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Full text of "Memorie storiche sulla vita del cardinale Fabrizio Ruffo"

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PJ JML i i.l|JWIIII 






^ 



SULLA VITA 

' . DEI. 

CARDINALE FABRIZIO RUFFO 

ttxittt 

atà Jearetarto tU atui ^orjwnxto 
colf OS a a nrjz I o tt l 

Sh^ ouete ^ Go<^ , ^ 'J/^otta , e ^ Go{^tt(» 
VOLUME UNICO. 



NAPOLI 
<V<nii Si)»nriifM %[ Steli) 8Mk« 

48S6. 



A SUA ECCELLENZA 
IL MARESdAlliO DI CAMPO 

CAVALIERE GRAI9 CROCE DEL REAL ORDINE MILITARE DI 

S. GIORGIO DELLA RIUNIONE 

COMMENDATORE DEL REAL ORDINE DI S. FERDINANDO E DEL MERITO 

CAVALIERE DEL REAL ORDINE DI CRISTO DI PORTOGALLO 

DI QUELLO DI TARRAGONA 

E DI QUELLO DELLA CORONA DI FERRO , EC. £C. 

MINISTRO SEGRETARIO DI STATO DELLA POUZLL GENERALE 

ISPETTORE COMANDANTE LA GENDARBfERIA REALE. 



C/cceiti 



cceitci4/&a 






iUVs 



i)^4a ^et ^icLcauiókc ^ci q)\.c<ma^óI \Ì9cu= 



IV 



\AA^oé)k/co itoti' ìm^ìa^ avite ueiu 



poutica ; ctee lieiia ùauc/cccì^ e aXÀ ui^cx^iio ia 






ta 



4ua vita ^ feait teiitato coit caUJiwmoó^ 
6c/Ci\k\Jifce> ^i o^GU^o^ue ia cXuOnÀa ^ cte e 
pU/t- JCofcxa ^ó c|ue<5to Q/Veoito. t)o Òii/O coits 

vc^cóo ìM^f v>e/ióo va ifak/cla f Xfe^òo va 
x)CKÌbXf Ó€> iiOii' ^^o^C'Oeò^ a couJbaiie/cc ta= 
ti liu^fMÌècnii cav\MAMÌe. e/ itoli' tteiie po= 
ctee Jo^wcse ^e1/ ììho Im^ocoaio j \A^a Twato 



\ 



aitate ^ i/t.cote ^ io ^ceuSo a aueòto cou= 
lutto coita ce^ie«9&a ^eiia viikox^ia. 

t)o uoti teo dovuto a iunao ^tvióa/cc 
cu evi ccu^dcx^cLA, ~òc^cóói UM/ ofcx^ cvc va 
ócotùo ói, ócucw. OL evi va jjakio tacere 
i iute^Ha caiUAA^uicif ed aita óbcauiex^a 
può opjjo^wte ia i^ouduiilita pu^'oiica^ ou= 
^e ao3e c|ue<5to «oeòe ^ aii L/om40 ^ òta= 
to; ai vx^accio jjeòeie ^ei G/'Ve o. ife.; ai 
Jlha/ceveóe CGevcaxxeUx) f io pe^ ©iu ^ta= 
oioui 6e\Akix>ciAMÌ itt ^e'uito ^i cTrexix^ ciuos 
4i kxi/buio ve JUoeiMC^ Stc^cve^i imo 



VI 



• ' < 



^. 



bea noi ~èc mn ax^xM^i il/auiiu^ "òi òtato^ 

aaóiici. O mu ove te aibcc ^cuaioiii ^ va pia 
la ótiuifatia p^epoteute a do \aaÀ, 4i>iH<5e. 



iiOH 



uu. ^ouo^ a f^ccóeuk^xxvc JC ùMavCf co\xcok/co\a>o 
òc'C iC)aK/i va XAJua lu^eute e it litio c\a>oxaj. 
0014/0 coi i44,a4<5tiii/0 fùóiùckko 



"^ ^ CQcii L/ccciVcuKfa ^cóbca 



lfe)cx4?oU iiS (SLao<5to 4 8361 

Um.— Div.- Senr~ r.* Osaeq-* 
Domenico Sacchinettì» 



AL CORTESE LETTORE 



JLiA pubblicazione delle Memorie Storiche sul- 
la VITA DEL CARDINALE FABRIZIO RUFFO , iterine 

per pia tempo differita , perchè contenendo esse la 
sposizione de' fatti e circostanze eh* ebbero luogo 
nella ripoluzione successa in Napoli nel lygg , si 
temeva che col rammentare quelle sciagure pote- 
uansi riaccendere le passioni, e gli odii fra' cit" 

I 

tadini. Questo pano timore è ora spanto j poiché 
essendosi propagate le opere di Coco , di Botta, e 
di Colletta, nelle quali sono ripetute sino alla nau' 
sea quelle calamità, le passioni non si sono punto 
risentite» 

Non pi sarebbe stato alcun male, anzi sa-^ 
rehbe risultato del bene , se cotesti illustri scritto^ 
tori apessero con imparzialità ed esattezza, nar-^ 
rato tutte le operazioni tali quali furono : avrebbe- 
ro così riempito il puoto della storia del lygg > ohe 



vni 

tuttapìa sussiste $ ma essi ( non si dee tacere ) 
preoccupati da maligno spirito di partito , tacen- 
do , o modificando i fatti peri , immaginandone 
dei non peri , e sfigurando tutte le circostanze , in 
pece di storia scrìssero de' libelli famosi contra 
del Cardinale Ruffo , e contra la grande impresa 
da Lui portata gloriosamente a fine , per la qua- 
le in altri tempi , quando ne* Cristiani pi era 
pili ferpore di Religione , aprehbe riscosso grandi 
elogi e pubblica riconoscenz a / Pertanto _, affinchè 
si conosca con quale spirito furono scritte quelle 
opere , e quale credenza si possa prestare a* rac- 
conti degli accennati autori , stimo premettere le 
seguenti biografiche osserpazioni, 

Vincenzo Coco condannato a penti anni di 
esilio dalla Giunta di Stato del lygg , per delitti di 
opinione politica , pubblicò in Milano^ nel j8oo, il 
suo Saggio Storico sulla rivoluzione di Na- 
poli, in due polumi. Comparpe quelt opera alla 
luce così piena di scandalose indecenze e di f cu- 
ti mendaci , che t autore stesso pergogjfiandosi , 
polle in parte corre^erla , facendo una seconda 
edizione , in un solo polume _, stampato in Milano 
nel i8o6y coi tipi di Francesco Sanzogno di Gio: 



IX 

Battista, Oltre del suddetto Saggio scrisse Coco 
un altro opuscolo //zfoVo/oto - Rapporto al Ministro 
Saliceti, in cui perle tante indecenze narrate horrent 
aures. Nella prefazione della seconda edizione di 
quel Saggio confessò Coco di non aper portato nel 
suo esilio altri elementi di storia, che la sola sua 
memoria j ma questa non poteva rammentargli co^ 
se , che non apepano aputo esistenza. Appena il 
Cardinal Ruffo sbarcò in Calabria^ seguì la con- 
troripoluzione di tutte le propincie, e la immaginaria 
repubblica Napoletana riìnase ristretta nel solo a- 
bitato della Capitale : il Porporato /ze' quattro mesi 
che p* impiegò per riunire ed organizzare V anna- 
ta , e per riacquistare le Propincie , non permet- 
tepa Gazzette , ne mai pubblicò Bollettini delle di 
lui Parie azioni quantunque strepitose s e Coco stes- 
so, alla pagina 263 di detto Saggio , asserì , che 
il Gopemo Repubblicano non seppe i progressi di 
Ruffo, che quando il medesimo era giunto colla 
sua annata a Nola, Da quali fonti dunque at- 
tinse egli le false notizie di tante sanguinose bat- 
taglie in Cosenza, in Rossano , in Paola ,,, , per 
dope r annata cristiana nemmeno passò ? Da 
chi seppe i saccheggi, i crudeli massacri, gì* in' 



cendU di tante città ? . , . . JSon si può altrimenti 
pensare, se non che quelle menzogne e tante al- 
tre calunnie nefande^ sieno uscite dalla sola im- 
maginazione di Coco , da quella della gran poe- 
tessa e grande oratrice ne* Clubi de' Giacobini , 
{come Colletta enfaticamente r appella) Eleonora 
Fonzeca P ime n tei, 

Carlo Botta di S, Giorgio in Piemonte, ar^ 
restato nel iyg2 dalla polizia di quel gouemo ^ per 
opinione politica , ottenne la libertà nel iyg4 9 e 
seguì quindi le armate francesi» Da egregio scrit^ 
tore compilò , fra le altre opere , la storia d' Ita- 
lia dal 1789 sin al 1S14.J e nel trattare degli at^^ 
lenimenti di Napoli^ in mancanza di altre noti" 
zie , riprodusse a parola le stesse menzogne e ca- 
lunnie contra del Cardinal Ruffo , di' erano state 
pubblicate da Coco, Sembra che Botta sia stato 
ingannato dalle opere di Coco, e confermato nel- 
T inganno dal silenzio di altri scrittori j poiché do- 
po il 1801 , epoca della pace di Firenze , non fu 
permessa in Napoli la pubblicazione di cpere che 
trattassero degli appenimenti del lygg» 

Pietro Colletta perseguitato , secondo le sue 
• assertive , nel lygg , preniiato e successipamente 



xt 



promosso a parìe cariche in tempo delF occupazione 
francese del decennio , ottenne quella di giudice nel 
sanguinario tribunale istallato nella casa della Ma- 
donna delle Grazie a Toledo , ove per effetto di sue 
sentenze sul principio della detta occupazione , piit 
centinaia di Borbonianl furono per opinione mandati 
a morte ! Colletta fu beneficato dal Re Ferdinando 
nel i8i5s fu agente rivoluzionario nel 1820 , ed e- 
siliato nel 1821. In queir esilio (in cui morì), fat- 
tosi emulo di Cornelio Tàcito , scrisse la Storia 
del Reame di Napoli dal 1^84 sin al 1826^ puh' 
blicata dopo la di lui morte in Capolago , Canto- 
ne Ticino, tipografia Elpetica 1884* In questa storia 
Colletta non solo riprodusse tutte le menzogne^ ca- 
lunnie e maldicenze pubblicate da Coco contro del 
Cardinal Ruffo , ma ne aggiunse delle altre più 
ingiuriose» Vi è però sospetto^ che non tutta fopera 
sia di suo lavoro, e nasce questo sospetto da pari 
anacronismi e da molti enori di topografia ine- 
scusabili in un Generale del Genio e Direttore 
di Ponti e Strade , quaV era Colletta, 

Comunque sia, il Cardinal Ruffo mentre era 
tra* Pipenti poco si curava della maldicenza di co- 
tali scrittori s molto meno si curerà adesso , che già 



XII 



sono scorsi nope anni da che passò agli eterni ri- 
vosij ma depe importare a tutti^ che la storia dei 
tempi si tramandi a' posteri con perita ed esattez- 
za , affinchè le azioni grandi e virtuose , special- 
mente in difesa della Religione e della Patria 
vengano imitate , e le contrarie aborrite. Ed a- 
pendo io seguito il Porporato Ruffo come uno de* 
suoi Segretàri in quella grande impresa ^ essendo 
stato testimone oculare delle azioni ch'ebbero luo- 
go, e consertando tutf ora gli originali documenti ^ 
mancherei al più sacro de' doveri , se in questa 
occasione non tributassi alla chiara memoria del 
Porporato medesimo un oma^io di gratitudine , 
col richiamare nel suo pero aspetto quella classica 
impresa , e schiarirla ( per quanto la mia poca 
idoneità permette) da tutte le macchie , colle quali 
tentarono adombrarla gli anzidetti Scrittori* Spero 
di riuscire pienamente col solo racconto di tutte h 
circostanze , e col trascrivere a parola documenti 
interessantissimi nommai pubblicati , che gelosa' 
mente conservo a disposizione di chiunque porrà 
osservarli. Ho perciò compilato queste Memorie , 
le quali panno divise in tre libri. 

Nel I, libro, che contiene le circostanze di Fa- 



xm 



hnzio BjuffOi dalla sua nascita sino alla di lui pro- 
mozione alla sacra Porpora, saranno esposte le 
stupende e facili teorie di pubblica economia da 
lui messe in pratica nelf esercizio del suo tesorie- 
rato, per formare il sistema finanziero di Romaj 
e le notizie delle sue operazioni sono state rilevale 
da quei pubblici registri. Dimostrandosi quindi , 
che le (ffese pubbliche contra la Religione richia-- 
mano sul genere umano i pubblici flagelli dello sde- 
gno celeste, che colpiscono indistintamente tutti ^ e 
che un pero pubblico flagello fu quello del lygg , 
saranno narrate le circostanze deW invasione e ri- 
soluzione di Roma e di Napoli. Le notizie che 
ritardano V apveniiìiento di Roma sono state 
riassunte dagli annali del sig. Ab. Coppi, e da altri 
documenti j e quelle di Napoli da varii altri do- 
cumenti , e specialmente da una Memoria de- 
gli avvenimenti popolari seguiti in Napoli in 
gennajo 1799, stampata il quarto giorno della 
Repubblica Napoletana, F anno 7.°" della liber- 
tà ( 27 gennajo 1799 ). Saranno pure esposti lo 
sbandamento delt esercito Napoletano, le congiure 
e tradimenti de* Giacobini , gli orribili massacri e 
sacche^i nella città , le battaglie sanguinose tra 



XIV 

// popolo Napolitano e V armata francese , e la 
democratizzazione della Capitale e delle prouincie. 
Nel IL libro, in cui si dimostra il riacquisto 
del Regno di Napoli e di Roma , ho scritto quaeque 
ipse miserrima vidi .... j e dalV esatta espo- 
sizione de' fatti si rappisa come il Porporato Ruffo , 
merce una continuazione di meraviglie operate dalla 
5. Croce, fonnò un'armata di realisti fra gli stessi 
nemici, come la provvede di sussistenze col minor ag- 
gravio delle popolazioni, come la istruì e la guidò alla 
vittoria , come sconfisse in più azioni i figli ribelli 
della Patria , espugnò le fortezze , discacciò dal 
Regno un estero potente nemico , vi ripristinò la 
Monarchia sotto r augusta dominazione de' Borboni, 
liberò Roma, e la rimise sotto il dominio della 
S. Sede, E se i falsi filosofi colle loro utopiche dot- 
trine , con offese della Religione encomiarono e 
misero nel grado de' doveri le rivoluzioni s il Por- 
porato Riff'o , col solo nome di Religione e colle 
sue operazioni, dimostrò il modo come tali rivolu- 
zioni si debbano reprimere per impedire tante scia- 
gure. 

Nel III, libro finalmente^ in cui si contengono 
le vicende del Porporato Ruffo dal 1800 sino al i3 



XV 



dicembre 182^ , saranno esposte le circostanze della 
sua missione diplomatica presso Napoleone Bona-- 
parte, la peregrinazione del Porporato per la Sviz- 
zera e per la Italia , f ammirabile condotta da 
lui tenuta nelle differenze fra Bonaparte ed il 
S, Pontefice Pio P^II; il di lui ritorno in Italia ed 
in Napoli, le sue beneficenze, e le circostanze del- 
la di lui morte. 

Se il mio stile poi non sarà gaio ed elegan- 
te , procurerò che sia almeno quello della perita, 
Vìpì felice. 




LIBRO PRIMO 



BELLE 



MEMORIE STORICHE 



SULLA VITA 



DEL GARDm AL FABRIZIO RUFFO* 



CAPITOLO I. 

Dalla nascita di Fabrizio Ruffo sino alla di Lui 
promozione alla Sacra porpora. 



..•••i«l»Mlf|Ì|0|f(^f(f)f|«|«|| 



{• I. 1^ acque Fabrizio nella terra dì San Lucido, feu^ 
do di sua famiglia nella Calabria Gteriore, a^ i6 settembre 
1744- Siioi genitori furono i coniugi Duca di Baranella 
D. Litterio Ruffo , e D. Giustiniana dei Principi Colonna. 

Poco prima della di lui nascita successe in S. Lucido 
un tumulto popolare , in cui rimase ucciso un ufliziale su- 
baltemo della R^ia udienza di Cosenza ; e siccome per ca- 
gione di partiti^ venne incolpato di quel tumulto il feuda- 
tario , perciò il Duca , la Duchessa ( ancor puerpera ) e Fa- 
brizio dì pochi giorni nato , furono mandati nella fortezza 
di Gaeta. Accenno questa circostanza unicamente per far 

3 



conoscere, che Fabrizio sin dal suo nasc^^ fu il bersaglio 
delie vicende , e che poi le vicende istesse il fecero dive- 
nire uomo straordinario. 

Sin dalla sua infanzia dimostrò Egli una grande viva- 
cita d' ingegno , ed un carattere fermo e deciso di voler su- 
perare tutti gli ostacoli qualunque fossero , come si ravvisa 
dalla seguente circostanza. Non ancora avea compiti quattro 
anni quando fu portato in Roma per essere ivi educato sotto 
gli auspici del di lui zio Cardinal Tommaso Ruffo ^ Decano 
allora del Sacro Collegio. Trovavasi nella Corte di quel Por- 
porato j in qualità di Uditore , il Prelato Giovanni Angelo Bra- 
schi di Cesena, il quale per far carezze al piccolo Fabrizio 
il prese a farlo sedere sulle sue ginocchia. Yolea Fabrizio 
giocare colla bella chioma di Braschi : tentò piii fiate di 
svolgerne gli inanellati capelli, ma venne sempre con diligen- 
za impedito ; infastidito finalmente di quell' ostacolo superiore 
alle sue forze , colla sua mano bambina gli tirò una guan- 
ciata , della quale occorrerà parlare. 

Le amorevoli cure del Cardinal Tommaso per Y educa- 
zione e studi di Fabrizio, non furono senza grande effetto. 
Superò Egli di molto F aspettativa che si avea de^ suoi su- 
blimi talenti ; e nell' età ancor giovanile , avea già acqui- 
stato fama di molto sapere nelle scienze filosofiche , e spe- 
cialmente nelle fisiche ed in quelle di economia pubblica; 
e perciò gran nome lasciò di se nell^ illustre Collegio de- 
mentino , in cui passò piii annì^ in qualità di alunno , ugual- 
mente che ve li avea passati il di lui zio Cardinal Tom- 
maso, soggetto degnissimo del Triregno, come lo chiama ne' 
suoi annali il Muratori. 

§. 2. Salito Gio: Angelo Braschi alla Cattedra di S. Pie- 



3 

tre col nome di PIO VI. , non si era dimenticato della guan- 
ciata ricevuta , e spésso , in aria di benevolenza , ne faceva 
menzione a Fabrizio. Quella sovrana benevolenza non rimase 
inoperosa; poiché tanto pel merito personale di Fabrizio, 
quanto per la gratitudine alla memoria del Cardinal Tom- 
maso, il Santo Padre non tardò nominarlo prima a Chieri- 
co di Camera , ed indi a Tesoriere generale di Roma , che 
era allora ( sia detto per chi V ignorasse ) la carica piìi co- 
spicua , e la più importante dello Stato Pontificio; perchè 
in Roma il Tesoriere avea quelle stesse attribuzioni , che ne- 
gli altri regni son divise a' ministri delle finanze , dell' in- 
temo , della guerra , e della marina. 

§. 3. Appena il Prelato Ruffo incominciò ad esercitare 
la carica di Tesoriere , diede sviluppo alle sue vaste cogni- 
zioni in tutti i rami di pubblica economia , facendo molte 
utili operazioni , alcune delle quali vado qiù accennando , ri- 
levandole da un estratto della raccolta degli editti Pontificii 
dall'anno 1785 al 1792. 

Si sentiva in Roma la scarsezza del danaro numerato in 
paragone della carta monetata. Ne dava argomento lo scapi- 
to del S. monte di Pietà. Vi si accattavano prestanze per lu- 
crare sul cambio della moneta , e sull' interesse delle prestanze. 
Pio VI. deputò una congregazione di Cardinali , e di Prela- 
ti : il Tesoriere Ruffo ne fu V anima. Si stanziò , che il mon* 
te esigesse il 5 per 100 sui pegni eccedenti gli scudi quin- 
dici , che si ponessero in corso picciole cedole da scudi dieci 
a cinque , che si potessero cambiare a denaro in una stanza 
del monte a tal^ uopo destinata, (i). 

(i) Mota proprio de^ uu luglio dj85. 



4 

La fabbrica delle telerie , e calancà alle Terme Dioclezia- 
ne ebbe essere , ed incremento per le cure di RufFo. Vi tra- 
vagliavano moltissimi operai. Il prodotto era di eccellente 
qualità , e da bastare al consumo di Roma. A mantenere 
tale istituzione Pio VI. a proposta del Tesoriere indisse il 
dazio del 24 per 1 00 su i consimili manufatti esteri ^ che 
poi estese al 60 per 100 (i). 

La suola è uno de^ principali articoli del commer- 
cio attivo di Roma. RulFo per estenderlo fece ridurre a 
menoma cosa il dazio sulla introduzione delle pelli fresche , 
e materie tunnanti : moderò il dazio per l'estrazione della 
suola j lasciò in liberta de' fabbricanti di fare il prezzo ai lo- 
ro manufatti , abolendo i prezzi fissi ; ed ordinò un conso- 
lato 9 o maestranza dell' arte , che esaminasse tutte le puche 
di suola per apporre il bollo di qualità mercantile a quelle 
che lo meritavano (2), ed aggravò la riscossione del dazio 
suU ' estere pelli fresche , che s' introducevano , quando si co- 
nobbe di essere di peggior qualità delle pelli romane (3). 

Per diminuire il cumulo della carta monetata , eresse un 
monte di porzioni vacabili pel valore di un milione e mezzo 
di scudi. Questo trovato di vacabili era antico. La somma, 
che se ne traeva, doveva esclusivamente occuparsi air estin- 
zione di tante cedole. Le vacanze de' Vacabilisti andavano 
poco a poco ad estinguere il monte. Le porzioni vacabili e- 
rano di scudi 100 Tuna, il frutto al 5 per 100 (4)* 

(i) Editto di Ruffo de 5 settembre iy85 e de* 7 dicemr 
bre dello stesso anno. 

(2) Editto de* 3 settembre iy85. 

(3) Editto dé^ 4 niarzo ijSg. 

(4) Editto de^ ij gennaio iy86. 



5 

n sistema finanziero di Roma si deve intieramente al 
Tesoriere Ruffo: prima di lui non ve n^era affatto. Non vi 
erano dogane sulla linea de^ confini , e si esigevano soltanto 
neir interno da feudo in feudo. Egli le abofi intieramente 
nell'interno, e le stabifi su i confini. Regolò i dazi a se- 
conda de' bisogni del commercio : promosse V industria in- 
tema, ed aggravò la mano sulF affluenza de' generi esteri (i). 

Per incoraggire le Filiere di rame , e di ferro , che si 
stabilivano nelle provìncie , Ruffo , allo spirar della priva- 
tiva , che Gio: Antonio Sampieri avea ottenuto , fin da' 25 
agosto 1775 sulla filiera di S. Pietro a Montorio, dichiarò 
abolita ogni privativa su tale industria, ed aggravò il da- 
zio sugli esteri filati di ferro, e rame (2). Fissò in Roma i 
luoghi di spaccio de' filati esteri , e de' nazionali , affinchè 
gli uni non si confondessero cogli altri. (3). 

Il commercio per giungere al maggior suo grado , deve 
eseguirsi co' mezzi, propri. A ciò intese il Tesoriere Ruffo col 
condonare il sesto delle gabelle su quei carichi che veniva- 
no condotti sopra Ic^ni nazionali (4)- 

Favorì la coltura della canapai coli' aggravare di forte 
dazio di estrazione i concimi adattati alla medesima , che 
solevansi incettare da' forestieri (5). 

Accordò il premio di un paolo per ogni pianta di oli« 
vo che si ponesse. Questo premio coprì di oliveti le provia-* 

(i) Editto de* 3o aprile rj86. 

(2) Editto de^ st6 settembre dySj. 

(3) Notificazione de* strj feb. ij88. 

(4) Editto de^ 3 gennaio ij88. 

(5) Editto dé^ 4g gen. iy88^ 



6 

eie dello Stato , ed una gran quantità di territori sassosi , 
che rimanevano abbandonati ; e Roma che non aveva olio , 
adesso ne manda gran quantità all^ estero (i)« 

Promosse la coltura del cotone lungo il mediterraneo , 
e specialmente ne'temtori di Civitavecchia, e di Terracina, 
accordando il premio di ^scudi dieci per ogni rubbio di ter- 
reno seminato a cotone (2). 

Pose la gabella del 20 per 100 su IP estrazione delle pel- 
li fresche che potevano nutrire le concerie romane. (3). 

Compilò una generale tariffa tassativa sulle mercanzie che 
passavano per le dogane , proporzionando il dazio al bisogno 
e prosperità del commercio , e della interna industria mani- 
fatturiera (4)^ 

Incoraggiò le fabbriche di terraglie con aumentare il 
dazio sulle terraglie estere (5)- 

Assegnò il premio di scudi otto per ogni rubbio di ter- 
reno coltivato a guadò , onde supplire al bisogno delF in- 
daco per le tintorie. 

Aumentò il dazio sulle paste estere per favorire la fab- 
bricazione delle nazionali (6). 

Istituì sei premii ad anno per la migliore filatura nel 
contado di Fermo , ove si esercita piìi che altrt)ve , V indu- 
stria delle telerie (7). 

(i) Notificazione de ^d aprile 4788. 

(2) Editto de^ d8 aprile 4y88. 

(3) Notificazione de'' ù8 aprile iy88. 

(4) Notificazione de y luglio iy88. 

(5) Notificazione de" u marzo iy8g. 

(6) Notificazione de* i3 aprile iygo. 

(7) Notificazione de Ui settembre iygi* 



Fu il promotore del libero commercio , che venne da 
lui pubblicato sulle manifatture , e rispettivi generi gi^zi 
delle diverse provincie con quella di Ferrara (i). 

Incoraggiò con privative , largizioni e privilegi una gran 
fabbrica in Roma di terraglie ad uso inglese de' fratelli 
Mizzelli e Validier (2). 

§. 4* I^c teorie che il Tesoriere Ruffo metteva in pra- 
tica nelle operazioni di pubblica economia, erano cosi sem- 
plici , e (iosì sicure , che non ammettevano alcun dubbio 
d '1 loro buono effetto. Partendo Egli dalla massima generale , 
che ogni buon Governo, dopo ^ la pronta ed esatta ammini* 
strazione della giustizia, debba efficacemente proteggere Fagri- 
coltiura , r industria , le arti ed il commercio , determinava 
il modo della protezione, che a ciascuna parte era necessaria. 

Diceva che la protezione del Governo a favore dell' a- 
gricoltura dovea consistere nel togliere gli ostacoli , ed a pro- 
curare , che i prodotti avessero uno spaccio facile è ^di- 
to a prezzi medii^ perchè dovendo il commercio far fiorire 
l'agricoltura, bisognava dare a questo qualche incoraggiamento. 
Per conseguire un tal fine , ecco quaF era la sua teoria. Se i 
prezzi de' prodotti . dello Stato erano al disotto della medietà^ 
egli aumentava il dazio sull' immissione , e minorava a pro- 
porzione quello dell' estrazione , e viceversa se i prezzi erano 
al disopra della medietà: alcune volte aboliva intieramente 
o r uno , o r altro dazio , ed accordava benanche de' premi , 
quando il bisogno il richiedeva. Per conoscere quali dove- 
vano essere i prezzi medii , teneva regolari coh*ispondenze 



(i) Editto de^ 4 gennaio dyg2. 

(2) Notificazione de^ »» aprile iygs. 



8 

n elle piazze estere , ed i Consoli Pontificii avevano V incarico 
non solo di riferire ordinariamente i prezzi de' diversi og- 
getti , ma benanche di spedire espressamente a spese della 
Camera Apostolica , quando per circostanze straordinarie si 
facevano nel commercio straordinarie operazioni. Allora pub- 
blicava con affissi quelle straordinarie operazioni delF estero 
e modificava a proporzione le tariffe doganali. Per far intro- 
durre poi , o migliorare quelle specie di agricoltura ^ che o 
mancavano intieramente, o languivano, adoperava il mezzo 
de' premi , come praticò con successo per le piantagioni de- 
gli olivi , del cotone , del guado , deDa canapa. 

Secondo V opinione del Tesoriere Ruflb , le arti erano 
quelle , che avevano maggior bisogno di efficace protezione. 
EgK le incoraggiava colle Leggi , e tariffe doganali propor- 
zionate non solo all'oggetto di finanze , ma specialmente al 
favore delle manifatture : con accrescere le antiche fabbriche, 
ed introdurne delle nuove , fornendole di piìi abili artisti 
per mantenervi il buon gusto, e conservandole con econo- 
mici partiti , e colle braccia de' dannati alla pena , che ri- 
maneansi a carico pubblico ; e con accordare agfi artisti 
largizioni, ed onorificenze (i). 

Favoriva , e proteggeva efficacemente il Commercio dello 
Stato Pontificio colle suddette leggi , e tariffe doganali. Fa- 
cendo distinzione de' commercianti nazionali , ed esteri , e 
degli articoli necessari , o utili , o superflui , o di lusso , fa- 
voriva gli uni , e difficoltava gli altri col ribasso , o coli' au- 
mento del dazio. 

(i) Nicola/ raccolta di osservazioni suW agricoltura , ed 
Annona di Jìoma. 



9 

§, 5. Per quanto erano grandi le premure del Tesoriere 
Ruffo , ninno vantaggio portavano specialmente all' Jgricol 
tura^ perchè i privilegi ed abusi feudali opponevano insor- 
montabili ostacoli. Quasi tutt'i feudi dello Stato Pontificio 
si davano in appalto per determinate annuali prestazioni ; 
ed air appaltatore generale , oltre delle rendite territoriali , 
ed industriali , si assegnavano quelle de' privilegi feudali , 
per effetto de' quali nessun colono poteva far semenze in al- 
tri feudi , nessuno industriante poteva mandare i suoi bestia- 
mi altrove ; ma dovevano assolutamente coltivare le terre del- 
l' appaltatore , e da lui comprare il pascolo. Si accordava 
pur anche all'appaltatore la prelazione di comprare i granii 
che si raccoglievano nel feudo ^ e sino a che non terminava 
le sue incette , a nessuno ^ra permesso di vendere i propri 
granì. Quella coattiva cokivazione , quel pascolo forzoso , a- 
j)ilitava r a{^[>altatore ad e^ere ccoii^oste pih confacenti al 
suo vantaggio , che all' equità ed alla giustizia ; e quella 
prelazione nelle incette de' granì , obbligava i poveri Statisti 
a vendere i loro grani ad un solo compratore , ed a prezzi 
che a lui piacevano. 

Consimili abusi feudali si esercitavano anche dalla Gsir 
mera Apostelica negli Stati di Castro , e Ronciglione , un^ 
volta feudi degli antichi Duchi Farnesi ; e si pratics^vano 
jcovl più gravezze in tanti altri fepdi de' corpi ^lorali , e òfi" 
Princìpi Romani. 

n Tesoriere Ruffo ^ dimostrs^ndo , che se i feudatari inco- 
raggiassero l'Agricoltura nelle loro terre, avrebbero rendita magr 
giore di quella , che percepivano da' dritti , ed abusi feuda^ 
li , non cessava di provocare V abolizione di tali abusi ; ma 
la pertinaci^ di non farsi novità , rendeva vane tutte Iq 9ue 

4 



10 

dimostranze. Finalmente la Santa Memoria di Pio VI prò* 
pose al Tesoriere Ruffo il problema » di tros^ar la maniera 
» dì assicurare nella sua totalità la rendita Camerale prove- 
» niente dall'appalto di Castro^ e Ronciglione, con animo di 
» stendere ed aumentare V Apicoltura. 

Allora Monsignor Ruffo con somma avvedutezza immaginò 
di dare ad Enfiteusi perpetua a linea mascolina , progressi- 
va nei maschi dell' ultima femmina di ciascun enfìteuta , le 
terre Camerali di quei due Stati formando sette enfiteutì 
(Ielle sei Cancellerie dello Stato di Castro , la settima del- 
r altra di Montalto , ed altre dodici nel Ducato di Ronciglio- 
ne : colla condizione di contratto , che gli enfi tenti ne das- 
sero altrui le divise porzioni in sub enfiteusi. Coli' appalto ge- 
nerale la Camera Apostolica non introitava che annui 5o 200. 
coir enfiteusi venne aumentata la rendita ad annui scudi 67200; 
E quegli statisti da miserabili divennero proprietari liberi ( i ). 

Pio VI. si mostrò cosi contento e soddisfatto di quella 
operazione , che noti solo approvò le suddette enfiteusi , ma 
ordinò eziandio , che le stesse operazioni si eseguissero per 
le vaste tenute Camerali , che affittavansi prima colla doga- 
na del Patrimonio , e per i feudi de' corpi morali. Tali 
operazioni , che abolivano col fatto gli abusi feudali , tan- 
to piii venivano ammirate , in quanto che venivano provo- 
cate ed eseguite da un Prelato appartenente ad una delle 
più illustri famiglie della Nobiltà Napolitana , ricche di feudi* 

§.6. Nuovi metodi più facili , e meno dispendiosi , 

adoperò il Tesoriere Ruffo con ìstancabili cure , per condur- 

I * • . 

( I ) Adamo Hynoyosa - Pregi delP Enfiteusi di Castro , 
e Rancigliane. 



u 

re a fine le utili opere idrauliche ddle bonificaiioni Ponti* 
pe : per tenere incassate le acque alla navigazione del Te- 
vere ; e per espurgare e rendere navigabile il fiume Aniene 
da Ponte Lungano a Roma (i). 

Qui non si deve lasciar passare in silenzio un fatto che 
appalesa T umanità di Kuffo , e la sua carità vèrso il pros- 
simo. Egli visitando spesso i lavori idraulici , che con atti- 
vita si eseguivano nelle paludi Pontine , un giorno essendo- 
si allontanato solo in quelle foreste per cacceggiare , trovò 
abbattuto ed abbandonato sul suolo , un infelice lavorato- 
re attaccato da maligna febbre d' infezione di quell^ aria pe- 
stifera. Non permettendo la località del sito, che si potesse 
far accostare la carrozza , si carico quìell^ infelice sulle pro- 
prie spalle , e così lo trasportò per più di un miglio al luo- 
go delia carrozza. Lo situò nella medesima, e siccome non 
si reggeva nemmeno seduto , vi entrò Egli stesso , ed ^pog- 
giandolo e sostenendolo aUa m^lìo , lo condusse direttamen- 
te a Roma, e con efficaci raccomandazioni lo consegnò allo 
Spedale di S. Spirito. Datasi quindi la maggior premura per 
farlo curare , lo restituì guarito alla sua famiglia. 

$. 7« Vi fu occasione che Monsignor Ruffo potesse di- 
jnortrare , che conosceva ben anche V arte militare : poiché 
successa nel tjSg quella rivoluzione Francese , che mise in 
disturbo totto il Mondo , il Papa ( ccone Sovrano temporale 
di Roma ) £it costretto di formare la sua armata per la di- 
fesa de^ suoi stati , e per impedire gF interni tumulti de^ ma- 
lintenzionati. Fu allora , che il Tesoriere Ruffo adopriado 
stupende teorie di economia oi^anizzò in breve tempo le tntp 

- - * 

(i) Editto de ij gennaio iygsi. 



^ 

«\^- 



12 

pe ^ e fortificò i Presidi di Ancona , di Givitaveechia , e le 
Torri. Fra le bene intese fortificazioni , fece costruire di 
nuova sua invenzione fornelli , che davano maggior facili- 
tà a prendere le palle infocate , ed imboccarle con minor 
pericolo ne' cannoni. Fu tale la fama di quei fornelli diffe- 
renti da' soliti , e delle ben disposte fortificazioni , che V au- 
gusto Ferdinando IV spedì a Civitavecchia due de' più bravi 
uifiziali della sua artiglieria , cioè Roberto , eh' è ancor viven- 
te , e Costanzo , i quali dopo aver tutto esaminato , e fatto 
le pruove, profusero a Ruffo i piii grandi elc^i, ed ebbero 
dal magnanimo Pio VI, in regalo , una scatola brillantata 
per ciascheduno. 

§. 8. Amava il Tesoriere Ruffo gli uomini di scienza : 
spesso godeva di avergli a mensa ; e pa: lo più la loro conver- 
sazione non versava in altro , che a sciogliere problemi di 
pubblica economia. Visitava spesso non solo i pubblici sta- 
bilimenti per allontanare gli abusi , ma ben anche le fab- 
briche de' particolari per impegnare i fabbricanti alla perfe- 
zione delle manifatture ; e non isdegnava di entrare nelle 
botteghe degli artisti , per incoraggiarli all' esattezza de' la- 
vori. Illibato nell' esercizio della carica , ed economo severo 
nel disporre il danaro del Tesoro , era libéralissimo del pro- 
prio : dava continui soccorsi , e distribuiva laiche limosine a 
poveri , specialmente a quei che o per avanzata età , o per 
acciacchi di salute non potevano piii travagliare. Per una 
tale commendevole condotta era divenuto il Tesoriere Ruffo 
sommamente popolare in Roma , e nello Stato. Le sue oipe- 
razioni però , e specialmente quella dell' abolizione de' privi- 
legi feudali gli suscitarono inimicizie, e persecuzioni ostinate. 
Quei Cardinali legati , protettori de' corpi morali , disgustati 



13 

del Tefi<MÌere Ruffo pel suo nuovo sistema finanziero , e spe* 
cialmente per V abòliriòne de' privilegi feudali , per cui ave- 
vano perduto ogn' influenza nel ramo amministrativo delle 
loro legazioni , o protettorie : quei che ostinati negli antichi 
pregiudizi , odiavano la novità : i controbandieri , che veni*- 
vano puniti per la violazione delle leggi doganali sul confi- 
ne^ non lasciarono mezzo intentato per far rimuovere Ruffo 
dalla carica di Tesoriere. Ma Pio VI. conoscendo il valore 
di quel suo zelante Ministro ^ vieppiù lo prorogava nelFeser- 
cizio di quella carica : in Ruffo riponeva tutta la sua Sovra- 
na confidenza : lui adoperava negli affari più rilevanti ; e di 
lui • spesso ragionando , con altissime lodi ne commendava ^ 
in pubblico , la condotta , V intendimento , il zelo , il corag< 
gJo (i). 

§. 9. Non ostante il favore che quel Pontefice accorda- 
va al Tesoriere Ruffo , e le lodi , che pubblicamente gli pro- 
digava , i nemici occulti , e appalesi non cessavan di £atre del- 
le brighe onde denigrare la di lui riputazione; e giunsero 
ad accusarlo anche di usura a favore della Camera Aposto- 
lica iì€Ììe .operazi<mi relative alla minorazione delle carte mo- 
netate. Finalmente annoialo Pio VI. di quella ingiusta per- 
secuzione , non eU)e riparo di dire in pubblico * » Levere. 
^»*mo Ruffo da Tesoriere , ma lo faremo Cardinale». In fatti 
nel concistobo de* 2gi settembre 1791 Io creò Cardinale del- 
l' Ordine de^ Diaconi. 

I * 

Il disinteresse di Ruffo , e la sua illibatezza nell' eser- 
cizio della ricca carica di Tesoriere ^ ricordavano a . Roma 
gli antichi eroi della Storia. In quella carica stessa nella 

(i) Nicola) Prefcumnc* 



14 

quale altri da poveri divenivano in poeo tempo rieehi , Egli 
in molti anni di esercizio non si avea formato un peculio 
da poter supplire alle indispensabili spese del corredo Car- 
dinalizio. Gli convenne perciò prendere il denaro ad usurai 
ipotecando , precedente Pontificio Chirografo , i beni della 
Prelatura RuiTo. 

Fra le altre controversie della Corte di Roma , e quel- 
la delle due Sicilie , vi era quella delle Badie Conci- 
storiali , dichiarate di Regio patronato con sentenze della 
Curia del Cappellano maggiore. Per tali controversie non a- 
vea ottenuto il Cardinal Ruffo proviste di simili Badìe come 
le avevano avuto gli altri Cardinali. Gli mancava perciò la 
congrua Cardinalizia , e non poteva sostener in Roma con 
decorò la dignità della PorpDra. Pio VI. conoscendo il bi- 
sogno , insinuò a Ruffo , che si raccomandasse direttamente 
al Re delle due Sicilie ; ed avendo Ruffo replicato ce Se mai 
« mi si darà qualche Badia di quelle in controversia -^ come 
(c dovrò regolarmi? » Prendete tutto ciò che vi darioMlo » 
fu la risposta del Santo Padre. ì * . 

$. IO U sistema finanziero stabilito da Ruffo in Roma, 
r estese cognizioni di economìa pubblica da lui dimostrate , 
« le stupende teorie dal medesimo messe in pratica con bucm 
successo nell^ esercìzio del suo Tesorierato per migliorare ed 
accrescere I- agricoltura, il commercio, e fe arti* ^ invoglia- 
rono 21 Re delle due Sicilie ad invitare quel Porporato di 
venire in Napoli sua Pàtria. 

Governava in questo Regno da primo Ministro il Gene- 
nerale Giovanni Acton, il quale sommamente gelom del suo 
potere, teneva lontano dal Governo chiunque de^ nazionali 
aveva talenti e cognizioni. Venuto pertanto in Napoli 



15 

il Porporato Rulfo non altro ottenne, che la nomina d' In- 
tendente di Caserta , colF incarico di migliorare , e di accre- 
soefe le fabbriche e manifaftture , specialmente di seta, nel- 
la colonia di S. Leucio , che il Re avea istituita con molto 
impegno e con * particolari Leggi , che sembravano dettate 
daHa Sapienza , e che furono ammirate da tutta T Europa. 

§. II. Il Re concesse al Cardinal RuiFo la ricca Badia 
di S. Sofìa di Benevento , la quale era stata già dichiarata 
di Regio Patronato , e le rendite amministravansi dalla Real 
Azienda Allodiale. Giunte in Roma le notizie di tale conces- 
sione , insorsero colà i nemici del Porporato , e facendo tutti 
gli sforzi possibili , V accusarono svelatamente presso Pio VI 
di aver tradito i dritti della S. Sede , accettando per con- 
cessione del Re di Napoli la Badia di S. Sofia di Benevento, 
e di aver avvilito la dignità della sacra Porpora , assumendo 
una carica subalterna , oom' era quella d' Intendente di Ca« 
serta. A vista di tale accusa il Cardinale Pro-Segretario di 
Stato scrisse a Ruffo una specie di Monitorio pieno di rim- 
proveri , d' invettive , di minacce. Credevano già i nemici 
che la loro vendetta producesse un effetto sicuro e clamo- 
roso. Ma il Cardinale Ruffo senza dare alcuna risposta al 
Cardinale Segretario di Stato , scrisse direttamente al Ponte- 
fice ricordandogli, che per T accettazione della Badia Egli 
avea eseguito il Sovrano consiglio di prendere in Napoli tut- 
to ciò che se g/z das^a; e che per la carica d' Intendente , 
se il nome non cambiava la cosa. Egli per le manifatture 
di *S'. Leucio , fiaiceva in Napoli col nome à^ Intendente , quel- 
la istesso , che gli altri Cardinali facevano in Roma col nome 
di Protettori*^ ma ciò non ostante se Sua Santità voleva che 
rinunciasse e carica e Badia , era disposto di ubbidire al- 



r'\ 



16 

1' istante , sperando che la Santità Sua avrebbe pensato alla 
provista della congrua Cardinalizia , dopo che avea tanto 
faticato per la S. Sede. Il Santo Padre imponendo silenzio in 
Roma, scrisse al Cardinal Ruffo in Napoli una lettera au- 
tografa piena di paterna affezione , degnandosi di confortar* 
I09 ed' impartirgli V Apostolica benedizione. E cosi finì quella 
guerra , eh' era incominciata con tanto rumore. 

§. 12. Non si farebbe altro, che ripetere le stesse cose 
già dette dì sopra , se si esponessero le operazioni fatte in 
Caserta dal Cardinal Ruffo nel corso di tre anni per miglio- 
rare , ed accrescere le fabbriche delle diverse manifatture di 
S. Leucio. £ siccome occorre narrare cose assai piii degne 
di memorie , passo ad esporre le circostanze dell' invasione e 
rivoluzione di Roma , e di Napoli. 

£ vero che il Cardinal Ruffo non fece alcuna figura in 
tali rivoluzioni ; ma siccome Egli poi riacquisto meraviglio- 
samente e Napoli, e Roma, così non si può parlare del riac- 
quisto , se non si premette la narrazione della perdita : tan- 
ti^iù che le circostanze dell' uno e dell' altro avvenimento 
sono così simili e fra loro intrecciate , che riuscirebbero con- 
fuse , ed oscure le narrazioni , se non si esponessero distint»» 
mente e secondo l'ordine crvnohgico. 



17 
CAPITOLO n. 

Ins^asione^ e rivoluzione di Roma. 

§. i3. Se per V insegnamento delle sacre Carte , e per 
la nostra costante esperienza siamo avvertiti, che le offese 
pubbliche contro la Religione richiamano sul genere umano 
i pubblici flagelli dello sdegno Celeste, che colpiscono tutti 
indistintamente ; dobbiamo pure esser convinti , che tante of- 
fese furono la cagione eflìciente delle rivoluzioni successe in 
Roma nel 1798, ed in Napoli nel 1799. ^^^ conoscere poi 
ed indicare le suddette offese , conviene risalire ad un^ epoca 
poco più remota, e ricercarle nella rivoluzione Francese del 
^7^9* Quali oltraggi non furono fatti alla Religione in Fran- 
cia ed altrove , per mezzo delle velenose òpere de' falsi filo- 
sofi 9 e per mezzo delle Società anatemizzate dalla Chiesa , e 
de' Clubi de' Giacobini ! Per tali opere , e per tali Società , 
la Francia , divenuta centro dell' empietà , commise i più e- 
normi misfatti, rovesciò Altare e Trono, condapnò a bar- 
baro supplizio quel gran Monarca e la Real Famiglia , pro- 
scrisse e distrusse il venerando Oero Gallicano, profanò le 
Chiese , abolì il culto Cattolico , ed erettasi quella gran Na*- 
zione in Repubblica democratica , si abbandonò alla più or* 
ribile anarchia. 

§. i4- Costernate le Potenze dell'Europa per la catastro- 
fe della Francia , volendo allontanare da' loro Stati consimili 
temuti disastri , si riunirono in stretta alleanza e ciò pro- 
dusse una guerra terribile dell' Europa contro la Francia, e 
della Francia contro 1' Europa. Era la Francia attaccata al 
di fuori dalle Armate coalizzate, e al di dentro lacerata da' 



18 

insurrezioni e sconvolgimenti , specialmente nelle Vandee ; 
ma col terrorismo distrusse i nemici interni , e colla Propa- 
ganda demoralizzò i popoli e le armate degli Alleati; per 
cui furono disfatte e respinte in Germania e al di là dei 
Pifenei , le armate Austriaca , Prussiana e Spagnola. 

' §. i5. Il Generale Napoleone Bonaparte^ (la di cui ri- 
nomanza riempì poi tutto il mondo ) alla testa di uri* ar- 
mata Repubblicana, detta allora dei sans-culottes ^ passò le Al- 
pi, sconfisse le Armate Austriaca, Piemontese e Napoleta- 
na, invase e distrusse tutti i Governi dell^Alta Italia , fi- 
no alle Legazioni di Bologna , Ferrara e Ravenna , impose 
ìnudite contribuzioni di guerra , e spogliò tutt' i Paesi dei 
Monumenti di antichità e di belle arti , che spedì a Parigi. 

§. i6. A 5 giugno 1796 fu accordato al Re delle due 
Sicilie armistizio sino alla conchiusione della pace da trattar- 
si in Parigi. Per effetto di questo armistizio la Cavalleria 
Napoletana rimase acquartierata in Brescia. Qui non dee ta- 
cersi che quel Corpo di Cavalleria si era battuto con molto 
valore in tutte le azioni, e specialmente in quella che do* 
ve proteggere la ritirata delP armata Austriaca, quando il 
Principe di Cutò fu fatto prigioniero da' Francesi , ed il Prin- 
cipe di Moliterno perde un occhio combattendo contro dei 
medesimi. 

Agli ' 1 1 ottobre poi delF istesso anno venne conchiusa 
in Parigi la pace, nella quale si convenne : « Che il Re del- 
» le due Sicilie , ritirandosi dalla Lega , sarebbe rimasto neu- 
» trale : avrebbe impeditp V ingresso ai vascelli delle Poten- 
» ze belligeranti ne^suoi porti, oltrepassando il numero di 
» quattro : farebbe mettere in libertà quei Francesi , che nei 
» suoi dominii fossero stati arrestati per causa delle loro 



19 

» opinioni politiche : farebbe tutta la diligenza per scopri- 
» re e punire colof o , che nel 1 793 avevano involate le car- 
» te al Ministro della Repubblica. Tutti i Francesi avreb- 
» bero avuto ne' dominìi Napoletani la stessa libertà, di Cui- 
» to , di cui godevano gF individui delle Nazioni non Catto- 
» liche. Si sarebbe quanto prima conchiuso un trattato di 
y) commercio , il quale assicurasse alla Francia vantaggi e- 
» guali a quelli di cui godevano le Nazioni piìi favorite nel- 
» le due Sicilie. La Repubblica Batava era compresa in que- 
)) sto trattato. 

Con altro separato segreto articolo si convenne : oc Che 
y> il Re delle due Sicilie avrebbe pagalto alla Repubblica ot- 
» to milioni di lire , ed il Governo francese non avrebbe 
» fatto avanzare truppe nello Stato Pontificio (oltre Anco- 
» na ) , fintanto che non fussero terminate le quistionì pen- 
)) denti con Roma. E di pih non avrebbe in alcun modo fa- 
» vorito le innovazioni , che ì popoli della Italia meridionale 
» potessero desiderare contra i loro governi. » 

§. 17. Bonaparte^ oltre di avere invaso le legazioni del- 
la Chiesa , minacciava Roma. Spaventato perciò Pio VI. 
spedì Plenipotenziarii ad implorare la pace , e colla me- 
diazione deir Ambasciatore di Spagna , Cavaliere Azara , . ot- 
tenne da Bonaparte un armistizio segnato in Bologna a' 23 
giugno 1 796 , colle seguenti scandalose condizioni. 

» Che i Francesi sarebbero rimasti in possesso delle le- 
» gazioni di Bologna e di Ferrara , sgombrerebbero Faenza , 
» ma occuperebbero la cittadella di Ancona , lasciando la 
» città sotto il Governo politico di Roma. 

» Pio VI. mettesse in libertà i sudditi detenuti per opi^ 



20 

» nioni politiche : aprisse i porti a' Francesi , e li chiudesse 
» alloro nemici. 

y> Consegnasse alla Repubblica numero 5oo Godici : nu- 
» mero loo Quadri, Busti, Vasi e Statue, a scelta de' Gom- 
» missarii Francesi ^ e ira questi oggetti fossero segnàtamen- 
» te compresi il busto in bronzo di Giunio Bruto , e V altro 
» in marmo di Marco Bruto , ambidue collocati in Gampi- 
» doglio. 

» Pagasse inoltre ventuno milioni di franchi, de^ quali 
» quindici milioni e 5oo mila in denaro , e cinque milioni 
» e 5oo mila in merci , cavalli , buoi ed altri simili gene- 
» ri. I quindici milioni e 5oo mila si sborsassero in tre 
» rate ; cioè 5 milioni fra quindici giorni , altri 5 fra lo 
» spazio di un mese , ed il restante fra tre mesi. Questa 
)) somma poi di ventuno milioni fosse indipendente dalle 
» contribuzioni imposte nelle legazioni. 

» U Papa finalmente si obbligasse di dare il libero pas- 
)) saggio alle truppe della Repubblica in ogni qual volta ne 
» fosse richiesto. . 

§. i8. Sebbene le condizioni di questo armistizio fossero 
pur troppo scandalose , nondimeno aveva il Papa incomin- 
ciato ad eseguirle , e frattanto insisteva presso il Direttorio di 
Parigi , affinchè sulle basì dello stesso trattato si conchiu- 
desse la pace definitiva ; ma il Direttorio preoccupato da idee 
sovversive delF unità della Ghìesa Gattolica , procrastinava 
la conchiusione della pace , e faceva delle pratiche onde to- 
gliere da Roma la Santa Sede. Infatti nelle trattative di pace 
coli' Imperatore di Germania propose di doversi mandare il 
Papa neir Isola di Sardegna: che l'Imperatore, rinunciando i 
Paesi Bassi e la Lombardia , occupasse in compenso la Ba« 



21 

vkra e gli Stati Veneti ; e che Roma si dasse in compen- 
so all' Elettore di Baviera. 

§t 19. Perduta il Papa ogni speranza di ottenere dal 
Direttorio con qualunque sacrifizio la pace , si vide nella 
necessita: di conchiudere alleanza colla Gasa d' Austria, e di 
armare per una giusta difesa. 

Pubbliche preghiere, onde implorare V aiuto Divino , fu- 
rono i primi preparativi , e vi seguirono la chiamata de' sud- 
diti alle armi e le premure per soccorsi alle potenze Cri- 
stiane. 

Da Vienna fii mandato in Roma il Grenerale G)lli ^ per 
comandante in capo dell' armata Pontificia ; Bartolini per 
comandare la cavalleria , ed altri uffiziali Austriaci. GÌ' In- 
glesi sbarcarono in Civitavecchia diciotto mila fucili , che 
tenevano pronti nel Mediterraneo , ed i Cattolici d'Irlanda 
offrirono al Papa un donativo di un milione e mezzo di lire 
sterline. 

Venne subito organizzata ed accantonata ai confini 
un' armata di 12 mila uomini , e concorrendo i doviziosi 
Statisti a dare generose offerte di numerario e di cavalli , 
si formavano nuovi Reggimenti di volontari. 

Bonaparte però non diede tempo di completarsi ed ag- 
guerrirsi 1' armata Pontificia ; ed al primo incontro fu essa 
rovesciata e dispersa. 

§• 20. Intanto il Re delle due Sicilie , a cui non poteva 
piacere 1' invasione di Roma , tenendo sui confini del suo 
Regno una numerosa armata , spedi il Principe di Belmon- 
te Pignatelli , per procurare con qualche trattato, di arresta- 
re i pregressi de' Francesi. Il Plenipotenziario incontrò Bo- * 
naparte in Ancona ,. e gli partecipò : » Che il suo Sovrano 



22 

» non poteva vedere con indifferenza e nella inazione la mar- 
» eia di un' armata per la conquista di Roma , e che in 
» conseguenza desiderava, che si entrasse tosto in negoziazio- 
» ni di pace sulle basi delF armistizio di Bologna , senza 
» passar più oltre , e senza esigere sacrifizi scandalosi per 
» la Religione e per i Governi stabiliti. 

Sapendo Bonaparte , che ima nuova armata Austriaca 
era in marcia contro di lui . verso V alta Jtalia , voleva di- 
struggere r armamento di Roma , ma non già impegnarsi in 
quel momento in una guerra nel Regno di Napoli. Condiscese 
perciò ad accordare la pace al Papa con un trattato eh' e- 
gli dettò in Tolentino a 19 febbraio 1797, come siegue. 

» D Papa rinunciando a qualunque lega contro la Fran- 
» eia , cinque giorni dopo la ratifica del trattato licenziasse 
» tutte le truppe di nuova formazione , conservando soltanto 
» i reggimenti esistenti prima dell' armistizio sottoscritto in 
» Bologna. I bastimenti armati delle Potenze in guerra contro 
» la Francia non potessero entrare ne' porti dello Stato Pon- 
)) tificio. La Repubblica Francese continuasse a godere, come 
» prima della guerra , tutt' i dritti e tutte le prerogative , 
» che la Francia aveva in Roma , e fosse trattata come le 
» Potenze più considerate. 

» Il Papa cedesse alla Francia la Citta di Avignone ed 
)) il Contado Venosino colle loro dipendenze, e le legazioni 
)) di Bologna , di Ferrara e di Romagna. Ancona col suo 
» territorio restasse alla RepubbUca Francese sino alla pace 
» del continente. 

» Il Governo Pontificio si obbligasse di pagare in Foli- 
» gno , prima del giorno 6 di marzo , la somma di quindici 
» milioni di franchi , de' quali dieci milioni in danaio , e 



23 

» cinque in diamanti ed in altre cose preziose ; e ciò a 
»' conto de' sedici m'dioni, che in circa rimaneva a dare se- 
» condor armistizio di Bologna. Pel restante, da sommini- 
)) stilarsi in adempimento dclF armistizio , consegnasse otto- 
» cento cavalli da tiro , altrettanti bardati per uso di ca- 
» . vallcria , buoi , bufale ed altri oggetti delle produzioni 
» del territorio della Chiesa. 

» Indipendentemente da queste somme , pagasse in da- 
» naro , in diamanti ed in altre cose preziose, altri quin- 
» dici milioni , de' quali dieci nel mese di marzo , e cinque 
» in aprile. 

» La consegna de' manoscritti e degli oggetti di belle 
)) arti, convenuta nell'armistizio, si eseguisse quanto prima* 

)) L' armata Francese sarebbe partita dalle provincia 
» Pontificie ( tranne quella di Ancona ), quando fossero ese- 
)) guite queste condizioni. 

» La Repubblica cedesse al Papa i suoi dritti sopra di- 
» verse fondazioni religiose Francesi nella citta di Roma e 
» di Loreto , ed il Governo Pontificio cedesse alla Repub- 
» blica tutt' i beni allodiali appartenenti alla S. Sede nelle 
» Provincie di Bologna , di Ferrara e di Romagna , e spe- 
» cialmente la terra di Mesola colle sue dipendenze. In caso 
y> di vendita il Governo Pontificio avesse il terzo del prezzo. 

» Il Papa facesse disapprovare per mezzo di un suo Mi- 
» nistro a Parigi 1' assassinio commesso nella persona del 
» Segretario di Legazione Basville , e pagasse la somma di 
» 3oo mila fi*anchi per esser divisa fra coloro che avevano 
» sofferto in quello attentato. 

» Facesse mettere in libertà tutti quelli ch'erano dete- 
» nuti per opinioni politiche» 



24 

Avanti che si ultimasse il suddetto trattato ^ Bonaparte 
spedì il Generale Marmont, per impadronirsi del Tesoro della 
S. Casa di Loreto ; ma il Papa aveva già fatto sparire il più 
prezioso di esso. Di quanto però eravi rimasto , fecero i Fran- 
cesi trasportar tutto a Parigi , non esclusa V Imagine di le- 
gno rappresentante la Madonna di Loreto. 

§. 21. Bonaparte avea in mente una grande intrapresa 
( di cui appresso si parlerà ) , e molto gli premeva , che il 
Papa eseguisse senza indugio le condizioni imposte colla pace 
di Tolentino. Per obbligarlo spedì in Roma colla qualità di 
Ambasciatore della Repubblica il di lui fratello Giuseppe 
Bonaparte. 

Il Papa adempì esattamente e con prontezza : congedò 
i Generali ed Uffiziali Austriaci : disciolse le nuove truppe , 
e fece consegnare a' Francesi i 1600 cavalli e gli altri og- 
getti* I Commissari francesi presero dalla biblioteca Vati- 
cana, tra gli altri Codici, la Bibbia greca, il Dione Cassio del 
V. secolo, il Virgilio del VL , ed il Terenzio deU' Vffl. Tra 
i quadri vollero la Trasfigurazione di Raffaello ed.il S. Gi- 
rolamo del Domenìchino. La statua di Apollo , ed il Laco- 
onte col migliore che vi era in pittura e scultura. 

§. 22. A 18 ottobre 1797, fu segnata la famosa pace di 
Campoformio. La pubblicità di questo pezzo di diplomazia mi 
fa astenere di trascriverlo intieramente , bastando al mio as- 
sunto ciò che riguarda T Italia. 

» L' Lnperatore , oltre la cessione de' Paesi Bassi in fa- 
» vore della Francia, acconsente, che la medesiina possedes- 
» se le Isole di già Veneziane nel Levante ; cioè Corfu , Zan- 
» te , Cefalonìa , Santa Maura , Cerigo e le altre che so- 
» no dii>endenti , come pure Butrinto , Arta , Vonizza e tutti 



25 

» gli stabiìimenti , che i Veneziani avevano al disotio del gol- 
» fo di Lodrino. * . , 

» In compenso la Repubblica Francese acconsente, che 
y> V Impei'atore avesse in proprietà l' Istria , la Dalmazia , le 
» Isole di luizi Veneziane nell' Adriatico. , le Bocche di Cat- 
» taro , la Città di Venezia colle Lagune , e le jRegioni com- 
» jHfese fra gli Stati ereditari , il mare Adriatico , l' Adige , 
» il Tartaro , il Canale di Poliselk ed il Po. 

» L^ Imperatore riconosce , come Potenza indipendente ^ la 
» Repubblica Gsalpina formata cogli Stati della Jjombardia 
>> Austriaca , di Modena , e delle legazioni di jBologna , Fer- 
» rara e Ravenna ; e desse al Duca, di Modena la Brisgo- 
» via in compenso degli Stati perduti in Italia. 

Tutti gli altri stati dell' Italia furono riconosciuti e ga< 
rentiti secondo le diverse forme di Governo e giusta i loro 
confini. 

§. 25. Il Papa già carico di anni s^ infermò gravemen* 

te ed il pericolo della sua morte fece temere grandi sconcer** 

ti. Infatti appena Bonaparte ebbe avviso di quella infermità, 

domandò suU' emergenza istruzioni , e dal Direttorio di Pa" 

rìgi gli venne risposto (c di fare tutti gli sforzi . possibili per 

)) istabilire in. Roma la democrazia rappresentativa ; ciò per 

)) altro senza urti e senza convulsioni , operando in modo 

» da fai* chiedere la sua mediazione per lo stabilimento del 

» nuovo Governo e per impedire i disordini , che potreb- 

)) bero accompagnare la rivoluzione nello stato Pontificio. 

Migliorò la; salute del Santo Padre, ma crebbe ne' Gia« 
cobini la smania dì togliere. da.Ri»na la S. S^e , e disfrug** 
gere Y unita della Chiesa Cattolica. Bìs(^nava uq prete^tp ^ 
ed eccolo in campo. 

6 



• . 



26 

|. J14. Suscitossi in Roma un tumulto, e del medesimo 
ne fu vittima il general Duphaut. Furono inutili le sollenni 
dichiarazioni del Governo Pontificio di non aver avuto alcuna 
parte , e di voler dare qualunque soddi^Es^bne. ' La Francia 
dichiarò la guerra, e Roma vi fu sottoposta. Un'armata 
Sotto il comando del Generale Berthier si mise subito in marcia. 

U Papa avvilito dalla sua convalescenza e dal peso de- 
gli anni , si rassegnò a^ divini voleri , e non volle dare ne 
alcuna disposizione di difesa , né ritirarsi in Napoli , come 
era stato Consigliato. 

$. 25. La mattina de^ io febbraio 1798 le truppe Fraur 
cesi giunsero , e si accamparono sul monte Mario. Da quel- 
la posizione Berthier domandò la consegna di Castel S. An- 
gelo 9 che gli venne fatta attristante. 

Nel giorno seguente poi i Francesi occuparono tranquil- 
lamente il Quirinale ^ il Campidoglio e tutti gli altri posti 
militari. 

Neil' istesso giorno alcuni faziosi innalzarono ^ in vari 
siti , gli alberi della Libertà , e nella sera scorrevano^ la 
città per sollevare il popolo ; ma con poche fucilate furmio 
dispem da una pattuglia civica presso il ponte Sisto ; e 
nella notte quei simulacri della turbolenza vennero dalla 
Polizia atterrati. 

Nella mattina consecutiva il Generale Berthier^ col pre^ 
testo di provvedere aUa pubblica tranquillità , fece disarma- 
re la truppa Pontificia , e congedoUa. Fece arrestare il Pre- 
lato Consalvi, Assessore della Congregazione Militare, il Go- 
yematòre di Roma , ed altri impiegati principali ; prese 
in ostaggio quattro Cardinali , altrettanti Principi , e molti 
Prelati; e sequestrò i beni de^Cardmali Albani e Busca fuggiti. 



IM fpotttù i3 impose ed ebbe a conto di contriiHi- 
BÌone di gnena aoo mila scudi romani ; e nel di ap{Mfe^ 
so fece sequestrare i fondi degl' Inglesi , Russi e Porto- 
ghesi. 

%. 26. Berthier intanto colle sue forze si manteneva 
sulla linea del Tevere a Ponte-Milvio , ed a' faziosi eh' eransi 
partati a consultarlo sul modo di stabilire in Roma il reg- 
gimento repubblicano riq;)ondeva « Che avrebbe esso veduto 
con piacere ^ che i Romani rammentassero V antica rino- 
manza ) e. si sforzassero a ricuperare la liberta. Volendo 
però dimostrare all^ Europa ^ ch^ eglino erano totalmente 
liberi nelle loro operazioni , non sarebbe entrato in Ro- 
ma, fintanto che la divisata rivoluzione non sarebbe se- 
guita. » 

Concertata quindi la tenebrosa manovra col Generale 
Cervoni (Corso di nascita ^ ma pratico di R(Mna per V edu* 
cazione ivi ricevuta), si fecero riunire molti Giacobini mer- 
cenari nell'antico Foro Romano, e quivi^ presente esso Ge- 
nerale^ circondato da forte distaccamento di cavalleria Fran* 
cese, alla testa del quale vi era il Generale Murat, tre No* 
tai rogarono il seguente atto. 

$. 27. » n popolo Romano stanco già da gran tempo 
)» ddi mostruoso dispotismo da cui era oppresso , avea piii 
» volte tentato di scuoterne V enorme peso. Una segreta ma- 
» già di chimoni . e di politici interessi , uniti ad una so- 
» verdiiante forza armata , che lo cingeva , aver fin allora 
)» impedito il buon esito de' suoi tentativi ; ed un tal di- 
» spotismo quanto più debole e miserabile , esser finalmente 
» divenuto altrettanto insolente ed mgc^ioso. Temendo 
» perciò di cadere in una orribile anarchia , o in una tiran- 



28 . 

» nia maggiore , che lo facesse soccombere all^ estrema deso* 
>x lazione , aver richiamato il suo spirito alla maggior ener« 
>x già , ed essersi slanciato con uno sforzo superiore a rivin- 
» dicare i primitivi dritti della sua Sovranità. Riunito per- 
» tanto innanzi a Dio ed al mondo tutto, con un solo ani* 
» mo ed una sola voce , dichiarare in primo luogo di non 
» aver avuto alcuna parte negli attentati ed assassini del 
» Governo Papale commessi a grave oiFesa della invitta Re- 
» pubblica e Nazione Francese , detestandoli a perpetua 
» infamia deMoro autori. Sopprimendo quindi tutte le au- 
» torità civili deir ìstesso Governo , costituirsi esso . medesi- 
» mo Sovrano libero ed indipendente , riassumendo ogni 
» potere legislativo ed esecutivo da esercitarsi per mezzo 
-» de^suoi legittimi rappresentanti sugP imprescrittibili dritti 
» delFuomo, e su i piìi ben fondati principi di verità, di 
>) giustizia , di libertà e di eguaglianza. Dichiarare in ol- 
» tre di voler salva la Religione , e di lasciare intatta la 
» dignità e r autorità spirituale del Papa , riserbandosi di 
» provvedere al di Lui decente sostentamento , ed alla, cu* 
>) stodia della sua Persona , mediante una guardia naziona^ 
» le. Intanto trasferire temporaneamente le facoltà politiqhe, 
» economiche e civili a sette Consoli assistiti dagli oppor- 
» tuni subalterni. 

§. 28. Di tali operazioni ne fu fatto subito inteso Ber- 
thier che allora entrò in Roma trionfalmente , ed a Porta 
Flaminia ticevè una corona di alloro , che poi mandò a 
Bonaparte. Ascese quindi al Campidòglio, e coli' usata enfasi 
» invocò le ombre di Pompeo > di Catone e di Bruto , a 
» ricevere su quel colle per essi tanto rinomato ,r. omaggio 
» déVliberi Francesi : i figli de^ GàUi venire coU^plivo ia 



29 

» mano a rialzare gli altari della Libertà eretti dal primo 
» Bruto. - Si scuotesse quindi il Popolo Romano , e riven- 
» dicasse T antica grandezza e le virtù avite. 

Pubblicò quindi - » di riconoscere in nome della Fran- 
y> eia la Repubblica Romana qual Potenza indipendente , e 
» di essere la medesima sotto la speciale protezione deir Ar- 
» mata Francese. 

§. 2g: Neiristesso giorno i3 febbraio, il Generale Cer- 
voni recossi al Vaticano per annunziare al Papa V avvenuta 
rivoluzione , è per intimargli di riconoscere la Sovi*anità del 
Popolo. B Pontefice rispose francamente ce Che la sua Sovra- 
» nità veniva da Dio , e non dagli uomini , e perciò non es- 
n sere in suo potere di rinunciarvi. Neil' età poi di ottanta 
» anni non aver che temere e soffirir tranquillamente qua- 
)) lunque strazio, che si usasse sulla sua Persona, come hsse 
y> piaciuto a chi avea la forza in .mano »-]Nel giorno i6 poi 
un forte distaccamento investì il palazzo Vaticano , disarmò 
la guardia , disperse i familiari , e mise i suggelli agli ap* 
partamenti. Finalmente nella mane de' 20 , dopo tante cn> 
deli avanie, venne consumato il piìi sacrilego attentato. Il Vi- 
cario di Gesii Cristo , gittato quasi moribondo in un letto di 
morte , venne barbaramente strascinato prigione in Siena , e 
da luogo in luogo sin a Valenza del Delfinato , ove morì \ 
• §. 3o. Tutti i Cardinali e Prelati, che si trovavano in 
Roma furono arrestati, portati a Civitavecchia, e dispersi sul- 
le coste della Toscana e . delle due Sicilie ^ ed indi vennero 
confiscati i loro beni. 

Le Chiese di Roma forono spogliate degli argenti e sar 
cri arredi , ed abbandonate ad un saccheggio sì scandaloso,, 
che molti degli stessi Ufllziali Francesi irritati , si riunirono» 



30 

alPantheoa per protestare di non aver parte a quel sacrilegio. 
Pertnise Dìo , che quel pubblico flagello colpisse i Mini- 
stri del Santuario y ed esponesse la Navicella di Pietro nella 
più pericolosa procella^ per maggiormente clarificare gli uni^ 
e per far ritornare V altra a sfidare con nuove forze le tem* 
peste. 

CAPITOLO m. 

Circostanze della Hvoluzione di Napoli. 

■ ♦ 

|. 3i« Mentre il Generale Berthier distruggeva in Ro- 
ma la Sede Apostolica e V unità della Chiesa Cattolica , il 
Generale Bonaparte apparecchiava la grande spedizione di 
Oriente pjer T occupazione di Malta e dell' Egitto. Sebbene 
quella impresa non abbia alcun rapporto colla vita del C ar- 
dinale Ruffo ; pur nondimeno essa ci dà molti lumi del pia- 
no de^ repubblicani, onde distru^ere tutt' i Governi dell' Eu- 
ropa e degli agenti della rivoluzione di Napoli. 

Per eludere la vigilanza degP Inglesi nel Mediterraneo , 
Bonaparte si recò sulle coste della Manica per minacciare da 
qud punto uno sbarco nelF Inghilterra. Ritornato quindi a 
Parigi, quel Direttorio mise a disposizione dello stesso Bona- 
parte , una grande armata denominata dell' Oriente , una 
flotta da guerra di 72 legni tra vascelli e fregate , co- 
mandata daU' Ammiraglio l^ueyr , e 4oo bastimenti da 
trasporto con tutti gli altri mezzi opportuni ; e gli diede le 
seguenti istruzioni. 

i"". « D Generale in Capo partirà al piii presto pbssibi- 
» le p^ TolonCi ed ivi passerà in rivista le truppe, che vi 



31 

» %ùno radunate. S^ ìmbarclierà in tutta diligenza e iark 
» vela prima de'j5 maggio. » 

2^. a Nel suo viaggio prenderà ì trasporti di Genova 
» e di Civitavecchia. 

3^. « Tosto che sarà padrone di Malta ^ manderà al 
» Direttorio il tesoro dell^ Ordine e delle sue Chiese. 

4^. Se gli avvisi che riceverà neir Arcipelago fossero 
» favorevoli alle vedute del Direttorio ^ getterà la divisione 
» del Generale Dessez in Morea , per sollevare quei Greci 
)) contra il Sultano, e col resto della sua armata anderà 
)) a sbarcare in Egitto. 

5^. Egli ne discaccerà i Bey , vi farà i convenevoli can- 
» giamenti nell^ Amministrazione , e degli Stabilimenti per 
)) la civilizzazione deF popolo e del commercio. 

6\ » Padrone dell' Egitto manderà in Francia i tesori 
» della Mecca. 

7^. » Il Direttorio proibisce al Generale in Capa del* 
» r Armata di (hiente , di rilasciare passaporti sotto qual- 
» sivoglia tìtolo a' soldati della sua Armata. 

8^. » A^iustati gli affari dell' Egitto , il Generale in 
)) Capo assoggetterìt la Siria , la Palestina , la Caramania , 
» e r Anatolia , donde si porterà a dare il colpo di grazia 
» al Tiranno di Costantinopoli. » 

$. 3^. Ai 9 di giugno 1798 i convogli si trovarono 
presso Malta , e Bcmaparte domandò l'ingresso nel porto. 
Gli fu Sulle prime negato , per essere contrario alle Le^i 
dell' Ordine ; ma poi veduta la posizione ostile della flotta 
Francese , e surto un tumulto suscitato dagli spiriti rivolu- 
zionari disposti dal Comemssario Poussielque, da più tempo 
mandato colà da Bonaparte sotto pretesto di affari com« 



32 

merciali, nella generale costernazione se xxe impadronì. 

Prese il tesoro del Gran Maestro , spogliò le Chiese , e 
r Ospedale di quanto avevano in argenti e mobìli prezio- 
si : liberò tutti gli Schiavi Maomettani ^ e scrisse alle Poten- 
ze Barbaresche , che l'Ordine di Malta era distrutto. Fece 
trasportare a Trieste il Gran Maestro e tutt' i Cavalieri 
non nati neir Isola. E lasciando in Malta una guarnigione 
di 4^00 uomini sotto il comando del Generale Vaubois, il 
giorno 19 giugno fece vela per F Egitto. 

§. 53. Al primo di luglio arrivò la spedizione avanti 
Alessandria , ed eseguì lo sbarco della truppa sulla costa di 
Mirabau. S^ impadronì per assalto di Alessandria : fece in- 
trodurre in quel porto tutt' i Legni di trasporto ; e la Flotta 
da guerra venne ancorata nella vicina rada di Aboukir ^ 
protetta da varie batterie stabilite sul lido , e disposti i 
vascelli in ordine di battaglia. Lasciata quindi in Alessandria 
una forte guarnigione , Bonaparte alla testa del resto jdel- 
r armata s'inoltrò nelF intemo dell'Egitto. 

.$. 34* Una squadra Inglese di quattordici vascelli di 
linea ^ e di un brick ^ comandata dal Contra-Ammiraglio 
liOrd Orazio Nelson, percorreva da pivi giorni il Mediterraneo 
in traccia della Flotta Francese per attaccarla. Giunse final- 
mente avanti Aboukir nel dì primo agosto ; ed alle sei e 
mezzo pomeridiane incominciò il . conflitto. Essendosi fatta 
notte , altra luce non rompeva le tenebre , che quella del 
fuoco dell^ artiglieria di ambedue le flotte. In poco tempo 
furono smattati i due primi vascelli della Flotta Francese , 
e tutti gli altri soffrirono tanto , che la vittoria si era già 
dichiarata per gF Inglesi. Il 3*^. 4^* ^ 5^* vascello ammainaro- 
no Jc bandiere alle otto e mezzo , e fu nel momento in cui 



■ J» 



33 

Nelson rimase ferito nella testa da una scheggia di metra- 
glia. Continuava il combattimento col massimo furore , quan- 
do alle nove e mezzo si videro le fiamme a bordo del- 
l' Oriente vascello Ammiraglio Francese , il quale poco do- 
po saltò in aria con uno scoppio così orribile , che assordi 
tutti , e che fece succedere una generale , momentanea 
spaventosa inazione - Avendo il Franklin inalberato il pa- 
diglione del comandante Francese , fece segnali per ricomin- 
ciare il combattimento , che durò con maggior furore sino 
alle tre del mattino. All' alba il Guglielmo Teli ed il Ge- 
neroso erano i soli vascelli Francesi colle bandiere spiegate : 
gli altri tutti, o avevano ammainato^ o erano stati distrut- 
ti. Quei due vascelli , con le fregate la Diana e la Giu- 
stizia , diedero alla vela e presero il largo. 

Quella battaglia costò agF Inglesi la perdita di 895 
uomini tra morti e feriti. De' Francesi 3io5 compresi i 
feriti , furono mandati a terra per riscatto , e 5225 peri- 
rono nella battaglia , tra' quali il fiore della marina Fran« 
cese e lo stesso ammiraglio Broueyr. 

§. 35. Bonaparte costernato , ma non avvilito dal di^ 
sastro di Aboukir^ proseguiva arditamente la sua intrapre- 
sa. Nello stesso mese di agosto celebrò con pompa nel Cai- 
ro la festa Egizia della inondazione del Nilo , e la Musul- 
mana pel di natalizio di Maometto. Fece quindi prevenire i 
Sceriff della Mecca: » Che i francesi ripieni di venerazione 
)) j>el loro gran Profeta e per la sua legge , erano convin- 
» ti della s^perìorita dell'Islamismo sopra tutte le altre re^ 
» ligioni : che n' erano pruova evidente la liberazione de' 
» Musulmani ^ eh' erano schiavi a Malta , non che la distra^ 
>) zione delle Croci ne' paesi conquistati \ e del Trono 

7 



34 

» del Papa in Roma. Per ripMO de' Fedeli , su i quali T On- 
» iiipotente veglia con bontà, ipie^io nemico eterno dell^ Islar 
» mì»no non esiste più • . • » 

§. 36. U seguente proclama fatto all'armata d'Oriente 
dal Generale Napoleone Bonaparte a 17 maggio 1799 in 
Giaffa^ ci dimostra, fra le altre interessanti circostanze , quel- 
la di quanto veleno settario circolava nelle vcfne dei patriot- 
ti Napolitani. « 

» Soldati , vi sono troppo noti il mio civismo ed il 
» mio coraggio . Io ho disprezzato la vita , ho fuggito il ri- ^ 
» poso , ho sacrificato i miei interessi per la rivoluzione , 
» mi son dato a tatt' i travagli , esposto aUe calunnie , ab- 
» bandonato a tutte le vicende della sorte per la felicità del- 
» la mia patria , e per la gloria delle sue armi. Io non vo- 
» leva che assicurare la libertà della Francia e la sua 
» esistenza. 

(( Soldati, il tempo della rìvelazìcme è venuto: ascolta- 
» te. .Ritornato dalle coste della Manica, io ricevetti Tor- 
» dine di recarmi la sera de' 3 germinale presso il Diretto- 
» rio. Io lo trovai radunato. Il Presidente Merlin co^^i mi 
» disse : Cittadino Generale , gli alti destini della Repub- 
» blica chiamano i vostri talenti in remote regioni. Il più 
» gran contràsegno di confidenza e di stima , che noi vi 
» possiamo dare , è quello di ammettervi a de' segreti su i 
)) quali riposa il successo della rivoluzione , il trionfo della 
» libertà , e T esistenza del Governo. L' armata di Roma è 
» ribelle alla di luì voce : la sua condotta è un continuo 
» delitto d' insubordinazione : questo delitto è comune anco- 
» ra ad altre truppe. 1/ esempio è pericolosa , e potrebbe 
» divenire funesto. U Durettorìo crede proprio dì punirlo in 



35 

» modo ^ che i colpevoli tìon possano neppure accorgersene. 

» Altri colpevoli di ogni forma, di ogni spirito- di ogni 
» fazione , di ogni condizione, rodono il seno della Repub- 
» blica , e fanno una guerra crudele al di lei Governo : bi- 
» sogna ch^essi periscano prima di aver soddisfatto i loro 
» infami voti. La repubblica s^ è destinata a perii^e , ella non 
» spirai che sull\dtimo de^ Francesi. 

» Cittadino Generale , il Direttorio vi spedisce in Egitto 
» per distruggerenellelndie il commercio de' nostri nemici, per 
» annullare F ordine Aristocratico', e per esterminare ì pio- 
» cioli tiranni dell'Egitto , che insultano il nostro commer- 
» ciò non meno, ohe la sovranità della Porta Ottomana ». 

Il Direttorio pone sotto i vostri ordini 40 mila uomini 
» di truppe di linea : vi dà una superba flotta con 1 5 
» mila marinari , ed un immenso convoglio. I Commissari 
» della Tesorerìa vi somministreranno tutto ciò che voi loro 
» chiederete : ordina , che vi seguiti una folla di artigiani 
» e di dotti orgogliosi e propensi a tener tutto in moto , 
-» gli scrìtti de' quali non T inquietano poco. Essi sono peri- 
» colosi presso di noi ; e se rimangono in vita potranno es« 
» 5er utili all'Africa ed all'Asia. 

» U 6 germinale io ricevetti 1' ordine di rimettere in 
» tempo di tre giorni una lista degli Uffiziali , Generali ed 
» akrì, che avrei voluto condurre con me, non meno che 
» il piano del mio viàggio e delle operazioni tanto contro 
» r Ordine di Malta, quanto contro la Porta Ottomana. Ri* 
» misi io r una e l'altro esattamente. 

» Nel dì 1 1 io ebbi una lunga conferenza con Merlin , 
> Rèwbel , e Barras , i quali mi svilupparono il vasto pro« 
» getto di assoggettare al di dentro tutte le fazioni eh' erano 












^6 

)) loro contrarie , ed al di fuori tutta V Europa. Rewbel 
» e Merlin mi assicurarono , ch^ erano stati impiegati con 
» successo tutt' i mezzi per impegnare il Me dì Napoli a 
» dichiararci la guerra , perchè molti dei suoi Uffiziali Mi- 
» làuri e disili non aspettavano , che questo momento , per 
» togliersi la maschera in nostro f astore. Ch' era cosi del Pie- 
» monte , ma che il Re sarebbe discacciato da Torino senza 
» tirare un colpo , e relegato in Sardegna : che seguirebbe 
» lo stesso pel gran Duca di Toscana : che la Svizzera era 
» così bene agitata , che dovea fra poco tempo appartenere 
» aDa Francia : eh' erasi spedito in Austria Bernadotte, per 
)) suscitarvi delie grandi turbolenze , e eh' egli dava già da 
» Vienna delle fondate speranze de' suoi successi : che tutti 
» gli Ambasciatori ed altri agenti della Repubblica alle 
» G>rti Estere avevano ricevuto gli stessi ordini per susci- 
» tarvi de' tumulti, e farvi nascere rivoluzioni • . . Importa, 
» mi disse Re w bel, che voi sappiate qualmente il Direttorio 
» ha scelto per base fondamentale del suo sistema , il pro- 
» mettere tanto ai Francesi, che agli stranieri tutto ciò che 
» conviene alle circostanze del momento , ed appena eh' esse 
» sono cambiate , bisogna violare tutte le sue promesse : per 
» questo riflesso nessuno ha eseguito i suoi ordini meglia 
)) di voi nella conquista d' Italia. 

» Secondo il piano che mi si fece delle loro operazioni , 
» la Spagna , il Portogallo , la Danimarca , la Svezia , la 
» Prussia , la Porta Ottomana e 1' Austria , dovevano soc- 
)) combere in meno di due anni ». 

§. 57. Il sacrilego attentato commesso in Roma : l'ior 
giusta invasione di Malta e dell' Egitto , ed il pericolo im* 
minente di tutti gli altri Governi stabiliti , obbligarono le 



37 

Potenze dell^ Europa a riunirsi in stretta alleanza , e fare 
tutti gli sforzi possibili per approntare mezzi per la guerra. 
Intervennero a Innesta nuova alleanza gP Imperatori deU 
le Russie e della Germania , la Porta Ottomana , il Re 
della Gran Brettagna , del Portogallo e delle due Sicilie. 

Il Re di Spagna , e le Repubbliche Datava e Cisalpi- 
na erano alleate della Francia. 

Le forze degli alleati destinate ad agire contro la Fran- 
cia erano le seguenti. 

Una flotta combinata Russo -Turca usci dal mar Nero 
e da^ Dardanelli , con truppe da sbarco , nel Mediterraneo , 
per espugnare Corfìi e le altre Isole Ionie , .ch^eran occu* 
paté da' Francesi. 

Una Squadra Inglese, capitanata dair Ammiraglio Keitt , 
bloccava Brest e tuttM porti Francesi e Spagnuoli nella 
Manica. Altra squadra Inglese comandata da Lord S. Y^cent 
( Gervis ) bloccava le riviere da Cadice sino a Tolone. Altra 
squadra Anglo-Portoghese comandata da Nelson bloccava Mal* 
ta ed Alessandria. 

L' Imperatore dì Germania completò tre armate^ due 
per la parte di Germania , e la terza per T Italia* 

Un' armata Russa sotto il comando del Felt Maresciallo Sa^ 
varow fu messa in marcia destinata ad agire per la parte del^ 
r Italia , di concerto colle armate Austriache. 

Il Re delle due Sicilie fece un armamenta superiore alkr 
forze del Regno. Pose in mare una squadra diquattrc^ vascelli , 
quattro fregate , e diversi altri piccioli bastimenti da gu^rra^ 
fj fece accantonare su i confini un' armata di circa 80 mìIstXMh 
mmu 



38 

§. 38. Per aumentare i mezzi di difesa il Re delle dueSi- 
<;ìlie conchìuse i seguenti particolari trattati. 

A 19 maggio 1798 stipole un trattato coli* Imperatore 
di €rermania , e fu convenuto : » che L' Imperatore ed il Re 
» delle due Sicilie ^ avendo preso in considerazione la rapidità 
» con cui da qualche tempo si succedono gli avvenimenti , e 
y^ la necessità urgente di premunirsi contra le conseguenze fu- 
» neste delte nuove turbolenze , èhe potrebbero agitare V Eu- 
)) ropa , e particolarmente Y Italia ; e d' altronde essendo essi 
» riuniti da' piii stretti vincoli di sangue , avevano creduto 
» in tale circostanza di concertarsi intomo ammezzi propri a 
» mantenere ]a tranquillità pubblica e la sicurezza comu- 
)) ne de' popoli e Stati : dichiaravano perciò indissolubile la 
» loro alleanza. Sino alla pace del Continente , e al perfet- 
)) to ristabilimento della tranquillità pubblica , avrebbero un 
» numero di truppe sempre pronte a marciare al primo or- 
» dine 9 ed al semplice avviso di attacco nemico. 

» L'Imperatore avrebbe 60 mila uomini sempre di^po* 
» nibili nel Tirolo e nelle sue Provincie d' Italia ; ed il Re 
y^ ne avrebbe 3o mila nelle frontiere più vicine ai posse- 
» dimenti Austriaci. Se fosse stato d' uopo, V Imperatore au- 
» menterebbe le sue truppe ad 80 mila ucmùni , ed il Re 
y> a 40 mila. 

» Tre o quattro firmate Napolitane incrocierebbero 
» continuamente nell' Adriatico per T interesse comune. 

» I Comandanti delle rispettive Annate si mett^ebbero 
)) di concerto per fare de' diversivi utili contra del nemico 
» comune. 

Altro trattato fu conchiuso a D9 novembre 1798 col- 
r Imperatore di tutte le Russie , come siegue. 



39 

» L^ Imperatore Paolo P. avrebbe spedito una flotta per 
» invigilare con quelle degli altri alleati alla sicurezza deUe 
)) coste delle due Sicilie ; ed avrebbe inoltre somministrato 
» un soccorso di truppe consistenti in nove battaglioni di 
» fanteria di linea , colla corrispondente artiglieria^ e 200 
» Cosacchi. 

)) Queste truppe si sarebbero dirette per la Turchia a 
» Zara , donde il Re le avrebbe fatto trasportare in Italia. 
» Esse sarebbero state sotto gli ordini del proprio Generale^ 
)) dipendente però inmiediatamente dal Comandante in capo 
» deir armata Napolitana. 

» L' Imperatore delle Russie non avrebbe potuto richia- 
» marie senza prevenirne due mesi prima la Corte di Na- 
» poli ... 

Quest^ alleanza sarebbe durata otto anni. 

Al primo dicembre 1798 fu rinnovata F alleanza col 
Re della Gran Brettagna , come appresso. 

)) Conoscersi che la pace , la quale le due Potenze ave- 
» vano cercato di rendere all^ Italia , non avea servito a co^ 
» loro i quali esercitavano il potere del Governo Francese , 
» che di un mezzo per ispingere più lontano le loro conqui** 
» ste, e per distruggere T intiero ordine morale e politì- 
» co. Avvertiti perciò del pericolo da cui erano minacciati 
» gli altri Grovemi legittimi , in conseguenza del disegno ma- 
» nifestissimo di assoggettare tutta F Italia allo stesso spiri^ 
» to di disordine e di anarchia , i due Sovrani aver ere- 
» duto a proposito di rinnovare fra loro i legami ^ che ave* 
» vano formati colla convenzione de' 12 luglio 1793 , e di 
)) riunire con una stretta alleanza le forze ed i mezzi che 
» erano in loro potere ^ per opporre una barriera solida ai 



40 

» pericoli di un' ambizione smisurata ^ e provvedere alla di- 
» fesa e sicurezza decloro popoli, come pure al ristabili- 
» mento dell' ordine morale e pubblico in Italia. Quindi 
» sulla base della precedente convenzione , le due Parti con- 
y> traenti obbligarsi di far causa comune contro la Francia , 
» e di concertarsi sulle operazioni navali e militari , special- 
» mente nel Mediterraneo. 

ce La Gran Brettagna promettere di mantenere nel Me- 
» diterraneo sino alla pace , una flotta che avesse una su- 
» periorita decisa su quella del nemipo. 

» U Re di Napoli somministrerebbe quattro vascelli j al- 
» trettante fregate , e quattro piccioli bastimenti da guerra . 
)) Occorrendo darebbe anche 3ooo marinari alla flotta In- 
» glese nel Mediterraneo. 

Finalmente il Re delle due Sicilie nel seguente mese di 
gennaio 1 799 collegossi colla Porta Ottomana , da cui fu pro- 
messo un soccorso dì io mila Albanesi in caso di richiesta. 

§. 39; La Repubblica Francese teneva allora organizzate 
cinque armate : due per la parte della Germania : la terza 
nella Svizzera comandata da Massena : la quarta nell' Italia 
30tto il comando di Scherer succeduto a Joubert , la quale , 
oltre delle truppe Ligure e Cisalpine , era forte di 90 mila 
Francesi, divisi 72 mila in Lombardia, e circa 18 mila in 
Roma comandati dal Generale Championnet ; e la quinta ar- 
mata in Oriente sotto il comando in capo di Napoleone Bo- 
paparte il quale numerava tante vittorie quante battaglie. 

La forza pia formidabile che caldeggiava la Francia , 
era quello spirito della falsa filosofia , fomentato dagF intri- 
chi tenebrosi delle società segrete , e della propaganda in- 
Xpnì9^ a df^morajizzare le Nasoni , e specialmente le armate 



41 

degli alleati^ a suscitare tumulti , ad organizzare congiure 
contro la vita de^ Sovrani, Senza far menzione delle congiure 
scoverte in Torino, in Prussia, in Inghilterra, nella Svezia, 
in Vienna , varie ve ne furono nelle due Sicilie. A 26 marzo 
1794 per denuncia di uno de^ complici , venne scoperta in 
Napoli la congiura , per la quale dovea attaccarsi il fuoco al- 
r Arsenale ed alla gran Dogana , e suscitar tumulti per 
massacrare il Re e la Real Famiglia, e proclamare un go- 
verno libero sul modello di quello di Francia, Furono arre- 
stati molti individui , ad alcuni de^ quali riuscì di fuggire , 
scappando da^ Castelli : di quelli che rimasero nel^e carceri , 
tre subiroao P ultimo supplizio, altri furono condannati a pene 
temporanee , ed alcuni rilasciati in libertà. Altra congiiu^a fu 
scoperta in Palermo , dove i congiurati avevano stabilito di 
trucidare , nella processione di venerdì santo , FArcivescovo 
ed i primari Magistrati , e muovere il popolo alla rivoluzio- 
ne. Alcuni rei furono impiccati , altri condannati alla galea. 
Fu allora che incominciarono in Napoli ì rigori di una giun- 
ta di Stato , COSI detta di J^anni. Finalmente altra congiu- 
ra fu scoperta nel 1798 in Reggio di Calabria. Venne colà 
a morte un settario ( G. P. )*, il quale tocco dalla Divina 
Grazia , volle fare in quel momento estremo F abiura del- 
la setta , giusta le bolle Pontifìcie , manifestando ( fuori con- 
fessione ) oggetti e complici. Fra le altre cose manifestò, che 
si era recato da Napoli a Reggio il settario Logoteta, per 
concertare con altri settari Calabresi , e favorire lo sbarco 
di una divisione di truppe Francesi , che Bonaparte dovea 
gittare àulle coste della Calabria , nel suo passaggio da Malta 
ad Egitto ; sbarco che non avea potuto eseguirsi , perchè , 
avvisato Bonaparte in Malta , che gli dava seguito una squa^ 

8 



42 

dra Inglese ^ cambiò direzione , e fece la rotta del viaggio 
direttamente per T Egitto, Incaricato D. Angelo di Fiore , al- 
lora Uditore della Regia Udienza di Catanzaro , a prende- 
re informazione di tale congiura , colle pruove di processura 
giudiziaria , rubricò di complicità settctntacinque individui, 
come appresso si dirà. 

§. ^o. Le circostanze politiche del Regno di Napoli 
erano arrivate al punto in cui non si poteva più evitare la 
guerra , ne impedire le calamità che successero. Questo regno 
era insidiato dagli amici, e da^ nemici. 

Gli alleati giudicando , che la guerra dovea decidersi nel- 
r alta Italia , ove doveano agire le armate Russa ed Austria- 
ca , volevano , che le truppe Francesi si estendessero nella 
bassa Italia , affinchè, stante la lunghezza e la figura geo^ 
grafica di questa regione , non si potessero , in caso di bi- 
sogno , facilmente riunire. Perciò istigavano il Re delle due 
Sicilie ad incominciare la guerra contro de' Francesi repub* 
blicani , facendogli credere , che bastava una marcia militare 
per discacciarli daUo Stato Pontificio , e dalla Toscana. 

Dair altra parte i Francesi, dopo che avevano occupato 
Corfii e le altre Isole Ionie , e Malta , e V Egitto , non po- 
tevano fare a meno dMnvadere il Regno di Napoli e la Si- 
cilia : altrimenti non potevano soccorrere , e provvedere di 
sussistenza quelle Isole, nò avere comunicazione colF Oriente. 
Pertanto , onde avere de' pretesti per la guerra e per V in- 
vasione, commettevano insoffribili attentali su i confini , pro- 
movevano congiure e tumulti neir interno. 

§. 4i' Non ostante però che il Re delle due Sicilie te- 
nesse, accantonata su i confini dello Stato Romano, una nu- 
merosa armata pronta a marciare , per comandante in capo 



43 

della quale era stato mandato da Vienna il Generale Mack 
con molti altri Generali ed Uffiziali Tedeschi : non ostante 
le sollecitazioni degli alleati ; e non ostante le minacce e 
le insolenze de' Francesi , il Re delle due Sicilie si mostrava 

m 

ostinato a non voler dichiarare , ed incominciare la guerra, 
se prima non arrivavano , ed incominciavano le ostilità le 
armate Russa ed Austriaca nell^ alta Italia- 

Non si seppero i mezzi adoperati per rimuovere il Re 
da quel suo savio proponimento ; e soltanto si disse , che 
fosse, stato per effetto di una lettera di Vienna, recata dal cor- 
riere di Gabinetto Alessandro Ferreria il quale , come si di- 
mostrerà appresso , fu poi vittima del segreto. E nel pro- 
clama di Bonaparte trascritto al §. 36 di queste Memorie sta 
espresso - » eh' erano stati impiegati con successo tutt' i mez- 
» zi per impegnare il Re di Napoli a dichiarare la guerra , 
» perchè molti de' suoi Uffizioli Militari e Civili non aspet- 
» tavano, che questo momento per togliersi la maschera a 
» favore de' Francesi ». Comunque fosse stato , il Re fu se- 
dotto , ed in data de' 22 novembre 1798 fece il seguente 
manifesto. 

» Dal principio delle rivoluzioni politiche aver procura- 
» to ( il Re ) di provvedere alla sicurezza de' suoi domini , 
» nondimeno trovarsi nelle circostanze di vedersi in pericolo 
yi per V inaspettata mutazione di Governo nel limitrofo Sta- 
» to Romano , accompagnata dalla sovversione di ogni stabi- 
» limento, e dal danno della Religione Cattolica. Pertanto 
» questi avvenimenti, la improvvisa occupazione dell' Isola di 
» Maka, di sua pertinenza , e le continue minacce di prossi- 
» ma invasone , averlo determinato a fare avanzare il suo 
)) esercito nello stato Romano , fin dove V urgenza 1' avrelh 



44 

» be richiesto, per ristabilirvi la Cattolica Religione , fare ces- 
» sare V anarchia , e riporlo sotto il regolare Governo della 
» S. Sede e del suo legittimo Sovrano, Dichiarare poi di 
» non muovere guerra ad alcuna Potenza , ed esortare i co- 
» mandanti di qualunque armata straniera a ritirare le trup- 
» pe fuori del territorio Romano , senza prendere ulteriore 
» parte negli avvenimenti del medesimo. 

A 23 del suddetto mese di novembre fu dato V ordine 
pel movimento dell' esercito Napoletano, Una divisione di cir- 
ca 1 8 mila uomini , sotto il comando del Tenente Generale 
D. Diego Naselli , si era già imbarcata sulla flotta Anglo-Na- 
poletana , e fece vela per prendere terra a Livorno , ed attac- 
care i Francesi alle spalle , dalla parte della Toscana. Il Ma- 
resciallo Micheroux con 10800 uomini passò il Tronto , avvi- 
andosi alla volta di Fermo. U Generale S. Filippo con 9000 
da Aquila discese in Rieti - Il Generale Moesk con 5ooo uo- 
mini dirigendosi per Tagliacozzo^ passò in Tivoli e Sabina. 
Il Duca di Sassonia con 9000 uomini da Sessa si avanzò per 
Terracina - Il Generalissimo Mack colF armata del centro mos- 
se sopra Frosinone, e per la via Latina si avanzò verso Roma. 

§. 4^* ^ marce delF Esercito Napoletano sembravano 
concertate col nemico sin a Roma. A misura che le truppe 
Napoletane si avanzavano , le Francesi , senza fare alcuna op- 
posizione , si ritiravano. Championnef non altro opponeva , 
che proteste per la violazione de^ trattati vigenti ; ed essen- 
dosi risposto , che appunto per rimettere in osservanza tali 
trattati marciava Y esercito Napoletano ; imperciocché per la 
pace di Parigi , il Re aveva pagato alla repubblica. Francese 
otto milioni ^ ed il Governo Francese si obbligò di non far 
avanzare truppe nello Stato Romano ( oltre Ancona ) , e di 



45 

non favorire in alcun modo le innovazioni , che i popoli del- 
r Italia meridionale desiderassero contro i loro Governi , sta- 
hìh con Mack una specie di convenzione , promettendo di 
sgombrar Roma , donde partì la notte de' i5 novembre. La- 
sciò di retroguardia il General Magdonald, ed un presidio di 
looo uomini nel castel di S. Angelo, sotto gli ordini del ca- 
po squadrone Walterre , e fece evacuare Civitavecchia , e ri- 
tirare il presidio a Gvita-Castellana. 

Nel giorno 26 novembre, sebbene la retroguardia Fran- 
cese fosse rimasta in Roma , il servizio della piazza e del 
buon ordine era tutto delia guardia nazionale. Ed essendosi 
sparsa la voce, che i posti avanzati dei Napoletani erano già 
al VI miglio della strada di Frascati , parte della popolazio- 
ne , ed alcuni distaccamenti della stessa Guardia Nazionale 
cominciarono a tumultuare contro i patriotti e contro gli 
Ebrei tenuti per giacobini. Vi furono varie fucilate colle pat- 
tuglie Francesi, e Magdonald per atterrire la moltitudine, fe- 
ce arrestare e rinchiudere , come ostaggi in Castel S. An- 
gelo, diversi ragguardevoli Personàggi , e minacciò il rigore 
militare a chiunque si sollevasse ; ma nel dì seguente partis- 
sene anch^ egli per Civita-Castellana. 

La sera poi de' 27 novembre giunse in Roma il Mare- 
sciallo de Brouccard alla testa della vanguardia , ed accam- 
pato a Monte Mario , spedì un distaccamento per occupare 
r abbandonata Civitavecchia. 

Finalmente nel di 29 novembre , con Mack e con 
Acton , entrò in Roma il Re delle due Sicilie acclamato dai 
Romani qual liberatore di quella dominante del mondo Cri- 
stiano e protettore della Religione. Sua Maestà nominò all' in- 
terino Governo dello Stato una Deputazione composta dai 



46 

Princìpi Aldobrandini e Gabrielli , dal Marchese Massimi , 
e dal Cavaliere Ricci ; e conchiuse un accordo col coman- 
dante di Castel S. Angelo per la liberazione degU ostaggi. 

Mack intanto lasciando in Roma il Maresciallo deBrouc- 
oard , per mettere T assedio a Castel S. Angelo , parti col 
resto deir armata per attaccare Magdonald , il quale con circa 
6000 Francesi e. Polacchi , ed un battaglione della Legione' 
Romana , teneva la posizione di Civita-Castellana. 

§. 43. La pubblica allegrezza de^ Napoletani e de' Ro- 
mani sparì come un baleno. Le nuove de' disastri si succe- 
devano le une alle altre , annunciando - Che V armata di 
Micheroux appena giunse a fronte del nemico nelle vicinan- 
ze di Fermo , si sbandò e si disperse - Che avendo il Ge- 
nerale Moesck ordinato fascio d'armi per far ascoltare la S. 
Messa ai suoi soldati , venne improvvisamente sorpreso dalle 
truppe Francesi, e fatto prigioniero di guerra con tutta la 
sua divisione: che la prima cannonata di Civita-Castellana ucci- 
se il duca di Sassonia . . • Finalmente una voce fatale - si sol' 
vi chi può surta contemporaneamente in tutt' i Corpi dei- 
Esercito, inserì ne' cuori scoraggimento , e divenne il segna- 
le di un generale sbandamento. Gittar le armi , abbandonar 
le Bandiere , le Casse militari , tutto il materiale di guerra 
p darsi ad una fuga precipitosa , fu 1' opera di un istante. 
11 Generalissimo Mack con pochi avanzi dell' esercito , prese 
fiato a Capua. Il Generale Naselli senza aver fatta alcuna 
operazione in Toscana , ritornò subito a Livorno per far rim- 
barcare quella sua armata. In sonmia di tanti corpi di ar- 
mata, la sola divisione del General Damas succeduto al Duca 
di Sassonia , non si sbandò , ma si aprì la ritirata combat- 
tendo fra nemici, ed entrò in Orbitello. Il Re finalmente ac- 



47 

compagnato in una stessa carrozza dal solo Generale Actoa 
nel giorno 8 dicembre , cioè dopo quindici giorni , che col* 
r esercito era partito dalF accampamento di S. Germano^ gìun« 
se in Caserta. 

C A P I T L IV. 

j4s>\^enimenti popolari in Napoli. 

%. 44* L^ costernazione successa in Napoli pel^isastro di 
Roma fu così grande , che considerare si potrà , ma non già 
esprimere. Non vi era più* esercito Napoletano , e si temeva 
r arrivo di un nemico spietato ed irritato , il quale , secon- 
do si diceva , era persecutore della Religione e de^ suoi Mi- 
nistri ^ profanatore della Chiesa ^ rapitore delle donne e 
delle proprietà pubbliche e private. 

£ perchè la cagione di quel pubblico flagello era attri-r 
buita alle pubbliche offese della Religione ; perciò a placare 
lo sdegno del Cielo ;, vennero ordinate pubbliche preghiere 
nelle Chiese , e destinati Predicatori , anche per le strade ^ 
onde infervorare il popolo per una giusta difesa. 

Frattanto la Famiglia Reale apparecchiandosi alla par* 
tenza per Palermo ^ faceva destramente imbarcare sopra la 
flotta Anglo-Portoghese e sopra bastimenti da trasporto , gli 
archivi , gli antichi monumenti di belle arti , e quanto di 
meglio e di prezioso trovò ne^ Palazzi e siti Reali. E seb- 
bene si usasse in tali operazioni la possibile riserva , era non- 
dimeno inevitabile la pubblicità. 

Il Re era generalmente amato da tutti , e dispiaceva al 
popolo la partenza della Famiglia Reale* E siccome di quelle 



48 

sciagure venivano incolpati i Giacobini , cosi la mattina de' 
J20 dicembre mia folla immensa di popolo sì riimi avanti il 
Palazzo Reale, e gridando viva il Re^ muoiano i Giacobini^ 
domandava la nota di essi per massacrarli tutti, facendo in- 
tendere, eh' era d' uopo distruggere pria i nemici interni , ed 
abbattere poi gli estemi. Il Re si fece vedere alla loggia , e 
ringraziando con segni di compiacenza, fece uscire il Gene- 
rale Pignatelli , il quale parlando a' capi di quella moltitu- 
dine , produsse che tutti prontamente si ritirassero. 

Quella mossa popolare aveva ispirato fiducia e coraggio 
neir animo di Sua Maestà , in modo che moderando la sua de- 
terminazione , volea far partire la Real Famiglia , ed Egli 
rimanersi in Napoli , sicuro di fare spiegare colla sua pre- 
senza una maggiore energia , e tentare di accomodare le co- 
se con qualche trattato. Ma questa risoluzione non piaceva 
a coloro, che per vedute politiche volevano chiamare la guer- 
ra in Napoli. Per obbligare il Re a partire , si disse che fos- 
se stato commesso un misfatto , di cui senza garentire la ve- 
rità , trascrivo il seguente articolo colle stesse parole , che 
fu rapportato nella ^ Memoria degli avvenimenti popolari 
seguiti in Napoli in gennaio 1799, ^stampata ^^ Napoli il ^.^ 
giorno della repubblica Napoletana cioè » Cinque mila du- 
» cati sparsi tra la plebe produssero , che a i6 ore della 
» mattina seguente de' 21 dicembre fosse stato ucciso al 
» molo un corriere di gabinetto di Nazione Romana A. Fer- 
» reri , il quale pattuiva una barchetta per andare a recare 
» a Nelson sul vascello un biglietto di queii Acton, che de- 
» dicato soltanto ai suoi vantaggi ed a cabalare per mante- 
» nérsi in carica , e per la continuazione del cieco favore 
» de' suoi Padroni , è stato la cagione unica della nostra ro- 



49 

» vina. D Ferreri fu proclamato giacobino , e da una im- 
» mensa turba strascinato sino davanti Palazzo. Al fiero 
» spettacolo il Re si smarrì e risolvè anche la sua partenza. 
» Si è detto 9 che il corriere Ferreri , come inteso di tante 
^ finzioni 9 di tanti cambiamenti di lettere di Vienna , e di 
» altri gabinetti, per ingannare il Re, fosse stato destinato 
» vittima al segreto. 

» Alle quattro della notte fu raccolta nell^ apparta- 
» mento de' Genitori la loro famiglia sotto vano pretesto , e 
» furono chiuse le porte ai familiari. Alle cinque il Conte 
» de Turri , apparecchiate le scialuppe a pie della scala se- 
» greta del caracò ^ apri la porta superiore , che conduce 
» negli appartamenti ", di cui la sorte awerisa fece rompere 
» la chiave, e si dovè scassare. Da fiiggitivi s' incammina^» 
» rono all^ imbarco con un solo lume portato dal Re , il 
» quale per timore di esser veduto dalla parte del Gigante , 
» Io gittò a mezza scala. Così a tentoni si giunse al Molosi- 
» glio colla sola compagnia di Acton, di Fortinguerra, di Bel- 
» monte , di Gastelcicala , e di de Tum. Bisognerebbe aver 
» letti i biglietti della innocente terzogenita M. Antonia, per 
» avere idea del dolore in lasciar Napoli. Dormirono la prima 
» notte i figli de^ fuggitivi ravvolti nelle proprie mantiglie , 
» e per cena ebbero acciughe salate ed acqua putrida. Il 
» giornale scritto da Palermo da detta infelice ragazza fa 
y> piangere : cinque giorni di navigazione con una tempesta 
» la più orrenda , a cui non potè resbtere F ultimogenito 
» Alberto , e fu sbarcato cadavere in Palermo. 

$. 45* » La mattina de' 32 ( siegue la citata Memoria ) 
» i viventi di questa Metropoli si guardavano V un V altro , 
» sbalorditi in forza deU^ abituale schiavitii, per una fuga sì 



50 

)) repentina. I più sensati però pensavano ^ che la fine del- 
j) le nostre sventure si accelerava • »... Francesco Pigna- 
» telli ^ lasciato Vicario Generale con facoltà illimitate ^ co* 
)) minciò a dettar leggi da Palazzo : Mack fu dichiarato Ga- 
)) pitan Generale delP esercito distrutto : Simonetti dalle Fi- 
» nanze ritornò alla Segreteria di Giustizia ; per Direttore del- 
)) le Finanze fu destinato Zurlo. Tutto con biglietto di ca- 
» rattere del Re. 

» I rappresentanti della Città di Napoli , il Cardinale 
» col Clero , tutto il corpo della Magistratura andarono il 
». di seguente in barche ad ossequiare il Re , che stava in ra- 
» da , ed a pregarlo a restare. Le feluche , che portavano 
» il Ministero si allontanarono frettolosamente, perchè furono 
» loro impugnate le armi da sul vascello Inglese- Al solo 
)> Cardinale si degnò il Re di mostrarsi. Disse poche parole 
» a Lui , cioè che partiva per mare posto eh' era stato tra* 
» dito in terra ► 

» Il dì seguente 23 dicembre i rappresentanti della Cit* 
» tà si congregarono per risolvere sulla sicurezza civica. Si 
» opinò di formare una milizia urbana , e furono eletti quat* 
» tordici Deputati per agire nella presente crisi. 

» La mattina de^ 25 dicembre la Gttà e la Magistra- 
» tura andarono a complimentare il Vicario , e furono ricevu- 
» ti con aria gonfia e ributtante. D Vicario voleva opprime- 
» re i rappresentanti della Citta, per inabilitarli a qualunque 
» pretensione, di cui già si parlava. 

» Intanto gli Eletti ed i Deputati di città conobbero 
» la necessità di una truppa civica, e ne dimandarono il 
» permesso al Vicario Generale. Costui intese male la peti- 
D zione , e fece sentire alla Città , eh' era suo peso la pub- 



51 

» blica tranquillità^ per la quale niun' altro dovea ìmbaraz* 
» zarsi. Ma la Città insistè, anche personalmente, per mezzo 
» de^ suoi Deputati , ed ì dialoghi furono spinti avanti per 
» modo , che il Vicario parlò con tuono alto , ingelosito che 
» la Citta fece le petizioni di questa natura. Finalmente a 
» capo di due o tre giorni di contrasti fu accordato il per- 
» messo della coscrizione della milizia Urbana. 

)) Allora nacquero gran dispareri sul modo di organiz- 
» zarla. Piani sopra piani , sempre col disegno di proporre al 
» comando i nobili , ma contro il sentimento di del Vaglio, 
)) di Piedimonte , di Rocca , di Caposele , e di alcun altro 
» tra i Deputati e tra gli Eletti. Finalmente prevalse la 
» voce di Gaetano Spinelli , fermamente sostenendo , che là 
» coscrizione non sarebbe mai riuscita se il comando non 
» era uguale tra i nobili ed ì civili. Cosi egli fece un pia- 
» no ben congegnato , e si coscrissero 14600 uomini. Biso- 
» gnava armarli ; e questa fu la seconda opposizione del Vi- 
» cario , il quale sostenea mendacemente che non ci erano 
» armi. A stenti e con contrasti si ebbero una volta 5 00 , 
» e r altra :200 fucili ; cosicché furono invitati i buoni pa- 
» trioti a prestare i loro. Cosi si videro de^ buoni Cittadini 
)) rondare , e la popolazione prese un^ aria di tranquillità. 

§. ^6. Sebbene non vi fusse alcuna forza militare sulle 
frontiere del Regno , pure il (jenerale Championnet sapen- 
do che si avvicinavano all' alta Italia le Armate Austriaca 
e Russa, incontrava difficoltà di estendere, in quelle circo- 
stanze, la sua linea nella bassa Italia oltre di Roma. Ma i 
patriotti Napoletani , tanto quelli che militavano nell' arma, 
fa Francese, quanto gli ^tri che stavano in Napoli, e che 
avevano incominciato a levarsi la maschera ^ persuasero Ch;un« 



62 

pìonnet , che una marcia militare sino alla Capitale si pote^ 
va eseguire senza alcuna opposizione , in quel momento in cui 
il partito Regio era sbigottito , e che una tale marcia ^ unita 
air influenza e sforzi de' patriotti , era sufHcientissima a far 
succedere una rivoluzione generale nel Regno , e stabilire un 
governo democratico rappresentativo. Ghampìonnet pertanto 
. a^ 28 dicembre , con un^ armata di circa i5 mila uomini ^ 
come dalla pubblica voce si volle , in quattro divisioni , ol- 
trepassò i confini dello Stato Romano ^ e si avanzò nel Re- 
gno dalla parte degli Abruzzi e di Terra di Lavoro. 

Lo stesso giorno 28 dicembre fu dato alla Città di Na- 
poli il tristo spettacolo delF incendio di ottanta barche can- 
noniere , che stavano riposte in alcune grotte a Posilipo. Il 
cratere era stato disarmato , e le munizioni parte imbarcate 
sopra le fregate Portoghesi , e parte buttate in mare. Ciò di- 
mostrava che Napoli si abbandonava. 

§. 47- ^ 3 gennaio 1799 un distaccamento di truppe 
Polacche, che formavano la Vanguardia delle truppe France- 
si , si presentò avanti la fortezza di Gaeta con un solo can- 
noncino del calibro dì ^\ ed appena tirato qualche colpo ^ co- 
me segnale , la fortezza fu consegnata colla guarnigione di 
più di 2000 uomini prigionieri di guerra. Lo stesso accadde 
per Pescara e Civitella del Tronto , che dopo poca a nes- 
suna resistenza furono egualmente consegnate. 

Air opposto gli abitanti paesani di vari luoghi degli A* 
bruz zi presero le armi , ed in più attacchi nelle gole di quel- 
le montagne sagrifìcarono più di 1000 FrancesL Ciò con- 
fermava , che il rovescio dell^ esercito Napoletano in Roma 
fosse stato procurato da' Comandanti militari. I soldati fug* 
giaschi con un convocio generale gli accusavano tutti per 
traditori. 



53 

Nel giorno 8 gennaio venne rinnovato alla Citta di Na- 
poli il barbaro spettacolo d^ incendiare tutta la Real Marina 
di guerra^ che si trovava ancorata in rada. Dopo spogliata 
di tutto il corredo , vi fu appiccato il fuoco da una frega- 
ta estera , e si videro ardere contemporaneamente i va* 
scelli Tancredi e Guiscardo di 74 cannoni , ed il S. Gi(h 
acchino di 64. La fregata Pallade di 4^ ^ ^^ corvetta 
Flora di 24 ed altro vascello detto Partenope di 74 can- 
noni , fiuron affondati in Castellammare : tutti per sottrarli 
al nemico. 

Benché dopo il passaggio per gli Abruzzi le truppe Fran- 
cesi non avessero incontrato allrì ostacoli ; pur nondimeno 
marciavano lentamente , ed evitavano le occasioni di perde- 
re gente : tantovero eh' essendosi avvicinata la loro vanguar- 
dia sino alle vicinanze di Capua, bastò un' avanzata del Prin- 
cipe di Molitemo con una partita di cavalleria, per respin- 
gerla sino a Calvi. QuelF azione fece acquistare a Molitemo 
grande popolarità , ed aveva fatto riprendere coraggio agli 
avanzi dell' armata Napoletana, Raccontò poi il Generale Col- 
li ( il quale dopo il disastro di Roma seguiva T annata Fran- 
cese ) , che Championnet aveva risoluto di ripassare il Gari- 
gliano , e trinceriare V armata sulla sponda dritla di quel 
fiume. 

§. 48 • Mentre i Francesi manovravamo per trincerarsi 
al di là del Garigliano , il Vicario Pignatelli a richiesta di 
Mack spedì il Principe di Migliano ed il Duca del Gesso 
come Plenipotenziari per proporre a Championnet un armi- 
stìzio. Fu questo conchiuso e segnato a 9 gennaio a Spa* 
ranisi , e ratificato dal Vicario agli 1 1 . Si convenne - 



54 

» Di doversi consegnare immediatamente alFarmata Fran- 
» cese la fortezza di Capua con tutte le artiglierie , mn- 
» uìzioni da guerra , e provisioni da bocca esistenti : di do- 
» versi tirare una linea di demarcazione cominciando da' La- 
)> gni , Caserta , Benevento , la Strada nuova di Puglia , e 
» fìnisse alla foce deirOfanto : di dover restare a' Francesi 
» le Provincie e Paesi compresi al nord di detta linea : dì 
» doversi chiudere ì porti agl^ Inglesi ed aprirsi a' Francesi : 
» e di doversi pagare all' armata Francese dieci milioni di 
» franchi , metà a' i^ e T altra meta in fine di detto mese 
» dì gennaio. 

Per effetto di questo armistizio la mattina de' 12 gen- 
naio la fortezza di Capua venne consegnata a' Francesi , e 
Mack non ebbe V avvertenza di avvisarne le truppe delle vi- 
cinanze ; cosicché esse seppero V entrata de^ Francesi in Ca- 
pua senza conoscere il trattato ; e come allora tutto si attri- 
buiva a tradimento ^ così credendosi tradite ^' abbandonaro- 
no le artiglierie , e fuggirono. 

La mattina dè^ i3 gennaio il Vicario Pignatelli chiamò 
a Palazzo i rappresentanti del Corpo di Città , ed ingiunse 
a' medesimi di prendere tosto gli opportuni espedienti a fare 
una tassa sopra i proprietari e negozianti ^ onde pagare ai 
Francesi le somme convenute colF armistizio. I rappresentan- 
ti si negarono , ed il Vicario dato quest' ordine ne abban- 
donò la cura delP esecuzione. 

Non si comprende il perchè si fosse fatto quell^ armisti- 
zio col proponimento di non eseguirsi. Se per acquistar tem- 
po questo non era che di quattro giorni , da^ 12 ai i5 
per espugnar Capua, ì Francesi dovevano impiegare piii m0^ 



55 

si , ne potevano lasciarla indietro bloccata , perchè avevano 
poche truppe. 

§. 49* Nel giorno i4 gennaio ritornò alla rada di Na- 
poli la spedizione di Livorno comandata dal Tenente Generale 
Naselli. Una gran massa di popolo si recò al molo , e eoa 
picciolo barche assaltò le polacche cariche di truppe , si pre- 
se tutte le armi ^ e fece disbarcare tutt^ i soldati disarmati. 
In quella circostanza gli uilìziali di artiglieria del Castel 
Nuovo , prevedendo che il Castello sarebbe assaltato , spe- 
dirono il Capitan Simeoni al Vicario Pignatelli, per istruirsi 
sul contegno che doveasi tenere : Sì difenda il Castello , ma 
senza fare il menomo male al popolo , fu la risposta del 
Vicario, e facendo Simeoni osservare, che senza far fuoco il 
Castello non si poteva sostenere , gli fu replicato , che si fa- 
cesse fuoco , ma solo a polvere - Partito dalF udienza Simeo* 
ni , fu raggiunto a pochi passi dal Duca del Gesso , che 
ordinogli a nome del Vicario di non doversi affatto far 
fuoco. 

Ritornato Simeoni al Castello , mentre narrava a^ suoi 
compagni il dialogo avuto poco prima , una gran folla di 
plebe sempre crescente si accostò al Castello , scavalcò la 
prima porta , ed occupò il ponte di fabbrica. L^ Ispettore 
Minìchini dalla cortina parlamentò con quella moltitudine , 
la quale volle inalberata la bandiera Reale , e fu fatto al- 
l' istante : chiese ai*mi e munizioni , e si rispose che si pro- 
curassero ordini del Vicario Generale , o de' Deputati di cit- 
tà ; ma mentre così si parlamentava, i cacciatori del reggi- 
mento Sannio, che stavano alla custodia interna del Castel- 
lo , aprirono la porta del niedesimo , e quella massa si 
spìnse dentro, e se ne impossessò mauJando via gli Ufllziali. 



56 

Alla stessa ora di quel giorno furono egualmente occu- 
pati dal popolo gli altri tre Castelli di Santelmo ^ del Carmi- 
ne e dell'Uovo. 

Nel medesimo giorno i4 gennaio verso le tre pomeri- 
diane giunsero in Napoli cinque carrozze di uflìziali France- 
si, i quali, profittando delF armistizio , vennero in Napoli col 
pretesto di vedere i teatri , e collo scopo vero di sollecitare 
lo sborzo dei cinque milioni , che dovea farsi il giorno se- 
guente. L'arrivo di quegli uflìziali servi di segnale alF insur- 
rezione del popolo. Più di i4 mila uomini armati ingom- 
brarono tutta la Città , disarmarono i Corpi di guardia , ed 
andavano gridando : Viva la S. Fede , muoiano i Francesi 
ed i Giacobini. Ecco il momento orribile de^ saccheggi e dei 
massacri , tristi effetti dell^ anarchia. Fu subito munito di 
una forte guardia V albergo ove gli uflìziali Francesi aveva- 
no preso alloggio , e la notte si fecero ripartire per Capua 
scortati dalla cavalleria. 

Alcuni Deputati della citta con imprudente consiglio fe- 
cero aprire le prigioni per armare in loro difesa i detenuti; 
ma questo scudo riuscì fatale , perchè quei ribaldi si colle- 
garono cogli anarchisti, e ne seguirono le orme ne' saccheg- 
gi e ne' massacri. 

Altri Deputati piii accorti poi, per mezzo di denaro som- 
ministrato a vari capi della massa , ottennero la petizione , 
che i Deputati della città dirigessero il popolo in quella dif- 
fìcile circostanza , ed in vista di tal petizione quei funziona- 
ri al riguardo che tutt'ora il popolo aveva per la nobiltà , 
nominarono a Generali del popolo , in prima D. Girolamo. 
Pignatelli Principe di MoUterno , ed in secondo D. Lucio 



57 

Caracciolo duca dì Roccaromana ; e nominarono parimenti 
altri quattro nobili per Comandanti de^ quattro castelli. 

La riputazione di Molìtemo acquistata nell^ alta Italia 
combattendo contra de' Francesi e nell' azione avanti Capua 
lo rese molto accetto al popolo , del che egli profittandone , 
pubblicò un ordine , che tutti depositassero le armi nel pa- 
lazzo della Città e nel Castello Nuovo , restando soltanto 
armati quei ch'erano di servizio. Per dare poi una tema 
salutare e riscuotere ubbidienza , fece innalzare le forche 
in vari punti della citta ; e ciò produsse tutto V effetto al- 
meno momentaneo per la pubblica quiete. 

§. 5o. Sapendo Mack, che l'armistizio di Sparanisi non 
doveasi eseguire riguardo allo sborzo de' dieci milioni , e 
che in vece si dovea promuovere V insurrezione del popolo, 
si ritirò in Capua co' Francesi , da dove ebbe mezzi e pas- 
saporti per partire. Prima di dare questo passo suddelegò , 
e trasfuse tutta la sua autorità di Capitan Generale al Te^ 
nente Generale duca della Salandra. Questi prese la risohi- 
zione di riunire gli avanzi dell'esercito , e ripiegare verso 
Campestriho per coprire la Basilicata e le Calabrie , e tct 
nersi aperta la ritirata in Sicilia ; ma passando a tal uopo 
da Cai vano a Casorìa , fu preso in iscambio per Mack ( che 
si avea tirata la pubblica esecrazione ), fu assalito da' paesar 
ni , ed a colpi di ronca fu ferito nel braccio , e pericolosa- 
mente nell'occipite , dal quale gli furono estratti alcuni pez-^ 
zi di craneo ; ma poi dopo qualche tempo si guarì. Per 
queir accidente gli avanzi dell' esercito sparirono. 

§. 5i. Avvenuta la procurata sommossa popolare in Na-» 
pali , il Vicario Pignatelli assumendo silenzio , lasciava agi-, 
re liLeramente i rappresentanti della città. Frattanto dispa- 
io 



58 

nendo segretamente la sua partenza, aveva fatto imbarcare 
i suoi efifetti sopra le fregate. Nella notte de i5 gennaio 
fece trasportare a bordo il denaro , che di conto del Gover- 
no stava riposto sotto forte e fidata guardia nel Castel Nuo- 
vo , e specialmente vi fece trasportare a bordo la somma di 
5oo mila ducati , che per ordine del Ministro Generale Acton 
avea consegnato a Pignatelli il Marchese Taccone Tesoriere ge- 
nerale del Regno. Si fa qui questa distinzione perchè della 
suddetta somma di ducati 5oo mila occorrerà piìi volte 
parlare. 

Per eludere poi ( il Vicario Pignatelli ) la vigilanza de' 
curiosi intorno alla sua partenza , teneva pronta nel Molosi- 
glio una corvetta ; e tutti credevano , che da palazzo in quel- 
la sarebbesi imbarcato ; ma nella notte de' 1 6 a' 17 gennaio , 
egli in abito di casa colla moglie , s' imboccò dalla sua ca- 
sa nella scala della casa di Scalea, e furtivamente sah in una 
barchetta , che i suoi marinari Lepore tenevano pronta sul 
lido di S. Lucia. 

§. 52. La mattina di queir istesso giorno de' 17 gennaio , 
assai per tempo , venne fermato a Capodichino un coniere, 
che recava a Mack un dispaccio del Direttore Zurlo. Qualun- 
que operazione portava sospetto di tradimenti : perciò una 
folla di gente armata corse alla casa di Zurlo , e colla stessa 
sua carrozza , che si trovava pronta , fu condotto al palazzo 
della Citta. Ivi si fece aprire il dispaccio dal Parroco di S. 
Angelo a Segno , colà espressamente chiamato , nel quale si 
era scritto a Mack : » che sarebbe riscontrato a miglior tem- 
» pò della sollevazione popolare , di cui avea domandato no- 
» tizia , e della quale dovea farsi tutto il conto ; ed intanto 
» dicesse a Championnet essere la sollevazione il motivo del 



59 

» ritardo del primo pag Amento convenuto per V armistizio, » 
Al nome di Championnet volevano quel forsennati massacrare 
Zurlo sull'atto ; ma trovandosi per buona ventura nel pa- 
lazzo della Gttà il Duca di S. Valentino , che godeva buo- 
na riputazione popolare, riuscì al medesimo di ottenere, che 
Zurlo fosse depositato nel castello del Carmine , fin a che 
la Città si riunisse je decidesse di lui. Molti di quella gen- 
te, i più furiosi ^ strascinarono Zurlo al castello , facendogli 
per istrada barbare sevizie ; e molti altri volarono al s^- 
cheggio della di lui casa. 

Secondo la più volte citata memoria degli avvenimenti 
popolari , il denaro contante trovato in casa di Zurlo , in oc- 
casione di quel saccheggio, importava ducati mille e no- 
vecento , cioè 3oo di proprio peculio , e 1 600 depositati da 
particolari ; ma io avendone domandato allo stesso Zurlo , 
mi disse , che il denaro era molto di piii, e senza volermi 
manifestare la somma precisa , mi assicurò che non era suo. 

CAPITOLO V. 

Congiure , massacri^ Repubblica Napolitana. 

%. 53. Non essendosi pagata a i5 gennaio la ^H^ima ra- 
ta deir armistizio di Sparanisi , Championnet richiamò la di- 
visione di armata , che marciando sulla lìnea di demarcazio- 
ne , era giunta a Benevento , e si era impadronita degli ar- 
genti di quella Cattedrale e dì altre Chiese , riunì le forze 
e s' inoltrò verso la Capitale. 

Air udirsi in Napoli , che le guardie avanzate dell' arma- 
ta Francese già facevao$i vedere nelle vicinanze , il popolo 



60 

Napoletano non ebbe più freno ; e sospettando che Moliter- 
no e Roccaromana procurassero dì far sorprendere la Città 
senza difesa , riprese le armi che avea depositate , distrusse 
i patiboli ed andava in cerca di quei due Generali per fame 
vendetta. 

Nel tempo stesso una immensa quantità di popolo e di 
soldati deir esercito sbandato , guidati da alcuni uffiziali de^ 
Camiciotti e da molti bassi uflìziali di quei ritornati da Li- 
vorno , incominciarono a strascinare artiglierie e munizioni 
a Poggio Reale , a Capodichino ^ a Capodimonte ed al pon- 
te della Maddalena , onde impedire V ingresso de* Francesi. 

Frattanto essendosi sparsa voce , che i giacobini riuni- 
vansi in dubbi per favorire la venuta de^ Francesi , princi- 
piò r istoria dolentissima, ma pur vera, degli eccessi a' qua- 
li «i abbandonò la plebe : saccheggi , distruzioni , vittime 
barbaramente immolate ora per lievi sospetti , ora per pri- 
vate vendette : non vi era più scampo : bastava che taluno 
dicesse - » quei è giacobino - veniva air istante con barbarie 
sacrificato , e la sua casa sacch^giata e distrutta ! 

$. 54* In mezzo al furore e alla rabbia popolare , riu- 
scì a^ patriotti , con un ardito colpo di mano, impadronirsi 
del castello di Sanlelmo eh' era malamente custodito da cir- 
ca i5o villici comandati da un certo Luigi Brandi. Ecco co- 
me si legge quel fatto nelF accennata Memoria degli asserti- 
menti popolari. » Era sventato Y altro concerto di far occu- 
)) pare il Castel nuovo da' patriotti , e perciò capitan Simeo- 
» ni , co' capitani tenenti di artiglieria Antonio Sicardi , 
» Nicola Verdinois e Guglielmo Grenalés , si diede al par- 
» tito di sorprendere Santelmo. Il concerto si tenne con Mo- 
» literno , Roccaromana e Nicolino Caracciolo di costui fra- 



61 

» tello , eletto dalla Citta castellano dì Santelmo. A cinque 
ì) ore di notte dello stesso giorno di venerdì i8 gen., nume- 
» ro diciannove di questa partita doveano andai^e ad unirsi 
» sopra la Madonna de^ Sette dolori ad un^ altra partita più 
» grande di patriotti. Si sbagliò nel tempo. Questa partita 
» credè di poter far sola il colpo. Si accostò a Santelmo e 
» sbagliò il santo ^ dicendo JVnpoli in vece di Partenope. Fu 
» dunque respinta con fucilate e con tre colpi di cannone 
» senza danno. 

» Fu risoluto cpiesto altro modo. La mattina seguente di 
» sabbato 19 gennaio , Nicoli no Caracciolo, il capitan co*' 
» mandante Simeoni ed il capitan tene9te Verdinois con 
» alcuni pochi patriotti , a sedici ore giunsero a Santelmo. 
» Finsero ( ricevuti già cogli onori militari ) di dover diri- 
» gere la difesa di quello. Capitan Simeoni , al quale il Ca- 
» stellano Caracciolo diede il comando dell^ artiglieria , chia- 
» mò il magazzeniere , il quale si scusò di non tener le chia- 
» vi, ch^ erano in mano di Brandi. Simeoni declamò contra 
y) questo disordine. Si trovarono non più che cantaia sei e 
» mezzo polvere e molte granate. Brandi a faccia scoverta 
» incominciò a mormorare delP arrivo di costoro, dicendo, 
» che questi D. Riccardi ( espressione volgare dinotante 
» zerbini , petimetri, sventati ) non gli piaceva , e che biso^ 
» gnava tagliar teste. Un' aria superiore , la prudenza , e so- 
» pra tutto le parole di fratellanza e la premura di fare 
» una buona difesa^ allontanarono F eccidio che poteva essere 
» imminente. 

» Si trovarono in tutto diciannove patriotti da poterse- 
» ne fidare, e nel corso del giorno altri se ne ricevettero 
>^ alla sordina e si giunse a quarantasei. Alcuni de' paesani 



62 

» stando da due giorni senza paga , e sentendo da Simeoni 
)) che tutti stavano cosi, e che per difendere la patria bisognava 
» contentarsi di una piccola razione di pane , se ne andarono 
» volontariamente. Di circa 80 disposero due gran ronde at- 
» torno al castello , una delle quali comandata dal Brandi , 
» che uscì alle tante finte persuasive di timori. A ventotto 
» soldati di linea , eh' erano nel castello colle idee popolari 
» furono tolti gli schioppi col prelesto di farli manovrare 
» neir artiglieria. A diciotto sentinelle furono controposti 
» diciotto patriotti col pretesto che il pericolo esigea senti- 
y> nelle doppie. Allora fu fatto chiamare nel castello il solo 
» Luigi Brandi col pretesto di ricevere nuovi ordini. Fu chiù- 
» sa la porta , fu bendato per non fargli conoscere il piccol 
» numero della guarnigione e fu posto in ceppi. 

» A ventitre ore sàfi nel castello Moliterno e Rocca- 
» romana : il punto dell' occupazione del castello fa al tem- 
» pò il più necessario per la loro salvezza da che la plebe 
» avea diroccati i patiboli nella notte precedente : dalla mat- 
» tina di questo giorno si era data alle stragi \ e già il 
» loro nome era trattato con molto equivoco. Sul castello 
» dunque si trattò della testa di Brandi in consiglio di guer- 
» ra , e fii risparmiata per allora , perchè il suo avvocato 
)) addusse eh' era rientrato a chiamata di buona fede. 

» I due Generali intanto rincorarono la guarnigione col- 
» le persone loro e col danaro della cassa de' loro Reggi- 
» menti ^ che Roccaromana pagò laicamente a' pochi Arti- 
» glieri e soldati. Fece venire delle provvisioni bastantissi- 
» me per i patriotti , che si moltiplicavano , e si fecero an- 
» che delle beneficenze. 

J. 55, Chi senza orrore potrà descrivere il furore del 



63 

popolo , le crudeltà e le stragi eh' esso fece in Città per 
vendetta dell' accaduto in Santelmo ? Fra le tante altre in- 
felici vittime del giorno io gennaio , due assai illustri ne 
furono immolate cioè il duca della Torre , ed il di lui 
fratello D. Clemente Filomarino , molto caro alle. muse ed 
emulo della sampogna di Sannazzaro ! Ecco come si legge 
r atroce fatto nella citata Memoria : » In quella mattina 
» sotto il mezzogiorno mentre il duca si pettinava, gli per- 
» venne lettera da un suo parente Rospigliosi . di Roma. Co- 
» stui lo preveniva a far le dovute attenzioni a Championnet. 
» Il parrucchiere da dietro ebbe la temerità di legger la let- 
» tera , e di poi vide che il duca la ripose in un forziere. 
» L'iniquo parrucchiere ne avvisò la plebe del posto con- 
(c tigno , la quale accorse ferocemente in casa del duca , gli 
» richiese la lettera , scassò il forziere e la trovò. Prese il 
)) duca ed il fratello , e con istrazi eccessivi li condusse 
» alla marina massacrandoli e bruciandoli , ed abbandonane 
» do la casa al saccheggio. Si son perduti ne' due fratelli , 
» un matematico ed un poeta eccellente ed un gabinetto 
» di macchine speciosissime. 

§ 56. La mattina de' 21 gennaio vi fu gran quistio- 
ne sul castello Santelmo, per innalzare la bandiera Francese. 
Ecco come siegue la precitata Memoria - » Moli terno e 
» Roccàromana aveano la delicatezza di considerarsi Gene- 
» rali del popolo , ma prevalse il parere di Simeoni soste- 
» nuto dal bravo. Logoteta e dagli altri patriotti , perchè 
» si era scorso già da' fuochi della notte 1' avvicinamento 
» delle armi Francesi in lontananza, e bisognava dar loro 
» coraggio . • . Un pezzo bianco dell' antica bandiera , un 
» cappotto bleu ed alcune monture rosse composero la 



Gì 

» bandiera, che a diciannove ore fu assicurata con quattro 
» cannonate. Allora fu che si pianto sul Castello il primo 
» albero di libertà con tutte le sollennita anche del giura- 
» mento. 

§. 57. La stessa mattina de' 21 gennaio F avanguardia 
deir armata Francese comandata dal Generale Duehem com- 
parve a Casanova, villaggio poco distante dalle porte di Na- 
poli. Al primo avviso una gran massa di popolo con molti 
soldati deir esercito sbandato che regolavano V artiglieria , 
volò air attacco. Un ostinato combattimento in tutt' i punti 
durò quasi tutta la giornata con varia fortuna. Dalla par- 
te de' Francesi pugnava il valore e la tattica militare, e spe- 
cialmente la loro formidabile cavalleria ; e dal lato del po- 
polo combatteva il numero , il furore e V ostinazione. La 
perdita d'uomini fu grave d' ambe le parti. Due volte le 
truppe Francesi arrivarono al largo fuori Porta Capuana , e 
due volte senza potersi stabilire , furono respinte con per- 
dita. Il Generale Mathieu fu gravemente ferito in una spal- 
la ed a traverso la gola : molti Francesi rimasero estinti , 
e la testa di un uflìciale fu portata in trionfo alla punta di 
un palo ! 

Dopo replicati attacchi finalmente verso sera i popolari 
affrontarono V artiglieria de' Francesi , della quale ne prese- 
ro alcuni pezzi , e con un attacco generale obbligarono il 
nemico a retrocedere in disordine ; e fu tale il suo sconcei*- 
to , che se i popolari fossero stati condotti da un buon co- 
mandante , ed avessero proseguito ad incalzare i Francesi , 
avrebbero fatto finire la guerra in quejl' azione : tanto più 
iche tutte le popolazioni attorno Napoli erano già insorte. 
Ma il popolo, senza condottiere, non avea altro piano di 



65 

guerra ^ che quello d^ impedire V ingresso del nemico nella 
Capitale , e se occorreva combattere da casa in casa* 

Oggetto di odio e di vendetta popolare , più che ì 
Francesi , erano i giacobini napoletani , a^ quali generalmen- 
te s^ imputavano tutte quelle calamita. Per tal oggetto dun- 
que i popolari , invece d' inseguire il nemico , si ritirarono 
alle loro posizioni, ed ordinarono che i portoni e porte dì 
tutte le case restassero in quella notte aperte. Dicevano pure 
esser pronti a combattere da casa a casa se al nemico riu- 
sciva di entrare in Citta ; ma il vero scopo era di fare delle 
visite domiciliarle , onde trovare giacobini e fame ven- 
detta. Infatti numerose partite di plebe armata si sparsero 
per tuttM quartieri; e siccome i patriotti i quali avevano 
figurato da giacobini si erano quasi tutti o nascosti , o sal- 
vati in Santelmo , perciò si sfogava la rabbia anche contra 
degF innocenti 9 e si dava luogo alle calunnie ed alle ven- 
dette private, 

§. 58. I patriotti di Santelmo osservando bene da quel 
Forte i combattimenti della giornata de^^i gennaio tra i po- 
polari e le truppe Francesi , e vedendo che i risultati era- 
no a favore del popolo , incominciarono a temere , che se 
i Francesi si ritiravano e si trinceravano per ascoltare prò-» 
posizioni pacifiche , la vita de^ giacobini e delle loro fa- 
mìglie restava in gravissimo pericolo. Spedirono pertanto una 
ambasciata composta di uffizìali travestiti da campagnuoli, per 
assicurare Championnet, che il Forte Santelmo era a sua di- 
sposizione; e per persuaderlo a portare F attacco principale 
per la parte de^ Ponti-rossi contra la posizione dì Capodimon^ 
te , ove i popolari attaccati a fr<mte dalle baionette France* 
si 9 e fulminati alle spalle dalle cannonate di Santelmo , non 

u 



66 

potevano sostenersi : che da Gapodimonte poteva spedire per 
la via di S. Croce una colonna di truppe a Santelnlo e che 
padrone di quel Forte, lo sarebbe, senz' aitilo ostacolo , del- 
l' intiera Città di Napoli. Championnet, ascoltata queir am- 
basciata, ritenne presso di se gli ambasciatori, e prese quelle 
risoluzioni , che nel seguente paragrafo saranno esposte. 

Intanto i Generali di Santelmo , oltre deUa suddetta 
ambasciata , mandarono per mezzo di un Padre Certosino di 
S. Martino a' rappresentanti della Città una lettera piena di 
minacce dettata da Logoteta. Dalla risposta di tale lettera , 
che qui trascrivo tale quale si trova inserita al foglio 4^ 
della più volte citata Memoria , si rileva quali erano le mi- 
nacce , qual era la forza del popolo , e quali le critiche cir- 
costanze di allora. £ come siegue : 

« Eccellentissimi Signori ». 

» Con quella costernazione della quale le presenti cir- 
» costanze fornisce ognuno più che abbastanza , ci siamo 
» uniti noi cinque sottoscritti , i quali ci siamo fatti un do- 
» vere di non mai abbandonare la Città in queste desolatri- 
» ci circostanze. Altro dire intanto non possiamo all' EE. W. 
» che noi non imponiamo niente sulla • massa popolare , e 
» che , sebbene non fossimo stati nella classé^ de' riscaldati 
n) per r opposto partito , nulladimeno non ci si potrà nega- 
» re di essere stati di quella de' moderati e portati piutto- 
» sto per un accomodo qualunque , che p«: ispargi mento 
» di sangue ; condiscenderessimo quindi con tutto lo spirito 
)) alle pacifiche intenzioni deli' EE. W., se qualche governo 
» ed imponenza aver si potesse nell' anarchia. Ma come fre- 



67 

» nare un numero di quaranta mila armati y. tujtti sbanda- 
» ti in più luqglii , ed uniti ed incoraggiati da moltissi- 
» ma truppa di linea qui sbarcata , della quale hanno rimos - 
» sa TuifiziaUtà j dic^arando G^pi. i argenti, ed i Capo- 
» rali , i quali tutti hanno fatto rincolare il nemico, e qua- 
» li hanno tolta insino buona parte dell' artiglieria , affron- 
» tandola ^ petto nudo e scoperto? Noi, dicono TEE. VV., 
» saremo risponsabili dell' operato dal popolo ; ma perchè ? 
» che colpa si e da noi conimesss^ ? questa non può essere 
» che unita coli' EE* VV. , dalla partenza delle quali non 
» si e tenuta piii Città , la quale , è noto, che non può le- 
» gittimare verun atto senza V unione almeno di quattro 
» piazze : che però la nostra unione non e servita ad altro 
» che ad impedire^ o a minorare le stragi di coloro , che con- 
» ducono in città. Qual raziocinio dunque ci condannerà ad 
» un Jine violento ? 

» Intorno quello poi che Y EE. VV. dicono di voler far 
» fuoco sopra di Napoli per mostrare a' Francesi , che la di- 
» fesa si fa dal popolo e non dalla Nazione, credano pure 
>) TEE. yV; alla nostra debolezza, non avvi di più sconsi- 
» gliato. Ciò, oltre di dare al pubblico intero una marca ma- 
» nifesta di aver tradita la fiducia che nell' EE» VV. ha ri- 
» posta il popolo , e' sarebbe un rovinare quelle mura, nel- 
» le quali hanno avuto la culla : oltre ciò crediamo , poco 
» forse profittevole sarebbe alle loro intenzioni , non offen- 
» dendo in questo modo che i pacifici Cittadini, ed in seguito 
» una tale operazione cimentosissima potrebbe riuscire fatale 
« per la vita di tutti coloro che stanno nel Castello , giac- 
>) che se V esito incerto delle armi ^ animato da un fervore 
)) religioso, mettesse i Francesi in situazione di doversi trin- 



68 

» cerare , allora conoscendosi manifestamente dal pubblico 
» una condotta illeale nelle persone delPEE. LL. potrebbero 
» scaricare sopra di esse e loro famiglie tutte le terribili 
» loro furie. Saremmo quindi di parere, che stando nelFos- 
» servazione tacita TEE. W. faccino agire i popolari , ac- 
» ciò se riuscisse loro di respingere V esercito Francese , al- 
» lora si potrebbe essere nel caso di fare una pace vantag- 
» giosa. E pieni di stima ci sottoscriviamo. Napoli 22 gen- 
» naio 1799. -Divotiss. Serv, -D Principino di Canosa - Il Duca 
» di Castelluccio - Ottavio Caracciolo Gcinelli - Michele Picen- 
» na - Gennaro Presti. 

Il Cardinale Arcivescovo soggiunse di suo carattere , che 
in quelle critiche circostanze si dovea ricorrere all' Altìssimo, 
e ripetere spesso la seguente preghiera della Chiesa - Da pa- 
cem Domine in diebus nostris , quia non est alius qui pu^ 
gnat prò nobis , nisi tu Deus noster. 

§. 59. Avendo Championnet ascoltato F ambasciata dei 
patriotti di Santelmo , la mattina de' 122 gennaio fece mir 
nacciare un generale attacco sopra tutt' i punti , e diresse 
principalmente il più vigoroso contro la posizione di Capodi- 
monte. I popolari, che la difendevano, attaccati a fronte da^ 
Francesi , ed alle spalle dalle cannonate a palle ed a me- 
traglia di Santelmo , furono forzati a sloggiare. 

Championnet, stabilito il suo quartiere generale in Ca- 
podimonte , spedì subito a Santelmo una forte colonna coman* 
data dal Generale Kellermann e guidata da Pignatelli Stron* 
goli , che serviva nell' armata Francese , dal Tenente Rug- 
giero , uno degli ufiiziali mandato da Santelmo , e da mol-> 
ti altri patriotti pratici de' luoghi. Verso le ore venti , se- 
condo r orologio italiano , Kellermann avendo fatto la stra- 



69 

da dì S. Croce ^ giunse a Santelmo netti senza grave per* 
dita di uomini per gli attacchi popolari lungo la strada , e 
specialmente in Antignano. 

Air arrivo di Kellermann in Santelmo fu abbassata la 
bandiei^a Francese ^ ed inalberata quella della Repubblica 
Napoletana ^ co' concertati colori bleu , rosso e giallo , com- 
posta da' sacri arredi della vicina Chiesa di S. Martino. Il 
Generale Kellermann , rinforzata la guarnigione di Santelmo^ 
col resto della truppa Francese e con molti patriotti, prese 
subito posizione in S. Lucia al Monte. 

Mentre una immensa massa di popolari si batteva lun- 
go la linea di difesa , onde impedire ai Francesi V ingressa 
in Città ^ im' altra gran massa commetteva stragi e desola- 
zione dentro V abitato della Città medesima. Dappoiché es- 
sendosi fatto fuoco contra del popolo , dalle finestre dì alcu- 
ne case , una furiosa mania invase tutta la plebe , la quale 
si abbandonò a tutti gli eccessi di barbarie e dì crudeltà 
contra tutti coloro ne' quali vi era il menomo sospetto di 
giacobinismo. Si giunse all' inaudito eccesso dì bruciare gli 
uomini vivi ^ e mangiare , per rabbia , carne umana ! Hor- 
rent aures. E mentre gli uomini commettevano tali nefandi 
eccessi , le donne saccheggiavano ed incendiavano le case. 
Tirava Santelmo a palle ed a metraglia ovunque vedeva tu- 
multo di gente, ma quei cannibali vieppiù inferocivano , e po- 
co si curavano delle cannonate. Finalmente due colonne di 
Francesi e dì patriotti forono contemporàneamente spediti 
da S. Lucia al Monte : una discese a tamburro battente per 
la via di S. Carlo alle Mortelle , Ponte di Chiaìa , ed arri- 
vò sin al erottone di palazzo ; e V altra per la via della 
Madonna de' Sette Dolori giunse alla Pcgna secca ; ma am- 



70 

bedue furono respinte dal continuato fuoco che si faceva da 
tutti gli angoli delle strade. 

Non ostante che i popolari avessero perduto la vantag- 
gio^ posizione di Gapodimonte , e non , optante il forte di- 
versivo de' patriotti di .Santelmo , pure si sostenevano con 
ostinata energia in tutta la loro linea di difesa ; ma verso 
sera , mentre una partita di studenti di medicina dalF Ospe- 
dale degF Incurabili , con un cannoncino e colla fucileria 
batteva alle spalle i popolari verso la Porta di S. Gennaro; 
mentre le palle delle cannonate di Santelmo , con colpi a ri- 
balzo dalla Strada di S. Garlo all' Arena , infilavano in quel- 
la di Fono , dove essi popolari facevano agire quattro can- 
noni di campagna , uno di posizione e due obici , verso le 
ore vendidue. e mezzo , ossia in suUe quattro pomeridiane^ 
una colonna di Francesi e patriotti , discesi da Gapodimon- 
te per S. Maria degli Angeh delle Groci , attaccò sul fianco 
gli armati del popolo , e li mise in disordine. In quell' istes- 
30 momento si avanzò di galoppo la cavalleria Francese dal- 
la via del Reclusorio, investì e prese V artiglieria, e sbaragliò 
i difensori , che presero la fiiga. Quaranta di essi furono invi- 
luppati e fucilati in quel momento. 

Il rovescio di Forìo si estese immediatamente m tutta 
la linea di difesa ; ed il popolo convinto di non poter com- 
battere col nemico esterno e co' giacobini dell' intemo , ab- 
bandonò i posti , e si dileguò in modo, che quella sera de' 22 
gennaio non rimasero altri popolari armati, che quei de' ca- 
poposti di Toledo , di Palazzo e di PizzQfalconc ; tutti gU al- 
tri scomparvero. 

La stessa sera de' 22 gennaio le truppe Francesi s'inol- 
trarono, si stabilirono nel Quartiere della Vicaria e di S, 



71 

Agostino , e nel largo delle Pigne, Saccheggiarono le case , 
ed incendiarono il Monistero di Donne Monache di S. Gau- 
dioso y la casa dì Solimena ed altre , perchè si disse che 
da tali locali si erano tirate delle fucilate. 

Finalmente la medesima sera de' 22 gennaio il Gene* 
rale Broussier senz' alcun ostacolo passò il ponte della Mad- 
dalena , e si accampò nel largo avanti il Quartiere della Ca- 
valleria, e la mattina seguente al Dar del giorno gli fu con- 
segnato il Castello del Carmine, ove vennero fucilati due uf- 
finali de 'Camiciotti , di quei che ne' due giorni precedenti 
comandavano i popolari , ed ove fu messo in libertà il Di- 
rettore D. Giuseppe Zurlo. 

§. 60. Per la giornata de' 23 gennaio ecco quanto si 
legge nella citata Memoria. 

» Venne finalmente l'aurora benefica del mercoldì 25 
» gennaio. I Francesi ed i patriolti, invece di andare da 
)) Santelmo a portarsi a S. Maria degli Angioli di Pizzofal- 
» cone , luogo attissimo a stabilirvisi , ad inoltrarsi ; ma 
» scanzato per motivo delle tante fucilate della sera , si po- 
» starono a S. Lucia del Monte, ben trattati da quegli Alcan- 
» tarini con caffè ed acquavite. 

» Verso le ore i3 due furono ammazzati dalla plebe 
» al portico di Astuti all' Egiziaca , ed un cocchiere ebbe 
» il naso ferito da una palla , e fu anche ricercata con au- 
» dacia la casa di Cassano Serra col pretesto di giacobini , 
» e di Francesi. A S. Anna di Palazzo fu ucciso un giovine 
» su di un lastrico e gettato giìi nella strada ec. Coloro , 
» che djtgli altri Quartieri venivano in questo di Pizzofalco- 
» ne a riscontrare Y autore di questa Memoria , si ni^ravi- 
» gliavano di veder qui le armi e gli eccidi, ove che era tran- 



/ 



72 

» quìilita altrove. I Francesi delle sentinelle awanzate di- 
» ceano gran buone parole a tutti quei che passavano , 
» ma qualche inconveniente accadde. Mali inevitabili della 
» guerra. 

» A sedici ore da S. Lucia al Monte calò verso la stra- 
» da di S« Giacomo la colonna Francese e patriotta , coman- 
» data da Kelleimann Generale dell^ occupazione di Napoli , e 
» preceduta collo schioppo in mano dal più gran patriotta 
» il Prete Avìglianese Niccola Pak»nbo . • . attraversò Tole- 
» do colle torce incendiarie in mano facendo fuoco ^ e poco 
D avendone ricevuto da alcuni cantoni senza effetto. 

(( Al largò del Castello fece una scarica generale : ucci- 
)) se accanto ad un cannone un artigliere vicino alla porta del 
» Castel nuovo. Il varco della quale le fu lasciato libero da al- 
» cuni soldati esteri, atterriti dalle palle di Santelmo, che ave- 
» vano sbarazzato quel largo , e da una palla , che aveva coK 
» ta r asta della bandiera del Castello , che calata , invigo. 
» ri ì Francesi ed i patr lotti ad andare ad assaltarlo. Fu 
» finalmente a diciassette ore elevata in esso la tricolore. 

» Tutto combinò che gli armati a diciassette ore quasi 
» in un punto lasciassero le armi a^ cantoni. A questo atto 
» gli abitatori delle case , che per tanto tempo erano stati 
» rinchiusi con timore di esser massacrati , con nocche e 
» coccarde trrcolorate , pieni di esultazione si affacciarono , 
» e con enfasi di gioia cominciarono a parlarsi , ad uscire : 
» al passaggio delle pattuglie Francesi per Toledo , le mosse 
)) di gioia , con fazzoletti , con tovaglie , con lenzuoli , so- 
» no inespUcabili. Si comprenderà ove si rifletta , ch^ erano* 
» di chi dall'orlo della tomba consone la vita e la li-^ 
» berta. 



73 

» Verso le ore quìndici alcuni del sobborgo di S. Lucia, 
y> che ancora guardavano Palazzo , videro che molti inter- 
» ni famigliari di esso trasportavano della roba , e pensaro- 
» no anch' essi di provvedersene. 

» Da qui principiò il saccheggio di Palazzo , ove in un 
» batter d' occhiò accorsero piìi migliaia di persone della 
» plebe , di livrea , giovini di mastranza ed anche donne. 
» Al giungere nel largo di esso le pattuglie Francesi non 
» credettero di doverlo impedire. In meno di tre ore furo- 
« no presi sino i piombi delle vetrate. Due cannonate a pal- 
» la da. Santelmo , ove non sapeasir cosa 3Ìgnificasse quel 
» grande attruppamento , tirate avanti il portone di Palazzo, 
» uccisero un Prete ed un paesano ^ e frenarono il tra- 
» sporto di un residuo di porte e di tavole , che restarono 
» per le scale e nel lai^o. 

» Queste furono le ultime delle 86 cannonate a palla , 
^ » che ha sparato Santelmo con molta avvedutezza per non 
)> offendere i Francesi: circa una cinquantina ne ha spara- 
» te per segni e per complimenti. Ghampionnet disse al 
» Comandante delF artiglieria Simeoni , che V elogio suo e 
» de' suoi uffizìali V avean fatto le cannonate. £ certo che 
» senza di esse i Francesi non entravano ne così presto , ne 
» tanto felicemente ; e noi saremmo stati massacrati dalla 
» plebe se ì Francesi tardavano un solo giorno , o retroce- 
» devano :o saremmo stati esposti all'inevitabile diritto mili- 
)» tare , se si continuava a disputare il terreno per tutta la 
» estensione della Gtta , come era sonito ne' nominati tre 
» sobbM^hi. 

» Un corpo di truppe Francesi giunto davanti Palazzo 
» sentì che un marinaio di S. Lucia invece di gridare : FH-^ 

12 



64 

» va la libertà , come generalmente si faceva , disse : Viva 
» // Re : ed all^ istante un ufHziale gli mise la mano sulla 
)) spalla , fissandolo in tal posizione , gli fece sparare tre fu- 
)) cilate al petto. Quasi contemporaneamente , con maltrat- 
» tamenti fu tolta ad un servitore di Palazzo la livrèa , la- 
» cerata , gittata a terra e calpestata. 

» Ghampìonnet a ventitre ore fece un solenne e fasto- 
» so ingresso percorrendo Napoli , e ritornando la sera al 
1) quar tiere generale a Capodimonte. Giorno tranquillo da di- 
» ciotto ore in poi. Era bello il vedere , che precedeva tale 
» ingresso un tal Poerio calabrese , che veniva coli' armata ^ 
» e tra lui ed il Generale cavalcava un ccqjo lazzaro per no- 
» me Michele Macchìavello. Costui era patriot ta d^ inclinazio- 
» ne ed era stato maneggiato dai patriotti di Castel nuovo. 
^) Gridava- J^iva Gesti ^ Maria ^ S\ Gennaro^ la libertà. Quel 
» popolo , pocanzi feróce , replicava le stesse parole con tra- 
» sporto di gioia. 

$. 6i. » La mattina seguente 24 gennaio ( siegue la 
» citata memoria ) Moliterno e Roccaromana , confermati 
» Generali con formale spedizione di Championnet al Castd- 
» lo , fecero un editto colla data del secoìtdo giorno della 
yi Repubblica Napoletana da SaUtelmo , per fare riaprire le 
» botteghe ; ed un altro editto per V esibizione delle armi. 

Dalla data di questi editti rilevasi , che la Repubblica 
Napoletana avev' avuto V essere da' patriotti di Santelmo , il 
giorno precedente 9 quando fu abbassata la bandiera France- 
se ed inalberata quella co' colori bleu , rosso e giallo ^ 
composta di sacri arredi presi dalla Chiesa di S. Martino. 

Ristabilita la calma in città ^ Chaiiipionnet volle conso* 
lidarla col mezzo della Religione. Interv^enne ad un pubbli- 



6& 

eo e sollenne rendii&ento di grazie nella Chiesa Gattredale, 
ed offrì preziosi doni alle Reliquie di S. Gennaro. 

)) Con altro editto Gharopionnet ( siegue la citata me- 
moria ) elesse al Governo provvisorio Raimondo di Genna- 
» ro , Nicola Fasulo , Ignazio Chiaja ^ Bassal ^ Zàrrillo , M o- 
» literno , Domenico Bisceglia , Carlo Lauber , Melchiorre 
» Delfico , Stanislao Rensis ^ Logoteta , Mario Pagano , Giù- 
» seppe Abamonte , Saverio Caputo, Flavio Pirelli , Domeni- 
» co Cirillo , Forges, Davanzati , Vincenzo Porta ^ Raffaele 
)) Doria^ Gabriele Magdone, è Giovanni Riario. 

» Costoro divisi in cinque comitati, Militare, Finanze , 
» Polizia, Esterno , e Salute pubblica , ogni risoluzione che 
» faranno, dovrà essere sanzionata da Championnet. 

» A 26 gennaio i membri del Governo provvisorio si 
» riunirono nel palazzo della Citta per la formale istallazione 
» del Corpo municipale. Vi furono eletti venticinque indi- 
» vìdui , principiando da Luigi Serra , e terminando a Pa- 
» gliuchella, soprannome di un capo lazzaro di Porta Ca* 
» puana. 

» Essendosi tutti radunati , vi giunse a mezzo giorno 
» Championnet , il quale pronunziò un discorso in cui si 
» conteneva - Esser liberi i Napolitani , godessero di questo 
» prezioso bene , ch^ era V unico prezzo , che il governo Fran- 
» cese voleva ottenere dalla sua conquista . • . Non si sareb- 
» be in alcun modo attentato alla liberta del culto , ne ai 
» sacri dritti della proprietà. 

Dopo ciò Championnet ordinò che la capitale pagasse 
subito i dieci milioni di franchi convenuti coli' armistìzio di 
Sparanisi , e che altri quindici milioni si pagassero dalle 
Provincie , oltre di quanto dovevano per dazi arretrati. 



76 

§. 62. Istallato il Governo provvisorio della repubblica 
Napolitana ^ tutte le costiunanze erano sul modello Francese. 
Fra le prime disposizioni di quel provvisorio Governo^ vi fu 
quella di abolirsi il Calendario Cristiano e sostituirsi il re- 
pubblicano. 

Sebbene questtf Calendario Repubblicano sia noto a tutti^ 
pur nondimeno mi piace di darne qui una idea per coloro, 
che noi sapessero. In esso erano mutate le divisioni dell'an- 
no , ed i nomi de' mesi e de' giorni. La decade era sosti- 
tuita alla settimana , e non era piìi giorno di riposo la do- 
menica , ma il decimo giorno. L' era nuova daif ava da' 22 
settembre 1792, epoca della fondazione della Repubblica Fran- 
cese. Vi erano dodici mesi eguali di trenta giorni ^ che co- 
minciavano da' 22 settembre coli' ordine seguente : Vendemia- 
le , Rrumale , Frimale , per 1' autunno. Nevoso , Piovoso ^ 
Ventoso, per l'inverno. Germile, Fiorile, Pratile, per la pri- 
mavera. Messidoro, Termidoro, Fruttidoro, per l'estate. Ogni 
mese era composto di tre decadi , ogni decade di dieci gior- 
ni , ed ogni giorno prendeva il nome del suo posto nella de- 
cade e si chiamavano - Primidi , Duodi , Tridi , Quartidì , 
Quintidì , Sestidi , Settidi , Ottidi , Nonidì , Decade i .^ 2.* 3.* 
E perchè V anno fosse intiero , vi erano nel suo finire cin- 
que giorni complementari chiamati Sancolottidi , eh' erano con- 
sacrati il primo alla festa del Genio , il secondo a quella del 
Lavoro, il terzo a quella delle Azioni , il quarto a quella del- 
le Ricompense , ed il quiftto a quella dell' Opinione- 
Questo Calendario , inventato da' filosofi Francesi onde 
impedire 1' esercizio della Religione , aboliva col fatto il cul- 
to Cattolico, e portava una confusione insoffrìbile nel redi- 
gere gli atti col vecchio e nuovo stile. 



77 

§. 63. Mentre i patrìotti Napolitani si abbandonavano 
allo strepito delle feste per la rigenerazione politica , i menu 
bri del Governo provvisorio si affrettavano a spedire corrieri, 
e commissari democratizzatori in tutte le Provincie del Regno 
con ordini precisi e di rigore - a Che tutt' i Tribunali sin 
» allora Regi si dichiarassero Tribunali provvisori Repiibbli- 
» cani : che lo stesso facessero tutte le altre Autorità Milita- 
» ri , Gvili ed Amministrative - che s' istallassero le Munici- 
:» palità : che per le date di tutti gli atti si facesse uso del 
» Calendario Repubblicano : che da pertutto si facessero inai- 
» zare gli alberi di liberta colle soUennita prescritte : che si 
» organizzassero le guardie civiche; minacciando Tultimo ester- 
» minio col ferro e fuoco de^ Francesi a tutti quei paesi , che 
)> non ubbidissero prontamente. 

Per avvalorare le minacce del Provvisorio , Cliampionnet 
fece marciare due corpi di armata, uno per la parte del Tirre- 
no , e T altro verso le Puglie; ma il primo fece alto in Salerno, 
ed il secondo si fermò in Avellino ; e dopo pochi giorni ambi- 
due detti corpi di arnìata rientrarono in Napoli, facendosi pub- 
blicare eh' erano nuove truppe provvenienti dalF alta Italia. 

Nelle Puglie gli ordini del Provrisorio incontrarono molti 
ostacoli , e non furono eseguiti con quella celerità, che si desi- 
derava , ne senza spargimento di sangue e di saccheggi. Poi- 
ché quelle provincie erano state allarmate dal passaggio di al- 
cuni emigrati di Corsica , i quali stando in Napoli a soldo de- 
gF Inglesi , accompagnarono le Principesse Reali di Francia da 
Napoli a Manfredonia per imbarcarsi. Imbarcate le Reali Prin- 
cipesse in Manfredonia, i Corsi proseguirono il loro viaggio 
sin a Brìndisi. Cammin facendo furono creduti soggetti di alto 
rango , e si sparse voce , che fra essi vi fosse il Principe eredi- 



68 

iario delle due Sicilie. Da ciò ammutinati quei popolari in dife- 
• sa del voluto Principe , commisero vari eccessi contra coloro 
eh' erano in sospetto di giacobinismo tanto nelle persone, che 
nelle robe , e ritardarono la democratizzazione. 

I Corsi sMmljarcarono in Brindisi per passare in Sicilia. Due 
di essi di cognome BouquecJiampe^e T.altro àiDe-Cesare resta' 
rono a terra , e si ritirarono con alcuni artiglieri dentro il Ca- 
stello di Brindisi; ma poi avvicinatosi a quel porto uno deMue 
vascelli Francesi sfuggiti dalla battaglia di Aboukir, Bouque- 
champe fu fatto prigioniere e condotto m Ancona , e De-Ce- 
sare fuggi per terra e si nascose , onde riprendere in appres- 
so la sua comica scena come si dirà a suo luogo. 

Per la parte del Tirreno poi gli ordini del Provvisorio giun- 
sero come fulmini ne' diversi paesi , ed in pochi giorni furono 
democratizzate le quattro provincie di Salerno , di Basilica- 
ta , di Cosenza e di Catanzaro. AlF istante tutte le Auto- 
rità Regie divennero Repubblicane : furon alzati ne' diversi 
paesi più alberi di libertà , che non ve n* erano nelF im- 
menso bosco della Sila:- dapertutto vennero istallate le Mu- 
nicipalità , forniate le Guardie Civiche ; e tutte le popola- 
zioni, di qualunque opinione fossero nel loro interno, chi di 
buona voglia e chi a forza, doveano ad alta voce gridare - 
Kiva la Libertà , ed Eguaglianza ,. viva la Repubblica Na- 
poletana y muoiano i tiranni. 

Quattro soli paesi della prima Calabria Ultra , cioè Pal« 
mi , Bagnara , Scilla e Reggio, tutti quattro situati sulla 
spiaggia di mare dirimpetto a Messina , rimasero senza no- 
vità politiche. La conservazione di quei luoghi, sotto il Gro- 
verno Monarchico , fu opera del Consigliere D. Angelo di 
Fiore , il quale , scoverta in Reggio la congiura di Lc^ote- 



69 

ta 9 della quale fu fatta parola al paragrafo Zg dì queste 
Memorie, la notte de' i3 del presente mese di dicembre fe- 
ce , per ordine del Gotéttio , arrestare nella stessa ora , e nei 
diversi hiOghi , circa ietlatìtatìinque individui , la maggior 
patte di Reggio e di fttlnii, come ctfttiplici della congiura 
suddétta , è li mandò nelle forze della Cittadella di Messina. 
Quella strepitosa càixefrazione , la diihòra di Fióre còri mtfK 
ta gente armata in quei luoghi , e le circostanze delle fa- 
miglie degli arrestati e déttìiuti iii Sicilia , qùatsì come oista^- 
gi , impedirono le novità politkhe ne' suddetti quattro luo- 
ghi. Fu veramente un tiro della Provvidenza , che qitèlla 
spiaggia restasse aperta per la grande impresa del Cardinal 
Fabrizio Ruffo, della quale vado ad esporre tutti i fatti e 
circostanze. Qiwtque ipse miserrima J^idi . . . 

NOTA. 

Qm conviene osservare che gli scrittori Coco , Botta , e 
(bolletta , propagatori delle filosofiche dottrine rivoluzionarie, 
con maldicenze e con inghtrié atroci , incolparono il Re 
Ferdinando IV. , e la Regina Ma: Carolina d' Austria , dei 
saccheggi degF incendi e de^ massacri commessi in Napoli nel 
gennaio del' 1799 : perchè (dissero) istigarono il popolo con-' 
tro de' Francesi e de' patriotti giacobini , fecero armare la 
plebe , e la fecero insorgere più per isfogare la loro vendet- 
ta , che per difendere la Religione e la Patria. 

E indubitato che dopo il procurato sbandamento del- 
l' esercito , furono in Napoli destinati de' Predicatori nelle 
Chiese e per le strade ad inculcare al popolo , che facesse 
pemtenza onde placare T ira del Cielo , ed infervorar!o a di- 



80 

fendere la Religione e la Patria ; ed è probabile , che quel- 
la destinazione siasi fatta con intelligenza Sovrana ; com^ è 
pure probabile che precedente Sovrana intelligenza il Vica- 
rio Generale Pignatellì abbia fatto armare ed ìnsoi^ere il 
popolo. D'altronde risulta da^^tti esposti in queste Memo- 
rie, che r enunciate sciagure furon effetti della rivoluzione , 
e che principaU . autori di essa furono i patriotti cospiratori. 
Posto ciò lascio alla liberta degP imparziali lettori lo 
scioglimento del probblema, se quelle sciagure debbansi im- 
putare al Re , alla Regina ed a^ loro Ministri , o a^ cospira- 
tori patriotti. 




81 

LIBRO SECONDQ 

a 

RIACQUISTO DEL REGNO DI NÀPOLI E DI ROMA. 



CAPITOLO VI. 



Spedizione del Cardinal Fabrizio Ruffo. 



§•'64. JHentTe in Napoli avvenivano, e F una alF altra 
succedevansi le scene di orrore , mentre nela capitale e nel- 
le Provincie si organizzava il governo democratico , mentre 
tutto era inondato dal torrente della ribellione e delF anar- 
chia ; si pensava seriamente in Palermo come mettere in si- 
. curo la Sicilia e salvarla da quella generale catastrofe. Non 
mancavano ivi ne patriottì , ne giacobini, ne si poteva aver 
fiducia alla truppa di linea ; e benché quell^ Isola fosse invi- 
gilata e protetta dalla formidabile squadra di Nelson , si te- 
meva nondimeno in Palermo , che avvicinandosi alle cosie 
della Calabria, dirimpetto Messina, qualche truppa repub- 
blicana , potessero suscitarsi in Sicilia tumulti e rivoluzioni. 
Per allontanare dunque i temuti disastri fu risoluto in quel 
Consiglio di Stato di doversi prontamente promuovere un ar- 
mamento di paesani nelle vicine Calabrie , e col fervore di 
Religione e con tutti gli altri mezzi possìbili , impegnare 
quelle popolazioni ad una vigorosa difesa. Si cercava un sog- 
getto idoneo a quelF ardimentosa impresa , e la Provvidenza 

i3 



82 

fece subito trovarlo come appunto bìsQgna(va in quelle critiche 
circostanze. 

Fra gli altri Cardinali , .che perseguitati da' rivoluziona- 
ri si erano rìfuggiati in Palermo , trovavasi V Eminentissimo 
Fabrizio Ruffo de' Duchi di Bagnara e di Baranello , il qua- 
le per i suoi talenti , per la sua esperienza e per i grandi 
rapporti che avea nelle Calabrie , nascenti dalla quantità dei 
feudi di sua Famiglia, ispirava a tutti fiducia di felice riuscita. 

A questo Porporato dunque il Re delle due Sicilie Ferdi- 
nando IV affidò quell' importantissima conunissione con diplo- 
ma spedito in Palermo a 25 gennaio 1799 come siegue. 

CARDINAL RUFFO. 

» §. 65. La necessità di accorrere prontamente con 
» ogni efficace e possibile mezzo alla preservazione delle pro- 
» vincie del Regno di Napoli dalle numerose insidie , che i 
j) nemici della Religione , della Corona e dell' ordine prò- 
» mulgano ed adoperano par sovvertirle , mi determina ad 
)) appoggiare a' di lei talenti , zelo ed attaccamento ^ la cu* 
» ra ed importante commissione di assumere la difesa di 
» quella parte dèi Regno non ancora invasa daMìsordini di 
» ogni genere e dalla rovina che la minaccia neir attuai 
» seria crisi. 

» Incarico pertanto Vostra Eminenza di portarsi solle- 
» citamente nelle Calabrie , come la parte premurosamente 
» ho a cuore di porre la prima nel massimo grado di pra* 
» ticabile difesa , per combinarne le operazioni , o misure 
» con quelle che convengono alla difesa del Regno di Sici- 
» Ha , e camminare in esse di concerto contro il comune ne» 



83 

» mico , tanto per rendere immune r una e Y altra parte da 
» ostilità , come da^ mezzi di seduzione , che si possono in- 
» trodurre negli estesi loro littorali per arte e tritativi dei 
» malintenzionati della Capitale , o del resto dell^ Italia. 

» Le Calabrie , la Basilicata , le provincie di Lecce , 
» Bari e di Salerno , V avanzo di quella di Terra di Lavoro 
» e di Montefìisco , eh' è restato dopo la scandalosa cessio- 
» ne fatta, saranno F oggetto delle di Lei massime ed ener- 
» giche premure. 

» Ogni mezzo che dalF attaccamento alla Religione , dal 
» desiderio di salvare le proprietà, la vita e T, onore delle 
» famiglie , o dalle ricompense per chi si distinguesse , cre- 
)) derà di poter impiegare , va adoprato senza limite , ugual- 
» mente che i gastìghi i piii severi. Qualunque molla fìnal- 
» mente che giudicherà poter suscitare in quest' istante , e 
» crederà capace di animare quegli abitanti ad una giusta 
» difesa , dovrà eccitarla. Il fuoco delF entusiasmo , in (^ni 
» regolar senso , sembra neir attuai momento il piìi atto a 
» superare , come a contrastare con le novità , ohe lusinga- 
)) no r ambizione di alcuni , con V idea di acquistare per 
» rapine , colla vanità e F amor proprio di altri , e coll^ il- 
» lusoria speranza che offrono i fautori delle moderne opi- 
» nioni e de^ maneggi rivoluzionari , ma di cui gli esempi in 
» tutta r Italia ed Elvezia presentano il contrario aspetto e 
» le più desolanti conseguenze. 

» Per mamlare ad effetto ogni qualunque misura diret- , 
» ta alla conservazione delle provincie , al riacquisto benan- 
» che cosi delle invase , come a quello della disordinata Ca- 
» pitale , r autorizzo , come Commissario Generale nelle pri- 
» me provincie , ove manifesterà la sua commessione , e con 



84 

» la qualità di Vicario Generale di quel Regno , allorché si 
» troverà in possesso e munito di attiva forza in tutte y 
» o nella maggior parte delle medesime , a fare i proclami, 
)) che stimerà meglio e conducenti p'u sicuramente al fine 
» ingiuntole. 

)) Le accordo coli' alterego le facoltà di rimuovere nel 
» mio nome ogni Preside , ogni. Regio Amministratore , ogni 
» Ministro di Tribunale ed inferiori impiegati in qualun- 
» que grado politico , come di sospendere ogni ufiiziale mi- 
)) litare , allontanarlo , o farlo arrestare , occorrendo , se ne 
» troverà motivo , e d^ impiegare interinamente chi stimerà 
» per rimpiazzare le vacanze, e finche le abbia io approva- 
» te per la proprietà , sulle di lei richieste ^ acciò tutti i 
» dipendenti dal Governo riconoscano nell'Eminenza Vostra 
» il Superiore primario da me destinato a dirigerlo , ed agi- 
» scano con vivacità senza remora , ne difficoltà alcuna a 
)) quanto necessita negli ardui e critici attuali momenti. 

» Questa caratteristica di Commissario , o di Vicario 
» Generale sarà assunta a di lei scelta nel modo e quando 
» crederà conveniente alF oggetto , perchè colle facoltà ed 
)) alterego , che le concedo nel più esteso modo , intendo 
» che faccia valere e rispettare la mia Sovrana Autorità y 
» e con essa preservi il mio regno da ulteriori danni. 

» Dovrà perciò adoprare con severità e prontuariamen' 
» te Ojgni pili rigoroso mezzo di gastìgo , qualora a ciò la 
)) richiami la necessità del momento e della giustizia , sia per 
» farla ubidire , o per ovviare a' seri sconcerti , onde col- 
» r esempio e col togliere di mezzo la radice o seme y che 
» troppo rapidamente potesse estendersi e germogliare negF i- 
)) stanti di disorganizzazione delle Autorità da me stabilite , o 



85 

» dalla disposizione di alcuni al sovvertimento, venga ripara- 
» to a ma^iori eccessi ed inconvenienti. 

» Tutte le casse regie, di ogni denominazione , dipende- 
» ranno da^ suoi ordini: veglierà che non ne passi somma al- 
)) cuna nella Capitale , mentre si trova questa nello stato di 
» anarchia , in cui senza legittimo governo soggiace attual- 
» mente, U danaro di dette casse ssura da lei adoprato pel 
» comune e necessario bene delle provincie ne^ pagamenti op- 
» portuni al governo civile , e ne' mezzi di difesa da provve- 
» dersi istantaneamente , come al pagamento de' loro difen- 
» sori. 

» Mi darà conto regolare di ciò che sull'assunto avrà 
» stabiUto , o penserà di stabilire , e sopra di cui vi fosse tem- 
» pò da sentire le mie risoluzioni e ricevere i miei or- 
» dini. 

» Sceglierà due o tre Assessori legali probi e di sua 
» fiducia per affidare loro la decisione di alcune cause pìii 
)) gravi che pei; appello dovevano mandarsi ai Tribunali del- 
)) la Capitale , acciò essi terminino con finale decisione quel- 
» le pendenze nel modo il più breve. Potrà prevalersi di 
)) Togati della Capitale , o di Ministri delle provincie per 
» tale commissione^ autorizzandoli a decretare benanche le 
» altre cause , che ai medesimi stimerà di commettere , come 
» anche gli appelli che ne venissero portati ; ed assicurerà 
» colla dimissione di detti Ministri , se occorrerà , la più 
» retta giustizia , che amministrerà in mio nome nelle prò- 
» vincie da lei dipendenti. 

y^ Dalle annesse carte che le riunisco , rileverà , che 
» nella persuasione che non foss^ del tutto sbandato il nu- 
» merosa esercito che teneva in quel Regno , e da cui sono 



86 

» stato crudebnente scn ito , aveva ordinato che quegli avan- 
» zi si fossero portati in Salerno, e fino nelle Calabrie per 
» difesa di esse e per un concerto indispensabile colla Si- 
» cilia. Nel momento attuale , qualunque sia il G)mandan- 
» te che si presenterà in esse provincie con qualche truppa , 
)) dovrà andare d' accordo in ogni parte di servizio e movi- 
» menti con V. Eminenza , cessando necessariamente le dispo- 
» sizioni enunciate negli annessi fogli ; ma il Duca della Sa- 
» landra , o altro Generale , che giungesse con detta trup- 
» pa , seguiterà le prescrizioni nuove che qui accenno. Le 
» notificliera al medesimo, e spedirò in appresso quelle prov- 
» videnze ulteriori , che i lumi e notizie che mi manderà , 
» potranno richiedere- 

» Rispetto dunque alla forza militare , dovendo io pre- 
» sumere che non n'esista della regolare, sarà di lei cura , 
» ed è r oggetto principale della sua commessione, di eccita- 
» re ogni mezzo ed ogni maggiore energia , perche si rior- 
» ganizzi un corpo militare qualunque, sia composto esso di 
)) soldati fuggiaschi , o disertori , che in patria riacquistas- 
» sero il coraggio e V animo , che ha distinto i bravi corpi 
» de' Calabresi ne' recenti fatti col nemico ; oppure sia di 
» quei buoni e ben pensati abitanti , che le sacre ragioni 
» esposte e patenti di valida difesa , come V onore naziona- 
» le , posson indurre a prendere efficacemente le armi. 

» Per ottenere ciò non le prescrivo mezzi, che tutti 
» lascio al suo zelo , tanto in modi di organizzazione , che 
» per la distribuzione delle ricompense di ogni genere : se 
» queste saranno in danaro , potrà accordarle subito ; se 
» saranno in onori ed impieghi che prometterà , potrà istal- 
» lare ìnterinamente quelli che giudicherà , e me ne ren- 



87 

(( derà inteso per la conferma ed approvazione , come pei 
» distintivi promessi. 

» Giungendo la truppa regolare che aspetto > potrò 
» farne passare una pi»*zione in Calabria ^ o in altre parti 
» della Terra ferma, come egualmente quei generi in muni- 
» zioni ed artiglieria, che potrò dividere fra quelle provin* 
» eie e la Sicilia. 

» Sceglierà le persone di sua fiducia che nel milita- 
» re , o in impieghi politici crederà di situare alla sua 
)) immediazione ; stabilirà per essi condizioni provvisorie ^ 
» ed appoggerà loro quelle incumbenze che stimerà poter 
» meglio convenire. 

)) Per le spese di V. Enanenza adoprerà la somma di 
» ducati millecinquecento il mese , che possono esserle in- 
» dispensabilmente necessarie ; ma le accordo ogni ulteriore 
» somma maggiore , che crederà convenire al disimpegno 
» • della sua conmiissione nel portarsi specialmente da un luo- 
» go air altro , senza peso alcuno a que' popoli ed Univer* 
» sita. 

» Le concedo parimente Fuso del danaro che troverà 
)) nelle casse (e che sarà sua cura di farsi entrare dalle sta- 
)) bilite percezioni) per adoprame porzione all^ acquisto di 
» notizie indispensabili alla sua conunissione , sia dalla ca- 
» pitale o dalle provincie , sia anche da fuori per le mosse 
» del nemico. 

» Siccome trovasi nel maggior disordine la detta capi- 
» tale pei partiti che la lacerano , e de^ quali è giuoco il 
» popolo ^ farà vegliare da abili e adattati soggetti ad in- 
» formarsi del tutto bene e giornalmente ;^ e si procurerà 
» ivi benanche delle corrispondenze ed intelligenze che fo- 



88 

» menli no , tra i buoni e cordati vassalli , i veri sentimen- 
» ti di attaccamento ad ogni loro piii sacro dovere : non 
» risparmierà danaro per quest' ^gg^tto , quando crederà po- 
» terselo proficuamente impiegare. In casi parimente da lei 
» creduti necessari o opportuni , potrà adoprare somme e 
» promesse per guadagnarsi soggetti , che possono rendere 
» servizio utile allo Stato alla Religione e G)rona negli at- 
» tuali momenti. 

» Non mi estendo in dettagli maggiori per le misure 
» di difesa, che nel massimo grado da lei aspetto; molto meno 
» per quelle contro le mozioni interne , attruppamenti , se- 
» duzioni , emissari e mala volontà di alcuni. Lascio al di« 
» scernimento di V. Eminenza il prendere le più pronte de- 
» terminazioni e per la giustizia subitanea contro tali de- 
» lìnquenti. I Presidi ( quello di Lecce specialmente ), alcuni 
» ben cordati vassalli ed abitanti in quelle parti, i Vescovi, 
» Parrochi ed onesti Ecclesiastici, la informeranno di tutto, 
» de' bisogni , come de' mezzi locali ; e questi ultimi saranno 
» certamente adoprati tutti con quella straordinaria ed ener- 
» gica vivacità , che prescrivono le circostanze. 

» Attendo dalP Imperatore soccorsi d' ogni genere : ' il 
» Turco me li promette ugualmente ; così la Russia ; onde 
» le squadre di questa ultima Potenza, prossime al littorale 
» di queste regioni, sono pronte a soccorrermi; ne avviso lei 
» perchè nelle occasioni possa prevalersene ed ammettere 
» benanche porzione di quelle truppe nelle provincie , se 
» il caso lo richiedesse , come ricevere pure dalle loro squa- 
» dre quegli aiuti , che la natura delle operazioni facessero 
» considerare utili alla sicura loro difesa. 

» Le accenno queste misure dipendenti dall'esterno per 



8^ 

» Ogni buon fine ? mentre le farò passare indi quelle ulte- 
» riori notìzie che riguarderanno un più sicuro concerto. 
)> Lo stesso sapra relativamente agP Inglesi , la squadra dei 
» quali veglia asseverantemente alla salvezza delle Sicilie.. 

» Ogni modo di ricevere nuove e di spedirmele regolar^ 
» mente , almeno due volte la settimana , sarà da lei sta- 
» bilito ed assicurato con precisione , perchè le notizie con^ 
» cementi la importante sua commissione mi giungano spes- 
» so ed opportunamente , come necessarie ed indispensabili 
)> benanche alla difesa di questo Regno. 

» Confido nel suo attaccamento e nei suoi lumi , ed 
» attendo che ella corrisponderà , come ne sono sicuro , a 
» quanto vivamente e pienamente, da lei spero, 

» Palermo 25 gennaio 1799* 

FERDINANDO 

(• 66. Consegnato al Porporato Rufib il trascritto Di* 
ploma di Reali istruzioni , insieme con ducati tre mila per 
abilitarlo al viaggio da Palermo in Calabria , il Principe de^ 
Luzzi Ministro allora di Finanze lo prevenne , ch^ era arri* 
vato in Messina il Marchese D. Francesco Taccone Tesoriere 
generale del Regno di Napoli, il quale teneva dì conto del 
Tesoro ducati 5oo mila contanti , cambiati con carte di 
Banco ; e che siccome queUa somma apparteneva alla Cassa 
generale del Regno dì Napoli , perciò il Re la cedeva al 
predetto Porporato per avvalersi negli urgenti bisogni della 
dì luì spedizione* Lo prevenne pure il Principe de^ Luzzi , 
«he sì erano dati gli ordini opportuni anche al Generale Da* 
«ero , Governatore della Piazza di Messina , afiinchè gli som^ 

>4 



90 

mÌBÌstrasse armi ^ munizioni e qualunque altro aiuto neces^ 
sario ed opportuno. 

G)n partecipazione del Generale Acton in data de' ^^j 
gennaio venne dal Re destinato , ali' immediazione del Por- 
porato^ r Aiutante Reale Marchese Malaspina. 

Congedatosi il Cardinale dal Re e dalla Real famiglia, 
si pose subito in viaggio , che diligentemente eseguì porzio- 
ne per terra e porzione per mare. 

Giunto in Messina, prima sua cura fu di ricercare del 
Marchese Taccone. Questi si ricusò alla richiesta de' duca- 
ti 5 00 mila, asserendo che prima di partire dalla Capitale, 
gli avea consegnati , per ordine del Generale Acton , al Vi- 
cario Generale Pignatelli ; ed avendogli il Porporato doman- 
dato il conto della cassa , rispose Taccope di non poterlo 
dare , perchè tutte le carte e registri della Tesoreria erano 
rimasti in l^Japoli. Non migliore successo ebbe F altra doman- 
da per armi e munizioni , perchè Danero temendo che i do- 
mandati oggetti di guerra , in quelle circostanze , si abbau- 
donassero al nemico , ricusò di somministrarne. 

Scrisse il Cardinale in Palermo, scrisse Danero , scrisse 
Taccone ; ma il Porporato non potè aspettare le risposte per 
la seguente circostanza. Era passato da Calabria in Messina 
il consigliere D. Angelo di Fiore , il quale riferi , che que-. 
sti quattro paesi della prima Calabria, Palmi, Bagnara , Scil* 
la e Reggio , si trovavano nelF imminente pericolo di rivo- 
luzionarsi , e che dopo rivoluzionati sarebbe impossibile di 
penetrare in quella provincia senza una forza considerevole* 
Persuaso il Porporato di questa verità , stimò di dover sol- 
tanto confidare nella Divina provvidenza ; e dispose F ìmme* 
diata sua partenza per Calabria , non portando seco altri 



91 

mezzi ^ che il suo coraggio ed il suo presentimento del feli- 
ce esito che dovea avere la sua commessione. 

« 

§. 67. Prima d' incominciare il racconto degli avveni- 
menti delle Galahrie in quelle circostanze , stimo di fare un 
breve cenno sullo stato politico di quelle provincie. In tre 
classi dunque potevansi dividere le popolazioni. La prima com- 
prendeva il più delle persone ^ che per attaccamento alla Reli- 
gione, al Re ed al bene pubblico detestava i novelli sistemi, 
alle scelleratezze de^ quali attribuiva i flagelli dell' ira del 
Cielo ; e per un pubblico flagello dello sdegno celeste teneva 
r avvenimento del 1799* ^ seconda classe era di coloro che 
vivevano nella indifferenza , intenti solo a non compromet- 
tersi in alcun partito. La terza classe finalmente riguardava 
i fautori delle novelle cose; ed erano tutti coloro che, stu- 
diando in Napoli , si erano imbevuti delle massime de^ Filo- 
sofi liberali; ma tutti costoro, al confronto della generalità 
della nazione, non erano nel numero nemmeno come uno a 
mille : ciò non ostante imponevano a tutti per la sfrontata 
audacia , pel falso entusiasmo e per là iattanza deir immi- 
nente arrivo di un'armata Francese. 

In questo stato dunque di opinioni politiche , le Gala- 
hrie , al- pari delle altre provincie , furono democratizzate per 
effetto degli ordini del Governa provvisorio e per F efficace 
influenza dì quei della suddetta terza classe. Da pertutto e- 
rano state istallate le Municipalità Repubblicane , alzati gli 
lalberì dì libertà , organizzate le guardie civiche ; e per ogni 
dove udivasì il grido dì -> P^iva la Repubblica , muoiano i 
Tirarmi. 



— ut*. 



92 

C A P ITOLO VII. t- 

Marce ed operazioni del Cardinale dalla marina della Caia* 

na sino alle sponde del fiume Neto. 

%. 68. Agli 8 febbraio 1799 approdò il Cardinal Rufifo 
in Calabria e sbarcò nella spiaggia della Catena , propria- 
mente nel sito , ove a' tempi de' Lucani Bruzi e della Ma- 
gna Grecia chiamavasi Columna Rhegina. Tutto il segui- 
to di quel Porporato consisteva nelle persone del Marchese 
Malaspina per Tenente del Re , dell' Abate Lorenzo Sparzia- 
ni per Segretario, del Sacerdote D. Annibale Caporossi per 
Cappellano ( ambidue Romani ed ambidue sessagenari ) , di 
Carlo Cuccaro di Caserta cameriere e di un domestico pure 
Romano ^ e tutto il suo corredo consisteva in una bandie« 
ra , che da una parte rappresentava lo Stemma Reale , e 
dall' altra il segno della nostra Redenzione con quella iscri- 
zione apparsa al gran Costantino - In hoc signo vinces. L' a- 
vea preceduto il Consigliere Fiore , il quale gli fece trovare 
riuniti circa 3oo uomini armati, quasi tutti abitanti de' feudi 
delle famiglie Ruffo Scilla e Ruffo Bagnara , comandata tutta 
quella gente da D. Francesco Carbone di Scilla già ufBziale 
de' Miliziotti provinciali , di cui avrò spesso occasione di fer 
menzione. 

Andò ad alloggiare il Porporato nel casino di ^mo fra- 
tello Duca di Baranello , situato nel più bel punto di vedu** 
ta di queir amenissima riviera* Al balcone di quél casino si 
fece subito sventolare la suddetta bandiera sotto la custodia 
de' mentovati 3oo *Aomini armati ; dal casino medesimo 
spedi il Cardinale una lettera encicleca molto energica di^ 



93 

tetta a^ Vescovi , a' Parrochi ^ al Clero ed a tutte le popo- 
lazioni , annunziando. - » Quanto successe in Francia col re- 
^ gicidìo , colla proscrizione e massacri del Clero , collo 
^ spoglio e profanazione delle Chiese. . . . Quanto avvenne 
)^ in Italia , e specialmente in Roma col sacrilego attentato 
» contro il Vicario di Gesù Cristo. . . . Quanti tradimenti 
» successi in Napoli collo sbandamento dell' esercito , colla 
» rivoluzione della Capitale e deUe provincie. . . . Soggiun- 
» gelido : essere obbligo di ogni Cristiano , d' ogni buon Cit- 
y> tadino di difendere la Religione , il Re , la Patria , V onor 
» delle famiglie , le proprietà. . . E doverne dare il primo 
)i esempio i Ministri del Santuario. E destinando per punti 
y^ di riunione Mileto per gli abitanti delle montagne , e Pai- 
» mi per quei della Piana , ingiunse a tutti di prendere le 
y^ armi e correre agF indicati luoghi. 

Dopo spediti per corrieri la suddetta encicleca , il Por- 
porato uscì a passeggiare sul lido del mare , e vide discen- 
dere da picciola barca il Generale Caracciolo ed un Fran- 
cese di cognome Perier. Si disse ^ che Caracciolo si era di* 
gustato , perchè il Re nel partire da Napoli si era imbarca- 
to Sul vascello di Nelson e non nel suo : che giunto in Pa- 
lermo domandò il congedo ed il permesso di ritornare in 
Napoli ; e che il Re scrisse sulla petizione - Si accordi ; ma 
sappia il Cai^aliere Caracciolo , c/ie Napoli sta in potere de' 
nemici - Perier era uno di quegli emigrati Francesi , che fin- 
gendo di odiare la rivoluzione^ la favorivano e vivevano a 
spese de' Sovrani. 

n Cardinale domandò a quei due viaggiatori il motivo 
della loro venuta. Risposero francamente per ritornare in 
Napoli 5 e fare il viaggio lido lido , porzione per terra e por- 



94 

zionc per mare per la via delle Calabrie , perchè gF Inglesi 
non permettevano V imbarco in Palermo. U Porporato gF in- 
vitò a pranzo ^ dicendo che avea bellissimi pesci del Faro ; 
ma e^si si scusarono di non aver tempo da perdere. Carac- 
ciolo domandò - Fostra Eminenza che pensa di/are qui; ed 
il Cardinale , nascondendo il suo piano , replicò • pfedete quel- 
la barca sul lido ? Essa sta sempre pronta per rimbarcarmi 
alla prima occasione di bisogno. 

§• 69. L' encicleca qui sopra enunciata giunse a guisa 
di scossa elettrica ne' diversi paesi della Calabria Ultra : la 
dignità Cardinalìzia impegnò il Qero ; ed il Clero dovea n^ 
cessar iamente interessare il popolo. 

I Parrochi pertanto facean suonare le campane ad armi 
per radunare il popolo nelle Chiese , informatalo di queU' en- 
cicleca ed infervorarlo alla difesa della Religione , del Re , 
della Patria e delle proprie famiglie. 

L' effetto fu maggiore di ogni aspettativa ; e per quan- 
to la pressione del timore e delle minacce repubblicane era 
stata forte, altrettanto violenta successe la reazione; poiché 
quegli uomini stessi che poco prima gridavano - P^iva la Re- 
pubblica, muoiano i Tiranni, pubblicata P encicleca, inco- 
minciarono a gridare - J^iva la Religione - f^iva il Re , muo- 
iano i giacobini. Guaì a chi si mostrava indifferente , per- . 
^ che subito cadeva in sospetto di giacobinismo. Quanti ecces- 
si non furono commessi in quelP orribile crisi ! Quante ven- 
dette private ! Di che spaventati coloro, eh' èransi mostrati 
aderenti al partito repubblicano , si stimarono fortunati dì 
aver potuto fuggire, chi in Monteleone , chi in Catanzaro e 
chi in Cotrone, unici luoghi che in ttitta la Calabria Ulte- 
riore rimasero democratici in quella prima esplosione , per- 



95 

» - 

che nei medesimi si manteneva viva la lusinga di prossimo 
arrivo di un'armata Francese. 

Tutti gli uomini di ogni condizione e stato , insigniti 
colla croce di nastro bianco al cappello , armati e preceduti 
da' propri Parrochi, che portavano la Croce inalberata, cor-» 
revano a schiere verso i designati accampamenti di Palmi e 
di Mileto. Nei paesi non restavano che i vecchi , le donne 
ed i ragazzi. In pochissimi giorni si trovarono uniti nell' ac- 
campamento di Palmi circa venti mila uomini armati , ed 
altrettanti in quello di Mileto , provveduti tutti di sussisten- 
ze per più giorni ; perchè i ricchi somministravano generosa- 
mente a' poveri denari , armi e generi ; e si distinsero in ta- 
li largizioni la Certosa di santo Stefano del Bosco ed il Mo- 
nistero di S. Domenico Soriano. 

In quella gran massa di uomini vi erano persone ec- 
clesiastiche di ogni grado ; vi erano ricchi proprietari , ar- 
tisti e lavoratori di campagna; vi erano uomini probi mos- 
si da fervore di Religione e di attaccamento al Re ed al buon 
ordine ; e per isventura vi erano degli assassini e de^ ladri j 
spinti da spirito di rapina, di vendetta e di sangue. 

Intanto subito che il provvisorio Tribunale di Catanza- 
ro sqppe lo sbarco del Porporato nella marina della Catona^ 
si aflfrettò a proscriverlo e mettere grosse taglie non meno 
sulla di lui testa , che su quelle del Consigliere Fiore e del- 
l' iifliziale Carbone. Ma , vani gli sforzi degli uoniini non 
secondati dall' Onnipotenza , quelle misure si rovesciarono a 
danno degli autori ; e per prima punizione furono massacra* 
ti anche i corrieri latori di quegli ordinativi. 

§. ,70. Mentre le popolazioni erano in moto nell' inter- 
no della provincia per riunh'si armati negli accennati accam- 



96 

pamenti , il Cardinale , continuando a stare nella marina del- 
la Gatona , ottenne da Messina due cannoncini del calibro 
di quattro e due obici colla corrispondente munizione , ma 
senza artiglieri; ed a stenti si trovò un caporale di artiglie- 
ria di cognome de Rosa. Essendosi provata la polvere , fu 
trovata inservibile, perchè quasi tutta carbone. Solite frodi 
de' magazzenieri dell^ artiglieria. Se ne procurò subito dell'ec- 
cellente per mezzo di alcuni polveristi controbandieri. 

Informato il Cardinale degli effetti portentosi prodotti 
dalla sua encicleca nelF interno della provincia , e delle nu- 
merose schiere di uomini armati che si riunivano negF indi- 
cati accampamenti , scrisse al Vescovo di Mileto Monsignor 
Capece - Minutolo , pregandolo di adoperare <^i mezzo pos- 
sibile , affinchè la gente armata avesse degli alloggi , ed a- 
spettasse in quella citta V arrivo del Porporato che succede- 
rebbe fra pochissimi giorni. 

Abbandonando indi la riviera della Catona^ montò a 
cavallo 9 ed alla testa di più centinaia di uomini armati si 
rjecò air accampamento di Palmi , ove già erano principiate 
ad arrivare le popolazioni che venivano guidate da' propri 
Parrochi , o da altri Ecclesiastici. 

L' imbarazzo grande in quella crìtica circostanza era co- 
me provvedere , senza mezzi , alle necessarie sussistenze ; co- 
me organizzare e guidare tanta gente insuscettibile di disci- 
plina ; e come rimediare per gli alloggi in quel rìgido in- 
verno in una provincia , ove per cagione de' tremuoti del 
1783 le abitazioni erano pochissime. Eceo quali furono le di^ 
sposizioni del Porporato in quel momento. 

I .® Considerando che le leggi della gu^ra proibiscono di 
lasciar passare in paesi nemici soccorsi di qualunque natura , 



97 

9 che tutte le rendite de^ proprietari ^ dimoranti nei 
paesi occupati da^ Francesi , fossero sequestrate e si versasse* 
ro nella cassa militare a titolo d^ imprestito , con dichiara* 
zìone 9 che i proprietari ne sarebbero indennizzati dal pub- 
blico Tesoro. 

Per quest^ c^getto nominò una Gommessione amministra* 
tiva sotto la presidenza del Consigliere Fiore ; e per dare un 
esempio d^ imparzialità volle , che i primi sequestri si met- 
tessero sopra le rendite di suo fratello Duca di Bagnara che 
stava in Napoli. Tali sequestri divennero una fonte peren- 
ne , perchè tuttM grandi proprietari delle Calabrie stavano 
in Napoli , ed i versamenti ogni giorno si moltiplicavano 
colla vendita de^ generi esistenti specialmente degli oli. 
2."" Nominò a Tesoriere generale dell^ armata e ricevitore ddi 
saddetti versamenti D. Pasquale Versace ricco proprietario 
di Bagnara ; costui , con proprio danaro , col suo credito e 
con imprestiti di vari suoi amici , fece fronte a tutte le spe* 
se sin a che vennero introiti nella cassa. 

S.'^ Riguardo all^ organizzazione dell^ armata , non vo* 
lendo quei Calabresi fare a mestiere miUtare , riuscì vana 
ogni operazione tendente ad una scelta di uomini e formarli 
in battaglioni , o reggimenti. A stenti ottenne dopo varie 
difficoltà : 

Che i soldati di linea , ritornati in patria dopo lo sban* 
damento del vecchio esercito , si formassero in un cwpo re* 
gotare separato. Alla mancanza di ufEziali abili \ de^ quali 
ninno era ritornato nelle provinde ^ si rimediò con bassi 
uffiziali del detto sbandato esercito e con uffiziali de^ miliziot* 
ti provinciali. Per interino comandante di questo corpo no^ 
minò il colonnello P. Antonio de Sectis di Tropea , già co* 

l5 



98 

lonnello comandante de' miliziotti della provincia di Calabria 
Ultra : 

Che i paesani venissero organizzati in compagnie di i oo 
uomini r una , con tre capi dipendenti V un dall' altro per 
ciascheduna. Questa triplicazione di capi era necessaria per 
potersi dare posto di distinzione a molti galantuomini civili^ 
che si trovavano uniti a quelle masse : 

Venne assegnata a ciascuno individuo la paga di grana 
venticinque il giorno ^ ed a' capi grana sessanta incluso il 
iiìantenìmento del cavallo che si pagava dal Tesoriere Ver^ 
$ace su i pedilista firmati da' capi e vistati dall' uflìziale 
Carbone. 

Le stesse disposizioni vennero egualmente eseguite per 
le masse riunite in Mileto. 

4*^ Finalmente non vi era alcun rimedio per supplire 
alla mancanza di quartieri per gli allodi di tanta gente. 
Necessariamente si dovea fare la distribuzione nelle case dei 

* 

particolari , ov' erano inevitabili gli sconcerti. Per mi- 
norare almeno tali sconcerti , il Porporato prese la risoluzio* 
ne di non far dimorare sedentaria quella gente ^ ma fare 
con essa delle marce e contromarce pei paesi della Piana * 
Avevano vario scopo queste marce ; oltre d' impedire i mali 
degli alloggi , il Cardinale voleva istruire quegli uomini ai^ 
meno a camminare uniti ed in colonna. 

Montato perciò a cavallo si mise il Porporato in giro 
pei paesi della Piana ; ed in una di tali marce ^ nei contor- 
ni di Radicena , furono scoverti alcuni bastimenti mercanti- 
li ^ che allora erano approdati nella vicina spiaggia di Gioia 
per caricare olii. Per conoscere quanto si poteva compromet* 
tere di quegli uomini armati , profittò di quella circostanza 



per fare ^rgere la voce , che in Gioia erano sbarcati i 
Francesi. Gò bastò che tutti animosamente volarono per at- 
taccare il nemico ; e giunti in Gioia rimasero dolentissimi 
per non aver trovato con chi combattere. Fecero però la 
guerra colle botti 3i vino prezioso ed abbondante in quel ter- 
ritorio , e divennero ebbri. 

Conobbe il Cardinale che quella gente era animata da 
ottimo spirito e piena di valore ; ma che aveva positivo 
bisogno di disciplina e d' istruzione. Per supplire a questo 
ed a tutti gli altri bisogni procurava rendersi sollecitamente 
padrone della città di Monteleone , ove F ottimo Vescovo di 
Mileto teneva delle pratiche per (stria cedere senza ostilità 
e senza spargìnwnto di sangue. 

$. 71. Tanto dunque per acquistare mezzi onde oigasiz'* 
vate ed equipa^iare F armata , quanto per non dar tempo^ 
che quei del partito repubblicano da più luoghi della prò* 
vìncia si erano rifusati nella città di Monteleone , si rin-- 
forzassero in quella vantaggiosa posizione, il Cardinal Ruffo 
<^perava con diligenza , affinchè occupasse la città suddetta 
al pih presto possibile. 

Prima però d' intraprendere la sua marcia , avendo ac- 
quistata sufficiente forza a sostenere in quei luoghi F auto*- 
rità del Re , assunse par decifro della dignità Cardinalizia jà 
carattere di Vicario generale del Regno di Napoli ; e per in- 
coraggiare ed infervorare le sue truppe , pubblicò il seguen- 
te proclama. 



100 

FERDINANDO IV. 

» Per la grazia dì Dio Re delle due Sicilie » di Gerusalem-^ 
» me ec.9 Intuite di Spagna , Duca dì Parma, Piacenza , 
» Castro ec. Gran Principe Ereditario della Toscana ec. ec« ec« 

FABRIZIO CARI»NAL BUFFO 

Vicario Generale del Regno di Napoli.. 

» Bravi e coraggiosi Calabre^. 

» Un^ orda di cospiratori settari , dopo aver rovesciato 
» in Francia Altare , e Trono : dopo avere sconvolto e. mes- 
» so in socquadro tutta V Italia : dopo aver con sacrilego at* 
» tentato fatto prigione ed asportato in Francia il vigabio 
)> di GEsu^ CEiSTO , il uostro S. Pontefice Pio VI • • • dopo 
» aver om perfidia e tradimenti fatto sbandare il nostro 
» esercito 9 invadere e ribellare la nostra Capitale e le 
D Provincie ; sta &cendo tutti gli sforzi per involarci ( se 
» fosse possibile ) il dono piii prezioso del Cielo , la nostra 
» Santa Religume per distruggere la Divina Morale del Van- 
» gdo, per depredare le nostre sostanzie , per insidiare la 
» pudicizia delle vostre donne 

D Bravi e coraggiosi Calabresi ! soffirirete voi tante in* 
» giurie ? Valorosi soldati di un esercito tradito , vorrete 
» voi lasciare impunita la perfidia , che oscurando la vostra 
D gloria , ha usurpato il Trono del nostro legittimo Monar* 
» ca ? Ah no ! Voi già fremete di giusto sdegno e siete 
» già disposti a vendicare le offese fatte alla Religione , al 
)> Re 9 alla Patria. 



101 

» O^ dunque liunitevi sotto lo stendardo della Santa Grò- 
D ce e del nostro amato Sovrano. Non aspettiamo che il nemico 
» venga a contaminare queste nostre contrade : marciamo 
» ad affrontarlo , a respingerlo , a discacciarlo dal nostro 
» Regno e dalla Italia , ed a rompere le baii)are catene 
yi del nostro santo Pontefice, il vessillo della S. Croce ci as* 
» sicura una completa vittoria. 

» E voi traviati patriotti ravvedetevi e date segni 
-j» non equivoci della vostra resipiscenza. La clemenza del no* 
» stro Re accetterà benignamente le sincere dimostrazioni del 
» vostro ravvedimento. Guai però a Voi, se sarete ostinati : 
^ il fulmine della giustizia vi arriverà prima che noi cre- 
)» dete. 

D Dal Quartier generale in Palmi • • • febbraio 1799» 

^ » F. Cardinale Ruffo Vicario Generale» 

Per mancanza di Tipografo questo proclama fu pubbli- 
cato manoscritto : ed i Preti e Monaci che seguivano V ar« 
mata , estrassero una quantità grande di copie per diffonder* 
le in tutt' i paesi , e per leggerle e spiegarle alle compagnie 
ad oggetto dMnfervorarle ed accendere T entusiasmo. 

{• 72.' Trovandosi il Cardinale in marcia verso la città 
di Monteleone , gli giunse a Rosamo corriere colla no- 
tizia , che la notte precedente quella città era stata abban-^ 
donata da^ patriotti ^ e la mattina si era realizzata spontanea» 
mente senza sconcerto alcuno. 

Qui tralascio di descrivere le circostanze penose della 
marcia da Rosamo a Mileto, eseguita sotto una pioggia di'^ 
rotta ed in una strada piena di fanghi e di creta; e v^ 



102 

do ad esporre , per colora che non le sapessero , le circo- 
stanze deJla suddetta città di Monteleone; 

In mezzo dilnque di una vastissima pianura , che dal 
livello d^l mare di Bivona è all' altezza di palmi napolita- 
ni loSo^ sì erge un^ amena collina, attorno la quale è situa* 
ta quella citta , che tiene nella sua sommità un antico ca- 
stello edificato dal Normanno Conte Ruggiero , che le for- 
ma corona. Da quel pimto si presenta alla veduta una sor- 
prendente prospettiva di monti , di pianure, di pae^i, di ma- 
re , d^ ìsole e vulcani fumiganti. 

Hipponium , dein Valentia, ora Monteleone , teneva nei 
tempi antichissimi uno spazioso e sicuro porto , ricco di 
navi da guerra e dì commercio. Essendo quella citta si- 
tuata perfettamente nel centro delle Calabrie , tiene attorno 
a se , in un raggio non maggiore di trenta miglia , pììi dì 
200 mila abitanti. E una eccellente posizione militare , im- 
possibile ad esser sorpresa ; ed ha sufficienti risorse pel man- 
tenimento dì un' armata. Oltre ciò nel 1799 esistevano in 
Monteleone la Tesorerìa provinciale e tutte le Regie Am- 
ministrazioni. 

Per tali favorevoli circostanze ^ il Cardinal Ruffo ado- 
perava tutti i mezzi conducenti onde portare al pììi presto 
possibile il suo Quartier generale in Monteleone ; e per dar 
un buon esempio alle citta di Catanzaro e di Cotrone , de- 
siderava ottenere questo scopo senza ostilità e senza spargi- 
mento di sangue. Quell'effetto perà, che non avevano potu- 
to conseguire le premure benefiche del Vescovo dì Mìleto , 
venne operato da quella indomabile potenza y che chiamasi 
paura. Poiché tutti quei fira' cittadini , eh' erano di genio 
repubblìcsmo e tutti quei che fuggiti dagli altri paesi della 



103 

provìncia sì erano rìfuggìatì in quella citta ; spavent^tr dall£^ 
gran massa di gente armata stabilita nella TÌcina Mileto e 
ne' paesi attorno 1^ e atterriti dalla marcia del Porporato fag-r 
girono tutti ih una notte verso Catanzaro • £ la buona popo- 
lazione dì Monteleone vedutasi la mattina libera da quella 
forza , che V opprimeva \ si realizzò da se stessa. Furono im-» 
mediatamente abbattuti gli alberi di liberta , ed . innalzate in 
loro veci fe Croci. Disciòlta ta Guardia Civica ed abolita la 
Municipalità , vennero richiattiati i Sindaci ( destituiti da' de» 
mocratici ) a riprendere le loro funzioni , e richiamato in vi- 
gore il regime monarchico. Fu rimarcabile e meraviglioso j 
che tante operazioni popolari vennero prontamente esegui- 
te senza opposìnoni è senza distiurbi. Ciò dipese dalla in- 
fluenza di quelle ricche famiglie , che seppero usare de' mez^ 
adatti a tenere tranquillo il popolo ed alla buona condotta 
dì quel Clero ^ che immediatamente chiamò il popolo mede* 
simo ad un pubblico rendimento di grazie all' Altissimo in 
quella Chiesa Collegiale , e ad intervenire ad una soUenne 
processione per tutta la citta di quel glorioso Protettore 
S. Leoluca Abate. Fu subito prescelta una deputazione di 
Ecclesiastici, dì nobili e di civili, per mandare al Cardina- 
le un donativo di ducati diecimila e di undici cavalli se^ 
lati , che si trovarono proùti al momento , e per riprotesta* 
re , in nome della Città , omagio e fedeltà al Re* La depu* 
tazìone trovò il Porporato in Mileto ; ed eseguita la sua misp 
sione , il denaro venne versato nella cassa militare ^ ed i ca» 
valli mes^i in deposito per la cavalleria , che si stava for- 
mando. 

§. 73. Al primo di marzo , giorno di venerdì , fece il 
suo ingresso nella Gttà di Monteleone il Cardinal Ruffo: an^ 



J 



104 

^ò ad allegare nel palazzo Ducale, ove fu complimentato 
dal Clero e dalla nobiltà , e trattato da D. Giov. Battista 
delle Noci governatore generale del Duca di Monteleone. 

Le truppe vennero alloggiate ne^ conventi e nelle case 
de^ particolari , ad eccezione di due compagnie , le quali 
con qualunque tempo bivaccavano vicino all^ alloggio del Gar* 
dinaie ; e fu immediatamente eseguito con rigore il disarmo 
di tutt^ i cittadini , che non si univano all^ armata. 

La prima operazione del Porporato fu quella di esami- 
nare lo stato delle casse della Tesoreria provinciale ^ e di 
tutte le regie Amministrazioni ; e trovò che gli esiti aveva* 
no pareggiato gP introiti. 

Volle ascoltare il Porporato vari Gttadini probi ed ìq:^«. 
tellìgenti per conoscere se nelle Amministrazioni del Governo 
vi fossero abusi da moderare. Osservò in tale occasione , che 
la migliore risorsa delle Calabrie , V industria della seta , 
stava per perdersi a cagione de^ regolamenti dell^ Ammini- 
strazione generale. Questo genere era schiavo prima dì na- 
scere , gF industrianti non potevano ÙLtae alcun uso per lo- 
ro comodo, speculazione} ma, appena tirata la seta, dovea« 
ììo portarla a vendere grezza a^ regi compratori al prezzo 
della voce , ch^ essi stessi stabilivano insieme coll^ Amminì-^ 
stratore generale , che risedeva in Monteleone , e sopra le 
quantità che venivano comprate si esigeva un dazio di tan- 
to a libra. Erano tali le soverchierie , che scoraggiti gP in- 
dustrianti ed i proprietari , distruggevano anche gli alberi 
di gelsi. 

Informato pertanto il Cardinale di tale inconvenien- 
te , e portando le sue vedute non meno sull' aumento della 
industria 9 che sul miglioramento ed introduzione delle mar 



105 

nifatture di seta : colle facoltà di Vicario generale abolì tut- 
t' i regolamenti eh' erano in vigore ; ed ordinò che - » L^t 
» seta fosse libera, gF ihdustrianti potessero farne queir uso, 
» che lora piacesse : non fosse soggetta ad alcun dazio quel- 
» la che si lavorasse in manifatture, e si pagasse doppio 
y> dazio sulle quantità che si estraessero grezze - » Questa 
disposizione riuscì molto giovevole e molto grata ai Gala^ 
bresi. 

§. 74- Si occupò quindi il Porporato all' oi^anizzazione 
dell' armata. L' impegno suo maggiore era quello di forma- 
re al pili presto possibile un buon corpo di armata regola- 
re : a tal' uopo usava tutta la diligenza a tenere separata* 
mente dalle masse i soldati e bassi uffiziali del vecchio eser- 
cito. 

Con tali soldati dunque separatamente riuniti e con 
molti miliziotti provinciali , vennero formati tre battaglioni 
dì 600 uomini l' uno , de' quali poi venne composto il pri« 
mo reggimento Real Calabria Ultra. Non tutt' ì soldati era- 
no fomiti di fucili militari ; e fu rimediato a tale mancanza 
cogli schioppi da caccia scelti da calibro fra quei del disar- 
mo de' paesi ; ed alla mancanza di ufBziali di linea (de' qua- 
li ninno era venuto in provincia , ma tutti erano rimasti in 
I^apoli ) si rimediò co' bassi uffiziali di miliziotti provinciali. 
A Colonnello di quel primo reggimento fu destinato il Co- 
lonnello de Sectis , già comandante de' miliziotti ; a Tenen- 
te Colonnello Tuffiziale D. Francesco Carbone, alla cui im- 
jnediazione fu destinato D. Francesco Culli, attualmente Cc# 
lonnello del reggimento Granatieri della guardia Reale ; ed 
a Ma^ìore il Tenente D. Natale Perez de Vera. 

Si trovavano del pari separatamente riuniti niolti 9old4* 

16 



106 

ti di cavalleria. Pertanto con gli undici cavalli donati dalla 
città di Monteleone e con molti ^Itri procurati ne' diversi 
paesi della provincia , venne formato il primo squadrone di 
cavalleria sotto il comando del Tenente D. Fraocesco Perez 
in primo ed in secondo di D. Francesco de Luca. Alla man- 
canza di carabine si suppliva con tagliarsi schioppi del di- 
sarmo ; ed alla mancanza di scìable con lunghe spade : ed 
avendo il Cardinale persuaso quei soldati , che negU attac- 
chi della cavalleria i colpi di punta erano più sicuri di quel- 
li di taglio, molti di essi si provvedevano di lunghi spun- 
toni , che portavano appoggiati Sugli arcioni delle selle colle 
punte alla direzione della testa, del cavallo. 

Si erano pure riuniti separatamente parecchi soldati di 
artiglieria ^ ma niun' uffiziale ; e si fece continuare a figura- 
re da comandante il basso uffiziale de Rosa. Tutt' i pezzi di 
artiglierìa consistevano neMue cannoncini del calibro di 4 e 
de' due obici Venuti da Messina e in due altri cannoncini 
abbandonati in Monteleone da' patriotti fuggiti. Per coman- 
dante del Treno fu destinato D. Antonino Falanga. 

Mancava ogni elemento per incominciare la formazione 
di un Corpo del Genio : perciò vennero destinati per Inge- 
gneri deir armata due architetti civili , cioè D. Giuseppe 
Vinci di Monteleone e D. Giuseppe Olivieri di Sinopoli , a* 
quali forono assegnate due compagnie di Zappatori paesani , 
per accomodare le strade , per le quali si dovea transitare. 

Nulla si potè fare per V organizzazione delle truppe ir- 
regolari 9 all' infìiori di cambiare qualche capo delle com- 
pagnie. 

Furono date efficaci commessionì tanto in Monteleone , 
quanto in altri paesi per fare scarpe di diverse tagUe , ca- 



107 

micie ed altri articoli di vestiario ; come pure per far fab- 
bricare baona polvere da sparo e procurare del piombo. 

Intanto il G>nsigliere Fiore co' suoi impiegati subalterni 
si occupava con tutta V efficacia possibile a fare sequestri ed 
inventari delle rendite , nonché de-generi appartenenti a pro- 
prietari dimoranti in paese nemico ed a £sir venire introiti 
nella cassa militare. 

Alle suddette truppe si regolari che irregolari fu dato 
il nome di armata Oristiana. 

Essendo aumentati gli affari nella Segreteria del Vicario 
Generale , venne chiamato per secondo Segretario ed unito 
al primo Segretario V Abate Lorenzo Sparziani , V Abate Do- 
menico Sacchinelli , debolissimo estensore di queste Memorie; 
per aiutanti della stessa Segreteria i Cappellani D. Anniba- 
le Caporossi e D. Antonio Presta ; e per assessori legali ne- 
* gli affari crv^ili giudiziari D. Saverio Lacquaniti ^ l^ale e 
ricco proprietario di Laureana. 

$. 75. Edrano state prese e portate al Porporato Ruffo 
le valigie delle lettere della posta di Napoli ritardate di 
più settimane. Ad oggetto di conoscersi lo stato della Capi- 
tale e le mosse de^ nemici , vennero quelle lettere aperte 
ed esaminate. Si conobbe in tale occasione, che vi era un^at* 
tivissimo spionaggio tra Palermo e Napoli ; e da quanto 
scriveva ad un particolare dì Calabria un membro del Go- 
verno provvisorio ( P. N. S. ) si rilevò, che all' epoca de' 3 
febbraio si era già saputa in Napoli la spedizione del Cardi- 
nale fotta in Palermo a' ^5 gennaio ; ed awisavasi , che il 
Porporato dovea sbarcare sulle coste della C^$J>ria con molto 
denaro , ma senza truppa ; il molto denaro dovea probabil- 
mente esaere quella Somma di ducati 5oo mila , che doveft 



108 

consegnare il Tesoriere Taccone. Da altra successiva Ietterà 
di data più recente si venne a conoscere, che talune circo- 
stanze riferite da Messina alla Corte di Palermo , erano pure 
arrivate a cognizione di chi in Napoli stava alla testa del 
Governo , e che si metteva in derisione quella spedizione sen- 
za mezzi. 

Questa interessante scoverta fece accorrere al Cardinale, 
che bisognava stare ben accorto e guardigno anche neVap- 
porti con Palermo per non esser sacrificato da' nemici occul- 
ti e da' pubblici. Allora fu che adottò un sistema non solo 
riservato , ma ben anche misterioso. Alle domande che gli 
venivano fatte dalla Corte sulla forza ed organizzazione del- 
l' armata , e sul piano di guerra , rispondeva sempre evasi- 
vamente ; e soltanto avvisava le operazioni dopo eseguite. 
Nessuno di coloro che gli stavano più vicini ( inclusi anche 
i suoi Segretari ) poteva sapere dalla sera precedente , per 
dove si dovea marciare là mattina seguente ; ne giunse egli 
mai in luogo ov'era aspettato, ma sempre di sorpresa ov'era 
inaspettato. Tante volte s' incominciava la marcia per ima 
direzione , e sul cammino si cambiava in direzione opposta. 
Di questo contegno di massima riservatezza gliene fu fatto poi 
un carico , come a suo luogo si dirà. 

$. 76. Da talune compagnie degli armati contadini mon- 
tagnuoli , alloggiate nel Convento de' Cappuccini , furono per 
accidente rinvenute delle coccarde repubblicane conservate 
in un tiratoio. Ciò bastò per essere saccheggiato il Conven- 
to e la Chiesa. Un rumore spaventevole si diffuse all' istan- 
te per tutta la Gttà , ignorandosene la cagione ; e sospettan- 
do^ rivoluzione , le • altre caibpagnie della massa minacciava- 
tiò incendi e rovine. Lo stesso Cardinale usci in persona 



109 

alla testa della truppa di linea ^ facendo portare per le stra- 
de r artiglieria con micce accese. Cessato il tumulto, venne 
arrestato il Cappuccino , nella cui cella si erano rinvenuti 
quei simboli repubblicani ; ed essendosi verificato che gli 
avevano riposti in quel tiratoio alcuni studenti del povero 
Frate la stessa mattina , che si realizzò la citta , fu rilasciato 
in libertà ; e tre individui delle dette compagnie , che nel 
saccheggio avevano rubato alcuni vasi sacri, furono condan- 
nati, alla frusta , la quale venne eseguita per tutta la città , 
e restituiti gli oggetti saccheggiati al convento* 

$. 77* Ad evitare altri simili sconcerti il Cardinale mi- 
se in esecuzione il suo proponimento di non permettere , 
che quella gran massa di gente restasse lungamente seden- 
taria in alcun luogo ; ma di farla marciare contìnuamente 
con qualunque tempo. 

Divise pertanto V armata in tre corpi. Ritenne presjio 
di se il primo corpo colla truppa di linea e coll^ artiglierìa* 
Fece marciare il secondo verso le montagne di Girifalco , 
minacciando la città di Catanzaro , ove fece arrivare inviti 
per indurre quei cittadini ad imitare T esempio di Monteleo- 
ne , rimettendosi nelF ubbidienza del Re ; ma Catanzaro 
avendo molte colpe da espiare , non diede ascolto. Spedì il 
terzo corpo verso la città di Nicastro in direzione di Co- 
senza. 

Le spedizioni del secondo e terzo corpo di armata ^ in 
direzioni opposte , nascondevano il piano del Cardinale , che 
non £aiceva conoscere , s' egli marcerebbe col i .® corpo per la, 
parte del Jonio o Tirreno. Le istruzioni però de^ movimenti 
di detti due corpi erano tali da riuscire sempre agevole la 
riunione di essi. 



110 

Per non far mancare le sussistenze nelle marce e ne^ 
piccioli paesi di momentanea fermata , si ordinò una requi- 
sizione di vetture a schiena per le montagne , e di carri ti< 
rati da buoi pei luoghi piani. Furono nominati vari Gom* 
tnissari e fornitori per V acquisto de^ generi di sussistenza ; e 
destinati a Comandanti di detti trasporti , D. Giuseppe An- 
tonio Corsi di Mottafilocastro , e D. Giuseppe Costa di Ma- 
cerato. 

:§. 78. La spontanea e tranquilla realizzazióne della citta 
di Monteleone portò all^ impresa del Cardinal Ruffo moltis- 
simi vantaggi. Oltre aver egli acquistato senza ostilità una 
eccellente posizione militare piena di risorse e comoda per 
accorrere prontamente ovunque il bisogno lo richiedesse , gli 
fu di non picciolo profitto ne^ rapporti della forza morale. 
Poiché la centralità di Monteleone ^ il suo commercio , e V o- 
pulenza di quelle famiglie contribuirono efficacemente a con- 
fermare nel partito del Re tanti altri paesi che , sebbene tor- 
nati air ordine , erano nondimeno indecisi e, titubanti sulla 
loro sorte. Non solo Y intera provìncia della Calabria Ultra 
(tolte Catanzaro e Cotrone ) imitarono F esempio della città 
dì Monteleone , ma benanche V intera Calabria Gtra , inclu- 
sa la città di Cosenza , si realizzarono da loro stesse e spe- 
dirono deputazioni al Cardinale , per riprotestare al Re ub- 
bidienza è fedeltà. 

NOTA. 

» Qui la d' uopo avvertire , che tutte quelle sanguinose 
» battaglie date dall'armata del Cardinale , raccontate dagli 
» scrittori Coco, Botta e Colletta, con incendi e saccheggi de!- 



Ili 

» le città di Cosenza 9 di Rossano , di Paola ec. furono tutte 
» favole sognate da' detti scrittori. Accaddero in alcuni luoghi 
» vari sconcerti nel mc»nento della contro-rivoluzione , com- 
» messi dagli stessi cittadini per vendette private e per spirita 
» di sangue e di rapina , mali inevitabili nelle guerre civili ; 
» ma il Porporato Ruffo ^ coUa sua armata , non passò mai 
» per quei luoghi ed eseguì la sua marcia per la via del 
» Jonio , come appresso si dirà. » ^ 

§• 79* ^^^ notizia interessante fece, partire il Cardinale 
air istante per la citta del Pizzo. Prima però di parlare di 
tale notizia bisogna dire qualche cosa della suddetta Città, 

L' antica Napitìa ^ oggi città del Pizzo , era feudo del 
Duca dell' Infaiitado Mendozza. È situata sopra uno scoglio ^ 
che sporge in mare nella, parte occidentale del ^olfo dì 
S. Eufemia. Avvi un forte con una batteria di grossi canno- 
ni per la parte del mare ed una torre per la parte di ter- 
ra ; ed avvi una numerosa marina mercantile di picciole bar- 
che , colle quali i negozianti di Monteleone e di altri luoghi 
fanno il commercio con Napoli e. con tutte le altre città e 
piazze marittime del Mediterraneo. Gode ora la città del 
Pizzo il titolo di Fedtlissima per avere quella popolazione 
arrestato , nella prima domenica di ottobre iSid, il Generale 
GioAccHmo MxmAT ^ sbarcato colà per rivoluzionare il Regno ; 
per cui fu condannato a morte da una Commissione Militare 
e il suo cadavere venne >. vumato in quella Chiesa Matrice. 

Il Capitolo di quella Collegiata , il resto del Clero colla 
Croce alzata uscirono fuori il borgo di detta Città per atten- 
dere r arrivo del Porporato y il quale giunto smontò da ca-» 
vallo ; ed al «nono de^ sacri bronzi ed intuonato il Benedktus 
fu accompagnato processionalmente alla Chiesa Madre ^ e ri* 



112 

cevuta ivi la benedizione col Santissimo , s^ incamminò anche 
processionalmente al palazzo ducale , ove venne con magni- 
ficenza trattato dal Cavaliere Alcalà Governatore generale del 
Duca dell^ Infantado. 

Ecco r importante notizia già sopra accennata. Appro- 
dò alla marina del Pizzo una barca espressamente spedita da 
Policastro del golfo. La persona venuta con quella barca , 
dandosi il carattere di deputato espose che per la fama dell^ av- 
venimento successo nelle Calabrie e de' progressi del Cardinale, 
molti paesi situati sul detto golfo erano insorti , aveano di- 
strutti gli alberi di liberi^ e si erano realizzati; e ch'erano 
disposti ad imitare lo stesso esempio tutti gli altri paesi si- 
tuati lungo la costiera del Cilento ; ma temendo de' repub- 
blicani e de' Francesi 9 domandavano istruzioni. , armi e mu- 
nizioni. 

Non potea giungere al Porporato RufFo notizia piii gra- 
dita 9 ne potea desiderar di meglio in quelle circostanze , che 
la facilita di poter opporre una barriera alla marcia del ne- 
mico per la parte del Tirreno nel Cilento. Metteva così al 
coverto il resto delle provincie ed acquistava tempo per ac- 
crescere i suoi mezzi , ingrandire la sua armata e renderla 
atta alla guerra. Profittando pertanto di quella circostanza , 
scrisse energicamente al Vescovo di Policastro Monsignor Lu- 
dovici 9 nominandolo suo Plenipotenziario ed incaricandolo 
di promuovere la realizzazione spontanea di. tutti quei paesi; 
<li procurare , che sotto abili e fedeli capi si riunisse nel Ci- 
lento una massa di uomini armati , quanto piti numerosa po- 
teva riuscire ; di dichiararsi egli stesso capo supremo e di 
chiamare alla sua immediazione soggetti abili, col consiglio 
de' quali regolasse i movimenti e le operazioni. Inf(»rvoran* 



113 

dolo finalmente alla difesa della Religione , lo assicurò che 
in pruova di esser quella la volontà di Dio , vedrebbe dei 
portenti inaspettati , come il Porporato gli avea veduti in 
Calabria. 

Per dare poi a quel Prelato opportuni aiuti, gli rimise 
efficace lettera commendatizia pel G>mandante della squadra 
Inglese , che incrociava in quel mare , affinchè in tutt^i bi- 
sogni domandasse al medesimo aiuto e soccorso. 

Per provvedere a^ necessari mezzi di sussistenza e paga- 
re la gente armata, nominò, per Tesoriere di quelle prov'ui- 
eie , D. Domenico Romano proprietario del comune di Scido, 
coir incarico che sotto V immediata dipendenza di detto Pre- 
lato procurasse V esazione di tutte le contribuzioni e dazi sta- 
biliti , e procedesse a^ sequestri delle rendite e generi esisten* 
ti di pertinenza de^ proprietari dimoranti in Napoli , o in al« 
tri luoghi nemici, a tenore delle istruzioni. 

d^isegnate quindi munizioni di pavere e di piombo , 
ordinò che tanto il suddetto deputato ^ quanto il Tesoriere 
Romano s' imbarcassero sulla feluca armata della dogana 
del Pizzo , e facessero subito , come eseguirono , vela per 
Polìcastro. 

Dispose finalmente che due barche armate facessero con* 
tinuamente ed a vicenda il tragitto dal Pizzo al golfo di Po** 
licastro , onde aver sollecitamente le opportune notizie. 

E notabile che tali disposizioni furono eseguite nel gior- 
no stesso deU^ arrivo del Porporato al Pizzo. Si diran poi a 
suo luogo gli effetti che produssero. 

$• 80. Venne arrestato da' paesani armati , nelle vici- 
nanze del Pizzo , quel Tenente Generale D. Diego Naselli y 
il quale nel precedente mese di novembre era stato speditq 

»7 



114 

per mare a Livorno con un corpo di armata Napolitana , per 
attaccare i Francesi alle spalle dalla parte della Toscana , e 
che senz' aver nulla operato ricondusse quelle truppe nella 
rada di Napoli , e tollerò che fossero disarmate e disciolte. 
Quello slesso Generale dunque con due suoi aiutanti , uno 
de' quali , colla informazione del Consigliere Fiore , era stata 
rubricato complice nella congiura di Logoteta , andava gi- 
rando per le Calabrie , dove non avea interessi particolari » 
Purono tutti tre arrestati ; e si attribuì a , miracolo il non 
essere stati massacrati per V odio generale che vi era contra 
tutti gli ufHziali militari pei tradimenti e rovesci sofferti. Il 
Cardinale salvò loro la vita mandandoli nella cittadella di 
Messina a disposizione del Re , accompagnati dàll^ Aiutante 
Reale Marchese Mala^ina e da una* scorta' armata. 

§. 8i. Fiopno trovati nella Torre del Pizzo due cannoni 
di bronzo, detti di battaglione^ e vennero consegnati all'ar- 
tiglieria dell' armata , la quale con quest' aggiunzione ebbe 
otto bocche da fuoco. 

Dopo essersi trattenuto un solo giorno nel PÌ2zo , nella 
mattina seguente il Cardinale dispose la sua marcia verso il 
fiume Angitola. Per la notizia di Policastro e per quelle della 
realizzazione della Calabria Gteriore ognuno credeva , che si 
marciasse per la via di Cosenza verso il Glento ; ma non fu 
così y poiché a mezza strada weane diretta la marcia pel fiume 
Lameto verso Maida. 

Vogliono gli antiquari, che questo fiume Lameto prese 
il nome da Lametia antica Gttà dell^ Enotria oggi di S. Euff 
mia. Sopravvenuta una dirotta pioggia , bisognò far alto 
ed alloggiare le truppe ne^ due convicini paedi Curinga e Lac* 
conia ; e siccome la notte accaddero degli sconcerti , ch^ er^ 



115 

no inevitabili ^ così per non angustiare maggiormente quei 
due piccioU paesi^ bisognò la mattina ricominciare la marcia, 
ad onta che la pioggia continuava* Doveasi salire lungo la 
ripa del detto fiume Lameto già gonfio per le piogge , il 
quale avendo un corso tortuoso, per cui si dovea guadare più 
volte, facevasi molto poco canmiino co' trasporti dell' artig He- 
"" ria, e per un numero grande di carri tirati da^ buoi carichi 
di ogni sorta di prowisi(mi. Era già notte, e si stava anco- 
ra valicando il fiume. Di che annoiato il Cardinale, volle 
dare a qi^Ua gente F esempio, come dovea farsi per supe- 
rare quell^ ostacolo; smontò da cavallo, e con un lungo ba^ 
stone in mano salì sopra un carro tirato dai buoi , e comin- 
ciò a guidare. Bastò queir esempio ad animare tutti a but« 
tarsi nel fiume' , ed in tal modo tutt^ i carri vennero tirati 
al sicuro più dalla forza d^li uomini ^ che da quella, de^ 
cavalli e de^buoL 

A notte avanzata il Cardinale giunse in Maida , feudo 
della casa di Bagnara , . ed andò ad alloggiare nel palaazo di 
suo firatello. Maida è situata sull'istmo tra' golfi SciUetico 
e Lametico , ossia di SquiUace e di «S!» Eufemia. Vogliono 
gli scrittori delle cose antiche, che un tempo fu ivi la se- 
de d'Italo Re d^li Enotri , il quale diede a questa pìccola 
regione il nome d'Italia | nome che poi si estese sin al Lao 
da un lato, e sin al Bradano dall'altro : due fiumi che sboc- 
cano il primo nel golfo di Policastro, e l'altro in quello di 
Tarwito ; e finalmente a tutta la regione al di qua delle 
Alpi. 

Gli stenti e le fetiche della marcia precedente vennero 
compensati la mattina seguente" colla notizia di un iìnpor* 
tante avvenimento. Giunse in Maida , quella mattina , D« 



116 

Domenico Acri ufizìale subalterno del Tribunale di Gatanza-^ 
ro , il quale portò lettere al Cardinale su la controri\^olur 
zìone successa in quella città , della quale si farà qui ap- 
presso dettaglio. 

Intanto il Cardinale informato del suddetto avvenimen- 
to , spedì air istante V ordine , che i due corpi di armata^ 
secondo e terzo, marciassero subito, e si riunissero nella ma* 
rina di Catanzaro ; e marciò anch^ egli col primo corpo. 
Passando pel Comune di Borgia , giunse colà la deputazione 
della città di Catanzaro , composta del Caporuota del Tri- 
bunale D. Vincenzo Petroli , del Cavaliere D. Antonio Per- 
riccioli e d^li Avvocati D. Saverio Laudari , D. Antonio 
Greco e D. Alessandro Nava. Fece da Oratore il bravo Lau- 
dari , il' quale fra V altro espose che - » Sebben fossero stati 
» uccisi , o fìiggiti , o arrestati tutti quei eh' eran creduti 
» del partito repubblicano , continuava nondimeno nella de- 
» solata città di Catanzaro un^ orribile anarchia con mas- 
» sacri , saccheggi e vendette private ; ed implorò, a nome 
» de^ cittadini buoni , che si desse pronto riparo a quella 
» sciagura - » Commosso il Cardinale , adoprò quell^ espedien- 
te che poteva in quella circostanza. Scrisse una lettera a D. 
Francesco Giglio Comandante delle masse , ch^ erano entrate 
in Catanzaro , prevenendolo - » Che la guerra dovea farsi 
)) soltanto a^ giacobini ostinati , i quali stessero colle armi 
» in mano , non già contra coloro, che sebbene per V addie- 
» tro fossero stati aderenti a^ ribelli , si fossero poi pentiti 
» e rimessi alla clemenza del Re, e molto meno contro le 
» robe dei cittadini pacifici. Gli wdinò pertanto , che sotto 
D la sua responsabilità procurasse di far subito finire V anar* 



117 

» chia, i saccheggi , le vendette private e qualunque altra 
» ofFesa per via di fatto. 

Quest^ ordine fu spedito con tutta diligenza e mandato 
con espresso scortato con una partita di gente armata. E ben- 
ché il Porporato sapesse , che qualcuno de^ suddetti de- 
putati avesse fatto figura nella democrazia , specialmente il 
Gaporuota Petroli , come uno del Tribunale jwowisorio, avea 
firmato la taglia sulla testa di esso Porporato e sopra quelle 
di Fiore e di Carbone , pur nondimeno insinuò a tutti cin- 
que i deputati , che seguissero V armata , perchè voleva av- 
valersi de^ loro lumi. Fece quindi ricominciare la marcia ver- 
so la manna di Catanzaro. 

Giunta la vanguardia alle sponde del fiume Gorace , an- 
ticamente Crotolus , non assendovi ponte , convenne gua- 
darlo co' carri, ed a nuoto, coU^ assistenza di una compagnia di 
marinai nuotatori del Pizzo. Frattanto che la truppa faceva 
questo tragitto , il Cardinale si allontanò un poco e si por- 
tò in im luogo vicino chiamato la Róccelletta , onde osser- 
vare le rovine di un antichissimo grande edifizio di costru-- 
zione ed ordine Greco , che seccmdo V asseveranza degli an- 
tiquari Galabrì, era un Tempio dedicato a Cerere. In quella 
vasta pianura , che finisce al lido del mare e prossima alla 
foce del Gorace , osservansi i ruderi dell' antica Amphissium^ 
citta della regione Scilletica ; ed in poca distanza evvi il ri- 
tiro del celebre Cassiodoro, nativo di Squillace , quel quasi 
primevo Scrittore dopo la barbarie de' tempi , cui tanto deb- 
bono le lettere antiche ed i primi fasti delPera Cristiana. 

Lascio il Porporato ad esaminare quei monumenti di an- 
tichità , e r armata a tragittare il fiume ; ed io posso act 



118 

esporre le circosianze della città di Catanzaro come di sopra 
ho promesso. 

$• 82. Dalle cime della montagna di Tiriolo si abbassa 
poco a poco una estensione dì terra che ^ a forma di Uiigua 
fiancheggiata da valli inaccessibili , si est^ide per lungo trat- 
to verso mezzogiorno, e finisce in un' alta rupe quasi tagliata 
a picco , lontana dal mare sei miglia. Sopra quella punta è 
situata la citta di Catanzaro , circondata di mura , e s\ forte 
per la natura del sito , che si dice avere ne' tempi dell' Im- 
peratore Carlo V. sostenuto un regolare assedio , ed avere in 
queir occasione fatto coniare moneta colla epigrafe Obsesso 
Catacio. Sin al secolo XYL Catanzaro appartenne in. feudo 
alla Famiglia Ruffo ; e nel 1 7^ esistevano ancora in alcuni 
edifizi gli stemmi deUa famiglia medesima. 

La citta di Catanzaro venne democratizzata al primo 
avviso dell' ingresso de' Francesi in Napoli ; ed il Pi'eside 
D. Antonio Winspeare ^ minacciato da' patriotti, abbandonò 
la sua sede e fuggi in Messina ; il regio Tribunale provincia- 
le dichiaratosi repubblicano , spedì gli ordini per la demo- 
cratizzazione di tutta la provincia , ed in seguito per la {uro- 
scrizione del Cardinale , di Fiore e di Carbone. 

Per effetto di proclami del Cardinal Ruffo la città di 
Catanzaro venne bloccata da una gran massa di uomini ar- 
mati ; e siccome a q\iella popolazione maggiore di dodici 
mila abitanti si erano riuniti i patriotti fuggiaschi dal resto 
della provincia , cos\ tutti disprezzavano gl'inviti del Por-: 
porato ; e confidati nella naturai fortezza della situaziMie ^ 
derìdevano la qualità della gente armata che formava il bloc- 
co. Non si avvidero che fra essi vi era un numeroso ceto 
di persone ardite , cioè i subalterni della Regia udienza e 



119 

gP individui della scfnadra di campagna , a^ quali le politi- 
che innovazioni aveano fatto mancare i mezzi di sussistere* 
Cospirando dunque costoro colle masse di fuori , fecero in 
una notte la contro - rivoluzione ( quando il Porporato non 
ancora era arrivato a Maida ) , aprirono le porte della città 
e lasciarono libero V ingresso ad una quantità grande di gen- 
te armata. Alcuni , creduti patriotti , furono uccisi e tutti 
gli altri evasero favoriti dalle tenebre ; molte case vennero 
messe a sacco , ed alcune anche incendiate. 

OSSERVAZIONE. 

Lo storiografo Generale Colletta continuando il suo li^ 
bello famoso contro del Cardinale Ruffo , e scrivendo tante 
menzogne quante parole , espose , che la città di Catanzaro 
fu presa per capitolazione e ne foggiò anche a suo modo gli 
articoli. Alle immaginarie favole vi aggiunse anche V igno- 
ranza di topografìa inescusabile in Colletta, che, prima di 
scrivere la sua storia , occupò la carica d' Intendente defila 
Calabria Ultra e quella di Direttore di Ponti e Strade. Chi 
non sa , che partendosi da Monteleone s' incontra prima Ca-« 
tanzaro, situata sul golfo di Squillace, e dopo due giornate 
di cammino si giunge a Cotrone, situata ai di là del Capo- 
delie Colonne? Ciò non ostante Colletta fece prima arrivare 
il Porporato in Cotrone , rifiutare la^ capitolazione offerta dai 
repubblicani , prendere iK assalto quella Piazza ^ farla sac* 
cheggiare dalle sue truppe , che non avea come pagarle, e 
poi lo fece marciare a mettere F assedia a Catanzaro. 

§• 83. Valicalo il Corace, il Porporato Ruffo colla sua 
armata fece alto nella marina. di Catanzaro ^ luogp deliziosis;- 



120 

simo , pieno di bei casini , ove sogliono fare la villeggiatu- 
ra d^nverno le ricche famiglie Catanzaresi. 

Mancando in quella marina i ricoveri necessari per -al- 
loggiare 9 in tempo d^ inverno, tutta la truppa, il Cardinale 
prese la risoluzione di spedirne una porzione a mettere il 
blocco alla fortezza di Cotrone , dove oltre che la guarnigio- 
ne regia avea preso servizio repubblicano, oltre che a. quei 
patriotti si erano uniti i patriotti fuggiaschi del resto della 
Provincia; avea apjH^odato in quel porto un bastimento pro- 
veniente dall' Egitto , ed erano disbarcati 32 bassi uffiziali 
di artiglieria Francesi , un Tenente Colonnello ed un Chi- 
rurgo , i quali accendevano maggiormente il fuoco delF en- 
tusiasmo repubblicano. Distaccò pertanto il Cardinale 2000 
uomini delle truppe irregolari , e specialmente le compagnie 
comandate da D. Giuseppe Spadea , e da D. Giovanni Celia 
del comune di Gasperina. A queste truppe vi aggiunse due 
Compagnie della linea con due cannoncini ed un obice ; e 
mise tutta quella spedizione sotto il comando del Tenente 
Colonnello Perez de Vera. Vi destinò per parlamentario il 
Capitano Dardano di Marcedusa , a cui consegnò la creden- 
ziale , onde notificare al Comandante rqfmbblicano di Cotro- 
»e di cedere quella fortezza alle armi del Re , senza aspetta* 
re che la medesima fosse assediata per mare e per terra 
dalle truppe Russe e Turche di Corfu : offrendo a' Francesi 
mezzi onde potersi ritirare liberamente in Francia , ed a' pa- 
triotti o di rimettersi alla clemenza del Re , o ritirarsi in 
Napoli. Quale fii il risultato di questa spedizione , si dirà a 
suo luogo. 

Intanto il Cardinale si occupò per ordinare le cose non 



1 






121 

solo della città di Catanzaro , ma deir intiera Provincia , di 
cui Catanzaro era il cajVo luogo. 

Considerando quindi, che in quelle critiche circostanze 
gli Ecclesiastici eran quei che più influivano sulla generalità ^ 
giudicò jopportuno dì destinare per capo di quella provincia 
un soggetto costituito in alta dignità Ecclesiastica , il quale 
più co' mezzi della Religione , che con quelli della forza , ri- 
conciliasse i partiti , e procurasse la tranquillità pubblica. Ed 
essendo giunto colà opportunamente , per complimentare il 
Porporato , Monsignor Varano, Vescovo di Bisignano , sogget- 
to maggiore di ogni eccezione , deputò il medesimo per Pre- 
side interino di quella Provincia , colle facoltà opportune , 
e specialmente di scegliersi uno, o più Assessori Legali per 
gli affari giudiziari. 

Per interino comandante militate dipendente dal sud- 
detto novello Preside, destinò D. Francesco Giglio , coli' in- 
carico della polizia provinciale. 

AJ passato Preside di Catanzaro D. Antonio Winspeare, 
che seguiva Tarmata, ordinò di ritornare in Messina in at- 
tenzione di altro destino. 

or individui della squadra di campagna , che per ecces- 
so di apparènte zelo compromettevano la tranquillità pubbli- 
ca ebbero ordine di venire presso V armata a fare il servizio 
di Gendarmi. 

Pei «Magistrati del Tribunale , i quali per salvarsi dal 
furore popolare si erano da loro stessi costituiti carcerati, fu 
confermato V arresto fino a che si sarebbe esaminata la loro 
condotta. 

Per espiazione degli eccessi commessi in Catanzaro du- 
rante la ribellione , fu imposta a quella città la contribuzio^ 

i8 



122 

ne di guerra in ducati 40 mila , in 5o cavalli sellati , ed 
in 200 paia di scarpe , da tassarsi a carico de^ proprietari 
e de^ negozianti. Venne poi questa contribuzione minorala per 
intercessione del novello Preside. 

I patriotti fuggiti , o latitanti vennero ammessi a par- 
ticolari transazioni proporzionate alle loro azioni. 

I cinque deputati della citta di Catanzaro furono pro- 
mossi alle seguenti cariche. 

II Caporuota D. Vincenzo Petroli a £sire interinamente 
le funzioni di uditore dell'esercito. 

Gli avvocati D. Saverio Laudari, e D. Antonio Greco, 
nominati Assessori , affinchè uniti al G)nsigliere Fiore deci- 
dessero definitivamente le cause civiU in grado di ultimo ap 
pello. Ma in quelle circostanze non vi erano titi civili di 
molta importanza. 

Lo stesso Assessore Greco fu pure destinato per difenso- 
re de' rei di Stato presso la delegazione straordinaria del Con- 
sigliere Fiore. 

L' avvocato D. Alessandro Nava fu destinato a procu- 
ratore de' suddetti rei di Stato presso la stessa Commissione. 

Il Cavafiere PerriccioU , attesi i di lui ra[^rti in quel- 
la riviera , venne nominato Conmiissario de' viveri ; e gli fu- 
rono dati ordini di apparecchiare prontamente pane , biscot- 
ti e farine , da trasportarsi sopra ji carrri. 

Mentre il Cardinale stava tutto occupato co' suoi segre- 
tari a dare le accennate disposizioni , il Colonnello de Sectis 
e Carbone istruivano ed esercitavano le truppe di finca : i 
capì delle compagnie delle truppe irregolari facevano lo stes- 
so ; ed il Consigliere Fiore co' suoi suhalterni travagliava a 



123 

fare transazioni e sequestri , onde portare introiti nella cassa 
jnilìtare. 

$• 85. Disbrigati gli aiFarì neUa marina di Catanzaro , 
dovendosi £stre tre giornate di marcia lungo la deserta rivie- 
ra del Marchesato senza passare per luoghi abitati, il Gom« 
missario Perriccioli approntò vari carri di pane , di biscotto, 
di formaggi , di vino , di farina. . • ^d il Porporato ordinò 
la marcia. Verso sera della prima giornata si giunse al fiu- 
me Trocchia , che per le piogge , e per lo scioglimento del- 
le nevi Sulle montagne , era assai gonfio. Al passaggio di 
tanta gente ^ con im sorprendente numero di carri tirati da 
buoi , nella molto inevitabile confusione di quel transito , 
sparirono i carri colle provvisioni da bocca , sparì Perriccioli 
con tutta la sua gente ^ senza che alcuno si fosse avvertito. 

Era già notte quando si giunse in un luogo chiamato la 
Calabricata , ove eravi un comodo casino della famiglia Schi- 
pani di Catanzaro , una picciola Chiesa , magazzini , e varie 
abitazioni rurali per servizio delle industrie. Cadendo in atto 
la pioggia , ognuno procurò di ricoverarsi alla mèglio. La pol- 
vere da sparo venne riposta dentro la Chiesa ; ed allora quan- 
do ognuno avea bbogno di ristoro , si conobbe la mancanza di 
Perriccioli, de' carri colle provisioni, e della sua gente. Bisognò 
passare quella notte a digiuno. La mattina seguente , sicco- 
me vi era colà un magazzino di eccellente frumento , e poco 
lungi una masseria di neri , cosi la gente incominciò a cuo- 
cere di quel frumento colla carne di porco , "e fece una mi- 
nestra , che in quella circostanza fu la manna nel deserto. 
Il Cardinale ne mangiò colme ogni altro individuo , e la lodò 
moltissimo. 

§. 84- Accompagnato col coiTiere che recava al Cardi* 



124 

• 

naie i pieghi della corte provenienti da Palermo , giunse alla 
Calabricata il Marchese Taccone ^ incaricato con dispaccio del 
Ministro Generale Acton a seguire T annata Cristiana come 
Tesoriere dell' armata medesima. Il Porporato appena che il 
vide, gli domandò se avea recati quei due. 5 oo mila de' qua- 
li si parlò in Messina. Taccone per giustificare la sua nega- 
tiva apri il suo portafoglio per prendere un documento. U 
Cardinale vedendo in quel portafoglio molte carte , si ricor- 
dò della scoverta dello spionaggio tra Palermo e Napoli , 
glielo strappò dalle mani , e gli ordinò di ripartire subito 
per Messina. Esaminate poi le carte del portafoglio , ( tutti 
contenevano ordinativi del Generale per segreti sborzi di de- 
naro ) s' indusse il Porporato a credere , che il vero nemico 
del Re e dello Stato fosse Acton. Trasportato perciò da so- 
verchio zelo , scrisse di suo carattere una lettera riservata al 
Re , inviandogli originalmente le carte suddette , e conchiu- 
dendo quella lettera - a Che la vicinanza del Generale com- 
» prometteva la sicurezza della Maestà Sua , e della {leal 
» Famiglia. » Non mi fu permesso allora di leggere quelle 
carte, perchè senza che fossero restate un sol momento in 
Segreteria , vennero immediatamente inviate al Re. Per con- 
seguenza non potrei conoscere tutti ì. motivi che indussero il 
Porporato in quel sospetto; e soltanto intesi dal primo Se- 
gretario Sparziani , ch'erano carte da conservarle , per gio- 
carle in tempo piii opportuno. Qualunque fossero stati tali 
motivi, quello della mancanza de' ducati 5oo mila non po- 
teva portare un sospetto tanto grave : non si trattava di 
averseli appropriati il Generale , ma soltanto di aver egli 
ordinato sin dal mese di dicembre 1798, che fossero sborzati 
al Vicario Generale Pignatelli , il quale ( si rileva dalla più 



125 

volte citata Memoria degli avvenimenti popolari ) a' i5 del 
seguente mese di gennaio gli avea fatto imbarcare sulle fre- 
gate estere , vale a dire dieci giorni prima , che il Re aves- 
se assegnato quella stessa somma per la spedizione del Car- 
dinale. Tutto al più si poteva dire , che il Grenerale avea 
dato queir ordine senza, intelligenza del Re , e del Principe 
dì Luzzi , che funzionava da Ministro di Finanze. Ad ogni 
modo , quel passo ( bisogna dirlo imprudente ) portò molti 
ostacoli e difficolta alF impresa del Cardinale, ed a^ suoi 
seguaci « persecuzione come si rileverà nella continuazione 
di questo libro. 

§. 86. Poco discosto dal villaggio della Calabricata y scorn 
re il fiume Tacina^ il quale avendo la sorgente nelle mon- 
tagne della Sila di Cosenza , mette foce nel mar Ionio , e 
pef le pioggie continue di quell^ inverno rigido e per la li- 
quefazione delle nevi , portava una piena impetuosa , che 
non era possibile di. guadarlo. Fu pa*ciò necessita di aspet- 
tare quattro giorni finché imìnorasse la piena , e continuare 
a mangiare le minestre di frumento colla carne di maiale 
sino a che riuscì di ricuperare i carri deUe provvisioni tra- 
fugati da Perriccioli: (egli sparì). 

Ricorreva la settimana maggiore, e gli Ecclesiastici dei- 
Tarmata si riunivano nella Chiesa in cui stavano riposti i 
barili colla polvei'e , per -cantare i Divini uffizi e per cele- 
brare le funzioni deUa Passione di Gesù Cristo. Si usava 
diligenza per la polvere , ma poco si badava al pericolo del- 
la vita , ch^ essa portava. 

Quando la pioggia il permetteva , tutta V armata sì re- 
golare , che irregolare si occupava a fare esercizi militari , 
ed istruirsi in quella vasta pianura. 



126 

Un giorno alcune compagnie delle masse vollero dare 
al Porporato un divertimento con un giuoco, che chiamasi at- 
tacco alia Greca. Vi era una muraglia, di non picciola al- 
tezza ; la investirono ad un tratto , taluni tirando schiop- 
pettate alla sommità , ove si figurava , che vi fosse il nemi- 
co : altri nel tempo stesso situavansi dritti attaccati alla 
muraglia : altri aiutando gli uomini a salire sulle spalle di 
quei che stavano dritti ; ed in un momento senza scale e 
senza confusione , si videro saliti sulla muraglia molti in- 
dividui con pistole , e stili in mano. D Cardinale lodando 
questo , e simili giuochi , studiava il carattere di quegli uo- 
mini , faceva di tutto per ispirare a loro il coraggio , e per 
renderli ubbidienti ed attaccati , gli trattava con familiarità. 

Finalmente mattina di sabbato santo 23 marzo , sem- 
brando che la piena del Tacina fosse alquanto minorata / fii 
ordinata la marcia , e coU^ assistenza della compagnia de^ ma- 
rinai del Pizzo venne incominciato il passaggio di quel Fiu- 
me. D Cardinale lo guadò animosamente a cavallo, ed il pas- 
saggio di tanta gente , e di tanti trasporti riuscì senza altro 
inconveniente , che quello di avere la piena trasportato per 
qualche tratto tre individui che furono salvati da^ suddetti 
marinai del Pizza. Quel pericolò venne Compensato nell'i- 
stesso momento colla notìzia , che la mattina precedente 22 
marzo la Piazza di Cotrone era stata presa per assalto. Gri- 
dando tutti viva la Religione , viva il Re , fu continuato 
il cammino a marcia sforzata, e passaiklosi per Cutro , si 
giunse la seconda festa di Pasqua 25 marzo in Cotrone. 

%. 86. Crotone ne' tempi antichissimi era Capitale di 
una potente repubblica della Magna Grecia, sede della cele- 
bratissima Scuola del silenzioso Pitagora , e patria di quel 



127 

forte Milone famoso lottatore ^ il quale avendo ucciso nei 
giuochi Olimpici con un solo pugno un toro , se lo mangiò 
tutto nello stesso giorno. Se Pita^ra non ebbe la cuna den- 
tro le mura di Crotone , V ebbe certamente ilelle vicinanze , e 
r onore della n2[zionalità di questo principe de^ filosofi appartie- 
ne esclusivstmente a^ Calabresi , poi(5hè non in Samo isola Jonia^ 
ma bensì in Samo Italo-Enotria^ antica città della Magna Grecia 
ei nacque. Fra tanti illustri Scrittori, che trattarono di questo 
argomento , mi piace di accennarne due soli nostri naziona- 
li, cioè il Canonico Maci^ nella susl Discussione istorico cri^ 
tica d83i ed il Marchese di Villarosa ne' Ritratti Poetici d834 
ambidue Soci dell' Accademia Ercolanese e di varie altre Ac- 
cademie. 

Cotrone si vede oggi ridotta ad una picciola Città si- 
tuata a lido di mare alla parte Orientale del Capo delle Co- 
lonne , detto anticamente Licinium , da Licinio ivi ucciso 
da Ercole , il quale fabbricò nel medesimo luogo un super- 
bissimo Tempio a Giunone. Avvi un piccolo porto ; un ca- 
stello per la parte del mare ; altre fortificazioni per la parte 
di terra e buone mura , che la fanno figurare da mediocre 
Fortezza. La guarnigione Regia, forte di un Battaglione , al 
primo momento della rivoluzione fu obbligata a prendere 
servizio repubblicano , ed il suo Comandante Tenente-Colon- 
nello Fogliar destituito e messo in arresto come realista. Per 
nuovo Comandante , in luogo di Fogliar , venne da' repub- 
blicani istallato il Capitano Ducame , il quale stava dete- 
nuto in quel forte come complice della congiura di Logo- 
teta. Oltre della suddetta guarnigione , oltre de' patriotti fug- 
giaschi dal resto della provincia giunsero in Cotrone, fuggiti 
dair Egitto , 32 bassi uffiziali di Artiglieria Francese , un 



128 

Tenente- Colonnello ed un Chirurgo , i quali mantenevano 
vivo il fuoco deir entusiasmo repubblicano. Sembrava perciò 
impossìbile che V armata del Cardinale, senza mèzzi opportuni 
e specialmente senza artiglieria di grosso calibro , potesse e- 
spugnare quella fortezza ; ma Iddio avea altrimenti disposto. 

La spedizione di 2000 uomini fatta dal Cardinale dalla 
marina di Catanzaro , marciando alla volta di Cotrone , si 
accrebbe a guisa di torrente, che tantoppiù s' ingrossa in 
tempo di gran pioggia , quantoppiii ha lungo il corso. Tutti 
gli uomini de' Circondari di Catanzaro e di dotinone presero 
le armi , e si unirono alla spedizione suddetta. Una sorpren- 
dente massa di uomini armati si riunì nelle vicinanze di 
quella piazza e prese le opportune posizioni , onde impedire 
ogni comunicazione ; e la mattina di giovedì santo , 2 1 mar- 
zo ^ il Capitano Dardano destinato dal Cardinale per parla- 
mentario , si portò solo alla piazza suddetta. Fu ricevuto 
bendato; e mostrata la credenziale, fece F invito ordinategli 
dal Cardinale ; ma quei repubblicani , conculcando la fede 
pubblica , r incatenarono e il* sottoposero al giudizio di una 
Commessione militare , che il condannò a morte , come bri- 
gante contra la repubblica. Dalla stessa Commissione ven- 
nero egualmente condannati a morte il Tenente -Colonnello 
Fogliar, il Barone Farina ed altri , come realisti. La sen- 
tenza si dovea eseguire il giorno seguente. 

Intanto i capi delle truppe realiste vedendo , che era 
già sera ed il loro parlamentario non ritornava , e volendo 
o liberarlo , o vendicarlo , presero la risoluzione di tentare 
un' ardita sorpresa. Guidati da gente pratica e favoriti dal- 
l' oscurità di una notte piovosa si avvicinarono alle mura 
della città , ed occuparono una posizione vantaggiosa alla 



129 

parte Nord - Overt , sopra un terreno alquanto elevato , e 
fatto a forma di schiena pieno dì macerie. Situarono nel 
centro la loro picciola artiglierìa , e mettendo a fronte le 
due compagnie della linea ^ il comandante della spedizione 
T^iente Colonnello Perez dispose , che tutte le compagnie 
delle masse si postassero indietro , facendole stare al possi- 
bile nascoste colla ineguaglianza del terreno. Poco curanti 
della pioggia soffrirono quella notte pazientemente ; e pria 
che spuntasse V aurora della mattina di venerdì santo v , il 
Tenente G)lonnello fece tirare coll^ obice dentro la piazza al- 
cune granate in aria dì disfida. 

Dalle scheggìe di quelle granate giudicarono i repub- 
Mcani che il Cardinale, di cui sapevasi la marcia, conduce- 
Ta un^ armata regolare , alla quale la Fortezza , non messa 
nello stato di assedio , poca resistenza potea fare* Inteso il 
parere del Tenente Colonnello Francese , il medesimo disse 
che due partiti vi erano a prendere ; o accettare V invito 
del Cardinale , ed in tal caso era necessita di sospendere 
1^ esecuzione della sentenza contra il Plenipotenziario e con- 
tra gli altri ; o fare una vigorosa sortita per discacciare i 
briganti da quella posizione , e fare ivi subito una fortifica- 
zione in difesa della piazza , onde acquistar tempo sin al- 
l' arrivo dell' armata Francese da Napoli , che faceasi crede- 
re in marcia. Non conoscendo ì repubblicani la quantità dei 
realisti, e lusingandosi che fosse facile discacciarli della sud- 
detta posizione , abbracciarono il secondo partito e disposero 
immediatamente la sortita. 

Alle ore 1 4 della mattina di venerdì santo, con cannoni 
mìcce accese e famburri battenti , venne la sortita eseguita. 
Mostrando i realisti una piccola fronte, i repubblicani , su|)i 

^9 



130 

ponendoli in piccolo numero , si avanzarooo troppo sulla lor 
dritta e manovrarono per circondarli e farli tutti prigionieri. 

Appena incominciato il fuoco dell' artiglieria deir una e 
deir altra parte ^ le masse che stavano in agguato e che ave- 
vano concertato il loro piano di attacco ( autore ad qua- 
le fu un famojso assassino col soprannome Punzonerà ) , as- 
segnate le compagnie e segnate le linee del terreno sul quale 
doveano stabilirsi, si spiegarono ad un tratto , formando due 
ali dritta e sinistra , lasciando per centro le due compagnie 
di linea coli' artiglieria. Così allineati i realisti , favoriti dal- 
la pendenza del terreno , le due ali corsero velocemente sul 
fianco del nemico , ed a giusto tiro fecero una scarica gene- 
rale di schioppettate con micidiale successo. 

Sbalorditi i repubblicani per V ardire di coloro , che 
poco prima ingiuriavano col nome di vili briganti , ed at- 
territi dal numero de' loro morti e feriti in quello attacco^ si 
diedero ad una precipitosa e disordinata fuga, abbandonaii- 
do anche i cannoni. 

Riuscì a Panzanera ed a sette compagni di sua comiti- 
va framischiarsi alla coda de' repubblicani fuggiaschi. Giunti 
alla porta della città , incominciarono a far fuoco ed impe- 
dire che si alzasse il ponte , perchè i repubbhcani badarono 
a salvarsi colla fuga e chiudersi nel castello , dove riuscì 
loro di alzare il ponte. 

Abbandonato libero Y ingresso della citta , entrò in es- 
sa una quantità immensa di masse realiste , facendo un fuo- 
co continuo e portando da pertutto lo spavento. E siccome 
dentro l'abitato vi erano alcuni edifìzì prossimi al castello, 
così occupati questi da' realisti , incominciarono un fuoco di 



131 

facilerìa cosV incessante centra le ffoniere e cortina di quel 
castello , che impedivano a' repubblicani ogni difesa. 

Mentre continuava questo fìioco, entrarono in città le 
due compagnie della linea coU^ artiglieria. Accadde che una 
granata , tirata coli' obice , colpì e spezzò V asta della ban- 
diera repubblicana sul castello , la cui caduta servi di se- 
gnale , onde i soldati del vecchio esercito , di guarnigione 
colà , si ammutinassero e rivoltassero le armi contra de' pa- 
tiiotti e de' Francesi. 

Aperta la porta e calato il ponte entrarono nel castello 
le due compagnie della linea ; ed i Francesi ( già ridotti da 
5^ a 17 ) non che i patriotti , senza dare più alcun segno 
di difesa , rimasero carcerati in quel luogo stesso da essi 
scelto per loro sicuro asilo. 

U parlamentario Dardano, il Tenente Colonnello Fo- 
gliar , il Barone Farina, condannati a morte la sera prece- 
dente dalla Gommessione militare, vennero subito rimessi in 
libertà. 

La città di 'Gotrone fu abbandonata ad un desolante 
saccheggio , che cagionò tristissimi effetti , rovinò quella cit^ 
ta e fece finire T armata del Cardinale , come qui appresso 
sì dirà. , 

§• 88. La sera de^^S marzo, seconda festa di Pasqua , 
giunse il Porporato in Cotrone ed alloggiò nella casa del 
Barone Farina. Forse fu Tunica casa di Cotrone che non 
sofiErì saccheggio ^ non solo perche il Barone era stato da' re- 
pubblicani condannato a morte , come realista ; ma benan^ 
che perchè trovandosi nelle compagnie delle masse un suo 
cognato di cognome Dattilo , costui difese la casa suddetta.. 

U contento del Porporato di aver acquistata una for- 



132 

tezza che gli servisse di punto di appoggio ^ venne amareg* 
giato 9 e per la desolazione di quella città e per la discrv* 
zione delle truppe che F avevano espugnata. Tutte le com- 
pagnie spedite dalla marina di Catanzaro ^ e tutta quella 
gran massa di uomini armati ^ che si erano riuniti nella 
marcia da quella marina sin a G)trone , fatto il saccheggio 
della città , sparirono la notte seguente del sabato santo , 
ad oggetto di trasportare in sicuro gli oggetti che avevano 
involato. Non rimasero che le sole due compagnie della li- 
nea dentro il castello , che custodivano i prigionieri. Creb- 
be infinitamente il disturbo , sentendo ^ che tutte le altre 
truppe venute con lui si erano ammutinate per andarsene. 
Molti individui erano disgustati per non avere avuto parte 
del saccheggio ; molti altri perchè abborrivano quelle scia- 
gure ; e tutti perchè annoiati di soffrire la fame e gli altri 
disagi della guerra in quel rigidissimo inverno. Quanti e 
quali furono gli affanni. di quella tristissima notte de^ 25 
marzo per persuadere V ostinazione di quella gente a tratte- 
nersi nei posti ! Colle più larghe promesse e lusinghe a sten- 
ti si consegui , che quei della milizia regolare e qualche mi- 
gliaio delle truppe irregolari non si partissero. Tutti gli al- 
tri, benché promettessero di ritornare , vollero ostinatamente 
andarsene. 

§. 89. Colla poca forza rimasta , non potea il Cardinale 
uè proseguire la sua impresa , né conservar la provincia , né 
garentir la sua persona. Per riacquistare la sua forza per ri- 
mettere ed accrescere V armata , ecco quali furono le misure 
prese dal Porporato in quei critici momenti. 

Scrisse lettere efficaci tanto al novello Preside di Catan- 
zaro , quanto a tutt' i Vescovi delle Calabrie , affinchè met* 



133 

tèndo ih opera tutto il loro zelo e tutta la loro influenza , 
procurassero per mezzo de' Parrochi e de' Governatori locali, 
di obbligare a ritornare alF armata gli uomini , che si erano 
partiti dalla medesima , e mandarne anche degli altri. 

Ordinò, che la squadra di campagna della provìncia di 
G>senza , venisse a servire nell' armata , come facea la squa- 
dra di Catanzaro « 

Dispose, che tutti i bargelli de' feudatari venissero a ser- 
vire a cavallo nell' armata. Con questi bargelli e colle sud- 
dette spuadre di campagna , venne formato un buon corpo 
di cavallerìa , destinato a fare il servizio di gendarmi, ad im- 
pedire le diserzioni. 

Rinnovò gli ordini pih premurosi per F acquisto di ca- 
valli , armi , selle , ed attrezzi , onde fiar montare a cavallo 
i soldati delia vecchia cavalleria che, sbandati , si erano riu- 
niti in buon numero presso Tarmata. 

Prescrisse, che tutte le autorità civili con soldo, non po- 
tessero esercitare la loro carica senza nuova patente segnata 
da esso come Vicario generale, e che per dritto di tal pa- 
tente dovessero dare ciascuno un cavallo sellato alP ar- 
mata. 

Avvalendosi finalmente deUe istruzioni del Re , scrisse 
direttamente all' AmmiragUo Russo Hoczakow in Corfìi per 
ottenere un corpo qualunque di truppe Russe , promettendo 
il trattamento convenuto col trattato de'29 novembre 1798. Per 
appoggiare questa domanda scrisse ben anche al Conte dì 
^arbonna, Generale Frizlar, che stava in Corfii collo stesso Am- 
miraglio ; ma siccome le truppe della marina Russa in Cor- 
fii , non erano in numero da poterne distaccare un corpo 
per terra, perciò dopo una corrispondenza di quasi un me* 



134 

se y non altro si ottenne , che lo sbarco in Manfredonia di 
soli 45o soldati. 

Per aspettare i risn Itati delle suddette disposizioni , il 
Cardinale si fermò in Cotrone , occupandosi al disbrigo di 
molti affari ; ed una delle prime sue operazioni fu di spedi- 
re prigionieri in Messina i diciassette Francesi rimasti in quel 
castello. 

Il giorno 27 marzo giunse in Cotrone preveniente da 
Palermo, il Commendatore D. Francesco Ruffo, fratello germa- 
no del Porporato , ed assunse la carica della Direzione degli 
affari della guerra e finanze , col titolo d' Ispettwe. 

Il Cardinale gli destinò per Aiutante D. Giov. Battista 
Rodio di Catanzaro , il quale sebbene fosse uno de^ fuggia- 
schi giacobini di quella città , venne nondimeno raccoman- 
dato ed assicurato da un suo zio cavaliere D. Pasquale Go- 
verna , molto conosciuto dal Porporato, Questo Rodio corri- 
spondendo alla fiducia dimostratagli , servì con tanto zelo , 
ed attaccamento , che merita in appresso altro destino con ti- 
tolo di Marchese e col grado di Brigadiere* 

N T A- 

» Qui conviene osservare che lo storico Colletta in mar- 
» zo 1 799 porta Rodio unito al capo delle masse dì Abbruz- 
» zo insieme con Pronio ; e con anacronismo trasportò V epo- 
» ca del 1799 ^ quella del 1802, quando il Brigadiere Mar- 
» chese Rodio fu destinato dal Re al comando militare del- 
» le Provincie di Abbruzzo e delle Puglie occupate^ dopo la 
K pace di Firenze , da un' armata Francese comandat a da 
» S*. Cyr, 



135 

Per segretario del suddetto Ispettore G)mmendatore Ruf- 
fo, a proposta delF Arcivescovo di S.Severina, venne destina- 
to il Gancmico D. Giusej^e Antonio Vitale, ora Abate di S. Ma- 
ria di Peseca , cavaliere del Real ordine Costantiniano , ed uf- 
fiziale di ripartimento nel ministero della Real marina. 

Per commessarìo deWiveri , in luogo del cavaliere Per- 
riccioli, che sparito al passaggio del fiume Trocchia non era 
piti comparso , venne destinato F Arciprete della Cattedrale 
di S. Severina D. Giuseppe Apa. 

Conoscendo il Cardinale le virtii del suddetto cavaliere 
D. Pasquale Governa, il quale per più tempo avea servito in 
Malta , lo destinò ad interino governatore militare e civile 
della piazza di Cotrone ,* dipendente per gli affari civili dal 
Preside della provincia. 

Maitre il Cardinale era occupato nel disbrigo di questi 
ai£suri , il consigliere Fiore destinato dal Re a commessario 
straordinario della Commessione di Stato, colle facoltà di giu- 
dicare ì rei o^ modum belli, et per horas^ travagliava co' suoi 
subalterni ad istruire i processi contra de' detenuti nel ca- 
stello. Le cause però non furono decise che; dopo la parten- 
za del Porporato da Cotrone. 

§. 90. Con una partita di uomini armati della provin* 
eia di Cosenza, venne in Cotrone un Prete, ( di cui ho il 
dovere di tacere il nome ) il quale non portava il Crocifìsso 
appeso al petto , come gli altri Cappellani , ma era vestito 
ed armato come un assassino. Costui s'introdusse nella gal- 
leria del Barone Farina , e domandò al Cardinale una udien- 
za segreta. GlieF accordò all' istante nella stessa galleria, di« 
scostandosi un poco dall' altra gente. Fosse stato per offu* 
scamento di mente , o per tema delle persone , che stavano 
presenti , il Prete si confuse, ne seppe che dirsi ; in modo , 



136 

che annoiato il Porporato , lo ributtò rimproverandolo dello 
scandaloso esteriore. 

Maggiormente offuscato e confuso il Prete , ( forse te- 
mendo che fosse scoverto il suo infame proponimento ) si 
portò ad importunare T Ispettore della guerra, dicendogli ave- 
re molti nemici , che il calunniavano. Infastidito V Ispettore, 
e formato qualche sospetto , ordinò che il Prete fosse con- 
dotto al castello , e che V uditore delF esercito ne prendes- 
se informo e procedesse secondo la legge. 

Avendo V uditore esaminati gF individui della compa- 
gnia, colla quale era il Prete venuto, i medesimi deposero, 
che da pochi giorni era egli ritornato da Napoli , e che nel 
poco tempo che F avevano trattato , non era loro sembrato 
di buona morale. Interrogato poscia il Prete medesimo, fin- 
se maliziosamente nome e patria, e disse tante cose contra- 
dittorie , che V uditore confermò V arresto e commise infor- 
mazione al suo Ordinario : si vedrà in appresso , che quel 
Prete era uno de' tre assassini mandatari del Provvisorio di 
Napoli , che doveano uccidere il Cardinale. 

§• 91. Nella sua dimora in G)trone il Cardinale fece 
cambiare la guarnigione di quella piazza , lasciando un nuo- 
vo battaglione sotto il comando dell'anzidetto cavaliere Go- 
verna ; e riunì all' armata la guarnigione vecchia. Al Tenen- 
te Colonnello Fogliar radino che seguisse T armata medesima. 

Fece consegnare all' artiglieria i quattro cannoni di bat- 
taglione , co' quali i repubblicani avevano fatto la loro sor- 
tita nella mattina di venerdì santo, e fece prendere dal ca- 
stello e consegnare alla stessa artiglieria le munizioni corri- 
spondenti , con una quantità di palle di piombo e polvere 
da sparo. 



137 

Trovandosi nel castello una quantità di lunghe lance , 
le fece prendere e caricare sopra carri per servirsene in qual- 
che bisogno. 

Finalmente essendo ritornati in Gotrone molti uomini 
armati di quei ch^ erano partiti dopo il saccheggio , ed in- 
formato il Cardinale che molti altri erano in marcia per riu- 
nirsi aU^ armata , ordinò la sua marcia per passare neUa 
provincia della Calabria citeriore. 

Rimase in Cotrone il Consigliere Fiore col suo seguito. 
Trattata nella Conunessione straordinaria di Stato la causa 
de^ detenuti nel castello , coU^ assistenza del difensore e del 
procuratore de^rei, quattro di questi , come autori della ri- 
voluzione e delle condanne a morte centra de^ realisti , furo- 
no condannati alla pena della fucilazione ; dopo tre giorni 
di cappella , la sentenza venne eseguita. Mi fo un dovere di 
tacere i ìoro nomi affinchè la memoria loro non resti infiatmata. 

Alcuni fur<Mio condannati , chi alla galea , chi alla de- 
tenzione e chi a pene pecuniarie ; alcuni altri a uve gli eser- 
citi spirituali fra i Padri Missionari di Stilo e di Mesuraca; 
e finalmente molti altri furono rilasciati in libertà. 

CAPITOLO vra. 

. Avvenimenti ed operazioni nella pros^incia 

deìlq. Calabria citeriore. 

§. 92. La mattina de^ 5 aprile il Cardinal Ruffo , con 
quella sua armata , guadò il fiume Neto , che in quell^ epo- 
ca era confine dì divisione tra le due Calabrie. Sebben dopo 
r avvenimento di Cotrone le truppe tanto regolari , die ìr- 

30 



138 

regolari non oltrepassavano il numero di sette mila uomini, 
pur nondimeno la marcia in quella deliziosa riviera della 
provincia citeriore , con un numero sorprendente di traspor. 
ti , la maggior parte tirati da^ buoi , occupava una linea este- 
sissima ; e per la mancanza di strade rotabili si facea molta 
poco cammino. 

Il Porporato profittava della tardanza di tale marcia per 
fiancheggiare a cavallo V intera colonna ed istruire or V una, 
or r altra compagnia. Raccomandava agi' individui Y ordine 
nelle marce , V ubbidienza a' loro capi e la prontezza ad ese- 
guire esattamente le operazioni , che venissero lor ordinate : 
a' capi delle compagnie insinuava d' invigilare al buon ordi- 
ne e di esser esatti esecutori degli ordini superiori , poiché 
da questa esattezza dipendeva V esito delle azioni ; ed inco- 
raggiva tutti a sofifrire con pazienza le privazioni e le fati- 
che. Agli Uffiziali e bassi ulHziali della linea raccomandava 
di badare efficacemente alF istruzione e disciplina de' soldati: 
e trattando tutti con familiarità , ispirava ad ognuno fiducia^ 
attaccamento e coraggio. 

Per semprepiù rendere istruite le truppe, si serviva di 
un metodo pratico. Quando nelle marce scovriva da lungi 
una macchia , o un promontorio , senza arrestar la marcia 
della colonna, chiamava i capi fuori delle linee; e continuan- 
do il cammino a passo lento , proponeva loro tutt' i casi 
possibili a succedere. Diceva per esempio: » se dietro quella 
» macchia , o quel promontorio stesse in agguato il nemico, 
» cosa si dovrebbe fare per iscovrirlo e per riconoscere la 
» sua forza ? Quali misure si dovrebbero prendere per attac* 
» cario con successo ? » Ognuno di quei capi diceva il suo 
parere : il Porporato ascoltava , facea delle osservazioni, ed 



139 

ordinava la dimostrazione pratica. Le compagnie xJe' cacciato- 
ri eransi cosi bene istruiti in tali simulacri di guerra , che 
quelle della vanguardia V eseguivano con prontezza e con ar- 
dore ^ appena scorgevano qualche macchia , o qualche pro- 
montorio senzachè venissero loro comandati. Tali simulacri 
si ripetevano spesso per tutti gli altri casi possibili , in modo 
che in circostanza di bisogno sapea ognuno il suo dovere. 

§« 93. La stessa sera de^ 5 aprile si giunse ben tardi ad 
un casino situato in quella riviera in direzione del capo jélici: 
la stagione si era migliorata : V armata si accampò alF aria 
aperta ; ed il Porporato col suo seguito presero alloggio in 
quel casino ^ in un sottoscala del quale fu rinvenuto un can- 
none di bronzo del calibro di ^4 carico di metraglìe , ma- 
scherato dì fascine e diretto colla bocca verso la porta d^ in- 
gresso. Alle domande sull^ oggetto di quel cannone ^ si rispo- 
se tenersi contra i pirati ; ma il luogo era molto distante dal 
mare. Intanto senza &rsi altre osservazioni fu tirato fuori e 
constato aU^ artiglierìa per trasportarlo presso F armata. 

Nella s^uente mattina venne ricominciata la marcia ; 
ed in essa e nelle successive il Porporato ripetea le sue istru- 
zioni immaginando vari casi possibili ed ispirando coraggio. 
Finalmente volendo conoscer da vicino lo spirito pubblico 
de^ prossimi paesi, dispose le tappe delle marce sino a Gori- 
gliano , lasciò il comando dell' armata all' Ispettore di guerra 
suo fratello ; e scortato da poca cavalleria , fece delle visite di 
sorpresa in quei paesi , ad oggetto ben anche di acquistare ca- 
valli ed attrezzi. 

In tali corse il cavallo del Porporato s^ inalberò , e facen- 
éo un nitrito cadde e mori air istante. Niun male però gli 
avvenne per tat^ accidente , fuori del dispiacere di aver pe rdu- 



140 

io un assai buon cavallo , che avea serrito da cavallo padre 
nella razza di giumente del Duca di Baranello. Intanto la 
Provvidenza sempre pronta ad ogni bisogno , fece trovare tre 
altri migliori cavalli ^ i quali essendo stati rubati nel passato 
mese di dicembre sulle coste del Tirreno ^ erano stati condotti 
in quelle del Jonio* Uno di questi cavalli era Arabo , e tutti 
tre appartenevano al Maresciallo Acton ^ il quale gli avea 
mandati per terra onde farli passare in Messina dalla parte 
delle Calabrie. Di tutti tre se ne serv\ il Porporato cavalcan- 
do or Tuno^ or T altro nelle sue marce sino a Napoli , ove poi 
furono restituiti al Maresciallo. 

§• 94. In un^ altra di tali corse giunse inaspettato nella 
città di Cariati , ove fu lautamente trattato da quel Vescovo 
D. Felice Antonio di Alessandria. Eld avendo il Porporato co- 
nosciuto , che quel Prelato era un soggetto da farne molto 
conto , r obbligò a seguirlo presso F armata. In fatti non S' in- 
gannò sul valore del medesimo , il quale per la grande ripu- 
tazione , che degnamente godeva , fu molto utile alla causa 
pubblica ed influii moltissimo a salvar le Calabrie e la stes- 
sa spedizione del Cardinale da un orrìbile disastro , che da 
vicino le minacciava. GF Inglesi per disgravare il governo 
della Sicilia dalle spese , che occorrevano pel mantenimento 
de' servi di pena, i quali in gran numero trovavansi ne' ba- 
gni della Sicilia e delle altre isole, e per un mal inteso pen- 
siere che potessero divenire utili alla causa pubblica , gli 
sbarcarono sulle coste delle Calabrie , colla insinuazione . di 
farsi merito nella guerra vigente. Quei masnadieri , molti de' 
quali erano Calabresi e voleano fare delle vendette private, 
e tutti sanguinari e ladri di strada pubblica , si abbandona- 
rono agli eccessi più orribili , con inasssicri specialmente del* 



141 

le Autorità locali e con saccheggi ! L' ordine pubblico era già 
turbato ,- e la spaventevole anarchia avea cominciato a rial- 
zare la testa ! Crebbe il disturbo ed il pericolo , quando le 
compagnie delle truppe irregolari volevano andarsene per di- 
fendere le proprie famiglie e le case proprie. 

Mai però il Cardinale Ruffo si mostrò tanto superiore a 
se stesso quanto in quella assai crìtica circostanza. Senza per- 
dita di tempo fece trincierare T armata in Corigliano sotto il 
comando dell' Ispettwe suo fratello , la fece circondare da quel 
corpo di cavalleria formato dalla squadra di campagna , da^ 
bargelli ed armigeri baronali per impedire le diserzioni ; e 
raccomandò efficacemente a' Cappellani ed Ecclesiastici dell' ar- 
mata ( che molto influivano specialmente sulle truppe irre- 
golari ) , affinchè procurassero , coUe loro persuasive , a man- 
tener r ordine e la subordinazione. Egli montò a cavallo alla 
testa di una buona partita di cavalleria , ed in compagnia 
del prelodato Vescovo di Cariati e di molti galantuomini pro- 
prietari , che avevano influenza ne' diversi paesi , chiamati 
da quel Prelato al seguito del Cardinale , si mise in giro per 
la provincia. Per le vie della dolcezza , con assicurazioni e 
promesse riuscì mirabilmente ed in brevissimo tempo di ri- 
chiamare air ubbidienza e riunire in un corpo mille di quei 
servi di pena, e metterlo sotto il comando di ^Nicola Gual- 
tieri , alias Panedigrano , il quale essendo anch' egli un fuor- 
bandito amnistiato, giovò moltissimo alla felice riuscita di 
quella operazione; e siccome aveva servito nell'accampamen- 
to di S. Germano , cosi conosceva il servizio militare^ e fu 
poi molto utile nelle operazioni della capitale, come si dirà 
nella continuazione dì questo libro. 



142 

§. 95. Si recò indi il Cardinale col suddetto seguito , 
nella città di Cosenza capo -luogo della Calabria citra , e vi 
stabiFi il s^uente interino governo. 

Deputò per interino Preside di quella provincia con este- 
se facoltà , il prelodato Vescovo di Cariati Monsignor di Ales- 
sandria ; e gli assegnò per Assessore negli affari giudiziari il 
Capo-Ruota di quella Regia udienza D. Francesco de Rogatis. 

Ordinò che gli altri magistrati della stessa Regia udien- 
za restassero sospesi dalle loco funzioni sino a che sarebbe 
scrutinata la condotta da essi tenuta in tempo del disordine. 

Delegò , per interino Visitatore Economico, per Tesoriere 
e Percettore de' dazi pubblici , e per Amministratore delle 
Regie Saline della provincia , V Assessore D. Saverio Lacqua- 
niti ricco proprietario del comune di Laureana nella Cala- 
bria ultra. 

NOTA 

)) Questa provvisoria organizzazione del governo di Go^ 
)) senza smentisce la menzogna di Colletta , il quale imaginò 
» che il Cardinale avesse nominato per Preside di quella 
» provincia un certo de Chiara. 

§. 96. A i5 aprile traversando il Cardinale il bosco 
detto Ritorto grande vicino Tarsia , si trovò in un gravissi- 
mo pericolo. Per un tratto della Divina Provvidenza avea 
cambiato il solito cavallo Arabo di pelo bianco , con altro 
cavallo di manto morello; ed andando nella vanguardia del- 
la scorta un Prete ^ il quale cavalcava un cavallo bianco , 
gli furono da un agguato tirate ad un tempo piti fucilate , 
che uccisero il cavallo senza offendere la persona del Prete. 



143 

Al rumore di qiielF attentato accorse il resto della cavalleria , 
inseguì gU assalitori, ne uccise due, e ne inviluppo e prese 
vivi dodici , de' quali quattro gravemente feriti , e s" impa- 
dronì di alcune some di oggetti saccheggiati in un paese vi« 
cino. Vennero trasportati in Gassano gli assassini e le robe, 
e nominata aU^ istante una Corte Marziale , sotto la presiden- 
za dell' Assessore Legale D. Gio. Battista de Micheli ; ne fu- 
rono condannati due alia pena di 'morte , e tutti gli altri a 
vita durante nella fossa del Marittimo. Venne finalmente 
chiamato in Gassano il Sindaco del paese saccheggiato per 
far riconoscere da' suoi amministrati le proprie robe e ripren- 
dersele, come fu eseguito. 

§• 97. Fra i turbini di quell' epoca calamitosa, un con- 
tinuo allarme cagionavano le false notizie d' imminente ar- 
rivo di truppe Francesi , che si facevano spargere per isco- 
raggire il popolo senza sapersene gli autori. In occasione di 
una simile perturbazione , fìi appurato , che stavano nascosti 
in Rossano due soggetti , de' qiudì per una particolare cir- 
costanza non posso tacere il nome, Malena e Marrazzoi il 
primo Gommessario democratìzzatore , ed il secondo segreta- 
rio generale della Gommessione democratizzatrice. Scoverto il 
loro nascondìglio , vennero arrestati e tradotti alla Commis- 
sione straordinaria di Stato. E siccome il processo contro de' 
medesimi nasceva da fatti permanenti , perchè avevano de- 
mocratizzata la provincia e condannato a morte degl' indi^ 
vidui perchè erano realisti ; così trattata la causa coli' assi^ 
stenza del difensore e procuratore de' rei , furono dalla Com- 
missione del consigliere Fiore dannati a morte, e dopo tre 
giorni di cappella fìicilati dentro il castello dì GorìgUano. 

Ecco r accennata circostanza particolare. Il suddetto se- 



144 

gretario Marrazzo , che pieno dì rassegnazione fece una mor- 
te di cristiano , volle denunciare ( fuori confessione sacramen- 
tale ) che il governo provvisorio di Napoli ^ ossia la G)nmies- 
sione esecutrice , aveva spediti tre assassini per uccidere il 
Cardinale , mischiandosi fra le sue truppe ; ed avendo palesa- 
to i nomi di tali assassini, vi era tra essi quello del Pre|:e 
arrestato nel castello di Gotrone , di cui si e parlato, e si 
dovrà parlare nuovamente in appresso. 

§. 98. Per fare cessare i disordini, le vendette private, 
e r anarchia, il Cardinale fece pubblicare dal suo quartiere 
generale di Corigliano il seguente editto di perdono generale 
condizionato. 

FERDINANDO IV. 

» Per la grazia di Dio Re delle due Sicilie , di Grerusalem* 
» me ec. , Infante di Spagna, Duca di Parma, Piacenza, 
» Castro ec. Gran Principe Ereditario della Toscana ec. ec. ec. 

FABRIZIO CABDINAL RUFFO 

Vicario Generale del Regno di Napoli. 

» Considerando noi V attaccamento ,' che i Calabresi nu* 
» triscono verso la Cattolica Religione e fedeltà loro verso 
» il proprio legittimo Sovrano , della quale hanno già date 
» le pili luminose ripruove ; e riflettendo altresì che molti, 
» pili per timore loro ispirato da^ nemici e da^ pochi ribel- 
» li , che non già per massime , per mal^ animo hanno 
» aderito al perverso partito della fellonia , abbiamo deter* 



145 

» minato, secondando la naturai clemenza della Maestà del 
» Re nostro Signore ( D. G. ) di accordare , come di fatti 
» accordiamo^ un general perdono a tutti coloro , che accor- 
» tisi del loro traviamento , dopo un breve intervallo di 
» tempo proporzionato alle distanze locali , ritorneranno al 
» buon partito , dandone non equivoci segni , e si ricrede- 
>) ranno dell' errore , a cui sono stati trasportati da' sedutto* 
» ri e perturbatori della subordinazione e della pubblica 
» tranquillità. Coloro però che ad cmta dell^ amorosa Sovra- 
» na condiscendenza persisteranno tuttavia nel loro traviamene 
» to , non avranno piii lu(^o a sperare commiserazione , ed 
» esperimenteranno tutto il rigore delle pene comminate con* 
» tro i rei di Stato , egualmente che i loro aderenti. Riuni- 
» ti così tutti i fu^itivi , e dispersi , e rientrati nel seno 
» delle loro famiglie desolate per la loro prevaricazione , non 
» vi sarà forza esterna , che possa resistere alla coraggiosa 
» nazione Calabrese , e coli' aiuto del Dio degli Elserciti , avrà 
» questa il vanto non solo di conservarsi imimune dalle stra- 
)) niere invasioni , ma di liberare ancora altri popoli che 
» piangono sotto V oppressione , e di proteggere la S. Fede 
» ed il Trono. 

» Essendoci però sommamente a cuore il buon ordine 
)) e la quiete de' popoli a noi affidati dalla Maestà del Re , 
> vogliamo e comandiamo , che dalla pubblicazione del 
y^ presente in poi ognuno si astenga 4al molestare^ insultare 
» ed offendere con fatti \ o con parole coloro che par l' addie- 
» tro fossero stati aderenti ai ribelli, e che poi pentiti 
» avessero profittato del perdono che pubblichiamo. Pone il 
» Re in dimenticanza il loro delitto , e lo debbono porre 
y^ a sua imitazione anpbe tutti i fedeli suoi sudditi , e tut^ 

21 



146 

» ti i buoni Cristiani , ai quali il perdonare è comando del- 
» la legge Divina. 

» Se per altro dopo questo momento vi saranno perso- 
» ne le quali proseguano a spargere massime irreligiose e 
y^ rivoluzionarie , a intimorire e sedurre i popoli , dovran- 
» no esse guardarsi come ribelli , inseguirsi ed. arrestarsi 
)) per condurli alla nostra presenza , o cautamente tenerle 
» custodite a nostra disposizione. Avvertano però di non 
» far loro la minima offesa , sia nella persona , ^a nella ro» 
» ba 9 e di non prevalersi di questa occasione per far delle 
y> vendette {givate ^ perchè in tal caso saranno sevei'amente 
» punite. 

» Siccome ne^ giorni antipassati si erano da' perturba* 
)) tori dell' ordine a bella posta sparse delle massime tendenti 
y> air anarchia ed a sciogliere ogni vincolo sociale , si or* 
» dina sotto le più severe pene, da estendersi anche alla 
» pena di morte , che ogni popolazione presti esatta ubbi* 
» dienza , e sia subordinata al proprio Magistrato , giacché 
y> se alcuno individuo restasse da detto Magistrato offeso, ri* 
» correndo a Noi , daremo sollecitamente quei validi ripari 
» e provvidenze , che valgano a garentire il popolo da ogni 
» aggravio , col quale ingiustamente si volesse opprimere. 

» Si affigga e pubblichi il presente Elditto ne' luoghi so* 
)) liti ^ e s' incarichino i Parrochi , Governatori , Sindaci ec. 
y> a pubblicarlo ne' rispettivi ripartimenti e d' inculcarne l' e^ 
)) satto adempimento. - Dato dal quartiere generale, in Cori* 
» gliano li 17 aprile 1799. ^* 

F. Cardinal Rufib Vicario Generale. 



147 

§• 99* Pervennero finalmente al Cardinale le risposte 
delle lettere che il medesimo aveva scritto , dal Pizzo , al 
Vescovo di Policastro Monsignor Ludovici ed al Comandan- 
te della crociera Inglese. Portavano tali risposte , che alla 
pubblicazione dell' Encicleca del Porporato , inserita nella Pa- 
storale di quel Vescovo, le popolazioni di quelle riviere, gri- 
dando con giubilo inesprimibile - vwa la Religione , viva il Re , 
distrussero tutti gli emblemi repubblicani , rialzarono le Croci 
e richiamarono le forme di governo monarchico ; e che già 
una gran quantità di uomini armati si erano riuniti sotto vari 
capi in difesa della Religione e del Re ; e. di più aggiunge- 
vano , che il Comandante Inglese aveva offerto tutta V assi- 
stenza e tutti gli aiuti possibili della squadra Inglese. 

Nel dare cjuel Vescovo distinto ragguaglio di taP avve- 
nimento , si mostrava pieno di scoraggimento , osservando 
che fira i capi di quegli uomini armati regnava grave discor- 
dia per gelosia di superiorità di comando , e temendo che 
tale discordia potesse portare scissure e sconcerti. Pregava 
pertanto al Porporato , affinchè sollecitasse la sua marcia col- 
r armata Cristiana a quella volta ; é firattanto gli accordasse, 
in quell^ ardua commessione , un collega colla stessa qualità di 
Plenipotenziario nella persona del Vescovo di Capaccio Mon- 
signor Torrusio. 

Le stesse preQiure di affrettar la marcia , vennero di- 
rettamente date al Porporato Ruffo dal Commodoro Trowbrid- 
gè Comandante della crociera Inglese , incoraggiandolo di a- 
vanzare solkcitamente sopra là capitale per la vìa del Tirre- 
no , perchè il popolo Napolitano era tutto deciso a favore del 
Re ; e dimostrando V impegno positivo degP Inglesi di fare cose 
utili a faviore del Re delle due Sicilie loro alleato , promi- 



148 

se di cooperare efficacemente colla squadra per la parte del 
mare ; ed affinchè il Porporato si avesse potuto avvalere di 
essa in ogni rincontro , gli avvisò la situazione della mede- 
sima , coi nomi de' bastimenti in crociera avanti le isole , nel 
golfo di Napoli , in quello di Salerno , e alle alture del G- 
lento , e co' nomi altresì de' Comandanti. 

Il Cardinale non voleva manifestare nemmeno agl'Ingle- 
si 9 che la sua armata non era ancora abbastanza istruita , 
e adatta di poterla portare a fronte di un nemico agguer- 
rito : ne voleva far penetrare il suo piano, ch'era quello di 
marciare per le Puglie alte, espugnare Altamura, impadro- 
nirsi di Ariano, e trincerarsi in quella insuperabile posizio- 
ne : perciò con equivoche espressioni e dimostrazioni lusin- 
gò tanto il Commodoro Trowbridge , quanto il Vescovo di 
Policastro , che avanzerebbe sollecitamente a quella volta. 

Spedi dunque subito la credenziale di Plenipotenziario in 
favore del Vescovo di Capaccio Monsignor Torrusio , come 
avea domandato Monsignor Ludovici , e scrisse ad ambedue, 
che per far finire la gelosia di grado e di comando fra i 
capi di quegli uomini armati si dichiarassero essi Prelati Co- 
mandanti in capo dell' armata , e fecessero intendere a' capi 
suddetti essere volontà del Vicario Generale del Re , che finis- 
sero tutte le discordie e male intelligenze , e si aspettasse tran- 
quillamente la sua prossima venuta , perchè allora verreb- 
be ciascuno premiato a proporzione de' propri meriti. Ag- 
giunse che per poter essi sostenere con decoro la loro carica 
di Plenipotenziari e 1' autorità del Re in quelle contrade , 
spediva al momento un corpo di mille valorosi uomini sotto 
il comando di Nicola Gualtieri alias PanedigranCj coli' ordi* 
ne ad esso Comandante di dipendere da essi Prelati. Pre- 



«I 



149 

renne finalmente a' Prelati medesimi, che con quella stessa 
data avanzava premurosi uffizi al G)mmodoro Trow^bridgCN^ 
aifinchè facesse disbarcare su quelle costiere im buon Uffiziale 
Inglese con artiglieria ed artigUeri , incaricandolo , che colla 
intelligenza loro, organizzasse nel miglior modo possibile 
quelle masse; ed inculcò ad essi che giun$rendo TUflìzialc 
suddetto, procurassero di trattarlo bene e di ascoltale in 
tutti gli affari il di lui parere. 

Replicando il Cardinale al G)mmodoro Trowbridge , gli 
partecipò quanto scriveva a' suddetti Vescovi Plenipotenziari , 
e lo pregò caldamente affinchè mandasse in PoUcastro un buon 
Uffiziale inglese con qualche pezzo di artiglieria di campagna^ 
e coir incarico di assistere i menzionati Plenipotenziari nelFor. 
ganizzazione e regolamento delle masse del Cilento e degli 
affari politici. E per maggiormente impegnarlo a dare oppor- 
tune istruzicmi air uffiziale che spedirebbe , V avverti , che il 
corpo di mille uomini comandato da Punedigrano era stato 
formato da quei servi di pena , che gF Inglesi avevano di- 
sbarcato nelle coste ddle Calabrie colla insinuazione , che si 
acquistassero meriti nella guerra contra dei comune nemico; 
e che siccome era stata questa una operazione degP Inglesi , 
dovea incumbere ai medesimi , che riuscisse utile alla causa 
pubblica : avvertendolo parimenti , che lo stesso Comandan- 
te Panedigtano era un fuorbandito amnistiato, ma che co- 
nosceva il servigio militare per aver servito piii tempo negli 
accantonamenti di S. Germano, e che non vi era soggetto 
più idoneo di lui per comandare a quella specie di gente. 

Avendo il Porporato positivo impegno di allontanare al 
più presto possibile dalle Calabrie quei servi di pena , ordinò 
al loro Comandante Panedigrano^ che si mettesse subito in mar- 



150 

eia col corpo suddetto, per recarsi diligentemente in Poli- 
castro a disposizione de^ due Prelati Plenipotenziari e del- 
r iiiliziale Inglese , che spedirebbe colà il Commodoro Trow- 
bridge ; e non mancò d^ insinuargli , che dovea essere del 
suo massimo impegno il ridurre quella classe di gente ad una 
esatta disciplina. Pnnedigrano , che ben conosceva Y impor- 
tane di queir incarico , e che^ voleva farsi onore par lavare 
le macchie del passato^ promise ed attese, come si dirà nella 
continuazione di queste Memorie ; ed avendo ricevuto dal 
Tesoriere generale Versace un' anticipazione di denaro per le 
spese del viaggio , V ordine al Tesoriere Romano di £sLme 
gli aggiusti in Policastro / ed indi continuare a pagare quel- 
la truppa a ragione di grana venticinque il giorno per ogni 
individuo , Panedigrano parti immediatamente. 

§. 100. Fatta la suddetta spedizione dì Panedigrano ^ e 
prese varie misure per garentire V ordine pubblico nelle Ca- 
labrie , il Cardinale ordinò agP Ingegnieri Vinci ed Olivieri 
di costruire al più presto possibile un ponte sul fiume Ora- 
ti : operazione , che venne eseguita immediatamente con car- 
ri ed altre macchine. Dispose quindi la marcia ; ed abban- 
donato Corigliano e transitato il Crati , entrò coU^ armata 
neir amenissima riviera al sud - est del golfo di Taranto , e 
precisamente in queir estesa pianura , ove ne^ tempi antichis- 
simi fioriva la capitale della voluttuosa repubblica de' Si- 
bariti. Attualmente nulla appare dell^ antica mollezza e leg- 
giadria; e solo fra le piìi infette msu^emme può rammentar- 
si per tradizione di tanta caduta , col dire , Sibari qui fu! 

Si fece alto nella bufoleria del Duca di Cassano, ove il 
Porporato e tutto il suo seguito vennero lautamente trattati 
dal cavaliere D. Stanislao Serra fratello di esso Duca con un 



151 

pranzo veramente Sibaritico , e da cui furono distribuite gra- 
tuitamente abbondanti razioni a tutta Tarmata. 

La stagione era già migliorata ; ed il Porporato volle 
trattenersi due altri giorni in quella bufoleria per fare una 
esatta rivista di tutte le truppe ^ per comandare manovre 
ed istruirle per quanto le circostanze il permettevano. ' 

%. IDI. Schierata tutta V armata in quella vasta pianu« 
ra , il Porporato incominciò la rivista esaminando tutto a 
parte a parte. 

La truppa regolare di fanteria di linea consisteva in 
dieci battaglioni completi di 5oo uomini Funo, tutti solda« 
ti del vecchio esercito sbandato. Erano armati con fucili di 
munizione e provveduti di giberne ; ma molti mancavano 
di baionette. Il vestiario non solo era di differenti colori ^ 
ma nella maggior parte lacaro ; e siccome erano cominciate 
a venire delle monture nuove , delle camice e delle scarpe , 
così ne fu cominciata la distribuzione a^piU bisognosi , ed 
agli altri con buone parole si davano belle speranze^ 

Tutta la cavallerìa consisteva in 1 200 cavalli , tutti con 
selfe vecchie e differenti. U numero de' soldati di quest' arma 
era maggiore di quello de^ cavalli , ma quasi tutti mancava* 
no di armi militari corrispondenti : molti di essi ^ in man* 
canza di carabine , facevano oso di ^diioppi da caccia taglia- 
ti a misura ; in vece di sciable portavano o lunghe spade 
dei disarmo 9 o lon^ie lance di quelle prese nel castello dì 
Ck>trone ; il vestiario poi era tutto differente , chi portava il 
casco e chi il cappello. 

Oltre di qued;a mìstica truppa di cavalleria , vi era il 
ourpo formata dalle due squadre di campagna e dai bargel- 
li ed armigeri Barcmali a cavallo. Questo corpo ben armato 



152 

e vestito era bravo e riuscì molto utile alF impresa del Car- 
dinale. Egli se ne serviva non solo per inipedire le diserzio- 
ni , ma benanche per fare spedizioni di sorpresa. 

U treno delF artiglieria consisteva in undici cannoni di 
diverso calibro e di due obici , con diverse casse di munizio- 
ni , presi nel castello di Cotrone. Vi erano molti artiglieri 
del vecchio esercito ^ ma nessuno uffiziale. Comandavano il 
trasporto di questo treno il Commessario Falanga ed il Capi- 
tano D. Luigi Costa. 

Le dette differenti truppe regolari ( senza regola ) pro- 
gredendo si aumentavano giornalmente con altri soldati del 
vecchio esercito , ma senza uffiziali e senz' armi opportune ; 
ne vi era mezzo come rimediare , perchè man cay ano fiabbri- 
che artisti e danaro. Tutti però supplivano alla mancanza 
de' mezzi , col fervore e colla pazienza. 

Si conobbe in quella rivista , che per la mancanza di 
nettezza nelle camicie e pei disagi ^ molti soldati della li- 
nea erano attaccati dal contagioso morbo della scabbia. Ne 
furono separati circa 800 ; e qui non si dee tacere , che il 
prelodato cavaliere D. Stanislao Serra stabilì in Cassano a sue 
spese un ospedale ; ed essendo la stagione propizia ^ li fece 
curare e guarire in breve tempo , e quindi rivestiti con mon- 
ture nuovf ( pure a sue spese ) li rimandò al Cardinale ^ 
quando era entrato in Napoli. 

Le truppe irregolari erano cento compagnie, ciascuna di 
100 uomini paesani, comandate, come altrove sì disse, da 
tre capi in ogni compagnia. Erano qu^li uomini armati se- 
condo il costume de' Calabresi di schioppi , pistole , baionet- 
te e stili. Portava ognuno una gran cartocciera , chiama- 
ta Patroncina piena di cartocci e palle di piombo : era del- 



153 

r altezza di circa due terzi di palmo , e cingeva il basso ven- 
tre ed i fianchi, in modo che serviva di una specie di coraz- 
za in difesa della persona; ed essendo troppo pesante si teneva ' 
sospesa con istrisce di cuoio incrocicchiate su le spalle. Que- 
ste truppe irregolari paesane, composte di ogni ceto e quali- 
tà di persone , avevano già incominciato a conservare \ or- 
dinanza e a sentire la voce del comando ; ed al pari di quel- 
le della linea si mostravano piene di coraggio e di entusia- 
smo. Esse non furono piìi aumentate , perchè tutto T im- 
pegno del Cardinale era rivolto ad accrescere le truppe re- 
golari. 

Finita la rivista di tutte le truppe e dati cpiei provve- 
dimenti che le circostanze permettevano , il Porporato volle 
comandare esercizi militari , con varie manovre di attacco , 
di difesa e di ritirata. Ma qual esecuzione potevasì aspettare 
da truppe senza idonei ufiìziali , e senza essere state istruite ? 
Bisognò contentarsi della buona volontà e del coraggio. 

§. 10:2. Dovendosi lasciare le Calabrie e passare oltre , 
non sarà inutile du^e qualche cosa sul carattere de^ Calabresi. 

Generalmente parlando , son essi di un carattere deciso 
e risentito e pieni di gelosia per le loro donne , e sogliono 
portare all^ estremo T amicizia. K amico è capace d^ogni sa* 
crìfìzio pel suo amico , ed il nemico si abbandona ad ogni 
eccesso contra del suo inimico. Non vi sono mezze misure ; 
alle azicmi di amicizia si corrisponde con gratitudine ; e con 
vendette senza limite si puniscono le offese : queste , per una 
prava e condannevole inclinazione, non si perdonano mai ; 
e muoiono impenitenti e disperati coloro , che non giungono 
a vendicarsi. Parlo sempre della generalità , poiché in par* 
ticolare vi son delle persone piene di Religione e capaci di 

22 



154 

perdonare ogni offesa. Questo carattere di essere decisamente 
amici , o nemici , e di vendicar le ingiurie senza remissio- 
ne , fa nascere nei Calabresi quello smoderato trasporto alle 
armi , specialmente da fuoco ^ e quello spirito di risentimen- 
to e dì ardire. AlF epoca del 1799 non era nella Calabria 
miserabile campagnuolo , che nella sua capanna non tenesse 
vicino al suo letto , da una parte il Crocifisso , e dall' altra 
lo schioppo e la cartocciera. 

U Cardinale , nato anch' egli in Calabria , qmioscendo 
tal carattere , cercò sin da principio ad ispirare ne' Calabre- 
si confidenza , amicizia e coraggio. Li trattava colla massi- 
ma famigliarità ; mangiava i medesimi cibi^ eh' essi mangia- 
vano , li comandava più coli' esempio che colla parola, e non 
permetteva che in siia presenza si tenessero altri discorsi, che 
di guapperie : frase Calabra dinotante azione di gran valore ^ 
mentre per dire in Calabria che uno sia valoroso si di- 
ce , è guappo. Con siffatte maniere ispirò a quejl' armata 
tanto attaccajQiento e coraggio, che ad onta di tutt'i disagi 
della nudità in una stagione rigidissima , e della fune , lo se« 
giù volontariamente per ogni dove. In quelF armata non ara- 
vi timore di tradimenti , perchè tutti animati dallo stesso 
spirito ed impegnati per la stessa causa ; e se alcuno di equi- 
voca condotta veniva ad unirsi^ era subito scoverto, arresta*- 
to , o ucciso» 



755 
CAPITOLO K. 

jii^i^enimenti in Basilicata e nelle Pu^ie. 

§. io3. Lasciando il Cardinale la deliziosa riviera di Cas- 
sano e di Policoro ; e transitato eolF armata il fiume Jcri , 
s' inoltrò nella provincia di Basilicata verso Matera , che al- 
lora era capo -luogo della provincia. 

La marcia di un'armata, che la fama esagerava la po- 
tenza , produsse V istantanea realizzazione non solo de^ paesi 
della Basilicata , eccettuata la citta di Altamura , di cui si 
perlerà qui appresso , ma eziandio delle citta marittime del- 
le Puglie , dalle quali si spedivano al Porporato .deputazioni 
per prendere le sue istruzioni e per riprotcstare ubbidienza 
al Re. 

Risuonava nelle contrade della Basilicata il nome di sua 
Altezza Reale il PRINCIPE EREDITARIO delle dtje Sia- 
LtE ; e guai a chi avea V imprudenza di negare , o mettere 
in dubbio quell' immaginario fatto, perchè veniva subito per- 
seguitato come giacobino. In somma era ricomparso nella 
scena queir emigrato Corso di cognome De Cesare , di cui 
si fece parola nel paragrafo 63 di queste Memorie ^ il quale 
per non cadere prigioniere in mano de^ Francesi , fuggì da 
Brindisi e si nascose. Al rumore delP armata Cristiana, che 
si era già avvicinata alle Puglie , il fedele albergatore di De- 
Cesare cominciò con riserva a confidare ad alcuni suoi ami- 
ci di tenere nascosto in sua casa un illustre personaggio. 
Bastò questa riservata confidenza a fare spargere immediata- 
mente da per tutto la voce , che in Taranto vi era il Prin- 
cipe Ereditabio. e le popolazioni delle Puglie attonite di 



156 

quell' avventura , vedendo da una parte le fregate Russe e 
Turche, che incrociavano nelF Adriatico, e dalf altra senten- 
do che si avanzava un Cardinale alla testa dell^ armata Cri- 
stiana, si misero in insurrezione, atterrarono gli alberi di li- 
bertà , rialzarono le Croci ed incominciarono a perseguitare 
i patriotti , i quali atterriti fuggirono , chi verso Napoli e 
chi verso Altamura ; e De Cesare dopo cinque mesi usci dal 
suo nascondiglio. 

U Cardinale informato di tutto spedi nelle Puglie ordi- 
ni di ripristinarsi il governo monarchico, rimettendosi le 
Autorità regie comperano prima della democratica anarchia. 
E siccome per la morte clamorosa del Conte Marnili era vacan- 
te la piazza di Preside di Lecce , così nominò ad interino 
Preside di quella provincia D. Francesco Loperto, soggetto 
che godeva riputazione di probità, d^ idoneità e di attacca^ 
mento al Re ; ed era uno de^eputati spediti al Porporato 
dalla stessa città di Lecce. 

Nel tempo stesso fece avvertire il finto Principe di ba- 
dare bene, che lo sviluppo di quella commedia non compro- 
mettesse la vita del Protagonista. Indi lo consigliò di venire 
air armata con quanta gente e cavalli potesse condurvi per 
farsi onore nell^ espugnazione di Altamura. 

§. io4« Sopra una fregata Russa di quelle che incrocia- 
vano neir Adriatico , vi era imbarcato il cavaliere D. Anto- 
nio Micheroux, Ministro Plenipotenziario del Re presso V ar- 
mata Russa. Realizzate le Puglie , eccetto Foggia ed altri 
pochi luoghi , Micheroux si fece disbarcare per diffondere 
la seguente lettera del Re. 



157 
FERDINANDO IV. 

» Per la grazia di Dio Re delle due Sicilie , di Genisalem* 
» me ec. , Infante di Spagna , Duca di Parma , Piacenza, 
» Castro ec. Gran Prìncipe Ereditario della Toscana ec. ec. ec. 

jf Governatori militari e politici , ed agli abitanti tutti 

delle città della Puglia e di Lecce. 

CARI E FEDELI SUDDITI. 

)) Colla pili tenera compiacenza è a me pervenuta la nò- 
» tizia di esser tutte quasi le citta delle Puglie insorte con- 
» tro a' ribelli progetti di pochi traditori , o codardi ; di 
» avere rovesciati gli emblemi di una liberta menzogniera e 
» funesta ^ e di aver manifestati ì piii affettuosi sentimenti 
» verso la mia persona nommeno , che il più coraggioso pro- 
» ponimento di difendere ad un tempo la Religione , i drit- 
» ti del Tr(mo^ F indipendenza da estere nazioni, e le pri- 
» vate ragioni ed attributi. 

» Mentre il mio cuore paterno profondamente gemea 
» nel vedere una parte del mio Regno divenuta, per opera 
)) di alcuni malvagi , la sede della irreligione , della immo- 
» ralita e di ogni piii nefando disordine , ninna cosa potea 
» al certo riuscirmi piii grata , quanto il ricevere mille con- 
» vincenti ripruove della vostra costante lealtà e del vostro 
» sincero affetto. Nel corrispondere pertanto colla piìi squi- 
» sita sensibilità a^ moltiplici contrassegni d^ inviolabil fede , di 
» cui le vostre citta han dato esempio , mi affretto a significar- 
» vi, non esser lontano il momento , che mercè T aiuto Divino 



158 

)) vi sarà dato di raccogliere i piìi dolci frutti della gene- 
» rosa e memorabile vostra costanza. E già quelle navi stes- 
» se e quei guerrieri illustri , che poc^ anzi espugnarono la 
» formidabile fortezza di Corfu , accorrono a stendervi una 
» mano fraterna e soccorrevole , pronti a difendervi da 
y) qualunque aggressore. Ben presto i miei potenti alleati 
» svilupperanno nella più ampia astensione le loro energiche 
» forze. Vedrete sorger da cento parti i difensori ; e forse 
y) V Italia tutta rimarrà libera dal ferreo giogo de' suoi op- 
» pressori , prima che questi neppiur meditino il temerario 
)) progetto di presentarsi sotto le vostre mura. 

» A tal effetto però egli è necessario , cari e fedeli sud- 
» diti , che tra voi si ristabilisca la vera concordia , V una- 
» nimità delle intenzioni ^ la perfetta armonia di tutte le clas- 
» si ed il buon ordine. Voglio quindi lusmgarmi ^ che alla 
» mia voce ed agi* inviti di un padre amoroso , quelle poche 
» fra le vostre città , che tuttavia mantengoiisi refrattarie , 
:» apriranno le loro porte , anziose di gareggiare in fedeltà 
» neir avvenire colle città compagne. Piace uguahnente al 
» mio cuore il lusingarsi, che quei vostri traviati concit- 
^) tadini , i quali si resero meritevoli di esser da voi sepa- 
^) rati , anelino in questo momento di emendare la passata 
» condotta e di giurare , unitamente a voi , quella fede che 
» debbono al loro legittimo Sovrano. A questa condizione , 
» siccome un dolce movimento m' invita ad usare sempre 
» quella clemenza , che ammetteranno le circostanze , cosi 
» son certo , cari e fedeli sudditi ^ che imiterete ancor voi il 
» mio esempio ; che abbraccerete i vostri fratelli pentiti ; e 
» che allora tutte le volontà , tutt' i mezzi , V opera e gli 



159 

» sforzi tutti si rivolgeranno unanimamente al grande ogget- 
» to della difesa comune. 

» Affidando intanto al mio Ministro Plenipotenziario ca- 
» valiere D. Antonio Micheroux la cura di porre ad effetto 
» in favor vostro sifl^tte mie amorose intenzioni , ed implo- 
» rando dal Cielo felicità e gioia nell' interno delle vostre mu- 
» ra, vittorie e trionfo sopra chiunque osasse di aggredirvi , 
» mi dico con vera affezione. 

» Palermo 52 marzo 1799. 

FERDINANDO. 



Il cavaliere Micheroux, nel distribuire gli esemplari in 
istampa della trascritta lettera , s' investì di facoltà superio-* 
ri , ed incoihinciò a perseguitare e destituire le Autorità di 
recente istallate nelle Puglie dal Vicario generale del Regno; 
e fra le altre destituì il novello interino Preside di Lecce 
D. Francesco Loperto. 

I capi di compagnia delle truppe Calabresi mormorava- 
no e si lamentavano , che avendo fatto molto più de' Pu- 
gliesi ^ non aveano ottenuto alcun segno di Sovrano gradi* 
mento. 

II Cardinale non potea persuadersi , come la cura di 
porre ad effetto le intenzioni del Re nelle Puglie si affidas- 
se a Micheroux che stava in Corfù , e non al Vicario gene- 
rale del Regno che trovavasi sopra luogo. La circostanza di 
essere insorte quasi tutte le città delle Puglie riguardava 
senza dubbio T epoca del mese dì dicembre 1798; ma la 
lettera era in data de^ 3i marzo 1799 , quando giurar in 
Palermo la notizia che V armata del Cardinale avea preso dì 



160 

assalto la fortezza di Cotrone , e quando sapeasi che il Por- 
porato stanziava colla sua armata vicino alle Puglie. S' in- 
dusse perciò ad opinare , che la lettera fosse stata a lui di- 
retta dal Re , e che> nelF imprimersi si fusse scambiato il suo 
nome con quello di Micheroux, per effetto dell'operato sul- 
le carte rinvenute nel portafoglio del Marchese Taccone, co- 
me si disse nel §. 8i. Ed osservando che le operazioni di 
Micheroux tendevano a mettere in dubbio la legittimità del 
la sua spedizione e delF autorità sua come Vicario generale, 
prese subito le convenienti efficaci misure. 

Ordinò , nella qualità di Vicario generale del Regno, che 
le Autorità da lui stabilite si rimettessero immediatamente nel- 
r esercizio delle loro funzioni , e perseguitassero , come di- 
sturbatore dell' ordine pubblico e come nemico del Re, chiun- 
que prendesse parte contra le sue disposizioni. 

Scrisse contemporaneamente a Micheroux ( il quale si 
era già rimbarcato ) , che si guardasse bene di ulteriormen- 
te mischiarsi , perchè avea volontà e potere di far rispettare 
la sua carica di Vicario generale del Regno. Micheroux ad- 
dusse varie scuse e protestò di non piìi mischiarsi. 

§. io5. Proseguendo il Porporato Ruffo la sua m^cia 
coir armata , giunse in Matera ( allora capo-luogo dell^ Ba- 
silicata ) nel giorno 8 maggio. Vi giunse contemporaneamen- 
te pure de Cesare , il quale con circa So uomini a cavallo 
scortò , da Taranto a Matera , una colombrina del calibro 
di 33 ed un mortaio a bombe con due cassoni di munizio- 
ni ; e con quelF aggiunzione V artigUeria delF armata divenne 
di quindici bocche da fuoco , ma sempre senz' alcun ufiziale 
di artiglieria. 

Il Cardinale, per non far finire ad un tratto, senz'aletm 



161 

compenso , Y illusione del comico Principato , salutò in pub- 
blico de Cesare, dandogli il grado di Generak della 5.^ e 6/ 
divisione ; e sebbene tali divisioni fossero altrettanto chime- 
riche, quanto Fera il Principato, pure de Cesare assisteva 
nella Segreteria del Porporato per ottenere la spedizione del- 
la nomina* 

$• io6. Dirimpetto alla città di Matera, nella più ele- 
vata posizione tra la Basilicata e le Puglie , è situata quella 
di jàltamura , e corrispondendo il nome alla cosa , è vera- 
mente circondata di grosse ed alte mura. La sua popolazio- 
ne , di circa 24 mila abitanti , si era di molto accresciuta 
co- patr lotti fuggiaschi dalla Basilicata e dalle Puglie. E sic- 
come Altamura era allora considerata ( per la parte delle Pu- 
glie e della Basilicata ) come il piii forte antemurale della 
repubblica napolitana , così la Commessione Esecutrice del 
provvisorio governo di Napoli vi avea destinato , a difen- 
derla e renderla vieppiù inespugnabile , due Generali , cioè 
Mastrangelo di Montalbano con due squadroni di cavalleria, 
e Palumbo di Avigliano , che comandava tutt^ i patriotti , e 
specialmente sette cento facinorosi Aviglianesi. Questi due 
Generali avevano rinforzato Altamura con un numero gran- 
de di difensori e con vari pezzi di artiglieria , e special* 
mente con molti spingardi , situati sulle mura e sopra i 
campanili delle chiese. 

Informato il Cardinale di tali circostanze, prese varie mi- 
sure , per far arrivare dentro Altamura F editto di perdono 
generale pubblicato in Corigliano ; e non mancò d' incarica- 
re alcuni buoni Ecclesiastici, affinchè col tristo esempio di 
Cotrone persuadessero quei cittadini a cedere senza ostilità , 
e senza esporre là loro patria alla distruzione. Riuscirono tut« 

a3 



162 

te vane le mire del Porporato , perchè credendo quei repub- 
blicani che Altamura fusse veramente inespugnabile , ed aspet- 
tando da momento in momento un potente soccorso dell' ar- 
mata Francese , disprezzarono ogn' invito , e varie persone 
realiste vennero arrestate. 

U Cardinale giimto a Matera fece marciare una porzio- 
ne delle truppe regolari, ed alcune compagnie di cacciatori 
per far bloccare Altamura. In quella occasione gringegnieri 
J^inci ed Olhieri , essendosi allontanati dalle truppe ad og- 
getto di riconoscere piti da vicino le posizioni, ebbero la di- 
sgrazia di esser fatti prigionieri , sorpresi dalla cavalleria 
nemica. 

La mattina del 7 maggio il Porporato spedì in Altamura 
Tuffiziale D. Raffaele Vecchioni colla credenziale di parla- 
mentario , affinchè proponesse a' due Generali Mastrangelo 
e Palomba buone condizioni per la resa di quella piazza senza 
ostilità , e per la liberazione de' due ingegnieri. Il parlamen- 
tario fu ricevuto bendato , ma non si vide più ritornare. 

La sera degli 8 maggio il Porporato ordinò , che il 
Comandante de Cesare ed il Brigadiere de Sectis partissero 
quella notte col resto della truppa di linea, e con porzione 
delle truppe irregolari per restringere il blocco di Altamura, 
e senz'altro intraprendere aspettassero il di lui arrivo. 

Tutto il resto delle truppe irregolari ed una ridondan- 
za di gente pac^sana , accorsa da' convicini paesi ^ vedendo 
partire le divisioni di de Cesare e di de Sectis , e dubitan- 
do forse che si potesse saccheggiare Altamura senza profit- 
tarne , s' incaminarono anch' essi a quella volta ; ed Ù Por- 
porato col suo seguito rimase abbandonato in Matera nel 



163 

palazzo del duca di S. Candida , colla sola guardia di 200 uo- 
mini della linea ed un picchetto di cavalleria. 

§. 107. La mattina di giovedì 9 maggio^ al far del gior- 
no , Altamura venne circondata da vicino, I Generali Mastran- 
gelo e Palomba , che colle loro truppe stavano fermati fuori 
le mura , in vece di sostenere il loro posto e rientrare nel- 
la piazza, sfilarono alla volta di Gravina , ove si riunirono 
ad altri 1000 patriotti colà stabiliti. 

Quella stessa mattina de' 9 maggio verso le ore quindi- 
ci d' Italia giunse avanti Altamura il Porporato , che 
per conoscere sopra qual punto conveniva portare V attacco 
principale , volle girare attorno. E cavalcando sopra il solito 
cavallo Arabo di pelo bianco e circondato da molta gente , 
venne riconosciuto dal nemico , il quale , avendolo preso di 
mira , tirava continuamente alla sua direzione. Mentre 
col suo occhialetto' stava il Cardinale esaminando lo stato 
delle cose , le metraglie della piazza andavano fischiando in 
aria sul di lui capo : del che accortosi , disse celiando , alla 
folla che il circondava - » Slargatevi perchè a me le palle 
» non colgono , e mi dispiacerebbe se alcuno di voi yenisse 
» offeso )). Quella gente si allontaiìo subito , ed egli ^0- 
na^do il cavallo uscì dal pericolo. Quelle parole ^ a me l^ 
palle non colgono ^ servirono poi per soletto di ridere 
sulla sciocchezza di taluni , i quali mostravano di credere , 
che il Cardinale fosse inciarmcUoi espressione Calabrese, che 
dinota difeso da incantesimo. 

Difesi gli Altamurani dalle loro mura non potevano es* 
sere offesi , ma cagionavano del male colle loro metraglie 
alle truppe del Cardinale , che stavano allo scoverto. Per 
non lasciarle troppo esposte ^ il Porporato ordinò che si ri- 



164 

tirassero un poco indietro , e si scavassero delle linee e si 
alzassero de^ terrapieni per difendersi dal fuoco nemico. 

Ordinò pure al Tenente Colonnello Barone d^ Epiro , che 
riunisse tutti gli uomini accorsi disarmati da diversi paesi 
convicini , e si situasse in una campagna distante sì , ma a 
vista di Altamura per la parte di Matera : di farne una 
scelta : di armare i più adatti di lance e situarli a lun- 
ghe file a fronte ; e che mettesse alF indietro tutto il bestia- 
me dell^ armata e tutti gli equipaggi che non servivano in 
Altamura, sotto la custodia di due compagnie. 

L^ artiglieria di campagna non faceva breccia alle mura 
di Altamura. Si a^ttavano la colombrina ed il mortaio por- 
tati da Taranto ; ed essendo arrivati , venne collocata la co- 
lombrina contra la porta della piazza detta di Matera , e col 
mortaio si gettavano bombe dentro la città ; ma nemmeno 
questo era un fuoco valutabile alla resa , ne conveniva spire 
care troppo le munizioni. 

G>ntinuando il fuoco raro dal campo , e violento dalla 
piazza 9 verso le ore ventidue si osservò che nelle metraglie 
di Altamura vi erano delle monete : dal che giudicò il Car- 
dinale y che il nemico avea finito la munizione , e che po- 
co poteva resistere. Infatti cessò ad un tratto il fuoco della 
piazza ; e sperandosi che uscisse qualche parlamentario , si 
fece cessare anche quello del campo ; ma non vedendc^i al- 
cun segnale di bandiera bianca , si sospettò qualche sortita, 
e le misure per ben riceverla erano state già prese. 

Finalmente s' intese un gran fuoco di fucileria , che par- 
tendo da un solo punto e non essendo continuato , non 
poteva attribuirsi ad interna contro-rivoluzione. Si dirà 



165 

appresso qual orribile misfatto fu commesso dentro Altamu- 
ra con quel fuoco. 

Intanto riflettendo il Cardinale , che quei patriotti di 
natura ostinati non cederebbero mai ^ ma piuttosto fuggi- 
rebbero se avessero libera F uscita ; e volendo risparmiare lo 
spargimento del sangue , fece sgombrar le sue truppe da 
quel lato di Altamura, che chiamasi la poi*ta di Napoli* 

Essendosi fatto gik sera , dispose che tutte le truppe si 
riunissero nel gran largo detto del Calvario dalla parte che 
riguarda Matera. Trincierato . ivi il campo con una immensa 
, qusuìtità di carri , venne situata da un lato la truppa di 
linea , messa in cHxiinanza sdraiata per terra coi fucili fra le 
braccia, i cavalli colle selle ed i soldati ciascuno vicino al suo 
cavallo. Lo stesso venne eseguito dalle compagnie di cacciatori^ 
e d ogni capo unito alla propria compagnia. 

Il G>lonnello Palmieri venuto dalle Puglie con un forte 
distaccamento di cavalleria, fu destinato al bivacco in una 
situazione da rendere vana ogni sorpresa che avessero voluto 
tentare i Generali Mastrangelo e Palumbo ; ma ì medesimi 
pensarono meglio e si ritirarono frettolosamente verso Na< 
poli. Non si fermarono nemmeno in Ariano per sostenere 
quella posizione. 

U Brigadiere de Sectis faceva buttare in c^ni ora una 
bomba dentro Altamura per tenere inquieto il nemico. 

Il Cardinale stava situato in ni^zzo del campo in una 
baracchetta costruita all^ istante con vecchie tavole prese da 
un Convento fuori le mura della piazza, e da quella situa* 
zione dava i suoi ordini. 

Da per tutto sentinelle in doppio e numerose pattu* 



166 

glie sotto r ispezione del Colonnello Carbone rondavano con- 
tinuamente attorno. 

Dal campo avanti Altamura si vedevano ^ là notte , i 
fuochi dell' altro campo comandato dal Tenente Colonnello 
Barone d' Epiro ; e tali fuochi erano cosi ben disposti , che 
sembrata vi fosse colà un' altra armata di riserva, 

Regnando dentro Altamura un profondo e misterioso 
silenzio, una pattuglia di cacciatori si' azzardò verso la mez- 
zanotte di avvicinarsi alla porta detta di Matera, e veduta- 
la senza difesa , formò il progetto d' incendiarla. Vi traspor- 
tò quietamente una quantità di materiale combustibile , vi 
appicciò il fuoco ; e la porta che era tutta fracassata dalle 
palle della colombrina , si ridusse in cenere , senza che al- 
cuno fosse accorso di quei della piazza. Recata questa noti- 
zia al Porporato , venne dal medesimo disposto , che nessu- 
no ardisse entrare in Altamura , e che si sospendesse di ti- 
rare altre bombe , per non finirle di sprecare. 

§ io8. La mattina di venerdì io maggio, pria che spun- 
tasse r aurora , il Cardinale mise in movimento il campo , e 
disposta r armata in battaglia la fece avvicinare alla porta 
bruciata. Non vedendosi alcuno e continuando il silenzio, 
furono gittate due bombe ed alcune granate dentro la cit- 
tà , aspettandosi che uscisse qualcheduno , ma ninno si fece 
vedere. Finalmente alzato il sole , fii ordinato à tre compa- 
gnie di cacciatori di entrare per la porta bruciata , impa- 
dronirsi di essa , e senza passare oltr^ avvisassero subito ciò 
che succedeva. 

Fu grande la sorpresa nel sentirsi che dentro Altamura 
non vi arano abitanti. Non solo i patriotti , ma tutti gli al- 
tri della popolazione se n' erano fuggiti quella notte, alFin- 



167 

fuori di alcuni vecchi , che poi trovaronsi nascosti , e ad ec- 
cezione di qualche infermo abbandonato. Quantunque oltre 
della porta di Napoli avessero fatto^ per facilitare l'uscita , 
altre due aperture , pure recava non poca meraviglia F es- 
sere fuggita tanta gente in una sola notte del mese di mag- 
gio. Si seppe poi che moltissimi di quei ciltadini , conoscen- 
do r ostinazione de' repubblicani si erano allontanati prima 
del blocco 9 trasportandosi il meglio che avevano. 

Considerando il Cardinale le funeste conseguenze del sac- 
cheggio di Cotrone^ che fece sparire quasi tutta V armata , 
avea persuaso i capi delle truppe regolari ed irregolari , 
che prendendosi la citta di Altamura per assalto , non si 
permetterebbe il saccheggio della citta, ma in vece s'impor- 
rebbe una grossa contribuzione di guerra da equivalere a 
tutte le robe mobili , che si trovavano colà , e che il pro- 
dotto di tale contribuzione verrebbe diviso ^ con giusta pro- 
porzione 9 fra tutti gF individui delF armata ; ma un tragico 
avvenimento fece presto svanire questa lusinga. 

Le prime compagnie entrate in Altamura andavano in 
cerca degF ingegnieri Vinci ed Olivieri e del parlamenta- 
rio Vecchioni* Sulla traccia di vivo sangue fu trovato nel- 
la Chiesa di S. Francesco , allora profanata, un cimiterio pie- 
no di cadaveri, e di feriti moribondi realisti, i quali in- 
catenati due a due , furono b^baramente fucilati in frotta 
dentro il refettorio di S. Francesco , la sera precedente y 
quando s^ intese dal campo quel fuoco di fucileria. Al nume- 
ro di quarantotto , incatenati come si trovavano , morti e 
moribondi , furono strascinati e buttati in quel cimiterio l 
Disseppelliti alF istante , se ne trovarono alcuni ancor hoc- 
chc'ggianti , che tosto spirarono ! Tre non gravemente feriti^ 



168 

vennero curati e guariti perfettamente; e furono il P. Mae- 
stro Lomastro ex Provinciale de' Domenicani , che sopravvisse 
molti anni e mori di vecchiaia , Emmanuele di Marzio di 
Matera ed il parlamentario D. RafFaele Vecchioni , il quale 
vivea ancora nel 1820 ed era impiegato nella Segreteria del- 
ia Guerra. 

Alla vista di queir immane e sanguinoso spettacolo 
come poteva più evitarsi il saccheggio di Altamura ? un ge- 
nerale convocio si diffuse alF istante in tutta V armata di 
doversi distruggere quella citta e non lasciarsi pietra sopra 
pietra ! Tutte le misure che potè prendere il Cardinale si ri- 
dussero ad impedire la diserzione delle truppe dopo il sac- 
cheggio , e ad impedire altresì qualche sorpresa de' nemici 
fuggiaschi ; ma essi forzati dalla paura si erano molto allon- 
tanati. Profondendo a taP uopo promesse e lusinghe ^ a 
stenti ottenne , che una porzione della linea , una porzione 
delle compagnie de' cacciatori , tutt' i capi , uiHziali e co- 
mandanti , e tutt' i Preti e Monaci restassero uniti col Por- 
porato nel largo fuori la porta di Matera , e tenendo chiu- 
se e guardate le altre porte obbligassero i saccheggiatori 
a deporre in quel largo gli oggetti del saccheggio , per ar- 
sene indi la divisione in regola. 

Quel largo era già ingombro di robe saccheggiate , quan- 
do un altro, truce accidente disturbò V animo del Cardinale 
e disgustò tutti. In occasione del saccheggio fu trovato na- 
scosto il Conte Filo , che venne strascinato innanzi al PoiS 
porato. Appena ivi giunto e nell' istante che il Conte met- 
tevasi in attitudine supplichevole , una fucilata tirata per isfogo 
di barbara vendetta da G. L. che si disse congionto dei- 
r estinto Ingegniere Olivieri , lo fece cadere morto innanzi ai 



169 

piedi del Porporato! Avendo quella barbarie riempiuti tutti 
di orrore 9 si credè necessario di frenare tanta licenza. Toc- 
cata perciò la Generale y tutti i Capi, tutti i Preti, per far 
cosa grata al Cardinale , entrarono anch^ essi in citta ad og- 
getto di richiamare la gente fuori e far cessare il saccheg- 
gio. Per riuscire più prestò , s' incominciò a fare la divisio- 
ne delle robe trasportate in quel gran largo. E chi potrà 
descrivere le risse per quella divisione? Ninno era contento 
della sua porzione : ognuno si credeva defraudato ; ed io pos- 
so dire con verità essere stato il genio del Cardinale , che im- 
pedì de^ fatti di atroce rimembranza in quella crìtica emer- 
genza. 

Alle ore diciannove dello stesso giorno di venerdì entrò 
il Cardinal RufFo dentro la desolata città di Altamura e 
prese alloggio in quel profanato Convento di S. Francesco , 
che stava situato vicino la porta di Matera , ed ove non fii 
trovato altro Frate, che «un vecchio gottoso abbandonato in 
un letto. 

Prima operazione del Porporato fu quella dì spedire un 
corriere a Palermo per dare ragguaglio al Re delF avveni- 
mento di Altamura , e di prendere nell' atto stesso esatto 
conto de' morti e feriti e di quei , che maggiormente si era- 
no distinti nell'attacco del giorno precedente. Segnò varie 
ricompense in gradi ed in pensioni vitalizie ; e fra le altre 
assegnò ducati venti al mese a ciascuna famiglia dei due In- 
gegnieri D. Giuseppe Vinci e D. Giuseppe Olivieri , da pa- 
garsi dalla Regia Tesoreria di Monteleone ; ed afliinchè quel- 
k afflitte famiglie intendessero prima la grazia, che la disgra* 
zia, ordinò che la spedizione di tale assegno si mandasse al 
Tesoriere di Monteleone e se ne desse ufìiziale avviso alle 

2\ 



170 

stesse famìglie , per mezzo del corriere medesimo che re- 
cava i pieghi in Sicilia. 

§. 109. Neir intervallo di giorni quattordici, che il Car- 
dinale dovè trattenersi in Altamura per lo. disbrigo di ur- 
genti affari , e specialmente per accrescere ed istruire la sua 
armata , comparve in dettaglio quella profuga popolazione ^ 
rientrando prima le donne e poi gli uomini : quel Vescovo 
Monsignor di Gemmis vi rientrò il gicnmo i5. Nel detto spa- 
zio di tempo le donne Altamurane ( facendo le dovute ec- 
cezioni ) produssero air armata Cristiana quegli stessi effetti j 
che un tempo cagionarono ai soldati di Annibale le donne 
Capuane. Air odio e fierezza de^ Calabresi successe V amo- 
re e la pieghevolezza , ed Altamura divenne per essi un 
paese incantato , in modo che al tempo della partenza tutt^ i 
Comandanti , ed anche F Ispettore della Guerra , furono co- 
stretti m^bdar personalmente da casa in casa per distaccare 
quella gente. Tutte le robe del saccheggio ( all^ infuori di 
quelle portate via da^ paesani de^convìcini paesi ) restarono 
dentro Altamura , e^ al più cambiarono padroni nel luogo 
istesso. I Calabresi "^i lasciarono anche le loro paghe , che 
ùa allora si avevano risparmiato. 

NOTA. 

» L'autore di queste memorie assicura che per \ av- 
j) venimento di Altamura scrisse esattamente tutto ciò che 
)) vide co' propri occhi ; e che siccome non tacque , ne ag-* 
)) giunse alcuna circostanza, così <kbbansi tenere y come men<^ 
» zogniere e calunniose , le maligne asserzioni avanzate con*^ 



171 

» tra del Cardinal Ruffo dagli scrittori Coco , Botta e G)l- 
» letta nell'e^orre il suddetto avvenimento. 

§• no. Gr imprestiti^ su le rendite dei proprietari dimo- 
ranti in paese nemico , erano mancati in Basilicata ; ed in 
Altamura la cassa militare si trovava affatto vuota. Essendo 
tardata ad arrivare una rimessa di denaro dalle Calabrie , si 
sfava in grande angustia , mancando ogni mezzo come rime- 
diare all^ urgente bisogno ; ma dal fatto seguente si scorge, 
che la Provvidenza facea nascere le urgenze , per maggior- 
mente conoscersi i prodigi , che operava in quell'epoca. Nel 
momento dunque di massima urgenza, mentre si credeva lon- 
tano il soccorso, si presentò al Cardinale un basso uffiziale 
e gli espose , che nel Monistero di Donne Monache , 
ch^era il quartiere abbandonato da^ repubblicani, ed occu- 
pato indi dalle truppe Cristiane , avea rinvenuto un nascon- 
diglio di denaro , e che senza fsurne accorgere i suoi camera* 
ta si era portato in fretta a dargliene avviso. Intese tal av- 
viso il Porporato come un vero soccorso della Divina Provvi- 
denza : mandò subito gente di sua fiducia , e furono trovati 
in piii sacchetti due. 4^94* ^4 ^^ tante monete di argento 
di grana dodici , che versati immediatamente nella cassa , 
bastarono a rimediare alP urgenza fino a che arrivarono le 
rimesse di denaro dalle Calabrie. Per guiderdone dell' onora- 
tezza di quel basso uffiziale , che chiamavasi D.. Silvestro 
Biondi di Messina, il Porporato lo promosse al grado di Alfiere. 

Non si seppe se quel denaro fosse stato lasciato colà dal- 
le Monache quando furono espulse da' patriotti repubblicani, 
o fosse stato da questi dimenticato nel momento della loro fu- 
ga. Quel eh' è certo si è, che il giorno 9 il Monistero er^ 
quartiere de' patriotti. 



y 



172 

§• III. Tutti i pubblici dazi erano in attrasse , e nes- 
suno volea pagare. Ordinò pertanto il Cardinale a tutt^i Re- 
gi Amministratori , Tesorieri e Percettori Provinciali , affin- 
cbè colla maggior possibile efficacia ne procurassero F esazio- 
ne e rimettessero subito il denaro alla Tesoreria dell^ Armata. 
Scrisse ai Presidi affincliè facessero prestare , daHe Autorità 
locali , braccio forte agli Esattori ; e raccomandò ai Vesco*- 
vi afiincbè inculcassero a^ Parrochi di predicare , che il paga- 
mento de^ tributi è comandato dalla Legge Divina, avendoU 
pagati anche Gesù Cristo e S. Pietro per tutti gli Apostoli. 
§. 112. Per assicurare la retta amministrazione deUa 
giustizia nelle provincie già realizzate y il Cardinale avea in- 
caricato il Consigliere Fiore di apparecchiare il travaglio a 
tal^uopo necessario ; ed essendo stato tal travaglio compito, 
mentre si stava in Altamura , furon organizzati e provve- 
duti j degli opportuni Magistrati, i Regi Tribunali di Catan- 
zaro , di Cosenza , di Matera , di Lecce , di Trani e di Lu- 
cerà. Quegli antichi Magistrati , che per le circostanze di al- 
lora rimasero interinamente sospesi dalle loro funzioni , ven^ 
nero rimpiazzati da probi soggetti conosciuti per le loro co- 
gnizioni legali , rettitudine ed attaccamento al Re. 

Per decidere poi le cause delle provincie definitivamen^ 
te ed in grado di ultimo appello , fu dal Vicario Generale 
istituito provvisoriamente un Tribunale Supiemo presso Y ar- 
mata, al quale chiamò i seguenti soggetti. 

Presidente. 
Consigliere D. Angelo di Fiore. 

Fiscale. 

* • 

L' Avvocato Giampaolo. 



r 173 

m 

Giudici. 

Giporuota di Lucerà D. Carlo Pedìciai, oggi G)nsi- 
gliere nella Suprèma Corte di Giustizia. 

Caporuota di Trani D. Gioacchino Sandilio. 
Caporuota di Lecce D. Gregorio La - Manna. 
Caporuota di Catanzaro D. Vincenzo Petroli. 
• L^ Assessore D. Saverio Laudari. 
L' Avvocato D. Giovan Battista de Micheli. 

avvocato de* Posteri. 
1j Assessore D. Antonio Greco. 

Procuratore de Poveri. 
L'Avvocato D. Alessandro Nava* 

r 

Dopo pubblicato F editto di perdonò generale condizio- 
nato colla data de^ 17 aprile dal quartier generale in Cori- 
gliano , era incompatibile la Commissione Straordinaria con* 
tro de^ rei di Stato , perchè coloro che avevano profittato 
della condizione dell' editto erano assoluti , e ^ coloro che 
restavano ostinati nella ribellione si andava a punirli colla 
guerra. Abolì pertanto la suddetta Commessìone di Stato ; ed 
ordinò che occorrendo qualche causa di Stato , venisse de- 
cisa con facoltà straordinarie dal suddetto Supremo Tribu- 
nale presso r Armata. 

La suddetta Straordinaria Commessìone di Stato , disim- 
pegnata sin allora dal Consigliere Fiore , avea condannato 
a morte sei indivìdui come autori della ribellione , cioè 
quattro in Cotrone e due in Cor^liano* Nessuno in Alt^ 
mura perchè i rei erano fuggiti. 



174 

§. II 5. Pervennero al Cardinale in Altamura lettere 
de' Plenipotenziari Ludovici e Torrusio ^ del Commodoro 
Troivbridge e del Regio Governatore delle Isole vitine a 
Napoli Marchese D* Michele de Cai rtis ^ oggi Maggiordomo 
di Settimana di S. M. e Presidente della gran Corte de' Conti. 

I primi rapportavano , eh' erano già sbarcati ed arri- 
vati in Policastro il hravo Capitano di artiglieria Inglese ^ 
Guglielmo Harley , tre bassi uffiùali e quindici artiglieri, 
con due pezzi da campagna e tauiiizioni da guerra r rin- 
novavano le premure per la sollecita marcia del Porporato; 
ed avvisando V arrivo eziandio del Comandante Panedigrano 
co' Suoi I ODO uomini , facevano conoscere , che dopo mani- 
festata la volontà del Porporato , sembravano smorzati gli 
odi e le discordie fra i capi di quella gente armata. 

II Marchese de Curtis, nel partecipare al Porporato Ruf- 
fo molte interessanti notìzie ^uUo stato della capitale , gli ri- 
mise una lettera originale , che gli era stata scritta da 
G. de G. , la quale conteneva la notizia de' tre assassini 
mandatari della Commessione Esecutiva di Napoli per ucci- 
dere il Cardinale. Fra i nomi di quegli assassini vi era quel- 
lo del Prete arrestato in Cotrone. Il Porporato proibì ogni 
procedura contra quel miserabile , e giunto in Nàpoli si ri- 
còrdo di £Eirlo rilasciare in libertà. 

^. II 4* Ei'a incominciata la gran guerra nell' alta Ita- 
lia tra le armate Francesi e le Austro - Russe ; ed essen- 
do state colà battute le armate Francesi , il Generale Mag- 
donald ( sostituito .a Champiònnet ) usava tutto il rigore pos- 
sibile, per nascondere ' a' Napolitani quei dìsa^ ; e dovendo 
partire per l' alta balia coli' armata di Napoli , ^ finse il pre- 
lesto di andar ad accamparsi verso Caserta ^ per disgravare 



175 

la capitale dal peso degli alloggi. Con questo pretesto uscì 
dalla città il giorno io maggio ; e nell^ uscire pubblicò un 
proclaQia colla minaccia , che sarebbe ritornato colla veloci- 
tà del fulmine ^ se mai ardisse d^ insorgere il popolo Napoli- 
tano. Magdonald avendo lasciato forti guarnigioni in Santel- 
mo^ in Gapua ed in Gaeta , partì celeramente verso V al- 
ta Italia. 

Nello stesso giorno io maggio il governo provvisorio fece 
pubblicare il seguente proclama. 

Libertà Eguaglianza 

GOVERNO PROVVBOMO 

COfifMISSIOI^E BSBCUnVÀ. 

)) Bravi cittadini siamo liberi. La repubblica h già sta* 
» bìlita nella base la più solida. Essa è il prodotto del co- 
» raggio 9 della virtii e dell^ amor della patria, eh' è sta* 
» to sempre scolpito nei nostri cuori , e che i passati Tiran- 
» ni ciecamente non han fatto ,. che accendere sempre colla 
» IcNT opera 9 per farci, senza avvedersene , perfezionare F im^ 
» presa* Se noi coraggiosamente abbiam fugata la tirannia 
» dalle nostre amene, contrade^ oonvtene. pur ora distruggete 
» ne anche i semi. Uniamoci ; la nazione intera non pre- 
» senti che una . sola volontà ed una massa iixponente di 
» fiirae* Fàcdamo tremare gli avanzi ddla tirannìa per que^ 
» sto altro poco di' tempo che rimane alla loro totale distru- 
)i zione. 

» U Governo è autwizzato dal Generale in capo e dai 



176 

» Commessario organizzatore Abrìal di usare tutt' i mezzi , 
)) che debbono condurci alla nostra grandezza. Non si perda 
» dunque un' istante : mostriamoci degni di noi stessi e del- 
» la libertà acquistata. Tutto spiri coraggio ed armamento. 
» La nazione tutta si mostri come un solo e^rcito di uomi- 
» ni liberi , pronti a sostenere colla forza terrestre e ma- 
» rittima , a qualunque costo , la nostra indipendenza. Le 
» leggi repubblicane vi assicurano la giustizia, promuovono 
» la floridezza della nazione e ci rendono rispettabili alle 
» nazioni amiche , e terribili contra le inimiche. 

» La natura del nostro suolo , i talenti de' suoi abitan- 
» ti , il noto patriottismo^ il coraggio col quale abbiamo 
» abbattuti i nostri Tiranni , i quali coalizzati co' loro per- 
» fidi alleati , e forti de' tesori a noi involati , e di un si- 
» stema di corruzione adottato , ci facean guerra sotto il piii 
)> fiero dispotismo da noi distrutto , ci han resi T ammira- 
» zione di tutta V Europa , la quale attende di vederci egua- 
» gliare il valore de' padri nostri , e divenire uno de' più 
» saldi sostegni ddla gran causa della libertà universale* 

» £ voi concittadini traviati , voi che appartenete ad 
» un popolo SI buono , e che in altro tempo tante rìpruove 
» avete dato della vostra docilità, di ubbidienza alle leggi e 
)» d' indignazione contra l' oppressione , rientrate in voi stes*- 
» si , abbonite .ormai gli orrori , che l' inganno e la firode 
» vi han fatto commettere , e ritornate nel seno della pa- 
» trìa e fi:a le braccia de' vostri fratelli. Il Croverno, di con- 
» certo col Generale in Capo e del (k)mmessario organiz- 
» zatore Abrial, vi accorda . F indulto. Affrettatevi di ritoma- 
)) re nel buon ordine e nel seno delle vostre famiglie. Ri- 
» volgete alla difesa della patria , e della repubblica le ar- 



177 

» mi j che finora avete adoprate contra ì vostri fratelli stes- 
» si , che meritavano il vo^o amore per lo bene , che vi 
» procuravano 9 e che gP inganni de^ satelliti della tirannia 
» non vi han &tto conoscere. La patria benefica in vece di 
» punirvi, vi richiama a se ^vi office il perdono e vuol 
» rendervi felici* Riunitevi a' vostri buoni concittadini e 
» promuovete i^ vicenda con essi la felicità.. 

Questo proelama pih atto ad accendere V entudasmo de- 
gli studenti , che a calmare V odio del popolo centra quel 
sistema repubblicano , nessun effetto produceva* E siccome 
il pericolo di una contro-rivoluzione era inmdnente , così la 
Commessione Esecutiva pensò di ricorrere al solito espediente 
repubblicano, rigore e terrorismo. Gol pretesto di congiure 
fece eseguire la carcerazione di moltissimi individui , e mi- 
nacciò di fucilazioiM tutti coloro che si ricusavano di con* 
correre alla difesa della repubblica. Gm tali minacce dunque 
furono chiamati al servizio militare attivo tutf i cittadini da 
diciassette a quarant anni : al servizio sedentario nella città 
e nelle fortezze tutti coloro da 4^ ^ ^ ^^^^ ; ^ tutti gli 
altri di queste due classi , che non erano atti al servizio mi^ 
litare, fiirono dichiarati contribuenti. 

%. II 5. n Cardinale per non dar tempo al Governo re- 
pubblicano di rinforzarsi coll^ ordinato armamento , prese la 
risoluzione di marciare sollecitamente sopra Napoli. 

Non era pih t^npo di far mistero sulle sue operazioni; 
e perdo scrisse al Re in Palermo informandolo di tutte le 
circostanze , e pregandolo a portiu^ colla squadra Inglese 
nella rada di NapoH, onde influire colla sua real presenza 
alla resa della ciq[iitale senza spargimento di sangue. 

25 



178 

Scrisse al Commodoro Trow bridge; ma costui colle navi 
Inglesi era sparito dal golfo di Napoli. 

Ordinò finalmente a^ Plenipotenziari Ludoricì e Torru- 
sio di mettersi in marcia coU^ armata del Cilento Terso Sa^ 
lemo^ e stare in attenzione di altre* dispdsLdoni. 

Premeva al Cardinale di occnpare sollecitamente la po- 
sizione di Ariano ; e la sua marcia con un immenso nmne* 
ro di trasporti , per la maggior parte tirati da bum , non 
potea eseguirsi tanto ccfleramente , quanto amveniva , per non 
esser riconosciuto il di lui piano e prevenito dal nemico. 
Destinò pertanto a questa impresa il Comandante de-Cesare^ 
a cui ordinò che per nascondere Tonetto della sua marcia, 
prendesse il cammino per la Puglia bassa; e col pretesto di 
far requisizione di cavalli e di attrezzi di ^ cavalleria ^ si 
estendesse colle sue truppe diligentemente sin a Cerignok : 
poi voltasse a sinistra , e con una marcia sforzata si recas* 
se nella Valle di Bovino^ indi e senza prendere riposo salisse in 
Ariano. 

Vedremo in appressò come de Cesare esegui quella gelo^ 
sa commissione . Frattanto avendo il Porporato risoluto par^ 
tire da Altamura , io mi accingo ad esporre le circostanze 
della sua marcia. Prima però d^ incominciare conviene rac* 
contare, altro incidente chVebbe luogo in quella citta. 

§. II 6. Con un bastiménto proveniente dalF Egitto ap* 
prodarono in Taranto e fatti prigionieri il celebre Dolomicu^ 
tre Generali ed altri indivìdui Francesi. Dolomieu scrisse 
direttamente al Cardinale in Altamura , esponendogli che 
non essendo essi venuti in Taranto colle armi in mano , ma 
spinti dalla tempesta , per dritto delle genti non potevano 
esser prigionieri di guerra ; e domandò i passaporti ed una 



179 

scorta a loto spese, sin ai canfini del Régno', o sin dove vi 
fussero truppe Francesi. Benché non per salvarsi dalle tem- 
peste 5 ina bensk per fuggire dalla caccia delle fregate Russe 
e Turche ai fossero quei Francesi rìfuggiati nel porto dì 
Taranto , pure il Porporato replicò a Dolomieu , che saiza 
entrare in discussione sul fatto e sul dritto di queir avve- 
nimento , gli faceva soltanto intendere , che non potrebbe 
aceordar passaggio e scorta per terra , senza compromettere 
e la sua autorità, e la loro vita, perchè non solo tutte le 
popolazioni del Regno , ma dell^ Italia tutta erano insorte 
contro, de^ repubblicani ; e che non poteva rilasciar passai 
porti per mare senza V approvazione degP Inglesi ; e die per* 
tanta avea disposto di spedire tutti quei Francesi nella cit- 
tadella di Messina a disposizione del Re. Gosk venne ese- 
guito. 

C A P I T L X. 

Awinimenti ed operazioni , che ebbero luogo durante 

la marcia d^ Jltamura a Nola. 

§• 117. Dopo quattordici giorni di dimora in Altamura, 
il Cardinale mosse da colà colla sua armata il giorno ^4 
ma^io , e diresse la marcia verso la città di Gravina, Pog- 
gio Ursino, Spinazzola, Venosa ( patria di Q. Orazio Fiacco ) , 
Melfi , Ascoli , Bovino • • • « Traversando in questo modo la 
Puglia alta , ebbero luogo varie circostanze delle quali fa 
d' nopo parlare. 

Avvicinai^dosi V armata alla città di Gravina , quasi 
tutta la popolazione uscì all^ incontro del Porporato per ac- 



180 

damarlo e per ìimalzare sin al Gelo le voci giulive di vir ^ 
va la Religione viva il Re. Questa generale esultanza è piii 
che sufficiente per ismentìre il mendacio degli serìthnri Coeo^ 
Botta e Colletta , i quali asserirono , che Gravina era sta- 
ta saccheggiata e distrutta. 

In Poggio Ursino raggiunse V armata il Marchese Mala*- 
spina reduce dalla sua spediidone di accompagnamento ^ dal 
Pizzo a Messina^ del General Naselli. VUmpiegò tanto tempo, 
per aspettare che si permettesse il passaggio dalle Calabrie in 
Messina , stante il cordone sanitario. 

Alla lunga estensione che occupava V armata Cristiana 
nelle nude campagne della Puglia , sembrava che marciasse 
r armata di Serse. Avvegnaché sapendo il Cardinale , che 
la Puglia scarseggia di acque correnti , e che solamente si 
incontrano di tratto in tratto de^ pozzi , a^ quali affollandosi 
le truppe per dissetarsi , si dovea necessariamente perdere 
molto tempo prima di rimettersi in ordinanza , al numero 
grande di trasporti fece aggiungere molti altri carri con 
botti piene di vino e di acqua , situati a giuste distanze 
nelle file delle truppe : presso ciascuno di tali carri vi era- 
no destinate delle persone , le quali , quando le truppe ave- 
van bisogno di ristoro , al tocco del tamburo, distribuivano 
acqua e vino , senza che alcuno lasciasse il suo posto. Que- 
ste stesse persone poi avevano V incarico di rinnovare la prov- 
vista deir acqua, e comprare il nuovo vino ne^ luoghi di fer- 
mata. In Melfi fu trovato il vino di eccellente qualità. 

Le bande musicali delF armata consistevano in zampo^ 
gne , ciaramelle , piffarì , violini ed arpe: quasi tutt^ i zam** 
pognari di Basilicata che sogliono venire in Napoli per le 
novene deli' Immacolata e di Natale , si trovavano nell' ar^ 



181 

mata suddetta. Era quella marcia una continuata festa: chi 
camminava suonando, chi cantando, chi ballando ; ed accre- 
scevano r allegrìa le popolazioni dei paesi circonvicini, che 
a folla di ogni sesso e di ogni età uscivano sulla strada di 
passaggio , e battendo le mani gridavano viva la Religione^ 
viva U Re. 

Essendo la stagione propìzia, le fermate per le ore di 
necessario riposo si facevano sulla stessa strada allo scoverà 
to. In quelle fermate i Commissari , che andavano sempre 
in giro per acquistare generi , rimettevana i viveri , che si 
erano consumati nella giornata , ed in quella marcia non 
mancò mai V abbondanza di ogni ghiere , e specialmente de^ 
formaggi Pugliesi. 

%. II 8. Giunto il Porporato nel paese detto Spinazzola 
ebbe il dispiacere d^ intendere che il Comandante de Cesare 
seguiva una marcia erronea.' Arrivato a Cirignola, in vece 
di rivoltare a sinistra verso la valle* di Bovino , proseguì la 
sua marcia a dritta lungo la spiaggia del mare ; e ad onta 
di pib richiami non si arrestò , che sul monte Gargano, ove 
non vi era più strada per truppa ; ma allora anche gli sba- 
gli e le punibili disubbidienze erano di giovamento all'im- 
presa del Cardinale. La colonna di patriotti comandata dal 
Conte di Ruvo , che avea saccheggiato Andria e Bari , e 
che dalla Commissione Esecutiva era stata destinata a rappre- 
sentare Lecmìd^ co^ 3oo Spartani nelle Termopili della valle 
di Bovino , stava annidata ( non si sa perchè ) nella città 
di San Severo. Ruvo dunque udendo il rumore di quelle 
truppe sul Gargano, la marcia del Cardinale per le Puglie 
alte 9 e r arrivo de^ Moscoviti in Manfredonia , temendo 
di essere inviluppato , pensò a fuggale verso gli Abbruzzi , e 



182 

la sua fuga fa così precipitosa , ci) e rimasero abhaiidonate in 
San Severo molte robe del saccheggio , e specialmente por- 
zione degli argenti . presi dal Tesoro di S. Nicolò di Bari , che 
furono ìnmiedìatamente restituiti al Tesoro medesimo. Ruvo 
facendo fare alla sua truppa marce sforzate andò a chiuder- 
si dentro la piazza di Pescara ; e de Cesare inseguendolo al- 
la larga sin a Torre maggiore , ritornò indietro e si riunì 
all'armata dopo la presa di Napoli. 

(. 119. U dispiacere del Porporato per lo sbaglio , o 
disubbidienza di de Cesare venne compensato colF avviso , 
che sotto il comando del bravo Capitano Baillie^ accompa- 
gnato dal Ministro Plenipotenziario Cavaliere Micheroux ^ 
erano sbarcati in Manfredonia 4^0 soldati della marina Rus- 
sa , con otto pezzi di artiglieria di campagna. Il Cardinale 
che attendeva V arrivo di quella truppa , avea già destina- 
to in Manfredonia Conmiessari per provvedere a tutto il bi- 
sognevole ; e da Spinazzola scrisse al Cavaliere Micheroux , 
che poteva sicuramente far avanzare quella truppa Russa 
sin alla posizione di Montecalvello ^ per trincierarsi colà sin 
al di lui arrivo colP armata. 

La città di Foggia continuava tuttavia nel disordine re- 
pubblicano, ed i membri di quel Centrale Governo (che nel 
loro cuore erano reaUsti ) aspettavano V avvicinaménto del- 
l' armata del Cardinale per operare la realizzazione della cit- 
tà senza quegli sconcerti che si temevano fra i reahsti e ì 
democratici; Frattanto gli stessi membri del Centrale, sapu- 
to lo sbarco .de^ Moscoviti in Manfredonia., si mìsero in se- 
greta corrispondenza con Micheroux , e per impedire il mas- 
sacro , che il popolo minacciava , stabilirono di concerta , 
che i suddetti democratici si mettessero nelle prigioni. Ciò 



183 

eseguito ^ quando le truppe Russe stavano per arrivare , uno 
de' suddetti membri entrò in città gridando -viva il JRe^ e suc- 
cesse immediatamente V insurrezione ; una folla di popolo 
corse alle prigioni per massacrare i democratici , ma le mi- 
sure ck^ arano state già prese impedirono i disordini; e la 
città di Foggia fu salvata da un gran disastro. 

Intanto per manifestare la benevolenza di quei membri 
del Centrale verso la loro patria , credo mio dovere di no- 
minare qui quei che mi ricordo. Furono ^ fra gli altri , 
D. Vincenzo Angiulli ^ D. Giuseppe Liborio -, D. Nicola Ce- 
lentano, D. Francesco Saverio Massari. 

§. 120. La sera de^ 2g maggio giunse il Cardinale nella 
città di Melfi , ove fece alto per soUennizzai^e nel di seguen- 
te la festa onomastica del Re FERDINANDO e per fare 
riposare per un giorno la truppa. Per rendere vieppiù 
brillante la ricorrenza , arrivarono in Melfi , il Capitano Ac- 
luet ed un altro ufiiziale Turco y spediti da Corfii con let- 
tera di Cadir Bey comandante della squadra Ottomana^ av- 
visando , che il gi^an Visir avea ordinato doversi soccorrere 
il Re delle due Sicilie , alleato della sublime Porta , con tut« 
te le forze disponibili. Si esibiva quindi di far disbarcare in 
Puglia alcune migliaia di quelle truppe ch^ erano in Corfii, 
e farle marciare nelF istesso modo delle tinippe Russe. Il 
Porporato avea difficoltà di unire alla Croce la Luna Mao- 
mettana , e sì trovava imbarazzato a dare un rifiuto , dopo 
la pubblicità degli uffici fatti presso Hoczacou per ottenere 
poche truppe Russe. Prese perciò il ripiego dì risponde- 
re - » Che r offerto soccorso poteva essere utile in Napoli ^ 
y^ se quella città capitale si ostinasse a resistere : che il 
)) tragitto per terra dalle spiaggìe delF Adriatico era lungo» 



184 

^> ed incomodo e mancante di mezzi , specialmente di tra- 
» sporto ; e che air opposto il viaggio per mare da Corfìi al 
» golfo di Napoli era in quella stagione comodissimo. Pro- 
» pose quindi a quel G)mandante di scrivere all^ Incaricato 
» Turco a Palermo per concertare V occorrente col Re e 
» cogF Inglesi , la squadra de^ quali si troverebbe nel golfo 
y> di Napoli, 

G)nsegnata questa risposta a quei due Inviati , gì' invi- 
tò a mensa unitamente a tutti gli altri Comandanti dell^ ar- 
mata Gristiana ; e supponendo, che non bevessero vino, or- 
dinò , che fossero serviti di acquavite; ma Acmet ridendosi 
de' divieti Musulmani , ripeteva - Difendere Cristiani , bei^ere 
vino. 

$. 121. La mattina de'3i maggio al far dell'alba, Tar- 
mata parti da Melfi , e passato V Ofanto in montagna , di- 
scese in Ascoli, ove regnava un gravissimo disturbo a mo- 
tivo , che la plebe minacciava eccessi contro de' galantuo - 
mini per pretesto di giacobinismo. Giunto appena il Car- 
dinale fece aiflgere l'editto di amnistia pubblicata in Cori- 
gliano ; e dispose che portandosi per le strade i cannoni 
colle micce accese si obbligassero gli uni e gli altri a se- 
guire r armata. Ed in questo modo fece finire la discordia. 

Vennero in Ascoli a complimentare il Cardinale , il co- 
mandante Baillie ed il Plenipotenziario Micheroux , i quali 
avevano lasciato le truppe Russe trincierate in Monte-Cals^elr 
lo , con una fortificazione da ^ssi chiamata Forte S. Paolo. 
Quel Comandante era di nazione Irlandese, e non conosceva 
altro idioma, che l'Inglese ed il Russo. Tenuta col Porpo- 
rato una segreta conferenza sul piano di guerra, ritornaro- 
no immediatamente a Monte-Calvello. 



•i 



185 

Dopo appena terminata quella conferenza , il Porporato 
ordinò , che il^ Colonnello Carbone con tre battaglioni di li- 
nea 9 con un distaccamento di cavalleria e con dieci com- 
pagnie di cacciatori Calabresi, partisse immediatamente onde 
servire di vanguardia alle truppe Russe nella valle di Bovi- 
no sin ad Ariano , e che il Commessario Apa badasse bene 
a non far mancare le provvisioni da bocca. 

§* 122. A 2 giugno verso il mezzogiorno la fronte del- 
r armata Cristiana giunse al ponte di Bovino, per dove quel- 
la mattina erano sfilate le truppe Russe , ed ove il Co- 
mandante Baillie avea lasciato un ufBziale con trenta grana- 
tieri per guardia del Porporato. 

Intanto per profittare del tempo , che V armata sfilando 
per la inaile di Bovino impiegava per giungere in Ariano, il 
Cardinale volle recarsi alla città di Bovino situata su quel 
vicino promontorio ad oggetto di disbrigare vari af£m. Scor- 
tato perciò da^ soldati Russi e da una partita di cavalleria 
si mise in cammino. Le vigne lungo quella salita erano in- 
gombre di donne , ch^ erano uscite a vedere, da quel rialto , 
il passaggio delle truppe. Avvicinandosi il Cardinale inca* 
minciarono a gridare - viva la Religione wVa il JRe; e quei 
soldati Russi per complimento dicevano - Marushe Ma- 
ruske. 

Il Porporato si recò ad alloggiare nel palazzo del Duca 
di Bovino ; ed essendo poco prima arrivato il Barone D. Lui- 
gi de Riseis , il quale colla qualità di Aiutante del Coman- 
dante Pronio del Vasto , era venuto erpressamente dagli Ab - 
bruzzi , volle ascoltarlo a preferenza di ogni altro affare. Ri- 
ferì che la precipitosa ritirata della colonna di Ruvo in Pe- 
scara avev' allarmato quelle provincie , e che tanto il co- 

^6 



186 

mandante Pronio, quanto gli altri capi realisti domandava- 
no istruzioni al Vicario generale del Regno. Tali capi erano 
Pronio nella provincia di Ghieti^ il comandante Salomone 
in quella di Aquila, ed il comandante de Donatis in quella 
di Teramo. Era la prima volta, che il Porporato riceveva 
i*elazioni dirette dagli Abbruzzi, e non conosceva de^ suddet- 
ti comandanti , che il solo nome ; e siccome il messaggiere 
de Riseis domandava istruzioni, cosi il Porporato encomian* 
do lo zelo de^ suddetti comandanti Pronio , Salomone e de 
Donatis , per le ripruove di attaccamento alla Religione ed 
al Re, ingiunse loro, che mettendosi di concerto, con por- 
zione delle loro truppe , bloccassero la piazza di Pescara , e 
con altra porzione salissero in Terra di Lavoro, per bloccare 
Gapua, e per aver parte alla liberazione della capitale. L'e- 
secuzione di queste istruzioni fu per meta : Pescara venne 
strettamente bloccata sino alla resa; ma nessuno di quei ca- 
pi portò gente ne al blocco di Gapua, ne alla liberazione 
di Napoli* 

In quella parte di Terra di Lavoro , tra Gapua e Terra- 
cina , non vi era piii sicurezza* Quanti Francesi e altri viag- 
giatori partivano da Napoli , venivano assassinati e massa- 
crati, prima dì passare il Garìgliano, da' Fratelli Mammone 
di Sora^ che con una forte comitiva scorrevano la campa- 
gna ; e quanti n' entravano dalla parte di Terracìna veniva- 
no massacrati nelle gole d' Itri dalla comitiva di Michele 
Pezza alias Fìxl Diaselo. Gostoro erano in corrispondenza co- 
gr Inglesi , a' quali recavano i pieghi , che prendevano dai 
corrieri ; ed il Gommodoro Trowbridge scriveva : Questo 
gran Diavolo per noi è un Angelo. Non piaceva al Gar4ina^ 
le, che s' impedisse a' nemici T uscita dal Regno ; e perciò 



187 

scrìsse da Bovino a Trowbrìdge , avvisandolo ch^ erano già ar- 
rivate le truppe Russe ( senza però manifestare il loro nu* 
mero ) ^ e ch^ egli eolla sua armata e colle stesse truppe 
Russe continuava la sua marcia sopra la capitale ; e pregan- 
dolo di ordinare a Fra Diai^olo ed a^ Mammoni^ che lascias- 
sero libero il cammino da Gapua a Terracina, perchè quanti 
pili Francesi e Patriotti ne andavano via , tanti ostacoli 
di meno si sarebbero incontrati nella sottomissione della ca- 
pitale. Ma Trov^bridge si trovò già partito* dal golfo di Na- 
poli. 

Scrisse pure da Bovino a' Plenipotenziari Monsignore Lu- 
dovici e Monsignor Tomisio , avvisando loro , per incorag- 
giarli , r arrivo deir armata Russa e la sua marcia sopra 
la capitale ; e gF incaricò di mettere in movimento quella 
loro armata , e di aspettare in Salerno , dalla parte di Avel- 
lino , altro avviso. 

$. 123. La sera de^ 3 giugno giunse il Cardinale in 
Ariano. Quella città merita una particolar menzione , tanto 
per la sua inaccessibile situazione , quanto per le circostanze 
ch^ ebbero luogo in quella occasione. 

Essa e situata nel punto più elevato degli Appennini , 
e non vi ha , nò può avere altra strada ^ che la consolare 
da Napoli a Brindisi, la quale vi passa per mezzo. Dalla par- 
te di Napoli la salita è così difficile v che le vetture della 
posta debbonsi far tirare da^ buoi , e dalla parte delle Puglie 
si dee salire per la lunga e stretta gola chiamata Falle 
di Bouino : al fondo di questa Falle scorre il Fiume Cer- 
varo, e sopra la ripa di questo Fiume ed a piò della mon- 
tagna che sovrasta , e scavata la strada , che dalla città 
di Ariano si scende al Ponte di Bwino. La fatda di quella 
montagna è tutta ingombra di gran sassi , da dove poca 



188 

gente , senz^ armi , ma col solo mezzo di far rotolare di 
quei sassi , basterebbe a tenere in dietro un Esercito. 

Quella stessa sera , che il Porporato Ruffo arrivò in 
Ariano, per prima sua operazione cercò di combinare col 
Comandante Baillie e col Ministro Micfaeroux il trattamen- 
to delle truppe Russe , V ordine delle marcie ed ogni altra 
occorrenza* 

$• 124. Lo sbarco de^ Russi in Manfredonia avea portar 
to grande costernazione ai giacobini, ed una dojce speranza 
a^ realisti di Napoli : in modo che il Governo repubblicano 
per calmare la generale agitazione fece pubblicare col Moni- 
tore Napolitano , della Cittadina Eleonora Fonseca - Pimen- 
tel encomiata dagli Scrittori Coco , Botta , e Colletta , co- 
me gran Poetessa e grande Oratrice nelle tribune de^ giaco- 
bini e del popolo , che il Cardinale Ruffo per ingannare le 
popolazfioni avea fatto vestire con monture Russe i servi di 
pena sbarcati da Sicilia. Si negava assolutamente il fatto y 
senza farsi alcuna osservazione sul numero dì quelle truppe. 
Poco curandosi il Porporato della dicma de' Servi di pena y 
era tutto intento che il nemico non si accoi^ssc del nume- 
ro delle truppe medesime. A tal' uopo illudeva anche quei 
che gli stavano vicino , facendo credere che quei 4^^ ^1* 
dati erano una guardia avanzata dell' armata Russa , che se- 
guiva 9 della quale fingeva anche il nome del Comandante 
in capo ; e per dar corpo a quest'ombra spediva ordini e 
Commissari avanti e indietro per provvedere viveri , tra- 
sporti ed alloggi. 

Prevedendo che a verificare l'e^stenza de' Russi ^ ver- 
rebbero da* Napoli delle spie , spinse avanti alcune compa- 
gnie di Calabresi con opportune istruzioni , da' quali quella 



189 

notte stessa fu arrestato in poca distanza di Ariano un ca- 
lesse con due individui , ì quali fingendosi sensali di grani 
dissero di passare in Puglia per acquistarne. Vennero la mat- 
tina condotti nell^ accampamento de^ Russi fuori la Porta di 
Napoli ^ ove si fece trovare il Gardin^jle onde vedere le ma- 
novre di quelle truppe. 

Uno di quei due individui di cognome Coscia , ch^ era 
stato cuoco del Porporato in Caserta, confessò subito che 
non erano sensali ma realisti, e ch^ erano stati mandati 
da altri realisti per verificare la venuta de' Moscoviti , che 
i giacobini negavano - Questa è la vanguardia - replicò il 
Porporato - V armata viene appresso - mostrando colla 
mano la citta di Ariano - Ritornate dunque in Napoli^ e 
dite ciò cAe vedete co'' vostri occhi - e fece anche dare 
loro delle monete Moscovite per mostrarle a^ loro commit- 
tenti. 

Al Coscia consegnò im pezzetto di carta in cui dì carat- 
tere del Cardinale stava scritto - La malaga è sempre mala- 
ga- e V incaricò di consegnarlo segretamente alla Principessa 
di Campana sua sorella - Quel ipotto era conosciuto nella fa- 
miglia del Porporato per dinotare ch^egli stava bene e che 
presto si rivedrebbero. 

§. 1:25. Finalmente una dimostrazione di Sovrano gra- 
dimento fii benanche data a^ Calabresi. A 5 giugno giunse 
in Ariano, spedito da Palermo , D. Scipione della Marra , 
il quale recò una magnifica Bandiera ricamata colle proprie 
mani dalla Regina e dalle Reali Principesse , rappresentante 
da una parte lo Stemma Reale colla epigrafe in lettere di 
oro ^ brapi Calabresi , e dall^ altra la figura della Santa 
Croce, coll'iscrizione pure in lettere di oro - In hoc signo vin^ 



190 

ces. E questo prezioso dono venne accompagnato dalla seguen- 
te graziosissima lettera. 

BRAVI E VALOROSI CALABRESI. 

)) La bravura , il valore e la fedeltà da- Voi dimostra- 
ì) ta per la difesa della Santa Cattolica Religione e del vo- 
)ì stro buon Re e Padre da Dio stabilito per reggervi, go- 
» vernarvi e rendervi felici , hanno eccitato nelF animo no- 
» stro sentimenti così vivi di soddisfazioae e di gratitudi- 
» ne , che ci siamo . determinati a formare ed ornare colle 
» nostre proprie mani la Bandiera , che ora vi mandiamo. 
» Questa sarà sempre un luminoso contrassegno del nostro 
» sincero affetto per Voi , e della nostra gratitudine alla vo- 
» strà fedeltà , al vostro attaccamento per i vostri Sovrani ; 
» ma nel tempo medesimo dovrà essere un vivissimo sprone 
» per farvi continuare ad agire collo stesso valore e collo 
» stesso zelo , sino a tanto che resteranno intieramente de- 
» bellati , sconfitti e scacciati i nemici della nostra Sacro- 
» santa Religione e dello Stato ^ cosicché possiate e Voi e 
» le vostre dilette Famiglie , la vostra Patria , godere tran- 
» quinamonte i frutti de' vostri sudori e della vostra bra- 
» vura , sotto la protezione del vostro buon Re e Padre 
» FERDINANDO , e di tutti Noi , the non tralasceremo di 
» ritrovare delle occasioni per dimostrarvi , che serberassi 
» indelebile ne' nostri cuori la memoria della vostra fedeltà 
)) e delle vostre gloriose gesta. 

» Continuate dunque bravi Calabresi a combattere col 
» solito valore sotto di questa Bandiera , ove colle nostre 
)) proprie mani ci abbiamo impressa la Croce, eh' è il segno 



191 

» glorioso della nostra Redenzione. Rammentatevi prodi Guer- 
» rieri , che solto la protezione di un tal segno sarete vit- 
)) toriosi ; abbiatelo Voi per guida , correte intrepidamente alla 
)) pugna, e siate pur sicuri , che i vostri nemici saranno 
(c compiutamente sconfìtti. 

» Noi intanto consentimenti della piìi viva gratitudine 
» preghiamo T Altissimo , eh' è il donatore di tutt^ i beni , 
)) affinchè si compiaccia di assistervi nelle vostre intrapresci 
» che riguardano principalmente il suo onore e la sua glo- 
» ria, e la vostra e la nostra tranquillità ; e piene di af- 
» fettó e riconoscenza per Voi siamo costantemente. 

Palermo 3i marzo 1799* 

Vostra grata e buona Madre 

MARIA CAROLINA 

MARU CLEMENTINA 
LEOPOLDO BORBONE 
MARIA CRISTINA 
MARU AMALLi 
MARIA ANTONU 

Questa graziosissima lettera fu impressa in Ariano coi 
tipi dell^ Armata ^ e divulgata da per tutto ; V originale 
mandato in Catanzaro venne depositato nell' archivio di 
quella Regia udienza per conservarsi a perpetua memoria. La 
Bandiera poi , dopo benedetta da Monsignore Spinucci Arci- 
vescovo di Benevento , fu consonata al primo Reggimento 
Real Calabria ; e V entusiasmo de' Calabresi con quel dono 

arrivò alF eccesso. 

§. 126. Avvicinatisi alla citta di Benevento i Coman* 



192 

danti delle masse realiste Falbo e Studuti , la medesima si 
realizzò subito , ma non senza sconcerti ^ a cagione de^ par- 
titi interni. Venuto per tal oggetto da Benevento in Ariano 
il Conte D. Domenico Isernia , il Porporato ordinò , che si 
ripristinassero le forme di Governo Pontificio, ma che inte- 
rinamente V Amministrazione si tenesse a nome del Re delle 
due Sicilie ; ed ingiunse a^ suddetti Comandanti Studuti e 
Falbo , che lasciando subito Benevento si portassero con tutta 
diligenza ad occupare le gole importantissime delle Forche 
Caudine , per impedire qualunque tentativo che volesse fare 
per quella parte la guarnigione Francese di Capua. 

§. 127. Il Principe di Moliterno ed il Duca di Rocca- 
romana, prima Generali del Popolo Napolitano nominati dai 
rappresentanti del Corpo di Città , e poi Generali della Re- 
pubblica confermati da Championnet , avevano abbandonato 
il nemico : Moliterno era uscito anche dal Regno e si era 
portato air estero ; e Roccaromana si era ritirato ad un suo 
Feudo , ove teneva molti paesani suoi dipendenti armati per 
difendersi dalla persecuzione de' repubblicani. Per conseguenza 
ambidue quei Generali erano compresi nell'amnistia pubbli- 
cata coir editto de' 17 aprile ; ma Roccaromana volle fare 
dippiu : spedì in Ariano persona di sua fiducia per informare 
di tutto il Cardinale , e per pregarlo di ammettere esso Duca 
a militare da semplice individuo nell'armata Cristiana. 

Tutte le popolazioni della provincia di Napoli erano 
allarmate ed insorte contro il GoVemo i^epubblicano , ma 
non avevano alcun Capo , che le organizzasse e le dirigesse; 
e siccome il Cardinale avea premura , che prima del suo 
arrivo si riunisse ia Terra di Lavoro una massa di uomini 
armati , che bloccasse la piazza di Capua , o almeno impedisse 



193 

le comunicazioni tra quella piazza e Napoli , cosi profittando 
deir esibizione di Roccaromana , scrisse direttamente al me- 
desimo, e lodando la sua risoluzione ed encomiando il di 
lui valore , lo nominò Comandante in capo di tutte le mas- 
se realiste di Terra di Lavoro: T incaricò di fare una scelta 
di uomini armati, e destinarla al blocco di Gapua , e spe- 
cialmente per impedire le comunicazioni tra quella piazza e 
la Capitale V autorizzò a destinare un cassiere che introitas- 
se dagli esattori de^ pubblici dazi tutte le somme , e servirsi 
del danaro per pagare gli uomini armati a ragione di grana 
ventìcinque il giorno per ciascheduno. Il Duca corrispose alla 
fiducia del Porporato con valore , con prudenza e con disin- 
teresse maggiori delP aspettativa. 

§. 12S. Disbrigati gli affari in Ariano, Tarmata Cri- 
stiana si mise in marcia per la via consolare e per le Serre 
di Montefusco. Quando la vanguardia avea occupato la van- 
taggiosa posizione di Monteforte , il Porporato Ruffo con tutto 
il suo seguito entrava nella citta di Avellino. Le circo- 
stanze che colà ebbero luogo , non si debbono passare in 
silenzio. 

Mentre dunque V armata faceva il suo ingresso in quella 
citta fra gli applausi di tutta quella popolazione e fra gli 
evviva la Religione ^ ed // Re , un fanatico giacobino si spinse 
avanti gridando • /^Va la repubblica , morano i Tiranni. 
Venne subito catturato e condotto al Tribunale supremo 
presso r armata ; e fatto il processo si provò che quello 
sciagurato era Presidente della Municipalità di un paese 
convicino , % nel giorno precedente si era battuto contro una 
partita di realisti da lui chiamati briganti e da^ quali era 
stato ferito ; e ch'era venuto in Avellino collo scopo di teu" 

27 



194 

tare^ s^ era possìbile, a far jdisorganizzare V armata. U suo 
Difensore non trovò altro mezzo di difesa , che (juello di ad- 
durre , ch^ era matto ; ma il Tribunale lo condannò a morte 
e fu impiccato fuori la porta della citta. Gli eccessi che i 
repubblicani avevano commesso in Avellino richiedevano un 
esempio di giustizia , e fu dato. 

§• 129. Il disturbo cagionato del suddetto fanatico gia- 
cobino venne tosto compensato coU' arrivo di un corriere spe- 
dito da Palermo , il quale recò fra gli altri dispacci al Cardi- 
nale , una lettera di carattere del Re. Avvisava che S. A. R. 
il PEmciP£ EREDITARIO si imbarcava sul vascello ammiraglio In- 
glese per recarsi alla rada di Napoli, ove facendosi una for- 
midabile parata di vascelli Inglesi e Portoghesi, si sperava che 
la capitale dovesse cedere senza ostilità e senza spargimento di 
sangue. Nel dare Sua Maestà questo fausto avviso proibiva 
al Cardinale d^ intraprendere alcuna operazione coatre la ca- 
pitale prima che arrivasse la squadra Inglese. 

§. i3o. La vicinanza della capitale , i profughi dalle 
democratiche violenze , ed i molti disertori , posero il Car- 
dinale a giorno del vero stato della stessa capitale , delle 
sue circostanze e delle forze repubblicane. 

Il numeroso popolo Napolitano irritato contro i repub- 
blicani minacciava, e non aspettava, che un aiuto esterno 
per insorgere e fare massacro di giacobini. 

La Commissione esecutiva col rigore e con mezzi vio- 
lenti era riuscita a formare un esercito repubblicano di mol- 
ta considerazióne nel numero , ma di poco valore nel resto. 
Era composto di tre differenti classi, cioè di soldati del vec* 
chio esercito sbandato riuniti in Napoli e sua provincia, ma 
questi non si volevano battere contro le antiche loro bau- 



195 

dìere , di patriotti provinciali e di studenti , caldi di . falso 
amore di patria ^ e freddi per la pugna , orgogliosi nel coman- 
dare ^ ìnsurbordinati e restii nelF ubbidire , e di civici na- 
politani da' 17 a' 40 anni , molti nel numero , ma poco va- 
lutabili negli effetti , e niente interessati al partito repubbli- 
cano, cbe alla maggior parte di essi era odioso. Da questo 
esercito in apparenza colossale si erano tratte tre armate. 

La i.^ ch'era la più forte, comandata dal Generale 
Wirz fu destinata alla difesa della capitale , e ad accorrere 
ove il bisogno il richiedesse*. 

La 2.^ sotto il comando del Generale Federici fu spedi- 
ta contro r armata del Cardinale per avanzare , s' era possi- 
bile , sin ad Ariano , o per lo meno di sostenere la posizio- 
ne di Monteforte« Quest' armata appena uscita con molta 
pompa dalla capitale , (u attaccata dalle masse de' paesani 
di Terra di Lavoro, che stavano appiattati dentro dei 
grani, ed al primo attacco si sbandò. I soldati del vecchio 
esercito vennero per la maggior parte a riempire le fila del- 
l' armata Cristiana. I civici Napolitani ritornarono, alla spic- 
ciolata , nelle loro case , ed il Generale con pochi patriotti 
rientrarono in Napoli di notte , lasciando F artiglieria abban- 
donata sulla strada. 

La 3.^ armata finalmente fìi messa sotto il comando del 
Generale Schipani di Catanzaro per marciare alla volta di Sa- 
lerno , attaccare e distruggere le masse dei Vescovi Ludo- 
vici e di Tomisio , ed aprirsi la strada per le Calabrie ; ma 
Schipani, inteso il disastro dell' armata di Federici, non ol- 
trepassò Samo , e poi si trincierò fia le due Torri. Questa 
fu la seconda infelice spedizione di Schipani. La prima era 
stata al principio della Repubblica con una Legione di soli 



196 

Calabresi. Allora marciò sin a Gastelluccio ^ ed avendo inr 
contrata qualche resistenza ritornò in Napoli forzato piii dal- 
la paura , che dalle armi. 

Vi era dentro Santelmo la guaraigione Francese sotto 
il comando del Generale Mejean; ma questi poco s^ interessa* 
va delia Repubblica Napolitana e de' patriotti. 

Se il Cardinale dopo lo sbandamento dell^ armata di Fe- 
derici fosse marciato direttamente sopra Napoli , si sarebbe 
immediatamente impadronito della città. Noi fece perché im- 
pedito dalla lettera del Re , e per evitare lo spargimento del 
sangue. 

§. i3i. Dovendosi aspettare V arrivo della squadra In- 
glese 9 bisognava trincierare F armata in situazione opportu- 
na. Su quest^ oggetto vi fìi qualche contrasto. Il Cardinale 
volea portare il quartier generale a Capodichino , Micheroux 
e con lui il Comandante delle truppe Russe volevano stabi- 
lirsi verso il mare. Furono inutili le ragioni del Porporato , 
dimostrando che da Capodichino si comandava anche sul 
lido del mare; bisi^ò cedere al desiderio del Comandante 
Russo, tendente a potersi subito mettere in comunicazione 
colla squadra Inglese. 

Prima che V armata movesse d' Avellino , il Cardinale 
spedì verso la città di Napoli il Cavaliere D. Giuseppe Mazza 
suo Aiutante , onde riconoscere il vero stato delle cose vici- 
no la capitale ; e per assicurare questa spedizione consegnò 
a quel Cavaliere la credenziale di parlamentario , per pro- 
porre al primo Comandante repubblicano che incontrava, la 
cessione della capitale senza ostilità e senza spargi n>ento di 
sa ngue. Marciando Mazza verificò lo sbandamento dell' arnia 
ta di lederici , e vide co' propri occhi V artiglierìa abban* 



197 

donata sulla strada. Si spinse sin a Casanova, villaggio vi- 
cino Napoli , senza aver incontrato alcuna forza nemica; e 
credendo di aver eseguito la sostanza della commissione, si 
ricordò della sorte de^ parlamentari di Gotrone e di Alta- 
mura , ritornò di trotto ali* armata. 

CAPITOLO XI. 

Avvenimenti, ed operazioni' nelle giornate 

de' i3 e d^ i^ giugno. 

« 

§. 1Z2. La sera degli 11 giugno il Cardinale giunse nel*- 
la città di Nola. Poco dopo T arrivo del Porporato , e men« 
tre si stava stabilendo V armata al bivacco , vi giunse pure 
una compagnia di truppe Turche Ottomane. Quel Capitano 
Acmet , eli* era statp spedito da Melfi in Corfu per recare il 
piego di risposta a Cadir Bey \ avendo veduto in Puglia la 
marcia di quei 4^0 soldati Russi , volle ancor egli fare lo 
stesso. Inviò con altro messo il piego in Corfii ^ fece disbar* 
care da due fregate Turche 84 uomini della loro marina , ed 
alla testa de* medesimi si mise in marcia per raggiungere 
r armata del Cardinale. Vi erano in queir armata Cristiana 
Eretici ^ Scismatici ^ Protestanti : vi mancavano soltanto i 
Maomettani , e pure vennero inaspettatamente per difendere 
la Religione Cristiana. 

Si dovea portare il quartier generale in Portici e Re- 
sina ^ e trincierarsi V aimata sin alla venuta della squadra 
Inglese col Principe Ereditario ; ma non si potea difFerire di 
attaccare V armata di Schipani , che stava trincierata alle 
due Torri dell* Annunziata e del Greco. 



198 

Gli avvisi de' Vescovi Ludovici e Torrusio portavano , 
che quella stessa sera degli ii giugno dovevano arrivare a 
Bosoo il Comandante Panedigrano co' suoi i eoo uomini , ed 
a Samo il Comandante Sciarpa con altri 2000 uomini ; e le 
lettere del Marchese de Curtis annunziavano che il Colon* 
nello Tschudy spedito da Palermo con 5oo granatieri e con 
altri 3oo soldati esteri , che da Napoli avea condotto in Pro- 
cida il Colonnello Zender , dovea essere disbarcato in Sor- 
rento per attaccare dalla parte di terra il forte di Castellam- 
mare , mentre la fregata Inglese la Sea-Iiorse ( eh' era V unico 
legno di guerra Inglese nel golfo ) e la fregata Minerva Si- 
ciliana battevano per mare. 

In quello stato di cose , ecco quali furono le operazioni 
ordinate dal Cardinale la stessa sera degli 1 1 in Nola. » Che 
il Colonnello Tschudy, sospendendo l'assedio del forte di 
Castellamimare , si mettesse subito in concerto co' Coman- 
danti Sciarpa e Panedigrano, attaccassero l' armata dì Schi- 
pani la mattina de' i3 giugno al far del* giorno ; cioè 
Tschudy e Sciarpa dalla parte della Torre dell' Annunziata, 
e Panedigrano costeggiando le lave del Vesuvio, attaccasi 
se il nemico sul fianco ; e siccome era probabile che Schi- 
pani , sentendo l' arrivo dell' armata Cristiana a Nola , si 
risolvesse di ritirarsi verso Napoli, in tal caso inseguissero 
il nemico alle spalle , sin a che un' altra forza maggiore 
r attaccherebbe a fronte dalla parte della Favorita la stes- 
» sa mattina de' i3. 

Spedito il corriere , che recava queste disposizioni , il 
Porporato distaccò dalla sua armata quattro battaglioni di 
fanterìa di linea con quattro pezzi di artiglieria di campa- 
gna , dieci compagnie di cacciatori Calabresi ed uno squa- 



199 

drone di cavalleria. Mettendo queste truppe sotto il coman- 
(lo in primo del Colonnello Marchese della Schiava ^ ed in 
secondo del ColonneUo D. Costantino de Filippis , ordinò a^ 
medesimi , che si recassero in Resina , la pc^lazione della 
quale era già insorta contro de' repubblicani ; ed al far del 
giorno deUa suddetta mattina de' i3 giugno spingessero ^ 
per dietro 1' abitato di Resina , le compagnie de' cacciatori , 
accompagnate da paesani armati conoscitori delle situazioni 
locali , e le facessero passare sulle lave del Vesuvio , e nel- 
le masserie lungo e sopra strada , da dove molto male potè* 
vano fare al nemico attaccandolo sul suo fianco , e molto po- 
co ne potevano ricevere. La truppa di linea poi colF artiglie- 
ria marciasse per la grande strada della Favorita fin dove 
incontrerebbe il nemico ^ manovrando di tirarlo sotto la fìici* 
cileria de^ Calabresi. 

Lascio che la suddetta spedizione marci al suo destino, 
ed io £rattanto vado ad esaminare lo stato delle cose dentro 
la capitale. ' 

§. i33. In due ardaiti partiti erano divisi gli abitan- 
ti della popolosa città di Napoli: un de' repubblicani, 1' altro 
dei realisi. 

U primo comprendeva alcuni della nobiltà , e special^ 
mente quei che, perseguitati per opinioni, erano stati assen- 
ti e ritornati in patria unitamente all' armata Francese, di 
molti uffiziali militali e civili , di molti utopici Filosofi ed 
altri letterati , di molti negozianti nazionali ed esteri , dì 
tutti gli Studenti , di tutt'i fuggiaschi delle provincie , di 
qualche Fidate a cui dispiaceva la vita monastica ^ e di qual<» 
che Prete, che odiava il rigore della disciplina Chiesastica. 
Tutti c<^storo onorati cogli epiteti di Patriotti o di Giacobi-^ 



200 

7w, furono attivissimi sin a che venne rovesciata la Monar- 
chia e proclamata la repubblica Napoli tana , e divennCTO 
inettissimi alla guerra ed alla politica , appena seguita la 
rivoluzione. I più esaltati fra essi brigavano per ottenere le 
migliori cariche nel nuovo Governo : i Filosofi ed i lette- 
rati si occupavano ad esaminare progetti di leggi repubbli- 
cane pili liberali di quelle di Sparta e di Atene ; e tutti in ge- 
nerale erano distratti nelle comiche feste attorno V albero del- 
la libertà e nei teatri ; tutti ad ammirare le declamazioni^ 
nelle Tribune , della gran poetessa e grande oratrice ( co- 
me la chiamò Colletta ) Eleonora Fonseca Pimentel , e tutti 
a leggere nel Monitore che la stessa Pimentel compilava, le 
atroci ingiurie e le calunnie contro i Sovrani della Sicilia,, 
e le imagi narie battaglie ed i sognati prodigi di valore dei 
loro compatriotti nelle provincie. Tutto il carico della guer- 
ra, che i patriotti credevano finita, ma die dovea ancora 
cominciare , restava esclusivamente air armata Francese. 

L' altro partito (numerosissiii|g) era quello de' realisti , 
che comprendeva tutt' i ceti della popolazione , colla diflferen- 
za i)erò, che le persone religiose e gli uomini pacifici , senza 
mischiarsi negli affari politici , gemevano sulle calamit a del 
la patria e delP umanità.' Tutti gli altri poi del popolo e- 
della plebe , vinti , ma non convinti nelle fatali , per essi , 
giornate de' 21 e 22 gennaio , sebben tenuti a freno col 
rigore e colle continue fucilazioni , non aspettavano che qual- 
che aiuto estemo per insorgere , e dare sfogo alle loro ven- 
dette contro de' giacobini. Cotesti realisti venivano ingiuria- 
ti co' nonìi di Santafedi e di Briganti. 

La presenza dell'armata Francese impediva frattanto gli 
eccessi dello sdegno popolare ; ma essendo essa partita ina* 



201 

spettatamente ViCrso V alta Italia , il partito repubbUcano ri- 
mase esposto a gravissimo perìcolo; ed i rappresentanti ^1- 
la chimerica repubblica , in vece di dare ascolto agF inviti 
del Cardinal Ruflb (come fecero Molitemo e Roccaromana) 
e salvare la capitale del temuto y imminente ed orribile di* 
sastro , ebbero V imprudenza di appigliarsi all^ insana risolu- 
zione della guerra. 

Spiegarono perciò tutta V energia^ e con - rigore massimo 
e coU^ influenza de^ giacobini , che incutevano terrore , arri- 
varono , in poco tempo> a completare l'esercito repubblicano^ 
grande di numero y ma di contraria opinione neUe truppe ^ 
e di poca esperienza ne^ Comandanti. 

L^ arrivo in Napoli de^ Generali Mastrangelo e Palomba , 
ì quali, per ìscusare la loro fuga d^ Altamura^ esageravano la 
potenza delF armata del Cardinale ; per cui furono subito 
messi in castello per essere giudicati^ e per non pubblicar- 
si la caduta di Altamura. Le notìzie dello sbarco de^ Russi 
e dell' avvicinamento del Cardinale , come pure lo sbanda^ 
mento dell' armata di Federici, portarono alla capitale il più 
grande disturbo e la più grave costernazione : i giacobini 
temendo insultavano ^ e la plebe sperando minacciava. 

La scoverta della congiura de' Backer che , secondq si 
disse , avea lo scopo di massacrare i repubblicani dell' uno 
e deU' altro sesso, diede occasione ad un orribile terrorismo. 
Ecco quanto si disse di questa scoverta. La giovine Sanfelice, 
( già maritata ) della quale molto ne scrissero Coco , Botta 
e Colletta , teneva due innamorati , uno realista , eh' era 
Backer , V altro repubblicano , che non debbo nominare. Es- 
sendo il Backer uno ^de' congiurati , ebbe piii premura di 
salvare la vita 9II' oggetto del suo amore , che la propria» 

38 



202 

Confidò alla Sanfelice la congiura , e le diede un giglio bor- 
bonico in ricamo ^ per appuntarselo al petto , onde non es- 
sere offesa d^ alcuno. Ma anche costei volle piuttosto salvare 
la vita del suo amante repubblicano che la propria ; svelò 
al rivale di Bacher la congiura , e gli consegnò il giglio. 
Sia per odio di rivalità in amore , sia per caldo amore di 
p atria , quell^ amante repubblicano portò subito la denun- 
cia al Governo, dal quale chiamata la Sanfelice contestò il fat- 
to , e fu acclamata col nome di madre della patria ; e Ba^ 
cker e molti altri sospetti della congiura furono fucilati. Fu- 
rono presi per ostaggi ne' castelli molti nobili ', molti Eccle- 
siastici , anche Vescovi , e molte altre persone probe ; ed i 
giacobini , divenuti tanti energumeni , pattugliando per la 
città , facendo arresti e fucilando molti della plebe , porta- 
vano da pertutto lo pavento. 

Arrestarono tutti i congiunti del Cardinale RufFo , 
fra' quali il Duca e Duchessa di Baranello e il di loro fi- 
glio e nuora , Principe e Principessa di Motta-Bagnara. Co- 
storo furono condotti non ne' castelli cogli altri ostaggi , ma 
nel monistero di Monte-oliveto , ove tenevasi la Municipali- 
tà, onde farne vendetta. 

Appena il Governo provvisorio ebbe avviso, che il Cardi- 
nal Buffo era giunto coli' armata in Nola, la Commissione 
esecutiva ordinò » Che tutte le truppe si tenessero consegna- 
» te ne' quartieri' e ne' castelli : che guarnissero i posti di 
» guardia , e pattugliassero per la città i patriotti : Che al- 
» la prima cannonata, che sarebbe sparata dal forte Santel- 
» mo , tutti i viventi della capitale chiudessero le botteghe, 
» e si ritirassero nelle proprie case ; e che dopo tirata la 



203 

» seconda cannonata fusse fucilato all^ istante chiunque si 
» trovasse per istrada fuori di casa. 

§. i34* La mattina de^ i3 giugno^ giorno che in Na« 
poli sarà sempre memorando , V armata Cristiana , pria del* 
r alba , incominciò a sfilare da Mola alla direzione di Portici 
e di Resina. Riconosciuta da Santelmo la marcia della det* 
ta armata, fu tirata la fatale cannonata^ e Napoli divenne 
un deserto: piii non si vide per le strade anima vivente, at 
r infuori delle numerose pattuglie de^ giacobini , che accresce- 
vano il terrore. La stessa cannonata servi di segnale al Generale 
Wirtz , affinchè conducesse l' armata repubblicana al gran 
campo trincierato al Ponte della Maddalena. A pie di que- 
sto ponte vi era un fortino con tredici cannoni da 33 , due 
mortai a bombe j ed altre artiglierie. Tutto il lido del ma- 
re venne coverto di barche cannoniere e bombardiere, co* 
mandate in persona dall^ Ammiraglio Caracciolo. A fronte ver- 
^so il lido vi era il forte p^i^iena con batterìa per mare e 
per terra. Nel resto della fronte e per V intero corso del Fiu- 
micelio era tutto coverto di cannimi, ed artiglierie di ogni 
specie. Tutti quei terreni , che ora sono padule ed edifici , 
erano allora arene libere , per cui vi restava grande spazio a 
fare delle manovre , e serviva per punto di appoggio e per 
ogni occorrenza il grandioso edifizio de^ Granili. In questo for- 
midabile campo dunque, dtuato sulla sponda sinistra del 
Sebeto, il Generale Wirtz teneva schierata la sua armata di 
operazioni y avendone lasciato una forte riserva sulla sponda 
dritta di detto fiume |iel largo avanti il Quartiere della ca- 
inaile ria ^ e nella strada della Marinella , protetta dal Castel^ 
lo del Carmine e dalle batterie del porto. 

f; i35. Proseguendo V armata Cristiana la sua marcia ver« 



204 

so Portici, quando il Cardinale passava pel villaggio di Sonima^ 
venne informato , che il suo piano di attacco contro V armata 
di Schipani non era stato affatto eseguito. Avvegnaché il 
G)lonnella Tschudy non era venuto a Castellammare ; ed il Co- 
mandante Sciarpa cogli altri Capi del Cilento non erano arriva- 
ti a Samo. ti Comandante Pone^^Tì^;^, sebbene avesse attac- 
cato il nemico dalle falde del Vesuvio , non avea prodotto 
altro effetto, che la diserzione di alcuni artiglieri nemici con 
un cannone; ed i Comandanti la Scàiai^a e de FUippis^ trovan- 
dosi la notte precedente in Resina, ed udendo che la Fre- 
gata inglese la Sea-horse^ e la Siciliana la Minefva , con al- 
tre barche cannoniere venute da Precida, battevano damare 
il forte del Granatello , trasportati da^ paesani , vollero ta- 
gliere da mano de^ patrìotti il Palazzo Reale di Portici^ e coad- 
iuvare dalla parte di terra air espugnazione del forte suUdetto. 
I patriotti vedendosi aggredire da mare e da terra , abban- 
donarono ogni difesa del Palazzo Reale e del forte^ e fuggi- 
rono ver«o il loro campo al Ponte Sella Maddalena. Allora 
i Comandanti della tScAiaua e de Filippis (urdinarono^ dbe una 
porzione delle loro truppe occupasse il Palazzo ^ e guarnisse il 
forte , ed essi col resto delle truppe e con una gran folla 
di paesani alenati , inseguirono il nemico sin al largo avan- 
ti la Parrocchia di S. Giovanni a Tedttccìo, ove si stabili- 
rono , situando i cacciatori e gli altri uomini armati , nel-^ 
le case , e nelle masserie sotto e sopra strada^ e cambian- 
dosi delle cannonate col campo nemico* 

§. i36. L'armata Cristiana in quella sua marcia, por- 
tando fra le sue file un numero grande di traspwti carichi 
di provvisioni da bocca, occupava una linea così estesa, che 
la fronte era vicino Portici , e la coda non ancora era usci* 



205 

ta da Nola. Mentre il Porporato arrivava al villaggio di S. 
Iorio , lidi vasi verso il mare il rimbombo del cannone. L' I- 
spettore della Guerra e Micheroux salirono sulF astrico di 
un casino, per osservare col cannocchiale il luogo dell' azio^ 
ne ; e dal fumo giudicarono che si sparava da S. Gioi^anni 
a Teduccio e dal campo nemico • Ad oggetto di mantene- 
re la gente sempre rinvigorita , il Cardinale profittò di quel 
poco di tempo per dare il segnale , che si facesse alto ; e 
restando le truppe in ordinanza, si diistribuisse ad essa un 
ristoro di pane , di formaggip , di vino e di acqua , ed ai 
Moscoviti vi aggiunse le cipolle , che mangiavano con gran 
gusto. Siccome tutto era pronto sopra i carri situati da tratto 
in ti*atto , così i distributori a tal^ uopo destinati eseguktv 
no un tal ordine prontamente e senza confusione. 

Frattanto che le truppe ( ognuna al suo posto ) stava- 
no prendendo quel ristoro ^ comparve in una masserìa fuori 
strada una turba di paesani armati , gridando - snva il Re - 
accompagnando la testa di un giacobino , che si portava in 
punta di un palo. Una compagnia di cacciatori Calabresi 
avendo ascoltato da quei paesani , che i loro compagni si 
battevano al Ponte della Maddalena co^ giacobini , lasciò di 
mangiare , ed abbandonando la lenta marcia delP armata , 
guidata da quei paesani stessi per vie più brevi, .volò a dare 
aiuto a' suoi fratelli di armi; e T esempio della -prima compa- 
gnia venne all'istante imitato da tutte le altre compagnie. 
U Porporato trovandosi in quel momento fra le truppe Rus^ 
se , si disturbò non poco , temendo , che la mossa de' cac- 
ciatori fosse per effetto di qualche insidia. Spedì subito or- 
dinanza ed Aiutanti per richiamarli al loro posto ; ma ì 



206 

cacciatori non ascoltando ^ che il loro furore ^ non fu possi- 
bile di farli ubbidire. 

Considerava il Porporato , che se i cacciatori soffrivano 
qualche rovescio in quello attacco , poteva riuscire fatale a 
tutta r armata ; ma egli che trovava nella sua mente tut- 
te le risorse , imaginò alF istante il modo come rilevare i 
Calabresi da quel pericolo. Comunicò il suo piano al Coman- 
dante delle truppe Russe , ed il medesimo promise di secon- 
darlo. Ordinò quindi , che tutti i trasporti con porzione della 
fanteria di linea , sotto il comando deU^ Ispettore della guer- 
ra, continuassero la marcia verso Portici e si stabilissero in 
quel Real Palazzo. Egli coi Moscoviti e col resto delle sue 
truppe y a marcia sforzata , uscì sollecitamente per la via 
deir Arso sulla grande strada di Portici, che trovò per lungo 
tratto ingombra di cacciatori. 

Come vedeva i Capi delle compagnie, li chiamava a no- 
me , e lungi di rimproverarli , encomiava il loro coraggio , 
e la. loro guapperia. Ed avendo riunito intorno a se la mag- 
gior parte di detti Capi, fece loro un'energico discorso, non 
per accrescere il loro fervore , perchè ne avevano più che 
abbastanza , ma per persuaderli ad essere piìi ubbidienti ; e 
facendo loro intendere , ch^ era imprudenza di attaccare il 
nemico dentro del suo campo trincierato , e che bisognava 
fare delle manovre militari per chiamarlo fuori e batterlo; 
promise che farebb^egli colle truppe di linea tali manovre, 
fingendo di attaccare e ritirarsi , e che i Calabresi , pren- 
dendo opportune misure , avrebbero essi la gloria di battere 
il nemico , se uscisse dal suo campo per inseguire la truppa 
di linea; ma ch'era necessaria un'esatta ubbidienza per par- 
te di tutti, e specialmente deXalabresi. 



207 

Avendo quei Capi mostrato tutto il loro impegno di fare, 
che i cacciatori fossero ubbidienti al comando , e di non fa- 
re altro se non che ciò verrebbe loro comandato , il Porpo- 
rato ordinò alF istante , che tutte le compagnie de^ cacciato- 
ri si formasbero in battaglia lungo la detta strada, incomin- 
ciando dalla Chiesa del Soccorso sin al Palazzo Reale; e che 
coir ordine istesso si situassero i paesani armati ( ch^ erano 
moltissimi ) nelle masserie sopra e sotto strada , e nelle fi- 
nestre e balconi delle case laterali alla strada medesima* 

§. 137. Mentre le suddette truppe irregolari prendevano 
posto nell^ ordinato modo , il Cardinale alla testa delle trup-* 
pe di linea s^ incamminava verso il largo avanti la Parroc- 
chia di S. Giovanni. Suonavano tutte le campane a festa , 
e quel Parroco col Clero portava processionalmente il san- 
tissimo air incontro. Il Porporato smontò subito di cavallo ^ 
e ricevuta la s. benedizione , ordinò che si riportasse il sah- 
TissiMO in Chiesa, ed ivi si facessero pubbliche preghiere al 
Dio degli eserciti. 

Faceva Santelmo segnali , acquali si corrispondeva dal 
Castel nuovo , e facevano supporre, che fossero diretti all'ar- 
mata di Schipani, affinchè avanzasse per mettere Tarmata 
regia fra due fuochi. Forse sarebbe successo , se il Porporato 
avesse dato tempo , e non avesse eseguito velocemente il suo 
piano. Ordinò pertanto , che i Comandanti della Schias^a e 
de Filippis^ colle loro truppe ed artiglieria, partissero in quel- 
lo istante a prendere posizione sulla strada avanti la Fa\^(h 
rita , e nelle las^e del Fesui^io sopra strada ; sorvegliassero 
rannata di Schipani, e quando vedessero che costui tentas- 
se di venire avanti , ne dassero subito avviso alF Ispettore 
della guerra in Portici , e tenendo ben difese le lai^e sopra 



208 

Strada attaccassero il nemico con vigore prima che la sua 
fronte arrivasse avanti il Real Casino della Favorita. Comuni- 
cò lo stess^ ordine all'Ispettore della guerra; ma Schipani per 
quel giorno de' i3 giugno non fece alcun movimento. 

Dispose quindi che il Brigadiere de Sectis, con due bath 
taglioni della linea , traversando una cupa ^ si mostrasse sul 
fianco del nemico nel di lui campo, dalla parte del Fiumi- 
cello ^ e senza impegnarsi in azione , sì ritirasse per la via 
della Barra a Portici. 

Mise finalmìente in ordine di battaglia il resto deir arma- 
ta^ assegnando il posto di onore alle truppe Russe ( delle 
quali in ritirata la fronte dovea restare coda ) ; appresso fe- 
ce situare gli 84 Turchi ; ed in fine fece seguire le tiiippe 
regie y ordinando , che la cavalleria sfilasse lateralmente ^ e 
quando fosse uscita al largo fuori l'abitato di S. Giovanni^ 
si formasse in due ali , tenen4o nel centro la fanteria schie- 
rata a lunghe fila per mostrare al nemico una fronte lata di 
truppa estera. 

Disposte così le cose , e calcolato il tempo , che il Bri- 
gadiere de Sectis dovea impiegare per potersi mostrare al ne- 
mico dalla parte del Fiumicello^ fu dato il segnale per la mar- 
cia del finto attacco. 

§• i38. Appena la fronte dell' armata usci al largo fuori 
r abitato di S. Giovanni^ mentre la cavalleria si formava in 
due ale dritta e sinistra, una pioggia di palle, di bombe, 
e di granate incominciò a venire da mare , da P^igliena , e 
da tutt' i punti del campo nemico. Si fece alto , e gli UfH- 
ziak Russi col loro Comandante Baillie, lasciando le fila si for- 
marono in circolo per deliberare se dovevano passare più 
oltre , o dare il segnale della ritirata. 



209 

In queir istante ebbe luogo un avvenimento tantoppiii 
meraviglioso , quanto meno aspettato. Tre compagnie di cac- 
ciatori Calabresi , ch^ eran formate vicino la Chiesa del Soc- 
corso 9 per la smania di battersi , guidate dal bravo Tenente 
Colonnello D. Francesco Rapini della città di Reggio , disce- 
sero verso il mare per la via de' due palazzi ^ e ad onta del 
fuoco delle cannoniere nemiche , correndo lido lido , si tro- 
varono senza saperlo , sotto tiro al forte di J^igliena. Con 
ittia scarica di fucileria sbarazzarono la cortina del forte , ed 
indi coll^ attacco alla greca , V uno sulle spalle dell' altro sa- 
lirono sopra. I repubblicani spaventati ed avviliti , in vece 
di difendere il forte combattendo , tentarono salvarsi colla 
fuga ; ed essendo basse le mura , si gittarono abbasso nei 
sottoposti banchi di arena ; ma non a tutti riuscii di scap- 
pare , perchè i cacciatori fulminando colle fucilate i fuggia- 
schi , ne uccisero muolti ; ed abbattendo la bandiera tricolore^ 
inalberarono la regia col segno della S. Croce. 

L^apparizione di quel sacro vessillo , fu un fulmine ter- 
ribile , che incenerì V insan^ orgoglio de^ repubbUcani. Ninno 
de' patriotti ebbe più il coraggio di metter fuoco ad un can-^ 
none. Tutti presi di spavento si diedero ad una precipitosa 
fuga , abbandonando artiglierìa e tutto il materiale di guer- 
ra. Le truppe civiche napolitane per far più presto , gitta^ 
vano i loro schi<q[^; ed anche il Generale Caracciolo fece vol- 
tare la prua alle cannoniere e bombardiere , e rientrò con 
esse nella darsena. 

Il Comandante e gli ufHziali Russi non ancora avevano 
presa la loro deliberazione , quando cessato il fuoco^ e dile- 
guato il fumo , si avvidero di quella inaspettata metamor- 
fosi. Fu subito ricominciata la marcia di carica, e per quailT 

^9 



210 

to fossero stati solleciti i repubblicani a fuggire, non lutti 
potettero salvarsi dalla fucileria deli' armata G:istianà. Fu ta- 
le il di loro sbalordimento, che non osarono nemmen difen- 
dere il fortino a pie del Ponte , onde proteggere la loro ri- 
tirata. Il lasciarono, che se ne impadronissero le truppe Russe 
colle baionette. 

Mentre il Colonnello Carbone alla testa del reggimento 
real Calabria era arrivato all' imboccatura del Ponte, ricom- 
parve dair altra parte a cavallo il Generale Writz, animan- 
do i suoi Patriotti a riprender coraggio e difendere il Ponte. 
Allora un capitano (A. d. S. ) tolto da mano di un soldato 
il fucile, tirò un colpo a quel Grcnerale, il quale caduto da ca- 
vallo , venne portato via da' suoi Aiutanti , e spirò dopo po- 
che ore nel Castel nuovo. 

Intanto gli artiglieri Russi portarono sulla sommila del 
Ponte la loro leggiera artiglieria. E siccome nel campo di 
riserva de' repubblicani , eh' era immediatamente dopo del 
Ponte, successe grandissima confusione , tanto per la gran 
massa di gente passata dalF altro perduto campo , quanto per- 
chè la strettezza delle strade di ritirata impediva la fuga, che 
tutti disordinatsunente volevano prenda:e^ così fulminando 
quegli artiglieri Russi colla loro artigi ima ^ fecero una strage 
orribile di quei patriotti. 

L' uno e T altro campo de' rt pubblicani , pieni di ar- 
tiglierie , di attrezzi , di armi e di munizioni, ed ingombri 
di cadaveri e di feriti moribondi, rimasero quella sera ai- 
Tannata Cristiana. Per due giorni continui i carrettoni tra- 
sportarono cadaveri al campo santo ; e si disse che fra quei 
cadaveri vi era quello del celebre Poeta estemporaneo 
Luigi Serio. 



•• i^ 



211 

Gli avanzi deir armata repubblicana si ritirarono porzio- 
ne ne' castelli Nuovo , e dell' Uovo^ porzione nel quartiere di 
Pizzofalcone , e porzione sulla collina di S. Martino, ove per 
loro ricovero fu costrutto un baraccone di tavole , perchè la 
guarnigione francese di Santelmo non volle ricevere patriot- 
ti in quel forte • 

§. l'Sg. Per dare ad ognuno ristoro e riposo, venne 
disposta r annata Cristiana nel campo abbandonato da' repub- 
blicani sulla sponda sinistra del Sebeto. Neil' altro campo sulla 
sponda dritta di detto fiume si fecero passare alcune com- 
pagnie e di cacciatori Calabresi, e di Turchi , i quali sdra- 
iati per terra in ordinanza immediatamente a pie del Ponte, 
servivano per impedire qualunque sorpresa del nemico dalla 
parte della città , e per difendere 1' artiglieria de' Russi po- 
stata nei mezzo del Ponte medesimo. 

Data la biada a' cavalli, distribuiti alle truppe pane, for- 
maggio, e vino, venne disposto clie ciascuno occupasse il luo- 
go destinatogli sdraiandosi gli uomini a terra co' fucili fra 
le braccia : dato il santo^ e disposte le pattuglie, il Cardi- 
nale si situò in mezzo del campo , dentro una timoTiella im- 
prontatagli dal Duca di San Valentino, per difendersi da quel- 
r aria malsana, e da colà diramava i 5uoi ordini. 

In quella situazione venne portata al Porporato la con- 
solante notìzia, che tutti gì' individui della sua famiglia, che 
stavano per essere fucilati da'patriotti nella Municipalità di 
Monteoliveto , abbandonati da' patriotti medesimi verso sera 
di quel giorno , si erano posti in salvo. Fu un prodigio , 
che la Principessa della Motta la quale si trovava nel setti- 
mo mese della sua prima gravidanza , non avesse abortito 
in quella critica circostanza, poiché avendo essa domandato 



212 

qualche ristoro , le veune risposto , che fra pochi momenti 
dovea essere fucilata ! 

Era circa un^ ora di notte ( secondo V orologio italiano^ , 
e r atmosfera abbastanza oscura, quando un vivissimo baleno 
illuminò tutta la riviera, ed un tuono orribile fece tremare 
la terra. Allora fu, che per una tremenda esplusione , saltò 
in aria il forte P^igliena , ove perirono infelicemente il bra- 
vo Tenente Colonnello Rapini, e i5o di quei cacciatori , che 
r avevano espugnato ! Non fu possibile sapersi la vera cagio- 
ne di quel fatale accidente , perche ninno di coloro che si 
trovavano dentro il forte rimase in vita. Alcuni supposero, 
che i Calabresi , dividendosi la polvere a lume dì fiaccola , 
avevano messo per inavvertenza il fuoco; ed ^ altri che qual- 
che giacobino nascosto nel sotterraneo avesse appiccato il 
fuoco alla S. Barbara ; ma furono tutte ^supposizioni senza al- 
cuno indizio. E vero che posteriormente vi furono veri gia- 
cobini di quegli esiliati , che si millantarono di essere stati 
autori di queir orrenda azione , ma fu tutta millanteria. Nel- 
r immediato scavo delle rovine del forte, non fu trovato ca- 
davere, che non fosse de' Calabresi; e da fuori del forte non 
si poteva mettere il fìioco , ne F incendiario si poteva salvare 
colla fuga fra tante truppe. 

Verso tre ore di notte ( sempre secondo l'orologio ita- 
liano ) venne arrestata in mare una barchetta , che uscita 
dalla darsena recava al Generale Schìpani alla Torre un pie- 
go del Generale Manthonnet succeduto alF estinto Generale 
Wirtz(( si scriveva»» che i destini della repubblica richie- 
» devano di doversi dare un colpo decisivo , e distru^ere 
» in una sola battaglia tutf i briganti giunti al Ponte della 
» Maddalena: avanzasse perciò colla sua armata , e quando 



213 

• 

» si travasse colla fronte al Palazzo di Portici facesse de' se- 
» gnali, perchè allora seguirebbe immediatamente la sortita 
» delle truppe della repubblica e delle guarnigioni France- 
)) si di Santelmo e di G^ua, per mettere il nemico in mez- 
» zo ^ e non lasciargli alcuno scampo di salvezza. » In vista 
di questa scoverta tutte le disposizioni del Porporato si ri- 
dussero a prendere delle misure affinchè il suo campo non 
venisse attaccato per sorpresa , senza che intanto fosse di- 
sturbato il riposo delle truppe. Mandò avviso all'Ispettore 
della guerra in Portici affinchè tenesse in istretta osservazio- 
ne Tarmata di Schipani; e fece partire tutte le masse dei 
paesi convicini alla volta di Aversa , colle istruzioni di ap< 
piattarsi ne' grani lungo la strada , ed attaccassero le truppe 
Francesi di Gapua nel caso avanzassero. 

\j6 spirito d' intraprendenza de' Calabresi in quell' epoca 
era straordinario ^ e sembrava ^ cimato da forza superio- 
re. Quei cacciatori, che insieme co' Turchi stavano al bivacco 
a pie del Ponte da)la parte della sponda dritta del Sebeto ^ 
concertando co' paesani napolitani , vollero tentare un colpo 
di mano per impadronirsi in quella notte del castello del 
Carmine. Senza far nulla sapere al Cardinale , occuparono 
quietamente alcune case vicine al castello , e al punto della 
mj&zza notte , mentre che i Turchi assaltavano colle sciable 
la rastellata , i cacciatori tiravano fucilale su tutt' i punti 
per impedire la difesa. Il castello fu preso in un momento , 
e la guarnigione massacrata. Restò in vita il solo Comanr 
dante perchè disse essere un uffiziale estero e realista , co- 
noscente ed amico del Cardinale Ruffi), ma fu minacciato dei 
più terribili strazi, se il castello fosse minato^ e non Io di- 
cesse. Nel campo nulla sapendosi di quella impresa, lo strc* 



214 

pito delle fu^cilate fu creduto attacco nemico : perciò venne 
toccata la generale^ e disposta Tarmata in ordine di batta- 
glia*; ma cessato frattanto il bellico trambusto, si ebbe la 
relazione del fatto, e venne condotto al Cardinale il suddetto 
Comandante , cbe veramente era conosciuto , e fu rilasciato 
in libertà. 

La presa del castello del Carmine , in quella notte , fu 
tanto utile e vaitaggiosa air armata Cristiana, quanto Tera 
stata il giorno quella del forte Vigtiena. U una fece finire 
r armata di Writz , e Y altra forni al Cardinale im punto di 
appoggio , ed affrettò V occupazione della capitale : avvegna- 
ché con quel castello divenne subito padrone del Porto e 
delle batterie del medesimo, 

§. i4o. La mattina di venerdì i4 gi^igno , appena che 
la luce del giorno permise di potersi distinguere gli oggetti, 
fu osservato che dal castello di Santelmo si facevano con- 
tinuamente segnali con cannonate a polvere , con fumate , e 
con bandier^. Si corrispondeva da' patriotti del Castelnuovo; 
ed i segnali di Santelmo potevano anche essere in corrispon- 
denza tanto coir armata di Schipani , quanto colla guarni- 
gione Francese in Capua. Tutte le apparenze dimostravano, 
che i repubblicani temerariamente ostinati volessero fare gli 
ultimi sforzi. A premunirsi dunque il Porporato Ruffo contra 
ogni tentativo nemico , mise il suo campo nello stato della 
più valida difesa colle mojte artiglierie , e munizioni abban- 
donate da' nemici il giorno precedente. Avendo gente pia 
del bisogno, assegnò ciascuna truppa al suo posto, e riten- 
ne in mezzo del campo le truppe Russe e circa 4^^^ "^ 
mini tra fanteria e cavalleria , e cacciatori Calabresi , per 
avvalersene prontamente in qualunque occorrenza. Fece ^v- 



215 

vicinare in rada , alla direzione del distrutto forte di Vi^ic- 
na , le due fregate Inglese e Siciliana , e la divisione delle 
Regie cannoniere venute da Procida. Scrisse a suo fratello 
Ispettore della guerra in Portici , che stasse ben attento di 
osservare ed avvisare subito ogni movimento , che facesse 
Tarmata di Schipani alla Torre del Greco. Spedì varie per- 
sone di sua fiducia per riunire quantippiù uommi paesani 
armati potevano ^ e portarli per la strada di Aversa verso 
Gapua , ad oggetto di fare dogli agguati ed attaccare le 
truppe Francesi^ se mai avanzassero. E scrisse al Duca di 
Roccaromana dondogli ragguaglio della gloriosa giornata pre^ 
cedente , e del sospetto che forse gli avanzi delF armata 
di Writz colle guarnigioni di Santelmo e di Gapua volessero 
fare qualche tentativo. Gli raccomandò perciò affinchè se il 
nemico sortisse da Gapua ed egli non potesse respingerlo^ 
procurasse di seguirlo ed attaccarlo alle spalle ove le trup- 
pe spedite da Napoli V attaccherebbero a fronte, ed avere co- 
sì gloriosa parte al termine della guerra ed alla fiberazione 
della capitale. 

Date appena queste disposizioni venne avviso al Gar- 
dinale, speditogli dalF Ispettore 'della guerra, portando. » Glie 
» r armata di Schipani , lasciando la sua posizione della 
» Torre del Greco , avanzava sulla strada verso la Favorita; 
» che il Gomandante della Regia cavalleria D^ Francesco de 
» Luca ei*a slato ferito da un colpo di n.etrsglia , e ritor-? 
» nato in Portici ; e che le Regie truppe si erano ritirate 
» e stabilite secondo le istruzioni dentro T abitato di Resina. 

Neir istante medesimo che il Porporato ricc^vò questo 
rapporto, distaccò dalle truppe lasciate di riserva nel cam« 
pò , i5o soldati Russi con due cannoncini di campagna , 



216 

un bat taglione di linea e cinque compagnie di cacciatori 
Calabresi ; ed ordinò al Brigadiere de Sectis , aflinchè alla 
testa di quella forza partisse immediatamente , e colla pos- 
sibile prestezza si recasse in Resina ; ed in qualunque stato 
trovasse colà le cose , assumesse il comando di tutte quelle 
truppe , e di concerto coir Ispettore della guerra e de^ Co- 
mandanti della Schiava , e de Filippis , ordinasse la battaglia 
contro del nemico; ma prima d'incominciarla facesse passa- 
re per dietro l'abitato di Resina nelle Lave del Vesuvio 
sopra strada le compagnie de' cacciatori , donde potevano 
cagionare molto male al nemico sul suo fianco. 

L'armata repubblicana movendo dalla Torre del Gre- 
co s^ in camino alla direzione dì Resina , ed il suo Coman- 
dante generale Schipani non si curò di prendere alcuna 
precauzione di far perlustrare e spedire una porzione di 
truppe per le La^e del Vesuvio e masserie sopra strada, 
da dove 1' armata poteva esser attaccata sul fianco , senza 
potersi difendere. Si contentò di farla marciare spenzieratamen- 
te per la strada sottoposta , come se si fusse trovato in tem- 
po di perfetta pace. Quando poi la fronte di quelF armata 
giunse avanti il casino della Favorita , Schipani fece fare 
alto: probabilmente perche aveva paura d^ inoltrarsi nel- 
r abitato di Resina , ove non poteva ignorare , che le forze 
spedite dal Cardinale lo stavano aspettando , temeva il ne- 
mico a fronte , e non badava a quello de' fianchi e delle 
spalle. Stabilita pertanto avanti il portone della Favorita una 
batteria di cannoni , Schipani se ne stava in quella situazio- 
ne irrisoluto ed inoperoso , e badava soltanto a^ segnali , 
che senza interruzione si facevano dal forte Santelmo. 

Frjittanto de Sectis aveva preso tutte le sue misure per 



217 

r attacco: la sua truppa di linea era già formata in battaglia, 
tenendo il posto di onore quei i5o soldati Russi; ed i cac- 
ciatori , con molti altri paesani armati , sfilando per dietro 
r abitato di Resina, erano già passati sulle Las^e e nelle mas- 
serie sopra strada. E vedendo de Sectis , che F armata di 
Scbipani iion si moveva , ordinò la marcia e V attacco. 

La battaglia incominciò contemporaneamente sopra tut* 
t^ i punti , e sebben micidiale , durò pochissimo. Avvegnaché 
i cacciatori Calabresi , inteso il segnale deir attacco , con 
una improvvisa generale scarica di fucileria sul fianco dritto 
deU^ armata repubblicana , portarono nella medesima un^ or^ 
ribile strage ; in quel momento istesso alla fronte le prime 
cannonate de^ nemici uccisero un artigliere Russo , ed un 
altro rimase ferito. Allora gli uffiziali Russi ordinarono la 
carica colla baionetta , e lo stesso a loro imitazione fecero 
gli uffiziali di de Sectis; ma il conflitto finì prima dMnco- 
minciare , poiché i soldati del vecchio Regio esercito , che 
erano co^ repubblicani , vedendo gli antichi loro compagni 
d^ armi ed i veri soldati Russi , e non già forzati ( come 
aveva pubblicato il Monitore della Pimentel ) , posarono i 
fiiciU a terra , e si dichiararono prigionieri. Lo stesso pra- 
ticarono i civici Napolitani ; ed i Legionari Galabri , col 
loro comandante Schipani^ che pria stati erano fortunati 
a salvarsi dalle fucilate de^ cacciatori , fuggirono sbandati nel- 
le ville e masserie sotto strada , nelle quali fu data loro 
da^ paesani armati una caccia si crudele^ che pochi si 
poterono salvare* Schipani con alcuni altri furono raggiunti^ 
e4 arrestati vivi sulle coste di Sorrento , òl onde trasportati 
in Procida , vennero condannati all' ultimo supplizio. 

A^ civici Napolitani venne accordata la liberta di rìtor* 

5o 



218 

nare alle loro case ; ma poi furono il bersaglio della plebe* 
I soldati del vecchio esercito^ che al numero di i6oa 
erano tutti esteri , domandarono di essere ammessi a ser- 
vire sotto le antiche loro bandiere della Regia truppa di 
Linea. 

Ecco distrutta in un momento la terza ed idtima ar* 
mata della repubblica Napolitana; ed ognuno vede^ che ad 
un tal rovescio contribuì moltissimo V ignoranza del suo Co* 
mandante generale Schipani, del cui valore lo scrittore 
Colletta fa grandi elogi. Cotesto scrittore non fa alcuna men- 
zione della suddetta battaglia della Favorita^ ed invece ne 
immagina un^ altra al forte del Granatello ; e fa supporre ^ 
che Schipani alla testa de^ Dalmati r^pinse le truppe del 
Cardinale sin alla Parocchia di Portici , e che poi abbando- 
nato da essi si ritirò in Napoli. 

§. 141. Un^ orribile sventura colpì non solo ì repubbli- 
cani , ma pur anche tutti gli abitanti della capitale. Per 
tutta la giornata de^ i3 giugno il popolo Napolitano spa« 
ventato dalla numerosa fucilazione fatta quella mattina nella 
piazza del Mercato' e dalle orribili minaccie de^ patriotti , si 
stette ritirato nelle proprie case.* La sera poi di detto gior- 
no 9 essendo stata distrutta V armata di Writz al Ponte del- 
la Maddalena^ vedutosi il popolo libero da quella forza , che 
r opprimeva , cominciò a muoversi onde vendicarsi delle of- 
fese antiche e novelle. AlF alba della mattina de^ 14 fece 
la plebe una sommossa generale ; e siccome i principali gza- 
cobini si erano ritirati ne^ castelli ^ cosi sfogava la sua rab- 
bia contro tutti coloro , che in qualunque modo si erano 
dimostrati aderenti al partito repubblicano ; e senza aver ri- 
/guardo né a qualità di persone né a sesso , massacrava ^ 



219 

spogliava^ saccheggiava 9 incendiava*. Ma- Qa/5 tedia fondo... 
temperet a lacrymis ? 

il Cardinale RuiFo occupato nel suo campo al Ponte 
itella Maddalena a prendere misure ^ e tenere le sue truppe 
riunite \>nde rendere vana la sortita dell^ guarnigioni Fran- 
cesi di Santelmo e di Gapna ^ minacciato in tanti modi da' 
repubblicani ; ansante di vedere Y esito de^ movimenti del- 
Tarmata di Schipani;'^inquieto per una falsa notizia venutagli 
da Palermo ^ della quale or ora si parlerà ; e disturbato per 
gli eccessi orribili ^ che si commettevano dentro V abitato 
della città , era dolentissimo di non poter adoprare alcun 
rimedio onde far finire quell^ orrenda anarchia. Colle for- 
tezze in potere de^ nemici 9 quali , e quante truppe sarebbero 
state necessarie per fi^nare V irritata ed immensa plebe 
Napolitana , accresciuta da tante migliaia di uomini armati 
de^ convicini paesi, entrati in città dalle Porte Nolana e 
Capuana ? 

§. i4^* Piena d^ ogni specie di agitazioni fu quella 
giornata de^ i4 giugno. Un Corriere spedito da Palermo , 
fra gli altri diacci ^ recò al Porporato RuiFo una Lettera 
Autografa del RE partecipandogli » Che gl^ Inglesi aveva- 
» no disbarcato in Palermo il Prìncipe Ereditario per la 
» notizia , che la squadra Francese di Brest era entrata nel 
» Mediterraneo per miirsi ad altra squadra Spagnuola; e che 
» portando truppe da sbarco ^ faceva temere nommeno per 
» Napoli che per la Sicilia. Che Nelson era uscito in mare 
» con sei vascelli per incontrarla e battersi ; ma siccome 
» nella ignwanza della rotta della flotta Gallo - Ispana , non 
» vi poteva essere sicurezza delF incontro , così (il Re ) or- 
» dinò al Cardinale 9 che quando non si tìw^asse padrone 



220 

» di Napoli col cratere hen fortificato ^ si ritirasse colla sua 
» armata in luogo sicuro , o^e non potesse essere con fac¥ 
» litd attaccato ed aspettasse dal cielo altre proi^videnze. 

Gli rimise la traduzione della lettera scritta a Nelson da 
Lord S. Vincent , ed una quantità di esemplari del procla- 
ma pubblicato in Sicilia ^ affinchè il Cardinale il facesse 
pubblicare ben anche ne' Littorali del r^no di Napoli , ed 
in tutt^ i luoghi ov^ era riconosciuta V autorità Reale. Intan- 
to per non lasciare in silenzio alcuna circostanza , a me pia- 
ce di trascrivere qui a parola questi documenti. ' 



LETTERA DI S. VINCENT. 

// Sovrano. — Gibilterra 6 maggio ijgg^ 

4 
% 

< 

MIO GÀEO LORD 

» La squadra di Brest passò ieri alle 5 pomeridiane 
» facendo buona navigazione. II tempo era così oscuro , e 
» nuvoloso^ e piovoso ^ che non si potè rilevare distintamene 
» te la forza. L^ immaginazione dì coloro , che la videro , 
« gli ha fatto credere , che fossero 23 02/^ navi di linea ; 
)) ma siccome ho tutta la ragione dì credere , che non vi 
)) sìa unita la squadra del Ferrol > ed essendo sicuro altron- 
y> àe^ che non è uscito un solo vascello da Cadice , con- 
» chiudo 9 che la detta squadra ccmsista in 19 vascelli di 
» linea 9 con 6. o 7. fr^ate, cosicché tutto il numero a- 
)) scenda a 26. 

» La folta nebbia impedì a Lord Keitt dì vederla. U 



221 

» Camaleonte , ch^ è Tenuto a raggua^iarmi ^ dopo di aver 
» accompagnati i legni di Terranova carichi di sale di Li- 
» sbona , e S. Uval fino alle Isole di Ponente ^ si trovò nel 
» mezzo di loro ieri mattina al far dell^alba , e durò gran 
» fatica per uscirne ; e se un Lug/iero non avesse mostrata 
» la sua bandiera, e £attto fuoco sul Camaleonte., il me« 
)y desimo sarebbe stato preso , giacché il capitano Stiles 
» credeva esser quella la squadra di Lord Keitt. 

» Siccome il vento di ponente continua . ad essere forte, 
» non posso avere alcuna comunicazione con Lord Keitt : 
» tutta volta farò di tutto per mandargli degli ordini per- 
y> che venga qui immediatamente. Spedirò un espresso a Tan- 
» ger , e Monsieur Matra che fortunatamente si trova in Gi- 
» bilterra, crede che il suo Vice-Console potrà noleggiare 
» un vascello per andarvi. Intanto noi stiamo facendo tut- 
» t^ i preparativi necessari per le provvisioni e per T acqua» 

» La mia congettura si è che la squadra Francese an- 
» drà direttamente a Malta ,, e probabilmente di la ad Ales- 
» sandria. U Camaleonte partì qpiésta mattina per entrambi 
» cotesti luoghi, ed il Capitano Stiles stara in guardia. 

» Ho ordinato al Capitano Dungan , che avrà V onore 
)) di consegnarle questa lettera , di andare incontro alla 
» squadra Francese ^ e d^ impiegare uno o due giorni per 
» assicurarsi del suo destino , giacche prevedo , che gli Spa- 
D gnuoli procureranno di ripigliare Minorca. Darò delle di- 
» sposizioni per togliere di là le provvisioni ecc. che non sono 
» necessarie per la sussistenza della guarnigione ; e proba* 
» bilmente saranno spedite a Messina , o a Corfìi , a nor» 
» ma delle notizie che si, avranno del movimento del nemi- 
» co, poiché è assolutamente necessario di metterle in sicu- 
» ro per la sussistenza della flotta» 



222 

» Avuto riguardo ai timori che vi sono per rapporto 
» all^ Irlanda , credo che non si manderà alcun dìstaccamen- 
» to dair Inghilterra , fintanto che non perveiiga una sicura 
» notizia j che la squadra Francese è in questi mari. Certa- 
» mente Monsieur TVcdpol ha spedito un Pacchetto per dar- 
» ne ravviso. Tosto che il vento sarà propizio , spedirò la 
» scialuppa Chiller , e<l il cutter Stang ; e nelF istante che 
» la nuova giungerà alF Ammiragliato , son sicuro che si spe- 
» dirà una forza* competente. 

Firmato. S. Vincent. 



PROCLAMA 
T 



DEL RE FERDINANDO IV. 

jì Per la grazia di Dio Re delle due Sicilie , di Gerusalem- 
» me ec. , Infante di Spagna ^ Duca di Parma , Piacenza , 
» Castro ec. Gran Principe Ereditario della Toscana ec. ec. ec. 

Fedeli ed amatissimi miei sudditi. 

» I nostri nemici^ i nemici della Religione e di qua* 
» lunque Governo regolare , in una parola , ì Francesi bat- 
» tuti da per tutto tentano ancora un ultimo sforzo. Dician- 
» nove vascelli ed alcune firmate ( unico avanzo della 
» spirante lor potenza marittima ) sono usciti dal Porto di 
» Brest ; e profittando di un colpo di vento favorevole , son 
» entrati nel Mediterraneo. 

» Essi forse tenteranno di liberar Malta dal blocco , e 
» si lusingano probabilmente di , poter correre in levante 



223 

» verso r Egitto , prima che le formidabili , e sempre vin- 
» citrici squadre Inglesi possano raggiungergli. Ma trenta e 
» pili vascelli Brittannici terranno loro dietro , oltre le 
» squadre Russa e Turca, che sono nell^ Adriatico. Tutto 
» promette che i devastatori Francesi pagheranno ancor 
7) questa volta la pena di un tal disperato , non men che 
» temerario ed estremo tentativo. 

n Potrebbe però accadere , che nel loro* passaggio su 
» queste nostre coste di Sicilia , essi vi tentassero qualche 
» momentaneo insulto, e. che costretti dagP Inglesi , o dal 
» vento , tentar volessero V entrata in qualche porto , o ra- 
D da di questa Isola. Prevedendo dunque la possibilità di 
y> questo caso, io mi rivolgo a voi tutti fedeli ed amati 
» miei sudditi , bravi , e religiosi Siciliani. Ecco un^ occasio* 
» ne da mostrarvi qual siete. Siate vigilantissimi su tutti i 
» punti della costa , ed alF apparire di qualunque legno ne- 
» mico armatevi , accorrete al punto minacciato , ed im- 
» pedite qualunque insulto , qualunque sbarco tentar voles* 
» se un tal crudele , sovvertitore ed insaziabile nemico , 
)) come accorrevate un tempo contro delle incursioni de^ Bar* 
y^ bari. Peggiori di questi , pìii avidi di preda , e piìi 
)> inumani sono i Francesi. I capi Militari , la mia Truppa 
» di linea , e le Milizie co^ loro capi accorreranno con Voi 
)> alla difesa. E se oseranno sbarcare, provino essi per la se* 
» conda volta il coraggio della brava nazione Siciliana. $i 
)) mostratevi degni de^ vostri antenati. Trovino i Francesi 
» in questa Isola la loro tomba. 

» Se i vostri maggiori combatterono in (avore soltanto 
» di un Re lontano , con quanto maggior coraggio ed ar« 
» dorè noi fatrète Voi per difendere il Vostro Re e Padre 



224 

» ch^è qui fra Voi alla testa del bravo suo Popolo; la to- 
» stra tenera Madre e Sovrana, la sua Famiglia tutta affidata 
» a)la vostra fedeltà; la nostra santa Religione, i nostri Altari, 
» le vostre proprietà, i vostri Padri , le vostre Mogli, i vostri 
» figli? Gittate uno sguardo sul vicino Regno infelice. Ye- 
» dete quali eccessi vi commettono i Francesi, ed in(lam«- 
» matevi di un santo zelo, giacche la Religione istessa vi 
» comanda d^ impugnar le armi contra tal sorta di rapaci 
» ed ingordi nemici , i quali non contenti di devastare una 
y^ gran parte dell'Europa, hann' osato di mettere le sacrile- 
y> ghe loro mani sulla sacra Persona del Vicario istesso di 
» Gesii Cristo , e trascinarlo prigioniero in Francia. Non gli 
» temete. Iddio animerà il vostro braccio, e vi darà la vit 
» tona. Egli già si dichiara per noi. 

» I Francesi sono stati battuti dagli Austriaci e dai 
» Russi in Italia , nella Svizzera , sul Renò , e finalmente 
» fin anche da' fedeli paesani realisti in Abbruzzo^ in Pu- 
» glia ed in Terra di Lavoro. Chi non gli teme , gli vin- 
» ce , e le loro vittorie non sono state per V addietro , che 
» r effetto della viltà e del tradimento. G>raggio dunque 
» o bravi Siciliani. Io ^n qui alla vostra testa. Voi com- 
» batterete sotto gli occhi miei, io premierò chiunque si di- 
» stinguerà pel suo valore. £ così potremo anche noi par- 
» tecipare della gloria di avere sconfitti gF inimici di Dio , 
» del Trono e della Società. 

Palenno li 1 5 ma^^ìo 1 799. 

Firmato FERDINANDO. 
ciOYAion ACTOir. 



226 

§« i43. Se la suddetta partecipazione della Gallispa- 
tta fusse arrivata al Cardinale Ruffo due giorni prima , egli 
per ubbidire agli ordini del Re dovea retrocedere , e riti- 
rarsi almeno sin ad Ariano ; e lungi di potersi avvicinare 
più a Napoli, Dio sa se pure colà si avesse potuto lunga- 
mente sostenere ; mentre oltreché frattanto V esercito re- 
pubblicano a poco a poco si a^uerriva^ vi era pure iL peri- 
colo , che i cacciatori Calabresi volessero ritonlarsene ^ pro- 
pri focolari. La Provvidenza Divina però disponendo altri- 
menti , fece sì che il corriere spedito da Palermo , avendo 
fatto il suo viaggio per la via delle Puglie , v^ impiegasse 
molto tempo , e giungesse al Ponte della Maddalena il gior- 
no 1 4 giugno , nel giorno stesso che fu distrutta la terza 
ed ultima armata repubblicana j e quando il Porporato si 
trovava fornito di nuove forze bastanti a sostenersi m^lio in 
quella posizione che altrove 9 ? bastanti pur anche di oppor^ 
si agr insulti della Gallispana se fusse venuta. 

Non essendosi poi fatta piii vedere la Gallo-Ispana nel 
Mediterraneo , la notizia fii creduta falsa ; ma se tal notizia 
non fu vera , i suoi effetti furano funesti. Avvegnaché i 
rqpubblicani , molti giorni prima che- il Cardinale avesse 
ricevuta quella partecipazione y erano stati informati diretta- 
mente da Palei*mo; e colla lusinghiera sp^anza di ricevere 
colla venuta della^ Gallispana un potente soccorso , si resero 
baldanzosi a segno, che ad onta dell^ imminente pericolo ^ 
e dell^ assoluta impossibilita di difendersi , si ostinarono a 
ributtare con orgoglio gP inviti del Porporato , tendenti a 
far finire la guerra civile e nazionale : proponendo ^ che 
siccome V armata Francese avea abbandonato i patriotti , co- 
si i patriotti abbandonassero le guarnigioni Francesi di San^ 

3i 



226 

telmò 9 dì Gapua e dì Gaeta; e che cooceilandosì il modo 
come mettere in salvo la vita e la roba di ognuno special- 
mente dagr insulti popolari, e consegnassero ail^ Armata 
del Re e dei suoi potenti alleati , i castelli , i forti che 
si trovavano in loro potere , e licenziassero V armata repub* 
blicana. Si mostrarono sempre inflessibili ed ostinati ; e 
per più tempo si mantennero in <{uella loro vana speran- 
za , in modo die un rappresentante repubblicano ( D. G. ) 
condannato poi a morte, disprezzando il conforto della Re- 
ligione anche a pie della, forca , domandava a^ Padri che 
r assistevano -* «Se si vedeva comparire la Gallispana ! 

§• i44« Dopo inteso V esito glorioso della battaglia del- 
la Favorita ^ il Gardinale sì occupò a spedire il corriere in 
Palermo , per mandare al RE i dettagli degli avvenimenti 
veramente portentosi^ che ebbero luogo in quelle due me- 
morande giornate de^ i3 e i4 giugno. 

Gon lettera particolare di suo carattere , scrisse diretta-» 
mente a SUA MAESTÀ^ "» Ghe non esisteva piìi alcun^ ar- 
» mata de^ nemici rivoluzionari : tutte: tre erano state di- 
» strutte ^ e gli avanzi ritirati ne^ castelli e nel baracoo- 
» ne di S. Martino , erano poco valutabili : Che le guami- 
» gioni francesi in Santelmo > in Gapua ^ ed in Gaeta tene- 
» vano tanti uomini armati attorno da non poter avere co- 
» municazione tra esse , e da non potere ^ così divise , ten- 
» tare alcuna operazione di conseguenza : Ghe essendo passato 
» molto tempo senza hrsì vedere la GaUispana , egli consi- 
)) derava come una illusione la venuta della medesima ; ma 
» comunque fosse , quando in qualunque lu(^ egli si riti- 
» rasse , non poteva aspettare altro soccorso che quello del 
)) Gielo 9 credeva di . doverlo aspettare nella capitale ^ ove la 



227 

y> Dìyina Provridenza V arveva condotto cfuasi per mano, ed 
» ove gli aveva fatto trovare mezzi suflFicienti a potersi so» 
^ stenere meglio die altrove^ mentre sebben non fosse an* 
» Cora intieramente padrone della capitale e dell^ intiero 
)» cratere, sperava nondimeno di poterlo divenire fra <pia]- 
» che giorno, giacché la sua armata si era talmente rinfor- 
>^ zata , e si andava sempreppiii rinforzando co' soldati del 
» vecchio esercito , che gli dava speranza di poter quanto 
» prima discacciare i Francesi dal Regno. 

» Manifestando (piindi il dolore di non aver potuto ,* 
D in queUa giornata , impedire le stragi ed i saccheggi 
y^ che la plebe sfrenata commetteva dentro la cscpìtale , sì 
» perchè sì era trovato in assai critiche circostanze , e si per- 
» che la qualità della sua armata simpatizzava colle idee 
» della plebe , promise di prendere tutti quegli espedienti 
» che la natura delle circostanze gli permetterebbe. 
» Pregò finalmente la MAESTÀ^ SUA , affinchè si degnasse 
» di afl&ettare il suo ritorno in Napoli , onde far finire con 
» la sua Real presenza tante sciagure nella capitale, assicu- 
» randola di non poter trovare ma^ior sicurezza di quel- 
y> la che gocferebbe alla testa della sua armata , né più sin- 
» cero amore di quello del suo popolo Napolitano. 

%. 145. Spedito il suddetto corriere per Palermo V is- 
tancabile Porporato nella sera dello stesso giorno 14 giu- 
gno , si occupò a dare le seguenti disposizioni per operazio- 
ni militari. 

U Comandante Panedigrano , che non aveva mai cessa* 
to d^ inseguire e tormentaire alla coda la già distrutta ar^^ 
mata di Schipani , giunse quella sera al Ponte della Mad- 
dalena co^ suoi 1000 ^iomini e con altri, che vi aveva 11* 



228 

niti per via. E siccome era egli un soggetto assai idoneo 
air impresa dì diffìcile esecuzione , così venne destinato affin- 
chè in quella stessa notte , prima che i nemici riprendessero 
coraggio , procurasse di occupare colla sua truppa le im- 
portanti posizioni della Madonna de* Sette dolori , di Santa 
Lucia al Monte y e di S. Nicola : luoghi che non potevano 
essere offesi dal cannone di Santelmo, e da dove si poteva 
impedire qualunque tentativo ^ che il nemico avesse voluto 
fare in citta. 

' Fu ordinato al G)lonnello de Filippis, che coL Reggi- 
mento Montefìisco ^ con dieci compagnie di cacciatori , e con 
altre truppe delle masse , traversando , quella stessa notte , 
per la via di Monte Calvario e della Concordia , procurasse 
di penetrare al largo dì S. Caterina da Siena , mettersi in 
comunicazione con Panedigràna^ occupasse T imboccatura del* 
la Strada Ritiro di Mondragone ^ ed estendendosi sin al Fon* 
te di Ghiaia sorvegliasse i patriotti dì Pizzofalcone e di 
Palazzo Reale. 

Venne pure disposto , che il comandante Baillìe , il Ple- 
nipotenziario Micheroux ^ il Colonnello Carbone ^, ed altri uf- 
* iìziali comandanti , colle truppe Russe ^ quattro battaglioni 
di fanteria di linea , con due squadroni dì cavalleria , ed 
otto pezzi di artiglieria serviti dagli artiglieri Russi , guar- 
nissero la strada Toledo shi al Museo. 

Il Brigadiere de Sectis con tre battaglioni di linea e 
colle compagnie di cacciatori comandati da^ fratelli Costa , 
fu destinato y affinchè mettendosi in comunicazione colle trup- 
pe della strada Toledo sorvegliasse ì patriotti dì Castel nuòvo 
dalla strada S. Giuseppe^ dalla Piazza di Porto, e dalla via 
del Filiere. 



229 

Una Divisione di barche cannoniere venuta da Procida 
fa destinata ad impedire V uscita dalla Darsena per la parte 
del mare. 

Ed il bravo capitano Foothe s' incaricò dì far condur- 
re pel giorno seguente da Sorrento a Cbiaia il Reggimento 
di Tschudy , e di £atr trasportare in seguito dalla Punta di 
PosiUpo alla Villa di Ghiaia i cannoni abbandonati dai ne- 
mici 9 afiinchè co' medesinu si stabilisse tùia batteria contro 
il castello dell^Uovo. 

Benché le tni[^ avessero bis(^no di riposo dopo una 
battaglia continnata di due giorni, pure eseguirono con tra- 
sporto le ordinate disposizioni ; e gli avanzi de' repubbligani 
ìrimasero bloccati {nrima di awedmene. 

Per tutto quel giorno de' i4 giugno i rappres^tanti 
della già finita repubblica non fecero ditro che un decreto 
della Patria m pericolo. Dichiarando»: Che sebbene fosse im- 
» min^ite V arrivo della forknidabile £k>ttk Gallispana con 
» un potente socccntso di truppe da sbarco « ^nondimeno la 
» Patria era mon^tentaneamente in. pericolo > ed ordinando , 
» che i buoni cittadmi^ niuno eccettuaio^ prendessero le ar- 
» mi per difenderla» 



, ' f. 



230 

CAPITOLO xn. 

Operazioni dai p5 ai s4 g^^g^^* 



■ % 



§• 146. La mattina de^ i5 giugno spunti^ Talba con un 
fuoco vivissimo in tutti i punti e con saccheggi e stragi 
in vari quartieri disila città. 

La guarnigione repubblicana del Castel Nuovo avvedu- 
tasi, che si trasportavano cannoni e materiali per la co- 
struzione delle batterìe contro di quel forte , faceva un con- 
tinuato cannoneggiamento contro de^ realisti per impedire 
tali trasporti ; e dall' altra parte i cacdatorì Calabresi da- 
gli angoli delle strade tirayano jsenza interruzione fucilate alle 
troniere del castello. 

Il comandante Panedìgr^uM , clue guidato da^ paesani 
9vea la notte occupato quietamaate e senza ostacolo le 
importanti posizic^i della Madonna de^ sette dolori sin a S. 
Nicola Tolentino ^ fu obbligato la mattina a sostenere un 
terribile Aioco cp^ patriotti di S. Martino , i quali da sopra 
quelle vigne gittavano anche delle granate. La sola truppa 
di Panedigrano poteva reggere a quel fuoco e sostenersi in 
quelle posizioni. 

U Colonnello de Filippis^ che colle sue truppe^ e.col- 
r aiuto de^ paesani avea quietamente occupato la notte tutto 
]o spazio da S. Caterina sino al largo di S. Maria degli 
Angeli e del palazzo Scilla , si batteva co^ patrìotti di Pizzo- 
fklcone , e pel vico di S. Spirito e del Grottone , con quei 
del Palazzo Reale. 

Non si possono senza orrore rammentare le stragi ed i 
saccheggi^ che quella mattina de' i5 giugno la plebe sfre- 



231 

nata e le masse di uomini de' paesi convìcini commettevano 
in città. LV ostinata resistenza de' patriotti ne' castelli e le 
minacce , che costoro facevano colla falsa notizia della Gal- 
lispana^ avevano accresciuto lo sdegno ed il furore popò* 
lare in modo> che coloro i quali nel giorno precedente o 
perchè nascosti , o per altre circostanze erano stati fortu* 
nati a salvare la vita, quella mattina de' 1 5 vtaivano barbar 
ramente massacrati. Chiunque portava i capelli tagliati alla 
Bruta , era tenuto per giacobino ^ e reo di morte. Le signo- 
re donne , anche .della primaria nobiltà y le quali avevano 
fatto dimostrazioni di essere repubblicane, denudate ed ignu* 
de venivano esposte alla berlina! Sarebbe desiderabile , che 
gli utopici Filosofi, e tutti coloro che desiderano , o pro- 
curano rivoluzioni, oonsiderassero bene gli effetti funesti che 
producono le loro dottrine e le operazioni loro« 

Il Cardinal Ruffo stando nel suo quartiere generale al 
Ponte della Maddalena , era afflittissimo per la calamità in 
cui si trovava la capitale; e D(m permettendogli la prudefi* 
za di adoperare le sue truppe pel tìmcfe ^ che il rimedio non 
divenisse peggiore del male , non Sapeva quali espedienti 
prendere per frenare V orrenda anardiia che regnava dentro la 
città. Crebbe il suo disturbo, quando quella mattina de'i5 
giugno una turba di anarchici strascinò al Ponte della Madda- 
lena alcuni infelici patriotti ; ed avendo ii Porporato ordi* 
nato, che quegP infelici fossero rilasciati in libertà, e che 
la guerra si facesse soltanto ai nemici ^ che chimi nelle For- 
tezze stavano attualmente combattendo , fu ubbidito in quel- 
r istante ; ma appena quelle vittime avevano fetto pochi passi 
per ritirarsi vennero immolate! 

Per salvare la vita a due Magnati capi di due Fami* 



232 

glÌQ le più illustri della Nobiltà Napoiitdna^ che quella stes- 
sa mattina furono strascinati al Ponte, il Porporato non 
potè Car altro ^ che col pretesto di farli giudicare , li fece 
chiudere in un basso rimpetto a' Granili sotto la custodia 
delle truppe Kusse. Quei due Magnati renivano dal popolo 
accusati ^ che non ostante il loro rango ^ essi per dimostrar- 
» democratici ^ serriyano la repubblica in qualità di Sbirri 
per catturare realisti. Ali* imbrunire poi della sera vcAuero 
rilasciati in libertà. 

Per momentaneo asilo di tante altre vittime , che veni- 
vaino strascinate al Ponte ^ il Porporato destinò il grande 
edifizio de' Granili. 

$. 147. Avea il Re ordinato al Cardinale , che arrivan- 
do in r^apoli si avvalesse de^ consigli del Marchese D. Save- 
rio Simonetti. Si presentò questi al quartier generale appun- 
to quella mattina d3^ 1 5 giugno ^ ed il Porporato appena il 
vide gF indirizzò la jparola dicendogli, r^ Siate il buon venu- 
to , o Marchese ; Sua Maestà mi ha ordinato di avvalermi 
» de' vostri savi cònsigU : sia il primo ed il piìi efficace 
» quello di trovare tin pronto espediente come far finire la 
» desolazione e le stragi dentaro la città. Si chiusero im- 
mediatamente in Consiglio di Stato in una casetta rurale di 
due sole stanze situata rimpetto ai Granili , nella quale il 
Porporato allodio in quei primi tre giorni. In quel consi- 
glio furono prese due risoluzioni ; una di calmare F ira del 
popolo col punire alcuno de' principali rei di cospirazione , 
ed a tal' uopo fu nominata una Giunta di Stato ; e V altra 
di pubblicare un Editto ^ con la comminazione delle piò gra- 
vi pene dà estendersi anche a quella della morte contro i 



233 

saccheggiatori ed offensori in qualunque modo , come qui 
appresso si dirà. 



La Giunta di Stato venne composta come siegue« 

Presidente. 

Gaporuota della Real Camera di S. Chiara Mar- 
chese D. Gregorio Bisogni. 

Fiscale 
n Consig. Dt Matteo La-Fragoìa« 

Giudici 

Consigliere D. Bernardo Navarro 
Gmsiglìere J). Antonio della Rossa 
Consigliare D. Angelo di Fiore 

Segretario col voto . ^ 

Il Giudice di Vicaria D. Carlo PedicinL 

A questa Giunta fu dato V incarico di procedere con 
facoltà straordinarie contro coloro ch^ erano stati cospiratori 
contro la Patria prima d^ istallarsi in Napoli il Governo Prov- 
visorio repubblicano, eccettuati però coloro che avevano pro- 
fittato dell' indulto de^ 1 7 aprile* 



234 

EDITTO 

FERDINANDO IV. 

» Per la grazia dì Dio Re delle due Sicilie , di Gerusalem* 
» me ec., Infante di Spagna ^ Duca di Panna , Piacenza , 
» Castro ec. Gran Principe Ereditario della Toscana ce. ec. ec. 

FABBmO CàBDlRALE EUFFO 

Vicario generale del raglio di Napoli. 



» Le deplorabili calamita, che risultano daUa resisten* 
» za dei castelli di Napoli alle vittoriose armi deUa Maestà 
» sua 9 non possono fare a meno di muovere il nostro ani- 
» mo a ricercare quei ripari , che possano condurre al ter- 
» mine loro siffatte disavventure. Inerendo dunque ai sen- 
» timenti di clemenza e di bontà di quel Sovrano , che ha 
» sempre dimostrato la pietà ddl tuo animo benefico , ordì* 
» niamo e comandiamo , che aj^pena pubblicato il presente 
» editto , si ristabilisca la pace e la concordia fra^ cittadini, 
» finiscano i saccheggi, le catture le vie di fatto di qualunque 
» genere e non possa adoprarsi la £orza, che contro quelli dello 
» spirante partito repubblicano, che ardissero impugnare le 
» armi tuttavia contra il loro Sovrano e suoi fedeli sud- 
» diti. Per conseguenza sarà lecito usar la forza contro quei 
^ de^ castelli, che tuttavia persìstono nella ribellione o con* 
^ tro altri luoghi ove parimenti resistessero alle vittoriose 
» armi di S. M. Ma tutti coloro, che non saranno attuai- 
Ti mente colle armi in mano , e che non fanno alcuna re* 



235 

» sistenza , uh ingiuria a]la società ^ quantunque per lo pas- 
» sato avessero ciò £sttto , non dovranno ulteriormente oiTen- 
» dersi da alcuno sotto le più gravi pene da estendersi 
» eziandìo anche alla pena di morte. Se però vi fossero al- 
» cuni pochi ribelli , i quali minacciassero formalmente la 
» pubblica tranquillità con azioni attuali, o novelle^ e non 
» equivoche , non mancherà il Governo di prendere le de* 
» bite informazioni e togliere di mezzo siiSsitti scellerati ; ma 
» vi dovrà essere V ordine in iscritto o nostro , o de' prin- 
» cipali Ministri , cioè del Gaporuota della R. Gam. D. Grego- 
» rio Bisogni, o del Regio Gonsigliere D. Angelo di Fiore: 
» senza del quale coloro che ardissero altrimenti fare , sa- 
» ranno soggetti a quei castighi , che sono destinali a^ pub- 
» blici perturbatori , comminati come sopra. 

» Si ordina e comanda ancora, che quando si accosta 
» la Bandiera parlamentaria , o bianca , condotta dagli uf- 
» fiziali verso de^ castelli , ritenuti tuttavia da' suddetti re- 
» pubblicani , si ritiri qualsisia soldato , o persona del po- 
» polo per lasciare , che senza inquietudini possa venirsi alla 
» perfezione di ciò che sarà convenuto. Saranno obbligati 
» air osservanza del presente editto non solo gP individui 
» del popolo Napolitano e de^ paesi adiacenti , ma tutte , 
y> e singole Truppe di S. M. cosk regolari come irregolari sot- 
» io le medesime di sopra comminate pene. 

» Tanto si esegua da^ fedeli sudditi della M. S. ^ e cosi me* 
» glio apparirà il loro affetto pel Sovrano e per la patria^ di 
)) quello che colla violenza e colle vie di fatto farebbero 
» un deserto di questo bel paese ed un sommo dispiacere 
» al nòstro Augusto Monarca. 



236 

» Dato dal quartier generale al Ponte della Maddalena li 1 5 
» giugno 1799. 

Firmato. F. Cardinale Ruffo Vicario Generale. 

§. 148. In queir istesso Consiglio col Marchese Simonetti 
il Vicario Generale organizzò le Reali segreterie di Stato. Al- 
cuni Ministri furono ripristinati nello stesso grado in cui 
erano nel mese di dicembre 1798 prima della partenza del 
Re , ed altri interinamente rimpiazzati come siegue. 

Il Marchese Simonetti a Consigliere e Segretario di stato 
per gli affari di Giustizia , Grazia^ ed Ecclesiastici. 

D. Giuseppe Zurlo a Direttore della Real Segreteria di 
Stato e di Finanze. 

Il Marchese D. Nicola Vivenzio a Delegato per gli affiiri 
di Casa Reale in luogo del Marchese de Marco. 

U Commendatore D. Francesco Ruffo ad Ispettore della 
Guerra. 

Il Consigliere D. Antonio della Rossa a Direttore della 
polizia generale in luogo del Barone Guidobaldi. 

D. Felice Amati ( oggi Marchese ) ad uffiziale della Se- 
greteria del Vicario Generale, col carico di distribuire ed 
inviare i differenti affari a' rispettivi Ministri. 

D. Giuseppe Clari , c^gi Maresciallo di campo , ad uffi- 
ziale aggiunto alla stessa S^eteria. Di questo soggetto si 
parlerà quando si tratterà della spedizione di Roma. 

La stessa mattina de^ 1 5 giugno , essendosi presentato al 
quartier generale il Tenente generale Duca della Salandra , il 
Cardinale lo ripristinò nella carica d^ interino Capitan ge- 
nerale dell' esercito , com' era stato destinato prima della 
partenza di Mack e gli affidò V incarico di organizzare 1' ar- 



237 

ihata co' soldati del vecchio esercito sbandato ^ e con ufiizia- 
li fedeli ed abili. 

$. i49« U disbrigo degli aiFarì nel giorno i5 giugno , 
non misero jpunto ritardo alle operazioni della guerra ^ anzi 
furono questi spinti col massimo vigore. 

Siccome i repubblicani non fecero altro in tutta la gior- 
nata de^ i5, che tirare cannonate senza effetto y cosi la mat* 
tina de' 16 giugno due batterie di grossi cannoni trasporta^ 
ti dal Fortino a pie del Ponte e dal rovinato forte di /^Z- 
glìena erano già pronte ad agirei una nella strada del Pi' 
liere a direzione dello spicolo del caste! Nuovo ; e Y altra nel^ 
la piazza di Porto contro la porta del castello medesimo di« 
rimpetto alla casa della Posta. Ed oltreciò si era trasportato 
il materiale per la costruzione della terza batterìa al sedile 
di S. Giuseppe. £ non volendo il Cardinale far rovinare le 
fabbriche di quel castello ^ e d' altronde avendo premura 
di rendersi sollecitamente padrone, vi spedì in qualità di 
parlamentario il Cavaliere Micheroux per intimare a quel 
Comandante repubblicano » Che c^i ulteriore resistenza 
» sarebbe temeraria^ e potrebbe costare la vita della guar- 
» nigìone; poiché trovandosi la batteria alla distanza di 
» poche tese y aprirebbero in un momento la breccia ; ed 
» allora non vi sarebbe forza bastante , che potesse tratte^ 
» nere Y inferocito popolo Napolitano a dare Y assalto e fa- 
» re orribile strage di tutte le persone , che si trovavano 
» tanto nel castello, che nel contiguo Palazzo Reale. Per 
» impedire un tal eccidio non vi era altro mezzo, se non 
» che quello di consegnare cubito il castello all' armata 
)) combinata del Re , e de' suoi Alleati Y Imperatore delle 
j) Russie, la Gran Brettagna > e la Porta Ottomana; e ren-^ 



238 

» dersi la guarnigione prigioniera dì guerra, o rimettersi 
» alla clemenza di S. MAESTÀ'. 

Le batterie ed il pjpolo erano sotto gli occhi de' pa- 
triotti , i quali non avevano più forze ne d' impedire 1* ef- 
fetto delle une ( sostenute da un* armata vittoriosa ) ne di 
difendersi dall' altro. Da un lato dunque nella tema delF im- 
minente pericolo , dair altro lusingati dalla speranza , cbe 
potesse arrivai'e a momenti il soccorso della GaUispana , 
cercavano di acquistare quanto piìi tempo potevano. Do- 
mandarono perciò due giorni di tempo per poter delibera- 
re e dare una risposta definitiva. Furono accordate due 
cnre sole ; ed essendo scorse senza risposta , si fece ' incomin*- 
ciar il fuoco delle batterie. 

Allora il Generale Massa Comandante del caste! Nuovo 
fece alzare la bandiera bianca , e mandò fuori un parlamen- 
tario colla risposta » Che siccome la guarnigione di quel 
castello dipendeva dal Generale Mejean Comandante del forte 
Santelmo, così bisognava sentire il medesimo. Domandò 
pertanto che si sospendessero le ostilità, e si accordasse 
una scorta, affinchè un incaricato della guarnigione si re- 
casse colà onde concertare con quel Comandante. 

Non volle il Cardinale permettere questa comunicazione 
fra i due castelli ; ma frattanto cogli andirivieni tutta la 
giornata de^ i6 giugno fu impiegata in trattative senza ef- 
fetto^ che cessarono col finire del giorno. 

%. 150. Nella notte de' 16 a' 17 giugno ebbero luogo 
due sanguinose azioni. 

Per difendere la batteria , che contra del castello 
deir Uovo si stava costruendo dentro la Villa di Ghiaia , 
ei^ stato destinato il Colonnello Tschudy col suo Reggi- 



239 

mento , e con una compagnia dì cacciatori Calabresi co- 
mandata da Papasodctro. Tutta la giornata de^ i6 Tschudy 
tenne la truppa formata dentro la Villa : la sera alP imbru- 
nir della luce , portò il reggimento nella grotta di Posilipo^ 
e lasciò per custodire i cannoni i soli cacciatori. Il nemico da 
Santelmo e da S. Martino se ne avvide , e circa la mez* 
zanotte incominciò un fuoco ten'ibile di fucileria e di gra- 
nate a mano dalle vigne di S. Martino contro le truppe 
comandate da Panedigrano ; e nel tempo istesso una forte co- 
lonna di francesi e di patriotti discese pel Petraro , e per 
S. Maria Apparente nel Largo del Vasto. Lasciò ivi una 
forte guardia ^ ed un altra ( ambedue di truppe Francesi ) 
si formò in batts^lia avanti la Chiesa della Vittoria. I pa« 
triotti entrarono nella Villa , sorpresero i cacciatori ^ ne 
uccisero 3o^ inchiodarono i cannoni, e sacch^giarono i 
due casini 9 ed il Caffé di Carlo Busto , che salvò la sua 
vita e quella di sua moglie , nascondendosi nel sotterraneo 
di comunicazione de^ due casini ; ed i patriotti ritirandosi 
distrussero tutti gli oggetti del Caffé che non poterono tras« 
portare. 

Altronde la stessa notte de^ i6 a^ 17 giugno , il Colon- 
nello de Filippis, dalla sua posizione al largo di S, Maria 
degli Angeli avendo fatto girare le sue truppe per la strada 
deir Egiziaca ) pel sopportico di Astuti, e per altre uscite ^ 
sorprese la guardia de^ patriotti , che con due cannoni sta* 
va alla porta del quartiere di Pizzofalcone. 

A quel rumore tutt^i patriotti, che stavano in quel quar* 
tiere , senza £sure alcuna resistenza , fuggirono al camello 
deir Uovo, precipitandosi per la rampa del Chìafamone* 
De Filippis essendosi impadronito di quel quartiere , acqidk 









r 



240 

&tò una importantissima posizione, da dove impediva ogni 
difesa alla guarnigione del castello deW Uwo^ ed <^ni co- 
municazione colla Darsena e col Palazzo Reale. 

^. i6i. La mattina de^ 17 giugno al far dell* alba in* 
cominciò un fuoco generale sopra tutt'i punti* 

Dal forte Santelmo si tirava a palle ovunque si vedeva 
unione di gente nella città, ma la plebe poco, curandosi , 
vieppiù inferociva. 

Un fuoco continuato di fucileria sì faceva fra le truppe 
di Panedigrcaio ^ ed i patriotti stabiliti nelle vigne di S. 
Martino. 

Dal quartiere di Pizzofalcone si tirava con due cannoni 
contro il castello deli' Uovo e contro la Darsena. 

Essendosi terminata in quella notte la costruzione del*- 
la terza batteria avanti il sedile di S. Giuseppe , venne in 
quella mattina ricominciato con vigore il fuoco da tutte le 
batterie contro il Castel Nuovo. Già le mura di quel forte 
incominciavano a rompersi , e già la batteria di Piazza di 
Porto avea distrutta la prima porta , e la seconda poco reg- 
geva. 

11 Cardinale stando al Ponte della Maddalena , girava 
colla sua mente da per tutto , e per atterrire il nemico col- 
le minacce dell' attacco , ordinò che si portassero a vista 
del castello una quantità di scale. A quella vista il timore 
del pericolo prossimo, superò la speranza del lontano soc- 
corso della GalUspana , e fece finire V ostinazione de' pa- 
triotti. Sul mezzo giorno venn' elevata sul castello la ban- 
diera parlamentaria , e cessarono i combattimenti dall' una 
f dall' altra parte. 

{ repubblicani domandarono un wmistizio per trattarsi 



. t 



^1 



241 

una eapìtolazione , che comprendesse non solo le guarnigioni 
e tutti gF indivìdui de^ castelli Nuovo e delV Uoi>o , di Pa-- 
lazzo Reale e ài S. Martino , ma ben anche la guarnigio- 
ne francese di Santelmo. Benché il Cardinale conoscesse che 
il vero ed unico scopo della domanda era quello di acqui- 
star tempo y pur nondimeno , pel timore , non già della so- 
gnata Gallispana, ma della vita di tanti illustri personaggi , 
i quali erano ritenuti ne^ castelli come ostaggi , accordò 
r armistizio, colle seguenti condizioni. 

» Che le truppe del Re occupassero subito Y edifìzio 
^ del Fondo di Separazione , la casa delle Poste , e le 
» posizioni della Galitta^ di S. Ferdinando, di S. Spirito , 
» e di S. Luigi di Palazzo ; e che sì dovesse notificare 24 
y> ore prima nel caso che si dovessero ricominciare le osti- 
> lita. 

Occupate dalle regie truppe le suddette posizioni , ven- 
ne impedita al castel Nuovo ed al Palazzo Reale ogni ul- 
tenore resistenza ; ed il Cardinale delegò , colle opportune 
istruzioni^ il Cavaliere Micheroux per le trattative della 
capitolazione. 

Nel corso della negoziazione tra Micheroux e Mejean, si 
trattò di comprendere nella capitolazione non solo la guar- 
nigione di Santelmo , ma ben anche di Capua e di Gaeta , 
e se ne scrisse al Generale Giraiidpn Comandante di Capua ; 
ma siccome era troppo ardente in quei Francesi la sete 
dell' oro , perciò col pretesto , che le fortezze non erano 
state regolarmente assediate^ ma soltanto bloccate , vennero 
avanzate domande di somma di denaro così eccedenti , che 
se anche il Cardinale avesse voluto sborzarle , non avea 
ove prenderle. 

33 



242 

Nella quasi certezza , che tutti quel progetti si Cstceva- 
no per menare a lungo V af&re senza nulla concliiudere^ 
il Porporato fece notificare al Generale Massa ^ Comandante 
del castello Nuovo , a quello del castello deW Uovo , a' pa- 
triotti di S. Martino , che s' intendeva finito V armistizio^ 
e che dopo scorse le 2\ ore ^ s^ incomincerebbero le ostili- 
tà , e si darebbe V assalto al Castel Nuovo. Per un tale as« 
salto, senza esporre a qualche perdita le truppe , bastava 
dame la libertà al popolo Napolitano. 

U Cavaliere Mìcheroux temendo della vita di molti il- 
lustri personaggi , che come ostaci stavano detenuti dentro 
del castello Nuovo ( tra^ quali vi era un suo fratello cugi- 
no ), la mattina de^ 19 giugno scrisse al Cardinale la se- 
guente lettera )> Eminenza. Mi affretto a render Y. E. in- 
» formata , come essendosi a me presentati due parlameiv 
)) tari del Castel Nuovo , e mi hanno e^sto , che il Gè* 
» neral Massa desiderava di essere scortato da un mio par- 
» lamentario a S. Elmo, per chiedere a quel comandante France- 
» se il permesso di rendersi. Dopo aver resistito qualche tempo 
)) ad insinuazione ancora del comandante Russo , ho ade* 
» rito alla domanda , colla condizione ek^ il detto Massa 
» darebbe la sua parola di onore al mio parlamentario , che 
» non terrebbe verun discorso particolare col comandante 
)) Francese , ma che le conferenze sarebbero tutte pubbliche. 
» In conseguenza ho spedito ordine a tutti i posti del Car- 
» mine fino a Ghiaia di sospendere le ostilità verso i ca- 
» stelli Nuovo e dell^ Uovo sino a nuovWdine. 

» Resta ora che Y. E. mi faccia sapere, se intende, 
» nel caso che si abbia a capitolare , che si accordino le 
» note condizioni , cioè perdono generale per quei che non 



243 

» han commesso positivi delitti , e sicuro trasporto in Francia 
» per quei che credessero dover alìontaoarsi , colla facoltà 
» di poter vendere ^ o trasportare in certo spazio di tempo 
» i loro beni. 

» Prevengo V E. V. che mi è parso di vedere , che 
)) desiderano gl'Inglesi per mallevadori della convenzione. 
» Domanderò poi se questa sia bene ^ che venga fatta in mio 
» nome e del comandante Russo colla garenzia del suo So- 
yì vrano , o altrimenti in nome di vostra Eminenza ^ mio ^ 
» e de^ comandanti Russo ed Ottomano. 

)) Aspetterò le sue istruzioni, prevenendola che potrà 
)i consumare quattro in cinque ore in disporle ; mentre pas- 
^ so a rassegnarmi co^ sentimenti della considerazione pih 
» distinta. 

» Di Vostra Eminenza -Napoli 19 giugno 1799* 

)i Divotissimo ed ObUigaUasbno servitor vero. 
IL C4lVALI£BS AHTONIO MICHEROUX. 

U Porporato rispose alF istante di suo carattere in dorso 
della stessa lettera originale, ch^ e presso V autore di queste Me- 
morie^ e la risposta ( dopo che fu redatta dalla Segreteria ) venne 
spedita alle ore 1 2 i/4 italiane , come siegue » Non dovea mai 
>^ accordargli la domanda di parlare col comandante di S. Elmo 
)) nò quella di consumare tanto tempo per rimettere in di* 
» fesa il castello Nuovo. D<^ fatte le cose così pregiudiziali 
» è inutile il domandarmi consiglio. Se voleva rendersi gli 
)) poteva dar tempo un'ora, o due, e pure sarebbe stato 
» molto. Stanno dentro il castello rimettendo i cannoni , 
7> ed ogni cosa in buon ordine; e questo è T oggetto del 



244 

» parlamentare. I patti devono essere presso a poco V istessì 
» che. si proposero perchè è il primo a rendersi; ma son si- 
» curo che finirà con nostro danno e deterioramento. 

Il JFac Simile di questa risposta tirato per litografia 
e segnato lettera a sarà inserito in fine di questo libro ^ 
affinchè ognuno possa riconoscere la forma del carattere 
del Cardinale Ruffo. 

Intanto che il Generale Massa ritornava da Santelmo , 
il Porporato Ruffo persuaso che tutto si faceva per differire 
ed acquistar tempo , prese le più pronte misure affinchè al 
ritomo di detto Generale o si segnasse prontamente la ca- 
pitolazione 9 o si dasse al castello un vigoroso attacco. Spa- 
ventati pertanto i repubblicani^ venne conchiuso il seguen- 
te trattato , al quale intervennero i rappresentanti degU 
Alleati come siegue: 

• » ^rt. 1 . 1 castelli Nuovo e dell' Uovo saranno rime«- 
» sì nelle mani del comandante delle truppe di S. M. il 
» Re delle due Sicilie e di quelle de' suoi Alleati il Re 
)) d' Inghilterra , dell' Imperatore di tutte le Russie e 
» della Porta Ottomana , con tutte le munizioni da guerra 
» e da bocca ^ artiglierie ed effetti di ogni specie esistenti 
» ne' magazzini , di cui si formerà 1' inventario da' Gom- 
» messarì rispettivi , dopo la firma della presente capitola- 
» zìone. 

» Art. 2. Le truppe componenti le guarnigioni conser- 
)) veranno i loro forti fino a che i bastimenti di cui si par- 
» lerà qui appresso^ destinati a trasportare gl'individui, 
» che vorranno andare a Tolpne ^ saranno pronti a far 
» vela. 

» Art. 3. Le guarnigioni uscìranAO cogli imovi militari; 



j 



245 

» armi ^ bagagli , tamburo battente , bandiere spiegate y 
» micce accese , e ciascuna con due pezzi di artiglieria. 
)) Esse deporranno le armi sul lido. 

» Art. 4* Le persone , e le proprietà mobili ed im^ 
» mobili di tutti gP individui componenti le due guarnigioni 
» saranno rispettate e garentite. 

» Art. 5. Tutti i suddetti individui potranno scegliere 
» d^ imbarcarsi sopra bastimenti parjamentarì , cbe saranno 
y> loro preparati per condurli a Tolone , senza essere inquie- 
» tati essi ^ ne le loro famiglie. 

» Art. 6. Le condizioni convenute colla presente ca< 
» pitolazione ^ saranno comuni a tutte le persone de^ due sessi 
» rinchiuse ne' forti. 

» Art. 7. Le stesse condizioni avranno luogo riguardo 
» a tutt' i prigionieri fatti sulle truppe repubblicane dalle 
» truppe dì S. M. il Re delle due Sicilie , e da quelle 
» de' suoi alleati ne' diversi combattimenti , che hanno a- 
» vuto luogo prima del blocco de' forti. 

» Art. 8. I Signori Arcivescovo di Salerno, Micheroux^ 
» Dillon, ed il Vescovo di Avellino detenuti, saranno ri- 
)) messi al comandante del forte Santelmo , ove vi reste* 
» ranno in ostarlo , finche sia assicurato 1' arrivo a To^ 
« Ione degl' individui che vi si manderanno. 

(( Art. 9. Tutti gli ostaggi e prigionieri di Stato rin^ 
ti diìusi ne' forti , saranno rimessi in liberta subito dopo le 
)) firme della presente capitolazione. 



246 

» Art. IO. Tutti gli articoli della presente Capitolazio- 
» ne non potranno eseguirsi , se non dopo che saranno 
» intieramente approTati dal comandante del forte Santelmo. 

» Fatto nel castel Nuovo a 19 giugno 1799* 

Firmati 

)) Massa Gomai^dante del Castel nuovo 

» K Aurora Comandante del castello del- 
l' Uovo. 

» F. Cardinal Rufifo Vicario Generale del 
Regno di Napoli. 

» Antonio Cavaliere Micheroux Mmìstro 
Plenipotenziario di S. M. il Re delle 
due Sicilie presso le truppe Russe 

)> E. L Foothe Comandante la nave di 
S. M. Rrittannica la Sca-horse 

)) Baillie Comandante le truppe di S. M. 
r Imperatore di tutte le Russie 

» Acmet Comandante le truppe Ottomane. 

» In virtii delle deliberazioni prese dal Consiglio di guer- 
» ra nel forte Santelmo il dì 3 messidoro , sulla lettera 
» del Generale Massa Comandante del castel Nuovo ^ in data 
» del primo messidoro , il Comandante di Santelmo approva 
» la suddetta capitolazione. Dal forte Santelmo 3 messidor 
)) anno 7 della repubblica Francese (21 giugno 

» 1799- ) 

Firmato meieati 



247 

A scanso dì ogni equivo(!o conviene avvertire, che il 
Micheroux nominato nell^ art. 8 della suddetta capitolazione 
non era quegli venuto colle truppe Russe , ma bensì il di 
lui fratello cugino Maresciallo Alberto Micheroux , che in« 
sìeme cogli altri tre ostaggi fu mandato nel forte Santelmo» 

Pieno di contento il Cardinale per la conchiusione di 
quella capitolazione , scrìsse al Re , e co^ dettagli di tutte le 
operazioni gli rimise un esemplare del trattato , e consegnò 
il piego al capitano Foothe , il quale volendolo recare egli 
medesimo di persona ^ fece vela colla fregata la Sea-Aorse j 
il giorno 22 giugno. 

%. i5a. Dopo aver dato il Porporato Ruffo le pih ef- 
ficaci disposizioni per fare allestire i bastimenti necessari 
a trasportare in Tolone le guarnigioni repubblicane , si oc** 
cupo coU^ interino Capitan Generale Duca della Salandra a fa- 
re lo scrutinio di molti ufHziali , specialmente di Artigliarla 
e del Genio , ad oggetto di organizzare V armata regolare 
onde renderla idonea e forte per poterla adoperare con suc- 
cesso agli assedi delle fortezze , che stavano in mano delle 
truppe Francesi. 

Non posso esporre in dettaglio le circostanze de^ diversi 
corpi della Regia armata , secondo la suddetta nuova orga- 
nizzazione , perchè , dopo scorso tanto tempo , mi mancano 
le notizie precise. Posso soltanto assicurare, che oltre le 
compagnie de^ cacciatori Calabresi riuniti air armata rego- 
lare condotta dal Cardinale . tutti i soldati del vecchio e- 
sercito venuti colle masse del Cilento^ e tutti quelli trovati 
in Napoli^ fu pqrtato il Regio esercito regolare a circa ^o 
mila uomini. 



248 

CAPITOLO xra. 

A{>{>enimenti ed operazioni dcC u4 gi^§^ 

sin a 40 luglio ^799. 

%. i53. All' alba della mattina de' 24 giugno^ compar- 
ve alle alture dell' Isola dì Capri la squadra Inglese co- 
mandata dal Gontra-Ammiraglio Lord Orazio Nelson. Il Car- 
dinale r aspettava , ma ì repubblicani si lusingarono per 
un momento , che fosse la Gallispana. Successe anche qual- 
die agitazione nel popolo ^ ma di brevissima durata, perchè 
a poco a poco il golfo venne coverto di vascelli co^ padiglioni 
loglesi e Portoghesi. Intanto quella momentanea agitazione 
popolare fu un tristo preludio di disturbi e di attentati 
alla fede pubblica. 

Prima che la squadra arrivasse in rada, approdò al 
Ponte della Maddalena una lancia Inglese , che recò al 
Porporato la seguente lettera, copiata a parola dall' origi- 
nale attualmente in mio potere* 



» A bord le Foudroyant 24 jwin 1799. 

» Troìs heures après midi dans le Golphe de Naple9< 

Eminence 

51 Milord Nelson me prie d' informer V. E. qu' il a 
y^ re^u du Capitaine Foote Commandant de la firmate Sear 
yi Hórse une copie de la Capitulation que Votre Eminence 
» ^ jugé à propos de iaire avec les Commandants des Ch> 



249 

» teaux de Santelme.^ caste! Nuovo, e caste! dell'Uovo: 
:» qu' il désapprouve entiérement de ces Capitulations , et 
» qu' il est très resola de ne point rester neutre avec la 
» force respectable qu' il a V lionneur de commander : Qu' il 
» a détaché vcrs Votre Eminence les Gapitaines Trowbridg, 
)) et Ball G)mmandans des vaisseaux de S. M. Britan* 
» nique le CuUoden ^ et Alexandre. Les Gapitaines sont 
» pkinement informés des sentiments de Milord Nelson 
» et auront V lionneur de les expliquer a son Eininence* 
>i Milord espére que Monsieur le Cardinal Ruffo sera de son 
» sentiment et qu' a la pointe du jour demain il pourra 
» agir de concert avec son Eminence* 

» Leurs objets ne peuvent étre que les mémes , e' est a 
y^ dire de reduire V ennemi cQmmun et de soumettre a 
B>clemence de sa Majeste Sicilienne ses sujets rebelles. 

» J' ai r lionneur d' étre 

» De Votre Eminence 

» Le très-kumble, et tres« olndssant serviteur 

W.„ Hamilton 

ni 

Envoyé Ex. et Plenip. de S. M. Britannique près de 
» S. M. Sicilienne 

Affinchè potesse ognuno riconoscere le cifre del carat- 
tere del Ministro Hamilton si è tirato della trascritta lettera 
il Fac simile per litografia, e segnato lettera b sarà ag- 
giunto in fine dì questo libro. 

%. i54« Supponeva il Porporato Ruffo, che Nelson di- 
sapprovasse , colla sopra trascritta lettera , la capitolazione 
,de^ castelli , perchè si era attaccata la capitale sema aspet. 
tarsi r arrivo della squadra Inglese come si era stabilito » 

34 



25Ó 

Giudicò quindi che una sua visita di persona a bordo , col 
racconto delle circostanze^ le quali nel giorno i3 portarono 
r annata al Ponte della Maddalena , basterebbe a dìleguai^e 
dal generoso animo di Nelson ogni mala intelligenza. Im- 
barcatosi pertanto sulla stessa lancia Inglese , si fece tras- 
portare sul Fulminante. Venne ivi ricevuto con ogni segno 
di onore , e trovò in compagnia di Nelson William e Mile- 
di Hamilton. Dopo i soliti complimenti , il Porporato inco- 
minciò , neir idioma francese , a narrare le imperiose circo- 
stanze 9 che aveano avuto luogo nelle memorande giornate 
de' 1 3 e 1 4 giugno , per dimostrare ^ che non era stato pos- 
sibile di aspettarsi V arrivo della squadra Inglese : che le 
operazioni successive erano state ugualmente dirette dalF as- 
soluta necessita ; e che in tutte avea concorso col consiglio 
e colle opere il bravo Capitano Foothe. Soggiunse che dopo 
la distruzione delle armate repubblicane , e dopo la fatale 
notizia della Gallispana , non si poteva fare a meno di spin- 
gere con vigore la guerra ^ e procurare al pih presto pos- 
sibile r espugnazione de^ castelli ^ tanto per non dar tempo 
al nemico che riprendesse coraggio e si rinforzasse , quan- 
to per potersi fortificare il cratere , onde respingere qua- 
lunque insulto, che avesse voluto tentare quella flotta ne- 
mica ; e finalmente eh' essendo stato , il trattato della ca- 
pitolazione , conchiuso legittimamente , si dovea religiosa- 
mente eseguire per non mancarsi alla fede pubblica^ Nel- 
son ascoltava in silenzio , ma Hamilton ^ in aria di risenti- 
mento , motivò la massima ; ce Che i Sovrani non capitolano 
)> co' loro sudditi ribelli ; al che replicò il Porporato che 
» sarà bene di non capitolare , ma dopo aver capitolato , 
y^ eran obbligati di eseguire ì patti convenuti. Intanto ve- 



251 

» dendo che Nelson applaudiva alla massima di Hamilton 
» conobbe che T affare era piìi serio di quello eh' egli aveva 
creduto. Prese perciò il ripiego di dire , eh' essendo interve- 
nuti in quel trattato anche ì rappresentanti degli Alleati , 
non poteva egli solo dare una risposta definitiva , senza pri- 
ma sentire i medesimi. Domandò perciò congedo , e si fece 
riportare a terra, 

$. i65. Ritornato il Cardinale al suo quartier generale, 
fece subito venire colà il Ministro Micheroux, ed i Coman- 
danti Baillie , ed Acmet ( il Capitano Foothe era stato 
mandato via da Nelson ) ed avendo resa ostensiva la lettera 
d' Hamilton, e fatto loro il racconto della controversia avu- 
ta sul Fulminante^ domandò ad essi se avessero coraggio di con- 
sentire alla violazione d' un trattato , al qual erano solennemente 
intervenuti in nome de' loro Sovrani. Quei rappresentanti 
mossi da eguale indignazione , fecero a Lord Nelson una vi- 
va rimostranza esponendo: » Che il trattato della capitola- 
» zione de' castelli di Napoli era utile, necessario ed ono- 
» revole alle armi del Re delle due Sicilie e dei suoi pò- 
>r tenti Alleati il Re della Gran Brettagna^ V Imperatore di 
» tutte le Russie ^ e la Sublime Porta Ottomana ; poiché 
» senza ulteriore spargimento di sangue era finita , con 
» quel trattato^ la micidiale guerra civile e nazionale, e 
^ facilitava V espulsione del comune nemico estero dal Re- 
» gno : Ch' essendo stato solennemente conchiuso da' rappre- 
^ sentanti'di dette Potenze, si commetterebbe un abomine- 
)) vole attentato contro la fede pubblica, se non si eseguis* 
» se esattamente ^ o si violasse; e pregando Nelson a voler- 
« lo riconoscere , protestarono di esser essi definitivamente 
a determinati ad eseguirlo religiosamente^ e chiamando rìs- 



252 

» ponsabile avanti Dio ed al mondo , chiunque ardisse 
» d^ impedirne V esecuzione. 

D Ministro Micheroux temendo ragionevolmente di qual- 
che rappresaglia contro la vita de' quattro ostaggi mandati 
in Santelmo , uno de' quali era il Maresciallo Micheroux suo 
cugino , volle egli di persona portare a bordo quella rimo- 
stranza , ad oggetto di tentare qualche mezzo combinabile ; 
ma fu tutto inutile perchè Nelson non disse mai ne a voce 
ne per iscritto , che il Re delle due Sicilie non approvava 
la suddetta capitolazione : non poteva dirlo , perchè non 
ancora era arrivata in Palermo la notizia. 

§. i56. La mattina de' ^5 giugno si ebbe un continuo 
traffico da bordo al quartier generale : i Capitani Ball , 
e Trowbridge , ed il Ministro Micheroux andavano e veni* 
vano senza nulla conchiudere , perchè Nelson ed Hamil- 
ton si mostravano sempreppiii ostinati a non riconos<^re il 
trattato della capitolazione , ed a voler ricominciare le o- 
stilila; ed il Cardinale impegnato a sostenerlo ed a farlo 
eseguire. 

Si lusingò in vano il Porporato di potervi riuscire col 
qui appresso espediente - Scrisse un biglietto al Generale Massa 
comandante del Castel Nuovo, significandogli che sebbene 
» egli ed i rappresentanti degli Alleati tenevano per sacro 
» ed inviolabile il trattato della capitolazione de' castelli , 
)) nulladimeno il Contro - Ànuniraglio della Squadra Inglese 
» non voleva riconoscerlo ; e siccome era in libertà delle 
» guarnigioni di avvalersi dell' artìcolo 5 della capitolazio- 
» ne 9 come avevano fatto i patriotti della collina di San 
» Martino , eh' erano tutti partiti per terra , così gli faceva 
» questa partecipazione, afEnchè sulla considerazione^ che 



253 

» in mare comandavano gr Inglesi , le guarnigioni potessero 
)) prendere quella risoluzione che meglio loro piacesse. 

Credeva in questo modo il Porporato di eseguire il trat- 
tato senza dipendere dagP Inglesi , ma il suo pensiere andò 
a vuoto , poiché tenendo i giacobini per loro più terribile 
nemico il solo Cardinal Ruffo, a cui non avevano potuto 
arrivare nh colle seduzioni , ne colle insidie , il Generale 
Massa gP inviò la seguente risposta. 

LIBERTA^ E^GUAGUANZA 

// Generale Massa Comandante di ^artiglierìa e del Castel 
Nuovo. Napoli. . . messidoro anno settimo repubblicano. 

AL CABDmAL RUFFO 

» Alla vostra lettera noi abbiamo data quella ìnterpre* 
)) tazione che si meritava. Fermi però ne^ nostri doveri , 
» osserveremo religiosamente gli articoli del trattato conve- 
)) nuto , persuasi che un eguale impegno debba tenersi da 
» tutti i contraenti che vi sono solennemente intervenuti. 
» Del^ resto noi non sappiamo essere ne sorpresi , ne inti- 
ì» monti , e ripreoderemo V attitudine ostile quando avvenga 
)) che voi ci costringerete violentemente. Intanto essen-* 
» dosi la nostra capitolazione dettata dal Comandante di 
» Santelmo , voi disporrete nel momento una scorta , che 
» accompagni il nostro incaricato sin a quel forte , per 
» conferire con quel Comandante Francese , e darvi quindi 
)) una risposta piii precisa. 

Massa. 



254 

§• 167. Quella stessa mattina de' 25 giugno molti di 
quei chiamati C^p/ i?ea//^ft' dipendenti dagl'Inglesi, con 
molta plebaglia armata , principiarono in contravenzione 
dell' editto de' 15 a fare delle catture arbitrarie, strascinan- 
do le vittime non piìi all' asilo de' Granili, ma bensì a Pro- 
cida. Le case ore le catture si facevano, venivano saccheg- 
giate , e dove si trovava aflìsso il suddetto editto de' i5 
veniva con disprezzo lacerato. A ik)co a poco quella pleba- 
glia incominciò ad alsiar la voce , dicendo che il Cardinale 
era giacobino , e che avca proibito le catture ed i sac- 
cheggi prr proteggere i giacobini. 

L' affare andava a farsi molto serio , quando alcune 
compagnie di cacciatori Calabresi , che si trovavano di ser- 
vizio in citta , pieni d' indignazione si fecero a menare le 
mani , a trattare da nemici quei prezzolati agitatori , ed 
uccidendone piìi d' uno, fecero sparire i tumulti, e smen- 
tire la calunnia. Senza dubbio in quelle circostanze il Car- 
dinale fu obbligato della sua salvezza , e di tanti brillanti 
successi , dopo Dio , all' attaccamento di quella sua armata. 
Il Porporato stando nel suo quartier generale al Ponte 
della Maddalena , informato di quanto accadeva dentro la 
citta , conobbe che dovea temere piìi de' nemici occulti , 
che de' pubblici : osservando che l' ostinazione di Nelson a non 
volere riconoscere il trattato della capitolazione era invinci- 
bile ; e che la sua armata gli era attaccata ed ubbidiente; si 
determinò a prendere una risoluzione ardita , piuttosto cha 
aver parte all' attentato che si voleva commettere contro ia 
fede pubblica. Scrisse pertanto a Lord Nelson significandogli; 
» Che se non voleva riconoscere il trattato della capitolazio- 
» ne de' castelli di Napoli, al quale , fra gli altri contraen* 



255 

» ti T^ intervenne solennemente un uffizìale Inglese a no- 
» me del Re della Gran Brettagna , restava a lui solo tut- 
» ta la risponsabìlìtà; e che impedendosi V esecuzione di tal 
» trattato, esso Porporato rimetteva il nemico nello stato in 
)) cui si trovava prima del trattato medesimo ; e finalmente 
» che ritirerebbe le sue truppe dalle posizioni posteriormente 
» occupate , e si trinciererebbe con tutta la sua armata , 
)) lasciando che gF Inglesi colle proprie forze vincessero lo 
)) stesso nemico. 

Non potea piacere a Lord Nelson questo linguaggio fran- 
co perchè a bordo non aveva bastanti truppe da sbarco. 
Sapevano gP Ingle^ la fermezza del Porporato , e ricorsero 
air inganno. 

Dokis an i^irtus quis in hoste requirat ? 
Qui però non Irattavasi di cambiare armi e scudi per in* 
gannare un nemico , che stasse in atto combattendo , mai 
di violare un trattato solenne stipolato da legittimi contraenti 
sotto la garenzia delle primarie Potenze dell^ Europa , e di 
ausare della forza centra un nemico già vinto e confidata 
alla fede pubblica. Ecco come venne ordito Y inganno. Verso- 
il mezzogiorno del dì 26 giugno fu mandata al Cardinale la 
seguente lettera. 

,, A' bord le Foudroyant dans le golphe de Naples 

26 Juin tygg. 



Eminence 



» Milord Nelson ine prie d' assùrer Votre Eminence 
» qu' il est rèsola de ne rien faire qui puisse rompre V ar- 



256 

» mi^tìce que Votre Eminence a accorde aux Giateaux de 
» Naples. 

J' ai Thonneur d' étre 

De Votre Eminence , 
Le très-humble etc. BÌc. etc. 

W, Hamilton 

Venne recata questa lettera da' capitani Trowbridge^ 
e Ball , i quali fecero in iscritto la s :'guente dichiarazione : 
» n Contro-Ammiraglio Nelson non impedisce che si esegua 
» la capitolazione de' castelli Nuovo e dell' Uovo. Trowbridge 
scrisse di suo carattere questa dichiarazione , ma non volle 
firmarla , dicendo eh' essi erano stati incaricati ed accre* 
ditati con la lettera de' 24 giugno di trattare a voce le ope- 
rajdoni militari^ e non già per iscritto affari appartenenti 
ai diplomatici. Il Cardinale sebbene dubitasse ^ che vi fosse 
della mala fede , non volendo contrastare con quei due ca- 
pitanì^ non s' ingerì in altro , se non che incaricando il Mi* 
Bistro Micheroux di accompagnare quei due capitani a* ca- 
stelli , per concertare co' comandanti repubblicani V esecu- 
zione degli articoli convenuti. 

Anche della trascritta dichiarazione si è tirato per lite* 
grafia il Fac Simile^ che sanato lettera e viene aggiunto 
in fine di questo volume. 

§. i58. A capo di qualche ora Micheroux riferì al Por- 
porato, che grazie a Dio si era tutto coml)iiiato di comune 
Accordo . 

Gr Inglesi eseguirono essi stessi quel trattato , eh e pri« 
BU non volevano riconoscere. Fecero disbajrcare alcune cen- 
tio^Vi 4i soldati della loro marina, ed imbarcati i repubbli- 



257 

cani presero possesso del caste! Nuovo, della Darsena , e di 
Palazzo Reale. 

La consegna del Castel dell* Uovo fu fatta contempora- 
neamente al Brigadiere Minichinì , come risulta dal seguente 
verbale. 

^^ ^gi ^ gi^^o 1799, ^^^^ ^^**^ ^^ Napoli al caste! 
» deir Uovo alle ore 6 pomeridiane , si è presentato V illu- 
» gissimo Signor Brigadiere Minichini , incaricato da Sua 
» Eccellenza il Ministro Plenipotenziario di S. M. ( D. G. ) 
» D. Antonio Cavaliere Micheroux per prendere a tenore 
» della capitolazione possesso in nome di S. M. il Re del- 
» le due Sicilie , del detto castello dell' Uovo , ove dopo a- 
)) ver preso formalmente possesso de' magazzini , si è proce- 
y> duto nella forma seguente. 

» Si è fatta battere la generale , e chiamati tutti i cit- 
» tadini della guarnigione chiesero loro di sapere e spiegare 
» la loro volontà d^ imbarcarsi per Tolone , o pure restare 
» quivi a tenore della* capitolazione , si è trovato essere il 
» numero di novantacinque quelli che si sono imbarcati. 

» Nella prima barca , eh' è partita dal castello delF Uo- 
» vo, il Sig. Brigadiere ha preso possesso , con dodici nomi- 
» ni, del rastello : alla seconda barca a preso possesso della 
» casa matta : ed alla terza , che portava seco gli equipag- 
» gi di tutti quei ch'erano scritti per partire , il sig. Bri- 
» gàdiere prese possesso della piazza. 

» Fatte in seguito le formalità , e presentate le chiavi 
» del castello , esso Brigadiere fece elevare la bandiera di 
» S. M. il Re delle due Sicilie. 

» Indi si è convenuto tra me Comandante della piazza 
» ed il Brigadiere suddetto , che i trentaquattro individui 

35 



258 

» che anno dichiarato di voler rimanere in Napoli , sareb- 
» bero questi alle ore undici di Francia lasciati sortire in 
» liberta. 

» Tutte queste operazioni furono terminate alle ore ot- 
» to ed un quarto : indi sottoscritto da' due accennati G)- 
» mandante di piazza , e sig. Brigadiere .: in fede di che si 
» è formato il presente - U Brigadiere MmicHmi. 

Le Gommandant de Place L^ Aitrora. 

§. iSq. Pieno il Cardinale di contentezza per avere 
gì' Inglesi non solo riconosciuto , ma es^uito essi stessi il 
trattato della capitolazione de^ castelli , ordinò un pubblico 
rendimento di grazie air Altissimo nella Chiesa del Carmine 
Maggiore. , ove la mattina de^ ^27 giugno si recò in abito 
cardinalìzio ^ e con quella pompa , che conveniva alla sua 
dignità ed all^ autorità dì Vicario Generale, del Regno di 
Napoli. 

Scrisse ai Contro-Ammiraglio Nelson , ed al Ministro 
Hamilton , profondendo copiosissimi ringraziamenti per es- 
sersi compiaciuti di tranquillizzarlo in quelle critiche circo- 
stanze. Hamilton rispose come siegue. 



» A bord le Foudroyant 27 de juin 1799. 



EMINENCflS* 



» e est avec grand plaisir que je re90Ìs le billet de votre 
» Emìnence. Nous sommes tous également travaillés pour le 
» vrai servìce de Sa Majesté Sicilienne , et de la bonne 



259 

» cause, n y a àelon les caracteres les différentes manìeres 
» de s' exprimer, Grace a Dieu tout va bien , et je puis 
» assurer V. E. que Milord Nelson se lòue de la décision qu^ 
» il a prise de ne point interrompre les operations de Votre 
.)) Eminence , mais de vous assister avec tout son pouvoir 
)) pour terminer P affaire que V. E. a si bien conduit jus- 
:» qu^ a present dans les circonstances très - critiques dans 
» lesquelles V. E. s' est trouvé. 

» Milord et moi sommes trop heureux si nous ayons 
» pour contribuer un peu au service de Leurs Majcstés Sici- 
» liennes , et à la tranquillité de Votre Eminence. 

» Milord itae prie de remerciar V. E. pour son biUet , 
)) et qu^ il en verrà de manière pour les prouvisions. 

J' ai r honneur d^ étre 
De V. E. 
Le très-humble etc. etc. e te. 

W. Hamilton. 

La riconciliazione del Cardinal Ruffo cogl' Inglesi sven- 
tò la calunnia , che contra dello stesso Porporato si era or- 
dita in Palermo. Se gli era imputato , che procurava di for- 
marsi un^ armata a lui divota , ed un partito fra i patriotti 
per far proclamare Re di Napoli D. Francesco Ruffo suo fra- 
tello. Per dar corpo a quest^ ombra si mettevano sotto gli 
occhi del Re le risposte evasive , che il Porporato avea da* 
te alla G>rte ( per necessaria prudenza ) su tutte le doman- 
de relative alla forza ed organizzazione dell'armata ; V ar- 
resto del generale Naselli , il contegno del Porporato contro 
il Ministro Micheroux per le operazioni che in forza della 
lettera del Rè , trascritta al $. io4 9 eseguiva nelle città 



260 

marittìine delle Puglie . . • E per produrre altre accuse sul- 
le operazioni della capitale, era stato chiamato in tutta 
fretta da Napoli a Palermo un soggetto assai conosciuto, G. F. 

Nelson a cui erano state date violente istruzioni per tar- 
lo delicato oggetto , avendo conosciuta la calunnia , non fe« 
ce altro che spedire D. Francesco Ruffo come ostaggio in 
Palermo^ ove venne trattenuto sino a che il Cardinale rasse* 
guata r armata e la carica , partì da Napoli , come si di- 
rà a suo luogo. 

§• i6o. Volendo il Cardinale portare sollecitamente a 
fine la sua impresa , togliere tutti gli ostacoli ^ che poteva- 
no ritardarla ^ ed allontanare dagP Inglesi ogni motivo di 
gelosia e di mala intelligenza , presento a Nelson lo stato 
deir armata y pregandolo di formar egli il piano di guerra 
per r espugnazione delle fortezze di Santelmo \ di Capua ^ e 
di Gaeta. Nelson gradi quelF atto del Porporato , ed il piar 
no fu fatto di concerto. 

La prima operazione fu per F assedio del castello San- 
telmo , che si trovava soltanto bloccato. Dovendosi stringere 
con formale assedio , furono destinati una divisione di regie 
truppe Napolìtane sotto il comando dell^ interino Capitan gie- 
nerale Duca della Salandra, 800 uomini delle marine Inglese 
e Portoghese comandati dal commodoro .Trow^bridge, ed una 
mostra di truppe Russe comandate dal capitano Baillie ; e 
siccome pel grado dovea figurare da Comandante in capo 
il suddetto Capitan generale ^ fu perciò insinuato al mede^- 
mo di avere tutt' i riguardi possibili per gli anzidetti due 
comandanti di truppe estere. 

Approntato quindi tutto il materiale necessario alF as- 
sedio, e notificato ventiquattr' ore prima il comaiwlante 



261 

Francese , era bello il vedere una immensa quantità di po- 
polo Napolitano ^ strascinare per quell' erte colline cannoni 
di grosso calibro, e macchine di guerra; e le truppe Napo- 
litane anziose di gareggiare colle truppe Inglesi, Portoghesi , 
e Russe , svilupparono un coraggio ed un ardire meravi- 
glioso nell' investire quelle alture ad onta del fuoco dell^ ar- 
tiglierìa nemica» 

Fu contemporaneamente disposto, che un' altra divisione di 
truppe Napolitane, sotto il comando del Maresciallo de Bourcard^ 
partisse subito per istringere il blocco della fortezza di 
Gapua. Il blocco che vi avea messo il Duca di Roccaromana 
con paesani armati, avea potuto impedire le comunicazioni 
con Santelmo e con Gaeta ; ma per quanto fosse numerosa 
ed ardita quella gente paesana , non poteva impedire le 
sortite per le vicine campagne ad una guarnigione di circa 
4000 nomini di truppe Francesi. 

D Capitano Acmet, co^ suoi 84 Turchi , venne destinato 
di guarnigione in Caserta. 

§• 16 1. Mentre i militari con tutta energia eseguivano gli 
afTari della guerra , il Cardinale non attrassava i politici. Per 
non far che soffrisse ritardo F amministrazione della giustizia , 
sul travaglio apparecchiato dal Marchese Simonetti vennero or^ 
ganizzati i regi Tribunali della capitale. I Magistrati puri« 
ficati per mezzo di scrutinio, furono rimessi nell'esercizio 
delle loro cariche y cova erano prima della rivoluzione ; ed il 
rimpiazzo de^ sospesi fu lasciato a disposizione del Re. 

§. 162. Finalmente la capitolazione de' castelli fu vio- 
lata in mare ; e pervennero al quartier generale al Ponte 
della Maddalena i seguenti ti*e reclami , che sebbene ugwi- 
li , trascrivo tutti tré 



262 

I. all' JEMmEKTISSIMO SIG. CARDINAI^ RUFFO 

falcar io Generale del Regno di Napoli. 

,, Tutta quella parte delle guarnigioni , che sta in vigore 
,, della capitolazione imbarcata per far vela per Tolone , 
,, trovasi nella più g^rande costernazione. Ella in buona fe- 
,, de aspettava F effetto di delta capitolazione , quantunque 
,, per precipitazione ncir uscire dal castello non furono gli 
,, articoli puntualmente osservati. Ora che il tempo è pro- 
,, pizio alla vela son oggi mai due giorni , e non si son 
5, ancora fatti gli approvisionamenli per V intiero viaggio, 
5, E con estremo dolore ieri in sulle ore sette , si videro 
j,, ricercale da' bordi delle tartane , i Generali Manthonnet , 
9^ Massa , e Basset , il Presidente della Commissione esecu- 
,, tiva Ercole d' Agnese , quello della Commissione legisla- 
tiva Domenico Cirillo, ed altri individui come Emmanuele 
Borga, Piatti , e molti altri. Costoro furono condotti sul 
9, vascello del comandante Inglese , ove sono stati ritenuti 
9, tutta la notte, ne finora , che sono le sei del mattino , 
,, si veggono ritornare. Dalla vostra lealtà la guarnigione 
^, intera attende il rischiaran^ento di questo fatto, e dell^adem- 
,, pimento della capitolazione.. Dalla rada di Napoli 29 giu- 
»^ gno 1799. 

ALBANESE 

3. Al Comandante d'elle Truppe Russe in Napoli. 

é 

^, Gr individui delle guarnigioni de' castelli, che in vigore 
5, della capitolazione trovansi imbarcati per far vela per 



9f 

9> 



263 

Tolone , si veggono nel caso di appellarsi alla vostra 
assai troppo conosciuta lealtà , certi che come in al- 
tre occasioni , così vogliate sempre essere il garante 
deir osservanza de^ capitoli. Si usci dal castello , e per 
precipitanza si tralasciarono gii onori dell' armi. Ora sono 
due giorni ^ che si sta a bordo , e non solo gli approvi- 
sionamenti non sono fatti per V intiero viaggio , ma ieri 
in sulle sette furono mandati a prendere da' bordi delle 
tartane i generali Manthonnet , Massa , e Basset , Erco- 
le d' Agnese presidente della Commissione esecutiva , Do- 
menico Cirillo della Commissione legislativa , Borga, Piatti, 
di Auria, e molti altri individui « Costoro furono condotti 
sul vascello comandante Inglese , d' onde a quest' ora che 
sono le sei del mattino non son ancora ritornati. La co- 
sternazione in cui tutti si trovano, e specialmente la de- 
solazione delle famiglie con essi loro imbarcate , non pa- 
re che possa trovare altro compenso , se non richiaman-* 
dosi alla vostra lealtà per essere rischiarati di così fat- 
to procedimento , e perchè vi adopriate sulF adempimen- 
to della capitolazione. . 

y^ Dalla rada di Napoli 29 giugno 1799* 

ALBANESE. 



3. ,, ^ Cavcdiere Micheroux Min. Plenip. del Re delle 
due Sicilie presso V armata coalizzata. 

,, Tutta quella parte delle guarnigioni de^ castelli, che sta 
,, in vigore della capitolazione imbarcata per far vela per 
y\ Tolone , trovasi nella pih grande costernazione. Ella in 
,, buona fede aspettava T effetto di detta capitolazione, quan- 



* » 



264 

^, tunquc per precipìtanza nell^ uscir dal castello non fiiro- 
,, no gii articoli puntualmente osservati. Ora che il tempo 
9, è propizio alla vela, son oggi mai due giorni, e nonson 
5, fatti gli approvisionamenti per l'intiero viaggio; e con 
,, estremo dolore ieri in sulle ore sette ,si videro ricercare 
,, da' bordi delle tarlane i Generali Manthonnet , Massa, e 
,, Basset , il presidente della Commissione esecutiva Ercole 
^, d' Agnese , quello della Commissione legislativa Domeni- 
,, co Cirillo, ed altri individui come Emmanuele Borga, Piat- 
,, ti , ed altri. Costoro furono condotti sul vascello del co- 
„ mandante Inglese , ove sono stati ritenuti tutta la notte ^ 
^, ne finora che sono le sei del mattino , si veggono ritor- 
9, nare .... Dalla vostra lealtà la guarnigione intera at- 
,, tende il rischiaramento di questo fatto , e 1' adempimen- 
,, to della capitolazione. Dalla rada di Napoli 1799 ^^ 

« ALBA19ESE. 

§• i63. U Cardinale pieno di disturbo per questi re- 
clami , altro non potè fare in quelle circostanze , che spe- 
dire a bordo Micheroux per pregare Nelson a non macchia- 
re la sua gloria , e non esporre ad una inevitabile rap- 
presaglia la vita di quattro illustri Personaggi , che come 
ostaggi per sicurezza della capitolazione y tenevano i Fran- 
cesi in Santelmo. Questi ufHzì non produssero alcun effetto, 
ma gli ostaggi non soffrirono altro male^ che la sola paura, 
perchè il comandante Francese di Santelmo poco si curava 
de' patriotti Napolitani. 

Verso le ore' nove pomeridiane dello stesso giorno 29 
giugno , pervenne al Cardinale il seguente rapporto del Con* 
te di Thurn , che trascrivo a parola dall' originale; 



265 

EMINENZA 

» Devo far presente air Eminenza vostra aver ricevuto 
» questa mattina T ordine dell^ Ammiraglio Lord Nelson di 
» portarmi immediatamente a bordo del suo vascello unita- 
» mente a cinque uflìzìali i piii anziani. Ho eseguito subito 
» il dett'* ordine ^ e portatomi colà, ho ricevuto F ordine per 
» iscritto dì formare subito sul vascello istesso un Consiglio 
» di guerra contra del cavaliere D. Francesco Caracciolo ac- . 
» cusato ribelle della Maestà del nostro Augusto Padrone y e 
» di sentenziare sulla pena competente al suo delitto. Si è 
)) subitamente eseguito un tal ordine , e formato il Consiglio 
» di guerra in una camera del detto vascello , ho fatto nel- 
» la medesima condurre il reo. Kho fatto primieramente 
)) riconoscere da tutti gli astanti e da^ Giudici : in seguito 
» gli ho manifestato le accuse ^ e gli ho domandato se aves* 
» se delle ragioni di addurre in sua discolpa. Egli ha rispo- 
» sto averne varie , e datogli campo a produrle y esse si so- 
» no raggirate a contestare di aver servito V infame sedicente 
» repubblica , ma perchè obbligato dal Governo , che gli mi- 
» nacciava farlo fucilare. Gli ho fatto in seguito delle doman- 
» de , in risposta delle quali ha confessato dì essere sortito 
» colle armi della sedicente repubblica contro quelle di S. M., 
» ma sempre perchè obbligato dalla forza. Ha confessato di 
» essersi trovato colla divisione delle cannoniere , che usci- 
» rono ad impedire per la parte del mare l'entrata delle 
» truppe di S. M., ma su tal' assunto ha addotto che crede- 
» va fossero degP insorgenti : ha confessato aver dato degli 
» ordini per iscritto tendenti a contrariare le armi di S. M. 
» Infine domandato perchè non aveva cercato di condursi 

56 



266 

^, in Precida , e colà tenendosi alle armi dì S. M. sottrarsi 
,, dalla vessazione del Governo^ ha risposto non averlo ese« 
,^ guìto sulla tema di essere male ricevuto. 

» Formato su di dette dilucidazioni itConsiglio di guerra, 
» questo alla pluralità di voti V ha condannato come reo 
)) di alta fellonia alla pena di morte ignominiosa. 

» Presentata detta sentenza all^ Ammiraglio Nelson , e- 
)) gli ha comprovata la condanna ordinando , che alle cin- 
» que di questo stesso giorno V avessi £aitto eseguire , impic- 
» candolo al pennone di trinchetto , e lasciandolo appeso 
» sino al calare del sole , nella qual^ ora facendogli tagliar 
» la corda ^ si fusse lasciato cadere in mare. 

» All' una di questa mattina ho ricevuto il dett' ordine^ 
)) air una , e mezza ( pomeridiane ) è stato il reo France* 
» SCO Caracciolo trasportato al mio bordo, e posto in Gap- 
» pella , ed alle cinque , a tenore dell' ordine, si e eseguita 
» la sentenza. 

^) Tanto mi conviene farle presente in adempimento 
» del mio dovere : nelF atto che con profondo ossequio me 
» le professo. 

» Di Vostra Eminenza -• Bordo della Minerva 29 giugno 
» 1799- Devotissimo Servitore-Il Conte di Thuru. 

Non si deve mettere in obblio una particolare cir- 
costanza ; ed è che il cavaliere Caracciolo non fu preso 
da' bordi delle tartane. Egli se n' era uscito dalla Dar- 
sena prima che fusse conchiusa la capitolazione de' castel- 
li^ e si era ritirato in un villaggio vicino Napoli ^ ove se 
ne stava nascosto. Ivi fu catturato per ordine di Nelson da 



267 

D. Scipione della Marra , il quale Io condusse direttamente 
a Nelson a bordo del Fulminante ; e per non passarlo dal 
quartier generale al Ponte della Maddalena , ove stava il 
Cardinale , lo fece imbarcare di notte al Granatello. 

§. i64* Ritorniamo air assedio di Santelmo. Quella guar- 
nigione attaccata da forze superiori si era limitata a fare la 
sua difesa da dentro le mura del castello con un continuato 
cannoneggiamento. Non avendo fatto alcuna sortita per im- 
pedire le operazioni degli Alleati , questi da posizione in po- 
sizione trasportarono le loro artiglierie ^ e piazzarono tre bat- 
terie ^ due delle quali alla distanza di poche tese dal castello. 

Conoscendo il General Mejean ^ che il castello non poteva 
reggere se non che per pochi giorni , pensò s^ era possibile 
di far denaro. Fece pertanto elevare là bandiera bianca , e 
spedì al campo degli Alleati un parlamentario, facendo in* 
tendere: ,, Che la guarnigione Francese sarebbe disposta a 
9^ capitolare prima che si rompessero le mura del castello; 
^, purché se le sborsasse un milione di franchi ; ed accom- 
^9 pagnò questa richiesta colla minaccia, che altrimenti bom- 
s, barderebbe , e distruggerebbe la citta di Napoli. 

Rimasto sospeso per poche ore il fuoco, il Cardina- 
le fece rispondere : ,, che quella guerra si faceva colle armi , 
9, non co^ danari : che per legge di guerra era proibito a- 
^, gli assediati di tirare sopra V abitato di un paese da dove 
> non venivano né attaccati né oflfesi ; e ch^ essendo le bat- 
9, terie piazzate aUa parte opposta dell^ abitato della città 
9, doveva contro delle medesime dirigere le sue operazioni; 
,, ma se ad onta di questa l^ge generalmente riconosciuta ^ 
>^ una soia bomba si gittasse dentro la citta di Napoli , da 
99 dove il casteUo non fosse né attaccato , né offeso , sareb» 






268 

be il Generale Mejean risponsabile colla di lui testa, e col- 
la vita di tutta la guarnigione. ,, Questa risoluta risposta 
produsse tutto il suo effetto ; e se qualche bomba cadde 
in città durante V assedio di Santelmo , fu di quelle delle 
batterie degli Alleati , die oltrepassavano il castello. 

lì Gomlnodoro Trowbridge avea proposto di minarsi il 
castello ; il che attesa la qualità del suolo era di facile esecu- 
zione , e così mandare al Diavolo ( come egli diceva ) Fran- 
cesi ed ostaggi ; ma il Cardinale si oppose altamente a 
questo barbaro progetto. 

§. i65. Finalmente informato il Re delle due Sicilie 
degli avvenimenti di Napoli, s' imbarcò in compagnia del 
Generale Acton e del Principe di Castelcicala su di un va- 
scello Inglese , e fatto vela dal Porto di Palermo giunse la 
notte de' 9 luglio nel canale di Precida , ove messo alla 
cappa si fermò per aspettare Nelson. 

La mattina de' 1 o luglio divulgatosi in Napoli , eh' era 
per giungere il Re in rada^ tutta la popolazione si recò 
sul lido delle due riviere di Chieda , e della MarmeUa. Una 
immensa quantità di barche adomate di bandiere uscirono 
in mare caiìche di persone di og*ni ceto per salutare la M. 
S. e darle il ben venuto. Verso le ore dieci di quella mat- 
tina entrò il Re sul Fulminante nel golfo y e giunse in rar 
da fra gli evviva generaU e fra il rimbombo de' cannoni 
de' vascelli Inglesi e Portoghesi , de' castelli , e benanche delle 
batterie degli Alleati , che in quell' occasione con ma^ior 
violenza agivano centra il forte Santelmo. 

Mentre sul Fulminante si jnaAovrava per gittar le an- 
core, e mentre il Re guardava col cannocchiale al castello 
di Santelmo « una bomba lanciata dalla batteria che swyì* 



269 

vano gli artiglieri Russi ^ colpi e spezzò V asta della bandiera 
francese che cadde , e quella caduta fece inalberare la 
bandiera parlamentaria e cessare il fuoco dall^ una e dalF al- 
tra parte. 

Mi si permetta qui una picciola digressione per accen- 
nare alcune simili combinazioni del caso ch^ ebbero luogo in 
queir anno. A 25 gennaio una cannonata tratta da^ giacobini 
di Santelmo spezzò V asta della bandiera Regia , che svento- 
lava sul castello NuoWy e la caduta di essa lasciò libero F in- 
gresso del medesimo alle truppe francesi: a 22 marzo una 
granata fece cadere sul castello di Cotrone la bandiera re- 
pubblicana , e queir accidente servi di segnale che la guar- 
nigione si ammutinasse contra i repubblicani , e facilitasse 
alle truppe realiste l'occupazione del castello; ed a io lu- 
glio la caduta della bandiera francese di Santelmo portò la 
capitolazione di quel forte , che qui appresso sarà tsascritta. 
Chi volesse confrontare col calendario ( Cristiano non già 
Repubblicano ) del 1 799 V epoche registrate in queste Me* 
morie , ' rileverebbe che gli avvenimenti piìi notabili ch^ eb- 
bero luogo nella impresa del Cardinal Ruffo , succedevano 
ne' giorni di venerdì. Furono combinazioni del caso ; ma si 
potrebbero benanche attribuire a miracolo di quel santo' se- 
gno , eh' era impresso nel vessillo delF armata Cristiana. 

§. 166. Pendenti le trattative col Comandante francese 
per la capitolazione del forte Santelmo , non mancò il Por- 
porato Ruffo di tener informato il re Ferdinando di quanto era 
successo cogP Inglesi per la capitolazione de' castelli Nuovo e del- 
l' Uovo ; de' reclami delle guarnigioni repubblicane come sopra 
trascritti ; e deUo scandalo, che produrrebbe la inosservanza e la 
violazione dell' anzidetto trattato. Essendosi la M. S. mo- 



270 

strata persuasa di doversi esattamente eseguir la capitolazione 
volle ascoltare Nelson ed Hamilton. U uno sostenendo la 
diplomatica dottrina ; che / Soi^rani non capitolano co' loro 
sudditi ribelli , dichiarò che il trattato di quella capitolazione 
doi^ea tenersi come non fatto ; e T altro ( cioè Nelson ) ma- 
nifestando un odio implacabile contro tutt^ i rivoluzionari 
alla moda francese disse ; che bisogna\^a estirpare la radice 
del male onde impedir nuove sciagure ^ poiché essendo 
que^ repubblicani ostinati ed incapaci di ravvedimento , 
commetterebbero in appresso maggiori e piiijunesti eccessi ; 
e finalmente che V esempio della loro impunità sentirebbe 
d^ incitamento a molti altri malintenzionati. E siccome Nel- 
son avea prima rendut'e inefficaci le rimostranze del Car- 
dinale Ruffo 9 cosi giunse poi co' suoi majieggi a far rima- 
nere senza effetto le clementi intenzioni del Re. 

Qui non si debbono lasciar passare senza risposta le men - 
zogne pubblicate dagli Scrittori Coco , Botta , e Colletta. 
Siccome tutti tre dissero le stesse cose , perciò trascrivo ( per 
brevità ) quelle riprodotte da G)lletta. Si fece scrivere a co- 
stui quanto siegue: » Ed allorché la regina Carolina lesse in 
» Palermo le capitolazioni dei castelli , e vide svanire le sue 
)) vendette , pregò Emma ; non da regina , da amica , di 
y) raggiungere T Ammiraglio che navigava inverso Napoli , 
» portargli lettere sue e del Re, persuaderlo a rivocare lo 
» infame trattato che svergognava tutti i Principi della ter- 
» ra , facendoli da meno de' sudditi ribelli. E poiché Teb- 
» he infiammata de' suoi desideri le disse : » A voi , o 
» Milady , noi dovremo la dignità della Corona , andate 
y> sollecita ; vi secondino i venti e la fiortuna. » Quindi C(Mi 
)) abbracciamenti raccoiiiìniatò. Ella partita sopra legno cor« 



271 

» ridore, giYmse a Nelson quando entrava nel golfo di Na- 
» poli. Erano le regie lettere preghevoli e ragionatrici del- 
» r offeso decoro de' troni e della ventura che le sorti della 
» Sovranità stessero nelle mani delP Ammiraglio; la regina 
» soggiungeva : Manca il tempo a più scrivere : Milady o- 
» ratrice ed amica vi esporrà le preghiere , e le quante 
» grazie w rende la vostra Carolina — In seno al foglio del 
)) Re stava decreto che diceva — Non essere sua intenzione 
» capitolare co* sudditi ribelli ; perciò le capitolazioni de" 
)) castelli rii^ocarsi. Esser rei di maestà tutti i seguaci deh 
)) la così detta repubblica , ma in vario grado; giudicarli 
» una Giunta di Stato per punire i principali con la morte ^ 
)) / minori colla prigionia o con V esilio, tutti con la confisca, 
y) Riserbare ad altra Legge la piena esposizione delle sue 
,)) volontà e la maniera di eseguirle. 

y> La £aital donna giunta sul vascello di Nelson ^ desta- 
» ta la gioja e avute le carezze del non atteso arrivo , pre- 
» sento i fogli a Lui, che per istinto di giustizia e di fede 
» senti raccapriccio deir avuto carico , e rifiutava ; ma vinto 
» dalle moine delF amata donna , V uomo sino allora onora- 
» tissimo , chiaro in guerra , non vergognò di farsi vile mi- 
» nistro di voglie spergiure e tiranne. Tornò indietro il le- 
» gno di Milady, apportatore alla Regina delle nuove felici; 
» Emma, guiderdone della vergogna, restò con Nelson, E 
» stavano assieme quando egli , arrivato in porto , pubbli- 
» cando i decreti del Re consumò , come ho accennato nel 
)) IV Libro, il tradimento. 

Quali documenti , quali testimonianze produsse G>lletta 
delle parole dette dalla Regina a Milady? delle lettere scrit- 
te da quella Sovrana e dal Re a Nelson ? del decreto reale 



272 

del ricevimento ch^ebbe ìajatal donna giunta sul vascello 
di Nelson? Le raccontate circortanze sono inverisimili ^ ed 
in contraddizione coi fatti veri e permanenti dimostrati coi 
documenti irrefragabili trascritti in queste Memorie. Qualun- 
que incarico avesse Nelson ricevuto dal Re , V avrebbe senza 
dubbio manifestato nelle sue disposizioni. Niente di ciò. Si 
vegga il Facsimile segnato lettera^ ^ , e la condanna di Ca- 
racciolo registrata pag. ^65 ; ma ostava pure la coartata del 
tempo. Quando Nelson riprovò la capitolazione , il Re e la 
Regina non potevano sapere di essersi fatta : nel mese di 
giugno 1 799 quando non vi erano ne Telegrafi , ne Pacchet- 
ti a vapore , non poteva in trenta ore arrivare la notizia da 
Napoli a Palermo, e da colà ritornare in Napoli. Nelson 
non era Uomo il quale in un affare di tanta importan- 
za quanta era la capitolazione dei castelli di Napoli , si 
lasciasse sedurre da Milady : Bigli agiva per principi 
propri ed era intimamente convinto della massima , che i 
Sovrani non capitolano coi loro sudditi ribelli. Ma giusta o 
ingiusta questa dottrina^ le sue conseguenze debbonsi impu- 
tare a due soli individui , a Nelson e ad Hamilton , non 
mai al Governo ed alla Nazione Inglese , sempre gelosi del- 
la loro lealtà — Dirà taluno — E la tacita aquiescenza del 
Re? Per interloquire su questa supposizione , bisognerebbe 
conoscere bene se in quelle critiche circostanze poteva il Re 
opporsi alla voloatà di Nelson. 

§. 167. Ritorno alla capitolazione di Santelmo eh' è la se- 
guente. - Art. 1 .® La guarnigione Francese del Forte Santelmo si 
» renderà prigioniera di guerra a S. M. Siciliana e suoi Alleati, 
» e non servirà contra delle Potenze che sono attualmente in 
» guerra contro la Repubblica Francese fintanto eh' EII9 sìa 



273 

» regolarmente cambiata — Art. a. I granatieri Inglesi pren- 
» deranno possesso della porta del forte dentro il giorno. — 
» Art 3. La guarnigione Francese sortirà dimani dal for- 
» te colle sue armi fuori la porta del forte , ed im distac- 
» camento di truppe Inglesi, Portoghesi, Russe e Napolita- 
s> ne prenderanno il possesso del castello — Art. 4* ^^ ^^' 
» ziali conserveranno le loro armi — Art. 5. La guarnigione 
» sarà imbarcata sopra la squadra Inglese fintanto che sa- 
» ranno preparati i bastimenti necessari per trasportarla in 
» Francia. — Art. 6. Quando i granatieri Inglesi prenderanno 
». possesso della porta ^ tutti i sudditi di S. M. Siciliana sa- 
» ranno consegnati agli Alleati — Art. 7. Una guardia di 
» soldati Francesi sarà situata intomo alla banderia France^ 
» se per impedire che non sia distrutta: questa guardia re- 
» sterà sin tanto che la guarnigione sarà sortita ; ed Ella 
n sarà rilevata da un Uflìziale e da una guardia Inglese ^ 
» alla quale sarà dato V ordine di abbattere il padiglione 
» Francese 9 ed inalberare quello di Sf M» Siciliana — Art. 8. 
» Tutte le proprietà particolari saranno conservate a cia- 
» senno proprietario. C^ni proprietà pubblica sarà consegna- 
» ta col forte , egualmente che gli eiFettì provenienti dai 
» jsacch^ip — Art. 9, 1 malati che non sono in grado di 
» essere trasportati^ resteranno in INapoli con de^ Chirurgi 
» Francesi. Essi verranno mantenuti a spese della Nazione 
» Francese ^ e saranno rimandati in Firancia subito dopo la 
» loro guarigione — Fatto nel forte Santelmo agli 11 luglio 
» 1799. Firmati - Mejean - U Duca della Salandra Tenente 
y> Genei*ale degli Eserciti di S. M. Siciliana - T. Trowbridge 
d) Capitan comandante la nave di S. M. Britannica il Cullo' 
D den j e comandarfte le truppe Inglesi e Portoghesi nel* 

3? 



274 

» r assedio di Santelmo - Capitan Baillie comandante le trdp- 
» pe di S. M. r Imperatore di tutte le Russie. 

In vigore dell^ articolo 6 della trascritta capitolazione 
vennero consegnati agli Alleati non solo tutti gli ostaggi e 
tutt'i detenuti Napolitani^ ma pur anche Metterà ed altri , 
che sebbene Napolitani servivano da piii anni da uffiziali 
nelle armate Francesi. 

Appena il castello di Santelmo venne consegnato alle 
truppe del Re e de' suoi Alleati^ il Cardinal Rù(fi> ordinò ed 
intervenne ad un pubblico e sollenne rendimento di gra- 
zie air Altissimo nella Chiesa del Carmine Maggiore ; ed 
abbandonando il suo qnartier generale al Po/^te della Maddct' 
lena ^ entrò con magnifica pompa in città , e si recò ad a« 
bitare nel Palazzo di Bagnara sulla piazza del Mercatello di- 
rinlpetto Porta-jtìòa. 

%. 168» U Maresciallo de Bourcard ed il Duca di Rocca* 
romana ^ colla divisione delle truppe Napolitano di linea , 
e con un immenso numero di paesani armati , avevano co- 
sì bene ristretto il blocco della piazza di Capua^ che quella 
guarnigione non si azzardò a fare alcuna sortita. E siccome 
quel comandante Generale Girandon non volle renderla 
senza un assedio formale , eoa il Commodoro Trov^bridge , 
alla testa di un^ altra divisione di truppe Napolitane , Ingledi^ 
Portoghesi e Russe , marciò subito sopra Gapua e fece co- 
struire le batterie le quali, appena principiato il fuoco, 
portarono la Seguente capitolazione. 

» Art. I. La guarnigione Francese, Polacca e Cisal[Hna 
D di Capua si renderà prigioniera di guerra a S. M. Sicilia- 
» na e suoi Alleati , e non servirà centra alcuna delle Po- 
)) teme, che sono attualmente in guerra contro la repub- 



275 

» blìca Francese sino a che la stessa guarnigione sia rego^ 
» larmente cambiata — Art, 2. I granatieri Inglesi piglie- 
)) ranno il possesso delle due porte e della piazza , dopo che 
» gli articoli saranno cambiati — Art. 5. La guarnigione 
» Francese uscirà dimani dalla Piazza coUe armi ed a tam« 
» buro battente. Le truppe deporranno le loro armi e le 
» loro bandiere fuori della poi^a ^ ed un distaccamento dì 
» truppe Inglesi , Russe , Portoghesi e Napolitane prenderan- 
» no possesso della piazza dimani a sera — Art. 4« ^1^ u^* 
» fiziali riterranno le loro armi — Art. 5. La guarnigio- 
» ne sarà imbarcata sulla squadra Inglese fino a che siensi 
» preparati i bastimenti necessari per trasportarla in Fran« 
>> eia. Là medesima sani scortata in Napoli sotto la lealtà 
y^ degF Inglesi — Art. 6. Quando ì granatieri Inglesi pi- 
» glieranno possesso della piazza , tutti i sudditi di S. M. 
» Siciliana saranno consegnati agli Alleati — Art. 7. Una 
» guardia di soldati Francesi sarà posta intorno alla bandìe* 
» ra Francese per impedire che sia distrutta. Questa guardia 
» vi resterà fino a che tutta la guarnigione sia uscita e ri- 
» levata da un uffiziale e da una guardia Inglese , la quale 
» avrà r ordine di togliere Ja bandiera Francese ed inalberare 
» queUa dì S. M. Siciliana — Art. 8. Ogni proprietà 
)) particolare sarà cotiservata a chi appartenga*: c^ni prò- 
» prietà pubblica sarà consegnata insieme colla Piazza — 
» Art. g. I malati che non sono in istato di èssere trasporta- 
>v ti ^ resteranno a Gapua con de' Chirurgi Francesi. Essi 
D saranno rimandati in Francia subito che saranno guariti, 
» Fatto in Gapua il di 28 luglio 1799 — Firmati Girandon- 
» T. Trowbridge Capitano del vascello di S. M. Brittannica 
y> il CuUoden - U Maresciallo de Bourcard Comandante del- 



276 

» le truppe dì S. M. Siciliana — Gap. Tenente BaìUie co* 
» mandante delle truppe di S. M. T Imperatore di tutte le 
» Russie air assedio di Gapua. 

Per effetto dell' articolo 6. della trascritta capitolazione 
furono consegnati agli Alleati in Capua tutti i sudditi di 
S. M. meno uno , il quale vestito con uniforme di capitano 
Cisalpino^ confuso fra la guarnigione^ venne da Capua a 
Napoli non conosciuto d'alcuno^ ne d'alcuno richiesto. Men* 
tre si stava egli imbarcando nel molo , un Commissario 
Francese lo prese pel crovattino , e con parole ingiuriose 
il consegnò al Commissario degli Alleati y da cui fu mandata 
alla Giunta di Stato. QuelF infelice , che per altro era ri* 
spettabile pel suo carattere ^ servì poi di secondo sacrilego 
esempio dopo Giuda. Non saprei dire chi più odiasse i pa* 
triotti Napolitani , se i Francesi repubblicani , o gF Inglesi 
costituzionali. 

§. 169. La fortezza di Gaeta era stata soltanto bloccata 
per terra da una gran massa di paesani armati ; e percib 
la capitolazione deUa medesima venne conchiusa sul Fulmi* 
nanfe fra Nelson , Acton , e Girandon , come siegue. 

» Art. I. Sul riflesso che la guarnigione di Gaeta non 
» era stata regolarmente assediata , ma soltanto bloccata y 
» S. M. il Re delle due Sicilie accorderà alle truppe in 
» Gaeta di uscire daUa fortezza, e di portare seco loro gli 
» schioppi , bajonette , spade , e cartocciere , e di non es- 
» sere mandate in Francia colla condizione di prigioniere di 
» guerra — Art. 2. La piazza sarà consegnata in virtii 
» del precedente articolo ad un ufliziale , che sarà destina- 
» to a prendere il possesso , senza però farsi alcun saccheg* 
» gio, né alterarsi veruno effetto esistente in quella piazza — 



277 

)) Art. 5. La guarnigione Francese potrà portarsi seco tutte 
» le sue proprietà private e particolari , ma tutti gli effetti 
)) pubblici saranno lasciati in quella Piazza — Art. 4* ^^^ 
» SUDO suddito di S. M. sarà portato in Francia colla guar- 
» nìgione Francese , ma tutti debbono essere rilasciati all' uf- 
» fiziale destinato a prendere possesso di quella Piazza. — 
» Art. 5. Gli ammalati della guarnigione saranno curati 
» da^ propri Chirurgi a spese della repubblica Francese 
» e saranno mandati in Francia quando saranno ristabiliti- 
» Art. 6. Un distaccamento di truppe di S. M. Siciliana e 
» de' suoi Alleati prenderà possesso della porta della Piazza 
)) due ore dopo che sarà presentata questa capitolazione ; e 
)) r imbarco della guarnigione avrà luogo 24 ore dopo che 
» sarà 'convenuto con i due ufiiziàli — Fatto in Napoli 
» li 3 1 luglio 1 799 - Firmati Nelson - Acton - Girandon. 

Per esecuzione delF articolo 4 della trascritta capitola* 
zione vennero consegnati da' Francesi in Gaeta vari patriot- 
ti Napolitani y tra' quali Pignatelli Monteleone. 

§. 170. Ecco portata compiutamente a fine la grande 
impresa del Cardinal Ruffo. Col solo mezzo della s. crogb 
e per virtìi di questo glorioso segno superò egli tutti gli 
ostacoli ) evitò tutte le insidie , vinse i nemici della Religione 
é del Re , e ripristinò in Napoli il culto cattolico e la 
Monai^hìa sotto V Augusta Dominazione de' boiusoni. 

Non occorre più far parola delle calunnie contro di lui 
divulgale dagli scrittori Coca Botta e Colletta , perchè i fatti 
permanenti e i documenti irrefragabili registrati in queste 
Memorie le snientiscono più che abbastanza. Soltanto si 
dee accennare qualche cosa sulla censura di taluni , che 
mormorando dicono , non convenire ad un Cardinale di S. 



278 

Chiesa mettersi alla testa di un* armata , e far versare il 
sangue umano. A cotesti censori si potrebbero ricordare 
molti esempì di Cardinali , di Papi ^ ed anche di Santi 
che veneriamo sugli Altari , i quali per difendere la Religione 
andarono di persona a guerreggiare ; ma senza uscire da 
Napoli basta il solo esempio dato dal glorioso S. Agnello 
Abbate , eh' è un valevole monumento dello zelo religioso di 
cui erano pieni gli antichi Cristiani Napolitani. 

Neir anno dunque Ò'j^ della nostra Redenzione , una 
schiera di Saraceni assalto la città di Napoli , s' impadronì 
della porta denominata Fentosa^ si spinse dentro facendo 
strage de' miseri abitanti , ed un drappello di truppe Na« 
politane comandate da Giacomo della Marra cognominato 
Trono combattendo rincolava. A quelF orribile trambusto 
non si restò in orazione il servo di Dio Abate Agnello ^ ma 
ispirato e mosso da santo zelo^ uscì dalla sua grotta di 
penitenza^ e portando in mano ima bandiera col segno del* 
la s. CROCE 9 riunii intorno a se una massa di popolo ^ e la 
guidò contro il nemico. All' arrivo del Crocifero Abate , 
alla vista del sacro vessillo si accese V entusiasmo de' Napo- 
litani, e la battaglia divenne così sanguinolenta e micidiale^ 
che pochi de' Saraceni potettero scappare con una precipi- 
tosa fuga. 

Quella segnalata vittoria de* Napolitani fu allora attri- 
buita a miracolo dell' Arcangelo S. Michele ; per la qual cosa 
il Popolo Napolitano riconoscente dichiarò F Arcangelo 
Protettore della citta , e gli dedicò la Chiesa ( ora ParroC' 
phia ) sotto il titolo di S. Angelo a Segno. Ed affinchè 
quell' avvenimento restasse a perpetua ricordanza de' posteri 
avanti la stessa Chiesa , sopra un pezzo di bianco marmo 



279 

fu coufìccato un chiodo di bronzo^ forse ad imitazione 
de^ Romani^ i quali con un chiodo segnavano i fausti gior- 
ni, o pure per segnare il luogo sin dove erano arrivati i 
Sarojceni. Tal monunfiento , che diede il distintivo alla 
Chiesa , esiste tuttavia collocato nel secondo gradino della 
medesima. 

Air Abate Agnello fu eretta una statua di marmo che 
il Servo di Dio, per umiltà, spezzò egli stesso con un 
martello ; ma dopo molti anni fu rifatta di allento , ed 
attualmente si conserva fra le altre statue de' Santi Protettori 
della citta ^ e la testa di quella statua di marmo che fu 
rotta dal Servo di Dio ^ si vede ora situata suU^ uscio della 
sua grotta. 

Al valoroso Giacomo della Marra fu concesso lo stemma 
della città eh* egli fece inquartare nelle armi proprie , ed ì 
suoi discendenti conservarono. 

Questo avvenimento del 574 colle accennate circostanze 
registrate nelle antiche cronache 4ella nostra storia patria 
e scolpite nelle antiche lapidarie iscrizioni tuttora e^tenti 
viene rapportato da Stanislao Aloe nel suo Tesoro Lapidanti 
Napolitano. (1) 

L* esempio è perfettamente identico, s. Agnello Abate 
colla Croce sconfisse i Saraceni nel 574^ e !& vittoria fu attribuita 
air Arcangelo s. Michele. U Cardinale Ruffo pure colla 
Croce nel 1799 ^^^ ^ repubblicani, e la vittoria fìi attri» 
baita a s. Antonio da Padova. 

Resterebbe a dimostrare cogli eccessi commessi in Francia 
ed in Roma contra la Religione , quanto i Jtepubblicani 
del 1799 erano peggiori de* Saraceni del 5y^, ma si an« 
drebbe molto alla lunga. 

(1) Tom. /• pa^. 204. 



280 

CAPITOLO XIV. 

Nuovo Governo , e disposizioni indipendenti 

dal Cardinale Ruffo. 

%. 171 • Mentre il Cardinale Ruffo era stato messo in 
silenzio, ed i militari nazionali ed esteri stavano applicati 
in terra a finire la guerra cogli assedi e capitolazioni delle 
fortezze, non restarono in ozio a bordo del Fulminante i 
Politici e I Diplomatici; ma lavorarono incessantemente per 
formare una nuova forma di gov^no tanto per la capitale , 
che per le provincia 

Venne prima di tutto abolita la carica di Sicario Gè- 
nerale del regno di Napoli ^ ed al Cardinale Ruffo fu dato 
il titolo (^sine re) di Luogotenente e Capitan Generale. 

Fu istituita in Napoli una suprema Giunta denominata 
di Buon Goi>erno^ alla quale , sotto la presidenza del Luogote- 
nente e Capitan Generale, vennero prescelti i seguenti soggetti^-^ 
» Monsignor Capobianchì Arcivescovo di Capua e Cappellano 
» Maggiore - Marchese Simonetti ConsìgUere di Stato -^Monsi- 
» gnor Torrusio Vescovo di Capaccio — Tenente Generale D. Fi- 
» lippo Spinelli- D. Francesco Migliorini Segretario di Stato per 
» gli affari Ecclesiastici — D. Giuseppe Zurlo Direttore delle Fi- 
)) nanze - D. Emmanuele Parisi di Messina Direttore per gli affiuri 
» di Giustizia - Maresciallo Logerot, e Tenente Colonnello Tcr- 
» rebruna Direttore per gli affari di Guerra - D. Antonio 
Ih della Rossa Direttore della Polizia generale - D. Dmnemco 
» Martucci Segretario generale. 

La somma delle cose fu riservata al Re in Palermo. 
Le Sovrane disposizioni si comunicavano alla Suprema Qiunta 



281 

di Goi^erno in nome di S* M. dal Generale Acton , o dal 
Principe di Gastelcicalà. La Giunta si occupava dell' esecuzio- 
ne in dettaglio ; le diverse spedizioni si facevano da' Diret- 
tori delle Segreterie di Stato. 

Monsignor Varano Vescovo di Bisignano interino Pre- 
side di Catanzaro y e Monsignore di Alesandria Vescovo di 
Cariati interino Preside in Cosenza , furono rimandati alle 
loro Sedi Vescovili e rimpiazzati d' altri soggetti ; e desti- 
tuito r interino Preside di Lecce D. Francesco Loperto , 
tutte le Autorità provinciali ebbero V ordine di corrispondere 
co' Direttori delle Segreterie di Stato. 

§. 172. La Giunta dì .Stato nominata dal Cardinale a 
1 5 giugno ^ venne riformata sul Fulminante come siegue : 
» Presidente D. Felice Damiani - Fiscale Barone D. Giu- 
» seppe Guidobaldi - Giudici - Direttore D. Antonio ^del- 
• » la Rossa - ^Consigliere D. Angelo di Fiore - Gmsiglìere 
» D. Gaetano Sambuti *• Consigliere D* Vincenzo Speciale — 
y> Giudice di Vicaria D. Salvatore di Giovanni Segretario-- 
» Difensori dé^ rei-ìì Consigliere Wanvitelli , ed il Consi- 
» gliere Moles - Procuratore de* rei - D. Alessandro Nava. 
Furono accordate a questa nuova Giunta di Stato facoltà 
straordinarie , coli' incarico di giudicare , con procedure 
Sicule y tutti i rei di fellonia. Delle condanne pronunziate 
da essa Giunta si parlerà in appresso. 

$. 173. Aveva proposto il Cardinal Ruffo che in tut- 
te le Provincie del regno si destinassero de' Vescovi ed 
altri degni Ecclesiastici per visitatori , coli' incarico di oc- 
cuparsi efficacemente , e con apostolico zelo a tranquillizzare 
le popolazioni , prevenire le vendette private , e far finire 
il generalizzato spirito di partito. Questa specie di visite 

38 



282 

Apostoliche venne trasformata sul Fulminante in visite di 
stato colle stesse facoltà , ed istruzioni della Giunta sud- 
detta; ma tali visite erano assolutamente inutili , perchè 
nelle provincie non vi erano più rei, poiché tutti quei sospetti 
di giacobinismo o erano stati uccisi dalla furia popolare , 
o fuggiti alla capitale , o transatti a pene pecuniarie. 

§. 174. Venne finalmente nominata sul Fulminante 
una Giunta di Generali sotto la presidenza del Tenente Ge- 
nerale D. Filippo Spinelli , coli' incarico di scrutinare la 
condotta dì tutti gli ufficiali della Regia armata , e di sot- 
toporre a GonsìgU subitanei di guerra coloro che si erano 
battuti contro le antiche loro bandiere. 

$. 175. Dopo stabilito sul Fulminante il nuovo ordine 
di cose come ne^ precedenti paragrafi di questo capitolo si 
è detto , e partite per Tolone le guarnigioni Francesi e pa- 
triotte ( air infuori di quei soggetti che furono ritenuti per 
essere giudicati dalla Giunta di Stato ) il Re ordinò al Por- 
porato Ruffo , che passasse ad abitare nel Palazzo Reale per 
presedere da Luogotenente e Capitan Generale alla Suprema 
Giunta di Governo y ove in fatti vi passò il giorno 4 
agosto. 

Parti benanche la M. S. colla squadra Inglese alla voi* 
ta . di Palermo in compagnia di Nelson , Hamilton y di 
Acton ^ e di Gastelcicala. All' arrivo del Re furono date in 
Palermo magnifiche e brillanti feste , e distribuiti moltissimi 
premi a Nazionali , e ad esteri. Nelson venne nominato Duca 
di Brente colla rendita in beni fondi di ducati diciotto mila 
all^anno. Quel nome ÒìBronte era allusivo a' tre ciclopi ministri 
di Vulcano , che secondo la favola s' interpretavano uno 
Folgore , F altro Tuono , ed il terzo Incudine infocata. 



283 

Qui converrebbe annoverare tutt' i premi e beneficenze 
che il magnanimo Re Ferdinando distribuì largamente a 
lutti quei benemeriti nazionali ed esteri ^ che si distinsero 
nel riacquisto del Regno , affinchè V esempio servisse d' in- 
coraggiamento a' difensori della ReUgione , del Re , e della 
Patria ; ma non basterebbe un volume per inserire il cata- 
logo di tutti i premiati con tante concessioni di Signorie, 
di beni in libera proprietà , di pensioni vitalizie, di" titoli , 
di ordini Cavallereschi , di decorazioni , di cariche. Anche 
S. Antonio da Padova venne preso in considerazione, poiché 
essendo stata attribuita a suo miracolo la vittoria ripor- 
tata da' realisti al Ponte della Maddalena nel giorno 1 3 giu- 
gno ^ la M« S. per aumentare la venerazione del Santo do- 
mandò ed ottenne dalla Santa Sede, che ogni anno il gior- 
no 1 3 giugno fosse festa solleone di doppio precetto , e 
che S. Antonio da Padova venisse annoverato fra i Santi 
Protettori della Qtta di Napoli. 

Se però tralascio V elenco di tutti i beneficati , non 
debbo tacere le reali beneficenze compartite al Porporato 
Ruffo ed alla sua famiglia. Donò dunque il Re al Cardia 
naie Fabrizio Ruffo in libera proprietà la rendita di ducati 
quindici mila alF anno in tanti beni fondi , che apparte- 
nevano al Regio Demanio in S. Giorgio la Molara feudo 
del fu Principe della Riccia , devoluto alla Regia Corte per 
mancanza di successione, ed in altri luoghi. Al Duca di 
Baranello fratello primogenito del Porporator ed a' suoi e- 
redi e successori in perpetuo , cedette la M. S. il suo drit- 
to di patronato sopra la Badia di S.^ Sofia di Benevento ; ed 
all^ altro fratello D. Francesco Ruffo già Ispettore della 
guerra concesse una pensione vitalizia di annui ducati tre-^ 
ihila. 



284 

§. 176. Rimasto il Re in Palermo , Nelson ed Ha- 
milton ritornarono colla squadra nella rada di Napoli. 
Venne pure V Ammiraglio Russo Hoczakow colla flotta 
Russa, che stava in Corfii; e contemporaneamente con di- 
spaccio dei Generale jicton in data de' 7 settembre 1 799 da 
Palermo , venne manifestata al Luogotenente e Capitan 
Generale del Regno la seguente Sovrana risoluzione. 

» I gravi disordini accaduti in codesta Citta , e nelle 
» Provincie del Regno, che l'Europa tutta con raccapriccio 
» ha mirato , e con iscandalo universale delle persone oneste 
» e sensate si sono rimarcati , ebbero, poi come dovevano 
» in breve tempo il loro fine dal potente braccio , e sagge 
» misure prese dal Re N, S. , oltrecchè da sestessi insussistenti 
» mal fondati , e sostenuti unicamente dal vacillante ap- 
» poggio deir empietà , della crudeltà, del rovescio delle leggi, 
» delle rapine , e dell' anarchia ; ma V indispensabile avan- 
» 20 di Si tristi eventi ha lasciate in cotesto Regno lagri- 
» mevoli circostanze , che a mali sì gravi non possono andare 
» disgiunte. — Primachè esatta perquisizione de' rei di tanti 
)) gravi delitti di lesa Maestà, e di tanti enormi eccessi 
» contro la moltitudine de' buoni ed onesti cittadini fatta 
» si fosse al numero di circa ottomila carcerati che già si tro- 
» vano nella capitale esistenti, e prossimi a subire le rigorose 
» pene iiìflìtte dalle leggi ; i processi de' quali appena ini- 
» ziati annunziano il numero infinito de' correi, che strascine- 
j) rebbero nelle carceri per subire il meritato castigo. Questo 
» ammasso innumerabile di rei tutti gravissimi , e che le leggi 
» assoggettano alla pena ordinaria han richiamato la sensi* 
)) bilità ed attenzione di S. M.^ , che si è applicata a 
» rinvenire un espediente il piii confacente alle circostanze 



285 

» ed il più analogo alle $ue pie intenzioni : ma le leggi 

)i communi e quelle del Regno, delle quali non ne ha 

» voluto alterare V osservanza giammai , si sono presentate 

y> come ostacolo alle sue clementissime intenzioni , reclamando 

» in favor dell^ osservanza delle leggi la Religione offesa , la 

» Sovranità , e V onesto pubblico , che da^ maligni concit- 

» tadini nel tempo delF anarchia soffrì V esacrande violen* 

» ze; ma finalmente il sentimento del paterno amore , che 

» nudre il Re N. S« per i suoi vassalli , ha saputo trioij- 

» fare sopra ogni ostacolo, e farlo risolvere ad espedienti assai 

D plausibili, che vaglìono a vendicare in parte la giusti- 

» zia, a promuovere co^ pubblici esempì la futura tranquit 

)i lità de' suoi popoli , ed a sottrarre minori rei dal rigor 

» delle leggi ; ad evitare una rigorosa e liturgica inquisii 

» zione , eh? completerebbe un' ammasso di perspne , e che 

y> condurrebbe ad un funesto, ed assai lagrimevole esito , 

)i e che non avrebbe fine se non che dopo parecchi anni^ 

)» ha risoluto il Re dopo seria considerazione , che codesta 

» Giunta di Stato per tutti quelli individui , che furono 

)) impiegati ne' posti principali che componevano il Governo 

» dell' estinta sedicente Repubblica , il di cui reato non può 

)) non esser ignoto ad ognuno , vengano con sommario 

lè processo condannati da co testa Giunta di Stato a tenor 

)i del rigore delle leggi ; dispensando S. M. alla forma delia 

» liturgia criminale , ed a quelle formalità ghidiziarie , che 

^ non alterano la verità, ed il fatto , et de mandato ab- 

)» breviando i termini ad ore, senza che la Giunta si dif* 

» fonda a rinvenire le pruove della moltiplicità de' rispet- 

» tivi delitti — Per quei che già gli ha per rei di lesa Mae- 

» sta in primo capite passi a condannarli, onde così darsi 



286 

p fine pili spedito alle processure , e Y esempio sia più ce- 
» lere pei commessi delitti senza trascinar con essi tanti 
» altri rei, che dalle processure ne risulterebbero. In questa 
» stessa classe, ed in questo «tesso modo dovrà regolarsi la 
» Giunta di Stato per tutti gli altri rei fautori de' seguiti 
» disordini. Per quei che nelle loro stampe avessero osa- 
» to parlare con poco rispetto delli nostri Augusti Sovràni 
» per quei parimenti che nell* ingresso delle truppe del 
» Re N. S. avessero preso le armi contro di esse, e che 
» dalle finestre avessero buttato delle cose , che danneggiarono 
» le truppe , ed il Popolo , che ad esso si univa per redi- 
» mere dalP anarchia la Patria 2 ed in fine quegli altri 
» individui , che nelF empietà siansi segnalati con sostenere 
» la rovesciata RepubbHca e che resti a dubitare della loro 
» empia condotta , siano anche costoro compresi in questa 
» prima classe , e condannati come si è detto per le alt» 
» precedenti ; ben inteso che S. M. vuole prima di eseguirai 
» le sentenze esatta relazione , riserbandosi con suo sovrano 
» potere ad emanare gli ordini che stimerà convenienti colki 
)) sua somma giustizia ed infinita clemenza - Quantunque 
» altri rei dalle leggi assoggettiti venissero alla pena ordi- 
» naria , pure S. M. avendo riguardo alla moltitudine , e 
» seguendo li stimoli del suo benigno animo, ha risoluto 
» di esentarli dalla rituale inquisizione, ed in conseguenza 
» ancora da quella rigorosa pena , a cui le leggi li vorreb- 
» bero soggetti. In questa seconda classe S. M. pone 
» quegr individui, che trovansi firmati nel libro deHa Sala 
» Patriottica , nel quale dichiararono con giuramento di 
» voler sostenere la sedicente repubblica , o morire. Il Re 
» per costoro quantunque colle proprie mani, caduta la re* 



287 

n pubblica*, avessero per cosi dire segnata la loro sentenza 

)) di morte , pur nondimeno ha risoluto , che senza forma 

D giudiziaria verificati i caratteri siano de mandato asportati 

» per tutto il tempo della di loro vita da' Reali I)ominj ; 

)» e che la Giunta sommariamente decida sulla confiscazione 

» de' loro beni ; e se per taluno la Giunta abbia motivo di 

y^ riferire per qualche patente, e notoria eccezione , lo feccia-- 

)i Parimenti si regoli così la Giunta per tutti quegli altri 

)» rei^ che trovansi arrestati, i di cui reati siano di somi- 

» glìevole peso de' suddetti procedendo per questi , di cui 

in non esiste firma, con processo camerale , e la testimonianza 

D di un dato numero di persone, che enunciano i loro rea- 

}i^ ti , e che per &ma pubblica siano riputati come rei dei 

n depresso partito democratico ; potendosi questi , per li 

)i quali vuole il Re , che si receda dalla pena ordinaria , ed 

» estraordinarìa grave , decidere dalla Giunta, ove lo creda 

)» piii confacente e speditivo de mandato , come si è detto, 

» o per provista , cernie si usa da' Magistrati criminali di 

)» Sicilia nelle condanne , che si &nno in vista de' carcerati 

» con tacita convenzione tra V Avvocato Fiscale , e l' Awo- 

)i cato costituito dal Governo alla difesa de' rei , ove rece- 

)i dendosi da tutte le liturgie, rinunciando il Fisco tacita* 

)» mente al rigore delle Leggi , ed il reo alle sue eccezioni 

» si possa dal Giudice , ponderando il tutto y infliggere pena 

» estraordinaria — Per tutti gli altri rd che non sieno in 

» dette due principali classi compresi , vuole S» M. che 

» de mandai) sieno esiliati da' Dominj della M. S, e che 

)) i di loro beni restino per ora sequestrati , riservandosi al 

)» suo Sovrano arbitrio allorché sark ristabilita universalmente 

» la pubblica quiete^ di abilitare ad un esame giuridico 






■» f 



k- 



268 

» alcuni che si volessero assoggettare ^ ed altri a poter tor- 
li nare alla loro Patria , quando colla loro buona condotta 
» segni non equivoci della loro resipiscofiza saranno per 
» dare ne^ paesi stranieri , ove si condurranno ad abitane ^ 
» giacche in qualunque luogo essi si fermano , non lasciarìi 
» S. M. di averne le più appurate relazioni - Per tutti 
i) quelli che sono arrestati , e per i quali non vi sieno in- 
» dizi ad carcerandum^ vuole S. M. che senza ulteriori per» 
-» quisizioni siano posti in libertà ** Si riserba S. M. a fare 
» sperimentare in appresso ^ e senza ritardo gli effetti della 
D) sua Sovrana clemenza a tutti i non pochi rei che non 
» trovansi dedotti in giudizio^ e che non sono nelle forae 
» della giustizia. Per tutti gli enunciati rei ^ che debbonsi 
» parte asportare ed altri esiliare da' domini di S. ML , 
» comanda il Re, che in caso di controvenzione siano sc^ 
» getti alla pena di morte ; e che venendo ne' suoi reati 
» domini, chi gli dasse aiuto ed asilo si senta ina)rso nella 
)) pena di relegazione in un' isola da designarsi da S. M. per 
)) anni dieci. - Quanto in nome del Re ho comunicato a 
)» vostra Eminenza per li rei detenuti in cotesta cadutale, vuok 
)» S. M. che si esegua per quelli delle provincie , dando ^i 
» ordini convenienti , e corrispondenti ai Visitatori delle stes- 
» se , acciocché con eguale censura si diriggano - Vuole in 
y^ fine S. M. che nel palesare Sua Eminenza queste sue So- 
)) vrane deliberazioni a cotesta Giunta di Stato per V esecn- 
)> zione ', che ne risulta , la ecciti a dirimere , e a passare 
^ sopra i piccioli ostacoli , che se gii potranno presentare 
» nell^ esecuzione , e dove de' validi ed insuperabili ne ri- 
» marchi , lo dica , proponendo il suo parere , e suggerendo 
» ancora quanto altro stimi proporre , perchè la giustizia 



289 

» faccia il suo torso ^)edìto , il pubblico riceva de' *vivi 
» esempj , ed il regno resti purgato de' malintenzionati 
» cittadini , e si metta firn alle turbolenze al piìi presto 
» possibile , e rasserenarsi la pubblica tranquillità , nel- 
)) la intelligenza, che su quanto potrà esporre la Giunta 
» di Stato, Vostra Eminenza ne tratti nella Giunta di Governo 
» acciocché sulle proposizioni, e pareri della Giunta di Stato 
» si uniscano quelle di Vostra Eminenza , e di essa Giunta 
» di buon Governo^ onde S. M« con pih chiarezza e serenità 
» possa sovranamente risolvere , e comunicare a Vostra 
^ Eminenza gli ulteriori suoi ordini. . 

Il trascritto documento è pih che sufficiente per ismen* 
tire le menzogne e le calunnie pubblicate dagli scrittori Co- 
co ^ Botta > e specialmente da Colletta suUi giudizi della 
Giunta di Stato del 1799 : asserendo che furono fatti iti 
{artSL di Le^ tiranniche e retroattive. Le istruzioni date al- 
la Giunta non contengono che una benigna modificazione 
delle Leggi comuni, e del regno ; e per ejQTettó dì tal mo- 
dificazione fu minorato il numera dei rei , e mitigata la 
severità delle pene. 

%. 177. Le calamitose circostanze di Napoli nel 1799 
non permettevano atti ne di politica^ ne di clemfenfca: poi- 
ché un' immenso popolo armato , ed organizzato sotto vari 
Capi , dopo aver ucciso , o catturato ( sotto pretesto di 
giacobinismo ) molte migliaia di persone , e saccheggiajo 
le loro case , domandava altamente , che le offese pubbliche 
contra la Religione , contra il Re , e contra la Patria , si 
punissero con tutto il rigore delle Leggi , e chi non dava 
ascolto a tali popolari domande veniva dichiarato Giacobino. 
Pertanto colla lusinga che a poco a poco si calmasse V odio 

59 



4 



290 

della plebe ^ a' i5 del suddetto mese A settembre^ P^ So- 
vrane risoluzioni di sppta trascritte furono comunicate per 
V esatto y e puntuale adempimento alla Giunta di Stato in 
Napoli , ed a' visitatori di Stato neUe provincie. 

Per effetto delle suddette Sos^rane risoluzioni varie di- 
scussioni furono fatte in Napoli, e molti dubbi vennero pro- 
posti da' visitatori delle provincie , e specialmente dal Giù* 
dice allora D. Carlo Pedicini Assessore del Vescovo Monsi- 
gnor Ludovici Visitatore delle provincie di Principato Ultra , 
di Molise , di Capitanata , e di Trani , sostenendo , che non 
vi era reità di stato ne^ Municipalisti di quelle provincie , 
pwchè erano stati eletti dal Pòpolo ; e che non si poteva 
procedere a sequestri ed a confische , se non che in forza 
delle sole sentenze dì perduellione. Ed il Re approvando il 
parere dell^ Assessore Pedicini , ordino per punto generale 
che tutti i Municipalisti ftfósero eccettuati dalla inquisizione , 
ed i sequestri e confische restassero sospese. 

%. 178; Finalmente il Cardinal RufiEb dovette partire 
da Napoli pel Conclave in Venezia ( come a suo luogo si 
dirà ) e venne rimpiazzato nella carica di Luogot^iente e 
Capitan Generale dal Principe del Cassaro di Palermo. Co- 
stui in data de' 29 novembre 1799 ingiunse alla Giunta di 
Stato , che — a norma dei più volte ripetuti reali ordini , 
disbrighi i giudizi d£ rei di stato principali , e notori yC di 
quelli da deportarsi, onde potersi immediatamente , dopo P c- 
secuzione di tali giudizi ^ Jar promulgare un generale per* 
dono che S» M. ha già preparato. 

SI occupò molti mesi la Giunta di Stato per lo dishrigo 
de^ giudizi , e pronunziò molte e varie condanne. Dovrei 
qui trascrivere il notamento distmto di tutti ì condanAati 



«01 

a dìyerse |>ene , ma da giostì riguardi w vengo impedito. 
Posso soltanto classificare le condanne , e notare sotto cia- 
scuna classe il numero de^ condannati, tacendo i loro nomi, 
come siegue— i."" Glasse: Condannati a morte per delitti di 
fellonia , alcuni ad essere decapitati , altri fucilati , ed altri 
impiccati ; in tutto numero cento cinque : ed avendo sei di 
essi ottenuto dalla clemenza del Re la grazia della vita, 
fttfono le condanne di morte eseguite da tempo in tempo 
per n. 99—^/ Glasse: Gondannati al carcere Iwo vita du- 
rante n. 222-^3.^ Glasse Gimdannati a diverse pene tempo- 
ranee n. 3J22-4*'' Glasse: Gondannati all'esportazione n. 288- 
5/ Glasse : Gondannati ali' esilio e sfratto dal Regno 
n. 67 — Tutti gli altri carcerati , eh' erano moltissimi , fu- 
rono dalla Giunta messi in liberta ; ed è da notarsi , che ad 
eccezione di quei 99 disgraziati , i quali subirono F ultimo 
supplizio , tutti gli altri condannati ritornarono liberi a' loro 
focolari nel i8oi« 

Qui ha fine la sposizione degli avvenimenti di Na« 
poli sin a tutto il 1799; e la semplice narrativa de' 
ÙlUì^ e i molti documenti trascritti in queste Memorie 
smentiscono piii che abbastanza tutte le favole , menzogne , 
e calunnie pubblicate dagli scrittori Coco^ Botta, e Collet- 
ta non solo centra del Cardinale Ruffo , ma benanche con- 
tro del Re e della Regina delle due Sicilie , centra de' Mi^ 
nistri e dei Magistrati , e contra tutti coloro che non era- 
no Giacobini. *Un solo punto resta in dubbio , cioè quello 
sulla violazione della capitolazione de' castelli JVuovì) e del- 
r Uoi^o. Per verità si è da tutti creduto , che quel manca- 
mento appartenga al solo Nelson : anche nella di lui vita 
scritta da Roberto Southey stampata in Parigi nel 1820, fra 



292 

le altre cose, si disse - tacfie honltuse à la me moire de Nel- 
son et à la bonne foi de V An^terre ! ed io nelF esporre 
tutte le circostanze di queir avvenimento , V ho chiamato - 
Attentato abominevole contro la Jede pvòblicaAX A\\h\Àoànn- 
que consiste se di un tale attentato debba incolparsi il solo 
Nelson^ o il solo Generale iMe/eo;» Comandante Francese nel 
forte Santelmo. Poiché se in vigore de' documenti inseriti in 
queste Memx>rie si potesse dire, che Mejean era principale 
contraente per parte de' repubblicani nel trattato della sud- 
detta capitolazione , la {violazione della medesima si potreb- 
be chiamare annullamento di accordo colle partì , la mac - 
chia di Nelson resterebbe lavata ^ e tutta la colpa sarebbe 
del solo Mejean. Io nel promuovere questo dubbio lascia il 
giudizio sul medesimo alla diplomazia Europea. 

.FINE DELLE HEMORIE SINO A TUTU) l' ANNO 1799. 



■\ 



IMBIGE BEI CSAPrrOLI 



CAP. 1. Dalla nascita di Fabrizio Ruffo sino alla 

di lui promozione alla sacra Porpora. Pag. d 
CAP. n. Ini^asione e risoluzione di Roma .... 47 
CAP. ni. Circostanze della rii^oluzione di Napoli. . 3o 
CAP. IV. jii^i^enimenti popolari di Napoli . . ♦ . 4? 
CAP. V. Congiure , massacri , Repubblica Napoli- 

tana • . 5g 

CAP. VI. Spedizione del Cardinale Fabrizio Ruffo . 8i 
CAP. VII. Marce ed operazioni del Cardinale dalla 

Marina della Catena sino alle sponde 

del fiume Neto, gs^ 

CAP. Vin. jii^i^enimenti ed operazioni nella Provincia 

della Calabria Citeriore d3y 

CAP. IX. jévpenimenti in Basilicata e nelle Puglie . i55 
CAP. X. jivvenimenti ed operazioni eh* ebbero luogo 

durante la marcia daAltamura a Nola, lyg 
CAP. XI. Avvenimenti ed operazioni nelle giornate 

de^ i3 e i/^s giugno 4p7 

CAP. Xn. Operazioni da i5 a* s^Jj. giugno .... Si3o 
CAP. XIU. ^avvenimenti ed operazioni da u/j, giugno si- 
no a iO luglio dygg ^4^ 

CAP. XIV. Nuovo Governo e disposizioni indipendenti 

dal Cardinal Ruffo ....... ^0 

Nt B. Infine del Supplemento seguirà 1^ indice generale delle maierìe, 



Napoli 5t2 giugno i836 



PRESIDENZA. DELLA GIUNTA DI PUBBLICA ISTRUZIONE. 



V 



ISTA la dimanda del Sacerdote Domenico SacchinelUy con la 
quale chiede di voler stampare le sue memorie storiche sulla vita 
del Cardinal Fabrizio Ruffo, 

Visio il favorevole parere del Regio Revisore sig. D, Paolo Garzili!. 

Si permeile che le indicate memorie si stampino; però non si pub- 
blichÌDo senza un secondo permesso che non si darà, se prinia Io stesso 
Regio Revisore non avrà attestato di aver riconosciuto nel confronto 
uniforme la impressione all' originale approvato. 



Pel Presidente 
CAKON. FRANCESCO BOaSI 
Pel Segr. Generale , e membro della Ginolt , 

L'Aggiunto 

AKTOKIO COPPOl«A* 

Concorda con V originale 

PAOLO GARZILLI* 



j 





ERRORI 


CORREZIONI 


Pag. 


Ver. 


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14 Scritto* 


Scritto- 




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14 


37 Geno- 


Gene- 




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Gommessario 


70 


14 vendidue 


ventidue 


71 


2 Donne 


Dame 


7-4 


5 fissandolo in tal 


fissandolo ^ ed in tal 




posizione 


posizione 


•76 


1 Ckittrednle 


Cattedrale 


id 


5 Ghiaja 


Gaja 


84 


12 e finché le abbia 


fioche gli abbia io 




io approvate 


approvati 


io3 


a4 omagi 


omaggi 


195 


3 insurbordinati 


insubordinati 






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