon , con cm 
voile spiegare il passaggio deU'eletante e del rinoceronte dai poli ai 
tropici , e prova fiaalmente che la nuova catastrofe dclla terra noii 
pote' esser leiita ma subita , che non pote' essere altra che il diluvio 
descritto da Mose , e che non fu piii antica di quelio che racconta 
Mose. Non sento la stessa evidenza nella spiegazione della prima sua 
epoca , come non vedo il bisogno di ampliare tanto i sei giorui mo- 
saici per comentare Mos^. Quelle tante composizioni e decomposi- 
zioni , sedimenti e precipitazioni chimiche cominciate , interrotte , rt- 
prese mi sembrano un sistema troppo complicato e non necessario per 
giungere ai grandi risultati della creazione, ai quali ci vuol condurre 
segnendo la Genesi. De-Luc ha creduto tuttoci6 necessario a spiegare 
principalmente gli strati sempre orizzontali che si osservano nelle 
montagne primitive (i) e piCi ancora gli strati , le petrificazioni , glL 
scheletri che egli suppone nelle montagne secondarie fmo dal princi- 



( 1 ) Di-liic suppono gli strati nelle montague granitiche o primitive. II mostro' 
aiitoro del mondo primitivo li nega. Les Chaines (]ui fonnent la Charpente de 
nos continents , noffrent aiicune trace (fime origine aijitalique : on iie voit elans 
leurs squeletes decharnes aucun vestige de couches hoiizontales . . . . ce soiit d 
enormes massifs qiu semble avoif ete coules par la iitilure d nil seiil jet. loni> a- 
pag. 266. Quesli ne area bisogno volendole fare col fuoco e non coiracqiia. lo 
non decidero una tal queslione di fatto. Osservero solamente quanto gran rischio 
si corre nel piantare sistemi di fisica sopra di im fatto , che senibra si facile a 
verificare , e di cui pure non si convieue fra gli scrittori medesimi die ne sem- 
brano i piu informati. Parmi che questa riflessione giustificlii quanto io ho det- 
to intorno alia teoria fisica della prima epoca del mondo stabilita da Deluc. Per 
far sentire lesattezza della Cosmogonia Mosaica , non era necessario imaginare un 
sistema fisico che regolasse la creazione. MosS avea detto tutto, quando avea detto 
che il Crealore avea perfezionata I'organizzazion della terra. Dopo questa perfezio- 
ne naccpiero le leggi della fisica , e noi non le cerchiamo prima di quella senza 
pericolo d' Ulusione e d'inganno. 



y 



( 335 ) 
pio del mondo. Ma io non s6 se sia dimostrato ancora die se vi erano 
gii degli strati , vi fossero allora petriRcazioni e scheletri. Sarebbe 
necessario a c\6 persuadere una genealogia antidiluviaria ed una sto- 
ria naturale di quella ttA, o geografia sotterranea. Noi non I'abbiamo 
n6 possiamo sperarla. Io amerei di credere che le montagne secon- 
darie avessero in quell' epoca degli strati , non avessero nti conchi- 
glie , ne scheletri. Quclli erano deposili , o precipitazioni dellc onde 
che ravvolgevano a priiicipio la terra infonne ed incoinposta come 
parla Mos^ ; le conchiglie , e gli scheletri furona riservati alle mon- 
tagne che sorsero , o si soinmossero nclla terribile rivoluzione , pro- 
dutta dair universale diluvio. De-Luc Io ha spiegato assai bene nclla 
sua secorida epoca , e quanto egli dice e pih che sulficiente a giusti- 
ficare quelle conchiglie e quegli scheletri. Forse egli ha creduto di 
vedere una precipitazione o sedimento successivo negli strati sempre 
orizzontali delle montagne , come suppone primitive. Ma io non in- 
tendo perche il creatore non potesse formarle in tal guisa anche sen- 
za aspettare la via lenta e complicata delle precipitazioni. Quei strati 
che noi crcdiamo il naturale effetto di un deposito lento e tranquillo 
hanno for-^e uella immensa catena dei corpi una destinazione che 
doveva essere compita nella primitiva organizzazionc della terra. Siamo 
ancor troppo bamliini nella rognizione del globo che noi abitiamo. 
So che De luc in quella sua lenta formazione delle montagne ha sera- 
pre veduto con Mose la mano creatrice dell'Onnipotente , ma psrmi 
assai piii conforme alia idea grande della divinita, la creazione riso- 
luta di Mos6 che nel primo chiamare dal nulla la terra non segue, 
ma prescrive le leggi alia fisica. Una rivoluzione anche grandissima 
nel mondo gia sottoposto alle fisiche leggi pu6 dipender da queste , 
sebbene ordinata per libera e straordinaria volonti del supremo mo- 
deratore ; nia nella creazione tutto deve portare il carattere della, 
padronanza , della niaestii , e della indipendenza. Allora si stabiliscon 
le le^gi ai corpi ^ e la fisica nasce ; e noi non possiamo conoscerle 
che qiiando sono stabilite. Nolle rivoluzioni che accadono in questi 
corpi le leggi di fisica sono in atlivita e noi abbiamo tutto il diritto 
di esaniinarle per giungere ai risnltati. Non vi ^ dunque alcuu bisogno 
di consultare la fisica per conoscere la creazione del raondo ; questa 
b utile per conoscere Ic successive rivoluzioni. Quando il Create- 



(554) 
t-e riposb dell' opera che aveafatta, la creazione ih compita c allora 
esistevano le montague primordiali e le secoadarie , la terra , il 
mare, le piante , gli aniiuali , gli uomini. Fiiio a questo niomento 
operava I'Onipoteute die stabili le leggi alle montagne ed ai mari 
dopo averli format! . Quanto ho detto finora nulla detrae al merito 
grande di Dehic. E' spesso uii pericolo degli animi appassionati per 
il vero lo spinger troppo oltre una verity interessante , dopo averla 
abbracciata. Abbianio finora seguito la cosmogonia di Mos6 senza 
potervi trovare alcuna traccia della pretesa sua discordanza colla fi- 
sica. I giudizj autorevoli dei naturalist! piii riiiomati de' nostri giorni 
souo concordi. Veniaino ora ai sistenii de' nostri contradditori. Pre- 
paratevi , o illustri Colleghi , alle assurditile pii strane , solite elegan- 
ze di questi eterni derisori dell' imbecille credulity dei teologi. Egli h 
c/ulente , dice I'antore che noi abbiain creduto di dover citare a 
preferenia, che quesio globo composto di una materia che si modifica 
incessantemente, ha avuto un' origine (a). Accettiamo questa prima con- 
fessione e vedremo poi in qual mode riesca a conciliarla colla sua 
leoria . Jo mi persuado che questo globo era Jluido pcrche la fisica 
dimostra che se fosse stato opaco il suo doppio movimento attorno 
dell'asse e attorno del sole ne avrebbe fatto una sfera, e non una 
sferoidale appianata verso i poli. Giacomo Bernardino de Saint-Pierre 
voile all'opposto la terra non appianata, ma allungata ai poll (b). 
Le sue esperienze e le sue ragioni non fecero fortuna , e il suo sis- 
tema parve negletto. Sia ci6 detto per incidenza. Questo fluido era 
avvampantc, come lo dimostrano le sostaiize primitive del globo emanate 
visibilmente da un incendio (c). Se sono vere tutte quelle migliaja 
d'anni che accordano al globo i nostri filosofi, I'esanie fatto dal nostro 
autore sulle pretese sostanze primitive dopo le tante rivoluzioni che 
hanno si fattamente alterata e confu=:a la superficie della terra , io 
temo che sia giunto ua p6 tardi. Ma ci6 non e tutto. Avrebbe egli do- 
vuto dirci in qual mauiera comparve questo fluido avvampante Mos6 



^ 



(i) Moud. primitif. pag. 143. torn. i. 

(b) JjcquBj.BenarJia. Henri it Saint-Pierre etudes it la tiitttre. 

(c_^'MadJ.prira. I.e. 



( 335 ) 
avrebbo delto che Dio lo cre6 , come disse che Dio cre6 la priniitiva 
massa incoinposta ed informe. Non e contrario alia fisica lo stabilire 
in qual niariiera rominci ad esistere una cosa fisica. II nostro autore 
e di uu altro geiiio. E superior/nente assurdo il ricercare qualfuL'o- 
riginc del fuoco elementare, principio di tutto cib che esiste nel seno 
della natura. Puic/ic esiste , e sempre esistito. Come sarebbe passaio 
dal niente all'essere? Qui coniinciaHo le grandi teorie del nostro fi- 
sico. Ma se 6 sempre esistito ii fuoco elementare perche esiste , sar4 
sempre esistito egualmente il fluido rovente perche esisteva , e come 
sarebbe passata dal niente aU'essere ? Se e sempre esistito // fuoco e- 
leme/Uarc perche esiste , sari sempre esistita la terra perche esiste , 
e perci6 non e mai esistito il fluido ardente, da cui si e formata la 
terra , perche h sempre esistita la terra. Ma se questo globo che dicesi 
terra composta di una materia che si modifica, ha avuto un'origine , 
prima che fosse n)odificata, la terra non era. Furono dunque sempre 
il fluido elementare e il fluido rovente ; non fii sempre la terra. Ma 
per formare la terra ih pur necessario che il fuoco elementare e il 
fluido si modificassero. Senza questa modificazione la terra ancor 
non sarebbe. Eppure cib che si modifica ha avuto un'origine. II 
fuoco elementare ha dunque avuto un'origine , percli6 si b modi- 
ficato ; e non ha avuto un'origine, perche e sup eriormente assurdo i I 
ricercare quale fit la sua origine : polche esiste, e sempre esistito. Sono 
queste contraddizioiii, o non sono? Seguitiamo. II fuoco elementare, e 
il fluido rovente hanno allora composta la terra quando il fluido ele- 
mentare , che fit sempre omogeneo , divent6 eterogeneo mescolaiidosi 
col fluido rovente , o diventando egli stesso fluido rovente. Ma que- 
sto fra gli assurdi h il gigante. Se e sempre esistito quel fuoco , o 
non f^ mai omogeneo, o non passi mai ad essere eterogeneo. Questo 
passaggio non h possibile in ci6 che ha avuto principio , e che non 
riceve un' accidentule modificazione dall'esterno. Questa nou era pos- 
sibile perche tuttu a principio era omogeneo e quel principio omoge- 
neo costituisce V cssenza della materia (a). Dunque altro non v'era 



(a) Id. 1. €. pag. :6i, 167. 



C S56 ) 
a prlncipio clie quel prinio fuoco elemeatare. E come far passare 
qiiesto fuoco elementare dalla cteriia omogsiieitd ad una modificazio- 
ne e ad uno stato eterogeneo? Qui raidiinento del nostro autore fi- 
nisce e confessa la sua disperazione d'l raggiungere le prime cause. 
Tutto e stato omogeiieo e la ragione dell uomo sembra condannata anon 
ispiegare giainmal , come tutto e diveiiuto eterogeneo (a). Ma se non 
puii inteudeie , come tutto sia divenuto eterogeneo, e se non divenen- 
do eterogeneo non pu6 fabbricarsi il niondo , che cosa ha egli mai 
preteso di dirci in tutti que' voluini coiisecrati alia vanita la piii in- 
sensata c alia piCi decisa intemperanza? Pu6 rimescolare quaiito gli 
aggrada qnel suo fuoco omogeneo privo di gravita assoluta e di ma- 
teria che non giungera mai a formare ohe il Castello dalle fate. Non era 
meglio lasriarci la volgare fisica delle n\'e!azioni, colla quale inteudia- 
nio assai bene come esista il mondo che prima non era , senza vo- 
lerci trasportare in un paese incantato e darci una fisica assurda, nella 
quale confessa che non potr^ spiegare nulla giammai ? 

Ma la ragione del nostro naturalista non sembra solo condannata 
a non saperci spiegare quelle prime cause , sembra anche piii con- 
dannata a non vedere le sue piih vergognose contradizioni. Come mai 
quel fuoco elementare costituisce V essenza della materia"^ Come mai 
I'essenza di un corpo h costituita da principj che ne distruggono la 
possibility e la natura ? Egli ci ha detto che il fuoco elementare e 
eterno , che il fuoco elementare e essenzialmente in moto (b) , che 
e privo d'ogni gravita assoluta. Bisogna dir con coraggio ( e ce ne 
volea certo molto ) che non solaraente il fuoco elementare non gra- 
vita, mache impedisce ancora la materia di gravitare dovunque egli e 
dominants (c). Eppure questo fuoco eterno purissimo essenzialmente 
moventesi e privo d'ogni graviti costituisce I'essenza della materia 
inerte , grave, impura , e che essenzialmente ha ua' origine perclie si 
modifica. Questa materia si nascondeva ella nel fuoco elementare? 
Dunque non era si puro e non era omogeneo. Non vi era? Comecom- 



(3.) III. p.Tg. 1 55. 

(,b) 11 moto essenziak alia materia i I'ipoteU fayorila degj-i Aid , dlo» Oe-Luc lott. 3. pig. 104, 

fc) L. c. psg- 174. 



(337) 
parve? II mbto di rotazione poteva gettar la materia del centro alia 
Rfera se vi era ; ma se non vi era , non si doveva aspettare che fosse 
rigettata ; bisognava crearla. E qucsti sotio i filnsofi grandi clic rnira- 
iio COM tanto sopraciglio Mose , la teologia , e i prcti ! E' qiiesti sono 
gli oracoli a rjuali ricorrono i nostri belli spiriti del giorno ! 

lo ho seguitato finora il sistema filosofico del iiostro de Sales, sto- 
rico del moiido primitivo noti perch6 egli sia solo il piii assurdo , ma 
perchi fra i moderni il piii annuiiziato con parole imponeiiti e con 
grandiose promesse , e il piii corredato di lusso astronomico , e di 
geologirhe inutilit;\. Ma tiitti gli altri slsteini da noi coiiosciuti iioa 
sono niente piii ragioiievoli , o meno assurdi. Sono celebri gli atomi 
di Epicuro per una eterniti sempre agitati e natanti in un moto ir- 
regolare , fiiicht^ I'azzardo gli abbia portati a formar I'universo. 
Ma qiiesti Atorni portati essenzialinente ad un moto irregoiare , 
come potevano mai addattarsi dopo quelle eternita di deviazioiii 
ad un moto regolare e periodico come ^ quello de'pianeti e degli 
astri. Era necessaria una forza esteriore che fermasse quelle devia- 
zioni e li mettesse in carricra. La filosofia non seppe trovarla. 
Agli atomi 6 succsduto il panteismo. Quell' imraenso animale di cui 
sono parte i fdosofi , non meno che gli ignoranti , che si divide e sud- 
divide ad ogni momenfo in tanti aniraaletti che sono sempre coslcon- 
trarij fra loro , beuchc parte di un solo, se non fece paura a Spinosa e 
agli altri panteisti , desto compassione e racapriccio in tntti gli uo- 
mini che usan buon senso , e rispcttan ragioiie. Qixei sistemi eran ben 
altro che fisica. I moderni non si sgomentano , e vestendo quelle go- 
tiche statue di nuovi abbigliamenti , di fuochi elem>3ntari, di fluidi 
ora ardent! ed or freddi, di comete che spaccano soli di montagne 
priniordiali o secoiidarie , di conchiglie e d'ostriche e di tanti simili 
apparati geologiri si provarono afar nascer la terra, e temendo del- 
I'esito perche mal sicuri in se stessi si studiarono di stordire colle 
voci e cogli epigrammi , gridarono contro la superstizione e contro 
la storia , contro i teologi , e contro la tirannia della Sorbona e di 
Roma, sfidarono tutti a battaglia e finirono poi con appiattarsi nel Caos 
di secoli eterni dove s'immaginarono di non esser veduti. Questain 
sostanza e la storia o I'analisi di tutti i sistemi che brillan cotanto 
per fama di nuove scoperte e di mcditazioni profonde sull'astronomia 
e suUa terra. Ma qual fdlorigiuc di un travviamento si grande? lo 



( 538) 

gii vcl dissi illustri CoUeghi , fii il salto terribile , per cui dalle leggi 
die vedevan nei corpi passaroiio a tiavvedere le leggi medesime pri- 
ma che fossero i corpi. Ma se ancora questi iion erano , dov'eran le 
leggi die furono stabilite ai corpi allora che furono? Le leggi della 
fisica noil sono die le leggi costanti che osservano i corpi fra loro. 
Questo non ih tutto I'assurdo. Hanno supposto come un principio 
die le leggi osservate dai corpi dal tempo die furono , tosser le stesse, 
con cui si formarono. La fisica stessa dimostra che questo principio 
e un'inganno. Qualunque sia la tendenza o la legge di una massa 
in astratto , la modificazione, la figura , la direzione 1' equilibrio , il con- 
trasto , la quantita che in essa si pone , produce un risultato diverso 
e un diverso ordine o legge fisica. Se f osser sempre le stesse , ogni 
massa proseguirebbe a modificarsi perpetuamente , non avrebbe alcuiia 
legge costante. Un orologio comincia il regolare suo moto con iino- 
ve fisiche leggi , ben diverse da quelle ^ colle quali furono formate le 
ruote , i perni , le nioUe. Se la materia proseguisse ad essere niodifi- 
cata in ruote , Torologio non sarebbe mai. II risultato delle prime 
modificazioni caratteristiche di una massa e qiiello , che di il prin- 
cipio alle leggi di questo corpo , e questo Hi qiiello che diede prin- 
cipio alia fisica. Anche nell'assurdo sistema die essenzialmente avesse 
la materia capacity di modificarsi, vi doveva essere un tempo, in cui 
si ponesse un limite a questa essenziale virtu di modificazione. Vi 
doveva essere un punto, in cui si arrestasse la forza di produzione 
e di aggregazione die 6 sempre progressiva , e si stabilissero leggi 
di relazione , di consistenza , di periodo regolare. Ma per conseguir 
ci6 fii necessaria una mano diversa da quella materia. Questa mano 
e quella che i nostri filosofi o dimenticarono per orgoglio , o fuggi- 
rono per corruzione in tutti que' loro sistemi. 

lo temo , illustri Colleghi, di aver divagato oltre il mio argomento 
pill die non conveniva. Forse mi lusing6 troppo I'amor che io pro- 
fesso alia Cosniogonia di Mose a me divenuta piii cara dopo aver 
passeggiati i labirinti disordinati e tenebrosi che si chiaman da al- 
cuni teorie luminose e architetture del mend o. Riduciamo a com- 
pendio quanto si e detto finora. Non vi e alcuna legge di fisica , la 
quale dimostri che non pu(b esistere un Dio Creatore. Non vi b al- 
cuna legge di fisica, la quale dimostri che questo Dio non poteva crea- 
le il mondo , e stabilire in esso quelle relazioiii e quell' ordine che 



(539) 
ooi vedianio nel nostro. Non vi e alcuiia legge di fisica la quale ia- 
segni die vi eraao leggL fisiclie, prima che fossero i corpi , e prima 
die questi avessero ricevuto I'esistenza , la mole , le modificazioni , 
I'impulsOjle relazioni, dalle quali dovea nascere tiitto I'ordine t'lsico. 
Non vi 6 finalmente alcana legge di fisica la quale dimostri cheque- 
sto Dio non poteva niaiiifestare egU stesso I'ordine, le leggi, colle 
quali avea create il niondo , e che noi altronde possiamo vedere o 
indoviiiare in gran parte. Non ha dunque peccato contro la fisica 
Mos^ , percio solo perch^ descrive la creazione del mondo come un 
opera immediata di Dio. E non pecca contro la fisica chiunque lo segue, 
se non si dimostri che quella cosmogonia distruggo le leggi raauifes- 
te indubitate costanti della fisica. Ma per leggi fisiche io non intendo 
le vertigini filosofiche e gli intemperanti sistemi di ingegai vuoti e 
tortuosi; si vogliono intender le leggi che han ricevuto nella loro 
creazione i corpi da quella mano che loro diede le propriety e la 
essenza. Questa , diraniio i nostri filosofi , e una fisica religiosa. Lo 
sia pure : io ne convengo. Ma non s6 intendere , ed eglino non sa- 
pranno mai dirmi perche se b religiosa, non sia filosofica. Pu6 essere 
religiosa ed insieme esser vera. E se fosse vera perche non sarebbe 
filosofica? Avvi forse qualche contraddizion manifesta fra la filosofia 
e la verita? In questa ipotesi dovreramo noi duuque conchiuJere che 
i filosofi non ci dicono alcuna veriti giainmai ; e se pur la dicessero, 
cesseranno di esser filosofi. Noi abbiamo della filosofia uua opinion e 
migliore. Forse non e filosofo chi non h ateo , o chi non forma sis- 
temi come se lo fosse? Ho detto poc'anzi che pu6 essere religiosa 
una fisica ed insieme esser vera. Devo aggiungcre adesso che se e 
religiosa , e decisamente ancor vera. La religion vera non pu(b in- 
segnare giamniai alcuna falsita fisica o morale che siasi. Le pretese 
contradizioni alia fisica die trovano i nostri filosofi nel Pentateuco, 
sono effeiti della loro ignoranza , o di prevcnzione. Eglino cercano 
invano nella cosmogonia di Mose le assurde loro teorie. Mos^ non le co- 
nosce. Cercherebbero altresi invano un rompito trattato di fisica. 
Egli non iscrisse che una storia compcndiosa e colla ma^gior sempli- 
citi. Ma in quella sua storia non forma sistemi; racconta I'origine del- 
la fisica e dei corpi, ne suppone o ne insinua i pii generali ed esatti 
principj rhe reggono agli esami piii scrupolosi de' p'lh grandi cono- 
scitori della storia naturale. Uomini somini ve li trovarono in tutte le 



(540) 
etd e i moderni geologi e naturalistl piii dotti ve 11 trovano ancora. 
Caddeio a viceada le Cosniogonie Egiziane ^ Iiidiane, Greche , Ronia- 
ne, perciie eiano imaginarj i principj sui quali eran posate. Risale 
Mose.coUa sua storia all origine vera deH'universo e in quella ritrova 
le solide ragloni e le cause primarie d'ogni essere e d'ognl legge di 
fisica. Questa e la vera fisica fondata sul futto, i suoi fondaiuenti nou 
croUeraniio giammai. 

Che cosa pretese dunque di dirci il nostro autore del mondo primUivo 
con quel motto puerile e indecente : io non seguivb la volgare fisica 
delle rhelazionP. Siamo da lunga stagione assuuffatti a queste gelate 
spiritosita che ai Volteggiatori leggieri della filosofia sembrano con- 
cetti epigrammatici e sembrano ai veri dotti i piii stemprati nar- 
cotici. Con quest! insipidi sail non si provano i sistemi e si desta la 
nausea. In tutti i paesi dove si rispetta ragione, saranno conosciuti i 
solidi fondamenti di questa volgare fisica delle rivelazioni , e sarau 
darisi i vaueggiainenti contradditorj delle iraaginazioni disorganizzate 
e orgogliose. Conchiudasi oramai , e si conchiuda con quelle gravi pa- 
role del citato De-Luc, che seppe unire si bene la volgare fisica delle 
Rivelazioni coUa non volgare cognizione della fisica piii esatta e pro- 
fonda. // tempo e uno degli agenli vaghi, ai quali alciini geologi avean 
costume di assegiiare V emersione dei iiostii contiiienli. Credevano di sup- 
plire colla durata delVazione alia debolezza o <iUa indetermitiazioiie del- 
le cause agetiti , senza nemmeno poter indicare alcvii effctto determiiiato 
prodotlo da ua tempo conosciuto (aj. Mose non ebbe bisogno di que- 
sti agenti indeterniinati , ne di questo tempo. Troppo ho detto fiiiora: 
sar6 ineno prolisso suU'aUro argomento ricavato dalla perfezione delle 
arti che trovansi gl^ molto in onore nei tempi antichissimi. La Crono- 
logia di Mose non lascia alcun luogo a tanto avvanzamento. La len- 
tezza dell'ingegno umano dimostrh , dice lo spiritoso e troppo nolo au- 
tore della filosofia delTistoria (b), che non si pud passare con tanta 
rapiditd per le arti del vivere , del parlare , del vestirsi, del fiahbricare , 
e giungere sino all astronomia. I Babilonesi , gli Egiziani , gli Indiani , 



(a) De Luc let. i. {. i3. 
(b) Philosoph Ue I'biitoiro cliap. 10. 



(5/,.) 
i Ginesi dovean tai tulto questo dopo il diluvio, per giuiigere sino 
alia fatna di astronomi grandi ; eppure questa loro astronomia iiella 
storia mosaica deve essere assai viciiia alio stesso. Abbiamo sentito 
la opposiziune ripetuta assai spesso con aria di trionfo in tante ope- 
rette del giorno : vcdiainone la soliditi. Fu detto die qualche volta 
il buon Oniero doriniva : io teuio che i nostri filosofi donnan piii spes- 
so. Dove hau eglino tro\ato clid gli uuniiiii dopo il diluvio per giua- 
gere sino aU'astronoinia avesser bisogno di tutta quella spaveutosa gra- 
dazione e dovessero comiuciare dal parlar , dal vestirsi, dalfabbiicu- 
re ? Si ii osservato altrove che Volney aiido in collera contro Gouget 
perclie nclla sua origine dellc te^i^i, dclle arti e dellc scicnze si era fenna- 
to al diluvio, epuca tauto bunibiiia e cosi poco fllosofica. Non e qui 
liiogo (li esaminare se questa censura in tuttu la sua estensione sia giu- 
ita. Gouget infatti seguendo la storia niosaica avea detto che Caiiio 
fabbricb una cittci, die lubalcaino possedeva /' arle di lavorare i mc- 
talli , e pai iicolarmeiue il feiro ; che Jubal di lui fratello aveva liiro- 
vati gli istwmenti di imtsica ( a ) cose tutte che esigono cognizioni 
gii adulte e ne proniettuno niolle piu assui. Ma se non e vera iu tut- 
to rigore I'acciisa , pure noi abbiamo gii vediito , che Gouget fu hi 
cio riservato piu che non volesa ragione. Era ben facile coaoscere 
nella storia niosaica dci tempi antidiliiviani , le tracce sicure delle 
arti, e delle scienzc, e di qufllt; segnatamente che suppoiigono le co- 
gnizioni delle fisiche e della astronomia. La musica , la uiecanica , i! 
vestire jl'arte di fubbricare le case e i vascelli eraiio operazioni gionia- 
liere fra gli antidiluviani. Mose o ne accenna I'origine , o ne descrive 
i risultati Doveano avere un calendario, ed aveano certamente diviso 
I'anno in dodici niesi e trecento sessanta gionii. La storia cosl pre- 
cisa dei giorni e dei mesi dell' inondazioae e della perinanenza delle 
acque non lascia luogo a contrasto. Non saprei indovinare se aves- 
sero i cinque giorni complimentarii. Mose non ne parla. Ma quando 
aacora noa li avessero avuti, non ne nasco per questo die noa fossero 



(.») Gougci dell' oiigina dc'.lc leggt lib. a. 



(.342; • 

avvanzatl nella Astronomia. Gli Egiziaai apu gU ebber che tardi, ep= 
pure seatiamo gli elogj gfandissimi delle loro cognizioai Astronomi- 
che. Se gli Aatidiluviaui ebbcro i mesi, avranao probabihnente avuto 
Tin qualche Zodiaco. la ho gii conceduto che lo Zodiaco ricevuto da 
Greci da Roman! da noi era nato in Egitto. Ma non volli dire con 
ci6 che prima degli Egiziaiii iicn abbiano gli uominl potuto conO- 
scere il vantaggio e il bisogno di distribuire le stelle in alcuni segni 
o classl determinate per fissar con certezza le annuali rivoluzioni. Gli 
Eglziani o mutarono o diedoro il nome a quelle costellazioni forse 
ancora per trasportare nel cielo quegli animuli, de'quali volevano ispi- 
rar venerazione. Ma si pu6 conoscere uno Zodiaco senza abbracciare 
denominazioni determinate, e quaste possono ancora mutarsi. Gli 
Egiziani avev^ino un zodiaco perfetto e loro niancava la libra. Le 
C'lele dello Scorpioqe fac^vanO le veci della tnedesima. Si vuo- 
le che il puro orrizzonte di Babilonia e le estese pianure di quelle 
contrade fossero le natural! maestre di que' primi osservatori del cielo. 
Quelle pianure le ebbaro prima del diluvio ed ebbero ancora un cielo 
pii puro. Sedici secoli potevan bastare per destare agli Antidiluviaui 
quella utile ed erudita curiositi che ebbero in tanto niano di tempo i 
Babilonesi e gli Egiziani. Probabilmente questi nOn ne rbber bisogno. 
L'anao Antidiluviano passu ai Babilonesi ed agli Egiziani trasmesso 
loro da N06 e da suoi figlj. Noi lo vediamo precisamente lo stesso 
per tanti secoli ancora fra quelle nazioni. Se parve dunque ai nostri 
filosofi troppo ristretta I'epoca del diluvio per accordare ai Babilonesi 
ed ao-li Egiziani quel tauti avvanzam^nti astronomici volendo comin- 
ciare dal parlare , dal vestirsi, dal fabbricare s'inoltrino pur dal Dilu- 
vio fino ad Adamo. In quasi due mila anni d'accrescimento avranno 
tutto il tempo che vogliono par vestire gli uoniini, par far delle case, 
e per condurli fmo all' astronomia. Mose lo consente , e Mose ne ha 
egli stesso indicata la strr;da , se non avessero cliiusi gli occhi 
per non vederla . Noe e i suoi figlj erano usciti dall' Area . 
Era essa pure una fabbrica maravigliosa da Nob diretta e perfezio- 
nata. Prima d'entrarvi parlava Noe co' i suoi figlj, vestivano , distin- 
guevano i giorni ed i mesi, conoscevano le stagioni, la terra ed il cielo. 
Di tutto cio doveano pure ricordarsi dopo il diluvio. Quelle acque non 
erano le favolose onde di Lete. E' una irriflessione grottesca il credere 



(343) 
lidolto Not' nuovamente alia culla, benche oltre al seicentesimo anno 
d'eti, e condannailo a imparare a vestirsi, a parlare^ a fabbricare, a co- 
noscere g!i anni ed il sole. Qiinnto bo detto finora potri senibrare a 
taliino cliu sia troppo fertile di induzioiii, dove si vorrebbero prove di 
storia e di fatto. Ma 6 noto che vi sono niolte induzioni natural! co- 
tanto e fondate sul vero , die vagliono pii!i sillogismi. Pure genercso al 
mio solito avrei gran voglia di riiiunziara per uii inomento all' eviden- 
za delle ragioni indicate. Dopo questa rinunzia cliiedero tranquiila- 
mente quanti secoli credano necessarj i nostri oppositori perch6 si in- 
venti ua' arte, e quanti poi debbano scorrere perclie arrivi alia sna per- 
fezione un' arte inventuta. La storia ci insegna esservi stata senipre 
nelle nazioni e nci tempi diversi una variazione grandissinia negli avvan- 
zamenti delle arli e delle scienze. Alcune nazioni quasi improvisamente 
lecero soinmi progress!. Qnalche ingegno elevato e alcuna conibina- 
zione favorevule poterono muovere qucUa velocita. Altre nazioni si 
aiunoaestrano piCi Icntamente , altre si fermano a mezza via, altre ri- 
tornano addietro, altre neppur s'incaminano niai. Le circostanze di- 
verse che sarebbe noja il cercare , e rischio I'indovinare, sono le ori- 
gini di tanta contrariety. L'azzardo fa travedere una scoperta impor- 
tante, di cui una nazionc profitta con rapidity, un' altra non sa fame 
alcun uso. I Cinesi avevan la stainpa fino dall' anno cjay di Cristo ed 
avevan la carta quasi venti secoli addietro. Eppure scqo senipre 
in quella infanzia , e tutte le apologie , e le coUere contro di 
Vaw del dotto Abate Grosier non ban potuto slattarli (aj. Non 
sono ancor quattro secoli dacche la stampa e ccnosciuta in Eu- 
ropa ed al)biaino avuto gli Aldi , gli Stefani , i Didot , i Bodoni. 
La bussola e antichissima presso i Cinesi: ed e una scoj^erta assai fre- 
sca fra noi messa a confronto di quella antichitA. Eppure inentre noi 
colla scorta di quella ci abbandonianio al giro del globo , mentre li- 
ceri^hianio incogaite terre per mari immensi non veduti giamniai , i 
Pilot! Cinesi, dice Macartney, non sono aucora in istato di lasciare 



(') V. TA^kbc Ciosicr , jticiifiioa g<n6r>Io it la Cbint, 



(344) 

le coste. E' dunque ua fallace argomento il dedurre dalla sola perfe- 
zione a cui e giuiita un' arte, I'antichiti del tempo, in cui nacque. In 
Europa sono perfette niolte scoperte , e poclii secoli sono , non 
erano nate. Nella Cina son veccliie e vagiscono ancora per seguita- 
re a vagire , secondo ogni apparenza, siiio alia decrepitezza. Ora io do- 
mando, qiianti secoli son necessarj perche sorga una qualche scoper- 
ta ? Le scoperte dipendono il piu delle volte dalla combinazione e dal 
caso , e non hanno bisogno di preparazione di scienze , e di studio. 
Le pill grandi e le pii"! fertili vennero assai spesso da uomiui inappli- 
cati e da ingegni mediocri. Si oftersero spontaneamente, non furon 
cercate. Non si sospettavau neppure. Quella combinazione accidenta- 
le che le esibi solamente tre secoli addietro , non poteva esibirle ven- 
ti , o quaranta secoli piinia ? Fatta la scoperta una volta , un secolo 
e d'ordinario sufficiente per inraniinarla a perfezione. Se si prolon- 
ga questa carriera di molto , illanguidisce e muore , o si ferma per 
sempre nello stato d'inutiliti e d'inerzia. Io ristringo come, ognun ve- 
de, la progressione delle arti e delle scienze in periodi assai piii limi- 
tati e piii brevi che non fece la cronologia di Mose, quando ancor 
non si voo-lia salire oltre il diluvio. Ma sfido nuUadinieno i nostri 
filosofi a convincermi d'inganno. Diamo una rapida occhiata alia sto- 
ria delle scienze e d';lle arti per sentire I'evidenza di queste mie ri- 
flessioni.Se noi ascoltiamo i nostri oppositori sembra che concepiscano 
le umane cognizioni come alberi immortali che spuntati una volta 
crescono sempre senza venir meno giammai , o come altrettanti fiumi 
che aumentan correndo setiza trnvar mai nn Oceano. Nulla vi ha di 
pill falso. Le cognizioni dell' uoino nascono e mnojono in tempo bre- 
vissimo e talvolta non lasciano vestigio alcuno di se. Quante co- 
gnizioni e quanti arti erano gii perfette uei secoli di B.ibilonia e d' 
Eo-itto, e quante volte si e dovuto ricominciare ad apprenderle nei 
secoli successivi della Grecia e di Roma, come se non si fossero co- 
nosciute giammai ? Parlo ad eruditi , e none necessario addur prove 
di una veritJi storica che e nota ad ognuno. II periodo delle arti e 
delle scienze fu sempre ristretto in pochi secoli , e qualche volta in 
un solo. Passarono rapidamente alia perfezion dalla culla , e spariro- 
no. Quando Cecrope intorno all' eti di Mose approd6 in Attica, tutta 
la Grecia era barbara. Duri secoli ancora quella barbarie , ed osser- 



(345) 
va Meiners (a) che ititorno alia cinquantesima Olimpiade la statua di 
Apolliue ad Ainiclea iioti era che una rozza coloiina di bronzo, sulla 
quale si eraiio delineate due matii, due piedi , una i)occa. 

Cotniaciarono i prinii iampi del sapere e del gusto : le arti e le scien- 
ze diveiiuero quasi nel uiuinento stesso perfette. Bast6 qualche secolo 
appciia per far salire la Grecia , a quclla sublimit^ a cui iiiun' a!tro 
popolo e salito giammai. La mediciiia, la poesia, I'eloquenza , la fisica, 
le matematiche brillaroao quasi un prodigio improvviso. Le sue pitture, 
le sue statue , la sua archittetura saraniio setnpre il paragone dcUa 
vera graudezza e del buon gusto. Eppurc 1 Grcci non profittarono d j 
lumi e delle invenzioni degli altri, se ciediamo a Meiaers cbe con taiita 
penetrazione studi6 la storia lettcraria di quella nazione. Le scienze 
tutte, e le arti nacquero e giunsero alia lor perteziotie in mezzo ad 
un populo barbaro nel giro di poche olimpiadi 1 Greci sono non sola- 
mente la nazione, dalla quale siansi diffusi i lumi supra luitc le paid 
della terra e in tutli secoli seguenti; ma sono altrcst la sola nazione 
che debba tuico a se stessa, e niente ai lumi dcgli altri popoli ; la sola, 
in cui si pub osservare lo spirito wnano abbandunalo a se stessa per 
tutli i gradi e le eta dal suo principio jinu al suo totale decadimento , 
c alia sua estrcma dcbolezza xy^^-Voc^nx anni segiiaronu il principio ed 
il fine di tanta grandezza. Ma non e raestieri viaggiar fuori d' Italia 
per conOscere una tal verita. Barbara questa fuio ai Romani,se si ec- 
cettuan poche colonie dell' Asia e di Grecia, persevero barbara ancora 
per qualche secoli. Negli ultlmi tempi dell* Repubblica sail alia gran- 
dezza , e se non seppe emulare la Grecia nelle scienze fisiche e nclle 
arti, pot^ gareggiare alnieno nella scienza politica , uella morale , « 
nella eloquenza. Tullio e Cesare avean fissato il buon gusto del dire, 
Orazio e "Virgilio quello della poesia. Quella grandezza fu uu 
lampo. Seneca , Lucano , lo stesso I'iinio aprirono la strada al dcr 
cadimeuto che fu precipitoso. Si venne di nuovo alia barbaric. 
Dupo risorginienti o cadute mcao senslbili il secolo Mediceo 



(a) Mctncrs Hiitotre dds scieoces dans la Grecc torn. ■• not. 5, pag. 3^6« 
{b^ Meiaerj 1. c. pag. 37. 



(546) 
ristor6 veramente le arti e le scieiize. Quanto fu rapldo II pas- 
san-i^io dal Cimabue al Baoiiaroti ? Nacqae la bella lingua Toscjiia, a 
fonnare la quale erano prima coinparsi i Da. iti e i P.^trarca, quiadi i 
Bocacci , gli Ariosti, i Tassi, i Casa , i Bembo , i Gallilei e cetit' altri. 
Posso io siiiiza temeriti palesare mi mio maliaconico sentimento ? Cjn 
tutto il nostro orgoglio, abbiamo gik i segni troppo manifesti del vicino 
decadimento. Senza darne la culpa agli iiomiaL de' quali stimo assai 
le fatlche, parmi di vederlo scritto sulla natura stessa de!le cose uina- 
iie. Avvi in tutte uii puiito indivisibile di pdrfezione, prima ed oltre 
cui vi e rUlusione ed il faiso. L'uomo giuuto a quel termine se vuole 
ae"-iungervi, guasta , e I'Liomo facilmente presume di aggiungervi sem- 
pre. Dair astronomia che cominciava a fonnarsi, si pass6 altre volte 
aU'astrologia , e si vollero conoscer con quella le variazioni dell' atmo- 
sfera, le tempeste , le grandini . e cfyii un altro passo assai breve le axioiii 
libere delluomo. Dalla Chimica si pass6 al Alchitnia e alia compo- 
sizione dell'oro, e la Botanica traiformt) molti medici in empirici ed 
in Cerettani. Furono in gran voga le lunghe ricette , nelle quali I'urto 
e il coatrasto di tante sostanze produceva ndla efficacia de' rimedj lo 
zero, e la guarra civile in corpo djll' ammalato. L'ingegno dell' uomo 
e irrequieto. Viiol progredire, e dopo avere acquistate cognizioni lusin- 
shiereinun ramo di scienza, vuole fame uso e ne fi spesso un'abuso.I no- 
stri studj a dir vero sono piili solidi ; ma io temo per questo che noi non sia- 
nio giuiUi a quel puntoda dove chi vorri progredire troveri la discesa, o 
il preclpizio.I iiostri valenti medici tengono fermo finora contro que- 
sta minaccia; ma confesso una mia debolezza , tanta chimica e tanta 
bjtanica mi fa paura. Io non parlo della poesia e dell' oratoria- Fu- 
rono orandi iiei nostri ultimi tempi. L'affettato e il bizzarro del seicento 
avea dato luogo al naturale e al dignitoso, e leggevarao per trastallo 
qualche poesia e quelle orazioni, nelle quali in mezzo ad una lussuria 
sfrenata di erudizione che costa sempre assai poco, vi era una peauria 
immensa di buun senso , che e merce assai rara. Vi era tutto ; man- 
cava la difficile arte di dir quello solo che era a proposito. Non s6 
se m'inganni , ma parmi di vedere glk molti impegnati a raggiungere 
il falllto seicento dopo aver leggermente urtato Tacito nel passaggio 
e depredati Seneca e Marziale. Io non devo dime di piii : forse ne ho 
detto aiiche troppo , a provaie che i periodi delle umane cognizioni 



(^7) 

son brevi e frequeiiti. Le scienze e le arti nascono e muojono , e 
niuojotio appuiito quaaJo senibraiio pii vigorose e fotidate. Le arti 
presso i B.iljilonesi gli Egiziani, i Cinesi potevaiio essere avvanzate gii 
assai ne' tempi antichissiini senza che siaino obbligati a supporre quelle 
migli.ija d'antii che vogliono i no?tri oppositori. E' dunque una pura 
illiisioiie il supporli, ed e una nialigiiita il supporii per contraddire a 
Mose. La sua cosinogouia regge a tutte le pii rigorose leggi di fisicu; 
e la sua croiioiogia lascia tutto il tempo necessario alia note rivolu- 
zioiii did globo, e a! progresso dalle arti. 



FINE. 



(349) 



I N D I C E 



Delle materle contcnute in questo volume. 



Storia de' lavori dell' Accademia .... Pag- 

Classe delle Scienze fisiche e matemaliche . 

Classe di Leiieratura e belle Ani .... 

Memorie della prima classe. ..... 

Osservazioni e rijlessioni sull'azione e Vuso medico di 
alcune digitali.Dl G. A. Mongiardini^ professore di nie- 
diciua nell'Imperiale Uiiiversiti di Genova . 

Descrizione Anatomica di due Acefali ed alcune os- 
servazioni sull'azione de' ncrvi- Memoria del D. Gio. 
Batta Pratolongo^ Professore di Notomia neU'Universiti 
di Genova ...;..... 

Osservazioni ed esperienze suUa materia colorante die 
forniscc la pianta indigei\a , distinta da Linneo col 
name di Plumbago Eurppea. Memoria del D. Luigi De- 
Ferrari Professore di Cliimica neil'Universita di Genova. 

Sul veleno della vip^r^. Memoria del Proios. G- A, 
Mongiardini ......... 

Osservazioni e rijlessioni sulla Cifosi Paralitica. Meitioria 
del Chirurgo Luigi Marchelii. ..... 

Osservazioni sulfOrgano delfudito de' Sordi e Mali. 
Memoria del D. Giacomo Mazzini. .... 

Memorie della Classe di Leiieratura e belle Arti. 

Discorso sopra un antico Monumcnlo trovato nella 
valle della Polcevcra I'anno i3G. Dell'Accad. Girilamo 
Serra. ... ^ ..... . 



Ill 

VI 
XXX Vl£ 



27 

47 
56 



77 
87 



C 35oJ) 



Eloglo siorico di Pietro Paolo Cclesia. Letto dall'Accad. 
Agostiuo BiaiicUi ........ i38 

Rapporlo della Commissione sopra una traduzione ha- 
liana della Gennania di Tacico. ..... ilio 

Ragionamento deli A.h. Francesco Carrega, sopra Tacito. 

Meinoire sur I'liistoire du Couimerce par M. Bartelemy 
Boccardi .......... i56 

Lamor filiale. Capitolo dell'Accad. P. Laviosa . . i88 

Ossen'azioni sulla insujficienza de' principj di alcuni 
Fllosofi moderni a stabilire la vera morale. Dell'Ab. 
Vincenzo Palmieri ........ i5g 

Discorso sulla virtu. Dell'Ab. Paolo Sconnio . . 2i5 

Appendice alle Memorie della prima classe. 
Memoria sal Calcolo delle quant il a Ypergeometriche, 
DellAb. Multedo , Profes. di Mateniatica superiore nell' 
University di Geneva , . ..... aSo 

Seconda Memoria sidle Ardesie di Laifagiia, del 

Prof. G. A- Mongiardini 247 

Supplemento alle Memorie della seconda classe. 
Ricerche Storico-Filosofiche sopra i moiiumenti piti fa- 
mosi deliAntichita posti in confronto de libri di Mosi. 
DellAb. Vincenzo Palmieri. ...... 287 

Seconda Memoria sultanlichita del Mondo considerata 
nella Fisica della teira e net progresso delle Scienze ed 
Arci. Dell'Ab. Vincenzo Palmieri. . . ' . . 524 



r35o 



E R n O R I. 



CORREZIONI. 



Pag. 1 3 lin. 3i 

Si coiiffrma Taiione slimolaate della Si 
digilak- e dcUa sua a^iuiie sul sistcma 
liitfatico. 

OvuiKjue e scrilto porporea e glan- 
dola 



confcrma 1' azioiie slimolantc dclla 
digitalc e priiicipalincuto sul sistcma 
linfalico. 



•If, 


Le 


ggi purpui-ea, glaudulai-e. 


. 28 Hu. 21 Blumcnbac 


Blwincnbacli. 


•9 


62 iiilitriormente 


inlpilormpiite. 


3i 


34 fouiioni 


fuuzioui 


39 


21 Liclien Bocella 


Licheu RoceUa 


4o 


8 una vaiiato 


uu variaLo 


45 


i5 uriua 


orina 


4C 


4 mislosioso 


misterioso 


5o 


10 Bernardiuo Tuvio. 


B. Tuiio 


62 


28 labd 


labhri 


71 


1 libre 


libbre 


iri 


7 rilto in piedi 


riita in piedi 


= 


3o gli emuutorj 


emontorj 


7^ 


9 amor di bravilk 


amor di brevith 


72 


83 Cori intervertebiali 


fori intervertebrali 


78 


32 ossseo 


osseo 


81 


28 esssere 


essere 


84 


33 quesio cordo 


questo corpo 


89 


1. 2 aveano 


avevano 


9" 


1. 3 undeci 


undici 


95 


1. 5 1 abo. 


lab. 


id. 


1. 20 col 


CO- 


97 


1. i4 Yilla 


vigna 


io4 


1. 18 i viiurj e i gcnovesi 


i Viturj c i Geuovcsi 


106 


1. i5 terra 


tcrza 


110 


1. 1 1 un 


un' 


112 


i> 2, \ convocar 


couYocart 



C352> 



E R R ORI 


CORl 


pag.ii4 


1. 25 Tunpilio 


Turpilio 


ibidem. 


Doumvires 


Duomvires 


1x6 


1. a 3 uu 


1 uu 


id. 


1. a5 Republica 


RepubbUca 


id. 


]. 27 che 


di 


117 


1. 1 3 riviene 


riu^ieae 


id 


1. 29 addimeuviUva 


addlinandava , 


id. 


]. 20 silaba 


sillaba 


127 


1. 7 perpcluar 


perpeluare 


129 


]. 22 gli , 


gli 


i3o 


1. 17 afaffiue 


affiue 


i3i 


J. 3 Spuzio 


Sp. 


id. 


]. 10 me 


ma 


.34 


1. 20 abbino 


abbiano 


»37 


1. 3 forastiere 


foresliere 


id. 


I. cosi 


cost! 


1 5 1 111 


.i7.i8piu pill 


piu 


ibid. 


19 uon piu 


con piu 


161 


18 saper vcdea 


veder sape» 


162 


20 autoria 


autorita 


i63 


22 di Atigwsto e Til)eria 


di Augusta 


1G7 


4 foise del tempo 


del tempo 


ibid. 


non v' 6 


forse non v'i 


198 


Ecito 


Lecito 


247 


5 Ilorat. Epist. i 


Horat. epist. 1 


■>3i 


1 1 cap. 444 


pag. 444 


a52 


29 mezzo di una 


inezzodi una 


253 


19 detto mio 


dolto mio 


277 


3 dtfrussamente 


difl'usamente 


^'^'i 


10 soHogUe?«a 


sotbgKezz* 


= 


24 qualita 


guantild 


-8 


G blou 


bio 


280 


I 3 r urido 


liuido 






(-353) 



E R R O R I. 



CORREZIONI. 



pag.280 


35 foiidJtori 


fenditori. 


282 


17 argillosa calcaria 


argillosa , calcaria 


28.9 


ancora ; e in primo 


ancora. E in prime 


293 


ceiis 


cent 


294 


Vozio 


Uezio 


296" 


kiscli-ral) 


kisch-tasb 


297 


Phaltas 


Phallus 


16 


1. 25. Cingam 


Lingam 




25. Phallas 


Phallus 


3oi 


J. I. Jse-ma-couang 


Sse-ma-couang 


3o4 


nella nota (a) della nostra era , 
settantesimo 


della nostra era , settantesimo 


3o6 


in uota Sclialtcns 


Schultens 


3o9 


Goiigct 


Gogiiet 


3i5 


Impotenli 


imponenti 


3a 2 


Alloraqiiando in leone 


Alloraquando era in Leone 


325 


privato tli IVewlon 


privato in jNewton 


333 


genealogia 


geologia 


335 


ill cio clie ha a\'ut(j 


in cio che non ha a'V'uto. 



22 DEC. 92 




("F. pag. 37.; 




TAVOLA nnnessa alia Memoria del Slg. Doti: De-Ferr,,ri. fV nn. ^ , 
■ — .- ™^— -^i— ■— 1^— — ^^^— ^■^_ ' / 'tr ■ ^ 7 ■ / 




^/ 



T„6.I 



Q-M./^RVFEIJ. 

GENVATEIS.EcOGNOVERVNT. 



Q.M.AAINVClEIS.a.F.RVFEIJ. 

GENVATEIS.ET.VEITVR \ OS- IN. RE. PR A ES E NTE.CO C N OVLRVNT. 







A- 

il. Porcobem Huviii 
I ^X.VjrieLtsca rivus - 
i <3. Mons LemuririiLS 
I <i4.Mdixs Procavus - ,' 
j fS. Mons Lemurinu."; 
i /^. Cafi«JIumTa'iani 
/J?: MoiT^ laventioO, 
I 18. Mon?Bopio- A/'// 
I i9. MonsTUIerion 
I 20- VerAglcLScAfluviLLS 
I 21 Mons Berigiemai 
2ZMons Prenicu* - 
23- Tulela«ca fluvius 
24 Blufliemelus • >^ 
2.5^.LebriemijIus fon| 
26.Eni:jcca nVua 
27- Mons Claxeluf • /] 
2«.CAftd!umViturio 



CARTA TOPOGRAFICA 

^^a^ della ^^- 

^POLCEVERA 





mis infimufitjiuoritur aijtbnte inMftnfcelD->4/>.v^«v5 

' ■ fl '//fU/r'l//' 

ill* nuv\uAJ^ir'^/7/-f//W/rf/^-'/,rf///r»/^ friorttfr/t' 

;muris ftuviufl_//7./-^^ /r/d./(r/ira t//-/f'\ 

iviw Comherame Cnmt/f /// t/^^^f,i/>,i/^ 

mvallia Ceepticmo, '/Jv/^w*- //A./errtr- 

ndiipalc rfvus • /h'f/> f/t' itf/lZ/fft^^f 

aPostumia 'J/mf/a -///f/ZAi 

•via^ca fiuvius ■ %rffM^ -'^tfof 

rcobetw fluvius ■/^Ai 

leLucarivuA -•jTa//'^ f/i-^'m 

oiiaLemurinuj inftrniis -^>/»//.^ i97-^^«Bfv> 

3HS Proca%-u,i - a 'f/i/r //- <//'/3»y<i? 

DIM Lemurmu* fumtnus - Iht'ft/i' /*'- ff/f/ttififrfi 

lon-'Boplo- *,wA >!«"!£*.«- 'i'/w/Atf t/A^Af ^Uir/W/ii 
lons'iUiCrion.- Vvw^-^/w- ajitvi^tt/r iM/a-yii 

Ions Berigifinftinfimu* - U 'ffM ta/tm^'Pu^fw 
[fins Preniiu« - fl/vi6^ ^'f/imiaait 
ulplaica Auviiu ■ /f/v*'/'/>J rf>'-. A>rf'r' 

.ebriemiilti^ fon< •'^/'tite /.''Haf/ur^r 

lonsCIaxclu*- fht'ff^ (/A KU^^Jfa^''(m^t/4'a 
tiHciium\l\unor\m\ /ft^/>Ai7 t/i''i"/^/r/n/^ y^/^y 

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