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Full text of "Memorie della Reale accademia delle scienze di Torino"

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HARVARD UNIVERSITY. 



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LIBRARY 



MUSEUM OF COMPARATIVE ZOOLOGY. 

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"^MEMORIE 



DET.LA 



REALE ACCADEMIA 



DELLE SCIENZE 





DI TORINO 



SERIE SECONDA 
Tomo XXXV IH 





TORINO 
ER.]y[A.isr]sro loesgiìer 

Libraio delia il. Accademia delle Scienze 



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MDCCCL XXXVIII 





MEMORIE 

DELLA REALE ACCADEMIA 

DELLE SCIE]\ZE 

DI TORINO 



MEMORIE 



DELLA 



REALE ACCADEMIA 



DELLE SCIENZE 



DI TORINO 



SERIE SECONDA 
Tomo XXXVIII 



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TORINO 

ER.l«-lA3Sr3SrO IjOEISGIìEB. 

Libraio della R. Accademia dellti Scienze 



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MDCCCLXXXVIII 






PROPKIETA LETTERARIA 



Torino, STAMPERIA REALE 

Ji G. B. Piii»\ii e C. 



VI! 



INDICE 



Elenco dei Soci nazionali residenti, non residenti, Stranieri e Corrispondenti . pag. ix 

Mutazioni avvenute nel Corpo Accademico dopo la pubblicazione del pre- 
cedente volume » XXIX 



CLASSE DI SCIENZE FISICHE, MATEMATICHE 
E NATURALI 

Le coppie di elementi^ imaginari nella geometrìa proielliva si7i- 

feticaj del Dolt. Corrado Segre pag. 3 

Molluschi fossili post-pliocenici del contorno di Torino; del Dottor 

Carlo POLLONERA » 25 

Misure assolute di alcuni coìidensatori; Memoria del Socio Corri- 
spondente Prof. Antonio Roiti » 57 

/ Molluschi dei terreni terziarii del Piemonte e della Uguria 

(parte V)_, descritti dal Socio Luigi Beli. ardi » 79 

Sul criodrilus lacimm; Studio zoologico ed anatomico del Dott. Da- 
niele Rosa » 167 

Contribuzioni alla ornitolitologia italiana; del Dott. Alessandro 

PORTIS »181 

Contributo allo studio dei vizi congeniti del cuore; del Dott. Livio 

Vincenzi » 205 

Sugli organi nervosi terminali muscolo-tendinei in condizioni nor- 
mali e sul loro modo di comportarsi in seguito al taglio 
delle radici nervose e dei nervi spinali; Ricerche del Dott. 
Alfonso Cattaneo » 237 

/ Molluschi dei terreni terziarii del Piemonte e della Liguria 

(parte V, continuaz.), descritti dal Socio Luigi Bellardi . . . . » 257 

// passato e il presente delle princijìali Teorie geometriche; Mono- 
grafia storica di Gino Loria » 329 



vili 

1 1,1 US trazione di Ire nuove specie di Tuberacee italiane; Sliulio del 

Dott. O. Mattirolo PAG. 377 

Ricerche intorno al parassitismo ed al polimorfismo dei Cordi i ; 

del Dott. Lorenzo Camerano » 395 

Sitile differenze di fase delle correnti, sul ritardo d induzione e 
sulla dissipazione di energia nei trasformatori; Ricerche spe- 
rimentali e teoriche del Professore Galileo Ferraris > 415 



IX 



ELENCO 



4CCADEMICI RESIDENTI, NAZIONALI NON RESIDENTI 
STRANIERI E CORRISPONDENTI 



AL I MARZO MDCCCLXXXVIII 



Presidi; ISTE 



Genocchi (Angelo), Senatore del Regno, Pi-ofessore di Calcolo infinite- 
simale nella R. Università di Torino, Uno dei XL della Società Italiana delle 
Scienze, Socio nazionale della R. Accademia dei Lincei, Comm. *, Uffiz. ©; #. 

Vice -Presidente 

Fabretti (Ariodante), Professore di Archeologia greco-romana nella Regia 
Università, Direttore del Museo di Antichità, Socio Corrispondente dell'Isti- 
tuto di Francia (Accademia delle Iscrizioni e Belle Lettere), Membro elletlivo 
delle RR. Deputazioni di Sloria patria della Emilia, della Toscana, delle 
Marche e dell'Umbria, Socio nazionale della Reale Accademia dei Lincei, 
Membro Corrispondente del R. Istiluto Lombardo di Scienze e Lettere, del 
R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, dell'Accademia di Archeologia, 
Letteratura e Belle Arti di Napoli, della R. Accademia della Crusca, dell'Ac- 
cademia Lucchese di Scienze, Lettere ed Arti, della R. Accademia de la 
Historia di Madrid, dell' Imp. Istituto Archeologico Germanico, Professore 
Onorario dell'Università di Perugia, Presidente della Società di Archeologia 
e Belle Arti per la Provincia di Torino, Ulliz. *, Conim. ©; #, Cav. della 
Leg. d'O. di Francia, e C. O. R. del Brasile. 

Tesoriere 

Manno (Barone D. Antonio), Membro e Segretaiio della R. Deputazione 
sovra gli studi di Storia patria , IMembro del Consiglio degli Archivi, Dottore 
honoris causa della R. Università di Tubingen, Commissario di S. M. presso 
la Consulta araldica, Comm. * e ©. 

Serie IL Tom. XXXVIII. ~ 



CIASSE DI SCIENZE FISICHE, MATEMATICHE 
E NATURALI 



Direttore 

CossA (Alfonso), Dottore in Medicina, Direttore ilella R. Scuola d'Appli- 
cazione degli Ingegneri in Torino, Professore di Chimica docimastica nella 
medesima Scuola, e di Chimica minerale presso il R. Museo Industriale Ita- 
liano, Socio nazionale della R. Accademia dei Lincei, Uno dei XL della Società 
Italiana delle Scienze, Corrispondente tiel R. Istituto Lombardo di Scienze e 
Lettere, del R. Istituto Veneto di Scienze , Lettere ed Arti , dell'Accademia 
delle Scienze dell'Istituto di Bologna, Socio ordinario non residente dell'Isti- 
tuto d'Incoraggiamento alle Scienze naturali di Napoli, Socio della Reale 
Accademia di Agricoltura di Torino, e dellAccademia Gioenia di Catania, 
Comm. *, ©, e dell'O. d'I. Catt. di Sp. 



Segretario Perpetuo 

SoBRERO (Ascanio) , Dottore in Medicina ed in Chirurgia, Professore 
emerito di Chimica docimastica nella II. Scuola d'Applicazione per gH Ingegneri 
in Torino, Membro del Collegio di Scienze fisiche e matematiche della Regia 
Università, Presidente della K. Accademia di Agricoltura di Torino, Corri- 
spondente dell'Accademia delle Scienze dell' Istituto di Bologna, dell'Ateneo 
di Venezia, dell'Ateneo di Brescia, della Società di Agricoltura, Storia na- 
turale ed Arti utili di Lione, della Società di Farmacia di Parigi, Socio onorario 
della Società degl'Ingegneri ed Industriali di Torino, ecc., Comm.*; #, 
Ulliz. ©. 



ACCADEMICI RESIDENTI 

SoBRERO (Ascanio), predetto. 
Genocchi (Angelo) , predetto. 

Lessona (Michele), Dottore in Medicina e Chirurgia, Profes.sore e Direttore 
de' Musei di Zoologia, Anatomia e Fisiologia comparata della R. Università 
di Torino, Socio delle RR. Accademie di Agricoltura e di Medicina di To- 
rino, Comm. *, e ©. 



XI 



Salvador! (Conte Tommaso), Dottore in Medicina e Chirurgia, Vice- 
Direttore del Museo Zoologico della R. Università di Torino, Professore di 
Storia naturale nel II. Liceo Cavour di Torino, Socio della R. Accademia di 
Agricoltura di Torino, della Società Italiana di Scienze Naturali, dell'Acca- 
demia Gioenia di Catania, Membro Corrispondente della Società Zoologica di 
Londra, dell'Accademia delle Scienze di Nuova- York , della Società dei Na- 
turalisti in Modena, della Società Reale delle Scienze di Liesi, e della Reale 
Società delle Scienze Naturali delle Indie Neerlandesi, Membro etFettivo della 
Società imperiale dei Naturalisti di Mosca, Socio Straniero della British Orni- 
thologicul Union, Socio Straniero onorario del !\ aitali Orniihological Club, 
Socio Straniero deW American Ornithologist's Union, e Membro onorario della 
Società Ornitologica di Vienna, Menil)ro ordinario della Società Ornitologica 
tedesca, ©, Cav. dell' O. di S, Giacomo del merito scientifico, letterario ed 
artistico (Portogallo). 

CossA (Alfonso) , predetto. 

Bruno (Giuseppe), Dottore aggregato alla Facoltà di Scienze fisiche, ma- 
tematiche e naturali, e Prolessore di Geometria descrittiva nella R. Univei'silà 
di Torino, *, ©. 

Berruti (Giacinto), Direttore del R. Museo Industriale Italiano, e del- 
l' OOicina governativa delle Carte- Valori, Socio della R. Accademia di Agri- 
coltura di Torino, Comm. *, ©, dellO. di Francesco Giuseppe d'Austria, 
della L. d'O. di Francia, e della Repubblica di S. Marino. 

SiAcci (Francesco), Deputato al Parlamento Nazionale, Maggiore nell'Arma 
d'Artiglieria, Professore di Meccanica superiore nella R. Università di Torino, 
e di Matematiche applicate nella Scuola d'Applicazione delle Armi di Artiglieria 
e Genio, Uno dei XL della Società Italiana delle Scienze, Socio Corrispon- 
dente della R. Accademia dei Lincei, del R. Istituto Lombardo di Scienze e 
Lettere, e dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna, *, Comm. ®. 

Bellardi (Luigi), Corrispondente estero della Società geologica di Londra 
e Socio di parecchi Istituti scientifici nazionali ed esteri. 

Basso (Giuseppe), Dottore aggregato alla Facoltà di Scienze fisiche e 
matematiche, Prof, di Fisica matematica nella R. Università di Torino, ©. 

D'Ovidio (Dott. Enrico), Prof. Ordinario d'Algebra e Geometria analitica, 
incaricato di Geometria superiore nella R. Università di Torino, Uno dei XL 
della Società Italiana delle Scienze, Socio Corrispondente della R. Accademia 
dei Lincei, della R. Accademia delle Scienze di Napoli, del R. Istituto Lom- 
bardo di Scienze e Lettere, e Socio dell'Accademia Pontaniana , ecc., *, 
Comm. © . 



XII 

BizzozERO rGiulio), Professore e Direttore del Laboratorio di Patologia 
oenerale nella R. Università di Torino, Socio nazionale della R. Accademia dei 
Lincei, delle RR. Accademie di Medicina e di Agricoltura di Torino, Socio 
Corrispondente del Rej^io Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, del Regio 
Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Membro del Consiglio Superiore 
di Sanità, ecc., *, Ufliz. ©. 

Ferraris (Galileo), Ingegnere, Dottore aggregato alla Facoltà di Scienze 
Tisiche, matematiche e naturali della R. Università di Torino, Socio della 
R. Accademia di Agricoltura di Torino, Socio Straniero dell' Accademia imp. 
tedesca Leopoldo Carol. dei Naturalisti, Prof, di Fisica tecnica nel R. Museo 
Industriale Italiano, e di Fisica nella R. Scuola di Guerra, UfFiz. *; ©, Comm. 
delio, di Frane. Gius. d'Austria. 

Naccari (Andrea), Dottore in Matematica, Socio Corrispondente dell'Istituto 
'Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Professore di Fisica sperimentale nella 
R. Università di Torino, ©. 

Mosso (Angelo), Dottore in Medicina e Chirurgia, Prof di Fisiologia nella 
R. Università di Torino, Membro del Consiglio Superiore dell'Istruzione Pub- 
lilica. Socio nazionale della R. Accademia de' Lincei, della R. Accademia di Me- 
tlicina di Torino, e Socio Corrispondente del R. Istituto Lombardo di Scienze e 
Lettere, e del R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, ecc. ecc. *, ©. 

Spezia (Giorgio), Ingegnere, Professore di Mineralogia, e Direttore del 
Museo mineralogico della R. Università di Torino, ©. 

Girelli (Giuseppe), Dottore in Medicina e Chirurgia, Professore di Bo- 
tanica, e Direttore dell'Orto botanico della R. Università di Torino, ©. 

GiACOMiM (Carlo), Dott. aggregato in Medicina e Chirurgia, Prof di 
Anatomia umana, descrittiva, topografica ed Istologia, Corrispondente dell'Ac- 
cademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna, Socio della R. Accademia di 
Medicina di Torino, e Direttore dell'Istituto Anatomico della R. Università 
di Torino, & . 



Kiri 
ACCADEMICI NAZIONALI NON RESIDENTI 

S. E. Menabrèa (Conte Luigi Federigo), Marchese di Val Dora, Senatore del 
Regno, Professore emerito di Costruzioni nella R. Università di Torino, Luogo- 
tenente Generale, Ambasciatore di S. M. a Parigi, Primo Aiutante di campo 
Generale Onorario di S. M., Uno dei XL della Società Italiana delle Scienze, 
Socio nazionale della R. Accademia de' Lincei, Corri^jDondente dell'Istituto di 
Francia (Accademia delle Scienze), Membro Onorario del Regio Istituto Lom- 
bardo di Scienze e Lettere, del R. Istituto V^eneto di Scienze, Lettere ed Arti, 
Ufifiziale della Pubblica Istruzione di Francia, ecc. ; C. O. S. SS. N. , Gr. Cord, 
e Gens. *, Cav. e Cons. #, Gr. Cr. i), ©, dee. della Med. d'oro al Valor 
Militare e della Medaglia d'oro Mauriziana; Gr. Cr. dell' 0. Supr. del Serafino 
di Svezia, dell' O. di S. Alessandro Newski di Russia, di Dannebrog di Dan., 
Gr. Cr. delio, di Torre e Spada di Portogallo, dell' O. del Leone Neerlandese, 
di Leop. del Belg. (Categ. Militare), della Probità di Sassonia, della Corona 
di Wurtemberg, e di Carlo III di Sp. , Gr. Cr. dell' O. di S. Stefano d'Un- 
gheria, dell' O. di Leopoldo d'Austria, di quelli della Fedeltà e del Leone di 
Zòhringen di Baden , Gr. Cr. dell'Ordine del Salvatore di Grecia, Gr. Cr. 
dell'Ordine di S. Marino, Gr. Cr. degli Ordini del Nisliam AhUl e del Nisham 
IJtigar di Tunisi, Comm. dell'Ordine della L. d' O. di Francia, di Cristo di 
Portogallo, del Merito di Sassonia, di S. Giuseppe di Toscana, Dottore in 
Leggi, honofis causa, delle Università di Cambridge e di O.^ford, ecc., ecc. 

Brioschi (Francesco), Senatore del Regno, Professore d'Idraulica, e Di- 
rettore del R. Istituto tecnico superiore di Milano, Uno dei XL della Società 
Italiana delle Scienze, Corrispondente dell'Istituto di Francia (Accademia 
delle Scienze, Sezione di Geometria) , e delle Reali Accademie delle Scienze di 
Berlino, di Gottinga, ecc., Presidente della R. Accademia dei Lincei, Membro 
delle Società Matematiche di Londra e di Parigi, del R. Istituto Lombardo di 
Scienze e Lettere, della Reale Accademia delle Scienze di Napoli, dell'Ac- 
cademia delle Scienze di Bologna, ecc., Gr. Ufliz. *, ©; #, Comm. dell' O. 
di Cr. di Port. 

Govi (Gilberto), Professore di Fisica sperimentale nella R. Univei-sità di 
Napoli, Membro del Comitato internazionale dei Pesi e delle Misure, Uno 
dei XL della Società Italiana delle Scienze , Socio nazionale della R. Acca- 
demia dei Lincei, della R. Accademia delle Scienze e dell'Accademia Ponta- 
niana di Napoli, della R. Accademia d'Agricoltura di Torino, dell'Accademia 
dei Georgofdi di Firenze, di quella di S. Luca di Roma, ecc. ecc., Ullìz. *; #, 
Comm. ©, e della L. d'O. di Francia. 

MoLEscHOTT (Jacopo), Senatore del Regno, Membro del Consiglio Supe- 
riore dell'Istruzione Pubblica e di quello di Sanità, Professore di Fisiologia 
nella R. Università di Roma, Professore Onorario della Facoltà Medico- 



Chirurgica della R. Università di Torino, Socio della R. Accademia di Medicina 
di Torino, Socio Corrispondente delle Società per le Scienze mediche e naturali 
a Hoorn, Utrecht, Amsterdam, Batavia, Magonza, Lipsia, Clierbourg, degli 
Istituti di Milano, Modena, Venezia, Bologna, delle Accademie Medico- 
Chirurgiche in Ferrara e Perugia, e della Società epidemiologica di Londra, 
Socio Onorario della Meclicorum Societas Bohemicorum a Praga, della Sociélé 
medicale allemande 3i Parigi, della Società dei Naturalisti in Modena, dell'Ac- 
cademia Fisio-medico-statistica di Milano, della Pathological Society t\[ S. Louis, 
della Sociedad antropolojica Espahola a Madrid, della Società dei Medici 
Russi a Pietroburgo, Socio dell'Accademia Veterinaria Italiana, del Comitato 
Medico- Veterinario Toscano, della Société H. des Sciences Médicales et Natu- 
relles de Bruxelles , Socio Straniero della Società Olandese delle Scienze a 
Harlem, e della R. Accademia di Scienze, Lettere e Belle Arti del Belgio, 
àeW^ Accademia Caesai'ea Leopoldino- Carolina Germanica Natiirae Curiosoruni , 
Socio fondatore della Società Italiana d'Antropologia e di Etnologia in Firenze, 
Membro ordinario dell'Accademia Medica di Roma, Comm. * e Or. Uffiz. ©, 
Comm. dell'Ordine di Casa Mecklenburg, Cav. dell'Ordine del Leone Neerlandese. 

Cannizzaro (Stanislao), Senatore del Regno, Professore di Chimica generale 
nella R. Università di Roma, Uno dei XL della Società Italiana delle Scienze, 
Socio nazionale della R. Accademia dei Lincei, Comm. *, Ulllz. ©; #. 

Betti (Enrico), Professore di Fisica matematica nella R. Università di Pisa, 
Direttore della Scuola normale superiore, Uno dei XL della Società 'Italiana 
delle Scienze, Socio nazionale della R. Accademia dei Lincei, Comm. *, Or. 
Ufiiz. ©; #. 

Scacchi (Arcangelo), Senatore del Regno, Professore di Mineralogia nella 
R. Università di Napoli, Presidente della Società Italiana delle Scienze delta 
dei XL , Presidente del R. Istituto d Incoraiisiamento alle Scienze naturali di 
Napoli, Segretario della Pi. Accademia delle Scienze Fisiche e Matematiche 
di Napoli, Socio nazionale della R. Accademia dei Lincei, Comm. *, Or. 
Uffiz. ©; s^. 

Ballada 01 S. Robert (Conte Paolo), Uno dei XL della Società Italiana 
delle Scienze, Socio nazionale della R. Accademia dei Lincei. 

ScHiAPAREn.i (Giovanni), Direttore del R. Osservatorio astronomico di 
Milano, Uno dei XL della Società Italiana delle Scienze, Socio del R. JsliUito 
Lombardo di Scienze e Lettere, della R. Accademia dei Lincei, dell'Accademia 
Reale di Napoli e dell' Istituto di Bologna , Socio Corrispondente dell Istituto 
di Francia (Accademia delle Scienze, Sezione di Astronomia), delle Accademie 
di Monaco, di Vienna, di Berlino, di Pietroborgo, di Slockolma, di Upsala, 
della Società de' Naturalisti di Mosca, e delia Società astronomica di Londra, 
Comm. *; ©, ^; Comm. dell' O. di S. Stanislao di Russia.. 



itV 



ACCADEMICI STRANIERI 



Helmholtz (Ermanno Luigi Ferdinando), Professore nella Universilà di 
Berlino, Socio Corrispondente dell'Istituto di Francia (Accademia delle Scienze, 
Sezione di Fisica generale). 

Dana (Giacomo), Professore di Storia naturale a New Haven , Socio 
Corrispondente dell'Istituto di Francia (Accademia delle Scienze, Sezione di 
Anatomia e Zoologia). 

Hofmann (Guglielmo Augusto), Prof di Cliimica, Membi'o della R. Acca- 
demia delle Scienze di Berlino, della Società Reale di Londra, Socio corri- 
spondente dell'Istituto di Francia (Accademia delle Scienze, Sezione di Chimica). 

Chevreul (Michele Eugenio), Membro dell'Istituto di Francia, Gr. Cr. 
della L. d'O. di Francia, ecc. 

IIermite (Carlo), Membro dell'Istituto di Francia, Udiz. della L. d'O. di 
Francia, ecc. 

Joule (James) Prescott , della Società Reale di Londra. 

Weierstrass (Carlo), Professore di Matematica nell'Università di Berlino, 

Thomson (Guglielmo), Socio Straniero dell'Istituto di Francia, Professore 
di Filosofia naturale nell' Università di Glasgow. 

Gegenbaur (Carlo), della R. Accademia Bavarese delle Scienze, Pro- 
fessore di Anatomia nellUniversità di Heidelberg. 



X\I 



CORRISPONDENTI 



SEZIONE 

DI MATEMATICA PURA E ASTRONOMIA 



De Gasparis (Annibale), Professore d'Astronomia nella 
R. Università di ^«/'o/' 

Tardy (Placido), Professore emerito della R. Univer- 
sità di . GeHOi-a 

BoNCOMPAGNi (D. Baldassare) , dei Principi di Piombino . Roma 

Cremona (Luigi), Professore di Matematiche superiori 
nella R. Università di ^oimi 

Cantor (Maurizio), Professore di Matematica nell' Uni- 
versità di Heidelberg, 

ScHWARZ (Ermanno A.) , Professore di Matematica nel- 
l'Università di Gottinga 

Klein (Felice), Professore di Matematica nell'Uni- 
versità di Gottinga 

Pergola (Emanuele), Professore di Analisi superiore nella 
R. Università di ^"P'>'' 

Beltrami (Eugenio), Professore di Fisica matematica e 
di Meccanica superiore nella R. Università di -?«*''« 

Casorati (Felice) , Professore di Calcolo infinitesimale e 
di Analisi superiore nella R. Università di ^^"»'"' 

DiNi (Ulisse) , Professore di Analisi superiore nella R. Uni- 
versità di ^'"^ 

Tacchini (Pietro), Direttore dell'Osservatorio del Collegio 

Romano ^«'"'^ 

Battaglini (Giuseppe), Professore nella R. Università di . Nupoìi 

Catalan (Eugenio), Professore einerito deirUniversità di . Liegi 



xvn 



SEZIONE 

DI MATEMATICA APPLICATA 

E SCIENZA dell'ingegnere CIVILE E MILITARE 

CoLLADON (Daniele), Professore di Meccanica .... Ginevra 

LiAGRE (J. B.), Segretario Perpetuo della R. Accademia 
delle Scienze del Belgio; alla Scuola militare à la Cambile /xeZZe^ (Bruielks) 

TuRAzzA (Domenico), Professore di Meccanica l'azionale 
nella R. Università di Padova 

Narducci (Enrico) , Bibliotecario della Biblioteca Ales- 
sandrina di Roma 

PisATi (Giuseppe), Professore di Fisica tecnica nella 
Scuola d'Applicazione per gl'Ingegneri in Roma 

Sang (Edoardo), Socio e Segretario della Società di 

Scienze ed Arti di Edimborgo 

Clausius (Rodolfo), Professore nella Università di . , Bonn 

Fasella (Felice), Dirett., della Scuola navale Superiore di Genova 

SEZIONE 

DI FISICA GBNEEALE E SPERIMENTALE 

Weber (Guglielmo) , della Società Reale delle Scienze di Gottinga 
Wartmann (Elia), Professore nell'Università di . . . Ginevra 

Blaserna (Pietro), Professore di Fisica sperimentale nella 

R. Università di Roma 

KoHLRAuscH (Federico) , Professore neir Università di . TFUrtzburg 

CoRNU (Maria Alfredo), dell'Istituto di Francia . . . Parigi 
Felici (Riccardo), Professore di Fisica sperimentale nella 

R. Università di Pisa 

'ViLLARi (Emilio), Professore nella R. Università di . . Bologna 

RoiTi (Antonio), Professore nell'Istituto di studi superiori 
pratici e di perfezionamento di . . . . • • ... Firenze 
WiEDEMANN (Guslavo) , Professorc nell'Università di . Lipsia 
Righi (Augusto), Professore di Fisica sperimentale nella 
R. Università di Padova 

Serie II. Tom. XXXVIII. ^ 



XVllI 



SEZIONE 

DI CHIMICA GENERALE ED APPLICATA 

BoNJEAN (Giuseppe) Chambérjr 

Plantamour (Filippo), Professore dì Chimica .... Ginevra 

Wii.L (Knrico), Professore di Chimica Gìessen 

BuNSEN (Roberto Guglielmo), Professore di Chimica . Heidelberg 

Marignac (Giovanni Carlo), Professore di Chimica . Ginevra 

Péligot (Eugenio Melchiorre), dell'Istituto di Francia. Parigi 

Berthet.ot (Marcellino), dell'Istituto di Francia . . . Parigi 

Paterno (limanuele), Professore di Chimica nella Regia 

Tniversità di Palermo 

KòRNER (Guglielmo), Professore di Chimica organica nella 

R. Scuola superiore d'Agricoltura in Milano 

Friedel (Carlo) , dell' Istituto di Francia Parigi 

Fresenios (Carlo Remigio), Professore a ìViesbaden 

Stas (Giov. Servais), della R. Accademia di Scienze, 

Lettere ed Arti del Belgio Brusselle 

Baeyer (Adolfo von) Monaco (Baviera) 

Kekule (Augusto), Professore di Chimica nell'Univer- 
sità di Bonn 

Wir.LiAMsoN (Alessandro Guglielmo) , della R. Società di Londra 

Thomsen (Giulio), Professore di Chimica nell'Università di Copenaghen 

SEZIONE 

DI MINERALOGIA, GEOLOGIA' E PALEONTOLOGIA 

Meneghini (Giuseppe), Professore di Geologia, ecc. nella 

R. Università di Pisa 

De Zigno (Achille), Uno dei XL della Società italiana 

delle Scienze Padova 

Favre (Alfonso), Professore di Geologia Ginevra 

KoKSCHAROw (Nicola di) , dell'Accademia Imperiale delle 

Scienze di Pietroborgo 

Ramsay (Andrea), della Società Reale di Londra 



XIX 



Struver (Giovanni), Professore di Mineralogia nella Regia 
Università di Roma 

RosENBUScn (Enrico), Professore di Petrografia nell' Uni- 
versità di Strasborgo 

NoRDENSKioLD (Adolfo Enrico) , della R. Accademia delle 
Scienze di Stoccolma 

Daijbrée (Gabriele Augusto), dell' Istituto di Francia, Di- 
rettore della Scuola Nazionale delle Miniere a Parigi 

ZiRKEL (Ferdinando), Professore di Petrografia a . . Lipsia 

Des Cloizeaux (Alfredo Luigi Oliviero Legrand), del- 
l'Istituto di Francia Parigi 

Capellini (Giovanni), Professore nella R. Università di Bologna 

Stoppam (Antonio) , Professore di Geologia e Geografia 
fisica nel R. Istituto tecnico superiore di Milano 

TscHERMAK (Gustavo), Professore di Mineralogia e Petro- 
grafia nell'Università di J^ienna 

Arzruni (Andrea), Professore di Mineralogia nell'Istituto 
tecnico superiore {tecniske Hochschitlé) Aachen 

(Aii-la-ChapeUe> 

Mallard (Ernesto) , Professore di Mineralogia alla Scuola 
nazionale delle Miniere di Francia Parigi 



SEZIONE 

DI BOTANICA E FISIOLOGIA VEGETALE 

Trévisan de Saint-Léon (Conte Vittore), Corrispondente 
del R. Istituto Lombardo Milano 

Gandolle (Alfonso De) , Professore di Botanica . . . Ginevra 

Gennari (Patrizio) , Professore di Botanica nella R. Uni- 
versità di Cagliari 

TuLASNE (Luigi Renato), dell'Istituto di Francia . . . Parigi 

Caruel (Teodoro), Professore di Botanica nell'Istituto di 
studi superiori pratici e di perfezionamento in Firenze 

Ardissone (Francesco), Professore di Botanica nella Regia 
Scuola superiore d'Agricoltura in Milano 

Saccardo (Andrea), Professore di Botanica nella R. Uni- 
versità di Padova 



XX 

HooKER (Giuseppe Dalton) , Direttore del Giardino 

Reale di Kew Londra 

Sachs (Giulio von), Professore nell'Università di. . . TVùrzburg 

Naegli (Carlo), Pi-ofessore nell'Università di ... . Monaco (Bayiera) 

Delfino (Federico), Professore nella R. Università di Padova 

SEZIONE 

DI ZOOLOGIA, ANATOMIA E FISIOLOGIA COMPAEATA 

De Selys Longchamps (Edmondo) Liegi 

BuRMEiSTER (Ermanno), Direttore del Museo pubblico di Buenos Aires 

Philippi (Rodolfo Armando) Santiago (Chili) 

OvvEN (Riccardo), Direttore delle Collezioni di Storia na- 
turale al British Museum Londra 

KoELLiKER (Alberto), Professore di Anatomia e Fisiologia PFùrzburg 

De-Siebold (Carlo Teodoro), Professore di Zoologia e 

Anatomia comparata nellUniversità di Monaco (Baviera) 

Golgi (Camillo), Professore di Istologia, ecc., nella Regia 

Università di Pavia 

Haeckel (Ernesto), Professore nell'Università di . . . Jena 

Sclateu (Filippo Lutley), Segretario della Società Zoo- 
logica di • . . . . Londra 

Fatio (Vittore), Dottore Ginevra 

KowALEwsKi (Alessandro), Professore di Zoologia nel- 
l'Università di Odessa 

Ludwig (Carlo), Professore di Fisiologia nell'Università di Lipsia 

Brucke (Ernesto), Professore di Fisiologia e Anatomia 

nell'Università di f^ienna 



XXI 



CLASSE DI mVME HORAII, STORICHE E FILOIOGICHE 



Diì^ettore 

Peyros (Bernardino), Professore di Lettere, Bibliotecaiio Onorario della 
Biblioteca Nazionale di Torino, Comm. *. 



Segretario Perpetuo 

GoRRESio (Gaspare), Senatore del Regno , Prefetto della Biblioteca Na- 
zionale, sia Professore di Letteratura orientale nella R. Università di Torino, 
Membro dell'Istituto di Francia, Socio nazionale della R. Accademia de' Lincei, 
Socio Corrispondente della Reale Accademia della Crusca, e della R. Acca- 
demia di Scienze e Lettere di Palermo, Membro Onorario della Reale Società 
Asiatica di Londra, della Società accademica Indo-Cinese di Parigi, ecc. Vice- 
Presidente della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino, 
Comm. *, Gr. Uffiz. ©; #, Comm. dcll'O. di Guadai, del Mess., e dell' 0. 
della Rosa del Brasile, Uiliz. della L. d'O. di Francia, ecc. 

ACCADEMICI RESIDENTI 

GoRREsio (Gaspare), predetto. 
Fabretti (Ariodante) , predetto. 
Peyron (Bernardino) , predetto. 

Vallauri (Tommaso), Senatore del Regno, Professore di Letteratura 
latina nella Regia Università di Torino, Membi'o della R. Deputazione sovra 
gli studi di Storia patria , Socio Corrispondente della R. Accademia della 
Crusca, del R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, e dell'Accademia 
Romana di Archeologia, Comm. * e Gr. Uffiz. ®, Cav. dell'Ordine di S. Gre- 
gorio Magno. 

Flechia (Giovanni), Professore di Storia comparata delle lingue classiche 
e neolatine e di Sanscrito nella R. Università di Torino, Socio nazionale della 
R. Accademia dei Lincei, Ufliz. *, Comm. ©; #. 



XXJI 

Claretta (Barone Gaudenzio), Dottore in Leggi, Socio e Segretario della 
R. Deputazione sovra gli studi di Storia patria. Membro della Società di 
Archeologia e Belle Arti e della Giunta conservatrice dei monumenti d'Anti- 
chità e Belle Arti per la Provincia di Torino, Comm. *, e ©. 

Promis (Vincenzo), Dottore in Leggi, Bibliotecario e Conservatore del 
Medagliere di S. M., Membro della R. Deputazione sovra gli studi di Storia 
patria, R. Ispettore dei monumenti , Membro e Segretario della Società d'Ar- 
cheologia e Belle Arti di Torino, *, Comm. ©, Gr. Uiìiz. dell'O. di Francesco 
Giuseppe d'Austria, Comm. dell'O. di S. Michele di Baviera e della Corona 
di Rnmenia. 

Rossi (Francesco), Vice-Direttore del Museo d'Antichità, Professore d'Egit- 
tolo-^ia nella R. Università di Torino, Membro ordinario dell'Accademia orien- 
tale di Fiienze, ©. 

Manno (Barone D. Antonio), predetto. 

Bollati di Saint-Pierre (Barone Federigo Emanuele), Dottore in Leggi, 
Soprintendente agli Archivi Piemontesi, e Direttore dell'Archivio di Stato in 
Torino, Consigliere d'Amministrazione presso il R. Economato generale delle 
antiche Provincie, Membro della R. Deputazione sopra gli studi di Storia pa- 
tria per le antiche Provincie e la Lombardia, Socio Corrispondente della Società 
Ligure di Storia patria, della Società Colombaria Fiorentina, della R. Depu- 
tazione di Storia patria per le Provincie della Romagna, e della Società per 
la Storia di Sicilia, ecc., Ufliz. *, &. 

ScHiAPARELLi (Luigi), Dottorc aggregato, Professore di Storia antica, 
Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia nella R. Università di Torino, 
Membro del Collegio degli Esaminatori, Uiliz. *, Coma.. ©. 

Pezzi (Domenico), Dottore aggregato e Professore straordinario nella 
Facoltà di Lettere e Filosofia della R. Università di Torino, ©. 

Ferrerò (Ermanno) , Dottore in Giurisprudenz;i, Dottore aggregato alla 
Facoltà di Lettere e Filosofia nella R. Università di Torino, Professore nel- 
l'Accademia Militare, Membro della Regia Deputazione sovra gli studi di Storia 
patria per le antiche Provincie e la Lombardia, e della Società d'Archeologia 
e Belle Arti per la Provincia di Torino, Membro Coi rispondente della R. De- 
putazione di Storia patria per le Provincie di Romagna, e delf Imp. Lislilulo 
Archeologico Germanico, fregiato della Medaglia del merito civile di i' ci. 
della Rep. di S. iMarino, ©. 

Carle (Giuseppe), Dottore aggregato alla Facoltà di Leggi, Professore 
della Filosofia del Diritto nella R. Università di Torino, Socio nazionale della 
B. Accademia dei Lincei, Comm. &. 



XXIII 



Nani (Cesare), Doltore aggregalo alla Facoltà di Giurisprudenza, Profes- 
sore di Storia del Diritto nella R. Università di Torino, Membro della Regia 
Deputazione sovra gli studi di Storia Patria, &. 

Bkrti (Domenico), Deputato al Parlamento nazionale, Professore emerito 
delle Rl^. Università di Torino, di Bologna e di Roma, Socio nazionale della 
R. Accademia dei Lincei, Socio Corrispondente della R. Accademia della Crusca e 
del Regio Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Membro delie RR Deputa- 
zioni di Storia patria del Piemonte e dell'Emilia, Gr. Uffiz. *, Gr. Cord. s;#, 
Gr. Cord, della Leg. d'O. di Francia e dell'Ordine di Leopoldo del Belgio. 

CoGNETTi De Martiis (Salvatore), Prof di Economia i)olitica nella Regia 
Università di Torino, Socio Corrispondente della R. Accademia dei Lincei, *, &. 

Graf (Arturo), Prof, di Letteratura italiana nella R. Università di Te- 
rmo, Mendjro della Società romana di Storia patria, ©. 

BosEi.i.i (Paolo), Dott. aggregato alla Facoltà di Giurisprudenza della 
R. Università di Genova, Prof, nella R. Università di Roma, Socio della 
R. Accademia di Agricoltura, e Presidente del Consiglio provinciale di Torino, 
Deputato al Parlamento nazionale. Ministro dell'Istruzione Pubblica, Comm. *, 
Gr. Uftiz. e, Uffiz. 0. di Leop. del B. e Cor. di Pr. , Cav. della L. d'O. di 
Francia, e C. O. d' L Catt. di Sp. 



ACCADEMICI NAZIONALI NON RESIDENTI 

Carutti di Cantogno (Barone Domenico), Consigliere di Stato, Presidente 
della R. Deputazione sovra gli studi di Storia patria. Socio e Segretario della 
R. Accademia dei Lincei, Socio Straniero della R. Accademia delle Scienze 
Neerlandese e della Savoia, Socio Corrispondente della R. Accademia delle 
Scienze di Monaco in Baviera, della R. Accademia Lucchese, del R. Istituto 
Veneto, della Pontaniana di Napoli, Socio Onorario della R. Società Romana 
di Storia patria, dell'Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo, ecc. 
Corrispondente delle RR. Deputazioni di Storia patria Veneta, Toscana e di 
Romagna, e della Società di Storia della Svizzera Romanda, Membro del Con- 
siglio degli Archivi, e del Contenzioso Diplomatico, Gr. Ufliz. *, Gr. UIFiz. ®, 
Cav. e Cons. i^, Gr. Cord, dell' O. del Leone Neerlandese e dell'O. d'Is. la 
Catt. di Sp. e di S. Mar., Gr. Uftlz. dell'O. di Leop. del B., dell'O. del 
Sole e del Leone di Persia, e del Mejidié di 2" ci. di Turchia, Gr. Comm. 
dell'O. del Salv. di Gr. , ecc. 

Amari (Michele), Senatore del Regno, Membro del Consiglio Superiore del- 
l'Istruzione pubblica, Professore emerito della R. Università di Palermo e del 
R. Istituto di studi superiori di Firenze; Dottore in Filosofia e Lettei'e delle 



TX IV 

Università di Leida, di Tubinga e di Strasburgo; Socio nazionale della Reale 
Accademia dei Lincei in Roma, Socio delle RR. Accademie delle Scienze in 
Monaco di Baviera e in Copenaghen; Socio Straniero dell' Istituto di Francia 
(Accademia delle Iscrizioni e Belle Lettere), Socio Corrispondente dell'Acca- 
demia delle Scienze in Palermo, della Crusca, dell'Istituto Veneto, della Società 
Colombaria in Firenze, della R. Accademia d'Archeologia in Napoli, delle Acca- 
demie di Scienze, Lettere ed Arti in Lucca e in Modena, della R. Deputazione 
di Storia patria per le Provincie Parmensi, di quella per le Provincie Toscane, 
dell'Umbria e delle Marche, delle Accademie Imperiali di Pietroborgo e di 
Vienna, dell'Ateneo Veneto, dell'Ateneo orientale in Parigi e dell'Istituto 
Egiziano in Alessandria; Socio Onorario della R. Società Asiatica di Londra, 
della Società orientale di Germania, della Società letteraria e slorica di Sioux 
city lowa (America), della Società geografica italiana, delle Accademie di Pa- 
dova e di Gottinga; Presidente Onorario della Società Siciliana di Storia patria, 
Socio della Romana, Socio Onorario della Ligure, della Veneta e della Società 
storica di Utrecht; Gr. Cord. *, e Gr. Cr. ©, Cav, e Cons. ■:{}, Cav. dell'Or- 
dine Brasiliano della Rosa; Cav. lieìV Ordre pour le Merite di Prussia. 

Reymond (Gian Giacomo), già Professore di Economia politica nella 
Regia Università di Torino, * . 

Ricci (Marchese Matteo) , Socio Residente della Reale Accademia della 
Crusca , Uffiz. % . 

MiNEuviNi (Giulio), Professore Onorario della Regia Università di Napoli, 
Socio di molte Accademie italiane e straniere, Uffiz. *, e Comm. ©, e deco- 
rato di varii ordini stranieri. 

De Rossi (Comm. Giovanni Battista), Socio Straniero dell'Istituto di Francia 
(Accademia delle Iscrizioni e Belle Lettere), e della R. Accademia delle 
Scienze di Berlino e di altre Accademie, Presidente della Pontificia Acca- 
demia Romana d'Archeologia. 

Canonico (Tancredi), Senatore del Regno, Professore, Consigliere della 
Corte di Cassazione di Roma e del Consiglio del Contenzioso diplomatico, 
Uffiz. *, e Gr. Ulliz. e, Comm. dell'Ordine di Carlo HI di Spagna, Gr. Ulliz. 
dell'Ordine di Sant'Olaf. di Norvegia. 

Cantò (Cesare), Membro del R. Istituto Lombardo, e di quello di Francia 
e di molte Accademie, Direttore dell'Archivio di Stato di Milano, e Sopra- 
intendente degli Archivi Lombardi, Gr. Uffiz. *, e Comm. ®, Cav. e Cons. A, 
Comm. dell' O. di C. di Port. , Gr. Ufliz. dell'O. della Guadalupa, ecc.. Officiale 
della Pubblica Istruzione e della L. d'O. di Francia, ecc. 

Tosti (D. Luigi), Abate Benedettino Cassinese. 



XXV 



ACCADEMICI STRANIERI 



MoMMSEN (Teodoro), Professore di Archeologia nella R. Università e 
Membro della R. Accademia delle Scienze di Berlino, Socio Corrispondente 
dell'Istituto di Francia (Accademia delle Iscrizioni e Belle Lettere). 

Moller (Massimiliano), Pi'ofessore di Letteratura straniera nell'Università 
di Oxford, Socio Straniero dell'Istituto di Francia (Accademia delle Iscri- 
zioni e Belle Lettere). 

Bancroft (Giorgio) , Corrispondente dell'Istituto di Francia (Accademia 
delle Scienze morali e politiche). 

De WiTTE (Barone Giovanni Giuseppe Antonio Maria), Membro dell'Isti- 
tuto di Francia (Accademia delle Iscrizioni e Belle Lettere). 

Gregorovius (Ferdinando), Membro della R. Accademia Bavarese delle 
Scienze in Monaco. 

Meyer (Paolo), Professore delle lingue e letterature dell'Europa meri- 
dionale nel Collegio di Francia, Direttore deW Eco/e des Charles, Cav. della 
L. d'O. di Filanda. 

Whitney (Guglielmo), Professore nel Collegio Yale a New-Haven. 



Serie II Tom. XXXVIII. 



XIVI 



CORRISPONDENTI 



I. — SCIENZE FILOSOFICHE. 

Rendo (Eugenio) Parigi 

BoNATELLi (Francesco), Professore di Filosofia teoretica 
nella R. Università di Padova 

Ferri (Luigi), Professore di Filosofia teoretica nella 
Regia Università di Roma 

Bonghi (Ruggero), Professore emerito della R. Uni- 
versità di Roma 



n. — SCIENZE GIURIDICHE E SOCIALI. 

Lampertico (Fedele), Senatore del Regno Roma 

Serafini (Filippo) , Professore di Diritto romano nella R. 

Università di P^^^ 

Serpa Pimentel (Antonio di), Consigliere di Stato a . Lisbona 

RoDRiGUEz DE Berlanga (Manucl) Malaga 

ScHUPFEH (Francesco), Professore nella R. Università di Roma 

Cossa (Luigi), Professore nella R. Università di . . Pavia 



HI. — SCIENZE STORICHE. 

Krone (Giulio) Vienna 

Sanguinetti (Abate Angelo), della R. Deputazione sovra 
gli sludi di Storia Patria Genova 

Champollion-Figeac (Amato) Parigi 

Adriani (P. Giambattista), della R. Deputazione sovra gli 
studi di Storia Patria Cherasco 



XXVH 

Daguet (Alessandro) [ Neuchdtel 

\ (Svizzera) 
Perrens (Francesco) . Parigi 

Haulleville (Prospero de) Brusselle 

ViLLARi (Pasquale), Professore nell' Istituto di studi su- 
periori pratici e di perfezionamento in Firenze 

GiESEBRECHT (Guglielnao) , dell'Accademia Bavarese delle 
Scienze in Monaco 

De Leva (Giuseppe), Professore di Storia moderna nella 
R. Università di Padova 

Sybel (Enrico Carlo Ludolfo von) , Direttore dell'Ar- 
chivio di Stato in Berlino 

Wai.lon (Alessandro), Segretario perpetuo dell'Istituto di 
Francia (Accademia delle Iscrizioni e Belle Lettere) . . . Parigi 

Taine (Ippolito), dell'Istituto di Francia Parigi 

RiANT (Conte Paolo), dell'Istituto di Francia . . . Parigi 

Willems (P.), dell'Università di Lovanìo 

BiRCH (Walter de Gray), del Museo Britannico di . . Londra 



IV. — ARCHEOLOGIA. 

Wieseler (Federico) Gottinga 

Palma di Cesnola (Conte Luigi) New-York 

Rawlinson (Giorgio) , Professore nella Università di . Oxford 

FioRELLi (Giuseppe), Senatore del Regno Roma 

Curtius (Ernesto), Professore nell'Università di . . . Berlino 

Maspero (Gastone), dell'Istituto di Francia .... Parigi 

Lattes (Elia), Professore nella R. Accademia scientifico- 
letteraria di Milano 

Poggi (Vittorio) Maggiore di Fanteria a Pavia 

Pleyth (Guglielmo), Conservatore del Museo Egizio a Leida 



XXVIII 

V. _ GEOGRAFIA. 

Negri (Barone Cristoforo), Console generale di i' Classe, 
Consultore legale del Ministero per gli affari esteri . . . Torino 

KiEPERT (Enrico), Professore nell'Università di . . . Berlino 

PiGORiN'i (Luigi), Professore di Paleoetnologia nella Regia 
Università di Roma 

VI. — LINGUISTICA E FILOLOGIA ORIENTALE. 

Krehl (Ludolfo) Dresda 

Eénan (Ernesto), dell'Istituto di Francia Parigi 

SouRiNDRo MoHUN Tagore Calcutta 

Ascoli (Isaia Graziadio), Professore nella R. Accademia 
scientifico-letteraria di Milano 

Weber (Alberto), Professore nell Università di . . . Berlino 

Kerbaker (Michele), Professore di Storia comparata delle 
lingue classiche e neolatine nella R. Università di ... . l\apoli 

Marre (Aristide), Membro della Società Asiatica . . Parigi 

VII. _ FILOLOGIA, STORIA LETTERARIA E BIBLIOGRAFIA. 

LiNATi (Conte Filippo), Senatore del Regno .... Parma 

CoMPARETTi (Domenico), Professore nell' Istituto di studi 
superiori pratici e di perfezionamento in Firenze 

Bréal (Michele) Parigi 

Negroni (Carlo), della R. Deputazione sovra gli studi 
di Storia Patria Novara 

D'Ancona (Alessandro), Professore nella R. Università di Pisa 

NiGRA (S. E. il Conte Costantino), Ambasciatore del- 
l' Italia Fienna 

Rajna (Pio), Pi'ofessore nell'Istituto di Studi superiori 
pratici e di perfezionamento in Firenze 



XXIX 



MUTAZIONI 

avvenute nel Corpo Accademico dal Gennaio 1887 
al ì" Marzo 1888 



ELEZIONI 



SOCI. 



Poggi (Vittorio), eletto Corrispondente della Classe di Scienze morali, 
storiche e fdologiche il a Gennaio 1887. 

Pleyth (Guglielmo), id. id. 

GiAcoMiNi (Carlo), eletto Socio nazionale residente della Classe di Scienze 
fisiche, matematiche e naturali il 20 Febbraio 1887. 

CoGNETTi De Martiis (Salvatore), eletto Socio nazionale residente della 
Classe di Scienze morali, storiche e filologiche il 26 Giugno 1887. 

Graf (Arturo), eletto Socio nazionale residente della Classe di Scienze 
morali, storiche e filologiche il i5 Gennaio 1888. 

BosELLi (Paolo), eletto Socio nazionale resiliente della Classe di Scienze 
moi'ah. storiche e filologiche il i5 Gennaio 1888. 



XXX 



MORTI 



27 Gennaio 1887. 



Henzen (Guglielmo), Corrispondente della Classe di Scienze morali, sto- 
riche e filologiche (Sezione di Archeologia. 



1° Febbraio 1887. 

CuRiONi (Giovanni), Socio nazionale residente della Classe di Scienze 
fisiche, matematiche e naturali. 

28 Febbraio 1887. 

Franceschi-Ferrucci (Catterina), Corrispondente della Classe di Scienze 
morali, storiche e filologiche (Sezione di Filologia, Storia letteraria e Biblio- 
grafia). 

27 Aprile 1887. 

Reumont (Alfredo von), Socio Straniero della Classe di Scienze morali, 
storiche e filologiche. 

2 Maggio 1887. 

Studer (Bernardo), Corrispondente della Classe di Scienze fisiche, mate- 
matiche e naturali (Sezione di Mineralogia, Geologia e Paleontologia). 

18 Maggio 1887. 

Francisque-Michel (F. Saverio), Corrispondente della Classe di Scienze 
morali, storiche e filologiche (Sezione di Scienze storiche). 

15 Luglio 1887. 

KoNiNK (Lorenzo Guglielmo di). Corrispondente della Classe di Scienze 
fisiche, matematiche e naturali (Sezione di Mineralogia, Geologia e Paleon- 
tologia). 



XXXI 

19 Luglio 1887. 



Campori (Marchese Giuseppe), Corrispondente della Classe di Scienze 
morali, storiche e filologiche (Sezione di Scienze storiche). 



17 OUobre 1887. 



KiRCHHOFF (Gustavo Roberto), Corrispondente della Classe di Scienze 
fisiche, matematiche e naturali (Sezione di Fisica generale e sperimentale). 



19 Novembre 1887. 



Fechner (Gustavo Teodoro), Corrispondente della Classe di Scienze fi- 
siche, matematiche e naturali (Sezione di Fisica i'cnerale e sperimentale). 



SCIENZE 

FISICHE, MATEMATICHE E NATURALI 



Serie II. Tom. XXXVIII. 



LE 



COPPIE DI ELEMENTI IMAGINARI 



NELLA 



GEOMETRIA PROIETTIVA SINTETICA 



MEMORIA 



CORRADO SEGRE 



Approvata neW adunanza del 4 aprile 1886 



Aspirando la matematica a rimuovere eccezioni da regole ed a 
comprendere proposizioni differenti sotto uno stesso punto di vista, 
si trova spesso costretta ad estendere i concetti od a stabilirne dei 
nuovi , il che denota quasi sempre un progresso nella scienza. 

Staodt ("). 

È un fatto apparentemente strano die, malgrado la cliÉfasione sempre maggiore 
che vanno acquistando i metodi puramente grafici dello Staudt nella geometria pro- 
iettiva, la teoria degli elementi imaginari contenuta nei suoi Bcitrdge siur Geometrie 
der Lage rimanga affatto esclusa nell'insegnamento di quella scienza. Ciò almeno si 
deve pensare esaminando i vari trattati di geometria proiettiva sintetica che comparvero 
dopo quell'opera (tra i quali, per nominare solo qualcuno dei migliori, citerò quelli 
di SxEiNER-ScHRiJTEK, Reye, CREMONA, TiiouAE, Hankel). Invero alcuni di essi escludono 
affatto la considerazione degli elementi imaginari, privandosi cosi di tutti i vantaggi clie 
la loro introduzione porta in eleganza e generalità. Altri usano la locuzione elementi 
imaginari come un'espressione che viene introdotta non per significare un ente geome- 
trico, ma solo per togliere eccezioni , dicendo ad esempio che due forme proiettive 
sovrapposte hanno due elementi uniti reali od imatjinari solo per significare che possono 
anche non averne: in tal modo essi non possono considerare gli elementi imaginari come 
oggetto di studio e, se loro accade di ragionare su essi come si ragiona sugli elementi 
reali, cadono in contraddiziono (**). Altri finalmente introducono gli elementi imaginari 



{'1 V. il principio della prefazione ai Beitrdge sur Geometrie der Lage. 

{") Non mi pare che le poche pagine dedicate dal Rete {Geometrie der Lage, II. Aufl., 1. Ab- 
theilung, p. 142 e seg.) agli elementi imaginari contengano, com'egli dice, i principii fondamentali 
della teoria di Staudt. In fatti egli definisce gli elementi imaginari appunto come i due elementi 
uniti di una proiettività di forme di I* specie sovrapposte, la quale non abbia elementi uniti (reali). 
Tale definizione, ohe anche altri autori usano, mi pare assolutamente da rigettare, perchè contiene 



4 I.E COPPIE DI ELEMENTI IMAGINARI KELLA GEOMETRIA PROIETTIVA SINTETICA 

al modo di Poncelet e Chasles dandone una rappresentazione reale metrica, introdu- 
cendo ad esempio per definire una coppia di punti imaginari coniugati il loro punto 
medio ed il rettangolo delle loro distanze da un'origine fissa della loro retta; ma è 
chiaro che questo metodo, il quale se usato con rigore è buono per le relazioni me- 
triche, non è più tale per le teorie grafiche della geometria proiettiva (*). 

La ragione per cui la teoria di Staudt degli elementi imaginari non fu ancora 
introdotta nell'insegnamento della geometria proiettiva consiste probabilmente nella sua 
complicazione, la quale però in gran parte, bisogna ammetterlo col suo autore, è nella 
natura della cosa (**). Questa complicazione è prodotta dalla separazione di due elementi 
imaginari coniugati di una forma di V specie, che Staudt riuscì a fare aggiungendo 
ad un'involuzione ellittica che definirebbe la coppia di elementi i due versi della forma 
per dare rispettivamente i due elementi : idea bellissima e assai semplice nello stesso 
tempo, la quale corrisponde mirabilmente alla distinzione che si fa nell'analisi di due 



evidentemente in sé qualche cosa di assurdo, e nello stesso tempo inirodnce g\i elemcnliimar/inari come 
una locuzione che non sta per significare alcun ente geometrico. Essa rassomiglia alla seguente definizione 
che alcuni danno di una coppia di punti imaginari coniugati di una rotta: la coppia dei punti d'inter- 
sezione di questa con un circolo che non la incontri. 

Ma non così faceva Staudt. Chiesti definisca [Bdtrage, u" 1 16) un elemento imaginario (di 1* specie) 
come un'involuzione ellittica su una forma fondamentale di 1" specie insieme con uno dei due versi 
della forma ; e si badi bene, è l'involuzione stessa (con quel verso) che egli chiama elemento imagi- 
nario e non già un suo elemento doppio, poiché per ipotesi essa non ha elementi doppi. Quindi l'ele- 
mento imaginario costituisce secondo Staudt un vero ente geometrico {reale, benché non sia della 
stessa specie di enti che l'elemento reale omonimo), intorno a cui è lecito ragionare e che si può 
quindi prendere come oggetto di studio. 

(*) Né quel metodo viene in generale usato con perfetto rigore. Cosi lo Chasles {Geometrie supé- 
rieure, 2» ed., p. 55) dice che se il rettangolo suddetto supera il quadrato della distanza dell'origine fissa 
dal punto medio dato «... les deus points cherchés u'existent plus; on dit alors qu'ils sont imagi- 
naires ». Ma così resta definito solo il significato della proposizione « i due punti sono imaginari » e 
non viene definita l'espressione « punti imaginari » ; quindi non è logico introdurre questi punti, 
come si fa poi, nei ragionamenti e nei calcoli senza altre convenzioni. 

Mi sia permesso riportare a questo proposito un altro passo della prefazione citata dello Staudt. 
« Nella geometria analitica si chiama un punto imaginario se le sue coordinate non sono tutte reali, 
« e ciò pare assai semplice. Ma così non si fa che trasportare il linguaggio dell'algebra alla geometria, 
e non si dimostra affatto che un punto imaginario sia, similmente ad un punto reale, qualche cosa 
« d'indipendente dal sistema delle coordinate. Dove è, si domanderà ognuno, il punto imaginario, se 
« si fa astrazione dal sistema delle coordinate? Quindi in tal modo la geometria si privava finora, 
« per quanto riguardava gli elementi imaginai-i, della intuizione che pel resto in lei si loda ed anche, 
■I a ragione, si pretende ». 

Aggiungerò finalmente che osservazioni analoghe a quelle che ho fatto riguardo ai modi con cui 
ordinariamente .s'introducono gli elementi imaginari valgono per gli elementi all'infinito punti, rette 
e piano). 11 solo modo rigoroso d'introdurre ad esempio i punii all'infinito come enti geometrici, sì 
da poterne far uso nei ragionamenti, è di definirli non già come punti d'intersezione di rette parallele, 
cioè di rette che non hanno punti d'intersezione (come fanno in sostanza quasi tutti gli autori), ma 
bensì come sinonimo di diresioni, oppure, se si vuole, di stelle di rette parallele. La considerazione che 
si suol usare del fatto che quando due rette di un piano tendono a diventar parallele il loro punto 
d'intersezione s'allontana indefinitamente non può servire che per giustificare la scella della locuzione 
pvnto all'infinito, ma non per definirla, se si vuole, come si deve volere (lo ripeterò ancora', che essa 
significhi un ente geometrico. Del resto si può vedere con quanta cura vada fatta l'introduzione degli 
elementi all'infinito (argomento in cui persino lo Staudt, scrittore accuratissimo, lascia qualche cosa 
a desiderare) nelle importanti Vorlesungen ùber neuere Geometrie del Pasch. . 

(**) c( È nella natura della cosa che la teoria degli elementi imaginari, da cui il campo della geo- 
« metria viene notevolmente esteso ed in pari tempo lo sguardo generale sui teoremi viene facilitato, 
" esiga una certa minutezza nella trattazione. Persino nella proposizione che una retta è determinata 
da dup punti vi sono già sei casi da considerare n. (Staudt, loc. cit.). 



DI COKRADO SEGUE 5 

quantità complesse coniugate mediante un segno. Quella separazione e la considerazione 
continua dei verii nelle forme clie essa richiede sono causa della notevole lunghezza 
della teoria: pure lo Staudt dava ad essa tanta importanza che, non conoscendo 
ancora il modo di fare la separazione quando scrisse la Gromctrie der Lage. non fece 
in questa che un breve cenno degli elementi imaginari. 

Però se si osserva che iu tutte le proposizioni di geometria proiettiva elementare 
quegli elementi non compaiono quasi mai separatamente, ma bensì a coppie di elementi 
imaginari coniugati, sorge spontaneo il pensiero che definendo solo queste coppie come 
involuzioni ellittiche e non esigendo la separazione si possano ottenere ancora quasi tutti 
i vantaggi di generalità raggiuugendo nello stesso tempo assai maggior semplicità. E 
ciò appunto accade, come io qui mi propongo di mostrare: e si ottiene una teoria 
rigorosa e semplicissima delle coppie di elementi imaginari , tale che si può esporre 
in qualsiasi corso di geometria proiettiva sintetica (*). La base del mio metodo con- 
siste nella considerazione della trasformazione di proiettività mediante altre proiettività, 
considerazione assai feconda e di cui a mio avviso non fu ancor riconosciuta tutta 
l'utilità. Essa mi permise in particolare di dimostrare certe proposizioni sulle proiet- 
tività e sulle involuzioni nelle forme di 1" specie col puro ragionamento su queste 
forme, mentre finora esse non si erano dimostrate che col calcolo o con costruzioni 
sulle coniche (**). Introdotta anche nella teoria di Staudt essa potrebbe semplificarla 
in alcuni punti. 

Ripeterò ancora del resto che il mio lavoro, occupandosi soltanto delle coppie di 
elementi imaginari coniugati, non ha in alcun modo lo scopo di sostituire l'ammirabile 
opera di Staudt, neppure in parte. E se nel metodo che userò parmi vi sia qualche 
novità, lo stesso non dirò per i risultati qui esposti, i quali anzi sono tutti noti. Esposte 
le proposizioni grafiche principali relative alle coppie di elementi imaginari nelle forme 
fondamentali di 1" specie, ne ho fatto varie applicazioni, ad esempio alla teoria metrica 
delle coppie stesse, alle coniche ed in particolare all'esagrammo di Pascal, al teorema 
di Cakkot, a quello di Sturm, ecc., per mostrare che la trattazione che propongo si 
può usare in tutto un corso di geometria proiettiva e non soltanto nella teoria della 
proiettività nelle forme di P specie. 



{•) Fu appunto pel corso di Geometria proiettiva che ero iac:iricato di fare quest'anno nella Uni- 
versità di Torino che imaginai questo metodo. Il chiar. prof. A. Sannia introduce pure questa teoria 
nelle Lezioni di Geomelria proiettiva che egli sta publicando (Napoli, Pellerano) : di ciò e della cor- 
rispondenza che intorno ad essa abbiamo avuto e che non mi fu certo inutile nel pensare questo lavoro 
gli faccio qui i miei ringraziamenti. Appunto grazie alla pubblicazione di quel trattato posso qui rispar- 
miarmi di dare alla mia esposizione un carattere affatto elementare, posso eioi"' omettere di entrare in 
dettagli troppo minuti, e permettermi invece alcune considerazioni e notazioni che forse non si addi- 
rebbero ad un corso di lezioni. 

(**) Debbo fare eccezione per la Rein geometrische Theorie der Darslellung binàrer Formen durch 
Punhtyruppin auf der Geraden del sig. H. Wiener (Darmstadt, 1885), opuscolo che venni a conoscere 
solo dopo scritto il presente lavoro, e che ha vari punti di contatto colla prima parte di questo, come 
avrò cura di rilevare man mano che quelli si presenteranno. 

Intorno alla teoria geometrica degli elementi imaginari non ho citato altri lavori che l'opera di 
Staudt, benché parecchi ve ne siano (come quelli di August, Klein, Lìjroth, ecc.) che a quella teoria 
si riferiscono; e ciò perche nessuno, ch'io sappia, ha relazioni intime col mio scopo. 



LE COPPIE IH ELEllEN'II IJIAlilNAKI NELLA GEOJIETKIA PROIETTIVA SINTETICA 



Coppie armoniche. — Involuzioni. 

\. È nota dalla teoria generale delle operazioni ed in particolare delle sostitu- 
zioni una proposizione che si può enunciare sotto la forma seguente: 

Se due corrisiiondenze o trasformazioni univoche ^, %^ in varietà qualunque 
sono tali che Vuna di esse U sia, trasformata in se stessa dall'altra T?|. la rela- 
zione sarà reciproca, cioè anche ^, .sverà trasformata in se stessa da %. In tal 
caso il prodotto di % e ì?^ è- commutativo , vale a dire la trasformazione che si 
ottiene applicando prima ÌJ e poi ^j è la stessa che si otterrebbe applicando prima 
^j e poi % ; viceversa , se questo accade , ciascuna delle due trasformazioni ^, 'U, 
è trasformata in se sfessa dalV altra. — Due tali trasformazioni si dicono perciò 
permutabili. 

La dimostrazione di (]uesta proposizione è semplicissima. Se un elemento qua- 
lunque A è trasformato da 1J in A , e se A, A' sono trasformati da ^^ rispettivamente 
in A , A' , allora dall'ipotesi che ÌJ sia trasformata in se stessa da Ì5, segue che 
anche A^ , A\ saranno corrispondenti in ^. Quindi una coppia qualunque AA^ di ele- 
menti corrispondenti in ^j sarà trasformata da ^ in A'A'^ , ossia in un'altra tale coppia, 
Tale a dire Ì5. sarà trasformata in se stessa da 1J. E la trasformazione risultante dall'ese- 
guire successivamente 'TJ e ^^ , cioè il prodotto %%^, farà coi'rispondere ad un elemento 
qualunque A lo stesso elemento A\ che gli fa corrispondere il prodotto %^. — L'in- 
verso è pure evidente (*). 

2. In una forma geometrica fondamentale di 1' specie un'involuzione ellittica verrà 
anche chiamata coppia di elementi imaginari, od anche coppia di elementi doppi 
{imaginari) della stessa involuzione (il che è lecito perchè non avendo l'involuzione 
ellittica elementi doppi nel senso primitivo della parola, si può dare a questa un signi- 
ficato nuovo; l'aggettivo imaginari impedirà di confondere i due significati). — Tali 
denominazioni s'introducono per togliere negli enunciati di teoremi relativi ad involuzioni 
le distinzioni di casi prodotte dal fatto che nella considerazione delle involuzioni iperbo- 
liche o paraboliche queste si possono sostituire colle coppie dei loro elementi doppi {reali). 
mentre ciò non si sarebbe potuto f?re per lo involuzioni ellittiche se non si dava per 
esse una nuova definizione di coppie d'elementi doppi {imaginari). 



(*) Metto qui sul principio questo toorem.'» appai'toiieutn alla teoria delle trasformazioni percliA 
esso ci sarà utile nel seguito, ed anche per notare elio quantunque esso occorra spesso nelle ricerche 
geometriche si suole evitare senza j'agiuno di basarsi su esso, rifacendone invece in ogni caso parti- 
colare la dimostrazione. Lo s'incontra ad esempio nelle ricerche sulle omografìe che trasformano in 
se stessa una data quadrica, od un dato complesso lineare, sulle quadriche polari reciproche di se 
stesse rispetto ad altre quadriche od a complessi lineari, ecc., ecc. — Nella teoria delle sostituzioni 
lo si dimostra collo operazioni sui simboli così. L'ipotesi che ì) sia trasformata in se stessa da <P, è 
espressa da: «P,-' W, =*»; di qui moltiplicando a sinistra per "P, segue: <PÌ>, = 'P,'P, cioè la commu- 
tatività del prodotto. Viceversa da quest'ultima uguaglianza moltiplicando a sinistra per *)),-' o per 
*))-' seguono le uguaglianze: <)),-"p<p,=V, 1>~' T>,'P='P, le quali esprimono che ciascuna delle 'P.'P, è 
trasformata in so stessa dall'altra. 



DI CORRADO SEGRE / 

Ma introdotta così questa nuova specie di coppie d'elementi bisogna, per poterne 
far uso, definire le relazioni che esse possono avere tra di loro e colle coppie reali. 
Tali definizioni converrà, siano fatte in modo che esprimario proprietà vere anche se 
le coppie considerate sono tutte reali. 

3. La prima relazione tra elementi che si suol considerare nella geometria di 
posizione s'incontra nei gruppi armonici. Consideriamo due coppie reali armoniche AB, 
CD ed esprimiamo la loro relazione sostituendo ad esse le involuzioni clie le hanno 
rispettivamente per coppie di elementi doppi (o, come diremo più brevemente, relative 
ad esse) e che indicheremo risp. con AB e CD. E chiaro che quella relazione consiste 
in ciò che queste due involuzioni sono permutabili, poiché l'involuzione AB, ad esempio, 
trasforma C e D risp. in D e C, e quindi l'involuzione CD è trasformata in se stessa 
dalla AB. Viceversa se due involuzioni non ellittiche distinte sono permutabili, le coppie 
dei loro elementi doppi sono armoniche. — Ciò premesso: 

Due coppie distinte ([ualunquc diconsi armoniche se le loro rispettive involuzioni 
sono perììmtaiili. 

Questo enunciato, che fu dimostrato se le due coppie sono entrambe reali, servirà 
per definizione nel caso contrario. Due involuzioni distinte permutabili si diranno anche 
armoniche, come le relative coppie. 

Di due coppie armoniche una almeno dev'essere reale: cioè due involuzioni armo- 
niche 3, 3, non possono essere entrambe ellittiche. In fatti se ad un elemento qualunque 
A sono coniugati ^1' in 3 e ^1, in 3| , poiché 3 e 3^ sono permutabili sarà ad A^ coniu- 
gato in 3| lo stesso elemento A\ che ad A^ è coniugato in 3; e le due involuzioni 
3 e3| saranno determinate risp. dalle coppie di elementi coniugati J_J.', A^A\eAA^ , A'A\. 
Ora dei tre modi di dividere in coppie 4 elementi uno solo conduce a coppie che 
si separano, cioè a coppie di elementi coniugati in un'involuzione ellittica. 

4. Se due coppie reali sono armoniche, ciascuna è una coppia di elementi coniugati 
nell'involuzione relativa all'altra. Se una coppia reale ed una coppia imaginaria sono 
armoniche, la coppia reale è una coppia di elementi coniugati nell'involuzione ellittica 
relativa alla coppia imaginaria, giacché essa è trasformata in se stessa da quest'invo- 
luzione ellittica. Anche gl'inversi sono evidenti. Si vede dunque che è una proprietà 
caratteristica delle coppie (reali) di elementi coniugati in una involuzione di qualunque 
specie quella di essere armoniche alla coppia di elementi doppi di questa; ciò conduce alla 
seguente definizione di coppiia, imaginaria di elementi coniugati di un'involuzione : 

Dicesi che una eoppia imaginaria qualunque appartiene ad un'involuzione, 
ovvero è una coppia di elementi coniugati in questa, quando essa è armonica alla 
coppia degli elementi doppi dell' involuzione (cioè quando la relativa involuzione 
ellittica è permutabile con questa). 

E da ciò che si è visto alla fine del n" precedente segue che: Un'involuzione 
ellittica (o parabolica) contiene soltanto coppie reali; un'involuzione iperbolica con- 
tiene invece infinite coppie imaginarie (le quali sono le coppie di elementi doppi 
delle involuzioni ellittiche contenenti la coppia degli elementi doppi dell'involuzione 
iperbolica). 



8 LE COPPIE DI ELEMENTI IMAGINARI NELLA GEOMETUIA PROIETTIVA SINTETICA 

5. Si sa che due involuzioni distinte 3, 3^, le quali non siano entrambe iper- 
boliclie, hanno una determinata coppia reale comune (*): d'altronde esse non possono 
certo in tal caso aver comune una coppia imagiuaria (n" 4). Se poi 3 , 3, sono entrambe 
iperboliche, una coppia ad esse comune sarà coppia di elementi doppi dell'involuzione 
contenente le coppie di elementi doppi di 3, 3j ; sicché anche allora vi è una sola 
coppia comune, e questa sarà imaginaria o reale secondo che quelle coppie di elementi 
doppi di 3,3, si separano o no. Dunque: due involuzioni distinte qualunque hanno 
sempre comune una sola coppia, reale od im<i,ginaria; ossia vi è sempre una 
ed una sola involuzione (o coppia di rlcmoiti) armonica a due involuzioni (o coppie) 
distinte date. 

6. Siano in particolare 3, 3j due involuzioni armoniche: abbiamo già notato 
(n" 3) che, scelto ad arbitrio un elemento A della forma, quelle involuzioni si pos- 
sono determinare con coppie (reali) di elementi coniugati nel seguente modo: 

3 {AB, CD) , 

3, {AC, DB) . 

Allora l'involuzione 3., determinata dalle coppie 

3, {AD, BC) 

sarà evidentemente l'unica involuzione armonica a quelle due. Scelti ad arbitrio 4 ele- 
menti AB CD della forma è chiaro che sempre le 3 involuzioni 3 {AB, CD), 
3, {A C, DB) , 3., {AD , B C) da essi determinate sono mutuamente permutabili e 
che ciascuna di esse è il prodotto delle altre due. Ma noi vediamo ora che viceversa 
data una terna 3, 3, , 3.> di involuzioni (o coppie) mutuamente armoniche, essa si può 
ottenere da infinite quaterne di elementi raggruppati in coppie in quella maniera: 
vale a dire, scelto ad arbitrio un elemento A della forma e determinandone i coniugati 
B, C, D risp. in 3, 3^,3^, saranno CD , DB , B C ancora coppie risp. di 3, 3, , 3^ • — Si 
ottengono così brevemente le principali proprietà di un fascio sizigetico di forme 
binarie biquadratiche (**■). 



(*) Ciò si prova assai facilmente se una sola delle 3,3, è ellittica; ma se enlrambe sono ellittiche 
si ricorreva finora (se non erro) per dimostrarlo alla rappresentazione su una conica, od alla teoria 
metrica. Invece si può darne anche in tal caso una dimostrazione la quale non faccia uso che delle pro- 
posizioni grafiche più elementari illative alle forme proiettive di l" specie (V. pag. 95 delle Lezioni 
citate del prof. Sannia). 

(**) Nel calcolo coi simboli rappresentanti le proiettività ed i loro prodotti (calcolo che permette 
di dare ai ragionamenti su quelle una forma più concisa) la proprietà che caratterizzi l'involuzione 
tra le proiettività è che il suo quadrato è l'identità, ossia ). Consideriamo due involuzioni permu- 
tabili 3, 3, e diciamone 3j il prodotto; sarà: 

Me sOj^ue: 

.^2 =; (33,) (j, 3,1 =3 j = I ; 

3 3.^=3 (3 S,) = 3, , 3,3=13,3)3=3,; 

3,3,= 3,(3,3) = 3 , 3,5, = (3 3,)5,=S ; 

cioè 3j sarà un'involuzione ed inoltre sarà permutabile con 3, dando per prodotto 3,, e permutabile 
con 3,, dando per prodotto 3. Si ritrovano così i ri.sultati del n" 6. - 11 sig. Wiener nel lavoro 
citato (n° 55) definisce in sostanza due involuzioni armoniche appunto quando il loro prodotto è pure 
un'involuzione; mentre dimostra (ai n' 57, 58} quella proprietà di due involuzioni armoniche che io 
invece ho scelta come definizione. 



DI COERADO SEGKE 



Coppia di elementi uniti di una proiettività. 
Teoremi diversi sulle proiettività. 

7. Consideriamo una proiettività qualunque 15, la quale non sia involutoria, e 
proponiamoci di cercare se vi è una involuzione permutabile ad essa. A tal fine indi- 
chiamo anzitutto con A, u. due elementi qualunque, dei quali siano risp. A , v! i corri- 
spondenti in % ed ^, , «, i corrispondenti nella proiettività inversa di ÌJ ; sarà: 

A'jA^a^l\Arj.Aa7\AaAlà^ 
e quindi 

(1) , A(j.A^A!l\Aay.^<J . 

Se ora supponiamo che per a si prenda il coniugato di A in un'involuzione 3 
permutabile a "8 , dovranno essere coniugati in 3 anche A'a ed A oc,, e quindi : 

(2) Aua^ry'Àry.AA^A' ; 

sicché confrontando colla (1): 

(3) AaA^A'ÀxAA^A' , 

cioè e/, sarà il coniugato armonico di A rispetto ad A^ e A'. Dunque non vi può 
essere che una sola involuzione 5 permutabile a 'JJ, poiché vediamo che essa viene 
costruita mediante ^ in un modo ben determinato. 

Viceversa se nella (1) y. rappresenta il coniugato armonico di A rispetto ad 
A' eA^, avrà luogo la (3), che colla (1) dà la (2). Ma questa prova l'esistenza di 
un'involuzione contenente le coppie Ay., A^y.^, A'y.', la quale per conseguenza muta 
la proiettività TJ in cui si corrispondono per ipotesi A^A, AA', a^cc, xx in una pro- 
iettività in cui si corrispondono «r, a , ««', A^A, AA', cioè nella stessa TJ , vale a 
dire è permutabile a 1J. Dunque : 

Se data una proiettività qualunque ^ in una forma di P specie si prende di 
ciascun elemento il coniugato armonico rispetto ai due elementi che gli corrispondono 
in % e nella sua inversa, esso gli sarà coniugato in un'involuzione 3 ben deter- 
minata (*) ,• se ^ non è involutoria , ^ è la sola involuzione che sia permutabile 
con 1J , cioè trasformata in se sfessa da ^ (**). 



(') Se *p ha elerueati uniti M, N, distinti o coincidenti, questa proposizione si può dimostrare per 
una via affatto diversa, notando che allora, per un teorema noto sulle proiettività aventi elementi 
uniti (che al n" 9 verrà esteso a proiettività qualunque), MN, AA , A, A' saranno tre coppie di un'in- 
voluzione, sicché A ed il suo coniugato armonico a rispetto ad ^4, A' saranno coniugati nell'involuzione 
3 avente M, N per elementi doppi. So questi coincidono, quest'involuzione 3 diventa parabolica, e allora 
vale ancora questa dimostrazione, mentre cesserebbe di valere quella sopra esposta, la quale supponeva 
essenzialmente che 3 non fosse parabolica. 

(") Fatta eccezione, nel caso in cui "P ha due elementi uniti distinti, per le involuzioni parabo- 
liche aventi risp. in questi gli elementi singolari. 

Serie II. Tom. XXXVIII. b 



10 LE COPPIE DI ELEMEXTI niAGIKAEI NELLA GEOMETKIA PROIETTIVA SINTETICA 

La involuzione 3 cosi costruita si dirà l'involuzione unita della proiettività 'U. 
Se questa è un'involuzione, quella costruzione mostra che essa stessa sarà la propria 
involuzione unita; ed in tal caso oltre ad essa sappiamo che vi sono infinite involu- 
zioni permutabili con essa. 

Escludendo ancora il caso in cui 'T? sia un'involuzione (nel quale del resto le 
osservazioni seguenti varranno ancora in causa dell'identità di T? con 3) , è chiaro che 
se la involuzione unita 3 è iperbolica, i suoi elementi doppi (dovendo corrispondere a 
loro stessi in Ì3 ) saranno gli elementi uniti di ÌJ ; e viceversa se ^ ha due elementi 
uniti, questi saranno doppi per un'involuzione permutabile a "P , cioè appunto per 3. 
Quindi se 5 fosse parabolica, Ì3 avrebbe un solo elemento unito coincidente coll'ele- 
mento doppio di 3: e viceversa se ^ ha un solo elemento unito 3 è parabolica con 
questo per elemento doppio. Finalmente accadrà simultaneamente che '^ sia priva di 
elementi uniti e che 3 sia ellittica. 

8. Ciò posto: coppia di elementi uniti di una proiettività qualunque è la coppia 
degli elementi doppi, reali (e distinti o coincidenti) od imaginari della sua involu- 
zione unita. — Con ciò esprimiamo le ultime cose dette, se la proiettività ha elementi 
uniti nel senso finora usato (cioè, come diremo d'or innanzi, elementi uniti reali), e 
definiamo invece, nel caso che non ne abbia, che cosa si dovrà intendere con elementi 
imiti imaginari (nient'altro cioè, in sostanza, che l'involuzione unita). 

L'involuzione unita ha molta importanza nello studio delle proiettività (*). Cosi, 
siccome la sua definizione serve a costrurla linearmente quando la proiettività è data 
mediante tre coppie di elementi corrispondenti, e d'altra parte essa è iperbolica, para- 
bolica od ellittica secondo che la proiettività ha elementi uniti reali e distinti, o 
coincidenti, od imaginari, si potrà con sole costruzioni lineari giudicare quale di questi 
tre casi presenta la proiettività (**). 

Abbiansi tre elementi qualunque A, B, C e si consideri la proiettività ciclica di 
^ì" grado avente per un ciclo [AB C). Nella sua involuzione unita saranno coniugati 
A ed il suo coniugato armonico a rispetto a B C , B e il suo coniugato armonico 



(*) Il sig. Wiener nell'opuscolo citato riconobbe prima di me l'importanza della considerazione 
dell'involuzione unita di una proiettività e ne fece con altre quasi tutte le applicazioni dei n' seguenti 
fino al 14. Però il suo metodo è diverso dal mio e gli dà una dimostrazione dell'esistenza di quell'in- 
voluzione notevolmente più complicata che la mia. (V. loc. cit. §§ 7 e seg.). 

Simbolicamente l'involuzione unita 5 di una proiettività ^ non involutoria è definita dalla rela- 
zione S'P^ÌJS. 

Se 15 è il prodotto 3, 5j di due involuzioni 5,, 3,, allora l'involuzione 3 armonica a queste due 
trasformandole risp. in loro .stesse, trasformerà anche il loro prodotto "9 in so stesso, vale a dire sarà 
appunto l'involuzione unita di ì). Od operando sui simboli, poichì per ipotesi 33, = 3,5, 53j^3j3, 
sarà 3^5=33,32 = 3, 33, = 5,323 = *P5. — Questo teorema fornisce una costruzione lineare dell'invo- 
luzione armonica a due date. La dimostrazione esposta non varrebbe più quando ^ fosse essa stessa 
un'involuzione, cioè quando 3,, 3, fossero armoniche; ma appunto in tal caso fu già dimostrato al 
n° 6 che il prodotto di quiste è l'involuzione armonica ad entrambe. — Veggasi un'altra dimostra- 
zione in Wiener, loc. cit. n" 6i. 

{**) Trattisi di una punteggiata, su cui una proiettività "P abbia per punti limiti J e 1', ed al punto 
medio di questi faccia corrispondere 0'. Allora sarà «0 una coppia dell'involuzione unita e gli 
elementi l'O' a quelli rispettivamente corrispondenti in ^ formeranno un'altra coppia. Quindi vi saranno 
o no punti uniti reali secondo che (quelle due coppie non si separano o si separano cioè) sta fuori o 
dentro al segmento finito 1' 0' ; e gli elementi uniti stessi saranno i punti doppi dell'involuzione avente 
por punto centrale ed 1' 0' per punti coniugati : proposizioni note, che si sogliono stabilire con calcoli. 



Ili CORRADO SEGRE 11 

[•j rispetto a CA, C e il suo coniugato armonico y rispetto ad AB. L'involuzione 
{Av. , Bfi, C y) cosi costruita trasforma poi i 3 gruppi armonici considerati nei seguenti 
gruppi, i quali quindi saranno pure armonici : Ar/.[:i-^, B[i-/y., Cyry,^-;,-^ inoltre (o^^y) 
sarà un altro ciclo della stessa proiettività ciclica. — Si trovano così immediatamente 
le proprietà geometriche principali della cubica binaria. 

9. Sia "55 una proiettività qualunque, in cui si corrispondano gli elementi J. J.', 
BB , CC\ DI)', . . . , e sia 3 la sua involuzione unita. Sarà facile, senza costruire 
questa, ottenere tutte le involuzioni che le sono armonici! ;, cioè tutte le involuzioni 
contenenti la cojjpia degli elementi uniti di U. In fatti consideriamo l'involuzione 
{AB', B A') ; se s'indicano con Ce !>' due elementi coniugati qualunque di essa, saranno 
pure coniugati I) e C, giacche in causa di 'TJ si ha AB CD A AB' CD', ossia 
AB CD 7\ B'A'D'C {*). Ne segue che quell'involuzione trasforma ^^J (in cui si corri- 
spondono A A', BB', CC, D D' ) in una proiettività in cui si corrispondono BB, 
a! A, D'D,C'C, cioè nella inversa di ÌJ. Ma ^ e la sua inversa hanno evidentemente 
la stessa involuzione unita ; dunque 3 è trasformata in se stessa dall'involuzione consi- 
derata {AB', BA'), ossia è armonica a questa. 

Le involuzioni di questo tipo {AB', BA') sono infinite, ed in ognuna di esse una 
coppia, p. e. AB', è arbitraria e la determina. Ma un'involuzione armonica ad 3 è indivi- 
duata dandone inoltre una coppia (n" 5) : dunque le involuzioni di quel tipo costitui- 
scono itt/tr le involuzioni armoniche ad 3. Giungiamo cosi al seguente risultato (*''). 

Le involusioni armoniche all' involuzione unita 3 della proiettività % sono tutte 
quelle del tipo (AB', BA'), cioè tutte quelle che trasformano ÌJ nella sua inversa. 
In altri termini la coppia degli elementi uniti di 1J appartiene ad ogni involuzione 
del tipo (AB', BA') e solo a queste. — Tutte queste infinite involuzioni armoniche 
ad 3 si possono anche con vantaggio chiamare le involuzioni armoniche a %. 

In particolare, date tre coppie di elementi qualunque .4^', BB , CC", vediamo 
chele tre involuzioni {AB', BA), {BC, CB) {CA', AC') sono armoniche aduna 
stessa involuzione (unita per la proiettività determinata da quelle coppie di clementi 
corrispondenti), cioè hanno comune una coppia. 

■10. Utia proiettività è individuata dalla sua coppia di elementi uniti, cioè 
dalV involuzione unita, e da due elementi corrispondenti (***). In fatti sia ^ l'invo- 
luzione unita data e siano A, A' i due dati elementi corrispondenti; siano poi a e «' 
i coniugati ài A e A' nell'involuzione 3 e si costruisca l'elemento A^ coniugato armo- 



(*) Questo breve ragionamento prova più in generale che : se per due proieitwità esiste una qua- 
terna di elementi distinti AB A'B' tali che siano corrispondenti nell'una A e A', B e B', nell'altra 
invece A e B', B e A', esisteranno infinite tali quaterne, sicché se di un elemento qualunque C sono 
C e D' i corrispondenti risp. nelle due proiettività, il corrispondente di D' nell'inversa della 1'' ed il 
corrispondente di C nell'inversa della 2" coincideranno in uno stesso elemento D. Due tali proiettività 
si diranno armoniche: la loro relazione si può anche definire dicendo che l'una di esse è il prodotto 
dell'altra e di un'involuzione fanaliticamente, dicendo che il loro invariante simultaneo bilineare 
s'annulla). — Lo studio delle proiettività armoniche e dei fasci di proiettività formerà oggetto di una 
mia Nota che verrà pubblicata nel voi. 100 del Journal fiir r. u. a. Mathematik. 

(**) Wiener, loc. cit. n" 59. 

{*'*) Loc. cit. n" 41. 



12 LE COPPIE DI ELEMENTI IJIAGINARI NELLA GEOMETRIA PROIETTIVA SINTETICA 

nico eli A' rispetto ad Aa. Nella proiettività richiesta dovranno corrispondersi A^A, 
AA\ aa'. Viceversa la proiettività determinata da queste tre coppie di elementi cor- 
rispondenti ha per involuzione unita l'involuzione in cui sono coniugati (pel modo con 
cui si è costruito A^ ) A ed a. ed anche i loro corrispondenti nella proiettività stessa 
A' ed 5c', cioè la involuzione 3. 

Sono dunque infinite le proiettività aventi una data involuzione unita. 

1 \ . Abbiamo già fatto la ricerca delle involuzioni permutabili a proiettività (iiivo- 
lutorie no) : occupiamoci ora più in generale di proiettività qualunque mutuamente 
permutabili. Se due proiettività (non entrambe involutorie) sono permutabili è evidente 
che esse avranno comune la coppia degli elementi uniti, poiché l'una di esse (non 
involutoria) deve trasformare l'involuzione unita dell'altra nell'involuzione stessa, cioè 
deve pure averla per involuzione unita. Orbene viceversa: due proiettività qualunque 
aventi comune V involusione unita sono sempre permutahili. 

Siano in fatti ÌJ e U j due proiettività aventi comune l'involuzione unita 3. Di 
un elemento qualunque A siano A il corrispondente in ^ e ^j il corrispondente in 
^j ; di A^ il corrispondente in % sia A^ e di A' il corrispondente in ^^ sia A'. 
Allora in causa di 'ÌJ in cui si corrispondono AA, A^A^ sarà (n° 9) {A'A^. AA\) 
un'involuzione armonica ad 3; e in causa di ^j in cui si corrispondono AA^, A A' 
sarà {AA^ , AA ) un'involuzione armonica ad 3. Ma queste due involuzioni armoniche 
ad 3 e aventi comune la coppia AA^ (che, essendosi scelto A ad arbitrio , non sarà la 
coppia degli elementi doppi di 3) dovranno coincidere : dunque A' coinciderà con A ^ . 
Ciò prova appunto ( n" 1 ) che delle due proiettività ÌJ , TJ, ciascuna è trasformata 
in se stessa dall'altra, cioè che esse sono permutabili. 

Xl. Dal teorema precedente si possono dedurre varie proposizioni importanti. 
Siano AA , BB' due coppie qualunque di elementi corrispondenti di una proiettività 
ÌJ, in cui sia 3 l'involuzione unita: la proiettività avente la stessa involuzione unita 
e determinata dalla coppia AB di elementi corrispondenti (n' 10) avrà pure, in 
causa di quel teorema, AB' per elementi corrispondenti. Essa trasformerà dunque 3 
(cioè la coppia di elementi uniti di %) , A, A rispettivamente in 3 (cioè nella coppia 
stessa di elementi uniti), B, B' . Quindi possiamo dire (con un'estensione che si presenta 
naturalmente della locuzione gruppi j^^oiettivi al caso di gruppi contenenti coppie 
imaginarie) : in una proiettività qualunque il gruppo formato dalla coppia degli 
elementi uniti e da due elementi corrispondenti qualunque rimane proiettivo ad un 
gruppo fisso se si fanno variare questi elementi corrispondenti ('■''). 

1 3. Se nelle infinite proiettività ÌJj , TJ.,, ìJg ,... aventi una data involuzione unita, 
di due elementi qualunque A, B si prendono i corrispondenti k^k.^k^...,'Q^'Bg'Q^..., sarà 

AA^A,A^ . . .aBB^B,B^.. . 



(*) Considerando l'involuzione {A B', B A'] ai'monica ad 3 (n° 9) si sarebbe trovato invece clie il 
gi'uppo formato dalla coppia degli elementi uniti e da A, A' è proiettivo al gruppo formato dalla 
stessa coppia e da B', B (non B, fi'). Questi due risultati non sono però contradditori appunta perchè 
noi non consideriamo separatamente i due elementi uniti, ma la loro coppia. 



DI CORRADO SEGRE 13 

Invero si cousideri quella tra le infinite proiettività nominate nella quale ad A cor- 
risponde B ; essendo essa permutabile a tutte (n° 11), in essa ad A^ corrisponderà 
B^ , ad A., corrisponderà 2?, , ecc. 

Se si osserva che le infinite proiettività considerate aventi una data involuzione 
unita sono a due a due inverse l'una dell'altra, è chiaro che quella stessa proposi- 
zione si potrà anche enunciare sotto la forma seguente, che dà un modo diretto di 
costruire le proiettività permutabili ad una data e generalizza quindi la costruzione 
vista dell'involuzione unita: 

Data ima proiettirità qualunque ÌJ, so. di un eìenirnto variahiìc A sono A' e A, 
i corrispondenti in ^ e nella sua inversa e si costruisce l'elemento a tale che il 
gruppo «AA'Aj sia proiettivo ad un gruppo fisso, A. ed a si corrisponderanno in 
una proiettività determinata permutabile con ^ ; e cambiando il gruppo fisso si 
ottengono così, se '^ non è involutoria, tutte le proiettività permutabili con ^ (*). 

\k. Consideriamo tra le proiettività aventi una data involuzione unita 3 quella % 
in cui si corrispondono due elementi qualunque dati A, B. Fissiamo una coppia qua- 
lunque (reale od imaginaria) di 3 e diciamo B^ il coniugato armonico di B rispetto 
ad essa ed A^ il corrispondente di i?j in ÌJ : è facile vedere che A^ sarà il coniugato 
armonico di A rispetto a quella stessa coppia di 3. Poiché, essendo per ipotesi AB 
e -Bj^j due coppie di elementi corrispondenti in %, sarà {AA^, BB^) un'involuzione 
armonica ad 3 ; ma l'involuzione avente per elementi doppi la coppia considerata è 
pure armonica ad 3 e contiene pure, come quella, la coppia BB^ (in causa della 
definizione di B^ : dunque queste due involuzioni coincidono ed J., sarà il coniugato 
armonico di A rispetto alla coppia considerata di 3. Facendo variare questa coppia 
di 3 senza però mutare A , B e quindi ^ , abbiamo : 

Bata un'involuzione qualunque, se di due elementi arbitrari A e B si prendono 
i coniugati armonici A ^ A, A3 ... e BiB.^Bg... rispetto alle varie coppie (reali od 
imaginarie) di quell'involuzione, si avranno due serie proiettive di elementi, sarà cioè: 

AB^B^B^. . .7\BA^A.^A^.. . 

Le serie A^A.,A^ ..., B^B.,B^ ..., ecc. ottenute con quelle costruzioni si possono 
quindi definire proiettive all'involuzione data, poiché cosi vediamo che due serie pro- 
iettive nel senso detto ad una stessa involuzione sono proiettive tra di loro (**). E 
due involuzioni qualunque tra le cui coppie sia stabilita una corrispondenza si diranno 
riferite proiettivamente tra di loro, o semplicemente proiettive, se. saranno riferite 
proiettivamente due forme rispettivamente proiettive ad esse. 

• - 

la. I teoremi precedenti sull'involuzione unita di una proiettività e in generale 
sulle proiettività permutabili si possono dimostrare facilmente nel caso in cui la coppia 



(♦) V. Pasch, loc. cit. p. 134. 

(**) È inutile aggiungere che perchè quelle serie siano sempre complete, cioè comprendano tutta 
la forma, è essenziale considerare anche, come aljbiamo fatto, le coppie imaginarie dell'involuzione. — 
V., anche per questo n°, Wieneii, loc. cit. n.' 72 e 74. 



14 LE COl'PIE DI ELEllEKTI IIUGINARI NELLA GEOMETRIA PROIETTIVA SINTETICA 

degli elementi uniti sia imaginaria, sostituendo alla proiettiyità da cui si parte una 
rotazione (uguaglianza diretta) in un fascio di rette (o di piani), il che si sa esser 
sempre possibile. Si può allora provare direttamente con un ragionamento semplicissimo 
che le proiettività permutabili ad una rotazione (di un angolo non retto) sono le altre 
rotazioni: quindi la sola involuzione permutal)ile alla rotazione considerata sarà la 
rotazione di un retto, cioè la involuzione circolare. Questa sarà la involuzione unita 
comune a tutte le rotazioni e si verificano subito su essa la costruzione generale vista 
dell'involuzione unita di una proiettività qualunque, e quella delle involuzioni armo- 
niche all'involuzione unita (che qui sono le simmetrie). Segando colla retta all'infinito 
e definendo per coppia dei punti ciclici del piano la coppia dei punti doppi imaginari 
dell'involuzione circolare all'infinito (cioè questa stessa involuzione), si ha che due fasci 
direttamente eguali di un piano determinano sulla retta all'infinito una proiettività avente 
per elementi uniti la coppia dei punti ciclici e che l'angolo di due rette non varia al 
variare di queste nel loro piano se il gruppo formato dai loro punti all'infinito colla 
coppia dei punti cichci rimane proiettivo a se stesso (d'accordo col n" 12). Ecc. ecc. 

Le coppie di elementi imaginari nella teoria grafica 

delle coniche. 

■16. Nella teoria proiettiva delle coniche conviene introdurre fin dal principio la 
considerazione delle loro coppie di punti e di tangenti imaginarie ; ma per poter far 
ciò con rigore bisogna definire bene che cosa s'intenda con tali espressioni. Definendo, 
come generalmente si fa, una curva di 2" ordine come l'ente generato da due fasci pro- 
iettivi di rette di un piano (*), una retta qualunque r di questo taglia quei fasci in due 
punteggiate proiettive; se la coppia dei punti uniti di queste è reale, essa costituisce eviden- 
temente l'intersezione di r colla conica ; ma se essa è imaginaria, r non taglia più la conica, 
e si può tuttavia definire quella coppia come coppia imuginaria di punti delia conica, 
cioè come la coppia di punti imaginari d'intersezione di r con questa. Ciò appunto si suol 
fare; ma è singolare che non si pensa mai esser lecita la domanda, se al variare dei 
due fasci proiettivi generatori della serie dei punti (reali) della conica ed al variare per 
conseguenza delle due punteggiate proiettive su r non varierà la coppia degli elementi uniti 
imaginari di queste : in fatti che quella coppia non varia è evidente solo quando r taglia 
realmente la conica, ma non più se la coppia stessa è imaginaria. Senza riflettere a tale 
obbiezione si introduce poi il fatto non dimostrato che quella coppia di elementi uniti non 
varia nelle dimostrazioni di altri teoremi, come quello di Des.ìRGUES. Cos'i fa, ad esempio, 
lo Chasles (**). 

Ora si può togliere quella lacuna nel seguente modo, che contiene in sostanza 
una nuova dimostrazione, più completa delle ordinarie (in quanto tiene conto anche delle 
coppie di punti imaginari), del fatto che una curva di 2" ordine si può generare con 



(♦) È noto che Staudt la definisce invoce come il luogo dei punti che stanno sulle loro polari 
rispetto ad un sistema polare. Questa definizione meriterebbe forse di esser preferita nell'insegnamento 
della geometria di posizione a quella, usata finora quasi esclusivamente, su cui sopra mi baso. 

(^*, V. S'jctions coniques, p. 9 e 17. 



ni CORRADO SEGEE 15 

fasci proiettivi sceglieuilo ad arbitrio su essa i centri di questi. Siano dati 5 punti 
di un piano SS^ S., AB & consideriamo la coppia di fasci proiettivi S(S^AB), SJS.^AB) 
e la coppia S{S^AB), S^{S^AB): esse determineranno su una retta arbitraria r del 
piano risp. due proiettività che dico aver comune la coppia degli elementi uniti. 
Indicando con r {SS^, SA,...) i punti d'intersezione di r colle rette SS^, 
SA , . . , quelle due proiettività su r saranno determinate risp. dalle coppie di ele- 
menti corrispondenti 

SS.-, SA SB 



e dalle coppie 



\ 

ì S^S, ' S^A ' S^B 

\ S ,?! S A S B 

I S,S^ ' S,A ' S.,B 



Quindi le loro coppie di elementi uniti sono (n" 9) rispettivamente l'unica coppia comune 
alle involuzioni 



r {S^ S, , 


SA ; 


SS., , 


S,A) , 


r {S^ S.^ , 


SB ; 


SS., , 


S^B) , 


e quella comune alle involuzioni 








r{S^S.-. , 


SA ; 


ss^ , 


S.,A) , 


r(S^S.^ , 


SB ; 


ss^ , 


S.,B) . 



Ma queste ultime due involuzioni coincidono colle prime due, poicliè i quadrangoli 
completi SS^S„A, SS^S^B mostrano l'esistenza delle involuzioni 

r{S^S., , SA ; SS., , S^A : SS^ , S.,A) ; 
r{S^S^ , SB ; SS., , S^B ; SS^ , S.^B) . 

Dunque realmente le due proiettività considerate su r hanno la stessa coppia di punti 
uniti. 

Con ciò è provato che nella curva di 2° ordine generata da due fasci proiettivi 
di centri S, S^ si può sostituire ad S^ un altro punto qualunque S., della curva 
senza che cambi la coppia dei punti, reali od imaginari, d'intersezione con una retta 
qualunque. Ne segue che si potranno cambiare i centri di entrambi i fasci, ecc. 

17. 11 teorema di Desaegues in tutta la sua genei-alità segue ora immediatamente 
nel modo noto (ed in sostanza lo si trova già implicitamente nel ragionamento pre- 
cedente); poiché se AB CB sono 4 punti di una conica, le punteggiate proiettive, deter- 
minate su una retta r dai fasci proiettivi generatori della conica aventi per centri A, B, 
avranno per coppie di elementi corrispondenti r(AC, BC; AB, B D) e quindi l'in- 
voluzione 

r{AC , BD ; AD , BC) 

conterrà la coppia, reale od imaginaria, di elementi uniti di quella proiettività su r, 
cioè la coppia comune ad r e alla conica. 



16 LE COPPIE DI ELEMENTI IMAGINARI NELLA GEOMETRIA PROIETTIVA SINTETICA 

Si può poi definire come involuzione di pantl coniugati rispetto alla conica^ su 
una retta r l'involuzione unita che si è riconosciuto esser comune a tutte le proiet- 
tività determinate su r da fasci proiettivi generatori della conica, vale a dire 1 mvo- 
luzionc avente per elementi doppi la coppia d'intersezione da r colla cornea (p r 
definizione di questa coppia, sa essa è imaginaria). E allora segue pure immediatamente 
il teorema fondamentale della teoria della polarità: il luogo dei punti coniugati di un 
punto P rispetto alla conica è una retta. Poiché condotte per P due trasversali che 
taglino realmente la conica risp. in ^, 5 e C, B, la retta p congiungente x due puiiti 
di gonali diversi da P del quadrangolo completo AB GB sarà tagliata da ogni retta 
r passante per P in un punto P' che è coniugato di P nellinvoluzione di punti co- 
niugati posta su r: invero P, B' saranno evidentemente i punti doppi dell involu- 
zione r{AC,BB;AB,BC)e questa è armonica allmvoluzione di punti conni- 

aati. — Ecc. ecc. 

Non occorre aggiungere che colle proposizioni precedenti e le loro conseguenze 
converrà dare anche le proposizioni e le definizioni duali di coppia di rette imagmarie 
di un inviluppo di 2" classe, di rette coniugate rispetto a questo, ecc. 

i8 Vi è un modo di dimostrare le proprietà dell'esagrammo di Pascal che si 
collega colla nostra teoria e di cui quindi faremo qui un cenno. Se nello studio delle 
serie proiettive di punti su una conica si stabilisce il concetto del polo di un involuzione 
direttamente, senza derivario dalla considerazione dell'asse di una proiettwità, allora 
si può considerare la proposizione con cui abbiamo finito il n" 9 come una dimostrazione 
(meno semplice, del resto, che altre note) del teorema di Pascal per l'esagono semplice 
ABCA!B C iscritto ad una conica, e le cui coppie di vertici opposti AA,Lh,LL 
si considerino come coppie di punti corrispondenti in una proiettività. 

Lo studio della figura costituita dalle GO rette di Pascal relative ai OO esagom 
semplici aventi per vertici sei punti fissi di una conica coincide collo studio delle rela- 
zioni che passano tra le 60 proiettività determinate da tre coppie di elementi corn- 
spondenti formate con sei elementi fissi. Come esempio dimostreremo in questo modo 
l'esistenza dei punti di Steiner e di Kirkman. _ 

Siano 1 2 3 4 5 6 sei elementi qualunque di una forma di V specie (p. e. punti 
di una conica), e consideriamo le due proiettività 

12 3 12 3 

4 5 6' 564 

Nell'involuzione armonica ad entrambe (cioè alle loro involuzioni unite) siano 1', 2',. . 
i coniugati di 1, 2,. . .: essa trasformerà (n. 9) ciascuna delle due proiettività nella 
sua inversa sicché la V proiettività darà: 

1 2 3 6' 4' 5' A 4 5 6 3' l' 2' , 

"" ^'' ^" 1 2 3 6' 4' 5' A 5 6 4 2' 8' 1' . 

Dunque confrontando 

4 5 6 3' r 2' A 5 6 4 2' 3' 1' . 



DI CORKADO SEGEE 17 

e ripetendo questa proiettività nuova (ciclica) : 

4 5 6 3' 1' 2' A G 4 5 1' 2' 3' , 
cosicché sostituendo nella prima relazione si avrà : 

1 2 3 6' 4' 5' 7\ 6 4 5 1' 2' 8' . 

n 12 3 

Ora questa prova che la proiettività p 4 - e trasformata nella sua inversa 

dalla stessa involuzione considerata ; cioè le tre proiettività 

12 3 12 3 12 3 

45 (3' 5G4' 645 

sono armoniche ad una stessa involuzione (*). 

Trasportata nel modo detto (e notando che se un'involuzione di punti di una 
conica è armonica ad una proiettività, il suo polo e l'asse di questa sono incidenti) 
questa proposizione ci dice che le 3 rette di Pascal rappresentate da quelle proiet- 
tività concorrono in un punto (di Steinek). 

Consideriamo ora le tre proiettività 

14 6 15 4 13 6 

253' 623' 42 5' 

Siano 1' 2' . .. i coniugati di 1 2. . . nell'involuzione armonica alle prime due: 
avremo dalla 1 " : 

1 6 2' 5' A 2 3 1' 4' 
e dalla 2' 

2 3 1' 4' A 5 4 6' 3' A 4 5 3' 6' , 

e quindi combinando : 

1 6 2' 5' A 4 5 3' tì' . 

Questa relazione insieme colle 

1 6 4' 5' A 4 5 1' 6' , 

1 3 4' 2' A 4 2 1' 3' , 

le quali sono conseguenza dell'involuzione 11', 22', ... , provano che 

1 3 6 4' 2' 5' A 4 2 5 1' 3' 6' , 

cioè che la 3" proiettività considerata è trasformata nella sua inversa da quell'invo- 
luzione, cioè le è pure armonica. Dunque quelle tre proiettività sono armoniche ad 
una stessa involuzione. — Per la conica se ne trae che le tre rette di Pascal corri- 
spondenti alle dette proiettività concorrono in un punto (di Kirkman). 



(*) Più brevemeate : si osservi che, chiamando risp. <p, , ì),, ì), quelle tre proiettività, si ha: 
^3 = ^i'Pj~'ì',- Ora se 5 è l'involuzione armonica a <)), ed a <?,,, sarà: 5^,5=:^),-', 37),3=ì>,-' e 
quindi: 3'P33 = S('P,7),-"p,)3i= 3<p,3< ( 3<p,-' 3) (37), 3)= •p,-'^,<P,-' = ÌJj-', cioè 3 sarà 'pure 
armonica a 7*3. — Un'altra dimostrazione dell'esistenza dei punti di Steiner piiì simmetrica e più 
completa, giacché mostra pure che questi sono a coppie coniugati rispetto alla conica, si troverà nella 
Nota sui fasci di proiettività di cui già feci cenno. 

Serie II. Tom. XXXVIII. e 



18 LE COPPIE DI ELEMENTI I.MAGINARI NELLA GEOMETKIA PROIETTIVA SINTETICA 

\ !K È importante nella geometria proiettiva sintetica, anzi che limitarsi alla consi- 
derazione delle coniche reali, Tintrodnrre anche le coniche nvaginarir, le quali si 
possono definire , come hen si sa , mediante sistemi polari in cui non vi sia alcun 
punto (reale) posto sulla sua polare. Oltre che con ciò molte proposizioni della teoria 
delle coniche (derivanti dalla polarità) acquistano un significato più generale, si ha il 
vantaggio di poter poi introdurre con perfetto rigore il cerchio imaginario all'infinito 
nelle questioni metriche, ad esempio nella ricerca puramente sintetica degli assi , delle 
sezioni circolari e delle proprietà focali delle quadriche. Per coppia di punti imaginari 
di una conica imaginaria sintenderà la coppia dei punti doppi dell "involuzione di punti 
coniugati rispetto al relativo sistema polare posta su una retta (e dualmente) ; ed in 
generale la teoria del sistema polare darà subito quella della conica immaginaria. 

Nei fasci di coniche (a base tutta imaginaria) converrà pure considerare le coniche 
imaginarie. La proprietà fondamentale di un fascio di coniche, cioè il teorema di Stuem, 
si dimostra facilmente nel seguente modo"_ che pare notevole appunto perchè serve per 
fasci affatto generali in cui si consilerino anche coniche imaginarie. Siano r', r\ r" 
tre rette qualunque date, lati di un triangolo i cui vertici rispettivamente opposti a 
quelle siano A, B, C; e consideriamo nello stesso piano una conica V , reale od 
imaginaria (non passante per alcuno di quei vertici). La proposizione che cerchiamo 
è in sostanza una relazione tra le coppie dei punti d'intersezione, reali od imaginari, 
di r con r', r", r"", la quale ci mostri come, tenendo fisse le prime due coppie e 
variando T vari la terza su r'" ; od in altri termini è una relazione tra le involuzioni 
3', 3", 3" di punti coniugati rispetto a F (cioè al relativo sistema polare) poste su 
r', r", r'" . Orbene queste involuzioni siano rispettivamente determinate dalle coppie: 

3' {BB\ ce), 3"(CC", AA"), T{AA"', BB'"); 

le polari di ^1, B, C rispetto a F saranno .-1"^'", B'"B'. C'C'e taglieranuo risp. r', r", r" 
in tre punti A , B" , C" : il legame tra quelle tre involuzioni, cioè di essere involuzioni di 
punti coniugati rispetto ad una stessa conica , equivale a questo che i punti A', B' , C" 
sono in linea retta (per la nota proprietà caratteristica di due triangoli polari rispetto ad 
una conica di essere omologici). Ora da ciò segue che, date r, r", r" e le involuzioni 
3' 3" su »•'. r", i punti A" , B" di r'" sono coniugati nell'involuzione 3 perfettamente 
determinata dalla coppia A, B e dalla coppia dei punti d'intersezione di r'" colle 
rette A" C, B' C" (poiché i due quadrangoli completi ^"i?'J-' 5", A" B' C C" deter- 
minano su r'" una stessa involuzione, la quale conterrà per conseguenza appunto 
queste ultime due coppie di punti e la coppia A'", B"). Quindi al variare di F 
l'involuzione 3" {AA'" , BB"') varierà restando sempre armonica a quell'involuzione 
fissa 3 che contiene le coppie AB, A'" B'" : si ha cioè il teorema di Stukm: « tutte 
le coniche, reali od imaginarie, passanti per due coppie fisse, reali od imaginarie, di 
punti (le coppie degli elementi doppi di 3', 3") tagliano una retta qualunque r" nelle 
coppie, reali od imaginarie, di un'involuzione 3 costruibile nel modo visto ». Notisi 
poi che in questo modo resta pure dimostrato l'inverso, cioè che per ogni coppia 
dell'involuzione 3 passa una determinata conica del fascio considerato; sicché in par- 
ticolare ne segue che per due coppie, reali od imaginarie, di punti e per un altro 
punto reale passa in generale una conica reale determinata. 



DI COEKADO SEGKE 19 

Dal teorema di Sxukm si trae subito, come si sa, che le polari di un punto 
rispetto alle coniche di un fascio formano fascio. Considerando poi le involuzioni deter- 
minate dal fascio di coniche su due rette qualunque e notando che esse sono pro- 
iettive (u' 14) alle punteggiate costituite risp. sulle rette stesse dai coniugati del 
loro punto d'intersezione rispetto alle varie coniche, punteggiate, che in forza della 
proposizione ricordata, sono sezioni di uno stesso fascio di rette, se ne deduce che 
« le involuzioni determinate da un fascio di coniche sulle rette del piano sono tutte 
riferite proiettivamente tra di loro ■>. Ecc. ecc. " ' 



Le coppie di elementi imaginari nelle relazioni metriche. 

20. Vj noto che nelle relazioni metriche si possono introdurre gli elementi ima- 
ginari senza uscire dal campo delle grandezze reali, cioè senza farvi comparire quantità 
imaginaric. 

Consideriamo anzitutto una retta r ed abbiasi su questa un'involuzione di punti 
3 avente per punto centrale e per potenza k : se essa è iperbolica e s'indicano 
con 31, N i suoi punti doppi, sarà 

OM^:=:ON~=k . 

Orbene (quando invece 3 fosse ellittica, cioè A- negativa si assumerà quest'eguaglianza 
come definizione dei simboli OM-, ON^, i quali in tal caso, essendo 31 N imaginari, 
non avrebbero alcun senso (*). — Similmente se 3 è iperbolica la potenza di un punto 
qualunque P di r rispetto alla coppia 3.IN sarà 

P31.P N= P0--0 M-= P 0'-- h : 

se invece è ellittica si prenderà quest'uguaglianza come definizione del simbolo P 31 .PN, 
e si cliiamerà ancora potenza di P rispetto alla coppia (imaginaria) 3IN la quantità 
così rappresentata. In particolare sarà sempre 031 . N= — le. ■ — Si avverta bene 
che i simboli Pili, PN, ecc., quando 31 N sono imaginari non avranno alcun senso 
se non si troveranno combinati appunto nel modo detto (come piu'e 31 ed N, separati, 
non hanno senso). 

Con queste definizioni si possono generalizzare varie relazioni metriche segmen- 
tario: ne daremo solo due esempi. Anzitutto si consideri su r un'involuzione iperbolica 
3' di punti doppi AB e punto centrale P e sia MN una sua coppia imaginaria. 
L'involuzione ellittica 3 di punto centrale e potenza h relativa a questa coppia 
conterrà la coppia AB, sicché sarà 

k = OA.OB = PO--PA- . 
e quindi 

P3I.PN = P0--k = PA' . 



(*) V. Staudt: Von den reellen und imagindren Halbmessern der Kurven und Flàchen II. Ordnung 
(iNùrnberg 1867), pag. 6. 



20 I,E COPPIE DI ELEMENTI IMAGINARI NELLA GEOMETRIA PROIETTIVA SINTETICA 

vale a dire la potenza del punto centrale P di 3' rispetto ad ogni coppia imaginaria 
MN di quest'involuzione è costante ed uguale alla potenza FA- di 3'. Viceversa 
ogni coppia rispetto a cui P abbia questa potenza apparteri-à ad S'. 

Consideriamo ancora un'involuzione qualunque 3 di punto centrale 0, potenza le 
e punti doppi reali od imaginari 3IN. Due punti qualunque A, B abbiano per coniugati 
in 3 risp. A, P'; sarà: 



AO--k 



AA'. AB' _{ AO-AO)[AO-B'0) _ \ ^aJ))\ "Iwì 

BA'.BB'~'{BO-A'0)(BO-B'0)~ / k \7~~ ~T\ ~ B 0-- h 

\ A0Ì\ ~B0) 



ossia : 

A A'. AB' A3I.AN 



BA'.BB' BM . BN ' 

Dunque in un'involuzione qualunque di punti il rapporto delle potenze di due punti 
qualunque rispetto alla coppia costituita dai loro punti coniugati è uguale al rapporto 
delle loro potenze rispetto alla coppia dei punti doppi. 

21. Analoghe definizioni permettono di introdurre gli elementi imaginai'i nelle 
relazioni metriche angolari. In un fascio di rette (o di piani) sia «; n la coppia di 
elementi doppi di un'involuzione 3 di cui sia o un asse (od un piano principale) ; se 3 
è iperbolica sarà 

tg- om — tg- on = /.■ , ■ 

essendo /e il prodotto costante (positivo in tal caso) delle tangenti degli angoli che 
l'asse (od il piano principale) o fa con una coppia reale qualunque di elementi coniugati. 
Orbene si assuma quella come definizione dei simboli tg^ om , tg- on , quando 3 è 
ellittica (e quindi Jc negativa) ; e si ritengano allora come definizioni dei simboli sen-o»^ 
cos-o>», ecc., quelle che costituiscono le loro espressioni in funzione di tg-oìn, t^on 
nel caso contrario, sicché sarà sempre 

sen" om= sexr on = , cos^ o m = cos^ on = , ecc. 

l+Z- 1+/.:' 

Si ha poi, se 3 è iperbolica e quindi m n sono reali, indicando con }) un elemento 
qualunque del fascio : 

tg- i)o — tg^oìn 

tg 1) m tg i)n=-- — ; --T, , 

1 — tg-po tg" ìli 

sen jj m seu pn^= cos-p o cos^ o in (tg* ^) o — tg- o tu ) , 

cos p) ìli cos 2) n = cos-p o cos* o ìh ( 1 — t^p o tg^ om) , 

e queste, nel caso contrario in cui ìnn siano imaginari, si assumano come definizioni 
dei simboli tg p m tg p n , ecc. 



DI COREADO SEGKE 21 

Mediante queste definizioni possiamo ottenere ad esempio una relazione analoga 
a quella vista alla fine del n" precedente. Si considerino due elementi a, h del fascio 
ed i loro coniugati «', //' in 3. Sarà, qualunque sia la specie di quest'involuzione: 

sen a a sen a u cos ao — cos a o sen ao cos ao tg a o — tg a'o 
senta' sen i o cos «'o — cos 6 o sen a'o cosò o tg 60 — tg a'o ' 
sen a a! cos a tg- ao — le 



ossia appunto 



sen l) a' cos bo tgaotgbo — l ' 

sen a h' cos ao tg « tg 6 — /■• 

sen h h' cos ho tg^bo — k 

sen a a' sen a b' cos- a {tg-ao — tg" m) 

sen b a' sen b V cos" b ( tg"' bo — tg- m) 

sen a a' sen a b sen a m sen a n 



sen i a' sen b b' sen ò wi sen b n 



22. La definizione (n" 16) di coppia di punti imaginari di una curva di 2° ordine 
si applica in particolare al cerchio, e come questo è caratterizzato da che due fasci 
proiettivi di rette che lo generino sono fasci direttamente eguali, così essa porta a 
conchiudere (n" 15) che il cerchio è caratterizzato tra le curve di 2° ordine dal tagliare 
la retta all'infinito nella coppia dei punti ciclici. 

Inoltre considerando una retta al finito / ed un cerchio di centro C e raggio 0, 
si può dedurre dalla definizione generale della coppia d'intersezione di r col cerchio 
una costruzione speciale utile nello studio delle proprietà metriche. Conducasi da C 
la normale ad r e ne siano il piede ed S, S' i punti d'intersezione col cerchio. 
Indichiamo con / un punto variabile di questo e con X, X' i punti d'intersezione 
di )• coi raggi SI, S'I dei fasci proiettivi di centri S, S' generatori del cerchio: 
dai triangoli simili XOS, S'OX' si avrà, tenendo conto anche dei segni: 

OX. OX'=-OS. OS' , 

ossia, indicando con d la distanza C : 

OX. OX'=p--d~ . 

Dunque la coppia dei punti d'intersezione di r col cerchio è la coppia dei punti doppi 
3IN reali od imaginari dell'involuzione avente per punto centrale e f/ — cP per 
potenza. 

Se P è un punto qualunque su r sai'à (n° 20): 

P3I.PN=P0'-{p^-d^) = PC--p^ . 

Quindi se pel punto P del piano del cerchio (C, -;) si fa rotare una retta r, la potenza 
di P rispetto alla coppia, reale od imaginaria, dei punti d'intersezione di r col cerchio 
è costante (e data da PC^ — p^). 

Da queste premesse segue immediatamente che, dati due cerchi qualunque in un 
piano, esiste in generale al finito una determinata retta che li taglia nella stessa coppia 



22 LE COPPIE DI ELEMENTI l.MAGIXARI NELLA GEOMETRIA PROIETTIVA SINTETICA 

di punti, e che è quindi luogo dei punti di ugual potenza rispetto ad ambo i cerchi; 
e segue la teoria degli assi radicali, dei fasci di cerchi, ecc., senza le restrizioni a cui 
darebbe luogo l'esclusione dei punti imaginari. 

Dalla definizione generale delle coppie di tangenti imaginarie di una conica si 
vedrebbe similmente che le coppie di tangenti del cerchio (C, p) si possono determi- 
nare così : per un punto qualunque P la coppia delle tangenti condotte da esso al 
cerchio, reali od imaginarie, è la coppia delle rette doppie dell'involuzione avente la 

retta P C per un asse e la quantità ——3 ., per prodotto costante delle tangenti 

-Ir C' — p' 

degli angoli che due rette coniugate qualunque fanno con quell'asse. 

23. La proprietà metrica piìi importante nella teoria delle coniche è forse quella 
fornita dal teorema di Caknot. In fatti tra i vantaggi che essa presenta su altre vi 
sono quelli di esser proiettiva e di costituire una relazione tra sei punti (0 tangenti) 
di una conica valida anche se questi formano tre coppie di cui alcune tutte siano 
imaginarie, ed anzi valida anche quando la conica sia imaginaria. Ora la dimostrazione, 
che ne diede lo Chasles e che viene riprodotta in quasi tutti i trattati, presenta l'in- 
conveniente, appoggiandosi sul teorema di Desargues, di esigere anzitutto che almeno 
due lati del triangolo taglino realmente la conica, e poi che mediante questo caso si 
dimostrino successivamente quelli in cui un solo lato o nessuno tagli realmente la conica. 
Oltre ad un difetto di simmetria ed eleganza, tale dimostrazione ha perciò anche quello 
di supporre essenziamente che la conica sia reale. 

Per ottenere una dimostrazione che valga anche per coniche imaginarie si rifletta 
che, queste essendo definite da polarità, la dimostrazione dovrà basarsi unicamente sulle 
proprietà della polarità, e poiché nel teorema stesso figura un triangolo qualunque, 
si è condotti a basarsi sulla proprietà caratteristica di due triangoli polari l'uno dell'altro, 
quella cioè di essere omologici, della quale già ci servimmo per stabilire il teorema 
di Stlrm (che si può ben considei'are come l'equivalente grafico del teorema metrico 
di Carnot). Sia dunque ABC un triangolo qualunque nel piano di una conica, reale 
od imaginaria, ed indichiamo ancora con A\ .1",..., gli stessi punti che al n" 19. 
Poiché i punti A', B\ C" sono in linea retta, cos'i si avrà (applicando ripetutamente 
il teorema di Menelao): 

BB' .BC ce". CA" AA"'.AB'" _ 
^^^ GB' . ce AG". AA" Ba". BB" ~ " 

Ora chiamando A^ .4, , B^ i?., , C, C, le coppie di punti, reali od imaginarie, d'inter- 
sezione dei lati BG, CA, AB colla conica, sicché sarà A^A.., la coppia dei punti 
doppi dell'involuzione {BB', CG'), ecc., si avrà (v. la fine del n" 20): 



e quindi sostituendo : 



BB'.BC' BA,.BA, 

— • r: 6CC 

GB'. GG' GA^ . CA^ ' 



BA^ . BA, GB^ . GB., AC^.AG., 



. . , . ., — ) . ^^.^ — , ., _ 

^' CA^.GA,AB^.AB.,BC^.BC, 



DI CORRADO SEGRE 23 

che è appunto il teorema di Carnot.- La dimostrazione prova pure che questa rela- 
zione (2) è condizione non solo necessaria ma anche sufficiente perchè le tre coppie 
A^A, , jB^IB.,, C^C, appartengano ad una conica (*). 

Similmente mediante l'ultima relazione del n" 21 si troverebbe il teorema duale 
nel i^iano a quello di Carnot (ed i due teoremi corrispondenti sui coni quadrici duali 
di quelli nello spazio). — Questi due teoremi permettono poi di dedurre come casi 
particolari tutte le principali relazioni rnetriclie riguardanti le coniche, come quelle 
relative ai diametri coniugati, agli assi, agli asintoti, ecc., senza escludere né i punti 
(e le tangenti) imaginari, ne le coniche imaginarie. 



Coppie di rette imaginarie sghembe. 

24. Neir applicare la considerazione delle coppie di elementi imaginari alle forme 
geometriche dello spazio ordinario, alle proiettività di forme di 2" e 3" specie, alle 
quadriche (rigate o no) si potrà seguire il metodo di cui abbiamo posto i fondamenti 
e non s'incontreranno vere difficoltà, : entrare in altri dettagli su ciò ci pare inutile e 
ci farebbe d'altronde allontanare dallo scopo di questo lavoro (**). Solo su un punto 
vogliamo ancora fermarci brevemente, cioè intorno alle coppie di rette ■imaginarie di 
2" specie (chiamando di V specie le coppie di rette imaginarie da noi finora consi- 
derate, le quali passano per un punto reale e stanno in un piano reale). 

Nello spazio ordinario vi sono, com'è noto, due specie di proiettività involiitorie, 
cioè le involuzioni omologiche e le involuzioni rigate. Si dimostra facilmente (***) che 
un'involuzione rigata o non ha alcun punto o piano doppio, oppure ha per punti e 
piani doppi i punti e i piani di due rette sghembe (assi): nel 1" caso l'involuzione si 
dirà ellittica, nel 2" iperbolica. In ogni caso le congiungenti di punti coniugati nell'invo- 
luzione e le intersezioni di piani coniugati formano uno stesso sistema costituito dalle rette 
doppie dell'involuzione : ciascuna di queste è sostegno di un'involuzione di punti (o di 
piani) coniugati nell'involuzione rigata, involuzione che è ellittica od iperbolica con questa 
ed ha per punti doppi (o piani doppi) nel 2° caso due punti (o piani) degli assi. 

Ciò premesso, diremo coppia di rette imaginarie sgliemhe o di 2" specie un'in- 
voluzione rigata ellittica, e diremo anche cbe essa costituisce la coppia dei proprii 
assi. Chiamando poi coppia di punti o piani (imaginari) di quella coppia di rette la 
coppia dei punti o piani doppi di ogni involuzione di punti o piani contenuta nell'involu- 
zione rigata ed avente per sostegno una retta doppia di questa, si avrà in generale : 



(») Quindi la (Ij dà aiia dimostrazione metrica ilei fatto che i punti D' C , C" A'\ A'" C" d'inter- 
sezione dei lati non corrispondr-uti di due triangoli omologici stanno su una conica, e viceversa ; vale 
a dire del teorema di Pascal e del suo inverso. 

(•*) Ad esempio si potrà definire com3 coppia di punti imaginari di una quadrica la coppia dei punti 
doppi di un'involuzione ellittica di punti coniugati ris|)etto alla quadrica. E si giungerà allora natu- 
ralmente a considerare su ogni quadrica non rigata infinite coppie di ratte imaginarie di I» specie, sì 
che per ogni punto della quadrica passa una coppia posta nel rispettivo piano tangente. In fatti l'in- 
voluzione ellittica delle tangenti coniugate in un punto qualunque della quadrica è tagliata da ogni 
piano secondo un'involuzione ellittica di punti coniugati rispetto a questa; vale a dire la coppia di 
rette doppio imaginarie di quell'involuzione di tangenti ha tutte le sue coppie di punti imaginari sulla 
quadrica, e conver^i'à perciò dire che essa stessa appartiene a questa. 

(***J V. Staudt, Geometrie der Lage, pag 130. 



24 I.E COPPIE DI ELEMENTI IMAGINAKI ECC. - 1)1 CORRADO SEGRE 

Ogni coppia di rette syliembc, reali od im<((jinarie, determina un sistema di 
infinite rette, di cui ognuna contiene una sua cop^ria di punti e sfa in una sua 
coppia di piani: vi è sempre una retta del sistema passante per un dato punto 
giacente in un dato piano. La coppia di rette sghembe costituisce gli assi di 
una determinata involuzione rigata, in cui due punti (o piani) coniugati qualunque 
sono coniugati armonici rispetto alla coppia di punti (o piani) che la loro con- 
giungente (o retta d'intersezione) determina eolla coppia degli assi. Ecc. 

25. Data una coppia qualunque di rette tgliembe, cioè un'involuzione rigata, si 
considerino tre rette doppie qualunque di questa e la quadrica per cui esse sono gene- 
ratrici di un sistema : è evidente che le generatrici dell'altro sistema saranno a coppie 
coniugate in quell'involuzione, mentre quelle del 1" sistema saranno tutte rette doppie. 
La coppia di rette sghembe assi dell'involuzione starà nel 2° sistema di generatrici 
di quella quadrica: ciò è chiaro se la detta coppia è reale, e nel caso contrario ciò 
si assumerà come definizione di coppia di generatrici imaginarie in un sistema di 
generatrici di una quadrica rigata (definizione- giustificata dal fatto che ogni coppia di 
punti di quella coppia di rette sghembe appartiene alla quadrica considerata). E si potrà 
dire che ogni coppia di generatrici imaginarie dell'un sistema della quadrica rigata è ta- 
gliata in una coppia di punti da ogni generatrice dell'altro sistema, ecc. 

"Viceversa ogni involuzione tra le generatrici di un sistema di una quadrica rigata 
è contenuta in un'involuzione rigata determinata e determina quindi una coppia di 
rette sghembe reali od imaginarie (v. Beitruge, n" 104). In tal modo lo studio delle 
involuzioni rigate dello spazio e quello delle involuzioni tra generatrici di uno stesso 
sistema di una quadrica rigata vengono ad essere strettamente collegati tra di loro. In 
conseguenza dallo ricerche di Staudt su questi argomenti si potranno prendere le dimo- 
strazioni di varie altre proposizioni sulle involuzioni rigate importanti nella teoria delle 
rette imaginarie sghembe (*). Cos'i si potrà dimostrare che, date 4 rette che non siano ge- 
neratrici dello stesso sistema di una quadrica, esiste sempre una determinata involuzione 
rigata di cui esse sono rette doppie, cioè una determinata coppia di rette che le taglia tutte 
[Beitruge, n" lOG). Cos'i ancora si avrà che se due coppie di rette imaginarie sghembe sono 
assi di due involuzioni permutabili, il prodotto di queste sarà una terza involuzione rigata 
avente per assi due rette reali, di cui ciascuna taglia entrambe le coppie imaginarie 
nella stessa coppia di punti {Beitruge., n" 109). Ecc. ecc. 

Torino, febbraio 188G. 



(*) La defÌQiiioae delle rette ininginari,; di V spficie mediante un'involuzione ellittica di genera- 
trici di una quadrica fu probabilmeufe pr>iferita dallo Staudt a quella da me scelta perchè si presta 
immediatamente alla separazione delle due rette mediante il verso deirinvoluzione. Ma non avendo 
da fare la separazioue, essa pare meno buona, perch"' sono infinite le quadriche passanti per una data 
coppia di rette ed il fissarne una per definire questa coppia è un difetto di simmetria. Del resto anche 
lo Staudt adopera largamente le involuzioni rigate per lo studio delle rette imaginarie di 2' specie; 
nel quale poi è pure da notare che pare indispensabile la considerazione delle quadriche rigate. 



25 



MOLLUSCHI FOSSILI 

POST -PLIOCENICI 



DEL 



CONTORNO DI TORINO 



CARLO POLLO^ERA 



Approvato nell'adunanza del 4 Aprile i886 



Nessuno finora essendosi occupato con qualche ampiezza dei Molluschi fossili dei 
terreni quaternari del Piemonte, io accolsi con molto piacere la gentile offerta fattami 
dal Dott. Federico Sacco di studiare e descrivere il ricco materiale da lui raccolto 
sia sulla collina di Torino, sia nelle torbiere di Trana. Affatto estraneo alla scienza 
geologica non mi periterò ad arrischiare nessuna ipotesi rispetto alla contemporaneità 
no dei vari depositi di conchiglie fossili che andrò esaminando , lasciando intera- 
mente al Dott. Sacco il difficile compito di trarre quelle conseguenze che potranno 
dedursi dalle mie osservazioni puramente malacologiche. Tuttavia dividerò in due parti 
questo mio lavoro ; nella prima tratterò dei Molluschi raccolti sulle colline di Torino, 
nell'altra di quelli trovati presso Trana, sia nelle torbiere sia in un deposito sabbioso- 
argilloso messo allo scoperto da una frana recente. 

La malacologia quaternaria della valle del Eodano fu accuratamente studiata 
dal sig. A. Locard di Lione, e su quella della Lombardia vi sono già parecchi lavori 
dei signori Pini e Adami, cosicché lo studio degli analoghi depositi del Piemonte potrà 
risultare di qualche utilità pel confronto con quelli delle regioni circostanti. 

In questo mio lavoro seguo la stessa classificazione che adottai nel mio Elenco 
dei Molluschi viventi in Piemonte (Atti E. Acc. Se. di Torino, 1885), soltanto ho 
creduto bene di accettare lo smembramento del genere Helix, proposto e già adottato 
da parecchi malacologi, e per mostrare quali siano le ragioni che mi parvero giusti- 
ficare tale smembramento, darò i caratteri anatomici e concliiologici di ciascuno dei 
generi non universalmente adottati ; lo stesso farò per le famiglie. 

Onde rendere più facile il confronto di certe nuove specie con quelle viventi 
oggidì nel nostro paese, ho creduto utile di figurare parecchie di queste, specialmente 

Serie II. Tom. XXXVIII. d 



26 MOLLUSCHI FOSSILI POST-PLIOCENICI DEL CONTORNO DI TORINO 

delle meno note; così pure a fine di rendere più palesi i caratteri generici che differen- 
ziano molte forme sino ad ora collocate nello sconfinato genere Hclix, ho dovuto dare 
figure anatomiche di alcune parti di esse ; ne credo ciò possa nuocere a questo mio 
lavoro paleontologico ove si consideri che il maggior interesse cUe ci ofEi'e lo studio delle 
faune dei terreni quaternari risiede appunto nel confronto di queste con le faune attuali. 
Passo quindi senz'altro alla enumerazione delle specie. 



SPECIE DELLE COLLLNE DI TORINO 



Fam. L - LLMACIDAE. 

Animale nudo con limacella interna, oppure protetto in parte od intieramente 
da una conchiglia più o meno perfetta, ma non mai a spira molto elevata. Mandibola 
arcuata, liscia, senza coste, a margine tagliente rostrato nel mezzo. Denti latero- 
marsinali della radula muniti di un aculeo lungo, in forma di coltello un po' ricui'vo. 



■^a* 



Gen. LIMAX Linneo. 
\. Limax tauriuensis n. sp. 

FiG. i9, 30, 31. 

LimaccUu miguiformis , elongata , nucleo laterali , tennis , fragilis : inferne 
valide eoncava; siq}ra convexa, striis parum conspicuis. 
Long. G, lat. 3 Vi mill. 
Val Salice, un solo esemplare. 

Malgrado la sua piccolezza è fuor di dubbio che questa limacella appartiene al 
gruppo dei veri Limax tipici come i L. cellarius, L. cinerco-niger, ecc., che vivono 
tuttora in Piemonte : in nessuno di questi tuttavia incontrai una limacella così concava 
come questa, eccetto nel L. suhalpinus var. rporecliensis Lessona, che possiede una 
limacella ancora più concava ma affatto diversa. 

Gen. HYALINIA Fekussac. 

2. Hyalinia (Vitrea) subrimata Keinhafdt. 
Molluskenf. der Sudeten, p. 13, u. Sitz-Ber. natui-f., Ges., Berlin, 1871. 

Val Salice, non rara ; Villa Faravelli, 1 esemplare ; si trova identica sulle nostre 
Alpi sino oltre i 2000 metri. 



DI CARLO rOLLONERA 27 

3. Hyalinia (Polita) petronella Charpentiek in Di moni et Moktillet 
Hist. Moli. Savoie, 1853, p. 230. 

Strada di S. Vito, Villa Bricliet. Villa Kocca, sempre molto rara ; attualmente 
vive nelle nostre Alpi al di sopra di 1500 metri. 

4. Hyalinia [Vollia) sismondae n. sp. 

Fio. 19, 20, 21. 

Testa parva, depressa, laevigata, suhtiliter striatnìa ; spira convexiuscidu : 
anfractus 4 regularitcr involuti, rotuncìati; umhiìicus amplus, perspectivus ; aper- 
tura irrer/uìariter rotundata, parimi obliqua. 

Diam. mai. 4 V^-^ mill. 

Val Salice, non rara; Strada di S. Vito e Villa Faravelli, rara. 

Questa specie, che dedico al chiarissimo geologo piemontese E. Sismonda, è 
affine alla H. pura Alder, dalla quale differisce per le dimensioni assai maggiori, 
per la bocca più rotonda e meno obliqua, e per gli anfratti che si svolgono meno 
rapidamente, cosicché l'ultimo è meno preponderante sugli altri che non in quella. 

Delle specie viventi ora in Piemonte la più prossima a questa è la H. clara 
Held, che si trova nei detriti del Po, ma della quale non conosco il vero habitat : 
è però anche questa una specie alpina e nordica. 

5. Hyalinia [Conulus) fulva Mxìller [Helix), 
Vermium hist., 17 74. 

Comunissima in quasi tutti i depositi; non offre nessuna notevole differenza con 
gli individui che ancora attualmente vivono nelle nostre regioni montuose. 



Fam. il - PUPIDAE. 

Concliiglia depressa, conica o cilindrica, apertura spesso dentata. Mandibola poco 
arcata, liscia ed a coste numerose, serrate e poco sporgenti, margine tagliente liscio 
od appena crenulato. Kadula come negli Helicidae. Apparato genitale sempre privo 
di vescicole mucose e di sacco del dardo, fuorché nelle Vallonia in cui questo esiste 
sebbene rudimentale. 

Gen. PATULA Held. 

Questo genere differisce dalle Hyalinia soltanto pei caratteri della radula e per 

le leggere costicine della mandibola; dalle vere Helix pei caratteri della conchiglia, 

della mandibola e dell'apparato sessuale; dalle Cluusilia pei soli caratteri della 
conchiglia. 



28 MOLLUSCHI FOSSILI POST-PLIOCENICI DEL CONTORNO DI TORINO 

G. Patula (IHscus) ruderata Studer (Heìix), 
Kurz. Verzeicliii., 1820, p. 86. 

Comune in Val Salico, rara a Villa Manzoni, Villa Milanolo, Villa Barbaroux. 

Attualmente nelle nostre Alpi questa specie non scende mai al di sotto dei 1000 
metri. Gli esemplari fossili della nostra collina sono un po' più grandi dei viventi e 
superiormente più convessi, spesso inoltre l'ultimo anfratto è anormalmente deviato 
in basso; in alcuni individid però l'identità con quelli viventi è assoluta. 

Gen. valloni a Kisso. 

Differisce dal genere Patnht per la conchiglia che ha il peiistoma risvoltato, e 
per la presenza del sacco del dardo nell'apparato sessuale. 

7. Valloaia costata Mììller {Helix), 
Verm. hist. , 1774. 

Assai frequente in Val Salice, Monte Brocca, Strada di S. Vito, Villa Vola e 
Villa Miaglia. 

La massima altitudine a cui venne trovata finora è Gressoney-la-Trinité a 1700 
metri, ma generalmente vive nelle parti basse delle vallate alpine e nella pianura 
sottostante; si trova pure negli Apenniiii. Gli esemplari fossili non mi presentarono 
differenza alcuna da quelli viventi. 

8. Vallonia pulcliella Mìjllek {Helix) , 
Verm. hist., 1774. 

Val Salice, Villa Lavaldigi e Tavigliano , Eremo , Villa Brichet , Villa Rocca, 
C. Ghetto. 

Negli esemplari fossili questa specie è assai meno nettamente distinta dalla pre- 
cedente che non nei viventi, perchè sono molto frequenti indiviilui intermedii, troppo 
fortemente striati per poter essere con certezza ascritti alla V. pulchclla, e non abba- 
stanza chiaramente muniti di costole per potersi definire V. costata. 

Gen. BRADYBAENA Beck. 

Conchiglia eliciforme, carenata, cornea; apertura non dentata, a peristoma in- 
terrotto e risvoltato in fuori. Mandibola a coste numerose e debolissime ed a margine 
tagliente non crenulato ; in tutti gli altri caratteri anatomici non si distingue dalle 
Patula. 



DI CARLO POLLONERA 29 

!) Eradybasna prociliata u. sp. 

FiG. 31', 33, 31. 

Testa yloboso-depressa, acute car inaia , aperte umhUieata, supra confertim 
striata; anfractus 5-5 /C supra pìaniusculi, suhtus convcxi; apertura ovaio-lunata, 
non vel parum obliqua , depressa ; peristoma interruptus , reflexus , intus callo 
valido munitus ; spira plus minusve depressa. 

Biava, max. 7 ]/^-9 V^ mill. 

Comune in Val Salice e Villa Manzoni : rara a Villa Filippone. 

È questa senza alcun dubliio la forma atavica della H. ciliata, tuttora vivente 
in Piemonte, dalla quale si distingue per l'umbilico assai più ampio, per l'apertura 
più piccola, più schiacciata e quasi sempre più orizzontale, ed infine per gli anfratti 
che si svolgono con un accrescimento meno rapido. Le variazioni nelle dimensioni e 
nell'altezza della spira sono analoghe a quelle che si riscontrano nella B. cHiata. 



Gen. BULIMINUS Ehrenberg. 

10. Buliminus {Ena) obscurus Miiu,. (Helix), 
Verni, hist. , 1 774. 

Var. miscUus mihi (fig. 4). 

Testa minor, minus turgida, apjcrtiira magis oMonga; longii. max. 8 mill. 

Val Salice e Villa Manzoni, molto rara. 

il. Buliminus (Chondrula) tridens Mull. (Helix), 
Verm. hist., 1774. 

Bara in Val Salice, questa specie è comunissima o non rara in quasi tutti gli 
altri depositi esplorati. Come accade negli individui viventi cosi nei fossili questa 
specie è nella stessa località molto variabile per dimensiojii, forma e dentatura. 

L'altezza varia tra i 10 ed i 15 mill., la larghezza tra i 4 ed i 6. La den- 
tatura in generale è assai robusta, tuttavia in parecchi individui manca la callosità 
angolare superiore ed il dente columellare è rudimentale o nullo. Attualmente in 
Piemonte questa specie vive sempre al di sotto di 1000 metri. 

Var. gastuldii mihi, 
FiG. 10. 

Differt a forma typicn dente columellare rudimentale, parietale nullo. 

Villa Canonico in Val Salice, un esemplare; Monte Brocca, un esemplare. Non 
conosco questa varietà allo stato vivente. 



30 MOLLUSCHI FOSSILI FOST-PLIOCENICI DEL CONTORKO DI TORINO 

42? Buliniinus {Chowlrula) quadridens Mììll. {Helix) , 

Verni, liist., 1774. 

Monte Brocca. Cito soltanto dubitativamente questa specie perchè non ho la 
certezza che l'unico esemplare trovato nella citata località sia veramente fossile. 

GeN. VERTIGO MiiLLEK. 

'13. Vertigo (Edentul/na) inornata Miciiaud (Pupa), 
Compi. Drap., 1831, p. 03, pi. XV, f. 31-32. 

Val Salice, un solo esemplare identico a quelli che molto raramente si trovano 
nelle alluvioni del Po a Torino. 

ii. Vertigo {Df'xiogyrn) pygmaea Dkap. (Pupa), 
Tabi. Molh, 1801, p. 57. 

Val Salice, un solo esemplare della forma tipica identico a quelli tuttora viventi 
nelle regioni alpina e subalpina del Piemonte. 

15. Vertigo (Dexiogyra) pupaeformis n. sp. 

Fu;. 22. 

Testa parvida, ovato-cylindracca., laevissime striaUda: anfractus (3, convexi; 
ultinms y^ testae ìongitudinis aequans, antice callo valido transirrso mimitus. 
Apertura suhovata , valide qiiinquedentata : dmtes parietalcs 1: columellares 2, 
infero minore; palatales 2 pliciformes, infero maiore. 

Longit. 2, lat. 1 ]/^ mill. 

Val Salice, un solo esemplare. 

Questa specie differisce dalla precedente per la sua forma meno turgida ed assai 
più cilindrica, dovuta al minore sviluppo del suo ultimo anfratto, e per il columellare 
inferiore assai meno debole. Non conosco questa forma allo stato vivente ne in Pie- 
monte ne altrove. 

Gen. pupa I)R-\!'arn.\ud. 

16. Pupa (Pupilla) muscorum L. (Tarlo), 
Syst. Nat., 1758. 

In tutti i depositi e (puisi dovunque abbondante. Non differisce dalla vivente 
così comune in Piemonte, e come questa varia notevolmente per dimensioni e turgi- 
dità della conchiglia. Nel deposito di Val Salice si trovano due forme ben distinte, 



DI CARLO rOLLONERA 31 

una piccola alta 2/^-3 milL, larga 1 V^, , l'altra grande alta 3 /^-4 '/, , larga 2 
millimetri; questa seconda forma è qui più abbondante della prima, mentre negli 
altri depositi queste grandi dimensioni non sono mai raggiunte e vi abbonda invece 
una forma intermedia, cilindrica e piuttosto piccola. 

Gen. TORQUILLA Stiìder. 

17. Torquilla frumentum Drap. (Pupa), 
Tabi. Moli-, 1801, p. 50. 

Non rara a Monte Brocca, Villa Miaglia e Villa Milanolo; rara a Villa Vola, 
Villa Brichet, Villa Lavaldigi e Tavigliano, C. Ghetto. 

La massima parte degli esemplari appartengono alla forma triticum Zieglek, 
cioè il callo esterno deirultimo anfratto è mancante od appena accennato; tuttavia 
in alcuni questo callo è assai fortemente marcato. Questa specie non vive nella regione 
alpina del Piemonte, ma si trova negli Apennini, è comune nella Francia sud-est e 
nelle Alpi lombarde si eleva a considerevoli altezze (M. Presolana, 1700"°, Adami). 

Gen. CLAUSILIA Draparnavd. 

1(S. Clausilia [Marpessa) laminata Montaou. {Turbo), 
Test. Brit. , 1803, p. 359, pi. II, f. 4. 

Villa Canonico in Val Salice, comune; Villa Manzoni, un esemplare. 

Var. pÌKtlerata Dupuy , 
Hist. Moli. France, 1850, p. 345, pi. XVI, f. 7. 

Non rara in Val Salice, specialmente a Villa Canonico e Strada di S. Vito. 
Queste due forme sono affatto simili a quelle tuttora viventi nelle nostre Alpi 
dove talvolta si elevano sin verso i 1500 metri. 

19. Clausilia {Charpmtieria) prothomasiana n. sp. 

FiG. 41. 

Testa fusiformis, s]ìirn apice mnmillata : anfractus 10, primi laevfs, 4, 5 
et 6 convexiusculi crebre striatuli, cacteri minus convexi obsolete striati, ultinms 
valide striato-crispatus ; crista basalis promimila: apertura ovnto-elongata, peri- 
stornate interrupto, reflexo, intus calloso ; lamella supera parvula ; lamella infera 
debilis, intus bifida, antice tuberculosa; subcolumellaris emersa sed debilissima; 
plica palatalis supera longa ; secunda brevior ohUqua ; lamella spircdis profunda 
a lamella supera divergens; sutura in anfractubus superis irregulariter crenulata. 

Long. 13, lat. 4 V^ mill. 

Val Salice, 2 esemplari. 



32 MOLLUSCHI FOSSILI POST-PLIOCENICI DEL CONTOKNO DI TORINO 

Questa specie prossima alla vivente C. tìiomnsinna se ne distingue per la sua 
conchiglia più fusiforme, per la lamella superiore ancora più debole, per la subcolu- 
mellare assai meno sviluppata, ed infine per la plica palatale inferiore (3') die, se 
c'è, non è visibile dall'apertura come in quella. Pel confronto si consulti il mio lavoro 
Monoyr. della Scs. Charpenfieria , ecc., in Atti Acc. Scienze di Torino, 188ó, p. G, 
fig. 8 e 0. 

20. Clausilia {Charpentieria) proalpina n. sp. 

Fui. 'i2. 

Testa elongato-fusiformis, irregulariter striatida; sutura crebre crenulato- 
IKipillosa; apertura ovato-pyriformis, peristomatc valido, continuo, intus calloso; 
lamella supera parvula ; infera dehilis, simplex, non tuherculata ; siihcolumellaris 
valida, emersa; lamella spiralis profunda a lamella supera divergens; plicac 
palatales ? ? 

Villa Canonico in Val Salice, un esemplare privo della metà superiore della 

spira. 

Si avvicina alla attuale G. alpina, dalla quale si distinguerà tuttavia per le 
sue dimensioni un poco maggiori, per la sutura più fittamente e più fortemente cre- 
nulata, per la lamella superiore più debole e pel peristoma più robusto. Vedi Pol- 
lonera, Monogr. Sez. Cìiarp., ecc., pag. 8, fig. 7. 

24. Clausilia [Charpentieria) baudii Pini. 

Nor. Malac. in Atti Soc. Ital. Scienze Nat., 1884, p. 13. 
POLLONERA, Mon. Scz. Churp. in Atti Acc. Se. Torino, 1885, p. 12, f. 18-19. 

Villa Canonico in Val Salice e Strada di S. Vito, rarissima. La forma fossile 
di queste località appartiene alla var. rosazzae Pollonera, tanto frequente al pre- 
sente nella Valle del Cervo. 

22. Clausilia (Pyrostoma) dubia Drap. 
Hist. Moli., 1805, p. 70. 

u. typica sec. A. Schmidt, D/e /.t(Y. Grupp. Europ. Clnusil., 1857. p. 40, 
fig. 8G-89. 

Comune in Val Salice, rara a Villa Manzoni. 

|3. speciosa A. Schm., 1. e, fig. 96. 
Val Salice e Villa Miaglia, rara. 

Entrambe queste forme si riscontrano viventi nelle nostre Alpi, dove si elevano 
sino a circa 1500 metri. 



DI CARLO POLLONERA 33 

23. Clausilia {Pyr ostimi a) cruciata Studer , 
Syst. Verz., 1820, p. 20. 

a. typica A. Schm., 1. e, p. 49, fig. IKJ. 
Val Salice, non rara. 

^. caniiolica A. Schm., 1. e. fig. 117. 
Val Salice, non rara. 

y. triplicata Hartm., A. Schm., 1. e, fig. 118-121. 
Villa Manzoni, un esemplare. 

Questa specie vive in Piemonte nelle valli del Cervo e della Sesia, ma non cosi 
varia di forme e dimensioni. 

24. Clausilia (Pyrostoma) taurina n. sp. 

FiG. ), 2. 

Fraecedenti proxima a qua diff'ert lamella infera simplex, antice non furcata, 
interlamellare laeve, plica suhcolumellare minus emersa. 
Longa fere 12 mill. 

Val Salice e Villa Fara velli, rara. 

p. simplicula mihi (fig. 3). 
Minor, plica subcolimellaris niagis emersa. 
Long. 9 mill. 
Val Salice, non rara. 

25. Clausilia [Pyrostoma) plicatula Drap. , 

Tabi. Moli., 1801. 

a. typica A. Sema., 1. e, fig. 43-46. 
Comune in Val Salice, rara a Monte Brocca e Villa Milanolo. 

j3. elongata A. Schm., 1. e. fig. 179. 
Val Salice, un esemplare. 

Entrambe queste forme si riscontrano con identici caratteri nelle nostre Alpi, 
dove vivono tra i .500 ed i 1700 metri. 

26. Clausilia [Pyrostoma) lineolata Held, 

Isis., 1836, p. 275. 

Var. Umida Parreys, A. Schm., 1. e, fig. 19 e 165. 
Val Salice, comune; Villa Faravelli, rara. 

Serie li. Tom. XXXVIII. e 



34 MOLLUSCHI FOSSILI POST-PLIOCENICI DEL CONTORNO DI TOKINO 



Fam. 111. - STENOGYRIDAE. 

Conchiglia multispirata, allungata, peristoma semplice, columella spesso troncata 
plicata. Mandibola sottile , arcata , finamente costulata. Eadula a dente centrale 
molto più piccolo degli altri, denti dei campi mediani con 3 aculei. 

Gen. ZUA Leach. 

Concliiglia simile alla Femssacia, dalla quale differisce per l'animale che è privo 
del poro mucoso caudale. 

27. Zua subcylindrica Link. (Helix) , 

Syst. nat., ed. XII, 1767. 

FiG. l'7. 

Val Salice, comune. Esemplari alquanto più grandi di quelli viventi attualmente 
in Piemonte ed a spira generalmente più elevata. 

28. Zua exigua Menke, Syn. meth., 1830. p. 29. 
Var. cyUndroides mihi. 

Fio. 28. 

Testa (jracilior, (iprrtura avgiistior, sjìira sarpn magis elata. 

Longit. max. 5 '/, mill. 

Val Salice, Villa Bocca. Villa ililanolo. 

Ha qualche somiglianza colla Z. locardi Pollonee.ì {Elenco 3Ioll. terr. Piem., 
1885), del M. Cenisio , della quale do la figura pel confronto, ma ne differisce 
per il più rapido svolgersi degli anfratti e per la forma affatto diversa dell'apertura 
(fig. 2G). 

Gen. CAECILIANELL.^ Bourguignat. 

29. Caecilianella acicula Muli.ek [Buccinum), 
Verm. hist. , 1774. 

Villa Dumontel, un solo esemplare simile a quelli viventi oggidì nelle stesse 
località: questa specie vive anche nelle parti basse delle nostre vallate alpine, aven- 
dola io trovata nelle alluvioni della Dora Riparia, a monte di Rivoli: non si trova 
però mai oltre i 500 metri. 



DI CAKLO roU.ONEKA 35 



Fam. IV. - HELICIDAE. 

Conchiglia di forma variabile. Mandibola munita di coste spesso assai forti e 
clie ne addentellano il margine tagliente. Radula a denti marginali a base rettango- 
lare molto più larga cbe alta ed aculei piccoli, dente centrale grande come quelli 
dei campi mediani. Apparato sessuale sempre munito di organi supplementari. 

Gek. AKCHISTOMA Klein. 

Conchiglia depressa, cornea : apertura contratta , dentata o plicata , peristoma 
riflesso. Apparato sessuale con 1 o 2 vescicole mucose semplici o bifide, manca il 
sacco del dardo. Dente centrale e campi mediani della radula con un solo aculeo. 

30. Anchistoma (Gonostoma) obvoluta Mull. (Helix), 
Verm. hist., 1774. 

Val Salice, Villa Raserò, Villa Rocca, non comune ; individui assai grandi, affatto 
simili a quelli viventi oggidì nelle stesse località. 

Gen. FRUTICICOLA Hei-d. 

Conchiglia cornea, globosa, l'aramente carenata, spesso villosa; peristoma poco 
l'iflesso, apertura raramente dentata. Sacco del dardo poco sviluppato; vescicole mu- 
cose non mai semplici, per lo più a 4 rami. Mandibola poco arcata, a coste numerose 
e poco sporgenti ed a margine tagliente crenulato. Radula a dente centrale con 3 
aculei, campi mediani con 2 aculei. 

31. Fruticicola (Trichia) hispida L. (Helix), 

Syst. Nat. , 17.58. 

«. concinna Jeffreys, Linn., Trans., 1833 — Lesson.4, Sulla H. hispida in 
Piemonte, fig. 10, 11, 12. 

Val Salice e Villa Rocca, non rara. Individui assai grandi che non differiscono 
da quelli che ancora vivono nei contorni di Torino. 

|3. typica Clessin, Jahrb. Malak., 1874, p. 300, t. 12, fig. 2. — Lessona, 
Sulla H. hisp., ecc., f. 13-14-15. 

Villa Razzetti, 2 individui, uno grande ed uno piccolo, entrambi però a spira 
un po' più elevata che nei veri esemplari tipici e che accennano alla var. froehi- 
formis Less., 1. e, f. 22, 23, 24. 



36 MOLLUSCHI FOSSILI POST-PLIOCENICI l'EL CONTORNO DI TORINO 

■/. snhpìeJjeia? Lessoxa, 1. e, f. 6, 7. 8. 

Villa Milanolo. Ascrivo con dubbio a questa varietà l'unico individuo trovato 
in questo giacimento che per la forma della spira e degli anfratti si avvicina più 
alla forma tipica, mentre pei caratteri dell'apertura e dell'umbilico si accosta alla 
suhpleheia, della quale è più grande (lat. 7 ^, alt. 5 mill.) e meno globoso. 

32. Fruticicola {Trìchia) sericea? Drap. (Heìix) , 
Tabi. Moli., 1801. 

Val Salice; un solo esemplare coU'ultimo anfratto quasi intieramente rotto, 
cosicché non posso essere sicuro della determinazione. La F. sericea è molto rara in 
Piemonte e non vive che nelle parti basse di alcune vallate: non fu mai trovata 
oltre i 600 metri. 

33. Fruticicola {Trichia) pioltii n. sp. 

Fitì. m, 67, 6S. 

Frequente a Villa Manzoni, rara a Monte Brocca, Villa Milanolo, Villa Rocca 
e Villa Barbaroux. 

Testa suìiglohoso-depressa , nitida, striotalu , anguste umbilicata ; anfractus 
4 ^ celeriter crescentes, convexiusculi, uìtimus ohtuse suhcarinatus ; aj^crtitra trans- 
verse subovata, paruni obliqua; per istomn interrup>tus, simplex, intus cingulo calloso 
munitus, prope umlrilicum reflexiusculus. 

Diam. max. 7 !^ - 8, alt. 4 '/, - 5 mill. 

Questa specie (che dedico al mio amico Prof. Piolti) è intermedia tra le viventi 
F. salassia e pegorarii Pollonera delle valli d'Aosta e di Susa (vedi fig. 57-59 
e 69-71) avendo le dimensioni e la forma della prima, dalla quale differisce per 
avere all'apertura un cercine calloso assai robusto, meno forte tuttavia che non nella 
seconda, e per l'umbilico più aperto. Dalla F. pedemontana Pini si distingue per 
le sue dimensioni minori, pel suo umbilico alquanto più aperto e per la carenatura 
dell'ultimo anfratto leggermente più accusata. 

E questa la prima forma rinvenuta fossile del gruppo delle R. telonensis Mitre 
e lavandulae Bourguignat, gruppo interessantissimo, molto mal conosciuto dalla mas- 
sima parte dei malacologi, e che collega il gruppo delle H. hispida e sericea con 
quelli della R. montana e della TI. éarthusiana. 

34. Fruticicola (Carthusiana) carthusiana Mììll. (Helix), 
Verm. liist. . 1774. 

Tra Revigliasco e Moriondo, Cappella Eocciamelone, Villa Eazzetti, Villa Sampò. 
Poco frequente dovunque, non differisce affatto dagli individui che vivono attualmente 
in Piemonte, e come questi è assai variabile nelle dimensioni, nella maggiore o minore 
globosità e nella forma ed inclinazione della bocca. 



DI CAKI.O POLLONERA 37 

Di Val Salice possiedo un individuo rotto in molti pezzi di una specie di 
questo gruppo , ma non mi è. possibile determinarlo ; mi sembra però non sia la 
F. curthusiana. 



35. Fruticicola {Hellcella) strigella Deai-. (Heì/'x), 
Tabi. Moli.. 1801, p. 81 — Vedi nota A a pag. 31. 

a. Var. rusinica — Helix rusinica Bgt. in Locaed, Catal. Moli. viv. France, 
1882, p. 62 e 311. 

Larga 18, alta 13 mill. 

Strada di S. Vito, Villa Miaglia, Monte Brocca, C. Ghetto, Villa Brichet, Villa 
Rocca. Generalmente non rai'a, è spesso più grande delle viventi al di d'oggi nelle 
stesse località. 

P forma minor. 
Larga 12, alta 8 5^ miU- 
Villa Vola, Villa Milanolo, Ovest di Rerigliasco, non comune. 

y. forma intermedia tra le var. rusinica e buxetorum. 
Strada di S. Vito, abbondantissima: Villa Manzoni. 

0. Var. buxetorum — Heli.c buxetorum Bgt. in Locard, Catal. Moli. France, 
1882, p. 02 e 310. 

Strada di S. Vito, non rara; Val Salice e Villa Manzoni, rara. 



Gen. EULOTA Hartmann. 

Concbiglia globosa, cornea, umbUicata, talvolta cinta da una fascia bruna ; aper- 
tura rotonda, non dentata, a peristoma interrotto e risvoltato. Mandibola arcata a 
coste poco numerose e forti che ne add(!ntellano fortemente il margine tagliente. Radula 
a dente centrale e campi mediani con un solo aculeo. Sacco del dardo bilobato ; 
vescicole mucose riunite in forma di corpi glandulosi ; flagellum mancante. 

3W. Eulota fruticum Muli,. (Helix), 
Verm. hist. , 1774. 

Strada di S. Vito e Villa Manzoni, non rara. Esemplari simili a quelli che 
vivono oggidì nel contorno di Torino, di forma globosa, a spira non molto elevata e 
di belle dimensioni. 

j3. fasciata Moq.-Tand., Moli, France, 1855. 
Stada di S. Vito, un esemplare. 



38 JIULLUSCHI FOSSILI POST-PLIOCENICI DEL CONTOENO DI TORINO 

37. Eulota sacci n. sp. 

Fio. 23, 24, 25. 

Testa suliglobosa, striata, aperte tinihilicdta; imihiìicus infundihuliformis ; 
spira convexa; anfractus 5 convexo-rotiindati, saprà medium hrtmneo-unifasciaii : 
apertura rottindato-lunaris, ultior quam fata; pcristoìnate interrupto, reflexiuscuìo. 

Diani. max. 17 mill. 

Val Salice, un solo esemplare. A tutta prima avevo preso questa specie per una 
Cantpylaca a cagione della spira poco elevata e della fascia bruna che la cinge, ma 
esaminandola meglio, l'umbilico imbutiforme, la bocca più alta e la convessità diversa 
degli anfratti me la palesarono una Eulota; essa è tuttavia ben separata dalla 
E. fruticum, dalla (luale si distingue per la sua forma generale più depressa, la sua 
base molto meno convessa, l'umbilico un po' più ampio e la sua bocca relativamente 
più piccola. Sono ben lieto di poter dedicare questa specie al mio amico sig. Federico 
Sacco, che mi procurò tutto il materiale che è oggetto di questo mio lavoro. 

Gen. IBERUS Montfort. 

Conchiglia globulosa, generalmente non carenata ed ornata di fascie o macchie 
brune, umbilico spesso ricoperto; apertura semilunare, obliqua, non dentata, a pe- 
ristoma risvoltato. Mandibola a coste poco numerose, fortissime, margine tagliente 
fortemente dentato. Dente centrale e campi mediani della radula con un solo aculeo. 
Vescicole mucose bifide o ramose, sacco del dardo, ramo copulatore e flagellum l)one 
sviluppati. 

38. Iberus {Tachea) nemoralis L. (Hclix) , 

Syst. nat. , 17.^8. 

Val Salice, Villa Canonico, Villa Miaglia, strada di S. Vito, Villa Filippone, 
Villa Kegina, dappertutto poco comune. È la forma tipica, nordica, tuttora vivente 
nelle stesse località e nelle Alpi, assai distinta dalla var. etnisca Zieglek degli 
Apeniiini. 

Gen. HELIX Linneo, strirAo sensu. 

Conchiglia globulosa, non earenata, bicolore; umbilico nullo od obliquamente 
perforato; apertura grande, semilunare, non dentata; peristoma dilatato, non risvol- 
tato. Mandibola come nel genere precedente. Kadula con dente centrale con 3 aculei, 
campi mediani con 2, raramente o. Apparato sessuale come nel precedente, ma con 
vescicole mucose a maggior numero di rami. 



IH CARLO POl.LONERA 39 

39. Helix pomatia L., Syst. nat., 1758. 

Kara in Val Salice e Strada di S. Vito; comune a Villa Enrici ; esemplari 
grandi a spira depressa. 



Gen. XEROPHILA Held. 

Concliiglia globulosa o depressa, talvolta trochiforme, opaca, biancastra o bico- 
lore, per lo più umbilicata ; apertura semilunare, non dentata ; peristoma non risvol- 
tato. Mandibola a coste più o meno numeroso, piuttosto forti, margine tagliente 
dentellato. Radula come nel genere pi'ecedente. Vescicole mucose con pochi rami 
raramente bifidi : ramo copulatore mancante. 

'lO. Xerophila (Candidula) costulata Zieglek. (Helix) 

in C. Pfeiffee, Naturgesch., Ili, 1828, p. 32, t. 6, f. 21, 22. 
RossM., Icon., VI, f. 353 (Vedi Nota B a pag. 32). 

FiG. 43, 11, lo, 45. 

Villa Vola (Cavoretto) : tra lievigliasco e Moriondo : Villa Razzetti. Poco fre- 
quente, affatto simile a quella clic vive attualmente a Cesana e Bardonneccbia , e 
come questa presenta qualclie volta una varietà più grande a spira molto elevata, 
quasi trocLiforme (fig. 4(3). 

'i\. Xerophila [Candidula) reviliascina n. sp. 

Fig. 47, 48, 49. 

Testa glohoso-suùconoidca, rjJnbra : supra ruguloso-striata, suhtas crebre stria- 
tuia; mediocritcr nmhilicata ; omnino alba, vel zonulis fuscis interruptis pallide 
notata; anfractus 5, regulariter involuti, tiltimus obttise suhcarinatus, carina propc 
aperturam evanescente : apertura rotandato-lnnaris, pcristomate simplici, callo albido 
intus munito. 

Diam. 7-7 !/, , alt. 4^-5 mill. 

Abbondante tra S. Bartolomeo e Villa Palma ; non rara a NO di Moriondo 
e ad di Kevigliasco ; rara a Villa Regina e Villa Botto. Questa specie è assai 
prossima alla vivente H. intersecta Poiket (= H. ignota Mabille) di Francia, dalla 
quale si distingue per dimensioni alquanto minori, carena meno accentuata, e cercine 
calloso dell'apertura meno robusto. Essa è pure somigliante ad una forma vivente 
non ancora descritta, la H. braidensis (Vedi nota B a pag. 32 ) Pollonera dei 
contorni di Bra ; questa però 6 più piccola, ad umbilico più largo, più fortemente 
striato-costulata ed a bocca più rotonda. 



40 MOLLUSCHI FOSSILI POST-PLIOCENICI DEL CONTORNO DI TORINO 

Var. irofarcllina milii. 

Imo 50. 

Differisce dalla forma tipica per la carena quasi nulla, cosicché la concliiglia 
assume una forma più globosa. 

Sempre rara a Troffarello, Scauglio (cimitero) e Bricco della Fontanina. 

42. Xerophila (Candidulu) striata :\Iuller {Hclix), 

Verm. hist. , 17 74. 

FiG. 54, ri5, 56. 

Moriondo e Revigliasco. Esemplari di una forma assai grande (lat. 9, alt. 6 /^ 
raill.) e globosa, affatto simili a quelli mandatimi dal Dott. 0. Boettger da lui rac- 
colti a Klein-Brambach presso Buttstaedt in Turingia, che mi sembrano corrispondere 
alla var. niìsoniana Beck di Clessin {Beut. Exciirs. Moli., 1884, p. 197, fig. IIG). 
Questa specie non si trova più in Piemonte allo stato vivente. 

Fam. V. - ORTHALICIDAE. 

Mandibola composta di varii pezzi imbricati. 

Gen. PUNCTUM Morse. 

Conchiglia come nel genere Patithi. Radula a dente centrale più piccolo degli 
altri e con un solo aculeo, campi mediani con denti muniti di due aculei poco diversi 
nella loro lunghezza. 

43. Punctum pygmaeum Drap. (Hclix), 

Tabi. Moli., 1801. 
Val Salice, non raro. 

Fam. vi. - SUCGINEIDAE. 

Gen. SUCCINEA Drap.^rn.ud. 

44. Succinea oblonga Drap. , 
Tabi. Moli., 1801. 

Val Salice, un solo esemplare di piccole dimensioni ma ben caratterizzato. Villa 
Sampò. Questa specie vive attualmente nelle Alpi piemontesi dove si eleva sin oltre 
i 1900 metri. 



DI CARLO rOT.LONERA 4Ì 

4S Succinea joinvillensis Bourguignat 

(Jat. Moli. env. Paris à lep. quatern., 1870, p. 4, pi. Ili, f. ó-6. 
LocAKD, Descr. faune malac. teiT. quatern. env. Lyon, 1879, p. 13, f. 11-13. 

KlG. 11. 

Val Salice, poco comune. Sebbene un po' più piccola (luiigli. 7 ]/ invece di 
8-9 mill.) di quella figurata dai signori Bourguignat e Locard , concorda perfetta- 
mente in tutti gli altri caratteri da essi accennati per questa specie. 

46. Succinca bellardii. n. sp. 

Trsta globosa, convexa, soUdula, minutissime ci crebre striatula, anfractu 
nltimo saepe grosse irregulariterqiic striato-sulcato ; anfractus 3 ^ inflati, ultimus ]4 
testae longitudinem superatis; sutura profunda ; apertura ovata, superne subangu- 
lata, columelìa parum contorta. 

Longit. max. 9 /^, lat. 5 i^ mill. 

Tra S. Bartolomeo e Villa Palma, non rara. Questa specie, che dedico all'il- 
lustre paleontologo Prof. Bellardi , si avvicina alla vivente >S. arenaria Bouchard, 
dalla quale si distingue tuttavia per le sue dimensioni un poco maggiori , i suoi 
anfratti più globosi e la sua bocca i^iù rotonda. 

Fam. vii. - AURICULIDAE. 

Gex. CARYCHIUM MiiLLER. 

47. Carychium tridentatum Kisso (Saraphia) , 
Prod. Eur. Mèrid. , 1816. 

Val Salice. Non raro e allatto simile a quello che si trova nelle alluvioni del 
Po a Torino. 

Fam. Vili. - LIMNAEIDAE. 

Gen. LIMNAEA Beuguière. 

48. Limnaea truncatula Mììll. (Buccinum), 
Verm. hist. , 1774. 

a. minor Moq.-Tand., Hist. Moli. France, 1855, p. 473. 
fj. microstoma Drouet in Baudon, Moli. Oise, 1862. 
7. oblonga Puton, Moli. Vosges, 1849. 
Val Salice e Villa Sampò. 

Serie II. Tom. XXXVIII. f 



42 MOLLISCHI FOSSILI POST-PLIOCENICI DEL CONTORNO DI TORINO 

i9. Limnaea peregra Mììli.. (Buccimwi) , 
Term. List. , 17 74. 
Sauglio, un esemplare. 

l AM. IX. - CYCLADIDAE. 

Gek. PISIDIUM C. Pfeiffer. 

iJO. Pisidium fossarinum C'lessin in Westekluxd, 

Fauua Moli. Suec, 1873, p. 544. 
C'LESSIN, Deiits. Excurs. Moli. Fauna. IV, 1885, p. 596, fig. 401. 

Tra Kevigliasco e Moriondo : Villa Sampò. 



CONSIDERAZIONI E CONFRONTI. 

Passando ora all'esame di questa fauna di Molluschi vissuta all'epoca quater- 
naria sulle colline di Torino, il più superficiale sguardo sarà sufficiente ad accertarci 
della nessuna sua somiglianza con quella clie vive oggidì nelle pianure piemontesi ; né 
molto più somigliante è quella che si trova presentemente sulle stesse colline; infatti 
oltre la presenza nella fauna fossile delle Hyalinia suhrimata e petronella e Patula 
ruderata, specie essenzialmente alpine, due caratteri differenziali marcatissimi li ab- 
biamo, il primo nella mancanza in questi depositi della Cycìostoma rlegans, ora tanto 
abbondante in queste località stesse, l'altra nell'abbondanza di forme del gen. Clausilia 
il quale ora più non esiste in questi siti. 

All'incontro, se confrontiamo questa fauna quaternaria con quella vivente adesso 
nelle nostre vallate alpine (specialmente delle Alpi Graie, Pennino e Lepontine), noi 
vi riscontreremo una grande analogia. È bea vero che mancano parecchi generi o 
gruppi della nostra fauna alpina attuale, ma sono assai più numerosi quelli che vi 
sono rappresentati. Oltre a ciò tutte le specie che qui si trovano (eccetto la sola 
Torqiiilla frumentmn) o le loro analoghe viventi abitano nelle nostre vallate alpine ; 
tuttavia non tutte le specie che giacciono insieme in questi depositi quaternari si 
possono trovare oggid'i conviventi, poiché mentre il Buliminus tridens non si eleva 
sino ai 1000 metri, e le Fruticicola carthusiana, sericea e fruticum non oltrepas- 
sano i 700 metri, le Hyalinia petronella e Patula ruderata non scendono mai al 
di sotto dei 1000 metri. Tolte queste ultime due, le altre non sembrano caratteri- 
stiche delle regioni più elevate; infatti si trova il Bui. ohscurus e non il montanus, 
V Anchistonia ohvoluta e non la holosericea, Vlherus nemoralis e non il sylvaticus. 
Da tutto ciò mi sembra si possa arguire che in quell'epoca parecchie specie posse- 



DI CARLO roLI.ONERA 43 

dessero una maggiore attitudine ad adattarsi all'ambiente , cosicché era possibile la 
convivenza in una stessa località di specie che ora non si riscontrano mai insieme 
negli stessi siti. Malgrado le poche eccezioni sopra accennate, la fisoiiomia generale 
della fauna quaternaria delle colline torinesi è analoga a quella della fauna at- 
tualmente vivente nelle nostre vallate alpine tra i 750 ed i 1000 metri di alti- 
tudine. 

Veniamo ora alle differenze tra questa fauna fossile e la sua analoga vivente. 
e vi troviamo mancare le Hyuìiìiid dei gruppi H. cf-ìlaria e (/ìabru ed i generi 
Arion, Vitrina, Balea, Camptjìaca, Arionta e Chiìotremu. 

Che i generi Arion e Vitrinn non abbiano lasciato traccia della loro esistenza 
non può stupire nessuno, e quindi non va tenuto calcolo di essi. Quanto al genere 
Balea non credo sia ancora stato rinvenuto fossile; sarebbe quindi un genere affatto 
moderno, od almeno di recente immigrato in Europa. 

Le grandi Hyalinia del gruppo della lucida e celìaria furono trovate nei de- 
positi quaternarii di varie parti d'Europa, e ne sono citate parecchie del bacino del 
Rodano e della Lombardia, cosicché forse ulteriori ricerche nei depositi delle colline 
torinesi potranno farvene scoprire qualcuna. La Chilotrema lapicida e V Arionta ar- 
bustorum furono trovate in Francia, la prima nel pliocene inferiore, la seconda nel 
pliocene superiore, e questa poi molto abbondante e svariata nei depositi quaternari 
dei contorni di Lione, ma finora non furono ancora trovate in Italia alio stato fossile, 
cosicché la loro venuta nel nostro paese sembra sia stata in epoca assai recente. Al 
contrario le Gampylaea, che finora non si rinvennero fossili né in Piemonte ne nella 
valle del Rodano, si trovano nei depositi quaternari della Lombardia, dove il Dot- 
tore Pini trovò le C. colnhrina e tigrina nelle concrezioni di Gardone e Serina. 

La Torquilla frumentuìii è la sola specie dei nostri giacimenti quaternai-i che 
non viva più e non sia rappresentata da nessuna forma analoga nella corrispondente 
regione alpina attuale del Piemonte, ma essa si trova anche a grandi altezze tanto 
nelle Alpi lombarde quanto nelle francesi. 

Due dei principalissimi caratteri della fauna malacologica delle vere Alpi pie- 
montesi (da Val Maira a Val Toce) , quelle cioè nelle quali non penetra nessuna 
influenza meridionale o apennina, sono: 1° l'assoluta mancanza di opercolati terrestri; 
2" il grande sviluppo della sezione Charpentieria del gen. Clausilia. Infatti le repli- 
cate e spesso accurate ricerche fatte finora nelle valli del Po, della Dora Riparia e 
Baltea, della Stura di Lanzo, del Cervo e della Toce dai signori Stabile, Pegorari, 
Bellardi, Blanc, Issel, Camerano, Piolti ed altri, non condussero alla scoperta di un 
solo esemplare di Cycìostoma, Pomatias od Acme, e lo stesso risultato mi diedero 
le mie ricerche negli abbondanti detriti che il Po getta sulle sue rive ad ogni piena. 
Ora se si può ammettere che il genere Acme a cagione della sua piccolezza possa 
essere sfuggito a tante ricerche (sebbene siano stati trovati tanti Carychium e Vertigo 
assai più piccoli delle Acme), ciò non si può supporre pei generi Cycìostoma e Po- 
matias, che oltre al non essere di piccolissime dimensioni sogliono vivere in colonie 
numerose e non nascoste sotterra. Quanto poi alla sez. Charpentieria, della quale' 
sono tante le forme piemontesi, finora una sola ne fu trovata in Lombardia, cioè la 
CI. studeri Pini. 



44 MOLLUSCHI FOSSILI POST-PLIOCEXICI DEL CONTORNO DI TORIKO 

Or bene i due caratteri sopracitati, cioè la mancanza di opercolati terrestri e 
la presenza delle Charpentieria, li troviamo nella fauna malacologica quaternaria 
delle nostre colline, dove su 9 specie di Clausilia 3 appartengono a tale sezione. 

Un fatto molto strano e del quale non so vedere nessuna spiegazione soddisfa- 
cente è l'abbondanza di Clausilia in questi terreni; infatti mentre del bacino del 
Eodano il sig. Locard cita una sola forma fossile di questo genere, ed il dott. Pini 
pure una sola della Lombardia, qui da noi ne abbiamo 15 forme racchiuse in 9 specie. 

Nulla di specialmente notevole presentano le piccole Ui/nlinia. Nei BuUminus 
si nota la mancanza del B. detritiis , mancanza tuttavia poco significativa, poiché 
anche al giorno d'oggi si nota in parecchie delle nostre vallate alpine anche assai 
importanti. 

I generi Pupa e Torquilla sono rappresentati ciascuno da una sola specie, 
mentre presentemente essi hanno uno sviluppo assai maggiore nelle nostre Alpi. 

Nel genere Fruticicola, come nella fauna attuale, prevalgono per varietà di 
forme e quantità di individui le specie del gruppo della F. h ispida su quelle della 
sericea. Assai interessante poi è la presenza di una specie del gruppo della F. telo- 
nensis che qui si trova abbastanza abbondante in certe località, e va notata perchè 
nessuna specie di questo gruppo venne finora rinvenuta allo stato fossile in Francia 
dove ne sono abbastanza numerose le specie viventi, cosicché è presumibile che le 
viventi specie francesi di questo gruppo interessante e mal conosciuto siano trasfor- 
mazioni di forme là emigrate dal Piemonte in epoca relativamente assai recente. 

La F. strigella sembra fosse all'epoca quaternaria più abbondante e più rigo- 
gliosa che oggidì tra noi, e già fin d'allora molto varia di forma e di dimensioni. 
Le Xeropliila appartengono tutte alle piccole forme alpine e nordiche dei gruppi 
delle X. striata e cosiulata, e non si trovano le X. profuga ed unifasciata indi- 
cate dai signori Pini e Adami nei depositi della Lombardia. 

Le 3 Siiccinea fan parte dei gruppi delle ,S'. ohlonga e arenaria che sono tra 
le specie di questo genere quelle che più facilmente si trovano nelle nostre Alpi; 
lo stesso dicasi delle pochissime Limnaea trovate in questi depositi. 

Kiassumendo queste considerazioni sull'assieme della fauna malacologica delle 
colline torinesi all'epoca quaternaria, dirò che è analoga a quella che attualmente 
vive nelle vallate delle Alpi settentrionali piemontesi tra i 750 ed i 1000 metri di 
altitudine, sebbene non indifferente sia il numero di forme ora estinte. Le specie 
finora qui rinvenute sono 50, delle quali 3 sole fluviatili; delle 47 terrestri, 12 specie 
e G varietà sono estinte, 2 specie tuttora viventi non si trovano nelle nostre Alpi, 
tutte le altre 32 specie terrestri e le 3 specie fluviatili fanno parte dell'attuale fauna 
alpestre del Piemonte. 

Prima però di abbandonare questo argomento non saranno inutili alcune altre 
considerazioni. Osservando separatamente e poi confrontando tra loro i depositi qua- 
ternari delle nostre colline, vediamo che essi differiscono assai per le specie che vi si 
trovano: cos'i mentre in alcuni depositi le Clausilia sono abbondanti, in altri sono 
scarse, ed in molti poi mancano affatto. I depositi a Clausilia sono circoscritti ad 
una poco estesa parte della nostra collina rivolta verso il NO, vicinissima alla 
città, in Val Salice ed in poche località prossime a questa valle; Villa Manzoni, 



UI CABLO POLLONERA 4o 

Villa Miaglia, Villa Faravelli, Villa Milanolo, Monte Brocca e Strada di S. Vito ; in 

tutti gli altri depositi, sia sul versante a Nord, sia su quello a Sud, non si trova 
più traccia alcuna di Glausilia. 

Per agevolare i confronti metto qui .sotto in doppia colonna le specie che si 
trovano nei depositi a Glausilia (colonna A), e (juelle che si trovano in quelli nei 
quali questo genere manca affatto (colonna B). 



Limax taurinensis. 

Ryalinia * suhrimata, lìefrovrlhi, *si- 

smondae, fulva 
Pattila ruderata. 
Vallonia costata, pulchclla. 
Bradyhaena prociliata. 
BuJiminus tridens, * ohscurus. 
Vertigo, 3 sp. 
Fupa muscorum. 
Torquilla frumentuni. 
Clausilia, 9 sp. 
Zua * suhcylindrica, exigtia. 



Anchistoma ohvolnta. 

Fruticicola hispida ,* sericea? , pioltii, 

stri geli a. 
Eulota fruticuui, sacci. 
Tachea nemoralis. 
Heìix pomatia. 
Xerophila, sp. indet. 

Punctum pygmaetim. 
Suecinea ohlonga, * joinvillensis. 
Carycliium triden tatuni . 
Limnaea truucatula. 



Hyalinia petronella, fulva. 

Patula ruderata. 
Vallonia costata, pjulchella. 
Bradyhaena prodi iuta. 
Buliminus tridens. 

Pupa muscorum. 
Torquilla friimentum. 



Zua e.tigiia. 

Caccilianella acicula. 

Anchistoma obroluta. 

Fruticicola hispida, pioltii, * cartlm- 

siana, strigella. 
Tachea nemoralis. 
Helix pomatia. 
Xerophila * costui ata, * striata, * rc- 

viliascina. 
Suecinea ohlonga, * hellardii. 



Limnaea truncatula, * peregra. 
* Pisidium fossarinmn. 



Dunque mentre nei depositi a Clausilia si hanno 42 specie, negli altri, sebbene 
più numerosi assai e non più scarsi di conchiglie, se ne trovano solo 26 ; mentre nei 
primi sono 22 le specie che mancano agli altri depositi, in questi non sono che 8. 
Se si considera poi che i generi i quali si rinvengono soltanto nei depositi clausiliferi 
sono i Limax, Vertigo, Clausilia, Eulota, Punctum e Carychium, mi sembra indu- 
bitato che essi denotino una località assai più umida e ricca di vegetazione che non 
(j nella indicata dalle specie che si trovano nei depositi mancanti di Clausilia. In 
questi ultimi il genere Xerophila è rappresentato da 3 specie ed una varietà assai 
ricche di esemplari, mentre nei depositi clausiliferi non se ne rinvennero che due o 
tre indeterminabili. Così pure la Torquilla frumrnfum, che nei depositi a Clausilia 



46 



MOLLUSCHI FOSSILI POST-PLIOCENICI DEL CONTORNO DI TORINO 



si rinviene solo al Monte Brocca (dove le Cldus/lni sono già molte rare) si fa più 
abbondante dove queste mancano affatto. 

I depositi non clausiliferi poi presentano ancora notevoli differenze secondo il 
versante delle nostre colline in cui si trovano , poiché delle 2 G specie 1 soltanto 
sono inmiini ai due versanti, e le altre sono localizzate nel modo seguente: 



Specie del solo versante Nord. 

Pattila ntdcraia. 
Hyalinia petronella. 
Vallonia costata. 
Bradyhaena j)rociJiata. 
Ziia exifjua. 

Fruticicola hispida, pioìtii. 
Tachea nniioraìis. 



. Specie del solo versante Sud. 

Cnrcilianella acicuìa. 

Fruticicola carthusiana. 

Xerophila costiilata, striata, reviliascitia. 

S'uccinea hellardii. 

Limnaca peregra. 

Pisidium fossarinuììì . 



Cosicché sul versante Sud si perde quasi interamente il carattere delle regioni 
elevate alpine, e non rimangono più che le specie delle parti basse delle vallate. La 
sola specie che faccia eccezione è la XcropMla cosfulata, la quale vive a grandi 
altezze sulle Alpi, ma sempre nei siti scoperti e soleggiati, almeno sul versante pie- 
montese. 

Potrebbe anche nascere il dubbio che tutte queste specie non abbiano vissutcj 
sulle nostre colline, ma bensì sulle Alpi, e siano state portate qui dalle acque allo 
sciogliersi dei grandi ghiacciai. Ma parecchie sono le obbiezioni gravissime che si pos- 
sono fare a questa ipotesi: 1° lo stato di conservazione relativamente buono delle 
conchiglie ; 2° la loro dispersione in tutto lo strato terroso dove non si trovano mai 
a mucchi o a striscio fitte di conchiglie, come vediamo accadere nelle alluvioni attuali 
dei nostri fiumi: 3° la mescolanza di specie grosse e piccole, mentre nelle alluvioni 
attuali vediamo un'abbondanza enorme di specie piccole, e rarissime invece le grosse 
che si rompono o si sommergono e non sono trasportate a grandi distanze; 4 la 
localizzazione limitatissima di certe specie, dal che risultano differenze notevoli tra i 
vani depositi, cosa che vediamo non accade mai nelle alluvioni attuali. 

Qui finiscono le mie osservazioni sui Molluschi quaternari delle colline torinesi: 
ora tocca ai geologi a trarne le conseguenze ulteriori. Passo ora alla seconda parte 
del mio lavoro. 



DI CARLO POLLOKERA 47 



11. 

SPECIE DEf CONTORNI DI TRANA 



In un breve lavoro del Uott. A. Portis intorno ad un cervo ritrovato nella 
torbiera di Trana (Att. Acc. Se. di Torino, 1883) è fatto un cenno delle conchiglie 
fossili che vi si trovano. 11 brevissimo elenco di tali specie, determinate dal signor 
Tapparone-Canefri, è il seguente : 

Vaìvata piscinalis MiiLLEK, V. ottusa Studek , Limnaea n. sp. , Pisidiuni, 
itulicum Clessin, P. fossarinum Cless. 

Il Dott. Sacco mi portò molto materiale da' lui raccolto nello stesso strato 
sottostante alla torba nel quale furono ritrovate le conchiglie suddette , ma io non 
potei rinvenirvi neppure una delle specie citate dal sig. Tapparone, sebbene assai più 
numerose siano le specie che io vi notai. Scarsissime di esemplari le specie terrestri, 
mentre sono straordinariamente abljondanti le Vaìvata e le Linmara e non rari i 
Pisidiuni. 

Ora passo alla enumerazione delle specie, segnando con un asterisco (Quelle che 
si trovano anche allo stato fossile sulle colline torinesi. 



MOLLUSCHI TERRESTRL 

i'-. Hyalinia petronella 

Charp. in DuM. et MoRT., Moli. Savoie, 1883. 
Deposito sabbioso. 

2*. Vallonia pulchella Muller (Helix) , 

Verm. hist. , 1774. 
Torbiera , rarissima. 

3. Vertigo antivertigo Drap. (Pupa) , 

Tabi. Moli., p. 57, 1801. 
Torbiera, rara. 

A*. Zua subcylindrica Link. {Helix), 

Syst. nat. , ed. XII, 1767. 
Torbiera, rarissima. 



4S MOLLUSCHI FOSSILI POST-PLIOCENICI DEL CONTORNO DI TORINO 

5. Frutìcicola, sp. ? 

Torbiera, rarissima. Piccola specie del gruppo della F. sericea, a spira depressa 
e ad umbilico molto ristretto , ma in troppo cattivo stato per poter essere deter- 
minata , diversa tuttavia dall'altra specie dello stesso gruppo che si trova in Val 
Salice. 

6. Succinea elegans Risso, 
Prod. Eur. mérid. , t. IV, p. 51», 1826. 

Torbiera, rarissima ma perfettamente caratterizzata. 

MOLLUSCHI LACUSTRL 

7. Limnaea (Gulnaria) auricularia Linn. (Helix), 
Syst. nat., ed. X, p. 774, 1758. 

Deposito sabbioso, rara. 

Var. cOttll'acla KoBELT , 
Clessin, Excurs. Moli., Fauna, 111, 1884, p. 370, fig. 224 a. 

Torbiera, un solo esemplare. 

8. Limnaea (Gulvaria) tumida Held. • 

Isis, 1836, p. 278. 
KuSTER in Chemnitz, Conch. Cab., ed. 2, Monogi-. Limn., 1802, p. 13, t. 3, f. 3-11. 

FiG. 64, 65. 

Torbiera, abbondantissima. Le forme che più si accostano alle fossili di Trana 
sono quelle figurate da Kiister ai numeri 4, 0, 7, 8, 11; in queste come nelle 
viventi di Baviera la forma della bocca e l'altezza della spira sono assai variabili. 
Le strie equidistanti, regolari e ben marcate danno qualche volta alla concliiglia una 
apparenza costulata elegantissima che ho pure osservato nelle Limnaea del lago del 
Moncenisio. Il callo che i-afforza internamente il labbro esterno è spesso molto accen- 
tuato e sovente invece di essere liscio è irregolarmente ma assai fortemente pieghettato; 
per questa forma stabilisco la seguente varietà che credo nuova. 

Var. (runensis milii. 

Fig. 63. 
Apertura, callo labiali crasso, transverse irregulariter plicato. 



I 



DI CARLO rOLLONEKA . 4ft 

9. Limnaea {Guluaria) limosa Linn. [Hdix) , 

Syst. nat., ed. X, p. 774, 1758. L. ovata Drap., Kìjster, Conch. Cab., t. 1, f. 17. 

Torbiera, un solo esemplare a bocca leggermente più aperta di quello rappre- 
sentato nella citata figura di Kiister, ed anche più piccolo. 

Var. fonlinalis Studee 
in Charpent. , Moli., Suisse, 1837, tav. 2, f. 15. 
Torbiera, rarissima. 

10. Limnaea {Gulnaria) vulgaris C. Pfr. 

Syst. Deutsch., 1, p. 89, pi. IV, f. 22, 1821. 

Var. lagOliS SCHRENCH 

in Clessin, Deut. Excurs. Moli. -Fauna , ITI, 1884, ^. 3tì9 fig. 222. 
Torbiera e deposito sabbioso, non rara. 

\\. Limnaea {Limnophysa) corvus Gmelin (Helix) 
Syst. nat. ed. 13% 1788, p. 3665. 

Deposito sabbioso ; tre esemplari di una forma molto turgida, a spira bassa ed 
anfratti molto convessi, mediocremente striati e non malleati; ricorda molto una forma 
del lago di Chiaverano presso Ivrea. 

12*. Limnaea (Linnioplii/sa) truucatula Mìjller (Buccinum) , 

Verm. List., 1774. 
Torbiera e deposito sabbioso ; rarissima. 

i3. Planorbis [Tropidiscus) submarginatus De Crisi, e Ian. 

Porro, Malac. Comasca, 1838. 

Clessin, Excurs. Moll.-Fauna, III, 1884, p. 409, fig. 267. 

Torbiera ; rarissima. " 

14. Planorbis (Gyrorhis) rotundatus Poiret 

Prodr., p. 93, 1801; Clessin, Excurs. Moll.-Fauna, III, 1884, p. 416, fig. 275. 
Torbiera ; un solo esemplare. 

15. Planorbis {Gyrorhis) compressus Mich. 
Complem. à Drap., 1881, p. 81, tav. 16, fig. 6-7-8. 

Deposito sabbioso; un solo esemplare. 

Serie III. Tom. XXXVIII. 6 



50 MOLLUSCHI FOSSILI POST-PLIOCENICI DEL CONTORNO DI TORINO 

10. Planorbis {Gyraidus) nautileus Linn. (Turbo), 
Syst. nat., ed. XII, 1767, p. 1241. Cless., Excurs., etc, 1884, p. 429, fig. 289. 
Deposito sabbioso; non frequente. 

17. Segmentina nitida Moll. (Planorhìs) , 
Verm. List.. 1774, II. p. 1(33. Cless., Excurs., etc, III, 1884, p. 434, f. 295. 
Deposito sabbioso; un solo esemplare. 

18. Segmentina clessini (Westerl. Planorbis), 
Fauna Suec, 1873, p. 613. Cless., Excurs, III, 1884, p. 432, f. 294. 
Deposito sabbioso ; un solo esemplare. 

19. Velletia lacustris Linn. (PaMìa), 
Syst. nat., ed. X, 1758, p. 783. 

Deposito sabbioso; tre esemplari affatto simili a quelli che vivono attualmente 
nei laghi d'Avigliana. 

20. Valvata {Cincinna) bonelliana, n. sp. 

FiG. 13. 14, 15. 

Testa orbieulato-troclioidcn, subtilitcr striata, nitiduìa, suhangnsfr umbiìicata ; 
anfractus 4-5, convexi, rotundati, regulariter involuti: sutura profunda ; apertura 
mediocris, subrotundata. superne angulata. 

Alt. 5-5 y, mill., lat. 5 mill. 

Mut. a. Testa saepe depressiuscula, umbilico maiore. 

Mut. (3. Testa sarpe magis trochoidea, umbilico angustiore. 

Abbondantissima nella Torbiera e nel deposito sabbioso. Differisce dalla V. pi- 
scinalis per la sua spira più elevata e più conica, per l'ultimo anfratto più obliquo 
e più discendente, per l'umbilico generalmente più stretto. 

Nessuna delle forme attualmente viventi in Piemonte corrisponde esattamente a 
questa. 

21. Valvata {Cincinna) avilianensis n. sp. 

Fig. 16, 17, 18. 

Testa orbiculato-convexa, subtilitcr striata, nitiduìa, aperte umbiìicata; an- 
fractus 4-4 y, convexi, rotundati, rapide involuti; sutura profunda ; apertura 
rotunda, superne subangulafa. 

Alt. 5, lat. 6 mill. 



DI CARLO POLLONEEA 51 

Torbiei'a; assai più scarsa della precedente. Questa forma ha una certa somi- 
glianza colla V. alpestris, ma se ne distingue pel suo umbilico molto meno aperto ; 
dalla V. naticina si distingue per la sua bocca meno grande, più obliqua e per gli 
anfratti più convessi e la sutura più marcata. L 'umbilico, sebbene più aperto , è 
foggiato come nella precedente V. honclìiana , cioè la vera perforazione umbilicale 
è assai stretta e soltanto l'ultimo anfratto allontanandosi più notevolmente degli altri 
dall'asse della conchiglia rende più ampio l'umbilico, ma questo non è mai imbuti- 
forme come in altre specie. Possiedo pure alcuni esemplari viventi di questa forma, 
trovati nei ruscelli che vanno nel vicino lago d'Avigliana. 

22. Valvata {Tropidiìia) depressa C Pfeiffer, 
Syst. Deutsch., I, p. 108, pi. IV, f. 33, 1821. 

Torbiera : rarissima. 

23. Valvata {Gyrorhis) cristata Mìjller, 

Verm. hist., II, p. 198, 17 74. 

Deposito sabbioso ; rara. 

24. Bythinia tentaculata Linn. {Hcìix) , 

Syst. nat, ed. X, p. 774, 17.58. 

Trovai soltanto due opercoli di questa specie nella Torbiera, ma nessuna con- 
chiglia. 

25. Anodonta, sp. ? 

Deposito sabbioso; varii pezzi di una specie non determinabile, lunga circa 9 cen- 
timetri. 

26. Unio portisii n. sp. 

FiG. 5, 6, 7, 8, 9. 

Concita ohlonga, U. veillanensis proximn, srd crassior, inferne magis titrgidn, 
dentes validissimi, excelsi, crassi. 

Deposito sabbioso. Questa specie si distinguerà dalla vicina U. veiUanrns/s Blanc 
(vivente nel lago d'Avigliana) per la sua conchiglia molto più robusta sebbene sia 
delle stesse dimensioni; inoltre mentre nella veillanensis la conchiglia molto turgida 
nella sua metà superiore va assottigliandosi rapidamente verso il suo margine infe- 
riore, nella mia specie essa è nella metà superiore meno turgida che in quella, ed 
invece lo è assai più nella metà inferiore. Oltre a ciò i denti sono di gran lunga 
più alti, più forti e non compressi, e le impressioni muscolari molto più incavate. 
Le pieghe ondulate che ornano gli umboni sono come quelle Aéll'U. veillanensis. 

Della Torbiera lio qualche esemplare di Unio, ma in tale stato da non potersi 
determinare. 

Son lieto di dedicare (Questa specie al Dott. A. Portis, Assistente al Museo di 
Geologia, che si occupò, come dissi più sopra, della torbiera di Trana. 



52 MOLLUSCHI FOSSILI POST-PLIOCENICI DEL CONTORNO VI TORINO 

27. Sphaerium ovale Fér. {Cydns) , 
Ess. Méth. Condì., 1807. 

Deposito sabbioso; rarissimo. 

28. Pisidium pulchellum Ientns, 

Mon. Cycl. in Trans. Phil. Soc. Cambr., IV, 1853, t. 10, f. 8-12. 

Deposito sabbioso : non comune. 

29. Pisidium pusillum Giielin [Tellina), 
Syst. nat., ed. XII, 17 GB, p. 3262. 

Deposito sabbioso ; non comune. 

30. Pisidium obtusale C. Per. 
Naturg. deutsch. Moli., p. 125, t. 5. f. 21-22, 1821. 

Torbiera ; abbondantissimo. 



GONSIDERAZlOxM E CONFRONTI. 

I pochi Mollusclii terrestri raccolti in questa località son di quelli che sogliono 
vivere nei luoghi molto umidi e presso le acque ; cinque di essi si trovano ancora 
tuttodì presso i laghi del Piemonte in località analoghe a questa; la Hyaì. pctronellu 
invece ora non si trova più che ad altitudini molto superiori a quelle dei laghi 
subalpini. Del resto questa faunula terrestre è troppo incompleta per poterne trarre 
una deduzione qualsiasi. 

Assai ricca invece è la fauna acquatica che conta ben 24 specie; essa è schiet- 
tamente lacustre o stagnale, ma presenta notevoli differenze da quella vivente oggidì 
nei laghi d'Avigliana e negli altri laghi piemontesi. 

Nel genere Limnaea è notevole la mancanza della L. stagnalis, trovata dal 
sig. Locard nelle argille lacustri della valle del Eodano, e dai signori Pini e Adami 
nelle torbiere di Lombardia; oltre a ciò le L. aitricularia var. contrada, la L. tu- 
mida e la L. limosa var. fontinalis non furono finora trovate viventi in Piemonte; 
così pure il Planorbis compressiis e la Segmentina dessini. Le Valvata si sono 
conservate molto abbondanti fino al giorno d'oggi, ma nella sezione Cincinna le forme 
si sono moltiplicate, modificandosi specialmente nel senso di una maggiore elevazione 
della spira. Anche qnì come nella valle del Rodano non si trovano Viripara del- 



DI CAELO rOLLONERA 



53 



l'epoca quaternaria, mentre in Lombardia furono trovate le due specie attualmente 
cosi comuni in Piemonte. È pure assai strana la presenza in questi depositi dei generi 
TJirio e Anodonta che non furono trovati né in quelli di Lombardia ne in quelli 
della Valle del Kodano. 



NOTE 

Nota A. " Molti autori basandosi unicamente sulla somiglianza della forma 
della conchiglia ravvicinarono la Helix strigella alla H. fruticuni, togliendola cosi 
dalle Frutieicoìu per collocarla nelle Euìota: tutti i caratteri anatomici però si 
oppongono a tale ravvicinamento, come si può vedere dal seguente quadro e dalle 
figure della mandibola e dei denti della radula delle due specie (fig. A, Euìota fru- 
ticum; fig. jB, Fruticicola strigella). 




Euìota fruticum. 

APPARATO SESSUALE. 

Flagelhiìit mancante. 

Vescicole mucose grosse, brevi e riunite 

in due corpi glanduliformi. 
Sacco del dardo ben visibile e bilobato. 

APPARATO MASTICATORE. 

Mandibola arcuata, con poche coste molto 
forti nella parte mediana clie ne ad- 
dentellano il margine tagliente. 



Fruticicola strigella. 

APPARATO SESSUALE 

Flagcllum lungo circa la metà della 

guaina della verga. 
Vescicole mucose lunghe, sottili ; 2 o :J 

paia per parte, generalmente bifide. 
Sacco del dardo rudimentale. 

APPARATO MASTICATORE. 

Jlandibola arcuata, senza coste, trasver- 
salmente solcata in tutta la sua esten- 
sione ; margine tagliente appena in- 
taccato dai solchi. 



MOLLVSCHl FOSSILI rOST-PI.IOCENICI DEL CONTORNO DI TOKINO 



Radula. 

Dente centrale uniciispiJato, con un solo 
aculeo, ma a lamelle laterali molto 
sviluppate e divise da una intaccatura 
che dà a quelle l'apparenza di due 
grandi aculei laterali. 

Denti dei campi mediani con un solo 
aculeo, ma la lamella esterna va tra- 
sf(U'mandosi visibilmente in un secondo 
aculeo, ed anche la cuspide interna 
viene man mano manifestandosi. 

Denti dei campi latero-marginali con 2 

• aculei ; aculeo principale a punta bifida. 



Radila. 

Dente centrale tricuspidato, con 3 aculei . 
lamelle laterali poco sviluppate. 



Denti dei campi mediani con 2 aculei. 



Denti dei campi latero marginali cou 2 
aculei; aculeo principale semplice. 



Insomma per la mandibola la Euìota frai/cum differisce dalle Fruiicicola e si 
accosta alle Campyìaca, Iberus, Helix, ecc., alle quali la ravvicina pure il carattere 
dell'aculeo principale dei campi marginali che è bifido, carattere che finora riscontrai 
in tutte le Relix europee (da me osservate) a mandibola fortemente dentata, eccetto 
le Xerophila. Pei caratteri dell'apparato sessuale e pel dente centrale della radula, 
fa bene il passaggio tra il tipo triaculeato delle Fruticicola e quello uniaculeato 
delle Cumpylaea, ecc. ; inoltre anche la conchiglia accenna a tale passaggio, poiché 
mentre ha la trasparenza e la pallidezza così .frequenti nelle grosse Fruticicola, pos- 
siede talvolta la zona bruna sopra-mediana così caratteristica delle Campylaea : nella 
Fruticicola strigella invece assai spesso si trova la zona chiara sopra -mediana che 
si riscontra nella massima parte delle Fruticicola. 

Molto a torto poi il signor Ivobelt distacca le specie affini alla H. cantiana dal 
gruppo della H. carthusiana per collocarle nelle Enlota , perchè anche in quelle i 
caratteri dell'apparato sessuale, della mandibola e della radula le mostrano vere 
Fruticicola. 



Nota B — Le Xerophila sono certamente tra gli HeUcidae uno dei generi 
o gruppi più intricati a cagione della infinita varietà di forme che esse presentano 
nei varii paesi ; ho creduto quindi far cosa utile rappresentando nella tavola che 
accompagna questo mio lavoro, oltre lo specie fossili di cui ho trattato, anche quelle 
viventi oggidì nelle regioni alpina e subalpina del Piemonte. 

In queste specie è assai mutabile l'altezza della spira, poiché molte di esse 
presentano varietà quasi trochiformi (vedi fig. 40 e 46) che non si possono separare 
essendo congiunte alla forma tipica, sovente assai depressa, da serie non interrotte di 
forme intermedie; generalmente la elevazione della spira porta come conseguenza il 
restringimento dell'umbilico, cosicché nel considerare quest'ultimo carattere nei confronti 
tra specie e specie converrà tener sempre calcolo dell'altezza della spira. 

La fisionomia della conchiglia è data piuttosto dai seguenti caratteri: 1° La 
forma degli anfratti, che possono essere subangolati o rotondati; in questi va osser- 
vato il punto della massima convessità che può essere sopra-mediana o sotto-mediana ; 



DI CARLO POLLONERA OO 

2° La striatura, che i)uò essere sottile o grossolana, regolare od irregolare, cosicché 
talvolta la conchiglia appare quasi liscia come nella X. uni fasciata (fig. 60-62) , 
ruvida come nella X. costala fa (fig. 43-46), o regolarmente subcostulata come nella 
X. braidi'iisis (fig. 51-53); 3" La forma dell'apertura, la sua maggiore o minore 
ampiezza, la sua direzione rispetto all'asse della concliiglia, infine il maggiore o mi- 
nore sviluppo o la mancanza della callosità che rafforza internamente il peristoma. 
Uno dei caratteri da osservare nella forma dell'apertura è la curvatura e l'inclina- 
zione del margine superiore esterno di essa ; infatti ve ìiamo che mentre in alcune esso 
si stacca dall'anfratto precedente scendendo a guisa di tetto (X. reviliascina, figure 
47-50 e X. striata, fig. 54-56), in altre questo carattere è meno deciso (X. brai- 
densis, fig. 51-53 e X. costatata, fig. 4 3-46), in altro infine esso si stacca quasi 
orizzontalmente, voltandosi bruscamente all'ingiìi, dopo breve tratto nella X. f/aro- 
reliana (fig. 35-36) e assai più lungi nella X. uuifasciata (fig. 60-62), oppure 
incurvandosi più regolarmente come nella X. cenisia (fig. 37-40); 4" Finalmente 
sono pure da osservare le dimensioni e la solidità della conchiglia. 

Avendo anatomizzate alcune di queste forme, osservai che i caratteri anatomici 
giustificano il valore di specie dato ad esse. Come esempio do qui presso la figura 
della parte inferiore dell'apparato sessuale di tre di queste specie. Figura C, X. uni- 
fasciata PoiRET delle Alpi Marittime, fig. B, X. cenisia Chaki'. del Moncenisio ; 
fig. E, X. garoccìiana Locard, pure del Moncenisio. Credo inutile dare una descri- 
zione dettagliata di questi apparati, poiché la differenza di grossezza, di disposizione 




e di numero delle vescicole mucose, la fonua diversa della borsa copulatrice e la 
varia lunghezza del collo di questa sono troppo evidenti nelle qui unite figure. Ag- 
giungerò soltanto che tanto le radule quanto le mandibole di queste specie mi mo- 
strarono tra loro differenze, tuttavia meno notevoli di quelle osservate nei loro apparati 
sessuali e che quindi ho creduto inutile di figurarle. 



56 



MOLLUSCHI FOSSILI POST-PLIOCENICI ECC. 



DI CARLO POLl.ONERA 



SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA 



Fio. 1, 2. Clausiìia taurina Pùll. , tip. 
» 3. C taurina , Tar. simplicula 

POLL. 

» 4. Buliminus obscurits Mììll., var. 

miseUiis PoLL. 
» 5, 6, 7, 8. Unio Portisii Poll. , 

grandezza naturale. 

1(1. id. , giovane. 

B. tridens Mull., var. Gastaldii 

Poll. 

Succinea joinviìlensis Bourg. 

S. BeUurdti Poll. 
14, 15. Valva ta Bonelliana 

Poll. 

17, 18. V. aviìianensis Poll. 

20, 21. Hi/alinia Sismondae 

Poll. 

Vertigo piipacforinis Poll. 

24. Eìiìotn Sacci Poll. , gran- 
dezza naturale. 

Id. id. , ingi-andita. 

Zita locardi Poll. (vivente, del 

M. Cenisio). 

Z. siibcylindrica L. 

Z. cxigua Menke, var. cylin- 

droides Poll. 
» 29 , 30, 31. Li max faurinensis 

Poll. 



» 


9. 


» 


10. 


» 


11. 


» 


12. 


» 


13, 


» 


16, 


» 


19, 


» 


22. 


» 


23, 


» 


25. 


» 


26. 


» 


27. 


» 


28. 



FiG. 32, 33, 34. Bradyhucna irrociliata 

Poll. 
» 35, 3C. Xerophila garoceliana Lo- 

CARn (vivente, del M. Cenisio). 
» 37, 38. A', cenisia C'harp. , tipica 

(vivente, del M. Cenisio). 
» 39 , 40. Id. id. var. trochiforn)e 

(vivente, del Monte Cenisio). 
» 41. Clausiìia protliomasiana Poll. 
» 42. C. proalpina Poll. 
» 43, 44, 45. Xerophila costuìata Z. 
» 46. Id. id., var. trochiforme. 
» 47, 48, 49. X. reviliascina Poll 
» 50. Id. id., var. trofarellina Poll. 
» 51 , 52, 53. .Y. òraidensis Poll. 

(vivente, dei contorni di Era). 
» 54, 55, 56. X. striata Mì5ll. 
» 57, 58, 59. Fruticicola salassia 

Poll. (vivente, di Aosta). 
» 60, 61, 62. Xerophila itnifasciafa 

PoiRET, tipica (vivente, di Lione). 
» 63. Limnaca (umida Held, vai', tra- 

ncnsis Poll. , ingrandita. 
» 64, 65. L. tumida Helh , grandezza 

naturale. 
» G6, 67, 68. Fruticicola Pioliii Voli. 
» 69, 70, 71. F. Prgorurii Poll. 

(vivente , di Bardoneccliia). 



eicccciJl^'?JCe$c.Dv13^z^r^o. etl^^^e OU §c..>i.v PìLal.^^at.cW.' t?'^ "5)0 u.o A'A'.W/// 




Lit Doj«n Torino 



MISURE ASSOLUTE 



ni 



ALCUNI CONDENSATORI 



MEMORIA 



Prof. ANTONIO ROITI 



Approvata ne II' adunanza del 20 giugno 1886 



S. E. il Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio mi ha incaricato l'anno 
scorso di rappresentare il nostro Governo nel Comitato intemazionale d'elettricità che 
il Governo del Belgio aveva istituito presso l'Esposizione universale d'Anversa perchè 
eseguisse i saggi degli apparecclii e delle macchine esposte : e (luel Comitato ha affi- 
dato a me l'esame di certi condensatori che non si sono potuti studiare , per man- 
canza di mezzi adatti , nel laboratorio dell' Esposizione. Per buona sorte avevo nel 
mio laboratorio di Firenze gli strumenti di misura che il Ministero dell' Istruzione 
Pubblica m'aveva concesso di provvedere per la determinazione dell'ohm: e cos'i ho 
potuto corrispondere alla prova di fiducia del Comitato di Anversa. 

Ora che il mio lavoro è compiuto, mi permetto di comunicarlo anche a codesta 
Accademia, con la speranza che possa riuscire di qualche interesse. 

I condensatori affidati al mio esame 

sono della Société des càbles système Ber- 
thoud. Borei et C , Cortaillod, in Isviz- 
zera: e sono due. 

II primo, portante il N. 2041, ha la 
capacità nominale di un microfaraday e non 
è suddiviso. Lo indicherò in seguito con la 
notazione {\ , 0)'. 

Il secondo porta il N. 2045, è pure un k, 

microfaraday nominale ; ma è diviso in quat- 
tro parti, e cioè 0,5 + 0,2 + 0,2 + 0,1. 

Indicherò questo condensatore (fig. 1) con (1,0), e le sue frazioni lispettivamente 
con (0,3); (0,2); (0,2).^; (0,4) , e finalmente porrò : (O,.*))^ = (0,2) + (0.2)^ + (0,1). 



o 



o 








® 



(§) 



o 



FlG. 1. 



Serie II. Tom. XXXVIII. 



58 MISURE ASSOLUTE DI ALCUNI CONDENSATORI 

Non mi è stata fornita nessuna indicazione intorno ai materiali ed ai processi 
di fabbricazione : ed io non mi sono creduto autorizzato ad aprire i condensatori , 
così che ignoro come sieno disposti internamente. 
Li ho sottomessi ai seguenti saggi: 

I. Li ho confrontati fra loro e con altri due campioni: uno a parattina 
(Elliott Brothers di Londra) e l'altro a lamine di mica (Latiraer Clark, Muirhead and 
C, Westminster), per verificare l'esattezza delle suddivisioni. 

IL Ho confrontato fra loro le resistenze apparenti che presentavano questi 
diversi condensatori, dopo un minuto circa di carica. 

III. Ne ho determinato direttamente la capacità assoluta col metodo usato 
da J. .1. Thomson C') e da Glazebrook (**), per cui bisogna misurare la durata di 
vibi-azione di un diapason e tre resistenze. 

IV. Fatta la medesima determinazione pei due campioni sussidiari, ho calco- 
lato coi valori relativi del primo saggio, la capacità assoluta dei condensatori che 
dovevo esaminare. 

V. Ho pure determinato direttamente la capacità assoluta di tutti i conden- 
satori suddetti, ricorrendo ad un metodo da me ideato (***), il quale richiede la co- 
gnizione di un coefficiente d'induzione mutua e di due resistenze assolute. Coi valori 
cos'i trovati pei due campioni sussidiari, e coi valori relativi avuti dal primo saggio, 
ho calcolato le capacità assolute dei condensatori svizzeri. 

Ho confrontato fra loro i numeri ottenuti per queste vie diverse, che avrebbero 
dovuto riuscire concordanti se l'isolamento delle armature fosse stato perfetto , e se non 
avvenisse la cosidetta penetrazione delle cariche. Ma invece, com'era da prevedere, si 
sono presentate delle discrepanze : e però ho creduto necessario anche il seguente : 

VI. Saggio, nel quale ho misurato come variavano col tempo le resistenze 
apparenti dei vari condensatori. 

Kingrazio il dott. Franco Magrini per l'assistenza illummata e zelante che mi 
ha prestato in queste determinazioni. 



PRIMO SAGGIO. 
Confronto di due capacità. 

Il metodo, cui ho avuto ricorso, assomiglia molto al metodo che si segue di 
solito per confrontare fra loro due resistenze mediante il ponte di Wheatstoue : ed 
è stato discusso abbastanza completamente da K. T. Glazebrook (****). 



(*ì Philosopkical Transaclions of the Ro'jat Society, part 111, 1883, p. 707. 
(•») Pkiloxophical Magaiine, voi. XVIII, 1884, p. 98. 

{**') Atti del R. Istituto Veneto, t. II, serie VI, 1884 Nuovo Cimento, t. XVI, p. ili). Repertorium 
der Physik, XXI, 1885, p. Vili. 

;*•*•; Philosopkical Maqosine. voi. XI. p. 370. 



DEL PROF. ANTONIO ROITl 



59 



Il condensatore X da esaminare (fig. 2) ed il campione C, clie si sceglie come 
termine di confronto, sono collocati in due lati adiacenti del ponte, mentre gli altri 
due lati sono costituiti da due cassette di resistenza R , S. La diagonale clie va dal 

vertice XR ni vertice CS comprende 

il galvanometro G : e gli altri due 
vertici possono comunicare fra loro in 
due modi diversi: o mediante un filo 
metallico ^D o col mezzo di una pila P, 
secondo che il manipolatore M s'ap- 
poggia contro A o contro B. Nella 
posizione di riposo esso è appoggiato 
contro A, così che le armature dei 
condensatori sono mantenute ad uno Pi^ g 

stesso potenziale ; ma quando si abbassa 

contro B, la pila carica i due condensatori. Ed è facile dimostrare che il galvano- 
metro non deve perciò deviare se è soddisfatta la condizione : 




[1] 



X_S 
C~R 



All'atto pratico si trova invece che devia sempre : e ciò a motivo della cosidetta 
penetrazione delle cariche, o dell'imperfetto isolamento fra le due armature di ciascun 
condensatore. Ma se si tien ferma la resistenza /S' e si fa variare a poco a poco la 
resistenza R , si arriva a tale che , abbassando il manipolatore M, il galvanometro 
riceve un piccolo impulso da una parte del suo zero, e poi subito dopo devia dal- 
l'altra ; e se si regola R fino a fare sparire quel primo impulso, la capacità X è 
data, come ha dimostrato Glazebrook (*), da: 



[2] • 



X: 



RI \p, pj\' 



dove p, e o^ sono le resistenze apparenti dei condensatori, prodotte dalla penetra- 
zione delle cariche. 

Queste resistenze apparenti vanno aumentando col tempo, cosi che il galvano- 
metro non arriva ad una deviazione definitiva: e si rimane perplessi intorno all'entità 
della correzione che si deve fare al valore di X dedotto dalla [1] per ridurlo alla [2]. 

D'altro lato non ho creduto che, pel nostro scopo, mettesse conto d'ingolfarsi 
nella ricerca necessariamente lunga e penosa di determinare (juella correzione, ed ho 
stimato sufficiente l'approssimazione che si ottiene introducendo senz'altro nella [1] 
quel valore di R pel quale sparisce appunto l'impulso primo, ed il galvanometro 
prende subito a deviare lentamente e regolarmente da una medesima parte del 
suo zero. 



(*) Phil.May., voi. XI, p. 3'7. 



60 



MISURE ASSOIJ.TE DI ALCUNI CONDENSATORI 



L'errore che si commette operando in tal guisa, non arriva al ■-> per 1000; 
porcile a tanto non arriva la differenza fra la capacità complessiva di tutte le sud- 
divisioni riunite insieme, e la somma delle capacità di esse determinate ad una 
ad una. 

Adoperavo un grande galvanometro di Siemens e Halske con magneti a cam- 
pana, e coi rocchetti formati complessivamente da 48324 giri di filo, ed aventi la 
resistenza, quand'erano in serie, di circa 5000 ohm. 

Le due resistenze R ed *S' erano costituite da rocchetti avvolti in maniera che 
la loro autoinduzione fosse minima , e venivano misurate ogni volta . o subito dopo 
fatta la determinazione, con un buonissimo ponte costruito da Elliott Brothers e 
graduato in unità britanniche. 

Per ciascuna capacità si facevano almeno due determinazioni di E variando S: 
e si sono sempre ottenuti dei numeri concordanti fra loro fino al millesimo. Le 

medie di questi numeri sono registrate nella colonna — delle tabelle seguenti. La tempe- 
ratura media è segnata sotto /. Nell'ultima colonna sono i rapporti fra le varie X e la 
seconda, cioè i valori dei diversi condensatori relativi al condensatore (1,0). 



SERIE I. 

C è un condenaatore a landnc di mica 
di circa V.^ di microfarad ny . 



GOKDENSATORI 


TBMPERATyRV 


X 


X 




SVIZZERI 


/ 


C 


(1,0) 




(1.0)' 


14°, 5 


2,8802 


L004y 




(1.0) 


14,4 


2,8662 


1,0000 


(0,5) + (0,5), -(1,0) = 0,0001 


(0,5) 


14,8 


1,4308 


0,4990 




(0,5),, 


14,8 


1.4362 


0.5011 


(0,5) +(0,2) + (0,2), + (0,1) -(1,0) 


(0,2) 


14,8 


0,5748 


0,20055 


= 0,0025 


(0,2),. 


18.2 


0.5786 


0,20186 




(0,1) 


13,7 


0,28966 


0,10106 





PEI, PROF. ANTONIO KOITI 



61 



SERIE II. 



e è mi rnndensatore a paraffina 
di circa l4 tnicrofavoday . 



i;0\DEJiSATORI 


TEnPERATlllA 


A' 


A' 




SVIZZEEI 


/ 


v 


(1,0) 




(1.0)' 


13", 5 


1,918G 


1,0047 




(i-0) 
(0.5) 


12 ,9 
12 ,5 


1,9096 
0,9524 


1,0000 
0,4988 


(0.5) 4- (0.5), -(1.0) = 0.0001 


(0.5), 

(0,2) 


12,5 
13 ,2 


0,9573 
0,38290 


0,5013 
0,20051 


(0,5) + (0,2) + i0,2), + (0,1)-(1.0) 
= 0,0023 


(0,2), 


13,0 


0,38552 


0,20188 




(0.1) 


12 .G 


0.19318 


0,10116 





SERIE HI. 
e è il condensatore svizzero (1,0)' 



OONDENSATOIII 


TEMPERATURA 


X 


X 




SVIZZKEI 


t 


C" 


(1,0) 




(1,0)' 




1,0000 


1,0032 




(1,0) 
(0,5) 


11".7 
11,5 


0,9968 
0,4970 


1,0000 
0,4986 


(0,5) + (0,5),- (1,0) =-0,0005 


(0,5), 
(0.2) 


11.7 
11. 1 


0.4993 
0.19942 


0.5009 
0,20051 


(0,5) + (0,2) + (0,2), + (0,1)-(1,0) 
= + 0,0020 


(0.2), 


11.0 


0,20111 


0,20175 




(0.1) 


11. 4 


0,10078 


0,10115 





62 MISURE ASSOLUTE DI ALCUNI CONDENSATORI 

Medie delle capacità relative al condensatore (1,0), 
registrate nelle ultime colonne delle tre serie precedenti. 

(1,0)' (1,0) (0,5) (0,5),. (0,2) (0,2)^ (0,1) 
1,0043 1,0000 0,4988 0.5011 0,20052 0,2018P. 0,10112. 

Ora è chiaro che nei condensatori di un dato tipo la resistenza apparente, della 
quale ho parlato poc'anzi, è maggiore per quelli che hanno minor capacità ; ed avendo 
constatato, come vedremo nel Secondo Saggio, che è in ogni caso : 

f' (O. 2)* -^ pC 

e che quindi la correzione richiesta dalla [2] e da noi trascurata, risulterebbe sot- 
trattiva per le capacità inferiori a (0, 2)#: ne viene di conseguenza che i valori re- 
lativi da noi trovati per queste piccole suddivisioni del microfaraday sono alquanto 

maggiori del vero. 

Eiflettendo a ciò, possiamo conchiudere che: Gli errori relativi dei due micro- 
faraday nominali, e delle loro frazioni, sono inferiori all'uno per cento. 



SECONDO SAGGIO. 

Confronto delle resistenze apparenti 
di due condensatori. 

Dai calcoli di Glazebrook risulta che, tenendo abbassato permanentemente il 
manipolatore M (fig. 2), l'intensità della corrente nel galvanometro, dopo un tempo 
infinito, è data da: E [ S ^ \ 

[^] '^G\STp' R + pc) 

dove E è la forza elettromotrice della pila e G la resistenza del galvanometro. 

Per decidere quale fosse nel mio caso il verso della deviazione che corrispon- 
deva ai valori positivi di i, ho cominciato col pon-e per (7 ed X i due condensatori 
svizzeri (1,0)' ed (1,0), che hanno all'incirca la stessa capacità, ed ho preso la 
resistenza R molto minore della S per cui risultasse certamente «>0. Poi, tenendo 
aperto il tasto T per non guastare il galvanometro, ho chiuso in BM la pila P di 
20 Danieli, e finalmente ho chiuso T. Il galvanometro mi ha dato una deviazione 
definitiva verso i numeri minori della scala. Dunque una deviazione negativa del 
galvanometro corrispondeva ad un valore positivo di i. 

Allora ho fatto i?=;8'=;7G00 ohm, e manovrando nella stessa maniera di dianzi, 
' ho veduto che la deviazione ultima del galvanometro era verso i numeri maggiori, e ne 

ho conchiuso: _-a ,-^,. „ - r, 

« < : p^^ 0, , pi,.„>' ^Pi,.oì 

ossia che le armature sono meglio isolate nel condensatore svizzero N. 2041, che non 
è suddiviso. 



DEI. PROF. AKIONIO KÒITl 



63 



Procedendo analogamente, ho riconosciuto che l'isolamento del mezzo microfa- 
raday a paraffina (C') è migliore di quello dei microfaraday svizzeri e delle loro 
metà; ma peggiore di quello delle loro frazioni minori. 

Del pari il terzo di microfaraday a lamine di mica (6') presenta una resistenza 
definitiva maggiore che i condensatori (1,0)', (1,0). (0,5), (0,5).^, uguale circa a 
quella dei (0, 2) e (0, 2)^. e minore del (0, 1). 

Bisogna tuttavia tenere presente che ciò vale soltanto dopo che la carica ha 
perdurato un minuto o due: in qualche caso accade il contrario per tempi minori. 
Cosi per esempio, il condensatore (1,0)' nei primi istanti di carica offre apparente- 
mente una resistenza minore del condensatore (1,0); e l'offre maggiore, come ab- 
biamo veduto, nel tempo successivo. Ha questo particolare ritorneremo nell'ultimo dei 
nostri saggi. Per ora conchiudiamo dal saggio presente che : 

Le armature dei condensatori svizzeri sono isolate quasi come nei buoni con- 
densatori a paraffina, ed un poco meno clic in quelli a lamine di mica. 



TERZO SAGGIO. 

Misura assoluta delle capacità 
mediante il ponte di Wheatstone. 

Una diagonale P Q (fig. 3) contiene il galvanometro di resistenza g, e l'altra 
MN contiene la pila di resistenza h. Due lati J/P, NP. che fanno capo alla dia- 
gonale del galvanometro contengono due resistenze a . d. 

L'altro capo (> di questa dia- 
gonale comunica con un'armatura B 
del condensatore, e la seconda ar- 
matura A comunica con un pezzo 
metallico /, il quale vibra fra due 
contatti di platino H K. ove il terzo 
lato ^iVha un'interruzione. La resi- 
stenza e del quarto lato MQ hì fa 
variare per gradi fino a che il gal- 
vanometro rimanga a zero. In allora, 
se w è il numero delle vibrazioni complete che eseguisce la linguetta / in un se- 
condo, la capacità del condensatore è data da ('■) : 




[4] 



X 



"')(a + c + ff)(<i + I> + d)- 



^1 
1-' 



n](a + b + d){a + c)-a{a+d){]{a + d){n + c+g)-a{a + c)\ 



(•) T. .T. Thomson, l.c, p.7IO. 



64 



MISURE ASSOLUTE DI ALCUNI CONDENSATORI 



La figura 4 indica la disposizione che io ho dato agli apparecchi: e le lettere 
corrispondono a quelle della figura schematica precedente. 



-Ili 



oo 



,^M rooo 'OO fo f P /o /oo fGOO 

r-zziz: — r 1, 



B 

A 



«) 




FiG. 4. 



Il ponte di AVheatstone è tinello stesso che mi ha servito pel Primo Saggio ; ma 
siccome pel saggio presente era necessario avere il valore assoluto delle resistenze, 
così ho confrontato il ponte con una unità normale di Siemens e, facendo la corre- 
zione della temperatura, ho trovato che in media le unità del ponte a 13°,6 C 
erano uguali a: 



[5] 



0,9883 ohm legali. 



Mi sono quindi valso di questo numero, e del coeificiente U,0008, quando la 
temperatura era diversa da 13°,G , per ridurre a misura legale tutte le resistenze 
determinate col ponte. 

La pila era composta di elementi Danieli col solfato di zinco e col solfato di 
rame aventi la densità 1,15; ma in numero diverso a seconda dei casi. Sempre 
era sorretta da isolatori di Mascart. Nei pochi casi in cui non era trascurahile la 
sua resistenza interna, essa veniva misurata col metodo di Mance al principio ed alla 
fine di ciascuna determinazione. 

Il galvanometro era in certi casi quello stesso che ho adoperato pel Primn 
Saggio; ma talora coi quattro rocchetti disposti in serie, tal'altra disposti in archi 
paralleli. Siccome questo galvanometro ha una considerevole autoinduzione, così ho 
voluto sostituirgliene un altro del medesimo tipo, avente però soli 2026 giri di filo 
con la resistenza complessiva di soli (5 ohm. Nella diagonale del ponte, ov'era que- 
st'ultimo galvanometro, non ho mancato mai di aggiungere delle grandi resistenze 
con piccola autoinduzione, per eliminare gli effetti perturbatori della termoelettricità, e 



DEL PROF. ANTONIO RÒITl 65 

per rendere più semplice il calcolo numerico della formula [4]. Tuttavia devo notare 
che i i-isultati ottenuti coi due galvanometri sono concordanti fino al millesimo. 

Per operare alternativamente la carica e la scarica del condensatore, J. J. Thomson 
e Glazebrook s'erano serviti d'una semplice molla d'ottone portante in cima un pezzo 
di ferro dolce che faceva da àncora ad un elettromagnete ove la corrente di alcune 
Grove era periodicamente interrotta da un diapason elettromagnetico, del quale essi 
determinavano la durata di vibrazione. La molla aveva due contatti di platino che 
andavano ad urtare di qua e di là contro due ostacoli rigidi. Avevo cominciato 
anch' io con un commutatore simile, ma non m" è riuscito di renderne regolare l'an- 
damento per più di una diecina di minuti. In seguito ho ottenuto una regolarità 
perfetta adoperando, invece della molla d'ottone , un secondo diapason che veniva ec- 
citato dal primo. Questo secondo diapason, costruito dal mio meccanico, ed accen- 
nato nella figura 4, è benissimo isolato sull'ebanite, ed ha due contatti di platino 
all'estremità di un rebbio per modo che vibrando va a toccare due linguette ela- 
stiche pure di platino, le quali si possono accostare più o meno per mezzo di viti 
a scrupolo. I pezzi polari dell'elettromagnete si possono pure spostare a vite; ed i 
due rami del diapason hanno due masse di piombo che si possono fissare in un punto 
qualunque della loro lunghezza. 

II diapason eccitatore, di cui mi sono servito, è stato costruito da Duboscq a 
Parigi. L'ho provveduto poi di due lastrine formanti una fenditura clie si apriva e 
chiudeva ad ogni vibrazione, e l'ho collocato davanti al pendolo di un orologio per 
determinare la durata d'oscillazione col metodo stroboscopico suggerito da Lord 
Kayleigh (*). Oltre a ciò il secondo diapason , ossia quello eccitato, aveva in cima 
ai rebbi due linguette metalliche perchè scrivesse la propria curva d'oscillazione sopra 
un cilindro di Duhamel. Il pendolo dell'orologio faceva parte del circuito primario 
di un rocchetto di Ruhmkorff, e lo chiudeva ed apriva ad ogni secondo sfiorando 
una goccia di mercurio (unta di petrolio, come mi ha insegnato il prof. Quincke). II 
circuito secondario del rocchetto terminava ad un capo col diapason scrivente ed al- 
l'altro col cilindro, cos'i che ad ogni oscillazione del pendolo scoccava una scintillina 
che lasciava la propria traccia sulla curva. Io poteva leggere comodamente il decimo 
di vibrazione e, facendo le determinazioni per numeri pari di secondi (da 40 a 70) 
e prendendo le medie, poteva spingere l'approssimazione molto più in là del deci- 
millesimo. 

Applicando simultaneamente al diapason eccitatore il metodo ottico di Lord 
Rayleigh ed al diapason eccitato questo metodo grafico, sono giunto a risultati per- 
fettamente concordanti fra loro. Ma da un giorno all'altro la durata di vibrazione 
andava variando un poco, fino a dare delle differenze che sono arrivate ad uno per 
mille: e però non ho trascurato di determinare quella durata per ogni serie di os- 
servazioni. 

Qui bisogna notare che è brevissimo il tempo durante il quale il condensatore 
rimane chiuso sopra se stesso, od è in comunicazione coi poli della pila : non è che 



», Nature, voi. XVII, 1878, p. )2. 

Serie II. Tom. XXXVIII. 



66 



MISURE ASSOLUTE DI ALCUNI COKDENSATOKI 



una piccola frazione della durata d'oscillazione, e può sorgere il duljbio die la pe- 
netrazione elettrica si faccia valere più o meno a seconda della durata di quei con- 
tatti. Vj ben vero che Glazebrook (*) non ha trovato differenze notevoli avanzando 
più meno i contatti rigidi fra i quali vibrava la sua molla d'ottone, o facendo 
variare l'intensità della corrente che mandava il diapason. Ma io ho potuto consta- 
tare che esercita un'influenza sensibile la distanza fra le linguette di platino ed il 
rebbio del mio diapason eccitato. Accostando le linguette in maniera da prolungare 
i contatti, si ottenevano per la capacità dei valori maggiori: ed io ho disposto le 
cose in modo che le linguette fossero lontane il più possibile compatibilmente con 
l'andamento regolare dell'esperienza : cosi che i numeri seguenti si riferiscono al caso 
che sia brevissimo il tempo delle cariche e delle scariche. 

Credo superfluo il dare ragguaglio minuzioso di tutte le esperienze. Ma, per 
esempio, registro nella Tabella IV quelle fatte sul mezzo microfaraday svizzero (0,3), 
avvertendo che le lettere scritte in capo alle colonne hanno il medesimo significato 
che nella formola [4]. Per le altre capacità mi restringo a raccogliere le medie nella 
Tabella V. 











SERIE IV. 










1886 


n 


a 


UNITÀ 

d 


BKIT^ 

9 


INNICH 
b 


E 
C 


LEGALI 
X=(0,6) 


PILA 


GALVA- 
NOMETRO 


31 Genn. 


40,709 


IO 


1000 


5630 


3,14 


516,4 


0,4766 


Ina Danieli 


! 

1 
1 


» 


40,709 


100 


10000 


5630 


3,14 


516,4 


0,4764, eou filo / G,|„„„„etr« 


» 


40,709 


100 


10000 


15030 


3,14 


516,4 


0,4764 


di derivaz. , j, ^^ 

{ 

\ resistenza 


1 Febb. 


40,685 


10 


1000 


15030 


3,3 


516,7 


0,4765 


Ina Danieli 1 


2 » 


1 

j 40,8687 


10 


1000 


5633 


0,8 


516,3 


0,4769 


i Dan. in : 
superf. f fiaivanometro 


5 » 


i 40,881 

1 


100 


10000 


5636 


65,0 


513,7 


0,4768 


20 Dan. in, ''' P"=^"'=' 
sene \ '''^'''°'' 




Media . . . 


0,4766 



NB. Fra il dì 1 ed il 2 febbraio erano state spostate le masse addizionali 
dei diapason. 



(») Glazebrook, Philosophical Magazine, voi. XVI II, p. lol. 



DEL PROF. ANTONIO KÒITI 



67 



SEEIE V. 

Capacità legali dei condensatori svizzeri 
determinate direttamente col ponte di Wheatstone e col diapiason. 





a>0)' 


(1.0) 


(0,5) 


(0, 5).. 


(0,2) 


(0, 2), 


(0,1) 


Capacità nominali 


1 


1 


0,5 


0,5 


0,2 


0,2 


0,1 


Gap. determinate 
Diiferenze .... 


0,9555 


0,9541 


0,47G6 


0,4787 


0,19129 


0,19290 


0,09651 


0,0445 


0,0459 


0,0234 


0,0213 


0,00871 0,00710 


0,00349 


Errori per 100 . 


4,45 


4,59 


4,68 


4,26 


4,35 


3,55 


3,49 



Dunque, stando u queste determinazioni, i valori dati dai costruttori sareb- 
bero sxperiori ai vero di poco più del quattro per cento. 



QUARTO SAGGIO. 

Deduzione della capacità assoluta dei condensatori svizzeri 

da quella dei campioni sussidiari 

determinata col ponte di Wheatstone. 

Con lo stesso processo del Terzo Saggio , ed osservando le medesime cautele , 
ho trovato i seguenti valori : 

SERIE VI. 

A 13°, 5 Condensatore a lamine di mica C = 0,33446 Microfaraday legali, 
a 13,7 Condensatore a paraffina (7'= 0,50206 » » 



X X 

Ora, moltiplicando i valori di — e di —, raccolti nelle prime due serie del Primo 

G G 

Saggio, per questi valori di Ce 0', si ottengono le seguenti capacità assolute pei 

condensatori svizzeri : 



68 



MISURE ASSOLUTE 1*1 ALCUM CONDENSATOKI 



SERIE VII. 



CAVACITÀ 


(1,0)' 


(1,0) 


(0,5) 


(0, 5 , 


(0,2) 


(0, 2), 


(0,1) 


Dedotte da C . 
Dedotte da C' . 

Medie . . . 
Nominali . . . 

Differenze . . . 
Errori per 100 . 


0.9033 
0,9633 


0.9586 
0,9587 


0,4784 
0.4782 


0,4804 
0,4806 


0,19226 
0,19224 


0,19352 
0.19355 


0,09688 
0,09699 


0,9633 

1 


0,9587 
1 


0.4783 
0,5 


0,4805 
0,5 


0,19225 
0,2 


0,19354 
0,2 


0,09694 
0,1 


0.0367 
3,67 


0,0413 
4.13 


0,0217 
4,34 


0.0195 
3,90 


0.00775 

3,87 


0,00046 
3,23 


0,00306 
3,06 



Per questa via gli errori del costruttore risulterebbero alquanto minori che dal 
saggio precedente. 



QULNTO SAGGIO. 

Misura assoluta delle capacità 
partendo da un coefficiente d'induzione. 

Se sul cii-cuito d"uiia pila, nel quale passi una corrente d'intensità ?', si scel- 
gono due punti A, B (fig. 5) , fra i quali sia compresa una resistenza B, e se questi 
^ punti si fanno comunicare con le 

armature di un condensatore di ca- 
pacità C, il condensatore riceverà 

la carica : ^, t. • 

V Bì . 

Se fra il condensatore ed uno dei 
punti medesimi si trova intercalato 
un galvanometro e si ripete la carica 
del condensatore n volte in un se- 
condo, escludendo le correnti di scarica, passerà pel galvanometro una corrente d'in- 
tensità media ^ _, „ 

J=-.nvB> . 

Se poi nel circuito della pila si trova un rocchetto induceute. e di fronte a 
questo un rocchetto indotto che comunichi col galvanometro, se Jf è il coefficiente 



/ 


» 




O 

oo 


-0— «lildili- 


11 c^ 


a 
V 


^ 


A 


J 


J 




e 

J 



FiG. 5. 



DEI, PROF. ANTONIO RÒITI 69 

d'induzione mutua, se G è la resistenza totale del circuito indotto, e se si mandano 
nel galvanometro n correnti di chiusura al secondo, esso riceverà una corrente d'in- 
tensità media : 

(jr 

Dunque regolando le resistenze G ed 1! iu maniera che il galvanonietro non 
devii, sarà: 

M 
t«] '-GT,- 

Per mandare nel galvanometro le sole correnti di chiusura (o di apertura) e 
le sole correnti di carica (o di scarica) servono i due inteiTuttori H e K, che si 
trovano sopra uno stesso asse di rotazione e sono mossi da una turbina ad acqua, 
con una differenza di fase di un quarto. 

Mentre K è chiuso, non passa nel galvanometro la corrente che, al chiudersi 
di H, va a caricare il condensatore, uè la corrente che, all'aprirsi di H, si scarica 
per AMRB: ma allora possono circolare nel galvanometro le correnti indotte. Ac- 
cade il contrario quando K è permanentemente aperto. Neil' un caso e nell'altro il 
galvanometro non deve deviare facendo andare la turbina che apre e chiude rapida- 
mente il solo interruttore H: e non ho mai mancato di verificare se questa condi- 
zione era soddisfatta. 

Quando poi i due interruttori agiscono insieme con un quarto di differenza di 
fase nel loro periodo, si possono mandare nel galvanometro le sole correnti di sca- 
rica e di chiusui'a. oppure quelle di carica e di apertura. Allora il galvanometro 
non rimarrà a zero se non clie a condizione che i due sistemi di correnti sieno op- 
posti e che sia verificata la [6]. 

Aumentando la resistenza R aumentano le correnti che vanno al condensatore 
e diminuiscono le coiTenti indotte. Aumentando la G , queste diminuiscono e quelle 
rimangono inalterate. 

Qualunque sieno G ed i? , il galvanometro non deve deviare se si riduce a 
zero la capacità C in pari tempo che il coefficiente d'induzione M chiude sopra se 
stesso uno o l'altro dei due rocchetti. Anche questa verificazione è sempre stata fatta. 

Per avere le correnti indotte mi sono valso del medesimo apparecchio che mi 
ha servito nella determinazione dell'ohm (■'■). È un grande cilindro di marmo sul 
quale è avvolto con ogni cura un solo strato di filo di rame sottilissimo : e questo 
cilindro è abbracciato nel mezzo da un rocchetto composto di due fili ; in guisa che 
dispongo di tre diversi coefticienti d'induzione, determinati con tutta l'esattezza possibile. 

Le resistenze G ed R venivano misurate volta per volta col ponte di Wheatstone, 
e, fatte le correzioni per la temperatura, venivano ridotte a misura legale come ho 
accennato pel Terzo Saggio. 



I*) Atti della R.Accad. di Torino, voi XVII, 1882 e voi. XIX, 1884 — A'uoi-o C'imewo, 1883, T.XV, 
1884. — Reperlorium der Physik., voi. XX, p.6l5. — Conference internationale pour la délerminalion 
des unités électriques. Procès-Verbaux, Paris, Iraprimerie Nationale, 1882 et 1884. 



70 



MISURE ASSOLUTE IH ALCUNI CONDENSATORI 



Quanto al galvanometro, mi sono valso di quello a grande resistenza di Siemens 
e Halske, ma riunendo parallelamente i quattro rocchetti, così clie presentano una 
resistenza di circa 310 ohm. 

Mi sono pure valso dell'altro galvanometro di piccola resistenza (0 ohm circa) , 
ed inoltre di un terzo galvanometro di circa 32 ohm. L'ago di quest'ultimo oscillava 
molto lentamente (un'oscillazione semplice in 28'), in guisa che non tremava punto 
per effetto delle correnti che vi si mandavano ; ma le osservazioni riuscivano penose, 
perchè lo zero si spostava continuamente. La durata dell'oscillazione completa degli 
altri due galvanometri era di soli 7 secondi ; e però le 1 4 correnti alternate , che 
vi si mandavano ad ogni secondo, li facevano vibrare rapidissimamente , e non era 
più possibile far le letture sulla scala col cannocchiale. Ho pensato ricorrere all'ar- 
tifizio di collocare davanti alla scala un cilindretto argentato e di far collimare il 
reticolo, del cannocchiale con l'immagine della linea brillante che vi produceva un 
lume per riflessione. Quando le correnti passavano pel galvanometro, e l'ago vibrava, 
questa immagine si estendeva in un nastro splendente, che sulla scala avrebbe abbrac- 
ciato circa 5 millimetri. Kegolava poi le resistenze B e G in maniera che il reticolo 
cadesse nel mezzo di siffatto nastro. Eaccomando questo modo di osservazione come 
sensibilissimo e comodo assai , poiché ho trovato che conduce a risultati concordanti 
con quello solito di scegliere un galvanometro avente lunga durata d'oscillazione. 

Kiferisco in esteso alla Tavola Vili, per esempio, una sola serie delle osservazioni 
fatte con questo metodo : e nella Tavola IX raccolgo i soli valori medi delle varie 
capacità misurate col metodo stesso. 

SERIE Vili. 

Misura assoluta, col metodo Ròiti , del campione a lamine di mica 
avente i^er capacità nominale !^ di micro faraday . 



NB. Il 


condensatore 


; viene caricato e scaricato 7 volte al secondo. 


1886 


Sumero 

delle Danieli 
in serie 


RESISTE 

^- ^^^^^ 

Galvanometro 
solo 


NZE IN OHM 

TOTALE 

dell'indotto 
G 


LEG.\LI 

TOTALE 

della derivaz. 
R 


Coeff.cienle 
d'induzione 

MxlO» 


Capacità 
in microfaraday 
.1/10= 
^" GR- 


19 Febbraio 


3 


346,38 


630,99 


602,48 


128880 


0,3358 


» 


6 


346,38 


1115,52 


343,87 


128880 


0,3360 


» 


6 


346,38 


583,19 


341,25 


66913 


0,3362 


20 Febbraio 


20 


5,71 


583,55 


341,49 


66913 


0,3358 


» 


20 


5,73 


523,66 


352,53 


61967 


0,3359 


» 


20 


5,76 


256,62 


718,93 


61907 


0,3359 




Media . . . 


0=0,3359 



Analogamente ho trovato pel campione a paraffina avente la ca- 
pacità nominale di ]/, microfaraday C = 0.5045 



DEI. PROF. AM'ONKi KÒITI 



71 



SEKIE IX. 

Capacità legali dei condensatori svizzeri misurate direttamente 

col metodo Editi. 



CAPACITÀ 


(1,0)' 


(■1,0) 


(0,3) 


(0,S), 


(0,2) 


(0, 2), 


(0,1) 


Nominali .... 
Determinate . . 

Differenze . 
Errori per 100 . 


1 

0,9012 


1 
0,9593 


0,5 
0,4791 


0.5 

0,4814 


0,2 
0,19260 


0.2 
0,19406 


0,1 

0,09720 


0,0388 
3.88 


0,0407 

4.07 


0,0209 

4,18 


0,0180 
3.72 


0,00740 
3,70 


0,00594 
2,97 


0,00280 

2,80 



SEKIE X. 



Capacità legali, dei condensatori svizzeri 

dedotte dal loro confronto coi campioni sussidiari (primo saggio) 

e dalla cajjacità di questi, determinata col metodo Bòi ti. 



CAPACITÀ 


(4,0)' 


(1,0) 


(0, 5) 


(0, 5)., 


(0, 2) 


(0, 2). 


(0,1) 


Dedotte da C . 
Dedotte da C . 

Medie . . . 
Nominali .... 

Differenze . 
Errori per 100 . 


0,9675 
0,9680 


0,9628 
0,9634 


0.4805 
0,4805 


0,4824 
0.4830 


0.19310 
0.19318 


0,19436 
0,19451 


0,09730 
0,09747 


0,9677 

1 


0,9631 
1 


0.4805 
0.5 


0.4827 
0,5 


0.19314 
0,2 


0,19443 
0,2 


0,09738 
0,1 


0,0323 
3,23 


0,0369 

3,69 


0,0195 

3,90 


0,0173 

3,4(1 


0,00686 
3,43 


0,00557 

2.78 


0,00262 
2,62 



Kileviamo intanto che anche da questo metodo come da quello del ponte di 
Wheatstone , le capacità dei condensatori svizzeri risultano alquanto minori quando 



72 MISURE ASSOLUTE 01 ALCUNI CONDENSATORI 

sono determinate direttamente che non quando sono dedotte dal confronto con i cam- 
pioni sussidiari. 

Rileviamo inoltre che tutte le capacità ottenute nel presente saggio compariscono 
maggiori di quelle ricavate nei due saggi precedenti. E quale ne può essere la 
causa ? 

Il disaccordo è troppo ragguardevole per poterlo attribuire ad un errore com- 
messo nella determinazione del tempo V^ che figura nella formola [4] del primo me- 
todo, formola che, in via approssimativa, si può scrivere così : 

w ^^ " 



n e d 

È impossibile che derivi da un errore dei coefficienti d'induzione M , che com- 
pariscono nella formola [6] del secondo metodo : 

Ma potrebbe provenire da un errore onde fosse affetta l'unità di resistenza: 
giacche i due metodi non possono condurre a numeri identici , se questa unità non 
ha il valore preciso dell'ohm teorico. Infatti se s'indica con x il valore teorico della 
unità nella quale sono espressi i numeri a, e, d, G, E, i valori veri della capacità 
sono nei due casi: 

? ed i 

a «- 

e dovendo questi risultare uguali, si ottiene: 

X 
X 



«= ' 



Ora il valore di questo rapporto, dedotto dalle misure dei nove condensatori 
oscilla fra 1,0043 ed 1,0071, ed è in media 1,0058. Cos'i che l'ohm legale, che 
ci ha servito da unità di misura, dovrebb 'essere uguale ad 1,0058 ohm teorici: e 
per conseguenza l'ohm teorico dovrebb'essere di soli 105'',4 di mercurio: la qual cosa 
torn?, inammissibile stando alle determinazioni presentate alla conferenza di Parigi 
nel 1884 (*) ed a quelle eseguite posteriormente da Lorenz (**) ed Himstedt (***). 

Bisogna adunque attribuire la divexgenza nei risultati dei due metodi alle pro- 
prietà dei dielettrici onde sono composti i condensatori. Ed in vero, per la penetrazione 
della carica, la capacità deve apparire tanto maggiore quanto più lunga è la durata 
della carica stessa. Nelle esperienze del Quinto Saggio il condensatore veniva caricato 
e scaricato sette volte al secondo, talché le sue armature rimanevano in comunica- 
zione con la pila per /^^ di secondo; mentre che nei Saggi Terzo e Quarto il dia- 



(*) Conférence internationale pour la déterminalion des unités électriques. Deuxième Session. Paris. 
Imprimerie Nationale, 1884, p. 39. — Ragguaglio di A.Ròiti. Nuovo Cimento, t. 16, 1885, p. 5. 

(**) L.Lorenz trova 1 ohm = l,0o93 unità Siemens. — Annalen von Wiedemann, 1885. 

(**') F. Himstedt trova 1 ohm = 105'^, 98 di mercurio. — Annalen von Wiedemann, 1885. — Phi- 
losophical Magazine, 1885. 



PEI, PROF. ANTONIO RÒITI 73 

pason faceva circa 40 Tibrazioni al secondo, ed i contatti con le linguette di platino 
non si stabilivano cbe per una frazione della vibrazione, per modo ch'io ne stimo la 
durata inferiore ad ^^g di secondo. 

Ho fatto qualche tentativo per provare i due metodi sopra un condensatore ad 
aria, e verificare così il valore dell'ohm legale, ma finora non ci sono riuscito. 



Qui trova posto un'osservazione intorno al sistema legale delle misure elettriche. 
Sebbene, come osserva Lorenz, sia probabilissimo che l'ohm legale non si scosti dal- 
l'ohm teorico per più di un millesimo, pur tuttavia non sarà mai possibile assegnare 
esattamente la lunghezza della colonna di mercurio che presenti l'unità teorica di 
resistenza: e però sarà bene stabilire quale dei due metodi adoperati in questi saggi 
meriti la preferenza, quando si vogliono i valori delle capacità in misura legale. 

La Conferenza di Parigi non ha veramente assegnato il valore legale che al- 
l'ohm ; ma ha stabilito il valore dell'ampère definendolo: la corrente che ha per mi- 
sura assoluta 10~' C. G. S.; ed ha definito il volta come la forza elettromotrice 
che mantiene la corrente di un ampère in un conduttore avente la resistenza di 
un ohm legale. Intorno alle altre unità elettriche quella Conferenza non si è pro- 
nunziata esplicitamente. 

Stando però alle decisioni del Congresso internazionale degli elettricisti tenuta 
a Parigi nel 1881 (*), si chiama: 

Faraday la capacità definita dalla condizione che un coulomb in ttn faraday 
dia un volta; e si chiama: 

Coulomb la quantità di elettricità definita dalla condizione che un ampère, 
dia un coulomb in un secondo. 

Ciò ammesso, sarà: 



un coulomb 
Un faraday = 



Ma: 
ed 

Dunque ; 



1 volta 

un ampère X un secondo 
un volta = un ampère x un ohm legale. 

un secondo 
un faraday = 



un ohm legale 



E si deve conchiudere che a tutto rigore, prescindendo dalle perturbazioni dovute 
ai dielettrici solidi, la misura legale di una capacità sarebbe foi'nita piuttosto da 
quei metodi che richiedono la determinazione di un tempo (Terzo e Quarto Saggio ) 
che non da quelli clie partono da un coefficiente d'induzione (Quinto Saggio). 



Dopo questa digressione, conchiuderemo che // microfaraday svizzero è certa- 
mente minore di almeno quattro per cento del microfaraday legale. 



(*) Cjngrès international des éléctriciens. Comptes rendus des trcwaux. Paris, G. Masson , 1882, 
p.219. 

Serie IT. To:\r. XXXVIIL k 



74 



MISURE ASSOLUTE PI ALCUNI COXDENSATOKI 



SESTO SAGGIO. 

Misura della resistenza apparente dei condensatori. 

Una pila di forza elettromotrice abbastanza costante, e benissimo isolata, carica 
il condensatore attraverso ad un galvanometro di grande resistenza: e si notano le 
deviazioni del galvanometro di minuto in minuto. Poi si chiude la pila medesima 
con una grande resistenza metallica, sulla quale si prende una debole derivazione; e 
di questa si manda nel galvanometro una derivazione successiva, regolando le resi- 
stenze in modo da ottenere all'incirca le medesime deviazioni che sono state osser- 
vate durante la carica del condensatore. 

Per poter leggere di tempo in tempo lo zero del galvanometro senza sospendere 
la carica del condensatore, e per condurre comodamente le osservazioni, ho disposto 
gli apparecchi come indica la figura 7. 

Un polo della pila P comunica col manipolatore B, che nel mio caso era una 

chiave di Kempe, e l'altro polo comunica 
con un commutatore di Pohl a sei poz- 
zetti di mercurio praticati in una lastra di 
ebanite splendente. Nella posizione rap- 
presentata dalla figura sono riuniti fra di 
loro i pozzetti 1....2 e 3-.-.4: ed allora, 
trovandosi chiuso il contatto H del ma- 
nipolatore B, la pila carica il conden- 
satore AO senza che la corrente passi pel 
galvanometro G: e si potrà leggere lo 
zero di questo strumento. 

Se poi si libera il manipolatore pigiando 
sul bottone B, il contatto H s'interrompe 
FiQ. 6. e si stabilisce il contatto K: i poli della 

pila continuano a comunicare con le ar- 
mature del condensatore, ma l'elettricità che arriva a questo, passa pel galvanometro, 
e si potrà leggere la deviazione dovuta alla corrente: 




[7] 



E 



essendo £ e P la forza elettromotrice e la resistenza della pila, G ed x la resistenza 
del galvanometro e la resistenza apparente del condensatore nell'istante dell'osser- 
vazione. 

Finita la serie di osservazioni col condensatore, s' inverte il commutatore di 
Pohl in maniera da stabilire le comunicazioni 1....6 e 4. ...5, ed allora la pila si 
trova aperta se è interrotto il contatto K; ma quand'esso è stabilito, la corrente 
della pila passa per 1, 6, S,h, K. Su questo circuito di resistenza P+S+b sono 



DEL PROF. ANTONIO EÒITI 75 

scelti due punti di derivazione U, V, fra i quali è compresa la piccola resistenza h, 
e la corrente derivata passa da V, pel reostata E e per a in U. Su questo con- 
duttore si prendono due nuovi punti di derivazione Y, Z comprendenti la piccola re- 
sistenza «, e la nuova corrente derivata va da 1' a Z per 5, 4, ed il galvanometro. 
L'intensità della corrente nell'ultima derivazione è: 

m . . > B 



G + a R + b + a' S+F + b' 
essendo : 

„'_ ^« . ,_{IÌ + a')b 



G+a' B + b + a 

Eliminando E fra la [7] e la [8] e riflettendo che G, R, S sono di qualche 
migliaio di ohm, mentre a e h sono poche unità, si ottiene con approssimazione più 
che sufficiente: 

^ (G + a){R + a + b){S+P + b ) J 
^ -■ '^~ ab ' l/ 

In questo saggio la pila era composta di 36 Danieli, ed il galvanometro era 
quello grande di Siemens e Halske co' suoi quattro rocchetti in serie. 

Per esser certo che le cariche residue erano svanite, non osservava un conden- 
satore se non dopo averlo lasciato chiuso sopra se stesso cinque ore almeno, mentre 
che la durata della carica non arrivava mai a venti minuti. 

Cominciava ogni volta col fare una serie di osservazioni delle / corrispondenti 
a vari valori della 7?. Poi chiudevo la pila sul condensatore e , badando al crono- 
metro , notavo i valori I^ , che assumeva col tempo la corrente di carica. Chiudevo 
l'esperienza con una nuova serie d'osservazioni delle I; e per eliminare gli errori 
derivanti dalle piccole variazioni della forza elettromotrice , introduceva nella for- 
mola [9] la media dei valori I ottenuti per una data R prima e dopo aver osser- 
vato la corrente di carica. 

Per ogni condensatore si sono fatte almeno quattro di queste esperienze inver- 
tendo la pila ed invertendo il condensatore. Ma ripeto che dall'una all'altra lasciavo 
decorrere cinque ore almeno ; e ad onta di ciò i risultati non erano fra loro con- 
cordanti come avrei desiderato, forse a cagione della temperatura. 

Le curve della figura 7 rappresentano i valori medi trovati per ogni conden- 
satore e registrati nella XI Tavola numerica. Nelle ascisse 1' rappresenta un minuto, 
nelle ordinate rappresenta mille megaohm. La curva P si riferisce al microfaraday 
svizzero suddiviso, che ho indicato con (1,0), la curva 2' a quello semplice (1,0)', 
e la 3" si riferisce ad un microfaraday a paraffina di Elliott Brothers. 



76 



MISURE ASSOLUTE DI ALCUNI CONDENSATORI 



SERIE XI. 



Resistenze apparenti di ire microfaraday nominali. 



V 



3' 



CONDENSATORE SVIZZERO 
(1,0) 



Minuti 



1,22 

1,55 

1,81 

3,17 

3,67 

4,63 

5,13 

6,12 

7,88 

9,00 

10,00 

11,25 

12,00 

12,88 

14,12 

15,13 



Megaohm 



3361 
3678 

3978 
5118 
5404 
6014 
6284 
6605 
7341 
7745 
7949 
8288 
8391 
8567 
8966 
9202 



CONDENSATORE 

(1,0)' 



Minuti 



0,55 

0,79 

1,08 

1,31 

1,54 

2,06 

3,12 

3,87 

4,50 

5,00 

6,50 

7,40 

8,00 

9,40 

10,00 

12,00 

13,00 

15,00 



SVIZZERO 



Megaohm 



2634 

3170 

3799 

'4227 

4615 

5324 

6619 

7228 

7750 

8201 

9135 

9724 

9996 

10721 

11000 

11818 

12166 

12817 



CONDENSATORE A PARAFUNA 

1 Microfarady nom. 



Minuti 



0,76 

1,09 

1,54 

2,00 

3,50 

4,00 

4,50 

5,00 

6,00 

7,00 

8,00 

9,00 

10,00 

11,00 

13,00 

14,00 

15,00 



Megaohm 



2774 

3793 

4909 

6226 

9546 

10476 

11330 

12151 

14215 

15641 

17068 

18023 

19271 

20610 

22753 

23768 

24442 



Da queste curve si rileva che il condensatore semplice (1,0)' è meglio isolato 
del composto (1,0). Si scorge inoltre che i tre condensatori, di capacità ali" incirca 
uguali, presentano presso a poco la stessa resistenza apparente (3500 megaohm) dopo 
un minuto di carica; ma dopo 15 minuti la resistenza apparente del condensatore 
a paraffina è quasi doppia di quella del migliore condensatore svizzero. 



DEL PROF. ANTONIO KÒITI 77 



CONCLUSIONI. 



I risultati di questi saggi fatti sui condensatori della Sociétd des cdbìes système 
Brrthoud, Borei et C à CortaiUod, Suisse, si possono riassumere come segue : 

1° Gli errori relativi dei due microfaraday nominali, e delle loro frazioni, 
sono inferiori all'uno per cento. 

2° Il microfaraday svizzero è minore del microfaraday legale almeno del 
quattro per cento. 

3° Per cariche di durata inferiore ad un minuto le armature dei con- 
densatori svizzeri sono isolate quasi come quelle dei buoni condensatori a lamine 
di mica. 

4° La resistenza apparente, che per la penetrazione della carica aumenta 
con la durata della carica stessa, è fra 16° e 17^5 C. per un microfaraday no- 
minale svizzero di circa 3500 megaohm dopo un minuto; ma cresce più lentamente 
che per un microfaraday a parafi&na, così che dopo 15 minuti il microfaraday sviz- 
zero suddiviso arriva ad una resistenza di soli 9000 megaohm, mentre quello sem- 
plice l'acquista in un tempo uguale di 13000 megaohm, ed un microfaraday a pa- 
raffina supera i 24000 megaohm. 

5° Queste imperfezioni dei condensatori svizzeri non impediscono ch'essi non 
possano servire utilmente nella pratica, e sono compensate dal basso prezzo, il quale 
è di soli franchi 75 pel microfaraday semplice e di franchi 200 per quello composto 
di quattro frazioni, come ha dichiarato Mr. E. Dumoulinneuf , rappresentante dei 
costruttori pel Belgio. 

Firenze, maggio 1886. 



25000 



Figura 7f 




20000 



15000 



10000 



H'iOO 



Lif-f-'Dayen, Torino. 



79 



I MOLLUSCHI 

DEI TERRENI TERZIARII 

DEL PIEMOiNTE E DELLA LIGURIA 

DESCRITTI 

DA 

LUIGI BELLARDI 



Memoria letta nell'adunanza del 9 Maggio 1S86 



PARTE V. 

MITRIDAE 
\i. Famiglia MITRIDAE Fischer (1884). 

1. Sotto-Famiglia Orthomituinae Bellardi (1886). 

Labrum sinislrum inlerius Iseve. 

I. Genere MITRA Lamck. (1799) (in parte). 

Testa plerumque subfusiformìs. - Os antice obtruncatum, in rimani profun- 
dam, rccurvatam, terminatum : labrum sinistrum simplex, intcrius lacvc : columella 
in axim testae non, vel parum prodacta; plicac columellares plerumque quatuor, 
axi testae satis obliquae, posticac majores. 

I. SEZIONE 
Coluineila autice non producta, sublruQcata, inde lesta ecaudata. 

A. 

Super ficies vel tota laevis , vel tota aut in parte transverse sulcata, non 
longitudinaliter costata. 

1' Serie. 

Spira brevis , medio infiala. - Anfractus ultimus /^ totius loncjitudinis subae- 
quans, antice parum attenuatus, propc rimani vix depressus. - Superficies tota, vel 
in parte, transverse sulcata. - Os longum, angustum ; labrum sinistrum compressum : 
columella producta, revoluta, subumbilicata ; jilicae columellares quinque. 

Le notevoli dimensioni, la brevità della spira, la ragguardevole lunghezza del- 
l'ultimo anfratto e la forma altiuauto rigonfia e larga anteriormente , imprimono 
alle specie di questa prima serie una fisionomia loro particolare. 

Nella fauna attuale la forma che meglio ricorda questo tipo, proprio del miocene 
medio, è la M. nucea Gronov., (Reeve Conch. Icon. Ilitra n. 86). 



1830. 


hi 


id 


1833. 


Id. 


id. 


1837. 


Id. 


id. 


1838. 


W. 


id. 


1840. 


Id. 


id. 


1841. 


Id. 


id. 


1847. 


Id. 


id. 


1847. 


Id. 


id. 


1850. 


Id. 


id. 



80 I MOLLUSCHI PEI TERRENI TERZIAKII DEL PIEMONTE ECC. 



I. Mitra Dufresnei Bast. 

Testa obof>sa: spira brevis, parum acula. - Anfraclus jiarum convexi; ullimus '/^ tolius 
longiludinis vix subaequans, anlice parum allenuatus, non, vel vix, depì-essus. - Superficies 
sublaevis; sulci Iransversi nmjmli , rari, suni'rfiriales , inler se vakle distantes , pasdm obscure 
perspicui - Os lonqum, anfiusUim; labrum sinistrum compressum. 

Long. 55 min.: Lai. 21 mm.: 

1825. Mitra Dufresnei BAST., Mèm. Bord.. pag. 44, (av. II, lig. 8. 
DESH., Emi/el. meth. Fers, voi. II, pag. 469. 
GRAT., TM. Coij. /;,,«. Da.T, n. 541. 
PUSCII, P„l. paìaonth., pa;;. 120. 
GllAT., Calai. Zool. Gir., pa};. 48. 
GUAT., Atl. Canch. fuss., lav. XXVII. fig. 1-2. 
DESH. in LAMCK., Anim. s. veri., 2 ed., voi. X, pag. .3G0. 
MlCllTTI., Foss. mioc, pag. 310. 
E. SiS.MD., Si/n., 2 ed., pag. 42. 
BELL., .Monofjr. .Mitre, pag. 2. 

Fra le Mitre della Collezione Michelotti, gentilmente comunicatemi dalla Dire- 
zione del R. Museo di Geologia dell'Università di Koma, al quale appartiene ora la 
precitata Collezione, trovasi un fossile di buona conservazione, proveniente dai Colli 
torinesi , il quale corrisponde quasi esattamente alla forma pubblicata dal Basterei 
e che io non conosceva, quando ho pubblicato nel 1850 la Monografia delle Mitre 
fossili del Piemonte. 

In detta Monografia è stata pubblicata , come varietà A di questa specie del 
Basterot, la forma qui dopo descritta col nome di M. apposita Bdì. 

Ho detto che il fossile, di cui si tratta, corrisponde quasi esattamente alla specie 
del Basterot, perchè in esso la forma è relativamente più breve e più larga. 

Ifwcrne medio: Colli torinesi, rarissimo; Coli. Michelotti nel E. Museo di 
Geologia di Eoma (Prof. Meli). 

2. Mitra apposita Bell. 
Tav. II, fig. 18. 

Dislinguunl hanc speciem (1) a M. Dufresnei Bast. sequenles nolae. - Testa longìor. angu- 
slior : spira mimis aperta. - Anfraclus vllimus magis produclus , angustiar, minus ve/ilrnsus, 
anlice magìs depressus. - Sulci transversi numcroHores , in primis et mediis anfracluhus super 
totani superficiem decurrenles, in ventre ultimi obsoleti, vix passim perspicui. - Os longius , an- 
gustius: columella magis jwo lucia, dexlrorsum obliquata, disimele recurvata, subumbilicata. 

Long. 75 mm.: Lai. 25 mm. 

1850. Mitra Dufresnei var. A. BELL., Monogr. .Mitre, pag. 2. 

giovanissimo. 
1842. Mitra archiepiscopalià E. SISMD., Sijn., pag. 42. 



(1). Credo bene richiamare alla memoria del lettore quanto lio .scrillo nell.i prefazione della seconda 
parte di ([uesl'opera sul valore die in essa e assegnato al vocabolo Specie : il quale e qui usato, in man- 
cania di altro migliore, per indicare un complesso di forme uguali, o presso a poco, le quali sono tra 
loro collei,'ate da caratteri comuni, chc.sulTìclenlemente bene definibili, presentano un certo grado di stabilità 
e servono per ora a separarle dalle forme alTìni. 



DESCRITTI DA L. BELLABDI oi 

I84G l\Iitia epistnpalii MICHTTI., Neues Jahrb. Uonh. u. Bronu, pa^•. 5G. 

1847, /'/. anhiepisvopiiUs E. SISMO., Syn., 2 ed., pag. 43. 

1850. Id. liirriaUa BELL., Monogr. Mitre, pag. .•} (in parie), lav. !, lig. ,1. 

VarielA A. 

Testa hievior: xpira sub-rcgiilaritcr involula. - Silici transversi profiindiores^ numerosiores, 
suiier lolam superficifm deciirrentcs. 



Long. 60 min.: Lai. 20 mni. 



Varietà B. 



Testa Irrevior , infilila: spira Incvinr, maqis aperta, regulariti'r involula. - Anfractus uUinins 
breiùor, mafjis rciitrosus , anliie maiìis allvnualiis. - Snlci transversi sìiper lotam superficiem 
deciirrentes , panini profmidi et inler se salis distaiites. 

Long. 64 nim.: Lai. ?3 min. I 

Evidentemente le forme qui descritte non sono che deviazioni locali del tipo 
rappresentato dalla specie precedente, deviazioni che mi parve opportuno di distin- 
guere con nome proprio a motivo della loro importanza. 

La varietà, A collega la forma descritta come tipica colla varietà B , la quale 
a sua volta guida alla specie del Basterot. 

Miocpne medio : Colli torinesi , Kio della Batteria , Baldissero-torinese , raro ; 
C'oli, del Museo e Michelotti nel K. Museo di Geologia di Eoma (Prof. Meli). 

3. MlTHA TAENIOI.ATA BelL. 

Tav. II, fig. 11. 

Dislinj;uuiil liane speciem a il. apposita Bell, seqiicntes nolae : - Testa minor, brevior: 
spira subreijulariler involuta. - Anfractus ullimus brevior, anlice maais atteimatus et magis de- 
pressus. - Siiperficics in primis et mediis anfractubus tantum transverse sulcata, in parie ultimi 
et super totum ultimnin .mblaevis, transverse nijro-laeniolala; laeniulne angustile , niqrae , sex in 
ullimo anfraclu passim perspicuae. - Sulci transversi prope rimam decurrenles seplem , angusti, 
parum profundi , inler se .lalis dislantes , iindulali. - Os brevins, minus angustatum; labrum 
sinistrum snbarr.iuitunt : colnmidla minus contorta et minus revoluta, inumbilicala. 

Long. 5o min.: Lai. 20 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi , rarissimo; Coli, del Museo. 



2" Serie. 

Testa ovato-suhfusiformis : spira brevis. - Anfractus ultinms perlongus , 
y^ totius longitudinis subaequans, antice parum depressus, subregiilariter attenuatus. - 
Superficies transverse minute sulcata. - Os angustum, longum , postice angustatum, 
antice dilatatum : columella ad apicem sinistrorsuni vix incurvata , non revoluta; 
plicae coìumellares quinque vel quatuor. 

I principali caratteri delle forme di questa serie sono : la notevole brevità della 
spira e la ragguardevole lunghezza dell'ultimo anfratto, il quale misura quasi i due 

Serie II. Tom. XXXVIII. ^ 



82 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TEKZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

terzi della lunghezza totale: a ciò si aggiunge la regolarità colla quale l'ultimo an- 
fratto va gradatamente assottigliandosi a misura che si avvicina alla smarginatura 
anteriore , senza essere in prossimità di questa distintamente depresso. 



4. MiTiu CLAV.\T.v Bell. 
Tav. IV, fig. 39. (1) 

Testa clavifurmis: spira medio inllata. - Anl'raclus convexi; ullimus venlrosus, leviter 
obliriualits. - Su[)i'rlicies tota transverse silicata ; silici niinuii, in primis anfraclubiis numero- 
siori's et iiiler ne maijis proximnli ci siibiibsoleti, in ullimo rariores et iiiter se marjis distaiiles , 
pracsdtiin in \iarle mediana, cantra suluram numcrosinres , siihaequales ; liiwae nonnullae trans- 
versai! impressae alliescentcs passim perspiciiae ; sulci transversi prope rimani decurrentes angusti, 
parum profundi, inler se salis distantes , undulati; sulci nonnulli niiiiores inlerposili. - Os 
loiifium, postico iiiifiiistatiim, canaliculaliim, aiitice valde dilatalum; labrum si nislru m com/iressuni; 
coiuniella subrecta; plicae coluuielhires quinque. 

Long. 38 inm.: Lai. 16 mra. 

Miocene medio: Colli torinesi, Termo-Fourà, rarissimo; C'oli. Rovasenda. 



5. Mitra buevispirata Bell. 
Tav. Ili, fig. 1. 

Testa ovato-elongala: spira brevissima; nucleus euibrìoiialis Imigus, laevis. - Anfraclus primi 
subiiliuìi; ultimi convexi; ullimus perlonf/us, veittrosus , anlice vaìde produdus et prope rimam 
aliquantulum depressus. - Superficies tota transverse sulcata; sulci crebri, pai-uin profundi, 
angusti^ subarquales et inler se aequidislantes , prope rimam inaeqitales , nonnulli albescentes 
passim perspicui. - Os perlonguni, anlice vaìde attenuatum: columella in axim leslae satis 
producta; plicae columellares (juatuor. 

Long. 2 i min.: Lat. 9 min. 



Varietà A. — An specics distinguenda ? 

Testa minor. ■ Anfractus ullimus tolus crebre et subuniformiter transrerse minute suìcatiis. 
Long. 16 min.: Lat. 7 mm. 

Ho qui distinta con nome proprio una forma, che ha molta analogia colla 
precedente, della quale potrebbe a primo aspetto risguardarsi come l'età giovanile. 
Di questa forma sgraziatamente non conosco che due ed incompleti esemplari , uno 
descritto come tipo, l'altro come varietà. 

Abbenchè l'incompleto loro sviluppo , e l'imperfetto loro stato di conservazione, 
non permettano a loro riguardo un esatto giudizio, tuttavia mi parve per ora do- 
verli distinguere dalla forma precedente per le seguenti differenze: 1° nucleo em- 



(1) Le tavole 111 - VI saranno pubblicale colla seconda e Icrza parte della Monografia. 



DESCRITTI DA L. BELLAKDI 83 

brionale molto acuto e lungo ; 2° spira proporzionatamente molto più acuta e più 
lunga; 3° anfratti depressi, appianati; 4" ultimo anfratto meno rigonfio posteriormente 
e più depresso anteriormente. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, Termo -Fourà rarissimo; Coli, del 
Museo e Kovasenda. 

(). iMlTRA LAXESULCATA BeLL. 
Tav. Ili, fig. 2. 

Testa ovato -fusifurniis; S[)ira ad apiccm obtusa. - .\nfraclus primi el niedii complanali; 
uilimus aiilicp panini alleiiiialus . proiìe rimani vix ilepn-ssus , ^j^ tolius Iniigilnilinis siihaequaits. 
- Supdriìcics loia Iraiisverse bilicala; sulci minnli, rari, inter se vaidc distaiiles , in parie au- 
lica aiifrartiium nuinrrosidres, propp siituram poslicam iiiter sa niagis proximali , prope rimani 
ìiiiiiierosiores el proj'amìiorrs , ibi inter snlcos majores noìiiiulli minores passim perspicui. - 
Os ovale, aulire valde dilataium; labrum siiiislrum subarcualum : coluinella subrecla; plicae 
coiumeiiares qualuor. 

Long. 18 inin. : Lai. 8 min. 

Miocene medio: Colli torinesi, Pino-torinese, rarissimo; Coli, del Museo. 



7. Mitra tumens Bkll. 
Tav. Ili, fig. ?x 

Distinsuunl liane s|)eciem a M. laxesnlcata Bell sequenles nolae : - Spira ìonqior, mimis 
aperta. - Aiifraclus uilimus minns renlrosus, anlice miniis depressas. - Sulci transversi ^ quam- 
vis in parte a stata spalaso testae obsoleti el vix passim perspicui, nnmernsiores , inde inter se 
maijis prnxiniati; salci lransver.4 propc rimavi dccurrcules miuores , vix perspicui. - Os angu- 
stius: plicae rolumrUares quataor. 

(.ong. 19 mm.: I.at. 7 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 

3" Serie. 

Testa suhovaiu. - Anfractus xìauci; uìtimus magnus , venfrosus, antice pro- 
f linde depressus, '1^ totius longitudinis subaequans; suturae satis óbìiquae. - Supcr- 
ficies laevis? - Os ovale, postice angustatum, a,ntice dilatatum,: plicae eolumellares 
quataor, magnae. 

Ho esitato alquanto a descrivere questa forma, perchè non conosco di essa che 
un solo ed imperfetto esemplare esistente nella collezione Michelotti : ma essa mi 
parve così differente dalla fisionomia ordinaria delle Mitre , che ho creduto opportuno 
il farla conoscere, poiché nell'unico esemplare noto non diflicilmente dalle parti che 
rimangono , si possono presumere quelle che fanno difetto , e cosi completarlo. 

Le note caratteristiche di questa serie sono: la spessezza' del guscio, la rag- 
guardevole lunghezza dell' ultimo anfratto , la sua forma rigonfia e assai depressa 
anteriormente , il piccol numero di anfratti, la notevole obliquità delle suture , e la 
grossezza delle pieghe columellari, delle quali l'anteriore è molto più piccola delle 
altre: i quali caratteri ricordano la fisionomia di alcune Volutidi. 



84 I MOLIASCHI DEI TERRENI TERZIARIl DEL PIEMONTE ECC. 

8. Mitra amygdalacea Bell. 
Tav. I, fig. 1. 

Teslii ov.ilo-nblonga. - AnIVaclus jiauci, vix convexi; uUimns marinns, omlus, ventrosus, 
nnlice prope rimani valtk depressus , ^'3 lulius loìtgilndinix subacquaun ^ ; suturae siiperficiales, 
siilis obliquae. - Superficies laevis : sulci Iransversi prope rimani decurrenles pauci , salis 
prol'unili. - Os ovaio, poslice anguslatuin et canaliculaliiin: plicae columellares maf/nae, 
(lualuor. 

Long. 30?: Lai. 12. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli. Michelotti nel K. Museo 
di Geologia di Roma (Prof. Meli). 

4" Serie. 

Testa doUoliformis , crassa : spira hrevis , medio infiala. - Anfractus parum 
convexi; ultinms \ totius longitudinis subaequans, ventrosus, antice parum et 
subregulariter attenuatus , prope rimam vix depressus: suturae parum obliqtiae. - 
Supcrfìcies nitida, laevis, in primis anfractuhus transverse sulcata. - Os ovali- 
elongatum: labrum sinistrum suharcuatum : columella ad apicem sinistrorsum leviter 
incurvata; plicae columellares maf/nae, quatuor. 

La spira breve e più meno rigonfia nel mezzo, 1' ultimo anfratto alquanto 
convesso di poco più lungo della metà totale del guscio e poco depresso anterior- 
mente, la superficie liscia negli ultimi anfratti e la columella leggermente incurvata 
a sinistra, costituiscono un complesso di caratteri che collega più meno fra loro le 
forme di questa serie e le distingue da quelle della seguente. 

9. Mitra doliolum Beil. 
Tav. Ili, fig. 5. 

Testa ovoides: spira valde inilala. - A.nfractus parum convexi; uitimus marjnus, ventrosus, 
anlice parain ailemalus el parum depressus. - Superlicies nilens, in anfractubus primis trans- 
verse minute sulcala, in mcdiis et ultimo laevis ; sulci Iransversi prope rimam decurrentes 
lati, parum profundi, ohsctire nolali. - Os ovale; labrum sinistrum sufrarcMO/Hm; columella in 
adullis suhumbilicata, sinistrorsum ad apicem incuriala. 

Long. 31 mm.: Lat. 13 ram. 

Miocene supcriore: Colli tortonesi. Stazzano, raro ; Coli, del Museo. 

IO. .Mitra abbreviata Micutti. 
Tav. I, fig. 2. 

Testa ovoides: spira brevissima, parum acuta. - Anfractus parum convexi ; uitimus per- 
magnus, ^/j tolius longitudini^ subaequans, ventrosus, antice salis depressus. - Superficies trans 
verse sulcala; sulci minuti, uniforraes, inler se subaeque dislanles, decem plerumque in 



DESCRITTI DA L. BELLAEDI 85 

anfraclubus primis el mediis perspicui, in ullimo sensim siiie seiisu evanescenles, inde ibi 
superficies su!)laevis: salci transversi pro/ie rimain decurrentes numerosi, subaequales , pariim 
piofundi, obscure nolali. - Os ovale; labrum sinistrum subarcualum, anlice late apirtim . 
Long. 21 mm.: Lai. 1 1 mm. 

1847. .mira ahbreviata MICHTTI., Fnss. mine, pag 303. 

La forma e le proporzioni dell' ultimo anfratto distinguono facilmente questa 
specie dalla precedente. 

Miocene superiore: Colli tortonesi , Stazzano, rarissimo; C'oli. Michelotti nel 
E. Museo di Geologia di Eoma (Prof. Meli). 

1 1 , Mitra offerta Bell. 
Tav. I, fig. 3. 

Testa c/os«a, fusiformis, breviala, ventrosa: spira breds. salis aperta. - Anfractus leviter con- 
vexi; ulliraus in ventre subaiigulosus , antico valle el regulariler attenua tus , non depressus , 
'/s lutius liiioiludinis stibaeqiiaiii. - Superficies sublola Jaevis; anfractus primi prope suturam 
posticam Iransverse minute sulcati. - Cnlumelia recta. in axim tcstae producla : urna, clabiala, 
non revoluta 

Long. 34 mm : !,at. \'ò mm. 

1804. 3l!tra Djf'rcs/tci DODERf.., Ceiin. geol. terr. miuc. sujt. Ital. ceittr., pag. 24. 

Era in dubbio cbe la forma di S. Agata, riferita dal Prof. Doderlein alla 
M. Bufrcsnei Basi, (specie propria del miocene medio), vi appartenesse, quando la 
gentile comunicazione fattami dal Museo di Modena del fossile cosi nominato dal 
Doderlein, mi ba confermato che, non solamente la forma suddetta di S. Agata è 
affatto diversa da quella di Saucats , ma che lo è eziandio dalle altre a me note , 
ed è perciò meritevole di ricevere un nome proprio. 

Miocene supcriore : QoWì tortonesi, Sant' Agata-fossili . rarissimo; Coli, del R. 
Museo di Modena (Prof. Pantanelli). 

5" Serie. 

Testa turrita : spira Unga. - Anfractus ultimus dimidiam longitudincm vel 
suhaequans, vel superans.- Superficies in anfractubus primis plerumque transverse 
sulcata. - Flicae columelìares quatuor , magnae. 

Le specie di questa serie diversificano da quelle della precedente, colle quali 
lianno stretti rapporti, per la maggior lunghezza in generale della spira e per la 
maggior brevità dell' ultimo anfratto dalle quali particolarità risulta nel loro maggior 
numero una forma turrita. 



86 i molluschi bei tekreni terziakii del piemonte ecc. 

12. Mitra ancillakioides Michtti? 
Tav. Ili, fig. G. 

Testa ovato -elongala: spira longiuscula. - Anlraclus breves, parum convexi; ullimus 
dimidia lonrfiliuì'me lunifior , parum vantrosits, anlice parum depressus. - Superficies laevis , in 
primis anlraclubus obscure Iransverse sulcala, sub lente passim Iransverse minutissime 
striala.- Os angustum, longnm; labrum sinistrum compressum: columella contorta. 

Long. 35 mm. : Lai. 14 mm. 

1842. Mitra ancUlarioides MICIITVI , Fms. mioc, pag. .309, lav. XVII, fi-. 19. 

1847. Id. fusifiinnis E. SISMI)., Sij,,., pa;;. 43 (m parte). 

I8GÌ. Id. ancijhiroidcs DODERL., (Vn«. (jcol. lerr. iitioc. sup. llal. cciitr., pay. 24. 

? 18"75. /(/. ancillariiiides SEGt'ENZ., Forra. /</»<c. lud. mcrid., pag. 204. 

Egli è con esitanza che riferisco la forma qui descritta alla M. ancillarioides 
Michtti, nou avendo potuto paragonarla coU'esemplare tipico descritto e figurato nel- 
l'opera sovracitata, il quale non esiste più nella Collezione Michelotti: e questo con- 
fronto sarebbe stato tanto più opportuno in quanto che i caratteri assegnati alla 
specie dal signor Michelotti nella descrizione non corrispondono esattamente con quelli 
indicati nelle due figure che vi si riferiscono. 

1 fossili qui da me descritti hanno bensì i caratteri generali assegnati alla specie 
tanto nella descrizione quanto nelle figui'e, ma ne differiscono: 1° per le loro di- 
mensioni alquanto maggiori ; 2" per la spira relativamente più lunga e più acuta ; 
S» per l'assenza negli anfratti superiori del piccolo cingolo che li divide (di cui è 
fatto cenno nella descrizione e del quale non vedesi traccia nelle due figure) ; inoltre 
nei fossili qui da me riferiti alla specie del signor Michelotti le pieghe columellari 
sono quattro , come sta scritto nella descrizione data dallo stesso , non cinque con 
traccie di una sesta, come osservasi in una delle figure dal medesimo pubblicate (forse 
per errore del disegnatore). 

La forma del Bolognese che il Sig. Foresti riferi alle M. ancillarioides Michtti. 
(18G8 Foresi. Catal. Moli, plioc. Bologn., pag. 6G) e che mi ha gentilmente comu- 
nicata , ne è diversa, ed ha molta analogia con quella da me nominata M. indicata 
Bell, dalla quale tuttavia differisce: 1° per la spira più breve e più aperta; 2° per 
l'ultimo anfratto più ventroso ; 3° per il rialzo naturale meno ben definito ; 4° e per 
le pieghe columellari che vi sono in numero di cinque, mentre che nella succitata 
forma del miocene superiore dei Colli tortonesi sono soltanto quattro. 

Miocene supcriore : Colli tortonesi , Stazzano , raro ; Coli, del Museo. 



13. Mitra devia Bell. 

Tav. Ili, fig. 7. 

Distinguunl hanc speciem a M. ancillarioides MichUi. seiiuenles nolae:- Trsla loitrjior: 
spira brevior. - Anfraclus ullimus lonrjior, anguslior, antice magis depressus. - Columella magis 
coniarla. 

Long. 33 mm.: Lat. 13 mm. 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 87 

Le differenze sovra indicate servono a distinguere la forma presente dalla 
M. ancilìarioides Michtti. quale è qui definita. 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Stazzano, rarissimo; Coli, del Museo. 



14. Mitra stazzanensis Bell. 
Tav. I, fig. 4. 

Testa lumia: spira /o/ifla, medio infiala. - AnIVaclus vix convexi, breves; ullimus anlke 
valde ckpressus, V^ lolius longiludinis suhaeqiians. - Salci Iransversi in primis anfraclubus 
nulli perspicui (an erosi?); sulci prope rimam decurrenles jmuci, lalissimi, parum profundi , 
a coslida miimla separali, subiinifonncs. - Os breee, mnlio dilatalum: columella in axim leslae 
parum producla. 

Long. 26 mm.: Lai. 10 mm. 

Miocene superiore : Colli tortonesi , Stazzano , raro ; Coli, del Museo. 



15. MlTBA AMISSA BeLL. 
Tav. I, fig. 5. 

Dislinguunl hanc speciera a M. slazzanensis Bell, sequenles nolae; - Testa major: spira 
subreoulariter invnlula, mngis aperla. - Aiifradus loiigiores , complanati; uìlimus longior , minus 
ventrosns, dimidiam loiigitudim-m subaeiiuans. - Sulci Iransversi in primis anfraclubus nonnulli 
prope suturam poslicam perspicui. - Os hngiiis, medio vix dilalalnm. 

Long. 35 mm.: Lai. t 2 min. 
Miocene superiore: Colli tortonesi, Stazzano, raro: Coli, del Museo e Miche- 
lotti nel K. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 

16. Mitra gravis Bell. 

Tav. I, fig. 6. 

Tesili lurrita: spira longn, polijgijrala , satis acala, siibrcgHlariler involuta. - Anfraclus 
hreves, [in'le siilurae vix obliquae), romplanali, ad suturam poslicam laeviter inllali , praeserlim 
nllimi; ullimus non venlrosus, anlice parum depresms , dimidia longitudine parum brevior. - 
Sulci Iransversi vix in primis anfraclubus perspicui; sulci prope rimam decurrenles ininu/i , 
crebri, subuniformes , a coslula minuta separali, poslice ])arum produci!, obscure perspicui. - 
Os ovale, lougum, poslice canalicuhilum , anlice parum dilalalum: columella in axim leslae 
parjim producla, obscure subumbilicala. 

Long. 42 mm.: Lai. 15 mm. 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Stazzano, rarissimo; Coli. Michelotti nel 
R. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 

17. Mitra oberrans Bell. 

Tav. I, fig. 7. 

Tesla crassa, subfusiformis : spira salis acuta.- Anfraclus leviler convexi ; ullimus satis 
venlrosus, anlice vix obscure depressus , obliqualus, dimiilia longiludine parum brevior.- Sulci 
Iransversi uonnulli prope suluram poslicam super in primos anfraclus decurrenles, quorum duo 



88 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZLVEll DEL PIEMONTE ECC. 

majori's; sulci Iransversi própe rimam decurrenles vix nonnulii obscure notali, tati, parwn jtro- 
fundi, a coslula angusta separali. - Os ovale, anlice dilalalum: columella breris, sublruncata. 
Long. 40 nini.: Lai. 15 nini. 

Miocene superiore : Colli tortonesi , Stazzano , rarissimo ; Coli. Michelotti nel 
E. Museo di Geologia di Eoma (Prof. Meli). 

18. MlTKA BREVIS BeLL. 
Tav. Ili, fìg. 28. 

Testa turrita, brevis: spira param longa et panim acuta. - Aiifraclus parum convexi ; 
ultimus venlrosus, anlice valile depressus, dimidia longitudine parum longior. - Supertìcies in 
primis anfraclubus transverse suicala, in aliis iaevis; sulci prope rimam decurrenles lati, 
superficiates, a coslida minuta separali, obscure notati. - Os breve, anlice dilatatum; labrum 
sinistrum medio dilatatum. 

Long. 21 nini. : Lai. IO mm. 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Stazzano, rarissimo; Coli, del Museo e 
Michelotti nel E. Maseo di Geologia di Eoma (Prof. Meli). 

6° Serie. 

Testa infundihiìiformis : spira longa, valde acuta, magis in primis anfractuhus 
quam in ultimis. - Anfractus lonyi, complanati ; ultimus dimidia longitudine brevior, 
antice valde attenuatus sed vix depressus: suturae valde ohliqiiae, praesertim uìtimae- 
Superficies transverse striata in primis et mediis anfractuhus , dein laevis. - Os 
postice angustum, antice dilatatum : columella in axim testae parum producta ; 
plicae columeJlares quinque. 

È singolarissima la forma generale della specie che rappresenta questa serie: 
essa si allontana dalla massima parte delle forme note del genere, sia per l'acutezza 
e lunghezza della spira, sia perchè questa si svolge con un angolo più acuto nei 
primi anfratti che negli ultimi ; i quali caratteri, unitamente alla superficie appianata 
degli anfratti, le danno la forma di imbuto lungo e stretto. 

La specie attualmente vivente, che nella fisionomia generale ricorda meglio questa 
qui descritta, è la M. nigra Chcmn. {Beev. Condì. Icon. Mitra, tav. V, fig. 33 
non M. nigra Quoy) , nella quale la spira, abbenchè lunga ed aguzza, è tuttavia 
meno acuta, e gli anfratti sono più numerosi, d'onde risulta che le suture vi sono 
meno oblique. 

19. Mitra infundibulOm Bell. 

Tav. I, fìg. 8. 

Superficies nitens , slriae [runsveri&c minutinsimae, crfbprrimae, snperficiales ; sulci Irans- 
versi propc rimani decurrenles numerosi, superficiales , subunifornies, amjnsli, parum notati. 
Long. 40 mm. : Lai. 4 3 mm. 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Stazzano, rarissimo; Coli. Michelotti nel E. 
Museo di Geologia di Eoma (Prof. Meli). 



DESCRITK DA L. BELLAEDl 89 



Serie 



Testa fiisiformis. - Anfractus ultimus dimidia ìongitudinp ìongior, antice vaìde 
sed subregulariter attenuatus, vix ohscurc deprcssus. - Superficies tota transverse 
silicata. - Plicae columellares sex, vel quitique, interdum anterior vix notata. 

La presenza di numerosi solchi trasversali su tutta la superficie e su tutti gli 
anfratti ed il numero delle pieghe columellari sono le note caratteristiche di questa 
serie che la distinguono dalle serie vicine. 



20. Mitra obakata Bell. 
Tav. I, fig. IO. 

Testa rusilonni», venlrasa: spira parum acula. - Anlractus complanali, vix canvexi; 
uilimus antice valde el subregulariter allenualus, prope rimam vix depressus, Vs lolius lon- 
giludinis subae(]uans: sulurae snpcrficialcs. - Superlìcies tota Iransverse sulcala; salci angusti, 
parum profanili, jmnclulati, unifornws, Inter se valde el uniformilcr dislanles, quinqite vel sex 
in anfraclubns primis el meliis perspicui, in ultimo uniformilcr usque ad rimam producli . - 
Os longum ; labrum sinislrum parum convexum : columella subrecla , ad apicem leviler 
revoluta el sinislrorsum obliquala, plicae columollares sex, anterior vix notala. 

Long. 50 mm. : Lai. 17 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, raro; Coli. Michelotti nel E. Museo di Geologia 
di Roma (Prof. Meli). 

21. Mitra sulciensis Bell. 
Tav. I, fig. 9. 

Disiinguunl hanc specieni a .V. oharata Bell, sequenles nolae : 

Testa anr)uslior : spira longior, magis acuta. - Anfractus lougiores , magis convexi; ultimi 
cantra suturam jio'iticam infinti; nltimvs dimidia Umnitudine parum longior , mimis ventrusus, 
antice minus allenualus, suhnjlindricus. - Sulci transversi in ventre ultimi anfractus subobsoleli. 
- Os magis angusltim; labrum sinislrum compressum. 

Lonc;. 4G nmi. : Lai. IO nmi. 



Miocene medio : Colli torinesi , Sciolze , rarissimo ; Coli. Rovasenda e Michelotti 
nel R. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 

22. Mitra densesulcata Bell. 
Tav. Ili, fig. 4. 

Testa subfusiforrais: spira longiuscula, salis acuta. - Anfra^lus primi el medii vix 
convexi; uilimus '/; lolius longitudinis subaequans, poslice complanalus, rentre inflatus. antice 
parum attenuatus. - Superficies tota transverse suleata ; sulci m.inuti: parum prò fundi, uuiformes. 

Serte II. Tom. XXXVIII. m 



90 I MOLLl-SCHI PEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

crebri, iiiter su snbaequidistaiites, proiii> riiiiain profuiìdiores ci inler se magis distanles. - Os ovale, 
loiigum. poslice anguslalum, anlice dilalaluni; labrum sinislruni subarcualum ; colunielia in 
axim leslae salis producla: plicac coluinellares (luirujue. 
Long. 22 nini. : Lai. 8 '/^ min. 

Mitra pscudujKijialis liO.N., Colt, ilei Museo. 

t8:ì8. 111. id. AllCllTTl., Ceogit. Aris. terl.-BiUl. Piedm., pa;<. 3<1G. 

1842. Id. id. E. SISMO., Syn., pag. 41. 

1847. Id. id. E. SISMO., Sijn., 2 od., pag. «. 

1851). /(/. twrinila BELL., Monogr. Mitre, tav 1, Cg, 9 (giov.) 

Questa forma ha qualche analogia coi giovani esemplari della M. turricula Jan. 
ma se ne distingue pei seguenti caratteri: forma generale più lunga e più stretta: 
spira notevolmente più acuta ; solchi protratti su tutta la superficie, più numerosi e 
più profondi. 

Pliocene superiore: Colli astesi. Valle Andona, rarissimo: Coli, del Museo. 



8" Serie. 

Testa suhfusiformis. - Anfractus ultimus dimidìn longitudine plerumque longior, 
antica parimi attenuutus et parum depressus. - Superficies in primis anfractuhus 
transverse minute sulcata; sulci sensim sinc sensu in anfractuhus niediis obsoleti, 
subnulli vel vix notati in ultimis. - Os antice dilatatum ; labrum sinistrum postice 
compressuni: columella ad apicem vix sinistrorsum incurvata, vix revoluta ; plicae 
columellares quinque, intcrdum sex. 

Le forme inscritte in questa serie hanno quasi tutte l'ultimo anfratto più lungo 
della spira, poco e quasi regolarmente assottigliato anteriormente e pochissimo depresso 
in prossimità della marginatura anteriore ; la bocca è perciò in esse molto larga 
anteriormente e quasi tronca; la columella vi è diretta; la smarginatura molto larga 
e profonda. 

La presenza di solchi trasversali nei primi anfratti distingue questa serie dalla 
seguente in cui le specie hanno tutti gli anfratti lisci, e la mancanza di questi solchi 
negli ultimi anfratti la separa dalla serie precedente. 

23. Mitra taurinensis Bell. 
Tav. I, fig. 11. 

Distiiiguunt hanc specicm a .W. turricnla Jan. sequcnles nolae: 

Spira loììfjwr, ma(]is aeiila. - Sulci transversi super primos anfradus decurrentes magis 
profanai, nonmlli in parie antica ultimi anfradus perspicui: sulci Iransversi prope rimani de- 
currentes septem, angusti, parum profundi, unipirmes, inler se ralde dislantes. - Columella ad 
apicem vix sinistrorsum incurvata, inumbilicata, depressa. 

Long. o2 min.: Lai. 19 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Monte dei Cappuccini, rarissimo; Coli. Rovasenda. 



descritti da l. bellardi 91 

24. Mitra adscript* Bell. 
Tav. IV, fig. 25. 

DisUnguunl hanc speciein a Jl/. lurricula Jan. sequenles nolae : 

Testa minor: Sjìira brevior. maqis aperla. - Anfrachis ultimi prope sul urani poslicam snb- 
carinali; ultimus lirerior, magis venlrosus, anlice magis depressus. - Sulci transversi mnjores. - 
Plicae columellares crassiores. 

Long. 38 mni. : Lai. Io min. 

I8(j4. Mitra tuiricuta DODERI.,, Cetin. ijeul. tvrr. mioc. siip. lud. ceiitr., pag. 24. 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Sant'Agata- fossili, rarissimo; Coli, del Museo 
di Modena (Prof. Pantanelli.) 

25. Mitra at.ua Bell. 
Tav. I, fig. \-2. 

Dislinguiinl liane speciem a M. turricuhi Jan sequenles nolae: 

Ti'sta angustiar, longior: spira magis amia et maf/is loni/a. - Anfracttis complanati; ultimus 
ilimidiam lontjiludinem subaequans, minns venlrosus. - Sulci minuti iransversi rariores, in primis 
anfraclubus lunttini vix passim prrspicui. - Os unguslins. 

Long. 51 nirei. ; Lai. 15 mm. 

La presenza di solchi trasversali rari e minuti che corrono sui primi anfratti, 
collegano questa specie colla M. turricula Jan. dalla quale è disgiunta per la sua 
forma stretta e lunga e per la relativa maggior lunghezza della spira. 

Pliocene inferiore: Bordighera (1), raro; Coli, del Museo. 

26. .Mitra turricula Jan. 
Tav. 1, fig. 13. 

Tesla sublusiforniis, crassa: spira purum longa, medio leviter intlala. - .\nfraclus sub- 
plani, cantra suturam posticam leriter turgidi, praesertim ultimi; ullimus antice vix depressus, 
'/„ totius longitudinis subaequans. - Superficies in primis anfraclubus minute et rare Iransverse 
sulcala, in ceteris laeris, rei obsolete inaequaliler minute striala: sulci transversi prope rimani 
decurrentes pauci, inler se salis dislanles, angusti, et parum profondi - Os anlice dilatalum, 
poslicc canalicuialum : labrum sinislrum postice compressum : columella in adultis interdum 
salis contorta et subumbilicala. 

Long. 47 mm.: Lai. 16 mm. 

1832. Mitra turricula JA.N, Calai. Conch. foss., pag. 14, n. i '/s- 

1850. /d. ili. BELL., Monogr. Mitre, pag. 3, taT. I, lis- 1 (in parie). 

1864. Id id. CONT., Monte Mario, pag. 35. 



(I) Le Mitridi provenienti da Bordighera e regioni vicine l'urono raccoUe dal Chiar. Signor Clarencc 
Bicknell dimorante in quel bor^^o, e dal medesimo gentilmeute regalate al R. .Museo di Geologia di Torino 
unitamente ad una ricca serie di altri fossili provenienti dalle medesime regioni. 



?I864. 


Mitra 


lurriaila 


1868. 


Id. 


id. 


1H7I. 


III. 


>d. 


1873. 


Id. 


,d. 


? 1874. 


Id. 


id. 


187.5. 


Id. 


,d. 


1877. 


Id. 


id. 


1878. 


Id. 


id. 


? 1881. 


Id. 


id. 


? 1881. 


Id. 


id. 



92 I MOLLUSCHI DEI TERKENI TEKZURII DEL PIEMONTE ECC. ■ 

DODERL , Celili, ijfiil. iiiioc. sup. hai. celili:, p.Ti;. ìì. 

FOUEST., Cotiil. .Voli, plioc. Hologn., pa-. 66. 

CONT., Monte Mario, 2 ed., pag. 40. 

COCC, Emiin. .<^ist. Muli, luioc. e /dioc. Paini, e Piuc , pag. '.)ì. 

COPP., Catal. foss. niioc -plioc. moden. Colt. Copp., pag. 1 . 

SEGUENZ., Form, plioc. Ital. mcrid., pag. 204. 

DE STEK., Stral. plioc. Si^na, pag. 37. 

I)E STEF. e PANTAN , Moli, plioc di Siena, pag. 119. 

COl'P., Paleoiil. moden., pag. 4.5. 

COPI'., .y/arn. inrc/i. e foss., pag. 15. 



VariciA A ( aii species distinguond;i ? . 

Teslu anijùflwr: xjiira longiur, magis acuta. - Anfradus ruiilra mttiiram posticam vix infiali 
- Suimr/ìcies .sub lenti" lata transverse silicata; snlci miiiuli^simijnaequales, passim luìdiilati. in 
primis anfractubus crebcrrimi, in ullimis passim tantum perspicui. 

Loiijr. 51 inni : l.al 18 nini. 



Varietà C. 

.\nfraclus nltimiis anijuttior, lonijiar, aulicc ina;iis ilepressits. - Salci transrersi ut in varietale 
praece.denli dispositi. - lìima valde recurvata, postice sahcanaUculala, labiata. 
Long. 54 mm. : Lai 18 mm. 

Il fossile dei Colli torinesi, che il Sismonda nel suo Synopsis ha riferito alla 
M. archirpiscopalis LamcJc., che io nella Monoc/rafia (Ielle Mitre ho identificato 
colla presente specie e figurato come un giovanissimo esemplare della medesima (loc. 
cit., tav. I, fig. 3), (pel quale ho citata questa specie come trovata nel miocene 
medio) e che sgraziatamente andò perduto, era prohabilissimamente un giovane esemplare 
della M. apposita Bell. 

La varietà A e meglio quella B, guidano alla specie seguente, colla quale 
hanno presso a poco uguali gli ornamenti superficiali. 

La forma miocenica del Modenese riferita dal Sig. Coppi a questa specie, che in 
Piemonte è propria del pliocene superiore, è molto probabilmente una forma diversa, 
del che, come della determinazione delle altre specie di Mitra indicate dal medesimo 
autore nelle sue pubblicazioni, ma non descritte, mi duole di non avermi potuto 
accertare, non avendo il Sig. Coppi creduto di annuire alla preghiera che gli ho 
diretta, di comunicarmi i tipi da esso nominati. Per la qual cosa ho dovuto citare 
con dubbio le pubblicazioni del Sig. Coppi , ogni qual volta le specie da esso indicate 
non appartengono all' orizzonte geologico , in cui trovansi le forme cui furono assimilate, 
essendo presumibile che ne siano differenti. 

Anche la forma di M.'" Gibio identificata dal Prof. Doderlein con questa specie 
del Jan è probabile che non vi appartenga. 

Ho ricevuto dal Sig. Prof. Cocconi col nome di 31. dongata Lame!;, rar. un 
fossile di buona conservazione, il quale non appartiene certamente alla precitata specie 
eocenica e che è molto affine alla M. Purricula Jan, da questa specie differisce 
tuttavia: 1° per le sue dimensioni alcun che maggiori; 2° per la spira più aperta e 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 



93 



formata da un maggior numero di anfratti; 8° per gli anfratti ]nù brevi e rialzati 
contro la sutura posteriore ; 4" per le pieghe columellari che sono più grosse ed in 
numero di cinque. 

Questa forma meriterebbe di essere distinta con nome proprio. 

Pliocene superiore : Colli astesi, Valle Andona, non frequente ; Coli, del Museo. 

27. Mitra tkacta Bell. 
Tav. Il, fig. 17. 

Tesla anqasla, longa: spira vnlili' acula - Anfrnclus lonf/i, vix convexi ; ultimus prope 
siUuram poslicam sabangulatus, dimidiam longiludinem aequans, anlice parura allenualus et 
parum deprcssus, subcylindricus: sulurae salis ohliquae. - Sa[)er(\cies in omnibus anfraclubus 
prope rimani posticam Iransvcrse sulcala; suici undnlali, numerosi, minuti, quorum nonmdli 
majores: sulci Iransversi prope riraam ducarrenles subnulli, nonnulli vix passim obscure 
nolali. - Os lougum, anguslum, aiilice parum dilatalum; labrum sinislrum compressum: co- 
lumella conlorla, revoluta. 

Long. 100 inm.: Lai. 28 mm, 

1850. Mitra Innùula BELI.., Muimtjr. Mitre, pag. 3, lav. I, lig. 4. 

Pliocene superiore: Colli astemi, Valle Andona, rarissimo; Coli, del Museo. 

28. MnuA PLIOCENICA Bell. 

Tav. II, fig. -21. 

Testa fusiformis, vciUiosa: spira parum acula, versus apicem injlata. - AnI'raclus parum 
convexi; ultimus ventrnsus, dimidia longiludine loiigior, antica vix depressus. - Superficies tota 
minutissime Iransverse snidila; sulci sub lente perspicui; sulci Iransversi prope rimani decur- 
renlcs vix nolali - Os ovale, elonj;alum, anlice salis dilalalum; labrum sinislrum leviter 
convexum: columella parum contorta. 

Long. 98 mm. : Lai. 28 mm. 

Pliocene superiore: Colli astesi, Valle Andona, rarissimo: Coli, del Museo. 

^" Serie. 

Testa fusiformis: spira longa, valde acuta in primis anfractuhus, nuujis 
aperta in ultimis. - Anfractus vix convexi vel complanati; ultimus dimidiam longi- 
tudincm aequans, ventrosus, anticc plus minusve deprcssus. - Superficies laevis - Os 
suhovale; labrum sinistrum suharcuatum: columella satis producta, laxe contorta, 
valde revoluta , ad apicem distinctc sinistrorsum incurvata ; plicac columellares 
quinque. 

La maggior lunghezza della spira in proporzione di quella dell'ultimo anfratto, 
la mancanza di solchettini trasversali, e la maggior depressione anteriore , dalla quale 
gli risulta una maggior convessità, separano questa serie dalla precedente. 



94 i molluschi dei terreni terziari] del piemonte ecc. 

29. Mitra conspicienda Beli,. 

Tav. I , fig. 1 ';. 

Tosta fusiformis, ventrosa: spira longa, in primis anfraclubus vaide aciila, in uilitnis 
magis aperta. - Anfraclus parum con\'e,\\ ; nhìioas venlrosui, anlice parum depressus: suturai 
simplices. - Superfìcies lanvis; sulci Iransversi conlra rimani decurrcntps angusti, panini 
profundi, subuniformes, inler se valde pro.\imali, passim perspicui (obliterati?). - Os subovale: 
columelia subumbilicata. sinislrorsum disHiicte incurvala; plicae columeliares quinque. 

Long. 65 nini. : Lat. 22 mni. 

Miocene medio : Colli torinesi, Sciolze, rarissimo ; Coli. Kovasenda. 

30. Mitra proxima Bell. 

Tav. 1, fig. (5. 

Distinguimi banc spcciem a M. conspicienda Beìl. sequontes notae: 
Spira breviur, maijis aperta. ■■ Anfraclus complanaii; ullimns brevior, anlice magis depressus: 
sulurae subcanaliculalae. - Salci Iransverxi prope rimani decurrenles nulli perspicui, an erosi?. •• 
Columelia minus producta, sinislrorsum minus incurvata, magis contorta, magis revoluta. 
Long. o9 mni. : Lat. 20 nini. 

Miocene inedia : Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 

10" Serie. 

Testa fusiformis : spira regulariter involuta, longa et satis acuta. - Anfraclus 
vix convexi; ultimus antice parimi depressus, dimidiam longitudinem aequans rei 
superans. - Superfìcies laevis. - Os suhovale, elongatum; labrum sinistrum parum 
convexum: columelia parum producta, laxe contorta, ad apicem sinistrorsum leviter 
incurvata. - Plicae columeliares tres, vel quatuor. 

In questa serie, paragonata colla precedente, si osservano le seguenti differenze: 
1° spira meno lunga, e meno aperta e svolta regolarmente ; 2" anfratti meno nume- 
rosi, appianati ; 3° anfratto ultimo più stretto, più lungo, meno depresso anteriormente 
e meno rigonfio; 4° pieghe columellari meno numerose. 

31. .Mitra anterior Bell. 
Tav. I, fig. 16. 

Testa fusiformis, longa, angusta: spira longa, pnlygyrala, valdr acuta. - Anfractus parum 
convexi, prope suturam posticam Iccitcr infiali; uitiinus parum vcnlrosus, anlice satis et subre- 
gulariler atlenuatus, parum depressus, dimidia longitudine salis longior: syiiuràP subcanaliculalae. 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 95 

- Superficies laevis? (in primis et mediis anfraclubus erosa?); sulci Iransversi prope rimam 
(lecurrenles aii2;usli, parum profundi, inler se valde et uniformifer dislantes, iisque contra 
venirem prodiicli. - Os anguHnm, longum: columella salis producta, recla. 
Loni,. 57 min. : Lai. 18 mm. 

Questa forma ha non poca analogia con quelle della serie ottava e segnatamente 
colla M. taiirinensis Bell. , dalla quale tuttavia si allontana 1° per la sua forma 
più stretta e proporzionatamente più lunga; 2° per la spira composta da un maggior 
numero di anfratti e più acuta; ?>" per l'ultimo anfratto più assottigliato anterior- 
mente; 4° per la bocca più lunga, più stretta e meno dilatata anteriormente. In 
quanto ai solchi trasversali che corrono sui primi anfratti delle forme che compon- 
gono la precitata serie ottava, non posso asserire che manchino affatto sulla super- 
ficie della M. anterior Bell. , quantunque non mi sia stato possibile di scorgerne 
tracce sull'esemplare descritto che però è di buona conservazione, sia per quanto riflette 
la forma sia per lo stato della superficie : tuttavia sarebbe possibile che i solchi siano 
stati corrosi dallo stato spatoso. 

I solchi trasversali anteriori prossimi alla smarginatura sono egualmente disposti 
e di eguale natura nelle due specie. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi?, rarissimo; Coli. Michelotti nel R. 
Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 



32. .Mitra eofusiformis Bell. 

Tav. 1, fig. 17. 

Testa fiisifoimis: spira ionga, valde acnla. - Anfraclus vix coiivexi; ullimus parum ven- 
irosiis, anlice parum dfprcssas, dimidia loiiuiludiae loiujior: sulurae subcanaliculatae. - Salci 
Iransversi prope rinìam decurrerites crebri, parum profundi, angusli, iular se parum distanles, 
luiiformes, vix oijscure passim notali. - Os longum, anlice ddalalum ; \d\ìvwm i\n\i\Tm\\ medio 
subarcuatum: columella satis revoiula, subumbilicala; plicae columellares Ires. 

Long. 53 mm. : Lai. 1 7 mm. 



Varietà A (an species distinguenda?) 

Testa brevior: spira magis aperta. - Plicae columellares qualuor. 
Long. 45 mm. : Lai. 16 mm. 

Riferisco con dubbio alla presente specie, come varietà, un esemplare della Col- 
lezione Rovasenda proveniente da Albugnano, del quale lo stato di conservazione non 
permette un adeguato giudizio di confronto. 

Miocene medio: Colli torinesi, Pino -torinese, rarissimo; Coli, del Museo e 
Michelotti nel R. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 

Varietà B. 

Miocene medio: Colli torinesi, Albugnano, rarissimo; Coli. Rovasenda. 



96 I JIOLLL-SCm DEI TERRENI TEKZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

33. Mitra constr\cta Bell. 
Tav. IV, fig. 26. 

Tesla fusiformis, tdiinque attenuala: spira salis loi)j;a el salis acula. - Anl'raclus vix 
convexi, breves; ullimus dimidiara longiludinem aequans, antice valde el rer/ulariler atlenwilus, 
vix depressus: sulurae subumbilicalae, - Superficies laevis, eliam prope rimam, an ibi erosa? 
- Os aurjuslum, lonfium, axi testae ohliquum, anlice non dilatalum ; labrum sinistrum valde 
compressum : columella suhrecta, in axim lestae producla, non sinislrorsum obliquala, iniim- 
Ulicala; plicae columellares Ires ; rima brevis, elabiala. 

Long. 35 mm. ; Lai. 12 '/a »im. 

Miocene medio: Colli torinesi, Monte dei Cappuccini, rarissimo; Coli. Rovasenda. 

34. Mitra vicina Bell. 

Tav. IV, fjg. 27. 

Dislino;uunl hanc speciem a M. enfusiformìi, lieti., sequenles nolae : 
Testa minor: spira brevior. - Anfradus pauciores, complanali; ullimus anlice minus late 
depressus: sulurae simplices. - Sulci Iransversi prope rimam decurrentes nonnuUi minuti, inae- 
quales, parum profundi, passim perspicui. - Columella subumhilicata , magis contorta el magis 
revoluta; plicae columellares qualuor. 
Long. 39 mm. : Lai. 14 mm. 

Miocene superiore : Colli tortonesi , Stazzano, rarissimo ; Coli, del Museo. 



35. Mitra sabatica Bell. 
Tav. IV, %. 1. 

Tesla angusta, Imga: spira raUi' acuta.- Aiii'raclus complanali; ullimus subciiUndricus, 
angustus, antice parum depressus, dimidiam longiludinem aequans. - Superficies loia laevis, 
eliam prope rimam. - Os longum, augustum, anlice parum dilalalum; labrum sinislrum com- 
pressum: columella producla, parum conlorU, salis revolula ; plicae columellares qualuor. 

Long. 28 mm. : Lai. 8 mm. 

Pliocene inferiore: Savona-Fornaci, rarissimo; Coli, del Museo. 



11 " Serie. 

Testa suhfnsiformis : spira medio suhventrosa, ad apicem magis acuta. - An- 
fractus primi complanati, caeteri convexi; ultimus regulariter inflattcs, antice parum 
depressus, dimidia longitudine brevior. - Superficies laevis. - Os antice dilataium; 
labrum sinistrum subarcuatum, postice vix compressum ; columella brevis, laxe con- 
torta, subtruncata ; plicae columellares quinque. 

La forma che rappresenta questa serie , ha dimensioni maggiori di quelle 
della serie precedente, da cui si distingue particolarmente per la brevità relativa 
dell'ultimo anfratto, per la maggiore apertura della spira negli ultimi anfratti e 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 97 

per la brevità della columella, la quale finisce quasi tronca: differisce poi da quelle 
delle serie che la seguono per gli anfratti convessi e non cilindroidi e così per una 
differente fisionomia: ha in comune colle forme dille serie fra le quali è inscritta la 
superficie liscia, senza tracce dei solcliettini trasversali che corrono su tutta o su parte 
della superficie in un gran numero delle forme congeneri, ad eccezione dei soliti solchi 
che corrono trasversalmente presso la smarginatura anteriore. 



36. Mitra astensis Bell. 
Tav. I, fig. 18. 

Testa turrita: spira loitga, inolio Icnler infiala. - Anfraclus convexi ; ullimus paniin 
venlrosus, anlice parum depressus, dimidia Itingilwline brevior. - Su|)erficies laevis; sulci 
tiansversi prope rimani decurrenles plerumque 8-10, lati sed parum profundi, subuniformes, 
subaequaliler inlerse dislanles, uiuiulali, ab intersliliis anguslis separali, inlenlum vix notali. - 
Os uvale, aulire dilataluin; labrum sinislruin sabarr.uatum,: columella brevìs, subtritncata, pai iim 
cantoria, non revoluta; plicae columellares quinque. 

Long. 55 mm. : Lai. 16 nini. 

1850. Mitra astensis CELL., Monogr. Mitre, pag. 8, tav. I, fig. Il, 12. 
.' 1856. Id. fusifnrmis M. HOER.N., Moli. foss. ff^ieu, voi. I, tav. X, 6g 4», 44. 



Taricti \. 

Testa mati'ts ventrosa: spira maifis aporia. - Anfraclus ullimus anlice magis depressun, 
longior, dimidiam hmtjilndmem subacquans. 
Long. 58 min. : Lai. 20 mm. 

1850. Mitra astensis >ar. A. BELI^., Moiwgr. Mitre, pag. 8. 



Varicià B. 

Tenia anquslior: spira lonrjior, magis acuta. - Anfraclus nllhnus brevior. 
Long. 54 mm. : Lai. 16 nini. 

Paragonando i molti esemplari che ho osservati della presente specie, tutti pro- 
venienti dalle sabbie gialle dei Colli astesi, colla figura della forma delle vicinanze 
di Vienna che M. Hoernes ha riferita alla M. ftisiformis Brocch. e che più tardi 
fu pure risguardata come appartenente alle specie del Brocchi dai Signori K. Hoernes 
e M. Auinger, non vi ho trovato nessuna differenza sia nella forma generale, sia nella 
figura della bocca e sia nei solchi trasversali che corrono in prossimità della spira : 
le sole dimensioni sono un poco maggiori nel fossile di Vienna. 

Siccome non ho potuto paragonare materialmente il fossile di Vienna con quelli 
astesi, così è dubitativamente che accenno all'identità delle due forme: tale identità 
sarebbe infatti notevole stante la differente età degli strati in cui la forma sarebbe 
stata trovata in Piemonte ed in Austria. 

Pliocene superiore: Colli astesi. Valle Andona, non raro; Coli, del E. Museo. 
Serie li. Tom. XXXVIII. n 



98 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 



12' Serie- 
Testa fusiformis, angusta : spira longa, polygyrata, saiis acuta. - Anfractus 
suhcylindrici, cantra suturam posticam inflati, inde spira scalarata : anfractus ul- 
timus antice parum depressus, dimidiam longitudinem subaequans. - Superficies 
laevis. - Os angustum, longum ; labrum sinistrum compressum : columella laxe 
contorta: plicae columellares 4-6, interduni pìicula plicis interposita. 

Le specie riferite a questa serie sono fra loro in generale abbastanza bene collegate : 
1" dalla forma acuminata della spira regolarmente svolta e composta per lo piìi da 
un ragguardevole numero di anfratti ; 2° dal rialzo degli anfratti contro la sutura 
posteriore che si osserva nel loro maggior numero, specialmente negli ultimi anfratti ; 
3° dalla forma per lo più cilindroide degli anfratti; 4° dalla superficie liscia, meno 
le sottili solcature trasversali die corrono sulla parte anteriore dell'ultimo anfratto. 

37. Mitra miocenica Micutti. 
Tav. I, fig. 19. 

Dislinguunl hanc speciem a M. fusiformis Brocch., sequenles nolae: 

Testa anguslior, longior: sjìira longior: - Anfractus ad suturam lìoslicam rix infiali ; nìlimus 

antice magis attninalns et vix depressus. - Os- anrjHslìns: columella ad apìcem magis sinif^trorsum 

incurvala. 

Long. 82 nim. : Lai. ì'ì mm. 

1842 Mitra fusiformis E. SISMD., Syn., pag. 41 in parte). 

1847. /(/. miocenica MICHTTl., Foss. mioc pag. 310. 

1847. Id. fusiformis E. SISMI)., Syn., 2 ed., pag. 43 (in par(e). 

1850. Id. id. BELL., Monogr. Mitre, pag. 5 (in parte). 

Tanto il Sismonda nel suo Synopsis, quanto io nella mia Monografia abbiamo 
scritto che la M. fusiformis Broccli. si trovava nei Colli torinesi, perchè avevamo 
identificata la presente forma con quella del Brocchi. 

Miocene medio : Colli torinesi, rarissimo ; Coli. Miclielotti nel E. Museo di Geo- 
logia di Koma (Prof. Meli). 

38. Mitra collata Bell. 

Tav. I , fig. 20. 

Dislinguunl hanc speciem a M. fusiformis Brocch. sequenles nolae: 

Testa crassior. - Anfractus nltimus prope rimani vix depre.ssiis, antice sinislrorsum obli- 
qualus. - Salci transversi prope rimnm decurrmles suhnuUi, vix aliqni obscure passim notati. - 
Columella bteviov , minus contorta; plicae columellares quinque , plicula ititer tres poslicas de- 
currens. 

Long. (i9 nim. : Lai. 'il mm. 

1850. Mitra fusiformis BELL., Monogr. .Mitre, tav. I, Cg. 6. 

Pliocene superiore : Colli astesi, Valle Andona, rarissimo ; Coli, del Museo. 



DESCRITTI DA L. BELLAKDI 99 

39. Mitra fusifobmis Brocce. 
Tav. I, fig. 21. 

Testi fusifonnis, angusta: spira hnoa, jmlijfiijrata, valde acuta. - Anfraclus medii el 
ultimi prope suturam posiicain inflati, subaiuiiilasi; ulliiiius subcylindricus, dimidiam longiludinem 
subaequans, antice coiilra rimarn valde depressus, - Siiperficifs laevis, inlerdum loia vel 
in (limidia parte antica ultimi anfraclus ferru:;ÌMeo lincia; sulci Iransversi prope rimani de- 
currenles numerosi, inaequales, inaequaliler inlnr se. dislanles, omnes parum profundi, inlerdum 
subnulli, vix passim notati. - Os nnqmlum, lonrjum, antire parum dilalalnm: columella sub- 
umhilicata, revoluta; plicae columellares in adultis quinque vel sex, inlerdum plicula plicis 
nonnullis inlerposita. 

Long. 75 mm.: Lai. 19 nini. 

1814. Isolala [iì/itra) fusifurmis BKOCCII., Coiich. foss. sub., pag. 3l5. 
BOKS., Oriti. pUm , I, pag. 28. 
desìi., Euciid. méi/t., voi. U, pag. 470. 
RISS , Proli. Eur. merid., voi. IV, pag. 343. 
BRO.N.N, ìtat. tal. - Geb., pag. 19. 
JAN, Calili. Cimili, foss., pag. 14. 

MATH., Ciiliil. mi'l/i. et descr. Foss. Bouches ilii-Khóne, pag. 254. 
E. SISMI) , Sijii , pag. 41 (io parie). 

desìi. ìli I.AMCK., Jiiim. s. veri., ì ed , voi. X, pag. 361. 
.MICIITII., Fusi, mioc, p,ig. ,ÌIO !in parie). 
E. SISMU., Sijìi., 2 ed., pag. 4:ì (in parte). 
BELL., Mimogr. Mitre, pag. 5, tav. 1, fig. 8 (giov.) |ÌD parie). 
D'OKB., Prodr., \iA. Ili, pag. 171. 
FORESI., Caini. Moli, plioc. Bologn , pag. 66. 
CO(X., Enuiii. sist. Moli. mioc. e plioc. l'arni, e Piac , pag. 94. 
CRESI'ELL., iVol. geol. Savig?i , pag. 17. 
SEGUENZ., Form. Plioc. [tal. merid. pag. 204 
FONT., Ètud. Strat. et Pai. terr. Ieri. Bass.-dii-Rhóne, ì, pag. 70. 
PANTAIN., Alt. Accad. Fisiocr. Siena, pag. 5. 
FISCH., Paléont. Ile de Rhddes, pag. 30. 

FONT., Élmi strat. et Pai. terr. tert. Buss -du-Hliàne, III, pag. 60. 
DESTEF. e l'ANTAN., Moli, plioc. di Siena, pag. 112. 
BERK. CO TT. Faun. terc. Pori , pag. 4. 
SARTOR., // Coli, di S. Colombano e suoi Foss., I, pag. 19. 
PANTAN., Condì, plioc. Pietra/itta, pag. 272. 
SEGUENZ., Le Form. terz. Prof. Reqgin, pag. 253. 
PARON., Esani, camp. Faun. plioc. Lonib., pag. 7. 



Tarieia A. 

Testa minor: spira breviur, magis aperta. 
Long. 30 mm. : Lai. 10 mm. 

1832. Mitra fusiformis DESK., Ecped. Se. Morée^ Zonl., pag. 201, tav. XXIV, ùg. 32, 33. 



Varieli B (derorm.^. 

Testa minor {juv.). - Anfraclus ultimus antice in ventre subangulosus. 
Long. 33 mm. : Lai. 1! mm. 

1850. Mitra fusifonnis var. B. BELL., Monogr. Mitre, pag. 6, tav. I, fig. 10. 



1820. 


Mitra 


id. 


1824. 


Id. 


id 


? 1820. 


Id. 


id 


1831. 


Id. 


id. 


1832 


Id 


id. 


? 18i2. 


Id. 


id. 


1842. 


Id. 


id. 


18i4. 


II. 


i,l 


1847. 


hi 


id. 


1847. 


hi. 


id. 


1850. 


Id. 


id. 


1852. 


Id. 


id. 


1868. 


Id. 


id 


1873. 


Id. 


id. 


? 1875. 


hi. 


id. 


1875. 


Id. 


id. 


? 1876. 


Id 


id. 


? 1876. 


III. 


id. 


1877. 


Id. 


id. 


? 1878. 


Id. 


id. 


1878. 


Id. 


id. 


? 1879. 


Id 


id 


1880. 


Id. 


id. 


? 1880. 


Id. 


id. 


? ISSO. 


Id. 


id. 


1883. 


Id. 


id. 



100 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

Siccome la presente specie è stata diversamente giudicata da molti autori e 
venne per ciò indicata di provenienze appartenenti a differenti orizzonti geologici, 
mentre che, definita come è qui, appartiene soltanto al pliocene superiore, cosi mi 
sono limitato nella sinonimia alla citazione di quelle opere, nelle quali o certamente 
si tratta di questa forma, od havvi la massima probabilità, che il nome del Brocchi 
sia stato convenientemente applicato. 

Paragonando la forma qui descritta con quelle figurate sotto il medesimo nome 
dal Signor Pereira da Costa, (1887, Gaster. terc. Fort.) mi sembra che nessuna di loro 
vi si possa riferire. Nella presente specie infatti la spira è relativamente molto piìi 
lunga e più acuta, e gli anfratti sono quasi cilindrici. L'esemplare rappresentato dalla 
fig. 9* Q*" è evidentemente deformato da antica lesione; quelli delle fig. 10' 10'' e 
11" IP sono giovani probabilmente della forma adulta rappresentata dalla fig. 8" 8'': 
finalmente la figura 12" 12'' è certamente una forma distinta per i numerosi solchi 
che l'attraversano e aftìne alle specie descritte nella seconda serie di questa Monografia. 

La M. ancillarioides Michtti. che E. Sismonda identificò colla presente, ne è 
affatto distinta. La forma dei Colli torinesi dallo stesso riferita a questa specie del 
Bi'occlii è quella, che fu precedentemente descritta col nome di M. miocenica IlichUi. 

La forma che il Sig. Cocconi lia pubblicata col nome di M. fusiformis Brocch. 
var. B ne è affatto diversa e, a mio parere, merita di essere distinta con nome 
proprio: le sue differenze dalla specie del Brocchi sono: 1° forma molto più stretta 
e comparativamente più lunga; 2° spira più lunga e più acuta; 3' anfratti non rigonfii 
alla sutura posteriore ; 4° ultimo anfratto comparativamente più breve ; 5" superficie 
ovunque atti-aversata da solchi minuti e rari e per ciò fra loro molto distanti nella 
parte anteriore degli anfratti, ed alcuni più ravvicinati fra loto in prossimità della sutura 
posteriore. Pel complesso dei suoi caratteri si avvicina alla M. alhigonensis Beli- 
da cui è peraltro affatto distinta. 

La forma del faluniano riferita col nome del Brocchi dal D'Orbigny {Proclr., 
voi. Ili, pag. 53), è molto probabilmente diversa. 

La forma dei Colli torinesi che il Sig. Michelotti riferì alla M. fusiformis 
Brocch. e che non esiste più nella Collezione Michelotti , era probabilmente la 31. 
consiiicienda Beli. 

Le forme di Castrocaro riferite dal Sig Foresti alla M. fusiformis Brocch. 
(come è definita in questa Monografia) ne sono affatto distinte sia per la proporzione 
della lunghezza dell'ultimo anfratto per rispetto alla spira, sia per la mancanza del 
rialzo suturale e sia per la presenza di minute strie trasversali, pei quali caratteri si 
avvicinano alla II. arda Bell, colla quale sono coeve. 

Nessuna delle forme identificate dal M. Hoernes colla specie del Brocchi e figu- 
rate a fig. 4, 5, 6 e 7 della tav. X (1. e.) vi appartiene ; la figura 4 rappresenta molto 
probabilmente la M. astensis Bell., la fig. 5 una forma afiine alla ilf. repleta Bell.; 
delle altre due non è possibile dare un giudizio certo senza l'esame dei fossili stessi, 
ma certamente si può asserire a loro riguardo che sono differenti dalla specie del 
Brocchi come è qui circoscritta. 

Medesimamente non credo che si possono riferire alla specie del Brocchi le forme 
rappresentate dai Signori K. Hoernes e M. Auinger nella loro opera col nome di 
M. fusiformis. 



DESCKITTI DA L. BELLARDI 101 

La fig. 25 tav. VITI rappresenta una forma che per la presenza di solchi trasversali, 
dei quali è affatto sprovvista la 31. fusiformis Brocch., per la mancanza del rialzo 
suturale degli anfratti e per la forma generale stretta, lunga ed acuminata , ha una 
grandissima affinità con quella forma che il Prof. Cocconi ha descritta e figurata col 
nome di 31. affmis Cocc. (1876, Cocc. Eniim. sist. 31oll. mioc. e pìioc. Farm, e 
Fiac, pag. 98 tav. Ili, fig. 1, 2) e della quale mi ha gentilmente comunicato l'esem- 
plare tipo. Le differenze che ho riconosciute fra le due forme sono: 1" maggiori dimen- 
sioni nella forma di Grund ; 2° spira meno aperta e convessa verso l'estremità; 
3° solchi meno numerosi ; 4° columella più contorta. Anche queste forme (E. Hoern. 
u. M. Auìnrj., loc. cit., tav. Vili, fig. 26-29) differiscono senza dubbio, dalla pre- 
citata specie del Brocchi 1° per la maggior lunghezza della spira in proporzione della 
maggior brevità dell' ultimo anfratto ; 2° per gli anfratti sprovvisti del rialzo suturale : 
3" per la columella molto meno contorta; 4° per la natura dei solchi trasversali 
anteriori : detta forma rassomiglia molto a quella dei Colli tortonesi da me descritta 
col nome di 31. amissa Beli. Finalmente le forme delle vicinanze di Vienna che M. 
Hoernes credette di identificare colla iTf. aparta Bell, e che dopo i Signori R. Hoernes 
e M. Auinger riunirono alla 31. fusiformis Brocch., ne sono distinte come sono differenti 
dalla Jf. aperta Bell., specie anch'essa propria del pliocene superiore dei Colli astesi (1). 

Pliocene superiore: Colli aste^i, Valle Andona, ecc. non raro ; Coli, del Museo. 



40. MiTiu ABScissA Bell. 
Tav. 1 , fig. 1t 

Dislinguiint hanc speciem a M. fnsifurtnis lìiocch. seqiienles nolae: 
Tesla minor: spira brevior. - Anfraclns ullimiis rimira rimam miigii depressus, caiìaliru- 
liiliis. - Siiperlicies brunneo-fernigiiico- lincia: sitici tiansversi prope rimam deciirrenies pauci, 
valile lati sed piiriim prufnndi, iiiler se valile dislantcs, uiiditlali; inlcrslilia passim hifvìa. - Co- 



(1) Per (liniiniiirc la probaliililà di comractleie orrori nel (giudicare l'idenlilà o l'analogia delle forme 
precedenlemeiile da altri descritte e (ii,'uratp, noi quali è cosi facile cadere, anche c|uando gli autori le hanno 
accuralamcntc descritte e (ìgurite nelle loro opere, come è il caso appunto di quelle di M. Iloernese dei sig. R. 
Hoernes e M. Auinger, ho pregalo con lettera in principio del corrente anno 188tì il sig. Prof. R. Hoernes a 
volermi comunicare un certo numero di tipi di Mitre austro-ungariche comprese nella recente sua Monografia, 
per così paragonarli direttamente con i|nelli italiani cui erano stali riferiti, persuaso che egli avrebbe, nell'in- 
teresse della scienza che coltiviamo, fatto per me quanto io mi credetti in dovere di fare precedentemente 
per lui comunicandogli i tipi di parecchie forme di Coni. Con mia sorpresa questa mia lettera non ebbe 
risposta. Epperciò dovendo recarmi nello scorso giugno, por ragione di salute, ai bagni di Santa Radegunda 
presso Graz, portai meco i tipi italiani delle forme che mi sembravano oggetlo di contestazione per le 
identificazioni latte, od appena giunto a Santa Radegunda scrissi nuovamente al sig. Prof R. Hoernes con 
preghiera di assegnarmi un giorno in cui io potessi sottoporre al suo giudizio i miei dubbi, e toglierli cos'i 
mediante il confronto dei fossili che io ora pubblico con quelli che il suo compianto genitore ed egli col 
sig. Auinger avevano pubblicati precedentemente. Ed anche questa mia seconda lettera non ebbe 
risposta. Io debbo perciò esporre (|ui il mio modo di vedere sulla pretesa identità di parecchie Mitre 
austro-ungariche con forme italiane, basandomi soltanto sulle figuro publicate dal prcfalo sig. Professore 
e dal sig. Auinger, le quali per buona sorte sono cos'i dili-cniemente eseguite da non lasciar dubbio 
sulla loro fedeltà, e da rendere mono incerto il giudizio che se ne può dedurre. 

Ad ogni modo sono dolente che per circostanze da me indipondiMiti io non abbia potuto confrontare 
direllamente fra loro le forme conlestatc, e confido che mi si vorranno condonare quegli orrori che avrò 
commessi, quantunque io abbia cercato ogni mezzo per ovilarli. 



102 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TEEZIARII DEI. PIEMONTE ECC. 

IwncUa magis contorta, subumbilicata ; plicae columellares viinns obliquae, sex, prima antica vix 
notata, omnes majores. 

Long. 53 mm. : Lat. 16 mm. 

Pliocene superiore: Villalvernia - Fontanili, rarissimo; Coli, del Museo. 



41. Mitra gemina Bell. 

Tav. Ili, fig. \). 

Dislinguunl hanc specieni a 3/. fusifurmis Droccli., sequenles nolae: 
Testa minor: spira brevior, magis aperta. - Anfraclus pauciores. - Superlicies tota dense 
plumbeo-tincta. 

Long. 33 mm. : Lai. IO mm. 

Pliocene superiore: Villalvernia - Fontanili, rarissimo; Coli, del Museo. 



42. Mitra expressa Bell. 
Tav. Ili, fig. 11. 

Dislinguunl hanc speciem sequenles nolae: 

1. a il. fusifornìis Brocch.: 

Testa multo minor, crassior: spira brevior, mii:us acuta. - Anfraclus pauciores; ultimus 
dimidiii longitudine longior. - Plicae columellares quatuor, crassae. 

2. a M. gemina Bell : 

Testa angustiar: sjiira magis amia. - Anfraclus magis dislincte cylindroides. - Superficies 
rufii-tincta. - Os anguslius. 

Long. 28 mm. : Lai. 8 mm. 

Pliocene superiore: Villalvernia - Braia, rarissimo; Coli, del Museo. 

43 Mitra repleta Bell. 

Tav. Ili, fig. 8. 

Dislinguunl liane speciem a ^f. fusiformis Brocch. sequenles nolae: 
Testa minor, crassior: spira brevior, magis aperta, medio infiala. - Anfraclus cantra suturam 
posticam infiali, non snbangnìosi ; ulUmus brerior, venlrosus. antice magis altenuatus, versus labrum 
sinislrum obliquatum. - Os minus anguslum ; labrum sinistrnm magis convexum. 
Long. 30 mm. : Lat. 11 mm. 

Pliocene superiore : Colli astesi, Valle Andona, rarissimo ; Coli, del Museo. 



44 Mitra adlecta Bell. 

Tav. Ili, fig. 10. 

Dislinguunl hanc speciem a M. fusiformis Brocch. sequenles nolae: 
Testa multo minor: spira brevior, magis aperta. - Anfraclus ultimus brevior^ magis ctjlin- 
draceus, antice minus depressus. - Plicae columellares qualuur. 
Long. 25 min. : Lai. 9 mm. 

Pliocene superiore: Colli astesi, Valle Andona, non raro; Coli, del Museo. 



DESCRITTI DA L. BELLARDl 103 

io. Mitra desita Bell. 
Tav. I , fig. 23. 

Dislinguunt haiic speciem a M. fusifornds Broccli. sequenles notae: 

Testa minor: sidra brevior, magis aiterUi. - linfraclus ultìmus anlice luai/is regulariteralle- 

iiuatus, non depresfiiis. - Labrum siuistrum conlra rimani magis prnduclum, inde rima magis 

jìrofunda, oblique oblriincala. 

Long. 43 min.: Lai. 15 mm. 

Pliocene superiore: Colli astesi, Valle Andona, raro; Coli, del Museo. 

13' Serie. 

Testa fusiformis : spira satis acuta. - Anfractus suhconici, leviter convexi; 
ultimi ad sutiiram posticam ohscure inflati; ultimus ventrosus, antice satis attc- 
nuatus, dimidia longitudine longior. - Superficies laevis. - Columella laxe contorta ; 
plicae columelìarcs 4-6. 

Le forme di questa serie sono strettamente collegate con quelle della precedente ; 
tuttavia se ne distinguono per una fisionomia diversa la quale deriva dalla forma 
più meno conica e non cilindroide degli anfratti (dell'ultimo particolarmente): dalla 
mancanza di un ribordo ben definito contro la sutura posteriore, la presenza del quale 
dà alla spira nelle forme della serie precedente l'aspetto di una gradinata; final- 
mente dall'ultimo anfratto che è distintamente più lungo della metà totale: non si può 
negare peraltro che le une e le altre non siano che deviazioni più o meno notevoli, 
e più meno ben definite del medesimo tipo. 



A. 

Aiìfracliis ultimus antice panini diiiire>:sus; nUimi postice dislinrle inflati. - Labrum sinisirwn 
antice conlra rimam pnrum produclus, curmtus: rima parum proj'unda : columella in axim 
lextae parnni producta, satis contorta et satis revoluta. 



46. Mitra implicata Bell. 
Tav. 1 , fig. ;'7. 

Tesla fusiformis: spira brevis, medio subinflala. - Anfraclus primi complanati, ultimi 
convexi, contea suluram posticam subinflati ; ullimus antici' parum depre-isus , dimidia longitu- 
dine longior. - Superficies sub lente tennissime Iransverse striala: sulci Iransversi prope rimam 
decurrenles numerosi, angusti, parum profundi, inler se vaide proximali, poslice sensini sine 
sensu evanescenles. - Os antice leinler dilatatum: columella quinqueplicala ; plica anlerior 
vix nolala. 

Long. 38 mm. : Lai. 13 mm. 

Pliocene inferiore : Bordighera, raro ; Coli, del Museo (Bicknell). 



104 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARI! DEL PIEMONTE ECC. 

47. .AIlTKA ADDITA Bf.LL. 
Tav. I, fig. 25. 

Dislinguunt hanc sppciem a M. subemarginala Bell, sequentes notae: 
Testa crassior: spira magis apei-ta, brevior. - Anfraclus mafjis cntwexi; ullimtis minus 
ventrosus. - Superficies passim riifo ferrugineo - lincia. Labrum sinislrum ad rimam non pro- 
iluclum, inde rima parum profunda. - Columella magis coniarla, subumbilicala; plicae co'umel- 
lares majores, minus obliquae. 

Long. 58 rara.: Lai. 18 mm. 

185U. .ìfitra fusiformis var. A. BELL., Monogr. Mitre, pag. 6. 

Varielù A (eq species distinguenda? j. 

Tesla. minor. - Salci anleriorcs prope rimam decnrrenles numerosiores, pnifundiores, melius 
nolali. - Columella minus coniarla, iimnibiticala ; plicae columetlares quinque, anlerior vix nolala. 
Long. 50 nim. : Lai. 16 mni. 

Questa forma collega strettamente la presente serie colla precedente mercè i 
suoi intimi rapporti colla M. fusiformis Brocch. : in essa infatti l'ultimo anfratto 
è quasi angoloso presso la sutui'a posteriore, e la sua superficie ha reliquie di tinta 
ferruginea sparse qua e là. 

Pliocene superiore: Colli astesi, Valle Andona, raro; Coli, del Museo. 

48, Mitra imminuta Bell. 
Tav. IV, fig. 28. 

Tesla crassa, fusiformis: spira salis aperla. - Anfraclus vix convexi, poslice vix obscure 
subangulosi; ullimus venlrosns, anlice aVcnualns, vix depressus, produclus, '/, lolius lunijiludinis 
suba-!quans: sulurae subcanalicnlalae. - Superficies laevis, longiludinaiiler sub lente minulis- 
sime el crebre striala; sulci Iransversi prope rimam decurrenles numerosi, inaequales, parum 
profundi, nonnulli geminali. - Os longum, angustum: columella producla, laxe coniarla, sub- 
umbilicala, dexlrorsum leviter obliquala; plicae columellares salis crassae, parum obliquae, 
quinqiie. 

Long. 36 mm.: Lai. 14 mm. 

Pliocene superiore: Villa! vernia - Fontanili, rarissimo; Coli, del Museo. 

49. Mitra minor Bell. 
Tav. Ili, fig. 12. 

Testa ovalo-fusiformis, brevis: spira salis aperta. - Anfracias ad suturam posticatn obscure 
infiali; ullimus venlrosns, anlice atlennalus, vix depressus, '/^ lolius longiludinis aequans. - Sulci 
transversi prope rimam decurrenles, pauci, parum profondi. - Os ovale; labrum sinistrum 
subarcuatnm: columella laxe contorta; plicae columellares qualuor.crassae, parum obliquae, 
anterior inlerdum vix notala. 

Long. 22 min.: Lai. 10 mm. 

1850. Mitra fusiformis var. C BELL., Monogr, Mitre, pag. 6. 



DESCRITTI DA L. BELLARDf lOÓ 



Varietà \. 

Testa minor. - Anfraclus ultimus anlice magis qUenuatus et matjis depressili:, cantra rentrcm 
snbangulosus. 

Long. 21 min. : Lai. 9 nini. 

Pliocene superiore : Valle Andona, raro ; Coli, del Museo e Michelotti, nel E. 
Museo di Geologia di Koma (Prof. MeU). 

B. 

Anfraclus vìtimus anlice salis dc/wessi/.s; ultimi posticc vix infiali. ■ Labrum sinistriim aulire 
cofUra rimani valile produclum , subaiigulositm : rima salis profuiida; columella in a.rim lestae 
salis proiliicta, rix contorta et vix revoluta. 

Le tre forme riunite in questo gruppo sono fra loro collegate sia per la spor- 
genza del labbro sinistro all'incontro colla smarginatura e quindi per la maggiore 
profondità di questa, sia per la columella notevolmente protratta, pochissimo contorta 
e quasi non rivolta all'indietro ; le loro differenze stanno nelle dimensioni, nella mag- 
giore minore lunghezza proporzionale della spira più o meno acuta, nella columella 
più meno prolungata, contorta e rivolta all'indietro e nel numero delle pieghe 
columellari. 



50. .Mitra subemarginata Bell. 

Tav. I , fig. 2'i. 

Tesla fusiformis: spira lonqa. salis acula, medio levilor intlaU. - Anfraclus conmxi, 
prope suliiram poslicnm ohicure influii, inde sulurae salis profundae: anfraclus ullimus venlrosus, 
anlice salis depressus. - Superticies sub lente longiludinaliler minutissime et crebre striala, prae- 
serlim in anfraclubus mediis, ad suluram posticam passim longitiidinaliter brunneo-flammulaja: 
sulci Iransversi prope rimam decurrenles inaeqiiales, undulali, paruni profundi ; inlerslilia 
subbitida. - Os longum; labrum sinistrum orf rimam valle produclum, infle rima vahle pro- 
funda: columella laxe conlorla, salis producla, vix revoluta; plicae columellares anguslae, 
salis obliquae, sex. 

Long. 56 min.: Lai, 18 mm. 

Pliocene inferiore: Bordighera, raro; Coli, del Museo (Bicknell). 



51. Mitra inteiiiecta Bell. 
Tav, 1, fig. 28. 

Dislingnunl hanc speciem a Jt/. subemarginata Bell, sequenles nolae: 
Testa minor: spira brevior, magis aperta. - Anfraclus postice magis infiali; ultimus antice 
magis altenuatus, vix depressus, magis venlrosus. - Snici lran.<iversi prope rimani decurrenles 

Serie IL Tom. XXXVIIL o 



106 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

numeroaiores , inaciiuaìes, melins notali. - Coìwnella minus producla. rix coniarla; plicae colu- 
lììfllares qualuor. 

Long. 43 nim. : Lai. 14 uim. 

Pliocene superiore: Colli astesi, Valle Andona, raro; Coli, del Museo. 



5'2. MlTR.V INEDITA BeLL. 

Tav. I, fijj. -JB. 

Dislintiuuiil hanc specieiii a M subi'marrjinata Bell, sequenles nolae : 
Spira hrevior, rcgulariler ir.viiluttt - Anfraclns conifdanati; ullimi ad sitlnram jioslicam vix 
suinnjlali, inde snlnrac Xìiprrficiales; anfraclns nllimus anticr wiims depressn.i, inde minus ren^ 
trosus. - Silici trnnsversi prope rimani decurreiites iiiaequales, nuinerosiores, melius nolati, ge- 
minali. - Os loiujiiis: r.oliimella niagis contarla; plicae colwnellarcs majares, mitms abliquae^ 
quinque. 

Long. 38 min. : Lui. 18 min. 

L'esemplare figurato ha il labbro sinistro rotto anteriormente , per modo die 
non si può direttamente osservare il prolungarsi che fa ali" incontro colla smargina- 
tura ; ma questa sua figura angolosa, consimile a quella delle due specie precedenti, si 
riconosce facilmente seguendo coll'occhio le strie longitudinali che segnano i precedenti 
margini della bocca. 

Pliocene superiore: Colli astesi, Valle Andona, raro; Coli, del Museo. 



14" Serie- 
Testa fusiformis: spira longa, polygyrata. - Anfractus ultimus dimidiam io»- 
gitudinem suhaequans, antice valde et, suhregulariter attenuatus, paruin vel vix 
depressus. - Superfides tota vel in parte transverse inaequaliter sulcata : sidci 
nonnuìU maiores plerumque prope suturam posticam decurrentcs, omnes longitudi- 
naliter plicati. - Os longum, antice parimi dilatatum; labrum sinistriim parum 
convexuni: columellu ud apicem laeviter sinistrorsum obliquata, parum contorta, 
satis producta, non rei rix revoluta; plicae columellares 4-5. 

Il carattere principale che collega fra loro le forme raccolte in questa serie e 
che le distingue da quelle fra le quali esse si trovano collocate, si è la presenza di 
solchi trasversali, ora numerosi così da coprire tutta la superficie, ora scarsi, o raris- 
simi ed appena qua e là indicati; questi solchi fanno sorgere fra loro un numero più 
o meno grande di costicine o di strie di differente grossezza, delle quali alcune più 
grosse e separate da solchi più larghi e più profondi, corrono sulla parte posteriore 
degli anfratti nel maggior numero di esse. 



descritti di. l. bellardl 10 7 

53. Mitra agnata Biìll. 

Tav. I, fig. 20. ' 

Tesla fusiformis, nnijusta: s|)ira pobjqiirala, pcrloiiqa, regularilor involuta, ralle aculn. 

- Anfraclu» vix convexi ; ulliimis anlice lale et pariim depressus : sulurae subcanalirnlalae. 

- Supcriicies in parie postica anfraclmim Iransverse striala; slriae subaequnles, a sulco minuto 
st-paralae: \>àTs antica anfracluum sublaevis, vix passim obscure sulcala: sulci Iransversi prope 
riniam (lecurrenles cre//rt, o»,7Hs/(, /idniHi profnmli, anlici inter se valdi' iiriximati, postici inler se 
magis distanles- Os limgiim, angusUtiii : coiunieila in axim leslae producla?; plicae columei- 
iares quinque. 

Long. 55 nim. : Lai. 15 nim. 

Questa specie ha poca affinità pei* la sua forma generale con quelle alle quali 
è riunita; ma vi si collega per la natura de' suoi ornamenti superficiali. 

Per la sua forma stretta e molto lunga e per 1" acutezza della spira la M. aynaia 
Bell, richiama alla mente la M. (tffmis Cocc. (op. cit., tav. Ili, fig. 1, 2), dalla 
quale tuttavia differisce: 1° per la sua spira più acuta; 2° per gli anfratti più brevi 
e per conseguenza per le suture meno oblique; 3° per l'ultimo anfratto meno lungo, 
più depresso anteriormente; 4" per la natura degli ornamenti superficiali i quali nella 
specie del Sig. Prof. Cocconi, di cui, come già dissi, ho potuto esaminare l'esemplare tipo, 
sono alcuni pochi solchi tiasversali, cinque sugli anfratti primi e medii, stretti, poco 
profondi, distribuiti su tutta la superficie dall'una all'altra sutura a difi'erente distanza fra 
loro, più ravvicinati presso la sutura posteriore , mentre nella forma qui descritta otto 
circa solchettini che corrono presso alla sutura posteriore, piccoli, poco profondi, fra loro 
egualmente distanti, danno origine fra se ad altrettanti cordoncini sporgenti sulla super- 
ficie, come lia luogo nelle altre specie di questa serie; anche i solchi anteriori prossimi 
alla smarginatura differiscono nelle <lue specie sia pel numero, sia per la loro natura. 

Miocene medio: Colli torinesi, Albugnano, rarissimo; Coli, del Museo. 

54. ìMiTHA SlSMONDAE MlCIITTI. 
Tav. I, fi-. 3U. 

Ti'sla Insiforniis : spira ad apicem magis amia qiiam in reliquis anjractubns. - AnlVaclus 
p.irum convexi; ullimus anlice parmn scd late depressus. valde allenualns, diinidiam ion^ilu- 
diiieni ploruniquc subaoquaiis, - Superlicies tuia Iransverse silicata; sulci crehvi, satis pro- 
l'iindi, inaeqiialus, vonniilli, laliorrs ei profuiuliores prope siiluram poslicam decurrenles ; omnes 
longiludinaliler crebre et tninute plicaii. - Os ovale, longum: coliimella SH6)-cc/a; plicao rolu- 
uii'llares qualiior. in adultis quinque. 

Long. 50 mm. : Lai. 16 nim. 

MlCIITTI., Foi-.s-. mine, pag. 317. 

BELL., IHoiwgr. Mitre, pa^'. 15, lav. II. fip;. 4. 

DODEBL., Cerni, geni. terr. viioc. sup. Itul. cctdr , pag. 2i. 

COCC, Kiiiiin. .iist. Moli. mioc. e plioc. Parm. e Pine, pag. 98. 

COPP., Calai. Foss. mioc -plioc. Modeu. Coli. Coppi., paj,'. 1. 

.SE{;UENZ, Form, plioc. lial. merid. pag. 904. 

var. lì. IIOKRN. ii. SI. AUIMG., Gaster. mioc. Oesterr.-Hung. Mimarth., lav. IX . 

fi!,'. 21. 
COPP., Paltoni, moden., pa-. 42. 
l'ARO.N., Esam. comp. Fami, plioc. Lomli., pag^. 8. 



1847. 


Mitra 


Sìsmondac 


1850. 


hi. 


striato-sitlcata 


1864. 


hi. 


id. 


1873. 


hi. 


id. 


1874. 


hi 


id. 


? 1875. 


hi. 


id. 


? 1880. 


hi. 


id. 


1881. 


hi. 


id. 


? I88J. 


hi. 


al. 



108 I MOIXUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 



VarìelA A. 

Aiìfraclus ullimus brevior, antice magis depressns. 
Long. o9 min. : Lai. 20 nim. 

1850. Mitra strialo-suUala var. A. BELL, Monomi: Milrc, pag. 15, lav. Il, fi;;. 3, 3. 

Varietà B. 

Slriae ci sulci iransversi super parlem anticam ultimi anfractiis decurrentes minutissimi. 
Loiis. 3o min. : Lui. 12 ram. 



Varietà C. 

Testa minor. - Sulci transversi crebriores, minutissimi, snbnniformes. 
Long. 24 mm. : Lai. 9 mm. 

1864. Mitra bourguetana DODEUL., Ce7in. geol terr. micie, sup. Ital. ceno-., pag. ì\ per errore .W. bvu- 

getana) (in parie}. 



Variclik D. 

Testa major, crussior; spira in ultimis anfradiibits magis aperta. - Anfraclus ullimus antice 
magis depressus. - Sulci in parte antica anfractuum lìumerosiores, minuti. 
Long. 57 mm. : Lai. 20 mm. 

Parecchi bellissimi esemplari della M. Sismondae Michfti., appartenenti alla 
Collezione Michelotti e gentilmente comunicatimi dalla Direzione del K. Museo di Roma, 
mi hanno dimostrato che la forma descritta dal Sig. Michelotti nel 1847, col nome 
di M. Sismondae è la stessa di quella cui diedi nel 1850 il nome di striato -silicata. 

Non riferisco fra la sinonimia di questa specie la M. Sismondae Michtii. (I)o- 
derlcin loco citato) , perchè credo che la forma cosi denominata nel suo Catalogo si 
riferisca a forma differente sia perchè non è probabile che il Prof. Doderlein abbia 
indicato con nomi diversi la stessa forma {M. Sismondae 3Iichtti = 31. striato- 
sulcata Bell.), sia per il posto che le ha assegnato, in vicinanza cioè di quelle Mitre 
che hanno per tipo la M. ehenus Luì» eie. 

La forma che il Sig. Cocconi ha pubblicato col nome di il/, capeìliniana 
Cocc, e di cui mi ha gentilmente inviato l'esemplare tipico, è certamente una delle 
numerose deviazioni della presente specie ed è particolarmente affine alla var. C qui 
descritta. Le differenze che ne la possono separare sono: 1° spira più lunga e più acuta; 
2° anfratti appianati; 3° anfratto ultimo più depresso anteriormente, più rigonfio, più 
prolungato in avanti; 4" solchi trasversali molto più piccoli, appena visibili ad occhio 
nudo, più numerosi; 5" solchi prossimi alla sutura posteriore maggiori degli altri, 
ma molto più piccoli e meno profondi di quelli dei fossili tortonesi; 6° canale, in 
cui finisce anteriormente la bocca, più lungo. Questa forma manca in Piemonte ed 
in Liguria. Per alcuni caratteri la specie del Sig. Cocconi ha non pochi rapporti con 
quella qui in appresso descritta col nome di 31. alfilis Bell. 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 100 

•. lui' l'i . i'....«i»i > "i>. '. 

Il Prof. Pantaaelli Direttore del Museo di Modena, nel quale si trova una parte 
noterole dei fossili raccolti dal Prof. Doderlein e compresi nel Catalogo che ha pub- 
blicato nel 1864, mi ha gentilmente comunicato col nome di 31. hougctana Grat. 
(bourguctana) due esemplari di Tortona, dei quali uno appartiene alla var. C della 
M. Sismondae Michft/., V altro aWn M. helìntula Beli.: né l'uno ne l'altro si pos- 
sono riferire alla specie del Grateloup come fui in caso di riconoscere mercè esem- 
plari tipici di Saucats della citata specie del Grateloup, coramunicatimi dalla Dire- 
zione del Museo di Bordeaux. 

Miocene superiore: Colli tortonesi. Stazzano, Sant'Agata - fossili, non raro ; Coli, 
del Museo, Michelotti nel E. Museo di Geologia di Eoma (Prof. Meli), e del E. Museo 
di Modena (Prof. Pantanelli). 

55. MiTHA CONTERMINA BeLL. 



Disliiijiuunl hanc speciem a M. Sismondaf Miclilli. sequenles nolae ; 

Testa minus venlrosa: spira in priinis aiifraclubus magis acuta. • Aiifraclus ullimus anlice 
subregiilariler allenuatus, vix conira rwiam depressits. - Slriae et sulci transversi multo minores 
- Columella suhumbilicatai plicae columellares qiialuor. 

Long. 49 min.: Lai. 16 mm. 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Stazzano, raro; Coli, del Museo. 



56. .Mitra bellatlla Bell. 

Tav. IV, fig, 2. 

Disliiiuuuiil lume speciem ii .'/. Sismondae Michlii. sequenles nolae : 

Testa multo minor: spira longior, mariis acuta, subregtilariler involuta. - Avfraclus ultimns 

breriur, minus vcnlrosns. - Slriae et sulci transversi crcberrimi, subuniformes , minuti, prupr 

suturam poslicam nonnulli vix majorcs. - l'iicae columellares qualuor. 
Long. 21 mm. : Lai. 7 mm 

1850. Mina stridlo-sulcala giov.) BELL., Munvijr. Mitre, pag. 15, tav. Il, li^. 1. 

18Gi. /(/. Iwunjiiclniia DODEKL. , Cimi, geol ieri: mioi. sup. Ital. cenlr. , pag. 94 (per errore 

lip. ;)/. bourjclana (in parie). 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Stazzano, raro; Coli, del Museo, Michelotti nel 
E. Museo di Geologia di Eoma (Prof. Meli), e del E. Museo di Modena (Prof. Pantanelli). 

57. Mitra albigonensis Bell. 
Tav. I, fig. 3.^ 

Tesla regulariter fusiformis, longa, angusta: spira polyrpjrala, longa, valde acuta, regula- 
riter involuta. - Anfraclus complanali; ultimi vi.t convexi; ullimus anlice valde et regulariler 
allenuatus, vix prope rimani dejiressus, dimidiam longitndinem subaeqnans. - Superfìcies tota 
transverse snlcala; sulci punrlulali, panci, minuti, inter se satis dislanles , nonnulli, plerumque 
tres, majores, profundiores, prope suturam poslicam dccurrenles, in venire ultimi anfraclus vix 
iiolali ; sulci Iransversi prope rimam decurreutes numerosi, angusti, inaequales et inae- 



110 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARI! DEL PIEMONTE ECC. 

qualiler inler se distanles. - Os loniìum, anguslum, anlice parum Jilalalum ; hhrum i\n\s[vmn 
compressuin, in adullis exlerne revolulum: columella longa, subrecla, in adiiilis plerumque 
subumbilicala, sinislrorsum parum incurvala; plicae columellares qualuor, magnae. 
Long. 60 mm. : Lai. 18 nini. 



Varietà A (an species distinguenda.' ). 

Testa minor: spira hrenior, magis acuta. - Anfractus leviler convexi; ulliinus brevior. 
Long. 49 mm. : Lai. 15 min. 



Varietà B (an species distinguenda?). 
Tav. V, fig. 6. 

Spira magis aperta. - AnfrarJtis itUimi leviler infiali, pracserliin ad sulitram pnslicam : iillimus 
brevior, anlice magis regiilariler allenualiis, non depreasiis. 
Long. 50 mm. : Lai. 17 mm. 

Per le sue dimensioni, per la maggiore apertura dell' angolo spirale e per la 
forma dell'ultimo anfratto la varietà B collega la presente specie colla seguente. 

Pliocene infrriore - Savona - Fornaci, Albenga - Torsero; Cortandone, non 
frequente; Coli, del Museo e Michelotti nel E. Museo di Geologia di Roma (Prof.Meli). 



58. MlTKA OBKSATA BtLL. 
Tav. Il, fig. 20. 

Dislinguunl hanc speciem a M. alhiganensis fìell. seqiienles nolae : 
Te.Ha major, magis vcntrosa, subfusiformis : spira brevior, magis aperta. - .Anfractus magis 
dislinclc uonvexi, versus suluram poslicam depressi. -■ Salci transversi numerosiores , inaeqitalcs, 
prope suluram poslicam minores, numerosiores, in roligna superficie subobsoleli, rix passim notali: 
suki Iransversi prope rimam decurrcntes subnuUi,vix obscure notati. - Os poslice minus angustam; 
labrum sinislrum minus compressum: columella magis contorta; plicae columellares guinque. 
Long. 78 mm. : Lai. 25 nini. 

Questa forma è molto affine alla Mitra venayssiana Fontannes [Moli, pltoc. 
du Bass. du Rìióne et du EoussiUon, pag. 79, tav. VI, fig. V, l"" ), della 
«pale probabilmente non è che una deviazione locale: le differenze che ho riscontrate 
paragonando i fossili della Liguria qui descritti con quello di Saint-Ariés descritto 
e figurato dal Sig. Fontannes e che mi indussero a distinguere con nome proprio la 
forma di Zinola, sono in quest'ultima: 1.° angolo spirale più aperto, epperciò forma 
generale più grossa e proporzionatamente meno lunga; 2." anfratto ultimo più conico 
(nell'esemplare da me figurato 1" ultimo anfratto è alquanto depresso anteriormente, 
ma ciò proviene da che l'animale nel rifarne l'ultima metà, rotta molto prima della 
sua morte, ha alcun che deviato dalla forma normale, che in esemplari giovani e nello 
.'stesso esemplare figurato nelle parti che precedono la rattoppatura, vi è regolarmente 



DESCRITTI DA I.. DELLARDF 111 

assottigliato dall'angolo posteriore fino alla smarginatura, come ha luogo nella specie del 
Sig. Fontannes) ; 3.° angolo dell'ultimo anfratto più prossimo alla sutura posteriore; 4.° 
suture meno oblique ; 5." pieghe columellari in numero di cinque regolarmente decrescenti. 

Pliocene inferiore: Zinola presso Savona, Albenga - Torsero, raro; Coli, del 
Museo e Michelotti nel R. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 



59. Mitra altclis Bee.l. 
Tav. 1 , fig. 33. 

Tesla subpyrifornm, venlrosa: spira longa, in jirimis anfraclubus tnaqis acuta quam in 
ullimis. - Anfraclus omnes complaiiali, vix convexi ; u'itimus magnits, iiiftalns, atilice valde 
atlcnuatiis, sed jiaruin depressus, dimiiliam lonijiludincin subaequans. - Superficies Iransverse 
sulcala ; salci minuti, crebri, subunifurmes, in ventre ultimi anfraclus subobsoleli, nonnulli postici 
vix majores; sulci Iransversi prope rimani decurrenles numerosi, lali, parum profuiidi, inac- 
([uales, inter se valde proximali, a sulco salis lalo separali. - Os ovale; labrum sinislrum 
sitbarcuatum : columella in axim leslae producla, non siiiislrorsum incurvala; plicae columel- 
jares qualuor. 

Long. 53 mm.: Lai. 18 min. 

Per la forma della spira, e p'^r quella degli anfratti, come per la natura dei 
solchettini che in gran copia ne attraversano tutta la superficie, la presente forma 
è collegata colla 31. capelìiniana Cocc. : ne differisce pei seguenti caratteri : 1" spira 
notevolmente più acuta ; 2" ultimo anfratto molto più rigonfio, più breve e quasi tron- 
cato anteriormente ; 3" solchettini prossimi alla sutura posteriore quasi uguali a quelli 
della rimanente superficie ; 4" bocca più larga e più breve. 

Pliocene inferiore: Bordighera, rarissimo: Coli, del Museo (Bicknell). 



GO. Mitra suelstriata Bell. 

Tav. I, fig. 34. 

Tesla crassa, subfusiformis : spira polijgyrala, longa, valde acula, subregulariler involuta. 
- Anfraclus vix convexi; ullimus parum ventrosus, aniìce parum depressus, dimidia longitudine 
brevior. - Superficies laevis, nitcns, vix transversc minutissime sub lente passim striata ; sulci 
Iransversi prope rimara decurrenles panci, valde lali sed parum profundi , subaequales, inter 
se valde proximali, inde costulae interpositae minutae. - Anfraclus primi Iransverse minute 
sulcali. - Os suhovale, angnstuni ; labrum sinislrum leviler compressum: columella parum 
contorta, sinislrorsuni incurvala; plicae columeliares quinque. crassae. 

Long. 56 mm. : Lai. 18 mm. 

Pliocene inferiore : Zinola presso Savona , Albenga - Torsero , raro ; Coli, del 
Museo. 



112 I JIOLLrSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 



61. Mitra decipiens Bell. 

i . • 

Tav. I, fig. 35. 

Dislinguunl liane speciem a M. allniionc.imis Bell, sequenles nolae : 

Spira brevior, magh aperta. - Anfractits pauriores ; ullimus magh wìilrosus, hri'vior, anlice 

minus allennalus el matjis depressus - Snlri Iransversi simplices, non pundali , tiumerosiores, 

inaeqitaliler inter se distanles, postici vix majores: siilri traiisversi prope rimam decurrenles mi- 

nores. rariores. - Os brevius, minus anguslum: columella brevior, magis contorta, magis revoluta. 

Lonj;. 54 mm. : Lai. 17 mm. 

Pliocene inferiore: Albenga-Torsero, Borcligliera (Bicknell) raro ; Coli, del Museo. 



1.5" Serie. 

Testa subfusiformis : spira parimi longa. - Anfractiis subcylindrici, contra 
suturam posticam laeviter inflati; uìtimus dimidia longitudine plerumque longior, 
antice parum depressus, obìiquus. - Saperfìcies laevis. - Os angitstum, longmn ; labrum 
sinistrum compressum : columella subumbilicata, ad apicem distincte sinistrorsum 
incurvata, vix revoluta; plicae eolumellares quinque vel quatuor. 

La forma quasi cilindrica degli anfratti, la lunghezza dell'ultimo, maggiore di 
quella della spira, le suture leggermente scanalate, la columella notevolmente con- 
torta per modo da dar origine ad una specie di ombellico, e la sua incurvatura 
all'apice verso il labbro sinistro costituiscono un complesso di caratteri che imprime 
a queste forme una fisionomia propria. 

62. Mitra cognatell.4 Bell. 

Tav. IV, fig. 37. 

Testa subfusiformis. - Anfractus contra suturam posticam parum inflati, anguste canali- 
culati; ullimus cylindroides, parum rcnlrosns. aniice parum depressus, (VmkUa lonijitudinc pnrum 
longior. - Siiperficies loia laevis, eliam contra rimam. - Os anguslum, longum; labrum 
sinislnim compressum: columella satis contorla, subumbilicala, ad apicem sinisliorsum in- 
curvala. 

Long. 43 mm.: Lai. 16 nini. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



63. Mitra oblongula Bell. 
Tav, III , fig. 13. 

Dislinguunl hanc speciom a M. cocinatella BpU. sequenles nolae: 

Testa minor: spira longior. magis acuta. ■ Anfractus ultimus minus venlrosus. antico minus 



DESCRITTI DA L. HEI.LAKDI 



113 



depressus, ilimidia lungitudine brevior. - Supm-ficies cantra imam traiisveise obscure pluvi 
cosUdata. - Lai/rum siiiislntm minus compressiiin, inde os minus aiiguslum. coluinelia subinain- 
bilicala, minus conloiia. 

Long. 25 mm. : Lai. 9 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo: Coli, del Museo. 



6 4. Mitra i'mbilicata Bei.l. 
Tav. IV, fig. 86. 

Distlnguunl liane speciem a M. cognalella Bell, sequenles nolae: 

Testa major - Anfraclus idtimHX magis venlrosns: siiturae non canaìicnlalae: snici tramversi 
prope rimain der.nrrrnli's panci, anrjusli, inler se satis dislnnles, vix obscnre passim perspicui. - 
Os magis angnstnm : cninmella niagis contorta; nmt'ilicus lalior el magis profundns ; plicae colu- 
mellares, maioret; plicula inlcr pemdtimnni el anùpenutlinam plicam decurrens. 
Long. 58 mm. : Lai. 20 mm. 

FUncnii' inferiore: Savona-Fornaci, rarissimo: Coli, del Museo. 



16" Serie 

Testa suhfusiforniis, rentros^n: spira brevi s. - Anfractus primi et medii hreves, 
compì anati ; ultiniiis longiis, ventrosus, dimidia longitudine longior, antice vaìde 
aitenuatus et depressus: suturae canaìiculatae. - Superftcies laevis. - Os angustwm; 
labrum sinistrum antice subarcuntum: columella ad apicem sinistrorsumvix incur- 
vata, revoluta ; plicae columellares quatuor. 

Molto bene si distingue dalle sue congeneri la specie che dà luogo a questa 
serie, per la forma lunga e molto panciuta dell'ultimo anfratto, per la brevità della 
spira la quale corrisponde presso a poco a due quinti della lunghezza totale, e per 
le suture scanalate per modo che i singoli anfratti formano altrettanti stretti gradini. 

65. .Mitra spirata Bell. 
Tav. IV, fig. 38. 

Superlìcips tota laevis: sulci Iransversi prope rimam decurrenles nulli perspicui, an 
erosi? - Os longum, postine angustalum, antice parum dilatatum : columella satis preluda, 
innmbilicata. 

Long. 42 mm. : Lai. 16 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Bersano, rarissimo; (.'oli. Rovasenda. 

17" Serie. 

Testa ovato- fusi formis: spira medio infiala. - Anfractus idtinms ventrosus, 
nntice satis depressus, dimidiam longitudinem subaequans. - Superftcies in primis 

Serie li. Tom. XXXVIII. p 



nuvu- 



114 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

anfracfìthus vbscure et rare transverse silicata , dcin ìacvis , anticc prope rimam 
sìdcì's et costtdis transversis destituta, vel vix obscure et obsolete passim transverse 
sulcata. - Os ovale; labrum sinistrum subarcuatuin : coìumeìla ad apicem sitìi- 
strorsum laeviter incurvata, subumbilicata, vix recurvafa : plicae coluinellares qua- 
iuor, interdum prima antefior tix notata. >: 

Le note caratteristiche di questa serie sono: la superficie attraversata nei primi 
anfratti da alcuni solcliettini ; la forma alquanto rigonfia dell'ultimo anfratto; la fi- 
gura ovale della bocca, prodotta dall'incurvatura della columella e dalla forma arcata 
del labbro sinistro; la columella piegata a sinistra; e le pieghe della columella rela- 
tivamente grosse e poco oblique. 



66. .Mitra ad.missa BtLL. 
Tav. IV, fig. 29. 

Testa rusiforiiiis, panini veiitrosa: spira longinsculai sali» acuta.- .\nfraclus vixconvexi; 
ultimns parum vriilrosiix, aiitice parum et subrcgulnritcr attcnualiis, vix drpressus, dimidia lon- 
"iludine vi.x longior. - SuperGcies laevis , prupe rimam Iransverse unisulcala; sulcus lalus, 
parum profinulus, ad ulliinam plicam cnUmellnrem i-esiiniulcits, aniice decurrena; sulci alii nulli 
perspicui. - Os Ovale, longuni, aiilice valdc ditalaluìii; labrum siiiislrum suharcualuin: colu- 
mella subumbilicata; rima lata, parum profunda, elabiala. 

Long. 38 mm. : l.al. 15 iiim. 

Miocene medio: Colli torinesi. Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



f)7. .MiritA coNFiMS Bell. 
Tav.iV, fig'. 3U. 



Distiuguuiil liane .^peciem a M. admissa Bell, sequenles nolae : 

Testa minor: spira medio disUhcte infiala. - Anfractns ullimus magis ventrusus, aniice magis 
atteimatus ci marjis deiires^iis. - Sulci Iransversi propc rimam dc.ciirrentes pauci, anfiusti, parum 
propinai, inler si' salis distanles, siibunifornies, obscure mlnli. - Os angnslius, aniice mlnns di- 
liilalum: columella ad apicem sinistrorsum mar/tv inmrviìiii. 

Long. 28 mm. : Lai. 1 1 mm. 

Miocene medio : Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo ; Coli, del Museo e Miche- 
lotti nel R. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 



68. Mitra connexa Bkll. 
Tav. IV, fig. 3L 

Dislinguuilt liane s'peciem sequiMilos nolae : 

I . a M admissa Bell.: 

Testa minor: spira lonijior, medio infiala. - Anfraclus nllinms brerior, magis inflalm. aniice 
magis depressus. - Sulci Iransversi prope rimam decurrentes vonnulli ìalissimi, inler se valde prò - 
xiinali, passim obscure perspicui. 



DESCRITTI DA h. BELLARDI 115 

"2. a .V. coìifiiih Bell. : 

Testa minor: spira longior, medio ìitiniif: infiala. - Anfraclns nllimus breviur, aiilice niagis. 
deijressiis. - Silici traiixvitrsi prope rimam decurrenle.i pauciores, multo ìaliores, a costula separali 
- Columella coniarla, siibumbillcata, siitislrorsiim ìriafjis incurvala. 

Long. 2o mm. : Lai. IO min. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



69. MlTBA PROPINtJlJA Bl'LL. 
Tav. IV, fig. 3?. 

Disliiii^uunl liane speciem a M. ndmissa Bell, sequeiites nolae: 

Testa minor, minus venlrosa: spira magis acuta. - Anfraclns ultimus angustiar, anlice magis 
depressiis - Salci transversi prope rimani dccnrrentes nulli perspicui. - Labrum sinislrum 
anlice subangnlalum : rulumella valde contorta, snbunibilicaln, sinislrorsum obliquata. 

Long 28 nim.: Lai. Il mm. 

Per la notevole contorsione della columella , la quale dà luogo ad una specie 
di ombellico, questa forma, di cui non conosco che un solo esemplare, ma di buo- 
nissima conservazione, esistente nella collezione Michelotti, ha non poca analogia colla 
specie' precedente: se ne distingue per le maggiori sue dimensioni, per la sua forma 
più stretta, per la minore depressione anteriore dell'ultimo anfratto e per la mancanza 
di solchi anteriori trasversali, dei quali non si vede traccia, abbenchè lo stato di 
conservazione delle superficie sia ottimo; a questi caratteri si aggiunga il .leggero 
angolo del labbro sinistro, il quale nella 31. connexd Bell., come nelle altre specie 
di questa serie, è arcato, non angoloso. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli. Michelotti nel K. Museo 
di Geologia di Koma (Prof. Meli). 

70. .VIlTRA GIÌNTILIS BiCLL. 
Tav. IV, fig. 3. 

Tesla nassacformis: spira longiuscula, regulariler involuta, salis acuta - Anfraclns vix 
convexi: nllimus parum venlrosus, anlice satis atlcnuulus et depressus, dimidiarn longitndinem 
subaequans. - Superlicies nilens, laevis, in primis aiifraclubus Iransverse propu suluram po- 
slicam rainutt' ci rare sulcala, prope rinam Iransverse minnle pluristriata. - Os ovale; 
labrum sinislrnin siibarciialum : columella et ipsa suharcuata, ad apiccm sinislrorsum dislincte 
incurvala, subnmbilicnta ; plicae columellares qualnor, Ires poslicae niagiiae, anlica vix nolala. 

Long. 20 mm.: Lai. H nini 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 

71 .. ilMlTRA TUMEFACTA BeLI.. ' 

Tav. IV, fig. 33. 

Tesla crassa, venlrosa: spira longiuscula, medio infiala. - Anfraclns vix convexi; ulliraus 
ventro-ius, regidariti^r usque ad rimani ailenaalus, non depressus, obliqualus, '/j loUus longiludinis 



116 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

subaeqiians. - Superficies loia laevis, vix in primis anfraclubus sub lenle lrans\erse minulis- 
sime slrialo-sulcala ; prope rimam sulci Iraiisversi noiinulii vix perspicui. - Os ovaie, 
antice salis dtlatalum, poslice canaliciilaium ; labrum siiiistrum poslice compressum: coiumella 
siibrecla, ad apicem sinislrnrsum vix iiicurrata , inuiiibilicaln ; plicao columeliares (|ualuor 
(iislinclae. 

Loiifr. 32 mm : Lai. li mm. 

Miocene superiore : Colli tortonesi, Stazzano, rarissimo ; Coli, del Museo. 



18' Serie. 

Testa parva, nassaeformis : spira parum ìonga, sed satis acuta. - Anf'ractits 
uitimus antice satis depressns, dìmidiam longitudinem suhaequans. - Superficies in 
primis anfractuhus pìerumque transverse silicata, dein laevis; antice prope rimam 
transverse muitisuìcata. - Os ovale; labrum sinistrum posticc leviter compressum: 
coiumella in axim testae producta ; plicae columeliares tres-quinquc. 

La coiumella che si allunga nell'asse del guscio e la presenza di numerosi solchi 
trasversali sulla parte anteriore dell'ultimo anfratto contro la smarginatura, separano 
le specie di questa serie da quelle della precedente, colle quali hanno molta analogia 
nella forma generale. 

72. Mitra mlltistruta Bell. 
Thv. Ili, fig. 14. 

'J'esla SMbfusiformis: spira milk lon^a el acuta. - AiifracUis nnmplnnali, vix convexi; 
ullinius aniìce panim depiessus, dimidiam longitudinem aequaiìs. - Superficies nitens, in primis 
el mcdiis anfractuhus Iransversc minule sulcala; sulci prope siiluram posliram dernrrenles 
majores, antici minores, siibobsoleli, vix passim perspicui; sulci Iransversi prope rimani decur- 
reutes crebri, anj^usU, major el minor pìerumque allernali, versus venlrem valde producti. 
- Os ovale, elougatiim ; labrum sinistrum subcorapressum : coiumella subrecla, ad apicem vix 
sinistrnrsum incurvata: plicae columeliares quatuor. 

Long. 16 nini.: Lai. 6 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo e Miche- 
lotti nel E. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 



73. Mitra absona Bell. 
Tav. IV, fig. 4. 

Dlslinguunt liane s|)ecieni a M. multistriala Dell, sequcnles nolac: 
Testa minor, angusta: spira lo'igior et magis acuta. - Anfraclus longiores ; uUimus minus 
ventro'ins, aniice minus depressus: sulurac inagis obliguae. - Superficies eliam in primis an- 
fractubus laevis: sulci Iransversi prope rimam di'currenles pauciores, qnaluur, nuiformcs. satis el 
aeque inler se dislantes. - Os Inngius, anguslius. 
LoDii. I i mm. : Lai. 4 mm. 



DESCRITTI DA I. BELLAEni 117 

Ho collocato ia questa serie la presente forma quantunque la sua superficie sia 
liscia e:l unita anche sui primi anfratti, a iiiotiTO della gi-ande analogia che presenta 
colla precedente ne" suoi caratteri generali. 

Miocme medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



74. MiTiiA AKVA Bull. 

Tav. III. fig. I.j. 

Testa parvuia, ovaio- fasi fonnis - .Vnfraclus parum convexi ; uM'wnUi ilìmidia loiuiitudiiie 
longior, anlice late et sdlis dejireitxiis. - Superiìcies sahlola Imnsverse rare sulcala; sulci miiiuli, 
intsr se salis dislanles, in primis anfiactidìus obscuic perspicui, in ullimo passim albo lincti; 
dimidiu, pirs iinlii-a ultimi anfraclus transver.ie coslulala;'costulae subacutue, anguslae, sex jtrnpe os 
versincaae ab iiiti'rsliliis Inlis ellniiqiludiualiter rugulosis separatac , versus raarginein labri sinislri 
subobsolelae; pars postica ultiiui aiifractus transverse /as.sim obsolete rari-siilcata ut in an- 
fraclubus meiliis et primis. - Os ovale; labrum sinistrum poslice leviler compressuin: co- 
lumella ad apicem sinistrorsum vix inciirrala; plicae columellares tre». 

Long. 13 mm. : Lai. 6 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



715. Mitra observabilis Bell 

Tav. 111. fig. !6. 

DislinguiHil liane speclL-m ;i M. arra BAI. sequenlcs notae: 

Anfrartus ulliiiius magis rmtrosns, anlice magis alleiiualns et maqis depressiis. - Snperficies 
ili primis et iiiediis aiifracUiliu^ trdnxvcrsr. sidcala; sulci minuti, numerosi, uniformes, in penul- 
timo et ullimo nnfraclu (esoleti: costulae traiisvrrsac in parte antica decurrenles qiiinqnc, ohlusno, 
in carum inlcrslilia costida minor derurrens: sulci interpositi non longitudinaliler rugulusi. - 
Columella quadriplicala. 

Long. 13 mm. : Lat. 5 '/a i"'"- 

Pliocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



7fi. Mitra redicta Bell 
Tav. Ili, fi-. 17. 

Testa pirvnla, subfusifornus, angusta, longu: spira medio injlata. - Anfractus convcxi ; 
ultimus antire parum altenuatus, parum depressus, ^j^ totiiis longitudinis arquans. - Superlìcies 
laevis; sulci Iransversi primorum anfractuum vix passim perspicui : sulci Iransversi prope 
rimani decurrenles pauci. Iati, parum profundi. inler se valde proximali , suboniforines , 
longitudinaliler rugosi. - O.s ovale; labniin sinistrum suharcuatum, postice levitcr compres- 
sum: columella sinistrorsum incurvala; plicae columellares qualuor, antica vix notala. 

Long. 12 mm. : Lai. 5 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



118 i molluschi dei tekrbni tekziarii del piemonte ecc. 

77. Mitra nassveformis Bell. 
Tav. Ili, fig. 18. 

Testa iinssacformis: spira lonqa, medio infinta. - Anfractus primi romplnnati, ulliìiii hvitcr 
caniicri; ultimili antica satis depressila, diiiiidiam lonijitiidinem actjiians. - Supeilìcies in primis 
(■t mcdiis anfractubus tota Iratisverse minute sulcata, in ultimo esnlcala, nitens: suiri prope 
limam decirrenles quinc|ue, lati, salis profuìnii, subiiniforines, a coslula angusta separati. - 
Os antice dilalalum: piicao coiumellarcs (jualuor. 

I.OMg. IO ram. : Lai. 4 mm. 

? ISC.'t. .Ultra acuta DODERL. Cerni, geol. terr. mioc. su/>. Hai. centr , pag. 24. 

Miocene superiore: Colli ter tonesi, Sant'Agata -fossili, rarissimo; Coli, del Museo, 

78. Mitra .aperta Bell. 

Tav. Ili, fig. 19. 

Testa ovato -l'usiforinis, veulrosa - .Vrifraclus pariim convrxi; ultimus dimidiam lonrjilu- 
dinem nequans, venlrosus, aniice tale depressns. - Superlìcies laevii^ vix in primis anfractubus 
sub lente passim minutissime transverse sulcata: costulae snlcis transversis prope rimam de- 
currrnlilius interpositae pìerumqiie qninque, anijustae , prominenles , iiiler .se valde el subaeque 
dislantis. - Os ovale, antice satis diktalum, subir imcalum ; labrum sinistrum sabarcuatuni: 
coiuinella vix coniarla ci revoluta; plicae columeilares quatuor. 
: Lai. 8 mm. 

BELL., Mouogr. Mitre, pag. 9, tav. I, fig. 13. 
rOREST., Catal. Moli, plioe. Bolngn., pag. 6(5. 
SEGUENZ. Form, pliuc. Ital merid. pag. 204. 
PAMT.VN., Alt. Acculi. Fisiuer. Siena, pag. 5. 
DE STEF., Strat. ptioc. Siena, pag. 10. 
FlSCll., Paleont. Ile ile RliMles, pag. 30. 
l'AlSTAN., Att. Aecad. Fisiocr. Siena, pag. 2. 
DE STEF. e PAi\TAN., Moli, plioc. Siena, pag. 112. 
l'ANTAN., Condì, plinc. Pletra/itta, pag. 272. 

VarielA A. 

Testa siihturrila: spira lomjior, miif/is acuta. - .\nfiartns ultimìis brevior, miniis venlrosus, 
antice minus depressus. 

Long. 27 mm.: Lai. 10 mm. 

La M. aperta Bell, è stata citata in varie altre pubblicazioni oltre a quelle più 
sovra indicate, come trovata in orizzonti differenti di quello del quale è propria in 
Piemonte, il pliocene superiore ; essendo molto probabile cbe le forme del sud-ovest 
della Francia e di Transilvania ad esse riferite dai signori Bardin, Benoist, Neuge- 
boren, ecc., non vi appartengano, ho creduto piii prudente consiglio, nel dùlìbio, di 
non riferire nella sinonimia le opere di questi autori. 

Le due forme, una dei Colli tortonesi e l'altra di Monte Gibio comunicatemi 
dalla Direzione del R. Museo di Modena come facienti parte della Collezione Doderlein, 



Lo 


ng. 2 


1 mni 


1850. 


Mitra 


aperta 


1868. 


III. 


id. 


? 1875. 


/</. 


id. 


?1876. 


III. 


id. 


♦1877. 


Id. 


id. 


1877. 


Id. 


id. 


?1877. 


Id. 


id. 


?1878. 


Id. 


id. 


1 880. 


Id. 


id. 



DESCRITTI DA L. BEI.LAErn 119 

col nome di M. aperta Bell., non vi appartengono ; la prima è \& M. suhumh ili caia 
^JBell.: la seconda è certamente diversa dalla forma qui descritta, la quale è in Pie- 
monte propria del pliocene superiore dei Colli astesi. 

Le tre forme che M. Hoerriei ha figurate {Die Foss. Moli. Wien, voi. I, tav. X, 
fig. 1, 2, 3), come appartenenti alla 31. aperta Bell., ne sono certamente differenti: 
1° per la loro forma generale proporzionatamente più breve; 2" per la spira più 
aperta; B" per l'ultimo anfratto meno lungo e più panciuto; 4" per la natura 
dei solchi trasversali anteriori' prossimi alla slabbratura e delle costicine loro inter- 
poste, le quali nella M. aperta Bell, sono molto meno numerose e fra loro molto 
più distanti. Le forme succitate delle vicinanze di Vienna, particolarmente quelle delle 
■figure 1 e 2, sono molto affini alla M. incognita Bast. 

I signori E. Hoernes e M. Auinger, nella loro Monografia delle Mitre austro- 
ungariche, giustamente riconobbero che i fossili delle vicinanze di Vienna, pubblicati 
da M. Hoernes con questo nome, non vi appartengono, e li risguardano come giovani 
esemplari della M. fusiformis Brocca.: occorrerebbe paragonare fra loro i fossili 
viennesi con quelli astesi per risolvere la quistione: io credo tuttavia òhe i' giovani 
esemplari della specie del Brocchi (come è qui circoscritta) , sono affatto differenti 
1° per la forma generale molto più stretta e lunga; 2° per la forma cilindroide degli 
anfratti; 3' per l'assoluta mancanza di solclii trasversali nei primi anfratti. 

II sig. Prof. Llayer, riconoscendo pure che le forme delle vicinanze di Vienna, 
pubblicate da M. Hoernes col nome di M. aperta Bell., non vi appartenevano, pro- 
pose per loro il nome di M. Hoernesi Mai). (1862, 31. aperta Bronn, Miti. tert. 
Schicht. Santa Ilaria, pag. 28; 1864, Tert. faun. Azor u. Madeira, pag. 82): 
mi stupisce che i signoii E. Hoernes e M. Auinger non abbiano tenuto conto del- 
l'opinione emessa dal sig. Prof. Mayer fin dal 1864. 

Non ho citato nella sinonimia la M. aperta Bell, descritta e figurata dal 
Sig. Fontannes (L. e, tav. VI., fig. 3-.5) perchè mi pare che nessuna delle tre forme 
che vi sono riferite, si possono identificare colla specie delle sabbie gialle dei Colli 
astesi che ho pubblicato nel 1850. Fra i caratteri essenziali della M. aperta si notano 
i seguenti che diversificano da quelli dei fossili di Bolléne, nei quali il chiariss. 
Autore credette riscontrare i corrispondenti della forma pliocenica del'Piemonte : 

1. Nella M. aperta corrono presso la smarginatura anteriore sei o sette costicine 
trasversali strette, alquanto sporgenti, uniformi, o quasi, e separate da un solco largo, 
appianato, poco profondo, anch'esso presso a poco uniforme, le quali costicine furono 
appena accennate nella descrizione col nome di strie, ed imperfettamente, ma pure rico- 
noscibili, indicate nella figura che ho pubblicato nel 1850. 

2. Negli esemplari di òttima conservazione si osservano alcuni solchettini tras- 
versali prossimi alla stttuta posteriore sui due o tre primi anfratti, i quali solchettini 
non furono indicati nella descrizione della specie ,i}el,..1850, perchè negli esemplari 
allora descritti i primi anfratti' erano alquantp corrogi,^ e non vi si vedevariti' perciò questi 
solchettini. 

3. Nella M. aperta la columella è pochissimo contorta e tende ad obliquarsi a 
destra anziché a sinistra coinè distintamente si inflette nei fossili figurati dal Sig. Fon- 
tannes, per lo meno nelle figure' 3 e 4, per la qual cosa nella forma dei Colli astesi 



120 I JIOLLrSCHI DEI TEEREXI TERZIARII PEL PIEMONTE ECC. 

la bocca è notevolmente più larga anteriormente, come più larga e più profonda vi 
è pure la slabbratura anteriore. 

ili pare inoltre die la fig. ó (L. e), rappresenti una forma differente da quelle 
delle figure 3 e 4, giacche in essa la colnmella è affatto diversa. 

Pliocrnc superiore : Colli astesi, Valle Andona, non frequente ; Coli, del Museo. 

79. Mitra villalverniensis Bell. 
Tav. Ili, fig. 20. 

Tcsla iiolijmoriilia : spira satis lonj;ii el acuta, refiulariler involuta. - .\nfracUi# postice 
submar(jiìiaU; ultimus dimidia longitudine vix brevior; aitlke reijulariler allenualus. - Super- 
ficies laevis, mlens, in anfraclubus primis prope suluram poslicam sulcis nonnuiiis minulis 
Iransversis exornala, toln, vel in parie, niijrn-lincla el hiiigitudinaliter pallide lineolata: sulci 
Iransversi prope rimani decurrenles pauci, plerunique qualuor, latissimi, superf.ciaies, sub- 
uniformes, a coslula minuta separati. - Os ovale: labrum sinistrum parum cimvexum: coiu- 
raeiia imbrecla, in axim lestae producla, snbnmbilicata; plicae coturaellaros i-5. 

Long. 27 nini.: Lai. 10 nini. 



Varietà .\. 



Aiifravlus ullitiìiis in venire subangulvaus ; medii el ulliiniis ad suluram posticain marginali. 
Lons- 20 mm. : Lai. 9 mm. 



Varielà B. 



Tesia minor: spira brevior, mimts aetita, versus apicein infiala. - Anfrarlus nllimus magis 
venlrosus, anlice magis depressiis. 
Lena;. 21 ram.: Lai. 8 mm. 



Varietà C. 



Tesla turrita: spira perlonfia, magis acuta. - Anfraclus nllimus brevissimus ; omnes com- 
planali. 

Long. 25 mm. : Lat 8 mm. 

1850. .I/ifro itungnita var. J. BELL., .Vunotjr. .ÌJilrc, pag. 9, lav I, lìg. 15. 

Per quanto notevoli siano le differenze che le tre forme distinte come varietà, 
presentano dalla forma descritta come tipo della specie , non si può a meno di 
riconoscerle quali deviazioni del medesimo tipo avvenute nello stesso ambiente , 
giaccbè tutte sono ' fra loro collegate da una fisionomia di famiglia e sopratutto 
dalle tracce dei primieri loro colori e della disposizione di questi in minutissime 
bende longitudinali, chiare e nere fra loro alternate, e tutte provengono dalla, me- 
desima località. 

Pliocene superiore: Villalvernia-Fontanili , non frequente; Coli, del Museo e 
Michelotti nel E. Museo di Geologia di Koma (Prof. Meli). 



desckitti da i.. bellakdi 121 

80. Mitra deteria Bell. 

Tav. Ili, fig. 21. 

Ttìsla suldurrila: spira hrevis , medio infUita , jhinim acuta - Anfraclus conneTi, propc 
suluram poslìcain injlalii iillimus lonf/ns, ''j^ lotius loiiijiludims subaequaiifì, subfylindriciis, anlice 
salis depressus. - Superficies rufo-lincla, prope suluram poslicam Iransverse niinule sulcala; 
sulci nonnulli passini perspicui in parie aulica anfracliuim : sulci Iransversi propre rimam 
liecurrentes crebri, ad ventrcm prodiicti. ■ Os subovale, satis laliim: coluraella iimbilicata, ad 
apicem sinislrorsum incurvata; plicae columeliares qualuor. 

Long. 16 mm. : Lai. 7 nim. 

Pliocene superiore: Colli astesi, Valle Andona, rarissimo; Coli, del Museo. 

10" Serie. 

Testa iurbimformis : spira in primis nnfractubus valile acuta, dein magis 
aperta. - Anfractus ultimus ventrosus, antice valcle depressus, dimidiam longitii- 
dnieni, subaequans. - Superficirs in primis anfractiibus transverse minute sulcata, 
dein laevis. - Os suhovale, antice dilatntuìiì : labrum sinistruni subarcuatiini : co- 
himella parum in axim testac producfa, non recurvata: plicae columeliares quatuor, 
prima anterior vix notata. 

Le specie raccolte in questa serie differiscono dalle affini per la forma breve e 
rigonfia dellultimo anfratto, per la notevole depressione anteriore di questo e per la 
spira notevolmente più acuta nei primi anfratti che negli ultimi, i quali caratteri 
danno loro la forma di trottola. 

81. Mitra turbinata Bell. 

Tav. Ili, fi-r. 3.>. 

Testa vnnlrosa, lumen s : spira louf]inscida , in primis aiifractubus vakle acuta, dein magis 
apevln. - Anfraclus conlra suluram poslicam tumesceidcs; uilimus valde ventrosus, antice valde 
depressus, dimidiam Imiiiladiiìem subarqiians. - Sulci Iransversi prope rimam decurrenles 
pauci, qualuor plerumque, ialissimi, superficiales. subunilormes, a coslula angusta separali. 
- Columelia dexlrorsum incurvata. 

Long. 19 mm. : Lai. 9 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, raro; Coli, del Museo. 

82. .Mitra tircìida Bell. 
Tav. Ili, fife'. 23. 

Dislinguunl hunc spcciem a M. larbinala Dell, sequenlcs nolae: 

Testa major, minus ventrosa: spira tomjior, minus acuta ad apicem. sabre fiutar is. - An- 
Serie I[. Tom. XXXVIII. 

t6 



122 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIAKII DEL PIEMONTE ECC. 

l'ractus nlliinus venire mimis inflalus et antice niiitus depressila, lonr/ior, dimiiìia loufiiliitìine 
lirrvinr. - Sulci tiiiiisversi prope rimam derurrente.i nulli perspicui, an erosi?. - Columella sini- 
strorsutn leeiler incurvata, subumlUicata. 
Long. 23 min. : Lai. I i min. 

Miocene mal-io: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



83. Mitra lineolata Bell. 
Tav. Ili, fig. '.'4. 

Tesla ovaio fusi forum, hrevis, veiilrosa: spira paruin ncula , subregularis. - Anfraclus 
posticc leviler infiali; uUimiis ventrosus. aiiliee salis allciiualus et depressus. dimidiam longi- 
ludinem aequans. - Superncies laenis. loiigiludiiinliler albo-lineata ; lineile miniitae, obliquae, 
passim prrspiruae; sulci transversi primorum anfracluum obsoleti; sulci Iransversi prope 
rimani decurrenles pauci, angusti, Inter se salis dislanlcs, parum profundl . subuniformes, 
versus venlrem anfraclus salis producti. - Os ovale; labrum sinlslrum poslice parum com- 
pressum: columella hrevis, nd apicem vix sinislrorsum obliquala. 

Long. 20 min. : Lai. IO nini. 

Miocene medio: Colli torinesi, Bersano, rarissimo; Coli. Rovasenda. 



20" Serie. 

Testa turrita, columbelliformis: spira plus minusve longa et aperta, medio 
infìnta. - Anfractus idtimus dimidia longitudine plerumquc brerior, interdum di- 
mtdiam longitudincm aequans, antice satis depressus. - Superficies in primis an- 
fractubus transverse minute silicata, dein laevis. - Os subovale; labrum sinistriim 
postice plus minusve compressum: columella in uxim testae parum producta, vtx 
recurvata; plicae columellares i-'o. 

In questa serie, a differenza di quanto ha luogo nella precedente, la spira è 
rigonfia nel mezzo, e meno acuta nei primi anfratti, dei quali l'ultimo è relativa- 
mente più lungo, meno rigonfio ed il labbro sinistro distintamente compresso, così che 
la bocca riesce più stretta ed affine a quelle di talune Columbelle. 

^ 84. Mitra subiimbilicata Bell. 

Tav. Ili, fig. 25. 

Tesla luirila: spira medio infiala. - Anfraclus vix convexi; ullimns parum ventrosus, 
iinlice valdc depre.tsiis, dimidia longiludine brevinr. - Superficies in primis el mediis anfraclubus, 
interdum etiain in ullimis, Iransverse minute sukata, prope rimani Iransverse coslulala ; 
coslulae plerumque sex, annusine, acntae, inler se vnlde distantes, interdum numerosiores el 
iisque ad aiujitlnm iinsliciim (iris producine, sulcus coslulis interpositus lalus, parum profundus, 
longiliidinalitei\ ruijulnins - Os postice aiiiiiistatum, anlice dilatalum; labrum sinislrum parum 
compressum: columella in adullis subumtnlirala; plicae cohimellares qualuor. 

Long. 2i nini. : Lai. 9 mm. 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 123 

1850. Mtra subumbilicata BELL., ^fonolJr. Mitre, pag. 10, Uv. I, fig. 17. 
?I8'74. Id. id. COPP., Calai Fnsx. mioc. pliue. Moden. Coli. Copp., pai;, t. 

'1881. Id. id. COPP., Paìeonl. modrn., png. 45. 

Varietà A. 

Tenia vpnlriiaa: spira brei'ior. maijis ajìerla. - Aiifractus ullimus loiifjior , dimidiain longi- 
ludinem subaequans. 

Long. 22 iiim : Lai, 9 mm. 

1850. .Vilra incognita var. B. BELL., .ÌJonogr. Mitre, pag. 10, lav. I, fig. 16. 

1864. Id. aperta DODERL., Centi, geol. terr. mioc. sup. Ilal. centr., pag. 24. 

Varielà B. 

Spira perlonrja, valle acitla. 
Long. 23 mm. : Lat. 8 mm. 

Abbenchè le forme indicate come varietà, differiscano alquanto da quella descritta 
come tipica, perchè la più frequente, tuttavia se ne riconoscono strettamente legate 
per la natura dei solchi e delle costicine che corrono presso la smarginatura anteriore, 
le quali sono caratteristiclie di questa specie. 

Il sig. Prof. Pantanelli mi ha gentilmente comunicato col nome di M. aperta 
Brìi., e proveniente dai Colli tortonesi, un fossile appartenente alla Collezione fatta 
molti anni sono dal chiarissimo sig. Prof. Doderlein; questo fossile è affatto differente 
dalla forma dei Colli aste.si ciie nel 1S50 ho descritto col nome precitato, e corri- 
sponde benissimo pei suoi caratteri alla varietà A della M. subumbilicata Bell, che 
finora mi era ignota di quella provenienza. 

Oltre a questa forma il Prof. Doderlein cita pure nel suo Catalogo la M. sub- 
umbilicata Bell., sulla quale debbo astenermi dall emettere un giudizio, non avendo 
esaminato alcun esemplare con (juel nome proveniente dalla precitata Collezione; noto 
solamente non essere probabile che il Prof. Doderlein abbia registrato nel suo Cata- 
logo con due nomi diversi la meilosima forma. 

Sgraziatamente la Collezione dei fossili raccolti dal Prof. Doderlein, che gli servì 
di base per il suo Catalogo, è stata non solo smembrata parte nel R. Museo di Mo- 
dena e parte in quello di Palermo, ma fu soggetta a parecchi e successivi cambia- 
menti, per cui non si possono risguardare in modo assoluto come tipici quelli che 
tuttora vi appartengono, conservati nei due precitati Musei. 

Miocene medio: Colli torinesi, Eio della Batteria, Villa Forzano, Termo-Fourà, 
Val Ceppi, Baldissero-Torinese, frequente; Coli, del Museo, Rovasenda e Michelotti 
nel R. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 

VariecA A. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, Baldissero-Torinese, Villa Forzano, 
Termo-Pourà, non raro ; Coli, del Museo. 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Sant'Agata -fossili , rarissimo; Coli, del 
R. Museo di Modena. (Prof. Pantanelli). 



124 i molluschi dei terreni terziarii del piemonte ecc. 

85. Mitra finitima Bell. 

Tav. ni, fig. 26, 

Dislinguuiil liane specieni sequenles nolae ; 

1 . a M. subiimbilicata Bell. : 

Testa crassior: syira manis aperta, medio magis infiala, brevior. - Aiifraclns siihplani, inde 
sulurac ìniiius profiindae ; aufractus ullimus vnntrc maifis inflalus, longior. - Silici et cosluhie 
transversne proiip rimani decurrenles vis osbsntre nfitalap.- Labrum si nistriim miiiiix rnmprexsum: 
columella brevior, mogix contorta . 

2. a M. siiperQi'nsis Bell.: 

Testa minor: spira brerior, maqis aperta. ■ Anfraclus minus convexi; ultimus loni/ior, aniice 
minus dejìre.'isiis. - Os aniice magis dilalatum: columella brevior, magis contorta, subumbilicata. 
Long. 20 min ; Lai 8 inni. 

Miocene medio: Colli torinesi, Rio della Batteria, Val Ceppi, raro; Coli, del 
Museo. 

86. MlTUA SUPERGENSIS BeLL. 

Tav. 111. fig. 27. 

Dislinguuiil liane specieiu a M. subumbilicata Bell, suquenlcs nolae: 
Testa major, crassior: spira magis aperta, medio magis infiala. - Anfraclus postice infiali ; 
penullimus et ultimus longiores; ultimus mngis compressus. - Salci Iransversi in primis anfractubus 
decurrenles vix passim perspicui: salci et coslulac transversae inkrposilae prope rimam decurrenles 
eodem modo disposilae, sed frequenter a slatn spaloso lestae obliteratae. - Labrum sini^trum magis 
compressum, inde os magis anguslum, aniice minus dilalatum: columella in axim lestae magis 
producta. 

Long 26 inni.: Lai. IO nim. 

1842. Mitra inco(jHÌIii E. SISMD, Syn., pag. 41. 
1847. Id. iti. MlCHTTl., Foss.mioc, pag. 316. 

1847. /(/. ili. E. SISMO, Sì/;;., 2 od., pag. 48. 

Dei pochi esemplari coi preaccennati caratteri che ho osservato, uno ha gli orna- 
menti superficiali (costicine trasversali anteriori, solchi trasversali dei primi anfratti), 
discretamente conservati, per modo che si possono riconoscere uguali a quelli della 
M. subumhilicata Beli.: negli altri manca ogni traccia delle une e degli altri, essendo 
probabilmente stati distrutti dalla fossilizzazione : gli altri caratteri poi di questi ultimi 
collimano esattamente con quelli degli altri esemplari. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, raro; Coli, del Museo e Michelotti 
nel R. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 

21' Sevie. 

Testa crassa, brevis, subfusiformis. - Anfractus cylindroides, cantra suturam 
posticam marginati, inde spira scalarata : anfractus ultimus dimidiam longitudinem 



DESCRITTI HA L. BELLARDl 125 

suhaequans. - Superficics laevis. - Os angustimi , longuw ; labrum sinistrum valile 
compressnm , antice pariim dilatatuìit : colmncìla in uxim tcstae producta ; plicae 
columellares quatuor, magnae, paruin ohhquar. 

La specie descritta in questa serie ha gli anfratti di forma cilindroide e notevolmente 
rigonfi presso la sutura posteriore, dando luogo ad una gradinata bene distinta. 

La notevole spessezza del guscio, le piccole dimensioni, la brevità della spira 
rigonfia nel mezzo e la compressione del labbro sinistro allontanano la forma rappre- 
sentante questa serie da quella che ha per tipo la M. fuslformis Brocch. colla 
quale ha in comune la forma cilindroide degli anfratti ed il rialzo suturale; questo 
inoltre vi è più sporgente e collocato in maggior prossimità della sutura posteriore. 

87. -MlTUA INDICATA BelL. 
Tav. Ili, fig. 29. 

Superticies laevis; sulci Iransvorsi primorum anlracUium vix passim perspiciii ; salci 
Iransversi prope rimam decurrenles plarumque sex, anrjusli, parum profundi , ìnler se valde 
(Ustaiites. 

Long. W) mm. : Lai. 8 mm. 

3Iiocenr superiore: Colli tortonesi, Stazzano, raro; Coli, del Museo. 

22" Serie. 

Testa crassa. - Anfractus vix convexi ; uUinms ventrostis, antice valde de- 
pressus, dimidiam longitudinem aequans vel vix dimidia longitudine longior. - 
tSitperficies laevis, vix in primis anfractubus transverse obsolete sulcata. - Os postice 
iingustatum, antice dilatatum; labrum sinistrum postice compressum, antice stib- 
arcuatum, interne marginatimi : colmncìla ad apicem vix sinistrorsum incurvata ; 
plicae columellares quatuor vel cpnnque. 

Il carattere proprio delle forme di questa serie è una specie di ribordo che corre 
sulla faccia interna del labbro sinistro a poca distanza dal suo margine. 



88. Mitra graviuschla Bell. 
Tav. III. fig. 30. 

Testa columhd'iformis: spira satis acida. - .\nfraclus complanati; ullimus vcntrosus , 
nnlice vaìik depressiis, dimidia longiludine parum lonqior. - Sulci el coslulae Iransversae prope 
rimam decurrenles vix passim nolalae, an a slalu spaloso leslae obsolelae? - Os medio 
dilalahim; labrum sinislrum siihnmialnm, Imli'i- postice compressum: columclla sinistrorsnm 
oldiqiiala, leviler recurvala; plicae columellares qualuor. 

Long. 17 mm. : Lai 7 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



126 i molluschi dei terreni terziarii del piemonte ecc. 

89. Mitra ponderosa Bell. 
Tav. Ili, fig. 31. 

Testa ovalo-fiisifonnis, crassa: spira longiuscula, salis acuta. - Anfractus convexi ; ul- 
litnus venlrosus, inflalus, antice valde Jejìressits, dimidiam longitudinem aequaiis. - Superficies 
laevis: sulci transversi vix obscure perspicui in primis anfraclubus: pars antica ultimi an- 
fractus rimae contigua Iransverse costuiata ; costuiae minulae, a sulco lato et super fidali sepa- 
ralae, versus venlrem anfravlus satis productae, subobsolctae , vix passim perspicuae. - Os 
suborale; labrum siuislrum siiliarcualum , jiostice vix compressum, antice siibangulatinn: coiu- 
mella ad apicem vix leviter siiiistrorsum obliquala, subumbilicata; plicae columellares quinque. 

Long. 26 mm. : Lai. 11 mm. 

Miocene medio : Colli torinesi. Val Ceppi, rarissimo ; Coli, del Museo. 

90. Mitra nucleus Bell. 
Tav. V, fig. 12. 

Testa crassa, columbelliformis : spira longiuscula. - Anfractus parum cnnvexi; ullimus l'entro- 
sus, antice valde depressus, dimidiam longiindinem snbaequans. - Sulci transversi salis numerosi, 
super anfractus mrdios producti (a stalu spatoso passim erosi): sulci Iransversi prope rimani 
decurrentes numercsi, lati, superficialcs , longitudinalitcr rugulnsi, a costala minuta separati 
(maxima in parte erosi, vix prope labrum (iexterum perspicui). -Os posiice anriudatum, antice 
dilatatuin ; labrum sinistruin pollice valde compressum: plicae columellares quatuor, crassae. 

Long. H ram. : Lai. 6 mnL 

Miocene medio: Colli torinesi, Termo-Fourà, rarissimo; Coli. Michelotti nel 
E. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 

28" Serie. 

Testa columbelliformis, angusta, longa: spira valde acuta. - Anfractus com- 
planati, vel vix convexi; ultimus dimidiam longitudinem plerumque aequans, in- 
terdum dimidia longitudine hrevior. - Superficies plerumque laevis. - Os longum 
angastum; labrum sinistrum post ice valde compressum: columella satis producta ; 
plicae columellares tres, satis obliquae, interdum quarta antica rudimentaìis. 

La ragguardevole compressione del labbro sinistro, e per conseguenza la bocca 
stretta posteriormente, imprimono alle forme di questa serie una grande rassomiglianza 
con molte specie del genere Columbclla (iato sensu) e rendono ovvia la loro distin- 
zione da quelle delle serie affini. 

91. .Mitra lecta Bell. 
Tav. HI, fig. 32. 

Testa angustit, longa: spira lumia, valde acuta. - Anfractus numerosi, complanali ; ultimus 
antice valde et late depressus. diinidia hingitudine hrevior: sutur<ie anguste canalicnlalae. - 



DESCRITTI DA L. BELLAKDI 127 

Superlicins laevis : salci Iransversi prope rimani decurrenles seplem, angusti, piofimdi, inler 
se Dalile et sitbaeqiie dislantes , subuniformes, longitudinaliler rugulosi. - Os perlongum, postice 
et medio valde a n gustai u in, anliee vakle dilalaluiii : coluinella salis producta, ad apicem dexlror- 
suin obliquala; plicae colutuellares Ires. 
Long. 26 nini. : Lai. 8 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; C'oli, del Museo. 



92. Mitra Slturalis Bell. 
Tav. in, fig. 33. 

Dislinguiiiil liane speciem a M. leda Bell, sequenles nolae : 

Testa minor, minus angusta : spira brevior, magis aperta. - Sulci transt'ersi prope rimani 
decurrentes quinque. - Anfraclus breviores, cantra suluram posticam leviler inflati; ultimus magis 
ventrosus: suliirae magis dislincte canaliculalae. - Plicae rolumellares quatuor. 

Long. 20 inni. : Lat. 7 nim. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



93. Mitra paucictrata Bell. 

Tav. Ili, fig. 34. 

Tesla subfusiformis- - Anfraclus panci, longi, complanali, prope suluram posticam leviler 
infiali; uilinius dimiitia longiludine brevior, anliee parurn depressus: sulurae satis obliquar, 
sralaralae, canaliculalae. - Superficies laevis: sulci Iransversi prope rimani decurrenles odo, 
angusti, salis profundi, inler se valde et subuniformiler dislanles, longiludinaliler rugulosi. - 
Os postice pnrum anguslum, anliee salis dilalalum; labrum sinislrum parum compressum: co- 
lumella brevis, in axim testae producla; plicae coliunellares tres, crassae. 

Long. '27 mm.?: Lat. 9 nim. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



94. Mitra incerta Bell. 

Tav. Ili, fig. 35. 

Dislinguunl hanc speciem a iW. leda Bell, sequenles notae: 

Testa minor: spira brevior, uiinus acuta, medio leviler infiala. - .Anfraclus pauciores, leviler 
convexi; ultimus magis ventrosus, brevior: sulurae superficiales, simplices. - Os brevius, minus 
anguslum, anliee magis dilatatum ; labrum sinistrum viinus compressum: columella brevior: plicae 
columellares quatuor. 

Long. 17 mm. : Lai. 7 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, raro; Coli, del Museo. 



128 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIAKII DEL PIEMONTE ECC. 

95. Mitra coMPnEssA Bell. 

Tav. Ili, fig. 36. 

Dislinguunl hanc speciem a .'/. Inda Bell, sequenles nolae : 

Testa mitilo hrmior: spira hrnior, inagis aperla. - Aiifraclus brcviores, paiiciorps, leviler; 
ronvexi ; iillimiis magifi vi'ìilrosus, iintice mittjis ihiprnssiis: sulitrae vix sìibcannliculalae. - Salci 
trunsversi prope rimam decurrentes minuti, panel, inlcr se parinn dislautes, a coslula miiìiila se- 
parati, siibìiniformes, obsciire notati. - Os minus angustum, brevius: rolumella miiiits prodiicta; 
plicae roìumellares qunluor. 

Long. 19 nim. : Lai. S mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 

96. Mitra biformis Bell. 

Tav. Ili, fig. 37. ■ 

Testa sitbduUoUformis : spira longa, pohjgyrala, in primis anfrnclubus magis aperta quam 
in celeris. - AnfracUis ulliini subcijlindrici , complanali, ad snturam posticam leviter infiali 
ullimus diinidia longilmline vix longior, anlice salis depressus. - Siiperficies laevis: sulci 
Iransvcrsi prope rimam decurrentes vix passim obscure notali, erosi? - Os anlice salis 
dilataluni; labrum sinislrum postico valle compressum: columeila valde contorta. 

Long. 22 mm. : Lai. 8 mm. 

Miocene medio : Colli torinesi, Val Ceppi, raro ; Coli, del Museo. 

97. Mitra macilenta Bell. 
Tav. Ili, fig. 3S. 

Te.'^la turrita, anr/usta: spira polygurata, longa, valde acuta. - Anfraclus complanati, ad 
suturam posticam submarginali; ullimus cylindroides, antica satis depressus, dimidia longitudine 
brevior. - Superficies laevis, conlra rim.iin transverse sulcala; sulci minuti, uniformes, inler 
se salis et aeque distanles, plerumijue sex. - Os angustum, longum; labrum sinislrum valde 
compressum, anlice subangnlalum: columeila salis producta, vix contorta. 

Long. 18 mm. : Lai. 5 '/, mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, raro; Coli, del Museo. 

98. Mitra subangulata Bell, 
Tav. Ili, fig. 39. 

Testa subfusiformis, angusta: spira satis acuta, ma Ho injlata. - .\nfraclus vix convexi ; 
ullimus poslice valde comprcssus, in ventre subangnlalus, anlice salis depressus, longus, dimidia 
longitudine langior. - Superlìcies laevis; sulci transversi prope rimam decurretiles plerumque 
quinque, angusti, salis profundi, inler se satis et subaeque distanles. - Os poslice angnsta- 
tum, medio dilalatum; labrum sinislrum medio subangnlalum (magis quam in specie praece- 
denli): columeila vix contorta, in axim leslae satis prodarla. 

l-ong. 14 mm. : Lai. a mm. 

Miocene medio-. Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



DESCRITTI DA L. BELLAKDI 129 



24' Serie. 

Testa oìivaeformis : spira longa, satis acuta.- Anfracttis complanati, perlongi, 
prnesertim ultimi, patici, inde suturae valde ohliquae. - Os postice valde angustatum, 
antice valde dilatatum : columella satis contorta, in axim testae sofis producta: 
plicae columellares quatuor. 

È singolarissima la forma isolata in questa serie: essa richiama alla mente 
certe Olive, e si allontana dalle forme dominanti del genere Mitra per il piccolo 
numero degli anfratti , dal che le suture risultano molto oblique : inoltre la bocca , 
che è alquanto lunga, vi è molto stretta posteriormente e notevolmente dilatata sul 
davanti. 

99. Mitra singularis Bell. 
Tav. Ili, fig, 40. 

Anfraclus tdliinns '/^ totiii; lon(jìladhns suhaequans, subcyUmlricus. antice satis depressits. 

- Sii[)erficies tota laevis, etiain in parte antica limae contigua, an ibi erosa? 

Loria:. 31 mm. : Lai. 1 1 min. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 

23" Serie. 

Testa parvula, subfusi f orni is: spira valde acuta. - Anfractus ultimus tum 
dimidiam longitiidinem suhaequans, tum dimidia longitudine hrevior, antice valde 
et regiilariter attenuatiis, vix depressus. - Superficies in parte transverse minute 
sulcata. - Os ovale, longum ; labrum sinistrum subarcuatum : columella ad apicem 
sinistrorsum incurvata; plicae columellares quatuor. 

Il labbro sinistro non è qui compresso posteriormente come ha luogo nelle pre- 
cedenti serie, ma è quasi regolarmente arcato, donde risulta che la bocca è quasi 
regolarmente ovale : la columella inoltre è breve ed alquanto ricurva verso il labbro 
sinistro, con tracce di ombellico. 

100. Mitra acuta Bell. 
Tav. Ili, Hg. 41. 

Testa fusiformis, utrinque attenuata: spira valile acuta. - Anfraclus parim convexi; ul- 
liinus dimidia longitudine longior, antice valde et regulariter altenuatns , non vel vix depressus. 

- Siiperficies snblaerìs ; sulci transversi prope rimam decurrenles plerumque seplem. pun- 
ctulati, anieriores inler se satis proximati, posteriores valde dislantes, omnes angusti, parum prò- 
fundi, suhuniformes. - Os ovaie; labrum sinistrum subarcuatum: columella subrecla., antire vix 
sinistrorsum incurvata. 

Long. 20 mm. : Lat. 7 mm. 

Serie II. Tom. XXXVIII. b 



130 I MOLLUSCHI BEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

I8o0. l/Ki-a acuta lìELL., Monogr. Mitre, pa-. Il, lav. 1, fii;. 18. 



VarielA A. 



Testa minor. - Sit\ìevficies Iota traii'^verse silicata; sitici miiiuli, salis et subitnifurrìiiler iitlnr 
se distantes, plerumqiw 'luoilecim in ultimo tiiifraelu, qnaluor iti primis et tneiliis persiiinii 
LonK. I i min. : Lai. G mni. 



VarloiA B .'an speeies distinguenda ?). 

Siijìerlicies albo- miiciilala et laeiiiala; maculae irrei]ulares el irregiilurilrr tlispusitae; tacniae 
loiKjititiìinaU's aiigiiliisae, freqiientìir in ziczac tlisposilae. 
Loii". 19 mm. : Lai. 7 mm. 



Varielà C. 

Siiperficies iota transverse minulf stilcala el longitutlinaliler albo-laenialit. 
Lùnjx. 14 mm. : Lai. 3 nini. 

Fra i numerosi esemplari che si raccolgono di questa specie nei Colli torinesi e 
particolarmente in Val Ceppi, si osservano parecchie deviazioni dai caratteri assegnati 
tanto alla forma tipica quanto a quella distinta come varietà B, dei quali le de- 
viazioni si possono riassumere nelle seguenti: 1° dimensioni variabili, di cui quelle 
dell'esemplare figurato sono le massime a me note; 2° spira più o meno lunga ed 
acuta: 3" anfratti ora semplici ed appianati alla sutura posteriore, ora ivi più o 
meno rigonfi. 

Lo stato spatoso ha frequentemente alterati i caratteri superficiali, per modo 
che non di rado riesce incerta la determinazione della specie. 

Questa specia è molto frequente nel miocene medio dei Colli torinesi, del quale 
è caratteristica, e non fu finora, per quanto mi consta, trovata ne in Piemonte, ne 
in Liguria in istrati più recenti, ond'è che ho ragione di dubitare che i fossili riferiti 
ad essa da alcuni autori, e provenienti da strati superiori al miocene medio, non vi 
appartengano ; questo è il motivo pel quale non ho citato le opere dei signori Doder- 
lein, Cocconi e Coppi , non avendo potuto paragonare direttamente coi fossili tipici 
dei Colli torinesi, quelli che questi chiarissimi Autori vi hanno riferiti provenienti 
da altre i-egioni italiane. 

Per gli stessi motivi qui sopra addotti ho creduto più prudente di riferire con 
dubbio la citazione di parecchie opere a proposito di altre specie comprese in questa 
Monografia; motivi che è perciò inutile di ripetere a proposito di ciascuna. 

Fra le molte Mitridi della Collezione Doderlein esistenti nel Museo di Modena, 
inviatemi in gentile comunicazione dal sig. Prof. Pantanelli, trovai due fossili di Monte 
Gibio col nome di 31. acuta Bell., i quali mi hanno dimostrato che erano fondati 



HESCRITTI DA L. BELLARDI 131 

i miei dubbi sulla denominazione fatta dal Prof. Doderlein. Questi fossili sono diversi 
dalla specie torinese cui furono riferiti, ed appartengono alla 31, nnssaeformls Beli. 
qui precedentemente descritta. 

Ho notato, a proposito di quest'ultima specie, le leggere differenze che corrono 
fra i fossili di Monte Gibio e quelli dei Colli tortonesi, ed ho alla medesima specie 
riferito la citazione dell'opera del Prof. Doderlein. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, Rio della Batteria, Termo-Fourà, 
Villa Forzano, frequente: Coli, del Museo e Michelotti nel R. Museo di Geologia di 
Roma (Prof. Melij. 



101. .Mitra subulifoumis Bull. 
Tav. Ili, fig. 42. 

IJislinguunl liane speciem a M. acuta Bell sequeiiles nolae: 

Tesili anQusiior; spira loinftor, acutior. - Anfrac.lua vie cunvexi, siihplaiii, Inngiores; uHimus 
(limidia Iniujiludine breoior, compressus. - Sitici liansversi jirope riinam deciimnlex jianciores. 
- 0.1 nngiislius, luiigins: columclla siiiislroraiim miiius incurvala. 

l.otii;. 20 inni. : Lai. G min 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, raro; Coli, del Museo. 



102 .Mitra semiarata Bfll. 
Tav. Ili, fi-. 43. 

Testa su!)ru>iformis: spira longa, salis acuta. - AnfracUis complanali; uilimus anlice 
parnin deiiressiis, dimiiHa hmqUndinc hrerior : suliirao snhcnnaWcìiìalac. - Sii|)erlicies laevis, 
prope rimam Iransverse subala; sulci pìonimque orlo, profundi, lati, in illaesi^i lonfjilmlinaliler 
ru'iuliisi. - Os ovale; labrum sinislruin fu!)arcnaUini: coiumeiia siiftccc/a, mi apicom vix sini- 
.flrorsum inrurva!a. 

Long 22 mni. ■ Lai 8 mrK. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, raro; Coli, del Jluseo. 



\0'i. Mitra producta Bell. 
Tav. Ili, fig. 44. 

Testa lurrila: spira polyqyrnla. pcrhnqa, valde acida. - .\nfraclus complnnali; uilimus 
dimidia himiiludiiu: brerior, anlice lale et sulis pnifaiide depressus ; sulurac subcanaliruìalae. - 
Superficies laevis: sulci Iransversi prope rimam ilecurrcnlos minali, punclali, subuniformes, 
versnn veiUrem valde producti , posleriores inler .se valde dislanles, anleriores magis inter se 
proximali. - Os anali elungatim; labrum sinislnim suliarcualum: cohimella racla, brevis 

Long 22 mm. : Lai. 7 '/,» nm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, non frequente; Coli, del Museo. 



132 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 



26' Sevie. 

Testa parvula, sub fusif orni is : spira longa, raìdr acuta, nicdiù inflata ; nucìeus 
apicalis prominens. - Anfractvs convexi ; ultmus dimidiam longitudinem stihaequans. 
- Superficies tum laevis, tum in primis anfracfubus transverse silicata. - Os stih- 
ovale; labrum sinistrum subarcuatum : columella in axivi testae prodticta ; plicae 
columcllares quatuor. 

Queste forme sono separate dalle precedenti per il nucleo embrionale alquanto 
sporgente e per la spira rigonfia nel mezzo. 

104. Mitra apicalis Bell. 
Tav. Ili, fig. /i6. 

Tesla gracilis, subfusiformis: spira lóiiga. - Anfraclus salis convexi; ultimus anlice paium 
depressus, dimidia longiludine brevior. - Superficies laevis: sulci transversi prope rimam de- 
currenles minuti, pamm profundi, subaequales, inler se salis dislanles. - Labrum sinislrum 
subarcuatum: columella recla, in axim leslae salis producta, inumbilicata. 

Long. 13 mm. : Lai. 5 mai. 

Miocene medio : Colli torinesi. Val Ceppi, raro ; Coli, del Museo. 



105. Mitra crassiuscula Bell 
Tav. Ili, fig. 47. 

I)islini;uunl hanc specieni a M. apicalis Bell, sequenles nolae : 

Tesla major, crassior. - Anfraclus ullimus anlice magis depressus. - Columella magis con- 
torta, subumbilicata. 

Lontr. 16 mm. : Lai. 6 '/, mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Rio della Batteria, rarissimo: Coli, del Museo 
e Michelotti nel R. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 



106. Mitra colligata Bell. 

Tav. ni, fig. 4«. 

Dislinguunl hanc speciem a M. apicalis Bell, sequenles nolae: 

Tesla major, magis venlrosa: spira magis aporia. - Anfraclus inm»v convexi; uliimns brevior, 
nntice magis depressus. - Superficies in primis anfrurtnbns transverse sulcata: sulci trarisversi 
prope rimam dccurrenlcs, anteriores minuti et a costula angusta separati, posteriores lati et superfi- 
ciales, a costula angusta disjuncti. 

Long. 15 mm. : Lai. 6'', mm. 

Miocene superiore: Colli tortonesi. Stazzano, rarissimo; Coli, del Museo. 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 133 



27" Serie. 

Testa suhturrita : S2}ir(i lonya. - Anfractus hrevcs, vix convexi ; uìtinms di- 
midiu longitudine hrevior, vel vix dimidiam longitudinem aequans: suttirae subca- 
nalictdatae. - Siiper/icies in lìrimis anfraduhus transverse minute sulcata. - Os 
ovale, postice leviter angustatmn, antico dilatatum ; làbrum sinistrum subarcuatum : 
columella ad apicem dextrorsum vix obliquata ; plicae columellares quatuor. 

Le specie raccolte in questa serie sono fra loro collegate dalla brevità dell'ultimo 
anfratto, dalla notevole lunghezza della spira e dalla figura quasi regolarmente arcata 
del labbro sinistro, dalla quale deriva quella quasi ovale dell'apertura boccale. 



107. Mitra afficta Bhli.. 
Tav. HI, fig. 4;). 

Testa subfusiformis: spira longa, salis acuta. - Anfractus salis convexi; ultiraus antica 
late el valile depressus, dimidia longitudine hrevior. - Superficies in primis et meiliis anfrnctubus 
transversc minnle snlc.tla, conira rimani minute el crebre ti ansverse late striala; striae unijìirmeii, 
a sulco ani/usto separalae. - Os orale, breoe; labrum sinistru)ii mbarcuatum: columella conlorta. 

Long. 23 mm. : Lai. 9 nim. 

1850. .ìlitra incognita Bt;LI.., Mniimji-. Milrc, pag. IO, lav. I, fiy. li [e\c\. variet.). 

La forma qui descritta è quella che nel 1850 ho erroneamente riferita alla 
M. incognita Basi, come tipo; errore che ebbi a riconoscere paragonando coi fossili 
dei Colli torinesi parecchi esemplari della M. incognita Basi, provenienti da Saucats 
e comunicatimi dalla Direzione del Museo di Bordeaux, i quali corrispondono benis- 
simo colla figura della sovi-acitata specie pubblicata dal Basterot. 

La M. incognita Basi, è stata da me e da parecchi paleontologi diversamente 
interpretata sia a motivo della insufiiciente descrizione che ne ha data l'Autore, sia 
per cagione della inesatta figura che ne ha pubblicata il Grateloup , nella quale man- 
cano affatto i numerosi solchettini trasversali che corrono sui primi e sui medii anfratti 
e che sono molto bene indicati nella figura del Basterot, e negli esemplari tipici che 
ho esaminati. La figura del Basterot è buona , e se io e gli altri paleontologi ci 
fossimo rigorosamente ad essa attenuti, non saremmo caduti negli errori che abbiamo 
commessi a proposito di questa forma. 

Alla M. incognita Bast. ho pure riferito nella precitata Monografia, come va- 
rietà, alcune forme che sono diverse sia dalla forma tipica del Basterot, sia da quella 
qui da me descritta. 

Avendo accuratamente conservato nel Museo gli esemplari che ho descritti nel 
1850. sono in grado di qui indicare a quali delle forme ora descritte si devono 
riferire quelle in allora identificate colla specie succitata del Basterot o come tipo o 
come varietià. 



134 I MOLLUSCHI T>EI TEREENI TERZIARII PEL PIEMONTE ECC. 

1. M. incognita tipo = 31. afficta Brìi. 

2. Id. var. A ^= M. viUaherninisis Beli. var. C. 

3. Id. var. B — M. subumhiìicata Beli. var. B. 

4. Id. var. C =z M. villaìverniensis Bell. tipo. 

Intanto credo bene di dare qui la descrizione completa della M. incognita Bast. 
tipica, che, per quanto mi consta, non venne iinora trovata né in Piemonte ne in 
Liguria. 

Mitra incognita Bast. 

Testa crassa, suhfusiformis : spira longiuscula, regulariter involuta, satis 
acuta. - Anfractus numerosi, vix convexiiisculi, subplani; ultimus dimidia longi- 
tudine brevior, antice parum depressus. - Superficies in primis et mediis anfractubus 
transvrrse silicata ; sulci minuti, inter se subaequc distantes, quatuor vel quinque, 
in penultimo et ultimo anfractu numerosiores, sed minutissimi, vix passim notati: 
Sìlici propc rimam decurrentes numerosi, parum profundi, inter se satis distantes. 
- Os ovale; labrum sinistrum subarcuatum: columella hrevis, vix contorta, parum 
sinistrorsum incurvata; plicae columellares quinque, nnfrrior interdum vix notata. 

Long. 24 mm. : Lat. 10 mm. 

Dal Museo di Modena mi furono comunicate alcune forme di Sant'Agata e di 
Monte Gibio col nome di M. incognita Bast., nessuna delle quali appartiene né alla 
M. incognita Bast., né alla 31. afflicta Bell., come mi riesci facile il riconoscere, 
mercè il loro confronto cogli esemplari tipici di Saucats sovra citati, e con quelli dei 
Colli torinesi qui descritti. 

Ho tralasciato di indicare nella sinonomia Topera del sig. Prof. Cocconi, perchè 
non conoscendo la forma che ha riferita alla 31. incognita Bast., specie alla quale 
ho nella mia precedente Monografia erroneamente riferito alcune forme che certamente 
non vi appartengono, ed essendo la forma descritta dal Basterot propria del miocene 
medio, ho ragione di credere che il fossile di Castelarquato citato dal Prof. Cocconi 
sia differente e che non appartenga alla forma qui descritta. 

Per motivi identici non indico nella sinonimia la 31. incognita Bast. descritta 
e figurata dai signori R. Hoernes e M. Auinger, che è distinta senza dubbio dalla 
presente specie dei Colli torinesi. 

3Iiocene medio : Colli torinesi, Villa Forzano, Termo-Fourà, Baldissero-torinese, 
Val Ceppi, non frequente: Coli, del Museo. 



108. .MlTKA NEGLECTA BeLL. 

Tav. Ili, fig. 50. 

Dislinjiliiiiil hanc specii^m a .1/. affu-ln Bell, sequeiitcs notae: 

Sjìira brevior. - Anfraclii.H comiìlanali, loiiijiores; iillimiis diinUiain huigitu.liiiem siibiirqunns . 



DESCRITTI DA L. BELLAKDI 135 

siilurae sithcunaliculalaf. - Salci Iraiisversi iiuineiasiores, in iiUiinis anfractubus maijis pruducli: 
silici Iransiiersi propc riinnin decurreiUes aiUrnores lati, supeificiales , posleriores aìigusliorcs, 
oiniios a codiala iniiiuta separali. - Os lanijius, poslice maijis aiiijustum. 
Long. "24 ram.: Lai. 8 nim. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, non frequente; Coli, del Museo e Mi- 
chelotti nel R. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 



109. MiTUA opTivA Bki.l. 

Tav. Ili, fig. ól. 

Distinj!;iiuiil liane speciem a il/. alJìcla fieli, sciiuenles nolae ; 

Spii\i jiiai/is acuta. - Anfraclus vilinii roiivexi; nllinius lonijior. anguslior . antice maijh 
(ti'lìre^sus. - Sidri tiansversi prozie riinain decurreiiles nulli perspicui, an erosi? - Columella 
longior, migis revoluta. 

Long. 24 nini. ; l>aL 9 inni. 

Miocene medio: Colli torinesi, Tetti Varetti, rarissimo; Coli. Rovasenda. 



110. Mitra indistincta I'ixl. 

Tav. HI, fi-. 'i5. 

Testa siiliriisilorniis: spira loiiga, siUis aiuta, medio laeviter infiala. - Anfraclus lacriler 
conveli; ullimus p:iriim xenUosus, aiilice attcnuatu.i et sa(/.w/c;<rf.ssi(.s. diniidia iongiludine bre- 
vior.- Siiperliciesiaevis: salci Iransversi prope rimani decurrenles nulli perspicui(an snperficies 
erosa?) ■ Os ovale, postice parnm angu'^talum; hihriuii siiiistruin poslice laeviter conipres.ium , 
anlice .inbarcualum: columeila ad apiccni sinisUorsiiin vix incurvala. 

Lonj;. 17 ii;m.: Lai. 6 nini. 

Miocene medio: Colli torinesi, Villa Forzano, raro: Coli, del Museo. 



28" Serie. 

Testa turrita: spira long a. - Anfractus plerumque compì anat i : iiltimus ple- 
rumque dimidìa longitudine hrevior, interdum dimidiam longitudinem acquans. - 
Siiperfìcies in primis anfractubus transverse minute silicata, in omnibus et prac- 
scrtiìh in ultimis ìongitudinaliter crebre minutissime striata. - Os breve, postice 
angustatum, antice valde dilatatum ; labrum sinistrum postice compressum, antice 
subarcuntum : columella ad apicem dextrorsum obliquata, plus minusve contorta. 

È difficile indicare in modo definito le differenze che corrono tra questa serie e 
la precedente: tuttavia si può notare che le forme qui raccolte hanno una fisionomia 
propria proveniente dalla brevità e relativa ampiezza della bocca, da numerose e sottili 
strie longitudinali corrispondenti ai successivi margini del labbro sinistro, e special- 
mente dalla columella che si inclina a destra invece di volgersi a sinistra, e che per 
conseguenza fa sì che la bocca riesce più larga anteriormente. 



136 1 molluschi dei tekreni terziarii del piemonte ecc. 

111. Mitra contorta Bell. 

Tav. Ili, fig. 52. 

Tesla turrita: spira loiii/a, me'ìio leviler infiala. - Anfraclus vix leviler anlice coiivexi; 
ultimus diinidia loiigiliidiw hrevior, anlice late et valde dejiressus. - Superiìcies laevis ; salci 
Iraiisvcrsi prope rimani decurrenles lati, jiarum profuiìdi, a costiila parum protniiwnli et fre- 
quenler bifida separati. - Os poslice angustatum, antice dilalatum; labrum sinistrum antice 
subarcualum: columella producla, valde contorta, subumbìlicata, revoluta. 

Long. 19 mm. : Lai. 7 mm. 

Lo stato spatoso del guscio avendone alquanto alterato la su^jerficie nei pochi 
esemplari che ho esaminato, non sono che imperfettamente visibili i solclii che corrono 
presso la slabbratura. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo e Miche- 
lotti nel E. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 

112. Mitra brachvstoma Beli,. 
Tav. Ili, flg. 53, 

Dislinguunl hanc speciem a M. contorta Bell, soquentes notae: 

Spira mafjis aperta. - Anfraclus convexi; ullimus hrevior, venirosus, antice minus depressus. 
- Salci transversi prope riinam decurrenles vix et imperfecle notati, erosi ?. - Os brevius, non 
postice anijuslatum: columella non producta, non contorta, tion umbilicata. 

Long. 19 mm. : Lai. 8 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, raro; Coli, del Museo. 

H3. Mitra turris Bell. 
Tav. Ili, fig. 54. 

Misliiiguunt hanc speciem a .V. contorta Bell, sequenles nolae : 

Testa major: spira maijis aperta. - Anfraclus magis convexi, inde sulurae magis profundae; 
anfractns ullimus antice multo minus depressus. - Os ovale-elongatum; labrum sinistrum postice 
vix compriissnm, antice minus curvatum: columella in axin lesine producta, non dextrqrsum 
obliquala, vix contorta. 

Long. 23 mm.: Lat. 9 mm. 

?I847. Mara lulescnis MICHTTI., Foss.mioc, pag. 318. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, raro; Coli, del Museo e Michelotti 
nel R. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 



DESCRITTI DA L. {ÌELLAKDI 137 

I 1 i. MlTBA INTERMISSA BeLL. 
Tav. UT, fig. 55. 

DìslÌM^uunl haiic speciem a M. nonlorla Bill, sequenles iiolae: 

Testa siibtìisifurmis : spira miitjis averla. - Aiifraclus ullimus longior^ anlice subregularilcr 
atienuatus, vix deiwessus. - Os loiigius, pustke maijis anguslam, antice magis dilalatum; labrum 
sinislrum valde compressicm: columella subrecta, vie coniarla, in axim lestae producta, iinnnbi- 
licala, non recurvala. 

Long. 19 inni.: Lai. 7 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 

29" Serie. 

Testa turrita : spira longa. - Anfractus numerosi, convexi; ultimus -/- totius 
longitudinis subaequans, antice satis depressus , superficies laevis, in primis nn- 
fractuhus transverse minute sulcata. - Os medio et posfiee angustum , antice dila- 
tatum; labrum sinistrum postice compressum, antice suharcuatum : coJumelIa vix 
contorta, hrnvis : pìieae columcììares quatuor rei quinque. 

Questa serie si allontana dalle ultime precedenti per le maggiori dimensioni, per 
la ragguardevole lunghezza della spira in proporzione di quella dell'ultimo anfratto, 
e per la notevole depressione della regione mediana del labbro sinistro, dalla quale 
riesce alla bocca una figura speciale. 

115. Mitra scblaevis Bell. 
Tav. IV, fig. 10. 

Testa lurrita: spira longn, polyiyrala, valle acuta, subiiiftata. - Anfractus vix convexi, 
versus sidnram aiUicam laeoiter infiali. - Superficies sub lente undiqne transvrrse irregulariler 
minulissiiiie striala, prope riinam non transverse sulcala nec striata. - Os postice anguslatum, 
antice illlalalum; labrum sinistrum compressum ; plicae coluinellares quinque. 

Long. 30 min.: Lat. 10 mm. 

Miocene medio : Colli torinesi, Sciolze , rarissimo ; Coli. Kovasenda. 



116. Mitra dertonensis Micetti. 
Tav. IV, fig. il. 

Distinguunt liane speciem a M. suhiaevis Bell, sequenles nolae : 

Testa major. - Anfractus magis convexi. - Superficies tota laevis [excejilis primis anfraclubus 
transnerse minute sulcalis) prope rimani obscure striata; slriae rarae, uniformes, inter se sali' 
dislantes (superficies ibi refecla). - Plicae columellares quatuor 

Long. i2 nini.: Lat. 14 mm. 

Serie LI. Tom. XXXVIII. s 



138 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

1847. Mitra dertonensis MICHTTl., Foss. mioc, pay. 317, lav. XVII, fig. 15. 

1847. Id. id. E SISMD., Syn., 2 ed., pa;,'. 42. 

1852. Id. id. D'ORB., Priidr , voi. Ili, pag. 53. 

1864. Id. id DODERL., Centi, geol terr. mioc. sup. lini, centr., pag. 24. 

Lo stato imperfetto dell'unico esemplare a me noto dei Colli tortonesi non per- 
mette un'esatta descrizione degli ornamenti superficiali che sono collocati presso la 
smarginatura anteriore e che sono in gran parte obliterati per profonda ferita del 
guscio, più tardi irregolarmente rifatto. 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Sant 'Agata-fossili, rarissimo; Coli, del Museo. 



30' Serie. 

Testa turrita, angusta: spira perJonga , polygyrata, acutissima. - Anfractus 
ultinrus hrevissimus , 5^ totius longitudinis subaeqiians. - Superficies ìaevis. - Os 
suhovale ; labrum sinistrum suharcuatum: columelìa satis producta , ad apicem 
dextrorsum ohliqiiata: plicae coìumellares tres. 

Le piccole dimensioni, la forma stretta e lunga, la brevità dell'ultimo anfratto 
per rispetto alla lunghezza della spira, la notevole depressione anteriore dell'ultimo 
anfratto, e la columelìa alquanto protratta ed obliquata a destra sono le note proprie 
di questa serie. 

1 17. Mitra teres Bell. 
Tav. Ili , fig. 56. 

Anfraclus comexi; ullimus anlice salis depressus. - Superficies m primis anfraclubus 
transverse sulcala, dein laevis; sulci Iraiisversi prope riraam decurrenles nmiifrosi, verms veii- 
Irem valle proiìucli. iati, snperfìriak's, anleriores minus po'ileiimes maijii lati, omnes a costula 
minuta, paium promincnle separati. - Os poslice leviler angiislalum, anlice dihilalum; labrum 
sinistrum subarcualum: columelìa satis producta, ad apicem dextrorsum obliquata. 

Long. 21 mm. : Lai. 6 mra 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



31' Serie. 

Testa turrita: spira Unga, polygyrata, vaìde acuta. - Anfractus ultimus 
cyìindroides , antice parum depressus, dimidia longitudine hrevior. - Superficies 
laevis. - Os angustum, longum; labrum sinistrum suharcuatum : columelìa subtrun- 
cata, subumhilicata, ad apicem sinistrorsum leviter incurvata ; plicae coìumellares 
tres vel quatuor. 

La brevità della columelìa ed il suo incurvarsi a sinistra sono i caratteri che 
distinguono le forme di questa serie da quella della precedente, colle quali hanno 
comune la lunghezza della spira e la brevità dell'ultimo anfratto. 



descritti da l. bellardi 139 

118. Mitra mecaspira Bell, 
Tav. IV, fig. 34. 

Tosta turrita: spira perlonr/a, pohirjtjrata, valile acuta - Anfraclus decetn, breves, convexi, 
conlra suturam postkam leviler infiali; ultimus anlice salis et late depressus, -/, lotius lon- 
qilwlinis vix afquaus. - Superticies loia laevis; sulci onlinarii conlra rimani Iraiisverse de- 
currenles nulli perspicui, an erosi? - Os aiiguslum ; labrum sinistrum Uviter compressum : 
coiuinella parum conlorla, sinistrorsum vix incurvala. 

Long. 36 mm. : Lai. 1 1 ram. 

1850. ìfìtra megaspira BELL., .1/onoi/r. .Ville, pag. 12, tav. I, fig. 19. 

La M. dertonensis Michtti., che nella mia Monogratìa ho identificata, però 
dubitativamente, colla presente, è forma affatto diversa come ho riconosciuto dal 
confronto degli esemplari tipici di ambedue le specie. 

La forma qui descritta ha molta, affinità con quella pubblicata dai sigg. E. Hoernes 
e M. Auinger (loc. cit. , tav. IX, fig. 9, e 10", 10*) col nome di M. Hilheri. 

Paragonando il fossile dei Colli torinesi qui descritto con quelli figurati nella 
precitata opera, la M. megaspira Bell, se ne disgiunge pei seguenti suoi caratteri : 
1° angolo spirale più aperto; 2° anfratti più convessi e perciò suture più profonde: 
3" ultimo anfratto più lungo e meno depresso anteriormente ; 4° bocca notevolmente 
più lunga e più stretta ; -5" mancanza di numerosi solchettini trasversali presso la 
smarginatura anteriore. 

Miocene medio: Colli torinesi. Villa Forzano, rarissimo; Coli, del Museo. 



119. Mitra ojiissa Bell. 
Tav. Ili, fìg. r,7. 

Dislinguunl hanc speciem a M. mpijaspira lìell. scquenles notae: 

Te.'ila minor: spira brimor. nw/is apTla. - Anfraclus pauriores ; uUimuf: longinr, dimidia 
longitudine parum brpvior, aiitire mlnus di-pressns: suliirac snhcanaliculatae. - Sulci Iransversi 
prope riinam dtf:urre:ites numeroH, superficialex, iua'-quales, aiiteriores minus posleriores magis 
lati, omites a costula minuta separati. - Columelia lungiar, in axim testae siilis prodncta. 
Long. 25 mm : Lai 9 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



120. Mitra terebriformis Bell. 

Tav. Ili, fig. 58. 

Dislinguunl hanc speciem a M mcgaspira Bell, sequontes notao : 

Testa multo minar, uracUlnr: spira magis acuta. - Anfructus pauciorrs. longiores. - Labrum 
sinistrum ma()is arcualum: columflla subumbilicala. 
Long. Il) mm. : Lai. 3 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



140 I MOLLUSCHI DE[ TERRENI TERZIARII TEL PIEMONTE ECC. 



32' Serie. 

Testa turrita: spira longa, valde acuta. - Anfractus ultimus dimidia longi- 
tudine hrevior, antice parum depressus: suturae subcanaliculatae. - Sttperficies in 
primis et mcdiis anfractuhus transverse obscure sulcata. - Os angustum, ìongum ; 
labrum sinistrum subarcuatum : columella in axim testae producta : pìicae coln- 
mellares quatuor. 

In questa serie, quantunque la spira sia più lunga dell'ultimo anfratto, tuttavia 
non raggiunge proporzionatamente le dimensioni di quella delle precedenti serie : a 
ciò si aggiunga la presenza di solchettini trasversali sui primi anfratti e la columella 
alquanto più protratta nell'asse del guscio. 

121. Mitra longispirata Bell. 

Tav. IV, fig. 5. 

Tesla tnrrila: spira lunga, pohjnyrald, vaile acuta. - Anfraclus nix convexi ; ultimus 
dimidia longitudine hrevior, nntice subrpgularilcr et satis allenvalus, vix depressus: sulurae sub- 
canaliculatae. - Superficies laevis; sulci Iransversi propc rimam decurrenlcs mimiti, subiini- 
formes, parum H subuniformi ter inler se di^tanles. crebri, super dimidian parlem anticain ultimi 
anfraclus prodncti. - Os longum, ani/inlum: columella recla, in axim leslae valde producta. 

Long. 29 mm. : Lat. 9 ram. 

Miocene medio: Colli torinesi, Kio della Batteria, rarissimo; Coli, del Museo. 



4 22. .Mitra semiclatqrata Bell. 

Tav. IH, fig. 59. 

Distinguunl hanc speciem a M. lougispiiata Bell, suquprites nolae: 

Testa minor: spira brevior, magis aperta. - Anfrncliis panciores: sulurae mimis prof undae. 

- Sulci Iransversi prope rimam decurrentes pauciores, latiores. profundi, interse magis dislantes , 

tongilwlinaliter crebre plicati. 

Long. 22 mm : Lai. 7 mm. 

, Miocene medio : Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo : Coli, del Museo. 



33" Serie 

l'està subfusiformis. - Anfractus subcylindrici , complanati; ultimus dimidia 
longitudine brevior, antice satis depressus. - Superficies transverse rare et minute 
sulcata; sulci transversi eontra rimani decurrentes profundi. - Os ovale, elongatum; 
labrum sinistrum postice compressum : columella parum contorta; plicae columellares 
quatuor. 



DESCRITTI DA I.. BEI.LAKDI 141 

In questa serie tutta la superficie è attraversata da rari solchi stretti e poco 
protondi (qua e là soltanto visibili a motivo dello stato spatoso) ; quei solchi poi che 
corrono presso la smarginatura anteriore, sono maggiori, assai profondi, alquanto ed 
uniformemente fra loro distanti ; la columella è più contorta dell'ordinario e l'ultimo 
anfratto è molto depresso anteriormente. 



123. Mitra pectinata Bell. 

Tav. IV, fig. /il. 

Testa crassa, sul)fusil'ormis: spira?... - Anl'ractus proiic sntnram posliram iuftali, inde 
sulurae i>rofundae, sidìcanaliciilaUw; ullimus niliiidroides . anlice parum allcnualus, valile ci 
angusti' depressut;, dimidiam long'dudin'm suhaequans. - Superlicies loia transverse sulrala; 
sulci minitli inlcr se salis et nnque dislaiUes, sex in anfradubus primis et mediis perspicui, in 
ìillimo subobsniiti, nix passim nuUili ; sulci ordinarli profie rimani dccurrenles orlo, sntis 
proftindi, undutati , a costiila lata, oblusa separali; fiiiiiculus in singìiliim sutcum decurrens. 
Os angustum, anlice parum dilalalum : columella salis conlorla, vakle revolula. 

Long. 39 mm.?: Lai. 12 inm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



■124. Mitra arata Blll. 
Tav. Ili, fig. 60. 

Dislingiuinl hanc specieiii a M. pedinala Bell, sequentes iiolae: 

Testa minor. - Anfradus nlUmiis aulire minus depressus: suUirae nuujis profundae. - su- 
perficies vi:c passim, in primis anfradubus pustice transvcrse snlcala; sulci Iransversi prope rimani 
decurrenlis ongiisliores, nìinus profundi, simplices; costiila inlerposita minus promincns; Colu- 
mella vix contorta. 

Long. 22 min.: Lai. 8 min. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo.. 



34" Serie 

Testa suhturrita: spira medio inflata. - Anfractus cylindroidcs, ad suturaw, 
posticam subangolosi, inde sulurae profundae et spira plus minusve distincte 
scalarata ; anfractus ultimus dimidia longitudine hrevior , antice suhregulariter 
attcnuatus. - Superficies transverse sulcata ; sulci minuti, inter se satis di stante s , 
punctati. - Os angustum ; labrum sinistrum compressum : columella in axim testae 
prodiicta, ad apicem sinlstrorsum incurvata; plicac columellares quatuor. 

I caratteri principali di questa serie sono: la forma cilindroide degli anfratti, 
il loro rialzo contro la sutura che dà alla spii-a l'aspetto di una gradinata, e la 
lunghezza dell'ultimo anfratto alquanto minore di quella della spira. 



142 i molluschi dei terkeni terziarii del piemonte ecc. 

125. Mitra scalarata Bell. 
Tav. IV, fig. 44. 

Cesia crassa, turrita: spira iiiedio inllata. - ^nirAcAvis ctjlindroides,coiilra suluram poslicam 
subanijulosi, scalarali, aiitice complanati; ulliiiìus diiniJiam longiUidineni suljapquans;, antice reiju- 
lariler alti'imalus, propn rimani non depressm. - Superlicies transverse sulrata; sulci minuti, 
iuler SI! salis distantes, punctulati. in anfraclubiis primis et inediis sex perspicui, in ultimis sensim 
sine sensu obsoleti, praeserliin in venire, vix passim notali; sulci Iransvcrsi, prope rimam 
decurrenles sex, inaequales, parum profundi, undulati, angusti, inler se salis distantes. - Os 
valde anfjiislum, non antice dilalalum; labrum sinislrum valde compressuni: coluniella m axim 
testae producla, ad apicem siiiislrorsuiii distincte incurvala, subumbiiicala; plicae colunieilares 
quatuor, antica vix notala, duae poslicae magnae; plicula inler ultimam et penuLlimani et inter 
penultimam et aniepenullimam pasliiam decurrens. 

Long. 62 nini.: Lai. 20 nini. 

1850. Mitra scalarata BELL., Monogr. Mitre, pag. 5, lav. I, fif,-. 5. 

1864. Id. id. DODEKL., Cerni, geol. tcrr. mioc. sup. lini, centr., pag. Ì4. •>tin*'.'' 

? 1874. Id. id. CIIPP., Catal. Foss. mioc. plioc. Modeu. Coli. Cnpp., pag. I. ,. .,' 

^ 1881. Id. id. COPP., Paleonl. Moden., pag. 45. 

Varietà A. , 

Testa minor: spira brevior, magis aperta. - Angulus poslicus anfraclnum ntimis prominens. 
Long. 42 (?) nini.: Lai. 15 nini. 

Varietà B (an species Jistinguemia ? '. 

Testa angustiar, spira lungior, magis acuta. - Anfractus primi et medii convexì, rix poslice 
infiali; uliimi poslice minus distincte subangulosi , inde spira non disimele scalarata. - Plicula 
plicis columellaribus inlerposila nulla. 

Long. 55 mm : Lai. 17 nini. 

La forma distinta come varietà 11 è intermedia fra la presente specie e la 
M. iriensis Beli.; di fatto mentre differisce dalla M. scalarata Bell, pei caratteri 
sovra esposti che in gran parte la ravvicinano alla M. iriensis Bell., si distingue da 
questa: 1° per avere la spira più distintamente rigonfia nel mezzo e più aperta; 
2 i primi anfratti convessi ed appena rigonfi posteriormente, i mediani e gli ultimi 
ivi più sporgenti; 3° l'ultimo anfratto meno depresso anteriormente, e perciò meno 
rigonfio e più distintamente conico; 4° le solcature anteriori dell'ultimo anfratto con- 
simili a quelle della M. scalarata Bell, e meno numerose; 5" le pieghe columellari 
più grosse e meno oblique. 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Saut'Agata-fossili, Stazzano, rarissimo; Coli, 
del Museo. 

126. Mitra iriensis Bell, 
Tav. IV, fig. 43. 

Dislinguunl hanc speciera a M. scalarata Bell, sequenles nolae: 

Testa minor: .tpira magis acuta. - Anfractus ultimus antice levitar depressus; margo poslicus 
anfracluum minus prominens, in primis et mediis anfraclubus vix notatus. - Sulci transversi 



DESCKITTI DA L. BELLARDI 143 

cantra rimnm dfcurrenles niinierosiores, sedecim, inaeqnaUs, plenimqne major et minor allentati, 
inaequaliler iiiler se distaiitcs, unilidali; cos'ulac iiitrrpositae et ipsae inaequales. - Cohimella 
postico magis excavala; piicae columellares qualuor. siiie pìicula interposita. 
Long. 48 mm.: Lat. 21 mni. 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Stazzano, rarissimo; Coli, del Museo. 

127. Mitra concava Beli.. 
Tav. IV, fig. 4". 

Dislinguunl liane specieni a M. scalarata Bell, sequenles nolae: 

Testa minor. - Anfraclus medio coiicani, praeserliui idtimiis, marqo poslicus anfractuum 
magis prominens. - Superficies laevis, vi.r, in primis anfractubus prope suturam iioslicam transverse 
rare sulcata: sulri Iransversi prope rimam dccurrenlpt pauci, inler se magis dislantes, obscurc 
notati, nonnulli anieriores majores. 

Long, 37 inni.?: Lai. 14 nini 

Fra i caratteri assegnati a questa specie che più o meno giustificano il posto 
che le ho dato in questa serie, è notevolissima la depressione mediana degli anfratti 
ed il piccol numero dei solchi trasversali. 

La sua forma generale ricorda la 31. tcìescopium Eeev. [Condì. Icon. Mitra, 
tav. XX, fig. 80) delle isole Filippine. 

Pìioccne inferiore: Zinola presso Savona, rarissimo: Coli, del Museo e Miche- 
lotti nel K. Museo di Geologia di Koma (Prof. Meli). 

35" Serie. 

Spira hreris, parum acuta. - Anfractus uìtimi prope suturam posticam ohtase 
subcarinati; nltimus dimidia longitudine ìongior, subcyJindricus , antice subregn- 
ìnriter et parum attenuatus, vix prope rimam depressus. - Superficies transverse sul- 
cata. - Os angustum, perlongum : rima lata, parum prof unda: columella in axim 
testae producta; pìicae columellares 3-5. 

Le specie di questa serie sono assai bene fra loro collegate da una fisionomia 
comune che deriva dalla forma cilindroide dell'ultimo anfratto, dalla sua lunghezza, la 
quale oltrepassa d'ordinario la metà della lunghezza totale, ed in particolar modo dal 
rialzo foggiato a carena più o meno ottusa che accompagna gli anfratti presso la sutura 
posteriore. 

Nella fauna attuale la forma che meglio rappresenta questa serie è la M. carinata 
Sivains. {Reev. , Conch. Icon., tav. XXI, fig. 1(33). 

128. Mitra protensa Bell. 

Tav. IV, fig. 7. 

Dislinguunl liane speciem u M. goninplinra Bell sequenles notae: 

Testa angustiar: spira longior, magia acuta - Anfraclus numerosiores, non subcarinati, sed ad 



?I859. 


/</. 


id. 


?l86o. 


/./. 


id. 


1801 


/</. 


id. 


1874. 


Id. 


id. 


1874. 


Id. 


id. 


1880. 


Id. 


id. 


1881. 


Id. 


il. 



144 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

suturum poslicam infiali, inde spira scalaiata. - Os lomiius, aiifiuslius: plicae columellnres qtialuoi . 
Loiij;. 18 nini. : Lai. C iiim. 

Miocene medio : Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo ; Coli, del Museo e Miche- 
lotti nel R. Museo di Geologia di Koma (Prof. Meli). 

129. Mitra GONropHORA Bell 

Tav. IV, fig. 8. 

Tesla siibfLisiformis : spira scalarala. - AiifracUis primi convexi, medii el ultimi versus 
suluram poslicam obluse cannali; aiilraclus ulliraus anlice parum sed dislincle depressus, 
dimidia longiludine parum longior. - Superficies aule carinam Iransverse suicata ; suici mi- 
nuli, piiiu-lali, rari, in venire anfraclunni vix notali, numerosiores et majori's prope rimani 
dcourrenles. - Os anguslum, iongum, poslice snbanguiatum: plicae columellares qualuor. 

Long. 17 mm.: Lai. 7 mm. 

1847. Mitra baiillum MICETTI., Foss. Mioc, pag. 318. 

1850. Id. fjuniophora BELL., Mutwyr. .Mitre, pag. 12, lay. i, fig. 20. 

1856. /(/. id. M. UOKRN., Moti. fu.t.<. Wien, voi. 1, pag. 100, lav. X, fig. 8, 9 'non fig. 10). 

.NECGtB., Beitr. ieri. Moli. „ber Lapuijy, pag. I9. 

NEUGEB., Syst. Ferz. tat. Moli. Geli., pag. 8. 

DODEKL., Centi, geol. terr. mioc. sup. Ital. cenlr., pag. ìi Juon i'arietus). 

BENOIST, Test. foss. de la Erède et Saucats, pag. 399. 

COPP., Calai, foss. mio-plioc. Moden., Coli. Copp., pag. 1. 

R. IIOEKN. u. M. AUING. Gasi. mioc. Oe.^lern-Utiij. Mimarch., lav. IX. lìg l'i. 

COPP., l'akont. Moden., pa^. 45. 

Nella Collezione paleontologica del Museo di Modena havvi col nome di M. co- 
nulus DoclerL un fossile di Monte Gibio, il quale è un giovane esem])lare di questa 
specie. N'el Catalogo stampato dal Doderlein non è fatto cenno di una M. conulus. 

Le forme delle vicinanze di Vienna figurate da M. Hoernes , voi. I, tav. X , 
fig. 8 e 9 della sua opera, sono una notevole varietà della 31. goniophora da me 
pubblicata nel 1850: ne differiscono: 1' per la loro maggior lunghezza e minore 
apertura dell'angolo spirale; 2" per la mancanza di solchi trasversali punteggiati presso 
la carena : 3" per la differente natura dei solchi che corrono presso la smarginatura. 
La forma rappresentata a fig. 10 della precitata tavola è senza dubbio differente 
dalla specie qui descritta. 

Confrontando il fossile tipico della M. (joniopìtora Beli, con quelli ad essa rife- 
riti e fio-urati dai signori E. Hoernes e M. Auinger nella loro Monografia, ecco le 
osservazioni che mi suggerisce l'esame comparativo dell'esemplare dei Colli tortonesi da 
me descritto come tipo con quelli austro- ungarici: 1° la fig. 12 (loc. cit., tav. IX) 
si riferisce assai bene al tipo da me pubblicato nel 1850; 2° la fig. 14, vi si rife- 
risce pure, ma come varietà per il maggior numero di solclii trasversali ; 3° le fig. 1 1 
e 13 che ambedue rappresentano evidentemente la medesima forma in differenti età, 
appartengono sicuramente a specie diversa; 4" come a specie diversa appartiene senza 
dubbio la fi". 9 della tav. VII, la quale è molto probabilmente riferibile alla var. B 
della M. siéalligata Bell. 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Sant'Agata-fossili, Stazzano, rarissimo; Coli, 
del Museo. 



descritti da l. bel.lakdi 145 

130. Mitra siibcarinata Bi:ll. 
Tav. IV, fig. '.'. 

Disliiigmiiil liane speciem a M. qomopìwra lirìl. sequenles nolac : 

Tesici major, aiirjuslior, \on(fior: spira ìoiKjior, mugis acuta. - Avfractus nltimus loiigior, 
aniice magis alleniialus, minnx deiìressns, siilmjHndriciis; carina oblusior, sulurac posticae magis 
lirnxinia. - Suini Iransversi in primis et mecìiis anfracluhus perspicui qnnluor, postici inter se maqis 
pro.rimati quam anlici, in ultimo anfrarlu obsoleti; siilri transversi prope rimam decurrenten 
(juinqHe, satis profanai, suhaeqiiales, postici inler se magis distanles quam antic.i. - Os longius, 
posiice magis angustum : plicae coinmellares Ires. 
Lon^ 21 nini. : Lai. 8 min. 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Stazzano, rarissimo; Coli, del Jluseo. 

131. Mitra frotuacta Bell. 

Tav. IV, fig. 1(1. 

Disli.riguuiil haiic sppciem a M. gotiidiiliora Bell, sequenles nolae ; 

Testa major, longior: spira magis acuta.- Aiifcdctus ullimus longior, subcijlindricus ; carina 
magis obtusa. - Supcrfwies lata et in omnibus anfraclubus transverse rare-siilaita ; suici inter 
carinnm el suturavi poslicam decurrenics inter se magis proximati; sulci transversi prope rimam 
decurrentes quiuque, augusti, parum profundi, uudnlati , inler se valde distantes. - Os lougius, 
angustius: columella contorta, subumhilicalti ; rima laliiiita, revoluta; plicae columellares quinque. 

Lonj? 23 mm.: Lai. 8 nini. 

186^. Mitra gnniopìinra var. spira lauijiiiri: DODERI,., Cam. ijevt. lerr. mior. .ìu/ì. /tal. centr., pa^. 2i. 

Miocene superiore : Colli tortonesi, Stazzano, raro ; Coli, del Museo. 

36' Serie 

Testa subfusi formis: spira longa, valde acuta. - Anfractus complanati, vel 
vix convexi ; ultimi postice plerumque infiuti; ultimus dimidia longitudine hrevior, 
vel vix dimidiam longitudinem nequans. - Super ftcies transverse sulcata; sulci an- 
gusti, inter se satis distantes, subiiniformes, a plicuUs longitudinalihus interrupti. - 
Os angustum, longum ; labrum sinistrum compressum : columella in axim testae 
producttt, sinistrorsum subincurvata ; plicae columellares tres rei quatuor. 

Le forme di questa serie si distinguono in generale da quelle della serie prece- 
dente colle quali hanno comuni alcuni caratteri : 1 " per maggiori dimensioni ; 2° per 
la spira molto più lunga e per l'ultimo anfratto più breve; 3° per la columella più 
contorta; 4° per Tultimo anfratto più depresso anteriormente. 

132. Mitra citima Bell. 

Tav. IV, fig. 11. 

Testa fusiforniis: spira salis acuta. - AnfracUis complanali; ultimus satis ventrosus, autice 
valde el subregulariter allennatus , dimidia longiluiline longior?: sulurae subcanaliculalae. 

Serie II. Tom. XXXVIII. t 



146 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

SupRrficies Iransverse sulcala; sulci duo, profundi, in primis ci meiliis anfraeluhm perspicui, 
in ullimo alii nonnulli minores. - Os ovale, elongalum: plicae columellarcs tres. 
Long. iO'? nini.: Lai. 7 mni 

Miocene medio: Colli torinesi, Albugnano, rarissimo; Coli, del Museo. 

133. Mitra palcisulcata Bell. 
Tav IV, fig. 12. 

Dislinguunl liane speciem a M. alligata Defr. sequenles nolae : 

Testa brevior: spira magis aperta. - /infractus poslice viv inflati, idtimus dimidiam longi- 
ludinem aequans, magis ventrosus. - Suprrpcies transverae silicata; sulci profundis inter se subaeque 
distanlcs, tres in primis et mediis anfraclubus perspicui, diiodecim in iilliiiw, duo ventrales inter 
se magis dislantes. - Suini transversi pmpe rimam decurrentes tres, aliis similes, vix inter si- 
magis proximnti. 

Long. '24 mm : l-al 8 nini. 

Miocene medio : Colli torinesi. Monte dei Cappuccini, rarissimo ; Coli. Rovasenda. 

134. Mitra sororcila Bell. 

Tav. IV, fig. 13. 

Dislinguunl liane speciem a M allhpta Defr. sequenles nolae: 

Testa minor: spira magis aperta. - Anfractus lacviter coiivexi, non postice subangidosi ; 
ultimus ventrosus, aiitice magis attcnualns et magis depressus. - Superficies tota transverse sulcata ; 
sulci subtiequales, duo postici vix majores, tres vel qnatnor in primis et metiis anfraclubus 
perspicui, decemocto in ullimo; sulci tramversi prope rimam decurrentes aliis aequales, vix inter 
se magis proximati. - Os angustius. 

Long. 16 nini.: Lai. 5 mm. 

Miocene medio : Colli torinesi, Monte dei Cappuccini, rarissimo ; Coli. Eovasenda. 

135. Mitra avula Bell. 
Tav. IV, fig. 1-'i. 

Dislinguunl hanc speciem a M. alligata Defr. sequenles nolae: 

Testa minor: spira magis acuta. - Anfractus nltimus aiilice magis depressus. - Sulci trans- 
versi super totam super jìciem uniformilcr producli; sulcus unus major prope siiluram posticam 
decurrens. 

Long. 20 mm. : Lai. 7 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 
136. Mitra albucianensis Bell. 

Tav. IV, fig. 6. 

Dislinguunl hanc speciem a M. alligala Defr. sequenles nolae : 

Testa minor, brevior: spira minus acuta. - Anfractus complanali, prope suturam posticam 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 147 

magis infiali, prope sulitrain anticam depre-tsi; ultimus brevior, aiitice minus alleiiualwi. - Silici 
li'aiisversi marjis profuiidi. - Pitcae culnmelìiires Ircs. 

1849. Mitra slriosa E. SISMO., Syii., pag. 41 (in parie). 

Questa forma dei Colli torinesi che il Sismoiula identificò colla M. striosa Bon. 
{31. alligata Befr.), è quella per la quale egli indicò nel Synopsis come esistente 
nel miocene medio la specie del Bonelli (sinonimo della specie del Defrance) , la 
quale, come è qui circoscritta, fu finora solamente incontrata nel pliocene superiore 
ed inferiore. 

Miocene medio: Colli torinesi, Albiignano, rarissimo; Coli. Kovasenda e Miche- 
lotti nel E. Museo di Geologia di Eoma (Prof. Meli). 

137 Mitra suballigata Bell. 

Tav. IV, fig. 15. 

Dislinguunt liane speciem n .1/ alligata Defr. sequentes nolae : 

Tcsla crassior, minor : spira hrevior, magis aperta. - Anfractns convexi ; ullimiis brevior^ 
ventriisiis. anticc magis lìepressus. - Sulci transrcrsi magis luti et magis profundi, a plicis lon- 
gitiidinalibus paurioribus seil majaribus et irregulariler disposilis inlcrrupli , quataor in piimis et 
mcdiis anfraclubiis perspicui, ijualtior postici et quatunr vel quinqiic antici in ultimo anfraciu, 
in ventre nulli; sulci Ininsvrrsi prope rimani decnrrentes duo, Cftcrìs aequales , inter se valde 
distantes, hieviler undnlali. - Os brevins, medio amplius; labrum sinistrum snbarcuatum : cohi- 
viella subrecta. 

I.ong 21 inm. : Lai. 7 mm. 

1842 Mitra xtrin.i<i BON. E. SISMO, Sijn., p:u^. 41 (in parie). 

1864. /(/. striatula UODERL., Cen7ì. geol. lerr. mioc. sup. hai. cenlr., pag. 24. 

1874. Id. id. URNOIST. Test. fms. de la Bréle et Saucats, pag. 400. 

1878. Id. id. BE.NOISr, Etag. Tort. Vironde, pag. 5. 

1878. Id. id. SEGUENZ. Le Form. terz. Pro<\ Kcggio., pag. 101. 

Varielà A. 

Anfraclus ultimus etiam in ventre Iransvcrse snlcalus; ibi sulci transversi undecim. 
Long. 24 min : Lai. 8 mm. 

Varietà it (aa species distinguenda ?). 

Anfraclus postice infiali, snbangulosi. - Anfraclus ultimus totns transvi'rse sulcatus. 
Long. 2o inni. : Lai. 8 mm. 

Miocene superiore: Colli tortonesi. Stazzano, raro; Coli, del Museo, 

I3S. Mitra venusta Bell. 
Tav. IV, fig. 46. 

Testa crassa, dolioliformis : spira brevis, satis aperta, medio infiala. - Anfraclus subplani, 
vix prope rimam convexi; uUimus dimidiam lon;;ihulinoin subacquans, anlice parum depressus, 
satis allenualus. - Superficies iota transverse sulcala; sulci qualuor vel quinque in anfractubus 



148 I MOLr.USCHI DEI TERRENI TEKZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

primis el mediis perspicui, in ultimo dmdecim, satis lati el prnfundi. lonriihidiiialiler crebre la- 
mellosi, niiipirmes et nnijormiter iider se disUmles, prope rimam nannulli bifidi, anieriores minuti. 
- Os poslice angiislalum. anlice salis dilalalum; labrum dexterum crassiniì: coluinella 6re«is, 
subtruncala, levissime sinislrorsiim incurvala; [>\\ca.e co\u\ui'\\iìres qualuor, valile ohliquae, duae 
puslicae magnae, iitler se ralde dislanlc:<, diiac nidicae parvae [iillima rix milata) iiiler se riìafiis 
proximalae. 

Long. 2.'{ nim : Lai. 9 min. 

Le proporzioni differenti nella lunghezza ed apertura della spira , nella forma 
dell'ultimo anfratto, il maggior numero di solchi trasversali, la loro continuità, ed il 
molto maggior numero di lamelle longitudinali, separano benissimo questa forma dalla 
precedente, colla quale tuttavia non si possono disconoscere gli stretti legami. 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Stazzano, rarissimo: Coli. Michelotti nel Regio 
• Museo di Geologia di Eoma (Prof. Meli). 

139. Mitra .\lligata Di;fu. 
Tav. IV, fig. 35. 

Testa sul/turrita: spira loniju, valde acuta. - Anfraclus primi el meda parum cunvexi, 
ultimi poslice subamiulosi; ulliinus subcylindricus, aulice parum depressus, dimidia longitudine 
brevior. - Supcilicies transverse sidcata; sulci punclati , minuti, rari, inter se valde dislantes, 
aniice et poslice numerosinres, in parte media ultimi aufractus rariores , inlerdum nulli; sulci 
prope rimam decurrenles aliis suh.icquales , vix majores ci profundiores. - Os longum, 
posti'-e subanijulnsum, aniice dilatatum; labrum sinislrum cumpressum : columeila su6recto, ad 
apicem rev(dida; plicae columellares qualuor. 

Lonj;. 34 inm. LaL 9 mm 

1814. yotuta (Mitra) slrialula BROCCll., Conclt. foss. sub., pa-. lìlS, lav. IV, fi-. 8 (non LAMCK.). 

1820. Mitra striatala BOIIS., Orili, pieni., ì, pag. 28. 

1821 Id id. DESH., Encyd. metli., Vcrs. Il, pag. 4G9. 

I82i. /./. alligata DEFR., Diet. Se. nat., toI. XXXI, pag. 49i. 

1826. Id. striatida lUSS., Prnd. Eur. merid., voi. IV, pag. 247. 

1829. Id. id. MAUC. DE SEUR., Gcot/n. terr. lert., pag. 125. 
I8;U. /(/. id. BlìONN, hai. tcrl.-Geb., pag. 63. 

18,'H2 Id id. JAN, Catal. Conili, foss., pag. 14. 

18:it. Id. id. FUSCU, Pai Palaonl., pag. 120. 

1838. Id. Brocrhii l'O r. el MICUD., Gali, dcs Moli., pag. i9-!. 

1849. Id. .ilriatutn CALC, Foss. Aitai-., pag. 06. 

/(/. striosa BO.N. Coli. Museo Zoo/. 

1842. Id. id. E. SIS.MD. Syn., pag. 41 (iii parie). 

1844. Id. slriatnta DESÌI., in LAMCK., Anim., s. veri., 2 e.l., voi X. pag. 309. 

1847. Id. id. E. SLSMl) . 5i/n , 2 ed., pag. 43. 

1830. Id. id. BELL, Mimoijr. Mitre, pag. 13, lav. 1, fig. 23, 
1852 Id. id. D'OllB, Prodr., voi. Ili, pag. .54 et 171. 
1808. Id. id. FOUEST., Catal Moli, plinc. Bvlogn., pag. 65. 
1870. Id. id. BELI., Catal. Moli. foss. Biot, pag. 12. 

1870. Id. id. MCUS., Catal Anim. foss. prov. Alger, pag. 100. 

1872. Id. id. MO.NT ER, CoHc/i. /b.<.<. (/:' W" S^ Pdligriiio e Ficai azze, png. 3b. 

1873. /(/. id. COC.C, Enum. .■^ist. JHoll. mioc. e plioc. Parm. e Piac, pag. 98. 
? 1874. Id. id. COI'P., Catal. Foss. ntioc.-plioc. Moden., Coli. Coppi, pag. 1. 

1875. Id. id. C.UESl'ELL., Nat. geol. Sangn., pag. 17. 

1875. Id. id. SEi;i'E.NZ Form, plioc. Ital. mnid., pag. 20i. 

1876. Id. id. FO.NT., Étnd. strat. et pai. terr. tert. Bass. du Rhóne, pag. 70. 
1876. Id. id. POR EST., Cerni, geol. e paleont. plioc. unU Castroraro, pag. 30. 
1876. Id. id. l' ANTAN., Alt. Accad. Fisiocr. Siena, pag. 5. 



1878. 


Mitici 


stritititUi 


1878, 


1,1 


id. 


1878. 


1,1. 


i,l. 


1880. 


III. 


id. 


ISSO. 


t,l. 


id. 


1881. 


1,1. 


ul. 


1881. 


1,1 


id. 


1883. 


Id. 


ul. 



DESCRITTI HA I.. BELI.AEDI 149 

KONT., Étiid sli-iit. ci pai. Ieri: tiri. /Sas.<. du /1/iune, III, pag. 00. 
PANT.\N , Pliiic. dint. Ckiancian- , pag. 8. 
DESTEK. e PA.NTAN., lifotl plioc. di Siena, pag. H3. 
COPP., Terr. Tab. Moclen , pag. 10. 
SEGUE.NZ. Le Form. terz. Prof. Reggio., pai;, -io."}. 
COPI'., .)/<»■«. turili, e foss. Mudcii., pa;;. !5. 
COPI», Palami. Mnden . pag. 45. 
l'AliON., Esani cnmp. Faun. plioc. Lomh., |iay. 8. 
? 1884. Id. id. COPI', .Mioc. med.Cotl. -l/orfcn. pag. I-i. 

Variciù A. 

Silìci Iransoersi numeriìsiorex , inler se a'^quidiilanlcs , .««/icr loìam superfinem uniformiter 
distribuii. 

Long. 28 nini. : L;il. « min. 

1850. Milru strialula var. A. BKI-L., .Moiwijr .Mitre, pai;. 14 non lav. 1, li^-. i?\ 
1875. Id id. SECUKNZ. Form, plioe. ll,d. merid., pa;^. 204. 

Varìrlil B. 

Anfraclus comi>latiali - Sulci iraìiirir.'<i qiialuor in anfraclubus mediù jìerspicui, niiimli, passim 
late el prufniiiìe l'icaviìli. 

Long. ì2 min. : Lai. 6 mni. 

Il nome dato dal Brocchi a questa specie nel 1814 non potendo esserle con- 
servato, perchè già applicato anteriormente dal Lamarck ad una specie congenere 
affatto differente, il Defrance propose nel 1824 di surrogarlo con quello di alligata , 
e presso a poco alla stessa epoca il Bonelli per lo stesso motivo inscriveva questa forma 
col nome di strio.'ia nella Collezione del Museo Zoologico di Torino, nel quale allora 
erano riuniti i ì\lollusclìi fossili del Piemonte a quelli della fauna attuale: più tardi 
i sigg. Potiez e Michaud surrogarono il nome del Brocchi con quello di Mitra Brocchii. 
■Siccome poi nel 1844 il Deshajes riconobbe che la Mitra striatula Lamck. era si- 
nonima della Mitra [voluta) harbadensis anteriormente pubblicata da Gmelin , alcuni 
autori hanno creduto di poter restituire alla forma fossile qui descritta il nome datole 
dal Brocchi; la qual cosa è contraria ai principii di nomenclatura generalmente seguiti 
secondo i quali un nome specifico riconosciuto inaccettabile per qualunque ragione a 
risguardo della specie cui è stato applicato, deve inesorabilmente scomparire dai cata- 
logi, perchè non può più essere proposto per alcuna delle specie congeneri, senza inge- 
nerare confusione. Tal' è il motivo per cui ho ora accettato per questa . specie il nome 
di alligata proposto dal Defrance, contrariamente all'opinione da me emessa in pro- 
posito nel 1880. Il Dujardin riferisce dubitativamente a questa specie del Brocchi 
la sua M. teniustriata ed a ragione, poiché il fossile della Turrena è diverso affatto 
dalla forma italiana. Non ho riferito la citazione delle opere in cui il Grateloup ha 
citato questa specie del Brocchi, perchè la forma del S. 0. della Francia osservata 
da questo autore ne è bene distinta e nominata dal D'Orbigny M. sub striatici a. Per 
lo stesso motivo ho pure tralasciato di citare qui le pubblicazioni del signor Benoist 
perchè la forma che egli ha riferita alla presente specie non vi appartiene, ma cor- 
risponde a quella dei Colli tortonesi precedentemente descritta col nome di M. sub- 
alligata Bell. Medesimamente la forma che Grateloup ha pubblicata nel suo Atlante 
col nome di M. striosa Bon. (per eiTore tipografico striola) non ha che fare con 
quella cos'i denominata dal Bonelli, vale a dire colla forma qui descritta. 



150 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TEKZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

La M. (illigata Brfr. in Piemonte ed in Liguria non è stata finora trovata al 
di sotto del pliocene inferiore. 

La forma dei Colli tortonesi (miocene superiore) che il Sismonda (1842, M. striosn 
Bon.. Syn.. pag. 41) ha riferita a questa specie è quella precedentemente qui descritta 
col nome di M. suhaììigata Bell., e quella dei Colli torinesi dallo stesso identificata 
colla M. striosa Bon. è quella che è distinta col nome di M. aìbucinnensis Brìi. 

La M. allibata Defr. è una delle pochissime specie del genere che, senza diffe- 
renze apprezzabili, in Piemonte ed in Liguria abbiano vissuto in due successivi oriz- 
zonti geologici. 

Abbenchè le forme figurate da M. Hoernes col nome di 31. striatiila BroccJi. 
(M. Horrnrs, loc. cit. tav. X, fig. 19, 20, 21) ed in particolare quella della fig. 21, 
abbiano nella forma generale una notevole analogia colla specie cui sono riferite, tuttavia 
non vi si possono identificare: 1° per la loro forma più larga e comparativamente più 
breve ; 2" per la spira meno acuta e per il rialzo posteriore degli ultimi anfratti meno 
ben definito ; 3° specialmente per la differente natura dei solchi trasversali, i quali nella 
forma viennese sono analoghi a quelli della M. Bronni Beli, e della M. fusulus 
Cocc. ; resta a vedere se i fossili di Vienna di cui qui si tratta, abbiano le costicine 
longitudinali sui primi anfratti come nelle ultime specie citate , nel qual caso po- 
trebbero riguardarsi come varietà della M. fusulus Cocc. 

La Mitra figurata dai sigg. E. Hoernes e M. Auinger {loc. cit. tav. IX, 
fig. 20" 20'') col nome di M. striatitla Brocch. e che mi sembra un giovane esemplare di 
quella forma che è ivi figurata {fig. 18"' ') col nome di M. scrobiculata Brocch., non è 
certamente la specie del Brocchi cui è riferita, la quale è molto più stretta e propor- 
zionatamente più lunga, colla spira molto più acuta, coU'ultimo anfratto molto più 
assottigliato anteriormente e ivi molto meno depresso. 

Se non ho riferito nella sinonimia la M. striatala Brocch. descritta e figurata 
dal sig. Fontannes (Foss. plioc. pag. 86, tav. VI, fig. 1) egli è perchè non credo che 
il fossile di Banjuls e di Millas vi si possa identificare. Nella forma italiana infatti, 
una delle pochissime che si raccolgono tanto nel pliocene inferiore del Piemonte e 
della Liguria, quanto nel pliocene superiore dei Colli astesi: 1° la spira è costante- 
mente più acuta e perciò proporzionatamente più lunga; 2" gli anfratti sono più 
lunghi, anteriormente compressi e quasi cilindrici, nell'età adulta ordinariamente su- 
bangolosi presso la sutura posteriore ; 3 le suture sono più oblique ; 4" la bocca an- 
teriormente fatta più stretta dalla compressione dell'ultimo anfratto; .5° i solchi tras- 
versali sono pochissimo profondi e piccoli, molto ed irregolarmente fra loro distanti; 
nella forma tipica se ne osservano quasi sempre tre presso la sutura posteriore ed 
una contro l'anteriore; nella varietà A la forma generale pur conservandosi la me- 
desima, il numero dei solchi è maggiore per modo che tutta la superficie ne è attra- 
versata, ma questi solchi, come nella forma tipica, sono fra loro inegualmente distanti. 
La forma francese descritta dal signor Fontannes si interpone, a mio parere, fra la 
M. striatula Brocch. = M. alligata Defr. e la forma del miocene superiore dei 
Colli tortonesi precedentemente distinta col nome di M. suballigata Bell. 

Pliocene inferiore: Viale presso Montafia; Zinola presso Savona, Albenga-Torsero, 
non raro ; Coli, del Museo. 

Pliocene superiore: Colli astesi, Valle Andona, ecc., frequente; Coli, del Museo. 



DESCRITTI DA L. BEIJ.AKDl 151 



37' Serie 



Anfractus ultinms (ìimldia longitudine tuiu hrevior tiim lonyior, antice parum 
et regulariter attenuatus, non, vel vix, cantra rimam depressus. - Superficies tota, 
vel in parte, transverse sulcata; sulci pìerumquc simplices, passim punctati. - Os 
ìongiim, postica angustum, antice dilatatum; labrum sinistrum compresstim, suhrectum: 
rima lata, elabiata, subtruncata : columclla brrris in acini testae producta; pUcae 
columrllares 4-5. 

Tutte le forme qui raccolte hanno una fisionomia di parentela che riesce difficile 
di indicare con vocaboli, ma che non difficilmente si scorge paragonandole fra loro; 
su tutta la superficie è attraversata da solchi stretti, alquanto profondi e fra loro 
più o meno distanti ora semplici, ora longitudinalmente divisi da pieghettine; il labbro 
sinistro è alquanto depresso, la columella breve, quasi tronca. 

140 MlTIlA OPTABILIS BeL!,. 

Tav. IV. fig. 16. 

Testa tiirrila: spira longa, meiiio iiiflnla. - Anfraclus vix convexi; ullimus dimidiam 
l(i»(lilu(linem subai-quans aiilice salix depressus: sulurae subcanaliculalae. ■ Siiperficies Iransverse 
silicata; sulci inlrr se salis dislaiiles, punclulali, minuli, subabsoleti, passim tantum et sub lente 
perspicui; sulci prope rimam decurrentes sex, angusti, profundi, simplices, uniformiler inter 
se dislantes. - Os angustum, postice canaliculaluni : roluinella subum bil irata , dislincle sini- 
strorsnm oldiquata; plicae columeilares quinque. 

Lonj;. 17 nim. : Lai. 6 mm. 

Miocene medio : Colli torinesi, Termo-fourà, raro ; Coli, del Museo. 



141. Mitra praecedens Bell. 

Tav. IV, fig. n. 

Disliiiguunt liane speciem a M. Bonella Bell, sequenlcs nolae : 

Spira Ifìnijior , regidurìtcr involuta. - Anfraclus numerosiores, laeviicr convexi; nllimus 
hrevior, ''j^ tutius ìoncfilndinis sulmequans. - Sulci tran.wersi marjis profundi ; sulci prope rimam 
decurrentes aliis subaeqnales, nuvjis profundi. - Os breoius; labrum sinistrum minns compressum: 
columella distincte sinistrorsum incurvata. 

Long. 19 mm. : Lat. 7 mm. 

1842. mtra i:iijm E. SISMO., Sijn., pag. 42 (in parie). 
1847. III. Ut. E. SIS.MD, Sy/;., 2 cd.,pag. 43 (in parte). 

? 1864. Ut. Bonetlii UODEUL,, Ce>i7i. i/eol terr. rnioc. sup. hai. ccnlr. , pag. 24. 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Stazzano, rarissimo; Coli, del Museo. 



152 1 molluschi dei tekken'i terziakii del piemonte ecc. 

1 42. Mitra zinolensis Bell. 

Tav. IV, fig. 18. 

Dislinguunt hanc speciem a M. Bonellii Bell, sequenles nolae : 

Testa minor, minus vetitrvsa: spini loiigior, mwjis acuta. - Anfrartits leiiter convcxi ; ul- 
limus brevior, dimidiam lonijiludinem vix sithuequans : .futurae magis profundae. - Salci Iransversi 
Inter .ie magis proximati ; sutci prope rimam decurrentes celeris aequales. - Os hrevius. 

Long. 13 inm. : Lai. 4 '/j rara. 

Pliocene inferiore : Zinola presso Savona, rarissimo ; Coli, del Museo. 

I 43. Mitra Bonellu Bell. 

Tav. IV, fig. 19. 

Testa pupaeformis, utrimque attenuala : spira medio infiala. - AnfracUis vix convexi, postice 
le.viler infiali; ulliiiius anlice allenuatuf, ohliqualus, vix dupressus , dimidiam loniiìUidinem ae- 
quatis - Siiperficies nileus, loia umiiqiie Iransverse sulcala; sulci niinuli, salis el aequp 
iiiler se dislanles, quatuor vel quinque in prinm et mediis anfraclubus perspicui, sexùecìm ple- 
rumque in ultimo; sulci prope riniam deciirrenles celeris aequales; color inlerdum cinereo- 
niger, centra suturam poslicani irregulariler albo niaculalus. - Os anrjustum, kmqum, vix 
iaevissime medio dilalalum; labrum sinistrum centra rimam ohliqualus: rima oblruncala, 
lata, profiinda: columella subrecla, in axim lesl;ie producla; plicae columellares quatuor. 

Long. 18 mm. : Lai. 6 mm. 

3Jitra pupa BO.N , Cut. M. S. n. 2851, 2852 (min DUJARDIN). 

1842. III. id. E. SISMO., 5i/rt , pag 42 (in parie). 

1847. Id. id. E. SISMO , 5i/H., 2 ed., pag 43 (in parte). 

185(1. Id. Bonella BELL., Monoijr. .ìlitre, pag. 13, lav. I, fi;!. 21 (in parte). 

1852. Id. siib/mpa O'ORB., Pro*. , voi III, pag. 171. 

? 1870. Id Bonellii BELL, Catnl. Moli. foss. Biot, pag. 12. 

? 1874. Id id COPI'., Catal. fos.<. miuc. -jilinc. Modcn., Coli. Copp. , pag. I. 

1875. Id. id SEGUEiNZ. Form, plioc. Hai. merid., pag. 204 

Varieia A. 

Testa lonnior, angustiar: spira magis acuta. 
Long. 16 mm. : Lai. 5 mm. 

Questa specie in Piemonte e Liguria è propria del pliocene superiore : se nel 
Syììopsi.'< del Sismonda è indicata come trovata eziandio nel miocene superiore dei 
Colli tortonesi, egli è perchè il Sismonda identificò colla presente specie la forma di 
quella provenienza precedentemente descritta col nome di M. praececìens Beli. 

Alla medesima forma va molto probabilmente riferita pure quella di M.'* Gibio. 
inscritta nel Catalogo del sig. Prof. Doderleia col nome di 31. Bonellii Bell. 

Pliocene superiore : Villalvernia-Fontanili ; Colli astesi , Valle Andona , raro ; 
'^oll. del Museo. 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 15 3 

I 44. MlTRV DIGNOTA BeLL. 
Tav. IV, fig. 20. 

Disliiiguuiil hanc specÌL'iu a M. BoneU'd Beli, sequenles nolae: 

Testa lowjior, auguslior, Inrrila: spira magis acala, medio vix venlrusa. - Aiifractiis nu- 
meroxiores; uUimns dimidia lo iirj'i Indine hrenor, miniis venlrnsus. - Sulci Iransversi in ultimo 
imfracln vix notati, praeserlim in ventre; sulci projic rimani decnrrentex quintine, angusti^ salis 
proj'andi, subuniformes, Inter se valdc dislantes. 

Long. 26 min : Lai. 7 mm. 

Varicid A. 

Anfracliis ullinms cantra riinnm sulcix Iransversis ordmariis destiluto. 
Long. "22 min. ; Lai. 7 iiim. 

VarielA B. 

Testa minor: spira brevior. - Ànfrarlus poslice convexi ; ultimus miuus regulariter allenualus, 
dimidiam longitiidinem subaeqnans. 
Long. Io mm. : Lai. o '/a mm- 

Pliocene super/or^' : Valle Andona, non frequente ; Coli, del Museo. 

'14:i. MlTBA INTKKPOSITA BeLL. 
Tav. IV, fig. 21. 

Dislinguunl liane speciem a .1/. Ronellii Dfll. sequenles nolae: 

Testa turrita^ major: spira longior, magis acuta, regulariter involuta. - Anfraclus nume- 
rosiores; ultimus hrevior, '^ tolius longiludinis aeqnans. - Sulci Iransversi nume,rosiores, magis 
profundi. 

Long. 25 mm, : Lai. 8 mm. 

1850. ,ì/itra strialiilii Tar. A BELL, Mnnoijr. Miln; pag. 14, lav. 1, lig. 22. 

Pliocene superiore: Colli astesi, Valle Andona, rarissimo; Coli, del Museo. 

38' Serie. 

Testa sub f lisi forinis , angusta, ìonga : spira lorif/a , vaìde acuta. - Anfractus 
idtimus dimidia longitudine plerumqiie hrevior, antice parum et regulariter atte- 
nuatus, cantra rimani vix depressus. - Superficies laevis vel passim minutissime 
transverse striata. - Os angustum , longuni, antice dilatatum ; lahrtim sinistrum 
compressum: columella produeta. ad apicem sinistrorsum incurvata. 

La forma lunga e stretta , l'assenza di solchi trasversali , il prolungarsi della 
columella e la lievissima sua contorsione costituiscono un gruppo assai naturale di 
forme , che hanno rappresentanti nel miocene medio dei Colli torinesi , nel pliocene 
inferiore e nel pliocene superiore e che finora, che io sappia, non furono trovate nel 
miocene superiore dei Colli tortonesi. 

Serie II. Tom. XXXVIII. u 



154 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARI! DEL PIEMONTE ECC. 

Ii6. Mitra cepporum Bell. 

Tav. IV, fig. 47. 

Testa fusiformis, angusla: spira pùlyi)yrata, longa, m primis anfradubus magis acida 
quam in ullimis. - Anfraclus primi comphuiali, ullimi levihr roni^exi ; ullimus dimidiam lon- 
giludinem subaequans, leviter venlrosus, aniice valile atteimalus, late depressus : sulurae stibca- 
naliculalae. - Superficies laevis : sulci prope rimani decurrenles numerosi, angusti, pamm 
profundi, subuniformi-s, inler se valde proTÌmali. - Os subovale, longum: columella in axim 
teslae satis producta; plicae columellares quinque, antica vix nolata. 

Long. 38 nini : Lai. i 1 nim. 

Varietà A. 

Testa brevior: spira minus lonqa. - Ànfradus ìiUimus aniice magis depressus. - Columella 
magis contorta, incurvala. 

Long. 30 nini. : Lnt. 9 uiin. 

Miocene medio : Colli torinesi, Rio della Batteria , Villa Forzano, Val Ceppi , 
non raro; Coli, del Museo e Michelotti nel E. Museo di Geologia di Roma (Prof. 

Meli). 

1Ì7. MlTBA AEMLLA BeLL. 

Tav. IV, fig. 48. 

Distinguunt liane speciem a M. cepporum Bell, sequentes notae: 

Testa angustiar, longior: spira magis avuta, subregulariter involuta. - Anfractas omncs com- 
planati; ullimus aniice minus depressus, inde minus ventrosu^. - Salci prope rimam decurrmles 
pauciores, 5-6, angusti, parum profundi, Inter se valde distanles; inlcrstitia inlerposila subbifida. 
- Os angusliux, longius. 

Long. 34 mm.: Lat. 9 ram. 

18M Mitra fusiformis var. E (in parte BELL , Nonogr. Mitre, pag. 6, non tav. 1, fig 7.) 

Miocene medio : Pino-Torinese , Piano dei Boschi , raro : Coli, del Museo e 
Michelotti nel R. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 

148. Mitra arcta Bell. 
Tav. IV, fig. 49. 

Dislinguunl liane speciem a M. cepporum Bell, sequentes notae : 

Testa major, anguslior: spira longior, magis acuta, regulariter involuta. - .\nfraclus ulttmus 
magis regulariler allenuatus, non vd vix aniice depressus. - Superficies nitens, lum tota laevi.':, 
lum in parte, praeserlim postica anfraduum, sub lente transverse minutissime d crebre striata: 
suld prope rimiim decurrenles crebri, angusti, parnm profundi, inter se valde proximali, subum- 
formes, undulati. - Os longius, anguslius: columella magis contorta, recurvata. 
Long. 47 mm. : Lat. I"2 mm. 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 15^ 



Varieia A fan species distingiienda ? ). 



Testa bnvior, minus angii'ita: spira inafjis aperta. - Anfraclus ullimus aiUice minus de- 
pressus. - Columella minus contorta . 



Long. 42 mm.: Lai. 12 inni. 



Pliocene inferiore: Viale, Cortanclone ; ZinoLi presso Savona, non frequente; 
Coli del Museo e Michelotti nel R. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 



149. Mitra tenuis Bkll. 
Tav. IV, fig. 5U. 

Distiiiguunt liane speciem a Jtf. vepporum Bell, sequenles nolae: 

Testa lurrilii, liingior, aMjnsitor: spira Inngìor, magis acuta. - Anfractus numerosiores ; 
iillimus snbcylinilricus, aiitice minus ilepressits, dimidia longitudine brevior, ^j^ lolius longitudinis 
aeqiiaiis. - Superficips sub lente ininulissime passim Iransverse striala. - Os angustius; labrum 
sinislrum conipressum: columella ad apicem leviter sinistrorsum incurvata. 
Long, 'il nini.; Lai. 10 nini. 

Pliocene inferiore: Savona-Fornaci, raro; Coli, del Museo. 



loO. Mitra jcniou Bell. 
Tav. IV, fig. 51. 

Dislinguunl hanc speciem sequenles nolae: 

1 . a Jtf. cepporum Bell. 

Testa angustior: spira magis acuta, reguìariler involuta. - .\nfractus omnes complanati, vix 
convexi; ultimus antice 'ux obscure dcprcs.'ius , mngis reguìariler allenuatus, subcylindricus. - 
Salci prope rimavi decnrrintes minorcs, numerosiores, inter se mngis proximali. - Os angustius. 
aulire magis dilalatum; labrum sinistrnm comprcssum. 

2. a M. tennis Bell.: 

Testa major, fusiformis: spira brerior, magis aperta. - Anfractus pauciores; ullimus longior, 
dimidiam longitudineni subaequans. - Os longius, anlice magis dilalalum: columella recta. vix 
laxe contorta. 

Long. 35 nini.: Lai. IO iiim. 

Varietà A (an species distinguenda ?). 

Testa major. • Anfraclus ullimus anlice leviter depressus. - Super/icies sub lente minutissime 
et creberrime Iransverse striala. - Columella leviter recurvata. 
Long. 57 min. : Lai. 12 nini. 

1850. Vitni fuiifnrmis var. E BELL., Moiìocjr. Mitre, pag. 5, lav. I, fig. 7. 
1875. lU. i(l. id. SEGUKNZ. Fvrm. plioc. hai. msrid. pag. 204. 

Pliocene superiore: Colli astesi, Valle Andona, non frequente; Coli, del Museo. 



156 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TEEZIARII DEL PIEMONTE ECC. 



39" Serie. 

Testa suhfux i formi s , elongata: spira longa . raìdc acuta. - Anfracttts sub- 
cyìindrici ; ultimus plcrumqiie dimidia longitudinr ìonyior, anticc valde deprcssiis : 
suturae profundac. - Superficies lacvis. - Os angustum, perlongum : labrum sini- 
strum contpr essimi: columella valde contorta, ad apicem sinistrorsum incurvata, 
revoluta; plicae columellares 3-5. 

Se per la forma stretta e lunga e per la superficie priva ili solchi trasversali 
le specie di questa serie sono molto affini a quelle della serie precedente, da queste 
sono disgiunte dalla molto maggiore contorsione della columella , la quale dà luogo 
ad un ombellico più o men definito, e dalla maggiore depressione dell'ultimo anfratto. 

151. MlTR\ PEEACUTA BeI.L. 
Tav. Il, fig. 2. 

Dislinguunl hanc speciem a M. inTlonga Bell, sequenles nolae: 

Tesla minor: sinra maijis acuta. - Aiifracliis com\ilaiiali ; uUimus magis venlrosus : sulurae 
magis ohliquae. - Silici Iransversi prope rimam decwrcnlea numerosiores . purum profundi, nngiisli, 
ab iiileviliiìis lalix separali. - Labrum sinistrnm anlice subaiigìdosum : ciiluniflla iniimbilicala, 
minus conliirla, vix revoluta. 

Long. 57 mm. : Lai. 15 min. 

Miocene medio: Colli torinesi, Piano dei Boschi presso Pino-Torinese, rarissimo: 
Coli, del Museo. 

152. Mitra perlonga Bell. 
Tav. II, fig. I. 

Tesla angusta, perlonga: spira valde acuta. - AnirMim antice coinplanati, cantra snturam 
posticam leviter inllati. sidmarginali ; uUimus antice late depressus , dimidia longiludine vix 
brevior: sulurae subcanaliculalae. - Superficies laevis; sulci nonnulli obscure nolali, minuti, 
inaequales, conlra rimani Iransverse decurrcMites (an erosi?). - Os perìowjum, angustum; 
labrum sinislrum valde compressum: columella valde contorta, subumbilicala , valde revoluta; 
plicae columellares qualuor, quarta anterior vix notata. 

Long. 76 mm. : Lai. -20 mm. 

Miocene medio : Colli torinesi, Monte dei Cappuccini, rarissimo ; Coli. Rovasenda. 



15;3. Mitra parens Bell. 
Tav. II, fig. 3. 

Distinguunl hanc speciem sequenles nolae: 

1 . a M. perlonga lìell. 

Testa brevior: spira maiìis aperta. - Anfraclus panciores, longiores , complanati; ultimus 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 157 

subeijliii'lricns, anlice miiins atleimalus, magia ci miiius late ilepresmx : sulurae ma(iis obliquae. 
- Sidri Irarfiversi ]irojìe rimnm deniirentes numernsiurei^ ; interatilia lata, bijida. - Coliimella 
vix siibiimmhilicata, minus ronlorla. 

2. a .U. siibcaudala Bell.: 

Anfraclus maijis compìanali sulurae magis ahliijuae. - Sulri Iraiisrersi prope rimani decnr- 
rentes numeiosiores, major et minor allcrnali, inler se niims dislanles. - Coltimella minus con- 
torta: rima non postice carini fera. 

Long. 66 min. : Lai. 19 mni. 

Miocene medio : Colli torinesi, Val Ceppi, Monte dei Cappuccini, raro ; Coli, del 
Museo e Kovasenda. 

154. MiTK\ SUBCAUUATA Bell. 
Tav. 11, fig. 1. 

Dislinguunt liane speciem a M. perlonga Bell, sequenles nolae : 

Testa brevior: spira mngis aperta. - Anfraclus pauciores, lomjiores; ullimus dimidinm lon- 
fjìtudinem aequans, anlice magis depressns: sulurae magis obliquile. - Sulci Iran.iversi prope riinam 
decurnmtes dislincte notali, profuiidiores, numerosiores, iiiler se magis dislanles. - Columella magis 
contorta, non umbilicala; plirae columellares quinque: rima postice subcarinifera. 

Long. 70 mm. : Lai. 19 mm. 

Miocene medio : Colli tonnesi, Val Ceppi, raro ; Coli, del Mu.seo. 

155. Mitra lmbilicosa. Bell. 
Tav. II, fig. 5. 

Dislinguunt liane speciem a .1/. perlonga Iteli, sequenles nolae: 

Testa brevior, minus angusta: spira minus longa et minus acuta. - Anfraclus pauciures, 
breviorcs, minus depressi; ullimus anlice magis depressns. - Sulri prope rimani decurreiiles sub- 
nulli, vix passim obscurc p/rspirui (erosi?). - Os brevius; labrum sinislrnm minus compressum: 
columella magis contorta ci magis rerolula : umbilicus amplus et profundus. 

Long. fiS mm. : Lai. 18 inni. 

Nella figura l'ombellico è meno largo e meno profondo di quanto abbia luogo 
nel fossile. 

Miocene medio : Colli torinesi, Monte dei Cappuccini, rarissimo ; Coli. Kovasenda. 

i;'>6. Mitra cohibita Bell. 

Tav. Il, fig. 6. 

Testa angusta, longa: spira valde arnia. - Anfraclus subplani, vix por^tice subconvexi ; 
ullimus dimidia longitudine brevior, anlice salis depressns, venire parum inflalus. - Sulci trans- 
versi conlra riinam decurrenles subnuiii perspicui, vel vix passim obscure notati. - Os 
longum, angustum, medio dilalnlum; labrum sinislrum medio convexum: columella subumbiii- 
cala, ad apiccm dislincte sinislrorsum incurvala, recurvata; plicae columellares qualuor. 

Long. 60 mm.: Lai. 18 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, raro; Coli, del Museo. 



158 I MOLLUSCHI DEI TEEKENI TEKZIARII DEL PIEMONTE ECC. 



40" Serie. 

Testa suhfusiformis : spira satis acuta. - Anfractus ^wimi complanati; ul- 
tinms dimidiam longitudinem siihapquans, antice paruni et subregulariter aitenuatus, 
parum depressus, satis productiis. - Super ficies transverse silicata. - Os angustuìii, 
longum^ antice latum ; labrum sinistriim vix convexum : columella suhreeta, in axim 
testar producta; plicae columellares quatuor vel quinque. 

Confesso che non sono punto soddisfatto della creazione di questa serie, ne del 
posto che le ho assegnato e che risguardo come provvisorio in attesa di maggior 
copia di materiali per dare alle specie ivi comprese confini meglio definiti ed un 
posto determinato. 

157. Mitra educta Bell 
Tav. V, fig. I. 

Tesla fusiforiiiis: spira lunga, vaklt^ acuta. - Anfraclus com\ilanati, conlra suluram poslicam 
infinti, submarginali, praeserlim uUimi; ulliinus leviler venlrosus, antice parum depressus, satis allc- 
nualus, vix late di'pressus. - Superlicirs sidcata; sulei minuti, rari , inler se valde dislantes, 
trcs in primis et mudiis aiifraclubus iierspicui, in ventre ultimi anfractus obsoleti, vix passim 
obsnire notali; salci prope rimam dccurieiiles sex, inter se valde dislanles, aiigusli, satis pro- 
f'undi, uiidtilali. - Os longinn, aiiguslum , anlice parum dilatalum ; labrum sinislruni poslice 
compressum, vix convexum: columella rerla,in axù» <fs(ae ««Me jjrot/Kcta; plicae coluniellares 
qualuor. 

Long. 50 nim. : Lai. 1 4 min. 

Miocene medio : Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo ; Coli, del Museo. 



158. Mitra defossa Bell. 

Tav. V, fig. 2. 

Testa siibfusiformis: spira saiis acuta. - Anfractus siih\i\ani, vix leviler convexi; ullimus 
venlrosus, antice parum allenuntus, late et satis depressus, dimidiam longitudinem aequans. - 
Superlicies Iransverse sulcala; sulci minuti, parum prnfundi, inler se salis et uniformiler sepa- 
rati, (juiuque in anfractubus primii et mediis perspicui, in ultimo obsoleti, vix passim obscure 
notali; sulci i)ropn rimam decurrenlcs novem, subiinirormes, angusti, salis profundi , inler se 
salis et subaeque dislanles. - Os longuni ; labrum sinislrum parum convexum: columella p/o- 
ducla, vix contorta; rima lala; plicae columellares quinque. 

Long, ai min.: Lai. 16 mm. 

Miocene medio : Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo ; Coli, del Museo. 



159. Mitra confundenda Bell. 
Tav. V, fig. 3. 

Dislinguunl liane speciem a M. defossa Bell, sequenles nolae: 

Testa minor: spira hrevior, magis aperta. - Anfractus leviler convexi; ullimus anlice magis 



DESCRITTI DA L. BELLAKIII 159 

iepressus. - Sulci nuiiierosiores, inle.r se miinis dislaiites. in primis et mediis anfracliibux quaiuor 
tantum perspicui, in ultimo quindeciin; sulci prnpe rimani decurrentei inaequales. - Os aulice 
miims ditatatiim: cnìumella ad apicem sinislrorsum mintts incunmta. 
Lonj;. 46 min. : Lai. 15 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Baldissero- torinese, rarissimo; Coli, del Museo. 



160. Mitra effossa Bell. 
Tav. V, fig. 4. 

Dislinguuiil liane spcciem a M. defossa Bidl. sequcnlcs notae: 

Testa minor: spira longior, ìitagis acuta. ■ Aiifruclus ulliimis antice magis depressus. • Su- 
perficies Iota transearsc unifonniler silicata; sulci longiludinaliler mimile et crebre lamcllosi, 
magis profundi. niiniN-osiores, septem in primis et mediis anfraclnhus perspicui, viginti quntuor 
in ultimo; sulci propc rimam decitrrentes ceteris subacqualcs, laliorcs,profmdiores, inter se minus 
dislantes. 

Long. 37 nini. : Lat. 1 1 min. 

Miocene medio : Colli torinesi , Termo-fourà, Val Ceppi , rarissimo : Coli, del 
Museo e Michelotti nel R. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 



41" Serie 

Testa suhftmformis ; spira vaìdc acuta. - Anfractus ultimi ad suturam po- 
sticani suhangulosi; ultimus dimidia longitudine vix brcvior, antice parum et rr- 
gulariter attenuatus, non , vel vix , cantra rimam depressus. - Superficies tota 
transverse sulcata et costulata. - Os antice dilatatum ; labrum sinistrum comprcs- 
sum: coìimella valde producta, sinistrorsum. vix incurvata; plicae columellares 
quaiuor, antice vix notatae. 

La forma cilindroide degli anfratti, la lunghezza dell'ultimo, minore della metà di 
quella totale, e sopratutto il gran numero de' solchi trasversali, profondi e stretti, 
alquanto e pressoché uniformemente fra loro distanti, i quali perciò danno luogo ad una 
costa più meno sporgente loro interposta, e la bocca lunga e stretta costituiscono 
un gruppo abbastanza naturale. 

La presenza dei solchi trasversali assai profondi, fra i quali sorge una costicina 
più meno sporgente ravvicinano queste forme a (luelle del sottogenere Cancilla 
dello Swainson. 

161. .Mitra adsita Bell. 

Tav. IV, fig. a2. 

Testa subrusiformis: spira lunga, satis acuta. - Anfraclus vix convexi, postice leviter 
infiali, primi complanati; ullimus parum rentrosus, antice vix depressus. - Superficies tota 
Iransv'erse sulcala el coslulala-, sulci profundi, pnnctati, postici et praeserlim penultimus majores, 
qiiituor perspicui, in aiifracliibus primis el mediis, quindecim in ultimo, quorum anleriores inler 



160 ] MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL l'IEMONTE ECC. 

se mafiis proxiinali; coslae inlerposilae magnai', obtusae: sulci prope riiiiaiu decurrenles 
qiialno>\ celeris subiiefjuales, laliores, inler sp. iniitits dislaiUes, duo posteviores a fuiiiculo mediano 
divisi. - Os Inngum, medio dilatalnm; labrum sinislrum medio satis convexum: coluraella 
snbrecla, ad apicera leviter lecurvala; plicae coluniellares qualuor. 
Long. 26 nini. : Lai. 8 rara. 

Miocene medio: Colli torinesi, .Alonte dei Cappuccini, rarissimo; Coli. Rovasenda. 



'62. MlTK.4 EXARATA BliLL. 

Tav. ]V, fig. 53. 

Dislinguunl liane speciem a M. adxila Bell, sequenles nolae: 

Testa major. - Anfntclus tdiimus ad siituram poslicam maf/in inflalus, subaiigulosus., anlice 
regulariler alteniialus, non depressus. - Salci Iransversi minores, dislincte punclali, mimis pro- 
fanili, suhuniformes, in anfraclubus primis et mediis sex perspicui, in ultimo 18; costae inler- 
posilae laliores, maijis obtusae, minus pruminenles : sulci prope rimam decurrenles pauci, celeris 
subaequales, magis lati et maijis profundi. — Labrum sinistrum cmnpressum: columella non revo- 
luta; plicae columellares qualuor, quarta vix notata. 

Long. 37 nini. : Lai. 1 1 nini. 

1850. Mitra scrobivii latri BELL., Monogr. Mitre, pa<;. 16 (in parie . 

Questa forma è quella dei Colli torinesi che nel 1850 ho riferita alla 31. scro- 
hiculata Brocch., e per la quale ho in allora indicata la specie del Brocchi come tro- 
vata nel miocene medio. 

Miocene medio: Colli torinesi, Pino-Torinese, rarissimo; Coli, del Museo. 



B. 

Superficies tota longitudinaìiter et transverse costata. » 

Serie 42. 

Spira satis ìonga, in primis anfractuhus magis acuta quam in reìiquis - An- 
fractns ultimus dimidia longitudine hrevior , antice satis depressus. - Superficies 
tota reficuJatim costata. - Labrum sinistrum posticc compressum, antice diìatatum : 
columella recurvata; plicae columellares quatuor vel quinque. 

Nelle serie precedentemente passate in rivista, o manca ogni sorta di ornamenti 
longitudinali, o questi vi sono rappresentati da pieghettine lamelliformi visibili nei solchi 
trasversali: nelle due specie comprese in questa serie numerose piccole coste longi- 
tudinali passando sopra numerose piccole coste trasversali trasformano tutta la super- 
ficie del guscio in una rete fitta ed elegante. 



DESCRITTI DA L. BELLARDl 161 

163. Mitra margaritifera Bell. 
Tav. IV. fig. 23. 

Testa subfusiformis: spira lunf/a. valde acuta - Anlraclus complanati; iillimiis anlice salis 
depressus, dimidia loiig'Uudiue brov'ior. - Cosine, lain Iran^versae quam longitudinales, mJHiirae, 
a sulco angusto sejiaralae, crehrae, siibarquales; Iransversae iiielius delìnilae ci a sulco magis 
profundo separalac, omiies in intersecalione gr.uiosae, sex in primis el mediis anfraciubus 
perspicuae, seilecim in uitiiiio, nonnuilae prope rimani decurrenles inler se inagis dislantes. 
- Os subovale; iidirum sinislrum poslice disUnclfcumpressum: coiumelia in axim lestae salis 
prodncta, leviler conlorla, recurvala; plicae columcllares quatuor. 

Long. 23 mm. : Lai. 7 mni. 

184". Mitra scìobiculata var. MICHT l'I, Fvss. imv(., lav. XIII, fig. 8. 

Nei mari attuali questa forma è rappresentata dalla M. pruinosa Rew. (Conch., 
Icori., tav. XXII, fig. 171). 

Miocene medio: Colli torinesi, Albuguauo, Val Ceppi, rarissimo; Coli. Rova- 
senda e Michelotti nel R. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 

1tj4. Mitra contexta Bell. 
Tav. IV, Qs- 24. 

Dislinguunl liane speciem a M. margarilifeia Bell, sequenles nolae: 
Spira brevior, magis aperta. - Anfractus cantra siduram posticam leviler injlati; uliimus 
antlce magis depressus . dimidiam longiludinem siibarquaiis. - Cnstae lungiludinales pauciores, 
inler se magis distantes. - Os brevius, anlice magis dilalalum: coiumelia brerinr, magis contorta, 
magis recurvata, postice magis excavata; plicae columeìlares quatuor, interdum quinta anterior 
obscure notala. 

Long. 16 mm. : Lai. 7 ram. 



'D- 



Miocene medio: Colli torinesi, Sciolze-Bricco, non raro: Coli. Rovasenda e Mi- 
chelotti nel R. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 

[Sarà continuato). 



i5 Gennaio i887. 



Serie II. Tom. XXXVIII. 



1G3 



SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA I 



164 



^ 



TAVOLA 1. 



COLLEZIONE 

FIGUHA ÌD coi è conservato 

l'esem{>Iare figurato 

' Mitra amyf)dalacoa Bkll Hichelolti 

2 Id. abbreviala M[caTTi jj 

^ ''^- 'tf"'^<' «ELL ,|,,g„ ,1, j,„jg„j 

* ^'^- *to22«'i«"«s Bell ji„seo di Geologia. 

^ ^'^- «'«'■«« Bell Jlickloiu. 

•5 Id. gravis Bell (j 

7 Id. oherrans Bell |j 

8 Id. iiifundibulum Bell jj 

3 ^'^- ^ulciensis Bell Royasenda. 

"^ l'I- obarata Bell MicheloUi. 

'1 Id. laurimnsis Bell Hovasenda 

'^ ^'' «'«"«Bell •••.,.. Museo di Geologia. 

13..,.. /(/. Uirricida Jan (d 

' * Id. consjjtcienda Bell RoTasenda. 

15.. .. R proxH/w Bell Iluseo di Geologia. 

'^ •^''- «««'''w Bell , HicheloIlL 

n .... Id. eofusiformis ÌÌELL Museo di Geologia. 

'8 /(/. astensis Bell Ij 

'^ ^''- miocenica Mizmii Hichelolti. 

^^ ^'^- ''®^'«'« Bell ll„se„ di Geologia. 

2 ' W- fusiformis Broccb Id 

22 M. abscissa Bell Id 

23 . . . . Id desila Bell |d 

2i /'/. subemarginala Bell jd 

23 ... . M. addita Bell Id 

36 Id inedita Bell Id 

Id. implicata Bell Id 

28 ... Id. interiecta Bell Id 

29 Id. ugnata Bell Id 

30 /''. Sismondx MrcHTTi flichelotti 

•^^ ^'^ contermina Bell Museo di Geologia. 

32 ... . Id. albigonensis Bell Id 

33 Id. allilis Bell Id 

34 Id. subestriata Bell - y 

35 Id. dpcipiens Bell Id 



OUc^jy'dJÙ So D.Scii^uy. CL^^DiSx>.yJiò*d]ì^.^dl^.C)MÌe ^'^%)^^ IXXVIII . TAV. I 




iffUtù, cÌÀs. e- ÌXt- 



Ludo^ert Torino. 



165 



SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA II 



1G6 



TAVOLA 11. 



COLLEilONE 

iu cui è conserv:ito 
IVaempUre figuntu 



aa. 



1 Mitra ferhìiga Bell Rovaseuda 

2 Id. peracHta Bell Museo di Geologia. 

3 /(/. parens Bell l'I- 

4 Id. subcaudala Beli '<)• 

5 M. umbilkosa Bell Rovasenda. 

6 ìd. cohibita Bell Museo di Geologia. 

7 /(/. elcfiantissima Beli '"• 

8 Id. exomata Bell W- 

9 /(i. planicoslata Bell W- 

10 /(/. tiansiens Beli W- 

11 /(i. laeniolala Beli '•'• 

12 Id. separata Bell ■ ■ '''• 

13 Id. ligustica Bell '"• 

14 Id. colligens Bell '"• 

15 Id. pulclierrima Bell •'•• 

16 Id. coiijungens Bell '"• 

17 Id. tracia Bell '•'• 

18 Id. apposita Bell ''•• 

19 Id. scrobiculata Brocch '*'• 

20 Id. obesata Bell '"■ 

21 Id. pliocenica Bell '"• 



'/■AV. U 




/fir/hini' t/ix - /il 



167 



SUL 

CRIODRILUS LACUUM 

STiio fflOLoiiicc HI Hiwmra 

DEL 

Dott. DANIELE ROSA 



Appr. nell'ad. del 28 novembre 1886 



Il Criodrilus lacuum HofFìMEIster, 1845, è un oligocheto lumbriciforme 
d'Europa che vive nel limo in fondo alle acque fenne o di lento corso. 

Esso si distingue facilmente dai comuni lumbricidi per due caratteri esterni : 
1° Fusione del lobo cefalico col segmento boccale. 

2" Mancanza di ditello e di fiihimiln puhcrtatis anche nel periodo della 
maturità sessuale. 

Per questa specie venne creato non solo un apposito genere ma anche una nuova 
famiglia: Criodrilidae Vejdovsky, 1884, Criodrilinae Orley, 1885. Tuttavia la po- 
sizione sistematica di questa forma è ancora incerta perchè si conosce poco la sua 
anatomia: per esempio l'apparato riproduttore è interamente ignoto; ora si sa quale 
importanza abbia questo apparato nella classiticazione degli oligocheti. 

Avendo trovato il Criodrilus: piuttosto abbondante a Moncalieri presso Torino, 
ho intrapreso questo studio sulla struttura di questa specie allo scopo appunto di 
definire le sue relazioni cogli altri oligocheti. Perciò non sono entrato in minuti par- 
ticolari che non avrebbero punto rischiarata la questione per la mancanza di termini 
di confronto in quel che sappiamo delle forme vicine. Si conoscono, è vero, abba- 
stanza minutamente l'anatomia e l'istologia del Lumbricus herculeus (Sav.), ma 
non ci è nota l'ampiezza delle modificazioni possibili nei limiti stessi della famiglia 
cui esso appartiene. 

Devo però dichiarare che nel mio lavoro ci sono lacune affatto involontarie, 
dovute alla mancanza di materiale sopravvenuta inaspettatamente dopo l'epoca della 
riproduzione. A queste lacune pei'ò suppliscono in gran parte le precedenti ricerche 
del Vejdovsky. 

Io spero che i risultati ottenuti saranno sufficienti a far ammettere la conclu- 
sione alla quale io sono giunto, che è la seguente : 

// Criodrilus ha i suoi più prossimi panndi nelle Allolobophora (A. turgida 
Eisen e simili) ; esso appartiene allo stesso phylum dei veri lurabricidae (stretto 
senso) dei quali però è una forma estremamente modificata. 



^^^ SUL CRIODRILUS LAGUUM 



BIBLIOGKAFIA. 



d) 1845. HOFFMEISTER W. Dir hisjetzt bekannten Arten aus der Familie der 
Bcgenwiirmer. Brumischivcuj, 1845. p. 41, tav. 1, fig. 9 a. b, e. 

(2) 1875. Pancekì P. Cdalogo degli anelUdi . gefirun e \nrbdl.arù' d'Italia. In 

Atti della società italiana di scienze naturali. Voi. XVIII, fascio. II, p. 538. 
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In Sitmngsh. dvr Kais. Akad. der Wissensch. in. Wìcn: Band 64,1 Abtli, 

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zool. Instit. Wien: Bd I. 

(5; 1879. Vejdoysk4 F. Ueber die EntwiMung des Hersens bei Criodriìus. In 
SitstmgsbericUe der K. bohm. Gesellsch. der Wissensch. in Prag. 

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(8) 1885. Orley. a palcearktihis òvben éló terrikoldJmal- revisiója és eìterjedése. 

In Érteh-zések a Terméssettud. Kdrebol XV kotet, pag 8. Budapest 

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V. A. Schneider, Bd. I, Heft 3, pag. 185, fig. 20 A B. Breslau. 

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(M) 1886. EosA D. Nota preliminare .sul Criodrtlus lacuum. In Bollettino del 
Musei di Zool. ed Anat. comp. della E. Università di Torino, n. 15, pub- 
blicata il 23 ottobre 1886. 



Caratteri esterni. 

La massima lmgl,e:za dei miei esemplari (misurati in istato di media esten- 
sione) è di 200™- con un massimo diametro di 4""" verso al 15" segmento Non 
posso dunque dire con Hoffmeister « an Grosse und Dicke ist er dem starksten Lum- 
bricus Agricola gleich .. Del restole misure dell'Hoffmeister sono: lunghezza G- 12 
pollici (=cm. 10-32), il diametro manca: quelle dell'Òrley lunghezza 1-012 cm 
diametro 3-5 mm.; quelle del Vejdovsky lunghezza 5-8 cm.* (esemplari non adulti)' 

Per la forma il CriodrUus si avvicina più che ad altro a certe varietà scure 
e lunghissime di Allolobophora turgida Eisen. Però solo se lanimale è in perfetto 
riposo la sua sezione è circolare, per solito essa è quadrata, l'estremità anteriore in 
cui gli angoli sono più arrotondati è piuttosto appiattita. Più indietro le sezioni si 
presentano trapezoidi, col lato inferiore, che è il più stretto, convesso, i laterali leg- 
germente divergenti verso l'alto, e il superiore, che è il maggiore, piano, concavo o 
profondamente scanalato. Una simile sezione presenta anche V Allolobophora Ninmi-Ros^ 



DEL BOTT. DANIELE ROSA 169 

Il colore è olivastro con tendenza ora al rossiccio, ora al verde. La parte an- 
teriore è talora azzurrognola, essa è sempre più scura del resto sino a parer quasi 
nera. Le parti ventrali tendono più al giallognolo giungendo nei segmenti sessuali e 
sopratutto sugli atrii ad un ranciato talora abbastanza vivo come succede nei lum- 
bricidi. Lungo il dorso scorre una linea scura prodotta dal trasparire del vaso dor- 
sale. Non vi è alcuna iridescenza e l'aspetto della pelle ricorda piuttosto gli iradinei 
che i comuni lombrici. 

il lìilwero ilei stwjmi'illi è molto grande: per una lunghezza di 20 cm. ne ho 
contati sino a 400; in media non sono meno di 300. Hoffmeister ne ha trovati più 
(li 300, Orley pure 800, Vejdovsky (in esemplari non adulti) oltre 200. 

Le setole per la loro disposizione ricordano quelle degli AUiirus, cioè sono 
disposte in quattro serie di paia che occupano gli spigoli del corpo. Le setole di ogni 
paio sono geminate in modo ugualmente stretto. Le distanze fra un paio e l'altro 
sono poco differenti e stanno fra loro come le larghezze dei lati del corpo delle 
quali abbiamo detto precedentemente. 

Per la forma le setole non differiscono da quelle dei comuni lombrici, esse han 

5 

forma di f colla base un po' allargata, il nodulo distante dalla base circa - della 

•' 7 

lunghezza totale, l'estremità appuntita e ricurva. La loro lunghezza è di 8-10 de- 
cimillimetri (V. tav. fig. 2). 

Setole COpilliltì'ici per dimensione o forma differenti dalle altre non ne ho viste, 
però meritano forse questo nome certe setole portate da una papilla circondata da 
un solco annulare come se ne ti'ovano anche, per esempio, sotto il ditello della 
AUolobophora foetida Sav. Tali sono nel Criodriìus le setole interne del paio 
ventrale dei segmenti dall'I 1, 12 al 21, 22 escluse quelle del 15 e talora anche 
del 16. Esse si trovano solo sugli individui adulti. 

11 lobo cefalico è conico e poco più lungo del 1" segmento (circumboccale) col 
quale è fuso, cosa che accade anche fra i lumbricidi nel genere neoartico Tetrago- 
nurus EiSEN. 

Il povo cefalico che avevo creduto vedere alla sommità del lobo cefalico (10) 
e che il Vejdovsky anzi disegna (7) tav. XIII, fig. 12. credo che veramente non 
sia che una semplice fossetta: in sezioni longitudinali non mi venne fatto di osser- 
vare alcuna perforazione dell'integumento. 

Poii ihirMlli mancano completamente come nel Pontodrilus ; forse ciò è in re- 
lazione colla vita acquatica. Le aperture sessuali maschili [vulvae in Hoffmeister) 
si trovano al 15" segmento (*) (= 14" segmento setigero) in forma di due fessure 
collocate fra le setole ventrali e le dorsali. I loro atrii (Hófe) allo stato di matu- 
rità sessuale sono estremamente rigonfi; ne vedremo più oltre la causa. 



(•*) L'HoFF.MEiSTER (P mette le aperture maschili al l'i" segmento, ma deve essere un errore «li 
numerazione, poiché anche il Veidovsky (7) e I'Órlet (6"; le mettono al 15°: è da notare che l'Órley 
nel suo primo lavoro (6), in cui contava solo i segmenti setigeii, mette le dett? aperture al i4o seg- 
mento setigero, ciò"; al 1,5° segmento, mentre nel secondo lavoro ,S in cui conta anche, come noi, il 
1° segmento acheto, continua a mettere le dette aperture al 14». Dei due dati contraddittori!, ritengo 
esatto il primo. 

Serie II. Tom. XXXVIIl. x 



170 SUL CBIODRILI'S LACUUM 

Le uperìurc fcinniinili si trovano al 14° segmento sopra alle aperture maschili, 
ma più presso alle sistole ventrali in forma di 2 fessure oblique. 

11 elilcllo e i luhercula liubcrimis mancano assolutamente. Questo fatto già 
affermato da Hotfmeister ed Orley. e che tuttavia il Veidovsky metteva ancora re- 
centemente (1885) in dubbio, non è ])iii discutibile, ])ercbè i uiioi esemplari erano in 
stato di piena maturità sessuale. 

I cosidetti jKscitili)S}H'ì'mtltofov/ ipcitfs. Hoffineister; ^pcrìiuitopliunic, (Jrley) si 
trovano sempre in vicinanza degli orifizi sessuali. Ne ho trovati una volta tre posti 
nello intersegmento 13-14. uno nuasi in posizione mediana, gli altri ai lati: un'altra 
volta solo due, uno in mezzo, uno a sinistra, anch'essi nello intersegmento 13-14. 
Sono corpi bianchicci di forma conica allungata, torti a spira, alquanto resistenti, 
chiusi alla estremità e contenenti spermatozoidi. Cf. anche Tloffni. ed Orley. 

Le oOh'Clie CiWOHS sono ben note : esse sono fusiformi , protratte da un lato 
in un lungo filo senza il quale misurano circa 5 cent. Il filamento serve ad attac- 
carle alle piante acquatiche. (Cf. Hoffm. (1), Hatscheck (4), Vejdovsky (7), Orley (6) 
e (8). Esse contengono secondo Hatscheck sino a 30 embrioni. 

Modo di villi ~ 11 Criodrilns vive nelle acque ferme o di lento corso a fondo 
limoso ; THoffmeister dice che si trovano solo a qualche distanza dalla riva, ma ciò 
non deve essere generale perchè io ne ho trovati spesso fuori d'acqua nella teri'a 
limosa degli argini dei fossi, però nella immediata vicinanza dell'acqua. In questa si 
agitano continuamente con moto ondulatorio tenendo fitta nel limo l'estremità ce- 
falica. 

1 Criodrili al menomo tocco si contraggono fortemente assumendo forma pri- 
smatica, e si rompono con una facilità deplorevole. La parte perduta (coda) si ri- 
genera subito ; gran parte degli individui si trovano colla coda in via di rigenerazione, 
il che si riconosce dal colore più chiaro e dagli anelli così serrati da non potersi 
più enumerare. 

L'epoca della maturità sessuale cade da noi in maggio e giugno. Come avvenga 
Taccoppiamento in questa forma mancante di ditello e. come vedremo , anche di 
recepfacuìa seminis è cosa per me interamente oscura. 

Uttbilal- — Il Criodrilns lariiniii venne trovato per la prima volta nel 18 45 
nel Tegelsee presso Berlino da F. Miiller (esemplari studiati da Hoft'meister (1). poi 
nel 1875 venne segnalato dal Panceri (2) nelle risaie lungo il Po presso Pavia, poi 
da Hatschek (8) nelle acque morte del Danubio presso Linz e infine da Orley in 
Unglieria. A torto dice l'Orley (8) che il Criodrilns sia stato trovato in Boemia dal 
Vejdovsky, poiché quest'ultimo ha studiato solo esemplari inviatigli dall'Hatschek. 

Io stesso ne ho ricevuti nel 1885 due individui mandatimi con altri lombrichi 
dal conte A. Ninni (10) e presi nei dintorni di Treviso. Quest'anno poi l'ho ri- 
trovato negli acquitrini di Carpice presso Moncalieri (Torino). 

Debbo la fortuna d'averlo scoperto in quest' ultima località al mio collega ed 
amico conte Mario Peracca che mi accompagnò nelle escursioni e mi fornì molto 
materiale. Mi sia qui permesso di esternargli la mia riconoscenza. 

Quanto agli individui su cui il Kohde (9) studiò la struttura dei muscoli, la 
loro provenienza mi è ignota. 



DET, DOTI. DANIELE ROSA 171 



Parte anatomica. 



Tubo somatico. 

Il Itlhii somillico (Leibessclilaucli) è composto come al solito di cinque strati : 
cuticula, epidermide, muscoli circolari, muscoli longitudinali e peritoneo. 

La eiilicilla è nel Criodrilus una memLranella molto più sottile che nei comuni 
lombrici. 

Il epulcì'ìnide forma uno strato alto in media 45 a. Essa risulta d'un epitelio 
cilindrico composto di cellule che hanno un nucleo ovale il cui maggior diametro è 
verticale e misura 8-10 u. 1 nuclei sono posti tutti alla stessa altezza e distanti 
dalla superficie esterna di una quantità uguale al loro maggior diametro. Nel nucleo 
si osserva un piccolo nucleolo e delle granulazioni. Le cellule superiormente si toc- 
cano Luna coll'altra ma poi vanno attennaudosi e non si toccano più, presentano 
però un ligonfiamento corrispondentemente al nucleo che viene lateralmente a con- 
tatto colle pareti; l'estremità inferiore delle cellule si perde nello strato granuloso 
inferiore dell'epidermide. 

Oltre a queste cellule se ne trovano delle altre con nuclei generalmente più 
piccoli verticali od obliqui. Questi nuclei possono essere alla base dell'epidermide e 
allora le cellule cui essi appartengono hanno inferiormente un breve piede talora bi- 
forcato e superiormeute un sottile prolungamento. Oppure i nuclei sono più in alto 
(sempre però più bassi di quelli delle cellule di cui si ò parlato dapprima) e allora 
le cellule relative sono fusiformi. 

La base dell'epidermide è granulosa: qui si notano ancora dei nuclei orizzontali 
intorno ai quali non si distinguono margini cellulari ; vi si notano inoltre qua e là 
delle cellule d'apparenza nervosa. 

L'epidermide del Crìodr/his è dunque simile a quella che si trova fra i lom- 
brici nelle regioni intersegmentali. poiché mancano quelle cellule ghiandolari che si 
fanno cosi abbondanti nei lombrichi nelle parti più centrali dei segmenti. Anche nel 
Criodriììis però si trovano in copia le cellule ghiandolari alla parte ventrale del 
corpo, nella regione delle aperture sessuali. 

1 muscoli cil'CoInri formano uno strato alto circa 1 5 p. ; esso non presenta 
alcuna particolarità. 

T muscoli hnijiludilHili formano uno strato diviso in sette grandi fasci, cioè un 
fascio ventrale larghissimo delimitato da ambo i lati dalle setole e nel quale non si 
osserva più una divisione mediana e poi dni due lati un fascio che dalle setole si 
estende sino alla linea laterale, la quale è visibile anche dal difuori come ana linen 
meno opaca, talora leggermente info.ssata ; un altro fascio che dalla linea laterale va 
alle setole superiori, e infine un fascio che da queste setole va alla linea mediana 
dorsale. Vi sono inoltre quattro piccoli fasci che scorrono fra lo due setole di cin- 
schedun paio. 

L'altezza di questi muscoli è molto diversa, la massima altezza si trova verso 
le estremità del fascio ventrale ed arriva a '/., mni. 



17 2 SUL CRIODKILTJS LACUUM 

Questi fasci (salvo quelli posti fra le singole setole di un paio) sono composti 
(li un certo numero di fascetti posti in una sola serie Tuno accanto all'altro ; essi 
sono più grossi e meno numerosi nel fascio ventrale e nei fasci laterali inferiori, 
piccoli e in maggior numero nei fasci laterali superiori e nei dorsali (vedi iìg. 3). 

I fascetti ili questione di forma più o meno ovale sono chiusi esternamente 
da ogni lato e contengono un grande numero di fibre muscolari disposte senza 
ordine alcuno le quali, hanno sezione ovale appiattita e spesso curvata. Solo con 
forte ingrandimento si può distinguere in queste fibre la sostanza corticale dalla 
midollare interna che si presenta solo per lo più come una linea scura. Si osservano 
sezioni di nuclei ma esternamente alle fibre. 

Si è voluto mettere questa disposizione dei muscoli longitudinali del Criodrilus 
in opposizione a quella che si osserva nei comuni lomhrici (Vejdovskv (7). Ciò sa- 
rebbe giusto se noi prendessimo per punto di paragone il fascette muscolare (Faser- 
bundel) dei lombi'ici come lo intendeva il Claparède (*). Infatti per lui esso era 
costituito (almeno nel L. agricola Hoif.) da una lamina longitudinale perpendicolare 
alle pareti del corpo, sulle due faccio della quale si inserivano le fibre o lamine 
muscolari di modo che questo complesso produce nelle sezioni trasversali la figura 
di una penna colle sue barbe. 

Dagli studi recentissimi di Kohde (0) e di Ude (**) risulta che il fascio mu- 
scolare, come è inteso dal Claparède, risulta dalle metà contigue di due fasci vicini 
e che anche nei comuni lombrichi i fasci muscolari sono chiusi. 

La differenza fra essi e quelli del Criodrilus sta solo in ciò che nei primi le 
fibre muscolari stanno generalmente in una sola serie contro le pareti, mentre uel 
Criodrilus occupano in grande numero tutto l'interno. Del resto anche fra i lombrichi 
V Allolohophora forfida è forse più distante in ciò dal tipo che non il Criodrilus 
(V. ROHDE, Zool. Beitr., tav. 2-'), fig. 19). 

Molto sviluppati sono nel Criodrilus certi muscoli obliqui (muscoli dissepimen- 
tali) che dalle pareti laterali del corpo vanno alla parete superiore producendo la 
contrazione del corpo in forma di prisma. 

II pei'iloueo. membrana che tapjìezza la cavità del corpo, è stato studiato dal 
Vejdovsky (7) pag. 78, tav. XIV, fig. 5. Io ho potuto osservarlo molto bene sul- 
l'ovario dove si presenta composto di cellule a contorno irregolare , estremamente 
sottili e contenenti nuclei ovali, irregolari e granulosi (v. fig. 13). 

La cnvilà (Jt'IìCl'ilIc delimitata esternamente dal tubo somatico contiene numerosi 
corpi linfatici già studiati dal Vejdovsky (7) p. 58, tav. XIII, fig. 20. 

Sistema nervoso. 

Il sistema nervoso fu già studiato accuratamente dal Vejdovsky (7) pag. 58 e 
79-96, tav. XIII, fig. 14-18. Esso presenta di notevole uno sviluppo nei tubi della 
neurocorda maggiore che nei comuni lombrici. 



(*) Claparède, Histologische Untersuchungen uber den Regenwurm Zeitschrift f. wiss. Zool., 
Bd. XIX. 

(**) Ude, Ueber die RUchenporen der terricole^ Oligochaeten, in Zeit. f. wiss. Zool., Bd. XLIII. 



DEL DOTT. DANIELE ROSA 173 



Sistema digerente. 

Nel canal digerente del Criodriius vi sono alcune particolarità molto degne di nota. 

Lo stretto esofago che succede nel 4" segmento alla faringe scorre uniforme 
sino a metà del ] 3" segmento. Come è noto l'esofago presenta nel L. Jierculeus in 
tre paia ai segmenti 10, 11, 12, le cosidette ghiandole calcifere o di Morren: nel- 
VA. compìnnata Dugès avevo trovato esservene un paio solo ma grosse e quasi pe- 
dunculate al 10" segmento, nel Criodriius invece non ne ho scoperto traccia. 

Dalla metà del 12" a tutto il 14" segmento l'esofago presenta un leggero ri- 
gonfiamento stomacale, le cui pareti non sono più musculose del resto. È questo 
certamente il Magen cui accenna IHoffineister (1) p. 42. 11 Vejdovsky invece nega 
al Criodriius tanto questo stomaco quanto il ventriglio, tuttavia per quest'ultimo 
solamente il fatto è inuegahile. 

L'intestino comincia al 15° segmento e non ' differisce da quello dei soliti lombrici. 
Questa mia espressione ha bisogno di essere giustificata. Infatti il Vejdovsky afferma (7) 
p. 16, 58 e 101» che l'intestino del Criodriius manca di typhlosolis e fa di questa 
pretesa mancanza uno dei principali caratteri della famiglia Criodrilidac 

Io sono costretto a fare qui un'affermazione diametralmente opposta : nel Crio- 
driius laciium il typhlosolis esiste cos'i bene sviluppato come nei lombrici. La mia 
figura 6, mostra l'intestino ai segmenti 20 e 21 aperto ventralmente per mostrare 
il typhlosolis che si trova dalla parte opposta e che nelle dissezioni appare come un 
tubo giallo largo in media ' .^ mm. percorso da un vaso mediano longitudinale da cui 
partono ad angolo retto vasi minori che si ramificano e si anastomizzano. Questi 
vasi si vedono per trasparenza attraverso allo epitelio interno. 

La mia figura 5, mostra una sezione trasversale attraverso all'intestino verso il 
24° segmento, vi si vede il typhlosolis costituito come al solito, che occupa gran parte 
della cavità dell'intestino ed è chiuso superiormente dai muscoli che continuano lo 
strato che sta fra le cellule cloragogene e lo strato vascolare dell'intestino stesso. I 
vasi sanguigni vi son pure disposti nel modo consueto. 

Ora come mai il typhlosolis ha potuto sfuggire ad un osservatore come il Vej- 
dovsky ? lo credo che egli non abbia fatto dissezioni dell'intestino ed abbia giudi- 
cato solo da sezioni fatte troppo avanti o troppo allo indietro; infatti nella ultima 
sezione dell'intestino nel Criodrihis come nei lombrici il typhlosolis più non esiste (*). 

Eesta pertanto distrutto un forte carattere differenziante il Criodriius dai lombrici. 

Per particolari sull'istologia del canal digerente vedi Vejdovsky (7) pag. 100 e 
seguenti e tav. XIV. 



(») Contrariamente a questa supposizione il Vejdovsky mi scriveva (25 ottobre 1886 .... ich. besitze 
einìge hundert Querschnitte aus alien Korperregionen von Criodriius lacùum Hoffm. , finde aber keine 
spur von Typhlosolis. Io mantengo però le mie asserzioni pur non sapendomi spiegare questa con- 
traddiziono. 



174 SUL CRTODEILUS LACUUM 



Sistema circolatorio. 



Il VejdoTsky (7) pag. 58 e pag. 112 e seguenti, tav. XIV, lia già riconosciuto 
che nel Cr/odriliis si trovano, come nei lombrici, un vaso dorsale, un vaso ventrale 
e un vaso sottonerveo; che i cuori laterali si trovano nei segmenti 7. 8, 9, 10, 11, 
cioè nella stessa posizione che nel L. ìirrcuJ/'us, egli ha descritto e disegnato le 
connessioni dei diversi vasi fra di loro e coi varii organi. 

Egli non ha visto però una particolarità importante che costituisce un' ec- 
cezione a quanto si osserva non solo nei lombrici ma anche in forme più lontane 
di lumbricidi (sensu lato) p. es. nei Poiitoclrihis e nelle Urochciein. 

Si veda la mia- figura, che rappresenta i principali vasi sanguigni che si trovano 
nella parte anteriore (non estrema) del Criodrilus. 

Dietro alle cinque paia di anse laterali rigonfie o cuori laterali e che mettono 
in diretta comunicazione il vaso dorsale vd col vaso ventrale rv vi si osserva un 
altro paio di anse laterali più piccole (non pulsanti) che riuniscono direttamente il 
vaso dorsale al vaso sottonerveo vn. 

Questo paio di ause laterali si trova applicato contro la faccia ))osteriore del 
dissepimento 12-13 ed occupa perciò il 13° segmento. 

Dalla parte più esterna di queste anse, cioè press 'a poco a metà del semicerchio 
descritto da ciascuna di esse, parte da ambo i lati un vaso abbastanza grosso che si 
dirige verso la parte anteriore del corpo mandando fine ramificazioni nell'integumento 
e perdendosi in tal modo nel 5° segmento 

Questi vasi, che chiamerò rasi ricorrenti, stanno applicati contro le pareti del 
corpo precisamente sulla linea laterale , dimodoché sono esterni ai cuori pulsanti e 
non mandano rami all'intestino. 

Si potrebbe però considerare questi vasi ricorrenti come due rami partenti di- 
rettamente dal vaso dorsale, ritenendo allora il ramo che li connette al vaso sotto- 
nerveo come secondario. Quest'ultimo modo di vedere è il più razionale quando si 
ammetta l'omologia dei vasi ricorrenti del Criodrilus coi tronchi intestino-tegumen- 
tari (Perrier) dei lombrici. 

Nel Lumhricus lierculeus questi tronchi intestino-tegumentari o laterali, stando 
alle descrizioni e alle figure di Horst (*) e di Vogt e Yung (*") partono dal vaso 
dorsale nel 10" segmento, anteriormente quindi al penultimo paio di cuori, discendono 
dapprima a destra e sinistra poi procedono allavanti lungo l'esofago, mandando piccoli 
capillari tanto ad esso come all'integumento e si perdono vei'so il 4° segmento in 
fine ramificazioni: nel punto in cui cambiano direziono (ancora nel 10" segmento) 
mandano un ramo al vaso sottonerveo (Vogt). 

1 vasi ricorrenti del Criodrilus differiscono dunque dai tronchi intestino-tegu- 
mentari dei lombrichi sopratutto per essere i primi esterni alle anse pulsanti o cuori, 
mentre gli ultimi sono abbracciati da esse. 



(*) R. IIoRST, Aanteeheningen op de anatomie van Lumbricus tei'restris L, in Tijiischi'ift der Ne- 
derlandsche Dierkundige Vereeniging. DeeL HI, atì. I, pag. 17, 18, fig. 0. 

(**\ VouT e. et VuNG E-, 2'raité d'anat. comparée pratique, 6* livraisoa, pag. 4(14, -1613, fig 233 



DEL DOTT. DANIELE ROSA 176 

La difl'erenza di 3 segmenti nel punto della loro origine è meno importante 
poiché nel Pontodrilus e nelle Urochaetu esso è pure differente, mentre anclie qui 
si lia. rispetto ai cuori, la stessa disposizione che nel lombrico. 

L'omologia in questione è dunque alquanto dubbia, perciò non mi sono servito 
pel Criodrilus della denominazione tronchi intestino-tegumentari, tanto più che anche 
ammessa l'omologia, l'espressione sarebbe impropria non avendo i vasi ricorrenti del 
Criodrilo alcuna relazione col canal digerente. 



Organi segmentali. 

Gli organi segmentali, o nefridii, furono studiati dal Vejdovsky (7), pag. 58 e 

120 Egli nota la loro presenza nei segmenti sessuali e dice che si aprono allo 

esterno in direzione delle setole ventrali. Dirò più esattamente che queste aperture 
sono in direzione della setola più esterna 2", di questo paia. 

.Questa più esatta determinazione ha la sua importanza. Infatti nei lumlnicidi 
questi pori si aprono in gran parte davanti alla setola esterna 2', del paio ventrale, 
altri però davanti alla setola esterna -1% delle paia dorsali, e talora anche nello spazio 
fra questa e la linea mediana del dorso ; queste diverse posizioni si alternano senza 
ordine ne simmetria. Ciò fu già mostrato pel Lumbricus agrìcola dall'Hering ed io 
riio constatato in molte altre specie. Ma giammai nei liimbricidi (juesti fori si aprono 
(lavanti alla setola interna del paio ventrale, o davanti alla setola interna del paio 
dorsale come in altri lombricidi postclitelliani. 



Apparato sessuale. 

L'apparato sessuale del Criodrilus è rimarchevole per due anomalie, una esterna, 
una interna. 

L'anomalia esterna sta (come è noto) nella mancanza di ditello e di tubercula 
piibertatis. 

Quanto alle aperture esterne maschili e femminili esse hanno esattamente la stessa 
posizione che nei nostri comuni lombrichi (esci, il gen. Allurus) come abbiamo già 
visto nei ■< caratteri esterni ». 

L'anomalia interna sta nella mancanza di reccptacula seminis. 

Tolto questo fatto l'apparato sessuale interno del Criodrilus non è distinguibile 
che per minimi particolari da quello di una Allolobophora turgida, foetida od altra 
specie affine. Gli organi sessuali di queste forme sono stati per la prima volta ben 
descritti dal Bergli in un lavoro recentissimo (■') che gioverà tener pr(!sente leggendo 
la seguente descrizione. Il noto lavoro dell'Heriug (■■'') serve meno per questo paragone 
essendo fatto sul Lumbricus agricuìa che è una forma più moditìcata. 



;') R. S. Behgh, Vntersuchungen ùber den Bau und die Entwickhmy der Geschlechtsorgane der 
Regenwùrmer. in Z. f. w. Z. Bd. XLIV, 1886. Nota preventiva in Zool. Anzeiger, 1886, N. 220. 

{**J E. Hering, Zur Anatomie und Physinlogie der Gemrationsorgone der Regenwìirmer, in Z. 
f. w. Z., Bd. IV, 1857. 



176 SUL CRIODRILUS LACULM 

(ihintldolc aessiiuli maschili. Le ghiandole maschili o testicoli (da non confon- 
dersi colle vescicole seminali troppo soventi descritte sotto «jnesto nome) sono in due 
paia nei segmenti 10 e 11 (segm. setigeri 9 e 10). Essi stanno tissi colla loro base 
al dissepimento anteiiore, contro la parete ventrale del corpo sulla linea clie riunisce 
longitudinalm'Mite le paia ventrali di setole. 

1 testicoli lianno il loro massimo sviluppo negli individui non ancora perfetta- 
mente adulti, allora essi si presentano come coi'pi terminati da appendici digitiformi 
che possono giungere sin verso la metà della lunghezza del segmento occupato. 

Negli individui perfettamente adulti (quando le vescicole seminali sono comple- 
tamente svilu}>pate) queste ghiandoh' son già molto ridotte e difficilmente visibili. 

ìi'Si'ievle Si'lllilìuli- Do questo nome (corrispondente al tedesco Samenblasen) agli 
omologhi degli > Anhiinge der Samenblasen » di Hering, riservando alla Samenblase 
di Hering quello di capsula seminale (:= Samenkapsel di Bergh.). 

Le vescicole seminali stanno in quattro paia ai segmenti 9, 10, 11 e 12, le 
due jirime contro al dissepimento posteriore, le altre contro all'anteriore. Inoltre le 
due prime paia sono molto più esterne occupando l'intervallo fra le serie ventrali e 
dorsali di setole , le altre invece sono più interne e stanno contro ai padiglioni dei 
vasi deferenti. 

Nei giovani le vescicole seminali appaiono come quattro otricelli tondeggianti, 
negli adulti la loro forma è molto variabile ; è sopratutto nei giovani che si può 
notai'e che corrispondentemente al punto in cui una vescicola seminale si inserisce ad 
uu dissepimento, quest'ultimo presenta sulla faccia opposta una perforazione per cui 
le vescicole dei segmenti 9 e 11 sono in comunicazione colla cavità del 10" segmento, 
mentre le vescicole dei segmenti 10 e 12 sono in comunicazione colle cavità dell'I 1". 

Questo fatto che ho potuto verificare anche in esemplari adulti ed anche nella 
Allolohophora turgida dipende da ciò che le vescicole seminali sono originate da in- 
fossamenti (Austiilpungen) dei dissepimenti, la ijual cosa è stata messa fuori di dubbio 
del Bergh. (1. e.) con ricerche sullo sviluppo di esse. 

Le vescicole sono indipendenti fra di loro ; capsule seminali come nei Lumhricns 
o nella Alìolohophoru comphiitatn (Dugès) mancano affatto. 

Vasi (Icjerenli. I padiglioni dei vasi deferenti sono in due paia fissi contro la 
faccia anteriore dei dissepimenti 10-11 e 11-12 di fronte ai testicoli. 11 primo paio 
di padiglioni si apre dunque nel 10" segmento, nel (piale sboccano le vescicole se- 
minali del 1° e 3° paio, mentre il secondo paio di padiglioni si apre nell'undicesimo 
segmento nel quale sboccano le vescicole del 2° e del 4° paio. Essi sono liberi nella 
cavità dei detti segmenti. 

Da ciascuno dei padiglioni parte un vaso deferente che si dirige ali 'indietro e 
allo infuori portandosi sulla linea laterale, i due vasi deferenti di un lato si incontrano 
alla parte posteriore del 12' segmento e si fon.lono in un sol vaso che scorre sino 
al 15" segmento nel quale si trovano gli orifizi esterni. 

ÀWii- I vasi deferenti non si aprono direttamente allo esterno . ma sboccano 
ciascuno in un grosso atrio tondeggiante, che è evidentemente prodotto da un infos- 
samento (Iella pelle, la quale vi si è inspessita ed ha assunto una natura quasi in- 
teramente ghiandolare ; la cavità di questo ha forma di una fessura e come tale si 



DEL DOTT. DANIELE ROSA 177 

apre all'esterno fra le setole yentrali e le dorsali del 15° segmento. La presenza di questi 
atrii è causa dell'enorme rigonfiamento che si manifestii allo esterno in questa regione. 

Ovai'li- Vi sono due soli ovarii situati nel 1 3" segmento in posizione esattamente 
corrispondente a quella dei testicoli. Essi sono in ogni tempo più facilmente visibili 
di questi. Sono corpi piatti, più larghi alla estremità che alla base, lunghi circa 
1 mm. Non ho mai visto la membrana che li avvolge prolungarsi inferiormente in 
un tubo come si sa che accade in molti lorabrici (l'ho visto benissimo, per esempio, 
neìVAllolobophoni complanata (Dugès), nel Lumhricus Eisenii Levinsen, ecc.). 

Le uova più grosse hanno un diametro di 150 fj. con un nucleo di 40 p. ed 
un nucleolo di 10 p.. le più giovani sono poligonali per la pressione e il loro nucleo 
rispetto alla loro grandezza è molto maggiore. 

Ocidolli e receptacula ovorum. I due ovidotti si aprono internamente alla faccia 
anteriore del dissepimento 13-14 di fronte agli ovarii e si dirigono all' indietro ed 
allo infuori sboccando esternamente al 14° segmento. 

Vicino a ciascuno degli ovidotti pende alla faccia posteriore del dissepimento 
13-14 un receptaculum ovorum (Bergh) in forma di un piccolo otricello a superficie 
mamillonata ed estremamente ricco di vasi, il quale (almeno nei giovani) si apre nel 
1 3" segmento con una fessura semplice vicina allo sbocco interno degli ovidotti. 



Considerazioni finali. 

I fatti che siamo venuti sin qui esponendo, con quelli che già si conoscevano, 
ci danno il diritto di rispondere alla domanda : Quale è la posizione sistematica che 
compete al Criodrilus ? 

Io credo che la massima importanza si debba dare all'apparato i-iproduttore il 
quale negli oligocheti offre i caratteri di maggior valore. 

Ora nel Criodrilus questo apparato ci presenta due singolarità molto strane, la 
mancanza di receptacida seminis e la mancanza di ditello e titbercula pubertatis. 

Per semplificare la questione io noterò che questi due fatti si riducono ad un 
solo, che il secondo è una conseguenza del primo. 

È noto come avvenga l'accoppiamento nei comuni lombrichi: durante (juest'atto 
i tuhercula puhcrtatis di uno degli individui, stanno applicati contro la regione dei 
receptacula seminis dell'altro e viceversa. 

Ora io ho notato che esiste un rapporto fra il numeio dei receptacula seminis e il 
numero dei segmenti occupati dalla serie (continua od interrotta) dei tubercula pubertatis. 

Prendiamo infatti due forme vicinissime: YAllnìobophora turgida, Eisen, e 
VA. chlorotiva (Sav.) ; la prima ha due paia di ricettacoli, la seconda ne ha tre 
paia; orbene la prima ha 2 paia di tubercoli 31-33, la seconda 3 paia 31-33-35. 

Tre forme vicinissime sono pure VAlloloboplioru complanata (Dugès), VAllolo- 
hophora transpadana e VAllolohophora profuga mihi, esse hanno rispettivamente 7, ó 
e 2 paia di ricettacoli e contemporaneamente un numero massimo di tubercoli di 
rispettivamente 12, 8 e 4. Potrei citare molti altri esempi. 

Serie li, Tom. XXXVIIl t 



178 SUL CRIODRILUS LACUUM 

Poiché dunque c'è questo rapporto costante, nulla di strano che dove i ricet- 
tacoli mancano, anche i tubercoli e quinili il ditello non si trovino più. 

Ma la assenza di receptacula aeminis è essa un carattere sufiSciente ad allon- 
tanare il Criodriìus dai nostri lombrichi? Io non lo credo. Infatti tale assenza co- 
stituisce un'eccezione non solo rispetto alla famiglia dei lunibricidi, ma ancora ri- 
spetto a tutto il gruppo degli Oligocheti : tanto varrebbe allora escludere dagli Oli- 
gocheti il Criodriìus. ciò che Sarebbe completamente assurdo. 

Noi siamo qui in presenza di uno di quei speciali adattamenti, di una di quelle 
aberrazioni che si incontrano qua e là in tutti i gruppi e clie. mancando una corri- 
spondente variazione nel rimanente dei caratteri, non hanno gran valore sistematico. 

Lasciando da parte questo carattere bisogna riconoscere che l'apparato sessuale 
del Criodriìus è quasi identico a quello dell' Allolohopìiora turgida e Allolobophora 
foetida come esso è descritto dal Bergh, (1. e), tantoché anche fra i nostri lombrici 
troviamo disposizioni meno esattamente conformi , per esempio , nella Allolobophora 
complanata e sopratutto nei Lunihricus (siricto sensii) f^isen. 

Queste forme sono infatti già modificazioni del tipo primitivo che è rappresentato 
fra noi dalla Allolobophora turgida e affini, forme più semplici, più sparse e certo 
più antiche. 

Fuori dei lombricidi l'apparato sessuale si presenta enormemente più diverso da 
quello del Criodrihts, per esempio, nel Pontodrilus (che il Vejdovsky crede affine) 
non vi son che due paia di vescicole seminali (testicoli in Perrier) e le aperture esterne 
maschili stanno al 18° segmento. 

Quanto ai corpi ghiandolari clie si trovano nel Criodriìus all'apertura dei vasi 
deferenti , essi sono evidentemente degli atrii modificati , da non paragonarsi colle 
ghiandole prostatiche del Pontodrilus e d'altri lumbricidi postclitelliani, se non forse 
dal lato unicamente fisiologico. 

Data questa corrispondenza nello apparato sessuale la conclusione che ne rica- 
viamo sull'affinità del Criodriìus coi nostri lombrici non è infirmata dalle differenze 
che abbiamo trovate qua e là agli altri sistemi. 

Queste difi'erenze si riducono essenzialmente: 

Alla presenza dei vasi che abbiamo chiamato ricorrenti ; 

Alla mancanza nel canal digerente delle ghiandole di Jlorren e del ventriglio, 
la quale si spiega facilmente da sé dato il genere di vita del Criodriìus : 

Alla particolare disposizione dei muscoli longitudinali, della quale abbiamo 
precedentemente molto ridotta l'importanza ; 

Alla mancanza di pori dorsali, che dipende forse anche della vita acquatica. 
Infatti essi mancano anche nel Pontodrilus (forma marinai pur esistendo in forme 
vicine a quella. 

Quanto alla forma delle ooteche, alla forma e disposizione degli spermatofori non 
possiamo vederci che il risultato della descritta organizzazione. 

Credo dunque giustificata la tesi espressa nella introduzione, che cioè si debba 
vedere nel Criodriìus il discendente modificato di forme affini alla Allolobophora 
turgida, Allolobophora foetida e simili. 



DEL DOTT. DANIELE ROSA 179 

Il Criodrilus dere quindi rientrare nella famiglia Lumhricidae come è intesa 
dal Glaus (Grundzuge der zoologie. 4" ed.) e del Vejdovsky (7), pag. 63) e che 
corrisponde ai lombricidi anteclitelliani di Perrier. 

Nello stesso tempo mi pare conveniente di dividere i Lumhricidae in Lumbricina 
e Criodrilina facendo il Crindrihis larmini tipo e finora unico rappresentante di questa 
sottofamiglia (*). 

Toi-iao, Museo Zoologico 12 ottobre 1886 



SPIEGAZIONE DELLE FIGURE 



NB, Le cifre romane indicano il numero dei segmenti. Io conto come primo 
segmento il segmento Ijoccale, come secondo il l" segmento setigero. 

Fifi. 1. Sezione dell'integumento: e. cuticola, tp. epidermide, me. muscoli circolari, 
mi. muscoli longitudinali (lissamento col liquido di Kleinenberg. colorazione 
della sezione sul porta-oggetti col carmino alcoolico di Mayer). 
>' 2. Una setola. 

» 3. Sezione dell'animale intero (riprodotta per metà) per mostrare la disposizione 

dei fasci muscolari longitudinali ;;//. 
» 4. Circolazione del Criodrilus nella regione dei cuori e: vd. vaso dorsale, vv. 

vaso ventrale, vn. vaso sotto-nerveo , rr. vasi ricorrenti (sono segnati solo i 

vasi principali). 

» 5. Sezione dell'intestino al segmento: tif. typhlosolis, chi. strato delle cellule 
cloragogene, sv. strato vascolare, rj). strato epiteliare, t^d. vaso dorsale, 
vp. uno dei vasi impari che dal vaso dorsale discendono perpendicolarmente 
nel typhlosolis. 

» 6. Intestino ai segmenti aperto ventralmente per mostrare il typhlosolis ty. 

» 7. Apparato sessuale di un Criodrilus giovane: /. testicoli, ov. ovarii, vs. ve- 
scicole seminali, p. padiglioni dei vasi deferenti, rd. vasi deferenti, ord. ovi- 
dotti, ro. reccptacula ovoriim. 

» 8. Apparato sessuale di un Criodrilus adulto; lettere come alla fig. 7, inoltre 
af. atrio. 



I*) L'Orlet ha già fatto (8) una famiglia Criodrilina, ma per lui questa famiglia e quella dei 
Lumbricina erano dirette divisioni del gruppo dei Terricola, mentre per me i Lumbricina e Criodri- 
lina son due sotto-famiglie della famiglia Lumhricidae, urdine degli Oligocheti. 



180 SUL CRIODRILUS LACUUM - DEL DOTI. DANIELE ROSA 

FiG. 9. Aperture sessuali esterne: cf maschili, 9 femminili. 
)i 10. Una vescicola seminale giovane per mostrare il poro p., pel quale comunica 

col segmento posteriore. 
> 11. Ovario. 
» 12. Dova più ingrandite. 
» 13. Epitelio dell'ovario (liquido di Kleinenberg. carmino boracico alcoolico di 

Grenacher, liquido di Fleming). 

» 14. Ovidotto ovd. e receptacuìum ovoruni ro. (ind. giovane). 



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181 

CONTRIBUZIONI 



ALLA 



ORNITOLITOLOGIA ITALIANA 

DEL 

Dott. ALESSANDRO PORTIS 

PARTE II. 



Approvata neìl' adunanza del 12 dicembre 1886 



Nel 1884 pubblicai (1) un primo tentativo di illustrazione degli avanzi di Uccelli 
fossili Italiani, con intenzione di aggiungervi in seguito man mano quello che si sarebbe 
andato scoprendo di nuovo e quello che, anteriormente scoperto o segnalato, mi fosse 
possibile determinare in modo alquanto più preciso. Kaccolgo quindi in questa seconda 
parte le notizie che si riferiscono alla Ornitoìitologin Italiana e che la completano 
fino al di d'oggi e passo immediatamente alle singole descrizioni (2). 

I. 
Le Ornitoliti di Sinigaglia. 

] . — Totanus Scarabellii. 

Fig. 1. 

Negli studii Sulla Flora fossile e Geologia Stratigrafica del Senigalliese di 
A. Massalongo e G. Scarabelli-Gommi-Flamini (3), a pag. 19, il secondo di questi 
Autori scrive di una gamba di uccello imprigionata in uno schisto marnoso ed afferma 



(1) Memorie della R. Acc. d. Se. di Torino, ser. 2', voi. XXXVI, in-i», di pag. '26, con 2 tavole 
Torino, 1884. 

;;2) In questo frattempo vennero pure illustrate per cura del Prof. tì. Omboni le più antiche penne 
fossili italiane conosciute. Nella sua pubblicazione (di pag. 7 con 2 tav. in-8»), inserta negli Atti del. 
R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, tomo IH, serie VI, 1885, sotto il titolo: Penne fossili del 
Monte Bolca il Prof. Omboni ripeteva le figure ddle penne illustrate dal Faujas-Saint-Fond e faceva 
conoscere nuovi pezzi scoperti fino ad ora ed esistenti nella collezione del barone Achille De-Zigno; 
ciò mi dispensa da ulteriore descrizione. Inoltre venne a mia cono^osnza che, contemporaneamente al 
presente lavoro, deve pure per opera del solerte Uott. Trabucco venir illustrato un osso ornitico rin- 
venuto in terreno terziario dell'Appennino ligure, ma non mi fu dato sapere il piano in cui il fossile 
fu rinvenuto e nemmanco a quale famiglia di uccelli sia stato avvicinato. 

(3) Imola, 1859, in-4", con 4.5 tavole e carta geologica. 



182 CONTRIBUZIONI ALLA ORNITOLITOLOOIA ITALIANA 

che l'animale di cui tale avanzo venne conservato, dovette appartenere alle Grallar. 
Per la gentilezza dell'Autore stesso, confidatomi per istudio il prezioso fossile (assieme 
agli altri della stessa località di cui discorrerò in seguito), potei apprezzare l'esattezza 
della sua determinazione. 

Infatti, per quanto io abbia comparato questo fossile con le corrispondenti parti 
di un centinaio di scheletri ornitici appartenenti a diversi ordini e famiglie, io non 
potei arrestarmi per le somiglianze che ai Totanidi e Scolopacidi fra le Gralle, ed, in 
parte, ai Laridi fra i Palmipedi. La natura del sedimento in cui il fossile venne rin- 
venuto esclude inoltre molto più probabilmente la presenza dei Laridi ; non resta per 
conseguenza che la ]5rima delle or nominate famiglie alla quale il fossile possa venir 
accostato. 

Come già osservava lo Scarabelli, noi abbiamo in questo fossile a considerare 
soltanto : 

a la tibia, o meglio porzione distale di essa; 
b il canone o Tarso-metatarseo ; 

e le dita, cioè : una falange del pollice, il dito esterno, il dito medio. (Tutte 
ossa della gamba e piede destri). 

La porzione di Tibia conservata è lunga 43 mm., grossa in media 2 ]/[ mm. : 
la sua estremità trocleare alquanto più rigonfia. L'osso fu poco schiacciato, ma è in 
qualche punto corroso; presenta una forma assai distintamente cilindi-ica (meno sulla 
faccia anteriore alquanto appiattita) ed esile. Le due labbra posteriori della troclea 
d'articolazione pel canone fanno poco risalto dalla direzione generale dell'osso, molto 
più ne fanno, per quanto è dato vedere le anteriori; la curva cominciata dalle labbra 
posteriori si continua, senza appiattimento sulla faccia inferiore o di contatto col 
canone, nelle anteriori ; è assai marcata e profonda la fossetta anteriore ed inferiore 
al rilievo legamentoso esterno il quale ultimo nel presente fossile, come del resto anche 
nei Eallidi, si mostra quasi insensibili'. In complesso l'osso che ho dinanzi potrebbe 
benissimo esser tenuto per quello di un Totanus di dimensioni press' a poco uguali a 
quelle di un T. ocliropus che adopero per comparazione. 

Il Canone misura o7 millimetri di lunghezza, il suo corpo ne misura 8 di dia- 
metro ; è alquanto schiacciato e corroso ; la sua testa articolare superiore misura, per 
quanto è dato vedere, almeno 4 m m. di diametro. 1 dettagli del tallone, per quanto 
si riconosca eh' esso sia stato assai sporgente allo indietro, sono indiscernibili ; del pari 
indiscernibili per corrosione sono quelli della testa articolare superiore e delle troclee 
inferiori. Di chiaramente visibile non v'ha che una gronda longitudinale, che può be- 
nissimo essere effetto di compressione, sulla faccia esterna dell'osso. Anche per quest'osso 
l'effetto generale che produce la condizione di robustezza e lunghezza sua è tale da 
jioterlo benissimo tenere per quello di un Totanus delle dimensioni avanti' indicate. 

La falange conservata del Pollice è lunga circa 2 mm. ed assai robusta, avuto 
riguardo ben inteso al mediocre o poco sviluppo del pollice nei Rallidi. — Del dito 
esterno sono visibili , o per osso conservato o per impronta lasciata , le due falangi 
prossimali e la porzione articolare della ungueale, le porzioni conservate di questo 
dito raggiungono 21 mm. di lunghezza, ed all'origine della 1'' falange-. 1 Yo di dia- 



DEL DOTT. ALESSANDRO l'ORTlS 188 

metro. Questo dito è articolato al canone molto allo indietro del Medio e di un solo 
millimetro più in alto. Del dito Medio sono ben distinguibili tutte quattro le falangi, 
le cui singole lunghezze sommate danno per l'intiero dito 30 nim. ; noi abbiamo cosi 
clie il dito medio è piii breve di quasi un quarto del Canone; tanto il dito esterno 
che il medio sono in confronto colle corrispondenti parti nel Totanus ochropus assai 
j)iù robuste e più brevi. 

Eapporti analoghi a quelli che vengo di desci'ivere fra le singole parti della gamba 
si riscontrano nella famiglia dei Totanidi e Tringidi specialmente nei generi Totiinu>>, 
Scolopax e Tringa. Quindi sebbene le sole parti conservate nel fossile non mi auto- 
rizzino ad affermare che si tratti precisamente di questo solo ed unico genere , io, 
pur facendo notare i rapporti che credo possibili a riscontrarsi con altri, preferisco 
ricordar questo prezioso avanzo di Sinigaglia, come in meno angusto campo, nella 
serie dei Totanus in ampio senso. 



2. — Ballus dubius. 
Fig. 2. 

Fra le reliquie oruitiche di Sinigaglia comunicatemi dal Sen. Scarabelli, trovasi 
pure una impronta molto difettosa che secondo ogni probabilità venne foggiata sulla 
faccia interna o superiore della lama laterale sinistra dello sterno di un Uccello. 
Data la condizione speciale di questo fossile, non è certamente possibile raggiungerne 
la determinazione con soddisfacente esattezza, ed io fondandomi piuttosto su caratteri 
empirici che su quelli rigorosamente sistematici dopo aver passato in rassegna gli sterni 
di tutto il materiale scheletrico esistente nelle collezioni di Anatomia Comparata di 
Torino, trovai che il fossile pareva presentare un maggior numero di analogie con 
alcune specie di Rallidi. 

Lo sterno di Sinigaglia, non intero com'è, presenta una lunghezza, secondando 
la curva, di 82 mm., e secondo la corda di 75 mm. Esso è fortemente arcuato allo 
avanti e la lama improntata è pochissimo sviluppata allo infuori o per dir meglio, 
ristretta tanto e in qualche punto più di quel che noi vediamo ciò avvenire nel 
genere Rallus. 

Ho potuto contare l'inserzione di cinque coste sternali, le quali paiono raggiungere 
la lama laterale alquanto più in basso (allo indietro), clie ciò non avvenga nel genere 
Rallus e presso a poco dal quarto anteriore alla metà lunghezza della lama stessa 
siccome ciò avviene nel genere Larus, col quale questo fossile si assomiglia per il ca- 
rattere della convessità, mentre ne differisce p"r quello della ristrettezza delle lame. 

La lamina visibile dopo essersi andata sempre più restringendo per il tratto 
(li inserzione delle coste, raggiunge il massimo di restringimento a pochi millimetri 
oltrepassata l'inserzione dell'ultima di esse, poi si allarga di nuovo lentissimamente fino 
ai tre quarti della lunghezza del fossile e di qui altrettanto lentamente si va di 
nuovo restringendo fino a terminare in punta sulla linea mediana dello sterno, senza 
mostrare alcuna intaccatura postero-laterale. Anche per lo sviluppo e pel contorno 
generale esterno della lamina sternale trovo corrispondenza fra l'impronta e lo sterno 



184 CONTRIBUZIONI ALI.A OKNITOLITOLOGIA ITALIANA 

dei Railus (1). Sulla linea mediana, porzione anteriore, si osservano eziandio le traccie 
di almeno sei seni pneumatici. 

Nessun modo possibile per stabilire la forma e lo sviluppo della lamina mediana 
o carena in questo sterno. 

Le dimensioni di questo sterno portano ad attribuirlo ad un animale assai consi- 
derevole; l'uccello cui esso apparteneva non deve aver avuto, dalla sommità del capo 
alla origine delle falangi nella sua posizione di attesa ed a collo abitualmente disteso, 
meno di 36 centimetri di altezza. 



3. — Sitta Senogalliensis. 

Fig. 3. 

Con questo nome chiamo il primo esemplare menzionato dallo Scarabelli (op. 
cit., pag. 19) fra le Fringillae. 

L'animale giace sul ventre e ne manca tutta la metà posteriore compresevi tutte 
le vertebre dorsali e le coste vertebrali. Ne è conservato il capo, le vertebre cei'vi- 
cali, l'ala destra (juasi completa ed, imperfettamente, diverse parti dell'ala sinistra. 
Riconoscousi inoltre : la forchetta, traccie delle scapole, i coracoidi, lo sterno non com- 
pleto ed alcune delle coste sternali. Tutte le ossa delle parti nominate ad eccezione 
delle cefaliche sono scomparse, e la hn-o forma e posizione è indicata da impronte 
per lo più assai marcate, talora assai modificate dallo schiacciamento. 

Dopo aver comparato lo sterno di questo fossile con quello di molti scheletri 
di uccelli appartenenti a svariate famiglie dell'ordine delle Passerinae Nitzsch, dopo 
averne esaminata la forma e i dettagli in confronto coll'opera <lel Milne Edwards, 
mi sono arrestato, come al più simile, al genere iSift((. 

Dello Sterno si distinguono molto bene le lame entosternali, a contorno semplice, 
troncato trasversalmente allo indietro, inclinate a tetto luna contro l'altra in corri- 
spondenza della linea mediana e della origine della carena, (della quale non è possi- 
bile descrivere tutto il verticale sviluppo, ma che doveva essere ben pronunziato, e 
raggiungere il bordo posteriore sternale, mentre allo avanti uguagliava almeno l'apofisi 
episternale). Le lamine mesosternali inoltre sono ben visibili al loro limite di arti- 
colazione di ciascuna col corrispondente coracoide, articolazione che avviene per ciascuna 
su di una linea inclinata dal mezzo e avanti, allo infuori ed indietro. AU'infuori 
della detta articolazione scorgesi che la lama entosternale doveva continuarne nella 
apofisi hyposternale di cui è impossibile constatar la forma e lo sviluppo non essendo 
giunta ad improntarsi. Cosi pure è pressoché impossibile stabilire la forma degli intagli 
posteriori, le apofisi hyposternali non essendo neppure esse completamente marcate sulla 
roccia che sostiene il fossile. Paiono però triangolari (gli intagli), ad angolo anteriore 
acuto, originante dai tre quinti anteriori della lunghezza dello sterno. Al davanti delle 
traccie delle apofisi hyposternali, scorgonsi di qua e di là dello sterno, ma più spe- 
cialmente a sinistra, le impronte di alcune esilissime coste sternali (4 al più). 



(1) Per lo studio del presente e del seguente fossile mi sono pure servito dell'opera del Lhehminibr: 
Recherches sur l'appareil sternal des oiseaux, in-8", av. 4 Pls. fol., 2* ódit., Paris 1S26. 



DEL DOTT. ALESSANDRO PORTIS 185 

La Forchetta ha lasciato, specialmente la branca destra, una impressione profonda 
sulla roccia, da tale impressione che può anche, stante l'esiguità deirossicino , rap- 
oresentare con deformità la forma e posizione primitiva dell'osso, parrebbe che le due 
branche del medesimo si ravvicinassero molto fra loro in prossimità dell'apofisi furculare, 
in modo che il fondo deH'y» rimanesse molto stretto , più stretta di quel che non si 
ravvisi nelle Sitte in generale ed in particolare nella Sitta europacu : l'apofisi furculare 
poi è in proporzione dell'esilità delle branche, molto sviluppata, forte e lunga e si 
appoggia come di consueto sulla carena sternale. 

Ossa Coracoidee molto forti e sviluppate trovo pure in questo fossile, il destro, 
il più nettamente visibile, misurerebbe 17 mm. di lunghezza e mm. 1,8 di diametro 
trasversale, nel corpo: con tuttociò e con tutto che mi paia che tali ossa debbano 
essere state più forti e robuste che non in una Sitia ruropaea della stessa statura: 
non oso tirar conseguenze non potendo affermare con sicurezza che la misura in lun- 
ghezza ch'io do, non sia aumentata da porzione della scapola, e quella in diametro 
non sia stata esagerata per effetto della pressione. Vedosi che i Coracoidi convergono allo . 
indietro, e come essi si appoggino al margine anteriore dello sterno, ciascuno con una 
faccetta inclinata dallo avanti e in dentro allo indietro ed all'esterno collo stesso angolo 
che nel genere Sitta. 

Delle Scapole è facile, con alquanta attenzione, il poter constatare la presenza, 
impossibile invece il poter dare anche approssimativamente una misura. Scopresi che 
esse dovevano essere almeno tanto lunghe che i coracoidi, più gracili e più lamellose. 

Dell'ala destra è ben riconoscibile l'Omero, il Eadio e il Cubito, meno visibile la 
Mano. L'Omero è evidentemente appiattito dalla compressione; scorgesi però che la sua 
testa distale e le creste d'inserzioni muscolari (la pettorale particolarmente) dovevano 
essere fortemente sviluppate. Cos'i deformato com' è si presenterebbe molto corto e tozzo, 
la lunghezza essendo di soli mm. 14, il diametro invece del corpo dell'osso raggiun- 
gendo i 2,2 mm. (in uno scheletro di Sitta europaea che ho dinanzi, la prima dimensione 
raggiunge mm. 19, la seconda mm. l,lj). 

Anche il Radio si presenta deformato ed appiattito dalla compressione posteriore. 
Rawisansi però ancora in esso le traccio della antica curvatura della metà prossimale. 
La sua lunghezza ho potuto constatare essere presso a poco di 18 mm. — Il Cubito 
esilissimo è pure sensibilmente ricurvo verso il Radio nella sua metà prossimale. 

Della Mano ravvisansi traccie del Carpo e poi bene impressa la metà prossimale 
del Metacarpale principale e delle due ossa che lo compongono. La metà distale e le 
Falangi mancano completamente. 

Per i rapporti di lunghezza fra il braccio e l'avambraccio potei constatare che 
essi non si scostano gran fatto da quelli osservabili nel genere Sitta. Infatti, dalle 
dimensioni sopra date risulterebbe che l'Omero di questo individuo fossile rappresenta 
i ■"'3/(yg della lunghezza del Eadio, mentre nello individuo di Sitta europaea che ho 



scelto come elemento di comparazione, l'Omero ne rappresenta i /^^ 



100" 



Come dissi precedentemente mancano tutte le Vertebre Dorsali ed il Bacino ; sono 
invece ravvisabili le traccie di una dozzina almeno di Vertebre Cervicali. 

La Testa ci si mostra visibile di sbieco, dalla faccia posteriore e dal lato destro ; 
era segnata sagittalmente da un'ampia ed assai profonda depressione, ai due lati della 

Serie II. Tom. XXXVIII. '^ 



186 CONTEIBUZIOXl .\LI,A ORNITOLITOLOGIA ITALIANA 

quale rigonfiavansi visibilmente , allo infuori ed in alto , le restanti parti del cranio 
propriamente detto clie è molto corto e lijiiitato allo avanti dalla sentita cresta orbitale 
posteriore. Allo avanti scorgasi ancora traccia della inserzione della parte facciale che è 
molto elevata verticalmente e poi porzione della mandibolare di cui non vedonsi più 
che traccie confuse, ma che pare abbia dovuto esser molto esile ed appuntita. 

(^erto non si possono fare per (juesta parte, visto lo stato presente del fossile, 
confronti molto precisi col vivo. L'effetto però clie esso mi presenta, comparandolo 
nello insieme e porzione a porzione , con teschi di uccelli conosciuti , si è che esso 
stia di mezzo fra quello della Sltta rnrojìriea che mi ha sinora servito di confronto 
e quello (a parte la dimensione) dello Accentor alpinus. 

In complesso se io non posso accertare con sicurezza di aver dinanzi una specie 
del genere Sitta. posso però dalla forma dello sterno, dallo sviluppo delle ali, dai 
rapporti fra le diverse parti di esse, dalla forma (per quanto visibile) del capo, esser 
certo trattarsi per lo meno di un animale appartenente ad un genere a quello molto 
vicino (1). 

4. — Alauda gypsoruni. 
Fig. h. 

Lo Scarabelli nell'opera ed alla pagina precedentemente indicate, fa menzione 
di un altro scheletro d'Uccello delle medesime dimensioni, o presso a poco, del pre- 
cedente ma privo della testa, il quale potrebbe, dice, forse avere appartenuto esso 
pure ad una Fringilla. 

Tale scheletro giace sul dorso e ci si presenta dalla faccia ventrale, ne è perduto 
il bacino , quasi tutta la colonna vertebrale , il capo e lo sterno ; ne sono rappre- 
sentate, quasi tutte allo stato d'impronta, le Vertebre Cervicali e le Caudali, e le ossa 
principali delle estremità. 

Dinanzi allo stato di conservazione del fossile non sono possibili le esatte com- 
parazioni osso per osso, sia per la mancanza delle parti di ogni singolo osso che meglio 
forniscono i punti adatti alle comparazioni, sia per la mancanza delle ossa, che per la 
loro maggiore variabilità a seconda delle famiglie, offrono i più sicuri caratteri. 

Fondandomi sulla forma imperfettamente conservata della Forchetta e sui rapporti 
correnti fra le diverse parti dell'Ala, fra le diverse parti della Gamba, fra l'Ala e la 
Gamba, e sulle relazioni che, a parte le deformazioni, parmi riscontrare fra la lunghezza 



()) Ho esposto di seguito, a proposito di questo fossile, tutte le ragioni che l'osservazione delle 
parti dello scheleti'o mi suggeriva; non debbo però tralasciare, che se noi invece dello scheletro loco- 
motore prendiamo in considerazione il capo, dato che esso fosse realmente così come ora esso appare, 
noi vi riscontriamo, sia nel considerevole sviluppo del diametro verticale della parte facciale presso la 
sua origine, sia nella brevità del ramo mandibolaie per la sua porzione orizzontale, sia nell'apertura 
dell'angolo fatto da questo stesso ramo orizzontale colla porzione simfisaiia o rivestita dall'astuccio 
corneo delle affinità indiscutibili coi Fringillidi, il cranio del fo.ssile ricordando specialmente quello 
che riscontriamo in molte specie del genere Bmberiza. L'importanza data nel resto del lavoro e per 
gli altri esemplari, specialmente alla parte locomotrice dello scheletro, mi obbliga per il presente caso 
a tenere lo stesso metodo ed a preferire i caratteri tolti da questa a quelli tratti dalla parte cefalica, 
ho però creduto bene di ricordare anche quei caratteri, che in certo qual modo militerebbero contro 
le mie precedenti conclusioni, e potrebbei'o anche obbligarmi, se l'esemplare fosse in migliore stato, 
alla creazione di un genere apposito, affine per un lato ai Sittidi, per l'altro ai Fringillidi. 



DEL POTI. ALESSANDRO l'ORTIS 187 

e il diametro delle singole ossa visibili, e comparando tutti i caratteri che ne risul- 
tavano con quelli ottenuti dallo esame comparativo, nella stessa guisa condotto , sul 
materiale scheletrico che era a mia disposizione, parmi di esser giunto al risultato 
di poter considerare questo esemplare come avente appartenuto ad un'allodola o ad 
un genere molto vicino. 

La Forchetta dell'AUoilola ili S. Angelo riposa in piano sulla roccia essendone 
state dalla pressione eliminate le curvature che ne disturbavano la comprensibilità 
in un piano. Le branche sono esilissiine, lunghe ciascuna almeno 13 mm., convergenti, 
per la loro maggior porzione superiore, ad angolo molto acuto e riunentisi inferiormente 
colla solita curva ad u, ma molto stretto, e, in coincidenza della linea di riunione, 
aderenti ad una Ipofisi furculare che si vede essere stata molto sviluppata e che pare 
ancor molto esagerata dalla sua accidentale continuità, nel fossile, con probabile por- 
zione di un frammento di Carena sternale. 

Una delicatissima impronta ci dà conto del contorno del Coracoide destro (manca 
il sinistro) della lunghezza di 13 mm. e del diametro, nel corpo dellosso, di 1,5 mm. 
Vedesene molto bene l'intaglio di articolazione sternale e l'estremità distale o sca- 
polare con testa fortemente sviluppata ed incurvata all'indentro. Il profilo di questo 
coracoide è molto simile a quello dell'osso omologo nell'Allodola dei campi col quale 
concorda pure per le dimensioni generali. 

Un'impronta molto esile, visibile sulla roccia di seguito allo intaglio sternale 
del Coracoide. lunga un 13 mm., alquanto incurvata e allargantesi leggermente alla 
estremità, viene da me considerata come avente avuto origine dalla Scapola destra: 
può passare abbastanza bene per la scapola di un'Allodola per le sue dimensioni, non 
se ne possono però tirare altri dati. 

L'Omero (dei due il più completamente improntato è il destro) misura 14,5 mm. 
di lunghezza. 11 diametro, attualmente assai esagerato, del suo corpo è di circa 2,5 mm. 
Scorgonsi ancora traccie della testa articolare coracoidea e della sviluppatissima 
cresta interna, come pure assai bene improntati sono i condili per l'articolazione col- 
l'Avambraccio. La sua forma, rome vengo di dire, molto alterata dalla pressione che 
ne esagerava il diametro, lo fa parere molto piii massiccio che in realtà non fosse. 
e ne toglie la somiglianza apparente coll'Omero dell'Allodola dei campi, del quale è 
più corto e doveva essere più esile. 

Dell'Avambraccio (considerando di preferenza il sinistro) scorgesi distintamente il 
Radio poco deformato, lungo almeno 18 mm. e del diametro di 1,5 mm. Delle toste 
articolari di questo non si scorgono che i rigonfiamenti complessivi, essendo perduti i sin- 
goli dettagli. Accanto ed oltre il quarto distale di questo Radio, scorgesi per un S mm. 
di lunghezza la traccia dello esilissimo Cubito e sul prolungamento dell'asse del Radio 
alla distanza di due mm. dalla sua testa distale l'impronta di un ossicino isolato 
probabilmente dell'Osso Radiale del Carpo Tanto nell'Allodola dei campi, quanto in 
questo fossile, la lunghezza dell'Omero rappresenta gli %„ di quella del Radio. 

Sono poi ancora visibili tanto il Metacarpo destro che il sinistro. Quest'ultimo 
è meglio conservato, quantunque sia pressoché unicamente ridotto al Grande Metacar- 
pale per una lunghezza di 8 mm. (diametro mm. 1,2), a lieve traccia del Piccolo e 
al rialzo radiale di sostegno al pollice. Le Falangi mancano tutte. 



188 CONTRIBrZIUNJ ALI,A OKNITOLITOLOGIA IT.M.JANA 

Passando alle gambe, già dissi mancare completamente il Bacino : abbiamo i due 
Femori, di cui il destro ci si mostra con una lunghezza di 16 mm. per un diametro 
attuale (molto alterato dal naturale) di oltre 2 mm.; altro su quest'osso non si può 
scoprire se non che esso era leggermente arcuato, tutti i restanti dettagli essendo 
andati perduti. 

Entrambe le Tibie sono assai ben visibili per tutta la loro lunghezza, che è mi- 
surata sulla sinistra di 28 mm., mentre il diametro ne è, contando l'allargamento 
presente, di 2 mm. Scorgesi tuttavia che questi ossicini erano .dapprima esilissimi. 
Alle estremità scorgonsi i rigonfiamenti che rappresentano le creste e teste articolari, 
e sulla Tibia sinistra si può ancor veder traccia della cresta anteriore. Puossi pure 
riscontrare ancora una lievissima impronta della parte superiore di quel filetto osseo 
che doveva essere il Peroneo sinistro. 

Volendo stabilire tra la lunghezza del Femore e quella della Gamba, il rapporto 
che già stabilii fra le lunghezze dell'omero e dell'avambraccio, trovo che nell'Allodola 
dei campi, il Femore rappresenta i "'^/n, della lunghezza della flamba, mentre che nel 
fossile di Sinigaglia il Femore, con lievissima differenza, non ne rappresenta che i ''/'.qq . 

In questo fossile vedonsi ancora le porzioni prossimali dei due Canoni. Del sinistro 
noi ne abbiamo ancora porzione visibile per 1 4 mm. di lunghezza, del destro molto 
meno ; il diametro è di poco superiore ad un millimetro. Sono ossa esilissime, di cui 
sono smarriti i dettagli. 

E per completare l'enumerazione delle ossa che di questo individuo lasciarono 
impronte, ricorderò il gruppetto delle Vertebre Caudali molto confuso ed inservibile a 
qualunque studio, e la serie delle Vertebre Cervicali tanto leggermente improntate e 
tanto piccine che nou mi riesce nemmeno di stabilirne, anziché i dettagli, il semplice 
numero con un po' di probabilità. 

In conclusione le ossa conservate di questo fossile paionmi , per quanto è dato 
di vedere, molto ricordare le corrispondenti dell'Allodola dei campi. Troppe e troppo 
importanti parti mancano però perchè io possa asserirlo con sicurezza od anche sol- 
tanto con molta probabilità. 

Basterà poi il risovvenirsi delle abitudini della comune nostra Allodola per non 
trovare per nulla straordinario che se ne trovino avanzi nei depositi di S. Angelo. 



5. — Piume (Ornitholithes Procaccimi) . 
Fig. 5-8. 

Assieme agli avanzi di uccelli che vengo di descrivere, il Prof. Scarabelli mi 
comunicava pure le più belle fra le impronte di penne da lui raccolte a S. Angelo (1). 
Le ho fatte disegnare nelle figure 5-8, e, considerato il pericolo di una troppo spinta 



(1) L'esÌ3tenza di penne fossili nel Senigalliese è stata constatata da circa un mezzo secolo dal 
Vito Procaccini Ricci, il quale nella sua nota: Filiiti ed altri resti organici trovati nelle gessaie di 
S. Angelo e S. Gaudenzio presso Sinigaglia (Atti della 1» riunione di Scienze italiane, tenuta in Pisa 
nell'ottobre 1839, 2' ediz. Pisa, tip. Nistri, IS'iO, a pag. 6D) dice aver trovato ossa e penne di Uccelli 
nelle accennate località. 



DEL DOTT. ALESSANDRO POKTIS 189 

determinazione di consimili parti, mi limito ad emettere su di esse il mio vago modo 
di vedere, che cioè l'originalo della fig. 5, ci rappresenta un ciuffetto di copritrici 
o meglio di caligine di un uccello ac(|uatico che poteva anche essere della statura 
di un'oca e clie le altre tre, quelle delle fig. ii-8, paiono pure piume copritrici iso- 
late di due (la (3' e la 7" assieme) diverse regioni del corpo di uccelli palmipedi dei 
quali non mi attento a dare indicazioni maggiormente spinte. Seguendo il prudente 
esempio del De Zigno, mi limiterò ad indicarle col nome sospensivo di Ornitholitlics 
dedicandole al loro inventore, il Procaccini. 

11. 
Le Ornìtoliti dell'Anconitano. 

Piume (Ornithol i tìi e s Bosniashii). 
Fig. 9-10. 

Devo alla gentilezza del signor Cav. Sigismondo de Bosniaski, di poter inserire 
in questo lavoro la descrizione e la figura di avanzi ornitici dell'Anconitano e della 
provincia di Livorno, di cui dirò in appresso. Gli avanzi dello Anconitano comunica 
timi dal Bosniaski spettano (come quelli del Senigalliese ) al piano inferiore o dei 
Tripoli della cosidetta Formazione gessosa, e consistono semplicemente nelle due penne, 
od impronte loro che ho fatto disegnare, fig. 9 e 10 della mia tavola Entramlie 
paionmi essere state copritrici del dorso di qualche uccello acquatico, forse entrambe 
della stessa specie, ma come già dissi a proposito di quelle di S. Angelo, non stimo 
prudente per ora voler tentare la determinazione di siffatti avanzi, ai qiuili propongo 
il nome sospensivo di OrnifhoUthes BosniaslU. 

Il dott. Mario Canavari mi ha gentilmente informato esistere nel Museo di Pisa, 
un'altra penna fossile, proveniente ancora dalle gessaie dell'Anconitano. La ragione 
che mi vieta di attribuire un appellativo qualificativo alle penne di cui presento le 
figure vietandomelo ancora per altre, ho stimato inutile di domandarne la comunica- 
zione ed anche di moltiplicar più del bisogno per una stessa località le figure di 
fossili che non possono avere grande importanza. 

III. 
Ornìtoliti del Gabbro. 

Oltre le penne fossili di Ancona, il signor De Bosniaski mi comunicava eziandio 
tutto quanto egli possedeva (pressoché tutto quello che d'interessante si sia trovato 
fin qui) dai Tripoli e dal Sarmatiano della formazione gessosa del Gabbro (1). A 
cagione della diversa relativa importanza che hanno gli avanzi del Tortoniano e quelli 
del Sarmatiano, mi occupo di questi ultimi precedentemente. 



ili II De BosNiASCKi ha già segnalato al monrlo scientifico il fatto del riuveuimento al Gabbro di 
traccia ed avanzi di uccelli nella sua nota: Nuove scoperte paleontologiche. Proc. veib. della Soc. tose, 
di Scienze Nat.., 9 novembre 1S79, pag. 13. Pisa, 1879. 



190 CONTRIBUZIONI ALLA ORNITOLlTOLOCilA ITALLiNA 

1. — Alauda major. 
Fig. H. 

Fin qui di resti un po' significanti di Uccelli nelle Marne fogliettate (Tortoniano) 
della bassa Formazione gessosa del Gabbro, non si riuscì a scoprire che quello che 
io presento alla fig. Ile nel quale sono Tisibili, non complete, le estremità posteriori 
di un piccolo uccello. Tanto dell'una, quanto dell'altra estremità abbiamo: 
a porzione del Femore ; 
h la Tibia intiera: 
e il Canone intiero o quasi 
Della zampa sinistra abbiamo inoltre il Pollice e traccie della prima Falange delle 
altre dita. 

La porzione più visibile e considerevole del Femore rimastaci (quella della gamba 
destra) ha una lunghezza di 15 mm., il diametro del corpo dell'osso è di 2 mm. La testa 
articolare distale è solo marcata da un maggiore allargamento dell'osso, né vi si scorge 
più discernibile la traccia dei singoli rilievi e dei condili che questa parte componevano. 

Le Tibie sono due ossicini lunghi, ciascuno, 31 mm. e del diametro di 1,8 mm. 
Quantunque lo scliiacciamento subito le abbia molto allargate ed aperte, scorgesi 
tuttavia che esse erann in origine, nel corpo, esilissime, e che dovevano avere, in rela- 
zione colla testa articolare prossimale delle creste d'inserzione sviluppatissime (le Fibule 
non sono discernibili individualmente ne sulla gamba destra, ne sulla sinistra). Le 
dimensioni di lunghezza di queste tibie, la loro esilità e lo sviluppo straordinario 
delle creste superiori d'inserzione muscolare concordano assai bene cogli stessi carat- 
teri deir^/c/^'fl!fl. arvcns/.s che ho dinanzi. Eicordando quello che vengo di dire sopra 
l'Alauda, gijpsormn di Sinigaglia, farò notare come quella concordando per la forma 
delle parti visibili colla Allodola dei campi, se ne dimostrava alquanto più piccina, 
mentre l'Allodola del Gabbro presentando dimensioni identiche alla Allodola dei campi, 
ci fornisce la prova della esistenza al Gabbro di una seconda specie alquanto maggiore 
di quella di S. Angelo, e come tale specie potrebbe venire, se maggior numero di- 
parti fosse stato rinvenuto, probabilmente identificata con una specie vivente. 

I Tarso -metatarsei sono di nuovo ossicini esilissimi di 1,5 mm. di diametro 
(attualmente, benché schiacciati) e della lunghezza di 23,5 mm. (lunghezza identica a 
quella del canone dell'Allodola dei campi). Scorgesi sul canone destro che dalla faccia 
posteriore sporgeva superiormente e presso alla faccia esterna un tallone bene svilup- 
pato essenzialmente costituito da un'unica lamella tronca dopo 2 mm. di lunghezza, 
precisamente come nell'Allodola dei campi. 

Finalmente il carattere dal quale, nella incertezza prodotta dalla presenza di 
cos'i limitato numero di parti, ho credato ottenere il migliore argomento per una pro- 
babile classazione di questo fossile, si è la presenza chiaramente constatabile sulla gamba 
sinistra di un Pollice sviluppatissime collocato presso a poco a livello dell'origine 
delle altre dita, precisamente come avviene nell'Allodola dei campi. L'unica, esilissima. 
Falange visibile di questo dito , quantunque non completamente conservata , misura 
tuttavia ancora più di S mm. di lunghezza e doveva essere munita di un'unghia 



DEL DOTT. ALESSANDRO PORTIS IPl 

altrettanto esile ed allungata, carattere questo che serve molto facilmente a distinguere 
la maggior parte dei generi della famiglia degli Alaudidi. 

Le altre dita non sono ciuasi conservate, soltanto si vede traccia delle falangi 
p^me di ciascuno dei tre diti anteriori, anclie tali falangi dovevano essere esilissime 
ed assai allungate. 

Con ciò è terminata la rassegna delle parti osservabili su (juesto prezioso fossile 
sul quale non mi rimane che ripetere ciò che dissi precedentemente, che cioè esse non 
sono sufficienti ad indurre completa sicurezza di ideutitìcazione del fossile col genere 
Alauda e colla specie A. arvi>nsis, che però, a mio credere, ciò è molto probabile : 
che l'Allodola, ammettendola tale, del Cìabbro deve per le sue dimensioni essere te- 
nuta specificamente distinta dalla sua quasi coeva di S. Angelo di Sinigaglia 

Alla allodola del Gabbro in confronto con quella di S. Angelo, propongo quindi 
il nome di Alauda major. 



2. — Tringa? (Ornithichnites). 
Fig. 12. 

Il primo fossile riferibile alla classe degli uccelli che dal Bosniaski sia stato 
rinvenuto nel Sarmatiano del Gabbro, quello che risvegliò l'attenzione e condusse 
alla scoperta del pi'ecedente e dei seguenti è quello di cui dò il disegno alla fig. 12. 
Su di una piastrellina di argilla vedesi ben nettamente disegnata l'impronta di un 
piede destro di uccello ed a sinistra ed indietro di quella altra impronta probabil- 
mente dello stesso piede, ma clie rotta, non mostra più che la porzione terminale 
del dito esterno. Trascurando la seconda e non occupandoci che di quella piii com- 
pleta, noi scorgiamo in essa soltanto le tre dita anteriori e ninna traccia del pollice, 
il quale possiamo liberamente supporre o mancante nella specie che die luogo 
all'impronta, o poco sviluppato o semplicemente non improntato in questa unica 
traccia. 

La divaricazione delle tre dita l'uno dall'altro, la lunghezza di ciascuno, il loro 
diametro trasversale assai considerevole, la conoscenza delle condizioni in cui l'im- 
pronta (leve essere stata prodotta mi hanno fatto pensare che l'impronta stessa dovesse 
la sua origine ad una piccola Gralla dai piedi robusti e potei subito fra queste tro- 
vare specie le quali passeggiando su di una ripa fangosa lascierebbero traccie iden- 
tiche a quelle che presentemente ci occupano. Ad esempio trovai VActitis hypoleucos 
prestarsi molto bene al caso mio, avendo osservato in quello le zampe abbastanza 
robuste perchè ciascun dito, sotto la pressione del corpo dell'animale, potesse fare nel 
fango molle una impressione tanto larga qual è ([uella che per ognun di essi si 
ravvisa nella traccia del Gabbro, misurai pure la lungliezza delle singole dita e trovai 
che esse corrispondevano esattamente con quella delle singole dita della traccia, data 
la mia supposizione confermata dalla lunghezza del dito sinistro quasi uguale a quella 
del medio e maggiore di quella del destro, che trattisi qui di un ])iè destro. 

Ma il genere Actitis (o Tringites) possiede un breve pollice, il quale a rigore 
avrebbe pure dovuto lasciar la sua traccia in una impronta. Ora la sua brevità è tale 



192 CONTRIBUZIONI ALLA OKNITOLITOLOGIA ITALIANA 

che non sempre avvenendo che l'animale nel tare il passo appoggi il piede in pieno, 
cioè col canone normale al suolo, non sempre avviene che il pollice tocchi colla sua 
estremità libera il suolo. Oppure noi abbiamo vicinissimo al genere Actitis, il genere 
Limicola il quale possiede le tre sole dita anteriori e che contiene specie di tal 
piccolo taglio da poter ad una di esse attribuire l'impronta del Gabbro. 



3. — Penne (Ornitholithes gabbrensis). 
Fig. 13, 14, 15, 16, 17. 

Mentre il piano superiore della Formazione gessosa del Gabbro ci ha fornito i 
due fossili di cui lio parlato precedentemente, il piano inferiore, .jnello dei Tripoli 
ci ha rivelata la presenza della classe degli uccelli con sole penne. Grazie alla gen- 
tilezza del signor de Bosniaski sono nel caso di poterne far riprodurre dal vero cinque 
di grandezza diversa. Della penna rappresentata alla fig. 13, si hanno impronta e 
contro impronta, io inclinerei a ritenerla per una copritrice dell'ala di un Anseride 
od altro grosso Palmipede. Della penna disegnata alla fig. 14 si possiedono pure le 
due impronte, ma come è facile constatare dalla figura il suo stato di conservazione 
è di gran lunga meno soddisfacente che per la prima. Anche questa penna parmi 
debba essere caduta dalla serie delle molli copritrici dell'ala di un grosso Palmipede. 

La piumina della fig. 15 e quella della fig. IG, delle quali entrambe non si 
possiede che una sola impronta, paiommi ancora aver appartenuto a Palmipedi ma 
dover provenire con molte probabilità dal loro petto (quella della fig. 15) o dal loro 
dorso fianco (quella della figura 16). Finalmente abbiamo ancorala piumina rap- 
presentata alla fig. 1 7 le cui barbettine più rigide e meno feltrantisi fra loro che per 
le piume antecedenti, mi farebbero supporre provenisse dal fianco di una qualche piccola 
Gralla. Non voglio, per mancanza di dati di comparazione, né aifermare, ne spingere 
più oltre i ravvicinamenti di queste penne alle classi e famiglie esistenti di Uccelli. 

Altre penne ed assai numerose vennero pure raccolte al Gabbro dal Prof. Ca- 
pellini che le ricordò nei suoi scritti e che le conserva chiuse nelle Collezioni del Museo 
Geologico di Bologna. Per le ragioni dette più sopra stimando pericoloso per ora il 
fondare determinazioni su sole penne fossili e non credendo opportuno moltiplicare le 
figure non ho insistito per averle in comunicazione. 



IV. 
Uccelli fossili di Licata 

Conirostre indeterminato. 
Fig. 18. 

Essendo mio presente compito il trattare degli uccelli che lasciarono traccia 
nei terreni sedimeiitarii di tutta Italia, non posso tralasciare di far menzione dell'unico 
avanzo fin qui stato rinvenuto negli strati a Eadiolarie ed a Pesci di Licata in Sicilia. 



DEL DOTT. ALESSANDRO PORTIS ' lìt3 

Esso è disegnato nella mia fig. 18 copiata dalla fig. 4, tav. 162 della classica 
opera di A. Milne Edwards: Recherches sur ìes oiscaux fossiles de la France. L'ori- 
ginale appartiene alla collezione Paleontologica del Museo di Storia Naturale (Jardin 
des Plantes) di Parigi alla ijuale pervenne assieme alla riccliissima collezione di pesci 
fossili dello stesso giacimento raccolta con sì grande costanza e conoscenza dal con- 
sole francese a Licata sig. E. Alby. 

Nell'opera citata del Milne-Edwards è solo data la figura dello esemplare ; nella 
corrispondente spiegazione della tavola ne viene indicata la provenienza e vien detto 
mostrare: le Ali, il Coracoide e l'Oinoplata di un Uccello appartenente forse al gruppo 
dei Conirostri. Nel testo dell'opera non ne è fatta menzione. Desiderando saperne 
qualcosa di più ne scrissi in proposito al Prof. Milne-Edwards stesso, il quale in 
data 12 aprile 1885 mi rispondeva gentilmente le seguenti linee: « Io non conosco 
« altri fossili di uccelli di Licata che quello di cui ho data la figura tav. 162, fig. 4. 
« Le ossa essendo friabilissime ed in parte nascoste nella marna, non mi è stato 
« possibile studiarle con dettaglio sufficiente per arrivare ad una generica determi - 
« nazione: tuttavia puossi dire dalle proporzioni generali che è un Conirostre. Mi 
« rincresce non poter meglio rispondere alle questioni che Voi m'indirizzate, ecc. 

Il Milne-Edwards adunque conferma la determinazione e le riserve espresse nel- 
l'opera sua ed io lamentando che lo stato del fossile ci obblighi a fermarci a quel 
punto mi limito per ora a segnalare la presenza di un piccolo Uccello Conirostre 
negli schisti di Licata. 

V. 

Uccelli fossili del Pliocene Toscano. 

Il Cuvier e, sulla sua autorità, altri paleontologi affermarono la presenza di 
Ornitoliti nel pliocene Valdarnese ; pare tuttavia che, se realmente nel passato e nel 
principio del presente secolo si trovarono di tali avanzi, essi andarono perduti in 
seguito, oppure: che realmente non se ne trovarono mai e che l'asserzione del Cuvier 
basata non sulla diretta osservazione ma su semplici informazioni, sia da ritenersi 
come inesatta. Per contro da pochi anni riusc'i al Prof. C. d'Ancona di arricchire 
di tali avanzi, trovati appunto nel Pliocene toscano, il Museo di Firenze. 

Quattro sono le località plioceniche che abbiano fornite reliquie di uccelli di cui 
tre valdarnesi cioè : Montecarlo presso San Giovanni Valdarno, la seconda Ln Strette 
presso Terranova e la terza il Tasso , tutte in provincia d'Arezzo. Le ossa trovate 
in queste tre località provengono dal Pliocene lacustre. 

La quarta località toscana che fornì reliquie (questa volta dal Pliocene marino) 
è Orciano Pisano in provincia di Pisa e nella valle della Fine. 

Le ossa fossili ornitiche (tutte isolate) trovate in queste località sono in tutto 22 
cioè: 17 trovate a Montecarlo, 1 alle Strette, 1 al Tasso, 3 ad Orciano. Queste 22 
ossa raggruppai in sei specie diverse, cioè : tre specie di Palmipedi di cui due trovate 
a Montecarlo, una delle quali (la maggiore) è pur rappresentata alle Strette, ed 
una trovata ad Orciano ; due specie di Gralle rappresentate una da una delle ossa 

Serie II. Tom. XXXVIII. a' 



194 CONTRIBUZIONI ALLA 0RN1T0LIT0L06IA ITALIANA 

trovate ad Oreiano Pisano l'altra dairosso del Tasso; una specie di rapaci diurni 
rappresentata dal terzo osso di Orciauo Pisano. Esse sono; 

1. — Fuligula aretina Nob. 

Di questa specie si hanno otto ossa isolate trovate a Montecarlo, che sono: 

1° il Tarso-metatarseo destro, 

2" porzione del corpo del Femore sinistro , 

3° il Condilo inferiore esterno del Femore sinistro. 

4° la porzione mediana della Forchetta o del sistema delle Clavicole, 

5° porzione del corpo del Cubito sinistro, 

6° porzione prossimale del Metacarpale sinistro, 

7° la 5"? Vertebra Cervicale, 

8" la penultima Vertebra Cervicale. 
Inoltre spetta a questa specie l'unico osso trovato alle Strette e che è un altro 
Tarso-metatarseo destro uguale a quello del N. 1. 

Di tutte queste ossa ho dato la descrizione, l'esame comparativo e le figure in 
una nota monografica degli Uccelli fossili toscani conservati nel Museo di Firenze 
che trovasi ora iu corso di stampa, facendo parte delle contribuzioni alla Paleontologia 
del bacino Valdarnese del Prof. C. d'Ancona (l) il quale gentilmente mi favoriva 
le ossa fossili in comunicazione. Ciò mi dispensa dal ripetere e per questa e per le 
cinque seguenti specie ed illustrazione e figure, limitandomi qui alla enumerazione 
delle specie riscontrate e delle parti a ciascuna specie spettanti e ad una sommaria 
esposizione delle loro particolarità. Qui adunque mi basta constatare come questa 
prima specie di Fuligula presentasse anche (nella forma della Porchetta) qualche par- 
ticolarità ricordante il genere Anas s. str. e raggiungesse presso a poco la statura 
della Fuligula fusca. 

2. — Fuligula sepulta Nob. 

Di questa specie si hanno nove ossa isolate tutte trovate a Montecarlo: sono: 

1" l'ultima Vertebra Cervicale, 

2° una delle prime Coste Vertebrali di destra, 

3° la Forchetta, 

4° il Coracoide sinistro, 

5* il Cubito sinistro, 

6° il Cubito destro, 

7° il Radio sinistro, 

8° il Metacarpale sinistro, 

9° il Metacarpale destro, 
in complesso con egual numero assoluto di ossa un minor numero di parti rappre- 
sentate (e queste di minor importanza) che per la specie precedente. 



^1) Ann. del R. Ist. di Studi superiori di Firenze. In-8*, con 30 figure. Firenze 1887 



DEL DOTI. ALESSANDRO PORTIS 195 

Anche questa specie venne descritta nelle contribuzioni del D'Ancona alle quali 
rimando il lettore, accontentandomi di ricordare come essa raggiungesse una mole 
assai minore della specie precedente. 

3. — Fulica? sp. {Pisana Nob.). 

È rappresentata da un unico osso trovato ad Orciano Pisano : un'Omero destro 
mancante di tutta la testa articolare prossimale e di porzione del corpo dell' osso. 
La sua descrizione e figura trovasi con quella delle due specie precedenti, qui mi 
limito a dire che la fulica di Orciano deve essere assai più piccola della Fulica atra. 

4. — Numcnius sp. (Pliocaenus Nob.). 

Fi rappresentato da un unico frammento di osso, una porzione distale di Cubito 
destro trovato al Tasso in Valdarno. Tale frammento concorda assai bene sia nella 
forma generale e nelle particolarità dell'articolazione, come nel volume assoluto col 
Cubito della specie vivente Numenius arcuatus. 

5. — Falco sp. (Pisanus Nob.). 

È ancora rappresentato da una porzione distale di Cubito , il Cubito sinistro, 
trovata ad Orciano Pisano e le cui particolarità di struttura come la forma generale 
ricordano molto bene la parte omologa del Tinnimculus aluudarius col quale press'a 
poco concorda pure nel volume. La succinta descrizione di questo e del precedente 
frammento e le loro figure, trovansi con quelle delle specie precedenti nello accen- 
nato lavoro. 

6. — Uria ausonia Nob. 

È rappresentata dalla metà distale di un Omero sinistro trovato in deposito marino 
ad Orciano Pisano. Quest'Omero concorda assai bene per caratteri e dimensioni con 
quello àeWVriu rhingvia Brt-nn, anche dietro esame del Prof. Woodward. Anche per 
questa specie, per la sua descrizione e figura, vedi il citato lavoro. 



VI. 

Uccelli sovrapliocenici di Palermo. 

11 Sig. Dott. Antonio De Gregorio or sono due anni nello scavare un pozzo 
nelle vicinanze di Palermo, dopo aver raggiunta la profondità di 28 metri dal suolo 
ed esser passato sotto al Tufo Postpliocenico . trovò un letto di argilla nella quale 
rinvenne alcune conchiglie paludicole e pochi e minuti frantumi di ossa da lui ac- 
curatamente raccolti e conservati. 

In mezzo a questi ultimi riuscii a constatare la presenza di un piccolo Roditore 
e, ciò che può interessate pel presente lavoro, anche quella di Uccelli. Gli avanzi però 



196 CONTEIBUZIONI ALLA ORNITOLITOLOGU ITALIANA 

riferibili a questa classe non servono ad altra determinazione più precisa, il frammento 
più considerevole non presentando che porzione dell'estremità articolare prossimale 
di un Omero destro (la Testa articolare, la Gola Articolare, traccia del Trocantere 
esterno) e gli altri essendo affatto insignificanti. Non è possibile ripeto con questi soli 
avanzi tentare anche un solo lontano ravvicinamento , essi servono per ora soltanto 
a constatare la presenza di Uccelli nei terreni immediatamente sottostanti al Tufo 
Postpliocenico di Palermo. 

VII. 

Uccelli della stazione preistorica o dosso di Castello 

nel Trentino. 

Subito dopo la pubblicazione della prima parte delle pre.senti contribuzioni, il 
Prof. Sordelli di Milano, mi segnalava la presenza di avanzi di Uccelli nello spoglio 
della Stazione preistorica di Castello, sita sovra un piccolo dosso in prolungamento 
del Monte Baldo su quel di Tierno, assieme ad avanzi di Capra, Sus, Bos e Cervus, 
e ad avanzi dell'umana industria neolitica e del bronzo (1). Avendo egli potuto 
avere per qualche tempo in comunicazione lo spoglio fattosi della caverna stessa potè 
riconoscere che di Uccelli non vi era altro residuo che una Falange di Ala della quale 
eseguì subito un modello che gentilmente mi inviava e che mi servì perfettamente 
per riconoscere trattarsi della prima Falange dell'Ala destra di un grosso Ardeide e 
probabilmente della stessa Ardaea cinerea, colla corrispondente falange della quale cor- 
risponde abbastanza bene per le dimensioni in generale e per la maggioranza delle 
dimensioni parziali, non differendone che leggermente per una alquanto maggiore esten- 
sione della faccia anteriore, differenza così poco notevole e cosi poco importante per 
la posizione dell'osso nello scheletro che credo poteria trascurare ed ascrivere diret- 
tamente l'individuo da cui proviene questa falange alla specie: Ardaea cinerea. 
La falange della Stazione di Castello misura 44 mm. di lunghezza. 



Vili. 

Uccelli del Buco della Volpe sopra Rovenna (Lago di Como). 

Grazie ai buoni uifizi dell'or ricordato Prof. Sordelli ottenni in istudio dal 
Museo Civico di Milano una piccola collezione di avanzi ornitici stati raccolti nella 
Breccia stalattitica del Pertur/io della Volpe assieme a residui di Micromammiferi e ad 
avanzi dell'umana industria. 

Lo studio delle ossa trovate mi ha condotto alla constatazione in quella località 
di almeno 13 generi con poco maggior numero di specie appartenenti agU ordini 
dei Passerini, dei Kapaci notturni, dei Colombini e dei Gallinacei. 



(t V. P. Orsi, Nuove note di paletnologia trentina, 1885. 



DKL nOTT. ALESSANDRO PORTIS 197 

Eccone la lista colla indicazione delle ossa trovate pei' ciascuna specie. 

Passerini. — 1. Emheriza miliaris? Omero destro e sinistro. 
» 2. Passer sp. Omero destro, Mandibola. 

» 3. Alauda arvensis, Cubito sinistro. 

» 4. Accentar alpinus? Omero sinistro, Mandibola. 

» 5. Sylvia luscinia, Tarsometatarsale destro. 

» 6. Turdus musicus, Coracoide sinistro. 

» 7. Turdus pilaris? Omero destro e sinistro, (jubito destro. Me- 

tacarpale sinistro. Ramo Mandibolare destro e sinistro, 

Mascella. 
» 8. Pica caudata, Metacarpale sinistra. 
» 9. Upupa cpops, Omero destro. 
» Vertebre Sacrali ed Ossa Iliache di Fringillidi di piccole 

dimensioni. 
Rapaci. — 1. Stn'.i; flamnica, Tibia destra. Metacarpale sinistro. 
CoLOMBiKi. — 1. Columba palumbus, Tarsometatarsale sinistro. 
Gallinacei. — ]. Lagopus mutus . porzione anteriore della Carena Sternale. 3 

Cubiti destri ed uno sinistro, Metacarpale destro. 
» 2. Perdix cinerea, Tibia destra, Metacarpale destro, Mandibola. 

» 3. Gallus Bankiva (familiaris), 2 Tibie sinistre, 2 Tarso-metatarsei 

di cui uno spettante al Maschio ed uno. alla Femmina. 

il primo sinistro il secondo destro. Ramo Mandibolare 

sinistro (1). 

La presenza della maggior parte dei Passerini trovati nella breccia del Pertugio 
della Volpe è facilmente spiegabile colla contemporanea presenza della Strix flammea. 
I Colombi e i piccoli Gallinacei possono avervi cercato volontariamente un asilo , e 
qualcuno fatto il nido, e il (ìiiUo, che dal Tarso-metatarseo raccolto, deve essere stato 
grandissimo e pari in mole a (juello delle più grosso razze conosciute, si spiega fino 
ad un certo punto colla presenza dell'uomo o quale abitatore dell'antro o posteriore e 
più civilizzato, stabilito nelle vicinanze ed allevatore di grossi pollami. 

IX. 

Uccelli della Torbiera della Cataragna. 

Debbo ancora alla gentilezza del Prof. Sordelli di aver potuto studiare gli 
avanzi ornitici stati rinvenuti fino al d"i d'oggi nella torbiera della Cataragna presso 
Solferino della Battaglia nell'anfiteatro morenico del lago di Garda. 



(1) Informazioni successive del Prof. Sordelli, pervenutemi in tempo, tolgono affatto ogni impor- 
tanza alla pre.seate specie (Gallus Banhiva fam.), inquaotochè essa, anziché nel Buco della volpe, venne 
incontrata nella Caverna di Laglio (Lago di Como), ma non già dal deposito ad Vrsus spelaeus, che 
ha resa celebre quella caverna, bensì dal deposito superficiale. Per le altre specie vale la provenienza 
indicata nel testo. 



1^8 CONTRIBUZIONI ALLA ORNITOLITOLOGIA ITALIANA 

Lo spoglio ili questa località consiste iu tre sole ossa di cui uno. cioè una Tibia 
sinistra lunga 29 1! millimetri, spetta alla Gnis cinorea. 

Le altro due ossa, cioè una Tibia destra lunga 113 mm. ed un Òmero ancora 
destro lungo 75 mm., spettano ad una stessa specie e forse ad uno stesso individuo 
di Fulica atra. 

Queste ossa vennero trovate assieme ad avanzi (neolitici) della Umana Industria, 
a reliquie di Sm scrofa (var. paìustr/s ?) ed a resti di Chelonii di Palude, materiali 
tutti conservati nel Civico Museo di Storia Naturale di Milano al quale provennero 
col dono Sala. 



X. 

Uccelli di Breccie e depositi quaternari toscani 

conservati nel Museo di Pisa. 

Nelle Collezioni geologiche del Museo di Pisa conservansi i seguenti avanzi ornitici 
clie grazie alla squisita cortesia del Prof. Sen. Meneghini e del Dott. Vittorio Simonelli 
potei avere in comunicazione e studiare a Torino. 

1. — Uccelli della lignite di Magliuno (Toscana). 

Questa lignite probabilmente quaternaria ha fornito oltre ad avanzi di piccoli 
mammiferi anche, a quanto mi fu dato riconoscere in una fuggevole osservazione, qualche 
ossicino lungo (delle ali) di Uccelli probabilmente passerini. 

2. — Uccelli della Miniera della Polveriera 
(Monte Argentaro). 

La breccia ossifera di questa caverna oltre a copiosi avanzi dell'Uomo ed Umana 
Industria di Mammiferi e di un grosso Batrace ha fornito nove ossa di Uccelli : di 
queste abbiamo ; due Tibie di Corvidi , un Omero sinistro di Upupa, una Tibia destra 
di piccolo Eapace diurno, due Omeri destri di Colombini, due Cubiti destri di Colombini, 
un frammento di osso del Bacino indeterminabile. 

3. — Uccelli della breccia ossifera di Oliveta presso Verruca 

(Monti Pisani). 

In questa breccia ricca di avanzi di Mammiferi quaternari di ogni mole si 
riscontrò pure una prima Falange alare sinistra che attribuii ad un Palmipede , un 
Femore sinistro di un Passerino della grandezza di un Turdus merula ed un frammento 
di osso lungo che potrebbe provenire da una Tibia di un qualche grande Uccello in- 
determinabile (della mole di un Tacchino). 



DEL IiOTT. ALESSANDRO PORTIS 199 

4. — Uccelli dell' Isola Pianosa 
(Caverna di Cala Giovanna). 

In alcuni piccoli antri conosciuti alla periferia di quest'Isola e che contengono 
materiali organici depositati posteriormente a quanto pare alla formazione delle breccie 
si riscontrarono e si conservano a Pisa una quindicina di ossa di Uccelli fra le (^uali 
sei appartengono a Colombini di varia mole e sono: un Femore destro, due Coracoidi 
destri, un Omero destro ed uno sinistro ed un Cubito sinistro : le altre appartengono 
ad Uccelli di altri ordini e sono : fra i Rapaci : un Cubito destro, un Coracoide ed 
un Tarso-nietatarseo pure destri di piccolo Falco ; fra i Passerini un Femore ed un 
Omero sinistri ed un Cubito destro di un Turdide ed un Cubito sinistro di un Corvide ; 
fra le Gralle: un Tarso-metatarseo destro ed un Omero destro di un Caradriide ed 
un Omero destro di altro più piccolo. 

A proposito dell'Avifauna di quest'isola debbo rettificare un errore in cui non 
per colpa mia sono caduto scrivendo la prima parte delle presenti contribuzioni. In 
quella, a pagina 25 (paginatura speciale), ricordavo la falange ungueale di Rapace 
diurno segnalata dal Gastaldi che egli credeva provenire dalla Pianosa e che invece 
potei sapere con sicurezza provenire dalla Breccia ossifera dell'Isola d'Elba. Non si 
tratta quindi che di trasportare la presenza della specie a cui l'osso appartenne dall'una 
all'altra località. La specie del resto le ha, come eminentemente volatrice, certamente 
entrambe visitate. • 



XI. 

Uccelli della Terramara del Castellacelo 

(Imolese). 

Il Comm. Scarabelli-Gommi-Flamini oltre alle Ornitoliti del Sinigagliese mi favori 
per istudio quanto egli trovò di avanzi ornitici fossili (subfossili) nella Terramara del 
Monte del Castellacelo presso Imola. Anche questi avanzi sono naturalmente accom- 
pagnati da avanzi della Umana Industria ed appartengono a specie viventi e comuni. 

Le ossa raccolte sono in tutto in numero di sei, cioè: tre Tibie di cui due una 
destra ed una sinistra spettanti a due individui adulti di diversa mole, ed una terza 
ad un individuo assai giovane, di Galline ; abbiamo in seguito : due Tarso-metatarsei, 
pare di Galline, entrambi destri e che potrebbero corrispondere ai due diversi individui 
adulti indiziati dalle due Tibie di cui sopra. 

Infine abbiamo un grande osso destro del Carpo e che ho potuto riconoscere 
appartenente allo Anser segetum. 



200 CONTRIBUZIONI ALLA OENITOLITOLOOIA ITALIANA 

Xll. 
Uccelli della Valle della Vibrata. 

Il Prof. Pellegrino Strobel nella sua nota : Avanzi di Vertebrati preistorici 
della Valle della Vibrata inserta nel Boll. d. Paletn. Itak, Voi. XII, fase. 9-10, 
pag. 163-170, 8", 1886, recentemente pubblicato, esponendo il risultato delle sue 
determinazioni sugli avanzi di Vertebrati di questa, sotto il rapporto paletnologico, 
famosa valle, segnala pure la presenza di Uccelli e ricorda (pag. 166): 

« Ossa cilindriche senza le estremità articolari , quindi indeterminabili : ve ne 
« sono tanto di giallognole quanto di brunastre. Ossa classilìcate : 

« Palmipede, Osso coracoideo ed Omero: brunastri. 

« Gallinaceo, Osso coracoideo ; giallognolo » . 

Pervenuto al fine del mio lavoro, stimo a proposito il dare in una tabella il 
complesso della Fauna ornitica fossile fin qui riconosciuta in Italia. In questa tabella, 
ordinata secondo le divisioni dei Terreni Terziarii proposte dal Mayer , lascierò in 
disparte le specie ti'ovate nelle caverne (e delle quali ho date le liste e vecchie e 
nuove tanto verso il fine della prima parte quanto della seconda delle presenti con- 
tribuzioni) e mi limiterò in generale a segnalare le specie che vennero riscontrate in 
piani anteriori alla Fase Glaciale. 



DEL DOTT. ALESSANDRO PORTIS 



201 



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Orciano pisano 
Valdarno 

Orciano pisano 

Valdarno 

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Orciano pisano 

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Serie IL Tom. XXXVIII. 



202 CONTBIBUZIONI ALLA ORN1TOLITOI;OGIA ITALIANA 



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ciccai). VX. .vHic b.c. dv (bvxiivo. Ctou»:>€ Oiac. fFt.>. jILolI. e ^Lott. c)xxi^ <.^ is^cyvpvo aaX\ HI . 




POLLOHERA AD. NAT. DEL 



UT. 5 ALUSSO LIA TORINO 



205 

CO^'TRIBllTO ALLO STL'DIO 



DEr 



VIZI CONGENITI DEL CUORE 



Dott. LITIO VINCENZI 



Appi: nell'ad. del 26 dicembre i886 



Lo studio dei vizi congeniti del cuore fu sempre un argomento del più vivo 
interesse per gli anatomo-patologi. Uno sguardo all' opera pregevolissima del Tarutìi 
Sulle anomalie congenite e sulle anomalie del cuore, ci fa conoscere come nume- 
rosissimi sono i lavori a questo proposito, molteplici e svariate le teoi-ie emesse per 
trovare la causa delle deviazioni le più differenti dallo sviluppo fisiologico del cuore. 
Pertanto l'argomento è stato tutt' altro che sviscerato e presenta ancora una serie 
di questioni , che attendono una soluzione scientifica , seria , precisa. La ragione per 
la quale molte teorie sono rimaste quasi semplici ipotesi, devesi al fatto, che l'em- 
briologia del cuore era ancora avvolta nell'oscurità; e che oggi stesso dopo i lavori 
in ispecie del KoUiker, Ecker, Linden, Rokitansky, His, presenta qualclie punto, se 
non oscuro almeno assai incerto. Se il Rokitansky nella sua opera Die drfectc der 
Scheidewande des Hemens, ci dà ragione ad esempio della ristrettezza «Iella polmonare 
del suo cono arterioso, della ristrettezza in alcuni casi dell'aorta, della posizione 
anomala di questi due vasi, della trasposizione dei vasi arteriosi e in modo davvero 
tanto ammirabile quanto preciso, devesi appunto al fatto, che egli è partito da co- 
noscenze esatte sia sullo sviluppo del setto ventricolare, che del sephim frunci , per 
potere rendersi conto delle anomalie prese in esame. 

Però se dal Meckel al Rokitansky si è fatto un grande progresso in questi studi , 
è indubitato che molte ancora sono le incognite a risolversi, e che molte ipotesi ri- 
tenute da alcuni per fatti veri, constatati, debbano essere comprovati da studi ulteriori 
per essere accettati come tali in questa importantissima parte della teratologia. 

Non è mia intenzione di riassumere qui i lavori migliori pubblicati in proposito 
dell'embriologia e della teratologia del cuore: solo volendo accennare per sommi capi 
a questi studi , finirei per comporre un grosso volume, nel quale le mie osservazioni 
entrerebbero come un'appendice, e non già come la parte essenziale del lavoro stesso. 
Mi riferirò quindi a questo o a quell'altro autore, quando una questione per essere 
risolta con chiarezza, richieda di ricordare le teorie emesse a quel proposito. 



206 CONTRIBUTO ALLO STUDIO ]IE] VIZI CONGENITI DEL CUORE 

Incomincierò da un caso, che certo presenta un interesse grandissimo sia dal lato 
clinico che anatomo-patologico, e cho io stesso potei raccogliere (1). 

Ecco la storia dell'ammalato oggetto della presente osservazione: 

Domenico Pascucci d'anni 15, contadino, nativo di Spello (Umbria) Jia i geni- 
tori viventi, sani e sei fratelli di costituzione robusta, che non ebbero mai a soffrire 
gravi malattie. La madre dice, che fin dai primi mesi di vita si mostrò di un co- 
lore moretto. Kicorda che quaranta giorni circa, dopo la nascita, una sera il bam- 
bino cominciò a gridar forte, né le fu possibile quietarlo in alcun modo per diversi 
giorni. D'allora in poi non stette mai ammalato gravemente, però il color della pelle 
e delle mucose visibili in ispecie, si fece sempre più scuro e azzurrastro. Negli ul- 
timi anni andò soggetto ad epistassi, che nell'anno scorso fu cosi grave da metterne 
in pei'icolo la vita. Non potè mai camminare a lungo, ne fare sforzi muscolari senza 
risentirne grave ambascia di respiro, tosse e cardiopalmo. 

Però mentre da bimbo questi disturbi si manifestavano di rado e solo quando 
il Pascucci era molto affaticato, negli ultimi anni comparivano appena avesse mosso 
le braccia, ad esempio nel vestirsi o fatto qualche passo. 

Andò soggetto a gravi cefalee, prevalentemente alla regione frontale. Ebbe 
sempre intelligenza viva, buon appetito, facili digestioni e grande sensibilità pel freddo. 

Il 27 settembre (84) l'ammalato fu incolto da moti convulsivi alla mano sini- 
stra. Le dita si serravano di tratto in tratto sulla palma, producendogli un dolore 
vivissimo. In prima erano il pollice e l'indice che si flettevano ritmiticamente, poi le 
altre dita insieme. Questi moti convulsivi durarono cii'ca mezz'ora, e si ripeterono tre 
volte nella notte successiva. 

La madre racconta che nella notte del 26 o 28 settembre (ben non ricorda) 
il ragazzo si mise a gridare, accusando un forte dolore all'arto inferiore di sinistra: 
non sa dire però se anche in esso si avverarono moti convulsivi. Pertanto l'amma- 
lato avverti un indebolimento notevole nell'arto superioi'e di sinistra, come in ambedue 
le gambe. Non fu più capace di vestirsi da solo, né di stringere con forza il pugno. 
Le convulsioni al braccio sinistro si ripeterono di quando in quando, ma in grado 
più leggero della prima volta. 



Fui interrogato per curarlo di quest'ultimo malore, e non già per la malattia 
preesistente, avendo per essa consultato parecchi medici, e ottenuto da tutti la me- 
desima risposta, che trattavasi di malattia di cuore, congenita, incurabile. 

Esame generale. 

Quando l'ammalato trovasi a letto, decumbe supino, leggermente inclinato sul 
fianco destro, e con la testa alquanto sollevata. La tinta della cute è bruno-azzurrastra, 
le mucose visibili sono cianotiche in sommo grado, le dita delle mani finiscono a clava. 

(1) Questo caso venne già descritto Vedi Archivio delle Scienie Mediche, voi IX, >i. 13\ nia non 
ru svolta la parte anatomo-patologica, che io breve ed inesattamente; ho creduto quindi utile di ri- 
portarlo qui per esteso. 



PEL BOTT. r.lVIO VINCENZI 207 

Se lo si fa alzare e camminare si osserva die il passo è incerto e tende a 
cadere sulla gamba sinistra. È incolto da tosse, si fa nero in viso e diventa dispnoico. 

La teniperatui'a il '6 ottobre alla sera fu di :38"5. Si ebbero 18 respirazioni al 
minuto, quando l'ammalato era quieto e a letto; 40 allorché ebbe camminato nella 
stanza per ([ualche tempo. 11 polso è regolare, abbastanza ampio: l'arteria poco tesa. 
Dà 80 pulsazioni al minuto, giunge però talora sino a cento. 

Capo. — Ben conformato, brachicefalo, fisionomia intelligente. Accusa cefalea 
frontale, insistente grave. Congiuntive assai iniettate. Agli organi dei sensi nulla di 
notevole, salvo un'iperemia forte alla papilla ottica, e alla membrana del timpano. 
Le pupille si mostrano un poco dilatate, ma eguali. La lingua è cianotica, cos'i pure 
le gengive e l'ugola. 

Collo. — Si osserva una pulsazione al giugulo, e le vene giugulari esterne, in 
ispecie la sinistra, sono evidentemente pulsanti. Le vene del collo risultano in modo 
cospicuo, (juando l'infermo tossisce. Comprimendo la carotide non scompare l'ondu- 
lazione nella giugulare, e palpasi sulla giugulare esterna una vera pulsazione. Questa 
permane premendo sulla parte periferica del vaso, e coincide alla sistole ventricolare. 
All'ascoltazione della giugulare interna di sinistra sentesi un rumore sistolico, che talora 
assomiglia a un primo tono sdoppiato. A destra si rileva lo stesso fatto, però meno 
intensamente. Alle carotidi si ha: il primo tono prolungato; il secondo metallico. 

Torace. — Misura centimetri 70, pigliando la circonferenza sulle papille mam- 
marie. La parte destra supera di mezzo centimetro la sinistra. Anteriormente si os- 
serva un leggero sollevamento dalla prima alla terza costa sul torace destro L'escur- 
sione respiratoria è ampia, maggiore però nella sezione sinistra del torace. Il tipo 
della respirazione è costo-addominale. Non vedesi ove battasi la punta del cuore; 
però quando l'ammalato lia fatto qualche sforzo, vedesi il battito un po' all'infuori 
della papilla mammaria destra. 

Alla palpazione sentesi il fremito vocale piuttosto rinforzato in specie a sinistra. 
Quando l'infermo è a letto, quieto, non si palpa alcun fremito sulla regione precor- 
diale, però Ijasta un leggiero movimento, o l'avere camminato alcun poco, perchè 
risalti un fremito, ascendente, coincidente col primo tono, alla .xifoide. L'urto del 
cuore è assai esteso, però il massimo di intensità dell'ictus si palpa al .5° spazio in- 
tercostale destro all'infuori della papilla mammaria. 

Alla percussione si ha: suono chiaro in tutto l'ambito polmonare, leggermente 
timpanico anteriormente a sinistra. Battendo sulla parasteruale destra si trova leggera 
ottusità fin dalla 2" costa, che si protende facendosi assoluta sino alla 6'; poi si so- 
stituisce un suono leggermente ipofouetico sino a un dito trasverso sotto l'arco costale. 
Sulla mammillare destra: ottusità assoluta dalla 2" sino alla 6" costa, poi ipofonesi 
timpanica sino al margine libero delle coste. Sullo sterno: ottusità all'inserzione della 
2" costa, e che si prolunga sino alla fossetta xifoidea. Sulla parasteruale sinistra: 
leggera ottusità dalla 2" costa al 5" spazio intercostale, poi ottusità completa tino al 
margine costale. Alla mammillare sinistra: suono cliiaro, leggermente timpanico fino 
alla 6' costa, poi ottusità completa sino al bordo libero delle coste. Rimane limitata 
perciò uu'area di ottusità che dal lato destro si estende sino alla linea mammillare; 
al lato sinistro oltrepassa di un centimetro il margine sternale. 



208 CONTRIBUTO ALLO STUDIO DEI VIZI CONGENITI DEL CUORE 

Cercando di delimitare Tottusità cardiaca, né riescendo in alcun modo a segnarla 
sul torace sinistro, ajìplico la percussione metodica sulla sezione destra. Trovo che il 
diametro verticale battendo sulla parastei'nale, si estende dalla 2" alla 6" costa e 
misura 7 centimetri e mezzo. Il trasverso, preso sulla 4^ costa, da due centimetri al- 
l'infuori del margine sinistro dello sterno va sino al capezzolo destro e misura 10 
centimetri. L'obliquo dall'inserzione sternale della 2' cartilagine destra sino alla punta 
è pure di centimetri dieci. Congiungendo le estremità di questi diametri, risulta 
uu'ai'ea d'ottusità a figura conico -allargata. La forma del cuore presentasi perciò al- 
quanto modifii;ata, in ispecie per l'aumento dei diametri obliquo e trasverso. 

Lo spostamento a destra dell'area cardiaca è totale, quindi oltre al fatto del- 
l'ictus percepito al 5" spazio intercostale destro, troviamo nella percussione un altro 
dato per ammettere umi vera destrocardia. 

All'ascoltazione ti'ovasi il murmurc vescicolare normale: più forte in tutto l'am- 
bito polmonare sinistro. Ai cuore si ha: alla xifoide il 1" tono sostituito da un soffio; 
il 2° tono, debole. Al 5° spazio intercostale destro, all'infuori della papilla : il 1° tono 
prolungato, il 2" netto. All'inserzione sternale del 2 " spazio intercostale sinistro : il 
1" tono netto ma prolungato, il 2" debole. All'inserzione sternale del 2° spazio in- 
tercostale destro: il 1° tono normale, il 2° metallico. 

Addome. — All'ispezione nulla di notevole, salvo un leggero sollevamento del- 
l'ipocondrio destro. 

Non potei mai fare un esame completo, scrupoloso dell'addome, per ciò che 
l'ammalato ogni qual volta mi accingevo ad esaminarlo, piangeva, cercava di coprirsi 
accusando gran freddo, uè si voleva adattare a stare nelle posizioni necessarie per 
la palpazione e percussione del ventre. Ad ogni modo riescii a segnare le seguenti linee 
di ottusità per l'area del fegato e della milza. 

Lasciando da parte i risultati della percussione sulle linee parasternale e mam- 
millare, già su menzionati, trovai che : all' ascellare anteriore sinistra, si aveva ottu- 
sità assoluta alla 7" costa, e che continuavasi sino al margine libero delle coste ; 
all'ascellare media sinistra, ottusità dall 8' sino al margine costale: all'ascellare po- 
steriore: lo stesso risultato. — A destra : sull'ascellare anteriore leggera ottusità dalla 
7" costa al margine libero delle coste. Facendo la percussione un po' forte all'ipo- 
fonesi sostituiva un timpanismo alto. All'ascellare media: ottusità all'S^, alla poste- 
riore alla 9" e in amendue andava scemando avvicinandosi al margine costale. Anche 
sulla media all'ipofonesi sostituivasi un suono timpanico, quando la percussione si 
eseguiva con forza. 

Da queste linee di ottusità risultò che il fegato era certo situato uìV ipocondrio 
sinistro f e un po' ingrandito. 

L'ottusità circoscritta riscontrata nelle linee ascellari media e posteriore di destra, 
mi fece ammettere che la milza fosse pure trasposta, però non riuscii a segnarne i 
diametri rispettivi. 

All'ipocondrio destro sino a tre dita traverse al disotto del margine costale, si 
potè limitare un'area di un suono timpanico, che fece dubitale fosse data dallo stomaco. 
Ogni incertezza fu tolta, quando con la propinazione all'ammalato di cartine efferve- 
scenti, si potè constatare che lo svolgersi del gas avveniva appunto all'ipocondrio destro. 



PEI, DOÌT. LIVIO VINCENZI 209 

Arti. — L'arto superiore sinistro possiede minor forza del destro. L'ammalato 

non sa stringere che lievemente le dita sulla palma. Gli arti inferiori reggono male 

la persona, ijuando il ragazzo si prova a camminare da solo. Il sinistro è assai più 
debole del destro. 



Defecazione normale. Urine in (juantità di circa un litro nelle 24 ore, limpide, 
non troppo colorite. Densità 1018, acide senza albumina. Nulla di speciale all'esame 
microscopico. 

La sera del 4 e 5 ottobre trovai leggera febbre. La temperatura oscillò fra 38^3 
e 3 8" ti. Cefalea insistente. 

La mattina del <J potei assistere ad un attacco convulsivo dell'arto superiore 
sinistro. Una convulsione clonica, interessante i soli muscoli flessori, faceva flettere 
l'avambraccio sul braccio, e le dita sulla palma della mano. Durò cinque minuti. 
L'infermo conservò perfettamente la coscienza, ne presentò alcun altro fenomeno per 
parte di altri distretti nervosi. 

Il (J e il 7 stette senza febbre, abbastanza disinvolto. Alla sera del 7 com- 
parve una contrattura al bicipite e ai flessori dell'arto superiore sinistro. L'infermo 
non può estendere l'avambraccio ne le dita. Cammina a stento e sente maggiormente 
debole l'arto inferiore di sinistra. 

8 ottobre. Contrattura ai muscoli flessori dell'arto inferiore sinistro. 11 piede è 
in posizione del piede equino, la gamba è flessa sulla coscia. Kiflessi tendinei piut- 
tosto aumentati. La sensibilità tattile e dolorifica è alquanto diminuita negli arti di 
sinistra. Mai nulla nel campo di distribuzione del facciale. 

9 ottobre. Temperatura 37''5. Cefalea frontale gravissima. Le dita della mano 
sinistra sono estese. Permane la contrattura del bicipite e dei muscoli flessori della 
gamba. 

10 ottobre. L'ammalato piange sempre per la forte cefalea. E apiretico. 

1 1 ottobre. Con l'applicazione di due mignatte alle apofisi mastoidee si ottiene 
una leggiera diminuzione della cefalea frontale. L'ammalato non cerca di alzarsi da 
letto : decumbe sul fianco destro, e si tiene colle mani la fronte tentando di alleviare 
un po' la atroce cefalea che lo tormenta. Non vuole prendere cibo. 

12 ottobre. Temperatura 37°4. Desideroso di ritornare in campagna alla casa 
paterna, dò il consenso alla famiglia di trasportarlo. — Partito da Spello, verso 
sera, dopo aver fatto un breve tratto di strada su di un carro, l'infermo sofl'rendo 
terribilmente per la cefalea, si fa trasportare di nuovo in paese, e viene accolto 
presso una parente della famiglia. — Verso la mezzanotte il Pascucci si lamentò assai 
per un vivo dolore all'articolazione coxo-femorale sinistra. Rimase in piena intelligenza 
fino alle 3 antimeridiane, poi cadde in coma e alle 4 cessò di vivere. 



Il primo fatto che colpiva osservando l'infermo si era la forte cianosi che dal- 
l'anamnesi risultò essersi avverata fino dai primi giorni della vita estrauterina e 
perciò congenita. 

Sekie II. Tom. XXXVIII. e* 



210 CONTRIBUTO ALLO STimiO DKI TIZI CONGENITI DEL CUORE 

Dall'esame semeiotico e cioè: dal polso venoso piuttosto rilevabile alla giugu- 
lare sinistra che alla destra; dall'urto della punta al o° spazio intercostale destro, 
senza nessuna causa di uno spostamento acquisito; dalla sode dell'area di ottusità 
cardiaca; dall'area timpanica dello stomaco all'ipocondrio destro, e dal rumore dello 
svolgersi del gas; dall'ottusità epatica a sinistra, formulai fin dai primi giorni, nei 
quali vidi l'ammalato, la diagnosi di inversione totale dei visceri toracici-addominali. 
Rimasi un po' in dubbio riguardo la milza, non avendo potuto precisarne l'area di 
ottusità. 

Poggiandomi sul polso venoso alle giugulari, al fremito ascendente sistolico alla 
xifoide, al soffio sostituente il 1" tono al focolaio della tricuspide, ammisi V insuffi- 
cienza tricuspidaìe. 

Riguardo la questione, se l'insufficienza fosse primitiva o secondaria, non avendo 
potuto raccogliere alcun dato per ammettere una cpialsiasi alterazione sia alla pol- 
monare, o al cuor sinistro, dovetti ammetterla primitiva, quale vizio congenitale. 

Se l'alterazione della valvola tricuspide non era per se sola sufficiente a dare 
la cianosi in cos'i alto grado, quale si osservò nel Pascucci, e dovevasi ammettere 
un'altra alterazione o vizio di conformazione ad es. o nel setto auricolare o nell'in- 
terventricolare, io non volli però pronunciare alcun giudizio in proposito non avendo 
dall'esame semeiotico raccolto alcun dato speciale su cui fondare una diagnosi sicura. 
Altro fatto interessante a considerarsi si era Vemipìcyia convalsim insorta per 
ultimo nell'infermo. La mancanza della paralisi facciale, l'ineguale intensità della pa- 
ralisi, l'insorgere degli spasmi, della contrattura a singoli gruppi muscolari, l'accesso 
convulsivo presenziato all'arto superiore sinistro, e che non può a meno di conside- 
rarsi quale epilessia di Jackson, la cefalalgia vivissima e in ispecie a destra, furono 
i criteri che mi indussero a localizzare la lesione alla corteccia rlell'emisfero cerebrale 
destro, e più propriamente alla circonvoluzione frontale ascendente. 

Riguardo la natura dell'alterazione avveratasi nel cervello, rimasi alquanto in- 
certo, non risultando chiara dal decorso della malattia. Dalla cefalalgia, dalla febbre, 
dal presentarsi dell'emiplegia a poco a poco, si capiva che nella circonvoluzione cen- 
trale anteriore di destra si doveva essere formato un focolaio distruttivo. Ma quale 
dovevane essere stata, la causa? Un'emorragia grave non poteva per certo ammettersi, 
e neanco un embolismo. La trombosi se poteva offrire la fenomenologia descritta, però 
non si sarebbe potuto trovarne la causa diretta. 11 decorso poi escludeva affatto l'idea 
di una neoplasia. Conveniva perciò tenersi alla diagnosi o di encefalite, o di una 
emorragia assai lieve, che disturbando la nutrizione del tessuto nervoso, ne avesse 
portato il consecutivo rammollimento. 

Riassumendo il diagnostico avevamo adunque : Cianosi congenita : Insufficienza 
tricuspidale; Inversione dei visceri toracici, addominali : Emiplegia convulsiva si- 
nistra da focolaio distruttivo alla corteccia della circonvoluzione frontale ascen- 
dente destra. 

Queste diagnosi cliniche, da me fatte prima della morte del Pascucci, vennero 
comunicate all'egregio dott. Muziarelli, che con un esame accurato confermò quanto 
io aveva rilevato nell'infermo. 



PEI. DOTT. LIVIU VINCENZI 211 

L'autopsia venne piaticata ;U) ore dopo la morte e risultò quanto segue: 

Cadavere lungo m. 1,^0. La rigidità cadaverica persiste alla mascella inferiore 
e agli arti inferiori. Si rivelano macchie ipostatiche nelle parti declivi del corpo. 

Capo. — Calotta cranica ovale, simmetrica, con diploe scarsa congesta. La 
dura madre aderisce fortemente alle ossa, però non presenta nulla di speciale. Poco 
sangue liquido nel seno longitudinale; ampi e sovracarichi di sangue nerastro i seni 
della base. 

Congeste le pie meningi, ciie mal si svolgono dalle cii'convoluzioui cerebrali. 

Il cervello è bene sviluppato, con circonvoluzioni normali. All'emisfero destro, 
nella porzione superiore o convessa, e propriamente alla parte media della circonvo- 
luzione frontale ascendente riscontrasi una macchia di color giallo-verdastro, della 
larghezza di una moneta da due soldi. Le pieghe della circonvoluzione ascendente sono 
appianate. Facendo una leggera pressione sentesi che la sostanza cerebrale è molle, 
cedevole, quasi fiuttuaute. 

Alla base i vasi non offrono nulla di speciale. Dalla grande scissura del Bichat 
scola una sostanza gelatinosa, di un colore verde-grigiastro e assai puzzolente. Con 
una leggera compressione sull'emisfero destro si fa escire una quantità grande di detta 
sostanza. 

All'apertura dei ventricoli, trovasi che il laterale destro, il medio sono ripieni 
dello stesso liquido puriforme : leggera quantità se ne riscontra anche nel fornice po- 
steriore del ventricolo laterale sinistro. Man mano che esce detta sostanza si forma 
una cavità nel centro ovale dcd Vieussens nella porzione anteriore dell'emisfero 
destro. La sostanza nervosa ridotta ad una poltiglia nerastra, molle, giunge sino alla 
corteccia della parte media della circonvoluzione frontale ascendente. 

Facendo diverse sezioni in senso verticale sulle parti circonvicine al rammolli- 
mento, si trova un punto ove la sostanza bianca, ben conservata di consistenza nor- 
male, presenta come un turacciolo di materia grigiastra, friabile, con sezione ovalare, 
e che si estende fino alla sostanza corticale della predetta circonvoluzione. 

Nulla di speciale ai ganglii; solo il corpo striato di destra per la compressione 
subita dalla raccolta puriforme. mostra il nucleo intra-ventricolare assai appianato nella 
superficie convessa. 

Al cervelletto, al midollo allungato, alla parte superiore del midollo cervicale non 
si riscontra alcuna lesione. 

Faccia. — La pupilla di destra è. un poco più dilatata della sinistra. 

Collo e torace. — All'apertura del toi'ace trovasi che i margini anteriori dei 
polmoni lasciano scoperta gran parte dell' area cardiaca. Non si hanno aderenze 
pleurali, ne pericardiche. Assai ampi sono i vasi della parete toracica. Persiste la 
ghiandola timo e bene sviluppata. 

Il pericardio forma un sacco a figura conica, con la base rivolta in basso e a 
destra, l'apice in alto e a sinistra. Nel sacco pericardico non trovasi liquido: vi ha 
una macchia tendinea da pericardite antica, sia sulla parte parietale diaframmatica, 
che al corrispondente foglio viscerale sul ventricolo. 

Il cuore oltrepassa di 2 centimetri il margine sternale sinistro, e occupa gran 
parte del mediastino anteriore destro , spingendosi fino ad un centimetro fuori della 



212 CONTRIBUTO ALLO STUDIO I1EI VIZI CONGENITI DEL CUORE 

papilla mammaria al 5° spazio intercostale destro. Ha una figura conica allargata, 
con la base adagiata sul diaframma (Fig. P). In alto e anteriormente sta l'aorta, 
che dopo un breve tratto ascendente verso sinistra fa l'arco a destra. Somministra 
il tronco brachio-cefalico a sinistra ; la carotide primitiva e succlavia a destra. Tro- 
vasi in rapporto a sinistra : con la porzione auricolare e cou una vena, turgida di 
sangue e che si prende per la cava discendente ; a destra : in avanti e leggermente 
in alto con un vaso, clie per la sua posizione e rapporto si riconosce per l'arteria 
polmonare ; in basso : col ventricolo, che in questo caso trovasi a destra, e dal quale 
prende origine. 

La porzione auricolare, che si vede ispezionando il cuore, senza rimuoverlo, è 
situata a sinistra della linea mediana, e in parte poggia sul diaframma. K divisa da 
un solco profondo circa un centimetro dalla sezione ventricolare. È piena di sangue 
liquido nerastro. 

La porzione ventricolare, rivolta a destra, di forma triangolare, ha superficie 
convessa e non presenta alcun solco, né l'arteria coronaria anteriore. 

Innalzando il cuore (Fig. 2"), si osserva che due vasi perforano il diaframma e 
penetrano nella porzione auricolare. La faccia posteriore è liscia e presenta l'arteria 
coronaria posteriore che divide la superficie ventricolare in due parti disuguali; tro- 
vasi cioè all'unione del quarto sinistro coi /^ di destra. 

La porzione ventricolare presenta tre mai'gini: uno a sinistra in rapporto colle 
orecchiette, della lunghezza di 5 centimetri, e tagliato verticalmente : mìo inferiore, 
quasi orizzontale e lungo 10 centimetri; uno laterale destro, convesso, che rimonta 
sino all'origine dell'aorta e misura 9 centimetri e mezzo. Su questo margine trovasi 
l'arteria coronaria anteriore. 

La porzione auricolare abbraccia la base ventricolare, rivolta in alto e a sinistra, 
ne presenta alla sua faccia superiore alcun solco. La faccia anteriore, profondamente 
scavata, ove trovasi in rapporto con l'aorta, riceve all'estremo sinistro un vaso, che 
proseguito in alto si riconosce essere il tronco brachio-cefalico venoso sinistro, indi- 
pendente affatto dal desti'O. La faccia superiore convessa, presenta 4 vasi, riuniti per 
paio, e che risultano dalle vene polmonari. Distano fra loro due centimetri e mezzo. 
Nella faccia posteriore, che si continua direttamente coll'inferiore, riscontransi due 
vasi, che vedremo esser il sinistro la cava ascendente, e il destro una vena sgvrae- 
patica. All'estremità destra trovasi una piccola auricola lunga 6 mm. e rotondeg- 
giante. All'estremità sinistra non si ha una distinta auricola, però l'orecchietta ter- 
mina con una superficie leggermente pieghettata. 

Il cuore misura nel diametro trasverso 10 centimetri. Ha 11 centimetri di altezza, 
dall'origine dell'aorta all'apice; 5 di spessore. 

Seguendo in alto l'andamento dei vasi mentre apparisce chiara l'inversione nei 
rami somministrati dall'aorta, trovasi che i due tronchi venosi bi'achio- cefalici pene- 
trano nella porzione auricolare affatto distinti, e il sinistro assai più ampio del destro, 
costeggia l'aorta, rappresentando la cava discendente, il tronco brachio-cefalico arte- 
rioso misura appena un centimetro di lunghezza. 

Fatta un'incisione sul margine destro della porzione ventricolare non esce che 
una tenue quantità di sangue liquido. Osservando la superficie interna non vedesi il 



PEL DOTT. LIVIO VINCENZI 213 

setto-interventricolare, e nemmeno verso la parte omonima della porzione ventricolare 
la valvola mitrale o vestigia di essa. Solo nella parte anteriore, penetrando coi dito 
indice s'imbocca nell'aorta, la quale tiene la direzione già indicata. Sezionando il mar- 
gine inferiore, non veJesi ne sentesi il setto interventricolare, che anzi manifestamente 
si scorge la comunicazione ampia delle cavità ventricolari (Fig. 3"). In alto e a sinistra 
vedesi una valvola, che non si sa in piima se chiamare mitrale o tricuspidale. Pe- 
netrando nel lume aortico con un taglio a V, che cominci da quello già praticato 
al margine destro, si osserva che le valvole aortiche sono affatto normali, e che l'aorta 
non presenta che una leggera placca da endoarterite all'origine dell'arteria coronaria 
anteriore. 

Praticando un altro taglio a V sulla sezione sinistra della porzione ventricolare, 
iniziandolo egualmente da quello già fatto sul margine inferiore, e arrestandolo ad 
un centimetro dall'aorta, si mette così allo scoperto la faccia interna ventricolare. La 
cavità ventricolare è unica e presenta alla sua base due orifizi; l'uno in avanti e a 
destra o aortico: l'altro in basso e all'indietro o aHricoloventricolarc 

La valvola unica (Fig. 4^), che separa il ventricolo dalla porzione auricolare, 
presenta una valvola posteriore, ampia, leggermente suddivisa, e una valvola anteriore, 
che da un lato giunge col cercine aderente fino alle valvole sigmoidee dell'aorta, dal- 
l'altra al margine inferiore dell'orecchietta. La prima è sostenuta da tendinuzzi. che 
originano da due muscoli papillari situati nella parete posteriore e da uno assai esile 
della parete anteriore. La seconda riceve filamenti da un muscolo papillare posto sulla 
parete anteriore, e da due assai piccoli situati fra le colonne carnose della parete 
posteriore. Un piccolo muscolo sulla fnccia anteriore manda un tendinuzzo all'incontro 
delle due valvole, e in esse si espande suddividendosi in piccoli fili. I pizzi di questa 
valvola presentano sulla faccia che guarda la porzione auricolare, tante vegetazioni 
irregolari, dure e della grossezza di un seme di grano e più. Dette vegetazioni danno 
un aspetto irregolare, verrucoso all'apertura limitata delle valve. Questa però si mostra 
abbastanza ampia, sì da permettere l'introduzione dell'anulare e il mignolo. 

Sulla parete interna del ventricolo, e propriamente all'estremo destro e superiore, 
in vicinanza all'origine dell'aorta, si osserva una cicatrice, larga quanto un centesimo, 
consistente, durissima al taglio. Devesi certo ad endocardite antica. 

Spaccando sulla faccia superiore e sinistra la porzione auricolare, vedesi che vi 
ha una sola orecchietta assai ampia, senza la più piccola ripiegatura, accennante ad 
un setto inter-auricolare. In essa sboccano i due tronchi brachio-cefalici, destro e si- 
nistro, le quattro vene polmonari, la vena cava inferiore, che presenta nel punto di 
sbocco assai distinta la valvola d'Eustacchio, una vena che vedremo essere una 
sovraepatica. e la vena grande coronaria. 

Sulla superficie dell'estremità sinistra della sezione auricolare si osservano delle 
colonne carnose di secondo e terzo ordine, assai sviluppate. 

Il margine ventricolare destro misura 18 mm. di spessore; il margine sinistro 13. 
Non potendo in alcun modo penetrare nel lume dell'arteria polmonare dall'in- 
terno del ventricolo, si pratica un'incisione sull'arteria sino alla sua origine. Trovasi 
che termina in un cui di sacco (Fig. 5^), ovalare e perfettamente chiuso nei suoi ''/^ 
posteriori. Nel quarto anteriore, situato al lato destro dell'aorta vedonsi due piccole 



214 CONTRIBUTO ALLO STl'DIO MEI VIZI CONfiENlTl DEL CUORE 

aperture, reniformi, ilivise da un setto libroso verticale mediano. Una dello aperture 
è anteriore, l'altra posteriore; la 1" finisce a fondo cieco, la 2' comunica per un 
foro di circa 2 nini, col ventricolo nel punto ove fu notata la cicatrice da endocar- 
dite antica. Sul margine libero della piccola saccoccia posteriore (giacche le aperture 
accennate assumono l'aspetto di piccole valve) osservasi un piccolo granello duro e di 
aspetto spugnoso. Amendue i fori misurano 4 mm. di lunghezza e 3 di larghezza. 
Nulla di speciale osservasi nella superficie interna dell'arteria polmonare. 

L'orificio aortico misura 47 mm. di circonferenza; l'orificio polmonare 28 mm. 

Le pareti dell'arteria polmonare sono assai esili, misurano appena ' ., mm. di spessore. 

Dopo un tratto di 1 centimetro circa, in rapporto col margine destro dell'aorta, 

la polmonare si divide in due rami, che passando dietro l'arco arterioso, si immettono 

nei polmoni. Entio il lume della polmonare si riscontrano poche gocce di sangue. 

Nessuna anomalia nelle arterie somministrate dall'aorta; indipendenza assoluta 
dell'aorta dalla polmonare. Nell'arco aortico si osserva una piccola depressione, accen- 
nante al punto di inserzione del condotto arterioso. 

Polmoni. Sono piccoli, anemici. Tanto il destro quanto il sinistro presentano solo 
due lobi. Sezionati, non mostrano nulla di particolare. 

Addome. — All'apertura della cavità addominale esce una leggera quantità di 
siero sanguinolento. La cupola del diaframma giunge a sinistra sino al 4° spazio in- 
tercostale, a destra della 6' costa. 11 fegato oltrepassa di due dita trasverse il bordo 
costale a destra, raggiunge solo il margine costale a sinistra; l'S iliaco è situato a 
destra, il ceco a sinistro. 

Fegato. — Aumentato di molto nel suo volume. Il lobo sinistro è più grande 
del destro, che diviso in due lobi secondari assai appiattiti invadono parte dell'ipo- 
condrio destro. La cistifellea piuttosto piccola trovasi sulla linea sternale mediana, e 
dirige il condotto cistico direttamente in dietro e in basso. 

Non si considerò il rapporto fra il dotto cistico e l'epatico, ne del coledoco col 
duodeno. Innalzando il fegato si osserva che esiste solo l'eminenza porta anteriore, 
mentre manca affatto il lobo di Sp igeilo. Sul margine posteriore vedesi la cava 
ascendente, la quale perfora il fegato. Alla superficie superiore o diaframmatica os- 
servansi due vasi: l'uno continuazione diretta della cava inferiore, l'altro alla distanza 
da (]uesta di circa 6 centimetri, e che al taglio del fegato mostrasi per una sovrae- 
patica. Il fegato è assai congesto però non presenta nulla di patologico. 

Milza. — Situata dietro il lobo destro del fegato, e in direzione quasi oriz- 
zontale trovasi aumentata di volume e assai congesta. E divisa da un solco mediano 
assai profondo in due lolii distinti, l'uno dei quali esterno, l'altro interno. La capsula 
si svolge bene, la polpa splenica ò piuttosto molle. 

Stomaco. — Trovasi in ])arte dietro il lobo destro del fegato e in parte allo 
scoperto nell'ipocondrio destro. Forma una curva a concavità rivolta in avanti e a 
sinistra. Non offre nulla di siieciale, salvo una direzione assai obliqua quasi verticale. 
Invertiti i rapporti del duodeno e intestino crasso. Nella concavità descritta dalle 
porzioni del duodeno, si riscontra una massa, della grossezza di un pugno, nerastra e 
di una consistenza pastosa. Al taglio si presenta lobulata, ne si sa interpretare cosa 
sia. Nulla di speciale all'intestino. 



T'EI. DOTT. LIVIO VINCENZI 215 

Retti. — Nel destro che trovasi un po' più in alto del sinistro, riscontrasi un 
rientramento cicatriziale. In ambedue la capsula si svolge a stento; però non presen- 
tano alla loro sezione nulla di patologico. 

AH'eyanie della vescica, degli organi genitali, e della parte superiore degli organi 
respiratori, non si rileva alcuna lesione. I rapporti della trachea, dell'esofago, delle 
vene azigos, dell'aorta addominale, ecc.. sono affatto invertiti. 

Kiassumendo, dall'autopsia risultò : 

Un rammollimento alla parte media della circonvoluzione frontale ascendente di 
destra e invadente la parte anteriore del centro ovale del Vieussens ed i ventri- 
coli cerebrali, in ispecie di destra. — Trasposizione dei visceri toracici addominali. 
— Cuore con un solo ventricolo ed una sola orecchietta; endocardite nodosa alla 
valvola auricolo-ventricolare. — Atresia quasi completa dell'arteria polmonare che, 
per una piccola apertura, comunicava col ventricolo in un punto ove osservavasi una 
cicatrice da endocardite antica. — Insufficienza della valvola auricolo-ventricolare. — 
Anomalie venose. — Mancanza del lobo di Spigelio nel fegato. 



La causa della morte fu senza dubbio il rammollimento cerebrale che, origina- 
tosi nella circonvoluzione frontale ascendente destra, invase poi la parte anteriore del 
centro ovale e si estese ai ventricoli cerebrali. L'emiplegia sinistra va certamente su- 
bordinata alla lesione primitiva della circonvoluzione centrale anteriore, e non alla le- 
sione del centro ovale che rimase alterato consecutivamente e fugacemente. L'espan- 
dersi del rammollimento ai ventricoli dovette poi essere senza dubbio, la causa diretta 
della morte del Pascucci. 

Quale causa primitiva produsse il rammollimento, ne risulta chiara dall'esame 
anatomo-patologico del cervello, nò dalla storia raccolta. L'esame istologico accurato 
della parete del rammollimento e delle circonvoluzioni vicine, parmi potesse dar luce 
in proposito, tanto più che nello spessore della circonvoluzione centrale anteriore destra 
si era riscontrato come un turacciolo di materia grigiastra rammollita simulante un 
vero trombo; ma, come si vedrà in seguito, non se ne potè dedurre alcun giudizio 
certo, indiscutibile. 

Pertanto, tornando ad ammettere una diagnosi di probabilità, conviene attenersi 
all'idea che, nel Pascucci, si avverasse una encefalite graduata di breve estensione, di 
cui però la causa prima ci sfugge. 

All'esame a fresco del rammollimento, in mezzo a detriti granulosi riscontrai 
numerosissime cellule del Glùcke e molti capillari con estesa degenerazione grassa 
delle loro pareti. 

Compiuta l'autopsia, furono messi nel liquido del Miiller pezzi dei diversi or- 
gani per farne un diligente esame istologico. Convenientemente induriti e trattati con 
le comuni colorazioni dettero quanto segue: 

Cervello. — La parete del rammollimento che si spingeva sino alla pia me- 
ninge, presentavasi costituita da un connettivo giovane, risultante da cellule roton- 



216 CONTRIBUTO ALLO STUDIO PEI VIZI CONGENITI DEL CUOKE 

deggiauti e fusate. In molti punti prevalevano gli elementi fusiformi, disposti a fasci 
più o meno intrecciati e che nei loro tramezzi mostravano grosse cellule rotonde ri- 
piene di mielina. — La sostanza grigia della porzione media della circonvoluzione 
frontale ascendente destra era iiuasi del tutto scomparsa. Però, in certe sezioni, fu 
possibile trovare in mezzo al connettivo grandi cellule del Betz, parte rigonfiate e 
granulose, parte coi caratteri della sclerosi. — In vicinanza alla pia meninge si ri- 
scontrò un punto ove trovavansi numerose chiazze di pigmento sanguigno con estesa 
degenerazione calcare delle cellule nervose sottostanti. — In alcune sezioni mostra vansi 
emorragie capillari, in altre la vascolarizzazione era cosi rigogliosa da dare al tessuto 
il carattere di cavernoso. I vasi presentavano le cellule endoteliclie tumefatte e in 
proliferazione. Nelle guaine linfatiche perivascolari, in mezzo a cellule connettive gio- 
vani si avevano numerosi elementi del Gliicke e ammassi di pigmento ematico. Solo 
in vicinanza di qualche grosso vaso fu possibile vedere la uevroglia con cellule a pro- 
lungamenti rigidi e sclerotici. — Il pezzo di sezione o vaiare riscontrato fra la sostanza 
bianca dello strato sottocorticale si mostrò costituita da tibre nervose degenerate che 
fra i loro fasci tenevano numerose cellule rotonde cariche di mielina. — Nei punti 
circostanti alla parete del rammollimento, la sostanza nervosa presentavasi affatto nor- 
male. In una piega della circonvoluzione frontale ascendente, che nella sua porzione 
inferiore era profondamente alterata, si ti-ovarono numerosissime cellule piramidali gi- 
ganti o del Betz, senza alcuna alterazione. 

Nei capillari si riscontrò un'estesa degenerazione grassa. Le fibrille nervose del 
centro ovale presentavansi in gran parte degenerate, altre spezzate con molte varicosità. 

Cuore. — Nel punto di sbocco dell'arteria polmonare la cicatrice è costituita 
da un tessuto connettivo sclerosato, con infiltrazione di sali calcari. — Le vegetazioni 
della valvola auricole -ventricolare risultano di un connettivo adulto assai compatto. 
Alcune presentano alla superficie libera numerosi vasi che hanno in qualche punto 
l'aspetto delle teleangectasie. 

Polmoni, reni, fegato e milza non presentano nulla di patologico. Grave congestione 
solo al fegato e ai reni. 

La massa nerastra, daspett(j lolnilato, che si trovò fra le porzioni del duodeno, 
risulta da ghiandole pancreatiche con cellule ripiene di pigmento sanguigno, con nu- 
merose emorragie capillari ed ammassi di cristalli di ematina. 



L'esame microscopico riesci interessante per quanto riguarda la lesione recata dal 
rammollimento sia alla circonvoluzione frontale ascendente di destra, sia alle fibre 
della porzione anteriore del centro ovale. — L'avere riscontrato in mezzo al tessuto 
connettivo giovane neoformato grandi cellule nervose o del Betz, parte granulose, altre 
sclerotiche, e un'estesa degenerazione calcare degli elementi di media grandezza, ci 
conduce ad affermare che le alterazioni avvenute nelle cellule di una parte della cir- 
convoluzione centrale anteriore destra, avevano certo dovuto impedire la fisiologica 
connessione delle fibre nervose coi prolungamenti nervosi da esse somministrate. I fe- 
nomeni di convulsione e di contrattura avveratisi negli arti di sinistra, devonsi certo 



PEL DOTT. LIVIO VINCENZI 217 

subordinare alle lesioni trovate nella circonvoluzione frontale ascendente. Che poi siansi 
prima distrutte le fibre che si portano alla parte media di detta circonvoluzione o 
prima alterati gli elementi nervosi da cui si originano, a noi poco interessa. È certo 
però che dobbiamo aggiungere questo caso clinico ai tanti già descritti per convali- 
dare l'idea che nella circonvoluzione centrale anteriore si deve riconoscere una circon- 
voluzione eminentemente motoria. 

Non dimentichiamo tuttavia di notare che, se prevalenti furono i disturbi mo- 
tori, non mancò di essere lesa, e in modo cospicuo, tanto la sensibilità tattile che la 
dolorifica. 



Non credo necessario fermarmi a considerare la causa dell' insufficienza della 
valvola auricolo-ventricolare , perchè appare dal reperto ■ anatomo-patologico , troppo 
evidente. Piuttosto sarebbe a considerarsi, se le vegetazioni trovate ai margini delle 
vele di detta valvola, debbano attribuirsi ad una endocardite fetale contemporanea- 
mente sviluppatasi colle lesioni avvenute all'orifizio polmonare, o pure ad un'endo- 
cardite acquisita. Ma l'avere trovato i muscoli papillari da cui partono i tendini di 
sostegno alla valvola, bene sviluppati ; le sue vele ampie, ben conformate ; l'apertura 
da esse limitata in rapporto alla grandezza del cuore, normale ; ed altre ragioni ancora, 
fra le quali non ultima la durata della vita dell'infermo, ci dispensano dal fare una 
discussione in proposito, e ci assicurano che l'endocardite deve considerarsi, acquisita e 
a decorso lento, cronico. L'epoca del suo sviluppo non può essere precisata ; ma avuto 
riguardo all'atresia della polmonare, all'orifizio aortico normale (non dilatato) all'am- 
piezza dell'unica orecchietta, e nella quale contemporaneamente si versava sangue da 
nove vasi, alla stasi che doveva aversi nell'unico ventricolo, alla pressione sanguigna, 
perciò aumentata, ecc., siamo indotti ad ammettere che siasi verificata assai per tempo 
nella vita estrauterina. 

Ora dobbiamo venire allo studio delle alterazioni congenite, riscontrate nel cuore 
in esame. E qui una serie numerosa di questioni si affaccia alla mente dell'anatomo- 
patologo. 

A quale epoca avvenne la stenosi polmonare? L'unico ventricolo ci rappresenta il 
ventricolo destro o il sinistro ? Oppure è la primitiva cavità ventricolare ? 

La valvola riscontrata è. mitrale o tricuspidale; o è anch'essa la primitiva valvola 
interposta fra la sezione auricolare e la sezione ventricolare sinistra? 

Perchè la polmonare trovasi a destra e passa posteriormente all'aorta? (trattasi 
di destro-cardia). 

Qual'è l'alterazione avvenuta all'orifizio polmonare? La mancanza dei setti è 
subortliuata alla lesione della polmonare o affatto indipendente ? Perchè si hanno due 
cave discendenti e oltre all'ascendente una sovra-epatica ? 

Sarebbe certamente utile prima di rispondere a queste domande, di ricordare 
alcune notizie d'embriologia, ma come già dissi al principio del lavoro, io intendo qui 
di valermi di tutte le cognizioni che si hanno a proposito dell'argomento che ho 
preso in esame, ma non già di farne una rivista bililiografica. Rimando perciò il lettore 

Serie II. Tom. XXXVIIl. d* 



218 CONTRIBUTO ALLO STUDIO DEI VIZI CONGENITI DEL CUORE 

alle opere del KoUiker (1), Rokitansky (2), Marshall {■'>), Gusseubauer (4), Henle (5). 
Schmidt (6), Lindes (7), His (8). 

Abbiamo veduto come l'arteria polmonare sia affatto distinta dallaorta, e come 
nel suo fondo esistano due piccole saccocce, con aperture reniformi, della lunghezza 
di 4 mm. Ora ad un esame attento , dette s;iccocc(' si rivelano per due valvole 
sigmoidee, le quali hanno aderito fra loro pel margine libero. Questo fatto ci assicura, 
che le alterazioni avvenute all'orifizio polmonare, si avverarono solo dopo la completa 
divisione, per mezzo del sejituni trtmci, della polmonare dall'aorta, e che le piccole 
liste connetti vali, le quali portano la separazione delle due correnti sanguigne (dando 
come ci dice l'His una figura a sezione a tre raggi ad ambedue i vasi) poterono 
rimontare sulla formazione del setto, coprirsi di tunica intima, e formare le valvole 
serailuiiari. Noi troviamo adunque che fino verso il termine della 6" settimana, la 
polmonare non deve aver trovato alcun ostacolo al suo sviluppo fisiologico, e che 
l'alterazione deve quindi datare da un'epoca fetale più avanzata. 

Ma v'ha di più. Il rapporto dell'aorta colla polmonare cambia a seconda che i 
setti sono appena iniziati, o completamente formati. Difatti nel hulhus uortac noi 
troviamo che il septmi trimci decorre in avanti e a destra, volgendo cioè la con- 
vessità a sinistra e anteriormente, ed allora l'aorta trovasi a destra e un po' poste- 
riormente, la polmonare avanti e a sinistra. Solo dopo la completa formazione del 
septum ventricuìoritm, e l'incrociamento a spirale dei due vasi, l'aorta viene a dispersi 
a sinistra, cioè prende i rapporti, che essa ha nel cuore adulto 

Qui osserverò che la posizione a destra dell'aorta in un certo tempo della vita 
fetale, ha avuto nella storia dello studio dei vizi congeniti del cuore, una parte assai 
interessante, sia per la spiegazione di una serie numerosa di casi, nei quali nel cuore 
adulto l'aorta comunicava col ventricolo destro, sia per comprendere quale fosse la 
causa che induceva il cambiamento di rapporto fra le due arterie, ad una certa epoca 
della vita fetale. L'His a questo proposito ci fa conoscere, che anche nel cuore bene 
sviluppato, il setto muscolare dopo essere rimontato sino al Umbus marginalis piega 
in modo a destra, che l'aorta si incastra, per cos'i dire , nella sezione ventricolare 
destra, e le valvole semilunari, destra e sinistra, cadono appunto sul margine destro 

del setto. 

Nel caso presente la polmonare è a destra, e l'aorta a sinistra; abbiamo cioè 
conservati i rapporti di queste due arterie, come si trovano alla 6* settimana ancora 
della vita intrauterina. Però conviene osservare che non solo la polmonare è a destra 
(trattasi di destro-cardia) ma passa posteriormente all'aorta. Ora se studiamo il 



[\' KoLLiKER, Entwichelungsgeschichte des Menschen (1883). 

(2) Rokitansky, Die defccle der Scheidewf'inde des Henens. Wien, 1875. 

(3) Marshall, On the devolopmenl of Iha great anlerior veins in man and mammalia. Phil. 
Trans., 185U, t. 1». 

(4) (jussenbauer, Simon gsberichte der Wiener Akademie, Bd. 57. 

(5) Henle, Anatomie, 1876. 

6) Schmidt, Nordiskt. Medie. Arkw., Bei. Il- 

(7) Lindes, Ein Beitrag 3ur Ealwickelungsgesckichtc des Her:ens, Dorpat, Inauguraldiss. 1865. 

(8) His, Anatomie menschlicher Embryonen. Beitrdge lur Anatomie des menschlichen Heriens 
Leipzig, 1886. 



UEL DOTT. LIVIO VINCENZI 219 

rapporto della polmonare coli" aorta entro il fruncus arteriosus , alla 4* settimana 
osserviamo die nella parte inferiore, la polmonare è situata anteriormente all'aorta : 
ma in alto trovasi leggermente in un piano posteriore alla stessa. Nel caso nostro 
quindi avremo esagerata la posizione primitiva dell'arteria polmonai'e , e questo forse 
per la direzione un po' più obliqua del septuin (rìdici. 

Dai due fatti accennati siamo perciò indotti ad ammettere , che la deviazione 
dallo sviluppo fisiologico della polmonare deve essersi avverata dopo la 6" settimana 
della vita fetale. 

Ma quale fu l'alterazione che si verificò? 

Nella cavità ventricolare e propriamente a destra e in avanti dell'orifizio aortico 
noi abbiamo riscontrato una cicatrice, formata da un tessuto connettivo stipatissimo, 
sclerosato e in parte calcificato, la quale corrispondeva appunto al luogo ove si sarebbe 
dovuto trovare il conus polmonnlia. Detta cicatrice, prova sicura di una lesione infiam- 
matoria colà verificatasi, pel luogo ch'essa occupa, ci mette in grado di porre una 
relazione fra l'inceppato sviluppo della polmonare, e la qualità della lesione. Certo è 
che potrebbe dirsi, che la cicatrice è l'effetto di un endo e miocardite successiva, ad 
esempio ad una stenosi del cono polmonale, sia questa avvenuta per deviazione del 
septutn trunci, o per difetto nella parte posteriore del setto anteriore (vedi Kokytansky), 
ma a me sembra più naturale, e per nulla più ipotetica l'idea, che l'alterazione 
primitiva avvenuta nel cuore in esame, sia stata invece un'endocardite al punto 
d'origine della polmonare, ed essa non l'effetto, ma la causa della stenosi del conu^ 
pvhnonalis. 

Il trovarsi permeabile ancora il lume dell'arteria polmonare, e le pareti discre- 
tamente sviluppate, sono fatti che ci assicurano, che in prima deve essersi verificata 
una grave stenosi, consecutivamente poi la quasi completa atresia. 

Il cuore in esame possiede una sola cavità ventricolare, senza il minimo accenno 
ad un setto. Ora se noi stessimo ai lavori del Kiilliker il septmv vrnfririiJoritm si 
svilupperebbe solo alla 7' settimana, e ijuindi le alterazioni in questo caso avvenute 
alla polmonare, potrebbero avere forse preceduto la formazione del setto. Ma i risultati 
del KoUiker non vanno d'accordo cogli ultimi lavori dell' His, giacché questi dice 
che già quando appare il solco interventricolare (4" settimana) nella cavità ventri- 
colare sorge dalla parte anteriore una piccola piega, inizio del septum infcriiis. 

Facilmente si intende quanto sia importante questa questione, giacche stando 
col KoUiker, noi potremmo mettere in relazione e derivare il difetto dei setti dalla 
lesione primitiva alla polmonare. Però se pensiamo , che per (juanto grave ed estesa 
fosse stata l'endocardite all'orifizio polmonare, essa non doveva assolutamente impedire 
almeno lo sviluppo del sfptum infrri'.i:^, noi vediamo che la data dello sviluppo del 
scphwì ventriciilorum perde gra\i pi.rte della sua importanza. 

Ma il ventricolo che qui troviamo, e con una struttura semplice assai, giacché 
si presenta quasi a pareti lisce, è desso il destro oppure l'aortico? 

La valvola auricolo-ventricolare, che noi abbiamo riscontrato presenta solo due 
valve, l'anteriore mettesi in rapporto colla base delle valvole semilunari aortiche, come 
appunto fa la valvola mitrale. Questi criteri che ci farebbero venire alla conclusione 
di ammettere, che il ventricolo debba dirsi sinistro, sono affatto insufficienti, sia perchè 



220 CONTRIBTiTO ALLO STUDIO DEI VIZI fONOENlTI DEL CUORE 

nei difetti congeniti del cuore spesso troviamo, che anche la tricuspidale ha solo due 
valve (per esempio in molti casi di difetto nella porzione posteriore o intermediaria del 
setto), sia perchè non possiamo stabilire quale rapporto detta valvola avesse nell'epoca 
fetale, quando verificossi l'endocardite all'orifizio polmonare. Abbiamo però dei criteri 
migliori e fondati su rapporti anatomici normali, che ci conducono invece a chiamare 
la valvola auricolo-ventricolare, valvola deatra o tricìispide. Difatti essa giace sotto 
una porzione dell'unica orecchietta, ove trovansi muscoli pettinati di 2° e 3° ordine 
bene sviluppati: ove cioè si hanno i caratteri distintivi dell'orecchietta destra. Questo 
rapporto che già da solo basterebbe ad assicurarci che la valvola in esame è appunto 
la destra, viene avvalorata da altri due fatti. In prima dal trovarsi a sinistra del- 
l'orifizio aortico (destro -cardia) e poi perchè il ventricolo destro è appunto quello in 
cui cade l'aorta nella vita fetale, quando ancora la polmonare trovasi al suo lato 
sinistro e un po' anteriormente. 

Ma ammesso che il ventricolo debba dirsi destro, perchè trovasi una valvola 
tricuspide, si presenta la questione del perchè non siasi sviluppata la mitrale e il 
rispettivo ventricolo sinistro. Si potrebbe forse rispondere clie Tendo e miocardite veri- 
ficatasi all'orifizio della polmonare, non fu cosi limitata, ma interessò pure sia la 
mitrale che la se^iione ventricolare sinistra, e che la cicatrice trovata sta appunto a 
rappresentarci la causa del mancato sviluppo e del setto e di un ventricolo. 

Questa ipotesi, assai azzardosa, non mi S9mbra assolutamente accettabile, giaccliè 
il septum iuferius, co.sì lontano dal punto della lesione, avrebbe dovuto svilupparsi 
se non completamente a sufficenza però per essere rappresentato da un rudimento per 
quanto piccolo, almeno visibile. Più verosimile si è invece, che per un'alterazione 
congenitale, e della quale non possiamo rintracciare la causa, sia mancato e il pri- 
mitivo solco interventricolare, come qualsiasi inizio di separazione della prima cavità 
ventricolare. E in tal caso la valvola auricolo-ventricolare. anche colle apparenze di 
una vera tricuspide, rappresenti la primitiva valvola, la quale mette in comunicazione 
il canale auricolare colla sezione sinistra del ventricolo. Le pareti della cavità ven- 
tricolare sono di una semplicità così speciale, l'orecchietta siffattamente costruita, che 
si è costretti ad ammettere che il primo vizio di conformazione deve essere appunto 
avvenuto nei primordi della vita fetale. 

Abbiamo due cave, ed oltre la cava ascendente una vena sovraepatica che sbocca 
direttamente nella sezione auricolare; ora facilmente comprendiamo come debba essere 
mancato il fisiologico sviluppo del sinus reuniens , e quindi siasi conservata la cava 
sinistra (in questo caso destra) oltre la destra. 

La valvola unica però che abbiamo trovato fra la sezione auricolare e ventri- 
colare trovasi al lato sinistro, e quindi nella posizione della primitiva valvola, in un 
cuore normale, che entro il canale auricolare, distinta in una vela anteriore ed in una 
posteriore, viene solo nella 5' settimana divisa in due. Se pensiamo tuttavia che nella 
terza e quarta settimana il cuore ha una posizione mediana, e che quindi anche la 
valvola aurico-ventricolare primitiva non ha una vera posizione a sinistra; e d'altra 
parte consideriamo che dicesi comunemente che la porzione arteriosa a quest'epoca 
della vita fetale ha rapporto colla sezione destra del ventricolo, e l'orecchietta col 
sinistro, solo pel fatto che il tronco arterioso trovasi disposto obliquamente a destra, 



PEI, DOTT. LIVIO VINCENZI 221 

mi sembra non dobbiamo tener troppo calcolo del rapporto che nel cuore in esame 
ha preso la valvola primitiva. Del resto non sappiamo se la destro-cardia siasi 
verificata tin dai primi giorni dello sviluppo fetale , oppure dopo il vizio congenito 
di cuore. 

Ammettendo questa supposizione, io sarei quindi indotto a riportare la lesione 
congenita ad un'epoca anteriore alla stenosi polmonare, e cioè in principio della 
4" settimana, l'er me quindi la lesione all'orifizio polmonare è affatto distinta dal 
fatto della mancanza assoluta di setti , o almeno essa certo non fu la causa del cuore 
biloculare. 

La cosa va in maniera affatto differente, quando la stenosi o atresia polmonare 
si combina o con un difetto nella parte membranacea del septum ventriculorum o col 
difetto di una porzione del setto posteriore ; allora o ricorrendo alla teoria della stasi, 
od a un mancato o difettoso sviluppo del septuvi trunci, di cui la pars memhranacen 
ne rappresenta la parte inferiore, è facile subordinare l'incompleto sviluppo del setto 
alla primitiva alterazione dell'orifizio polmonare. Non parlo poi del foro di Botallo 
aperto, quando verificasi la stenosi assai grave della polmonare in unione a lesioni 
della tricuspide, giacché ne diviene una conseguenza assolutamente necessaria. 

Se però nel caso presente può dirsi con sicurezza che l' assenza dei setti è 
indipendente dalla stenosi polmonare, non può assicurarsi se questa sia o meno una 
conseguenza dell'anomalo sviluppo del cuore. Potrebbe essersi verificata un' obliquità 
esagerata a sinistra del ^cpftm trunci, e quindi primitivamente essere l'orifizio pol- 
monare un po' angusto; allora per la stasi che dovevasi avere nel ventricolo, non è 
difficile a comprendere che possa essersi sviluppata un'endocardite. 

Questa questione non può certo essere risolta, giacche noi consideriamo le alte- 
razioni ad un'epoca troppo lontana dal loro inizio : quindi mi limito a dire che asso- 
lutamente in questo caso la stenosi della polmonare non fu la causa del mancato 
sviluppo dei setti, e che io sono d'avviso che la stenosi debba considerarsi quale effetto 
dell'endocardite fetale, e non già la causa di essa. 

Una questione assai importante e dal lato clinico come per la fisiologia, sarebbe 
di spiegare il modo, nel quale si doveva compiere nel caso presente la circolazione 
polmonare. Finche rimase pervio il condotto arterioso, e rimase pure pervia la pol- 
monare, sebbene assai stenotica, non riesce difficile comprendere come la piccola cir- 
colazione si potesse fare , e in modo completo ; ma atrofizzato 1 ' uno , e resasi man 
mano quasi completamente atresica la polmonare, non possiamo certo ammettei-e che 
per quest'arteria passasse la quantità necessaria del sangue ad essere ossigenata, e 
quindi conviene che noi cerchiamo per quale altra via affluiva sangue ai polmoni. 

Si seguirono le arterie somministrate dall'aorta, ne si trovò alcun vaso acces- 
sorio, anomalo che si recasse ai polmoni ; riguardo alle vene non si ebbero a riscon- 
trare che le anomalie già menzionate. Sarebbe stato in questo caso indispensabile fare 
un'iniezione completa dell'albero circolatorio, ma nelle condizioni nelle quali dovetti 
fare l'autopsia, ciò fu assolutamente impossibile. Sono quindi costretto ad ammettere 
r ipotesi , che per le arterie bronchiali , esofagee , pericardiche , si formasse una via 
collaterale compensa toria , che permettesse l'arrivo di una certa quantità di sangue 
ai polmoni. 



222 CONTRIBUTO ALLO STUDIO DEI VIZI CONGENITI DEL CUORE 

Se io volessi qui fare considerazioni sulla trasposizione dei visceri, dovrei certo 
prendere in esame le teorie emesse su questo tema, e perciò sarei condotto a fare 
numerose discussioni, che nel presente lavoro sarebbero senza dubbio fuor di propo- 
sito. Non posso a meno però dal dire, che io sarei inclinato a discutere la possibi- 
bilità, che la posizione primitiva a destra del cuore, avvenuta in una certa epoca 
della vita fetale, per alterato sviluppo delle sue parti , possa causare una totale in ■ 
versione dei visceri; ma per non perdermi nelle ipotesi tralascio affatto di fare con- 
siderazioni su questa tesi. 

Il numero dei casi descritti di vizi cardiaci congeniti, in combinazione all'in- 
versione dei visceri è certo assai scarso. 

Herboldt (1), riporta per esteso la storia di un bambino vissuto solo mezz'ora e nel 
(luale si trovò trasposizione dei visceri con ampia apertura nel septum ventriculorum. 

Martin (2) , trovò in un individuo con trasposizione viscerale e mancanza della 
milza, i setti sia interventricolare che interauricolare difettosi nella parte posteriore. 

Linoli (3) , riportò un caso di grave vizio congenito in una donna di 40 anni 
con trasposizione viscerale, 

Buhl (4). ricorda un caso di apertura del setto interauricolare con inversione. 

Brunetti (5), ne descrive due esempi. 

Eokitansky (6), nel suo lavoro: Dir defectr, ecc., ne descrive due casi. Gute- 
vaser (7), descrive un caso di inversione dei visceri in un giovane morto a 24 anni, 
e nel quale si trovò ([uasi totalmente mancante il setto interventricolare e la polmo- 
nare situata dietro l'aorta. 

Boyer (8), trovò pure trasposizione dei visceri in un bambino di due mesi, che 
presentava vaine anomalie congenite nel cuore. Virchow (9), riscontrò in un neonato 
inversione viscerale, e diverse anomalie nel cuore: Gamage (10), Hickmann (11), 
Stendener (12), Schrotter (13), Mayer (14), Dickeuson (15). Liebermeister (16), 
Winter (17), Lanceraux (18), descrissero pure casi consimili. 



(I) Herboldt, Descripdo Musei Anthropol. Universitatis Easniensis, 1828. 
(2i .Martin, BuUelins de la Socie'lé anat. à Paris, N. 3, 1829. 

(3 LiNOLi, Trasposizione dei visceri Nuovo Giornale dei letterati, t. 3tì, Pisa, 1838 . 
:4) Buhl, Henle's Zeilschrift fiir ration, Med., B. V, Heft I. Leipzig, ÌSb'i. 

(5) Brunetti, Padova, 1872. 

(6) ROKITANSRY, Op. cit. 

(7) GuTEVASER, Ueber einen Fall von Cor triloculare biatratum, Diss. Gòttingeii, 1871. 

(8) Bqybk, Vice de conformation da cmur. Archiv. gén. de méd. 18óO. 

(9) Virchow, Virckow's Archiv., 1861. 

(10) (tama'tE, New-Enyland Journal of Med. and Surg. Voi. 5, 1816. 

(II) Hickmann, Transactions of the pathoL, Soc. V, 20, 1870. 

(12) Stendener, Angeborne Slenosa des Ostium art. polmon. mit volhiàndigen vorhandnem SHus 
Iransversus. Deutsche Klinik, ÌS. I. 

(13) Schrotter, lieitrag svm Kennlniss der Lngcverànderungen des Bersens. Oesler med. 
lahrbUcker, XX. 

(14) Mayer, Ueber eine complicirte Mtssbiidung am Hcrsen, Virchoio's Archiv. fitr patii. Anat. vnd 
Phy:,., etc. Bd. 67. 

lÓ! DicKEN.sox, Patholog. Transacl., V, 17, 1865-66. 
(16 Liebermeister, 'Virchow''s Archiv., 186i. 
: 17 WiNTER, Ktinischen Protukolle von Prof. Ziemssen, 1876. 
(18) Lanceraux, Ga:. des hòp , N. 110-117. 



PEL DOTT. LIVIO VINCENZI 223 

Assai importanti per noi sono i casi seguenti : 

Brechet (1), in un neonato d'un mese, trovò il cuore a destra con orecchiette 
comunicanti e un solo ventricolo. Vi erano due cave superiori ed una vena sovraepa- 
tica che distinta dalla cava inferiore penetrava nella sezione auricolare. Ambedue i 
polmoni trilobati: timo assai sviluppato, fegato e stomaco in disposizione normale: 
milza mancante. 

Così in altro vissuto 6 settimane: 

Cuore con una orecchietta e un solo ventricolo; due cave superiori, una so- 
vraepatica oltre la cava ascendente; non vi era una vera valvola auricolo-ventricolare. 
Esistevano varie anomalie nella distribuzione dei vasi. 

Il Valleix (2), riporta un caso di un neonato con labbra leporine, e nel quale 
si riscontrò : trasposizione dei visceri ; cuore a destra con orecchiette e ventricoli co- 
municanti. 

Pei casi di cuore biloculare, nel lavoro del Taruffi, troviamo la seguente 
statistica : 

Brechet Mancanti i setti in bambino di 42 giorni. 
Wilson id. id. 7 giorni. 

Mauran id. id. 10 mesi '/o- 

Thore id. id. 4 mesi. 

Forster id. id. 18 ore. 

Deutsch id. id. ^/^ d'ora. 

Clar id. id, in un feto. 

Ramsbotam id. id. di 6 mesi. 

Pozzis un solo ventricolo in un giovane di 27 anni. 
Di questo ultimo caso non possiamo tenerne conto, non sapendo se esistessero 
due orecchiette o se ne avesse una sola. 

Rokitansky, non ne ricorda alcun caso. 



Devo alla somma gentilezza del professore v. Recklinghausen la fortuna di poter 
descrivere i due casi seguenti. Mi è quindi cosa grata di esprimergli qui i più sin- 
ceri ringraziamenti, sia perchè mi accolse assai volentieri nel suo laboratorio anatomo- 
patologico, sia perchè mise a mia disposizione quanto ))oteva servire a completare le 
mie cognizioni sull'argomento in questione. 

Osservazione 2". 

Manca l'anamnesi, manca il reperto dell'autopsia. Solo si sa che il cuore, che 
prenderemo teste in esame, apparteneva ad un alienato già adulto. Fu inviato al 
professore Recklinghausen, dicendo che oltre le alterazioni nel cuore, vi erano alcuni 
visceri trasposti. 



(1) Brechet, Mémoire sur l'ectopie de Vappareil de la circulation et particuliìrement sur celle du 
cxur. 1883. 

(2) Vàlleix, Bulletin de la Sociélé anatomique, 1835. 



224 CONTRIBUTO ALLO STUDIO DEI VIZI CONGENITI DEL CUORE 

Eccone l'esame anatomico: Cuore a figui-a conica, con apice smussato rivolto 
in basso e a sinistra. Il diametro trasverso misui-a 9 centimetri, e 9 pure ne mi- 
sura il diametro longitudinale preso dall'origine dell'aorta alla punta. Ha cinque 
centimetri e 3 mm. di spessore. La faccia anteriore è arrotondata (Fig. 6') , non 
presenta alcun solco accennante ad una divisione del ventricolo destro dal sinistro, 
e neppure l'arteria coronaria anteriore. 

In alto e anteriormente trovasi l'aorta, clie si impianta quasi verticale sulla 
se2done ventricolare. Essa sale per 5 cm., incurvandosi leggermente a destra, e som- 
ministra un tronco brachio — cefalico a sinistra, e una carotide primitiva ed una suc- 
clavia a destra ; nel suo decorso ulteriore tiene i rapporti normali. 

Al suo lato destro, ed in un piano posteriore si riscontra l'arteria polmonare, 
floscia che passa al di dietro dell'aorta stessa, suddividendosi dopo un tratto di circa 
4 centimetri in un ramo destro ed in uno sinistro. Essa trovasi alla sua origine in 
rapporto colla parte posteriore e destra dell' aorta , a destra coli' auricola destra e 
all'indietro colla vena cava discendente. 

Nella faccia posteriore del cuore non vi ha un distinto solco longitudinale, e 
l'arteria coronaria trovasi all'unione del 3" sinistro coi >/ di destra. 

Esaminando i margini della sezione ventricolare , vediamo che l' arteria coro- 
naria anteriore decorre sul bordo sinistro. 

Le orecchiette sono ben distinte l'una dall'altra. La sinistra meno ampia della 
destra riceve dal suo estremo sinistro 3 vene polmonari .che imboccano separatamente 
nell'orecchietta stessa; e due vene polmonari all'estremo di destra. L'orecchietta 
destra ha due cave, e come vedremo, in essa sbocca dalla parte interna e posteriore 
la coronaria. 

Studiamo ora gli orifizi aortico e polmonare. L'aorta ha alla sua origine una 
circonferenza di 6 cm. Come già dissi, non forma un arco mentre somministra il 
tronco brachio -cefalico , la carotide e succlavia destra, ma portasi verticalmente in 
alto. Essa perciò si impianta sul ventricolo, come se fosse torta sul suo asse a spi- 
rale e mostrasi rigonfiata anteriormente. Essa ha tre valve sigmoidee normali per 
struttura: però esse non hanno la loro posizione normale; difatti ve ne ha una an- 
teriore e due laterali. L'arteria coronaria anteriore parte al disotto della valvola 
laterale sinistra, e la posteriore sotto la valvola laterale destra. A lato poi della 
coronaria posteriore vi è una terza coronaria, con un'apertura leggermente più pic- 
cola, e che decorre poi sul margine destro del cuore. Come si presenta l'orifizio 
aortico dall'interno della sezione ventricolare, lo vedremo in seguito. 

L'arteria polmonare ha pareti assai sottili, d'un terzo dello spessore di quelle 
dell'aorta e presenta una circonferenza di circa 5 cm. Il suo lume è completamente 
otturato da una massa bianco grigiastra irregolare, a vegetazioni di consistenza in 
alcuni punti friabile, e in altri assai dura. Queste vegetazioni aderiscono alle tonache 
dell'arteria s'i fortemente, che non si riesce a rimuoverle senza ledere le pareti del 
vaso. Avanti e a sinistra, dove cioè la polmonare trovasi in rapporto colla parete 
posteriore e destra dell'aorta, dette vegetazioni lasciano un vano, che delinea perfet- 
tamente una valvola sigmoidea, di cui però non può più distinguersi il margine 
libero. 



HEL DOTT. LIVIO VINCENZI 22 6 

Messa allo scoperto la sezione ventricolare (Fig. 7'), con un taglio a semiluna. 
a concavità superiore e condotto sulla faccia anteriore del cuore, osservasi che la 
sezione ventricolare è composta di una sola cavità senza cenno ad una separazione della 
parte destra dalla sinistra. Sulla parete posteriore vedonsi due valvole auricolo-ven- 
iricolari ben conformate, e al disopra di esse due orifizi: uno piccolo e inferiore o 
polmonare, l'altro superiore e affatto normale, quello dell'aorta. 

La parte anteriore e destra della cavità ventricolare mostrasi affatto liscia: la 
inferiore e posteriore invece ha trabecole muscolari e muscoli papillari assai bene 
sviluppati. 

Cominciamo dalla descrizione delle valvole auricolo-ventricolari. Ambedue pre- 
sentano due sole valve : una anteriore ed una posteriore. La sinistra o mitrale, ampia, 
senza alcuna alterazione speciale alle sue vele, inserisce i suoi tendiui a due grossi 
muscoli papillari, uno destro ed uno sinistro, che sono situati sulla parete posteriore 
e ad un piccolo muscolo papillare al lato interno del sinistro. La destra o tricuspide 
inserisce i suoi tendinuzzi a due muscoli papillari che nascono dalla parete poste- 
riore e ad uno che è situato lungo il margine posteriore destro della cavità i ventri- 
colare. Fra le due valve sta un piccolo muscolo papillare, che manda un tendinuzzo 
propriamente là dove confinano le due vele anteriori delle valvole auricolo-ventricolari. 
Al disopra di questo, e all'altezza di un centimetro trovasi l'orifizio della polmonare, 
di figura leggermente triangolare, e che misura 1 G mm di circonferenza. 11 suo lume 
è occluso dalle vegetazioni già su menzionate, e solo per pochi millimi^tri è possibile 
vedere le pareti dell'arteria. L'apertura è limitata da un cercine biancastro, consi- 
stente in specie alla parte anteriore. 

Dopo l'orifizio della polmonare, la parete ventricolare sale quasi verticalmente, 
e conduce all'aorta. Quest'arteria mentre imbocca nella cavità ventricolare presenta 
a destra una piccola cavità, limitata all'infuori dalla parete ventricolare destra, e 
all'interno da un cercine muscolare assai spesso e di figura semilunare. Questa cavità 
che presenta qualche trabecola muscolare si pi'otende come una semplice fessura ir- 
regolare nella parete anteriore a destra del ventricolo , per una lunghezza di circa 
5 cm., e si perde nelle sue carni. La cavità ventricolare perciò presenta come un 
diverticolo o una cavità secondaria sottostante all'orifizio aortico , che vedremo in 
seguito avere una grande importanza, per renderci ragione dello sviluppo anomalo 
della sezione ventricolare. 

Noteremo ancora che l'arteria coronaria destra non è coperta alla sua oiigine 
dalla polmonare, e che nella cavità ventricolare i muscoli papillari sono situati tutti 
sulla parete posteriore. 

Ispezionando le orecchiette, troviamo che il foro iìotallo è chiuso incompleta- 
mente, e che rimane un'apertura semilunare a concavità anteriore della lunghezza 
«li ^ cm. , che permette la comunicazione delle due cavità auricolari. 

Nella orecchietta destra nell'angolo formato dalla parete posteriore e il setto 
interauricolare scorgesi l'orifizio della grande vena coronaria con la valvola di Tebesio 
assai distinta. 

Nulla di speciale del resto nella conformazione di amendue le orecchiette. Non 
si trovarono traccie del ductus arteriosus. 

Serie II. Tom. XXXVIII. e* 



226 CONTRIBUTO ALLO STUDIO CEI VIZI CONGENl) I HEL CUORE 

Se noi facciamo astrazione della lesione acquisita, e di recente data, che tro- 
viamo uellarteria polmonare (trombosi-endoarterite valvolare, sostituzione del trombo 
da connettivo giovane) ci troviamo qui in i)resenza delle seguenti anomalie: 

Stenosi gravissima del cono polmonare. 

Una sola evidente cavità ventricolare, con un piccolo recesso sotto lorigine del- 
l'aorta, e che si perde nella muscolatura della parete anteriore e destra del cuore. 

Polmonare in un piano posteriore all'aorta. 

Posizione mediana dell'aorta con trasposizione dei suoi vasi : rapporto anomalo 
delle valvole semilunari, e con un' arteria coronaria sopranumeraria. 

Orecchiette comunicanti per incompleta chiusura del foro di Botallo. 



Anche qui molti sono i quesiti che si affacciano alla mente dell'anatomo-patologo, 
e che chiedono una risposta, per quanto è possibile, non del tutto ipotetica, ma ba- 
sata sull'embriologia del cuore. 

Il caso presente differisce completamente da (luello su riferito, ed entra nella 
classe dei vizi congeniti, che debbonsi spiegare con uno sviluppo affatto anomalo dei 
setti, senza che una lesione infiammatoria o dell'endocardio o del miocardio possa 
essere messa in giuoco, per dar ragione delle anomalie riscontrate. 

La cavità ventricolare difatti presenta le sue pareti bene sviluppate con muscoli 
papillari ben costituiti, ne ci fa scorgei'e sia nelle valvole auricolo-ventricolari , che 
agli orifizi aortico e polmonare, la menoma traccia di un'alterazione infiammatoria 
pregressa. Però essa offre una particolarità, che richiama tosto l'attenzione dell'os- 
servatore : presenta cioè la parete anteriore e destra affatto liscia , che giungendo 
verso lo sbocco dell'aorta, si arresta in un cercine muscolare, assai stipato, limitando 
colà una cavità, che ali 'infuori resta chiusa dal bordo destro e anteriore del cuore, 
e all'interno da una porzione del margine stesso, che trovasi solamente addossata per 
così dire allo strato esterno, lasciando una fes.sura intermedia. Con altre parole, la 
parete muscolare anteriore e destra del cuore in esame , è distinta in due strati . i 
quali vanno vieppiù allontanandosi fra loro, quanto piìi ci avviciniamo al punto d'origine 
dell'arteria aorta. La cavità così limitata, presenta delle trabecole muscolari sviluppate, 
e come semplice fessura assai irregolare si protende dal margine sinistro del cuore, 
là dove cioè decorre l'arteria coronaria anteriore, sino al margine destro, nel quale 
trovasi la coronaria sopranumei-aria. Questa cavità, della grandezza di una piccola noce, 
comunica al disotto dell'aorta colla gi'ande cavità ventricolare, ove trovammo gli orifizi 
venosi e arteriosi. 

Cosa ci rappresenta questa cavità, e perchè trovasi la parete muscolare anteriore 
suddivisa ? 

La (juestione non è assai difficile ad essere risolta, se noi ci basiamo sia sui 
rapporti di detta cavità coll'aorta, come sulla costituzione dello strato interno della 
parete anteriore. 

Come ho avuto occasione di accennare nella prima osservazione l'aorta non solo 
ad una certa epoca della vita fetale, pel decorso del septuni trunci cade sulla se- 



PEL DOTI. LIVIO VINCENZI 227 

/ione Tentricolare destra, ma anche nel cuore adulto è disposta in modo che invade 
con porzione del suo orifizio il campo del ventricolo destro. jSiel caso presente è chiaro 
che manca del tutto la porzione del septuni v entri cui or um che trovasi fra le val- 
vole auri-olo-ventricolari, e gli orifizi arteriosi (porzione intermedia, oppure parte 
posteriore del setto anteriore e pai\s membranacea): ma il trovarsi la cavità ventri- 
colare suddivisa propriamente in vicinanza dello sbocco dell'aorta, e con pai'eti liscie, 
cioè coli "apparenza del setto, ci fa già dubitare che non tutto il setto manchi, ma 
la parte anteriore di esso sia appunto rappresentato dalla porzione muscolare che già 
solo aderisce in basso alla parete del cuore, e in alto limita una cavità, che per 
quanto piccola, è pure ben distinta, ben costituita. 

Ma se la cavità rappresenta adunque un piccolo ventricolo destro, perchè questo 
non si sviluppò, e rimase serrato fra il setto e la parete anteriore del cuore? 

È certo che una stessa alterazione, uno stesso difetto ha occasionato sia la ste- 
nosi del cono polmonare, che la mancanza di tutta la parte posteriore del septmn 
reììfrieiihiruDi : si è perciò a questa pi'imitiva lesione, che noi dobbiamo riportarci 
per ispiegare l'incompleto sviluppo del ventricolo destro. 

Un esame della grande cavità ventricolare, nel cui fondo troviamo le due val- 
vole auricolo-ventricolari bene sviluppate, ci fa avvertiti però come la questione debba 
essere posta in altri termini, e cioè si debba spiegare per qual ragione la porzione 
anteriore del setto ha deviato talménte a destra da far quasi scomparire la sezione ven- 
tricolare di quel lato. 

Mancando il setto ititerniedio che collega il setto interauricolare al primitivo 
septmn inferius, è naturale che la porzione del setto iniziatosi, dovesse rimanere 
come una lista affatto mobile entro la cavità ventricolare. Originatosi fisiologicamente 
dalla parete inferiore e anteriore, ove appunto troviamo che lo strato interno della 
parete muscolare giunge nel luogo di decorso dell'arteria coronaria anteriore, e perciò 
del solco longitudinale anteriore, dovette certo avere nella fi" e 7'' settimana, uno 
sviluppo del tutto normale. Ma se pensiamo che esso deve portarsi a sinistra dello 
sbocco dell'aorta, ove per un certo tempo lascia un'apertura od ostiuvi. intrrventri - 
ciliare, e che non trovò posteriormente da unirsi al setto intermedio riesce facile a 
comprendersi che esso dovesse man mano vieppiù avvicinarsi alla parete anteriore del 
cuore, e rimanesse a costituire con ([uesta una cavità ventricolare là dove, per il 
rapporto normale che ha l'aorta sia col setto che col ventricolo destro, sporge nor- 
malmente, dice l'His, come un ballatoio. 

Adunque non è che il ventricolo destro non siasi sviluppato, ma la deviazione del 
setto in avanti, impedì affatto una separazione netta della primitiva cavità ventricolare. 
La porzione anteriore del sepiuììi. riscontrata in questo caso, dovette man mano 
ispessirsi e rendersi forte, per rendere maggiormente valida la contrazione del ventri- 
colo. E considerando che le valvole venose sono collegate a muscoli papillari situati 
tutti sulla parete posteriore, intendiamo che appunto la -parete anteriore doveva farsi 
ipertrofica, e quindi svilupparsi davantaggio anche il setto. 

Non mi fermo a considerare la causa, ptr la quale amendue le valvole venose 
hanno solo due vele, ricorderò solo che nei difetti della parte posteriore del setto, 
è regola fissa che la tricuspide abbia una vela di meno (Vedi Rokitansky). 



228 CONTRIBUTO ALLO STUDIO DEI VIZI CONGENITI DEL CUORE 

Veniamo piuttosto a cercare la causa che indusse la stenosi al cono polmonare e il 
difetto nel septum v entri cui or um. Ho detto al cono polmonare, e non all'arteria polmo- 
nare giacche e il suo sviluppo e la valvola sigmoidea ancora riscontrata entro il suo lume 
otturato dalla vegetazione descritta, ci assicurano che essa era perfettamente conformata. 

La teoria del Kokitansky per ispiegare certi difetti nel scptiiìii ventriculorum. 
collegati a stenosi polmonare e a trasposizione dei vasi arteriosi, ha certo in questo 
caso una conferma. 

Rokitansky, divide il septum ventriculorum in 3 porzioni: una posteriore fra 
gli ostii venosi, una mediana o sejHum menthranaceuni e \m' anteriore che trovasi 
fra i vasi arteriosi. Questa poi la suddivide in una parte anteriore, che giace vera- 
mente fra la polmonare e l'aorta ; e in una posteriore che circonda a destra e un 
po' anteriormente l'aorta. Divide perciò i difetti del acptuììi ventriculorum, in difetti 
totali del setto ; in mancanza del setto posteriore, e in difetti sia di tutto il setto 
anteriore, o della sola sua parte posteriore. 

Conviene riportarsi al suo lavoro per conoscere quale importanza abbia lo svi- 
luppo normale del setto anteriore, perchè non venga causata o una stenosi del cono 
polmonare, od anche un restringimento dell'orifizio aortico. Il nostro caso rientra 
nella serie di quelli, nei quali mancando il setto posteriore, o la parte posteriore 
del setto anteriore, il materiale necessario alla formazione del conus pulmonalis da) 
ventricolo sinistro difetta, e di necessità l'ostio polmonare rimane stretto e innicchiato 
nelle pareti muscolari del cuore. 

Anche per la posizione anomala dei vasi arteriosi, io mi riferisco alla teoria 
del Roldtansky, secondo la quale cioè una deviazione del septum irnaci o del septum 
ventriculorum, può portare da una semplice posizione a destra dell'aorta fino ad una 
completa trasposizione dei vasi stessi. 11 caso presente sai'ebbe rappresentato nelle fi- 
gure, che il Rokitansky dà nella sua opera, dallo schema numero 5. In esso difatti 
troviamo che il septum trunci decorre in modo da presentare la sua concavità in 
avanti e a sinistra, cosicché la polmonare sta posteriormente e leggermente a destra, 
mentre l'aorta viene a disporsi in avanti e a sinistra. 

Oltre la posizione anomala dei vasi arteriosi, abbiamo veduto come vi sia un'in- 
versione nei rami somministrati dall'arco aortico. Questo fatto è assai raro. Nel lavoro 
del Rokitansky (1), è citato un solo caso, nel quale mancando completamente il setto 
ventricolare e parte dell'interauricolare , con anomala posizione dei vasi e stenosi e 
atresia della polmonare, si riscontrò un tronco anonimo a sinistra, ed una carotide 
e succlavia a destra. 

Cruveilhier (2), in un caso di stenosi polmonare congenita, e apertura nel 
setto interventricolare, dice che l'aorta inviava a sinistra il tronco brachio-cefalico. 

Brechet (3), in un bambino di un mese con vizio congenito di cuore, trovò 
pure la carotide primitiva e succlavia a destra, e il tronco anonimo a sinistra. Cosi 
ne ricorda un caso Thompso"n (4). 



(1) Rokitansky, Op. cit. 

('^) Cruveilbier, Anatomia patologica. Versione italiana, 1837. 
'3) Brechet, Répert. génér. d'anat. et de phys.-pothol.. 18i6. 
(4) Thompson, Glasgow medie. Journ,, 1862. 



PEL DOTT. LIVIO VINCENZI 229 

Se rjuest anomalia sia in rapporto colla disposizione irregolare della polmonare 
e dell'aorta, e quindi col vizio congenito, non saprei certo decidere. 

Il nostro caso entra nella categoria dei cosi detti cuori uniloculari biatrali. Il 
numero delle osservazioni a questo proposito è talmente grande, che io rinunzio a 
farne una rivista bibliografica. Del resto nell'opera del Taruffi, in quella del Ko- 
kitansky, si può trovare quanto fu scritto su questo argomento sino al 1875, e nei 
Jnhreshrrichten di Virchow, la letteratura più recente. 

Mi limito quindi a dire che secondo il mio parere, questo caso differisce affatto 
dal precedente, e che io sono persuaso che tanto la mancanza del setto posteriore, 
che della parte posterion; dell'anteriore, come la stenosi del conus pulmonalis deb- 
bono riportarsi ad una medesima causa, e cioè ad un primitivo difetto di formazione 
affatto indipendente da un processo patologico avveratosi nella vita intrauterima. 



Un'anomalia che merita essere menzionata, prima di prendere in esame il 3' 
esemplare di vizio congenito, si è quella che riguarda l'arteria coronaria soprannu- 
meraria, riscontrata a lato dell'orifizio della posteriore e che vedemmo decorrerò sul 
bordo destro del cuore. 

Il numero dei casi (1) riferiti di 3 arterie coronarie è abbastanza scarso. 

Morgagni (2), ne trovò 3 in una donna di 40 anni; Halbertsma, ricorda un 
caso simile; Krause vide nascere una terza coronaria dalla polmonare, che irrigava 
posteriormente la porzione muscolare del ventricolo destro in rapporto coli "orificio 
arterioso, r distribuendosi altresì alle pareti della polmonare, si anastomizzava colle 
altre due. 



(1) Morgagni, De sedibus et Epist. 18, 1761. — Halbertsm.v, Onlleedk anteek, 1863. — Krause, 
Zeilschrift f. rat. Med., voi. 24, 1865. 

(2) 1 casi di difetti df>lla parte posteriore del setto anteriore con stenosi del cono polmonare, 
sommano ad un numero abbastanza cospicuo. Eccone la letteratura : 

M. Palois, Bull, de la fac de Méd. Paris, 1S09. 

J. R. Farre, Palliai, resear. London, 1814. 

Ribes, Bidl. de la fac. de Méd. Paris, 1815. 

A. K. Hessei.bach, Bericht. der anat. Anstalt 3u Wùriburi/, 1820. 

F. Nasse, Bonn, 1821, 

G. HoLMSTED, The London Med. repos. ecc. London, 1822. 
Lovis, Anat. palhol. Unters von Biinger. Berlin, 1827. 
Elliotson, Lumlei^an Leclures. London, 1830. 
Crampton, Dublin transact. (Dublin), 1830. 

Th. Kììrscherer, Marburg. Diss., 1837. 

Klug, Diss. Berold., 1840. 

Deguise, Bull, de la Soc. anat. de Paris, 1843. 

J. F. H. Albers, Atlas der path. Anat. Bonn, 1840. 

H. Friedberg, Leipzig, 1844. 

F. De-Gros Chark, Medico-chir. Transactions, XXX, 1847. 

Th. B. Peacock, Ore malfar, of the human heart. London, 1847. 

J. Wallach, Archiv. f. phys. Eeilkunde. Stuttgart, 1852. 

PiZE, Thése. Paris, 185-.;. 

HuTCHrNSON. Trans, of the path. Society of London, voi. V, 1854, \ 

C. DoRSCB, Inaug. Abhand. Erlangen, 18.55. 

Ta. B. Peacock, Phot. Transactions, voi. VII, 1855. 



230 contributo allo studio dei vizi congeniti del cuoke 

Osservazione 3'. 

Il 3" caso riguartla una bambina di 5 giorni clie trovavasi nella clinica del 
professore Freund e che venne sezionata dal dottor Pertick nell'anno 1883. Dal libro 
(lei reperti anatomo-patologici, trovai le seguenti note : 

Cianosi notevole al viso, e alle parti superiori del corpo. Congiuntive bluastre. 
Cuore grande. Il ventricolo sinistro è tre volte più grande del destro. 11 sinistro 
è lungo 3 }/, cm., largo 4 cent., il ventricolo destro non r ciie un'appendice del 
sinistro. Dalla sezione sinistra prende origine sia l'aorta che la polmonare ; questa 
però è leggermente inclinata verso il ventricolo destro Nel luogo ove deve trovarsi 
la pars membranacea del setto trovasi un'apertura, con la concavità rivolta in alto, 
e che permette la comunicazione dei due ventricoli. L'arteria polmonare si continua 
direttamente nell'aorta toracica. Tanto essa che l'aorta formano un ai'co a concavità 
rivolta a destra, e l'aorta somministra una carotide destra, una sinistra ed un vaso 
che prende connessione colla polmonare, e suddividesi in succlavia destra e sinistra. 
Iperemia nei polmoni con estese parti atelectasiche. Iperemia venosa nella mucosa 
dello stomaco e dell'intestino. Iperemia delle pie meningi. Nella sostanza midollare 
del rene destro infarti d'acido urico, e cos'i pure nel sinistro. 11 rene destro è più 
voluminoso del sinistro, il quale si presenta con idronefrosi, causata da restringimento 
dell'ureteie verso la sua origine. Vescica con caratteri anatomici della vescica del- 
l'uomo : lunga 37 mm.. larga 10. Perfettamente liscia la mucosa. Gli orifìzi degli 
ureteri aperti. Clitoride assai sviluppata. 



Veniamo ad uno studio minuzioso del cuore : 

Di forma assai irregolare, misura 44 mm. di diametro trasverso, 35 mm. nel 
diametro longitudinale. Tanto la faccia anteriore che la posteriore sono distinte in 
due porzioni ineguali e per forma e per grandezza. La sinistra è di figura triango- 
lare e presenta un margine inferiore, uno laterale destro e l'altro laterale sinistro. 

H. Meteb, Archiv. f. patii. Anat. v.nd Phys. Virchow. Berlin, 1857. 

V. DuscH, Verhandl. des naturhis med. Vereins su Heidelberg, 1859. 

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PEL DOTT. LIVIO VINCENZI 231 

Questo partendo dall 'origino dell'arteria polmonare, raggiunge il bordo inferiore, for- 
mando un angolo o apice clie trovasi rivolto in basso a sinistra e un poco alFindietro. 
Il margine destro è limitato da uu solco, che rimontando sino a pochi millimetri 
dallo sbocco della polmonare, separa la sezione destra dalla sinistra. Nella faccia 
posteriore in questo solco decorre un ramo della vena l'oronaria. La porzione ventri- 
colare destra, misura appena /._ della superfìcie della porzione sinistra, ed ha iigura 
semilunare, con la concavità ci. e abbraccia il margine destro della sezione opposta. 

In alto e propriamente sulla poi-zione ventricolare sinistra origina l'arteria 
polmonare, la quale è inclinata un po' verso destra. Essa portasi leggermente a si- 
nistra, tenendo un decorso quasi verticale, e senza suddividersi, somministra in prima 
un tronco polmonare destro, e a 3 mm. più su un tronco polmonare sinistro. Man- 
tenendosi del medesimo calibro sale ancora per un centimetro, (juindi iir un punto 
ove dal lato destro scorgesi un piccolo orifizio, e nel quale essa l'esta collegata ad 
un ramo somministrato dall'aorta, subisce un leggiero restringimento. In seguito 
acquista la grandezza primitiva, e si continua in uu vaso che pel decorso e per vasi 
che somministra, dobbiamo chiamare aorta toracica. 

Dietro l'origine dell'arteria polmonare e a destra trovasi lo sbocco dell' aorta. 
Più piccola della polmonare, con pareti più sottili, forma un piccolo arco a sinistra, 
tenendosi quasi parallela, ma iu un piano posteriore all'arco descritto dalla polmonare. 
A 25 mm. dalla sua origine essa somministi'a una carotide primitiva sinistra, e una 
carotide primitiva destra : un po' più in basso e vei'so sinistra un vaso che si collega 
colla polmonare nel punto ove questa vedemmo leggermente ristretta, e con un piccolo 
orifizio. Detto vaso suddividesi tosto in una succlavia destra, ed in una succlavia 
sinistra. La carotide destra a ^/, cm. dalla sua origine somministra un vaso che por- 
tasi verticalmente in alto alla ghiandola tiroidea. 

L'arteria polmonare ha tre valvole semilunari, ben conformate, delle quali l'an- 
teriore è leggermente obliqua a sinistra. L'aorta presenta una sola valvola laterale 
destra ben distinta, le altre sono come conglutinate fra loro, chiudendo perciò in 
parte il lume' dell' arteria. Presenta quattro piccole placche giallastre, leggermente 
granulose, delle quali tre in vicinanza del suo sbocco nel ventricolo. 

Vi ha una sola arteria coronaria, e che trovasi al lato posteriore della valvola 
sigmoidea riscontrata, e un po' in alto. Dessa percorrendo fra la faccia posteriore 
dell'aorta, e la sezione auricolare, si porta a sinistra e dall'origine della polmonare 
giunge sino a metà della faccia anteriore della sezione ventricolare sinistra, ove cessa 
bruscamente. 

Il ramo destro somministrato dall'arteria polmonare è più ampio del sinistro ; 
passa dietro l'aorta e la cava discendente e imbocca nel polmone assai in alto. La 
branca sinistra incrocia obliquamente il tronco corrispondente e si innesta nel lobo 
superiore del polmone. 

Messa allo scoperto la superficie interna della sezione ventricolare sinistra, osservasi 
che nel fondo e leggermente a sinistra vi ha la valvola mitrale bene sviluppata e 
affatto normale. 

I tendini per le sue vele si inseriscono ad un muscolo papillare situato fra il 
margine sinistro e la parete anteriore, e a due altri posti nella parete posteriore. La 



2 32 CONTRIBUTO ALLO STUDIO DEI VIZI CONGENITI DEL CUORE 

vela anteriore portasi in alto verso lo sbocco della polmonare, ma resta da essa allon- 
tanata, giacché va ad inserirsi al cercine posteriore delle sigmoidee aortiche. 

Esaminando l'origine dei vasi arteriosi (Fig. 8^) osservasi che tanto la polmonare 
che l'aorta sboccano nella sezione sinistra, e l'aorta situata posteriormente alla pol- 
monare resta da questa divisa da un piccolo setto membranaceo, a forma triangolare, 
il cui apice si insinua fra la valvola laterale destra e sinistra della polmonare. Questo 
setto membranaceo è sostenuto alle parti laterali da muscoli che a sinistra continuansi 
colla parete ventricolare anteriore, e a destra col setto interventricolare. Sotto l'orifizio 
della polmonare e a destra osservasi un'apertura larga 3 mm. e lunga 4, che conduce 
ad una cavità scavata per così dire nella piccola sezione ventricolare destra. Per essa 
la sezione ventricolare sinistra comunica con la destra. 

Esaminando la piccola cavità destra, trovasi ad 1 cm. circa dall'apertura notata, 
ui'a cicatrice circolare, della grandezza di una lenticchia, alla quale stanno collegati 
dei resti della valvola tricuspide. La cavità è suddivisa in alto da una porzione mu- 
scolare mediana, in una sezione che conduce all'apertura di comunicazione col ventri- 
colo sinistro, ed in un'altra situata al limite destro, e nella quale trovasi un'ampia 
apertura, che la mette in rapporto coli' orecchietta destra. Sulla parete esterna di 
questa seconda cavità trovansi dei rudimenti di una vela della tricuspide : tanto però 
questa che l'altra accennata ne lianno tendini, ne muscoli papillari distinti, ai quali 
inserirsi, e quindi si riconoscono solamente per le loro membrane biancastre, adese 
alle pareti ventricolari e per la posizione che occupano. Fra l'orecchietta destra e il 
rispettivo ventricolo rimane perciò una comunicazione ampia, ma dessa manca affatto 
di un apparecchio valvolare. 

La sezione auricolare non offre particolarità speciali. Il foro di Botallo è incom- 
pletamente chiuso; però esso presentasi come appunto trovasi nei neonati. L'orecchietta 
destra riceve due cave e la grande vena coronaria , la quale decorre sulla faccia 
posteriore, in parte nel solco situato fra il ventricolo destro e il sinistro, e in gran 
parte col suo ramo maggiore nella sezione sinistra circa all'unione del terzo sinistro 
in 5^ di destra. 



Riassumendo, in questo caso si ha: 
Setto interventricolare incompleto. 
Arresto di sviluppo del ventricolo destro. 
Alterazioni gravi alla tricuspide, e alle semilunari aortiche. 
Anomalie nella distribuzione dei vasi. 



Le questioni a risolversi sono anche qui assai numerose, e la prima che si presenta 
si è quella di spiegare l'incompleto sviluppo del ventricolo destro. 

Nella piccola cavità rappresentante la sezione ventricolare destra, abbiamo notato 
che fra i resti della tricuspide riscontrasi una cicatrice circolare biancastra. Che questa 
cicatrice abbia qui un'importanza grandissima, facilmente lo si intende, badando solo 
al posto che essa occupa L'infiammazione primitiva della valvola tricuspidale, è cosa 



PEL DOTT. LIVIO VINCENZI 233 

SÌ rara che il Taruffi dice di averne trovato soli cinque casi nella letteratura fino 
al 1875, 'e che si debbono ad Haase (1), ThygTsen (2), Eobinson (3), Hannolte 
Vemon (4) e Peacock (5). Nel faso nostro non può esservi dubbio, che dovette verificarsi 
un'endocardite primitiva precisamente alle vele della tricuspide, ed a un'epoca ilella vita 
fetale abbastanza avanzata. Il srptmu ventriculorum aveva già raggiunto il quasi com- 
pleto suo sviluppo, lasciando solo in alto Vostium interventricolare ; e già le valvole ve- 
nose dovevano essere discretamente ampie, quando verificossi l'endocardite nel ventricolo 
destro. Inceppato, o alterato lo sviluppo della tricuspide, le pareti ventricolari furono 
pure arrestate nella loro formazione come lo prova il fatto che nelle trabecole mu- 
scolari non trovansi distinti muscoli papillari, e il septitìii ventricaìorum spostato molto 
a destra, non andando a congiungersi per la sua obliquità al septum trunci, dovette 
lasciare un'ampia apertura nella sua porzione anteriore -superiore. Perciò l'arteria 
polmonare che verso la fine della 10" settimana (epoca nella quale dovette verificarsi 
l'endocardite) è ancora leggermente a sinistra e avanti l'aorta, sia per il mancato 
sviluppo del ventricolo destro, che per l'incompleta chiusura del setto rimase in co- 
municazione con ambedue le cavità ventricolari. 

L'arteria aorta pertanto rimasta affatto posteriormente alla polmonare , doveva 
certo per la sua posizione essere in condizione poco favorevole per ricevere nella sistole 
cardiaca il sangue necessario alla grande circolazione, così che non solo la polmonare 
la sopravanzò in volume, ma come vedemmo venne a sostituire in gran parte l'ufficio 
dell'aorta stessa. 

Fra l'aorta e la polmonare, abbiamo veduto esistere un piccolo setto membra- 
noso Ora se pensiamo che la pars membranacea del setto ventricolare è appunto la 
porzione inferiore del septimi trunci, e che nel caso presente si ha spostata in avanti 
e leggermente a sinistra la polmonare, comprendiamo facilmente che detta membrana 
assai sottile ci rappresenta la pars membranacea stessa. Pertanto non solo questa 
piccola porzione, ma tutto il septum trunci deve essere stato deviato dalla sua dire- 
zione normale, e quindi facilmente le liste connettivali che dovevano ribattersi su di 
esso, e costituire le sigmoidee, debbono avere subito una grave alterazione nel loro 
sviluppo. L'avere riscontrato la valvola laterale sinistra e la posteriore conglutinate 
o mal costituite, credo appunto deve riferirsi al fatto della deviazione del septum trunci. 
Ne si può obbiettare dicendo che nel maggior numero dei casi, in cui si ha traspo- 
sizione dei vasi arteriosi, e quindi deviazione del septum trunci, trovansi delle valvole 
semilunari ben conformate, giacché in questo caso non si ha a considerare una devia- 
zione primitiva del septum trunci , ma una deviazione secondaria , consecutiva cioè 
all'anomala posizione che ha preso la polmonare rispetto al ventricolo destro. 

Kesasi stenotica l' aorta , e il suo sbocco nel ventricolo rimanendo anche un 
po' nascosto dalla pars membranacea, è naturale che essa dovesse mantenersi di un 
calibro inferiore alla polmonare, di pareti più deboli, e che presentasse un terreno 



(1) Haase, De morbo coeruteo, Diss., Lipsia, 1813. 

(2) Thygesen, De cianos spec, Diss. Riell, 1842. 

(3) Robinson, The Lancet, V, 20, p. 103, 1858. 

(4) Hannolte Vernon, Schmidl's lahrb., Bd., 96, 1857. 

(5) Peacock, Pathol. trans., V, h, p- 64, 1853-5Ì. 

Seeie II. Tom. XXXVIIl. 



234 



CONTRIBUTO ALLO STUDIO PEI VIZI CONGENITI DEL CUORE 



facile por uua endo-arterite, come ne fanno fede le piccole placche in essa riscontrate. 
Se poi essa somministra una sola arteria coronaria, (]uesto fatto può essere subordinato 
alla primitiva alterazione avvenuta nello sviluppo di due valve semilunari, e non già 
ad una semplice varietà anatomica. 

Stenotica all'origine, con distribuzione dei vasi dell'arco affatto anomala, è assai 
facile che là ove essa si collegava alla polmonare pel setto arterioso, abbia subito 
un restringimento notevole, cosicché per lo sviluppo rilevante e prevalente della pol- 
monare, questa siasi continuata direttamente nell'aorta discendente. 



FlG. X. 



TA 



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-AT 



VI) / '■'< 

P 

Dair Anatomia dell' ^E^LE. 

(Kapporto dell'aorta colla polmonare 
neir embrione). 




Caso presente. 



A - Aorta. 

P - Polmonare. 

PD - Tronco polmonare destro. 

PS - Id. id. sinistro. 

AT - Aorta toracica. 

CD - Carotide destra. 

T - Art. tiroidea. 

CS - Carotide sinistra. 

SD - Sncclavia destra. 

ss - Id. sinistra. 

X - Panto di comunicazione fra la 

polmonare e l'aorta. 
TA - Tronco arterioso. 



Nel caso presente troviamo ancora traccia del condotto arterioso nell' orifizio, 
che connette la polmonare alla succlavia sinistra. Ora la stenosi o l'atresia dell'aorta 
nel tratto che corre fra l'origine della succlavia sinistra e l'inserzione del condotto 
arterioso è frequente, come ne fanno fede le osservazioni di Farro (1), De-Bary (2), 
Forster (3), Pelletier (4), Rauchfuss (5), Taruffi (6), e talora manca del tutto come è 
provato nei casi di Steidele (7), Wale-Hicks (8), Struthers e Greing (9). 

D'altronde siccome la stenosi o atresia dell'aorta accompagnata dall'apertura del 
dotto arterioso, porta al fatto che spesso l' aorta discendente diviene continuazione 
dell'arteria polmonare, comprendiamo come in questo caso che la polmonare già alla 
sua origine stabiliva un condotto più adatto allo svuotamento del ventricolo sinistro, 
dovesse sostituirsi iu gran parte all'ufficio dell'aorta. 

Questa particolarità anatomica è molto rara. Nel caso di Steidele l'aorta dava 
le carotidi e le ascellari, e la polmonare forniva due branche ai polmoni e l'aorta 
discendente. In quello di Wale-Hicks l'aorta forniva i vasi alla testa e alle estre- 
mità superiori, ma la porzione discendente derivava dalla polmonare. Così nel caso di 
Struthers e Greing l'aorta discendente veniva somministrata dalla polmonare. Nella 



(1) Farrb, On malfar, of the human heart, 181 'i. 

(2) Db Bary, Virchow's Archiv., Bd. 32. 

(3) Forster, Die Missbildungen, Iena, 1861. 

(4) Pelletier, Archiv. Génér. de Médecin. , T. 18, 1828. 
|5) Rauchfuss, Virchow,s Archic, Bd. 18, 1860. 

(6) Taruffi, Op. cit., pag. \m. 

(7) Steidele, Sammlung chir. Beobact, Bd. 2. 

(8) Wale-Hicks, Pathol. Transact. for., ecc., 1864. 

(9) Struthers and Greing, Monthly journal of Med. Soc, V, I8ó2. 



PEL nOTT. LIVIO VINCENZI 235 

osservazione 06" Taruffi ricorda che in un neonato l'arco aortico dopo aver dato la 
succlavia sinistra si restringeva in un breve canale, che sboccava nel condotto arte- 
rioso, e la polmonare fornite le due branche solite, formava un arco al lato esterno 
dell'aorta, e ricevuto lo sbocco di (questa, continuavasi direttamente coll'aorta discen- 
dente. Barlow (1) riporta un caso nel quale vi era comunicazione dei ventricoli, e 
l'aorta discendente nasceva dalla polmonare come continuazione del ductus Botalli. 
L'aorta ascendente esciva dal ventricolo destro, e dava le arterie coronarie, e quelle 
pel capo e per gli arti superiori. Questo caso riguarda un fanciullo di 10 mesi, morto 
per bronchite acuta. 

Rimasta una comunicazione fra l' orecchietta destra e il sottoposto ventricolo , 
ma priva di valvola, si comprende come dovesse aversi una forte stasi , in ispecie 
all' orecchietta , e ben poco sangue potesse versarsi nel ventricolo sinistro. Difatti 
troviamo 1' orecchietta assai dilatata, e così pure le vene cave. Essendo poi ancora 
pervio il foro di Botallo, può essersi avverato il passaggio di una certa quantità di 
sangue dalla destra all'orecchietta sinistra, e quindi reso meno difficile e stentata la 
circolazione. 

Finalmente abbiamo a ricordare un'altra anomalia vasaio, cioè la mancanza di 
una delle arterie coronarie. Quest'anomalia è rarissima: nella letteratura non ho trovato 
che 5 casi e che si riferiscono a Fantoni (2). Thebesius (3), Harrison (4). Otto (5), 
Hyrtl (6). 

Strassburg, Marzo 1886. 



SPIEGAZIONE DELLE FIGURE 



FiG. 1' (Oss. V) A - Aorta. 

» B - Tronco brachio-cefalico venoso destro. 

» C - id. id. id. arterioso. 

» D — Arteria carotide di destra. 

» E - Ai'teria succlavia di destra. 

» F - Arteria polmonare. 

» G - Sezione auricolare. 

» H - Sezione ventricolare. 



(1) Barlow, Th. Congenital hearl disease ; two cases Transact. of the path. Snc. XXVII. 
i2) Fantoni, Anat. corp. hum., \6'J9. 

(3) Thebesius, De circ. de sang. in corde, Lugd. Bat., 1716. 

(4) Harrison, Dm&Kji, 1836. 

(5) Otto, Pathol. Anat., 1830. 

(6) Hyrtl, Oester. med. Jahr. , 1841. 



236 CONTRIBUTO ALLO STUDIO DEI VIZI CONGENITI DEL CUORE - PEI, DOTT. L. VINCENZI 

FiG. 2" (Oss. 1°) 7 - Tronco venoso brachio- cefalico destro. 

» L - Vene polmonari. 

» M - Vena sovraepatica. 

» N - Vena cava inferiore. 
» - Vena succlavia destra. 

» P - Arteria coronaria posteriore. 

» G - Sezione auricolare. 

» H ~ Sezione ventricolare. 

FiG. 3' (Oss. 1^) G - Sezione auricolare. 
» H - Sezione ventricolare. 
» P' - Valvola auricolo-ventricolare. 

FiG. A' (Oss. V) Q - Saccoccia anteriore dell'orifizio polmonare. 
» B - Saccoccia posteriore. 
» S - Tramezzo connettivale. 

FiG. 5" (Oss. V) A - Aorta. 

» H - Sezione ventricolare. 

» T - Valva anteriore della valvola auricolo-ventricolare. 

PiG. 6^ (Oss. 2") Faccia anteriore del cuore (L'aorta fu spostata un po' a sinistra 
per far vedere l'orifizio polmonare). 

FiG. T (Oss. 2^) Faccia interna (superiore e posteriore). 

» M - Mitrale. 
» T - Tricuspidale. 
» P - Polmonare. 
» A - Aorta. 
» S - Scissura nella quale si prolunga il ventricolo destro. 

FiG. 8' (Oss. 3') Faccia interna del ventricolo sinistro. 
» P - Polmonare. 
» A - Aorta. 

» M - Valvola mitrale. 
» S - Septum ventri culorum. 

» PS- Tronco polmonare sinistro. 

> PD - Tronco polmonare destro. 
» X - Pars membranacea. 



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237 



SUGLI 



IN CONDIZIONI NORMALI 

E SUL LOBO MODO DI COMPOKTAESI 

IN SEGUITO AL TAGLIO DELLE BADICI NERVOSE 

E DEI NERVI SPINALI 



Dott. ALFONSO CATTANEO 



Appr. neU'adun. del 9 gennaio 1881 



Quando il professore Golgi mi ha consigliato ad occuparmi degli organi termi- 
nali nervosi muscolo-tendinei, ben volentieri m'accinsi ad istituire delle ricerche in 
proposito, persuaso di non fare uno studio inutile anche per la fisiologia e la pa- 
tologia del sistema nervoso, attesa la importanza di essi organi — importanza che sarà 
ancor meglio apprezzata, quando accertata ne sarà la funzione e saranno note le al- 
terazioni loro in rapporto a date malattie nervose. — E pi-ecisamente, sotto la valida 
direzione del mio maestro, li ho studiati: 1" dal punto di vista istologico per porre 
in evidenza ulteriori particolari sulla loro struttura ; 2 " da quello sperimentale, sia col 
taglio delle radici nervose spinali anteriori o posteriori per determinare quale rapporto 
hanno colle fibre nervose centrifughe o centripete, sia col taglio dei nervi spinali per 
osservarne i pi'ocessi degenerativi. 

Ma per procedere con ordine nella esposizione, parmi opportuno dividerla nelle 
seguenti parti : 



1. Cenno storico: 

2. Metodi di indagine; 

3. Particolarità relative ai detti organi normali; 

4. Loro significazione fisiologica; 

5. Alterazioni loro in seguito al taglio dei nervi. 



238 SUGLI ORGANI NERVOSI TERMINALI SirSCOLO-TENDINEl 



I. 

Cenno storico. 

La conosceniia degli organi muscolo -tendinei è di data recente e la si deve a 
Golgi (1), che ne diede una chiara, esatta, benché breve descrizione; egli, studiando le 
terminazioni nervose nei tendini, mentre in animali inferiori (lucertola, rana) trovò solo 
una terminazione libera (a reticella con maglie irregolari), nell'uomo e in altri mam- 
miferi ne osservò due diverse specie : l' una richiamante le clave ed i corpuscoli di 
Pacini di altre parti dell'organismo; — l'altra affatto speciale che designò col nome 
di organi nervosi terminali muscolo-tendinei dalla sede che occupano costantemente 
(nella zona di passaggio fra la lamina tendinea ed il muscolo), e che descrisse come 
corpi fusati i (juali per un'estremità (tendinea) si confondono col tendine, mentre 
coir altra (muscolare) danno inserzione a fibre muscolari , sicché stanno come dina- 
mometri fra tendine e muscolo ; — corpi di natura tendinea in cui penetra, sempre 
una fibra nervosa a raniificarvisi dicotomicamente ; i rami derivati da tali divisioni 
vengon poi a trasformarsi in fibre pallide che terminano in circoscritti intrecci reti- 
colari. — Egli li lia rintracciati in tutti i muscoli ed in diversi animali, ed in tutti 
i muscoli li ha trovati, eccetto in quelli motori dell'occhio. 

Il dottor Marcili (2), che se ne occupò di poi, li ha pur (jui rinvenuti: secondo 
lui però ambe le estremità loro si continuerebbero in un fascicolo tendineo ; i ra- 
muscoli nervosi (provenienti dalla divisione della fibra nervosa) si trasformerebbero 
gradatamente in fibre pallide e arrivati più o meno presso le estremità del corpo, 
ora bruscamente si jìerderebbero, ora finirebbero acutamente tra le granulazioni della 
placca. 

Ranvier (o), parlando delle terminazioni nervose sensitive, dedica una lunga 
nota ai corpi di Golgi, nella quale conclude : •< La découverte des organes musculo- 
tendineux. dout ì' importa nec n'ecìiappera à personne , appartient bieii réellement 
à Golgi ». 

Klein (4), infine nel suo recente Trattato d'istologia menziona pure le termina- 
zioni nervose nei tendini, ponendole accanto ai corpuscoli di Pacini e dell'Herbst. 
ai corpuscoli del tatto, del Meissner e del Wagner, ai corpi del Langerhans, ecc. 



(1) Sai nervi dei tendini dell'uomo e di altri vertebrati, e di un nuovo organo terminale muscolo- 
tendineo. Dalle Memorie ilella Reale Accademia delle Scienze di Torino. ^Serie li, Tomo XXXIl). 

(2 Marchi, SugU organi terminali nervosi nei tendini dei muscoli motori dell'occhio. Atti della 
Reale Accademia delle .b'cienze di Torino, Voi. XVI, 1881. Nota preventiva. 

Marchi, Ueher die terminal organe der Nerven {Golgi's Nervenkòrperchen in den Sehnen der 
Augenmuskeln. Graefe's .\rrhiv fiir Ophtalmologie, XXVIII, 1882. 

(3) Ranvier, Traile technique d' //istologie, 1882 (pag.928-929;. 

(4; Klein, Element of IJistology ; 2" Edlz., Cassel et Company. London, 1884, (p. 125-126). 



DEI, DOTT. AI>FONSO CATTANEO 239 

II. 

Metodi di indagine. 

Chi ha acquistato un po' di pratica può ritrovare gli organi anche su lamine 
tendinee a cui non s'abbia fatto altro che staccarne le libre muscolari con un bi- 
stori trascorrente a sega, dopo averlo insinuato immediatamente al disotto delle espan- 
sioni tendinee (ed anche colle forbici ricurve se fosse rimasta aderente troppa quan- 
tità di fibre muscolari). Tuttavia la ricerca riesce alloi-a difficilissima, perchè: 1" la 
lamina è opaca; 2' non si ha una guida per arrivare ai corpi che spiccano poco. 
Occorre dunque, appena staccate le fibre muscolari , rendere il tendine un pò" tra- 
sparente immergendolo in una soluzione d'acido arsenicico al Vi P- % per circa 15', 
e poi far spiccare le fibre nervose, perchè gli è seguendo queste che quasi infallan- 
temente si giunge all'organo muscolotendineo. A tale scopo si ponno passare le 
lamine rischiarate nell'acido osmico (/•„ per '!/) per 15'- 20' per lavarle poi in acqua 
distillata e conservarle in glicerina. Con questo spediente si ottiene la chiara dimo- 
strazione de" corpi, non della terminazione della fibra nervosa; per mettere in evidenza 
la quale è d'uopo immergere le stesse lamine, già rischiarate coU'acido arsenicico, in una 
soluzione abbondante di cloruro d'oro e potassio (/■., o I %), da cui si levano dopo 
circa Vi ora (però anche un'immersione più prolungata non guasta) e cioè quando 
hanno assunto un leggiero color paglierino; e dopo averle lavate ben bene in acqua 
distillata, si espongono al sole (1) in una soluzione arsenicica ('/., o 1 '/^), che si sosti- 
tuisce appena si fa violetta, per un giorno circa; si sottopongono quindi a ripetute 
lavature in acqua distillata, e, dopo aver messi in evidenza i corpi (allontanando le 
fibre muscolari che li nascondono), si chiudono in glicerina, — poiché la cliiusura 
nei balsami (previa disidratazione e trattamento con olii essenziali) , al contrario di 
ciò che avviene generalmente, rende più opaca la lamina che ha subito l'azione sia 
dell'acido osmico che del cloruro d'oro. Noto pure come non mi sono mancati ri- 
sultati brillanti quando ho lasciato le lamine, prima di esporle al sole, per una 
notte allo scuro, e ancor quando, sebbene molto più raramente, non le ho sottoposte 
all'infiuenza della luce solare. Non mi ha giovato invece il metodo che Sandmann (2). 
applicò per le terminazioni nervose nelle fibre muscolari striate (immersione per al- 
cuni giorni in una soluzione concentrata di acido solforoso — riscaldamento in acqua 
distillata — immersione nel cloruro d'oro — riduzione o pronta in acqua distillata 
scaldata, o lenta = 1 giorno a temperatura ordinaria), poiché se l'acido solforoso é un 
ottimo mezzo per isolare le fibre muscolari senza alterarle, alterando invece molto il 
tessuto tendineo lo rende assai meno trasparente che l'acido arsenicico. 

Quando non si può trattare le lamine a fresco sarà bene, per conservarle, te- 
nerle in alcool diluito (a 3()") o in tenue soluzione di bicromato di potassa o d'am- 



(1) L'estate è l'epoca più opportuna. 

[2) Ueber die Vertheilung dcr motorischen Nervenendapparate, in den quergeslreiften Muskeln der 
Wirbelthiere. Archiv. f. Anatomie und Physiologie. Physiologische Abtheilung, 3 und 4 Heft, 1885. 



240 SUGLI ORGANI NERVOSI TERMINALI MUSCOLO-TENDINEI 

moniaca (1-2 "k), nei quali casi la immersione nella soluzione arsenicica ed anche 
nella osmica deve essere prolunguta alquanto (anche per giorni^. Ma devo avvertire 
che se tale immersione è utile da una parte (particolarmente nell'alcool diluito) sia 
perchè non è possibile trattar tutte le lamine a fresco, sia perchè le fibre muscolari 
si esportano più facilmente, e più spesso è mantenuto il rapporto che Torgano lia 
colle fibre muscolari, d'altra parte (specialmente nel bicromato) essa offre l'inconve- 
niente che la reazione coli acido osmico non riesce pressoché mai cosi completa come 
quando le lamine sono trattate a fresco, ne riesce punto col cloruro d'oro (1). 

Per studiare i nip^orti che questa specie di organi nervosi affetta coi vasi san- 
guigni ho iniettato ora nelle iliache esterne o nell'aorta addominale, ora nelle succlavie 
(a seconda dell'arto su cui voleva portare l'attenzione) tanto la soluzione di bleu di 
Prussia quanto il carmino con gelatina (che ho preparato secondo un metodo misto 
Kanvier-Gerlach) quanto una tenue soluzione di AgNO^ (0,20 '>„) pure in gelatina. 
— Quest'ultima mi doveva anche aiutare a risolvere il problema se i detti corpi 
sieno no rivestiti d'endotelio, poiché, trapelando dai vasi, il AgNO' avrebbe po- 
tuto agire su esso come agisce su tutti gli endoteli. Ma né questo metodo — che a 
Golgi aveva corrisposto per l'epitelio dei glomeruli renali — né le iniezioni , sotto 
la lamina tendinea, di nitrato d'argento (in soluzione all'I /^) con una siringa di 
Pravaz, non mi hanno portato a risultato alcuno. Mi ha invece corrisposto, sebbene 
raramente, l'immersione delle lamine (previa diligente esportazione della maggior parte 
possibile di fibre muscolari), in una soluzione al ^ od 1 p. '^;, di Ag NO', seguita 
da lavatura in acqua distillata, esposizione alla luce, ecc. 

Il taglio dell'ischiatico fu eseguito col solito metodo; coll'escisione di 1 cm. 
per impedire la rigenerazione del nervo, colle regole antisettiche per prevenire la 
suppurazione (soluzione fenica al 2 V:i P- %■, iodoformio, e infine coUodion sulla ferita 
già cucita); colla fasciatura gessata fino a mezza coscia per difendere l'arto paralizzato 
ed anestetico nei conigli che dovevo mantener vivi a lungo, poiché in essi , lasciati a 
se senza cautele, già dopo una settimana compare l'ulcerazione cutanea di quella parte 
di gamba che viene in contatto col suolo, e più tardi anche la necrosi dell'arto, mentre 
le cavie e i cani resistono a lungo (una cavietta dopo un paio di mesi dal taglio 
dell'ischiatico non presentava ancora ulcerazioni di sorta, presentava però nel connet- 
tivo sottocutaneo della parte corrispondente al calcagno un tumore grosso come una 
piccola noce, costituito da tessuto connettivo giovane). 

Per determinare lo scopo fisiologico degli organi muscolo -tendinei ricorsi al 
taglio delle radici nervose anteriori o posteriori che poi entrano a costituire il plesso 
lombo-sacrale, affine di stabilire con quale categoria di radici essi fossero in rapporto . 

Per questa gravissima operazioìie, che sarebbe stata estremamente difiicile a 
praticarsi sui conigli (per la piccolezza degli animali e per la mollezza del midollo 
spinale, la cui lesione sarebbe stata pressoché inevitabile, per quanto delicatamente 



(1) Ed io credo appunto che il non esser Marchi riascito mai alla dimostrazione nervosa (a re- 
ticolo) nei corpi di Golgi, come egli stesso confessa, e come appare dalle sue figure, lo debba più che 
ad altro alla precedente influenza del bicromato di potassa (lasciava i tendinetti per non meno di tre 
giorni in una soluzione di questo sale al 2 "/o)- 



DEL DOTT. ALFONSO CATTANEO 241 

fosse praticata l'apertura dello speco vertebrale) mi lianuo giovato i cani. — L'ope- 
razione fu condotta nel modo che trovai poi diifusamente descritto dal dottor Baldi (1), 
di cui adottai anzi alcune modificazioni; tuttavia ho sempre procurato l'anestesia 
col cloroformio, lasciando da parte la morfina, perchè: 1° sebbene sia notorio che nei 
cani il passaggio dalla narcosi cloroformica alla morte sia facilissimo, tuttavia un po' 
di pratica fa pressoché sempre evitare tale inconveniente; 2' l'anestesia morfinica è 
quasi sempre incompleta, tantoché (anche dopo l'iniezione di 10-12 cg. di morfina) 
bisogna, quando si hanno a tagliare le radici midollari, ricorrere ancora all'aiuto del 
cloroformio; inoltre i tre cani che io ho sottoposto all'azione morfinica (uno anzi alla 
presenza dello stesso dottor Baldi) mi morirono o poche ore dopo l'operazione o nella 
notte (né di ciò voglio senz' altro dar la colpa alla morfina). 

Nei cani su cui aveva eseguito il taglio delle radici anteriori, il compito della 
ricerca degli organi nei muscoli da esse dipendenti, mi fu facilitato dalle esperienze 
di Bert e Marcacci (2). 

Devo ora aggiungere che gli animali su cui portai la mia attenzione furono 
cavie, conigli (i quali mi servirono generalmente pel taglio dell'ischiatico), gattini e 
cani ; né ho mancato di osservare i detti corpi del Golgi nei tendini umani. 



III. 
Particolarità istologiche. 

Dell'organo tendineo considererò: 

a) il corpo propriamente detto; 

b) l'elemento nervoso ; 

e) i suoi rapporti coi vasi sanguigni; 

a cui per completare l'argomento aggiungerò: 
d) i rapporti coi fusi muscolari ; 
fi) quelli con altri organi terminali nervosi. 

a) Cnrpo propriamente detto. 

Il corpo ha generalmente la forma fusata col rigonfiamento ora molto pronun- 
ciato, ora tanto poco da richiamare più un cilindro che un fuso : e ciò si può scor- 
gere anche nello stesso preparato , il che indica tale varietà di forma non essere 
dovuta ai reagenti usati; é inoltre appiattito nelle faccie parallele alla superficie del 
tendine. 



(I) Effetti della recisione delle radici posteriori sui mommenli. Ricerche sperimentali del dottor 
Dario Baldt. Dal giornale medico Lo Sperimentale, settembre 1885. Firenze. 

(2j Comunicazione preventiva sulla distribuzione delle Radici motrici nei muscoli degli arti. Ri- 
cerche sperimentali del Prof. Bert e del Doit. Marcacci. Dal giornale Lo Sperimentale. Fase. 10", 
Ottobre 1881. 

Serie II. Tom. XXXVIII. a' 



242 SUGLI ORGANI NERVOSI TERMINALI MUSCOLO-TENDINEI 

Variano pure le (ìimensioni (lungh. 80 ad 800 ,u., larg. 50-70 a 400 p.), ne 
la lunghezza è in i-apporto costante colla larghezza; ad ogni modo, una volta trattati 
coli 'acido osmico o col cloruro d"oro, si ponno sempre distinguere anche col mi- 
croscopio semplice. La direzione è quella delle fibre tendinee e muscolari. Il numero 
varia assai nei diversi muscoli: così in una lamina tendinea di circa 2 cmq. ne ho 
contati fin oltre 25 (ed è lecito supporne alcuni già staccati colle fibre muscolari), 
mentre in altre appena appena se ne incontra qualcuno, però ritengo non esista lamina 
senza corpi, se devo giudicare dalle non poche che osservai, purché trattate con ri- 
guardo. Il corpo non è poi quasi mai sulla superficie esterna del tendine, poiché 
generalmente ha sede in quella superficie di esso sulla quale vengono ad inserirsi le 
fibre muscolari e precisamente nella zona di passaggio dal tendine alle fibre musco- 
lari. Né il piano del corpo è quello del tendine, ma é per lo più sollevato alquanto 
specialmente all'estremità da cui si staccano le fibre muscolari e va solo a confon- 
dersi gradatamente e lontano colla lamina per l'estremità tendinea {t) , che talora 
è unica, spesso bifida, a coda di i-ondine (Fig. 10 e 12= <) e talora unica si ma 
con una sottile appendice a mo' di sperone (Fig. 3=s). L'altra, estremità muscolare 
(m), è alquanto pili grossa e meno lunga della tendinea, generalmente unica e dà 
inserzione , a livello per lo più diS'erente . ad alcune fibre muscolari , le cui fibrille 
costitutive passano gradatamente nelle fibrille, dall'unione delle quali risultano i ten- 
dinetti primitivi; la stessa estremità poi appare divisa da 3-4 o più linee longitudinali 
che vanno scomparendo col progi'edire verso il ventre del corpo e che stanno appunto 
ad indicare i diversi tendinetti primitivi, i quali si sono fusi a formare il corpo ten- 
dineo. — Non raramente accade di osservare nei preparati la mancanza di codeste fibre 
muscolari, ma allora l'estremità omonima appare sollevata sul piano tendineo e come 
troncata; pochissime volte m'è rimasto il dubbio se tutte due le estremità andassero 
a confondersi nel tendine comune. Mentre l'estremità tendinea è rivolta costantemente 
dalla parte dell'inserzione ossea della massa tendinea, la muscolare è diretta verso il 
ventre del muscolo. 

La struttura è evidentemente quella dei tendini, cioè consiste in un connettivo 
fibrillare con nuclei in esso disseminati : le fibrille , isolabili e assai fini, sono natu- 
ralmente dirette secondo l'asse maggiore del corpo e pressoché parallele fra loro. 

Il contorno è di solito bene spiccato e talora anzi appare sotto forma d'un sot- 
tile orlo splendente: questo fatto, la maggior resistenza che i corpi tendinei oppon- 
gono all'azione sciogliente degli acidi in confronto alla lamina tendinea, e l'esistenza 
che talora può verificarsi di due specie di nuclei di cui gli uni, allungati, entro lo 
spessore del corpo, e gli altri, tondeggianti od ovali, alla superficie dello stesso, già 
facevano supporre ad un rivestimento particolare. E la supposizione divenne final- 
mente realtà mercè una delicata dilacerazione superficiale e la reazione col nitrato 
d'argento. Infatti col primo mezzo accade talora di poter osservare dei lembi sotti- 
lissimi (Fig. li v) apparentemente auisti. pieghettati, perché addossati a se stessi 
cogli aghi dilaceratori, e là dove questi lembi furono allontanati dal corpo, questo 
si fa vedere più chiaramente come se vi fosse stato levato un sottil velo ; e talora 
anche si ha l'impressione di due o più lamelle sovrapposte : ma su questo non posso 
ancora pronunciarmi. Quello che ritengo per certo si è che questo rivestimento consta 



DEL DOTI. ALFONSO CATTANEO 243 

di uno stroma connettivo formato da fibre esilissime incrociantisi, su cui riposa uno 
strato di cellule endoteliari poligonali piuttosto larghe, con nucleo tondeggiante od 
ovale, e limitate da linee di impregnazione fine e poco sinuose (Fig. 1 e) sì da ri- 
chiamar molto quelle della guaina di Henle, quali sono dsscritte da Ranvier. E ve- 
dremo anzi come a costituire questo rivestimento concorra appunto anche la guaina 
di Henle della fibra nervosa che termina nel corpo tendineo. 

Non è affatto raro il caso di osservare, specialmente in corrispondenza delle 
estremità del corpo tendineo, degli strozzamenti ad anello (Fig. G-10 e); che, a quanto 
parmi, ponno esser dati da fibrille circolari o spinali strozzanti, come in un colletto, 
il corpo, il quale in quel punto non potè rigonfiarsi sotto l'influenza della soluzione 
arsenicica, oppure stanno a significare la linea di terminazione del rivestimento 
(Fig. 15, e), il quale appunto cessa talora in modo ben netto, in corrispondenza 
delle due estremità, o anche una pieghettatura dello stesso (Fig. 11 2>)- 

Debbo infine ricordare come il corpo tendineo ofi're delle varietà in rapporto 
all'età ed alle razze. Infatti nei neonati esso appare più piccolo, meno spiccato, con 
nuclei più numerosi e in generale più tendente alla forma cilindrica che alla fusata. 
E per riguardo alle diverse specie d'animali, nelle cavie, ad esempio, è men distinto e 
più piccolo che nei conigli ; nei cani si avvicina già un po' più a quello dell'uomo che è 
assai più grosso, più spiccato, più complicato, essendo qui più palese la sua provenienza 
da diversi tendinetti primitivi, come pure più complicata ve n'è la terminazione nervosa, 
almeno per quanto riguarda la parte ancor provvista di mielina. — Ne qui mi fermo 
a descrivere talune forme strane (Fig. 2" e 3") , le quali probabilmente provengono 
dall'unione di due o più corpi tendinei. 

b) Elemenlo nervoso. 

E questa la parte più importante dell'organo. — Il fascio nervoso, proveniente 
dalla parte muscolare o dalla superficie esterna della lamina tendinea che perfora 
più meno obliquamente, pervenuto alla faccia profonda di questa, la percorre dap- 
prima pressoché parallelamente alle fibre muscolari; ma poi quando è alquanto sud- 
diviso, i rami assumono una dii-ezione obliqua; ad ogni modo la direzione di essi 
fasci ora è a seconda delle fibre muscolari (dall'inserzione del tendine al ventre del 
muscolo), ora è a ritroso e in questo caso spesso le fibre che devono finire ai corpi 
descrivono una più o meno larga curva di ritorno, a mo' dei rami di un salice 
piangente (Fig. V). La grossezza delle fibre nervose terminanti nei corpi è pure 
assai variabile; ed è spesso in diretto rapporto con quella del corpo cosicché, per 
esempio, accanto ad un'esile fibra che termina in un pur piccolo corpo, si osserva 
una grossa fibra entrare in un organo abbastanza considerevole. — Da uno stesso 
fascette possono partir fibre che vanno ai corpi ed altre che finiscono nelle fibre 
muscolari od anche in altri organi terminali nervosi , però non ho mai riscontrato 
nessuna fibra che venga a formar contemporaneamente la terminazione degli uni e 
delle altre. Ho sempre osservato pervenire una sola fibra ad un organo, eccetto in 
pochi casi: di alcuni parlerò in seguito; in altri 2 o 3 due distinte fibre arrivano 
più o meno addossate da un piuttosto lontano fascette ; in un caso poi si trattava 



244 SUGLI ORGANI NERVOSI TERMINALI MUSCOLO-TENDINEI 

d'un corpo dalla forma di bisaccia (Fig. 2' A e .4'), dalle due estremità di esso 
penetravano due distinte fibre nervose che si diramavano nel corpo senza venire a 
contatto nella parte media del corpo stesso. Piuttosto ho riscontrato parecchie volte 
il fatto opposto (Fig. P\ cioè capita talora di vedere una fibra nervosa che dopo 
una divisione dicotomica va co' due rami a terminare in 2 corpi più o meno di- 
stanti fra loro. E (juesto fatto ritengo debba essere frequente ; che se io non l'ho 
visto molte volte, ciò attribuisco piuttosto a difetto di preparazione, poiché non è 
difficile, nell'eliminare le fibre muscolari che ingombrano il campo , di portar via 
anche qualche pezzo di fibra nervosa od un corpo. E ritengo appunto tale fatto fre- 
quente perchè altrimenti troppe fibre sarebbero necessarie pe' soli tendini, come quelli 
che ponno avere numerosi corpi; d'altra parte spiega la poca localizzazione della 
funzione, qualunque essa sia. 

La fibra nervosa, giunta presso al corpo, talora si mostra già divisa in 2-3 o 
anche 4 rami, tal'altra vi arriva unica: sia la fibra sia queste diramazioni penetrano 
nel corpo spesso verso il centro (dopo un tragitto generalmente parallelo o perpen- 
dicolare al corpo), talora ad un estremo, e in questo caso non raramente fra le due 
code in cui si prolunga l'estremo tendineo (Fig. 10. 12). Quando la fibra penetra nel 
corpo abbandona la guaina di Henle (Fig. 1. 15 // ) che divaricandosi ad imbuto si 
addossa al corpo col cui rivestimento va a confondei'si, sicché entro al corpo muscolo- 
tendineo la fibra nervosa consta tuttora della guaina di Schvvaim con relativi nuclei, 
della guaina midollare (che come vedremo va poi scomparendo) e del cilindrasse. 

Nel punto di penetrazione poi spesso è manifesto uno strozzamento a colletto 
della fibra stessa o de' suoi rami, che nel percorrere l'organo continuano a suddividersi 
dicotomicamente (talora in rami cosi ravvicinati da richiamar la forma di zampa d'oca) ; 
la loro direzione però non segue una legge costante, ma è piuttosto in rapporto al 
punto di penetrazione e al fatto che le ultime diramazioni devono espandersi alla 
superficie dell'organo ; cos'i se la fibra giunge ad un punto medio di questo dà presto 
due rami relativamente considerevoli che, suddividendosi per loro conto, si dirigono 
verso le due opposte estremità, mentre per la porzione intermedia dà rami più corti 
e meno considerevoli che, come gli altri, si dirigono divergendo l'uno dall'altro verso 
le parti superficiali ancor conservando i caratteri delle fibre midollate . solchè i 
segmenti interanulari sono più brevi e più tozzi e biconici, le incisure più ravvicinate. 
Giunte così presso la superficie, queste fibre di 2" o S" ordine (la biforcazione avviene 
sempre in corrispondenza di uno strozzamento) si trasformano in fibre pallide (Fig. 15) 
talora in modo brusco (o) cos'i che da un segmento relativamente grosso che s'annerisce 
coU'acido osmico si passa tosto, mediante uno strozzamento, ad una fibra sottile su cui 
reagisce solo il cloruro d'oro; tal'altra in modo graduale (o) cosicché il ramo nervoso 
rassomiglia ad un sottil cono allungato. Le fibre pallide infine, dando alcune divergenti 
suddivisioni, arrivano presso la periferia ove mediante più fini e avvicinate diramazioni 
costituiscono numerosi circoscritti ed allungati intrecci reticolati (Fig. 11. 15, ecc.) 
simili a tanti fiocchetti, ora ben isolati l'uno dall'altro (Fig. 11) ora molto addos- 
sati (Fig. 15), che cessano ad una certa distanza dalle due estremità. 

Tali intrecci reticolati mostrano tratto tratto delle nodosità che probabilmente 
vanno addebitate all'azione alterante degli acidi (arsen.) sulla terminazione nervosa; 



DEL DOTT. ALFONSO CATTANEO 245 

tuttavia la prova fatta per fissar questa, coU'iniettare una soluzione di acido osmico nella 
lamina tendinea prima di sottoporla all'acirlo arsenicico ed al cloruro d'oro, m'è fallita. 
Non credo inutile richiamar l'attenzione sopra un fatto di cui si sono già occupati 
e Golgi e Marcili, tanto più che in proposito v'ha divergenza fra questi due autori. 
Lungo il decorso delle fibre nervose si osservano talora degli ingrossamenti che , secondo 
Golgi , sarebbero inspessimenti fusiformi della guaina di Henle dovuti alla diuturuH 
irritazione prodotta dalle pulsazioni d'una arteria che incrocia una fibra nervosa. Marchi 
pure ha trovato lungo il decorso delle fibre nervose dei tendini oculari del solo 
maiale alcuni corpi fusiformi che gli sembrano corrispondere a quelli descritti da 
Golgi ; ma , non avendo egli mai verificato un loro rapporto colle arterie , non ritiene 
ammissibile l'ipotesi di quest'ultimo, riguardo alla significazione di tali ingrossamenti. 
In proposito io noterò come le forme descritte da Golgi si riscontrano non solo nel- 
l'uomo, ma pur anche nei cani non giovani (eccezionalmente nei vecchi conigli), che 
quasi sempre è dimostrabile il loro rapporto con un'arteria, quale venne osservato 
dal detto autore, che anzi se una fibra nervosa viene eventualmente ad incrociar più 
volte la stessa arteria o arterie diverse, mostrerà dette espansioni costantemente nel 
punto d' incrociamento ( Fig. 1 f), che non solo una fibra nervosa, ma anche un 
fascette nervoso presenta Tingrossamento quando incrocia l'arteria; che questo ha 
forma fusata, ma coi due estremi incurvati in modo da poterlo ben rassomigliare ad 
un' S italica; che per costituirlo non solo s'è verificato un'iperplasia della guaina di 
Henle, ma spesso anche un'iperplasia della fibra nervora stessa: infatti se è vero che 
ai due poli il numero delle fibre nervose è ancora lo stesso che al di fuori, verso 
il ventre del fuso invece ve n'ha generalmente un numero maggiore per una bifor- 
cazione dei cilinder axis, che vengono anche a divaricarsi alquanto fra loro. Ed è 
per il loro frequente trovarsi nel punto di incrociàmento delle fibre nervose colle 
arterie e pel rapporto fra le loro dimensioni ed il calibro del vaso o l'età dell'ani- 
male, che mi soddisfa pienamente l'ipotesi di Golgi sulla loro origine. Riguardo poi 
ai corpi fusiformi del Marchi, mentre sulla significazione di alcuni non saprei per 
ora pronunciarmi (vedi suo lavoro Fig. 2 e) , altri (Fig. 4. 5, 1. e.) ritengo non essere 
che gli stessi ingrossamenti del Golgi (il cui rapporto coli' arteria sarà stato proba- 
bilmente distrutto nell'allestire i preparati) ; altri ancora (quelli in rapporto ai corpi 
tendinei: h Fig. 2, 1. e), parmi corrispondano alla forma che io ho riprodotto nella 
Fig. 8 ; dove il modo con cui la fibra nervosa si mette in rapporto al corpo tendineo 
richiama alquanto l'inserzione velamentosa del funicolo ombellicale sulla placenta, cioè 
la fibra nervosa si suddivide prima di penetrare nell'organo, e la guaina di Henle 
si allarga e cosi espansa viene poi a confondersi col rivestimento dell'organo. 

e) Rapporti coi vasi sangiminl 

Le fibre nervose destinate agli organi muscolo -tendinei, come ogni altra fibra 
nervosa, sono accompagnate nel loro tragitto talora da un ramuscolo unico (Fig. G r) più 
spesso da due piccoli vasi (Fig. Ir) che fiancheggiandole mandano loro tratto tratto 
ad irrorarle dei rami trasversali od obliqui (Fig. 5), s'i da formare delle maglie 
allungate e relativamente grandi . rassomiglianti alquanto ai vasi delle fibre muscolari. 



24(> SUGLI ORGANI NERVOSI TERMINALI MUSCO I.O-TENDINEI 

I vasi poi che devono nutrire gli organi (Fig. 4-5-(i) proveugono da piccoli 
tronchi vicini (i quali inviano pure rami alle fibre muscolari ed al tendine) ; hanno 
dimensioni relativamente considerevoli, e sono in numero variabile (1-3-4). Il loro 
punto d'arrivo non è generalmente in rapporto con quello della fibra nervosa , tut- 
tavia là dove questa è penetrata nell' organo sono anche più numerosi o piìi grossi 
i vasi sanguigni. È per lo più ad un lato, vicino ad un'estremità, che i vasi raggiun- 
gono l'organo cui percorrono mantenendosi superficiali. Del resto il loro modo di 
comportarsi nell'organo non segue una legge costante. Spesso si osserva un" arteriola 
che, dapprima perpendicolare al corpo tendineo , si fa obliqua appena pervenutavi 
per biforcarsi tosto , e allora ciascun ramo correndo parallelamente ai lati perviene 
all'estremità opposta dove ora si perde, ora si continua ramificandosi nelle fibre mu- 
scolari, ora va ad anastomizzarsi con vasi estranei all'organo; durante tale tragitti 
si spiccano ramuscoli, che attraversando con varia direzione l'organo, si anastomizzano 
con quelli provenienti dal ramo che lungheggia il lato opposto ; e non raramente si 
staccano pure alcuni rami che concorrono a formar la rete sanguigna del tendine e 
delle fibre muscolari. — Altre volte, anziché due vasi, ve n'ha uno solo che percorre 
il corpo tendineo pel suo lungo or addossato ad un lato, ora nel mezzo: anche qui 
si hanno i piccoli rami che attraversano il corpo e quelli che vanno all'esterno. 

I vasi delle fibre muscolari inserte all' estremità omonima , sono dati talora 
dallo stesso vaso che irrora il corpo, tal'altra da un ramo proveniente dal di fuori, 
più spesso hanno origine mista. 



d) Rapporti coi fusi muscolari. 

(Fig. 9-10). 

Frammezzo alle ordinarie fibre muscolari furono descritti fascetti caratteristici 
chiamati fusi muscolari (Muskelspindeln diKuhne) — Nervenhiuurl o Muskelknospen 
(Kòlliker) — fascetti muscolari avviluppati, ecc. — Essi sono costituiti da 1 (nel 
pellicciaio del Coluber) a 5-8 (nei muscoli umani, ecc.) fibrette muscolari dall'aspetto 
giovane ed anche embrionale, rivestite da numerose guaine sovrapposte e rigonfiate 
nel punto d'entrata del nervo in modo da richiamar l'involucro dei corpi di Pacini, 
La fibra nervosa, che vi entra costantemente, abbandona la sua guaina di Henle che 
si sdoppia per fondersi colle diverse guaine del fuso, quindi va a perdersi nella porzione 
inedia del fuso e precisamente nella sostanza muscolare che è ridotta ad una serie di 
nuclei immersi in una sostanza granulosa sprovvista di striature trasversali. 

Aggiungerò ancora come questi fusi scoperti da Kiihne (1) che restò incerto 
sul loro significato, da KoUiker (2), si ritennero rappresentare un processo di di- 
visione e vegetazione dei muscoli e dei nervi stessi; da Ranvier (3) forme speciali 



(1 ; KiJHNE, Veber die Endigwng der Nerven in den Nervenhùgeln der Muskeln. — Virchovv's Archiv, 
t. XXX, s. 205. 

KÙHNE, Die Muskelspindeln. — Virchovv's Archiv, 1883, XXVIII, 528. 
(2j Kòlliker, Handbuch d. Gevvebetehre, 1867, p. 173-174. 
(3) Ranvier, Lepons sur le système nerveux, 1878, II, p. 316. 



DEL DOTT. ALFONSO CATTANEO 247 

il cui significato gli sfugge; da Krause (1) un processo di aumento delle fibre mu- 
scolari; da Kraske (2) resti di vecchi muscoli; da Golgi (3) una probabile forma 
embrionaria dei muscoli stessi; da Millbacher (4) un'atrofia di un fascio muscolare; 
da Breraer (5) un processo di sviluppo; ecc. 

Non posso ancora pronunciarmi con sicurezza in proposito ; benché la loro presenza 
tanto in muscoli sani che in atrofizzati senza punto eccedenza in questi ultimi , la 
loro abbondante irrorazione sanguigna, la loro frequenza abiuanto maggiore nei mu- 
scoli dei feti che degli adulti, ecc., mi rendono meno favorevole all'ipotesi di Kraske 
e Millbacher che a quella degli altri. 

Mi limiterò a notare che questi fusi vengono ad inserirsi ad un tendinetto esiguo 
acuminato, il quale si perde nella lamina tendinea, mentre all'altra estremità (rivolta 
verso il ventre del muscolo) si vedono spessissimo due o anche più fibrette muscolari 
^di solito in numero minore che in un altro punto più centrale), troncate e libere da 
involucro; che quindi l'involucro fusiforme non avvolge (Questi fusi per tutta l'esten- 
sione, ma più fitto ed ampio nel punto ove la fibra nervosa penetrata viene a per- 
dersi in un ammasso confuso di nuclei, va poi man mano restringendosi da entrambe le 
parti; che non è raro il caso di osservare due fibre nervose (Fig. 10 /', /'), che arri- 
vano al fuso muscolare in due punti diversi per terminare pure indipendentemente l'una 
dall'altra; che ad ogni modo la fibra nervosa talora penetra direttamente nella parte 
dilatata del fuso muscolare per finirvi tosto, ma spesso ancora raggiunge il fuso in 
un punto eccentrico, e, perforato Tinvolucro, si dirige parallelamente alle fibrette mu- 
scolari verso il ventre del fuso, dove termina nel modo accennato ; che i detti fusi 
sono irrorati da uno o due vasi sanguigni relativamente considerevoli, i quali vi hanno 
un decorso spesso cirsoideo e diramazioni esclusive agli stessi. 

>Ia ciò che mi ha mosso a parlare di tali corpi è il loro abbastanza frequente 
rapporto cogli organi muscolo-tendinei . Infatti spesso m'è occorso di osservare come 
il loro tendinetto abbia un'inserzione comune coli' estremità tendinea degli organi, 
(Pig. 10 t'), più raramente vi si attacchi verso il mezzo o la estremità muscolare. 
Ma siccome li ho poi anche veduti sia lontani, sia vicini, senza mettersi in rapporto 
con (juesti; ed uno anzi fra due vicinissimi corpi ma perfettamente isolato da loro 
(Fig. 9), così dovetti concludere che tale rapporto è afiatto accidentale e la frequenza 
del loro rapporto di contatto si debba piuttosto a ciò che in entrambi penetrano 
sempre vasi e nervi, entrambi partono dalle lamine tendinee ; e tanto più son tratto 
a credere che nulla abbiano di comune nella loro significazione, perchè non rara- 
mente la fibra nervosa destinata all'organo tendineo vi giunge con direzione ben diffe- 
rente da quella del fuso muscolare (Fig. 9, 10, n, n). — V'ha certamente un'analogia 
delle due forme: entrambe sono fusiformi, ben irrorate, fornite d'una speciale fibra 



(1) Krause, AUgemeine und mikroskopische Anat., 1879, p. 499. 

(2) Kraske, Experimentelle studien uber die Regeneration der quergestr. Musheln - Habitationschr. 
Halle, a. s. Jahresberichte, f. 1878. 

(3) Golgi, Contribuì, all'istologia de' muscoli volontari. Archivio di Bizzozero, 1881, V», p. l'OS. 

(4) Millbacher, Deutsches Archiv f. KUnische Medicin, 1882, (LXIII, 3-4). 

(5) Bremer, Ueber die musketspindeln nebst Bemerkungen ueber Struclur, Neubitdung, und In- 
neroation der Querg. Mushelfaser, Archiv. f. mikr. Anat., XXII, p. 318. 



248 SUGLI ORGANI NERVOSI TERMINALI MUSCOLO-TENDINEI 

nervosa che vi termina e di uno speciale involucro endoteliare (V. pag. 9 e Ranvier), 
entrambe hanno un'estremità simile (estremità tendinea dell'organo muscolo-tendineo, 
tendinetto del fuso), tantoché a ]>iccolo ingrandimento è possibile confondere l'una con 
l'altra, specialmente se l'organo musculo-tendineo è molto allungato e poco rigonfiato. 
Ma già a 45 diametri d'ingrandimento ognuno può convincersi come sieno ben di- 
stinte fra loro per la maggior strettezza e lunghezza del fuso muscolare, per la strut- 
tura affatto diversa , inoltre mentre gli organi muscolo-tendinei hanno sede costante- 
laente nella zona di passaggio dal tendine al muscolo , i fusi muscolari si riscontrano 
pure in mezzo alla massa muscolare, anzi è qnì dove furono sempre rintracciati da 
tutti gli autori che se ne occuparono. 



e) Rapporli con ulive lermimnmi nervose. 

Le terminazioni a cui qui alludo sono i corpi di Pacini e le clave, già descritti 
da Golgi nei tendini dell'uomo 

Ora, queste terminazioni io ho riscontrate , benché raramente , anche nei cani, 
gatti e conigli, dove generalmente risiedono sulla faccia più superficiale delle lamine 
tendinee. — Di solito il rapporto che essi hanno cogli organi muscolo-tendinei è dato 
solo dalla maggiore o minor vicinanza, e dalla provenienza della fibra nervosa dallo 
stesso fascette che manda pur fibre a codesti. Ma in proposito credo degno di nota 
un reperto abbastanza singolare (Fig. 11); una fibra nervosa {a) biforcandosi manda 
un ramo («") ad un corpuscolo di Pacini [A), mentre l'altro (a) penetra in un organo 
tendineo (dove termina un'altra fibra nervosa {h)) per finirvi pure in un corpuscolo 
paciniano {A) il quale vi si dev'essere annidato ben intimamente se non potei in verun 
modo disgiungerlo. Ed altre tre volte (cane, coniglio) m'è occorso di trovare un corpo 
pacinico innicchiato in un organo tendineo, ma non mi fu dato d'accertarmi se le due 
fibre nervose portantisi ai due diversi corpi provenissero dalla biforcazione d'una sola. 
Tale fatto non mi parrebbe strano, persuaso che la specificità della funzione dei nervi 
dipenda non tanto dal diverso modo di origine (che al più ci indicherà se la fibra è 
motrice o sensoria), né dalla struttura e composizione chimica del nervo, quanto dal 
diverso modo di terminare, ciò che del resto tendono a comprovare gli esperimenti 
suU'incrociamento dei nervi di diversa destinazione e funzione (Rawa, Stefani, ecc.). 



IV. 

Funzione degli organi muscolo-tendinei. 

È bensì vero che questi corpi infin de' conti constano di tessuto tendineo , ma 
la loro individualità non può assolutamente essere negata, perchè : 

1° Risultano dall'unione di 3-7 o più tendinetti riuniti in un solo, mentre 
è legge costante che ogni fibra muscolare si inserisca ad un unico tendinetto primi- 
tivo, il quale va a confondersi sempre isolatamente colla massa tendinea ; 



DEL DOTT. ALFONSO CATTANEO 249 

2° Hanno contorno bene spiccato ed un rivestimento endoteliare che poggia 
sopra una membranella di tessuto connettivo fibrillare. 

3° Giaciono su di un piano diverso dal resto del tendine, nel quale svaniscono 
per l'estremità tendinea; 

4° Vi arriva sempre una fibra nervosa per distribuirvisi in tutto e nel solo 
corpo con legge costante ; 

5" I vasi sanguigni che li irrorano hanno, rispetto a quelli della lamina ten- 
dinea, una certa individualità. 

Qual è ora la genesi loro? 

« Parrebbe risultino da un circoscritto ispessimento del connettivo «tendineo attorno 
ed in corrispondenza di un gruppo di terminazioni » . Probabilmente poi sono un per- 
fezionamento delle terminazioni libere a cespuglio intricato (ivirres Gestriipp) riscon- 
trate da Sachs (1), e dallo stesso Golgi nella lucertola (tendini della doccia vertebrale, 
della coda, semitendinoso, tendine d'Achille, ecc.) e nella rana (sternoradiale, semiten- 
dinoso). E ciò dico anche perchè negli animali (che furono oggetto delle mie osser- 
vazioni) superiori a que' due, non ho mai riscontrato una terminazione libera. 

Ciò premesso, qual è il significato di questi organi? hanno essi una funzione 
di moto di senso? e se sono organi sensorii, presiedono ad una sensibilità comune 
muscolare ? 

Queste domande sono ovvie quando si pensi che nei muscoli , benché agenti 
motori per eccellenza, risiede pure una sensibilità comune, ed una detta ntnscolare, 
per cui appunto si può valutare la resistenza che un muscolo od una massa musco- 
lare sono capaci di sopportare, e quindi ci accorgiamo dell'esercizio richiesto per soste- 
nere e sollevare un corpo — Orbene, questi organi sono forse terminazioni motrici'^ 

Se consideriamo che essi in tal caso dovrebbero finire direttamente entro la sostanza 
muscolare, e che vi sono appunto altre terminazioni le quali si comportano così ed a 
cui generalmente si attribuisce tale funzione, certamente non possiamo accettare tale 
ipotesi. — Né servono alla sensibilità generale perchè non sarebbe necessaria la costanza 
della sede (fra tendine e muscolo); inoltre la forma dei nostri organi non richiama 
punto quella che hanno gli organi deputati a tale funzione in altre parti dell'orga- 
nismo, mentre una data funzione è sempre legata ad una speciale e costante forma 
dell'organo ad essa destinato; e d'altra parte mi sembra che tale sensibilità, così 
poco rappresentata nel muscolo, si potrebbe forse originare dalle clave e dai corpu- 
scoli pacinici, pure scarsi rispetto agli organi muscolo-tendinei ; e infine sarebbe in tal 
caso più opportuno che essi si trovassero in maggior copia alla superficie cutanea 
dell'espansione tendinea (come avviene delle clave) che alla profonda. — Se invece 
considero bene la sede di tali organi (nella zona di passaggio fra muscolo e tendine) 
e la loro diretta continuazione col sarcolemma delle fibre muscolari primitive ; e se 
le ritengo come una forma perfetta delle terminazioni nervose libere osservate nei 
tendini di animali inferiori; se rifletto ciie nella cute, dove tutte le altre sensazioni 
(tattile, dolorifica, termica, ecc.), eccetto la muscolare sono ben rappresentate , non 



I ) C. Sachs, Die Nerven der Sehnen. — Archiv f. anatom. Physiologie und Wisaensch. Med. 1875-76. 

Serie II Tom. XXXVIII. H* 



250 SUGLI ORGANI NERVOSI TERMINALI MUSCOLO-TENDINEI 

lurono mai riscontrati organi che avessero qualche analogia con quelli tendinei, mentre 
nei muscoli e tendini, dove il senso muscolare è in gi'anrle prevalenza sulle altre sen- 
sazioni che vi sono poco o punto rappresentate, pur gli organi muscolo-tendinei pre- 
valgono sulle altre terminazioni nervose sensitive (clave e corpuscoli lìacinici), non posso 
a meno di venire nella convinzione che la funzione de' corpi in discorso sia precisa- 
mente quella della sensibilità muscolare, poiché evidentemente essa deve armonizzare 
con quella dei muscoli ed essere in rapporto contemporaneamente col tendine : ed 
appunto questi organi speciali sono situati . (juasi dinamometro, fra gli organi che 
rappresentano la potenza motrice (fibre muscolari) e la parte su cui questa potenza 
primieramente agisce (tendini). 

Però è nel fatto più che nel ragionamento che volli ricercare la vera significa- 
zione fisiologica degli organi muscolo-tendinei. 

Ormai è da molteplici dati abbast ìnza comprovato che la coscienza di uno sforzo 
non può aver luogo senza il fatto compiuto della contrazione dei muscoli, e ciò anche 
nei paralitici, i quali se non ponno contrarre i muscoli paralizzati, e pur sentono di 
fare uno sforzo allorché tentano di metterli in attività, devono la coscienza di un tale 
sforzo alla contrazione in cui mettono altri gruppi muscolari e specialmente i respi- 
ratori (Vulpian, Ferrier, Stricker, Federici, ecc.): ed è pure accertato che il senso 
muscolare si manifesta soltanto allorché la contrazione che apporta modificazioni pecu- 
liari nel muscolo (e più particolarmente negli organi a detto senso deputati, se esistono) 
sia riferita al centro per via centripeta e non pei nervi motori, come voleva Bain. 

Quindi, supposto che i corpi in discorso sieno i veri organi del senso muscolare, 
essi dovranno mostrare una certa indipendenza dalle fibre nervose motrici, ed un intimo 
nesso colle sensitive. 

Ad accertarmi di ciò due vie mi erano aperte: Vanatomo-patologica e la spe- 
rimentale. 

Infatti, per riguardo alla prima, Tatassia motrice, ad esempio, in cui mentre è 
conservata la potenza muscolare manca un'acconcia ordinazione e il senso muscolare ; 
in cui la lesione patologica si riscontra per lo più nelle colonne posteriori del midollo 
spinale e nelle radici spinali posteriori dei nervi spinali, dovrebbe pur mostrare una 
alterazione delle terminazioni muscolo -tendinee accanto a quelle muscolari ancor con- 
servate più o meno bene, se codeste sono davvero organi del senso muscolare ; e d'altra 
pai"te data una paralisi di moto completo ed antica, essendo le funzioni di senso 
(specialmente muscolare) intatte , si dovrebbero osservare gli organi muscolo-tendinei 
ben conservati, mentre le altre terminazioni nervose sarebbero alterate. 

Siccome mi mancò il materiale opportuno per risolvere con questa via la que- 
stione (non volendo per ora tener calcolo di un caso nel (|uale — per essere stato 
Tesarne obbiettivo dell'ammalato incouipleto — i risultati non hanno evidentemente 
importanza), cos'i mi lùvolsi alle esperienze. 

Le quali, come ho già accennato, furono istituite su cani. Di essi i tre a cui ho 
tagliato le radici midollari lombari sensitive (per non parlare che di quelli sopravvissuti 
all'operazione) furono uccisi dopo (i dì, 15 dì e 4 mesi; i due cui avevo tagliato 
quelle anteriori furono sacrificati dopo 5 dì e 4 mesi. Ed è specialmente sui due 
vissuti per 4 mesi coli 'alterazione che fissai meglio l'attenzione. 



DEL DOTT. ALFONSO CATTANEO 251 

Il cane, che aveva interrotte le radici posteriori, nel suo treno posteriore rasso- 
migliava perfettamente ad un atassico; ne usava ma in modo poco acconcio e non 
ordinato allo scopo. — Mentre sia uell' ischiatico che nel crurale trovai delle fibre 
(rare però) alterate, quali si rinvengono dopo il taglio del nervo, non ho potuto veri- 
ficare alcuna alterazione negli organi muscolo-tendinei e nemmeno nelle fibre musco- 
lari, benché abbia sottoposto all'osservazione non poche lamine tendinee dei due arti 
posteriori. Io non saprei ben dire se 1' alterazione delle poche fibre dei due nervi 
ischiatico e crurale debba riferirsi ad una degenerazione discendente delle fibre sensitive 
tagliate, oppure ad una degenerazione discendente delle fibre motrici provocata dalla 
irritazione delle radici motrici durante il taglio delle sensitive (1). Ciò che per ora importa 
di più notare si è che il reperto essendo stato negativo nulla risponde alla questione 
se gli organi muscolo-tendinei sieno in rapporto colle fibre centripete o meno. — Il cane, 
che pur conservai per 4 mesi ed al quale aveva interrotto le radici lombari anteriori, 
usava nel camminare dei soli arti anteriori, portando il corpo un po' avanti per tenersi 
in equilibrio, e tenendo gli arti posteriori sospesi dal suolo e colle coscie alquanto 
flesse ; vi era conservata la sensibilità. — I nervi crurale ed ischiatico avevano delle 
fibre alterate (cioè ridotte ormai a bendelli connettivali forniti di nuclei e presen- 
tanti a distanze relativamente notevoli quei rigonfiamenti fusiformi descritti col nome 
di pseudocellule gangliari) ; tali filjre rispetto a quelle normali erano tuttavia in 
numero limitato, ma superiore a quello delle fibre alterate trovate nel cane a cui 
avevo recise le radici posteriori. — Le fibre muscolari dei muscoli innervati dalle 
radici tagliate apparivano in uno stadio avanzato di atrofia. La terminazione nervosa 
negli organi muscolo-tendinei delle lamine tendinee corrispondenti a codesti muscoli si 
era conservata perfettamente normale (Fig. 15), mentre pur le fibre muscolari inse- 
rite agli organi presentavano le identiche alterazioni delle altre. — Tale reperto 
dimostra appunto come gli organi muscolo-tendinei non hanno alcuna dipendenza dalle 
fibre centrifughe, devono quindi essere in rapporto colle sensitive. 

Fondandomi adunque su questi risultati, parmi non affatto inverosimile la se- 
guente spiegazione per la genesi del senso muscolare. Uno stimolo dei nervi motori 
vien trasmesso, mediante le loro terminazioni muscolari, ai muscoli stessi che si con- 
traggono: questa contrazione deve apportar modificazioni agli organi muscolo-tendinei, 
che, come dicemmo si trovano appunto tra le fibre muscolari ed il tendine da cui 
esse fibre partono, e probabilmente uno stiramento più o meno considerevole in rapporto 
all'intensità della contrazione; la fibra centripeta che vi termina (o meglio vi origina), 
eccitata da questa modificazione, ne avverte il centro nervoso, che sarà pure più o 
meno impressionato, donde la coscienza del lavoro che un dato muscolo od un dato 
gruppo muscolare ha compiuto. Se questo circolo è interrotto sia perchè non è tras- 
messo lo stimolo al muscolo (interruzione della via centrifuga), sia perchè non è riportata 
al centro la modificazione avvenuta in questo (interruzione della via centripeta), allora, 
per ragioni fra loro diverse, non si verificherà neppure il senso muscolare. 



(1) Devo qui notale che di tale questione e di quella delle degenerazioni ascendenti (nel midollo 
spinale) in seguito al taglio delle radici nervose midollari intendo farmi un critei-io personale sicuro 
con una serie di esperienze che ho già in corso. 



252 SUGLI OEGA.NI NERVOSI TERMINALI MUSCOLO-TENDINEI 



Alterazioni pel taglio del nervo spinale (ischiatico). 

A questa serie di esperienze io mi son accinto coUintenzioiie di ripetere a pro- 
posito degli organi muscolo-tendinei quanto già molti, fra cui Ranvier (1) e Tizzoni (2), 
istituirono pel nervo stesso (ischiatico) e che la signorina Cattaui (3) ha da non molto 
reso di pubblica ragione a proposito dei corpuscoli di Pacini. 

A tal uopo ho sacrificato i conigli e le cavie ad epoche diverse da ^ a 63 di dopo 
il taglio del nervo (con escisione di un centimetro circa dello stesso). Ed eccone i risul- 
tati, i quali però, debbo confessarlo, non furono sempre così completi e sicuri come avrei 
desiderato, e ciò in gran parte per l'incerta riuscita della reazione col cloruro d'oro. 

La degenerazione susseguente al taglio dei nervi spinali affetta pure la termina- 
zione nervosa muscolo-tendinea, ma non contemporaneamente ne in misura uguale, sicché 
mentre in alcune il processo degenerativo appare già iniziato dopo 12 ore circa, in altre 
anche dopo 20 e più ore non è paranco manifesto. Tuttavia dopo un giorno e mezzo 
al più i fatti degenerativi si osservano in tutti i corpi, sebbene in gradi differenti. 

La fibra nervosa, al difuori dell'organo muscolo-tendineo presenta le stesse al- 
terazioni descritte nel moncone periferico dei nervi sj)inali in seguito al loro taglio ; 
solo che in vicinanza alla loro entrata nelh organo la fibra appare relativamente più 
alterata o almeno la reazione della mielina coli' acido osmico e col cloruro di oro 
accade più interrottamente. 

Entro l'organo dobbiamo considerare la porzione mielinica della terminazione 
nervosa, e la porzione a rete. — Nella 1' porzione troviamo ripetuti i fatti che si 
verificano nella porzione esterna della fibra nervosa, m:i compaiono più precocemente 
(del l'esto l'alterazione della terminazione nervosa in confronto a quella delle fibre 
nervose è più pronta anche per altre circostanze, ad es. per l'alterazione cadaverica). 
Anche qui (Fig. 12, 13, 14) ci troviamo di fronte ad una segmentazione ed al riassor- 
bimento della mielina che verso il 14° di è generalmente scomparsa: ad una prolifera- 
zione dei nuclei e sviluppo del loro protoplasma che vanno a segmentare ed a sostituire 
la mielina, di cui si osservavano anche alcune goccioline sparse per l'organo, e ad un 
probabile spezzettamento del cilindrasse. Quest'ultimo fatto lo induco per analogia, io 
però non ho potuto verificare quello che avviene del cilindrasse entro il corpo tendineo. 
Né ho potuto constatare alcuua accorrenza delle così dette cellule migratorie, che sa- 
rebbero incaricate di esportare dalla fibra nervosa la mielina. — L'ultima termina- 
zione nervosa (la più sottile, amielinica) si altera ancor più presto; già dopo 20 ore 
dal taglio del nervo l'intreccio reticolato appare interrotto (Fig. 12); dopo 36-48 



(1) Ranvier, Lecons sur le sy stèrne nerveux, 1882. 

(2) Tizzoni, Sulla patologia del tessuto nervoso, Torino, Bona, 1878. 

(3) Cattani, Ricerche intorno alla normale tessitura ed alle alterasioni sperimentali dei corpu- 
scoli pacinici degli uccelli. Accademia dei Lincei, 1884. 



DEL DOTI'. ALFONSO CATTANEO 253 

non si scorgono più che quei noduli i quali si osservano nei fiocchetti in corrispon- 
denza probabilmente dei punti di divisione delle fibrette; e dopo 3-4 dì al più non 
se ne scorge più traccia. 

La parte tendinea dell'organo offre poche modificazioni, e cioè un leggier grado 
di impicciolimento o raggrinzamento molto tempo (2-3 mesi) dopo il taglio (Fig. 14), 
ed un aumento di nuclei che in parte sono della fibra nervosa. — Le cellule pn- 
doteliali subiscono (almeno mi parve) una degenerazione adiposa. 



Conclusione. 

Ed ora credo di poter conchiudere che: 

l' In tutti i muscoli dei mammiferi (almeno dei mammiferi superiori) e pre- 
cisamente nella zona di passaggio fra il tendine e le inserzioni muscolari, esistono 
realmente corpi aventi un"individualità ben distinta: gli organi muscolo-tendinei. 

2" P]ssi sono fusiformi, e delle loro estremità l'una si perde nella lamina ten- 
dinea, l'altra dà inserzione a 3-8 fibre muscolari ; hanno la struttura del tessuto 
tendineo e sono rivestiti da un involucro connettivale esilissimo. su cui si applica una 
membranella endoteliale a cellule poligonali piuttosto larghe. 

3" Ad ogni organo perviene di solito una fibra nervosa, eccezionalmente due , 
più spesso una sola biforcandosi innerva due organi ; la fibra, abbandonando la guaina 
di Henle che si confonde col rivestimento dell'organo, penetra in questo dividendosi 
dicotomicamente, finche, fattasi pallida, forma tanti fiocchetti reticolati disposti vicini 
alla periferia dell'organo. 

4° Lungo la fila nervosa s'incontrano tra loro ingrossamenti fusiformi dovuti 
per lo più alle pulsazioni di un' arteria che, incrociando la fibra o il fascetto nervoso in 
quel punto, vengono cosi ad irritarlo continuamente. 

5° Gli organi tendinei sono irrorati dai rami dei vasi vicini; il loro circolo 
sanguigno ha tuttavia una certa fisionomia propria. 

6° Essi sono talora iu rapporto di contatto coi fusi muscolari : e non affatto 
raramente con corpuscoli pacinici che vi si ponno anche innicchiare; tuttavia le fibre 
nervose che vanno ai fusi ed ai corpuscoli pare che siano affatto indipendenti da quelle 
degli organi muscolo -tendinei. 

7° Gli organi muscolo-tendinei sono deputati ad una funzione di senso, essendo 
essi in relazione colle fibre nervose centripete ed indipendenti da quelle centrifughe ; 
e molto verosimilmente sono gli organi del senso muscolare. 

8° I fatti degenerativi che accadono nel moncone periferico dei nervi spi- 
nali recisi si estendono fino all'organo tendineo; la parte tendinea dell'organo offre 
solo un leggier grado di raggrinzamento molto tempo dopo il taglio. Dell'elemento 
nervoso nella porzione midoUata si ripetono i fatti descritti nel nervo tagliato, i quali 
però appaiono più precocemente, mentre l'ultima porzione (amielinica), che già dopo 
20 ore dal taglio appare interrotta, dopo 3-4 dì e anche prima è affatto scomparsa. 



254 SUGLI ORGANI NERVOSI TERMINALI MISCOLO-TENDINEI 



SPIEGAZIONE DELLE FIGURE 



In ogni figura; 

t = estremità tendinea dell'organo muscolo- tendineo; — m = estrem. muscoL: 
— w = fibra nervosa che arriva all'organo: — l —^ punto in cui esso vi penetra la- 
sciando la sua guaina di Henle che, espandendosi, va a confondersi col rivestimento 
endoteliare dell'organo stesso ; — r = terminazione della fibra nervosa in reticella 
(Esazione col cloruro d'oro). 



Tavola I. 

Fifi. T'. Una fibra nervosa (m) biforcandosi (d) innerva due organi muscolo-tendinei 
rivestiti del loro endotelio e. (Organi di coniglio. Reazione col nitrato 
d'argento e l'acido osmico. Ingrandimento di circa 100 volte). 

» 2", 3^ Forme non comuni di organi muscolo-tendinei. 

» 2'. Organo (A, A) in forma di bisaccia, fornito di due fibre nervose che vi ter- 
minano ben distinte: di esse fibre Tuna (n) biforcandosi manda un ramo 
ad un altro organo che ha l'estremità tendinea comune con quella del- 
l'organo a bisaccia. — (Nel preparato eran pure annesse alcune clave, che. 
per semplificare furono ommesse nel disegno). — (Coniglio. — Reaz. col 
cloruro d'oro. — Ingrand. 45 diam.). 

» 3". Da un organo parte, quasi appendice, uno più piccolo innervato da un ramo 
della fibra nervosa che pure termina in quello ; s = prolungam. del piccolo 
organo a mo' di sperone (Come la fig. 2"). 

» 4", 5% 6". Circolo sanguigno degli organi muscolo-tendinei. (Coniglio. — Inie- 
zione nelle arterie. — Reaz. coll'acido osmico. — Ingrand. 90 diam.) 

» A', 5" Due vasi lungheggiano i lati degli organi, spiccando capillari ad anasto- 
mizzarsi fra loro o coi vasi di parti esterne : nella fig. 5", il vaso è tron- 
cato verso l'estrem. muscol.; nella fig. 4" il circolo delle fibre muscolari 
è in parte comune, in parte distinto da (luello dell'organo. 

» 6^ Un sol vaso percorre l'organo e dà tutta la nutrizione dell'estremità muscolare, 
prolungandosi anche a fibre muscolari estranee. E ben distinto il colletto (e) 
stringimento ad anello. 



DEL DOTT. ALFONSO CATTANEO 255 

PiG. T. Un fascette '«) di due fibre nervose, lungheggiate da due capillari (r) che 
(li tratto in tratto comunicano per rami trasversali (s), in due punti in 
cui incrociano due arterie («) mostrano due ingrossamenti fusiformi (/") 
costituiti da un' iperplasia della guaina di Henle. e in cui le due fibre 
nervose, dividendosi, divengono 3-5-6 per ritornare, subito dopo, ancora 
due. — (Uomo. — Ingrand. 45 di;im.) 

8". Di due fibre nervose (w), la più piccola va in una clava (p), la più grossa 
penetra in un ingrossamento fusiforme (/'), ove pure si divide: (juesto in- 
grossamento verso l'organo non si restringe più come all'altro estremo, 
ma, così espanso va a finire sull'organo. (Uomo. — Reazione coli' acido 
osmico. — Ingrand. circa 90 diam.) 



Tavola II. 

FiG. 9% 10'. Rapporto degli organi muscolo-tendinei coi fusi muscolari. (Coniglio. — 
Ingrand. 45 diam.). 

» 9". Un fuso muscolare (-M) fra due organi muscolo-tendinei, coi quali non contrae 
rapporti di contatto (Reaz. col cloruro d'oro). 

» 10". Il fuso muscolare ha l'inserzione tendinea comune con una dell'organo, la cui 
estremità tendinea è biforcata; in e è evidente uno strozzamento ad anello. 
La fibra nerv. «', che ha direzione opposta a quella dell'organo, biforca- 
tasi penetra coi due rami (/'/') in due punti differenti del fuso. (Reazione 
coll'ac. osmico). 

» IP. iV = fascette di tre fibre nervose, di cui l'una (e) va a finire in un organo 
muscolo-tendineo molto lontano ; l'altra (h) termina pure in un organo (B) ; 
l'ultima (a) si biforca per mandare un ramo in un corpuscolo di Pacini 
libero {A), ed un secondo in un altro corpuscolo {A) innicchiato nell'or- 
gano B. — Taglio dell' ischiatico da pochissime ore ; la terminazione a 
reticella è ancor discretamente conservata. (Coniglio. — Reaz. col cloruro 
d'oro. — Ingrand. circa 150 diam.). ^ 

» 12', 18', 14". Organi muscolo-tendinei alterati perchè fu interrotta la loro co- 
municazione coi centri nervosi. (Taglio dell'ischiatico. — Dagli arti poste- 
riori di coniglio). 

» 12'. ()rg. muscolo-tendineo ad estremità tendinea bifida, 30 ore dopo il taglio del 
nervo spinale. — La fibra nervosa, pressoché normale al di fuori, mostra 
alterazioni sempre più accentuate verso la sua terminazione; la reticella 
appare assai interrotta. (Reazione col cloruro d'oro. — Ingrandimento 
200 diam.). 



25t) SUGLI OR(iANJ NERVOSI TERMINALI MUSCOLO-TENDINEI DEL DUTT. A. CATTANEO 

FiG. 13". Dopo 3 giorni dal taglio dell'ischiatico. —Della parte amielinica (terminazione 
a reticella) non appare più nulla. (Keaz. col cloruro d'oro. — Ingrandi- 
mento 90 diam.). 

» 14°. Dopo due mesi circa dal taglio dell'ischiatico. — Della fibra nervosa entro 
l'organo non rimangono che alcuni nuclei della guaina di Schwann a 
tracciar la via che quella seguiva. 11 corpo è alquanto raggrinzato , ed 
anche le fibre muscolari (i«) si presentano in via d'atrofizzazione. — v, v 
rivestimento dell'organo rotto e spostato (cogli aghi) per metterlo in evi- 
denza. (Keaz. coll'acido osmico. — Ingrand. 100 diam.). 

» 15\ Organo muscolo-tendineo 4 mesi dopo il taglio delie radici anteriori del 
midollo spinale. La terminazione nervosa è normale. (Il passaggio della 
fibra midollata all'amielinica ora è graduale (o) ora brusco (o) ). — Le 
fibre muscolari sono alterate [atrofizzate). — e linea che segna il ter- 
miTie del rivestimento. — (Cane. — Reaz. col cloruro d'oro. — Ingrandi- 
mento 200 diam.). 



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257 

I MOLLUSCHI 

DEI TERRENI TERZIARII 

DEL PIEMONTE E DELLA LIGURIA 

DESCRITTI 

DA 

LUIGI BELLARDI 



Memoria letta ne II' adunanza del 6 Febbraio 1887 



PARTE V. 

MITRI DA E 

(Con tiri ua^ion e) 

II SEZIONE. 



Coliiraella antice valde producla, anfraclus ultiraus anlice valde sed regulariter atteoiialiis, 
non, vel vìx deprcssus, inde testa snbcaudala. 

A. 

Anfractus omnes- longittidinaliter ecostati. 

43" Serie. 

Testa angusta, longa. - Nudcus apicalis parvus, angustus : anfractus primi 
subito inflati, inde apex spirae parum acutus ; anfractus uJtimus antice valde. 
productus et attenuatus , vix depressus. - Superficies transverse multi-sulcata et 
multi-costata, longitudinaliter pUcato-lamellosa. - Os angtistum , longuni , in ca- 
nalem subproductmn : colmnella valde prodiicta, suhcaudata, ad apicem vix sinistror- 
sum incurvata ; plicae columellares quatuor, inter se satis distantes. 

La forma dei primi anfratti differisce alquanto nelle specie di questa serie da 
quella delle specie della seguente: qui i primissimi anfratti, compreso il nucleo em- 
brionale , sono piccolissimi e quelli che li seguono , il quarto ed il quinto, crescono 
subito sproporzionatamente per modo che la spira all'estremità è alquanto rigonfia» 
mentre che nelle forme seguenti è acutissima e regolarmente svolta. 

165. MlTBA ELEGANTISSIMA BeLI.. 
Tav. II, fig. 7. 

Tesla subfusiformis, an(]iisla: spira louga, salis acuta. - Anfraclus convexi, praeserlim 
ullimi; ullimus anlice vix deprcssns, ditnidia loìigitudhie parum brevior. - Superficies elegan- 
tissime clathrala: coslae Iransversae promincnles , angiislae , subangulosae , conferlae , subtini- 

Serie II Tom. XXXVIII. i* 



258 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

formes, odo vel novem persjìicuae in primis et ine'liis anfraclubus, vìgintiquinqne in uUimo, 
a sidco satis lato et profando separatile, prope rimani maijis obliquae, viinores, a sulco laliore 
separalae, anlerior/'S multo minores; ultima posterior cmtra suluram decurrens minor: plicae 
longiludinales panim coslis traasi<ersis minores, sublameltosae, creberrimae, in inlerslitia co.itu- 
laritm transversarum et super has continuae, inde superficies eleganter granulosa. - Os angusUini: 
oolumella reirorsum laeviler inflexa. 
Long 55 ram.: Lai. \'i mm. 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Stazzano, rarissimo: Coli, del Museo. 

1G6. .Mitra kxornata Bell. 
Tav. II, flg. 8 e Tav. V, fig. 10. 

Testa subfiisiformis anriusla: spira tenga, valde acuta. - Anfraclus parum convexi; ul- 
limus anlice valde et subregulariter attenuatus, vix depressus, dimidia longitudine brevior. - Sm- 
perlìcies loia Iransverse sulcato-coslala et longiludinaliter mimile piicata: sulci profjt/i(/t, in sin- 
qulis anfraclubus Inter se subaequales, 5-7 in anfraclubus primis et mediis perspicui, 1 7-20 circiter 
in ultimo; sulci in primis anfraclubus angusti, in mediis et ultimis graduatim latiores, inde 
costae inlerpnsitae in primis anfraclubus latae et nomplanalae, in mediis et primis angustae, sub- 
acutae, prominenles ; costula, vel coslulae, minores in sulcos pieruraque decurrenles: pliculae 
longiludinales conferlae, super costas et cosltUas continuae: sulci prope riniam decurrenles 
latiores, magis obliqui. - Os anguslum, perlongum; labrum sinislrum compressura: columella 
valde producta, vix contorta, sinislrorsum parum incurvata. 

Long. 95 mm.: Lai 18 mm. 

aiitra scrobiculata E. .SISMD , Sijn., pag. 41 (in parie). 

OE.SH. in LAJICK., Anim. s. m-t., i> ed., voi. X, pag. 362 (in parte . 

MICilTTl., Foss. Mioc, pag. 311. 

E. STSMD., S>jn, 2 ed., pag. 43 (in parie). 

var. C BELL., Alonoyr. Mitre, pag. 16, tav. II, Gg. 8, 9. 

DODERL., Cerni, gcol. terr. mioc. siip. hai. centr., pag. 24. 

var. C. COPP., Falconi, moclen., pag. 45. 

var. C. SEGUENZ., Le Form. terz. Proi: Reggio, pag. tOl. 

Questa forma è caratteristica del miocene superiore dei Colli tortonesi. 

La forma di San Domingo che il G. B. Sowerby ha pubblicata col nome di 
M: Renniheri (Proc. of the geol. Soc. , voi. VI, part. 1, pag. 46, tav. IX, fig. 5), è 
certamente molto affine alla presente specie, sopratutto per la natura dei suoi ornamenti 
superficiali, ma ne differisce senza dubbio per la sua forina meno stretta e meno lunga 
e particolarmente per la brevità comparativa dei suoi anfratti. Pei quali suoi caratteri si 
avvicina alla M. planicostata Bell, formando così un anello di unione fra la ili. exornata 
Bell, del miocene superiore e la M. planicostata Bell, del pliocene inferiore. 

Miocene superiore : Colli tortonesi, Stazzano, Sant'Agata-fossili, non raro ; Coli, 
del Museo e Michelotti nel E. Museo di Geologia di Eoma (Prof. Meli). — Tetti 
Borelli presso Casteluuovo d'Asti, rarissimo; Coli. Rovasenda. 

167. Mitra colligens Bell. 
Tav. Il, fig. 14. 

Dislinguunl hanc speciem a M. exornala Bell, sequenles nolae: 

Testa fusiformis: spira brevior, magis aperta. - Anfractus ultimus dimidia longiludine lon- 
qior, anlice magis depres.^us. - Costae transvcrsae niajores, oblusae, praesertim in ultimo anfractu. 



1842. 


Mitra seri 


ìbici 


1844. 


Ili. 


id. 


1847. 


Id. 


id. 


1847. 


hi. 


id. 


1850. 


Id. 


id. 


1864. 


Id. 


id. 


1880. 


Id. 


id. 


1880. 


Id. 


id. 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 259 

a sulcin minns profundis separatae; cosliila una vel iluae in sulcos nllimorum anfracluum decur- 
renles: sulci priipc rimum decurrentes undiilali. - Os longim: columella magis coiilorla, sub- 
umbilicata. 

Long. 78 inm. : Lai. 18 mm. 

La forma qui descritta collega la M. rxornata Bell, colla M. planicostatd Bdl. 
Pliocene inferiore: Savona-Fornaci, Zinola, rarissimo; Coli, del Museo. 

168. Mitra planicostata Bell. 
Tav. II, fig. 9, 

Dislinguunl liane speciem a M exomala Bell, sequenles nolae: 

Testa minor: spira brenior, maijis aperla. - Anfractus vix convexi; ultimiis magis vcntrosus, 
longior, dimidiam lomiitndinem superans vel aequans. - Sulci transversi in omnibus anfractubus 
angustiores, inde costae interposilae majores, oblnsae et complanatae : pliculae longiludinales super 
costas transversas obliteralae vd ]iassimperspicuac; in parte antica ultimi anfractus costula minuta 
costis plerumque inlerposila; sulci prope rimani decurrentes profundiores, laliores. - Os medio minus 
angusium; labrum sinistmm exlerne marginatum, variciforme: columella minus contorta, minus 
sinistrorsum incurvata, magis revoluta. 

Long. 60 min.: Lai. 16 mm. 

1850. Mitra scrobirutfila var. B. BELL., Moitogr. Mitre, pag. 16, lav. II, fig. 7. 
1880. Id. iti. var. B. SEGUENZ., Le Form. terz. Prov. Reggio, pag. IDI. 

Varietà A. 

Spira minus acuta, brevior. - Costae transversae in ultimo anfractu laliores, minus promi- 
nentes, anteriores bifidae, Inter posteriores ultimi anfractus coslnla decurrens. 
Long. 50 mm.; Lai 12 mm. 

Varietà B. 

Costae transversae in ultimo anfractu laliores, pauciores, magis complanatae, subuniformes, 
simplices ; sulci interpositi miìtuti. - Columella magis revoluta, magis contorta, subumbilicata. 
Long. '02 mm. : Lai. 12 mm. 

Varietà G. 

Costae transversae in ultimo anfractu latae, bifidae vel Irifidae. 
Long. 48 mm.: Lai. 11 mm. 

Varietà D. 

Anfractus ullimus dimidia Imgituìine brevior. - Costae transrersac latae, in ventre ultimi 
anfractus subobsoletae, vix passim obscure perspicuae. 



Long. 44 mm. : Lai. Il mm. 



Varietà E. 



Costae transversae in ultimo anfractu subnullae, vix nonnullae poslice decurrentes obscure 
notalae, inde ibi superficies fere tota laevis. 



Long. 49 mm.: Lai. 13 mm. 



260 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

Varietà F an sp. distinguenda ? ). 
Tav.V, fig.7. 

Costai; Iransversae in parie antica nlliminnm anfraduum vix uolatae, latissimae, a siilco- 
minuto seimratae; costae prope rimani dvcnrrentes majorcs, a sulca matjix profundn scparalae. 

- Columella inagis coniarla, rtwbiìicata. 

Long. 45 nim.: Lai. 12 inni. 

Questa forma che è propria del pliocene inferiore, rappresenta in questo orizzonte 
geologico la 31. exornata Beli, del miocene superiore e colle sue numerose varietà e 
colla M. transiens Bell, fa passaggio alla M. scrobiculafa Brocch. sua coeva. 

Oltre alle varietà distinte fra i molti esemplari che si raccolgono nelle varie 
località , si osservano differenze nelle rispettive lunghezze della spira e dell' ultimo 
anfratto e nella maggiore o minore profondità ed ampiezza dei solchi interposti 
alle coste trasversali nei primi anfratti. 

Pliocene inferiore: Castelnuovo d'Asti, Viale, Savona-Fornaci, Zinola, Albenga- 
Torsero , Bordighera e Bussano Val Taggia ( Bicknell ) , non raro ; Coli, del Museo 
e Michelotti nel K. Museo di Geologia di Koma (Prof. Meli). 

Varietà A. — Vezza presso Alba, rarissimo. — B., C. Albenga-Torsero, raro. 

— D. Albenga-Torsero e Bordighera (Bicknell) , raro. — E. Cortandone e Vezza presso 
Alba, raro. — F. Viale presso Castelnuovo d'Asti, non raro; Coli, del Museo. 

169. Mitra transiens Bell. 

Tav. II, fig. 10. 

Tesla fusiformis, angnsla: spira valde Unga el valdc acuta. — Anfractus parum convexi; 
ullimus dimidiam longiludinem subaequans, antice vix dcpressus, suhregularihr atlenualus. - 
Supertìcies in primis el mediis anfraclubus loia Iransvorse solcala; sulci plenmqiw septem 
perspicui, angusti, satis profundi, punclulali, in ullimis anfraclubus ìiotinulli inaequaìes, mapres, 
prope suluram poslicam decurreiites ; supeificies venlralis ultimi anfraclus late sublaevis, vix 
passim obscure tranncrse sulcala: sulci Iransversi prope riniam decurrenles pauoi, angusti, 
parum profundi, inler se valde distanle?, valde obliqui, inlerduni subnuili. - Os anguslum, 
longum: columella in axim leslae valde prodncta, vix rccurvnta. 



Long 51 mm.: Lai. 13 nini. 



Varietà A, 



Testa brevior: spira magis aperta. - Anfraclus ullimus longior, dimidiam longiludinem 
superans. - Superficies ultimi anfractus vel tota laevìs, vel sulcus untts aut sulci duo, prope su- 
turam poslicam decurrenles, caeleri aubnuUi , vix passim obscure notali, inde superficies subìaevis. 

Long. 48 mm.: Lai. 13 nini. 

Varlria B (an sp. distinguenda? ;. 

Tesla major. - Anfraclus magis convexi. primi el medii Iransverse profunde sukali; co.stae 

sulcis iuterpositae angnslae, rngulosae, .lalis prominentes, in penullimu anfractu latiores, minus 

prominenles, siibcariualae, tu ultimo obsolelae, obscure passim notatae. - Columella subumbilicala. 

Long. 65 mm.: Lai. 16 mm. 

Pliocene inferiore: Savona-Fornaci, frequente; Coli, del Museo. 



DESCKITTI DA L. BELLARDl 261 



44". Serie. 



Testa fusiformis, angusta, perlonga, suhcaudata: spira acutissima. - Nucleus 
apicalis parvus, valde acutus : anfractus primi angusti, parum et regulariter cre- 
scentes, inde apex spirae acutissimus ; anfractus idtimus antica valde productus, 
suhcaudatus , suhregulariter attenuatus , rix depressus , plerumque dimidiam ìon- 
gitudinem aequans. - Superficies transverse minittc sulcata, tota ìongitudinaliter 
ecostata, vel in primis anfractuhus ìongitudinaliter plicata. 

La forma aguzza e regolare dell' estremità della spira ed in generale la sem- 
plicità degli ornamenti superficiali caratterizzano questa serie che pure è strettamente 
legata colla precedente. 

170. MlTKA EOSCROBICULATA BeLL. 

Tav. V, fig. 5. 

Dislinguuiil lume speciem a M. scrobicidala Broccli. sequenles nolae: 
Testa minor: s/i/ra magis aperta. - Anfractus bieviores; nlliinus viagis ventrosus, dimidia 
longitudine brevior, antice magis depressus; suturae minns obllquae , subcanalicidatac . - Sidci 
transversi prope rimani decurrenlcs numerosiores, minores , inler se multo minus distantes. - Os 
amplius: cohunella minus contorta et minus producla. 
Long. 32 niiii.: Lai. 8 mm. 

? 184". lì/ilra oblila MICHTTI., Foss. m/oc, pag. 315 [in parte). 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli. Michelotti nel E. Museo 
di Geologia di Roma (Prof. Meli). 

171. Mitra sckobiculata Bitoccn. 
Tav. II, fig. 19 e Tav. V, fig. 11. 

Tesla fusiformis: spira poììjgyrnta., acutissima. - Anfiaclus subcompiaiiali, vix coìivexi; 
ullimus antice regulariter attenuatus, vix depressus, dimidiam longituilimmi aequans. - Super- 
ficies Iransverse sulcala; salci jmnctulati, minuti, postici majores, pauci, plerumque qninque in 
anfraclubus primis et medili perspicui, inler se valde distantes, in ultimo anfraclu obsoleti, obscure 
notali; sulci prope rimani decurreules angusti .^ parum profundi, plerumque decem , ìtndidati , 
inter se valde distantes. - Os perlongum, anguslum : cohunella subrecla, in axim tesine valde 
producla. 

Long. 130 mm. : Lai. 28 min. 

1814. Foluta [Mitra] sciobiculata BROCCll., Couc/i. foss. sul)., pag. 317, lav. IV, fig. 3. 

DORS., Oliti, pieni., I, pag. 27. 
UEFR., Dict. Se. Nat., voi. XXXI, pag. 493. 
DESH., Encycl. mélh. F'ers, II, pag. 468. 
RISS., Prod. Eur. merid., yo\. IV, pag. 943. 
MARC. DE SERR., Geogn. ten: lert., pag. 125. 
BRONN, Ital. tcrt.-Geb., pag. 20. 
JAN, Catal. Comh. foss., pag. 14. 
PUSCU, Poi. Paiàonl., pag. 120. 
BRO.NN, Li-lìi. geogn., pag. 1104, lav. XLII, lìg. 3. 



1820. 


mitra 


id. 


1821 


Id. 


id. 


1824. 


Id. 


id. 


1826. 


Id. 


id. 


1829. 


Id. 


id. 


1831. 


Id. 


id. 


1832. 


Id. 


id. 


1837, 


Id. 


id. 


1838. 


Id. 


id. 



262 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

1840. Mina scrobiculata SOVV., Gcol. Trans., 2 scr., voi. V, pa};. 329, lav. XXVI, fij,'. 23 

IS'll. /,/ ili. CALC , Conili, fiiss. Aìtaif. pag. 6G. 

1842 Ili. ili. M.\TII., Calili, métti, et descr. Foss. Rnuc/ies-itu-Iìliónc, pag. 320. 

1842. Ili. ili. E. SISMO., Syn., pag. 41 (in parte). 

1844. Ili. 'li- DESÌI, in LA.MCK., Jniin. s. veri., 2 ed., voi. X, pag. 362 (in parte). 

1847. Ili. ili. MICHTTI., Foss. mioc, pag. 311, (in parte), non tav. XIII, flg. 8. 

I8i7. Ili. oblila MICHTTI., Foss. mioc , pag. 315, lav. XIII, flg. 7 (in parie . 

1847. /(/. saobiculalii E. SISMO., Sijn.. ì ed., pag. 43 (in parte). 

1850. Ili. ili. BELI.., .Mnnogr. Mitre, pag. IG (in parte), lav. II, fig. 5. 

1852 Ili. ili. D'ORB., Prodr., voi. Ili, pag. 54. 

1868. Ili. id. FOHEST., Calai. Moli. plioc.Bnlogn., f-dg. Gì. 

? I8G9. Id. id. UA^l., Fami. mar. mioc. Alta ItaL, pag. 9. 

1870. Id. id. BELL., Calai. .Voli. foss. Biot, pag. 12. 

? 1870. Id. oblila BELL., Calai. Moli. foss. Biol, pag. 10. 

1870. Id .m-obiciiiata NlCAIS., Calai. Anim. foss. Pro^: iVAIger, pag. 100. 

1873. /''. id. COCC, Enum sist. Moli. mioc. e plioc. Parm. e fine, pag. 99. 

1873. Id. id. CRESPELL , Noi. gcol. Sangn., pag. 17. 

? 1874. Id. id. COPP., Calai. Foss. mio-plioc. Mniien. Coli. Coppi, pag. 1. 

1875. Id. id. SOIU»., Fann. mar. Cascina Rizzardi, pag. 41. 

1875. /(/. id. SEGUEi\Z., Form, plioc. Hai. merid., pag. 204. 

1876 Id. id. P ANTAN., A ti. Accad. Fisiocr. Siena, pag. 5. 

1877 Id. id. DE STEF., Stral. plioc. Siena, pag. 2b e 39. 

1878. Id. id. DE STEF. e PANTAN., .Moli, piioc. Siena, pag. 113. 

? 1880. Id. ili. SEGIJENZ., Form. Icrz. Prof. Reggio, pag. 101. 

? 1880. Id. id. COPI'.. Terr. Tub. mode»., pag. 10. 

j 1881 Id. id. COPP., Marn. lurch. e foss. moiien., pag. 15. 

? 1881. Id. id. COPP., Paleoiit. moden., pag. 45. 

1883. /(/. id. P.4.I10N., Esam. camp. Fanti, plioc. Lomb., pag. 7. 

? 1884. /(/. id. COPP., Mioc. med. Coli, moden., pag. 19. 

Varietà A. 

Silici transversi majores, nwnerosiore.^, idiam por lolum ulUinum anfraclim producli; sulri 
mqjnres a sulcis minnribus divisi. 
Long. 76 mm. : Lai. 18 nini. 

1830. Mitra scrobiculata var. A BELL., Monogr. Mitre, pag. 16, lav II, fig. 6. 

Varietà B. 

Testa aiiguslior. - .infraHus metlii et ullimu.f antice laeves, prope sutiiram poslicain rare 
et minute sulcati. 

Long. 77 mm.: Lai. 16 mm. 

E. Sismonda nel Siinopsis (1842) dà come provenienza di questa specie il 
Tortonese: io non la conosco del miocene superiore dei Colli tortonesi: tutti gli esem- 
plari a me noti di questa specie, quale è qui circoscritta, del Piemonte e della Li- 
guria provengono dal pliocene inferiore. 

Il motivo pel quale questa specie fu prima dal Sismonda (1842) e dopo da 
me (1850) citata come raccolta eziandio nei Colli tortonesi (miocene superiore) e nei 
Colli torinesi (miocene medio), e finalmente nel miocene inferiore dell' Apennino dal 
sig. Michelotti (miocene inferiore, 1871), è che ad essa furono riferite forme di quelle 
provenienze che in allora si risguardavano come varietà della specie del Brocchi e 
che adesso sono distinte con nome proprio, o forme che forse per imperfetta conser- 
vazione vi furono identificate abbenchè distintissime. 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 263 

La bellissima figura che il sig. Michelotti ha pubblicata (Foss. mioc, tav. XIII, 
fig. 7) della sua M. oblita non lascia dubbio che questa forma non sia altro che 
la M. scrohiculata BroccJi., della quale si raccolgono, specialmente a Savona, nu- 
merosi esemplari identici per dimensioni , forma ed ornamenti superficiali a quello 
figurato nella tavola precitata. 

A proposito della 31. oblita Micìiiti., è probabilmente occorso errore sulla pro- 
venienza: infatti il sig. Michelotti indica per questa forma come tale la collina di 
Torino (miocene medio) e Piciè nell'Astigiano, località questa a me ignota. Sgraziata- 
mente nella Collezione Michelotti non esiste più nessun rappresentante della 31. oblita : 
ed io non conosco nei Colli torinesi veruna forma che vi si possa riferire. Nelle 
marne argillose sottostanti alle sabbie gialle dell'Astigiano in varie località, come 
a Pino d'Asti, a Castelnuovo d'Asti (pliocene inferiore) non sono rari esemplari della 
M. scrobiculata Brocch. simili a quello figurato dal sig. Michelotti col nome di 
31. oblita; ond'è che io credo essere stato un errore l'indicazione della collina di 
Torino come provenienza e che quella di Piciè è probabilmente una località (a me 
ignota) in condizioni geologiche consimili a quelle di Castelnuovo d'Asti , di Pino, ecc. 

Non è poi a far le meraviglie che il sig. Michelotti, considerando come rappre- 
sentante della 31. scrobiculata Brocch. la forma dei Colli tortonesi cui ora ho dato 
il nome di 31. exornata Bell., e non conoscendo la vera forma tipica della specie 
del Brocchi, abbia per questa ci'eata la 31. oblita. 

La forma dei Colli torinesi rappresentata nella fig. 8, tav. XIII dell'opera del 
sig. Michelotti (Foss. mioc.) e dallo stesso riferita come varietà della 31. scrobi- 
culata Brocch., non vi appartiene: è una forma affatto distinta che è stata prece- 
dentemente qui descritta col nome di 31. margaritifcra Bell. 

Nell'opera del sig. Michelotti Études sur le miocène inférieur de l'Italie septen- 
trionale 1861, è citata come trovata nel miocene inferiore di Dego e Pareto nel- 
l'Apennino ligure la M. scrobiculata Brocch. Siccome per buona sorte i fossili pro- 
venienti da Dego risguardati dal sig. Michelotti come riferibili alla succitata specie 
del Brocchi esistono tuttora nella Collezione Michelotti e mi furono gentilmente co- 
municati dal E. Museo di Geologia di Koma, ho potuto, coU'esame che ne ho fatto, 
riconoscere che , come già ne aveva il dubbio , quei fossili non appartengono alla 
precitata forma propria del pliocene inferiore, e clie inoltre devono riferirsi al genere 
Fusus, come specie affine ad alcune di quelle figurate sulla tavola 23 (fig. 1, 2, 3, 5) 
dell'opera del sig. Beyrich [Condì. Nordd. Tert.). 

11 sig. Prof. Seguenza nella sua pregiatissima opera sulle formazioni terziarie 
della provincia di Reggio riferisce alla M. scrobiculata, Brocch. una forma della zona 
superiore del Quaternario come una varietà ammiserita: siccome il sig. Seguenza mi 
ha gentilmente comunicata la suddetta forma, ho potuto constatare che essa dev'essere 
distinta da quella del pliocene inferiore qui desciitta, e che forse si potrebbe riguar- 
dare come una notevole varietà (se non forma distinguibile con nome proprio) della 
M. alligata Defr. 

La descrizione di questa specie del Brocchi che il Deshayes ha fatta nella seconda 
edizione dell'opera di Lamarck è ottima: è evidente tuttavia che raccoglie sotto lo 
stesso nome la forma del miocene superiore dei Colli tortonesi che io ho distinta col 



264 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

nome di M. exornata Beli., i caratteri della qiiale collimano perfettamente con quelli 
dell'ultima varietà che egli ha ivi descritta, e quella del pliocene inferiore che è il 
tipo della specie del Brocchi. 

Non ho citata a risguardo della presente specie l'opera del sig. Pereira Da Costa, 
perchè la forma delle vicinanze di Lisbona che egli vi ha riferita, ne è senza dubbio 
differente: nell'età giovanile la M. scrohicuìata Brocch. è molto più stretta e pro- 
porzionatamente più lunga. 

Col nome di M. scrohiadata Brocch. M. Hoernes (loc. cit., tav. X, fig. 14-18), 
lia pubblicato alcune forme viennesi, delle quali nessuna corrisponde alla specie del 
Brocchi come è qui definita. 

1° Le due forme figurate al N. 14", 14' e 15 e probabilmente quella del 
N. 17, sono quelle che più si avvicinano alla specie del Brocchi, dalla quale tuttavia 
differiscono pei seguenti caratteri: 1° forma comparativamente più breve e più rigonfia; 
2° spira più breve e molto meno acuta; 3° superficie tutta attraversata da solchi 
minuti, punteggiati, uniformi, alquanto ed uniformemente fra loro distanti ; 4° solchi 
trasversali pi'ossimi alla slabbratura molto larghi e fra loro poco distanti ed alquanto 
profondi, per modo che sorgono fra loro costicine strette e relativamente abbastanza 
sporgenti; 5" bocca molto più larga, in special modo anteriormente, e meno lunga; 
6° columeila più contorta e ripiegata a sinistra. 

2° La figura 16, per quanto si può giudicare dal solo suo esame, mi sembra 
riferirsi a qualche varietà della forma da me distinta col nome di M. planicostata 
Bell, intei'media tra la forma tipica di questa specie e la M. exornata Bell. , non 
certamente alla 31. scrohicuìata Brocch. 

3° Finalmente la figura 1 8 , credo rappresenti una speciale deformazione 
della M. alligata Defr. (31. striatnla Brocch.) simile ad una che si trova, ma 
rarissima, nei Colli astesi. 

Parimente nessuna delle forme austro-ungariche che i sigg. R. Hoernes e M. 
Auinger credettero riferire alla presente specie del Brocchi, vi appartiene. 

1° La fig. 17 (loc. cit.) rappresenta una forma molto affine alla 31. planicostata 
Bell, (già 31. scrohicuìata Brocch., var. B, Bell. 3Ionogr. 3Iitre. tav. II, figura 7). 
2° La fig. 18 è forma che ha molta analogia con quella rappresentata dalla 
fig. 20 della stessa tavola come 3£. striatnla Brocch.; la forma generale e la natura 
e disposizione dei solchi ti'asversali separano senza dubbio la prima figura dalla 31. 
scrohicuìata Brocch. e la seconda dalla 31. striatili a Brocch., come già fu detto 
precedentemente. 

3° La forma della figura 19 è una deformazione vicina alla varietà B della 
31. suhalligata Bell. 

I signori R. Hoernes e M. Auinger hanno riferito questa specie al sotto-genere 
Nehularia Swainson: a me pare che la bocca stretta e molto protratta in avanti 
da costituire una specie di canale allontani questa forma e le sue affini dal precitato 
genere: al quale neppure, a mio giudizio, appartiene la 31. alligata Defr. (31. striatnla 
Brocch.) per la sua forma stretta e lunga e per il rialzo suturale degli ultimi anfratti. 

La forma che il sig. Fontannes ha descritta e figurata (loc. cit., pag. 85, tav. VI, 
fig. 6) col nome di 31. scrohicuìata Brocch., var. 3fassoti è una forma singolare 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 265 

che a mio parere si potrebbe segnare con nome proprio, perchè è una speciale de- 
viazione del tipo della M. scrohiculata Brocch., dalla quale, come dalle specie afiini, 
differisce notevolmente. 

Il sig. Fontannes accenna giustamente l'affinità di questa nuova forma colle 
varietà B e C della M. scrohiculata Brocch. quali furono da me comprese nel 1850, 
e che ora sono qui distinte con nome proprio (la varietà B del pliocene inferiore del 
Piemonte e della Liguria con quello di M. planicostata Bell., la varietà C del 
miocene superiore dei Colli tortonesi con quello di M. exornata Bell.) le quali vi 
sono senza dubbio strettamente collegate. 

Di queste due ultime forme quella che ha maggiore analogia col fossile di 
Millas è la seconda, cioè la M. exornata Bell: da questa la forma dei Pirenei 
orientali è separata per i seguenti suoi caratteri: 1" forma meno stretta e relativa- 
mente meno lunga; 2° anfratti più brevi e molto più convessi, e perciò separati da 
suture meno oblique e più profonde ; 3° costicine trasversali più piccole e più ravvi- 
cinate fra loro; bocca più larga e meno lunga. 

In quanto alla prima, cioè la M. planicostata Bell, si distingue dalla varietà 
Massoti: r per il suo angolo spirale più aperto; 2" per gli anfratti più lunghi ed 
appena convessi; 3° per le suture più oblique e molto meno profonde; 4° per l'ultimo 
anfratto più regolarmente assottigliato dal ventre all'estremità; 5° per le costicine 
trasversali notevolmente più grosse, depresse, quasi appianate; 6° per la bocca più 
lunga e più stretta. 

La M. scrobic'iilata Brocch., come è qui definita, conformemente alla descrizione 
che ne ha data il Brocchi ed agli esemplari tipici che ho osservati e che tuttora si 
conservano nel Museo Civico di Milano, è una forma in Piemonte e nella Liguria 
caratteristica del pliocene inferiore : in queste regioni non è a mia conoscenza che 
siasi trovata né al di sopra né al disotto di quest'orizzonte : per la qual cosa ho 
indicato con dubbio nella sinonimia le opere nelle quali questa specie del Brocchi è 
stata indicata in orizzonti geologici differenti, ogni qual volta non ebbi occasione di 
esaminare gli esemplari di quelle provenienze che le furono riferiti. 

Pliocene inferiore: Castelnuovo d'Asti, Viale presso Montatia, Cortandone, Vozza 
presso Alba, Valenza, S avena -Fornaci , frequente; Coli, del Museo e Michelotti nel 
E. Museo di Geologia di Koma (Prof. Meli). 

Varietà A — Pliocene inferiore: Savona-Fornaci, rarissimo; Coli, del Museo. 

l7->. Mitra conjungens Bell. 
Tav. II, fig. 16. 

Dislinguunl liane speciem a M. scrobiculala Brocch. sequenles nolae: 
Tesia aiìfiustior: spira longior, marjis acuta. - Anfractiix primi Ires posi nucleum embrio- 
nalem lowjiUurmaliler plicati; aiifraclus ullimns dimidia loniiiludine brevior. 
Long. 50 mm.: Lat. 12 mm. 

Questa specie, che ha presso a poco la forma generale e gli ornamenti della 
M. scrohiculata Brocch. e che è stata trovata nei medesimi strati del litorale ligure 
nei quali la specie del Brocchi è molto frequente, merita di essere distinta per la 
Serie II Tom. XXXVIII. k* 



260 I MOLLUSCHI DEI TERFENI TERZIAKII DEL PIEMONTE ECC. 

presenza di pieghettine longitudinali sui primi anfratti, per le quali essa rannoda 
(juesta serie alla seguente. 

Pliocene inferiore: Savona-Fornaci, rarissimo; Coli, del Museo. 

45' Serie. 

Testa subfusiformis, angusta: spira perìonga et per acuta. - Anfractus uìtimus 
antica satis depressus, dimidia longitudine brevior. - Superfìcies transverse minute 
sulcata. - Columelìa in axim testae valde producta, inde testa suicaudata ; plicae 
columelìares quatuor. 

E grande l'affinità che la forma isolata in questa serie ha, sia colle specie della 
serie precedente per la natura dei suoi ornamenti superficiali , sia con quelle della 
serie segueùte per le sue dimensioni e per la sua forma stretta e lunga: ma si di- 
stingue da quelle per le sue piccole dimensioni e per la maggior lunghezza della 
columelìa che si rivolge ali 'indietro, e da queste per la natura degli ornamenti super- 
ficiali ed in special modo per l'assenza delle costicine longitudinali nei primi anfratti. 

173. Mitra aculeata Bell. 
Tav. IV, flg. 22. 

Anfraclus primi complanaii, tdliini convexi. - Sulci Iransversi mimili, pauci, inter se satis 
dislantes, prope suturam posticam decurrentes melius notati, anlice obsoleti; sulci prope rimam 
decurrentps septem, angusti, satis profnndi , Inter se satis dislantes, unifortnes. - Os longum, 
angustum; labrum dexlerum salis crassuin iH aliquanlulum producUim: columelìa de.itrorsum 
valde obliquata et producta, revoluta. 

Long. 27 mm. : Lai. 7 nini. 

Miocene medio : Colli torinesi, Monte dei Cappuccini, rarissimo ; Coli. Kovasenda. 

B. 

Anfractus primi longitudinaìiter costati. 

46" Serie. 

Testa fusiformis, subcaudata: spira polygyrata, ad apiccm acutissima, dein 
magis aperta. - Anfractus uìtimus dimidia longitudine longior , antice valde et 
regulariter attenuatus, productus, prope rimani parum depressus. - Superfìcies tota 
vel in parte transverse sulcata, in anfractubus primis longitudinaìiter costulata. 
- Os angustum, perìongum, antice in canalem productum: labrum sinistrum eom- 
pressimi : columelìa vnlde producta, ad apicem leviter dextrorsiim obliquata, rècur- 
vata, vix contorta; plicae columelìares tres vel quatuor. 

La forma in generale stretta e lunga, la spira molto acuta e composta di nu- 
merosi anfratti e le costicine longitudinali che ne adornano i primi, sono le note 
proprie di questa serie, le quali ho potuto facilmente constatare nella M. Bronni 
Michtti e nella M. fusulus Cocc. che ne sono le forme tipiche e delle quali ebbi 
ad osservare numerosi esemplari di ottima conservazione: la qual cosa non ho potuto 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 267 

fare per le altre specie delle quali tutti gli esemplari che ho avuti sott'occhio ava- 
vano l'apice della spira corroso: egli è dunque per la loro analogia colle forme 
tipiche della serie che le ho provvisoriamente comprese in essa. 

17'i. Mitra pulcherrima Bell. 

Tav. IF, fig. 15. 

Dislinguunl hanc specioin a M. Bronui Miclttli. sequentcs nolae: 

Testa major: spira inagis arteria. - Sidci tramversi laliores, inde co.ttulae inlerposilae mi- 
nores: plicae lonfiiludinales crebriores, majores, super costulas transversas conlinuae, inde super- 
ficie!! tota elegnntissime clatlirnla. - Columella in axim teslae prnducla, non, vel vix, recurvata. 



Long. o2 mm. : Lai. 14 mni. 



Varietà A. 



Testa minor: spira brevior, in primis anfractubus minus acuta- Pliuw longiludinales minores. 
Long. 30 mni. : Lai, 9 min. 



'e- 



La varietà A, pur conservando l'angolo spirale più aperto e perciò forma ge- 
nerale relativamente meno lunga e meno sottile, collega il tipo di questa specie alla 
M. Bronni Michtti. col mezzo di alcune delle tante deviazioni di questa. 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Stazzano, rarissimo; Coli, del Museo e Mi- 
chelotti nel R. Museo di Geologia di Eoma (Prof. Meli). 

175. Mitra Bronni Michtti. 

Tav. IV, fig. h'i. 

Tesla fusifonnis, angusta: spira /jer/ouf/a, peracnta, pohj<ìyrata, in primis anfractuìnts 
acutissima, dein magis npprl.i. - Anfraclus primi comjilanali, ulliini paruni convexi; ullimus 
lungus, antice valde attenualus, iiroductus, parum depressiis, dimidiam longiludinem plerumque 
subaequans. - Superficies luta transverse crebre et profunde snlcata et lungitudinaliler plicata: 
sulci nonnulli, unus praeserlim, laliores et profundiores prope sulurani poslicani decurrentes, 
casieri inler se subaequales ; sulci Iransversi prope riraain decurrenles numerosi, lali, parum 
profondi, a coslula minala separali: nucleus embrionalis oblusus, laevis; anfraclus primi 
quatnor lonqilvdinaliler coslulnti; coslulae obliquae, a sulco parum Intn separalae: plicae lon- 
giludinales creberrimac, in primis et mediis anfractubus costulas transversas sulcis inter\)osilas 
subaequanles, inde ibi superficies eleganter clalhrata, in anfractubus ullimis sensim sine sensu 
evanescentes, in ultimo interdum vie nolatae. - Os anguslnm, longum : columella parum con- 
lorla, valde revolula; plicae columellares tres, inlcrdum quarla anlerior vix notala. 

Long. 3tì mm. : Lai. 9 mm. 

1847. mira Bronni MICHTTI., Foss. mioc, pag. 311. 

var. B. C. BELL., Monoijr. Mitre, pag. 17, tav. Il, fig. 12 e 13 (non fig. IO". 

DODERL., Cenn. geol. terr. mioc. siip. hai. cenlr., pag. 24. 

BELL., Calai. Moli. fass. Biot, pag. U. 

COCC, Eiiuin. sist. Moti. mioc. e pliac. Pumi, e Piac, pag. 101. 

COPP., Calai, foss. mio-plioc. moden. Coli. Copp., pag. 1. 

CBESPELL., Noi. geol. Savign., pag. 17. 

DE STEF., Slrnt. plioc. Siena, pag. 39. 

UE STEF. e P.\>'TAN., .Voli, plioc. di Siena, pag. 113. 

COPP., Terr. Tali, moden., pag. 10. 

COPP., Marn. turch. e foss. moden., pag. 15. 

COPP., Meont. moden., pag. 46. 

COPP.. Mioc. med. Coli, moden., pag. 12. 



1850. 


Id. 


id. 


1864. 


Id. 


id. 


? 1870. 


Id. 


id. 


? 1873. 


Id. 


id. 


1874. 


Id. 


id. 


? 1875. 


Id. 


hI. 


? 1877. 


Id. 


id. 


? 1878. 


Id. 


id. 


1880. 


Id. 


id. 


1881. 


Id. 


id. 


1881. 


Id. 


id. 


? 1884. 


Id. 


id. 



2C8 1 MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

Varleidt A. 

Tav. V, fig. 8. 

Spira longior, matjis acuta. - Aiifractus ultimnx brcvior. - Siiki transversi in ullimis an- 
l'radubus latiores, inde cnslae interposilae compressae, subacutae: pìicae longittidinali's in omnibus 
anfraclubus majores, crebrinres, super costas Iransversas conlimiae. 

Long. 33 mm.: Lai. 8 nini. 

1850. Itfìtia Brnnni var. D. BELL., Monogr. Ulilrc, lav. 11. fig. 11. 

Varietà B. 

Tav. V , fig. 9. 

Testa minor: spira subre(julariter involuta. - Coslulae Iransoersae creiirae, niinniac, a sulro 
amjusto, salii profanilo separataci snbaeqnales, noiinuUae posticae vix majores; pìicae lonijitudinales 
creberrimae, a snlco minuto satis profundn scparalae, coslulas transversas subaequantes, in earum 
inlersecalione granosae, inde super'ficies Iota elegantissime granoso-reticnlata. 

Long. 20 mm. : Lai. 7 mm. 

Questo tipo di forma è così variabile, sono tante e così graduate le differenze 
che si osservano nei moltissimi esemplari che se ne raccolgono nei Colli tortonesi e 
particolarmente a SanfAgata-fossili, che riesce quasi impossibile il segnarne i confini : 
fra queste numerose deviazioni io mi sono ristretto a segnare come varietà le due 
più importanti, e ad accennare le altre le quali si possono riassumere nelle seguenti : 
1" la spira più o meno lunga ed acuta; 2° l'ultimo anfratto più o meno depresso 
anteriormente, ora ugnale alla metà della lunghezza totale del guscio, ora di questo 
più lungo, ora più breve; 3° i solchi trasversali differenti nel numero, nell'ampiezza 
e nella profondità, e per ciò separati da una costicina più o meno grossa; 4° le 
pieghettine longitudinali sempre molto numerose, d'ordinario continue sulle coste e 
nei solchi trasversali nei primi e medii anfratti per modo da costituire una specie 
di fitta rete, non di rado obliterate sulle costicine trasversali degli ultimi anfratti e 
talora ivi pure appena notate; 5" la coluraella, sempre alquanto protratta, più o meno 
contorta e più o meno rivolta all'indietro. 

Ad onta di questa grande mutabilità di caratteri i fossili riferiti a questo tipo 
sono assai strettamente fra loro collegati: 1" dalla spira composta di numerosi an- 
fratti (ordinariamente dodici), molto lunga e molto acuta, e più nei primi che negli 
ultimi giri ; 2° dai numerosi solchi trasversali , dei quali alcuni più larghi e più 
profondi corrono presso la sutura posteriore ; 3" dalle pieghettine longitudinali molto 
numerose che, intersecando le costicine interposte ai solchi trasversali , danno luogo 
ad una specie di rete abbastanza regolare nei primi e medii anfratti e più o meno 
indefinita negli ultimi; 4° dalle coste longitudinali più o meno acute che si osservano 
sui primi cinque o sei anfratti, caratteristiche della serie. 

A me pare che le due forme dei dintorni di Vienna che M. Hoernes nel 1856 
ha riferite a questa specie del sig. Michelotti e figurate nella sua opera (loc. cit., 
tav. 10, fig. 22, 28, 24) siano alquanto difterenti da quelle dei Colli tortonesi, cui 
questi diede il nome di M. Bronni: e ciò pei seguenti motivi: nella M. Bronni, 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 269 

abbenchè mutabilissima, la forma generale è sempre più stretta , relativamente più 
lunga e più acuminata ai due capi; gli anfratti sono molto più numerosi e compon- 
gono una spira alquanto più acuta all'apice che non nell'ultima metà: i solchi 
trasversali più o meno larghi e più o meno profondi corrono su tutta la superficie 
e sono più larghi e profondi presso la sutura posteriore ; finalmente la columella si 
protende in avanti molto di più e dà luogo ad una specie di canale e di coda. 

I signori R. Hoernes e M. Auinger nella loro recente ^fonografia delle Mitre 
austro-ungariche (1880) riconobbero essi pure che le forme riferite da M. Hoernes 
alla precitata specie del Michelotti non vi appartenevano, e ravvisando in esse una 
forma inedita, ebbero la gentilezza di assegnare alla nuova specie il mio nome, ed 
io porgo loro i miei ringraziamenti per l'atto cortese. Sgraziatamente il nome specifico 
proposto dai signori E. Hoernes e M. Auinger non può essere conservato perchè già 
imposto nel 1879 a forma affatto diversa dal sig. Foresti di Bologna (1879, Contrib. 
Conch. foss. ital., pag. 7, tav. I, figg. 1, 2 e 5). 

Queste forme austro -ungariche, giudicandole dalle figure che ne furono pubbli- 
cate, hanno una certa analogia colla M. fusulus Cocc. descritta qui in appresso, 
la quale tuttavia ha dimensioni maggiori, spira più acuminata, ultimo anfratto note- 
volmente più lungo e più assottigliato e quasi punto depresso anteriormente, la bocca 
più lunga, perciò più stretta e prolungata in una specie di canale. Ad ogni modo 
occorrerebbe poter accertare che nei fossili austro-ungarici i primi anfratti siano guer- 
niti di costicine longitudinali per poterli inscrivere nella medesima serie colla 3Iitra 
citata del sig. Professore Cocconi. 

II sig. Prof. Seguenza riferì alla presente specie del sig. Michelotti una forma del 
Reggiano che ebbe la cortesia di comunicarmi e che ne differisce per parecchi caratteri 
e sopra tutti per l'assenza delle costicine longitudinali sui primi tre o quattro an- 
fratti dopo il nucleo embrionale, caratteristiche di questa serie. 

La predetta forma del Reggiano proviene inoltre dal terreno quaternario (Saa- 
riano) e la 31. Bronni Michtti. è comunissima nel miocene superiore dei Colli tor- 
tonesi, e molto rara nel pliocene inferiore della Liguria che non oltrepassa, per lo 
meno per quanto mi consta, ne in Piemonte né in Liguria. Detta forma mi sembra 
inedita, ed aifine alla M. Sismondae Michtti. = M. striato-sulcata Beli. 

Miocene superiore: Colli tortoaesi, Stazzano, Sant'Agata -fossili, comunissimo; 
Coli, del Museo e Michelotti nel R. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli); — 
Tetti Borelli presso Castelnuovo d'Asti, rarissimo ; Coli. Rovasenda. 

Pliocene inferiore: Savona -Fornaci (Varietà A), rarissimo; Coli, del Museo. 

176. Mitra separata Bsll. 
Tav. Il, fig. 12. 

Dijlinguunl hanc speciem a M. Bruniti Michtti sequenles nolae: 

Testa major, crassior : spira hrei'ior, mafjis aperta, regulariler iniìolula. - Anfraclns ullimus 

antice minus altt'iiitalus et minus proluclas, vix depressus. • Os brevius , antice magis lalum : 

columella minus producta, vìjo reoolula. 
Long. 38 mm. : Lai. 1 1 min. 

1850. Mitra Bronni BELL., Monogr. Mitre, tav. II, fig. IO. 



270 I MOLLUSCHI DEI l'ERKENI TERZIARII PEL PIEMONTE ECC. 

Questa è la forma che nel 1850 ho creduto rappresentare il tipo della ilf. 
Bronnl Miclitti. e che come tale ho figurato nella Monografia delle Mitre. Essa è 
molto rara, e se per parecchi caratteri dimostra la sua stretta parentela colla vera 
M. Bronni, non è men vero che per le differenti proporzioni delle sue parti presenta 
una speciale fisionomia propria, alquanto differente da quella della specie dalla quale 
mi parve opportuno di separarla. 

Miocene supcriore: Colli tortonesi, Stazzano, Sant' Agata-fossili, raro; Coli, del 
Museo. 

177. MlTBA LIGUSTICA BrLL. 
Tav. II, fig. 13. 

Testa fitslfonnis : spira lonqa , salis acuta, regulariler innolula. - Anfraclus loufji, vix 
convexi; ullinius anlice valile el. reijiilariler aUeiìuntiis. - Superficies Iota Iransverse sulcala 
et coslulala; sulci mnnulll in imrtem iwsiir.am anjiaclnum decurrentes lalissimi, celeri angusti; 
costulae sulcis inlprposilae in parte |)oslica majores; costula minor in suh'os majorrs iIr- 
currens; plicae InmiilmUnalex mìnnlissimiie, vix sub lente iierspiciiac - Os aiiguslum, Uinguni: 
coiumella subrecta, ad aiiicem vix sininlrorsum incurvala. 

Long. 52 mm. : Lai. li nini. 

Pliocene inferiore : Albenga-Torsero, rarissimo ; Coli, del Museo. 

178. Mitra fusulcs Cocc. 
Tav. IV, fig. 5,5. 

Testa fusiforniis: spira longa, vahle acuta in primis anfraclubus , magis aperta in nltiniis. 
- Anfractus primi coinpianati, ceteri parimi convexi; ullimus anlice valde productus , rakle 
et subregulariter attenualu^, vix depressila, dimidia longitudine longior. - Superdcies nitens, 
iaevis, vc\ obscure el minute Iransverse sulcala; sulci nonnuili satis lati el profundi, a 
coslnla parvula separali, inneqiiales, disimele notali, prope snluram poslicam decurrentes: costae 
longiludinales in primis r|uatuor anfi'actubus crebrae, obliquae, minutae: sulci prope rimani 
decurrentes crebri, minuti, parum prnfundi, iuter se proxiinnli, inaequales, undulali. - Os an- 
gustum, perlnucjum; labrum sinistrum valde rompressum , in adultis revolutum: coiumella 
in axim leslae valde producla, subrecta, vix coniarla^ salis revoluta; plicae columellares magnae, 
Ires, inlerdum quarta anlice vix notata. 

Long. 40 mm. : Lai. Il mm. 

1850. Mitra Binimi tar. J. BELL., Moiiogv. Mitre, pa^. 18, l.iv. II, lig. 14. 
1868. W. hi. FOREST., Catul. Moli, plioc. Bolngn., pag. 68. 

1873. /(/. fusnlus COCC, Enuni. sist. Moli. mioc. e plioc. Parni. e Piac., pag. 99, lav. 11, 

fig. 17, 18. 

1875. Id. Bronni SEGUENZ., Form, plinc. hai. meriti., pag. W\. 

1876. Id. scrnhiciiliitii FOKEST., Centi, geol. e paleonl. jilioc. ant. Castrocaro, pag. 30. 

Varietii *. 

Sulci tninsversi unmerosiores, distiucte notati, super totani superficiem decurrentes. 
Long. 43 nini.: Lai. IH inni. 

Quantunque l'esemplare sul quale il sig. Cocconi ha stabilita la 31. fusulus 
sia incompleto per la sua età. giovanile, tuttavia a me pare che non possa sorgere 



DESCRITTI DA L. BELLAKDI 271 

dubbio che i fossili qui descritti vi si debbano riferire, sia per la loro forma generale, 
sia e sopratutto per i solchi larghi e relativamente profondi e fra loro poco distanti, 
che corrono trasversalmente in prossimità della sutura posteriore. 

Questa specie non è frequente nel miocene superiore dei Colli tortonesi, nei 
quali ha dimensioni minori di quelle che raggiunge nel pliocene inferiore in cui è 
molto frequente, particolarmente nelle varie località della Liguria. 

Tanto negli esemplari riferibili alla forma tipica quanto iu quelli che rappre- 
sentano la varietà A si osservano le seguenti differenze: 1° nelle dimensioni; 2" nei 
solchi trasversali più o meno numerosi e più o meno distintamente segnati sul ventre 
dell'ultimo anfratto; 3° spira più o meno acuta; 4° solchi prossimi alla sutura po- 
steriore più o meno larghi e profondi ; 5° solchi prossimi alla smarginatura anteriore 
della bocca ora minuti, rari ed appena segnati, quasi obliterati, ora più o meno 
numerosi e profondi. 

La M. nitidula Cocc. (loc. cit., tav. II, figg. 15 e 16), cui credetti dapprima 
doversi riferire le forme qui descritte, delle quali è forse una locale deviazione, ne 
differisce pei seguenti caratteri: 1° forma generale molto più lunga e stretta; 2° spira 
notevolmente più acuta ; 3" mancanza di solchi larghi, profondi e fra loro poco distanti 
contro la sutura posteriore. 

Ho potuto constatare le analogie e le differenze di questa specie dalle affini 
pubblicate dal sig. Prof. Cocconi, avenJo paragonato direttamente i fossili qui da me 
descritti coi tipi delle specie sovraindicate che mi furono cortesemente comunicati dal- 
l'autore. 

Miocene superiore: Colli tortonesi. Stazzano, Sant'Agata-fossili, raro; Coli, del 
Museo e Michelotti nel R. Museo di Geologia di Eoma (Prof. Meli). 

Pliocene inferiore: Viale presso Montafia, Borzoli presso Sestri-ponente, Savona- 
Fornaci , Zinola presso Savona , Albenga-Torsero , Bordighera (Bicknell ) ; Coli, del 
Museo. 

Varietà A. 

Pliocene superiore: SanfAgata-fossili, raro; Coli, del Museo. 
Pliocene inferiore : Savona-Fornaci, non raro ; Coli, del Museo. 

179. MlTUA CONTIGUA BtlLL. 
Tav. IV, fig. 56. 

Distinguunt hanc speciem a M. fusulus Cocc sequentes nolae : 

Spira brevior, magis aperta. - Aiifraclm complanali; ullimus anliee valde depressus, inde 
venlrosus. - Sulci transvemi imdique decurrenles, magis profundi. - Os amplius, subovale: colu- 
mella ad apicem dexlrorsum obliquata. 

Long. 38 mm. : Lai. 13 mm. 

Pliocene inferiore : Zinola presso Savona, rarissimo ; Coli, del Museo. 



272 1 MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARI! DEL PIEMONTE ECC. 



Ili SEZIONE. 

Coliimella inilice valile [iiodiiela , anfractus ulliimis aiilice |irofuiide dcpri'ssus, 

inde testa caudata. 

A. 

Anfractus nmncs, vel saltcm primi, ìoìxjitmìinaUtcr costati. 

Quasi tutte le Mitricli provenienti dal miocene inferiore dell' Apennino sono di 
imperfetta conservazione: parecchie sono cosi malconce che, quantunque si possano 
giudicare come forme distinte, tuttavia non è possibile il descriverle in modo suffi- 
ciente da farle riconoscere, le altre, se più o meno mutilate, sono per altro abba- 
stanza bene definibili, perchè da quanto ne rimane è ovvio giudicare quanto ne manca. 

Le forme della suddetta provenienza appartenenti al genere Mitra come è definito 
in questa Monografia sono fra loro collegate dai seguenti caratteri: ultimo anfratto 
più meno depresso anteriormente; columella molto protratta presso a poco nell'asse 
del guscio per modo da costituire un canale ed una coda bene definiti. 

Gli ornamenti superficiali variano, e la loro natura, posizione, presenza od as- 
senza mi hanno indotto a distinguere nel gruppo le seguenti serie. 

47" Serie. 

Testa subfusìformis : spira panini acuta. - Anfractus ultinms dimidia lon- 
gitudine longior, antice valde deprcssus et parum productus. - Superficies tota 
ìongitudinaliter costata. - Cohmeììa in axini testae producta ; pìicae rohimeUares 
quinquc, posticae magnae. 

Gli anfratti appianati, l'ultimo molto depresso anteriormente ed uguale presso 
a poco alla metà della lunghezza totale, e la presenza rli numerose coste longitudinali 
■su tutti gli anfratti sono le note caratteristiche della presente serie. 

180. MiTHA BLANDITA BeLL. 

T:iv. V, fig. 13. 

Testa sub fusi formis: spira parum Ionica el parum acuta. - .\nlVactiis complanali; ultimus 
antice valile depressus, dimidia lonQiludine ìonrjior. - Superficies Ma lonrfilndinaUlpr costata: 
coslae crebrae, minutai', unifnrmes, a snlcn angusto ci satis profundo separatap, subacutae, reciac,- 
leviler obliquae, ad baùm cauilae produclae, in ultimo anfraclu ante suturam poslicam obso- 
letae (erosae?): sulci transversi ante rimani riecurrenles numerosi, valile inlor se proximali, 
subuniformes. 

Long. Ì3 mni.?: Lai. 13 nim. 

Nella forma qui descritta tutta la superficie è adorna di coste longitudinali, 
piccole, separate da un solco stretto e poco profondo, molto numerose, rette, legger- 
mente oblique, continue da una sutura all'altra sui primi anfratti, più o meno obli- 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 273 

terate nella parte posteriore deirultimo (forse obliterate dalla fossilizzazione) : gli an- 
fratti sono inoltre appiattiti e perciò le suture poco profonde; l'ultimo è molto de- 
presso anteriormente; la coda bene distinta, protratta nell'asse del guscio e non 
molto lunga, con tracce di ombellico. 

Miocene inferiore: Cassinelle, rarissimo; Coli. Michelotti nel E. Museo di Geo- 
logia di Roma (Prof. Meli). 

48" Serie. 

Testa fusiformis? : spira? - Anfractus ultimus dimidia longitudine longior?, 
antice satis depressus. - Superficies in primis anfractuhus longitudinaliter costata, 
super venir em ultimi longitudinaliter plicata , tota transverse sulcata; sulci nigro- 
tincti. - Plicae columellares quinque. 

Le due forme molto imperfette che raccolgo in questa serie hanno l'ultimo 
anfratto meno depresso anteriormente di quanto lo è nella forma della serie prece- 
dente; tutta la superficie è attraversata da solchi minuti, impressi, equidistanti, tinti 
di nero, e minutamente striati per lungo ; nella prima forma descritta alcuni dei primi 
anfratti essendo incolumi vi si scorgono numerose costicine longitudinali, compresse, 
acute, che scompaiono gradatamente prima del penultimo anfratto ; nella seconda, in 
condizioni peggiori di conservazione, non ho potuto constatare la presenza delle costi- 
cine longitudinali sui primi anfratti perchè questi mancano ; ma l'analogia degli altri 
caratteri lascia ragionevolmente supporre che vi si trovino ; in ambidue poi le forme 
si osservano parecchie pieghe longitudinali sulla parte anteriore dell'ultimo anfratto. 

181. Mitra semicostata Bell. 

Tav. V, fig. 14. 

Testa : spira - Anfraclus parum convexi , prope suluram poslicam leviter 

inflatì; ultimus antice satis depressus. - Superficies loia transverse sulcata; sulci impressi, minuti, 
•parum profundi, Inter se subaequidistantes. nigro-tincti , septem in anfractiibui< meiliis perspicui, 
quatuordecim in ultimo: anfraclus primi longitudinaliter costati ^ coslae subacutae, obliquae , 
vigintiduae; anfraclus ultimus in venire longitudinaliter plicrilus; pticae compressae, subacutae, 
a suico lato separatae. 

Long. 33 mm.?: Lat. 12 mm. 

La tinta nera dei solchi trasversali è molto bene conservata in questa specie. 
.Miocene inferiore: Cassinelle, rarissimo; Coli, del Museo. 

182. Mitra oligocenica Bell. 

Tav. V, ag. 15. 

Dislinguunl hanc speciem a M. semicostata Bell, sequenles nolae : 
Testa major: spira magis aperta. - Anfractus ultimus antice magis depressus - Sulci 
transversi inler se magis distantes, vix passim nigro-tincti: plicae longitudinales ultimi anfractus 
minores et obscure notatae: sulci transversi super caudam decurrentes crebri, a funiculo mediano 
geminati. 

Long. 32 mm. ?: Lai. 13 mm. 

Serie II Tom. XXXVIII. l' 



274 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

Nell'unico esemplare che ho esaminato di questa specie mancano, come ho detto 
precedentemente, i primi anfratti, sicché non ho potuto constatare la presenza delle 
coste longitudinali su di essi; l'analogia di forma e di ornamentazione degH ultimi 
anfratti che rimangono , mi hanno indotto a descriverla allato della precedente. 

Miocene inferiore: Cassinelle, rarissimo; Coli, del Museo. 



B. 

Anfractus omnes? longitudinaliter ecostati. 

49" Serie. 

Testa fusiformis : spira longa, polygyrata, valde acuta. - Anfractus ultimus 
perlongus, antice parum depressus, valde et subregulariter attenuatus. - Superficies 
tota, vel in 'parte, transverse sulcata vel striata. - Columella valde j)roducta, lae- 
viter dextrorsum obliquata; plicae columellares quinquc, posticae magnae. 

La presente serie si distingue dalla precedente per una forma generale più assot- 
tigliata ai due capi, per l'ultimo anfratto più lungo e meno depresso anteriormente, 
ed alquanto rigonfio presso la sutura posteriore, per la mancanza delle pieghettine 
longitudinali della parte anteriore dell'ultimo anfratto e per la mancanza dei numerosi 
solchi trasversali. 

183. Mitra anceps Bell. 
Tav. V, fig. 16. 

Testa fusiformis, angusta: spira longa et valde acuta. - .\nfraclus leviler convexì , ad 
suturara posticam infiali; ullimus longus, anlice parum depressus, valde attenuatus, dimidia 
longitudine longior. - Superficies sublaivis, vix super aniractum penuilimum salci nonnulli 
minuti, impressi, obscure perspicui, celeri erosi ? : sulci transversi super caudam decurrenles 
minuti, inter se valde proximati, subuniformes, crebri, versus venlrem anfractus valde pro- 
ducti. - Os anguslum, longum: columella valde producta, leviter dextrorsum obliquata. 

Long. 40 mm. ?: Lai. 14 mai. 

Miocene inferiore : Mioglia, rarissimo ; Coli. Michelotti nel R. Museo di Geo- 
logia di Roma (Prof. Meli). 

50' Serie. 

Testa fusiformis: spira longa, valde acuta. -Anfractus ad suturarli posticam 
infiali; ultimus dimidia longitudine longior?, antice parum depressus, valde et 
subregulariter attenuatus. - Superficies tota transverse minute sulcata. - Columella 
valde producta, ad apicem dextrorsum obliquata; plicae cohimellares quinque , 
posticae magnae. 

Nelle forme di questa serie tutta la superficie è attraversata da solchi piccoli, 
impressi, equidistanti fra loro e separati da una porzione piana della superficie; nelle 
forme in cui ho potuto esaminare i primi anfratti non vi ho trovato tracce di coste 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 275 

longitudinali. La spira è composta di numerosi anfratti ed è assai acuminata; gli 
anfratti sono poco convessi ed alquanto rigonfi presso la sutura posteriore, gli ultimi 
particolarmente; l'ultimo, per quanto si può giudicare dagli esemplari imperfetti che 
ho esaminati , è più lungo della metà della lunghezza totale , non molto depresso 
anteriormente ed alquanto e quasi uniformemente assottigliato; la columella è poco 
contorta e leggermente piegata a destra. 

184. Mitra apenninica Bell. 
Tav. V, fig. 17. 

Tesla subfusiforrais: spira - Anfraclus convexi, conlra suturam posticam infiali, inde 

sulurae profundae et spira scalatala; anfraclus ullimus dimidia longitudine longior ?, anlice 
parum et late depressus. - Superficies tota transverse sulcata; salci impressi, minuti, superfi- 
ciales, inter se satis et subuniforiniter dislanles : sulci super caudam decurrenles crebri, minuti, 
subuniformes, postice late producti. - Os angustum. lonqum: columella subumbilicata, parum 
contorta, dextrorsum incurvala. 

Long. 54? rara.: Lai. 18 mm. 

Miocene inferiore : Cassinelle, rarissimo ; Coli, del Museo. 

185. Mitra cassinellensis Bell. 
Tav. V, fìg. 18. 

Distinguunt hanc speciem a M. apenninica Bell, sequentes notae; 

Spira magis acuta. - Anfraclus ad suturam posticam vix infiali, stihregnlariler convexi; 
ullimus antice magis depressus, magis ventrosus : sulurae magis obliquae. - Sulci Iransversi 
super caudam decurrenles profundiores , inter se magis dislanles, inde pauciores et a coslula 
majori separati. 

Long. 50 mm.?: Lat. 17 mm. 

Miocene inferiore: Cassinelle, rarissimo; Coli, del Museo. 



186. Mitra anecdota Bell. 
Tav. V, fig. 19. 

Distinguunt hanc speciem sequentes notae: 

1. A M. apenninica Bell.: 

Testa minor, longior: spira longior, magis acuta. - Anfraclus postice vix infiali. - Sulci 
transversi super caudam decurrenles pauciores, inter se magis dislanles. - Columella inumbilicata, 
dextrorsum obliquata. 

2. A M. cassinellensis Bell. ; 

Testa minor: spira longior, magis acuta. - Anfraclus minus convexi; ullimus anlice minus 
depressus, minus ventrosus, magis attenuatus. 
Long. 47 mm.?: Lat. 14 mm. 

Miocene, inferiore: Mioglia, rarissimo; Coli. Michelotti nel K. Museo di Geo- 
logia di Eoma (Prof. Meli). 



276 i molluschi dei terreni terziakii del piemonte ecc. 

187. Mitra esacuta Bell. 

Tav. V, fig. 20. 

Testa Uiìiga, turbiniformis: spira polygyrala, perloiiga, valde acuta. - Anfraclus hreves, ad 
suturai» poslicam laeviter inflali ; aufractus ullimus antice valde depressns. - Superficies tola 
transverse silicata ; sulci impressi, minuti, inter se valde distanles, 8 vel 9 in anfractubus mediis 
perspicui; sulci Iransversi super caudam decurrentes satis lati et salis profundi, minute et crebre 
tongiludinaliler pUcalo-lamellosi. 

Long. 36 mm.: Lat. 16 nim. 

Miocene inferiore : Mioglia , rarissimo ; Coli. Miclielotti nel K. Museo di Geo- 
logia di Eoma (Prof. Meli). 

51" Serie. 

Testa fusiformis: spira parum longa et satis acuta. - Anfractus parum 
convexi, ad suturani posticam inflati; ultimus dimidia longitudine longior?, antice 
parum depressus , valde productus , suhregulariter attenuatus. - Superficies tota 
transverse costulata. - Columella in axini testac valde producta, suiumbilicata. 

La specie descritta in questa serie ha molta analogia con quelle della serie 
precedente , delle quali ha la fisionomia generale ; i caratteri che la distinguono 
sono : la spira relativamente più breve e meno acuta ; l'ultimo anfratto proporzio- 
natamente più lungo e meno depresso anteriormente; la superficie tutta attraversata 
da solchi larghi e pochissimo profondi che danno luogo fra l'uno e l'altro ad una 
costicina stretta e poco sporgente , e la columella che si protende assai nell' asse 
del guscio. 

188. Mitra casca Bell. 
Tav. V, fig. 20*«. 

Testa fusiformis, longa: spira salis longa et acuta. - Anfraclus parum convexi, ad 
suturam posticam leviter infiali; ultimus perlongus , '/^ totius longitudinis subaeqtians, antice 
valde productus et attenuatus, parum deprcsms. - Superficies transverse minute costulata; 
costulae transversae in primis et mediis anfractubus subnuUae, vix passim perspicuae, erosaef, 
in ultimo distincle passim perspicuae, subacutae, anguslae, inter se valde distantes, uniformes : sulci 
transversi prope riinam decurrentes, parvi, uniformes, inter se valde proximati, numerosi, 
versus ventrem. anfractus valde producti. - Columella in axim teslae producta, subumbilicala. 

Long. 48 mm.:? Lat. 16 rara. 

Miocene inferiore: Mioglia , rarissimo ; Coli. Michelotti nel R. Museo di Geo- 
logia di Roma (Prof. Meli). 



descritti da l. bellakdi 277 

2. Sotto-Famiglia Plesiomitrinae Bellardi (1886). 
Labrum sinisirum interius plicalum. 

3. Genere UROMITRA Bell. 

Anfractus ultimus antice valde depressus, in caudam productus, super hasim 
caudae transverse magni-cosfatus. - Os in canaìem productuni: labrum sinistrum 
simplex, interius pluri-plicatum : plicae columellares plerumque tres, magnae, prae- 
sertim posticae, parum ohliquae. 

1' Serie. 

Testa fusiformis. Unga, angusta, gracilis: spira Unga, valde acuta. - An- 
fractus convexi. Ungi; ultimus dimidia longitudine brevior, antice valde et late 
depressus: suturae satis profundae et satis obliquae. - Superficies Ungitudinaliter 
costata et transverse costulata: costae longitudinales crebrae , sinuosae : costulae 
transversae et ipsae numerosae, plerumque costas longitudinales aequantes vel sub- 
aequantes, in interstitiis costarum et super costas continuae , plerumque super 
costas in margaritam erectae. - Cauda Unga, obliquata : columella producta, valde 
contorta: rima recurvata. 

La forma molto stretta e relativamente molto lunga , la notevolissima acutezza 
della spii-a, il ragguardevole numero di anfratti che la compongono, la reticolazione 
della superficie, la contorsione della columella, il suo protrarsi, che dà luogo ad una 
coda ben definita ed assai lunga, e la sua obliquità all'asse del guscio, imprimono 
alle forme raccolte in questa serie una speciale fisionomia che ne rende ovvia la 
distinzione e ne dimostra i reciproci legami. 

1. Uromitra antegressa Bell. 
Tav. V, fig. 21 a, b. 

Dislinguunl hanc speciera ab Ur. cupressina {Broccli.) sequentes notae: 
Spira miitus longa et mimts acida. - Anfractus breviores, vix convexi, conlra siUuram posticam 
leviler injlali; ultimus antice magis depressus: suturae super ficiales, minus obliquae. - Costae 
longitudinales minores, numerosiores, rectae, inter se minus distantes, magis obliquae: costulae 
transversae pauciores, uniformes, minores, Inter se magis distantes. 
Long. 20 ram.?: Lat. 6 rara. 

1861. Mitra Michelottii MICHTTI., Foss. mioc. inf., pag. 102. 

Il confronto di questa specie, come delle seguenti, coìVUr. cupressina, dal quale 
risultano i loro caratteri differenziali, è fatto colla forma tipica della specie del Brocchi, 
non colle varietà. 

Questa forma è quella che il sig. Michelotti nella sua opera sul miocene infe- 
riore ha identificata colla M. Michelottii Hoern., dandole per sinonimo la M. elegans 
Michtti., che, come vedremo in seguito, va riferita alla M. cupressina Brocch. 



278 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

Uno dei tre esemplari della Collezione Michelotti è quello descritto e figurato 
come tipo della presente specie. 

Un secondo, anch'esso incompleto, è più piccolo e deformato da antica lesione: 
in esso, che forse rappresenta una forma meritevole di nome proprio se la sua con- 
servazione fosse migliore, l'angolo spirale è meno acuto, gli anfratti sono. più brevi, 
l'ultimo più depresso anteriormente, le coste longitudinali più numerose, meno oblique 
e sinuose nell'ultimo anfratto. 

Il terzo rappresenta senza dubbio una forma distinta, riferibile probabilmente 
alla seconda serie, ma il suo stato di conservazione è troppo imperfetto perchè si 
possa descrivere come specie in modo conveniente. 

Miocene inferiore: Pareto, raro; — Coli. Michelotti nel R. Museo di Geologia 
di Roma (Prof. Meli). 



2. Uromitra antemissa Bell. 
Tav. V, fig. 22 a, b. 

Dislinguunl hanc speciem ab Vr. cupressina [Brocch.) sequenles notae : 
Testa major, minus angusta, minus gracilis, brevior: spira magis aperta. - Anfractus bre- 
viores, maijis convexi , prope siduram posticam magis depressi : sulurae magis profuiidae , minus 
ohliquae. - Costae longiludiiiales a sulco angustiare separatae, nnmerosiores, reclac, axi teslae 
parallelae: costulae transversae pauciores, inter se magis dislanles, subuniformes ; prope suturam 
posticam costula una major, cariniformis ; costulae transversae ad banim caudae decurrenle% 
majnres, praesertim posticae. 

Long. 25 mm.?: Lai. 7 mm. 

Ho distinta questa forma quantunque non ne conosca che un solo e molto im- 
perfetto esemplare , sia perchè i suoi caratteri sono liene definiti , sia perchè essa 
stabilisce il passaggio dalla precedente, che è propria del miocene inferiore, alla forma 
tipica della serie, V Ur. cupresshia (Brocch), comunissima nel miocene superiore e 
non rara nel pliocene ' inferiore ed una delle pochissime forme della famiglia che in 
Piemonte ed in Liguria si incontrino in due successivi orizzonti geologici. 

Il M. Hoernes ha a torto assimilato la M. Borsoni Bell. {= M. cancellato. 
Bon.) colla M. cupressina Brocch. , forme fra loro distintissime, come riesce facile 
il convincersene paragonando le descrizioni e le figure che vi si riferiscono nella pre- 
sente Monografia. 

Se si paragona la presente specie colla forma precedente, vi si riconoscono le 
seguenti differenze: 1° dimensioni maggiori ; 2" angolo spirale più aperto ; 3° anfratti 
più convessi e perciò suture più profonde ; 4° coste longitudinali appena oblique sul- 
l'ultimo anfratto ; 5° costicine trasversali meno numerose e più grosse. 

Miocene medio: Colli torinesi, Albugnano, rarissimo; Coli. Michelotti nel R. Museo 
•di Geologia di Roma (Prof. Meli). 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 279 

3. UaOMlTRA BELLIATA BeLL. 
Tav. V, fig. 23 a, b. 

Dislinguunl hanc speciem ab Ur. cupressina (Brocch.) sequenles nolae: 
Testa brevior, minus gracilis : spira magis aperta. - Anfractus pauciores , antice magis 
convexi, postice magis depressi; suturae magis profundae, minus obliquae. - Costae longitudinales 
quindecim, majores, compi essae, a siilco minus lato et minm profundo separatae, reclae; coslulae 
transversae pauciores, quinque in primis et mediis anfractubus perspicuae, minutae, sed satis 
promitientes, a sulco satis lato separatae, inler se inaequaliter distantes ; costulae transversae ad 
hasim caudae decurrentes majores, praeserlim posticae. 
Long. 20 mm.?: Lai. 5 mm. 
1850. Mitra eujìvessiiia BELL., Moitogr. Mitre, pag. 19 (io parte). 

Anche di questa forma, come della precedente, non mi è noto che un solo esem- 
plare di conservazione imperfetta : tuttavia mi parve opportuno nominarla e descriverla 
per gli stessi motivi che ho addotti precedentemente, per i legami cioè che stabilisce 
fra le forme di questa serie trovate nei diversi orizzonti geologici del Piemonte e 
della Liguria. 

Questa forma, rarissima e propria come la precedente del miocene medio dei 
Colli torinesi e proveniente anch'essa da Albugnano, differisce dalla precedente per 
le sue minori dimensioni, per l'angolo spirale notevolmente più acuto, per le coste 
longitudinali più grosse e minori in numero, tutte alquanto oblique e separate da un 
solco alquanto profondo e dalle costicine trasversali meno numerose, cinque negli 
anfratti mediani visibili ed inegualmente fra loro distanti. 

Nella Monografia delle Mitre (1850) avendo riferito questa forma alla ilf. cu- 
pressina Brocch., ho scritto in allora che questa specie del Brocchi, comune nei Colli 
tortonesi, si trovava pure nel miocene medio di Torino, mentre, per quanto mi consta, 
la M. cupressina {Brocch.), quale è qui definita, non fu finora trovata nei Colli 
torinesi. 

Miocene medio: Colli torinesi, Albugnano, rarissimo; Coli. Kovasenda. 

4. UrOMITRA PAUCICOSTATA BeLL. 
Tav. V, fig. 24 a, b. 

Dislinguunl hanc speciem ab Vr. cupressina (Brocch.) sequentes nolae: 
Testa minor, minus angusta : spira brevior, ìnagis aperta. - Anfractus magis convexi, bre- 
viores ; ultimus antice magis depressus; suturae magis profunda>i, minus obliquae. - Costae lon- 
gitudinales pauciores, duodecim, a sulco latissimo et profundo separatae, compressae, subacutae, 
subrectae, vix subsinuosae in ultimo anfraclu : costulae transversae pauciores, in anfractubus primis 
et mediis quinque perspicuae, inter se magis distantes , praesertim duae posticae, omnes super 
costas longitudinales subspinosae ; costulae transversae ad basini caudae decurrentes parum majores. 
- Cauda brevior, minus obliquata. 
Long. 12 7« ram. : Lai. 4 mm. 

È questa una forma rarissima e bene distinta dalla specie del Brocchi pei ca- 
ratteri sovra esposti. 



280 1 MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARI! DEL PIEMONTE ECC. 

Dall' f/ir. beUiata Bell, è poi separata per molte sue particolarità e specialmente 
per le seguenti: 1° sue dimensioni alquanto minori; 2° spira più breve; 3° anfratti 
più regolarmente convessi ; 4° suture più profonde ; 5" coste longitudinali meno nu- 
merose, più strette, compresse, separate da un solco molto più largo e non oblique : 
sta intermedia fra la Ur. helliata Bell, e la specie del Brocchi. 

Ho creduto a tutta prima che questa forma si avesse a riferire a quella che il 
M. Hoemes ha pubblicata col nome di M. Michelottii, credendola identica alla M. 
elegans Michtti. 

Ma fatto un esatto paragone dell'ottima figura lasciataci dal M. Hoernes colla 
forma qui descritta, trovai in questa le seguenti differenze da quella; 1° spira un 
po' più breve e leggermente più aperta; 2° anfratti più convessi e perciò suture più 
profonde : 3° ultimo anfratto più depresso anteriormente ; 4" coste longitudinali meno 
numerose, più compresse e separate da solco assai più largo e leggermente oblique; 
5" finalmente le costicine trasversali che corrono sulla coda in continuazione di quelle 
della columella, ineguali, ma la posteriore assai più grossa delle altre e separata dalle 
altre da un solco molto largo. 

Miocene superiore : Colli tortonesi, Sant'Agata-fossili, rarissimo ; Coli, del Museo. 



5. Uromitra cupressina Bell. 
Tav. V, fig. 25 a, b. 

Testa gracilis, angusta: spira polygyrata, valde acuta, perlonga. - Anl'raclus plerumque 
undecim, primi complanali, ultimi satis convexi; ullimus anlice valde et late depressus, 'Vs 
tolius longiludinis subaequans; nucleus embrionalis hrevis; sulurae in primis et mediis an- 
fractubus parum, in ullimis valile obliquae el profundae - Superficies Iota longiludinaliler 
costala el transverse coslulala : coslae longiludinales plerumque viginli, in primis ci mediis 
anfraclubus subredae, salis obliquae, prope suluram poslicam a sulco transverso inlerruptae , 
cantra suluram posticam dcxtrorsum injlexae, in anfraclubus ultimis subacutae, sinuosar, pro- 
minentes, poslice subinlegrac, a sulco lato el profundo spparalan: coslulae Iransversae in primis 
anfraclubus plerumque 6-8 perspicuae, in ultimis numerosiores, plerumque decem, inaequales, 
omnes a sulco minuto separatae, obtusae. super costas longitudimles continuae ; coslulae Irans- 
versae ad basini caudae decurrenles ceteris subaequales, nonnullae vix majores, una prae- 
serlim. - Os ovale, angustum: columella valde contorta, in caudam longam, recwmlam pro- 
ducta; plicae columellares tres, frequenler quarta el intenlum quinta anterior salis distinclae 

Long. 23 mm. : Lai. 6 mm. 

1814. rolnta [Mitra] cupressina BROCCll., Condì, foss., pag. 3l9. 

BORS., Oritt. pieni., I, pag. 35. 
DEFU., Dici. Se. Nat., voi. XXXI, pag. 493. 
DESI!., Eiiiijd. nulh. ^crs, voi. Il, pag. 476. 
SASS., ■'iagij. geni. Bac. terz. Albenga, pag. 467. 
BRONN.. Hai. terl.-Geb., pag. 20. 
JAN', Calai. Condì, foss., pag. 14. 
PUSCH, Poi. Palaonth., pag. 19(». 
E. SISMO., Syn., pag. 42 (in parie). 

DESK, in LAMCK., Jnim. s. veri., 2 ed., voi. X, pag. 304, 
PIIIL., Moli Sic, voi. II, pag. 106. 
MICIITTl., Foss. mioc., pag. 314. 



1820. 


Cancellaria 


id. 


1824. 


Mitra 


id. 


1824. 


Ili. 


id. 


1827. 


III. 


flexnosn 


1831. 


1(1. 


cupressina 


1832. 


Id. 


id. 


1837. 


Id. 


id. 


1842. 


Id. 


id. 


1844. 


Id. 


id. 


1844. 


hi. 


id. 


1847. 


Id. 


id. 



1847. 


W. 


id. 


1 1847. 


Id. 


piilcliella 


? 1847. 


IH. 


id. 


1850. 


Id. 


cuprcssina 


1852. 


Id. 


elegim.s 


1864. 


Id. 


aipresaitta 


1870. 


Id. 


elfgavs 


1873. 


Id. 


vupressina 


1874. 


hi. 


id. 


1876. 


Id 


id. 


1877. 


Id. 


id. 


1878. 


Id. 


,d 


1879. 


Id 


id. 


1880. 


Id. 


id. 


1881. 


Id. 


id. 



DESCRITTI D.l h. BELI..\KlJI 281 

1847. Mitra eUgatn: MICIITTI,, Fms. viioc, pay. .'il4, lay. XIII, Cg. 12, 13 giovane). 

E. .SIS.Mn., Syn.. 2 ed., pag. 42. 
MICIITTI., Fns.<. mioc, pa-. 316. 
E. SLSMI)., Syn., 2 ed., pa;;. 43. 

var. A BELL., Moiwgr. Mitre, pag. 19, tav. Il, Ug. 15. 
D'ORB., Prodr., voi. Ili, pag. 53. 

DODEBL., Cetili, geol. mioc. .utp. hai. ccntr., pag. 24. 
BELL, Calai. Moli. foss. Biol, pag. 12. 
cupressina COCC, Eiiiim. sist. Moli. mioc. e plioc. Parm. e Piac, pag. 101. 
COPI'., Calai, foss. inio-plioc. moden. Coli. Coppi, pag. 1. 
COPP., Framm. Paleont. moden., pag. 7. 
DE STEF., .Slrat. plioc. Siena, pag. ,39. 

FOiNT., Fami. Malac. mioc. Tcrsaiines et Hauterii'c, pag. 14. 
FOREST., Conlr. Conch. foss. ital., pag. 10, tav. I, (ig. 3, 4. 6. 
COPP., Terr. Tab. moden., pag. 10. 
COPP., Mani, turch. e foss. mndni., paf;. 46 

Varietà A 

Tav. V, fig. 20 a, b. 

Costae ìoncjiludinales in ulliuns anfracluhus miimres, numcrosiores, crebrae, a xu'.co angusto 
separatae , costulas tran.'ivrr.'ias snbaequanles ; cosliilae Irnnsverfiae in inUrsecatione cosiarnm lon- 
gitudinalium (jranosae, inde suflerficics eleganler reticulala et margarilifera. 

Long. 2.") nini. : Lai. 5 mm. 

1850. .Mitra cupressina BELL , Ulnnngr. .Mitre, pag. 19, tav. Il, lìg. 16. 

1879 Id. id. FOREST,, Conlr. Conch. foss. ital, pag 10, lav. I, Cg. 6. 

Varietà B. 

Tav. V, fig. 27 a, h. 

Testa minus angusta: spira magis aperta. - Anfradus brevioro^, inde suturae minus ohìiqnae. 
- Coslae longitudinales numerosiores, minores, compressae, satis promincntes, a sulco angnst i scd 
profttndo separatae, uniformes; costulae transversae pauciores, sex in nltimis anfracluhus perspinuae, 
costas longitudinales suhaequantes, angnslae sed satis prominenles, a sulco satis lato et satis pro- 
fundo separatae, super costas longitudinales continuae in eariim inlersecatione in margarilam 
productae. - Colmnella minus contorta, snbrecta. 

Long. '20 nini. : Lai. 8 mm. 

Le dimensioni assegnate alla specie sono le maggiori che ho osservate in esem- 
plari del Piemonte e della Liguria: in altre regioni, come nel Piacentino, Modenese 
e Bolognese, si raccolgono esemplari molto più grandi. 

Oltre alla forma descritta come tipo e quelle distinte come varietà, nella grande 
quantità di esemplari che si raccolgono, particolarmente nei Colli tortonési ed in alcuni 
di quelli provenienti dalla Liguria, si incontrano le seguenti deviazioni variamente fra 
loro collegate: 1" forma generale più o meno sottile e lunga; 2° coste longitudinali 
più meno numerose, negli ultimi anfratti frequentemente presso a poco uguali alle 
costicine trasversali, per modo da costituire una fitta rete granulosa ed abbastanza 
regolare; 3° costicine trasversali anch'esse più o meno grosse e numerose. 

In alcuni esemplari che raccolsi in Liguria la forma generale è ancor più sottile 
e lunga deirorlinario, le suture interposte agli ultimi anfratti più profonde e più 
oblique, la columella più protratta, sicché il canale cui dà luogo riesce più lungo: 
è questa la forma cui il Sasso diede il nome di M. flexuosa. 

Serie li Tom. XXXVIIL m* 



282 I MOI.M-SCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

Nell'età giovanile, cioè nei primi sei o sette anfratti, i caratteri sono alquanto 
differenti da quelli degli ultimi : onde che mi pare non fuor di proposito di descri- 
verli in modo speciale, ab benché di essi sia già fatto cenno nella descrizione generale; 
ivi la superficie è meno convessa, quasi piana, e perciò le suture sono superficiali; 
le coste longitudinali sono diritte, oblique ed interrotte presso la sutura posteriore 
da un solco trasversale, il quale va gradatamente diminuendo nei successivi anfratti 
per modo da scomparire quasi compiutamente negli ultimi: le costicine trasversali die 
per lo più hanno forma di cordoncini fra loro uguali, sono pure nei primi e medii 
anfratti più grosse nei solchi interposti alle coste longitudinali e rialzati nel loro in- 
crocicchio con queste. Talora la cnlumella, per la sua notevole contorsione, dà luogo 
ad una specie di ombellico. 

Quantunque il Brocchi abbia molto bene definita la sua Voluta {Mitra) ctqjre.-j- 
sinu sia coll'esatta descrizione dei suoi caratteri, sia con una buona figura, tuttavia 
furono commessi parecchi errori da diversi paleontologi nell'interpretazione di questa 
specie, errori ai quali ho io probabilmente in parte contribuito con quanto ho scritto 
in proposito nella Monografia delie Mitre del Piemonte, che ho pubblicata nel 1850, 
e colle imperfette figure che ho date tanto della forma riguardata da me come tipo, 
quanto di quella distinta come varietà. 

Tra i moltissimi esemplari, riferibili senza dubbio al presente tipo di forma, e 
tra i quali si incontrano molte e minute deviazioni più sovra notate che ne collegano 
gli estremi alquanto disparati, si notano due forme dominanti. 

Una è comunissima nel miocene superiore dei Colli tortonesi e rara nel pliocene 
inferiore della Liguria, l'altra non è frequente in ambedue le regioni. 

Delle due forme quella che risponde benissimo tanto alla descrizione quanto alla 
figura pubblicata dal Brocchi, è la seconda, cioè la meno frequente. 

Perciò, siccome quando pubblicai la precitata Monografia (1850), i naturalisti 
avevano un concetto della specie differente affatto da quello ora dominavate, così mi 
parve in allora che si avesse a riguardare come tipo della specie la forma più fre- 
quente, e come varietà la meno comune, che è appunto quella figurata dal Brocchi; 
ed a tale giudicio fui particolarmente indotto dall'esame degli esemplari tipici della 
collezione Brocchi, statimi gentilmente comunicati dalla Direzione del Museo Civico 
di Milano, fra i quali si trovavano ambedue le forme. 

A togliere questa causa di errore riferisco ora alla forma tipica quella che nel 
1850 ho descritta come varietà, e viceversa descrivo come varietà A la forma da 
me prima riguardata come tipica. 

Alla forma dell'età giovanile precedentemente descritta corrispondono benissimo 
per dimensioni, per forma e per natura degli ornamenti superficiali i due fossili che 
il sig. Michelotti ha pubblicati nella sua opera (1847, Foss. Micc, tav. XIII, 
fic. 12, 13) col nome di Mitra eìegans, e che io nnn esito a identificare colla pre- 
sente specie del Brocclii: questa è la sola della serie che sia frequente nei Colli 
tortonesi come vi è frequente la M. eìegans a quanto ne riferisce il sig. Michelotti. 
Alla medesima forma è pure affinissima la Mitra piilchcìla dello stesso autore 
(1847, Foss. Mioc, tav. Xlll. fig. 14) che io vi riunirei senza esitanza se il signor 
Michelotti non avesse assegnata a questa sua specie come provenienza la collina di 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 28'ò 

Torino (miocene medio), nella quale non conosco forma che vi si possa riferire. La 
principale differenza che il sig. Miclielotti indica fra la sua 31. pulchella e la M. 
cuiìrcssina è il differente numero delle pieghe columellari; ora questo carattere non 
può avere grande ituportanza, poiché se in molti esemplari dell' Ce. ciipressina (Brocch.) 
queste pieghe sono tre, non sono rari quelli nei quali se ne contano quattro o cinque. Se 
poi si paragonano le figure della 31. rlrgans con quella della 31. pulchella, si trova 
che gli ornamenti superficiali sono identici in ambedue le specie, e solamente che l'angolo 
spirale nella 31. pulchella è un poco maggiore : ma a questo proposito occorre osservare 
che l'esemplare figurato è evidentemente stato rattoppato pendente la vita dell'animale 
e che perciò il suo sviluppo riesc'i anormale. Sgraziatamente non esiste più nella Colle- 
zione del sig. Michelotti l'esemplare tipico, ne forma affine, ned io conosco verun Mitride 
del miocene medio dei Colli torinesi che vi corrisponda. Per la qual cosa io mi limito per 
ora a inscrivere dubitativamente fra i sinonimi della specie qui descritta la 31. pulchella 
Michtti., non essendo in caso di darne una conveniente descrizione. Io posso errare, ma 
a me pare che il fossile in quistione non sia altro che un esemplare giovane e deformato 
della Ur. cuprrssina Brocch., per errore creduto provenire dai Colli torinesi. 

Il sig. Michelotti scrive a proposito della sinonimia della sua 31. elrgans, cioè 
della presente forma, che il Bonelli le aveva precedentemente assegnato il nome di 
31. cancellata nella Coli, del K. Museo, nome che egli mutò perchè altra specie 
dello stesso genere era già stata descritta dal Kiener collo stesso epiteto. La forma 
cui il Bonelli diede il nome di cancellata non è la presente, bensì quella qui dopo 
descritta col nome di 31. Borsoni Bell., come risulta in modo evidente dalle note 
manoscritte lasciate dal Bonelli nel Catalogo dei Molluschi dell'antico Museo zoo- 
logico, e come fu già notato nella mia 3Ionografìa del 1850 a proposito della sino- 
nimia della 31. Borsoni Bell. 

La forma alla quale il sig. Foresti ebbe la gentilezza di dare il mio nome, e 
che giustamente riconobbe distinta dalla vera 31. cupressina Brocch., cui era stata 
erroneamente identificata da M. Hoernes, manca finora sia in Piemonte sia in Liguria. 

I fossili delle vicinanze di Vienna, che M. Hoernes ha identificati colla 31. ru- 
pressina Brocch., ne sono del tutto diversi, e per quanto si può giudicare dalie 
figure (1. e, tav. 10, fig. 25, 26, 27), appartengono alla serie terza, e si appros- 
simano 2X\'Ur. Borsoni Bell. 

La forma della medesima provenienza che meno si allontana dalla specie del 
Brocchi, è quella che l'Hoernes descrisse e figurò col nome di 31. Michelottii (1. e. 
tav. 10, fig. 30); ma anche questa è forma distinta sia per la natura dei suoi orna- 
menti, sia, e sopratutto, per la brevità della columella : essa si approssima a quella 
specie che ho descritta col nome di Ur. paucicostata Bell. 

L'ultima delle precitate forme delle vicinanze di Vienna, come, e tanto meno, 
l'altra, non hanno la forma stretta, lunga e molto acuta, ne la columella prolungata 
ed obliqua che imprimono alla specie del Brocchi il facies che ne è caratteristico. 

II M. Hoernes ha creduto riconoscere nel fossile che ha figurato a tav. 10. 
fig. 30 a, b, la 31. elegans Michtti., cui ha sostituito al nome specifico datogli dal 
sig. Michelotti quello di Michelottii, perchè già esisteva col nome di elegans altra 
Mitra precedentemente descritta. 



284 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

Ora la M. elegans Michtti. non è che im giovane esemplare della vera 31. cu- 
pressina Brocch., la quale nell'età giovanile ha caratteri notevolmente differenti da 
quelli dell'età, adulta. La forma dei dintorni di Vienna è del tutto diversa dalla forma 
precitata del Brocchi ed ha invece non poca analogia con quella da me descritta col 
nome di pmicicostata, a proposito della quale ho esposti i caratteri pei quali credo 
doversi distinguere dalle forme di Vienna. 

Ho già detto precedentemente che la M. elegans Michtti. è un giovine esem- 
plare della 31. cuprcssina Brocch. 

Ad ogni modo la forma del bacino di Vienna figurata da M. Hoernes col nome 
di 3f. 3Iichelottu, è molto differente da quella di Lapugy figurata dai sigg. R. Hoernes 
e M. Auinger collo stesso nome: ne l'una ne l'altra poi si incontra nei Colli tortonesi 
provenienza della 31. elegans 3Iichtti. = 31. 31/chclottn M. Hoernes. 

Tanto le forme figurate dal M. Hoernes quanto quella figurata dai sigg. R. Hoernes 
e M. Auinger col nome di 31. cuprcssina Brocch. sono differenti sia dalla M. cn- 
pressina tipo, sia dalle sue varietà: tanto la prima quanto le seconde hanno una 
forma stretta, lunga e sottile loro caratteristica e molto diverse dalle forme precitate 
austro -ungariche . 

I sigg. R. Hoernes e M. Auinger hanno fatto, a proposito di questa specie, gli 
stessi errori che furono commessi dal M. Hoernes, aggiuggendo di più alla specie del 
Brocchi una nuova forma che neppur essa, a mio parere, vi si può riferire, e non 
tenendo conto di quanto in proposito il sig. Foresti ha pubblicato nel 1879, le 
osservazioni del quale, per quanto concernono la 31. cuprcssina Brocch., sono in 
accordo con quelle che io ho fatte nel 1850, dietro l'esame dei tipi corrispondenti 
della collezione del Brocchi. 

3iiocene superiore: Colli tortonesi, Sant 'Agata-fossili, Stazzano, frequente; Coli, 
del ìluseo. 

Pliocene inferiore: Savona-Fornaci, Zinola presso Savona, Ventimiglia, Bordi- 
ghera (Bicknell), non frequente; Coli, del Museo. 

2" Serie. 

Testa fusiformis : spira Unga, medio infìata, satis acuta. - Anfructus vix 
convexi, longi ; ultimus dimidia longitudine parum longior, antice late depressus, 
productus : suturae pnrum profundae, satis ohliquae. - Superfìcies longitudinaliter 
costata et transverse costulata: costae longitudinales numerosae, rectae, conipressae, 
suhacutae, a sulco satis profundo separatae, axi testae vix ohliquae: costulae 
transversae inaequales, complanatae, in interstitiis costarum notatae, super costas 
longitudinales plerumque obsoletae, prope suturam posticani a sulco, vel a sulcis 
nonnullis caeteris majoribus, plerumque suhinterruptae. - Cauda longa: columella 
in axim testae satis producta ; plicae columellares quatuor vel quinque. 

Abbenchè la forma generale delle specie inscritte in questa serie abbia non poca 
analogia con quella delle specie descritte nella precedente, tuttavia dal confronto delle 



DESCRITTI DA t. BELLARDI 285 

une colle altre, fatto in un modo generale, si scorgono in quelle della serie presente 
abbastanza ben definite le seguenti differenze che ne giustificano la separazione: 1° di- 
mensioni maggiori ; 2" angolo spirale più aperto ; 3° ultimo anfratto proporzionatamente 
più lungo; 4° forma generale meno stretta, meno gracile e relativamente meno lunga; 
5° anfratti meno convessi e perciò suture meno profonde ; 6° coste longitudinali più 
numerose; 7° coda meno lunga: 8" columella meno contorta, protratta nell'asse del 
guscio ed appena curvata ali 'indietro. 

I quali caratteri differenziali sono molto bene definiti, se il paragone si fa delle 
specie di questa serie coli' Ur. cupressina {Brocch.) , che è la forma tipica della 
serie prima. 

G. UiioMiTRA ATTir.iA Bell. 

Tav. V, fig. 28 n, b. 

Tesla fusiformis: spira jiarum Idiiga, versus apiceni lei'iter infiala. - Anfraclus compla- 
nali; ullimus parum ventrosus, aiUice parum depressus, dimidia longilmline longior. - Coslae 
longitudinales crebiae, uniformes, obliisae, rectae, axi leslae subparallelae , a sulco angusto et 
pvofiindo separalae, prope suluram poslicam a siilco Iransverso aliis majore subinlerruplae ; 
coslulae Iransversiie coslas longUudinales subaequantcs, a sulco angusto et profundo separalae, 
supnr eoslas longiludinales conlinuae, in earuin inlersecalionc granosae , inde superficies loia 
dense el subuniformiler clalhrala el granosa; costula una magna super basini caudae decur- 
rens, a poslids per sulcum tatum et satis profundum separala. - Os anguslum , longum : colu- 
mella salis producla, recurvala; plicae columellares qainque, anlerior minima. 

F.ong. 20 ram. : Lai. 6 mni. 

Molte sono le analogie di questa forma coWUr. cupressina [Brocch.) come risulta 
dalla sua descrizione, tanto nei caratteri generali della forma quanto in quella degli 
ornamenti, se non clie mi parve doversi inscrivere sistematicamente in questa serie per 
la brevità e la maggior apertura relative della spira : ad ogni modo è un anello di 
congiunzione fra le due serie. 

Le note specifiche che separano questa specie dalla succitata del Brocchi, oltre 
a quelle proprie di questa serie, sono le seguenti : coste longitudinali molto più nu- 
merose, separate da un solco stretto e profondo ; costicine trasversali grosse presso a 
poco come le coste longitudinali ed anch'esse separate da solco stretto e profondo; 
dal che tutta la superficie è coperta da una rete fitta e press'a poco regolare. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



7. Uromitra dissimilis Bell. 

Tav. ^', fig. 29 a, b. 

Testa fusiformis, angusta, longa: spira valde acuta. - Anfraclus longi, vis convexi; ul- 
limus dimidia longitudine longior, anlice valde allenualus et parum depressus: sulurae parum 
profundae, salis obliquae, submarginalae. - Coslae longitudinales crebrae, a sulco augusto et 
profundo separalae, inlerslitia subaequanles , obtusae, rectae, vix obliquae, in ultimo anfraclu 
versus os irregulares el passim obsuletae : coslulae transversae prope suluram poslicam a sulco 



286 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

profundo disimele nolalae, in parie antica et in venire ultimi anfraclus a siikn minutn, inleribim 
obsoleto, nbsctire distindae ; in parie antica uilimi anlraclus cosliilae nonnullae obliisae, lalae. 
ante basini caudae decurrenles ; costulae ad basini caudae deturrentes majores, una prae- 
serlim. - Osanguslum, longum : coliimeila in axim lestae salis producla, obscure subumbilicala, 
ad apiconi vix revoluta; plicae ciìliimellares quinque. 
Long. 27 min. : Lai. 8 nini. 

È ovvio distinguere questa forma dalla precedente ; 1° per le sue dimensioni 
maggiori; 2" per la spira più acuta, proporzionatamente più lunga e più regolare; 
3° per l'ultimo anfratto più lungo; 4° per le costicine trasversali distintamente più 
piccole delle coste longitudinali, meno sporgenti e quasi obliterate sulle medesime. 

Miocene medio : Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo ; Coli, del Museo. 

8. Uromitra elata Bell. 
Tav. V, fig. 30 o, b. 

Dislinguunl hanc specieni ab Ur. dissimilili Bell, sequenles nolae : 

Testa minus angusta: spira brevior, mnijis aperta. - Anfraclus hremores^ miigis convexi ; 

ullimus loiifiinr, nnlicr nìaqis dppresms, magis ventrosns: suturac inagis profnnduc, simpliccs. - 

Costae longitwìinales pauciores, a sulro magis lato separalae: costulae transversae minus nolalae, 

passim obsotetae. - Cnlumella subrecla, non subumbilicala, dextrorsmn obliquala, magis producla. 

Long. 26 nun. : Lai. 9 mni. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



3" Serie. 

Testa subfusiforviis : spira regulariter involuta. - Anfraclus parum convexi: 
ultimus dimidia longitudine hrevior : suturae paritm obìiquae. - Superficies crebre 
longitudinaliter costata et transversc costulata. - Columella parum producta : plicae 
eolumellares magnae, quatuor. 

Le note caratteristiche di questa serie, che la separano dalla precedente, sono 
le seguenti: 1° la spira svolta regolarmente; 2" l'ultimo anfratto più breve della metà 
totale del guscio, e più depresso anteriormente. 

Con queste forme si passa abbastanza naturalmente a quelle delle serie che ven- 
gono in appresso, come meglio si può osservare dalle figure della tavola quinta, nella 
quale le specie sono disposte collo stesso ordine col quale sono descritte. 

9. Uromitra recurvata Bell. 
Tav. V, fig. 31 a, b. 

Testa subfn,-;iforniis: spira ìonga. - Anfraclus primi mniplanati, ultimi vix convexi: ul- 
limus dimidiani longiUuiinem subaeipians, antice satis depressus: sulurae superficiales. - 
Coslae longiludinales crebrae, pamm prominentes, angustae, a sulco lato separalae. obliisae, 
rectae, in ultimo anfradu anlice subsinuosae, valde obliqune: cosluiae Iransversae lalae, com- 
planalae, a sulco minutn separalae, super aislas 'oiufilndinales plerwnque absohlae, praeserinn 
in ultimis aiifraclubus; costulae ad basim caudae decurrenles magnae, una praescrlini, a sulco 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 287 

lato et prafiindo se\ìa,ratae. - Os loiigum: columella jiaram iimducla, ad apiceiii valde revolula; 
plicae colunn'llares quinque, aiilerior minim;i. 
Long, se nim : l.at. 8 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



10. Uromitra .similis Bell. 
Tav. V, fig. 3-2 a, b. 

Testa subfusiformis : spira lonijii, salis acula. - Aiifraclus vix convexi ; ultimus anlice 
sulis (lepiesius, dimidiam longiludinein subaequans: sulurae superfìciales. - Coslae longilu- 
dinales salis prominentes, erebrae, compressae, ublusae, anguslae, interstitia subaequanles, rectae, 
levilcr obliquai', subuniformrs: coslulae Iransversae inaequales, parum prominenles , a sulco 
angusto et parum proj'uudo scparatuf, uonnullae minores piope suturam posticam decurrenles , 
super cosUis longiludinaies subinlerruptae; coslula magna ab basini caudae decurrens per 
sulcum lalum el satis piofuudum a postica couligua separala. - Os anguslum, longum: colu- 
mella ili axiin teslae salis producla, vix revolula. 

Long. 23 mni.: Lai. 7 nini. 

Distinguesi la presente specie dalla precedente 1° per le sue dimensioni minori ; 
2" per la spira più acuta ; 3° per le coste longitudinali più piccole, più numerose e 
separate da un solco più stretto ; 4° per le costicine trasversali più piccole e più 
numerose sopratutto presso la sutura posteriore; 5° per la columella molto meno 
ricurvata all'estremità ; 6° per le coste trasversali clie corrono sulla base della coda 
più piccole e separate da solco meno profondo. 

Medesimamente, se gli ornamenti superficiali àeWUr. sìmilis Bell, sono molto 
affini a quelli deìVUr. dissimilis Bell., descritta nella serie precedente, le due forme 
non si possono tuttavia fra loro confondere per le differenti proporzioni dell'ultimo 
anfratto per rispetto a quelle della spira, dal che risulta una fisionomia particolare 
e più distintamente fusiforme. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, raro; Coli, del Museo. 

4" Serie. 

Testa fusiformis: spira satis Unga et satis aperta. - Anfractus jiarum con- 
vexi, postice suUnflati, hreves ; ultimus dimidiam longitudinem aequans, antica valde 
depressus: suturac satis profundae, parum ohliquae. - Superfìcies longitudinaliter 
costata, transverse eostulata: costae longitudinales minutae, rectae, creberrimae, a 
sulco interposito angusto et parum profimdo separa tae, propc suturam posticam a 
sulco, vel a sulcis nonnullis transversis caeteris majoribus, subinterruptae : costulae 
transversae inaequales, vix in interstitiis costarum perspicuae, super costas sub- 
obsoletae ; costulae nonnullae ad basim caudae decurrentes vix contiguis majores, 
a sulco ordinario separatae. -• Cauda longa, in axim testae producta, ad apicem 
laeviter dextrorsum obliquata, non postice revoluta. 

La forma per la quale ho fatta questa serie è certamente molto affine a quella 
delle serie contigue; tuttavia si disgiunge da quelle della serie precedente 1° perla 



288 I MOLLUSCHI DEI lERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

notevole lunghezza della coda e perciò dell'ultimo anfratto , il quale riesce così al- 
quanto più lungo ed equivale alla metà della lunghezza totale, per modo che il guscio 
prende l'aspetto fusiforme ; 2° per la coda che si prolunga diritta nell'asse del guscio ; 
3° perchè le costicine trasversali che corrono alla base della coda, sono presso a 
poco uguali alle altre e non grosse e sporgenti. 



1 I . UrOMITRA PLURtCOSTATA BelI.. 
Tav. V, fig. 33 a, b. 

Tesla fusiforrais: spira salis Ijiiga, regularis. - Anfractus paruni convexi, coulra sutitram 
[loslicam leviler i»/7(((i, inde suUirae sulicanaliculalae ; iuifraclus ulliinus diniidiani longilu- 
dinem aequans, nnlice raldc depressus. - Coslae longiludinales crpherrimae. aiì(iustae. obtusai', 
inlerslilin inlcrposila jdcriimqìir neqnaiiles, rpclni>, Irviler ohiiqune: coslulae Iransversae minutae, 
inaequales, inlevdiim antice obsolelae , siipni' rostas ìonqilndinalfs conlinuae (in illaesis), iion- 
nvllae mnjores prope suturam posticam decurrenles. ah aliis anticis per sidcum transversum lalum 
separatae. - Os longum ; labrum sinislrum rurvatum : cohiniplla t» axim tcslae vakle pro- 
ducta, recta. 

Long. 30 nini.: Lai. 10 nim. 

Varietà A. 

Spira brevior , magis aperta. - Anfractus poslire mngis infiali. - Coliimidla in axim teslae 
minus prodncta, inde anfractus ulliinus brevior. 
Long. 23 mm. : Lai. 8 mm. 

Varicia B (an species distinguenda .' ). 

Tesla minor: spira minus aperta, medio leoiter infiala. - Costae longiludinales minores, 
numerosiiires et magis obliqnae, pracsertim in ultimo anfraclu. 
Long. 17 mm. : Lai. G nini. 

Variano in questa specie : 1 ° le dimensioni, delle quali quelle indicate sono le 
maggiori a me note; 2° gli anfratti più o meno lunghi e jiiù o meno rigonfi poste- 
riormente; 3" le coste longitudinali più o meno grosse e perciò più o meno numerose, 
per lo più uguali ai solchi interposti, ora maggiori; 4° le costicine trasversali fre- 
quentemente obliterate particolarmente sulla parte anteriore deirultimo anfratto. 

La varietà A è notevole per la sua spira meno lunga e meno acuta, per gli 
anfratti più brevi e più rigonfi presso la sutura posteriore, per le suture più profonde, 
per l'ultimo anfratto più breve a motivo della minor lunghezza della coda, e per la 
forma generale meno fusoidea. 

Nella varietà £, che forse meriterebbe di essere separata con nome proprio qualora 
se ne avessero esemplari di migliore conservazione di quella del solo a me noto, le 
dimensioni sono molto più piccole, la spira rigonfia nel mezzo e meno acuta, le coste 
longitudinali più piccole e più numerose, particolarmente sull'ultimo anfratto ; anche 
la coda è proporzionatamente più lunga. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, non frequente; Coli, del Museo e 
Kovasenda. 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 289 



5" Serie. 



Testa turrita: spira longa. - Anfractiis parimi convexi, Ireves ; ultimus di- 
midia longitudine brevior, anticc parum depressus : suturae parum profundae, parum 
obliquae. - Superficies long ittid inai iter costata, transversc costatata: costae longi- 
tudinales minutae, rectae, creherrimae, a sulco angusto et parum profundo sepa- 
ratae, prope suturam imsticam a sulco vel a sulcis nonnullis transversis majorihus 
suhinterruptac : costulae transversae creberrimae, minutae, inaequales, super costas 
continuae, interdum obsoletae; costulae transversae ad basim caudae decurrentes 
subuni forni es, crebrae, a sulco angusto et parum profundo separatae, contiguis vix 
aliqua major. - Columella in axim testae parum producta,, ad apiccm laeviter dex~ 
trorsum obliquata et revoluta. 

L'ultimo anfratto alquanto più breve della metà della lunghezza totale, e perciò 
la forma turrita che ne risulta, sono le note caratteristiche di questa serie, la quale 
ha in comune colla serie precedente la mancanza di grosse coste trasversali separate 
da un solco profondo decorrenti sulla base della coda, e colle seiie fra le quali si trova. 
le coste longitudinali piccole e numerosissime. 

12. Uromitra CLATHCUATA BtLL. 
Tav. V, fig. 34 o,b. 

Testa turrita: spira lunga, polyijyrala, satis acuta. - Anfractus hreve^, complanali, conlra 
suturam posticam ìevìler depressi; ultimus dimidia longitudine brevior, anlice parum depressus, 
ad basim caudae iiiftains. - Costae longitudinales creberrimae, minutae, sulcum interposilum 
aequante.i^ paj-wm obliquae, uniformes: costulae transversae numernsae, suhuniformes , a sulco 
minuto separatae, super costas louQitudinales conlinuae; costulae duae majores prope suluram 
posticam decurrentes vix aliis majores; costulae tran'^versae super basim caudae decurrentes 
vix aliis majores, inter se subuniformes. - Os breve: columella brevis, in axim testae producta. 
ad apicetn dextrorsum recurvala: rima lala. 

Long. 20 mni. : Lai. 7 nmi. 

La presente specie è molto affine alla precedente, della quale ha la fisionomia 
generale, ma se ne distingue per avere la spira relativamente più lunga e più acuta, 
per avere un notevole rialzo alla base della coda, e per le coste longitudinali più 
regolari, quasi uniformi, più numerose e separate da solco più profondo; anche le 
costicine vi sono più regolari e separate da un solco stretto e profondo. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, raro; Coli, del Museo. 



6" Serie. 

Testa turrita : spira longa, polygyrata. - Anfractus satis convexi , breves ; 
ultimus dimidia longitudine brevior, anticc valde depressus: suturae profundae, 
parum obliquae. - Superficies long itud inai iter costata, transverse costulata : costae 
longitudinales minutae, creberrimae, a sulco angusto et parum profundo sepa- 

Serie II Tom. XXXVIIL n* 



290 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

ratae, iwope suturam posticam a sulco transverso maiore suìtinterruptae : costulap. 
trunsversac inaequnlcs, vix in interstitris costarum pcrspicuar, super costas obso- 
Irtac; costuìae transversae ad basini caudae decurrentes, aìiis multo majores et a 
sulco magis lato et magis profundo separatae, mediana permagna, a postica a 
sulco majore et profundiore separata. - Cnudu brevis ., in axim tcstae producta : 
rima lata, parum recurvata. 

Gli ornamenti superficiali sono in questa serie presso a poco uguali a quelli che 
si osservano nella serie precedente come fu più sovra notato: ma la forma turrita 
che risulta dalla brevità dell "ultimo anfratto per rispetto alla notevole lunghezza della 
spira, il ragguardevole numero dei giri che la compongono, le suture profonde e poco 
oblique, le grosse coste separate da solco largo e profondo che coiTono sulla base 
della coda, danno una fisionomia speciale che ricorda quella delle Scalarie. alla forma 
tipica del gruppo, la M. scalaeformis Bell. 

13. Uromitra scalaeformis Bell. 
Tav. V, fig. 35 o, b. 

Tesla lurrila: spira hm()ii, jiolyfjijrala, valile acuta. - Aiifraclus lireves , saii>: louvexi ; 
ullimus ^,'5 lotius loiifjiluiiinis subaequans, aulici' valle dcpressus ; siiturae camHcnlalae , pro- 
l'undae, parum obliijuae. - Costae longiludinales roiiferlissimae, minutae, sublamellosae , a sulco 
mQusto separatae, suhreclai': cosluhie Iransversae panca e , passim perspicuae, Ires majores a 
sulco lato separatae, suljiii-quales , ante basim caudae decurrentes, quarta anterior permagna, 
ohtusa, a trìbus poslicis per sidcum valde lalum et complanalum separatae, inde tres aliae, satis 
prominentes super randam decurrentes. - Os brere, suhovale : columella recla, parum producta, 
subumbilicala, ad apicem recurvala; plicae coUimellares Ires, mannae. 

Long. 25 inni. ; Lai. 8 nini. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo: Coli, del Museo. 

1 4. UltOMITRA NOTABILIS BeLL. 

Tav. V, fig. 36 a, h. 

Testa subfusiformis: spira breris, parum aperta. - Anfraclus breves, convexi, conlra su- 

liiram poslicam vix depressi; ullimus , satis venlrosus, antice valde depressus. - Costae 

iijitu-iluiiiiiales creberrimae, uiiifnnnes, a sulco angusto et profundo separatae, rectae, axi testae 
subparai lelap, super anfractum uUimum antice levilnr incurvatae : coslulae Iransversac laiae, paucae, 
rimplanatae, a sulco angusto et profundo separatile, super cosUis longiludinales obscure no- 
lalae, una aliis major prope suturam decurrens super costas longiludinales continua et in earum 
intersecatione granosa; coslulae transversae super basim caudae decurrentes magnae, una 
praesertim a vicinis sejuncta pir suicniu latnm et profundum. - Labrum sinislrum subarcualum: 
plicae columi'llares magnae, qnaluor. 

Long. 20? mm. : Lai. 8 mra. 

Colloco provvisoriamente in questa serie la specie qui descritta , abbenchè per 
la sua forma generale si allontani alquanto dalla Ur. scalaeformis Bell., che ne è 
il tipo : lo stato imperfetto dell'unico esemplare a me noto che presenti i caratteri 
sovra descritti, non permettendo di stabilire in modo preciso le sue affinità. 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 291 

La Tir. notahilis Bell, ha gli ornamenti superficiali (coste longitudinali e coste 
trasversali decorrenti sulla base della coda) consimili a quelli dell' C/r. scalaeformis, 
ma ne differisce notcTolmente nella sua forma generale , come si può osservare da 
quanto rimane del fossile e come si può presumere da quanto ne manca. 

Medesimamente si separa dalle forme delle due serie precedenti, alle quali è 
legata dalle coste longitudinali piccole e numerosissime, per la natura e disposizione 
delle coste trasversali decorrenti sulla parte anteriore dell'ultimo anfratto e sulla coda. 

Miocene medio : ColU torinesi, Val Ceppi, rarissimo ; Coli. Michelotti nel R. Museo 
di Geologia di Roma (Prof. Meli). 

7" Serie 

Testa fasiformis, angusta, longa: spira polygyrata, valdc acuta. - Anfractus 
complanati; ultimus diniidia longitudinr plerumque subaequans, antice attenuatus, 
parum depressus; stiturae satis obliquae. - Superficies longituàinaliter costata, 
transverse costulata: costulae transversae nonnullae jorope rimam decurrentes mu- 
jores. - Os angustum, longum: columella in axim testae valdc producta, in adultis 
stiiumòilicata : plicae columellares quinque, prima anterior vix notata. 

La forma che ho isolata in questa serie ha una fisionomia sua particolare dovuta 
alla notevole lunghezza della spira ed alla poca apertura dell'angolo spirale; alla 
forma stretta e lunga della bocca ; alla columella alquanto protratta , incurvata a 
sinistra, con tracce di ombellico : a ciò si aggiunga che presso la sutura posteriore 
corrono alcune costicine trasversali più grosse delle altre, le quali danno luogo a una 
specie di carena, o per lo meno danno luogo ad un rialzo più o meno sporgente 
presso la sutura. 

lo. Uromitra rectiplicata Bkll. 
Tav. V, fig. 37 a, h. 

Testa subfusiformis, anqiisla. perlonria: spira acutissima, reqnlnrix. - AnfracUis cnmpla- 
nati, longi ; ultimus diiniiliain longiludinein subaequans, antice valdi: alleiiualus et satis <!<■- 
pressus: sulurae parum profunJae, satis obliquae. - Coslae longiludinalos sidcum interpositum 
satis laluin plerumque subaeqnanles, rompressae. reclae, leviter obliquae , inaequaìes , in ultimo 
anfractu propo mavfjinem nris irrecjalares, passim obsolelae: costulae transversae obsuletae, vix 
passim in iiiterstitiis coslarum lonqitu'Hiialium perspicuae, nonnullae majores prope suturam 
poslicam decurrentes. - Os au(]ustum. loni/um: coluinella in axim tesine salis producta, subum- 
bilicala, ad apicera vaide n-curvala. 

Long. 28 mm.: Lat. 7 min. 

1842. Mitra cupressina E. SISMO., Syn., pag. 42 fin parie). 

1847. /(/. Ul. MICIITTI., Foss. mioc, pag. 314 (in parie). 

1847. Id. ili. E. SISMO , Syn., 2 ed., pag. 4ì (in parte). 

1850. Id. Bursonis var. A BELL., Monngr. Mitre, pag. 91, tav. H, fig. 18. 

Le principali deviazioni dai caratteri tipici nei molti esemplari che si raccolgono 
in parecchie località dei Colli torinesi e particolarmente in quella nota col nome di 
Piano dei Boschi presso Pino torinese, sono le seguenti : 1° spira più o meno aperta, 



292 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TEEZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

sempre però notevolmente acuta, ora lunga quanto l'ultimo anfratto, ora, e non rara- 
mente, di questo più lunga; 2° costicine trasversali decorrenti in prossimità della 
sutura posteriore più o meno grosse e sporgenti. 

Miocene medio : Colli torinesi, Monte dei Cappuccini, Piano dei Boschi, Villa 
Forzano, Baldissero-torinese, Tetti Varetti, non raro; Coli, del Museo e Rovasenda. 

8" Serie. 

Testa subfusiformis : spira hrevis, satis aperta. - Anfraetus complanati, ad 
suturam posticam suhcurinati; ultimus antice valdc depressus, dimidia longitudine 
longior: suturae parum ohliquae. - Costae longitudinales prominentes, compressae, 
subacutae, rectae, a sulco iato separatae, axi testac sulparallelae, ad hasim caudae 
subsinuosae : costulae transversac in parte antica anfractmim plerumque ohsoletae, 
in parte postica prope suturam nonnullae decurrcnies , quarum una major cari- 
niformis, super costas longitudinales continuae. - Columella in axim festae parum 
producta. 

Nella specie di questa serie i caratteri superficiali sono presso a poco di egual 
natura di quelli della serie settima, cioè coste longitudinali attraversate presso la 
sutura posteriore da alcune costicine più grosse delle altre, quasi cariniformi, ma le 
coste longitudinali sono molto meno numerose e quindi separate da solco molto più 
largo : la forma generale è molto più breve con un angolo spirale alquanto più aperto. 

16. Uromitra cincia Bell. 
Tav. V, fig. 38. 

Testa fusit'ormis, hrevis: spira iiarinn acuta. - Anfraclus vix convexi, froiie suluram 
posticam depressi; ullimus dimidia longiluJine longior, antiee parum depressus, altemalus. - 
Coslae longitudinales plerumque duodecim, compressae, acutae, ab interslitiis latissimis, subplanis 
sepuratae, rectae, in parte antica ultimi anfraclus letnler sinuasae: costulae transversac antice 
subaulhie, vix aliqiiae i)assiin obsctire notalae, postice prape suluram posticam costulae duae 
satis prnminentes, annustae, in Interslitiis costai nm et supir costas conlinnae, antica centra sulenm 
lalum sed parum profnndum ducurrens major, posli<M minor, interdnm terlia parvula contea 
suturam decnrrens. - Os subovale; labrum sinislrum subarcualuui: columella /n aa;tm lestae 
producta, brems, ad apicein leviter sinistrorsuin incurvala; plicae columellares qualuor. 

Long. -20 rara. : Lat. 7 '/a """i- 

Varietà A. 

Testa firacilis: sjiira magis longa et maijis acuta. - Coslae longitudinales \0-\^. - Anfraetus 
ullimus anlice minus depressus. 
Long. 15 rara. : Lat. 5 nini. 

VarieiA B (au species distinguenda ?). 
Testa major: spira lomjior mayis acuta. - Costae longitudinales mmerosiores, 16-18, inde 
jiulci interpositi minores. 

Long. 27 mni. : Lat. 10 nini. 



DESCKITTI DA h. BELLARDl 293 

Varietà C ( an species distinguenda ? . 
Tav. V, flg. 39. 

Testa mitjor. - Aiifraclus complanali, ad siiluram niagis infiali, inde salurae suhcanaliculalae, 
- Costae lonfjiludinales nunierosiores, minus compressae: rostulac nonnullac a sulco minutn srpa- 
ratae in parlem anlitiam anfrarliiiim decnrrentes. 

Long. 2i inni. : Lat. 9 min. 

Questa specie, che facilmente si distingue dalle affini per la sua forma breve e 
relativamente grossa, presenta parecchie deviazioni dai caratteri che le ho assegnati, 
delle quali le principali sono quelle distinte come varietà. 

L'angolo spirale varia nella sua apertura, la spira nella sua lunghezza, la quale 
però è sempre minore di quella dell'ultimo anfratto: anche le coste variano sia nel 
numero da 10-18, sia nella loro grossezza, sia nella forma d'ordinario compressa e 
quasi acuta, talora ottundata, finalmente le coste e le costicine trasversali che cor- 
rono sulla base della coda sono talvolta quasi interamente obliterate, tal altra più o 
meno numerose e ben definite. 

Ed egli è per questa instabilità di caratteri che ho provvisoriamente descritto 
come varietà C un fossile che devia alquanto dalla forma tipica specialmente per le 
numerose costicine trasversali che si osservano sui solchi interposti alle coste longi- 
tudinali. 

Miocene medio: Colli torinesi, Sciolze, non raro; Coli. Kovasenda. 

Varietà A - Miocene medio: Sciolze, rarissimo; Coli. Kovasenda. 
Varietà B - Miocene medio: Val Ceppi, raro; Coli, del Museo. 
Varietà C - Miocene medio: Sciolze, rarissimo; Coli. Michelotti nel K. Museo 
di Geologia di Eoma (Prof. Meli). 

17. Ubomitra compia Bell. 
Tav. V , fig. 40 a, b. 

Testa lurrila: spira longa. - Anfraclus postice dislincle angulosi, subcarinali; uilimus 
brevis, antice valde depressus. - Coslae longiludinales qualuordecim, mafjnae, interstilia subae- 
qmnles, promincntes, reclac, in ultimo anfractu leviler obliquae: costulae Iransversae in inler- 
slitia costarum luurjiludinalium decmrentes minulae, numerosae; costitla pnstica cariniformis valde 
prominens, in inlersecalione costarum longitiidinalinm snbspiuosa. - Costula altera minor cantra 
suluram posticam decurrens ri ipsa snbspiwsa, inde anfractiis postice bicoronnti. - Os breve: 
coiumella valile conlorla: cauda ad basini magni-coslala. 

Long. 16 mm. : Lai. 5 '/« "i""- 

Questa specie, quantunque collegata alla precedente per alcuni caratteri generali, 
tuttavia ha una fisionomia sua propria proveniente dalle sue dimensioni molto minori, 
dalla spira alquanto più lunga per rispetto a quella dell'ultimo anfratto e per l'angolo 
spirale che vi è molto più acuto. 

Anche gli ornamenti superficiali sono diversi ; nell" Ur. compta Bell, si osservano 
ovunque minute etl ineguali costicine trasversali negli interstizii delle coste longitu- 



294 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

dinali, per lo più continue su di queste ; le coste sono relativamente piìi grosse e 
separate perciò da un solco più stretto e più profondo ; in luogo delle costicine tra- 
sversali che corrono ineguali presso la sutura, per modo da dar origine ad un angolo 
ottuso, qui corrono due coste continue, cariniformi, l'anteriore più grossa, poco distante 
dalla sutura, la posteriore decorrente contro la sutura ed ambedue rialzate sulle coste 
in un tubercolo a guisa di spina ottundala. 

Miocene medio: Colli torinesi, Sciolze, rarissimo; Coli. Kovasenda. 



^" Serie- 
Testa subfusi formis: spira longa. - Anfractus vix convexi ; ultinms dimidia 
longitudine brevior, antice satis depressus: suturae parum obliquar. - Superficies 
longitudinaliter costata et transverse costulata: costae in primis anfractubiis satis 
numerosae, in ultimis rariores, compressae, subacutae, a sulco lato separatae: 
costiilae transversae vix in interstitiis costarum passim perspicuae, obsoletae, inae- 
quales. - ColumeJla satis rontortn, subumbilicata, in axim testae parum producta. 

Le due forme riunite in questa serie sono fra loro alquanto diverse sia per le 
rispettive dimensioni, sia per la spira che nella prima è alquanto rigonfia negli anfratti 
mediani ed è regolarmente svolta sulla seconda: sono per altro fra loro collegate 
dalla forma dell'ultimo anfratto, dalla figura della bocca e dalla natura delle coste 
longitudinali, e finalmente dalla quasi assenza di costicine trasversali di cui si osserva 
tracce soltanto qua e là sparse. 

18. Uromitra analoga Bell. 
Tav. V, fig. 41. 

Testa subfusirormis: spira medio injlata. - Anfraclus parum convexi; ultiinus riimiiliam 
longiludinem subaequatis, aniice late et snlis depresms: suUirae parum obliquae, salis pro- 
fundae. - Coslae longiludinales valde jiromineiiles, oblusae, a unico valde lato separatae, in 
primis anfraclnhus crehrae, duodecim in anfraetubii^ medus-, !» ullimo prope miirQÌnem oris irre- 
gulares, nnmerosiores, minores, subreclae, aniice subsinuosae, obliquae: coslulae Iransversae ii» 
primis anfraclubus crehrae, a sulco minuto separalae, uniformes, in aufractuhus mediis et ni- 
timis subiiìillae, vix nounullae subobsolilae passim perspicuae; costulae aniice prope rimam decur- 
renles parinilae, subnniformes, una pnaliea marina, ohinsa - Labrum sinistrum vix compressum, 
subarcuatum: columella subumbilicata, ad apicem sinislrorsum obliquala. 

Long. 28 mm. : Lai. 9 mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, raro; Coli, del Museo. 



19. Uromitra drilliaefobmis Bell. 
Tav. V, fig. 42. 



Teslii turrita: spira longa, parum aperla. - Anfraclus vix convexi; ultinuis brevis, '% 
lolius longiludinis subaequans. - Coslae longiludiiiales quatuordecim, compressae, subacutae, 
a sulco lato separalae, rectae, vix obliquae, anticae leoiter sinuosae: coslulae Iransversae /»('- 



DESCRITTI DA L. BELLAEDI 295 

nutae, obsolelae, vi.v in siilcix passrii iinrspicuac. - Columella inumbilicala, lìrevis, ad apicem 
salis revoluta. 

Long. 17 mm.: Lai. 5 nini. 

Questa specie a primo aspetto ricorda il Genere Drillia. 

Miocene medio: Colli torinesi, Monte dei Cappuccini, rarissimo; Coli. Rovasenda. 

10' Serie. 

Testa turrita: spira longa, polygyrata, satls acuta. - Anfractus parimi con- 
vexi, breves; ultimus anfice vaìdc depressas, d/midia longitudine hrrvior : sutnrae 
parum profundae et parum obliquae. - Costae ìongitudinales compressae, siibacutae, 
a sulco lato separatae , tum subrectae, tum sinuosae; suìcus transversus posticus 
major nullus vel vix notatus : costulae transversae numerosae, obtusae , a sulco 
angusto sed satis profundo separatae, super cosfas ìongitudinales obsoìetae. - Caiida 
parum longa, in axim testae producta, contorta : rima parum recurvata. 

Le coste longitudinali in questa serie sono separate da un solco più largo di quanto 
siano grosse le coste , ed in questo solco si osservano numerose costicine trasversali , 
ottuse, press' a poco uniformi e separate fra loro da un solco stretto ed alquanto pro- 
fondo: il numero, la regolarità e l'uniformità di queste costicine trasversali che sono 
inten-otte dalle coste longitudinali, rendono ovvia la distinzione delle forme raccolte in 
questa serie da quelle delle serie affini. 

20. UroMIìR.K MINUTECOSTATA Bf.LL. 
Tav. V, fig. 43 a, b. 

Tesla turrita: spira lomia, salis acuta. - Anfraclus breres, primi romjilauati, ultimi vix 
cmvexi; ullimus dimidia lonfiitmliiie brevior, anlue lìalde (ìcprns>:us: sulurao parum profundae. 
- Coslae longiluiiinales crehrae, obtume, iiilerslilia subaequaiites, uniformes, levitar incurvae, a 
sidro profundo srpariilae: coslulae Iransversae numerosae, a sulco minuto et parum profundo 
separatae, subuniformes , super costas lonijitudinales interruptae. - Os breve: columella valde 
contorta, vi.\ revoluta, parum producta. 

Long. 20 mm. : Lai. 7 mm. 

Le dimensioni minori, l'angolo spirale più acuto e sopratutto il gran numero e 
perciò la picciolezza delle coste longitudinali e delle costicine trasversali distinguono 
benissimo questa forma dall' Ur. Borsoni Bell. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 

21. Uromitra antecedens Bell. 
Tav. V, fig. 44 a, b. 

Dislinguunl liane speciem ab Vr. Borsoni Bell, sequenles nolae: 

Spira tongior, manis acuta. - Anfractus numerosiores, duodecim, minus convexi ; ultimus 
anlice magis depressus. - Coslae lonfjitudinales numerosiores, viginli, subrectae ; sulcus unus aliis 
major prope suturam posticam decnrrem in omnes anfraclus. ■ Cauda minus contorta. 
Long. 26 nini. : Lai. S mm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 





Mitra 


cancellata 


1843. 


Iti. 


id. 


1847. 


Id. 


elegans 


1850. 


hi. 


Borsoni 


1847. 


Id. 


cupressina 


1864. 


Id. 


Borsoni 


? 1874. 


Id. 


id. 


1880. 


Id. 


id. 


1880. 


Id 


id. 


1881. 


Id. 


id. 


1881. 


hL 


id. 


? l'^s^. 


ìd. 


id. 



29& 1 MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARIl DEL FIESIONTE ECC. 

22. L'iioMiTRA BoitsoM Bell. 
Tav. V , fig. 45 a. b. 

Testa Uirrila: spira longa, pnlijiiijrala, salis acuta, regularis. - A n frac tu s pano» convexi; 
uilinius ilimiilia Idiigiludiìie brevior, anl'ice salis deprtssus : sulurae paruni obliquae. - Costae 
longiludinales plenmque decemoclo, cnmpressae, subaculae, a sulco lato et profundo separalae, 
in primis ci modiis anfracliibus postice subarcualae, in ultimo tale siniwsac , ad basim caudne 
prodticlae: roslidae Iransversao a sidcu aiìfjusto et salii profundo separalae, crebrae, subarquaks, 
compknalac. a costis lonijitudinatibus interruptae. - Os sul)ovalc : colum(>lla salis contorta, 
recurvala; plicac coiumellares quatuor, interdum quinta anlcrinr vix notala. 

Long. 30 mm. : Lai. 9 mtii. 

BON., Cai. M. S., 11. -2850 nnn Kion. lice. Sow.). 
E. SISMO., Syn., paff. 42. 
E. SISMO., Sijn., 2 ed., pag. 4X 

BELL., Motìogr. Mitre, pag. 21, lav. Il, Iìl;. 17 (in p3rle\ 
essina MlCllTTL, Foss. mioc, pag. 31 i (iu parie). 

DODEUL , Cetin. geol. tei-r. mioc. sup. Ital. ccnir., pag. 24. 

COPf., Catal. foss. mio-plioc. moden. Coli. Copp. pag. 1. 

COPP., Terr. Tal. moden., pag. 10. 

CAFIC, Form, ijess. Fizzin., pag. 7. 

COPP., Marne turcli. e foss. moden., pag. IO. 

COPP., Pnleonl. moden., pag. 46. 

CAFIC, Form mioc. L'cad.-Eubea, pag. 21. 

Il sig. Foresti nella sua Memoria del 1879 (Contrib. Condì, fos.s. ital.) rife- 
risce come sinonimo della sua M. heìlardiana la mia 31. Borsoni, la quale ne è 
certamente distinta, come si potrà ovviamente riconoscere sia leggendo la descrizione 
che ne ho data precedentemente, sia gettando uno sguardo sulla figura che vi si 

riferisce. 

La forma figurata da M. Hoernes col nome di 31. recticosta Bell, è stata riferita 
dai signori E. Hoernes e M. Auinger alla M. Borsoni. Se la detta forma non puossi 
in nessun modo riferire alla 31. recticosta Bell., non si può negare però che per la 
natura dei suoi ornamenti superficiali non abbia molta analogia colla 31. Borsoni 
Bell., tuttavia non mi pare che la forma di Vienna si possa identificare con quella 
dei Colli tortonesi pei seguenti motivi: neW Ur. Borsoni Bell. 1° le dimensioni sono 
molto maggiori; 2" la spira è più acuminata; 3" gli anfratti più lunghi e meno convessi, 
specialmente l'ultimo che si prolunga in una coda più lunga e più stretta. 

Nella grande quantità di esemplari che si raccolgono di questa specie tanto a 
Sant'Agata-fossili quanto a Stazzano, sono molte le deviazioni che vi si osservano sia 
nella forma generale, sia negli ornamenti superficiali: l'angolo spirale vi è più o 
meno acuto, l'ultimo anfratto più o meno depresso anteriormente, le coste longitudinali 
più meno numerose e grosse, le costicine trasversali talora meno grosse e separate 
da solchi meno profondi. Tutte queste forme sono tuttavia fra loro collegate dalla 
sinuosità delle coste longitudinali, dalla profondità ed uniformità dei solchi interposti 
alle costicine trasversali, dalla grossezza delle coste trasversali della base della coda, 
e dalla contorsione della columella. 

L'unico ed imperfetto esemplare che io conosco proveniente dai Colli torinesi 
concorda in tutti i caratteri assegnati alla specie, meno che per le sue dimensioni 



DESCRITTI DA L. BELLAKDI 297 

alquanto minori a quelle degli esemplari tipici dei Colli tortonesi (Long. 15 mra. : 
Lat. 5 mm.). 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 
Miocene superiore: Colli tortonesi, Sant'Agata-fossili, Stazzano, frequente ; Coli, 
del Museo. 

11 " Serie. 

Testa subfusiformis : spira satis ìonga tt acuta. - Anfractus complanati, ad 
suturam posticam laeviter inflati; ultimus antice satis depressus, dimidia longitu- 
dine brevior ; suturae parum ohliquae. - Costae longitudinales valde compressae, 
subacutae, a sulco ampio separatele, rectae, axi testae subparallelae, cantra suturam 
posticam geniculatae: costulae transversae vel nullae, vel minutac passim perspi- 
cuae, praesertim versus suturam posticam. - Columella in axim testae parum. pro- 
ducta: rima lata, recurvata. 

Parecchi sono i caratteri proprii alle forme di questa serie : 1° coste longitu- 
dinali rette , non sinuose , le quali vanno a terminare contro la sutura posteriore 
troncate e per lo più rialzate in una specie di tubercoletto ; 2° mancanza di costicine 
trasversali, le quali, o mancano affatto, o sono rappresentate da minute strie ; 3° colu- 
mella breve, protratta nell'asse del guscio, quasi non rivolta all'indietro. 

23. UrOMITRA RECTICOSTATA BeLL. 
Tav. V, fig. .^6 a, b. 

Testa xubfusifvrmis: spira in primis anfraclubus valde acula, in ultimo plerumque 
niagis aperta. - Anfractus complanati, ad suturam jioslicam submarginali, inde suturae subca- 
naìiculalae; anfractus ultimus dimidia longitudine bremor, aniice valde depressus. - Cosiàe lon- 
gitudinales magnae, compressae, subacutae, axi testae parallelae, reclae, aniice in ultimo anfraclu 
cantra basim caudae productae, ibi leviler sinuosae, ronlra suturam posticam detruncatae, denti- 
formes: superficies nitens (striae transversae plerumque nonniillae minutae passim perspicuae), 
inlerdum laevis, interdura mullistriala; slriae nonnidlae. vel meliiis costulae, transversae prope 
suturam posticam super costas et earum inlerslilia eontinuae ; costulae super basim caudae 
decurrenles nonnullae magnae, una praesertim a contiguis disjuncta per snlcnm Intum et pro- 
fundum. - Columella brevis, in axim testae producili, valde recurvala (in iilaesis) ; plicae 
columellares quatuor. 

Long. 19 mm. : Lat. 7 mm. 

1850. .\fitra recticosta BELL., Monogr. Mitre, pag. 22, lav. U, fig. 19. 
1864. III. ili. DODERL., Cenn. geol. mioc. sup. ftal. cenlr., pag. 24. 

? 1873. III. ili. COCC, Enum. sist. Moli. mioc. plinc. Pumi, e Piac., pag. 101. 

Né per le piccole dimensioni, ne per la forma dell'ultimo anfratto , ne per la 
natura delle coste longitudinali i fossili riferiti da M. Hoernes alla M. recticosta Bell. 
vi si possono identificare ; basta il confronto sia della figura che ne ho pubblicata nel 
1850, sia di quella della presente Monografia per farne riconoscere le rispettive differenze. 

Questa specie è comunissima nei Colli tortonesi tanto a Sant'Agata-fossili quanto 
a Stazzano, e per essa si ripete ciò che accade per le forme molto abbondanti, cioè 
che vi si incontrano numerose ed importanti deviazioni dai caratteri tipici. Così la 

Serie II Tom. XXXVIII. o' 



298 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

forma generale varia nella maggiore o minore apertura dell'angolo spirale, e nella 
maggiore o minore lunghezza per rispetto alla sua larghezza, cioè quando l'angolo 
spirale è più acuto la lunghezza è maggiore per rispetto alla larghezza, e viceversa 
quando è più aperto: gli ornamenti superficiali poi presentano le seguenti deviazioni 
variamente combinate con quelle della forma generale: 1° le coste longitudinali sono 
più o meno grosse e numerose, per modo che la loro grossezza corrisponde d'ordinario 
alla larghezza del solco loro interposto; 2° le costicine trasversali delle specie affini 
in questa sono surrogate da filetti rari ed appena indicati nella regione posteriore degli 
anfratti, nella forma tipica ; talora corrono su tutta la superficie interposta alle coste, 
e più meno ben definiti , ed il solchetto trasversale che taglia le coste longitudinali 
presso la sutura posteriore vi è più o meno profondo, producendo per tal modo un 
cingolo più meno sporgente, sul quale le coste si ergono in una specie di tubercoletto. 
Gli esemplari di questa specie che si trovano in abbondanza con quelli della 
Ur. Borsoni Bell, se ne distinguono ovviamente: 1" per le loro dimensioni minori; 
2° per la spira ordinariamente più aperta; 3° per gli anfratti brevi e più numerosi 
a parità di lunghezza; 4° per l'ultimo anfratto più depresso anteriormente; 5° per 
le coste longitudinali più piccole, rette, compresse, parallele all'asse del guscio, appena 
leggermente sinuose contro la base della coda, tronche presso la sutura posteriore ed 
ivi terminate da un piccolo tubercoletto; 6" per gli ornamenti trasversali che, o man- 
cano affatto, ciocché è raro, o sono rappresentati da minuti fili, ineguali che si os- 
servano fra gli insterstizii di esse, non da costicine appianate, uniformi e separate da 
un solco stretto ed alquanto profondo; 7° per la coda più breve; 8° per la columella 
meno contorta e protratta sull'asse; 9° finalmente per le costicine che corrono tra- 
sversalmente sulla base della coda, le quali sono meno sporgenti e meno ben definite. 
Nessuna delle forme descritte e figurate dai signori R. Hoernes e M. Auinger col 
nome di M. recticosta Bell., rappresenta la forma così da me nominata nel 1850. 
Oltre alle dimensioni che sono notevolmente minori nei fossili di Vienna, la forma 
convessa dei loro anfratti, il numero delle coste longitudinali molto maggiore, la loro 
minore grossezza e forma, come finalmente la forma raccorciata dell' ultimo anfratto 
sono altrettanti caratteri che non permettono di confondere insieme le forme suddette 
del bacino di Vienna con quella dei Colli tortonesi a cui furono riferite. 

Miocene superiore: Colli tortonesi, Stazzano, Sanf Agata-fossili , comune; Coli, 
del Museo e Michelotti nel R. Museo di Geologia di Roma (Prof. Meli). 
Pliocene inferiore: Albenga-Torsero, rarissimo; Coli, del Museo. 

24. Uromitua crubricostata Bell. 

Tav. V, fig. 47 a, b. 

Testa sublurrila: spira ynrum acuta, brevis. - Anfraclus hrevea, complanali; ulliinus di- 
midia longitudine parutn brevior, antiec valde depressus: sulurae submarginalae. - Costae 
lonuiluilinales creberritnae, comprrs<ae, aubaculae, reclae, axi testai' parallelae, sulcum Inter j^iositum 
snhacquantes, propc siituram poslicam a sulcu transrerso siibinlcrruptae: cosluiae Iransversae 
minutac, a sidco angusto separatae, anticc vlx, poslice melius, notalae, super coslas longiludinales 
suhinlerruplae, dnae aliis majores prope suluram posiicam decurrenles, super coslas longiludinales 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 299 

contiiiuae el in earum intersecalioite qranusai'; costae super basini caudae decurrentes quatuor 
maijnae, una praesertim Inter se a sulco lato separatae. • Os ovale, elongaluiii : coluiiiella in 
axini lestae producla, brevis, non revoluta; plicae columellares Ires. 
Long. 1 i mrn. : Lai. S '/a ■""'• 
Miocene superiore: Colli tortonesi, Stazzano, rarissimo; Coli, del Museo. 

2;3. Uromitua soror Beli.. 
Tav. V, fig. 48 a, b. 

Tesla turrila: spira longa, salis acula. - <^nl'racUis vix convexi ; ullimus dimidia lungi- 
Uidine hrevior, antice satis depressus. - Coslae longitudinales creberrlmae, mimitae, compressne, 
subaculae, reciac, axi lestae parallelae, a sulco satis lato separatae, contra suturani iioslicam 
coronatae, in ìtllimo anfractu ante marfiinem oris ohsolelae: coslulae Iransveisae minutae, prope 
suluram posticam minores et Inter se magis proximalae, in regione mediana anfraclunm numiullae 
a sulco lato separalne, in parte antica anfractuum subobsoletae, passim perspicuae ; roslulae 
super basini caudae decurrentes majores, tina praeserlim ab aliis per sulcum satis lalnm se- 
parala. - Os ovale, elongalum; labrum sinislrum suharcualum : coluniella brevis, in axiiii 
testae producla: plicae columellares quatuor; rima lata, revolula. 

Long. 16 mm. : Lai. 5 nini. 

Pliocene inferiore: Albenga-Torsero, rarissimo; Coli, del Museo. 



26. Uromitra nitida Bell. 
Tav. V, fig. 49. 

Distinguunl banc speciem ab Ur. reclicoslata Bell, sequenles notae: 
Testa major: spira reguìaris. - Anfraclus ullimus anlice minus depressus. - Coslae longitu 
dinales pauciores, minores, magis compressae, acutae, ad suluram poslicam in utlinm anfrartubus 
simpUces, detruncatae, in primis tantum geniculatae : snperficies laevis, vix sub lente passim trans- 
verse minutissime striata: coslulae transversae magnae super basim caudae decurrentes obsolelne 
vix obscure nolalae. - Os amplius, longius: rima maijis lata, minus revolula. 



Long. 26 ram.: Lai. 9 mm. 



Testa longior, angustiar. 
Long. 25 mm. : Lai. 7 mm. 



Vanna \. 

Tav. V. fig. 50. 



Miocene superiore: Colli tortonesi, Stazzano, rarissimo; Coli, del Museo. 
Pliocene inferiore : Monte Capriolo presso Bra, Savona-Fornaci , Zinola presso 
Savona, non raro ; Coli, del Museo. 

Varietà A - Pliocene inferiore: Zinola presso Savona, rarissimo; Coli, del Museo. 

JS" Serie. 

Testa turrita: spira satis longa et acuta. - Anfractus parum convexi; ultimus 
dimidia longitudine hrevior : suturae parum obliquac. - Supcrfìcies laevis, nitens, 
plerumque in parte longitudinaliter costata, interdum tota costata vel tota laevis; 
costae longitudinales magnae, a sulco ampio separatae, inaequales et inaequaliter 
distributae. - Columella parum producta, inde cauda brevis vel brevissima: rima 
lata, valde revoluta. 



300 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

Sono COSÌ mutabili i caratteri nelle fcirme rappresentanti questa serie che riesce 
impossibile il determinarne i confini in un modo conveniente. 

In quanto alla forma generale si osserva che la spira è più lunga dell' ultimo 
anfratto, il quale è anteriormente più o meno depresso: la supei-ficie è ora intera- 
mente sprovvista di coste longitudinali, ora queste vi sono, ma quasi sempre irrego- 
larmente distribuite: i primi anfratti dopo il nucleo embrionale sono guerniti di costi- 
cine longitudinali nelle tre prime specie e ne mancano affatto nell'ultima. 

Da tutto ciò deriva pure la difficoltà, per non dire l'impossibilità, di stabilire 
i confini delle specie le quali per mezzo delle molte loro varietà si fondono fra loro, 
ancorché, se paragonate in esemplari tipici, siano fra loro facilmente distinguibili. 

27. UrOMITBA PYRAMIDELLA (BrOCCO.). 
lav. V, fig. .01. 

Testa liirritii, crassa: spira polyfiìiiala, medio infiala, ad apicem valde acuta. - Aiirraclus 
breves, numerosi, primi et medii complanali, ullimi coiirpxi; ullinius antice profunde depressus, 
ventrosus : sulurae parum oliUquae. - Superficies nitens, laevis, vix sublente passim rainutis- 
sime Iransverse striata, in primis quatuor voi quinque, anfraclubus longitudinaliter costulata; 
cdstae ibi leviler incurvae, compressile, ad suturara posticam simplices : costulae raagnae 
Iransversae onlinariae super basini caudae decurrentes, subobsolelae. - Os breve, ovale; 
labrum sinistruin snbarcualum : coluinella salis longa, valde revoluta, ad apicem sinistronum 
obliquata. 

Long. 30 mm. : Lai. IO min. 

1814. Foluta (Mitra) jnjramitlclla liUOCCIl., Comh. foss. sub., pag. .Ì18, tav. IV, lìg. 5. 

1820. IHilra pyramidella BORS., OriU. pieni., I, pag. 28. 

1824. /(/. "/. DI:FR., Dict. Se Nat., voi. XXXI, pag. 494. 

1824. Id. id. DESÌI., Enajcl. mcth. Fers, II, pag. 469. 

1826. Id. id. RISS., Pi-od., Eur., Merid., voi. IV, pag. 247. 

1829. Id. id. MARC. DE SERR., Geogn. terr. tert., pag. 195 et 263. 

1831, /(/. id. BRONN, hai lerl.-Geb., pag. 19. 

1832 /(/. id. JAN, Cai. Conch. fuss., pag. 14'. 

1837. Id. id. PUSCH, Poi. PaUwnth., pag. 120. 

1841. Id. id. CALC, Foss. Altavilla, pag. 66. 

1842. Id. id. MATII., Calai, mélh. et descr. Fo.ss. Bouclus-du-Rìióne, pag. 326. 
1842. LI. id. E. SISMO., Sij,,.. pag. 42. 

1844. Id. id. DESÌI, in I.AMCK., Anim. s i-ert., 2 ed., voi. X, pag. 364. 

1847. Id. id. MICIITTI., Foss. mioc, pag. 315 in parte). 

? 1847. Id. plicatula MlCllTTl., Foss. mioc, pag. 315 (in parte). 

1817. /(/. pyramidella E. SISMD., Si/ii., 2 ed., pag. 43 (in parie), 

1850. Id. id. BELL., Momgr. .Mitre, pag. 25, tav. II, lìg. 24, 25. 

1852. Id. id. D'ORB., Prodr., voi. Ili, pag. 54. 

? IS53. /(/. id. NEUG., Beitr. tert.-Ufoll. Ober-Lapugtj, p.ng. 21. 

1861. /(/. id. CONT., M.'e Mario, pag. 35. 

1870. Id. id. NICAIS., Calai. Anim. fasi. Prm'. Alger, pag. 100. 

1870. Id. id. BELL, Calai. Moli. foss. Bioi., pag. 11. 

? 1871. Id. id. CONT., M." Mario, pag. 35. 

? 1874. Id. id. BENOIST, 'feri. foss. de la Bréde et de Saucats, pag. 400. 

? 1874. Id. id. COPI'., Cai. foss. mio-plioc. moden. Coli. Cnpp., pag. 1. 

1877. ///. id. DE STEF., .Slrat. plinc. Siena, pag. 39. 

1878. Id. pyramidalis BENOIST, Ètag. tori. Gironde, pag. 5. 

1880. /(/. pyramidella COPP., Terr. lab. muden., pag. lU. 

1881. Id. id. COPP., Marit. lurvii. e foss. moden., pag. 16. 
1881. /(/. id. COPP., Paleonl. modm., pag. 40. 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 301 

Varietà A. 

Tav. V, fig. 52. 

Anfraclus omnes, vel saltem nominili, loitgilud ina lite r contati. - Coslae compressae, acutae, 
a sulcis latis separata^, plerumque inaequales et inaequaliler disposilae. 
Long. 28 mm. : Lat. 9 '/s m»'- 

1825. Mitra plicatula var. BORS., Oritt. pieni., Ili, pag. 174. 

Varietà B. 

Testa minor. - Anfraclus omnes longitudinaliter costati, prope snlnram posticam tiansvurse 
minnle sed distincte striati. 

Long. 16 ram. : Lai. 6 mni. 

1842. .Hitra coniicula K. SISMO., Syn., pag. 41 (in parte). 

1849. Id. pticatula E. SI.SHI)., Syn., pag. 49 (in parte). 

1847. Id. pyramidella MICHTTI., Foss. tnioc, pag. 315 (in parte). 

1847. LI. plicatula E. .SISMO., Syn., 9 ed., pag. 4,3 (in parte). 

1847. /(/. pyramidella E. SISMO., Syn.; • ed., pag. 43 (in parie . 

La forma tipica, cos'i bene caratterizzata dal ragguardevole numero degli an- 
fratti, dalla brevità di questi e dalla mancanza di coste longitudinali negli anfratti 
medii ed ultimi, passa gradatamente alla varietà A sia per la presenza di coste lon- 
gitudinali più meno ottuse e talora compresse, sia per la differente apertura del- 
l'angolo spirale e la minore depressione anteriore dell'ultimo anfratto, dalla quale 
viene notevolmente alterata la fisionomia tipica. Tanto però nella forma tipica quanto 
nella varietà A la superficie è affatto liscia od appena talvolta vi si scorgono colla 
lente minutissime strie trasversali. 

Fra gli esemplari della varietà A se ne incontrano di quelli che sia per la forma 
generale, sia per le coste longitudinali, e sia per la loro superficie liscia e lucente 
si potrebbero a primo aspetto riferire all' Ur. nitida Bell. : è però ovvio il ricono- 
scerli, perchè in essi i primi anfratti dopo il nucleo embrionale sono guerniti di coste 
longitudinali e perchè le coste non sono cosi sporgenti e tronche presso la sutura 
posteriore come nella specie precedente. 

La varietà B, la quale è la sola forma di questa specie a me nota che si trovi 
nei Colli tortonesi, si può definire varietà A più piccola, la cui superficie è attra- 
versata sulla parte posteriore degli ultimi anfratti da numerosi fili o strie assai bene 
definite. 

Tanto la descrizione della specie e delle sue varietà, quanto l'indicazione della 
provenienza sono il risultato dell'esame dei fossili che ebbi sott'occhio, e sono il frutto 
dello studio dei materiali che ebbi disponibili ; faccio quest' avvertenza perchè non 
sarebbe per me sorprendente che nel miocene superiore si incontrassero esemplari rap- 
presentanti la forma tipica o la varietà A. 

I fossili provenienti dal miocene superiore dei Colli tortonesi che il Sismonda 
nella prima edizione del suo Synopsis (1842) riferì alla Mitra cornicula Lame/c. 
e che tanto nella prima quanto nella seconda edizione riferi alla M. plicatula Broccìi. , 
appartengono alla varietà B della presente specie. 



302 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIAKII DEL PIEMONTE ECC. 

Sia la Ur. eoehenus Bell. (M. cornicula E. Sismd. (in parte), 1842, M. ehenus 
Sisma, in parte, 1847), sia la Ur. plicatula (Brocch.) non furono, finora, quali 
sono definite in questa Monografia, trovate nel miocene medio dei Colli torinesi; la 
prima è propria delle sabbie gialle dell'Astigiana (plioc. sup.) , la seconda si trova 
tanto nel pliocene superiore quanto nel pliocene inferiore. 

Ambedue le forme che il Grateloup ha figurate {Ali. Condì, foss., tav. XXXVII, 
fig. 12, 13), col nome di Mitra pyramidella Brocch. sono certamente diverse dalla 
specie del Brocchi; che anzi da queste figure si riconosce facilmente che i fossili che 
rappresentano, appartengono alle Ortliomitrinae e non alle Plesiomitrincie , e che 
inoltre le due forme sono fra loro differenti. Questa diversità dei fossili del sud-ovest 
della Francia figurati dal Grateloup dalla forma italiana è già stata notata dal 
D'Orbigny, il quale nel Prodrome diede il nome di M. nquensis D'Orh. alle forme 
dal Grateloup riferite alla succitata specie del Brocchi. 

Le due forme che il M. Hoernes ha figurate nella tav. 10, fig. 28, 29 della 
sua opera, e nelle quali aveva creduto riconoscere la M. pyramidella Brocch. , ne 
devono senza dubbio essere distinte per la differente forma del loro ultimo anfratto 
e per ciò per la diversa figura della bocca. 

Che. le suddette forme viennesi non si possano identificare colla specie del Brocchi, 
venne riconosciuto dai signori E. Hoernes e M. Auinger nella loro recente Monografia 
delle Mitre austro-ungariche, i quali crearono per esse una specie distinta col nome 
di M. hadensis. 

Pliocene inferiore : Castelnuovo d'Asti, Viale, Savona-Fornaci, Ziiiola, Albenga- 
Torsero, Bordighera (Bicknell), frequente; Coli, del Museo. 

Varietà B - Miocene superiore: Tetti Borelli presso Castelnuovo, raro; Coli. 
Rovasenda: Colli tortonesi. Stazzano, raro; Coli, del Museo. 

28. Uromitka BiFAiuA Bkll. 

'l'av. V, fig. 53. 

Testa liirrita: spira pcrlanga , midi' acuta, ad Ujiicem imiriis acuta quam in liltimis an- 
fraclubus. - .\nfraclus parum convexi; iillimus '/^ lolius longiluiiiiiis subaequniis, antice parum 
deiiressHs. ■ .\nfracliis primi longiUiflinaliler coslulali : ineff// /««l'cs; ullimi Ires longiludimliter 
costati et traiisverse striati: coslae numerosdr, pan'idae, sulcis inlerposilis minorrs, parum pio- 
minentrs, suhacutae; rnctae, axi tcstae siihparallelae, in ultimo iinfractii ad baxim caiidae pro- 
diictae, ibi sinitosae: siriae transversae minntac, in parie postica crehriores et majores quam in parte 
antica: coslulae Iransversat- ad basini caudae liecurrentes nuiiierosao, dislincle iiolalae, una 
major, parum prominens. - Labrum sinislrum curvalum : columeila in a:iim lesiae parum pro- 
ducla, ad apicem leviler siiiislrorsum obliquala, vix recurvata. 

Long. 22 nim.: Lat. 6 nini. 

È questa una particolare deviazione della Ur. plicatnla {Brocch.) che per alcuni 
caratteri dimostra e la grande instabilità della forma ed i rapporti della Ur. pli- 
catula (Brocch.) colla Ur. pyramidella (Brocch.): nel complesso però è più collegata 
colla prima che colla seconda di cui ha particolarmente le strie trasversali che si osser- 
vano nella Ur. pyramidella (Brocch.) vur. B.: la forma generale turrita, lunga e 



DESCRITTI DA L. BELLARDI 303 

stretta la collega colla Ur. pUcatula (Brocch.). Sui primissimi anfratti si osservano 
le solite costicine longitudinali, quindi tre o quattro anfratti successivi sono affatto 
liscii, finalmente gli ultimi tre hanno coste longitudinali compresse ed acute, e sono 
attraversati da filetti alquanto sporgenti e numerosi sulla parte posteriore, e più o 
meno obliterati sull'anteriore: l'ultimo anfratto è breve, assai più breve della metà 
della lunghezza totale. 

Pliocene inferiore: Zinola presso Savona, rarissimo: Coli, del Museo. 

29. Uromitra plicatula (Brocch.). 

Tav. V, fig. 51. 

Testa lurrita. anfiusla: spira longa, valde acuta. - Anfraclus parum convexi ; ulliraus 
*/- lotius lonj^itudinis suhaequans, anlice mlis deiirrsmi^. - Superficies laevis, tota, vel in parte, 
loììyitudinaliter costata: costae in anfraclubus primis confertae, ri'clae, uniformes (in illaesis), 
in anfraclubus mediis et Hllimis oblusae, ad suliiram poslicam plerumque non productae, irregu- 
lariler dislribiitae, in ultimo pli-rumque niillae: coslulae transversae super basim caudae de- 
currentes distincte notatae , una submediana major , sed parum prorainens. - Os ovale, 
lonfium; labrum sinistruin ad basim caudae valde sinuosum: columella brevis, ad apicem 
sinistrorsKm leviler obliquala ci salis revoluta. 

Long. 28 mni. : Lat. 9 mm. 

1814. l^olula {Mitra) pticalitta BROCCll., Coiwk. fms. .sub., jiag. ,318 et 646. lav. IV, Ug. 7. 
1820. Mitra plicatula BORS., Orilt. piem., 1, paj,'. 28. 

DEFK., Uict. Se. Nat., voi. XXXI, pag. 49:5. 

DESH., Encycl. méth. Vers, II, pag. 469. 

RISS., Priid. Eur. mérid., voi. IV, pag. 244. 

BRO.N.N, /(. Icrt.-Ceb., pag. lil. 

JAN, Cai. Condì, foss., pag. 14. 

SCACCI!. , Foss. Gravina, pag. 34. 
Id. ebenus var. (i ?ìi\h., Moli. Sic, 1, pag. 220. 



1824. 


/</. 


id. 


1824. 


/(/. 


id. 


1826. 


U 


id. 


1831. 


Id. 


id. 


1832. 


Id. 


id. 


1836. 


Id. 


id. 


1836 


Id. 


cbenus i 


IS.'^-. 


Id. 


pìicat, 


1841. 


Id. 


id. 


184-2. 


M. 


id. 


1842. 


/,/. 


id. 


1844. 


Id. 


id. 


1847. 


Id. 


id. 


1847. 


Id. 


id. 



CALC, Foss. Altavilla, pag. 60. 

MATH., Catal. mdth. et descr. Foss. Buuchcs-du-R/idne, pag, 326. 

E. SISMO., Syn., pag. 42 (in parte}. 

DESÌI, in LA.MCK., Aniin. s. vert., 2 ed , voi. X, pag. 303. 

JIICHTTI., Foss. mioc., pag. 315 (in parie). 

E. SISMO,, Sijn., 2 ed., pag. 43 (in parte). 
1850. Id.ebenusvar. D RELt., Monogr. Mitre, pag. 23, tav. II, 6g. 23. 
1852. Id. plicatula D'ORB,, Prodr., voi. Ili, pag. 54. 
1864. /(/. id. CO>'T,, M.'e Mario, pag. 35. 

? i804. /(/. id. DODERL., Cenn. geol. terr. mioc. su/>. Ital. centr., pag. 24. 

1870. Id. id. BELL, Catal. .Moli. foss. Biot, pag. 11. 

? 1870. Id. plicatilis BELL, Catal. .Moli. foss. Biot, pag. 12. 

1870. Id. plicatula MCAIS., Catal. Anim. foss. Prov. Alger, pag. 100. 

1871. Id. id. CONT., M.ie .Vario, 2 ed, pag. 40. 

1870. Id.ebenusvar. DE STEF,, jYot. Moli, plioc. Movterufoli, pag. 3. 

1877. Id. id. DE STEF., Slrat. plioc. Siena, pag. 19, 20. 

1880. Id. plicatula SARTOR., // Colle di S. Colombano e suoi foss., I, pag. 19. 

Varietà A. 

Tav. V, fig. 55. 

Anfractus omnes longiludinalitcr costali; costae obtusae, axi testae subparallelae, prope su- 
turam poslicam obsoletae, ante marginem oris evancscenles : superficies laevis. 
Long. 22 mm, : Lat. 8 min. 



304 I MOLLUSCHI DEI TEREENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

La varietà A differisce dalla forma tipica per le coste longitudinali grosse, ottuse, 
non prodotte fino alla sutura posteriore, ma esistenti su tutti gli anfratti, ed oblite- 
rate sull'ultima metà dell'ultimo: la forma generale e le dimensioni sono presso a 
poco uguali a quelle della forma tipica. 



VarielA B. 

Tav. V, fig. 56. 

Anfractus medii laeìws, ultimi longitivlinalilnr costali; coslae magnae, obtusae. decim; stiper- 
ficies inope suturaiii poslicam transveise minutissime striata. 
Long 21 mm. : Lai. 7 mm. 

Nella varietà B gli anfratti prossimi all'apice della spira (i primi mancano nei 
due esemplari clie vi riferisco) sono privi di coste longitudinali, ed i tre ultimi hanno 
coste presso a poco come quelle della varietà A, ma sui quattro ultimi si scorgono 
in prossimità della sutura posteriore numerose strie trasversali , piccolissime ed ine- 
guali, consimili a quelle che corrono sulla Ya.rìetà B dell' Ur. pyramideììa (Broccli.), 
da cui si distingue per la forma turrita e stretta uguale a quella tipica dellT/-. 
plicatula (Brocch.). 

Varietà C. 

Tav. VI, fig. 1. 

Testa angustioT, longior. - Anfractus ultimi longitudinaliter costati; costae compressae, 
aìigustae, a sulr.o lato separaiae, obliquae, usque ad sutiiram pnsticam produclae: columella 
suhumhilicata. 

Long. 24 mm.: Lai. 7 mm. 

La forma generale nella varietà C è più stretta, e perciò relativamente più 
lunga, e le coste longitudinali che si osservano su tutti gli anfratti e che scompaiono 
sull'ultimo prima del margine del labbro sinistro, sono più numerose, più strette, 
compresse e leggermente oblique: mancano le strie trasversali delle varietà precedenti. 



Varietà D. 

Tav. VI, fig. 2. 

Anfractus omues ecostali, exceplis primis nucleo enìbnonali proximis. - Snperficies eslriala. 
Long. 26 mm. : Lai. 8 mm. 

1850. .^fitra ebeniis var. C BELL., Monogr. Mitre, pag. 23, lav. Il, fig. 22. 

In questa varietà D mancano affatto le coste longitudinali, meno sui tre o quattro 
primi anfratti che seguono il nucleo embrionale; la forma è alquanto stretta e lunga; 
la superficie è lucente e liscia e sprovvista delle strie trasversali che corrono presso 
la sutura posteriore nella varietà precedente. 



DESCRITTI DA L. BEI.LARDI 305 

Varietà E. 

Tav. VI, fig. 3. 

Anfractiis ulliini passim lonijitudinaliter costati: costae rarae, obtusae, cantra suturam an- 
licam disliiiete nolatae, prope suturam poslicam evanescentes - Snperficies prope suturam posticam 
iransverse mimile plurislriala. 

Long. 20 nini. : Lai. 6 ' 2 nim 

La varietà E non differisce dalla varietà D, colla quale si raccoglie non rara 
a Torsero presso Albenga, che per la presenza di rare coste longitudinali qua e là 
sparse irregolarmente e di minute strie trasversali decorrenti in prossimità della sutura 
posteriore come nella varietà B. 

Varietà F. 

Tav. VI, fig. 4. 

Testa minor. - Anfractns maqis convexi. inde sulurae magis profundae. - Costae longilu - 
dinales in anfraclubiis mediis subobsoletae, oblusae, ad suturam posticam non productae, in ultimo 
vix passim obscurc notatae. 

Long. 16 mm. : Lai. o '/^ mra. 

Le dimensioni in questa varietà sono alquanto minori delle ordinarie, tanto della 
forma tipica quanto delle varietà precedenti; gli anfratti inoltre sono più convessi e 
perciò le suture più profonde: le coste longitudinali dei primi anfratti sono più spor- 
genti, gli anfratti di mezzo hanno, specialmente il terz'ultimo, numerose coste longi- 
tudinali alquanto sporgenti, delle quali qua e là si vedono tracce anche negli ultimi 
anfratti: queste differenze sono probabilmente la conseguenza di alcune rattoppature 
del guscio fatte durante la vita dell'animale, delle quali si osservano tracce nell'ul- 
timo e nel penultimo anfratto. 

Varietà C. 

Tav. VI, fig. 5. 

Testa minor. - Snpnrfìcies nitens, ecnstata. exceptis anfractubus primis. 
Long. 17 mm.: Lai. 3 mm. 

Questa forma ha la superficie sprovvista di coste longitudinali, fatta eccezione 
dei primissimi anfratti sui quali si osservano costicine uguali a quelle della varietà D; 
la sua spira è leggermente rigonfia nel mezzo, l'ultimo anfratto vi è più breve e più 
depresso anteriormente; finalmente la coda vi è distintamente più breve. 

VarielA H. 

Tav. VI, fig. 6. 

Testa multo minor. - Superficie! tota ecostata, exceptis primis anfractubus, ibi costae ìon- 
gitudinales pauciores, majores. 
Long. M mm. : Lai. 4 mm. 

Quest'ultima varietà è una forma nana della specie che probabilmente si do- 
Serie II Tom. XXXVIII. p' 



306 T MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARI! DEL PIEMONTE ECC. 

vrebbe distinguere con nome proprio, se invece di un solo ed imperfetto esemplare 
si avesse rappresentata da parecchi e completi individui. Oltre alla gran differenza 
sulle dimensioni che ho già notata, vi si osservano le seguenti, ove si paragoni colla 
forma descritta come tipo della specie: 1° la spira è rigonfia verso l'apice; 2° le coste 
longitudinali dei primi anfratti sono più grosse e si protraggono più verso gli anfratti 
mediani; questi come gli ultimi mancano affatto di coste longitudinali. 

La forma figurata da M. Hoernes, tav. X, fig. 29, come 31. pyramidella Brocch., 
è dai signori R. Hoernes e M. Auinger riferita alla M. plicatula Brocch. : non mi 
pare che vi appartenga specialmente per la figura della bocca e per la columella 
diritta nell'asse del guscio, mentre in quest'ultima specie del Brocchi è inflessa a 
sinistra ed incui'vata verso il dorso; anche le coste longitudinali sono differenti pel 
maggior numero e per la loro compressione. Tali sono i motivi pei quali ho trala- 
sciato di citare nella sinonimia l'opera dei prefati autori tanto a proposito dell' f/r. 
pyramidella (Brocch.), quanto dell' f/r. plicatula (Brocch). 

La forma austro-ungarica è per me una forma speciale e locale, come ho già 
detto a proposito della Ur. pyramidella (Brocch.). 

Pliocene inferiore: Castelnuovo d'Asti, Viale, Bordighera, Bussana-Val Taggia 
(Bicknell), non frequente; Coli, del Museo. 

Pliocene superiore : Colli astesi, Valle Andona , non frequente : Colli biellesi, 
Masserano, raro; Coli, del Museo. 

Varietà A, B, C - Pliocene superiore: Colli astesi. Valle Andona, non fre- 
quente; Coli, del Museo. 

Varietà D - Pliocene inferiore: Albenga-Torsero, frequente; Coli, del Museo. 
Varietà E - Pliocene inferiore: Albenga-Torsero, non frequente; Coli, del 

Museo. 

Varietà F - Pliocene inferiore: Albenga-Torsero, rarissimo; Coli, del Museo. 
Varietà G - Pliocene superiore: Colli astesi. Valle Andona, rarissimo; Coli. 

del Museo. 

Varietà H - Pliocene inferiore: Zinola presso Savona, rarissimo; Coli, del 

Museo. 

30. Uromitra eoebenus Bell. 
Tav. VI, fig. 7. 

Tesla Iwrila: spira longa, parum aperta ad apicem magis acula. - Anfraclus compla- 
nati, primi posi nucleum embriomlem breves ; ullimus dimidia longitudine parum brevior, 
antice parum depressus. - Supertìcies in primis anfraclubus ecoslata, in celeris pluricoslala: 
coslae compressile, a sulco parum ampio, separatae, reclae, axi teslae paralleìae, in ultimo an- 
fraclu ante marqinem oris obsoletae: superficies rufo-tincla, inlerdum passim Iransverse albo- 
zonala. - Os satis Umqnm anijuslum. 

Long. 25 mm. : Lai. 8 nini. 

1842. .Witra cornicula E. SlSMD., Syn., pag. 41 (in parte). 

1842. 1(1. carnea E. SISMO., 57/?i., pag. 41. 

1847. Id. ebentis E. SISMD., Syit., 2 ed., pag. 42. 

1840. III. ili. BELL., Monogr. Mitre, pag. 23, tav. Il, Dg. 20. 



DESCRITTI DA L. BELLAEDI 307' 

Varietà A. 

Tav. VI, fig. 8. 

Testa major: spira magis aperta. - Anfraclus ullimus veiUrosus. 
Long. 36 min. ; Lai. 13 mm. 

Questa varietà è rappresentata da un bellissimo esemplare adulto, il quale dif- 
ferisce dal tipo per la maggior apertura dell'angolo spirale e per la forma più rigonfia 
dell'ultimo anfratto. 

Varietà B. 

Tav. VI, fig. 9. 

Testa longior : spira magis acuta. - Anfraclus ultimiis brevior. - Superficies subecostala, 
vix costae nonnullae ubscure passim notalae. 
Long. 26 mm. : Lat. 9 mm. 

Nella varietà B, le cui dimensioni sono presso a poco quelle della forma tipo, 
la superficie è quasi interamente sprovveduta di coste longitudinali ; la spira è un pò ' 
meno aperta, l'ultimo anfratto è meno lungo, e la coda appena segnata. 

Delle parecchie varietà di questa specie la presente è quella che ha maggiore 
analogia colla Ur. plicatula (Brocch.), da cui è peraltro facile distinguerla per la 
assoluta mancanza di coste longitudinali sui primi anfratti, per la brevità della coda 
che vi è appena segnata e per i margini della slabbratura meno rivolti all'indietro. 

Varietà C. 

Tav. VI, fig. lo. 

Testa turrita: spira magis longa et magis acuta. - Anfraclus numerosiores,breviores, prae- 
serlim ullimus; anfraclus ullimus magis inflalus. - Superficies tota ecostata. - Columella magis 
contorta, subumbilicata. 

Long. 26 mm. : Lat. 9 mm. 

Il principale carattere di questa varietà che le dà una fisionomia sua propria, 
è la brevità dell'ultimo anfratto, il quale non equivale che a circa i due quinti della 
lunghezza totale; a ciò si aggiunga la maggiore lunghezza della spira, la poca aper- 
tura dell'angolo spirale e la mancanza totale di coste longitudinali. 

Varietà D. 

Tav. VI, fig. 11. 

Anfraclus omnes longiludinaliter ecoslati, vix passim costae nonnullae obscure notalae in 
anfractubus mediis. 

Long. 30 mm. : Lai. IO mm. 
1850. Milra ehcnus var. A UELL., Monogr. Mitre, pag. 23, tav. H, fig. 21. 

Questa varietà conserva la forma generale del tipo, ma ne è distinta dalla quasi 
totale mancanza di coste longitudinali, delle quali si osservano appena indicate sugli 
anfratti di mezzo. 



308 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TEEZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

Ordinariamente la superficie vi ò lucente e conserva tracce dei primitivi colori i 
quali sono rappresentati da una tinta rossiccia, divisa in modo non ben definito in zone 
trasversali di differente intensità: non sono rari gli esemplari in cui una benda stretta 
e regolare molto pallida, quasi scolorata, corre trasversalmente sulla metà circa, ma 
più verso la sutura posteriore dell'ultimo anfratto, consimilmente a quanto si osserva 
in talune varietà della Ur. ehenus (Lamck.) della fauna presente. 

Varietà E. 

Tav. VI, fig. 12. 

Sjnra brevior, medio valde infiala. - Anfraclus ullimi cuìivcxi ; ultitnus ventrosus, antice magis 
depressiis. - Superpcies loia ecoslala. - Culumella maijis conlorln, siibumbilicala; rima magis revoluta 
Loiii!. 25 mm. : Lai. IO inni. 

Nella varietà E è assai mutata la forma generale: la spira vi è molto più 
breve, rigonfia nel mezzo e molto acuta all'apice; l'ultimo anfratto è più lungo della 
metà totale, più depresso anteriormente e perciò più panciuto, ed i penultimi anfratti 
sono alquanto convessi e quindi le loro suture sono più profonde. 

Anche in questa vai'ietà sono non raramente conservate tracce dei primitivi colori, 
i quali vi sono distribuiti come nella varietà precedente. 

Varietà F. 

Tav. VI. fig. 13. 

Testa subovaia: spira brevior, medio vaìde infiala. - Aitfractus nUimus ventrosus, antice 
valde dcpressus. - Superfw.ics tota ecostala. 
Long. 23 mm. : Lai. 9 mm. 

Questa forma è l'esagerazione della precedente : la spira vi è molto più breve 
e più aperta, l'ultimo anfratto, rispettivamente alla spira, ancora più lungo e rigonfio 
per modo che la forma generale riesce ovoide: l'ultimo anfratto è più prolungato in 
avanti e più assottigliato. 

Tra le forme qui raccolte sotto lo stesso nome quelle che erano precedentemente 
note, furono da me e da alcuni paleontologi riferite fra le molte varietà della M. 
rbenus Lamch. vivente nel Mediterraneo. 

Paragonando queste forme plioceniche con quelle della fauna attuale, non si può a 
meno di riconoscere gli intimi rapporti che legano le une alle altre e che dimostrano che 
dalle prime derivarono le seconde: tuttavia avendo avuto occasione di esaminare un buon 
numero di esemplari della specie vivente suddetta rappresentanti le principali fra le molte 
varietà che se ne pescano nei nostri mari, ho constatato le seguenti differenze che mi parvero 
giustificai'e la separazione fatta delle forme plioceniche da quelle attuali ; la quale distinzione 
con nome proprio ci permetterà di meglio accennare la figliazione delle une dalle altre. 

Tali differenze 'sono nelle forme fossili: 1° dimensioni notevolmente maggiori; 
2° spira fatta da un maggior numero di anfratti, e quasi sempre rigonfi nel mezzo ; 



DESCRITTI DA L. BELLARDI o09 

3" anfratti che vengono subito dopo al nucleo embrionale, piccoli e sempre sprovvisti 
di coste longitudinali tanto negli esemplari adulti interamente lisci quanto in quelli 
che negli anfratti medii ed ultimi hanno coste longitudinali più o meno numerose. 
Il Sismonda nel suo Synopsis (1842) indica la M. cornicula Lamch. come 
proveniente dall'Astigiana, da Tortona e da Torino: la forma del pliocene superiore 
dei Colli astesi, va riferita alla presente specie fra le molte sue varietà; i fossili del 
miocene superiore dei Colli tortonesi sono piccoli esemplari della IJr. pyramkìelìa 
(BroccJi.), var. A, e quelli del miocene medio dei Colli torinesi sono quelli descritti 
•qui in appresso come varietà B dell' f/f. avellana Beli. 

Pliocene superiore: Colli astesi, Valle Andona, non frequente; Coli, del Museo. 

JS" Serie. 

T£sta stibglohosa, turhiniforniìs : spira in primis anfractuhus valde acuta, 
dcin late aperta, medio infiala. - Anfractus breves, suhplani ; ultimus ventrosus, 
antice valde depressus, dimidia longitudine hrcvior. - Superfìcies in anfracfubus 
primis longitudinaliter costata. - Labrum sinistrum postice compressum: columella 
parum producta: cauda vix notata: rima parum recurvata. 

Anche in questa serie le forme sono mutabilissime come quelle della serie pre- 
cedente : tuttavia si possono assegnare come caratteri differenziali, le dimensioni minori, 
la spira più o meno breve e rigonfia negli ultimi anfratti ; l'ultimo anfratto molto 
depresso anteriormente; la columella più breve, per modo che la coda riesce appena 
accennata. 

31. Uromitra subglobosa Bell. 

Tav. VI, fig. 14. 

Disliiiguunl liane speciein ab Vr. avellana Bell, sequenles nolae : 
Testa minor, minus venlvosa: xpira brevior, ad apicem minus acuta. - Anfractus ultimus 
ftntice miiws depreiixm, postirp mafils compressila. - Superpcies lonfiìludinaliter coslaln : costae 
maqnap, oblusae, iiilerstilia suliacquantes, reclae, a.vi teslae subparallelae, versus sutaram pnslicam 
obsoletae, plerumque duodecim. 
Long. 14 rain.: Lai. 7 nim. 

Quantunque la forma qui descritta con nome proprio sia probabilmente una 
estrema deviazione della seguente specie, tuttavia ne l'ho distinta sia per la sua forma 
singolare, sia per le grosse coste longitudinali che ne adornano la superficie , e che 
costituiscono un complesso di caratteri proprii assai bene definiti. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val' Ceppi, raro; Coli, del Museo. 

.32. Urojutba avellana Bell. 

Tav. VI, fig. 15. 

Testa subglobosa, lurbiniformis: spira ad apicem vatdf acuta, dein multo magis aperta, 
medio infiala. - Anfraclus breves, complanati : ultimus ventrosus, antice valde depressus, dimidia 



310 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

longitudine parum brevior. - Superlicics in anfraclubus nucleo embrionali proximis lonqi- 
tudinalili'r costata; coslae crebrae, subacutue, reclae, a sulco angusto separalae. - Os breve, 
subovale; labrum sinislrum subarcuatum : coluinella brevissima, inde cauda subindislincla, 
vix revoluta; plicae columellares magnar, praescrlim posticae. 
Long 19 min. : Lat. 8 mm. 

Varirtà A. 

Tav. VI, fig IB. 

Anfracliis nllimus, inlurdiim cliam medii, antice longitudinnliter plicati ; plicae in vrntra et. 
postice obsoletae. 

Long. 16 mm. : Lai. 7 mm. 

In questa prima varietà la forma generale è uguale a quella della forma de- 
scritta come tipo, ma vi si osservano sulla parte anteriore dell'ultimo anfratto piccole 
pieghe longitudinali compresse, subacute, separate fra loro da un largo solco poco 
profondo, le quali scompaiono molto prima della sutura posteriore : in taluni esem- 
plari si osservano pure tracce di pieghe sugli anfratti medii in parte scoperte contro 
la sutura anteriore. 

Varietà B. 

Tav. VI, fig. 17. 

Testa minor, turrita, ecuslaia, miiius ventiosa: spira longior , mimis iriflata. 
Long. 16 mm. : Lat. 7 mm. 

1842. Mitra coriikula E. SISJID., Syn., paj,'. 42 (in parte). 

Nella varietà B la forma generale è più stretta e più lunga, ed è sprovvista di 
coste longitudinali, meno sui primi anfratti sui quali si vedono le piccole coste proprie 
della specie; qui la spira è bensì rigonfia nel mezzo, ma molto meno che nella forma 
tipica, e minori sono le dimensioni. 



Vai-icià C. 

Tav. VI, fig. I^. 

Testa minor, turrita, ecostala: spira longior, minus aperta. • Villa atra prope suluram 
anticam et super venlrem ultimi anfractus decurrens. 
Long. 14 mm.: Lai. 5 '/a mm. 

Qui la forma generale è ancor più stretta e relativamente più lunga ; la spira 
meno aperta e pochissimo rigonfia; gli anfratti appianati, l'ultimo meno depresso an- 
teriormente e meno ventroso : ai quali caratteri si aggiunge una piccola benda bruna, 
residuo dei primitivi colori, la quale corre trasversalmente sul ventre dell' ultimo 
anfratto, e poco distante dalla sutura anteriore negli anfratti precedenti: l'apice della 
spira manca nell'unico esemplare di questa varietà, per modo che non ho potuto 
accertare in esso le costiciue longitudinali dei primi anfratti; l'insieme però della 
forma è cos'i affine a quella della varietà precedente che mi parve doversene inscri- 
vere a lato. 



DESCRITTI DA L. BELLARDI oli 

VarielA D. 

Tav. VI, fig. 19. 

Testa niinut infiala, ecoxlata: siiira lowjior. mbreijìiìai-ix, mafjis acida. - Labrum sinistrum 
poslice magis compressum, anlicu magis profunde siiiuo>:uin: cohimella lonija, subumbilicala. 
Long. 16 mm. : Lai. 6 inm. 

Maggiormente si allontana dalla forma tipica la presente, nella quale la spira 
è notevolmente più acuta e piti lunga e molto meno rigonfia nel mezzo ; 1' ultimo 
anfratto non rappresenta quasi che i /^ della lunghezza totale, è meno depresso 
anteriormente e meno panciuto; il labbro sinistro è alquanto compresso; manca sugli 
anfratti medii ed ultimi ogni sorta di ornamenti superficiali. 

TarielA E. 

Tav. VI, fig. 20. 

Tesla larrila. scostala xpira lonaior, miims aperta. - Anfrarlits magis cnnvexi, inde snturae 
magis profuwlae; aiifractiis ullimus anlice minus deprcssus, minus venlrosus. 
Long. 17 nim. : Lai. 7 mm. 

In questa varietà la superficie è liscia : non ho potuto constatare la presenza 
delle costicine sui primi anfratti per lo stato imperfetto di conservazione del solo 
esemplare che la rappresenta. • 

La spira è più lunga che nella forma tipica, ma è, dopo i primi anfratti, al- 
quanto rigonfia ; gli anfratti sono alquanto convessi e perciò le suture profonde : 
l'ultimo anfratto è un poco più breve della metà della lunghezza totale ed è alquanto 
rigonfio, molto meno però che nella forma tipica; il labbro sinistro è arcato. 

Varietà F. 

Tav. VI, fig. 21. 

Testa sublurrila : spira magis acuta. - Anfraclus uUimits minus venlrosus, anlice longitu- 
dtnaliter plicatus; plicae compressae, subacutae, versus inarglnem oris obsalelae^ omnes contro, 
venlrem lerminalae. - Villa angusta, plumbea, prope suluram anticam super anfractus medios 
decurrens. - Labrum sinistrum compressum, anlice magis sinuosum : columella magis producla 
et magis contorta. 

Long. 13 inni.: Lai. 6 ", nini. 

La forma generale di questa varietà è presso a poco uguale a quella della 
varietà D -. le sue dimensioni sono un poco minori ; sulla parte anteriore dell'ultimo 
anfratto si trovano numerose pieghe compresse, subacute, separate da un solco stretto, 
le quali scompaiono nell'ultima metà dell'anfratto, e non giungono posteriormente 
alla metà del giro ; l'ultimo anfratto è anteriormente molto più depresso ; la colu- 
mella maggiormente contorta; il labbro sinistro molto compresso e profondamente 
sinuoso presso la smarginatura. 

Ad onta di tutte le sopraccennate differenze che sembrerebbero giustificare la 
separazione dalla presente forma con un nome proprio, la tengo per ora come varietà 



312 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII DEL PIEMONTE ECC. 

sia a motivo della grande instabilità di caratteri in questo tipo, sia perchè nei primi 
anfratti la spii'a presenta la fisionomia propria che collega abbastanza bene al tipo 
le parecchie forme che vi ho riferite come varietà. Noterò in fine che sugli anfratti 
mediani corre poco distante dalla sutura anteriore una piccola benda scura uguale a 
quella già notata nella varietà C. 

Le molte forme che, per analogia di quanto accade in alcune delle precedenti 
specie, ho creduto di riferire a questa, abbenchè nei loro estremi siano notevolmente 
differenti dalla forma descritta come tipo, si possono raccogliere in due gruppi, in 
quelle cioè nelle quali le deviazioni sono limitate alla diversa apertura dell'angolo 
spirale, ed alla differente lunghezza della spira per rispetto a quella dell'ultimo an- 
fratto ; ed in quelle in cui, indipendentemente dai caratteri della loro forma generale, 
si osservano sulla parte anteriore dell'ultimo anfratto più costicine longitudinali che 
scompaiono sul ventre, per modo che non se ne vedono che raramente tracce sugli 
anfratti precedenti perchè licoperte dai successivi giri , carattere che si incontra pure 
in altre specie descritte in appresso. 

Miocene medio : Colli torinesi, Val Ceppi, Piano dei Boschi , non raro ; Coli, 
del Museo e Kovasenda. 

33. IJROMrruA sobcoronata Bell. 
Tav. VI, fìg. 22. 

Testa lurrila: spira salis longa, paruni acula, Kevsiis aiiicem iiijhila. - Anfractus vix 
convexi; ullimus dimidiam iongiludinem ae(]uans, antice vaile depressus. - Superficies loii- 
giludinalilor costala: coslae oblusue, rccUw^ axi lesine paralMae, in anfraclnbux jiriinis a siilura 
antica ad poslicam productac, in mcdiis cunirn sutnram anlicani Uinliim iwlalae, aule poslii-am 
oblileralae, in ultimo antice tantum notatae, a ventre ad iasim caudae obscure productae, super 
venlrem minores, subacutae, vellicatae: fila transversa nonnulla passim perspicua. - Os subovale; 
labrum sinistrum valdo convexum , subaicualum : coluinella dexlrorsum obiiiiuata: cauda 
brevis, lata. 

Long. 13 ram. : Lat. min. 

Pliocene inferiore: Zinola presso Savona, rai'issimo; C'oli, del Museo. 



14' Serie- 

l'està parvuìa, nassaeformis : spira inflata; nucleus cmbrionalis magniis. - 
Anfractus parum convexi; ultimtis dimidiam longitudinem subaequans ; siiturae 
partim obliquae. - Superficies laevis, nitens, longitudinaliter costata : costae pro- 
minentes, ohtusae, a sulco ampio separatae, in ultimo anfractu sensim sine sensu 
evanescentes. - Columella brevis: rima lata, vix revoluta. 

Nelle forme inscritte in questa sei'ie, le quali hanno molta analogia nel com- 
plesso dei loro caratteri con quelle della serie 12"; la superficie è lucente ed in ge- 
nerale le coste longitudinali mancano nei primi anfratti , e quasi sempre sull'ultimo 



DESCRITTI DA L. BELLAKDI 313 

presso il margine del labbro sinistro, il quale è arcato od appena sinuoso presso la 
smarginatura anteriore : il nucleo embrionale è alquanto sporgente e composto di 
due giri. 

34. Uromitra cognata Bell. 
Tav. VI, fig. 23. 

Testa subovata: spira panim lunga et parum acuta. - AnfracUis subplani; ulliinus veit- 
trosus, anlice parum depressus, iliniiiliam loiigiludineni aequans. - Superdcies in parte l<m- 
fjitudinalitei- costala: coslae subacutae, rectae, axi testae parallelae, in primis aufraclubus a 
sutura antica ad jìosticam produclae, in aiifraclu mediano nullae, in ultimis ante suturam poslicam 
obliteralae et contra anticam tanlmn notalae, in ultimo pnslice subnullae, in ventre satis prominenles, 
magis aculae, mngis compressai', a sulco magis lato separatae, ad bnaim cimdae produclae. - Os 
ovale; labrum sinislrum subarcuaUmi, anlicc vix simiomm: caufla vix notata^ lata. 

Long. 13 mra. : Lai. 5'/» "'™- 

li' Ur. cognata Bell., per i suoi ornamenti supeificiali come per le sue dimen- 
sioni ha non poca analogia colla varietà li dell'?//-, avellana JJ-IL: in essa però la 
spira cresce regolarmente, l'ultimo anfratto è meno depresso anteriormente, la bocca 
più larga anteriormente, le coste longitudinali discendono iiiio al quinto od al sesto 
anfratto, quindi sono visibili, più o meno ben definite, presso la sutura anteriore dei 
seguenti ed obliterate molto prima della sutura posteriore, finalmente sono più numerose, 
più lunghe, cioè maggiormente protratte verso la sutura posteriore senza però raggiun- 
gerla. Parimente sono parecchi i rapporti suoi colla Vr. leucozona {Andr.) che segue : 
eccone le principali differenze: 1° angolo spirale più aperto; 2" spira più breve; 
3° coste longitudinali più piccole, più numerose anche sui primi anfratti e non pro- 
tratte negli anfratti medii ed ultimo fino alla sutura posteriore ; mentre nell' Ur. 
leucozona [Andr.) o vi sono protratte, locchè è il caso più frequente, o, se sono po- 
steriormente obliterate, lo sono per un tratto più breve; 4° finalmente le pieghe colu- 
mellari vi sono solamente in numero di tre. 

Miocene superiore: Colli tortonesi. Stazzano, rarissimo; Coli, del Museo. 

35. Uromitra leucozona [Andr.). 
Tav. VI, fig. tk. 

Testa parvula, subfusiformis: .spira salis acuta. - Anfruclus vix coiivexi ; ullimus di- 
midia longitudine brevior, antico satis depressus. - Supcrficies nitens , in anfracltibus primis 
posi niicleum embrionaiem ecostata, in reliquis longitudinaliter costata; coslae satis promi- 
nenles, sulcum interpositum subaequantes, obiusae, rectae, axi testae paratlclai' , in aufraclubus 
mediis plerumque aule suturam posticam ohsoletae, in ultimo ante marginem oris plus minusve 
late obsoletae: costulae transversae ordinariae super basini caudae decurrentes numerosae, 
distincte notalae. - Os ovale, antice dilalatum: columella brevissima: rima lata, vix revoluta. 

Long. 1 1 mm. : Lat. 4 mm. 

1830. Mitra leucozona AM)R., Bull. 5oc. Mouse, pag. 98, tav. IV, fig. 6. 

1837. Id. i,l. PUSCU, Poi. Pulaonlh., pag. 119, tav. XI, fig. 6 a, b. 

1850. Id. id. BELL., Monogr. Mitre, pag. 2G. 

1877. Id. ebenus var. teucozo7ia DE STEF., Strat. plioc. Siena, pag. 12, 14. 

? 1864. Id. leucozona DODERL., Cenn. geol. lerr. rnioc. sup. llal. centr., pag. S4. 

Serie II Tom. XXXVIII. <i 



314 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZI AEII DEL PIEMONTE ECC. 



Variolù A. 



Coslae IdnrjihuHiìales clinm in anfrnrtiihus jiriiiìU decurrmies. 
Loni;. 1 1 nini.: Lai. 4 nini. 

M. Hoernes lia identificata questa specie colla M. ehenus Lamcl-. dalla quale 
è distintissima. 

I signori K. Hoernes e M. Auinger hanno seguito l' esempio del M. Hoernes 
riferendo la 31. lencosona Andr. alla M. ebenus Lamcl., dalla quale, a parer mio, 
dev'essere separata sia per i caratteri sovraccennati, sia per la costanza delle sue 
piccole dimensioni : è una forma, si può dire, caratteristica di un ricchissimo deposito 
di minutissima sabbia azzurrognola, piena zeppa di innumerevoli piccoli e talvolta, 
ma raramente, anche grossi molluschi, che sta sopra le marne argillose del pliocene 
inferiore cosi bene caratterizzato dalla sua fauna: questa inesauribile miniera per il 
paleontologo ed in particolare per il malacologo si trova sulla destra della strada che da 
Tortona va a Serravalle-Scrivia e perciò sulle sponda destra della Scrivia, alle falde della 
collinetta sulla quale è costrutto il borgo di Villalvernia: la regione è poco distante dal 
torrente ed è nota nel paese col nome di Fontanili per le molte sorgenti che vi si trovano. 

Pliocene superiore: Villalvernia presso Tortona, regione Fontanili, frequente; 
Coli, del Museo. 

36. Uromitka frumentum Bell. 
Tav. VI, fig. 25 o, b. 

Dislinguunt hanc speciem ab l/r. leucozona [Andr.) sequenles notae : 

Testa mullo minor, brevior, magis ventrosa. - Coslae loiuiiludinales super innnes anfractus 

decurrentes et ante suluram poslicam ohsoletae, pauciores , magis obtusae , super nltimum an- 

fradum anlice miims prodnctae. 

Long. 6 nira. : Lai. 2 ';.j mm. 

Questa forma del pliocene superiore richiama alla mente VUr. Savignyi (Patjr.) 
del Mediterraneo, nella quale probabilmente si è risolta nei mari attuali; tuttavia 
né è distinta per la maggiore gracilità del guscio, per le minori dimensioni, per le 
coste meno grosse e compresse ed alquanto oblique all'asse del guscio. 

Pliocene superiore: Villalvernia-Fontanili, non raro; Coli, del Museo. 



15' Serie 

Testa suhfusiformis : spira lonyu, ad apicem nuujis acuta quam in sequen- 
tibus anfractubtis. - Anfractus ultimus dimidia longitudine brevior, antice satis 
depressus sed non excavatus. - Superficies longitudinaliter costata; costae crebrae, 
suhacutae, rectac, interstitia subaequantes, ad basini caudae productae. - Os ovale; 
labrum sinistrum subarcuatum : columella satis contorta, satis producta, dextrorsum 
obliquata; plicae columellares quatuor. 



nESCRITTI DA L. BELLARDI 315 

Ho separata dalle forme affini quella descritta in questa serie per alcuni suoi caratteri 
che si possono ridurre ai seguenti : le dimensioni sono presso a poco quelle delle prece- 
denti specie dalle quali differisce per la spira alquanto più lunga dell'ultimo anfratto e per 
la columella relativamente piii protratta e distintamente inclinata a destra ; differisce pò ^ 
dalle forme della serie seguente perchè l'ultimo anfratto non è cosi depresso anteriormente 
da formare una specie di gronda come ha luogo in esse, dal che deriva una differente 
figura della bocca. 

37. UrOMITRA CONSIMILIS BtLL. 
Tav. VI, fig. 26 a, b. 

Tesla turrita: spira lonija, salis acula. - Anfraclus vix convexi; ultimus dimidia longi- 
tudine brnvior, antice salis depressus. • Superticics loia ìowjiludinaUler costala: coslae viyiii- 
tiduae, snbacnlae, inlerslitia snhapquanles, rectae. obliquae, praeserlim in ultimis anfracliibus. - 
Os subovale; labrum sinislrum suharcualum. antice vix sinnnsum: columella salis producla, 
leviter coiilorla. 

Long. IO '/» min.: Lai. 4 '/j min. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 



16" Serie 

Testa turrita: spira satis aperta. - Anfractus ultimus dimidia longitudine 
hrevior, antice profunde depressus, excavatus. - Superficies longitudinaliter costata ; 
costae crebrae, subacutae, interstitiis interpositis minores, ad hasim caudae ohscure 
productae. - Os suhqundrangulare : columella valde contorta; plicae columellares 
quatuor. 

La nota caratteristica per cui le forme di questa serie si distinguono dalla serie 
precedente, è la maggiore profondità della depressione anteriore dell'ultimo anfratto, in 
forma di gronda, per la quale la bocca piglia la figura quasi quadrangolare e la coda 
riesce meglio definita. 

38. Uromitra canaliculata Bell. 
Tav. VI , fig. 27 a, b. 

Tesla turrita: spira ad apicem valde acuta, dein maf/w aperta, salis longa. - Anfraclus 
ria; convexi; ullimus dimidia longiludine brevior, antice profunde depressus, subcanalicidatus. - 
Coslae longitudinales rectae, axi testae subparallelac, crebrae, in primis et mediis anfraclubus 
obtusae, inlerslitia subaequantes, in ultimo numerosiores, a sulcn lato et parum profnndo sepa- 
ralae, compressae, sublamellifnrmes , usque ad basini caudae productae, in depressione antica 
subsimiosae. - Os stibqnadralum; labrum sinislrum compressum, antice anqulosum: columella 
valde contorta, ad apicem leviler dexlrorsum obliquala. 

Long. 9 '/» mm. : Lai. 4 mm. 

1850. Mitra corrugata BELL., Monngr. Mitre, pag. 27, lav. II, fig. 26 (non Defrauce). 
? 1864. /(/. id. DODERL., Ceim. geol. terr. viioc. suj>. Ital. cenlr., pag. 24. 



316 I MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARI! PEL PIEMONTE ECC. 



VarielA \. 



Cuslav loHijduiìinaU'.ìi in ullimu anfraclu Ioidi-, vcl in [larti-, poslice obliteratae. 
Long. 9 lum. : Lai. h inni. 

I8..0. Milrn curriiijiita var. A BELL, .ì/ono;iì: Mitre, pa;,'. 27, lav. Il, fig. 97. 

L'unico esemplare a me noto che rappresenta questa varietà, è, relativamente alla 
forma descritta come tipica, più breve, coll'angolo spirale più aperto e colla spira più 
rigonfia nel mezzo, ed ha una grossa varice che lo deforma nella metà dell'ultimo 
anfratto, finalmente le costicine longitudinali sulla seconda metà del penultimo an- 
fratto e sulla prima dell'ultimo sono obliterate assai prima della sutura posteriore: 
e quasi interamente dopo la varice. 

Varietà B. 

Tesla major: spira loiitfi'ir, majis «.•«/a, sabiej'dariK. - Costae Innqilu'limiles creberrimae, 
numerosiores, in omnibus anfrarlnbus nniformes ft a snlcn angusto separalac. 
Long. IO inm. : Lai. 3 '/a ™i"- 

In questa varietà la spira è relativamente più lunga e più acuta ed appena un 
po' rigonfia verso l'apice, la depressione anteriore dell'ultimo anfratto un po' meno 
profonda e le costicine longitudinali più numerose e perciò più ravvicinate fra loro. 

Nel 1850 ho riferito le forme qui descritte alla M. corrugata Dcfr., perchè uguali 
a fossili della Turrena che si trovavano nel K. Museo con quel nome, confidando nella 
esattezza di quella denominazione, senza badare che. se i cai-atteri assegnati dal Defrance 
alla sua M. corrugata nella elastica descrizione che ne ha pubblicata, potevano in com- 
plesso convenire con quelli dei precitati fossili della Turrena e di Torino, le dimensioni 
di questi di molto minori a quella della Mitra di Hauteville (28 mm.), erano troppo 
disparate perchè si potesse ammettere l'identità delle due forme. 

Noto inoltre che, secondo le norme ora adottate per la nomenclatura, il nome 
specifico dato dal Defrance alla forma di Hauteville deve passare fra i sinonimi 
perchè anteriormente al Defrance il Lamarck lo aveva dato ad una forma di Mitro, 
vivente diversa dalla fossile. 

Ho tralasciato di citare nella sinonimia della specie parecchie opere nelle quali 
è stata indicata la M. corrugata Drfr.. non avendo avuta l'opportunità di verificare 
se le forme identificate con questa specie vi appartengano e se siano identiche a quelle 
che io ho descritte nel 1850 con quel nome, le quali sono proprie in Piemonte del 
miocene medio dei Colli torinesi. 

M. Hoernes ha creduto, secondo me, erroneamente che la forma dei Colli torinesi da 
me descritta nel 1850, come la M. corrugata Defr. (ora Ur. canaliculata Bell.) si 
dovesse risguardare come una delle numerose deviazioni della 31. ebmus LamcJ,-. 

Anche i signori R. Hoernes e M. Auinger hanno riferita alla 31. ehenus Lamck. 
la 31. corrugata Defr. (Bell. 1850), ora Ur. canaliculata Bell, che T^er me è una. 
forma fossile affatto differente da quella viva. 

Miocene medio: Colli torinesi. Rio della Batteria, Villa Forzano, Termo-fourà, 
Val Ceppi, Sciolze, non frequente; Coli, del Museo e Rovaseuda. 



descritti da l. bellardi 317 

< 39. UrOìMitra ornata Bell. 

Tav. VI, fig. 28 a, h. 

Distinguimi hanc speciem ab Ur. cnnalirulala Bell. sef]ueiites iiolae : 
Testa minor, brevior : Sjnra magis aperta et meilin mngis iiijlata. - Cnnaliculus anlicus 
ad basini randae deciirrens magiti profuiidus. - Cnslne Innriitudinales majores, pauciores, obtusae, 
in omnibus anfractuhus uìiifnrmes et a snlro anqnstn separalae , contra eoslukm transversam 
majorem super bnsim randae dernrrenteni et supra marriiiiem poslirtim cannliruli anterioris in 
tuhercnium ereclae, iwle anfractus nltimus ante basini cninlae ilupUci serie tuberculorum er.ornalus. 
Long. I) imi). : Lai. 3 min. 

È questa una piccola ed elegante forma notevolissima per la natura dei suoi 
ornamenti superficiali. 

La forma generale è press'a poco uguale a quella AeW Ur. canaìiculata Beli., ma 
1" le sue dimensioni sono assai minori; 2° la spira relativamente più breve e più aperta; 
3" la scanalatura anteriore dell'ultimo anfratto più profonda ; 4° le costicine longitudinali 
più grosse, ottuse, meno numerose, guernite di un tubercoletto sul margine posteriore 
della gronda anteriore, e di una seconda serie di tubercoletti su quello anteriore. 

Miocene medio: Colli torinesi, Rio della Batteria, Villa Forzano, raro; Coli, 
del Museo. 

17' Serie. 

Testa minuta, turrita, angusta: spira longa, in mediis et uìtimis anfractubus 
tninus aperta quam in primis, subcylindrica. - Anfractus ultimus hrevis, ]/^ totius 
longitudinis subaequans, antice satis depressus. - Super ficies longitudinaliter costata: 
costae obtusae, interstitia subaequantes, ante basini caudac plerumque terminaiae. 
- Columella satis contorta: plicae columellares quatuor. 

Tutte le forme di questa serie hanno piccole dimensioni ed in generale una 
forma turrita, proyeniente dalla lunghezza della spira maggiore di quella dell'ultimo 
anfratto, hanno l'angolo spirale all'apice più aperto clie negli ulteriori anfratti, i quali 
sono quasi cilindrici, e finalmente l'ultimo anfratto vi è assai depresso anteriormente. 

Siccome le piccole dimensioni e l'aifinità dei caratteri delle forme riunite in 
questa serie rendono alquanto difficile la loro distinzione, cosi ho dato prima di ognuna 
la descrizione, ed ho quindi aggiunto a ciascuna l'esposizione comparativa dei caratteri 
di quelle, che hanno fra loro maggiore analogia. 

40. Uromitra crassicostata Bell. 
Tav. VI, fig. 29 a, b. 

Testa turrita: spira longa, ad apicem suboblnsa. - AnTraclus parum convexi ; ullimus 
diraidia longituJine brevior, antice valde depressus. ■■ Suporficics laevis, nitens: coslae lon- 
giludinales plerumque duodecim. magnae, nbtusae, sulcmn interpnsitum subaequantes, in anfractubus 
frimis et mediis ad suturam posliram iiicurvae, in ultimo sinuosae, usque ad basini caudae prò- 



318 1 MOLLUSCHI DEI TERRENI TERZIARII l'EL PIEMONTE ECC. 

ducine, ibi alli'ìmnlac et ^inislrorxum nhliqualae - Os siihovalc, hrevp ; labrum sinislrum sub- 
arciialum: coliimella brevis, recla, suhìimbilicala. 
Long. 7 mm. : Lai. 3 min. 

1850. Mitra trassivnsta BKLL., Monngr. Mitre, pag. 21^, lav. II, lìg. 28. 

♦ 1853. /./. id. NECJGEB., Beitr. tert.-Mnll. Ober-Lapwjy, pa-,-. 933. 

? 1804. /(/. ili. DODERL , Ceniz. gioì. Itrr. mine. siip. llal. ceiitr., pag. 24. 

? 1881. III. id. COf'P., Paleniit. muden., pag. 47. 

It'JJr. crassicostata Bell, si distingue facilmente da tutte le altre specie della 
serie: 1° per il minor numero di coste longitudinali; 2" per la loro maggior grossezza; 
3° per la loro leggera incurvatura contro la sutura posteriore : 4° per la sinuosità di 
quelle dell'ultimo anfratto all'approssimarsi della coda. 

Ho modificato il nome specifico che ho dato a questa specie nel 18-50 per 
uniformarlo nella desinenza con quelli che hanno la medesima radice consimilmente a 
quanto ho fatto precedentemente per altra specie. 

L' Ur. crassicostata Bell, è propria del miocene medio dei Colli torinesi, dove 
è rara ed è finora a me ignota nel miocene superiore dei Colli tortonesi, ond'è che 
molto probabilmente le forme che vi furono riferite sia dal Doderlein, sia dal Coppi, 
come pure quella di Transilvania che vi fu identificata dal Neugeboren non vi appar- 
tengono : ho per conseguenza citate dubitativamente le opere dei prefati autori. 

Miocene medio: Colli torinesi, Termo-fourà, raro; Coli, del Museo. 

41. Uromitra turrita Bell. 

Tav. VI, fig. 30 a, h. 

Tesla turrita, angusta: spira lonrja, valde acuta. - Anfraclns iirimi et meJii complanali, 
ultimi Ineviler comexi; ultimiis '% tolius longiludinis subaequans, anfice prof/inde depressu.i. 
subcanaliculalus, conlra suluram poxlicam depressus. - Coslae longiludinales sedecim, reclae, 
sulcum inlerposituìH subaequanles, compressae, in ullimo anfraclu in depressione antica allenuatae, 
sinistrorsum obliquatae et nsque ad basini caudae producine: coslulae, ve! slriae , Iransversae 
passim obscure peispicuae, (an erosae"). • Os subquaiìratnm : coiumelia longiuscula, valcle 
conlorla. 

Lon?;. 9 mm. : Lai. 3 mm. 

Le coste longitudinali più piccole, più numerose e rette; la spira più acuta e 
più lunga ; la minor convessità degli anfratti ; la loro depressione contro la sutura 
posteriore, specialmente nell'ultimo anfratto, distinguono benissimo questa forma dalia 
precedente. 

Miocene medio : Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo ; Coli, del Museo. 

i^. Uromitra sinuosa Bell. 

Tav. VI, fig. 31 a, h. 

Testa turrita, angusta: spira lonqa, falde acuta, regulariler invidula. - Anlractus parum 
convexi; ullimus brevissimi! s, '/s tutins longitndinis subaequans. antice valde depressus, sed non 
canaliculalus. - Coslae longiludinales dnoilecim, satis prominrntes, sulcum interpositum salis 



DESCEITTI DA L. BELLAKDI 319 

profundum suhaequanles, obliisae, axi lesine snliparallclae, in primis el miv/its' anfractubiis reclae, 
in ullimi) ad basini caudae produclae et ibi sinuosae ci altcnualae. - Os breve, sul)ovale: cauda 
ad apicem sinislrorsum leviler incurvala, bremiima, suhumbilicnta. 
Long. 8 '/, mm. : Lai. 2 ' /« mm. 

Per la forma generale turrita, stretta e lunga questa specie ha grande analogia 
colla precedente, dalla quale è bene distinta per le sue coste longitudinali più grosse, 
ottuse, meno numerose e non oblique, e per l'ultimo anfratto meno depresso ante- 
riormente. 

Miocene medio: Colli torinesi, Val Ceppi, rarissimo; Coli, del Museo. 

i3. L'komitra consanguinea Bull. 
Tav. VI, fig. 32 a, b. 

Tesla turrita: spira in primis aiifraclubus nnnjis ajwrla quam in celeris. - Anfractus vix 
convexi ; ullimiis anlice salis ileprcssus, inde salis venlrusns. '/j lolius longitiuUnis subaequans. 
- Costae lonf;iludinales 12-16, oblusae, a snlco parum lato separalae . reciac, axi testae sub- 
parallelae, ad siUuram poslicam produclae, super ullimum anfraclum ad caudam produclae, ibi 
minores, vix subsinuosae: coslulae Iransversae prope rimam decurrentes satis prominentes, prae- 
serlim postica. - Os subquadralum: columella brevis, (icxlrorsum leviler obliquala, inumbilicala. 

Long. 8 mra.: Lai. 3 */» lU'"- 

Varietà A. — An species dislinguenda ? 

Anfraclus uilimus anlice magis depressus. - Cnslae lunqitudinales anlice attenuata", com- 
pressae, snbgcniculalae. 

Long. 6 Va mm. : Lai. 2 '/a 'H'"- 

Quantunque siano molte le analogie, specialmente nella natura degli ornamenti 
superficiali di questa forma colla precedente, mi parve che la presente si debba 
distinguere con nome proprio: 1° per la forma generale più gi-ossa e più oreve; 2* per 
la spira alquanto rigonfia verso l'estremità; 3° per le coste longitudinali quasi diritte 
alla base della coda : 4" per la coda inclinata a destra senza tracce di ombellico. 

Miocene medio: Kio della Batteria, Val Ceppi, non raro; Coli, del Museo. 

4i. UrOMITRA DECIPIENS BeLL. 
Tav. VI, fig. 33 a, b. 

Tesla twrila. angusta: spira longa, in anfractnlms mediis et ultimis snbcylindrica, in 
primis magis aperta. - Anfraclus vix convexi ; uilimus '/s '"'"<« longitudinis subaequans, 
anlice valde depressus. - Coslae loni;iludinales quatuordecim, satis prumineiiles, a sulco parim 
labi sed satis profundn separalae, reciac, obliquae , pa.'itice ad suluram pruductae , anlice ante 
basini cau'Iae lerminatac, ibi sublnmcatae : slriae nonnullae Iransversae passim sub lerile per- 
spicuae. - Os subquadratum: columella brevis, dexlrorsum obliquala. _ 

Long. 6 '/a "•'"• : Lai. 2 '/» '"'"• 

Le dimensioni sovra indicate sono quelle dell'esemplare figurato come quello di 
miglior conservazione, in alcuni pochi altri esse sono alcun che maggiori. 



320 1 MOLLUSCHI PEI TEKKENl TERZIARll HEL PIEMONTE ECC. 

I caratteri che separano questa forma dalle sue affini sono il maggior numero e 
la minor grossezza delle coste longitudinali e l' arrestarsi che fanno , come tronche , 
prima della base della coda. 

Miocnne medio: Colli torinesi, Val Ceppi, raro; Coli, del Museo. 

ili. UUOMITRA MINUTA BeLL. 
Tav. VI, fig. 34 a, b. 

Testa turrita: spira vrrsus aincem valile inHal'i, iu mcdiis l't nltimis anfraclnbiif: suhrijliii- 
(Irica. - AnfracUis primi el mi-dii vix, ultimi Jistincle, convexi, inde liorum mlurae magis 
profundae; anfraclus ulliinus dimidia lon;iitiidine panim hrevinr, anlice salis depressus. - 
Coslae longitudinales plenmque dfcrm , ad suturavi imsticum plus minusve obsolHae, obtusne, 
parum prominentes, raclac, uxi teslae suhparaUclae, a sulco pariim lato el paruiii fivul'undii sepa- 
ratae, in ultimo anfractu majores et pauciores, anlice ante basini cnudae obs(delae. - Os ovale: 
coluinella paruin. producla, dexliorsum obliiiuala. 

Long. 7 nim. : Lai. 3 inm. 

Miocene medio: Colli torinesi, Rio della Batteria, Villa Forzano, frequente; 
Coli, del Museo. 

46. UlIOMITRA BORELLUNA BeLL. 
Tav. VI, fig. 35 a, h. 

Testa subturrita: spira reguluriter involutu, vix versus apicem infiala: micleus embrionalis 
mafjnus, brevis, oblusus. ■ Anfraclus subplani, nd suluram poslicam leriter inflati: ultimus di- 
midia longitudine parum brevior, antico satis el laie depressus. - Coslae longitudinales 
crebrae, satis prominentes, sidcum inlerposilum an;iuslum et satis profundum subaequanles, sub- 
rectae, c.onlra siituram posticam leviler curvatae et subtruncalae, anlice allenualae, axi testae 
paraìlelae, in ullimo nnfractu ad basini caudac producine, ibi allenualae, subsiniiosae, ante 
marrjinem oris evanescentes. - Os ovale, columclia dfxlrorsum ubliquata. 

Long. 6 mm. : Lai. 2 '/^ mni. 

II nucleo embrionale breve ma largo ed ottuso, gli anfratti leggermente rialzal:i 
alla sutura posteriore, per modo che le suture riescono quasi scanalate , le coste 
strette, numerose, alquanto sporgenti, uguali presso a poco in ampiezza al solco che 
è loro interposto, e la mancanza di coste sull'ultimo terzo dell'ultimo anfratto, sono 
le principali note caratteristiche per le quali questa forma che rappresenta la serie 
nel miocene superiore, si distingue dalle affini proprie del miocene medio. 

Miocene superiore: Tetti Borelli presso Castelnuovo d'Asti, rarissimo; Coli. 
Rovasenda. 

18' Serie. 

Testa hrevis, ventrosa: spira vaìde aperta, medio inflata. - Anfractus ultimus 
dimidiam longitudincm subaequans , antice satis depressus sed non excavatus. - 
Superficies longitudinaliter costata ; costae magnae, obtusae, ante caudam terminatae. 
- Columella suhumbilicata; plicae columelJares quatuor. 

La brevità della spira per rispetto alla larghezza degli ultimi anfratti, dal qual 
carattere deriva una forma quasi globosa, separa facilmente la forma descritta in questa 
serie da quelle affini per le piccole dimensioni e per la natura degli ornamenti superficiali. 



descritti da l. bellaedi 321 

47. Uromitra granum Bell. 
Tav. VI, fig. 36 a. b. 

Testa minuta, ovaio- fusi formis: spira brevis, panini aciUa, medio valile injlala. - Anfraetus 
p-imi vix convexi; ullimus et penullimus satis convexi, inde sutura ipsis inlerposila satis pru- 
fiuida; anfraetus ullimus dimidiam iongitudinem subae(|uans, anlice pannn dejìresms, ven- 
trosus. - Costae iongitudinales magnae, oblusae, duodecim, sulco interposilo majores, axi leslae 
parallelae, reclae, postico ad suluram jyroduciae, anlice in ultimo anfradn ante basim caudae 
tenninalae: costulae vel striae noiiiiuliae passim perspicuae, erosae? - Os ovale: columella 
brevis, re e la. 

Long. 6 '/, mm. : Lat. 3 mm. 

Eiesce facile distinguere questa specie dalle precedenti, ed in particolar modo 
dall' Ur. minuta Bell, colla quale ha molta analogia negli ornamenti superficiali , para- 
gonando la sua forma breve e tozza con quella più o meno lunga e stretta delle altre. 

Miocene medio: Colli torinesi, Villa Forzano, rarissimo; Coli, del Museo. 

(Sarà continuato). 



i Giugno i887. 



Sekie II. Tom. XXXVIII. 



SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA 111 



324 



TAVOLA 111. 



FIGURA 

l Mitra 

2. a, b. LI. 

3 Id. 

4. a, b Id. 

5 Id. 

6 Id. 

7. . . . Id. 

8 Id. 

9 Id. 

10 /'/. 

11 Id. 

12 Id. 

13 /'/. 

1 4. a, fc. /(/. 

15. a, h Id. 

16.a, />. /'/. 

17. a,/». /(/. 

18 Id. 

19. ft, 6. /'/. 

20 /(/. 

2l.fl, fc. Id 

22 Id. 

2.S. a, b. Id 

24. a, b. II. 

25. a, 6. Id. 

26 W 

27 Id. 

28 a, 6. /(/. 

29.a, &. Id. 

30 Id. 



COLLEZIONE 

ìd cui e conservato 
l'esemplare ligurato 



brevispirala Bell Museo di (ieuloqia. 

laxcsidcala Bell H- 

tumenii Bell W- 

deiise-snirala Bell. ... Id- 

doliolum Bell l'I. 

ancillarioileii MiCHTTi? M. 

rf^m Bell l'i- 

rrph'ta Beli l'I- 

gemina Bell '<!. 

adlecla Bell ''■ 

exprcssa Bell M- 

iiiùior Bell l'I- 

(ibloìigala Bell l'i- 

mitllistriala Bell l'I- 

arva Bell. l'I- 

olisfi-vabilis Bell l^i. 

ri'diirla Hell l'I. 

lìiìssaeformh Bell. . . . Id- 

(ijierla Bhll IL 

villaloerniensis Bell. . M. 

dvlcria Bell 1 1- 

tiirhiìiala Bell M. 

liirrjiila Bell M. 

Uiii'olala Bell [ìu*.isen(la. 

siibiimbilicala Bell. . . . Museo di Geologi;!. 

fiiiilima Bell id. 

suiiergeiisis Bell Id. 

fcret'w Bell id 

indicala Bell id. 

graeiiisciila Beli Id. 



FIGURA 

31 Mitra 

32. a, b. Id. 

33. a, b. Id. 

34. o, 6. M. 

35. 0, 6. Id. 

36 Id. 

37 /d. 

38 Id. 

39 fó. 

40 Id. 

4 1 . a, (;. Id. 

42 W. 

43. «, ?^ /(/. 

44. o, b. Id. 

45 M. 

46 /'/. 

47 Id. 

48. . . . Id. 

49 hi. 

50. n, /a Id. 

51 /(/. 

52. Id. 

53 /'/. 

54 Id. 

55 Id. 

56. a, 6. /'/. 

57 /'/. 

58 Id. 

59. a. b. Id. 

60. a, b. Id. 



COLLEZIONE 
in cui è cooservato 
P esemplare 6gnrato 



ponderosa Bell Museo di Geologia. 

leda Bell Id. 

siitiiralif: Bell id. 

paucigyrata Bell Id. 

incerta Bell Id. 

compressa Iìell Id. 

biforniis Bell id. 

macili'nla Bell id. 

subangulata Bell. . . id. 

siiigularis Bhll id. 

acuta Bell Id. 

subuliformis Bell. ... id. 

semiarala Bell id. 

producta Beli id. 

indislincta Bell id. 

apicalia Bell Id. 

crassinscula Bell Id. 

coUigata Beli Id. 

a//?(;/a Bell • id. 

nefilecla Bell Id. 

opliva Beli Ro»;isenda. 

contorta Bell Museo di Geologia. 

bracliysloma Bell. ... Id. 

/uiT»'.s Bell Id. 

inlermissa Bell Id. 

leres Bell Id. 

omissa Bell Id 

lerebriforniis Bell. . . Id. 

semicla'itrata Bell. . . Id. 

arala Bell l'I 



^ccaà)ì^de(L Sc.,r,V^ctnic,CL^^ Jl G^c.'Jrb JÌLa.e3Lxl.e*>*etie ^^tBouio XXXMIh Tav. IH. 




If-i^/U^i (/v> e fti . 



T<*r'i^o, LU..Doifen 



SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA IV 



326 



TAVOLA IV. 



FIGURA 

1 Miba 

2 Id. 

3 Id. 

4 /(/. 

5 Id. 

6 Id. 

7 /(/. 

8 Id. 

9 Id. 

10 /(/. 

Il /(/. 

12 hi. 

13 Id. 

14 Id. 

15 Id. 

16 Id. 

17 W. 

18 /'/. 

19 Id. 

20. . . Id 

21 /'/. 

22 Id 

23 Id. 

24 /rf. 

25 /(/, 

26 Id. 

27 /(/. 

28 Id. 



COLLEZIONE 

in cui è conservato 
!' esem^il:ii'i' figurato 



sabalica Bkll Museo di Geolo()ia. 

belliitula Bki.l Iil 

(jenlilis Beli lil. 

ahsoiia Bell IJ. 

loììfiisidrala Bell M. 

alliuciaiiensis Bell. . . llo\.isen(la. 

prtilcnsa Bell Museo di Gi'olo(ji;i. 

(joniojihora Bell II. 

subcarinala Bell. . . . Id. 

proiracia Bell Id. 

ciliina Bell Id 

paucisulcnla Bell. . . Ilovasenda, 

sororcula Beli Id. 

aunla Bell Museo di Geologia. 

subnlligata Beli Id. 

oplabilis Bin.L Id. 

prai'codeiis Bell Id. 

zinolptìsis Bell !d. 

Bonella Bell id. 

dignota Bell Id. 

inlerposila Bell Id. 

antlea'.a Bell lìovaseiuLi. 

margaiitifeia Bell. . . M. 

roiilerta Bell . Id. 

adscripla Bell Museo di Modena, 

constricla Beli Rovasenda. 

j'/cma Bkll Museo di Geologia. 

imminuta Beli Id. 



FI Gin; A 




2i) 


.1/t/rrt 


30 


hi. 


31 


Id. 


32.... 


Id. 


:>.{ 


Id. 


3i 


Id. 


35 


Id. 


36 


Id. 


37 


LI. 


38 


Id. 


39 


Id. 


40 


Id. 


41 


Id. 


42 


Id. 


43 


Id. 


44 


Id. 


45 


Id. 


46 


Id. 


47 


Id. 


48 


Id. 


49 


Id 


50 


II. 


51 


Id. 


52 


Id. 


53 


Id. 


54 


Id. 


55 


LI. 


56 


Id. 



COLLEZIONE 
iti cui è conservalo 
Test-mplare figurato 



adiiiksa Bell Museo di Geologia. 

coiijinis Bell Id. 

conwxa Bell Id. 

lirdiniKjiia Beli Michclolti. 

liinu-lhda Bell Museo di Geologia. 

meiia>i\iha Bell Id. 

alliijrtia Defr Id. 

iimbilicata BtLL Id. 

cogiialella Bell Id. 

spirala Bell Iloiasenda. 

chiimla Bell Id. 

sìiblaevis Bell Id. 

durloneiisis Bell Museo di Geologia. 

peclinnta Bell Id. 

iriensis Bell. Id. 

scniarala Beli Id. 

concava .Bell Michelotli. 

i-eiwslii Bell Id. 

caepporum Bell Museo di Geologia. 

aemulii Bell Id. 

meta Bell Id. 

lenni.'i Bell Id. 

junior Bell Id. 

ad.iila Bfll Ilovasenda. 

exdiatii Bell Museo di Geologia. 

lirmni .Micutti Id. 

fiisHlii.'i Cocc Id. 

coiiiifjua Bell Id. 



Tav. W 




M 



l 



19 



$ 





Ji-t^AùU ■x^dJc U^. 



LU^. J)ai/erv,7hTÌ7i.o 



327 

IL PASSATO E IL PRESEINTE 

DELLE PRINCIPALI 

TEORIE GEOMETRICHE. 

MomiaiFiA s«ia 

DI 

GINO LORIA 



Approvata nell'adunanza dell' 8 maggio 1887 



< Après sis mille années d'observations l'esprit Immaia 

< n'est pas ^puisé ; il cherche et il trouve encore afin qu'il 

< connaisse qu'il peut trouver k l'infini et que la seale pa- 
4 resse peat donner des bonies à ses connaissances et ^ ses 

< inventions. » Eussoet. 

I progressi della Scienza in genere e della Matematica in ispecie furono 
in questi ultimi tempi così considerevoli (1), essi continuano a succedersi 
ancora in modo così rapido ed incessante, che si fa vivamente sentire il 
bisogno di gettare uno sguardo retrospettivo sul cammino già fatto, il 
quale permetta ai novizii di penetrare più facilmente nei misteri di essa, 
ai già provetti di giudicare con più sicurezza quali siano i problemi di cui 
è più urgente la soluzione. 

II desiderio di soddisfare questo bisogno per quanto riguarda la Geo- 
metria, cioè per quanto concerne la parte più elevata delle nostre cogni- 
zioni positive — poiché, come disse Pascal, ioni ce rpd pafi.se (a geometrie 
nous surpasse —, è ciò che mi spinse a scrivere la monogrrifìa che ho l'onore 
di sottoporre al giudizio di questa Illustre Accademia. Possa quest'abbozzo 
incompleto provocare uno scritto degno dell'altezza del suo scopo; possa 
questa povera cronaca precedere la storia della Geometria nel nostro secolo! 

Aprile 1887. 



(1) « È difficile dare un'idea dell'estensione della Scienza matematica attuale. La parola estensione 
non esprime abbastanza. Io intendo parlare di un'estensione rallegrata da ricchi particolari; non la 
estensione monotona di una vuota pianura, ma un bel paesaggio che si deve dapprima contemplare 
da lungi e che poi si ha piacere di percorrere ed esaminare in tutti i suoi particolari , montagne e 
vallate, fiumi, rocce, alberi e fiori ». (Pai'ole di Cayi.ey, pronunciate nel 1884 all'Associazione britan- 
nica per l'avanzamento delle Scienze). 

A questo proposito citerò anche il seguente giudizio di E. Dv Bois-Reymom) sul carattere della 
Scienza moderna: 

(I Nie war die Wissenschaft entfernt so reioh an den erhabesten Verallgemeinerungen. Nie stellte 
aie in ihren Zielen, ihren E gebaissen eine grossartigere Einheil dar. Nie schritt sie rascher, zwe- 
ckbewusstor, mit gewaltigeien Methoden voran, und nie fand ztvischen ihren verschiedenen Zweigen 
lebhaftere Wechselwirkung statt ». ( Ueber die Wissenschafllichen Zustànde der Gegenwari, Rede 
voi. II, 1887, p. 452). 



328 IL PASSATO E II, PRESENTE DELLE PRINCIPALI TEORIE GEOMETRICHE 

1. 

La Geometria prima della metà del secolo XIX. 

« Tutte le fasi deirincivilimento sono legate fra loro cosi strettamente, che in- 
vano si tenterebbe di studiare un ramo qualunque di storia partendo da un" epoca 
determinata, senza gittare uno sguardo sui tempi e gli avvenimenti anteriori • 1). 
Se ciò è vero in generale, lo sarà doppiamente in una scienza « così conservatiice 
come la Matematica, la (juale non distrugge i lavori dei periodi precedenti per co- 
struire in loro luogo dei novelli edifici » ~). È quindi indispensabile che, prima di 
entrare nel tema precipuo di questa Memoria, prima cioè di parlare della Geometria 
moderna, io dica brevemente in qual modo la Geometria sia pervenuta a quello stato 
a partire dal quale mi propongo di seguirne minutamente lo sviluppo. 

Determinare l'origiae prima delle ricerche geometriche è impresa pressoché ine- 
seguibile. Le esperienze quotidiane di ogni persona intelligente guidano in modo così 
naturale alla concezione delle forme geometriche più semplici e allo studio delle loro 
scambievoli relazioni, che invano si cerclierebbe di citare chi possa chiamarsi primo 
cultore della Geometria, quale sia l'epoca della nascita di questa. Le notizie che si 
hanno sulle prime indagini di tale disciplina sono quindi assai vaghe : se non tenebre 
complete, certamente solo un po' di luce crepuscolare involge chi si propone di de- 
terminarle . la quale gli permette solo di discernere i contorni dei frammenti più 
considerevoli che si sottrassero all'ingiuria del tempo. Così, egli può assicurare che i 
più antichi studii geometrici furono fatti dagli Egiziani, e può ripetere il racconto 
di Erodoto secondo cui una spinta potentissima ad occuparsi di Geometria fu data 
a questo popolo dalle periodiche inondazioni del Nilo che, cancellando le limita- 
zioni tra i piccoli domini in cui l' Egitto era ripartito fra' suoi abitanti , rendevano 
necessario di ripristinarle ogni anno '■?). L'attendibilità di questa ipotesi, per ispiegare 
il fatto che in Egitto siasi studiata seriamente la Scienza di cui trattiamo, è dimo- 
strato dalla natura pratica degli argomenti che ivi furono approfonditi : costruzioni 
particolari , misure di lunghezze , di aree, di volumi , ecc. 

Le cognizioni degli Egiziani passando in Grecia presero una forma più scientifica, 
grazie a Talete (640-540) ^^) e agli aderenti della Scuola jonica che egli fondò; 
Talete è infatti il primo che siasi occupato di dimostrare rigorosamente le proposizioni 
scoperte dagli Egiziani e altre ancora. Tuttavia la Geometria nelle sue mani non as- 



(1) Histoire des sciences mathématiques en Italie par G. Libri, t. I, 1838, p. 3. 

(2) Hanrel, Die Entwickelung der Malhemat'k in den leUten J ahrhundertan (li Aufl. 1885), p. 7. 
(3") Questo fatto si potrebbe considerare come un nuovo aspetto sotto cui si manifesta l'influenza 

segnalata da Humboldt — che esercitano i fenomeni tellurici sull' indirizzo delle nostre ricerche 

scientifiche. 

(4) Pei matematici che vissero prima del 1200, le date qui trascritte sono state desunte dalle 
Vorlesungen uber die Geschichle der Mathematik von M. Cantor , I Band (Leipzig, 1880). Il primo 
numero in parentesi si riferisce alla nascita, il secondo alla morte; onde — è supeifluo avvertirlo! 
— quando il pruno supera' il secondo s'intende parlare di anni che precedono l'èra volgare. 



MONOfiRAFlA STORICA DI OIXO LORIA 329 

surse ancora a vera scienza, dignità che essa acquistò solo grazie alle ricerche di Pi- 
tagora (569-470 secondo alcuni, 580-500 secondo altri) e de" suoi discepoli. Sfor- 
tunatamente però , una delle regole che i Pitagorici dovevano rigorosamente osservare 
consisteva nel mantenere il segreto delle dottrine che il maestro insegnava; ond' è 
che anche la parte geometrica di essa rimase ignota a tutti quelli che non appar- 
tenevano a tale Scuola. Ma, morto il capo, i gregarii, vinti nelle lotte intestine che 
dilaniavano le repubbliche della Magna Grecia, cercarono rifugio in Atene, ed ivi, 
spinti dal bisogno, svelarono gli arcani che fino allora avevano gelosamente custoditi. 
E il benefico effetto di questa maggior diffusione di quanto i Pitagorici sapevano di 
Matematica, è fatto palese dalle importanti indagini che in seguito ad essa istituirono 
gli scienziati Greci del periodo che intercede fra Pitagora e Platone (429-348). Esse 
si possono distribuire in tre categorie intitolate dai celebri problemi : trisezione del- 
l'angolo , duplicazione del cubo, quadratura del circolo; e condussero a compimento 
la parte più elementare della Geometria piana. 

A Platone dobbiamo il primo impulso allo studio metodico della Stereometria; 
ne questo è il solo titolo di riconoscenza che il divino filosofo può vantare presso i 
geometri, che a lui si attribuisce il metodo analitico la cui potenza è a tutti cono- 
sciuta, e alla sua Scuola (accademia) la dottrina delle Sezioni coniche e quella, non 
meno importante, dei Luoghi geometrici. 

Da queste sommarie indicazioni (0 sarà facile desumere che gli sforzi dei geo- 
metri citati avevano condotto a una folla di proprietà delle figure e a metodi per 
esporle ; avevano, cioè, preparati gli elementi per una trattazione metodica della Geo- 
metria. Non tardarono quindi a sorgere delle esposizioni complete di quanto era stato 
scoperto; di molte conosciamo solo l'esistenza, una sola ci fu conservata per intero, 
gli Elementi di Euclide, e la luce splendidissima che da essa emana ci induce a 
credere che tutte le altre siano state eclissate dal suo confronto. 

Con questo libro, che dopo duemila anni è ancora considerato come l'unico « da 
cui si ponno sperare per lo sviluppo dei giovani , quei risultati, in vista dei quali 
presso tutte le nazioni civili l'insegnamento della Geometria tiene un posto tanto im- 
portante nella educazione della gioventù >■> '^), ha principio la vera Scienza geometrica; 
esso è il granitico piedestallo su cui poggia il grandioso edificio della Matematica 
greca, all'apice del quale si trovano le altre opere di Euclide e i lavori immortali di 
Archimede (287-212), di Eratostene (276-194) e di Apollonio (200 a. C. circa) i^l 



(11 Per maggiori particolari si vegga Brbtschnbider , Die Geometrie und die Geomeier vor 
Euklides (Leipzig, 1870 . 

(2) Betti e Brioschi, Prefazione a Gli elementi di Euclide (Firenze, 1867). 

(3) A (iimoàtrare che splendida e ammiranda debba essere tuttora ritenuta la Matematica greca, 
basti citare il fatto che la Teoria delle coniche, soggetto precipuo delle meditazioni dei geometri antichi, 
fu da essi portata a un tal grado di perfezione, che ben poco si ebbe da aggiungervi nella sostanza per 
ridurla allo stato in cui oggidì si trova. E l'ammirazione per essa tende a farsi ogni giorno maggiore, 
grazie alle ricerche storiche di dotti matematici [quali Zeuthen (v. l'opera Kegelsnitlaeren i Oldtide, 
Kjobenhawn 1885), P. Tannery (v. BuUetin des sciences mathémaliques et astronomiques e Mémoires 
de la Société de Bordeaux) ed altri], le quali tendono a distruggere il pregiu.lizio che i Greci non 
possedessero dei metodi di ricerca comparabili a quelli di cui l'età nostra va superba e si propongono 
di sostituirvi l'opinione che ad essi non mancavano che le formole necessarie alla esposizione dei 
metodi stessi. 

Serie II. Tom. XXXVIII. s' 



330 IL PASSATO E IL PRESENTE DELLE PRINCIPALI TEORIE GEOMETRICHE 

Questi famosi scienziati segnano l'apogeo della Scienza ellena; dopo di essi co- 
mincia il periodo di decadenza: anzi, malgrado alcune ricerche importanti di Ipparco 
(161-12G) e di Tolomeo (125-200 circa), malgrado Topera di un commentatore di 
genio quale fu Pappo (vissuto verso la fine del in secolo della nostra era), arriviamo 
a poco a poco ad un periodo di totale inerzia negli studii geometrici. 

I Komani, conquistatori e legislatori del mondo, sembrano destituiti di qualun- 
que spirito di ricerca; e se la Geometria non cadde nell'epoca in cui essi domina- 
rono in completa dimenticanza, fu grazie ai loro agrimensori, i quali tuttavia si pro- 
posero unicamente di raggiungere nelle loro operazioni un'esattezza sufficiente ai 
bisogni della vita quotidiana U . 

Né il medio Evo può dare occasione a lungo discorso. Le fittissime tenebre 
che involgono in quest'epoca tutta l' umanità , non permettono di scorgere alcun 
scienziato al quale si debba qualche progresso notevole della Geometria ; si può 
solo notare che i molteplici monumenti sacri eretti in quest'epoca, i quali, secondo 
un gran poeta, sono cos'i numerosi ed arditi perchè rappresentano le uniche estrin- 
secazioni allora permesse all'umana intelligenza , fanno fede che quella parte della 
Scienza che è indispensabile ad ogni architetto , era anche in questi tempi general- 
mente conosciuta. 

Quest'epoca così triste per la nostra Scienza si può dire finisca con Leonardo 
Fibonacci (1180-1250 circa) ; che soltanto quando l'Algebra trasportata in Europa da 
questo insigne scienziato e i di lui lavori eminenti esercitarono la loro influenza, 
ebbe termine questo periodo di inerzia scientifica, e ne cominciò uno che noi Italiani 
dobbiamo ricordare con orgoglio , perchè in esso la patria nostra tenne lo scettro 
delle Matematiche. Però tale periodo . se è di grande importanza per le ricerche 
analitiche, non gravitò in modo sensibile su quelle geometriche. Cardano (1501-1576), 
Scipione Ferro (?-1525), Tartaglia (1500-1559), Ludovico Ferrari (1522-1565) ed 
altri minori , che appartengono appunto ad esso , hanno la gloria di aver fatto na- 
scere nel nostro paese quella parte importantissima dell'Analisi che è la Teoria delle 
equazioni , e di avere promosso il perfezionamento di alcune astruse sue parti , 
mercè le pubbliche disfide scientifiche , caratteristica singolare di questo tempo. Ma 



(Ij Noa posso ristarmi dal citare le eloquenti parole che scrìsse a questo proposito il celebre 
storico della Matematica italiana : 

mais bÌ6nt(*)t le Roraain arriva, il saisit la scienee personnifiee dans Archimede, et l'étouife. 

Partout où il domina la seience disparait: l'Étrurie, l'Espagne, Carthage on font foi. Si plus tard 
Rome n'ayant plus d'ennemis à corabattre se laisse envahir par las sciences de la Grece, ce sont des 
livres seuleraent qu'ella recevra; elle les lira et les traduira sans y ajoutar una seule découverte. 
Guerriera, poètes, historiens, elle les a ou'i; mais quelle observation astronomique, quel théorème de 
geometrie davons-nous aux Romains? (Libri, 1. e, p. 136). 

A mostrare in qual conto tenessero le iVIatematiche i nostri proavi, basti il dira (cfr. Hankel, 
Zur Gescliichle der Mathematik in Alterlhum und Mittelalter, Leipzig 1874, p.301) che spesso le con- 
fondavano coU'Astrologia e colle Arti affini. Non deve quindi recar meraviglia se nel Codice di Giusti- 
niano si trova fra le disposizioni riunite sotto il titolo « De maleficis et mathematicis et ceteris 
similibusn, la seguente: « Ars autem mathematica damnabilis interdicta est omnino ». — E se anche 
nello stesso Codice, si trova poco dopo la frase « Artam geometriae discare atque exercere publice 
interest », bisogna guardarsi dal ritenerla come una traduzione del detto di Napoleone I: « L'avan- 
cement, le perfectionnement dea Mathématiques sont liés à la prospérité de l'État », perchè è quasi 
certo che il legislatore Romano alludeva alla parte pratica della Geometria. 



MONOGRAFIA STORICA DI GINO LORIA 331 

per converso essi tramandarono ai loro posteri la Geometria pressoché (') in quello 
stesso stato in cui l'avevano ricevuta dai Greci e dagli Arabi. 

Spenti questi valorosi campioni, il primato nelle Matematiche passa le Alpi, e 
viene assunto dalla Francia per merito di Viète (1540-1603) e di Format (1590- 
1663); e la Geometria, grazie a loro, si arricchisce di soluzioni dianzi invano cercate 
e riacquista alcune opere di Apollonio di cui aveva lamentata la perdita. 

Non molto dopo. Pascal (1623-1662) e Desargues (1593-1662) aumentarono 
il patrimonio della Geometria con vedute originali, con metodi nuovi e nuove propo- 
sizioni (2). Ma le idee che essi avevano emesse rimasero infeconde per molti anni , 
soffocate dallo spirito analitico, di cui già facevasi sentire la prepotente influenza. 

Tuttavia nel secolo xvii la supremazia dell'Analisi non è ancor tale da far di- 
menticare ai geometri i problemi di cui da tanto tempo e così vivamente si deside- 
rava la soluzione; fra le tendenze dell'epoca e i desiderii degli scienziati nasce in 
conseguenza una lotta sui generis, e dal cozzo di sentimenti e aspirazioni diverse 
scaturisce una scintilla, che fu capace di suscitare un incendio destinato ad illumi- 
nare le generazioni future (3; sorge la Geometria analitica (1637). 

Se già in alcuni metodi dei geometri Greci , in alcune pratiche dei pittori e 
degli astronomi Egiziani e degli agrimensori Komani, è dato rinvenire qualche traccia 
di ciò che oggi chiamiamo sistema di coordinate cartesiane ortogonali ; se già gli 
Arabi e gli algebristi Italiani del Einascimento avevano applicate considerazioni geo 
metriche alla soluzione delle equazioni C'^); se già Viète aveva usate le ascisse per 
determinare mediante numeri i punti di una retta; se infine Nicola Oresme (1320 
circa, 1382) e Format avevano fatto uso più o meno esplicitamente di coordinate; 
sembra oggi indiscutibile esser Descartes (1596-1650) il primo che abbia visto in 



(1) Fra le questioni di Geometria che si proposero scambievolmeate gli scienziati Italiani del 
secolo XVI, se ne trovano alcune di qualche importanza perchè diedero origine alla « Geometria del 
compasso >>; alla quale, appunto in quest'epoca, il Benedetti (? — 1590) consacrò uno scritto e che più 
recentemente fu coltivata da Mascheroni (1750-1800) e da Steiner. 

(2) Pascal scoprì nella cicloide una folla di ammirabili proprietà, suggerì la prospettiva quale 
metodo opportunissimo per studiare le coniche, dimostrò il celebre teorema da lui chiamato esa- 
grammo mistico, ecc. 

Desargues introdusse la considerazione simultanea delle tre coniche, l'importante nozione di punto 
all'infinito della retta, il concetto d'involuzione di sei punti, risolse parecchie questioni importanti 
relative alle coniche, ecc. ecc. 

Nelle opere di Desargues (cfr. l'edizione che ne fece il Poudra nel 1864) trovasi anche proposto 
un metodo per studiare alcune proprietà proiettive delle curve, che consiste nel sostituire a queste 
dei sistemi di rette. Descartes e Poncelet considerarono come mancanti di rigore i ragionamenti 
basati su tale sostituzione (cfr. Traité des propriétés projecCives, t. II, p. 128); tuttavia il procedimento 
proposto da Desargues fu usato a varie riprese nei tempi moderni dallo stesso Poncelet (1. e, t. I, 
p. 374) , dal JoNQUiÈRES (in varie memorie inserite negli Annali di Matematica, nel Giornale di Bor- 
chardt e nei Mathem. Annalenì , dal Cremona (v. V Inlrodusione a una teoria geometrica delle curve 
piane) e da molti altri, e fa oggi parte dei preziosi metodi di ricerca che dobbiamo al « principio 
della conservazione del numero ». 

(3) Cfr. E. Du Bois-Retmond , Culturgeschichte und Naturwissenschafi nella raccolta Rede , t. I , 
1886, p. 207-8. 

(4) Favaro , Notizie storico -critiche sulla costruzione delle equazioni. Memorie di Modena , 
t. XVIII, 1879. 

Matthiessen , Grundziigen der antiken und modernen Algebra der litteralen Gleichungen 
(Leipzig, 1878), VI! Abschnitt. 



332 IL PASSATO E IL PRESENTE DELLE PRINCIPALI TEORIE GEOMETRICHE 

tutta la sua estensione la possibilità di rappresentare con i segni del calcolo alge- 
brico le forme dello spazio costruite secondo una legge qualunque, e abbia intrav- 
veduta tutta l'utilità che l'Analisi e la Geometria potevano trarre dal loro inatteso 
connubio; a ragione quindi il nome di Cartesio rimarrà per sempre connesso alla 
scoperta della Geometria analitica 1). 

La facilità colla quale questo nuovo strumento permette di risolvere questioni 
che gli antichi ritennero inattaccabili, fece abbandonare ai contemporanei e agli im- 
mediati successori di Cartesio le vie aperte da Euclide, da Archimede, da Apollonio; 
sicché per qualclie tempo non troviamo alcuno che le segua per giungere a qualche 
importante verità. 

I nuovi calcoli inventati , poco dopo Descartes , contemporaneamente da Leibniz 
(1646-1716) e Newton (1652-1727), accentuarono questo indirizzo, perchè fecero 
porre in non cale tutti quei problemi la cui soluzione non era atta a far risaltare 
l'onnipotenza dei metodi che il mondo deve a queste menti immortali ; tanto che si 
può dire clie, ad eccezione dei Philosophiae naturalis Prmcipia mathematica (1687) 
di Newton e di alcune pagine di Huygens (1629-1695), di La Hire (1640-1718), di 
Halley (1656-1742), di Maclaurin (1698-1746), di Simson (1687-1768) e di Stewart 
(1717-1785) (2), nessuna produzione matematica di quel tempo appartiene a quella 
clie sogliamo oggidì chiamare Geometria sintetica. Ciò non toglie che questo periodo 
si debba annoverare senza esitazione fra i più lieti per la Geometria; infatti la mag- 
gior parte dei problemi proposti o risoluti dagli inventori del Calcolo iniinitesiinale e 
dai loro immediati discepoli sono da ascriversi fra i più importanti di tiltta la Geo- 
metria, perchè toccano le più interessanti e recondite proprietà geometriche e mec- 
caniche delle curve e delle superficie. Vediamo in conseguenza, non solo aumentarsi 
straordinariamente il numero delle curve degne di studio i3 , ma — ciò che è ben 
più importante ! — introdursi la considerazione di singolarità di una curva e di nuovi 
elementi a questa connessi, e svelarsi in conseguenza dei campi di ricerca di cui dianzi 
non supponevasi neppure l'esistenza. 

Le agevolazioni che il metodo cartesiano arrecò nella soluzione di un numero 
così grande di problemi planimetrici, spinse naturalmente i geometri a crearsene uno 
analogo per lo studio delle curve sghembe e delle superficie. Da ciò la generalizza- 
zione di esso metodo, che Descartes stesso aveva accennata e che vSchooten (16. .-1659), 
avvertì più esplicitamente. Questi accenni, fecero sorgere in Parent (1666-1716) 
l'idea di rappresentare una superficie con un'equazione fra le tre coordinate di un 



(1) Sull'origine della Geometria analitica si vegga : Gììnther , Die Anfànge und die Entwicke- 
lungsstadien des Coordinatenprincipes; e su Cartesio l'orazioue di Jacobi tradotta in francese e pub- 
blicata nel t. XII (1847) del Q. di Liouville col titolo: De la vie de Descartes et de sa méthode pour 
hien conduire la raison et chercher la vérité dans les sciences. 

(2) Riguardo ai tentativi fatti da Simson e da Stewart per far rivivere la Geometria greca, si vegga 
BucKLE, Histoire de la civilisation en Angleterre {Nouvelle édit., traduite par A. Baillot), t. I, p. 281. 

(3) Le principali curve studiate dai Greci sono : la circonferenza, l'ellisse, l'iperbola, la parabola, 
la spirale d'Archimede, la cicloide di Diocle, la concoide di Nicomede, la quadratrice di Ippia e di 
Dinostrato, le eliche, le spiriche e poche altre. A queste, i nuovi calcoli aggiunsero: il foglio e le 
ovali di Cartesio, la quadratrice di Tschirnhausen, la cicloide, le ipocicloidi e le epicicloidi, la spirale 
logaritmica, la catenaria, la sinusoide, la logaritmica e innumerevoli altre. 



MONOGKAFIA STORICA DI GINO LORIA 333 

SUO punto , onde prepararono la Geometria analitica a tre coordinate , che cominciò 
a formare parte integrante della Matematica nel 1731, grazie a una classica memoria 
di Clairaut (1715-17(35) , nella quale, a soli sedici anni, egli risolse con rara eleganza 
molti fra quei problemi relativi alle curve a doppia curvatura che trovavano i loro 
corrispondenti nel piano. Poco dopo Clairaut, Eulero (1707-1783) creò la Teoria 
analitica della curvatura delle superficie (17G0), e applicò il metodo analitico per 
ottenere una classificazione delle superficie di second'ordine basata su criterii analoghi 
a quelli che servirono agli antichi per distinguere le curve di second'ordine in ellissi , 
iperbole e parabole. Finalmente , alla seconda metà del secolo passato appartiene 
l'opera gigantesca di Monge (1746-1818), il quale, dopo avere dato alla Geometria 
analitica a due coordinate l'aspetto che essa oggi possiede introducendo l'uso me- 
todico dell'equazione della retta , stabilì la nozione così importante di « famiglie di 
superficie » , e studiando alcune di queste (rigate , sviluppabili , superficie tubulari , 
superficie uiodanate, ecc.), scopri un nesso intimo, quantunque recondito, fra la teoria 
della superficie e l'integrazione delle equazioni aderivate parziali, il quale lumeggiò 
così quella come questa dottrina e svelò ai geometri nuovi orizzonti "). 

Il movimento intellettuale, cominciato col Einascimento avendo a capo 1" Italia, 
continuò, come vedemmo ora, sotto la direzione della Francia prima, dell' Ingliilterra 
e della Germania poi. Ma sul finire del secolo decimottavo, dopo che Eulero ebbe 
cessato di « calcolare e di vivere » (~), la Francia ritorna a porsi alla testa del 
mondo matematico. Non solo con Clairaut, D'Alembert (1716-1783), Lagrange (1736- 
1813), Laplace (1749-1827), Legendre (1752-1833), Poisson (1781-1840) ed 
altri , essa dà l' intonazione agli studi di Analisi pura e applicata ; ma con Monge , 
Carnot (1753-1823) e Poncelet (1788-1867) riconduce gli scienziati allo studio delle 
forme geometriche come lo intendevano gli antichi. 

Monge, coll'avere riunito in un corpo di dottrina le poche regole che gli architetti 
e i pittori si erano creati per sopperire ai bisogni delle loro arti, coll'avere riempite 
felicemente le lacune che fra esse notavansi, creò una nuova diramazione della Geo- 
grafia, la Geometria descrittiva. Col classico libro che egli dedicò a questa disciplina, 
e ancor più colle sue impareggiabili lezioni alla Scuola politecnica, egli ripose in onore 
lo studio della Geometria basato sulla considerazione diretta della figura '•^), e age- 



(1) Mem. dell' Accad. di Torino (1770-73; e dell' Accad. di Parigi ;1784); Applications d'analyse 
à la geometrie (1795). 

(2) Espressione di D'Alembert. 

(3) Riguacdo a Monge si vegga : 

DupiN , Essai historique sur les services et les travaux scientifiques de Gaspard Monge (Paris, 
1819 ; .\rago, Notices hiographiques. 

Intorno alla storia doU'origine e dello sviluppo della Geometria descrittiva si consulti la I» Sezione 
dell'opera del Wieneb, Lehrbuch der darstellenden Geometrie (Erster l!aud, Leipzig 1884); iu cui lo 
studioso troverà una quantità di particolari interessanti, sia sugli studii clie prepararono questa dot- 
trina, sia sulle ricerche che vennero fatte dai continuatori di Monge. 

Monge ebbe per collaboratori nella sua opera riformatrìce alcuni de' suoi colleghi [fra gli altri 
Lacrojx ,1705-1843; e Machbtte (1769-1834)] e molti dei suoi allievi della Scuola politecnica. Per bre- 
vità mi limito a citare quello che « sopra gli altri com' aquila vola », cioè Carlo Dupin (1784-1873), 
specialmente iu grazia dei suoi classici Déoeloppements de geometrie (1813) che devono venir letti anche 
da quelli che aspirano solo a una mediocre conoscenza dello stato attuale della Geometria. 



334 IL PASSATO E IL PRESENTE DELLE PRINCIPALI TEORIE GEOMETRICHE 

volando la concezione delle figure geometriche a tre dimensioni, rese possibile quel- 
l'applicazione sistematica di considerazioni stereometriche allo studio delle figure piane 
che Pappo aveva intra vveduta (1). A lato della Geometrie descriptive di Monge si 
deve porre la Geometrie de position di Carnot '2;^ perchè questa, avendo comune 
con quella lo scopo di far acquistare alla Geometria quella generalità che credevasi 
esclusiva dell'Analisi, contribuì non meno dell'altra a preparare il risorgimento della 
Geometria pura, il quale si può far datare dalla comparsa del Traité des propriétés 
projectives des figures (1822). 

A persuadersi quanto sia memorabile questa data, basterà rammentare che gli è 
nella grande opera di Poncelet che per la prima volta è dimostrata la potenza della 
proiezione centrale come metodo di dimostrazione, e del principio di continuità come 
strumento di ricerca; che ivi lo studio approfondito dell'omologia dei sistemi piani e 
solidi prelude al concetto di corrispondenza fra due varietà a due o tre dimensioni; 
che le antiche nozioni sulla polai'ità rispetto a una conica e quelle stabilite nella 
scuola di Monge sulla polarità rispetto a una quàdrica, trovandosi per la prima volta 
riunite, preparano la legge di dualità, che, riconosciuta da Snellio (1581-1626) e da 
Viète nella Geometria della sfera, era destinata a venir enunciata in tutta la sua gene- 
ralità quattro anni più tardi da Gergonne (1771-1859) (3); che infine ivi si trovano 
quelle eleganti ricerche sui poligoni inscritti in una conica e circoscritti a un'altra, 
che dovevano dare occasione a Jacobi (1804-1851) e a'suoi seguaci di fare una delle 
più eleganti applicazioni che si conoscano della Teoria delle funzioni ellittiche C'^). 

Le Memorie che Poncelet dedicò alla Teoria delle medie armoniche, a quella delle 
polari reciproche e alle trasversali, nonché altre minori di scienziati appartenenti alla 
scuola di Monge, ci conducono all'anno 1837, nel quale fu pubblicato YApergu his- 
toriqiie di Chasles (1796-1880), quell'opera insuperabile in cui l'autore, dopo avere 
riassunto sotto forma affascinante tutto quanto formava a' suoi tempi il patrimonio 
della Geometria pura , fa valere i diritti che questa aveva alla considerazione degli 
scienziati, e che le erano stati negati dai ciechi adoratori dell'Analisi, e mostra, con 
ricerche originali e importanti , con quanta competenza egli erasi fatto patrocinatore 
della causa della Geometria (•^). 



(1) L' influenza di Monge si può riconoscere anche in lavori recenti : a provarlo basta citare la 
idea di abbattere la barriera con cui gli antichi avevano separata la Planimetria dalla Stereometria, 
e la felice attuazione che ne fece di recente [1884) il chiar,™» prof. De Paolis nei suoi aurei Ele- 
menti di Geometria. 

(2) « La Geometrie de position de Carnot, n'aurait pas, sous le rapport de la métaphysique de la 
Science, le haut mérite que je lui ai attribué, qu'elle u'en serait pas moins l'origine et la base des 
progrès que la Geometrie, cultivcie à la manière des anciens, a fait depuis trenta ans en France et en 
Allemagne ■ (Araqo, Biographie de Carnot). 

(3) Annales de Mathématiques, t. XVII. 

(4) Jacobi, Giornale di Creile, t. IH; Richblot, ibid. t. V e XXXVllI; Rosanes e Pasch, ibid. 
t. LXIV, ecc., ecc. 

(5) Fra i lavori che compongono l'opera di Chasles, merita una menzione speciale la Memoria 
(a cui in origine l'Apgrps historique doveva servire di introduzione) su due principii generali della 
Scienza, la quale contiene la teoria generale dell'omografia e della dualità, nonché l'esame dei due 
casi in cui questa è involutoria ; e l'applicazione di queste trasformazioni allo studio delle quàdriche 
e delle superficie geometriche e alla generalizzazione del sistema di coordinate cartesiane. Devono 
pure venir menzionate le Note, perchè contengono studii storici profondi e ricerche geometriche di 



MONOGRAFIA STORICA DI GINO LORIA 335 

Ma nell'interTallo di tempo che intercede fra la comparsa dell'opera di Poncelet 
e quella dell'opera di Chasles, la Germania si era scossa dal torpore in cui l'avevano 
per un mezzo secolo immersa i soporiferi lavori della Scuola dei combinatorici ; e questo 
risveglio segna un nuovo passaggio dello scettro matematico dalla Francia alla Ger- 
mania (1). Infatti per opera di scienziati quali Mobius (1790-1868), Steiner (179G- 
1863), Pllicker (1801-1868) e Staudt (1798-1867), vediamo la Geometria analitica 
arricchirsi di metodi in cui non sappiamo se più ammirare l'eleganza o la potenza, 
quali il Calcolo baricentrico e la Notazione abbreviata; la Geometria sintetica acquistare 
degli strumenti per istudiare curve e superficie fino allora inaccessibili ad essa, e per 
fondare una pura Geometria di posizione indipendente affatto dal concetto di misura. 
Grazie al Giornale fondato da Creile in questo torno di tempo (1826) e ben presto 
salito in meritata fama specialmente in virtù delle memorie di Abel (1802-1829), 
di Jacobi e di Steiner , i risultati ora accennati si diffusero prontamente ; sicché 
vediamo dietro a quei grandi una numerosa e brillante coorte di discepoli, i quali, 
spigolando nei campi coltivati dai loro maestri, mostrarono la fecondità dei semi che 
questi avevano gittati. 

Con ciò io ho finito lo schizzo del movimento intellettuale che preparò le più 
recenti ricerche geometriche , e debbo ora occuparmi partitamente di queste. E per 
rendere più facile il compito che mi proposi nell'analizzarle, dividerò la mia espo- 
sizione in varie parti. 

Mi occuperò anzitutto della Teoria delle curve piane e delle superficie , poi 
delle curve nello spazio , per passare quindi a descrivere l' origine e lo sviluppo 
della Dottrina delle trasformazioni geometriche ; mi volgerò quindi alla Geometria 
della retta, per finire con la Geometria non euclidea e la Teoria delle varietà co- 
munque estese (~). 



grande importanza; fra le ultime citerò quelle in cui sono esposte le Teorie del rapporto anarmonico 
e dell'involuzione, le proprietà anarmoniche delle coniche e le proprietà focali delle quàdriche, molti 
teoremi sulle cubiche gubbe, dei felici tentativi di estendere alle quàdriche i teoremi di Pascal e di 
BriaNCHON, una generalizzazione della proiezione stereografica, ecc. , ecc. 

(1) Questo passaggio non avvenne pacificamente, ma anzi fu accompagnato da una serie di discus- 
sioni vivaci in cui Poncelet, Chasles, Bobillier ebbero per avversarli Plììckek, Steiner, Magnus. 
Qui sarebbe il luogo di determinare la parte che spetta ad ognuno di questi scienziati nelle dottrine 
a cui collaborarono ; ma per far ciò sarebbe necessaria una penna ben più competente e dotta della 
mia. D'altronde, certe produzioni dell'umana intelligenza sono, a mio credere, un portato naturale 
dei tempi; perciò non deve recar meraviglia se esse appaiono come sorte contemporaneamente in 
menti diverse, e quindi non si deve cercare una spiegazione di tal fatto nella mala fede di questo 
o di quello. Che ciò sia realmente avvenuto nella invenzione del Calcolo infinitesimale è messo oggi 
fuor di dubbio. Che altrettanto sia accaduto per la Geometria moderna, può dimostrarlo il fatto che 
questa è sorta dal bisogno universalmente sentito (*) di metodi generali che servissero di filo d'Arianna 
per guidarsi nel labirinto di lemmi, di teoremi, di porismi, di problemi trasmessi dagli antenati. 

(2) Senza dubbio questa divisione è non poco arbitraria; forse taluno, osservando che certe teorie 
possono con egual diritto far parte di più d'una fra le sezioni seguenti, la troverà inopportuna; io 
mi lusingo però che i più, dopo maturo esame dell'argomento svolto, troveranno che la distribuzione 
da me scelta non ò priva di vantaggi notevoli. 

(•) Si confronti li frase di Dupin [Déviloprt'ments dt geometrie) posta come motto al Traiti des proprielss projeclives des 
figures con la prefazione della SysUmatùche Enlicickditnn e coU'ipsrfM hhtorique (pasfim). 



336 IL PASSATO E IL PRESENTE DELLE PRINCIPALI TEORIE GEOMETRICHE 



II. 

Teoria delle curve piane. 

La Teoria generale delle curve piane nacque con la Geometria cartesiana. È fa- 
cile rendersi ragione del fatto che abbia tardato fino a quel momento a sorgere una 
teoria tanto importante. Infatti la definizione di ordine di una curva, la conseguente 
distinzione delle curve in algebriche o trascendenti, l'esatta nozione di curva generale 
nel suo ordine, sono idee per lor natura essenzialmente analitiche. Lo stabilirle sinteti- 
camente è un problema difficilissimo che solo oggi accenna a cedere ai ripetuti sforzi 
dei geometri; invece, quando si adopera un sistema di coordinate, qual cosa più agevole 
del determinare esattamente questi concetti fondamentali e anche di combinarli fra 
loro si da trame interessanti conseguenze? 

La verità di quest'asserzione troviamo confermata dal fatto, che non molto dopo 
Descartes furono scoperte importanti proprietà comuni a tutte le cui've algebriche : 
tali sono quelle che Newton fece note in tre celebri teoremi contenuti nella sua Enu- 
meratio linearum tertii ordinis (1706); tali quelle che gli scolari di Newton, Còtes 
(1682-1716) e Maclaurin diedero come generalizzazione delle proprietà scoperte da 
Newton; tali infine quelle trovate da Waring (17-34-1798). Inoltre furono additate, 
da Maclaurin e Braikenridge (1700 circa, -{- dopo il 1759), alcune interessanti ge- 
nerazioni organiche di curve simili a quella che Newton diede per le coniche. Final- 
mente furono insegnati da De Gua (1712-1786) dei metodi per determinare le sin- 
golarità delle curve piane definite mediante equazioni. 

Superfluo il dire che le prime trattazioni metodiche della teoria delle curve piane 
sono del dominio della Geometria analitica; esse sono dovute a Eulero t^) e a Cramer (^) 
(1704-1752). I quali, a breve distanza l'uno dall'altro (1748 e 1750), le studia- 
rono a fondo, occupandosi di preferenza delle singolarità e in genere di quelle que- 
stioni che oggi si risolvono coi sussidii della Geometria infinitesimale. Ma nell'opera 
di Cramer, per tanti rispetti ammiranda, troviamo anclie le prime ricerche sulle in- 
tersezioni di curve, e fra esse l'indicazione di quello che più tardi fu chiamato « pa- 
radosso di Cramer «, cioè di quell'apparente contraddizione fra il numero de 'punti atti 
a determinare una curva di dato ordine e il numero delle intersezioni di due curve 
di quest'ordine (3), contraddizione che fu tolta molti anni dopo (1818) dal Lamé 
(1795-1870) col celebre principio che porta il suo nome, e che deve riguardarsi 
come la prima pietra di quel grandioso monumento costruito con una folla di teoremi 



(1) Introductio in analysin infinitorum, t. II. 

(2) Introduction à l'analyse des lignas courbes algébriques. 

(3) Poco prima della pubblicazione dell'opera di Cramer, Eulero trovò (v. le Memorie di Berlino. 
i748) che dei nove punti base di un fascio di cubiche piine, uno è determinato dai rimanenti. 



MONOGRAFIA STORICA DI GINO LORIA 337 

di Gergonne l^l , di PliickerC^), di Jacobi (■^ , di Cayley W e in cima al quale sta 
l'interpretazione geometrica del famoso teorema di Abel (P). 

Dopo i lavori di Eulero, di Cramer e ieWExamen des dijférentes métìiodes cm- 
pìoyées pour résoudre les problèmes de geometrie, nel quale il Lamé espose e applicò con 
gran successo il principio teste citato, dobbiamo arrivare a Plucker per trovare delle 
opere che facciano considerevolmente progredire la Teoria che ci occupa. Nel System 
der analy ti s cheli Geometrie, pubblicato nel 1835 da questo insigne geometra, è fatto 
uso del metodo della notazione abbreviata, ed è utilizzato per completare la classi- 
ficazione delle cubiche piane, che tanti eminenti scienziati avevano intrapresa. Nella 
Tlieorie der algehraischen Ciirven C') , stampata quattro anni dopo , oltre l' enu- 
merazione delle quartiche piane i"^), che Bragelogne (1688-1744) ed Eulero non avevano 
che tentata, si trova posta e risolta una questione di grandissima importanza, quella 
di trovare le relazioni fra i numeri delle singolarità ordinarie di una curva piana. 
Già Poncelet aveva trovata (1818) la connessione fra l'ordine e la classe di una 
curva generale fra quelle del suo ordine, e determinata più tardi l' influenza di un 
punto doppio ; e applicando poi a questi risultati il principio di dualità , aveva in- 
contrata quell'altra apparente contraddizione che chiamiamo oggi « paradosso di Pon- 
celet », senza riuscire a trovarne una spiegazione completa. Ciò fu fatto da Piiicker 
mediante le celebri formolo che portano il suo nome, le quali permettono di trovare 
tre delle caratteristiche di una curva (ordine, classe, numero de" punti doppi, numero 
delle tangenti doppie, numero dei flessi e numero delle cuspidi) quando si conoscano 
le altre. 

Alla questione, in un certo senso reciproca di quella risolta dalle formole di 
Plucker, se ad ogni soluzione di questa corrisponda una effettiva curva, si deve ri- 
spondere negativamente ; perchè studii recenti dimostrarono che per certe curve (le 
curve razionali) il numero delle cuspidi non può oltrepassare un certo limite (8). 

All'altra questione, di estendere le formole di Plucker a curve dotate di sin- 



(1) Annales de Mathématiques, t. XVil e XIX. 

(2) Giornale di Creile, v. XVI, e Theorie der algehraischen Curven (ove a p. 12-13 si trova uh po' 
di storia di queste proposizioni). 

(3) Giornale di Creile, v. XV. 

(4) Cambridge and Dublin niath. Journal, v. III. Cfr. Bacharach, Math. Ann., v. XXVI. 

(5) Clebsoh, G. di Borchardt, v. LVIII. 

Clebsch und Gordan, Theorie des Abel'schen Functionen (Leipzig, 1866). 

Brill und Nòther, Ueber die algehraischen Functionen u.s.w. {Math. Ann., v. VII). 

Cremona, Memorie di Bologna, 1870. Ecc. ecc. 

(6) In quest'opera è fatto conoscere e usato con un'evidente preferenza il « principio della nume- 
razione delle costanti • ; vogliamo farlo notare perchè su esso poggia un metodo di ricerca, al quale non 
riuscirono a togliere tutta 1' importanza gli esempii che si possono citare di errori a cui può con- 
durre quando venga applicato senza gli opportuni riguardi. 

Della Teoria delle curve piane si occupano anche i due libri seguenti, di cui io conosco la esi- 
stenza per una citazione di Plìjckeb {Alg. Curven, p. 206) : 

A. Peters, Neue Curvenlehre, 183Ó. 

C. C. F. Kbause. Novae theoriae linearum curvarum originariae et vere scientificae specimina 
quinque prima. Edidit Schròder, 1835. 

(7) V. anche una memoria di Plììcker inserita nel t. I del G. di Liouville. 

(8) Veggasi p. e. : Clebsch, Vorl. w. Geom., p. 352; Malet, Eermathema, 1880; Pellet {Nou- 
velles Annales de Mathématiques, 2' Serie, t. XX, 1881j. 

Serie II. Tom. XXXVIII. t' 



338 IL PASSATO E IL PRESENTE DELLE PRINCIPALI TEORIE GEOMETRICHE 

golarità d'ordine superiore, risposero le ricerche di Cayley e di altri (^), le quali 
condussero a concludere che qualunque singolarità di una curva si può considerare 
come equivalente a un certo numero di punti doppi, di cuspidi, di flessi e di tangenti 
doppie. 

Aggiungerò che, grazie a Jacohi (2), Hesse (1811-1874) (3j, Salmon (*i, Cayley (5) 
e ai loro numerosi commentatori (^ , si è oggi in possesso di metodi eleganti per de- 
terminare analiticamente i flessi di una curva di data equazione e i punti di contatto 
delle sue tangenti doppie. 

Di tutte queste e di molte altre questioni relative alla Teoria analitica delle 
curve piane è agevole oggi prendere esatta conoscenza , grazie ad uno (~) dei pre- 
gevolissimi trattati coi quali il Salmon contribuì così potentemente alla diffusione dei 
più recenti metodi algebrici e geometrici. 

Ma non è a credere che in (luesto studio l'uso continuo dell'Analisi sia indi- 
spensabile ; che accanto alle esposizioni della Teoria delle curve piane di Eulero , 
Cramer , Plucker, Salmon , non tardò sorgerne una altrettanto completa ma più geo- 
metrica : ed ecco in qual modo. 

In una celebre comunicazione fatta nel 1848 all'Accademia di Berlino, Steiner, 
riprendendo la Teoria delle polari di un punto rispetto a una curva, che Bobillier 
(1797-1882) aveva stabilita già da tempo (^3 come estensione delle curve diametrali 
di Newton e Cramer e di cui anche Grassmann (1808-1877) erasi occupato v^ , mostrò 
come essa poteva servire di base a uno studio delle curve piane indipendente dall'uso 
tli coordinate e introdusse quelle notevoli curve covarianti a una data che portano 
oggi il nome di lui , di Hesse e di Cayley. Queste brevi indicazioni , unendosi alle 
ricerche dello stesso Steiner, di Chasles (^'^5, e di Jonquières (^^) sulla generazione 
delle curve algebriche mediante fasci proiettivi di curve d'ordini infei-iori, servirono di 
base alla Introduzione d una teoria geometrica delle curve piane i^'^), nella quale il 



(1) Catley , Quarterly Journal, v. VII e G. di Borchardt, t. LXIV; Nother; Math. Annolen , 
IX Bd.; Zeuthen , Ib. X Bd. ; Halphen , jWmojVus présentés à l'instilul t. XXVI; J. S. Smitb, Proc. 
ofthe London math. Societi/, voi. VI; Brill, Math. Annalen, XVI Bd.; Kaffy, ib. XXIII Bd. 

(2) G. di Creile, v. XL. Cfr. Clebsch, G. di Borchardt, v. LXUI. 

(3) Ib., voL XXXVI, XL e XLI. 

(4) Philosophical Magatine. Ottobre 1858. 

(5) Philosophical Transactions, 1859. 

(6) P. e. Debsch, Math. Annalen, v. VII. 

(7) A Treatise on hiyher piane curves, 1852. 

(8) Annales de ìlalhématiques, t. XIX. 

(9) G. di Creile, voi. XXIV. 

La teoi'ia delle polari (rispetto a curve e a superficie) fu ia questi ultimi tempi generalizzata iu 
modo notevole dal Clifford {Proceedings ofthe Lond. math. society, 1868, oppure Malheniatical Papers, 
1882, p. 115) e dal Reye G. di Borchardt, t. LXXII e LXXVIII); ad essa il prof. De Paolis dedicò 
un interessante scritto pubblicato fra le Memorie dei Lincei, 1885-86. 

(10) Comptes rendus de V .icadémie des sciences de Paris, 1853. 

;11) Essai sur la generation des courbes ycométriques, 1858. (Extrait du t. XVI des Meni. d. sav. 
étr.). Cfr. Hartenbergbk, G. di Borchardt, t. LVIII. 

(12) Pubblicata nel 18G2 fra le Memorie dell' Accademia di Bologna. 

Mi sia concesso esprimere qui il desiderio che l'illustre Prof. Cremona, di cui è noto l'interesse 
per l'incremento degli studii geometrici, voglia, con nuove edizioni, rendere accessibili a tutti i suoi 
celebri scritti sulla Teoria delle curve e su quella delle superficie. 



MONOGRAFIA STORICA DI GINO LORIA 339 

prof. Cremona espose con metodo uniforme , assieme a molti nuovi risultati , tutto 
quanto di più importante era stato ottenuto dai geometri analisti che lo precedettero. 
In causa dello straordinario interesse che ha, mi sembra doversi porre allo stesso 
livello dei lavori ora citati la serie di memorie in cui il Clebsch (1833-1873) prima 
applicò l'Algebra delle trasformazioni lineari alla Geometria, poi, avendo messa in luce 
l'importanza della nozione di genere di una curva, espose l'applicazione della Teoria 
delle funzioni ellittiche i^i e abeliane alla Scienza dell'estensione e ne fece uso per 
studiare le curve razionali ed ellittiche ^2). 

I lavori finora discorsi trattano delle proprietà generali delle curve algebriche 
piane (3;. Ma accanto ad essi si schiera una miriade di belle memorie speciali, che trat- 
tano di una determinata categoria di curve, o di una classe particolare di proprietà delle 
curve d'ordine qualsivoglia. 

Fra le prime sono da notarsi quelle di Maclaurin W , di Sylvester (5) , di 
Cayley C^) , di Salmon 0) , di Dm-ège (^j ^ di Cremona (9) e di altri sulle curve del 
terzo ordine '1^); i capitoli del Barìjcentrische Galcul e varii lavori di Em. Weyr (^1 , 
di Clebsch e di altri molti (*-) sulle cui've razionali ; le importanti ricerche di Steiner 
e di Chasles sulle curve dotate di centro ^'^) e quelle di Steiner sull'epicicloide tri- 
cuspide (^''); e i lavori dedicati a dimostrare o a generalizzare le proprietà ivi enun- 



(1) Come preparazione di tali ricerche sono da riguardarsi quelle di Aronhold (Berliner Mo- 
natsberichte, i8Gi), e Brioschi (Comptes rendus , 1863 e 1804) sulla rappresentazione delle coordinate 
dei punti di certe linee come funzioni ellittiche di un paracaetro. 

<2) G. di Borchardt , voi. LVIII a LXIV. I risultati ottenuti dal Clebsch si sono rapidamente 
diffusi grazie alla bell'opera del Lindemann che porta il titolo : Vorlesungen ùber Geometrie von 
A. Clebsch, I Band (Leipzig, 1876), e di cui è desiderio universale veder presto la seconda parte. 

(3; Agli scritti citati nel testo si devono unire quelli di Brill {Math. Annalen, XIII Bd.), di Geiseb 
{Annali di Matematica, S. 2', t. IXl e di Del Pezzo {Rendiconti dell' Accademia di Napoli, v. XXII) 
sulla connessione esistente fra le singolarità di una curva e quella della sua Hessiana; e quelli di 
Laquerrb {Comptes rendus, t. XL) e Holst (Math. Annalen , Bd. XI e Archiv. fo)\ Mathematik og 
Naturvidenskab, Syvende Bind) sulle proprietà metriche delle curve. 

(4) De linearum geometricarum proprietatibus generalibus tractatus { tradotto in francese da 
JoNQUiÈRES e inserito nelle Mélanges de geometrie pure, Paris 1856). 

(5) Cfr. Salmon-Fiedler, Hohere ebene Curven, V Kap. 

(6) Philosophical Transaclions , 1857. Journal de Mathématiques de Liouville, t. IX e X. 

(7) G. di Creile, v. XLil. 

:8) (J. di Borchardt , v. LXXV e LXXVI. — Veggasi anche il libro Die ebene Curven drifter 
Ordnung. (Leipzig, 1871). 

(9) G. di Matematiche, t. II. 

(10^ P. e. Harnack, Zeitschrift fiir Math. und Phys., XXII Tb.; Math. Annalen, Bd. IX. 
Caporali, Atti dei Lincei, Serie III, voi. l". 
FoLiE et Le Paigb, Mémoires de VAcad. de Belgique, t. XLIII. 
Halphen, Math. Annalen, t. XV. 
(li) V. il Giornale di Matematiche,! Rendiconti dell'Istituto Lombardo, i Mathematische Annalen,ecc. 

(12) Pei lavori di Clebsch, si consultino 1 volumi citati nella nota (2. 

Sulle cubiche piane razionali si veggano i lavori di Durège {Mathem. Annalen, voi. 1), Igel 
(ib. VI), RosBNOW {Inaugural-Dissertation, Breslau, 1873), Schubert( Math. Annalen, voi. XIl) e DiN- 
geldet i^ib. V. XXVII e XXVIII) ; sulle quartiche quelli di Brill (ib. v. XII) e Nagel (ib. v. XIX), 
sulle quiatiche quello del Rohn ^ib. v. XXV); e sulle curve razionali d'ordine qualunque gli scritti 
di Haase {Math. Ann.y. II), del Lùroth ib. v. IX), del Pasch (ib. v. XVIII), del Brill (ib., v. XX), 
del Weltzibn (ib. v. XXVI) e del Gabbieri (G. di Matematiche, v. XVI). 

(13) G. di Creile, t. XLVII. Comptes rendus 1871. 
(14j G. di Creile, t. LUI. 



340 IL PASSATO E IL PRESENTE DELLE PRINCIPALI TEORIE GEOMETRICHE 

ciate (^), gl'importanti studii di Brill sulle curve di genere due (^' e l'elegantissima 
memoria di Klein e Lie ^) , sulle curve che ammettono una trasformazione infinite- 
simale in sé stesse. Fra esse merita anche un posto eminente la memoria di Steiner sui 
poligoni inscritti in una cubica piana (^ o in una quartica con due punti doppi , 
su cui i recenti lavori di Kupper '5) g Schoute C') hanno nuovamente attratta 
l'attenzione dei geometri. La tirannia dello spazio obbligami a sorvolare eziandio sulle 
ricerche di Grassmann-Clebsch (" , Schroter (8' e Durège '^ì intorno alla genera- 
zione delle cubiche piane; su quelle del Liiroth t^*'), del Casey (11), del Darboux i^~), 
del Siebeck (1^) e di altri ancora, su alcune speciali quartiche piane; su quelle del 
Prof. Battaglini relative alle cubiche sizigetiche ^^^) ; ed altre che pur meriterebbero 
una speciale menzione. Ma quelli che non posso passare sotto silenzio sono i lavori di 
Hesse sui flessi di una curva di terzo ordine e sulla equazione che serve a determi- 
narli (15); e quelli dello stesso Hesse (1^0, di Steiner 1^) e di Aronhold (1^) sulle tan- 
genti doppie delle curve del quarto ordine, i quali meritano un posto eminente, perchè 
ne misero in luce molte notevolissime proprietà ; queste furon poi ritrovate dal Geiser (19) 
con considei'azioni stereometriche, dal Clebsch pO) e dal Eoch 21) mediante la Teoria 
delle funzioni abeliane. 

Delle seconde fa parte un complesso di studii che sono d'indole completa- 
mente diversa dai precedenti, perchè si propongono di determinare le forme che 
possono prendere le curve di dato ordine ; e su di esse è mio debito l'arrestarmi 
un istante. 



(1) GussFELDT, Math. Annalen, t. II. 

Cremona e Clebsch, G. di Borchardi, v. LXIV. 
Intrigila, G. di tì/atemaliche, voi. XXIII. 

(2) G. di Borchardt, t. LXV. 

(3) Math. Annalen, v. IV. 

(4) G. di Creile, t. LXV. 

(5) lìloth. Annalen, v. XXIV. 

(6 Journal fur Mathematih, t. X('V e IG. 

(7 Math. Annalen, v. V. 

(8) Math. Annalen, v. V e VI. 

(9 Math. Annalen, v. V. 

(10) Malli. Annalen, voi. I e XIII. Cfr. Clebsch, G. di Borchardt, t. LIX. 

(11) Transactions of Ihe li. Irish Academy, 1869. 

(12) V. l'opera Sur une classe remarquable de courbes et de surfaces algébriques. Paris, 1873 . 

(13) G. di Borchardt, voi. LVII, LIX e LXVI. 

il4, Inserite nella Collectanea mathematica in memoriam D. Chelini (Milano 1881). 

(15j G. di Creile, v. XXVIII, XXXIV e XXXVIII. 

il6) G. di Creile, t. IL e LV, . Cfr. Cayley, ib. , t. LVIII. 

(17) G. di Creile, t. LV. 

(18) Berliner Monatsberichte 1864, oppure Nouvelles Annales de Mathématiques, 1872. 

(19) Math. Annalen, v. 1; G. di Borchardt, t. LXKII. 

(20) Cfr. nota (2) della pag. preeed. 

(21) G. di Borchardt, v. LXVI. 

Sulle" tangenti doppie di una curva di 4° ordine, si veggano anche i seguenti lavori: 

RiEMANN , Zur Theorie der AbeVschen Funclionen pur den Fall p=:3. Gesammelte Werhe 
(Leipzig, 18761, p. 456-499. 

Cayley, Journal fiir die reine und anyewandte Mathematih, t. XCIV. 

Frobenius, ib., v. IC. 

Freyberg, Math. Annalen, t. XVII. 



MONOORAFIA STORICA DI GINO LORIA 341 

Newton enunciò per primo i^i che tutte le curve di terzo ordine potevansi ot- 
tenere mediante proiezione da cinque di esse, che egli chiamò parahole divergenti. 
Facendo tesoro di un' osservazione del Bellavitis '2) e usando il linguaggio moderno , 
noi enuncieremo questo risultato dicendo che ogni curva del terzo ordine si può, 
mediante una conveniente trasformazione proiettiva, ridurre ad avere una delle forme 
seguenti: curva composta d'un serpentino e d'un ovale (parabola eAimpaniformis cum 
ovali), curva composta di un serpentino [parabola pura), c\ìx-^2ì, con un punto doppio 
[parabola nodata) , curva con un punto isolato ( parabola punctata), curva con una 
cuspide [parabola cuspidata) (3). A questa classificazione Chasles ne aggiunse una 
seconda ('^ì fondata su un altro concetto e seguendo la quale le forme di tutte le 
cubiche piane si possono ottenere proiettando cinque di esse dotate di centro i^). 

Ma per quanto importanti siano questi risultati, essi non si possono riguardare 
che come precursori remoti dell'odierna Teoria della forma delle curve piane, il fon- 
datore della quale è quello che a ragione fu considerato come « l'Euclide del nostro 
secolo ». È infatti Staudt che, collo studiare le forme dei poligoni piani e dei po- 
liedri, coli 'introdurre la nozione di rami pari e rami dispari di una curva e di ele- 
menti di regresso di una figura ^^^) , iniziò una trattazione sintetica di questa dot- 
trina; quindi il suo nome è anche connesso con questa sezione della Geometria, che 
è già ricca di proposizioni particolari relative alle curve di III e IV ordine - dovute 
a Zeuthen C^) e Crono (^) -, di una importantissima relazione esistente fra i numeri 
delle singolarità reali e imaginarie di una curva - alla quale Klein (9) fu condotto 
studiando le classificazioni delle cui've di IV ordine proposte da Plucker (9) e 
Zeuthen U'O - e di un bel teorema ('1' scoperto dall' Harnack, che svela una con- 
nessione inaspettata fra il genere e la forma di una curva. 

Una serie di questioni importanti per il progresso della Teoria delle curve piane 
richiede di assegnare il numero di quelle che soddisfano a condizioni sufficienti per 



il) Enumerano linearum tertii ordinis, 1706. 

(2) V. il § 107 dello scritto Sulla classificazione delle curve del terzo ordine (Memoria della Società, 
italiana delle scienze residente in Modena, t. XXV, Parte II, p. 34 . 

(3) Fra le dimostrazioni che furono date di questo teorema, citerò quella di Mòbius basata sui 
principii della Sferica analitica (GesammeUe Werhe, III Bd., p. 89-176) e quella che scaturisce dalla 
classificazione del Bellavitis (v. nota prec). Noterò a questo proposito che le classificazioni proposte 
da Mòbius e Bellavitis (pressoché contemporanee, perchè la prima fu pubblicata nel 1852 e la seconda, 
scritta nel 1851, fu stampata nel 1855) hanno comune il concetto di porre la collineazione a base della 
formazione dei generi, l'affinità a base della formazione della specie delle curve. 

(4) A2)i;rfu historique, note XX. 

(5) Il Reye, nella terza edizione della sua Geometrie der Lage, stampata pochi mesi or sono, in- 
trodusse un metodo nuovo e elegantissimo per determinare le forme delle cubiche piane considerate 
come Jacobiane di reti di coniche. 

(6) Veggansi i § § 12, 13, 14 e 15 della Geometrie der Lage. 

(7) Math. Annalen, voi. VII e X. 

(8) Math. Annalen, v. XII. 

(9) V. Theorie der alg. Curven, p. 249 e seguenti. 
(10, Matk. Annalen, v X. 

(Hi « Una curva di genere p può essere composta al massimo di p-\-ì rami n {Math. Ann., v. X). 
Il caso particolare di questo teorema che si ha per p = è noto da molto tempo; già Bellavitis ne 
aveva parlato nella memoria precitata; esso spiega la denominazione di unicursali data dal Caylby 
alle curve razionali e da molti tuttora usato. 



342 IL PASSATO E IL PRESENTE DELLE PRINCIPALI TEORIE GEOMETRICHE 

determinarne un numero finito. Il teorema di Bézout, che stabilisce il numero delle 
soluzioni comuni a un sistema determinato di equazioni algebriche, è impotente alla 
soluzione di quelle questioni ; perchè le equazioni che si ottengono tentando di ri- 
solTere queste per via analitica , sono di forme particolari ; perciò quei problemi 
rimasero per la maggior parte insoluti fino a questi ultimi tempi 'M Spettava a 
Chasles la gloria di creare (1864) il « metodo delle caratteristiche », con cui egli potè 
risolvere un gran numero di problemi dell'indicata specie pel caso in cui le curve 
considerate siano coniche, e aprire una via seguendo la quale si potessero risolvere 
anche nel caso di curve d'ordine qualunque '^-L I concetti fondamentali di esso sono 
la considerazione continua delle curve degeneri e l'uso sistematico delle caratteristiche 
di un sistema semplicemente infinito di curve piane - cioè di quei numeri che espri- 
mono quante curve del sistema passino per un punto dato e quante tocchino una 

retta data. 

Pel caso in cui le curve considerate siano coniche, Chasles, guidato dall'induzione, 
affermò che « il numero delle curve del sistema soddisfacenti a una nuova condizione 
(semplice) si esprime con una funzione lineare omogenea delle caratteristiche del sistema, 
i cui coefiìcienti dipendono unicamente da questa condizione ». Clebsch, Lindemann (3) 
e altri credettero di poter dimostrare questa proposizione. Ma che i loro ragionamenti 
non fossero concludenti, lo prova una serie di lavori in cui Halphen C^^) dimostrò 
la fallacia della previsione di Chasles e indicò come debbasi modificare l'enunciato 
precedentemente riportato. -- Tuttavia non si creda che questa scoperta distrugga i 
risultati che insigni scienziati, quali Cayley v^) e Zeuthen 6) ^ ottennero in seguito ai 
lavori di Chasles '"' ; che fortunatamente essi sono per la massima parte indipendenti 
dal teorema di Chasles, e per gli altri è facile assegnare quali correzioni debbano 
subire (*^) . 



(1) Fra le proposizioni enunciate da Steiner e di cui noi suoi posteri indaghiamo invano l'ori- 
gine, se ne trovano parecchie (veggansi p. es. i voi. XXXVII, VL e IL del Giornale di Creile, o il 
11 voi. delle Gesammelte Werke di Steiner, p. 389, 439 e 613), le quali fauno credere che egli pos- 
sedesse qualche metodo per risolvere alcuni del problemi accennati nel testo. Parecchie si possono 
dimostrare con una trasformazione quadratica, come notò il Berner nella sua dissertazione De trans- 
formalione secundi ordinis ad figuras geometricas adhibita (Berolini, 1SG4 ). 

Il JoNQUiÈRES {Journal de Mathemathiques 1861, Compies rendus 1864, 1865 e 1866. trovò pure 
modo di giungere alla soluzione di alcuni problemi di questa specie ; ma la via da esso seguita (che, 
in sostanza, consiste in un'applicazione del teorema di BÉzouT) lo indusse certe volte in errore in 
causa delle soluzioni improprie che egli non aveva separate: cfr. la bella memoria inserita dallo 
Studt nel voi. XXVII dei Math. Annaleì^ 

(2) Comptes rendus 1864, 1865, 1866 e 1867. 

(3) Clebsch, Math. Annalen, t. VI. 

Lindemann, Vorlesungen uber Geometrie von A. Clebsch, t. l, p.399. 

(4) Comptes rendus 1876. Journal de l'Écnle poìythecnique, XLV Cahier. Proceedings of the London 
math. Society, t. IX e X. Math. Annalen, v. XV. 

(5) Comptes rendus 1864. Philosophical Transactions, v. 158. 

(6i Comptes rendus, t. LXXIV e LXXV; Nouvelles Annales, 1866; ecc. 

(7) V. anche una nota del prof. Dino nei Comptes rendus del 1867 e la tesi del Maillard: 
Recherches des caractéristiques des systèmes élémentaires de courbes planes du Iroisiime ordre 

(Paris, 1871). . 

(8) Anche del teorema ehe il Cremona enunciò [Comptes rendus, t. LIX ) sui sistemi doppia- 
mente infiniti di coniche come estensione di quello di Chasles, si può far uso purché si tenga conto 
di quanto espose il Del Pezzo nella sua interessante memoria Sui sistemi di coniche [Rendiconto del- 
l'Accademia di Napoli, 1884) e delle osservazioni più recenti dello Studt {Math. Ann., Bd. XXVII . 



MONOGRAFIA STORICA DI GINO LORIA 343 

La teoria delle caratteristiche ^\ allargandosi e combinandosi col principio di 
corrispondenza (2) , ha fatto sorgere un nuovo e importantissimo ramo della Geometria, 
quello che si suole indi(fere col nome di Geometria numerativa. Il problema che questa 
si propone - « determinare quanti enti geometrici di data definizione soddisfino a un 
sufficiente numero di condizioni » - ha una generalità così grande , che di leggeri si 
comprende in qual conto debba tenersi un metodo che insegni a risolverlo; e si noti 
che le gravissime difiicoltà (che già accennai) in cui uno s'imbatte volendo trovare 
il numero delle soluzioni finite di un sistema determinato di equazioni algebriche , 
quando i coefficienti di queste non siano tutti fra loro indipendenti , fanno sì che i 
metodi della Geometria numerativa devono essere famigliari tanto a chi si occupa di 
Geometria quanto ai cultori dell'Analisi. Tutti, dunque, quelli che hanno per compito 
di coltivare le Matematiche, devono tributare larga lode all'opera con cui lo Schubert '3) 
elevò al gi-ado di dottrina individuale la Geometria numerativa ; o, meglio , piuttosto 
che una sterile ammirazione , dovrebbero proporsi di perfezionare ed aumentare i fe- 
condissimi metodi di essa o almeno accrescere le applicazioni di cui sono suscettibili. 



TU. 

Teoria delle superficie. 

Lo spirito di generalizzazione che informa le ricerche geometriche dacché su esse 
si esercita più o meno palesemente l' influenza dell'Analisi, spinse ben presto gli scien- 
ziati a occuparsi di quei fenomeni dello spazio che presentano delle analogie con quelli 
già studiati nel piano. Ond'è che vediamo le indagini sulle superficie seguh-e dappresso 
quelle sulle curve piaue. Però la teoria di queste figure è di origine moderna. 

Infatti ai geometri Greci non erano note che alcune poche superficie particolari 
(sfera, cilindri e coni, conoidi e sferoidi, superficie plettoidi e poche altre) ; solo Wren 
(1669), Parent, Eulero cominciarono ad occuparsi delle superficie di secondo ordine, 
e dobbiamo arrivare alla scuola di Monge per incontrare le proprietà di maggior 
momento di queste notevolissime superficie (^';. A queste prime proprietà altre molte 
vennero aggiunte nel secolo nostro dal numeroso stuolo di geometri che fecero le quà- 



(1) Per alti'i particolari sulla bibliografia della Dottrina delle caratteristiche, si consulti l'articolo 
pubblicato dal Painvin nel t. Ili del Bidktin des sciences mathématiques et astronomiques. 

(2) Questo principio fu enunciato da Chasles per le forme di prima specie razionali (Comptes 
rendus 1864J e venne poi esteso da Cavley a tutte le forme di prima specie (v. p. e. Comptes rendus, 
t. LXII). La dimostrazione del principio di C^yley fu data dal Brill {Uath. Annalen, Bd. VI e VII). 
Tale principio ricevette recentemente dall'HuBwiTZ {Math. Annalen, Bd. XXVIII; una considerevole 
estensione. Per le forme ^razionali) di 2^ e 3' specie si ha pure un principio di corrispondenza sco- 
perto dal Salmon [Geom. of tkree dimensions, lied.) e dallo Zeuthen (Comp(e^ rendus, Giugno 1874). 
Per le forme di specie superiore si vegga una nota pubblicata dal Pieri nei Transunti dell'Accademia 
dei Lincei, 1887. 

(3) KallAl der absdhlenden Geometrie. ^Leipzig, 1879). 

(4) A persuadersi della parte importante che ebbero gli scolari di Monge nella creazione della 
Teoria delle quàdriche, basta rammentare che , generalizzando un teorema relativo all' iperboloide 
rigato di rivoluzione, alcuni allievi della Scuola politecnica pervennero alla doppia generazione me- 
diante rette delle quàdriche rigate; che Monge determinò le linee di curvatura dell'ellissoide; che 
BiNET e LivET estesero allo spazio i teoremi di Apollonio; che Dupin diede due notevoli generazioni 
di tali superficie, ecc., ecc. 



344 ]L PASSATO E IL PRESENTE DELLE PRINCIPAL! TEORIE GEOMETRICHE 

driche oggetto delle proprie meditazioni: e appunto gi-azie ai lavori di scienziati in- 
signi quali JacobiC), Mac-Cullagh (1809-1847) (2), Chasles (3), Hesse'/*), Seydewitz (5). 
Scliroter '^^\ la Teoria delle superficie di secondo ordine potè introdursi nell'insegnamento 
elementare e venir trattate metodicamente e per via analitica e per via sintetica 0). 
Ma , dietro alla Dottrina delle superficie di secondo ordine, non tardò a sorgere 
e svilupparsi quella delle superficie d'ordine superiore. Chasles (^) e Gergonne (^ 
pei primi scoprirono in questi enti ammirabili proprietà. Poncelet determinò la classe 
di una superficie algebrica generale nel proprio ordine (^0) , iniziando cosi quelle ri- 
cerche che dovevano condurre alle relazioni con le quali Salmon '^^' e Cayley (^2) 
tentarono di risolvere la questione analoga a quella che Pliicker aveva sciolta con le 
sue celebri formolo. Jacobi ('3) e pifi tardi Reye i^'^) si occuparono delle curve e dei 
gruppi di punti generati dalle intersezioni di superficie algebriche; Chasles (1^), Cre- 
mona U6), Reye (1'^', Escherisch i^'^), Schur C^) della loro generazione mediante sistemi 



(1) G. di Orette, voi. Xll. 

;2) Proceedings of the R. Irish Academy, t. II. 

(3i Apergu historique, Note XXV, XXVIII, XXXI e XXXII. Comptes rendus 1855, G. di Liou- 

ville 1860 , ecc. 

14) G. di Creile, voi. XVIll, XX, XXIV, XXVI, LX, LXXIII, LXXXV e XC. 
;5) Grimert's Archiv, v. IX. 

(6) G. di Borchardt, t. LXII. 

Intorno alle superficie di 2° ordine si veggano anche le memorie di Townsend {Cambridge and 
Dublin math. Journal, t. Ili), di Dabboux {Bulletin de la société math. de France, t. Il), di MÉbaT 
e Cremona (Annali di Matematica, serie 1'. t. Ili), ecc., e la Geometrie de direction (Paris, 1869) 

di P. Serret. . ^ ,. „ 

Di alcune quàdriche dotate di particolari proprietà metriche, trattarono: Schroter G di Bor- 
chardt, t. LXXXV) ; ScHONFLiES {Zeitschriftfùr Math. und Phijs., t. XXIII, e Journal fur Mathematik, 
t. IC) e VoGT (G. di Borchardt, t. LXXXVI). 

Infine la costruzione dell'ottavo punto, comune a tutte le quàdriche passanti per sette punti, fece 
recentemente il soggetto di ricerche interessanti di Hbsse, Caspary, Schroter, Sturm {Journal f. Math., 
V. ICj e Reye \\\>. v. C). 

Fra gli studii più moderni sulle quàdriche sono da porsi quelli di Zeuthbn [Math. Ann., v. XVIII 
e XXVI intorno alla Teoria delle figure proiettive su una tal superficie; ad esse si possono collegare 
alcune belle ricerche che il Vos? istituì [Math. Annaten, voi. XXV e XXVI ; per estendere certi ri- 
sultati di Poncelet e del prof. Bruno (v. Atti di Torino, t. XVII). Pure importanti sono le appli- 
cazioni ad esse delle funzioni iperelittiche che ne fece lo Staude [Math. Annaten, v. XX, XXI, XXV 

e XXVll). 

(7) Ne fanno fede le dotte pagine che a queste superficie consacrarono nei loro trattati Messe 
{Vurlesungen ueber die analytischen Geometrie des Raumes) , Salmon {.inatytische Geometrie des 
Raumes), Cremona (Preliminari di una teoria geometrica dette superficie], Reye (Die Geometrie der 
Lage) e ScaR(5TER (Theorie der Oberflàchen zweiter Ordnung und der Raumkurven dritter Ordnung). 

(8) Mém. de geometrie sur deux princijìes généraux de la science. 

(9) Annales de Mathématiques, t. XVII. 

(10) Mém. sur la tMorie generale des polaires rèciproques. G. di Creile, t. IV, 

(11) Cambridge and Dublin math. Journal, t. Il e IV; Transactions of the R. Irish Academy, 

t. XXIII. 

(12) Cambridge and Dublin math. Journal, t. VII e Vili; Phil. Transactions 1869 e 1871. Vedi 
anche le memorie pubblicate dallo Zeuthen nei voi. IV, IX e X dei Math. Annaten e dal Jonquières 
nel voi. XXII 1 dei Nouvelles Annales. 

(13) G. di Creile, t. XV. 

(14) Math. Annalen, t. I e II. Cfr. una memoria del prof. Padova nel voi. IX del Giornale di 

Matematiche. 

(15) Comptes rendus, Dicembre 1857. 

(16) Preliminari di una teoria geometrica delle superficie. (Mem. di Bologna, serie II , t. 6° e 7"). 
(17 1 Wiener Sitzungsberichte (8 Màrz 1877 und 2 Mitrz 1882). 

(18) Math. Annalen, v. XVII. 



MONOGRAFIA STOKICA DI GINO LORIA 



345 



projettivi o reciproci di superficie d'ordini inferiori : Salmon (1-, Clebsch 2), Sturm (?\ 
Schubert f^' e altri si occuparono di una classe importante di problemi relativi alle 
rette che hanno con una superficie data dei contatti di ordini prestabiliti ; infine lo 
Schur ne scoperse da poco una costruzione lineare C^). 

Malgrado questi ed altri lavori che per brevità passo sotto silenzio, malgrado le 
belle esposizioni che ne fecero Salmon (6) e Cremona 0) , non si può dire che la Teoria 
della superficie sia molto avanzata. Le questioni che restano ancora a risolvere sono 
numerose e di capitale importanza , e i mezzi di cui si può disporre per vincere le 
difficoltà che presenta la loro soluzione non furono ancora suificientemente perfezio- 
nati. Forse è questa la ragione per la quale tanti scienziati si volsero allo studio di 
particolari superficie, sperando non solo di fare in questo campo più larga messe di 
verità, ma di pervenire a metodi di ricerca suscettibili di generalizzazione. E che 
parte della loro aspettazione non sia stata delusa, lo provano i numerosi risultati 
già ottenuti sulle superficie di III ordine e su alcune del IV, dei quali m' incombe 
di rendere ora conto. 

Tutti sanno che le due più cospicue proprietà di una superficie del terzo or- 
dine, sono quelle di contenere ventisette rette e di possedere un pentaedro avente 
per vertici i punti doppi, per lati le rette della Hessiana della superficie. Inghil- 
terra e Germania possono contendersi l'onore di averle scoperte; che, se nel 1849 
Cayley e Salmon (§) determinarono le rette di una superficie cubica, se nel 1851 
Sylvester 9- scopri il pentaedro, è pur vero che, indipendentemente da essi, Steiner 
affermò l'esistenza di quelle e di questo nella famosa comunicazione che egli fece nel 
1853 all'Accademia di Berlino 10). Ma, mentre gli studii dei geometri Inglesi man- 
carono quasi totalmente di continuazione '^ , il lavoro di Steiner sta alla testa di 
una lunga serie di scritti, grazie alla quale la Teoria delle superficie del terzo ordine 
raggiunse rapidamente un insperato grado di perfezione. Tacendo delle memorie - di 
Schroter (12), August (13', ecc. - in cui sono dimostrate parecchie delle proposizioni 
enunciate da Steiner, mi limiterò a fissare l'attenzione del lettore sulle già celebri 
memorie dedicate da Cremona '^''^ e da Sturm '^^) a tali superficie e ricompensate 
nel 1866 dall'Accademia di Berlino col premio Steiner, memorie a cui deve ricor- 



(1) Cambridge and Dublin matk. Journal, t. IV. Quarterly Journal, t. I. Phil. Transactions, 1860. 

(2) G. di Borchardt, vol.LVIII e LXIU. 
!3) G. di Burchardt, voi. LXXII. 

(4) Matk. Annalen, t. X, XI e XII; Ahsàhtende Geometrie, V.Absclinitt. V. anche Krey, .Vath. 

Ann. , t. XV. 

(5) Math. Annalen, voi. XXIII. 

(6) Geometri/ of three dimensions. 

(7) Preliminari di una teoria geometrica delle superficie. (Mem. di Bologna, serie II, t. 6" e 7",. 

(8) Cfr. i lavori citati nelle note (11) e (12) della pag. prec. 
(9". Cambridge and Dublin math. Journal, t. VI. 

(10) Pubblicata anche nel voi. LUI del G. di Borchardt. 

(11) L'unico lavoro a me noto che si colleghi agli studii di Cayley e Salmon è quello di Scblafli 
{Quarterlg Journal, t. II), importante specialmente perchè è il primo che contenga la nozione di 
bisestupla. 

(12 1 G. di Borchardt, t. LXII. 

(13) Disquisitiones de superficiebus tertii ordinis (Berolini, 1862). 

;14- G. di B'irchardt, t. LXVIII, oppure Grundzùge einer aVuj. Theorie der Ober/ldchen (Berlin, 1870). 

(15 Synlhetische Untersuchunijen ùber Fldchen dritter Ordnung. (Leipzig, 1867). 

Serie II. Tom. XXXVIII. u' 



346 IL PASSATO E IL PRESENTE DELLE PRINCIPALI TEORIE GEOMETRICHE 

rere chiunque voglia famigliarizzarsi con queste importanti forme geometriche. Né mi 
ristarò dal citare i varii metodi di generazione di una superficie di terzo ordine che 
Grassmann ^), August W, Affolter (3), e Piquet i'^^ aggiunsero a quelli indicati da Steiner, 
e la costruzione che ne suggerì il Le Paige !.5) ; le molte proposizioni relative alla di- 
stribuzione delle rette e dei piani tri tangenti e alle curve di una superficie cubica 
che furono scoperte recentemente dal Cremona (6)^ dall'Affolter (."i , dallo Sturm (8 , 
e dal Bertini (9); e la proprietà di certi esaedri connessi con una superficie del 
3° ordine studiate dal Cremona i'^', dal Caporali (^l), dal Keye (12), e dal Bel- 
trami ('3)_ Aggiungerò che una classificazione di queste superficie basata sulla con- 
siderazione delle rette che contengono fu fatta da Schlafli '* e una basata sul pen- 
taedro più recentemente dal Rodenberg (1^); che uno studio minuto e diffuso delle 
rigate di terzo grado (una delle quali fu scoperta da Cayley) forma l'argomento di 
pregevoli lavori del Cremona (1*^), di Emilio Weyr i^'^) e di Benno Klein (^8) • che infine 
la cosi detta « superficie diagonale » ha una parte importante in uno studio fatto 
da Clebsch sulle equazioni di 5' grado ^^9) e che altri casi particolari furono conside- 
rati dal Cayley (20; e dall'Eckardt 21 in alcune pregevoli memorie. Quando avrò ancora 
detto che grazie a Klein (22j. a Schlafli "-3) g a Zeuthen (24j gj conoscono anche tutte 
le principali forme che possono prendere le supei-fìcie in discorso ; che le ricerche di 
Salmon (25Ì, di Clebsch (26; di Gordan (27) e del Prof. De Paolis (28) stabilirono i 
significati geometrici dell'annullarsi delle forme invariantive fondamentali della forma 
quaternaria cubica che, eguagliata a zero, rappresenta in coordinate omogenee una 



(lì G. di Crdle, voi. LI. Cfr. uaa memoria pubblicata dallo Schròter nel voi. XCVI del Journa 
f. Matliematik. 

(2) Cfp. il lavoro citato nella nota (12; della pag. prec. 

(3) Grunerl's Archiv, v. LVI. 

(4j Bulletin de la Société niathém. de France, t. !V. 

(5) Jcla mathematica, voi. III. 

(6) Rendiconti dell'Istituto Lombardo, Marzo 1871. 

(7) Grunerl-Hoppe's Arcltiv., t. LVI. 

(8) Math. Annalen, v. XXIII. 

(9) Rendiconti del R. Istituto Lombardo, 1884. Annali di Matematica , serie 11, voi. XII. 
(10 1 Math. Anna'.en, v. XI II. Memorie dell' Accademia dei Lincei, 1876-77. 

(11) Rendiconti dell'Accademia di Napoli, 1881. 

(12) G. di Borchardt, voi. LXXVill. 

(13) Rendiconti del R. Istituto Lombardo, 1879. 

(14) Phil. Transactions 18G3. Cfr. Cayley, ibid. 1869. 

(15) Math Annalen, v. XlV. 

(16) Atti del R. Istituto Lombardo, 1861. 

(17) Theorie der mehrdeutigen Elementargebilde u. s. w. (Leipzig, 1869). — Geometrie der raum- 
lichen Erseuguisse ein-sweidentiger Gebilde. (Leipzig, 1870). 

(18) Veber die geradlinige Fldche dritter Ordnung und deren Abbildung aufeiner Ebene. Inaugurai' 
Uissertation, (Strassburg 1876\ 

(19) Math. Annalen, v. IV. 

(20) Pini. Magatine, 1864. 
(21 Math. Annalen v. X. 

(22) Math. Annalen, v. VI. 

(23) Annali di Matematica, serie 2», t. V. 
(24^ Math Annalen, v. Vili. 

(25) Phil. Transactions, voi. 150. 

(26) G. di Borchardt. t. LVIII. 
i27) Malh. Annalen, voi. V. 

^28) Memorie dei Lincei 1880-81. V. anche una nota di Brioschi negli Atti dei Lincei, 1875. 



MONOGRAFIA STOKICA DI GINO LORIA 347 

superficie del terzo ordine ; che infine il Jordan (1' studiò a fondo la natura del- 
l'equazione atta a determinare le rette di una superficie cubica ; avi'ò posti nelle mani 
del lettore elementi sufficienti per trarre la conclusione (da me poc'anzi accennata) 
che la Teoria di questi enti geometrici , da qualunque punto si consideri , ha oggi 
raggiunto un ragguardévole grado di perfezione. 

Altrettanto non si può dire della Teoria delle superficie del quarto ordine, che di queste 
solo alcune classi furono accuratamente studiate : di ciascuna di queste dirò brevemente. 

Collocherò in primo posto la sviluppabile circoscritta a due quàdriche e le ri- 
gate di 4° grado: quella fu studiata da Poncelet C~) e Chasles v3'; queste da Chasles 
stesso ("^ , da Cayley ^^J e più completamente dal Cremona (6). 

Porrò quindi le superficie di IV ordine in cui esistono schiere di coniche, e che 
furono tutte determinate con istraordinaria sagacia da Kummer 'J). Fra esse due sono 
degne di una speciale menzione, perchè furono oggetto di numerose ricerche ; la su- 
perficie di IV ordine con conica doppia e la superficie Moniana di Steiner. 

Della prima Kummer scoperse nel 1864 la notevole proprietà, di avere la svilup- 
pabile bitangente composta di cinque coni quadrici. Contemporaneamente Moutard (*^) 
rinvenne questa proprietà nel caso in cui la linea doppia della superficie è il cerchio 
imaginario all'infinito C'*), e trovò di più , nello stesso tempo di Darboux (^0' , 
che in questo caso la superficie può far parte di un sistema triplo di superficie or- 
togonali costituito di superficie della stessa natura. A partire da questo momento, le 
superficie di IV ordine aventi per linea doppia il cerchio imaginario all'infinito furono 
ripetutamente studiate dal Darboux (^0, dal Laguerre (1833-1886) (12) q (j^l Casey i^'^); 
quelle avente per linea doppia una conica qualunque dal Cremona ''''), dal Geiser (1^ , 
dallo Sturm (^^i , dallo Zeuthen i^'^) - che ne determinò le forme principali -, dal 
Clebsch (18;^ fi^i Korndorfer (^9), dal Berzolari (20), e dal Domsch (21) - che vi applicò 



(1) G. di Liouville 1869; Traile des subslitutions et des équations algébriques. (Paris 1870). 
2) Traile des propriétés projectiaes des flgures. 

(3) Comptes rendus 1862. 

(4) Comptes rendus 1861. 

i5) Phil. Transactions, 1864. 

(6) Memorie dell'Accademia dì Bologna, 1868. — Delle superficie rigate di 4° grado fu recente- 
meate costruita dal Roh.'j una serie completa di modelli ; cfr. una nota di questo scieaziato nel 
voi. XXVI li dei Math. Annalen. 

(7; Berliner Monatsberichte 1864, oppure 0. dì Borchardt, t. LXIV. 

(8) Nouttelles Annales de Mathématiques, 2° serie, t, V. 

(9 La ciclide di Dupin è compresa fra queste. 

(10) Cfr. Comptes rendus 1804. 

(11) Le ricerche di Darboux si trovano riassunte nel libro già citato: Sur une classe remar- 
quable de courbes et de surfaces algébriques (Paiis, 1873). 

(12) V. la lista di lavori posti in nne all'opera citata nella nota precedente. 

(13) Phil. Transactions, 1871. 

(14 Rendiconti del R. Istituto Lombardo, marzo 1871. 

(15) G. di Borchardt, t. LXX. 

(16) Math. Annalen, t. IV. 

(17) Om Fiader af jjerde Orden med Dobbeltkeglesnit (Kjobenavn, 1879 . Io ho pubblicata una tra- 
duzione italiana di questa Memoria negli Annali di Matematica, serie 2°, t. XIV. 

18 G. di Borchardt, t. LXIX. 
(19) Math. Annalen, t. 1, II, 111 e IV. 
(20j Annali di Matematica, serie 2", t. XIII. 
(21) Leipiiger Inaugurai- Dissertation (Greifswald, 1885). 



348 II- PASSATO E IL PRESENTE DELLE PRINCIPALI TEORIE GEOMETRICHE 

le funzioni iperellittiche - e quelle aventi una conica cuspidale dal Totossy i^' , e 
- per quanto concerne la forma - dal Crone (~); riguardo alla classificazione di queste 
superficie mi sia concesso citare il mio nome (^ accanto a quello del mio carissimo 
amico Corrado Segre i^\ 

La superficie Komana di Steiner ha attratto su di se ripetutamente l'attenzione 
dei geometri, grazie specialmente a due sue proprietà, una delle quali (quella di essere 
secata in due coniche da ogni suo piano tangente) fu considerata particolarmente dai 
sintetici, l'altra (di potere le coordinate omogenee de' suoi punti esprimersi come 
forme ternarie quadratiche affatto generali '^^■), fu messa a profitto dai geometri 
analisti. Chi ha vaghezza di conoscere tutte le proprietà che essa possiede 'f^\ le tro- 
verà esposte nelle memorie sintetiche di Cremona 'Jì, Schroter C^), e Sturm '9)^ nelle 
pagine che il Keye vi dedicò nella sua Geometrie dar Lage e nelle memorie analitiche 
di Cayley (10), Beltrami (11' , Clebsch U^^ Eckardt (13J, Laguerre (l'i) e Gerbaldi (15). 

A Kummer è dovuta la conoscenza di un'altra importante coorte di superficie 
di quarto ordine; essa è composta di superficie dotate, non di linee, ma solo di punti 
singolari (16). Vedremo fra breve (§ VI) quali ricerche abbiano condotto Ivummer a 
queste superficie ; per ora ci basti rilevare che la più interessante fra esse (quella che 
oggi si chiama « superficie di Kummer » (1^-) ha sedici punti doppii e sedici piani 
tangenti singolari , e che sono casi particolari di essa la superficie delle onde_ di 



(1) Math. Annalen, Bd. XIX. 

(2) Om Flademe af fjerde Orden med Tilbagegangskeglesnit (Kjobenava, 1881). 

(3) V. le Memorie della R. Accademia di Torino, serie 2', t. XXXVI. 

(4) Mathem. Annalen, t. XXIV. 

Riguardo alla costruzione di una superfìcie di 4" ord. con conica doppia veguasi una Memoria 
del BoBER {Wiener Berichte, 11 e 18 die. 1884), e una del Veronese Atti delibisi. Veneto, serie 6', t. 1). 

(5) Weierstr.ass, Berliner Monatsberichte, 1803. 

(6) Fra le proprietà della superficie Romana di Steiner merita un posto eminente quella (dimo- 
strata con metodi diversi da Cremona e da Glebsch) di avere per linee asintotiche delle quartiche 
razionali. Un'altra proprietà di essa fu scoperta dal Darboox (v. Bulletin des sciences math. et astr., 
IP serie, t. IV) e consiste nell'essere l'unica superficie, oltre alle quàdriche e alle rigate cubiche, per 
ogni punto della quale passano infinite coniche. Recentemente (v. il voi. C del Journal fiir Mathematik) 
il Picard dimostrò che essa è l'unica superficie non rigata di cui tutte le sezioni piane sono curve 
razionali: si vegga a questo proposito una nota del Goccia nei Rendiconti del Circolo matematico di 
Palermo, t. 1. 

(7) G. di Borchardt, t. L'K.Wl ^ Rendiconti dell'Istituto Lombardo, 1867. 
(8, G. di Borchardt, i. LXIV. 

(9,1 Math. Annalen, t. 111. 

(10) G. di Borchardt, t. LXIV; Proceeding of the London math. Society, 1873. 

(11) G. di Matematiche, i, I; Memorie dell'Accademia di Bologna, 1879. 

(12) G. di Borchardt, t. LXVll. 

(13) Math. Annalen, t. V. 

(14; Nouvellas Annales de Mathematiques, II serie, t. XI. 

(15) La superficie di Steiner studiata nella sua rappresentazione analitica mediante le forme ter- 
narie quadratiche (Torino, 1881). 

(16) V. le Abhandlungen der Berliner Akademie, 1866 ; e i Berliner Monatsberichte, 1864. 

(17) La proprietà della superficie di Kummer di essere correlativa a sé stessa diede origine alla 
ricerca delle superficie di ordine qualunque che hanno questa stessa proprietà, ricerca che fu già in- 
trapresa da Cavley e da Kummer nei Berliner Monatsberichte, 1878. Alcuni casi particolari della su- 
perficie di Ku.MMER furono considerati dal Rohn e dal Segre {Leip:iger Berichte, 1884); e le questioni 
algebriche che si connettono alla determinazione delle sue singolarità furono risolte dal Jordan nel 
voi. LXX del Giornale di Borchardt. 



MONOGRAFIA STORICA DI GINO LORIA 349 

Fresnel W e il tetraedroide studiato da Cayley nel 1846 (2). Tale superficie è corre- 
lativa a sé stessa : le sue linee asintotiche furono determinate da Klein e Lie '3 ; 
fra essa e le funzioni esiste un' intima connessione, che Cayley e Borchardt C^ hanno 
scoperto e H. Weber (S) assieme ad altri ha sviluppata '^) ; infine essa può presentarsi 
sotto varie forme , che furono determinate dal Rohn P) servendosi della Teoria delle 
funzioni iperellittiche (-). 

Tacendo delle superficie di quart'ordine aventi per linea doppia una conica dege- 
nerata in due rette (distinte o coincidenti) , accennerò ancora i monoidi, studiati dal 
Rohn (-'), e quelle che, senza essere rigate, contengono un certo numero di rette. Tale 
è il luogo dei punti in cui concorrono quattro piani corrispondenti di quattro spazii 
omografici sovrapposti di cui Chasles determinò l'ordine e Schur trovò una folla di 
elegantissime proprietà '^*^). 

Finirò questa sezione della mia rassegna nominando alcune superficie di ordini 
superiori al quarto che già occuparono gli scienziati. Meritano di venir per prime 
menzionate le rigate, che furono studiate in generale da Chasles (!'), da Salmon (^2)^ 
da Cayley '^^), da Pliicker ('-il, da La Gournerie (15) (1814-1883), da Voss (16 , e in 
particolare da Chasles >1^), da Cremona (1^), Schwarz 1*^), da La Gournerie "9) (rigate 
simmetriche rispetto a un tetraedro) . da Clebsch i~^\ da Armenante (21) (rigate ra- 



(1) Questa superficie ha una parte fondamentale nella Teoria matematica della luce; è noto infatti 
che la determinazione dei piani che la toccano lungo cerchii, condusse Hamilton alla scoperta della 
rifrazione conica, fenomeno che era sfuggito all'attenzione dei fisici. 

(2) G. di Liouville, t. XI e G. di Borchardt, t. LXXXVll. Cfr. una Memoria del Segre nel 
voi. XXI del Giornale di Matematiche. 

(3) Berliner Monatsherichte, 1870; oppui-e Math. Annalen, t. XXIII. 

(4) G. di Borchardt, v. LXXXUI.V. anche Journal fiìr Malhematik, t. XCIV. 

(5) G. di Borchardt, v. I^XXXIV. 

(6) V. la Memoria citata nella nota (21) della pag. antiprecedente, e, per la storia dell'applicazione 
delle funzioni iperellittiche alla superficie di Kummer, l'introduzione della Memoria del Rohn, Math. 
Annalen, t. XV. 

■J) Miìnchener Inaugurai- Dissertation, 1878 ; Math. Annalen, t. XV. 

(8) Le altre superficie di 4° oidine con punti singolari furono studiate dal Cayley {Proceedings of 
the London math. Society, 1870 e 1871; e più completamente dal Rohn in una bella Memoria premiata 
non a guari dall'Accademia Jablonowski (cfr. Math. Annalen, V. XXIX). 

i9) Math. Annalen, t. XXIV. Cfr. anche la Dissertazione del Lampe (Berlino, 1864). 
(10) Math. Annalen, t. XVII e XX. — Oltre a quelle citate nel testo, furono studiate altre super- 
ficie particolari su cui per brevità devo sorvolare ; la maggior parte di esse fu scoperta o studiata me- 
diante la Teoria delle rappresentazioni (v. § V). 

(11, Correspondance malhèmatique, t. XI. — G. di Liouville, t. II. 

(12) Cambridge and Dublin mathem. Journal, i. Vili; e Transaclions ofihe frish Academt/, t. XXIII. 

(13) Phil. l'ransa'tions, 1863-1869. Nei lavori citati, Cayley e Salmon studiarono le rigate come 
luoghi delle rette che incontrano tre curve date, o incontrano una e ne bisecano un'altra, o sono tri- 
secanti di una curva. 11 Rupp ripre.se recentemente que.ste considerazioni a fine di giungere per altra 
via e modificare in parte i risultati a cui erano pervenuti questi geometri {Math. Annalen, t. XVIII;. 

(14 Annali di Matematica, serie 2", t. I. 

(15 Traile de Geometrie descriptive, art. 629 e 635. 

|16) Math. Annalen, v. Vili, XII e XIII. 

il7; Comples rendus, 1862. Cfi'. d'Ovidio e Dino nel tom. Ili del G. di Matematicehe. 

fl8) V. y Inaugurai- Dissertation stampala a Berlino nel 1864 e il G. di Borchardt, t. LXVIl. 

(19 Recherches sur les surfaces régUes tétraédrales symélriques Paris, 1867). 

(20) Math. Annalen, t. V. 

(21) Annali di Matematica, serie 2% voi. IV. 



350 II, PASSATO E IL PRESENTE DELLE PRINCIPALI TEORIE GEOMETRICHE 

zionali) e da Chizzoni (*) (rigate generate dalle congiungenti i punti corrispondenti di 
due curve piane punteggiate proiettivamente). Vengono quindi quelle che, pur non es- 
sendo rigate, contengono delle rette e che furono studiate da Sturm (2) e Affolter C3 ^ 
e le superficie algebriche d'area minima in cui Geiser i^) e Lie (5) trovarono note- 
voli proprietà. Nominerò ancora alcune superficie dedotte da una quàdrica (luogo di 
centri di curvatura, podarie, superficie apsidali, ecc.), noncliè i luoghi dei vertici dei 
coni quadrici tangenti a m rette e passanti per 6 — m punti , i quali furono studiati a 
fondo da Liiroth (^1 , da Hierholzer (''') e da Cayley i^) perchè servivano a risolvere 
certi problemi della Teoria delle caratteristiche dei sistemi semplicemente infiniti di 
coni del secondo ordine; e infine quelle generate da sistemi cremoniani reciproci, con- 
siderate dal Jung (9). 

Le proprietà delle superficie finora considerate o appartengono immediatamente 
alla Geometria proiettiva o si riconducono nel suo dominio con una considerazione 
ben nota. Ma ve ne sono molte altre di natura completamente diversa, perchè, per 
dirla con Klein C^^), il gruppo di trasformazioni che loro compete non è quello della 
Geometria proiettiva. Queste concernono le superficie quando vengano considerate come 
corpi infinitamente sottili, flessibili ma inestendibili; e compongono un i-amo nobilis- 
simo della Geometria - creazione di Gauss (1771-1885) - che va sotto il nome di Teoria 
della curvatura e delle coordinate curvilinee su una superficie. Esso forma , assieme 
alla Teoria delle proprietà infinitesimali delle curve e alla Teoria delle coordinate 
curvilinee nello spazio - creazione di Lamé - ciò che chiamasi oggi « Geometria 
differenziale ». 

Chi voglia erudirsi in questa disciplina può invocare l'aiuto di una folla di scritti 
ornai classici, sicuro di ritrarne inapprezzabili vantaggi. Egli può prendere le mosse dalle 
celebri Applications d'Anaìysc à la Geometrie di Monge (V), per passare alle non 
mai abbastanza vantate Bisquisitioncs genernles circa suprrficies curva di Gauss (*2) ; 
può rivolgersi al Lamé ('S', al Codazzi (1^), al Chelini (1802-1878) C15\ al Briosclii (10) 
per imparare la Teoria delle coordinate curvilinee nello spazio ; all'Aoust t^') , 



(1) Memorie dei Lincei, 1878-79. 

(2) Math. Annalen^ t. IV. 

'3) Math. Annalen, t. XXVil e XXIX. V. anche una Memoria di Eckardt. Math. Annaien, t. VII. 

(4) Math. Annaien, t. IH. 

(5) Math. Annaien, t. XIV e XV. 
|6) G. di Borchardt, v. LXVUl. 
(7; Math. Annaien, t. li. 

(8) Proccedings of the London math. Society, v. IV; Comptea rendus, 186i; cfr. una memoria di 
HuNDTADY nel V. XCII del Journal fiir Mathematik. 

(9, K. Accademia dei Lincei. Transunti. 1885 o 1886. 

(10) V. le ammirabili Vergleichende Belrachtungen iiber neuere geomelrische Forschimgen ( Er- 
langen, 1872). 

(Hi Una pregevole edizione corredata da Note importanti ne venne fatta da Liouville nel 18.Ó0. 

(12) Voi. VI delle Commentationes recensores di Gottinga. 1827. 

(13) Lepons sur les coordonnées curvilignes. (Paris, 1859). 

(14) Annali di Matematica, 2' serie. 

(15) Memorie dell' Accademia di Bologna, 1868 e 1869. 
(16 Annali di Matematica, 2' serie, t. I. 

(17) Analyse infinitesimale des courbes dans V espace (Paris, 1876). 



MONOGRAFIA STORICA DI GINO LORIA 351 

a P. Serret (1 , allo SchelK-) per apprendere le proprietà infinitesimali delle curve; 
a Dupla (3) , a Darboux W , a Cayley (5' pei sistemi tripli di superficie ortogonali ; a 
Bonnet fil , a Beltrami W, a Dini (8), a Enneper v9, e a molti altri per la Teoria delle 
superficie di curvatura costante o dotate di linee di curvatura di data specie ; per le 
superficie di area minima a Weierstrass i^^), a Eiemann (*'), a Beltrami (12 ^ a Scliwàrz(i3)^ 
a Lie 'l"* ; e infine, per tutte le altre questioni, agli altri innumerevoli lavori (15) con cui 
tutte le nazioni civili collaborarono così efficacemente al progresso di una sezione della 
Geometria, clic si deve riguardare senza dubbio come una delle parti più importanti 
delle nostre cognizioni scientifiche, percliè porge all'Analisi l'occasione di perfezionare al- 
cuni suoi metodi, alla Fisica matematica gli strumenti per compiei'e certe capitali ri- 
cerche. 

E a colui che desiderasse acquistare un'idea esatta dello stato attuale di essa, 
io non potrei che caldamente raccomandare le magistrali Lezioni (1*5) recentemente 
pubblicate dal Prof. Bianchi ; le quali , riassumendo e completando le principali dot- 
trine della Geometria infinitesimale , vengono a colmare una deplorevole lacuna nella 
letteratura matematica odierna. 

IV. 

Teoria delle curve a doppia curvatura. 

La Teoria delle curve piane si può generalizzare in due diverse direzioni. Te- 
nendo conto del fatto che una tale curva è rappresentata da una equazione fra le 
coordinate di un punto di un piano, come analoga di essa nello spazio si presenta 
la Teoria delle superficie considerate come enti rappresentabili da una equazione fra 



(1) Nouvelle théorie géométrique et mécanique dea courbes à doublé courbure (Paris, 1860). 

(2) Allgemeine Theorie der Curven doppelter Kriiìnmung (Leipzig, 1859). 

(3) Déaeloppements de geometrie (Paris, 1813). 

(4) Annales de l'École normale supérieure. 1866. 

(5) Comptes rendus, 1872. Phil. Transactions, v. 163, 

6) P. e. Journal de l'École polythecnique. X.XIV et XXV cahiers. 

7) Annali di Matematica, Giornale di Matematiche, Memorie dell'Accademia di Bologna. 

(8; Annali di Matematica, Giornale di Matematiche, Atti della Società italiana delle sciente. An- 
nali dell'Università di Pisa. 

(9) Gòttingjr Nachrichten, Gottinger Abhandlungen, Math. Annalen, ecc. 
(10, Berliner Monatsberichte, 1866. 

(11) Gesammelle Werke (Leip/.ig, 1876). 

(12) Mem. dell' Accademia di Bologna, serie II, t. VII, 1868. La bellissima introduzione di questo 
importante lavoro è consacrata alla .storia della Teoria delle superficie d'aiea minima. 

(13) Bestimmung einer speciellen Minimalfiàche. Berlin, 1871. — G. di Borchardt, t. LXXX. 
14) Ualh. Annalen, t. XIV e XV. 

(15) Per completare le monche indicazioni del testo aggiungerò qui i nomi di alcuni Irai cultori 
della Geometria infinitesimale che non potei nominare. E, per non parlare che dei maggiori, citerò 
fra gli Italiani, Gasorati e Razzaboni ; tra i Francesi, Liouvillb, Bertrand, Bour, Catalan, Frenet, 
A. Serret, Bouquet, Moutard, Ribacour, Combescure, Lévy, Picart, e De Salvert; fra i Tedeschi, 

JOACHIMSTHAL, JaCOBI, iMlNDING, KlEPERT, ChRISTOFKEL, WeINGARTEN, KnNEPER, ScHLAFLI , LlPSCHITZ, 

P. Du Bois-Reymond, Voss, Hoppe, Mangolut e Lilienthal; fra gli Inglesi, Jellet, Roberts, New- 
COBM e Craig, fra i Norvegesi, Backlund. 

Molti dei lavori di Geometria infinitesimale pubblicati prima del 1870 si trovano analizzati nella 
pregevole dissertazione dell' Haas , Versuch einer DarstMung des Geschichte der Kriìmmungtmaass. 
(Tubingen, 1881 j. 

(16) Pisa, 1886. 



352 IL PASSATO E ir. PRESENTE DELLE PRIXCIPALl TEORIE GEOMETRICHE 

le coordinate di un punto nello spazio, e su tale dottrina mi sono intrattenuto nelle 
pagine precedenti. Considerando invece una curva piana come una serie semplicemente 
infinita di punti, si può estenderne la teoria togliendo la restrizione che questi stiano 
in un piano: nasce allora la Teoria delle curve gobbe. 

Lo studio delle proprietà infinitesimali di queste si può fare abbastanza facil- 
mente con metodi non molto dissimili da quelli che servono per le curve piane; per 
questa ragione esso fu intrapreso, come già dissi, più di un secolo fa da Clairant, 
e venne continuato di poi da Lancret, da Monge, da Tinseau, da Saint-Venant (1797- 
1886), da Frenet, da Alfredo (1819-1885) e Paolo Serret, da Liouville, da Ber- 
trand, da Puiseux (1820-1883), da Lie e da molti altri W. 

Ma, tolta questa categoria, lo studio delle altre proprietà generali delle curve 
sghembe presenta gravissime difficoltà. Si opinò un tempo che ogni curva nello 
spazio si potesse considerare come intersezione completa di due superficie e quindi rap- 
presentare col sistema di due equazioni fra le coordinate di un punto nello spazio 2) ; 
ma non si tardò a riconoscere l'esistenza di curve intersezioni incomplete di superficie 
e la necessità di rappresentarle, non con due, ma con tre equazioni corrispondenti 
ad altrettante superficie passanti per essa. Si suppose che la nozione di ordine fosse 
sufficiente per classificare le curve gobbe: ma ben presto, arrivati al quarto ordine, 
si riconobbe che essa non bastava (3). -Si credette che l'ordine e il numero de' punti 
doppii apparenti fossero sufficienti per lo scopo suddetto; ma, giunti al nono ordine, 
si vide di aver errato. Né un terzo numero (l'ordine minimo dei coni passanti per 
le corde della curva uscenti da un punto) poteva aiutare se non per le curve d' 
ordine inferiore al quindicesimo. Sicché si venne a concludere l'impossibilità di carat- 
terizzare una data curva mediante un complesso deternainato di numeri assegnabili a 
priori. 

Ho voluto citare questi fatti per mostrare come la Teoria generale delle curve 
gobbe non presenti delle somiglianze con alcuna altra parte della Geometria, e, addi- 
tando le formitlabili oscurità che presenta, dare al lettore il mezzo di trovare la 
ragione per cui le cognizioni che abbiamo su questi enti siano poco numerose e di 
origine recente. 

I primi risultati generali sulle curve a doppia curvatura sono dovuti a Cayley, 
che dedicò ad esse due memorie importanti, in una delle quaU egli stabilì le formole 
(analoghe a quelle di Pliicker) che collegano fra loro i numei'i delle singolarità di una 
curva sghemba W, nell'altra suggerì per lo studio delle curve gobbe d'ordine n quelle 



(1) Maggiori particolari si troveranno nella nota (65^ dM' Analytische Geometrie des Raumes von 
G. Salmon, deutsch bearbeitet von W. Fiedler (III Aufl., 1880) II Th., p. XXXVII. 

(2) Cfr. Magnus, Aufgaben, und Lehrsdtze, 1837, p. 160. 

(3) L'esistenza di due quartiche gobbe fu fatta conoscere prima dal Salmon nel 1850 {Cambridge 
and Dubl. Math. Journal, t. V), e quindi da Steiner nel 1856 (G. di Creile, t. LUI). 

(4) G. di Liouville, t. X; oppure Cambridge and Dublin math. Journal, t. V. 

A questa Memoria fa seguito una pubblicata dal Salmon nel voi. V del Cambridge and Dublin 
math. Journal e serve di complemento ad essa una stampata dallo Zeuthen nel voi. Ili della 2^ serie 
degli Annali di Matematica. Si connettono ad essa aache gli scritti che Cayley [Phil. Transactions, 
t. 153), PiCQUET (^C'jmpies rendas, voi. LXXVII e Bidletin de la Soc. math. de France,t. 1) e GeiSER 
(Collectanea mathematica, 1881) dedicarono alle rette secanti un certo numero di volte una curva gobba. 



MONOGRAFJA STORICA DI GINO LORIA 353 

notevoli superficie d'ordine n con un punto (H-l)-plo, che egli chiamò « monoidi » vU. 
Dopo di questi lavori , per trovare un progresso veramente notevole nella Teoria 
che ci occupa, dobbiamo arrivare a Halphen e Nother, le cui memorie (-), pre- 
miate nel 1882 dall'Accademia di Berlino, sono le basi di una Teoria generale delle 
curve sghembe, perchè trattano i problemi « determinare tutte le curve di dato 
ordine fra loro distinte » , « assegnare quali curve esistano su una data superficie » , 
ed altri ancora di non minore importanza. Questi due lavori si intrecciano cosi stret- 
tamente, si compenetrano così intimamente, da rendere assai malagevole il discernere 
la parte che spetta a ognuno dei loro autori nei molti risultati comuni che contengono ; 
se per un lato Nother potè far tesoro dei teoremi enunciati fin dal 1870 da Halphen 
nei Rendiconti dell'Accademia francese e in altre diffuse raccolte \^), questi potè ser- 
virsi dei teoremi contenuti nell' importantissima memoria di Brill o Nother sullr 
funzioni algebriche e la loro applicazione alla Geometria C*) e di altre in cui il 
Nother stabili rigorosamente certe proposizioni della Teoria delle funzioni algebriche 
indispensabili nell'esposizione di Halphen (5); ne si creda che le vie seguite dai 
due geometri siano nella massima parte diverse nella sostanza, che entrambi fanno uso 
(come Cayley avea consigliato) di monoidi, e se uno adopera di preferenza formolo e 
teoremi della dottrina degli integrali abeliani, l'altro applica quei teoremi sulle fun- 
zioni algebriche che guidano alle stesse proprietà. Comunque, è fuor di dubbio che 
queste due eminenti produzioni dell'epoca nostra sono destinate ad avere una parte 
fondamentale nelle ricerche geometriche future ; e se finora la loro influenza non si 
è ancor fatta sentire molto palesemente, ciò si deve attribuire principalmente alle dif- 
ficoltà gravissime che presenta tuttora il loro tema, e forse alle lacune che esistono 
nei metodi di cui si potrebbe invocare il soccorso per superarle 6). 

Ma, prima della fondazione di questa Teoria generale, molte curve particolari 
furono oggetto di studio approfondito : desiderando più di essere giudicato storico 



il) Comptes rendus, t. LIV e LVIII. A questa Memoria si collega la Dissertazione di Ed. Wevb, 
Veber algebraische Raumcurven (Gòttingen, 1873 e altri scritti dello stesso autore. 

Alle Memoiie di CaTley citate dovrei aggiungerne una terza {Quarlerly Journal, t. Ili) in cui 
l'Autore propone di considerare una curva come complesso (nel senso di Pluckee) delle sue secanti 
e quindi rappresentarla con un'equazione unica fra le coordinate di una retta nello spazio: ma posso 
dispensarmene perchè la fecondità di questa considerazione non fu ancora dimostrata. 

(2) Halphen, Mémoire sur la classification des courbes gauches algébriques [Journal de l" Ecole 
Pulythecnique, LII Cahier). 

iSÒTHER. Zur Grundlegung d'ir Theorie des algebraischen Raumcurven [Berliner JbhanJlungen, 
1883; e Journal fur MathemaM, t. XCllI). 

(3) Bulletin de la Sociélé mathémalique de France, t. 1 e II. 

(4) Maih. Annalen, t. VII. 

(5) Malh. Annalen, t. VI. 

(6) Debito di giustizia m'impone di nominare anche un bel lavoro del Valentiner {Bildrag td 
Rumcurvener Theorie, Kopenhagen, 1881; efr. anche Ada mathematica, t. II) comparso quasi contem- 
poraneamente a quelli di Halphen e Nother, il quale, per il metodo e per i risultati, presenta con 
essi dei notevoli punti di contatto. Citerò pure in questa nota, non avendo potuto farlo nel testo, un 
teorema di Cre.mona ^dimostrato dal prof. Di.no nei Rendiconti dell'Accademia di Napoli, lS79j , e alcuni 
di Sturm IReport of the British Association, 1881; Math. Ann., v. XIX, i quali esprimono delle no- 
tevoli proprietà generali delle curve sghembe, e rammenterò le ricerche di Cayley, PicqUET e Geiser 
sulle rette secanti piìi volte una curva a doppia curvatura indicate nella nota V della pag. prec. 

Serie II. Tom. XXXVIII. '*'' 



354 IL PASSATO E IL PRESENTE DELLE PRINCIPALI TEORIE GEOMETRICHE 

fedele che brillante, devo qui intraprendere una enumerazione dei lavori in cui sono 
consegnate le più cospicue fra tali ricerche , 

Degli altri fia laudabile il tacerci , 
Che il tempo sarìa corto a tanto suono. 

Fra essi meritano il primo posto quelli che trattano delle cubiche gobbe. In 
queste Mobius (1) e Chasles '-) rinvennero varie bellissime proprietà, le quali si molti- 
plicarono con tanta rapidità che Staudt C-^ì potè ben presto stabilire la perfetta ana- 
logia che regna fra esse e le coniche ; questa analogia si fece ogni giorno più perfetta 
grazie agli studii di Seydewitz I^), di JoachimsthaU^^ ^^ Cremona i*^) , di Schroter ~). 
di Keye (^), di Sturm (9', di Hurwitz ("^), i quali non solo permisero l'erezione di 
una completa trattazione sintetica di queste curve , ma prepararono il terreno alla 
elegantissima esposizione analitica che ne fecero il mio amatissimo Maestro E. d'Ovidio f^^) 
e il Prof. Fittarelli C'^). 

Nominerò poi la Teoria delle curve gobbe tracciate su un iperboloide a una 
falda , di cui Chasles (l'^ gettò le basi e che fu tanto arricchita dal nostro Cre- 
mona C'^). Citerò quindi le molteplici proprietà che Poncelet (^^), Chasles (1^) , Cre- 
mona (1~). Keye l^^), Paul Serret ('•') e molti altri trovarono nelle quartiche di prima 
specie, e le belle applicazioni che esse fornirono alla Teoria delle funzioni doppiamente 



(1) Ber Barycentrische Calcul (Leipzig, 1827). 

(2) Aperfu hiatcrique, note XXXIII ; G. di Liov.mlle, 1854. 

(3) Beiiràge sur Geometrie der Lage (Niirnberg (1860J. 

(4) Grune.rt's Archiv, Th. X. 

(5) G. di Borchardt, t. LVI. 

(6) G. di Borchardt, t. LVIII, LX. e LXIII; Nouvelles Annaìes, 2« sórie, t. I; Annali di Mate- 
matica, t. I, II e W ;■ Rendiconti dall'Istituto Lombardo, serie 2', voi. XII. 

(7) 6. di Borchardt, t. LVI; Mathematische Annalen, Bd. XXV. Cfr. anche una mia Nota inserita 
nei Rendiconti dell' Accademia di Napoli, 1885. 

(8) Zeitschrift fur Math. «. Phis., 1868. 

(9) G. di Borchardt, t. LXXIX e LXXX ; Annali di Matem., serie 2% t. III. 

(10) Math. Annalen, Bd. XX. 

(11) Meni. dell'Accademia di Torino, serie 2», t. XXXII, e Collectanea mathematica. A queste me- 
morie si connette una del dottor Gerbaldi, Siti sistemi di cubiche gobbe o di sviluppabili di III classe 
stabiliti col messo di due cubiche punteggiate proiettivamente iMem. dell' Acc. di Torino, serie II, 
t. XXXU). 

(12 Giornale di Matematiche, 1879. 

Per le forme degeneri delle cubiche gobbe si vegga una nota dello Schubert nel voi. XV dei 
Math. Annalen. 

La Teoria delle cubiche gobbe porge un' interessante rappresentazione geometrica della Teoria delle 
forme binarie algebriche che fu studiata dallo Sturm ( G. di Borchardt, t. LXXXVI ) e dall'AppELL 
[Annales de l'Èc. norm. supérieure); intorno ad essa si vegga il libro di Franz Mever, Apolaritdt und 
rationale Curven (Tùbingen, 1883\ 

Una buona esposizione della dottrina delle curve sghembe di 3" ordine fu fatta dal DraCH nella 
monografia: Einleitung in der Tlieorie der cubischen Kegelschnitten (Leipzig, 1867 ; a proposito della 
quale il prof. Beltrami scrisse alcune interessanti Annotasioni 'Rend. Ist. Lomb., serie II, v. 1). 

(13) Comptes rendus, 1861. 
14) Annali di Tortolini, t. IV. 

(15) PoNCELET fece nel 1822 la memorabile scoperta che per ogni quartica di V specie passano 
quattro coni quadrici. [V. Traitc des propr. projectives, t. I, p. 385, 2' ed.)]. 

(16) Comptes rendus, t. LIV e LV. 

(17) Comptes rendus, t. LIV; Mem. dell' Accademia di Bologna, 1861; Rend. dell'Ut. Lombardo, 
serie II, t. I. 

(18) .Annali di Matematica, serie 2", t. II. 

(19) Geometrie de direction Paris, 1869). 



MONOGRAFIA STORICA DI GINO LORIA 355 

periodiche - Harnack (•), Lange (2), Westphal P), ecc. - Nà posso passare sotto si- 
lenzio i bei lavori di Cremona *), di Armenante l^), di Bertini ■■^), di Weyr 0) sulle 
quarticbe di seconda specie. E come potrei ristarmi dal far cenno della plejade di curve 
che studiarono Cremona e Sturm C^) occupandosi della Geometria su una superficie del 
terz'ordine , gì' importanti problemi risoluti da Clebsch e dai suoi discepoli sulle curve 
razionali ^9', ellittiche e iperellittiche, e le eleganti proprietà che il prof. Bertini ^^^'■ 
rinvenne nelle curve razionali del quinto ordine e W. Sthal i^^^ in quelle i cui punti 
stanno su una supei^cie di 2' ordine e i cui piani osculatori ne toccano una di 2" classe ? 
All'udire enumerare tante e così svariate ricerche il lettore inesperto si sentirà 
compreso da un senso di sgomento; egli si domanderà come in breve volger di tempo 
sia possibile apprenderle, se non tutte, almeno in gran parte. Si rassicuri. 11 com- 
puto dello studioso è oggi molto meno difficile di quello che può apparire seguendo 
la rivista rapidissima che sto facendo. I principii posti dai geometri della prima metà 
del secolo nostro sono cosi fecondi che, quando uno si sia impadronito di essi, non solo 
può facilmente far sue molte ricerche posteriori, ma può eziandio aspirare a far 
progredire la Scienza. E questo, che non è certamente un vantaggio da diprezzarsi 
della Scienza odierna su quella dei nostri padri, fu affermato recisamente da uno dei 
fondatori di essa colle parole oramai classiche: « Peut donc qui voudra dans l'état 
actuel de la science, généraliser et créer en geometrie; le genie n'est plus indispen- 
sable pour ajouter une pierre à Tédifice U2) ». Auree parole, che chiunque si pro- 
ponga di coltivare le Matematiche deve imprimersi nella mente : facendogli sperare 
una probabile vittoria, esse lo consiglieranno ad affrontare animosamente le lotte in- 
tellettuali che lo attendono. 

V. 

Rappresentazioni, corrispondenze, trasformazioni. 

In questa fugace rassegna delle più recenti scoperte geometriche, si presenta ora 
la Dottrina delle rappresentazioni, corrispondenze e trasformazioni. 

È noto clie fra due piani punteggiati esiste una corrispondenza se ad ogni punto 
dell'uno è associato un grappo di punti dell'altro: questi si dicono allora « corri- 
spondenti » a quello. Se, iu particolare, ogni punto dell'un piano ha un solo corri- 
spondente nell'altro, la corrispondenza si dice « univoca ». 



(1) Malh. Annalen, t. XII. 

(2) Zeitschrift fùr 3Iath. u. Physik. v. XXVKI. 

(3) .ì/alh. Anìialen, t. XI il Cfr. Cayley, ib., t. XXV Bd. 

(4) Annali di Tortolini, t. IV. 

(5) G. di niatemaliche, t. XI e XII. 

'^6i Rendiconti del R. Istituto Lombardo, 1872. 

(7) Wiener Sitsungsberichte , 1871. .Sulle curve razionali di 4° ordine si vegga anche Study 
{Leipsiger Berichte, 1886) e V Uabilitationsschrift del Jolles (Aachen, 1886 , 

(8) Oltre alle citate Synthetische Vntersuchunyen si vegga il G. di Borchardt , t. LXXXVIU, e 
i Maihematische Annalen, t. XXI. 

(9 V. p. e. Kon.NDÒRFER e Brill, Math. Ann., t. III. 
(10) Collectanea mathematica. 
(li) Journal fùr Malhematik, t. IC. 
(12) Chasles, Apergu historique, 2" ed., p. 269. 



356 IL PASSATO E IL PRESENTE DELLE PRINCIPALI TEORIE GEOMETRICHE 

I casi più semplici di corrispondenza univoca sono l'omologia, studiata da Pon- 
celet (1822), e l'omografia con i suoi casi particolari, studiata da Mòbius (1827), 
da Magnus (1833) e da Chasles (1837). In questi casi, non solo ad ogni punto cor- 
risponde un punto, ma anche ad ogni retta una retta. — Un esempio di corrispondenza 
più complicata fu ottenuto da Steiner nel 1832 colla costruzione seguente ^) : Dati due 
piani distinti e due rette sghembe, per ogni punto di uno di quelli si conduca la retta 
che si appoggia alle due date e se ne determini la traccia sull'altro piano ; associando 
questa traccia al punto scelto nel primo piano si ottiene una corrispondenza univoca 
tale che ad ogni retta dell'un piano corrisponde una conica nell'altro. Facendo coin- 
cidere i due piani si giunge a una corrispondenza - in sostanza non differente da 
quella incontrata da Poncelet fra i punti coniugati rispetto a un fascio di coniche '['^) 
- che fu studiata per via analitica dall'eminente geometra Tedesco Magnus (1790- 
1861) '3) e dal nostro Schiaparelli ('*), per via sintetica dal Seydewitz (5) e più recen- 
temente dal Eeye C^X — A un terzo esempio condusse la soluzione di alcuni problemi 
di Fisica matematica ; vi si perviene nel seguente modo : Dato un punto fisso, si 
associno fra loro due punti (di un piano passanti per esso) le cui distanze da questo 
siano inversamente pi'oporzionali ; si otterrà così una corrispondenza univoca che muta 
ogni retta in una circonferenza ed ogni circonferenza in una circonferenza, la quale 
fu studiata dal Thompson (^) come « principio delle immagini » e che tutti conoscono 
sotto il nome di « trasformazione per raggi vettori reciproci » o « inversione ». 

Tutte queste trasformazioni sono lineari o quadratiche, perchè mutano una retta 
in una linea di 1" o di 2" ordine. Tuttavia Magnus notò che, ripetendo una trasfor- 
mazione quadratica , in generale se ne ottiene una di ordine superiore (8). Questa 
osservazione importante rimase sterile fino al momento (1868) in cui il Prof. Cremona, 
dai pochi casi dianzi discorsi, assurse alla Teoria generale delle trasformazioni geo- 
metriche delle figure piane ^'. 

Per dimostrare al lettore l' importanza degli scritti che il Cremona dedicò 
a questa Teoria i^^\ io vorrei esporre in che modo questo grande geometra abbia 
ridotto lo studio delle trasformazioni univoche a quello di una rete omaloidica di curve 
e la determinazione di una tal rete alla risoluzione di un sistema indeterminato di 



(1) Questa costruzione, chiamata dai tedeschi « Steiner'sche Projection «, fu ritrovata nel 18G5 
dal Transon che le impose il nome di « projection gauche ». Nouvelles Annales de Mathématiques, 
t. IV e V della 2" seriei. 

(2) V. anche una Memoria di ì'lìjcker inserita nel voi. V del G. di Creile. 
[3] G. di Creile, t. Vili; e Aufyaben und Lekrsatie, 1833. 

(4) Memorie dell'Accademia di Torino, 1802. 

(5) Grunert's Archiv, Th.VlI. 

-|6) Zeitschrift fur HJath. u. Phi.i., t. Xi. 
1,7) G. di Liouville, t. X e XII. 
i'8i Sammhmg von Aufgaben und LehrsdUe, 1833. 

(9) Negli anni 1859 e 1860 il De Jonquières studiò la trasformazione d oi'dine n - che porta il suo 
nome - in cui ad ogni retta corrisponde una curva d'ordine n, con un punto (n — 1)— pio; alcuni dei 
suoi risultati furono pubblicati nel 1864 nei Nouvelles Annales, ma il lavoro completo che egli dedicò 
a tale trasformazione vide la luce solo nel 1885 per cura del dottor CìucciA (v. G. di Matematiche, 
t. XXlll). Noterò anche che fin dal 1834 .Mòbius studiò (G. di Creile, t. XI i) le corrispondenze univoche 
fra due piani in cui le aree di due figure corrispoiideati stanno in un rapporto costante; queste ri- 
cerche sono però di indole affatto diversa da quelle considerate nel testo. 

(10 Memorie dell'Accademia di Bologna, 1863 e 1865; G. di Matematiche, t. I e III. Cfr. Bulletin 
des Sciences math. et astr., t. V. 



MONOGRAFIA STORICA DI GINO LORIA 357 

equazioni lineari: ma poiché l'indole di questa memoria non me lo consente, devo 
limitarmi a persuadernelo coU'antico argomento del « consenso universale ». Citerò 
quindi i nomi di geometri quali Cayley O, Clifford (1), Clebsch (-), Nother (3), Eosanes CO, 
S. Koberts (-^z. che si affrettarono a riempire quelle lacune (inevitabili nella prima 
trattazione di un argomento) che si notavano nelle memorie del Cremona C') ; poi i 
lavori del Raffini (^), del Jonquières i^\ del Kantor (9), del Guccia (^'^), dell'Autonne ("\ 
che trattano delle questioni intimamente connesse con questa dottrina ; e quelli infine 
di Hirst l'~), di Sturni (13) e di innumerevoli altri, che si propongono il più modesto 
scopo di facilitarne la diffusione mediante opportxmi esempi e formole eleganti (1*). 

Fra i lavori che fecero seguito a quelli del Cremona testé nominati, meritano 
il posto più eminente quelli che il Prof. Bertini (l^), dedicò alle trasformazioni piane 
involutorie ; lavori che acquistarono semplicità ed eleganza maggiore mercè il concetto 
di classe e altre nozioni introdotte dal Caporali (l^; (1855-1886), geometra egregio 
di cui Italia tutta piange la immatura perdita i^'h 

Della Teoria di cui sto ora parlando fa anche parte la Dottrina delle « trasfor- 
mazioni isogonali », basata sulla rappresentazione geometrica dei numeri complessi, 
e di cui Mobius (18), Siebeck (19), Durège .^'^J , Beltrami (21), Wedekind (22), e più 



(1) Proceedings of the London math. Society, t. III. 

(2) Math. Annalen, t. IV. 

(3) aiath. Annalen, t. HI e V. 

(4) G. di Borchardt. t. LXXIII. 

5) Proceedings of the London maili. Society, t. HI. 

(6) Accennerò qui uà teorema importante, ottenuto nello atesso tempo da Clifford, Nother e 
RoSANES, il quale pai-ve per un momento togliere importanza alle trasformazioni cremoniane: Ogni 
trasformazione univoca di ordine superiore al primo si può ottenere ripetendo delle trasformazioni 
quadratiche. Que.sta proposizione è evidentemente reciproca di quella di Magnus riportata nella pag. 
prec. del testo. 

(7) Mem. dell'Accademia di Bologna, 1877 e 1878. 

8) Comptes rendus, 1885 ; O. di Baltaglini, v. XXIV. 
(9) Annali di Matematica, serie 2^, t. X. 

(10, Comptes rendus, 1885; Rendiconti del Circolo Matematico di Palermo, v. I. 

(11) Si veggano le Memorie pubblicate nei Comptes rendus 1883-84-85-86 e nel Journal de Ma- 
thématiques, 1885-86-87. 

;12) Annnli di Matematica, v. VII, oppure G. di Matematiche, t. IV; Quarterly Journal, ottobre 1881. 

(13' Math. Annalen, Bd.XXVl. 

(14) Le trasformazioni geometriche furono per lo più applicate allo studio delle curve algebriche: 
tuttavia non mancano scritti dedicati alle trasformazioni (in altre o in sé stesse) di curve trascendenti. 
P. e. Magnus, Sammlung von Aufgaben und Lehrsàtze (1833) p 320, 455, 457-9, 497; Klein e Lje, 
Math. Annalen, t. IV. 

(15 Annidi di Matematica, serie II, t. Vili; Rendiconti dell'Istituto Lombardo, 1883. 

(16) Rendiconti dell'Accademia di Napoli, 1879. 

(17) La nuova forma assunta in conseguenza dalle ricerche del Bertìni rese pili agevole all'amico 
mio prof. .Martinetti di proseguire nella via tracciata da questo scienziato e di determinare le 
trasformazioni piane involutorie di 3» e 4' classe (V. Annali di matematica, serie li, t. XII e XIII;. 

La Teoria delle trasformazioni piane deve arricchirsi fra non molto dell'importante lavoio del 
Kantob premiato dall'Accademia di Napoli e che si sta ora stampando. 

(18) Lo varie iNlemorie di Mobius su questa teoria sono raccolte n-1 v. Ili «Ielle sue Gesammelte 
Werhe (Leipzig, 1886). 

(19) G. di Creile, t. LV, LVll e LIK; Grunert's Archir, Th. XXXIll. 
(20j Grunert's Archiv, t. XLII. 

^21) Memorie delV Accademia di Bologna, 1870. 

(22) Beitrdge zur geometrischen Inlerprctation bindren Formen Erlangen, 1875), cfr. Math. Ann., 
t. IX; Studien in bindren Werthgebiet (Carlsruhe, 1876). Math. Annalen, Bd. XVII. 



358 IL PASSATO E IL PRESENTE DELLE PRINCIPALI TEORIE fiEOMETRICHE 

recentemente l' Holzmiiller (') dimostrarono l'utilità - che forse è maggiore per la 
Fisica matematica che per la Geometria pura ('-!. 

Il concetto di corrispondenza fra due piani si può generalizzare in parecchi 
modi ; ma quelli che più spontaneamente ci si presentano sono i seguenti: 

Anzitutto, senza uscire dal piano, si può stabilire una corrispondenza fra ogni 
punto di esso e una curva di un sistema doppiamente infinito posto o non in esso; questo 
genere di corrispondenza è un'estensione della correlazione fra due piani: indicata da 
Plucker, essa fu sviluppata da Clebsch (3j e diede origine alla Teoria dei connessi W. 

Poi, passando allo spazio, si può stabilire una corrispondenza fra i punti di due 
superficie (in particolare fra i punti di una superficie curva e i punti di un piano), 
oppure fra i punti di due spazii. 

La rappresentazione di una superficie su un piano si può far risalire all'antichità, 
perchè Ipparco e Tolomeo si proposero il problema della costruzione delle carte geogra- 
fiche e lo risolsero mediante quella che oggid'i si chiama « proiezione stereografica > . 
La proiezione di Mercator (1512-1594), le ricerche di Lambert (1728-1777) e 
Lagrange, la celebre risposta di Gauss a una questione proposta dall'Accademia da- 
nese i^) , mostrano come i bisogni giornalieri della Geografia e della Navigazione 
spingessero incessantemente gli scienziati a occuparsi del problema di rappresentare 
univocamente su un piano la superficie del nostro pianeta. Ma la prima rappresen - 
tazione di una superficie su un'altra, fatta coli 'unico intento di studiare più agevol- 
mente una di esse, è dovuta a Gauss, il quale suggerì (1827) nelle sue celebri 
Disquisitiones generales circa sicperficies curvas come utilissimo il far corrispon- 
dere i punti di una superficie qualunque ai punti di una superficie sferica , asso- 
ciando due punti in cui le normali fossero parallele v^). Una particolarità di questa 
corrispondenza è che, affinchè essa risulti univoca, è quasi sempre indispensabile rap- 
presentare solo una parte della superficie che si studia; non vogliamo passar sotto 
silenzio tale proprietà, perchè il citarla ne porge occasione di far nota la differenza 
che passa fra la rappresentazione sferica e quelle proposte da Plucker (~), da Chasles (*^) 



(1) V. l'opera Einfiihrung in die Tìieorie der isogonalcn V enrandscha ften. (Leipzig, 1883;. 

(2) Fra tre forme geometriche si può stabilire una corrispondenza tale che a una coppia di ele- 
menti scelti l'uno nell'una, l'altro nell'altra delle forme, ne corrisponde univocamente uno nella terza. 
Se, quando uno degli elementi si tien fisso,' gli alti-i due descrivono sistemi proiettivi, la corrispon- 
denza si chiama trilineare; e venne studiata, nel caso di forme di 1^ specie dal Rosjnes {.Journal 
fùr Mathematik, t. LXXXVill), dallo Schubert [Math. Annalen,Bà. XVII e, in un caso particolare, 
da Benno Klein [Theorie der trilinear-symmetrischen EUmentargebilde, Marburg, 1881) ; nel caso di 
forme di 2" specie dall'MAUCK {Journal fur Malhem., t. XC, Xl'Vll e XCVIll), il quale ne fece alcune 
applicazioni alla Geometria descrittiva che sembrano di oonsidei'evole utilità pratica. 

(3) Muth. Annalen, VI Bd. 

(4) Si veggano i lavori del Godt {Góltinger Inaugural-dissertalion. 1873), dell'.^RMENANTE ^Aui 
dei Lincei, 1875), del Battaglini (G. di Mathematiche, v. XIX e XX) e del Peano {Atti di Torino, t. XVl). 
Le figure dello spazio analoghe ai connessi furono studiate dal Kkause nel t. XIV dei Math. Annalen. 

[ò) Gauss, Werke, t. IV. Una traduzione italiana di essa pubblicata dal prof. Bbltrahi nel t. IV 
degli Annali di Tortolini. 

(6) Questa rappresentazione, oggi chiamata « sferica », fu indicata, prima di Gauss, da 0. Ro- 
DRlGUEZ nel 1815; ma questi non ne mise in luce tutta la fecondità, come fece il grande geometra Tedesco. 

(7; G. di Creile, t. XXXIV. 

(8) Comptes rendus, t. LUI. 



MONOGRAFIA STORICA DI GINO LORIA 359 

e da Cayley O per studiare la Geometria su una quadrica da Cremona (-) e da 
Clebsch (3) per studiare la Geometria su una superficie cubica, e dai geometri poste- 
riori per studiare tante altre superficie. 

Il primo lavoro che tratti ex-professo della Teoria delle rappresentazioni di questa 
specie , è dovuto al Clebsch i'^). I numerosi esempi con cui l' autore illustrò in 
questo lavoro, in alcuni precedenti e in altri posteriori ^) la Teoria generale, con- 
dussero a stabilire con molti particolari la Geometria su un gran numero di superficie; 
e le memorie, quasi contemporanee, di Cremona i^) e Nother ('), nonché le successive 
di Armenante ''fi), Klein (9), Korndorfer f'O)^ Caporali (") e di altri ancora (12}, in breve 
volger d'anni aumentarono straordinariamente questo numero (13). Si può formarsi un'idea 
abbastanza esatta della ricchezza di questa parte della Geometria leggendo la bella 
memoria del Caporali sui sistemi lineari triplicemente infiniti di curve piane, nella quale 
la Teoria della rappresentazione di una superficie su un piano in parte è applicata 
allo studio di tali sistemi, in parte trova in questo dei preziosi strumenti di ricerca (l"*). 

Una questione importante presentasi spontanea nello 'studio della rappresentazione 
della superficie, quella cioè se tutte sieno rappresentabili univocamente su un piano, o 
piti generalmente, se due superficie si possano sempre far corrispondere punto per punto. 
E poiché facilmente si riconosce che a questa questione si deve rispondere negativamente, 
si è condotti naturalmente all'altra domanda: quali superficie si possono rappresen- 
tare univocamente su un piano? o, più generalmente, (juali superficie si possono rap- 
presentare univocamente su una data? La questione analoga per due curve (piane e 
gobbe) fu risolta da Clebsch mediante la considerazione del genere e dei moduli. L'ana- 
logia spinse Clebsch a cercare la soluzione del problema suddetto in una estensione 
alle superficie del concetto di « genere » (15)_ jyja questo tentativo non fu a mio cre- 
dere coronato da buon successo ; e oggi ancora, malgrado le ricerche istituite dopo Clebsch 
da matematici insigni, quali Cayley (l'^', Nother i^"') e Zeuthen (18), la questione si deve 



(1) Phil. Magasine, 1861. 

(2) G. di Borcbardt, t. LVIU, oppure Tkeorie der Oberfliiclien, III Thl. 

(3) G. di Borcho.rdt, t. LXV. 

(4) Math. Annalen, t. 1. 

(5) V. il G.di Creile, i Mathemaiische Annalen, lo Nachrichten e le Abhandlungen di Gottinga. 
(6; Math. Annalen. t. IV; Annali di Matematica, serie 2", 1. 1. E molti altri lavori iugeriti nei 

Rendiconti dell'Istituto Lombardo e tra le Memorie dell'Accademia di Bologna. 

(7) Malk. Annalen, t. 11!. Gf. anche t. XXI. Si consulti pure una Memoria del Brill inserita nel 
t. V dei Math. Annalen. 

(8) Annali di Matemntica, serie 2», t. I. 

(9) Ma