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Full text of "Bollettino del R. Orto Botanico di Palermo."

BOLLETTINO 

ORTO BOTANICO E GIARDINO COLONIALE 

DJ PALERMO 




BOLLETTINO 

ORTO BOTÀNICO E GIARDINO COLONIALE 

DI PALERMO 



T 1 



PALERMO 

IURKKIA Kl.ITKK K AxT. TrIMARCHI 



rriulla. Corso Tuker 



BOLLETTINO 



ORTO BOTANICO E GIARDINO COLONIALE 



DI PALERMO 



ANNO X. 
Fascicolo 1, S, 3. Gennaio Settembre 19ii. 







BOLLETTINO DEL R. ORTO BOTANICO 

E GIARDINO COLONIALE DI PALERMO 



Si occupa di tutte le questioni che più interessano la Bo- 
tanica agricola, spezialmente siciliana, e la Botanica colo- 
niale, rendendo conto delle esperienze e colture istituite 
in questo R. Orto Botanico o nell'annesso Giardino Colo- 
niale. Pubblica pure relazioni scientifiche relative a piante 
qui coltivate od indigene, od illustranti collezioni del Museo 
annesso all'Istituto Botanico. Comprende ancora una spe- 
ciale rassegna della stampa coloniale agraria. Sovente 
particolari lavori vengono aggiunti come appendici se- 
parate dal testo. 

Si pubblica a fascicoli trimestrali , formanti annual- 
mente un volume di 200 a :»00 pagine , con incisioni in- 
tercalate nel testo e tavole staccate. Non si vendono fa- 
scicoli separati e gli abbonamenti sono annuali. 



Prezzo di abbonamento all'anno XI. 1912. 

In Italia Lire 12 - 

Air Estero » 14 — 



Per le domande di abbonar 
Antonino Trinmrclii 



GENNAIO - SETTEMBRE 1911 

BOLLETTINO 



ORTO BOTANICO E GIARDINO COLONIALE 

DI PALERMO 



Il Giardino Coloniale di Palermo e la sua attività durante 

l'ultimo quadriennio 1907-1910 (A. BORZt) . pag. 

Orobanche crenata. Forskal. e suoi danni in Sicilia (S. Sirena » 

Note di Teratologia iC. Tropea) 

Le Querci della Flora Italiana. Rassegna descrittiva A. Bonzi) 
Il Giardino Coloniale di Palermo e la sua funzione in rapporto 

allo sviluppo dell'agricoltura coloniale (A. Borzìì 
Intorno all'Arillo di Schotia latifolia, Jaco. ,Nota anatomo-bio- 

logica) (P. La F foresta) 

Altre piante a nettarii estranuaiali (G. E. Mattki! 
. Panicum Bossi. Nuova Graminacea della Somalia Italiana C. 

Tropea) 

. Sulla coltura delle Palme, particolarmente delle specie di * Wa- 

shingtonia » , a scopo industriale, in Sicilia (A. Borzì) . 
. Rassegna della Stampa Coloniale Agraria (G. E. Mattki 



Per ritardi incontrati nella tiratura delle Tavole che 
accompagnano il lavoro sulle Querci Italiane , del Pro- 
fessore Borzì , le rimanenti Tavole saranno distribuite 
nel prossimo fascicolo quarto. 



Coloniale di Palermo e la sua attività 

NTE L'ULTIMO QUADRIENNIO (1907-1910) 



D 


a poco più di 


quattro anni 


fu 




presso il R. Orto 


Botali i 


co di Palermo 


un Giardino 


Colo 


Diale i 


ì conformità alle esi- 


genze 


delle odierne 


spirazioni colonial 


ecom 


e fine alla conoscen- 


za del 


valore econon 


ico pratico e 




tifico 


lei prodotti vegetali 


di onc 


me coloniale. 


Se la istituz 


me i 


tìicinle 


di un campo di col- 



tura delle piante coloniali lia cosi breve data, devesi però 
dare che sin dalla fondazione dell' Orto stesso il principio obbiet 
tivo dell'istituto fu appunto quello d'introdurre, coltivare, miglio 
rere e diffondere piante e prodotti vegetali d'importanza economi 
ca od industriale. Cosi il giardino venne a poco a poco ad arric 
chirsi di piante non solamente rare o nuove od importanti dal lat< 
scientifico, ma ancora di specie utili alle industrie ed alla econo 
mia. A tal fine sin dal 1819 furono acquistate ed aggregate al 
l'Orto- Botanico le cosi dette terre della Vigna del Gallo e col me 
desimo intento la Legge Prodittatoriale del 19 ottobre 1860 sta- 
biliva, presso 1' Orto medesimo, la istituzione di un campo speri 
mentale e di acclimazione per le piante utili. 

Se noi consideriamo che il compito essenziale di un giardino 

getali utili e caratteristiche dell' agricoltura tropicale, medif 
sperimenti di coltura e far si che tale nozione si diffonda f 
di «ridda all'a^rieoltiiro edonista, dobbiamo ammettere che già da 
lungo tempo V Istituto Botanico di Palermo concretasse in sé di 
fatto i caratteri di una istituzione botanico - agraria coloniale, di 
modo che la « Sezione coloniale » di recente istituita venne a tro- 



. copioso materiale di colture d'indole 



intatti 1 Orto Botanico di Palermo, dalla sua fondazione ad 
oggi è riuscito a divenire un attivo centro d'introduzione e diffu- 
sione nel Mezzogiorno d'Europa di parecchie specie e varietà utili 
all'agricoltura ed all'orticoltura. Basterebbe citare parecchie specie 
di Agrumi e fra queste segnatamente il Mandarino, per dimostrare 
quale sia stata nel passato l'influenza del nostro Istituto a prò della 
frutticoltura locale. 

Tale considerazione, se dimostra la opportunità della sede 
scelta per la istituzione del Giardino Coloniale, dà altresì affida- 
mento che questi sarà in grado di continuare cotesta benefica in- 
fluenza, ed anche più efficacemente, per i cresciuti e migliorati mezzi 
di cui dispone. 

Infatti qualsiasi istituzione coloniale, deve 
stendere con intensità la su 
sede, ed anche il Giardino Coloniale di Palermo i 
Ciò in questo caso è tanto più di vantaggio, in quanto che la que- 
stione agraria meridionale abbisogna «li grandi impulsi e di nuove 
energie, richiedendosi una trasformazione, se non altro parziale, 
delle attuali colture agrarie. 

Perciò interessa esporre in succinto i principali risultati già 
ottenuti nel nostro Giardino Coloniale, il quale, avvantaggiandosi 
delle colture preesistenti nell'Orto Botanico, trovasi ora in grado 
di porgere i proprii benefizi tanto alla agricoltura locale, quanto a 
quella coloniale. 

Già pubblicammo un elenco comprendente circa 900 specie, di 
interesse economico coloniale qui coltivate : ora andremo segnalan- 
do quelle che, nei trascorsi anni di coltura, diedero risultati più 



nche alla regione e 



Piante a Caoutchouc. 

L'Orto Botanico di Palermo si è dedicato con particolar 
allo studio delle piante a Caoutchouc, nell'intento di 



• 



e specie colti v 



Ficus elastica o Caoutchouc di Assam. È la specie sulla quale 
l'Orto Botanico ha eseguito numerose esperienze, constatando la 
sua perfetta adattabilità al clima di Sicilia e la bontà del prodotto 
ottenutone, per cui ne ha consigliato la coltura a scopo < 



industriale. Se ne hanno molti esemplari, di diversa forza, ira cui 
interessano quelli ottenuti direttamente da seme. 

Ficus Vogelii dell'Africa tropicale, ritenuta una delle specie a 
Caoutchouc più importanti. 

Nell'Orto Botanico di Palermo si coltivano pure numerose al- 
tre specie di Ficus, sul cui valore come piante a Caoutchouc non 
si hanno ancora dati esaurienti. 

Manihot (irlaziovii, o Caoutchouc di Ceara. Da consigliarsi per 
le nostre colonie, ma non resistente al clima di Palermo. 

Puutumia elastica. Caoutchouc di Lagos. Dell' Africa tropi- 
cale. Non resiste al clima di Palermo, ma assai raccomandabile per 
le nostre Colonie africane, 

Kompitsia elastica e Mascarenhasia arborescens. Liane a 
Caoutchouc del Madagascar, resistenti al clima di Sicilia. 

Cryptostegia grandiflora o Caoutchouc di Lombiro, del Mada- 
gascar. Interessante perchè perfettamente acclimatata a Palermo. 

Enphorbia. Nur 

dell'Eritrea, pure re 

Partheniuiii argentatimi, o Caoutchouc di Guayule, del Mes- 
sico. Notevole ed importante, perchè, coltivandosi da parecchi an- 
ni, liti mostrato di nulla soffrire dei nostri inverni, quindi ne è 
consigliabile la coltura, essendo specie che preferisce luoghi ste- 
rili, sassosi, aridi, e non esige alcuna irrigazione. 

Era le piante a Caoutchouc qui coltivate notiamo ancora : 
(\dotropis procura. Castilloa elastica, Cecropia pettata, Htvm 
brasiliemis, Melodi n us scandens, Sarcostemma viminalis etc. 

Piante a Gomme ed a Resine. 

Fra le pianto a Gomma ed a Resine abbiamo : Acacia (di ver- 

st> specie). Aijathis australi*. Al or. (parecchie specie), Arai/caria 
(T) specie;. C'allitris iptad ri ralcìs, ('ni n-la odorato. Ciuuaiuomum 
Camphora e zeylauicum . Cj/cas circinalis , Dracaena Braco , 
Elw:od'<mlrui> australi- e <:upi:usi\ Kurahjptus tilaludos e rhniualis. 



BupTiorbia (molte specie), Ficus (molte specie), Myroxylon son- 
sonatense e toliiifWìim. Phtacia r.<<i>tìm;>ts e 'r<rd)intltu$. Ter- 
minalia australis etc. 



L'Orto Botanico di Palermo ha iniziato colture razionali assai 
estese di Cotoni, allo scopo di ottenere, mediante selezioni ed i- 
-- 1 di grande reddito, adattabili alla Sicilia, e pre- 
senza irrigazione, 
nseguiti risultati molto soddisfacenti. Notevoli, fra 
cotoni arborescenti Caravan Ica di Au- 



babilmente : 






stralia, che hanno bene sopportato gli inverni di Palermo. Da se- 
gnalarsi pure i cotoni Mltafifi (Egiziano) e Mississipi (Americano), 
già acclimatati in Tunisia, e da questa regione introdotti in Sici- 
lia. Interessanti altresì i prodotti ottenuti dalle colture selezionate 
del cotone Siciliano Biancavilla, e gli ibridi ottenuti fra queste ed 
altri cotoni esotici. In tutto sono stati oggetto di coltura circa 80 
varietà o razze , come risulta dalle relazioni inviate al Ministero 
di Agricoltura lo scorso anno. 

Da ricordarsi l'alta quotazione che hanno ottenuti parecchie di 
tali varietà alla Borsa dei Cotoni di Milano , in confronto con il 
basso prezzo abituale dei Cotoni Siciliani. 

Molte altre varietà di Cotoni sono attualmente oggetto di col- 
tura, e fra queste parecchie provenienti da accurate selezioni e da 
ibridazioni, mentre numerosi campi di prova sono istituiti in varie 
parti della Sicilia, al fine di esperimentarne la coltura sotto diffe- 
renti condizioni di ambiente e dimostrarne la possibilità di colti- 
Tutto lascia sperare che P iniziativa dell'Orto Botanico sarà 
coronata da lieto successo. 

Piante tessili. 

Numerose sono le piante tessili coltivate nell' Orto Botanico 
di Palermo. Fra le altre meritano particolare osservazione le seguenti: 



prodotti ottenuti : ciò è dimostrato dalle fibre grezze e lavorate di 
Sisal, ottenute nell'Orto stesso. Perciò ne è consigliabile la col- 



tura in Sicilia, tanto più che si contenta di terreni mediocri e non 
abbisogna di irrigazione. 

Numerose altre specie di Agave sono coltivate in questo Orto, 
resistendo perfettamente al nostro clima , ma non furono ancora 
istituite esperienze sul valore industriale delle loro fibre. Da se- 
gnalarsi V Agave Zapupa di recente introduzione dal Messico. 



Palermo. 

Saiiseviera. — Piante pure a fibre di grande valore industriale. 

Notevoli fra le altre una Sansevirra del Benadir, riconosciuta per 
specie nuova, e la Sauneroni ri/I hnirica dell'Eritrea, direttamente 
introdotte dal nostro R. Orto Botanico. 



WashÌHgtOHÌa tìlifera. — Palma originaria del Nord A: 



fruttifica. Ha fibre tessili robuste e le 



humilis , Chorisia insiynis . 
. Cryptostegia gru udì fiora . L'y 

Edgeworthìa papi/ri '/'< ra . Er 
(molte specie) , H&rìscus (molt 



Piante tannanti. 



nendo arborescenti, sarebbero a consigliarsi per imboschimenti in 
Sicilia. 

Di particolare interesse è l' Eucalyptus diversicolor o Karri. 

Oltre a queste notiamo : Coriaria myrtifolia, Corynocarpvs 
laevigata . Diospyros (alcune specie) , Enterolobium Timboiia, 
(ianlfiiia Thumbergia, Pistacia Lentisctts e Terebinthus, Pterth 
lobium lacerati* etc. 

Piante tintoriali. 

Fra le piante tintorinli notiamo : Acacia Cftf<-r/,,i, Aihh/i/'ss/is 
h'jocdrpa, Bixa Orellana, Calpurnia aurea. Coriaria myrti folta, 
Crozophora tincturia. l/aliyofrra tii>ctnvia. fxor.soìiia alba , Ri- 



Piante da rimboschimenti. 



Una questione vit 


ale per 


la Sicilia è 


quella 


dei r 


miboschi- 


menti. Ma per la sua ] 


posizione 


ì geografica < 


> per lo 


sue i 


jarticolari 


condizioni di clima e d 


i terren 


i, la Sicilia i 


naie si 


presta ad un 


regime forestale uguale 


a quel! 


o usato nelle contrade più setten- 


trionali. Qui occorrono 


particolari essenze, 


speciali! 




itte a re- 


sistere alla siccità osti' 


fa. 










Perciò questo Orto 


) Botani 


co ha istitu 


ito pari 


icolari 


studi ed 


esperimenti allo scopo 


di accer 


tare quali su 


mo le e 


ssenze 


più con- 


sigliabili per la Sicilia. 


Ha in 




solare ( 


■onstat 


ato come 


bene si prestino diverse specie 


dei generi 


Acacia 


, Eu 


calyj)t/i.<, 


Casuarina, Grevillea. 












Notevole a questo 


riguanl 


o é il Myopc 


<nim s< rrat/nn che lia 


mostrato una resistenza merav 


igliosa, adattandosi i 


«pociid. 


mente alle 


sabbie del littorale. 












Da segnalarsi pure VAcac 


in horrida, !< 


3 CUi CO] 


ture li 


anno dato 


ottima prova, e che è 


pure rii 


iscita nei rin 


iboSchiE 


lenti i 


ielle lave 


vesuviane. 












Oltre a queste, co 


me pian 


te a legnami 


, coltivi 


ite nel 


[ R. Orto 



Incja Fenilici . Jacaranda mimosaefolia , Lanrus canarioisis, 
Olea chrysophylla, Parkinsonia aculeata , Persea grettissima ed 

indica, /'ironia eccelsa, fithecolobinm pminosnm, l'odocarpns 
(diverse specie ), Sapindi/* (più specie), Sophora secondi flora e 
tetraptera , Taxodi um distichum e mneronatum . Vìte.r litorali* 



Piante industriali diverse. 

Sono così numerose quelle coltivate nel E. Orto Botanico, che 
troppo lungo sarebbe il volerle enumerare tutte. Ne segnaliamo 
solo alcune delle più importanti. 

PyrethFUffl cinerariaefolilim. É la pianta della Razzia, ed i 
prodotti ottenuti nel nostro Orto Botanico non sono affatto infe- 
riori a quelli che provengono dalla Dalmazia. Se ne è consigliata 
la coltura, resistendo perfettamente al nostro clima, ed adattandosi 
a terreni aridi, sassosi, aerili, ove ogni altra coltura è difficile od 



Sapimhis Mlikorossi. — Albero perfettamente acclimatato a 
Palermo. I suoi frutti contengono abbondante saponina , e si pre- 
stano per usi economici ed industriali, come lo provano i suoi pro- 
dotti, ottenuti da materiale fornito dall' Orto Botanico e lavorato 
dalla ditta Seyes. 

Luffa acutail£llla. — Specie interessante ricavandosi dai suoi 
frutti le cosidette spugne vegetali. 

Piante medicinali 

Quantunque la coltura di queste piante offra per la Sicilia mi 
interesse mediocre, pure l'Orto Botanico ne possiede un buon nu- 
mero. Notevoli sono le seguenti : 

Aloe vera e specie affini. — Pertefraiuonfo resistenti al clima 
di Sicilia, e capaci di un prodotto per nulla interiore a quello che 
si ottiene dall'Africa Orientale. 

Strophantlins capensis. — Pure resistente a Palermo. 

Ginseng. — Le colture qui istituite 



10 

hanno dato ottimi risultati, quindi è consigliabile, stante il grande 
consumo che se ne fa delle loro radici nell' Estremo Oriente , e 
l'alto prezzo cui vengono pagate. 

Fra le piante medicinali notiamo ancora : Cassia Fistula ed 
altre specie, Cedrela odorata, Gerbera Odollam e Tanghin, Gìn- 
namomum Camphora e zeylanicum, Crescentia Cnjete, Dorstenia 
Contrajerva, Dracaena Braco, Erythroxylon Coca , IlUcium a- 
nisatum, Jatropha Cu/ras e mìliti fida, ì'ana.r (J iiiseng, Phyllan- 
ttms Xirtn-i. Pilocarpns pianati [oli ns. l'irnmta acris. Strychnos 
Xu.r- comica. Tamari tutu* indica. Vernatila antlielmintica. etc. 



Piante aromatiche. 



Fra queste meritano segnalazione diverse specie di Piper 
Canfora (Cinnamomum Camphora) , la Cannella (Cinnamorr 
zeylanicam), il Cacao (Theobroma Cacao) etc. 



Piante ad essenze. 

Fra. queste abbiamo : Acacia Farnesiana, Gitrns (molte specie 
e varietà), Erythro.vylon Coca. Encalyptas /diverse specie). Gar- 
denia florida , Osmanthns frayrans . /'claryanittm (parecchie 
specie), Plumeria (diverse specie), Pogostemom Patchouly etc. 

Caffè. 

L' Orto Botanico di Palermo ha pure intrapreso studii ed e- 
sperienze sulle diverse razze di piante a Caffè , nella speranza di 
ottenerne qualcuna adattabile alla Sicilia. Perciò ha intrapreso la 

possiede una ricca collezione. Vi si notano la Coffea liberica , la 
Coffea stenophylla e numerose varietà della Coffea arabica. Fra 
queste alcune provengono dall' Isola di Borbone, altre dalle mon- 
tagne della Giammaica, altre infine dal Monte Kenya in Africa, 
ove dicesi sopportino assai basse temperature. 

Le piante sono tuttora troppo piccole per esporle impunemente 
ai nostri inverni, ma è sperabile, quando avranno raggiunto un 
sufficiente grado di robustezza, possano bene adattarsi al clima di 
Sicilia. 



Piante oleifere. 



Fra queste notiamo : Aleurites cordata , Arachìs hypogaea , 
Argania Sideroxylon , Benincasa cerifera, Carya olirac forni is , 
Elais guineensis , Elaeodendron australe e capense , Guizotia 
oleìfera , Jatropha Cu/tu*. Madia satira. Sapindtis Saponaria, 
Sapium sebi fertiin . Tiieahroma Cacao, Unguad 'i a speciosa etc. 

Piante eduli. 



Questa forse è la categoria più numerosa di piante introdotte 
ed esperimentate nell' Orto Botanico di Palermo. Passiamo sotto 
silenzio le molte varietà di Agrumi. ì'Anona Cherimolìa, già en- 
trata nelle comuni colture, V Ananas, i Banani etc. 

Meritano particolare attenzione le seguenti : 

Mailgifera indica. — Numerose varietà provenienti dalle falde 
dell' Imalaja. È forse la più importante introduzione ottenuta 
da questo Orto Botanico. Se ne hanno molte e forti piante che da 
oltre quattro anni sopportano ottimamente il clima di Sicilia, quindi 
è sperabile possano in breve divenire perfettamente acclimatate, 
dotandosi cosi la Sicilia di un frutto tanto squisito e prezioso, in 
sostituzione di altre colture meno redditive. 






Corynocarpus laevigata. — Frutti pure eduli. 

Castaiiospermnm australe. — Il Castagno d' Australia , sop- 
ita bene il nostro clima, ma gli individui qui in coltura non 
uno ancora fruttificato, perchè troppo giovani. 

Carya olivaeformis. — La Pecan-Nut d'America, fruttificante 
rissimo a Palermo. 



Solamini 111 lineatimi. — Del Perù. Produce grossi frutti eduli, 
. sapore dei meloni. Preziosa immduzione , essendosi mostrato 
npletamente adattabile al nostro clima : se ne fanno estese col- 



12 

ture alle Canarie, per l'esportazione dei frutti, quindi è sperabile 
possa anche per la Sicilia 'divenire un buon prodotto economico. 

Fra le piante a frutti o semi eduli , possiamo aggiungere : 
Benihamia frugifera, Carica Papaya, Diospgros Kaki, Ho venia 
dulcis. Ps idi-uni Guayava etc. 

Piante feculifere o saccarifere. 

Fra le piante feculifere o saccarifere annoveriamo : Alocasia 
macrorhiza, Androj/o/jon Sorgi* uni, Cam/a indica, Cgcas circi- 
nalis e revoluta, Dioscorea (molte specie), Eleusine Coracana e 
Tocussa, Eragrostis abyssinica , Ipomoea Batatas , Maranta a- 
rundinacca , Pachgrhizus angulatus , Pueraria Tiiuubergiana, 
Saccharum officinale, Vigna Catjang etc. 

Fra queste vanno segnalate le colture selezionate di Orzo , e 
specialmente quelle di Fave, che hanno dato risultati assai buoni, 
essendosi ottenuti un reale miglioramento nella grossezza dei le- 
gumi e dei semi. 

Piante coloniali diverse. 

L'Orto Botanico coltiva anche numerose piante dir&ttftment* 
introdotte dall'Eritrea, dalla Somalia italiana e dal Messico. Vi si 
ammirano specie utili industrialmente, specie di valore ornamentale 

Notiamo i d'illuni , i CÌSSUS etc. dell' Eritrea. Di questa re- 
gione si ha pure il Ficus vasta , albero maestoso , perfettamente 
acclimatato a Palermo, si hanno alcune Et/jdiorbiae, fra cui inte- 
ressante VEuphorbia Schimperi etc. 

Del Benadir , ossia Somalia Italiana , si ha una Kigelia , un 
Cappati» e qualche altra specie : da segnalarsi uno Spondias , e 
la Uvarìa Denhardtii, entrambe a frutti eduli. Anche la Sanse- 
viera rorida, nuova specie. 

Numerose poi sono le specie del Messico, la cui enumerazione 
riuscirebbe troppo lunga. 

L'Orto Botanico di Palermo pubblica, fino dal 1897, un Bol- 
lettino, a fascicoli trimestrali, il quale si occupa di tutte le que- 
stioni che più interessano la Botanica agricola, specialmente Sici- 
liana e la Botanica coloniale, come pure relazioni scientifiche l'e- 
lative a piante qui coltivate od indigene od illustranti collezioni 



possedute dall'Orto s 

questo Bollettino, fi 

del Giardino stesso, 

colture intraprese in esso. Infatti in tutte le Annate fino ad oggi 

pubblicate trovarono posto numerose relazioni sulle piante a Caout- 

chouc , sul Sisal, sulle colture di Cotoni, sul Caffè e sopra tutte 

le altre piante precedentemente citate. 

Questa fugace rassegna dell'attività del Giardino Coloniale di 

Palermo potrà io credo valere per dimostrare quale è 1' attuale 

3 di questa Istituzione, quale è l'indirizzo di studi che 

propone nell'avvenire, sicché uei riguardi dell' opera colo- 

ce o di qualunque altra intrapresa agricola, che interessi il 

iche le Colonie, possa nel campo pratico, coli' e- 

npio e coli' autorità dell'esperienzj 






OROBANCHE CRENATA Forskal. 
e suoi danni in Sicilia- 



storia e prime notizie in proposito. — Le Oroban- 
che furono certamente conosciute dagli antichi, però il nome Oro- 
banche (OpO t 3ov 7.7/31, che strozza gli Crolli, ossia i Legumi) 
pare fosse dato alle Cuscute, come rilevasi dalla frase : « Oroban- 
che necat Fabas et Cìcer, se circumplicando » in cui la parola 
ciiritiapUramìo può bensì riferirsi ad una Cuscuta, non mai ad 
una Orobanche. Si è voluto riconoscere V Orobanche nel Cynomo- 
rìum di Plinio, e forse vi si riferisce anche la pianta chiamata 
dai Greci Xó"/,o? e dai latini Lupum : ciò che sarebbe confermato 
dal nome volgare che la Orobanche della fava conserva in Sicilia, 
cioè Lupa. 

Pare però che gli antichi autori confondessero fra loro le di- 
verse specie di Orobanche, non trovandosi in essi indicazioni fe- 
stevoli per distinguerle. Così né in Ruellio, nò in Mattinoli "è 
in altri autori a quelli contemporanei, si trova alcun cenno che 
possa con certezza riferirsi all'Orobanche della fava. Forse a que- 
sta può ascriversi l'Orobanche da Bauhixio (Pituw 'flit-atri Bo- 
tanici. H)23, p. 87) chiamata Orobanche major cari/op/ii/lh/m ole»*. 
stante che i fiori dell 1 Orobanche della fava realmente odorano di 
garofano, ma un tale o< 



15 
robanche, e dai sinonimi che porta lo atesso Bauhinio, e dalle 
indicazioni che aggiunge di averla osservata sui generi Genista, 
Hieracium, Tri foli ani. Ast rogai us e te. appare evidente vi inclu- 
desse anche altre specie. Invece si può dire con certezza che si 
riferiva a questa specie il Oupaxi (Ilortus catholicm. 1696. p. 160) 
citando una Oroìmnch >i <>h-ns. imperocché vi 

aggiunge il nome Siciliano di Lupa di favi. 

Ma le prime notizie sicure sui caratteri e sulla biologia della 
Orobanche della fava, si debbono al Micheli, il quale pubblicò in 
Firenze, nel 1723, una R,la.:ioae dell'erba detta dai Botanici 0- 
robanche e, colgami, nf<' Sacciamrlr. Fiamma o Mal d'occhio. 

Poco dopo, nel 1729, il Buxbaum (Pianta-rum minus cagni- 
tarum, Cent. III. 1729. p. 2. tab. II.) raffigurò con il nome di 
Oroban clit major t/igrso jlornm specioso, una specie in cui è fa- 
cile riconoscere la vera Orobanche della fava, che dice crescere in 
Oriente, fra i ruderi dell'antica Calcedonia e nell'Isola di Proto. 

Intanto Linneo, nelle sue Speci, -s Plantarnm. pur citando la 
monografia del Micheli, non distinse l'Orobanche della fava , ma 
la incluse, assieme alle altre specie affini, nella sua Orobanche 

L'Orobanche della fava fu però bene figurata dal Sabbati 
(Hortus Romanus. Tom. III. 1775. p. 3. tab. II) con il solito 

il FORSKAL [Flora Aegìjptiaco- Arabica. 1775. p. 113) descrive, con 
il nome di Orobancfie crenata, una specie che dice crescere al 
Cairo, e dalla descrizione, quantunque assai breve e deficiente, 
sembra possibile riconoscere l'Orobanche della fava, come già opinò 
il Bech. 

Pochi anni dopo, nel 181... Ao;rsn> Pieìamo De Caxdolle 



{/list,,/,; afa-vii,, ,l,:s 



16 
specie distinte Orobanche pruinosa ed Orobanche speciosa, collo- 
cando fra le specie meno note, assai incerte, V Orobanche crenata 
del Forskal. 

Da ultimo il Beck Manxagetta {Monografie der Gattung 
Orobanche. In Biblioteca Botanica. Heft XIX. 1890. p. 225) ri- 
conosce l'identità di tutte queste specie, riunendole in una sola, 
cui conserva, per priorità il nome di Orobanche crenata. 

Nomenclatura. — Da (pianto si é detto in precedenza ri- 
sulta che alla Orobanche della fava . spettano i seguenti nomi, 
per ordine di priorità. Per ognuno si citano solo le opere di in- 
teresse generale, o omelie più propriamente riferentesi alla Flora 
Italiana o Sicula. 

Orobanche crenata. — Forskal, Flora Aeg. Arab. 1775. p. 
LXVIII e p. 113, non Vell. — Beck von Mannagetta G. R., 
Monogr. Gatt. Orobanche. In Biblioth. Botai». XIX. 1890. p. 225. 

- Beguinot, in Fiori e Paoletti, Flora Analitica d'Italia. Voi. 
IL 1902. p. 480. 

Orobanche speciosa. — De Candolle, Fior. Frane. Voi. VI. 
1815. p. 393, non Dietrich.— Reuter in De Candolle, Pro- 
dromus. Voi. XI. 1847. p. Ì9. — Cesati, Passerini e Gibelli, 
Compendio della Flora Italiana. 1882. p. 331. — Caruel in Par- 
latore, Flora Italiana, Voi. VI. 1383. p. 370. — Arcangeli, 
Compendio della Flora Italiana. 1892. p. 527. — Lojacono. Flo- 
ra Sicula. Voi. IV. 1907. p. 160. 

Orobanche pruinosa. — Lapevrouse, Abrèg. des PI. Pyren. 
Suppl. 1818, p. 87. - GUSSONE, Florae Siculae Prodromus. Voi. 
IL 1828. p. 181 et Florae Siculae Synopsis. Voi. IL 1813. p. 134. 

— Bertoloni, Flora Italica. Tom. VI. 1844. p. 437.— Reuter in 
De Candolle, Prodromus. XI. 1847. p. 19. 

Orobanche Viciae - Fabae, Schultz, in Ann. Gewadisk Ho- 



Descrizione e Caratteri botanici. — L' Orobanche 
della fava è pianta annua , con bulbo basale piuttosto piccolo, 
sviluppantesi in uno scapo semplice, robusto, eretto, alto fino a 70 
centimetri, incrassato, fistoloso, striato, di colore giallastro o ten- 
dente al ceruleo, raramente porporino, glanduloso-villoso, o qual- 



che volta glabrescente. i onerose in basso e rade 

in alto. Le squame inferiori sono assai avvicinate, embriciate, larghe, 
lanceolate, le superiori invece sono più o mono lontane fra loro, 
strettamente lanceolato - lineari, assai acuminate, tutte poco o molto 
glanduloso - pelose all'esterno, lunghe circa 3 centimetri. L'inflore- 

all'apice o rotondata, in alto densiflora e sovente comosa, lassa in 
basso, qualche volta totalmente lassifìora. I fiori sono numerosi. 
sessili, bratteati, dapprima eretto - patenti, poi più decisamente pa- 
tenti, lunghi da 2 a 3 centimetri, raramente più piccoli, potendo 
ridursi a soli 15 millimetri. Le brattee sono simili alle squame su- 
periori, strettamente lanceolato - lineari, lungamente acuminate, co- 
piosamente glanduloso - pelose, spesso bianco - tomentose nel secco, 
eguaglianti o superanti la lunghezza dei fiori stessi, le estreme 
sovente sterili, ed allora comose all' apice delle spighe. Il calice 
poi è diviso fino alla base da ambo i lati, in modo da risultare 
formato di due parti affatto libere fra loro, ovate o romboidali alla 
base, profondamente ed inegualmente bifide o bidentate all' apice, 
con lacinie angustissime, lineari, lungamente acuminato - attenuate, 
subulate o filiformi all'apice, raramente lanceolate, spesso munite 
lateralmente da 1 a 3 denticoli, tri - plurinervie, divergenti, glan- 
duloso -pelose o glabrescenti, eguaglianti in lunghezza il tubo della 

La corolla è relativamente assai grande, in basso ristretta e 
tubulosa, ampliala e campanulata al disopra della inserzione degli 
stami, bilabiata alla fauce, di color bianco o pallido, con eleganti 
venature dicotome e ramose, cerulee o violacee, di rado purpurea. 
dopo secca di consistenza cartacea e bruna, esternamente alquanto 
glanduloso - pelosa o più sovente glabrescente : la linea dorsale e- 
strema che essa forma è curva alla base, poi diritta ed in ultimo, 
nel lembo, rivolta in alto, con 1' apice sovente un poco mucrona- 
to - uncinato. Il labbro superiore è intero o leggermente bilobo, 
plicato - smarginato, con lobi grandi, larghi, subrotundr, patenti o 
ricurvi : il labbro inferiore é trilobo, con lobo medio molto più 
grande , di rado subeguale ai laterali , tutti assai grandi, roton- 
dati ; i lobi poi di entrambi i labbri sono inegualmente plicato - cre- 
spi al margine, o più sovente profondamente crenulato - denticulati. 
Gli stami si trovano inseriti nel .piarlo interiore della corolla, cioè 
da 2 a 3 (raramente fino a 5) millimetri al disopra della sua base, 

ranziaci alla base, inferiormente assai pelosi coni» 



;i di pochi o molti peli < 
; affatto glabri, e con le antere breve- 
mente acuminate, sovente papilloso - pelose lungo la linea suturale, 
nel secco pallidamente brune, bianche all' apice. Il pistillo ha un 
ovario oblungo - ovoideo, appena glanduloso - peloso presso lo stilo, 
il quale è breve, lievemente curvato, poco o molto glanduloso - pe- 
loso, e termina in uno stimma bilobo, con lobi emisferici, divari- 
cati o confluenti, divisi da un solco trasversale, pallidamente vio- 
lacei, carnei, gialli o bianchi. Il fratto è una capsula longitudi- 
nalmente deiscente da ambo i lati, con le valve congiunte per 
mezzo dello stilo persistente, piane ai lati. 

Caratteristico è l'odore dei fiori, che si avvicina a quello dei 
garofani. 

"Varietà. — Per 1' Orobanche della fava Beck von Manna- 
getta (Monographie der Gattung Orobanche. In Blbliotheca Bo- 
tanica. Heft. XIX. 1890. p. 225) distingue due varietà principali, 
cioè a) typica e p) Oirerini. 

La prima viene suddivisa in sei forme diverse, cioè 1. typica, 
2. lasiothri,/'. 3. roig/istisrjtala, 1. bradi i/stavhys. 5. abbreviata. 
6. silccstris. mentre la seconda rimane monotipica. Questa ultima 
viene indicata solo per la Transcaucasia, mentre le altre si trovano 
sparse qua e là con il tipo. Affine all'Orobanche della fava è V 0- 
robanche Tommasinii, del Reichenbach, molto più ridotta in 
tutte le sue parti, da alcuni ritenuta per semplice forma fisiologi- 
ca, dovuta alla diversità di nutrice, vivendo sulle radici di Com- 
poste e di Ombrellifere, anziché su quelle di Leguminose. 

Area Geografica. — L'Orobanche della fava è assai co- 
mune in molti luoghi della regione mediterranea : dalla Spagna e 
dal Marocco si estende, attraverso l'Europa meridionale, fino alla 
Persia, trovandosi abbondantissima in Italia ed in Grecia : anche 
in Egitto e nella Transcaucasia si incontra frequente. 

Le principali località ove è stata segnalata sono le seguenti. 
Nella Spagna : in Catalogna, in Andalusia e nell'ex regno di Gra- 
nata. Nella Francia meridionale, nelle Isole di Hyeres ed in Corsica. 
In Austria : nel Tirolo, nella Croazia ed in Dalmazia. In Malta, 
in Grecia, in Candia, in Cipro. In Turchia : presso Costantinopoli, 
nelle regioni del Mar Caspio e nella Tauria. Neil' Africa setten- 
trionale : nel Marocco, in Algeria e nel basso Egitto. In Asia : 
nella Siria, nell'Asia minore, e nella Transcaucasia. 



Per l'Italia è indicata frequente in Liguria, in Toscana, nel 
Lazio, nella Campania, nelle Puglie e nella Terra d'Otranto. 

In Sicilia poi trovasi comunissima (piasi ovunque, a Palermo, 
Monreale, Messina, Siracusa. Girgenti etc. 

Piante nutrici. — L' Orobanche della fava vive parassiti- 
ca, principalmente, come indica il suo nome volgare, sulle radici 
della Vichi Fnhn. ma l'u pure riscontrata sullo radici di altre Le- 
guminose, specialmente Vieiee. cioè Vichi mclaimps. Errimi Lr/is, 
Ervum Errilia, l'imam satin/m. Latlnjrus Cicero, Lathyrus in- 
amspicuus, Lathyrus angttlatus, Cicer arietinum. 

Fu pure indicata per parassita di alcune specie di Tri foli um 
e di alcune specie di Lupinus. 

Fuori delle Leguminose fu indicata per una Plantaginea, cioè 
Plantago albicans , per alcune Ombrellifere , cioè Physocaulon 
nodosus ed Anthriaois iirmo-rosus, e per alcune Geraniacee, cioè 
l'dari/nuiiiìii e Gcranium. specialmente (iera/iiinn L'uh< rtiun irm. 

Biologia. — L'Orobanche della fava , come tutte le altre 
congeneri, presenta due fasi vitali ben distinte, cioè : 

1.° Fase vegetativa, nella quale costituisce un corpo sotter- 
raneo, bulbiforme, voluminoso . in cui innmigazzena grande quan- 
tità ili alimenti sottratti alla pianta nutrice: in tale fase TOroban- 
cbe esercita con grande intensità la sua azione parassitaria a de- 

2.° Fase sessuale, nella .piale sviluppa uno scapo e fusto e- 



pigeo, che porta fiori e trutti : in essa la pianta consuma 1 mate- 
riali precedentemente accumulati, e cessa quasi affatto ogni sua 
relazione parassitaria con la pianta nutrice. 

loro embrione, piccolissimo, non presenta alcuna traccia di diffe- 
renzazione in radichetta e 3 in fustìcino, ed è affatto privo di co- 
tiledoni : consiste in un gruppo di cellule isomorfe, circondato da 
un tessuto contenente materiali di riserva. Quando, venuto a con- 
tatto con una radice di fava, germina, sviluppa un corpo filiforme, 
costituito da sole cellule indifferenziate : ad una delle estremità vi 
persiste aderente il tegumento del seme, mentre la estremità op- 
posta si fissa alla radice della fava, andando rapidamente ingros- 
sandosi. Cosi va formando una sorta di tubercolo, nel quale non 
tardano a differenziarsi dei vasi, che si mettono in diretta comu- 
nicazione coni vasi della radice della fava, per attingere da quella 
i nutrimenti. È tanto intima l'unione dell'Orobanche con la radice 



20 
della nutrice, che riesce quasi impossibile stabilire dove cessi l'e- 
pidermide dell'una o dove principi quella dell'altra. 

Poco sopra il punto di sua inserzione 1' Orobanche sviluppa 
numerose fibre radicali, grosse e brevi, .con le quali abbraccia la 
radice della fava , e che , fissandosi nel terreno, costituiscono per 
l'Orobanche il migliore sostegno per tenerla saldamente appressata 
alla nutrice. 

Poco sopra al punto di suo congiungimento con la radice della 
fava, si sviluppa una grossa gemma squamosa, della quale dovrà 
trarre origine il forte fusto, che, attraversato il terreno, porta i 
fiori alla luce. Generalmente per l'Orobanche della fava ciò avvie- 

Lo sviluppo del fusto e dei fiori avviene in gran parte a spese 
dei materiali accumulati nella precedente fase vegetativa. 

Il fusto florale è grosso, cavo, e porta poche foglie squami- 
formi. I suoi fiori sono grandi ed odorosi. Secondo lo Knuth 
(Haitdbt/ch der Blntrnblolotjie. Band. II. 1899. p. 211), per la 
posizione sporgente dello stimma, non può venire in essi 1' auto- 
di Api, attratte, oltre che all' odore, dal miele secreto in abbon- 
danza dal nettario, che trovasi situato attorno all'ovario. Tuttavia 
crediamo che in qualche caso anche una autoimpollinazione possa 
avvenire, forse prodotta dall'accartocciamento della corolla e ripie- 
gamento dello stilo, quando il fiore avvizzisce, attesocchè per so- 
lito in ogni spiga di fiori si trovano tutti gli ovarii abboniti. 

Dopo una diecina di giorui dalla comparsa dello scapo fiori- 
fero , i primi fiori . cine i più bassi sono fecondati , e dopo altri 
dieci giorni, circa, incominciano ad aprirsi i primi frutti. Così in 
un mese dall'uscita dal terreno, l'Orobanche ha già maturato i suoi 
semi, spargendoli tutti attorno per il terreno. 

In questa fase florale 1' Orobanche si è quasi resa indipen- 
dente dalla nutrice. Infatti la fava, che dapprima sembrava avere 
poco sofferto dal parassita, e continuava a sviluppare fusti e foglie, 
man mano incominciò a mostrare segui di deperimento : sovente 
non riuscì neppure a svolgere i fiori, incominciò ad avvizzire, e 
finì per disseccare. Così l'Orobanche resta padrona del terreno, e 
può continuare il suo sviluppo indipendentemente, consumando le 
sostanze accumulate in precedenza. Non è raro il caso di trovare 
Orobanche senza alcuna pianta nutrice nelle loro vicinanze, perchè 
queste ultime furono in precedenza distrutte. Da ciò deriva l'as- 
serzione che in .pialclie caso le Ombanche possano vivere di vita 



sapi fioriferi di Oro! 


lanche è tale che re 


;ivati, si abbandona 


a vivere, e possonc 
no sullo stesso ter 


[SuW Orobanche de 


Ile Fave. In Nwm 



Secondo il G 
Annalidi Agricoltura Siciliana. Anno IX. fase. III. 1898, p. 152-167) 
una sola pianta di Orobanche può produrre oltre ad un milione di 

grammo ne contiene circa 200.000. Siccome una pianta robusta 
produce una cinquantina di capsule, che contengono parecchi gram- 
mi di seme, non è esagerato il dire che da una sola pianta se ne 
possa avere un milione e più. 

I semi poi, per la loro piccolezza e leggerezza, vengono facil- 
mente sparsi attorno al luogo di loro produzione, e per il loro co- 
lore bruno si confondono subito con il terreno in modo da non 



Un fatto importantis 
quello che, dalle nssors 



minare, ma tosto si mettevano in germinazione, appena veni- 
o seminate fave nello stesso terreno. Alcuni semi anzi persi- 
La conoscenza di questi fatti ci permette di meglio stabilire 
li riraedii sieno più razionali per limitare lo sviluppo di questa 

Entità dei danni. — Se si considera l'importanza che ha 






del terreno. Ma, 

Da questo n 
coltura della fav? 



Rimedii proposti da diversi autori. 

gravi danni che l' Orobanche apporta ai campi 
li potessero essere i rimedi 



ostacolarne lo s 1 

Fu dapprima proposto di mischiare al terreno, in 
delle fave seminate, del sale, oppure della cenere, ovvero 
fo : fu pure proposto di intercalare, alle colture di fava 
di cece, o di senapa , o di frumento. Ma questi rimedii 

quella parassita della Fava. Palermo 1880) trovò : 1." 



a distruggere completamente i tessuti, se non quan< 
gnata dall'azione dell'acqua e da «inolia della luco di] 

robanche, al suo primo apparire, gettandoli tosto ne 
se non si salvano le fave del medesimo anno, si i 

Col fuoco, delle ( )[•■ 



Il Ca 
miglior pa 
stenersi, t 



sulta che i semi di Orobanche della fava 

colta germinativa per otto a dieci anni e 

Il Grimaldi (SulV Orobanche delle . 



di Agricoltura Siciliana. Anno IX. fase. III. 1898, p. 152-107) 

a trovare un rimedio efficace. Egli anzi conclude che « nessun ri- 
medio è noto per liberare con sicurezza e con poca spesa i terreni 
fortemente infestati dall'Orobanche ». Consiglia egli pure la estir- 
pazione della Orobanche, prima che si raccolga la fava, la quale 



Egli 



nfetti dall'Orobanche, per non diffondere i semi di questa con 

;essi concimi : poi suggerisce di seminare la fava a formelle, 
)onendo il semi Ira due strati del detto concime, ed evitando 

;. In tal modo ritiene che le radici della l'ava , estendendosi 



Agricoltura , 
ne dell'Oroba 





a. Nei terreni 


poi 


tortene 


n te i 


ofet 


ti vorrebbe 


si semina 


4sero per 


imi 


. volte di sega: 


irò 


fave da 


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arre i se- 




dell' Orobanclu 










andò le hv 


re assai per tempo 


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distruggerebbe] 
luppo, e così i 




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" cereali. 




Infine Lotri 




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Ih Fave. In Ni 
e. II. 1908. p. 


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oltre n 


elle 


citi 


izioni. tutt 


i ripetendo le me- 


des 


ime cose cioè 


estirpazione delle Orobanche < 


ì seminagi 


one prò- 


fonda delle fave. 

















24 

Nuove esperienze iniziate per impedire lo svilup 
od deirOrobanche.— Tutti i rimedi fin qui proposti dagli au- 
tori, come si è detto, si riducono a pratiche agrarie atte ad allon- 
tanare dai campi di fava le Orobanche prima della loro lì- unifica- 
zione, ed a porre le fave stesse in condizioni tali che le loro ra- 
dici non arrivino agli .strati del terreno maggiormente infestati dai 
semi di Orobanche, ma fin <|iii nessun rimedio fu proposto atto ad 
uccidere i semi d"< irobanche esistenti nel terreno e cosi liberarne 



Infatti, con le pratiche agrarie suddette, il terreno non resta 
liberato dall' Orobanche, ma i semi di questa, che persistono nel 
terreno, rappresentano un pericolo costante per le successive col- 
tivazioni di fave, sapendosi quanto dura a lungo il potere germi- 
nativo dei semi di Orobanche. Anzi con le successive lavorazioni 
agrarie, questi semi verranno sempre maggiormente mischiati e 
diffusi nel terreno, per cui riuscirà vieppiù difficile di evitarne il 

Perciò risolsi di iniziare esperienze per trovare un metodo 
pratico e sicuro atto ad uccidere i semi di Orobanche esistenti nel 

Scartato l'uso di sostante tossiche, di dubbia efficacia stante 
la durezza degli integumenti seminali delle Orobanche, mi attenni 
ad un altro metodo. M basai cioè sul tatto, bene 



Orobanche < 



■ 



tatto con le radici delle piante nutrici, 
per quali cause ciò avvenga, ma quasi «ertamente dipende da par- 
ticolari sostanze che le radici delle piante nutrici secernono durante 
la loro vegetazione. 

Perciò, per mezzo delle stesse piantine e radici di fave, composi 
estratti e gelatine, a vario grado di concentrazione, con le quali 

robanche della fava. Queste gelatine furono pure somministrate in 
terreni già infetti da diverso tempo dall' Orobanche , nei quali si 
era dovuto abbandonare la coltura delle fave, appunto per la grande 

diffusione ehe ivi aveva assunto la sfessa Orobanche. Il concetto 
di (piesti esperimenti fu quello che nelle radici e. nelle piantine 



re mediante 
degli stessi s 



seguita naturalmente dalla pronta morte delle pianticelle, che non 
trovavano radici di fave cui aderire. Lo scopo si può dire raggiun- 
to : infatti seminate dappoi nello stesso terreno fave, questo sf svi- 
lupparono normalmente, senza clic neppure una sola Orol.anche 
venisse a molestarle. 

A questo jmnto. sono le mie esperienze, e tutto lascia sperare 
i potrà facilmente liberare dall'Orobanche 



campi che ne sono infetti. Mi 









accenno, giacché occorrono tuttavia 

versi per meglio stabilire la formula più esatta da adottarsi , 

una successiva comunicazione che sarà seguito alla presente. 

Distruzione dell' Orobanche , mediante i suoi 
naturali nemici. -Attualmente, massime negli Stati Uniti di 
America, si è escogitato un nuovo metodo di lotta contro gli in- 
setti nocivi e contro le piante infestanti , il quale metodo ha già 
dato in molti casi ottimi risultati. Consiste nel ricercare i naturali 
nemici degli insetti nocivi o delle piante infestanti, sieno altri in- 
setti oppure crittogame, e favorirne in tutti i modi la loro molti- 
plicazione, mettendoli in grado di distruggere la maggior possibile 
quantità di detti insetti o di dette piante nocive. Un esito assai 
soddisfacente si è avuto introducendo e moltiplicando i naturali 
nemici di alcune Cocciniglie degli Agrumi, come pure quelli della 
Ittasph del Gelso : parimenti nelle Isole Hawai si è ottenuta la 
distruzione di una pianta fortemente infestante , una specie di 
Lanterna, mediante l'introduzione di alcuni insetti che ne facevano 

Perciò è da pensare che , anche per 1' Orobanche della fava, 



■il>iio inn-odu 



propagare qualche parassita , 



insetto o crittogama , atto a distruggerla. Mancano però 
notizie precise sopra qualsiasi parassita di questa pianta. Solo U 
Grimaldi (op. cit. p. 166) dice di aver osservato le larve di un 
lepidottero a rosicchiarne le capsule e nota ancora esistere dei pic- 
coli vermi (anguillaie) che attaccano la base della stessa pianta : 
però egli aggiunge che raramente questi ultimi arrivano a far mo- 
rire la pianta stessa prima die f'rutti'hVIii: la lom azione quindi è 
di poca importanza per il nostro scopo. 



Sarebbe 









menti si potrebbe] 



etlicaci; 






di Orobanche, affini a questa, e tentare di assuefarli a vivere sulla 

Mediante simili ricerche forse si potrebbe riuscire a qualcosa 
di pratico , ma occorre lungo tempo per accertare la reale azione 
ed efficacia di ogni parassita , mentre urge provvedere con pre- 
stezza, stante la gravità dei danni che ogni anno produce questa 
Orobanche in Sicilia. Per tale considerazione ritengo meglio atte- 
nerci, almeno per ora, al metodo sopra esposto , cioè all' inocula- 
zione del terreno, mediante sostanze atte a promuovere una solle- 
cita germinazione dei semi di Orobanche. 

Dottor S. Sirena. 



NOTE DI TERATOLOGIA 



Atavismi. 

1. Rosacee. Rosa sp. a calice fogliaceo. É 
normale in tutte le sue parti : solo nel fiore si osserva che i cin- 
que sepali hanno ripreso la forma di foglie, conservando la lacinia- 
zione loro propria. 

Tale fatto appoggia l'ipotesi che la formazione del calice sia 
dovuta ad una metamorfosi ascendente, intesa a dare ai sepali una 
natura direttamente fogliacea, e non una discendenza dalla corolla 
per sepalizzazione di petali. 

Ad ogni modo quest'ultima ipotesi, da taluno sostenuta, non 
trova egualmente ostacolo nel caso osservato, potendosi giungere 
alla formazione di un organo (fisiologicamente parlando) per varie 
vie e che quindi, se il calice ha normalmente origine dalle ultime 



foglie del pedun 


colo florale, può anche avveri 


irsi ch'esso si origini 


per sepalizzaziou 


e della corolla. 




Certo che n 


ìorf ohmicamente è da accettai 


:e di preferenza la pri- 



ma ipotesi, che i 



2. Cucurbitacee. Cucurbita sp. con cirri parzialmente fo- 
gliacei. 

Il cirro ha una espansione fogliare da un lato : esso è com- 
posto da quattro rami corrispondenti a quattro nervature di una 
foglia. Ma le foglie delle Cucurbitacee hanno cinque nervature : la 
quinta sarebbe appunto rappresentata dalla espansione fogliacea, la 
quale completa la disposizione ,. < in,,,,,, rami sul cirro medesimo. 

A conferma di ciò sta il fatto che, inferiormente al punto d'at- 
tacco del lobo fogliare, il cirro mostra al microscopio chujm fasci 
fibro vascolari, mentre che superiormente se ne trovano soltanto 
quattro. É evidente che uno dei nervi abbia dato luogo alla espan- 
sione fogliacea. 

Ciò, nel mentre conferma la natura fogliacea dei cirri, in qual- 
che modo esclude che la formazione di essi possa essere dovuta a 
peduncoli florali. 

Ascidi fogliari. 

3. Auranziacee. Citrus abyssfnica, Ricco». In un indivi- 
duo coltivato in vaso ho riscontrato un bellissimo caso anomalo, in 
una foglia terminante con ascidio. 

La foglia è di forma normale , ma apicalmente porta una se- 
conda fogliolina, molto più piccola, foggiata ad ascidio. 

Siccome le foglie di Citrus sono articolate sopra un picciuolo 
più o meno alato, può ritenersi che questa anomalia sia dovuta a 
tendenza di ripetere in alto l'articolazione normale del picciuolo, e 
che la fogliolina così formata abbia preso la forma di ascidio. pro- 
babilmente per insufficienza di nutrizione. 

4. Geraniacee. Pelargonium macranthum, Sweet. Gene- 
ralmente gli ascidi si debbono a modificazioni di una sola foglia. 

» due foglie che, avvicinate e saldate assie- 



i per sinfisi nella 
dio. La formazioi 



nolo, hanno dato luogo all'a- 
dovuto specialmente ad una 



delle due foglie, rimasta più piccola, mentre 
pata normalmente. 

Il fatto che la foglia meno sviluppata ha dato luogo all'as 
dio potrebbe far pensare che la sua origine si dovesse ad una - 



5. Ulmacee. Ulmus campestris, Linn. In un ramoscello 
tutte le singole foglie presentano i lobi basilari confluenti e sal- 
dati, in modo da formare una sorta di imbuto ad ascidio. 

In alcuni anzi, nel punto di saldatura si è costituito un nervo 
suturale, forse dovuto alla fusione dei due nervi proprii dei lobi 



Virescenza. 

6. Composite. Bellis perenni*, Linn. In una calatide te- 
ratologica i fiori del disco hanno preso molti caratteri dei fiori fem- 
minei circostanti. La corolla da gialla é divenuta bianco - rossa- 
stra (colore incompatibile col giallo) : essa è spaccata e non tu- 
bolosa. Il suo lembo ligulato invece di essere intero, come quello 
delle corolle esterne, è costantemente tripartito, mostrandosi quindi 

Quest'ultimo carattere decide per la natura tripetala delle co- 
rolle circonferenziali delle Asteree. ottenuta mediante 1' aborto di 
due petali interni. Sarebbe quindi da ritenersi che le Asteree fos- 
sero derivate dalle Composite bilabiate. 

7. Composite. Centaurea calcitrala, Linn. Dalla cala- 
tide anzi che uscirne i fiori, escono rami vegetativi, più o meno 
abbreviati, con numerosissimi fillomi, i quali presentano tutti i 
passaggi dalla forma delle vere brattee involucranti a quella delle 
vere foglie vegetative. 

8. Ombrellifere. Daucus sp. In due infiorescenze tutti 
i fiorellini dell'ombrella presentano costantemente i petali sepaloi- 
dei e meno sviluppati che normalmente. 



usti fona, Nees. Sono due 
i lungo 5 mm. che si conti- 
uali tuttavia nulla presentano 
però più piccole e quasi in- 



30 

10. Mirtacee. Melaleuca sp. Un ramo tripartito e 
sciazione evidentissima e molto appiattito. Una delle divismi 
senta torsione elicoidale notevole. Mancano completamente 
glie, delle quali non si scorge che l'i 



11. Onagrariacee. Epilobi u w angusti folium r Linn. 
Tanto il ramo, che le sue diramazioni sono fasciate. Nulla di anor- 
male si osserva nei fiori e nelle foglie. 

12. Ranuncolacee. Ranvitcìtltiz hulbosits, Iaixts. Caule 
enormemente fasciato e slargato, al punto da divenire di consistenza 
fogliacea, misurando di larghezza 22 mm. ed appena uno di spes- 
sore. Anche i peduncoli florali sono fortemente fasciati. 

13. Rosacee, lira timi antielmintica, Kunth. Un esem- 
plare proveniente dalla Colonia Eritrea presenta il fusto, largo al- 
meno tre centimetri, appiattito, con foglie quasi rudimentali : in 
alto ho notato un marcato accenno a bipartizione. È un caso di 
fasciazione non mai notato nel genere Brayera. 



14. Cicadee. Cycax e irci itali.*-. Lixx. In un cono maschile 
molto ricco di fillomi ed assai compatto ho trovato numerose squa- 
me più o meno saldate insieme, per le quali spesso la duplicità 
era unicamente riconoscibile dal loro apice bipartito. 

Che si tratti di sinfisi è dimostrato specialmente dalla grande 
compattezza di tanti organi in uno spazio così- ristretto. 

Anche la disposizione fillotassica conforta tale ipotesi, tanto più 
che la maggior parte delle squame anormali si trova alla base del 
cono, dove la pressione degli organi laterali riesce maggiore. 

Alcune poi sono appena visibili per una brevissima ingiunzio- 
ne apicale, si che possiamo ritenere come in altre, di origine pure 
duplice, anche questa bipartizione sia scomparsa, in modo da non 
potersi più distinguere dalle squame semplici, cioè formate in ori- 
gine da un sol filloma. 

Ciò può farci ritenere come in alcuni casi certe anomalie fil- 
lotassiche possono procedere dalla sinfisi di due fillomi contigui. 

15. Composite. Tara.mctim sp. Sono due calatidi vici- 
nissime all' apice di unico scapo. Forse si tratta di due infiore- 
scenze distinte, confluenti e saldate per --li scapi. 



31 

16. C o r i 1 a e e e . Corylus Avellana, Linn. Saldatura dei 
due lobi basilari in modo che il lembo risulta peltato : l'orse questa 
disposizione dimostra la possibile origine di ascidi fogliari, cioè per 
confluenza e saldatura dei lobi basilari e non per infossamento del 
lembo stesso. 

17. Crocifere. Brassku sp. Sono due toglie i cui pic- 
ei nuli crescono saldati intimamente fra loro per una certa lun 
ghezza, per poi ritornare isolati e distinti. 

18. Gè ran i acee . Pehuyomum zonale, L'Herit. Sono 
due fiori saldati per la regione del peduncolo, ma nel resto liberi, 
come lo dimostra la presenza di due talami distinti, ognuno con 
androceo e gineceo separato. 

Probabilmente questo caso di sinanzia è dovuto allo eccessivo 
numero di fiori in una infiorescenza assai compatta, per cui alcuni 

Le osservazioni fatte al microscopio mi hanno assicurato sulla 
natura di tale concrescenza : i due fasci fibro-vascolari sono perfet- 
tamente separati, fra loro ed individualizzati, immersi in un pa- 
renchina ad elementi tondeggiati. 

Ciò esclude in modo assoluto la possibilità di uno sdoppia- 



li). Leguminose. Soja hispida, MoENCH. Un frutto di 

questa specie presentava lue carpidi i p tetTatuentf saldati tra loro. 
Ho voluto aggiungere questo esempio ad altri già cono-, 
materiale in favore dell'ipotesi di discendenza delle Leguminose 
monocarpidiate da tipi bicarpidiati. 

20. Leguminose. Vida Faba. Lins. Varie foglioline sal- 
date fra loro a due o a tre per formare unica foglia con picciuolo 



21. Lardizabalacee. Akebia quinata, Decne. Le fogli* 
questa specie sono di solito formate da cinque foglioline, bin- 
amente picciuolate. partenti da un punto, in modo da assumer* 
ipparenza di foglie pel tate. 



a quale due delle foglioline avevan 
ieme, formando unico picciuolo. Tra 1 
n.è credo possa esservi dubbio, con 



in foglie semplici, potendosi ritenere si tratti di fillomi distinti, 
soverchiamente avvicinati ; siamo di certo in presenza di due lobi 
contigui di foglia composta saldati insieme nella regione dei loro 
piccioletti. 

In altra foglia dello stesso esemplare ho potuto osservare sei 
foglioline invece di cinque: due di esse sono assai piccole, ma non 
<■ a ritenersi che derivassero da uno sdoppiamento di sola una 
fogliolina giacche le due foglioline occupano una posizione diame- 
tralmente opposta fra loro. 

L'interpretazione di questo caso non è troppo facile : io ho 
notato solo che una delle foglioline piccole, che dalla posizione e 
forma del picciuolo parebbe essere la mediana, è anormale ed asim- 
metrica, il che farebbe credere alla formazione di una fogliolina 
soprannumeraria (piasi compenso del mancato sviluppo di quella 



modo che nel complesso la foglia assume forma di una foglia nor- 
male nella quale per compressione si siano saldate le singole fo- 
glioline. 

Il contorno della foglia si mantiene quindi simile al normale, 
con la differenza che le singole foglioline, anzi che essere libere, 
sono saldate intimamente in un sol pezzo. 

di sinfisi nelle stipole die potrei.be dare una spiegazione in (pial- 
la saldatura delle stipole è tale di fatto da riuscire una buo- 

Sdoppiainenti. 

24. Asclepiadee. Asclepias syriaca, Linn. Bellissimo 



Ab. tforragmee. L'uhnonaria n/firùntti*. Lin.n. Fiere 
con ovario quasi doppio, cioè a lobi, anziché a 4, mentre lo 
stilo resta unico. Probabilmente ciò è dovuto allo sdoppiamento di 
uno dei due carpidi componenti normalmente il detto ovario. 

Potrebbe anche darsi si trattasse di una sinanzia di due fiori 
distinti, ma dal complesso è da preferirsi la prima ipotesi. 

26. C a 1 i e a n t a e e e . Calycanthus floridus, Linn. Sono fo- 
ghe duplicate e triplicate. Dal comportamento delle nervature di 
queste foglie si arguisce doversi trattare di veri sdoppiamenti, cioè 
di nervature secondarie che, acquistando t'orza da eguagliare la 
mediana, costiruisc.ii.> apici equivalenti. 

27. Celtidee. Celti» australi*. Linn. Due foglie, tolte 
dallo stesso ramo, presentano un duplice apice, con una delle punte 
maggiore dell'altra. Per questo carattere sembra più verosimile 
l'ipotesi che si tratti di un genuino sdoppiamento e non di sinfisi. 

Come è noto le foglie di Celtis presentano, partenti dalla Stéssa 
base, tre nervature primarie, subpalmate, quasi di egual forza, di 
cui la mediana termina nell'apice. 

In una di queste foglie si hanno quattro nervature e non tre 

tosto si biforca, restando però uno dei rami più laterale e più de- 
bole; queste due costituiscono i due apici, di cui uno più robusto 
e mediano, l'altro più debole ed alquanto laterale. 

Questo conferma in modo evidente trattarsi di sdoppiamento e 



28. Uhenopodiacee. Atripler pa 
obate. I lobi corrispondono sempre alle 
ivanti dalla suddivisione di quella prima 



oppi amento to- 



a bipartizione della nervatura mediana è accompagnata dalla forma- 
zione di due lamine fogliari, separate fra loro fino al punto di se- 
parazione della nervatura primaria. Nei casi precedenti invece i 
due lobi risultanti rimanevano saldati. 



31. D i p s a e e e. Dipsacus silvestris, Mill. La i 
diana, a metà della sua lunghezza, si sdoppia in due, e dà luogo a due 
lobi separati, ciascuno dei quali presso l'apice si sdoppia ancora , 
ottenendosi così una duplicazione ripetuta. 

32. Felci. Chenopodium officinale, Link. In questo caso la 
nervatura mediana sdoppiata dà luogo a due altri nervi, dei quali uno 
solo si sdoppia ancora, in modo che in definitiva la foglia assume 
tre apici. 

33. G i g 1 i a e e e. Lachenalia pallida, Ait. Mentre l'infiore- 
scenza di questa pianta è normalmente semplice, nel caso da me os- 
servato si avvera, ad una certa altezza dallo scapo, la produzione di 
altri quattro rami o nuovi scapi, quasi di eguali dimensioni. È da 
snpporsi che nel primo suo sviluppo lo scapo risultasse apicalmente 
spezzato, per cui all' ascella dei fillomi (brattee) immediatamente 
sottostanti alla rottura , si svilupparono nuove gemme allo scopo 
di reintegrare la parte asportata. 

34. Labiate. Salvia glutinosa, Linn. Due lobi, nella me- 
desima foglia, quasi eguali, saldati fra loro, tranne che per gli ti- 
pici. Lo sdoppiamento della nervatura si verifica a metà circa della 

In altro caso della stessa specie lo sdoppiamento si avverava 
alla base, in modo che la foglia risultava con 



35. Laurmee. Laurus nobilis, Linn. Notava p in queste 
foglia la divergenza quasi ad angolo retto della nervatura latomìe, 
proveniente da sdoppiamento della primaria. La foglia assume quin- 
di un aspetto completamente asimmetrico. 

36. Leguminos e. Vida Faba, Linn. Trattasi di una foglia 
portante all'apice una sola coppia di foglioline, ognuna profondamente 
bilobata e terminante in mucrone: i loro lobi sono però asimme- 
trici , essendo gli esterni maggiori degli interni. Che si tratti di 
unica foglia ce lo dice il fatto che il picciuolo è unico , né esso 



35 

presenta al microscopio in se/ione trasversale alcun indizio di fu- 
sione : inoltre alla base del picciuolo stesso si trovano le due sti- 
pole normali . le (piali avrebbero presentato qualche particolare 
"anomalo , ove si fosse trattato di un duplice picciuolo saldato per 
sinfisi. 

Devesi cpùndi ritenere si tratti di un principio di sdoppia- 
mento , raggiunto solo in parte , giacché le due foglioline di cia- 
scuna coppia laterale si sono saldar»' assieme , simulando una fo- 
gliolina biloba. Ciò é confermato dal fatto che ciascun lobo termina 
con un brevissimo mucrone, mentre rappresenta con tutta proba- 
bilità quello terminante le foglie normali di Vieta Faba. 

87. M e ii i s ]) o i- m a e e e. Coccnlas lauri, fótta», D.C. Potrebbe 
dirsi una foglia nella .piale si sia parzialmente atrofizzato il nervo 
mediano . giacché esso non Termina con alcuno dei due apici , ma 
finisce nel seno formato da essi. In altri termini sono due nervi 
primari che si partono dal picciuolo con due apici corrispondenti. 

38. Moracee. Morusalba, Liw. Fin dalla base il picciuolo 

si sdoppia per dar luogo a due togli.-, .piasi del tutto libere fra loro, 
tranne che per breve tratto verso la base. 






fiori .piasi allo stesso livello in cima ad un sol.» asse florale. E dubbio 
però se piuttosto che duplicazioue si tratti che V un fiore termini 
realmente l'asse primario, mentre I" altro sia un fiore laterale svi- 
luppatosi quasi allo stesso livello dell'altro. Sarebbero cioè due fiori 
di due assi successivi confluenti ad tuia medesima altezza. 

In uno dei fiori notasi inoltre un sepalo trifido. Ciò tenderebbe 
a confermare lo sdoppiamento , ammettendo una tendenza indivi- 
duale ad accrescere il numero degli organi. 

41. Rosacee. Cerasa* a ri ti m, Mi.kxch. Da un brachiblasto 

nati ciascuno con un frutto. 

Trattasi evidentemente di un caso di duplicazione incomple- 
tamente raggiunto , cioè limitato alla sola regione del peduncolo, 



con upetizione parziale ilei braolnUasto . dal .piale appunto preii 
dono origine i due nuovi peduncoletti. 

42. S o 1 a n a e e e. Cestrum Parqui, L'Herit. Sdop] »ia men i . • 
fogliare con doppio apice. Sviluppo normale nelle nervature secon- 

43. Ulmacee. Ulmns camjtestri*. Lixx. Le foglie tutte di un 
intiero ramo tendono nella metà mi|h ii.<rc a sdoppiarsi mercè la for- 

norvature nel lembo intermedio e specialmente la posi/ione laterale 
di una delle nervature nella foglia superiore induce a credere si 
tratti veramente di uno sdoppiarne . per cui una nervatura la- 
terale è divenuta di egual forza della primaria. 

Ciò è confermato dalla lillotassi elio non trovasi alterata. 

Questi sdoppiamenti , tenendo conto dello sviluppo delle ner- 
vature mediane in opposizione alle secondarie, possono in 
quale una conseguenza di minore sviluppo di una parte della foglia 
in confronto alle altre , donde una prominenza in corrispondenza 
delle nervature principali. Si tratta quindi di una differenza di 
sviluppo più che di una moltiplicazione vera e propria. 





Hill 


llziiMie 


del mimerò degli organi. 


44. Et 


iforb 


iace 


e. Bieimts 




ni/s, Lixx. In i 


piare in pie 


isa ten 


■a ho p< 


>tuto consta 


tare la 


presenza di nn 


biearpidian 


e di c< 


mse-an 


su/si dionee] 




non tricarpidia 


cocchi, comi 


e nel e 


aso no 


rmale. 






Semina 


i due a 


inni or 


sono alcut 


ii dei 




carpidiati e 


ne uà 


cquero 


piante a 


frutti 


biearpidiati il 


ìnao-u'iove <•! 


ie nella 


, piani 


fca madre , r 


aostrai 


ido come tale 


si sarebbe | 


jotuta 


rissare 


per eredità, 







45. P r i ro u 

;i che pentame 



Aumento del ninnerò degli organi 



37 

lificazione florale. In un fiore il perigonio si presentavi) composto 
di sette fillomi petaloidei , il più esterno di ossi è il più largo e 
membranaceo : l'androceo formato di sei stami , ma lo stilo e lo 

primo filloma sorgeva un nuovo fiore, assai più piccolo, con ovario 
normale, ma con perigonio ed androceo in parte abortivi. Ciò di- 
mostra come all'ascella di ogni filloma, anche di quelli perigoniali. 
possano sempre potenzialmente originarsi nuove gemme, capaci di 
dare origine a nuovi fiori. 



47. A se 1 e p i a d e e. Stapelia n; 


>. Vi notai un fiore, anzi che 


laniero, tri mero. Nessun dato auti 


drizza a pensare ad una Bi- 


zia di due fiori vicini. Probabilme 


ute si tratta di una ìnoltipli- 


one delle parti florali. 




48. Composite. Cor<ops/s sp, 


, Caso curiosissimo di proli- 


«ione florale di interpretazione ass£ 


li dubbia. 


Tutti i fiori della calatide hanno 




, con un lungo pedicello, sì che la 


calatide risulta trasformata 


in vero ombrello semplice. 




I fiori interni si presentano semp 


liei e tubolosi; quelli esterni 


ice terminano ognuno in una nuo-\ 


r a , piccola, incompleta cala- 


. die nella parte superiore del s. 


io pedicello porta a guisa di 



Ciò potrebbe indicare come l'origine morfologica di tali corolle 
t'osse monolilla, secondo le antiche vedute, ina forse è più esatto 
il credere che il verticillo corollino sia stato spostato lateralmente 
in conseguenza della sua zigomorfia, mentre l'asse florale, per un 
eccesso di prolificazione, continuava il suo incremento, ripetendo la 

40. (ligi iacee. Hemerocallìs hybrida, Hort. Presenza di 
un fiore eptamero, anzi che esamero. E un caso di eteroineria florale 
per questa specie non ancora segnalato. Lo sviluppo dei sette fillomi 
tepaloidei e dei sette stami è del tutto normale. 



51. Rosacee. Rhudotujnis kerrionles. Stkiì. et Zucc\ V a 
un carpidio sopranumerario . giacché da (|uattro in due coppie 

• decussate sono cinque, sebbene uno di essi assai ridotto. 

Anche la relativa fillotassi trovasi alterata, passando necessa- 
riamente alla quintonciale. 

52. Rosacee. Cerasa* urinili. Moenoh. Si tratta di un 
doppio pirenio, probabilmente proveniente da una sinanzia di due 
fiori, con fusione incompleta dei rispettivi ovari. 

Anomalie morfologiche. 

53. A r a 1 i a e e e. Mederà Helix,hisy:. Numerose toglie irregola.i 
mente lobate e partite. Una di esse presenta un lobo fogliare sul mar 
gine laterale della foglia, quasi fosse una piccola « 

laterali biforcandosi : 



logli 



54. Cucurbitacee. Thladiantha dubìa, Naud. Offre un 
io di asimmetria fogliare. 

Due foglie , tolte dallo stesso ramo, presentano uno dei lati 
analmente sviluppato e l'altro anormale, quasi abortivo, si che 
foglia risalta asimmetrica e curva verso il lato deficiente, conte 
ine normalmente in qualche /agonia. Le emise, l'orse trauma- 
, di -tale anomalia sono dubbie, ma interessa segnalare come 
ripetuta in due foglie dello stesso ramo, ciò che potrebbe fal- 
ere che la causa avesse agiro sulla gemma, quando le singole 
ì si accingevano al loro sviluppo. 



55. Crassu Iacee. Kalanchoa long/ fiora. Hoht. I fiori di 
questa specie sono normalmente tetrameri, cioè con (piatti" sepali, 
quattro petali e quattro stami, e perfettamente actinomortì. 

L'esemplare anomalo in parola presenta due soli sepali nor- 
mali e due petalizzati , di cui uno breve lesiniforme , 1' altro più 
allungato Iiguliforme. Quest' ultimo ha però contratto una breve 
aderenza con il tubo corollino ed appunto in sua corrispondenza il 

nuto un poco zigomorfo e gli stami didiuami. 

Questo caso di dialipetalia postuma incompleta può venire con- 
siderato per chiarire in alcuni casi l'origine della zigomorfia e cou- 
della didinamia. 



fine vessilli e tre ali 
vessillo bipartito 



Queste anomali* 
Vie la Faba derivi e 
e teratologie sieno 



Anomalie nella fillotassi. 



acee.JSrytfki 



Anomalia fisiologica. 

. Leguminose. Phaseolns linxitus. Lrxx. Alcuni indi- 
i questa specie presentarono semi che iniziarono la loro ger- 
me dentro il legume, e prima della loro completa maturazione, 
causa dell' umidità atmosferica e dell' abbondante vegeta - 
ibbia impedito una buona aerazione ai sudetti 



Le Querci della Flora Italiana 



Da circa trent'anni 


vado 


raccogliendo docum 


enti per la reda- 


zione di 


una rassegna ir 


tonogratica « lol 


le Querci ii 


taliane. Una parto 


del materiale proviene ci 


alle 1 


nie stess 


e raccolte « 


■d escursioni Lo- 


toniche. : 


H più importai! 




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ro alle cui lezi uni 


dell'Istiti 


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ili per opera prin- 


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e dei miei prc 


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Quei 


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aro specialmente, 


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la particolare si 


mpat 


ia verso 


questo gen 


ere di piante, in- 


viava a , 


nix riprese in v 




pani dell 


l'Isola abili 


raccoglitori, quali 



i due Citarda, il Reina, il Boxafede, e si mantenne per tanti 
anni in continua relazione con intelligenti ed appassionati botano- 
fili, fra cui basti citare il Dr. MixÀ Palumbo di Castelbuono, 
molto noto per le sue benemerenze verso la Flora siciliana. Il To- 
daro ebbe anche il felice pensiero di introdurre e coltivare nel 
Giardino Botanico e nel vicino Vivaio Comunale un grandissimo 
numero di Querci provenienti dalle diverse parti della Sicilia, sce- 
gliendo le forme più singolari, sicché oggi . dopo circa cinquanta 
o più anni . una ricca e variata collezione ili magnifici alberi di 
Querci completa le raccolte dell' Erbario e porge allo studio di 
questo genere una guida molto più sicura di quello che non pò- 



42 

Oltre a tutti questi vantaggi mi venne anche fatto di estendere 
le mie osservazioni al materiale di altre parti d'Italia, proveniente 
in particolare dagli Erbarii dei principali Istituti Botanici italiani, 
tra i quali mi è caro di rammentare, con gratitudine verso i Col- 
leglli direttori che m'hanno gentilmente favorito, quelli di Torino, 
di Firenze, di Roma, di Napoli e di Catania. 

Con tali mezzi lo studio intrapreso é da ritenere che sia riu- 
scito abbastanza completo, avendo esso giovato a far conoscere una 
certa quantità di forme o specie nuove o almeno non ancora se- 
gnalate dentro i confini della Flora italiana, quali p. e. la Quercvs 
Toza, la (l ni lamica, la Q. Auzandrl , la Q. Aucherii , la Q. 
Mirbeckìi, ecc. Ma non credo die il lavoro possa dirsi egualmente 
perfetto, per la natura stessa dell'argomento, che è certo uno dei 
più difficili a causa dello straordinario, incredibile, potere di va- 
riazione caratteristico ai rappresentanti di questo genere; la quale 
particolarità, come sappiamo, trova appena riscontro in alcuni ge- 
neri divenuti ormai classici sotto questo punto di vista, quali p. e. 
Il irrori a m, Rosa, Rubus, ecc. Quando si può disporre, come nel 
mio caso, di esemplari da erbario in tanta copia e di provenienze 
le più disparate e rappresentanti un tipo di genere così eminente 
mente polimorfo, il lavoro di coordinazione delle differenti torme 
presenta soltanto qualche possibilità che riesca abbastanza agevole 
se si arresta alla semplice delimitazione e definizione dei gruppi 
principali; man mano che si procede oltre nella determinazione 
di entità sistematiche più piccole le difficoltà crescono e diventano 
vieppiù insuperabili. Ho sperimentato che a voler procedere oltre 
nel lavoro, qualunque forza di perseveranza non basta a vincere 
quel senso di stanchezza che invade la mente. Si va spesso innanzi 
edificando con grande fatica per distruggere tosto il lavoro com- 
piuto, appena entra in considerazione qualche nuovo elemento o 
trascurato o finora ignoto. Epperò il mio studio è stato in tanti 
anni interrotto da lunghe pause. Per la molta esperienza acquistata 
ini è lecito affermare che il Genere Quercus rappresenta la perfetta 
negazione del concetto di specie. 

Quando, superate con immensa fatica le difficoltà accennate, si 
riuscisse a determinare le differenze fra le moltissime forme e a 
graduare razionalmente i rapporti sistematici che intercedono fra 
le medesime e a mettere un po' di ordine nell' immenso caos il 
risultato finale sarebbe quello che il tutto si troverà disposto in un nu- 
mero straordinario di gruppi dipendenti gli uni dagli altri in ordine de- 
crescente. Si avranno delle entità sistematiche di grado differente, sa- 



il vocabolario n-.n conterrà sufficienti termini per distinguerle e 
graduarne il valore. Il caso delle specie Jourdaniane trova la sua 
piena e massima esplicazione su questo campo. 

scirebbe giammai a compiere un lavoro buono e sicuro per le diffi- 
coltà che vi si oppongono. Basti considerare che non è possibile in 
certi gruppi p. e. In quello di O. lìalmr, nel senso Linneano, trovare 
due individui distinti dotati di una certa discreta somiglianza così 
come può accadere e accado bellissime, confrontando tra loro due 
piante distinte di Drtiha o di lliemci um, poiché in quesf ultimo 

parti, mentre nel primo l'attenzione va rivolta a una immensa e 
numerosa massa di organi : si tratta, come sappiamo di migliaia 
o milioni di foglie, di ramoscelli, di peduncoli, di frutti ecc. Ep- 

ta monografia quercologica con criterii infinitamente su 

riuscito a scoprire due differenti specie nei campioni conservati 

in erbario e provenienti dallo stesso Individuo. 

Per accrescere valore a queste considerazioni debbo ricordare 
ebe trovandomi in favorevoli circostanze di luogo, ho potuto stu- 
diare gli individui di cinque generazioni di uno stesso albero ; il 

nuto a fruttificazione, il più giovane aveva 7 anni. Tutti offrivano 
delle differenze notevolissime di divei>o grado fra di loro e in con- 
fronto coll'esemplare da cui provenivano, anche mettendo solamente 
a confronto le foglie. Tali ditferenzo avrebbero giustificato la co- 
stituzione di qualche, buona varietà. Le particolarità di questa os- 
servazione , molto istruttiva, t'orineranno più tardi oggetto di una 
pubblicazione. 

In questo mio tentativo In. cercato di mantenermi sopra una 
via di mezzo .pianto ai criterii di delimitazione dei gruppi, cosi 

oltre nel lavoro analitico e limitare questo alla definizione delle 
genere (Itteir/is lontre i vasti limiti delia loro geografica distri- 

Limitando immenso quadro la ooj 



restano che poche vette ili massimo risalto ila percorrere e studiare 
determinai lo i caratteri e le possibili variazioni del rilievo stesso 
onde si alibia ima idea completa delle condizioni di d illusione e dei rap- 
porti che legano fra di loro le molte forme di Querci italiane. Tale 
studio ci permette a prima giunta di allappare in 8 tipi distinti 
tutte le forme di Querci nostrane, ogni tipo essendo suscettivo di 
rappresentare e concretare nel suo insieme la fisionomia generale 
di una stirpe di specie o una specie in un sensi) molto largo. 

Secondo il mio avviso, le stirpi delle Querci italiane si ridu- 



Q. pnlu 



l'Asia centrale, ove Ila per rappresentanti 
thera, Fisch. del Caucaso. Q. obovata. 
, Fisch. della China e della Manciuria e 
ne. La Q. eo-nferta rappresenta il tipo 
di forme e, per il Banato e l'Ungheria, 



inge sino a noi, iu Terra di Lavoro ed in Calabria, toccando 
ivi il limite estremo della sua distribuzione geografica. Non 
rea nella sua forma originaria lo- stretto d'i Messina, ma giunge 
Ila Sicilia coi caratteri della Q. hisnlar/s. lì/i. che rilevano la 



le forme della comune Q. lanuginosa. 




4.° Q. Ilex. Lina. Stirpe propria del Medit 


erraneo , estesa 


dal Portogallo all'estremo mar Nero, raggiunge n 


ei confini della 


nostra Flora il massimo d'intensità, elevandosi a 


nche sui monti 


nelle esposizioni apriche della regione del Castagu 




5.° Q. Suber, L.; tipo eminentemente merrdi 


.ornile . più spe- 


cialmente della, regione litorale e delle Isole delle 


parti centrali ed 


occidentali del bacino del Mediterraneo : non oltre 


passa, verso o- 


riente, le coste dell'Albania e comprende nella sui 


ì area geografica 


anche l'Algeria. Come tipo relativamente poco est 


eso, si presenta 


abbastanza omogeneo e solamente la possibilità di 


ibridismi con la 


Q. Cerris o con la Q. Ilex dà luogo a vrariazioni 


che rispondono 


grafica ed in contatto colla Q. Mirbn-kii. Dur. ti 


ìn 1U lU-- : rSr: 



:tie e M'iisihile ;i] clima in tal gradi» elle le foglie, pur dentro i 
nfini naturali della sua area geografica, cadono prestissimo al 
praggiungere dell'autunno. Sotto questo punto dì vista la Q. Ro- 









originaria di qualche is..iy doli "arcipelago greco ed ora rinvenuta 
nelle Sciare di Marsala. 

8." Q. Aegylops. L. Tipo di stirpe per eccellenza orientale, 
la sua area di diffusione è nmlro vasta e si estende fino agli e- 
stremi confini orientali della Asia Minore , della Palestina , com- 
prende tutta la Grecia, la Turchia, e lambe per piccolissimo trattò 
i confini orientali della nostra flora, specialmente gran parte della 
pianura delle Puglie e la Terra d'Otranto. Estremamente variabile 
dentro una cosi vasta area di diffusione questa stirpe ha dato o- 

abbraccia le tonno ^ià descritto coi nomi ili ([, Look, Q m rnace- 



[lotuto disporre di grande copia <\i ma- 
i grado di compiere un lavoro critico molto 



ide riboccano le 



laminare esemplari autentici. 

Quanto poi alle citazioni delle località, 
ille generali; se avessi dovuto toner '-onto 



Dispositio i 
Leptolepidium mini. Styli 



uli i'ruetit'eri plus minus elongati et gracile: 



gracites, pendoli 1 (|. pedunculata. Ei 



ubae«iuantes ve 

. Ramali glabr 

<l. Eamuli ine; 
Iosa vel gl« 

e. Folia pli 

/ Ioli 



//'. Fol m plus mimi* ampia . prot'unde I 
</. Eolia ovato-oblouga vel elliptieo-ob 





longis . 

6Q. vu 

Heldr. 

fcfc. Folia etia 


olisi- 
,m a. 


Iiilra 


-^ laminae 
a , Boiss et 

indata , vel 




cordata, ] 


.etioli 


S 1T 


— Tu la " 




7 Q. T 


Ito, 


, ea , 


»a, BòrzI. 


L Folia 


saepius ampia 


/ohovara 


vel obovato- 


il. Folia 


. 8 Q. Ci 

mediocria, ol 


'C' 


, peti 


na, Guss. 
elliptico-o- 


bovi 


ita. basi cordata, p 


letiol 


is ~ ~ 


lam 


inae longis 9 Q. Mirbecki 

•a pube vel tomento fla^ 


Ì,DURIEAU. 

uscente vel 


igineo, vel e 


nnereo-fulvescente, 


plus 


minus per- 


.dura,. Sin: 


tmae cupulae 


kxe 


adpi 


■essae atqu'e 


uediocria, tr 


mento persisi 


ente : 


Savet 


jeente, laci- 


lobata, laoiE 


US tlllii-lisris. : 


petioli 


3 -i- 


Jj- lami- 


mgis . 




LOQ. 


To 


za« BOSC. 



bb. Folia saepius ampia, pube vel tomento cinereo - : 
vel ferrugineo. 

evanescente, petiolis subnullis 

Il <!. conferta, Kn 

ce. Rainuli t'olia,, ne. etiam adulta, dense cinere 



itosi. Folia 



bb. Arbor cortk 

. 14 a. Auzandri, Gren et Godr. 
( 'nrfex sul.erosus. Ramali tolia<pie sulUus incauu-tomen- 
tosa , nervis lateralibus valde prominentibus , margine 
serrato-muomnaro. S<|uamae < u | «ulaf plus niinns elonga- 
tae, sublaxae. 

h. Cortex crasse suberos uamfie cupulae 

aliquautulo patulae . . 15 Q. Snber, L. 



uberosus. Folia < 

nceolata. Squamar cupulae 



nulis puhescentilius vel incano - 

17 Q. corrifera, 



■_'" AE(iJL(iPS. s .,. . . 

re planae. valde elongà'tae , 
ampia vel mediocria . coria 
tarde decidua. 



ceolata, grosse dentato-lobata, petiolis -g- laminae longis. 
Squamae cupulae elongatae. crassissimae, patentes vel re- 

flexae 1» <*• A^W L " 

Folia mediocria vel parva, glabra, ovata vel oblongo - lan- 
ceolata, crenato vniitii. -lenrilms longe mucronatis, petio- 



20 Q. Libani, Oliv. 



nacea vel cori 

a. Cortex profunde sulcato-rimosus, nondum suberosus. Folia 
membranacea, autumno decidua, oblonga , varie sinuato- 
pinnatifida, scabrida vel subtus cinereo-pubescentia. Sti- 
pulae persistentes . . . . 21 Q. Cerris, L. 

aa. Cortex parum suberosus. Folia ovata, oblonga vel sinuato- 
dentata vel grosse serrata, vere anni seguentis decidua, 
subtus incano-tomentosa. Stipulae deciduae . 

22. Q . Pseudo-Suber, Santi 

1." Quercus pedunculata , Ehrh. Arbor. n. 77. Arbor in- 
gens, codice griseo, primum laevi, demum sublougitudinalitn- 
nec prò ('una V rimato: ramis pattili.*, ramulis glabris vel cite 
glabratis; gemmi» globosi* vel breviter ovati»: foliis junioribus 
subtus parce pilosis vel glabris aut glabrescentibus, subsessilibus 
aut brevissime petiolatis, obovatis vel oblo?igo-obovatis, basi cor- 
dato-auriculatis, aurkulis ndfe.ris, sinuatodobatis, lobis virin- 
one 4-5, obtusis, integris vel uno alter ove dente obtuso insculptis, 
sinu lato obtuso sejunctis ; fructibus geminis vel paucis pedun- 
eulo louy/issimo. gracile, pendulo, suffultis ; glande perfeda o- 
blonga, cupa la duplo, quadruplo longior e, squamis magna parte 
conerdis et in zonis eonceutricis saepe evidenter disposi tis. Q. 
Robur, L. Sp. pi. ed. I. p. 996, prò parte. Q. brutia, Ten. PI. 
Nap. V. p. 259 ! 

IOON. Reich., Icon. PI. Germ XII. tab. 548. — Kotschy, 
Eichen Eur. tab. 27. 

Hab. : Frequente in pianura, più spesso nel Nord, in tutta 
la Penisola, formante qua e là dei boschi. Apr. Magg. 

Variat : a. m acro phy Ha, Ber. ! Foliis valde amplis.— 
b. parvi foli a, Ber.! Foliis mtdto minoribus quam in typo.— 
e. malacophylla, Schur. Oest. Bot. Zeit. 1860. p. 161. Foliis 
valde amplis atque mollibus.—à. coriacea, Bechst. Forstb. 
5° ed. p. 211. Foliis fere coriaceis.—e. extensa, Schur. En. 
pi. Trans, p. 609. Foliis amplis, junioribus puree glutiuosis: 
fructibus magnis.—l sublyr a t a. Bkr. ! Foliis profunde lo- 
batis.—g. heterophylla, BorzI, FI. for. p. 156. Foliis in 
eodem ramalo nounullis ivfeyris, aliis 2-3-lobatis vel ut in typo. - 



riuiitt/s. i. >■ a I i e i fu I i a. Kort. Foliis band lobatis.—]. Fé li- 
ne s s i, Hort. Foliis modice sed ampie lobatis.— k. fastigia- 
t a, I.a.mk. Pier. I. |». 7*2.">. Ramis adscendentibus comam elon- 
yatam pgramidalem efformanlibus.—\. penduta, Loud. Arb. 
1732. Rami* pendentibus.—m. purpurascens, D.C. FI. Fr. sappi. 
p. 351. Ramis atque foliis junioribus purpurascentibus. — n. <>- 
paca, Schur. J. o. p. 610. Folli» opacis purpureo-?» e r vos is. - 
o. variegata, Endl. Geo. suppl. IV. p. 24. Foliis albo- va - 
riegatis.—\>. microbalana, Schur. 1. e. Qlandibus parcis. 
cylindraceis. — q. sphaerobal aria, Schur. 1. e. Qlandibus 
brevibus, rotu?idatis.—r. subglobosa, Schur. 1. e. Qlandibus 
{tt/rifornu'bus. — s. macrobalana, Schur. 1. e. Qlandibus • 
lougatis raltl<: iiìii/oribus nuam in typo.—t. I o n g ep ed u n e it- 
ici ta, Lasch. Bot. Zeit. 1857. p. 409. Pedunculis valde elonga- 
tis atque gracilioribus. 

p. Thomasii, Tex. FI. Nap. V. p. 259. Ramis foliisque 

Haas, Kotschy. Eich. Eur. t. 2. 

Icon. Tenore, FI. Neap. tab. 198.— Kotschy, Eichen Eur. 

Hab. : Piuttosto rara nelle parti più meridionali della Pe- 

Variat : a. pen d ulina, Kit.! Foliis atque ramulis. <■- 
tiam adiiltis, dense pilosis ; pedunculis calde elongatis fere già - 
bris. Q. filipendula, Vukot. Q. australi*, Heuff.— b. pilota. 
Schur. En. pi. tr. p. 610. Foliis atque ramulis adulti s {tube- 
scenti}) us ; pedunculis mediocribus, pubescentibus. 

2.° Quercus intermedia, Bérexger hb.! Ramulis, petiolis, 
foliisque etiam adultis pubescentibus vel par ce tomentosis ; foliis 
unric ul is basi planis vel ima alterate reflexis ; petlolo 1-10 mm. 
longo ; fructibus sessilibus. ci pedunculo breve vel plus uiinus 
elonyato rigido suffultis. Caetera ut in praecedente. Q. pedunco- 
lata )< sessiliflora, Auct. plur. ! 

Icon. Icon nostra, tab. 1. 

Hab.: Rarissima nel Veronese (Bérexger !) e nel Napo- 
letano (Tenore !). 

OsSERV. È senza dubbio una forma ibrida, abbastanza varia- 
bile, ma dentro i limiti delle specie progenitrici alquanto ben de- 
finita. Ne ho osservato esemplari nell'Erbario del Bérexger. prò- 



venienti dall'Italia Settentrionale, ed un saggio in quello di Te- 
nore, senza località e senza nome. 

Variat: a. sessilis, Ber.! Glandibus omnino sessilibus. 
Q. hybrida, Bechst. Forstb. 5» ed. p. 211. Nel Veneto (Ber.!)— 
b. brevipes, Heuff. En. pi. Banat. Glandibus breviter pe- 
dini cui atis. Q. hnngarica, Kit. Add. p. 49. 

3.°— Quercus sessiliflora, Salisb. Prodr. p. 392. Arbor me- 

patulis, ramali* glabri* vel glabria*culi* ; genimis ovati* vel 

oblongis. sinuato-lobatis, lobi* latis rot nudati*, integri* vel uno 

sili!, a, ni p.duncnlo abbreviato rigido suffvltis. 

Icox. Eeich., Icon. FI. Gerra. XII. tab. 644. — KoTSCHY, 
Eichen Europ. tab. 32. 

Stazione : Sporadica o formante boschi nelle parti piti elevate 
dei monti, in tutta la Penisola : rara in Sicilia. Apr. Magg. 

Variat: a. parvi foli a, Ber.! Foliis multo minoribus 
quam in typo.—h. su biolata, Ber.! Foliis modice atque bre- 
viter lobati*.- e. lobati ss ima, Ber.! Foliis prof nude multi- 



4.°— Querela lanuginosa. Lam. Enc. I. p. 709, prò var. Q. 
Eoburis. Arbor vel arbuscula, ramulis incano tomentosi» : 

fuliis «H-dincribus. saprà *parsini pib>*is rei glabri scentibn*. sub- 
tus plus minus dense cinereo-tomentosis, longe petiolati*. pidio/e, 

1 r longitudini* in ni iniir. nfri/nj/ie eiveiter Ho' nervosis, ovedo- 

oblougis. sinuato-lobatis, lobis regularibvs, obtusis vel rarius a- 
cutis. integri* vel breviter *iu nato-dentati* ; fructibu* sessilibus 
re! hrevissime pud n ne alati*. Q. pubescens, Auct. ! 



Ieox. Kotschy, Eichen Eur. tab. 34. 

Hab. : Molto comune nei boschi fra 300 e 1500 m. in tutta 
la Penisola, specialmente nel Mezzogiorno e nelle Isole. Apr. 
Magg. 

Variat : a. microphy Ila, Borzì. Folti* multo minori- 
bus uiiam in tgpo, 2-5 cenfm. longis. obovato-oblongi*. lobi* tin- 
tati*. Veronese i Goirax ! ). — b. (} a sp a r r i n ii. Borzì. Folti* 

prtin/n tolde brevi. Basilicata (Gtasparrixi !). —e. Nicotrae, 
BoRZt. Folli* parvi*. :>-/! mitili. longis, roriarea-ìnenibra nani*. 

glandibu* porri* il). Sardegna (Xrn itra !'i. — d. lari n iosa. 
BORZI. Foli/s nìediorribu*. lariniato-lobati*. densi tomento*'/*. 
tomento in siero flavescente : glandibu, pan/m majoribus quam 
in tijpo. Etna (Bivoxa !). — e. p i n n atifid a, Borzì. Foliis 
mediocri})//*, profunde laciniati*, lariuiis dentata-lobati* : glan- 
dibn* mediocribus. Etna (Biyoxa!). — f. macrophylla, 
Borzì. Foliis aliquanto majoribus quam in tijpo. lobi* an- 
gusti*, dentata-lobulati* : glandibu* parvi*. Sicilia ,T»u>ar<» !). 



di Mirto (TODARO I). - li. <i 1 a b r e s e e u *, Borzì. Folti* ua-d 

lobi* integri*. Sicilia (MlXÀ !). - i. ni i e r o b a 1 a » a. B- Mi 
(Uandibu* parvi*, angusti*, brevibus. Con la specie. — j. et 
taegina. Borzì. Foliis mediocribu* vel parvi*-, ovato-lanceolat 
lobi* oblongis dentata-lobulati*, sin/ibu* angusti*. Sicilia (MlXÀ 
— k. Pro te us, Borzì. Foliis valde variabilibus, ovati*, obh 
gis, elliptìcis, lobi* atque siwubus irregularibus, saepe late 
pando-crenatis. Messinese! — 1. brachyphylla, Kotsci 
Foliis brevibus, parca lobati*. Sardegna (Nicotra I) — m. s ti 
crenata, Borzì. Folti* pawibus. brevissime atque parer lobat 
Sull'Appennino Modenese e sui monti della Sicilia ! — n. p u rp 
rascens Bonzi. Foliis parvibu*. *ubtu* pubrscentibus in nei 
mediano, atque purpurasrentibu*. Sicilia ! 



inza delle foglie, le brevi divisioni del con 
il tomento dalla pagina inferiore delle 
vicinamento con la Quercu* Mirbeckii. 



5.° Quercus Ueriae, BorzI. Arbor excelsa, cortìce iaeriter 
nfc prò [micie atque regulariter rimaso. roma ampia, ramulis 
<tiam ad ultis dense cinereo-tomentosis ; foliis tarde decida is. a m- 
plis, junior ib us famentosis, drmiun saprà glahrrscentibtts, sub- 

tus in nervo medio tantum pilosis, petiola — ^ f- longitudi- 

nis lamìnae, ovato-oblongis vel ellittico ofdnugis. sinuato-pinna- 
tifidis, lamina basi in lobos duos rotundatos, inaequales, con- 
trada, laciniis trianyularibus, obtasis. integris rei raro sub a- 
pice emarginatis, sinubus amplis. Q. vulcanica '( nebrodensis, Borzì 
in Boll. R. Orto Botanico di Palermo. Voi. IV. p. 47. 

ICON. Icon nostra, tab. 2 

Hab. : Rarissima nei boschi di Valdemone ! in Sicilia, e col- 
tivata nel R. Orto Botanico di Palermo ! 

Osserv. La Q. Ueriae è senza dubbio una forma che merita 
un posto distinto dalle altre del medesimo gruppo. Un magnifico 
esemplare di essa si trova coltivato nell'Orto Botanico di Palermo, 
e proviene senza dubbio da semi raccolti in Val Demone (Prov. di 
Messina) ed inviati al Prof. Todaro da qualche corrispondente, 
o fatti raccogliere probabilmente dal Citarda. Ho 'sempre con 
grande interesse rivolto la mia attenzione a quest'albero, il cui 
portamento gli dà un carattere a prima vista molto singolare. La 
stessa scorza del tronco mostra una notevole differenza rispetto a 
quella delle altre specie del gruppo delle Roveri, quanto alla scre- 
polatura sottile e regolare. La chioma è ampia, maestosa e le grandi 
foglie gli danno un aspetto molto caratteristico. Si aggiunge a ciò 
il fatto che le foglie stesse non cadono che molto tardi, quasi ai 
principio della primavera, quando cominciano a svolgersi le nuove; 
anzi talora le foglie vecchie, incartapecorite e giallastre, persistono 
in parte fino al principio della estate. I ramoscelli sono coperti di 
un tomento denso di color cenerognolo, il quale persiste anche a 
tarda età ; non così le foglie, le quali conservano la stessa pelurie 
solamente al di sotto e lungo i nervi principali. È caratteristica pel- 
le foglie la forma molto allungata ; possono raggiungere una lun- 
ghezza di 12-15 centim., non compresa la lunghezza del picciuolo, 
il quale misura da 15 a 18 mm. Il contorno della lamina presenta 
delle insenature molto larghe ed equidistanti, non molto profonde, 
determinanti la formazione di lacinie che si restringono verso l'alto 
e terminano in una estremità tondeggiante ; qualche volta qualche 
lacinia si divide in due lievi lobi angolosi. I frutti rispondono nei 
caratteri generali a quelli delle altre forme del tipo Rovere ; nel- 
l'esemplare di cui è parola appariscono raccolti in parecchi sopra 
un comune peduncolo ascellare, lungo 2-4 centm., ed abbastanza 



robusto. Le ghiande superano una volta la profondità della cupola. 
Ho voluto distinguere col nome di Q. Verme questa forma in o 
nore del Botanico Siciliano Frate Bernardino da Ucria, che ft 
il primo a divulgare e ad applicare il Sistema Linneano allo stu 
dio delie piante della flora Siciliana. 

6.°-Qu«mtiis vulcanica. Boiss. el Heldr. ex Kotschy, Eich 



tnugularitrr r i,n,ati ji,l is . xìnohn» andasti.,. Bonzi in Bo 
Orto Botanico di Palermo , Voi. IV. p. 47. Q. appenuir 

Hab. Bara nei boschi di Calabria e della Sicilia. 

a typica, Borzì 1. e. RamuU* gktbreaceìitibns ; foliis : 

'tu-pi/nniti/hìis. si/tt/htis ralt/r <ui<j//st/s. 



lactin/s mnptstìs, 
.«ih, nuprn sparse 
Q. Minae , Loja- 



Hab. : Sulle Madonie (Mina !). 

liìs tariìtiìs ltitiorih/is. irriy/ilarilms. iìitri/ris r,l inxiryiuatis. 

Hab. : Sulle Madonie (Mina !). 

Osserv. Alle considerazioni svolte nella mia nota, inserita nel 
IV. voi. del Boll, del R. Orto Botanico di Palermo, p. 43eseg., 
intorno alla Q. vulcanica^ delibo aggiungere che l'esame di un 
saggio proveniente dai boschi di Calabria, ed il confronto con gli 
esemplari autentici originari i, della Grecia, permettono ora di sta- 
bilire in modo sicuro il valore ed i limiti di variazione di questa 
specie dentro i confini della nostra flora. Come carattere tipico di 
essa rimane la quasi perfetta gì abrescenza dei ramoscelli, l'ampiezza 
della lamina fogliare, anch'essa glabrescente, e che si restringe 
quasi a cuneo verso la base, mentre il contorno diviene in vario 
grado pennatofesso. Tuttavia il vario grado di persistenza del to- 
mento sui ramoscelli e sulle foglie, il maggiore o minore grado di 
divisione del contorno segnano delle differenze che confermano anche 



in questa specie il grande poliformismo e la influenza che essa ha 
subito nella sua area di distribuzione geografica dalla comune Q. la- 
nuginosa. La var. ambigua, a questo proposito, é una prova dei 
molti punti di contatto di essa con quest'ultima specie, e quasi si 
confonde con le forme macrofille della stessa Q. lanuginosa. 

7.° Qnemis Tenoreana, Bonzi. Arbor mediocri*, ranni lis in- 

cauo-tnmrntnsis; folli* omjills. etiam adulti* . praecipue subtus. 

rinereo-tomentosis, petiolo brevi -— — longitudini* laminar.. 

abortiti* vel abortito - oblomjì* . busi rottintlati* rei fere cordati s , 
si n noto- ninnati '/itiis n-l sin nato-lobatlsi sinnbns angnstis , regit 
laribus , lochili* ublongl* . obtnsis , integri* rei sinuato-lobatis. 
Q. Dalechampii, Ten. Ind. Sem. H. B. Neapol. prò p. ! Q. Vir- 
giliana, Ten. Syll. p. 4G9, prò p. ! Q. amplifolia, Cuss. prò p. ! 

Icon. Icon nostra tab. 4. 

Hab. Abbastanza frequente nelle parti meridionali della Pe- 
nisola , fino alla Calabria , ed a Capo d' Orlando in Sicilia (To- 
DARO !). 

(3 breviloba, Borzì. Foliis subtus fere glabrescentibus , 
nervo medio e.txepto, breviter obovatis, sinubus minus profundis, 
afone laclnlis brevibus, sinuato-lobatis. 

Hab. Sulle Madonie in Sicilia (Mina !) ed a Monte Cassino ! 

7 canescens, Borzì. Famuli s /nllisi/uf tomento*/'*, lotti* 
brevibus, fere integris vel subermaginatis. 

Hab.: Sulle Madonie (Mina !). 

Osserv. Sono state tracciate abbastanza bene le differenze fra 
questa specie e la Q. vulcanica; tuttavia rimane evidente che si 
tratta di forme molto affini, appartenenti sen*.a dubbio alla mede- 
sima stirpe, la quale si è trovata variamente influenzata da altre 
forme diffuse entro la stessa area geografica, quali la Q. lanugi- 
nosa da una parte, e la Q. conferta dall'altra. Specialmente que- 
st'ultima ha dovuto esercitare una spiccata influenza sui caratteri 
della Q. Tenoreana, per esempio nelle parti meridionali della Pe- 
nisola, e nella provincia di Caserta, dove la "Q. conferta cresce as- 
sociata molto frequentemente con parecchie altre forme o varietà 
della Q. lanuginosa, da ritenersi possibile una origine ibrida della 
specie di cui è parola. Taluni esemplari della Q. Dalechampii, Ten. 
esaminati da me stesso nell'erbario di Tenore, offrono tratti evi- 
dentissimi di affinità con la Q. conferta; altri se ne allontanano e 
mostrano di essere estranei anche alla stessa specie Tenoreana. Essi 
si accostano o si confondono con le forme a grandi foglie della 



57 

Q. lanuginosa. Sicché la denominazione primitiva di Q. Dale- 
champii, non essendo in modo preciso applicabile per distinguere 
l'insieme delle forme che per i caratteri indicati si distinguono 
dalla Q. lanuginosa e dalla Q. vulcanica, come anche da altre 
Querci provenienti dai medesimo tipo delle Roveri, mi è parso con- 
ia denominazione di 



8. Quercus (Jupauiana, Guss, Syn. FI. Sic. II. p. 606. Arbor 
mediocris, ramulis incavo - tomentosi*, folli* *aej>i>/* amjdis, 

petiolo brevi 4 ^longitudini* laminae, obovatis vel obovato- 

orbicnlaribus, basi cordatis, utrinque circitrr .5-'/ nervosis, lobis 
brevissimi* arcuato-rotundatis, integri*, subiti* opaci* vel sub- 
glaucescentibus. 

Icon. Icon nostra, tab. 5. 

Hab. Nei boschi montani in Sicilia, piuttosto frequente. Magg. 

(3 amplifolia, GrUSS. 1. e. p. 607 ex p. Foliis amplioribu*. 

Hab. Con la specie. 

\. elliptica, Borzì. Foliis minoribu* quam in typo, 
elliptico-obovatis, laeviter sinuato-lobatis. 

Hab. Con la specie. 

o. peti ola ris, Borzì. Foliis sat amplis , prof andiu* 
lobatis, petiolo longiori, -i- longitudini* laminae. 

Hab. Presso Palermo (TIneo !) 

9. Quercus Mirbeckii, Durieu in Duch. Rev. Bot. H. p. 
426. var. Sicula, BoRZt. Arbor excel* a, cortice fusco rimoso, 
ramulis glabrescentibus ; foliis cinereo - membranacei*, vere an- 
nis sequentis deciduis, adulti* glabri*, siibtns pallide cinereo- 
opacis vel fere glaucescentibus, mediocribu*. petiolo elongato 
-L-JL longitudini* laminae, oblongis vel elliptico-obovatis, basi 
cordati*, utrinque 8-9 nervosis, regulariter crenato - lobatis, lo- 
bis subaequalibu*. borissi mi*, rotundatis. 

Icon. Icon nostra, tab. 6. 

Hab. Rarissima in Sicilia. Apr. 

Osserv. La vera Q. Mirbeckii. DruiKr. dell'Algeria, non e- 
siste in Sicilia ne altrove, entro i contini della Flora Italiana. La 
forma da me rinvenuta nell'Erbario Palermitano differisce dal ti- 
po africano, per il numero d«i lobi elio ne ò alquanto inferiore e 



corrisponde alquanto bene ad una forma proveniente dall'Aliena. 
raccolta dal Trabut, e considerata come varietà paucinervis. 

Si ha con ciò una tendenza ad avvicinarsi al tipo delle Ro- 
boroidi meridionali, aventi per stipite la U- tu uliginosa. Special- 
mente manifeste sono le affinità con la Q. Cupaniana, dove la 
lamina fogliare presenta pure spiccata alla base la conformazione 
cuoriforme, la pagina inferiore tende, specialmente nelle forme gla- 
brescenti, ad età avanzata, ad assumere una tinta glauca opaca, 
ed il contorno presenta lievissime lobature tondeggianti. È da ri- 
tenere che il tipo della Q. Mìrbeckii, abbastanza puro nell'Africa 
settentrionale, passando in Sicilia, abbia subito le influenze delle 
altre forme di Roburoidi predominanti, quasi da confondervisi. Di 
ciò mi convincono talune forme quasi di passaggio notate tra la 
Q. Mìrbeckii siciliana, la Q. Cupaniana e la stessa Q. lanu- 
ginosa. 

10. Quercus Toza, Bosc. Journ. Hist. Nat. II. p. 155. Arbor 

mediocri*, indicibili stoloniferis, corticc nigricante profunde ri- 
moso, ramulis flavo-vel fulvo-tomentosis ; foliis etìam adulti* 
tomento flavescenh-, persistente, mediocribus, petiolo elongato, 
-i — -jj- longitudinis laminae , ovatis nel obovotis . laciniato - In- 
batis, laciniis angustis, profundis, integris vel saepe siuuato-an- 
gulatis, sinubus latis, saepe irregularibus ; squami* cupulae. 
laxe adpressis, atque marginem supera utibus. Q. Tauzin, I'krs. 
Euch. II. p. 571. BoRZt in Boll. d. R. Ort. Bot. d. Palermo. Voi. 
IV. p. 40. Q. pedemontana, Colla, hb. ped. ! 

Icon. Bosc, Journ. Nat. Hist. tab. 
779.— Laguna, FI. Fór. Espan. tab. 31.- 
tab. 22. 

Hab. Sui colli aridi, solatìi, del Piemonte, in Val di Susa ed 

P brachyloba, BorzI 1. e. p. 43. Foliis parviusculis, 
non ultra 5 centini. longis. lobi* bre.ribus, trianguhiril>us, saepis- 
sime ìntegris, ad apicem obtuse mucronulcdis. 

Hab. Alla Sacra di San Michele, in Val di Susa Fontana . 

y. glabrescens, BorzI 1. e. p. 43. Foliis mediocribus. 
sinuati- lobati* . lobi* angustis . grosse irregulariter ungulato- 
dentatis, saprà glabri*, subtus. ad nerr.os, dense pallide luteo- 
lerum glabratis. 

Hab. In Val di Susa presso Brun (MATTIROLO e FERRARI !). 



11. Quercns eonferta, Kit. in Schult. Ostr. FI. I. 

Arhor maglia, ramulis foliisi/'/e jini/oriluis pube ferrili) 

latis), petiolo brevi (3-10 mm.i rei siibn/illa. ubo rat is rei 
oblongis, basi eordatìs, ni riunite :>-/<> lo/etti*, lobis pi- 
apice rotundatis. integri* rei auguloso-lolmlatis; s'puim» 

Tex. Cat. H. Neap. 1815). p. 6.5 et in hb. ! 

Icon. Reich. Icon. FI. derni. XII. ub.64B.—Ka« 
chen Eur. tab. 14. 



>!.■,>.. Tu 



gusti* atque profundis, irregulariter 
12. Querens insularis, Bonzi. Ai 



Q. vulcanica a typica, Bonzi 
lermo. voi. IV. p. 47. Q. ap« 



cinereo- ferrili] i>no, subtiis persistente. 

Hab. : Sulle Madonie in Sicilia (MmÀ). 

Osserv. La Q. eonferta. Kit. verso il Nord della Penisola 
non si estende al di là della provincia di Rema e nella direzione 
di Sud non va oltre allo stretto di Messina. Un solo esemplare è 
stato trovato presso Taormina (Monte Veneretta!) oggi scomparso. 
Anche in Calabria apparisce rara e non forma giammai boschi di 
qualche estensione. In Sicilia essa sembra venga sostituirà dalla 
Q. insularis, la cui affinità con essa è r 






delle ghiande, 



i di conformazione delle foglie e dalla tendenza della pelu- 
riveste i ramoscelli, i picciuoli etc. ad assumere una tinta 



meridionali della Q. lanuginosa sarà molto verosimilmente deri- 
vato il tipo subcìnerascens, dove il tomento ha un colorito grigio 
ed è persistente più a lungo che nel tipo. La Q, insulari» perciò 
è da considerarci <■ ■in< j il rappresentan te insulare e più meridionale 
della Q. conferta, influenzato più o meno dalla prevalente diffu- 
sione in queste regioni della Q. lanuginosa. 

13. Quercus Ilex, Lisx. Sp. pi. ed. I. p. 995. Arbor medio- 

nuinpiam *ubrro*o; /'olii* med 'Inerlbn* rei porri*, juì/loribus ve- 
lati na-i uron i*. adulti* *upia gin use iitrano- 
tomentosls . orati* . ablougì* In un',, lui >'.< re . ìnfrgri* rei dentato- 
spinosi*, utrimpue d-10-urrrosl* . nere/* band ni ri.r proni/un- 
ii*: sanami* eupular brerlbu* . membranacei*, plus minus arde 

ICON. Reich. , Icon. FI. Gerin. XII. n. 1307. — Kotschy , 
Eichen Eur. tab. 38. 

Hab. Sui colli aridi solatii della Regione dell' Olivo , lino a 
quella del Castagno, sporadica o formante boschi, in tutta la Pe- 
nisola, nelle Isole maggiori ed in alcune delle minori. Apr. Cxiugn. 

Variat. a. / a t ifo l i a, Lodd. Cat. Folli* latlorlbus /piai» 
in tupo, orafi* mi ellij- fieno/, lungi* •-!-* rrntm. lati*. Ì/-I2 rrntm. 
bangi*.: friirtiba* timr *r**ililai*. fune pedunculatis. — b. sali- 
ci folla, Hort. Folli* maguHmlìne racla, integris vel denta- 
ti*, d-h'-ties longloriba* ipnim la? infila'*, margini: undulatis vel 
plani*. e. parvi folla, BorzI. Falli* ovatìs vel fere rotundatis, 
/■aldi' porri*. ìntegri* rei dentati* 1-2 rrntm. longis), — d. a q li i- 
folia, D.C. Prodr. p. 39. Folli* nfrimpie parer pila*/'* eri 
fere glabrescentibus. - e. poi y e arpa, Ten. Syll. p. 472 , 
Foli/* variabilibu*. frnrtibns di- n*>- glnmrratl*. plus mina* long, 
priìn ncnlatì*. — t. su boccali a. Tkx. 1. e. Glandlbu* rotini 
dati* rei oroidri*. ma. ri ma parti in cupida incinsi*. — g. bra 
e h y e a l y .e . Bonzi. < 'non li* ri,!,!,' abbreviati*.— h. m i croba- 



ex X coccifera? Q. soluntiM, Tin. 

Icon. Icon nostra tab. 8. 

Hab. Presso Solunto, nei dintorni di Palermo (Tineo !). 

Osserv. La Q. Auzandrì, Gr. et Godr. è, per la prima volta 
segnalata nei confini della nostra Plora. Gli esemplari autentici, 
provenienti dalla località originale, confrontati con quelli raccolti 
dal Tineo a Solunto, non lasciano alcun dubbio sulla identificazione. 
Dal Tineo, che ne intuì subito le differenze, è stata indicata con 
il nome di Q. solwithm, come lo dimostrano i cartellini <li puirun 
di lui che accompagnano gli esemplari della suddetta località. Mesta 
da vedere se questa forma è abbastanza distinta per meritare la 
considerazione di specie. Certamente al primo aspetto essa rimane 
ben differenziata dalla Q. Ilex, a cui moltissimo somiglia per la 
struttura delle cupide. La pelurie però che riveste le squame è pia 
fine e prende quasi un aspetto argentino, come succede nelle squame 
delle cupule di Q. coccifera. A quest'ultima la (i. Auzandrì mol- 
tissimo poi si accosta per l'aspetto delle foglie, tanto da giustifi- 
care il posto attribuito dal De Candolle alla detta Q. Auzandrì 
fra le molte varietà della Q. coccifera. Tenendo conto delle affi- 
nità con la Q. Ilex con quest'ultima specie, si può dire che la 
Q. Auzandrì rappresenti un tipo intermedio tra 1' una e 1" altra. 
molto verosimilmente una forma ibrida delle medesime. 

15. Qiiercus Suber, Link. Sp. pi. ed I a p. 995. Arbor me- 
diocris, trunco crasso, cortice ralde fungoso-snberoso, profonde 

salvato . larda ariate e.rtus nigrica/dc : foliis parvis rei medio- 
cribus, ovati* cri orato-obhaigis. fndifus *t<d/at<'>-celidii>is. iueanis. 
serrato-mucroiudis, raro intrgris, ut riunite o-ò nervosis. nervi- 
bus proìniut'ìitibus : squamis cupulae e basi orata plus minus 
elongatis, super ioribus aliquanto lajcis. 

Icon. Clusius, Hist. Plant. I. — Kotschy, Eichen Europ. 
tab. 33. 

Hab. Frequente nella regione marittima di tutta la Penisola, 
ed anche sui colli e sui monti, tino a P200 m. nelle grandi Isole, 
formante boschi di grande importanza. Apr. Magg. 

Variat. a. i n tegr ì fai i a. Bonzi. Folti» fere rotundatis, 

cupulae elongatis, linear ihtis, e.rfus re/le.ris. — e. serotino. 
Borzì. Fructibus serius {sarpe autumno secundi anni) mature- 
scentibus. Q. occidentalis, Gay. - .1. brachylepìs, Borzì. 



Squamis cupulae cable brevi*, ìmbrivatis. — e. mi ero e arpa, 
Borzì. Cupulis brevissimis, glandibus parvis. 

p. Bivoniana, Guss. FI. Sic. Syn. II. p. 604. Foliis ir- 
reg u lariter laciniato- lobo I /'* . 
Hab. In Sicilia, sparsa. 

16. Quercus Morisii , Borzì in N. Gioni. Bot. Ital. Voi. 
XIII. p. 10. Arbor mediocris , corticc t<:nn iter tuberoso, grosse 
atque prof linde sulcato-rimoso ; /< vel lanceo- 
lati*; squamis cupulae parum brevioribus quam in praecdeute. 
nondum reflexis. Coetera ut in Q. S u b e r. Q. Ilex X Suber , 
Borzì. Comp. FI. For. Ital. p. 149. 

Icon. Borzì in Nuovo Giornale Botanico Italiano. XIII. 
tab. 1. 

Hab. Sporadica nei boschi di Leccio e di Sughero in Sar- 
degna, Sicilia (Ficuzza!) ed a Lipari! Apr. 

Osserv. La Q. Morisii, come già feci osservare (Borzì, 
h'Ilbi-Suergiu o Quercus Morisii, in Nuovo Giornale Botanico 
Italiano. Voi. XIII. p. 10) occupa un posto intermedio fra la Q. Ilex 
e la Q. Suber, da giustificare il sospetto che si tratti di una forma 
ibrida, originata dalle dette due specie. I caratteri anatomici della 
scorza confermano tale giudizio, meglio di quelli dedotti dalle foglie 
e dai frutti, per i quali taluni individui riescono difficilmente di- 
stinguibili a prima vista dalla Q. Suber. 

17. Quercus coccifera, Linn. Sp. plant. ed. I. p. 995. Arbor 

vel arbuscula, cortice non suberoso, ramulis novellis incano-to- 
meìdosis vel pubescentibus, adulti* glabri* ; [olii* lucidis laevi- 
bus omnino glabre*centibu*, plus minus rigidis vel corìaceis, o- 
vatis, ellipticis, marginibus undulato-spinosis ; squamis cupulae 
induratis, più* minu* dougati*, prwsertiiu superinribus, refle.ei* 
vel erectis. 

Icon. Labillard., Icon. dee. V. tab. 6 f. 2.— Jaub. et Spach. 
111. tab. 57.— Kotschy, Eichen Eur. tab. h, 29. 

Hab. Non rara in tutta la Regione dell'Olivo, sui colli aridi 
solatìi ed anche a poca distanza dal mare, in tutta la Penisola e 
nelle Isole maggiori. Apr. JMugg. 

Variat. a. integr i folla , Boiss. FI. Or. IV. p. 1169. 
Foliis integri* rei *ubintegri*. N.-lla Sicilia meridionale !— b. Cal- 
li pr ino s, Webb., Iter. hisp. p. 15. Foliis maj'usculis atque 
planis ; squamis cupulae erectis. Nella Sicilia occidentale ! — e. 
pseudo-coccifera, Desf. FI. Atl. H. p. 349. Squamis 



Pro-Ir. XVI. P . .)•;. /•', 

Marsala ! 



QlIcITHS Alidi 



Hai;. Nelle Sciare di Marsala (TlNEO !) molto rara. 

Q. cocci/era, L., seguendo l'opinione di De Caxdolle; però 
da notare che i soli caratteri differenziali degni di nota risiedei 
nell'abbondanti' Tomento tu Ivo -ferrugineo che investe ; 

19. Qnerciis Lilmni, Ouv. Yov. t. IVI. Arbor mediocri*, co, 



Icon. Kotsciiv. Eirhen Pur. tal). 5, 21. 2G.-Loxgo in Bol- 
lettino del Naturalista. XII. 1888. tal). L— Borzì in Malpigli /a. 
II. tab. 11. 

Hah. Nelle Puglie , ove forma boschi, o sparsa qua e là. 
Apr. Magg. 

Ossjrrv. Per la storia delia scoperta di .piesta specie dentro 
i confini della nostra Flora e del suo valore sistematico, debbo 



gularis! ». Il confronto poi dei saggi italiani con quelli provenienti 
dall'Albania non lascia, come già dissi, alcun dubbio sulla identi- 
ficazione di questa specie con la Q. macedonica, A.D.C.; oltre ai 
saggi autentici raccolti dal Oriskiiaoii in Albania, e riferiti da, 
questi alla Q. Aegylops, L., ho potuto esaminare quelli provenienti 
dalle collezioni del D.r Baldacoi, fatte nel Montenegro ed in Serbia, 
e la identità è perfetta. Lo stesso dicasi quanto ai saggi provenienti 
da altre parti dell'Oriente, particolarmente dalla Siria, dall'Arme- 
nia, dalla Palestina etc. Si tratta evidentemente di una stirpe molto 
estesa, la cui area 'li diffusione comprendo verso lo estremo nord 
ed occidente gli Stati Balcanici, l'Epiro, l'Albania e le Puglie, e 
cosi essa presenta una iutinirà di lorme di variazioni, che si tro- 
vano descritto come altrettanti tipi specifici distinti, come lo atte- 
stano i nomi di Q. Look, Kty., Q. Brautii, Lindl., Q. oophora, 
Kty., Q. regia, Lindl.. Q. macedonica, A.D.C., Q. ostriaefolia, 
Borb. etc. Volendo, a rigore di norme sistematiche, comprendere 

sarà bene adottare quello di Q. Libarti, Oliv., ohe ha diritto alla 

20. Querons Aegylops, Lixx. Sp. pi. ed. I. p. 996. Arbor 
saepe ingens franco erecto corticc griseo-fii^cscntte, prof nude 



perpositis, tante palenidms rei ref/r.ris. 

Icon. Kotschy, Lichen Europ. tab. 7, 13, Iti, 30. 

Hab. Verso 1" estrema punta della terra d'Otranto , scoperta 
dal Bruni nel 1861. Apr. Magg. 

Osserv. Stirpe estremamente variabile per il contorno delle 
foglie , variamente frastagliato* , per la grossezza delle ghiande e 
per la lunghezza e direzione delle squame di queste. Per quanto 
poco estesa dentro la flora italiana, anche da noi si notano piccole 
variazioni, specialmente per quello che riguarda le ghiande. 



Icon. Reich. Icon. FI. Germ. XII. n. 1316. 

Hab. Sporadico o formante boschi da solo , da 400 a 1500 
in., ed anche più in basso, in tutta la Penisola ed in Sicilia. Apr. 
Magg. 

p. austriaca, Willd. Sp. pi. IV. p. 454. FoliU (Mango 
laiu'colatis. ìttri)i<{>ie. ò-o' nervosi*, lobato-denùdis. lobis triangu- 
laribus, obt/isis acutisre. i ntegris, parimi inaeipialibas. simibus 
amplis, basi angustatis. 

Icon. Kotschy, Eichen Eur. tab. 20. 

Hab. Con la Specie. 

V. Gussonei, Borzì. Foliis oblongis rei dliptico danceo- 

bat/'s. lobi* regularibus. integri* rei paro- ibnf iridati*, basi ro- 
tandoti* vel coniati*, q. HalipluV.,,. Gr^. Syn. p. 605 et hb ! 

Hab. Sui monti della Sicilia, alla Ficozza (Tineo ! Todaro ! 
Lanza !). 

ò. roburoides, Bonzi. Foliis of/nndi* rei ell/pticis, ner- 



sf/iuthiin cupiilar marginar/bus liberi*, fìl i fonnibns. erectlS, coe- 

Icon. Icon nostra tab. 9. 

Hab. Nei boschi di Gioja Tauro in Calabria (Cardinale !). 

modo particolare notata la var. roburoides, che ho ricevuto da 
Calabria, col nome di Escolo selvaaaio. Ciò è anzitutto prova della 



>n la Rovere, come risulta 
dalla descrizione. Notevole è il fatto che le cupole presentano due 
Bile superiori molto sottili, meno lunghe di 
i nel Cerro comune, e diritte ; le altre sono 
aldate in gran parte con la cupola. La quale 
il sospetto che questa forma abbia un'origine 
ibrida colla influenza di alcuna delle numerose forme delln Q. *es- 
siliflora o della Q. lanuginosa. 



Icon. Santi, Viaggio tab. 3. — Kotschy, Eichen Europ. 
tab. 35. 

Hab. Sporadico sui colli sterili della Regione dell' Olivo , in 
tutta la Penisola eri in Sicilia. Àpr. 

3. e a s t a ii n p li y 1 1 n . Borzì. Foliis majoribux. ohloiif/o- 
l<i»w>lath. t/'iniato-dri/tttt/s. (}. pseudo-austriaca, LoJACONO, FI. 
Sic. IV. p. 380. 

Hab. Sulle Madome. in Sicilia Mina! . 



■ non Px.rssiKu!,. <>. hispanica. Lami,, vi sono sinonimo. Nella 
_ var. ca*UtM>i,h,jU„ si ha una l'orma .li variazione ben distinta che 
fa pensare alla < l. Afams. Pom.. per la grande rassomiglianza. 
L'esemplare siciliano, raccolto a Vicaretto sulle Madonie, dal Mina. 
presenta però una scorza suberosa simile a quella della Q. PskikIo- 
silber ; il che basta a distinguerla suflieiontemento dalla specie a- 
fricana sudetta, ma la forma più allungata e la maggiore lunghezza 
delle foglie, non giustifica punto la costituzione di una nuova specie, 
come ha fatto il Signor LOJACONO, tanto più che l'esemplare citato 
manca di frutti. Il confronto anatomico dei rami e delle foglie 
nemmeno giustifica tale giudizio. Va in ultimo notato che in talune 
forme veramente montane della Q. Pseudo-sttber le foglie cadono 
al principio dell'inverno, mentre in inverni miti ed in località più 
basse la caduta delle foglie è più tardiva. 



Il Giardino Coloniale di Palermo 

e la sua funzione in rapporto allo sviluppo 

dell'agricoltura coloniale. 



Quantunque la 

Palermo risalga al 
potere apprezzare i 



si è interamente avvantaggiato delle tra< 
operosità secolare e delle particolari condi 
del quale è parte integrante, anzi si può 
perfetta continuazione nel campo pratico. 
Difatti quest'ultimo istituto, sebbene t 
differente da quello proprio ad uno stabil: 



Ma oltre ai vantaggi di una siffatta secolare preparazione , il 
Giardino Coloniale di Palermo gode il particolare significantissimo 
benefizio di potere esplicare la sua azione in un ambiente, che per 
condizione di natura, per posizione geografica e per attitudine spe- 
ciali alla regione stessa e ai suoi abitanti è del tutto idoneo a di- 
venire un grande focolare di attività tanto nei rapporti coli' agri- 
coltura coloniale, quanto in ordine ad interessi scientifici e pratici 
più generali di quelli che possono riflettere la sola nazione italiana. 

Notevole è particolarmente il vantaggio della sua ubicazione e 
posizione in una Città del Mezzogiorno, dal clima tanto celebrato per 
la sua mitezza e per il regolare decorso delle stagioni; le quali 
condizioni ci richiamano a luoghi più vicino dell' equatore. I dati 
metereologici, registrati per una serie di molti anni, ci dimostrano 
che la temperatura di Palermo , e specialmente della regione ove 
sorge l'Orto Botanico, non discende mai durante il mese più freddo 
al di sotto di 12° C. in media. Si può dire che in grazia del Monte 
Pellegrino, che ripara il giardino dalla parte di settentrione, le con- 
dizioni della temperatura sono migliori di quelle"di altre parti della 
citta di Palermo . a seguo che 6 stato possibile per parecchi anni 
di coltivare e conservare all'aperto durante l'inverno dei forti esem- 
plari di Coffca «rallini. Le minime temperature invernali indicate 
per il clima di Palermo raggiungono una durata molto breve e 
fugace dentro il recinto dell'Orto Botanico, sicché la massa della 
vegetazione offre all' ammirazione del visitatore nelle sue linee 
generali il rigoglio e la verità delle torme caratteristiche della più 

Non meno evidenti ragioni di opportunità dimostrano i vantaggi 
azione del Giardino Coloniale. Difatti 
ndole geografica e botanica, si può in 
a la Sicilia possiede un terreno oltre- 
ìell' agricoltura coloniale. Posta a poca 



meridioi 


mie non concerne sempli 




onte hit 


eressi ecoi 


.ornici ristretti 


ad una 


data regióne italiana, m 




«a rive 


ste un carattere politico 


sociale i 


molto spiccato , dalla cu 


i soluzione 


dipende : 


la sicurtà e la 


- 


za della Patria. 










A 


tal riguardo non occorroi 




nolte p« 




limostrare che 


l'agricol 


tura del Mezzogiorno rio] 


iie«l 


e grand 


li impulsi 


e nuove ener- 


gie. Dir 


ìanzi a noi s' impongono 




une è i 


ìoto, grav 


i problemi, ed 


il più 11 


rgente è certo quello di 




'upiistar 


e a pronti 


to dell'agricol- 


tura mi. 


nu terreni , estendendo 


il 1 


lominio 


-li questa 


su quelle di- 


sgraziate plaghe incolte e bruì 




che oc 


mpano ne 


si mezzogiorno 














OH] 


re a ciò è necessario in 


i/.ia 


re una 


razionale 


trasformazione 


delle co 


[ture esistenti, in modo 


chi 


> le uno 


ve funzioi 


lino come eie- 


dumi ri i-i 


agolatori e moderatori d. 


elle 


condizi 


oni econc 


uniche agrarie 


della re* 


potee, si che la produaù 


>se 


normale risponda 


. alle esigenze 


del com 


mercio mondiale e a quelle 


dell'ine 


lustria moderna. 


Qu. 


mto ai terreni incolti, se 


»o < 


convinto 


che non .< 


n tratti di una 


<|UÌstÌo ni 


e da risolvere solamente 


ooi 


sussidi 


i dell'agri 


coltura o della 


se] virr.lt 


ura, ]ioichè è necessario 


il 




J di altre 


attività, p. e. 


opere di 


sistemazione dei bacini 


flu 




irginazione di 



erbe e più specialmente i frutici e .irli ulk-ri 
le potere di adattamento alla secchezza e i 



per mezzo 

dell'esperienza e quindi messi a protir.ru. Non sarà inai troppo l'in- 
sistere sul principio che 1' eccessiva e prolungata secchezza costi- 
tuisce per noi il più grave ostacolo alla estensione delle colture 
agrarie e che non sia possibile pensare al ripopolamento e imbo- 
schimento dei denudati aridi colli e delle terminate distese di terra 
abbandonate dall'agricoltura, senza una guida sperimentale. A volere 
fare nel nostro Mezzogiorno della selvicoltura sul serio , bisogna 
quasi interamente mettere da parte le regole apprese a scuola o nei 
trattati, poiché a nulla esse giovano quaggiù, dove la selvicoltura 
è una disciplina di là da venire e occorre costituire i suoi fonda- 
menti colla scorta di lunghi studi fondamentali. 

La quistione della coltura dei terreni incolti è di cosi grande 
importanza per 1' avvenire economico agrario delle provincie meri- 
dionali che essa sola basterebbe a giudicare la ricerca e 1' attua- 
zione di eccezionali e straordinari mezzi diretti ad agevolarne la 
soluzione. E però io son convinto che l'opera del Giardino Coloniale 
di Palermo possa anche in ciò riuscire molto utile colla introdu- 
zione di specie esotiche e di interesse, forestale, capaci di adattarsi 
al clima dell' Italia meridionale e della Sicilia. Che tale funzione 
possa essere con profitto esercitata dal nostro Istituto, in mancanza 
di Orti forestali sperimentali, è dimostrato dagli studi da esso in- 
trapresi è anche condotti a compimento con esito favorevole sulla 
coltura de\V Acacia /torrida allo scopo di rinsaldare le pendici sco- 
scese dei colli (Vedi : Boll, del lì. Orto Boi. di Palermo, Voi. V. 
pagina 159) e i molti altri tuttora in corso sulle Casuarine e sul 
Mjoporum serratimi dell'Australia, e sulì' Halimodendron argen- 
teum delle steppe caspiche , per la coltura delle sabbie litoranee. 
Molte e gravi considerazioni sullo stato dell'agricoltura meri- 
dionale in rapporto colle condizioni del commercio mondiale e colle 
esigenze della industria moderna , confermano la necessità di una 
trasformazione, se non altro parziale, delle attuali colture agrarie. 
Ciò vuol dire infondere nuovi giovanili vigori alla vecchia e clas- 
sica nostra agricoltura che vive di un passato di tradizioni e di 
pratica ; si comprende che tale trasformazione non possa essere 
completa , e non lo sarà mai cosi da comprendere tutte le attuali 
colture del mezzogiorno , giacche fra queste ve ne sono di quelle 
che per propria natura presentano una grande resistenza e bisogna 
proteggerle ed accrescere il loro valore economico , tali sono p. e. 

trasformazione richiede invece la coltura degli Agrumi, la quale si 
esercirà sui rerreiii pingui ed irrigui, che potrebbero benissimo con- 



i colti, vii ti di Agrumi, alla loro feracità ed esposizione ad un 
caldo, siffatto problema acquista un'importanza straordinaria 
io solo basta e merita una ])articolare considerazione fra i 
provvedimenti da invocare in favore dell'agricoltura del Mez- 

snti delle modeste istituzioni locali organizzate nelle colonie 

forma di campi sperimentali, è risoluto ora dall'esempio delle 
lazioni coloniali ed io non intendo insistere di più sulla ne- 
. che qualunque sia il sistema che si voglia attuare esso debba 
8 far capo ad un centro speciale scientifico dotato di autorità 



e le piante in ambiente 
nso stipendio e cure pa- 



esplorazioni scientifiche. La importanza perciò del nuovo Istituto e 
i vantaggi che potrà esso recare al paese dipendono dai mezzi di 
cui esso disporrà al fine di accrescere le vie d'introduzione dei pro- 
dotti e quelli indispensabili allo studio. È appunto per questo che 
l'opera del Governo si rende necessaria sotto tutte le forme mate- 
riali e morali, dirette a procacciare e facilitare la ricerca <ii8if&tti 
fonti dell'arti viri, del nuovo Istituto. 



A dare una dimostrazione pratica di tali vantaggi basta ripor- 
il nome di parecchie piante di origine coloniale e di importanza 
ivate nel Giardino Coloniale, liberamente all'aperto 
ed in piena terra , senza bisogno di ripari invernali , avvertendo 
che un elenco più completo porterebbe tale cifra oltre il migliaio, 
molte delle quali rivelano attitudini di una rigogliosa vegetazione, 
quasi alle medesime condizioni dei paesi di origine. 

Piante a legnami.— Acacia (17 specie), Agathis australis, Ana- 
cardium occidentale , Anogeissus leiocarpa , Araucaria (5 specie), 
Argania Sideroxylon. Bambusa (molte specie), Casuarina (diverse 
specie), Cedrela odorata e sinensis , Corynocarpus laevigata , Dio- 
spyros (diverso specie), Enterolobium Timboua, Erythrina (diverse 
specie), Eucalyptus (8 specie). Ficus (20 specie), Grevillea Hilliana 
e robusta , Inga Feuillei , Jacaranda mimosaefolia , Laurus cana- 
riensis, Olea chrysophylla, Parchinsonia aculeata, Persea ^rarissima 
ed indica, Picconia excelsa, Pithecolobium pruinosum, Podocarpus 
(tre specie), Sapindus (più specie), Snplmni sooundiflora e tetraptera, 
Taxodium distichum e mucronatum, Vitex litoralis, etc. 

Piante tessili e papirifere.— Agave (11 specie), Bombax Ceyba, 

Calotropis procera. ( 'arlndovioa palmata. Chamaerops hiiinilis. Clio- 
risia insigni:-. ( \i]vli.>rii,- eapsularis ed olitorius. t "ryptostegia gran- 
diflora , Cyperus Papyrus . Da ernia exrensa , edgeworthia papy- 
rifera , Eriodendron aiit'raetuosiuii . Purcrea (7 specie), Grevvia 



Piante tintomi]".— Acacia Catechu 
Orellana, Capurnia aurea, Crozophora ti 



australi*. Aloe (7 specie), Araucaria (5 specie), 
Cedrela odorata, Cinnamomum Camphora e s 
cinalis, Dracaena Draco , Elaeodendron austi 
lyptus Globulus e viminali*. Eu„horbia . . !» s„. 
Myroxylo 



Piante a Caoutehone. — Calotroph 

Cecropia peltata, Cryptostegia grandi! 
Ficus (7 specie), Funtumia elastica, B 
elastica, Mauihot Glaziovii, Mascarenh; 
dens, Partheniuni argentatimi, Sarcost 

Piante ad essenze. — Acacia Fan 
Eucalyptus (3 specie). Gardenia florida 
goni uni (4 specie), Piermaria (9 specie) 

Piante oleifere. — Aleurites corda 

dron australe e capei) se, Guizotia oleii 

Unguadia speciosa, eto. 

Piante medieinali. — Aloe (11 sp 
drela odorata, Cerbera Odollam e Tang 

Contrajerva, Dracaena Draco, Erythro? 
Jatropha Curcas e multifida , Panax C 
Pilocarpus pinnatilblius, Pimenta acri* 
Strychnos Nux-vomiea . Tamarindus i 
tica, eto. 



inolia . Bentham 
l 'astaiiospeninun 



Tacendo degli studi intrapresi sulhi cultura dei Banani , sui 
Mangos. sulla Pec-Nut, sulle Anone, sul Ginseng, sulla Noce Avo- 

del Sisal o del Cotone. 

simo occupa la gomma elastica tra i prodotti industriali moderni: 

le applicazioni ili essa, si sa. divengono tutti i giorni vieppiù estese 
e la produzioni- non lia-ra ; dla richiesta. Di qui la convenienza di 

riuscire per la maggiore parte delle specie produttive di gomma 
elastica, essendo esse proprie di climi tropicali: pero una sola specie 
particolarmente dava qualche affidamento di riuscita, cioè il Ficus 

orientali dall' Imalaia ed in genere delle contrade relativamente 
pili temperate delle provinc.ie nord -orientali dell" India. Questa spe- 



anche nello stess< 



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, Diti 


a PlB 



le esperienze di cultura o di propagazione sono riuscite 
gono esemplari dell'altezza di quattro metri sopra un die 

Al fine di mostrare la possibilità di un conveni 
si sono associate alle piantagioni di Ficus alcune temporanee col- 
tivazioni di piante erbacce e altre, e fra queste va segnato il Ba- 
nano ; e tutto ciò con risultati fino a questo momento abbastanza 
soddisfacenti. 

Quanto alle analisi il (.anutchouc contenuto nel latice di Ficus 
risultò dal 19,25 al 35,75 °/ e nel coagulato dal 57,79 °/ ali '88, 15 °/ 
dipendendo tale quantitativo dalle stagioni e dall'altezza dell'albero 
da cui proveniva il campione esaminato, cosi come lo dimostrano 
le seguenti cifre : 



Caoutchouc °/ 
nel coagulato 



, 50 a 88, 15 

82,25 
, 50 a 79, 80 



lato del campione prelevato il 30 Novembre 1905, si ebbe 



Palermo 


Algeria 
(Girard) 


(Warburg) 


(Henriques) 


19,25 
35,75 


17,3 


10,00 
30,00 


- 



clic la possibilità 'li <;oìfi\ 



elastica in Sicilia come pianta di in 


eresse economico industriale 


non manca di serio fondamento. 




Un'altra pianta di valore indust 


riale è stata anche oggetto di 


studii ed esperienze nel Giardino Co 


oniale. ed è V Agave Sisalama. 


lutarti questa specie merita una par 


icolare considerazione perchè 


perfettamente rustica sotto il clima 


Iella Sicilia e capace di dare 


un'eccellente prodotto in fibre tessili 


per nulla inferiore a quello 


proveniente dalle colture dei paesi e 


tra-europei, così come lo di- 


mostrano i giudizi .li persene autore 


voli e i saggi di lavorazione 


eseguiti dalla Società « Tele, Olone 


e Canapacci » di Palermo. 


Il suo sviluppo è sotto il clima di 1 


alermo normale ed anche ab- 


bastanza rapido : però se le piante n 


iti raggiungono cosi presto le 


grandi dimensioni segnalate in altri 


climi ciò non è da attribuirsi 


a difetto, giacché il quantitativo del 


e fibre rappresenta una cifra 


molto rilevante in confronto ai dati 


che si hanno dalle colture 


eseguite in altri paesi, cosi come lo 


dimostra il seguente quadro : 


Palermo . 

Francia (Riagelmann) . 


2.8—3.0 


Algeria (Trabuti . 


3.5—4.6 



Or. Ted. (Braun) 



Tenendo conto .Ielle scarse esigenze .Idia cultura dell' Agar, 
Sisiiliimt. potendo essa prosperare in terreni sterili ed incolti, i 
• inali rappresentano nel mezzogiorno .Ielle' estensioni rilevanti, è 
da concludere che i risultati esposti meritano molta considerazione. 

Ricorderò in ultimo che la quistione cotoniera è stata anche 
oggetto di particolare attenzione da parte 

La coltivazione del cotone in Sicilia, per .pianto risalga ad 
antica data, non presenta oggi un gran interesse tenuto conto 
della limitata estensione delle attuali culture cotoniere e della qua- 
lità delle razze coltivate. Le esperienze colturali iniziate dal pro- 
fessore Todaro del R. Orto Botanico di Palermo, dal 18G8 al 1888 
furono ispirate al puro interesse scientifico coll'intento di studiare 
il limite delle specie botaniche del genere Gossypium. Oltre a ciò, 
non si aveva a quel tempo alcuna nozione intorno alla possibilità 
di creare nuove razze per selezione, ibridazione, ecc. , sebbene fosse 
riconosciuto impellente il bisogno di potere sostituire alle varietà 
di cotone allora coltivate in Sicilia nuove razze di redditizie e nel 
tempo stesso resistenti al clima dell'Isola. Uno studio attento 
delle condizioni climatiche e meteorologiche in generale della Si- 
cilia in confronto con quelle delle regioni dell'America settentrio- 
nale, ove il Cotone forma oggetto di estesa coltura, porgeva ba- 
stevole materia onde intraprendere tentativi di coltivazione anche 
di razze non ancora esperimentate sotto il clima siciliano; mentre 
d'altra parte, tenendo conto dei progressi compiutisi in ordine al 
miglioramento delle razze mediante il grande impulso dato a questa 
parte della biologia agricola dai cotonicoltori americani, il Giardino 
Coloniale di Palermo pensò di potersi frapporre un piano di ricerche 
da eseguire e di iniziarne l'attuazione. 

Quando ai risultati di tali esperienze dirò che esse compren- 
dono non solamente alcune varietà esotiche, quali il Mit-Afin e 
l'Abassy dell'Egitto ed il Missisipi dell'America, ma anche il Bian- 
cavilla, antica razza di cotone siciliano e la migliore fra quelle at- 

Molte 



metodo del pedigree, e da ibri 
sono stati istituiti in varie p; 
tare la coltura sotto ditlerent 



Finora abbiamo esaminato la Cauzione del Giardino Coloniale 
da un solo lato, quello cioè, che gli conferisce il carattere di un 
Istituto di coltura e di studio dei prò, lotti agricoli di origine co- 
loniale. Però di leggieri si comprendo clic esso assurge alla im- 
portanza di un campo sperimentale e dimostrativo qualora si vo- 
lesse trar vantaggio dalle sue condizioni a beneficio dell' insegna- 
mento ; di un insegnamento, s'intende, tecnico speciale, adatto a 
infondere le conoscenze sulle colture di carattere tropicale. 

Quest'altro indirizzo da introdurre nella nostra scuola agraria 
è una logica conseguenza dell'odierno attivissimo movimento de- 
terminato dal bisogno di sviluppare l'agricoltura nelle colonie, 
della qual cosa ci danno ragione le molte scuole agrarie coloniali 
sorte all'Estero in questi ultimi anni ed alcune di esse istituite 
con grande lusso di mezzi e frequentate da numerosi allievi. 

Porse si dirà che l'Italia, quanto a estensione di territorii co- 
loniali è in condizioni inferiori ad altre Nazioni e non valga perciò 
la pena di dare uno sviluppo considerevole al suo insegnamento 
agrario nel senso di estenderlo molto al di là dai limiti propri al 
dominio della vecchia classica nostra agricoltura. Questa obbie- 
zione non ha una grande importanza ; anzi, io credo, che se anche 
si volesse fare astrazione agli interessi particolari dell' Agricoltura 
dei possedimenti italiani dell'Africa, basterebbe solamente conside- 
l 'emigrazione 
' opportunità 

A questo proposito va ricordato che sono appunto le più belle 
e le più feraci e agricole provincie italiane quelle che pagano il 
più forte tributo alla emigrazione e ogni anno migliaia tra i mi- 
gliori e più laboriosi strumenti della ricchezza nazionale, resi inerti 
dal disagio economico, disertano le campagne e vanno a sacrifi- 
carsi in lontane regioni al bene altrui. Quali felici disposizioni 
del temperamento e quanta laboriosità porta seco questa folla di a- 
gricoltori lo sappiamo. Molti di essi si dirigono verso le regioni 
più calde della terra me per so stessa la natura spiega con mag- 
giore intensità che nei paesi temperati le sue energie produttive e 
può quindi ivi Teserei/io d.'ll "agrin.lt ma offrir loro largo campo 
di svolgere quelle attività che sono consone alla loro educazione. 
E maggiore sarebbe il numero di quelli che ne seguirebbero lo 
esempio se le vie dell'emigrazione verso i differenti paesi fossero 



.•infranti «■ costretta a «Ungersi verso le grand, citta e i contri 
più popolosi e mutar mestiere pur di vivere. 

Pur restringendo ogni considerazione ai rapporti della pop.i- 

si trovano dispersi non meno di PJOt.Nin siciliani, incutici francesi 

talia — afferma il Fis< hkk - possiede nella Sicilia una stoffa di 
colonizzatori di prini'ordino, la «piale non soffre comparazione con 
alcun' altra gente e può mettere ra«lici sopra ogni terra e prospe- 
rare sotto ogni cielo. È un fatto da tutti riconosciuto che i sici- 
liani sono più laboriosi e sobri e superano i francesi e qualunque 
altra gente come colonizzatori. Però — come scrive il Salrin a 
proposito dell' opera colonizzatrice francese in Tunisia - « il sici- 
liano offre lo spettacolo di una cultura rudimentale , mentre il 
francese sa valersi dei sussidii della moderna agricoltura». Ora 
non v'è dubbio che in vista di tali vantaggi e delle particolari 
relazioni geografiche e anche storielle che esistono fra la Sicilia e 
i paesi situati lungo la costa settentrionale africana, a partire dalla 
Tunisia fino alla Tripolitania e Cirenaica, nessuna forza potrà nel- 

parti (1). Ma questa espansione coloniale va regolata, illuminata, 
sorretta dai benefici di una istruzione che renda possibile la tra- 
sformazione del lavoro dei figli della nostra [sola in opera di ci- 
viltà e progresso. 

Certamente una scuola agraria coloniale non può a priori ri- 
promettersi l' immediato vantaggio di attrarre a sé e di dare una 
educazione tecnica speciale completa alla grande massa dei nostri 
coloni emigranti. Ciò è possibile solo quando le condizioni di per- 
fezionamento civile, alle «piali sarà pervenuto il nostro contadino 
col concorso di altri mezzi di educazione, avranno reso fecondo il 
substrato della sua coscienza di cittadino. D'altronde , anche con- 
siderate le condizioni di distribuzione della nostra p««polazioiie agri- 
Cola, sarebbe vano sperare che la istruzione agraria possa eserci- 
tare effetti utili , rapidi e immediati sulla grande massa di essa. 



(1/ V. C. Bertactiii. 1, - ■■■•■ Palermo 1900. 



Tuttavia, bisogna tener conto in prima linea delle felici disposi- 
zioni del talento meridionale e di una possibile benevola influenza 
capace di manifestarsi indirettamente e col tempo, allo stesso ti- 
tolo come riconosciamo palesi i vantaggi dei cresciuti mezzi di 
diffusione della istruzione agraria, e specialmente delle scuole pra- 
tiche di agricoltura. Epperò bob convinto che una scuola agraria 
coloniale debba riunire -li grande ] .fatica utilità come preparazione • 
di quel substrato di cognizioni necessarie a coloro che abbiano in 
generale interessi agricoli da esercitare fuori d'Italia, si che l'ope- 
ra del colono italiano sotto qualunque «■lima esplicasi , pur lungi 
dalla diretta inlluenza politica della tundre patria, possa rispondere 
ai progressi della civiltà e onori il nome italiano. 

Quali debbano essere le funzioni di questa scuola, i limiti 
dell'insegnamento da impartirsi e i rapporti di essa coli 'attuale in- 
segnamento agrario è facile precisarlo considerando il carattere 
proprio alla nostra agricoltura al quale si appoggia tutta la orga- 
nizzazione dell'attuale istruzione agraria. Epperò va ricordato che 
P agricoltura italiana partecipa manifestamente della natura meri- 
dionale; le colture che le sono caratteristiche seguono il passaggio 
tra quelle proprie dei paesi temperati e quelle delle regioni tropicali. 
Anzi la Sicilia . e una parte del mezzogiorno della Penisola, ap- 
partengono botanicamente al dominio della flora subtropicale. Il 
che conferisce alle nostre coltivazioni una ricchezza e varietà che 
non trovano riscontro nei paesi d' oltre Alpe ; basta ad esempio 
ricordare la coltura degli Agrumi , del Carrubo , del Sommacco. 
della Anona, del Cotone, dei Banani, ecc. 

È facile immaginarsi come debba rappresentarsi complesso il 
problema della istruzione agraria coloniale nei paesi più nordici 
d'Italia, tali POlanda, l'Inghilterra, la Germania, ecc. dove la lo- 
cale vecchia agricoltura si riduce all' esercizio di pochi particolari 
colture, per lo più cereali, qualche pianta da frutta e a quella di 
alcune specie forestali indigene. Non può quindi meravigliare se 
di fronte a tali condizioni l'agricoltura coloniale in quei paesi ha 



da divenire addirittura una scienza adatte, nuova. E cosi tutto il 
sistema agrario e bucale di .,u«-i paesi esige uno sviluppo più gran- 
dioso e me/./ scissimi e svariati tali da richia- 
mare tutte le cure e le preoccupazioni dei Governi, di Enti am- 
ia per fortuna ben altre e più favorevoli condizioni offre la 
nostra agricoltura locale , di cui gli effetti si rivelano nelP educa- 
zione agraria più vasta e più svariata a cui provvedono le diverse 



81 
nostre scuole agrarie di qualunque grado e specie esse sieno. Con 
ciò è reso più agevole il nostro compito e basta sapere con oppor- 
tunità profittare dei mezzi di cui dispone attualmente V insegna- 
mento agrario ufficiale, coli' aggiunta di quel poco riconosciuto di 
carettere speciale e adatto al fine di una cultura agraria coloniale 
per riuscir a dar vita a un'istituzione utile e confacente allo scopo 
senza gravi dìspendii da parte dello Stato e corrispondente alle 
esigenze della cultura nazionale. 

É mio parere dunque ohe la organizzazione di una scuola 
pratica d'agricultura tropicale ad uso dei nostri coloni non può ri- 
chiedere grandi mezzi di organizzazione molto al di là di quelli 
propri ai nostri istituti d'istruzione agraria; ma solo la istituzione 
di alcuni corsi speciali complementari. 

Se il compito si riducesse a qualche cosa di elementarismo 
e pratico per attirare unicamente i coloni emigranti e mostrar loro 
quali sono i prodotti agricoli coloniali di maggiore utilità , come 
questi vengono coltivati , raccolti , preparati ecc. basterebbero dei 
semplici corsi dimostativi, forse temporanei, come sono quelli im- 
partiti dalle così dette scuole d'innesto o p. e. quelli istituti dalla 
Francia nei suoi possedimenti dell' Africa per insegnare i coloni 



preparazione , 



del Caoutchouc ^"i" 1 



;ontadino , intelligente e laborioso com' è , si mo- 
delle colture, p. e. di Caffè, anche di piccolissima esten- 
avesse ecdi l'occasione di vedere come esse sono impiantate, 



gov, 



1,, co] , llt , [e] / , D grazioi e Iella nostra popolazione agricola, se 
fosse guidata «la siffatti lumi . tro\ crebbe [un vasto il campo e- 
spansione. e ciò con maggior profitto e col vantaggio di una sicura 
prevalenza sui coloni di altri paesi perle eccellenti su. 

Ma questo solo non può essere il tino -li un : i<t. ■ oraria 
coloniale completa adatta a spandere i suoi lumi su questi unni 
strumenti della ricchezza delie nazioni. E necessaria perciò una 
scuola che accolga coloro che volessero acquistare una colturaspe- 
ciale più elevata , atta a giovare di complemento a quelle cogni- 
i- u • [ i-i. ►■ o f.-arii nel Reyno Si trai o-ivl. le- 
zioni appi-oe n.'u'M altri Istituti a-iaio nei tveguv. 
dunque di un corso complementare nel vero senso della parola, U 
quale potrebbe benissimo impartirsi in un solo anno da dedicare 



allo svolgimento di poche materie s 


trattamente particolari e guidato 


da un indirizzo pratico in tutto ci< 


) che possa compartirsi colla 


natura delle materie stesse. 




Se dunque , come abbiamo visi 


;o , le odierne condizioni poli- 


tiche, sociali, ed economiche dimost 


rano la convenienza che anche 


fra noi cresca e svolga la sua attivi 


ita un* istituzione che giovi a 



diffondere le conoscenze sulle produzioni agricole o" oltre mare e 
volga 1' attenzione dell* agricoltore verso nuove tonti di ricchezze 
disperse in lontane contrade , poste direttamente o indirettamente 
sotto la influenza politica e commerciale dell'Italia , illumini e in- 
coraggi l'opera colonizzatrice o ( |ualuiii(ue altra intrapresa del no- 
stro agricoltore all'Estero; se, dico, targate il campo 
della istruzione agraria comprendendo,] anche lo studio dell'agri- 
coltura tropicale, al nostro C4iardino Coloniale, come centro di at- 
tività pratica e sperimentale, rimane certamente affidata una parte 
molto importante. Grande è poi nel tempo stesso il vantaggio di 
una posizione geografica così favorevole allo sviluppo di coltiva- 
zioni di origine tropicale, nella quale ha sede il nuovo Istituto, e 
basta a questo proposito considerare a quali ingenti sacrifici e a 
quante difficoltà si trovano esposte simili istituzioni fuori d' Italia 
a causa della inclemenza del clima. Tutto ciò rappresenta, ripeto, 
un vero beneficio , capace di assicurare all' Istituto una vita pro- 
sperosa e proficua al paese, tanto più se esso potrà interamente 
esplicare la sua azione e abbracciare nell'ambito delle sue funzioni 
anche lo studio .li problemi che interessano la introduzione e la 
conoscenza di nuove colture d'importanza ecouomica-industriale nel 
Mezzogiorno. 



Intorno all'Arillo di Schotia latifolia. Jacq. 



La Schotia iati folta. Jacq. é una legumi; 
media altezza, indigena dal Capo di Buona Sr 

uosa, il quale , strofinato fra le mani, diventa 
ticcio. Si start a formazione conferisce senza dubbio qualcosa di ca- 
ratteristico ed interessante alla biologia della disseminazione. Di- 
fatti , se importante deve ritenersi lo studio delle proprietà del 
seme di conservarsi più o meno lungamente allo stato di riposo, e 
di resistere alle influenze esterne, ancora importante è la conside- 
razione degli sviti itissim appai ■ i ai nessi (he hanno per fine la 
'list.rihuzi.one della specie a distanza. Sotto .piesto riguardo l'arillo 
di A latifolia, Jacq. c 
distinta dalla testa sessi 
rispondente ad una fun; 
eccellente. 

Or è lo studio delle attribuzioni biologiche , unito a quello 
delle particolarità anatomiche del detto arillo ciò che forma argo- 
mento della presente nota. 

L'esemplare di Schotia , che cresce in questo R. Orto Bota- 



84 

i quali, torse per mancanza di pronubi, abboniscono pochi semi. 
I legumi che contengono ordinariamente un solo seme maturo, 
giacché gli altri ovuli abortiscono durante lo sviluppo, sono de- 
pressi, con forma largamente ellittica e margini suturali robusti 
e taglienti. La sutura dorsale è molto larga nella regione media- 
na e gradatamente si attenua verso le estremità; inoltre é percorsa 
da due piccoli rialzi longitudinali. 

La satura ventrale invece è più sottile ed uniformemente larga 
in tutto il suo percorso, presentando anch'essa un breve rialzo, En- 
trambe le suture convergono all' apice in una sorta di appendice 
sporgente , avanzo della base dello stilo. Le valve sono dure , co- 
riacee, con superficie esterna ruvida al tatto e colorito fulvo cupo. 
Esse, in corrispondenza all'area seminale, si sollevano in modo da 
riprodurre tedelnmiite 1' impressione del seme : mentre in tutta la 

I caratteri normali dei semi si possono già ritrovare nei legu- 
mi che abbiano appena raggiunto un terzo delle dimensioni defini- 
tive. Il tegumento in allora appare bianco e tenero ed il funicolo 



Il seme liberato dall'arillo, presentasi liscio con margini arroton- 
dati, durissimo e di colorito fulvo-cupo. Il micropilo, il chilario ed 
i tubercoli gemini sono ben distinti e molto ravvicinati, costituendo 

stante depressa, nascosta interamente dall'arillo. Il segmento se- 
minale, robusta e spesso, riportasi per i suoi caratteri fondamentali 
di costituzione a quello delle leguminose in genere. Vi riscontria- 
mo difatti i tre strati tipici osservati da Mattirolo e Busca - 
LIONI (1) e cioè: lo strato delle cellule malpighiane, lo strato delle 
cellule a colonna e lo strato profondo. Nello strato delle cellule 
ne troviamo molto sviluppate la cera e le membrane di 
rivestimento. Scarso è ancbe il quantitativo di acqua contenuto nei 
cotiledoni tanto che, avendo tenuto dei semi parecchi giorni in am- 
biente a temperatura di 4")". la perdita li peso subita non andò 
oltre i 5 centigrammi. Dopo tale prova non era andata perduta la 
facoltà germinativa. 

L'arillo di Schotia latifolia, Jacq. è un arillo funicolare tipi- 
co, stando alla classificazione di Pfeiffer (typischen funicular 
Arillen) (2) e come tale proviene da escrescenza uniforme del pa- 
renchima del Funicolo che si applica sul segmento senza contrarre 
con esso aderenza. L'esame di un taglio trasversale iu uno stadio 
giovanile ce lo mostra, prescindendo dalla regione conduttrice fu- 
nicolare, costituito di un tessuto di cellule più o meno ellittiche le 
cui cavità contentino, in seno ad una sostanza fondamentale fine- 
mente granulosa di natura albuminoide, delle gocciolette molto ri- 
frangenti di aspetto oleoso, colorate in giallo. Queste gocciolette sono 
costituite di un liquido omogeneo contenuto in un otricolo sottilis- 
simo di sostanza proteinica. Esso diffoudesi rapidamente nel liquido 



inali delle Papilionacee. Torino ;('. Chiuseli) 
1892. 

(2j PFEIFFER A. , Die Arillargebilde der Pfianzensamen (mit 1 
Taf.). Botanische Jahrbiicher tur Systematik Pflanzengeschichte und 
PHanzengeographie h. v. A. Engler (Leipzig 1S!X>) p. òli. 

den Fuiiiculus der Samen (Inaug. Diss. (rrìn<jxhri)>,s Jahrbih-lfr fiir 
irixH-nxchafllìr/ic ìiotanìk.) Bd. XXIII. Het't. :). Krlangvn ISHI. 
Ref. Hot. C. HI. ,1802). Bd. LI. p. 38!WH>. 
» in Pringsheim '« Johrb. Bd. XXIII. Heft. 3 e Bd. XXX. 3. 



ì (oleole, glicerina, acqua) impartendo a questo una, 
tinta gialla caratteristica. Per il suo comportamento in presenza di 
Percloruro di Ferro, Acido Osmico, Violetto di Anilina di Hau- 

Evidon temente quelle gocciolette rappresentano particolari ciste tan- 
nifere che, nel caso in considerazione, trarrebbero origine in seno 
al protoplasma cellulare conformemente alle vedute di Berthold, 
Klercker, Moller ed altri (2). Dapprima sono numerose e pic- 
colissime ; di poi confluiscono insieme fino a ridursi ad una vacuola 
unica che occupa .piasi la massima parte del lume cellulare. 

Nelle regioni centrali dell'arillo tale fusione ha luogo molto 
tardi per cui ci vien dato osservare le cistidi ben distinte in tutte 
le epoche. Mentre nell'interno delle cellule avverasi la cennata fu- 
sione, le pareti subiscono una metamorfosi chimica in gomma o so- 

lascente che è fra le proprietà sue più caratteristiche. La trasfor- 

a poco estendesi a tutto lo spessore della membrana riducendola 
ad un sottile straterello appena percettibile. Non interessa le mem- 
brane delle cellule epidermiche e di alcuni strati ad essi sottostanti. 
Riesce sorprendente la quantità di tannino contenuta negli ard- 
ii in questione. Basta difatti tenerne uno per alcuni giorni im- 
merso in un volume di quattro o cinque litri di acqua perchè que- 
sta si colori intensamente in giallo d'oro. Una piccolissima parte 
di liquido diluita ancora e trattata con percloruro ferrico od acido 
osmico annerisce. L'arillo, oltre le proprietà iisico chimiche accen- 
nate ha anche di caratteri organolettici propri : esso è di sapore 
amaro, di quell'amaro che ricorda i cotiledoni dei semi di Lupino 



(1) POL-LSKN-P..LI. Uicrorliimica vegetale (1881) p. 42-43. 
Behrens W., Tab. z. Geb. Mikroskopisch. Arb. (1892) p. 139. 

(2) Berthold G. , Studien iiber Protoplasma-mechanik. Leipzig 
1886 p. 56. Kef. /. B. Jahb. 1886, 1 abth. n.° 2, 16, 24, 25, 52, G6 ; 
94, 96. 

Klercker Johvv. , Studien ùber die Gerbstoffvakuden. Tùbinger 
Inaug-Dissert. 1888. 

Moller H.. Atiatoini^clie rutri-siiHum-vn ììInm- das VorUoiumt'ii 
der Gerbsaure. Ber. d. D. b. Gesselt. Bd. VI. p. LXVI. 

Pistone, Di alcune cisti tannifere. Nuovo Criometie Botanico ita- 
liano. Voi. II. (1895) p. 62-69. 



Da ciò è permesso congetturare che insieme col 
ino presenti particolari alcaloidi, glucosidi, cui spetta 



-ali in ordine alla ori- 
gine, sviluppo e anatomia degli arilli, prendiamone in considera- 
zione le funzioni biologiche. Per procedere ad una disamina ac- 
curata dei rapporti che intercedono fra i caratteri di esso e le con- 
dizioni dell'ambiente, è necessario rivolgere l'attenzione al modo di 
comportarsi delle diverse parti del legume, quando questo è giunto 
a maturità. 

Anzitutto conviene osservare che la deiscenza dei legumi ha 
luogo molto tardi e non per divaricamento delle valve secondo la 
sutura ventrale, com'è il caso comune alla maggior parte delle Le- 
guminose : ma per rottura delle valve stesse in vicinanza dei mar- 
gini suturali. Cosichè questi ultimi restano intieri comportandosi 
come formazioni rigide dure ed indipendenti. Per intendere bene 
questo meccanismo giova ricordare che alla parte interna delle valve 
esiste una zona robusta o di rinforzo costituita da parecchi strati di 
elementi corti con membrane molto spesse e fortemente sclerifìcate. 
Esso nella regione dei margini suturali (ventrale e dorsale) diventa 
più spessa e conserva la sua continuità anche in corrispondenza 
all'angolo descritto dai margini medesimi così da renderne impos- 
sibile il divaricamento. Però questa zona di rinforzo situata ai mar- 
gini non ha relazione alcuna con quella che trovasi alla faccia in- 
terna delle valve, dappoiché esiste fra esse una interruzione ove 
trovasi interposto un tessuto ad elementi larghi e membrane sot- 
tili. Siffatta interruzione rappresenta una regione di minore resi- 
stenza costretta a lacerarsi sotto la trazione esercitata dalle parti 
delle valve. H distacco di queste è preceduto da con- 
ì dall' aprirsi di fenditure irregolari a traverso cui spicca 
sul fondo fulvo del segmento seminale e delle valve il giallo- vivace 
dell'arillo. 

Allorché la separazione delle valve è completa e non restano 
che i due margini suturali che circoscrivono il seme a guisa di 



Husemann Tu., Die Ptìanzenstoffe. 



telaio la funzione vessillare dell'arillo raggiunge uno scopo più ele- 
vato. L'arillo in allora mostrasi come un eccellente apparato di 
richiamo o adescamento che non può sfuggire all'attenzione degli 
animali i quali non potranno essere rappresentati in questo caso che 
dagli uccelli. Stante la esiguità relativa di semi maturati nell'esem- 
plare esistente in questo R. Orto Botanico, non mi venne dato sor- 
prendere uccelli sulla pianta in cerca di semi. Non pertanto, da 
alcuni fatti sperimentali credo possa argomentarsi che sia quella 
accennata la funzione biologica degli arilli. 

Sotto il clima di Palermo mi sono accorto che i semi possono 
conservarsi per parecchi anni consecutivi sulla pianta cadendo in 
seguito a raffiche violentissime di vento. Ciò dipende dalla robu- 
stezza del peduncolo , dalla rigidità dei margini suturali, e dal modo 
saldo di attaccarsi dei semi al funicolo. Però questo dimostra come 
sia necessario l'intervento di agenti esterni per determinare il di- 
stacco quando non vi concorrano altre cause. Fra le proprietà del- 
l'arillo ricordiamo la sua igroscopicità ; tenuto in ambiente umido 
diviene molle, vischioso, grosso, capace di attaccarsi tenacemente agli 
oggetti con cui venga a contatto. E da supporre che queste condi- 
zioni si verifichino in natura essendo la Schotia una pianta 
boschiva. 

Dopo ciò due ipotesi ci permettiamo fare intorno al modo se- 
condo cui effettuasi la disseminazione della specie : o che determi- 
nati uccelli indigeni del Capo di Buona Speranza, allettati dal co- 
lore dell'arillo corrano alla sua volta, lo distacchino e trovandolo 
collascente non atto alla deglutizione, lo lascino cadere unito o se- 
parato dal seme ; o che ingoino addirittura il seme operandone in- 
consciamente la diffusione per mezzo degli escrementi. Questa ul- 
tima ipotesi potrebbe trovare valido appoggio nella consistenza del 
segmento seminale e della regione chilariale ; però merita conferma 
sperimentale ; tanto più che non trova riscontro nei casi di analoga 
disseminazione citati dagli autori, essendo i semi piccoli (Lespe- 
deza, Pitecolobitnn. Prosnp/s. specie- di //>//«, PaluiMa) (1) a ciò 
meglio adatti. D'altra parte i semi non ancora perfettamente ma- 
turi vengono dai Caffri e dagli Ottentotti (2) mangiati ; il che di- 
mostra che non contengono sostanze velenose. 



(1) Engler A. e Prantl. 



Ma altre funzioni potrebbero attribuirsi all'arillo. Ed anzitutto 
quella voluta da Tschirtch (1) per molte Leguminose tropicali con- 
semi fino alla germinazione ed alla sicurezza delle piantine durante 
i primi stadi di sviluppo, funzionando come sostanza asettica e buona 
a tenere lontani gli animali. L'arillo di semi posti a germinare, 
sotto l'influenza dell'umidità si gonfia lasciando diffondere tut- 
t' attorno grande copia di sostanza gialla che imbratta il terreo 
in seguito esso si rammollisce e disfà al suolo. Questo avvi* 
molto tempo prima che l'embrione si svolga. Alle superiori 
tribuzioni biologiche dell' arillo possiamo anche associare quella 
fare attaccare i semi al terreno (Klebs) (2) quantunque essa r 
riti valida conferma. 

Dai fatti osservati concludiamo che nei semi di Schotia Inti- 
tolici, Jacq. l'arillo, per la sua vistosità e per i suoi caratteri par- 
ticolari, rappresenta un apparato biologico di molta importanza atto 
ad adescare determinate specie di uccelli per promuovere I 

stanza, fissare i semi al suolo e proteggere le pian- 
i durante i primi stadi di sviluppo. 

P. La Florbsta. 



E. Hutl 
Bd, 88 

Berlin. 



Altre piante a nettarti estranuziali. 



Il Delpino, nella sua classica opera 


sui nettarli estranuziali (1), 


non cono* 


jceva alcuna specie di Aracee 


che ne fosse provvista. In 


seguito il 


Baroni (2), dietro le indicazioni del Beccari, segnalò 


incidental 


mente la presenza di nettarli 


estranuziali sulle foglie di 


un Arisa 


ema, precisamente negli angol 


i basilari dei segmenti, sup- 


ponendo ] 
nazione d 


però a torto che potessero ave 
ei fiori di tale specie. 


re rapporti con la impolli - 


Ora 


posso segnalare due altre Arac 


jee provviste di nettarii e- 


strauuzial 


i, da me recentemente riscontrate nell'Orto Botanico di 



Palermo. 

La prima specie è il Philodvj/rfron cnsphlatum, 0. Koch et 
Bouché, del Messico e del Panama. Alla base di ogni catafillo, 
per ciascun lato, presenta una serie di due, tre o più foveole se- 
cernenti, situate lungo una linea orizzontale, ed appena incavate 
nella restante superficie, si che riesce difficile distinguerle senza 
un in.. unito e minuzioso esame: la loro secrezione è fugace, limi- 



ti) Delfino F.. Funziono mirmec.lila nel Regno Vegetai.-. In 
Memorie della R. Accademia delle Scienze di Bologna. Ser. JV. 
Tom. IX. 1888. 

(2) Baroni E., Osservazioni sopra alcune Aracee cinesi. In Nuovo 
Giornale Botanico Italiano. Nuova serie. Voi. IV. 1807. p. 189. 



tata nei primi poi-iodi di sviluppo, e l'accesso delle formiche è pure 
piuttosto scarso. 

La seconda specie è il Philodendron Li?ideni, Schott, della 
Colombia. In questa specie la funzione mirmecofila è assai più e- 
saltata. In ogni catafillo si hanno numerosi nettarii, irregolarmente 
sparsi : sono in forma di foveole ellittiche, cinte da un orlo di co- 
lore rossastro, e lunghe da uno a due millimetri : in un solo cata- 
fillo ne ho contate più di ottanta. Analoghi nettarii. quantunque 
più scarsi, si trovano sui picciuoli fogliari. Questi nettarii secer- 
nano abbondantemente allo stato giovanile, e sono visitati in grande 
abbondanza da formiche. 

Adunque anche alcune Aracee si debbono includere fra le specie 
mirmecofile, e forse numerose altre si riscontrerebbero di tali, stu- 
diandole viventi nei loro paesi di origine. 

2. Acantacee. 

Il Delfino pure non conosceva alcuna Acantacea a nettarii 
estranuziali. Più tardi il Burck (1) ebbe a constatarne nella Tinnì- 
btnj/a i/r<iinli//firn : in detta specie io pure li osservai, indipen- 
dentemente, e ne pubblicai un cenno (2), credendoli non ancora 
descritti. In seguito, rivedendo alcune collezioni dell'Eritrea, ebbi 
modo di accertare la presenza di nettarii in altre Acantacee (3), 
cioè in alcune specie .lei genere lìarlrria : questi nettarii sono si- 
tuati specialmente sulle brattee e sulle bratteole. 

Ora a queste Acantacee mirniecotile posso ac^iuugere un altra 
specie pure mirmecofila, osservata nel R. Orto Botauico di Palermo, 
e spettante alla medesima famiglia. È la Aphtlandra tetragona. 
Nees, della Colombia. Questa specie porta lunghe infiorescenze a 



Giardino Coloniale i 



spiga, con larghe brattee, disposte, prima dell'antesi, in una com- 
pressa piramide tetragona: ciascuna brattea, sul suo dorso, pre- 
senta due aree mellifere, abbondantemente secernenti, e molto vi- 
sitate dalle formiche. 

Adunque nelle Acantacee abbiamo già tre tipi a nettarli estra- 
nuziali, cioè Thmibegia, delle Indie Orientali, Barleria, della Re- 
gione Etiopica. Apìidaiuìnt dell'America tropicale: perciò questa 
famiglia viene definitivamente inclusa Ira quelle formicarie. 

Ma la presenza di nettarli estranuziali nelle Acantacee può ve- 
nire a conferma di una ipotesi già azzardata sulla filogenesi delle 
Rinantacee. Come è noto'le Rinantacee furono fin qui asci itti: alle 
Scrofulariacee, benché se ne differenzino per diversi ed importanti 
caratteri: tuttavia il Delpino (1), riprendendo una supposizione di 
Antonio Lorenzo De Jussieu, dimostrò, con molti e decisivi ar- 
gomenti di morfologia comparata, come le Rinantacee si dovessero 
ritenere per una stirpe procedente dalle Acantacee, avviata al pa- 
rassitismo , da cui in ultimo sarebbero derivate le Orobancacee. 
Però fin qui nessuno ha preso in seria considerazione questa ipo- 
tesi, e si continua a ritenere le Rinantacee come vere Scrofulariacee. 
Anche il Bellini (2), pur ammettendo le Rinantacee come sotto- 
Faiii glia stinta hi.ll. Sem lai-iacee vere, fa procedere quella da 
questa e non dalle Acantacee. 

A risolvere la questione, ed a stabilire in modo definitivo la 
vera posizione delle Rinantacee, si aggiunge il criterio della pre- 
senza di nettarli estranuziali. Già precedentemente il Rathày (3) 
aveva segnalato la presenza di nettarli estranuziali nelle brattee 
florali di alcuni Mélampyrum : orbene questi nettarli, per posizione 
e per forma, sono perfettamente omologhi a quelli recentemente 
scoperti di Aphelandra, e specialmente a quelli di Barleria. Ciò 
è argomento di grande importanza, non essendo nota fin < 
Scrofulariacea con nettarli estranuziali. 

Perciò mi sembra sufficientemente confermata l'ipotesi che le 





<1) 


DKI.I'IN' 


> F.. Ri 
e delle 


Ao 


■■<ftli'H)in </<■//<■ 


Scicnzi- 




(2) 


Bellini 


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Rathày 


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Me 






en. In 






.A,,/:'*-. 


Band. 



Rinantacee, e di conseguenza le Orobancacee, derivino da qualche 
stirpe di Acantacea, non lontana dalle Barleriee e dalle Afelandree 
degli autori. Credo di conseguenza sostenibile il seguente schema 
filogenetico. 



Solanacee 
Scrotulariacee 



RinunTacec Verbenaceo 

I I 

Orobancacee Labiate 

Ammessa questa filogenesi, dovremo necessariamente nelle o- 
pere fotografiche allontanare le Rinantacee dalle Scrofulariacee vere, 
interponendole invece fra le Acantacee e le Orobancacee. 

3. Bnettneriacee. 

Il Delfino non conosceva alcuna Buéttneriacea fornita di net- 
tari i estranuziali, né, che sia a mia conoscenza, alcuna indicazione 
in proposito trovasi in autori posteriori. 

Tuttavia ho potuto osservarne di bellissimi in una Bpecifi col- 
tivata nel R. Orto Botanico di Palermo : questa è la BuiUneria 
cordata, Lam. del Perù, interessante altresì per lo spiccato mimi- 
smo dei suoi fiori con quelli di alcune Asclepiadee. Le foglie por- 
tano nella pagina inferiore, e precisamente sul nervo mediano, in 
vicinanza al picciuolo, una larga areola mellifera, ellittica, alquanto 
tinta di roseo: la secrezione é abbondante e vi accorrono numerose 
formiche. L'esistenza di questi nettarli non era sfuggita al Cava- 
NILLES (1): egli così infatti ne parla: «Folla.... nervo principali 
protuberante atque gianduia saepius rubra prope petiolum notato », 
e li figura esattamente nella tav. 150 della sua opera. 



Questi nettuni per posizione e per forma sono identici a quelli 
di alcune Malvacee, specialmente di Hibiscus. Ciò dimostra esistere 
stretta parentela fra le Buèttneriacee e le Malvacee, dalle quali 
forse direttamente ebbero origine, e non dalle Sterculiacee, come 
propendono a ritenere gli autori più recenti. 

4. Poligalacee. 

Il Delpino non ha citato alcuna Poligalacea presentante net- 
tarli estranuziali : forse gli erano sfuggite alcune frasi del Miquel, 
riferentesi alle glandole fogliari di diverse specie ili Kpnthophylltm, 
Poligalacee arboree della Malesia. Piacerai quindi qui riportare le 
dette frasi, aggiungendo quanto ho potuto osservare in diversi saggi 
di tali specie, conservati negli Erbarii del R. Orto Botanico di 
Palermo. Premetto che, mentre il Miquel fu accuratissimo nel 
rilevare e descrivere le glandole esistenti sulle foglie delle specie 
da lui studiate, autori posteriori, come il King fin Annals of the 
Royal Botante Garden of Calcutta. Voi. V. 1896. p. 136 e seg.) 
ed il Chodat (in Bulletin de VHerbier Boissier. Tom. IV. 1896 
p. 254 e seg.), che pure descrissero numerose altre specie di Xan- 
thophyllum, trascurano ogni accenno riguardo ai loro nettarli. In- 
vece Koorders, negli Icones Bogorenses (fase, 1°, 1897, tab. 2, e 
fase. 4" , 1901 , tab. 79), ne parla ed ancora ne dà buone figure. 

Le specie di Xanthophyllum che si possono considerare for- 
nite di nettarli estranuziali sono fin qui le seguenti : 

Xanthophylhnu aennì/nat/ssi 'mura. Miq. Di Griava. Il MlQUEL 
(in Annales Musei Botanici Lugduno- Baiavi. Voi. I. 1863-84, 
p. 276) così si esprime : « Folia basi subtus eglandulosa, sed su- 
perficies ipsa ad petioli insertionem vix non subglandulosa » . Pare 
quindi possa presentare deboli nettarii, ma non ne ho veduto alcun 

Xanthophyllum sumatranum, Miq. Di Sumatra. Il MlQUEL 
(1. e. p. 275) cosi ne parla : « Folia prope basin (haud semper) 
nunc utrioque nunc altero tantum latere gianduia impressa notata, 
basi ipsa ad petioli insertionem in superficie glandulosa » . Di que- 
sta pure non ho veduto alcun saggio. 

Xanthophyllum flavescens, Roxb. Delle Indie e della Malesia. 
JQ Miquel (1. e. p. 272), paragonando questa specie allo Xantho- 
phyllum affine, aggiunge : « . . . differt glandulis magia manife- 



]>. 20!>) per questa specie dice : « Leaves and more or less sca 
tered perforateti glands (which are sometiraes absent) at the axi 
of the nerves or elsewhere » . Anche di questa non ho veduto a 
cun saggio. 

Xemthophyllum paniculatum, Blum. Di Sumatra. Il Mique 
(in Florae Indine- Batacae. supplementi/»! primum, 1860, p. 392 
così si esprime : « Folia a basi acuta, subtus utrinque mine coi 
cavo glandulosa » . Di questa specie non ho veduto saggio ; ma de-^ 
essere assai affine alla seguente, propendendo alcuni autori a rii 



Xanthopìryllum ezceUum, Blum. Di CHava. Il Miquel (in 
Annales ere. ]•. 273; dice ; « Folia e basi acuta subtus utrinque 
ima, passim secus petioli apicem impresso-glandulosa » . gOORDSSS 
e Valeton (1. e. tab. 2), facendone, forse impropriamente, una 
varietà dello Xemthophyllum affine, aggiungono : « Folia giandu- 
ia nullis vel 1-2 ima basi laminae vel (in omnibus speciminibus 
e Java centrali) in apice petioli». Di questa specie ho esaminalo 
un saggio di Griava, distribuito dallo stesso MIquel : in esso le 
foglie presentano, con grande costanza, due nettarli alla base della 
lamina, costituiti da foveole ellittiche con margine incrassato, e per 
solito non perfettamente opposte : si osserva pure qualche altra 
glandula*mellifera sparsa per la lamina stessa. 

Xanthophylhim adenopodum, Miq. Di Sumatra. Il MiQDEL 
(in Flora etc. p. 303) dice : « Folia infra basin vel in ipso pe- 

guito (in Annate* etc. p. 277) aggiunge : « Petioli plenroque apice 
utrinque gianduia pezizaeformi instructi. vel his deficientibus in 
folii ima basi saepe gianduia unica extat » . Si tratta adunque di 
una localizzazione alquanto diversa ci .e negli altri Xautl^phylln.n, 
cioè di nettarli bene individualizzati sul pieci unir, : tali appunto 
sono figurati da Koorders e Valeton (I. e. tab. 2 l i quali, forse 
a torto, propendono a ritenere anche questa specie per varietà dello 
Xanthophylhim affine : io però non ne ho veduto alcun saggio. 



sentano alla base della lamina, per solito, quattro nettarli, due 
per lato, ellittici, con orlo rialzato: limi ho veduto alcun altro net- 

XanthophyUum vitellinum, Blum. Di G-iava. Di esso il Mi- 
quel (in Fiora Indiae-Batavae. Tom. I. pars •_'. 1859, p. 129) 
dice : « Eolia basi s;iq>c utrinque poroso-glandulosa », ed inseguito 
fi ii Armale» etc. p. 272) aggiunge: «Folia prope basin vulgo 
utrinque gianduia concava instructa ». Anche il Valeton (1. e. 
tab. 79) così si esprime : « Folia instructa nectariis oblongis pancia 
raro dotieientibus subtus vane dispersis saepe ad basin nervorum 
Lnferioium, nunquam in petiolo». Di questa specie ho esaminato 
saggi di G-iava, distribuiti dallo stesso Miquel, ed ho constatato 
la costante presenza di 2 a 4 nettarli alla base della lamina, come 
pure la presenza di altri nettarli sparsi per tutta la foglia : anzi 
in alcune foglie questi ni rimi sono assai numerosi, avendone con- 
tati fino a 16. E adunque una specie dotata di grande potenza mel- 



Xanthophyllum adenotum, Miq. Di Sumatra. Il Miquel (in 
Florae etc. supplementum. p. 393) dice : « Folia e basi biauricu- 
lariiu rotondata antico concavata postico convexa utrinque glandu- 
losa, nunc dorso utrinque concavo-glandulosa », ed in seguito (in 
Annales etc. p. 275) aggiunge : « Folia subtus haud raro utrinque 
gianduia orbiculari parva instrueta ». Di questa specie non ho ve- 
duto alcun saggio. 

Xanthophyllnm cordatimi. Blum. Di Borneo. II Miquel (in 
Annales etc. p. 274) dice : « Folia e basi levi ter cordata, subtus- 
que prope eam aubglan ' ilo» obd iota , ed aggiunge : « Folia sub- 
tus supra petioli insertionem obiter glandulose obducta (accedente 
raro gianduia vera concava). Di questa specie ho veduto una sola 
foglia, di Borneo, distribuita dal Korthals. Presenta poco al dis- 
sopra della base, cioè presso la prima coppia di nervature secon- 
darie (escluse quelle basilari), due nettarli abbastanza cospicui, ill- 
aidenti sui nervi stessi e non ascellari a quelli. Qualrlie altra glandu- 



Xanthophi/ìhi ai n/'/iin, Ivii.'th. Di Borneo. Di questa specie 
il Miquel (in Annales etc. p. '271) dice: « Folia ad petioli inser- 
tioiìom subtus vulgo - q ira basin u- 

trinque vel uno latere gianduia concava distincta munita ». Koor- 
ders et Valeton (1. e. tab. 2) confermano : « Folia poris glandu- 



cinque vel uno latere vel in apice 

saggio di Borneo. distribuite, dallo stesso Kmrtiials: in esso si 
hanno per ogni foglia due nettarii, assai più grandi che in tutte 
le altre specie congeneri, sotto forma di foveole ellittiche, lunghe 
da 2 a 3 millimetri, con ampio margine incrassato, crateriforine : 
questi due nettarii sono situati più in alto ohe nelle altre specie, 
cioè presso la seconda coppia di nervature secondarie : altri net- 
tarii, più piccoli, e rotondi, in numero variabile, circa da 2 a 6, 
sono sparsi per tutta la lamina. É quindi questa una delle specie 
meglio dotate in fatto di nettarii. 

Xanthophiillinn glandulosum, Merrill. Dalle Filippine. Non 

conosco la descrizione data dal Merrill (in Philipp. Gov. Lab. 
Bar. Bull. XXXV. p. 34) per questa specie, né ho veduto alcun 
saggio: però dal óoine è verosimile sia abbondantemente fornita di 



Xanthophyllum MacintyrU, Muell. E l'unica specie del ge- 
nere nativa dell'Australia. Ferdinando Mukller in Fragmenta 
l'hytog rapii ine Australiae, Voi. V. 1865. p. 57) cosi dice per essa: 
« Foliis basin versus saepe 1-2 glandulosis, petiolis eglandulosis » , 
ed aggiunge : « Glandulae in pagina foliorum infera conspicuae, 
interdum plures et timo in parte etiain supera foliis obviae » . Di 
questa specie ho potuto esaminare saggi distribuiti dallo stesso 
Mi ki.i.kÌ: : in essi ai osserva, presso ogni foglia, la presenza di 
areole glandulose, ma il loro numero e la loro posizione è estre- 
mamente variabile : per solito sono in numero di 5 a 6 e si tro- 
vano di preferenza presso le nervature secondarie, ove queste s l 
biforcano : il massimo numero che ho riscontrato in una foglia è 
di 8 glandole, ma sovente se ne hanno molto meno, qualche volta 
una sola ed anche, in alcune foglie, mancano completamente. 

Probabilmente anche altre specie di Xanthophyllum presentano 
omologhi nettarii, ma dalle descrizioni degli autori non ho potuto 
rilevare altre notizie in proposito, ad eccezione «Ielle predette. 

Resta mundi accertate, che anche le Poligalacee, almeno per 



Il Delfino non conosceva alcuna specie .li Ficus fornita di 
nettari estranuziali. A. Mirabella (1) ne riscontrò in diverse spe- 
cie, coltivate nel R. Orto Botanico di Palermo, facendone un accu- 
rato stadio. A queste specie io stesso (2) aggiunsi il Firn* vasta, 
Forsk., di cui uno splendido e rob jce nello stesso 

nostro Orto. Botanico : questa specie presenta sul dorso del nervo 
mediano delle foglie, e precisamente verso la sua base, un area 
circolare, che spicca assai per la sua lucentezza, e che secerne ab- 
bondantemente, in modo da attirare numerose formiche. 

Ora, avendo esaminato la ricca collezione di Ficus, delle Indie 
e della Malesia, che si conserva negli Erbarii del R. Orto Bota- 
nico di Palermo, credo opportuno segnalare qualche altra specie, 
parimenti fornita di nettarli estranuziali. Presso le diverse specie 
questi nettarii possono occupare .diverse posizioni. Anzitutto in al- 
cune specie si hanno alla base della lamina, lateralmente alla nervatu- 
ra mediana , due nettarii, cioè uno per lato : ne ho osservati nel 
Ficus asperior, Miq., nel Ficus aurantiaca, GtmvF. etc. In altre 
specie, a foglie con lamina asimmetrica, si ha nella stessa posizio- 
ne un solo nettario, restando soppresse quello che avrebbe dovuto 
trovarsi dal lato più stretto della lamina: ciò osservasi nei Ficus 
uniglandulosa, Wall., Ficus rostrata., Lamk., Ficus gibbosa. 
Blum., Ficus celebica, Blum., etc. In una specie a foglie assai 
irregolari, cioè Ficus begoniaefolia, Blum., o Ficus semicordata, 
MiQ., varia la posizione ed il numero dei nettarii, alla base della 
lamina, potendosene avere un solo, due, tre ed anche più. perso 
lito tutti, od in prevalenza, da un sol lato, cioè dal lato più largo 
della lamina stessa. Infine in altre specie, come Ficus bcuga- 
lensis, L.. Ficus Xeumauui. Ckls,. etc. si In un sol nettario 
sulla nervatura mediana della foglia stessa, omologo a quello già 
segnalato per il Ficus vasta. 

Pare altresì che alcune specie di Ficus abbiano a presentare 



elle varie specie di 



) Mattei G. E., Esaltazione della funzione mirmecofila nella 
e Etiopica. In Bollettino del 11. Orto Botanico e (riordino Co- 
< di Palermo. Voi. IX. 1910. Appendice II. 



nei loro rami, cavità adattabili a dnmirilii di formiche: già nel 
Ficus ìiit/riocarpa, MlQ., i rami superiori sono rigonfiati, clavi- 
formi e ripieni di un tessuto leggt>ri>Mm<<. lacuna,,, a somiglianza 
delle spine di certe Acatiae. Ma è specialmente nel Ficus irmju- 
litri*. MlQ., di Celebes, che i rami presentano forti ingrossamenti 
adibiti, con ogni verosomiglianza, a domirilii 'li formiche. Nel saggio 
da me esaminato queste cavità erano vuote, e presentavano un foro 
di entrata, largo pochi millimetri, ma lungo più e 
forse praticato dalle formiche stesse. 

G. E. Mattei. 



Panicum Bossii 

Nuova Graminacea della Somalia Italiana. 

Mentre elaboravo lo studio sui nettari estranuziali di Eragro- 

sf/K esaminando, assieme co] collega prof. Mattki. le Graminacee 
raccolte nella Somalia italiana dal dott. CESARE Macaluso, per 
ricercare se eventualmente portassero nettari, fermai lamia atten- 
zione sopra mia specie di Panicum, che presentava ai nodi anelli 
colorati, nel dubbio che si trattasse di nettari estranuziali, ipotesi 
che dovetti scartare giacché le piante vive, ottenute dai semi rac- 
colti, non presentavano alcuna secrezione zuccherina. 

Restava intanto non identificata quale specie di Panh-mu 
fosse, non p e ad alcuna di quelle già note. 

Tuttavia per un pò di tendenza avversa a fare nuove specie, 
ne misi da parte i vari esemplari e vi sarebbero ancora rimasti se 
non fosse venuto a Palermo il celebre agrostologo Hackkl, che. 
esaminato questo Punìcuin. ri tomi e anche egli trattarsi di una specie 
nuova, aitine al /'. colorai uni. L. Tanto autorevole parere mi inco- 



raggio a pubblicare la presemi 
grata occasione di poter fare ì 
prof. Luigi Maria Bossi dell 
Colui che con la sua dottrina 
la perduta salute, tonte prima 

Panicnm Bossii, nov.sp. 



olir: 



101 
bincrassatos aunulo brunneo praedito, foliis glabrescentibus, late 
linearibus. acuminatis, planis, basi ciliato-denticulatis, vagina sparse 
tuberculata, paniculae amplae erectae, sublaxae, ramis solitariis vix 
patentibus, eapillaribus, spiculis pallide \ iicut il »us, stricte pedi- 
cellatis ovai - ia inferiori brevissima obtusa, su- 

periori acuta, obsolete 5-nervia ut glumella floris neutri, fiore 
hermaphrodiro ovato vix acuto coriaceo laevi flavescente. 

In Goscia apud Giumbo (Benadir) dott. C. Macaluso, 1907. 

La specie é affine al 1'miicion coloratimi, L., e ricorda anche 
qualche forma del Panici/ ni rcjiens. L.. ma ne differisce principal- 
mente per essere pianta annua e non perenne, non stolonifera, per 
le pannocchie più allungate, con spighette non colorate, alquanto 
acute, per le glumelle includenti i semi giallastre e non bianche e 
per altri caratteri ancora, che risaltano dal confronto delle de- 



i 6 Gennaio 1912. 



Sulla coltura delle Palme, 

particolarmente delle specie di « Washingtonia», 

a scopo industriale, in Sicilia. 

In molte occasioni ho fatto rilevare che nell'attuale movimento 
di rinnovazione delle colture agrarie , dovuto alle mutate e mute- 
voli esigenze delle industrie, bisogna tener conto delle particolari 
caratteristiche differenze di clima fra le regioni del Nord e quelle 
del Sud • d' Italia , sicché egualmente differenti debbono essere le 
colture appropriate alle dette regioni, a meno che non si tratti di 
piante suscettive di prosperare dentro limiti geografici abbastanza 
estesi , quali p. e. sodo in generale i Cereali. Per questa ragione 
le provincie nordiche italiane appartengono, botanicamente parlando, 
alla regione dell' Europa centrale, mentre quelle meridionali spet- 
tano alla regione Mediterranea e partecipano anche alquanto dei 
caratteri propri alla flora subtropicale. Da ciò segue, che in mas- 
sima parte le piante del settentrione possono vegetare sotto il clima 
del Mezzogiorno , mentre queste ultime difficilmente si adattano a 
latitudini più elevate, in modo che la vegetazione dei paesi meri- 
dionali presenta in sé tanta mai dovizie di forme e tanto rigoglio 
quanto certamente, e con spiccato contrasto, non offre quella delle 
provincie d' oltre Alpi. E così che per tanta copia di produzioni 
agricole e per tante attitudini ad accrescere e a migliorare questa, 
il mezzogiorno si può dire, rappresenta in massima parte l'immenso 



e svariato emporio delle ricchezze vegetali «il cui alimenta l'atti- 
vità economica di ogni paese civile. 

Insistendo su questi concetti ai quali , come è noto , tende a 
ispirarsi l'opera di questo Giardino Coloniale, mi permetto qui di 
esporre alcune considerazioni intorno alla possibile coli 
Palme nel Mezzogiorno d' Italia , unicamente a scopo economico- 
industriale. Si tratta , come si vede , di una nuova direzione da 
dare alla coltura di questi superbi rappresentanti del m'ondo ve- 
getale , che formano il più bello ornamento delle nostre ville in 
tutte le parti più temperate d'Italia ed ancbe del Bacino del Me- 
diterraneo, in modo che i loro prodotti possono trovare una imme- 
diata applicazione a varie industrie , come precisamente accade di 
quasi tutti quelli che provengono dalle regioni tropicali dell'Asia, 
dell'Africa e dell'America, ove tali speciali vegetali sono indigene. 

Per potere, in modo completo, trattare questo argomento, biao- 

climi, ed in condizioni tali da rendersi atte a una coltura in grande 
ed a scopo industriale. 

Il numero di tali specie non è veramente molto elevato quan- 
tunque non poche sieno' quelle che sotto il cielo meridionale sono 
suscettive di crescere all'aperto senza ripari invernali. 

Dalla nostra considerazione dobbiamo escludere la Palma di 
San Pier Martire o Chamaerops hnmilis, L. e quella del Datte- 
ro, o Phoenix dactylifera, L. 

Là prima com'è noto, cresce solvati, a da noi come in moltis- 
simi altri luoghi della regione mediterranea, da per tutto nei colli 
sterili e solati! non molto distanti dal mare. E l'unica specie di 
Palma che si allontana naturalmente dalla Regione cai 
alla famiglia a cui essa appartiene e che si spinge più a Nord 
delle altre. Delle sue applicazioni economico-industriali sappiamo 
abbastanza (1). Le sue foglie servono a molteplici usi , principal- 
mente a preparare il così detto crine vegetale, a confezionare scope, 
ventole, cestini, stuoje, ecc. In Sicilia tale industria potrebbe avere 
un maggiore incremento, mentre oggi viene esercitata in maniera 
affatto primitiva e non rende che scarsi guadagni, non cosi, io 



(1) Dr. S. SlRKNA. : l- ». «« <»'<' 

Botanico e (Hard. Coloniali <h Palermo, Un. IX. Fase. 4°-H. Ju 
meli. e, Lea ressources Agricoles e Forestières Francaises, Marseille 



credo, se fosse incoraggiata e si tentasse di cunonaere ia pianai 
per mezzo della coltura, mentre la sua diffusione trova ostacolo a 
estendersi, nel pascolo, ed anche nella avidità della raccolta. Trat- 
tandosi di una pianta di luoghi sterili, la coltura non dovrebbe esigere 
grandi cure e dispendii. D' altra parte 1' attitudine a crescere in 
luoghi scoscesi ed aperti potrebbe rendere questa pianta molto 
utile dal punto di vista forestale, per le pratiche di rinsaldamento 
dei pendii mobili e sterili. 

Quanto alla Palma del Dattero , non sarebbe il caso di par- 
larne , giacché la principale risorsa economica della quale essa è 
suscettiva dipende dalla produzione di frutti maturi, la quale con- 
dizione non si avvera mai sotto il nostro clima. Però i frutti , 
particolarmente sotto il clima di Palermo, e nelle parti meridionali 
della Sicilia , raggiungono solo una completa maturità fisiologica 
colla produzione di semi capaci di germinare , mentre la polpa , 
sviluppatasi anche regolarmente, rimane di un sapore stitico , si- 
mile a quello delle sorbe immature, e perciò immangiabile. Tutta- 
via i frutti stessi, come appunto presso le sorbe, per effetto di un 
certo grado di fermentazione , possono perdere siffatta proprietà e 
divenire mangerecci ; ma allora mancano di quella piacevole dol- 
cezza propria di quelli provenienti dai naturali centri di produzione. 
Non credo quindi che sia da ritenersi possibile la coltura di que- 
sta specie allo scopo indicato. Ma vi è forse da sperare, colla in- 
troduzione di razze a iriittitìcazioiie precoce, quali quelle che sono 
descritte come provenienti da alcune regioni del Sahara tunisino (1), 
e in seguito a razionale e prolungato lavoro di selezione , che si 
possa dare alla coltura della Palma del Dattero anche questo in- 
dirizzo. Ed io non so a questo proposito se il problema della pro- 
duzione di datteri maturi sotto il clima della Sicilia sia già stato 
tentato e risoluto alcuni secoli fa per opera degli Arabi , col tra- 
sportar dai loro paesi e introdurre da noi dei soggetti dotati di 
tale adattabilità, oppure dai successori di questi popoli , poiché le 
cronache siciliane dei secoli XIII e XIV ricordano estese pianta- 
gioni di Datteri Dell'agro Palermitano e si conoscono persino con- 
tratti di vendita dei frutti stessi. La qual cosa non potendo attri- 
buirsi a forti variazioni del clima locale , ci fa pensare appunto 



il) Kearnev Tu. H, Date varieties and Date culture ini 
In Bulletin n. 92 of the U. S. Department of Agricnlture. Wsj 
gton 1906. 



oce ben note in quel 
tempo e che forse oggi sono state abbandonate dai coltivatori, nei 
paesi dove il Dattero forma oggetto di coltura , probabilmente 
a causa della prevalenza di altre varietà più pregiate nel commercio. 

La facilità colla quale il Dattero si propaga da noi e la pos- 
sibilità di ottenere nel corso di 10 anni un bellissimo albero dallo 
stipite di uno a due metri di altezza , nei terreni profondi ed ir- 
rigui , ci fa pensare ad una probabile applicazione delle foglie e 
dei picciuoli, che, sfilacciati o sfibrati, potrebbero fornire della buona 
materia tessile per cordami o altro, come avviene in altri paesi 

Fatta dunque astrazione delle due precedenti specie di Palme, 
resta da segnalarne altre di origine esotica , atte a crescere all' a- 
perto nei nostri climi , ove formano oggetto della coltura orna- 
mentale e non sono prive di attitudini di valore economico - indù- 
Esse sono le seguenti, tutte coltivate all'aperto nel nostro R. 
Orto Botanico e Giardino Coloniale (1). 

Phoenix canariensis, Naud.— Isole Canarie. 
» reclinata, Jacq.— Africa tropica. 

Trachycarpus excelsa, Wendl.— Giappone. 
Fortumi, Wendl.— China. 

Rhapis flabelli formis, Ait.— China. 

Livistona australi*. Mart. —Australia. 
chiuensis, Mart.— Giappone. 

Wasìiìitytoiiio fili fera, Wkn ni..— America settentr. 

Brahea calcari,!, LlEBM.— Messico. 

Salai Adansonii, Guern.— America settentr. 

» Blackbnmiaiia, Glaz.— Isole Bermude. 

y Pahnetto, Lood.— America settentr. 
princeps, Hort.— Isole Bermude. 
Howea Bebnoreana, Beco. —Isole Lord Howe. 

» Forsteriana, Becc — Isole Lord Howe. 

Arch&ntophoenix < hmninghamùwa, Wendl.— Australia. 
C'ocos australi*, Mart. — Australia. 

» coronata, Mart.— Brasile. 

flen-uosa. Mart. - Brasile. 

Jubaea spectabilis, B< >M'L.— Chili. 

ili Terra^ax,, A. . Lb Palme coltivate nel R. Orto Botanico 



■it'eriscnnu 
Washingtonia e specialmente alla W. 
/ili fera, Wbndl., di cui alcuni prodotti sono stati da questo Giar- 
dino Coloniale presentati alla Esposizione Orticola Internazionale di 
Firenze del Maggio 1911. 

Le Washingtonia sono specie originarie del versante Pacifico 
dell'America Settentrionale, dalla California al Messico, ove tro- 
vansi attualmente localizzate in pochi distretti, ed in via di estin- 
zione. Le diverse forme coltivate si possono ascrivere a due tipi 
principali, cioè W. fili fera con una var. microsperma e W. robusta 
con una var. gradite: dovrebbesi aggiungere anche 
ma questa è stata riten 



Le mie esperienze ed osservazioni in propos 



dubbia. 



Washingtonia filifera, Wendl. (=W. filamentosa, Kuntz.^ 
Pritrluinlia filamentosa. Wkxdl. = Pr. filifera. Lind. = Brattea 
filamentosa, Hort.) (1). 

Di questa specie non si conosce fin qui il luogo preciso di o- 
rigine. Pare che a più ripresa ne sieno stati introdotti in Europa 
i semi. Infatti LlNDEN afferma di averne ricevuto nell'Ottobre 1869, 
senza però citarne la provenienza : ciò verrebbe confermato dalla 
circostanza che nelle esposizioni di Grand (1873), di Vienna (1873) 
e di Firenze (1874) figurarono esemplari di tale specie, che desta- 
rono molto entusiasmo in chi li vide : perciò dovevano essere ab- 
bastanza robusti. Altri semi dicesi fossero inviati da Koezl pro- 
venienti dall'Arizona : ciò dovette essere nel 1872, epoca del viag- 
gio di Roezl in America: quindi da questi semi non potevano 
provenire gli esemplari presentati nelle suddette esposizioni. Nel 
1875 Veitch la presentò alla Società Reale di Londra : lo stesso 
anno Haage et Schmidt di Erfurt l'offrirono nel loro catalogo, e 
l'anno seguente (1876) Linden pure l'incluse nel suo Catalogo. 



.riche ed economiche , sopra 
asi : Beccaui O., Le Palme 

In Webbio. voi. IT. 1907. 



107 
Gli esemplari portati dal Likden all' esposizione di Firenze 
(1874), secondo Beccari, furono distribuiti nel Giardino Corsi a 
Sesto Fiorentino, nel Giardino -Ricasoli a Port 'Ercole e nel Giar- 
dino Parrà vicino ;i Vi areici o : venuti da poco in fiore furono ri- 
conosciuti come appartenenti ad una varietà cui fu assegnato il 
nome di microsperma. 

L'Orto Botanico di Palermo poi ne ricevette semi verso il 
1874, pare da Parigi, e questi probabilmente provenivano dalle 
raccolte fatte due anni prima dal Roezl. Infatti, venuti a fiore, si 
rivelarono come appartenenti alla vera specie, e non alla vai. mi- 
crosperma, cui appartenevano gli esemplari distribuiti dal Linden. 
Tutti gli individui, ora adulti e fioriferi, esistenti nelle diverse 
ville pubbliche e private di Palermo, provengono da semi o pian- 
tine distribuite in tale epoca, quindi contano ora 36 anni di età (1). 
La Washingtonia fllifera è forse la palma più rustica di 
«piante si coltivano a Palermo. Essa sopporta fino a 4 o 5 gradi 
sotto zero senza soffrire, purché queste minime temperature non si 
riputino troppo di Ire piente. Vegeta rigogliosa, oltre che in Sicilia. 
a Napoli, a Roma, a Port'Ercole, a Sesto Fiorentino, all'Elba, a 
Viareggio; però non ha potuto resistere a Sanmezzano nel Valdarno 
superiore. Coltivasi pure con frequenza nella Riviera a San Remo. 

regione mediterranea. Fino dal 1ST7 AxmtK i'2i. riferendo come 
questa specie aveva liene resistito nel dipartimento di Gard, ag- 
giungeva: «Si le climat du dèpartement du Gard eonvient ainsi 
à cette belle piante, «pie dire de celui de la Mediterranée ? Hye- 



Bullettino della ti. Società Toscana di Orticoltura. Anno XVIII. 18 



<io della E. Socie 
Le Pritchardia 



Sprengel (1), confermando la rusticità di () uest a specie, aggiunge : 
« È ben probabile che qui in Italia abbia ritrovato tutte quelle 
condizioni che si riscontrano nella patria sua, la California. E ru- 
stica ovunque vive bene l'olivo. Non soffre nell' inverno, ma un 
freddo al di là di 5 gradi sotto zero le torna fatale, quando si ri- 
peta spesso. 

Cresce in qualunque qualità di terreno, anche nelle sabbie del]*) 
dune, ma molto più rigogliosa e sollecita nella buona terra argil- 
losa, ricca di sostanze nutritive. Nell'estate richiede molta acqua, 
e si può dire che non ne riceve mai troppo. Non prova bene al- 
l'ombra, ma bensi a pieno sole». Ostinelli (2) pure dice che le 
piante, di questa specie, collocate isolate, a pieno sole , restano 
più basse ma sviluppano un tronco assai robusto, mentre quelle 
piantate a gruppi od in posizione ombreggiata, hanno la tendenza 
di alzarsi di più, ma con tronco più debole e sottile. Anzi aggiunge 
che le piante coltivate in terreno frollo, leggero e sabbioso, si fanno 
più alte ma restano deboli ed affilate, mentre quelle coltivate in 
un suolo forte e compatto, restano più basse, ma prendono una 
straordinaria robustezza. 

La rapidità di accrescimento poi di questa specie è straordi- 

ìcomiuciavano a caratteriz- 
a due soli anni presenta- 
lo, ad 11 anni m. 5.50 

scimento tanto rapido. A questo proposito Robertson Proschow- 
sky (4) dice : « Les Washingtonia aprés leur germination se dé- 
veloppent avec une grande rapiditè, ce qui est trés rarement le 
cas avec les Palniiers .jiii, meine dans Ics meilleures conditions. 
ont une creissauce trés lente pendant les primiéres auuèes de leur 
existence ». Ostixk.I.U ritiene clic la Was/iiiti/ton/a filìfcrn abbia 



Agosto u'ià 


tre 


foglie ed i: 


-, No\ 


end, 


zarsi. Si ha 


uno 


notizie di 


indiv 


idui 


vano ni. 0. 


70 


di altezza, 


a 6 a 


uni 


ed a 14 ann 


i n, 


. 8.00. Nessuna 


altr 



(1) Sprenuel C, Orniamo con Pabue i no 


stri Giardini. I 


lettino della K. Società Toscana di Orticolttm 
p. 312. 


%. Anno XIV. 


(2) Ostinelli V. 1. e. 

(3) Pucci A., La l'ritchardia /il.unmtosa. 


In Bollettino </. 


Società Toscana di Orfico/tara. Ann,, VI. issi 


. p. h2. 


(4) Robertson Prosciiowsky A.. Les Paln 


aiera sur la Coi 


zar et leur resistane»» ai. troia. In ÌUdleti)) de 


\a Socie*. Ha 



Dopo circa una ventina di anni dalla semina la U'ashhigtonia 
/Uifera viene a fiorire: infatti a Cannes fiori dopo 17 anni, al 
Giardino Garibaldi di Palermo dopo 18 anni. all'Orto Botanico di 
Palermo dopo 19 anni : a Viareggio, forse perchè clima meno caldo, 
ritardò di più fiorendo solo dopo 26 anni. Quando incomincia a 
fiorire ha raggiunto in media l'altezza da 10 ad 11 metri. 

Quanto dicono gli autori sulla rapidità di accrescimento della 
Waslihujtonia fìlifera resta pienamente confermato da osservazioni 
fatte in Palermo, tanto su di un esemplare cresciuto nel villino 
Pantaleo, «pianto sa quelli coltivati nel nostro TJ. Orto Botanico. 



Rimo del 1910 un magnifico esemplare di 
Wendl.. nel villino Pantaleo in Pa- 
deperimento. L' attività della gemma 
stata, e le foglie si erano a 
poco a poco ingiallite e completamente disseccate. La pianta ri- 
mase tutta l'estate fino all'inverno intatta al suo posto colle ampie 
sue foglie abbandonate in giù e morte, come se fossero incartape- 
corite, e cingenti la sommità del tronco, che avea conservato, in 
apparenza, la medesima rigidezza e lo stesso vigore di prima. 

Per la cortesia del proprietario del Villino, questo bellissimo 
esemplare venne messo a mia disposizione e. divelto nel mese di 
gennaio di quest'anno dalle radici, il suo tronco, tagliato in seg- 
menti di circa 2 metri di lunghezza l'uno, figura oggi nel Museo 
di questo Istituto Botanico, rappresenta un materiale prezioso per 
lo studio di molte quistioni, che riflettono la morfologia interna ed 
anche la fisiologia e la biologia dello stipite delle Palme in gene- 
rale. Ed infatti molto difficilmente, sotto i nostri climi, si può a- 
vere la fortuna di disporre di un tronco di Palma che misuri una 
altezza di 14 metri sopra un diametro alla base < 



si offre intatto in ogni sua parte, quasi 
nella sua piena attività. 



fosse stato reciso 



:-ìo della E. 



110 

La Washington la fili fera del Villino Pantaleo iu Palermo, 
possiamo dire, rappresentava uno dei più belli soggetti ornamen- 
tali fra quelli che offrono i Giardini della Città , ammirevolissimo 
sotto ogni riguardo, specialmente per le dimensioni e per la rego- 
larità del portamento. Tutta la pianta, compresa la chioma, rag- 
giungeva un'altezza di m. 14, di cui circa 12,50 spettavano al 
tronco; questo innalzavasi dritto, con una rigorosa verticalità, non 
ostante che fosse cresciuto a circa 4 metri di distanza dall'edificio 
del proprietario del Villino, assumendo la forma di una massiccia 
e regolarissima colonna, che, partendosi da una base perfettamente 
circolare e del diametro di m. 1,08, veniva gradatamente restrin- 
gendosi per raggiungere in alto lo spessore di m. . La super- 
ficie dello stipite, nuda perfettamente di foglie e coperta di una 
scorza grigia brunastra, da potersi dire quasi liscia per la poca 
profondità delle screpolature , dava al tronco stesso un aspetto 
quanto mai caratteristico. 

Il detto esemplare, proveniva dai primissimi semi di Washing 
tonta fillfera introdotti in Sicilia per opera dell'Orto Botanico di 
Palermo. Ciò seguiva l'anno 1874. 

L'esemplare di Washingtonia filifera del Villino Pantaleo, 

seccare, un'età di 3P> anni; ma sia che le piantine fossero state 

eccellenti condizioni di terreno, il loro sviluppo era stato rapidis- 
simo superando in vigore nei primi ventanni gli altri esemplari 
coltivati in Palermo, pur aventi la medesima età. 

È però da osservare, a proposito della vegetazione di questa 
pianta in generale, che essa è da noi la Palma più rustica di tutte 
quante si coltivano e forse anche della stessa Phoenix dactyli fera, 
la quale, com'è noto, sotto il clima della Sicilia non porta frutti 
carpologicamente maturi. Nemmeno le specie di Sabal, di Livi- 
stona, Trachgcarpus. reggono al confronto colla Washingtonia 
per la rapidità di crescimento e per le pochissime esigenze che 
offre la coltura di essa. Il medesimo forse può dirsi per altre lo- 
calità della regione mediterranea, dove pure questa stessa specie 
cresce rigogliosa e porta a maturazione i frutti, tali Napoli, Roma, 
Viareggio, Port'Ercole, in Maremma Toscana, Sesto Fiorentino, 
all'Isola d'Elba, nella Liguria, ecc. In generale si può dire che laWnt- 
shingtonia fili fera vegeta benissimo in tutte le parti della Regione 
dell'Olivo, e che è suscettiva di sopportare senza soffrire una tem- 
peratura persino di 4°— 5° C. 

Confrontando l'esemplare di cui è parola non 



Ili 

profonde differenze tanto nello sviluppo, quanto nel portamento 
cogli altri cresciuti nei giardini ili Palermo: si può dire che l'al- 
tezza del tronco varia in essi dai 9 agli 11 metri e il diametro 
della base, ad 1,50 m. d'altezza dal suolo, oscilla da 1,05 a 1,27 m. 
Crii esemplari più irrossi smin quelli dell' Orto Botanico che mi- 
surano in diametro m. 1, 27, per quanto P altezza sia di qualche 
metro inferiore a quella del saggio del Villino Pantaleo. 

Ragguagliando per approssimazione il volume medio del tronco 
<li tutti cotesti esemplari coltivati e cresciuti sotto il clima di Pa- 
lermo a metri cubi 8, 500 si ha che in 36 anni lo stipite si è in 
media annualmente accresciuto di una quantità di materiale, spet- 

enonne specialmente se si tien. conto del fatto che nei primi anni 
della vita della Palma 1' accrescimento è lentissimo ; talché , de- 
traendo circa 10 anni , il numero di anni di massima produzione 
legnosa si riduce a 26 e la produzione annuale quindi si eleva a 
me. 0, 326 , la quale cifra si avvicina a quella del volume che il 
tronco dei comuni alberi indigeni raggiunge solo dopo 50 unni di 
vegetazione (1). 



Altra specie di WushiiujUm'm aitine alla li', fili fera è la se- 

Washingtonia robusta, Wexdl. (ir. fili fera, Watson non 
Wendl.). — Questa specie è originaria del Palm Canon, sul li- 
mitare N. 0. del Colorado Desert in California, ove preferisce il 
fondo delle vallate, vegetando fra le roccie , in modo però che le 
radici possano arrivare a procurarsi abbondante umidità dall'acqua 
che scorre nei torrenti. Tale regione fu dapprima indicata come 
patria della Washingtonia filifera, essendosi scambiata V una spe- 
cie per l'altra : infatti , come attesta il Beccari, tutte le Palme 
coltivate in California con il nome di W. filifera spettano invece 
alla W. robusta, perciò vanno corrette le notizie relative. B Wil- 



(1) Ecco a 
Abete bianco 

Pino silvestre 
Faggio 



112 

LIAMS (1) nel 187B ne vide in California esemplari coltivati alti 
oltre 8 metri , ritenuti appunto a torto per W. filifera (Brahea 
filamentoso,). Introdotta in Europa poco avanti il 1883, fu primie- 
ramente posseduta dallo stabilimento Van Hautte di Grand e di- 
stribuita con il nome di W. filifera : riconosciuta però diversa , 
venne dal Wendland (2) descritta con il nome di W. robusta. 

L'Orto Botanico di Palermo la ricevette solo nel 1886, dallo 
Stabilimento Mercatelli di Firenze. 

Per rusticità e per rapidità di accrescimento è paragonabile 
alla JF. filifera. Coltivasi infatti nelle medesime regioni ove pro- 
spera quest'ultima, ed anche ad Intra, ove il Becalli (3) ha po- 
tuto esperimentarne la perfetta resistenza : egli in ventun mesi 
ottenne piante alte un metro con quattro foglie ben caratterizzate. 
A questo proposito lo Sprengel (4) dice: « E rustica, bellissima, 
di rapida e compatta vegetazione : insomma l'ideale di una palma 
adattata per la estesa coltura nell'Europa mediterranea». Ed a 
conferma aggiunge : « In un piccolo giardino, sulla riva del mare, 
vicino a Napoli, nel 1884 ne feci piantare circa 30 esemplari di 
un anno, che erano stati coltivati in quello stesso giardino, in va- 






Chi le vedesse adesso (1889) forse i 



potrebbe credere che tali magnifiche palme abbiano potuto rag- 
giungere quella considerevole altezza e cosi grande eleganza in 4 
o 5 anni di età. Il terreno del mio giardino è costituito da sabbia 
della vicina marina e da cenere vulcanica, mescolata con un poco 
di concime sparsosi nelle annate precedenti da un colono che vi 
coltivava cavoli e pomodoro. È vero bensì che io vi feci spesso 
spargere del concime liquido e che cuoprì la superficie del terreno 

Dell'acqua non ne ebbero in tutta la stagione calda che ben poca, 
Il giardino è esposto a tutte le furie dei turbini sciroccali e set- 
tentrionali. Nessun vento, nessuna burrasca gli è risparmiata. Gfh 






In Bollettino della 
1887. p. 117. 

1^4) SPRBWQHL i 



danneggia quasi affatto. Non posso perciò aU>astanzn racmmaiulare 
questa palma : essa è ])er noi un vero gioiello. Sono sicuro che 
essa supererà qualsiasi ostacolo, e che presto la vedremo piantevi 
anche nella aperta campagna». 

A Palermo tuttavia è molto meno diffusa della IT. fi li fura. 

Trabia. L'esemplare più torre posseduto dal nostro Orto Botanico 
presenta le seguenti dimensioni : 

Altezza del tronco: m. 9.50. 

Circonferenza del tronco presso terra : m. 2,42 

Circonferenza del tronco ad un metro dal suolo : in. 1,60 

Numero delle foglie : 60. 



per diversi scopi, come riferisce il I'aimmi . .1 i. Anzitutto con le 
foglie ricoprivano le loro capanne e specialmente i granai che loro 

onservare i semi di cui si nutrivano : con le fibre 
cordami ed in tessevano canestri. Ma 1' utile maggiore lo 

frutti, per cui ogni selva di Waxltiìnjtonia era pro- 
prietà di una tribù particolare, alla quale spettava il diritto esclu- 
sivo di raccoglierne i frutti. Questi venivano usati freschi, come 
alimento, ed anche disseccati per conservarli. Gli indiani usavano 
pure triturare questi frutti, assieme ad acqua, entro un mortajo di 
pietra, per ottenerne una pasta molle, ricca di sostanze zuccherine. 
I semi poi, triturati separatamente, erano convertiti in una sorta 
di farina, con la quale, impastata e cotta, veniva fatta una sorta 
di pane : secondo il Palmer (2) quésti semi avrebbero qualità ana- 
loghe a quelli di Cacao. 

Ad analoghi usi possono venire adibite le specie di Weuking- 
touia coltivate in Sicilia, presentando queste il vantaggio di una 
grande rapidità di accrescimento. Crediamo che con il loro legno 
si potranno fare assiccelle per stuoje e per tramezzi murati, mentre 
i loro picciuoli possono servire per coperture. 

Oltre al loro cavolo, che è squisito a mangiarsi, dal loro tronco 
se ne può ricavare abbondante amido, o sagù, come fu possibile 
accertare da un prova qui eseguita. 
I loro frutti, assai abbondai 

semi se ne potrà ricavare una sorta di succedaneo al caffè. 

Allo scopo di stabilire il valore economico ed industriale de 
diversi prodotti ricavabili dalla U'ush !,<<)(,,,> ia /il/ftin, furono in 
trapresi studii ed esperienze in questo R. Orto Botanico e Giar 
dino Coloniale. I prodotti ottenuti figuravano nell'Esposizione Or 
ticola Internazionale di Firenze, dello scorso anno. Essi sono : 

1. Fibre grezze, atte ad essere utilizzate per molteplici lavori 
presentano grande resistenza ed una sufficiente bianchezza. 

2. Lavori eseguiti con le foglie, specialmente cappelli da Si- 



li; Parish S. B., A contribution toward a knowledge of tht 
nus Washìngtonia . In Botanìcal Gazette. XLIV. 1907. p. 428. 

Parish S. B., The flowers of Washìngtonia. In Botanìcal i 
zette. XLVI. 1908. p. 144. 

(2) Palmer E., Use of Palm fruit as food by Oocupah Indi 
In American Naturatisi. XII. 1878. p. 598, 



gnora : per colorito e pei legg" -re; 
quelli fabbricati con altre piante. 

3. Germogli conservate sotto 

4. Semi torrefatti, costituenti 



Uno però dei prodotti di maggiore importauza, ricavai: ir dalla 
Wathingtonia, è, quello del legname, che acquista un vero valore 
ecouomico ed industriale , se si considera la rapidità con cui que- 
sta Palma può formare tronchi grossissimi. 

A questo proposito abbiamo creduto opportuno fare un più 
dettagliato studio dei caratteri , tanto microscopici , quanto fisici, 
che presenta il legno di Washington ia. 

Caratteri microscopiri.—Come in tutte le altre Palme, anche 
in questa il legno è costituito da una quantità di t'asci, sparsi in 
seno ad un parenchima di cellule quasi isodiametriche. L' adden- 
samento dei primi , prevalentemente nella regione periferica dello 
stipite , fa sì che iu questa regione il legno si presenti più com- 
patto e duro che non verso la regione centrale. 

I fasci sono costituiti da un abbondante astuccio di fibre, da 
due o tre grossi vasi, da poche trachee e da un esiguo gruppetto 
di elementi liberiani, che, a disseccamento completo , scompaiono. 
Le fibre dunque costituiscono in totale la grande massa del legno. 
Colle solite reazioni microchimiche esse si rivelano fortemente 
impregnate di lignina , mentre lo spessore delle loro pareti é tale 
da obliterare quasi totalmente il lume. 

Sottoposte al processo di macerazione dello Schultze esse per- 
dono la lignina e riacquistano i caratteri microchimici delle ordi- 
narie pareti cellulosiche. Con questo processo si mettono anche bene 
in evidenza le caratteristiche finissime striature che ne percorrono 
longitudinalmente le pareti. 

I grossi vasi sono delle tracheidi a parete areolata o scalari - 

Le cellule del parenchima hanno invece pareti sottili, abbon- 
dantemente perforate come quelle del midollo di sambuco. Sono , 
come si è detto, quasi isodiametriche, meno che in prossimità dei 
fasci, dove sono allungate trasversalmente. Ampii meati . pieni di 
aria a completo disseccamento esistono fra di loro . e ciò concorre 
a dare una consistenza quasi spugnosa alle regioni dello stipite 
dove i fasci sono meno fitti . cine verso il centro, «'olle reazioni 



116 

microchimiche mostrano una modificazione della originaria natura 
cellulosica dovuta al disseccamento e cioè un leggero grado di li- 
gnificazione, alterato dalla presenza di tracce di suberificazione. 

Caratteri fisici ed applicazioni.— Il legno della Washington ia 
fili fera allo stato fresco è bianco-chiaro, mentre in seguito al dissecca- 
mento diventa di color giallo-bruno, simile a quello del legno della 
quercia Rovere. Non presenta lucentezza di sorta, essendo le superfici 
di taglio molto scabre , data la disposizione sparsa dei fasci fibro- 
vascolari , i quali restano fra loro separati dal parenchima. Desti- 
tuito è anche di odori e di sapori speciali. Per il fatto che i fasci 
decorrono in tutte le direzioni . benché prevalentemente in quella 
longitudinale, esso é anche poco fissile in quest' ultima direzione ; 
ma essendo, d'altra parte, i suoi costituenti, allo stato secco, molto 
teneri esso si presta invece assai bene al taglio con lame acutis- 
sime, ottenendosene facilmente delle strisce tanto longitudinali che 

La resistenza al taglio ossia la « durezza » del legno é tuttavia 
maggiore, come è naturale, nella direzione trasversale. 

Il peso specifico ammonta a circa 0,19 cioè notevolmente in- 
feriore a quello non solo dei legni comuni da ardere e da opera, 
la cui densità oscilla, come è noto, da a. 0, 48 (legno da matite) 
a 1,89 (Pockholz ma anche a quella dei cosi detti Liy»i smjheri 
che presentano un peso specifico non più basso di 0, 21 secondo 
le indicazioni del Wiesner (1). Con ciò si ha un grado di legge- 
rezza .cina <).i:> che ra>.i,M quello del Sughero. Ma in confronto 
a questo offre il vantaggio di presentarsi in blocchi di un volume 
considerevole da potere giovare ad applicazioni più estese di quello 
che avviene per lo stesso sughero, specialmente in quei casi in cui 



galleggianti i 
Oltre a 


ciò, date le proprietà 


tisiche . su accennate . di vari 


altre applicai 


doni esso potrà essere 


oggetto , in vista delle sempr 


crescenti esigenze delle industrie; 


applicazioni cui non possono i 


alcuna guisa 


prestarsi i comuni legni , ed anche lo stesso sugher 


per il prezzo 


e per altre convenien: 


ce. A quest'ultimo proposito v 


ricordata la e 


drcostanza della possili 


ilità ohe esso, ridotto in minut 


poltiglia mec 


liante appositi disposiz 


ioni meccaniche, porga il mezz 



/),, !>%>!>. stoffe des Pfian 



• il pivipl.'iv ilcllc l'unni» adatte a foggiare «lei l'ondi «li cap|ielh !•■- 
ferissimi o altri oggetti d'importanza industriale. 

Per quanto poi non riesce possibile dare una buona pulitura 
al legno e la superficie di esso si conserva sempre scabrosa, tutta- 
via non mancheranno delle speciali applicazioni in cui il legno 
stesso potrà riconoscersi utile. Il ridurlo specialmente in lamine 
mediante strumenti da taglio a lama larga e la possibilità di sot- 
toporlo a forti compressioni, rappresentano delle condizioni da cui 
potrà trarre partito la industria della confezione di varie oggetti, 
quali, p. e. scatole, giocattoli, ecc. 

Se poi si potrà impregnare la massa del legno di qualche so- 
stanza liquida conservativa e spalmare la superficie con vernici o 
simili materie da togliere Pinella caratteristica scabrosità e rozzezza 
che presenta la superficie medesima, si avrà il mezzo di estendere 
ancor più le applicazioni. Ed una di queste a me sembra molto 
raccomandabile quella della confezione di assicelle per tendine mo- 
llili e giranti da riparare dalla troppa luce le finestre. 



Perciò riteniamo conveniente incoraggiare colture estese 
Washington hi. utilizzandola anche come pianta da rimboschimen 
Non abbiamo ancora dati sufficienti per fare un calcolo sulle sp* 
colturali occorrenti in rapporto ai redditi ottenibili, ma la loro i 
pidità di sviluppo, ed i molti usi cui si prestano, ci danno affic 
mento sufficiente sulla possibilità e sulla convenienza di adibire 
diverse specie di Washingtonia e massime la W. fi tiferà per e 
ture economiche, introducendole nella aperta campagna, come \ 
aveva preveduto lo SPRENGEL. 



a m in m w ai m su m ^ =#£=2 



Rassegna della Stampa Coloniale Agraria. 



l/.-Kcliiiiazione del 






più semplici . esigendo mi tr; in amento simile a «niello ohe si pra- 
tica per gli Agrumi, e sopporifido bene anche la siccità. Ritiene 
pure che, facendosene colture estese , la sua acclimatazione ]> o>sa 
venire completata , migliorandosene il prodotto , per qualità e per 
quantità , quantunque anche come fu riscontrato attualmente . sia 
assai buono e lasci sufficiente margine a guadagni. 

Questa relazione dell' Ex(;elhaki>t é importante, perchè con 
ferma quanto tii più volte asseriti, in questo Bollettino , né può 
ritenersi sospetta essendo egli residente a Palermo, quindi in grado 
di aver controllato di persona ; latti cui allude, e di avere osser- 
vato come p del Ficus rlastiat in Sicilia , 
visitandone le colture ed esaminandone i prodotti. 



G. E. Mattel 



Voi. X. APPENDICE 1911. 

BOLLETTINO DEL B. ORTO BOTANICO E GIARDINO COLONIALE DI PALERMO 



SEMINA ANNI MCMXI 

(JOAE 

PRO MUTUA COMMUTATONE OFFERUNTUR 



R. GIARDINO BOTANICO E COLONIALE 

DI PALERMO 

SEMINA ANNI MCMXI 
PRO MUTUA GOMMUTATIONE OFFERUNTUR (,) 



Cryptogamae. 



D e s f. Europa omnis. 



tum aethiopicum L i n n. 

r. glanduliferum 

[vnze. 

)ile Hort. 



5Adiantum * capillus -Ve 
Linn. Eor.omn., 
Africa, America. 

6 caudatum Linn. var. 
tum ( B 1.) Java. 



13 Cunninghamii Hook.N. Ze- 



devonianum H o 
dolabriforme Ho 



24 grandipes Hort. 

25 hispidulum Sw. Asia, Au- 

stralia, Africa trop.meru 



28 Legrandi H 

29 lueddemanni 
80 macrophyllu 



32 mundulum (—A. crmeatum 

X A. Pacotti, ex Gard. 
Chr. 1888. IL p. 388). 

33 nìgrum Hort. 

34 Pacotti Hort. 

35 perù viari um K 1 1 z. Perù via. 

36 polyphyllum W i 1 1 d. Colum- 

bia, Peruvia. 

37 — var cardiochlaena Knze. 

38 pubescens Radi Brasilia. 

39 pulverulentum L i n n. India 

40 setulosum J. Sm. Asia, Au- 

41 tenerum Sw. Mexico, India 

42 tetraphyllum W i 1 1 d. Vene- 

43 trapeziforme L i n n. Messico, 

India occ, America centr. 

44 venustum Don. Afgbanista- 

nia, Himalaya. 

45 versiliense Hort. 



50 Aspidium augescens L i 

Jamaica. 

51 caespitosum Hort. 

52 decompositum Hort. 

53 falcatum Sm. Asia cen 

Japonia 

54 *Filix-foemina Bernh 



57 


immersumH o o 


i. India, Java 


58 


princeps Hort. 




59 


rigidum D e s v. 


var. palli- 




dum Hook 


Ut;»-. moda.. 


60 


verminium, Ho 


rt. 


GÌ 


Asplenium*Adiantum-nigrum 




L i n n. Europa omn. , 




Asia, Africa 




62 


australe Brac 


v. Australia. 


63 


*Ceterach L i n r 


. Europa, 




usque ad Himalayas. 


64 


diversifolium B 




65 




b. Austral. 


66 


Nidus L i n n. var. australa- 




sicum (Hoo 






Ha. 




67 


obtusatum F o r 


t. var. obli- 




quum Hoo 


li. Nova Ze- 




landa, etc. 




68 


*Tricomanes L i 


ri n. Europa 


69 


umbrosum J. Sm. Ind., Ma- 




laya. 




70 


virescens M e 1 1 


Japonia. 


71 


viviparum P r e s 


1. Mauritius 


72 


iJlechnum brasili 
Brasilia 


nse D e s v. 


7:1 


cartilagineum S w. Australia. 


74 


glandulosum H o 


rt. 


75 Cheilanthes*fragrans Webb. 


76 


et Bert. Reg. medit., Asia. 


77 Craspedaria serpen 


s F è e. Ind. 


78Cyatbea arborea £ 


m. India. 


79 


dealbata Sm. Ne 


v. Zelanda, 


BO 


medullaris Sw. Sumatra et 



81 Goniophlebium glaucophyll 



imi;. 



, Co- 






82 Goniopteris fraxinifolia Swz. 

83 Gymnogramme argenteaMe tt. 

84 calomelanos Raul f. var. 

chrysophylla Kaulf. 
Africa trop. 

85 Matthewsii Hook, Peruvia. 

86 schizophylla H o r t. 

87 sulphurea D e s v. India occ. 

88 tartarea D e s v. var. pallidi- 



tà Hypolepis tenuiiblia Bernh. 

Australia. 
90Lomaria Gilliesii Hook. Me- 

91 gibba Labili. Nov. Caled. 

92 Nephrolepis bostonensisH o r t. 

93 cordifolia Presi. Mexico, 

94 exaitata Schott. Japonia. 



97 pbilippinensis Hort. 

98 tuberculata Hort. Gal 

99 Osmunda regalis Linn. : 

100 Platycerium AlcicorneDe 

101 Polypodium aureum Lir 



irioides Lam. N. India et 

Australia, Africa occ. 
pustulatum F o r s t.Austra- 



109 Pteris eretica var. Ibi. albo-li. 

neatis Hort. 

110 decipiens Hook. Ins. San- 
ili longifolia Linn. Europa 

rarior, Asia, Africa, Ind. 

112 pedata L i n n. Am. trop. 

113 quadriaurita Retz. var. ar- 

gyraea (Moore) Austra- 

114 serrulata Linn. China, Ja- 

115 Scolopendrium * officinarum 

Sw. Europa, Japonia, A- 



rummondi A. B r 
i n n. Asia, A- 



SaiYlfjiaceae. 



Guiana, Cuba. 



Gymnospermae. 



132 Abies cephalonica Link, 

138 Callitris quadrivalvis V e n t. 
Afric. bor. 

134 robusta R. B r. Anatrai. 

135 Cephalotaxus drupaceus 

S i e b. e t Z u e c.Japonia. 

136 follicularis H o r t. 

137 Fortune! Hook. China bor. 



139 fragilis Hort, Mexico. 

140 funebris E n d 1. China. 

141 Cupressus glauca L a m. I 

142 — var. pendula (Herit 

Ind. or. penins. 

143 macrocarpa Hartw. C; 

144 sempervirens L i n n. Euri 

145 —var. globulifera Pari 

Hort. Fior. 

146 —var. horizontalis Par 

Asia. Creta. 



147 Cupressus sempervirens f. 

expansa Hort. 

148 —var. pyramidalis Targ. 

149 Smithii Hort. 

150 thurifera H. B. K. Mexic. 

151 torulosa D o n. Himalaya. 

152 Frenela rhomboidea Endl. 

Nova Hollanda. 
153 J uniperus chinensis Linn. 

China 
151 virpniana Linn. America 

155Pinus brutia Ten. Ital. mer. 

157 *halepensis M i 1 1. Reg. me- 

dit. 

158 —var. paroliniana H o r t. 

160 *Laricio P o i r. Europ. austr 

161 longifoliaR o x b.Reg.Hiinal 

162 Markusii Hort. 

163 Pinaster S o 1 a n d. Reg. 

164 Pinea Linn. Reg. medit. 

165 -var. fragilis Pari. 

l(i<; pyrenaica L a p e y r. Europa 

Ki7 S.'(|UMÌa scmpin-virensE n d 1. 



Monocotyleae. 



182 Sagittaria lancifolia Linn. 

America. 

183 sagittifolia Linn. Europa 



Mexico, 
•olyacantha Ilaw. Messic 

190 Rovelliana Tod. Hab? 

191 sisalana Perr. Yucat. 

(bulb). 
192AUtroemei i 1 acn mtl i 



exana H e r b. Texa», 

...vcuiula II rr !.. Mexi 



Peregrina Linn. Per 
Chili 
bnaryllis Belladonna L i 

Prom. b. Spei. 
-var. major H. Pan. 
196ClivianobilisLindl.Air.a 

Texas. 



224 Arisarum*vulgareT a r g.Reg. 

225 Arum *italicumM i 1 1. Europa, 

Reg. medit. 
ihifi niiu'.rophylluin H o r t. 

ibachia pietà S e h o t. 

Brasi]. 
228 Richardia africana Kth. 

Prob. b. Spei. 
■_'-_". i var. robusta H o r t. 



Bromellaceae 



hy.s strobilan 
Brasilia. 

.tb-.stis [■:. m, 



283 Billbergia ambigua H o r t. 

ì'ào modesta H o r t. 

236 speciosa T h n b g. Brasilia. 

237 «sbrina Lindi. Brasilia. 



248 Aneilema Forskolei Kth. A 

byssinia. 
249Commelina bengalensisL i n n 

Africa trop. 

250 coelestis W i 1 1 d. Mexico. 

251 communis L i n n. China. 

252 nudiflora L i n n . Reg. 



2Ò3 






M.-Nif 



I la fugax S e 
America trop. 
> itntiaimdicai 



Carex*divisa H 


i d s.Reg.bor 


echinata M u 


•r.Reg.temp. 


*extensa G o o d. Europa, 

Prom. b. Spei. 
follicularis Limi. Am. 


*hispida Gau 
japonica T h b 
laevigata S m 
multiflora M i 


d. Helvet. 
g. Japon. 
. Europa. 



■J71 ( an x remota Linn. Europa. 

272 sylvatica Huds. Europa. 

273 Cladium *germanicum S e h r. 

Reg. temp. et subtrop., 
Japonia, Nova Hollanda, 
Ind. occ, Bras., Prom. 
b. Spei, Europa. 

274 Cyperus alternitblius Linn. 

Ins. Borbonia. 

275 distachyus Ali. Cosmop. 



;R..t 



..Al.vs 



276 fìabellifo 



277 glomeratus Linn. Europi 

Asia temp. 

278 laevigatus Linn. Cosmo] 



282 planifolius Rich. Ind. occ. 


str. 


283 Preslii Pari. Reg. medit. 


303 sativa Linn. Reg. trop. 


284 vegetila W i 1 1 d. Chili bor., 


304 sinuata Veli. Brasilia. 


Mexico. 


305 varifolia Kunz. Brasilia. 


285 Eleocharis ovata R. B r. Reg. 


306 Tamnus communis Linn. 


temp. et trop. 


Europa, Asia, Afr. me- 


286 Kyllingia brevifolia R o 1 1 b. 


dit. 


Africa occ, Ind. or. et 




occ, America merid. 




287 Schoenus * nigricans Linn. 




Europ.omn., Africa extra- 


Gi-amìiìaceae. 


trop., Amer. (Florida et 




Pensylv.). 




288 Scirpus *lacustris L i n n. Eu- 




ropa centr., Asia bor. et 


307Agropyrum *junceumB e a u v. 


Japonia, Australia,Amer. 


Europa medit. et merid., 




Caucasus, Africa bor. 


289 — var. zebrinus Hort. 


308 obtusiflorum R. et S. Batav. 


290 Holoscboenus Linn. Euro- 


309 strictum R e i e h. Europa. 


pa omnis, Asia or. 


310 villosum Link. Europa, 


291 *-var. Parlatoris (B i v.) 




Sicilia. 


311 Agrostis alba Linn. Euro- 


292 nodosus R o 1 1 b. Prom. b. 




Spei, Chili, Nova Zelan. 


312 elegans Thor, Europa. 



Linn. Asia 



Nova Hollanda. 
cayennensis L a m. Cayenn. 
decaisneana C a r r. China. 



rupicola Knnt h. Africa au- 





labi V 


1 1. Europa. 


caryophyllea 


Linn.Eur. 








bor. 


Abyss. 


Prom. b. 


Spci 


Amer. 


(nO- 


vav. 


Cupania 


na (Gnu). 



819 Ammophila * arundinacea 
H o s t . Europa, Am. 

:>J' An/lrupugonlsrhaeinuniL i n n. 

Geront. 
321 *panormitanii8 Pari. Sici- 



322 strictus Hort. 


346 


ramosum R. et S. var. Bois- 


323 Torreyanus Steud. Amer. 


347 


sieri(Nym.). Hispania. 
*sylvaticum Beauv. Eur., 


32-1 Authistiria giganteaC a v.Ins. 




Oriens. 




348 Briza 


:;«*.") Antliuxanthum aristatum 




Africa austr. 


Bois s. Europa austr. et 


349 


gracilis Hort. 


occ, Africa bor. 


350 


*maxima L i n n. Europa me- 


326 *ovatum Lag. Sicilia, Lu- 




rid., Africa, Asia occ, 


sit., Hisp. 




Australia. 


327 Apera Spica-venti B e a u v. 


351 


—var. rufa Steud. 


Europa, Oriens. 


352 


media L i n n. Europa med. 


328 Arundinaria Simoni Ri v. 




et merid., Asia med. et 


China. 




Sibiria. 


329 — var. Ibi. variegatis Hort. 


353 


virens Hort. 


330 Arundinella nepalensisT r i n. 


354 


Bromus arvensis L i n n. Eu- 






ropa, Asia occ. 


331 Arundo *Donax L i n n. Reg. 


355 


brachystachys Hornung. 


medit. 




Oriens, Aegypt. 


332 —var. Ibi. variegatis Hort. 


356 


giganteus L i n n. Europa, 






Sibiria. 


ritanica (D e s f.) Sicilia, 


357 


*macrostachys Desi'. Euro- 


Baetica, Africa bor. 




pa merid. 


334 Asperella Hystrix H u ni b. 


358 


*madritensis L i n n. Reg. 


Oriens. 




medit. 


335 Avena barbata B r o t. Reg. 






medit.,Asia min., Arabia. 







ì *sterilis L i ri n.Reg. medit. 

Persia. 
[ Bracbypodium *distachyumR. 

et S. Europa merid. et 

medit., Abyssinia. Aff- 

gbanistan. 
> *pinnatum Beauv. Reg. 



Oriens, Asia bor. 

366 Cenchrus echinatus L i 

Cosmop. trop. 

367 spinifex L i n n. Cosn 

368 tribuloides L i n n. An 

369 Chloris Gayana K u n 

Afric. trop. 



378 Crypsis schoenoides L a 

Europ. medit. 

379 Cynodon Dactylon P e r 



:w4I 


larrhfim iuiit-nc 


eauv. 


385 Digita 




Europ. 




386 Eleusine coracan 


a Gaertn. 




Aegypt., Ind. or., Am. 


387 


oligostachyaLi 


n k.Brasilia. 






g. Hab? 


389 


Tocussa P r e s 


en. Abyss. 


390 Eragrostis abyss 


nica Link. 




Abyss. 




391 


amabilis Wig 


hi. Ind. 


392 


Barrelieri Dea 


v. Eur.tned. 


393 


carolinianaSc 


ibn.Amer. 


394 


megastachya L 


i n k. Reg. 




medit. cosmop. 


B96 


nigra N e e s. 


nd. or. 


396 


poeoides Bea 


u v. Reg. 


887 


peruviana J a e 


q. Peruv. 


398 




Reg. medit. 


899 


senegalensis N 


aes.Afr. 


4MErianthus *Raver 


naeB eauv. 




Reg. medit. 


Asia occ, 




Africa bor., 


Jamaica. 


101 


--var. Madden 


Hort. 


403 


— var. violacea 




403Festuca ampia H 


a e k. Hispan. 


404 


bromoides L i n 


n.Reg.temp. 


m 


*ciliata^Pers 


. Europa, O- 


406 


dertoniensisA s 


chers.Reg. 


407 


elatior L i n n. 
bor. 


Europa, Asia 


108 


giganteaV i 1 1 


Europa, Asia. 


409 


laxa Hort. Alpes austr. 








410 


ligustica Ber 


t. Italia. 


411 


Myuros L i n r 


a fr^T' A " 


41Ì 


ovina L i n n. 


Reg. temp. 


113 


*rigtda ar K u n 


h. Europa 




austr., Afe 


bor. 



414 Festuca spadicea Linn. Eu- 


441 Lamarkia *aurea M n eh. Eu- 


ropa austr., Reg. Hi mal. 


ropa austr., Abyss., Ca- 


415 tenuiflora Sdirai Reg. 




medit. 


442 Lepturus *incurvatus T r i n. 


416 vivipara S m. Reg. medit. 


Reg. bor. austr. 


417 Gaudinia fragilis B e a u v . 


443 Lolium multifiorum L a m. 


Reg. medit. 


Gallia. 


4l8Glyceria aquatica W a h 1 e n b. 


444 canadensis M i e h x. Ani. 


Reg. bor. temp. 


bor. 


419 distans W e li 1 e n b.Europa. 


445 *perenne Linn. Europa, 


420Gynerium argenteum N. ab 


Asia, America. 


E. Brasilia. 


446 rigidum G a u d. Europa. 


421 Heleochloa alopecuroides 




H o s t. Reg. medit. 


Asia, America, Nova Hol- 


422 Heteropogon * hirtus P e r s . 


landa. 


Europa omnis, Air. bor. 


448 Melica altissima Linn. Eu- 


trop. et austr., As. or., 


ropa austr., Asia bor. 


America. 


449 *ciliata Linn. Europa, Asia 


423 Holcus *lanatus L i n n.Hisp., 


extratr. occ, Afr. bor. 


Lusit. 


450 *— var. nebrodensis(P a r 1.). 


424 Hordeum distichon Linn. 


Sicilia, Oriens. 


(Cult.). 


451 minuta Linn. Europa au- 


425 hexasticum Linn. (Cult.). 




426 jubatumL i n n.America bor. 


452 Michelaria bromoides D u m. 


427 *maritimum W i t h.Europa, 


Gallia. 


Africa bor., Oriens. 


453Miscanthus sinensisA n d e r s. 


428 *murinum Linn. Europa 


China, Japonia, etc. 


bor. temp. 


454 —var. fol. variegatis. 


429 nodosum Linn. Reg. bor. 




temp. 


456 Monerma cylindrica C o s s. 


430 tetrastichon Linn. (Culta). 


Afr. bor. 


431 — var. Gervasi H o r t. P a- 


457 Muhlenbergia alpestris T r i n. 




Sibiria. 


432 -- var. intermedium H o r t. 


4i8 gymnostyla N e e s. ex h. 


Panorm. 


Vratisl. 


433 —var. subcernuum H o r t . 


459 Oryza sativa Linn. Italia 


Panorm. 


(eulta), Asia, America, A- 


434 -var. Todari H o r t. P a- 


frica. 



436 Zeocritoh Linn. (Cult.). 

437 Koeleria hirsuta G a u d. Eur. 

438 phleoides W i 1 1 d. var.gran- 

diflora B o i s s. Syria. 
439Lagurus *ovatusL i n n.Europ. 

austr., Africa bor. 
440 Lasiochloa adscendens Kth. 

Africa austr. 



461 Oryzopsis *mil iacea Linn. 
var. Thomasii (D u by). 
Corsica, Sicilia, Italia, 



464 *compressum J 



169 


Paspalum 


dilatatum Poir. 




Brasi 






470 


Penniseti 


m con 


ipressum R. 






End. or., N. Holl., 




Pr. b 


Spei 




171 


— var. Thouarsii H o r t. 


172 


hirsutum N e 


s. Brasilia. 


178 


latifoliu 


n S p 


r. Reg. Arg. 


171 


longisty 


amfi 


chst.Abys- 






a T r 






Spei. 








Phalaris 


caerulescens Desi'. 




Reg. 


medi 




177 


minor E 




Graecia, 0- 


478 




a Li 


m. Reg. me- 



Europa, Asia, America, 
Nova Holl. 
481 Poa aby ssinica Jacq. Abys- 



Afr. bor. austr., Chili. 
485Rottboellia *fasciculataH e k 1. 
Reg. medit., Africa or. et 
capensis, America trop. 

486 Secale cereale L i n n. Oriens. 



A. lì ! 



Asia : 



K. Co- 



489 Seteria glauca Beau v.Eur., 

490 japonica P y n a e r t. Ja- 

491 italica B e a u v. Reg. trop. 

etsubtrop. (Culta). 

492 longiseta B e a u v. Africa 

493 macrostachya H. B.K.Austr. 

494 purpuras* 

495 *verticillate B e a u v. Co- 

496 Sorghum halepense P e r s. 

Reg. calid. 

497 vulgare P e r s. Reg. trop. 

et subtrop. (cult. pi. var.). 

Massaua. 
499 Sporobolus indicus R.B r o w. 

Austral. 
500Stenotaphrum glabrumTr i n. 

Littorale trop. 

501 Stipa Calamagrostis W h 1 b g. 

Europa austr. 

502 papposa N. ab E. Montevi- 

503 pennata L i n n. Europ. 



505 tortuosa D e s v 


Chili. 


506 Tricholaena rosea 


Nees. 


Air. trop. 




507 Triodia pulchella 


H. B. K. 


Mexico, 




508 Tripsacuni dactyloidesL i n n. 


Am. sept. 




509 Trisetum pratense Per s.Eu- 


5l0Triticum abyssinic 


umSteud. 


Abyss. 




511 bicorne F o r s 


i. Aegypt., 


Syria. 





516 *ovatumR a s p. Reg. medit. 

517 polonicum L i n n. (Cult.). 

518 Spelta Linn. (Cult.). 

519 triunciale R a s p. Europa. 



522 vulgare Vili. (Cult.) 

523 — var. compactum(H o 

524 —var. Thaoudor Een 



526 Ventenata i 



, Mays Linn. Paraguay. 
Ubicumque eulta, 
var. cryptosperma 



529 —var. foveolata ] 



530 Liriope spicata L o u r. 

China, Cochinchina. 

531 Jaburan L o d d. Japonia. 

532 —var. fol. aureo-marginatis. 
5330phiopogon intermediumDon. 

534 japonicus K e r. Japonia, 

China, Himalaya. 
535Sanseviera guinc^n.sisW i l 1 d 



AU 



atholyza aethiopics 

Proni, b. Spei. 
— var.praealta (D e 



Spei. 



516 






548 sulphurea K e r. Atrica 

549 Belamcanda punctata M e 

e n e h. China. 

550 Cypella Hebertii Herb.l 

551 Freesia Leichtlini Klat 

Prora, b. Spei. 

552 refracta K 1 a t t . Prora 



Spei. 



55 1 



557 Colvilli S w 

Hybr. 

559 psitacinus H 

560 ramOBUB P a 

561 *segetumK 

563 Homeria collii 



564Homeria collii 



Caucas. 




dichotoma P 


ali. Dahuria. 


foetidissima 


Linn. Eu- 


ropa centr. et merid., 


As. occ, Ins.Fortunatae. 


lutescens L a 


m. var. Statel- 


lae Tod. 


Hort. Pan. 


neglecta P a 


ri. Hab? 


pallida L a m 


Europa merid., 


Oriens. 




pseudo-Acori 


s L i n n. Eu- 


ropa tota, 


Syria. Africa 


pumUa L i n 


n. Europa, 


Asia bor. 




virginica L i 


n n. America 


*Xyphium L 


i 11 n. Algeria, 


Hisp., Sic 


ilia, Italia. 


xia monadelp] 


aD e 1 ar. Proni 



588 Romulea *Bnlbocodium S. et 

M. Reg. medit., Gallia 
occ, Asia min., Algeria. 

589 —var. grandiflora (T i n.) 

Ital. 

590 candida T e n . Proni, b. 

Spei. 

Re . medit. 

592 cruciata E e k 1. Proni, b. 

Spei. 

593 *Linaresii Pari. Ital., 

594 longiiblia B a k. Africa au- 



atropurpur< 



Lndl 






Spei. 



i juncea P o n r. Prom. b. 

Spei. 
5 Melasphaerula gramineaK e 

Prom. b. Spei. 
1 Moraea irioides Linn. A 

> sicula Tod. Sicilia. 
) sisyrinchium K e r-G a w 
Reg. medit., Oriens, 1 



var.). Prom. b. Spei. 
603 fenestrata K e r - G a w 1. 



Junceceae. 



Africa bor. 

miltibracteatiis 
i.) Europa ausi 



■i Jun<-u> glaucus E h r h. 
) lamprocarpus E h r li . 



ìium PalmitaM e y.Prum. 



dLirjcaginaceae 



W nigrum L i 

630 oleraceum L i n : 
63 L Pallasii Murr. 
632 *roseum L i n n. 



ì;.-. 



Europa. 

635 -subliirsutuHi L i n n . Eur. 

Austr., Africa bor. 

636 triquetrum L i n n . Europa 

occ. et Africa bor. 

637 *vernale T i n. Europa austr., 



Acrospyra asphodeloides 

W e 1 w. Proni, b. Spei. 

Agapantbus umbellatus 

L'H e r i t. Proni. b.Spei. 

Albuca altissima J a e q. Proni. 



bamangivatensisS e 

Proni, b. Spei. 
Borziana A. T e r ì 



<:_'_' A 


ium Ampeloprasum L i n n 


z 


arinatum L i n n. Europa, 
hamaenioly Linn. Reg. 




ilicicumBoiss. Asia min. 




naritimum T o r r. Califor. 




neapolitanum C y r. Reg. 



Spei. 



<;m 



650 humilis H a w . Proni, b 

Spei. 

651 latifolia H a w. Prom. b 

Spei. 

652 macrocarpa T o d. Hort. 



l'iin. 



653 obscu 



ruMill. Pron 
intermedia I 
maculata D i 
piota T h n 1 



] Aloe Paxii T e r r. fi 1. Hort. 
Pan. 

* percrassa Tod. Hort. Pan. 



Salmdyckiana S e 
Prom. b. Spei 

Saponaria H a w . 
Spei. 

Schimperi Tod. 


spinosissima H o 
striata Haw. I 


sukaTaSalm.-D 


supralaevis Haw 



Todari Borz 


, Hort. 


Pan 


Ucriae T e r r 


Hort. 


►an. 


vera Limi. 


Prom. 


b. 


Spei. 






virens Haw 






Spei. 






Anthericum Lil 


ago Li 




Europa, At 


rica bor 




Apicra concinna 




b. Spei. 






pentagona W 


uà. 


'rom. 


b. Spei. 






virens Haw 


Prom 


b. 



«ho Apicra concinna Hor t.Prom. 
b. Spei. 

676 pentagona W i 1 1 d. Prom. 

b. Spei. 

677 torquata Hort. Hab ? 

678 Arthropodium paniculatum 

679 Asparagus *acutifoliusL i n n. 

Reg. medit. 

680 medeoloides Thnbg.Prom. 

b. Spei. 

681 «officinali* L i n n. Europa 

682 Sprengerii R e g e 1 . Hort. 

Damm. 



ropa austr. 

tisi Bldomcria gracilis 1> e 
Hort. Pan. 

688 Br'odiaea congesta S. ^ 

689 capitellata Hort. 

690 grandiflora S m. Am, 

691 laxa S. W a t s. Am 






>;:<u\u 



mina W i 






695 alooides W i 1 1 d. Prom. b. 

696 frutéscens W i 1 1 d. Prom. 
697Bulbinopsis semibarbataB o r- 



!!-.:•. 



698 Cai 

699 Can 


iproa albida Borz 
Holl. 
ìassia Fraseri T o r 


700 Chlorophyt 

Bak. 

70L _var. tbl 


un nepalens 
Reg. Himal. 

is vavii',irati> 



ì. N. 



7"-' Markavanum 1 



705 



7'>6 Convallaria niajahs L ì n n. 
Europa, Asia, Am. bor. 

707 Cordyline congesta S t e u d. 

Australia. 

708 Btrìote E n d 1. Australia. 

709 Veitchii R e g e 1. Nov. Zel. 



710 Danae Laurus M e d i e. Gn 

eia, As. min., Persia, e- 

711 Dasylirion glaucophyllum 

Hook. Mexic. 



716 Dracaena Draco L i n n. Ind. 

717 — var. spectabilis H o r t. 

Pan. 

718 umbraculifera J a e q. Java, 

Maurit. 

719 Drimia elata J a e q. Prom. 

720 Echeandia eleuterandra C. 

Rotei Mexico. 

721 Eucomis punctata A i t.Prom. 

b. Spei. 

722 Funkia ovata S p r . Japonia. 






Spei. 



;■_»:; 



Bria acinacifolia H a w. 
Prom. b. Spei. 

724 — var. dexstrorsa H o r t. 

725 - var. venusta H a w. 
720 brachipbylla H a w. Prom. 

b. Spei. 

727 decipiens H a w. Prom. b. 

Spei. 

728 nigricans D u v a 1. Prom. 

b. Spei. 

729 obtusifolia H a w. Prom. b 






733 Geitonoplesium cymosu 

G u n n . Australia 
Pacif. 

734 Haworthia attenuata H 

735 —var. clariperla (H a 

736 cymbiformis S e b r a 

Prom. b. Spei. 



738 fasciata W i 1 1 d. Prom. b. 

739 foliolosa H a w. Prom. b. 

Spei. 

740 hybrida H a w . Prom. b. 

741 Krausei Baker. Prom. b. 

Spei. 

742 margaritifera H a w. Prom. 

744 — var. semimargaritifera 

(Haw.). 

745 parva Haw. Prom. b. 

Spei. 

746 Radula Haw. Prom. b. 

Spei. 

747 Reinwardtii H a w. Prom. 

b. Spei. 

. Prom. b. Spei. 
. Prom. b. Spei. 



748 rigida Haw 

749 rugosa B a k 

750 subfasciata : 



itia, Bosn 



751 subulata Salm.-Dyck. 

Prom. b. Spei. 

752 tessellata Haw. Prom. b. 

Spei. 

753 Hemerocallis Dumortieri 

M o r r. Japon. 

754 hybrida H o r t. v.aurantiaca. 

755 Hyacinthus amethystinus 
p., Gallia me- 

rid., Croati 

756 -var. albiflon 

757 *dubii 

cilia, Dalr 
Creta, 

758 operculatus : 



dit., Cypros. 

761 Webbianus N y m. 1 

762 Kniphofia aloides M r 

Prom. b. Spei. 



ìm Caini L e i 



pallida A i t. Proni, 
regeliana Spreng 
tricolor J a e q. Pro 



)Lilium candidimi Li n n. Eu- 
ropa austr., Transcauc, 
Syria. 

t Massonia angustifolia L i n n. 
fil. Proni, b. Spei. 

J Milla uniflora R. Grah.Reg. 

> — var. conspicua Baker. 
I —var. violacea Kunth. 

) Muscari albovirens <Rotryan- 
thus albovirens T o d. N. 
gen. 72). H. Pan. 

5 Argaei H o r t. Graecia ? 

i armeniacumLeitch. Ab. 

! botryoides M 

> breviscapum 
) comosum M i 1 1 . Europa 

merid., Africa borealis, 

L compactum Baker, Eu- 

• dilutum B a k. Hab ? 

> graecum Boiss. Graecu 



Europa, 



l\.n. 



-var. commutatun 



k e r, Persia, Reg. Cai 

792NoIina recurvata H e m s 1 
Mexico, Gallia merid.. 
America, Africa. 

793 Ornithogalum caudatum 

J a e q. Prom. b. Speì 

794 comosum L i n n. Europa 



797 longibracteatui 



byzantinum 
; r a n g. Oriens. 



802 neglectum Pari. Europa. 

803 orthophyllum T e n . Italia. 

804 paterfamilias G o d r. Gallia 



806 *tenuifolium G u s s. Gallia 

merid., Italia, Sicilia, 

807 thyrsoides J a e q. Prom. b. 



R,>g. 






809 Phormium tenax F o r s t. N 

Zeland. 

810 Polygonatum officinale A 1 1 

Europa, Caucas., Aitai. 

811 Rohdea japonica R o t h, Ja 

812 —var. fol. variegatis. 

813 Ruscus * aculeatus L i n n. 

Africa bor., Asia occ, 



814 Ruscus hypoglossum L i n n. 


840 Tricyrtis hirta Hook. Cbin a 


Reg. medit., Bithynia. 


et Ind. or. 


815 hypophyllum L i n n. Reg. 


841 Xtilipa sylvestris H e r b. Eu- 


medit., Africa bor., Asia 




occ, Madeira. 


842 Tupistra macrostygma 


816 Scilla autumnalis L i n n. Eu- 


Baker, Reg. Himal. 


ropa, Africa bor., Asia 


843 Urginea altissima Baker, 


occ. 


Prom. b. Spei. 


817 algeriensis H o r t. 


844 baemorrhoidalis Steinh. 


818 bifolia L i n n. Europa, Asia 


Prom. b. Spei. 




845 Scilla S t e i n b. Prom. b. 


819 Bruni Eort. 


Spei. 


820 *Cupani Guss. Sicilia. 


846 Veltheimia viridifolia J a e q. 


821 festàlis S a 1 i s b. Europa 


Prom. b. Spei. 




847 Yucca aloifolia L i n n. (pi. 


822 -a. albifiora H o r t. 


var.) India occ, Mexico 


823 -b. nutans S m. 


ad Carol. bor. 


824 Filangeri (T i n.). 




825 baemorroidalis W e b b. Ins. 




Canar. 




826 hispanica M i 1 1. Europa 


Orchlelaccec 


austr., Lusit., Hisp., Ita- 




lia, Gallia. 




827 — var. campanulata (Par 1.). 




828 intermedia Guss. Sardinia, 


848 Aceras *anthropophora R. B r. 


Africa trop. 


Europa. 


829 italica L i n n. Italia, Gal- 


849 Habenaria intacta B t h. Eu- 


lia merid., Helvetia, Ba- 


ropa, Africa austr. 


dena. 


850 Limodorum *abortivum S w. 


830 Ungulata P o i r . Africa 


Europa med. et merid., 


austr. 


Algeria, As. minor. 


831 lusitanica L i n n. Lusitan. 


851 Ophrys *lutea C a v. Reg. me- 


832 *peruviana L i n n. Sardinia, 


dit. 


Corsica, Sicilia, Italia, 


852 Orcbis *longibracteata 


Africa bor. 


B i v o n . Europa austr. 


883 -*var. candida (G u s s.) Si- 


853 *longicruris Lk.Reg.medit., 


cilia. 


Algeria occ. 


834 -*var. Clusii (Pari.) Sici- 


854 tridentata S e o p . var. 


lia. 


lactea (L a m.). Europa 


835 —*var. elongata (Par 1.) 


merid., Africa bor. 


Sicilia. 


855 Serapias *lingua L i n n. Eu- 


836 -*var. Hughii (T i n.) Ins. 


ropa austr. 


Maretimo (Sicilia). 


856 —var. albifiora. 


837 sicula (Tin.). 




838 Semele androgyna K u n t b. 




Ins. Canar. 




839 Smilax aspera L i n n. Eur., 




Oriens. 





? Canna flaccida E o 



876 Phoenix dactylifera L i n n. 

(pi. var.) Africa bor., 
Arabia, Persia, etc. 

877 reclinata J a e q. Afr. or. e 



859 iridifìora R u i z. et P a v. 

Perù via. 

860 macrophylla Hort, Amer. 

861 Musa Ensete L i n n. Abyss. 

862 Strelitzia Augusta Banks. 

Proni, b. Spei. 



863 Archonthophoenix Cunnin- 

ghamii H. Wendl.Au- 
strai . 

864 Chamaedorea oblongata 



866 Cocos australi-. "Sì ; 



Wend, An 
886 robusta H. W e 



870 piumosa Hook. Bras. 

871 Howea Forsteriana B e e e. 

Ins. LordHowe. 

872 Jubaea spectabilis H. B. etK. 

Chili. 

873 Livistona australis M a r t. 

Australia. 

874 chinensis R. B r. China et 

Japonia. 

875 Phoenix canariensis (Hor t.). 



888 Elegia deusta K t h. Prom.b. 



) Alpinia calcarata R 
) Hedychi 



896 Typha latifoliaL i u n. Europa, 
Asia, Africa bor., Ameri- 
ca bor. et media. 

896 stenophylla F. et M. Rossia, 



Dicotyleae. 



JAcanthus longifolius Pc 

Europa merid. 
) mollis L i n n. Europa 



900 Anisacanthus virgolarla N. 
ab E. Nova Hispania, 
Mexico, Ins. Canariae, 
etc. 

902 Barleria ventricosa Hochst 

Abyssinia. 

903 Daedalacanthus nervosus 

Anders. Ind. Or, 

904 Dianthera nodosa B e n t h. 

905 Eranthemum tuberculatum 

Hook. Hab? 

906 Fittonia argentea H o r t. 

907 Hypoester paniculata 

Hochst. Abyssinia. 

908 Jacobinia pohliana B t h. et 



'.'12 


simplex D. Don. Asia et 




Afr. trop. 


!>13 


Mackaya bella H a r v. Bra- 








Ruellia amoena N e e s. Au- 




stralia. 


915 


geminifiora H. B. K. Ame 






911 


lactea C a v. Mexic. 


917 


rosea Hemsl. Mexico. 


918 


solitaria Veli. Brasilia. 


ii ir 


speciosa M a r t. Bras. 


;,_„ 


squarrosa F e n z 1. Amerio 




trop. 


H-21 






India or. 


922 


Thunbergia elegans Borz 




Hort. Pan. 



ìyranthes *argentea L a m. 
var.virgata Moq.Tand. 
Abyssinia, Nutria, Arabia, 
Sicilia, Sardinia, Gibralt., 
Aegypt. Porto Rico, Ja- 



W i 






3 Allmannia albida R. B r. 

1- Ahemanthera sessilis R. 

Reg. trop. 
2 Amarantus atropurpurea 

R o x b. Ind. Or. 



Reg. temp. 
>q. Bras. 



frumentaceus B u 
gangeticus Lini 



950 sanguineus Veli. Bras. 

951 viridis Linn. Reg. trop. 

952 Amblogyne polygonoides 

Rafin. Am. bor. 

953 Ceiosia argentea Linn. Co 

smop. trop. 

954 cristata Linn. India or., 

Bombay, Japonia. 

955 piumosa H o r t. Hab ? 
956Cyathula globulifera Mocq 

957 Froelichia floridana Mocq. 

Am. bor., Ind. occ. 

958 gracilis M o q. America bor 

959 Gomphrena decumbens 

J a e q. Mexico, Bolivia, 

960 globosa Linn. (pi. var.) 

India or., China, Japonia 
Brasilia. 

961 Haageana K 1 o t s e li . Me 

962 Pupalia atropurpurea M <> <• <\ 

Asia merid., Afr. or. et 
austr., Guinea, Hispa- 

963 Telanthera brasiliana Mocq 

Brasilia, Mexico, Java. 

964 ficoides M o q. America 

965 polygonoides M o q. Amer. 



melancholicus Li n n. China, 
Japonia, Brasilia, etc. 

paniculatus iLinn). Moq. 
Tand. India or., China, 
America bor. 



966 Ampelopsis heterophylla 

Sieb. et Z u e e. China, 
Mong., Japonia. 

967 japonica H o r t. Japonia. 



stralia extra trop. or. 

969 oblonga PI a n e h. Austral. 

970 quadrangulare Linn. Afr. 



973 Pistacia at 

974 Lentiscua 



986 Schinus dependes O r t. Bra- 



prjoffaceae. 





merid. 


Reg. med 


t. praes 


976 


vera L i n 


n. Reg. r 


aedit., 


977 Plejogyniun 


Solandr 


Engl. 










978 


Rhus *cor 


aria L i n 


n. Reg. 










979 


CotynusL 


n n. Reg 


medit., 



980 laevigata Linn. Prom. 

Spei. 

981 lucida Linn. Africa au- 

982 pentaphyllus Desf. Reg 

Medit. 

983 sylvestris S i e b. etZuc 

984 Toxicodendron L i n n. Jai 



Prom. b. Spei. 

991 Apocynum cannabinum 

Linn. America bor. 

992 Mandevillea suaveolens 

Lindi. Reg. Argenti 

993 Nerumi odorum A i t. In< 

bor. 

994 Oleander Linn. Reg. n 



995 Ochrosia elliptica Labi 

N. Caled. 

996 macrocarpa Hort. Hab ? 

997 Plumeria acutifolia P o 



999 Vallerà ryinbael'olm 

Nova Hispania. 

1000 Vinca rosea Linn. 

India or. et Phil 



1003 Acanthopanax aculeatum 


1025 Amsonia augustifolia 


Seem. As. trop. 


M i e h x. Amer. trop. 


1004Aralia dactylifolia Hort. 


1026 Araujia sericifera Brot. 


1005 leorana C. Koch. America 


Peruvia. 


bor. 


1027 megabo tamia Don. Bras. 


1006 spinosa L i n n. Amer. bor. 


1028 Asclepias angustifolia 


1007Cussonia triptera Colla 


S e h v e i g. Mexico. 




1029 curassavica Linn. ex An- 


1008 pedunculatum Benth. 


tillis. Subsp. in hort. 


America merid. 




1009 Fatsia japonica D e n e. et 


1030 linifolia L a g. Mexico. 


Planch. Japonia. 


1031 mexicana Cav. Calif., Me- 


1010 —var. fol. variegatis. 




1011 Gilibertia cuneata March. 


1032 Cryptostegia grandiflora 




R. Br. Afr. trop., Ma- 


1012Hedera *Helix Linn. Euro- 


dag. 


pa, Ins. Can., India bor., 


1033 Cynanchum purpurascens 


etc. 


Morr. Japon. 


1013 —var. fol . variegatisH o r t. 


1034Daemia extensa R. Br. Afr. 


1014 Heptapleurus rigidum S e- 


trop. 




1035 Gonolobus niger R. B r. 


1015 steltzerianum Hort. 


Syria 


1016 venulosnm Seem. Ind. 


1036 Gomphocarpus *fruticosus 




R. Br. ex Arabia cult. 


1017 Oreopanax pedunculatum 


et subsp. in hortis. 


Hort. 


1037 Oxypetalum capitatimi 


1018 Paratropia rotundifoliaT e n. 


Mart. Brasilia. 


ex Hort. neapol. 1845. 


1038 solanoides Hook. Reg. 








1039 Periploca *gr aeca L i n n. Bi- 




thynia, Iberia, Syria, Ita- 


flrlstolocrjìaceae. 


lia austr. 




. 1040 Stapelia ambigua Mass. 




Prom. b. Speì. 




1041 angulata T o d. Prom. b. 


1019 Aristolochia brasiliensis 


Spei. 


Mart. Brasilia 


1042 atrata Tod. Prom. b. 


1020 Bodamae. D i n g 1. 


Spei. 


Thracia 


1043 bicolorHort. 


1021 elegans Mast. Brasilia. 


1044 bufonia J a e q. Prom. 


1022 fimbriata Cham. Brasilia 


b. Spei. 


1023 KaempferiW i 1 1 d. Japonia. 


1045 cly peata Hort. 


1024 Pistolochia L i n n.Reg. me- 


1046 ciliolata Tod. Prom. b, 



fisclepìadaceaé. 



1047 Stapelia conspurcata 


1070 Begonia foliosa H.B.K. Nova. 


W i 1 1 d. Prom. b. Spei. 




Grauat. 


1048 divergens flort. 


1071 


Lepidotoe L i e b m. Me- 


1049 Hamburyana H o r t. 








1072 


maculata Paddi, Bra- 


1051 maculata J a e q. Prom. 




silia 


b. Spei. 


1073 


nelumbifolia C h a m. et 


1052 marmorata J a e q. Prom. 




S e h 1 e e li t. Mexico. 


b. Spei. 


1074 


ricinifolia A. D i e t r. 


10Ò3 mixta Mass. Prom. b. 




Brasilia. 


Spei. 


1075 


rubro-setulosa A. D C. 


1054 mirabilis H o r t. 




Brasilia 


1055 mutabilis J a e q. Prom. 


1076 


Sandersii Hort. Hab? 


b. Spei 


1077 


Schmidtiana Regel. 


1056 normalis J a e q. Prom. 




Brasilia 


b. Spei. 


1078 


semperfiorens L k. et 


1057 parvipunctata T o d. Prom. 




O t t. Brasilia med. et 


b. Spei. 




austr. 


1058 pietà D o u n. Prom. b. 


1079 


— var. albiflora Hort. 


Spei. 


1080 


-var. erfordiana Hort. 


1059 rectiflora Hort. 






1060 rugosa Jacq. P r o m. b. 






1061 scutellata T o d. Prom. b. 




flerfoerldaceae. 


Spei. 






1062 trifida T o d. Prom. b. 






Spei. 






1063 trisulca D o n n. Prom. b. 


1081 Berb. 


Spei. 




s t r. Africa austr. 


1064 variegata L i n n. Prom. 


1082 


aquifolium Pursh. 


b. Spei 




Am. bor. 


1065 verrucosa Mass. Prom. 


1083 


aristata D C. India O- 


b. Spei. 




rient. 


1066 Vincetoxicum officinale 


1084 


asiatica E, o x b. Reg. 


M o e n e h. Europa, 




Himal. 


Reg. Caucas. 


1085 


dealbata Lindi. Mexico. 


1067 japonicus C. M o r r. 


1086 


japonica R. B r . Japonia. 



1068 Begonia Dregei O t 



ignonia tweediana L n d 1 
Brasilia. 

1091 Catalpa bignonioides Walt 

1092 KaempferiS ieb.etZncc 



1095 Pithecoctenium muricatui 

cordilblium Mart. Bras 



1108 Asperugo procumbensl 
Europ., Oriens. 
ago * officinalis Linn, 
Europa austr., Afi 

1110 Cerinthe major Linn. Euro- 

pa, Asia min. 

1111 minor Linn. Europa , A- 

1112 Cordia angustifolia Eo 

et S e li u 1 1. India occ. 

1 113 Francisci G r a e f . Hort.Ca- 

1114 Myxa Linn. Malabar. 

1115 Cynoglossum * Columnae 

Biv. Ital. merid., Sicilia, 
G-raecia, Reg. danub. 



1099 serratifolia G. Don. Ins. 



H03 Kigellaria africana L in r 
Proni, b. Spei. 



H04Alkanna lutea D C . 

pa. 
1105 rosea Link. Orien 9 



1117 


clandestinum 
Medit. 


Desf. Reg. 


1118 


Heynei D o i 


. Ind. Or. 


1119 


lanceolatum 


Bochst. 




Abyss. 




1120 


officinale L i 


nn. Europa, 


1121 


• pictnmAi 


. Europa au- 








1 1-2-2 


Wallichii D e 


n. Reg. Hi- 








1 1 28 


Echium arenarium G u s s. 




Reg. ined. 




1124 


calycinum V 


i v. Reg. me- 



lr_T> l'astuosum Jacq. Ins. Oa- 



Il ■_'(•» 
1127 


*italicum Linn 
Reg. medit. 

mer., Italia in 


1 d. Hisp. 

s., Africa 


L128 


medit., Europa 


nn.Reg. 


Augi. mer. occ 
, laevis Ro 


.b.Asia, 



)Ehretia I 



V h ^ 



1131 Erithichui 

Chili. 

1132 Heliophytum indicumL i n n. 

Reg. Argentina. 
1133Heliotropium * europaeum 
L i n n. Europa austr. et 
Reg. medit. 

1134 curassavicura L i n n. Co- 

smop. trop. 

1135 indicumL i n n.Geront.trop. 

1136 peruvianum L i n n. Peru- 



1137 Hemizonìa corymbosa T o r 

etGray. California. 

1138 Lithospermum arvense 

Linn. Europ., Oriens, 

1139 purpureo-caeruleum Lini 

Europ., Oriens. 
1140Myosotis sylvatica Hoffr 



..-.,(-.. 



1141 Nonnea ali 

1142 decumbensM oe n ch.R' 

medit. occ. 

1143 tìavescens Fisch. Eurc 

1144 0mphalodes amplexicauli 

Lehm. Hispan. 

1145 linifolia M u e li. Lusit. 

Hisp., Gali.,, Ital. 
1146Symphytum asperrimum 

Don. Reg. Caucas. 
1147 brachycalyx B o i s s. Ei 



1154 Tourneibrtia meeàé 

S w e e t. Ins. Canar. 
I L.Vi Tr.u-liystemon orientale D. 



1156 Cereus alacriportanusP fé i 1 

Bras. 

1157 Bomplandi Parm. Bras. 

1158 Martini H o r t. 



1160 colubrinus Otto. (Cleisto- 

cactus). Hab? 

1161 Curtisii Otto. N. Gra- 

1162 Engelmanni Parry. Ca- 

1163 Ebrenbergii Pfeiff. (E- 

ohinoc.) Mexico. 



1164 


euphorbioides H a w. (Pi- 




locereus). Amer. austr. 


1165 


Eyriesii Hort. Berol. 




Reg. Argent. 


1166 Faco 




Hab? 


L167 


Jamacaru D C. Brasilia. 


lll'.H 


Lagermanni Hort. (Echi- 






L169 


Martianus Z u e e . Me- 


1170 


monacanthus H o r t. Hab ? 


ISTI 


nigerrimus Link. (Echi- 




nopsis) Chili. 


L172 


pentalophus D C.(Echinoc). 




Mexico. 


1173 


— var. leptacanthus 


1 IT L 


platygonus Hort. Berol. 




Hab? 


1175 


Poselgeri L em.:Echinoc,). 



1176 procumbens Engel. (E- 



1177 Cereus specio 

1178 subrepandu: 



,-Dyc 



(Pilocereus) Hab ? 

1180 tortuosus Forbes. Reg. 

Argent. 

1181 Zuccariui P f ei f f. (Echi- 

nopsis) Mexico. 

1182 Echinocactus aulacapmus 



*Ficus-indica M i 1 1 

merid. indigenata 
glaucophylla W e n 



1183 electraoanthus Le 



Usò 



crassispn 



1186 bocasana P a 

1187 Bockii Forst. Mexico. 

1188 centricirrhaL e m . Mexico 

1189 coronaria H a w. Mexico. 

1190 Foersteri M u e h 1 e n p f 

Mexico. 

1191 glauca Dietr. Mexico. 

1192 longimamma D C. 
1198 — var. compacta H o r 

1194 —var. congesta H o r 

1195 —var. giganthomele H i 

1196 -var. globosa H o r t. 

1197 megacantha S a 1 m.D a 



Texas. 






1199 multiceps S. D 


Calta in 


bortis. 








1201 Neumanniana J 


e m. Me- 






1202 pusilla Swee 


. Hab ? 


1203 rbodacantba S a 




Mexico. 




1204 rhodantha L i : 


k. et O 1 1 


Mexico. 




1205 uberiibnn.s X i 


e e. ttexc 


'206 0puntia Amv.-la 


a Tenoi 



Loumirt.'ana C n s 1 . 

Hab? 
leucotricha D C. Mexico. 



1220 nigricans H a w . Amer. 

1221 occidentalis E n g e 1 m. A- 

1222 polyantha H a w. America 

1223 pseudo-TimaSalm-Dyek. 



122:> 



Engelm. . 



l-j;;i PhvMoca.-tus HuokeriW a 1 p. 

Brasilia. 
1232 Rhipsalis confecta S a l in- 



1260 speculu 



D C. Europ., 



1251 Trachelium * caeruleiuri 

L i n n. Italia cont. et 

2 Wahlenbergia nutabunda 
D C. Baetic, Sard., Sici- 
lia, Calabr. 
1253 lobelioides Link. Insul. 
Madeira, Canariae. 



Cai?i)atol*7aceae 



1254 Canni, bis dativa Li un.: 

sia, Italia lenita). 

1255 -var. gigantea H o r t 



1237 Adenophora Laro 



trachelioides Maxim. 
China. 
1240 Campanula elegans R o e m. 
et S.chult. Sibir. 
*Erinus L i n n. Reg. me- 
dit. 
1242 medium L i n n. Europa 

punctata L a m. Sibir. Ja- 

1244 pyramidalis I, i n n. Eu- 

1245 Rapunculus L i n n. Euro- 









Italia, Graecia. 
1247 Codonopsis ovata B e n t h. 
Reg. Himal. 



alliodora Hort. 
labrum Sima. Hai) ' 
S clirad. Hab ? 



]2fi) trachelasperma Hor 
l'.'iiS Gynandropsis peutapln 



CapHfoliaceae. 



'SS Vilmi-iiiun Hartwegi B 
Mexico, Guatemala. 

89 edule Ho r t. 

90 lantanoides MichxJ 

Reg. Himal., China. 
92 Tauricum H o r t. 
ÌKj -Ti u us L i n n. Europa 



i Lonicera brachypoda D. 



Caryoprjyllaceae 



rad. Hung.. Transsylv 

Ross, austr., Sibiria. 

leptoclados (G u s i). Eu- 



rragrans Hort, 
1275 gibbosa W i 1 1 d. Mexic. 
grata A i t. Am. bor. 
*implexa A i t. Reg. me- 



orientalis L a m. Reg. Hi- 



Tatarica Lini,. Sibiria. 
Sambucus Ebulus L i n n. 
Europa, Caucasus. 
mgra L i n n. Europa, A.>ia 

1286 Symphoricarpus microphyl- 

lus H. B. et K. Mexico. 

racemosi! s Michx. Ame- 



'■pi-OrUllllifl 

Ins. Can 



> CVrastium arvense Lini 

Reg. temp. bor. 
l brachypetalum D e s f . E 

ropa, Reg. medit. 
l glomeratum T h u i 1 l.R( 

temp. et sul>tropi<:al. 
cMoriiblium F i s e h. e 

M e y. As. Min. 



et K i t. Eni 



)ianthus Qajry 


pliyllus 


1334 Lychnis Viscaria Linn. 


L iun. Et 




Europa, Asia bor. 


min. 




1335 PolycarpaeaTeneriffae L a m, 


Carthusianum 


L i n n. Eu- 


Ins. Teneriffa. 


rop. As. mi 




1336 Polycarpon *tetraphyllum 




n n. China. 


L i n n. Reg. medit. et 


hirtus W i 1 1 


Gallia, Tau- 


Europa omnis, fere cosm. 
1337 Queria hispanica L i n n.Reg. 


pi ti mari us L i 


n n. Europa 


medit., Caucas. 


med. praes. 


or. 


1338 Sagina inaritima D. Don. 


[lolymorplius 


Bieb. Reg. 


Europa. 






1339 Saponaria cerastioides 


rupicolus B i 


v. Sicilia , I- 


F i s e h. Reg. Casp. 
1340 officinalis L i n n. Europa, 



( Gypsophila altissima L i n n. 

i elegans Bieb. Asia min. 
) panicu lata Linn. Europ., 

)Holosteum umbellatum 



dioica Linn. 
divaricata R e 


i e h b. Si 


lia, Hisp. 
fulgens Fise 
Flos-Jovis D e 


h. Sibir. 
s r. Helv. 


merid., Ital 


bor., By- 


zanth. 




Githago S e o p. Europa, 


Pers., 'etc. 




macrocarpa B 


oiss. Re 



1343 Silene apetala W i 



Keg. 



1344 Arme 

1345 color; 

dit. 

1346 Cucubalus Wibel. Eu- 

ropa, afr. bor. 

1347 damascena B o i s s. Pa- 

laest. 

1348 Dilleniana S e li o t t. Ga 

1349 distica W i 11 d. Reg. mei 



Dru 



1351 fimbriata É 






Linn. 



1:553 



et Italia austr., Afr., 

1354 gallica L imi, Europa, 

1355 integripetala Bory. et 

Chaub. Graecia. 

1356 linicola G m e 1. Europ. 



Celastraceae. 



medit., Africa bor., 



ciflora Kit. Europ. 
.dula Lina. Lusit., 
lisp., Italia, Creta et 



13*1 


Celastrus In 


idus L i n 




Prom. b 


Spei. 


1382 


scandens L 


imi. Am 


1383Elaeod 


australeV < 




Nova Hollanda. 


1BS4 


capense E 


kl. etZe 




Prom. b. 


Spei. 



strida L i n n. Europa 
ì vesiculifera J. G a y. Ci 

> viscosa Per s. Europ., i 

bor. 
tStelIaria *media Limi. ( 

> — var. apetala (U e r i a' 

B o i s s. Cam specie.' 
5 Spergularia rubra Pre 

Europa. 
1 Tunica prolifera S e o p. I 

rop., Eeg. Caucas. 



1378 Casuarina distyla V « 

1379 stricta A i t. Austri 

1380 torulosa A i t. Aust 



Crjerjopodìaceae. 



1391 Atriplex confertifiora S. 
Wats. Am. bor. oc 



[ rosea L i n n. Europa , Si- 

> sibirica L i n n. Sibiria. 
j spongiosa F. M u e 1 1. 

Australia. 
J Basella rubra Lino. Asia 

et Africa trop. 
3 -var. alba (Li un.)- Chi- 
na, Japonia. 
1399 Beta vulgaris L i n n. Euro- 
pa, Air. bor., Oriens. 
maritimaLinn.Reg.M*- 



1401 Chenopodium album J 



1403 Botrys Limi, Europa. 

1404 Bonus-Henricus Linn.E 



1407 opulifolium 1 

Reg. bor. 

1408 QuinoaW i 1 

1409 viride Lin 

1410 vulvaria L i 

1411 urbicum L i 



1413 Kochia arenaria 


ti r, t 


b. 








1414 scoparia Sdir 

1415 0faistonpaucifbl 


ad. 


Euro- 


1416 Salsola Kali L i 


nn. 


Reg. 


1417 rosacea Linn 


iTmed. 


Sibir. 






1418 Spinacia oleraceaL i n 


Q.Ubi- 


1419 Teloxis ari stata 


Mu 


. Axn. 



1121 


listus mouspeliensis L i n n. 




Reg. medit. occ. 


1422 


ladanifer Linn. Reg. 




Medit. occ. 


1123 


parviflorus L a m. Reg. 






1121 


polimorphus W i 1 k. Reg. 






112:» 


populifolius Linn. Reg. 






1 126 


purpureus L a m. Oriens. 


1 127 


*salvifolius L i n n. Europa, 




Afr. bor., Reg. medit., 




Persia. 


1428 


vaginatus A i t. Teneriff. 


L IJ'.i Hfliautbemum Fumana 




Il il 1. Reg. medit. 


1430 


guttatum M i 1 1. Europa 




medit. et austr., Africa 




bor., Syria. 


mi 


halimifolium P e r s. Reg. 




medit. 


1432 


ledifolium M i 1 1. Europa 



1433 niloticum Moencli. Eu- 

ropa et Africa bor., Reg. 
medit. Caucasus, Persia 
Armenia. 

1434 variabile S p a e h. Reg. 



Combretaceae. 



5 Achillea asplenifolia y 



1488 4 allea Ageratum Linn, 
Europa. 

439 alpina L i n n. Europa. 

440 lanata S p r. Podolia. 

441 magna Linn. Europa. 
.442 millefolinm Ledeb. Eu- 

443 Ptarmica L i n n. Reg. bor. 

444 rosea W a 1 d s t . Hungar. 

445 sulphurea B o i s s. Syria. 
446Actinomeris squarrosaN u 1 1. 

America bor. occ. 
447 Actinella linearifolia T o r r. 

et G r a y. Texas. 
448Alfredia cernua C a s s.Sibir. 

449 Ambrosia artemisioides 

450 bidentataMi chx.Am.bor. 
maritima L i n n. Europa, 

Oriens. 
Amellus annuus W i 1 1 d. 
Africa austr. 

453 Ammobium alatum R. B r. 

Nova Hollanda. 

454 Anacyclus Pyretrum D. C. 

Afr. bor., Oriens. 
455Anaphalis margaritaceae 
B e n t h. Am. bor. 

456 Andryala integrifolia Linn. 

Reg. Medit. 

457 varia Lowe. Reg. Med. 
456 -var. candicans H o r t. 

459 Anthemis arvensis Linn. 

Europa. 

460 austriaca Jacq. Ital. bor. , 

Reg. danub., Caucasus. 

461 Cotula L i n n. Europa, 

Africa bor., Oriens. 

462 peregrina Linn. Italia, 

Graecia, Asia min. 

463 tinctoria Linn. Europa, 

464 Aplopappus rubiginosus 



1466 Arctium nemorosus L e j - 

e u n . Europa. 
1477 Arctotheca repens W e n d 1. 

Africa austr. 
1458 Arctotis stoechadifolia 

B e r g. Africa austr. 

1469 Artemisia annua Linn.A- 

1470 *arborescens Linn. Italia, 



Ori.Mi 






1471 DracunculusL i n n.Europ., 

1472 fragrans H o r t. 

1473 mutellina Vili. Europ. 

1474 Aster alpinus L i n n. Europa, 

1475 azureus Lindi. Am. sept. 

1476 junceus A i t. Am. bor. 
1487 laevis Linn. Am. sept. 

1478 longifolius L a m. Amer. 

1479 Novi Belgii Linn. Am. 



1481 sericeus V e n t. America 

1482 sibiricus Linn. Sibiria. 

Am. bor. occ. 
1493 Asterothrix asperrimaC a s 8. 

1484Baccharis halimifolia Linn. 

1485 pingraea D C. Chili. 

1486 rosmarinifolia H o o k.Chilì. 

1487 Barnadesia rosea Lindi. 

Am. austr. 

1488 Bellis *annua Linn. Reg. 

1489 perennis Linn. (fi. pieno) 

Europa, Asia. 

1490 Berlandiera texana D.C. Am. 



Air. 



1495 pilosa Linn. Am. 

-var. leucantha (W 
1497 quadri seta Hochs 
trop., Sibir. 
tripartita Linn. Europ. 
1499 Warzewictiana R e g e 1. 
Guatem. 
) Blumea longifolia H o r t. 

1501 Brachycome iberidifolia 

Benth. Austr. 

1502 Cacalia suaveolens Linn. 

5 Blumea myriocepliala D.C. 

Reg. Himal. 
t Borrichia bidentata H o r t. 
1505 Calendula *arvensis Linn. 

Europa, Ins. Can., O- 

1606 aegyptiaca D e s f . Reg. 
medit. 
bicolor Raf. Europa 0- 

cristagallis Viv. Reg. 

1509 fulgida Raf. Sicilia. 

olgarbiensis H o r t. 
officinalis L i n n. (fi. pieno) 

Europa austr. 
1513 palaestinaBoiss.Palestin., 

Mesopot. 
*stellana C a v. Sicilia,Afr. 



1515 suffruticosa 

1516 tripterocarpa R u p r. 

1617 Callistephus hortensisC e 
China, Sibiria. 

1518 Carbenia benedicta Ada 
Reg. medit., Caucas 
) Carduncellus *caeruleus 
Less. Afr. bor. 



R.-. 



1520 Carduncellus lampedusanus 

Lojac. Lopadusa. 

1521 Carlina lanata Linn. Reg. 

amus lanatus Linn. 



1523 flavescensW i 1 1 d.As, 



Aegypt. 

1526 Catanancbe coerulea Linn. 

Reg. medit. 

1527 lutea Linn. Reg. medit. 

1528 Cenia turbinata P e r s. Afr. 

1529 Centaurea argentea Linn. 

Reg. medit. 

1530 atropurpurea W a 1 d s t. et 

K i t. Hungar. 

1531 Calcitrapa L i n n. Europa. 



1539 jacea Linn. Europ. medit 

1540 Margherita H o r t. 

1541 Melitensis Linn. Eur. 



1545 sempervirens Linn. ^ 

Bit., Italia. 

1546 sicula Linn. Sicilia. 

1547 Schouwii D C. Sicilia. 

1548 *sphaerocephala Linn. 

Europa medit. 

1549 spuria K e r n. Austria. 



) Centaurea tauromeritana 

G u s s. Sicilia. 
I verbascifolia V a h 1. Ar 



2 Cephalophoi 

Schrad. Chili. 

3 Chardinia xeranthemoides 



4 Charieis heterophylla C a 

5 Chondrilla brevirostris 



? Chrysocoma Coma-aurea 
L i n n. Africa austr. 
i Chrysanthemum carinatum 



1560 cinerariaefolii 



coccineum W i 1 


d. Reg. 


Cauc, Persia. 




corymbosum L i 


n n. Eu- 


ropa, Afr. bor. 




disciforme C.A.M 


e y. Reg. 


Medit. 




fasciculatum 




flosculosum L i n 


n. Reg. 






Fruticosum V e 1 


1. Brasil. 


marginatum H o 




paludosum Poir 


Afr. bor. 


Parthenium B e 


rnh. 


Europa. 




persicum Bois 




praealtum V e n 




min., Persia. 




Roylei Hort. 




segetum L i n n. 


Europa, 


Afr. bor., Asia 




Cichorium Intybu 


s Linn. 


Europa, Orien 





1575 Cladanthus arabicus 

576 proliferus D C. Afr. 
•~>77 nincranthus Hort. 



581 Conyza chilensis 

582 ivaefolia L e s s. 



Drummondi lor 

G r a y. Texas. 

.590 grandiflora N u 1 1 



591 lanceolata L i 



Tripte 



1594 Cosniidium filifolium N u 1 1. 

Cosmop. 
1595Cosmos bipinnatus C a v.Am. 

bor., Mexico, 
caudatus H. B. K. India 

L597 Crepis *hiemalis B i v. Reg. 

„ „. Ital. Graec. 
t599Crupina *vnlgarisC a s s.Reg. 

6C00 Cryptostemma calendula- 
ceum R. B r. Prom. b. 



1602 Dahia variabilis Desf. Me- 


1629 Filago gallica var. prostrata 


1603 Yuarezii, Hort. Mexico. 


1630 Flaveria Contrayerva P e r s. 


1604 Dimorphotheca pluvialisM o- 


Am. trop. 


ench. Proni, b. Spei. 


1631 repanda Lag. Texas, Mex. 

1632 Gaillardia aristata Presi. 


1605 Echinops cornigerus D C. 


India or. 




1606 exaltatus Schrad. Hun- 


1633 lanceolata M i e h x. Amer. 


garia. 


bor. 


1607 persicus S 1 e v. Reg. Cauo» 


1634 pulchella Pouger. Amer. 


1608 Echinacea purpurea M o e n- 


sept. 


oh. Am. bor. 


1635 -var.Lorentziana(H o r t.). 


1609 Eclipta alba H a s s k. Co- 


1636 - var. pietà (S w e e t). 


smopol. trop. 


1637 Galinsoga brachystefana 


1610 Emilia soncbifolia D C. Asia 


Regel. Hab ? 


trop. 


1638 hybrida Hort. 


1611 Encelia foetida Hemsl. 


1639Gazania pinnataL e s s.Prom. 


Mexico. 


b. Spei. 


1612 Eupatorium album L i n n. 


1640 montana Hort. 


Amer. bor. 


1641 Geropogon glabrum Linn. 


1613 atrorubens (L e m.)H.P a n. 


Europa. 


Mexico. 


1642 Gnaphalium uliginosum 


1614 calaminthaefolium H. B. et 


Linn. Europ., Asia bor. 


K. Mexico. 


1643 undulatum Linn. Afr. 


1615 cannabinum L i n n. Eur., 


austr. 


Asia bor. 


1644 Grindelia humilis Hook. 


1616 coelestinum L i n n. Amer. 


Calif. 


bor., Ind. occ. 


1645 inuloides W i 1 1 d. Amer. 


1617 cordatura Walt. Hab ? 


bor. occ. 


1618 Haageanum Regel. Hab? 


1646 robusta N u t t. Calif. 


1619 janthinum Hemsl. Me- 


1647 squarrosa D u n a 1. Am. 


1620 lucidum O r t e g. Mexico. 


4 1648 Guizotia abyssinicaC a s s.A- 


1621 macrophyllum Linn. Am. 


frica trop. 


trop. 


1649 Gutierezia gymnospermoides 


1622 megalophyllum Klatt. 


A. G r a y, Amer. bor. 


Mexico. 


1650 Gynura aurantiaca D C. Ja- 


1623 petiolare M o e q. et S e s s. 


va. 


Mexico. 


1651 Helenium microcephaluin 


1624 profuga Hort. 


D C. Mexico 


1625 Felicia angustifolia N e e s. 


1652 Helianthus animus Linn. 


Africa austr. 


Am. sept. 


1626 fragilis C a s s. Africa au- 


1653 argophyllus T,o r r. et 




G r a y. Texas. 


1627 Filago gallicaL i n n.Europa, 


1654 canus Hort. 


Asia bor., Oriens. 


1655 cucumerifolius T o r r. A- 


1628 *germanica L i n n.Europa, 


mer. bor. 


Oriens. 





i decapitatus 
. Amer. bor. 



1659 Helichrysum angustitblium 
DC. Reg. medit., Oriens. 
atum W i 1 1 d. Au- 

1661 decurrens, M u e 1 1. Austr. 
diosmaefolium S w e e t. 
Austral. 

*rupestre D C. Reg. medit. 



1665 

1666 Helipten 



3Hieracium crinntmuS 

) Hiptis capitata J a e < 

1670Humea elegans S m. 

1671 Hyoseris radiata L i i 

Reg. medit. 

72 Hypochaeris lae.vigata 



AtV. 



1673 Inula *graveolens Desi'. 

Reg. medit. 

1674 macrocephala B o i s s. 

montana Linn. Europa 



in7»; 



Reg. medit. 



1679 spectabilis F i s e h. t 

M e y. Reg. Cane. 

1680 Koelpinia linearisP a 1 : 



1683Lactnca quercina Lin 
Europa, Reg. Cauc. 

684 oleifera H o r t. 

685 saligna Linn. Euroy 

Africa bor. occ. 

686 Scariola Linn. Euro 



679 Lasthenia glabrata L i n 

Calif. 

680 obtusifolia C a s s. Cbi 
.681 Lava platyglossa A. G r 

* Calif. . 
Leptosyne gigantea K e 



California. 



684Lindheimera texanaA.G r 

Texas. 
» Lonas inodora G a e r t 

Reg. medit. 
I Madia elegans D. D o n. 



Europ. 




1690 nigellaefolia D C. Air. 


1691 Oreades B o i s 


Syria. 


1692 Melitella pusillaS 


o ni miei 


Ins. Malta. 




l693Micropus bombye 


noi L'a g 


Reg. Medit. 




1694 supinusLinn.I 


leg. Medit 


1695 Mikania scandens 


W i 1 1 d 



696 Montanoa brpinnatihda V. 

K o e h. Mexico. 

697 Onopordon macranthum 

S e b o n b. Reg. Medit. 

698 Palafoxia texana D C. Texas. 



1725 Scorzonera laciniata L i 



lTOOPezezia multifida H e 

1701 Picridium vulgare D 

Reg. medit. 

1702 Pk 



1703 Plucliea Dioscoridis D C. A- 

frica trop. 

1704 odorata C a s s. Amer. au- 

1705 Podachenium paniculatum 

Benth. Mexico. 

1706 Podalepis affinis S o n d. 

Au strai . 

1707 Psiadia glutinosa Jacq. 

Ins. Maurit. 

1708 Rhagadiolus Hedypnoides 

Ali. Reg. medit. 
1790 *_var. polymorphus(D C). 

1710 -»var.tubaeformis(T e u. . 

1711 setacea H o r t. 



1729 bicolor T o d. Italia, Grae- 

1700 *candidus D C. Sicilia. 

1731 cruenthus D C. Ins. Canar. 

1732 *delphinifolins V a li l.Reg. 



macrophyllu 
*Mandralisct 



1745 Petasites D ( 



subscaudens H o e li s t, 
*vulgaris L i n n. Europa, 



1752Silybum marianumG a e r t n. 

Europa. 
1753 Solidago ellyptica A i t.Ame- 

12,54 macrophylla H e r b. 

1755 sempervirens Linn 



i n n. Cosmo- 



1761 Spilanthes Acmella M vi r r. 
Cosm. trop. et subtrop. 
1862 Stevia ovata Lag. Mexic. 

1763 pilosa Lag. Mexic. 

1764 purpurea P e r s. Mexic. 

1765 Synedrella nodifìora 



1766 Tagetes < 






aultiflora H. B. K. Ecla 
atula Linn. Mexico. 



■Ub4 serotinum P o i r. Eur. o 

1775 Tarcbonanthus camphorati 

1776 Thelesperma filifolium A. 

G r a y. Am. bor. occ. 
H77 Tithonia diversifolia A. 



1^79 Tragopogon pratonsisL i d n. 

1780 Tridax trilobata H e m s 1. 

1781 Trincia tuberosa D C. Eeg. 

medit. 

1783 TJrospermum picroides F.W. 

1784 verbesina alata Linn. Ani. 

1785 crocata L e s s. Mexico. 

1786 encelioides B t h. et H o o k. 

1787 virginica Linn. America 

1788 Vernonia altissima N u 1 1. 

Am. trop. 

1789 angustifolia M i e li x. A- 

1790 anthelmintica W i 1 1 d. 

1791 baccharioides H. B. et K. 

Nova Granata. 
1792. eminens B i s e h. Africa 



1794 profuga D e N < 

1795 Volutarella Lippi 



-mnosum L i 



1799Zacintba verrucosa ( 
1800 Zinnia elegans J a < 



1803 Zinnia pauciflora L i n n. 

1804 verticillata A n d r. Me- 



Co*7YolY(ilacea 



l splendensS v 



805 Argyr, 

India occ. 

806 Breweria mistrata A.Gray. 

Am. bor. 

807 Convolvulus altheoides 

L i n n. Reg. medit. 

808 farinosus Linn. Africa. 

809 Hermanniae L ' H è r i t. 

Peruvia. 

810 mauritanicus Boiss. Afr. 

811 pentapetaloides Linn. 

Europa austr., Asia min. 

812 rhynchospermumH o e h s t. 

Afr. trop. 

813 sabatius V i s. Ins. Cana- 

814 siculus Linn. Reg. me- 

dit. 

815 *tricolor Linn. Europa 

816 undulatus C a v. Reg. n 

dit. 
817Cuscuta*Epithymum M u r 

Europa, Asia bor. 
818 Dichondra repens F o r s 

Reg. trop. et subtr. 
.819 Evolvulus alsinoides L i n 

Reg. trop. et subtr. 
820 Ipomoea Aitoni Lindi. 

frica austr. 
atropurpurea H o r t. 
blepharosepala H o e h s 

Abyssinia, 

calid. 



Amphig. 



kermesina H e 
leucantha J a i 
strai . 



840 superba Schrank. A- 

841 triloba C a v. Java. 

842 Violacea Linn. Ins. St. 

843 zebrina P e r r. Afr. trop. 

844 Nolana prostrata Linn. 

Peruvia. 
845Quamoclit coccineaM o e ne h. 

846 vulgaris C b o i s y. Ame- 



1849 capitata W a 



B Cotyledon apolina Hort. 

1 fruticosa Hort. 

3 fulgens Baker, Mexico 



macrophylla Hort. 
magnifica Hort. 
minor Pali. Sibiria. 
mirabilis Hort. 



pachyphyton B a 
pulverulenta B e 



871 ScheidekeriH o 



Ecuador. 
Mexico. 



marginalia (S ( 






> crenata H a w. Africa 

r glaucescens B r i 1 1. Africa 

1 integrifolia Haw, Prom. 

b. Spei. 
I marmorata S e h w. Abys- 

) Welwitschii B r i 1 1 e n, 

. Sedum Aizoon L i n n. Si- 

! album L i n n. Eur., Asia 



roseum S e o p. Europa, 
spectabile B o r. Japon. 
SelskianumRegel. Ami 



Li n n. Insul. Canariae 

903 ciliatum W i 1 1 d. Ins. 

904 Decorum Hort. 

905 frutescens Haw. Insul. 

Canariae. 
1906 giganteum Haw. Insul. 



1907 Sempervivum glutinos 

A i t. Ins. Madeir. 

1908 Joungianum Webb, 



92] Aubrietia antilibani B o i s 

deltoidea D C. Italia, (ira 
eia, As. min. 
923 Barbarea arcuata Reich 
Europa, Asia min. 

925 vulgaris R. B r. Europa. 

926 Biscutella cichoriifolia L o 

s e 1. Pyren. 

927 ciliata D C. Hispania. 

928 *didyma L i n n. Reg. m 

dit., Persia. 
1929 laevigata Linn. Reg. me 






(Cu 



(),!, 



campestris 

vet. (Cosmop. Cult.), 
cernua Hort. Hab ? 
dissecta B o i s s. Hispania. 
fruticulosa C y r. Italia, 

Reg. medit. 
insularis Moris, Sardinia 
juncea Coss. Asia temp. 

nigra Koch. Orb. vet. . 

(Cosmop. cult.) 
oleracea Linn. Cosmop. 

pubescens L i n n. Europa 



944 Camelina sativa Crantz, 

Europa, Asia temp. 

945 sylvestris Wallr. Europa, 

946 Capsella Bursa - pastoris 

Medie. Reg. temp. 

947 procumbens F r i e s. Reg. 

948 Cardamine Chenopodifolia 

P e r s. Am. Austr. 

949 hirsuta Linn. Cosmop. 

Reg. temp. et subtr. 

950 triebocarpa II o e li s t. A- 

byssinia. 

951 Carriptera Vellae D C. Hi- 

952 Cheiranthus alpinus Linn. 

Scardinav. 
853 Cheiri Linn. Europa. 
954 scoparius Brouss. Insul. 

Canariae. 
1955 semperflorens Schousb. 

Marocc. 



1956 Clypeola Janthlospi Linn, 

Reg. Medit. 

1957 Cochlearia acaulis Desi*. 

1958 glastifolia L i n n. Europa. 
l959Crambe abyssinicaH o e h s t. 

1960 Diplotaxis scaposa D C. Ins. 

Lampedus. 

1961 erucoides D C. Reg. medit. 

1962 muralis D C. Europ. 

1963 Siebieri Presi. Aegypt., 

1964 tenuifolia , D C. Reg. Me- 



1 Draba aizoides L i n n. E 
B Eruca cappadocica R e u t 



S e h i m p. Reg. medi 
1971 Erysimum cuspidatum D 

197'2 Marschallianum A n d i 
1973 ochroleucum D C. His 



1971 P,rot',ki : 



1975 Euclidium syriacum R. 

Reg. Caspie. 

1976 Farsetia cly peata R. B r 

Europ. austr., Oriens 
1677 Golbachia laevigata DC,^ 

min., Persia, India. 
1978 Heliophila aniplexUraulis 



U«'.' nivea Hort. 
1981 Hymenophysa pubescens C. 
A. Mey. Sibir. 



1084 esperidifolia ] 



rop. Austr. 

1987 Isatis alpina Ali. Italia. 

1988 littoralis Stev. Taur. 

1989 lusitanica B r o t. Lusit. 
Europa. 

Oriens. 

1992 Lepidium Draba Linn. Eu- 

ropa, Oriens. 

1993 ruderale Linn. Europa, 

1904 sativum Linn. Oriens. 
1995 virginicum L i n n. America 



1990 praecox K i 



bienni» Moei 
Europa. 
1997 Malcolmia africana R. 
Europa anstr., Orie 



•Jl.HU 


Mattinola Gincana 


R. Br. 




(pi. var.) Reg 


medit, 




odoratissima H e 




•_>,«»; 






2<hi.| 


tricuspidata R. B r. Reg. 



2005 Moricandia arvensis D O 

Europa, Reg. medit. 

2006 hesperidifolia L e s s. B 

Caucas. 

2007 Myagrum perlbliatumL i ] 

Europa, Oriens. 

Reg. Medit. 
9009 Octodium aegyptiacum H< 



Italia, 
maritimus S in. Europa occ. 
Raphanistrum L i n n. Eu- 



Europa. 



R..,-- 



15 perenne Ali. Europ 

16 Senebiera multifida L i n n. 

Cosmop. 

17 Sinapis abyssinicaH o e h s t. 

Afr. trop. 
apula T e n. Europ. austr. 
2019 turgida D e 1 i 1. Aegypt. 
brium *alliaria S e o p. 
Europa, Oriens, Reg. 

2021 Sophia L i n n. Reg. temp. 

2022 *thalianum Gay. Reg. 

3023 Soccowia balearica Medie. 

Reg. medit. 
2024 Vesicaria utriculata D C. 



CUctirbUaceae 



2025 Benincasa cerifera Savi, 

Asia et Africa trop. 

2026 Citrullus Colocynthis S e h 

rad. Africa calid. 

2027 Coccinia palmata C o g n. A 

frica austr. 

2028 Cucumis dipsaceusE h r e nb 

Arabia,, Africa trop. 

2029 fiexuosa L i n n. Geront. 






trop., Abyss. 
2033 moschata D u e 
Asia trop. 



In. li.. ,,.-. 



2034 Cucurbita Pepo Linn. (pi. 

var.) Afr. trop., Oriens. 

2035 Cyclanthera explodens 

N a u d. N. Granata. 

2036 pedata S e h r a d. Mexico. 

2037 —var. edulis (H o r t.). 

2038 Ecballium Elateri um A. R i- 

c h. Reg. medit. 

2039 Lagenaria vulgaris S e r. 



-l'I- 






2040 Luffa acutangula R o x b, 

Reg. trop. 

2041 striata Schrad. Afr. 

2042 Momordica CharantiaL i n n. 

2043 Sycios angulata L i n n.Am. 

2044 Thladiantha dubia N a u d. 



2047 Quercus Cerris Linn. Eu- 



L i.ustr., En 



2057 Quercus polymorpa Chmss. 

2058 pseudo-Suber Santi, Reg. 

medit , Europa , Oriens. 

2059 sessiliflora B 1 u m e. Ja- 

2060 sicula Borzì, Hort. Pan. 

2061 Suber Limi. Reg. medit. 

2062 tomentosa W i 1 1 d.Mexic. 

2063 Toza B o s e. Europa austr. 

2064 virginiana M i 1 1. America 



2080 Scabiosa stellata Linn, 

Reg. medit. occ. 

2081 Succisa Lin: L r j 



2065 Cephalaria alpi] 
Europa. 






2067 Dipsacum fullonum Linn. 

Europa, Reg. Cauc. 

2068 sylvestris M i 1 1. Europa, 

2069 Scabiosa australis Wulf. 

Europa austr. 

2070 brachyata S i b t h . et 

2071 Columbaria L i n n Kurojui . 
. Ins. Creta, 









2075 maritima Linn. Reg. r 

2076 — var. grandiHora (Sco 

2077 orientalis Lag. Oriens 

2078 palaestina Linn. Asia 

min., Persia 

2079 prolifera Linn. Syria. 



2083 Elaeagnus angue 



Canariae, 

2089 *Unedo L i n n.Reg.met 

2090 Erica peduncularisS a 1 i 



2"92 Alk i ■ih-mi ilìciluliil 

2093Breynia patens He 

2094 Buxus balearica L 

Bai., Sard. 

2095 Fortunei Carr, 
2'H'i; jii[(onica Muell 



2099 — var. iol. aureo-variegati s. 

2100 Croton ciliato-glanduliferus 

O r t e g . Mexico, Cuba. 

2101 Chrozophora*tinctoriaJ u s s. 



2115Euphorbia marginataP u r sh. 

2116 melitensis Pari. Melita. 

2117 Ornithopus J a e q . Prom. 

b. Spei. 

2118 peploidesGr o u a n. Europa 
. medit., Africa bor. 

2119 Peplus Linn. Europa, Asia 



un. Reg. 



2121 piscatoria 

der. 

2122 platipbylla L i n n. Euro- 

pa. 

2123 prostrata A i t. Ani. ■lira b.>- 

realis. 

2124 Regis-Jubae W e b b. et 

B e r t h. Ins. Teneriff. 

2125 spinosa L i n n. Europ. au- 



2105 canariensis Linn. 

2106 ceratocarpa T e n o 

2107 Chamaesyce Lini 

2108 dendroides Linn. 



li il l'i Maìlotus japonicus M 
2131 Mercurialis * annua I 



2165 Tetragonia < 

L'Her 

2166 echinata A 



Sp.-i. 



.-Dyc 



curviflorum H a w . Prom. 

depressum H a w. Prora. 

b. Spei. 
difforme L i n n. Prom. b. 

detìexuin A i t. Prom. b. 

Ecklonis Salm-Dyck. 

Prom. b. Spei. 
geminatimi Havv. Prom. 

b. Spei. 
heteropetalum H a w.Prom. 

b. Spei. 
inclaudens H a w. Prom. b. 

Spei. 
linguiforme L i n n. Prom. 

b. Spei. 

polyanthum H a w.Prom.b. 
Spei. 

2160 spectabile H o r t. 

2161 subincanum H a w. Prom. 



216S Erythraea maritima P e r s. 

Reg. medit. 
2169 pulchella P e r s. Europa, 



2172 Erodium 


•inituniim 






L'H 


■rit. Re*. 


medit. 




Asia media. 




2173 


gru in un 


Soland 


Euro 




pa au 








malacoides W i 1 1 


• Reg 




medit 


, Oriens. 




21S5 


m medTt 


umLinn 


Beg. 


217*1 


parvulu 


n II o r t. 




2177 








2178Geranium 


abortivumD eN o t 




Reg. 


tnedit. 




217'.' 


batrachioides C a v 


Boro 



Geranium cinereum C a v. 
Mont. Pyren. 
.82 *molle Linn. Europa, Afr, 



IH 1 


sanguineum L i n 


n. Eur 








185 


striato* Linn. 


Europ. 


186 


tuberosum L i n 
Medit. 


ì. Reg. 


187 


villosum A n d r. 


Hab? 


ISS 


WallichianuinD.D 
Himal. 


o n.Reg 


189 


hnpatiens amphora 






Edgew.Reg 


Himal 



91 glanduligera Lindi. Reg. 

Himal. 

92 parviflora D. C. Turkest., 



•ji'.i:; 


RoyleiWalp. Reg.Himal. 




scabrida D.C. Reg. Himal. 


2195 Limnanthes Douglasii R. Br. 






2196 


Oxalis asinina Jacq. (bulb). 




Prom. b. Spei. 


2U»7 


acetosella L i n n.Reg. bor. 




temp. 




Andrieuxii H o r t. 


2199 


Bowei Lindi. Prom. b. 


2200 


brasiliensis Lodd. (bulb). 




Brasilia. 


2201 


carnosa M o 1 i n. Chili. 


221 12 


catharinensis H o r t. Hab? 


220:; 


•cernila T h b g. (bulb.). 




Prom. b. Spei; nunc apud 




nos indigenata et late 




diffusa. 


22<>1 


compressa Linn. (bulb). 



2205 Consolei T o d. (bulb). Afr. 

2206 Coppoleri T o d. (bulb).Afr. 



22U7 Oxalis ■ ■oriii.-ulata Linn. 
Reg. trop. 

2208 — var.tropaeoloides(H o r t.) 

Reg. trop. 

2209 corymbosa D C. Ins. Ma- 

fabaefolia Jacq. (bulb). 

Afr. austr. 
flabellifolia Jacq. Africa 

flava Linn. (bulb). Prom. 
b. Spei. 

fioribunda L e h m. Brasi- 
lia. 



22 n 






117 Majoranae T o d. (bulb). 
Hort. Pan. 
icrantha B e r t. Chili. 

2219 purpurea L i n n. (bulb). 

2220 purpurata Jacq. (bulb). 

Prom. b. Spei. 

2221 Regnellii M i q. Brasilia. 

2222 tetraphylla C a v. (bulb). 

2223 variabilis Jacq. (bulb). 

Prom. b. Spei. 

2224 valdensis Hort. 

2225 Pelargonium acerifolium 

L' H è r i t. Prom. b.Spei. 

2226 amplissimum Wendl. 






2236 jatropliaefolium D C. Pr( 

b. Spei. 

2237 leucanthum H o r t. 



Spei. 



2240 multibracteatumH o e h s t. 

' Abyss. 
'2241 papilionaceum A i t. Prom. 

b. Spei. 
2242 peltatum A i t. Prom. b. 



2250 stenopetalum E h r h.Prom. 

b. Spei. 

2251 ternatum Jacq. Prom. b. 

Spei. 

2252 tomentosnm J a e q. Prom. 

2253 terebin P thaceumHarv. 

Prom. b. Spei. 

2254 vitifolium L'I! èrit. Prom 



2259Globularia Alypum Li 

Reg. medit. 
2260 sai Irina Linn. Ins. : 



L Gnnnera bracteosa Steud. 



Hydroprjyliaceae. 

2263 Nemopbila atamaria F i s e h. 

2264 maculata B e n t h. Califor- 

2265 pbacehoides Barton. 

2266 Phacelia bipinnatifida 

M i e b x. Am. bor. 

2267 congesta Hook. Texas. 

2268 bastiiplblia Hort. 

2270 tanacetilblia Benth. Cali- 

2271 viscida T o r r. California. 



2272 Phacelia WhitlaviaA.C 

California. 

2273 "Wigandia caracassiina 

e t. K. Venezuela 



2275 Desetangsii L a ni o t t. 

Hab? 

2276 elatum A i t. Ani. bor. 

2277 hirsutum L i n n. Europa, 



quadrangulatum L i 



2285 


Paronychi 


.rab., Aegypt. 


228<5 


bonarien 

Arg. 


sis D C . Reg. 


2287 


capitata 


L a m. Reg. 


2288 


dit 


L a in. Reg. 


2289 Sclerantl 


s animus L i 




Europa, As. terap. 



2290 Carya olivaeformis N u 1 1. 

2291 Juglans nigra L i n n. Am. 

2292 regia L i n n. Asia occ, Hi- 



2298 Ajuga *Iva S e li r e b. Re| 
medit. 

2294 *reptans Limi. Europa. 

2295 Amethystea coerulea Lini 



2298 bispanica '. 



i.Hisp.,Afr. 
th. Europa 



2299 saxatilis S i e b e r. Syria, 

2300Blephilia hirsuta B t li. 

America bor. 
2301 Calamintba *Clmopodium 

Benth. Reg. bor., O- 



23n-j < alamintha nepeta Savi, 
Europa, Air. bor., Oriens. 

2303 < 'oleus aromaticus Bth. In- 

2304 barbati! s Bth. India or., 

2305 lanuginosus H o e h s t. 

2306 shirensis G tir k. Air. trop. 

2307 spicatus B t h. india or. 

2308 Verschaffeltii L e m. Java. 

2309 Dracocephalum maldavicum 



Ili,],.. Asi; 



2810 Elacholtia -ristata W i 1 1 d. 

Enrop., Am. bor. 

2311 G-aleopsis pyrenaica B a r t 1, 

2312 speciosa Hort. 

2313 Tetrahit L i n n. Europa, 

23l4Hyssopus officinalis Linn, 

Europa, As. temp. 
2315 Hedeoma hispida P u r s h. 

2:'>l»; Lallemautia peltataF i s e h. 

et M ey. Reg. Caucas., 

Pers. 
23l7Lamium * amplexicaule 

Linn. Europa, Asia 

bor. 

2318 Lavandaia abrothanoides 

L a m. Insul. Canar. 

2319 multifida Linn. Reg. me- 

dit. occ. 
~->- u Spica Cav. Reg. medit. 
-321 Stoechas Linn. Reg. Me- 



2327 Leticas martinicensis R. B r. 
Amphig. trop. 

232S Lnpliantlius auisatus Bth. 



2330 Lycopus *europaeus Linn. 

Europa, Asia bor. 

2331 -var.menthaefolius(M a b). 

Gallia. 

2332 Marrubi uni supinum Linn. 

2334 vulgare Linn. Europa, 

> Melissa officinalis Linn. 

Reg. medit., Oriens. 
i Mentha piperita Linn. Eu- 



2339 *Pulegium Linn. Europa, 

Linn. Reg. 
284 1 viridis L i n n. Europa, Asia, 

2342 Micromeria approximata 

R e h b. Europa medit. 

2343 *graeca Ben t h. Ital. rae- 

rid., Sicilia, Oriens. 

2344 Molucella spinosa Linn. 

Europa austr., Syria. 

2345 Monarda BradburianaB e e k. 

Mexic. 






2350 Nepeta Cataria L i 



imum var. Basilicum 
-var.microphyllumH e 
Asia trop. 






graveolei 



'Jbtìl viride W 1 1 1 d. Air. trop. 
6 iium Majorana L i n n. 
Europa. 

2363 vulgare L i n n. Europa, 

As. bor. 

2364 Perilla arguta B t h. China. 

2365 Pezeria multifìda L i n n. 

China. 

2366 Phlomis armeniaca W i 1 1 d. 



2370 purpurea L i n n. Hisp., 

2371 Russelliana H o r t. 

2372 tuberosa Linn. Europa 

2373 viscosa P o i r. Syria. 

2374 Physostegia parvifiora 



2376 Plectranthus ha< 

S e h w. Ab\ 

2377 glaucocalyxM i 



) Prasium *majusL i n r 



2:585 acaulis He 



2390 Candelabrum B o i s s. 

2391 ceratopkylloides Lini 

Sicil.. Aegypt. 

2392 clandestina Linn. Re 



2397 filamene 



2i<>7 


alvia interruptaS 




Maro ce. 


2 UH 


japonica Thun 






2409 


lanceolata B r o 




bor., Mexico. 


2iH» 


later inora Hor 


2411 


lyrata L i n n. A 




bor. 




menthaefolia T i 


24 n 


mexicana Lina 



galericulata L i n n. Reg. 





Reg. Cauc. 


2407 


Ventenati L 




Gran. 


2UÌ* 


Sideritis mont 




Reg. medit 



L Sphacel&SUÌ 



pratensi» L i n n. Europa. 


2442 


Stachys annua L i n n. Eu- 






rop., Reg. Cane 




2443 


Bethonu-d B t h. Europa. 


**S£ Ib * *••*■-■ 


2444 


Mialliesii N o è, Alger. 


roemeriana S e h e e 1. Te- 






xas, Mexico. 




Teucrium Botrys L i n n. 


Sclarea L i n n.Reg medit., 




Europ., Air. bor. 




2447 


Chamaedrys Lina. Eu- 


splendens K e r. et G a \v 1. 






Brasilia. 


2448 


liavuni L i n n. Reg. me- 


. tiliaefolia V a h 1. Mexico. 




dit. 


triloba L i n n. Europa, 0- 


2449 


*fruticans L i n n. Reg. me- 








verbenaca L i n n. Europ., 


2450 


Scorodonia L i n n. Euro- 


Oriens. 




pa. 


viscosa J a e q. Italia. 






Satureja hortensis L i n n. 






Reg. Medit , Oriens. 






Scutellaria albida L i n n. 




Laataceae. 


Europa or., Oriens. 






altissima L i n n. Europa 












baicalensis G e o r g. Si In- 


2151 Laur 


via, Asia or. 




iteophvllH B o r/ i. Hort. 


dependens Maxim. Ja- 


2462 



2458 Cebil Griseb. Reg. Ar- 
gani. 

2469 cyanophylla Lindi. Au- 

2460 -var. latifolia H o r t. 

2461 cyclops A.Cimn. Austra- 

2162 decipiens R. B r. Austra- 

2463 decurrens W i 1 1 d. Austra- 

24(54 elata A. C u n n. Austra- 

2465 falcata W i 1 1 d. A astra- 



■217'.» 


Acacia pycnantha B e 


i i h. 










2 ISO 


rostellifera B 


fcb. Austra- 


2481 


rubida A. C u 


nn.A 




2482 


salicina L i n 


d 1. Austra- 










2483 


salicifolia H o 


r t. 




2 1S 1 


saligna V e n 


1 1. Au 




2485 


spadigera C h 
Jamaica. 


etSc 


hb. 


2isi; 


spectabilis A. 


Oun i 


Au- 


2 187 


stenophylla A 


C u a 


.Au- 


2488 


verticillata W 


il ld. 


Au- 


2489Adenocarpus int 


■rnuMl, 


sl>r. 




Europa, Oriens. 




2490 


Ibliolosus D C 


• InSUl 


(';,- 


21 IH 


Aeschynomene 


IldicilL 


i n u. 




luti. Or. 






2162 


UbizziaJulibris 


LnDa i 


.. /. /. 



2468 heteroph 

2469 horrida 



2470 longifolia W i 1 1 d. A usti 

2471 Martii B e n t h. Brasilia 

2472 niulauoxylon R. B r. Au 

stralia". 
2173 -var. latifolia Hort. 



■i.liii.-, Anthyllis Vulneraria Li n n. 
Europa, Oriens, Abyss. 
a hypogaea Lini. 
Reg. trop. cult. 

2507 Astragalus alopecuroides 

Li n n. Sibir., Helv., 
Kamtsch. 

2508 boeticus Linn. Reg. me- 

2509 chlorostachys Lind l.Reg. 

2510 excapus Linn. Europa. 

2511 falcatus Lam. Reg. Cau- 

2512 frigidus A. G r a y. Ani. 

2513 galegiformis L i n n. Reg. 



. Reg. 



251(5 . 



tylosia barbata Baki 
Ind. Or., Malaya. 

2517 Bauhinia montana H o 

2518 porrecta S w. India oc 

2519 Caesalpinia Gilliesìi W i 



2520 tinctoria D o i 

2521 Cajanus indicus 



2528 tragacanthoides P < 

Sibiria. 

2529 Cassia acutifolia D e 

Aegypt. 



2531 Chamaecrista Linn. Reg. 

2532 coquimbensis V o g. Chili. 

2533 noribunda Hort. 

2534 glauca Lara. Asia trop., 

2525 laevigata W i 1 1 d. Cosmop. 

2536 marginata R o x b. Ind. 

Or. 

2537 mexicana Jacq. Amer. 

2538 monlandica L i n n. Ara. 

25 in Reinwardtii Hassk. 
Java. 

2541 Siamea L a m. India or., 

Malaya. 

2542 Sophorae Linn. Geront. 






2511 Torà I 



it. Chili. 
Cosraopol. 






2545 Ceratonia «siliqua Linn. 

Europa austr., Oriens. 

2546 Cercis Siliquastrum Lini 

Europa, Oriens. 

— var. fol. variegatis. 

2548 Clitoria albitìora M a t t. i 



2551 Coronilla eretica L i n n.Eur. 
2Ò52 Emerus Linn. Europa 

2553 glauca Linn. Reg. Me- 

dit. 

2554 montana S e o p.Reg. Cauc. 

2556 scorpic 






2557 Coronilla ^Valentina L i n n. 


2589 Genista florida L i n n. Reg. 


Europa austr. 


med. occ. 


2558 Crotalaria incana L i n n. 


2590 stilosa G. D o n. Lusita- 


Am. trop. 


nia. 


2559 Cytisus canadensis H o r t. 


2591 Gleditschia caspica D e s f . 


2560 candicans L a m. Reg. med. 


Reg. caspica. 




2592 triacanthos L i n n. America 


2561 scoparius Link. Europ. 


bor. 


2562 triflorus L'H è r i t. Europ. 


2593 Glycine SojaS iebetZucc. 


2563 Desmanthus brachylobus 


Asia trop. 


B e n t h. Am. bor. 


2594 Glycyrrhiza echinata L i n n. 


2564 Desmodium canadense D C. 


Europa austr., Oriens. 


America bor. 


2595 Halimodendron argenteum 


2565 Cephalothes Wall. As. 


Fisch. Reg. cane, Per- 




sia, Asia bor. 


2566 elatum D C. Mexico. 


2596 Hedysarum *coronarium 


2567 fioribundum G. D o n. Reg. 


L i n n. Italia. 


Himal. . 


2597 sibiricus P o i r. Sibir. 


2568 morylandicum B o a t t. 


2578 tauricum Pali. Tauria 


Amer. bor. 


2599 Hippocrepis unisiliquosa 


2569 scalpe D C. Asia, Africa 


L i n n. Reg. medit. 


trop. 


2600 Hosackia Pursiana B t h. 


2570 Dolichos cubensis H o r t. 


America bor. 


2571 giganteus H o r t. 


1601 Hymenocarpus * circinnatus 


2572 Helvolus Hort. 


Savi. Sicilia, Ital.cont., 


2573 Lablab L i n n. Reg. trop. 


H i s p ., etc. 


2574 -var. albiriorus S e r i n g. 


2602 Indigofera Gerandiana R. 


2575 nankinense Hort. 




2576 ornatus Hort. 


mal. 


2577 sesquipedalis L i n n. Am. 


2603 macrophyllo S e h u m. 






2578 sinensis L i n n. Cosmop. 


2604 pulchella R o x b. Reg. 




Himal. 


2579 Dorycnium rectum S e r.Reg. 


2605 Inga dulcis Mart. Brasi- 


medit. 


lia. 


2580 Erythrina Crista-galliL i n n. 


2606 Laburnum anagyroides M e- 


Brasilia. 


d i e. Eoropa. 


2581 -var. laurifolia H. Pan. 


2607 Lathyrus abyssìnicus Hort. 


2582 insignis T o d. Hort. Pan. 


2608 Aphaca L i n n. Europa, 


2583 viarum T o d. Hort. Pan. 


Oriens. 


2584 -var. pietà T o d. Hort. 


2609 amphycarpos L i n n. Eu- 


Pan. 


rop. 


2585 Galega officinalis L i n n.Eu- 


2610 Clymenum L i n n. Reg. 






2586 Genista aetnensis DC. Aetna. 


2611 Gorgoni Pari. Sicil. 


2587 attleyana Hort. Hab ? 


2612 hirsutus L i n n. Europ., 


2588 ephedroides D C. Insul. 


Oriens. 


Sardinia, Sicilia. 





\Y . 



Mexic 



Nissolia L i n n. 

2616 odoratus L i n ri 

7 sylvestris Lini 

tingitanus L i n 

Medit. occ. 

Leucaena glauca 

Reg. trop. 
Lotus angustissin 
Europ., Oriem 



2635 Blancheana B o i s s. Sirya. 

2636 denticolata W i 1 1 d. Ge- 

ront. reg. temp. et bor. 

2637 elegans Jacq. Europa. 
263S • Uelix W i 1 1 d.Reg. medit. 
'~ >i;;, ''J h ispida G a e r t n. Europa 



2641 Medicago mollissima R o t 

Oriens. 

2642 murex W i 1 1 d. Reg. ir 

dit. 

2643 olivaeformis G u s s. R< 

medit. 

2644 *orbicularis Ali. Reg. 

2645 sativa L i n n. Europa, 

2646 sphaerocarpa B e r t. R« 



2652 Melilotus dentata P e r s. 

Europ., As. bor. 

2653 indica Ali. Europa, Asia 

2654 italica L a m. Reg. Medit. 

2655 leucantha Koch. Europ. 

2656 officinalis L a m. Europ., 

Asia bor. 

2(157 su Irata Desi". Reg. me- 



2663 Ononis alopecuroides Lina 

Reg. medit. 

2664 breviflora D C. Reg. me- 



2666 *peudula D 

2667 porringens i 



Reg. me- 
z m. Ma- 



La praecox Bianc.Si- 
2G69 Schouwi S e r. Reg. Medi- 

2670 Ornithopus * compressus 

L i n n. Reg. medit. 

2671 Pachyrhizus tuberosus 

Spreng. India occ. 

2672 Parkinsonia aculeata Limi. 

Am. trop. 

2673 Peltophorum ferrugineum, 

Benth. Austral. 

2674 Petteria ramentacea Presi. 

Dalmatia. 

2675 PhaseoUis caffer Hort. 

-ms Schrank. Bra- 






2677 



nab V 



2679 lunatus Lina. Reg. trop. 

(Cult.). - 

2680 multiflorus W i 1 1 d. Me- 






var. spirocarpa Hort. 

2698 Psopbocarpus tetragonolobus 

D C. Ins. Maurit. 

2699 Psoralea bituminosa L i n n. 

Reg. medit., Arabia. 

2700 macrostachys D C. Calif. 

2701 Rhynchosia lineata Benth. 

Brasilia. 
•27<»2 minima D C. Cosmop. trop. 

27^:3 phaseoloides DO. America 



2706 macrophylla Spreng. 

Brasilia. 

2707 Schotia latifoliaJ a e q.Prom. 



ì Scórpiurus mur 
Reg. medit. 

1 sul'villosa L i 



2688 vulgaris L i n 

2689 WigthianusR 

2690 zebra Hort. 

2691 Piptadenia paté 

Reg. Argen 
2692Pisum elatius 

2793 Jomardi S e h 



12 Securigera Coronilla D C. 

bania grandiflora P o i r. 
Ind. or., Malaya, Austra- 



15 japonica L i n n. Japonia, 
China, 
cundiflora Lag. Me- 



2719 Spartium *junceum L i 

Geront. Reg. temp. 

27-_'o Siitiirrlandia frutescens 



2722 lessertiaetblia D C. Austra- 

2723 Osbornii F. Muell. Au- 

2724 Tephrosia biflora D C. Hab? 

2725 Trifolium *agrariom L i n n. 

Europa, Afr. bor. 



272H 






2730 *Cherleri Limi. Reg. me- 

dit. 

2731 fragiteruin L i ri n. Europ., 

2732 hhiorme Li un. Europ., 

2734 lappaceu'm Limi. Reg. 

2735 leucanthuru B i e b. Europ., 

2736 Michelianum Savi. Eu- 

2737 nigrescens V i v. Europa 



rop;i (M'r.. Reg. medit 



2745 Trifolium *subterraneum 

Linn. Reg. medit., 0- 



2747 Trigonella CallicerasF i s e h. 

Reg. Cauc. 

2748 coerulea S er. Europa or.. 

Reg. Caucas. 

2749 eretica Boiss. As. min. 

2750 Eoenum-graecum Linn. 

Europa, Oriens. 

2752 paniculata Linn. Europa 

2753 polycerata Linn. Reg. 

Medit., Oriens. 

2754 Vicia atropurpurea D e s f . 

2755 bicolor W i 1 1 d. Hab ? 

2756 Bivonae R a f i n. Sicil. 

2757 calcarata Desf. Reg. Me- 

dit., Persia. 

2758 cornigera C h a u b. Gallia. 
275',) fulgens B a t t a n d. Afr. 

2760 grandiflora S e o p. Europa, 

Oriens. 

2761 laetaCes. Graec, Sicil. 



2763 lutea Linn. Reg. Medit. 

2764 macrantba Hort. 

■2765 narbimensis Linn. Reg. 

2766 — var. serratifolia J a e q. 

2767 nissoliana L i n n. Europ. 

2768 Orol.us Limi. K*g. ™* 



2774 Vicia sparsifioi 



2778 Vigna retusa \ 

smop. trop. 

2779 sinensis Hor 

2780 villosa H o r t 



Europ. austr., 

Hort. 

i n n.Reg. med., 



Lofoelìacea 



2781 Linum africannm L i n 




Afr. austr. 


2782 


alpinum Linn. Euroi 




Afr. bor. 


2788 


lium Huds. 




ropa, Afr. bor. 


2784 


arboreuin Linn. Cre 


2785 


rimi Desi'. 


2787 


decumbens D e s f . Tu 


2788 


— var. grandiilorum. 


'278'.» 


flavum Linn. Europ. 




str., Reg. Caucas. 


271»! 1 




2791 


grandiflorum D e s f . A 




ger. 


2792 


-var. rubrum Hort. 


279*8 


humile Hort. 


279 ; 


Lewisii Pursh. Ame 




bor. 


2795 


in un Hort. 


27IMJ 


pallescens Bung, Sib 



H. B. et K. Me- 



ICuphea lanceola 



2815 Cuphea Llavea Lindi 



2821 si.lirifoliii li. B. et K. Ani. 

2822 syphiliticaS te u d. Mexie. 
2S2:} (Myrna cyniosa Thunb. 



2S2Tli i .ui,t.-n i . ai-vuteaSpfenir. 
- s -^ Hu-aea macruptera D C. Me- 



2S Ci Milplmrea Boiss, Persia, 
Affgh. 

2844 Anoda hastata C a v. Mexico, 

2845 lavateroides Medie. Me- 

2846 WrightiiA. Gray. N. Me- 



Cosmop. t 

2858 Humboldtii 

2859 heterophyllu 

2860 immutabili» 

2861 liliifiorus C , 



2862 


Manihot L i n n. Geront. 




trop. 






•2s«;t 


mutabilis L i n n. China. 


28f.55 


— var. albifiorus Hort. 


2866 


— var. fi. pieno Hort. 


2867 




2868 


Parkeri Baker, Madag. 


•iHli'.l 


Kosa-sinensis L i n n. Gè 



i L i n n. Geront, 



3 Malva silvestris L i n n. 

Europa As. temp. 
3 Malvastrum capenseG a r e k. 

Afr. austr. 
1 glossularioides G a r e k. 

i virgatum A. G r a y. Africa 



ì Malvaviscum mollis 
) Modiola multifidaM < 
1 Pachira aquatica A 



• C.M.- 



l l\,l ;i 






■ hustiita C 
silia. 
2894 — var. 



ScliiiupfL-iana H o e h s t. 
speciosa H. B. K. Vene-, 



2875 Ivi taibelia vitifolia W i 1 1 

2876 Lagunaria Patersoni D o 

Australia. 

2877 Lavatera arborea Linn.E 

2878 assurgentiflora K e 1 1 o n 

2879 Olbia L i n n. Reg. medi 



Cosm. trop. 
291 hi corchorifolia Tenor. 
Hab? 

2901 intricata F. M.u e 1 1. Att- 

2902 rhombifoliaL i n n.Amphig. 

2903 spinosa Linn. Amphig. 

2904 triloba C a v. Africa austra- 



2881 Sirl.eri 

2882 trimesl 

dit. 

2883 Malope 1 



2910 Azederach L i n 

Himal. 

2911 — var. sempervii 



I£yopofli?aceae. 



2915 Callistemon coccineus 



2918 linearis D C. Anatra 

2919 lophanthus S w e e 

stralia. 

2920 phoeniceus Lindi 



Globulus L a 
occidental is ] 



Eugenia lit 


oralis Panch, 


Nova Caledonia. 


supraxilla 


is S p r e n g. 


Bi esilia 






un laevigatumF. 


M a e 1 




Melaleuca 


rmillaris S m. 


Au strai 




linearifolia S m. Australis. 


thymifolia 


S m . Austra- 


Ha. 




Myrtus con 


mnnis Linn. 


Europa 


austr., Oriens. 




tica (M i 1 1). 






—var. ltts 


tanica (Willd). 




lana(Hffmsg). 




entina (M i 1 1). 


Psidium cu 


neitbliura T e n. 


Hab? 




pyriferum 


Linn. Ara. 


trop. 




dichotomi 


m Weium.Bra- 



2943 Boehraavia erecta L i 

Amer. bor , India 

2944 Mirabilia dichotoma I 



2947 Oxybaphus nyctagii 



Reg. medit., Oriens. 

2960 potamophyla Har d.Amer. 

2961 pubescens L a in. America 

2962 Jasminum cape use Thbg. 

2963 fruticans Linn. Reg. me- 






2964 



Asia trop. 



2950 Nel um 

Am 

2951 Nupha: 



2969 subulatum 

2970 trinerve \\ 

2971 Ligustrum e 



Hort. Pan. 
marginataR v 
Perav. 



■_■■"■ ;.nesia * phillyraeoides 

Labili. Sicilia, Asia 

2957 Fraxinus angustifolius 

V a b 1. Tauria. 

2958 excelsior Linn. Europa, 



2974 foliosum Hort. 

2975 grandiflorum H o r t. Hab ? 

2976 Ibota S i e b. Japonia. 

2977 ovalifolium H s e k. Japo- 

2978 - var. Sieboldii Hort. 

2979 Quihoui C a r r. China. 

2980 robustum Blum, India 

2981 sinensis L o u r. China. 

2982 vulgare Linn. Europa. 

2983 Notelaea excelsa Webb. et 

B e r t. Ins. Canariae. 

2984 Olea chrysophylla L a m Ins. 

Mascar., Africa trop. 

2985 capensis Linn. Africa 

21WC, Euronaru L i n n.Reg.med., 

1987 floribunda B t h. Insul. 
Salom. 

2988 speciosa Hort. 

2989 Phillyraea angustifolia 

Linn. Reg. medit. 



) Phillyrea latifoha Linn. 

Reg. medit. 
I *media L i n n. Reg. me- 



299B Epilobium latifoliun 
Reg. bor. Arct. 

2996 tetragonum Lini 

2997 Eucharidium concili: 





s e h. et M e 


y. Califor- 








2998 Gaura biennis L 


mn.Ame- 


2999 


Lindheimeri E 
Texas. 


agelm. 




parviflora D o i 






bor. occ. 




8001 


tripetala C a v. 


Mexico. 


3002Lopezia coronata 


Andr.Me- 


3003 


racemosa C a v 


Mexico. 


3004 Oenothera amoena Lehm, 




Am. bor. 




3005 


ammophyla He 


rt. 


:ìikm; 


biennis L i n n 


America 


8007 


cruciata DeV 


r i e s, Hort. 


8008 


demissa H o r t 




3(10!» 


densiflora Lin 


di, Calif. 


8010 


Douglasii H o 


t. 


8011 


Drummondi H 


ook. Ame- 


3012 


gigas D e V r i 


es, Hort. 



>13 Oenothera glauca l£ i tt l 

Am. bor. 
014 Lamarkiana Hort. 



3015 


missouriensis S 


ims.Am. 


8016 


nanella D e V r 


i e s, Hort. 


8017 


odorata J a e q. 


Chili. 


3018 


purpurea C u r 


t. Am. bor. 


3019 


Romanzowii L 


b d e b. A- 


;;n2o 


rosea Ai t. Am 


. sept., Pe- 


3021 


Hort. Amst. 


V r i e s, 


3i »22 


Simsiana S e r. 


Mexic. 


3- 128 


stricta Lede 


. Hab? 


31 >2 1 


taraxacifolia H 


ort. 


8025 


tetraptera C a -\ 


. Mexico. 


8026 


triloba N u 1 1. 


Am. bor. 



Argemone Barclayana 


Penr y.. Mexico. 


mexicana L in n. America 


bor., Mexico. 


— var. albiflora. 


ochroleuca S w e e t . Me- 


platyceros Link, et O 1 1. 




Bocconia cordata W i 1 1 d. 


China, Japonia. 


frutescens L i n n. Mexico, 


Peruvia. 


Chelidonium Franchetti 


Hort. 


laciniatum M i 1 1 . Euro- 


pa. 


majus L i n n . Europa, 



3038 Corydalis densiflora Presi. 


3063 Papaver plnnatifidumM o r is, 


Europa. 


Ital., Sard. 


3039 glauca P u r s li. Araer. 


3064 *Rboeas Linn. Europa, 




Oriens, Afr. bor. 


3040 lutea D.C. Europa. 


3065 somniferum Linn. Grae- 


3041 Eschscholzia californica 


cia, Oriens. 


C h a m. California. 


3066 Roemeria hybrida D C. Eu- 


3042 crocea Bth. California. 


ropa, Africa bor. 


3043 Fumaria abyssinica 




H a m m a r . Abyssinia. 




3044 capreolata L i n n. Europa, 




Africa bor. 


Passifioraceae. 


3045 megalocarpa B o i s s. et 




S p r a n. Graecia, Sy- 




3046 officinalis L i n n. Geront. 


3067 Passiflora amabilis Hook 


temp. 


Brasil. 


3047 parviflora L a m. Geront. 


3068 capsularis Linn. Am. 






3048 Glaucium elegans F. et M. 


3069 coerulea Linn. Brasil. 




3070 foetida Linn. Brasilia. 


3049 fìavum C r a n t z. Europa, 


3071 gracilis Jacq. Brasil. 


Keg. medit. 


. 8072 palmata H o r t. 


3050 luteum C r a n t z. Europa, 


3073 Vasconcellosia hastata C a- 


Reg. medit. 


r u e 1. Brasilia. 


3051 Serpieri H e 1 d r . Grae- 




3052 rubrum S i b t b. et S m. 




Europa, Reg. medit. 


Pedalltjaceae. 


3053 squamigerum K a r.etK i t. 








3054 Hypecoum grandiflorum 




Bentb. Reg. medit. et 


3074 Martynia annua Linn. 




America bor. 


3055 pendul um L i n n. Europ. 


3075 Martynia proboscideaG 1 o x 




Am. bor. 


3056 procumbens Linn. Reg. 


3076 trilobaCbam.etSchlect 


medit., Arabia. 




3057 Meconopsis cambrica V i g . 


3077Sesamum indicumL i n n.Ind 


Europa. 
3058 Papaver argemone Linn. 


3078 laciniatum Klein. Indi 


Europ., Oriens. 




3059 atlanticum B o i s s. Afr.bor . 




3060 dubium Linn. Europa. 




3061 Heldreichii Boiss. As. 




3062 hybridum Linn. Europa, 




Syria, etc. 





Pi?ytoiaccaceae 



3097 Pittosporum heterophyllum 



3079 Phytolacca dioica Limi. 

3080 octandra L i n n. Japon. 



undulatum V e 
viridifiorum S 



s. Prom. 



3084 -var. brasiliensisN o e i 

3085 -var. laevis L i n n. 

3086 — var. purpurascens S < 

rad. 

3087 octandra Linn. Amei 



3101 Plautago albicans Li 



arenaria Waldst. et 
K i t. Europa, Asia min. 

Coronopus Linn. Europa, 
Afr. bor., Australia. 

Cynops Linn. Europa. 

gentianoides S m. As. min. 
Graeca B o i s s. Oriens. 
Lagopus Linn. Reg. me- 

dit., Oriens. 
lanceolata Linn. Europa, 



major Linn. Europa, Am. 

Myosurus L a m. Reg. Ar- 

patagonica J a e q. Am.bor. 

Psyllium L i n u. Reg. me- 
dit., Oriens, Ind. occ. 



Pia tabaccete 



:;i:;r, SUitice longifolia T r 



3116 Platanus o 

Amer. bor. 

3117 orientalis Limi. Europa 

austr., Oriens. 



PiaiT)1oa^li7acea 



meria australis B o i 
Hispania. 
119 splendens B o i s s. H 

120Ceratostigma plumbagin 

Griffitii C. B. C 1 k. I 
Himal. 
122 Pluinbago capensis T 1: 
Prom. b. Spei. 



Poleirjorjìaceae. 

3139 Cobaea scandens C a v. Me> 

3140 Collomia coccinea L e h m. 

Chili. 

3141 grandiflora D o u g 1. Ara 



3142 Gilia androsacea S t e 

California. 

3143 achilleaefolia B e n t 

3144 aggregata S p r e n g 

3145 capitata S i m s. Am 



n .1. 



-var. albiflora H o 
128 Statice cancellata B 
Daini., Graecia. 



3149 Liebmann 



431 fruti 



,Ca- 



Gmelini W i 1 1 d . Reg. 
Caucas., Sibiria. 
Ì133 latifolia S m. Bulgar., Ros- 
sia, Reg. Cauc. 
imonium L i n n. Europa, 



3155 Phlox Drummondi Hooì 

Texas. 

3156 paniculata L ina. Amei 



3159 myrtiiblia 

3160 virgata T b 



3161 Coccoloba lauri 

3162 Emex ^spinosa 



3177 cordifolius Hornem. 

Europ., As. boi*. 
:UTS crispus Lin n. Europa, As. 

bor. 

3179 cuneifolius Campi Am. 

3180 divaricatila Linn. Reg. 

medit. 

3181 hamatus H o r t. 

3182 nepalensis Spreng. A- 

3183 obtusifolius L i n n. Araer. 



austr., Oriens. 

3187 pomatas Hort. 

3188 pulcher L i n n. Europa, 



purpurea L i 

Kotattu L i 

Orieus. 



3197 mucronata TI . 



Ill'.tsPortulaca oleraceaL in n.Reg. 
calid. 

3199 pilosa L i n n. Am. bor. et 

3200 retusa E n g e 1 m. Am. bor. 

3201 rostellata B r i g . Vene- 

3202 Talinum patens W i 1 1 d. Am. 

3203 crassifolium W i 11 d. Am. 



3218Grevillea hillia: 

Australia. 
3219 robusta A. C 






Pdtjìcaceae. 



llal.V 



3206 Trianthema Portulacastruir 



JSar>Ur>cUiacea 



3207 Anagallis arvensis Linn. 

Europa, Asia temp. 
32<>8 -var. caerulea L a m. 

3209 repens P o m e 1, Alger. 

3210 linifolia L i n n. Europ. 

3211 Cyclamen Coum M i 1 l.Grae- 

:ì21'J t;raecum Link. Graecia. 

321 3 hederaefolium A i t o n . Eu- 

3214 vernum R e i e b. Reg. me- 

dit. 

3215 Lysimachia fìphemerum 

L i n n. Europa. 
:'.21'i Primula elatior Hill. Eu- 



3221 Actaea cimicifuga L i n n. 

Europa, Sibiria. 

3222 spicata L i n n. Reg. bor. 

3223 Adonis *autumnalis Lini 

Europa, Oriens. 



:12J. 






9381 
QS32 


grata Moly, Europa. 
sihinr-M L a m. Sibiria 


S233 


"orili 1, ' 


n n. Euro 



: Aquilegia vulgaris L i 



3237 Vitalba Linn. Europa, 

Air. bor., Caucasus. 

3238 Viticella L i n n. Europa or., 

Asia min., Persia. 

(pi. var.) Europa austr. 
3240 cardiopetalum D C. Reg. 



Consolida L i 



3243 peregrinum Linn. Europa 

austr., Oriens. 

3244 Staphisagria Linn. Reg. 

3245 Eranthis hyemalis S a 1 i s b. 

Europa. 

3246 Helleborus viridis Linn. 

Italia merid. 

3247 -var. Bocconi T e n. Sici- 

:i2l.sls<jpyrum fumarioidesL i n n. 

Europa, Asia bor. 
3249Knowù 



325< > 


Myosurus 


minimus 


Lin 










3251 


Nigella a 


vensis L 


n u.Ul 




Medit 


, Oriens. 




3252 


Bungei 


Hort. 




3253 




a Gmel 




3251 


corniculata D.C. 


ìrirns. 



3257 Garidella S p 

3258 hispanica L i 



L Paeonia ^corallina R e t z. 
var. Russi B i v. Europa 

ì Ranunculus asiaticusL i n n. 

(pi. var.) Oriens. 
: :icuiiitit'«»lius Linn. Eu- 



3266 bullatus L i 



3272 


falcatus Linn. Europa, 




Reg. Hiraal. 


327;; 


illyncus Linn. Europa 




austr., Reg. Caucas. 


3271 


incrassatus G u s s. Ital. 




merid., Sicil. 


3275 


lanuginosum Linn. Eur 




pa, Reg. Caucas. 


3276 


lomatocarpus F i s e h. e 




M e y. Oriens. 



polyanthemus Linn. 
Cauc, Europa, As. 
repens Linn. Reg. 



I.igui 



3286 Ranunculus un 

Ital. merid 

3287 Thalictrum am 



3288 appendiculatum II < 

;>2!-il» asplenifolium Hor 

3290 baicalense Turca. 

9291 carolinianum Hor 



3294 corynellum D.C. America 

3295 diffusum Hort. 

3296 crassifolium Hort. 
^297 dioicum Linn. America 

bor. 

3298 elatum J a e q. Europ. 

3299 flavum Linn. Europa, 

As. bor. 

3300 fìexuosum B e r n h. Euro- 



3315 Paliurus aculeatus L a m. 

Europa austr., Asia oc< 

3316 Pomaderris apetala L a b i 1 



3329 Frangula Linn. Europa, 

Asia et Afr. bor. 

3330 glabra Hort. 

3331 saxatilis J a e q. Europa au- 



3305 polygamum Hor 

• i: J< » '> j .y r rhocarpum C li 
Hab ? 



3309 simplex L i 

3310 spurium H e 



[ Zizypbus e 
China. 






3337 Acaena miryophylla L i r 

Reg. Argent. 

3338 Agrimonia Eupatoria L i 



3330 Agrimonia 1 
Hab. ? 



E un 



6341 Cotoneaster bacillarisW ali. 
Reg. Himal. 

3342 horizojtalis D e n e. China. 

3343 pannosa Hort. 

3344 Crataegus Azarolus L i n n. 

Asia min., Persia. 

3345 crenulata Roxb. Reg. Hi- 



■ >■: 



3346 Crus-galliLi 

3347 melanocarpa B i e b . 

3948 mexicana Moc, et S e 
Mexico. 

3349 monogyna J a e q . Reg 

3350 nigra W. et K. Hung. 

3351 Oxyacantha L i n n. (pi 

var). Europa, Asia ter 

3352 Pyracantba Medie. E 



i Neillia opulilblia B t 
ì Torreyi S. W a t s. 



3370 glandulosa L i n d 

3371 Hookeriana Lehr 



3373 pulcherrima Hort. 

3374 Poterium polygamum W. et 

K. Europa, Oriens. 



3354Eriobotbrya japonicaL i 
Japon., China. 

3355 Exochorda grandiflora 

Lindi. China. 

3356 Geum album F. G m e 



) spinosa L i n n. Europa, i 
frica bor., Oriens. 

L Quillaja Saponaria Moli 
Chili. 

2 Raphiolepis indica L i n d 



3358 macrophyllumW i 1 1 d.Am. 

3359 nivalis Hort. 

3360 rivale L i n n . Reg. bor. 

3361 pyrenaicum M i 1 1. Mont. 

3362 strictum A i t. Reg. temp. 

3363 *urbanum Linn. Reg. 

temp. bor., Austr.,Nova 
Zelanda. 

3364 Margyrocarpus setosus Ruiz. 



3384 japonica S i e b. et Z u e e. 

3385 ovata B r i o t. Japon. 
3386Rhodotypus kerrioides S i e b. 

et Z u e e. Japonia. 

3387 Rosa canina Linn. Europa, 

3388 -var.leucantha(L o i s s 1.). 

3389 damascena M i 1 1. Oriens. 

3390 eglantera Linn. Europa, 

3391 ferox B i e b. Asia min., 





3424 Rubia *peregrina L i n 


k. Am. bor. 


Europa, Reg. medit. 


m. Asia 


3425 tinctoria Linn. Euro 






h. et B o u- 


3426 Sherardia arvensis L i n 




Europa. 


3 e 1. Hab? 


3427 Spermacoce tenuior L i 


b e l.Hybrid. 


America trop. 



3407 Stranvaesia già 



3408 Asperula azorica H e 



3412 maritima L imi, Reg. 

dit. 
8413 Crasea Rubra Bartl. 

dit. 
B414 Galiano cinereum A 1 1. 






3421 Paederia foetida L i n 

India or., Malaya. 

3422Putoria calabrica P e r s 

3423 Rondeletia latifolia P < 



3428 


\myris maritima J a e q. 






3429 Citrus AurantiumL i n n.As. 




trop. 


3430 




343] 


— var. dulcis S a v. 


3 132 


— var. ellyptica Risso. 


3433 


—var. limettaeformis R. 




et P a v. 


3434 


— var. nicaensis R. et P. 


3435 


— var. oblonga R. et P. 


Sìl3f, 


—var. pyriformis R. et P. 


3437 


Bigaradia L o i s e 1 . Eur. 


8488 


- var. Consolei R i e e o b. 


3 139 


-var. crispifolia R. et P. 




—var. dulcis R. et P. 


3 1 1 1 


-var. itbeophylla R. et P. 


3142 


-var. listata Ri eco b. 



3443Citrus Aurantium var. fa- 

3444 —var. foetifera R. et P. 

3445 -var. salicifolia R. et P. 

3446 Decumana Loisel. Asia 



3117 


—var. Borzii Riccob. 


3448 


—var. Chadock Riccob. 


3111) 


-var. maxima Riccob. 


3460 


- var. Pompelmo* R. et P. 


3451 


—var. Todari Riccob. 


345-2 


deliciosa T e n. China ? 


3453 


Limetta Risso, var. Me- 




larosa Risso. 


3154 


Limonum Risso, As.trop. 


3155 


— var. abyssinicaR i e e o b. 


3453 


— var. aurantiaca S a v. 


3157 


—var. Cajetana Risso. 


315* 


—var. canaliculataR isso. 


3.451.» 


-var. dulcis Presi. 


3460 


—var. ellyptica Riccob. 


3461 




343-2 


— var. semperrlorens R i c- 




cob. 


3133 


- var. Terraccianoi R i c- 




cob. 


3464 


—var. vulgaris R. et P. 


3165 


Medica L i n n. var. fio- 




rentina Risso. Asia 




merid. 


3466 


trifoliata L i n n . Asia 




trop. 


3467 Clausena excavata 1 




Ind. or., Malaya. 


3468 


Glycosmis trifoliata S p r. 








Melicope ternata Por» t. 




Nov. Zel. 


3470 


Murraya exotica L i n n.Asia, 



3471 Philotheca australi* Et e li 

Sydnei. 

3472 Ptelea trifoliata L i n n. A 

bor. 

3473 Ruta bracteosa D. C Eni 



3475 Ruta graveolens L i 

Europa. 

3476 Tribulus terrestris 1 

Amphig. trop. 

3477 Zanthoxylon alatum! 

Prom. b. Spei. 



Populus all.aLinn.Europa, 
! Salix *pedicellataD e s f.Reg. 



3483 Osyris alba L i 



3485 


— var.obtusi 


;;. 


. Oriens. 

mSibth. 


3483 

3 WS 


Hookeri Mi 


T 


jSr 



3489 Acer Lobelii Ten. Europa, 

Oriens. 

3490 monspessulanum Linn. 

Europa austr. 

3491 oblongum Wall. Himal. 

3492 pseudo-Platanus Linn. 

Europa, Oriens. 

3493 -var. purpureum Hort. 

China. 
3495 villosum Wall. Himal. 



3497 Hippocastanum Linn. 

Ture. 

3498 Cardiospermum coluteoides 



3600 hirsutumW i 



3502 Cupania tenax B t h. Ne 

Zeland. 

3503 Dodonaea triquetraW e n 



trep. et subtrop. 

3505 Koelreuteria paniculata L a- 

xm. China. 

3506 Negundo aceroides Mncb, 

Araer. bor. 

3507 —var. fol. variegatisH o r t. 
3508 



3509 Sapindus manatensis S h u 

3510 Mukorossi G a e r t n. Asi 

3511 —var. carinatum Radi 

3512 Staphylea trifoliaL i n ii.Ak 

3513 Unguadia speciosa E n d 1. 



1 Bumelia lycioides W i 1 1 d 
3 tenax W i 1 1 d. Madagasc. 



Saxlfra^aceac 



Deutzia scabra T 1 


bg. Ja- 


ponia. 




Heuchera cylindricaD a u gì . 


coulescens Purs! 


.Am.bor. 


divaricata Frisc] 




hispida Pursh. 


America 






pilosissima Fise 


h. et 


M e y. Calif. 




sanguinea E n g 


n. N. 


Mexico. 




villosa Michx. 


America 


bor. 




Hydrangea platani 


folia 


Hort. 




Philadelphus coron 




Linn Europa 


austr. 



Lindi. Ca- 



ScroprjUla i-iacea 



Regel. 


Peruv. 


Asarina L i 


n n. Europa 






*majus L i 


i q. Reg. me- 


*Orontium 


, in n. Europa 




Afr. bor. 


Rhodium B 


o i s s. Madr. 


rupestrem H o r t. Odessa 


*siculum M 




Bartsia *Trixago L i n n.Ei 




bor. 




n n. Europa. 


Calceolaria scabio>aft<>lia S 


ms. Peri 




chelidoniaef 


olia H. B. K 


Ecuador. 




Celsia beton 


raet'olia D e 8 



3561 Gratiola officinalis Linn, 




Europa. 


3562 Halleria lucida Linn. Afr. 




trop. et austr. 




Linaria bipartita W i 1 1 d. 




Afr. bor. occ. 


3564 


capraria Moris. et De 




No t. Ins. Caprar. 


3565 


Cymbalaria M i 1 1 . Euro- 




pa. 




dalmatica M i 1 1. Dalmat,, 






3567 


heterophylla D e s f . Reg. 






8668 


*reflexa Desf. Reg. me- 




dit. 


35ti9 


repens M i 1 1. Europ. 


:\nli) 


tristis M i 1 1. Hispania. 


3571 


.viscida M o e n e h. Europ., 




Afr. bor. 


3572 


volgari» Mi! l.Reg.medit., 






3573 Maurandia antirrhiniflora 




H u in b. Texas. 


3571 


scandens D o n. Mexico. 


:ì.m5 


sempertloivn.-, -1 a <■ >\ ■ Mi- 



8676 Masna rugosus Lo 

Himal., China. 

2577 Mimulus luteus L i 



1 Penstemon Cobaea N u 

2 Scrophularia acquatica 



3586 Verbascum macrurum T e n. 

It. mer. 

3587 phlomoidesL i n n. Europa, 

3588 «sinuatum Linn. R^g. 

medit., Oriens. 

3589 Thapsus Linn. Europa.O- 

3590 Veronica abyssinica F r e - 

3591 agrestis Linn. Europa. 

3592 Andersonii L i n 'I !. Hvln-. 



3608 Alianti 

China. 
3609Cneorum tricoccu 

Reg. medit. 



agallis Lin 
3594 Beccabunga L i 



3596 ceratocarpa C. A. Me y. 

Reg' Casp. 

3597 Cymbalaria Rodar d.Reg. 

medit., Asia min. 



35'.''.» "hederaefolia Linn. Euro- 
pa, Oriens, Africa bor. 

3600 longitblia Linn. Europa, 

Asia min., Sibiria. 

3601 *panormitana Tin. Sicilia. 

3602 spuria Linn. Europa. 

3603 Zaluzianskya capensis W a 1- 

p r s. Prom. b. Spei. 



Selagifjaceae 



361L 


Atropa '^Belladonna Linn. 




Europa, Oriens, Ind. or. 


3611 


Browallia Czerwinskiana 




Hort. 


3i 512 


demissa L i n n. Am. au- 


3613 


viscosa H. B. et K. Am. 






3614 


— var. grandiflora Hort. 


3615 


Capsicum abyssinicum A. 




R i e h. Abyssinica 


3616 


annuum Linn. Reg. trop. 


3617 


cerasiforme Link. Hab ? 


8618 


Chili H o e s t. Afr. trop. 


3619 


corniculatum L i n n. Reg. 




trop. 


3620 


frutescens Linn. Reg. 




trop. 


3621 


longum D C. Reg. trop. 


3622 


Castrimi aurantiacum 




Lindi. Guatim. 


8623 


elegans S e h 1 e e h t. Me- 


3621 


1 u 11 1 ei Miers. Perù- 



foetidum Medi 



3632 Warszewiczii K 1 

America trop. 

3633 Cyphomandra beti 



3658 Mandragora autunnali* 

B e r t o 1. Reg. Medit 

3659 Nicandra physaloides 

G a e r t n. Peruvia. 

3660 Nicotiana affinis H o r t. Bi 

3661 auriculata B e r t o 1. Sì 

3662 cerinthoides Hort, 

3663 chinensis F i s e h. Chir 
36C4 glauca R. G r a h . Reg. 



3638 dubia B i a n e. Sicil. 

3640 fruticosa Horn. Ara. 

3641 inermis Jacq. Abyss. 

3642 laevis L i n n. Reg. med. 

3643 metel L i 




3650 pallidu; 

Europa, Reg. Himal. 

3651 reticulatus L i n n . Asia 

min^Éfcegypt. 

3652 Jochrom» coccinea S e h e i d. 

3653 Lycium afrum L i n n. Reg. 

medit. 

8654 chinensis M i 1 1. China. 

8655 Requiem D u n. Hab? 
3656 ruthenicum M u r r. Oriens. 



3672 Tabacum L i n n. Ame 

3673 — var. grandiflora (H o 

3674 Nierenbergia gracilisH o 

Reg. Argent. 

3675Petunia nyctaginifloraJ t 

Reg. Argent. 

3676 Physalis angulata L i n 

Reg. Cauc. 

3677 curassavicaLinn. V 



3680 Salpichroa rhomboidea J 

rs. Reg. Argent. 

3681 Schizanthus pinnatus I 



3684 Solarium Besseri W e i n m. 

Cosmopol. 
8685 eapsicastrum Link. Bras. 



Staptiyleaceaé. 



3689 Dombeyi Dan. Peruvia. 

3690 Gilo Radi Hab ? 

3691 glaucescens Zncc, Me- 



3692 glutinosum Dan 

3693 Hendersonii H o i 

'■>'>'.)[ jasminoides Pas 

369B Lobelii T e n. As 

3696 macrophyllum H 

3697 menphiticum G n 



Mexico. 



t.Cosmop. 






eWUU nigrum Linn. (Josmopol. 

3701 — var. miniatura B e rn h. 

3702 platense Speg. Eeg. Ar- 

3703 pseudo-Capsicuin L i n n. 

Amphig. 

3704 pyracanthum J a e q. Afr. 

3705 quercifolium S e h u m. 

Africa trop. 

3706 Seaforthianum And r.Am. 



calid. 
3708 ternatum Ruiz. et P a v. 
Peruvia. 

UTO'l triquetrum C av. Mexico. 



Stefciilìaceae 



[ Abroma augusta L i n 
kiton acerifolit 



fi 1. China, Japonìa. 
5 Hermannia candicans A i 

Africa austr. 
) conglomerata E e k 1. e< 

Z e y 1. Afr. austr. 
) denudata L i n n. Ali ira : 



Afri 



Melhania macrophylla 

Hab? 
Sterculia nobilis S m 



ó Tamarix chinensis Loui 

China. 
B gallica Linn. Europa, Ai 



Trjynrjeliaceae. 



3731 Corchorus capsularisL i 

Cosmop. trop. 
8732 olitorius Linn. Cos 



3735Entelea arborescens R. B 

Nov. Zeland. 
3736 Grewia asiatica L i n n. In< 



i D. C. Pr< 



3737 Grewia f 

3738 nitida J u s s. China. 
:!7;'>'.» occidentalis Linn. Africa. 

3740 oppositifolia Bue. Ham, 

Himal., Africa or. 

3741 populifolia Vahl. Abys- 



3745 Tilia platyphylla S e o p 

3746 tomentosa M n e h. var. 

gentea (D C.) Europa 

3747 vulgaris Heyne. Eur. 

3748 Triumfetta rhomboidea 

J a e q. Africa trop. 



3753 radians B i e b. Eur. aus 

3754 Bowlesia tenera S p r e i 

Brasil. 

3755 Buplenrura fruticosum 

Linn. Reg. medit. 

3756 Odontites Linn. Re| 



8759 Impaurimi seniicomposituin 


3784 Foeniculum anisatumH o r t. 


L i n n. Europ. austr. 


3785 vulgare M i 1 1. Europa. 


3760 Carimi Carvi L imi, Em\, 


3786 Heracleum cordifolium 


Oriens. 


Presi. Sicil. 


3761 copticum B t h. et H o o k. 


2787 Heteromorpha arborescens 


Europa, Africa bor. 


Cham. et Schlecht. 


3762 Petroselinum B. et G. Ge- 


Proni, b. Spei. 




3788 Kundmannia sicula D C.Reg. 


3763 — var. laciniatum. 


medit. 


3764 Caucalis nodosa S e o p. Eu- 


3789 Oenanthe globulosa L i n n. 


ropa. 


Europa austr., Afr. bor. 


8765 Cicuta virosa L i n n. Europa, 


3790 Orlava maritima Rock. 


Asia bor., Am. bor. 


Reg. medit. 


3766 Comuni *maculatum L i n n. 


3791 Peucedanum graveolensis 


Europa. 


Benth. etHook.Eur. 


8767 Coriandrum *sativumL imi. 




Europa. 


8792 bispanicum End l.Hispan. 


8768Crithmum*maritiniumL i un. 


3793 Pimpinella * Gussonii Ber- 


Europa. 


t o 1. Ttalia. 


3769 Daucus Carota L i n n. Eur.. 


3794 Ptycotis verticillata K o e h. 


Oriens. 


Europa med. 


^mT 1 » < t inculi ì un Li ii n. Europa, 


3795 Scandix Balansae R e u t. Si- 


Africa bor. 


cilia. 


8771 raaximus Desf. Reg. me- 


3796 brachycarpa G u s s. Sicilia, 


dit., Oriens. 


Syria. 


3772 Eryngium*campestre L i n n. 


3797 macrorhyncha C. A. Mey. 


Europa. 




3773 ebracteatum L a m. Brasi- 


3798 Pecten-Veneris L i n n. Eu- 


lia. 


ropa, Oriens. 


3774 *maritimuin L i n n. Eur., 


3799 Seseli "Bocconi G u s s. Sici- 






3775 ochroleucum Hort, 


3800 Smyrnium OlusatrumL i n il. 


3776 panduraefolia Hort. 


Europa, Reg. medit. 


3777 Sanguisorba C li a m. et 


8801 Thapsia * garganica L i n n. 


Schlecht. Brasil. 


Reg. medit. 


3778 serra C b a m. et S e h 1 e- 


3802 Tordylium apulum L i n n. 




Reg. medit. 


3779Ferula*communisL i n n.Reg. 


3803 cordatum Poir, InsttL 


medit. 


Cypr. 


8780 gigantea Hort. Hab ? 




3781 *glauca L i n n, Europa au- 




3782 neapolitana T e n. Ital. ine- 


imic*ce»e. 


8783 tingitana L i nn. Syria,Afr- 





3804 Boehmeria cylindrica S v 



3805 Boehmeria macrophylla 

D. Don. Reg. Himal., 



: kSi >s lutifolia Planch.N. Gui- 
3809 occidentalis Linn. Amer. 



3816 benj amina Linn. Asia 

3817 capensis T h n b . Africa 



3819 erecta T h n b. Reg. Hi- 

mal., China. 

3820 glabella B 1 u in. Reg. Hit 

3821 magnolioidesB o rz ì.Hort. 

3822 populifolia V a h 1 . Ara- 

3823 religiosa L imi. India o- 

•■>?S21 i-ul>igiiiOMaD <: > '.'.Australia. 



3826Forskolea angustifoliaS. < 

Ins. Teneriff. 
:; ^-'7 Giranlinia cuspidata W e 



1 Mariani aura 
'Moni- alba 



3831Morus nigra L i n n.As.temp. 

3832 Parietaria officinalis Linn. 

Europa austr., Oriens. 

3833 Ulmus campestrisL i n n. Eu- 

ropa, Oriens. 

3834 oxoniensis H o r t. 

3835 Urtica atrovirens R e q. Eu- 

3836 — var. grandidentata Mo- 



3843 Ceutraiithu; 



-; — var. scorpioides Dufr. 
< Valeriana officinalis Linn. 

Europa, As. bor. 
3 Valerianella acuriculata DO. 

Hispania. 



ia D e s v . Europa, 
DO. Beg. medit. 



3870Lantana alba I 



3874 indica R o a 









3875 Kisi A. Rie!.. A 

3878 mixta L i n n. India occ. 

3877 Morettiana L i n n.Ind.occ. 

3878 multicolor Lem. Mexic. 

3879 pulcherrima H o r t. 

3880 purpurea H o r n e m. Am, 



Yerbenaceae 


3881 Lantana nivea V e n. Am. 






trop. 




3882 


Radula S w e e t. India occ. 
rosea R a f . Hab ? 


3854 Callicarpa americanaL i n n. 


3884 


salvifolia J a e q . Africa 


Ani. bor. 






3855 arborea R o x b . As. trop 




scabra Wall. India or. 


3856 cana Linn. As. trop., 


3886 


tiliaefolia C h a m . Brasil. 


Austr. 


3887 


trifolia Linn. Am. trop. 


:;sr>7 Imi tritolisi L a in. Malaya, 


3888 


undulata Linn. America 






trop. 


3858 japonica T h b g . Japonia. 


3889 


Lippia asperifolia R i e h. 


3859 Reewesii Wall. China. 






3860 Caryopteris Mostacantha 


3890 


chamaedrilblia S t e u d. 


S e h a n. China. 






3861 Citharexylon reticulatum 


3891 


citriodora H. B. K. Am. 


H. B. K. Peruv. 






3862 Olerodendron splendete 


3892 


Shuthelwortia pulchella 


Don. Africa trop. 




M e i s s. Mexic. 


3863 Duranta brachypoda T o d. 


3893 


Stachytarpheta mutabilis 


H o r t. Pan. 




Wahl. Venezuela. 


3864 glauca Hort. 


3894 


jamaicensis Wahl. Hob ? 


3865 integrifolia T o d. Hort. 


3895 


umbrosa Hort. 


Pan. 




Verbena Aubletia J a e q. 


3866 microphylla W i 1 1 d. Am. 




Ara. bor. 


trop. 


3897 


angustifolia M i e h x. A- 


oKi;7 Mutisii Linn. America 








3898 


erinoides L a m. Perù via. 


3868 stenostachya T o d. Hort. 


3899 


hybrida Hort. Hybridum 


Pan. 






3869 turbinata T o d . Hort. 


3900 


officinalis Linn. Amphig. 


Pan. 




temp. 



Reg. Argent. 
tex *Agnus-castus L i n 
Europa merid., Oriens 

ttoralis ("..un. Nov 





Ylolaceae. 


3914Viola tricolor L i n 

3915 -var. albiflora I 

3916 —var. maxima 1 


3907 


Viola odoi-ata L i n u.Europa, 
Afr., As. bor. 




3JM.W 


-var. albiflora H o r t. 




;j:t*-',' 


—var. neapolitana H o r t. 


Zl^opnyllace 


3910 


persicifolia R o t h. Europa. 




:;;ui 






391-2 


sylvestris Lara. Europa, 








3917 Fagonia eretica L 


9918 


suavissima J o r d. 


austr., Oriens, 



Antoninus Borzì 

BOTANICES PROFESSOR ET HORTI PRAEFECTUS. 

Baldacci D.r G. E. MatUi 



CONTRIBUZIONI ALLA BIOLOGIA VEGETALE 
Dirette dal Prof. A. Bona. 



Bollettino del B. Orto Botanico e Riardilo Coloniale di Palermo. 



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colonies f'raneaises, anglaises et hollandaises, ainsi qu' en Australie 
et dans les deux Ameriques. - Articles inedita sur les cultures 
potagères et les tVuits, <\ :lìì , <-ha.|m' munirò. Collaboration speciale 



BOLLETTINO 



ORTO BOTANICO E GIARDINO COLONIALE 



DI PALERMO 



ANNO X. 
Fascicolo 4 Ottobre -Dicembre 1911. 




BOLLETTINO DEL R. ORTO BOTANICO 

CARDINO COLONIALE DI PALERMO 



Si occupa di tutte le questioni che più interessano la Bo- 
tanica agricola, specialmente siciliana, e la Botanica colo- 
niale, rendendo conto delle esperienze e colture istituite 
in questo R. Orto Botanico o' nell'annesso Giardino Colo- 
niale. Pubblica pure relazioni scientifiche relative a piante 
qui coltivate od indigeue, od illustranti collezioni del Museo 
annesso all'Istituto Botanico. Comprende ancora una spe- 
ciale rassegna della stampa coloniale agraria. Sovente 
particolari lavori vengono aggiunti come appendici se- 
parate dal testo. 

Si pubblica a fascicoli trimestrali . formanti annual- 
mente un volume di 200 a 300 pagine , con .incisioni 
tercalate nel testo e tavole staccate. Non si vendono fa- 
scicoli separati e gli abbonamenti sono annuali. 



Prezzo di abbonamento all'anno XI. 1912 

In Italia Lire 12 

All'Estero ... » 14 



Per le domande di abbonamento rivolgersi all' Editon 
Antonino Trimarchi , Corso Vittorio Emanuele 
Num. 375, Palermo. 



Per ritardi incon 
accompagnano il la\ 
fessore Borzi , le 

nel prossimo t;»s< i 



OTTOBRE -DICÈMBRE 1S11. 

BOLLETTINO 



ORTO BOTANICO E GIARDINO COLONIALE 



DI PALERMO 



SOMMARIO : 

11. Il Giardino Coloniale di Palermo e la colonizzazione 

della Libia iG. Schweinfirth) .... pag. 121 

12. Nuova specie di Abutilon della Somalia italiana : Ah. 

Agncsae (A. Borzì) » 127 

13. Intorno alla biologia della disseminazione nelle specie 

di Datura (A. BORZi) » 182 

14. Osservazioni sull'Oxalis cernua, Thunb. |F, RAPPA) » 142 

15. Rassegna della stampa coloniale agraria G. I.. Mattki 1S». 

16. Indice del Volume X - H ' 7 



Il Giardino Coloniale di Palermo 
e la colonizzazione della Libia 






Odo 



niale, quale la sua missinno <• le sue atrrilmzioni. nei rapporti coi 

I rapporti geografici e le tradizioni storiche fra la Sicilia < 
le nuove Provincie Italiane, avvalorano sempre più l'opera del no 
stro Giardino Coloniale, e questa lettera ne è la migliore conferma 



r ■„/;,,. > frbì.raìn / .'*/!». 



Caro Signore, 



Ho letto col più vivo interesse le informazioni che 
la bontà di darmi sul progetto d' ingrandimento del 
dino Coloniale, che fino ad oggi per 5 anni non è stato eh 
di quel famoso Giardino Botanico di Palermo, i di ex 



122 

sono tanto cari, quanto le persone che vi hanno lavorato da ren- 
dermelo cosi famigliare. 

Capisco benissimo 1' importanza che un simile Stabilimento 
avrà per l'avvenire agricolo delle colonie Italiane, e mi permette- 
rete di farvi in proposito, secondo il mio giudizio , alcune osser- 
vazioni, che vi prego di accettare colla Vostra benevolenza abituale. 
Senza dubbio è la Sicilia, che grazie alla sua posizione geografica 
e per la natura del suolo offre a un tale stabilimento delle condi- 
zioni eccezionalmente favorevoli, che nessuna regione d'Italia può 
offrire. In quanto alle condizioni del suo suolo e del clima non ho 
che ricordare gli esempi di ri-rogli., f n ,| leale che offrivano alcune 
piante del Vostro giardino, coltivate e curate come esperimento, per 
essere convinto che sarebbe lì, nella Conca d'Oro, che si ritroverà la 
terra promessa, dovè, si potranno meglio che altrove, provare i 
meriti delle singole piante di qualità e produzione problematica. 

Il prodotto più vantaggioso della nostra epoca è senza dubbio 
il Cotone, poiché il compratore non manca mai. M'immagino dun- 
que che vi dedielieret. p i. | ì nienti i.l < mi i di i,n ìesinio. 
e mi auguro che ricominciando ciò che 1 \ostri pje< ni^m Inumo 
lasciato incompiuto in sèguito alle diverse ragioni delle singole e- 
poche, voi ne ricaverete dei risultati veri e soddisfacenti (1).. La Si- 
se non alle grandi piantagioni del Cotone, 




Senza dubbio però arriverà un giorno in cui si potrà rimediare 
ine trovare, o meglio scoprire, si 



(1) Di questi esperimenti di coltura del Cotone a set 
il Giardino Coloniale di Palermo se ne occupa appunto 
anni e i risultati eccellenti ottenuti formano oggetto di ' 
zioni pubblicate dal Ministero d'Agricoltura. JV. d. E. 



123 

per selezione, sia per ibridazione curata, una specie di cotone su- 
periore e confacente anche alla coltivazione in paesi caldi e umidi. 

Il Giardino Coloniale, colle sue serre, e mercé i diversi mezzi 
di coltivazione artificiale potrà risolvere questo grande problema 
dell : Agricoltura tropicale, e l'Italia vi è direttamente interessata. 
E infatti il littorale della Libia d' Italia appartiene regionalmente 
alla zona la più atta alla coltura delle migliori qualità di cotone, 
ma l'acqua che è indispensabile all' irrigazione , manca ; o per lo 
meno mancano colà ancora dei serbatoi da raccogliere l'acqua plu- 
viale. 

L'Italia possiede altrove. nell'Eritrea e sopratutto in Somalia 
(Vallata dell' Ouebi) terreni atti alla coltura del Cotone, coltura che 
si potrebbe fare su larghissima scala. L' irrigazione artificiale vi 
sarà effettuata più facilmente, uni le sopra menzionate colonie ri- 
siedono nell'interno dei tropici, di modochè ancora non esiste quella 
qualità di cotone superiore, che ivi darebbe splendidi risultati. 

Il litorale dell'Africa del Nord, che appartiene oggi all'Italia 
per un'estensione di km. 1320, non si presta a estesissime intra- 
prese di coltivazione agricola, ma dovrebbero essere i piccoli pro- 
prietari e affittaioli che lavorando la terra coi pi'opri mezzi e colle 
loro mani renderanno apprezzata la nuova Libia d' Italia. Su una 
^tensione immensi di W-rra il colon,, se domani saranno 1000, 



la sua iniziativa personale. Il siciliano, probabilmente vi occuperà 
il 1° posto, la sua riputazione in Africa essendo ormai stabilita e 
la sua opera apprezzata, come lavoratore intelligente e infaticabile. 
In Eritrea quei pochi Siciliani che vi si trovarono all' epoca del- 
l'impresa per cura del Barone Franchetti , hanno sorpassato con 
successo gli altri coloni che le singole provincie Italiane avevano 
mandato. 

Principalmente trattasi di scegliere fra le piante coltivate, che 
meglio si adattano alle esigenze climateriche e del suolo, tutto ciò 
che l'Italia meridionale potrà offrire agli ortolani in fatto di qua- 
lità superiori e rimunerative. Nel (bardino (Nomale « .>me i- 

si potranno fare degli esperimenti, lavorare la terra più di quanto 
sia stato fatto fino ad oggi, onde procurare una scelta incompara- 



coloni, che senza questo concorso t 
ì probabilmente non farebbero che sciupare le loro forze 



124 

L'indigeno si applica e si applicherà sempre di preferenza alla col- 
tura del Dattero e dei cereali, primo fra i quali l'orzo e in secondo 
luogo il frumento, penniseto e granone. L' Algeria , come pure la 
Tunisia, hanno raggiunto in queste colture un'alto grado di perfe- 
zionamento , e si possono prendere a modello. L' esperienza e' è , 
non vi è che seguirla. 

Dopo il Dattero e l'01ivo,restano ancora in gran numero le frutta, 
che nella regione in quistione esigono una speciale attenzione, 
degli .studi profondi, e degli esperimenti da fare, ai quali i fran- 
cesi nell'Africa Settentrionale non vi si sono sufficientemente perfe- 
zionati. Per esempio il Mandorlo i di cui meravigliosi risultati ottenuti 
a Homs, a Misurata e altrove, renderebbero gelosi anche i Siracu- 
siani(l). Detta coltura assai rimunerativa, come dichiarò altra volta 
il defunto Hans Banks, costituisce nella Libia litorale una specia- 
lità dei Maltesi stabiliti nel paese. Fra le produzioni di cui si fa 
sempre gran consumo , vanno annoverate le frutta secche (fichi, 
pesche . uva passa ecc.) che sono di grande importanza. Per ciò 
che concerne l'esportazione invernale per l'Europa (prodotti di pri- 
mizia) le Patate e le Cipolle avranno buona fortuna. Non bisogna 
dimenticare le frutta fresche e gli agrumi precoci di qualità spe- 
ciali (per esempio il famoso « Washington navel » che incomincia 
a maturare in novembre) tali che la Sicilia non potrà produrne 
tanto presto. 

Per uno Stabilimento , che ha per fine la conoscenza del va- 
lore economico pratico e scientifico dei prodotti vegetali di origine 
coloniale, il mettersi in rapporto diretto coi singoli centri coloniali e 
colle imprese agricole, il mantenere relazioni attive e amichevoli, a 
parere mio, è un'obbligo sacro e imperioso, di grandissima impor- 
tanza, quantunque fino ad oggi la Francia e la Germania non ne 
abbiano abbastanza tenuto conto. 

Da per tutto, l'agricoltore è ritenuto come il tipo del conser- 
vatore, ma l'agricoltura in sé stessa, tale e quale si presenta neUa 
storia dei popoli, é tutt'affatto cosmopolita e avida d' innovazioni. 
Esiste una sorta di libero scambio attraverso i secoli, e che con- 
tinua ad esistere ai nostri giorni, anzi s'è accentuato maggiormente, 
nel nostro secolo, secolo del gran movimento, ove i trasporti sono 
facili e celeri. I popoli si nutrono e si sostengono a vicenda e s'i- 
struiscono Éa -■ 1 un l'altro ciò che hanno di me- 



fatti nella Prov 



glio. Si tratta di passare in rivista i successi ottenuti dalle altre nazioni 
che già trovansi sulla via del progresso agricolo, sorvegliando con oc- 
chio attento i risultati ottenuti nello studio dei varii problemi economi- 
ci ed agrarii nelle differenti parti del globo. La speciale letteratura 
che è così diffusa, non è sufficiente al raggiungimento di tale scopo: 

un'assidua corrispondenza, anche per mezzo di agenti in n>i*si>uir 
permanente, in tal modo si seguirà ogni progresso, avendo libera 
scelta per l'adattazione locale di ciò die più converrà. Fra i paesi 
ove l'agricoltura prospera e progredisce ve ne sono diversi che per 
l'analogia del loro clima e delle condizioni del suolo, possono of- 
frire, alle intraprese della Libia, esempi eccellenti, e servire di mo- 
dello a delle gestioni razionali. Dall'Africa del Sud. dall'Australia 
ed anche dal Messico, vi è molto da imparare, e che T ubiquità 
dell'Italiano fornirà provetti coloni, potendo servire quali interpreti 



iMr. nate da si lungo tempo. 
Ma è sopratutto nel Nuovo Mondo, nell'America del Nord, "ve 
attualmente si trova il centro degli alti studi d'agricoltura coloniale, la 
scuola per eccellenza per i bisogni delle colonie Italiane, a cui biso- 
gna rivolgersi, sopratutto sin da quando colà si occupano del « dry 
farming » (coltura nei paesi secchi e sprovvisti di piogge). Voi co- 
noscete i successi ottenuti nel Colorado, nell'Arizona, nella California 
meridionale, e altrove negli Stati Uniti, grazie all'attività di que- 
at' eccellente istituzione , che sotto il nome di « plaut iudustrv > 
è un dipartimento speciale del Ministero d'agricoltura di Washing- 
ton. Tutti i paesi aridi del vecchio mondo, ove la natura «■ più <• 

dell'America la « fiu-fleur » dei loro prodotti. Dall'Algeria e dalla 
Soria, fino alla Persia ed alla Cina, dette contrade sono state per- 
corse dagli agenti di Washington, a profitto del « dry farming > 
americano; e già là si sono ottenute le migliori qualità di Datteri. 

chio mondo. 

potrà elevarsi il giardino coloniale di Palermo, specialmente come 



126 

scuola pratica d'agricoltura tropicale e subtropicale, se dei m 
sufficienti gli venissero accordati dal Governo. 

Colla luce che propagherà, potrà diventare un vero centrc 
espansione sul campo della coltivazione, un vero centro di rum 
e di emulazione per tutti i coltivatori col. mi. mi potente aiuto 
sviluppo coloniale ed alla prosperità del paese;. 

Permettetemi di ricordine i alla fine un fatto speciale nella si 
dell'orticoltura, che all'ora presente potrà interessare l'Italia. 
lo diversi' !<.<■... M soldato Italiano ha dato < 






vi scoperse In h'rsc</o dei nastri - -e in Europa. 

11 Cram ;kk inviò le semenze della Reseda odorata colte nella grande 
Vallata di Derna, al giardino delle piante a Parigi ed è di là che 
questa pianticella s'è sparsa in Europa durante la prima metà del 
secolo 18°. Il D.r Taubert nel 1887 fu il primo botanico che dopo 
, località, e portò all'erbario Boissier 



della Flora Tripolit 



E grazie all< 
ha potuto es 



S< HWF.LVFrRTH 



Nuova specie di "Abutilon „ della Somalia italiana: 
A. A g n e s a e, Borzl 



Nel 1907 il Dr. Cesare Macaluso, già Direttore dei servizi! 
agrari al Benadir, inviava a questo Giardino Coloniale una prima 
collezione di piante da lui raccolte nella Somalia Italiana meridio- 
nale e nell'anno successivo una seconda, insieme a un grande nu- 
mero di semi e di piante vive. Dalla coltura di queste e dei semi 
stessi si è ottenuto un materiale di studio che può dirsi piuttosto 
importante, poiché si riferisce alla Flora di una regione botanica- 

ne (1) inviata a S. E. il Ministro degli Esteri, è stato da me tatto 

200 specie vennero studiate ed identificate dal Prof. Mattei, ajuto 

presso ,,uesro Istituto Botanico (2'i. l'na nuova specie di Sanse- 



Giardino Coloniale di Palermo. Voi. VII, 1908, p. 85 < 



128 

YAdciiin ccnt'iidta t'2\ tnrr.no ometto di studio da parte del Dot- 
tor Tropea, Assistente presso l'Orto Botanico; una nuova specie 
di Panicum fu anche da quest' ultimo pubblicata (3), mentre il 
Sig. De Stefani, riferiva sui cecidii da lui rinvenuti sullo stesso 
materiale delle raccolte del Macaluso (4). 

Tuttavia parecchie specie inviate dal Macaluso rimangono an- 
cora inedite, sia perchè insufficienti i saggi che le rappresentano, 
sia per la mancanza di materiali di confronto e particolarmente di 
libri, di cui la nostra Biblioteca non era fornita al tempo in cui fu- 
rono intrapresi i nostri studii di identificazione delle collezioni bo- 
taniche di cui è parola. Di tali specie non per tanto , quando fu 
possibile, si è cercato conservare dei buoni e completi esemplari 
colla coltura , riprendendone lo studio al momento opportuno. In 
questo caso appunto trovasi la specie del Genere Abutilon , la 
quale forma ora oggetto della presente nota. Essa è rappresentata 
da alcuni saggi raccolti dal Dr. Macaluso il 22 Agosto del 1907 
nella pianura della Goscia e da altri esemplari provenienti dalle 
colture di questo Giardino Coloniale. I primi portano il N. 117 
bis della collezione Macaluso e vi è notato che la pianta è cono- 
sciuta dagli indigeni col nome di B a 1 a m b a 1. Però è da osser- 
vare che questo nome in Somalia ricorre molto spesso per indicare 
piante affatto diverse sistematicamente, ma che soltanto concordano 
nel carattere di essere coperte di un tomento bianchiccio molto 
denso. Così fra le piante del Macaluso questo nome si ripete per 
altre specie non solamente dello stesso genere Abutilon, ma anche 
per parecchi Solari u?n , alcune Convolvulacee (Astrochlaena) ecc. 
Cotesto fatto trova pieno riscontro anche presso il volgo dei nostri 



(1) Lanza D., 

Bollettino del R. Orto Botanico e Giardino Coloniale di Palermo. 
Voi. XI, 1910, p. 215. 

(2) Tropea C, Nettarli es tranuziali nelle foglie di Adenia vene- 
nata, Forsk. In Annali di Botanica. Voi. X, 1912, p. 5. 

v 3) Tropea C, Panicum Bossii, nuova Graminacea della Soma- 
lia Italiana In Bollettino del E. Orto Botanico e Giardino Cotoniate 
di Palermo. Voi. X, 1911, p. 100. 

(4) De Stefani T., I primi zoocecidii della Somalia Italiana. In 
Marcellia. Voi. VILI. 1908. 



129 

paesi , dove un medesimo appellativo serve a indicare differenti 
specie di piante, purché esse concordino in qualche carattere pe- 
culiare molto appariscente. 

Questo nuovo rappresentante della Flora della Somalia Ita- 
liana, come da un esame sommario si rileva, appartiene alla Se- 
zione C e p h a 1 a b u t i lo n del Baker e alla Sottosezione di questa 
delle Axilliflorae, dovendosi ritenere molto vicino ad : Abutilon 
Avicennae, Gaertx., A. indicum, Swet. ed .4. hirtum, Swet., 
differenziandosi però da tutte e tre per un complesso di caratteri 
abbastanza rilevanti, come si vedrà, mentre si allontana moltissi- 
mo da tutte le altre specie Africane e Asiatiche del medesimo 
gruppo. È da notarsi ancora che VA. Avicennae, Gaertn., abba- 
stanza frequente nella Regione Mediterranea, non è stato finora 
nell'Africa tropicale, mentre VA. indicum, S\v., pur 
• anche in Africa, è molto comune nell'Asia, donde si e- 
stende sino nell'Australia; VA. hirtum, S\v. è poi una pianta quasi 
cosmopolita , almeno cosi sembra , essendo stato notato in quasi 
tutti i paesi tropicali della terra. Anche queste ultime specie com- 
prendono parecchie varietà geografiche, ma nel confronto colla no- 
stra pianta noi ci atteniamo alle descrizioni e ai caratteri dei saggi 
africani, per la provenienza della nostra specie. 

Trattandosi, come meglio vedremo, di una specie ancora non 
conosciuta dai botanici , sono lieto di poterla intitolare dal nome 
del Comm. Giacomo Agnesa, Direttore Centrale degli Affari Co- 
loniali presso il Ministero degli Esteri , come piccolo tributo di 
ammirazione per l'opera sua intelligeute, che con tanto amore egli 
spende a prò delle Coionie Italiane e come riverente omaggio per- 

Eccone la descrizione : 



Annuus, herbaceus. Radix elongata, laterali 
Us teres, erectu*. nimplex, molliter velutino-tome, 
Folla alterna, petiolata; petioli long/', teretes, su 



praecipue subtus. palmato 7~,v mi-via . ut-rvis ri.r prominulis. 
Flores satis ampli . a.<illar<s. solitari/, long,- p<>il /inculati ; pe- 
duncoli petiolo duplo v. ultra longiores, crassiusculi, fere apice 



art iridai 7. e// cauli-s tona ntosi; d g,r velutino- 

tomentosns. albescens. </u iiapieìobns. lob/s Irinerviis, ovatis , a- 
cutis, apiculatis; corolla flava, calice duplo longior , petalis ob- 
cordatìs; columna stami uea et stignada, capitata, petalis brevi ora. 
Fructus 20 et ultra- carpidiatus , medio umbilicatus, calyce vix 
longior; carpidia eomprtssa. papiracea, nigrescentìa, rota i/data. 
angulo esterno rostrato, rostro brevi, recto, extus copiose griseo- 
lanata, semina in quoque loculo 3. reni ('or mia. atra, laevigata, 
linea ventrali tantum fulvo barbata. 

Caules ad cm. 30 longi ; stipulae 4-5 mm. longae ; petìoli 
3-5 cm. longi; folloni ni perjWte erolutorum lamina a petiolo 
ad apicem 6-7 cm. longa tantun dengue lata; pedunculi fioriferi 
5-6 cm. fructiferi 6-8 longi . articulatio 5 ,um. intra calycem 
sita; calyx floriger 1 cm., fructifer I . ."> lougus : calycis lobi 5 
mm. longi atque tantutub-m basi lati; fructus 1-1.5 cm. longus; 
carpidia 1 cm. longa. 5 mm. lata, 1 mm. crassa; rostrum 1 mm. 
longum; semina 2 mm. longa et lata. 

Volendo precisare le affinità di questa specie dirò che essa ha 
molta somiglianza coH'.l. Avicennae, GaerTn. per essere una 
pianta annuale ed erbacea, a fusto semplice o poco ramoso e velu- 
tino-tomentoso; per i fiori ascellari, solitari] . gialli e per i carpi- 
dii nerastri, rostrati. Tuttavia lo stesso A. Avicennae si allontana 
dall'4. Agnesae perle foglie con lumina rotondata, cuoriforme 
alla base, a lobi ravvicinati e lateralmente ricoprentisi, lungamente 
cuspidata all'apice, irregolarmente e grossolanamente crenate al 
margine , densamente tomen toso-fioccose ; per i peduncoli sempre 
assai più corti del corrispondente picciuolo , per i fiori a calice 
tomentoso- villoso profondamente 5 fesso , a lobi lanceolati , per il 
frutto di 10 a 15 carpidii, superante del doppio il calice, per i car- 
pidii relativamente grandi a rostro assai lungo , esternamente vil- 
losi e a semi fortemente papillosi. 

L' A. Agnesae è inoltre affine coli' A. indicum per avere il 
caule velutino-tomentoso, per i fiori gialli, ascellari, solitarii, per 
il calice quinquelobato a lobi ovato-triangolari e per i carpidii a 
rostro piuttosto breve. Però VA. indicum è diverso dalla nostra 
specie per i seguenti caratteri : pianta perenne , legnosa , a caule 
molto ramificato, stipole quasi falcate, foglie ovali, cuoriformi alla 
base a lobi cosi stretti che quasi si toccano , cuspidate all' apice , 
disugualmente e profondamente dentate e mollemente velutino - to- 
mentose; peduncoli florali appena eguagliane il corrispondente pic- 
ciuolo; fruttificazioni composte di 15 a 20 carpidii , superanti del 



181 

doppio il calice, carpidii piuttosto grandi , di color scuro , ester- 
namente irsuti; semi papillosi. 

Quanto ail'J. hirtum differisce 'ìall'J. Agnesae per i seguenti 
caratteri : caule glanduloso - vischioso, perenne e lignescente alla 
base; stipole lanceolate, lamina fogliare pur essa lanceolata , cuo- 
riforme e con seno ampio alla base, quasi cuspidato all'apice, dop- 
piamente ed irregolarmente dentata al margine , irsuto-scabra e 
quasi glandulosa; fiori in ultimo sovente racemosi con pedunculi 
più brevi del corrispondente picciuolo; calice rossiccio-tomentoso, 
a lobi largamente ovati; fruttificazioni di 25 o più carpidii di me- 
diocre grandezza, pallidi, con rostro brevissimo, esternamente pu- 
bescenti e a semi leggermente papillosi. 

Da quanto si è detto, questo nuovo rappresentate della Flora 
della Somalia Italiana è nettamente contraddistinto dalle altre spe- 
cie affini dello stesso genere Abutilon. 

A. BorzI 



SpiViriizione della tavola X. 



» 2. Un; 
» 8. Carpidio maturo isolato. 
NB. Tutte le figure rappresentano 
i grandezza naturale. 



Intorno alla biologia della disseminazione 
nelle specie di « Datura ». 



ùnazione di alcune specie del Genere Datura. Esse dimostrano 
in molti casi i caratteri biologici apprestano fin materiale mol- 
atile alla sistematica, anzi non di rado chiariscono, illustrano e 
unente il valore di caratteri, dei quali la sistematica 
stessa si avvale, come fondamento di graduazioni delle affinità na- 
turali delle specie e che altrimenti rimarrebbero come nuda e ste- 
rile formula. Il genere Lktiura, quantunque non molto esteso nei 
suoi confini, è però sotto questo riguardo iimlt- istruttivo, poiché, 
come si vedrà , esso comprende tre naturali stirpi biologiche, con- 
siderate le specie che vi appartengono dal punto di vista del 
meccanismo della disseminazione, i quali gruppi poi rispondono 
anche a criterii sistematici ben determinati e per sé stessi natura- 
lissimi. 

Una perfetta uniformità offre, come è noto, il tipo biologico 
florale al quale appartengono le specie del genere Datura : in tutte 
il considerevole sviluppo del tubo corollino, rende necessario l'in- 
tervento di pronubi dotati di una lunga proboscide, quali sono p. e. 



133 

le Sfingidi (1); qualche specie, come la Datura sanguinea, secondo 
il Lagerheim (2), possiede anche degli adattamenti ornitofili (3). 

Però quanto alla biologia della disseminazione, non esiste la 
medesima uniformità e comprendendo dentro i limiti del Genere 
Datura, secondo il concetto del Dunal (4), anche il vecchio ge- 
nere Persooniano Brugmansia , tutte le specie possono biologica- 
mente distribuirsi in due differenti gruppi così contraddistinti : 

I.° Grappo : Brug m a n s i ì 

iUiirCrsc, ntì\ a iliss, iiliìKiziiilIr Hi 

cose, macrobiocarpiche. 

Come è stato benissimo rilevato dal Lagerheim, nel citato la- 
voro, in questo gruppo di specie la caratteristica capsula assume 
dei caratteri che la ravvicinano al tipo della bacca per un certo 
grado di carnosità delle pareti. Però, a maturazione inoltrata, que- 
ste a poco a poco disseccano e pigliano una consistenza membra - 
naceo-coriacea o piuttosto quasi coriacea. In tali condizioni i frutti 
persistono per molto tempo sospesi alla pianta e infine, o marci- 
scono, come nella Datura mnguinea, oppure lentamente si strac- 
ciano e si disfanno sotto l'azione delle intemperie. Nella Datura 
cornigera quei rari frutti che vengono a maturare nell'Orto Bota- 
nico di Palermo, restano attaccati ai rami , pendendo da questi 
per oltre un anno, e soltanto sotto la prolungata azione delle piogge 
invernali, essi si lacerano e lentamente si distanno. La macrobio- 

omdizinni dell'ambiente favorevoli al fenomeno. Tenendo conto 
'Iella circostanza che tutte le specie di questo grappo sono carat- 



ili L. Scotti, in Annali di Botanica, Voi. V, fase. 2°. 

(2) G. Lagerheim. Mouographir <!>■,• c-uadorianischen Arten de 
Gattung Brugmansia, Peks. in Enuler's Hot. Jahr. Voi. X: 
Fase. 5. 

(3) Faccio osservare che questa specie di Datura, dai colori vi 
stosi dei fiori , matura regolarmente i frutti nel Giardino BotttÙC 
di Palermo, dove ha per pronubi della impollinazione delle Sfingi. 

(.4) De Candojxe, l'rodr. sgst. noi. re,/. Voi. XIII. Se«i. I. 
pag. 538. 



iiche di elimi molto caldi, soggetti a periodi di forti acquaz- 
si comprende la efficacia di tali disposizioni. 



appendici alitoi 


'mi, ora dalla pa 




alare loro struttu 


ira e le 


_ _ ■ i ■ < 


Il così detto te 


sta infatti, in m 


olti 


casi, costituisc 


e una 


sorta 


mantello, spesso è di consisten; 




ugherosa. 






Restando ; 


i frutti appesi lu 
-azioni del Lagei 
ì, per mezzo di 


(ce 


im, aver luogo 


una .1 


; ;;:;;;: 


temente vi si i 
dendoli. 


iggirano intorno 


e ] 


li perforano beccandoli o me 


IL* Grupp 


*>: Badatura 


. F 


■rutti capitari 


erriti 


o cur 


in giù, secchi, 


deiscenti per pi 




) meno lungo tratto 


in ali 


Specie a 1 1 


'. ab iocar piche. 











Questo gruppo è benissimo caratterizzato per molte altre par- 
ticolarità oltre a quelle su indicate. Ciò basterebbe, a mio credere, 
a giustificare la restituzione alla dignità generica dell'antico Genere 
lirugmaiisia, poiché in tal caso i oriterii biologici rispondono a 
reali importanti caratteristiche sistematiche : con ciò non resta che 
accettare la definizione proposta dal Lagerheim. 

Presso le specie della Sezione che chiamo Eudatura, è infatti 
da notare che i fiori sono sempre eretti; e, salvo qualche rarissimo 
caso (p. e. J). ri-ratocaiilit. < >i;th<;. ). il tubo corollino non raggiunge 
giammai .jtmlle dimensioni cosi vistose come nelle specie del gruppo 
precedente. Esse sono piante distintamente sfingofile ; i fiori quindi 
di preferenza si aprono verso l'ora del tramonto ed allora essi tra- 
mandone un gradevole intenso odore (1). 

Oltre a ciò, è da notare che questo gruppo comprende delle piante 
erbacee di durata annuale, molto diffuse nei luoghi sterili, nei ter- 
reni ordinariamente smossi, o abbandonati, o spesso sabbiosi, e 
compiono la loro vegetazione durante il periodo della massima sec- 
chezza. Allora maturano le loro capsule e segue la disseminazione; 
di modo che i semi non rimangono molto a lungo allo stato di ri- 
poso e la loro germinazione s'iuizia appena chiuso il periodo delle 
piogge. 



la Spini,,., ' '<»t rotai li. 



I.» Sezione: Stramoni tun . Le capsule, completamente secche 
a maturità, deiscono ri-t/olarmj'it/r in alto, dividendosi in quattro 
distinte, ma brevi, valve. 

modo che la disseminazione si compie per impulso del vento, il 
quale agitando i rami, provoca l'uscita e il lancio dei semi a una 
certa distanza dalla pianta madre. Certamente tale distanza deve 
essere piuttosto breve, tanto più che i rami sono rigidi o almeno 
privi di una sufficiente flessibilità; le stesse capsule sono sessili o 
fornite di un peduncolo del resto molto corto e assai robusto. Però 
è da considerare che un certo impulso, da determinare un discreto 
allontanamento dalla pianta madre può accidentalmente, avvenire 
per effetto di scosse provocate dal passaggio di animali vacanti. 
<:oirimpio;l.iarsi questi tra i rami e urtando contro le capsule e par- 
ticolarmente contro i robusti aculei, di cui quasi tutti i frutti delle 
specie di questo gruppo, sono rivestiti. Questo caso, come ho po- 
tuto direttamente costatare, è abbastanza frequente nella D. fe- 

campagna molto battute da buoi e altri animali. Essa cresce du- 
rante la estate e comincia a fiorire verso i primi di settembre; le 
capsule sono già maturo e deiscenti in ottobre. Allora ha luogo la 



tondi e schiacciati dai due lati, da prendere quasi la forma di un 
disco a margini turgidi ., rondeugiauù. Hanno una tinta nericcia 
più o meno opaca e sono lisci o lievissimamente granulosi. Pre- 

sigua fossetta di color grigio corrispondente alla inserzione del fu- 
nicolo e nel tempo su-sso alla posizione del micropilo. Del resto 
nulPaltro di notevole olire la loro struttura, nessuna produzione di 

gruppo seguente. 

consiste nella spu-oata mirne-coria di tutte le specie che vi appar- 
tengono. In armonia a questo carattere, le capsule, leggermente 



136 

spesse e carnose in principio di maturazione e nel tempo stesso 
allora erette, divengono a maturità compiuta secche, si curvano in 
giù sul loro breve e robusto peduncolo, e infine si spezzano irre- 
golarmente in frammenti di differente grandezza, in modo che i 
semi, caduti immediatamente sotto la pianta madre, vengono poi 
dispersi e trasportati a maggiore distanza dalle Formiche. Si tratta 
dunque di uua stirpe biologica distmKssnna dalla precedente e per 
eccellenza mirmecora, tenendo appunto conto dei caratteri della dis- 



Per intenderci sulla estensione da dare a questo gruppo, dirò 
che esso sistematicamente comprende le due sezioni del Genere 
Datura distinte dal Bernhardi nella sua nota Monografia (1) e 
dal Dunal coi nomi di Dutra e Ceratocaulis. Dal punto di vista 
sistematico si potranno tenere distinti questi due gruppi per il 
fatto che le specie riferite alla sezione o sottogenere Dutra pos- 
siedono un calice che si circoncide trasversalmente prima della 
fioritura, mentre nell'altro gruppo il calice persiste sotto forma di 
una spata, a somiglianza delle Brugmansia, e solamente si apre 
nel senso longitudinale per dar passaggio al fiore. Il carattere di 
bacca attribuito dal Wettstein nella Monografia delle Solanacee 
delle Planzenfamilien (2) ai frutti dell'unica specie di quest'ul- 
timo gruppo, la 1>. ceratocaula, Orteg. non regge, perché, secondo 
le mie osservazioni, il frutto presenta a completa maturità i ca- 
ratteri di una capsula deiscente irregolarmente. Essa è liscia al- 
l'esterno, verde e leggermente carnosa in principio di sviluppo ; 



Come tipo di questa sezione, assumo la Datura Metel e tanto 
questa specie, che cresce inselvatichita in Sicilia, quanto la Datura 
alba, proveniente da semi raccolti nella Somalia, sono state oggetto 
delle mie osservazioni. Le altre specie, riferentisi allo stesso tipo, 
sono state studiate sul secco ; cioè la D. ceratocaula, e la D. fa- 

La mirmecoria di tutte queste specie merita per un momento 
la nostra attenzione. 

E in generale da osservare che il fenomeno della mirmecoria 



137 

comprende, giusta la definizione data dal Sernander (1) il com- 
plesso di tutti quegli adattamenti intesi ad assicurare la dissemi- 
nazione di frutti o di semi per mezzo delle Formiche. Un impor- 
tantissimo contributo di osservazioni originali é stato apportato da 
questo Autore alla conoscenza di siffatti meravigliosi rapporti fra 
piante e animali. Egli ha in modo partieolaro il merito di avere 
chiarito, colla prova sperimentale, e spiegato il significato biolo- 
gico di tutte lineile produzioni proprie di molti semi, conosciute 
coi nomi di un'Ilo, stro/iolo e caruncola, dimostrandone la impor- 
tanza come organi di adescamento per le Formiche; e ciò partico- 
larmente nel caso in cui esse presentano una consistenza carnosa. 
Alla quale ultima particohirirà si aggiunge spesso quella di conte- 
nere all'interno dei loro tessuti una materia oleosa capace di eser- 
citare una forte attrattiva su questi animali : d'onde il nome di 
elt'.ioxom/' proposto dal Sernander per indicare tali organi di ade- 
Forse e da osservare a proposito del' significato particolare di 
questa parola, che la materia che forma oggetto di attrattiva per 
queste piccole bestie non è sempre dell'olio ; qualche volta può 
essere dello zucchero e anche dell'amido, come è il caso nei semi 
di Datura della sezione Metel, come ora si dirà. Le Formiche sono, 
come è noto, degli animali molto ghiotti e ricercano, appetiscono 
qualunque sorta di alimento. Una denominazione più generale si 
potrebbe io credo riconoscere opportuna e forse la parola epagogo 
(dal greco èrayory):: . attrattivo) avrebbe un significato più rispon- 

Comunque sia, il lavoro del Sernander è il più completo che 
si abbia sulla funzione disseminatici per mezzo di Formiche e 
quantunque ristretto alle piante della Flora europea, esso contiene 
i fondamenti generali di una monografia di tutti i vegetali mirme- 
corici e può servire di punto di partenza a più estese osservazioni* 
Specialmente la vegetazione dei paesi meridionali, come 1' egregio 
Autore nota, può offrire molta materia di studio su tale argomento; 
ne sono prova le specie di Datura delle quali è qui parola. 

Riferendoci appunto a queste, la spiccata mirmecoria come si 
è detto, risulta dalla posizione delle capsule, che, a compiuti ma- 
turazione, sono rivolte in giù, verso il terreno. I semi non è ne- 
cessario che cadano a pochi per volta e a intervalli, così come ac- 
cade quando l'agente principale della dispersione é l'impulso che 



essi ricevono sotto forme di scosse, da parte specialmente del vento, 
così come si osserva nelle specie della sezione Stramonium. 

Per questa ragione la irregolare maniera di aprirsi delle cap- 
sule nelle D. Metel, alba ecc. in frammenti talora molto grandi a 
partire dall'apice, permette che le capsule stesse si svuotino piut- 
tosto rapidamente. I semi pervenuti a terra sotto la massa degla 
organi vegetanti della pianta, possono ben presto allontanarsi tra- 
sportati dalle Formiche. 

Essi sono un po' più i;rai ! i < pio Ili 'lolle specie del prece- 
dente gruppo, poiché misurano un diametro massimo di 5 mm., 
mentre negli altri si hanno dimensioni che non superano i 3 mm. 
La loro forma, nelle D. Metel. alba, ceratocaula e fast uosa, si 
potrebbe dire brevemente reniforme, od ovale-acuta e fortemente 
depressa o concava da un lato, colle facce piane, o tondeggianti, 
oppure turgide, salvo nella regione corrispondente alla incavatura 
sino alla parte che termina in punta, ove si ha la traccia di una 
scannellatura più o meno profonda. La punta corrisponde alla po- 
sizione della radicala e quindi alla regione micropilare, dalla quale 
precisamente si parte e scorre in giù, lungo il dorso del seme, la 
detta scannellatura. 

Questa, nei semi delle specie della sezione Stramonium, è 
rappresentata da quella esigua fossetta laterale sul cui fondo sbocca 
l'apertura micropilare; il considerevole sviluppo che essa prende nelle 
specie mirmecore del gruppo di cui ci occupiamo, potrebbe essere preso 
anche come criterio sistematico distintivo dei detti due gruppi. Tale 
carattere però è sempre in dipendenza delle differenze biologiche che 
intercedono tra le specie dei gruppi stessi. Difatti l'estesa fossetta 
dorsale dei semi di D. Metel, alba, ecc. corrisponde alla inserzione 
di un eleiosoma molto sviluppato, che riveste, non soltanto le pa- 
reti della fossetta, ma sporge dai margiui di questa e si solleva 
per gran tratto al di sopra della estremità micropilare e in taluni 
casi anche abbraccia per oltre una metà il contorno trasversale del 
seme. Tutta la massa dell'organo è di consistenza carnosa e prende 
un colorito bianchiccio che facilmente risalta sulla superfìcie del 




sfuggita alla considerazione degli aul 
siderevole che esso presenta. 

Studiando la struttura dell'eleiosoma, si rileva anzitutto una 
grande omogeneità. Esso è composto da una massa continua di pa- 
renchima a cellule tendenti a disporsi in serie o strati paralleli. 
Verso il centro le cellule offrono una disposizione meno regolare, 
sono quivi più piccole e divengono sempre più grandi verso la pe- 
riferia. L'ultimo strato superficiale, a mo' di una sorta di epider- 
mide, è costituito da elementi alquanto convessi verso lo esterno. 
In tutto le pareti cellulari sono sottili, di trasparenza vitrea e in 
uno stato di tensione notevole a causa dell'abbondante liquido con- 
tenuto nella cavità. Caratteristica è però la grande copia di amido 
che le cellule racchiudono. Questa materia si addensa in tutta la 
cavità ; i granuli sono tondi, e non mostrano notevoli differenze 

traccia di altra sostanza organica ho potuto costatare ; specialmente 
l'olio vi è completamente assente. 

È di qualche interesse il precisare il valore morfologico degli 
eleiosomi. Bene opportunamente il Serxaxder faceva rilevare la 
confusione che esiste negli autori circa al significato delle denomi- 
nazioni Cirillo, caruncola e strofinio. 

In sostanza si tratta di produzioni appendicolari di struttura 
parenchimatica, dipendenti da segmentazione di gruppi più o meno 
estesi di cellule provenienti dagli strati superficiali del tegumento 
seminale ; il quale processo si effettua a una distanza più o meno 
variabile dal punto d'inserzione dell'ovolo e può anche procedere 
a dirittura dalla base del funicolo. Dal maggiore o minore grado 
ctì sviluppo che assumono tali produzioni, e dalla posizione loro, 
derivano svariate disposizioni e forme, il cui valore biologico resta 
in molti casi ancora da chiarire. Nelle specie di Datura di cui è 
parola, l'eleiosoma proviene in particolare da un piccolo gruppo di 
elementi dello strato superficiale dell'integumento dell'ovolo, i quali 
in seguito a reiterate segmentazioni, vanno a costituire la massa 
dell'organo. Il centro evolutivo é posto lungo la linea doi-sale del- 
l'ovolo e propriamente al punto dove cessa il così detto rafe e si 
stacca il funicolo. L'ovolo è, come sappiamo, di,-t intana i.;r- aniìtropo 
e l'apertura del micropilo viene a corrispondere lateralmente e a 
una certa distanza dal punto ddiisemmio del innioolo. in modo che 
l'eleiosoma si svolge quasi allo -.tcs- 



ire. Si può dire dio .pie.^to prenda origine : 
forse meglio da quella porzi 



del rafe 



140 

di formazione é costituito da pochi elementi, i quali si dividono 
prima tangenzialmente e quindi per ripetete scissioni radiali, con- 
tinuano ad accrescersi. Ne deriva quindi una sporgenza mamrnel- 
lonare, che si stacca da una sola parte di perimetro dell'integu- 
mento e poco a poco continuando a crescere si estende in giù e ai 
lati per un certo tratto e infine assume i caratteri su • 
tutti i casi, ■ la base del funicolo rimane libera ed esclusa dal pro- 
cesso formativo. 

Per effetto di tale modo di formazione, gli elementi dello strato 
superficiale dell'ovolo, soggetti a siffatto svolgimento, rimangono 
esclusi dal prendere parte alla formazione del tegumento seminale. 
Epperò il tegumento stesso presenta nel punto corrispondente alla 
inserzione dell'eleiosoma una soluzione di continuità, nel seme ma- 
turo, che ri\ -ione in forma discaunel 
1 atura, precisamente quella che abbiamo notato sulla regione dor- 
sale del seme. E di fatti le cellule superficiali del tegumento ovu- 
lare destinate a costituire in definitivo lo spermoderma, si accre- 
scono alquanto in volume, ina non su insceno alcuna segmentazione 
tangenziale, divengono molto grandi, assai convesse al di fuori e 

integumeuto molto compatto e solido. 

L'ufficio biologico dell'eleiosoma dei semi di Datura, come or- 
gano di allettamento per le formiche non ha bisogno di una diretta 
osservazioni ho fre- 
quentemente sorpreso individui di Aj>/i<(rìin;/usfrr harbara e di La- 
si us niger w atto di trascinare a parecchi metri di distanza dei 
semi provvisti di eleiosoma, ed ho potuto anche costatare con quanta 
attività queste sorta di Formiche si asinino intorno ai cespugli di 
Datura Metel e alba, mentre lasciano in disparte i semi di Datura 
ferox, i cui seni! inaurano 'li eleiosoma. 

A. Borzì. 



fc 



Y*; 



., 




imv 



p^-^/ 














Bseja 






Spiegazione della Tavola XI. 

Datum alba, L. 
;. 1. — Una capsula matura in atto di rompersi irregolarmente 
abbandonando i semi sul terreno. 

2. — Un seme isolato con eleiosoma \~\~) 

3. — Lo stesso seme senza eleiosoma \~) 

4. — Ovolo fecondato, p ; traccia del tubo pollinico, m ; micro- 

pilo, f; base del funicolo, g ; area formativa dell 'eleio- 
soma, e; epidemide dell'integumento destinata a costi- 
tuire lo strato esterno solido del tegumento del seme (— —\ 

5. — Lo stadio della figura precedente più ingrandito. (— —\ 

6. — Lo stadio precedente visto dal dorso (— —\ 

i. — bozione lungo il tegumento di un seme maturo e compren- 
dente anche l'eleiosoma (— ) 
8. — Sezione longitudinale di un eleiosoma completamente svi- 
luppato, come nella rigura proci-dente, ma più ingran- 
dito. (».) 



Osservazioni sull'Oxalis cernua, Thu 



I. Notizie Storn 



il bacìi 


io del Mi 


■diterran. 


>0, a. 


izi in alcune località da 


febbraio ad 


aprile ] 


prende ad 


dirittura 


il so 


pravvento su le altre specie. Se fos- 


si ino si 


curi dell' 


esattezza 


delli 


i citazione di LINNEO 1 


), potremmo 


dire che il Bur» 


rAXX|2)i 


sia stii 


ito l'autore che primo ab! 


>ia fatto men- 


zione e 


li questa 


specie. 


La 


frase del BuRMANX (< 


jonforme alla 


figura ■ 


data dalle 


i stesso., 


qnal. 


e Linneo la riporta, "è 


la seguente : 




;';;';;;;' 


penta,, 


ÌiÌ 


et cxaplivlla. rlnribus niagnis lufeis ■>. 
>n sono divise in cinque o sei foglio- 


s'!!',/,! 


'"ristar 


„'7 i'Jì. 


Tu 


;st'0.ra//.s con la frase : 


Qe delle sue 


i, t ii f, , 


il. tuliis t 


ernatis. 


binar 


titis ■•>: e meglio ancora 


nella seconda 


e i zi-m. 


3 con la 


frase : 


Foliola obeordata, biloba, s 


. semibinda. 


obtusa, 


glabra, 




?ìw fi 


lav issi ni us ». Adunque 


Linneo m1- 


(1) Linneo 0. 


, Species 


PUnt 


arum, ed. l a 17-"Vd, v . 434: « 


-<l. 2' lT'i2-t!3. 


p. 622. 












(2) 


Hi-kmaxn 


J., Rar. 


AtV. 


Plant. Dee. tert. p. 80, 


t. XXIX. 



tricanuin > p ria Witsen : «Acetosa africana Irifoliata», la sup- 
porre che la pianta da lui descritta fosse davvero trifoliolata e che, 
come pensa il Rippa (1), egli ne abbia improntato la descrizione 
non rial vivo, ma dalla figura la (piale erroneamente la rappreseli' 
tava peiitaphylla et exapkylla. Pertanto qualche dubbio resta an- 
cora intorno all'identificazione dell'acato del BuRMANH con quella 
di Linneo. Per lungo tempo anzi, non ostante l'autorità del grande 
Naturalista, se uè fecero due specie distinte. Il Jacquin (2) fu il 
primo ad accogliere un'O. Burmannì distinta dalla 0. pes-caprae 
di Linneo, fondandosi appunto su le differenze fogliari. Egli mutuò 



• iicn maggiore e più gra 

nome di 0. pes-caprae 
■ Specie* l 'latitar um egli 
io sorgere dubbio sull' id 



pei ihunberg l'u. pes-caprae di -Linneo non corrisponde ali O. 
cernita, ma all'O. caprina. 

Sino a (quell'epoca gli autori erano stati concordi nel nome 

parsa la sopradetta dissertazione, gli autori non si accorsero della 
sostituzione di nomi e di specie ivi commessa, e continuarono nella 
confusione ingenerata dal Thunberg. Quel che è strano, financo 
il Murray, l'autore della XIII edizione del Systema Vegetabili mn. 
dove aveva accettato la specie definita da Linneo, nella XIV edi- 

prae; poi menziona \'(). remila citando il Thunberg e non citando 
Linneo. Cosicché anche per Murray VO. pes-caprae era identica 

Finalmente il Jaoquin (4) si accorge dell'errore del Thunberg 
e dice chiaramente che VO. cernita non è che YO. pes-caprae di 
Linneo : tuttavia ai cetta la oomencktara del Thunberg, con questo 






dell' Enciclopédie Métbo- 



alla nomenclatura linneana < 
iene di nomi fatta dal Thun 



pes-caprae, Sav. identica alla ct-num. Cosicché dopo De Caxdolle 
si ha uu'O. iHft-atprae, L. ed uii'O, prs-cuprae, Sav.: ed anche 
quest'errore si è continuato negli Autori successivi, per es. Die- 
trich ed Engler. Inoltre P 0. pes-caprae , Llsn. è stata col- 

l>* <n l ,t . !{,,.. „ M ,n.|. -i in ' ... il -, _r. n.n ,n li 



Florae lybica, spiri ȓ tu 
Della- Cella, descrive 
lt/bica. Ma 17). lybica. 
come é facile convincer! 



•l'Erbario del nostro Orto Botanico gli esemplari raccolti da Re- ■ 
verchox nel 188:2 a Creta ed in Corsica e che egli indica appunto 
col nome di 0. I tjbica , V 'iv . : or quegli esemplari non appartengono 
ad altra Oxalìs che alla cenata. Tutti gli autori invero sono d'ac- 
cordo nell'identificare PO. lì/bica. Viv. con PO. cernita, Thunb., 
se si eccettua il Riffa (2) che nutre un lievissimo dubbio, del 






grafo speciale sul trimorfìsmo di (). cernita, e perciò ( 
"fa .li affermare che il Ball è stato non molto felice 
asserto non è valso ad altro che ad aumentare la list 



are 1 


a sressa specie. Ma il \ 


oiix grave è che il Go- 


e un' 


Oxalìs raccolta in Cor: 


tica che egli dà come 


la ,|i 


ialc per/» pei caratteri. 


che egli ne riporta, 


nte v 


a riferita alPO. coinprr 


ssa. Pertanto la deno- 


VIAXJ 


' ò altra fonte .li confi 


sione. 


'v;; 


se ;,^!^ l '" 1n 1 il N . BALL (4 ? 


nel 1878 credette di 



tersi in onore l'altro di O. pes-caprae, Linn., anteriore a quello; 
ma il nome specifico thunbergiano ha preso talmente il soprav- 
vento su quello liuneano che noi stessi abbiamo creduto conveniente 
di lasciare, in quanto al nome, le cose nel loro sturo. Però dopo 
gli esperimenti dell'HlLDEBRAND, dopo gli esperimenti e le memo- 
rie del Rippa, dopo il presente mio lavoro, è lecito sperare che 

che per opera del Thunberg si é fatta . ma che per merito del 
Jacquix e del Sayigxy si sarebbe dovuta già da gran tempo 



La patria d'origine dell' O. cernita, Thunb. è il Capo di Buona 
Speranza. A quanto noi diciamo soltanto Linneo parrebbe che 
contradica; difatti egli afferma nelle sue Specie* Plantarum che 

MHést/0.,Y///\<? é originaria dell'Etiopia. Ma tale conti-adizione cre- 
diamo sia soltanto apparente. Difatti il YVaxnman ih scolaro di 
Linneo e che scrisse nel 1759, cioè molti anni prima della disser- 
tazione del Tiitmìf.ri;. e che quindi ci. ine unica tonte ebbe forse 
soltanto il suo Maestro, nell'elenco che egli ci dà delle piante oa- 
pensi descritte nelle Sprcirs l'Unitari! m comprende anche 1*0. p^s- 

O. cernila. É chiaro dunque che pel Waxnmax e perciò anche per 
Linneo (2), la parola Etiopia girava più ampia che non adesso, in- 
tendendo, forse, in generale tutta la parte inferiore dell' Africa o 
tutta l' Attica addirittura: il che sembrerà ancor meno in ver -ini ile 

se si pensa all'uso non raro in LixxE'> di indicare le luca lira cu 



, scopri forse 



U) Op. cit. 

(2) Le Amoe.nitates Acmlemicae sono qualche cosa di più eh 
implici tesi di laurea composte sotto la direzione di Linnko. perdi 
Maestro vi pigliava talora talmente parte che in seguito le ebb 
considerare quale cosa propria, come appare da varie citazioni eh 

(8) Vitmax Frr.<... Sunnna Plantarum, Mediolani 1789, p. 128. 



la contradizione e, ignorando molto probabilmente il lavoro del 
Wannman, non seppe decidersi e nell'indicazione àe\V Habitat mise 
i puntini. In tempi posteriori lo Schweinfurth (1) 
scrisse che VO. cernua è originaria dal Giappone, ma ciò deve 
credersi semplicemente mi lapsus aitami. Quando poi si riconobbe 
che VO. lybica, Viv. non era altro che 1' 0. cernua, Thunb., la 
quale era inoltre così diffusa nel Nord-Ovest dell'Africa, fuvvi chi 
la credette (Christ, Crugnola) indigena anche per 1' Africa setten- 
trionale; su questo punto dovremo, ritornare fra poco. 

Il primo autore che accenni alla coltivazione dell' O. cernua 
nel nostro continente è il JàCQUJN (2) il quale dice che già si col- 
tivava, sotto il nome di 0. caprina, nell'Orto eli Kew e in molti 
altri Orti dell'Europa. Certamente, numerosi essendo gli Orti che 
la possedevano, l'introduzione doveva datarne da molto prima, e 
l'AiTOX (3) difatti per l'Orto di Kew assegna l'anno 1757. 

Nel 1706 compare l'articolo del Savigny nell' Encydopàla 
Méthodique, nel quale dice che égli aveva studiato gli esemplari 
in siero dell'eHiai-iM .li Lwiai.vk. ma quegli esemplari erano stati 
presi viventi dal Jardin des Plantes, il che significa che nel Jar- 
din des Plantes l'introduzione non fu posteriore al 1706. 

In quanto al nostro Orto Botanico possediamo con certezza la 
data d'introduzione dell' 0. cernua, Thunb., che va dal 1790 al 
1706. Difatti Fra Bernardino da Ucria nel suo Hortus R. Pa- 
normitanuB (1780) non fa menzione della nostra Oxalis e pari- 
menti G. Tineo nel suo Index Plantarum Morti Botanici Acade- 
miae R. Panormitanae del 1790 come nella Synopsis dello stesso 
anno ; però la Synopsis Plantarum Horti Botanici Academiae 
R, Panormitanae del 1706 porta non solo VO. pes-caprae , ma 
financo la varietà flore pieno, onde pare. che il Tineo sia stato il 
primo che abbia posto attenzione alla nuova forma. E qui vorrò 
osservare che, come il nostro Orto non fu tra gli ultimi ad arricchirsi 
della nuova pianta, ebbe ancora il merito di conservare a lungo, 
in quanto al nome, la bella tradizione linneana; soltanto nel 1827 
il Tineo figlio (4) accoglie la nomenclatura thumbergiana. 



[Y\ Bakbev (ì., Florae Sardoae Compendium, 1884 p. 157. 

(2) Op. cit. 

(3) Op. cit. L'Aiton ci fa sapere anche che fu il Miller ad in- 

(4) Tineo V., Catalogus Plantarum Horti R. Panormitani, 1827. 



149 
Per l'Orto Botanico di Napoli V 0. ceni uà fu segnalata da 
Tenore (1) nel 1813 e parimenti per Napoli dallo Stellati (2) 
nel 1818; nel 1821 Gussone (3) la notò pel R, Orto di Francesco 
di Borbone a Boccadifalco presso Palermo. 

Fin qui VO. cernila. Thcxb. non è apparsa negli Autori che 
come coltivata, ma nel 1824 il Viviani (4) la segnala come spon- 
tanea nella Cirenaica sull'esemplare ivi raccolto da Della -Cella 
nel 1817. Al «piai proposito ò utile ricordare il dubbio di Ascher- 
SON rilevato da Durano e Baratti-: (5), che, cioè, l'indicazione di 
Della-Cella di aver raccolto quell'esemplare nei prati della Ci- 
renaica non sia esatta e che invece egli l'abbia dovuti 

presso Tripoli, poiché 1' 0. cernuti in Cirenaica « aurait 

sùrement été obgervée par des nombreux voyageurs qui y ont her- 

Dunque VO. cerni ael 1817; ma 

nel 1853 il Grech-Delicata pubblicava la sua Flora Mditruti* 
nella quale è detto che questa specie era spontanea a Malta fin dal 
1811. Perciò la prima osservazione dell' 0. cernita come naturaliz- 
zata cade nel 1811. La notizia .lata da Grech - Delicata ci mette 
in grado di spiegare come mai PO. cernita siasi resa indigena anche 
nella Tripolitania e nelle regioni limitrofe. Malta, a nostro parere, 
come punto d'approdo di navi inglesi provenienti dal Capo di Buona 
Speranza, fu la prima località d'introduzione inconsapevole dell' 0. 

tro d'irradiazione per la Tripoli- 



li) Tenore T., Catalogus Piantai 
annum 1813. 

(21 Stellatus V.. Catalogns Piai 
usum Collegi! Medico-Chirurgici cobi 

(3) Gussone G., Catalogns Pian 

(4) Viviani D., Florae lybicae Sp 

(5) Durano et Baratte.. Florae 

(6) Kelaart E. F., Flora calpem 



Il TORXAHKXK (3) è , 

te spontanea per la Sic 
isa che pare i 



nell'anno 1841 






Flore d'Algerie, 1847 p. 45. 



•ione (1866) 



> meglio di GrODRON, essendo questi l'autore del paragrafo con- 
srnente le Oxalis) per la Corsica ; ma , come abbiamo già in 
recedenza osservato, VO. lybka del (Iodrox. raccolta a La Cita- 
tile de* Grecs presso Ajaccio, é ben altra dall' O. lybka. Yiv.. 



Nel 1851 



nei luoghi sassoni «lei < inuiatello di Portici» (Il L/Oliver (2) 

nel Giardino Botanico di Kew da semi che si dicevano spediti dal 
Barter dall'Africa tropicale, ma lo stesso Oliver dichiara che per 
qualche em.ro di coltivazione • this spe.-ies cannot be finally accep- 
ted as tropical african » . 

Nel 1869 il PASQUALE (3) torna a conferirla re la presenza della 

nostra Oxalis a Portici dicendo: « ex hortis aufuga mine na- 

scitur sponte in ruderatis maritimis, Portici al Granatello, abun- 
dans in viridariis ». Nel 1872 De Marsilly (4) la indica per la 
Corsica a Bastia ed aggiunge di non averne osservato alcuna ca- 
psula, propagandosi essa piuttosto per bulbilli. 

Importante è la pubblicazione del voi. V della Flora Italica 
del Parlatore, comparso nel 1872. In esso si tratta a lungo del- 
l' O. cernua e particolarmente del modo come si è andata natura- 
lizzando in Sicilia, il che abbiamo noi riferito. Sono indicate anche 
nuove località della regione mediterranea, cioè 1' isola di Zante e 
l'Egitto. 

Nel 187ti (iiKi.Ki; ("> indica l'O. cernua presso Tolone. Nel 
1S7S il Bali. ,'6i la trova naturalizzata press,, Talleri nel Marocco e 



i Pasquale G. A., Nota su di alcune pian 

| Oliver D., Flora of Tropical Africa, Voi. 
Pasquale G. A., Flora vesuviana, 1869, p 
De Marsilly L. J. A., Catalogue des piai 



anni. Nello stesso anno Freuxd (4) la raccoglie un'alti 

doppio nell'Oasi di Tripoli ♦• Stf.cker a fiore sempli 

Nel 1881 Pascale :>ì conferma il naturalizzai 



degna. Egli dice : 
dans les promena< 
VOpuntia etc. M 



nna al Marocc 1 alla sua opini,. 

)MBIS, FIO 



(5) Pascale G. A, No'tiz 
meridionali d'Italia, 1881, p. 1 

p. 808^309. 

(7; Hermann Ross., Eine 



bia un altro indigenato oltre a quello del Capo di Buon: 
Ecco poi-tanto le parole del Cmrist: <• pr. Orotavam Teneriffae 1. 
Askex. fìorilms subduplicibus: ad viam Inter Laguman et S. Cru- 
cem (Bolle,. Eadem copiosa in agro Tingitano fiorii. us simpli- 



Attica da Hauss 



Ilo stesso anno 18% Boj 



LO.IACOXO Pojkrc S\.. Finn, Sin, hi. 1H8«. Voi. 1. 






rE., C.'italogue raisonné des Plantes va- 
golo Pelagie. In Bollettino del R. Orto Dot. 



'ti Palermo, 18%, Voi. ^ 

della Soc. di Xuinru/isti 

(4) Palanza A., Ni 
in Bull. Soc. Bot. lt. Il 

(5) Zodda., Di due 
Messina: in BoìMthm 

(6) Fiori e P auleti 
p. 246. 

(7)De Ha lai* y E.. 



Poiché il De Halacsy 


si tonda si 


li la fede di altri autori, nelle 


località da lui riportate l'O. 


cemua nat 


uralmente fu osservata spon- 


tanea prima .lei 1!H)1 ; pere 


) io non ho 


potuto rintracciare le date 


che per HàUSSKNECHT e per Reverch 


on, ciascuno dei quali è stato 


Nel 1908 Benito Vici 


oso nelle s, 


ne Plantas de Andalncia <ii- 


ceva dell' 0. cernila: « Um 


i de las pia 


ntas mas abundantes en ri- 


bazos y campos cultivadis 


> (1) dandoi 


Eie il nome volgare di 0?»- 


bligiiillos; e l'anno appresso 


Contalo Sampaio (2i nel suo Prodromo 


da flora portugheza : « Ac 


limatada e . 


jxpontanea, desde o Douro 


littoral as Algarve». Lo si 


esso Sampa 


io (3) nel 1908-909 l'aveva 


notato per Oderaira, nei ca 


rapi e sui r 


aargini delle strade. Il Sac- 


cardo (4) nulla aggiunge e 


li nuovo a 


quanto noi già sappiamo. 


Finalmente nel 1910 il ! 


Durano e 


Baratte (5) dopo avere 



nell'Oasi di Tripoli, sia a fiore doppio sia a fiore semplice, e dopo 
avere accennato al dubbio di Ascherson che il Della-Cella a- 
vesse raccolto nel 1817 il suo esemplare presso Tripoli e non in 
Cirenaica, conchiudono: « Originaire du Cap cette espèce estnatura- 
lisée sur la majeure partie du littoral méditerranéen ». 

Riassumendo le precedenti citazioni, si possono così elencare 
le date in cui per la prima volta è s 
YO. vernila nelle diverse regioni già 

1811 Malta (C 

1817 Cirenaica o Tripolitania? (I 

1826 Gibilterra (I 

1836 Palermo (I 

1836-37 Zacinto n 



(1) Benito Vicioso, Plantas de Andalucia. In Boletìn de la So- 
ciedad Aragonesa de Ciemias Naturales 1908. 

(2) Concalo Sampaio, Prodromo da Flora portugheza. In An- 
iH«>s Sch-ntifiros da Acadnnìa Polgtedinira do Porto. Coimbra 1909. 

(3) Coxc.u.o Sami-aio.. Flora vascuhir de Odemira. In Ihiletin 
da Sociedade Broterian,,, Cuimbra 1908-09. 

1 Sa< cakdo P. A., Cronologia della Flora Italiana , 1909, 
p. 197. 

(5) Dcuand et Baratte, op. cit. 



1847 Algeria (Muxby) 

1851 Spagna a Barcellona (LàNGE) 

1852 Canarie (Bolle) da Christ 
1855 Messina (Heldreich) da De Cand 
1855 Smirne (Kotschy) da Boissier 
1855 Cannes (Thuret) da Burnat 
1859-60 Madera (Lowb) 

1864 Catalogna (Costa y Cuxart) 

1866 Hyères,Nizza,Viìlai 

1867 Napoli 
1867 Portici 
1872 Corsica a Bastia 
1872 Zame. Egitto 
1876 Tolone 
1878 Marocco 
1878 Oasi di Tripoli, V8 
1878 Sicilia al Capo Pd 
1880 Spagna ad Ayamon 

Cadice. Malaga. 



1884 Lampedusa (Boss) 

1884 Cagliari Asohebson) da Barhey 

1884 Sardegna ad Alghero Ma«.nts\ .la Barhey 

1887 Egitto : Alessandria, Cairo, 

Esueh ASCHEBSDN e Schweixf 

1889 Corfù (GBL1H) 

1893 Attica - 1 1 aissknecht) da De Ha 

1895 Sassari (NlCOTBA 

1896 Ospedaletto, Bordighera (Bubnat) 

1896 Tunisia a Carthage, La Marsa. 

Tunis, La Manonba (Bonnet e Baratte) 

1897 Precida e Vivara (GBBEMCCA e RlPPA) 

1898 Puglie e Calabria (Palanza) 









por tal modo valido riparo al germoglio dura 



: e lungamente picchiolate. Nel picciuolo 
stipolata bianchiccia, argentea e mem- 
corrispondenti alle stipole, compressa ; 

riforme per tutta la sua lunghezza. Le 



lori e Paoletti non iuvcnnino a nuove località, l'ab- 
prendere nell'elenco perchè essi riassumono tutte 
dove 1*0. cernua è spontanea. 



picciuoletto fornito, dal lato interno, di piccolissime callosità rnssin-e. 
sono obcordato- bilobe, leggermente cibali', verdi su la pagina su- 
periore glabra e con piccole maecluett me rosso mattone senni sparge 
irregolarmente (pia e là; di un verde un po' sbiadito su la pagina 
inferiore ricoperta di poltixzi delicati e lunghetti; la fogliolina ter- 
minale é mi po' piii grandetta delle laterali, a lobi quasi eguali, 
mentre nelle altre due il lobo confinante col picciuolo è più piccolo 
del compagno ; raramente accade il contrario. Sulla pagina supe- 
riore della fogliolina terminale si osserva un solco mediano che 
decorre dalla smarginatura ai cuscinetto rossiccio di articolazione, 
e sei altri solchi che dai due lati (tre per ciascuno) si dipartono 
dal primo a disposi/ione pennata : il paio piti basso è meno distinto. 
A tutti questi solchi corrispondono altrettanti nervi rilevati su la 
pagina interiore. Lo stesso si osserva nelle due foglioline laterali, 
>enoiielie accade spesso che nel lobo più lungo, essendo meno ar- 
l'otundato. d solco e corrispondente nervo inferiore decorrono lungo 

Lo scapo borale nas 



abbiamo detto 


, air ascella delle 


, il che avvi 


ene quando i fiori 


è più lungo d( 


die foglie, ma in 


i piasi eguali 


in lunghezza alle 


;ono il doppio 


e più. Con la lun- 


diametro che 


alla base oscilla da 


alatamente dim 


inuendo a mano a 


'seenxa. Succulento, non glabro. 


Parlatore . 


porta delicati pe- 


reo le regioni 


superiori, che si 


itro luce. Il e 


olore è un verde 


; foglie, specia 


Unente verso la re- 


? si "attenua e 


sfuma nel verde 


e è specialmen 


te scolorata, ma in 



radice puù essere tornita anche di radici tiranti 
succulentissime, clic, disseccando, si contraggon 
liulm'lli i i|iiali per tal guisa, |>ur se l'orinati in 

rem., infine che le dimensioni ili Mina la pianta, 



sopra individui piccoli 



All'ascella delie loglio, come abbiair 



■i|.ieeati in 



a quanto egli dice, 
u V autorità del Nl- 
)bia affermato la elei - 
Mattei (3) vi ac- 



tra e iu seguito le due torme, come vedremo, da lui scoperte. No 
diremo nel paragrafo seguente che '-osa tosse la capsula del Xi< "'n;a 
In quanto al Xicwtka stesso sembra dalla nota a cui allude PAis 
bado, che egli giudichi della cleistogamia di un fiore fondandos 
. ritiri morfologici. Ma una nozione puramente morto 
logica della cleistogamia non ci semina corrispondere né al signifi 



interi generi (nelle Anonacee). ("osi in Mi/nix cn<lia fnbr roso hi 
corolla resta chiusa per la concrescenza dei quattro petali, ma ls 
secrezione del nettare è normale e, oltracciò, evvi un certo grado di 



normali di Xrottia iiitlas-aris. ila (Jokijkl in fiori, ancora ca- 
smogami , di fVo/a sii mitra e I'. infiora. Inoltre Goebel ha 
dimostrato errate le condizioni istologico-meccaniche della cleistan- 
teria ritrovate dal Lerclerc du Sablox negando che vi siano 
differenze istologiche tra le antere dei fiori normali e dei cleisto- 

Prescindendo anche dalla summentovata identità istologica, non 
avevamo dunque torto nell 'affermare che il concetto morfologico 
non può essere scelto a criterio unico della cleistogamia, senza dire 

l'esteso significato che alla parola proviene dalla sua etimologia 
i 'KLvrr.uz e YapnJ) come non soddisfa all'eventuale valore funzionale 
del fenomeno. Col criterio morfologico quindi deve andarne con- 
giunto un altro, quello cioè dell'autogamia. Autogamia dunque e 
cleistanzia (il criterio morfologico è soddisfatto pur se le modifica- 
zioni si limitano alla semplice chiusura, anche per il solo periodo 
antecedente alla fecondazione) sono essenziali alla nozione di clei- 
stogamia e devono coesistere nel medesimo fiore. Allora il fiore 
potrà dirsi con tutta coscienza cleistogamo. Invece tutte quelle spe- 
cie (1) che portano fiori sempre chiusi, ma a struttura adattata 
all'eterogamia, e in cui la fecondazione avviene per mezzo di pro- 
nubi (calabroni, colibrì, etc.) ohe rodono o violentemente scostano 
le parti del perianzio, non possono affatto chiamarsi cleistogamo. 

Ma l 'autogamia è un a posteriori. Xoi l'autogamia in un fiore" 
rimasto chiuso inni possiamo che- indurla, indurla cioè dalla sua 
fertilità. \"e viene che un fic 



ime nota il Nicotra, che molti fiori di questa 
;ie restano chiusi e rudimentali, ma essi sono sempre sterili 
Iremo, come abbiamo detto, nel paragrafo seguente che cosa fosse 
apsula del NlCOTBA). Inoltre il carattere rudimentario dicotali 
non presenta nulla di morfologicamente anormale ; voglio dire 
essi sono rudimentali non por sopravvenute deviazioni nello 



( 1 l'ttrpurclla cleistopftaht ('li; . molte liromeliacee (MullerF.1, 
tiana Andrewisù (Robertson e AVebb-, in un Philodendron, Ara- 
descritta da H. G. Hubbard. 



tamenti, ma semplici fatti di correlazione. Che se al G<»i:i;i:i. si 
obbietta (ultimo resto di finalismo nella cleistogamia) comparire i 
fiori cleistogami a fine di produrre i semi che i fiori casinogwai 
non avevano potuto dare, egli risponde che '• ; reeisamente il con- 
trario, cioè che i fiori c&smogami non producono semi, soltanto per 
questa causa che i fiori cleistogami ne avevano già prodotto tanti 
da avere esaurito le sostanze plastiche ! Con ciò egli é costretto ad 

trambe le specie di fiori, primi a comparire son sempre i cleisto- 
gami, anche (piando succede (apparentemente secondo Ini) il con- 
trario, essendoché i fiori casmogami che precedono i fiori cleisto- 
gami in un dato anno erano stati prodotti nell'anno precedente 
dopo i fiori cleistogami. passando in Lvein la carmi; - 



(1) Certamente con < imsto es,,,,! 


lente il Gol 


condo noi, la difficoltà, pexche vero 


è che in qi 


smogami si sviluppano dopo quelli e 




dell'anno precedente; invece rispett 




sviluppano con antecedenza, cosiceli 


b se questi 


capaci di produrre semi, a fortiori e 




che li precedono, quando le sostanz 


e plastiche 



Ma se geniale è la semplitieazi 
il quale curò di confortarla anche < 
potere assurgere a teoria generale, come è lecito dedurre d 
mero di bocci di <). cerumi che, appunto per deficiente nutr. 
cadono prima di aprirsi senza produrre- semi, tatto del res 
particolare alla nostra O.rnlis. D'altra parte la fecondazio 
boccio con successiva apertura del fiore dopo compiuta l'auto; 

fecoudazione autogama. il che dà ai fiori con fecondazione in 
"la natura di veri cleistogami. Aggiungo ancora che tutti gli 



i fiori (quelli che ave 

bottoni più 

stesso, sebbene (tale < 



IV. Trimorfismo. 
Il primo che ubbia parlai.» .lei triinoriismo dell' 

HlLDEBRAND (2). 

Egli, fra altro, dà un elenco .li Ossalidaoee delh 



Sdette di aver riti 



risto le tre forme 1 iudi- 
uell "Erbario di Monaco, 



e di una longistila che già pei caratteri e poi per un 

di fecondazione compiuti dal Biffa stesso con esito positivo si 

Entrambe quelle forme sono meno robuste della 1 forma micro- 
crostila, con rizoma piccolo, poco profondo; hanno poche foglie in 



quasi glabre 1 
gente al porj: 



fiori o qualche 
piccole che nel 



arnose, m 


eno protondamente 


obcordate 


e, in 


mes. .stila 


, acutamente cunei! 


ormi alla 


base. 


superiore 


ed un poco pelos- 


^-sericee 


nella 


3 venie in 


tenso, sotto di colore pallidi 


D Vol- 


:itre nella 


forma longistila s 


ono più 1 




a superio; 


re ed un poco pelc 


>se nella 


inte- 


arde iuten 


so. sotto di colore 


pallido, 


l.ian- 


forme gli 


scapi sono pochi, gracili, coi 


i Bori 


ni nmbi-el 




rone d so e n 


o tre 


miei-, .stila. 


(e quindi anche i 


petali) . 


e più 


■he nella 


mesostila. La grac 


ilità delle 





tutto in basso, hanno dei 
diventano glandolosi. Gli 

cedente (la mi crosti la). 1 
Della forma longistila dir 
stila. Ma. a parte la limi 



e contengono maggior 



dall tua, -rosril 



queste due ultime ipotesi 
dal Rippa dovrebbero p 



y\v I! Hi 



Osa. biol. etc. In Bull. Orto Boi. «te. p. 57, 1900. 



170 

Molta luce parrebbero gettare su la questione le osservazioni 
'idi' 1 1 1 i.m:i;i: wn I . K-h h:i osservato che alcuue specie di 0. 
xalis trimorfe, prima sterili perchè esistenti in l'orme isolate, ad 
un tratto cominciarono a inirtificare , ottenendosi poi dai semi 
raccolti piante appartenenti alle l'orme mancanti. 

Cosi VO. LloN-iei. che esisteva, come PO. cernila, Thunb., 

che ingrossavano un pò" e poi finivano col morire prima che a ves- 

me elle andò smarrito per lo seatto c<,n cui uscì dal suo involucro; 
finalmente nell'ottolire de] ISSI 1 ' Il ii.dkhijanu tu più fortunato a- 



Or per le fon 
-mia, Thunb. ,) 



Flora Aetnea. Voi. I 



Di fronte al Savigxv ed al YYillkomm e Lance, ai quali è 

per quel che abbiamo detti. . assai dubbiosi . stanno i moltissimi 
Autori che della capsula di O. co- inni tacciono completamente (il 
che significa che essi non l'hanno visto) e i non pochi altri che 
apertamente dichiarano di non averla potuto vedere. Per tutti val- 
ga il Parlatore il). Cosichè ne venne in ciascuno (anche perchè 
si riconobbe la natura trimorfa della speeie'i la convinzione della 
assoluta stcritità dell' O. veruna. Ed era cosi radicata e così forte 
questa convinzione che quando il Nicotra scoprì a Sassari quel- 
l'unica capsula, iic il XiiuTKA stesso né il Ruta seppero pensare 
ad una fecondazione autogama od omomorfa, ma soltanto alla pro- 
duzione di fiori cleistogami; anzi questa tu dapprincipio l'unica ra- 
gione per ammettere in O. cernita l'esistenza di tali fiori. Ma in 
seguito il Rippa (2) fece esperienze di fecondazione omomorfa con 
esito positivo in quanto che fra molte fecondazioni qualcuna riuscì 
fertile. Soltanto allora egli intuì la possibilità del fatto anche in 
natura ed emise quindi una seconda ipotesi per ispiegare l'origine 
della capsula del Nicotra, cioè la fecondazione della forma micro- 
Or la possibilità intuita dal Rippa ha piena rispondenza nella 
realtà. Difatti lungo le osservazioni da me fatte quest'anno su VO. 
cernua, ho avuto la grata sorpresa di scoprire come questa specie, 
nella forma microstila sotto la quale si è sempre presentata per 
tutto il bacino del Mediterraneo, eccetto negli ubimi tempi nei prati 
dell'Orto Botanico di Napoli, sia tutt'altro che sterile. Le sue ca- 
psule sono molto numerose, però è da dire che né tutte le piante 
né tutti gli scapi di una singola pianta, né in generale, tutti i 
fiori che compongono una cima, sono fertili; voglio dire che molte 
piante, almeno nell'istante in cui vengono osservate, si manifestano 
completamente sterili, in quanto che non si discopre in esse nes- 
sun frutto, e molte altre ancora presentano ombrelle le quali pos- 
siedono capsule più o meno numerose; non è raro però il caso che 
in un'ombrella si formi una sola capsula, come anche é abbastanza 
frequente il caso che tutti i fiori dell'ombrella siano stati seguiti 



173 

da altrettanti frutti. In altre parole, per darne un' idea più con- 
creta, la frequenza delle capsule è tale che in un'ora in un terreno 
coperto dall' 0. cernita se ne può raccogliere qualche centinaio per- 
fettamente mature, lasciando indietro le molte allegate, ma che per 
la maturazione devono ancora attendere. Però deve badarsi al pe- 
riodo di vegetazione in cui si fa la raccolta. Io rammento che per 
tutto gennaio, sebbene VO. cernua fosse abbastanza fiorita, non 
mi venne fatto di raccogliere nessuna capsula ; soltanto dentro la 
prima decade di febbraio mi fu possibile raccoglierne tre alla Real 
Favorita, di cui una sola con frutto già maturo ; in seguito ai pri- 
mi di Marzo ne raccolsi altre due nel nostro Orto Botanico ; nu- 
merosi divennero poi i frutti all'inizio della seconda quindicina 
di questo mese ; alla fine del mese la produzione delle capsule a- 
veva raggiunto un limite che poi in aprile non fu superato di 
molto. Or la precoce fioritura dell' 0. cernua, come abbiamo detto, 
e la tardiva produzione dei frutti, io credo sia stata in parte la 
causa, almeno negli ultimi tempi (1), per cui sino alle presenti 
mie osservazioni non si sia discoperta la capsula di questa specie, 
la quale anzi è stata ritenuta perfettamente sterile e propagantesi 
per via agamica. Dunque, ora possiamo dirlo senz'altro, la capsula 
del Nicotra non era che una delle tante capsule che la forma mi- 
crostila dell' 0. cernua produce così abbondantemente per autofe- 
condazione, cioè per fecondazione di fiori microstili con polline di 
fiori della stessa forma. Se non fosse stato per il preconcetto della 
sterilità dell' O. cernua, Thunb. il Nicotra sicuramente avrebbe 
completato le sue osservazioni su la capsula da lui rinvenuta e si 
sarebbe accorto che quella capsula non poteva provenire da un fiore 
cleistogamo. Difatti nel frutto di O. cernua, Thunb., eccetto i pe- 
tali, sono persistenti tutte le parti florali : i sepali, i due ordini 
di stami, gli stili ; cosicché si riconosce tosto la natura casmogama 
del fiore da cui esso proviene. Però io, che ho avuto agio di com- 
1 al proposito osservazioni più estese, ho potuto convincermi 
casmogama dei fiori da cui provenivano le capsule, 



...•ih 



della formazione delle 



possono seguirsi, 



La forma microstila dunque di O. cernila, Tiiuxh. non è ste- 
rile anche se isolata dalle altre due forme che completano la specie. 
In qualunque luogo (Real Favorita, Giardino Inglese, Orto Bota- 
nico, Giardino d'Acclimatazione) ne ho ricercato il frutto, l'ho ri- 
trovato e sempre coi medesimi caratteri. 

Come sopra dicevo, se si eccettuano i petali, tutte le parti 
che costituiscono il fiore, sono persistenti nel frutto di 0. cernita, 
Thunb. La capsula, isolata dal resto del frutto, ha forma oscura- 
mente pentagonale bruscamente restringentesi in alto dove s'inse- 

fìore, nella maturità del frutto si raddrizzano dando a questo l'ap- 
parenza di una lunghezza che non ha. La lunghezza media del 
frutto, dalla base dell'antico talamo del fiore alla estremità degli 
stili raddrizzati è di 7 mm.; frequenti sono lunghezze minori co- 
me anche lunghezze maggiori, financo di 11 mm. Il colore del 
frutto è verde, anche dopo venuto a secchezza; solo gli stili sono 
giallicci. La capsula e longitudinalmente deiscente e ì semi, ros- 
sicci, ricoperti di minutissimi bitorzoletti disposti in serie parallele 
che danno l'idea di successive creste ed avvallamenti, ne fuorescono 
con iscatto in virtù di un involucro che li riveste a guisa di arillo. 
Ma i semi sono scarsissimi anche nelle capsule più lunghe ; essi 
vanno da 1 a 3 ; in casi veramente rari se ne riscontrano 4 o 5 ; 
soltanto una volta ne ho contati 7 nella stessa capsula. Conseguenza 
in parte di questo scarso numero di semi è che la capsula non è 
mai perfettamente diritta. Difatti, poiché i semi alligano in così 
piccol numero e tutti da un medesimo lato della capsula, questa si 
accresce maggiorineute da tal lato, mentre dal lato opposto l'ac- 
crescimento si arresta o, comunque, è meno pronunciato ; ne viene 

crescimento è minore o nullo. Questo carattere è cosi generale che 
già, poco dopo caduta la corolla, si può prevedere quali dei fiori 
daranno luogo a frutto ; basta osservare l'ovario : se questo accenna 
ad incurvarsi, esso porterà ad una capsula. 

Giunti a questo punto e riconosciuto che V<>. ceni un, Tfirxi;. 
presenta un caso identico a lineili osservati dall']! ii,i>kì;k \xn. viri- 
di una specie polimorfa che pur è cessata di essere sterile in una 
delle sue forme sotto la quale si ò sempre presentata, ritorneremo 
alla questione che avevamo già posta, se, cioè, le due forme la 
mesostila e la longistila) scoperte dal Rippa non debbano la loro 



175 
origine ai semi prodotti dalla forma microstila dell' O. ceni uà , a- 
nalogamente ai casi osservati, come dicevamo , dall'HlLDERRAND, 
in cui una sola delle forme esistenti in un dato luogo , ha inte- 
grato la specie producendo per autofecondazione le forme mancanti. 
Questa ipotesi, per quanto spontanea essa nasca e confortata essa 
sembri da esempii precedenti, abbiamo noi ragione di escludere. 
Difatti , almeno venti anni fa il Sig. A. RlOCOBONO . Giardiniere 
nel nostro Orto, raccolse delle capsule- di 0. cenino, Thuxb. 
senza darvi importanza, e così fece per alcuni anni di seguito, 
anzi egli iscrisse i semi di questa specie nel Catalogo del semen- 
zaio dell' Orto. Egli ebbe a dichiararmi tutto ciò quando io per 
caso, trovandomi ad avere in mano un mucchietto di frutti dell' 0. 
cernila, glieli mostrai dicendogli in tono di scherzo se avesse vi- 
sto mai di quella roba. Egli però negli ultimi tempi ha tralasciato 
di far la raccolta delle capsule di 0. cernila, né possiede più dei 
semi precedentemente raccolti. Or il Signor Eiccobono, che io co- 
nosco per persona seriissiina, inerirà piena fede ; perciò possiamo 
esser certi che nell'Orto Botanico di Palermo PO. cernita, Thunb. 
fruttifica da un ventennio e più. Ma se dai semi cosi prodotti trag- 
gono origine le forme mancanti (la mesostila e la longistila) del- 
l' 0. cernila, come mai nel nostro Orto non si sono ancora esse 
presentate ? Dunque poiché per così lungo spazio di anni e dietro 
così abbondante produzione di semi, non sono ancora comparse nel 
nostro Orto la forma mesostila e longistila di 0. cernita, bisogna 
dire che questi semi non sono capaci di produrre le menzionate 
due forme. Esempio del resto non primo, poiché anche I'Hilde- 
brand ne ha citato qualche altro. Ed allora, per risolvere la que- 
stione, bisogna ricorrere ad un'altra ipotesi. 

Al proposito ricordiamo come dalla descrizione del EirrA ap- 
pare che la forma mesostila e longistila sono delle forme gracili 
rispetto alla brevistila. 

Ciò abbiamo potuto noi confermare avendo avuto occasione di 
esaminare anche esemplari delle due prime forme, cortesemente dal 
Rippa spediti , dietro richiesta , al nostro Orto , essendoci anche 
sembrato esser la longistila alla sua volta in certo modo meno 
robusta della mesostila. Ebbene noi diciamo che la Imo vistila 
ha prodotto la forma mesostila per un primo grado d' indebo- 
limento ; per un indebolimento più avanzato ne è derivata la 
longistila. Cotesta conclusione , nata dal considerare il diverso 
vigore delle tre forme e a cui fui costretto dalla necessità di esclu- 
comuni e meno difficili ad es- 



176 
seguito avvalorata dai fiori di O. cermia che raccolsi alla Favorita 
e che per un caso fortunato mi vennero sottomano. Ignorando la 
importanza dei fiori che io raccoglievo, non badai a raccogliere an- 
che }e piante; però dall'altezza e dalla grossezza degli scapi e dalla 
lunghezza e grandezza delle foglie, come dalla ricchezza in fiori 
di ciascuna cima, non mi resta dubbio che il corpo vegetativo di 
. j nel I. ■ piante non appartenesse alla torma brevisnia. his^raziata- 
mente io non potei tornare sul luogo che otto giorni dopo, e non 
trovai più nulla, perchè, essendo quello un coltivato a fave, si era 
fatta la sarchiatura ed il ludgo era ripulito. 

Or quei fiori, raccolti alla Favorita tutti dentro uno spazio di 
pochi metri quadrati, erano avvizziti (il grado di 
vario) prima che si fossero aperti , con 
dell'estivazione contorta ancora evidenti ; però presentavano le di- 
mensioni, varie esse pure, sotto le quali nel fiore ordinario non 
■ ancora sbocciato la brevistilia è idà dichiarata . anzi i piò grandi 
raggiungevano o quasi la misura di quelli aperti. Ebbene, aprendo 
ed osservando essi fiori, potei riconoscere che i più piccoli erano 
longistili, quelli di lunghezza mediocre erano mesostili e i più grandi 
ancora presentavano una terza forma (quarta rispetto alla previstila) 
nella quale il ciclo degli stami inferiori si trovava al medesimo li- 
vello degli stili (1). La corrispondenza tra le dimensioni dei fiori 
ed il morfismo sessuale eia cosi pertetto che io potevo prevedere 
il carattere del fiore prima di aprirlo t Or questi fiori in un punto 
della base deh talamo, interno alla corolla, presentavano una mac- 
chiolina giallo «cura clic penetrava nei tessuti. Sicuramente quella 
era la sede di un qualche fungo che indeboliva lo sviluppo del 
fiore e ne operava così la riversione della forma. Che poi del resto 

mostrava il fatto che i fiori non erano potuti giungere ad apertura 
e gli scapi un po' giallicci, onde è da supporre che il male avesse 
attaccato non soltanto i singoli fiori, ma l'intera pianta. Anche il 



(1) Si capisce di leggieri che tal morfismo sessuale non poteva 
presentare nei fiori in parola i rapporti precisi e regolari che nei 
fiori normali. Per es. in generale la longistilia era data , oltreché 
dalla lunghezza degli stili, dall'ovario clorotico e lungo più dell'or- 
dinario. Aggiungiamo che tutti i fiori mici-ostili normali dell'O. cer- 
nita passano, più o meno decisamente, nella cosidetta quarta forma 
nell'ultimo periodo del loro sviluppo, quando cioè sta per cadere la 
corolla. 



Prof. Mattei ebbe ad osservare i fiori in discorso, venendo e- 
gli pure alla supposizione che quella macchia fosse di natura fun- 
gàia. Intanto questo puuto, cioè della natura delle macchie, Don potè 

dove crescevano le O.ralis in questione. 

Allora io mi accinsi ad alcuni esperimenti per tentare di pro- 
vocare artificialmente (per via d'indebolimento, s'intende la river- 
sione della forma microstila nelle altre due. Cosi staccai dalle piante 
madri un mazzolino di scapi e li misi in acqua soltanto. I primi 
fiori , quelli cioè provenienti dai bottoni più grossi , sbocciarono 
senza offrire nulla di anormale nemmeno nella grandezza. In seguito 
ogni giorno sbocciarono nuovi fiori, ma a misura che piò piccoli 
erano i bottoni da cui provenivano, più piccoli erano anche i fiori. 

morfismo sessuale rimase sempre lo stesso. I bottoni poi più pie 
coli perirono prima di aprirsi. 

In una seconda esperienza, profittando del grande vigore della 
specie e della grande resistenza che essa offre al disseccamento, 
raccolsi altri scapi florali e li riposi all' ombra all'aria aperta ; in 
questa esperienza le cose procedettero come nella prima, eccetto 
che i bottoni , periti prima di giungere all' apertura , furono più 
numerosi. Più felice fui raccogliendo e mettendo all' ombra le in- 
tere piante; in questo caso i bottoni più gròssi si aprirono senz'al- 
tro di anormale che le minori dimensioni del fiore, ma dei bottoni 
l'in piccoli, che furono capaci di pervenire all'apertura, qualcuno 
si dimostro decisamente mesosrilo. Dopo questo prime prove pen- 
sai di operare sul fiore senza rimuovere la pianta dal suolo. Feci 
perciò un taglio sul talamo da un sol lato in piccoli bottoni, tali 
die la brevistilia non fosse ancora dichiarata; il taglio cicatrizzava 
ed i bottoni si ripiegavano dal lato della cicatrice., certamente ef- 
fetto di accrescimento ineguale nei due lati, in quello del taglio e 
nel suo opposto. I fiori che ne provennero, furono sempre più pic- 
coli dei normali, alcuni anzi molto più piccoli, e gli stami poi dal 
lato del taglio erano brevissimi, speriaìnmnro quelli del ciclo degli 
stami corti. Certamente il risultato qui non era «univoco potendosi 
riferire, oltre che all'indebolimento dovuto al taglio dei fasci che 
arrestò la libera circolazione della sostanza nutritìzia . anche alla 
ragione meccanica della pressione dovuta al ripiegamento del bot- 
tone e del fiore sul lato operato. Per evitare questa causa mecca 
nica io, invece che tagli unilaterali, operai due tagli simmetrici, 
ma il traumatismo era troppo violento per permettere lo sviluppo 
di fiori regolari. Allora ricorsi alle punture fatte sul talamo in cor- 



178 
rispondenza degli stami brevi. Cosi , interrompendo il fascio con- 
duttore, la sostanza nutritizia non poteva loro giungere che per la 
Via della diffusione tra cellula e cellula. In quest' ultimo modo di 
esperimentare mancò completamente il ripiegamento lamentato nella 
esperienza precedènte e gli stami brevi si presentarono più o meno 
•cita i filaménti orano cosi piccoli che le antere sem- 
Notevole che il filamento non presentò mai altra 
la minor lunghezza, segno questo che la puntura 
era sempre caduta sotto di esso; né le antere apparivano atrofiche 
rispetto a quelle degli stami normalmente sviluppati. Così potei ri- 
conoscere come una diminuzione di nutrimento . cioè una causa 
debilitante, abbia dato una forma che si potrebbe chiamare me- 
sostila. Sarebbe stato interessante procedere alla impollinazione dei 
fiori ordinarli col polline degli stami brevi così ridotti, per osser- 
vare se all'apparenza di mesostilia acquistata dai fiori operati cor- 
rispondesse l'efficacia della fecondazione, ma ciò allora io tralasciai 
di tare. Ad ogni modo, anche non dando altro valore ai miei e- 
sperimenti che quello di semplici tentativi e pur considerando co- 
me patologici i fiori mesostili e longistili rinvenuti alla Favorita, 

cede, che un indebolimento nella forma brevistila porti alla pro- 
duzione delle altre due forme. In natura ciò accadrà per cause pa- 
tologiche, come è stato pel caso dei fiori raccolti alla Real Favorita, 
ma accadrà anche per cause fisiologiche , perchè una riproduzione 
agamica prolungata arreca, come é assodato, lo spossamento della 
stirpe. Dunque l'improvviso insorgere delle altre due forme nel- 
l'Orto Botanico di Napoli si spiega per l'indebolimento più o me- 
uo pronunciato della forma brevistila , indebolimento indotto , se- 
condo noi , dalla prolungata propagazione vegetativa , più che da 
sfavorevoli condizioni 'li vita, ('ertamente, poiché il seme della for- 
ma microstila si dimostra, come abbiamo visto, incapace a produrre 
le forme mancanti, bisogna pensare che l'indebolimento agisca al- 
terando nel corpo vegetativo i rapporti delle forme latenti, perciò 
anche nel bulinilo: quindi, secondo noi, sono stati dei bulinili della 
forma microstila, modificati dall'indebolimento, che hanno dato le 
altre due forme. 






179 
eseguì esperi- 
a le tre forme, e questa anzi 
forma mesostila e longistila 
da lui scoperte fossero appunto le forme mancanti dell' 0. cernuti. 
Or le capsule della forma microstilu, di cui parla il Rippa, sono 
appunto quelle ottenute per fecondazione col polline di fiori longi- 
stili e mesostili, tanto che egli sin nelle sue ultime memorie insiste 
nel dire che \'<). cernita. Tihjnh. siasi cotanto propagata unica- 
mente col sussidio dei bulbilli. Per queste esperienze d'incrocio il 
RlPPA crede di potere affermare che la forma microstila abbia ca- 
rattere eminentemente maschile e la mesostila eminentemente fem- 
minile. Anche il Darwin (2) fa analoga distinzione per Lythrmn 
salicarìa e forse non a torto; ma in quanto all'O. cernila, pur 
considerando i risultati delle esperienze del Eippa, riteniamo che 
valga anche per essa quel che I'Hildebrand disse per le Oxalis 
trimorfe in generale, che cioè, « bei nàherer Beobachtung sehen 
wir, dass in jeder der 3 Formen zugleich mannliche und weibliche 
Organe gut ausgebildet sind. Wàre di kurzgrifnige Form màun- 
lich, so mussten die Narben verkiimmert sein, was durchaus nicht 
der Fall ist-ware anf der anderen Seite die langgrifflige Form nur 
weiblich, so miisste der Pollen schlecht uud wirkungslos sein, und 
auch hier entspricht der Sachverhalt nicht der Vermuthungen Lin- 
dley's und Zuccarini's (3). » Lixdley, come del resto scorgesi dal 
passo citato, contrariamente al Darwin per Lythrum salicarìa ed al 
Rippa per VO. cernua, credeva femminile la forma longistila delle 
'J.rali.s tri morie : Zro vnini credeva, oltracciò, che la forma il 



fosse neutra ! Quanto può talora lo spirito 






fi) Rippa G.. Osservazioni biologiche sulla 0. csrnua, Thunb. 
In Bollettino dell'Orto Botanico della R. Università di Napoli; 19C3 p.57. 
-Osservazioni biologiche su VOxalis cernua. In Bollettino dilla So- 
cietà di Naturalisti in Napoli, 1902, p. 230. 

(2) Darwin C, Le varie forme dei fiori etc. p. 112. 

(3) Hildebraxd F., Ueber den Trimorphismus der Bi 
Gattung OxaU*. In Monatabericht. der Akademie der Wissenschaften 



La prima varietà di 0. cernita, Thunb. che sia stata indicata 
é quella a fiore doppio e l'Autore che per primo la notò fu, a 
quanto io sappia, G. Tineo. La sua Synopsis appunto, nell' edi- 
zione del 1796, sotto l'indicazione, a stampa, della forma ordinaria 
di 0. pes-caprae ne porta un'altra manoscritta di 0. pes-caprae 
«flore pieno». Nell'edizione del 1802 il manoscritto è sostituito 
da un'indicazione a stampa. 

In seguito questa varietà si riscontra menzionata spesso dagli 
Autori e per luoghi anche lontani fra loro. Ma col tempo furono 
segnalate altre varietà : la Namaquana dall'HARVEY e Sonder (1), 
V etnea dal Tornabene (2), la maculata dal Rippa (3). I carat- 
teri che il Tornamene riferisce della sua varietà mostrano come 
essa non sia altro che VO. cernita che frequentissimamente si pre- 
senta sotto individui rimpiccioliti a causa forse della stazione. La 
varietà del Torna bene dunque, secondo noi, é una delle frequenti 
sviste di questo Autore. Della varietà da loro scoperta Harvey e 
i : smaller, stemless, leaflets ob- 
r-dotted , sub-pilose ; scapes 2-3 
flowered; pedicels glabrescont, — inch long; flowers smaller. 

Naturalmente noi, non avendo mezzo alcuno di controllare se 
la Namaquana sia o no una vera varietà dell' 0. cernita, Thunb., 
ci rimettiamo completamente ai due Autori che 1' hanno scoperta. 
La varietà del namaquana è una varietà locale, non essendosi mai 
altrove riscontrata oltre al luogo dove fu rinvenuta da Harvey e 
Sonder. 

Invece la varietà a fiore doppio è diffusissima, appunto ritro- 
vandosi (oltre che al Capo di Buona Speranza) per es. in Sicilia 
ed a Madera, già fuori del nostro bacino mediterraneo. 

Una grandissima rassomiglianza corre tra questa varietà e 
quella maculata scoperta a Napoli dal Eippa e così da lui chia- 
mata per avere l'apice dei sepali macchiato di un rosso scuro o 



(1) Harvey e Sonder, Flora capensis, 1859-60. 

(2) Tornabene F., Flora Aetnea Voi. I. p. 245. 

(3) Rippa 0-., Su di un probabile discendente dell' Oxalis cerniu 
Thunb. Nota preventiva. In Bollettino della Società di Naturalisti i 
Napoli, anno VIV, voi. XIV, p. 1, 1900, 1889. 

— Su di un Oxalis spontanea nell'Orto Botanico di Napoli. 76 
dem, anno XIX, voi. XIX p. 171, 1905. 



porporino. Infatti la parte basale in queste due varietà è identica, 
eccetto forse la grossezza degli scapi e dei picciuoli delle foglie che 
è maggiore iu <). o-nina vai'. H. pi. Foglie e scapi poi sono in- 
tensamente colorati in verde in entrambe le varietà ; le brattee fio- 
rali ed i sepali hanno gli apici colorati m rosso scuro, come in 
rosso scuro sono colorati i cuscinetti di articolazione delle foglioline 
le quali presentano le caratteristiche macchie rossicce. Inoltre si ha 
ancora rassomiglianza fra VO. maculata, Ripp. e la varietà a fiore 
doppia, nr! i ai ii ioniaiiza delle pelurie. Si aggiunga la colorazione 
rosso scura o vinosa abbondante nei petali esterni della varietà a 
fiore doppio, e ridotta a semplici vcuuzze iu quelli più interni, co- 
lorazione che trova perfetto riscontro nelle infiltrazioni vinose ben 
evidenti nei petali della varietà maculata del RlPPA. Insomma io 
tutto il corpo vegetativo, come fiuanco nella colorazione dei petali, 
delle due dette varietà corre, starei per dire, identità perfetta. U- 
nica differenza quindi, astraendo dalla maggiore robustezza della 
varietà a fiore doppio, è data dalla presenza in 0. maculata, Rippa, 
degli organi sessuali : stami e gineceo, che invece sono abortiti 
nell'altra varietà. E qui dirò che mentre il Rippa nella nota pre- 
ventiva I j. con la (pialo annunziava la forma da lui scoperta, o- 
pinava che essa fosse un discendente illegittimo dell' 0. «-rima, 

una specie a parte trimorfa e triplostaurogama. Ma noi, per tutto 
quanto abbiamo detto su la perfetta somiglianza cibila varietà a 
fiore doppio e dell'Ora//* del Rippa, crediam > che anche questa 
sia una varietà dell'0. cernita allo stesso titolo della plenifìora. 

Aggiungiamo che questa nostra convinzione trova appoggio in 
una forma da noi osservata nell'Orto Botanico di Palermo dove è 
coltivata col nome di 0. caiuwns o> e e he a prima giunta si scam- 
berebbe con VO. maculata del Rippa. Difatti, come quest"0./r<//.s. 
ha essa fiori mesostili e sepali macchiati di rosso all'apice, ma di 
un rosso più sbiadito. Però tolte queste somiglianze, pur considere- 
voli, vi sono tra le due forme, quella del Rippa e quella da me no- 
tata nel nostro Orto, tali differenze che, se non fosse per la ca- 



(1) Già 












(2Ì Già 


cit. 










(3) S'in 


tende 


che VO. 


eaueseex* . 


li cui qui 


parliamo ) 


da fare con 


VO. 


canescens 


Jacq. 







i colorazione dei sepali, quest'ultima Oxalis non richiame- 
rebbe affatto alla memoria l'O. maculata, Rippa. 

Anzitutto la colorazione verde degli scapi e delle foglie è in 
quest' Oxalis meno carica che in quella del Rippa, somigliando per 
questa parte la prima piuttosto alla forma microstila dell' 0. cernita 
a cui si avvicina anche per la colorazione delle radici e delle basi 
delle foglie e basi degli scapi. Inoltre i cuscinetti d'articolazione 
delle foglioline nell'Oca//* palermitana mancano della colorazione 
rossiccia, intensa invece nell'O. maculata, Rippa. Inquanto alla di- 
stribuzione ed alla quantità della pelurie V Oxalis da me notata ha 
perfetta somiglianza con la forma brevistila dell'O. cernita, con la 
quale concorda anche pel colore giallo puro dei petali, non incon- 
trandovisi che qualche volta una infiltrazione vinosa sfumatìssima, 
impercettibile. A tutto ciò si aggiunga che quell'unico carattere, 
oltre alla mesostilia, pel quale V Oxalis da me notata a Palermo, 
richiama tosto alla memoria PO. maculala del Rippa 
lorazione rossiccia dell'apice dei sepali, è anche abbastanza atte- 
nuato in quanto che, come abbiamo già osservato, questa colora- 
zione nella prima è molto sbiadita. 

Come vedesi, dunque, grandissima somiglianza corre 
maculata del Rippa e la varietà a fiore doppio ; grandiss 
corre tra la forma brevistila dell'O. cernita e la forma 
dall'apice rossiccio da me notata a Palermo; somiglianza (] 
lia e apice dei sepali colorati in rosso) corre infine tra quest'ultima 
Oxalis e YO. maculata .|rl K'iri'A. Kvvi . ilmiqiio un passaggio gra- 
duale tra tutte queste varie forme e parrebbe che la forma micro 
stila dell'O. cerami. Thunb. sia il primo termine di una serie chi 
va a finire nella varietà a fiore doppio attraverso 1' 0. maculati 
da me rinvenuta a Palermo (adesso si capisce perchè io chiam 
maculata quell' Oxalis che nel nostro Orto è stata sin' oggi colti 
vata col nome di 0. canescens) e VO. maculata del Rippa. Con 
ciò non intendo che l'O. cernila nelle sue variazioni individuali 
abbia compiuto realmente questo passaggio graduale, essendo molto 
probabilmente comparse le varietà l'una indipendèntemente dall'alti 
cosicché la gradazione che oggi si osserva più che darci la croi 
logia, per cosi dire, della comparsa delle tre varietà, serve soltanto 
a chiarire la natura delle forme che noi consideriamo come varietà 
dell'O. cernita, assicurandoci che esse sono realmente varietà, anche 
saltuarie, dell' Oxalis summentovata. E proprio in questo sta la 
massima importanza dell'O. maculata di Palermo, che colma la 
grande lacuna intercedente tra l'O. cernita e la varietà maculata 
del Rippa, simulando così 



183 
logenetica, mentre tale derivazione, secondo tutte le probabilità, 
non è che saltuaria. 

A proposito della colorazione rossiccia che così frequente s'in- 
contra nell'O. cernita (forme e varietà) io ho detto nel paragrafo 
riguardante la morfologia di questa specie, come tale colorazione, 
secondo il suo modo di distribuirsi e secondo l'intensità che essa 
assume, sia un carattere differenziale delle diverse forme e va- 
rietà (1). Quanto abbiamo detto qua e là dimostra appunto la verità 
di questo carattere differenziale ; per completare adesso quanto già 
è stato detto, osserveremo che le radici della forma mesostila e 
longistila sono, per l'intensità, identicamente colorate che quelle 
della forma microstila, ma le foglie e gli scapi colorati alla base 
in rosso vinoso sono più numerosi nella, forma mesostile che non 
nella brevistila, e nella longistila più numerosi che non nella me- 
sostila (nella longistila sfuggono alla colorazione vinosa forse sol- 
tanto le basi delle foglie più interne). Le radici poi e tutta la parte 
basale dell' 0. maculata di Palermo rassomigliano, e per l'esten- 
sione e per la debolezza del colore vinoso, alle corrispondenti parti 
della forma microstila dell' 0. cernita ;■ invece le medesime parti 
nell'O. maculata, Rippa e nella varietà a fiore doppio sono inten- 
samente colorate (radice e base di ciascuna foglia e di ciascuno 
scapo), specialmente nell'ultima. Anzi la colorazione vinosa della 
radice e parte basale è così caratteristica nella varietà a fiore doppio 
che se si pigliano tutte le altre forme (meno l'O. maculata del 
RlPPA), e questa varietà, nascondendo tutte le altre parti meno le 
l'asi. dulia seni}. lire ispezione di queste si riconosce subito la va- 
rietà a fiore doppio. Difficile invece riesce riconoscerla per tal modo 
dall' O. maculata del Rippa per la somiglianza di colorazione che 
abbiamo detto, non sempre sovvenendo la differenza di diametro 
che già sappiamo, dei picciuoli e degli scapi. 

Possiamo così riassumere il vario "modo di distribuirsi di tale 
colorazione rosso vinosa nelle forme e varietà di 0. cernila. 

Fonna »i /erottila : radice principale bianchiccia, verso l'estre- 
mo superiore, talora colorazione vinosa us- 



(1) Questa colorazione rosso vinosa o rosso porporina che voglia 
si, è frequente nella famiglia delle Oxalidacee ; in alcune specie 

acquista una intensità ed una estensione straordinaria, come in 
tropaeoloidts e O. lasiandra. 



sai sbiadita, poche foglie e pochi scapi 
presentanti alla loro base una debole co- 
lorazione vinosa; cuscinetti d'articolazione 
delle foglioline rossicci; foglioline con mac- 
• chioline rossicce informi sparse qua e là. 



ticolazione delle foglioline come sopra ; fo- 
glioline prive di macchie rossicce, eccetto 
alla base dove esse formano come un trian- 
golo col vertice in alto. 

Forma macrostila : radice come sopra ; foglie e scapi colorati 
alla base ancor più numerosi ; cuscinetti 
di articolazione delle foglioline come sopra ; 
foglioline come sopra per la forma meso- 



crostila; cuscinetti di 


articolazione non 


rossicci,' foglioline senza 


, macchio rossicce; 


apice dei sepali in rosse 


) mattone sbiadito. 


RlPPA: radice rossiccia, 1 


e basi delle foglie 


e degli scapi tutti color 


ate in rosso vinoso 


intenso ; cuscinetti d'articolazione lo stesso; 


macchie su le foglioline 


, apice dei sepali 


in rosso scuro ; petali e 


on infiltrazioni vi- 


nose. 




> ; Radice, basi delle foglie e degli scapi, 


come sopra, ma più int 


etamente ; cusci- 


netti d'articolazione rosi 


no scuro, foglioline 


con macchie rossicce scu 


re piuttosto ampie. 


apice dei sepali in rossi 


o scuro ; petali e- 


sterni con ampie strisc 


e rosso vinose o 


rosso porporine e scure. 


petali interni con 


iiitilt la/icui vinose più e 


> meno forti, più o 


meno ampie. 





Conclusioni. 

1° Possiamo bea dire che, tra le piante trimorfe, quello del- 
l' O. cernita, Thunb. è un caso classico. 

Come già sappiamo, il Savigny è l'unico degli antichi Anturi 
che abbia fatto menzione della capsula di 0. cernita; però abbiamo 
accennato al dubbio che egli avesse visto delle capsule ottenute per 
incrocio o che avesse indicato come capsula l'ovario persistente per 
alquanto tempo anche dopo la caduta dei petali. Tutto ciò sem- 
brerà più verosimile ove si pensi che dopo il Savignv nessuno dei 
numerosi Autori, anche coscienziosi, che ebbero occasione di par- 
lare dell' 0. cernita, accennò mai alla capsula, anzi ve ne sono pa- 
recchi che espressamente dicono di non aver potuto trovarla (1). 
Onde non temiamo di affermare che YO. cernita, Thunb. sia stata 
realmente sterile sino agli ultimi anni, conformemente del resto alla 
natura trimorfa della specie ed al comportamento di altre consorelle. 
Ma un caso classico, come dicevamo, resterà quello dell' O. cernila 
perchè è stata la specie che più a lungo ha conservato quell'equi- 
libri" interno pel quale una forma isolata di una specie polimorfa 
persiste nelP inefficacia della fecondazione autogama. Esempio 
perciò tanto più splendido per dimostrare la potente azione rever- 
siva che l'isolamento esercita su le specie polimorfe. Su questo 
punto però adesso non vogliamo addentrarci perchè speriamo di 
raccogliere altro materiale per potere esprimere, anche col sussidio 
di quanto sin'oggi si è appreso sull'argomento, alcune nostre con- 
siderazioni generali sul polimorfismo. 

2° L'O. cernita, Thunb, non produce fiori cleistogami. 

3° L'O. maculata del Rippa non é una specie distinta, ma 
una varietà dell' 0. cernila. Thunis. m< -Ito prossima a quella a fiore 
doppio. 

4° Negli ultimi tempi YO. cernita, Thunb. ha acquistato un 
nuovo e potente mezzo di diffusione, cioè quello per semi. 

Dott. Francesco Rappa 



il) Veramente vi darebbe il Tornabenu che ha desi-riti 

avesse giocato di fantasia; Willkomm e Lance poi , per 
dicono della capsula, appartengono al nostro tempo (1880). 



Rassegna della stampa coloniale agraria. 



Boschi e piante legnose dell'Eritrea (1). -Il Prof. Adriano 
Fiori fu nel 1900 in Eritrea, per incarico del Ministero degli Af- 
fari Esteri, visitando a lungo tutta la Colonia, con l'obiettivo prin- 
cipale di riconoscerne le reali condizioni dal punto di vista bota- 
nico forestale. Ora pubblica, in grosso volume, la relazione dei ri- 
sultati ottenuti in inetta esplorazione, risultati non solo di interesse 
scientifico, ma ancora <ii renio utilità pratica. 

Colonia Eritrea, esaminando quali furono le cause che condussero 
al diboscamento della regione , e quali cause si opposero e si op- 
pongono alla naturale riproduzione degli 
del diboscamento furono le operazioni gue 
pace, il bisogno di cercare aree nuove e ; 

alla naturalo riproduzione degli alberi va considerato anzitutto i 

richiedente lunghi periodi di riposo, per cui vengono successiva 
mente poste a coltura nuove superfici : a tal fine se ne ottiene i 



alberi. Le o 


ause prime 


srresche , e , 


ritornata la 


sempre più esi 


besedamet- 


apposero e si 


oppongono 



i i, .-., ,;..!..], •.. nrnidiando tutta la vegetazione che vi cresce, ed 
appunto così furono distrutti i migliori boschi della Colonia. Un 'al- 
l'allevamento brado del bestiame : gli indigeni, considerando il be- 
stiame come la loro maggiore ricchezza, fauno il possibile per au- 
mentarne la quantità, ma poi nulla tentano per aumentare la pro- 
duzione foraggiera. Ne deriva che le erbe sono divorate prima che 
abbiano potuto sviluppare fiori e frutti, si che la vegetazione er- 
bacea isterilisce, mentre le acque, colà violentissime, compiono l'o- 
pera di distruzione, asportando il terreno, denudando le roccie. Ma, 
venuta meno la vegetazione erbacea, il bestiame si rivolge a quella 
arborescente: i giovani alberi sono unii ilari, le piccole piante bo- 
schive strappate e distrutte : a compiere la rovina i pastori abbat- 
tono, nei periodi di siccità, tutti gli alberi verdeggianti che incon- 
trano, per dare agio al bestiame di pascolarne le foglie ed 1 teneri 
rami. Anche la necessità di avere legname si aggiunge alle cause 
predette : dapprima se ne fece gran consumo per la costruzione 
dei presidii militari mobili, ed anche ora molto se ne richiede per 
la costruzione delle case a tipo abissino. Parimenti enorme è il 
consumo richiesto per il funzionamento delle caldaie a vapore, u- 
sate in alcune industrie, come per le miniere aurifere o per le of- 
ficine elettriche, e delle fornaci da mattoni e da calci. 

Il Fiori passa quindi a trattare dei provvedimenti da adot- 
tarsi per una efficacie tutela dei boschi, rilevando come quelli ora 
in vigore sono insufficienti, sia perchè tardivamente escogitati ed 
applicati, sia perchè manca il personale tecnicamente adatto a farli 
eseguire. Egli quindi insiste sulle seguenti proposte : 

stale, con Sede in Asmara, ed alla dipendenza diretta del Gover- 
natore, affidato a persona competente ed attiva. 

forestali, parte bianche e parte indigene. 

3.° — Impianto di vivai forestali, capaci di fornire 
tutte le piantine necessarie per i lavori di rimboschimenti da ini- 

4.° — Rimboschimenti in tutte le località adatte, usando 
la anche quelle essenze esotiche che 
qualche piantagione attorno agli 



di Acacia d'Australia 

5.° — lìn-pianto di parchi ad uso d'arboreto e pian- . 
tagioni d'alberi presso gli abitati. Questi, oltre che per il comodo 
e l'estetica dei villaggi, avrebbero ancora valore esperimentale per 
1' acclimatazione delle essenze esotiche , allo scopo di moltiplicare 
dappoi nei vivai quelle solo che presentassero affidamento di mi- 
gliore riuscita. Gli inglesi nelle loro colonie vanno piantando al- 
beri ovunque ed in tutti i modi, mentre in Eritrea ben poco si e 
fatto in proposito : tuttavia qua e là si notano promettenti esem- 
plarf di Parkinsonia aculeata, di Poinciana reyia. di .iacaranda. 
di Pithecolobium dulce , e di altre essenze , le quali tutte dimo- 
strano come molte specie esotiche potrebbero prosperare in Colonia. 

Infine l'Autore tratta della designazione e delimitazione dei 
boschi da dichiararsi riservati con divieto di pascolo, e delle aree 
parimenti da vincolare, perchè adatte a rimboschirsi : speciale ri- 
guardo dovrà usarsi nell' accordare ulteriori concessioni agrarie, 
massime per colture cotoniere, allo scopo di impedire la distruzione 
delle boscaglie che tuttora vi persistono. Cosi pure si dovrà op- 
porre un divieto assoluto all'impianto di nuove caldaie, alimentate 
con legna, curando anzi, con facilitazioni di trasporto, la sostitu- 
zione del petrolio o del carbon fossile alla legna, in quelle già e- 

Nella seconda parte di quest'opera il Fiori tratta dei caratteri 
che presenta la vegetazione arborescente dell'Eritrea. Dopo averci 
fatto assistere, in modo mirabile e smagliante, alla successione dei 
paesaggi botanici che si incontrano, procedendo dalle infuocate ed 
aride spiaggie del Mar Rosso, fino alle regioni più interne della 
Colonia, ricche di lussureggiante vegetazione, viene a trattare mi- 
nutamente delle zone climatiche e delle zone di vegetazione della 
Eritrea, corredando di molti dati statistici tale importante studio. 
Sono brevi ma sufficienti nozioni fitogeografiche, opportunissime a 
prospettare una figurazione chiara ed esatta delle diverse zone ve- 
getali della Colonia, come pure dei tipi di piante arboree che vi 
sono caratteristici, ed atte a fornire utili indicazioni intorno alle 
specie ed alle associazioni vegetali, delle quali riuscirà opportuno 



promuovere lo sviluppo. L' Autore riconosce celi' Eritrea quattro 

1.°— Zona del Samhar e del Bassopiano sudanico, 
dal mare fino a 600 metri di altitudine, comprendente la sottozona 
marittima, quella della Dankalia interna, quella del Bassopiano o- 
rientale od Eritreo, e quella del Bassopiano occidentale o Sudanico. 

2.°— Zona della Quolla, da 000 a 1700 metri di alti- 

tree, e quella delle Pendici occidentali o Sudaniche. 

3.» -Zona della Voina-Degà, da 1700 a 2400 metri 
di altitudine, comprendente la sottozona marginale dell' Altipiano, 
e quella dell'Altipiano propriamente detto. 

4.° — Zona della Degà, da 2400 a 3700 metri di altitu- 
dine : quest'ultima è appena accennata nell'Eritrea e con caratteri 
di transizione. 

Per ognuna di queste zone e sottozone il Fiori tratta a lungo 
delle principali piante legnose che vi crescono e degli adattamenti 
biologici che presentano , procedendo da ultimo ad interessanti 
confronti fra la flora dell'Eritrea e quella delle finitime regioni bo- 
taniche, dai quali emerge che nell'Eritrea confluiscono le flore di 
due provincie o dominii di vegetazione , cioè quello Abissinico e 
quello Sudanico. Tuttavia la prevalenza è del dominio Abissini»), 
essendo il maggior numero delle specie di tale regione limitato alla 
zona che include l'Abissinia, l'Eritrea, e la vicina costa Arabica, 
né oltrepassando tali confini. 

Nella terza parte dell'opera il Fiori ci presenta il Catalogo 
delle Piante legnose dell'Eritrea: ma non è un semplice elenco. 
bensì sono aggiunte chiarissime diagnosi, accompagnate da brevi 
ma sufficienti notizie storiche e fitogeograficbe : nitide illustrazioni 



parte maggiore dell'opera, si presentii tosto di sommo vantaggio, 
tanto a chi perlustri, come raccoglitore e naturalista, quelle regioni, 
che rappresentano ancora un ricco campo di ricerche, quanto al- 
l'agricoltore ed al tecnico, che limitano la loro attenzione partico- 
larmente a quelle specie che offrono possibilità di pratiche appli- 
cazioni, e che fra le specie legnose Eritree si annoverano in così 
gran numero. Non possiamo approfondire dettagliatamente l'esame 
di questa ultima parte, solo aggiungeremo qualche dato in proposito, 
che ci permetterà di meglio rilevare le principali caratteristiche 



della Flora Eritrea. Premettiamo che questo Catalogo contempla 
solo le piante legnose, ma l'aggiunta di quelle erbacee non può di 
molto cambiare le relative conclusioni : in esso sono annoverate 84 
famiglie, comprendenti complessivamente 245 generi e 477 specie. 
Le famiglie più numerose sono : Leguminose con 72 specie, Acan- 
tacee con 29 specie, Euforbiacee con 24 specie, Labiate, Solanacee, 
Malvacee e Capparidee con 17 specie ognuna, Gigliacee con K> 
specie ; tutte le altre ne hanno un numero minore. I generi più 
ricchi di specie sono: Acacia con 18 specie, Solamim con 15 spe- 
cie. Ciss/ts e lìarli'ria con 11 specie ognuno, Ficus ed Euphorbia 
con 10 specie ognuno, Grewia con 9 specie, Aloe e Lorau/hus con 
8 specie ognuno, Commiphora, Ilib/'scus. Combretum con 7 specie 
ognuno : tutti gli altri ne hanno un numero minore. Le principali 
specie endemiche dell" Eritrea sono le seguenti : Oxyteuauthera 
Hor-ii. Mattkì. ììijjiÌKi, ,,( dai/kaliensis, Beco., Hyphann nodu- 
laria, Becc, Aloe puberula, Berger, Aloe percrassa, Tod., Aloe 
man-ora rpa. Top.. Alor S.-horUrrl. Schwf., Lorant/uts Stomi/'. 
MATTEI, Arcei/tobitim Ju niptri-procerae, Chiovend., (J-yrorarpus 
■ i 'hiovknd.. Mtttrtia Lanzae. Fiori, Rhynchosia Eri/ 
thraeae, Schwf.. Commi/mora samltarnisis. Schwf.. Euphorbia 
2%*, Schwf., Euphorbia triacantha, Ehrenil, Euphorbia iti festa, 
Pax., Pistacia falcata, Becc., Pappia Radlkoferi, Schwf., Rha- 
mnus De/lenii. Schwf.. I/ibisrus trranmensis, Pax., Melhania 

num bogoseust. Bkm .. (ordia Zrdambar, Martell., Heliotro- 

liata, Fiori, Crosmndm Johann inae, Fiori, Harleria Steudneri, 
Clark, Rhinacanthus Chioveudae. Fiori. Plectronia bogosensis, 
Martell., Paretta kn-n>n>?is. Bk< < . Notiamo tuttavia che questo 
numero eli endemismi sarebbe di molto aumentato qualora fossero 
considerate come entità specificamente distinte molte forme, che il 
Fiori ha ritenuto per varietà locali di specie ad area più estesa. 
Inoltre si potrebbero considerare pure come endemiche molte specie 
che non furono enumerate come tali, solo perchè escono alquanto 
dai confini politici nella nostra Colonia, penetrando qualche poco 
in Abissinia. In tal modo il numero degli endemismi Eritrei ver- 
rebbe agevolmente almeno quintuplicato. 

Sappiamo poi che è pensiero del Fiori di estendere le sue in- 



enologica della Flora Eri 



La Flora della Libia (1). — La recente conquista della Libia 
per opera dell'Italia ha richiamata l'attenzione dei botanici e degli 
agricoltori sulle attuali conoscenze floristiche delle regioni aperte 
alla nostra colonizzazione. Ciò tanto per il desiderio di conoscere 
quali sono le produzioni naturali di quei paesi e l'utilizzazione che 
se ne potrebbe ritrarre, quanto per potere, dalla conoscenza della 
flora indigena, ritrarre norme atte a stabilire quali potranno essere 
le colture che più vi si adattano. 

Benché la Libia sia rimasta fin qui quasi totalmente chiusa 
all'espansione colonizzatrice e civilizzatrice dei popoli civili, tuttavia 
le conoscenze che abbiamo della sua flora sono più complete di 
quello che potrebbesi supporre. Diversi peregrinatori che vi pene- 
trarono, riportarono, a diverse riprese, ricche raccolte di piante, 
le quali furono illustrate da distinti specialisti. Cosi si ebbero le 
raccolte del Della Cella, pubblicate dal Viviani, quelle del Da- 

di farne importanti pubblicazioni, quelle del Rohlfs e dello Sch- 
welvfcrth, illustrate dall' Ascherson ed altre parecchie. Però le 
raccolte più complete furono quelle riportate dal Taubert, che di- 
morò a lungo in Tripolitania ed in Cirenaica, per incarico del 
Barbe y. Queste ultime raccolte specialmente furono utilizzate da 
Durakd e da Barratte nella compilazione del loro Flora* Li- 
bycae Prodromus, che può considerarsi fin qui l'opera floristica 
più completa concernente la Libia, e che necessariamente dovrà 
essere consultata da chiunque desidera farsi un concetto esatic della 
flora di detta regione. Appunto da tale opera ricavimi!- i - pienti 



rn. et Barratte G., Flora* Libycae Prodromus .m 
des plantes de Tri poli tai ne. Genève, Romet, 1910. 



192 

itici, utilizzando ancora un importante studio, testé pub- 
blicate dal Prof. BorzI (1) sullo stesso argomento. Ci limitiamo 
però alle sole fanerogame, essendo le nostre conoscenze relative 
alla flora crittogamica della Libia ancora troppo incomplete: esclu- 
diamo pure da questo studio la flora del Fezzan e quella della Mar- 
marica, che meno ci interessano, mentre esamineremo separatamente 
la flora della Tripolitania e quella della Cirenaica, che presentano 
sufficenti diversità per giustificare il doversi ritenere distinte. 

Nella Tripolitania propriamente detta furono tìn qui riscontrate 
U2H specie vegetali, con 331 generi, appartenenti a 70 famiglie. 
Le famiglie meglio rappresentate sono : Composte con 80 specie, 

laminila ne presenta un numero minore. Riguardo alla loro distri- 
buzione, di queste 623 specie sole 12 sono endemiche della Tri- 
politania, mentre ben 374 si trovano anche in Italia. Le specie 
endemiche sono : Silenti artir alata. S. cryptantha, Paronychia 
tripolitana, l'ita ronfimi 1,'nlil fsiaints. llelosciatliiun radiatimi. 
Perralderia (■Jaramantinn. Antlttmis tjlareosa. Phelypaea compacta, 
Anabasi* gracilis. Iris syrtìcti. M/israri stenanilnim. Vulpia Le- 
tournen.rii. 

Nella Cirenaica poi furono fio qui riscontrate 813 specie ve- 
getali, con 368 generi, appartenenti ad 84 famiglie. Le famiglie 
meglio rappresentate sono : Graminacee con 85 specie, Leguminose 
con 80 specie, Composte con 72 specie. Ogni altra famiglia ne pre- 
senta un numero minore. Per la loro distribuzione, di queste 813 
specie ben 50 sono endemiche della Cirenaica, mentre 532 si tro- 
vano anche in Italia. Le specie endemiche sono : Hypecoum aequi- 
lohiim, DiphUt.ris ri/re mi ira. Si napis rip;-naira. ILsrda odorata. 
IL Petrocichiana. Viola scorpiuroidcs, I'. ,u tr.nirica, Polygala 
Asrbersoniana. l'unirà, I tavtieana. T. rijn-naira. Xilene cyrenaica, 
l'tdrpìiium Barbeyanum. Hypericum Deeaisrieanum. Rhamnus 
Hlji/ru. ' hionis ri/minira, 'hi. calycina. Astragali/* Taiibertian n ni . 
Astr. ri/reiiairi/s. Sudimi bracteat u ni . t'iti/ rantbos dm tidatus. 



,1 Bonzi A.. Dati statistici riassuntivi - 
in confronto a quella Siciliana. Pubblicazioni 
Affari Esteri. Roma 1912. 



Athamanta Della- Cella»'. Tliapsia Silplii >nn. lùrida marmarica . 
Asperula cyrmaica. Antìimiis Tanberti. Aitili, cyrenaica. Sem-cio 
cyrenaicus, Echinopus cyrmaicu*. Lachica llaimanniana. Cu- 
ciameli Rohlfs ianum, Onosma cyrenaica. Linaria any usti folio. 
Eu frogia Vicianii. Orobanche desertorum. Or. cyrenaica, Micro 
merla conferta, Nepeta Viviana, Stachys rosea, Teucri ani lìar- 
hryainun. T. Davaeanum, Statiee cyrenaica, Plantago cyrenaica. 
l'i. crassi}»'*, l'olyr/ouam induratimi. < 'rcliis cyn -naica . <>rnitlio- 
yalum Barba-caprae , Allium Ruhmerianum, Romulea cyrmaica. 
Cynosurus junceus, Poa cyrenaica. 

Da uno sguardo complessivo poi alla flora indigena della Libia, 
emerge che le condizioni di vegetazione della Tripolitania e della 
Cirenaica sono assai somiglianti a quelle dell'Italia meridionale e 
specialmente della Sicilia. Però la Tripolitania propriamente detta. 
tnfii enzata dalla vicinanza dei deserti Libico e Sabarico, comprende 
tipi prevalentemente xerofili e scarseggia di esseuze boschive : la 
Cirenaica invece, maggiormente influenzata dalla vicinanza del Me- 
diterraneo, scarseggia di tipi xerofili, mentre abbonda di essenze 
boschive. Ne deriva che la Cirenaica olire una vegetazione mag- 
giormente affine alla nostra di quella della Tripolitania, e possiamo 
da questo dedurre che le nostre colture potranno adattarsi bene ;v\ 
entrambe le regioni, ma troverauno condizioni più propizie per il 



La flora delle arene marittime in rapporti» ;il rìus;ihlanieiii«. 
e rimboschimento «Ielle dime (1).— Un esperto cultore dell'agraria 
coloniale fu il Dottor Pehr Olsson-Seffer: egli, svedese di na 
scita, dopo avere viaggiato a lnu^o, a scopo di istruzione, per molti 
paesi tropicali, fini per ist 
gendo importanti piantagic 



tarine Coast. The Sand Strand Flora 
or' Augustana College. Rock Island 1! 



194 

rivoluzionarli, mentre | »su-ì ti < -niricii t"f recavasi in ferrovia a visitare 
le proprie coltine. Fra i moiri lavori di botanica e di pratica co- 
loniale che FOlsson-Seffer ha pubblicato, imo. torse l'ultimo, ci 
interessa in modo particolare, perchè tratta della flora delle arene 
marittime e conseguentemente delle colture e dei rimboschimenti 
delle medesime, massime in rapporto alla fissazione delle dune. 

Nella prima parte l'Autore tratta della genesi e dello sviluppo 
delle formazioni arenose lungo le coste, (noè delle spiaggie arenose, 
delle dune propriamente dette e dei campi arenosi situati in vici- 
nanza delle stesse costo, rilevando da ultimo i piali sono le condi- 
zioni di vita che trovano colà le piante. Nella seconda parte l'Au- 
tore simlia separatamente e minutamente le prir 

dal lato della vegetazione, delle formazioni arenose marittime delle 
principali regioni del globo. Vengono successivamente illustrate le 
coste del Mar Baltico, le spiaggie del Golfo di Finlandia, le Isole 
del Baltico, le coste occidentali della Russia, le coste settentrionali 
• lolla (ormaiLia. j.. coste meridionali della Svezia, le coste occiden- 
tali della Danimarca nel Mare del Nord, le dune arenose dell'O- 
landa, la Scozia, le coste europee dell" Atlantico, presso Plymouth 
in Inghilterra, e le coste occidentali della Francia, le formazioni 
arenose delle eoste occidentali d'Australia, le dune dell'Australia 
meridionale, le spiaggie arenose presso Sydney, le arene mobili del 
Queensland. la Nuova Zelanda, le Isole Hawai. le coste dell'O- 
ceano Pacifico nell'America settentrionale, la Baja di Monterey. 
il Sud della California, il Messico e l'America centrale, le coste 
occidentali di Chiapas, le, formazioni arenose di Vera Cruz etc. 
Bellissime illustrazioni, riprodotte da fotografie, ci presentano l'a- 
spetto delle diverse dune o formazioni marittime di cui l'Autore 
va trattando, e dei diversi tentativi fatti per rissarle, con Pinus, 
con Ammophilct e con altre piante appropriate. 

Infine I'Oisson-Seffer da un elenco abbastanza completo delle 
principali specie tamo-o-ami. he che concorrono a formare la vege- 
tazione delle coste marittime. Siccome per la maggior parte queste 
piante presentano caratteri particolari di adattamento e 
che le rendono atte a vivere nelle dune, a fissarle, e ad inizi 
il rimboschimento, or. diamo utile riportare l'elenco di quelle 
riteniamo pia appropriate per le nostre regioni : ciò è di gr 
interesse non solo considerando l'enorme sviluppo di coste m 



time che presenta l'Italia e la loro improduttività, ma ancora l'e- 
stensione di nuove coste, occupate da dune, che abbiamo aggiunto 
con l'annessione della Tripolitania e della Cirenaica. 

Della famiglia delle Ranuucolacee non troviamo alcuna specie 
utilizzabile sotto questo aspetto. Delle Dilleniacee sono citate tre 
specie del genere Candollea, cioè C. glaberrima, Stkud., C. Hue- 
gelii, Endl. e C. pedini culata, R. Br. ? tutte delle formazioni a- 
renarie dell'Australia : della stessa famiglia si h&.\mreV II ibbertia 
grossularie folla, Salisi?, parimenti dell'Australia : sono tutti ar- 
busti o frutici ma difficilmente potrebbero attecchire anche da noi. 
Parecchie sono le Crocifere marittime, ma nessuna ci sembra adatta 
al nostro scopo, così pur dicasi delle Violacee. Delle Pittosporacee 

sifolium. A. Cunn. ed il Pittosporum umbellata m. Baxks. et Sol. 
dell'Australia, di Tasmania e della Nuova Zelanda, arbusti utiliz- 
zabili anche da noi. Delle Frankeniacee, alcune specie suffrutescenti, 
possono pure servire allo stesso scopo, sopratutto la FrcmJ^rua 
grandiflora, C. et S. di California e del Messico. Specie poco im- 
portanti a tale riguardo sono quelle marittime appartenenti alle 
Cariofillee, alle Portulacee, alle Tigliacee, alle Linacee ed alle Zi- 
gofillacee. Forse qualche valore può avere la Correa alba. Andr. 
piccolo frutice dell'Australia meridionale, spettante alla famiglia 
delle Rutacee. Alle Ramnacee appartiene il Ceanoihut thyrsiflarvs, 
Es«>n\ arbusto di California, e la Discaria To untatoti, Raoul, 



Alle Anacardiacee poi appartiene il Corgnocarpus larr/gatus, FoRST. 
pure della zona costiera della Nuova Zelanda, il quale ha già dato 
buona prova di perfetta resistenza in Sicilia. Molte sono le Legu- 
minose che crescono nelle arene marittime : fra quelle di maggior 
valore troviamo diverse specie di Acacia, e principalmente Ac. re- 
tinodes, Schleoht, Ac. salicimt. Lindi... Ac. pycnantha, Be.vtil. 
tutte dell'Australia, resistenti pure da noi. Altre Leguminose, fru- 

nìnyhamii, R, Br dell Austral . (iastrolohium ^inosum. Bknth. 

diterranea, Lupinus arboreti*. Slms. di (California. Oxykòium cal- 
Ustachys, Bexth. ed Q.r. retieiilatum. Mkissx. entrambi dell'Au- 
stralia, Ulex europaeus, L. della Regione Mediterranea e qualche 
altro. Poche sono le Rosacee marittime di qualche importanza : 



196 
più di tutte interessa VAdenostoma fasci tulatum, H. et A., ar- 
busto sempreverde caratteristico delle dune di California. Nessuna 
specie interessante trovasi appartenente alle Crassulacee né alle 
Haloragee ; fra le Rhizoforacee abbiamo la Rhizophora mangle, L. 
albero trampoliere, frequente in tutte le coste tropicali, ma non 
abattabile alle nostre regioni. Parecchie invece sono le Mirtacee 
marittime che potrebbero pure essere utilizzate in Sicilia : fra 
queste possiamo citare la Ovlythrix aurea. Lindl., la Kunziti }><> 
mtfera, F. Muell., i Leptospermum laevigatum, F. Muell., 
L. scoparium , Forst. e L. myrtifolium, Sieb., le Melaleuca 
parviflora, Reich. e M. ericifolia , Smith, etc. tutte Mir- 
tacee dell' Australia : aggiungasi la Metrosideros tomentosa, A. 
Rich. della Nuova Zelanda : quasi tutte queste specie sono 
resistenti anche in Sicilia. Nessuna specie di qualche valore per 
lo scopo che ci occupa , trovasi nelle famiglie delle Onagrariacee, 
delle Aizoacee, delle Ombrellifere, salvo forse V Angelica rosaefolia, 
Hook., specie suffruticosa della Nuova Zelanda, appartenente ap- 
punto alle Ombrellifere. Più importante é il Psti/dojxit/a.r Lesso» ii. 
C. Koch. , piccolo albero della Nuova Zelanda , appartenente alle 
Araliacee. Fra le Rubiacee abbiamo due frutici , la Coprosma 
acerosa. A. Cunn. e la C. Baneri , Endl. entrambi della Nuova 
Zelanda. Le Valerianacee e le Campanulacee non presentano al- 
cuna specie utilizzabile, e poche le Composte, benché queste ultime 
comprendino numerose specie marittime. Forse potremo citare alcune 
Artémisiae . parecchi Aster e principalmente Ast. axillarU , 
J. Muell., Ast. glutinosus, Benth. , Ast. ramulosus, Benth., 
Ast. Salandri, Hook. dell'Australia e della Nuova Zelanda : ag- 
giungasi Baccharis pihilaris, D. C. arbusto di California, Calo- 
cephalus Brownii , F. Muell. arbusto dell' Australia , Cassinia 
fulvida , Hook, e C. retorta, A. Cunn, arbusti entrambi della 
Nuova Zelanda : forse ancora potremo includervi alcune specie d 1 
Corrtiimi/i/ri, e di Eriophyllum della California, e qualche altra. 
Delle Ericacee abbiamo la Cyathodes acerosa, R. Br. ed i Leu- 
copogon margarodes, R. Br. e L. Richei, R. Br. arbusti dell'Au- 
stralia. Poco importanti sono le Plumbaginacee, quantunque qualche 
specie di Statice forse potrebbe prestarsi a questo scopo, di nes- 
suna importanza poi sono le Primulacee. Delle Apocinee abbiamo 
VAly.ria buxifolia, R. Br., piccolo frutice dell'Australia. Nessuna 
specie utilizzabile trovasi inclusa nelle Loganiacee, Genzianacee, 



Mi'"iilla.iN\ IV,rr;tinn;ir.M.. Delle ( '.nivnivulacee forse potrebbe pre- 
starsi Vlponwea Pes-caprae, Roth. frequente nelle regioni tropi- 
cali, stante i suoi stoloni lunghi lino 40 metri, ma sembra non 
resista al clima mediterraneo. Poco importante pure èia Nicoziana 
,/lat/ca. Graham., Solanacea dell "Argentina, naturalizzatasi lungo 
le coste dell'Australia, e segnalata anche per quelle della Tripoli- 
tania. Nessuna Scrotuhiriacea ha interesse a questo proposito. Delle 
Verbenacee abbiamo V Aricem/ia officinali*. L. comune in tutte 

tri folla. L. puro frequente in Asia ed in Australia: aggiungiamo 
la Vitex litorali*. A. Cuxx. della Nuova Zelanda, non elencata da 
Olssox-Seffer, che ha mostrato una perfetta resistenza in Sicilia. 
Importantissime poi sono le Mioporinee. specialmente Myoporum 
viscosum. Et. Br,, M. serratimi, R. Br. e M. laetum, Forst., 
dell'Australia, -li Tasmania e della Nuova Zelanda, i quali già 
hanno dato buona prova nei rimboschimenti littoranei della Sicilia. 
Della Labiate indichiamo solo la Westringia rosmarini formis, Sm. 
piccolo frutice dell'Australia. Nessuna specie di Plantaginacee né 
di Nictaginacee ha importanza. Delle Proteacee abbiamo la Ban- 
ksia ìaarginata. < \\v. ed altre specie congeneri dell'Australia. Delle 
Chenopodiacee troviamo la /'hai/odia /iillardirri. li. Br. d'Ame- 

delle Antille e delle Isole llawai. elevata a tipo di una nuova fa- 

benehè contino parecchio specie marittimo, mentre delle Timeleacee 
troviamo la Pimelea annuivi,,. A. CuNN. e la /'. prostrata. Willd.. 
entrambe della Nuova Zelanda, e la /'. serpyllifolia, R. Br. del- 

suoi lunghissimi stoloni cordiformi, radicanti alle estremità. Delle 
Euforbiacee abbiamo V Adriana tomentosa. (tAI'iuoh. e le Beyera 
opaca. F. Muei.i.. o li. viscosa. Miy. tutte dell'Australia. Delle 

lifornia, e delle Casuarinee la Casuari un quadrivalvis, Labili.. 
ed altre specie congeneri dell'Australia. Fra le Cupulifere abbiamo 
la Qiiercus agrifolia, Nèe, delle dune di California. Alle Salica- 
cee appartengono molte specie di Salix, per massima parte Europee, 
pure adattabili alle arene marittime. Delle Conifere possiamo citare 
la Callitris robusta, R. Br. dell'Australia, il Phius mariti ma. 
Lam. che ha dato ottimi risultati nei rimboschimenti delle lande 



iu Francia, ed il Pi 




uìiat 


la, Do 


iN. 


delle 


i dune di California. 


Poco importanti por 


il noa 




scopo 




i lo 


Monocotiledoni, se si 


eccettua qualche Cij 


.oracea 


e q 


ualdto 


Gì 




iacea, in vista delle 


loro profonde radici 


e dei 


loro 


I migli 






oloni: alla prima di 


queste famiglie spet 


tano di 




e sortì 


a di 


Ca, 


rex e specialmente lo 


Scirpvs frondosità, 


Banks 


; et 




lellii 


i Nu 


ova Zelanda : alla se- 


conda VAmmophila 


arena 


ria, 


Link 


e 


VElymus arenari un, L. 


entrambi già utilizzi 


iti per 


iissa 


re le d 


une 


, più 


parecchie altre specie 


di minor valore. 














Da questa ristn 


?tta compii 


azione 


si 1 


rilev 


a quante possono es- 



sere le piante utilizzabili per i rimboschimenti delle formazioni a- 
renose marittime e delle dune: molte di esse sono indigene del- 
l' Australia, e questo ci dà affidamento sulla possibilità di acclima- 
tarle anche da noi, sapendo come appunto la maggior parte delle 
pianto australiano vegeta bene in Sicilia. 



Le colture cotoniere nell* Atrii-n Settentrionale 1 . —Recen- 
temente alla Camera Francese il Ministro di Agricoltura, rispon- 
dendo ad una interrogazione rivoltagli in proposito, ebbe occasione 
di dare minuziose informazioni sullo stato presente delle colture 
cotoniere nell'Algeria e nella Tunisia. Siccome le colture di Co- 
toni in Sicilia sono esposte a condizioni quasi identiche di clima e 
di terreno, che quelle dell'Africa settentrionale, crediamo interes- 
sante dare un riassunto particolareggiato della predetta relazione, 
tanto più che le conclusioni coincidono mirabilmente con i ri- 
sultati ottenuti nelle colture esperimentali del nostro Giardino Co- 
La questione della coltura del Cotone nell'Africa settentrionale 
può essere esaminata sotto due aspetti : 1° al punto di vista pu- 
ramente colturale : 2" al punto di vista strettamente commerciale. 



nal de la Societé Ni 
XHL 1912, p. 207. 



almente risulta, in modo generale, e specialmente nelle 
che i tipi egiziani si comportano meglio degli 
resistono meglio alle temperature elevate durante i mesi 
estivi, e sono sovratutto preferibili quando la coltura è fatta senza 
irrigazione, dovendo le piante vivere e prosperare solo mediante 
l'acqua immagazzinata nel suolo in seguito alle pioggie dell'inverno 
precedente. Riguardo ai tipi americani, questi danno buoni risul- 
tati nelle colture irrigue o miste. Dalle esperienze fatte risulta che, 
per i tipi egiziani, le razze migliori sono il Mitaflfl ed il Janno- 
vitch, mentre, per i tipi americani, é il MississipL 

La natura del suolo ha pure azione in proposito. Al Cotone 
infatti ;il «bisognano terre profonde, di preferenza siliceo - argillose, 
suscettibili di ricevere una concimazione di 250 a 300 quintali di 
concime per ettaro. 

La coltura irrigua richiede una lavorazione di circa 30 a 35 
centimetri di profondità, eseguita in Novembre. In Gennajo spar- 
gimento del concime, e nuova lavorazione incrociata con la prima. 
Il concime minerale più usato è il superfosfato, che viene distri- 
buito in Marzo, su tutta la superfìcie, in ragione di 350 chilo- 
grammi per ettaro, seguit 
assai morbido e pronto a 
20 Aprile, secondo l'esposizione e la natura più o meno argillosa 
e fredda del suolo. Si ha maggior vantaggio a ritardare la semina 
fino a quando la terra è relativamente riscaldata, piuttosto che an- 
ticiparla in seguito ad una pioggia primaverile fiedda. I semi sono 
collocati in buche distanti fra loro 80 centimetri, sul versante 
sud degli argini, i quali i 
fra loro di un metro. Qu< 
germinazione. Da tre a sei semi sono 
quando le giovani piante hanno due fo 
doni si procede al loro dirado, lasciane 
due. Durante la vegetazione viene dati 
dici a venti giorni, seguit 
possibile passare fra 



delia 






ngazioni sono date più raramente, fino all'Ottobre, epoca in cui le 
prime pioggie autunnali e l'abbassamento di temperatura le rendono 
mutili. 

La coltura mista differisce da quella irrigua, solo in quanto 



che le irrigazioni sono sospese quando la pianta è giunta in piena 
fioritura. Questa coltura viene praticata nei terreni naturalmente 
umidi, ove un eccesso di irrigazione determinerebbe uno sviluppo 
eccessivo di fogliame, a detrimento della fioritura e della fruttifi- 
cazione. Parimenti con la soppressione di qualche ini. 

iella vegetazione, si può ridurre 'li qualche settimana il 
periodo che passa dalla sortita dei cotiledoni allo stufo di pianti- 
cella bene radicata e vegetante normalmente. 

La coltura a secco inline si pratica secondo le regole del Dry 
Farming. Consiste in un lavoro di aratura eseguito in Ottobre e 
seguito da una erpicatura : un lavoro analogo si ripete in Gennajo 
o Febbrajo, e con questi l'acqua di pioggia resta immagazzinata 
nel terreno, mentre con frequenti erpicature durante la vegetazione, 
■ cìie quest'acqua si evapori troppo rapidamente. Così 
le piante non abbisognano di alcuna irrigazione durante l'estate. Però 
per la coltura a secco del Cotone è indispensabile disporre di un 
terreno che conservi facilmente l'umidità e di essere in una re- 
gione del littorale, ove le piante usufruiscono di un grado igrome- 
trico dell'atmosfera assai elevato. il «piale impedisce una loro troppo 

La raccolta si eseguisce dalla fine di Luglio a Novembre e 
Dicembre. Occorre raccogliere solo quando le capsule sono bene 
aperte, e la bambagia sfa uscendo, ma. non Insogna ritardare oltre 
perchè il vento d'estate, la pioggia d'autunno, facendo cadere la 
bambagia, la renderebbero inservibile, macchiandola di terra. Ese- 
guita la raccolta, la bambagia viene collocata per qualche giorno 
in un luogo arieggiato ma non umido, per farla maturare comple- 

Dopo eseguito il raccolto, il coltivatore cerca di collocarlo nel 
miglior modo. Siccome i prezzi del Cotone sono soggetti a specu- 
lazioni di borsa, i diversi piccoli coltivatori hanno tutto l'interesse 
di riunirsi in cooperative per presentare tutto il loro prodotto in 
un unico lotto: così, in considerazione delia quantità, questo vien 
[iroso in maggiore considerazione. 6 pagato il suo real valore. Esi- 
stono ancora delle officine, provviste di sgranatrici, che acquistano 
dai coltivatori il cotone appena raccolto, al prezzo in corso, e lo 
conservono in magazzeno per rivenderlo al momento del rialzo. 
La sgranatura viene eseguita per mezzo di macchine, di cui è ri- 
tenuta meglio adatta la Mac Carthy Gyn. La bambagia poi viene 



compressa in balle, per mezzo di una pressa idraulica. Ciascuna 
balla deve essere composta di uu prodotto omogeneo : ciò è di 
importanza capitale, massime per i paesi che presentano per la 
prima volta i loro prodotti sui mercati : si tratta infatti di creare 

lore medio del prodotto. Coinè oggi si hanno i tipi Sea Island, 
M/ssiss/pi. r pianti, Xuhari. YaniHwk'h. Mita/i/i. .1 itine! ed altri, 



Ai corsi attuali, secondo le colture eseguite, si è ottenuto in A 
geria, per un ettaro di Cotone un utile netto di 600 franchi per 1 
colture irrigue e di 400 e 500 franchi per quelle miste od a secce 

corrispondente a circa 2-">o ;t .'ì">i i eh ì 1. grammi ili pura oaati.au:; 



Per la protezione della flora italiana (1).— La questione deUii 

protezione delle piante indigene viene ora risollevata dal Pampanini, 
ed è confortante il vederla Viene accolta. TV Autore premette che, 
se il rimboschimento è suggerito da considerazioni d" indole .piasi 
esclusi vamente economica, la protezione delle produzioni naturali 
risponde a necessità d'indole scientifica od estetica, perciò è un 
indizio di più elevata civiltà od almeno della coscienza di essa. 
Kgli riferisce quanto hanno fatto altre nazioni, specialmente gli Stati 
Unità d'America, per la protezione delle produzioni naturali : tratta 
dei Pair-hiXazionali colà istituiti e dei provvedimenti presi in altri 
paesi, specialmente per proteggere la fauna. Riferisce anche del 
Parco Nazionale che la Svizzera ha stabilito nella Valle Cluoza e 
della protezione speciale accordata a diverse piante rare in alcuni 
stati Europei. 

dalla prima proposta del Mattirolo nel 1882, fino ad oggi : ri- 
corda le proposte del GkuNWALD. . ìello Sl'RKXO HI., del LENTICCHIA, 

menti, ed inliue la proposta dell'i hi. R osa ru per la dilesa del pae- 
saggio. Interessanti sono le notizie che riporta su quanto si è fatto 
per proteggere m Sicilia il Papiro da una completa distruzione e 
cosi pure per proteggere lo storico Castagno dei Cento Cavalli sul- 
l'Etna. Riferisce infine sul progetto del Wilczek di dichiarare Parco 
N'azionale ia Valle 'li Livigno. finitima a! l'arco Nazionale Svizzero 

L'Autore poi passa ad esaminale .pmli sono le cause di distra- 



iidi fiori delle Alpi, i Rododendri, l'Edelweiss, le Artemisie, 
fisti ed i villeggianti ne raccolgono in quantità, o, facendo] 



I Pampanini R., Per la protezione della Flora Italiana. Rela- 

proetltatu alla h'i/OnOP' </< ìì> mi, imi Sor inin Boro» in ftn/ii >d 



smisto, ne eccitano la l'iurnlni per opera «ielle guide <> degli aiu- 
tanti del lungo. Pero il commercio dei finn alpini diventa realmente 

sime del primo : un sol raccoglitore, sulle Alpi Venete, ne acca- 
vigliarsi se in molte località l'Edelweiss «'■ già scomparso. 

elie se ne t'a a scopo industriale. p«-r la h\hl>riea/.iono di ! [iemali. 

e sopratutto di liquori : le specie utilizzate sono poche, ma la loro 
raccolta è enorme. Si tratta specialmente dell'Arnica, dell Aconito. 
della Belladonna, del Veratro, della Genziana. Quest'ultima, oltre 
che per usi medicinali, viene impiegata per la fabbricazione del- 
l'Amaro di Udine. Al Monte Velino un incettatore di radici di Gen- 
ziana in poco tempo ne mandò in Francia oltre un migliaio di quin- 
tali, per cui in tale località la Genziana restò distrutta : dalla Valle 



serii danni. Si tratta per solito di specie rare e la loro raccolte, 
eseguita senza alcuna regola, esige un consumo inutile di numerosi 
individui sopra ben pochi atti ad attecchire. Il PàMPàNINI porta 
diversi esempii di razzie di piante alpine rarissime, a migliaia t 
migliaia, eseguite sulle nostre Alpi per incarico di orti 
nieri. Spesso danno è aggravato dal fatto che certi orticultori, 
quando trattasi di piante rare, al fine di elevarne il prezzo, e pei 
evitare qualche importuno concorrente, distruggono tutti gli esem- 
plari che non possono asportare. 

Anche con la raccolta di Exsiccata per Erbarii, possono veri- 



204 
ficarsi gravi danni alla ri ora locale, perchè trattasi sovente di piante 

raccolgono a scopo di vendita. Stazioni di piante rarissime possono 
essere devastate da troppo ampie raccolte, e la specie é talvolta 
completamente distrutta, per aumentare il valore degli esemplari 
preparati. Ciò alcune volte fu accertato: ad ogni modo numerosi 
sono gli esempii di colonie di grande importanza scientifica distrutte 
dalle devastazioni dei raccoglitori. Attualmente,- come constata il 
Pampaxixi, in Italia i raccoglitori botanici sono assai scarsi ed i 

per la nostra flora : tuttavia il pericolo permane : infatti raccogli- 
tori stranieri, scesi appositamente in Italia o dimorantivi, per in- 
carico di Società estere commercianti in essiccata, fanno razzia 
delle nostre piante più rare, che sono anche le meglio pagare, e 
sovente temo non sia facile accertare il vero raccoglitore, se essi 
hanno avuto l'avvedutezza di far figurare un altro nome. 

Queste, ed altre minori, sono le cause che maggiormente mi- 
mezzi più acconci di protezione. Anzitutto la costituzione di (Cardini 
Alpini in pratica non diede quei risultati che era sperabile, e nep- 
pure le seminagioni artificiali : la semplice propaganda per la difesa 
della fiora, è pure mezzo di protezione assai debole, non avendo 
azione contro i raccoglitori a scopo di lucro : per questi non possono 
avere effetto che provvedimenti legislativi. 

Perciò l'Autore propone che la Società Botanica Italiana taccia 
pratiche affinchè alla legge per la difesa del paesaggio, proposta 
dall'On. RoSADi r sia dato un significato più esteso in modo che 
consideri i monumenti naturali anche sotto il loro aspetto scientifico, 
cosi che anche la flora vi trovi protezione. Frattanto si dovrebbe 
studiare la possibilità 'li istituire riserve botaniche per le specie 
più notevoli nelle riserve di caccia reali, e fare pratiche affinchè 
del Parco Razionale nella Valle di Livigno serva ef- 
anche alla difesa ed allo studio della flora. 

Siamo poi lieti di* constatare come questa relazione del Pam- 
pa nini sia stata ovuuque bene accolta. Molte associazioni scienti- 
fiche e sportive vi hanno aderito, come pure cospicue personalità 
italiane e straniere : diversi comuni si sono offerti di cooperare va- 
lidamente alla protezione delle piante più minacciate del loro ter- 



ritorio: infine panvclu presMii militari di confine hanno emam 
disposizioni atte a risparmiare i Rododendri (ed altre piante sover 
usate per far fuoco) e nello stesso tempo atte ad ottenere tosto 
segnalazione di qualsiasi vorace raccoglitore che si presentasse in qi 
paraggi. Ciò è già molto e speriamo che finalmente si raggiun 
una efficace protezione delle nostre più rare piante, tanto mim 



G. E. Mattei 



Indice del Bollettino del R. Orto Botanico e Giar- 
dino Coloniale di Palermo. Anno X. 1911. 



Il Giardino Coloniale di Palermo e la sua attiv 
durante l'ultimo quadriennio 1807-1910 . Pi 

Il Giardino Coloniale di Palermo e la Boa t'inizi. 



direna S. — Orobanche crenata t 
Tropea C. - Note di teratologia 



BolL R. Orti ''Boi. t - Giarrt. Col. di Palermo.— VotX— Tav. 






Pubblicazioni del R. Istituto Botanico di Palermo : 

CONTRIBUZIONI ALLA BIOLOGIA VEGETALE 

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E GIARDINO COLONIALE DI PALERMO 



Si occupa di tutte le questioni che più interessano la Bo- 
tanica agricola, specialmente siciliana, e la Botanica colo- 
niale, rendendo conto delle esperienze e colture istituite 
in questo R. Orto Botanico o nell'annesso Giardino Colo- 
niale. Pubblica pure relazioni scientifiche relative a piante 
qui coltivate od indigene, od illustranti collezioni del Museo 
annesso all'Istituto Botanico. Comprende ancora una spe- 
ciale rassegna della stampa coloniale agraria, Sovente 
particolari lavori vengono aggiunti come appendici se- 
parate dal testo. 

Si pubblica a fascicoli trimestrali , formanti annual- 
mente un volume di 200 a 300 pagine , con incisioni in- 
tercalate nel testo e tavole staccate. Non si vendono fa- 
scicoli separati e gli abbonamenti sono annuali. 



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GENNA IO - SETTEMBRE I !H2 

BOLLETTINO 



ORTO BOTANICO E GIARDINO COLONIALE 



DI PALERMO 



SOMMARIO : 

La Batata o Patata dolce (G. E. MatTBI) .... pag. 

Aloe Riccoboni, non . 8P. (A. BÒuztl » 

Una pianta frangivento esperimentata in Libia (La Di kkzi uni-; 
Sulla coltura del Dattero come Pianta da frutta in Sicilia 



L'Icerya purchasi , Mostr. negli agrumeti di Bagheria 

Corso di culture coloniali tenuto presso il R. Giardino C 
niale di Palermo durante l'anno 1912- Relazione A. Bonzi 
Sulla utilità di una Stazione di Cotonicultura < . TROPEA 
Intorno ad un caso patologico di < Acaropsomi (G. CATALANO 
Notizie su alcuni zoocecidii della Libia (T. Di: STEFANI) . 
Appendice 



s. classificazione naturale dei Mesembriantemi 



La Batata o Patata dolce. 

(Batatas edtdis, Chois.). 



Comunemente coltivata in tutti i paesi tropicali o subtropi- 
cali del globo è la Patata dolce (Batatas edulis, Chois.), o Sweet 
Potato degli inglesi , Convolvulacea le cui radici laterali , avven- 
tizie, si ingrossano, diventano tuberiformi, farinose, zuccherine, e 
servono di gradito alimento. Earamente fiorisce , ed ancor più di 
rado viene moltiplicata per seme, preferendosi propagarla per pol- 
loni o per tubercoli. 

Se ne conoscono molte varietà , differenziate per la forma ed 
il colore dei tuberi e per la forma delle foglie. 

I. — Origine e storia. 

Grande incertezza esiste sulla origine di questa specie : fin qui 
non si è trovata spontanea in alcuna parte del globo. Ciò farebbe 
supporre probabile una sua derivazione da altra specie congenere. 

Intanto il genere Batatas, costituito da Choisy (1) è mal de- 



(1) Choisy I. D., Convolvulaceae. In Db Candollb, Prodromus 
Systematis Naturalis Regni Vegetabilis, Voi. IX. 1845. p. 338. 



finito, presenta caratteri poco costanti, e fu distinto forse più dal- 
l'aspetto che da vere note differenziali: il carattere dell'ovario qua- 
driloculare, per la presenza di falsi setti, interposti fra gli ovuli, 
sovente manca od è appena accennato , mentre ritrovasi in altre 
specie di Ipomaea, non avvicinabili a Batatas : lo stesso Choisy 
ha escluso da tale genere specie che evidentemente vi apparten- 
gono, mentre ne ha incluso altre che con ogni verosimiglianza non 
vi spettano. 

Gli autori moderni hanno soppresso il genere Batatas, collo- 
candone le diverse specie in Ipomoea, in Pharbites ed in Merre- 
mia. Tuttavia . considerando che parecchie specie presentano in 
realtà una evidente parentela con la Batatas ediilis , queste po- 
tranno ancora essere aggruppate come genere distinto , in vista 
delle deduzioni filogenetiche e fitogeografiche cui danno luogo. Que- 
ste specie, circa venti, sono tutte americane , e precisamente del- 
l'America tropica , regione Caribea , Brasile etc. , ad eccezione di 
due che si riscontrano altresì fuori del Continente Americano. 

Ciò rende probabile l'ipotesi che la Batatas edulis sia di ori- 
gine americana. Non essendosi poi trovata in alcuna parte allo 
stato spontaneo, può darsi abbia subito profonde modificazioni causa 
la coltura,' per cui non riesca ma tacile riconoscerne il tipo primitivo. 
Secondo Asa Gray (1) la specie che potrebbesi ritenere corrispon- 
dente alla forma spontanea della Batatas edulis, sarebbe V Ipomaea 
fastigiato, Sweet, «Ielle Isole Caribee, Gujana e Brasile, specie 
elio < imisv non poneva nel genere Batatas ! L' Ipomoea fastidiata, 
Sweet è indicata ancora per le Indie orientali, ma tanto il Mi- 
quel (2), «pianto ì'Hookki; (3). asseriscono essere ivi stata intro- 

questa introduzione, ma piuttosto ritengo si tratti di un ritorno 
atavico della Batata al suo tipo primitivo , dopo essere sfuggita 
dalle colture. Ciò comproverebbe la derivazione della Batata» edu- 
lis da tale specie. Sarebbe interessante appurare da quali fonti il 
Miquel ritrasse la notizia dell'introduzione nelle Indie dell 'Ipomoea 
fastigiata (« Warme gewesten van Amerika , thans in Zuid-Azié 
verspreid »), ed anche poter comparare saggi indiani di questa spe- 



(1) Gray Asa, Synoptical Flora of North America. Voi. II. part. 1 
1878. p. 211. 

(2) Miquel I. A. G., Flora Indiae Batavae. Voi. II. 1856. p. 61* 

(3) Hooker I. D., Flora of British India. Voi. IV. 1885. p. 205 



eie con saggi americani , per constatare se presentano differenze, 
forse dovute alla persistenza di qualche carattere colturale. 

Comunque sia questa questione , non facile a risolversi , un 
fatto è certissimo, quello cioè dell' esistenza della Batata» edulis, 
diffusamente coltivata, iu parecchie varietà, nell'America tropicale, 
al momento della scoperta di questo continente. Quando Cristo- 
foro Colombo approdò all'Isola di Cuba ebbe offerto dagli indigeni 
delle « batata* que son rayzes dulces », ed al ritorno, (piando Co- 
lombo comparve davanti alla regina Isabella , le presentò, fra i 
diversi prodotti del suolo americano, anche delle Batate. Ciò é ri- 
ferito dal GrOMARA (1), forse il primo autore che trattò dello piante 
utili del nuovo mondo. Oviedo (2) nel 1514 trovò le Batate ab- 
bondantemente coltivate a San Domingo, ed egli stesso, al suo ri- 
torno in Europa, le introdusse ad Avila, in Ispagna. 

Pigafetta (3), che accompagnò Magellano nel viaggio at- 
torno al globo, ricorda pure di aver trovato le Batate copiosamente 
coltivate al Brasile, nel 1512, aggiungendo che « nel mangiare si 
assomigliano al sapore delle castagne, e sono lunghe come i navoni ». 

Intanto coloro che ritornavano dall'America aggiungevano no- 
tizie sempre più precise attorno alle Batate. Il Clusio (4) ne de- 
scrive tre varietà ben distinte, il Nieremberg (5) dice che al Mes- 

pure il Marcgrav (6) , 



'li diversa figura : le più frequenti che vide eranc 
giallastre ed internamente bianche , e , spezzate , 



(1) Lopez de Gomara Fr., Historia de Mexico. Anvers 1554. 

(2) De Oviedo y Valdes G. F., Historia general y naturai de 
las Indias. Toledo 1526. p. 46. 

(8) Piuafetta A., Primo viaggio intorno al globo terracqueo. 
Venezia 1550. 

(4) Clusius C, Rariorum plantarum historia. 1601. p. 77. 

(5; Nieremberg I. E., Historia naturae maxime peregrinae. Ant- 
werpiae 1685. p. 65. 

(6) Marcgrav G., Historia rerum naturalium BrasiUae. Lugduni 
Batavorum 1648. p. 16, 



riamente, e, cotte, tingevano le mani in azzurro : tagliate con un 
coltello questo anneriva. Il Marograv osservò ancora come per mol- 
tiplicarle gli indigeni usavano farne piccole talee che tosto radica- 
vano. Dice che, cotte sotto le ceneri, acquistavano un ottimo sa- 
pore, per cui erano preferibili alle rape: aggiunge infine che i bra- 
siliani usavano pestare le radici e macerarle in poca acqua, per cui 
tosto fermentavano, costituendo in tal modo una gradevole bevanda 
alcoolica. 

In seguito tutti gli autori, che trattarono delle produzioni na- 
turali dell'America, continuarono a confermare colà l'indigenato della 
Batata. Cosi lo Sloane (1) la cita per l'Isola Giammaica, la Me- 
rian (2) per il Surinam, il Feuilleé (3) per il Perù, il Catesby (4) 
per la Carolina, 1' Hughes (5) per le Isole Barbados etc. 

Da tutte queste relazioni non può restar dubbio alcuno che la 
lìatatas tdulis trovavasi abbondantemente coltivata sul Continente 
americano, prima della sua scoperta. E che la coltura vi fosse e- 
stesamente praticata da tempo antico si può dedurre dall'esistervi 
colà parecchie varietà ben distinte e dall 'aversi molti nomi indigeni 
presso le diverse tribù che la coltivavano, nomi che non solo in- 
dicavano la specie, ma ancora, a quanto pare, le diverse varietà. 
Il nome più diffuso pare fosse quello di Batatas o Patatas, ricor- 
dato da tutti i primi visitatori dell'America, dal qual nome derivò 
poi il nome di Patata, erroneamente trasferito al Pomo di terra. 
Alle Antille la Batata era ancora chiamata Ajes od Haias, secondo 
Cldsio e Sloane : quest'ultimo autore ricorda ancora il nome 
Mawandre» ed il Descourtilz aggiunge il nome Maby. Al Mes- 
sico, pure secondo Clusio, era chiamata Camotes od Amotes, nome 
che si avvicina al nome Cacamotlc ricordato da Humboldt. Nel- 
l'Equatore, secondo il Seeman, veniva chiamata Cumar. Asa Gray 
ricorda i nomi di Ahe, Yeti ed Hetich. 



.53. 

(2) Merian M. S., Insectes de Surinam. 1705. p. 41. 

(3) Feuilleé L., Histoire des Plantes medicinales du Perou et 
du Chily. IH. 1725. p. 16. 

(4) Catesby M., Naturai History of Carolina, Florida and the 
Bahama Islands. II. 1731. p. 60. 

{5) Hughes G., The naturai history of Barbados. London 1750. 
p. 228, 



Questi nomi si avvicinano al nome brasiliano di Jetica, riferito 
da Marograv : quest'ultimo autore ha ancora i nomi di Omenapo 
Yeima e di Quinquoa Quiamputo. Al Perù poi secondo il Ge- 
rard*: ed il NlEBKMBERY ehiamavasi Apichu e Shirnt. L'esi- 
stenza di tanti nomi diversi conferma ì'an 



D'altra parte nessuna notizia in Europa si aveva della Batata 
prinm l.lla scoperta dell'America. Il primo ad introdurla ed a col- 
tivarla in Ispagna, ad Avila. nel 1523, fu I'Oviedo, come si disse 
in precedenza. Questa coltura però si andò rapidamente estendendo. 
Infatti MONARDO (1), pochi anni dopo, riferisce che a Malaga ogni 
anno se ne caricavano da dieci a dodici navi (caravelle) per por- 
tarle a Siviglia (Hispalim). Ciò è confermato da Clusio, il quale 
rileva come a Malaga si coltivava in abbondanza : pare che buona 
parte del prodotto venisse portato in Inghilterra : infatti Clusio 
stesso aggiunge di averne veduto offerte a Londra, nel 1581, e di 
averne comprato per portarle a Vienna, ma vi giunsero corrotte. 
Da quell'epoca la coltura delle Batate si diffuse in tutta l'Europa 
meridionale, passando ancora ai paesi d'Oriente. Ciò é arrostato dal 
Rumphius (2) per le Indie orientali: infatti tale autore dice: « Com- 

regionibus in Manilhas, inde in Moluccas, ac per Portugallos in 
reliquas porro Indiae Orientalis regiones fuisse introductas, quod 
nomen etiam testatur apud omnes fere Orientales populos <pii lìa- 
tattas colunt ». Anche il Blanoo (3) per le Filippine dice : « El 
P. Antonio Mozo en su apreciable libro de Misiones de Padres 
Agustinos Calzados de Filipinas alìnna .pio la semilla del Camote 
ha venido de Nueva Espana » . 

A questo punto però dobbiamo rilevare che non tutti gli au- 
tori escludono un antico indigenato della Batata nelle Indie Orien- 
tali. Choisy. (4) ad esempio dice tassativamente per questa specie: 
« Ex India Orientali nata, fere nbique in tropicis regionibus eulta 



(1) Monardus N., Historia medicinal de las cosas que se traen 
de nuestras Indias Occidentales. Sevilla 1569, p. 84. 

(2) Rumphius G. E., Herbarium Amboinense. Tom. V. ITO". p. 3157 
tab. 130. 

(3) Blanco M., Flora de Filipinas. Manila 1857. p. i)3. 

(4, Choisy I. D., Convolvulaceae. In Dk Candolle, Prodromi^ 
Systematis Naturalis Regni Vegetabili.?. Voi. IX. 1845. p. 338. 



ob radieein tuberosam edulem ». Ora questa asserzione merita di 
essere presa in seria considerazione. Anche ammesso un indigenato 
della Batata in America non si può a priori escludere la sua spon- 
taneità in qualche regione del mondo antico. Come osserva Al- 
fonso De Candolle (1), le Convolvulacee sono una delle rare 
famiglie di Dicotiledoni, nelle quali alcune specie hanno un'area, 
o estensione geografica, estesissima ed anche divisa tra continenti 
lontani. Nello stesso genere Batatas due specie seguono una tale 
bizzarra distribuzione. 

Senza tener calcolo di diversi autori che accennano vagamente 
all'esistenza della Batata nelle Indie , senza dire se spontanea o 
coltivata, troviamo il RUMPHTTJS, precedentemente citato, il quale, 
pur accogliendo la tradizione di una antica introduzione di tale 
specie per opera degli Spagnuoli e dei Portoghesi , non manca di 
aggiungere : « Caussa tamen dubitandi superest, quam hodie adeo 
volgane ait, immo in locis, quos nulli unquam inhabitarunt Por- 
togalli vel Hispani, uti hic in Amboina, apud saevos Alphorenses 
in remotis Boeronis montibus habitantes, item in Java et Baleya, 
ubi Batcdtaa ubique reperitur , immo in multis locis, quos nun- 

Anche il Blanch, pur precedentemente citato, dopo avere ri- 



ti iudigenas muchas varie- 
s y las que seria largo de 
. Todos estos Camotes tie- 

Alfonso De Candolle poi dice , sulla fede di D' Hervev 
Saixt Denis, che l'Enciclopedia Cinese di Agricoltura parla della 
Batata, distinguendone diverse varietà , ed aggiunge che il Bret- 
schneider ha constatato come tale specie trovasi descritta per la 
prima volta in un libro del secondo o terzo secolo della nostra era. 
Ciò farebbe ritenere, se trattasi realmente della Batata, che questa 
fosse stata introdotta in Cina, da altra regione, in un'epoca assai 
anteriore alla scoperta dell'America. 

Però l'esistenza di nomi indigeni in Asia porta poca luce in 
proposito. 



Il Rheede (1) cita i nomi Cananga e Kappa-kelangu : il 
Rumphius il nome Ubi Cautela, con diversi altri affissi, nome che 
ricorda certamente l'origine spagnuola (Castigliana) di tali tuberi. 

Il Thunberg per il Giappone ha il nome di Imo, ed il Lou- 
reiro il nome Hoan-xy per la Cocincina : il Bretschneider poi 
il nome Kan-chu per la Cina. Il RoxBURGH (2) ha due nomi 
Ual-sìnikìirkiinda-aloo e Suffet-shukur-kunda aloo, evidentemente 
composti per indicare le qualità di questi tuberi e nou di antica 
origine. Il Watt raccoglie un buon numero di nomi, la maggior 
parte però riferentesi alle qualità zuccherine di questi tuberi : fra 
gli altri sono da rilevarsi i seguenti: Boga, Chelagada, Genasu, 
Kaziran, Raiiya etc. Ritengo però si riferiscano ad altri tuberie 
non alla Batata. Il Birdwood cita un nome Hindustan : Penda- 
loo, ed il Piddixgtos un nome Sanscrito: Ruktaloo. Quest'ultimo 
sarebbe il documento linguistico di maggior valore per confermare 
un antico indigenato della Batata nelle Indie Orientali : secondo 
Pictet, citato da Alfonso De Candolle questo è un nome ben- 
gali, composto dal sanscrito Rutka, più din, nome deWAmorpho- 
phallus campanulatùs: si aggiunge però che nei moderni dialetti 
viene usato per indicare Tignarne ed il Pomo di terra. 

D'altra parte è nota la facilità che hanno le popolazioni indi- 
gene di applicare a specie diverse nomi che prima si riferivano ad 
altre specie, ed ancora di crearne di nuovi. Nou si potrebbe altri- 
menti spiegare ad esempio V esistenza nell' Africa centrale di di- 
versi nomi per la Batata, come Dankali , Doukali . h'iasi. Kin- 
dolo, Kim/iella, k'itaiti, Kitetta, Mankutu. Schumbalino, Veea- 

Per le Indie orientali però e per la Cina gli argomenti sopra 
riportati sono di maggior valore , e meritano di essere tenuti in 
debita considerazione. Può darsi che le citazioni delle antiche En- 
ciclopedie chinesi si riferiscano a qualche specie di Igname (Dio- 



scorea) : però l'autorità del Bretschn 



•ebbe escludere 1 



tale scambio. Più facile è ritenere che qualche altra Convolvula- 
cea, a radici tuberose, abbia potuto servire di alimento in qualche 
paese del vecchio mondo, e che in seguito, con l'introduzione della 



(1) Rheede H. A., Hortus Indicus Malabaricus. 
p. 95. 

(2) Roxbuhgh W., Flora Indica. Voi. I. 1832. p. 



Batata, si sia fatto confusione fra le varie specie, scambiandone i 
nomi e falsandone l'indigenato. 

Tuttavia non è da escludersi a primo aspetto 1' opinione del 
Meyer (1) che riteneva esistessero due specie di Batate, cioè una 
asiatica ed una americana. Però tale autore erroneamente riferisce 
la specie asiatica alla vera Batatas eduli*, descrivendo per distinta 
quella americana, con il nome di Ipomoea Catesbaei : sarebbe stato 
più giusto il ritenere l'opposto. Anche Alfonso De Candolle 
crede che la Batata descritta dal Roxburgh si differenza da quella 
americana. Aggiungasi che il Thunberg (2) descrive la specie del 
Giappone , come nuova, con il nome di Convolvulus edulis , ag- 
giungendo che differisce per diversi caratteri dalla vera Batata. 
Parimenti conviene ricordare che il Loureiro (3) descrive una 
specie assai affine alla Batata, originaria del Siam, che chiama im- 
propriamente Ipomoea tuberosa : questa specie in seguito è ripor- 
tata dal Don (4) con il nome di Batatas Lourelroi. 

Una specie poi che facilmente può essere stata confusa con la 
vera Batata é la Ipomoea mammosa, Chois. di Amboina e della 
Cocincina. Di essa lo stesso Loureiro dice: « Tuberà pallide fusca, 
pilosa, ovato-oblonga, saepe acuminata, intus alba, edulia, substan- 
tiae tenacioris, nec ita dulciti ut Batatae, et tamen apud indigenos 
iiki<z;ìs acsrimnntiu et curius \ cnduntur ». 

Riguardo all'indigenato della Batata nel vecchio mondo si ag- 
giunge un fatto degno di considerazione. Quando il Cook nel suo 
viaggio attorno al globo , approdò , nel 1769 , a Tahiti, e, nel 
1770, alla Nuova Zelanda, trovò in tali isole abbondante- 
mente coltivata una Convolvulacea simile alla Batata. Questa fu 
distinta dal Forster (5) con il nome di Convolvulus chrysorhìztis. 
Gli autori moderni sono incerti sul valore reale di questa pianta. 
L'Hooker (6) crede possa considerarsi per una varietà della vera 



(1) Meyer G. P , Primitiae florae Essequensis. 1818. p. 103. 

(2) Thunbeku C. P., Flora Japonica. 1784. p. 84. 

(3) Loureiro J., Flora Cochinchinensis. Tom. I. Berolini 179S. 
p. 138. 

(4) Don G., General History of the Dichlamydeous Pianta. V«l. 
IV. 1838. p. 262. 

(5) Forster G., De plantis esculentis insularum Oceani austra- 
lis. 1786. p. 56. 

(6) Hooker I. D., Handbook of the New Zealand Flora. 1867. 
p. 760. 



11 

Batata : il Choisy invece propende ad identificarla con V Ipomoea 
mammosa. Ciò però che complica la questione è l'esistenza di nomi 
indigeni, quali Rumava alla Nuova Zelanda ed Umara a Talliti, 
straordinariamente somiglianti, come ha fatto notare il Seemann (1), 
al nome dato alla Batata dagli indigeni dell'Equatore, il qual nome 
è Carnai- . Questa circostanza, come pure l'esser menzionata la Ba- 
tata nell'antica Enciclopedia Ohinese, ha fatto pensare ad Alfonso 
De Candolle all'esistenza di antiche comunicazioni fra l'America, 
le Isole australi, e l'Asia, anteriori alla scoperta dell'America 
stessa, e questa ipotesi è abbastanza probabile. In tal caso bisogna 
ammettere che la Batata» edulis, genuina, sia stata portata dal- 
l'America alle regioni più orientali del vecchio mondo, almeno un 
quindici o venti secoli or sono, stante le profonde modificazioni che 
ha presentato. Infatti, ammesso che la Batata s edulis sia una forma 
ottenuta con la coltura, e derivata dalla Batata» fastigiata , alla 
sua volta, nei nuovi territorii in cui fu portata si sarebbe frazio- 
nata in altre forme, come Batata* chrysorhiza, Batata» Loure- 



Per quanto riguarda n>alia si hanno notizie abbastanza pre- 
cise circa l'introduzione della Batata e la sua coltura. 

Giovanni Targioni-Tozzetti (2) ricorda che Ferdinando II 
di Toscana introdusse nel 1(530 le Batate a Firenze, facendole col- 
tivare nel Giardino dei Semplici ed in quello di Boboli, e questo 
é il primo dato sicuro che abbiamo della loro introduzione in Italia. 
Il Castiglione registra poi la data della loro introduzione a Milano, 
che fu nel 1732. Gilli e Xuarez poco dopo, cioè uel 1768, la 
coltivarono nell'Orto Vaticano-Iudu-o a Roma. Il Boxato infine la 
introdusse a Padova nel 1812. 

L'introduzione poi della Batata in Sicilia risale al 1824, nel 
(pale anno fa introdotta nel giardino reale di Boccadifalco, presso 
Palermo, come ricorda il GàSPARBIN) (3). 



II. - Caratteri botanici. 

Moltiplicandosi la Batata quasi esclusivamente per via agamica, 
cioè per talee, le piante mancano di radici normali, ma sono prov- 
viste solo di radici avventizie, le quali nascono numerose ai lati di 
ciascun nodo del fusto : altre ne nascono pure qua e là sui tu- 
bercoli. Queste radici sono filiformi, assai lunghe, bianche o gial- 
lognole. I tuberi sono sferici od allungati, lisci o con venature re- 
ticolate prominenti, cilindrici o più o meno angolosi : presentano ■ 
larghe lenticelle, da cui sovente sorgono nuove gemme. Il colore 
dei tuberi è assai variabile, bianco, giallastro, dorato o bronzato, 
roseo, porporino o bruno : internamente per solito sono bianchi o 
rosei. Secernono un latice abbondante, appena tagliati, e la loro 
carne è piuttosto solida. 

Il caule della Batata è assai variabile in lunghezza ed in gros- 
sezza : in alcune varietà non raggiunge l'altezza di mezzo metro 
mentre in altre oltrepassa i sei metri, gareggiando con i tralci 
delle viti. Può essere di color verde, ma più sovente è porporino, 
massime nelle varietà a tuberi colorati. Presenta abbondanti len- 
ticelle, e fitta peluria da giovane, che va sparendo con l'età a- 
dulta. 

Le foglie sono cordate, astate, intere, leggermente o profon- 
damente lobate od incise. I loro apici come pure i lobi possono 

guiforme : la base è per solito cuoriforme o troncata ed il margine 
intero. Sovente nella medesima varietà si hanno due sorta di foglie, 
cioè nei rami sviluppati per primi si hanno foglie intere, semplice- 
mente cordate, e nei rami successivi foglie astate, lobate o profon- 
damente incise. La grandezza delle foglie varia pure secondo la 

della pianta. La loro nervatura è palmata e presentasi prominente 
nella pagina inferiore. Le foglie sono glabre o presentano peli sem- 
plici, poco numerosi. Il loro colore varia dal verde vivo al porpo- 
rino ed al bruno, e sono più pallide nella pagina inferiore. Il pic- 
ciuolo per soli tu ('■ assai più lungo della lamina, superiormente 
solcato, ed in prossimità alla lamina stessa presenta una regione 
nettarifera estranuziale. 

I liori sono piuttosto grandi, riuniti in cime pauciflore, per 
solito di 3 a 4, portate da peduncoli lunghi, eguagliane o supe- 
ranti il picciuolo della foglia ascellante, con pedicelli assai brevi. 
Il loro calice, glabro o raramente irsuto, consta di 5 sepali, liberi, 



13 

subcoriacei, ovali od oblunghi, bruscamente acuminati o subtron- 
cati, mucronati, gli esterni alquanto più brevi : misurano circa un 
quarto od un quinto della corolla. Questa è grande, largamente 
campanulata, con tubo dapprima cilindrico poi ventricoso, ed è di 
colore roseo o porporino, raramente bianca. (ìli stami sono inclusi, 
ed il pistillo presenta un ovario glabro od ispido, a quattro loggie, 
mediante l'aggiunta di un tramezzo secondario, qualche volta in- 
completo, con 4 ovuli. 

Il frutto infine é una capsula quadriloculare, irregolarmente 
deiscente per valve, contenente 4 semi glabri, eccetto una linea 
laterale brevemente puberula. 

III. — Coltivazione. 

La Batata esige un clima uniforme e subtropicale : quantunque 
cresca ancora discretamente ad altitudini elevate, riesce meglio, e 
dà un prodotto più remunerativo, nelle terre basse ed assai calde: 
tuttavia ha dato prova di buon adattamento anche in località tem- 
perate e quasi fredde, come nel Veneto, ove la sua coltura ha as- 
sunto estese proporzioni. Devesi aggiungere che la Batata non teme 
affatto i venti salati, per cui può venire coltivata con successo in 

Il terreno più appropriato a questa coltura è quello di allu- 
vione, cioè siliceo-argilloso, purché l'argilla non vi si trovi in troppa 
prevalenza : conviene però si conservi sempre piuttosto asciutto, 
potendo un eccesso di umidirà lai- guastare i tuberi prima della 
raccolta. Il terreno deve essere minutamente lavorato, ma non troppo 
profondo : con una lavorazione eccedente i 35 centimetri si ha un 
eccesso di sviluppo di radici grosse e filamentose, a detrimento dei 
tuberi, e questi pure risultano troppo allungati, per cui aumentano 
le difficoltà di estrarli dalla terra. B terreno deve essere anche 
convenientemente ed abbondantemente concimato : i concimi vege- 
tali sono i più appropriati per questa coltura : è quindi bubna 

od anche qualche sovescio, eseguito al momento opportuno. Fra i 
diversi principii fertilizzanti la Batata si avvantaggia specialmente 
dei concimi potassici, e questi conviene sieno somministrati assieme 
ad una sufficiente quantità di letame : si è ottenuto un ottimo pro- 
dotto usando una concimazione di due parti di letame ed una parte 
di Kainite. Anche i panelli di seme di Cotone, rimasti dopo l'estra- 
zione dell'olio, sono stati usati con vantaggio nella concimazione 



14 

La Batata si può propagare tanto per mezzo di polloni, quanto 
per mezzo di talee. 

La propagazione per polloni è di più sicura riuscita, perchè 
si staccano dalla pianta madre quando hanno già qualche radichctta. 
collocandosi senz'altro a dimora stabile. Per ottenere polloni bene 
sviluppati nei primi giorni di Aprile (epoca propizia per iniziarne 
la piantagione da noi), conviene sotterrare i tuberi di Batata nel 
mese di Febbrajo, in un luogo bene esposto a sud, o meglio, se si 
teme qualche freddo tardivo, in un cassone vetrato, sopra un Ietto 
caldo. I tuberi vanno ricoperti con circa 15 centm. di terra bene 
vagliata, ed innaffiati sovente ma non troppo. Dopo una quindicina 
di giorni la vegetazione incomincia a mostrarsi e quando i fusti 
hanno raggiunto i venti centm. sono tagliati rasente terra : per so- 
lito nei nodi inferiori portano piccole radici, le quali assicurano il 
loro attecchimento. Dopo il primo taglio la vegetazione continua e 
si presentano nuovi fusti, che pure possono essere utilizzati: cosi 
si può continuare il taglio ed il ripianto fino alla metà di Giugno. 
In tal modo bastano pochi tuberi per eseguire una piantagione di 
100 metri quadrati. 

Le talee invece si tagliano dai fusti in piena vegetazione, for- 
mandole della lunghezza di circa 30 centm. e vanno per metà in- 
terrate, cioè per circa lo centm. Queste radicano prontamente, 
anche se il tempo è piuttosto asciutto, anzi una soverchia umidirà 
può farle marcire, ed, appena radicate, continuano a svilupperai 
con grande vigore. 

Tanto per la piantagione dei polloni, quanto per quella delle 
talee il terreno deve essere sistemato a piccoli argini, discinti 'iti 
centm. l'uno dall'altro : la piantagione si fa sopra gli argini stessi, 
collocando tanto i polloni, che le talee, alla distanza di 30 centm. 



quindici giorni, avendo cur 
cattive erbe, le quali possono essere sotterrate sul posto. A questo 
scopo, appena i fusti incominciano a svilupparsi, conviene eseguire 
ona sarchiatura, avendo cura di non staccare le foglie : u uà seconda 
sarchiatura può essere necessaria, per interrare i tubercoli, se qual- 
che forte pioggia li ha scoperti, appianando gli argini. Una pratica 
utile è quella di mantenere i tralci sollevati da terra, per impedire 
che emettano radici ai loro nodi, altrimenti ne verrebbe detrimento 
al normale sviluppo dei tuberi. Sovente, se la stagione fu propizia. 
la vegetazione diviene oltremodo rigogliosa, per cui, in Agosto, con- 



I falciare i tralci, un poco però alto da terra: ciò può ese^ 
| pericolo di compromettere il raccolto. 
[1 completo sviluppo dei tuberi è raggiunto . nei paesi < 
tre mesi dopo la l<u-u pimimgmim : da imi i- mi pom più 1 
iviene attendere tiuo all'Ottobre per t'arne la raccolta. !,"< 



Se la coltura fu 


eseguita in 


modo ap F 


.rnpriat. 


) è facile avere 


tuberi grossissimi, a 


nche del pes 




iil..grau 


una. Però nelle 


condizioni ordinarie 


e nei nostri 


paesi si ca 


lcola ni 


media a mezzo 


chilogramma il prod 




•una pianta 


: per e 


aii un ettaro di 


terreno dà un prode- 1 


tto dai 180 


ai 200 qui 


.itali di 


tuberi. Il loro 


prezzo va soggetto a 


, grandi osci! 


lazioni, non solo i 


iecondo lo stato 


di loro secchezza, in 


ìperocchc as< 


•fugandosi 


perdono 


molto di peso, 


ma ancora secondo 1 


'abbondanza 


o deficienza 


di altri prodotti agra- 


rii, massime delle frutta. Genera 


.1 mente si 


vendonc 


, da 9 a 14 lire 


al quintale, ma nor 


ì è raro rag 


fungano o. 


s..rpas 


sino le 20 lire : 


ne consegue che il r 


eddito di ni 


i ettaro di 


terren 


o a Batate può 


andare da un minili 


io di 1620 li 


ire ad un 




o di 4000 lire : 


ben s'intende che da queste cifre debbonsi 


r.,gl„r 


e tutte le spese 


colturali: resta tutta 




in utile diffidimeli 


te raggiungibile 


con altre colture. 











' 



1 estrazione dell' amido e d 
sciroppi dolci : possono an< 
l'alcool. Anche i loro fusti 



è prevedibile possano sorgerne, specialmente per l'estrazione del- 
l'amido : infatti questo è contenuto nei tuberi nella proporzione del 
15 al 30 per cento e la sua estrazione è facilissima : qualche ten- 
tativo fu eseguito in proposito, ponendosi in commercio il prodotto 
con il nome di Arroirroot del Brasile, ma pare non abbia avuto 
seguito. Le Batate contengono anche circa il 12 per cento di zuc- 
chero di canna, ma la sua estrazione non è facile , trovandosi ac- 
compagnato da circa il 7 per cento di glucosio , il quale, non es- 
sendo cristallizzabile, impedisce pure alla maggior parte dello zuc- 
chero di canna di cristallizzare. Al contrario , stante appunto la 
presenza di forti quantità di amido, di glucosio e di saccarosio, i 
tuberi di Batata si presentano molto adatti per la manifattura del- 
l 'alcool , per cui la loro coltura intensiva potrebbe dar luogo a 
qualche industria di tal genere. 

G. E. Mattei 



BIBLIOGRAFIA 



ioni Tozzetti A.. Cenni storici sulla introduzione di \ 
nell'agricoltura ed orticoltura toscana. Firenze 185!: 
pato per cura del Dott. E. Baroni. Firenze 1899. ] 



Voi. V. 1871. p. 450. 
. In Bollettino della 



Palermo. In Atti delta >■ 



ì Agricoltura in Sicilia. N. ser. Ann. XXV. Palermo 1 



ALOE RICCOBONII no 



Da due anni è venuta a fiorire nel nostro R. Orto Botanico 
una specie di Aloe che per diversi caratteri si differenzia da tutte 
le altre qui coltivate , ed anche , studiata con la monografia del 
Berger, comparsa nel Pfhtnzcnrrich dell' Engler, non è identi- 
ficabile con alcuna delle specie ivi descritte. Si avvicina all' A loe 
cernua del Todaro, ritenuta corrispondente ad Aloe capitata, Bak. 
e forse può considerarsi ibrida fra questa e 1' Aloe arborescens, 

Tuttavia, nulla conoscendo della sua vera origine , crediamo 
opportuno descriverla come entità a parte , seguendo in ciò l'uso 
degli autori che si occuparono di Aloe. Perciò la chiamiamo Aloe 
Riccobonii dedicandola al signor Vincenzo Biccobono , Capo Giar- 
diniere del nostro R. Orto Botanico , il quale per primo richiamò 
l'attenzione sopra questa nuova Aloe. 

Eccone la descrizione : 

Aloe Riccobonii, nov. sp.— Cauli* brevis, simplex, erectus, ad 30 
cm.altus.Folia ca. 25, dense rosulata, patentia, demum recurva, an- 
guste lanceolata , sensim et longe acuminata , in aculeum termi- 
nantia, 50 centm. longa et 6 centm. lata , carnosa , supra plana, 
apice versus tantum subcanalieulata . subtus eonvexula , obscure 
viridia, ad margines aculeis deltoideis repando-uncinatis, flavescen- 



lui. longis, 12-15 mm. distautibus, 
armata, linea marginali infra aculeos pallidiora vix cornea. Inflo- 
rescentiae. ca. 60 centm. altae, scapus simplex vel 2-3 partitus, 
validus. .«•,. j. ■■■•■ - ibeompressus. rainis erecto-patentibus, bracteis 
vacnis parvis. late triangularibus , 7-nervosis , instruetis. Racemi 
ca. 10 centm. lougi, truncati, fìoribus capitatis omnibus nutantibus, 
pallide luteis. Bracteae florales 8-9 mm. longae, ovato-lanceolatae, 
obtusae , 5-nerviae , scariosae. Pedicelli 12 mm. longi, stricte pa- 
tentes. Perigonium , vix Itasi sTipitauiui. ca. h\> '■>■> min. longum, 
supra ovarium leviter angustatum , et fauceni versus ampliatum, 
segmenti* basi breviter connatis, apice non revolutis, obtusis, in- 
terioribus lariuribus. Uenitalia ca. per 8 mm. exserta : antherae 

aurantiacae a stylo demum longe superatae. Capsula 

In Horto Botanico Panormitano eulta. 

Questa specie, come si è detto, è intermedi 
pitata, Bak. e V Aloe 
esse. Differisce dall' ^4 Zoe capitata, 
per le foglie acute all'api* 

naie cornea appena Jist 

più brevi ed a perigonio più lungo, con segmenti non revolali al- 
l'apice. Differisce dall' Aloe arborescens, Mill. per il fusto breve e 
meno robusto, per gli aculei colorati in giallo ed un poco rosseg- 
giami all'apice, per l'infiorescenza troncata, con brattee assai più 

Il perigonio è più corto, con segmenti un poco connati alla base 
(non completamente liberi). 

A far meglio risaltare queste differenze e rendere più evidente 
come Y Aloe Riccóbonii occupi una posizione «piasi intermedia fra 
le due predette specie, giova riportare le principali misure prese 
su entrambe, confrontandole con quelle die presenta la nostra specie. 
fio risulta dal seguente specchietto: 




Aloe 


Aloe 


Aloe 


capitata 


/. 


orbon-ficfH* 


60 cm. 


30 cm. 


3-4 m. 


20-25 


. 25 


30-35 


25-30 cm. 


50 cm. 


65 cm. 


5-7 cm. 


6cm. 


4-5 cm. 


2-3 mm. 


2-3 mm. 


3-5 mm. 


5-10 mm. 


12-15 mm. 


20 mm. 


60 cm. 


50 cm. 


50 cm. 


5-6 cm. 


10 cm. 


20-30 cm. 


5-6 mm. 


8-9 mm. 


15-18 mm. 


26 mm. 


22 mm. 


25 mm. 




33-35 mm. 


40-43 mm. 



Altezza del caule 

Numero delle foglie .... 
Lunghezza delle foglie. . . 
Larghezza delle foglie . . . 
Lunghezza degli aculei . . 
Distanza degli aculei. . . . 
Altezza dello scapo fiorifero 
Lunghezza del racemo . . . 
Lunghezza delle brattee . . 
Lunghezza dei pedicelli . . 
Lunghezza dei perigonii . . 



Da questo confronto appare vieppiù probabile l'origine ibrida 
df Aloe Riccobonii, por evei.; uue incrocio deiV Aloe capitata, Bak. 
con l'Aloe arboreteens, MlLL. >d una conferma dell'esser questa 
una forma ibrida può aversi nel fatto che nel nostro Orto Botanico 
non ha maturato alcuna capsula, quantunque abbondantemente fio- 
rita per due anni di seguito , visitata con frequenza da api , ed 
anche impollinata artificialmente , tanto col proprio polline quanto 
con quello dei presunti genitori. 



SPIEGAZIONE DELLA TATOLA 



Pianta intera di Alo E 



Per una classificazione naturale dei 
Mesembrianfemi. 



se per la loro stessa singolarità, sono | 
er guisa che il ricordo dell'una richiam 
allibilmente l'altra : quella della naturi 
mentale del cranio e quella che considera i membri dei var 
titilli florali come trasformazioni fogliari. Veramente, in quanto alla 
prima ipotesi, nello stato degli studi! anatomici al tempo del grande 
filosofo naturalista si richiedeva la potenza del genio per divinare 
oggi appare sostanzialmente vero, sebbene ancora abbia 
ulteriore illustrazione; in quanto alla seconda ipotesi, fu 
zione del genio, ma anche a quei tempi potevasi 
ire. E invero, mentre la segmentazione del cranio è 
stata oscurata dalle profonde modificazioni indotte sovrattutto da- 
gli «portanti organi di senso che si sono costituiti nella regione 
anteriore del corpo dei vertebrati, difficilissimo riuscendo così il 
rintracciarla, dovendo ricorrere all'uopo a delicati e squisiti criteri: 
di anatomia ed embriologia, la natura fillomica invece delle diverse 
formazioni florali è ancora evidente sia per quel che ci si presenta 
nelle condizioni normali sia, e non meno, per i fatti di anomalie. 
Or i Mesembriantemi sono un esempio assai splendido di tali 
metamorfosi florali, anzi ci dicono qualche cosa di più, cioè che 



bisogno di 
facilmente 



compiutasi la metamorfosi in un » ri; nel Senso 

opposto, o meglio che oltre alla metamorfosi centripeta pie 
un'altra centrifuga. Per riuscire più chiaro che sia possibile ri- 
corderò che l'essenza dell' ipotesi del GOETHE consiste in ciò che 
dei verticilli fogliari si sono trasformati in orfani di protezione o 
in organi a lim/.i me vessillare .1 unendo irl"iuv.ilucri esterni del 
fiore, altri verticilli si sono modificati in stami ed altri ancora sono 
divenuti carpidii. (1) Or ammettendo come vera eotesta derivazione 
(e non potrebbe mettersi in dubbio senza rinunziare al più alto 
grado di sintesi ra^o-iuuto dalla morfologia botanica i quanto os- 
servasi nel tìore dei Mesmiiliriauiemi ci induce a pensare che essi 
non solo hanno subito le modificazioni in parola , in senso tanto 
centripeto quanto centrifugo, come dicevamo, ma che hanno sor- 
passato la stessa metamorfosi goethiana. 

È un fatto molto curioso e da notare che gli stami di molte 
specie di Mesembriantemi sono colorati, e colorati identicamente 
alla corolla : se la corolla è aranciata, anche gli stami sono aran- 
ciati ; se la corolla è porporina, anche gli stami sono porporini e 
così via. Nasce spontanea l'idea che originariamente la funzione 
vessillare foss nte alla fun- 

zione sessuale; in seguito avvenne una divisione di lavoro: i ver- 
ticilli più esterni perdettero il potere sessuale e ritennero soltanto 
la funzione vessillare. Un'altra trasformazione, e questa volta con 
direzione non centrifuga, ma centripeta, e con la quale appunto 
si supera la metamorfosi goethiana , si presenta nel genere Me- 
■ uiiriii. in oiiaut'i rhe ,-on un* altra divisione di lavoro 



funzione di 


richiamo nutritizio 


col pollili 


e offerto 


ai pronubi, tra- 


sldrmandos 


i i più interni in no 


itfarii. Su 




punto ì ito ie amo 


in seguito : 


per ora insistereme 


> sulla e v< 


finzione 


centrifuga seguita 


dagli stami 


, cioè su la loro me 


tamortnsi 


petaloid. 


sa. 


Invero 


quasi tutti i Mesembriantem 


i. special 


mente quelli che 


noi vedrem 


o appartenere alle s 


ezioni meno evolu 


te, offrono tra pe- 


tali e stani 


i tutte le gradazioni 


possibili. 


Nel M 


. splendens, per 


es., in cui 


l'analogia tra stami 


e petali 


si manifesta già per il 


modo ident 


ÌOO ili disporsi dei \ 


'erticilli t 


utti connati fra loro (quelli 


dei petali i 


S quelli degli stami). 


1 ai ],rmU 


verticilli 


(quelli dei petali) 



si succedono alcuni altri che compromlom. stami, ma .jin-sri stami 
sono a filamento piuttosto largo e lunghi o quasi quanto i petali : 
le loro antere sono bianchicce e storili. Seguono a questi verticilli 
altri ancora, ormai sempre di stami, ma i filamenti sono più stretti 
e più corti e le antere sono meglio costituite; altri verticilli si 
susseguono i cui stami si presentano, pel rispetto sessuale, in ini- 

fetti con antere gialle e compiutamente t'ertili. In altri Mesembrian- 



Appare dunque chiaro che la sezione dei Linguiformi com- 
prende, come dicevamo, le forme più recenti e più evolute. Asso- 
dare questo punto era per noi di importanza fondamentale. 

Difatti le specie comprese nella sezione dei Linguiformi hanno 
fiori senza nettarii ; dunque le forme più evolute sono quelle senza 
nettarii. In questa conclusione consiste l'importanza fondamentale 
del punto sopra assodato, cioè che le forme della sezione dei Lin- 

Dopo aver conchiuso che le forme più evolute sono quelle prive 
di nettarii, passiamo ad altre considerazioni che ci chiariranno come 
lo sviluppo dei nettarii dei Mesembrian temi ci dà anche lo sviluppo 
filogenetico del genere e come quindi essi nettarii ci offrono un 
criterio singolarissimo per una classificazione naturale delle specie 
del genere in discorso. 

E anzitutto osserviamo che oltre alle specie (le più evolute) 
che non possiedono nettarii, ve ne sono di quelle che hanno un 
nettario unico, a forma di poligono pentagono più o meno regolare, 
interno all'androceo, coi lati alterni alle logge dell'ovario; altre 
specie ancora hanno cinque o sei gruppi nettarmi corrispondenti 
alle logge ovariche. Or è facile dimostrare, (piando si hanno cinque 
gruppi uettarici . che il nettario così costituito non è che il net- 
inque pezzi ; cosicché le spe- 



ne possedenti un I 


•ale 


nettario sono posteriori alle 


specie con net- 


;ario unico intero. 


Ch. 


■ tali specie siano 


posteriori 


a 


quelle con 


iettano unico iute 


ro p 


arrebbe legittimo < 


le.lurlo.ìa 


.pia 


nto abbiamo 


letto sopra, poiché 


ì se 


le specie più rece 


nti ed avoli 


;ite 


(quelle com- 


r»reae nella sezione 


dei 


Linguiformi) soli 


o quelle p 


rivi 


■ .li nettarii. 


n potrebbe creder* 




iz' altro che le specie a neti 




o frazionato 


jiano un passaggio 


mt 


erme.lio per arrivi 


ire dalle speci 


e a nettario 


intero a quelle pri 




li nettario. Tutto 


ciò è vero. 


un. 


noi potremo 


limostrare ancora 


per 


altra via che le f 


:>rme a net 




o frazionato 



i Linguiformi sono i Mesembriantemi di più elevata 

i si trovino coltivati nell'Orto Botanico di Palermo; 



a tendenza cioè a fondere le due metà pros- 
*ani contigui uguali. Ciò appare evidente nella 
e valve della capsula. Queste difatti non sono 
semplici, ma risultano dalla fusione di due mezze valve, apparte- 
nenti l'una ad una loggia, l'altra alla loggia collaterale. Allora tutti 
gli organi che nelle valve cosi composte si riscontrano dall' un lato 
e dall'altro della linea mediana non sono che gli organi simmetrici 
appartenenti alle pareti esterne di due logge contigue. Ohe poi le 
valve sopradette siano delle valve composte si dimostra con la mas- 
sima evidenza seguendone lo sviluppo (1). 

Detto ciò, ritorniamo alla disposizione dei nettarli. Essi, come 
abbiamo visto, o costituiscono un unico pentagono interno all' an- 
droceo, coi lati alterni alle logge, o si presentano in cinque gruppi 
nettarici corrispondenti alle logge stesse. Naturalmente nel primo 
caso, essendo i lati del poligono nettarico alternati con le logge, 
i vertici saranno opposti, cioè corrispondenti alle logge. Se si im- 
magina dunque che i bottoncini nettarici dei punti di mezzo dei 
lati si riducano e scompaiano, si avranno i cinque tipici gruppi 
nettarici di cui sopra. Già con questa semplice considerazione ci 
appare che ciascuno dei cinque gruppi nettarici è costituito delle 
due metà, convergenti al vertice, di due lati contigui dell' unico 
primitivo nettario pentagonale. 

Che se poi riflettesi alla tendenza che noi, con lo studio delle 



(l) Si potrebbe pensare che in tutte le capsule loculicide si abbia 
appunto tale fusione delle metà contigue dei carpidii, e che quindi 
essa non costituisca una proprietà esclusiva dei Mesembriantemi. Noi 
diciamo che l'essere estesa tale proprietà anche ad altri gruppi ve- 
getali non menoma l'importanza della conseguenza che noi ne trag- 
ghiamo, cioè della fusione anche delle metà contigue dei lati pel 
poligono nettarico, anzi, se é possibile, l'avvalora, permettendoci di 
scorgere in quest'ultima fusione l'espressione particolare di un fatto 
generale nel regno vegetale. Potremmo aggiungere che nelle capsule 
loculicide di Mesembrianthemum non sempre esistono i veri setti 
loggiali. essendo anzi frequente il caso di capsule uniloculari, 



quanto succede in altri gruppi vegetali, la fusione delle mezze valv 
per formare una valva composta sia avvenuta indipendentement 
dalla formazione dei setti, ed ha quindi tutto il valore di un fati 



valve della capsula, abbiamo sorpreso nei Mesembriantemi, la ten- 
denza cioè alla fusione delle metà contigue di due organi eguali 
per formare un organo unico, questa conclusione riceverà nuova e 
splendida conferma. Ne qui è tutto. Esistono difatti delle forme in 
cui il nettario non è costituito ancora stabilmente. Bellissimo e 
sempio ce ne offre il M. barbai um. Questa specie mi si è presen- 
tata in tre varietà : una che cresceva in pieno suolo e che dalla 
relativa piccolezza delle toglie e dall'abbondanza delle spine e dalla 
apparente rustichezza, può ritenersi come una t'urina selvatica 1 : 
un'altra aveva aspetto più ingentilito, ma per la grandezza delle 
foglie, che erano uguali a quelle della saliera precedente, appariva 
una forma immediatamente derivata dalla selvatica ; una terza in- 
fine coltivata in vaso come la precedente si poteva considerare come 
la forma perfettamente ingentilita. Dunque di queste tre forme, 
sotto cui si è presentato al mio studio il M. barbatum, la prima 

Or nella forma più recente, la terza, il nettario a prima giunti 
appare sotto l'aspetto di un pentagono intero ; però con osservazione 
minuta si discoprono due caratteri: 1° i vertici del poligono sono 
arrotondati ed ivi la superficie è più ampia della linea del lato 
(segno di avvenuta fusione); 2" nel centro di quattro lati si discerne 

un sotiàlissi] liastema, ampio al più, o anche minore, come un 

bottoncino nettarico. Nel quinto lato invece evvi spessissimo con- 
tinuità perfetta tra i bottoncini nettarici che lo costituiscono. Ma 
anche non di rado il (plinto lato è diviso esso pure, ed allora i 
cinque gruppi nettarici possono trovarsi ad una distanza reciproca 

Osservando poi la seconda forma, la forma un po' meno in- 
gentilita della precedente, si discopre che fre 
due i lati i cui bottoncini nettarici formano un 
osservando infine la forma selvatica, si discopre 
instabilità del nettario. Ora occorrono fiori il cu 
costituire un poligono pentagono intero, ora fior 
gono è spezzato in un sol lato, o in due, o in 
posto al primo, fiori coi cinque gruppi nettarici 



(1) Usiamo la parola selvatica per questa varietà perché riteniamo 
si avvicini più delle altre forme al tipo spontaneo, avvertendo che 
nel nostro Orto certamente trovasi introdotta e non indigena. 



ella forma selvatica spesso anche quando i lati sono 

^ertici non presentano 1' arrotondamento caratteristico 

' ancora a punta 

E chiaro dunque, anche per quest'altra via, che il nettario 
distribuito in cinque gruppi è posteriore al nettario a pentagono 
intero ; il primo ha origine dal frazionamento del pentagono, e non 
basta, ma dalla successiva fusione < lei residui contigui dei suoi lati, 
come é dimostrato da ciò che. il vertice appuntito, punto d'incontro 
dei due lati contigui, si è arrotondato, acquistando ivi il nettano, 
nella maggior parte dei casi, più ampia superficie. 

Infine se poniamo attenzione a quel principio generale che la lo- 
calizzazione di una funzione importa perfezionamento e quindi evo- 
luzione, ci convinceremo ancora una volta che le forme a nettario 
frazionato sono più recenti di quelle a nettario intero poligonale. 

Tutto quanto abbiamo detto per i nettarli pentameri vale per 
quelli distribuiti in sei pezzi. Anche in questo caso i gruppi net- 
tarmi sono corrispondenti alle logge, e tutto giustificherebbe l'af- 
fermazione che un nettario esamero derivi da un nettario intero 
esagonale, alla stessa guisa che un nettario pentamero trae origine 
da un nettario intero pentagonale. L'induzione è legittima, però le 
cose sono parecchio complicate dall'esistenza di una forma instabile, 
in quanto alla costituzione del nettario, e che presenta nettarii pen- 
tameri, esameri ed eptameri. [n verità io discoprii questa forma nel 
nostro Orto in fine di fioritura, tanto che io non potei averne che 
solo due fiori, i quali furono gli ultimi : entrambi presentarono un 
nettario pentamero, ma anche un ovario pentamero con apparato 

succulenti e numerosi anche quelli trasformati in capsula; orbene 
di questi frutti e di queste capsule alcuni erano, in .pianto all'o- 
mero ; dal che è lecito arguire, anche per quella legge generale 
che i gruppi nettarici nel genere Mrs,>mbrhu>th<>mum sono opposti 
alle logge, che, come alla pentameria dell" ovario corrispondeva la 
pentameria del nettario, cosi al carattere esamerico ed eptamerico 
dell'ovario nel frutto e nella capsula propriamente detta, corrispon- 



Poichè dunque esistono l'orme più o meno antiche a carattere 
pentamerico e poiché vediamo comparire questo carattere anche in 
forme nelle (piali per altro verso l'esamona si ,'• abbastanza stabi- 
bihta, il carattere pentamerico in tali forme parrebbe dovuto a 
cause ataviche, elicei, ,'■ parrebbe che dal tronco comune provvisto 



e l'altro tipo : il pentamerico e l'esamerico ; mutazione che si ren- 
derebbe manifesta, se ancor fosse necessario, dalla pii 
lazione verso il carattere eptamerico e dalla possibilità che nettarii 
esameri si manifestino in forme decisamente pentameriche, come 
è stato il caso per due singoli fiori di M. intonsum. 

Da quanto precede appar chiaro che le forme primitive del 
genere M<>s<-i<thrh.inthe}nit.in som. quelle a nettario intero pentago- 
nale ; vengono poi quelle a nettario frazionato coi pezzi nettarici 
denti alle logge; succedono infine le forme puramente a 



dicare le unirà prime cMstirnenri sia ! nettarii a poligono intero sia 
i nettarii frazionati. Con ciò si poteva capire che i nettarii di cui 
parlavamo siano rilevati a guisa di creste più o meno alte, di spes- 
sore più o meno grande. In verità hanno maggior frequenza i net- 
tarii rilevati: però si hanno anche nettarii infossati. È bene pre- 
mettere subito che tali nettarii non sono mai interi , non costitui- 
scono cioè una doccia continua, ma compaiono sotto forma di con- 
che isolate ; si può cosi prevedere che , dato il principio della lo- 
calizzazióne di funzione, le forme in possesso di tali nettarii sono 
relativamente recenti ; le forme di passaggio poi ci potrebbero di- 
mostrare che esse traggono origini da altre a nettarii rilevati. 
Utile esempio dimostrativo di (pianto diciamo è il M. sphixh'»* 
in cui si hanno cinque nettaroconche, con le superficie secernenti, 
collegate fra loro da una sottile e bassa cresta, la (piale sembra di 
aver perduto il potere di secrezione. 

Sotto questo riguardo sono pure notevoli altre specie, come il 
M.rho-mboidrii.u ,d il .1/. h Inutilità, l'uno con cinque pezzi nettarici, 
l'altro con sei: ma tali pezzi nettarici non sono ancora decisamente 
fondi né sono più , d' altra parte, decisamente rilevati. Il che fa 
riconoscere, contrariamente al caso del M. splende?is, che l'evolu- 
zione può seguire, oltreché in un primo tempo, quando cioè il net- 
tario è ancora a poligono intero, anche in un secondo tempo, cioè 



Non si creda però che le specie a nettaroconche rappresentino 
le forme tra le più evolute. Difatti il corpo vegetativo porta segni 
evidenti di organizzazione poco avanzata sia nella natura fruticosa 
o subfruticosa del caule, sia nella condizione espansa della lamina 
fogliare, come accade, per es. , nel M. cordi folium. Parrebbe dun- 
que o che la trasformazione in conche dei nettari]' crestiformi sia 
stata assai rapida e seguita da un arresto generale dell'evoluzione, 
oppure che la ri-asf'..niiazi«»n.- .sia stata lenta, ma limitata soltanto 
o quasi agli organi della riproduzione, cioè alla regione florale. Così 
si spiegherebbe il contrasto tra gli evidenti caratteri di progresso 



del fiore , , , 

parlando , del nettario , e i caratteri di antichità del corpo vege- 
tativo. Cosi inoltre si spiegherebbe come mai Dèi .1/. tplendena te 
metamorfosi petatoidea degli stami sia ancora , come sappiamo, 
tutt' altro che definita. 

Aggiungiamo infine che mentre i nettarli rilevati non si fra- 
zionano in meno di cinque pezzi, i nettarli fondi possono presen- 
tare anche soltanto quattro nettaroconche , come ne è esempio il 
.1/. oordifolinm. Si noti però che anche le forme a nettarli fondi 

questo caso le nettaroconche, 



al M. blandum, però a fiori bianchi invece che porporini. Ivi il net- 
tario é intero, ma i cinque lati del poligono sotto la pressione dei 

convessità all'esterno); i caratteri della superficie secernente sono 
identici a quelli del M. Lehmanni, eccetto, s'intende il fraziona- 
mento , cosicché il nettario di cotesta specie accenna ad una 
forma intermediaria tra il nettario intero pentagonale cresti- 
torme e quello a nettaroconche costituitosi nel primo tempo. Aggiun- 
geremo che tutte queste specie da noi citate, o che avremmo potuto 
citare, come intermediarie, si manifestano per tali ancora i-er un 
altro carattere, per la docciatura cioè costituitasi lungo il margine 
d'inserzione degli stami, onde, sebbene la superficie secernente, sia 
continua sia frazionata, \um siasi ancora decisamente infossata, pure 
viene a trovarsi già in una incavatura, ricoperta come è dalla doccia 
staminale. Ed ancora v degno «li osservarsi che mentre il nettari.. 
veramente crestiforme ha un colore verde o verde cupo , in queste 
specie la superficie secernente è gialliccia. 



30 

corrispondenti alle lo^-e. alludendo, evidentemente, anche con ciò 
alla loro primitiva affinità con le forme a nettarii rilevati. 

Ancora un altro carattere importantissimo può servirci di guida 
per discoprire la linea filogenetica seguita dal genere Mesembritm- 
themum nella sua evoluzione. Ma prima di addentrarci ad esporr* 
questo nuovo carattere è necessario elio noi rispondiamo ad un'al- 
tra questione : donde traggono origine i nettarli nel genere Me- 
sembrianthemum ? Da quali elementi provengono ? Fortunatamente 
le forme < stenti ci mettono in grado di rispondere a tale questione: 
i nettarii, come avevamo già ammesso in principio, senza ancora 
dimostrarlo, sono nient'altro che stami trasformati. 

Si consideri dapprincipio un Mesembriantemo a nettario pen- 
tagonale intero. Si riconosce tosto che il suo nettario è interno al- 
l'androceo, e le disposizioni che valgono per un tale M. valgono 
per tutti gli altri a nettario unico intero. Queste forme ci si sono 
appaia 



, come già sap] 
D citato del M 


piamo, per le più e 
'. barbatum. Come 


mtiche. ] 
abbiame 


Ritorniamo ora 


lelFevoluzione : 
morfologiche. . 


i cui soggiace, pe 
Abbiamo visto anzi 
1 M. barbatum ed 


in tutte 


i in pari tempo 
delle sue o- 
sono le forme 


non è ancora 


stabilmente costitu 


dto nei 


suoi caratteri. 


m selvatica il 


nettario lascia riconoscere 


noi modo più 


a sua derivasi. 


ine da un nettario 


priinitiv 


o a pentagono 



debbano es 



tenzione può distinguerli fra loro. N'olia t'urina inn 

manchino i caratteri d' oseillanza. Tutto quanto ; 
mostra all'evidenza la primitività del M. barbatili 



stami i , 






la e 


ledesim; 


! linea 


ohi 


usa in cui 


possono 


immaginarsi inseriti 


i cii 


ique 


pezzi ut 


•mirici 




t altri ter- 


r. '.;„.„ 


si immagina contini! 
ssa passerà per la li 
la linea dei pezzi r 


::, 


nei e «piella delle 
una linea chiusa ed 


z< 


pezzo net- 

■ staminali 
rna all'an- 


rE„ ; 


; questa che nell'ulti 


« 


o pe 




H 


•o; 1 


'unica dif- 


filamenti 
siann oh 


e ricoperta alternati 
staminali. Dal che 


':"'" 


i'h'm, 


ra tost 


r-.n.-ini 


.ui. 


taru-i e da 



nei l ertaat0 S01 


•gè spontanea U 


, do,„a„d 


a la ,,n 


fatti potrebbe si- 
che oggi costiti 
estesa a poco a 

(verticillo) degli 


poTLo^hi, 






'oniLir 


tzz 


tarico intero. In 


questo caso la 


presena 


, dogli s 


di linea internel 
forme nelle quali 


i si manifesta , 


cioè sarebbe ess 


SL P ^J 


ci rende facili 


che tatto 


IJeT, 



vistn riu' il nettario poligonale i 
o possiedono, un evidente caratter 

ultano dalla fusione di due mezzi 
pressione di un tatto non primitiv 
bene ripeterlo, le forme a nettarle 
Ile a nettario poligonale intero ; qui 
gli stami negli spazn 



3gmenti internettarici privi 



n e pentagona 
;zi nettarici. 
quando esiste 



di stabilità, cioè va quelle forme che l'evoluzione ha per più. lungo 

tempo tormentate : eio vai .pianto dire che tali torme sono, come 
u.:a attenuavamo, più recenti. In un solo caso potremmo dire che 
le torme con stami internettarici sono primitive, nel caso cioè che 
i pezzi nettarici t'ossero alterni alle logge ovariche e gli stami in- 
ternettarici opposti alle logge. Allora la trasformazione comparirebbe 
nei punti di mezzo dei futuri lati del poligono nettarico, fino a che 
a poco a poco venisse a costituirsi effettivamente questo poligono. 
Poi per riassorbimento dei bottoncini nettarici in corrispondenza 
dei centri dei lati e per la fusione dei mezzi lati contigui si sareb- 
bero avuti gli attuali nettarli polimeri senza stami internettarici, i 
i piali quindi aneli,- in .pw-sta ipotesi si dimostrerebbero per pm 

[lezzi nettarici di pezzi nettarici cioè alterni alle logge) manca ai - 
fatto, come manca affatto la conseguente disposizione di serie di 
stami internettarici corrispondenti alle logge: quindi deve imma- 
ginarsi che l'evoluzione sia andata dal nettario poligonale intero al 



o il M. Thunbergii. 



nettarici ci apparisce come una reversione. Pertanto le forme pii 
elevate del genere Mesembrìanthemum, come sono i Linguiform 
con le varietà atltratiirn, depressimi, etc, non possiedono nettarii 
bisogna dunque dire che qui la reversione è stata totale. Ne vien 
che l'evoluzione nei Mesembriantemi procede parallela ad un'invo 
luzione ; si ha in essi una doppia linea : una linea progressiva 
ascendente, che culmina nella capsula maravigliosamente compii 
cata della sezione dei Lhujiii formi e nel perfetto adattamento al 
l'ambiente del corpo votela rivo < Ielle forme comprese in questa se 
zione ; ed una linea regressiva che, per riacquisto di un caratter 
atavico (mancanza di nettarii) discende sino alla completa perdit 
di un differenz 
voro, cioè di perlèzic 

Anche qui dunque, nella presenza i 
tarici, noi possediamo un criterio ancon 
filogenetica che si sviluppa nel genere Mesembrhuitliennnii. 

Riassumendo possiamo stabilire nel seguente schema la deri- 
vazione filogenetica delle forme comprese nel genere Mesembrian- 
themum : le forme primitive sono quelle a nettario unico intero 
pentagonale a bottoncini rilevati; da questo tronco comune si di- 
partirono quelle a nettario frazionato : auteriormente e posterior- 
mente al frazionamento del primitivo nettario pentagonale si costi- 
tuirono le forme a nettarii fondi, cosicché questi hanno doppia o- 
rigine : o provengono, cioè, direttamente dalle forme primitive a 
nettario unico intero pentagonale. <>, costituitesi in un secondo tempo. 
derivano le loro nettarooonclie da altrettanti corrispondenti gruppi 
nettarici rilevati. Ma, mentre le t'orine a nettario frazionato segni- 
conche dei loro gruppi nettarici erestilornii. un'altra linea si dipar- 
tiva da esse verso le forme anettariche con l'intermediario delle 

Tra i Mesembriantemi dunque, dentro i limiti del genere, si 
può stabilire il seguente albero genealogico : 



pentagonale cresritnrme 



I 
I 



Ora questo schema filogenetico, oltreché int< 
stesso, è anche importante perchè ci. mette in grado di abbozzare 
già sin da ora una classificazione naturale delle specie costituenti 
il genere Mese mbr iati themum. 

Questa classificazione, nelle sue grandi linee, è la seguente: 

/ Olonettarii 



* nettarii fondi) i 

I Detoconchi 



ì tali condì 
frequente in tutti i gruppi 



Come tosto scorgesi. i caratteri morfologici si sono sovrapposti 
ai caratteri filogenetici e la sezione delle forme a nettaroconche 
abbraccia specie che, secondo il nostro schema filogenetico, sareb- 
bero molto lontane comecché alcune derivano direttamente da forme 
primitive a nettario unico intero pentagonale ed altre da forme a 
nettario già frazionato. I Meronettarii poi avremmo potuto dividere 
in Pentanettarii ed Esanettarii, e forse anche in Eptane 
se avessimo conosciuto maggior numero di specie. Difatti 
tere pentamerico ed esamerico, per le forme da 
fortemente stabilito, ma ciò certamente nelle attuali condizioE 
cultura in cui si trovano nel nostro Orto. Chi potrà garentin 

varii anche, per la stessa specie, 
icostanza dei membri 
vegetali ; l'abbiamo sorpreso, e già lo 
sappiamo, anche negli stessi Mesembriantemi ; perciò non abbiamo 
creduto trarre partito da un tal carattere diagnostico. 

Aggiungiamo che a causa del numero relativamente scarso di 
forme a noi note, non possiamo per il momento condurre più in- 
nanzi la classificazione ; ciò non menoma l'importanza dei criterii 
da noi esposti, perchè essi si fondano su l'osservazione di un suf- 
ficiente numero di forme, né quelle che saranno da noi in appresso 
conosciute altereranno il valore della sintesi attuale. Indubbiamente 
lo studio di altre forme non avrà altra efficacia sui criterii da noi 
svolti che di estenderne l'applicazione. Troveremo, ne siamo si- 
curi, altri criterii; ma questi non saranno in contrasto con quelli 
acijuisiti. brusi li integreranno per rendere possibile la costituzione 
dei gruppi inferiori sovrastanti immediatamente alle specie ; per 
completare, cioè, la classificazione naturale per ora fermatasi ai 
gruppi generalissimi. Tra questi nuovi criterii saranno importanti 
quelli che verranno offerti dalla morfologia della capsula. Il numero 
delle capsule che noi possediamo non ci permette in questo mo- 
mento una coordinazione superiore delle differenze e delle somi- 
glianze che vi abbiamo colte ; tali sono però queste differenze mor- 
fologiche e tali le somiglianze e staremmo per dire i segni delle 
affinità, che sin da ora possiamo dire che la conoscenza più larga 
della morfologia della capsula promette di portare molto innanzi 
questa prima approssimazione di classificazione naturale di un ge- 
nere vegetale difficilissimo, come il Sonder ebbe a chiamare i Me- 
sembriantemi. 

E vogliamo infine aggiungere che nell'ulteriore rimaneggia- 
mento del gruppo, che noi ci ripromettiamo di fare, avverranno 
dei grandi spostamenti, come sin da adesso saremmo in grado di 



dimostrare ; tuttavia sin da ora siamo anche in grado di dire che 
più di un aggruppamento delle precedenti classificazioni (di Hawort, 
di Salm-Dyck, di Berger) resterà nella nuova allo stesso modo 
ed al medesimo titolo che parecchi dei gruppi dell' artifìcialissima 
classificazione linneana sono permasi nelle posteriori classificazioni 
naturali (1). 



Avevamo consegnato le carte al tipografo quando è venuto a 
fioritura il M. spectabìle, che è quanto di più bello avremmo po- 
tuto attenderci in conferma della nostra derivazione filogenetica. 
L'ovario di questa specie è pentaloculare ed il nettario è continuo, 
senonchè in corrispondenza delle logge si solleva nelle creste ca- 
ratteristiche del nettario lofomorfo frazionato e alternativamente 
alle logge stesse si abbassa in cinque striscioline a livello o quasi 
della superficie dell'ovario. Così si riconosce in fatto che i punti 
corrispondenti alle logge ed i punti alle logge alterni hanno poten- 
zialità diverse rispetto alla superficie secernente ; che nei primi 
coteste potenzialità portano ancora alla formazione normale delle 
creste nettariche e che nei secondi quelle di tal carattere vanno 
attenuandosi, altre insorgendone in contrasto (forse risveglio delle 
potenzialità ataviche che porteranno alla produzione degli stami in- 
ternettarici) ; donde 1' atrofizzazione della superficie secernente in 
questi ultimi punti, atrofizzazione contemplata dalla mente negli 
altri Mesembriantemi, ma vista in atto nel M. spectabìle. 



Dott. Franti:» <» Rat 



(1) Ciò vale a dimostrare che anche il carattere diagnostico su cui 
le antiche classificazioni si fondano e che è essenzialmente offerto 
dalla natura delle foglie, per quanto labile possa sembrare, ha rela- 
tivamente un certo valore, e che esso può T 
gato, in sottordine agli altri, anche i 
la costituzione dei gruppi inferiori. 



"• v."T..r ♦ *~. . T— ."*• -, .^. '••;'•••-' ; • •' *jj^* • ^''^ ;_•.••' "*, 



Una Pianta frangivento esperimentata in Libia 



il Prof. Antonino BorzI, direttore di 
questo R. Orto Botanico e Giardino Coloniale, ha richiamato l'at- 
tenzione sull'importanza che presenta il Mtjopnrtnn S'iratum, R.Br., 
come pianta per la coltura dei terreni aridi delle parti più calde 
d'Italia, e specialmente di Sicilia. Egli lo ha sovente raccomandato 
alle locali autorità forestali, ed appunto, dietro suo suggerimento, 
ne furono eseguite estese piantagioni nel Messinese, in Provincia 
di Trapani, e specialmente sulla spiaggia arenosa della cosi detta 
Praja, nei dintorni di Catania, con risultati pienamente soddi- 
sfacenti. 

Infatti si tratta di un arboscello veramente prezioso a causa 
del suo straordinario potere di resistenza e di adattamento alla pro- 
lungata secchezza, da costituire un materiale di primaria importanza 
nei casi di colture destinate a preparare od assicurare il rinsalda- 
mento delle spiaggie marittime, delle dune, dei terreni mobili e 
scoscesi, ed anche da usarsi come frangivento per riparare o di- 
fendere le coltivazioni agrarie dalla veemenza dei venti dominanti, 
mentre il valore ornamentale di questo arboscello è ben degno di 
ione, formando esso folte macchie di un bel verde, anche 



d'estate, di elegantissimo effetto. A tutti questi pregi si unisce 
quello di una meravigliosa rapidità di accrescimento, quale, si può' 
dire, non si ha esempio in altre piante legnose coltivate od indi- 
gene del Mezzogiorno, senza dire poi della grande facilità di pro- 
pagazione. 

Il Myoporum serratimi, R. Br., originario delle regioni austro- 
occidentali d'Australia, tu introdotto in Sicilia nel 1821, dapprima 
coltivato nel Real Giardino di Boccadifalco, poi nel nostro Orto 
Botanico: passò in segniti» nella imIiuim uniamoli!, ile diffondendosi 
nei giardini pubblici e privati, specialmente di Messina e di Tra- 
pani. Causa poi le colture a scopo di rinsaldamene dei terreni li- 
toranei, si è andato naturalizzando lungo la costa occidentale del- 
l'Isola, da Sciacca fino oltre Trapani, di modo che ora abbonda 
colà nei luoghi sterili e sassosi, sulle ghiaie e nei greti abbandonati 
dei torrenti, in mezzo agli estesi banchi di calcare tufaceo, così 
frequenti in quelle parti, lungo gli argini ed i terrapieni delle 
strade di campagna e della ferrovia etc. La sua diffusione colà è 
tale, che ha ricevuto anche un nome volgare proprio, quello di 
Manopera o Miopera, evidente storpiatura dialettale del suo nome 
tecnico. Anche in altre parti dell'Isola incomincia a diffondersi, 
specialmente fra Castellamare del Golfo e Balestrate, ove la Società 
delle Ferrovie sicule-occidentali ne eseguì estese piantagioni. 

In seguito alla naturalizzazione di questa specie, lungo la costa 
occidentale di Sicilia, il Prof. A. Bruttini, alcuni anni or sono, 
in un suo lavoro, comparso nel Bollettino della R. Società To- 
scana di Orticoltura (Anno XXVII, 1902, p. 199) ne segnalava 
l'importanza, raccomandandone la coltura. Più estesamente ne trattò 
il Prof. Borzì, nel Bollettino di questo stesso Orto Botanico e 
Giardino Coloniale (Voi. Vili, 1909, p. 3), facendone rilevare tutta 
l'importanza che se ne può ritrarre, non solo come pianta adatta 
a fissare e rimboschire i terreni aridi e mobili ma ancora come 
pianta frangivento. Anzi, per consiglio dello stesso Prof. Borzì, il 
Dottor. B. Rocchetti ne fece un accurato studio istologico, inse- 
rito nel medesimo Bollettino (Voi. Vili, 1909, p. Il), dal quale 
studio emergono tutte le particolarità di struttura per cui questa 
specie può adattarsi ai luoghi più aridi e secchi. 

I felici risultati ottenuti in Sicilia con la coltura del Myopo- 
rum, trovarono un eco in Tunisia, ove tale specie, di recente in- 
trodotta , fu usata come frangivento nella stazione balneare di 
Saint-Germain, con ottima riuscita. Ne dà notizie il Truéli.e nel 
Bulletin de la Societé d 1 Hbrticulture de Tunisie (Ann. IX, n. 47, 
1910, p. 286), il quale consiglia appunto di piantare Myoporum 



in tutti i terreni aridi, come frangivento, per difendere le altre 
colture e per impedire l'avanzarsi delle dune, insistendo sulla uti- 
lità che se ne può ritrarre nelle arene marittime, stante che ben 
si adatta a terreni con infiltrazioni di acqua salmastra. 

Il Prof. Adriano Fiori poi, nel Bollettino della Società Bo- 
ta it/rn Italiana (Febbrajo 1912, p. 22), mentre rileva come il Myo- 
parii hi serratimi; R. Br. si è perfettamente naturalizzato in Sicilia, 
e ne fa notare l'impoi punge che questa specie 

« acquista in questo momento un interesse maggiore, perchè può 
ra delle dune 
iiia, nella (piale regione, sia per il clima , sia 
per la natura del suolo, dovrà trovare condizioni singolarmente fa- 
vorevoli di sviluppo ». Ad analoghe conclusioni viene il Prof. Brut- 
tini in un recentissimo articolo , inserito nell' Agricoltura Colo- 
niale (Anno VI, 1912, p. 331): egli infatti insiste sull' utilità che 
il Mi/oportim serratimi , R. Br. può presentare in Libia come 
pianta frangivento, specialmente per arrestare l'azione deleteria del 
Ghibli. 

Ora siamo lieti di constatare che appunto un esperimento in 
proposito, con il Mt/oporum, è già stato eseguito, con ottima riu- 
scita, in Tripolitania, per cura del nostro Giardino Coloniale. 

Questo esperimento fu eseguito alcuni mesi or sono sulla spiag- 
gia di Bucamez (Tripolitania occidentale) nelle dune mobili attor- 
manti l'ospedale di campo. Trattasi di vere sabbie infiltrate, ad 
un metro di profondità, da acqua prevalentemente salmastra, ove 
non può svilupparsi «piasi al. ama vegetazione. Parecchie diecine di 
piante di Myoporum, alte oltre un metro e mezzo, provenienti dal 
nostro Giardino Coloniale, furono colà piantate, subito dopo l'oc- 
cupazione italiana della detta spiaggia, e tosto attecchirono, mo- 
strando una perfetta resistenza a quelle condizioni ben poco favo- 
revoli di terreno e di clima. Siamo poi informati che la vegetazione 
delle dette piante è continuata normalmente, malgrado la stagione 
estiva, di modo che attualmente sono le uniche piante verdi esistenti 
su quella spiaggia. 

Ciò conferma esperimentalmente quanto avevano supposi) il 
Fiori ed il Bruttisi, cioè l'importanza che può assumere il Myo- 
porum serratum, Et. Br., come pianta frangivento in Libia. 

La Direzioni; 



Sulla coltura del Dattero 
ne pianta da frutta in Sicilia. 



In un mio recente scritto (1), a proposito della coltivazione 
delle Palme a scopo industriale in Sicilia, facevo osservare che la 
Palma dattilifera, quantunque atta a produrre frutti fisiologica- 
mente maturi e semi dotati perciò della facoltà di germogliare fa- 
cilmente sotto il clima della nostra Isola e anche in molti paesi 
della regione mediterranea, non ha alcun valore come pianta frut- 
titela, poiché la polpa de' frutti, sebbene per lo più completamente 
sviluppata, non raggiunge quel perfetto grado di maturità, come 
nei datteri provenienti dai naturali centri di produzione. Ed ag- 
giungevo che il problema della produzione di Datteri perfettamente 
commestibili sotto il clima della Sicilia, era stato forse risoluto 
dagli Arabi, ai quali, com'è noto, si deve la introduzione di questa 
maguitica pianta in Sicilia ed anche in Ispagna. Difatti le cronache 
siciliane dei secoli XII e XITT ricordano estesi palmeti nell'agro 
palermitano, particolarmente nella pianura di S. Giovanni dei Le- 



(1) Borzì A., Sulla coltura delle Palme, particolarmente delie 
specie di Washingtonia, a scopo industriale in Sicilia. In Bollettino 

<h'l li'. Orto linf'inirn <• ( ,'ui rdi no 0>0»>i»(,> ,li Voi, non. Voi. X. l'.'ll. 



uno originali di contratti per la vendita 
dei frutti, che venivano stipolati in quei tempi (1). 

Questo argomento merita una particolare e più estesa tratta- 
zione, poiché, è chiaro, qualora fosse possibile la coltivazione del 
Dattero come pianta da frutto, specialmente nelle parti più calde 
della Penisola e nelle grandi Isole, sarebbe certamente cosa molto 
vantaggiosa per la frutticoltura nazionale. 

Di tale possibilità ci danno ragione i frequenti accenni di al- 
cuni orticoltori intorno a individui di Palma dattilifera coltivati in 
Liguria o sotto il clima del mezzogiorno della Francia e atti a pro- 
durre frutti più o meno commestibili per incipiente o quasi com- 
pleto stato di maturità, anche se vogliamo fare astrazione da con- 
siderazioni teoriche e dalla applicazione dei principii di selezione, 
delle mutazioni, ecc. che come sappiamo rappresentano un fattore 
importantissimo del perfezionamento delle razze vegetali e special- 
mente delle varietà da frutta. 

Ho voluto esaminare tale problema prendendo le mosse da 
dati di fatto raccolti in molti anni di osservazione e di esperienza 
e considerarne la possibilità della soluzione dal punto di vista 
pratico. 

E questo appunto lo scopo della presente nota. 

Senza dubbio, fra tutte le specie della famiglia delle Palme, 
in particolare del genere Phoenix, attualmente coltivate da noi e 
in tutta la regione del Mediterraneo all'aperto, la Phoenix daety- 
lifera, o Palma del Dattero, è la più antica, la prima a essere 
stata introdotta e, come dissi, la sua coltura, prima in Sicilia, poi 
in Ispagna, è dovuta agli Arabi. Questo popolo, ormai tanto deca- 
duto o almeno cosi restio a seguire i progressi della civiltà moderna, 
ebbe grande parte nello sviluppo dell'agricoltura Siciliana e si è 
reso in ciò per molti riguardi benemerito colla introduzione di pa- 
recchie piante utili e delle relative norme di coltura. Se, come i 
ricordi storici accennati dimostrano, Palme dattilifere erano già da 
secoli coltivate nei dintorni di Palermo, ed ora nessuna traccia e- 
siste di tale coltivazione, il fatto non può di certo attribuirsi a va- 
riazioni del clima locale. Conoscitori profondi della coltura e di 



(1) Notasi tuttavia che gli Arabi davano ai Datteri di Spagna e 
di Sicilia il nome di Datteri acidi : ciò farebbe ritenere non conse- 
guissero neppure allora completamente la loro maturazione. Vedasi: 
Cusa S., La Palma nella poesia, nella scienza e nella storia sicilia- 
na. In Archivio storico Siciliano. Anno I. 1873, p. 357. 



tutte le varietà o razze domestiche del Dattero da secoli e secoli 
coltivate nei territori da loro occupati, specialmente nella vicina 
costa del settentrione d'Africa, gli Arabi non potevano ignorare la 
esistenza di tipi a maturazione precoce dei frutti, opportunemente 
ottenuti per selezione, e quindi ne dovettero tentare con successo 
la introduzione in Sicilia. Appunto di tali tipi, come si dirà, forse 
resta ancora qualche testimone in rari esemplari qua e là segna- 
lati in taluni giardini dei dintorni della Città, e se precisamente non 
ne sono i veri rappresentanti, la loro considerazione è molto i- 

II carattere di una precoce maturazione dei frutti, va anzitutto 
notato, conferisce alla Palma del Dattero la proprietà che essa possa 
coltivarsi sotto il clima mite della Sicilia come pianta da frutto. 
Essa dunque rappresenta condizioni delle più importanti che dob- 
biamo attentamente esaminare, prendendo le mosse dalla conside- 
razione dello stato di vegetazione della pianta durante il periodo 
della maturazione normale in rapporto colla temperatura dei luoghi 
dentro i limiti della naturale area di coltura della pianta stessa. 

É noto che la Palma del Dattero, come pianta economica, u- 
tile, cioè principalmente per la produzione dei frutti vegeta den- 
tro i confini di una vasta zona dal clima secco di carattere tro- 
picale o subtropicale, estesa da oriente a occidente dalle Canarie 
all'India, e compresa fra il 15° e il 35" di lat. N. e il 18° di long. 
Ovest e il 75° long. Est del merid. di Greenvich. Ma essa può 
anche vivere oltre tali limiti, come si vede in tutti i paesi marit- 
timi della regione Mediterranea ed anche in luoghi distanti dal 
mare, senza però che i frutti raggiungano una maturità normale, ed 
ove può persino sopportare una temperatura invernale di— 8° C. come 
in molti luoghi della Toscana, in Liguria, nel Mezzogiorno della 
Erancia ecc. Poco oltre il 44° di lat. N., si può dire che il Dat- 
tero raggiunga il limite massimo di diffusione verso il Nord ; ma 
occorre che le piante vengano riparate dal freddo invernale e dif- 
ficilmente a quegli estremi esse fioriscono. In sostanza la Palma 
del Dattero si comporta come molti alberi, p. e. il Castagno, il 
Noce, ecc. i (piali sono suscettivi di estendersi e vivere oltre la 
normale loro zona di coltura, senza mai produrre frutti perfetta- 
mente maturi o anche senza fiorire. 

H Dattero, dentro la sua naturale zona di coltura, matura i 
frutti nel corso dell'annata stessa della fioritura ; il periodo di ma- 
turazione comprende in media circa 7 mesi, con un maximum di 
10 mesi nelle varietà a maturazione tardiva, e un minimum di 5 
mesi in quelle a maturazione precoce. Nelle condizioni ordinarie, 



la fioritura s'inizia in primavera, e secondo i climi, anche fin dagli 
ultimi di Febbrajo o nei primi di Marzo, come in Egitto. In altre 
parti .1.1 settentrione d'Africa, p. e. in Tunisia, nella Libia ecc. 
i Datteri fioriscono in Aprile o un pò più tardi , come in Cire- 
naica, specialmente nelle parti più esposte a Nord (1). 

Le condizioni di temperatura normali necessarie alla produzione 
di frutti maturi sono state largamente discusse e con precisione 
indicate da Ale. De CaNDOLLE e anche confermate dalla espe- 
rienza di molti autori che si sono occupati della vegetazione del 
Dattero nei centri naturali di coltura. Secondo il De CANDOLLE (2) 
per una conveniente normale maturazione dei frutti richiedesi una 
media temperatura annuale di 18,5 a 19° C. mentre una media di 
15°, 3 è sufficiente perchè la pianta possa vegetare in un dato paese. 
In tal modo potremmo a priori spiegarci come in tutto il bacino 
del Mediterraneo, compresa la Sicilia, le parti settentrionali del- 
l'Algeria e della Tunisia, le coste della Siria, dell'Asia Minore, ecc. 
dove la coltura del Dattero non incontra alcuna difficoltà di clima, 
la maturazione non può essere completa poiché ivi le medie delle 
temperatura annue non raggiungono perfettamente quelle cifre o 
tutto al più le rasentano. 

Riferendoci in particolare alla Sicilia è da osservare, che se i 
dati ammessi fossero perfettamente esatti, una grande parte dell'I- 
sola stessa potrebbe benissimo essere sede della coltivazione del 
Dattero a scopo economico. Infatti, mentre a Palermo la media 
temperatura annuale è di 17°, 3, e a Siracusa di 17", 9, a Scicli 
essa si eleva a 18° , 6, a Catania 18° , 5, e di poco sorpassa il 
18° a Porto Empedocle, a Riposto, a Noto e ad Acireale (3). E 
in condizioni molto più favorevoli si dovrebbe trovare a Messina, 
dove la temperatura media annuale, secondo il Roster, è calcolata 
a 19", 1. 



(1) Le Palme da Datteri fioriscono sulle coste della Tripolitania 
in Aprile, mentre nel Fezzan sono già fiorite alla prima quindicina 
di Marzo. Nell'oasi di Sinah ed in Egitto, secondo Delilb, la fiori- 
tura avviene nella seconda metà di Febbrajo : in quest'ultima regione 
i precoci maturano in Luglio ed i tardivi in Dicembre, cioè i primi 
impiegano a maturare circa 5 mesi ed i secondi 10 mesi. 

(2) De Candolle Alph., Geographie Botanique raisonnée. Tom. I. 
1855. p. 343. 

13) Roster G., Climatologia dell'Italia. Torino 1909. p. 934. 



Ma tali cifre, non hanno in realtà altro valore che quello di 
dimostrare che le condizioni del clima della Sicilia si accostano 
molto all'optimum richiesto per la maturazione completa normale 
del Dattero, anzi le rasentano, e che quindi il problema della col- 
tura di questa pianta allo scopo indicato presenta da noi, special- 
mente nelle parti più calde dell'Isola, molte probabilità di soluzione 
qualora fosse illuminato da' criterii di una razionale scelta di tipi 
o varietà facilmente adaitahiii al nostro clima, come poi meglio" si 

pienamente confermata dai non rari oasi di mediocre e quasi com- 
pleta maturazione 'li Datteri segnalata in molte parti della Sicilia, 
specialmente nel Mezzogiorno (1). 

Tuttavia possiamo dire, nonostante cotesta grande concordanza 
delle temperature medie annuali colle cifre indicate dal De Can- 
dolle e i casi eccezionali di maturazione ricordati, il Dattero non 
raggiunge giammai in Sicilia quel grado di maturazione carpologia 
normale sultìeiente richiesi.» dalle esigenze del commercio. Il che 
dipende realmeute dal fatto che la influenza esercitata dal calore 
sulla maturazione dei frutti non può estendersi al di là del periodo 
che decorre dallo inizio della fioritura alla raccolta : sono appunto 
le temperature comprese dentro questo periodo quelle che unica- 
mente influiscono sul completo .«--viluppo dei frutti. Epperò occorre 
tener conto delle somme di calore che viene usufruito dalla pianta 
durante quell'epoca, la quale, come abbiamo detto, comprende un 
decorso massimo di IO mesi e uno minimo di 5. cioè in media 
150-300 giorni. 

Secondo il De Candolle la somma eli calore indispensabile 
alla normale maturazione dei Datteri importa 5100° C. o una cifra 
presso a poco non inferiore a questa ; il che suppone una tempe- 
ratura giornaliera non inferiore a 18" C. dal momento in cui s ì- 
nizia la fioritura fino alla raccolta dei frutti. E poiché nella su- 
detta somma bisogna considerare che le temperature giornaliere 
vanno sempre più elevandosi nel corso del periodo estivo e a grado 
a grado descrescono coli 'avvicinarsi dell'autunno, così come espres- 



(1) Mi è stato a questo proposito assicurato che a Scicli, a Flo- 
ridia, a Terranova, questi casi non sono rari e che per ottenere re- 
golarmente ogni anno Datteri maturi ivi si sogliono piantare gli in- 
dividui di Palma dattilifera in località solatie e a ridosso di qualche 
muraglia che viene accuratamente imbiancata a ciò che possa riflettere 
maggior copia di calore. 



sione grafica del fenomeno si 


avrà una 


ourv 


a i cui estremi 1 


più Lassi posti alla estremità 


di ima medes 


ma orizzontale e 


spondono ai 18" C, cioè alle 


temperai 


re ii 


ìziali e finali de 


riodo di maturazione. 








Come dimostrazione, riferisco le se 




di calore rilevate 


autori nei centri di coltura d 


el Datterc 


piiì 


noti in Africa se 


trionale durante il periodo della matur 






Gabès (Tunisia) 






5023 C. 


Biskra (Algeria) 






5292 C. 


Gafsa (Tunisia) . 






5352 C. 


Tangourt (Algeria) . 






5597 C. 


Kebili (Tunisia) 






5725 C. 


Nefta (Tunisia) 






5726 C. 


Tozer (Tunisia) 






5758 C. 



Tali dati valgono principalmente per le varietà con frutti a 
maturazione normale dentro un periodo di non oltre sette mesi, 
il (piale decorre dall'Aprile a Ottobre ed anche eccezionalmente, 
si prorraf tino a Dicembre o Gennaio. Vi sono però delle varietà 
a maturazione precoce, il cui periodo è alquanto più breve ed e- 
rige una somma di calore che va dai 400O circa fino ai 4800° C. 
Esse formano oggetto di coltura spezialmente nelle parti più set- 
tentrionali dell'Algeria. 

Mettendo a confronto le sudette somme di temperatura neces- 
sarie alla maturazione normale del Dattero nei paesi su accennati 
con quelle che si verificano nel corrispondente periodo di matura- 
zione in Sicilia, si hanno dei risultati abbastanza istruttivi. 

Riferendomi in modo particolare alla vegetazione della Palma 
del Dattero in Palermo, è da osservare che la fioritura s'inizia ordi- 
nariamente nella prima quindicina del mese di Maggio e, secondo 
le annate, ora nella prima decade, ora dopo il 15 dello stesso mese. 
Precisamente a quell'epoca la media temperatura giornaliera rag- 
giunge i 18' 1 C. richiesti. Seguita la fecondazione, i frutti abboni- 
scono e regolarmente si accrescono e raggiungono le dimensioni 
ordinarie normali proprie dello stato di maturità e caratt eristiche 



alle varietà a cui appartengono (1), verso la fine dell'autunno o 
per lo più negli ultimi di Ottobre. Generalmente essi persistono 
in tali condizioni durante l'inverno. La polpa assume allo esterno 
una tinta che dal rosso passa a rossiccio-bruno, senza però che di- 
venga morbida e succosa, conservando un sapore stitico sgradevole 
simile a quello che prendono le sorbe immature. 

Raccolte e conservate in luogo secco e caldo, s'inizia un certo 
grado di maturazione, che però non conferisce mai al frutto otte! 
sapore dolce proprio dei dai centri na- 

turali di coltura ; trattasi piuttosto di una vera fermentazione quale 
appunto si effettua p. e. nelle Nespole, nelle Sorbe, ecc. Per lo 
più rimangono attaccati ai loro grappoli in tale stato di immaturità 
fino al sopraggiungere della primavera e allora cominciano a cadere 
sul terreno oppure, secondo le condizioni della stagione e la espo- 
sizione, la caduta ha luogo molto presto n tardi, in principio della 
estate. 

Tenendo conto della epoca in cui la media temperatura gior- 
naliera, trascorsa la fioritura raggiunge di nuovo il termine 18° 
di Palermo, si vede che il periodo di sviluppo delle 
prima quindicina di Ottobre ; per lo 
di calore corrispon- 



fruttificazioni si 

più non va oltre alla prima decad 

dente a questo periodo 



o ottenute le seguenti medie 



linquennio 1891-1895 



Luglio . 
Settembre . 


282,72 

679,50 

810,03 

8053,03 3617,87 

718,50 






il) Nell'Orto Botanico .li Palermo t, 
Phoenix dacty li fera, e più propriamentt 
oorarpa, o.rt/cacpa, macrocarpa., sphaero 
specie, dello stesso genere, che vi fiori* 

Ph. humilis, Rovle., Ph. rupicola. Ani 


le seguenti : ci//iu,lracarpa 



Maggio 


285,60 


Giugno 


078,00 


Luglio . . 


814,99 


Agosto . 


808,18 


Settembre . 


699,60 


Ottobre. 


321,00 



Maggio 
Giugno 


s«V<sts 


Luglio . . 


815,30 


Agosto . 


810,34 


Settembre . 


783,60 


Ottobre. 


848,01 


Maggio 


289,38 


Giugno 


687,30 


Luglio . 


817,16 


Agosto . 


797,94 


Settembre 


724,80 


Ottobre. 


349,06 



La media quindi generale relativa al ijuinijueunio 18H1 •!• 
sulta di 3642°, 67 C. cifra che si accosta a quella data dal Dk 
doixe per Palermo e che importa 3650°. 

Considerando ora attentamente le medie dei singoli ani 
medio di 3642° 64 



di 3717 (1). In generale si può dire senza tema di errare, che in al- 
cune parti più calde dell'Isola la sudetta media della somma di 
calore necessario alla maturazione dei Datteri si mantenga alquanto 
più alta, da raggiungere o rasentare appena i 3800" fino ai 3900°. 
Ed in ciò la Sicilia sembra si trovi in condizioni più vantaggiose 
di molte località dell'Algeria, come Setif, Orano, Fort-National ecc. 
e della stessa città di Tunisi e anche di Madera, dove le medie 
di calore non raggiungono la somma indicata per la Sicilia. 

Da tutto ciò possiamo trarre la conseguenza che se il clima 
della Sicilia non risponde interamente alle condizioni richieste per 
una normale maturazione delle più importanti varietà di Dattero, 
esso vi si accosta molto e mediante una razionale scelta delle va- 
rietà o di tipi noti per la loro singolare precocità, coltivate con cura 
e accuratamente propagate e conservate mediante riproduzione per 
mezzo di rampolli, si potrà ottenere il vantaggio di annoverare que- 
sta pianta fra quelle produttrici, di eccellenti frutta nel nostro 

Se la coltura di tipi a maturazione precoce può essere il mezzo 
di diffondere la coltura del Dattero nelle parti meridionali dell' I- 
talia, allo stesso risultato, son certo, si potrà giungere introducendo 
nella coltura razze di Dattero a maturazione tardiva e atte a sop- 
portare il clima invernale durante il periodo della maturazione, nel 
senso che l'inverno, ritardando o arrestando lo sviluppo dei {'rutti, 
permetta che la maturazione si completi al sopraggiungere dell' e- 
state. In una parola, trattasi della coltura di tipi a maturazione 
ritardata e protratta tino al secondo anno dalla fioritura. 



qualche volta, come nota il Martin, citato dal De Candolle, i Dat- 

pleta. Alla medesima eausa dovrà ascriversi il tatto che al nord della 
catena dell'Atlante, nell' Africa settentrionale, come rileva il Da 
Caxdolle, i Datteri maturano solo in alcune annata. 

(2) In Algeria ed in Tunisia si trovano diverse varietà di Dat- 
ai Ks-Sì/in ossia Datteri d'Estate, e servono per il consumo locale, 
non prestandosi all'esportazione. Anzi una di queste varietà tu in- 
dicata come adatta al clima della Provenza : vedasi De Lannoy, Un 
Dattier propre à la Region Mediterraneenne. In Revue Horticok, 
1877. p. 32. 



La possibilità eli coltivare delle varietà dotate di tali attitu- 
dini é in pratica dimostrata dalla esistenza di alcuni esemplari in 
Palermo di Phoenix dactylifera, che ho avuto occasione di osser- 
vare nel corso della estate dell'anno passato. I frutti prodotti da 
essi in alcun modo non differiscono per colore, per dolcezza e per 
delicato gusto da quelli provenienti dall'Africa settentrionale. Essi 
sono forniti di semi : il che dimostra anche una perfetta maturità 
fisiologica. 

11 fenomeno di una maturazione tardiva potrebbe avere il si- 
gnificato di un fatto accidentale dovuto forse alla mitezza del clima 
ed esposizione bene adatta. In tal modo potremmo spiegarci certo 
tutti quei casi di maturazione di tanto in tanto segnalati dagli 
anturi in varie parti del Bacino del Mediterraneo, e persino nel 
mezzogiorno della Francia (1); ma negli esemplari di Dattero da 
me osservati si tratta di un fenomeno del tutto normale che si ri- 
veniente ogni anno nei medesimi individui. Bisognerebbe 
perciò curare la propagazione e la diffusione di questi : si avrebbe 
anche allora il vantaggio di una produzione di Datteri in epoca in 

Un terzo caso che dimostra la possibilità di produrre datteri 



(1) E noto come ad Biche in Ispagna (hit. 39, 44) i Datteri ma- 
turino completamente, si che ne esiste una piantagione di oltre 85.000 
Palme : il Grisebach dice che se ne ottiene la maturazione mediante 
-siine irrigazioni estive. Ma anche fuori di Elche, in re- 
umi e là sono segnalati casi di maturazioni 
di Datteri con frutti a polpa commestibile. De Candolle cita un 
antico viaggiatore che passando per Barcellona (Spagna) ne trovò di 
eccellenti maturati attorno a quella città. In Provenza a Saint-Tropez, 
secondo Martin, i Datteri sovente maturano, richiedendo però un 
periodo di 14 a 15 mesi dalla fioritura. A Cannes, secondo Robert- 
son I'kosi'huwskv. esiste un albero chs ogni anno ne produce di as- 
sai grossi, e ben maturi, quantunque di sapore inferiore a quelli 
d'Africa: sono per solito senza nocciolo. Il Martiss asserisce che 
alle Baleari pure maturano, ma Mares e Vkjineix, nella loro Flora 
di tali Isole (p. 284) dichiarano che colà i Datteri « ne muriasent 
pas completement Ieura fruita . I '' per l'Isola 

di Cefalonia, e De CANDOLLE uè riporta la notizia, una Palma ma- 
turante completamente i Datteri, ma Hkldreicii, nella Fl»r,t di tale 
Isola (p. «7;, dice esplicitamente per ornata specie: rarius calta. 
fructus non maturans » . Da ciò devesi ritenere che queste matura- 
zioni sono irregolari e sovente non complete. 



perfettamente e normalmente maturi sotto il nostro clima, ed anche 
in altri luoghi del Mediterraneo, dotati in una temperatura molto 
più mite della nostra, ci è dato da alcune forme possibilmente i- 
bride che formano oggetto di coltura qua e là nei giardini. 

Veramente straordinaria è la facilità colla quale la Palma del 
Dattero può dar luogo a ibridi mediante incrociamento con altre 
specie dello stesso genere. Non poche forme di tale origine sono 
state spesso descritte dagli orticoltori. La ibridazione ha luogo di 
solito spontaneamente nei i: >• lini > ve spesso trovansi in coltura 
| crecchie specie : basta all'uopo che la fioritura si effet- 
tui allo spesso tempo. Così frequenti sono gli ibridi fra la Phoe 
nix dactylifera e la Ph. canariensis ed anche «nielli colla P. syl 
vestris e colla Ph. reclinata (1). 

Poiché le specie del genere Phoenix sono tutte dio 
accade che gli ibridi provengono dalle varie combinazioni che pos- 
sono effettuarsi fra gli individui dell'uno e dell'altro sesso. Si hanno 
p. e. ibridi derivati dalla fecondazione di individui femminili d 
Ph. dactylifera da parte di individui maschili di altre specie: 
oppure viceversa. Ma possono anche avverarsi delle combinazioni 
complicate a segno da prendere origine degli ibridi di tre specie 
distinte dal tipo P. dactylifera, P. canarie)) sis. P. reclinata. 



Jfl) Già avemmo occasione di segnalare la esistenza in Palermo 
di un ibrido autentico fra Phoenix dactylifera e Ph. canariensis, ot- 
tenuto dal Sig. E. Ki vivMWN india Villa Wmitakkk. Vedasi Bo-Rzt A., 
Diagnosi di specie nuove o critiche. In Bollettino del R. Orto Bota- 
nico di Palermo. Voi. I. 1897. p. 49.— Sulla facilità poi con cui avven- 
gono ibridazioni naturali nelle specie del gen. Phoenix, coltivate nei 
giardini, vedansi : Ricasoli V., Coltivazione all'aria aperta di piante 
tropicali e subtropicali. In Bollettino della R. Società Toscana di Or- 
ticoltura. Anno XV. 1890. p. 16.— André Ed., Les Palmies hybrides 
en Provence. In Revue Horticole. 1892. p. 562.— Naudin Ch , Quelques 
observations sur la fecondation des Palmiers du genre Phoenix. In 
Revue generale de Botanique V. 1893. p. 97.— Roster G., Una visita 
ai giardini della Riviera da San Remo a Cannes. In Bollettino della 
R. Società rosea», i di Orfico/tura. Anno XXVIII. 1903. p. 6.— Cha- 
kaud B., Les jardins de la Còte-d'Azur. Toulon 1919. p. -45. — Ricor- 
dasi anche che verso gli anni 1879 e 1880 le case orticole Haage et Sch- 
Mii>i di Erfurt e Godefrov Lebeuf di Parigi, posero in vendita nu- 
merose piantine di Phoenix, ottenute mediante impollinazioni arti- 
■ ->• da queste derivano parecchi degli ibridi attualmente 
segnalati nelle colture. 



Tutto ciò dimostra la grande facilità,, alla, quale ho accennato, 
di prodotti ibridi in questo genere di piante. I nomi di Phoenix 
hybrida (1), Ph. Mariposae (2), Ph. Simont (3), e altri ancora 
che per brevità si tacciono, rispondono a tali prodotti. 

Importante è la considerazione degli ibridi, specialmente di 
quelli prodotti mediante incrociamento con specie proprie di climi 
piuttosto temperati, quali p. e. la Phoenix canariemis e la Ph. 
reclinata, poiché tali forme ci offrono la positiva certezza di otte- 
nere dei tipi adatti alla produzione di frutti in climi molto temperati, 

Interessa a questo proposito osservare che dopo la Ph. da- 
Ctylifem, la prima a essere introdotta nei nostri giardini e in tutti 
quelli del mezzogiorno d'Europa è stata la Ph. Canariemis; ciò 
segui in un'epoca relativamente molto vicina, cioè precisamente 
verso il 1868. 

Secondo il EtoSTER, i primi semi, provenienti da uno stabili- 
mento orticolo di Gand, furono messi in coltura dal Sig. Vigier 
nella sua villa presso Nizza, mentre secondo il Chabaud i semi 
stessi tennero posti in commercio dal Sig. Schenkel nell'anno 
1871 (4). 

Da quel tempo in poi la Ph. Canariensis si diffuse rapida- 
mente nei giardini di tutto il mezzogiorno d'Europa, ovunque molto 
apprezzata per il rapido suo sviluppo, per la eleganza del porta- 
mento, da rivaleggiare colla stessa P. dactylifera, e sopratutto per 
la grande resistenza e adattabilità a climi piuttosto freddi, di lo- 
calità distanti dal mare. Essa è divenuta nel corso di pochi anni 
la Palma più comune nella coltura ornamentale, favorita in ciò 
anche dalla facilità 'li propagarsi per mezzo di semi, prodotti in 
grandissima copia. 



(1) André Ed., Sur une Palmi. -i livl-riuV. In lo ine Horticok, 

(2) Sauvaigo Em., Les cultures sur le littoral de la Mediterranée. 
Paris 1874. 

(3) Tuabut L., Arboriculture et cultures ornementales en Algerie. 
In Seme Horticole de l'Algerie. Tom. IV. 19(X). p. 181. 

(4) Secondo una nota nella Revue Horticole, 1882 p. 21, i primi 
«'-mi di P/iooìu.r ra/iariei/sis furono posti in vendita dallo stabili- 
mento Vkrsohaffklt di Gand, con il nome di Ph. tennis. TI San- 
vaiuo poi porta al 1864 l'epoca in cui questa specie fu introdotta 
nella villa Vigier presso Nizza. 



E' inoltre da osservare che la P. Canariensis fiorisce alla stessa 
epoca della Palma del Dattero ; sicché crescendo essa sovente as- 
sociata a quest'ultima specie allo stesso scopo decorativo, per la 
grande facilità colla quale può effettuarsi la reciproca fecondazione 
fra individui delle dette due specie, ne sono sorte non poche forme 
indubbiamente ibride, atte anche a conservarsi e propagarsi sia 
sotto 1' influenza di nuovi incrociamenti, sia per effetto della mol- 
tiplicazione per mezzo di quei rampolli che spantano ordinariamente 
alla base dello stipite. La spontanea ibridazione è sommamente a- 
gevolata dalla copiosissima produzione di fiori specialmente di pol- 
line, che il veuto disperde in grandi nembi pg 
sovente la regola quando dentro lo stesso recinto esistono individui 
di P. dactylifera di un sesso, distinti da individui di P. Cana- 
riensis dell'altro sesso. 

L'atto fecondativo diviene completo ; i semi abboniscono rego- 
larmente e sono atti a germogliare, appena posti in condizioni fa- 
vorevoli. Il fatto che almeno nelle parti più calde del Bacino del 
Mediterraneo, ordinariamente una pianta di P. Canariensù ael 
corso di circa 8 a 10 anni diviene atta a fiorire, permette di se- 
guire fino a completo sviluppo i nuovi individui ibridi e di rile- 
vare anzitutto che essi rimangono sterili se non vengono impol- 

In tal caso i frutti sviluppano soltanto la polpa e il seme vi 
resta allo stato rudimentale. Però la impollinazione può regolarmente 
avvenire e specialmente quando nessun ostacolo vi si oppone e gli 
effetti di essn sono in tutti i casi positivi, sia che i fiori femminei 
vengano fecondati col polline di uno dei genitori, sia che essa abbia 
luogo per mezzo del polline -li distinti individui maschili della me- 
desima forma ibrida. 

Ripeten per varie generazioni, é facile com- 

prendere quale immensa confusione di caratteri ne deriva dando 
luogo a indefinibili stadi di transazioni da una specie all'altra ; a 
ciò si aggiunge ancora la tendenza spiccata in tutte le gradazioni 

Molti anni di osservazione sopra un immenso materiale di forme 
coltivate nei giardini di Palermo e di altre parti del Mediterraneo 
mi confermano vieppiù nel concetto che solamente i vecchi esem- 
plari -li /'//. timi i/li 'fera, provenienti da colture anteriori alla in- 

che non si tratti di forme che per speciali condizioni locali avranno 



potuto mantenersi lontane da qualunque influenza di soggetti di 
P. Caìiarìensis. 

Ad accrescere questo stato di ito che anche 

altre specie di Phoenix sono suscettive di dar luogo ad ibridi per 
incrociamento colla Palma dattilifera o colla stessa P. Canariensis. 
Cito fra queste specialmeute la Ph. reclinata, Jacq. e la Ph. syl- 
vestris, Eoxb., ambedue però non cosi frequentemente diffuse nella 
coltura ornamentale come la Palma dattilifera e quella delle Ca- 

Cfli ibridi di vario grado della prima specie colla P. cana- 
riensis o colla P. dactylifera dovranno probabilmente corrispon- 
dere ai nomi di P. senegalensis, P. leonensis, ed altri molto dif- 
fusi nel commercio orticolo. 

Un ibrido sicuro della P. reclinata colla Ph. Caìiarìensis. è 
stato da me osservato nel villino del Sig. A. Giambalvo, presso 
l'Orto Botanico. Esso è stato prodotto artificialmente dal giardiniere 
Mariano Minneci, circa 15 anni fa, spargendo il polline di P. re- 
clinata sopra un esemplare femmineo di P. Canariensis. Attual- 
mente l'ibrido prodotto fiorisce ogni anno e produce fiori femminei 
che il detto Sig. Minneci suole regolarmente fecondare mediante 
il polline dello stesso esemplare mascolino di P. reclinata. Il risul- 
tato dell'impollinazione è soltanto parzialmente positivo. Alcuni 
frutti nel medesimo spadice rimangono sterili ; altri contengono 
semi atti a germogliare. In ambo i casi si sviluppa una polpa , 
per quanto scarsa, ma sempre dolce e commestibile. I frutti sono 
un pò più grossi di quelli della P. canariensis e dello stesso 
colore. Anche nel portamento la pianta non differisce da questa, 
salvo che i picciuoli non sono così robusti, e rilevati in basso né 
forniti lateralmente di dense e valide lacinie spiniformi come in 
qtuesfc' ni rima specie, ina piuttosto si accostano a quelli della Ph. 

Data la spiccatissima tendenza alla formazione d'ibridi tra le 
varie specie del genere Phoenix e le straordinarie complicazioni 
nei cai-atteri degli individui che ne derivano, riesce molto difficile 
il risalire alla origine di molte forme coltivate e chiarire il signi- 
ficato di tanti nomi diftusi nel commercio orticolo. Il criterio della 
sterilità non è sempre sicuro per spiegare l'origine, poiché un i- 
brido riesce ad essere accidentalmente fecondato anche col polline 
di uno dei suoi progenitori o con quello di un'individuo della stessa 
razza, ed è in grado di abbonire. La mancanza di un atto fecon- 
dativo sembra non abbia molta influenza sulla produzione della polpa, 
almeno nelle forme ibride, poiché nei paesi dove la coltura del 



54 

Dattero è abituale, la impollinazioi 

prificazione del Fico domestico (1). 

Per queste considerazioni, io non oso te 
rigine di tante forme indubbiamente ibride 
ma soffermandomi a rilevare il 



(1) Varie sono le opinioni e 


legli autori intorno alla necessità che 


avvenga la impollinazione, e qi 


lindi un atto fecondativo, perché la 


polpa dei frutti prenda uno svi 


luppo normale. La pratica della ca- 




con molta cura dagli Arabi nel Dat- 


tero comune, proverebbe tale necessità, come dinanzi ho detto. Però 


mi nasce qualche dubbio sulla 


ili t alt- processo, pel- 


quanto secolare, nei rapporti colla produzione di una polpa abbon- 


dante. In Sicilia ho sempre not 


ato che mancando la impollinazione, 


per assenza di piante maschili, 


nulla si oppone alla formazione di 


frutti ben polposi; essi naturali 


mente sono privi di semi, e per questo 


carattere appariscono un pò più 


piccoli di quelli che riescono a es- 


sere impollinati. Restando inali 


ierato lo spessore dell'inviluppo poi- 


poso, i frutti fecondi e contenenti semi, presentano un volume mag- 


giore di quelli che sono rimasti 


sterili, poiché al volume della polpa 


si aggiunge quello del seme ste 


•sso. Di ciò possiamo Lenissimo assi- 


curarci impollinando solo parzia 


lmente degli spadici : sugli stessi ra- 




i grossi insieme a frutti piccali, i quali 


corrispondono a quelli privi di ; 


semi. Per questa ragione a me sembra 






proposito molto istruttivo ed è stato daj 
erpretato, e ritengo del tutto inopportun< 
ssto proposito: Robkktkox Prokciiowsky 
is noyaux et de l'utilitè, de la fecondatic 
Journal d'Af/ricnltiire Tropica/o. \. Hi. in 



i Datteri, 



del suo sviluppo anche in quelle stesse provenienti specialmente 
dal concorso della Palma dattilifera, con altre specie, credo conve- 
niente segnalare il vantaggio che potrebbe trarsi in frutticoltura dalla 
creazione di ibridi in tal sorta con soggetti opportunamente scelti 
fra le specie più resistenti al clima mite del nostro paese e della 
regione mediterranea. A tale scopo soddisfano in modo particolare 
la P. Canariensis e la P. reclinata. Quest'ultima, quantunque 
propria dell'Africa equatoriale, è dotata di una grande elasticità 
come dice il Beccari, « nello adattarsi a varii climi e a differenti 
nature di suolo» e può quindi benissimo sopportare i nostri climi, 
dove essa in fatto cresce rigogliosa e fruttifica abbondantemente. 
Di siffatte forme spontaneamente sorte nei nostri giardini, due me- 
ritano particolare menzione come rispondenti allo scopo di una col- 
tura razionale del Dattero come pianta da frutta, e sono la così 
detta Phoenix mtlattoearpa e la Phoenix microcarpa. 

Della Phon> i.r mcltntorarpa e della sua importanza come specie 
atta a produrre frutta commestibili sotto il clima mite della regione 
mediterranea si ha notizia fin dal 1893 in una comunicazione fatta 
dal Signor LEON Dru alla Società Nazionale d'Agricoltura della 
Trancia. La scoperta è dovuta al D.r Sauvaigo che segnalava la 
presenza di questo tipo nella Villa Henry de Cessole, a Nizza (1). 
I primi frutti furono inviati al Naudin, Direttore della villa Thuret 
ad Antibes, e, presentati alla Società di Agricoltura di Nizza, de- 
stavano un grande interesse per la squisitezza del gusto e come 
prova della possibilità di coltivare sotto un clima abbastanza tem- 
perato u i u 1 Ditt irò a frutti commestibili. Dallo stesso 
Naudin ne furono distribuiti largamente i semi in Francia, in Al- 
geria, in America, ovunque parve a lui fossero le condizioni di 
clima favorevoli alla coltura della pianta. Anche a Palermo ne sono 
pervenuti e oggi si conoscono non pochi esemplari di questo bel- 
lissimo tipo di Dattero in alcuni giardini della Città. Il Marchese 
A. De Gregorio pure allevò un individuo, da seme ori-male, ma 
questo risultò maschile (2). 



Cessole. Orleans 1896. 

(2) Dk Gregorio A.. Sulla Phocnu 
nali di Agricoltura Siciliana. Voi XIX 
la precocità di Moritura, ma nulla dice » 



individuo della 

età di 13 a 15 anni in una villa a Bagheria, nei dintorni di Pa- 
lermo. Esso era già in piena fruttificazione verso la fine del mese 
di Luglio ; gli abbondanti e voluminosi grappoli facevano bella 
mostra di sé coi loro frutti copiosi, di una tinta dalle gradazioni 

jsa pianta, e alquanto in alto, scorge vansi i grappoli delle 
■ni ancora immature dell'annata stessa. Sicché risulta 
evidente che la Ph. melanocarpa rappresenta un tipo di Dattero 
a maturazione biennale, cioè, i frutti divengono maturi l'anno dopo 
la fioritura, particolarmente nella estate dell'anno seguente. La tinta 
nera della buccia è caratteristico dello stato di perfetta maturità. 
Qaesta comincili a manifestarsi a chiazze sul fondo rosso-vinoso 
della superficie del frutto non ancora perfettamente maturo. Le 
chiazze a poco a poco s'ingrandiscono e quindi tutta la superficie 
prende una tinta nera. Raccogliendo i frutti al primo apparire delle 
dette chiazze, nel corso di una giornata o poco più essi maturano. 
Questa pratica è in rutti i casi da consigliarsi, sia perchè in tal 
guisa si può convenientemente provvedere alla conservazione ed 
anche spedizione, sia alla difesa contro insetti specialmente le vespe 
che avidi del dolciume della polpa deturpano i frutti stessi. 

I frutti della V. melanocarpa a completa maturità presentano 
una forma ovale ellittica e misurano una lunghezza di mm. 40-42 
sopra una larghezza di mm. 23-25. 

Nell'esemplare da me esaminato essi non mostravano traccia 

Ciò devesi attribuire all'assenza di altri individui maschili tanto 
della stessa varietà, quanto di altre specie di Phoenix. 

L'esemplare, nonostante che fosse ivlafivamente giovane, ap- 
pariva molto vigoroso e di dimensioni che ditìicilmente sotto il 
clima di Palermo raggiunge la Palma del Dattero comune alla stessa 
età. Lo stipite misurava un'altezza di metri tre sino alla base della 
i di 70 cm. vale a dire esso possedeva quasi 
caratteristica della Ph. cornar ie n */.s ; l'in 
sieme però prendeva l'aspetto del fusto dalla P. dactylifera essendo 
le basi dei picciuoli non cosi sporgenti come nella precedente specie. 
Nelle foglie notavasi ancora una grande somiglianza colla P. dac- 



, nel Dattero delle Canarie, 



Ritengo assai difficile qualunque giudizio sulla origine e sul 
valore sistematico di questo tipo di Phoenix. 

Trattasi di una razza ibrida, oppure di un tipo affatto auto- 
nomo proveniente da qualche mutazione del comune Dattero ? 

Nulla prova la sua origine ibi '° della ste- 

rilità degli ibridi presso il genere Phoenix è come vedemmo molto 
fallace : basta che un preteso ibrido o un ibrido certo proveniente 
da incrociamento artificiale fra due specie, venga fecondato perchè 
produca dei frutti provvisti di semi. In tali condizioni erano ap- 
punto i frutti dell'esemplare di Phot' ni. i mdmionirpa di cui i semi 
furono distribuiti dal Naudin, appena avvenuta la scoperta di questo 
tipo nei giardini di Nizza. Secondo lo stesso Naudin, é possibile 
che esso provenga da ibridazione e il chiaro Autore suppone che i 
progenitori sieno il comune Dattero e la P. reclinata (Ph. sene- 
galensU), oppure, meglio, anzicchè quest'ultima specie, la Ph. Ca- 
navimsU, e come titolo di parentela egli riferisce alcuni caratteri, 
che invero a me non sembrano abbastanza costanti e sicuri. Il co- 
lorito rosso corallo dei frutti, che diventa rosso-vinoso più tardi e 
in ultimo nero, non è punto un carattere distintivo delle fruttifi- 
cazioni della Ph. reclinata (P. senegaUnsis), come afferma il SàO- 
vaigo, né tanto meno quello della maturazione biennale. Ciò può 
dipendere da ragioni di clima, poiché in Sicilia detta specie ma- 
tura i frutti, regolarmente dentro lo stesso anno della fioritura. 
Sicché anche questo probabile punto di contatto tra la Ph. mela- 
nocarpa e la l'h. reclinata non ha alcun fondamento. 

Quanto alla possibilità che la detta t'orma rappresenti una qua- 
lunque distinta variazione delle Ph. dactylifera o meglio una mu- 
tazione, nel senso del De Vries, dovuta a condizioni di dima o 
di coltura fuori della caratteristici zona di diffusione del Dattero, 
non sarei del tutto alieno ad ammetterla. Notevole è il fatto che 
dopo la introduzione fatta di questa forma nei giardini del Mez- 
zogiorno d'Europa per mezzo di semi, essa si è conservata e mostra 
di conservarsi collo stesse processo preparativo. Ho motivo di ri- 
tenere che gli individui di P. melanocarpa esistenti nelle ville di 
Palermo provengano da semi inviati dalla Riviera negli anni suc- 
cessivi alla scoperta della detta forma ; da noi essa è propagata 
nello stesso modo. 

La produzione di polloni alla base .dello stipite non sembra 
un fenomeno molto frequente nella /'. melanocarpa. Anche se rari, 
i detti rampolli dovrebbero essere conservati per servirsene come 
mezzo di propagazione. Con ciò si avrebbe il vantaggio di potere 
> del tipo ed anche di migliorarne le qua- 



lità, come si pratica nella coltivazione della Palma del Dattero co- 
mune. Se rara è la produzione dei detti polloni, a me sembra pos- 
sibile e renderla più frequente mediante il capitozzamento del fusto 
coll'asportazione della chioma. Occorrono allora delle particolari cure 
per assicurare la emissione di nuovi polloni col circondare di terra 
la base dello stipite e inaffiando frequentemente la pianta. Con 
questo processo anche nel Dattero comune si provoca e si affretta 
la formazione di polloni a vantaggio della propagazione agamica 
deHa pianta. 

Il tipo di Dattero a frutti commestibili, che viene ora da me 
indicato col nome provvisorio di P. microcarpa, mi è stato segna- 
lato dal Prof. Bonanno - Zuccaro. Esso ci richiama piuttosto alla 
P. Canariensis. a frutti più grossi più dell'ordinario, fino a 30 
mm. di lunghezza, dello stesso colorito e del medesimo gusto dei 

stessa annata della fioritura. Una leggera rassomiglianza colla Ph. 
dactylifera è data dallo stipite, lanciato, ma privo di polloni alla 
sua base, come accade nella tipica Ph. Canariensis. Di questa 
forma si conoscono due soli individui femminei coltivati, nella villa 
di detto Prof, a Cefalù, del tutto isolati, sicché essi rimangono ste- 
rili per mancata fecondazione. 

E da deplorarsi che per la mancanza di semi e per assenza 
di polloni alla base dello stipite non esista alcun mezzo di propa- 



diffondei 



forma, la quale quantunque 



presenti frutti piuttosto piccoli, sarebbe certamente bene accetta r 



In conclusione, la coltura della Palma del Dattero in Sicilia 
e più particolarmente nelle regioni più meridionali dell'Isola per lo 
scopo della produzione di frutti maturi, commestibili atti al con- 
sumo offre la possibilità di favorevole successo, qualora fosse su- 
bordinata a particolari condizioni nella scelta di varietà idonee a 
superare, durante il periodo che decorre alla fioritura alla matura- 
zione, le difficoltà relativamente non molto notevoli del clima. Tale 
scopo, potrebbe benissimo essere raggiunto : 

1° Colla introduzione e coltura di razze a maturazione precoce. 
Queste esigendo una somma di calore inferiore a quella richiesta dalla 
maturazione delle varietà più comuni, presentano le più sicure ga- 
ranzie di adattamento. Infatti essendo la somma di e 
alla maturazione delle varietà comuni calcolata a un min in 
5100° C. e non superando quella utile per la maturazione d 
varietà precoci la cifra di 4080°, non sarà difficile il colth 



pieno successo alcuna di queste sotto il clima della Sicilia, dove, 
come abbiamo già detto, la somma della temperatura, corrispon- 
denti al medesimo periodo, importano una cifra che oscilla fra 
3650 e 380O. 

Si può anche raggiungere lo stesso effetto coltivando delle va- 
rietà molto tardive e nel tempo stesso atte a superare le basse tem- 
perature del nostro clima invernale conservando intatti durante 
quel periodo i frutti attaccati ai relativi spadici per completarne la 
maturazione alla fine della primavera o durante la estate dell'anno 
seguente. Con ciò si otterrebbe il vantaggio di potere diffondere 
nel mercato dei Datteri maturi in un'epoca in cui ancora mancano 
quelli di provenienza dall'Africa settentrionale (1). 

2° Diffondendo la coltura del tipo conosciuto col nome di 
Phoenix melan acarpa, Naudix, procurandone la propagazione per 
mezzo di polloni, ottenuti in quantità con tutti quei mezzi di cui 
la pratica orticola dispone, evitando con ogni cura la propagazione 
per mezzo di semi. Con ciò si avrebbero piante atte a produr frutta 
in poco tempo rimanendo costante il tipo nei suoi caratteri origi- 
nali, cosi come si pratica nelle coltivazioni del Dattero comune al 
fine di evitare lo svaligiamento della razza e affrettare la produ- 
zione dei frutti in quelle varietà riconosciute molto pregevoli ai 
fini del consumo e del commercio. 

Il dubbio che a causa del colore nero dei frutti questo tipo 
non potrebbe interamente riscuotere le simpatie dei consumatori, 
non credo abbia molto valore. Ritengo che sarà agevole vincere le 
possibili difficoltà provenienti da tale condizione, tanto più che la 
squisitezza .Iella |..il|, a dei frutti costituisce per sé stesso un carat- 
tere molto importante facilmente apprezzabile dai più. Oltre a ciò 
maturando i frutti sin dal principio della estate non è lieve il van- 
taggio. L'abitudine potrà del resto giovare meglio che altro alla 



(l) Il numero delle varietà di Datteri coltivate nell'Africa set- 
tentrionale è grandissimo, ma difficile a stabilirsi, venendo distinte 
con nomi diversi secondo le località. Cosson e Jamin ne indicano 78 
per la sola oasi di Ziban (Algeria), Paris 35 per la regione del Fi- 
guig (Algeria), e Kearnev 49 per la Tunisia. Secondo Krause se ne 
hanno 34 a Tripoli, secondo Richardson 40 a Ghadames , secondo 
Vogel 37 a Mourzouk e secondo Rohlfs 30 a Sokna. Secondo lo 
s| " s -"' Kohlks poi il numero delle varietà di Datteri coltivate nel 
Fezzan salirebbe alla cifra enorme di ben trecento ! Cosi il Fezzan 
risulterebbe la vera patria del Dattero. 



introduzione ce lo prova 

tipo di Palma al clima più mite di altre parti del 
cresce vieppiù la convenienza di assicurarne la diffusione, 
è stato rilevato da molti autori. 

3° Procurando, per mezzo di ibridazioni, seguite da 
razionali pratiche di selezione e di coltura, di ottenere delle 



Dati i progressi che 
mento delle piante, non i 
giungere tale scopo. Lo straordinario potere di variazione che pos- 
siede per sé stessa la pianta del Dattero, per cui, come sappiamo, 
allo stato attuale si contano a centinaja le varietà coltivate, e la 
ta quale si effettuano delle ibridazioni in tutte le specie 
del genere Phoenix, si hanno elementi preziosissimi da cui potrà 
irre profitto il frutticultore illuminato. Importante soggetto per 
creazione d'ibridi allo scopo espresso sarà certamente sempre la 
t. Canariem <s spet 1 e e 1 e 1 se i estende al di la della 
aa calda e secca, propria alla P. dactylifera raggiungendo lati- 
fini, dove il clima invernale può talora segnare delle tempera- 
re più basse di IO C. La scelta di una buona varietà del Dat- 
•o comune al fine di costituire dei soggetti ibridi profittando dei 
ntaggi che offre la P. Cariar ieusis, agevolerà il compito del frut- 
ticoitore, quando egli impiegherà cure razionali e vigorose atte a 
difendere le nuove generazioni contm ]<• cause di tralignamento, a 
conservavi».: e a niiirìiorarlc. mediante i lumi della selezione. 

Considerando che il Dattero delle Canarie diviene idoneo alla 
propagazione in pochi anni, spesso in 8 o 10, almeno sotto il clima 
della Sicilia, la soluzione del problema non esige che una vigile 
e paziente aspettazione non molta lunga, forse più breve di quella 
di cui ci porge esempio la storia di molte comuni varietà di 
frutta. A. BoRZt. 



I. — Cecidii non ancora indicati dalla Sicilia. 

Acer campestre, L. — Sulle nervature della facce superiore 
delle foglie sollevamenti da 2 a 4 mm. di diametro, sferici, 
isolati o riuniti in gruppetti special mente alla base del picciolo 
là dove comincia l'espansione fogliare; la loro superficie è ora gla- 
bra e di color verde o rosso, ora rivestita da peli più o meno 
serrati brunastri. Ostiolo ipofillo circondato da peli biancastri. 
Comune al Bosco Dragona ni sulle Madonie in agosto.— E- 
riophyes macrochelus, Nal. (Acaro eriophyidae). 

Acer campestre, L.— Sulla faccia superiore delle foglie, 
piccolissimi sollevamenti di appena 1 mm. di diametro, gla- 
bri, verdi in principio, rossi più tardi. Ostiolo ipoh'llo ostrui- 
to da fitti peli bianchi. Ordinariamente si ritrovano numerosi 
sulla pagina superiore, ben di rado anche sulla pagina inferiore. 
Comune al Bosco Drago tiara sulle Madonie in agosto.— E- 
riophyes macr o r r hy n eh u s , Nal. (Acaro erio- 
phyidae). 

A.cer campestre, L. — Lembo fogliare normale, seDza trac- 



eia di deformazione, portante snl dorso macchie di peli bre- 
vissimi in forma di fungo, lucidi, bianchi in principio, rossi o 
bruni più tardi; raramente situati alle ascelle delle foglie. 
Frequenta al Bosco Dragonara sulle Madonie in agosto. - 



eriophyidae). 



Ti;ott. 



Acer campestre , L. — Sul lembo inferiore in nessun modo 
deformato, alle ascelle delle nervature principali, piccoli am- 
massi ferruginei di peli lunghi, revoluti, di ugual diametro 
nel loro percorso. Raro al Bosco Dragonara sulle Madonie 
in agosto.—? Phyllocoptes aceri e ola, Nal. (Acaro 
eriophyidae). 

Acerpseudoplatanus, L. —Sul lembo fogliare galla in forma 
di pustula comparente su l'una e l'altra pagina, decolorata, 
rotonda da 4 a 7 mm. di diametro, con camera larvala centrale. 
Una galla simile è già nota dalle foglie dell' Acer campestre. 
Rara al Bosco Dragonara sulle Madonie in agosto. — Ce- 
cidomy ina e (Dittero cecidomidae). 

Acer pseudoplatanus, L. —Alla faccia superiore delle foglie, 
piccoli sollevamenti corniculati da 2 a 3 mm. di altezza e 2 di 
diametro trasversale; ostiolo ipofillo riccamente ostruito di pe- 
li bianchi, cinerini o ferruginei secondo l'età del cecidio. Fre- 
quente al Bosco Dragonara stille Madonie in agosto. — E- 
riophyes macrorrhynchus, Nal. (Acaro erio- 
phyidae). 

Acer pseudoplatanus. L. Animassi di peli brevissimi, ad e- 
stremità i-lavata in torma di t'ungo su! dorso della foglia, si- 
tuati in una depressione anche alle 
cui corrisponde, alla parte opposta, 
cata, circoscritta, nuda e decolorata. Poco frequente al Bosco 
Dragonara sulle Madonie. in agosto. — E r i o p h y i d a e 
! Acaro eriophyidae). 

nervazione : Questa deformazione dal Trotter, è stata riportata 
come una varietà dell 1 / the chiamò var. 



meuMi uaspar* ropenore , ammassi laminari 

di peli anormali . brevissimi . rilutati . i„ forma di fungo, 
da principio verdi, più tardi rossi, a completa maturità bruni. 
Comune al Bosco Dragona ra sulle Madonie in agosto. — 
rEriophyes macrochelu s var. erinea, Trott. 

Fagus silvatica, L. — Sul dorso della foglia, ammassi di 
peli corti, formanti delle macchie laminari più o meno estese. 
bianche in principio, brune più tardi. Comune al Bosco Dra- 
go tiara sulle Madonie in agosto. — Erio phges nervi- 
seq u u s var. m a culi fé r, Trott. (Acaro eriophyidae). 



palili 



10. Fagus silvatica, I 
fitti, clavati, disposti lungo le nervature. Ran 
gonara sulle Madonie in agosto.— E r i o p h g e s neri' i se- 
quii s Cax. (Acaro eriophyidae). 

11. Fagus silvatica, L. — Piccolo cecidio in vicinanza della 
nervatura mediana, comparente su l*uua e l'altra pagina fo- 
gliare, sulla superiore come cespuglieti di lunghi peli, setacei. 
raggianti, ferruginosi, inseriti sopra una piccola galla unilo- 
culare, comparente sul dorso della foglia in un piccolissimo 
disco di appena 1 mm. di diametro, perfettamente glabra e di 

agosto. — Oli 'gotrophu s s p. Dittero cecidomyidae). 
0*servazidne : Questo cecidio potrebbe essere uguale a quello dello 
stesso substrato indicato dall'Asili, ma è almeno di metà più 



12. Lactuca saligna, L.— Marcata ipertrofìa del fusto, ovoidale 
o fusiforme , spesso avente una lunghezza di 3 a 9 Cent, e 
di un diametro da ó mm. a 2 ', Cent. — T i in a s p i s 
phoeni x opodos, Mvr. (Imenottero cynipidae). 

< 'sserra:/, >>/<■ : N'oro questa galla perchè conosciuta solamente dalla 

frequente in contrada Favarc mi! versante orientale delle Mado- 



13. Populus nigra, I, - Margini fogliari 
ipertrofizzati e ripiegati sulla pagina supei 



Populus nigra, L. — Noto ora su questo substrato un'al- 
terazione del cecidio di Penphiipis spiroiliecae, il quale anzic- 
chè trovarsi sul picciolo della foglia dove il suo arrotolamento 
a spirale è così bene evidente, si trova collocato dentro il 
lembo sulla nervatura mediana e potrebbe credersi una defor- 

degli insetti e la forma speciale del cecidio mi hanno dimo- 
strato trattarsi di una aberrazione del cecidio di Penph. spìro- 
thecae. Questa forma infatti indica bene la disposizione a spirale or- 
dinaria che non potè raggiungere, forse perchè non in sede e la fo- 
glia non ha subito nessuna torsione, ma l'ipertrofia si è sol- 
levata in due lobi semisferici sul dorso della foglia e senza 
comunicazione sulla parte opposta. In settembre un solo e- 
templare sui pioppi, hnujo un torrentello di contrada Sah- 

R osa canina, L. - Galla sferica, del diametro da 5 a 20 



Hemiteles luteolator 15—5% 29—6°. 
Hemiteles sp ? 4—5°. 
Sebbene avessi raccolto molti esemplari di -piosta ualla, pure da 
essi non ho ottenuto che due femmine solamente de] oeeidozoo. 
invece ottenni numerosissimi i parassiti sopra nominati. 

16. Salvia Sclarea, L. — Sul lembo fogliare, ciuffi di lunghis- 
simi peli bianchi, specialmente pronunciati sulla pagina su- 
periore, lanosi, fitti, ammassati in macchiette circolari, pluri- 
cellulari, sottili, inseriti sopra mi piceolo corpo -l'irò ipertro- 
fia del lembo) nascosto dai peli e solo sensibile al tatto. 

Questa produzione non credo possa riferirsi a quella dell' Erio- 
pyes Salviae, Nal. indicata da Salvia pratn/sis. e Sai. sii ce- 
stì- in, dubbiosamente dalla stessa Sai ria Sdami, -la Salvia au- 

e dalla varietà praeco.r. In quanto riguarda la Sale. Verbe- 
naca la produzione anormale dei peli ne differisce grande- 
mente sia per la loro conformazione, essendo qui i peli molto 

tando, per quanto possa essere ricca di peli ipertrofici e di 
macchie confluenti, estroflessioue alcuna. Frequenti sui bordi 
del torrentello nell'e.e feudo Aquila presso .danai, in giugno.— 
Eriophyes sp. ? (Acaro eriophyide). 

17. Si le ne inflata, Sm. — Internodii terminali raccorciati, in- 
formato. Comune sui monti ili Renda in ottobre. ~ A p h i s 
cu cubai i, Pas. (Hemiptero aphidide). 

18. Tamar ix africana, Poir. — Piccola galla dell'infiorescenza, 
della grossezza di un piccolo grano di pisello, sferica, risul- 
tante dall'ipertrofia e dalla saldatura delle tre logge dell'o- 
vario, glabra, di color cinereo, un po' appuntita in alto e qui, 
per lo spesso, leggermente rosea. Trasformazione del cecido- 
zoo dentro la galla, il quale ne vien fuori verso i primi di 
giugno bucando la camera larvale su uno -lei lati. Questi, ce 
cidozoo è animato da un movimento di scatto dentro la galla 
stessa in modo da farla saltare anche per la lunghezza di un 
metro. É singolare il fatto, allorché in maggio, battendo un Tama- 



ricadono nell'ombrello un buon numero di queste galle, allora si 
resta gaiamente impressionati del loro continuo saltellamento. 
Comune sui Tamari.)- lungo tutti i torrenti del territorio di 
Resultano e di Gang i, in maggio e giugno.— N an o ph ie s 
pai lidus, Oliv. (Coleottero curculionidae). 
ervazione : Da questa galla ho ottenuto il seguente parassita: 
Pteronia/us picipes, \\s. 7 — 6°. 

Tamarix africana, Poir. — Piccolo cecidio dell' infiorascenza 
in forma di carciotfo, scaglie allungate e addossate. Raro nello 
ex feudo Irosa presso Resultano in maggio. — Ce ci d orni- 
ti a e? (Dittero cecidomidae). 








67 

specialmente sulle foglie , ipertrofie molto sentite 
a avellana, eli consistenza spugnosa, 
di forma variabilissima , ricoperte abbondantemente di peli 
bianchi e comparenti da un lato e 1' altro delle foglie; più 
sviluppate sul lato dorsale: camera interna irregolare, divisa 
da vacuoli e da sotti tra -ni abitano numerosi esemplari di 



Questa galla l'ho trovato comunissimi! -In marzo n giugno in con- 
trada Corvo presso Gangi e la < U"ex feudo 
Casagiordano ed Albuchia. Le lacinie fogliari specialmente 
nite e la galla si produce sempre sulle 
fogliari: quelle del 









esso; sulle foglii *»te verso l'e- 

stremità delle lacinie e nel loro sviluppo complicano non solo 
il lembo ma anche gli aculei i -| .... acquistando uno sviluppo 
anormale, vengono a rasami iediaie alla resta -li un uccelletto 
dal becco adunco. Voler descrivere iurte queste varie forme, 
che suole acquistare il cecidio, non è possibile, prefer 



invece qualche figura che 
varie deformazioni. 



di tali 



sezione mediana di questa galla ci presenta una cavità di forma 
irregolare e circoscritta da pareti carnosette intermezzata, co- 
me ho detto, da setti e pieghe, che formano dei vacuoli più o 
meno grandi, dove i vermi, per lo più numerosi, si tengono 
;itniiiu<-. hiati in piccoli gomitoli e dove sono sparse ; 



L'elminto autore di queste deformazioni potrebbe essere lo stesso 
Tylenchus indicato dal Thomas (Ein neues Hélminikù- 
cecidìum dar Biadi,-,- n,n < irsimn nini Canina*, in W'rimar 
Miti. hot. Ver. 1896) e dal Kieffer (Synopsis des Zoocecidies 
d'Europe, in Ann. Sor. Ent. 1901); ma né l'uno né l'altro 
autore indicano la specie; il cecidio da loro descritto poi, m 
tre nel suo sviluppo non acquistando due o tre volte lo s f 
sore della foglia differisce non poro da quello da me oggi 
lustrato, il (piale è mollo prodotto e come ho detto, della gr 
sezza di una avellali,! in media. Tale nuovo cecidio va rife- 
rito al Tylenciuis dipsari. Kniv. come, peri numerosi 
plari del verme in farri <--lj stridii 'li suo sviluppo di cui sono 
venuto in possesso, ho potuto determinare. 

III. - Cecidii dell* Italia continentale. 

Abies pectinata, DC. -Alla base delle foglie si ha una forte 
ipertrofia della grossezza di un pisello, subsferica, provvista di una 
cavità interna molto angusta, irregolare, circoscritta da pareti 
carnosette e racchiudente una larva di color rosso-giallo; que- 
sto cecidio, in - un punto della sua circonferenza, corrispondente 
al lato dorsale della ìo-iiolina, presenta una piega a margini 
combacianti , la quale è in diretta 
larvale. 
K- mki.m. ii e Wimmer nel 1U03 hanno reso nota un'altra ipertro- 



fia della base delle foglie di questa stessa pianta , ma essa 
non può riferirsi a questa che io descrivo perchè la deforma- 
zione indicata da questi autori è notata come una leggiera i- 
pertrotia, mentre questa che io illustro é ben pronunziata e 
apparente. 




forma sem|>liivm.>i 
cilindrica del suo 

Non essendomi star... , 



70 

galle l'insetto adulto, non posso su di esso dare altre notizie; 
mi limito a dire qualche cosa del parassita. La larva di 
questo parassita nei primi di marzo esce per la fenditura in 
forma di piega della galla, a cui ho accennato e che si diva- 
rica naturalmente per lasciare libero il passaggio, e va ad in- 
crisalidarsi ne] terreno da dove esce allo stato perfetto nel 
corso del mese di aprile e tra i primi di maggio: io ne ho 
ottenuto un buon numero il 9. 13, 14. 18 e 20 aprile e poi 
ancora nei primi giorni di maggio, 
me la larva del cecidozoo va per la stessa via ad incrisalidarsi 

colorito rosso-uovo, che le due larve sono di colorito uguale, 
se ne allontana grandemente per la sua forma allungata e ci- 

è di forma ovale, molto piccola, appena 1 l / s mm.X V? e as- 
sottigliata verso la sua parte posteriore. Comune nei Boschi 



Cerìdii esotici. 

alla lei giovani rami, simile in gre 
iella chela Perrisio rufewiis produ 



cne 1 apertura 'Iti! intnssam.'utu sulla pagina inferiore non i 
va in quelle. America. —Pa e h // ,, s u 1 1 a .s/>. 



ItiH reticulata, Torr. —Ispessimento fogli: 
"»-7 min. di diametro, appariscente su ami 
sull'interiore un p..' più che >nlla superiore 
a scodella. Arizona.—? Cocci de. 

perfettamente levigate, alte appena tre milli 
metro alla base uguale a quello dell'altea**; 
foglia corrisponde ad esse una piccola postoli 
tubercolo nel centro. Camera larvale grande 
pareti sottili. Ceylon. — E rito mocecid io 



un grano di pepe , superficie ruvida, co 
interna ripiena di lunghi peìi. a. ■umiliati, unicellulari; 
sulla pagina superi. ire. corrisponde una piccola pustc 
piccolissimo tubercolo nel centro. Ceyloii. —Eriopyin 

imys Win t eri, Forst. —Piccolo sollevamento ipert 
dorso del nervo mediano, con foro d'uscita nel centi- 
chiari, cavità interna piccolissima. Strutto di Mage 



crateriforme aperta dal cecidozoo al 1 


aumento dell'uscita, con- 


tornata di fini peli sericei. Neil' inter 


no di questa deformazio- 


ne si trovano diverse camere larvali ; 


a pareti levigate e luci- 


dissime scavate nel midollo e corrisi 


wndenti ognuna ad un 


sollevamento della superficie. Dentro 


una di queste camere ho 


trovato la spoglia larvale di un imei 


lotterò, ma dubito possa 


trattarsi del cecido/oo. Sonia/hi itali 


una. Entomoce- 


cidio. 




bricariapetiolaris.A. D.r. [pe, 


ii';rrr'i'i 


fogliare pronunziare maggiormente or 




pagina, dal lato dove il sollevamento 


e maggiore questo e co- 


niforme alto circa due millimetri, con uè 


i diametro alla base di tre 


e provvisto di un'apertura crateriformt 


» i cui bordi sono provvi- 


sti di quattro raggi disposti simmetri 


cameufe a stella, addos- 



Mirochlaena flavescens, Garche — Piccoli e numerosi solle- 
vamenti conici sul lembo fogliare, sulla pagina inferiore più 
pronunziata che sulla superiore, qui la parte superiore del co- 
no è rivestita di peli _ ti! i disp --, . < itiVi : apertura ipo- 
filla in forma di piccola fessura, hnlir Orientali — Erio- 

Medicago truncatula, Gaertn — Galla dei rametti, fusiforme, 
centrale o laterale, di color verde gialliccio, lunga 5 - 7 min,, 
con un diametro massimo di 2-3, pareti carnosette a super- 
ficie ruvida , racchiudente una larga camera larvale. Dentro 
questo cecidio non ho trovato che due parassiti disseccati 
e in parte guasti , un Pteromalus ed un Pezomach/ts. Tu- 
nisi. Ir-- Gaffta, marzo 1908. — En- 
tomocecidio. 

Pianta sconos ci uta — Numerosi sollevamenti di color rosso 
venoso e di varia dimensione, non più grossi da 4-5 mm. 
sparsi sulla pagina inferiore della foglia, concrescenti od iso- 
lati, per lo più pressati tra di loro, a superficie muscosa, cioè 

gina inferiore, corrisponde uu largo infossamento nudo. Rio 
Janerìo^—Eriophyidae. 

V. — Cecidii teratologici. 
date defo . limali o ila fanghi o 



tra il consociamene di specie diverse di galle di Cynips mi pare 
notevole quello della galla di Cynip» tinctoria-nostra con una di 
Cyn. Stefani! che si sono sviluppate sulla stessa gemma di un ra- 
metto di Quercus pubescens ; qui, so il loro sviluppo fosso 
proceduto con indipendenza una dall'altra, si avrebbe potato 
avere un caso teratologico dipendente da uno sviluppo anormale 

morte precoce del cecidozoo o per un caso traumatico qualun- 
que, ma la separazione delle due galle sarebbe stata sempre 
distinta; nel caso che vengo a citare invece la cosa è ben 
diversa mentre le due galle sono ben sviluppate ma intima- 

Dall 'intimità con la quale sono unite le due galle risalta subito 
il fatto biologico che la Cyn. ti notoria -nostra sia stata la 
prima a deporre il suo uovo nel substrato, mentre la Cyn. 
Stefanii l'avrà deposto più tardi; d* altronde ciò è ovvio 
mentre è saputo che la Cyn. tinctoria-nostra vola sin dal me- 
se di ottobre, mentre la Cyn. Stefanii comparisce in dicembre: 
ma astrazion facendo da questa conoscenza ed esaminando so- 
lamente il fatto teratologico, si giunge pre 
risultato. La Cyn. tinctoria-nostra mostra < 
parte direttamente dalla gemma, il suo sviluppo é normale, men- 
tre l'altra si diparte da un punti. , l.-l rigontiamenro della pri- 
ma alla quale è saldata per la base della sua espansione e 
manca completamente del picciolo. 

In generale le due galle son ben sviluppate, ma a me pare chiaro 
che in dicembre , allorché la Cyn. Stefanii giunse ad inqui- 
nare la gemma del substrato, questa lo era stata già dalla 
Cyn. tinctoria - nostra e di più che lo sviluppo della sua 
galla era iniziato, cosi che la Cyn. Stefanii dovette deporre il 
suo uovo sugli elementi gallar! in via di sviluppo della prima; 
se così non fosse stato e se le due specie avessero avuto sulla 
gemma stessa sede diversa , tanto l'una che 1' altra si sareb- 
bero svolte separatamente. 
Intanto da queste due galle ottenni a tempo opportuno i due ce- 
cidozoi. 

Cynips tinctoria-nostra e Cyn. lignicola. - Uno degli 
accoppiamenti più singolari di gallo diverso è quello os- 
servato sopra un altro rametti' di nncrrns pubescens alla 
cui estremità si trova un gruppo di cinque galle di cui quat- 
tro sono della Cyn. tinctoria - nostra accoppiate sin dal pe- 



duneolo e parte dell' ingrossamento sferoidale due a due , 
mentre la quinta è intimamente immedesimata con un" altra 
galla di Cyn. lignicola cosi che questa costituisce più dei due 
terzi dell'altra, mentre l'altro terzo che forma la Cyn. tinctorìa 
nostra pare uscire dagli elementi di quella a cui è sottoposta. 
In questo strano accoppiamento manca naturalmente il pedun- 
colo della galla diCyn .tinctoria-nostra e lo sferoide è attaccato al 
rametto come nella galla di Cyn . liynicola, e questa, mentre pare 
che abbia avuto il sopravvento su l'altra perchè gli elementi 
gallari sono più sviluppati, è stata poi quella che non ha dato 
il cecidozoo mentre hp ottenuto l'insetto perfetto della Cyn. 
tinctorìa - nostra. 

Rhodites rosae e Rhod. eglanteriae. - Anche le galle 
di queste due specie ho trovato consociate assieme, due esem- 
plari della piccola galla sferica della Rhod. eglanteriae sono 
inserite sul corpo di quella della Rhod. rosae, incastrate tra i 
filamenti della capelluta galla. 

no relativamente frequenti e valgono a provare che varie 
specie almeno di cinipidi , depongono il loro uovo anche 
su quelle parti di una pianta che erano già inquinate da altra 
ra che gli elementi di una galla 
e da substrato a galle appartenenti 



Sulla presenza della Formaldeide nei succhi 
delle piante verdi. 



Si sa che l'attività specifica dei protoplasmi nelle singole spe- 
cie vegetali conduce alla formazione di un numero pressocchè in- 
finito di sostanze organiche, gran parte delle quali sono tutt'ora 
incognite od imperfettamente conosciute dalla Chimica. È certo 
però, che ad onta di siffatta specificità , per la quale due specie 
<he molto vicine, possono differire profondamente per le 
imiche dei prodotti della loro attività, il processo della 
>ne, ossia, come s'intende in Botanica, la sintesi delle 
sostanze organiche ternarie, si compie sostanzialmente in modo i- 
lentico in tutti i vegetali provvisti di pigmento verde ed esposti 
normali alla luce; talché l'amido, che è appunto la 
importante sostanza organica prodotta nel processo 
si trova sempre nelle foglie di quasi tutte le piante 
Ilvo le poche eccezioni a tutti note (Allium^Musae, ecc). 
Nel tessuto verde delle piante e per eccellenza nelle cellule 
ie di corpi clorofillacci delle foglie, nelle quali affluiscono per 
erse vie e vengono a trovarsi in contatto l'acqua e l'anidride 






assimilativ 



carbonica, si operano lentamente e silenziosamente le prime rea- 
zioni chimiche , senza dubbio identiche in tutti i vegetali, data la 
comunanza della energia, luce e calore solare, delle materie prime, 
anidride carbonica ed acqua e della clorofilla, messe a disposizione 
delle piante. 

Si ritiene generalmente che il fenomeno di sintesi chimica che 
mette capo all'amido partendo dalla C0 2 e dall'H 2 proceda per 
tappe, e l'ipotesi fondamentale , che più d' ogni altra è accettata 
é quella del Bayer, per la quale, in presenza di acqua, l'anidride 
carbonica dia origine all'aldeide formica. 

C0 2 + H 2 = H 2 CO + 2 



la quale polimerizzandosi fornisca l'amido. 

Però malgrado la semplicità dell'attraente reazione, essa non 
ha potuto acquistare il valore di un fatto acquisito per la grande 
difficoltà 'li rivelare direttamente in seno ai succhi vegetali tale 
sostanza, che senza dubbio deve trovarsi in ri-acre assolutamente 

Riguardo all'ipotesi su detta, le ricerche sino ad oggi compiute, 
esaminano il problema sotto punti di vista diversi e cioè : o pro- 
duzione di amido da soluzione contenente formaldeide, o formazio- 
ne di aldeide formica da soluzione acquosa di acido carbonico, o 
ricerche direttamente eseguite su succhi di piante per caratterizzare 
questa aldeide. 

Al primo gruppo di ricerche va annoverata l'esperienza del 
Butlerow (1), il quale riuscì a trasformare l'aldeide formica in 
idrato di carbonio facendo agire su di essa l'acqua di calce. 

Ancora più dimostrative sono le esperienze di W. Loeb (2), il 
quale ha potuto ottenere per mezzo dell'effluvio elettrico aldeide 
formica ed acqua ossigenata da soluzioni acquose di anidride car- 
bonica 

L' acqua ossigenata nelle piante darebbe origine allo sviluppo 
di ossigeno. 

H 2 C0 3 + 2 H 2 CO = H 2 CO + 2 H0 2 



D'altra parte il Loew 

(Spyrogira majuscola) ed a < 

assenza di luce ed anidride carbonica ma in presenza del composto 

bisolfitico della formaldeide. Ad eguale risultato, variando le con- 

•sperienza arrivano Bokorxy Rouilhai' e Uirsnxi.wi 1 . 

Però sebbene queste esperienze fossero abbastanza dimostra- 
tive, mancavano le ricerche dirette , atte a sorprendere l'aldeide 
formica nel momento della sua formazione. Su questo campo vari 
sperimentatori si sono occupati. 

Tra questi uno che maggiormente ha studiato tale argomento 
è il Pollacci, il quale in varie i _ atri del- 

l'Istituto Botanico di Pavia (Nuova Serie, Voi. 72) e nei Eendi- 
conti dell'Accademia dei Lincei (V. 16 I, 1907) espone un cumulo 
di belle esperienze dalle quali ha creduto di poter concludere per 
la presenza della formaldeide. 

In data più recente abbiamo le ricerche di USHER e Priest- 
ley (2) i quali lavorando sulle alghe marine (l'Iva enteromorphai, 
poste prima in acqua bollente, per evitare che 1' aldeide formi- 
ca potesse m< i azione e poi esponendole al sole, 
in soluzione acquosa di acido carbonico , ebbero un distillato che 
dava delle reazioni che ritennero dovute alla formaldeide. 

Però Plam ii eh e Ravenna (3), ripetendo le esperienze del 
Pollacci non ottennero alcuna reazione sicura che potesse dimo- 
strare la presenza dell'aldeide formica , concludendo tuttavia che, 
pur non avendo alcuna prova positiva , l'ipotesi del Bayer non 
potesse essere abbandonata in mancanza di altre più plausibili. Essi 
credono che, ammessa la produzione di tale aldeide, questa, appena 
formata, si leghi con qualcuno dei componenti delle cellule cloro- 
filliane, in modo da perdere completamente le sue caratteristiche, 
ovvero che appena formata si polimerizzi. 

Recentemente poi il Curtius e Franzen (4), continuando delle 
ricerche già fatte precedentemente e lavorando su Kg. 1500 di fo- 
glie di carpino, nou preoccupandosi delle reazioni colorate, giacché 
queste possono essere comuni ad altre sostanze, le distillano a va- 



por d' acqua e seguendo poi un processo di purificazione con 
acqua di barite per fissare gli acidi volatili ossidano il nuovo di- 
stillato con ossido d'argento ed arrivano ad ottenere acido formico 
che dosano nel rapporto di gr. 0,0008613 per Kg. Naturalmente 
le ricerche del Curtius sono molto interessanti, ma l'applicazione 
di un reattivo squisitissimo e specifico per l'aldeide formica alla 
ricerca di tale sostanza nei succhi delle foglie doveva rivestire una 
importanza massima per la risoluzione del problema. 

A questo scopo si presta bene il principio attivo glir.osidi.cn 
délV Atracttjlis gummiferadé quale uno di noi (1) sin dallo scorso 
anno, a proposito della ricerca di questo veleno ne aveva posto in 
rilievo la sensibilità di fronte all'aldeide formica . tanto da iner- 
barsi l'impiego di tale sostanza glicosidica alla ricerca dell'aldeide 
formica nelle piante. Nella su detta memoria sta scritto che la 
sensibilità é tale da render evidentissima la reazione anche con una 
soluzione contenente 3 gocce di una soluzione di formaldeide al 
40 °/ in un litro di acqua. 

Il modo di operare è semplicissimo. 

Tracce di atractilina si trattano con due o tre gocce di acido 
solforico concentrato; in tal modo nei punti di contatto il gluoosi- 
de bianco, assume colorazione gialla. Or facendo arrivare una goc- 
cia di liquido contenente tracce di aldeide formica, nel punto di 
contatto appare, dopo alcuni secondi, una colorazione violetta con 
riflessi azzurrognoli, i quali sono più o meno intensi a seconda 
della quantità di formaldeide. 

La reazione è specifica, giacché 
state sottoposte moltissime aldeidi e< 
tissime senza che nessuna avesse fornito reazione simile. 

Le nostre esperienze sulle piante sono state numerosissime, 
confortate sempre da prove di controllo con soluzioni diluitissime 
di aldeide formica (una goccia di soluz. di formalina al 40 %, in 
un litro d'acqua). E superfluo accennare che la stessa straordinaria 
sensibilità del reattivo ci ha costretto ad operare con grande cau- 
tela , specialmente lavorando sui succili spremati dalle foglie, 
dove la miscela di sostanze di cui consta, poteva lasciare ambiguo 
l'apprezzamento. Per tal ragione noi siamo ricorsi a tutti i mezzi 
possibili per ottenere una parziale purificazione del succo , come 



indispensabile far seguire per 



metodi e sempre con opportu 
piante appartenenti a famigli 
site, nictaginee, graminacee, e 



Quel che però importava a noi di confermare inoltre con ogni 
eertezza, si era che la presenza dell'aldeide lui-mica nei succhi dei 
tessuti verdi non è, come si potrebbe anche supporre, devo- 
luta ad una attività posteriore de! protoplasma vegetale, ma è in- 
vece realmente connessa coi fenomeni della funzione clorofilliana , 
appunto nel senso fin qui ammesso dall'ipotesi del Bayer. 

scopo, e, benché tutt'ora esse siano limitate, sono sufficienti tutta- 
via a concludere su questo punto importantissimo. 

Quanto si sa intorno all'azione della luce sui corpi elorotillini e 
stdla l'unzione della clorofilla stessa . quali l'attori indispensabili 
della fabbricazione dell'amido, dovrebbe valere senza dubbio anche 



piante clorofillate di nottetempo o state sottratti- .-perimentalment,- 
all'azione della luce , nò le piante para-sire prive di clorofilla do- 
vrebbero contenere aldeide formica. Infatti le nostre osservazioni 
sui succhi e i distillati di piante tenute per 24 o più ore al buio 
e quelle su alcune specie di funghi sono state as*uliit<tmntte //<■- 



dalla clorofilla e dalla luce, restando cosi accertata l'intima rei 
zione che v'ha tra la sua presenza ed i fenomeni della fotorintee 

Queste esperienze , come ognun vede sono ancora allo sta 
iniziale, ed è nostro intendimento proseguirle su moltissime pian 
nelle più svariate condizioni ed in epoche diverse. 

Le attuali si riferiscono a ricerche fatte nello scorso mese 
Settembre e parte di Ottobre, e sebbene il numero delle piante s 



lavoro compiuto fino ad oggi. 
i esposte normalmente alla luce delle 



C - Parassiti « 
antemente negativi 



l'sttlliatu vu„ii„>stris 

Clitocybe sp. 



nnacetttico e Botanico «ella //. r, aver sita di Palermo. 
F. Angelico e Cr. Catalano. 



..••'....■••...•-.•-. • . •..•-.,••..••: 'a .- y. . 



L' Icerya purchasi, Mostr. negli agrumeti 
di Bagheria. 



Questa dannosissima cocciniglia di importazione straniera . 
già nota per gli agrumeti del messinese e di Catania, è stata an- 
che notata recentissimamente negli agrumeti di Bagheria. Come 
si vede essa marcia a passi velocissimi e sarebbe bene che gli a- 
grumicultori pensassero a difendersi da essa, mentre la sua straor- 
dinaria moltiplicazione può renderla molto perniciosa; basta dire 

no ed ogni volta depone da 400 a 600 uova. 

Questa specie di origine australiana è a noi pervenuta o dalla 
America o dal Portogallo e la prima volta fu avvertita nel Napo- 
litano, da dove la sua marcia si estese in Sicilia e pare che vada 
guadagnando terreno ogni giorno di più. 

Nell'agro di Bagheria è stata osservata in contrada San Lorenzo, 
Ciancardo ed anche in contrada Solante, dove alcune piante di 
manderini sono di già morte e non poche giovani piante di limo- 
ni sono in via di disseccamento. 

Questo fatte del deperimento degli alberi in Bagheria ci am- 
monisce non solo della temibilità di questo insetto, ma anche del 
fatto che la sua introduzione in quegli agrumeti deve datare da 
qualche tempo, perché in caso diverso le condizioni delle piante 
invase non potrebbero essere nel grave stato in cui si trovano ; 



La propagazione di questa specie è resa anche più facile da 
un altro fattore, da quello cioè che essa vive su, diverse piante, 
come sulla vite, sui peri, su diverse piante erbacee e su altre a 
mezzo delle quali può essere facilmente trasportata da un luogo a 
l'altro. 

La specie non può in nessun modo confondersi con nessuna 
delle cocciniglie che da tempo vivono sui nostri agrumi, essa ne 
è ben distinta, sia per la sua statura maggiore, sia per un sacco 
ovigero bianchissimo e solcato longitudinalmente, che porta alla 
sua parte posteriore. 

Fortunatamente contro tale insetto si conosce un parassita 
predatore che lo distrugge facilmente in tutti gli stadii del suo 
sviluppo, cioè in quello di uovo, di larva e di insetto adulto. 

Questo tale benefico parassita è un altro insettuccio, un co- 
leotterino anche esso australiano ma di già introdotto in Italia ed 
anche in tutti quei paesi dove é stata introdotta VIcerya purcha- 
si e dovunque ha apportato dei grandissimi beneficii. Or questo 
insetto, che chiamasi Norius ami inali*, è quello che gli agru- 
micultori devono procurarsi se non vogliono vedere perduti i loro 
limoneti ed in genere i loro frutteti; si rivolgano essi al Governo 
e probabilmente i loro voti saranno soddisfatti. 

Teodosio De Stefani Perez. 



Corso di culture coloniali 

tenuto presso il R. Giardino Coloniale di Palermo 

durante l'anno 1912.— Relazione. 



In una mia precedente Relazione accennando alle funzi 
Giardino Coloniale di Palermo, ebbi l'onore di richiami 
sulla importanza di questo Istituto pur considerato come campo dimo- 
strativo a vantaggio di coloro che volessero attingere cognizioni prati- 
che e tecniche sulle culture e sui prodotti agricoli di carattere tropi- 
cale, senza che esso venga meno al suo compito principale dello studio 
scientifico e pratico dei prodotti vegetali di origine coloniale. Ed a que- 
sto proposito parvenu opportuno insistere sui benefici di siffatto inse- 
gnamento nei rapporti con la emigrazione dei contadini, particolar- 
mente di quelli del Mezzogiorno, come i più abituati e adatti a soppor- 
tare il clima dei paesi tropicali. Sono appunto— notavo— le più feraci 
Provincie meridionali quelle che annualmeu te pagano il più forte tri- 
buto alla emigrazione e quasi il 45 °/ di coloro che abbai] 
Patria in cerca di fortuna in lontane regioni, é rappresentato da umili 
lavoratori della terra, veri coloni. Quali eccellenti disposizioni del 
temperamento, quanta laboriosità e quanto spirito di sacrificio porta 



seco questa folla di agricoltori non occorre dirlo ; ed è pure evi- 
dente quali sono i frutti di tanta laboriosità e quanto non sareb- 
bero più copiosi ancora se questa gente, oltre alle cognizioni pra- 
tiche dell'agricoltura della Madre Patria , possedesse la nozione 
delle culture agrarie proprie delle regioni estraeuropee, donde pro- 
vengono i prodotti più importanti nelle industrie e 
mondiale. Ma purtroppo, come vediamo, la maggior parte dei 
tadini emigranti è costretta a dirigersi verso le grandi città 
centri più popolosi e mutar mestiere pur di vivere, e solo cir 
3%, secondo i calcoli del Senatore Conte Faina, riesce a coi 



vare le abitudini 


tradizionali di famiglia. Non 


v' ha dubbio che 


saggio provvedim 


ento, in materia di emigrazione, 


sia sempre quello 


di sapere indirizz 


are con oculata opportunità la 


corrente emigra- 


tona m modo eh 


3 essa trovi facili e rapide le 


le per giungere 


alla meta. E il n 


lezzo più idoneo a ciò è certam 


ente quello di il- 



luminare vieppiù la mente del contadino emigrante , allargare il 
campo delle cognizioni che egli praticamente e per tradizione pos- 
siede, onde offrire nuove e più svariate risorse alla sua innata o 
perosità. 

Pur restringendo ora la nostra considerazione ai rapporti del 
la popolazione agricola meridionale e specialmente siciliana, coi paes: 
dell'Africa settentrionale, ed in generale soffermandoci a conside- 
rare la questione nell'interesse del probblema della colonizzazione 
e dello sviluppo agricolo delle Colonie italiane, lo argomento as- 
surge ad una importanza eccezionale. È superfluo a questo propo- 
sito ricordare che nella sola Tunisia si trovano dispersi non meno 
di 120000 siciliani e che principalmente all'opera loro industre ed 
intelligente e alle loro meravigliose qualità di coloni devesi il pro- 
gresso nelle condizioni dell'agricoltura di quel paese in quest'ulti- 
mo ventennio. Sebbene, come è stato spesso osservato da coloro 
che si sono occupati dell'opera colonizzatrice della Francia nell'A- 
frica settentrionale, il contadino siciliano offra lo spettacolo di una 
cultura rudimentale e quasi primitiva, mentre l'agricoltore francese 
sa valersi dei sussidii della moderna agricoltura, tuttavia il primo 
di gran lunga prevale su quest'ultimo per le sue qualità di colo- 
nizzatore che lo rendono senza nara^nnp ™mp rhVo il Fischer su- 



phce, di carattere tn ;■ - - ,] a limitarsi a 

fiìi-T-^-.-!:.!-! .ì: ■ ..Ir.;,-.. - ■■ ;, , :, -j. . ;.; , |,, M . , .i,„. .,,, . !',■,,;., p.,r t .j 

disporre, a tal uopo,, di un campo atto a coltivazioni all'aperto e 
di materiale dimostrativo sufficiente per dare una idea dei processi 
di raccolta e di tutti quegli espedienti meccanici che si riferiscono, 
tanto alla raccolta stessa, quanto alla preparazione, spedizione, ecc. 
dei raccolti. 

Quando possono dunque effettuarsi tali condizioni, senza dover 
lottare con le difficoltà del clima, come è il caso del Giardino Co- 
loniale di Palermo, la organizzazione di una siffatta scuola pratica 
elementare di agricoltura coloniale non offre alcuna difficoltà. Essa 
potrebbe anche ridursi ad una serie di corsi temporanei riferentisi 
alle principali culture coloniali. 

Nella mia Relazione dianzi accennata, insistendo appunto su 
tale argomento, facevo osservare che se ad un contadino siciliano, 
per quanto digiuno di ogni più elementare coltura, si mostrassero 
delle piantagioni, p. es. di Caffè, anche poco estese, ed avesse 
egli occasione di vedere come sono eseguite, governate, ecc., quali 
sono e come si presentano le malattie cui questa pianta è soggetta 
nei luoghi dove è coltivata, come si raccolgono e si preparano i 
frutti, si aprirebbe un nuovo orizzonte di vedute pratiche, al quale 
egli potrebbe con grande profitto ispirare i suoi piani di intraprese 
agricole, qualora fosse costretto ad abbandonare i suoi agrumeti, 
le sue vigne per recarsi nei paesi d'oltre mare. E tanto più grande 
sarebbe questo vantaggio per lui stesso ed anche per la Patria no- 
stra se egli potesse esplicare le sue eccellenti qualità di agricoltore 
nelle nostre stesse Colonie. 

Con questi intenti e previa intesa con S. E. il Ministro 
dell' Agricoltura veniva iniziato presso questo Giardino Coloniale 
ai primi di Aprile dello scorso anno un corso pratico tri- 
mestrale di culture coloniali. Il successo ottenuto, sia fin 
d'ora detto, porge la più evidente dimostrazione che la organizzazione 
di una piccola scuola coloniale per coloni nel senso espresso, non offre, 
come ho affermato, difficoltà e può dare risultati pratici veramente in- 
sperati e meravigliosi, qualora fosse assicurato il mezzo onde accre- 
scere l'affluenza dei frequentatori, specialmente dei veri rappresen- 
tanti della classe dei lavoratori della campagna. Per raggiungere que- 
sto scopo ho pensato che fosse opportuna la instituzione di borse di 
frequenza uà di.>tnl»uire ai coloni frequentatori rappresentante da 
una modesta somma destinata a compenso delle spese di viaggio 



e di permanenza in città, calcolando ad un minimo di L. 250 l'im- 
porto di ciascuna borsa. Mi sono all'uopo rivolto ai prin< 
amministrativi dell'Isola, a varii Istituti di credito, a qualche Mu- 
nicipio, alle Camere di Commercio, ma purtroppo 1' appello non 
ebbe un esito molto fortunato. Tuttavia, mentre pochi furono i co- 
loni sussidiati presenti al Corso, molto notevole fu invece la fre- 
quenza da parte di contadini militari appartenenti alle varie armi 
del Presidio di Palermo. E mi è gradito a questo riguardo di e- 
sternare i sensi della più alta gratitudine a S. E. il Generale Co- 
mandante il XII Corpo d'Armata per avere permesso che oltre una 
settantina di soldati prendesse parte al Corso ed alle esercitazioni, 
anzi concedendo talora delle ore straordinarie per agevolarne lo 
svolgimento. 

La presenza di contadini appartenenti all'Esercito porge occa- 
sione ad alcune considerazioni di grande importanza in quanto che 
esse mettono in luce una nuova attività del nostro soldato, desti- 
nata ad aggiungere alle tante corone d'alloro, conquistate sui cam- 
pi di battaglia, un nuovo serto a suggello di conquista forse non 
meno ammirevole, se anche egli in luogo del proprio sangue ver- 
serà sulle terre conquistate l'intelligente opera delle sue braccia, 
coprendo col suo sudore le fertili plaghe già irrorate di vermiglio. 

Molto, assai più che non si creda, possiamo noi aspettarci dal 
nostro soldato nel campo dell'Agricoltura, senza che esso venga 
meno ai suoi doveri ; le sue attitudini al lavoro , ben guidate da 
una ferrea disciplina, !' entusiasmo che egli sa mettere quando 
nella propria iniziativa può sperare di divenire fattore del benes- 
sere economico e morale di sé e della Patria , la coscienza infine 
della propria alta missione, i statuiscono quell'insieme di fattori 
materiali e morali che bastano a farlo assurgere vieppiù a dignità 
col renderlo compartecipe di ancor ben altre vittorie nei vasti do- 
mimi dell'agricoltura, delle industrie e dei commerci. 

Né devesi pensare che le normali occupazioni del soldato in 
tempo di pace non gli diano agio di dedicare una parte della gior- 
nata ai lavori agricoli, se si tien conto che, perfino in piena guerra, 
nelle incerte tregue, a poche miglia dal nemico, esso ha saputo 
instituire delle villette, dei piccoli campi, pur mancando degli stru- 
menti essenziali, in tutto agendo sotto l' impulso di quell' amore 
alla terra iunat.. nei nostri rmitadiui. e mudato dal bisogno di 



quando si ricordi come egli cerchi in 



87 
questa passione, non riesce più strano il segnalare l'assiduità, l'at- 
tenzione, l'interessamento grandissimo col quale i militari, allievi 
del Corso di agricoltura coloniale hanno frequentato le singole le- 
zioni. V'era in fatto nel loro sguardo l'avidità di imparare, di as- 
similare, di ricordare e l'evidente desiderio di mettere in pratica 
le nuove cognizioni, come del resto poterono dimostrare nelle in- 
terrogazioni loro rivolte dall'Insegnante. 

Il trar profitto di tutte queste eccellenti qualità del soldato a- 
gricoltore, ora specialmente che comincia saldamente ad atìcrmarsi 
la potenza coloniale italiana, il coordinarle a vantaggio dello svi- 
luppo agricolo dei nuovi possedimenti, /li pieno accordo con altri 
fattori economici, sembra opera del tutto opportuna e saggia ; re- 
sta soltanto il problema del potere armonicamente conciliare i do- 
veri delle armi con le funzioni di colonizzatore affidate al soldato; 
la qual cosa non ci sembra del tutto impossibile quando 1' inse- 
gnamento agrario per militari t'osse spogliato di ogni superflua ve- 
ste dottrinaria ed impartito con geniale senso di pratica opportu- 
nità ai fini espressi. 





i. Con esso si è ottei 




, ,..!!., ardirà di un in- 


-= -M ■ : 


ento esclusivamente i 




!. ratio, istituendo alla 




ione orale corredata f 


>iù o meno d 


a figuro e tabelle diino- 




>, ossia a simboli più 


che a vere, 


; ;: t ■' : 



piccole cure, tanti particolari, i quali nella 1 
itto trascurabili e sfuggono facilmente dalla r 
ì si rivelano nella loro reale importanza ed i 
i nel patrimonio delle cognizioni del contadio 
ì fa la pratica applicazione là, sui campi ape 
del lavoro fra le mani. 



Seguend 


o questi criterii nel corso e 


li cultun 


■ ,..|, 


'Diali gli al- 


lievi stessi l 


mimo e<,-mr.. le vane colti 








preparato il 


terreno, dissodandolo e sisr 






baUlC Witn 


. 



efficacia del metodo. É stato quindi necessario nella scelta delle 
culture iener conto della stagione, rinunziando a qualsiasi opime 
che non sia stato quello imposto dalla natura. 

Gli argomenti che si sono svolti sono i seguenti : 

Caffé — Terreno — Diboscamento — Modo di seguirlo — Cli- 
ma — Propagazione ■- Vivaio — Preparazione del terreno — Tra- 
pianto — Sarchiature - ('mia tura — Concimi — Culture intercalari 

— Nemici del Caffè — Eaccolta — Spolpati 
lavaggio — Decorticazione — Scelta — Asciugamento - 

Cacao — Varietà più importanti — Terreno — 
pagazione — Impianto — Alberi portaombre — Sarchi* 
mi — Nemici del Cacao — Raccolta - 
graduali dal seme di Cacao alla cioccolata — Prodotti secondari 

The — Terreno — Clima — Propagazione— Piantagione— C 
tura — Raccolta — Preparazione del The — Essiccamento — Rul 
tura - Fermentazione — Scelta — Imballaggio. 

Canna da zucchero — Terreno — Clima — Propagazk 

— Impianto — Cultura — Raccolta — Concimi — Preparazione d( 



Dattero — Terreno — Clima — Propagazione— Impollii 
ie artificiale — Raccolta del frutto — Scelta — Imballagio — P) 
ti secondari] : essenze, vino di Palma, surrogati di caffè, ma 



- Clima — Terreno — Cultura — Raccolta — Va- 

- Preparazione ed esportazione. 



Clima — Propagazione — Raccolta — E- 



Ficus da gomma elastica — Caratteri della pianta - 
Esigenze per clima e terreno — Estrazione del caucciù. 
Cenni su altre piante a caucciù. 

Bambù — Terreno — Clima — Propagazione — Sarchiature 
- Taglio - Utilizzazioni svariate e prodotti accessorii. 

Cotone — Varii tipi di Cotone — Esigenze di essi per climi, 
terreni e concimazioni — Scelta e disinfezione del seme — Prepa- 
razione del terreno — Semina — Sarchiature - Cimatura — Raccol- 
to — Sgranatura — Macchine adatte — Proprietà tecniche delle fi- 
bre — Esercitazione sul riconoscimento — Stima del valore — Pro- 
dotti secondarli : l'olio di cotone — La farina di Cotone — Prodotti 
accessorii per la fabbricazione della carta e di utensili varii. 

Sisalana — Terreni e climi adatti — Propagazioni (bulbi e 
rigetti) — Impianto della cultura — Lavori culturali — Raccolto 
delle foglie — Sfibratura a mano ed a macchina — Prodotti acces- 



- Terreno — Propagazione— Estra- 



Alfa — Terreno — Clima — Utilizzazione — Propagazione — 
Raccolta del prodotto — Metodo algerino, spagnolo, francese, arabo 

— Vantaggi ed inconvenienti — Scelta delle foglie- Essiccamento 

— Imbiancatura — Imballagio — Metodi diversi. 

Per ciascuna delle culture l'Insegnante ha indicato il torna- 

Sempre tenendo di mira la praticità del corso si sono svolti 
anche argomenti di indole generale, trattandone incidentalmente , 
ma in modo completo per quanto elementare, onde facilmente re- 
stassero impressi nella mente degli allievi. 

Cosi, ad esempio, si è avuto campo di esporre un confronto 
fra le condizioni di clima nelle nostre Colonie e della Sicilia , di 
studiare i principali costituenti del suolo agrario , soffermandosi 
sulle loro proprietà fisico-meccaniche, quali la leggerezza, il potere 
igroscopico, ecc. Dei concimi si è dimostrata la efficacia generale 
ed in special modo l'effetto di ciascun elemento fertilizzante. A 
tal fine si instituì dagli stessi allievi un esteso campo dimostwtì- 
vo, diviso in tante parcelle diversamente concimate , campo che 
allo stesso tempo servì ad esercitare i giovani nella coltivazione 
del cotone. 



90 

A proposito della necessità di arricchire il suolo mediante le 
concimazioni si è trattato delle rotazioni agrarie, facendone risal- 
tare l'importanza insieme con i concetti generici che le regolano. 

Sempre sotto forma incidentale si è trattato del drenaggio in 
rapporto alla imprnnetilnlini del suolo e col potere assorbente e la 
lunghezza delle radici. 

Per la utilizzazione dei terreni aridi, oltre alla designazione 
delle culture adatte (Sisalana, Alfa, ecc.) si è esposto in termini 
elementari la maniera speciale di lavorazione (dry farming) ed in 
casi di possibilità di irrigazione gli altri metodi normali di attin- 
gere acqua e le particolari disposizioni del terreno inerenti a tale 

Per ogni cultura si sono descritti gli strumenti più adatti e 
le macchine industriali, facendo risaltare la importanza delle cul- 

Profittando delle esperienze di selezione che vengono eseguite 
secondo metodi razionali moderni per il miglioramento dei prodotti 
agricoli si è voluto dare una idea anche di questo importante fat- 
tore del tornaconto in agricoltura mostrando ai frequentatori del 
corso i risultati di tali pratiche che formano da alcuni anni oggetto 
di studio da parte del Giardino Coloniale. E si è anche a qnesto 
medesimo fine messa in rilievo la importanza della ibridazione. 

Il tutto, giova ripeterlo, è stato esposto in maniera semplice, 
chiara, senza alcuna pretesa cattedratica, in modo da rendere ac- 
cessibile la materia dell'insegnamento alle menti poco sviluppate 
dei contadini. E che lo scopo è stato raggiunto lo dimostrano 
tanto le risposte stesse degli allievi alle varie questioni loro rivolte 
dall'Insegnante, quanto la pratica da essi dimostrata nella esecu- 
zione dei lavori ad essi affidati subito dopo la lezione. 

È mio dovere in ultimo segnalare a V. E. la parte presa dal 
personale di questo Istituto nello svolgimento del Corso e special- 
mente dal Dott. C. Tropea, che ha con zelo interpretato ed eseguito 
il programma su esposto, coadiuvato in particolare dal Capo Colti- 
vatore di questo Giardino Coloniale. 

Prego V. E. a voler prendere in esame le considerazioni e- 
sposte ed i risultati di questo primo esperimento i quali costitui- 
scono una lusinghiera promessa che una siffatta istituzione possa 
rendere preziosi frutti a vantaggio dei nostri coloni e dell'azione 
colonizzatrice degli agricoltori emigranti. 

Prof. A. Borzì 



SULLA UTILITÀ' DI UNA STAZIONE 
DI COTONICULTURA 

Generalità sulla Cotonicultura. 

Il cotone, è noto, rappresenta un prodotto della maggiore im- 

lizzazioni nei vari campi dell'industria tessile. 

Sono milioni di balle che attraversano mari e continenti, as- 
sorbite dalla continua richiesta, che va aumentando in modo spro- 
porzionato alla produzione, donde i prezzi quotati salgono ogni 
anno, mostrando sempre più evidente la necessità di estenderne le 
coltivazioni in tutte le regioni della terra, dove il clima lo con- 

L'Italia, purtroppo, è tributaria verso gli Stati Uniti, le Indie 
Inglesi, Ceylon, l'Egitto, la Turchia Asiatica, ecc. ecc. per parec- 
lioni ogni anno, giacché essa importa da que- 
ue milioni di quintali di cotoni in bioccoli, 



Stari 



Chi sfogli ur 
e Commercio speciale di Iin/>orf<t.:ioi 
stero delle Finanze e si soffermi su tutti 
fibre, che del seme, non può provare ci 
confrontando la forte importazione di 
zione minima, che, di certo, data la i 



presentare altro che il ritorno di merci avariate o non rispondenti 
ai campioni contrattati. 

Dico impressione spiacevole, giacché buona parte di questo 
prodotto potrebbe ottenersi nelle nostre provincie, specialmente 
meridionali , le quali , per clima e terreno , non sono certo 
inferiori al Texas, per esempio, dove pure esistono estesis- 
sime piantagioni di cotone. Anzi è da pensare che l'ambiente a- 
gronomico dell'Italia meridionale rappresenta un miglioramento in 
confronto a quello del Texas, se si consideri che colà la pianta del 
cotone non sopporta mai i rigori dell'inverno, costringendo alla 
cultura di razze annuali, mentre da noi vegeta per molti anni il 
Cotone Caravonica, cotone arboreo, superando felicemente il pe- 
riodo dei mesi più freddi. 

Il nostro industriale è quindi gravato delle spese di trasporto 
per lunghi viaggi, della dogana e, per l'olio di cotone, di una so- 
pratassa, pari alla tassa interna di fabbricazione (1) ! 

Ed a proposito dell'olio di cotone non è a credere che questo 
prodotto venga importato su piccole quantità, anzi essa va crescen- 
do in modo assai notevole, ad onta degli sforzi fatti dagli olivi- 
Così nei primi dieci mesi del 1910 la importazione di olio di 
cotone toccò i 25.092 quintali per un valore di Lire 2.509.200, 
mentre che nel corrispondente periodo per il 1911 e 1912 aumen- 
tò rispettivamente a Q.li 106.792 e 158.341 per un ammontare di 
lire 9.290.904 e 13.775.W7. 

In tre .anni l'importazione si è più che sestuplata ! 

Tutto questo prodotto si potrebbe ricavarlo da semi di produ- 



zione nazionale, 



regioni ; 



Oggi, ripeto, non esiste un solo mulino in tutta Italia, che 
produca olio di cotone, né potrà essere impiantata una tale indu- 

zogiorno non saranno mutate radicalmente. 



quintale, olti 
si stabilisse i 
be soltanto L. 1 



(1) L'olio di cotona 


a L. 14 come sopratass 


Italia (per ora non ne 






dall'estero imiir.linmn. 


a che la produzione i 



eccessive per acquistar 
i raggiunto l'importanza e 



Epperò ritengo ne 




■ia la 




3 di una 


Stazione di 


Cotonicoltura, 


la quale 


studi 


I prati 


camente il 


[ modo di rendere sem- 


pre più reddii 


tizia la ce 


>ltivazione del cotone 


e indaghi 


lo regioni 


nelle quali ta 


In coltiva; 




sia possibile, s 


itìiv>nian<|n 


allo stesso 


tempo tutti i 


problemi 


relat 


ivi ali. 


b esigenze 


■ 


di questa 


pianta, ai metodi di selezion 


e ed 


ibrida/.inni 


e, ecc., coi 


ne esporrò 


più dettagliati 




appresso. 









Il Cotone nella rotazione biennale. 

Ma la coltivazione del cotone non ha solo interesse quanto al 
prodotto ed alle industrie derivate: essa ha inoltre ineriti speciali 
nei riguardi dell'agricoltura in genere, poiché, rappresentando una 
cultura di rinnovo, con le continue cure di cui abbisogna e spe- 
cialmente con le numerose sarchiature, prepara ottimamente il ter- 
reno per una successiva cultura frumentaria, assieme alla quale 
essa costituisce la comune rotazione biennale nelle culture intensi- 
ve, tanto comune in quelle regioni della Sicilia dove la Oroban- 
che fa strage delle coltivazioni a leguminose e specialmente della 

Le ripetute lavorazioni del terreno prima della semina, e dopo 
fino alla fioritura , le concimazioni che, solo in parte sono assorbi- 

lizzanti, soffice, fresco, dimodoché la resa in frumento sarà miglio- 
re di quella che si sarebbe ottenuta dopo una cultura con legu- 
minose. 

Vi sarebbe da osservare questo che le leguminose, per mezzo 
dei batteri nitrificanti annidati nei tubercoli radicali, inducono nel 
terreno una grande quantità di azoto atmosferico, mentre questo 
non avviene per il Cotone. Ma a tale obiezione si può rispondere 
che se il cotone non cede azoto al terreno è anche vero che ne 
distoglie ben poco , tanto che esso soffre in terreni troppo 



preferisce, allo scopo del tornaconto 



ulturale, le 



zioni fosfatiche e potassio 
Ad ogni modo, indipendentemente da qualsiasi considerazione 
t un fatto essenziale, del massimo interesse, ed è la continua 
della Orobanche sulle coltivazioni di fave e quindi la 
ssità di sostituire questa cultura, purtroppo destinata a spa- 

Epperò la introduzione del Cotone, dove ancora, potendolo, 
si faccia, è una ineluttabile necessità, più o meno immediata, 

però a scadenza non molto lontana. Del resto, quando la co- 
ni tura avrà raggiunto una adeguata estensione, di modo che 



sia possibile l'impianto di oleifici, noi potremo trovare nel panello 
di farina di cotone un mangime, specialmente per ovini e bovini, 
certo piVi nutriente cbe non siano le fave, se non altro per le alte 
proporzioni di proteina, che induce una secrezione lattea più ab- 
bondante, più densa ed agevola l'aumento in peso degli animali 
cui è dato come mangime. 

Quanto alle malattie cui è sottoposto il Cotone v'è subito da 
far notare che finora, per fortuna, le nostre coltivazioni ne sono 
esenti, se si eccettui un pò di pece nelle giovani pianticelle, che 
ho potuto osservare soltanto in luoghi acquitrinosi od in terreni 
poco permeabili dopo piogge insistenti e cielo coperto per molti 
giorni. Questo pericolo è facile però a scongiurarsi, quando i la- 
vori di drenaggio siano fatti con senno ed in tempo opportuno. 

Epperò sarà sufficiente una accurata disinfezione del seme 
quando esso provenga da località infette , anzi sarebbe opportuno 
specialmente per evitare la introduzione del verme delle cas- 
sule che , per l'importazione del seme americano, si impo- 
nesse di rilasciare da persona competente un certificato che atte- 
stasse la immunità della regione, donde proviene il seme, verso 
questo tristissimo parassita, similmente a quanto si fa per opporre 
un argine alla diffusione della fillossera delle viti. I danni arreca- 
ti alle coltivazioni di cotone dell' America dovrebbero darci l'energia 
di un simile provvedimento, se si consideri che la diffusione di 
campi a cotone procede colà non la incredibile velocità di un chi- 
lometro di raggio al giorno. Minaccia invero che deve occupare 



I cotoni attualmente coltivati in Sicilia. 

Fin dal tempo del dominio arabo, la Sicilia ha coltivato coto- 
ni, ora più, ora meno estesamente, a seconda dei prezzi fatti sul 
mercato; ma una cultura, nel vero senso della parola, intesa cioè 
a ritrarre un utile diretto, lo abbiamo solo durante il periodo della 
guerra di successione americana, quando cioè i prezzi raggiunsero 
le 750 lire per quintale. Eccetto questo periodo il cotone viene 
coltivato al solo scopo di far riposare il terreno e quindi l'agricol- 
tore non fa calcolo sul prodotto elio comò un puro rimborso delle 
spese di lavorazione e non come un guadagno. 

dono a ridurre sempre più il tornaconto culturale, dato l'attuale 
stato della cotonicultura.— Esse possono distinguersi in due grappi: 
a) maggiori spese culturali, 



b) 

re ove il nostro agricoltore fosse edu- 
cato a questa cultura in modo razionale, applicando le culture mec- 
caniche, i cui vantaggi economici non intendo certo di mettere in 

zione di buone razze con tipi acclimatati, ecc. 

Di tutto ciò, nulla. Dalla introduzione del cotone ad oggi non 
si sono coltivati altro che due soli tipi, erbacei, annuali, che, a se- 
conda delle località prendono nomi diversi. Cosi l'Americano, il 
lììaih-nrizzo, il lìiiuicavilln. il Cotone ili J><ichi?io, ecc., sono tutti da 
riferirsi a due tipi soltanto: il (ìossi/pì// m li> rbaceumL. ed il G. hirsu- 
tum(l). Di fatto sui mercati dove si vende attualmente il cotone sici- 
liano, come per esempio Genova, non troviamo denominazione di razze 
ma di città, di luoghi e i prezzi variano su questa base. Per esempio 
il cotone di Sciacca vale circa 20 lire il quintale più che quello 
di Terranova e 5 meno che quello di Pachino. Tuttavia scienti- 
ficamente essi devono ascriversi ai due predetti. 

Le caratteristiche generali mutano poco in tutte queste pro- 
venienze, così come i prezzi e la produttività. 

In media si può dire che un Ea. di terra produce da 7 a ì» 
quiutali di cotone, dei (piali il 3:2 ° „ è dato dal cotone in bioccoli 
ed il 66 ; dal seme: con il 2 " „ di perdita nella sgranatura. 

Il valore del seme oscilla intorno alle 10 lire per quintale, mentre 
per la bambagia varia fra 114 e 140, sebbene però assai di rado 
si tocchi questo limite massimo. 

Un ettaro di terra rende quindi nelle armali «.udizioni e nella 
migliore ipotesi 

Q.li 3 bambagia a L. 130 L. 390 

Q.li 6 semi a L. 10 » 60 

L. 450 

dalle M nali. detraendo le spese di cultura e di concimazione, resta 
ben poca cosa. 

Il reddito quindi dei cotoni oggi coltivati in Sicilia, anche 
nelle buone annate, copre appena le spese di cultura. 

Dal punto di vista biologico il cotone siciliano ha in suo la- 

fre l'estate «li quest'Isola, ina difetta per essere alquanto tardivo 



Dove si coltiva attualmente il cotone. 

Dell'Italia meridionale solo la Sicilia, si può dire, conserva 
ancora estensioni notevoli coltivate a Cotone, certamente perchè il 
suo clima vi si addice in modo speciale, tuttavia tale coltivazione 
si può dirla localizzata nella estesa pianura di Terranova e nei 
pressi di Sciacca, specialmente a nord e verso Menti. Piccole, seb- 
bene numerose culture, in provincia di Catania e di Siracusa (Pa- 
chino, Comiso, Vittoria) ed in quella di Trapani (Favignana). 
In tutte queste località il Cotone viene coltivato senza irrigazione, 
eccetto a Vittoria, a Dirillo, ed a Catania, dove è possibile irriga- 
re le culture abbondantemente. I terreni sono tutti a livello del 
mare e pianeggianti, tranne che quelli presso Sciacca che si tro- 
vano quasi sempre in declivio ed a poco più che cento metri di 

Si tratta sempre di terreni di alluvione recente, freschi (Ter- 
ranova) o appena compatti (Sciacca) o argillosi (pianura di Catania), 
sempre profondi, da un minimo di 60 citi, a 10-12 metri ed an- 
che più (Terranova). 

Nel delta del Simeto, dove s'avrebbe un terreno ideale per la 
coltivazione del cotone, non vi ho visto mai alcuna piantagione, 
mentre che nella circostante piana di Catania si trovano ad ogni 
passo piccolissimi appezzamenti di terra con Cotone. Vere curio- 
sità, più che culture. 

La eccessiva [uai ita di a ■* il terreno ob- 

bliga però l'agricoltore all'uso di numerose irrida/inni, por impedi- 
re che il calore estivo produca crepacci troppo profondi; rimedio 

mente o si lesini sui lavori di sarchiatura, ma dannoso alla ma- 
turazione del prodotto, onde, nella pianura di Catania, il raccolto 
seguita ancora nel febbraio, mentre per la fine di ottobre esso 
dovrebbe essere completato, sia perchè solo così è possibile semi- 
nare il frumento, sia perchè nei mesi invernali le piogge danneg- 
giano il Cotone, buttandone a terra le cassule e sporcandole, ovvero 
lasciandole in uno stato di maturazione incompleto, che deteriora 
tecnicamente il valore del prodotto. 

In complesso la Sicilia produce annualmente circa 40.000 quin- 
tali di Cotone, che la cattiva organizzazione dei produttori fa di- 



Dove estendere le rultiiiv cotoniere 

Quando l'America, per ragioni politiche, non poti' 1 lai 
mercato le migliaia di balle di cotone , che le davano la assoluta 
supremazia in (piest.n imporrante commercio, la Sicilia iniziò una 
vera e propria coltura estesa a molte migliaia di ettari , coltura 
che, per i prezzi elevatissimi del cotone, dava un tornaconto non 
indifferente, tale da compensare il lavoro e le spese culturali, per 
quanto insane ed irrazionali potessiro essere le pratici).' usare. 
e che si sono andate fin oggi ereditando attraverso alle colture 
residuali, divenute minime, a causa della ripresa concorrenza del- 
l'America, dove è possibile produrre cotoni a prezzi bassi sia per 
l'applicazione delle colture meccaniche, sia pel sistema, per quanto 
condannabile, di sfruttamento delle terre vergini. 

Ma un nuovo flagello va oggi devastando le colture america- 
ne, in modo che, ridotta la quantità del prodotto , ne vieni' sen- 
sibilmente elevato il prezzo a causa di una maggiore richiesta. 

L'enorme danno è dovuto ad un insetto, il Punteruolo del Co' 
tone o Anthonomus grandis, detto dagli Americani Mexican - Cot 
ton - Bool - Weevil. Originario del Messico, fu importato negli Sta- 
ti Uniti verso il 1892 e da quell'epoca è andato sempre più dif- 
fondendosi , invadendo dapprima il Texas, poi esterni 
Stati di Arkansas, Louisiana e Missisipi. 

La sua diffusione progredisce annualmente in proporzione ve- 
ramente allarmanti e cioè di oltre 32 mila ettari , calcolandosi il 
danno ad oltre 250 milioni di lire. 

La rapidità di sviluppo di questo insetto si deve al fatto che 
ogni femmina depone più di 200 uova, per cui , avendosi almeno 
5 generazioni all'anno, può calcolarsi la discendenza di una sola 
coppia in un anno ad almeno 200 milioni di individui. 

Stante questa enorme moltiplicazione fin qui non si sono t 
vati rimedi pratici, intesi a difendersi da un tale insetto ed il ( 
verno americano è giustamente preoccupato , come lo sono a 
Governi, nei quali la cultura del Cotone ha estenzione importar 

Ciò basta a spiegare come la quantità del cotone prodotto in 
merica vada scemando, mentre la richiesta aumenta fortemente con 
relativo rialzo nei prezzi. 

Donde la necessità di estendere tale coltura anche fuori della 
Sicilia, ed in tutte quelle plaghe d'Italia nelle quali vi fossero a- 
datte condizioni, per simile coltivazione. 

Che cosa abbia di bisogno il Cotone ce lo dicono le condi- 
zioni climatiche nelle quali si trovano le regioni dove la cultura è 



più estesa. Terre sufficientemente leggere, possibilmente con poco 
calcare : temperatura media dai 10° ai 30° : sole, sole assai : umi- 
no a fioritura, secco nel secondo, dalla 
delle capsule. Da ciò emerge che la 
coltura del Cotone può assumere una estinzione di molto maggio- 
re, giacché numerose plaghe ritenute inette a simile coltivazione 
potrebbero essere adatte e dare, se non ottimi, buoni risultati. 

Ed in Italia, a parte le Isole , come la Sicilia e la 
Sardegna, nelle quali non v'ha bisogno di esperimento per 



sono molte altre regioni nelle quali è presumibile che il Cotone 
dovesse vegetare bene, se si confrontino le condizioni climatiche 
di esse con quelle di altre regioni dell'Europa, anche più setten- 
trionali, anche più fredde, nelle quali esiste la coltura e dove si 
compiono studi per il miglioramento delle razze, per una più com- 
pleta acclimazione, basata sulla selezione del seme , sia nei ri- 
guardi dei caratteri propri, considerati dal punto di vista tecnico, 
sia nei riguardi della loro provenienza. 

Ma in tali pratiche il concetto fondamentale è quello di sag- 
giare razze provenienti da condizioni affini alla regione nella quale 
si vuole introdurre la cultura : Pacclimazione influisce fortemente 
sulle forme di Cotoni, sulle qualità tecniche, sulla produttività, sulla 
resistenza, onde può accadere che, introducendo semi provenienti 
da regioni molto calde le piantine abbiano a soffrire pel brusco 
passaggio, ottenendosi cosi un risultato negativo dallo esperimento, 
mentre che, tenendo conto di questo principio, sarà molto più pro- 
babile che l'esperimento riesca bene. 

Ho potuto notare ad esempio che i Cotoni provenienti da 
culture fatte in Tunisia si acclimatano immediatamente in Sicilia, 
mentre quelli provenienti dall'Australia o dalle Indie, specie se di 
latitudini elevate, subiscono fin dal primo anno profondi mutamenti. 

Non mi sembrerebbe quindi troppo esatto il tentare nelle Ca- 
labrie o nelle Puglie la coltura con semi di cotoni di provenienza 
americana, od indiana, od australiana, bensì crederei dover ricor- 
rere a semi coltivati a lungo in altre regioni, più affini per clima, 

fanno perdere del tempo e dei danari, sia perchè tendono a conclu- 
sioni errate sulla possibilità o meno di introdurre la cotonicultura 
in determinate regioni. 

Partendo da questo punto di vista credo opportuno fare un 
confronto fra la Bulgaria e la nostra Italia, servendomi dei dati 
meteorologici e climatici comunicati gentilmente dal Dott. Dospensky, 



Direttore della Stazione Agronomica di Stato in Sadovo , e , per 
P Italia, dei dati forniti dal Dott. Roster nella sua pregevole pub- 
blicazione « Climatologia dell'Italia » (1). 

Vediamo dapprima i dati riguardanti le temperature medie 
mensili della Bulgaria. Essi risultano da osservazioni fatte dagli 
anni 1902 a 1909 ed esposti secondo le medie mensili. 

Notevole il fatto che nel febbrajo 1909 la temperatura media 
scese di 4°, V al sotto di 0°. 

La temperatura media annuale , durante questo periodo di 7 
anni si è aggirata attorno agli 11°, 8'., con una media minima di 
— 0,42 in gennaio ed una media massima di 23, 63, in luglio. 

Se noi costruissimo con le medie delle varie temperature 
esso è notevol- 



ì raggiunta n 
curva quasi a 



Inoltre la linea di media annuale 

tezza, vale a dire che la temperatura media annuale rappresenta 
non solo una media numerica, bensi una temperatura, attorno alla 
quale, di poco oscillano i singoli valori medi mensili. 
Nella tabella seguente sono esposti i dati relativi. 



(1) Unione Tip. Ed. Torino 1909. 



Temperature medie mensili in Sadovo, ; 



Mese 


1902-3 


1903-1 


11*01 : 


,,,,, 


1906-7 


11 io? -8 


1908-9 


Media mensile 


Settembre 




16,4 


15,7 


16,8 


13,0 


16,1 


15,5 


15,60 


Ottobre 


10.8 


9,1 


10,3 


9.7 


9,6 


0.4 


12,1 


10,14 


Novembre 


-0,5 


6,6 


1,9 


6,6 


4,9 


4,6 


3,3 


3,90 


Dicembre 


0.0 


1,3 


- 0.3 


—0,1 


0,1 


0.8 


2,1 


0,67 


Gennaio 


0,4 


2,1 


-4,3 


1,9 


-2,7 


1,5 


-1,9 


-0,42 


Febbraio 


5,5 


5,1 


1,4 


5,4 


1,2 


7,6 


—4,1 


3,16 


Marzo 


9,7 


7,1 


7,4 


9,1 


5,5 


6,7 


6,5 


7,14 


Aprile 


14,5 


14,2 


14,1 


1 1,0 


14,3 


15,0 


13,7 


14,26 


Maggio 


17,1 


18,3 


18,2 


17,9 


20,4 


21,9 


17.7 


18,79 


Giugno 


20,7 


22,5 


22,5 


22,2 


23,8 


22,4 


21,9 


22,29 


Luglio 


23,8 


23,4 


23,4 


22.6 


23, 8 


24,1 


25,0 


23,63 


Agosto 


22,1 


19,9 


22,1 


19,8 


18,9 


22,9 


25,5 


21,60 


Medie annali 


ii,:-;6 


12,16 


11,21 


,,, 


1< >,S2 


*. 


11,44 


11,84 Media 
generale 



Nella tabella seguente sono esposti i dati riguardanti le pre- 
cipitazioni atmosferiche in Sadovo, durante gli anni 1902 a 1909, 
mese per mese: nell'ultima riga v'è indicata la somma annuale di 
pioggia in mm. ed in fine la media per anno durante il periodo 
al quale si riferiscono i dati ottenuti. 



Precipitazione atmosferiche in Sculovo \ 



Mese 


1 !nt>.:ì 


1908-4 


1904-5 


1905-6 


,,,„;. 


1907-b 


1908-9 


Media 


Settembre 




23,6 


76,7 


18,3 


26,2 


1,4 


66,6 


35,46 


Ottobre 


36,6 


126,7 


93,2 


61,2 


21,6 


8,8 


10,1 


43,59 


Novembre 


73,6 


95,4 


22,4 


34,2 


65,9 


45,6 


80,1 


59,60 


Dicembre 


19,0 


59,6 


5S.5 


15,7 


67. 1 


51,4 


47,0 


45,51 


Gennaio 


49,1 


47,8 


•25.li 


103,0 


22,2 


19,6 


100,3 


52,01 


Febbraio 


•25. 1 


62,9 


12,4 


•27,0 


35,8 


17,2 


67.1 


35,35 


Marzo 


257,0 


88,8 


42,4 


•29.0 


52,2 


69,1 


56,8 


84,90 


Aprile 


48,1 


11,8 


30,7 


95,0 


21,6 


12,3 


33.2 


36,10 


Maggio 


68, 5 


121,2 


89,0 


103.0 


14,1 


14,1 


38,1 


64,00 


Giugno 


111,9 


13,0 


80,8 


38,6 


20,3 


44,4 


30,6 


47,08 


Luglio 


19 5 4 


27.5 


76,6 


50,6 


30,1 


9,1 


40, 1 


48,78 


Agosto 


8,1 


36,2 


- 


75,4 


59,8 


0,2 


27,6 


34,55 


s — 


716.3 


714.5 


547/7 


601,9 


„, 


•291. -1 


~ms\ 


557,9 



scopo di fare dei confronti con le varie regioni d' Italia, 
ìingoli dati ad esse relative : 





Tempeiatura 


Pioggia 


REGIONI 


Media 


Gennaio 


Luglio 


mm. 


Piemonte 


11,82 


1,12 


22,69 


952,8 


Lombardia . 


11J93 


1,02 


22,70 


1156,8 












Zona marittima. 


13,2 


2,46 


24,01 


899 




11,85 


1,36 


22,45 


1420,6 


Emilia 










Zona marittima. 


13,6 




24,7 


777,5 




12,71 


L26 


23, SO 


851,2 


Liguria 


15,(54 




24,04 


1189 


Toscana 
















23,96 


923,2 




13*22 


4J03 


23,24 


- 1262,8 


Marche 












14, 4G 


4,91 


24,80 


698,5 




11,73 


2,33 


19,80 


1066,5 


Umbria 


13,7 


4,73 


23,90 


960 












Zona marittima. 


15,43 


7,67 


24,30 


804 




13,03 


4,78 


22,35 


855,5 


Abruzzi 










Zona marittima. 




5,40 


24.13 






11,37 


1,83 


21,20 


849,8 


Campania 












16,15 




21.12 


918 










1441,3 


Puglie 












15,30 


7,04 


24,68 


714,3 




15,88 


7,61 


24,98 


550 


Basilicata . 


12,97 


4,45 


22,65 


712,3 


Calabria 












17,60 




24,65 


709.5 




15,50 


7^55 




1019,5 




14,6 


5,9 


24,6 


1362,3 


Sicilia 












18,23 


11,43 


26,01 


600,5 




15,53 


7,71 


24,86 




Sardegna 












16,85 


10,23 


24,43 


488,6 


» interna . . 


15,50 


9,06 


24,26 


736 



Iute, in confronto 



ie segue sono segna 
;iunte le temperatun 
. quelle della Bulgaria. 



ZONE 


Temperatura media 


Temp. estreme assolute 


IV:,, S 


Anno 


Gennaio | Luglio 


Minima 


Massima 




1. Zona Padana 














Piemonte 


1 l,o S -_ 


1,°12 


22/ 3! 


— ll,ol2 


34, "48 


952.3 


Lombardia 




]. 02 


22. 7< 


— 10, 02 


35, 00 


1156.8 




11. S5 


1. 3< 


22. 45 


—12, 80 


36, 03 


1420.6 


Emilia .... 


12. 71 


1, 26 


2.",. Si 


-14, 34 


37, 32 


851,2 


Medie . 


1-2. OS 


' 1, 19 


22. 31 


— 12, 07 


37, 71 


1095,2 


II. Zona peninsulare interna 














Toscana. 


13,°22 


4,03 


2:3 2 I 


— 9,72 


35,64 


1232. S 


Marche . 




11. 7:> 




22.1!» 


—10,30 


36,43 


1033.5 


Umbria . 




13. Ti 


4.73 


23. !>< 


—10,55 


36.30 


3iJ0.ll 


Lazio . 






4.78 


22355 


— 5,90 


34,23 


S55.0 






1 1 . :;t 


1.83 


21.21 


-13,05 


33,25 


S43.8 


Campania 
Basilicata 




13, :;; 




21.91 


-10,30 




1441.3 




12. 37 


4.4: 


22.35 




38,50 


712.3 


Calabrie . 




U. Gì 


5,87 


24.33 


- 5,00 


39,90 


3i.i2.3 


Medie . 


13. ni 


■1.21 


22.75 


— 9,17 


36, 3U 


lo. -..'37 


III. Zona marittima adriatica 














Costa del Veneto . 


i:;.2< 


2. 3 


24.01 


— 9,10 


35,13 


S33.3 


» dell'Emilia . 


IH. (il 




2 1.7. 


— 3.33 


38,83 


777! 5 


» delle Marche 


ì i.i« 


l.!»l 


24. SO 


- 5.4C 


37.82 


638.5 


» degli Abruzzi . 






21.13 


- 7,21 


35.05 


335.0 


» delle Puglie . 


15,30 


7.04 


24.38 


— 4,95 


40,70 


714.3 


Medie . 


11.21 1.1!' 21.17 




37,50 


750.3 


IV. Zona maritt. mediterranea 








Costa delta Liguria 


15 64 6 20 24 04 




;.;; ls U89 Ò 


» della Toscana 








» del Lazio . 


L5J43 7.i;7 24,30 




35.43 Si )|. 4 


» della Campania . 


16,15 8,76 24,12 


*:» 






» Tirr. della Calabria. 








703.5 


» Jon. della Calabria. 






35 JO 


1013,5 


» Jonica delle Puglie. 


13. ss 7. (il 24,98 


, 


36,75 


550.5 


Medie . 


15,8(5 


8,29 


24,41 


- 4,28 


35,76 


873, 1 


Sicilia: Zona interna 


15,53 


7 71 


•'4 si; 


- 2,30 


38,56 


323,1 




18/23 


! 1.13 


2(301 


— 5'98 


40,37 


3.10.5 


Sardegna : Zona interna. 


15.30 


3.03 


24.23 


— 5.25 


39,16 


733,0 




10.85 


1 o.2.'ì 


21.13 


— 2,00 


37,20 


488.6 


Isole minori . 


10.OO 
13,12 


3.00 


23.86 


— 1,60 


32,26 


557,8 


Medie . 


9,49 


21.70 


— 2,42 


37,50 


601,2 


Sadovo (Bulga 




11,84 


-0,42 


23.33 


- 4,1 


25,5 


557,9 



In Bulgaria si coltiva il Cotone su di 
recchie centinaia di Ettari, eseguendone la semina nella seconda 
metà di aprile o nei primi di maggio, per farne il raccolto fra set- 
tembre e novembre, vale a dire in un periodo di circa quattro 



La varietà indigena è detta Haskovi 

Ma la Stazione di Sadovo va tentai 
altre razze, ed attualmente ve ne sono 
dicina, i cui risultati sono riassunti nel 



, e dà una mediocre pro- 
do ora l'acclimatazione di 
in esperimento una quin- 
a seguente tabella : 



VARIETÀ 


Reddito cotone grezzo 

(seme e filo) per Ea in 

Chilogrammi 


1 ì r 




UHM 


it»o:> 


1Ì.M Mi 


li '<>T 


l'.HlS 


1S..A. 


l'.'Jn 




1. Cotone indigeno Haskovo. 


930 


890 


1 2i il i 


1140 


510 


440 


900 


800 


2. Del Turkestan 


1 1 )UI ) 


920 


s:,o 


1 2i >< ' 


540 


490 


T05 


815 


3. Del Texas 


740 


720 


'.ITO 


1120 


n;< 


500 


50T 


T25 


4. King .... 










389 


380 


560 


443 


5. Kek . 










464 


500 


560 


;.os 


6. Malia citit . 










434 


510 


m 


536 


7. Di Brama (Macedonia) . 










368 


560 


60 


329 


8. Di seres (Macedonia) . 










369 


530 


56T 


88 


9. Cotone a capsule rotonde. 










499 


510 


ti0< 


536 


10. Noubari. 














317 


418 


11. Abassi .... 












520 


160 


340 


12. Afifi . 












531 


L1E 


328 


13. Mit-Afifi. 












1T( 


88 


276 


14. Jvanovic N. 1 












27C 


47( 


158 


15. Jvanovic N. 2 












470 


94 


280 



Dai precedenti dati si traggono alcune importanti osservazioni : 

1° La durata del ciclo vitale del Cotone in Bulgaria è ridotta 
a poco più che quattro mesi : esso si inizia con una temperatura 
di 12° - 14° e termina quando la temperatura scende ai 3° o 4°. 
(Tab. I). La temperatura media annuale è appena 11°. 81. 

2° Le precipitazioni atmosferiche sono abbastanza scarse, aven- 
dosi in un anno in media appena 557,9 mm. di pioggia. Notevole 
inoltre che la distribuzione di tali piogge, avviene quasi egualmente 
in tutti i mesi, e se mai la scarsezza maggiore è nel periodo della 
semina e minore in quello della vegetazione. (Tab. II). 

3° Delle varie regioni d'Italia ve ne sono alcune con tempe- 
ratura media annuale vicina a quella della Bulgaria : la maggior 
parte hanno però una media notevolmente superiore. (Tab. III). 

4° Delle cinque zone climatiche italiane, nessuna ha media 
temperatura annuale inferiore alla Bulgaria. (Tab. IV). 

5° La quantità d'acqua che in media cade nelle singole zone 
è superiore a quella della Bulgaria: in certe plaghe é molto mag- 
giore. 

6° La media delle temperature in gennaio è sempre sopra 0°, 
mentre in Bulgaria scende sotto 0°. 

7° La media di temperatura in luglio è vicina a quella della 

8° Le temperature minime assillate delle cinque zone italiane 
è superiore per la zona insulare e la zona marittima mediterranea, 
inferiore per le altre tre zone. Notevole però il fatto che 

9° le temperature massime assolute sono ben maggiori di circa 
dieci gradi di quelle della Bulgaria, segno che se in Italia vi sono 
giorni dell'inverno assai più freddi, l'estate è però molto più calda. 

Dall'insieme delle predette osservazioni si conclude che delle 
zone italiane la maggior parte godono di condizioni climatiche mi- 
gliori che non la Bulgaria. Che se la minima temperatura assoluta 
é talvolta inferiore essa non può influire su una possibile esten- 
sione delle culture cotoniere , giacché esse si avverano in un pe- 
riodo nel quale non si coltiva il cotone, al quale invece le predette 
zone possono fornire a suo tempo una maggiore quantità di calore 
ed una temperatura più elevata, e, mie lo dimostra il confronto fra 



tutta la zona marittima mediterranea, 
tutta la costa della Liguria, della 
Campania; la costa jonica delle Puglie 
st' ultima anche la tirrenica. 



più adatte alla cotonicultura che non quelle della Bulgaria, dove 
pure esistono culture alquanto estese e dove si vanno facendo e- 
sperimenti per una maggiore diffusione. 

Nella tab. V. sono infatti elencati i vari tipi colà esperimen- 
tati, con risultati abbastanza soddisfacenti. E quindi a sperarsi 
che, ove si dovessero iniziare in queste zone delle culture di Co- 
tone, si dovesse servirsi di semi provenienti dalla Bulgaria o dal 
Turkestan, o da altre regioni a condizioni climatiche affini; onde 
il cambiamento di ambiente sia almeno favorito dalle migliorate 
condizioni ed assieme all'acclimatazione sia possibile eseguire una 
continua e diligente selezione, mercè la quale, si potranno in breve 
tempo ottenere razze buone sia per la qualità delle fibre che per 

Le attuali condizioni della Cotonicoltura in Sicilia. 

Si potrebbe dirle con una sola parola : negative. 

La lavorazione del terreno si riduce ad una raschiatura, fat- 
ta più o meno bene e per numerose volte, giungendo ad una pro- 
fondità di 10 a 12 cm. 

Lo strumento usato allo scopo è l'aratro a chiodo co- 
stituito da una punta di metallo, che ricopre l'estremità di un'a- 
sta di legno, attaccata ad un paio di buoi, o di muli. 

Questo lavoro di aratura viene fatto in qualche regione ben 
sette volte, allo scopo di sminuzzare la terra, di renderla permea- 
bile alla pioggia ed alla umidità atmosferica. Nulla si conosce de- 
gli aratri moderni, del loro significato, del loro uso. Il cotonicultore sici- 
liano ignora quanto beneficio possa arrecare il rovesciamento della 
terra e crede che la lavorazione consista in uno sminuzzamento più 
o meno perfetto degli ammassi di terra, che le piogge e le radici 
producono. Inoltre egli arresta la profondità della lavorazione ai 
12 centimetri, né può fare altrimenti, fino a che non avrà impa- 
rato ad adoperare altri strumenti. Ciò è troppo poco per una pian- 
ta che vuole terreni morbidi e permeabili. 

All'inizio della stagione scarsa di piogge il cotonicultore sici- 
liano passa sul terreno arato con uno strumento, un non so che 
fra il rullo rompizolle e l'erpice, che viene chiamato «tavolone». 
Esso consiste di una tavola, lunga circa un metro e mezzo e larga 
quaranta centimetri, alla quale si attaccano, per la estremità, due 
catene tirate da muli. Questo « tavolone » passando sul terreno, 
rompe le zolle più grandi, ammassa superficialmente il terreno e 



107 

vi forma un crosta dura, la quale, con la siccità, dovrà produrre 
uno strato impermeabile, necessario a proteggere l'acqua, imma- 
gazzinatasi nel terreno, da una possibile evaporazione. Sul « tavo- 
lone » posano uno od anche due uomini, allo scopo di aumentare 
la pressione sul terreno; ai due uomini sì aggiunge un sacco pie- 
no di terra. Strano invero questo metodo : mentre dapprima si è 
lavorato per ottenere un terreno alquanto soffice, ora si distrugge 
l'effetto di tale lavoro col passaggio del « tavolone » ! Fatiche, da- 
naro e tempo sprecato ! 

Talvolta, a seconda delle circostanze, invece del * tavolone » 
viene adoperata la frasca: si tratta .li ini ammasso di ramoscelli 
con foglie secche e consistenti, che viene al solito tirato dai muli 
e passando sul terreno sminuzza le piccole zolle, polverizzando il 

Si tratta di dover rinunciare agli erpici, solo perchè essi co- 
stano qualche lira, e si preferisco aua-taiv una pano del lavoro 
fatto ! L'erpice nello sminuzzare il terreno lo alleggerisce ancora, 
mentre il « tavolone » lo sminuzza perchè Ih schiaccia, ma ammas- 

Dopo il passaggio del « tavolone », il terreno viene lasciato a 
riposo fino al momento della semina. Allora si passa ancora una 
volta con l'aratro a chiodo, onde rimuovere il terreno e poi si 
sparge il seme a volata (fig. 4). Anche questa pratica è molto dan- 
nosa alla buona riuscita della cultura. Masti i.'.-.isare alle spese 



ogni ettara di terra, tale ó raì.l.oudanza con la qua!. • 
semina nei terroni siciliani. A questo s va titanio se ne aggiunge 
un altro, dovuto alla irregolarità, con la quale vengono a crescere 
le singole piantine, in modo che non è possibile eseguire alcuna 
opera successiva, senza l'impiego di mano d'opera costosa ed ab- 



bondante 






Nei 


campi 


sperimento 


una cultura co 




fondamei 


ire ed 


a varie rij 


sponendo 


do in 


solchi dista 


semina i 


n fossette, distam 



la quale, allineando le colture, ne rende possibili le sarchiature 
successive con discreta rapidità, facilitandone il lavoro. Ma la mag- 
giore utilità di tale pratica consiste nel fatto, che si rende in tal 
modo possibile una selezione fisiologica, che non potrebbe farsi in 
altro modo. 

Quando noi posiamo 7-8 semi nella medesima fossetta, abbia- 
mo accertato la regolarità della cultura, giacché, nel peggiore dei 
casi, uno dei semi darà luogo alla piantina. In ogni modo la loro 
concrescenza permetterà al debole seme di spaccare il terreno e di 
germinare, senza temere di marcire. 

Ma generalmente la maggior parte dei semi dà luogo alle pian- 
tine ed il diradamento successivo permetterà di eseguire quella se- 
lezione fisiologica, che né l'occhio del più valente sperimentatore, 
né la bilancia possono in alcun modo distinguere. 

Sono gli ovoli della stessa madre che, pur identici fra loro, 
daranno poi figliuoli la cui resistenza alle malattie, la cui robu- 
stezza sarà ben diversa. 

La semina a spaglio , usata in Sicilia , dà invece svantaggi 
enormi; la vicinanza delle piantine le fa crescere talmente rachiti- 
che , che esse , nel loro massimo- sviluppo , non giungono che a 
25-30 cm. di altezza, con 5-6 capsule per pianta. 

E di tali appezzamenti estremamente nani abbiamo molti e- 



povertà del I 



ura tale scarsa veg 
me, si deve alla scarsezza (li sol* 

do le piante talmente vicine da farsi ombra una con l'altra, 
gliendosi uno dei più essenziali elementi che è la luce. 

Uno sviluppo maggiore assumono le piantine là dove l'acqua 
di irrigazione permette di accelerarne la vegetazione. Cosi a Dirillo, 
presso Terranova, il Cotone viene alto abbastanza , come può mo- 
strarlo l'unita fotografia ma la ricchezza di vegetazione non corri- 
sponde poi a vantaggi adeguati, per la tarda maturazione del pro- 
dotto e per la minore bontà di esso. 

Peggio ancora è per la piana di Catania, dove dell'irrigazione 
si fa abuso, non tanto per i benefici che se ne vorrebbero ricava- 
re, quanto per sostituirla alle sarchiature onde impedire che la 
creta spacchi: la ricchezza dell'acqua, che taglia tutta la piana ab- 
bondantemente dà a quel po' di Cotone un aspetto lussureggiante! 
Pura apparenza e non altro: l'acqua aumenta la vegetazione , ma 
ritarda talmente la maturazione del prodotto, che questo viene ad 
essere raccolto di solito fra il gennaio ed il febbraio , ossia ben 
3 - 4 mesi più tardi. In tal modo non è più possibile seminare il 



frumento pel nuovo anno. E così il tornaconto culturale subisce 
un notevole ribasso e la cotonicultura perde giornalmente terreno. 
La pena maggiore, che può dare una visita sui luoghi, è data 
dallo spettacolo desolante delle immense pianure, tenute senza al- 
cuna vegetazione piuttosto che a cotone! Pianure profonde diecine 
di metri e di natura alluvionale ! culla preferita dalla pianta del 
Cotone ! 



Questa condizione di cose diventa tanto più dolorosa, quanto 
maggiore è la differenza fra quello che si fa e quel che si dovreb- 
be fare : le culture eseguite con pratiche razionali nelle vicinanze 
di Palermo, in terreni pissimi, >fi,/a irrigazione, hanno dato ri- 
sultati veramente stupefacenti. 

Qui le piante, in un clima meno adatto che non sia quello 
della piana di Terranova, in un terreno argilloso compatto, suscet- 
tibile a spaccare profondamente durante la stagione estiva raggiun- 
gono un'altezza media di m. 1.50, pur non essendo state mai ir- 
rigate, e portano a maturità, entro il novembre, da 80 a 100 ca- 
psule per ciascuna pianta, mentre là dove terra e clima sono mi- 
gliori abbiamo le piantine da 5 a 6 capsule, alte non più di 30 cm. 
E tutto ci è dovuto : 

1° alla lavorazione del terreno; 
2° al metodo di semina; 
3° ai lavori di sarchiatura; 
4° alla selezione del seme; 



La necessità quindi di diffondere queste conoscenze s'impone. 

Per quanto le numerose conferenze tenute abbiano fatto presa 
su molti, ho creduto utile pubblicare una Guida pratica per la 
coltivazione del Cotone, che ho affidato ai tipi dell'Hoepli. 11 ma- 

nualetto, premiato con medaglia d'argento alla Esposizione orticola 
di Firenze, è già per le mani di molti agricoltori. 

Ma ce ne sono pure moltissimi, ai. umili non è .lato .li saper 
leggere, e che pure sono i veri padroni del terreno : alludo alla 
falange dei piccoli mezzadri, ai quali non giunge né la 
s la voce del conferenziere, 
apre lo stesso il quadro psicologico di questo buon la- 



alla terra tutte le sue fo 

suoi avi e che costituisce tutta la scienza agraria. Esso non può 
così intendere la debole eco, che da lontano gli giunge dei giorna- 
lieri progre 1 della scienza, iwinto in quelle cerchie di azioni per 
le quali la consuetudine è l'unico incentivo ad agire, il ricordo ò 
la base della speranza, la morigeratezza il pie listali' • del tornaconto. 
Ma da questo ciclo di idee, del (piale è imbevuto, nessuno lo 
smuove e se pure la frase calda e suggestiva di valente oratore 

essa dura poche ore e la dilìidenza sopravviene ed il timore d'es- 
sere guidato per la via dello sfruttamento lo rende sospettoso ad 
oltranza, paralizzandone l'iniziato risveglio. 



usati, dall'altro il timore prodottogli dall'ignoranza, tanno del con- 
tadino siciliano un massiccio che non si riesce a smuovere : solo 
l'esempio, il tipo di confronto, l'esperimento fatto sotto i suoi oc- 
chi può e riesce: in tal caso si dissipano timori e diffidenze e su- 
bentra un entusiasmo che n estingue né età, né sesso. 

In qualche tratto di terra, nel quale per la cortesia di alcuni 
proprietari è stato possibile impiantare la coltura del Cotone 
con metodi razionali, il risultato sui contadini è stato meraviglioso: 
essi hanno capito che si parla loro sul serio, die <• i! 'oro interes- 
se quello che vien perorato, ed ascoltano pensosi, per lare poi una 
serie di domande, per chiedere mille schiarimenti. Vi è cpmlcosa 
d'incerto nel loro sguardo: vi è quel senso di ehi vede e dubita 
di vedere realmente, di chi tocca e teme di sognare: tanto ina- 
spettato è il risultato degli esperimenti ai quali assistono. E questo 
passaggio rappresenta il tempo che deve distruggere per riedificare! 

Il confronto fra le condizioni della cotonicoltura in Sicilia ed 
i risultati ottenuti fa emergere a chiare note quanto si debba e si 
possa fare in favore di questa importante cultura; urge quindi che 
L, ; quali danno La eertezza d' un avvenire agricolo e- 
conomico del più grande interesse, siano 
campi dimostrativi sorgano, allo scopo di me 
• (Feti jsa arrecare una cultura razionale,, i 
attuale sia ben misera cosa al confronto di quello che potrebbe e 

Purtroppo si tratta di dover rinnovare completamente ti 
cultura, dalla semina al raccolto, dai metodi di selezione a 



Ili 

con una lunga aspettativa, darà pronti <■> ] inaspettati risultati: tutto 

Governo ed a renderla proficua : ma non si deve perdere tempo 
L'agricoltore del nostro Mezzogiorno non ha bisogno di campi 
sperimentali, ogni siciliano sa che nelle sue pianure, vicine al ma- 
re, il Cotone prospera benissimo; egli ha solo il bisogno di sapere 
come debba coltivarlo; egli ha bisogno di campi dimostratici, ad 
un tempo guida ed esempio: campi, che non solo mostrino quali 
norme debba seguire per una cultura razionalo, limisi quali vai iota 



e, nella scelta del concime, nella 1 






Programma della Stazione di Cotonicultura. 



Le considerazioni fatte ren 


dono all'evidenza la necessità di 


istituire una Stazione che miri 


esclusivamente a migliorare e dif- 


fondere la cultura dei Cotoni, 


avuro questo che assorbe molta at- 


tività, giacché essa dovrebbe e. 




che culturali da marzo a novei 


luv. restando cosi solo tre mesi da 


dedicare alio studio tecnico dei 




Conformemente ai suoi fini 


la Stazione dovrebbe avere : 


1° Campi spe 


•i mentali 


2° Campi din 


ostrativi. 


Nei primi andrebbero eseguiti 


sperimenti di selezione, acclimata- 






be che ad esercitare una sorveg 


lian/a direttiva, si penserebbe a 


diffondere i risultati ottenuti, d 


stribuendo ni privati. . 


sero l'impianto del campo, il st 


me o sussidiandone in qualche mo- 


do i lavori. 




Scopi dei campi mnr 


ai.i dovrebbero essere i seguenti : 


[ 1 Selezione del Bei 




a) > ■■>■>'-- "■'>.-. 


.//.epuro, rispondenti a date esigenze 



4. Acclimazione di nuove 





i 5. Studio delle proprietà i 


;e niche delle fibre 


b) 


\ 6. Studio dei concimi 
/ 7. Studi sulle malattie 
v 8. Rotazioni agrarie 




e) 


j 9. Prodotti accessori 




1 10. Progetti industriali 




d) 


j 11. Ricerca delle Regioni 


potenzialmente cote 



Questo lavoro si dovrebbe svolgere nei campi e coi soli mezzi 
della Stazione, poiché l'agricoltore non dovrebbe essere informato 

I campi dimostrativi sarebbero invece istituiti presso i singoli 
agricoltori e dovrebbero avere i seguenti scopi : 

1. Diffondere le buone norme di una cultura razionale, con la 
introduzione delle culture meccaniche, della selezione, dei concimi, 
delle norme per combattere le malattie , 

2. Introdurre le razze adatte ai terreni ed ai climi, a massi- 

3. Indicare il valore del prodotto e le più convenienti Case 
industriali che ne potrebbero tare acquisto. 

La Stazione avrebbe inoltre 1 : ufficio di Consulenza e di pro- 
paganda, sia col rispondere a tutti i quesiti che si potessero espri- 
mere sulla cotonicultura, sia diffondendone la conoscenza per mez- 
zo di conferenze. 

CAMPI SPERIMENTALI 

Selezione, formazione di razze pure e di ibridi, 
acclimazione di nuove razze 

Chi osservi attentamente una ad una le piante di cotone in 
una qualsiasi coltivazione, troverà che non tutte si possono rife- 
rire al medesimo tipo, sebbene V agricoltore sostenga di aver se- 



si ricorre a quella pratica, la seleziono, elio fendo a fare scompa- 
rire le forme più basse e moltiplicare le migliori. 

Dalla maggiore o minoro omogeneità delle piante di una data 
cultura si può giudicare quindi della maggiore o minore cura de- 
dicata nella scelta del seme. 

Tuttavia per quanta abilità si possa avere nell'applicare i co- 
muni motodi, la differenza fra le vario pianto assume mai un 

valore trascurabile, non solo, ma la omogeneità relativa tende sem- 
pre a scomparire. 

Questo inconveniente è dovuto molto probabilmente alla facilità 
con la quale si avverano nei cotoni le nozze incrociate, epperò nei 
semi già selezionati si vengono a trovare delle tendenze a volte 
poco propizie, poiché essi possono provenire da ovuli fecondati con 
polline di piante mediocri o del tutto scartate, e quindi contenere 
i germi di degenerazione che, per atavismo, ripristinando le forme 
progenitrici, renderanno vana ogni opera di selezione, s'essa non 
sarà praticata continuamente. 

Onde le differenze, ossia le degenerazioni ch'io non chiamerei 
variazioni, perché hanno ben altra origine) si avverano sempre 
quando non si eviti la staurogamia. lapperò tali difetti si riscon- 
trano sia col metodo del Wkp.ukk, tanfo usato in America, sia con 
quello più comune da noi della scelta del migliore, sia con le 
schede a punti o con le schede a descrizione, lo quali ultime of- 
frono gravi difficoltà nella pratica applicarono, l 'una per l'apprez- 
zamento dei singoli caratteri che risente molto della personalità 
dell'operatore, l'altra perchè richiedi' lavoro eccessivo per un agri- 
coltore e non sempre adatto alla sua indole. 

Tali metodi selettivi hanno inoltre efficacia localizzata, tem- 
poranea e limitata. 

Localizzata i a per un campo 



A, posto in altro, B, sia pure 


affine, per clima e terreno, non 


conserva le modificazioni requis 


ite, tanto che se ne deve rieomin- 


ciare la selezione. 




Questo inconveniente nuoc< 


' nello ad una rapida diffusione di 


buone razze, giacché l'opera de 


1 tecnico non allarga i suoi frutti 


al di là dei confini della propri 


a azienda e quindi il vantaggio che 




tre detti limiti. 


Il commercio dei semi sele 


zionati di Untone diviene quindi un 


assurdo col danno dello stesso 


agricoltore. Questi, di fatto, solo 


dopo alcuni anni, potrà contare 


! sopra un prodotto che risponda 


appn issi inativamente ad alcuni 


dati pn iissi : senza eoiisidi rare elie 


per raggiungere lo scopo può ve 


>lervi un tempo a volte troppo lungo, 



114 

specialmente per grandi tenute, dove alla scelta della razza da 
coltivare v' è da aggiungere il tempo necessario per produi 
quantità di seme che sia sufficiente per tutta la estensione. 

Temporanea, giacché l'efficacia di simili metodi selettivi 
ha breve durata e, a rigor di termini, è valida per un solo anno, 
essendo necessario che l'opera del tecnico sorvegli e diriga di 
continuo l'andamento della coltura. Ciò provoca un dispendio per 
l'agricoltore, non certo trascurabile, poiché il lavoro si estende a 
tutto il raccolto, dovendosi, anno per anno , nei singoli prodotti, 
distinguere il seme da semina, e questo lavoro vuole molte setti- 
mane di molti uomini quando si tratti di culture di qualche esten- 
Lavoro imperfetto, se affidato in mani poco esperte o troppo 
costoso se eseguito da pratici, che sappiami qualcosa più di un 
modesto contadino. 

Tale difetto mostra all'evidenza come sia fittizio il risultato 
che si ottiene con la comune selezione, anche quando, alla scelta 
delle buone piante s'accompagna la distruzione delle cattive, pra- 
tica questa ch'io ebbi anni or sono a consigliare nella mia <<<tiri<t 
per la coltivazione del Cotone e che anche altri, in seguito, 
hanno messo in evidenza in recenti pubblicazioni, sebbene sotto 
forma di proposta nuova. 

Limitata, in quanto detta efficacia può esercitarsi entro limi- 
ti assai ristretti, perchè ammette la coesistenza di molte piante che 
presentino i caratteri voluti. 

La ragione di questo inconveniente sta nel fatto che la selezio- 
ne, nei metodi citati, si riferisce solo ari alcuni caratteri, tra- 
secondo ordine. 

Il risultato quindi di tali selezioni è artificioso e non natura- 
le, per lo meno quando si parli di Cotoni. Così per esempio, non 
sarà mai possibile ottenere da un Cotone a fibre corte, uno a fibre 
lunghe o indurre una spiccata resistenza al vento, alla siccità, ecc. 

Creare, in altri tenni 'ni. un tipo di cotone con detenni unte 
esigenze, non può essere compito dei comuni metodi selettivi. 



Non nego che tali metodi abbiano qualche utilità per la coto- 
nicultura: solo affermo che a tali vantaggi s'uniscono i difetti che 
ho messo in evidenza e principalmente quello di non essere acces- 
sibili- all'agricoltore, se si eccettui la comune scelta del migliore, 



115 

latta troppo empiricamente e con scarsa utilità. Essendo quindi la 
selezione compito di Istituti adatti, a me pare sia da preferirsi quel 
metodo, ben noto col nome di pedigree, i cui risultati nel campo 
della botanica agraria sono stati della maggiore utilità pratica. 

La importanza della selezione genealogica ci viene dimostrata 
all'evidenza dall'interesse che la Svezia ha preso per essa : basti pen- 
sare al benemerito Istituto di Svalof, che ha radiato tanta luce 
nel campo della agricoltura, arricchendo «terminate plaghe incol- 
te con la creazione di tipi adatti 



bientali. L' 


Istituto ri 


cove annualmente 


s parecchie < 


diecine di mi- 


gliaia di li 


;e. special 


mente da privati 


, da Case ini 


pressate, delle 


quali cerca 


risolvere 


i quesiti, ed ha a 


sua disposizione, oltre al nu- 


meroso per 


sonale, va 


3ti terreni per studi sperimeni 


:ali, una ricca 


biblioteca, 


un museo 


con i quadri di 


discendenza, 


una collezione 


dei più per 




; moderni strume 


nti di selezio: 


uè ed indagine 


scientifica. 










Come 


risultati b 


asterebbe citare 


la diffusione 


della colti va- 


zionc dell'c 


»rzo nelle 


più settentrionali 


regioni della 


Svezia. Quivi 


per merito 


depistiti 


ito di Svalof si h 


anno oggi ce: 


utinaia di chi- 


lometn qui 


idrati colti 


vati con questa | 


graminacea, là dove, fino a 


pochi anni 






tuto attecchire. 


Ed in 


questo Is 


tituto tutto il lav 


oro di selezk 


me, è fondato 


■sul pe,i;,p; 


V. Esso, t 


"ondameli tal niente 


. si basasull' 


isolamento delle 


mTche api 


•.:■' '.: , 




sulla scelta 


t^VtsZ 






116 

difficoltà anche in rapporto alla biologia della impollinazione , di 
modo che il fratto che si andrà a tormare conterrà certamente semi 
fertili ed atti perciò a produrre nuove piante. 

Le piante ottenute da quest' unico seme , se si impedisce la 
fecondazione con polline estraneo , conservano , per lungo tempo, 
le caratteristiche fondamentali della pianta madre, anche cambiando 
ambiente, salvo che non si facciano subire dei passaggi assai con- 
trastati in tutti i singoli caratteri di un ambiente agronomico. 

Inoltre è possibile fissare in questo modo qualsiasi tipo , an- 
che se esso presenti dei caratteri eccezionali. Così per esempio in 
un campo di molti ettari di terra esposti a venti fortissimi è fa- 
cile notare la presenza di qualche pianta che mostra di non sof- 
frirne, ovvero in una estesa piantagione priva di irrigazione di- 
scernere ira le migliaia di piante una che mostri eccellente sviluppo 
ad onta della scarsezza d' acqua . ovvero ancora fra le piante ac- 
climatate di corta fibra trovarne alcune o magari una sola cassula 
che presenti fibre lunghe, e così via. Ebbene, raccogliendo questo 

seme, dopo .u ■ - > ta. noi avremo formato una razza , 

che potremo fissare per lungo tempo con tutte le sue proprietà. 

La importanza di una simile selezione risulta evidente a prima 
vista, se si ha un pò di pratica della cotonicultura. Ad ogni modo, 
siccome chi scrive non si dirige solo ai competenti, è bene illu- 
strare questo concetto con un esempio pratico, perchè se ne possa 
intendere da tutti la importanza. 

É noto che in Sicilia si coltiva il cotone BìancavUla da mol- 
tissimi anni. Le caratteristiche di questo cotone sono: 

lunghezza tibre : 14- Hi min. 

resistenza alla secchezza 



detti caratteri 

modo abbastanza costante (1). tuttavia, osservando attentamente, 
in sarà dillicile trovare (pialche pianta di lìian cavilla più pre- 



più pregiato, sem 


pre che si utili; 


S'intende che og 




seme non proviene 


; da incrocio s 


gliessimo tutte assieme le miglior 


unica cultura. av 


terrebbe questo 


zialità di ciascun; 


a pianta , dal 


rebbe sempre udì 


i media su pe: 


campo e, ad ogni 


. modo, ove pi 


sarebbe di effetto 


transitorio. 


E tenendo < 


wnto che apj; 


maggiore pregio 


per i cotoni e 


sperimentatore ci 


ie volesse appi 



non riuscirà difficile di trovarne una che abbia magari una cas- 

cui detto prodotto viene a rappresentare un notevole miglioramento 

non sarà possibile trovare quella quantità di semi che presentano 
fibre lunghe in egual misura e quindi tutto il lavoro si risolve a 
poche piante , delle quali ve ne sarà una che eccelle sulle altre. 
Così per essere concreto potremo trovare semi con fibre lunghe 
30 mm. Ebbene , se questo seme , unico , viene coltivato lontano 
da possibili ibridazioni, si otterrà una razza di Biancavilla a fibre 
lunghe mm. 30 come carattere costante e questa proprietà non si 
modificherà che solo in seguito alla ibridazione. Onde basterà stare 
attenti nell' impedire tale mescolanza per produrre in pochi anni 



qualche proprietà 

In tal modo è lacil 
anche per gli altri carat 
fibre, la loro resistenza alla trazione, alla 

Cosi sarà possibile istituire il commercio del seme seleziona 
di cotone, di modo che il coltivatore non avrà anche a chiede] 
ad esempio , semi adatti per terreni seccagnoli, ovvero resistei 
al vento, ovvero precocissimi, e così di seguito. 

Naturalmente questo metodo di selezione non potrebbe ( 
adatte e non del p 



grande coltura, lavorc 
metodi di selezione. 

Ma la ragiono eli 
appunto dal j>nl/,/rrc 
taggi a preferenza di 



non rappresenta una specie dal punto di vista botanico, ma un 

modificazioni, appena si avverino condizioni meteorologiche un po' 
diverse da quelle normali, ovvero appena si tenti di estenderne la 
coltivazione in altri terreni od in altre regioni. 

Che i cotoni di oggi non siano che ibridi multipli mi viene 
confermato aneli.' dalla variabilità dei caratteri stessi, non solo, ma 
dalle differenze che un dato campo di cultura presenta fra un 
anno e l'altro, di modo che e possibile ad esempio di raccogliere 



va ai fini di una 


razionale colti' 


nazione, e danneggia 


il preventivo 


dell'agricoltore^ pc 


achè influisce 


anche sulle proprietà 1 


tecniche delle 


stesse fibre e sulh 


l resistenza ali 


e malattie, sia crittog; 


uniche che di 


origine animale. 









quelle che meglio si conserva 
l'arte della selezione tendono 
do contrastano con le condizii 
Le predette considerazioi 
gli ibridi che si vanno oggi i 



abbiano fin ora dato l»m mi risultati, (dacché è noto dir al secon- 

me progenitrici, di modo ohe il collimino risulta semplicemente 
superficiale e non duraturo. 

Anche per questo fattore di acclimazione. la ibridazione, sarà 
necessario prima di metterlo in pratica di attendere che la sele- 
zione genealogica alibia l'atto rifare agli attuali cotoni la strada in - 

Se noi confrontiamo per esempio una pianta di girasole colti- 

tremo trovare una differenza nella statura , ma il botanico identi- 
ficherà che entrambe appartengono alla stessa specie, e quindi che 



Sicilia e parte nelle Puglie, per es 

qualità, due diversi tipi, tali che 
diversa dei due prodotti, non solo 



sempio, una razza che resistesse alla siccità ed al vento. 

3° La conseguenti-: selezione con la scelta del più forte, 
onde evitare le malattie ed accrescere il prodotto. Al propo- 
sito mi piace di confermare ancora una volta come il miglior mo- 
do ,li difendere il cotone dalle malattie sia quello di irrobustire la 
pianta e questo, mi pare, non venga troppo suiticientemente preso 
in considerazione dagli autori . i quali si affannano a compilare 
elenchi sempre più numerosi delle malattie cui è sottoposto il co- 
tone, quasi mai indicandone i rimedi Tutte cose die non interes- 
sano l'agricoltore, cui più die la diagnosi preme la cura : poco im- 
porta sapere il nome di un parassita . quando non si sappia il 
modo di combatterlo. E le curiosità della scienza sono in tal caso 



120 

La scelta del più forte sarebbe compito dell'agricoltore; lavo- 
ro semplice, agevole che non domanda spese speciali. La purifica- 
zione delle razze e loro ibridazione (1) dovrebbe riguardare invece 
adatti istituti e potrebb'essere appunto uno degli scopi cui dovrebbe 
mirare quella Stazione di cotonicultara che da tanto tempo si sa- 
rebbe dovuto istituire in Sicilia. 

Formate le razze pure ed assegnati loro i nomi specifici ver- 
rebbe di conseguenza la nomenclatura degli ibridi con la unione 
dei nomi delle forme progenitrici, ovviandosi in tal modo a quel 
caos terminologico che impera attualmente sulla denominazione delle 
infinite forme di cotone. 



E' noto cbe il maggior valore di un Co' 
prietà tecniche delle sue fibre, ma é altretti 
siano trascurare o sconosciute drilli auru-Mltr. 



: le leggi che regolano 
. al dima, alla cui- 



8°. Il colore e la lucentezza delle fibre. 

Siccome tali caratteri p.ssono modificarsi e quindi migliorarsi 
con adatte concimazioni ovvero con la selezione, riesce evidente 
la utilità di tali osservazioni, che non si può chiedere certo sia- 
no fatte dagli agricoltori che, generalmente, sono modesti con- 
tadini. 

Soltanto in questo modo sarà possibile la scelta di concimi 
opportuni, giacché di solito, l'agricoltore si lascia guidare soltanto 
dall' aspetto esteriore della vegetazione e trascura gli effetti sul 
valore commerciale del prodotto, appunto ptMvlit'- questo non è con- 
trollabile facilmente. 

Così, per esempio, egli preferirà la concimazione azotata, per- 
chè, dando più rigoglio di vegetazione, rende l'illusione di una 
piantagione ottima; ma se egli sapesse che appunto l'eccesso di 
azoto protrae la maturazione del prodotto, e lo rende impuro, di- 
minuendone il tornaconto, non esiterebbe a risparmiare le spese 

Inoltre lo studio dei concimi, riflettendo gli effetti su tutta 
la vegetazione, potrebbe venire in sussidio della terapia vegetale, 
in modo veramente razionale, ossia prevedendo le malattie col ren- 
dere robusta la pianta. E forse questo è l'unico rimedio per tutti i 
mali del cotone. L'esperienza insegni : là dove per molti anni si 

rotazione agraria, di modo che il terreno esaurisco le sue forze 
fertilizzanti, noi lo vediamo attaccato da numerosi parassiti, tra le 
diverse centinaia, mentre dove la cultura non é continua le ma- 
lattie si riscontrano raramente. 

Cosi pure, per alcune sofferenze, come la comune pece, credo 
possa giovare una energica zappettatura o, potendo, una buona 
irrigazione. In alcuni casi ho potuto appunto conoscere il vantaggio 
di un simile trattamento, il cui effetto é quasi immediato, pur se- 
guitando a permanere la causa del male, che é appunto la nebbia 
o il terreno troppo umido e poco permeabile. 

Tanto ho detto per accennare ad alcuni degli scopi cui dovreb- 
be mirare la Stazione, certo però che, con lo estendersi delle cul- 
ture, si renderebbe necessario un più efficace intervento di tecnici, 
sia per la ricerca di terreni che, con qualche correttivo, si adat- 
tassero a culture di cotone, sia ancora dei rimedii, direi profilat- 
tici, da consigliarsi, onde evitare le infezioni. 

Sempre allo scopo di rafforzare le piante di cotone, sarà neces- 
saria la ricerca di adatte rotazioni agrarie, le quali giovino in 
qualche modo sia sul rendimento complessivo, si 



Prodotti accessori e studio 
dei relativi progetti industriali 

Il miglioramento della produttività e qualità del prodotto non 
è sufficiente a dare la massima estensione alle coltivazioni di Co- 
tone : è necessario che il valore del prodotto non sia rappresentato 
dalle sole fibre, ma ancora si cerchi di utilizzare i fusti (che se 
non altro serviranno a pagare le spese di estirpazione), le radici 
(che in farmacia trovano largo smercio), i semi, specialmente que- 
sti, dai quali l'agricoltore dell'America può ricavare tutte le spese 
di cultura e quindi per esso il raccolto di cotone in bioccoli rap- 
presenta un utile netto. 

Il cotone che attualmente si coltiva in Sicilia è, per esem- 
pio, disadatto alla estrazione deirolio, e quindi della farina (i cui 
panelli sono tanto ricercati), delle bucce, ecc., perchè esso, dopo 
la sgranatura, conserva ancora tale quantità di peluria, aderente 
al tegumento , che oppone insormontabile ostacolo alla estrazione 
dell'olio. 



nicultura, dove l'agricoltore potesse chiedere consigli, 


, sarebbe fa- 


cile far conoscere che in America, in Germania, ecc. 


si costrui- 


scono speciali macchine, dette Linter, le quali servoi 


10 appunto a 


questo scopo. Esse ripuliscono il seme completarne] 


ite di modo 


che, con l'impianto di mulini per olio, sarà facile util 


izzare il seme 


accrescendone il valore e quindi au .mito del co- 


tonicultore. Una Linter che lavori 7 quintali di seme al giorno 


non costa più di 2200 lire, posta in Italia, ed il s 


ìuo funziona- 


mento viene pagato dal ricavato in fibre (il 6 °/ ), le quali vengo- 


no utilizzate per la fabbricazione della carta. È v 


ero sì che il 


seme viene a perdere il 6 °/ dal suo peso, ma aumen 


ta il 25 «lo del 


suo valore, epperò l'utile definitivo di tali impianti < 


S di oltre il 


19 °|o sul prezzo del seme. 




Lo stesso può dirsi per le sgranatrici. Attualme 


mte noi ab- 


biamo sgranatrici a Sciacca e a Terranova. Esse lavorano tutto il 


prodotto siciliano, facendone pagare la sgranatura L. 


10 per ogni 


quintale, mentre la spesa reale non supera L. 1 al q 


uintale. 



123 

E una industria, che ha certo bisogno del suo guadagno, ma, 
organizzata come è attualmente, mi sembra un ostacolo alla dif- 
fusione della cotonicultura. 

Né le stessa sgranatrici rispondono alle esigenze moderne, 
poiché strappano la fibra e quindi ne diminuiscono la lunghezza. 
Cosa questa che influisce notevolmente sul valore del prodotto. 

Una sgranatrice a mano, con 12 seghe, lavora circa 1 quin- 
tale al giorno, e non costa che 350 lire, spesa che potrebbe es- 
sere sostenuta dal cotonicultore. Così, possedendo ognuno la pro- 
pria sgranatrice si andrebbe incontro a risparmi notevoli, non solo 
delle L. 10 per quintale, ma, ed è quel che più interessa, .li tut- 
te le spese di doppio trasporto, fra magazzino e sgranatrice, e di 

Per mostrare la importanza di una simile innovazione credo 
meglio d' ogni altro di elencare le spese cui è sottoposto 1 can- 
taro (1) di cotone prima di essere venduto : 

Mediazione ........ L. 0,40 

Trasporto alla sgranatura » 0,35 

Sgranatura » 10,00 

Trasporto dal magazzino alla pressa ...» 0.15 
Diritto di consegna al magazziniere ...» 0,50 

Spese per pressa » 0,65 

Tela per imballare » 1,20 

Corda per legare le balle . . . . » 0,25 

Trasporto dalla pressa al magazzino . . . » 0,10 

Trasporto bordo » 0,40 

Assistenza imbarco » 0,40 

Tara Kg. 1,200 circa » 2.00 

Totale L. 16.40 
Se invece il cotonicultore possedesse la sua sgranatrice (2) e- 
gli andrebbe incontro alle seguenti spese per cantaro : 

Sgranatura L. 1.00 

Trasporto alla pressa » 0.15 

Diritto di consegna del magazziniere . . . » 0.50 

Spese per pressa » 0.65 

Tela e corda » 1.45 



antaro, misura siciliana, è 110 rotoli. Ogni rotolo è 800 
i dati ebbi a conoscere nella mia permanenza a Terranova. 



L. 6,55 

Se si considera che un cantaro di cotone rende all'agricoltore 
circa 40 lire, riesce evidente il significato di una economia di quasi 

senza calcolare l'aumento di produzione e di valore che la Stazio- 
ne riuscirebbe ad ottenere, con l'impianto dei campi dimostrativi. 

Le stesse considerazioni valgono per la industria dell'olio di 
cotone. Essa non ha attecchito non solo per la tassa interna di fab- 
bricazione, non solo per la mancanza di Linters, ma anche per- 
chè il problema non è stato posto in modo conveniente o per lo 
meno non ha richiamato l'attenzione dei capitalisti. 

La cotonicultura e le industrie derivate sono da paragonarsi 



catena, che 



sorreggono J 



uno solo venga a mancare per depreziare l'intiero, epperò è neces- 
sario di coordinare l'agricoltura con le industrie, perchè entrambe 
se ne avvantaggino notevolmente. Cosi sarà possibile vincere la 
concorrenza, sia per la materia prima che per i manufatti, per i 
quali si avrebbe una immediata utilità, a parte ogni altra consi- 
derazione, con la soppressione delle imposte doganali. 

Ricerca delle Regioni potenzialmente cotoni fere. 

Scopo non lt io 1 Ih Sri me dovrebbe essere quello di 
studiare ed accertare in quali regioni fosse possibile estendere la 
cotonicultura, fuori della Madre Patria. 

La Libia, ad esempio, è una Colonia della quale poco ho in- 
teso parlare (pianto alla possibilità di coltivarvi cotoni, forse per- 
ché, mi consta, che alcuni tentativi fatti non vi abbiano attecchi- 
to. Non certo per causa del terreno o del clima, ma per ignoran- 
za di coloro che ne hanno scelto i tipi fra quelli erbacei, a svi- 
luppo scarso nel sistema radicale. Tuttavia qua e là si trovano 
piante abbandonate, con numerosi rami laterali, veri tronchi, le 
cui radici si approfondano oltre due metri nel suolo. 

Ma, se appena si ponga niente ad alcune considerazioni di 
fatto, il problema della cotonicultura in Libia prende un aspetto 
tutt' affatto differente. 

Il clima della Tripolitania , in confronto con quello siciliano 
presenta delle caratteristiche, che, nei riguardi della cotonicultura 



1° Una maggiore durata di giorni caldi. 

2° Una maggiore elevazione della temperatura. 

3° Un'atmosfera più umida , specialmente dui 



Queste tre condizioni evidentemente mettono le terre libiche 

alla cotonicultnra, giacche per la maggior durata del periodo di 

caldo sarà possibile coltivare razze meno precoci 'li (inauro si è 

A queste tre condizioni favorevoli per la Ulna si oppone però 
una contraria: cioè la minore (inaurila <li pioggia, senza conside- 
rare che essa viene a cadere in un perizio di tempo ristretto a 
poche settimane, al quale seguono molti mesi 

Tale condizione compromette realmente, a mio parere, la ger- 
minazione del seme ed in seguito anche la vita della pianta, giac- 
ché, come è noto, il cotone erbaceo ha accrescimento assai lento 
per cui le radici per alcuni mesi stanno a fior di terra e solo quan- 
" do le piante hanno raggiunto i 20-25 centimetri la radice si sarà 
approfondita di circa altrettanto , per non oltrepassare mai i 40 

Questa considerazione è della maggiore importanza al riguar- 
do della adattabilità delle terre libiche non irrigue alla coltivazione 
del cotone, salvo che non si ricorra alla escavazione di pozzi, alla 
sistemazione del terreno per la relativa irrigazione, allo impianto 
di macchinari, che pretendono sempre la esistenza della grande 
coltura, se non si vuole ammortizzare un ingente capitale, a ren- 
dimento minimo. 

Il cotone arboreo ha invece una lunga durata, onde le 
spese d'impianto, una volta fatte, non si debbono più ripetere per 
un periodo di anni abbastanza lungo. 

Ciò rappresenta una economia non indifferente, pur non con- 
siderando che in tal modo sarà possibile alla stessa famiglia colo- 
nica di coltivare una maggiore estensione di terreno. 

Il cotone arboreo rappresenta inoltre una economia dal punto 
di vista dei lavori agricoli : le sarchiature che debbonsi ripetere 
tanto frequentemente nei cotoni erbacei, a lento accrescimento pos- 
sono ridursi in numero nello impianto della cultura arborea e tra- 
scurarsi completamente appena le piante, in pochi mesi, avranno 



raggiunto l'altezza di un metro. Allora la pianta del cotone si è 
rinforzata e non teme più la concorrenza delle erbe che crescono 
al suo lato. 

Il cotone arboreo, è molto più produttivo di quello erbaceo. 
Del Caravonica Wool, per esempio, è possibile raccogliere ben più 
di 25 quintali di prodotto per ettara. (piando esso, come vedremo, 
giunge a completata maturazione. Detto prodotto ha inoltre eccel- 
lenti proprietà tecniche, fibre bianco - sericee, lunghe min. 45 a 50 
che vengono quotate oltre 350 lire quintale, mentre i cotoni a fi- 
bre più corte, come quelli coltivati in Sicilia, non oltrepassano le 
140 lire quintale con una media di produttività per ettaro di quin- 
tali 8 - 9. 

Il cotone arboreo ha un sistema radicale molto profondo. — 
Il rapido accrescimento e la profondità di oltre m. 1,50 alla quale 
giungono le radici, permette a questa pianta di andare a trovare 
quell'acqua esistente nel sottosuolo senza lo impianto di alcuna pom- 
pa, sempre quando, come ho premesso, si tratti di terreni che a 
detta profondità presentino uno strato umido. E di tali terreni 
abbiamo grandi estensioni in Cirenaica ed in Tripolitania. 

In tal modo si economizzerebbe anche nei lavori di sistema- 
zione del terreno, indispensabili quando si voglia eseguire una 
cultura irrigua, raggiungendo egualmente lo scopo di dare alla 
pianta del cotone quella quantità di acque che necessita al suo 
sviluppo completo. 

Inoltre la profondità alla . piai e iriungo la radico stabilisce la 
pianta al terreno in modo più solido per cui è prevista anche una 
maggiore resistenza al vento, ad un fattore cioè della maggiore 
importanza in una regione come quella considerata. 

10 ho più volte espressa la mia poca simpatia per il cotone 
Caravonica in Sicilia e sembrerebbe strana la preferenza di oggi 
a chi non consideri le condizioni di clima della Libia. 

11 cotone Caravonica, di fatto, ha un periodo di vegetazione 
troppo lungo per il clima siciliano, e quindi il raccolto, anche 
nelle migliori annate, non può t'arsi prima dell'ottobre, ossia quan- 
do l'inizio delle pi oggi e guasta il prodotto, sia bagnandolo, sia 
parzialmente facendolo cadere a terra. Ora il cotone sporco o ba- 



i dare a questa pianta una precocità che non 
ha nei nostri terreni e quindi il raccolto sarà completato prima del 
periodo delle pioggie. 

Resta a risolvere il problema della semina. Essa offrirebbe 
gli stessi pericoli per i cotoni arborei, se non fosse possibile ri- 
correre ad un espediente il cui risultato è della maggiore sicurez- 
za. I/impianto cioè di un vivaio irriguo, o semplicemente innaf- 
fiatole a mano. Il seme potrebbe essere affidato al terreno verso la 
fine del febbraio, a fine marzo il trapianto in sito darebbe la mag- 



Da quanto ho detto emerge la utilità di una Stazione di coto- 
nicultura anche fuori dei confini della Madre Patria. Certo che, 
nel progetto modestissimo ch'io sto per formulare, lo svolgersi di 
tante attività costituirebbe uno sforzo inadeguato; ma non impos- 
sibile, specialmente quando si sappiano utilizzare tutti i mezzi di 
cui può disporre una Istituzione governativa. 

Quanto ho detto relativamente ad un esempio per la Libia, 
potrebbe ripetersi in altre circostanze per la Somalia italiana, seb- 
bène, data la distanza e quindi le spese di viaggio alquanto in- 
genti, tale parte del programma dovrebbe rappresentare una spe- 
ranza per l'avvenire, quando accreditatasi presso il Governo una 
• izione fosse possibile disporre di più ampi messi I 



CAMPI DIMOSTRATIVI 

Alla Stazione, come ho detto . dovrebbero essere annessi dei 
campi, da istituirsi presso i privati, non allo scopo di fare espe- 
rimenti, ma esclusivamente per diffondere i risultati ottenuti nei 
campi sperimentali. Agli agricoltori bisogna mostrar fatti e non 
parole e i fatti si ottengono dopo 1' esperimento, pratica e non 
teoria e la pratica non si insegna con le conferenze o le pubblica- 
zioni, ma con l'esempio. 

Un solo campo che vada bene riesce più efficace ai fini della 
propaganda che molte prove delle (piali tallisca magari una sola. 

L'attività dei campi dimostrativi si dovrebbe esplicare in senso 
pratico e senza alcuna pretesa. 

Essa potrebbe riassumersi nei seguenti scopi, che sono ap- 
to quelli che maggiormente interessano l'agricoltore. 



La cultura razionale. 

Troppo lungo sarebbe l'esporre quanto dovrebbe svolgere una 
Stazione di Cotonicultura in Sicilia, opperò rimando al Capitolo V, 
la. cultura propriamente detta, della mia Guida pratica per la 
coltivazione del cotoni'. 

Poiché, tanto in Sicilia. -love la cui tura esiste, tanto dove il 
Cotone dovrebbe essere introdotto, si tratta sempre di dover dif- 
fondere, sfortunatamente, le più elementari norme di una cultura 
razionale : la preparazione del terreno, la semina, le sarchiature e 
gli strumenti agricoli più adatti , la cimatura , il raccolto , il mo- 
do di apprezzarne il valore commerciale, ecc., sono tutte pratiche 
non meno interessanti di quelle per una opportuna correzione del 
terreno, sia con l'applicazione di concimi, o con la scelta di adatti 
aratri, o coi lavori di drenando, ovvero ancora con l'applicazione 
di quel sistema che impropriamente è detto americano, ììdryfar- 
ming, e che spesse volte dà risultati veramente eccellenti. 

Bisogna insegnare passo a passo il modo di coltivare il cotone 
e questo si può raggiungere solo con una assistenza continua. 

L'agricoltore dovrebbe avere il seme già sperimentalmente 
trovato adatto ai terreni nei (piali dovrà colrivarlo. senza dubbio 
nella riuscita, salvo, s'intende, si avverino stagioni eccezional- 

L'esperienza fatta mi autorizza ad insistere sempre su questo 

cato dalla Direzione < U d (uardino Coloniale di Palermo di iniziare 
esperimenti e propaganda di cotonicultura, fu mio primo pensiero 

quantità di differenti razze di cotone, ben 108, onde eliminare su- 
bito quelle che non rispondevano airi i scopi prolissi e dovetti cosi 
soffermare la mia attenzione su due tipi principalmente, l'egiziano 
Mitafi.fi e l'americano Mississipì, come quelli che meglio risponde- 
vano alle esigenze del clima siciliano. 

Solo dopo il secondo anno di esperimenti credetti opportuno 
di lanciare questi due tipi nei campi privati : il primo per terreni 
asciutti, il secondo per terre fresche e leggere: l'uno a periodo di 
vegetazione marzo - novembre, l'altro marzo - ottobre. Da allora, 

l'Isola, ma sin per la mancanza di mezzi opportuni, giacché il mo- 
desto contnlmto del Ministero d'Agricoltura al Giardino Coloniale, 
appena 2000 lire l'anno, è assorbito dagli esperimenti, sia perchè 
le mie occupazioni per l'insegnamento di agricoltura coloniale, e i 



mi permettevano di allontanarmi spesso, sia ancora perchè sarei 
andato incontro a dispendi eccedenti le mie modeste forze, fui co- 
stretto a non estendere l'opera iniziata, che certamente sarebbe 
riuscita completamente allo scopo, se non vi si fossero opposte le 
condizioni predette. 

Allora proprio vagheggiavo nella mia mente la istituzione di 
una Stazione di Cotonicultura che. esentandomi da ogni altro la- 
voro, mi permettesse di dedicare ogni cura ed entusiasmo allo 
incremento di simile coltivazione, nella quale ho piena lede quanto 
ai risultati pratici. 

Durante le escursioni fatte, nelle quali ho avuto occasione di 
conoscere a fondo i bisogni del cotonicultore siciliano, mi sono po- 
tuto convincere sempre pi ù di quanto sia dannoso il richiedere dal 
modesto agricoltore una attività che, almeno pel momento, urta 
contro il più elementare senso di praticità, intendo dire una coo- 
perazione negli Studi sperimentali. 

Ricordo di aver avvicinato qualcuno a Vittoria, di coloro che 
furono invitati dall'Istituto Agricolo Coloniale di Firenze a fare 
esperimenti, e di averne inteso accettare con poco entusiasmo i 
metodi usati da questo Istituto, nello studio della cotonicultura. 

Di fatto esso ebbe ad inviare a ciascun agricoltore molti 
pacchetti di semi, contraddistinti da numeri e non con la desi- 
gnazione del nome , dando ogni istruzione per prelevare dati 
sperimentali in appositi quadri, pieni di moltissime domande, alle 
quali la massa degli agricoltori non poteva rispondere se non de- 

Questo lavoro, mi dicevano gli agricoltori, non è adatto 
per noi : essi non potevano distrarsi troppo per segnare , pianta 
per pianta, il giorno della germinazione, della fioritura, il colore 
dei fiori, il numero dei rami, ecc.. ecc. 

Il fatto dava ragione agli agricoltori: le numerose specie, 10 
o 12 circa , affidate ad unico contadino , dinotavano l' incertezza 
nella scelta, appunto perchè l'Istituto, non avendo compiuto studi 
sperimentali in Sicilia, doveva iniziarli ora , ma non as- 
sieme agli agricoltori. Questo è stato il suo torto, che del resto 
più che dipendere da volontà di uomini è inerente alla sede dell'I- 
stituto. Il Cotone non è mai cresciuto né potrà mai crescere sotto 
il cielo di Firenze, salvo che nelle serre. Ma in questo ambiente 
artificiale non si può parlare di culture, quando si voglia ricavare 
un qualsiasi risultato pratico. 



130 



. dettagli che andrebbero 
certo a discapito della chiarezza e, ad ogni modo, fuori dei limiti 
propostimi nella presente pubblicazione. 

A conferma tuttavia della necessità di tale Istituzione , oltre 
alle considerazioni già fatte, esiste un voto emesso dal Consiglio 
Superiore dell'Agricoltura, inspirato appunto dai desideri espressi 
precedentemente di venire in aiuto cioè della diffusione della co- 
tonicultura. 

Questo voto ebbe però il torto di restare allo stato di deside- 
rio, forse perchè non vi fu alcuno che insistette notevolmente nel 
metterne in evidenza una opportuna attuazione. Né certo starei oggi 

ed incoraggiato da persone auto- 



Prof. C. Tropea 



Intorno ad un caso patologico di « Acaropsomi 



appena ellittica, sorgenti in tondo sa 
nell'epidermide fogliare. 

Anche i sepali presentano ana 



& \ 



s^gg 




grande di quelle 


foglia 


ri e visibile 


ì dei tricomi foglia 
ingraDilimento rile 


::;;: 


intagli-, att 






; ; , 3 r 



ino carattere audio nello 



Per il loro aspetto carnoso, il colui 




1 [Jeber die Perldrti 



che il resto ,1,-lhi l'^li; 






irso la pianta che abitano possa consistere nella ripulitura delle 
idie dalle materie ingombranti o noeive, come spore di parassiti, 
;lle quali gli acari sarebbero efficaci consumatori. I/ipotes\ assai 

che gli acari stessi sono produttori di materie inutili e dan- 

leste, numerosi germi e batteri, certamente nocivi. Non mancano 
altra parte osservazioni nelle quali silhitto preteso ufficio ripuli- 
re degli acari non si palesa affatto; il caso poi della Ipomoea 
acalusoi da me descritto, come si ò visto, pur non potendosi a- 



foglie, sulle quali determinano la cot 



' della pianta da parte di un t'ungo ! 



nova, 1884, pag. ti'). 



142 
•ie, tra le quali la inconsta: 

sciuta acarofilia, o magari 1 
o. D'altra parte si danno <" 
nili ad aatrodmnazi e elio \ 



delle ipertrofìe, resesi in seguito eredil 
A maggior conforto di si riatta int< 



Notizie su alcuni zoocecidii della Libia 



A. Z...,.,,. 



Vili. Helianihei 



l ' 1Sr "i'irar.. r.vci.|..z,->n alcun... < lai In sua facies potrebbe 
attribuita ad uu Lepidottero. 



Tripoli— Novembre 1912 (Leg. Croc 






XTI. Ommis falcata, VlV. — Bacc 



al bordo interno del 
dovuta ad un M>i- 



Di rito r n i d i Tri pò l /'.—Novembre 1912 (Leg. Croci- 



'|Ut>!ht dorsale, di .'! ."> ìnill. di diai 
on cistiolo ipo o epifillo che imrnett 
carnosette e lisce. — KriD/i/it/rs s<> 



150 
P. Lòw (1876), Frank (1896), Kertész (1902) citano le indi 
azioni del Kollar. 

Per Wachtl (1886) il lepidottero ed il dittero osservati d 
Bollar sono dei parassiti della galla, di cui il vero autore sareb 

Oggi però si ammette con sicurezza che la galla del Tlaia 
'amari./' arUciilfita, indicata al Marocco e nell'estremo sud del 






u-a!b, rhiamara Tacaln, 



Cynips della galla di querc 
He fresche di Tacahaui daram 
rRAHUT e Marks. nel 1906 1. 






come al Marocco, in Algeria, nell'Egitto, si servono perla c( 
geta benissimo e in molte località, se ne potrebbe tentare la diffui 



ottovi 






XVIII. Vitis vinifera, L. — Il noto erineo delle f 
Tripoli. — Settembre 1912 (Leg. Prof. Borzì). 
B.— Elenco (lei zooceeidii conosciuti sin'o^i dalla 



V 



>N '3 




! 




APPENDICE 



BOLLETTINO DEL R. ORTO BOTANICO E GIARDINO COLONIALE DI PALERMO 



SEMINA ANNI MCMXII 

PRO MUTI) A COMMUTATANE OFFERUNTUR (1> 
=*§«> 

CryptOgamae. 5 Adiantum * capilliis - Veneris 

Limi. Enr. omn., Asia, 
Africa, America. 
.: caudatum Linn. var. cilia- 

7 chilense C h « a I f. Chili. 



! Adiantum aothiopinun L i 

Africa, America. 
► - var. gianduii tWuin 



IT .lolal.rifurme Hook. Brasi- 
lia 
1S excisum K n z e. Chili. 



\ g a ì 1 1 M 


ett. Nepal. 


54 immersum H o o 


k. India, Java 


55 princeps Hort 




56 rigidum D e s v 


var. palli- 


dum Hook 


f{c»-.meilit., 


Asia min. 




57 Aspleniuin *Adiantum-nigrum 



hea dealbata S w. Nov. 
Zelanda. 

lulhiris S w. Sumatra et 



iH Gyiìi!) .•rraiiniic sriii/-,].i.\ ]l:i 

?.i sulplmrea Desv. India occ. 

80 tartarea Desv. var. pallidi- 

pes Hook. Peruvia, Me- 

81 Hypolepis temutoli* Ber uh. 
82Nephrodium furcatum Hook. 
83 -var. bipinnatifidum H o r t. 



patens Hort. 
tuberosa P z. Cosre 



98 •vulgate Li 


in. Europa etc 


99 Pteris aquilii 


a L i n n. Eur. 


ITO *creticaLi 


in. Asia.Afrir; 


America 


centr . merid.. 


Europa. 






>o-lineatisH o r 


102 -var. criat 


ata Hort. 


108 decipiena I 


ook. Ins. Sai 






G-ymnosperms 



23Callitria quadrivalvis V 

Afric. bor. 
24 Cephalotaxus drupaceus 

S i e b. et Z u e c.Jai 



.27 Cupressus Benthamli E n .1 i 



34 sempervirens L i n n. Europ: 

(nat). 

35 — var. globnlifera Pari. 

36 — f. expansa H ort. 

37 —var. pyramidalis T a r g. 

38 Smithii H .» r t. 

40Frenela rhomboidea Endl. 
Nova Hollanda. 

41 Juniperus virginiana L i n ri 

America bor. 

42 Pinna brutta Te». Europa 



. Ins. Canar. 
"lialijM-jisis M i 1 1, Reg. me- 



148 Pinus Pinea L i n n. 
Medit. 

49 —var. fragilis Par 

50 pyrenaica Lapeyr, 



California 




L53Taxodium mucron 


Eitum Ten. 


Mexico. 




154 Taxus baccata L i 


ì n. Europa 


et Asia sept. 




L55 —var. elegantiss 




56 Thuja gigantea N 


itt.Amer. 


157 ■ occidentalis L i r 


n. Aro. 


bor., Sibiria. 




58 orientalis Linn 


China, 


Japon. 





yramidalis Ten. 



Monocotyleae. 



flilsmaceae. 



163 Alisma parnassi: 

Europa. 

164 *Plantago Li 



r>.iium-uloid<>*Linii.Eur< 
America. 



IT" A»'HVf ciies].itosa Tod. 
Mexico. 

71 horrida Lem. Mexico, 

72 longisepala Tod. Hab ? 

73 marmorata Soezl. Mexico. 

75 sisalana Peri'. Yucat . 

(bulb.) 
7»! Alstrocnirvii) liMcmantha 



.80 Cooperi 

Te 

SUnmnr, 



. vittatumH e r b. 



199 Anthurium magnificum L i 



201 Arum*italicuir 
Reg. med 



Europa. 



Reg. temp. et subtrop., 
Japonia, Nova Hollanda, 
Ind. occ. , Bras.. Prora. 



ì Tinantia 











us R o x 1». Asia trop. 


Torr< 




In 


tiria gigantea C a v 


""'a 


g. med. 

atum L i n n. Europa, 

un Lag. Sicilia, Lu- 



311 *fatuaLi 




3l8Boissiera pumilio S 


tapf. 








319 


Brachypodium * di 


stachyum 




R. et S. Europ 


a merid. 




et medit., Abyssinia, Aff- 




ghanistan. 




320 

321 


*pinnatum Beai 


v. Reg. 




Boissierii (N y 


m.). Hi- 


322 


* Sy Or a i t eii S UmBea 


i v. Eur., 


323 


Briza geniculata Thunb. 








324 


1892). 


w. (Bull. 


325 


*raaxima Linn. 


Europa 




merid., Africa, 


A.sia occ, 



Australia. 
327 media Linn. Europa i 






4 Chaeturus fasciculatusL i 



346Chloris Gayam 
347 disticophylla 



Lag. Am. 



348 meccana Ho eh st. Arabia. 

349 petvaea S w . Reg. trop. 

350 polystachya S. W. Am. austr. 

351 radiata S. W. Amer. austr. 
3.52 submutica H. B. K. Mexico. 

353 Chloridopsis Blauchardiana 

Hort. Tabor. 

354 Coix arundinacea N e e s.Am. 



:;.Vi('oix -Lacrvma L i n n. Sicil. 


380 


Eragrostis peruviana J a e q. 


Ind. 






copia cucullatum 


381 


senegalensis N e e s. Africa 








357 Corynephorus canescens 




Eriantlms • RavennaeBe a u v. 


B e a a v. Europ. austr. 




Reg. medit., Asia occ, 


358 Crypsis aculeata A i t. Geront. 




Africa bor., Jamaica. 






— var. Maddeni H o r t. 


359 schoenoides L a m. Europa 


384 


— var. violacea H o r t. 


merid. 


385 


Testuca ampia Hac k.Hispan. 


360 Cynodon Dactylon P e r s. Co- 


386 


•ciliata Pois. Europa, O- 








361 Aschersoniana Schrad. 


387 


dertoniensisA s e h e rs.Reg. 


Oriens. 




medit. 


362 Dactylis *glomerata Limi. 


388 


elatior Limi. Europa, Asia 


Europa omn. 




bor. 


3b3 Demazeria *loliacea Nym, 


389 


gigantea V i 1 1. Europa, Asia. 


Insnl. Balear. 


390 


laxa H o r t. Alpes austr. 


■>M r .sicula D u m. Europa. 




or. 


365 Deschampsia caespitosa B e- 


391 


ligustica B e r t. Italia. 


a u v. Europa, Asia, Ta- 


392 


ovina L i n n. Reg. temp. 








366 juncea B e a u v. Europa, 


393 


*rigida K u n t li. Europa 


America bor. 




austr., Air. bor. 


367 Digitarla sanguinalis W i g g. 


394 


spadicea L i n n. Europa 


Europa. 




austr., Reg. Himal. 


368 *Echinaria capitata Desi'. 




spectabilis Jan. Italia sept., 


Reg. medit. 




Tvrolia, Austr. or. 


369 Eleusine coracana G a e r t n. 


396 


tenuifìora Schrad. Reg. 


Aegypt., Ind. or., Am. 




medit. 


370 indica G a e r t n. Cosmop. 


397 


uniglumis D u m. Europa. 


trop. et subtrop. 






371 oligostachyaL i n k.Brasilia. 


399 


jtynerium argenteum N. ab 


372 rigida S p r e n g. 




E. Brasilia. 


373 tristachya Schrank. Reg. 


400 


leteropogon *birtus P e r s. 


Argent. 




Europa omnis, Afr. bor. 


374 Eragrostis abyssinica Link. 




trop. et austr., As. or., 


Àbyssin. 




America. 


3<5 amabilis Wight. India 


401 Holcus *lanatus L i n n.Hisp., 








376 Barrelieri D e s f . Europa 


402 






403 Hordeum distichon L i n n. 


o7< caroliniana S e r i b n. Amer. 




(Cult.). 


bor. 


404 


bulbosum Linn. Reg. me- 


3«« megastachya Link. Reg. 




dit,, Oriens. 


medit. cosmop. 


4(15 


*maritimum W i t h. Europa, 


379 pocoides B e a u v . Reg. 




Africa bor.. Oriens. 



406 Hordeum *murinum L i fi fi. 

Europa bor. temp. 

407 nodosum L i n n. Reg. bor. 

408 vulgare Linn. (Culta). 

409 — var. nigrum W i 1 1 d. 

410 -var. pallidura A u e t. 

411 -var. Todari B o r z ì. 

412 —var. trifurcatum J a e q. 

413 Zeocriton Linn. (Cult.). 

414 Koeleria phleoides W i 1 1 d. 

415 Lagurus *ovatusL i n n.Europ. 

austr., Africa bor. 

416 Lamarkia "aurea M n e h. Eu- 

ropa austr., Abyss., Ca- 



417 Leptui 

Reg. bor. au 

418 Lolium canadensi 



Vàb < >iyz;t sati\ 
434 Oryzopsis *i 



435 paradoxa N u 1 1. Europa. 

436 Panicum bulbosum H. B. K. 



440 plicatnm L a m. Tnd. or., Ins. 

441 repens Linn. Reg. Calid. 

442 Paspalum dilatatimi P o i r. 



422Lygeum Spartirai Loeffl. 
Reg. medit. occ. 

423 Melica altissima Linn. Eu- 

ropa austr., Asia bor. 

424 *ciliata L i n n.Europa, Asia 

425 minuta Linn. Europ. au- 

426 Michelaria bromoides D u m. 

Gallia. 

ta >in. u^isAnders. 
China, Japonia, etc. 

428 —var. fol. variegatis. 

429 —var. fol. zebrinis. 

430 Monerma cilindrica C a s s. 

Gallia. 



448 Phalaris *caerulescens Desf. 

Reg. medit. 

449 minor R e t z. Graecia, O- 

450 tuberosa Linn. Reg. me- 

dit. 

451 Phleum asperum Jacq. Eu- 

452 Phragmites communis Linn. 

Europa, Asia, America, 
Nova Holl. 

453 Poa abyssinica Jacq. Abys- 



igon monspeliensis 
Desf. Europa austr., 
Afr. bor. austr., Chili. 

457 Rottboellia*tasciculataH ck 1. 

Reg. medit., Africa or. et 
capensis, America trop. 

458 Secale cereale Linn. Oriens. 

459 Setaria frumentacea Hort. 

460 japonica P y n a e r t. Ja- 

461 italica Beauv. Reg. trop. 

et subtrop. (Culta). 

462 longiseta Beauv. Africa 



m halepense Pere. 

Reg. calid. 
467 vulgare Pers. Reg. trop. 

et subtrop. (cult, pl.var.). 
168 —vai-, commini W i 1 1 d. ex 

Massaua. 

469 Sporobulus indicus R. B r o w. 

470 Stenotaphrum glabrumT r i n. 

Littor. Trop. 

471 Stipa Calamagrostis W h 1 b g. 

Europa austr. 

472 gigantea Link. Lusitania. 

473 papposa N. ab E. Montevi- 



171 



. Li i 



austr., Afr. bor., Prom.l 
Spei. 

476 Tricholaena rosea N e e s. A 

477 Triodia pulchella H. B. K. 
478Trip 8 acum dartyloides Li UE 
^Trisetumurau-nsHPors. E« 



480 Triticum abvss 


nirumSteu 


Abyssinia. 




481 Aacheri P a i 


1. Italia. 


482 bicorne F o r 


s k. Acgypt. 


Syria. 





Cauc. 



491 triticoides : 



ì R i e h t.Gallia 
3 p. Reg. medit. 



Cult. 



;Cul 



et G i b. Europa. 

494 vulgare Vili. (Cult.). 

495 — var. compactum (H o s t.). 

497 —var. turgidam (L i n n.). 

498 U radine parviflora T r i n. 

Europa austr.. Sibiria. 

499 Zea Mays Linn. Paraguay. 

ubicumque eulta. 

500 —var. cryptosperma 

(Ronaf.). 

501 —var. fol. variegatis. 

502 —var. foveolata (Hort.). 

503 —var. oryzoides (H o r t.}. 

504 —var. rubra (Hort.). 

506 —var. translucens (H o r t.). 



508 Liriope Ja 


luran Lodd.Ja 






509 -var.fol 




5100phiopogon 


intermedi a mD o n 


Nepal 




511 japonicus 


K e r. Japonia, 


China 


Himalaya. 


512Sanseviera 


guineensisW i 1 1 d 


Guine 


i, Abyssinia, 



Prom. b. Spei. 
ricta K e r-G a w 



( Gludioltis hvzantliinus M i 

Reg. medit. 
ì Colvilli 8we e t. Hai»? 
) gandavensis V. Boati 





medit. 




533 




Prom. b.Spei. 


531 


ETomeria collina 


V e n t.Prom. 




b. Spei. 




535 






.->:;<; 


Iris * alata P o 


i r. Europa 




austr., At'r. 


bor. 


537 


dichotoma P a 


1 1. Dahuria. 


53« 


foetidissima L 


i n n . Eu- 




ropa centr. 


et merid., 




As.occ., In 


. Fortunatae. 



Europa, 



548 acari*» T h a o I). Africa 
5 ]'.» -var. albiflora H o r t. 



> Pardanthus cl.h..'»sis K .■ 



556 Romulea * 



M. Reg. medit., (h 
occ, Asia min., Alj 

rami i.l.i T e n. Prom. 



ligustica P 


ri. 


talia. 


*Linaresii I 




Itel., 


Graecia. 






longifolia B 


2, 


. Reg.me- 


dit. 






ramiflora T 


e n . Reg. raed. 


rosea E e k 


. Prom. b. Spei. 


Sisyrhirhium 


calilo 




Dryan 


l. Cu 


iibrnia. 








var.). Prom. b 


Spei. 


grimliHi.ira 


K e r. 




Prom. b 


Spei 




tricolor K e 


r. (pi 


var.)- 


Prom. b 


Spei 




Tritolila eroe 




er. (pi. 


var.. P 


jm. b 


Spei. 








b. Spei. 










Proni, b 


S]M.i 








Reg. bor. 



57!» supinus M o e n e li . Eu- 

580 Luzula nivea D C . Europa 

581 Prionium PalmitaM e y. Proni 



oleraceum Linn. Europa. 


627 


Saponaria H a w . Prom. b. 


rosenm *L i n n. Reg. medit. 




Spei. 


rotundum Linn. Asia min. 


628 


Schimperi T o d . Abyssin. 




629 


a il o r t . 


sphaerocephalum Linn. 


630 


striata Haw. Prom. b. 


Europa. 




Spei. 


*subhirsutum Linn. Eur. 




soccotrina DC. Prom. b. 


austr., Africa bor. 




Spei. 


triquetrum Linn. Europa 


632 


supralaevis Haw. Prom. b 


et. Africa bor. 




Spei. 


*vernaleT i n .Europa austr., 


633 


Todari Borzì, Hort. Pan. 






Ucriae T e r r . f . H. Pan. 


Uoe abyssinica L a m . Abys- 


635 


umbellata DC. Prom. b. 



Baumiei Engl. Prom. 






626 Aloe percrasssa T o d . Hort. 



336 virens Haw. Prom. b. 

Spei. 
5:i7 Aprica concinna Hort. Prom. 

b. Spei. 
538 pentagona W i 1 1 d . Prom. 



Spei. 






) torquata He 

) Arthropodium paniculatum 

L Asparagus*acutitulius L i ri n 

Reg. medit. 
2 *albus Linn. Reg. medit 



■i-> ri. 






MS Sprengeri R e g e 1 . Hort 

Damm. 
647 Asphodeline *lutea Rchb 



-var. pietà ThnbgV 
PaxiiTerr.fi 1. Hort. Pan. 



654 



capitellal 



W « 



W. 



655 peduncularis S. W a t s . C 

656 pizynthina S. Wats. C 

657 Bulbine annua W i 1 1 d . 

658 aloides W i 1 1 d . Prom. 

Spei. 
659Bulbinopsis semibarbata B e 
zi, Nova Holl. 

660 Calliproa alluda B o r z ì , 

Holl. 

661 Camassia Fraseri Torr. 

662 Chlorophytum nepalenseB a 



68lDrimia elata J*cq . Prom. 



eleuterandra C . 
i . Mexico. 

nctata A i t . Prom 



Da vai . Prom. 



guttata H a w . Prom. 



. Hai»? 



«*< *montanum Linn. Reg. 

668 Convallaria majalis Linn. 

Europa. Asia, Am. bor. 

669 Cordyline dracaenoides K u n- 

th. Brasil. 

670 indivisa S t e u d . Nova Ze- 

671 rtrictaEndl. Australia. 

672 terminali» K t li . Asia trop., 

673 Veitcbii Regel. Nov. Zel. 

674 Danae Laurus Medie. Grae- 

cia, Aa. min., Persia, etc. 
675Dasylirkm glaueophyllum 

676 Dianella coerulea S i m . var- 

677 divaricata R. B r . Australia. 



698 Kftberrixna H a w . Prom. 

694 subnigricans H a \v . Prom. 

695 trigona H a w . Prom. 

696 verrucosa D u v a 1. Prom. b. 

Spei. 



700 coarctata II t w . Pro». 

Spei. 

701 fasciata H a w . Prom. b. 



semimargari tiferà 



parva H a \ 


. Prora. 1). 


Spei. 




planitblia H 




Spei. 




Radula Ha 




Spei. 




Reinwardtii 




Spei. 




rigida Ha w 


Prora, b. Spei. 


rugosa Bak 


Prora, b. Spei. 


subfasciata Baker. Prora. 



rid., Crc 






*dubius G u s s . Italia, Si- 
cilia , Dalm. , Graecia , 
Creta, Africa bor. 

operculatus L a p e y r . Reg. 
med., Cypros. 



dit. 



Reg. : 
Linn. Reg.: 



dit., Cypros. 
j WV-bhiiuiu.s Nym. Italia. 
> Kniphofia aloides M n e h . 

Proni, b. Spei. 
! Lachenalia Carni L e i e h 1 1 

Hab? 



72! i 


jachenalia hj 


acinthoides 




Jacq. Proni, b. Spei 


730 


isopetala J a 
Spei. 


cq. Proni. 


731 


orchioides A 


it. Prora. 




pallida A i t 


Prona, b. S\ 


733 


regeliana Sp 


reng. Hy 


734 


tricolor Ja 


q . Prora. 





Lilium longiflorum Enbg 




Japon, China. 




Massonia angustifolia Linn. 




f il . Prom. b. Spei. 


738 Metonica Plantii L o n d . 




Prora, b. Spei. 


73!» 


Milla uniflora R . G r a li. Reg 




Argentina. 


7io 


- var. conspicua Baker, 


741 




742Muscari albovirens (Botryan- 




thus albovirens T o d . 




N. gen. 72). H. Pan. 


743 


Argaei H o r t . Graecia ? 


741 


botryoides M i 1 1 . Europa, 






745 


breviscapum T o d . H. Pan 


746 


comosum M i 1 1 . Europa 




merid., Africa borealis, 



748 graecum B o i s s. Graecia. 

749 neglectum Guss. Europa 

merid., Africa bor., Asia 



752 - var. atlanticum(B o i s s. 

753 — vas. commutatimi H o r 

754 Szowitzianum B a k e r, Pe 



7S<> Scilla autumnalis Li 
781 algeriensis H o r t. 



30 -var. contortuir 


(T e n.J. 


Neap. 




31 graminifoliumT 1 




b. Spei. 






Jacq. 


Prom. b. Spe 




38 montanum T e n 


Europa 


austr., Orien 












35 narbonensis L i 


un Reg. 



Bruni Tod. 



ASIM 



766 neglectum Pari. Europa. 

767 orthophyllum T e n. Italia. 

768 paterfamilias G o d r. Gallù 

769 scilloides Jacq. Prom. b. 



770 *tenuifolium Guss. Gallia 
merid., Italia, Sicilia, 
Graecia. 

Hi thvrsoides Jacq. Prom. b. 






784 *Cupani G u 

785 festalis S a 1 i s b. Europa 

786 -a. albiflora Hort. 

787 — b. nutans S m. 

788 Filangeri (T i n.). 

789 hispanica M i 1 1 . Europa 

austr., Lusit., Hisp., Ita- 
lia, Gallia. 

790 intermedia Guss. Sardinia, 

Africa trop. 

791 italica L i n n. Italia, Gal- 

lia merid., Helvetia, Ba- 

79-2 lusitanica L i n n. Lusitan. 
793 «peruviana L i n n. Sardinia, 

Corsica, Sicilia, Italia, 

Africa bor. 



bor.. America bor. 
773Phormium tenaxForst. N. 
Zeland. 

774 Polygonatum officinale A 1 1. 

Europa, Caucas., Aitai. 

775 Rohdea japonica Roth. Ja- 

Africa bor., Asia occ, 
Europa medit. et austr. 

778 hypoglossum L i n n. Reg. 
medit., Bithynia. 

770 hypophyllum L i n n. Reg. 



*var. elongata l 
Sicilia. 



ZTulipa i 
iTupistrs 



macrostygma 
s. e r , Reg. Himal. 
haemorrhoidalis 



805Urginea Scilla Steinh. 
Proni, b. Spei. 

806 Veltheimia viridifolia Jacq. 

Proni, b. Spei. 

807 - *var. undulata M o e n e h. 

808 Yucca aloifolia L i n n . (pi. 

var.) India occ, Mexico 
ad Carol. bor. 



1 Limodorum *abortivum S w . 

Europa med. et merid. , 

2 Orcbis *longibracteata 

B i v o n . Europa austr. 

3 *longicruris Lk. Reg. med., 

4 *provincialis B a 1 b . Reg. 

medit., Africa bor. 
.5 tridentata S e o p . var. 

lactea ( L a ni . ) Europa 



818 Canna flaccida R o 



822 Musa Ensete L i 



823 Archonthophoenix Cunni 

ghamii H. Wend 

824 Brahea calcarea L i e b n 

Mexico. 

825 Chamaedorea oblongata 



827 Cocos australis M a r t . Ai 

828 fìexuosa M a r t . Brasilia. 

829 Jubaea spectabilis H. B. et 1 

Chili. 

830 Howea forsteriana B e e e . 

Ins. Lord Howe. 

831 Livistona australis M a r t . 



833 Phoenix canariensis <H o 



836Sabal Adansonii Guerns. 

Carolina merid., Georgia, 

Florida. 
837 blackburniana Glaz. Ind. 



838 Palmetto L o 



2 Trachycarpus Fortunei Gay. 



818 Washingtonia filifera H. 




Wend. America bor. 
841 robusta H. W e n d 1 . Ame- 


Typrjaceae. 










S5:5Typha latitblia Limi, Eu- 




ropa, Asia, Africa bor., 




America bor. et media. 


Porjtederìaceae. 


864 Btenophylla F. et M. Rossia, 




Italia bor., Asia. 




855 Sbuttleworthii Koch. et 




S o n d . Europa centr. et 


845 Pontederia loureiriana Scli. 


Reg. Danubialis. 



Cochinchina. 



846 Elegia deusta K th . Proni. 



BGlobba Schombuvu'lii Hook 



Dicotylaeae. 



s lougifolius P o i r . 
opa merid. 






ricosaHochs 



Ilarv. Bra- 



867Ruellia amoena 
868 geminiflora H. 



Mexico. 
I 1 . Brasilia. 



889 Amarantini 

890 gangeticu 



hypochondriacus L i 



873 strepens L i n n. À 

India or. 

874 Thunbergia elegans 



f3n7atat)taceae 



898 spinosus L i n . Reg. trop. 

899 viridis L i n n . Reg. trop. 

900 Amblogyne polygonoides 



3 Achyranthes *argentea L a m. 
var.virgata Moq.Tand. 
Abyssinia, Nubia,Arabia, 
Sicilia, Sardinia, Gribalt., 
Aegypt., Porto Rico, Ja- 

ì longifolia Hort. Tockio. 



i atropurpureus 

b . Ind. Or. 

i i n n . Reg. temp. 



906 gracilis Moq. America bor. 
9( "7 Gomphrena decumbens 

J a e q. Mexico, Bolivia, 

908 globosa L i n n . (pi. var.). 

India or., China, Japonia 

909 Haageana Klotasch .Me- 

910 rosea Griseb. Reg. Ar- 

gent. 

911 Pupalia atropurpurea M o e q. 

Asia merid., Afr. or. et 
austr., Guinea, Hispa- 

'.» L2 T.-lanthera brasiliana M o e q- 
Brasilia, Mexico, Java. 



flnipeildaceae 



: Ampt'lnpsis lii'ti"r->|.li\ila 
Sieb.etZucc.C 
na, Mong., Japonia. 



916 Vitis vinifera Limi. Oriens, 

917 Henryana Wall. India o- 



928 undulata Jacq. Pn 

Spei. 
*.»'2'.» Schinus dependcns < > r 



Nova Granata. 



918 Corynocarpus laevigatus 




' F o v s t . Nov. Zel. 


934 Acokantl.cra venenata Don. 


9l9Pistacia lentiscus Limi. 


Proni, b. Spei. 


Reg. medit. omn, Insul. 


635 Apocinum cannabinum 






92* » "Ter.-binthus L i n n. Europ. 


936 Mandevillea suaveolens 


merid., Reg. medit. 


Lindi. Reg. Argentina 


praes. or. et ina. 


937 Nerium odorum A i t . India 


921 Plejogynium Solandri E n g 1. 




Australia. 


838 Oleander L i n n. Reg. me- 


922Rhus *coriaria Lina. Reg. 


dit. A.sia minor, occ. , 


medit., Persia. 




923 laevigata Linnn. Proni. 


989 Ocbrosia ellittica Labili. 


b. Spei. 


N. Oaled. 


924 lucida L i n n . Africa au- 


; M0 maCl '' K .' Ìir| ^ lt I i I t ;',| i r i t Pof r ' 


825 pentaphyllus Eesf. Reg. 


'T^VTr 1 ^^ 


326 sylvTstris S i e b. e t Z u e e . 


'"austr. ' 


Japon. 


U43 rosea R. et P. Ainer. austr. 



945Vallesia cyml>aei'..lin 
Nova Hispania. 



950 Aralia dactyli 


olia H o r t 






952 Cussonia triptera Colla 


Africa austr. 


953 Dendropanax 


peduncula 






rid. 




954 Fatsia japonica D e n e . 


Piane! 


. Japoiiia. 


955 -var. fol. v 


iri.-gatis. 






Brasilia. 




957 Hedera *Helix 


Linn. 



Thracia. 

964 elegans M a 

965 Kaempferi 1 



flsclepladacea 



967 Araujia sericifera B r o t . 

Peruvia. 

968 megapotamia Don. Bras. 

969 Asclepias angustifolia 



972 Gonolobus niger 

973 Gompliocarpus *f: 



Hort. neapol. 1845. 



flrlstolocMac 



-.'SS 


mirabilis H 


rt . 


0851 


mixta M a s 


• Pr0m> lK 


990 


parvipunctat 
b. Spei. 


T o d . Pron 


991 


Spei. 0nD 
rectiflora H e 


ì . Prom. b. 


994 


tribola T ,» d 


Prora. 1). 



899 Begonia nel 


nubi 








1000 


ri^ifia 


A. I 


1001 


rU sm a Set 


Iosa 


L002 


Sandersii 


Ho 


1003 


Schmid tu 


aa I 


L004 


semperflo 
Brasili! 


me 


1005 






1006 


— var. erfordi 



1007 Berberis africana H e 

s t r . Africa austi 

1008 aquifolia P u r s h . . 



rrucosa Mass. Proni, b. 


1012 japonica R. B r 


. Japonia. 


Spei. 


1013 nervosa P u r s 




cetoxicum officinale 






M o e n e h . Europa, Reg. 


1014 sinensis D e s f 


. China. 




1015 spicata Hort 




rpurascens C. Morr. 


1016 vulgaris Lin 




Japonia. 


Asia. 






1017Nandinadomestic 


a T h u n b. 




Japon, China 





i Bignonia tweediana Lndl. 
) Catalpa bignonioides W a 1 1. 

020 Bungei C. A. M e y. China. 

021 Kaempferi S i e b.et Z u e e. 

Japonia. 

022 Jacaranda mimosaefolia Don 

Brasilia, Am. austr. 
023Pithecoctenium muricatum 



026 serrati folia 



1027 Tecoma stans J n s s. Mexico, 


1045 Echium fastiioaum J a e q . 


America. 


Ins. Canariae. 


1028 — var. velutina D C . 


1046 *italicum Linn. Europa, 




Reg. medit. 




1047 *maritimum W i 1 1 d . Hisp. 




mer., Italia ins., Africa 


fiixaceac. 


bor. 




1048 "plantagineum Linn. Reg. 




medit., Europa centr. et 




Angl. mer. occ. 


1029 Kigellaria africana Limi. 


1049 Ehretia laevis R o x b . Asia 


Prom. b. Spei. 


et Australia trop. 




1050 tinifolia Linn. India 




1051 Heliophytum indicum Linn. 


flora^liiaceae. 


Reg. Argentina. 




1052 Heliotropium *europaeum 




Linn. Europa austr. 




et Reg. medit. 


1030 Alkanna lutea D C . Europa. 


1053 Bocconi G u s s. Sic. Graec. 


1031 tinctoria Taussch. O- 


1054 curassavicum Linn. Co- 


riens. 


smop. trop. 




1055 peruvianum Linn. Pe- 


Africa austr. 




1033 italica R e t z . Reg. Me- 


1056 Krynitzkia barbigera A . 




G r a y , Am. bor. occ. 


1034 officiualis Linn, Europ. 


1057 Litbospermum arvense 


1035 Asperugo procumbens Linn. 


Linn. Europ. Oriens. 


Europ. Oriens. 


1058 purpureo-caeruleum Linn. 


1036 Borrago *officinalis Linn. 


Europ., Oriens. 


Europa austr., Afr. bor. 


1059 Myosotis caespitosa 


1037 Cerinthe major Linn. Eu- 


Scbultz. Reg. bor. 




1060 intermedia Link, ex 


1038 Cordia francisci G r a e f . 


Schultz, Europ., As. 


Hort. Casert. 


bor., Oriens. 


1039 Cynoglossum *Columnae 


1061 sylvatica Hoffm.v. al- 


B i v . Ital. merid., Si- 


pestris (Schm.) Europa. 


cilia, Graecia, Reg. da- 


1062 Nonnea alba D. C. Europ., 


nub. 


Oriens. 


1040 clandestinum Desf. Reg. 


1063 decumbens M o e n e h . 


Medit. 


Reg. medit. occ. 


1041 Heynei Don. Ind. Or. 


1064 flavescens F i s e h. Europ. ? 


1042 *pictum A i t . Europa au- 


Oriens. 


str. medit. or. 


1065 rosea Link. Reg. Cauc. 


1043 Wallichii Don. Reg. Hi- 


10660mphalodes linifolia Mo en eh. 




Lusit., Hisp., Gali., Ital. 


1044Echium calicinum Viv. 


1067 Symphytum asperrimum 


Reg. medit. 


Don. Reg. Caucas. 



1069 tanaicense S t e v . Ross 

1070 Tournefortia fruticosa O 

t e g . Mexico. 

1071 nientissima L i n n .. A 

1072 Messerschmidia S w e e 

Ins. Canai- . 

1073 Trachystemon orientale 1 



4 Cereus atropurpureus Hort 

Hab? 

5 Bomplandi P a r m . ex 

P f e i f f . Brasilia. 

6 cirrhiferus L a b o u r . (E- 

chinopsis) Mexic. 

7 decaisneana D C. (Echi- 

nopsis) Mexico. 
« Duvalli H o r t . Hab V 

(Ecbmopsis). 
9 Eyriesii Hort.Berol. 

Reg. Argent. 

Forbesii Hort. Berol 

ex Foerst. Hab? 

1 Hernientianus M o n v . e: 

Lem. Hab ? 

2 Jamacaru D C . Brasilia. 

3 — var. cyaneus Hort. 



monacantbus H o 


multiplex Hort 
ex Pfeiff . B 


nigerrimus L i n 
nopsis) Chili. 



IH'.mi pulyacantbus Enge 

(Echinopsis) Texas. 

1091 subrepandus H a w . I 



Argent. 

1093 validus Haw. Am. austr. 

1094 Zuccarini Pfeiff .(Ecbi- 

nop.) Mexico. 

1096 electracanthus Lem. 

Mexico. 

1097 Epipbyllum truncatum 

1098Mammillaria anguineaO 1 1 o, 

1099 Bockii Forst. Mexico. 

1100 celsiana Lem. Mexic. 

1101 coronaria Haw. Mexico. 

1102 elongata M e m s 1 . Me- 



i P f- 



M.-vi. 



1104 glauca Dietr. Mexico. 

1105 longiinaniia D C . Mexico. 

1106 — var. globosa Hort. 

1107 megacantha S a 1 m - 

D e y k . Mexico. 

1108 minima Reichb. Me- 



1144 pentaptera Pfeiff. Bra- 

1145 Warmingiana K.Schum. 



1123 Opuntia amyclea Tene 

1124 anacantha Spreng. 

Hab? 

1125 balearica Hor t . 



1127 Dilleni H a w . America au- 

stralis. 

1128 *Ficus - indica M i 1 1 . (pi. 



Calycat)tt)aceae 



1146 Calycanthus occidentalis 

Hook . etArn. Califor. 

1147 Chimonanthus fragrans 

Lindi. Japonia, China. 



1 129 


glaucophylla Wendl . 




Mexico. 


1130 


Lemaireana Consul. 




Hab ? 


iL.,l 


leucotricha I) C . Mexicc 


1182 


monacantha Haw. Arae 


1138 


— var. prolifera Hort 




America austr. 


1134 


nigricans Haw. Amor. 


L13É 


occidentalis E n g e 1 m 


1136 


psendo-Tuna S a 1 m-Dyc 




Mexico. 


1187 


robusta Wendl. Mexic 


unto 


stricta Haw. America 


1139 


tomento** S a 1 m-D y e 1 




Am. itastr. 


1140 


Tuna Mill. Amer. aust 



5 Adenophora Lamarcki 

150 trachelioides Maxim. 

China. 

151 Campanula elegans Roe m. 

et Schul t . Sibiria. 

152 Erinus L i n n . Reg. me- 

dit. 
medium Lini. Europa 

austr. 
puctata Lam. Sibir., Ja- 



STrachelium «caerul 
Linn. Italia ( 
Ins., Air. bor. 



Capparidaceae. 



1176 gibbosa W i 1 1 d . Mexico. 

1177 grata A i t . Amer bor. 

1178 *implexa A i t. Reg. me- 



japouica T h b g . Reg. Hi- 



ll84Sambucus Ebulus 

Europa, Caucs 

1185 uigra Linn. I 

11H6 Syniphoricarpus i 



1188Viburnuni Hartwegi B 1 

Mexico, Guatemala. 
1 189 lantanoides Michx. 



1194 Arenaria graminifolia Sci 

rad. Hung., Transsylv 
Ross, austr. Sibiria. 

1195 leptoclados (Gus.) Eu- 

ropa, Afr. bor., Asia 

196 *procumbens V a h 1 . Hisj 



luì. 



Air. 



Ins. Canariae. 
.197 serpyllifolia L i n r 

U'.'SCerastium arvense ] 

Reg. temp. bor. 

brachypetalum D e 

ropa, Reg. medi 



Griseb, Banatns 
1205 Caryophyllus Linn. 
ropa, Asia min. 
Carthusianum Linn. 



1215 Lychnis Coeli-rc 


sa D e s r 


Reg. medit. 




1216 Corsica L o i s 




Pyren. 




1217 dioica Linn 


Europa. 


1218 divaricata R e 




lia, Hisp. 




1219 Flos-Jovis D e 


s r . Helv. 


merid., Ital 




zanth. 




1220 Fortune! Hor 




1221 fulgens Fise 


i . Sibiria. 


1222 Githago S e o \ 


. Europa, 



1223 lapponica H e 



1226 vespertir. 

1227 Viscaria 



3 Polycarpaea TeneriffaeL a 

Ins. Teneriffa. 
9 Polycarpon ■■Hetrapliyllui 



1233 persica Boi 

1234 Vaccaria L i 

1235 Silene Anneri 

1236 apetala W i 



n . Europa, 
, Sibiria. 



1240 Silene Drummondi H o e k . 

1241 *fruticosa Linn. Graecia, 

Sicilia. 
1212 'i'uscata Lk. Lusit., Hisp. 
et Italia austr. , Afr. 

1243 *gallica L inn. Europa, 






1250 paucitiora Kit. Euri 

1251 pendulà Linn. Lus 

Hisp.. Itul ia. Cri'tii 



Himal. 



1279 Atriplex semibaccata R. Br 

Austral. 

1280 sibirica Lina. Sibiria. 

1281 spongioaa F. M u e 1 1 . 



1302Teloxis aristata M o r, . 



Clstaceae. 



■ pium album Limi. 
Omnis terr. orbis. 
1287 ambrosidoides Liuu. Am. 
bor. et trop., Europa au- 



1:111.') iiMHispcliensis L i. n il . Reg. 
1806 parvifiorus L a m . Reg. 
U><'7 [h,ì\ niurphus \V i 1 k. Reg. 






Reg. 



ii.casus, Persia, 





1321 magna Linn. Euroj 

1322 millefolium Le deb. 

ropa, Asia min. 



1346 Arctotheca repens Wendl 

1347 Arctotis stoechadifolia 

B e r g . Africa austr. 



tetraptera D C. Mexico. 

Actinella linearifolia T o r 

et Gray . Texas. 



Oriens, Reg. raedit. 






Nova Hollanda. 
lue Pyretrun 



Reg. Cane, Song. 
Stelleriana Bess.Ai 

boi-.. Kamtschatha. 
ulgaris Linn. Eu 



Ibi : 



A ti. 



Novi Belgii L 
scaberrinus L e 



liiUSAst.-rsericeusVen t.. 

1366 sibiricus Linn. S 

1367 Baccharis halimifolia 

Am. bor. 
pigmaea D . Chil 



1369 



Chili, 
lellis *annua Linn. Reg. 

perennis Li nn.(fl. pieno) 

Europa, Asia, 
ìellium bellidioides L i n n. 

Reg. medit. 
ìidens bipinnata Linn. 

Reg. trop. 



Insul. Lopadv 




1395 pychnocephalus 


Linn. 


Europa, Reg. 


medit., 






1396 Carlina lanata L 


i n n. Reg. 


medit. 




Itffì Carthamus flave 




W i 1 1 d. Asi 


' min., Sy- 






1398 glaucus B i e b 


. Asia, Per- 


1399 lanatus Linn 


. Europ. 


austr., Asia i 




1400 leucantbus H o 





1378 quadriseta ] 
tripartita Li 



•iccbia frutescens 



1385 fulgida Raf 

1386 maritima G i 

1387 olgarbiensis ; 



q. (fl. pieno) 



1402 tinctorius Linn. I: 

or., Aegypt. 

1403 Catananche coerulea L i 

Reg. medit. 

1404 lutea Linn. Reg. mi 

1405 Cenia turbinata P e r s. 

1406 Centaurea atropurpurea 

W a 1 d s t . et K i t.I 
gar. 

1407 Calcitrapa Linn. Eur 

Afr. bor. 

1408 cerinthifolia S i b t h . 

1409 «Cineraria L i n n. Eur 

Afr. bor. 

1410 Crocodylium Linn. 



1414 


Gallia, Lu 


^spataLin,,. 


in:» 


jacea Linn 


. Europa med. 


in»; 


m Iustr. 8ÌS L 


i n n. Europa 


1117 


romana L i i 


il. Italia. 


liis 


P C C atas Ìma 


Willd. 


1419 


scabiosa L 


n n . Europa. 



!5 Cephalopho 
eChardinia : 



1427 Charieis heterophylla C a 

1428 Chrysocoma Coma-aurea 



1429 Chrysanthfi 



1431 cinerariaefolium V i 



1433 *coronarium L i n n.Earopa 

1434 corymbosum Linn. Eu- 

ropa, Afr. bor., Caucas. 

1435 decaisneanum P e r s . Hab? 
I486 disciibrme C . A . Wey . 

Reg. med. 

1437 fasciculatum H o r t . 

1438 fruticosum Veli. Brasil. 



1440 marginatum H o r t . 

1441 paludosam P o i r. Afr. 



1442Chrysanthemum Partenium 

B e r n h . Europa. 
1443 persicum B o i s s . Persia. 



1447 Ciohorium Endivia Linn. 

Europa, Oriens. 

1448 Intybus Linn. Europa, 

1449 Cladanthus proliferus D C. 

Q8 aracnoideus B i e b . 
Reg. Cauc. 

1451 benedictus Hort . 

1452 niveus C. Presi. Eu- 

1453 scabrum Hort. 

1454 syriacus R o t h . Italia , 

1455 Valenowskyi Hort. 

1456 Wallichi Hook. Reg. Hi- 

1457 Conyza *cbilensis S p r . Gu- 




1469 Cosmidium t 



uni N . 



1470 Cosmos bipinnatus C a v.Am. 

1471 Cotula coronopifolia L i n n. 

Europa, Africa, 

1472 Crepis alpina L i n n . Asia. 

1473 buxifolia L i n n . Sicilia. 

1474 hyemalis Biv. Afr. bor. 



*.K..g 



UT:- rubra Limi. Ita 

1476 Crupina *vulgarisC 

1477 Criptosten 

ceum E. Br. Proni, b 

1478 Cynara Cardunculus Linn 

Beg. medit. 

1479 Dahlia variabilis D e s f . 

1480 Dimorphotheca pluvialisM e 

ench. Prom. b. Spei. 



1496 Eupatorium lucidumO rteg, 

Mexico. 

1497 macrophyllum Linn. Ara. 

1498 megalophyllum K 1 a 1 1 . 






1 r,( « i 



Jl.tbV 



1501 Evax umbellata G a e r t ti . 

Beg. medit. 

1502 Felicia angustitblia N e e s . 

1503 fragilis C a s s . Africa 

1504 Filago gallica L i n n. Europa, 

Asia bor., Oriens. 

1505 *germanicaL i n n. Europa, 

1506 Flaveria Contrayerva P e r s. 



1483 exaltatus Schrad. ] 

1484 persicus S t e v. Beg. C 
1485Eclipta alba Hassk. 

smopol. trop. 
1486 Emilia sonchifolia D C. 

1487 Eupatorium album Li 

1488 aromaticum Linn. 



coelestinum L i 



1509 pulchella Fonger. Araer. 

1510 — var. pietà (Sweet). 

1511 Galactites tomentosa 

M o e n e h . Beg. medit. 

1512 Gazania pinnataL e s s.Prom. 

b. Spei. 

1513 Geropogon glabrum Linn. 

Europa. 

1514 Gnaphalium undulatum 

Linn. Africa austr. 

1515 Grindelia glutinosa Dan. 



i.')i<; 



i Ilo., 



:. Calif. 
C. Am. bor. 

, California. 



OGuizotia abyssinica Casa. 

Africa trop. 
1 Gynura aurantiacaD C.Java- 



1540Humea elegans S m. Aus 

1541 Hyoseris radiata L i n n. 

1542 Hypochaeris *aetnensisB t 



1549 obtusifolia Ke 



554 Lactuca quercina L i n n. 

Europa, Reg. Cauc. 

555 oleifera H o r t. 

556 saligna L i n n. Europa, 



.558 virosa Limi. Europ 

sia bor. 
559 Lagascaea mollis C a v. 
560Lapsana communis L 

Europa, Oriens, Ai 

"Vii Liisiliciiia gabrata Li 

Calif. 
5G2 obtusifolia Cass. C 
563 Laya Douglasii H o o 1 

Arn. Am. bor. oc 



-,.;; 



Arn. Amer. bor. < 
ontodon Salzmanni I 
Reg. medit. 

Texas. 

Reg. medit. 
idia elegans D. D o i 

ativa Molin. Am. 



Africa austr. 

; uigullaefolia D 0. Africa 

[ oreades B a i s s. Syria. 
» Militella pusillaS o m m i e r. 
Ins. Malta. 



1576 Micropus bombicinus L a g. 

Reg. med. 

1577 Mikania scandens W i 1 1 d. 

Amer. calid. 
1578Montanoa bipinnatifida C. 

Koch. Mexico. 
1579 Obeliscaria pulcherrima D C. 

1580Odontospermum i 

Sch. Reg. medit. 

1581 Onopordon macranthum 

Schoub. Reg. medit. 

1582 Palafoxia texana D C. 

1583Pallenis * spinosa Cass. 
Reg. med., Oriens. 

1584 Picridium vulgare Desf. 
Reg. medit. 

1585Picris spinulosa Beri Eu- 
ropa austr. 

1586Pluchea Dioscoridis DC. A- 
frica trop. 

1587 odorata Cass. Amer. au- 

stralis. 

1588 Podachenium paniculatum 

Benth. Mexico. 

1589 Psiadia glutinosa J a e q. 

Ins. Maurit. 

1590 Pulicaria disenterica Ga- 

ertn. Europa. 

1591 Rhagadiolus Hedypnoides 

A 1 1. Reg. medit. 

1592 stellatus Gaertn. Reg. 

1593Rodigia commutata Spr e ng. 
1594 Rudbeckia amplexicaulis 



1601 Rudbeckia sub 

Pursh. An 

1602 Santolina rosma 



1604 Sanvitalia procumbens La m- 

1605 Scorzonera angustifolia 

Lin n. Europa austr. 



dit., Caucas. 
ì Scolymus hispanic 



1611 *candidus I) O. Sicilia. 

Cineraria D C. Reg. medit. 
cruenthus D C. Insulae Ca- 

1614 *delphinifolius V a b 1. Reg. 

1615 Boria L i n n.Europ. austr., 
elegans L i n n. Africa 



grandifolius L e 



Arabia. 

1619 japonicus Sch. Japonia. 

1620 Kaempferi D C. Japonia. 

1621 Kleinia L e s s. Ins. Canar. 
rides O 1 i v. Africa 

1623 *Mandraliscae (T i n.) Ins. 



1628 subscandens : 



Europa, (cosmop. 
.6: io Siegesht-ckia hV-cul.. 
L' H è r i t. Perir 



Europa. 
)lidago eli 

636 macrophyl 



1654 Thel esperma filifoliuni A. 

Mexico. 

1657 Tragopogon pratense L in n. 

1658 Trincia tuberosa D C . Reg. 

1659 Urospermum *Dalechampi 

F. W. Schmid t. Eu- 

1660 picroidesF.W.Schmidt. 

1661 Verbesina alata L i n n. Ani. 



CorjYolYtilac 



adenj S w e e t. 
India occ. 
679 Convolvulus althecides 
L i n n. Reg. medit. 
*arvensis L i n n.Gerontog. 

Reg. temp. 
naiitabnca L 1 1111 . Europa, 






Mepharosepala II o e h 9 



liermesina H e 
lacunosa Lini 



violacea L i n 
Crucis. 



1716 Cornus candidisi 



Li un. Europa. 



nurai'ilis II . 
mutabilis H i 
pachyphyton 



7:55 


retusa Bai 


e r 


Mexico. 


786 


roseata B a 


< e 


, Mexico. 


17: -il 


Scheidekeri 


H 


art. 




Schmt. 






Uhinchi II 






7:;:» 


Umbilicus L i n 


n. Europa, 










1740 


vulgaris C 




. Hab ? 


1741 Crassula cant 




s R o e m. 




et Schu 


1 t. 


Prom. b. 




Spei. 






1743 


falcata W e 


ad 


1 . Prom. 



1743 rubicunda E. M < 



1717 


glaucescens B r 


i t t. Africa 




trop. 




1718 


integerrima L a 
b. Spei. 


ng.Prom. 


1 7 ir* 


kewensis Hor 


t. Hab ? 


1780 


m ^ orata S c 


bw. Abys- 


1781 


rotundifolia H 


*w. Prom. 




b. Spei. 




1752 


Welwitschii B 


r i 1 1 e n, 



Sempervivum canariense 


Lina. Insul. 


'anarin 


ciliatum W i 1 1 d 




Canar. 




decorum Hor t. 




frutescens H a w 




Canariae. 




giganteumHaw 


Insul. 


Canariae. 




glutinosum A i t 


Ins. 


Madeir. 




Tillaea muscosa L 




Europa, Africa 


bor. 



1770 maritimum L a m. Euroj 

1771 Anastatica hierocuntica 

1772 Arabis albida S t e v. Re 

1773 blepharophylla H o o k. C 

1774 pendula L i n n. Amerio 

bor. 

1775 Aubrietia antilibaniBo i 8 



1776 Aubrietia deltoidea D C. I- 


1801 Cheiranthus Cheiri L i n n. 


talia, Graecia, As. min. 


Europa. 


1777 cichoriifolia Loisel. Py- 


1802 scopai ius B r o u a s. In sul. 


ren. 


Canariae. 


1778 Barbarea arcuata R e i e li b. 


1803 semperflorens S e h o u s b. 




Marocc. 


1779 vulgaris R. B r. Europa. 


1804 Clypeola JouthlaspiL i n n. 


temp. 


Reg. med. 


1780 Biscutella ciliataDC.Hispan. 


1805 Cochl earia acaulis D e s f . 


17rtl M-iclyma Linn, Reg. rae- 


Lasit., Afr. bor. 


dit., Persia. 


1806 glastilblia Linn. Europa. 


1782 Brassica alba B o i s s. Eu- 


1H07 Coluteocarpus reticulatus 


ropa. Oriens (Culta). 


Boiss. Asia min. 


1783 campestris Linn. Orb. 


1808 Crambe abyssinicaH o e h st. 


vet. (Cosmop. cult.). 




1784 cernua H o r t. Hab ? 


1809 Diplotaxis erneoides D C. 


1785 dissecta Boiss, Hispania. 


Reg. medit. 


1786 fruticulosa C y r. Italia, 


1810 muralis D C. Europa. 


Reg. medit. 


1811 sieberi Presi. Aegypt. 






nia. 


1812 tenuifolia D C. Reg. me- 


1788 juncea C o s s. Asia. 


dit. 


1789 nigra Koch. Orb. vet. 


1813 viminea D C. Reg. medit. 


(Cosmop. eulta). 


1814 virgata D C. Hispania, A- 


1790 Braya supina Koch. Eu- 




ropa bor. 


1815 Eruca cappadocica R e u t. 


1791 Bunias Erucago Linn. Eu- 


As. min. 


ropa austr. 


1816 Erucaria aleppicaG a e r t n. 


1792 Cakile maritima S e o p. Eu- 


Graecia, Oriens. 


ropa, Africa bor., Amer. 


1817 Erucastrum arabicum 


bor. 


S e h i m p. Reg. medit. 


1793 Calepina irregulare Hort. 


1818 Erysimum cuspidatum D C 


Hab? 




1794 Camelina sativa Crantz. 


Persia. 


Europa, Asia temp. 


1819 ochroleucum D C.Hispania. 


1795 Capsella Bursa - pastoris 


1820 Euclidium syriacum R. B r. 


Medie. Reg. temp. 


Reg. Caspie. 


1796 procumbens F r i e s. Reg. 


1821 Farsetia clypeata R. B r. 




Europ. austr., Oriens. 


1797 Cardamine hirsuta Linn. 


1822 Golbachia laevigata D C A- 


Cosmop., Reg. temp. et 


sia min., Persia, India. 


subtr. 


1823 Hymenophysa pube9cens 


1798 trichocarpa H o e li s t. A- 


C. A. Mey. Sibiria. 




1824 Iberis amara Linn. Eu- 


1799 Carriptera Wlae D C. Hi- 


ropa. 




1825 hesperidifolia Hort. Hab? 


1800 Cheiranthus alpinus Linn. 


1826 pinnata Linn. Europa 



1827 Iberi *semperflorens L i n n. 


1855 


3isymbriuni*AllianaScop. 


I r i s r 




Europa, Oriens, Reg. 


1828Isatis alpina Ali. Italia. 






IS'J'.t japoniea M i q. Japonia. 


185(5 


*orncinalis 8 e o p.Afr. bor., 






Europa, 




1857 


pinnatifìdum DO. Europa. 


1831 praecox K i t. Europa. 


1858 


*polyceratiuin Linn. Eu- 


1832 tinctoria L in n. Europ., 








1859 




l833Koniga Libica R. B r. Afri- 


1860 


Sopbia L i n n. Reg. temp. 


ca bor. 


1861 


*tlialianumOay.Reg.temp. 


1834 Lepidium Draba L i n n. Eu- 


1862 


Succowia balearica Medie. 


ropa, Oriens. 




Reg. medit. 


1835 reticulatum H o r t. 


1863 


Streptanthus petiolare A. 


1836 ruderale Linn. Europa, 










Vicaria utriculata D C. Eu- 


1837 sativum Linn. Oriens. 




ropa. 


1838 virginicum L i n n. Anie- 












1839 Lunaria annua Linn. var. 






biennis (M o e n e h). Eu- 




CacUftoltaceae. 








1840 Malcomia mongolica Ma- 






xim. Mongolia. 


1865 Beniiu 


1841 maritima R. B r. Reg. me- 
dit. 


1866 


Asia et Africa trop. 
Ditrullus Colocynthis S e h- 


1812 Mattinola *incana R. B r. 




r a d. Africa calid. 


(pi. var.) Reg. medit. 


1867Coccinia palmata Cogn.A- 


1843 torulosa D C. Africa austr. 






1844 tricuspidata R. B r. Reg. 


1868 Cucumis dipsaceusE h r e n b. 






Arabia, Africa trop. 


1845 Moricandia arvensis D 0. 




Dudain Linn. Africa trop. 


Europa, Reg. medit. 


1870 


sativus Linn. India or. 


184(3 Myagrum perfoliatumL i n n. 


1871 Cucurbita coronata H o r t. 


Europa, Oriens. 


1872 


maxima Duchesne. As. 


1847 Ochtodium aegyptiacumD C. 




tfop., Abyss. 


Syria, aegyp. 


1873 


moscliata Duchesne. 


1848 Raphanus Landra M o r e 1 1. 




As. trop. 


Italia. 


1874 




1849 sativus Linn. Europa. 




trop., Oriens. 


1^'Rai-istrum Linnaeanum 


1875 Cyclanthera explodens 






Naud. N. Granata. 


1851 Senebiera multifida Linn. 


1876 


pedata Schrad. Mexico. 


Cosmop. 


1877 


-var. eduli* (Ho rt.>. 


1852 Sinapis aby ssinica Hochst. 


1878 Ecballium ElateriumA. Ri- 






eh. Reg. medit. 


1853 apula T e n. Europa austr. 


1879 Echinocystis lobata T u r r. 


1854 turgida Del il. Aegypt. 




et Ora y. Am. bor. occ. 



1881 Luffa acutangoli 

Reg. trop. 

1882 àegyptiaca Mi 



1 Melothria scabra Naud 

Mexico. 
> Momordica CharantiaL i 

India or. 
3 Sycios angulata L i n n. 



1904 Cephalaria alpin 

Europa. 

1905 corniculata R. 



ustulata R a e m. Hispanis 
1908Dipsacus fullonum Lin n. 
Europa, Reg. Cauc. 



Quercus Cerris L i n n. Eu- 
ropa, Oriens. 

Ilex Limi. Reg. medit., 
Oriens. 

-var. Fordii (Carr.). 

— var. macrocarpa(G u s s.). 

—var. parvirlora H o r t. 

— var. pyramidalis Hort. 

incana R o x b. Reg. Himal. 
1894 lanuginosa L a m. (non 

Don). Reg. medit. 
189B peduncolata W i 1 1 d. Reg. 
medit. et austr., Europa, 
Oriens. 

—var. brotia (Tea.). 

polymorpha Chmss. et 

pseudo-Suber Santi, Reg. 
medit.. Europa, Oriens. 



dit., Ins. Canaris 
palaestina L i n n. 

prolifera L i n n. S 

Ins. Cypras. 
stellata L i n n. Re 

dit. occ. 



p..!l. 



1902 Toza Bosc. I 
virginiana M i 



Elaeaài?aceae. 



> Enjilinrbia altissimaB 

Asia min., Syria. 

1937 biglandulosa D e s f . 



1 n . Europa, As. bor. 
T h b g. Japonia. 



Canariae. 
1 *Unedo Linu.R 

3 Erica peduncularis 



CharaciasL i n 



,n^. 



colletioides B th . Mexico. 

coralloides Linn. Italia. 

1945 dendroides Linn. Reg. 

helioscopia Linn. Europa 
et Asia bor. 
1947 Lagascae Spreng. Sardi- 
li' 1^ Latbyris L ì n n. Europa 
1949 maculata Linn. America 



EUpi-jortoìaceae 



1927 Adelia acidonton Linn. Ja- 
.lkornea ilicifolia Muell. 



melitensis Pari. Melita 

occ, Reg. medit. 
peploides G o u a n. Europa 

medit.. Africa bor. 
Peplus Linn. Europa, A- 



1956 piscatoria A 

1957 platiphylla 

1958 prostrata A 



Insul. Ma- 



1962 Jatropha aconi 

America tre 

1963 podagrica Ho 



5 Mesenibryanthemum diffor- 
meL i n n. Prom. b. Spei 

1986 Ecklonis Salm-Dyck. 

Prom. b. Spei. 

1987 gommatura H a w. Prom. 



L^S 



ìeteropetalumHa 

b. Spei. 
nclaudena H a w. 



1971 Ricinus « 

Reg. trop. et subtrop., 
apud nos indigenatus. 



1976 Securinega ramitìora 



Prom. 1). Spei. 

spectabile H o r t. 

1994 subincanum li a i 



l'.V.t.: 






Sp«-i. 



jsuvium Portulacastrui 
Lina. Reg. trop. 
1998 Tetragonia crystallina 
L' H è r i t. Peruvia. 

echinata A i t. Africa a 



1977 Mesembryanthei 



i-Dyck. 



>031 CoppoleriTod 



203-2 coruiculata Lina. Reg. 



2010 Geminimi abortivnmD.- No 

Reg. medit. 

2011 batrachioides Cav. Em 



20i'> Majorana»; T o «1. 

Hort. Pan. 
2041 micrantha Bert. 

2<>1- purpurea Limi. 



i Douglas!! R.Br. 






2051 Pelargonium decipiensHo 

2052 ficifolium Hoffmgg. 

2053 formosissimum P e r s. 

Prom. b. Spei. 

2054 gibbosum L'Hèrit. 

Prom. b. Spei. 

2055 graveolens L' H è r i t. 



Ì2U5T 



rophaefolium D C.Prom. 
». Spei. 



2058 malvaefoli 

20Ó9 multibracteatumH o e h s t 

Abyss. 
2060 papilionaceum A i t. Prom 

b. Spei. 
20G1 peltatum A i t. Prom. b. 



' H è r 



Spei. 



•_>MM 


quinatum S i m 


s. Prom. b. 




Spei. 






Radula L'Hèr 






b. Spei. 








■_»<)»»(; 


scandens E h r 






Spei. 




2067 


stenopetalumE 


irh.Prom. 



2071 zonale L'H 

2072 Tropaeolum 



2075 Globularia Alypum Li 



Hydroprjyllaceae 



2078 Nemophila atomariaF i 



2080 phacelioides Barton. 

2081 Pbacelia bipinnatifida 

M i e h x. Am. bor. 

2082 congesta Hook. Texas. 

2083 hastaefolia Hort. 

2084 mal vaefolia Olia m. Ame- 

■_>o,sr, Menziosii Tori-. Amer. 



2094 perforatum Linn. Europa, 



Ajuga *Iva S 


chreb. Reg. 






*reptans Li 


in. Europa. 


Ballota acetab 




Graecia, A 


sia min. 




th. Hisp., 






hispanica B 


n th. Europa 


saxatilis Si 


Bber. Syria, 






Bystropogon origanifolium 


L'H è r i t. 


Ins. Canar. 


Blephilia hirs 


ta Bth. 



2097 Herniaria hirsuta M i 1 

Africa austr. 

2098 Paronychia *argentea L 

Reg. medit. 

2099 arabica D C. Syr., A 

Aegypt. 

2100 bonariensis DC. Reg. 

2101 echinata L a m. Reg. 

dit. 
2102Scleranthus annuus Li 
Europa, As. temp. 



•2 uri 


"Tot, OrilnL 1 


:uropa,Afr. 


21] G Coleus chinensisHo r t.Hab? 


2117 
21W 


lanuginosus H 
Persooni Bth. 


Madaga- 


2119 


shirTnsisGur 


. Africa 


212H 

2121 


spicatus Bth. India or. 
Verschaffeltii Lem. Java. 



22 Dracocephalum maldavica 

Linn. Europ., Asia bor 

23 Elscholtia cristata W i 11 d 

24 Galeopsis pyrenaica B a r 1 1 

Europa austr. 

25 Tetrahit Linn. Europa, 

26 Hedeodoma hispida P u r s h 

27 Hyssopus officinalis Linn 

Europa, As. temp. 
Lallemantia pel tata F i s e h 
et Mey. Reg. Caucas., 

Lamium * amplexicaule 
Linn. Europa, Asia 



dit. 
33Leonotis Leonurus R. B r. 
Prom. b. Spei. 

34 Leonurus Cardiaca Linn. 

Reg. bor. temp. 

35 sibiricus Linn. Sibiria, 



Cimi 



China. 

40 sinensis H o r t. Hab ? 

41 Lycopus *europaeus Linn. 

Europa, Asia bor. 
12 Mamiluum supinum Linn. 
Europa austr. 

43 propinquus Fisch. et 

Mey. Reg. Cauc, Persia. 

44 vulgare Linn. Europa, 

Asia, Africa bor. 

45 Melissa officinalis Linn. 

Reg. medit., Oriens. 



47 *Pulegium L i n n.Europa, 

Africa et Asia bor. 

48 rotundifoliaH u d s. Europa, 



Africa bor. 

52 Micromeria approximata 

R e h b. Europa medit. 

53 *graeca Ben t h. Ital. mi 

rid., Sicilia, Oriens. 

54 Molucella spinosa Linn. 

Europa austr., Syria. 

55 Monarda BradburianaB e e 1 



Mosla japonica Maxim. 

58 ocimoides B u c-H a m. 
China. 

59Nepeta Cataria Linn. Eu- 
ropa, Oriens, Himal. 

60 camphorata B o i s s. Grae- 

61 nuda L i n n.Europa austr., 



;ratissimum Li 
aicranthum W i 



2112 Majorana L i n n. Europi 

2173 vulgare L i n n. Europa, 

Asia. bor. 

2174 Ortosiphon tomentosusB 1 1 



2180 chrysophylla B 


oiss. S 


2181 ferruginea T e 


i. Italia, 


Graecia. 






ì. Hisp., 






2183 tuberosa Lini 


. Europa 




r. et bo 


2184 viscosa P o i r. 


Syria. 


2185 Phy sos tegia parv 


ifiora 



2187 Plectranthus hadiense 

2188 glaucocalyx M a x i n n 

Reg. Amur. 

2189 Prasium *majus L i n n.B 

medit. temp. 

2190 Prunella laciniata L i n e 

Europa, Africa bor., 

2191 *vulgaris Linn. Reg. 



farinacea B t h. Texas, Me- 
filamentosa Tausch. Am. 



Grabami ; 



Jan th ina Otto 


et D i e t r. 


Mexic. 




interrupta S e h 


o u s b. Ma- 


japonica T h u 


nb. Japon. 


lyrata Linn. 


America 






officinalis L i n 


n. Reg. 






polystachya 


teg. Me- 


pratensis Lin 


ri. Europa. 


regeliana Tra 


utv. Cau- 


rig C Z S Sibth 


et Sm. 



2221 — var. verbenacoides 



2223Satureja hortensis Linn. 
Reg. med., Oriens. 

2224 juliana Linn. Reg. med. 

2225 Scutellaria albida Linn. 



2226 baicalensis Geo 


rg. Sibi- 






2227 dependens Ma 


li m . Ja- 


2228 golericulata L i 


nn. Reg. 


2229 lattmoraTini 


. America 


bor. 




2230 orientalis Line 


. Europa 


aust., Oriens. 




2231 ' peregrina Li 

pa austr. Orie 

2232 Tournefortii B t 


in. Euro- 
h. Persia, 


Reg. Cauc. 


Linn. 


Reg. medit. 




2234 romana Linn. 


Reg. me- 



hacele subhastata Btb. 



223»; Stiichys Bethonica B t h. 




or. 


Europa, Asia min. 


2251 


Cebil Griseb. Reg. Ar 


2237 Mialliesii N o é. Algeria. 




gent. 


2238 sylvatica Linn. Europa. 


2252 


cyanophylla Lindi. Au 


2239 Teucrium ChamaedrysLinn. 




str. 


Europa, Asia bor. 


2253 


-var. latifolia Hort. 


2240 flavum Linn. Rag. me- 


2254 


cyclops A. C u n n. Austra 


dit. 






2241 *fruticans Linn. Reg. 


2255 


falcata W i 1 1 d. Australia 




2256 


farnesiana W i 1 1 d. Reg. 


2242 Scorodonia Linn. Europa. 




trop. 


2243Thymus vulgaris Linn. 


2257 


horrida W i 1 1 d. Prom. b 


Europa austr. 




Spei. 


22 i ! Xiziphora capitata Linn. 


2258 


longifolia W i 1 1 d. Austra 


Reg. medit., Oriens. 








2259 


Martii Bentb. Brasilia. 




2260 


melanoxylon R. B r. Au- 



2247 itheophylla Bor 



2250 Acacia Cav^ 



2264 Acacia notabilis F. M v 

Australia. 

2265 pycnantha Benth. - 



Wi lld. Au- 



ì Adenocarpus intermedius 

D C. Europa, Oriens. 

i tbliolosus DC. Insul. Ca- 



>AlbizziaJulibrissinD 

5 — var. speciosa (H o 
i lophantha Benth 

ì procera Bth. Asia 
) Alhagi ( 



2290 Astragalus alopecuroides 

L i n n. Sibiria, Helvetia. 

2291 boeticus L i n n. Reg. me- 

dit. 

2292 clorostachys Lindi. Reg. 

Himal. 

2293 excapus Linn. Europa. 

2294 falcatus L a m. Reg. Cauc, 

Sibiria. 

2295 frigidus A. Gray. Ame- 



Nova Granata. 
2303 Cajanus indicus S p r e n g 1. 

2904 Calycotome infesta Guss. 
Sicilia, Dalm. 

2305 Caragana Chambagu L a m. 

China. 

2306 microphylla Lam. Sibiria 

alt. 

2307 Redowskii D G. Sibiria. 



sept. 


2310 Cassia australis S i m. Au- 


Ainphicarpea monoica E 1 1. 


stralia. 


Am. bor. 


2311 Incapsulane Linn. Ame- 


Anagyris *foetida Linn. 


rica trop. 


Reg. medit., Oriens. 


2312 Chamaecrista Linn. Reg. 


Anthyllis*tetrapbyllaL i n n. 


bor. et austr. 


Reg. medit. 




Vulneraria Linn. Europa, 


2314 laevigata W i 1 1 d. Cosmop. 


Oriens. Abyss. 




Arachys hypogaea Linn. 


2315 marginata R o x b g. India 


Reg. trop. cult. 


or. 



2316 Cassia mexic 

2317 morylandic 



Linn. America 



2319 


ReiinwardtiiH 


% s s k. Java. 


2320 


Sophorae L i n 


n. Geront. 


2321 


stipulacea A i t 


. Chili. 


2322 Ceratonia *siliqi 


a Linn. 




Europa austr 


., Oriens. 


2323Cercis Siliquasti 


um Linn. 




Europa, Orie 




2324 


— var. fol. variegatis. 




Olitoria albiflora M a 1 1. A- 




frica or. 




2326 


Ternatea L i n 


n. Reg. 


2327 Coronilla eretica 


Linn. 








2328 


Emerus L i n r 


. Europa 




austr. 






montana Sco 


. Reg. Cauc. 


23: n» 


orientale M 1 1 


. As. min. 


2331 


scorpioides K e 


ck. Reg. 



Am. trop. 

2334 Cytisus canadensis H o r t. 

2335 candicans L am. Reg. med. 

2336 scoparius Link. Europ. 

2337 Dalbergia Sissoo R o x b g. 

India occ. 

2338 Dalea alopecuroides W i 1 1 d. 

2339 Desmanthus brachylobus 

B t h. Amer. bor. 

2340 virgatus W i 1 1 d. Amer. 

2341 Desmodium canadense D C. 

2342 cephalothes Wal 1. Asia 

2343 elatum D C. Mexico. 



2344 Desmodium fioribundum G. 

Don Reg. Himal. 

2345 morylandicum Boatt. 

Amer. bor. 

2346 Dolichos albus M a 1 1 e i. So- 

2347 Lablab Linn. Reg. trop. 
2349 sesquipedalis Linn. Am. 

2351 ErythrinaCrista-galli Linn. 



2356 Galega officinali* Linn. 

Europa, Asia occ. 

2357 Genista aetnensis D C. Aet- 



■r,:>.s 
23© 


attleyana H o r 

ephedroides D 

Sardinia, Sic 


t. HabV 
C. Insul. 

Reg. med 


2361 


stilosa G. D o 


n . Lusita 


2362 


Gleditschia casp 

Reg. caspica 

triacanthos L i 


ca D e s f. 


5361 


Givclii- Soja S 
Halimodendron 


ieb. et 

rgenteum 



2369 Hippocrepis unisiliquosa 
2370Hosackia Pursiana B t h. 



pulchella Roxb. Reg. Hi- 

Laburnum auagyroides Me- 

d i e. Europa. 
Latlivrus Aphaca Limi. 

Clymenum L i n n. Reg. 
m 1 t 



2397 Lotus Te 




Reg. 


medi 


>3'.»SL..uiva \ 


espcr 


Reg. 


trop. 


2399Lupinus 


*albi 



2416 *orbicularis Ali. Reg. 



2424Melilotu« alba L> ri- 
pa, Asia. 
2425 dentata Pers. Eh 



2i:i: 






2435 Spegazzini 1' i r o t 

2436 Onobrychis Caput Gì 

Reg. med., Cam 



2454 oryzoides H t 

2455 Ricciardianus 

2456 vulgaris L i r 

Cultus. 

2457 WigthianusE 



246lProsopis julifiora D C. Am. 

2462 Nondubey Lorentz. Reg. 

2463Psoralea -bituminosa Linn. 

Reg. med., Arabia. 
2464 armili* S t e v. Reg. Cauc 
2b'.r, macrostacby DC. Califor- 

2466 Rlivncbosia Caribaea DC 
Am. bor., Ind. occ, Air. 

2167 lineata Ben t li. Brasilia. 



phora japonica L i n n. 
Japonia, China. 

Lag. Mexico. 



2482 Sutherlandia frutescens R. 



2484 Trifolinm *agrarium I 

Europa, At'r. bor. 
'2485 "iuigustiiiiliuin L i n i 






2fx>7 






Li n 



atx* *oenum-graecu 

2509 Policerata L i n n. Reg. 

25lOUraria Lagopus DC. Reg. 



2488 *Cherleri L i n 

dit. 

2489 filiforme L i n 

Reg. Cauc. 

2490 «glomeratum : 

2491 lappaceum Li 

2492 leucanthumB 

2493 Michelianum 



Tenus. 

2495 nigrescens Vi 

2496 Perreymondi G 



2498 purpureum Loisel. Eu- 

ropa, Oriens, Asia bor. 

2499 repens Linn, Geront. boi 

ropa occ, Reg. uiedit. 



2513 Bivonae R a 

2514 cornigera C 

2515 faba L i n n. 



d. Hab? 

aub. Gallia. 
Hab? 

2516 var. plinicmu.T r a li. Al--. 

2517 fulgens B a 1 1. Africa bor. 

2518 grandiflora S e o p. Europa, 

Oiens. 

2519 laeta Ces. Graec, Sicil. 
25:2" lai'ttìii Linn. Reg. medit. 
2521 maerantha II o r t. Hab? 



■J5-J-J 



252:! 



.lai-., 



2525 peregrina Linn. Reg. 

med., Oriens. 

2526 Pseudocracca B e r t o 1. 

talia. 

2527 sativa Linn. Europa, 



2531 Vigna (.'atiang \V ; 

smop. trop. 

2532 glaba Savi, Cosi 






li a EriiuisLi 



2551 inibita L i 



2534 Linum africanum Linn. 




Africa austr. 




2535 angustiiolium Huds. Eu- 




ropa, Afr. bor. 


2555 Umlilleja [.iiniculata Walt. 


2536 arbore um Linn. Creta. 


Himal., Burma. 


2537 corymbiferam D e s f . Afr. 


2556 polystachya Prese». A- 


bor. 


byssinia. 




2557 Chilianthus oleaceusBurch. 


sia. 


Africa austr. 


2539 — var. grandiflorum. 




2540 fiavum Linn. Europ. au- 




str., Reg. Caucas. 




2541 humile H o r t. 


Lyttjtarlaceae. 


2542 Lewisii Pur ah. Amer. 




bor. 




2543 nervosum Walldt. et 




Wit. Europa austr., 0- 


2558 Cuphea lanceolata A i t. Me- 


2544 pallescens B u n g. Sibir. 


2559 —var. Zimapani E. M o r r. 




2860 Llavea Lindi. Mexic. 


2545 perenne Linn. Reg. bor. 


2561 strigulosa H. B. K. Ame- 


2546 regale H o r t. 


2562 viscosissima Jacq. Amer. 


2517 strictum Li n n. Reg. 


bor. 


med., Oriens. 


2563 Lythrum hyssopifolium 


2548 usitatissimuinLinn.Eur., 


Linn. Cosmop. trop. 




2C64 •Salicaria Linn. Reg. 




trop. temp., Austral. 




2565 Nesaea myrtifolia D e s f . 






Lobeliaceae. 


2566 salicifolia H. B. K. Ame- 



2567 Olynia cymos T 1 



OJa£r>olìaceae. 

2569 LiriodendrontulipiferaLinn 
Am. bor., China. 

2570 Magnolia grandiflora Linn 
(pi. var.) Am. bor. 

Valpì^iaceae. 

2571 Bannisteria argentea 

S p r e n g. Am. Austr. 

2572 Galphimia glauca Cav. Me 

2573Hiraea macroptera D C. Me 

2574 Hiptage MadablotaG a e r tn 
Asia trop. 



2575 Abutilon hirtum Don. Rej 

2576 indicum Sweet. Reg. 

2577 molle Sweet. Peruvia. 

2578 mollissimum Sweet. P 

2579 permolle Sweet. Cuba, 



2C81 Sonneratianum Sweet. 

Africa austr. 
2582Althaea rosea Cav. Oriens. 
2583 sulphurea B o i s s. Persia, 

Affgh. 



2584 Anoda hastata Cav. Mexi- 
co. India occ. 

2585 lavateroides Medie. Me- 

2586 Wrightii A.Gray.N. Me- 

2587 Calli rhoe digitata Nutt. 

2588 pedata A. G r a y. Am. bor. 

2589 Chorisia speciosa S t. Hill. 

Brasilia. 

2590 Gossypium barbadense 

Linn. Reg. trop. 



2593Hibiscus AbelmoschusLi n n. 




Geront. trop. 




2694 


cannabis L in 


ti. Geront. 


L*595 


Douglasii H o r t 




2WG 


esculeiitus Lini 


. Cosmop. 


2597 


gossypinus Bai 


1. Madag. 


259* 


heterophyllus V 


eli. Bra- 


25'. li) 


immutabilis De 


ni. Hab? 


26<H) 


liliiflorus Cav. 


Ins. Ma- 


2601 


Manihot Linn. 


Geront. 




trop. 






mutabilis Linn 


China. 


2i;ri:i 


—var. albiflorus 


Hort. 


2604 


-var. fl. pieno I 


lort. 


2605 


—var. tricolor B 




26<«; 


Parkeri Baker 


Madag. 


2«;iìt 


Rosa-sinensis L 


nn. Gè- 



2608 syriacus Linn. (pi. var/ 

Geront. calid. 
2G09 Trionum Linn. Geront. 



13Lagunaria Patersoni 

Australia. 
14 Lavatera arborea L i 



2639 virgata Hook. Australi* 

2640 Sphaeralcea umbellata G. 

Don. Mexico. 



sieberi H o r t. Hab ? 
trimestris Linn. Reg. 

2619 Malope trifida C a v. Hisp., 

Afr. bor. 

2620 Malva parviflora Linn. 

Europa. 

2621 silvestris Linn. Europa, 

2622 Malvastrum capenseG a r ck. 



Julelastorrjaceae . 



2641 Cientradenia roseti Li 



2625 virgatum A. Gray. 

2626 Malvaviscum mollis D ( 

2627 Modiola multifida M o e 

Am. bor. 

2628 Pachira aquatica A u h 

Am. trop. 
2629-Palava malvaefolia Cs 

2630 Pavonia hastata C a v 



2632- Schimperiana Hochs 

2633 speciosa H. R. K. Ve 

2634 spinile* CftV. Amor. 

2635 Sida corchorifolia Ten. 



2646 rloribunda ( 



Myoporlijaceae 



NycLa^Jnaceae 



267:?Miral.ilis di. 



2652 linearis D C. 



EiK'iilyptus diversifolia F. 

M u eli. Australia. 

Globulus Labili. Au- 

E 11 d 1 . Au- 



^f viniiiialis Sin. Australia. 
) Eugenia littoralis P a n e h 

Nova Caledonia. 
) supraxillaris S p r e n g. 

Brasilia. 
L Leptospermum laevigatum 



Amer. trop. 

2676 longiflora L i n n. Me: 

2677 Oxybaphus violaceus 

C h o i s. Peruvia. 



Nymphaeaceae. 



2678Nuphar lutoum Stbth. et 
S m. Reg. bor. temp. 

2679 Nymphaea stellata W i 1 1 d. 
Asia, Africa trop. 



Australia, 
linearifolia S m. Australis. 
thymifolia S m. Australia. 

Europa austr., Oriens. 
-var. baetica(Mill). 

— var. 1 usi tanica (Willd). 
—var. romana (H f f m s gì . 
—var. tarentina (Mi 11}. 



2706 Olea europaea L i 

med., Oriens. 

2707 floribunda B t h. 



1 Fontanesia * phillyraeoide* 

2 -var. Fortunei Carr. 

3 Fraxinus angustifolius 



2711 *media Li 



nse T h b g. 

2687 fruticans Limi. Reg. me- 

dit., Oriens. 

2688 nudiflorum Lin n. China. 

2689 simplicifolium F o r s t. 

Austr., Ins. Pacif. 



Wi 



L Ligustrum coriaceum ] 

ì compactuin II u ni b < 

et B o m p 1 a n d. 



269( ; 
2696 


grandiflorum flort. Hab ? 
Massalongianum V i s. Eu- 


2697 


uvalitoliiuii. Hsck. Japo- 


2698 


— var. Sieboldti Hort. 


2699 


Quihoui Carr. China. 


27' « 1 


robustum B 1 u m . India 






2701 


sinensis Loiir. China. 


27'»2 


vulgare L i n n. Europa. 



2703Notelaea excelsa Webb. et 

2704 Olea chrysopbylla L a m. 

Ins. Mascar., Africa trop. 

2705 capensis Linn. Africa 



2713 Clarkia elegans D o u g 1. 

2714 pulchella Pnrsh. Amer. 

bor. occ. 

2715 Epilobium latifolium Linn. 

Reg. bor. Arct. 

2716 tetragonum Linn. Euro- 

pa. 

ììiuri ooncinnum 
F i s e h. et M e y . Cali- 

271S (laura biennis Linn. Ame- 

2719 Lindheimeri Engelra. 



2728 Oenothera densifìoraL indi 

California. 

2729 Drurnmondi Hook. Arae 



2734 odorata J a e q. Chili. 

2735 purpurea Curt. Amer. 

2736 rhyzocarpa S p r e n g. A- 

2737 Romanzowii L e d e b. A- 



2741 striata Ledeb. Hab ? 

2742 tetraptera C a v. Mexico. 

2743 viminea D o u g 1. Calir. 



2744 Argemone platvceros L i n k. 

et 1 1 . Mexico. 

2745 Bocconia cordata W i 1 1 d. 

China, Japonia. 

2746 frutescens L i n n. Mexico, 

Peruvia. 
domain Franchetti 



2740 majus Limi. Europa, A 
2750 Corydalis glauca Pursh. 

2751 Eschscholzia calitbrnica 

C h a m. California. 

2752 crocea B t h. California. 



2i:>'ò Fumaria capreolata L i n n. 

Europa, Africa bor. 
2754 officinalis L i n n. Geront. 



2760 squamigerumK a r. et K i t 

2761 Hypecoum grandirlorum 

Benth. Reg. medit. e 

2762 procumbens Limi, Reg 

medit., Arabia. 

2763 Meconopsis cambrica V i g. 

Europa. 

2764 Papaver argemone Linn. 



alp. et arct. 

2770 pavoninumM e y. A fgha 

Turkestan. 

2771 pinnatifidumM u r i s. It 



2793 tinctoria H a w. Ve 



2778 toetida Linn. Brasilia. 


2794 Houttinia cordata T li n b. 


2779 gracilis Jacq. Brasil. 


Re S . Himal., China, Ja- 


27HD suberosa Li n n. Amer. 




tfop. 




2781 Vasconcellosia hastata C a- 




ruel. Brasilia. 


279H blanda IL B. K. Vene- 




zuela. 




2797 magnoliaefolia A. Die- 




trich. America trop. 


Pedollnaccac. 


2798 urocarpa F i s e h. et M e y. 




V7 .■:•.• ' • -.■•:. 


2782Martynia annua Linn. A- 


2HWSaururus"eernuus Linn. 



2806 arenaria Waldst. et 

K i t. Europa, Asia min. 

2807 Coronopns Linn. Europa, 



2809 graeca B o i s s. Oriens. 

2810 Lagopus Linn. Reg. me- 

2811 lanceolata Linn. Europa. 

2812 major Linn. Europa, Am. 



2814 patagoni» 

2815 Psyllium 



2819 orientalis L i 



2821 spk-ndens Boiss. Hispa- 

. ■■ ■ - 

2823Plumbago capensis Thlig. 

2824 europaea Linn. Europa 

austr., Caucas. 
282-. micrantha Ledeb. Sibiria 

altaic. 
2S2<i scaudens Linn. America 

2s27 zeylanica Linn. Geront. 

2828 Statice cordata Linn. Reg. 



ita Fi 



Sibiria. 

2830 (anellini W i 1 1 d. Reg. 
Cauc. 

Ross., Reg. Cauc. 

2334 macrophylla Brouss. 

2835 pectinata Ait. Insul. Ca- 

2836 suffruticosa Linn. Reg. 

2837 Suworowii R e g e 1. Asia 



) Cobaea scandens Cav 



2847 millefoliata F i s e h. et 

Mey, Calif. 

2848 nivalisHort. 

2849 parviflora Spreng. Amer. 

bor. occ. 

2850 tricolor B t h . California. 



2852Loeselia coccinea G. D o n. 




Europa, Asia bo 


Mexic. 


2868 


alismaefolins Fr e 


2853 Phlox Drummondi Hook. 






Texas. 


2869 


australis Hort. 




2870 


Brownii C a m p d. 




2871 


bucephalophorus I 
Reg. medit. 


Polyéalaceae. 


2872 


conglomeratus M 
Europa merid., 




2873 


cordifolius Horn 
Europ., As. bor 


2S54 Poh-ala dalmati** Hort. 


2874 




2855 myrtifolia L i ri n. Prom. 




As. bor. 



2858Coccoloba laurifolia Jacq. 

2859 Emex *spinosa C a m p d. Eu- 

ropa, Africa bor. 

2860 Fagopyrum esculentum M o- 



. Kur., 



2863 platyclados M e i s s n. In- 

sul. Salam. 

2864 Polygonum Convolvulus 

Linn. Reg. bor. temp. 

2865 perfoliatus Linn. India 

or., Malaya. 

ront. trop. 
2867Rumex * Acetosa Linn. 

eès.Afr. 



2879 Rumex Patientia Linn. 




Europa austr., Oriens. 




2880 pomatus Hort. 




2881 pulcher Linn. Europa, 


Pt-irrjùlaceae. 






2882 purpurea Link. Hab ? 




2883 scutatus Linn. Europa, 




Oriens. 


2898Anagallis arvensis Lin 


2884 vesicarius Linn. Graecia, 


Europa, Asia temp. 




2899 — var. caerulea L a m. 




2900 -var. latifolia Linn. 




2901 -var. monelli Bieb. 




2902 repens Pomel, Alger. 


Pottizlacaceae. 


2903 Cyclamen hederaefolium 




A i t o n. Europa. 




2904 vernum R e i e h. Reg. 




medit. 


2885 Calandrinia grandiflora 


2905 Lysimachia vulgaris L i r 


Lindi. Chili. 


Europa, Asia bor. 




2906 Primula elatior Hill. E 






2887 Portulaca grandiflora!! o o k. 


2907 Palinuri Cyrill. Ital 


2888 marginata H. B. K. Vene- 


2908 sinensis S a b. China. 

2909 Samolus Valerandi L i n 


2889 mucronata Hort. Brasi- 


Reg. trop. 



2896 purpureum ; 

2897 triangulare 



2911 Punica Granatum Li 



ISarjùrjctilaceae. 



2932 Nigella arvensis Linn. 

Reg. med., Oriens. 

2933 coarctata Gmel. Europi 

2934 corniculata D C. Oriens. 



dentata D e 1 i 1 e, Europa, 
15 Anemone *coronaria Linn. 
irtensis Linn. Europa 

17 virginiana Linn. America 

18 Aquilegia vulgaris Linn. 



:;;: !. i 



Viti 



n n. Europa., 
Air. bor., Cau casus. 

2921 Delphinium Aiacis Linn. 

(pi. var.) Europa austr. 

2922 Consolida Linn. Europa, 

2923 cardiopetalum D C. Reg. 

2924 peregrinum Linn. Europa 

iii.sagria Linn. Reg. 

2926 triste F i s e h. Davuria, 

Siber. 

2927 Eranthis hyemalis S a 1 i s b. 

Europa. 
29-J8 Helleborus viridis Linn. 

2929 -var. Bocconi Ten. Sici- 

...i . i'uiii.-irioidesLinn. 
293lMvosurus miuimus Linn. 



2937 h ispanica Linn. Hispania, 

Africa bor. 

2938 sativa Linn. Reg. medit. 

2939 Paeonia *corallina Retz. 

var. Russi B i v. Europa 

2940 Ranunculus asiaticus Linn. 

(pi. var.) Oriens. 

2941 arvensis Linn. Europ., 



2947 


illyricus Linn. Europa 




austr., Reg. Caucas. 


2948 


incrassatus Guss. Ital. 




merid., Sicil. 


2949 


lanuginosum Linn. Eu- 




ropa, Reg. Caucas. 


2950 


lomatocarpus F i s e h. et 




M e y. Oriens. 


2951 


millefoliatus Vahl. Reg 




medit. 


2952 


*muricatus Linn. Europa 




Oriens. 


2058 


parviflorus Linn. Reg. 




medit. 


2951 


polyanthemus Linn. Reg 




Cauc, Europa, As. min 


2955 


repens Linn. Reg. bor. 




temp. 



A- : .i. àfrica 



295* 



Itaì. 



2959 Thalictrum ambiguumHort. 

T u r e z. Sibiria baie. 

2960 baicalense Turcz. Sibiria. 

2961 carolinianuni H o r t. 

2962 commutatimi Mey. 0- 

2963 Cornuti Linn. America 

2964 dioicum Linn. America 



2976Paliurus aculeatus L a m. 
Europa austr., Asia oc 

2977 Pomaderris apetala L a b i 1 

Australia. 

2978 subrepanda P. Muell. 

2979 Rhamnus Alaternus L i n 



2966 


foetidum L i n 




Sibiria. 


2967 


majus Dum. 








et Afr. bor. 


2969 


nigricans R e 


2970 


pyrrhocarpum 




Hab ? 


B97J 


Schweiggeri S 




Europa. 



2981 Frangula Linn. Europa, 

2982 saxatilis J a e q. Europa 

2983 spathulaefolia F. et M. 

Caucasus. 

2984 tinctoriaValdst.etKit. 

Europa or., As. min. 
29S5 Zizyphus Jujuba L a m. Ind. 

or., Malaya. 
21 (Si ; mucronata W i 1 1 d. Africa 

trop. et Amer. 

medit., Asia temp. 



2972 Reseda abyssinica Fresen 

Abyss. 

2973 *alba Linn. Europa, 0- 

2974 canescens A. S. H i 1. A- 

2975 odorata Linn. Africa boi 






2995 Crataegus Azarolus L i n n . 


3120 


Potentilla nepalensis Hook. 


Asia min., Persia. 




Reg. Himal. 


2996 Crus-galli L i n n. America 


3121 Poterium polygamum W. et 


bor. 




K. Europa, Oriens. 


2997 melanocarpa B i e b. Oriens. 


3122 


spinosum L in n. Syria. 


2998 monogyna Jacq. Reg. 




Prunus armeniaca Linn. 


medit. 




Reg. Cauc. 


2999 nigra W. et K. Hung. 


3124 


avium Linn. Europa. 


3000 Oxyacantba L i ti n. (pi. 


3125 


Cerasus Linn. Europa, 


var.) Europa, Asia temp. 




Oriens. 


3101 Pyracantha Medie. Eu- 


3126 


Chamaecerasus Jacq. Eu- 






ropa austr., Asia min. 


3102 triloba P o i r. Reg. medit. 


3127 


domestica Linn. Europa, 


3103 Eriobothrya japonica Lindi. 




Reg. Cauc. 


Japon., China. 




lusitanica Linn. Europa 


3104 Exochorda grandiflora 




austr. 


Lindi. China. 


3129 


spinosa Linn. Europa, 


3105 Geum album F. G m e 1. 




Africa bor., Oriens. 


Am. bor. 


3130 


Pyrus Sorbus G a e r t n. Eu- 


3106 coccineum S i b t h. et S m. 




ropa, Africa trop. 


Graec, Asia min. 
3107 crinitum H o r t. 


3131 


Etaphiolepis indica Lindi. 
China. 


3108 macrophyllum W i 1 1 d. 


3132 


-var. rubra (Lindi.). 


Am. bor. occ. 


3133 


japonica S i e b. et Z u e e. 


3109 rivale Linn. Reg. bor. 






temp. 


3134 


ìhodotypus kerrioidesS i e b. 


3110 pyrenaicum Mill. Mont. 




et Z u e e. Japonia. 


Pyren. 




Rosa arvensis H u d s. Eu- 


3 111 strictum A i t. Reg. temp. 




ropa. 






canina L i n n. Europa, As. 


3112 *urbanum Linn. Reg. 




temp. 


temp. bor., Austr., Nova 


3137 


damascena Mill. Oriens. 


Zelanda. 


3133 




3113Margyrocarpus sotosus R. 




Persia. 


et Pav. Amer. austr. 


3139 


gallica Linn. Europa, 


3114Neillia opulifolia B t h. et 




Reg. Caucas. 




3140 


glauca Vili. Europa. 


3115 Torreyi S. Wats. Am. 


3141 


indica Linn. (pi. var.) 
Ind. or., China. 


3116 Photinia serrulata Lindi. 


3142 


umilissima Wi 1 1 d. Euro- 


Japon., Cbina. 




pa. 


3117 Potentina Dombeyi N e s 1 1. 


3143 


multiflora T n bg. .Japon., 


3118 glandulosa Lindi. Am. 


8144 


mosebata H e r m. Oriens. 


bor. occ. 




sempervirens Linn. Eur.. 


3119 Hookeriana Le h m. Am. 




Oriens, Ind. or. 


bor. 


31 16 


silverhielmii Schrenk. 



il 47 Elibus fruticosus 
Europa. 

1148 Spiraea Douglasii 

1149 media F. S e h n 

bor. 
lollis C.Krch 



3152 Vanhouttei Z a b 

brid hort. 

3153 Stranvaesia glauc. 

Lindi. Reg. 





3175 


Spermacoce tenuior L i n n 
America trop. 


RUblaceae. 


3176 Vaillantia * muralis L i n 






Europa austr. 


>J.")1 Asportila azorica Hort, 










«iitaceae. 


min., Reg. Caucas. 






3156 Coffea arabica L i n n. Arab. 






et Afr. trop. 






•157 Crucianella aegyptiaca 




Ditrus Aurantium Linn. 


L i n n . Europa , Asia 




As. trop. 




3178 




3158 maritima L i n n. Reg. me- 


3179 


— var. dulcis Sav. 




3180 


— var. ellyptica Risso. 


3159 Crusea rubra B a r 1 1. Reg. 


3181 


—var. limettaeformis R. 






et Pav. 


3160 Galium * Aparine Limi. 


3182 


—var. nicaensis R. et P. 


Reg. bor. temp. 


3183 


—var. oblonga R. et P. 


3161 cinereum A 1 1. Europa 


3184 


var. pyriformis R. et I 
Bigaradia L o i s e I. Eur. 


3162 *murale Ali. Reg. medit. 






3163 nebulosum B o i s s. Grae- 


3186 


— var. Consolei R i e e o l 


cia, Asia min. 


3187 


—var. crispifolia R. et I 


3164 orientalis B o i s s. Graecia, 




-var. dulcis R. et P. 


Asia min. 


3189 


—var. itheophylla R. et I 


3165 saccharatum Ali. Reg. 


3190 






3191 


-var. fasciata R. et P. 


3166 tricorne S t o k e s, Europa, 


3192 


-var. foetitera R. et P. 


Oriens. 


TI 93 


-var. salicifrlia R. et P 


1*m 1 binici ia patens J acq . Am. 


3194 


Decumana L o i s e 1. Asi 


trop. 




trop. 




3195 


—var. Borzii Riccob. 



3168 Pavetta indica Linn. Asia 

3169 Paederia foetida Linn. 

India or., Malaya. 

3170 Psichotria emetica L inn. 

N. Granat. 

3171 Rondeletia amoena Hemsl 

Mexico. 

3172 Rubia * peregrina Linn. 

Europa, Reg. medit. 

3173 tinctoria Linn. Europa 

aust., Oriens. 

3174 Sherardia arvonsis Linn. 



;U;m; 


Jitrus — var. Chadoc 


:ji«.»t 


-var. Todari E i e 


:;i ;•;• 


deliciosa T e n. Chi 


:',_'( hi 


Limetta E i s s o, v 






3201 


Limonum E i s s o, 


8202 


-var. abyssinicaE 


3204 

;;-_'i io 


—var. Cajetana Ei 


3206 


—var. dulcis P r e s 


:i -" T 


—var. ellyptica E 



3212 Medica L 




rentina 


E i s s o. A 


merid. 




3213 trifoliata 


L i n n. As 


3214 Clausena excavata B i 


Ind. or 

3215 Glvcosinis 


, Malaya. 


8216 Murraya e 


cotica L i n 


3217 Ptelea trife 


Hata Linr 


bor. 




3218 Bota bract 


eosa D C. I 



3230 Hookeri Micq. Orie 



monspessulanum L i n n. 

oblongum Wall. Himal. 
pseudo-Platanus Linn. 

Europa, Oriens. 
— var. purpureum H o r t. 
trifidum H o o k. et H a r n. 



iAesculus glabra Wi 11. 
) CardiospermumHolicacj 



3215 



1.1 Tn 



3246 Sapindus manatensis S h i 

tlew. Am. bor. 

3247 Mukorossi Gaertn. A 

3249 Staphylea trifolia L i n n 



3251 Bumelia lycioides W i 1 1 d. 

3252 tenax W i 1 1 d. Madagasc. 



Saxlffa^aceae. 



) Philadelphus corona 
Li n n. Europa i 



rupestre B o i s 


. Hispania. 


*siculum M i 1 1 




Bartsia *Trixago 


Linn. 


Europa, Afr. 


bor. 




Europa. 


Calceolaria soa 1 


m s. Peruvia. 




chelidoniaefolia H. B. K. 


Ecuador. 




Celala «eretica L 


inn. Keg. 



3286Celsìa betonicaefolia Desf. 

3287 Chelone Lyonii Pursh. 

3288Colliasia bartiaefolia B t h. 
California. 

3289 Digitalis ambigua M u r r. 

3290 purpurea Linn. Europa. 

3291 Gratiola officinalis Linn. 

Europa. 

3292 Halleria lucida Linn. Afr. 

3293 Linaria albifrons S p r e n g. 

Africa bor., Oriens. 

3294 alsinaefolia Spreng. 

Sard., Corsia. 

3295 bipartita W i 1 1 d. Africa 

3296 capraria M o r. et D e N o t. 

Insul. Caprarie. 

3297 Cymbalaria Hill. Europa. 

3298 dalmatica Hill. Dalmat., 

3299 genistifolia Hill. Europa, 

3300 heterophylla Desf. Reg. 

3301 macedonica G r i s e b. Ha- 



ced. 
sibthorpiana 1 



Europa 
i s s. Grae- 



s Hill. Hispania. 
3307 viscida M o e n e h. Europa, 

.3308 vulgaris Hill. Reg. me- 
dit., Caucas. 

3309 Haurandia anthirrhiniflora 

Humb. Texas. 

3310 scandens Don. Hexico. 

3311 Nemesia fioribunda Lehm. 

Afric. austr. 



2 Nemesia versicolor E. H< 

Africa austr. 
3Paulownia imperialis S. 

Z. Japonia. 

4 Penstemon Cobaea N u t 

America bor. occ. 

5 Scrophularia acquaticaLii 

Europa, Caucas. 

6 conica Linn. Europa, 

Afr. bor. 



Verbascum pblomoides 

Europa, Asia min 

*sinuatum Linn. ] 

medit., Oriens. 



Europa, Asia et Africa 

3323 agrestis Linn. Europa. 

3324 Anagallis Linn. Reg. bor. 

3325 Beccabunga Linn. Reg. 

bor. temp. 

3326 Cymbalaria B o d a rd. Reg. 

medit., Asia min. 

• ina. Euro- 



3327 *didyma Te 



pa, Oriens, Africa bor. 

3329 *panormitana -T i n. Sicilia. 

3330 speciosa R. C u n n. Nova 

Zelanda. 

3331 spuria Linn. Europa. 

3332 Zaluzianskya capensis W a 1- 

prs. Prom. b. Spei. 



Sela^ìfjaceae. 



3333 Hebenstreitia comosa Hoc- 

s t. Africa austr. 

3334 dentata L i n n. Africa bor. 



3336 Ailanthus glandulosa D ( 
3337Cneorum tricoccum Li 



3338 Atropa ^Belladonna L i n 

Europa, Oriens, Ind. 

3339 Browallia Czerwinskiana 



3342 -var. grandiflora H o r t. 

3343 Capsicum abyssinicum A. 

Rich. Abyssinica. 

3344 annuum Linn. Reg. trop. 

3345 conicum H o r t. 

3346 cerasiforme Link. Hab ? 

3347 Chili H o e s t. Afr. trop. 
2348 longum D C. Reg. trop. 
3349Cestrum aurantiacum 

Lindi. Guatim. 



3352 Eudlicheri M i e r s. Peru- 

3353 fasciculatum Medie. Me- 

3354 foetidnm Medie. Reg. 

3355 Hugelii H o r t. 

3356 Regelii PI a ne h. Guatim. 

3357 Schotti Sendt. Brasilia. 

3358 Warszewiczii K 1 o t z s e h. 

America trop. 

3359 Cyphomandra betacea S e n- 

d t . America austr. 
3360 Datura alba Nees. var. a- 
fricana Matt. Africa 

3361 Bertoloni Pari. Reg. me- 

dit. 

3362 cornigera Hook. Mexico. 
Bianc. Sicil. 
Linn. China. 

Linn. Reg. med. 

3367 Leicb kardtii F . M u e 1 1 . 

3368 metel Linn. America 

3369 quercifolia H. B. K. Me- 



3: Yì-2 \ -ersicolor L a g e r h. E- 
3373 Wrigtii H o r t. Amer. bor. 



3376 Jochroma co 



3378 Lycium RequieniD u n. 

3380 Lycopersicum pyrir'orn 

3381 Nicandra physaloides 

Gaertn. Peruvù 



Arg. 



3386 longihora Ca 



7. Chili. 

3387 rustica Linn. Mexico. 

3388 suaveolensL e hm.Austral. 

Reg. Argent. 
3300 Tabacum Linn. America 

3391 -var. grandiflora (H o r t,. 
8392 N i.renbergia frutescensD u r. 

Chili. 
3393 Petunia nyctaginifioraJu ss. 

Reg. Argent. 
38'. M IMiysalis angulata Linn. 

Reg. Cauc. 



> Salpichroa rhomboidei 

rs. Reg. Argent. 

) Salpiglos3Ìs sinuata R 



8107 


3olanum Dombeyi Dnn, 




Peruvia. 


3-108 


dulcamara Linn. Europa, 






8109 


Gilo R a d d. Hab ? 


3110 


glutinosum D u n. Mexico. 


3411 


Hendersonii Hort. 


8112 


jasminoides P a x t. Bras. 


3 li:; 


Lobelii Ten. Asia et A- 


8111 


macrophyllum Hort. Me- 


8416 


Melangena Linn. Cosmop. 








nigrum Linn. Cosmopol. 


8417 




8418 


platense S p e g. Reg. Ar- 




gent. 


3419 


pseudo-Capsicum Linn. 




Amphig. 


8420 


pyracanthum Jacq. Air. 




trop. 


31-21 


robusturn H. Wendl. 




Brasilia. 


3422 


*sodomaeumL i n n.Geront. 




calid. 


8 128, 


ternatum R u i z. et P a v. 




Peruvia. 


8121 


tuberosum Linn. Am. 


3425 


zuccagnianum D u n. Hab ? 


3426 Withania sonnifera D u n. 




Reg. medit., Oriens. 


3427 


—var. Monsoni D u n. 



dzanthus pinnatus Rv 





icliyr.hiton acerifolius F. 




M u « 1 1. Australia. 




iversifolius Don. var. 




populneus (R. B r.) Au 


Firmiana platanifolia Linn 




fil. China, Japonia. 



1 venosa T h u n b. Afric. 
) Melhania macrophylla V i 



'fìcinale Lino. Eu- 






3Tamarix africana Po 






3443 Aristotelia Macqui L'Hè- 

rit. Chili. 

3444 B ietti n i 3ata Lara. 

Peruv. 

3445 Corchorus capsularis Linn 



3453 nitida Juss. China. 
345-1 uct-ideutalis Linn. Africa. 



3411 Visnca Moraiirra Linn. 



Unrjtoelllfetae 



3481 Dauco 


Carota L i 


n n. Euro- 




pa, 


Oriens. 




34«2 


dit 


nusDes f 
, Oriens. 


Reg. me- 


8483 


•rvnt; 


um ametistinum 




Li 


nn. Europa. 


3484 


*campestre L i e 


li. Euro- 




pa. 






3485 


ebracteatum L a 


in. Brasi- 



3464 nodiflorum 

pa. 
3405 Athamanta ' ; 



3488 sangu 



3468 testiculata R o t h. R< 

3469 Bowlesia tenera S p r e 

3470 Bupleurum Odontites L 

Reg. medit. 

3471 protractum Hoffm. 

Lk. Reg. medit. oi 

3472 semicompositum Liii 

Europa austr. 

3473 Carum Petroselinum B 

G. Geront. cult. 

3474 Caucalis nodosa S e o p 

3475 Conium «maculatimi L 

Europa. 

.iiiL-'SaUviiin L 



3493 neapolitana Te 



3494 Foeniculum vulgare M i 1 1 


Europa. 


3495 Heracleum Mantegazzianum 


Somm. et Lev. Reg. 




3496 Heteromorpha arborescens 




Prom. b. Spei. 


3497 Kundmaiinia siculaDC.Reg. 


medit. 


3498Myrrhis odorata S e o p. 


Reg. Cauc. 


3499 Oenanthe globulosa Linn. 


Europa austr., Air. bor 


3500 Peucedanum hispanicum 


E n d 1. Hispania. 


3501 Pimpinella anisum Linn. 



3500 Seseli *Bocconi G u s s. Si- 

3507 Smyrnium Olusatrum Lin n. 

Europa, Reg. medit. 

3508 Thapsia * garganica L i n n. 

Reg. medit. 

3509Tordylium apulum Lina. 

Reg. medit. 



3511 nivea C a n d. Asia trop. 
3512Celtis australis Linn. Eu- 
ropa, Asia temp., Ind. 

3513 latifolia Planch.N. Gui- 

3514 occidentalis Linn. Amer. 



35 J 7 Contrayerva Linn. Amer. 

3518 maculata Lem. Mexico. 
3519 Ficus altissima Blum. 

Reg. Himal. 
3690 bengalensis Linn. India 



3526 Ficus magnolioides B o r z ì, 

Hort. Pan. 

3527 populifolia Vahl. Arabia, 

3528 quercifolia R o x b g . Bur- 

ma, Malay. 



3530 rubiginosa D e s f . Austra- 

3531 Sycomorus Linn. Asia 

3532 Forskolea angustifoliaRe tz. 

Ins. Teneriff. 

3533 Humulus japonicus S i e b. 

et Zucc. Japonia. 

3534 Morus alba Linn. Asia 

temp. 

3535 nigra Linn. Asia temp. 



Jlmus campestris L i 

Europa, Oriens. 

parvifolia Jacq. As 



atrovirens R e q. Eu 
grandidentata (M o 



Yalerìarjacea 



3517 L-Viui Cunuiropiae Gaertn. 
Reg. medit. 

3548 Valeriana officinalis Linn. 

Europa, As. bor. 

3549 Valerianella auriculata D C. 

3550 coronata D C. Europa. 

3551 eriocarpa Desv, Europa, 

Africa bor. 

3552 hamata D C. Reg. medit. 

pa austr., Oriens. 
medit., Persia. 

Yertoeijaceae. 



3571 Lan tana glut 


nosa P o e p. 




Brasil. 




3572 


Kisi A. R i 
leucantha B 


eh. Abyssinia. 


8571 


nivea Ven 


t. Am. trop. 


3575 


purpurea H 
austr. 


orn. Amer. 


3571 ; 


Radula S w 


e e t. India 


3577 


rosea R a f. 


Hab? 


3578 


speciosa H 


) rt. 


3579 


salvifolia J 





3580 scabra W i 



3582 undulata L i 



itriodora H. B. K. Am. 
uthelwortia pulchella 



:55i;o Citharexylon reticulatum H, 
B. X. Peruv. 

3561 Clerodendron splendens 

Don. Africa trop. 

3562 tricotomum T h u n b. Ja- 

3563 Duran ta brachypoda Tod. 

Hort. Pan. 
35U4 integrifolia Tod. Bort. 

Pan. 
3565 Muti.sii Linn. America 



i n n. Amphig. 
3 ng. Reg- 



8599 Viola sylvestris Lam. Eu- 
ropa, Asia temp. 
3600 tricolor Linn. Europa, 



ftta Linn. Eui 



Antoniniis Borzì 



C. Tropea D.r 



CONTRIBUZIONI ALLA BIOLOGIA VEGETALE 



ettioo tei R. Orto Botanico e Giardini Coloniale ti Palermo. 



STUDII ALGOLOGICI 

Saggio di ricerche sulla Biologia delle Alghe 
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Numero specimen gratis 



BOLLETTINO 

BOTANICO E GIARDINO COLONIALE 



DI PALERMO 



A$NO 
Fascicolo 4K Ottobre -Dicembre 1913 




BOLLETTINO DEL R. ORTO BOTANICO 

E GIARDINO COLONIALE DI PALERMO 



Piazzo di abbonamento all'anno XIL 1913 

In Italia . . Lire 12 - 



BOLLETTINO 

ORTO BOTANICO E GIARDINO COLONIALE 



DI PALERMO 



. Sulla presenta della Formaldeide nei s 

Qualche pensiero sull'Adinamandria F. 
. I rapporti fitogeografici fra Creta e la Ci 

Rassegna della stampa coloniale agraria 
. Aggiunte alla Plora della Libia A. BOB! 
. Indice del voi. XI 



Plora Melitensis : 



Corso pratico trimestrale di Colture coloniali presso 
il R. Giardino Coloniale di Palermo. 



Col :J0 giugno si è chiuso : 



-se di studi©, 'Ielle g»»li due elargite 
. cinque dalla Direzione del Banco 
1, r-MMU.iv ima scelta di allievi, 



risponda allo scopo di presentare 



ma Elastica : 



per il Cacao, pel Caffè, per la Manioca, per l'Ai 
Le speciali condizioni di 'luna di Palermo, e 
de completo l'aspetto della vegetazione subtropic* 
piante, tropicale, rendono ii Giardino Coloniale i 
diabile, nella quale fuori delle serre, eppero in a 



circa una diecina di Soldati, assai meno dello scorso anno, nel qual 
raggiunsero il numero di 75. 

I militari agricoltori del Presidio di Palermo furono scelti ti 
i più diligenti alle conferenze domenicali ed inviati a questo Oriai 
dino dietro accordi da me presi con S. E. il Comandante del XI] 
Corpo d'Armata, che ben volentieri acconsenti clic alcuni tra 
militari agricoltori del nostro Presidio prendessero parte alle lezior 
ed alle esercitazioni di colture coloniali. 

Tale consenso ha un valore della maggiore importanza morak 
giacché dimostra chiaramente come il concetto di istruire i nostt 
militari, od almeno quelli che appartengono a famiglie di contadi! 



debbono e 
hi, nelle 01 
campagna 



i'sso, doveva 

del sclvajxgio vinto. 
I ma te dai nostri soldati 



diticare l'indirizzo 



medesima agricoltura conosca 



Cacao —Varietà più importanti —Terreno — Clima— Propa- 
gazione— Impianto— Alberi portaombre— Sarchiature — Concimi — 
Nemici del Cacao — Raccolta — Disseccamento — Passaggi graduali 
dal seme di Cacao alla. r!o<vnlata --Pro. !.. iti secoudarii. 



Thè — Terreno — Clima — Propagazione — Piantagione — Cultur 
-Raccolta -Preparazione del The - Essiccamento - Rullatura- 
Fermentazione— Scelta Imballaggio. 

Canna da zucchero — Terreno— Clima — Propagazione- 
Impianto— Cultura— Raccolta — Concimi-Preparazione dello Zuc 

Manioca— Terreno— Clima — Cultura— Raccolta — Prepari 
zione- Farina di Manioca- Fecola— Tapioca, ecc. 



Banano — Ten 



Sisalana Tei 



Musa tessile Clima Torrono P,n 



delle colture adatte (Sisalana, Alfa, ecc.) si è esposto in termini 
elementari la maniera speciale di lavorazione (Dry farming) ed, io 
casi di possibilità di irrigazione, gli altri metodi normali d iattin- 
gere acqua e le particolari disposizioni del terreno inerenti a tata 

Per ogni cultura si sono descritti gli strumenti più adatti e 
le macchine industriali facendo risaltare la importanza delle cul- 
ture meccaniche. 

Profittando delle esperienze di selezione che vengono eseguite 
secondo metodi razionali moderni per il miglioramento dei prodotti 
agricoli si è voluto dare una idea anche di questo im] rtante fot 
tona del tornaconto in agricoltura mostrando ai frequentatori del 
corso i risultati di tuli pratiche che tormano da alcuni anni oggetto 
* studio da parte del Giardino Coloniale. E si è anche a questo 



medesimo tino me 



importanza della ibridazione. 



±i tutto, giova ripeterlo, e stato esposto in maniera semplice, 
ara, senza alcuna pretesa cattedratica , in modo da rendere ac- 
sibile la materia dell' insegnamento alle menti poco sviluppate 

contadini. E che lo scopo è stato raggiunto 
to le risposte stesse degli allievi alle varie quistio 



A giustificare la richiesta di maggiori aiuti, faccio notare 



alloggio e vitto, durante 

assai maggiori dei piccoli 

Si potrebbe osservale 



meno non sarebbe opportuno i 
scuola, riesce già abbastanza < 



'Ielle conoscenze .li agricoltura coloniale prima di decidersi ad emi- 
;;iaiv si una strada sempre più larga e profonda, mentre che li- 
mitando l'azione di propaganda ai contadini del circondario di Pa 
{ermo essa sortirà certo effetti minori. 

A dimostrare tale necessità potrei ricordare molti casi nei 
quali ho dovuto lamentare la più profonda ignoranza di conoscenza 
dell' ambiente agrario dei paesi caldi : basti citare la richiesta 
fatta dai soldati della Libia di semi di Castagno, ed altre specie 
di luoghi montuosi e freddi , da coltivare in quelle regioni , per 

d sussidio di preventive conoscenze di agricoltura coloniale p...ssa 
esser causa di errori , si dissesti , il più delle volte irreparabili, 
che contribuiscono a discreditare le condizioni di fertilità e il van- 
taggio di una protìqua utilizzazione dei nuovi possedimenti africani. 
Colui che va in colonia crede di trovar la terra promessa solo 
da un punto di vista e cioè da quello di una resa eccessivamente 
superiore dei terreni in confronto alla resa comune alle terre del 
paese natio , e non pensa invece che mutando ambiente bisogna 
anche mutare le colture, e praticare quelle che, atte alle condizioni 



agronomiche locali, diano il maggior tornaconto all' intraprendi tore 


di lavori agricoli. 




Io fido assai che le considerazioni prer 


nesse indurranno a 


migliorare 1' entità delle borse di tVequenz 


a ed accrescerne il 


numero, portando ciascuna almeno alla cifra . 


ii L. 350. 


Faccio noto in ultimo che anche quest' t 


inno il corso è stato 


impartito dal dott. Calcedonio Tropea, in mai 


ìiera encomiabile. 


Palermo, 10 luglio 1913. 





Intorno alla struttura delle radici 
di « Chamaedorea elatior » 



Nel mio lavoro sulla strati Ile Palme (1) ve- 



strutturale tra radici e stipite. 



i Chamae- 



accertare dopo lunga e difficile inchiesta— ad mia radice di Ficus 
magnolioides, a suo tempo in corso di studio, e di cui un prepa- 
rato venne per meno accidente contrassegnato con un cartellimi 
destinato alla Chamaedorea. 

Lo scambio , del tutto fortuito , restò poscia sufficientemente 
mascherato dal fatto che non è raro riscontrare nelle radici delle 
Palme in genere dei cambiamenti di struttura talvolta molto no- 
tevoli a seconda dell'età del materiale e della regione che si prende 
in esame. Ed infatti la detta struttura , come si rileva dal testo 
(p. 84) venne considerata come apparentemente raggiata, attribuendo 
tale modificazione allo stato adulto della radice. 

Alle radici delle Chamaedoreae compete quindi soltanto la 
struttura rappresentata nella fig. 10 della stessa tav. II. Essa è 
comune tanto alla Ch. elativi-, quanto ad altre specie, ed è simile 
a quella delle altre Palme, presentando un mantello periferico più 
o meno ricco di gruppi legnosi addensati e fusi tra loro e dei gruppi 
sparsi in seno al midollo. 

Al Prof. Pjrotta rinnovo qui pubblicamente i miei ringrazia- 
fatto accorto dell'errore. 



Sulla presenza della Formaldeide nei succhi 
delle piante verdi. 



NOTA 
di r. Angelico • a. Catalano 



Nel nostro precedente lavoro sullo stesso argomento 1 1 veniva 
esposto un breve saggio di esperienze intorno ali "accertamento di 
retto della presenza della aldeide formica iu seno ai succhi verd 
delle foglie liberamente assimilanti alla luce in coudizioni normali. 
La determinazione di tale sostauza. iiiedmntH una reazione capace 



speciale importanza, perchè 





i che stabilita 


in linea 


d; 


i fatto. 




In realtà i ni 






ativi.2..c 


di 


ricerche lasciavano ass 




dubbiosi 


dei 


metodi tecnu 


:, seguiti 


e 


per la d 



166 
punto di vista chimico. ma nel quale d'altra parte l'oggetto della ricerca 
come si può ben presumere , trovasi in tracce assolutamente minime. 

Tale reattivo ci fu dato dal principio attivo delle radici di 
Atmrti/ìis <j>nn»iif*ra (atractilina) di cui uno di noi si è già 
occupato dal punto di vista chimico (1) ; e l'applicazione di esso 
alla ricerca della formaldeide nei succhi verdi delle piante, confor- 
tata naturalmente da ogni sorta di controllo e di verifica rigorosa, 
diede risultati positivi. 

L'argomento tuttavia merita altri studi, e come ci ripromet- 
tevamo nel lavoro dianzi citato, abbiamo proseguito le ricerche, 
che riassumiamo nella presente nota. 

Le attuali esperienze non esauriscono, ben inteso, l'argomento, 
restando ancora grandissimo il numero delle piante sulle quali dovrà 
portarsi l'indagine analitica, ma pur, nel limitato numero di esempi 
cui si riferiscono, prospettano per la prima volta talune questioni 
intimamente connesse alla relazione che la presenza della formal- 
deide nelle piante ha con i fenomeni dell' assimilazione in generale. 

E nostro debito avvertire che esse vennero appena sfiorate, 
opponendosi ad una completa disanima dell'argomento non poche 
difficoltà di vario genere in rapporto specialmente all' apprezza- 
mento delle eventuali variazioni alle quali va soggetto il contenuto 
m formaldeide nel succo fogliare in piante sottoposte sperimeli 
talmente a svariate condizioni di vita. 



preferenza ai distillati da essi forniti i quali, sebbene non puri, pre- 
sentano il vantaggio di essere incolori ed inoltre di accumulare 
in generale nelle prime gocoie la maggior quantità della formal- 
deide. 

confrontare due o più saggi, di adoperare sempre identiche quan- 
tità di materiale e di reattivo rigorosamente misurato. 

Con queste ed altre cautele che la pratica ci potè suggerire siamo 
riusciti a rendere paragonabili i risultati delle reazioni offerte da 
differenti saggi, provenienti da piante tenute sperimentalmente in 
varie condizioni. Ed effettivamente ci fu dato di apprezzare in molti 
casi delle notevolissime differenze, tanto nella intensità delle colo- 
razioni, quanto nell'andamento delle reazioni stesse. 

E nostro iutendimento continuare su questi studi, non appena 
condizioni di opportunità e circostanze di tempo ce lo permette- 
ranno. Il presente lavoro, ripetiamo, non è che una continuazione 

Ci sia permesso tutta\ in 'li esporre i risultati attuali dello atudio 
tin qui compiuto, limitatamente ai fatti positivamente accertati, 
astenendoci da qualsiasi interpretazione degli stessi. 

Il modo di operare è semplicissimo. Le foglie raccolte ven- 
gono triturate in mortaio e poscia torchiato. Il racco che, a secondo 
i casi, è carico o no di clorotìlla, vien posto a distillare ed in tal 
modo ordinariamente nelle prime goc< ie. ilei distillato si ha la for- 
maldeide. 

Impiegando invece 1' atratina, si opera . stemperando qualche 
leuti^iaiumo di glicoside in poche gocce di acido solforico concen- 
trato ed al liquido giallognolo si aggiunge qualche goccia del di- 



ne con un saggio di formaldeide 
nassima intensità di colorito ver 
foglie ài Datimi cornigera e alt 



quello di Heliani 


hus annus. Dunque 


fra le varie 


specie vegetali 


vi é un diverso e 


oni portamento di ih 


>nte ai reatti 


vi dell'aldeide 


formica, e siffatte 


variazioni stanno evi 


den temente 


in rapporto con 


una differenza di 


concentrazione di tal 


sostanza ne 


i varii succhi. 


Se ciò proceda dì 


i particolare modalità 


con la quak 


i si esplica in 


ogni singola spee 


ie vegetale l'attività 


assimilati-ire 


. appare assai 


probabile ; ma è 


anche possibile che di 


-i fenomeni 


chimici secon- 










ginario contenuto 


in formaldeide. Tutta 


.via riteniam 


o che nei pochi 


casi riscontrati di 


reazione apparente») 


ente negai i\ 


a, riguardanti 


piante verdi, liberamente esposte al so! 


le, si tratti 


probabilmente, 


anziché di vera assenza di aldeide forn 


nica, di uno i 


stato di estrema 


diluizione in cui 


tale sostanza trovasi nella specie es 


laminata, talché 


riesce impossibile 


apprezzarne la presenza ; ovvero 


di una massima 


suscettibilità di trasformazione nei suc< 


cessivi composti organici che 


fanno capo all'am 


ddo, di modo che non 


se ne trovi 


più traccia ap- 


prezzabile prima 


del tempo strettamente 


i necessario ci 


tie va impiegato 



alla estrazione del succo dalle foglie. 

Influenza dell'ora sulla intensità iti produzione della far 

zioni fornite dalle varie piante vennero constatate su soggetti rac- 
colti a parità il più possibile rigorosa di condizioni esterne, e cioè 
nello stesso giorno, alla stessa ora, esposti egualmente ai raggi 

L'ora in cui le piante vengono raccolte ha una particolare im- 
portanza nel determinare variazioni sul contenuto di formaldeide, 
come ci tu dato di accertare ripetute volte. In generale la massima 



t'alio un sacco densamente verde, d< 
ica azione del torchio forniscono come 
rosso-bruno, senza clorofilla e molto i 



ioè a quelli molto densi e decisamente verdi, nei q 
a, quasi tutta la clorofilla contenuta nelle foglie. Pratici 
possibile apprezzare delle differenze tra lo reazioni 



(1) Rend. Acc. Line 



Qualche pensiero sull < Adinamandria 



distinzione; se non che un fatto nuovo egli ebbe a scoprire op< 
rando l'impollinazione artificiale di Ilemerocaìlis fui cu. Di tatti •' 
questa impollinazione egli non ottenne frutto, onde emise l'ipot.e 
che anche presso le piante omogam» oe essere sens 

Fu dunque lo SPRENGEL lo scopritore di un nuovo fenomen 

il Delfino designò col nome di Adinauiandria. Evidentemente 
nome creato dal Delfino è abbastanza inadatto perchè pregiudk 
la natura di un fenomeno sul .piale si è stati completamente i 
buio. E invero AdiiHtuiandria vorrebbe dire l'impotenza dell'eli 

soltanto dal polline; ma questa univoca dipendenza appunto <■ qu 

finora se il fenomeno dipenda soltanto da un germe piuttosto ci 



discorso, si sarebbe do- 
arola delpiuiana affinchè 






a -taiiMi non .1 vivacemente colorati; invece nei fiori y.\ 

togamia ò t'ertile. Però il Darwin, die conferma l'autntertilitii uei 

piccoli fiori, nega il nesso rigoroso che il Mììller ed il Luihìock 

loro colori da una parte e l 'autosterilità dall'altra ; cita ad esempio 
VIpomaea, V Adonia ed altre specie. 



e i fattori che ahbiamo 



, detta stessa del Poxz 



ilieno dal dare a questo 



ed agli altri fattori, specialmente 

quanto relativo, non dimostrano decisamente che l'essere le piante 



•conrlo Darwin e F. Mfi 
n dalla prima -Piuraziu lì( 



di milligrammo può derivare un albero p 



rappresentata dall' oosfen 
germe , facendo astrazion 
particolare via genniuativ 

grande, nella pianta esisto 

intanfirà ohe 



nostri ali «eri da frati 



negli animali e 


che in zoologia 




.genesi, etc. li 


ii corti casi per 


es. 


strato, il nanis.no vegetale non 


è eli 


come l'Axolotl t 


ra gli animali, e 


i rip 


e ,l io stesso m 


aT^^iokvo^ 


Vi 


una pedogenesi 


vegetale coni | ili- 


oata 


l'cM-mairoditismo 


florale. 





due plasmi sessuali, o il i 



potendo derivare dalla loro f 


iasione, se pure avvenisse, 


che un com- 


plesso simile a loro, perciò i 


in complesso incapace di 


sviluppo 011- 


togenetico. E' anche chiaro ci 


:ie un processo di formazio 




pur molto progredito, ma cr. 


Le abbia dato origine a di 
olto simili fra di loro, ri 


^'' Riapre 


in quello che noi abbiamo e 


Ìr^IZe^Jia 


mazixme id 


del complesso come His si e, 


sprimPreM^ 1 'siàV' 1 vÌHC( 


J'n'l.Imllrn 






di neocarpia. come «lice il Buscalioxi, o di neomorhsmo come 
■cabolo ben poco appropriato taluni designano in generale i 
. riproduzione giovanile. Ditatti essa non è che una pedogenesi 



ini maschile e lemiuile del medesimo fiore. 
si sviluppano sotto le medesime condizioni, 
l'ovulo di uno stesso fiore, è possibile che 
stino e presentino un ugual grado d'incom- 
pleta evoluzione nell'ampio senso in cui io 
temente); tuttavia ovulo e granello pollinico 



-- 



e è completo e cos 
«mi sessuali sono 1 
la loro evoluzione, 



caso dell' autosterilità dello K> T ui 

due plasmi appartenenti a due fiori diversi; 

stami al medesimo livello. 

Si hanno poi particolari circostanze che accompagnano V Adi- 
namandria e che renderebbero impossibile la tertil irà della fecon- 
dazione anche nel caso che i due plasmi maschile e femminile fos- 
sero completi, supposto che tali circostanze potessero verificarsi 
anche allora, quali sarebbero la morte del polline per opera dello 
stimma o quella del fiore per opera del polline; il tubo pollinico 
che non si forma o resta assai corto. Ebbene anche questi fatti 
spiega bene l'ipotesi dell'insufficiente formazione del germe: difetti 
la perfetta reazione dello stimma e del granello pollinico sono il por- 
tato delle correlazioni che si stabiliscono tra ciascun plasma ed i suoi 
organi annessi. Va da sé che l'incompletezza del plasma porterà l'in- 
completezza degli annessi ed incompleti essendo gli annessi non sa- 
ranno più normali i fatti preliminari che aprono la via alla fusione dei 
due plasmi. Parimenti cosi spiegasi il fatto che il polline straniero, an- 
che nei casi in cui l'autogamia sarebbe fertile, piglia il sopravvento sul 
polline proprio. La maggiore completezza dei due plasmi stranieri porta 
una più pronta reazione tra gli annessi e quindi una più pronta 
fecondazione da parte di un granello pollinico piuttosto che di un altro 
Ma avvenuta la fecondazione per parte di un granello pollinico, 
l'altro non ha più nulla da fare e muore. 

Ancora trova spiegazione quello che per Darwin costituiva 
una difficoltà insun.mnralule: cioè che una diversità fosse neces- 
saria fra i due plasmi sessuali affinchè si avesse una fecondazione 

fosse proceduta ancor oltre, si sarebbe avuta di nuovo la sterilita. 
Nella mia ipotesi la cosa è chiara. Difatti il germe completo rap- 
presentato dall'oosfera fecondata è un complesso di natura deter- 
minata. Perchè dai due plasmi maschile e feminile si ottenga 
questo tal complesso è necessario che essi non siano eguali affin- 
chè non diano una quantità doppia di sostanza, ma della medesi- 



■li versi soltanto dentro certi limiti per dare il complesso chimico 
e fisico costituente il germe completo capace di sviluppo on fone- 
tico, e che non è un complesso qualsiasi, ma un complesso, come 
dicevamo, di natura determinata. Se sono diversi oltre questi li 
miti, non potrà derivarne il complesso chimico e fisico che è il 
germe completo ; non potrà aversi quindi fecondazione efficace. E 
perciò che gl'ibridi non possono formarsi che tra plasmi appai 



tenenti a specie molto prossime fra loro; che è possibile talora ri- 
di B e non viceversa (non tenendo conto di certi ostacoli mecca- 
nici che talora si verificano, come l'eccessiva lunghezza stilare 
della specie fecondata), e che non sempre gl'ibridi sono t'ertili. 

tegrato fino al punto di permettere lo sviluppo ontogenetico, ma 
non tanto da permettere nell'individuo che ne è provenuto il pieno 

Io non m'indugerò a mettere d'accordo con la mia ipotesi 
quelle correlazioni che si sono stabilite dai varii Autori tra certi 
fattori e V autogamia, e alle quali io ho accennato dapprincipio, 
perchè nessuna di esse, come abbiamo visto, ha un valore assoluto. 
. Difatti si è voluto dire che la durata della vita delle piante o la 
durata dei loro fiori se grande importa autosterilità e se breve auto- 

fhdis ochrohuca, Courolmlu* «rrmsis. rollala mh/aris, Ta- 
ru.rucnn officinale, Aju ;/ a nplans. etc, e piante annue autosterili 



Kl.bene molte specie a fiori grai 
t'ertili, mentre, per es. Mrdica/jo 



dita siano un carattere particolare dei 
dipendenza generale da un dato fati 



in cooperazione degli agenti intimi o. per 

ecie e iinanco , sotto un certo riguardo, da 
permettono a nessun fattore di dare risultati 
le specie che si .trovano sorto la sua a/ione. 
le piante della medesima specie. Egli è che 



talvolta quindi basterà o semplicemente che cessi un i 
o che muti o che un altro se ne aggiunga perdio le e< 
terne tendenti all'integrazione germinale siano arresta 
trario accelerate con corrispondente manifestazione di 
o di assoluta sterilità in piante fertili ed ; 



iasi correlazione generale, come tul 
Esclischoltzia completamente steri 

d'integrazione di gente; impedita 



Oxalìs, e l'improvvisa produzione di capsule in 

.DKiìfJAXDT. Anche io nel mio citato lavoro ho an- 



siamente sterile. Aggiungerò che nell'i 



sempre ritenute sterili. Pare da questi ultimi esempi come 
ro la pianta faccia uno sforzo per integrare il suo germe 
alla fine riesce. E invero per una forma isolatali! pianta p< 
o per un solo individuo di una specie stata sempre sterile 
durati sempre l'una e l'altro nelle medesime condizioni air 
non saprebbe spiegarsi diversamente la probazione ili tinti 
clic il fiore di tale piante sembri perfetto, pure il germe 
contenuto non è completo, non è perfettamente integrato; 
sano ^li anni e la pianta riesce finalmente, come sotto uni 



190 
rispondo che nemmeno questa, come sappiamo, è una correlazione 
assoluta: al qual proposito non vorrò tralasciare di ricordare il ge- 
nere Mrscmbriuiit/ifmnm, il (piale, gruppo di piante desertiche o 
comunque xerofile per eccellenza, pur conta un considerevole nu- 
mero di specie autosterili o fors'anco completamente sterili come 
io ho constatato personalmente; in secondo luogo risponderò che 
tutto ciò non vale che a confermare vieppiù la mia ipotesi. E in- 
vero è noto che un terreno ricco di humus porta un grande svi- 
luppo vegetativo della pianta ritardandone o anche annullandone 
la fruttificazione, mentre un terreno arido accelera la fruttificazione; 
nulla di strano dunque se condizioni che ritardano od annullano la 
fruttificazione, vai (pianto dire la fioritura e quindi la formazione 
del germe, ed altre che l'accelerano o comunque la favoriscono, 
diano le une una formazione incompleta del germe (donde l 'auto- 
sterilità), le altre una formazione completa che ha la suamassima 
espressione nell'autofertllità ! (1) E poi il grande e talora ecces- 
siva lussureggiare del soma per le specie delle stazioni pingui non 
importa un grande consumo di materiali? Chi dirà che questo con- 
sumo e spreco di materiali e di sostanze plastiche non vada an- 
che a danno del germe , il quale quindi o resta soppresso o non 
riesce a completarsi ? Al contrario la pianta rupestre o dei luoghi 
aridi, invece di fare uno sfoggio inutile di fronde , pare che rac- 
colga e concentri tutte le sue scarse risorse ai fini più immediati 
della sua conservazione e perpetuazione nello spazio e nel tempo; 
' altra perdita, accorrono verso i 
quale quindi raggiunge un grado 
e specie godenti di un ottimo 



:on lo sviluppo generale, 
presto e più facilmente 



Da quanto abbiamo detto precedentemente appar chiaro che i 
fenomeni autogamici ed autocarpici o la loro soppressione , pur 
provocati da cause accidentali diverse, sono da ascrivere, assieme 
agli allogamici ed a varie altre manifestazioni, ad un ordine unico 
di fenomeni in relazione ad una causa fondamentale pur essa unica, 
cioè la maggiore o minore completezza germinale. Non si tratta 
di fenomeni diversi che nell' apparenza , nella loro sostanza sono 
identici perchè effetti di una causa identica, il grado più o meno 
avanzato, ripetiamo, dell'integrazione germinale, riferito non ai 
plasmi sessuali isolati, ma a quella complessa unità che è rappre- 
sentata dall'oosfera fecondata. Nelle piante autofertili l'integrazione 
germinale é perfetta anche per i plasmi sessuali del medesimo fiore, 
in quelle semplicemente fertili V integrazione è raggiunta soltanto 
con la fusione di plasmi estranei; nelle specie polimorfe l'insuffi- 
cienza germinale è ancor maggiore perchè l'integrazione del germe 

nei perchè appartenenti ad individui diversi , bensi perchè appar- 
tenenti a forme diverse. Tuttavia le unioni devono essere legittime, 
cioè tra stimmi e stami al medesimo livello ; nelle altre unioni le 
differenze germinali divengon troppo grandi, conformemente all'in- 
terpretazione datane dal Darwin che le considerò analoghe agli 
ibridi. 

Ma l'integrazione del germe, è bene ripeterlo, non deve mi- 
surarsi dall'evoluzione di ciascun singolo plasma sessuale, ma dal- 
l'unità che essi son destinati a costituire con la loro fusione ; la 
integrazione del germe potrà quindi mancare per una reale insuf- 
ficienza dei singoli plasmi sessuali come avverrebbe, per esempio, 
se si unissero nel caso che fosse possibile, due elementi, maschile 
e feminile, di un fiore ancora in boccio ; ma potrà anche mancare 
pur in presenza di plasmi sessuali pienamente evoluti, come av- 
verrebbe per elementi sessuali molto lontani (impossibilità dell'i- 
brido) o, caso opposto, per elementi sessuali molto prossimi, quali 
sarebbero quelli appartenenti al medesimo fiore. Nel primo caso 
non si avrebbe l' integrazione germinale per la granile diversità 

reale insufficienza pur sempre possibile, anche per la loro pianile 

ubante non ,'■ un <niì<ì iinrinn. 



1 raddoppiamento in quant 
apponendo possibile in ta 
uali) sarà in quantità doppi 



uguale cioè alle due uguali 



quasi uguali 



suppone derivare. JJi qui la giustezza dell' ipotesi del DARWIN, che 
i plasmi sessuali, affinché si abbia una fecondazione con successo, 
debbono, essere in certo modo diversi, diversi (e questo è 
quello che aggiungiamo noi all'ipotesi darwiniana) perchè l'uno 
nmtnìmiscii ine! che manca all'altro per formare il germe integro 
rappresentato dalPoosfera fecondata, capace dello sviluppo ontoge- 
netico. Con questa considerazione riesce evidente che ogni eqttftl- 
siasi caso di sterilità deve riferirsi ad un'insufficie 



del germe, o nei singoli plasmi sessua 


i o rispetto a quell'unità 


che essi son destinati a costituire con 


a loro fusione; il nome più 


adatto quindi per esprimere i lenomeni 


che vi hanno tratto, piut- 


tosto che quelli di autosterilità, ad man 


andria, etc, i quali o ri- 


flettono un solo aspetto della realtà ov 


sero la pregiudicano, è quel- 


lo di Oligoblastesi, vai quanto dire / 


tsulJHmt, formazione del 


germe, che, secondo la nuova nostra ir 


tuizione dei fatti, è appun- 



rapporti fitogeografici fra l' isola di Creta 
e la Cirenaica. 



ivuta fino ad oggi della Tripolìtania e della Cirenaica ha fatto 

a Libia sia stata di accesso difficile in causa specialmente del 
ìatismo degli abitanti e dell' assenza quasi assoluta di vie di 
nunicazione (se si eccettuano le grandi carovaniere del deseri 
a piccola rete di mulattiere sull' orlo mediterraneo) , non si 
legare che arditi viaggiatori non abbiano percorso in numero 
evole quelle provincie ormai nostre; ma i loro sforzi per la sch 






194 
di Barbe y e di Ascherson, i quali , da principio , avevano 
stabilito di collaborare , per la flora della Libia , all' opera monu- 
mentale (rimasta soltanto allo stato di desiderio per la morte del 
suo ideatore) che il C o s s o n intendeva di pubblicare intorno alla 
flora dei paesi compresi fra la Tunisia e l'Egitto. 

Con quest'opera molto metodica e molto chiara , ricca di nu- 
merose notizie geografiche, geologiche, fitogeografiche e floristiche, 
noi abbiamo il mezzo di stabilire che la flora della Cirenaica è 
collegata più direttamente con la flora eretico - greca e con altre 
mediterranee che con quella della Tripolitania propria e dell'Egitto. 

In una comunicazione precedente , io ho cercato di fissare le 
relazioni fitogeografiche che esistono fra Creta e Karpathos (1) e 
quindi quelle fra il Peloponneso e la Tracia da una parte e la 
Caria e la Licia dall'altra, ossia le regioni continentali che stabi- 
liscono il dominio dell'Arcipelago nel quale l'isola di Creta dimo- 
stra, in rapporto alla distribuzione della vita attraverso il tempo 
e lo spazio , un' importanza assoluta. Io ho sempre ritenuto che 
Creta non potesse andare disgiunta dalla Cirenaica ed ora l'opera 
diDurand e Baratte assicura senza dubbio su questo ar- 
gomento. Le mie considerazioni precedenti si basavano principal- 
mente sulla presenza del cipresso allo stato selvatico nel Peloppo- 
neso, in Creta, a Gaudhos e in Cirenaica. 

lume su Creta (2) di non aver visto e Gaudhos altri alberi fuor 
che lentischi, pipressi nani, pini d' Aleppo rachitici e ginepri a 
frutti commestibili <.hn/ij>mis niacroatrpa) che gli indigeni rino- 
mano ketros. Di questi pochi rappresentanti della fiora arbore- 

ques caroubiera et figuiers rabougris ; mais 
rait en venir de plus beaux dans les parties 



(1 ) A. B a 1 d a e ci : Le relazioni fitogeografiche fra Creta e Kar- 
pathos, in Memorie della R. Accademia delle Scienze di Bologna, 
Serie VI, T. Ili, 1906. 

(2) V. Simonella Candia. Ricordi di escursione, illustrati 
con fotografie e disegni dell'Autore, pag. 132. Parma, 1897. 

(3) V. R au 1 i n : Description physique de l'ile de Créte, 2 Voli. 
Bordeaux-Paris, 1869. 



195 
Dans les sables voisins de la mer, il y a une grande quantitè de 
genèvriers d'une espéce particulière, dont on mange les fruits qui 
n'ont pas une saveur dèsagrèable » (t). Questo ginepro è sicura- 
mente quello visto dal Simonelli (2). 

A parte le altre specie, la cui importanza può apparire scarsa 
o nulla, il cipresso segnalato a Gaudhos dai suddetti valorosi geo- 
logi ò elemento atto a sostenere i rapporti Htogeografiei antichi e 
recenti che passano tra 1" isola di Creta e la Cirenaica, la quale 
rappresenta dalla parte libica il pilone del gran ponte eurafrioano 
che scendeva dal Peloponneso. In questo genere di rapporti biso- 
gna considerare in modo speciale le piante antiche. Il fitogeografo 
trae aiuto grande dal filogenista , ciò che il D e 1 p i n o ammise 
senza restrizioni, con lucidissima visione. « Il filogenista procede 
a una profonda ponderazione e comparazione dei caratteri morfo- 
logici e biologici e all'uopo vi associa anelli» considerazioni di fatti 
fitogeografici e paleontologici. Evidentemente quesiti di questa na- 
tura, e questo è processo di vera indagine storica, sono gli uni e 
l'altro totalmente estranei al morfologo puro e semplice » (3). Per 
il D e 1 p i n o. le gimnospenne rappresentano il secondo gradino 
del terzo gruppo della forinola triseriale (polifiletica) in cui razio- 

clie al cipresso spetta un posto d'onori' nel presente studio. 

il cipresso . < 'u //nss/ts sr)nj)rrr/r<i/s. L. l'orma rara is horizon- 
talibus — C. /mrLoufdl/s, Mill.i è una specie diffusa in Persia, 

Asiu .Minore. Sina e (irecia nel continente eurasiatico, in Cire- 



oue iranica e del mediterraneo orientale, in Asia, Africa ed 
opa. Il cipresso è proprio dei terreni cretacei di quella vasta 
one. Come è facile spiegare la distribuzione di questa gimno- 
ma nell' Asia occidentale, nella Grecia e nell'isola di Creta, 
i e Cipro, altrettanto è facile la spiegazione della presenza di 
nella Cirenaica. Questo fatto risulta chiaro col mezzo del qua- 
dice anello Morea, Creta, Gaudhos, Cirenaica. 



(1) Idem: Op. et. Voi. 

(2) Id. un : Op. cut. Voi. 

(3) F. Delpino: Appi 
;ione delle piante: prima 



19(ì 

Nella Grecia, il cipresso abita nella regione montana del Pe- 
loponneso (1). In Creta, esso è proprio della regione forestale mon- 
tuosa dai 700 ai 1500 metri sopra il livello del mare nella catena 
occidentale degli Aspravouna, donde scende anche ad occupare la 
zona mediterranea (2). Neil' isoletta di Gaudhos , il cipresso non 
può essere che mediterraneo. In Cirenaica, esso è stato segnalato 
finora nel Gebel Akhdar a 700 e più metri di altezza e poi in 
molti altri luoghi montani o mediterranei come a Cirene , fra El 
Ariba é Slargaci, fra Zardes e Maraona , a El Amri , nell' Ouadi 
Keraib dove si presenta sotto forma di alberi di 20 metri , poi a 
Selonta , quindi fra 1' Ouadi Zeitoun a Mergi , fra Derna e Bom- 
ba (3), ossia in tutta la regione. Si tratta dunque di mi albero, 
il quale, nel terreno calcareo, non ha differenza di predilezione fra 
la zona subalpina nuda, ossia quella che va dai 1500 ai 2500 metri 
sopra il livello del mare (4) e le zone inferieri, compresa la Bpiaggia 
del mare. Non si può peraltro negare che il cipresso, tanto in Ci- 
renaica, quanto nel Peloponneso e in Creta , come nel rimanente 
del suo habitat geografico , non sia essenza specifica della zona 
montuosa forestale. Questa è anche una prova a favore della di- 
mostrazione dei rapporti fitogeogratici greco- libici in cui ("rota sta 
nella guisa di formidabile anello di unione , come è già stato di- 
mostrato che quell'isola é altrettanto o maggiormente degna di con- 
siderazione nei rapporti fra la Grecia e 1' Asia Minore per la via 
di Karpathos e Rodi. 

Le flore del Peloponneso e della Cirenaica sono povere di 
anche la flora insulare di Creta che sorge 
è relativamente depauperata di specie per 
tfluiscono in senso negativo sulla vegeta- 
) per 1* aridità del suolo che è scarso di 



acqua , calcareo iu gran parte e assa 
La flora del Peloponneso non arriv* 
di Creta non supera le 1600 specie ; 


i denue 
finora 1 


lato negU alti K i.*l,i. 
i 2000 specie , quella 
la flora della Cirenaica 



ietà. alle quali vanno aggiunte 47 specie endemiche. Questo to- 

è da prevedersi che esso sorpasserà eoa difficoltà il numero 
e specie della flora eretica, anche pel fatto che alla Cirenaica 
icano le zone alte, le quali portano notevolissimi contributi non 
> per qualità, ma anche per quantità alla flora eretica. « Cretae 
ulae montes in quatuor partes divisi sunt, quarum prima occi- 

auri » .2104), « Haghion Pneuma » (2300), Haghios Theodoros 
75) inontes; altera pars in media insula sita « Psiloriti » mon- 
is, in quibus « Ida » (2498 m.) mons, a quo meridiem versus 
.edros » (1802 m.) mons Platypotami valle disiungitur ; tertia 

a-i), « Aphendi Kristos » (2155 m.), « Tsilero » (1583) moutes: 
ique in parte maxima orientem versus spectante « Aphendi 
/utsi (1472 m.) mons » (1). In Cretae nonnullis regionibus traina 
nationis loco formatio Cupressi esse videtur » (2). 

La Cirenaica ha la forma di una cupola allungata, leggermente 
mtata da S.-O. a X.-E. che si abbassa gradatamente dalla coste 

regione di Derna. « Le versant Xord de ce dòme est dispose 

une succession de roirasses d" im'^ale lattei ir . paraìlèles à la 



de distance eu distance de 

cci'-s d*-s rerrasses supórieures » '3). 
ia nel versante settentrionale cor- 
quella costa e della caldaia lilnYa 

; , , 



198 

I signori Durand e Barratte hanno studiato con la 
massima attenzione le diverse specie e varietà della Cirenaica nella 
loro distribuzione geografica intorno al litorale dell' intero bacino 
mediterraneo, spingendo le loro osservazioni fino in Mesopot.amia. 
e in Persia. Dai calcoli fatti dai due eminenti botanici si deduce 
che della flora della Cirenaica attualmente conosciuta , 598 specie 
si trovano anche in Tunisia, 595 in Algeria, 529 in Grecia, Creta 
e nelle isole dell'Arcipelago, 524 nell'Italia continentale, in Sicilia 
e Sardegna, 518 nella Spagna e nell'arcipelago delle Baleari, 506 
in Siria e nell'isola di Cipro, 474 nel Marocco, 459 in Egitto, 439 
in Francia e in Corsica , 419 in Asia Minore , 395 in Palestina, 
378 in Tripolitania, 249 in Persia, 179 in Arabia e 170 in Meso- 
potatnia. Queste cifre sono assai dimostrative e rivelano che la 
flora della Cirenaica, astraendo dai rapporti diretti che essa ha con 
quella della Tunisia e dell'Algeria (l'affinità della flora della Cire- 
naica con quella punico-numidica viene spiegata dall' analogia del 
suolo e del clima in concomitanza cou gli altri fattori geofisici che 
cooperano all'unione delle flore risultanti nelle diverse direzioni 
nord-orientali), i p-iesi di maggiore affinità sono senza discussione 
Creta e la Grecia, dopo i quali viene l'Italia. 

paesi più vicini alla Cirenaica quelli che ne condividono sostan- 
zialmente la vegetazione (1' Egitto, il suo vicino dell' Est, occupa 
l'3° posto nella scala dei rapporti, e la Tripolitania propria sta 
air ultimo posto), ma 1' Europa meridionale. E quindi , a questo 
proposito, si deduce che la flora cirenaica é stata nelle epoche geo- 
logiche passate refrattaria a qualsiasi contatto importante con la 
Boni sahariana, almeno in quella sua grande cupola montuosa che, 
pur dominando il deserto, continua a mantenere i più sicuri carat- 
teri mediterranei « Le dòme de la Cirénalque qui rappelle tour a 
fait ceux de la Tunisie centrale et qui possedè les plantes spéciales 
des Hauts-Plateaux algériens doit ètre considerò cornine la partie 
la plus orientale d 'une vaste région interposée dans le Nord de 
l'Afrique entre le littoral et le dèe art. Cotto région qui fait defaut 
dans la Tripolitaine a dù disparaitre . ainsi qu' en témoigne l'é- 
chancrure de la grande Syrte , en moine tomps «pie le large pont 
coutinental qui mettait en comunication le Nord de l'Afrique (Tu- 
nisie, Tripolitaine et Cyrénaique) avec l'Europe (Italie et Grece) 
et 1' Asie Mineure » (1). Il cipresso di Gaudhos si può invocare 
anche una volta con sicuro profitto. Questo pinnacolo eretico-libico, 
che arriva appena a 384 metri sopra il livello del mare , attende 
ancora il suo botanico esploratore ed illustratore, sebbene i natu- 



ralisti che 1' hanno visitato , segnalino la sua fisionomia botanica 
uguale a quella della corrispondente zona mediterranea delle sua 
isola madre, Creta. In vece della flora di Gaudhos noi possiamo 
valerci, senza dubbio con identici risultati, della fiorala di Gaidhu- 
ronissi o Gaidharonissi, un altro isolotto satellite di Creta nella 
sua costa meridionale. Gaudhos sorge a' ponente , mentre Gaidhu- 
ronissi sta a levante dell'isola ; quella più al largo , questa più a 
costa. Gaidhuronissi è nota ai botanici per l'escursione che vi fece 
1' Heldreich nel 1846 , il quale vi raccolse 41 specie. Di queste 
sono proprie anche alla Cirenaica le seguenti : Glaucium fUtVUm 
Crantz (G. h/tenm Sc< ■[>. . ("i*tn* parri/lorn* Lain. Silei/e sedoi- 
des Poir, S. succulenta Forsk. , Arenaria serpyllifolia L. , Pa 
rni/i/ciiia argentea Lamk.. Frankenia pai femlento L., F. laeris 
L. (F. hirsuta L. var.), Erodium cicutarium L'Herit. , Pistacia 
Pentisca* [,.. Vaillantia hispitla [„.. Palli- ni* spinosa Cass., Ci- 
choriam spinosam L.. Echium arenari um Guss., Thymus capi- 
tata* Hoffm , et Link. . Sideriti* romana L. , Pra*iitm ma} a* 
L.. Teucrium Poi inni L. . St at ice echio ides L. , Limonia*trnm 
monopetalum Boiss. . Piantano albicali* L. , Rumex bucephalo- 
pìioru* L., Mascari maritimnni Best. Jnncn* acutits L., Lagu- 
ms n rat ns L. , Koeleria phleoido* Lamk. , Bromus mben* L., 
Pi/m* halepcì/si* Milk Questa proporzione del 60 °/ circa ha no- 
tevole interesse nella dimostrazione dei rapporti floristici tra Creta 
e la Cirenaica e sebbene parecchie delle specie suddette abbiano 
una larga distribuzione in tutto il bacino mediterraneo , un certo 
numero è tipico della zona orientale del mediterraneo eurasiatico - 
africano. Gaiduronissi, d'altra parte, non può avere per la sua al- 
tezza sopra il livello del mare che la vegetazione mediterranea. Ma 
quello scoglio, come Gaudhos, come l'isola di Creta e le altre che 
si stendono vicino ad essa a settentrione e a levante, conservano 
tutte l'impronta terziaria più sicura di essere state parte della re- 
gione sprofondatasi nel Mediterraneo orientale. È per quell' istmo 
lungamente esteso che probabilmente si univa nell' ultimo periodo 
di vita la regione libico-mediterranea ora sommersa : esso separava 
in pari tempo i due bacini del Meditorraneo, avviando dall'Europa 
verso la Cirenaica le piante proprie .li Creta, della Grecia e del- 
l'Asia Minore. E ugualmente col mezzo .li ujitesto istmo scomparso 
che molte specie della Russia meridionale e del Caucaso rome ìi 



cordo anche con le affinità delle specie autoctone , che i rapporti 
botanici della Cirenaica si distribuiscono in un modo quasi uguale 
entro le due regioni di pari importanza che sono il Nord del ba- 
cino Orientale (Creta, Grecia, Asia Minore etc.) e il Sud del ba- 
cino occidentale (Tunisia, Algeria, Marocco). 

Fra le specie maggiormente atte a dimostrare i rapporti flori- 
stici tra la Cirenaica e Creta e quindi tra la Cirenaica e l'Europa 
meridionale orientale, vanno ricordate: Ephedra campylopoda C. A. 
Mever. .Iitniperiis [lìdi nicea L., /'auuuciilus asiaticus L. t Fu- 
maria macrocarpa l'ari., Cistus parvifloru* Lam. . silene calo- 
rata Poir. var. distachya Rohrb., ti. succulenta Korsk., N. sedoide* 
Poir., Alsine tenuifolia Crantz var. con [erti flora Fenzl, Triade- 
nia aegyptiaca Boiss., Erodium gruinum L'Herit., Pagania ere- 
tica L., Peganum Marmala L v Lupina* l'ermi* Forsk.. Ononis 
Siri,, ri Boiss. Tri foli il m forma*//// Siek.. /'. n n i fiorii ni L., Lo- 
tus pusilla* Viv., Scorpiuru* nutricata L. var., Ceratonia Siliqua 
L., Poterium spinosum L., tferfMm creticum Boiss. et Heldr., 
Saxi fraga hederacea L., Lagoecia cuminoides L., Scalìgeria ere- 
tica Vis., Z>a«CMS guttacus Sibth. et Sm., ftwò/a OZèwr/ Bich., 
Fed/a graciliflora Fisch. et Mey., Pterocephalus papposus Hai., 
i'ìuit/nalou graecum Boiss., Carlina invulnerata Poir.. Cynara 
Sihthorpiana Boiss. et Heldr., Cichorium spinosum L. C'ouvol- 
rulus oleifoliu* Desi'., Anchusu aegyptiaca IX.'.. Echi u m *< ricettili 
VahL. £. e/«/a>/« Lehm, Heliotropium rillosum Willd., 0/W>««- 
(•//*' nrsicolor, L. , Crozophora verbascifolia A. Juss., Orchi* . 
longicruri*. Link., G'«</«/ /?/>/-o*a A. et H. Schult., Mascari ma- 
ritimum Desk. Tgpha angusta/a Bmy et Clmul).. .!;•// ;// italici! m 
Milk, Aeluropus repens Pari. 

Questa lista di specie, scelta sopra un numero molto più ri- 
levante, mostra innanzi tutto c/te la flora della Cirenaica è essen- 
zialmente mediterranea, contrariamente a quella della Tripoli tania, 
che è nettamente mediterraneo-subdesertica. La differenza si spie- 
ga pel fatto che gli altopiani, i quali dall'Algeria, alla Tunisia, 



flueuze climateriche equatoriali, sono venuti a mancare con lo spro- 
fondamento delle Sirti, o, forse, non esistettero mai nel tratto rap- 
presentato da questi 



iti due grandiosi golfi, sicché le influei 
i trovato aperto in breccia il deserto dii 



Mediterraneo. Secondo quello che sappiamo da Durand e Barratte, 
la Mora speciale «iella Cirenaica risulta formata da un complesso 
di 287 specie provenienti da sei regioni principali in contatto con 
essa. Le specie che la flora Cirenaica possiede in proprio con le sei 



;ioni, sono: I. 8 


S specie 


ì dist 


ribuite nel Nord 


dell'Africa fri 


Llgeria o il Maro 


eco e il 


Sud 


della Spa 


glia fino 


all'Egitto e ii 


-ia (10 di queste 


specie 




i trovano 


che in Tripolitania e in 


;itto); II. 72 specie disti 


ibaite 


in Timi: 


sia, in : 


Ugeria. al Ma- 


vo. in Spagna, i 


>, Fran: 




Italia c> 




in Grecia ed 


Asia Minore: II 


I. SI s{ 




listrilmin 


; dalla Ci 


renaica o dalla 


3Sa 


!t\X 




HK 


ria (8 son 


•ovano solamen- 
n Tripolitania, 

o anche proprie 








a Tripoli 




Tunisia, inAl- 


ia ed al Harooo 


>; VI. 5 


>:ì spe 


eie diffus 


e dalla C 


irenaica o dalla 


i poli fan ia verso 1 


'Egitto 


e la i 


siria. ri ne 


i in Grec 


ia od in Italia. 


TZ!iLZ ] l 


;ati del 


IHka 


xne Bar 


ra .1.1111 


n l'elenco delle 
kLÀCSl è tacile 



Rassegna della stampa coloniale agraria. 

Piante a Caoutchoiic in Abissi nia. — Stante l'abbondanza «li 
piante a Caoutchouc, specialmente liane , esistenti in tutte le fo- 
reste dell'Africa tropicale, era prevedibile se ne sarebbero trovate 
anche in Abissinia. paese [iure ricco di selve. K già se ne aveva 
gualche notizia. Intani il capitano Wri.sox, per primo, trovò, lungo 
il fiume Sobat, estese foreste ricche di essenze a Caouteliouc. spe- 
cialmente nel distretto di Pangmala, nella regione di Anuak. Altre 
foreste con piante a Caoutchouc furono segnalate verso il nord, 
nel Tigre, e verso il sud nel distretto di Bujama, all'8 grado di 
latitudine nord, all'est dei laghi Zwai e Ceveta. Il fiume Sobat è 
navigabile dal Maggio al Dicembre , quindi in tale periodo riesce 
tacile da Khartoum giungere a quelle foreste a Caoutchouc. 

In seguito a queste indicazioni, venne a costituirsi a Londra 
una società, con il nome di The Imperlai Ethloplau Rubber C. , 
avente lo scopo di assicurarsi il monopolio di tutto il Caoutchouc 
prodotto nell' Abissinia e nelle regioni limitrofe. Il caj 
Società è di 150.000 lire sterline (3.750.000 fr.) e la durata delle 

duzione di 225 tonnellate di Caoutchouc all' anno , ciò che appor- 
terebbe un utile netto di 1.350.000 franchi, e già sono stati latti 
i primi invii di un tale prodotto per le vie del Nilo e di Suakiin - 



elle foglie somiglia realn 



l.iv al Maggio, e pioggit 
attro mesi. La temperati 
durante il giorno, ma 



er coagularlo. 



foreste abbon 
sia per la dif 
adatto alla rac 



204 

Il ('aoutchoiie di ('ryptostogi.1 grandiflora. — Con il nome 

di Lombiro si conosceva fin qui una liana del Madagascar, identi- 
ficata per la Cri/ptnsfrgia iiHiilai/ns, -arit i/sis. Bo.i. Ora. in seguito 
a ricco materiale raccolto in detta isola, risulta che lo stosso nome 

alla vera Or. madagascariensis, Boj. e nel sud-owest alla Cr. 
grandiflora, R. Br., specie che credevasi non crescesse al Mada- 

coustatazioue è dovuta a Costaxtin" e (Iallai'H ed a Jumki.i.k : 
De consegue che gran parte del Caoutchouc di Lambirò, massime 
quello proveniente da Fort-Dauphin, deriva dalla Crypt. grandi- 
flora. Questa specie non si conosceva allo stato selvatico, ina solo 
coltivata, come ornamento, in Africa, nelle Indie ed a Cuba. Già 
qualche ricerca era stata iniziata nelle Indie per utilizzarla come 
pianta a Caoutchouc, e con buoni risultati : infatti i saggi di coa- 
gulato ottenuti mostrarono di contenere, allo stato secco, tino Su. 
5 per cento di Caoutchouc, e solo 7. 9 per cento di resine : furo- 
no .piotati franchi 9. <i0 per chilogramma. Recentemente poi il 
JUMELLE ha eseguito nuove analisi sui saggi provenienti dal Ma- 
dagascar, trovando 88. 86 per cento di Caoutchouc, con 10. 58 per 
cento di resine. Quindi questa liana dcvesi considerare come una 
Inuma specie per la produzione del Caoutchouc, tanto più che i suoi 
lunghi l'usti possom» ancora venire utilizzati per le fibre sottili e 
tenaci, analoghe a quelle di /intuir, che contengono in abbondan- 
za, e che possono servire per confezionare tessuti. Nel riferire 



( 'r<jplo*U><)ì<t grandiflora resista ottimi 


iment 


ma di Palermo, e lo prova l'esemplare 


che l 


Botanico, per cui potrebbe riuscirne 


utile 


tanto più che, come dice il JUMBLLB, 


non 


atta a coprire muri od a salire su alti 




no» trova sostegoi, può assumere la ( 


orma 


l'iante a Caoutchouc in Malesia. 


- Il 


lazione sopra Borneo, riferisce che col 


à si ( 



coltura in Sicill* 



chiamò tale Apocinea Leuconotis elastica. Il Beccar 



piante a < aoutclioii<\ — 



buona prova. 






liantagioni a Caoutchouc, sia la Calci 
, grandemente lo sviluppo del tessuto 
uppo, secondo indagini recentissime, è 
ito quello dei vasi laticiferi. E' quindi 
itagioni a Caoutchouc, la C<ilcinriiutuin< 
ù buoni, e sarebbe a desiderarsi se ne : 



Eritrea. — Dove il Caflè può dare 
za per la Colonia e per la Madre pati 



il nome che porta, ■ 


inumana delle alte montagne dell'Abissinia. e 


rovandosi appunto 1 


'Eritrea assai prossima ai luoghi di origine di 


tuesta specie. Non i 


tutta l'Eritrea però si presta alla coltura del 


ariv. ma. secondo 1 


le esperienze eseguite «lai IVu.mìati, le locali- 


à, di detta Colonia, 


in cui con «piasi sicurezza di buon esito si 


»nò intraprenderà la 


coltivazione del (.'arto, sono quelle che, come 


Milli, posto sulle pe 


ndici orientali dell'altipiano, o nei valloni che 



— Che il Caffè vuole terreno organico e quindi è 

— Che è raccomandabile aprire le fosse qualche : 
i-ima li tare la piantagione. 

— Che nei primi anni di piantagione è raccomanda 



oin 


a 950 mila ett 


ari, misurata in pian. 


e d 


i terreni fertili 


, e tutte le vallate ir 


vist 


,e di sorgenti e 


ìontinue, di torrenti e 


fior; 


ante e perenne, 


i i» moltissimi luoghi 



Sull'aiuolo della (anfora. - Una questione a lu 
tata quella della possibilità o no di ottenere buon 
ifora degli alberi di Cinnamomum Camphom coltiva 
ioni. Per l'Algeria, fino dal t«l»*j, il Tkakut a 
irsi ricavare ottima Canfora dagli alberi colà col 
aito il Riviere ed il Girard, dopo ripetute anali 

quegli alberi mancavano totalmente di Canfora : 
asserzioni, il Bonxier se ne prevalse per forum 

le piante dei paesi caldi, portate nella regione : 



dal 1899, ne aveva 



M 



lo all'albero della Canfora , il Trabut 

mosa, un prodotto abbondante, per nulla 

quale, riprese in Algeria tali esperienze, 
sserisce di avere ottenuto, mediante la 
Ile foglie, un rendimento dell' 1.35 per 

>o industriale. Né dobbiamo dimenticare 
, operando sopra alberi di Canfora, col- 
toli, li trovò capaci di buon prodotto. 
> Canfora da noi, per estrarne il prodot- 
massime dopo che il Governo Giappo- 

coperta della 



Canfora sintetica, o meglio di prodotti elàmici, i quali, 
tutte le proprietà della vera Canfora vegetale, possono 






210 
l'essenza di trementina. Infatti La principale Società costituita per 
la produzione della Canfora sintetica, sotto il titolo « 7, a C a m- 
phre », nell'ultima sua Assemblea Generale, ha lealmente dichia- 
rato ai suoi azionisti che era inutile continuare nella lotta, essendo 
sparita Ogni illusione sull'avvenire industriale della Canfora sinte- 
tica. Cosi viene a concludere : « Cette fabrication ne pourait se 
[aire, mème daus de, conditi,,,,* plus farorables. qu'ù des prie 



pruduits ìuinfìamuudAes. le Camp/ire <> ni srs co/ir* tiaisser 

choses ne fera disonnai* que s'accentuar dacautac/e. » In- 
fatti la Canfora sintetica non può cedersi a meno di 7 trancili il 
chilogramma : ciò era vantaggioso (piando la Canfora naturalo va- 
leva da 10 a 12 franchi il chilogramma, ma non è più convenien- 
te ora che la Canfora naturale ò discesa a circa 8 franchi per 



Il Nespolo «lei Giappone. — Se si chiama del Giappone par- 
li in tratta la medesima questione concludendo che non è indigeno 
del Giappone. Già parecchi autori moderni, che visitarono il Giap- 
pone, hanno asserito di non avervelo trovato spontaneo ma solo col- 
tivato in piccola quantità ed in varietà poco pregevoli. Pare piut- 
tosto debba ritenersi originario della China, ove fino dalla prima 
metà del secolo XVII fu trovato da Michele Boym, missionario 
gesuita, autore della prima Flora tinensU. E' pure ricordato in 
alcune enciclopedie chinesi, di molto anteriori alle relazioni tra 
China e Giappone. L'indigenato di questa specie in China è pari- 
menti confermato dal fatto che, delle 15 o 16 specie conosciute dì 
Erinhntnja , ben 9 sono indigene della Regione [malaica. 3 delia 



3 o nulla si è fatto per sele- 
diorandoue la qualità del tratto. 

altri paesi le migliori varietà, 
do solo i soggetti trovati mi- 



È sperabile che anche in Sicilia, ove la coltura del Nespolo 



ione rapidamente. 
Il Nespolo del Giappone poi. <|iiantun<[ue a loglio persistei 

iduche, come il Cotogno. l'A/.zeruolo, il ÌYn 



l della Fava. 

nici moderni 


~ 


tate^ueHTdT 


spontaneità, 
nulla dicono d. 
rico di Faba 


(.li 


fonde almeno 



tenerla indigena. Ora però il Traiìit viene a segnalare 
di Fava, che egli, fino al 1893, assieme al Battaxmkk. 
con tutte le apparenze di pianta spontanea, in Algeria, 



dallo stesso De i '\m...i.i.k. V;di pure semi di Fa 



|iariiiirnti assa 
Indie e quella d 
lontani. Queste 



Bachi di Beta clic vivono 



bruco, ma nutrendolo con altre foglie, non < 
, imperocché è specie oltremodo polifaga, Infatti i 
ove pure si trova, si ciba delle foglie di Cai 



allevarsi. 



/""<•" 



.ncbe da questa specie si potrebbero ottenere più generazioni 

o solo dopo 15 giorni dalla nascita. 

fn'altra farfalla, non illustrata dalla Meriam , il cui bruco 
rive sopra gli aranci ed altri agrumi , è 1' Attacus A arota 
rjAMMKH. frequente nell'AmenVa centrale. Pi v>< luce ottima seta 
ndo il Miciiklv ha sviluppo rapidissimo, per cui se ne pos- 
)ttenere fino a sei generazioni all'anno. 

lesta quindi accertato che esistono alcune specie di lepidotteri, 
i di fornire buona seta, i cui bruchi vivono sugli agrumi. 
he tanto si lamenta la orisi cui é esposta 1' agrumicoltura e 
►pone perfino di distruggere gli agrumeti, per sostituirli con 
colture più redditive , sarebbe da pensare seriamente alla 
ilità di introdurre ed acclimatare in Sicilia questi lepidotteri, 
endovi si verrebbe a raggiungere al reddito dei frutti un 



ngo tempo fu 



iando di .qualsiasi serietà : solo in questi ul- 
completa conoscenza della biologia dei Tar- 



ifi stessi, cioè dell 


e loro relazioni simbiotiche con altre piante, si 


I Tartufi vivon 
senti : traggono ciò? 

di conseguenza in 
iànte silvane. Sono 


, così importante questione, ed il Mattinolo 

o in relazioni simbiotiche con piante arbore- 
ì parte del loro nutrimento dalle radici di .incile, 
m si trovono che nei boschi od in vicinanza di 
. specialmente le Quercie, i Pioppi, i Salici, 


te danno ricetto & 


1 alleva,,. , Tartuii. p,r cui noi, si l m, '^_ 



Il Tartufo nero ed il rosso preferiscono le Quercie e le Avel- 
ie : il Tartufo bianco preferisce i Salici ed i Pioppi, e special- 
nte il Pioppo bianco (Populus alba). 

Per formare una Tartufaia occorre avere le piante relative e 



talmente il micelio e Bémil 


tarlo pi 


resso le radici degli alimi 


esi^e minuziose precauzioni ci 


ie n.in i 


tutti sanno attuare. Volend 


ttare ([nesr.'ultimo metodo, con 


viene ce 


>nsn lenire chela ripro.luzio 


Tartufi può effettuarsi per r 




li spore e per mezzo 'li < 


ii: serebbe preferibile il prim 




o, ma la germinazione del 


re è oltremodo difficile, per cui 


conviei 


le ricorrere agli agenti che ] 



•he invadono e '[istruirono i 



icelio dai 


Tartufi, s< 


enza parti 


ero modo: 


raccogliere 


i cioè i Ta 


vandoli . 


riporli in 


quantità 


i fra fogli 


ie secche d 


li l^uereia 


■ lei ine' lesimi alberi 


: si ottien 


patta, cotonosa , bianca , cor 


co. Dopo 


ciò conviei 


ie procede 


celio dei 


Tartufi \ 


dvesse se 



producevano, hanno in brevissimo tempo dato origine ad abbon- 
dante produzione di Tartufi. 

Come riferisce il MATTIRCLO, si sono perfino ottenuto Tartufi 
al quarto anno, innestando piante di tre anni di Salici o di Pioppi. 
con gemme tolto da individui riconosciuti tartufi feri. Da ciò si de- 
duce che basta una semplice talea, staccata da un albero t art u ti- 
ferò, per riprodurre un nuovo albero, capace di sviluppare pronta- 
mente Tartufi, imperocché la talea contine già nei suoi tessuti, il 
germe dei Tartufi. 

Questo dimostra che la sede del micelio producente i 'L'amili. 
non è limitata alle ultime ramificazioni radicali, come fin qui si 
credeva ma si estende ancora al tronco e forse ai rami : il micelio 
cioè vive normalmente nei tessuti legnosi dell' albero, nei quali 
trova gli alimenti adatti al suo sviluppo, od almeno cerca un ri- 
fugio nei detti tessuti, quando l'eccessiva umidità del terreno lo uc- 
ciderebbe esternamente, e ne esce, per inoltrarsi ed espandersi 
nel terreno, solo allo scopo di sporificare, cioè di produrre i veri 

bili al microscopio. 

Il servirsi di talee; tolte da alberi riconosciuti tartufitela è 
un ottimo metodo, e si potrà adottare per i Salici e per i Pioppi 
benché non sia facile trovarne gran quantità per farne una coltura 
estosa. Ma la mnltiplicazi.-ne per talee è poco pratica per le Qu or- 
eie, quindi per queste ultime sarebbe da adottarsi l'innesto, por-, 
tando su ceppaie non tartufifere, gemme di piante riconosciate tali: 
con l'innesto si ha la perpetuazione della medesima individualità 
fisiologica, riprodotta agamicamente, la quale, invasa dalle ife mi- 
l'eliche del Tartufo, le trasmette alle radici sane della pianta tini - 
z tonante da soggetto. 



e forme conidiofore, per inocurarlo direttamenl 



«Ielle vili in Sicilia. — Quando 1 



■ lisse 'lipeudere questi dal Jioncet, 
da una cocciniglia, il /'li/zurctis. A 
e 1' Heteroglyus, etc. La filossera 



vedere alcune < 






alcun effetto sullo sviluppo .L'Ilo gemme, mentre una tem- 
ere. Tolte le piante dall'acqua, vanno riposte per qualche 
)i una serra calda, tenendole riparate dalla troppa luce poi 
la vegetazione è bene avviata si possono passare gradata- 
li una serra più temperata. Fatta subire questa operazione 



i/Niil/ti a toglie caduche. Anche le A.:>il>'c 

• li brasatura è quello dell'eterizzazione, u- 
e per molti altri arbusti da ti ori. Consiste 

die si vogliono l'orzare in grandi casse od 

rilucili i a suo tempo rinchiudere completa- 
ertura si sospende un recipiente aperto. <. 



accelerata, avendosi la fic 
cui subirono l'operazione. 



ma, operando con gra 
isportare a condizioni 



Rubini dei Cereali. - Ui 



parassiti presentano il raro fenomeno dell'ete- 
re vita è legata a due piante ospiti diverse, ad 
irriti in <j ramini* al frumento ed al lìerberis 
itito sulla necessità di allontanare, dalle colture 



m resi 


sten 


ti, per vedere 


di accoppiare 


in una sola \ 


srenza 


dei 


primi con la 


ricchezza in 


amido 


dei sei 


SllltatO 


fa 


quasi nullo , i 


mperocchè si 


è con 


i statato 


enza a 


Ila : 


raggine si comporta fonie a 




ì memi 


vo, ed 


alla 


l seconda gemer 


azione, con la 


■ liscili 


nzione e 


•sta ap 


peli; 


i il 25- per cen 


to di individi 


li resi* 




Mig 


linri 


risultati si so 


no avuti con 


la sei 


ezione , 



ii coltura, fra le migliaia di in- 
ruggine , se ne nota alcuno im- 
arlo, e, riprodotto con il metodo 



laggiormente 
ielle ruggini. 



bbondante di letame, 
-azione , fa 



ruggini dei cereali. 



La germinazione dei semi duri. — E noto che in dive 

posti nelle migliori condizioni per germinare , resistono anche j 
anni senza presentare segno alcuno di germinabilità. Questi so 

pronta e più regolare la germinazione. Trattasi sempre di st 
forniti di involucri assai compatti, presentanti cellule malpighù 
con annessa linea lucida : questi involucri oppongono un ostac 
troppo forte alla penetrazione dell' acqua, per cui 1' embrione r 
può ridestarsi. 

Già il Nobbe aveva posto in evidenza come basti una Ih 
lesione negli involucri , la quale arrivi fino alla linea lucida , : 
far subito germinare qualsiasi seme duro, e PIppolito, adoperai 
soluzioni colorate, aveva constatato che l'ostacolo alla penetrazk 
dell'acqua è appunto costituito dalla zona ove trovasi la linea 
cida. Perciò dapprima il Todaim. poi lo Zimmrrmann, ed in 
guito altri, pensarono di utilizzare qualche energico reagente i 
potesse intaccare gli involucri seminali e cosi render facile 1' 
cesso dell'acqua. 

L'agente prescelto fu l'acido solforico concentrato ed i rie 



per qualche ora con l'acido solforico, 

una regolarità meravigliosa di germinazione. 

Esperienze decisive al proposito furono lo scorso anno esegu 
in America da Love Clyde e Leightv ed in Italia dal Bianc 

In questa pratica si volle riconoscere un fenomeno di nati 
unicamente chimica : infatti si ritiene .che nelle cellule malpigli 
degli involucri seminali la regione costituente la linea lucida 



regione pm 



■ ■'I ■■- 



ora l'acido solforico concentrato discioglie la 
scia intatta la cellulosa, ed in tal modo viene 
penetrazione dell'acqua, Però il Gola recen te- 
che si debba spiegarsi piuttosto per una 
me del tegumento , paragonandosi 1' azione 
quella del passaggio repentino da 
uno stato di forte secchezza a quello di umidità, per il di- 
sgregarsi della materia cementante e per l'azione della tempera- 
tura, per cui le malpighiane riescono a compierò movimenti igro- 
scopici tali da vincere le resistenze che le tenevano immobili, con- 
seguendo in tal modo una fucile penetrazione dell'acqua. A con- 



227 
fermare questa supposizione giungono gli studii del Verschaffelt, 

pubblicati ora nel 1,'ec/ir/l i/<s I rarmm.r fxt/di/t'i/Urs Xrrrtamhu's. 
Egli per ottenere la pronta germinazione rlei semi ad imbibizione 
tardiva usò una immersione per due a tre ore nell'alcool etilico 
assoluto a !M) gradi, ottenendo con grande rapidità la germinazio- 
ne dei semi trattati. Una serie di minuziose esperienze gli permi- 
sero di concludere che l'azione dell'alcool non consiste affatto, co- 
che rendesse impermeabili gli integumenti seminali. Consiste in- 
vece nella facilità che presenta l'alcool a penetrare attraverso i ca- 

;iggiunge ac.nia, onesta m>u incontra più ditlicolià, e per diffusione 



onoscenze sono importanti anche per la pratica agra- 
i, massime con il trattamento all'alcool (meno perico- 
all'acido solforico), ottenere una regolare germinazione 



Le nmrìiii.i/.i'.in e<l i inirrnlii del terreno. Il Professore 

idee affatto nuove riguardo alla vera azioni' che avrebbero le con- 
cimazioni rispetto al terreno ed alla vegetazione. Secondo tale au- 
tore le materie fertilizzanti che si portano nel terreno, più che 
giovare direttamente alle piante coltivate, influiscono sullo svilup- 
po dei microrganismi del terreno, la cui attività può poi tornare 
di grande aiuto alle piante stesse. Egli giunge alle seguenti conclu- 

1°. I concimi minerali, t'ostatici, potassici, calcarei etc v ed al- 
cune sostanze organiche ternarie (carboidrati) esercitano un'azione 
diretta sui microbi del terreno, dei quali favoriscono lo sviluppo. 

2°. I concimi minerali sopra indicati possono essere in 
parte utilizzati direttamente dalle piante superiori coltivate (pian- 
te da reddito) : ma una più ampia e complessa azione viene 
da essi esplicata a vantaggio delle piante suddette , dopo il 
loro passaggio attraverso l'organismo dei microbi terricoli, 1 quali 
riescono utili alle piante superiori non solo con i prodotti della 
loro decomposizione, ma anche con le loro specifiche funzioni, 
quali la fissazione dell'azoto libero, la produzione di ammoniaca, 



microrganismi terricoli e indiretta sulle 



i velasi insufficiente 



elio sfruttamento «lei suolo con la cereali< 
5°. La concimazione ammoniacale stimo! 
e con esso la solubihzzazione dei tostati 



quindi un esito sfavorevole. 

lì". L'azoto del terreno si deve distinguere in nitrico, ammo- 
niacale, organico ed organizzato : ed analogamente, il fosforo del 
terreno devesi distinguere in minerale, organico ed organizzato; 

ed organizzato, non obbediscono alle leggi del potere assorbente 

7°. Il coefficiente assimilarono, rappresentato in maniera tan- 
gibile dalla .piantila di elementi utili che annualmente vengono a 

rore il trascurare l'attività marorganica. 



M 



icchero. 

Ier.no, sei miglia, evvi una bella, vaga e «lilor- 
lata di vigne e di campi fertili , ed ameni , ed 



1 arsicci . che assomigliano a demoni . anziceliò uomini. 
•ò brevemente per quei, che vaghi sono di sapere, coinè 
hero si tragga e si congeli. Veggonsi adunque molti uo- 
quali tagliano in pezzi le canne già dette, che comune- 
sono lunghe da due a tre piedi , e grosse circa al pie di 
ia. ■-■ cu moiri nodi da due in rre once. V uno dall'altro 



> corno di Melica , e quii 
producono delle altre .-ani 



^res, lavator sac< 



i: nel 1574 tale coltivazione fu ripresa ad , 

i aitino una corta quantità di zucchero, ma 
ìrano eccessivo in proporzione al prodotto . 

■n'i. .inolio che forse tutti ignorano , si è eh 



te .li zucchero. Queste colture risnlgf.no torso ali <■- 

)vernn .li Spagna chiese ed ottenne dal Governo .li 
a radici di Canna da zucchero, conio risulta da dom- 
ili' epoca. Cosi, mentre in Sicilia la coltura della Canna 
perendo, né poteva sost-nere la concorrenza 
Tspagna si andava rafforzando, e. forse perchè le mag- 
americane erano possedute dalla Spagna , resisteva, 
persistere lino ad oggi. 



ibi, della Sicilia e specialmente di Spagna. 

che nell'Italia meridionale, nelle Calabrie, in Sicilia, coi 

la irrigazione e la messa in coltura di estese plaghe, 
landonaie. torse anche la Canna da Zucchero è destinai; 
un posto importante nelle novelle colture , e non è esa 

G. E. Mattki. 



Aggiunte alla Flora Libica 



In un lavoro, di imminente pubblicazione , oltre ad un( 
dio particolareggiato sull'influenza ohe lo speciali condizioni e 
lo e di clima della Libia esercitarono sopra la vegetazione, 
mendole speciali caratteristiche, diamo l'elenco di quasi oin. [inven- 
to specie o varietà di piante indigene di Libia, pervenute ; 
stro Istituto e Giardino Coloniale. 

L'Orto Botanico di Palermo intatti trova vasi già da tempo 
in grado di intraprendere studii sulla vegetazione dell'Africa set- 
tentrionale : i ricchi erbarii che possiede contengono collezioni as- 
sai preziose; da quelle antiche del Samaritani, dello Si iiimì'Ki.'. 
del Kotschy, del Noe, del Figari, a quelle più moderne del Kra- 
LIK, del LETOURNEUX e di altri per l'Egitto e l'Arabia : le colle- 
zioni di Siebeb, di Reverchon, di Baldacci per Creta, quelle 
• li Syntenis per Cipro. Numerose poi sono le collezioni di piante 
dell'Algeria, fra cui citiamo quelle di Battandier, di Cossox, di 
Debeaux, di Gandoger, di Letourneux, di Balansa, di Tra- 
BUT etc. etc. Dalla Tunisia si hanno le collezioni assai compi 
del Murbeck, del Pitard etc. Si aggiunga infine che questo 
stituto possiede ancora le collezioni del Ruhmer, di Cirenaica, E 
cialmente importanti, imperocché furono illustrate da Durand 
Barratte nel loro Floran Lil>,jaic l'rodromus. Non si dime 
chi poi l'Erbario Siculo, quasi al completo, comprendente le * 
lezioni del Tineo, del Gussone, del Gasparrini, del Bivo 



del Mina Palumbo, del Calcara e di quasi tatti gli altri botani- 

ni fatte dal Sommier nelle Isole Pelagie. A lato di queste colle- 
zioni si ha la lìiMinVra l!.. ri-tira posseduta da questo Istituto, che 
('• (|uasi al completo per quanto riguarda le flore e le monografìe 
della regione mediterranea e dell'intera Africa. 

Con tanto materiale di studio e di confronto era facile proce- 
dere ad una completa revisione della Plora Libica. Perciò, appe- 
na avvenuta la conquista italiana, fu nostra cura di procedere ad 
uuo studio il più completo possibile 'li quella Plora, cercando di 
ottenerne numerose essiccata, eseguendo apposite escursioni nella Li- 
bia stessa, ed incaricando appositi raccoglitori che colà si recavano. 

tur Sikkxa, attraverso tutti i territori appena occupati, potè fare 
importanti raccolte. Poi parecchi ufficiali combattenti ed altri volente- 
rosi, eia noi interessati, ci mandarono copiosi in vii di materiale bo- 
tanico : fra questi siamo lieti di segnalare i tenenti SEGHETTI, Bl- 
sbini ed il capitano Ltcastro : altre piante ci inviò il Signor Di 
Ferro ed altre pure ci furono donate dal Comm. Varvaro. Ma 
coloro che contribuirono maggiormente ad aumentare ed a comple- 
tale le nostre raccolte furono il Signor Crocivera, che, avendo 
posto sede a Tarìmna, l'accolse iu abbondanza le piante di quella 
località. Hii qui sconosciuta ai botanici, ed il Colonnello Aiutino. 
il quale, mentre gloriosamente combatteva alla conquista del Ga- 
rbili, trovava modo di strappare le più rare piante al suolo che 

che in modo cosi valido contribuirono a rendere più complete le 
conoscenze botaniche della Libia, vadiuo i mie-bori nostri ringra- 

ln tal modo siamo venuti iu possesso di circa 500 specie, in 
massima parte rappresentate da numerosi saggi, di diverse prove- 
nienze. Queste raccolte spostano in modo sensibile i dati statisti- 
ci che precedentemente si avevano relativi alla flora Libica. In- 



Alili njllht spil/iinidrs. 

A/>l< riattili s l'iirnjKii'ii. 



IhuiijtocUoii* 
Erodi il m i/ii 
Eri/throsthii 



Equisetum ramosùtùmnn. L. 






nini,,,, purpurei*. M< 



Elaanwus itortensis, M. BrE 



Euphorbia seri 
Ent.r argentea 



l>I,ali,tnl in 



Osserv. Entità ascrivibile al ciclo dell'ir, aphyllits. 
AstragalllS libyciis.— Acaulis, vireseens, basi crasso lignnsns 

)>atnle albo-villoso: stipuli* lanceolatis , acutis , longe cibatisi ia 
comis a-ó-iloris. seapu brevi, panile albo-villoso; Horibus flavescen 
tibus . pedicellis calyce brevioribus : calyce subglabro . dentibu 

glabro: legumine calyce subduplo longiore, biloculare . coriaceo 
glabro, oblongo-triquetro, carinato , sutura crasse nervosa . in ro 
strmn subincurvum abeunte, loculis 3-4-spermis : sominibus rem 



lis linearibus. folio multo brevioribus: floribui 

, in sicco intense violacei*, pedicellis calyce 



te tecto: floribus parvis, in raceimmi rni-ymbifonnem congesti: 
cteis lanceolatis, basi dilatatis. sulnTinlaro-ampleetentibus, ere- 

s, basi angustatis . acutis. apice calloso - papillosis : fibtmentis 
lio crassioribns, lucidis : ovario elongato. conico, apice in st\- 
1 bre venti attenuato. 

Osserv. Prossima alla Se. humixpÌKitriai (= Se. peruviana) 
cui forse è forma vicariante nell'Africa settentrionale. 

a. coeiillea.— Foliis latiusculis, basi modice attenuatis, mar- 






4-5, piane disticis, brevibus, ovato-lanceolatis. valcle 6 


.Icato-i 


vis. sensim angustatis. acuminatis. eanalieulato - j.licat 


is. me 


albo-cartilagineo-ciliatis , subtus intonse glauecscentiLr 


18 . IL 


mediocribus, intense violacei*, spathae foliolis eL.nirato 


-lance.' 


hyalino-scariosis, ochroleucis: perigoni i tubo gracili. spa 


tliam 


superante . laciniis exteriorilms satis amplis . nl.Lmgo 


-laned 


basi Luige cuneatis , medio latioribus , deinde subpan. 


ìuratn 


strietis. tertia parte superiori spathulato-rotundatis, patt 


n.ti-re 



>ribus minimis. erecto-patulis, anguste hnean-spathulatis , cu- 
latte, sublaceris, pallide coerulescentibus vel albidis : stigmati- 

brevioribus quam perigonii segmenta , lineari-lanceolatis , la- 
is superne lobos duos triangulares acuto - cuspidatos efforman- 
is: ovario obscure trigono. 

Tripol. Tarliuna (Croi tvkra. Gennajo 1913, fi.). 

Osserv. Affine a Thelysìa planifoUa. 



Tnlipa Abatinoi.-Bul 

lido, erecto, subtìexuoso. L 
cato , 3-4 dec.n. alto . frap 
ad 12 centm. et ultra long 
t'eriori eaulis inipositis . ci 


bus mediocris, elongato-ovi 
altra bulbi apicera longe 
3 et ad presse rufo - lanatis 


longioribus, imo 30 et ulti 


;:,"^I''t'?iJ!!E' 


gonii phyllis exteuoribu < 


torso «ridillo - fiMOO . mar 



s parvis . eri olatis, apice o 1 

Tripol. Garian (Abatino, Marzo 1913, il.). 



Ùsseri: Entità ascrìvibile al ciclo della T. sylvestris , affine 
T. fragrati» e T. prhnidina. Siamo lieta di dedicare questa 
zie al Colonnello T. Aiutimi, che per primo la scoperse. 
P aurea.— Foliis latioribus , imo 20 - 25 min. lato : flore vix 



quella dell' interno , cioè delle 



Indice del Bollettino del R. Orto Botanico e Giar- 
dino Coloniale di Palermo. Anno XI. 1912. 



presenza della 



- Aloe tticcobonii, nuova specie . 

- Corso di Colture Coloniali 

- Sulla coltura del Dattero in Sicilia . 
Mattei G. E. — Aggiunte alla Flora dol- 



lut. 



i Acaropsomi 
a delle radic 



hip. 



ed ANGELICO F. — Sulla presenza delle 

» — L' Icerya Purehasi negli Agrumeti 

di Bagheria 

» — Notizie su alcuni Zoocecidii di Libia 
Una pianta frangivento esperimentata in 

Semina quae prò mutua commutatione 
offeruntur Appenda 

. — La Batata o Patata dolce. 
— Rassegna della Stampa Coloniale 

e Bobzì A.— Aggiunte alla Flora della 
Libia 



21 



BOLLETTINO DEL B. OBTO BOTANICO E GIARDINO COLONIALE 

DI PALERMO 



S. SOMMIER et A. CARUANA GATTO 



FLORA MELITENSIS NOVA 



assiduo quanto oculato raccoglitore, al quale il Prof. Borzi, Di- 
rettore di quell'Orto botanico, aveva a mia richiesta gentilmente 
concesso a questo scopo un lungo congedo; e coadiuvato da Ric- 
cobono dedicai tutto il mio tempo, dal 18 Aprile al 9 Maggio, ad 
erborizzare a-Malta, Gozo, Cornino e Cominotto (9 giorni a Gozo, 
due mezze giornate a Cornino e una mezz'ora a Cominotto, il 
resto a Malta). In questa gita ed in quella dell'anno precedente 
raccolsi assai più della metà delle specie vascolari ora conosciute 
delle Isole Maltesi. Dal Dott. Caruana Gatto ebbi poi in comu- 
nicazione molte piante critiche del suo erbario e non poche del- 
l'Erbario Universitario di Valletta, che potei studiare in Firenze 
coi mezzi che offrono i ricchi erbari e le biblioteche di questa 
città. Nel frattempo ci siamo occupati, il Dott. Caruana Gatto ed 
io, di compilare la Bibliografia botanica Maltese, ed il Caruana 
Gatto ha scritto le generalità sulle Isole Maltesi contenute nel 
seguente capitolo. 

Questa è l'origine del presente lavoro, che è l'indice della 
ricchezza floristica dell'Arcipelago Maltese allo stato attuale delle 
nostre conoscenze. 

Sulle crittogame cellulari Maltesi si avevano fino adesso scarse 
notizie. La loro raccolta è dovuta per la massima parte al Dot- 
tore Caruana Gatto, che è stato coadiuvato, nella loro determi- 
nazione, per i muschi frondosi dal Prof. Marchese Bottini, per 
le epatiche dal Prof. Massalongo, per i licheni dal Dott. Jatta, 
per le alghe dai Professori Ardissone, Levi Morenos, Mòbius e 
Forti, e per i funghi dal Prof. Saccardo. 

Mentre ricordiamo con riconoscenza l'opera del compianto 
Dott. Jatta, esprimiamo vivi ringraziamenti agli altri nostri 
egregi collaboratori, come pure al Prof. Debono che mise a nostra 
disposizione per esaminarle le piante dell'Erbario Universitario 
di Valletta, al Dott. Borg che ci comunicò buon numero di specie 
da lui raccolte, e al Dott. Giovanni Gulia che ci diede una copia 
dei quadri analitici di suo Padre con delle annotazioni mano- 
scritte dello stesso suo Padre che abbiamo avuto occasione di 
citare per la località di alcune piante. 



LE ISOLE MALTESI 



NOME, STORIA E LINGUA 



Malta, chiamata prima Ogigia, e in seguito Melita, come si 
suol ripetere dal latino mei per l'abbondanza e la dolcezza del 
suo miele 1 anche oggi molto apprezzato, o, come è più probabile, 
dal fenicio mentali, salvezza o luogo di salvezza, attesa la sua 
posizione nel centro del Mediterraneo e della civiltà più antica 
di cui abbiamo memoria, è stata sempre l'ambito possesso della 
nazione dominatrice d >! Mediterraneo. 2 

Il nome di Gozo, Gaulos dei Latini, che si pretende essere 
l'isola di Calipso in Omero, si vuole che derivi dal fenicio Gol. 
Cornino viene ovviamente dall'ebraico kammon, in Maltese 
hcmmuna (cumino) e Filfola o Filfla dall'arabo felfel (gra- 
nello di pope), per la sua piccolezza. 

Fino a poco tempo addietro si riteneva che i Fenici fossero 
stati i primi abitatori delle Isole Maltesi e ad essi si attribui- 
vano i monumenti megalitici di cui si vedono tutt' ora i gran- 
diosi ruderi. Ma più recenti studi :ì fanno rimontare tali mo- 
numenti ad un epoca di molto anteriore, e cioè almeno al terzo 
millennio avanti Cristo, e li attribuiscono a quegli stessi Libii 
che furono i primi abitatori della Spagna, delle Baleari, di Creta 
e delle Isole Egee. La scoperta e lo studio del meraviglioso 



. / Act. Ap»,f. Cap. 28 (1684). 

Ita dai suoi più antichi abitatori 
i Libii. 

3 Ma vii A., Die Intel Malia im Allertimi. Miiuclieu 1900. — Peet P. 
E., Contributions to the sta ì>, of the preh Storie ]<>. riod m Malta. Papers 
of the British School of Rome. Voi. V. N. 3. London 1910. 



ipogeo di Hai Saflieni e degli oggetti ivi contenuti ha ancora più 
avvalorato tale ipotesi, di modo che oggi si può ritenere che 
all'epoca neolitica le Isole Maltesi erano abitate. 1 

Venendo alle epoche storiche, devesi riconoscere che di una oc- 
cupazione Greca non vi sono traccie sicure. Vi sono invece prove 
non dubbie di una occupazione da parte dei Cartaginesi, riferita 
approssimativamente al sesto secolo A. C. Alla dominazione Carta- 
ginese si sostituì, in seguito alle guerre Puniche, quella Romana, 
e Malta, prima «civitas foederata », formò parte della provincia di 
Sicilia, e dopo la morte di Cesare, acqui--!.') !;i cittadinanza Roman 
venendo elevata alla dignità di quirinato e di municipio. I R< 
mani trovarono qui una civiltà già avanzata alla quale sovraj 
posero la propria, introducendo le loro leggi, consuetudini, arti 
e industrie, la cui fiorente vitalità ci viene attestata da Lu 
crezio Caro, 2 Silio Italico, 3 Diodoro Siculo, 4 Ovidio 5 e Cicerone. 
Fu durante la dominazione Romana che venne introdotto ì 
Cristianesimo a Malta in seguito al naufragio di S. Paolo. La tra 
dizione indica ancora il luogo dove l'apostolo approdò nella Baja e 
S. Paolo a mare di faccia all'isolotto di Selmonetto, luogo eh 
corrisponde al « Dithalassion » di S. Luca. 

1 Zammit Thjbm., The Inhabitants of the Maltese Islands. Dail; 
Malta Chronicle. Each. Congress Nuraber. Aprii 1913. 

* De Rerum natura, Lib. IV. 

« Scilicet et grandes viridi cum luce smaragdi 
Auro includuntur teriturque thalassina vestis 
Assidue et Veneris sudorem exercita potat: 



.ih. XIV. 

€ Romanos Petraea duces, Romana petivit 
Fcedera Calliopolis, lapidosique Enguiou arvi, 
Hadranum, Ergetiumque simul, telaque superba. 
Lanigera Melite et littus piscosa Calacte ». 

/. iv. c. a 



Oratio in Ver rem. 



STORIA 5 

Colla decadenza dell'Impero Romano i più ritengono che le 
Isole Maltesi siano state soggette alle invasioni barbariche, ma 
questo periodo è ancora oscuro; certo è che nell'anno 870 gli 
Arabi Aglabiti se ne impossessarono e ne rimasero padroni fino al 
1090 quando furono debellati dal Conte Ruggero il Normanno. 
Nel 1120 le Isole Maltesi furono annesse al Reame della Sicilia. 

Alla dominazione Normanna seguirono, dal 1194 fino al 1266, 
quella degli Angioini fino al 1283, degli Aragonesi fino al 1410, 
dei Castigliani fino al 1530, e da questa data fino al 1798 quella 
dell'Ordine Gerosolimitano, al quale le Isole furono date in feudo 
insieme con Tripoli, il 24 marzo 1530, da Carlo V. 

Sconfitti Mustafà e Dragutto e superato il memorabile asse- 
dio del quale avevano stretto le cittadelle di Vittoriosa e Sen- 
glea, il Gran Maestro La Vallette, il 28 marzo 1566, pose la prima 
pietra della città che dal suo nome fu chiamata Valletta. 

Il 9 Giugno 1798 Bonaparte comparve innanzi al porto di 
Malta, l'indomani vi sbarcò e, dopo cessione dell'Ordine, se ne 
impadroni. Il 2 Settembre scoppiò una insurrezione dei Maltesi, 
i quali prima ricorsero per aiuto e protezione a Ferdinando IV 
re di Napoli, poi alla Gran Brettagna, e assistiti dalle truppe 
Napoletane e Inglesi il 4 Settembre 1800 forzarono i Francesi 
a capitolare. Quindi le Isole Maltesi passarono prima sotto la 
protezione della Gran Brettagna e poi, col trattato di Parigi 
del 1814, sotto la piena sovranità Inglese. 

La popolazione di Malta e Gozo, secondo l'ultimo censimento 
del 2 Aprile 1911, è di 228,534 persone (211,564 civili, 0,016 di 
guarnigione, 7,575 della marina da guerra e 379 di quella mer- 
cantile), divisa tra Malta e Gozo nella proporzione di 205,839 in 
Malta e 22,695 in Gozo, e con una densità di 1884 persone per 
miglio inglese quadrato (2167 a Malta e 879 a Gozo), cioè una 
delle densità maggiori del mondo. Cornino, adibito a lazzaretto, 
non è abitato attualmente che da 3 a 4 persone. La densità della 
popolazione rurale però è molto minore, essendo quella urbana 
e suburbana di 124,756 persone, e quella rurale di 86.808. 

Nel 1530, alla venuta dell'Ordine, la popolazione era di 15,000 
anime secondo Boisgelin (di 29,659 secondo Miege). Nel 1582, 
secondo un rapporto dell' Inquisitore a Gregorio XIII, era di 
20,000; nel 1667 fu valutata a 53,000 e nel 1828 a 115,945. 
L'aumento dal 1901 al 1911 fu del 14,52%. 



L'idioma da tutti parlato nelle Isole Maltesi é il Maltese che 
può considerarsi come un dialetto derivato e conservatosi dal- 
l'Arabo più antico ed è | litica. Come si esprime 
il Prof. N. Tagliaferro, ' esso ha una individualità tutta sua ed 
è governato da leggi fonetiche speciali che attestano la sua 
grande antichità. Nella sua evoluzione, specialmente presso le 
città, esso ha subito una progressiva infiltrazione di parole itato- 
sicule. I nomi però delle cose primitive, quali quelli dei feno- 
meni naturali, delle parti del corpo umano, dei numeri, dei colori, 
della famiglia, degli animali, piante e località, si conservarono 
nella loro purezza e si ritrovano identiche nell'Arabo del Nord- 
Ovest dell'Africa. 

Così ad esempio abbiamo Gébla e Gebel = roccia e roccie, 
Xg%ara pron. Sciara) = luogo roccioso incolto, Ùied = valle, 
Ghaiìi = fonte, Bir = pozzo, Rdum — dirupo, Ras = capo, 
Ramla = spiaggia arenosa, Marsa = porto e luogo dove si 
raccoglie acqua piovana. 

E tra le piante: Safsaf = salice, Zebbwj — olivo, Rummien 
= melagrano, Ballut = quercia, Rifiati = mirto, l'iarda == rosa, 
Sofsfa = Er vi \in Krvilia, Ila! fa = Lygeani Spartii ni ecc. 

Non tutte le specie hanno un nome maltese e alcuni nomi 
sono generici, cosi: Nefel barri vale per tutte le Medicago, 
Xnien pei Trifolium, Treu pei MeUlotus, Team per gli A.llium, 
Hobbeira pei Chenopodium e V Heliotropium Europaewn. 

Alcuni nomi poi corrispondono perfettamente col significato 
del loro nome latino e molto probabilmente l'hanno preceduto. 
Così : Halib it tair — Omithogalum, Zerrighet il brig%et = 
Plantago Psyllium, Zerrighet il hamel = Delphinium Staphy- 
sagria, Lsien il chelb = Cynoglossum. 

In varie piante il nome vernacolo è preso dal colore del fiore, 
per es. : Calendula = Suffeira, Senecio = Cabrita, Anemone 
= Kaìinìela, I>lplGln.ris critcoides = Gìargir, Clematis cir 



1 Tagliaferro N., The Maltese Language. Daily Malta chronicle, 
Euc. Cong. Nuraber, Aprii 1913. 



La lingua Latina, fino dall'epoca Romana fu adoperata negli 
atti ufficiali, insino a che, dalla sua corruzione in «volgare elo- 
quio » non ebbe origine, contemporaneamente in Italia e a Malta, 
la lingua Italiana, che dal suo nascere fu qui la lingua scritta 
e la colta. 1 Anche oggi, malgrado i reiterati sforzi del Governo 
Inglese, essa rimane la lingua dei tribunali, del pergamo e delle 
classi colte, alla quale i Maltesi tengono ed hanno sempre tenuto 
come a prezioso retaggio storico e a significante espressione na- 
zionale e geografica e che si sforzano in ogni modo di conser- 
vare. Ma è difficile dire, innanzi alla incalzante pressione go- 
vernativa, quanto potrà mantenersi. Essa però è un prodotto 
così naturale, che se anche si 
mente, ritornerebbe un giorn< 
cata e più vigorosa che mai. 

11 Maltese è scritto con lettere latine, ma esistendovi dei 
suoni che non si possono esprimere esattamente col nostro al- 
fabeto, si deve ricorrere, per rappresentarli, ad alcuni accenti e 
segni speciali ed alla pronunzia diversa di alcune lettere. Grech 
Delicata nella « Flora Melitensis », adoperò delle lettere speciali, 
allora adottate dalla Società Medica Maltese, ma oggi queste 

Nella nostra flora, nel trascrivere i nomi Maltesi di luoghi e 
di piante, ci siamo attenuti all'ortografia Maltese generalmente 
adoperata oggi. 

Ufi quindi indica un li profondamente aspirata e corrisponde 
al XL Arabo. 

La stessa % preceduta da g {gli) esprime un suono profon- 
damente gutturale e corrispondente al £_ Arabo, cosi ghar si 
legge àar. 

La G, ad una g dolce, come se fosse seguita da una i, cosi 
Gneina equivale a Gincìna, sigra a sigìra ecc. 

Il K corrisponde al ^jò Arabo ed ha anche un suono guttu- 
rale, come in Kaki che è diverso da Cala. 

1/ (\ u è un u che precede una vocale ed ha forza di conso- 



1 Vedasi in proposito : An 1 


tonio Cini, 


Origine f progresso della 


Lìngua Italiana in Malta, oasi, 


a La Lingt 


ir/ y.i-imtiilc dei Maltesi. 


Catania, 1904. 







« DESCRIZIONE FISICA 

Infine in Maltese la X ha un suono diverso da quello che ha 
in Italiano, e deve pronunziarsi come se avanti i o avanti e, per 
esempio in scirocco e in scena, suono che non vi è modo di espri- 
mere in Italiano quando invece di precedere una vocale precede 



DESCRIZIONE FISICA, GEOLOGIA E FLORA 



Le Isole Maltesi sono comprese fra il 35° 48' e il 36° 5' di lati- 
tudine N., e il 1° 43' e il 2° 8' di longitudine E. del meridiano di 
Roma(M to Mario). Nel loro insieme hanno la forma di una ellisse 
il cui asse maggiore, lungo 47 chilometri, è in direzione N. 0- 
S. E. La loro area complessiva è di circa 318 chilometri quadrati. 

La più grande e la più meridionale, Malia, è lunga circa 
28 chilom., e larga circa 13, con una costa di 127 chilom. ed 
una superficie di 247 chilom. quadr. La più settentrionale, Gozo, 
ha una superfìcie di 68 chilom. quadr., con 14 x j-i di lunghezza 
e 7 di larghezza, e una linea di costa di 40 chilometri. 

Quasi nel mezzo del braccio di mare largo circa 4 chilom. 
chiamato Fliegu, che separa queste due isole maggiori, tro- 
vasi l'isola di Cornino, lunga circa 2 */a chilom. e larga 1 l f% 
con una costa di circa 10 chilom. ed una superficie di circa 
3 chilom. quadrati. Al Sud di Cornino sorge, quasi unita ad esso, 
l'isoletta di Cominotto, che è poco più di uno scoglio, avendo 
una superficie di chilom. quadr. 0.12. 

Pochi isolotti minori e scogli, quali Sagra is Seuda e Sagra 
tal General presso Gozo, e Ghallis, Selmonelto o Gzejer e Fil- 
fola presso Malta, trovansi in vari punti vicini alla costa. Il 
maggiore è Filfola che ha una superficie approssimativa di 
chilom. quadr. 0.12, ed è distante dal punto più vicino di Malta 
circa 6 V'2 chilometri. 

Dalla Sicilia, la terra più vicina, l'Arcipelago Maltese dista 
circa 82 chilometri, da Linosa 120, da Lampedusa 150, dal punto 
più vicino della costa Africana, Tripoli, dista 340 chilometri. 

La costa S. e 0. di Malta presenta poche insenature ed è 
quasi tutta scoscesa. Essa presenta dirupi che non sono acces- 
sibili né dal lato di terra né dal mare, alti fino a oltre 120 m. 
La costa N. E. si abbassa in generale più gradatamente verso 



DESCRIZIONE FISICA » 

il mare e presenta molte e profonde insenature, di cui le prin- 
cipali sono la Baia di Mar sa scirocco, il Gran Porto, il Porto 
di Marsamuscetto, la Baia di San Paolo a mare e quella della 
Meltéha. Le coste di Gozo sono per la maggior parte scoscese, 
e solo eccezionalmente in pochi punti vanno degradando al mare. 

Le spiagge della Melleha, di Birzebìmgia e della Gneina in 
Malta e quelle di Ramla il Górra e M<rsalforno in Gozo sono 
arenose. Le coste di Cornino sono anche più dirupate, e di esse 
non sono accessibili che la piccola insenatura di Santa Moria, 
e la costa di faccia a Cominotto, ed anche queste non sempre, 
a causa del mare. Peggio ancora sono gli isolotti di FU fola e 
di Baf/ra tal General, che hanno pareti quasi verticali ed in 
.parte anche concave, e sono quindi di difficilissimo accesso. 

Esaminando la su| ta, la prima cosa che 

colpisco è la d itterenza tra la parte S. e S. E. che è denudata de- 
gli strati superiori e molto più uniformemente piana, e il rima- 
nente dell'Isola che forma un altipiano con piccole collinette alla 
costituzione delle quali concorrono anche degli strati superiori. 

Simile con tor nazione h t l' isola di Gozo elio é accidentata come 
quest'ultima parte di Malta o anche più. Ma tanto in Malta che in 
Gozo le alture non oltrepassano i 250 metri. Un altro carattere 
saliente é la falla che divide Malta da E. N. E. a 0. S. 0., e lungo 
la quale corre una linea di trincee chiamate « Victoria Lines » 
che dominano le conti-ade sottostanti. Oltre a questa falla ve ne 
sono molte altre più piccole, ed in Màhhiba vi è un avvalla- 
mento circolare di circa 60 metri di diametro e 30 di altezza. 

Gozo e specialmente Malta sono poi solcati da numerose valli 
chiamate Cìeclien 'singolare (ieri) in Maltese, che formano nella 
roccia solchi più o meno profondi, ora stretti ora larghi, ma 
che manifestano una forte erosione dovuta a volumi di acqua 
al certo molto maggiori di quanto l'attuale conformazione delle 
isole potrebbe produrre. Dopo forti pioggie, in alcune di queste 
valli per poche ore le acque formano delle piccole fiumane che 
si riversano in mare, ma che subito dopo si restringono in esi- 
gui ruscelletti e lasciano delle pozze d'acqua che disseccano 
completamente durante i mesi estivi. 

Fiumi, torrenti o veri corsi d'acqua perenni noti vi sono, 
come non vi sono né laghi, né grandi paludi, e in conseguenza 
manca quasi tutta la vegetazione speciale di quelle stazioni. 



10 DESCRIZIONE FISICA, GEOLOGIA 

Fino ai tempi di Green Delicata, all'estremità del Gran Porto 
esisteva una piccola estensione pantanosa detta Marsa, nella 
quale si trovavano piante quali Typha, Spanganium, Lemna, 
Scirpns lacustri.?. Esse però, in seguito ai lavori di bonifica in- 
cominciati nel 1861 ed all'estensione del Gran Porto, sono com- 
pletamente scomparse da quel luogo, alcune anzi forse da tutta 
l'Isola. Ancora più recentemente molta acqua venne presa alle 
sue sorgenti e incanalata, cosicché le terre della Marsa sono an- 
date sempre più prosciugandosi ed in conseguenza impoverendosi 
di specie che sino a pochi anni addietro vi abbondavano. L'inca- 
lanamento delle acque ha esercitato la sua influenza anche in al- 
cune altre parti dell'Isola, quali Sakkaja, Gnien il Gbir, ÌJied 
il GFbtr, ecc. ove altre volte l'acqua, da Ottobre ad Aprile, e io 
alcune vallate per tutto 1' anno, occupava un letto abbastanza 
largo, mentre ora si è ridotta ad un ruscelletto, o noti si mani- 
festa più che con un certo grado di umidità del suolo, come ad 
esempio ,*i Gliariwe. > r, ecc. Pur non di meno 

in fondo alle valli di Ghain il Gbira, Imtahteb, San Martin,, 
Gneina, Bahria in Malta, Xlendi e Migiarro in Gozo, si trova 
sempre, anche in estate, un poco d'acqua o terra acquitrinosa, 
con la vegetazione propria dei luoghi umidi. 

La presa poi delle sorgenti per cui si é resa possibile la ir- 
rigazione di tratti di terra come in Glmin Tn/fl!<a, Pnales, 
San, Marlin, ('rneiaa, lied Glierznaia, Ghirghenli ecc. ha fatto 
nascere o estendere negli appezzamenti a zucche, fragole e or- 
taggi delle associazioni di piante di cui sarà parlato altrove. 
Si trovano pure delle piccole fosse o vasche sparse qua e là nel 
contado che conservano acqua durante tutto l'anno ; e in fondo 
alla baia della Melleha per parecchi mesi dell'anno si forma 
un piccolo pantano (Gìnidira) che però in estate è completa- 
mente asciutto. La maggior raccolta d' acqua allo scoperto é 
quella artificiale che fu ottenuta a (lied il Kieigha collo sbar- 
ramento della valle e che d'inverno presenta un volume d'acqua 
abbastanza rilevante per l'Isola, ma diminuisce molto in estate. 



alasciando Abela (1647), Giantar (1772), Scilla (1747), Ze- 
(1838) e altri che accennarono più che altro ai fossili e 



GEOLOGIA 11 

alla storia fìsica delle Isole Maltesi, della geologia di Malta si 
occuparono pei primi T. Spratt 1 ed E. Forbes, 2 che gettarono 
le basi della stratigrafia Maltese. 

Ducie nel 1854 tracciò la prima carta geologica di Malta, e 
in seguito A. L. Adams, Falconer, Wright, Davidson, Fuchs e 
Seguenza illustrarono anche meglio le formazioni delle nostre 
isole. Infine J. Murray 3 nel 1890, ha pubblicato il migliore e 
più comprensivo lavoro sulla Geologia delle Isole Maltesi, che 
potrà venir consultato, insieme ai susseguenti lavori di J. H. 
Cooke e di Gregory, e a un recente lavoro riassuntivo del 
Dott. Giovanni Gulia, 4 da chiunque volesse avere maggiori in- 
formazioni sulla Geologia dei Gruppo di Malta. •"' 

I Geologi sono d' accordo nel porre le Isole Maltesi fra le 
formazioni terziarie. Murray classifica così gli strati dall'alto in 

l.o Calcare corallino superiore 

3.° Creta blu 

4.° Calcare a globigerina 
5.° Calcare corallino inferiore. 
Fuchs, seguito da Gregory, riferisce gli ultimi due all'Oligo- 

tutti gli strati al Miocene. 

Si trovano poi, entro breccie e caverne, dei resti quaternari 
di elefanti, ippopotami, orsi, cervi, cigni ecc., i quali provano 
in modo non dubbio che le Isole Maltesi formarono parte un 

1 Spratt T., On the Geologi/ of the Maltese Islanda. Proc. Geol. Soc. 
Voi. IV, p. 225, 1813. — In., On he Geology of Malta and Gozo, 1854. 

2 Forbes E., Note ori the Fossils forniti by Lieut. Spratt in the 
several beds of the Tertiary Formation of Molta and Gozo, e Report 
on the collections of IWfiar,/ Fossils from Malta and Gozo, 1843. 

3 Murray J., The Maltese Islands icifh spe-ial reference to their Geo- 
logieal Strutture. The Scottish Geographical Magatine. Voi. VI, n. 9. 

* Golia G., La Geologia ed i Fossili delle Isole Maltesi. Malta 1912. 

5 E comparso uà importante scritto sulla Geologia Maltese del 
Prof. De Stefani quando questo capitolo era già composto, e quindi 
non se do è potuto tener conto. Eccone il titolo : 

Db Stefani C, L'Arcipelago di Malta. Eendiconti della R. Acca- 
demia dei Lincei, Classe di Se. fis. mat. e nat. Voi. XXII serie 5 a 
lo sem. fase. 1» e fase. 2». 



12 GEOLOGIA 

giorno di una terra assai più vasta che poteva albergare tali 
animali, e che era verosimilmente unita da una parte all'Africa, 
dall'altra alla Sicilia, ciò che è anche avvalorato dalla esistenza 
dei bassifondi situati nel mare che le separa da questi paesi. 

Il Dott. (i. Borg, in un recente lavoro sui resti della flora 
preistorica di Malta, 1 sostiene l'ipotesi che Malta fu divisa dalla 
Sicilia nel Plioceni' e dall'Africa sul principio del Quaternario, 
ed espone i dati sui quali basa questa sua opinione. Ma il rin- 
venimento in Sicilia di varie specie «li animali dell'epoca qua- 
ternaria, i cui resti non sono stati trovati altrove che a Malta, 
potrebbe invece indurre a credere che l'epoca della separazione 
di Malta dall'Africa; o da una grande terra cui era unita al Sud, 
sia stata contemporanea alla sepai i, se non fu 

anteriore. Checché ne sia, la somiglianza, anzi, la quasi identità 
delle roccie Maltesi con quelle de! versante meridionale della 
Sicilia è fuori dubbio, e anche all'occhio più profano, l'aspetto 
fisico-botanico delle campagne Maltesi, rammenta vivamente 
quello dei dintorni di Siracusa, tanto che tra alcutie fotografie 
dei vasti Tratti rocciosi presso Priolo e altre prese in Malta, 
non si può assolutamente trovare differenza alcuna. 

Le differenze stratigrafiche nelle Isole Maltesi, producendo 
terreni più o meno differenti, determinano una flora alquanto 
diversa nelle varie località, a seconda che predomina V uno o 
l'altro strato. Cosi nei terreni all'O. e N. 0. di Malta e in Gozo 
abbonda spesso la creta, che li rende più umidi d'inverno e più 
compatti d'estate, mentre nella parte denudata all'È, e al N. E. 
dove il sottosuolo é calcar.' a globigerina, vi è nel terreno 
maggiora quantità di ossido di ferro, od esso è più sciolto. 

Accurati esami microscopici e chimici hanno sfatato la leg- 
genda che la terra vegetale delle Isole Maltesi sia stata anche 
in parte importata dalla vicina Sicilia. La terra che ricuopre la 
superficie delle roccie è derivata dalia disgregazione delle stesse, 
e non ostante la sua poca profondità, che spesso è di meno di 
30 cm. e quasi mai più di un metto, è tanto fertile che vi si 
possono far due e talvolta anche tre raccolte all'anno. Tale 
fertilità è dovuta al fatto che il terreno va sempre rinnovandosi 



1 G. Boia,. liv.mnin ■ ■ -■>■ r ;,!<»■;,: /.-,',„■„ () f Malta. Archi' 



GEOLOGIA 13 

per il continuo sgregarsi della roccia. In varie località vi con- 
tribuisce inoltre la presenza dei pie-coli strati intermedi di no- 
duli fosfatici. 

Lo spessore ilei vari strati non è ugnale, nò si incontrano 
tutti e cinque dovunque. In tutta la parte denudata dell' Isola 
di Malta mancano i tre superiori e prevale il calcare a globi- 
gerina e questo offre la maggiore estensione. Nelle contrade 
collinose invece, non è diffìcile trovarli tutti e cinque sovrap- 
posti ; ma Io slittamento della creta blu assai spesso rende mala- 
gevole il distinguerli. In buona parte dell'Isola di Malta, verso 
il Nord dell'Isola di Gozo ed in tutta l'Isola di Cornino la super- 
ficie del suolo è formata dal calci: re. Lo spes- 
sore di questo strato varia da pochi decimetri a 80 metri (ad 
esempio a Cornino); l'arena verde non eccede i 15 metri e più so- 
vente è di pochi decimetri o manca del tutto; la creta non eccede 
i 6 metri, mentre il calcare a globigerina giunge fino ai 60 metri 
e il calcare corallino inferiore anche a 120 metri, ma à lo strato 
che si incontra meno spesso. Caratteristica del calcare corallino 
superiore è la durezza accompagnata da friabilità e permeabi- 
lità, del calcare a globigerina la porosità, e del calcare corallino 

La giacitura di tutti questi strati é generalmente orizzontale, 
ma dove vi sono falle gli strati si vedono anche, sebbene per 
non grandi tratti, inclinati. 

In quanto alla composizione chimica, l'analisi fatta da Murray 
diede per il calcare corallino superiore fino al 91.00 % di car- 
bonato di calce in aggiunta ad ossido di ferro e argilla; l'arena 
verde contiene in abbondanza grani di glaueonite, acido fosfo- 
rico e magnesia, e da 28.05 a 8!».(>:: " „ di carbonato di calce; 
nella creta blu la percentuale di carbonato di calce è molto 
minore e sebbene possa arrivare fino al 30%, la media fu cai - 
colata da 2.56 a 5.12%; nel calcare a globigerina la percen- 
tuale di carbonato di calce varia da 63.20 a 94.73, con traccio di 
fosfato di calce e carbonato di magnesia, e nei noduli che si 
incontrano in quattro o cinque strati superiori dello stesso cal- 
care, il fosfato di calce raggiunge il 30 e anche il 40%; infine 
il calcare corallino inferiore diede dal 95.66 al 98.58%, di car- 
bonato di calce e traccio di ossi!., di fé ito e argilla. 



Nelle Isole Maltesi si sono avuti terremoti di origine proba- 
bilmente tettonica, connessi colla Grecia e non colla Sicilia come 
si sarebbe potuto attendere. Infatti quelli di qualche entità eb- 
bero quasi sempre un epicentro in Grecia o nelle Isole Greche, 
ed i moti sismici di questa regione, anche non forti, ebbero di 
solito una ripercussione a Malta, mentre il terremoto cos'i disa- 
stroso di Messina del 28 Decembre 1908, qui non fu avvertito 
affatto, ed ebbe per sola conseguenza una insolita marea a più 
risacche che si produsse sulle nostre coste la mattina del 29. 
Sebbene la storia registri terremoti che produssero qualche 
danno nelle chiese ed in altri fabbricati, quelli che si ricordano 
sono stati tutti abbastanza leggieri per non produrre danni sen- 
sibili. 

Due piccole isole rocciose, senza montagne o alture di qual- 
che entità, lontane dal continente, senza fiumi e con una me- 
dia pluviometrica molto bassa non lascerebbero supporre la 
presenza di acque bastevoli a dissetare la numerosa popolazione 
che le abita ed a rendere possibile l'irrigazione dei campi anche 
limitata; ma mercé la posiziono o natura degli strati ed i lavori 
dispendiosi fatti dai successivi governi, oggi bisogna riconoscere 
che l'acqua non difetta, sebbene sia sempre preziosa. 

Le acque piovane attraversando il primo strato (calcare co- 
rallino superiore) per lo innumerevoli fratture e discontinuità 
dello stesso, si infiltrano per il secondo strato (arena) quando 
vi è, e incontrano la creta impermeabile. Qui, sulle alture di 
Bing emina, Boschetto ed altre, formano dei depositi sotterranei 
che danno origine a delle sorgenti naturali. Da queste, fin dal 
1(315, per opera del Gran Maestro dell' Ordine Wignacourt, si 
provvide di acqua, mediante un acquedotto, l' area sottostante 
compresa quella urbana di Valletta, che fin allora non aveva 
altro che delle cisterne nelle quali si raccoglieva dai tetti 
piani delle case l'acqua piovana, Queste cisterne del resto sono 
in parte tutt'ora in uso. 

A questo primo acquedotto se ne aggiunse poi un altro per 
fornire acqua al lato orientale dell' isola. E più tardi ancora 
si ottenne una notevole quantità d'acqua di buona qualità ta- 
cendo delle gallerie al livello del mare in uno strato di roccia 
calcarea molto porosa ed assorbente chiamata « white rock ». 



GEOLOGIA, CLIMA IO 

Queste gallerie si estendono da Marsa a Zebbw) e Casal Siggieui. 
Con tutto ciò non si è ottenuto acqua sufficiente per l' irriga- 
zione. Questa, nelle contrade sorgive, seguita ad essere praticata 
mediante norie che sono fatte girare da un asino o da un mulo 
all'uso orientale. Oggi però, per sollevare l'acqua dai pozzi e per 
riversarla nei campi, si é incominciato a adoperare qualche 



Il clima delle Isole Maltesi, 1 senza essere subtropicale come 
alle volte lo si è voluto chiamare, è abbastanza caldo da Giugno 
a Ottobre, ma più per la continuità che dà una temperatura 
media di circa 24.° Cgr., che per gli estremi calori. È piace- 
volmente temperato da Ottobre fino a Maggio, con una media 
di 19° Cgr. in autunno, di 12°.6 Cgr. in inverno e di 15.5 Cgr. 
in primavera. La temperatura più bassa nell'ultimo decennio 
(1902-1911) è stata di 1°.7 Cgr. il 16 Febbraio 1905. La brina 
si vede raramente. La neve si può dire che non cade mai; tutto 
al più ad intervalli di molti anni, come avvenne in Gennaio e 
Febbraio 1905, cade per alcuni minuti un poco di nevischio, che 
si discioglie subito. 

Il mese più caldo è l'Agosto, sebbene la più alta temperatura 
all'ombra (36°.9 Cgr.) sia stata registrata il 25 Luglio 1902, e 
al sole (71° Cgr.) il 3 Luglio 1901. 

La inedia dei giorni in cui durante l'anno cade la pioggia è 
di 84. La media poi dei giorni piovosi per ciascun mese, sempre 
prendendo l'ultimo decennio (1902-1911). è la seguente: 



Gennaio. 


. 13 


Maggio . , 


. . 2.7 


Settembre. 


. . 4.2 


Febbraio 


. 12 


Giugno . . 


. 1.4 


Ottobre . . 


. . 8.1 


Marzo. . 


. . 8.4 


Luglio . 


. . 0.5 


Novembre. 


. 13 


Aprile. . 


. . 5.7 


Agosto . 


. . OS 


Dece mb re. 


. 14 



: .■■■',- ■■■■:.; •.'■.:■ ■ ; •.■ .• ■■■ , : ■:■■.■.■ 

rante l'anno, delle pioggie che cominciando generalmente in 

1 I dati meteorologici mi sono stati in gran parte forniti dal 
Sig. Cyril Leach, direttore dell'Osservatorio meteorologico della 
Università, al quale mi è grato esprimere qui i miei ringraziamenti. 



16 CLIMA 

Settembre vanno aumentando con varia intensità e frequenza 
fino a Decembre, dopo l'Aprile diminuiscono marcatamente, e in 
Giugno, Luglio e Agosto cessano quasi del tutto. Il mese in 
cui si ebbero più giorni di pioggia fu Gennaio 1909 con 22 giorni, 
e nell'anno 1909 i giorni piovosi giunsero a 105. 

La quantità media annuale di pioggia è di circa 47 cm., dei 
quali generalmente più di tre quarti cadono nei mesi di Ottobre, 
Novembre, Decembre e Gennaio ed è quasi assolutamente nulla 
in Luglio e Agosto. La più grande quantità caduta in un mese fu 
di 273 rara, in Novembre 1911, e la massima in 24 ore di 138 mm. 
il 23 Ottobre 1909, quantità eccezionale perchè è raro che in 
24 ore si abbia più di 50 mm. 

La inedia più alta di umidità fu di 89.2 in Settembre 1907, e 
la più bassa, di 66.7 in Luglio 1908 ; la rugiada é spesso molto 
abbondante. 

I venti, alle volte forti, qualche volta molto forti (massima 
velocità osservata in Febbraio 1909 quasi 21 chilometri all'ora), 
da Decembre a Settembre soffiano prevalentemente da N. O. e 
da O., e in Settembre, Ottobre e Novembre spesso da S. S. E. 
e S. O. Questi ultimi sono umidi, ed hanno un effetto snervante 
e deprimente, non tanto però quanto Io Scirocco in Sicilia e 
nel Nord dell'Africa. Da Decembre a Marzo si hanno poi ogni 
tanto due o tre giorni di vento N. E. tanto forte da impedire 
alle navi, durante il suo massimo infuriare, l'accesso del Gran 
Porto. 

Le prime pioggie di Settembre e Ottobre sono quasi sempre 
accompagnate da temporali con forti scariche elettriche, raffiche 
di vento e non di rado da grandine. 

Da Gennaio a Settembre si hanno temporali solo occasional- 
mente, in specie dopo lunghi periodi di caldo o durante per- 
turbazioni atmosferiche che si estendono a tutta questa parte 
del Mediterraneo. E infatti quasi sempre le nostre notevoli vi- 
cende atmosferiche sono collegate con quelle di Sicilia e di 
Tripoli. 

La grandine cade da 4 a 10 volte l'anno, ma di regola in 
piccola quantità e di piccole dimensioni; grandinate rovinose 
per i prodotti, sono rare; tuttavia se ne sono registrate alcune 
assai forti ; ed io stesso ne ricordo una eccezionale, caduta il 
19 Ottobre 1898 in cui vi erano dei chicchi della grossezza di 



a arancia, tanto da perforare lastre di zinco corrugato 
ì da trapassare le pale dei fichi d' India. 



Di circa 75,000 acri che misurano in tutto le Isole Maltesi, 
inclusi i villaggi e le città, 41,865 sono sotto coltivazione, cioè 
poco più di metà, il resto è fabbricato o terra incolta, per lo 
più rocciosa. 

La coltivazione, sebbene primitiva e non sussidiata da mac- 
chine agrarie, è molto intensa. Principali oggetti di coltivazione 
sono il grano, l'orzo (questi due alle volte mischiati insieme), i 
foraggi e le patate. Vengono poi in minore quantità i legumi, 
gli ortaggi, il cornino, i cocomeri, il cotone e le cipolle. Il gran- 
turco, il sesamo, il cartamo ed i coriandri sono pure coltivati, 
ma in piccola quantità. 

Fra i foraggi la sulla occupa il primo posto, ed in Marzo e 
Aprile, coi suoi bei fiori porporini essa è uno dei più salienti 
caratteri del paesaggio vegetale. Sono anche coltivati per fo- 
raggio lo scorpiuro, tre qualità di vecce, l'orzo verde e il gran- 
turco. Nell'alimentazione degli animali hanno una gran parte 
le carrube che si raccolgono in Agosto. I prodotti più rimune- 
rativi però ed esportati in maggior quantità, sono il cornino, le 
patate e in alcuni anni le cipolle. Sono stati tentati, ma senza 
successo, la coltura della canna da zucchero e l'allevamento dei 
bachi da seta. La coltura del cotone, alcuni decenni indietro, 
aveva preso un grande sviluppo, ma ora è diminuita assai. Gli 
ulivi sono molto trascurati, di guisa che la quantità d'olio pro- 
dotta è quasi nulla. La produzione del vino invece, è in aumento, 
ma resta di gran lunga insufficiente al consumo locale. 

Da un censimento del 1901 risulta che esistevono allora: 



Piante di carrubio 






18 COLTIVAZIONI, VEGETAZIONE 

Piante di agrumi 30.168 . . . 1.510 

» melagrano .... 19.054 . . . 1.410 

r vite 580.136 . . . 563.032 

» fichi d* India in Malta e Gozo 133.764 divisi quasi 
ugualmente fra le due isole. 

In questo censimento non sono comprese le piante che si tro- 
vano frequentemente nei cortili delle case di campagna, e non 
è fatta menzione alcuna dei mandorli di cui si può calcolare 
approssimativamente che esistono 10.000 nelle due isole. Le cifre 
sopra riportate devono essere assai cambiate dal 1901 in poi, 
segnatamente per quanto riguarda le viti che sono notevolmente 
aumentate, e gli agrumi che sono diminuiti a causa della Icerya 
Purchasi. 

Si può calcolare inoltre che vi sono circa 75.000 alberi pian- 
tati in giardini pubblici, lungo le vie ecc. {Pìnus Halepensis, 
Cupressus sempervirens, Aìlantus, Metta, Phytolacca dioica, 
Schinus terebìnthaefolius, oleandri, lecci, tamarici ecc.). A 
questi vanno aggiunti non meno di 2000 palmizi, fra i quali 
circa 500 palme da datteri i cui frutti, sebbene maturino, salvo 
poche eccezioni non sono mangiabili. 

Nonostante questo, una delle prime cose che colpiscono chi 
visita le Isole Maltesi è la scarsezza degli alberi e la prevalenza 
del nudo sasso. Boschi, macchie e parchi estesi non vi sono ; 
roccia e pietre sembrano predominanti dappertutto, anche più 
di quanto lo siano in realtà, perchè essendo tutti i campi e 
giardini cinti da muri a secco, ed essendo questi per lo più divisi 
e suddivisi in piccole aree, ad una certa distanza, specialmente 
dove il terreno è in pendio, e dove quindi i campi sono a ter- 
razze, chi è in basso non vede altro che la successione monotona 
e uniforme di questi muri. 

Della antica vegetazione arborea che va sempre più scompa- 
rendo l si trovano soltanto rare tracce nel fondo di alcune valli 
fresche come quelle di ludahleb, Bnhvfa, (hirina, GJiain il 
Gbira e Ghirghenti, dove si vedono ancora pochi salci ed alcuni 
pioppi, e sulle pendici rocciose di Ta Baldu e Ballut dove per- 
ei che scorti- 



VEGETAZIONE 19 

sistono in piccole quantità i lecci. Anche i frutici e suffrutici si 
trovano oramai quasi esclusivamente o sulle pareti inaccessibili 
delle rupi marittime o sui declivi delle valli, ed anche qui vanno 
sempre più diminuendo dinanzi alla voracità delle capre ed alla 
stolida distruzione del contadino che li adopra come combustibile. 

Il paesaggio botanico è molto diverso nei mesi in cui cade la 
pioggia ed in quelli durante i quali la pioggia manca quasi del 
tutto. Vedendo di Agosto il brullo ed arso aspetto delle polverose 
campagne, nessuno potrebbe credere di quanta ridente vegeta- 
zione esse sieno capaci dopo la caduta delle pioggie. 

Boschi, macchie, estesi giardini e piantatimi di alberi, come 
dissi, non vi sono, ma un po' dappertutto in campagna si vede in 
ogni stagione il sera pre-verde cupo dei carrubi, coi rami quasi 
sempre adagiati sulla terra, il verde glauco delle opunzie ad- 
dossate ai casolari o ai muri a secco, cui si aggiunge in estate 
il fogliame dei fichi ed in minore quantità dei melagrani e dei 
mandorli piantali a ridosso dei muri e delle abitazioni campestri. 

Quantunque in estate le nostre isole appaiano riarse ed aride, 
non si può dire che manchino del tutto di vegetazione. Cosi 
dopo la mietitura, in Maggio e Giugno, mentre si schiudono i 
fiori gialli delle opunzie e quelli vermigli dei melagrani, men- 
tre lungo le strade il Kentrophyllnm ianaltim e le Carlina 
involucrata e lanata tutte impolverate aprono le loro calatidi, 
fino a Settembre, nei campi si vedono il cotone, il sesamo, i 
pomidori e nei campi freschi il granturco, i cocomeri, i poponi 
e le zucche ; ed in mezzo a queste piante vegetano, variamente 
associate secondo le località, buon numero di piante arvensi. 
Allora fioriscono, nei luoghi rocciosi: Scilla marilima, Cen- 
taurea Nìcaeensis, Orsinia camphorata, Capparis rupesiris, 
Asperula longiflora e in fondo alle valli più umide e fresche 
quali Iniff/h.'ef), Gliirg hmti ecc. : Epilnhiam Toarneforlit e par- 
vi/lorum, Pulicaria dysenterica, Mentila rotundifolia, Teu- 
criu/ìi sroriìio/ilex, Panicn-m repens e cotonarti, Samolus Va- 
lerandi, Veronica Anagallis, varie Careoc, Arando Pliniana, 
Rubns Dalmatica*. Nei luoghi salsi marittimi fioriscono: Ery- 
thraea spiccila, le Alrìplex, le Salsola e le Suaeda : nelle spiaggie 
arenose: Ambrosi a mariti 'ma, '■ • >,,i. Pmm- 

, Euphorbia Paralios e Terracina. Sulle rupi ma- 



20 VEGETAZIONE 

rittime la Cineraria maritima si ricopre di fiori gialli e Y Inula 
crilhmoides. il Crithmum maritimum e le Slatice sono in pieno 

Le prime pioggie di Settembre cambiano repentinamente 
l'aspetto delle campagne. La terra bagnata e olente di quel- 
l'odore che le viene dall'assorbimento dell'acqua al seguito del 
sollione, dopo pochi giorni incomincia a coprirsi del tenero verde 
delle graminacee, urticacee, composte e di altre pianto di tacilo 
germogliamento, e delle nuove foglie di molte specie peren- 
nanti. Spuntano nei luoghi rocciosi i fiori del Narcissus se- 
votinus, della Scilla autumnalis, del Triglochin lawi/lorum, 
si schiudono i capolini della Carlina gummifera, della Beilis 
sylveslris, e si cuoprono di fiori la Satureja Nepeta, V Inula 
viscosa e la comunissima Inula graveolens. Fioriscono ben presto 
le Dìplotaxis viminea ed erucoides, il Leonlodon minimum ed 
il Muscari parvi florum. 

I muschi che durante l'estate avevano accartocciate le loro 
fronde ed assunto un colore bruno scuro, si espandono e ri- 
prendono il loro abito verde, mentre sulle roccie e sui muri 
spiccano più vivaci e nette le tinte dei licheni. Al lichonoit-ro 
• le Isole Maltesi offrono un campo dei più interessanti. Il pre- 
dominio delle roccie calcaree, 1' uso delle pietre anzi che dei 
mattoni nelle costruzioni d'ogni sorta, il modo stesso di fabbri- 
care le case a terrazza, fasiche i licheni saxicoli sono di una 
abbondanza del tutto straordinaria. E cosi le rupi di corallino 
superiore si vedono coperte di Divina repanda, Roccella tinc- 
toria, Phgscia parietina var. aureola e d'altre specie comuni. 
Le roccie, i muri, i bastioni di calcare a globigerina sono ad- 
dirittura tappezzati di varie Verrucaria, Lecanora, Opegra- 
pha, Caloplaca, bi\>hr<itjy,'(i. Tnyiinia. che si cuoprono e si so- 
vrappongono, specie dal Iato Nord, mentre le piattaforme delle 
terrazze sono letteralmente coperte dalle Aspìcilia, Verrucaria, 
Physcia e sopratutto dalle Lecanora circinata e galactina, 
che per il loro candore spesso somigliano a larghe chiazze di 
neve. I tronchi poi dei carrubi sono per lo più coperti di Di- 
vina Ceratoniae, mentre gli agrumi, gli ailanti, i pini ecc., 
danno una messe interessantissima di Avthonia, Opegrapha, 
Perlusaria, Lecanora ecc., e gli incavi nelle roccie sono spesso 
tappezzati di Collana, Leplogium e di altri omeolicheni. 



VEGETAZIONE 21 

Subentrato l'autunno, col continuare delle pioggie, nelle loca- 
lità rocciose sugli altipiani al di là di Notabile, fioriscono il 
Crocus longiflorns, il Colchicum Bertolonli e i fiori del Ra- 
nanadas bullalas spandono il loro grato odore in tutte le spia- 
nate rocciose e ruderali, (ino presso la Valletta. Fioriscono pure 
il carrubio, l'ellera, la Spiranthes aidumnalis, e il Ranunculas 
ImUidux che seguita a fiorire fino a Decembre, e cuopre intere 
spianate coi suoi fiori gialli. Alla fine di Ottobre o in Novembre, 
a seconda dell'epoca in cui si ebbero le prime pioggie, la nota do- 
minante è data dalla Diplotaxis erucoides che fa biancheggiare 
il piano come per una abbondante nevicata. Poco dopo vi si 
unisce la Bellis annua, compaiono i! giallo della Brassica cam- 
pestris e della Calendula arvensis, il rosa vivace della Sdene 
sericea, e dovunque sulle roccie s' incominciono e vedere gli 
elianti racemi i]i*\YAsp?todehf,s microcarpus. 

Alla metà di Gennaio compariscono le prime Anemone coro- 
naria e VAdonis microcarpus i cui bei fiori spiccano fra i gio- 
vani grani e sul verde cupo delle foglie della sulla. Anche questi 
fiori vengono colti dai fiorai e venduti in città. Lo Scorpiurus 
sahoUlostis, le Fumaria la Reseda alba e le altre piante di 
fioritura precoce si aggiungono alla !>''j>'ofji,r/.< erucoides e alla 
Brassica campestri*, mentre la Sdene sericea e la Fedia Cor- 
nucopiae formano delle piccole oasi rosee, e dovunque, sui muri, 
nei campi, lungo le vie, l' Oxalis cernita gialleggia in una pro- 
fusione che supera quella di tutti gli altri fiori insieme. 

Incomincia ora il miglior tempo per raccogliere le varie specie 
di muschi e di epatiche. Le Potila, alcune Barbuta, Toriata, 
Rhincosteglum, Phascum, e Fìssidens sono già in frutto, e in 
mezzo alle microflte abbondano le Riccia, Tessellina ecc. 

In Aprile è già diffìcile trovare parecchie di queste specie e 
ah re sono del tutto finite. 

Fin da Decembre comincia a fiorire Y Ophrys fusca che dura 
lino ad Aprile e Maggio, e in Gennaio vi si aggiungono YOrchis 
saccata, YO. laclea e Y Ophrys bombyliflora. E cosi si giunge 
alla metà di Mar/o, sempre aumentando il numero delle fiori- 
ture che raggiunge il suo massimo fra quest'epoca e la metà di 
Maggio, venendo in fiore quasi i nove decimi di tutte le specie. 
Allora nei giardini gli agrumi si cuoprono di fiori, e nei campi 
predomina il rosso intenso , lolla sulla, mentre in mezzo a que- 



sta e fra i cereali fiorisce la legione delle piante arvensi. Nei 
luoghi ruderali YUrtica pilutifera si alza spesso ben più di un 
metro, e il Silyìmm Marianum, la Notobasis Syriaca e VOno- 
pordon Sibthorpianum formano dei gruppi ancora più alti, men- 
tre il Carduus marmoratus, seguito più tardi dal C. pycnoce- 
phalus insieme alla GalactUes tomentosa si vedono in gran 
copia lungo le strade, sugli argini ed in tutti i luoghi incolti. 
Alla line di Maggio e in Giugno le pioggie sono quasi del tutto 
cessate, e la maggior parte delle specie hanno compiuto il loro 
ciclo vegetativo. Dopo la mietitura che si suol fare fra Maggio 
e Giugno, tra le stoppie non compariscono che Hypericum cri- 
spum, Heliotropium Europaeum, Conyza ambigua, Belphi- 
nium halteralum, Verbascum ùnualum, Crozophora tincloria, 
Linaria spuria, commutala e Elatine, Chenopodium oliduin, 
Andrachne telephìi folta, Convolvulus arvensis, Euphorbia pi* 
nea, Chamaesyce e Aleppica, Cynodon Daclylon e Mentha Pu- 
legium. 

Come stazioni si possono distinguono a grandi tratti, l'arvense, 
la ruderale, i terreni rocciosi denudati con i piccoli incavi entro 
i quali si raccoglie l'acqua piovana d'inverno, il fondo fresco e 
umido delle valli e le loro pareti rocciose, le rupi marine, le 
spiagge marine, i ruscelli, gli stillicidi, i luoghi paludosi. 

La stazione arvense con relativa flora più o meno ubiquista 
è di gran lunga la più estesa, i terreni coltivati occupando più 
di metà della superficie delle Isole Maltesi. Vengono poi i ter- 
reni rocciosi, per lo più pianeggianti, battuti dai venti, denu- 
dati ed aridi. Essi occupano la maggior parte dell'area che non 
è messa in coltura. In Malta essi s'incontrano principalmente dai 
lati 0., N. O. e N., mentre in Gozo ed in Cornino hanno il pre- 
dominio assoluto. Le piante più caratteristiche di questa stazione 
sono: Thymns capitatili, Orsinia camphorata, Inula viscosa, 
Anthyllis Hermanniae, Cichorium spinosum, Euphorbia spi- 
nosa, Characias e dendroides, Asphodelus ramosus, Sedani, 
Mcaeense, gli Heìiantheniam, i Cistus, e meno comuni Ruta 
bmcleosa e Periploca levigata. Dove su questi piani rocciosi 
si accumula un pò di terra, alta per lo più pochi centimetri, 
vegeta abbondante la microflora di piante piccole per loro na- 
tura, o di dimensioni ridotte per la natura del terreno, quali : 
Bellis annua, Cerastium glomeratum, Biscutella didyma, Si- 



VEGETAZIONE 40 

lene sericea, Alsine tenuifolia, Stellarla inedia, Erodium cicu- 
tarium, Tordylium Apulum, Sherardia arvensis, Callipellis 
muralis, Vaillanlia muralis, Plantago Cot^onopus e PsylUttm, 
Tillaea muscosa, Evaoc pygmaea, Campanula Erinus, Meli- 
lotus sulcalus, Euphorbia peploides e exigua, Anagailis arven- 
sis, Rumex bucephalophorus, Linum strictum e Gali team, 
Sideritis Romana, Asteriscus aquaticus, vari Trifolium, An, 
themis Urvilleana, Erythraea pulchella, Chlora perfoliata, 
Draba verna, Echium arenarium, Lepturus incurvatus, Scie- 
ropoa rigida, Catapodium Siculum, Brachypodium distacliyam, 
Pua annua, Trtseium a arenai e tante altre che presentano 
più o meno marcato il fenomeno del nanismo; ed insieme ad 
esse alcune bulbose o tuberose quali: Ranunculus bullatus, 
Colcfiicum Bertolonii, Scilla aulumnalis, Allhim Chamaemoly 
e parcidorum, i Triglochin, le Romulea e Ylris Sisyrinchium 
le cui stelle celesti, nelle ore meridiane in Aprile, sono il mag- 
giore ornamento di quei piani brulli. È questa una ben magra 
vegetazione, ma pure l'industrioso contadino Maltese trova modo 
di trarne qualche profitto portandovi le sue pecore a pascolare, 
e contribuendo cosi a rendere quei terreni ancora più brulli. 

Molte sono le valli fresche in fondo alle quali scorre un ru- 
scello, che costituiscono una stazione molto caratteristica. Le 
principali in Malta sono Ùied Babu, Ùied Gherzuma, Ghain 
il Gbira, Ghirghenti, Gneina, ImtaMeb, Ta Baldu, Ùied In- 
cita, San Martin, ed in Gozo Xlendf, lied ir Rihan, Migiarro, 
Pergla, Mìgiar Scinì. 

Nel loro fondo e sulle loro pareti, nei luoghi sottratti alla col- 
tura ed alla devastazione delle capre, nell'aria umida e calda, 
al riparo dei venti, si sviluppa una vegetazione rigogliosa di cui 
non può farsi idea chi ha visto soltanto gli altipiani rocciosi 
nudi e i campi circondati da muri a secco fra i quali serpeg- 
giano le strade polverose. Là si trovano: Clematis cirrhosa, 
Pistacia Lentiscus, Coronilla Valentina, Psoralea bituminosa, 
Rubia peregrina, Crataegus oxyacarUto e Rt*scinonensis, Ro- 
smarinus o/ficinalis, Rhamnus oleoides, Lonicera implexa, 
Sederà Helix, Erica muUifìora, Convoloulus oleaefolias, Phlo- 
mis fruticosa, Smilax aspera, Asparagus aphyllus, Prasium 
majus, Teucrium fktvnm e fr ittica us\ Poiiiynìwm Persicaria 
Ficus Carica, Pirus communis, Antirrhinum majus e Sic»- 



'24 VEGETAZIONE 

lum, Celsia eretica, Salìx alba e pedicellala, Populus alba e più 
vare: Anagyris foetida, Rosa sempervirens e Gallica, Myrtus 
communis, Melissa offìcinalis, Colocasia antiquorum, ed altre 
piante, alcune delle quali ho citate a proposito delle epoche di 
fioritura, tutte specie che in questi luoghi hanno trovato rifugio. 

Più speciali delle rupi marine sono : Crucianella rupesiris, 
Ili/per ■tenni Aegyptiacum, Daucus Gfagidinm, Silene sedoides, 
Matthiola ìncana, Inula crithmoides, Crithmum marilimum, 
Cineraria ni- triti ina, Suaeda fruticosa, Centaurea crassifolia, 
le Stalice e poche altre rupicole amanti dello spruzzo marino. 
Ivi, in luoghi inaccessibili, si vedono pure talvolta, nati sponta- 
neamente, il fico d'India, il melagrano e il fico. 

Le spiaggie marine arenose sono rare e poco estese. A Malta 
ne troviamo a Gneina, GTtadira, Marfa, San Tumas, ed in 
Gozo a Ramla e a Marsalforno. Lì trovansi le piante pretta- 
mente psammofile marine quali: Ambrosia maritima, Convol- 
valus Soldanella, Euphorbia Paralios, Echinophora spinosa, 
Galilea mucronata, Pancratium mar iti munì, Medicago ma- 
rina, Orlaya maritima, Tripiachne nitens ecc. 

Nei ruscelli e sulle loro sponde si vedono Xasturtinm offici- 
nale, Helosciat'ìum nodifiorum, (Rnanlhe gtobulosa. Pochi assai 
sono gli stillicidi dove crescono Samolus Valerandi, Adiantum 
Capitini Veneris, Grammitìs leptophylla, ecc., ed assai ridotti 
in oggi i luoghi paludosi salsi, la cui vegetazione di Jnncus mo- 
ritìmns, J. acufu.s, Saiso'a, Alrip/e.'' ecc. va sempre più scom- 



Stazic 

pozze d'acqua che si formano negli incavi della roccia, e che 
d'autunno albergano una prima flora di Trìglochin laxiflorum, 
Scilla autumnalis, Diplotaoois viminea e Ranunculus bnllalus, 
per empirsi poi d'acqua piovana e rimanere cosi durante l'in- 
verno, albergando Ranunculus diversifolius, Damasonium, Cal- 
litriche e Zannichellia. Più tardi, diminuendo l'acqua, insieme ai 
Nosloc, Collema e Lrptogiam, danno origine a una flora ora 
di Bulliarda Vaillanlii, Juncus bufonius var. pumilio, Elatine 
Gussonei ed ora di Sedum coeruleum, Lythrum Grae/feri e 
Hyssopifolia secondo il rispettivo grado di umidità; e infine, 
dopo una ultima fioritura di Mentha Pulegium, si disseccano 
completamente. 



NE BOTANICA 25 

Vanno ancora rammentate, come stazioni abbastanza distinte, 
i muri a secco sui quali crescono Parietaria, TJmbilicus, Aspa- 
ragi* aphyllns, Geranium Robertianmn ed alcune piante rupe- 
stri ; ed i terrazzi delle case sui quali allignano alcune anemo- 
core. Sugli estesi bastioni e muri delle fortezze poi, crescono in 
quantità le piante arvensi ed alcune rupestri come Mattinola 
incana, Senecìo Cineraria. Capparis, Orsinia ecc. 

A. Cardana Gatto. 



Esplorazione botanica delle Isole Maltesi 



I botanici che hanno esplorato le Isole Maltesi ed illustrato da 
sé le loro raccolte si trovano citati, con notizie sommarie sul 
contenuto dei loro scritti, nella bibliografia alla quale dedichiamo 
più oltre un capitolo speciale. Essi sono, in ordine cronologico: 

Raccolsero piante e scrissero della Flora Maltese: 

Bonamico, Maltese (1670). 1 

Boccone, Palermitano (1674-1607). 

Cavallini, Maltese (1689). 

Forskaal, Svedese (1775). — Le sue piante, per la maggior 
parte almeno, trovansi nel Museo botaniqo di Copenaga. . 

Giacinto (Hyacinthus), Genovese (1806-1825). 

Dumont d'Urvillk, Francese (1822). — Le sue piantesi tro- 
vano nell'Istituto botanico di Caen e nel Muséum di Parigi. 

Zerafa (Zerapha), Maltese (1827-1831). 

Brunner, Svizzero (1828). 

Brenner, Svedese (1838). 

Nyman, Svedese (1841-184:.). 

Aquilina, Maltese (1818). 



26 ESPLORAZIONE BOTANICA 

Grech Delicata, Maltese (1849-1853). — Le sue piante si 
conservano ancora in parte nell'Erbario Universitario di Val- 
letta. Alcune trovansi pure nell'Erbario Centrale di Firenze. 

Gavino Gulia, Maltese (1855-1888). — Anche di Gavino Gulia 
si trovano piante nell'Erbario di Valletta ed in quello Centrale 
di Firenze. 

Cleghorn, Inglese (1869). 

Medlycott, Inglese (1870). 

Duthie, Inglese (1872-1875). — Molte delle sue piante trovansi 
nell'Erbario Centrale e nell'erbario di uno di noi (S. S.) a Firenze; 
ma la collezione principale è nell'Erbario di Kew a Londra. 
Alcune si conservano pure nell'Erbario Universitario di Valletta. 

Daveau, Francese (1876). 

Visitor (pseudonimo), Inglese (1880). 

Armitage, Inglese (1889). — Le sue piante Maltesi si trovano, 
in parte almeno, nell'Erbario Generale di Roma. 

Henslow, Inglese (1890-91). 

Debono, Maltese (1890). 

Caruana Gatto, Maltese (1890-1912). — Le piante da esso rac- 
colte trovansi nel suo erbario privato a Valletta. 

Godfery, Inglese (1892). 

Sommier, Fiorentino (1906-1911). — Le piante da esso raccolte 
nelle Isole Maltesi si trovano nel suo erbario privato a Firenze. 

Boro, Maltese (1909). Le sne piante trovansi nel suo erbario 
privato in Malta. 

Fra questi, (ino al tempo nostro più contribuirono alla cono- 
scenza della Flora Maltese indigena: 

Bonamico che scrisse la prima flora di Malta (pubblicata poi 
da Cavallini); — Zerafa al quale si deve la prima flora Maltese 
con nomenclatura Linneana; — Grech Delicata che ampliò con- 
siderevolmente quella flora, disponendola in ordine naturale, 
ne corresse parecchi errori e ne escluse le piante coltivate che 
Zerafa aveva menzionate promiscuamente con le indigene; — 
Gavino Gulia che pubblicò in quadri analitici una parte (Ielle fa- 
miglie fanerogame Maltesi; — infine Duthie che aggiunse an 
numero considerevole di fanerogame a quelle sino allora note di 
queste isole, e particolarmente di Gozo, Cornino e Cominotto. 

Ma oltre ai botanici sopra citati che illustrarono le proprie 
raccolte, molti sono coloro che, o soggiornando in Malta, o tran- 



ESPLORAZIONE BOTANICA 27 

sitandovi per andare in parti più meridionali o più orientali, vi 
hanno raccolto piante, e le hanno conservate nei propri erbari 
o le hanno date in Malta a Zerafa a Delicata o a Gulia, o man- 
date a botanici di loro relazione, come per es. a Linneo, Bertoloni, 
Gussone, Tenore, Cosson, Parlatore, Todaro. Queste piante in 
parte sono state menzionate in lavori generali o monografici di 
vari autori, ma in parte giacciono ancora ignorate in erbari pub- 
blici o privati. 

Diamo qui appresso un elenco di quei raccoglitori di piante 
Maltesi che non hanno pubblicato alcuncbè in proposito, ma di 
cui ci fu dato vedere delle piante in qualche erbario, o trovare i 
nomi citati in lavori di altri. Non abbiamo, ben inteso, affatto 
la pretesa che questo elenco, unito a quello dato alla pagina 
precedente, comprenda tutti quelli che hanno raccolto piante 
nelle Isole Maltesi. Notiamo anzi che, nel consultare erbari an- 
tichi, come ad esempio quello Webb a Firenze, abbiamo incon- 
trato delle piante Maltesi di cui non conosciamo il raccoglitore 
perchè sulle etichette non trovasi altra indicazione che « Malta ». 



Raccolsero piante Maltesi ma non ne scrissero : 

Balansa Benoit, Francese. — Fra le piante distribuite nelle 
sue essiccala intitolate « Plantes d'Orient » se ne trovano al- 
cune di Malta. 

Bicknell Clarence, Inglese. — Visitò Malta nel Gennaio 1910 
e raccolse piante che in parte ci comunicò. 

Cadet de Fontenay, Francese. — Citato per Malta nel Pro- 
dromo di De Candotle e nella Flora Orientalis di Boissier. Di lui 
si trovano piante Maltesi nei grandi erbari. 

Calcara Pietro, Palermitano. — Trovasi citato nella Flora 
Italiana di Parlatore e successori. Le sue piante si conservano 
nell'Orto botanico di Palermo e molte si trovano pure nell'Er- 
bario Centrale di Firenze. Delicata, nella Flora Melitensis (Pre- 
fazione p. xiv), cita Calcara fra i botanici che visitarono Malta 

D'Albertis Enrico, Genovese. — Raccolse nel 1879 delle al- 
ghe marine che furono studiate da Piccone. 

Donaldson J., Inglese. —Chirurgo maggiore dell' esercito in- 
glese, soggiornò 5 anni in Valletta, dedicando i suoi ozi allo studio 



28 ESPLORAZIONE BOTANICA 

della flora Maltese. Fu spesso compagno .li gite di (lavino Gulia. 
Si trovano alcune sue piante nell'Erbario Universitario di Malta. 
Djorberg F. A., Bl. — Sappiamo da Wikstròra (op. cit. nella 
nostra bibliografia, p. 63 in nota) che questo medico della regia 
marina svedese visitò Malta nel 1823 e ne riportò una collezione 
di piante che trovasi nel Museo botanico della R. Accademia 
delle Scienze di Stocolma. 

(Fauconnet, Svizzero). — Béguinot (Malpighia XXIII p. 261) 
menziona delle Romulee Maltesi dell'Erbario Fauconnet, conser- 
vate nell'Erbario Delessert a Ginevra. Sembra però che queste 
piante furono raccolte da altri e mandate in cambio al Faucon- 
net, probabilmente dallo Schlumberger, poiché, da quanto ci 
scrive il conservatore dell'Erbario Delessert, il Fauconnet non 
fu mai a Malta. 

Feildex H. W., Inglese. — Menzionato da Gavino Gulia come 
suo compagno di gite botaniche. 

Figari Antonio, Genovese. — Abbiamo visto nell'Erbario Cen- 
trale di Firenze qualche pianta di Malta mandata a Parlatore 
da Figari Bey nel 1867, raccolta probabilmente durante una sosta 
fatta in quest'isola nel recarsi in Egitto. 

Grima Michelangelo, medico Maltese. — Verso il 1770 inviò 
alla Società Botanica e di Storia Naturale di Cortona, della quale 
era Aggregato, un erbario di specie Gaulo-Melitensi. (Secondo 
Gavino Gulia, Orazione di laurea). 

Gussone Giovanni, Napoletano. — Bertoloni (Arai, di storia 
nat. tomo I p. 262) scrive nel 1829 che Gussone, l'anno avanti, 
aveva preso a perlustrare Malta, Lampedusa ecc., e (tomo II p. 360) 
menziona qualche pianta di Malta che gli fu mandata da Gussone. 
Gussone stesso nella Synopsis FI. Sic. II p. 92 dice di avere 
raccolto a Malta il Thymus microphyllus e (p. 451) di avere 
mandato a De Candolle la JasortJa glvdinosa di quest'isola. Egli 
stesso però non illustrò le sue collezioni Maltesi, e Delicata non 

IIanson ftev. II. e moglie. Inglesi. — Menzionati da Gavino 



rbari, con etichette sulle 



29 
quali è stampato « Iter Italo-Me 
citate da Gulia. Egli stesso non 
bibliografia). 

Kerr Lord Walter, Ammiraglio Inglese. - Raccolse piante 
nel 1890-1802. 

Kralik Louis, Francese. — Menzionato da Delicata in Pre- 
fazione p. xiv fra i botanici che visitarono Malta senza scri- 
verne. 

Kradse (tottlieb Adolf, Tedesco. — Si conservano nell'Er- 
bario del Museo botanico di Berlino delle piante raccolte nella 
primavera del 1882 dal Krause, noto per le sue erborazioni in 
Libia. Sono però poche, come ci conferma il Prof. Ascherson. 

Libassi Ignazio, Siciliano. — Questo padre gesuita dimorò lun- 
gamente in Malia da dove mandò a Todaro buon numero di piante 
che si conservano nell'Erbario Palermitano. 

Locano Giorgio, Maltese. — Citato da Delicata (Pref. p. xi) 
come compagno di Forskaal nelle sue erborazioni a Malta. 

Martens G. M., Tedesco. — Citato da Parlatore « Les Collections 
botaniques du Musée de Florence 1874 » p. 36, come botanico di 
cui esistono piante di Malta nell'Erbario Webb. 

Narducci Murmuro, Maltese. — Citato da Boccone nel 1697, 
per avergli mandato piante di Gozo. 

Naudi A., Maltese. — Botanico allievo di Giacinto. È da questi 
menzionato come suo collaboratore, ma non ci consta che vi 
siano scritti suoi sulla dora Maltese. 

Parolini Alberto, Veneto. — Deve essersi fermato a Malta 
andando in Grecia e nell'Asia Minore. Bertoloni nella Flora Ita- 
lica voi. II p. 144 dice di avere ricevuto da lui la Crucianella 
rupeslrisdì Malta, e voi. VIII p. 312, YH'jpericum ^gijptiacum 
di Malta e di Cornino. 

Perry Wickham, della regia marina inglese. — Citato da Ga- 

Piokering J. l\, Inglese. — - Citato da Delicata (Prefazione 

Portelli V. D., Maltese. — Aquilina (op. cit. in bibliografìa) 
diceche il Dott. Portelli fece alla Società Medica d' Incoraggia- 
mento di Malta delle letture sulla dora Maltese. Xon conosciamo 
altrimenti questo Portelli. 

Raulin Victor, Francese. — Trovatisi nell'Erbario del Mu- 



30 ESPLORAZIONE BOTANICA 

séum di Parigi dalle piante raccolte a Malta dal Raulin, autore 
della « Description physique de l'Ile de Créte ». È probabile che 
egli si sia fermato occasionalmente a Malta andando a Creta. 

Reade Oswald, Inglese. — Farmacista. Erborizzò con uno di 
noi (C. G.) e Godfery dal 1892 al 1896. 

Richard A., Francese. — Si trovano nell'Erbario Centrale di 
Firenze alcune piante raccolte a Malta da questo botanico, autore 
del « Tentameli Florae Abyssiuicae ». Egli probabilmente avrà 
fatto scalo a Malta andando in Abissinia. 

Rdhmer Gdstaf Ferdinand, Tedesco. — Si conservano nell'Er- 
bario del Museo di Berlino delle piante raccolte a Malta nel Di- 
cembre 1882 dal Ruhmer, nella fermata di pochi giorni che fece 
recandosi a Tripoli. Esse però, come ci informa il Prof. Ascher- 
son, non sono numerose. 

Sciildmberger Daniel. — Raccolse a Malta nel 1842 delle 
piante di cui alcune si conservano nell'Erbario dell'Orto bota- 
nico di Palermo, in quello Delessert a Ginevra, in quello Bur- 
nat a Vevey, ed in altri erbari, e che trovatisi talvolta citate 
in Lojacono Flora Sicula ed in altri lavori. 

Schweixfurth Giorgio, di Riga. — L'illustre botanico sog- 
giornò in Malta come egli stesso ci informa, nell'inverno del 
1871-2, e vi raccolse delle piante che trovansi nel suo erbario 
privato, depositate nell'Orto botanico di Berlino. Alcune trovansi 
citate in qualche monografia. 

Sickenberg E., Tedesco. — Raccolse a Malta, nella primavera 
del 1876, dei muschi che vennero pubblicati da Baur. Raccolse 
allora pure delle fanerogame che trovansi in diversi grandi er- 
bari (per esempio in quelli di De Candolle, di Delessert e di Bois- 
sier) e di cui alcune sono citate in lavori monografici. 

Spencer James Sig. ra M., Americana. — La Signora Spencer 
erborizzò a Malta nei mesi di Marzo e Aprile degli anni 1894 
e 1895. Le sue piante sono destinate all'Oberlin College Ohio, 
negli Stati Uniti d'America, ma alcune si trovano in erbari pri- 



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io Centrale di Fimi; 















Thuret G., Francese. — Si trovano nell'Erbario del Musèum 
di Parigi piante di Malta raccolte da Raulin e Thuret. 

(Todaro Agostino, Palermitano). — Trovatisi molte piante di 
Malta in vari erbari, sulle cui etichette è scritto Calcara Todaro. 
Quest'ultimo però non ci consta che sia mai stato a Malta. Egli 
non fece altro che distribuire piante Maltesi avute da Calcara e 
da Libassi. 

Toscanelli Vittoria, Italiana. — La Signora Toscanelli rac- 
colse a Malta, nell'Ottobre del 1878, delle alghe marine che sono 
intercalate nel suo erbario algologico da essa legato all'Istituto 
botanico di Firenze. Abbiamo fatto lo spoglio dell'Erbario Tosca- 
nelli e possiamo quindi citare tutte le specie determinate, da 
essa raccolte a Malta. 

Wright C, Inglese. — Naturalista che abitò lungamente io 
Malta e scrisse varie memorie zoologiche. É citato da Gulia per 
avergli fornito alcune piante interessanti. Cleghorn scrisse che 
il Wright aveva delle belle collezioni di piante e di animali 
delle Isole Maltesi. 

Zammit Giuseppe, Maltese. — Fondatore, nel 1675, dell'Orto 
botanico di Valletta, è citato da Boccone nel 1G97 per avergli 
mandato piante da Malta. È citato pure da Cavallini nel Pu- 
gillus e da Gulia nell'Orazione di laurea. Mori nel 1740 alla età 
di 94 anni. 

Vi furono altri botanici di questo nome, poiché, un secolo dopo 
la fondazione dell'Orto botanico di Valletta, il De Borch (vedi 
bibliografia) in una lettera datata da Malta del 28 Dicembre 1776, 
scrive che vi era allora in Malta « un fameux médecin du pays, 
qui joignant des connaissances chimiques aux botaniques, et 
l'oxpérience à la théorie, a opere des prodiges à ce qu'on dit. 
Zamit, c'est son nom, ecc. ». 



/ORTO E L'ERBARIO UNIV 



L'Orto botanico e l'Erbario Universitario 
di Valletta 



Nel 1075, fondata l'Università di Malta dal Gran Maestro Ni- 
cola Cottoner, venne nominato professore di botanica il Maltese 
Giuseppe Zaramit, monaco dell'Ordine Gerosolimitano e medico 
rinomato. Per cura dello Zammit sorse allora a Valletta, nei fos- 
sati del forte di Sant' Elmo, un Orto botanico il quale però venne 
abbandonato dopo la morte del suo fondatore avvenuta nel 1740. 
I/attual.' Orto botanico, situato nel suburbio di Valletta detto 
Floriana, venne fondato soltanto nel 1805 dal Genovese Padre 
Giacinto (Hyacinthus), chiamato ad occupare la cattedra di bo- 
tanica dal primo Governatore inglese Sir Alexander Ball. Al 
Giacinto succedettero nella direzione dell'Orto i professori S. Ze- 
rafa, Grech Delicata, Gavino Gulia, e finalmente F. Debono, sotto 
la cui direzione trovasi tutt' ora. 

L'Erbario nel quale furono collocate le piante raccolte e ri- 
cevute dai successivi titolari della cattedra di botanica, conser- 
vasi nei locali della Università in Valletta. Esso però é in pes- 
sime condizioni, e rappresenta evidentemente soltanto un residuo 
di quello che fu; ed anche quanto resta è spesso inutilizzabile 
per trasposizioni o perdita di etichette, o perchè le piante sono 
tanto guaste da non essere riconoscibili. È molto deplorevole 
che non vi si trovino più in stato determinabile altro che re- 
lativamente poche delle piante di Delicata e di Gulia, e pochis- 
sime di Giacinto e di Zerafa, e che quindi non vi sia modo di 
controllare l'esattezza di molti dei nomi che trovansi nei lavori 
di questi autori, e si rimanga incerti sulla presenza di non po- 
che specie nella nostra flora. 

Non v'è dubbio che adesso gli erbari nei quali sono meglio 
rappresentate le piante di Malta sono i nostri due erbari per- 
sonali, e dopo di essi quello Centrale di Firenze dove trovansi 
piante di Grech Delicata, di Gulia, di Duthie e di vari altri 
botanici, e quello del Dott. Giovanni Borg di Malta. 



BIBLIOGRAFIA 



Diamo qui. l'elenco dei lavori contenenti informazioni sulla 
flora delle Isole Maltesi, tralasciando alcune flore generali, al- 
cune monografie ed altre opere dove trovansi citate pianto Mal- 
tesi solo occasionalmente. 

Abela Commendatore Fra Gio. Francesco. — Descrizione 
di Malia con le sue antichità, ed altre notitie. P. Bonacota. 
Malta 1647. 

i « un' herba che tira al ver- 
1 quanto alla forma a i finoc- 
chi marini. » Dice che si trova unicamente sullo scoglio chiamato 
Hagira tal (jernal di faccia a Cala Dueira in Gozo, e che è rimedio 

Aquilina G. G. — Di alcune piante Maltesi dette volgarmente 
selvatiche che possono seve ire di nulriraento air uomo. Memo- 
ria letta alla Società Medica d'lncora_rgiamenfo di Malta. In 8° 
di 15 pag. Malta 1848. 

L'Autore, medico Maltese, a proposito della carestia del 1847, 
enumera molte piante crescenti selvatiche a Malta, che potrebbero, 
in caso di bisogno, servire di nutrimento, ma che il contadino 
Maltese non conosce. Questo lavoro non contiene alcuna osserva- 



Aquilina, Zerafa e Delicata. — Osserva zit 
logiche. Atti della Soc. Medica d'Incoraggiamento. Malta 1843. 

Sotto questa rubrica si trova indicata la fioritura delle piante Mal- 
tesi più comuni per ogni singolo mese. 

Ardissone Francesco. — Phycologia Mediterranea. Due vo- 
lumi in 8° grande di 510 e 324 pag. Varese 1883 e 1886. 
Sono citate alcune specie di alghe marine delle Isole Maltesi. 



34 BIBLIOGRAFIA 

Ardissone Francesco. — Note alla Phycologia mediterranea. 
Rendiconti del R. Istituto Lombardo, Serie II, voi. XXVI, fase. XVII. 
Estratto di 17 pag. Milano 1893. 

Menziona come raccolte a Malta 10 alghe marine. 

Ardissone Francesco. — Rivista delle alghe mediterranee. 
Rendiconti del R. Istituto Lombardo, Serie II, voi. XXXIX, da 
p. 156 a p. 176. Milano 1906. 

Indica Eetocarpus confervoides Le Jol. come raccolto a Malta. 

Armitage E. — Appunti sulla Flora dell'Isola di Malta. Bull, 
della Soc. bot. ital. 1889, da p. 495 a p. 500. Firenze 1889. 

In questo scritto l'Autore comunica le osservazioni floristiche fatte 
da lui durante un soggiorno di 4 mesi in Malta, nell'inverno 1888-89. 
Cita le piante più caratteristiche delle cinque stazioni principali 
che egli distingue nelle Isole Maltesi e che sono : 1° Coltivato, 
vie ecc.; 2° rupi e vallate sassose; 3° coste precipitose del S. E.; 
4» spiaggie del lato N. E.; 5° depressioni superficiali che si trovano 
dappertutto dove il sasso nudo si scopre in strati quasi orizzontali. 
Infine dà l'elenco di 33 specie trovate dopo la pubblicazione della 
Flora Melitensis di Grech Delicata e che quindi, salvo alcune pub- 
blicate da Dnthie e da Gulia, erano ancora inedite per la Flora 
Maltese. 

Il rev. Armitage fu ancora a Malta nel 1891, ed erborizzò di nuovo 
con uno di noi (C. G.) ; ma intorno alle sue raccolte in questa se- 
conda visita non scrisse nulla. 

Badger G. Percy. — Ilistorical Guide lo Malta and Gozo, 
improved and augmented bij N. Zammit M. D. Sesta edizione, 
in 16 m0 piccolo di 320 pag. Malta 1879. La prima edizione era 
del 1838. 

La parte I» è la storia di Malta. La parte II* è intitolata : Dt- 
scrip'ion of Malia taycthc.r witlt a òr/e/ outline of its production*, cli- 
mate, langnage ecc. Questa parte contiene un capitolo intitolato Bo- 
ta»;/ scritto da P. Brenner, riprodotto nella sesta edizione quale 
era nella prima (vedi Brenner). 

Il lavoro di Badger è citato da Delicata (Prefaz. XIII) col titolo 
di « Description of Malta and Gozo ». 

Barth (II; Gazetta di Medicina e Scienze Naturali di Ga- 
vino Gulia. In 8». Tipografia del Corriere. Valletta 1871-1877. 
Di questa pubblicazione sono comparsi due soli volumi. Il 1° (1871- 



BIBLIOGRAFIA 
a p. 1 a p. 156. L'anno 5° che ricordini 
In questa pubblicazione, che è oggi i 



Baur Wilh. — Beitrage zur La ubiaoos flora der Insel Malta. 
Hedwigia 1891, da p. 217 a p. 219. Dresden 1891. 

Questa nota è stata riprodotta in Inglese col titolo di A contribution 
to the Mot» Flora òf Malta in M-diterranean Naturalist, voi. I, N. 10, 
da p. 151 a p. 152'. Valletta 1892. 

È l'elenco di 35 specie di muschi e cinque varietà, raccolte a Malta 
nella primavera dei 187G dal prof. E. Sickenberger, allora residente 
al Cairo, e determinate da W. Baur di Karlsruhe e da C. Miiller di 
Halle. Per ogni specie sono indicati i luoghi dove fu raccolta. Il 
Baur nota la mancanza di rappresentanti dei generi Grimmiae Or- 
thotrichum. 

Béguinot A. — Dìagnoses Romulea ra/m no cara in rei minus 
cognitarum. Engler's Boi Jahrb. XXXVIII, p. 327. Leipzig 1907. 

Béguinot Augusto. — Revisione delle Romulea dell'Erbàrio 
Delesserl. Annuaire du Conservatoire et du .lardili botaniques 
de Genève, ll e et 12 e année, p. 144-163. Genève 1908. 

Sono citate le Romulea di Malta raccolte dallo Schlumberger e 
conservate a Ginevra nell'Erliario Delessert. 

Béguinot Augusto. — Revisione monografica del genere 
Romulea Maratli. Malpigli ia, voi. XXI-XXUI. Genova 1908-9. 

tore cita tutte le specie di Romulee note delle Isole Maltesi, e dà 
una più ampia descri/.i.-m- d-.-llu /.'. Mditenxis. 

Béguinot A. — Vedi Fiori. 

Bertoloni Antonio. — Il rimanente del discorso sopra la 
storia ed i prog 'ressi della botanica insulare italiana. Annali 
di Storia naturale, tomo I. Bologna 1828. 

A p. 261 l'Autore dice poche parole di Boccone, Cavallini e Zerafa, 
come illustratori della Flora Maltese, e rammenta che Gussone aveva, 
l'anno precedente, « preso a perlustrare e Malta, e Lampedusa ». 

Bertoloni Antonio. - Florae Melitensis Thesaurus sice plan- 
larum enumerano, qaae in Meldae Ganlosfjuo insaJis ani in- 



36 BIBLIOGRAFIA 

digenae, aut vulgalissimae occurrunt ecc. Curante Stephano 
Zerapha Med. Doct. Fase. 1°. Annali di St. nat., tomo IL Bo- 
logna 1829. 

In questa rassegna del primo fascicolo del Thesaurus di Zerafa, 
Bertoloni riporta il nome di 62 delle specie indigene, e di 24 specie 
esotiche citate in quel fascicolo. A causa del modo promiscuo nel 
quale Zerafa enumera le piante indigene e le esotiche coltivate nei 
giardini Maltesi, Bertoloni è caduto in alcuni errori, citando come 
indigena qualche specie esotica, ad esempio Anredera veeieulosa e 
,u/icosa. 

A p. «359 trovasi la descrizione della Centaurea arassi/olia e sono 
esposte le ragioni per le quali Bertoloni sostituisce questo nome a 
quello di C. spathulata dato alla nuova specie da Zerafa. 

A p. 360 è data la descrizione di Hypericum Aegyptiacum, ed a 
p. 362 quella di Orsinta camphorata, con le ragioni per le quali Ber- 
toloni toglie quest'ultima specie dal genere Inula al quale era stata 
riferita da Zerafa. 

Bertoloni Antonio. — Flora Italica, sistens plantas in Italia 
et in in <"Jis circumstantibits sponte nascentes. Dieci volumi in 8°. 
Bologna 1833-54. 

Sono pochissime le specie citate per Malta in questa opera, perchè 
Bertoloni menzionava soltanto le piante che egli possedeva nel suo 
erbario. Nel voi. XI : hV,, r <t Ihii:.-,, rr,i v t<, :l ,t,n^ non è menzionata 
alcuna pianta Maltese. 

Boccone Paulus. — Icones et d(>s,-ri/i/ion,'s rnriorwm pian- 
tarimi Siciliae, Melttae, Galìiae et Ilaliae quartini unaquaeque 
proprio charactere signata, ab aliis ejusdem classis facile di- 
sttnguttur. Auctore Paulo Boccone Panormitano Siculo Sere- 
nissimi Magni Hetruriae Ducis olim Botanico. In 8° di 96 pa- 
gine con tavole. E theatro Sheldoniano, Oxoniae 1674. 

In questo lavoro del celebre monaco botanico, si trovano descritte 
e figurate quattro piani Ila / , . ( ntaurea Meli' 

Come risulta da quanto scrive egli stesso, Boccone non solo rice- 



Boccone Don Paulo Gentiluomo di Palermo, Botanico del Sere- 
nissimo r.ran Duca 'li Toscana, Collega dell'Accademia Cesareo 
Leopoldina Naturae Curiosorum: ed al presente Don Silvio 
Boccone Monaco del Sacro Ordine Cistercense della Provincia 
di Sicilia. — Museo di piante rare della Sicilia, Malta, Corsica, 



BIBLIOGRAFIA ài 

Italia, Piemonte e Germania. In 4° di 194 pag. con tavole. 
Venetia 1697. 

Di Malta sono citate quattro sole piante : Glaux altera palustris, 
repens subrotundo folio (= Peplis Portula L.) ; Taraxacum saxatile 
{-= ITyose.ris nuli, ito L. ; M il inni perei/rinum nodosa radice (== Sorghum 
Halepense Pers.) e Asplenium lucidimi, undulato Pimpinelle folio, Me- 
litensis (= Asplenium marinum L.). 

Della prima specie dice di averla raccolta da sé. 1 1 Mi! inni pere<irin>im 
dice di averlo avuto dal « Capellano Fra Giuseppe Zammit, Modi-- a 
di molta riputazione, » e V Asplenium lucidimi dal « Signor Narduccio 
Mmin uro, Speziale il quale è dimorato molti anni nell'Isola del 

Boccone Don Paulo. — Museo di fisica e di esperienze, va- 
riato e decorato di osser razioni naturali, note medicinali, e 
Ragionamenti secondo i Principiò de" Moderni. In 4° di 319 pag. 
con tavole. Venetia 1697. 

L'Osservazione duodecima (p. 69) é intitolata « Intorno al Fungus 
Typlioides, coccineus, tuberosus Melitensis ». Vi è di nuovo descritto 
il Cynomorium coccineum, e ne è data una nuova figura (Tab. 1 p. 56). 
E detto come questa pianta, creduta da prima speciale a Malta, fosse 
poi stata trovata nell'isola di Favignana, nelle saline di Trapani e 
nel vicino isolotto del Ronciglio, a Lampedusa ed a Tunisi, e come 
dal 1674 in poi se ne fossero divulgate le proprietà medicinali. 
L'A. parla lungamente dalle sue virtù curative (veniva adoprata 
principalmente contro la dissenteria). Dice che fu già menzionata 
nel 1647 da Fra G. Abela, Commendatore e Vice Cancelliere dell'Or- 
dine dei Maltesi nella sua « Descrizione di Malta con le sue antichità 
ed altre notizie », e che il Dottor Giov. Francesco Buonamico, Fra 
Giuseppe Zammit cappellano dell'Ordine Gerosolimitano e medico 
dello Spedale, ed altri medici e speziali di Malta ne avevano speri- 
mentato l'efficacia. 

Boccone Paolo. — Storia naturale di Malta. Manoscritto. 

Gavino Gulia, nella prefazione al suo Repertorio botanico Maltese, 
questo titolo, ma che è 
>tizia aggiunge che tale 

nella Biblioteca pubblica di Malta. Per quante 



■ iuaL> cita irli altri lavori di Boccone. 

Boisgelin Louis de, Kniglit of Malta. — Ancient and modem 
latta containing a fui! and accurate account of the presenl 
tate of the islands of Malia and (joza (sic), the history of the 



38 BIBLIOGRAFIA 

Knights of S l John of Jerusalem etc. Due voi. in 8 J grande con 
carte ed illustrazioni. London 1805. 

Da p. 155 a p. 176 sono dati dei cataloghi di piante Maltesi, che 
non portano alcun contributo alla conoscenza della flora di queste 
isole, e dai quali si rileva che l'autore non era botanico. Sono ripro- 
dotte le descrizioni di Boccone di Con>/"a MeUt-m*!* {Jasnnùi (fiutinoci), 
.l.vxa MtìUe.ns;s(Ce.ntanrea), Limoninm ret inaia tara (Statue) e Ci/n, „to- 
rium. È poi ripetuto l'elenco delle 32G pianta del Cavallini (Pugillus 
Moliteus . Finalmente è riprodotto l'elenco delle 87 piante Maltesi 
pubblicate da Forskaal col nome di Fiorala Mei itensis. Da pag. 71 
a 74 parla del C>jnomorium w^innim e da ima buona riproduzione 
della figura di questa pianta pubblicata da Micheli nel Genera pianta- 
rum. Descrive l'isolotto dove cresce in abbondanza (che chiama Ha- 
ijini. Tal trenini;., il ino ì i/ioni prese 

per assicurare la proprietà di questa pianta medicinale ai gran Maestri 
dell'Ordine Maltese. È data una ricca bibliografia di lavori concer- 



Bonamicus Joh. Frane. — De fuco spìcato coccineo Melitemi, 
pianta singularis et rarissima nana primiim cariosis evulgata. 
Manoscritto di data ignota, ma anteriore al seguente lavoro. 

rineum- Di mifistn m c » 11 ._, c> ,. iilJl , u 

^, ,.„e copie. Ir. 

« De fungo Melitensi dissertatio ». 

Bonamicus Joh. Frane. — Brcuis nolìtia t>ìnntarn,ìi '/arie in 
Meiifar pi tiaalos /w.v///7.v obspyranhir. Manoscritto del 1670. 
Sono enumerate 243 specie di piante (secondo 1 >Micata Fl<>ra Moli- 
Giovanni Francesco Bonamico, Buonamieo, Bonamici o Buona- 
mici, ' per quanto sappiamo da Grech Delicata nella prefazione 
alla Flora Melitensis p. x, era Maltese, medico e cultore di varie 
scienze. Lo rammenta Boccone in « Icones et descr. ecc. s> ed in 
« Museo di Fisica ecc. » a proposito di piante Maltesi, che Bona- 
mico fu primo ad indicargli, e dice di lui che era « Medicus eru- 
di lodata ricordanza nella Valletta ». Da quanto Boccone scrive della 
» oaij n M- Ut- ,*.,/> ./ /.,.,.. i (j nJinom) si rileva che il Bonamico lo ac- 



La sua dissertazione « De fuco spìcalo ecc. » è rimasta inedita. Ine- 

di base al lavoro del Cavallini intitolato « Pugillus Melitensis ecc. ». 
Il manoscritto si trova in due copie nella Biblioteca pubblica di 
Malta. Trovasene pure una copia manoscritta nella Biblioteca di 
South Kensington di Londra, della quale il Sig. J. Britten dà delle 
interessanti notizie in Journ. of Botany N.° 495, voi. XL1I p. 87-88. 
Quella copia porta il titolo: « Joh. Fran. Bonamici De Plantis quae 
in Melita et Gaulo observantur ». 

TJna nota che accompagna questo manoscritto di Londra dice: « Ce 
manuscrit est copie sur l'originai de l'auteur, qui ótait dans la bi- 
bliothèque du Commandeur de Smitmer (?). Il est à remarquer que 
ce petit ouvrage quoiqu' imprimé par Cavallini, et sous son noni, 
n'a point été compose par ce módecin mais par Buonamici, cornine 
le remarque avec raison le pére Allegranza (Vita Joh. Frane. Bo- 
namici med.). On sait par une lettre datée de la Vallette à Malte 
Kal. Sept. 1670, que Buonamici l'avait dédié à Dominique Magri 
Chanoine de Viterbo ». 

Borch le Corate de. — Leltres sur la Stette et sur Vile de 
Malthe, ècrites pour servir de supplèment au voyage en Sicile 
et à Malthe de Monsiewr Brijdonne. Due volumi in 8° di 230 
e 256 pag. Turili 1782. 

Nella lettera XI scritta a Malta il 28 Dicembre 1776 (P voi. a 
p. 214-15), l'Autore, evidentemente digiuno di conoscenze botaniche, 
cita alla rinfusa una cinquantina di piante spontanee e coltivate, 
designandole soltanto coi loro nomi francesi. A p. 113 dice che 
l'industrioso ed instancabile contadino Maltese andava a prendere 
in Sicilia la terra vegetale di cui il vento e le pioggie avevano 
denudato l'isola, e cercava di trattenerla là dove l'aveva portata, ( 

direzioni. (Questa fiaba dell'apporto di terra vegetale dalla Sicilia 
si trova ripetuto da vari autori). 

Nella lettera XII, datata dall'* Ile de Gozzo » 10 Gennaio 1777 (voi. II 
a p. 5), cita alcune piante indigene e coltivate, parla della intro- 
duzione dall'Atri, a «lolla S„17 a I lei 'if.iy.u.i ■ <>, ■■»:. ir/u>„) e della Gui- 
guilina (Sesamo) di cui si aspergeva il pane e colla quale si faceva 
olio. A p. 6-7 parla del Fa>i<i«« Mdit. „>,.- {Cynmnorium coccineum)ài cui 

Astringer de Malthe). Sulla tavola è scritto: « Dessiné par l'Auteur » ; 
ma la pianta essendo rappresentata in fiore l'Autore, che era a Gozo 
al principio di Gennaio, non può averla disegnata dal vero. Dice che 
il Gran Maestro dell'Ordine di Malta si era riservato il diritto di 
distribuire questa pianta, allora celebre per le sue virtù medicinali, 
e che a guardia di essa stava un uomo sull'isolotto Rhas et General 



4(J BIBLIOGBAFIA 

sul quale cresce. A pag. 14 dice che il prodotto principale dell'isola 
è il cotone, dopo il quale vengono il frumento, le fave, la canna 
da zucchero e l'allevamento del pollame e degli animali da macello. 

Borg J. — Gumming. The Daily Malta Chronicle. Malta 6 Aprii 
1896. 

Il dott. Giovanni Borg, Maltese, attualmente direttore dei Giar- 
dini pubblici di Malta, parla in questo scritto dei danni prodotti 
negli aranci dal Fusarhim (Fus-it,-porinm) Limoni. 

Borg J. — The Rose-mildew. The daily Malta Chronicle. 
Malta 19 December 1898. 

L'Autore parla dei danni prodotti nei rosai dalla Sphaerotheca 



Borg G. — II Biecfja u iì Mara tal agrumi l'i Gzejer Ta- 
luna. In 8° di 110 pag. Valletta 1899. 

L'Autore tratta delle varietà degli agrumi, della loro coltivazione 
: delle loro malattie dovute a vegetali e ad animali. 

Borg G. — Report on the Sant'Antonio gardens and sugges- 
ionsfor tmprovements in the sanie. In 4° di 19 pag. Malta 1900. 

Viene rilevato lo stato dei giardini annessi al palazzo di S. An- 
onio, e sono dati dei suggerimenti per migliorarli. 



Parlasi delle malattie delle piante d'arancio e del loro 

Borg G. — The periodical phenoinena of plani li fé in Malta. 
The Daily Malta Chronicle, 14 e 15 Aprii 1908. Valletta 1908. 

Sono alcune osservazioni sulla vita vegetativa di varie piante in- 
digene in relazione alle stagioni e alle stazioni. Nel primo articolo 
si tratta delle fanerogame, nel secondo delle cellulari e di alcuni 



Borg G. — Nuove stazioni della « Melitella pusilla Somm. » 
nel! isola di Malta. — Bullett. della Soc. bot. ital. 1909, p. 102. 
Firenze 1909. 

L'Autore annunzia di avere trovata abbondante in una località di 
Malta questa specie che fino allora era stata segnalata soltanto al 
Grozo. Propone il nome di var. laciniata per la forma a capolini più 
grandi, ed a foglie più profondamene 



BIBLIOGKAFIA ±1 

Borg G. — Roses. Notes ori Gardening, p. 42. Valletta J910. 
Si parla di funghi parassiti delle rose. 

Borg J. — Remains of the prehistoric Flora of Malta. Archi- 
vimi Melitense, Bullettino della Società Storico-Scientifica Maltese, 
voi. I (1910), p. 39-49. Valletta 1911. 

l'Oligocene, e che facevano allora parte di estese terre che congiunge- 
vano la Sicilia all'Africa. Secondo lui la separazione «li Malta dalla Sici- 
lia sarebbe avvenuta nel Pliocene, mentre la separazione dall'Africa 
risalirebbe soltanto al principio del Quaternario. Da ciò deduce che 
laflora delle Isole Maltesi, nell'epoca quaternaria e nei tempi in cui fu- 
rono abitate dall'uomo preistorico, doveva essere essenzialmente Afri- 
cana, e crede che sarebbe ancora tale, se l'uomo non l'avesse modi- 
ficata distruggendo molte specie ed introducendone altre ■ 
e dal Levante. Cita poi le piante da esso ritenute relitti della flora 
preistorica che Malta aveva in comune con l'Africa 



Bottini A. — Sulla briologìa delle Isole Hai 
•accolta di scritti botanici edita da Ugolino Mari 



Brenner P. - notami, in Badger, WMoriv.aì Ornile to Malta 
and Gozo. Descrlption of Malta. Sesta edizione. Malta 1879. La 
prima edizione è del 183S. 

Badger informa, in una nota, che il capitolo intitolato Botany (da p. 70 
a p. 74 della 6 a edizione) gli venne fornito da Brenner, il quale molto 
si occupò della Flora Maltese, talché, dice, sarebbe desiderabile 
che si pubblicassero tutte le sue osservazioni. In questo capitolo 

brevemente l'aspetto floristico di Malta nelle varie stagioni, e cita 
alcune delle piante più caratteristiche. Valuta il totale delle fane- 
rogame a circa 700. Rileva la scarsità delle piante arenicole, la pre- 
ponderanza della famiglia delle papilionacee e la ricchezza dei generi 
Trif olimi ed Euphorbia. 

Brina John. - On Chrysanihemums. Notes on Gardening 
in Malta, p. 59-60. Valletta 1910. 
Si parla dei danni prodotti nei Crisantemi da funghi parassiti. 



Brizi Ugo. — Note tua* anno IV, 

p. 262. Genova 1890-91. 

Insieme a muschi d'altra provenienza ne sono citati 6 di Malta, 
raccolti da uno di noi (C. G.). 

Briickmaim (1747). — Vedi Cavallini. 

Brunner S. — Streifzug durch das Óstliche Ligurien, Elba, 
die Osthiiste Siciliens und Malta, zunàchst in Bezug auf 
!>/Janz<?nJ;".ndc im Soi,i,,ier lsi'0 u/nipruioniniea. In 8° piccolo 
di 336 pag. Winterthur 1828. 

Questo racconto di viaggio del medico di Berna Brunner, da p. 256 
a p. 326 è dedicato a Malta. Vi sono rammentate molte delle piante 
che vi si coltivavano per uso tanto economico quanto ornamentale, 
ma della flora indigena è detto ben poco. A p. 311 l'Autore parla 
del Cìjnomorium oowineum L. A p. 315 della coltura del cotone. Allora 
pare che la patata non fosse un articolo di commercio per Malta 
come oggi. A p. 313 racconta, come il De Borch, che viene portata 
la terra vegetale a Malta dai bastimenti come zavorra. A p. 319 parla 
dei botanici che scrissero di Malta: Lagnai, 1 Cavallini, Forskaal, Boc- 
cone, e cita ì loro lavori. Parla in molti punti, e specialmente a 
p. 300, del frate Scalzo padre Giacinto (che designa soltanto col nome 
di padre Carlo), allora Professore di botanica alla Università di Val- 
letta e Direttore di quel Giardino botanico; a p. 820 parla anche di 
Naudi e di Zerafa. 

Da p. 2SS a p. 290 sono riportati alcuni dati meteorologici. 

Cannarella Pietro. — Saggio di bibliografìa floristica della 
Sicilia e delle isole adiacenti. I a Parie. Nuov. Giorn. bot. ital. 
(Nuov. Ser.) voi. XV, da p. 93 a p. 178. Firenze 1908. II* Parte. 
Ibid. voi. XVII, da p. 529 a 502. Firenze 1910. 

Nella Parte I a , da p. 169 a ITI è data la bibliografia botanica fanero- 
gamica delle Isole Maltesi. Sono elencati 35 lavori di 25 autori. Errato 
è il N°. 761 ([>. 1 Ti lì dove citasi un lavoro di Duthie sulla flora del 
Monte Generoso che è in provincia di Como, e non ha quindi che 
vedere con la flora Maltese. — Nella Parte II* (crittogamica? i lavori 
che contengono piante di Malta non sono tenuti distinti da quelli 
nei quali Malta non è citata. 



BIBLIOGRAFIA 43 

Caruana Gatto Alfredo. — Di alcune piante rare indigène; 
,uove varietà e località «Ielle medesime. Il Naturalista Maltese, 
imo I, p. 7-8. Malta 1890. 

Sono ricordate le osservaz 
agnia del Big. Henslow in 



Caruana Gatto Alfredo. — Liliacee Maltesi. — Loro enume- 
razione. — Osservazioni ed aggiunte. Il Naturalista Maltese, 
anno I, p. 16-18. Valletta 1890. 

Dopo alcune osservazioni generali sulle Liliacee di Malta, è dato 
l'elenco delle piante di questa famiglia (comprendendovi le aspara- 
gacee e le colchicaceaeì fino allora conosciute delle Isole Maltesi. 

Caruana Gatto Alfredo. — Noie botaniche. Il Naturalista 
Maltese, anno I 1890, p. 38-39. Malta 1890. 

L'Autore rammenta come Armitage, nei suoi appunti sulla Flora 
di Malti, abbia espresso l'idea che la grande diffusione di Oxnlif cernita 
sia stata causa della diminuzione di Linaria Cymbataria e di Oxalis 

MrfttM abbia dovuto necessariamente cagionare il deperimento eia 
diminuzione di molte altre piante indigene nei luoghi invasi da essa, 



Caruana Gatto Alfredo. — Rare occurrence of Ophrgs api- 
era in Malta. The Mediterranean Naturalist, voi. I, p. 52-53. 






delle sue stazioni in Malta e Gozo. 

Caruana Gatto Alfredo. — Albinism nad colon,- cariai ion in 
Maltese wild {loioers. - The Mediterranean Naturalist, voi. II, 
p. 276-277. Malta 1892. 

I casi di albinismo osservati in piante indigene sono riportati e 
divisi secondo i colori normali delle specie che li presentano. 



44 BIBLIOGRAFIA 

Caruana Gatto Alfredo. — Notes f or the moni h. The Mediterr. 
Naturalist, voi. II, p. 322-323. Malta, 1893. 
Sono alcune osservazioni fenologiche per il mese di Febbraio. 

Caruana Gatto Alfredo. — The vegetation of the home ter- 
races of Malta. The Mediterranean Naturalist, voi. II, p. 341- 
342. Malta, 1893. 

Sono menzionate varie specie di fanerogame e crittogame raccolte 
sulle terrazze delle case in Malta. 

Caruana Gatto Alfredo. — Dello stato presente delle nostre 
cognizioni sulla vegetazione Maltese. — Atti del Congresso bo- 
tanico internazionale di Genova del 1892. In 8° grande di 583 
pag., da p. 170 a p. 178. Genova 1893. 

Sono ricordati i botanici che si occuparono della flora Maltese, ven- 
gono citati i loro lavori ed è rilevato che, se lo studio delle fane- 
rogame era abbastanza progredito, assolutamente rudimentale era 
quello delle crittogame. Sono enumerate le 8 pteridofìte raccolte 
dall'Autore, e viene accennato ad alcuni dei caratteri più salienti 
della dora Maltese. 

Caruana Gatto Alfredo. — Di alcune piante indigene scom- 
parse o non ritrovate più a Malta. — Archivum Melitense, 
Bullettino della Soc. Storico-Scientifica Maltese, voi. I, da p. 203 
a p. 208. Malta 1913. 

L/Autore cita alcune piante di cui non v' è dubbio che esistessero 
in Malta ai tempi di Delicata e di cui è carta la scomparsa per inu- 

e da Gulia che non sono state ritrovate dopo di loro, o perchè 
indicate erroneamente da questi autori, o perchè molto rare, o infine 
perchè veramente scomparse. 

Caruana Gatto A. — The Fatma and Flotta of the Maltese 
Islands. The Daily Malta Chronicle. Special Number, Aprii 1913, 
p. 8-9. Malta 1913. 

È dato uno sguardo generale alla flora Maltese, alle stazioni ed 
alle fioriture, e sono nominate alcune delle piante più notevoli sotto 



Caruel Teodoro. Vedi Parlatore. 
Cavallini Frid. Philipp. Meiitensi 
- Ptcgillns Meliteus seu Herbarum 



einsqae dfstr/rtis enawnfùini perbrevis enumerano. Romae 
1689. Typis J. B. Melo. 

Questo scritto, che fa parte del lavoro del Cavallini intitolato Brevis 
Enumeralo plani arum pr aesenti anno a Sapienliae ili»». />. .^impliriunt 
professore ostensarum, è riprodotto in una lettera diretta a Linneo da 
Bruckmann nel 1747, e pubblicata in una raccolta di lettere col titolo 
di Epistola itineraria LXII e.vlnben» Plantas Melitenses, ad Dominum 
Carolum Linnaeum ecc. ecc. Reiherbarine h<„liernae phosphorum ecc. ecc. 
(in 8°, da p. 674 a p. 691). Il Bruckmann dice che questo scritto è 
rarissimo anche dai librai d'Italia, e per questo ne manda una co- 
pia manoscritta a Linneo. È un elenco di 326 specie designate come 
usava in quel tempo, e quindi diincili, spesso anzi impossibili a iden- 
tificare. Questo elenco trovasi riprodotto nella « Ancient and modem 
Malta » di Boisgelin. 

Da Grech Delicata (Fior. Melit. p. x) sappiamo che il lavoro del 
Cavallini non è altro che la « Brevis Notitia ecc. » che Bonamico 
lasciò inedita, e che Cavallini pubblicò come sua, senza fare men- 
zione di Bonamico, allungandone solo la prefazione, ed aggiungen- 
dovi ottantatre specie. 



Cleghorn H. — Notes on the Botany and Agriculture of 
Malta and Sicily. Transactions and Proceedings of the botanica! 
Society, seduta dell' 11 Marzo 1860, p. 106-1 30. (Di Malta è par- 
lato da p. 106 a 123). Edinburgh 1860. 

L'Autore che soggiornò in Malta i mesi di Dicembre 1867 e Gen- 
naio e Febbraio 1868, ne dà una breve descrizione, con piccoli elenchi 
di piante, coltivate e indigene, osservate in varie parti dell'Isola. 
Fra le indigene non ve ne è alcuna che uon si trovasse già citata 
nella Flora Melitensis di Delicata. Da p. 112 a p. 114 sono date dello 
notizie bibliografiche, quasi per intero tolte dalla stessa Flora Me- 

Cooke John. J. — Maltese Mosses. The Mediterranean Na- 
turatisi, voi. I, p. 174. Malta, 1802. 

L'Autore cita i 6 muschi di Malta indicati da Brizi nella « Malpi- 
ghia », in aggiunta a quelli dati da Sickenberger in Baur. 

Daveau J. — Excursion à Malte et en Cyrenai'que. Bulletin 
de la Société Botanique de France, voi. 23. Paris 1876. 

L'Autore (oggi conservatore degli erbari dell'Istituto botanico di 



zione dell'isola ed un elenco di 57 piante indigene da esso raccolte, che 
divide nelle tre categorie seguenti: 1° endroits humides; 2° murs, 
roches, en un mot, les lieux secs et pierreux; 3° champs incultes 

Nota clie il solo foraggio dell'isola è YHedywrum coronarium. Os- 
serva che il suolo è in gran parte formato di calcare marnoso, ma 
che si trova in alcune parti dell'isola la stessa argilla ferruginosa 
che esiste nel Marocco, in Algeria e in Cirenaica. 

Le 57 piante di cui dà i nomi erano tutte state citate da altri 
in lavori precedenti. 

Debono F. — Flora analitica Maltese. Il Naturalista Maltese, 
Rivista di Scienze Naturali, anno I, p. 4-7. Malta 1890. 

L'Autore, attuale direttore dell'Orto botanico di Valletta, e pro- 
fessore di botanica nell' Università, ha pubblicato, sotto questo ti- 
tolo il quadro analitico dall'ordine delle Ranunculacee, al quale do- 
vevano tener dietro gli altri ordini, ma che non ha avuto seguito. 

Delicata. — Vedi Green e Aquilina. 

Dolomieu. — Storia naturale di Malta. 

De Borch (I p. 209) e Boisgelin (I p. xxn) parlano di questa Storia na- 



sia stato conservato il manoscritto. Di Dolomieu, distinto geologo e 
mineralogo francese, che fece parte per breve tempo dell' Ordine di 
Malta, esiste un lavoro su Malta stampato a Parigi ed intitolato: 

,Snr la t< mprr.it me du rj/mat. de Malte. 

Dumont D'Urville J. — Enumerano plantarum quas in 
insulis Arcìiiel'iip. ani (iftoribus l'oìdi Enscini annis 1819 et 
1820 collegil alqtie delexit. In 8» picc. di vili e 135 pag. (Estr. da 
Mènioif's de la Società Liniun.Mine de Paris, voi. I). Parisiis 182V- 

L'Autore, ufficiale della marina francese, dedicò i suoi ozi nei porti, 

piante, e pubblicò il risultato delle sue ricerche in questo lavoro. 
A Malta pare che fosse alla fine di Aprile 1819. Quest'isola è men- 
zionata per 43 delle 907 piante vascolari enumerate da D'Urville. 
È descritta in questo lavoro per la prima volta la Mieromeria mi- 

Duthie J. F. - Xote* o» the Flora of Malta and Gozo. The 
Journal of Botany British and foreign, 1872, p. 200-210. Lon- 
don 1872. 

Premesse alcune generalità sulla fiora di Malta, l'Autore ('che fu 
poi Direttore del Dipartimento botanico dell'India 



dà un elenco ragionato delle piante vascolari osservate durante il 
suo soggiorno di 5 mesi d'inverno e di primavera, 1871-72, nelle 
isole di Malta e Gozo. Fra queste, 11 erano nuove per l'Arcipelago 
Maltese, 3 nuove per Malta e 4 nuove per Gozo. 

Nella nostra Flora indichiamo questo lavoro con Duthie I. 

Duthie J. F. — On the botany ofthe Maltese islands in 1874. 
Parte 1*. The Journal of Botany British and foreign 1874, p. 321- 
326. Parte 2* Ibid. 1875, p. 36-42. London 1874 e 1875. 

Dopo un nuovo soggiorno a Malta e Gozo nei mesi di Marzo e 
Aprile del 1874, l'Autore espone il frutto delle sue ricerche botaniche 
nell'Arcipelago Maltese. Nella parte I» descrive le località da lui più 
particolarmente esplorate, ed enumera, per le principali tra esse, le 
piante che vi si trovano. A p. 326 dà l'elenco completo delle specie 
osservate nell' isoletta di Cominotto in Aprile. 

Nella Parte II a è dato un elenco di piante raccolte nel 1874. In 
questo secondo elenco, 25 specie sono indicate come nuove per l'Ar- 
cipelago Maltese e 9 come nuove per Gozo. Aggiungendo queste a 
quelle della nota precedente, sono 36 specie nuove per l'Arcipelago, 
13 nuove per Gozo, e 4 per Malta trovate dall'Autore, cosicché il 
Duthie è, dei botanici stranieri, quello che ha portato il maggior 
contributo alla conoscenza della flora Maltese. 

Nella nostra Flora indichiamo oon Duthie II la parte 1' di questo 
lavoro e con Duthie III la parte 2». 

Duthie J. F. — Notes on the fiora of the Islands of Malta, 
Gozo, Cornino and Cominotto and localilies for some of the 
more interesting species collected during the months of March 
and Aprii 1874. Barili, voi. I, p. 542-44. Valletta 1875. 

Le piante che sono qui citate in ordine alfabetico, si trovano quasi 
tutte negli scritti di Duthie stampati nel Journal of Botany. Per 
ciò nella nostra Flora citiamo questo lavoro (Duthie in Barth) sol- 
tanto per le poche specie che mancano negli altri lavori di Duthie 
o vi figurano sotto altro nome, o per quelle che hanno qualche lo- 
calità diversa o qualche osservazione degna di nota. 

Fiori Adriano e collaboratori Paoletti e Béguinot. — - Flora 
analitica d'Italia, 4 volumi in 8° grande (comprendenti un'Ap- 
pendice). Padova 1896-1908. 

stretto Maltese. 

Forskaal Petrus. — Flora .-Eguptìaco- Arabica, sire descrip 
tioncs piantar ani gnau per .Egiiptnm inferìorem et Arabian 



48 BIBLIOGRAFIA 

felìcem detexit et illustramt. — Post mortem auctoris edidit 
Carsten Niebuhr. In 4° di 32, cxxvl, e 220 pag. Hauniae 1775. 

Al princìpio del suo viaggio, il botanico Svedese Forskaal fece un 
breve soggiorno nell'Isola di Malta di cui sono dette poche parole 
nella prefazione a p. 7-8. L'elenco delle 87 piante ivi raccolte (spe- 
cialmente presso Le Saline), è dato a p. xin-xiv, col titolo di Flora 
Melitensis. Qualcuna però di queste specie è coltivata, e qualcuna 
è di dubbia interpretazione. La pubblicazione del lavoro di Forskaal 
fu fatta dopo la sua morte, dal suo compagno di viaggio Niebuhr. 
L'elenco delle 87 piante di Forskaal è riprodotto nella « Ancient and 
Modera Malta » di Boisgelin. 

Le piante di Forskaal si conservano nell'Istituto Botanico di Co- 
penaga, il cui Direttore, Frof. Ranukiaer, ci ha gentilmente for- 
nito alcune informazioni su quelle Maltesi. 

Giacinto Padre Carlo, Carmelitano Scalzo. — Saggio di agri- 
coltura per le Isole di Malta e del Gozo. Malta 1811 e Messina 
presso Giovanni Del Nobolo 1811. 

È un trattato di agricoltura come era praticata allora in Malta, 
scritto con molta competenza e che rimane fin ad oggi, si può ben 
dire, runico del suo genere. Qua e là l'Autore menziona qualche 
piatita indigena. Così dice che il « fungo melitense, » Cynomoriuni coc- 
cineum L. non cresce solamente in Gozo, ma anche in Malta, presso 
Casale Dingli. Menziona anche Ambrosia maritima, Reseda undulata. 
Pidi/i/ointiit o vie alare. Ann,, mavalatuiv, Ci/perus longua, Banunculus Fi- 
varia, Te neri am Claimaedrijs, Medicar uni v, , i-avari am . Ifi/pericum per- 
foratavi, come specie dalle quali si può distinguere la qualità del 
terreno. Ma in Vili capitoli e 275 pagine si occupa particolarmente 
di agricoltura e orticoltura maltesi. 

Giacinto. — Vedi Hyacinthus. 

Godfery M. J. — Botanical Notes. The Mediterranean Natii - 
ralist, voi. II, p. 296-07. Malta 1892. 

Sono alcune osservazioni fenologiche fatte nei mesi di Ottobre e 
Novembre del 1892. 

L'Autore, colonnello nell' esercì 
1891 al 1896 ed erbori 

Godwin Rev. G. N. — The geology, botany and naturai history 
of the Maltese islands. In 10° di 80 pag. Malta 1880. 

Il capitolo II (da p. 17 a 30) è intitolato « Botanical Notes ». Dopo 
brevi notizie sui botanici che si occuparono della fiora Maltese, l'Au- 
tore parla della flora stessa, copiando in parte quello che ne aveva 
scritto Brenner e citando alcune pagine di Gulia, prese dall'Alma- 



ramente un lavoro di compilazione. 

Grech Delicata. — Plantae Melìtae lectae secundum systema 
Candolleanum digesiae. Bihang till Wikstròras Bot. Aars. Beràt- 
telser ora botaniska arbeten och uptackter fòr Aaren 1843 och 
1844 (Rendiconti dell'Accademia delle Scienze di Stocolma). In 
8° piccolo di 15 pag. Stockholm 1849. 

Grech Delicata, Maltese, fu professore di botanica a Valletta e 
Direttore dell'Orto botanico dal 1859 al 1880. 

Il manoscritto di questo lavoro fu mandato dal suo autore a Nyman, 
e da questo presentato nel 1846 all'Accademia delle Scienze di Sto- 
colma, per cura della quale venne pubblicato nel 1849. È un semplice 
elenco di 400 specie fanerogame, per lo più senza altra osservazione 
cbe l'epoca di fioritura. Soltanto in fondo al lavoro vi sodo alcune 
osservazioni intorno a 18 delle specie elencate. Il lavoro di Grech 
Delicata è preceduto da una prefazione di J. E. Wikstrom (vedi 
Wikstròm). 

Abbiamo citato questo lavoro nella nostra Flora soltanto per 
quelle specie che Delicata non ha riportate nella Flora Melitensis, 
o ha riportate con altro nome. 

Grech Delicata J. C. — Flora Melitensis, sistens stirpes pha- 

nerogamas in Melila iiìsitiisqus aiijacetìfibtis ìtuci'-^iue detecttu, 
secundum systema Candolleanum digestas. In 8° di xvi e 
49 pag. Melita 1853. 

Questo è il lavoro più completo che si avesse fin ora sulla flora 
Maltese. Vi sono elencate 716 fanerogame con sommarie indicazioni 
di località ed epoche di fioritura, e con molti nomi indigeni. Nella 
prefazione si trovano delle notizie bibliografiche sulla flora Maltese. 
A p. 43 e 44, trovasi, come aggiunta, la nota seguente : 

Grech Delicata J. C. — Obsertx ''^ Plantas, 

girne Melitae sponte proveniunt, auctoreJ. Carolo Grech Delicata 
J. U. et M. I). exlractae ah opere « Aars-Berettelser om Bota- 
niska Arbeten och Upplàckter fòr aren 1813 och 18-14. Till 
Kongl. Vetenskaps-Akademien afgivna den 31 Mars aaren 1843 
och 1811, af Joh. Eni. Wikstrom. Stockholm 1849. 

È il titolo delle due pagine aggiunte in calce tanto alle Plantae 
M 'ita. l,i >.i*.] lantoallaH. > U ■ ' <^ * di Grech Delicata, contenenti 



50 BIBLIOGRAFIA 

Grech Delicata. — Vedi Aquilina. 

Gulia Gavino. — Repertorio botanico Maltese contenente i 
nomi scientifici colle corrispondenti voci italiane ed inglesi 
delle piante, le quali sono in Malta conosciute sotto una popo- 
lare denominazione, colla indicazione dei loro usi, delle epoche 
delle respettìve fasi vegetative, del metodo di perpetuarle, con 
alcune altre istruzioni, aggiuntevi la patria loro originaria 
e la referenza del sistema Linneano. In 8° di 68 pag., e 10 pag. 
di errata corr. e indice. Tip. Laferla. Malta 1855-56. 

Gavino Gulia, medico Maltese, fu successore di Grech Delicata 
nella cattedra di Botanica e nella direzione dell'Orto. 

Il titolo stesso di questo suo lavoro indica sufficientemente quale 
ne sia il contenuto. Nella prefazione di 4 pagine è tracciato in suc- 
cinto la storia della botanica Maltese. Le piante enumerate, un mi- 
gliaio circa, sono disposte nell'ordine alfabetico del loro nome maltese. 
Al nome vernacolo seguono quello latino, quello italiano e quello 
inglese. Per la conoscenza della flora indigena questo « Repertorio » 
poco o nulla aggiunge a quello che era già noto per la Flora di 
Grech Delicata. 

Di questo lavoro trovasi una recensione nel Bullet. Soc. bot. de 
Franco 1857 p. 196. 

Gulia Gavino. — Repertorio di Storia Naturale contenente la 
.......■• • . ■ ' 

che sono conosciuti nazione Maltese colla 

riferenza ai rispettivi metodi naturali e con varie istruzioni 
sulla generale loro economia. In 8°. Valletta 1858-59. 

Questa opera non fu terminata. Si ferma alla p. 246. Il frontespizio 
porta la data 1858-59, ma gli ultimi fogli, per quanto ci informa il 
figlio dell'Autore, sono del 1862. Come lo dice il titolo, è un elenco di 
animali e di piante selvatiche e coltivate, con osservazioni di vario 
genere. L'ordine segni bico dei nomi in lingua 

Maltese. Le piante e gli animali sono elencati promiscuamente. 
Giunge fino alla lettera L. 

Addit. » sei specie da aggiungere alla flora Maltese. 

Gulia Gavino. — Stirps Compositarum florulae Melitensts 
(Malte 28 Mai 1869). Bulletin de la Soc. botanique de France, 
tome XVI, séance du 9 Juillet 1869, p. 253-255. Paris 1869. 

È un semplice elenco in due pagine delle specie di composte allora 
note delle Isole Maltesi. Per ognuna è indicata la frequenza con : 



BIBLIOGRAFIA 



indicate le località dove furono 1 




Gulia Gavino. — Maltese Botany. Il Barth, voi. I e II, 1871-77. 

Con questo titolo Gulia pubblicava in molte dispense del giornale 
scientifico « Il Barth », i quadri analitici di 26 famiglie di fanerogame 
Maltesi. Qualora Gulia avesse completato questi quadri analitici, 
essi avrebbero costituito una flora Maltese con notevoli aggiunte 
a quella di Grech Delicata. Ma l'Autore non ultimò questo lavoro, 
e pubblicò soltanto l'elenco di un'altra famiglia, quella delle Compo- 
ste, nel Bull, della Soc. Botanica di Francia. Egli stava preparando 
il manoscritto di una Flora analitica Maltese quando la morte lo 
rapì alla scienza nella i 

Le famiglie pubblica 
Papaveraceae Voi. I, ] 
Cruciferae Voi. I, p. ; 
Capparidaceae Voi. I, 
Resedaceae Voi. I, p. 
Frankeniaceae Voi. I, 

Caryophyllaceae Voi. I, p. 16-18. Callitrichaceae Voi. I, 
Malvaceae Voi. I, p. 59-60. Euphorbiaceae Voi. II, p. 10-11. 

Hypericaceae Voi. I, p. 107. Salicaceae Voi. II, p. 10. 
Geraniaceae Voi. I, p. 43-44. Aristolocbiaceae Voi. II, p. 9. 
Leguminosa- Voi. II, p. 30-52. Urticaceae Voi. II, p. 10. 
Rosaceae Voi. I, 175-176. Najadaceae Voi. I, p. 239. 

Crassulaceae Voi. I, p. 417. Orchidaceae Voi. I, p. 283-284. 

Mesembryanthemaceae Voi. 2, Liliaceae Voi. I, p. 417-419. 
p. 9-10. 

Gulia Gavino. — Flora, e Flora Maltese. Il Compagno per 
tutti durante Tanno 1872 (Almanacco). In 8" piccolo di 193 pag. 
Tipografia Anglo-Maltese. Malta 1872. 

In questi due capitoli, da p. 64 a p. 72 dell'almanacco Maltese 
intitolato « Il Compagno par tutti », Gulia fa un confronto fra la 
flora di Gozo e quella di Malta, citando un certo numero di piante 
dell'una e dell'altra isola con indicazione delle località dove si trovano. 

Nella nostra flora citiamo solo poche volte questo almanacco, 
perchè quasi tutte le specie che vi si trovano so 

Gulia Gavino. — Sopra un caso di avvelena 
tura Metel. Il Barth I, p. 85. Valletta 1872. 

Si parla dell'avvelenamento di quattro ragazzi 
giato i frutti della Datura Metel. 



52 BIBLIOGRAFIA 

Gulia Gavino. — Aggiunta di piante Maltesi alle famiglie 
già pubblicate. Il Barth I, p. 134. Valletta 1872. 

Sono citate come nuove per la flora Maltese Malva Mrsuta Presi 
e Polycarpon alsinefolium DC, trovati da Duthie. 

Gulia Gavino. — Corrispondenza e Notizie varie. Il Barth I, 
[). 152-153. Valletta 1872. 

È dato l'estratto di una lettera del Duthie scritta da Firenze, nella 
quale sono citati i nomi di alcune piante raccolte dallo stesso Duthie 
nelle Isole Maltesi nell'inverno 1871-72, e determinate da Parlatore. 
Seguono alcune osservazioni di Gulia sulle piante citate. 

Gulia Gavino. — Articolo senza titolo. Il Barth I, p. 421-22. 
Valletta 1874. 

In questo articolo sono rammentati una parte dei botanici che 
raccolsero piante nelle Isole Maltesi e di esse scrissero o mandarono 
esemplari a botanici continentali. Più. particolarmente si parla di 
Duthie, citando alcune delle piante che esso fu il primo a trovare 
nelle Isole Maltesi. Si parla poi della visita a Malta di Janka e delle 
osservazioni da esso fatte negli erbari ivi conservati. 

Gulia Gavino. — Plantae lectae in itinere Gaulitano mense 
Octobris 1874 a H. W. Feilden et Gavino Gulia. Il Barth I, 
p. 463. Valletta 1874. 

È un elenco di piante raccolte a Gozo e Cornino, con indicazione 
di località. Sono citate anche alcune piante di Malta, e due piante 
degli scogli Gh alli s. 

Gulia Gavino. — Plantae lectae in Ghain Mula et Wied 
Gfhain Rthana, mense Mail 1875 a J. Donaldson et G. Gulia 
med. doctoribus. 11 Barth II, p. 9. Valletta 1875. 

È l'elenco di 22 piante delle suddette località. 

Gulia Gavino. — Notulae botanìcae. Il Barth II, pag. 9. Val- 
letta 1875. 

UUnsis e Atriplex Gutsoniana. 

Gulia Gavino. — On the botany of the Maltese lslands in 1874 
by J. F. Duthie. Pari 2*. Il Barth II, p. 9. Valletta 1875. 

È una breve rassegna del lavoro pubblicato dal Duthie nel Journal 
of Botany. 



BIBLIOGRAFIA 53 

Gulia Gavino. — La Carlina gummìfera detta dai Maltesi 
XeuU tal Miscla. Il Barth II, p. 21-25. Valletta 1875. 
E lungamente parlato dell'azione tossica di questa pianta, e della 

Gulia Gavino. — Enumerano aliquarum piantarti))) qnus 
vere anni 1876 legerunt J. Donaldsonius et Gavino Gulia in 
Insulis Melitensibus. Il Barth II, p. 112. Valletta 1870. 

Sono citate 29 specie i 



E un elogio del Dott. Donaldson, il quale durante i cinque anni che 
soggiornò in Valletta si occupò con amore della flora Maltese. 
Viene rammentato come egli fosse il primo a trovare VEnù 



E un annunzio della pubblicazione della 1» e 2* parte del volume V 
della Flora Italiana di Parlatore. Viene rammentato come Parlatore 
avesse ricevuto piante di Malta da Todaro, Calcara, Grech Delicata, 
Duthie, e dallo stesso Gulia che fece dono al Museo di Firenze del- 
l'Erbario esposto alla Esposizione Maltese d'industria del 1874. Sono 
dati i nomi delle 15 specie Maltesi citate in questa parte del lavoro 
di Parlatore. 

Gulia Gavino. — Cenni storici dell' Istruzione superiore 
principalmente della Scuola Medica nei tempi dell' 'Ordine. 
Orazione di laurea. In 8° di 22 pag. Malta 1886. 

Sono citati alcuni dei medici Maltesi che si occuparono di bota- 



Gulia Gavino. — Malta in Colonial fruii. R. Gardena Kew 
Bulletin of Miscellaneous .informatimi, n. 22. p. 231-243. Lon- 



considerazioni sulla fertilità del suolo, l'agricol- 



Parla quindi delle ì 



51 

Gulia A. — Piante utili Maltesi. Il Naturalista Maltese, anno 
I, p. 15-10. Malta 1890. 

L'Autore, dott. Amabile Gulia, fratello di Gavino, in questa nota 
parla delle coltivazioni del Cìchorium Intybns, e dice che a Malta 
la pianta selvatica viene mangiata in insalata, al pari di Leontodon 
minimum (Taraxaium) e Hyoseris scabra. 

Gulia Giovanni. — Prontuario di Storia Naturale, conte- 
nente la nomenclatura scientifica coi corrispondenti vocaboli 
italiani ed inglesi degli Animali e delle Piante che sono cono- 
sciuti sotto ima denominazione Maltese. Valletta 1889-90. 

Come si rileva dal titolo quasi identico, questo lavoro ha lo stesso 
scopo del « Repertorio di Storia Naturale » lasciato interrotto da 
Gavino Gulia. L'Autore stesso, figlio di Gavino, in cenni bibliografici 
sulla Fauna Maltese, avverte che il suo lavoro contiene parecchie im- 
perfezioni che egli intende correggere in una seconda edizione da 

Gulia Giovanni. — Orchidi Maltesi e loro coltivazione. Il 
Naturalista Maltese, anno P, p. 9-10. Valletta 1890. 

Sono ricordati dall'Autore alcune delle specie di Orchidee indi- 
gene più degne di essere coltivate. È notato il fatto che in alcuni 
anni si vedono in abbondanza certe specie di cui in altri anni si 
stenta a trovare un esemplare. 

Gulia Giovanni. — Intorno ad un nuovo habitat della Meli- 
tella pusilla Somm. — Bull, della Soc. bot. ital. 1909, p. 67. Fi- 
renze 1909. 

È detto che il Dott. G. Borg ha trovato la Meli fella pusilla a Gozo, 
in una località diversa da quella dove fu scoperta. 

Gulia Giovanni. — Le Caracee Maltesi. Bull, della Soc. bot. 
ital. 1909 p. 68. 
Sono citate tre Caracee dell'Arcipelago Maltese. 

Gulia Giovanni. — Elenco riel . Bull, della 

Soc. bot. ital. 1909, p. 220-222. 
Sono elencate li specie di pteridofìte, e indicate alcune località. 



— Maltese gardens. Gardners Chronicle 1890 I, 
p. 447-48 e p. 516. London 1890. 

Il Rev. Giorgio Henslow, professore di Botanica a Londra, che 
fece in Malta due soggiorni di vari mesi, dà, in questo scritto, una 
breve descrizione dei giardini di Malta e delle piante più importanti 



BIBLIOGRAFIA 00 

Henslow G. — Decorative wild fio, rem of Ma/la. Gardners 
Chron. 1890 I, p. Oli. London 1890. 

L'Autore dà il seguente elenco delle piante selvatiche di Malta 
che vengono colte e vendute pei- uso ornamentale nella città di 
Valletta: Acanthu» moUis, A. xpinosus, Adiantum Capillus Veneri», 
Adoni* autumnalis (dovrebbe dire A. Cupaniana), Am>/ : /d<ilux ram ninni s, 
Anemone corrnhin',,, Antirrìiinuni rmtjn*, A. Straluni, Armido Donane, 
Asphodelus ramosità, Calendula maritima, C. ó'icniii, CV,-,> 

... f-ni-ùìuin'uiii, Crafaeyitx A-<iro/ns, Diplutaxix erucoidex, 

MntthinKi /illuni, Xarr/ssus Tazetta. Siijt'Ua Damascena, 

midalis, <>. uudnlai 'i/olia, Oxalis cernita, Pancratiam warit'nnim, l'Ilio- 
mi* fruticosa, Reseda alba, Rosmarinnx viji-jinah'x. -Sk'Ym >'ì/ii:iiiali-- 
Scilla Simula, Si'iipervivum arhoreum, Silene sericea, Tordi/li uni Apu- 
lum, TuUpa sylvestris, Urginea Scilla. 



- The naturai History of Malta. Abstract of 
i lecture delivered before the Society 8 th November 1890. In 8° 
li 4 pagine. 
Dopo brevi cenni sulla Geologia e la forma sulle Isole Maltesi, 



- On the norlhern distribuitoli of Oxalis cernua 
Thunh. Proceedings of the Linnean Soc. of London, Session 
1890-91, p. 31-36. London 1891. 

L'Autore riassume in questo scritto quanto si sa della introdu- 
zione e della diffusione di O. cernua nelf emisfero boreale, e parla 
del trimorfismo di questa specie e della sua riproduzione unicamente 
agamica nel bacino mediterraneo. Nella seduta di Aprile 1891 della 
Linnean Society (Proceedings p. 9) aveva preannunziato questo suo 
scritto, presentando alla Società esemplari di Oxalis cernua. 

Henslow G. — The Flora of the Maltese Islands. Abstract 
of lecture delivered before the Ealing Nat. Science and Microsc. 
Soc. In 8° piccolo di G pag. 1894. 

L'Autore rileva il carattere siciliano della flora, essendo pochi 
gli elementi prettamente africani. Nota come il numero di generi 
sia grande in confronto del numero di Bpeoie ' ,, secondo lui). 
Parla delle famiglie e dei generi rappresentati da maggior numero 
di specie, e ne ricerca le cause. Distingue le sei seguenti stazioni 
principali : 1° Lungo le vie e terreni incolti ; 2° fondo e fianchi non 
coltivati delle vallate (Uied); 3° aree rocciose nude incolte; 4° rive 



rocciose i 




se del mare; 5° campi colti 1 


rati e giardini 


. ; 6° acque 


e luoghi 


bagnati. 


. Sono dati piccoli elenchi 


di piante cari 


Veristiche 


di queste 


sei sta. 


zioni. 







Hyacinthus Pater F. Carolus Carmelita Excalceatus, Botani- 
cae Professor ecc., adjuvantibus Augustino Naudi, et Stephano 
Zerafa. - Pianine insularum Meliiae, Gaulos, et Lampedosae. 
Sei pagine in 8°. Valletta 1825. 

Hyacinthus, in italiano Giacinto, era frate scalzo Genovese, e fu 
nominato Professore di Botanica all'Università di Malta nel 1805 da 
Sir A. Ball primo Governatore britannico. Il suo « Plantae insularum 
Melitae, Gaulos et Lampedosae », scritto in collaborazione con Ste- 
fano Zerafa e Agostino Naudi, fa parte di un lavoro intitolato : 
« Mezzo stabile di prosperità per le isole di Malta e Gozo » (da p. 37 
a p. 42). È un semplice elenco alfabetico di 854 specie fanerogame 
e crittogame, indigene ed esotiche, senza indicazione alcuna di lo- 
calità, per cui è impossibile rilevare da esso quali siano le spontanee 
e quali le coltivate, o se siano dell'Isole Maltesi o di Lampedusa. 
E neppure nel lavoro in cui questo elenco figura come appendice, 
ì proposito. Solamente da Grech Delicata, 
pprendiamo che tra quelle 854 specie ve 
i di Malta. Come abbia fatto a sa- 
perlo, Delicata non dice. 

Dello stessp Autore » -i ■:•,<„, ìn.rii ì»4, <»./>■; .}/,- 

Ut unsi* unno fsOtJ f Melitae 1806), opera cha non contiene informa- 
zioni sulla flora indigena Maltese. 

Hyacinthus — Vedi Giacinto. 

Janka Victor. — Lettera datata da « La Valletta auf Malta 
13 Juli 1874 ». (Esterr. bot. Zeitschrift 1874, p. 254. Vienna 1874. 

Janka soggiornò in Malta alcuni giorni nel Luglio del 1874. In 
questa lettera il botanico Ungherese dice soltanto di avere erboriz- 
zato a Malta in compagnia di Gavino Gulia, e di avere visto fiorita in 
vari luoghi la ( ■ folta Bert. Saccardo in « La botanica 

in Italia » a p. 186 cita Janka fra gli autori che scrissero di Malta. Ma 
in nessuno dei lavori citati da Saccardo a p. 91, si parla di Malta. In 
quello intitolato Dianthw Guliae (pubblicato prima a Malta nel pe- 
riodico Il Barth 1874, e riprodotto poi a Londra in Journal of bo- 
tany 1874 p. 338 e a Vienna in (Eesterr. hot. Zeitschr. 1875 p. 84), 
Janka dedicò quella nuova specie al botanico Maltese Gulia; ma 
la pianta è dell'Italia continentale (dintorni di Eboli in prov. di 
Napoli). Gulia in Barth I (anno 3°) p. 421, parla della visita di Janka 
a Malta e di alcune specie nuove per Malta che questo botanico 
Ungherese gli aveva f 



Jatta A. — Materiali per un Censimento generale dei Li- 
cheni italiani. Nuovo Giorn. bot. ital. voi. XXIV, e Bull, della 
Soc. bot. ital. 1892 e 1893. 



Jatta A. — Sylloge Lichenum Italicorum. Un volume in 8° 
di 623 e XXXIX pag. Trani 1900. 

Souo citati tutti i licheni allora conosciuti delle Isole Maltesi, 
quasi tutti raccolti da uno di noi (C. G.). 



Libassi Padre Ignazio. — Catalogo ragionato delle piante 
che si coltivano nel pubblico e nel privato giardino di S. An- 
tonio in Malta. Valletta 1870. 

Questo Padre Gesuita siciliano, che fu professore nel Collegio 
massimo di Palermo, soggiornò a Malta da dove spedì a Todaro 
molte piante che conservansi nell'Erbario universitario di Palermo. 
Lojacono, il quale gli dedica una nuova specie di Enphorhia di Sicilia. 
dice di lui (FI. Sic. Il parte 2» p. 330) che pubblicò un catalogo ragio- 
nato delle piante del gruppo di Malta ; ma nel lavoro di Libassi si 
parla soltanto dì piante coltivate. 

Lojacono Pojero M. — Flora Stenla o descrizione delle 
piante vascolari spontanee o indigenate in Sicilia. In 4°. Palermo. 
Voi. I parte 1' 1888; parte 2a 1891. Voi. II parte 1* 1902; parte 2* 
1904. Voi. III 1909. 



Massalongo C. — Zoocecìdii e Fitocecidii rari o nuovi. 
Marcellia X (1901), p. 94-99. Avellino 1911. 

Sono descritte e figurate le deformazioni prodotte in quattro specie 
di piante Maltesi mandategli da noi (Beta maritima, Carlina gummi- 
fera, Callipe • arvensi*), da infezione fungina e 

da punture di acari. 



O» BIBLIOGRAFIA 

Massalongo C. — Nuovi rappresentanti, nella Flora Italica, 
del genere Riccia. Bull, della Soc. bot. ital. 1913, p. 50-53. Fi- 
renze 1913. 

L'Autore che ha studiato le epatiche da noi raccolte nelle Isole 
Maltesi, ha trovato fra esse una specie nuova Riccia Melitensi*, una 
varietà nuova R. Henriqne*ii Lev. var. Moli terranea, di cui dà le 
descrizioni, ed una terza specie R. Lexcuriana Aust., nota fin ora 
soltanto dell'Europa settentrionale. 

Medlycott W. C. — In Seddal Malta past and present. Lon- 
don 1870. 

Nella Appendice X del lavoro di Seddal, dovuta al Medlycott 
(come il Seddal informa in prefazione p. vi), vi sono 4 pagine dedicate 
alla botanica Maltese (p. 339-343). Sono da prima menzionate poche 
alghe marine raccolte dal Medlycott e determinate dalla Signora 
Grifiìtts. Sono queste le prime alghe menzionate per Malta. Vengono 
poi citate molte fanerogame a seconda della stagione in cui fioriscono. 
Sono però tutte, senza eccezione, piante che si trovano nella Flora 
Melitensis di Delicata, e non è detto che il Medlycott le abbia rac- 
colte da se, quindi non aggiungevano nulla alla conoscenza della 
Flora Maltese, e per questo nella nostra Flora non citiamo Med- 
lycott, 

Moebius M. — Enumerano algarum ad insulam Mallam 
collectarum. La Notarisia VII, p. 1430-1449. Venezia 1892. 

L'Autore enumera 72 alghe raccolte a Malta nel porto di Marsa- 
muscetto da uno di noi (C. G.) e mandate al Dott. Levi-Morenos. 
Premette l'elenco di 12 alghe di Malta già pubblicate da Piccone, 
e dice che alcune alghe di Malta trovansi pure menzionate nella 
« Phycologia Mediterranea » di Ardissone. Erano queste, secondo lui, 
le sole alghe Maltesi fino allora pubblicate (si vede che il Moebius 
non conosceva il lavoro di Medlycott in Seddal). 

Murray John. — The Maltese Islands, witii special reference 
to tfieir geological slructure. The Scottish Geographical Maga- 
tine, voi. VI (1890), p. 444-488. Edinburgh 1890. 

Da p. 452 a p. 454, dopo avere parlato del clima, l'Autore (che 
visitò le Isole Maltesi a scopo principalmente geologico), nel para- 
grafo intitolato « Botany and Zoology », dà alcune notizie somma- 
rie sulla flora delle Isole Maltesi. Parla poi del terreno e dell'agri- 



BIBLIOGRAFIA •>•' 

Naturalista Maltese (II), Rivista di Scienze Naturali. Di- 
rettore propr. Dott. Giovanni Gulia. Tn 8°. Tipografìa Laferla. 
Valletta 1890. 

In questo periodico di e 
spense, si trovano alcuni articoli concernenti 

tiamo, al nome dei singoli autori, gli articoli che presentano qua 
che interesse. 

Naudi. Vedi Hyacinthus. 

Naudi, Maltese allievo di Giacinto, è citato da questo, nel « Pianti 
insularum Melitae ecc. », come suo collaboratore. Non ci consta ci 
esista alcun altro scritto botanico del Naudi. 

italiane. In 8° di 78 j.a.uiu 



questa monograna, che si può considerare come 
e della Plora Italiana di Parlatore, sono citate tutte le 
*wma.ria che erano note delle Isole Maltesi all'epoca in cv 



Nyman Carol. Feder. — Om Maltas Vaarvegetation. Ofver- 
sigt af Kong!. Vetenskaps-Akademiens Forhandlingar, 9 Aprii 
1845, da p. 99 a p. 104. Stockholm 1846. 

L'Autore racconta come il bastimento sul quale dalla Svezia si 
recava in Sicilia, stesse all'ancora in Valletta dal 2 al 15 Febbraio 1844, 
ed egli potesse scendere a terra ed erborizzare dal 5 all' 11 di quel 
mese. Dopo avere dette poche parole dell'aspetto primaverile della 
flora Maltese, dà l'elenco di 73 specie da lui raccolte, e fa qualche 
osservazione sulle piante coltivate. L' A. annunzia una nuova specie 
di Parietarìa la cui descrizione, egli dice, è ancora manoscritta (il 
che prova che questo lavoro, quantunque porti una data posteriore, 
fu scritto avanti che il seguente fosse stampato). 

Nyman C. Fr. 
itinere anno 1844 adnotaviL 
p. 663. Halle 1844. 

È un catalogo ragionato delle piante raccolte dal Nyman in Sicilia 
e a Malta, nel quale si trovano citate per Malta le stesse 73 specie 
che sono elencato nella memoria precedenta. Di più vi è la descri- 
zione della nuova Parietarìa populifolia, e sono dati i nomi di 4 
muschi raccolti a Malta. 



60 BIBLIOGRAFIA 

Nyman C. F. — Om Siciiiens flora, saerdeles med hànsyn 
tilt Shandinaviens. Skand. Naturf. mòtan Forhandl., 5 (1847, 
Kjòbenhavn), da p. 457 a p. 488. Stockholm 1840. 

In questo paragone fra la Flora della Sicilia e quella della Scan- 
dinavia, sono citate qua e là alcune delle piante dall'Autore osser- 
vate a Malta. 

Paoletti Giulio. Vedi Fiori. 

Parlatore. — Flora Italiana, ossia descrizione delle piante 
che crescono spontanee o vegetano come tali in Italia e nelle 
isole ad essa adiacenti, disposte secondo il metodo naturale, 
voi. I-V, Firenze 1848-1872. — Continuata da Teodoro Caruel, 
Tanfani e vari altri collaboratori, voi. VI-X. Firenze 1883-1893. 
• Sono citata le piante di Malta note, all'epoca della pubblicazione 
dei singoli volumi, a Parlatore ed ai vari autori che hanno colla- 
borato a questa opera. 

Piccone Ant. — Risultati algologia delle crociere del Vio- 
lante. Annali del Museo di St. nat. di Genova, XX, p. 106-142. 
Genova 1883-4. 

A p. 141 sono enumerate 12 alghe marine dragate dal Comandante 
Enrico d' Albertis il 1° Settembre 1879 a due miglia ad E. della punta 
NE. di Malta, a 80 metri di profondità. 

Preda A. — Florideae. Flora Italica Cryptogama, pars 11% - 
voi. 1°, fase. 2° e 3°. In 8° di 462 pag. Rocca S. Casciano 1908-1909. 

Sono riportate le Floridee delle Isole Maltesi che l'Autore ha tro- 
vate citate in altri lavori. 

Rappa Francesco. — Osservazioni sa/T Oxalis cernua Thuno. 
Boll, del R. Orto bot. di Palermo, anno X, p. 143. Palermo 1911. 

tore riconosce che Malta è il primo luogo dove fu constatata la 
naturalizsaaione di questa pianta Capense. Era i molti lavori citati 
dall'Autore non troviamo quello di Henslow. 

Saccardo P. A. — La botanica in Italia. Materiali per la 
storia di questa scienza. Memorie del R. Istit. Veneto di Scienze 
Lettere ed Arti, voi. XXV, N. 4. Un volume in 4° di 233 pag. Ve- 
nezia 1895. 

di Malta, e a p. iiu:i si trovano >ìci cenni storici e bibliografici sull'Orto 
Universitario in Valletta di Malta. 



BIBLIOGRA.FI A 61 

Saccardo P. A. — Fungi ex Insala Melila (Malta), ledi a 
Loci. Alfr. Caruana Gatto et Doct. Giov. Borg. Bullett. della 
Soc. bot. ital. 1912, p. 314-326- Firenze 1912. 

E l'elenco ragionato di 104 funghi raccolti da uno di noi (C. G.) e 
dal D. r Borg, inviati per lo studio al Prof. Saccardo e da questo de- 
terminati. Fra essi vi sono le 5 specie descritte nel seguente lavoro. 

Saccardo P. A. — Notae mycologicae. Series XV, in Sydow, 
Annales mycologici XI (1913), n. 1. Berlin 1913. 

L'Autore dà, in questa nota, insieme ad altre, le diagnosi di cin- 
que nuove specie di funghi di Malta mandategli da uno di noi. 

Seddal Rev. Henry. — Malta past and present. London 1870. 

Questo lavoro contiene una Appendice (da p. 339 a p. 343) intito- 
lata Botany, dovuta, come l'Autore informa in Prefazione a p. vi, 
al Sig. Medlycott (vedi Medlycott). 

Sommier S. — Scoperta della Callitris quadrivalvis Rich. a 
Malta. - Bullett. della Soc. bot. ital. 1906, p. 115. Firenze 1906. 
E annunziata la presenza in Malta di questa specie africana. 

Sommier S. — Un gioiello della flora Maltese. Nuovo genere 
e nuova specie di Composte. Nuovo Giorn. bot. ital. (Nuova 
Serie), voi. XIV, p. 496-505 e tav. xiv. Firenze 1907. 

E l'annunzio della scoperta in Gozo, e la descrizione, di una nuova 
specie di Composte, tipo di un genare nuovo, con osservazioni sulla 
sua eterocarpia. Il lavoro è corredato di una tavola. 

Sommier Stefano. — Le Isole Pelagie, Lampedusa, Linosa, 
Lampione e la loro flora, con un elenco completo delle piante 
dì Pantelleria. Firenze 1908. (Comparso in Appendice al Bollet- 
tino del R. Orto bot. di Palermo, voi. V, VI, VII). 

Nel « Prospetto delle florule di Lampedusa e di Linosa », a p. 275-6, 
trovansi alcune notizie bibliografiche, e da p. 277 a 298 evvi una 
colonna dedicata alle Isole Maltesi, nella quale sono indicate tutte 
le specie di piante vascolari che le Isole Pelagie hanno in comune 
con le Isole Maltesi. A p. B10 trovasi un confronto statistico som- 



- Della identità di Lathyru* amoenus Fenxl. 
e L. Gorgoni Pari. Bull, della Soc. bot. ital. 1909, p. 126-28. 
Firenze 1909. 



- Linaria pseudolaxìflora Lojac, L. Corsica e 

L. Sardoa. Bull, della Soc. bot. ital. 1910, p. 14-16. Firenze 1910. 

Viene annunziato il rinvenimento nell' isola di Gozo della Linaria 

pseudolaxiflora Lojac, fin allora conosciuta soltanto dell'isola di 

Sommier S. — Bue novità per la fiora Maltese e Italiana. 
Bull, della Soc. bot. ital. 1911, p. 76. Firenze 1911. 

È annunziato il rinvenimento in Gozo del Cornucopiae cucuUatum L. 
ed in Malta del Convolvulus oleaefolius Desv. 

Tanfani E. — Vedi Parlatore. 

The Mediterranean Naturalist, a monthly Review of Na- 
toral Science. Edited by J. H. Cooke. In 8°. Malta. 1891-93. 

Gli articoli concerneuti la flora Maltese contenuti in questo pe- 
riodico che ebbe tre anni di vita, si trovano ai nomi dei loro Autori. 



L'Autore dice di avere raccolto nel suo soggiorno di 4 giorni a 
Malta, al principio di Marzo, più di 100 fanerogame di cui neppure 
una che non si trovi anche sul continente Italiano. Di monocotile- 
doni ha trovato soltanto 8 specie. Delle specie raccolte sono citate 
solo pochissime, tutte menzionate nella Flora Melitensis di Delicata. 

Wikstròm J. E. — Prèface in Plantae Melitae lectae di Grech 
Delicata. Stockholm 1849. 

È una prefazione di 6 pagine, scritta in lingua francese, dall'Au- 
tore Svedese, al lavoro che gli era stato mandato da Grech Deli- 
cata e che fu pubblicato nelVAars-Berettehe della Accademia delle 
Scienze di Stocolma. Vi sono date notizie intorno agli esploratori 
della flora Maltese, e sono fatte alcune osservazioni sulla costitu- 
zione di quella flora e sulle piante trovate da Dumont D'Urville e 
da Nyman, mancanti all'elenco di Grech Delicata. 

Zerapha Stephanus! — Florae Melitensis Thesaurus, sive 
plantarmn enumerano quae in Melitae Gaulosque insulis aut 
indigenae aut vulgatissimae. 1° fase, da p. 1 a p. 36, Melitae 1827 ; 
2° fase, da p. 37 a 86, Melitae 1831. 

Zerafa (in latino Zerapha) fu medico, già addetto al grande Ospizio 
di Ischia, poi succedette a Giacinto (di cui era stato collaboratore), 
come Professore di Botanica nell'Università di Malta. Il « Florae 



Melitensis Thesaurus » è il primo vero tentativo di una Flora delle 
Isole Maltesi. Ha però il grave difetto di non distinguere le piante 
indigene da quelle coltivate per uso economico o per ornamento o 
per studio nell'Orto botanico, e per di più Grech Delicata (a pag. xn) 
dice che contiene ben 89 determiuazioni errate. L'avere Zerafa enu- 
merato promiscuamente le piante indigene e le coltivate, è stato 

come indigene di Malta nelle Flore italiane di Parlatore e di Fiori. 
Le specie enumerate nella Florae Melitensis Thesaurus sono 644, di 
cui 9 crittogame. Delle 635 fanerogame, secondo Delicata (pag. xii), 
489 sono indigene di Malta e Gozo, e 146 coltivate. Le piante sono 
disposte in ordine alfabetico, e di molte è dato il nome Maltese. 

Fu Zerafa che per il primo, nel Thesaurus, descrisse la Centaurea 
crassi/olia sotto il nome di C. spathulata, nome che era già stato 
dato ad altra Centaurea da Tenore e che quindi venne cambiato da 
Bertoloni. 

Zerapha. — Vedi Aquilina e Hyacinthus. 

Zoflda Giuseppe. — Revisione monografica dei Delfina ita- 
liani secondo Hdth, e dei Meliloti italiani secondo 0. E. Scholz. 
Malpighia, voi. XV, p. 342-362. 

Sono citati per Malta alcune specie di quei due generi. 



Pubblicazioni del R. Istituto Botanico di Palermo : 

CONTRIBUZIONI ALLA BIOLOGIA VEGETALE 

Dirette dal Prof. A. Borzì. 



Comprendono lavori di particolare interesse scienti- 
fico, specialmente relativi ad argomenti di Biologia e di 
Fisiologia vegetale. 



» II. in 8° fase. I III pp. 



Ino Trimarani. 



Bollettino del E. Orto Botanico e Giario Coloniale fli Paterno. 



di Lire 10 ognuna (L. 12 per l'Estero,, escluso il fase. 1-2 
dell'anno II, esaurito, di cui si curerà la ristampa. , 

Pei- acquisti rivolgi s dal or< Antonino Tri- 

marchi, Corso Vittorio Emai N. 375. Palermo. 



TUDII ALGOLOGICI 



161 Bue Jeanne - d' Are. Par.